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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA:

Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DAL  4 AL 7 maggio 2008       #TOP



Report "Israele/Palestina"

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Indice delle sezioni

Israele/Palestina (108)


Indice degli articoli

Sezione principale: Israele/Palestina

Settimana di contro-proposte per solidarietà con i palestinesi ( da "Stampa, La" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: protesta contro Israele ospite in Fiera. In barba ai divieti sui presidi al Lingotto, Indymedia annuncia l'intenzione di manifestare agli ingressi fin da giovedì. La settimana di contro-eventi proposti dall'Assemblea Free Palestine si aprirà domani con due giorni alla sala lauree di Scienze Politiche (via Verdi 25) su "Le democrazie occidentali e la pulizia etnica della Palestina"

"adesso abbassiamo i toni" - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Come quella secondo la quale io o altri avremmo vietato l'esposizione delle bandiere di Israele. Nulla di più falso, naturalmente. Ma ancora oggi c'è chi va dietro a quella falsità e la ritiene vera". Qual è il consiglio del Prefetto per trasformare la tensione in confronto di idee? "Il prefetto fa il prefetto e non si permette di dare consigli.

"meglio discutere che bruciare bandiere" il rettore difende il seminario con ramadan - milena vercellino ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: lancio di strali polemici tra i sostenitori della presenza di Israele come ospite alla Fiera del libro ed i supporter del boicottaggio. A venire sommersa dal polverone è ora l'Università, che domani e martedì, a ridosso dell'apertura della Fiera, ospiterà nella sala lauree della facoltà di Scienze politiche il convegno dall'inequivocabile titolo "La pulizia etnica della Palestina",

Romagenda@unita.it ( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: it INCONTRI Per la Palestina Arte del territorio e Associazione Palestinese Italiani presentano Arte e musica per la Palestina: workshop, installazioni, incontri. Circolo degli Artisti, via Casilina Vecchia 42. Dalle ore 19, ingresso libero. www.circoloartisti.

Destra attenta, Libano nervo scoperto fra le missioni ( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: le relazioni con Israele e gli Stati Uniti, stanno con una certa evidenza cambiando. Il sud del Libano, area tradizionalmente depressa e in più di una circostanza abbandonata dal governo centrale, ha iniziato una forma di sviluppo sino ad oggi impensata, tanto da fare intravedere una vitalità finora riservata a Beirut e al nord del Paese.

I timori di Islam e Lega Araba: potrebbero nascere problemi ( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: non subalterno agli Usa e tantomeno a Israele". "È ciò che il governo italiano uscente ha cercato di fare - conclude Rabbo -. Mi auguro che il nuovo governo non venga meno a questo intendimento, anche se...". Rabbo si ferma qui. Ma fuori dall'ufficialità sono in molti, e non solo a Ramallah, a non coltivare grandi speranze.

Storia di Nir-Am, quando il sogno collettivo del kibbutz finisce privatizzato ( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: di Ugo Tramballi indaga la complessa realtà di Israele, nel sessantesimo anniversario della sua fondazione Storia di Nir-Am, quando il sogno collettivo del kibbutz finisce privatizzato Pubblichiamo un'anticipazione del libro "Il sogno incompiuto. Uomini e storie di Israele" (Tropea editore) scritto da Ugo Tramballi, inviato ed editorialista del Sole 24 Ore.

Italia, ti teniamo sott'occhio con gruppi di ascolto ( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: così come in Israele esistono dei posti di ascolto e registrazione delle nostre trasmissioni, che poi vengono ridistribuite a giornalisti occidentali legati ad Israele, così noi, in ogni paese del mondo, abbiamo chi ascolta e vede, giornali, radio e televisioni, che ci permette di avere un panorama completo e aggiornato dell'opinione.

Scrittori israeliani per nulla <militarizzati> ( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: segnaliamo La pulizia etnica della Palestina dell'ebreo israeliano Ilan Pappe, voce contro l'establishment politico e accademico in Israele (Fazi Editore, pagg. 364, euro 19, trad. L. Corbetta e A. Tradardi). Un libro che susciterà dibattito ma anche l'ira di molti lettori. Per chi ama la discussione.

Quella stella di Davide ( da "Corriere della Sera" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: stella di Davide è una storia appassionante quella della bandiera di Israele, che alcuni poveri di spirito vanno oggi bruciando sulle piazze italiane. Nell'estate del 1948, quando la leadership del nuovo Stato ebraico propose di farne la bandiera nazionale, la scelta apparve tutt'altro che ovvia. La bandiera con la stella di Davide era stata infatti il simbolo del movimento sionista,

Al via il terminal antiterrorismo <Ora più facile prendere l'aereo> ( da "Corriere della Sera" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: i vantaggi per i passeggeri con destinazione Nord America e Israele sono considerevoli - conclude il Direttore Enac - perchè gli spazi a loro dedicati sono decisamente più ampi e congrui". I passeggeri, infatti, non affrontano le lunghe file in corrispondenza dei varchi di controllo dedicati alle attività di "profiling" (le interviste obbligatorie) e ai controlli di sicurezza.

A Jenin torna la polizia Anp. Israele: <Non cambia nulla>. Hamas critica ( da "Liberazione" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele: "Non cambia nulla". Hamas critica Centinaia di poliziotti palestinesi sono tornati ieri a Jenin, grande centro nel nord della Cisgiordania, nell'ambito di un piano di sicurezza del governo dell'Autorità Nazionale Palestinese per ristabire l'ordine e l'autorità di Ramallah nella città, dove profilerano i gruppi armati e più volte le due milizie più forti,

Mannheimer: un italiano su tre è "ostile" agli ebrei. L'81% agli zingari ( da "Liberazione" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: spesso connesso al giudizio su Israele. L'11% appartiene invece alla categoria degli "antisemiti puri". "Non siamo preoccupati tanto per l'antisemitismo che può emergere da questi dati - commenta Antonio Monaco, presidente dell'associazione organizzatrice di "Oyoyoy" - ma dal fatto che gli ebrei vengano percepiti come una etnia a se stante,

<Chiedilo a me chi erano i Beatles Io me li ricordo, io a Roma c'ero> ( da "Liberazione" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Passava le estati in un kibbutz israeliano. Facevano esperienze avanzate di studio e lavoro. Ragazzi ebrei arrivavano da ogni parte del mondo. E soprattutto dall'Inghilterra, dall'America. Da lì si irradiavano gli echi di quello che accadeva nel mondo. Fu lei a farmi scoprire i Beatles;

Roma Per "Cinema di serenità" a cura di Luciana Marinangeli, alle 10 ( da "Liberazione" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Sopralluoghi in Palestina - Fotogrammi di un conflitto per comprendere le origini e le evoluzioni del conflitto tra palestinesi e israeliani: la storia, i popoli (profughi, coloni, nuovi immigrati), il territorio, i muri, la propaganda e le forme di resistenza.

Il reverendo Jeremiah Wright ha un'idea molto cupa dell'America in cui vive, e le parole c ( da "Stampa, La" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Sostiene la necessità di un grande Israele, perché lì tornerà Gesù. Chiama la Chiesa cattolica "grande prostituta di Babilonia". Razzismo, guerra ai diversi, odio dello straniero: questi gli ingredienti delle sue prediche. Ma nessuno, nella stampa mondiale, si sogna di connetterli a Bush e McCain.

Mannheimer "Un italiano su tre non ama gli ebrei" ( da "Stampa, La" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Lo dicono le polemiche conseguenti l'invito di Israele alla Fiera del Libro che si apre a Torino giovedì e lo confermano i dati raccolti dall'Ispo di Renato Mannheimer che ha svolto un sondaggio per conto dell'associazione "Monferrato Cult", organizzatrice, per il terzo anno, di "Oyoyoy!", ovvero "il festival di cultura ebraica".

Israele, anni in più e ebrei in meno ( da "Manifesto, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: L'Agenzia ebraica si vanta di aver portato in Israele oltre tre milioni di persone. "Affinché Israele sopravviva e fiorisca come una società ebraica e democratica, l'aliyah resta un imperativo. Israele deve diventare la casa per un maggior numero di ebrei", afferma la Jafi nel suo sito internet.

Sul corteo la sinistra si spacca il pdci si organizza, il prc non va ( da "Repubblica, La" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Torino Il caso La manifestazione del 10 maggio contro la dedica della kermesse a Israele Sul corteo la sinistra si spacca Il Pdci si organizza, il Prc non va Non si sana la frattura dopo lo stop di Bertinotti al boicottaggio La manifestazione del 10 maggio prossimo per boicottare la Fiera del Libro di Torino divide l'ormai ex Sinistra arcobaleno.

Olmert sotto inchiesta ora il governo vacilla - fabio scuto ( da "Repubblica, La" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: quotidiani più letti in Israele. La polizia sta indagando nella massima segretezza su dei finanziamenti occulti ricevuti da Olmert da un magnate americano prima della sua nomina a primo ministro. Venerdì scorso il primo premier è stato interrogato dalla polizia nella sua residenza di Gerusalemme e dovrà entro questo mese rispondere ancora una volta alle domande degli inquirenti.

Su cosa giura Bossi ( da "Unita, L'" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: degli USA e di Israele. Se vuole avere successo, la battaglia per una politica verbale decente non dovrebbe essere di una sola parte, partigiana. Anzi, sarebbe utile e appropriato se il prossimo Primo Ministro (unitamente ai Presidenti di Senato e Camera) si unisse a questa battaglia e smettesse di minimizzare la portata e l'impatto di ogni e di tutte le dichiarazioni truculente,

Ciao Sbancor, maestro profetico di controinformazione ( da "Unita, L'" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, annunciò che sarebbe scoppiato un conflitto tra Gerusalemme e Beirut. Si può in pratica dire che l'avvento di Sbancor, su siti come Indymedia e Rekombinant e Carmilla, ha mutato il volto della controinformazione in Italia. Prima della sua opera di intervento sempre preciso e anticipatorio, la controinformazione non aveva un padre nobile di sinistra tanto addentro alle questioni

Israele, 60 anni con <Europeo> ( da "Corriere della Sera" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Tempo Libero - data: 2008-05-05 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE RIVISTE Israele, 60 anni con "Europeo" "Israele. La storia di un Paese in guerra da sessant'anni". è il tema del nuovo numero di "Europeo" presentato oggi in Sala Buzzati. Intervengono Antonio Ferrari e Benny Morris. Coordina Daniele Protti. Via Balzan 3, ang.

Fondi neri elettorali, Olmert finisce nei guai ( da "Corriere della Sera" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele Arrestata la segretaria del premier. La stampa già parla di elezioni anticipate Fondi neri elettorali, Olmert finisce nei guai DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Quarantotto ore di preavviso, novanta minuti di interrogatorio. I poliziotti che venerdì mattina sono arrivati alla residenza del primo ministro non volevano dargli il tempo di coordinare la sua versione dei

Ghosn: <L'auto elettrica? La nostra è già pronta. E costa poco> ( da "Corriere della Sera" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Nissan ha firmato accordi per la fornitura allo Stato di Israele di automobili elettriche, che godranno di enormi benefici fiscali: pagheranno una tassa del 12% anziché del 72%. L'accordo ci dà un'esclusiva di dieci anni, dal 2011. Ma già nel 2010 avremo flotte elettriche negli Usa e in Giappone. Siamo in trattative con il governo danese.

Tam tam anarchico in rete contro la Fiera di Torino <Sarà guerra ad Israele> ( da "Giornale.it, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: antimperialiste che via internet e via radio si stanno mobilitando per boicottare la Fiera del libro di Torino "dedicata" a Israele, dà segnali poco rassicuranti. I primi sono arrivati già da qualche giorno su Indymedia. "Israele terrorizza i civili con i raid aerei". "Boicotta e contesta la fiera dedicata a Israele", si legge in quello che rimane nel sito della sinistra antagonista.

Agli arresti l'ex capo della segreteria del premier Olmert ( da "Giornale.it, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ex capo della segreteria del premier Olmert di Redazione da Gerusalemme L'ex responsabile della segreteria del premier israeliano Olmert è da martedì agli arresti domiciliari dopo essere stata interrogata dalla polizia. Il quotidiano Haaretz collega la vicenda di Shula Zaken con l'interrogatorio della polizia a cui venerdì è stato sottoposto lo stesso Ehud Olmert.

"Qualcuno sa ( da "Stampa, La" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: e questa volta ha provato un modo più rapido per suicidarsi: andare a cercare Bin Laden dall'Egitto a Israele, dalla Giordania al Marocco, dall'Arabia Saudita all'Afghanistan e al Pakistan. Incredibilmente, è tornato a casa sano e salvo, ma nemmeno lui potrà incassare la taglia di 25 milioni di dollari che spetta a chi rintracci, vivo o morto, Osama.

Il cavaliere si sfoga con bossi "meglio se calderoli rinuncia" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Non solo dovrebbe rinviare il viaggio in Israele che in un primo momento era stata calendarizzato come la sua prima missione all'estero. Ma ha inserito in testa al programma di incontri internazionali un colloquio con il presidente egiziano Hosny Mubarak. Un appuntamento fissato per il 5 giugno, addirittura prima di quello con il presidente Usa,

"più grave della violenza di verona" ( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ma attaccare Israele in occasione della Festa del Libro di Torino "è più grave". Usa il bilancino Gianfranco Fini per commentare due fatti, uno apparentemente di cronaca, l'altro più politico. Sollecitato da Bruno Vespa, e spalleggiato dal presidente del Senato Renato Schifani, il presidente della Camera arriva alla conclusione che "

La sorgente dell'intolleranza - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele così come si può criticare quella di qualsiasi Stato. E del resto questo lo fanno molto bene alcune voci che vengono proprio dalla cultura e dalla letteratura di Israele. Tuttavia, finché la minaccia che pende sullo Stato di Israele è quella della sua distruzione, l'indiscutibile dovere primario di ogni essere umano memore della storia che ha alle spalle è quello di solidarizzare

"fate l'amore non la guerra. anche a gaza" - maria pia fusco roma ( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Per la prima volta ho assistito non al conflitto Israele contro Palestina ma Israele contro Israele. Sono due situazioni connesse, non si risolve l'una senza risolvere l'altra. Gli ebrei amano i riferimenti mitologici e hanno collegato il ritiro ordinato da Sharon in estate all'estate in cui i Romani distrussero i templi".

Sul caso israele volli all'attacco di pelizzetti "non ti voto più" - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Torino La polemica Sul caso Israele Volli all'attacco di Pelizzetti "Non ti voto più" PAOLO GRISERI è scontro tra il docente di Semiotica Ugo Volli e il rettore Ezio Pelizzetti. Il professore annuncia che non voterà il rettore per la "sua politica di accondiscendenza nei confronti di gruppetti che organizzano azioni anti-israeliane".

"una zona rossa per escluderci" ( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Noi abbiamo accusato la Fiera di aver invitato Israele come ospite d'onore. Per questo abbiamo deciso il boicottaggio. E certamente non avrebbe avuto senso, visto il boicottaggio, accettare di avere uno stand all'interno dei padiglioni della manifestazione". Avete avuto altri contatti con i vertici della Fiera?

Scontro tra volli e pelizzetti "non ti voto più come rettore" ( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Non è la prima volta che lo scontro tra Israele e Palestina provoca polemiche all'università. Due anni fa, il 20 aprile 2005, fu duramente contestata la scelta della professoressa Daniela Santus di portare a Torino un diplomatico israeliano per partecipare a una lezione del suo corso di geografia culturale.

Palestina, passi avanti sui confini del futuro Stato A Gerusalemme l'incontro Olmert-Abu Mazen. Sul premier israeliano l'incubo dello scandalo fondi neri ( da "Unita, L'" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: frontiera del futuro Stato di Palestina al fianco di Israele e le disposizioni di sicurezza tra i due Stati. Nessun concreto progresso è stato invece compiuto, stando alla fonte, per quanto riguarda la questione dei profughi palestinesi, che rivendicano il diritto al ritorno in Israele, e il futuro status politico permanente di Gerusalemme, che anzi non è stato nemmeno discusso.

Amos gitai gira tra i coloni a gaza e poi c'è il "red" ( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Bologna Reggio Parma Festival Due incontri con il regista israeliano Amos Gitai gira tra i coloni a Gaza e poi c'è il "Red" La rassegna di danza si svolge dal 16 al 25 maggio e celebra Ohad Naharin e la Batsheva Dance Company REGGIO EMILIA - Amos Gitai, il regista di Kadosh e Kippur, sarà oggi a Parma, al cinema Astra, e domani a Reggio Emilia, al cinema Rosebud,

Gli estremisti di destra: la vita è guerra Però mai in tanti contro uno solo ( da "Corriere della Sera" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ossequio continuo a Israele". E così via. I visionari, si sa, non tengono in gran conto le terrene vicende del politicamente corretto. Le canzoni Cantava la band di Miglioranzi, ora in politica con Tosi: "Tu rosso compagno di negri e immigrati, vigliacco" L'arresto I due ragazzi che si sono costituiti ieri notte a Bergamo (Cavicchi) Marco Imarisio.

L'arena ( da "Manifesto, Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: È morto Nicola Tommasoli, pestato a sangue la notte del primo maggio, ucciso da cinque naziskin. Tre sono in carcere, due in fuga. Per la destra è "solo un atto criminale e non politico". Per Fini "è più grave bruciare le bandiere d'Israele". Verona si prepara alla manifestazione antifascista di sabato PAGINE 2, 3.

Il caso ( da "Corriere della Sera" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: dei comunisti italiani assieme ad alcuni intellettuali di sinistra come Gianni Vattimo si fanno promotori del boicottaggio alla Fiera del Libro dedicata a Israele. Motivo: l'assenza di scrittori palestinesi Aggressioni Il primo maggio i centri sociali bruciano due bandiere israeliane e una americana. Contestato anche Fausto Bertinotti, che ha confermato la sua presenza alla Fiera.

Meir: sull'antisemitismo di una certa sinistra ha ragione ( da "Corriere della Sera" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ambasciatore israeliano sul presidente della Camera Meir: sull'antisemitismo di una certa sinistra ha ragione "Non ne so abbastanza e non voglio fare riferimento ai fatti di Verona ", dice l'ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meir. Ma sulle proteste contro la Fiera del Libro a Torino ha detto ieri sera di essere "assolutamente d'

Ramadan insiste: dal Colle gesto politico ( da "Corriere della Sera" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: non considera Israele uno Stato fascista. Però due minuti dopo ha definito Ben Gurion "duce di Israele". Sulle posizioni di Ramadan interviene seccamente Ernesto Ferrero, il direttore scientifico della Fiera del libro: "Ramadan è un uomo molto intelligente e astuto, ma è un'anguilla che si adatta alle circostanze.

<Meglio avere la protesta qui che i roghi fuori> ( da "Corriere della Sera" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: eccessiva tolleranza verso i giovani autonomi che "occupano" l'atrio di Palazzo Nuovo con i loro striscioni contro Israele... "Abbiamo appena varato un nuovo regolamento sull'occupazione di spazi. Meglio la protesta qui dentro che un rogo di bandiere in piazza". All'Università di Bologna, però, un'assemblea anti Israele è stata vietata. "Vero. Con quali risultati?

Il cinema, un mezzo bastardo per spalancare gli occhi ( da "Manifesto, Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Al centro c'è ancora una volta Israele, paese dal quale è di nuovo fuggito tornando a Parigi. Ci aveva vissuto un lungo esilio volontario interrotto soltanto con l'arrivo al governo di Rabin. "È una situazione troppo brutale, Israele sta esagerando con la punizione collettiva.

L' imperativo ( da "Corriere della Sera" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Giorgio Napolitano, alla Fiera del Libro intitolata ad Israele promettono nuove polemiche. Per fermarle sul nascere, ieri sera il Quirinale ha difeso la partecipazione del presidente \\ della Repubblica; e criticato chi vorrebbe negare "legittimità allo Stato di Israele". Ma non è detto che basterà.

La storia narra di un sufi che capitò per caso nella regione cinese di Xinjiang. Era l'iniz ( da "Stampa, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: giorno dovremmo pur convivere con lo Stato di Israele. Dopo queste parole mi auguro di non fare la fine del vecchio sufi di Xinjiang che da quel giorno venne abbandonato e nessuno seppe più niente di lui oppure, come diceva Mahmoud Darwish, "Quando le mie parole erano grano io ero terra / Quando le mie parole erano collera ero tempesta / Quando le mie parole erano roccia ero fiume /

Il cattivo maestro che giustifica le bombe ( da "Giornale.it, Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: dalla dissimulazione della realtà di cui i giudizi sulla crisi israelo-palestinese rappresentano una prova. "Nel voler imporre l'ingiustizia si producono delle bombe umane a esplosione ritardata, il cui sacrificio trova giustificazione nei decenni di sofferenza e nella colpevole passività internazionale", scrive nel 2005 in un libro tradotto in Italia dalla casa editrice Al Hikma,

"Falsità su Napolitano e Israele" ( da "Stampa, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: antisemitismo chi critica lo Stato di Israele". Anzi. "La critica delle politiche di quel governo è del tutto legittima, innanzitutto all'interno di Israele". Detto questo, però, "è inammissibile qualsiasi posizione tendente a negare la legittimità dello Stato di Israele, quale nacque per volontà delle Nazioni Unite nel 1948, e il suo diritto all'esistenza nella pace e nella sicurezza"

Queste decisioni mostrano il vero volto oppressivo ( da "Stampa, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: IL FORUM PALESTINA IL NO DI GRILLO "Queste decisioni mostrano il vero volto oppressivo" "Non vengo: mi hanno impedito comizi e invettive".

Il Quirinale replica a Ramadam: illegittimo negare Israele ( da "Liberazione" del 06-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ma ha soprattutto chiarito che "è del tutto falso attribuire al presidente Napolitano l'errore di aver tacciato di antisemitismo tutti coloro i quali criticano lo Stato di Israele". Per il Quirinale è legittima la critica alle politiche del governo. Ciò che è inammissibile è negare la legittimità dello Stato d'Israele. 06/05/2008.

Il cinema, un mezzo <bastardo> per spalancare gli occhi ( da "Manifesto, Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: L'Italia, la Fiera del libro, l'anniversario di Israele Cristina Piccino Roma Domenica pomeriggio. Amos Gitai a Roma è solo di passaggio, una breve sosta prima di iniziare il "tour" italiano organizzato dal Batik film festival di Perugia del quale il regista israeliano è ospite prediletto.

Olmert-Abbas incontro sulla pace <positivo> Ma restano inchieste e debolezze ( da "Liberazione" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: quelli registrati ieri nei colloqui tra il premier israeliano, Ehud Olmert, e il presidente palestinese, Mahmoud Abbas (Abu Mazen), sulla questione dei confini del futuro Stato di Palestina. Lo ha riferito Mark Regev, portavoce di Olmert, al termine dell'incontro a Gerusalemme tra i due dirigenti, il terzo in meno di un mese.

Fini: "Più gravi le manifestazioni di Torino". E' polemica ( da "Giornale.it, Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Le contestazioni contro Israele dei centri sociali e della sinistra radicale alla Fiera del Libro di Torino sono "più gravi" di quanto accaduto a Verona. Con le parole pronunciate nel corso della prima apparizione televisiva da presidente della Camera, Gianfranco Fini scatena la durissima reazione di quella sinistra rimasta fuori dal parlamento che arriva a sostenere che l'

Il cardinale Maradiaga e l'intervista francese: tutto vero ( da "Giornale.it, Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele: "Chi ci boicotta vuole delegittimarci"Greggio ai massimi Sfiorati 121 dollariGoverno, Napolitano apre le consultazioniSpazzatura, l'Italia deferita dall'UeBirmania, dal regime condizioni per gli aiuti Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L.

D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la ( da "Giornale.it, Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele: "Chi ci boicotta vuole delegittimarci"Sassari, 12enne stuprata In manette due 15enniBirmania: 22mila i morti, 41mila i dispersiSpazzatura, l'Italia deferita dall'Ue Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi

Non ci siamo mai pentiti di avere scelto Israele come paese ospite e crediamo anzi che questa ( da "Stampa, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Non ci siamo mai pentiti di avere scelto Israele come paese ospite e crediamo anzi che questa scelta contribuirà a una maggiore comprensione di quella realtà". A pochi giorni dall'apertura della Fiera del Libro, la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, difende la decisione di ospitare gli scrittori israeliani.

Fini: è peggio bruciare le bandiere di Israele ( da "Stampa, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele come Paese ospite alla Fiera del Libro, entrambi episodi di violenza a sfondo politico, scandisce una sua scaletta di emergenze che mette i maneschi di sinistra al primo posto. "L'episodio di Torino è molto più grave perché non è la prima volta che frange della sinistra radicale danno vita ad azioni contro Israele che cercano di giustificare con una politica antisionista"

PROPRIETA' TRANSITIVA ( da "Stampa, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: invito a Israele come paese ospite, con le polemiche e le minacce di boicottaggio che ne sono derivate, imporrà una serie di misure di sicurezza - ci si augura discrete, pur se ferree - che fatalmente influiranno sullo spirito della manifestazione. Non crediamo - non vogliamo credere - che il legittimo dissenso di alcuni possa sfociare in manifestazioni men che civili.

La nostra memoria è fuggevole e selettiva, custodisce solo ciò che sceglie di custod ( da "Stampa, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: In occasione della Fiera esce presso Guanda, che sta riproponendo l'opera di Appelfeld, una nuova edizione della sua bellissima autobiografia, "Storia di una vita". \ L'APPUNTAMENTO GIOVEDÌ 8 ORE 17 SALA AZZURRA SCRITTORI DI ISRAELE: AHARON APPELFELD. INTERVENGONO ERALDO AFFINATI E STAS GAWRONSKI.

CONTRO IL MONDO DEL NO ( da "Stampa, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: rea di portare a Torino una libera cultura democratica come quella di Israele, non certo asservita al suo governo, si sono svolte anch'esse sotto il segno esasperato del "contro". Come se far conoscere meglio una cultura significasse recar danno alle altre, offenderle, e non piuttosto il contrario. Per fortuna i trecentomila visitatori del Lingotto sono il pubblico più preparato,

L'attesa di torino tra paura e divisioni "come il g8? no, qui siamo diversi" - (segue dalla prima pagina) concita de gregorio ( da "Repubblica, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Fini difende Israele, il capo dello Stato invita a non confondere la "critica legittima" al governo israeliano con l'esistenza di uno Stato, Bertinotti è atteso come ospite illustre e i suoi assessori, qui a Torino, sono tra coloro che hanno approvato ormai un anno fa la decisione di dedicare il Salone del libro intitolato alla Bellezza -

Quell'album di famiglia che fini non vuole aprire - corrado augias ( da "Repubblica, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele (gesto certamente non condivisibile, ma neanche lontanamente paragonabile all'omicidio). Peggiore? Ma cosa c'è di peggio che uccidere? Sono questi i valori del presidente Fini? Questo lo sbandierato nuovo corso della destra italiana? Se un'alta carica dello Stato parla così che cosa possiamo aspettarci d'ora in avanti?

Cultura Stasera, alla Reggia di Venaria di Torino, serata in onore degli ospiti della Fiera del Libr... ( da "Repubblica, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: alla Reggia di Venaria di Torino, serata in onore degli ospiti della Fiera del Libro dove lo scrittore israeliano Aharon Appelfeld terrà, alle 20, una lectio magistralis che qui anticipiamo in parte. Domani, invece, alle dieci di mattina, inaugurazione ufficiale della Fiera alla presenza del Presidente della Repubblica.

Dalla reggia a the beach ecco i posti delle feste - massimo novelli ( da "Repubblica, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Aharon Appelfeld, il decano degli scrittori di Israele, terrà la sua lectio magistralis. Seguiranno l'aperitivo e la cena curata da Anna Ghisolfi, una signora di Tortona che unisce "mani geniali" in cucina, come ebbe a dire un noto critico gastronomico, e onestà di prezzi, il che non guasta per le casse pubbliche.

Ebrei e arabi sullo schermo tra massimo e fratelli marx ( da "Repubblica, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Torino Il cinema Ebrei e arabi sullo schermo tra Massimo e Fratelli Marx Palestina e Israele anche sugli schermi. La prima su quello del Fratelli Marx, il secondo al Massimo. L'omaggio a tre autori palestinesi comincia questo pomeriggio alle 18.30 con Ka'ek sul pavimento di Ismail Habbash, in ricordo dello scrittore Ghassan Kanafani, assassinato nel 1972 a Beirut.

Chi colpisce l'Israele che vuole pace ( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del "Chi colpisce l'Israele che vuole pace" Abraham B. Yehoshua L'intervista Palieri a pagina 4.

Le ambiguità della destra ( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: esistenza stessa dello Stato di Israele, condanniamo senza appello chi promuove boicottaggi anti-israeliani. "Legittimo criticare azioni e decisioni dello Stato di Israele - spiega il Pdl Franco Frattini - Ma è illecito, oltre che illegittimo, inneggiare all'intolleranza". Il fatto è che i giorni della Fiera del libro, con le manifestazioni che annunciano settori della sinistra estrema,

Il diplomatico israeliano: gli estremisti che vengono a Torino per boicottare vogliono delegittimare lo stato d'Israele ( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del Il diplomatico israeliano: gli estremisti che vengono a Torino per boicottare vogliono delegittimare lo stato d'Israele.

Non solo Torino: arte e scienza in tutte le città ( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: hanno di Israele un'immagine falsata: elmetti, carri armati, scene di guerra. Allora queste celebrazioni per il 60° anno della fondazione di Israele (14 maggio 1948) servono a far conoscere a tutti la vera faccia del nostro stato". Così spiega l'ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meir alla presentazione delle numerose iniziative culturali sparse in varie città della penisola.

Sabato un corteo aperto da uno striscione che dice Israele non è un ospite Il questore: non ci sarà una zona rossa ( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del Sabato un corteo aperto da uno striscione che dice "Israele non è un ospite" Il questore: non ci sarà una zona rossa.

Al Lingotto nel segno della Bellezza ( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele a parte, la Fiera ospiterà un ciclo di "lezioni magistrali" sul tema della bellezza appunto, con Remo Bodei e Franco La Cecla, Raffaele La Capria come Giovanni Reale; dibattiti sulla giustizia, sull'immigrazione africana, sulla Birmania e sulla ThyssenKrupp;

Su Internet il tam-tam del fronte del boicottaggio: dai centri sociali ai Carc ( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Per loro, Israele deve essere boicottato come il Sudafrica dell'apartheid. Più che il sessantesimo anniversario della fondazione dello Stato di Israele, il 2008, dicono, è il 60° anniversario della Nakba - catastrofe in arabo - l'inizio dell'occupazione dei territori palestinesi.

Israele ringrazia Napolitano e il governo di centrosinistra L'ambasciatore Meir apprezza la presenza del capo dello Stato Livni saluta D'Alema: Con voi fattiva collaborazione ( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ambasciatore israeliano a Roma Gideon Meir a definire "una posizione morale molto importante" la presenza di Napolitano all'inaugurazione della Fiera libraria torinese, che quest'anno ha previsto per Israele il ruolo di ospite d'onore. "Gli estremisti di destra o di sinistra che vengono a Torino per boicottare, vogliono solo delegittimare lo stato d'

Così, in noi, colpite l'Israele che vuole la pace ( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele che vuole la pace" di Maria Serena Palieri / Roma Della cosiddetta "triade" dei grandi scrittori israeliani - Yehoshua, Oz, Grossman - è il più anziano. E, della triade, sarà il solo presente alla Fiera del Libro di Torino. Sarà lui, domani mattina alle dieci, a inaugurare con l'ambasciatore Gideon Meir il padiglione di Israele ospite d'

Il diplomatico israeliano: senza l'Italia sarebbe meno forte la missione in Libano ( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del Il diplomatico israeliano: senza l'Italia sarebbe meno forte la missione in Libano.

Il duro scontro fra le anime di Israele Tolleranza e intolleranza nel libretto dell'opera scritto da Yehoshua. La prima europea a Roma ( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele Tolleranza e intolleranza nel libretto dell'opera scritto da Yehoshua. La prima europea a Roma di Giovanni Fratello SESSANT'ANNI Dopo la tournée della Israel Philharmonic, a Roma l'inaugurazione ufficiale per le celebrazioni del 60° anniversario della nascita dello Stato d'Israele avverrà giovedì al Teatro dell'Opera e come ospiti vedrà i complessi artistici della Israel

Israele, arte e musica per i 60 anni ( da "Giornale.it, Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 108 del 2008-05-07 pagina 5 Israele, arte e musica per i 60 anni di Redazione Il 15 maggio del 1948 veniva dichiarata l'indipendenza dello Stato d'Israele. Proprio in questi giorni, dunque, Israele compie sessant'anni (secondo il calendario ebraico a partire da stasera) e per festeggiare punta tutto sulla cultura.

Il coraggio di Fini sui <fatti gravissimi> ( da "Giornale.it, Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: del diritto di ospitare Israele nel sessantesimo anno della fondazione dello Stato, nelle persone dei suoi scrittori più illustri. Si basa sulla violenta negazione del diritto di Israele a esistere, non, come pure si finge di credere, sulla rivendicazione del diritto di critica a determinati comportamenti di Israele.

L'ambasciatore: <Legittime le critiche illegittimo negare l'esistenza di Israele> ( da "Giornale.it, Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 07 pagina 15 L'ambasciatore: "Legittime le critiche illegittimo negare l'esistenza di Israele" di Redazione Il diplomatico attacca la Sinistra e apprezza la fermezza di Napolitano: "È molto importante" da Roma Sì alle critiche nei confronti del governo israeliano ma assolutamente no alla delegittimazione dello Stato di Israele.

<Famiglia cristiana>: dire grazie a Israele ( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele MILANO - ( g.g.v.) "Ecco perché è giunta l'ora di dire grazie a Israele". Così Famiglia Cristiana titola l'editoriale del vicedirettore Fulvio Scaglione. Parole importanti, quelle del settimanale cattolico: "Mentre sulle piazze ricompare la miseria dei bruciatori di bandiere, noi cittadini dell'Europa e delle democrazie liberali riconosciamo il debito con lo Stato di Israele.

E Vattimo <rivaluta> i Protocolli di Sion ( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in cui il poeta israeliano Aaron Shabtai fa rientrare Amos Oz, Abraham Yehoshua e David Grossman. Questi grandi scrittori, secondo Shabtai "sono responsabili non soltanto di aver firmato una lettera di sostegno all'ultima guerra di Israele contro il Libano, ma di farsi garanti presso l'opinione pubblica europea e occidentale della politica di aggressione di Tel Aviv"

<Sì alla marcia per Israele o capitola la democrazia> ( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Sì alla marcia per Israele o capitola la democrazia" ROMA - L'appello lanciato da Anna Borioni dell'associazione "Appuntamento a Gerusalemme", per poter manifestare senza blindature piena solidarietà alla cultura israeliana, è stato raccolto da parlamentari dei due schieramenti ma anche da intellettuali di diversi orientamenti culturali.

Roghi delle bandiere: vicini ai colpevoli Pressing del centrodestra ( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: non si mettano sullo stesso piano estremisti e sostenitori di Israele TORINO - "Le autorità che operano a Torino devono considerarsi preposte a prevenire e reprimere l'antisemitismo, non il sionismo. Il governo farà bene a ricordarglielo". Dietro il linguaggio un po' dotto di questa interrogazione parlamentare presentata da un gruppo di senatori del Pdl (Luigi Compagna,

<Chiunque venga eletto avrà una linea multilaterale> ( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che ha minacciato una rappresaglia atomica se Teheran attaccasse Israele. L'Italia sta giocando un ruolo nella partita iraniana? "Negli ultimi mesi, d'accordo col ministro D'Alema e con l'appoggio totale dell'Amministrazione Bush abbiamo spinto per l'ingresso dell'Italia nel negoziato con Teheran dei 5 membri del Consiglio di Sicurezza più la Germania.

An difende la gaffe di Fini ( da "Manifesto, Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: atto di bruciare la bandiera di Israele c'è una posizione politica moto forte e ancora molto strutturata nella politica italiana". Le parole di Fini nascono dalla necessità di allontanare il più possibile la matrice di destra dei cinque giovani aggressori dalla nuova immagine del partito e, soprattutto, del nuovo ruolo istituzionale che ricopre.

Gaza a secco? Metti un falafel nel motore ( da "Manifesto, Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Gaza è paralizzata da quando Israele, lo scorso 9 aprile, ha sospeso le forniture di benzina e gasolio per automobili e mezzi di trasporto e ora la crisi energetica mostra nuovi aspetti della difficoltà nel vivere per i civili della Striscia. Risvolti ai quali difficilmente si pensa quando l'emergenza pare solo legata al cibo e alle medicine.

L'Anp critica Napolitano: così appoggia la politica di Israele ( da "Manifesto, Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Napolitano ad inaugurare domani la fiera del libro di Torino dedicata quest'anno allo stato di Israele in occasione dell'anniversario della sua fondazione: ieri, dopo le polemiche dei giorni scorsi, il capo dello stato ha ricevuto i ringraziamenti del rappresentante del governo israeliano ma anche le critiche di Sabri Ateyeh, delegato dell'Autorità nazionale palestinese in Italia.

A Bologna gli scatti di Capa ( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: è a Tel Aviv per documentare la nascita dello Stato di Israele. Sotto i suoi occhi sfila la folla che accorre alla cerimonia di dichiarazione dello Stato (foto a lato). Due anni più tardi torna con lo scrittore Irwin Shaw per realizzare il libro Cronaca su Israele (in alto l'arrivo di una giovane immigrata al campo di Rosh Hay'n).

Dal rapper all'ortodossa, la mia famiglia allargata ( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: si è trasformato nel simbolo del pacifismo israeliano. Suo fratello Aviv è la rockstar che ha portato sul palco l'obiezione di coscienza, le sue canzoni sono gli inni dei refusnik. "L'esercito per questo Paese non è lusso", dice Etgar. Suo padre Efraim è scampato all'Olocausto dopo aver vissuto due anni in una buca dove non ci si poteva alzare in piedi e ha militato nell'

L'autore ( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: prima della fondazione dello Stato di Israele. Sezione paramilitare dell'Haganah, il Palmach fu costituito nel maggio 1941per l'addestramento dei giovani. I numeri Forza inizialmente modesta, nel 1947, con la guerra di indipendenza arrivò a contare diverse brigate, oltre a reparti aerei, navali e d'intelligence, per un totale di circa 2.

Quella gente era più forte di noi nati in Palestina. Colma di rancore, era uscita dall'inferno per riprendere un posto nella Storia. Al loro confronto eravamo delle barzellette ( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-07 num: - pag: 41 categoria: BREVI Quella gente era più forte di noi nati in Palestina. Colma di rancore, era uscita dall'inferno per riprendere un posto nella Storia. Al loro confronto eravamo delle barzellette \\.

18 luglio 1947 ( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: partizione della Palestina in uno Stato ebraico e in uno arabo 14 maggio 1948 Nasce ufficialmente lo Stato d'Israele, con la dichiarazione di indipendenza 15 maggio 1948 Scoppia la prima guerra arabo-israeliana. Tel Aviv viene bombardata all'alba 9 giugno 1948 Viene accettata la tregua proposta da Folke Bernadotte, mediatore Onu 8 luglio 1948 L'esercito egiziano riprende i combattimenti.

Non sono figli nostri e Fini è stato frainteso La destra minimizza ( da "Liberazione" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il gesto di bruciare le bandiere di Israele è grave e non solo simbolicamente". Un altro parlamentare del Pd nonché esponente della comunità ebraica, Emanuele Fiano, ritiene invece che Fini abbia "fatto male a parlare insieme dei due argomenti. E' grave sminuire la questione dei naziskin", continua Fiano, aggiungendo che "sarebbe un bel gesto se il sindaco di Roma,

L'anniversario di Israele ferma anche i giudici del caso Olmert Un palestinese ucciso a Gaza ( da "Liberazione" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: nuovo scandalo che ha investito il primo ministro israeliano Ehud Olmert rimarrà in vigore fino a domenica durante le celebrazioni per L'indipendenza d'Israele, ha annunciato ieri il procuratore di Stato Moshe Lador, ad una conferenza stampa alla corte distrettuale di Gerusalemme. "Questa è una inchiesta in cui ogni supposizione del pubblico risulterebbe scorretta e non provata"

Palermo Le ragioni e la strategia dell'attacco al Medio oriente ( da "Liberazione" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Palestina libera : alle 18 piazza dell'Immacolata con Myriam Marino di Ebrei contro l'Occupazione, Stefania Limiti di "Per non dimenticare Sabra e Chatila", Bassam Saleh di Palestina nel Cuore e Sergio Cararo del Forum Palestina. Danza popolare palestinese alle 20.

Saremo in grado di arginare questa deriva? Mi fa paura la gente che non sorride più Con i fascisti le città sono sicure. Da morire ( da "Liberazione" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: le bandiere bruciate di Israele sono peggio". Folle. Sono i figli fighetti di Berlusconi & soci, che quando vincono sono abituati a prendere tutto e togliere tutto agli avversari: anche la vita se capita... Sono i figli della non cultura che tutti questi personaggi stanno spargendo a piene mani da 15 anni a questa parte, e che molti,

"Scrittori complici del governo" ( da "Stampa, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: È un fiume in piena il poeta israeliano Aharon Shabtai, ospite della "Settimana free Palestine" organizzata dai gruppi che hanno propugnato, contro Israele, il boiocottaggio della Fiera del Libro. Nella sala lauree di Scienze politiche, dove ieri si è svolta la seconda giornata dal seminario sulla "pulizia etnica della Palestina" il suo inglese un po'

Ero orfano, la Bibbia diventò mia madre ( da "Stampa, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Aharon Appelfeld arriva in terra di Israele nel 1946: porta con sé la solitudine abissale di un quattordicenne che nella Shoah ha perduto tutto. Di quel che non ha mai più avuto e di ciò che ha trovato in quell'approdo di vita che era la Terra Promessa, lo scrittore racconterà questa sera nella struggente prolusione inaugurale per la Fiera del Libro.

ISRAELE PARADISO E INFERNO ( da "Stampa, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ron Leshem ISRAELE PARADISO E INFERNO Israele è un istituto psichiatrico senza fine, con dei pessimi terapeuti e dei pazienti che fuggono ognuno dal proprio esilio, da una tragedia diversa. La maggior parte di noi ha perso, per sfinimento, la speranza in una qualunque soluzione: non si fa che aspettare, arresi, la prossima guerra.

Gli "imperdibili"? ( da "Stampa, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Da ascoltare in blocco i venti scrittori d'Israele, guidati dal decano Aharon Appelfeld, Abraham Yehoshua e Meir Shalev. Il grande registra francese Claude Lanzmann porterà l'edizione dvd del suo colossale docu-film sulla Shoah. Da non perdere Dario Fo impegnato sull'ambiente, o star del giornalismo come Eugenio Scalfari, Gian Antonio Stella & Marco Rizzo,

Il mio maggio del '48 nella Terra Promessa ( da "Giornale.it, Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Segre I 60 anni di Israele. Un esercito improvvisato e senza divise, la confusione dei primi burocrati. E, alla rdio militare, la dichiarazione di Ben Gurion. I volontari di tutto il mondo e la diffidenza per gli uomini di Begin Nel marzo 1948, dopo sei anni di servizio nelle forze britanniche, partii dall'Italia per la Palestina rispondendo alla chiamata dell'

Il coraggio di Fini sui "fatti gravissimi" ( da "Giornale.it, Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: del diritto di ospitare Israele nel sessantesimo anno della fondazione dello Stato, nelle persone dei suoi scrittori più illustri. Si basa sulla violenta negazione del diritto di Israele a esistere, non, come pure si finge di credere, sulla rivendicazione del diritto di critica a determinati comportamenti di Israele.

GIOVANNA FAVRO MASSIMO NUMA TORINO Parola d'ordine: autonomi e ana ( da "Stampa, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il servizio segreto israeliano. Il percorso del corteo, a cui dovrebbero partecipare antagonisti provenienti da tutta Italia, è stato deciso in modo da evitare un contatto diretto con gli ingressi della Fiera. Ci sono due emergenze: il pericolo costituito dal terrorismo internazionale e la protesta anti-israeliana, promossa da autonomi e anarchici.

[FIRMA]GIOVANNA FAVRO I giornalisti accreditati sono già mille, destinati a più che rad ( da "Stampa, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Tra gli ospiti attesi stasera non ci sarà l'ambasciatore israeliano Gideon Meier, che giungerà da Roma domattina con Abraham Yehoshua, mentre sarà al completo il gotha dell'editoria non solo italiana, dal re di Mondadori Gian Arturo Ferrari, che torna nella location delle sue nozze, a Inge Feltrinelli, i Laterza, gli einaudiani, o i leader di Longanesi-Guanda.

Tre giorni di immagini sulla Palestina ( da "Stampa, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il film racconta una parte di storia palestinese dalla colonizzazione sionista degli anni Venti fino alla creazione dello stato di Israele nel '48. Infine alle 21,30 "The iron wall" di Mohammad Al Atar ripercorre le tappe dei rapporti Palestina-Israele fino all'attuale costruzione del muro. La serata di giovedì 8 è dedicata al giornalista Wael Zuaiter, assassinato a Roma.

RITORNIAMO AL DIALOGO ( da "Stampa, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Con questo spirito, il mio augurio è che la Fiera possa svolgersi, come ogni anno, all'insegna della partecipazione e del dialogo costruttivo tra culture, e che le tante polemiche scatenate dalla scelta di Israele quale ospite possano lasciare spazio alla conoscenza con gli scrittori e la letteratura di quel Paese.

La scorretteza e la ( da "Padania, La" del 07-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele è il vero nemico e il comunismo sinistroide il suo attuale carnefice, alla faccia dell Anpi e dei resistenti. Oggi bisognerebbe parlare un linguaggio che sia vicino alla gente (ma la sinistra per carenza mentale non ci arriverà mai), federalismo, sicurezza, tasse, libertà, scuola, salute, invece loro,

Sanità, Lombardia e Israele sempre più vicine ( da "Padania, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Prosegue il lavoro in comune Sanità, Lombardia e Israele sempre più vicine Yaacov Ben-Yizri, ministro della Sanità israeliano, parlerà con il primo ministro Olmert per fare in modo che il progetto sanitario con la Regione Lombardia sia tra i primi punti nell agenda per gli accordi bilaterali tra Italia e Israele.


Articoli

Settimana di contro-proposte per solidarietà con i palestinesi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 04-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Gli antagonisti Settimana di contro-proposte per solidarietà con i palestinesi Il tam tam corre su Internet: "Boicotta/contesta la Fiera del Libro", si legge sul web di Indymedia Piemonte. Il popolo antagonista protesta contro Israele ospite in Fiera. In barba ai divieti sui presidi al Lingotto, Indymedia annuncia l'intenzione di manifestare agli ingressi fin da giovedì. La settimana di contro-eventi proposti dall'Assemblea Free Palestine si aprirà domani con due giorni alla sala lauree di Scienze Politiche (via Verdi 25) su "Le democrazie occidentali e la pulizia etnica della Palestina" curati da International Solidarity Mouvement, con Tariq Ramadan. A Palazzo Nuovo l'8 reading del poeta Aharon Shabtai, tra il 7 e il 9 rassegna di film palestinesi ai Fratelli Marx, il 9 convegno a Palazzo Nuovo. Il 10 il corteo da corso Marconi al Lingotto.

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"adesso abbassiamo i toni" - paolo griseri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VII - Torino Battesimo del fuoco per il rappresentante del governo da poco arrivato "Adesso abbassiamo i toni" Il prefetto Padoin: le parole giuste si trovano proprio nei libri Quel che vedo sbagliato è divulgare notizie sensazionali e del tutto infondate che aumentano la tensione La manifestazione di sabato? Ciascuno ha diritto a far conoscere le proprie idee ma la sicurezza va garantita PAOLO GRISERI Per Paolo Padoin, neo prefetto di Torino, quella della Fiera del libro è la prova del fuoco. I prossimi dieci giorni sono un passaggio delicato. Si tratta di garantire insieme la sicurezza e il diritto al dissenso. Una operazione non facile. Signor Prefetto, da dove pensa che possano venire i maggiori pericoli? "Sarò molto franco. Da una tendenza a esasperare i toni che si ritrova anche su qualche mezzo di informazione. Certe rappresentazioni della situazione finiscono per aumentare la tensione invece di favorire un confronto sereno". Non crede che sia compito dei giornali e dei media quello di segnalare l'esistenza di contrapposizioni anche forti? "Certo e non sarò io a negare che questo non è solo un diritto ma anche un dovere dell'informazione. Ho il massimo rispetto per chi svolge correttamente il compito di informare i cittadini. Colgo anzi l'occasione per rivolgere un pensiero a chi ha perso la vita facendo il cronista nel giorno in cui si celebra la memoria dei caduti per informare. Quel che invece trovo sbagliato è divulgare notizie sensazionali e del tutto infondate che aumentano la tensione. Come quella secondo la quale io o altri avremmo vietato l'esposizione delle bandiere di Israele. Nulla di più falso, naturalmente. Ma ancora oggi c'è chi va dietro a quella falsità e la ritiene vera". Qual è il consiglio del Prefetto per trasformare la tensione in confronto di idee? "Il prefetto fa il prefetto e non si permette di dare consigli. Credo che la Fiera di Torino sia stata importante in questi anni proprio perché ha consentito il confronto di idee. Le idee e i principi della manifestazione sono quelli che si trovano nei libri e sappiamo che le parole dei libri sono frutto di una attenta riflessione. Ecco, io credo che per favorire il confronto tra idee diverse e stemperare le tensioni sia importante dare alle parole il loro giusto peso, maneggiarle con cura". Uno dei momenti di maggiore tensione sarà certamente sabato pomeriggio con la manifestazione nazionale indetta per boicottare la Fiera. I pericoli maggiori vengono da Torino o da chi giungerà a Torino? "Non privilegiamo gli uni o gli altri. Diciamo che eserciteremo un controllo a 360 gradi. L'obiettivo è quello di garantire a ciascuno di far conoscere il proprio punto di vista senza che venga messa in discussione la sicurezza. Credo e spero che ci riusciremo". Avete previsto particolari misure di sicurezza per la visita del presidente della Repubblica Napolitano? "Le stiamo concordando in queste ore con il servizio di sicurezza del Quirinale che ci darà presto una risposta. Sarebbe un grave errore sottovalutare i rischi ma, in generale, ritengo che ci siano i presupposti per svolgere un'edizione della Fiera senza problemi particolari. Dipenderà molto da quanto sapranno fare tutti, non solo coloro che istituzionalmente devono garantire l'ordine pubblico". (p.g.).

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"meglio discutere che bruciare bandiere" il rettore difende il seminario con ramadan - milena vercellino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VI - Torino Propaganda Impropio Confronto Prassi Ancora scontro tra docenti per la due giorni sul tema "Pulizia etnica in Palestina" "Meglio discutere che bruciare bandiere" Il rettore difende il seminario con Ramadan Saraceno: sembra un gioco di ripicche. D'Orsi: l'università è un luogo libero MILENA VERCELLINO A pochi giorni dall'inaugurazione dell'edizione più controversa nella storia della Buchmesse sotto la Mole, non si placa il lancio di strali polemici tra i sostenitori della presenza di Israele come ospite alla Fiera del libro ed i supporter del boicottaggio. A venire sommersa dal polverone è ora l'Università, che domani e martedì, a ridosso dell'apertura della Fiera, ospiterà nella sala lauree della facoltà di Scienze politiche il convegno dall'inequivocabile titolo "La pulizia etnica della Palestina", organizzato da Free Palestine. Tra i ranghi dei relatori, alcuni docenti dell'ateneo torinese, come lo storico Angelo D'Orsi e il filosofo Gianni Vattimo. Ma anche scrittori, artisti intellettuali e poeti di diversi Paesi, tra cui Tariq Ramadan, animatore del boicottaggio della Fiera. Tanto basta per soffiare sulle fiamme e spostare la polemica dalle piazze ai corridoi del rettorato: l'associazione Italia-Israele non ha gradito la concessione degli spazi ed ha mandato a dire il proprio dissenso al rettore Elio Pelizzetti con una lettera grondante indignazione, che stigmatizza il seminario come un evento "che esprime una posizione massimalista e aggressiva nei confronti di Israele". Dalle parti del rettorato si difendono le proprie ragioni. Pelizzetti rimanda al mittente la lettera dei filoisraeliani: "Che ci siano colleghi presenti è garanzia che si tenga lo stile dell'Università ed è il requisito che richiediamo per dare spazi. E' meglio che queste cose si svolgano in un'aula, in un clima di confronto, piuttosto che in piazza, bruciando le bandiere", spiega il rettore, che sulla decisione di ospitare il convegno si smarca a favore del preside di Scienze politiche Franco Garelli: "Lo spazio è stato concesso dal preside di Scienze politiche". E la replica di Garelli è intonata sulle stesse frequenze: "In genere aderiamo alle richieste dei colleghi di spazi per seminari. Non ho fatto considerazioni sull'argomento, non ne ero a conoscenza. Mi auguro che si resti su un piano scientifico: non vorrei contribuire a surriscaldare il clima". Tra i docenti, ci si divide tra sostenitori e contrari, ma qualunque sia il versante scelto, i toni virano alle posizioni nette. D'Orsi replica con la stessa moneta alle accuse dell'associazione Italia-Israele: "Che un'associazione finanziata da un governo estero si permetta di chiedere al rettore di annullare la concessione degli spazi è aberrante. L'università è un luogo libero". E ce n'è anche contro ogni eventuale pretesa bipartisan: "Basta con questa modalità "Porta a porta" della storiografia. E poi tutta la Fiera inneggia ad Israele, uno stato fondato sulla sofferenza 7,5 milioni di persone". Contesta invece il "seminario" fin dal nome Ugo Volli, che rilancia la polemica all'indirizzo di colleghi e rettore: "E' una manifestazione propagandistica promossa da un'organizzazione politica. Falsificare le parole è un modo di falsificare la realtà, e i colleghi che vi partecipano non sono nuovi a queste cose. L'Università ha scelto di ospitare il gesto politico che inaugura il boicottaggio della Fiera. E' uno scandalo". Smorza i toni la sociologa Chiara Saraceno: "Non vedo perché non si debba parlare di queste cose. Trovo però improprio che non si organizzino seminari in cui si chiamino entrambe le parti. Sembra un gioco di ripicche: voi organizzate la Fiera del libro, noi il seminario. E' un'occasione in parte persa, anche se non penso che l'università sia venuta meno alla sua funzione". SEGUE A PAGINA V.

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Romagenda@unita.it (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 04-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del MUSICA Tricarico Domani. Il cantautore Francesco Tricarico sul palco. Circolo degli Artisti, via Casilina Vecchia 42. Ore 21.30. Euro 15 più prevendita. www.circoloartisti.it Coryll/Berlin Per I sign the body electric, Larry Coryell, chitarra elettrica e Jeff Berlin, basso elettrico. Special guest: Tracey Piergross, voce. Casa del Jazz, via di Porta Ardeatina 55. Ore 21. Euro 15. Nordgarden Concerto del cantautore norvegese Terje Nordgarden. The Place, via Alberico II 27. Ore 21. www.theplace.it Alexanderplatz Stasera: Gabriele Coen in Atlante sonoro. Domani: Carolina Brandes collective in W.n.W.. Alexanderplatz, via Ostia 9. Ore 22, euro 10 con tessera. www.alexanderplatz.it Sinfonica di Roma Oggi e domani debutto per il giovane violinista Andrea Obisso con L'Orchestra Sinfonica di Roma, dirige Francesco La Vecchia: Martucci Tarantella, Vieuxtemps Concerto n. 5 per violino, Rimskij-Korsakov Sheherazade. Auditorium conciliazione - www.orchestrasinfonicadiroma.it. Picastro Il gruppo post rock di Liz Hysen presenta i brani di Whore luck. Aprono i Tocqueville. Traffic, via G. Vacuna. Ore 21, euro 8. CINEMA Monicelli e Virzì Per la rassegna Gli sguardi del cinema - Generazioni a confronto, proiezione de I compagni (di M. Monicelli). A seguire dibattito con Mario Monicelli e Paolo Virzì, conduce: Tatti Sanguineti. Cinema Farnese, Campo de' Fiori 56. Ore 10, ingresso libero. Across the Universe Lunedì. Proiezione dei contenuti speciali del dvd de "Across the universe" (2007, di Julie Taymor). Cinema Farnese, piazza Campo de' Fiori 56. Ore 16, 19, 22. Ingresso libero. TEATRO Eva Peron Debutta lunedì lo spettacolo di Pappi Corsicato Eva Peron, da Copi. Con Iaia Forte. Teatro India, Lungo Tevere Papareschi. Ore 21, biglietti 12/15 euro. www.treatridiroma.net I silenzi della memoria Domani. Proiezione del film di Ruggero Cappuccio dal racconto di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Lighea o i silenzi della memoria. Con Roberto Herlitzka e Claudio Di Palma, musiche originali Paolo Vivaldi. Teatro Valle, via del Teatro Valle 4. Ore 17. www.teatrovalle.it Lina Sastri Lunedì. In occasione della presentazione del dvd dello spettacolo teatrale Corpo celeste, ispirato al libretto di Anna Maria Ortese, incontro con Lina Sastri. La Feltrinelli, piazza Colonna, 31. Ore 18.30 Martiri della Libertà Il Teatro delle Condizioni Avverse - Compagnia del Melograno, in collaborazione con l'Anpi, Martiri della Libertà (Monte Tancia 1944), di Giovanni D'Artibale, Andrea Maurizi, Gabriella Torre, sulla Resistenza e la memoria. Teatro Agorà 80, via della Penitenza 33. Ore 21. Biglietti 10 euro più tessera. Info: 06.6874167 Trio in mi bemolle Di Eric Rohmer. Con Giorgia Guerra, Francesco Laruffa, regia di Alessandro Machìa. Teatro in scatola, Lungo Tevere degli Artigiani 12/14. Ore 21, euro 9. www.teatroinscatola.it DANZA Mk ZTL-Zone Teatrali Libere e Scenari Indipendenti presentano la compagnia MK in Confort. Teatro Palladium Università Roma Tre, piazza B. Romano 8.Ore 20.30, euro 5. www.teatro-palladium.it INCONTRI Per la Palestina Arte del territorio e Associazione Palestinese Italiani presentano Arte e musica per la Palestina: workshop, installazioni, incontri. Circolo degli Artisti, via Casilina Vecchia 42. Dalle ore 19, ingresso libero. www.circoloartisti.it A cura di Luciana Cimino romagenda@unita.it.

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Destra attenta, Libano nervo scoperto fra le missioni (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 04-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del FRANCO ANGIONIIl generale che comandò le truppe Nato durante la guerra civile: prudenza nel parlare di cambiare le regole d'ingaggio "Destra attenta, Libano nervo scoperto fra le missioni" / Roma Negli anni più duri della guerra civile in Libano era al comando delle forze Nato impegnate nel tormentato Paese dei Cedri. Dal suo osservatorio di prima linea il generale Franco Angioni ha assistito alla crescita, prima militare e poi politica, di Hezbollah. Ed oggi, di fronte a quanti, nel centrodestra italiano, chiedono a gran voce un cambiamento di regole d'ingaggio per i nostri militari impegnati nella missione Unifil in Sud Libano, e un atteggiamento più "combattente" verso Hezbollah, il generale Angioni replica: "A me sembra che l'Unifil dopo circa trent'anni di inattività e talvolta di colpevole tolleranza, stia finalmente compiendo un'opera altamente meritoria nei riguardi della pace". . Nel centrodestra italiano che si appresta a governar si alzano voci che chiedono modifiche delle regole d'ingaggiodei nostri militari impegnati in Sud Libano. "Sulla base della mia esperienza maturata sul campo, suggerirei a tutti estrema prudenza su eventuali cambiamenti di assetto nell'ambito delle missioni all'estero, con particolare riferimento al Medio Oriente. La prima prudenza è di rimanere leali nei riguardi delle Nazioni Unite, specialmente in questo momento per la presenza dell'Italia nel Consiglio di Sicurezza. Le risoluzioni dell'Onu rappresentano lo scopo politico delle nostre missioni. Inoltre, è da tenere ben presente che le regole d'ingaggio, oltre a rispecchiare l'intendimento delle Nazioni Unite, indicano la volontà politica della nazione di appartenenza delle truppe schierate. Entrambi, scopo e regole, sono di una delicatezza estrema per cui vanno "maneggiate" con grande cautela. E ciò vale in particolare per il Libano che rappresenta il nervo scoperto delle nostre missioni". Perché è un nervo scoperto? "Perché il Libano sta attraversando una fase delicata e pericolosa. La mancata elezione del capo dello Stato non è un aspetto di facciata ma è il sintomo di una volontà di variare gli assetti politico-istituzionali del Paese dei Cedri, con tutto ciò che ne deriva nei rapporti interni e internazionali. Le tradizionali alleanze interne sono in parte saltate; i rapporti con la Siria, la Giordania, la causa palestinese e, sullo sfondo, le relazioni con Israele e gli Stati Uniti, stanno con una certa evidenza cambiando. Il sud del Libano, area tradizionalmente depressa e in più di una circostanza abbandonata dal governo centrale, ha iniziato una forma di sviluppo sino ad oggi impensata, tanto da fare intravedere una vitalità finora riservata a Beirut e al nord del Paese. Piaccia o no, questo imprevisto sviluppo è da accreditare in buona parte a Hezbollah, inteso come partito politico e non solo come milizie armate...". C'è chi nelle fila del centrodestra italiano chiede apertamente un atteggiamento più "combattente" da parte dei nostri soldati contro Hezbollah. "Sulla base della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, l'Unifil non può e non deve essere "combattente" contro Hezbollah, se questo significa disarmare la milizia sciita. È vero che una precedente risoluzione delle Nazioni Unite prevede il disarmo di tutte le milizie libanesi, ed Hezbollah non ha onorato questa ingiunzione, ma questo è compito del governo libanese e non della forza Onu, il cui mandato primario è quello di peacekeeping tra Israele e forze antagoniste in Sud Libano, oltre che intervenire, in termini di assistenza, nei riguardi della popolazione civile...". Politicamente parlando tutto ciò come va tradotto? "Politicamente parlando, armi al piede e non armi spianate; il che non è facile perché è estremamente istintivo comportarsi da Rambo quando invece quei comandanti devono far rispettare quel sottile confine che separa il giusto dal desiderio di vendetta. E a me sembra che l'Unifil, dopo circa trent'anni di inattività e talvolta di colpevole tolleranza, stia finalmente compiendo, con un contributo davvero importante dell'Italia, un'opera altamente meritoria nei riguardi della pace, e Dio solo sa quanto Israele e il Libano oggi ne abbiano bisogno". u.d.g.

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I timori di Islam e Lega Araba: potrebbero nascere problemi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 04-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del I timori di Islam e Lega Araba: potrebbero nascere problemi di Umberto De Giovannangeli Non è ancora insediato e già desta inquietudine fuori dai confini nazionali, nel Vicino Oriente. Calderoli e non solo. La Libia, e non solo. Perché a interrogarsi sulla politica di "discontinuità" che il nascente governo di centrodestra intende praticare nella Regione, sono tutte le leadership arabe. C'è chi manifesta questa preoccupazione in modo eclatante - il figlio del leader libico Muammar Gheddafi, Saif El Islam - chi, le autorità libanesi, facendo trapelare in via ufficiosa il loro sconcerto verso ventilati cambiamenti delle regole d'ingaggio dei soldati italiani impegnati nella missione Unifil due. Ma il disorientamento non vaiggia solo sulla rotta Tripoli-Beirut. A quanto consta a l'Unità, la "discontinuità" rispetto al precedente governo di centrosinistra per ciò che concerne la linea di condotta in Medio Oriente, proclamata dal premier in pectore italiano, Silvio Berlusconi, dal probabile nuovo ministro degli Esteri, Franco Fratini, e dalla terza carica dello Stato, il neo presidente della Camera Gianfranco Fini, è oggetto di attenta valutazione in tutte le capitali arabe. A preoccupare, spiega a l'Unità un'autorevole fonte diplomatica araba, non è solo e tanto la "ventilata presenza nel futuro governo italiano di un ministro ostile all'Islam come si è dimostrato in passato l'esponente della Lega Nord Roberto Calderoli; a preoccupare è soprattutto un riallineamento dell'Italia su posizioni acriticamente filoisraeliane". Una preoccupazione esplicitata da un esponente di primo piano della dirigenza palestinese: Yasser Abed Rabbo, ex ministro dell'Anp e segretario del Comitato esecutivo dell'Olp: "Il processo di pace vive un momento estremamente delicato - dice Rabbo a l'Unità - ed oggi è necessario che l'Europa eserciti un ruolo autonomo, attivo, non subalterno agli Usa e tantomeno a Israele". "È ciò che il governo italiano uscente ha cercato di fare - conclude Rabbo -. Mi auguro che il nuovo governo non venga meno a questo intendimento, anche se...". Rabbo si ferma qui. Ma fuori dall'ufficialità sono in molti, e non solo a Ramallah, a non coltivare grandi speranze. Se questi malesseri non sono stati ancora ufficializzati è per una ragione formale più che di sostanza: "Si aspetta che il nuovo governo sia in carica - afferma ancora la fonte diplomatica araba - prima di chiedere chiarimenti...". Ma l'inquietudine è forte sull'altra sponda del Mediterraneo. A testimoniarlo è anche il "gialo" della Lega Araba. Che grazie a fonti diplomatiche arabe l'Unità è in grado di ricostruire nei suoi passaggi-chiave. Il primo campanello d'allarme era suonato dopo le esternazioni dell'ex ministro della Difesa nel precedente governo di centrodestra, Antonio Martino, che aveva affermato a chiare note, solo in parte corrette da Berlusconi e Frattini, che l'Italia avrebbe dovuto ridimensionare la sua partecipazione alla missione Unifil in Sud Libano e, comunque, rivederne le regole d'ingaggio. Una esternazione che aveva suscitato la reazione negativa del governo libanese di Fuad Siniora. Sia pure in via informale, Beirut aveva investito del problema la Lega Araba. Secondo campanello d'allarme: la durissima nota dell'agenzia ufficiale libica Jarna contro Calderoli che Tripoli "considera il vero assassino dei cittadini libici morti in quell'occasione", riferendosi alla manifestazione di protesta scoppiata a Bengasi il 17 febbraio 2006 contro il Consolato italiano a Bengasi in seguito alla maglietta con la vignetta anti-islamica mostrata dall'allora ministro delle Riforme Calderoli durante un'intervista televisiva. I manifestanti furono affrontati dalla polizia in scontri che riportarono un bilancio di 11 morti. Le parole di Saif El Islam Gheddafi - se Calderoli fosse ridiventato ministro del prossimo governo Berlusconi, si sarebbero avute "ripercussioni catastrofiche nelle relazioni tra l'Italia e la Libia" - non hanno lasciato indifferente la Lega Araba. Nessuna presa di posizione ufficiale, ma una fonte diplomatica dell'organizzazione afferma senza mezzi termini che "sarebbe un atto di ostilità verso il mondo arabo e musulmano se del nuovo governo italiano farà parte un dichiarato nemico dell'Islam come Calderoli...". Concetto ribadito da un dirigente della Lega Araba, Abdul Alim al Abyat: "La nostra organizzazione non ha ancora ricevuto informazioni ufficiali in materia", spiega al telefono con l'agenzia Agi, "ma se veramente un personaggio di questo tipo diventasse ministro, personalmente penso che ci potrebbero essere problemi nei rapporti con il vostro Paese". Più sfumata la presa di posizione Al Abyat premette di non essere a conoscenza delle dichiarazioni di Saif El Islam. Ma se Calderoli venisse veramente nominato ministro, spiega il portavoce della Lega Araba, "di sicuro ne discuteremo e la nostra posizione sarà contraria". "Sarebbe veramente una vergogna far diventare ministro chi ha posizioni offensive verso il Profeta e la nostra religione", insiste Al Abyat, "noi non abbiamo mai tenuto atteggiamenti di tale tipo contro altri culti". "Francamente, però, penso che il popolo italiano sia troppo intelligente per rischiare una rottura", aggiunge. Abdul Alim al Abyat dice di ricordare perfettamente l'esibizione della maglietta con vignetta anti Islam da parte dell'ex ministro leghista, e di avere per questo motivo "una posizione molto netta". Più sfumata è la posizione, , riportata dall'agenzia Ansa, di Ahmad Ben Helly, vice segretario generale per gli affari politici della Lega Araba. Nessun commento su un'eventuale nomina di Calderoli a ministro: "prenderemo una posizione quando vedremo la politica del governo Berlusconi", dice ben Helly. E aggiunge: "Per ora sono solo speculazioni su candidature". Il numero due della Lega Araba si ferma qui: la sua è una sospensione di giudizio, nulla di più. Perché neanche Ahmed Ben Helly può negare l'inquietudine presente nelle capitali arabe per le avvisaglie della "politica del governo Berlusconi". Il problema è aperto. Il giudizio, ufficiale, sospeso. Ma tra il mondo arabo e il nascente governo italiano non è idillio.

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Storia di Nir-Am, quando il sogno collettivo del kibbutz finisce privatizzato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 04-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del IL LIBRO "Il sogno incompiuto" di Ugo Tramballi indaga la complessa realtà di Israele, nel sessantesimo anniversario della sua fondazione Storia di Nir-Am, quando il sogno collettivo del kibbutz finisce privatizzato Pubblichiamo un'anticipazione del libro "Il sogno incompiuto. Uomini e storie di Israele" (Tropea editore) scritto da Ugo Tramballi, inviato ed editorialista del Sole 24 Ore. "Come tutti i kibbutz, anche Nir-Am era cambiato. Non c'era più la vecchia mensa comune dove avevo lavato centinaia di pentole e di vassoi. La gente ormai mangiava a casa: casa sua, proprietà privata. Le 267 fattorie collettive d'Israele non erano più collettive e in molti casi nemmeno più fattorie. Come aveva spiegato Shai Shoshani, il segretario di Degania Alef, quando nel 2007 decisero di privatizzare il più antico dei kibbutz, "mentre i salari saranno differenziati, ogni membro pagherà una tassa relativa al suo stipendio per garantire una rete di sicurezza sociale a ogni membro. Coloro che percepiscono un salario al di sotto del livello minimo, riceveranno un'integrazione." A favore delle riforme votò l'85% dei membri di Degania Alef. Non era proprio il liberismo dei Chicago Boys di Milton Friedman. Ma il concetto di privatizzazione aveva ormai sfondato anche le ultime barricate socialiste dei kibbutznikim. Non fu così facile come dirlo. La crisi economica era incominciata alla fine degli anni Ottanta e la chiusura per bancarotta di alcune comunità fu vista come una bestemmia contro il sionismo e il laburismo. Ma il 6% della popolazione che viveva nei kibbutz alla nascita d'Israele, nel 1998 si era ridotta al 2. Il livello medio di educazione dei kibbutznukim era sempre più alto di ogni altra comunità del Paese. Anche la loro partecipazione alla difesa d'Israele continuava a essere una ragione d'orgoglio: il 91% dei giovani dei kibbutz serviva nelle forze armate, l'83 chiedeva di essere arruolato nelle unità di combattimento e il 76 faceva domanda per diventare ufficiale. Fra il sottotenente e il grado di maggiore, il 13% degli ufficiali erano kibbutznikim: sei volte e mezzo più della loro percentuale nella popolazione d'Israele. Ma non più dei nazional-religiosi delle colonie, che con la loro idea di nazione e di fede avevano soppiantato la centralità nella mitologia d'Israele del patriottismo laico e pionieristico dei kibbutz. Nel 2006 gli "uomini con la kippa" erano il 40% degli ufficiali di livello basso e intermedio dell'Idf."Dobbiamo ammettere di non avere avuto successo nel tentativo di cambiare la natura umana" ammetteva Ayala Gilad di Ein Gedi, mentre preparava un film sul come eravamo dei kibbutz. "Anche noi membri dei kibbutz siamo esseri umani, con le loro debolezze e le loro smanie. Regolari mortali, preoccupati soprattutto per le nostre famiglie, impegnati a fare denaro, a conquistare livelli di vita più alti e con il desiderio di lasciare un'eredità ai figli." Ami Rabin verificava che prima di andarsene i suoi clienti non dimenticassero un colpo nella canna delle pistole, e timbrava i porto d'armi. Era il suo lavoro da quando anche Nir-Am aveva privatizzato. Ami era l'amministratore delegato, il direttore, tesoriere, segretario tuttofare e, se serviva, maestro d'armi del poligono di tiro: l'unico della zona. La gente veniva ad addestrarsi. Venivano da tutto il Negev. "Anche da Ashkelon" precisava Ami. "A Nir-Am abbiamo privatizzato nel 2000, e non è stato facile. Abbiamo dovuto fare diverse assemblee, restavamo a discutere fino all'alba. La gente tornava a casa senza voce: non avevamo mai litigato così tanto, fra noi." Ami preferiva soprassedere riguardo a questo, ma era volato anche qualche cazzotto. Indio e Ofer Amer, che ai miei tempi era il responsabile dei duemila capi di bestiame dei kibbutz, non capivano perché non si potesse continuare per sempre. Ma non si poteva. Così ai 45 membri e ai loro quaranta bambini che avevano deciso di restare a Nir-Am come membri - proprietari e salariati ma sempre kibbutznikim, soci di una comunità pallidamente socialdemocratica - si erano uniti 120 studenti del collegio di Safir, a pensione; e 15 famiglie indipendenti. Gente che non aveva alcuna voglia di edificare e presidiare le frontiere del sionismo né di vivere del lavoro del pioniere; ma che cercava solo case a buon mercato, verde e aria buona; e che ogni mattina lasciava Nir-Am in auto per andare al lavoro ad Ashkelon o Behersheva. Pagavano spese e affitto ma non davano quote sociali né partecipavano alla vita in comunità. Inquilini e pendolari, insomma, non pionieri".

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Italia, ti teniamo sott'occhio con gruppi di ascolto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 04-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del IMAM KHAMENEILa massima autorità religiosa iraniana: controlliamo come tv e giornali parlano del nostro Paese "Italia, ti teniamo sott'occhio con gruppi di ascolto" di Marco Dolcetta Domenica 20 aprile ho incontrato l'Iman Khamenei - nel cortile del vecchio palazzo estivo dello scià, dove spesso riceve gli stranieri a Teheran. Non è la prima volta. Fui qui nel luglio 1988 dietro incarico dell'allora direttore del Tg 3 Alessandro Curzi e di Rai Tre Angelo Guglielmi, quando, unico giornalista italiano, girai un reportage televisivo sulla nazione iraniana allo stremo. Sono ritornato a Teheran con lo stesso incarico e ritrovo l'Iman che a differenza del Paese - attraversato da venti di modernità - non sembra affatto cambiato. Qual è - gli chiedo subito - lo stato dei rapporti della Repubblica islamica dell'Iran con gli Usa? "Gli Stati Uniti hanno rotto le loro relazioni con l'Iran per aumentare la pressione su di noi. Se ora desiderano ristabilirle è per lo stesso motivo. Non desideriamo relazioni imposte. Cerchiamo una relazione stretta con tutti i paesi del mondo che non ci considerano nemici. Continueremo nella ricerca del nucleare senza pressioni imperialiste, è un diritto per l'Iran poter sviluppare la propria scienza e tecnologia". Resta l'accusa principale, che cioè l'Iran non è una vera democrazia. "n merito alla presunta democrazia ricordo che è stata fatta una rivoluzione che non aveva certo, come scopo finale la democrazia borghese cara agli occidentali, la nostra democrazia islamica va molto al di là della libertà che gli occidentali possono immaginare. Una dimostrazione viene dal fatto che la televisione satellitare libanese, gestita dagli sciiti, "Al Manar" (che vuol dire Il Faro) che ha milioni e milioni di spettatori in tutto il mondo, dal satellite che trasmetteva in Francia è stata oscurata per volontà del governo". Però in Occidente la libertà di stampa è largamente garantita. "Da voi in Italia, come in tanti altri paesi cosiddetti democratici, la stampa, ma soprattutto la televisione considera tabù e viene censurata ogni trasmissione che tratta anche nel senso oggettivo o discretamente critico il pensiero dei fedeli sciiti, sia che vivano in Libano che in Iran. Questo noi lo sappiamo bene, perché, così come in Israele esistono dei posti di ascolto e registrazione delle nostre trasmissioni, che poi vengono ridistribuite a giornalisti occidentali legati ad Israele, così noi, in ogni paese del mondo, abbiamo chi ascolta e vede, giornali, radio e televisioni, che ci permette di avere un panorama completo e aggiornato dell'opinione. Opinione, spesso distorta e piena di censura che viene data come falsamente democratica e libera, lo dimostrano le vostre elezioni con i maggiori candidati direttamente asserviti agli americani e con le liste preconfezionate nei nomi e nelle classifiche di preferenza ma, in realtà espressione del servilismo dei giornalisti costretti dai grandi poteri economici, finanziari e politici dell'Occidente che delegano ai direttori la funzione di sceriffi di controllo per filtrare le poche verità e le molte manipolazioni". Ci permettiamo di dissentire, ma su questo punto l'Iman non accetta critiche. Khamenei è l'Imam sciita, la guida spirituale, è colui che garantisce la purezza dell'applicazione delle leggi emesse dalla Repubblica islamica dell'Iran. Il suo controllo sulla vita politica lo ha dimostrato chiaramente negli ultimi anni, quando, al potere, come primo ministro c'era l'Ayatollah Khatami, di recente sconfitto nelle elezioni, presunto democratico che, in pratica, proprio per il controllo fortemente restrittivo imposto dalla giurisprudenza religiosa, che fa capo a Khamenei, anni fa non ha potuto svolgere nessuna riforma tra quelle annunciate nel suo duplice programma elettorale. L'attuale situazione in Iran è caratterizzata dalla presidenza di Ahmadinejad, un ex pasdaran, figlio di un semplice fabbro e volontario combattente nella guerra Iran-Iraq. Potrebbe ingannare il fatto che, essendo lui un laico, e non un religioso, possa incarnare un'ipotesi di autonomia di scelte in quanto preposto al potere esecutivo. Ma non è così. L'ultimo presidente laico in Iran fu Ali Bani Sadr, ora in esilio a Parigi. Ai suoi tempi osò fare qualcosa di non completamente in linea con le idee di Khomeini. Riuscì fortunosamente a scappare e salvarsi in Francia. L'attuale presidente è quello che da noi verrebbe chiamato un laico preparato, perfetto conoscitore della macchina burocratica ed anche un fervente religioso e, quindi, sicuramente un fedele esecutore del pensiero di Khamenei. "L'Imam - ci spiega - è l'esatto interprete del testo sacro -mentre gli Ulema, le guide religiose, i sapienti dell'Islam, infatti, malgrado tutte le loro integrità morali, e le loro competenze di religione non sono certamente immuni dal peccato, data la loro natura umana. L'Imam che esiste su questa terra è l'espressione fisica dell'Imam Nascosto, ovvero il cosiddetto Tredicesimo Imam, ovvero, quello che dovrà venire per ristabilire eguaglianza e giustizia su questa terra. L'attesa dell'Imam Nascosto non esclude il fatto che si possa avere qualche indicazione dottrinaria dall'Imam Palese". I discorsi di Khamenei, volendo togliere per l'occasione tutti i riferimenti dottrinari, si limitano essenzialmente, nelle sue esortazioni all'Occidente, e a quello cristiano in particolare, di riscoprire la vera natura del cristianesimo, la religione monoteistica che non ha niente a che fare - secondo lui - nella sua origine, alle commistioni avvenute nei secoli con la religione ebraica. "Riscoprire il Cristo Ariano, nella sua purezza originaria ritrovata la religione cristiana, e la cattolica in particolare, potrà instaurare un franco dialogo di fraternizzazione con l'Islam - continua l'Imam. Si uscirà così da ogni equivoco e da ogni presunta frattura fra mondo orientale e mondo occidentale". Secondo lui gli Stati Uniti d'America sono un gigante comandato da un topolino che ha un cervello che parla in lingua d'Israele. Prima di congedarci gli chiediamo un'opinione sull'Iraq dopo la fine di Saddam Hussein. "Saddam Hussein, taglia corto, nostro antico rivale, persecutore in patria degli sciiti, ha fatto la fine di Frankestein che si è ribellato al suo padrone".

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Scrittori israeliani per nulla <militarizzati> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 106 del 2008-05-04 pagina 23 Scrittori israeliani per nulla "militarizzati" di Marina Gersony In occasione del più discusso e atteso Salone del Libro dedicato a Israele (inaugurazione 8 maggio), sarà presente la mainstream degli autori israeliani stanziali, diasporici e pendolari. Scrittrici (numerose) incluse. Una varietà di voci ricche, diverse tra loro e articolate di una cultura immensa e sfaccettata. (Nessuna "cultura militarizzata", si tranquillizzino i sostenitori del boicottaggio). Nel mare magnum dell'offerta libraria segnaliamo, per l'occasione, tre titoli freschi di stampa: esce il 7 maggio Il fratello perduto di Zvi Yanai, nato nel 1935 in Italia ed emigrato in Israele nel 1945 (Bompiani, pagg. 444, euro 19). Il protagonista, Sandro Toth (ora Zvi Yanai), scopre l'esistenza di un fratello che credeva disperso a causa delle persecuzioni razziali. Ricostruzione della storia tragica e commovente di una famiglia ebrea del XX secolo. Mi chiamava Pikolo è il titolo del libro di Jean Samuel con Jean-Marc Dreyfus (Frassinelli, pagg. 224. Euro 17, Trad. Claudia Lionetti). È la storia intensa dell'amicizia tra Primo Levi e Jean Samuel, il famoso Pikolo di Se questo è un uomo. I due si sono incontrati nel Lager. A 84 anni, Samuel affronta il dolore del ricordo "perché, che lo vogliamo o no, siamo testimoni e abbiamo il dovere di farlo". Con 15 lettere inedite. Infine, per la serie del politically correct, segnaliamo La pulizia etnica della Palestina dell'ebreo israeliano Ilan Pappe, voce contro l'establishment politico e accademico in Israele (Fazi Editore, pagg. 364, euro 19, trad. L. Corbetta e A. Tradardi). Un libro che susciterà dibattito ma anche l'ira di molti lettori. Per chi ama la discussione. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Quella stella di Davide (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 04-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-05-04 num: - pag: 33 categoria: REDAZIONALE CALENDARIO di SERGIO LUZZATTO Quella stella di Davide è una storia appassionante quella della bandiera di Israele, che alcuni poveri di spirito vanno oggi bruciando sulle piazze italiane. Nell'estate del 1948, quando la leadership del nuovo Stato ebraico propose di farne la bandiera nazionale, la scelta apparve tutt'altro che ovvia. La bandiera con la stella di Davide era stata infatti il simbolo del movimento sionista, e si era talmente diffusa nella Diaspora, che l'adottarla per Israele avrebbe obbligato gli ebrei non israeliani a una doppia fedeltà. Se si decise comunque di farne la bandiera nazionale, fu per una sorta di risarcimento simbolico: per il terribile significato che alla stella di Davide era stato attribuito (già con le leggi di Norimberga del 1935) dal diritto del Terzo Reich. Così - sebbene chi contesta la politica di Israele non sia affatto, ipso facto, un antisemita - bruciare quella bandiera equivale, in qualche modo, a bruciare la stella gialla cucita sulle maniche degli ebrei destinati allo sterminio.

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Al via il terminal antiterrorismo <Ora più facile prendere l'aereo> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 04-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-05-04 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Fiumicino L'Enac: soddisfatte le compagnie americane Al via il terminal antiterrorismo "Ora più facile prendere l'aereo" è entrato in funzione ieri il nuovo terminal T5 dell'aeroporto di Fiumicino, realizzato dalla società di gestione Aeroporti di Roma per ampliare la capacità aeroportuale e rispondere agli incrementi di traffico. Il T5 si estende su una superficie complessiva di circa 14.000 metri quadrati ed è suddiviso in tre aree principali: una per le attività di profiling, una dedicata al check-in e l'ultima ai controlli di sicurezza/passaporto e alle uscite per lo shuttle bus, che trasporta in pochi minuti i passeggeri al Satellite Ovest, dove si svolgono le operazioni d'imbarco. La progettazione e la direzione lavori del T5, realizzato in sei mesi con un investimento di circa 12 milioni di euro, sono state curate da Adr Engineering, società controllata del Gruppo Aeroporti di Roma. Il terminal 5 è situato a breve distanza dal Terminal C, al quale è collegato con bus navetta dedicati e a frequenza continua. Per ragioni di sicurezza al T5 è consentita soltanto la sosta per il tempo necessario allo scarico dei bagagli. Le modalità per raggiungere la nuova aerostazione con i vari mezzi di trasporto sono indicate sui flyer bilingue, disponibili nei Terminal e distribuiti a tour operator e agenzie di viaggio. "Stiamo tarando tutti i servizi per rendere ancora più facile l'accesso nel terminal 5 per il deflusso dei passeggeri, le navette per il trasporto dei passeggeri girano con la frequenza corretta, fino ad ora ho raccolto soltanto voci di soddisfazione da parte degli operatori delle compagnie americane". è il commento del Direttore Enac dell' aeroporto di Fiumicino, Vitaliano Turrà, all'avvio del nuovo terminal 5. "La nuova struttura - sottolinea Turrà comporta un alleggerimento considerevole del lavoro nel terminal C che era il punto critico dell'aeroporto, soprattutto nella fascia oraria della mattina. Ora, i vantaggi per i passeggeri con destinazione Nord America e Israele sono considerevoli - conclude il Direttore Enac - perchè gli spazi a loro dedicati sono decisamente più ampi e congrui". I passeggeri, infatti, non affrontano le lunghe file in corrispondenza dei varchi di controllo dedicati alle attività di "profiling" (le interviste obbligatorie) e ai controlli di sicurezza. A rendere ancora più veloci le operazioni è anche un nuovo dispositivo per il controllo delle scarpe. Per Usa e Israele L'ingresso al nuovo terminal inaugurato ieri mattina nell'aeroporto di Fiumicino.

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A Jenin torna la polizia Anp. Israele: <Non cambia nulla>. Hamas critica (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 04-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

A Jenin torna la polizia Anp. Israele: "Non cambia nulla". Hamas critica Centinaia di poliziotti palestinesi sono tornati ieri a Jenin, grande centro nel nord della Cisgiordania, nell'ambito di un piano di sicurezza del governo dell'Autorità Nazionale Palestinese per ristabire l'ordine e l'autorità di Ramallah nella città, dove profilerano i gruppi armati e più volte le due milizie più forti, le brigate dei martiri di Al Aqsa e l'ala militare di Hamas Ezzedin al Qassam, si sono confrontate a suon di pallottole. Ben 480 poliziotti si aggiungeranno a 150 agenti già presenti in città per un'operazione di sicurezza mirante in primo luogo alla criminalità comune, che si estenderà anche ad una cinquantina di villaggi dei dintorni. Una parte dei poliziotti è stata addestratata in Giordania grazie a fondi forniti dagli americani. L'Anp di Mahmoud Abbas sta cercando gradualmente di riprendere il controllo della sicurezza sulle città della Cisgiordania. Un primo dispiegamento di poliziotti dell'Anp è avvenuto l'anno scorso a Nablus, e ora tocca a Jenin. Entrambe le città sono roccaforti di gruppi militanti. Gli agenti hanno l'ordine di disarmare chi sia in possesso di armi illegali, ma il loro compito è in primo luogo diretto verso la criminalità comune. Israele ha accolto positivamente le due operazioni, ma fonti dell'esercito riferiscono di non avere troppe aspettative e non si sono lasciati sfuggire l'occasione di un commento provocatorio: "Ci aspettiamo che combattano i terroristi, ma le nostre aspettative non sono molto alte". Il dispiegamento di agenti a Jenin, hanno quindi precisato gli israeliani con la solita formula dietro alla quale giustificano ogni azione militare, "non metterà comunque fine alle operazioni di antiterrorismo in Cisgiordania". Un portavoce di Hamas ha invece criticato l'arrivo dei poliziotti, promettendo che "in caso di provocazione il nostro movimento saprà come rispondere". 04/05/2008.

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Mannheimer: un italiano su tre è "ostile" agli ebrei. L'81% agli zingari (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 04-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Antisemitismo Mannheimer: un italiano su tre è "ostile" agli ebrei. L'81% agli zingari Per il 42% degli italiani gli ebrei sono "simpatici", il 32% ritiene invece il contrario e un 26% non si pronuncia. Sono alcuni dei dati che emergono da un sondaggio realizzato dall'Ispo di Renato Mannheimer - su un campione rappresentativo di mille soggetti - che sarà presentato oggi nel corso di "OyOyOy" Festival di cultura ebraica al debutto nella sinagoga di Casale Monferrato. Un italiano su tre è dunque - rivela il sondaggio - "ostile" agli Ebrei: il picco è tra i maschi, tra le persone tra i 50 e i 60 anni, tra i lavoratori autonomi, tra i residenti al centro specie nei comuni medio-grandi. Ma le più accentuate variazioni dell"antipatia" verso gli Ebrei - sottolinea il sondaggio dell'istituto - si rilevano in relazione all'orientamento politico: i più esplicitamente sfavorevoli sono tra coloro che si dichiarano di sinistra e laici. Un dato piuttosto "allarmante" del sondaggio è quello che indica un 23% di popolazione nazionale d'accordo con l'affermazione che "gli Ebrei non sono Italiani fino in fondo", di fronte ad un 33% che invece non concorda e ad un'ampia percentuale di neutrali (44%). Infine, il sondaggio rileva che solo l'11% della popolazione riesce a stimare con relativa precisione il numero degli ebrei in Italia, il 56% invece non riesce a dare una risposta. Per Mannheimer sulla base della più recenti studi, si possono distinguere almeno tre "tipi" di antisemitismo: quello "classico" (10%), di natura più religiosa, quello "moderno" (11%), di carattere più xenofobo e quello "contingente" (11%), spesso connesso al giudizio su Israele. L'11% appartiene invece alla categoria degli "antisemiti puri". "Non siamo preoccupati tanto per l'antisemitismo che può emergere da questi dati - commenta Antonio Monaco, presidente dell'associazione organizzatrice di "Oyoyoy" - ma dal fatto che gli ebrei vengano percepiti come una etnia a se stante, quando invece proprio il nostro Festival vuole identificare nella cultura ebraica una delle radici culturali del nostro paese, in grado di dialogare con le idee proposte da altre religioni e visioni etiche". E ancora l'altra categoria che, secondo Manheimer, è considerata dagli italiani "poco/per nulla simpatica" è quella degli zingari. Almeno così dichiara l'81% di un campione rappresentativo di mille soggetti interrogati dall'Ispo. A loro favore si schiera solo il 6%, mentre il 13% risponde "non so". Al secondo posto della graduatoria ci sono gli Albanesi "poco o per nulla simpatici" per il 74% del campione, con 11% a favore e un 15% neutrale. In terza posizione i Romeni che hanno contro il 64% del campione, con un 20% a favore e un 16% di astenuti; al quarto posto un generico "Arabi" contrastato dal 61% del campione, con un 20% di favorevoli e un 19% di neutrali. Seguono i Cinesi che hanno a favore il 35%, contro un 49% a sfavore e un 16% neutrale. La palma del "molto o abbastanza simpatici" va ai Filippini che vedono un 51% a favore contro un 28% contrario e un 21% di "non so". In seconda battuta ci sono i Senegalesi con un 46% a favore, un 34% contrario e un 20% neutrale. 04/05/2008.

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<Chiedilo a me chi erano i Beatles Io me li ricordo, io a Roma c'ero> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 04-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Lo sceneggiatore Achille Pisanti quel giugno del 1965 aveva 13 anni. Fuggì da casa per sentire i quattro di Liverpool. Anche se preferiva gli Stones "Chiedilo a me chi erano i Beatles Io me li ricordo, io a Roma c'ero" Giuliano Capecelatro Qualcosa doveva girare nell'aria. Qualcosa che si insinuava sotto la pelle. Arrivava al cervello con la potenza di un acido. Spingeva a muoversi, fare. Al diavolo i precetti di papà. Tanti saluti all'età; alle convenzioni dell'epoca, che incollavano a un tredicenne l'etichetta "piccolo". Via, via, via: in treno per raggiungere Roma da Napoli. E precipitarsi verso piazza Cavour, cotta dal sole, estenuata da un gagliardo principio d'estate. Dove pochi adolescenti stuzzicavano una timida transenna. Sorvegliati da alcuni carabinieri spallati. Perché lì di fronte, nel teatro Adriano, stavano per suonare quattro ragazzi inglesi. Di Liverpool. Urlatori. I cui nomi, e i dischi, cominciavano a circolare anche in Italia con una certa insistenza. "I Rolling? la mia grande passione sono stati gli Stones. Adrenalina pura. Ma il richiamo era irresistibile. Il tour passava per Milano, Genova. E terminava a Roma. Ci imbarcammo. Binario 14 della stazione centrale di Napoli. Seconda classe. Il cuore a mille; la sensazione di un momento fuori dell'ordinario. No, non potevamo perderci il concerto dei Beatles". Dall'altra parte della piazza, il Palazzaccio, il vecchio palazzo di giustizia, opponeva un'architettura arcigna, opprimente, alla leggerezza euforizzante delle note che stavano per sprigionarsi in quella sala. I Beatles. Urlatori. Un gruppo; l'alba delle band, di un'altra epoca musicale. Capelli a caschetto, educatamente lunghi; abiti di ricercatezza un po' anonima, da manichini di grande magazzino. Un'afosa fine di giugno del 1965. Tredici anni aveva il signore oggi dalla barba bianca che sorseggia un gin tonic nel cuore di Trastevere. E scava nei ricordi. Infiorandoli di sorrisi. L'occhio indulgente dell'esperienza si posa sul ragazzetto in caccia di novità, di sensazioni forti. Lui e tre compagni di avventura. Un Magical mistery tour. In un ribollire di accenti inglesi. "L'Inghilterra. E gli Stati Uniti. Da lì soffiava il vento della modernità. Quella di cui avevamo fame io, i miei amici, gli adolescenti di quegli anni. Un mondo che annusavamo nei film, alla tv. Gli Usa erano il mito. Quando vennero i Kennedy a Napoli, era il '63, primavera, pochi mesi prima che John fosse assassinato, aspettai sotto casa, in via Aniello Falcone, che passasse la Cadillac bianca con Jacqueline inguainata in un tailleur rosa. E la musica. Mia sorella, più grande, portava in casa i dischi di Paul Anka. Ed ecco, i Beatles in Italia? ". Paul, George, John: le chitarre. E poi Ringo, la batteria. "Oh, mi sembrò davvero brutto". Facce in bilico tra una piccola borghesia contegnosa e un proletariato smanioso di ascesa sociale. Qualcosa nell'aria, nei tratti, lasciava intuire il mutamento. "Il palco era profondo, ma loro si erano piazzati proprio davanti. Si vedevano bene. Quattro modi diversi di stare in scena. Paul mi parve un damerino, un ragazzo per bene che voleva a tutti i costi piacere. John se ne stava un po' per cavoli suoi. Più introverso. Sorrideva molto meno di Paul. George? no, non lo ricordo per niente". Capelli bianchi raccolti in un codino. Traccia di un cuore ancora hippie. Achille Pisanti, il tredicenne in viaggio in quel caldo giugno '65, è un uomo di spettacolo. Sceneggiatore, docente di sceneggiatura. Alle spalle contributi decisivi al parto di "Un posto al sole" e "Vivere". L' ideazione de "I ragazzi del muretto". Un background formato all'ombra di Hollywood, all' Ucla di Los Angeles. Alle sorgenti del mito. "Era la trasgressione che cercavo. Ma loro si presentavano con quell'aria pulitina, contenuta. Come se già sapessero che sarebbero divenuti baronetti. I Rolling, invece, ti spadellavano quei bei visi da figli di puttana. Cattivi. Provocatori. E la musica? Ti faceva sentire il sesso. Era la sessualità cui aspiravamo". She loves you. I want to hold your hand. I Beatles lanciavano teneri messaggi sentimentali. Che però sgretolavano i bastioni della musica italiana. Mettevano in crisi il monopolio di Claudio Villa, Domenico Modugno, Peppino di Capri. Degli emergenti Gianni Morandi, Rita Pavone. "Rita! Non era quello che si dice un mostro di bellezza. Ma aveva una vitalità travolgente. Mi apparve persino in sogno. Una fantasia erotica da adolescente. Incarnava la modernità, anche lei. Che nel Piper di Roma aveva il tempio della trasgressione". Due giorni. Domenica 27 e lunedì 28 giugno; ogni volta due sessioni: 16.30, 21.30. Rievocate in un recente libro fotografico (Luigi Luppola, Alberto Durazzi, "Beatles. The Italian Tour", Coniglio editore, 148 pagine, 32 euro) con un breve testo bilingue, italiano e inglese. Immagini seppiate della spedizione italiana. Milano. Genova. Roma, infine. Prezzi alle stelle. Da millecinquecento, per i paria della galleria, a settemila lire. Gran passerella di celebrità: dall'ammiratissima Catherine Spaak ad Anna Magnani prodiga di sorrisi. E una torma di ragazzetti. "Ma nessun delirio. Il teatro, quel pomeriggio, non era neppure tutto pieno. Fanatismo, zero. Qualcuno, tra i diciotto e i venti anni, portava i capelli a caschetto, alla Beatles. Tutto qui. Nessuno che si strappasse le ciocche, o cose del genere. Sì, c'erano quelli che erano andati a schiacciarsi sotto il palco, ma non erano neppure tanti. Certo, quando la musica partì ci trovammo tutti in piedi, catturati dal ritmo. Ma in maniera alquanto tranquilla, direi. Woodstock era lontana. E quelle ragazze inglesi, grasse, bruttarelle, che si torcevano come invasate alla vista dei quattro, be', allora ci sembravano tante stupide". L'Italia era decollata sulle ali del boom economico verso l'empireo industriale. Cambiava pelle e abitudini. Guardava con un senso di fastidio al proprio vecchio volto contadino. Il progresso imponeva i propri miti e feticci. Le automobili intraprendevano la lenta, inarrestabile invasione delle città. La musica saliva di tono. Affollava i giorni dell'adolescenza. "Gridavano. Cantavano gridando, i Beatles. La musica, allora, non ti avvolgeva. Era del tutto diverso da oggi, c'erano solo gli amplificatori sul palco. Fui molto colpito dai coretti che facevano, una delle loro caratteristiche. Confesso, però, che i coretti non mi piacevano e non mi sono mai piaciuti. Avrei capito solo una ventina di anni dopo che i Beatles sono stati dei geni musicali". La brezza della sera attraversa leggera i vicoli intasati di gente. Nella trasparenza gelida del gin, si riflette il bianco della barba, dei capelli tirati indietro. Il tredicenne di quei giorni, oggi un uomo a metà tra Robert Altman e un mago da Harry Potter. "Suonavo? suono: pianoforte, tastiera. La musica era di casa in famiglia; mio nonno era stato direttore del conservatorio di Napoli. Con gli amici avevo messo su un gruppo, i New Zoppi? per dire le nostre capacità musicali". E' un album parallelo, personale, che sfoglia il vecchio hippie, mentre filosofico centellina il gin. "C'è poco da fare, non vedevo che i Rolling. Il loro sound ritmato, basso e batteria molto forti. Nei Beatles l'orchestrazione era più aggraziata. La batteria di Ringo era sommessa. Il basso non eccedeva. Ma la loro grandezza sta proprio nell'armonia. Qui sono stati rivoluzionari. Molte loro canzoni sono state riproposte da grandi orchestre, perché si offrono a una partitura orchestrale. I Rolling sono stati eccelsi nella ritmica". Ricordi, reliquie: i biglietti, le copertine dei primi dischi. Immagini: alla fine del concerto, George e Paul lasciano il palco; visi stremati, sguardi spersi. "I Beatles concessero un paio di bis, credo. Uscimmo dal teatro in una luce languida. Erano passate le sette; l'ora legale ancora non esisteva. Una bella serata, che non mi aveva fatto cambiare opinione sui miei idoli. John, però, mi piaceva molto; lo seguii sempre. Ho amato tantissimo "Power to the people", un sound potente, una notevole forza politica. Una bella serata, non una serata eccezionale. Il momento magico, noi, l'avevamo vissuto qualche ora prima?". Il rito di iniziazione. La sfida ai tabù, tra paura ed esaltazione. "Avevo un'amica, un paio di anni più grande. Passava le estati in un kibbutz israeliano. Facevano esperienze avanzate di studio e lavoro. Ragazzi ebrei arrivavano da ogni parte del mondo. E soprattutto dall'Inghilterra, dall'America. Da lì si irradiavano gli echi di quello che accadeva nel mondo. Fu lei a farmi scoprire i Beatles; portò i loro primi due album. Quando vennero in Italia, non ci avrebbe trattenuto neppure il padreterno. Partimmo. Capitanati da una sua sorella più grande". Il ritmo delle ruote sui binari solletica la fantasia: suggestioni di fuga, di esperienze inedite. "Lei da Israele riportava l'erba, la marijuana. E aveva anche una macchinettina per fare le sigarette, un aggeggio che avrei ritrovato in seguito a Londra. Eravamo solo noi quattro nello scompartimento?". Il centrosinistra era in rodaggio. Nelle università maturava la protesta. I capelli timidamente si allungavano. Giravano i primi spinelli. "Ancora qualche anno e sarebbero nati i gruppi extraparlamentari. Verso la fine del decennio sarei entrato a Servire il Popolo, maoisti. Una palla mortale. Dopo un annetto li mandai a quel paese. Tornai ai miei miti. Il cinema, gli Stati Uniti. Che raggiunsi dopo la laurea. Un master di due anni. Docenti che si chiamavano Scorsese, Coppola, Lukacs. Vivevo a Santa Monica, vicino alla spiaggia. I due anni più belli della mia vita". E, nel riparo discreto di uno scompartimento di treno, il prologo. Un'assolata fine di giugno. Due ragazze, due ragazzi. Tra Napoli e Roma. Il sogno di un mondo nuovo. Sulle note di Ticket to ride e Twist and shout. "Era un' Italia ingessata - conclude il vecchio hippie, mentre posa il bicchiere in cui tintinna un rimasuglio di ghiaccio -. Ancora non esistevano i giovani, come soggetto sociale, politico. Perciò i Beatles rappresentarono una pietra miliare. Con loro, la gioventù salì finalmente sulla scena". 04/05/2008.

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Roma Per "Cinema di serenità" a cura di Luciana Marinangeli, alle 10 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 04-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Roma Per "Cinema di serenità" a cura di Luciana Marinangeli, alle 10.30 alla libreria Bibli, via dei Fienaroli 28, Les Choristes ovvero "la forza del canto" di Christophe Barratier. Dalle 17 "Bibli racconta...", appuntamento settimanale dedicato ai bambini con "Musicainfasce" e "Un concerto tutto matto!" con Gordon Ensemble. Prenotazione obbligatoria allo 065814534 o info@bibli.it. Dalle 10 al tramonto al csa La Torre, via Bertero 13, MercaTorre contadino, il mercato del biologico autocertificato . Giornata aperta nell'orto del ColtivaTorre, progetto integrato di agricoltura biologica; pranzo biologico; spettacolo di giocoleria per bambin* e non solo; torneo di scacchi "Torre Mangia.Re". Ingresso libero. In saecula saeculorum , testi di Andrea Furbini e Claudio Fois: canzoni, poesie, sonetti e monologhi in dialetto romanesco con la Compagnia Innocenti Evasioni alle 18 - ingresso gratuito - nell'Auditorium Santa Chiara in via Caterina Troiani 90. I film al Grauco , via Perugia 4: oggi dalle 17.30 "Asterix e i Vichinghi" di Stephan Fjeldmark e J. Moeller, "L'accompagnatrice" di Claude Miller, "La voltapagine" di Denis Dercourt ; domani dalle 19 "Los siete locos" di Leopoldo Torre Nilsson, "La historia de Rosa" di Florence Jaugey, "La flor mas linda de mi querer" di Alessandro Angelini. Toni Maraini e Francesco Zardo presentano, domani alle 18 a Odradek la libreria, via dei Banchi Vecchi 57, Melanconia animale di Piera Mattei (Manni Editore). Presentazione del libro Architetture di pace, ospedali di guerra domani alle 18.30 alla Facoltà di Architettura di Valle Giulia, via A. Gramsci: il volume prende in esame tutti gli ospedali di Emergency da un punto di vista architettonico; con la testimonianza dell'architetto Raul Pantaleo. Obiettivi sul lavoro è un concorso per audiovisivi dedicato a chi racconta il lavoro precario attraverso film fiction e documentari. Domani alle 18 nella sala Ilaria Alpi, via dei Monti di Pietralata 16, presentazione del concorso; saranno presenti i registi Paolo Virzì e Carlo Lizzani, il presidente nazionale Arci Paolo Beni, Filomena Trizio, segretaria generale del Nidil-Cgil, e Greta Barbolini, presidente nazionale Ucca. Al termine, verrà proiettato il film di Paolo Virzì "Tutta la vita davanti", sulla condizione di vita e di lavoro di tanti giovani precari. Sopralluoghi in Palestina - Fotogrammi di un conflitto per comprendere le origini e le evoluzioni del conflitto tra palestinesi e israeliani: la storia, i popoli (profughi, coloni, nuovi immigrati), il territorio, i muri, la propaganda e le forme di resistenza. Le proiezioni, in lingua originale e sottotitolate in italiano, saranno accompagnate da strumenti di approfondimento - mostre fotografiche, suggerimenti di lettura, materiale informativo - sui temi trattati. Ogni lunedì di maggio, due proiezioni, alle 20.30 e alle 22.30. Ingresso libero, alla libreria Caffè Flexi, via Clementina 9, info: www.libreriaflexi.it. Domani "The Inner Tour" di Ra'anan Alexandrovich. Albano Laziale (Rm) Dalle 15 ai giardinetti di Villa Ferraioli giornata di discussione e informazione dopo l'esito negativo della Valutazione Impatto Ambientale (Via) al progetto di inceneritore targato Cerroni-Mattei-Ama-Acea . Mostre e stand, 1° tavolo "Politica dei rifiuti e alternative all'incenerimento", 2° tavolo "Piani regolatori e urbanistica d'assalto ai Castelli Romani", 3° tavolo "Acque potabili e collasso idrogeologico nel territorio". Dalle 20 punto gastronomico, proiezioni di filmati e sound system. Firenze All'Associazione culturale Dea-Didattica Espressione Ambiente, borgo Pinti 42r, alle 21 il film La Via Lattea di Luis Buñuel, ingresso gratuito. Pisa L'attore Mario Spallino propone il suo nuovo spettacolo StupidoRisiko - una geografia di guerra per valorizzare e divulgare l'impegno di Emergency contro la guerra. Il racconto parte dalla Prima Guerra Mondiale e arriva alle guerre dei giorni nostri, attraverso episodi, tutti storicamente documentati, emblematici della guerra. Essi si susseguono in modo cronologico e sono intervallati dalla storia di uno strano marine, che parla toscano, e che rappresenta il soldato di oggi. Domani al cinema Lumière, vicolo del Tidi 6, lungarno Pacinotti, alle 21. Bologna Ad un anno dalla scomparsa di Dodi, il Circolo Iqbal Masih dedica alcune iniziative al tema che più di ogni altro ha caratterizzato il suo impegno fuori e dentro il Circolo, e cioè il tema della repressione e del carcere e della solidarietà. La prima giornata domani in via della Barca 24/3 con Siamo nati per il sole che sorge non per quello che tramonta , documentario sul processo in corso a Milano e relativo agli arresti del 12 febbraio 2007 subiti da compagne e compagni con l'operazione denominata "Tramonto". Il contributo è basato sulla testimonianza di uno degli avvocati difensori. Si inizia alle 19 con il buffet di autofinanziamento. E oggi, alle 22, "Il cinema del Ciccio", selezione di proiezioni. Casalecchio (Bo) Domani alle 10 alla Casa della Conoscenza, in via Porrettana 360, la conferenza Educhiamo al rispetto - L'omofobia a scuola , promossa dal Comitato Bologna Pride. La conferenza mira a sensibilizzare insegnanti, studenti e chiunque operi in un contesto educativo, sulla necessità di costruire un ambiente scolastico accogliente e inclusivo anche per gli adolescenti omosessuali e sul bisogno di educare l'intera comunità scolastica al superamento di pregiudizi e di atteggiamenti discriminatori o di bullismo fondati sull'omofobia. Intervengono: il sociologo Raffaele Lelleri; Luca Pietrantoni, psicologo; Gabriele Prati, psicologo; la sociologa Elena Buccoliero; lo studente Gianlorenzo Spisso; Flavia Madaschi, referente dell'Agedo (Associazione Genitori parenti amici Di persone Omosessuali); il sindaco Simone Gamberini; Milli Virgilio, assessora alla Scuola del Comune di Bologna; Paolo Rebaudengo, assessore provinciale alla Scuola. Parma Tutti i lunedì di maggio alle 21 la chiesa di Santa Cristina, strada Repubblica 23, ospiterà le proiezioni dei video della rassegna "Sulla strada", organizzata dall'Associazione Le Giraffe in collaborazione con Rete dormire fuori, nell'ambito del progetto "Per un accoglienza possibile" sostenuto da Forum Solidarietà. Ingresso libero. Domani Schiuma (una storia vera) . Forlimpopoli (Fc) Il ristorante "Casa Artusi", via Costa 31, organizza domani una cena per Emergency . Parte del ricavato sarà destinato ai progetti in Sudan. Prima della cena presentazione e testimonianza dell'esperienza di Emergency a Kartoum. Rovereto (Tn) Il videoforum In difesa dei diritti domani alle 20.30 al Centro di educazione alla Pace, sala video, via Vicenza 5: si parlerà del Tibet con la proiezione e il commento dei documentari "Satya. Una preghiera per il nemico" e "Fuga attraverso l'Himalaya" dall'archivio di Religion Today Filmfestival. Mezzolombardo (Tn) Atas Cultura e il Forum Trentino per la Pace e i diritti umani presentano le Giornate di pace e diritti umani . Domani alle 20.45 al Circolo culturale 78 in via Roma 13 con lo scrittore e uomo di pace Bozidar Stanisic, da lunghi anni presenza attiva sul fronte dei diritti umani in Bosnia e in Italia. Milano Al Legend 54 in via Enrico Fermi 2, superstrada Milano-Meda, Parco Nord, dalle 21 Agrado in concerto . L'intero ricavato della serata sarà devoluto a Emergency a sostegno del Centro pediatrico di Mayo in Sudan; ingresso con offerta minima di 5 euro. Banchetto informativo e di raccolta fondi. Caritas, Amnesty International e Popoli organizzano domani alle 18 alla Fondazione culturale San Fedele, sala della Trasfigurazione, piazza San Fedele 4, Dov'è mio figlio? La problematica dei bambini scomparsi in Salvador . Con Massimo De Giuseppe, esperto di storia latino-americana; Mario Sánchez, direttore di Pro-Búsqueda, Associazione fondata nel 1994 dal gesuita Jon Cortina, che raggruppa famiglie salvadoregne che durante la guerra civile (1980-1992) hanno subito la scomparsa forzata di figli o nipoti e che si stanno impegnando per ritrovarli (si tratta di bambini rapiti con la forza o sopravvissuti a massacri di civili e poi inseriti nel traffico di minori, dati in adozione con documenti falsi - spesso ai militari - o affidati clandestinamente a orfanotrofi e mai più tornati a casa; Carmen Lombardo, rapita dai militari nel 1981, data in adozione in Italia, "ritrovata" da Pro-Búsqueda. Domani alle 21 alla Cooperativa Barona-Satta in via Modica 6, proiezione del film-video Antonio Bozzetti - Milano, la vita e il sogno di Antonio Grazioli con la partecipazione di Antonio Bozzetti, il griot senegalese Mohamed Ba e Massimo de Vita, regista ed attore. Per "Cinema in Cascina Cuccagna", domani alle 21.15 in vicolo Cuccagna 2 proiezione del film Romanzo popolare di Mario Monicelli, ingresso gratuito. Al Circolo Familiare di Unità Proletaria di viale Monza 140 domani, per il ciclo "A mezzanotte circa", il film Ascensore per il patibolo di Louis Malle, ingresso libero. Bread and Roses è il film domani alle 20.30 a Punto Rosso, via G. Pepe 14, per la rassegna "La conoscenza attraverso il cinema". Festa del 39° anniversario di Comuna Baires domani alle 20 in via Parenzo 7, coordina Renzo Casali, scrittore, drammaturgo, regista della Comuna. Incontro con gli autori del Circolo Pickwick, presentazione del romanzo "Acrux" di Renzo Casali, (Editori della Peste), dei libri Editori della Peste e delle riviste "Teatro 07" e "Circolo Pickwick". Santena (To) Una pizza per Emergency : domani presso la pizzeria Drago Verde serata in cui parte del ricavato sarà devoluto a Emergency per sostenere il Centro di cardiochirurgia Salam a Khartoum. Prenotazioni al numero 0119454090, info: 3495873401. Verbania Il Consiglio comunale dei ragazzi celebra dieci anni di vita e festeggia la ricorrenza con un'iniziativa promossa da Comune e Cooperativa la Coccinella, con la collaborazione di venti Associazioni di volontariato, da domani al 17 maggio nel parco di Villa Maioni attorno alla Biblioteca civica. Qui sarà allestito un Villaggio Globale aperto a giovani e adulti che avrà come tema i diritti umani e la cooperazione tra nord e sud del mondo. Emergency sarà presente con uno stand "Ospedale" al cui interno sarà allestita la mostra "Prima le donne e i bambini" e materiale di documentazione. 04/05/2008.

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Il reverendo Jeremiah Wright ha un'idea molto cupa dell'America in cui vive, e le parole c (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 04-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

He pronuncia rischiano di esser letali per Barack Obama, il senatore nero dell'Illinois che aspira alla Casa Bianca. Forse metterà addirittura fine al suo sogno. Ma quello che il pastore nero di Chicago sta dicendo in questi giorni, e che tanta angoscia suscita in Obama, conviene ascoltarlo attentamente: la storia che narra, sulla Chiesa nera e la questione razziale, è di massima importanza anche per l'Europa e l'Italia. Nessuno Stato europeo lo confessa a se stesso, ma anche le nostre nazioni stanno diventando multietniche, minacciate dalla questione razziale che torna a struggere l'America. Si possono erigere barriere, si possono istituire guardie cittadine che al posto dello Stato repubblicano assicurano pulizie etniche nei quartieri (le destre parlano di ronde, le sinistre di sentinelle), ma la realtà non per questo svanirà e la realtà è ormai fatta di più appartenenze, più frammenti di culture, religioni: irreversibilmente. Con questi frammenti le democrazie possono negoziare convivenze basate sul rispetto e la legge comune oppure possono entrare in conflitto anche violento. Le elezioni Usa sono cruciali perché di questo si discute: di odii acquattati negli interstizi del Paese. Di un razzismo che per gli americani è come la pornografia, scrive Bob Herbert sul New York Times: tutti la denunciano, pochi le resistono. Razza e scontro civile sono ottimo combustibile nelle campagne elettorali, così come la sicurezza e lo straniero sono stati ottimi combustibili nel voto italiano. Oltre che pornografiche, scrive Herbert, queste ossessioni sviano l'attenzione da quel che conta: le guerre fallimentari in Iraq e Afghanistan, il clima, l'economia. Sconnettono più che mai la fantasia e gli spaventi dalla realtà. Bloccano la conversazione post-razziale che Obama invoca fra neri e bianchi. Una delle cose fondamentali che ha detto il reverendo concerne quella che ha chiamato, in due interviste del 25 e 28 aprile, Chiesa invisibile. Quando i cittadini d'una nazione non vogliono vedere la realtà, quando immaginano soluzioni semplici e la complessità diviene loro insopportabile, quando nascondono a se stessi le proprie responsabilità, il rancore e il risentimento dei discriminati e degli ultimi si rifugia in luoghi che si estraniano dalla pòlis, facendosi invisibili: opachi a chi non vuol capire, correggere. Opachi specialmente a chi per mestiere dovrebbe esplorare l'inesplorato: stampa, televisione. La Chiesa nera invece di esser esplorata è divenuta Chiesa Invisibile: scuro monolito, impaurente. L'invisibilità offre scudi e lance, offre covi più che luoghi d'incontro. L'Islam integralista in Francia è cresciuto in scantinati adibiti al culto, non nelle moschee visibili dove aleggiano forse pensieri ostili ma almeno c'è luce. In Europa e Italia pensiamo di tenere a bada i risentimenti dell'Islam, vietandogli le moschee come a Bologna. Più le vietiamo, più l'Islam europeo si trasformerà, anch'esso, in Chiesa Invisibile. Il reverendo Wright provoca pericolosamente, con gesti trasgressivi che rovinano la trasgressione sostanziale di Obama. Difende le parole antisemite dette vent'anni fa da Farrakhan, leader nero della Nazione dell'Islam. Sostiene che l'Aids fu inoculato negli afro-americani per sfinirli. Afferma che i governi Usa si sono tirati addosso, con azioni terroriste, l'11 settembre. In un primo tempo Obama ha respinto questi estremismi, senza però demonizzare il reverendo ma cercando di convincere chi lo segue ad avere una visione dell'America meno maledicente, soprattutto meno statica. È accaduto in uno dei più memorabili discorsi, quello di Filadelfia del 18 marzo. È stato il momento in cui il candidato era più forte: lo era perché oltrepassava l'ossessione dei mezzi di comunicazione sui gesti provocatori di Wright, non sminuendoli ma narrandone le sorgenti. Disse cose essenziali: che il conflitto razziale veniva esagerato da Wright, ma esisteva. Che la rabbia non risolve alcunché ma esiste, va indagata. Che il rancore nero spiega l'alienazione risentita di tanti bianchi americani, e che anch'essa va capita, resa visibile. Che per risolvere i conflitti occorre complicare e non semplificare, negandoli: "La rabbia non sempre è produttiva; anzi, fin troppo spesso distoglie l'attenzione dalla risoluzione dei problemi reali; ci impedisce di guardare in faccia le nostre responsabilità per la condizione in cui ci troviamo e impedisce alla comunità afro-americana di stringere quelle alleanze di cui ha bisogno per produrre un cambiamento reale. Ma la rabbia è reale; è molto forte; e limitarsi a desiderare che scompaia, condannarla senza comprenderne le radici serve soltanto ad approfondire il solco di incomprensione tra le razze". Un'altra verità messa in luce da Wright è che nella cultura americana esiste una tradizione nera, affatto diversa da quella europea e bianca. Può dar fastidio, ma tale è la realtà. È vero che le società democratiche sono oggi frantumate, in America come in Europa e Italia, e che alla frantumazione si può rispondere in due modi: immaginando omogeneità inesistenti o accettando la varietà. Una varietà che il reverendo descrive con un'immagine bella: Dio ha creato gli uomini diversi, "come fiocchi di neve". La musica nera, il vivere nero: c'è dell'Africa in questo e Obama è anche questo. La sua scommessa è di superare la divisione, di render visibile non solo quel che è relegato nell'invisibile - ignorato, sprezzato - ma anche quel che ha permesso a un nero di aspirare alla Presidenza. È il tentativo di trasformare gli Stati Uniti in un'"Unione più stretta", ha detto a Filadelfia. È straordinario come certe parole trovino eco negli stati europei. Anch'essi si ripromettono un'Unione sempre più stretta. Anche nelle nostre nazioni urge un'unione più stretta, che eviti ingiustizie, divisioni, conflitti. Negare la diversità e le radici sociali dei conflitti può aiutare, nelle elezioni. Ma trasforma ciascuno di noi in uomini senza occhi, sconnessi dalla realtà (l'accusa più frequente a Bush è di essere incurious). Genera paura: utile ai demagoghi, non ai riformatori. Il momento più debole della campagna di Obama è venuto dopo Filadelfia, la scorsa settimana, quando ha dovuto rompere brutalmente con il reverendo. Ha dovuto farlo perché attanagliato da una stampa che s'è gettata su Wright come se in lui fosse il demoniaco della campagna. La semplificazione ha vinto, come in Italia, sul complicato e il reale. È una semplificazione faziosa, inoltre. L'eccitazione contro il reverendo non ha mai colpito gli evangelicali che hanno sostenuto i fallimenti di Bush. Il pastore più vicino a McCain è John Hagee, e le sue parole sono ancora più incendiarie di quelle di Wright. Hagee è convinto che l'uragano Katrina s'è giustamente abbattuto su New Orleans perché la città era, come Gomorra, preda del peccato e dei gay. Sostiene la necessità di un grande Israele, perché lì tornerà Gesù. Chiama la Chiesa cattolica "grande prostituta di Babilonia". Razzismo, guerra ai diversi, odio dello straniero: questi gli ingredienti delle sue prediche. Ma nessuno, nella stampa mondiale, si sogna di connetterli a Bush e McCain. Le destre in Italia e America son convinte di fare battaglie minoritarie: una specie di '68 di destra, contro immaginari establishment di sinistra. In realtà hanno il pieno dominio, e con tanti media complici sognano di assediare tale establishment. Per questo è così importante sapere se Obama, nonostante l'assedio, continuerà a parlare della realtà, trasportando chiese e rancori dall'invisibile al visibile. Chi è visibile impara a sentirsi imputabile, non impunito. Apprende a vivere in un mondo non statico ma in movimento, che si può cambiare e che ci cambia.

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Mannheimer "Un italiano su tre non ama gli ebrei" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 04-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Un italiano su tre non ama gli ebrei. Uno su quattro, addirittura, non li ritiene neppure "italiani fino in fondo". L'orrore della Shoah, dunque, non ha demolito per sempre l'antisemitismo. In parte, era solo dormiente. Lo dicono le polemiche conseguenti l'invito di Israele alla Fiera del Libro che si apre a Torino giovedì e lo confermano i dati raccolti dall'Ispo di Renato Mannheimer che ha svolto un sondaggio per conto dell'associazione "Monferrato Cult", organizzatrice, per il terzo anno, di "Oyoyoy!", ovvero "il festival di cultura ebraica". Ma bisogna intendersi bene: non è, questo, il contesto in cui domina l'ebraismo nelle varie espressioni dell'arte, della letteratura, della musica e così via. Non è così. Lo dice bene Antonio Monaco, presidente di Monferrato Cult: "Il Festival vuole identificare nell'ebraismo una delle radici culturali del nostro Paese in grado di dialogare con le idee proposte da altre religioni e visioni etiche". L'ebraismo, dunque, come metodo per trovare un punto di condivisione. È l'obbiettivo più volte sottolineato anche da Elio Carmi, uno dei fondatori di Monferrato Cult. Partire da una fotografia oggettiva riprodotta da una fonte autorevole quale è Mannheimer non può che aiutare a compiere il cammino già intrapreso nel 2006. Oggi alle 17 i risultati del sondaggio, già divulgati da diverse agenzie, saranno commentati dallo stesso Mannheimer, ospite nella sinagoga casalese per l'evento che apre ufficialmente "Oyoyoy!". Lo studio, svolto su un campione di mille persone, non riguarda solo gli ebrei, ma anche altri stranieri. Emerge, ad esempio, che l'etnia meno simpatica agli italiani è rappresentata dagli zingari: così la pensa l'81%, il 6% li accetta, il 13% non sa. Al secondo livello di antipatia ci sono gli albanesi (non piacciono al 74%, sì all'11%, neurale il 15%). E pensare che proprio all'Albania il festival Oyoyoy dedica un paio di eventi pregnanti, sabato 24 maggio: un incontro tra la comunità albanese, che da un paio di decenni si è stabilita nel Monferrato, e le massime autorità locali e il concerto della Fanfara Tirana, il più noto gruppo di musica etnica. Al terzo posto, per antipatia, sono i romeni (a loro è ostile il 64%, favorevole il 20%, e il 16% si astiene). Subito dopo, si collocano in negativo gli arabi in modo generico (61% contrari, 20% favorevoli, 19% neutrali), seguiti dai cinesi (no il 49%, sì il 35% e indifferente il 16%). Ribaltando la graduatoria, i più simpatici risultano i filippini (51% a favore, 28% contrari, 21% neutrale), i senegalesi (46% sì, 34% no, 20% non so). Gli ebrei, poi, godono di un 42% di persone loro favorevoli, a fronte di un 32% di ostili, mentre il 26% è indifferente. Mannheimer ha distinto fra tre tipi di antisemitismo: quello "classico" (10%) di natura religiosa, quello "moderno" (11%) più xenofobo, quello "contingente" (11%) spesso legato al giudizio su Israele. C'è poi un 11% animato da antisemitismo puro. L'analisi delle risposte fornisce anche indicazioni sul modello della persona antisemita: prevalentemente maschio, tra i 50 e i 60 anni, lavoratore autonomo e, aspetto che ha sorpreso, si dichiara più di sinistra o laico. In ogni caso, la maggioranza ha comunque condannato il rogo delle bandiere con la stella di Davide e si è schierata a favore dell'invito di Israele alla Fiera del Libro. Laddove, oyoyoy!, la politica non riesce a far tacere l'odio, possano la letteratura, l'arte, la musica e lo stare insieme a tavola.

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Israele, anni in più e ebrei in meno (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 05-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'aliyah ("la risalita") si inceppa: l'anno scorso solo 20mila immigrati, mai così pochi da vent'anni Israele, anni in più e ebrei in meno Dopo 60 anni Nonostante gli aiuti rallenta il flusso di nuovi israeliani. L'Agenzia ebraica: "Segnale di allarme" Michelangelo Cocco Tasja Villegas non ha ancora deciso in quale città cercare casa, ma tra qualche settimana dovrà abbandonare i viali alberati e la quiete di Ra'anana e trovarsi una sistemazione definitiva nello stato che l'ha accolta a braccia aperte, Israele. Villegas, una 28enne col capo avvolto in un fazzoletto scuro e la gonna lunga tipica delle ortodosse, ha compiuto l'aliyah (risalita), il ritorno alla Eretz Yisra'el biblica, alla vigilia del 60° anniversario della fondazione d'Israele. La giovane si è lasciata alle spalle la piccola comunità ebraica di Copenaghen (circa 2.000 membri) "nella quale non c'è nemmeno un ristorante e soltanto un negozio di prodotti della nostra tradizione" ed è approdata nel centro di assorbimento della cittadina costiera d'Israele dove, come gli altri 360 ospiti, ha avuto a disposizione sei mesi per ambientarsi nella nuova realtà. "In Danimarca l'antisemitismo, da parte degli arabi, sta crescendo", sostiene spingendo verso l'ingresso di una delle due ali di appartamenti immersi nel verde la culla del suo piccolo sabra nato in Israele. Come per migliaia di altri cittadini il viaggio di Villegas è iniziato grazie a uno shaliach, un emissario dell'Agenzia ebraica (Jafi) che l'ha aiutata a sbrigare tutte le pratiche d'immigrazione. La Jafi ha pagato il biglietto aereo per lei e suo marito e le ha fornito un appartamento a prezzo politico, oltre al corso intensivo di ebraico (cinque ore al giorno per sei giorni alla settimana) e al nido gratuiti, più il "basket d'assorbimento", una sorta di sussidio di disoccupazione in attesa che - con l'aiuto di volontari che le spiegheranno come compilare curriculum - trovi un lavoro. "Il centro d'assorbimento garantisce un atterraggio morbido in Israele, perché ognuno ha una personalità diversa ed esigenze differenti - assicura Ruth Berkovich, direttrice della struttura di Ra'anana, una delle 35 sparse per il Paese gestite dalla Jafi -. In questo momento abbiamo gente di 26 paesi e 11 lingue: l'apprendimento dell'ebraico rappresenta il primo ostacolo da superare". Nel 1950 il parlamento israeliano varò la legge del ritorno: "Ogni ebreo ha il diritto di venire in questo paese come un Oleh" (colui che ha compiuto l'aliyah, ndr), proclama il primo articolo della norma che ha dato la cittadinanza a milioni d'immigrati, tra cui anche sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti. L'Agenzia ebraica si vanta di aver portato in Israele oltre tre milioni di persone. "Affinché Israele sopravviva e fiorisca come una società ebraica e democratica, l'aliyah resta un imperativo. Israele deve diventare la casa per un maggior numero di ebrei", afferma la Jafi nel suo sito internet. Dalla fine di quella che Israele chiama Guerra d'indipendenza e che per i palestinesi rappresentò la Nakba - la distruzione di circa 400 villaggi e l'esodo di oltre 750mila persone che divennero profughi - lo Stato ebraico ha sistematicamente negato il diritto al ritorno dei palestinesi che - hanno sostenuto tutti i governi di Tel Aviv - comporterebbe la fine dello Stato ebraico. La risoluzione 194 delle Nazioni Unite, varata l'11 dicembre del 1948, quando il conflitto tra gli eserciti arabi e le Tsahal israeliane era ancora in corso "stabilisce che ai rifugiati che vogliono tornare alle loro case e vivere in pace coi loro vicini dovrebbe essere permesso di farlo al più presto possibile e che dovrebbe essere pagata una compensazione per la proprietà di coloro che scelgono di non ritornare". Le politiche demografiche - principale oggetto dello scontro coi palestinesi, assieme al possesso della terra - sono da sempre un'ossessione dello Stato ebraico. Qualcosa però ultimamente s'è inceppato nell'organizzazione che già Theodor Hertzl, l'ideologo del sionismo moderno, ne "Lo Stato ebraico" aveva tratteggiato come la "Society of jews" e che è stata il motore dell'immigrazione ebraica in Palestina. L'agenzia ebraica, operante già durante il mandato britannico sulla Palestina (1920-1948) come governo di fatto del movimento sionista e strumento della colonizzazione della Palestina, a fine marzo ha annunciato la prossima chiusura del suo storico Dipartimento per l'immigrazione e l'assorbimento, come parte di un radicale piano di ristrutturazione. Quando ciò avverrà, la Jafi, di fatto, ammainerà quella che per decenni è stata la sua bandiera. Nel 2007 meno di 20mila persone (6% in meno rispetto all'anno precedente) sono immigrate nello Stato ebraico, la cifra più bassa dal 1989. Le stime per quest'anno parlano di un ulteriore calo, con 15mila nuovi arrivi previsti. Il ministro dell'assorbimento, Jacob Edery, ha dichiarato: "La diminuzione nell'aliyah dovrebbe rappresentare un campanello d'allarme per tutti noi. Dobbiamo fare tutto il possibile per aumentarla, in modo da immettere vita nell'impresa sionista che è così importante per la storia dello Stato". "I problemi per gli ebrei nel mondo stanno diminuendo - commenta Berkovich mentre mostra come sia facile, attraverso una sola rampa di scale, accedere alle classi dalle stanze del centro d'assorbimento - e comunque l'immigrazione ha sempre avuto dei cicli: ora, ad esempio, arrivano dalla Francia, dove c'è una recrudescenza di antisemitismo". Impietosa l'analisi dell'Agenzia globale di notizie del popolo ebraico (Jta): "Il cuore del problema è che l'immigrazione per necessità si è in gran parte esaurita - ha scritto Dina Kraft -. Gli ebrei del mondo arabo sono scappati in Israele negli anni '50, i russi si sono ammassati negli anni '90 e gli etiopi sono arrivati nel corso degli ultimi 25 anni". "Ci sono ebrei in Occidente che vivono in maniera comoda in paesi pluralistici che danno loro opportunità economiche e sociali mai sperimentate e li lasciano praticare le loro tradizioni", ha spiegato alla Jta Uzi Rebhun, demografo presso l'Istituto di ebraismo contemporaneo all'Università ebraica di Gerusalemme. Ma la Jafi è sotto attacco anche da parte di gruppi privati che - come ha scritto Anshel Pfeffer in un'inchiesta sul quotidiano Ha'aretz - "stanno portando migliaia d'immigrati in Israele, incrinandone il decennale monopolio dell'Agenzia. E i donatori americani stanno premendo per ampie riforme nella sua gestione". "Le organizzazioni private statunitensi non possono essere paragonate alla Jafi - s'inalbera Berkovich a una richiesta di chiarimenti sull'argomento - perché lavorano solo negli Usa e per convincere gli ebrei a immigrare danno loro solo un sacco di soldi, non le informazioni, la consapevolezza che forniamo noi". "Nonostante la missione fondante del Paese - ha detto Rebhun - 60 anni dopo la fondazione dello Stato, poco più della metà degli ebrei vive ancora fuori da Israele", dove gli ultimi dati dell'Ufficio centrale di statistica hanno registrato 5.349.600 cittadini ebrei. Ma l'Agenzia ebraica sta già preparando le contromosse. Educare gli ebrei della Diaspora con corsi di formazione capaci di "costruire" un legame con Israele tale da invogliarli a immigrare, ma anche soluzioni più radicali, come visti d'ingresso speciali per chi vuole "esplorare" l'idea dell'aliyah vivendo in Israele per alcuni mesi. Oppure "l'aliyah flessibile", con la quale l'immigrato può dividere il proprio tempo tra Israele e la Diaspora. Magari lavorando a New York e pregando a Gerusalemme.

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Sul corteo la sinistra si spacca il pdci si organizza, il prc non va (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 05-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina III - Torino Il caso La manifestazione del 10 maggio contro la dedica della kermesse a Israele Sul corteo la sinistra si spacca Il Pdci si organizza, il Prc non va Non si sana la frattura dopo lo stop di Bertinotti al boicottaggio La manifestazione del 10 maggio prossimo per boicottare la Fiera del Libro di Torino divide l'ormai ex Sinistra arcobaleno. Va detto che fin dai mesi scorsi, ben prima dunque del risultato elettorale, Comunisti italiani e Rifondazione si erano trovati su sponde opposte. Il partito di Diliberto, per iniziativa del segretario provinciale Vincenzo Chieppa, aveva promosso il boicottaggio della Fiera "e forse - commentava ieri un esponente di Rifondazione - questo è uno dei motivi per cui a Torino il risultato elettorale è stato largamente al di sotto delle aspettative". L'idea di boicottare il principale appuntamento dell'editoria italiana era stata duramente criticata dall'allora presidente della Camera, Fausto Bertinotti che per aver annunciato la sua partecipazione ai dibattiti previsti nei padiglioni del Lingotto, è stato pesantemente contestato, il Primo Maggio, dai centri sociali torinesi. Con queste premesse è logico che sabato i Comunisti italiani siano tra i promotori della manifestazione del boicottaggio e che invece Rifondazione decida di non aderire. "Non condividiamo gli obiettivi di chi organizza il corteo - spiega il segretario provinciale del Prc, Gianni Favaro - perché non pensiamo che il boicottaggio di una iniziativa culturale serva alla causa palestinese". Di parere diametralmente opposto i Comunisti italiani che ieri hanno fatto circolare tra i militanti un sms particolarmente chiaro sulla posizione del partito: "Israele non è un ospite! Palestina libera! Sabato 10 maggio, ore 13,30 corteo. Appuntamento di tutto il partito in corso Marconi al furgone e allo striscione della federazione. Aiutate a costruire un pezzo di corteo numerosissimo così come è stato per il Primo Maggio. Contattate fin da subito i vostri iscritti, gli amici, i simpatizzanti. Facciamo crescere la mobilitazione, martedì sarà pronto il volantino". Finora l'unica voce di dissenso all'interno del Pdci è quella del consigliere regionale Luca Robotti: "Considero una grande vergogna la cagnara montata sul boicottaggio della Fiera del libro - dice Robotti - e mi batterò contro coloro che alimentano una cultura dell'intolleranza e dell'odio che non appartiene alla sinistra e tantomeno a chi si richiama, maldestramente, alla storia del partito Comunista italiano". (p. g.).

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Olmert sotto inchiesta ora il governo vacilla - fabio scuto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 05-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Per finanziamenti occulti, la segretaria agli arresti Olmert sotto inchiesta ora il governo vacilla La maggioranza perde colpi: ieri tre deputati sono passati all'opposizione FABIO SCUTO dal nostro inviato GERUSALEMME ? Il premier Ehud Olmert è di nuovo nella bufera. Ieri ha voluto tranquillizzare gli israeliani assicurando di essere in grado di espletare al meglio le sue funzioni di primo ministro, ma lo scandalo che lo vede coinvolto potrebbe far saltare il suo governo e portare il Paese verso elezioni anticipate. "Siamo forse al colpo finale", titolava ieri Maariv, uno dei quotidiani più letti in Israele. La polizia sta indagando nella massima segretezza su dei finanziamenti occulti ricevuti da Olmert da un magnate americano prima della sua nomina a primo ministro. Venerdì scorso il primo premier è stato interrogato dalla polizia nella sua residenza di Gerusalemme e dovrà entro questo mese rispondere ancora una volta alle domande degli inquirenti. La polizia preme anche sulla ex responsabile della sua segreteria, Shula Zaken. Da quasi una settimana agli arresti domiciliari, ieri è stata interrogata per sei ore. Ma la donna, ritenuta persona di massima fiducia del premier, è rimasta in silenzio. Questo è il quarto scandalo che coinvolge il leader di Kadima: gli altri casi ancora sotto indagine riguardano transazioni fraudolente di immobili. In risposta ai titoli di prima pagina di tutti i giornali che ipotizzano come vicina la caduta del suo governo, Olmert ha assicurato che nella sostanza nulla è cambiato: sabato sera ha ricevuto il Segretario di Stato statunitense Condoleezza Rice; ieri ha presieduto la seduta settimanale del consiglio dei ministri, ma ha annullato un incontro previsto con la stampa estera; e oggi sarà a colloquio con il presidente palestinese Abu Mazen. Anche se il segretario di Stato Usa ha preferito definire "questioni israeliane interne" le nuove traversie di Olmert, l'allarme della Rice è chiaramente percepibile: rappresentano un elemento di forte disturbo per i progetti dell'Amministrazione Bush di raggiungere entro il 2008 una intesa definitiva israelo - palestinese. A Ramallah il capo della diplomazia americana ieri ha incontrato Abu Mazen. Ma è evidente che le preoccupazioni maggiori per gli Stati Uniti derivano dalla debolezza politica di Olmert, la cui coalizione governativa si è ridotta ieri ad appena 64 deputati su 120, dopo la defezione di tre deputati del Partito dei Pensionati. E un sondaggio rivela che se si andasse a elezioni anticipate il Likud di Bibi Netanyahu ne uscirebbe vincente, a scapito di Kadima e del Partito laburista.

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Su cosa giura Bossi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 05-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Su cosa giura Bossi Gianfranco Pasquino Segue dalla Prima Ma è altrettanto giusto richiamare i ministri e tutte le autorità di governo a comportamenti consoni con l'importanza della loro carica e coerenti con i dettami della Costituzione. Non ho nessun dubbio che, senza clamore, ma con chiarezza e intransigenza, il Presidente Napolitano, che nelle molte cariche di rilievo istituzionali da lui ricoperte ha sempre dimostrato assoluta correttezza politica, ricorderà questi elementari, ma essenziali, principi sia al Primo ministro che ai ministri da lui scelti. Qualcuno sostiene che, a fronte delle "sparate" della Lega e, in special modo, del suo capo Umberto Bossi, ma anche di troppi altri principali esponenti del centro-destra, abbiamo troppo spesso abbassato la guardia e lasciato correre con la conseguenza che l'opinione pubblica vi si è quasi assuefatta. All'estero, invece, continuano a stupirsi delle tiepide reazioni italiane nei confronti delle affermazioni e dei comportamenti di alcuni politici del centro-destra e guardano alla politica del nostro paese con incuriosita preoccupazione. Naturalmente, noi ne sappiamo di più. Vale a dire che possiamo sostenere che quelle della Lega sono frasi esagerate alle quali, almeno finora, non hanno fatto seguito comportamenti reprensibili e pericolosi. I passamontagna sono rimasti nei cassetti e i trecentomila fucili probabilmente non si trovano neppure in tutte le armerie della Padania. Quelli della Lega sono talvolta discorsi da osteria, ma oppure, forse perché in quelle osterie padane si fa politica anche in questo modo. E' poi vero che diventati Ministri, gli esponenti della Lega hanno esercitato il loro mandato, più o meno efficacemente, secondo gli orientamenti e attuando le politiche della coalizione di cui fanno parte. Siamo, dunque, di fronte ad una semplice, seppur deplorevole, doppiezza della Lega: smodati in piazza, moderati al governo? Dovremmo allora continuare a lasciare che quelle parole volino e a concentrare l'attenzione esclusivamente sui comportamenti? Non dovremmo, piuttosto, attrezzarci per contrastare dall'opposizione affermazioni pesanti e sconcertanti che si collocano tra propaganda e provocazione? Per quanto tardiva, la battaglia per un linguaggio politico rispettoso degli avversari politici, interni e esterni, senza discriminazioni "di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" (art. 3 della Costituzione), mi pare doverosa. Sarebbe anche il caso che anche il centro-sinistra, non soltanto perché e quando si trova all'opposizione, tentasse da subito di ristabilire alcuni criteri di comportamenti anche politicamente corretti e di dichiarazioni, al contrario, politicamente inaccettabili, e eventualmente li applicasse anche a coloro che si muovono scompostamente nei suoi dintorni, a cominciare da coloro che, con scarsissima immaginazione, non trovano di meglio che bruciare le bandiere degli USA e di Israele. Se vuole avere successo, la battaglia per una politica verbale decente non dovrebbe essere di una sola parte, partigiana. Anzi, sarebbe utile e appropriato se il prossimo Primo Ministro (unitamente ai Presidenti di Senato e Camera) si unisse a questa battaglia e smettesse di minimizzare la portata e l'impatto di ogni e di tutte le dichiarazioni truculente, ma le condannasse fermamente e le impedisse. Magari è comunque poco, ma la riforma della politica passa anche, ovviamente non soltanto, di qui.

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Ciao Sbancor, maestro profetico di controinformazione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 05-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del WEB È morto a 57 anni l'analista finanziario che in Rete spiegava meccanismi e scenari della globalizzazione Ciao Sbancor, maestro profetico di controinformazione di Giuseppe Genna L'intelligenza che interveniva in Rete con lo pseudonimo Sbancor, il 9 aprile scorso, aveva lanciato nel Web questa analisi, che vale una profezia: "Al mondo non si è mai vista una nuova egemonia economica che non fosse anche egemonia politica e militare. Questo vuol dire che, se vi sarà un decoupling, se cioè le economie dei paesi emergenti traineranno l'economia mondiale, dovrà esserci anche un decoupling politico e militare. Gli Usa non hanno nessuna voglia di accettare questa ipotesi. Rinforzano la Nato: sono pronti ad allargarla fino a Georgia e Ucraina. Gli europei, che vedono con terrore i gasdotti che passano sotto la terra ucraina a rischio, se Putin chiude innervosito il rubinetto di Gazprom, lo impediscono". Ed ecco la stoccata finale di una mente dalle forti propensioni narrative: "Particolare significativo: la riunione si teneva nel Castello di Ceausescu a Bucarest. I Vampiri prediligono alcuni luoghi, piuttosto di altri...". Sbancor si riferiva al vertice Nato tenutosi in Romania. Quest'ampiezza di visione, questa profondità di analisi e questa vastità di competenze, questa ironia da romanziere hanno fatto di Sbancor una mitologia della Rete italiana. Ed è un simile patrimonio umano che è venuto a mancare, improvvisamente e tragicamente, a 57 anni. Romano, un passato movimentista a partire dal '68 e per tutti i Settanta, Sbancor era un analista che aveva occupato (e occupava attualmente) ruoli importanti nel mondo della finanza italiana. Spirito imbelle, aveva scelto il suo nom de plume vergando corrosivi elzeviri sull'Espresso, scegliendo la sigla che si opponeva a quella con cui Scalfari interveniva sotto lo pseudo Bancor, diffondendo un verbo liberista scatenato, in connessione con giochi più grandi, a cui l'Italia partecipa come margine dei margini di un Impero mobile. Ovviamente, Sbancor venne bandito dalla sede giornalistica. La dissacrazione delle conquiste e dei diritti civili, alla luce di una complessa dinamica geopolitica e delle indicazioni delle tecnocrazie, il primato indiscusso dell'economia deviante che avrebbe aperto un orizzonte devastante sull'intero pianeta, il crollo di Bretton Woods a vantaggio dell'economia dei derivati e le coerenti trasformazioni della lotta finanziaria in logica di guerra (il cosiddetto paradigma del warfare): questo era l'orizzonte complesso in cui Sbancor si muoveva, fornendo indicazioni precise, geografiche e politiche e temporali, da lasciare sbalorditi. Così lasciò sbalordito il movimento che da Seattle avrebbe condotto a Genova, preconizzando mesi prima, in un leggendario intervento diffuso via Rete, la prospettiva dell'attacco anomalo agli Usa dell'11 settembre e della successiva reazione bellica. Non bastò prevedere con precisione filologica l'evento - Sbancor si spinse nel corso degli anni più avanti. In un intervento su Carmilla, a pochi giorni dal primo lancio di missili Hezbollah su Israele, annunciò che sarebbe scoppiato un conflitto tra Gerusalemme e Beirut. Si può in pratica dire che l'avvento di Sbancor, su siti come Indymedia e Rekombinant e Carmilla, ha mutato il volto della controinformazione in Italia. Prima della sua opera di intervento sempre preciso e anticipatorio, la controinformazione non aveva un padre nobile di sinistra tanto addentro alle questioni tecniche di intelligence, finanza mondiale e geopolitica. Sbancor insegnò come si faceva sul serio controinformazione. Perfino infilandosi nel panorama narrativo, con un romanzo per certi versi sorprendente, American Nightmare (Nuovi Mondi Media), un saggio profetico su quanto sarebbe accaduto a livello globale negli anni a venire, scritto in stile ellroyano. Coltissimo, spesso recensore di romanzi (sempre su Web), Sbancor comprese tra i primi l'emersione della letteratura di genere quale avanguardia di un rinnovamento profondo della nostra narrativa. Prima della sua inattesa scomparsa, stava lavorando a un romanzo-inchiesta sulla strage di piazza Fontana. Il suo marxismo realista, rinnovato secondo prospettive odierne, riusciva a mantenere una carica utopica inscalfibile: "Il movimento è la sottrazione dell'intelligenza all'organizzazione sociale del consenso. Il che la rende più deficiente. Probabilmente anche più cattiva. L'intelligenza sottratta al sistema di organizzazione sociale è intelligenza libera. L'intelligenza libera è destinata al nichilismo". Sbancor lascia un'eredità in termini di lucidità e metodo - un'eredità laica e scientifica, che è necessario che la generazione dei movimenti, a cui ha insegnato e dato fiducia, raccolga. La perdita di Sbancor è uno choc collettivo per la Rete italiana. Il fenomeno Sbancor continuerà nei suoi eredi - siamo capaci di annullare la morte in questo modo, ed è la lezione letteraria a cui guardava Franco, il nome di nascita di questo straordinario intellettuale.

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Israele, 60 anni con <Europeo> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 05-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-05 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE RIVISTE Israele, 60 anni con "Europeo" "Israele. La storia di un Paese in guerra da sessant'anni". è il tema del nuovo numero di "Europeo" presentato oggi in Sala Buzzati. Intervengono Antonio Ferrari e Benny Morris. Coordina Daniele Protti. Via Balzan 3, ang. via S. Marco 21, ore 18, prenotare 02.295.32.248.

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Fondi neri elettorali, Olmert finisce nei guai (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 05-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-05 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Aria di crisi in Israele Arrestata la segretaria del premier. La stampa già parla di elezioni anticipate Fondi neri elettorali, Olmert finisce nei guai DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Quarantotto ore di preavviso, novanta minuti di interrogatorio. I poliziotti che venerdì mattina sono arrivati alla residenza del primo ministro non volevano dargli il tempo di coordinare la sua versione dei fatti. "Il provvedimento è stato "urgente", perché le prove sono sostanziali e non possiamo mettere agli arresti domiciliari un premier - spiega una fonte al quotidiano Haaretz -, impedirgli di usare il telefono o avere degli incontri". Così dopo aver risposto alle domande degli agenti, Ehud Olmert avrebbe chiamato un capo di Stato straniero che sta per arrivare in visita, nel fine settimana ha visto Condoleezza Rice, segretario di Stato americano, oggi ha in programma un vertice con Abu Mazen, presidente palestinese. Il messaggio del leader israeliano è "vado avanti". Come ha ripetuto ieri al consiglio dei ministri: "Ho intenzione di continuare con il mio lavoro. L'inchiesta non rovinerà le trattative di pace. Sono solo voci scellerate". Le "voci scellerate" sono quel poco di informazioni trapelate sui giornali. La procura ha posto il segreto sugli atti e solo due commentatori hanno parlato di un ricco uomo d'affari americano, legato alla destra, che sta collaborando con la polizia e avrebbe raccontato di fondi elettorali illeciti. Qualcuno pensa a un complotto politico: far cadere il governo Olmert per bloccare i negoziati con i palestinesi. Agli arresti domiciliari è finita Shula Zaken, fedele assistente del premier, che ha guidato il suo ufficio fin da quando era sindaco di Gerusalemme. Interrogata per sei ore, non ha voluto rispondere alle domande. "Il caso sotto indagine è serio - scrive Nahum Barnea su Yedioth Ahronoth -. Se emerge che le accuse sono ben fondate, Olmert deve lasciare l'incarico. Altre inchieste in passato ci insegnano a non saltare alle conclusioni, molte volte sono finite in nulla. Le conseguenze immediate di questa vicenda sono più politiche che criminali". La coalizione di Olmert ha già perso qualche pezzo per altre ragioni. Il partito dei Pensionati si è spaccato e tre ribelli hanno accettato di unirsi in parlamento alla formazione organizzata dal milionario russo Arcadi Gaydamak. Il governo è rimasto con 64 deputati su 120 e tra i 64 quelli nervosi sono la maggioranza. Quando le accuse contro il premier verranno rese pubbliche, Ehud Barak, ministro della Difesa e capo dei laburisti, potrebbe decidere di lasciare. Un'altra ipotesi è una sostituzione al vertice, con Tzipi Livni, ministro degli Esteri, al posto di Olmert, per evitare le elezioni anticipate e una probabile vittoria del Likud. L'inchiesta aperta dal procuratore generale Menache Mazuz è la quinta contro Olmert, da quando è diventato primo ministro due anni fa. Non è stato finora incriminato e nessuno dei casi riguarda il periodo da premier. "Le indagini non hanno impedito a Olmert di lavorare - continua Barnea - ma gli hanno strappato via l'aura morale, la rispettabilità che si accompagna al ruolo. Nei prossimi giorni, terrà un discorso al cimitero sul Monte Herzl, ricorderà i nostri caduti nelle guerre. Parlerà dei ragazzi, la gente penserà ai soldi". Giovedì Israele celebra i sessant'anni dalla fondazione. "Il Paese non riceve un bel regalo per la festa dell'Indipendenza", commentano gli editorialisti. Che già discutono delle date di eventuali elezioni anticipate. La destra vorrebbe far sciogliere il parlamento nelle prossime settimane e andare al voto entro settembre. Davide Frattini Indagato Il premier israeliano, Ehud Olmert, in carica dal maggio 2006, quando vinse le elezioni alla guida di Kadima, il partito fondato da Sharon.

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Ghosn: <L'auto elettrica? La nostra è già pronta. E costa poco> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 05-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Motori - data: 2008-05-05 num: - pag: 48 categoria: REDAZIONALE Il presidente dell'alleanza Renault-Nissan rivela a sorpresa tutti i dettagli della gamma a emissioni zero, in commercio dal 2011 Ghosn: "L'auto elettrica? La nostra è già pronta. E costa poco" CASCAIS (Portogallo) - Il mondo dell'auto ha trovato l'apostolo del veicolo elettrico: è Carlos Ghosn, il 54enne presidente dell'alleanza Renault-Nissan. Il piano è già stato messo a punto nei particolari. Ghosn non si propone come salvatore dell'umanità a rischio di avvelenamento, ma come manager, che ha fiutato il business. "Mi hanno convinto due fatti irreversibili - spiega -: il costante rincaro del petrolio e la presa di coscienza che il problema del CO 2 va affrontato in modo strutturale. La risposta è l'auto totalmente elettrica. E noi stiamo per lanciarla: sarà la prima a emissioni zero in commercio". Sulle auto elettriche si spendono molte parole, ma i fatti... "Non mi sono spiegato. Nissan ha firmato accordi per la fornitura allo Stato di Israele di automobili elettriche, che godranno di enormi benefici fiscali: pagheranno una tassa del 12% anziché del 72%. L'accordo ci dà un'esclusiva di dieci anni, dal 2011. Ma già nel 2010 avremo flotte elettriche negli Usa e in Giappone. Siamo in trattative con il governo danese. Nel 2012 saremo su tutti i mercati". Con quale tecnologia? "Batterie ultrapiatte al litio, montate sotto il pianale di auto prodotte apposta. Vedrete come saranno sexy, affascinanti...". E anche molto costose. "L'auto elettrica può costare come un'auto convenzionale, anche meno. Nel nostro schema, batterie e sistema di ricarica non saranno di proprietà del cliente. Come per i telefonini, che oggi si possono comprare a poco perché i soldi si fanno soprattutto con il traffico telefonico. Gli utili arriveranno anche dal noleggio delle batterie". Quanto tempo occorre per la ricarica? "L'autonomia di 100/150 km è sufficiente per la città. Una volta a casa, attaccata la spina a una normale presa di corrente, bastano 6 ore. Mentre per la sostituzione delle batterie occorre lo stesso tempo di un pieno". Quali prospettive vede per il mercato delle elettriche? "Dipenderà dalle scelte degli Stati sul fronte degli incentivi. Ma io credo che si verificherà l'effetto-domino. Tutto avverrà in una decina di anni". Dove produrrete la vostra gamma elettrica? "Renault in Francia e Nissan in Giappone. Poi, si vedrà". Tommaso Tommasi Prototipo Il Gruppo Renault lavora sull'auto elettrica dal 1992. A destra, uno dei prototipi più recenti: la tre posti Nissan Mixim, presentata all'ultimo Salone di Francoforte. A sinistra, Carlos Ghosn, 54 anni.

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Tam tam anarchico in rete contro la Fiera di Torino <Sarà guerra ad Israele> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 05-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 18 del 2008-05-05 pagina 8 Tam tam anarchico in rete contro la Fiera di Torino "Sarà guerra ad Israele" di Gian Marco Chiocci Sui siti Indymedia gli estremisti annunciano azioni shock. La polizia teme gesti isolati Luca Rocca L'Antiterrorismo, è inutile nasconderlo, qualche preoccupazione ce l'ha. L'ultimo monitoraggio sulle sigle antagoniste e antimperialiste che via internet e via radio si stanno mobilitando per boicottare la Fiera del libro di Torino "dedicata" a Israele, dà segnali poco rassicuranti. I primi sono arrivati già da qualche giorno su Indymedia. "Israele terrorizza i civili con i raid aerei". "Boicotta e contesta la fiera dedicata a Israele", si legge in quello che rimane nel sito della sinistra antagonista. L'allarme è alto. Sono previsti: quattro gruppi anarchici sospettati dei disordini a Genova e Napoli nel 2001; i reduci del "Gramigna" di Padova (enclave delle nuove Br sotto processo a Milano); i centri sociali che hanno solidarizzato con i compagni dell'Aquila schieratisi a fianco dei cugini eversori veneti; le varie entità no global in sintonia con i compagni del "Sud Ribelle" recentemente assolti a Cosenza per le violenze del G8. I punti di raccordo locali per tutti sono il "Network Antagonista Torinese", l'"Askatasuna", il "Csoa Murazzi", il "Collettivo universitario autonomo", il "Collettivo studenti autorganizzati", il "Comitato di solidarietà con il popolo palestinese". Più che scontri eclatanti, si temono azioni isolate, incursioni mirate ad opera di "cani sciolti". In più l'Antiterrorismo fa notare come il clima si sia ulteriormente surriscaldato nel capoluogo piemontese a causa di un'incursione di elementi di estrema destra all'esterno della "sezione A.Gramsci" dei Carc, formazione già sott'inchiesta per associazione sovversiva. I punti di ritrovo e di concentramento sono più d'uno per i contestatori che si sono affidati a pullman e treni, come quello organizzato dal "Coordinamento no guerra" in partenza dalla stazione centrale di Milano. Digos e Anticrimine dei carabinieri aggiornano di ora in ora una situazione che si qui ha visto bandiere con la stella di David bruciare insieme a quelle americane. Per non dire poi dei convegni sulla presunta "pulizia etnica" ai danni della Palestina con la partecipazione del discusso intellettuale islamico Tariq Ramadan. A completare il puzzle, e a preoccupare gli addetti ai lavori, l'arrivo lunedì 12 maggio di Beppe Grillo. L'invito alla manifestazione inaugurata giovedì prossimo dal presidente della Repubblica, bersaglio eccellente preso di mira proprio a Torino dal comico genovese nel suo ultimo "Vaffa day", è stato accompagnato da una raccomandazione: "Ben venga Grillo, purché lanci un appello alla lettura e non tenga un comizio". Tornando alla Fiera del libro e alla decisione di ospitare Israele nel suo sessantesimo anniversario della nascita, l'idea di disturbare l'evento è stata caldeggiata dall'anima più radicale della sinistra antagonista. Indymedia e il centro sociale Askatasuna, ha invitato i alla mobilitazione. Come ai vecchi tempi. Nonostante i divieti disposti dal questore, gli speaker del sito invitano a piantonare gli ingressi del Centro Fiere e a concedere il bis del primo maggio quando alcuni esponenti di "Free Palestine" hanno prima contestato Fausto Bertinotti per la sua partecipazione alla Fiera, poi hanno fatto un falò con le bandiere israeliane e americane. Concederanno il bis? © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Agli arresti l'ex capo della segreteria del premier Olmert (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 05-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 18 del 2008-05-05 pagina 13 Agli arresti l'ex capo della segreteria del premier Olmert di Redazione da Gerusalemme L'ex responsabile della segreteria del premier israeliano Olmert è da martedì agli arresti domiciliari dopo essere stata interrogata dalla polizia. Il quotidiano Haaretz collega la vicenda di Shula Zaken con l'interrogatorio della polizia a cui venerdì è stato sottoposto lo stesso Ehud Olmert. Altri dettagli dell'indagine sono stati secretati, precisa il giornale. In passato la Zaken è stata descritta dalla stampa come braccio destro di Olmert quando era ministro dell'Industria. È un periodo molto delicato per i vertici politici israeliani e per Olmert in particolare: ieri Avraham Hirshson, ex ministro delle Finanze e stretto collaboratore del primo ministro israeliano, è stato formalmente accusato di aver sottratto indebitamente più di un milione di dollari. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"Qualcuno sa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 05-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

IL REGISTA DI "SUPER SIZE ME" SULLE TRACCE DI OSAMA "Qualcuno sa [FIRMA]VITTORIO SABADIN CORRISPONDENTE DA LONDRA "Dov'è finito Osama bin Laden?" Provoca qualche brivido vedere nella metropolitana di Londra, la stessa degli attentati che nel 2005 causarono 56 vittime, questa frase stampata su un buffo manifesto, nel quale un uomo conduce un cammello al galoppo nel deserto ridendo di gusto mentre alle sue spalle elicotteri e carri armati creano un inferno di fuoco e fiamme. Il cammelliere è il documentarista americano Morgan Spurlock e la domanda che si pone è il titolo del suo ultimo lavoro, che uscirà nelle sale inglesi il 9 maggio. Spurlock è la stessa persona che cercò di uccidersi mangiando per un mese da McDonald's ("Super Size Me", candidato all'Oscar nel 2004) e questa volta ha provato un modo più rapido per suicidarsi: andare a cercare Bin Laden dall'Egitto a Israele, dalla Giordania al Marocco, dall'Arabia Saudita all'Afghanistan e al Pakistan. Incredibilmente, è tornato a casa sano e salvo, ma nemmeno lui potrà incassare la taglia di 25 milioni di dollari che spetta a chi rintracci, vivo o morto, Osama. "Io ovviamente lo volevo vivo - ha raccontato Spurlock in un lungo articolo sul magazine dell'Independent - anche se a volte avevo un incubo: ci incontravamo, io gli tendevo la mano e lui me la tagliava con la scimitarra. Forse la vera ragione per la quale sono partito è che ho visto troppi film nei quali il bravo ragazzo cattura da solo il cattivo, ma in realtà la domanda che avrei voluto fare a Bin Laden era questa: come si può porre fine a questa follia che si è impadronita del mondo dopo l'11 settembre? Come facciamo a fermarla?" Lo scopo del film, sostiene il regista, è quello di fare in modo che le persone che non vogliono sentire ascoltino. "L'argomento di cui si parla è serio, molto serio, ma questo non vuol dire che non lo si possa affrontare con umorismo". Far ridere, secondo Spurlock (e sicuramente, in Italia, anche secondo Beppe Grillo), è ormai l'unico mezzo per attirare l'attenzione delle persone su argomenti importanti e per farle ragionare. "Negli Stati Uniti le televisioni e i giornali sono concentrati nelle mani di poche persone e la visione che si dà degli avvenimenti esteri nei notiziari è sempre di odio e di contrapposizione. Vorrei che il film aiutasse la gente a cambiare atteggiamento, a non respingere il dialogo. Non possiamo più lasciare queste cose solo nelle mani dei politici". Nel suo viaggio, Spurlock ha scoperto che la disponibilità della gente araba a discutere con un americano è molto più alta di quanto avesse immaginato. La polizia è dovuta intervenire a salvarlo solo una volta, quando fu assalito da un gruppo di ebrei Hasidic. E la sua amara considerazione finale è che purtroppo è molto facile trovare Osama bin Laden: "dal Marocco al Pakistan, grazie agli errori di Bush, il suo spirito è ormai dovunque".

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Il cavaliere si sfoga con bossi "meglio se calderoli rinuncia" - claudio tito (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il premier in pectore teme i rilievi del Quirinale sulla nomina, ma non vuole scontri con la Lega Il Cavaliere si sfoga con Bossi "Meglio se Calderoli rinuncia" Il leader: "Dopo il caso Libia mi arrivano tante pressioni" Il premier in pectore ha chiesto a Bossi di frenare le esternazioni dei suoi Segnali di preoccupazione del Colle sono già giunti a via del Plebiscito CLAUDIO TITO ROMA - "Ci sono tante pressioni, tienine conto". Silvio Berlusconi e Umberto Bossi hanno colto l'occasione del viaggio in aereo da Milano a Roma per fare il punto della situazione sul governo. Per schiarirsi le idee su quello che accadrà da qui alla fine del mese. Per studiare le mosse che il Pdl e la Lega dovranno compiere nel prossimo futuro. Ma anche per confrontarsi con quella che rappresenta ancora una "questione aperta". Ossia la "vicenda Calderoli". E già perché l'intervento irrituale con cui la Libia è scesa in campo, qualche detrito nel centrodestra lo ha lasciato. Certo, quel diktat contro l'esponente leghista non è piaciuto a nessuno. Nemmeno al ministero degli Esteri del Pd, Massimo D'Alema, che lo ha bocciato come una inaccettabile invasione di campo. Lo stesso premier in pectore non intende dare l'impressione di "cedere alle minacce" di fronte all'integralismo islamico. Non vuole trasformare un caso diplomatico in segno di "debolezza" del nuovo esecutivo. Non può accettare che la lista dei ministri venga condizionata dal pressing di un paese straniero. Eppure una riflessione sull'argomento la sta facendo anche Berlusconi. Anzi, ieri ha sottoposto i suoi dubbi proprio al Senatur. Intanto gli ha chiesto di limitare le esuberanze dei Lumbard e lo ha invitato a valutare l'impatto internazionale di alcune "sparate" dei suoi uomini. "Devi far capire a tutti che in quel modo non si può andare avanti, non possiamo sottoporre il governo a quel tipo di tensioni. I rischi sono troppo alti". E soprattutto gli ha raccontato delle tante "pressioni" ricevute affinchè Calderoli faccia un passo indietro. "Pressioni" esercitate all'interno dei confini nazionali e non all'esterno. Certo quella del Cavaliere non è stata una richiesta ufficiale, ma una esortazione a soppesare i pro e i contro quella sì. Il Cavaliere, infatti, al di là degli aspetti politici e di quelli "folcloristici" legati all'azione della Lega, ha iniziato a coltivare qualche preoccupazioni sulle conseguenze che le posizioni leghiste potranno avere sulla politica estera dell'Italia. E soprattutto sulla sicurezza interna. Il futuro presidente del consiglio ricorda ancora bene quello che accadde nel 2006 al Consolato italiano a Bengasi dopo l'esposizione della maglietta anti-Islam di Calderoli. Ancor di più rammenta la bufera che lo investì nel 2001 dopo il suo discorso a Berlino sulla "superiorità" della civiltà occidentale. Errori che stavolta non vuole ripetere. Anzi, è deciso a invertire la rotta rispetto a quegli "incidenti". Dalle parti di Via del Plebiscito, poi, sono già arrivati alcuni segnali sugli allarmi registrati dai nostri servizi segreti. Un "alert" che tocca direttamente il potenziale ministro leghista e pure le possibilità che l'indice di rischio aumenti nei prossimi mesi nel nostro Paese. La risposta di Bossi, però, è stata inequivocabile. "Non esiste proprio", ha detto con la massima nettezza. Il segretario leghista ha fatto quadrato intorno al suo colonnello e ha ricordato al Cavaliere che sarebbe veramente un atto di "debolezza" e che verrebbe incrinato il rapporto fiduciario. Nel Carroccio, inoltre, i dubbi di Berlusconi sono stati letti come una "ritorsione" di Gianni Letta. Come l'ultimo capitolo di quella battaglia combattuta a colpi di fioretto dal braccio destro di Berlusconi e dall'ex ministro delle Riforme. Un braccio di ferro che ha già fatto saltare le loro rispettive vicepresidenze del consiglio. Il muro alzato dai lumbard, comunque, per il leader forzista non può essere abbattuto con la forza. Insomma, se il Carroccio e Calderoli vorranno fare un passo indietro bene, altrimenti difficilmente il futuro presidente del consiglio forzerà la mano. Tant'è che nel frattempo ha cercato di correre ai ripari azionando la rete di rapporti creata nei cinque anni a Palazzo Chigi. Non solo dovrebbe rinviare il viaggio in Israele che in un primo momento era stata calendarizzato come la sua prima missione all'estero. Ma ha inserito in testa al programma di incontri internazionali un colloquio con il presidente egiziano Hosny Mubarak. Un appuntamento fissato per il 5 giugno, addirittura prima di quello con il presidente Usa, George Bush, atteso a Roma per l'11 giugno. Il timore di Berlusconi, però, è che la casella di Calderoli possa essere oggetto di una analisi "speciale" quando salirà domani al Quirinale per ricevere l'incarico di formare il governo. Il premier in pectore, infatti, è sicuro che il capo dello Stato formulerà i suoi appunti. Attraverso i consueti "canali diplomatici" lo ha già fatto. Così, il "caso Calderoli" potrebbe non essere definitivamente chiuso.

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"più grave della violenza di verona" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cronaca "Più grave della violenza di Verona" Polemiche su Fini: ma non difendo i naziskin. Veltroni: niente classifiche Il presidente della Camera: la sinistra radicale giustifica l'estremismo. Ferrero: indegno ROMA - Uccidere un ragazzo per una sigaretta è reato da punire. Ma attaccare Israele in occasione della Festa del Libro di Torino "è più grave". Usa il bilancino Gianfranco Fini per commentare due fatti, uno apparentemente di cronaca, l'altro più politico. Sollecitato da Bruno Vespa, e spalleggiato dal presidente del Senato Renato Schifani, il presidente della Camera arriva alla conclusione che "gli scontri anti-israeliani di Torino e gli attacchi naziskin a Verona non sono paragonabili". Ovviamente, dice il presidente della Camera "quel gruppo che si definisce neonazista va punito, ma quello che accade a Torino è più grave". Perché, spiega Fini, "la sinistra radicale dà vita ad una violenza che giustifica con una politica antisionista. Non si può nascondere l'astio per gli ebrei dietro l'antisionismo. Quello della sinistra radicale è un movimento politico diffuso che dà vita a pregiudizi di tipo politico-religioso". Un giudizio che suscita immediate reazioni a sinistra. "Vista la sua cultura politica, evidentemente Fini è in imbarazzo su quanto è avvenuto a Verona. - commenta il comunista italiano Pino Sgobio - Non ci sono parole al commento del neo presidente della Camera. Non ci sono e non ci possono essere paragoni che reggono". Molto critico anche il commento di Paolo Ferrero. Il ministro della Solidarietà sociale, Rifondazione, commenta: "Credo che quelle di Fini siano parole incredibili e indegne di chi occupa un ruolo istituzionale di quel peso". Ma poco dopo Fini si mostra stupito della polemica che si è innescata e replica: "Mi svesto per un attimo dalla mia veste istituzionale e dico che questi signori sono quelli che impediscono al presidente Napolitano di recarsi alla Fiera di Torino. Non ci si meravigli se poi restano fuori dal Parlamento", dice il presidente della Camera. "Non capisco le polemiche. - continua - Chi ha sentito le mie parole esprimerà un giudizio. Semmai sono preoccupanti questi giudizi. Dichiarazioni di non so quanto autorevoli esponenti che si inventano dei motivi per polemizzare". Schifani è d'accordo con il collega e ammonisce: "Queste parole fanno male a quel diritto di tribuna politica di cui io e Fini abbiamo parlato". Ma le parole di Fini non sono piaciute al Pd. "Io sono per non stabilire mai priorità su questi temi. Sono due fatti diversi: nel primo caso c'è la vita di un ragazzo che è stata spezzata ed è un episodio molto grave e sottovalutarlo sarebbe un errore molto serio", dice Walter Veltroni. Al leader del Pd risponde il portavoce di An Andrea Ronchi: "Le scomposte reazioni che uniscono Veltroni alla sinistra massimalista dimostrano lo stato di profonda disperazione culturale e politica in cui versa il centrosinistra".

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La sorgente dell'intolleranza - (segue dalla prima pagina) (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti LA SORGENTE DELL'INTOLLERANZA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La proposta del boicottaggio del Salone perché l'ospite d'onore era Israele è stata la spinta decisiva per convincermi a partecipare. Anzi a considerare assolutamente obbligatoria la partecipazione, come atto di civile responsabilità. Ero stato invitato a una discussione a più voci su di una grande realizzazione editoriale dedicata alla storia della Shoah. Mi si proponeva di contribuire alla riflessione comune offrendo qualche traccia di risposta alla questione delle origini remote dell'antisemitismo nella cultura del popolo italiano. Ho accettato senza nemmeno un attimo di incertezza. Ma non perché ritenessi di avere cose importanti da dire o aspetti inediti da rivelare. Certo, il problema non è irrilevante, non riguarda solo il passato. Anche nei fenomeni storici maggiori c'è, come nei grandi fiumi, una piccola sorgente da scoprire. Chi celebra il Po recandosi alla sua sorgente può capire questa metafora (meglio, forse, di quanto non capisca le origini e i valori storici incarnati da simboli come le camicie verdi; ma questo è un altro discorso). Risalire alle sorgenti dell'antisemitismo significa cercare di capire quando, dove e perché è affiorato il primo rivolo della fiumana nera che ha travolto la cultura e la civiltà europea nell'immane abisso che va sotto il nome di Auschwitz. E per l'Italia in particolare si tratta di fare i conti una volta per tutte, in modo aperto e senza le consuete facili auto-assoluzioni, con una grande tragedia rimossa della nostra storia. Si pone per questo nostro Paese, dove una maggioranza di destra ha appena ammesso (un po' a denti stretti, ma tant'è) il valore fondante della Liberazione antifascista del 25 aprile 1945, il problema di capire quale deposito nascosto di violenza, quale profondo, inconsapevole ma non incolpevole fondo di intolleranza e di antisemitismo condiviso dalla maggioranza degli italiani abbia fatto accettare a un popolo generalmente ritenuto mite e civile le leggi razziali del 1938 - punto di partenza da cui si sono via via srotolati gli anelli successivi, inclusa la grande retata degli ebrei anche nella capitale del mondo cattolico, anche sotto le finestre del Vaticano. Finché quel problema resta irrisolto, ci toccherà voltare altrove lo sguardo e fingere di non vedere le manifestazioni del risorgere dell'orrore dell'antisemitismo. Ma non confondiamo la farsa con la tragedia. C'è chi oggi approfitta dello sciagurato protagonismo di intellettuali che si fregiano ingiustamente di un titolo che indicherebbe di per sé l'esercizio dell'intelletto; e ne approfitta abilmente per proporre una specie di scambio di prigionieri. Da una parte l'intolleranza di chi chiede da sinistra il boicottaggio della Fiera internazionale del libro di Torino, dall'altra la violenza neonazista di chi uccide per il piacere di uccidere in nome dei simboli e delle idee che hanno prodotto la Shoah. L'intolleranza ha un volto antico. Lo si può facilmente riconoscere al di là delle giustificazioni con cui si copre e delle sue mutevoli maschere ideologiche: il rogo dei libri ordinato dall'Inquisizione che distrusse più di ventimila testi ebraici nella città di Cremona a metà Cinquecento è parente stretto degli altri roghi che nella Germania nazista inaugurarono il percorso che doveva condurre ad Auschwitz. Quando si tratta di libri, non si parli di boicottaggio: si parli di elogio dell'ignoranza, di volontà di non sapere e di non ascoltare. Come tutte le forme di stupidità, anche questa ha trovato credito e seguaci. Si è fatta incombente, ossessiva, tanto povera di argomenti quanto intimidatoria nel tono. Se ci fosse un contesto di civile confronto sarebbe facile smontarne gli argomenti. Per esempio: si può criticare la politica dello Stato di Israele così come si può criticare quella di qualsiasi Stato. E del resto questo lo fanno molto bene alcune voci che vengono proprio dalla cultura e dalla letteratura di Israele. Tuttavia, finché la minaccia che pende sullo Stato di Israele è quella della sua distruzione, l'indiscutibile dovere primario di ogni essere umano memore della storia che ha alle spalle è quello di solidarizzare col popolo che vi ha ritrovato la sua unità e ricomposto le forme della sua esistenza dopo l'immane genocidio di cui noi, gli europei, i figli della civiltà cristiana, portiamo la responsabilità storica. Portiamo anche qualcosa di più. Molti lo scoprono solo adesso, perché la violenza, il razzismo, l'antisemitismo come figli legittimi dell'ideologia nazifascista hanno fatto un'altra vittima. Un giovane uomo è morto per le strade di una bella e civilissima città italiana. Ma quanti anni sono che negli stadi italiani, nelle piazze e per le vie e i vicoli delle nostre città apparentemente più ricche e civili l'antisemitismo più sgangherato e il razzismo più becero hanno costituito la carta di presentazione di movimenti giovanili alimentati o addirittura appoggiati da forze politiche impegnate nel gioco del potere nazionale? Oggi le carte del gioco sono quasi tutte nelle mani di quelle forze politiche. Dopo avere vinto, ci aspettiamo che ci convincano. E questo deve avvenire a caldo, nella lettura dei sintomi della crisi italiana e nelle decisioni necessarie e urgenti con cui quei sintomi devono essere contrastati e curati. Ci aspettiamo non l'ennesimo scaricabarile, non la finzione del non sapere, non la caricatura dell'argomento di chi ha osato opporre una ipoteticamente maggiore colpevolezza delle idee dei gruppi sedicenti di sinistra rispetto all'assassinio compiuto da giovani nazifascisti. Ben altro è quello che occorre se davvero si vuole rimuovere la cupa sindrome di imbarbarimento e di regressione che ? non da oggi ? grava sul nostro Paese.

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"fate l'amore non la guerra. anche a gaza" - maria pia fusco roma (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Spettacoli Intesa Interlocutori Il film "Fate l'amore non la guerra. Anche a Gaza" "Disengagement" ambientato nella striscia, inaugurerà a Torino la Fiera del libro Uscendo dagli stereotipi dello scontro politico, volevo vedere se è possibile trovare un terreno di intesa Se gli arabi non vogliono interlocutori moderati come Oz o Grossman, con chi pensano di parlare? MARIA PIA FUSCO ROMA Un israeliano e una palestinese si incontrano su un treno. Fumano vicini, si guardano, si sorridono, si piacciono, si baciano. Comincia così Disengagement di Amos Gitai, un inizio "con cui, uscendo dagli stereotipi dello scontro politico, volevo vedere se è possibile trovare un terreno di intesa, come dire "fate l'amore, non fate la guerra"", dice il regista di Haifa, in Italia per presentare il film in varie anteprime: ieri a Perugia con il festival Batik, poi a Parma (oggi), a Reggio Emilia (domani) e l'8 a Torino per l'apertura della Fiera del Libro. "Io penso che abbiamo il dovere di parlare, solo parlando si può tentare di raggiungere un accordo. Trovo strano il boicottaggio: se gli arabi non vogliono interlocutori come Oz o Grossman che sono i più moderati, con chi pensano di parlare? O credono che per risolvere i problemi basta mettersi a pregare, ciascuno il suo dio, e una soluzione arriverà? Secondo me è meglio se si parla anche senza essere d'accordo, ma senza ammazzarci. Anche in Francia c'è stato un tentativo di boicottare la fiera di Parigi, ma perché prendersela con gli scrittori? Sarebbe più opportuno boicottare la parata militare, una mostra di armi destinate a entrambe le parti". In Disengagement la storia privata della protagonista che cerca la figlia in un kibbutz si intreccia con quella dello sgombro dei coloni dalla striscia di Gaza. è vero che deve il film a suo figlio Ben? "Ad agosto 2005 Ben faceva il servizio militare obbligatorio ed era impegnato nella smobilitazione. Mi suggerì di andare a filmare l'evento. Per la prima volta ho assistito non al conflitto Israele contro Palestina ma Israele contro Israele. Sono due situazioni connesse, non si risolve l'una senza risolvere l'altra. Gli ebrei amano i riferimenti mitologici e hanno collegato il ritiro ordinato da Sharon in estate all'estate in cui i Romani distrussero i templi". Lei mette in risalto i riti religiosi con cui reagiscono i coloni... "Non sono d'accordo con gli eccessi di religione, ma se da una parte ero infastidito, dall'altra sentivo il dovere di registrarli senza ridicolizzarli. Come persona sono per la pace e la riconciliazione e dunque sono sempre stato contro gli insediamenti in territorio palestinese, ma come cineasta dovevo vedere la realtà e i drammi umani di quanti, incoraggiati e finanziati dai vari governi di Israele ad insediarsi, di colpo si trovavano costretti a partire e lasciare tutto. Non è giusto trattare le persone come pedine". A che punto è il disimpegno? "A Gaza è completo, ma non nella West Bank. Oggi assistiamo ad una nuova forma che assume Israele, dove ogni tanto si verificano grandi mutamenti. Faccio cinema da 25 anni e in questo quarto di secolo ho cercato di registrare i frammenti di storia del mio paese, sempre da un angolo diverso. Come un puzzle da costruire pezzo per pezzo". Juliette Binoche, Jeanne Moreau, Barbara Hendricks, Liron Levo, uno dei più grandi attori d'Israele: il film ha un cast sontuoso... "Non erano riprese facili, la presenza di interpreti bravi era essenziale. Binoche è stata molto generosa, ha arricchito Ana di una follia giocosa, è sua l'idea di provocare il fratello Uli mostrandosi nuda e invitante. Alla prima di Parigi suo padre le ha detto che è la sua migliore interpretazione e lei si è commossa". Com'è il suo stato d'animo nei confronti della pace? "Non ci sono soluzioni facili, ma non bisogna smettere di cercarle. Oggi non sono molto ottimista. Ho visto un sondaggio, secondo il quale per il 66 per cento dei palestinesi ci sarà un accordo ed è la stessa percentuale degli israeliani dello stesso parere. La volontà popolare c'è, purtroppo però non vedo l'architettura politica per farla rispettare: Olmert e Abu Mazen sono entrambi troppo deboli". Cosa pensa dell'accusa ad Olmert di finanziamenti illeciti? "è positiva la trasparenza, Israele ha bisogno di un'immagine di società aperta. Però avremmo anche bisogno di buoni politici". Ha letto dei tanti ebrei italiani che hanno votato a destra? "è successo anche in Francia con Sarkozy. Io credo che molti si sentano insultati da certe critiche della sinistra ad Israele, critiche a volte giuste, come quando Israele taglia l'elettricità a un milione e mezzo di palestinesi, ma a volte sono critiche solo ideologiche". Lei è sempre stato molto critico nei confronti dei media... "Continuo a esserlo, non tanto verso la carta stampata quanto verso le tv, che del mio paese e del conflitto si occupano solo quando si tratta di immagini dal forte impatto emotivo, ignorando altri aspetti della realtà. Ma riconosco che noi, israeliani e palestinesi, siamo bravi a produrle, collaboriamo nel senso peggiore ad offrire immagini avvelenate e che avvelenano, con il risultato di perdere entrambi e di indebolirci reciprocamente. Purtroppo le immagini restano, con il mio cinema io cerco di porre domande, di insinuare dubbi. Ma un film non può competere con le immagini di un telegiornale".

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Sul caso israele volli all'attacco di pelizzetti "non ti voto più" - paolo griseri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina I - Torino La polemica Sul caso Israele Volli all'attacco di Pelizzetti "Non ti voto più" PAOLO GRISERI è scontro tra il docente di Semiotica Ugo Volli e il rettore Ezio Pelizzetti. Il professore annuncia che non voterà il rettore per la "sua politica di accondiscendenza nei confronti di gruppetti che organizzano azioni anti-israeliane". Volli si riferisce all'autorizzazione del rettore a far svolgere il seminario promosso da Free Palestine. Secca la replica di Pelizzetti: "Il boicottaggio è uno strumento sbagliato di protesta" A PAGINA V.

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"una zona rossa per escluderci" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina V - Torino "Una zona rossa per escluderci" Le accuse di Casali, leader dei Rdb-Cub: sospesi i diritti civili "Mesi fa ci hanno proposto uno stand, ma noi vogliamo la visibilità esterna" "Restiamo fermi nell'idea del boicottaggio e sabato saremo in piazza col corteo" Luigi Casali, coordinatore piemontese di Rdb-Cub è uno dei portavoce locali dell'Associazione "Free Palestine" che in questi mesi ha trattato con i vertici della Fiera del Libro. Ancora nelle ultime ore ha rifiutato l'offerta di allestire un padiglione per ospitare i dissidenti che contestano le posizioni del governo di Gerusalemme: "Abbiamo deciso il boicottaggio e dunque non avremmo mai potuto accettare un'offerta del genere". Signor Casali, quando sono cominciati i contatti con i vertici della Fiera? "A gennaio abbiamo avuto un incontro con il presidente della Fondazione, Rolando Picchioni. Nell'occasione ci aveva proposto di occupare uno stand all'interno dello spazio espositivo". Voi che cosa avete risposto? "Noi abbiamo riportato la proposta all'assemblea di Free Palestine. E tutti insieme abbiamo deciso di rifiutare l'offerta dei vertici della Fiera". Perché? "Perché l'assemblea ha preferito chiedere uno spazio fuori dai padiglioni del Lingotto. In questo modo la nostra protesta sarebbe stata più visibile a tutta la città". Non siete stati voi ad accusare la Fiera di non dare spazio ai dissidenti palestinesi e israeliani? "Noi abbiamo accusato la Fiera di aver invitato Israele come ospite d'onore. Per questo abbiamo deciso il boicottaggio. E certamente non avrebbe avuto senso, visto il boicottaggio, accettare di avere uno stand all'interno dei padiglioni della manifestazione". Avete avuto altri contatti con i vertici della Fiera? "Negli ultimi giorni ci sono stati nuovi contatti dopo che la questura ha deciso di istituire una zona rossa intorno al Lingotto". Zona rossa? "Come lo definisce uno spazio in cui è impedito ai cittadini di manifestare il proprio pensiero con volantini, banchetti, speakeraggi? Per me è un zona rossa e a Torino una cosa del genere non si era mai vista". Veramente nelle zone rosse non è consentito l'accesso ai cittadini... "Qui però, come a Genova per il G8, c'è un'area in cui sono sospesi alcuni diritti civili". Qual è stato l'argomento dei vostri ultimi colloqui con i vertici della Fiera? "Nei giorni scorsi ci hanno nuovamente offerto la possibilità di avere uno stand e noi abbiamo nuovamente rifiutato. è fin troppo facile cavarsela con uno spazio riservato al dissenso. Noi contestiamo l'impostazione stessa della Fiera, la scelta di invitare Israele, l'organizzazione tutta orientata a dare visibilità alle tesi del governo di Olmert. Dopo aver fatto questo, nonostante le proteste dei palestinesi a livello internazionale, non basta uno stand a invertire il segno della manifestazione. Così abbiamo preferito dire di no e organizzare il corteo nazionale di protesta che partirà sabato pomeriggio da corso Marconi angolo via Madama Cristina". (p. g.).

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Scontro tra volli e pelizzetti "non ti voto più come rettore" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina V - Torino Per il docente c'è una militarizzazione anti Israele Scontro tra Volli e Pelizzetti "Non ti voto più come rettore" Il rettore autorizza convegni "che sono in realtà manifestazioni politiche anti-israeliane"? Il professor Ugo Volli, docente di semiotica all'università, protesta e annuncia che, per ritorsione, non parteciperà alla prossima elezione del successore di Pelizzetti. Un gesto solo simbolico perché Pelizzetti è l'unico candidato a succedere a se stesso nelle elezioni che si terranno il 14 e il 15 maggio prossimi. Volli si scaglia contro il rettore accusandolo di aver consentito "una grottesca militarizzazione rivoluzionaria dell'ateneo" e sostenendo che l'univeristà sarebbe stata coinvolta in "un attivismo fanatico e unilaterale che contraddice la sua natura di istituzione pubblica neutrale". Il violento j'accuse di Volli contro il rettore si conclude affermando che Pelizzetti avrebbe messo in atto "una politica di accondiscendenza nei confronti dei gruppetti estremisti che è continuata durante tutto il suo rettorato". Alla reprimenda di Volli Pelizzetti risponde con ironia: "Anche il collega Volli intende protestare attuando il boicottaggio, in questo caso delle elezioni universitarie. Me ne dispiaccio perché considero il boicottaggio uno strumento sbagliato di protesta". Pelizzetti ricorda che "la concessione delle aule non coincide con l'adesione delle autorità accademiche alle tesi di chi le occupa", anche perché, in quel caso, verrebbero concesse le sale solo a chi esprime opinioni coincidenti con quelle del rettore o del preside di facoltà. In questo modo l'università cesserebbe di svolgere il suo ruolo di garante della libertà del dibattito: "In questi anni - precisa Pelizzetti - ho sempre cerato di fare in modo che l'ateneo offrisse a tutti la possibilità di esprimere in modo civile il loro punto di vista. Così è stato anche per il seminario che si svolge in questi giorni presso la facoltà di Scienze politiche. Quando il preside, professor Garelli, me ne ha parlato, ho dato il mio assenso perché nel programma erano previsti interventi di autorevoli accademici italiani e stranieri. Non avrei avuto motivo per dire di no. Quanto ai timori di militarizzazione rivoluzionaria di cui parla il professor Volli, non mio paiono fondati. Il dibattito si è finora svolto nella massima tranquillità". Non è la prima volta che lo scontro tra Israele e Palestina provoca polemiche all'università. Due anni fa, il 20 aprile 2005, fu duramente contestata la scelta della professoressa Daniela Santus di portare a Torino un diplomatico israeliano per partecipare a una lezione del suo corso di geografia culturale. Nell'occasione venne impedito l'accesso ad alcuni studenti di un collettivo autonomo che protestarono lanciando uova sull'auto del diplomatico. Due giorni dopo la professoressa annunciò che intendeva interrompere il corso in seguito alle minacce subite: "Non voglio rischiare la mia vita in aula". (p.g.).

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Palestina, passi avanti sui confini del futuro Stato A Gerusalemme l'incontro Olmert-Abu Mazen. Sul premier israeliano l'incubo dello scandalo fondi neri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del "Palestina, passi avanti sui confini del futuro Stato" A Gerusalemme l'incontro Olmert-Abu Mazen. Sul premier israeliano l'incubo dello scandalo fondi neri di Umberto De Giovannangeli UN PREMIER sospeso tra speranze di pace e l'incubo di uno scandalo che potrebbe porre fine alla sua carriera politica. Malgrado la spada di Damocle di un'incrimi- nazione forse prossima per non meglio precisati reati, che potrebbe causare la caduta del suo governo, per il premier israeliano Ehud Olmert è "business as usual". ieri a Gerusalemme ha avuto un incontro col presidente palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen) che, secondo una fonte israeliana, è stato coronato da "progressi tangibili". Olmert prosegue perciò intensamente la sua attività politica, al centro della quale sta il negoziato di pace con i palestinesi, mentre si delinea pure la possibilità di un'intesa indiretta di cessate il fuoco con Hamas nella striscia di Gaza, mediata dall'Egitto che la settimana prossima invierà il capo dei suoi servizi di sicurezza, il generale Omar Soleiman per sottoporre a Israele le condizioni della possibile tregua. Il premier ha inoltre ricevuto la segretaria di Stato Usa Condoleezza Rice, per la seconda volta in due giorni, prima della partenza di quest'ultima. È possibile che agli asseriti progressi nei colloqui tra Olmert e Abu Mazen abbiano anche contribuito le pressioni della Rice e la necessità politica di mostrare qualcosa di concreto al presidente George W. Bush, atteso questo mese per partecipare ai festeggiamenti per il 60/o anniversario della nascita di Israele. Secondo una fonte israeliana, presente all'incontro Olmert-Abu Mazen, al quale hanno partecipato anche i capi dei gruppi negoziali delle due parti, la ministra degli Esteri Tzipi Livni e l'ex premier Ahmed Qrea (Abu Ala), i passi avanti compiuti riguardano le linee di frontiera del futuro Stato di Palestina al fianco di Israele e le disposizioni di sicurezza tra i due Stati. Nessun concreto progresso è stato invece compiuto, stando alla fonte, per quanto riguarda la questione dei profughi palestinesi, che rivendicano il diritto al ritorno in Israele, e il futuro status politico permanente di Gerusalemme, che anzi non è stato nemmeno discusso. Tutto sommato, ha detto la fonte, quello di ieri "è stato l'incontro probabilmente più serio" tra i due responsabili politici dalla conferenza di Annapolis che lo scorso novembre varò la ripresa dei negoziati di pace. Le parti, ha aggiunto la fonte, restano fedeli all'obiettivo di arrivare a un accordo entro la fine dell'anno. Il negoziatore palestinese Saeb Erekat ha invece esortato a evitare "premature conclusioni e misure di progressi". Abu Mazen, ha poi detto, ha sollecitato Olmert a compiere tutti i passi necessari per facilitare il ritorno della calma sul confine tra Israele e la striscia di Gaza. Anzi, a suo dire, la tregua che si sta delineando tra Israele e Hamas è frutto di un'iniziativa del presidente palestinese. "Loro (gli israeliani, ndr.) sanno che il principio base convenuto è che niente è concordato fino a quando non lo è stato. Abbiamo concordato che si negozierà su tutte le questioni relative allo status definitivo: Gerusalemme, confini, insediamenti, profughi, risorse idriche, relazioni sulla sicurezza. E noi aggiungiamo la questione dei detenuti palestinesi", puntualizza Erekat. Da parte israeliana si afferma tra l'altro di essere consci della necessità di compiere passi concreti per facilitare la libertà di movimento di merci e persone nei Territori e assicurazioni in questo senso sono state date anche alla Rice. "Ci rendiamo conto - afferma Mark Reghev, portavoce di Olmert - che bisogna sostenere con misure concrete sul terreno il processo politico". L'intensa attività politico-diplomatica di Olmert non distrae tuttavia l'attenzione da tutti i media locali dall'inchiesta che la polizia sta conducendo nei confronti del premier, sulla quale la magistratura ha imposto il silenzio stampa più rigoroso. Fonti informate riferiscono che tra alcuni giorni gli inquirenti dovranno stabilire se il materiale raccolto a carico di Olmert sia sufficiente per chiedere la sua incriminazione. In questa situazione di grande incertezza e fluidità il mondo politico comincia a prepararsi a diversi possibili scenari, dalla caduta del governo alla sospensione del premier dalle sue funzioni, e a studiare le possibili strategie.

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Amos gitai gira tra i coloni a gaza e poi c'è il "red" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XVII - Bologna Reggio Parma Festival Due incontri con il regista israeliano Amos Gitai gira tra i coloni a Gaza e poi c'è il "Red" La rassegna di danza si svolge dal 16 al 25 maggio e celebra Ohad Naharin e la Batsheva Dance Company REGGIO EMILIA - Amos Gitai, il regista di Kadosh e Kippur, sarà oggi a Parma, al cinema Astra, e domani a Reggio Emilia, al cinema Rosebud, per presentare in anteprima in Italia il suo ultimo lavoro, Disengagement. è infatti dedicato a Israele, di cui si celebra quest'anno il 60esimo anniversario della fondazione dello Stato, il Reggio Parma Festival 2008, e Gitai, una delle personalità più intense, feconde e premiate della cultura israeliana, incontrerà il pubblico in occasione di entrambe le proiezioni (che avranno inizio alle 21). Disengagement, interpretato tra gli altri anche da Jeanne Moreau e Juliette Binoche, affronta, attraverso il racconto di una vicenda familiare, il difficile argomento della liberazione degli insediamenti israeliani della striscia di Gaza da parte del governo Sharon. Il Reggio Parma Festival proseguirà, dal 16 al 25 maggio, a Reggio Emilia con il Red, anch'esso dedicato a Israele e alla figura del coreografo Ohad Naharin in particolare, al cui lavoro verrà reso un vero e proprio omaggio. Il festival è diviso in due ampie sezioni, la prima, dal 16 al 20 maggio, vede l'inaugurazione da parte di Aterballetto con Terra, nuova creazione di Mauro Bigonzetti, e con Minus 7, coreografia che Naharin ha concesso ad Aterballetto. Seguiranno, in cartellone, la straordinaria e versatile interprete Talia Paz, la coreografa Yasmeen Godder e la storica Kibbutz Contemporary Dance Company, fondata dalla danzatrice ed ex deportata ad Auschwitz, Yehudit Arnon ed oggi guidata dal coreografo Rami Be'er. Dal 22 al 25 maggio il festival si concentrerà su Ohad Naharin e sulla Batsheva Dance Company Junior e Senior: saranno presentati a Reggio Emilia gli speculari Kamuyot e Mamootot, il primo dei quali destinato ad un pubblico giovanissimo, mentre presenterà al Teatro Valli Tre, lavoro a serata su musiche che da Bach arrivano ai Beach Boys, ultima fatica di un Naharin che concepisce la danza come forma di espressione in grado di mostrare nuove soluzioni per affrontare la convivenza con gli altri. Concludono il festival Emanuel Gat Dance, altro sperimentatore e Avi Kaiser, che con Sergio Antonino da tempo sta elaborando un'interessante collaborazione artistica in Europa. Infine, in ottobre, a Parma, si svolgerà la sezione dedicata alla prosa e quella dedicata all'arte contemporanea.

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Gli estremisti di destra: la vita è guerra Però mai in tanti contro uno solo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-06 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il viaggio Gli estremisti di destra: la vita è guerra Però mai in tanti contro uno solo DA UNO DEI NOSTRI INVIATI VERONA - La canzone sugli ebrei maledetti, giudei senza patria, quella no, quella è un falso, è stata disconosciuta, è un apocrifo frutto della propaganda di sinistra. "Io son camicia nera, la patria è la mia bandiera ", "Tu rosso compagno di negri e immigrati, vigliacco senza onore ", invece fanno parte del repertorio, ma era tanto tempo fa, adesso i Gesta bellica suonano altro, testi più sfumati, "Nessuna pietà", "Falciando e martellando", cose così. "Per favore, le persone cambiano, giudicatemi per quello che vedete adesso". Andrea Miglioranzi ha ragione. C'è qualcosa di crudele in tutto questo, sbattergli il suo passato recente in faccia. Non sono interviste, somigliano più a posticci esami di democrazia. Toccano a lui, ai suoi camerati, si dice ancora così, all'estrema destra veronese accusata di aver creato il brodo nel quale hanno nuotato i 5 ragazzi che sabato scorso a forza di pugni e calci si sono presi la vita di Nicola Tommasoli, nel centro di Verona. Miglioranzi è un armadio di quasi due metri, ha ancora la testa rasata, ma è l'unico orpello esteriore della sua vita da skinhead, di quando faceva il frontman dei Gesta bellica, vestiva maglietta nera, jeans neri, bomber, anfibi Doctor Martens ai piedi. Adesso che è il capogruppo della Lista Tosi al Comune veste un bel completo grigio, porta orologio e occhiali alla moda. Il cambiamento non riguarda solo il vestiario. Oggi Miglioranzi è un signore che insegue il mutuo sociale, il reddito minimo, sta preparando un evento di ippoterapia per i disabili. "Non mi sento in imbarazzo, non mi devo discolpare di nulla. Quei ragazzi non fanno parte della mia storia. Sono degli stupidi esaltati. Magari avessero fatto parte del nostro gruppo, avrebbero imparato a vivere in modo etico, rigoroso, secondo la filosofia skin. Suonavo in un gruppo che era una specie di 99 Posse di destra, quel che è stato è stato". Si irrita, rivendica con legittimo orgoglio il fatto di avere un figlio, una madre ammalata alla quale badare, di essere incensurato. La cose cambiano, è vero. La posta in gioco è alta, e questi ragazzi assassini senza passato e senza storia rischiano di far saltare il banco. Non possono entrare nell'album di famiglia della destra cittadina, non devono. A Verona è in corso una scommessa, un esperimento politico che ha in Flavio Tosi il suo demiurgo. Fin da quando era segretario cittadino della Lega Nord, l'attuale sindaco ha lavorato per portare nella sua sfera di influenza le due anime della destra cittadina, alle quali ha adeguato linguaggio e contenuti. Le associazioni cattoliche tradizionaliste, di ispirazione lefevriana, una realtà molto presente sul territorio, e gli "indesiderabili" filofascisti. L'alleanza elettorale e l'ingresso nel governo cittadino di questi ultimi ha rappresentato il punto di arrivo. "La fine della nostra traversata nel deserto" sospira invece Alessandro Castorina, federale locale del Msi-Fiamma tricolore, attuale bassista dei Gesta bellica, titolare di un negozio di abbigliamento che si chiama Camelot, coerenza commerciale e ideologica pagata con un paio di attentati. La legittimazione. "Anche se noi non ci siamo mai sentiti nelle fogne " aggiunge Giordano Caracino, viso molto più giovane dei suoi 29 anni, abbigliamento da perfetto skin, jeans e maglietta Fred Perry attillata su muscoli da pugile. è lui l'attuale presidente del Fronte Veneto Skinheads. Quei ragazzi sono figli di nessuno, mai visti e sentiti, nonostante almeno tre di loro lambissero gli ambienti della destra estrema, in una città dove Forza Nuova e Msi-Fiamma tricolore si detestano, ma le facce ai rispettivi cortei sono sempre le stesse. "Skinhead è un modo di vivere la vita, secondo uno spirito nazionalista", spiega Giordano. "Noi concepiamo il combattimento, fa parte della vita. Ma tanti contro uno solo, mai". Il fondatore è una brava persona, dicono tutti, da Miglioranzi a Caracino. Lo "zio" che ebbe la visione. A soli 39 anni, Piero Puschiavo è una leggenda, nera. Imprenditore, padre di famiglia, nel 1985 fondò il Fronte, portò gli skinhead a Verona, decisamente in anticipo sui tempi rispetto a Milano o Roma. Scelse come bacino di proselitismo la curva dell'Hellas Verona, avviò imprese musicali e editoriali, come le fanzine Blitzkrieg, Groaar, La Fenice, la rivista skin Azione Patavium, nella quale indicava come principale nemico "l'imbastardimento della nostra razza". Nessuna responsabilità, dice, nessun album di famiglia. "Il mio unico rimpianto è aver fatto troppo poco per elevare i valori ideali della nostra tradizione, nella quale si inserisce la nostra lotta ai gay, che sono dei falliti, la loro patologia è incurabile". Forse non sembra, ma Puschiavo è uomo colto, probabilmente non sbaglia quando dice che i giovani estremisti d'oggi non leggono Evola e Maurras, nulla sanno del pensiero di Alain De Benoist. Ma il suo linguaggio è questo: "Sono tutti figli dell'America, dei suoi film corruttori e violenti, dell'ossequio continuo a Israele". E così via. I visionari, si sa, non tengono in gran conto le terrene vicende del politicamente corretto. Le canzoni Cantava la band di Miglioranzi, ora in politica con Tosi: "Tu rosso compagno di negri e immigrati, vigliacco" L'arresto I due ragazzi che si sono costituiti ieri notte a Bergamo (Cavicchi) Marco Imarisio.

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L'arena (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

È morto Nicola Tommasoli, pestato a sangue la notte del primo maggio, ucciso da cinque naziskin. Tre sono in carcere, due in fuga. Per la destra è "solo un atto criminale e non politico". Per Fini "è più grave bruciare le bandiere d'Israele". Verona si prepara alla manifestazione antifascista di sabato PAGINE 2, 3.

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Il caso (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-06 num: - pag: 6 categoria: BREVI Il caso Il boicotaggio Il partito dei comunisti italiani assieme ad alcuni intellettuali di sinistra come Gianni Vattimo si fanno promotori del boicottaggio alla Fiera del Libro dedicata a Israele. Motivo: l'assenza di scrittori palestinesi Aggressioni Il primo maggio i centri sociali bruciano due bandiere israeliane e una americana. Contestato anche Fausto Bertinotti, che ha confermato la sua presenza alla Fiera.

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Meir: sull'antisemitismo di una certa sinistra ha ragione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-06 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE L'ambasciatore israeliano sul presidente della Camera Meir: sull'antisemitismo di una certa sinistra ha ragione "Non ne so abbastanza e non voglio fare riferimento ai fatti di Verona ", dice l'ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meir. Ma sulle proteste contro la Fiera del Libro a Torino ha detto ieri sera di essere "assolutamente d'accordo" con Gianfranco Fini. "La sinistra radicale dà vita ad una violenza che giustifica con una politica antisionista - ha detto Fini ieri a Porta a Porta -. Non si può nascondere l'astio per gli ebrei dietro l'antisionismo. Quello della sinistra radicale è un movimento politico diffuso, che dà vita a pregiudizi di tipo politico- religioso". L'ambasciatore approva: "Quello che la sinistra estrema sta cercando di fare a Torino è delegittimare Israele, delegittimare il diritto all'esistenza dello Stato ebraico". E aggiunge: "Bruciare la bandiera israeliana è legittimo, ma non lo è, come si dice... sventolare una bandiera israeliana! Queste persone vogliono boicottare la Fiera del Libro, un evento di letteratura e di cultura. C'è solo una parola per questo, puro antisemitismo". Ma allora chiunque protesti contro Israele e le sue politiche finisce con l'essere bollato come antisemita? Meir dice di no, che esiste un test chiaro. "Natan Sharansky, ex dissidente sovietico e poi ministro israeliano, disse che ci sono tre "D" per valutare se siamo in presenza di antisemitismo. Qualora vi sia delegittimazione, demonizzazione e doppi standard nei confronti dello Stato ebraico". "Io sono un sostenitore della democrazia - continua l'ambasciatore Meir - e penso sia legittimo criticare certe politiche del mio governo, ma quello che non è legittimo è delegittimare lo Stato ebraico. E queste persone a Torino, le voci che chiedono un boicottaggio della Fiera del libro stanno in realtà delegittimando l'esistenza dello Stato ebraico. Non ho mai sentito coloro che chiedono il boicottaggio della Fiera del Libro chiedere un'azione di boicottaggio contro chi perpetra le stragi in Darfur. Perché? C'è un doppio standard". D'accordo con Fini e grato alla destra per l'appoggio, Meir tiene però anche a elogiare il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano "per due cose che ha detto (nel gennaio 2007, in occasione della giornata della Memoria, ndr): che anche l'antisionismo è come l'antisemitismo e che è una copertura per l'antisemitismo". Ma ha anche parole d'apprezzamento per "l'intero centrosinistra, Veltroni e altri che si sono schierati contro il boicottaggio". \\ Bandiera bruciata e boicottaggio, giusto parlare di antisemitismo Viviana Mazza.

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Ramadan insiste: dal Colle gesto politico (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-06 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE La contromanifestazione Al convegno alla facoltà di Scienze politiche su "La pulizia etnica della Palestina" Vattimo assente per un malore Ramadan insiste: dal Colle gesto politico L'intellettuale islamico: venendo qui aiuta a soffocare le voci di opposizione DAL NOSTRO INVIATO TORINO - Tariq Ramadan arriva per ultimo, ma come i veri divi subito riesce a rubare la scena agli altri. Perché è abile nell'argomentazione e non ha paura della polemica. "Il vostro presidente, Giorgio Napolitano, ha commesso un duplice errore nello scegliere di inaugurare la Fiera internazionale del libro di Torino: innanzitutto con la sua presenza conferma che quella del Lingotto è una manifestazione politica; inoltre la presenza del capo dello Stato italiano a Torino avalla l'equiparazione tra critici di Israele e antisemiti. Un gesto che contribuisce a mettere tutti sullo stesso piano e a soffocare le voci dell'opposizione. Nel seminario cui sto per partecipare ci sono anche poeti e scrittori israeliani. Gente che la pensa in maniera diversa dai sostenitori del governo ufficiale". Proviamo a contraddire il ciclone Ramadan: guardi, professore, che il presidente Napolitano ha deciso di venire a Torino quando ha saputo delle iniziative di boicottaggio, è un gesto di solidarietà verso Israele, Paese ospite della Fiera a sessant'anni dalla fondazione. "Lo vede che mi dà ragione? - obietta Ramadan -. Quello del vostro presidente è un gesto politico". Ma perché, Ramadan, l'anno scorso ha tranquillamente partecipato e questa volta ha deciso di non accettare l'invito della Fiera di Torino? "Non sono stato invitato" risponde sicuro il professore ginevrino, autore di tanti libri sull'Islam, al centro di una controversia internazionale. Da un lato c'è chi lo giudica un paladino del dialogo, dall'altro chi lo ritiene ambiguo e nemico della democrazia. Obiettiamo a Ramadan: Ernesto Ferrero e Rolando Picchioni qualche mese fa lo hanno invitato anche con un appello pubblico. "è vero - si corregge a questo punto Ramadan -, mi hanno invitato ma volevano che cambiassi le mie posizioni. Cosa per me inaccettabile. Ho ringraziato e ho declinato l'invito". E quali sono le posizioni di Ramadan? "Sostenere le organizzazioni che boicottano Israele: a Parigi è stato deciso di fare una contromanifestazione all'interno del salone del libro. Qui a Torino è stata scelta la linea del boicottaggio esterno: io mi sono adeguato nell'uno e nell'altro caso". Tentiamo un'ultima domanda: Ramadan non ritiene sterile la scelta di chi si chiude nel suo orto e rifiuta il dialogo, il confronto con chi la pensa diversamente? Non sarebbe stato meglio confrontarsi apertamente con gli scrittori israeliani che parteciperanno da giovedì alla Fiera internazionale del libro? "Gli organizzatori - risponde Ramadan - prima hanno invitato soltanto scrittori ebrei, quando montava la protesta hanno fatto marcia indietro e hanno invitato qualche palestinese. Troppo tardi. è questa la dimostrazione che la Fiera del libro è una manifestazione culturale ma soprattutto politica. La cultura pura non esiste". Sono già le cinque del pomeriggio. Il convegno su "Le democrazie occidentali e la pulizia etnica della Palestina", organizzato nell'aula delle lauree della facoltà di Scienze politiche, è in corso da due ore. Gianni Vattimo non ha potuto partecipare per un malore. Ha aperto il seminario Alfredo Tradardi. Poi lo storico Angelo D'Orsi ha elogiato la controversa opera del suo collega israeliano Ilan Pappe, La pulizia etnica della Palestina. D'Orsi ha paragonato Pappe, che si è trasferito dall'università di Haifa a quella di Exeter, in Gran Bretagna, al nostro Gaetano Salvemini, in fuga dal fascismo. D'Orsi ha precisato che, bontà sua, non considera Israele uno Stato fascista. Però due minuti dopo ha definito Ben Gurion "duce di Israele". Sulle posizioni di Ramadan interviene seccamente Ernesto Ferrero, il direttore scientifico della Fiera del libro: "Ramadan è un uomo molto intelligente e astuto, ma è un'anguilla che si adatta alle circostanze. Lo puoi definire contemporaneamente un pericoloso fondamentalista e un uomo del dialogo. Ma certo non capisce che le posizioni aventiniane sono sterili oltre che perdenti". Oggi il convegno per ricordare la Nakba (la catastrofe) palestinese, in contrapposizione alle celebrazioni per i sessant'anni dello Stato di Israele, continua. Scrittori Tariq Ramadan, sostenitore del boicottaggio. A destra, Ernesto Ferrero Dino Messina.

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<Meglio avere la protesta qui che i roghi fuori> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-06 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Il rettore "Meglio avere la protesta qui che i roghi fuori" TORINO - ( V. Sch.) "Guai a innescare censure che neghino preventivamente il diritto di parola a questo o a quello, perché quella fessura può spalancarsi e diventare intolleranza". Ezio Pelizzetti, docente di chimica, rettore dell'Università di Torino a 10 giorni dalla rielezione non si sottrae alle polemiche. Rettore, oggi Ugo Volli, docente del suo ateneo, annuncia che non voterà alle elezioni per rieleggerla per protesta contro il seminario con Ramadan ospitato dall'università. Come risponde? "Non posso che ribadire che questa università è e deve restare un luogo privilegiato del confronto. Il seminario con Ramadan è stato proposto da nostri docenti, e non voglio pensare che sia strumentalizzato. Sono contrario al boicottaggio e giovedì andrò all'inaugurazione". Ma l'accusa è anche quella di un'eccessiva tolleranza verso i giovani autonomi che "occupano" l'atrio di Palazzo Nuovo con i loro striscioni contro Israele... "Abbiamo appena varato un nuovo regolamento sull'occupazione di spazi. Meglio la protesta qui dentro che un rogo di bandiere in piazza". All'Università di Bologna, però, un'assemblea anti Israele è stata vietata. "Vero. Con quali risultati? Polemiche più esasperate e l'occupazione di un'aula". Ezio Pelizzetti, rettore a Torino.

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Il cinema, un mezzo bastardo per spalancare gli occhi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il boicottaggio è una scelta stupida. Gli scrittori rappresentano la coscienza moderata o critica del mio paese. Se li mettono a tacere all'estero, a chi parleranno? Incontro con Amos Gitai. L'Italia, la Fiera del libro, l'anniversario di Israele Il cinema, un mezzo "bastardo" per spalancare gli occhi Cristina Piccino Roma Domenica pomeriggio. Amos Gitai a Roma è solo di passaggio, una breve sosta prima di iniziare il "tour" italiano organizzato dal Batik film festival di Perugia del quale il regista israeliano è ospite prediletto. E proprio da Perugia, ieri, è partito questo ciclo di incontri, stasera Gitai sarà a Parma, domani a Reggio Emilia e l'8 a Torino. Il film che porta con sé è Disengagement, lo hanno presentato a Venezia 2007, inserito nel cartellone all'ultimo momento per problemi di accordi produttivi con l'Istituto Luce, e per ora senza una distribuzione italiana. Nel frattempo Gitai ha girato il magnifico Plus tard tu comprendras, star Jeanne Moreau che è anche in Disengagement dove però la protagonista è Juliette Binoche. Al centro c'è ancora una volta Israele, paese dal quale è di nuovo fuggito tornando a Parigi. Ci aveva vissuto un lungo esilio volontario interrotto soltanto con l'arrivo al governo di Rabin. "È una situazione troppo brutale, Israele sta esagerando con la punizione collettiva. Bisogna essere precisi: se qualcuno vuole ucciderti ti difendi, ma questo qualcuno non può essere identificato genericamente con tutti. Ricordi cosa diceva Sam Fuller quando Tarantino gli chiedeva della guerra? 'Se ti trovi davanti un soldato tedesco è meglio sparare prima che ti spari lui'. Però non è possibile tagliare la luce a un milione e mezzo di persone, agli ospedali, agli asili, alle scuole ...". L'"aggancio" di attualità è, ovviamente, la Fiera del Libro di Torino dedicata come il Salone chiuso da poco a Parigi ai 60 anni di Israele. Gitai è autore di un cinema politico declinato in chiave personale, che somma dunque più vissuti, il suo, quello dei genitori, il padre architetto del Bauhaus fuggito in Israele dal nazismo, la madre socialista, lui stesso coscienza critica di fronte mitologie, memoria, contemporaneo. Uno sguardo sempre rivolto all'Europa, a quel legame che è l'origine della nascita di Israele, la guerra, l'olocausto. Che lo coinvolgano nelle discussioni - persino suo malgrado - sta nelle cose. E poi conosce bene anche l'Italia, ci ha girato Nel nome del duce, durante la campagna per le elezioni del sindaco a Napoli, nel 93 seguendo Alessandra Mussolini (che prese il film molto male). "Ogni cosa che accade nella politica di questo paese ha sempre un valore drammatico, un po' come da noi in Israele. È importante per questo non perdere la testa. E discutere, incontrare le persone... Sono felice per questo del giro italiano col mio film". Mi chiede poi se Alemanno in italiano vuol dire, come in francese (allemand), tedesco... Strana anche la storia di questo sindaco, commenta Gitai. "Non conosco abbastanza il suo percorso e il suo lavoro sull'immagine, fondamentale in Berlusconi: la sua influenza mediatica all'estero è enorme. Sarkozy si ispira a lui e così Boris Johnson, il neo sindaco conservatore di Londra". Nei mesi scorsi l'idea di dedicare la Fiera del Libro di Torino a Israele è stata oggetto, soprattutto in una parte della sinistra, di critiche molto forti. Fino alla proposta di un boicottaggio. Cosa ne pensi? Ho partecipato al Salone del libro di Parigi, lì non si è parlato di boicottaggio tra gli scrittori o gli intellettuali francesi. Sono stati i governi arabi, le istituzioni a proporlo. Il che è strano. Nessuno di loro infatti ha mai boicottato le fiere delle armi a cui partecipa Israele. Sono tutti curiosi di vedere gli ultimi modelli di armi che ha ideato, i gadget militaristi. Forse considerano più pericolosi i libri che i jet. Trovo il boicottaggio un'idea piuttosto stupida. Gli scrittori israeliani rappresentano l'ala moderata o critica del paese. Se li boicottano anche all'estero a chi parleranno? Purtroppo non sono la voce dell'intera società israeliana e ancora meno dei suoi governanti. Da artista israeliano che ha sempre cercato una riflessione non scontata sul suo paese, avverti come un obbligo il fatto che ti venga continuamente richiesto un parere sul conflitto? C'è qualcosa di morboso nell'interesse che la gente manifesta verso la guerra, e soprattutto verso la guerra in Medio oriente. Attrae, mentre altri conflitti, ugualmente seri e con conseguenze gravi come nella ex-Jugoslavia sono stati subito rimossi. Questo tipo di curiosità sta diventando sempre più irrealista. C'è bisogno di una critica che sia puntuale, che identifichi degli obiettivi precisi. Il resto conta poco. Perciò serve anche una fraseologia precisa. Penso che la mancanza di precisione sia oggi un problema diffuso, lo vedo anche nella sinistra in Italia. Che impressione ti fa questo anniversario, i 60 anni della fondazione di Israele? Mi chiedo perché non i 45 o i 90... Possono usare tutti i pretesti che vogliono se questo aiuta una riflessione seria. Ma è molto dannoso farne un business senza nessuna analisi dei proprio comportamenti. Sono stato ferito a vent'anni per Israele nella guerra del Kippur, ho rischiato di morire e mia madre mi ha detto che si poteva sempre ricominciare da capo. Lo stesso potrebbe valere per tutto il paese. Oggi si producono cose interessanti nella poesia, in letteratura, in campo artistico. Ma ripeto, più di tutto è importante conservare uno spirito critico. In questa direzione vanno bene anche le celebrazioni dei 60 anni. Che invece sembrano avere solo un valore di autopromozione. Stai lavorando a qualcosa di nuovo? "Plus tard tu comprendras", il tuo film più recente, ancora annunciato era magnifico. Ci riportava alla necessità di una memoria sull'olocausto. L'ispirazione è stata il libro autobiografico di Jerome Clement. Nella sua storia mi interessava mettere in luce come la trasmissione della memoria non può avvenire in modo esplicito ma passa soprattutto per le cose non dette. Non penso che la conoscenza si raggiunga solo quando qualcuno ti rivela qualcosa, al contrario penso che sia molto più potente l'intuizione, la coscienza di un'esperienza traumatica rimasta sotto silenzio che è stata vissuta in famiglia nel passato. Sto lavorando a un film che si chiamerà Diary. Un anno fa abbiamo pubblicato le lettere di mia madre. Ce ne erano migliaia perché lei alla fine di ognuna chiedeva alla persona che l'avrebbe ricevuta di rimandargliela una volta letta. Ci sono anche molti ricordi della mia infanzia, storie che ho vissuto ma non sarà un film autobiografico. Mi piace nel cinema la sua natura "bastarda". È un media bastardo, puoi guardare un film con la pubblicità, mangiando un gelato o i pop corn. Il cinema mi permette di dire ciò che penso, e di scegliere ogni volta un progetto. Anche se la maggiorparte dei miei concittadini ricordano solo che vado avanti e dietro sulle scale di Cannes.

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L' imperativo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-06 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Esecutivo condizionato dalla competizione e dall'allarme sicurezza L' imperativo della sicurezza resta dominante. L'omicidio di un giovane a Verona da parte di un gruppo di naziskin e gli scontri provocati a Torino dai centri sociali della sinistra radicale sono richiami ruvidi alla realtà. E trovano una maggioranza decisa a fronteggiarli con durezza, ma non altrettanto lucida nell'analisi dei fenomeni. Si intuisce soltanto la voglia di rassicurare comunque un'opinione pubblica spaventata dalla violenza. Il leghista Roberto Castelli bolla il pestaggio di Verona come "un omicidio volontario, non preterintenzionale". Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, invece, definisce "più gravi gli scontri antisraeliani di Torino". Forse, la divergenza è più apparente che reale. Ma nelle parole di Fini si coglie una preoccupazione politica che finisce per sottovalutare l'impatto enorme provocato dalla morte del ragazzo veronese. Lo conferma la sua sorpresa per polemiche che liquida come "inventate". Colpiscono, tuttavia, anche le reazioni strumentali della sinistra comunista, indulgente verso i centri sociali. Sembra il tentativo disperato del radicalismo antagonista, bocciato dall'elettorato, di ricostruirsi un'identità inseguendo i "movimenti"; e di accreditare un rigurgito neofascista favorito dalla vittoria del fronte berlusconiano. Ma si tratta di uno schema strumentale. Il rischio è di risuscitare il fantasma degli "opposti estremismi ", che qualcuno potrebbe riproporre come anticamera di un nuovo terrorismo; di additare nella vittoria non del Pdl ma della "destra" l'inizio di un movimento revanscista e violento. Il Pd cerca di non assecondare lo schema dell'estrema sinistra; ma neppure la "graduatoria" di Fini. Walter Veltroni sostiene che "sarebbe un errore molto serio" ignorare la gravità di quanto è successo a Verona. A suo avviso, l'episodio delle bandiere israeliane bruciate a Torino "è altrettanto grave. Ma stabilire delle priorità in questi casi è assolutamente sbagliato". L'impressione finale è quella di una polemica sterile. Probabilmente dipende dal vuoto che si crea fra un governo che se ne va e l'altro che non gli è ancora subentrato. Il risultato, tuttavia, è di trasmettere un'idea di confusione ed impotenza. Per il momento, dietro la parola d'ordine della "tolleranza zero " si intravedono più problemi che soluzioni. Gli echi dei tafferugli a Torino, le critiche di esponenti islamici per la presenza del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, alla Fiera del Libro intitolata ad Israele promettono nuove polemiche. Per fermarle sul nascere, ieri sera il Quirinale ha difeso la partecipazione del presidente \\ della Repubblica; e criticato chi vorrebbe negare "legittimità allo Stato di Israele". Ma non è detto che basterà. Polemiche tra Fini e la sinistra per i fatti di Verona e Torino L'altolà del Colle.

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La storia narra di un sufi che capitò per caso nella regione cinese di Xinjiang. Era l'iniz (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Io dell'Ottocento e la gente di allora era più chiusa, ma sta di fatto che il sufi, per il suo modo di fare e di essere, fu subito ben accolto dalla popolazione locale: appena metteva il naso fuori casa uno sciame di persone lo seguiva sorridendo, qualcuno gli lanciava fiori e gli chiedeva lumi. Educato e credente come era rispose a tutti con belle parole, mai sopra le righe. Un giorno il vecchio sufi, spaventato dal suo ascendente sulla gente, decise di metterli alla prova, voleva verificare se amavano veramente la sua persona e la sua causa o solo le sue parole. Cominciò a rispondere in malo modo e, in qualche giorno, attorno a lui ci fu il deserto. Ecco, spero di non fare la fine del vecchio amico sufi. Spesso mi chiedo: "Si può rifiutare la solidarietà?". Non saprei perché l'aiuto reciproco è una cosa seria, una sorta di religione, un amore senza confine, è la carità per eccellenza. C'è gente, nonostante i problemi quotidiani, che è disposta a spendere tempo e denaro per aiutare il prossimo, qualcuno addirittura si gioca un'intera vita a volte senza neanche sapere come è andata. Per noi palestinesi la solidarietà della gente comune è ossigeno, ci dà forza per resistere e voglia di una vita normale, umana. Impossibile trovare le parole giuste per ringraziare le donne e gli uomini grazie ai quali non abbiamo perso la speranza di un futuro migliore. Poi, ci sono coloro che si lasciano prendere la mano, esagerano con le azioni, scendono nelle piazze a bruciare la bandiera dell'avversario, pronti a calpestare i suoi libri in nome dell'amore per la nostra causa. Ecco, a loro vorrei dire qualcosa ma non riesco a trovare le parole giuste, senza ferirli, naturalmente. Potrei dire che siamo stanchi di morire arrabbiati, voi che avete imparato sulla vostra pelle la pace, piuttosto di portare lo scontro al punto del non ritorno, insegnateci la pace, un giorno dovremmo pur convivere con lo Stato di Israele. Dopo queste parole mi auguro di non fare la fine del vecchio sufi di Xinjiang che da quel giorno venne abbandonato e nessuno seppe più niente di lui oppure, come diceva Mahmoud Darwish, "Quando le mie parole erano grano io ero terra / Quando le mie parole erano collera ero tempesta / Quando le mie parole erano roccia ero fiume / Quando le mie parole sono divenute miele / Le mosche hanno ricoperto le mie labbra".

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Il cattivo maestro che giustifica le bombe (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 107 del 2008-05-06 pagina 14 Il cattivo maestro che giustifica le bombe di Redazione Migliaia di musulmani europei vedono in lui una sorta di guida. Un leader che attrae folle di giovani immigrati, parla loro senza superiorità e li coinvolge nella vita pubblica. Un organizzatore intellettuale degli islamici d'Europa, si potrebbe definire, che il settimanale americano Time nel 2003 ha inserito tra i cento pensatori che più hanno modellato il mondo contemporaneo. Il suo tentativo di integrare l'Islam con l'Occidente procede su un sentiero controverso ormai da anni. Tanto che Paesi come la Francia nel 1996 e gli Stati Uniti più volte gli hanno negato il visto d'ingresso. Alcuni rapporti dei Servizi americani ritengono che abbia avuto contatti con il terrorismo internazionale. Ma Tariq Ramadan spiega che, a parte una parentela con il fondatore dei Fratelli musulmani, Hassan al Banna, di cui è nipote ma a suo dire non epigono, si dedica all'insegnamento e alla predicazione. Dopo aver studiato da imam in Egitto, è infatti tornato in Svizzera, dove è nato nel 1962 e oggi è professore di Studi islamici all'Università di Ginevra. E anche docente al Saint Antony college di Oxford e spesso viene invitato nelle università e nella commissione di studio istituita da Tony Blair dopo gli attentati di Londra del 2005. I suoi critici gli riconoscono di aver provato a rispondere alla domanda "possiamo vivere con l'Islam?" ma senza mai uscire dall'ambiguità delle parole e dalla dissimulazione della realtà di cui i giudizi sulla crisi israelo-palestinese rappresentano una prova. "Nel voler imporre l'ingiustizia si producono delle bombe umane a esplosione ritardata, il cui sacrificio trova giustificazione nei decenni di sofferenza e nella colpevole passività internazionale", scrive nel 2005 in un libro tradotto in Italia dalla casa editrice Al Hikma, fondata dall'ex segretario dell'Ucoii Hamza Piccardo. Il suo discorso si è sviluppato attraverso un'intensa attività pubblicistica. Ma ancora oggi ci si chiede come possa conciliare la volontà di dialogo con l'indice che rivolge ai suoi interlocutori non musulmani, che puntualmente gli ricordano che l'Europa ha una concezione dei Diritti dell'uomo diversa da quella dei Paesi musulmani. Lui cita le sue prese di posizione. Dalla moratoria sulla lapidazione, proposta da Ramadan pur senza una condanna esplicita della pratica, fino agli attentati contro Israele e l'omicidio di bambini. Ramadan considera gli attentati "in sé condannabili", ma al tempo stesso è convinto che siano "contestualmente spiegabili". Un pensiero sofistico che palesa la sua ambiguità, secondo il quale "per i musulmani è legittimo resistere al fascismo che uccide innocenti" (così disse a Panorama nel 2005). Ramadan si potrebbe dunque definire "un autentico teocrate comunitarista, gramscista islamico, fratello maggiore dei poveri beurs", come scrisse il quotidiano della sinistra francese Libération nel 2003, oppure "un adepto del doppio discorso", come ha fatto Nicolas Sarkozy in diretta televisiva. D'altronde come si può definire un personaggio che all'Occidente dice che "l'assassinio e il sequestro di civili sono mezzi illegittimi di un resistenza legittima"? O che ritiene che la Turchia "sia una dimensione naturale dell'Europa", mentre ha un approccio diverso se si parla di Israele? "Il giorno in cui la Giordania, il Marocco, l'Algeria, la Tunisia entreranno, allora ne riparleremo", disse a Limes nel 2004. Dunque, Ramadan ha sempre confermato di voler sì aprire un varco culturale, civile e spirituale in seno all'Europa, ma per una curiosa forma di dialogo "maanchista". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"Falsità su Napolitano e Israele" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

TORINO Mentre a Torino sale la tensione intorno alla Fiera del Libro, con il rischio che arrivino in città contestatori di tutta Italia, su Librolandia scoppia una nuova polemica. La solleva il discusso intellettuale islamico Tariq Ramadan, che se la prende con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: lo accusa d'aver compiuto il duplice errore "di venire a Torino a inaugurare la Fiera, certificando con la sua presenza che si tratta d'un evento politico più che culturale", e di aver "tacciato di antisemitismo chi critica lo Stato di Israele". Una doppia bordata che costringe il Quirinale a intervenire. L'ufficio stampa della presidenza della Repubblica precisa che "è del tutto falso attribuire al presidente l'errore di tacciare di antisemitismo chi critica lo Stato di Israele". Anzi. "La critica delle politiche di quel governo è del tutto legittima, innanzitutto all'interno di Israele". Detto questo, però, "è inammissibile qualsiasi posizione tendente a negare la legittimità dello Stato di Israele, quale nacque per volontà delle Nazioni Unite nel 1948, e il suo diritto all'esistenza nella pace e nella sicurezza". Ramadan aveva lanciato i suoi strali all'Università, ospite di un seminario curato dalle sigle che a Torino promuovono il boicottaggio della Fiera, "rea" d'aver invitato Israele come ospite d'onore. Quello di ieri era il primo di una serie di appuntamenti con intellettuali e scrittori filo-palestinesi organizzati dall'International Solidariety mouvement e dall'Assemblea Free Palestine, sigla che raduna centri sociali, ultrasinistra, collettivo degli universitari autonomi, sindacati di base e Torino Social Forum. Il gruppo ha messo in piedi una specie di piccola contro-Fiera: film, reading, incontri e spettacoli a fungere da controcanto alla voce degli scrittori e degli artisti israeliani presenti al Lingotto. Tariq Ramadan era tra gli ospiti più attesi, con Tariq Alì e il poeta israeliano Aharon Shabtai. Quest'ultimo parlerà al simposio oggi, ma già ieri ha espresso il suo punto di vista: "Tutti i regimi oppressivi si mascherano dietro la cultura. Eventi come la Fiera servono a Israele per occultare il suo vero volto. Aiutate gli israeliani dissidenti a fermare il massacro dei palestinesi". Ramadan è stato ancora più duro. Ha accusato Napolitano: "Aver tacciato di antisemitismo chiunque critichi lo Stato di Israele è un errore estremamente pericoloso". Per lo scrittore arabo "l'invito della Fiera ad Israele ha rilevanza politica, così come sono una questione politica la repressione, l'ingiustizia e l'occupazione perpetrati dagli israeliani. Sbagliano quanti tacciano di antisemitismo chi ne critica il governo: sostengono che in Europa ci sia un nuovo antisemitismo alimentato da arabi e musulmani, ma non c'è niente di più falso. Ho il diritto di stigmatizzare l'ingiustizia. La tortura e l'apartheid in Israele sono una realtà, e Gaza è una gigantesca prigione. Capisco chi boicotta la Fiera, che festeggia il 60° anniversario di Israele e non ospita un dibattito democratico, ma solo posizioni a favore di quello Stato". Anche su queste accuse la replica dal Colle è netta. Si precisa il senso della visita di Napolitano a Torino e il significato della Fiera: un evento non politico, ma culturale. "La presenza del Presidente è nella stessa linea della sua partecipazione a molteplici eventi culturali che hanno luogo in Italia". Primo Capo dello Stato ad inaugurare un'edizione della Fiera nei suoi 21 anni di storia, Giorgio Napolitano non vuole mancare al Lingotto nonostante le consultazioni per il nuovo governo. Dopo la cerimonia di inaugurazione nella Sala gialla, visiterà gli stand, compreso quello israeliano, insieme con l'ambasciatore Gideon Meier. Prima di ripartire incontrerà un gruppo di studenti. \.

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Queste decisioni mostrano il vero volto oppressivo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

IL FORUM PALESTINA IL NO DI GRILLO "Queste decisioni mostrano il vero volto oppressivo" "Non vengo: mi hanno impedito comizi e invettive".

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Il Quirinale replica a Ramadam: illegittimo negare Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 06-05-2008)
Pubblicato anche in: (Liberazione)

Argomenti: Israele/Palestina

Come previsto, la Fiera del Libro dedicata quest'anno a Israele parte subito tra le polemiche. Ieri il "la" è venuto dallo scrittore Tariq Ramadam, tra i più convinti sostenitori del boicottaggio contro cui questo giornale ha invece preso tra i primi posizione. Secondo Ramadam il presidente della Repubblica che giovedì partecipa all'inaugurazione del Salone commetterebbe un doppio errore: "Da un lato con la sua presenza certifica che si tratta di un evento politico e non solo culturale, dall'altro ha sbagliato ad aver tacciato di antisemitismo chiunque critichi lo Stato d'Israele". Subito è arrivata la smentita del Quirinale che ha ricordato come la partecipazione del presidente della Repubblica alla Fiera del libro è in linea con la sua partecipazione a molteplici eventi culturali. Ma ha soprattutto chiarito che "è del tutto falso attribuire al presidente Napolitano l'errore di aver tacciato di antisemitismo tutti coloro i quali criticano lo Stato di Israele". Per il Quirinale è legittima la critica alle politiche del governo. Ciò che è inammissibile è negare la legittimità dello Stato d'Israele. 06/05/2008.

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Il cinema, un mezzo <bastardo> per spalancare gli occhi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Intervista Il cinema, un mezzo "bastardo" per spalancare gli occhi Il boicottaggio è una scelta stupida. Gli scrittori rappresentano la coscienza moderata o critica del mio paese. Se li mettono a tacere all'estero, a chi parleranno? Incontro con Amos Gitai. L'Italia, la Fiera del libro, l'anniversario di Israele Cristina Piccino Roma Domenica pomeriggio. Amos Gitai a Roma è solo di passaggio, una breve sosta prima di iniziare il "tour" italiano organizzato dal Batik film festival di Perugia del quale il regista israeliano è ospite prediletto. E proprio da Perugia, ieri, è partito questo ciclo di incontri, stasera Gitai sarà a Parma, domani a Reggio Emilia e l'8 a Torino. Il film che porta con sé è Disengagement, lo hanno presentato a Venezia 2007, inserito nel cartellone all'ultimo momento per problemi di accordi produttivi con l'Istituto Luce, e per ora senza una distribuzione italiana. Nel frattempo Gitai ha girato il magnifico Plus tard tu comprendras, star Jeanne Moreau che è anche in Disengagement dove però la protagonista è Juliette Binoche. Al centro c'è ancora una volta Israele, paese dal quale è di nuovo fuggito tornando a Parigi. Ci aveva vissuto un lungo esilio volontario interrotto soltanto con l'arrivo al governo di Rabin. "È una situazione troppo brutale, Israele sta esagerando con la punizione collettiva. Bisogna essere precisi: se qualcuno vuole ucciderti ti difendi, ma questo qualcuno non può essere identificato genericamente con tutti. Ricordi cosa diceva Sam Fuller quando Tarantino gli chiedeva della guerra? 'Se ti trovi davanti un soldato tedesco è meglio sparare prima che ti spari lui'. Però non è possibile tagliare la luce a un milione e mezzo di persone, agli ospedali, agli asili, alle scuole ...". L'"aggancio" di attualità è, ovviamente, la Fiera del Libro di Torino dedicata come il Salone chiuso da poco a Parigi ai 60 anni di Israele. Gitai è autore di un cinema politico declinato in chiave personale, che somma dunque più vissuti, il suo, quello dei genitori, il padre architetto del Bauhaus fuggito in Israele dal nazismo, la madre socialista, lui stesso coscienza critica di fronte mitologie, memoria, contemporaneo. Uno sguardo sempre rivolto all'Europa, a quel legame che è l'origine della nascita di Israele, la guerra, l'olocausto. Che lo coinvolgano nelle discussioni - persino suo malgrado - sta nelle cose. E poi conosce bene anche l'Italia, ci ha girato Nel nome del duce, durante la campagna per le elezioni del sindaco a Napoli, nel 93 seguendo Alessandra Mussolini (che prese il film molto male). "Ogni cosa che accade nella politica di questo paese ha sempre un valore drammatico, un po' come da noi in Israele. È importante per questo non perdere la testa. E discutere, incontrare le persone... Sono felice per questo del giro italiano col mio film". Mi chiede poi se Alemanno in italiano vuol dire, come in francese (allemand), tedesco... Strana anche la storia di questo sindaco, commenta Gitai. "Non conosco abbastanza il suo percorso e il suo lavoro sull'immagine, fondamentale in Berlusconi: la sua influenza mediatica all'estero è enorme. Sarkozy si ispira a lui e così Boris Johnson, il neo sindaco conservatore di Londra". Nei mesi scorsi l'idea di dedicare la Fiera del Libro di Torino a Israele è stata oggetto, soprattutto in una parte della sinistra, di critiche molto forti. Fino alla proposta di un boicottaggio. Cosa ne pensi? Ho partecipato al Salone del libro di Parigi, lì non si è parlato di boicottaggio tra gli scrittori o gli intellettuali francesi. Sono stati i governi arabi, le istituzioni a proporlo. Il che è strano. Nessuno di loro infatti ha mai boicottato le fiere delle armi a cui partecipa Israele. Sono tutti curiosi di vedere gli ultimi modelli di armi che ha ideato, i gadget militaristi. Forse considerano più pericolosi i libri che i jet. Trovo il boicottaggio un'idea piuttosto stupida. Gli scrittori israeliani rappresentano l'ala moderata o critica del paese. Se li boicottano anche all'estero a chi parleranno? Purtroppo non sono la voce dell'intera società israeliana e ancora meno dei suoi governanti. Da artista israeliano che ha sempre cercato una riflessione non scontata sul suo paese, avverti come un obbligo il fatto che ti venga continuamente richiesto un parere sul conflitto? C'è qualcosa di morboso nell'interesse che la gente manifesta verso la guerra, e soprattutto verso la guerra in Medio oriente. Attrae, mentre altri conflitti, ugualmente seri e con conseguenze gravi come nella ex-Jugoslavia sono stati subito rimossi. Questo tipo di curiosità sta diventando sempre più irrealista. C'è bisogno di una critica che sia puntuale, che identifichi degli obiettivi precisi. Il resto conta poco. Perciò serve anche una fraseologia precisa. Penso che la mancanza di precisione sia oggi un problema diffuso, lo vedo anche nella sinistra in Italia. Che impressione ti fa questo anniversario, i 60 anni della fondazione di Israele? Mi chiedo perché non i 45 o i 90... Possono usare tutti i pretesti che vogliono se questo aiuta una riflessione seria. Ma è molto dannoso farne un business senza nessuna analisi dei proprio comportamenti. Sono stato ferito a vent'anni per Israele nella guerra del Kippur, ho rischiato di morire e mia madre mi ha detto che si poteva sempre ricominciare da capo. Lo stesso potrebbe valere per tutto il paese. Oggi si producono cose interessanti nella poesia, in letteratura, in campo artistico. Ma ripeto, più di tutto è importante conservare uno spirito critico. In questa direzione vanno bene anche le celebrazioni dei 60 anni. Che invece sembrano avere solo un valore di autopromozione. Stai lavorando a qualcosa di nuovo? "Plus tard tu comprendras", il tuo film più recente, ancora annunciato era magnifico. Ci riportava alla necessità di una memoria sull'olocausto. L'ispirazione è stata il libro autobiografico di Jerome Clement. Nella sua storia mi interessava mettere in luce come la trasmissione della memoria non può avvenire in modo esplicito ma passa soprattutto per le cose non dette. Non penso che la conoscenza si raggiunga solo quando qualcuno ti rivela qualcosa, al contrario penso che sia molto più potente l'intuizione, la coscienza di un'esperienza traumatica rimasta sotto silenzio che è stata vissuta in famiglia nel passato. Sto lavorando a un film che si chiamerà Diary. Un anno fa abbiamo pubblicato le lettere di mia madre. Ce ne erano migliaia perché lei alla fine di ognuna chiedeva alla persona che l'avrebbe ricevuta di rimandargliela una volta letta. Ci sono anche molti ricordi della mia infanzia, storie che ho vissuto ma non sarà un film autobiografico. Mi piace nel cinema la sua natura "bastarda". È un media bastardo, puoi guardare un film con la pubblicità, mangiando un gelato o i pop corn. Il cinema mi permette di dire ciò che penso, e di scegliere ogni volta un progetto. Anche se la maggiorparte dei miei concittadini ricordano solo che vado avanti e dietro sulle scale di Cannes.

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Olmert-Abbas incontro sulla pace <positivo> Ma restano inchieste e debolezze (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Olmert-Abbas incontro sulla pace "positivo" Ma restano inchieste e debolezze Sarebbero "progressi significativi" quelli registrati ieri nei colloqui tra il premier israeliano, Ehud Olmert, e il presidente palestinese, Mahmoud Abbas (Abu Mazen), sulla questione dei confini del futuro Stato di Palestina. Lo ha riferito Mark Regev, portavoce di Olmert, al termine dell'incontro a Gerusalemme tra i due dirigenti, il terzo in meno di un mese. "Abbiamo fatto progressi significativi su due questioni: la definizione dei confini del futuro Stato di Palestina e in materia di competenze sulla sicurezza tra Israele e lo Stato di Palestina", ha detto Regev poco dopo il vertice seguito alla conclusione della visita del segretario di Stato americano, Condoleezza Rice. "Olmert e Abbas hanno dato istruzioni alle rispettive delegazioni negoziali di andare avanti su queste due questioni", ha proseguito il portavoce nel sottolineare che "si sta già lavorando mappe alla mano". Regev non ha esitato a definire "questi colloqui come i più seri mai avuti... la tabella di marcia fissata ad Annapolis è realizzabile". Ieri tuttavia un portavoce di Abu Mazen, molto contestato al suo interno, aveva espresso dubbi sulla possibilità che i negoziatori riescano a fare alcunché entro la scadenza del mandato di George W. Bush mentre gli osservatori non possono che registrare come sullo sfondo dei colloqui si vada sempre più indebolendo la posizione di Olmert, su cui pesa un inchiesta per presunti fondi neri e contro il quale ieri si sono scagliati anche gli ultraortodossi del partito sefardita Shas, che hanno miacciato l'uscita dalla coalizione di governo si il premier dovesse fare concessioni su Gerusalemme ai palestinesi. Pochi tra l'altro conoscono a che punto sia effettivamente la trattativa. Ancora domenica l'Egitto, che si è speso molto come mediatore, aveva lamentato "la mancanza di comunicazione". 06/05/2008.

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Fini: "Più gravi le manifestazioni di Torino". E' polemica (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 107 del 2008-05-06 pagina 0 Fini: "Più gravi le manifestazioni di Torino". E' polemica di Redazione Il presidente della Camera ospite a Porta a Porta paragona il pestaggio di Verona al rogo di bandiere israeliane da parte di antagonisti di sinistra a Torino. La Sinistra arcobaleno protesta: "Assolve i picchiatori fascisti". Veltroni: "Sbagliato stabilire delle priorità" Roma - Le contestazioni contro Israele dei centri sociali e della sinistra radicale alla Fiera del Libro di Torino sono "più gravi" di quanto accaduto a Verona. Con le parole pronunciate nel corso della prima apparizione televisiva da presidente della Camera, Gianfranco Fini scatena la durissima reazione di quella sinistra rimasta fuori dal parlamento che arriva a sostenere che l'ex leader di Alleanza Nazionale "assolve i picchiatori fascisti e si prepara a scatenare nuove repressioni violente come quelle che egli comandò a Genova nel 2001". Più grave Torino Ospite di Porta a Porta con il presidente del Senato, Renato Schifani, Fini invoca la "tolleranza zero" contro "i pazzi criminali" di Verona che "vanno messi in galera" ma, fa notare, che "la violenza che c'è nei confronti di Israele è di tipo politico-ideologico. I due fenomeni non sono paragonabili". Quindi "nessun tipo di solidarietà" verso gli aggressori neonazisti che hanno causato la morte del giovane Nicola, ma le bandiere bruciate a Torino sono "molto più gravi perché non è la prima volta che frange della sinistra radicale danno vita ad azioni contro Israele che poi cercano di giustificare con una politica antisionista". Episodi, questi, messi in atto "con il consenso della sinistra radicale" che mantiene "una posizione di tipo preventivo verso gli ebrei che si nasconde dietro l'antisionismo". Polemiche Le reazioni dei partiti rimasti tagliati fuori da Camera e Senato alle ultime elezioni politiche non tarda ad arrivare. "Il presidente della Camera assolve i picchiatori fascisti e si prepara a scatenare nuove repressioni violente come quelle che egli comandò a Genova nel 2001", dice Iacopo Venier, della segreteria nazionale del Pdci. "Credo che quelle di Fini siano parole incredibili e indegne di chi occupa un ruolo istituzionale di quel peso" afferma Paolo Ferrero (Prc). E presidente della Camera fa in tempo a replicare nel corso della registrazione della puntata di Porta a Porta ribadendo il concetto già espresso nel salotto di Bruno Vespa e aggiungendo: "Non capisco certe polemiche. Bisognerebbe preoccuparsi di dichiarazioni come queste, non so quanto autorevoli. Quando non si hanno argomenti per polemizzare si inventano. Questi signori sono gli stessi che stavano contestando la Fiera del Libro, gli stessi che impediscono al capo dello Stato di andarci a porte aperte. Poi non si lamentino se rimangono fuori dal Parlamento. Sono portatori di opinioni talmente minoritarie nel paese da non raggiungere neanche il quorum per entrare in Parlamento". Veltroni Interviene nella polemica anche il leader del Pd, Walter Veltroni, per il quale sia l'uccisione del giovane a Verona che le bandiere bruciate a Torino rappresentano due "fatti molto gravi", ma di fronte alla morte di un ragazzo ci vuole un "giudizio molto severo" ed è "sbagliato fare delle priorità". E dai democratici è un coro di biasimo verso il presidente della Camera: "Cosa c'è di più grave dell'omicidio di un ragazzo innocente?", si chiede Anna Finocchiaro. "la dichiarazione del presidente Fini è del tutto incomprensibile", gli fa eco Marina Sereni. Ma lo scontro frontale è con quella sinistra che in Parlamento non è più rappresentata. In serata una nota del portavoce di Fini, Andrea Ronchi, non getta acqua sul fuoco. Anzi fa notare che "le scomposte reazioni che uniscono Veltroni alla sinistra massimalista dimostrano lo stato di profonda disperazione culturale e politica in cui versa il centrosinistra". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il cardinale Maradiaga e l'intervista francese: tutto vero (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cari amici, come promesso, ho fatto le verifiche del caso. Ho tra le mani il libro-intervista uscito in Francia a firma del cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa (Hondouras), citato nell'articolo di Hervé Yannou su Le Figaro. Come sapete, il cardinale, dopo aver letto quell'articolo, aveva fatto sapere che si trattava di frasi "fuori contesto" e quelle sui papabili riferite al 2001. Ho verificato invece che tutte le affermazioni riportate dal Figaro sono presenti nel volume. Dunque, sia l'autore del volume (le cui bozze sono state riviste dal cardinale), sia il collega Yannou, hanno citato correttamente. Da una parte è probabile che il cardinale, avendo visto l'effetto delle sue affermazioni, si sia preoccupato. Dall'altra, è probabile che il riferimento al 2001 fosse a una famosa battuta sulle dimissioni di Papa Wojtyla che venne interpretata come un invito a dimettersi, quando invece era solo la risposta a una domanda sull'eventualità delle dimissioni (previste dal codice di diritto canonico). Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (2 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05May 08 Per il "Time" il Papa non è "influente" La notizia è stata pubblicata con grande evidenza nei giorni scorsi: il nome di Benedetto XVI non compare nella lista delle cento personalità più"influenti" del mondo stilata dal "Time". Nella sezione delle autorità religiose sono citati il Dalai Lama e il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, ma non il successore di Pietro. La notizia è stata commentata dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede padre Federico Lombardi e dal direttore dell' "Osservatore Romano", Gian Maria Vian. Aggiungo anche le mie modestissime considerazioni: per me il fatto che Benedetto XVI non sia in quella lista è un titolo di merito. Il Papa non deve apparire tra le cento persone considerate più "influenti" per essere un pastore universale e un'autorità morale riconosciuta. E' probabile che all'origine della decisione di non includere Ratzinger nell'elenco vi sia, da parte del "Time" un giudizio sul suo pontificato, considerato forse meno "mediatico" o meno "politico". In ogni caso non mi preoccuperei affatto per l'esclusione. E credo che il non comparire sia coerente con l'idea di pontificato che Papa Ratzinger sta portando avanti. Scritto in Varie Commenti ( 57 ) " (8 votes, average: 4.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Apr 08 Avviso ai naviganti Sono in partenza per un paesino al confine tra la Francia e la Spagna, a consultare carte d'archivio per un mio libro. Dovete scusarmi se non ci saranno aggiornamenti nei prossimi giorni e se non sarò in grado di intervenire. Spero comunque di riuscire a collegarmi una volta al giorno via telefonino. Buon ponte del 1 maggio a tutti! Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (9 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Apr 08 Le Figaro, i papabili e le interviste riciclate Nel post precedente trovate il link per leggere integralmente l'articolo con il quale Le Figaro lo scorso fine settimana ha lanciato l'allarme sulla salute del Papa affermando che già si parla della sua successione. Nell'articolo in questione si citano parole del cardinale Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga, salesiano, dinamico arcivescovo di Tegucigalpa (Hondouras), il quale afferma che il prossimo Papa dovrebbe provenire dal terzo mondo. Parole che sono state lette come un'autocandidatura. Ora, apprendo che il cardinale, leggendo Le Figaro, ha reagito ricordando che i virgolettati citati (tratti da un libro appena uscito in Francia) risalivano a un'intervista del 2001, dunque del tutto fuori contesto. Cari amici, mi ha scritto il collega Hervé Yannou, autore dell'articolo su Le Figaro. Credo che valga la pena leggere la sua lettera, che posto tra i commenti. Ci aiuta a capire come spesso noi giornalisti siamo vittime di certi titoli e di certi rilanci d'agenzia. Comunque, un contributo interessante al dibattito. Una precisazione dalla Francia (da Montferrer, sui Pirenei, dove sto consultando l'archivio Tisserant): so che il cardinale Rodriguez Maradiaga ha pubblicato un libro a Parigi e ho visto un lancio d'agenzia sul suo contenuto. Ora, quando l'ho interpellato in merito all'articolo di Le Figaro, mi ha detto che alcune frasi (presenti nel libro) appartengono a vecchie interviste. Io però non ho il libro, mentre il collega Yannou ce l'ha e l'ha letto. Dunque mi fido di ciò che ci comunica. Appena torno in Italia, a metà della prossima settimana, approfondirò una volta per tutte la cosa con il cardinale. E' possibile che l'autore del libro abbia usato anche vecchie interviste, anche se è in effetti un po' strano: se posso intervistare OGGI un cardinale, perché dovrei citare vecchie cose? Scritto in Varie Commenti ( 362 ) " (14 votes, average: 3.43 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Apr 08 Le Figaro ha scoperto che il Papa è anziano. Scrivo queste righe con un pizzico di sconforto (domani troverete un articoletto sul Giornale dedicato all'argomento): il quotidiano francese Le Figaro ha rilanciato nelle ultime ore un allarme sulla salute del Papa. In un lungo e articolato resoconto, dedicato a un bilancio dei primi tre anni di pontificato, si comincia a parlare della successione a Papa Ratzinger (facendo i nomi dei "papabili", Bertone e Maradiaga) e si dice che Benedetto XVI è fragile di cuore, ha 81 anni, rivelando pure che le sue arterie hanno la stessa età (ah, la potenza della scienza medica francese!). Si fa notare che il Papa negli Usa è apparso "stanco" (in particolare sabato mattina, nella cattedrale di St. Patrick) e che avrebbe ridotto gli impegni. Io c'ero a St. Patrick sabato mattina, ed ero stanco, stavo per appisolarmi. Un collega accanto a me s'è addormentato (e l'ho pure fotografato: siccome frequenta saltuariamente queste pagine, se vorrà, potrà fare outing) perché la notte non aveva riposato a causa del fuso orario. Devo dire però che sinceramente io non ho trovato che Ratzinger fosse stanco - e badate che avrebbe avuto tutto il diritto di esserlo, avendo quasi il doppio degli anni miei, che seguivo la cerimonia da seduto, non dovevo predicare in una lingua che non è mia e non portavo mozzette, vesti, sopravesti, mitrie e quant'altro. Certo, il Papa ha avuto problemi circolatori all'inizio degli anni Novanta, e deve tenere controllato il cuore. E' un anziano di 81 anni, che tre anni fa, quando aveva come prospettiva quella di ritirarsi a studiare, è stato innalzato alla responsabilità di pastore universale della Chiesa e si è visto sconvolgere la vita. E' stato negli Usa, domani presiede una lunga celebrazione, nelle prossime settimane sarà a Savona e Genova, poi a Brindisi, quindi in Australia (viaggio aereo di 20 ore), e a settembre a Parigi e a Lourdes. Posso garantirvi che i giorni di riposo dopo il viaggio (interrotti dalla celebrazione della fase finale - con omelia - delle esequie del cardinale Lopez Truijllo) erano programmati da tempo e che Benedetto XVI si è ripreso bene dalle fatiche americane. Insomma, oggi non c'è alcun allarme sulla sua salute. Vengo al pizzico di sconforto iniziale: sono passati tre anni, solo tre anni, da quando è finito un decennio giornalisticamente piuttosto impegnativo per i vaticanisti, chiamati a pronunciarsi sulla salute del Papa malato di Parkinson, con un susseguirsi di falsi allarmi e di rose di papabili (molti dei quali passati a miglior vita mentre Wojtyla continuava a regnare). Quello che arriva dalla Francia è un brutto segnale: già si ricomincia? Scritto in Varie Commenti ( 152 ) " (20 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Apr 08 Il giorno di Padre Pio (e i veti dello storico professore) Oggi, al termine della messa celebrata sul piazzale antistante il nuovo santuario di San Giovanni Rotondo, inizia l'esposizione del corpo di Padre Pio. Un appuntamento molto atteso (già 750mila persone si sono prenotate per poter sfilare nella cripta del convento di Santa Matia delle Grazie), e da più di qualcuno (ad esempio Claudio Magris sul Corriere della Sera) criticato. Sul Giornale di oggi pubblico un'intervista al cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle cause dei santi, che spiega il significato della venerazione delle reliquie dei santi. Come sapete, con l'amico e collega di Famiglia Cristiana Saverio Gaeta abbiamo scritto un libro ("Padre Pio. L'ultimo sospetto", Piemme) per analizzare e confutare i sospetti lanciati da Sergio Luzzatto con il suo volume sul frate pubblicato lo scorso ottobre. Ebbene, da quando è uscito il nostro volume Luzzatto non ha mai accettato un confronto o un dibattito, che fosse televisivo o meno, tanto che nei giorni scorsi gli abbiamo pubblicamente rinnovato l'invito in questo senso. Luzzatto non solo non vuole confrontarsi con noi, ma mette pure veti: ieri sera, a Matrix, in diretta su Canale Cinque, doveva essere presente Gaeta. All'ultimo momento gli è stato detto che non sarebbe più potuto intervenire. Perché? E' presto detto: perché c'era Luzzatto, il quale pone come condizione previa per partecipare a qualsiasi dibattito su Padre Pio l'assenza di Gaeta e mia. C'è da capirlo: dopo che sono stati smascherati errori grossolani, sviste, letture parziali e pregiudizi contenuti nel suo lavoro, lo "storico del XXI secolo" come si definisce, ha paura di un confronto pubblico. Meglio pontificare a senso unico, senza contraddittorio. Domani è il 25 aprile, giorno di festa per la liberazione. Voglio segnalare che proprio domani, fino al 27 aprile, inizierà a Lonato (Brescia) il 1 raduno nazionale dei Giovani della Comunità Missionaria di Villaregia - di diritto pontificio dal 2002, fondata nel 1981 da padre Luigi Prandin e Maria Luigia Corona - che conta 550 membri consacrati e 15.000 aggregati. Per tre giorni i giovani vivranno un 25 aprile "alternativo" riflettendo su evangelizzazione e missione, grazie alle testimonianze di missionari provenienti dagli angoli più poveri del mondo. Scritto in Varie Commenti ( 226 ) " (21 votes, average: 3.81 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Apr 08 La nostra sfida più urgente Tornato dal viaggio negli Stati Uniti volevo sottoporre alla vostra attenzione una frase contenuta nell'omelia tenuta da Benedetto XVI nella cattedrale di St. Patrick, sabato mattina. A mio avviso sintetizza il messaggio che il Papa ha voluto lasciare agli americani e che ha testimoniato nel suo contatto con le folle dei fedeli. "Forse abbiamo perso di vista che in una società in cui la Chiesa sembra essere legalista e 'istituzionale', la nostra sfida più urgente è di comunicare la gioia che nasce dalla fede e l'esperienza dell'amore di Dio" Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (17 votes, average: 3.29 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Apr 08 "Io, povero successore di Pietro" Stamattina (in Italia era già pomeriggio) ho partecipato alla messa di Benedetto XVI nella cattedrale di St. Patrick, sulla Quinta Strada, a Manhattan. Al termine della celebrazione, il cardinale Bertone ha fatto gli auguri al Papa per il terzo anniversario dell'elezione, che ricorre oggi. Il Papa, commosso, ha risposto improvvisando: "Posso solo rendervi grazie per il vostro amore per la Chiesa, per l'amore a Nostro Signore, e per l'amore che date anche al povero successore di Pietro. Io farò tutto il possibile per essere un vero successore del grande san Pietro che era anche un uomo con i suoi difetti e alcuni peccati, ma alla fine rimase la roccia della Chiesa e così anch'io, con tutta la mia povertà spirituale possa essere con la grazia di Dio in questi tempi il successore di Pietro". Parole che fanno tornare alla mente un appunto nei diari di Paolo VI, che parlava della propria "inadeguatezza" al compito ricevuto, o l'espressione di Papa Luciani che davanti ai cardinali, chiedendo preghiere per la sua missione, aveva definito se stesso un "poverocristo vicario di Cristo". Scritto in Varie Commenti ( 118 ) " (19 votes, average: 3.84 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Apr 08 Piccole esperienze americane Vi scrivo queste righe da New York. Ho appena finito di scrivere i miei pezzi sulla visita del Papa all'Onu e sulle commoventi testimonianze delle vittime degli abusi che ieri hanno incontrato Benedetto XVI. Articoli che leggerete sul Giornale di domani. Volevo raccontarvi ciò che è accaduto ieri. Avevo preparato un articolo tutto incentrato sull'appello del Papa ai leader religiosi e sulla messa allo stadio. Padre Lombardi, a nostra specifica richiesta, ci aveva detto che l'incontro con le vittime degli abusi non era avvenuto. Certo, lui intendeva dire che non era avvenuto fino a quel momento. In ogni caso, dopo aver spedito i pezzi (in Italia erano quasi le 11 di sera) sono uscito a comprare dei francobolli per un collega - Gabriele Villa, inviato e titolare del blog del Giornale sul golf - e poco dopo l'amico Luigi Accattoli mi ha telefonato per dirmi che era appena arrivata la notizia dell'incontro. Sono rientrato in pochi minuti e ho riscritto il pezzo, incentrandolo sulla notizia del giorno, come richiesto dai miei capi. Così, il Giornale è uscito in due versioni: la prima edizione (che raggiunge le città più piccole), aveva il primo articolo, la seconda (che va in stampa all'una di notte e si trova a Milano, Roma e nei centri più grandi), aveva il secondo articolo con il titolo sulle vittime degli abusi. Sono convinto che il discorso ai leader religiosi fosse importante, perché esplicitava per la prima volta così chiaramente la "via" ratzingeriana per il dialogo con le religioni. Così salutandovi dalla Grande Mela, nel primo commento a questo post allegherò la prima stesura dell'articolo - che non era leggibile nella versione online, ovviamente più aggiornata. Scritto in Varie Commenti ( 40 ) " (15 votes, average: 4.4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Apr 08 Il Papa e i valori Usa, non solo luci Sto finendo di assistere alla messa che Benedetto XVI sta celebrando al Nationals Park Stadium. Nell'omelia, il Papa ha parlato di "segni evidenti di un crollo preoccupante negli stessi fondamenti della società: segni di alienazione, rabbia e contrapposizione in molti nostri contemporanei; crescente violenza, indebolimento del senso morale, involgarimento nelle relazioni sociali e accresciuta dimenticanza di Dio". Anche nella Chiesa c'è "la presenza di divisione e polarizzazione al suo interno" e si fa pure la "sconcertante scoperta che tanti battezzati sono inclini ad abbracciare atteggiamenti contrari alla verità del Vangelo". Benedetto XVI parlando degli americani come "popolo della speranza", delle libertà e delle nuove opportunità, ha detto anche che questa attesa non è stata "l'esperienza di tutti gli abitanti di questo Paese; basti pensare alle ingiustizie sofferte dalle native popolazioni americane e quanti dall'Africa furono portati qui forzatamente come schiavi". Scritto in Varie Commenti ( 148 ) " (27 votes, average: 4.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (176) Ultime discussioni Gianni B.: @Klaus Non sei informato, nel libro del 2001 "La repubblica delle banane" di Peter Gomez e... marina: Si, ma io voglio sapere perchè per i cattolici , sono solo 4 i più autorevoli. Io ho letto solo arzialmente... marina: Savigni, ma san paolo non era apostolo. Klaus: Si,i disonesti che vuole lui o che intende lui.Quelli che gli fanno comodo(compreso se stesso che percepisce... Gianni B.: Oppure manda in travaglio i disonesti, con le sue denunce. Nomen omen. 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D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi (leggi l'articolo): è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 2 ) " (52 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (117 votes, average: 1.32 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti ( 87 ) " (86 votes, average: 1.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (126 votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 51 ) " (52 votes, average: 1.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 32 ) " (56 votes, average: 1.77 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (95 votes, average: 1.22 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (221 votes, average: 1.32 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (27 votes, average: 2.44 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (24 votes, average: 2.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (32) Ultime discussioni Vincenzo: Ecco, questo articolo descrive perfettamente il perché, da sempre, disprezzo con tutte le mie forze la... EMILIO. V: Io ,penso che' per prima cosa il rispetto di tutti i cittadini stranieri,con una piccola... Humphrey Blogart: Pierino B., non sapevo che fossi un personaggio di questo blog, pensavo che Mara bastasse ed... Pietro.b: X XPAS.E metta il Suo nome, almeno sappiamo con chi stiamo parlando!Se il MAR LIGURE è il MARE DEL NORD,Le... matteo: Lo stravolgimento del panorama politico italiano sembra sempre più degno della massima attenzione, specie... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime News Brescia, scarcerati quattro autori di rapine nelle villeTruffa e concussione, arrestato MarcellettiFiera del libro, Israele: "Chi ci boicotta vuole delegittimarci"Sassari, 12enne stuprata In manette due 15enniBirmania: 22mila i morti, 41mila i dispersiSpazzatura, l'Italia deferita dall'Ue Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille May 2008 M T W T F S S " Apr 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post May 2008 (1) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Roma, quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra Racconta anche tu la partita della tua vita Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Le bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Pensioni, a chi gli aumenti. Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Non ci siamo mai pentiti di avere scelto Israele come paese ospite e crediamo anzi che questa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Non ci siamo mai pentiti di avere scelto Israele come paese ospite e crediamo anzi che questa scelta contribuirà a una maggiore comprensione di quella realtà". A pochi giorni dall'apertura della Fiera del Libro, la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, difende la decisione di ospitare gli scrittori israeliani.

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Fini: è peggio bruciare le bandiere di Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

[FIRMA]Gli scontri anti-israeliani di Torino e gli attacchi di naziskin a Verona non sono paragonabili. Quel gruppo che si definisce neonazista va preso, messo in galera e rieducato, non ci può essere nessun tipo di solidarietà, ma quello che accade a Torino è più grave". Gianfranco Fini, neopresidente della Camera, predica tolleranza zero verso il brutale e futile assassinio di Nicola Tommasoli. Ma quando gli chiedono se esiste un parallelo tra l'aggressione di Verona e le bandiere bruciate in piazza a Torino durante la manifestazione del 1° maggio, per protestare contro la presenza di Israele come Paese ospite alla Fiera del Libro, entrambi episodi di violenza a sfondo politico, scandisce una sua scaletta di emergenze che mette i maneschi di sinistra al primo posto. "L'episodio di Torino è molto più grave perché non è la prima volta che frange della sinistra radicale danno vita ad azioni contro Israele che cercano di giustificare con una politica antisionista". Gli anti-israeliani, insomma sono un movimento, se pur piccolo, che "fa più paura", perché rivela pregiudizi di tipo politico-religioso nei confronti degli ebrei. I naziskin di Verona, invece, sono un gruppetto di esaltati criminali che rivelano un malessere completamente diverso. "Si tratta di fenomeni diffusi non solo in Italia e non solo colorati da funeste ideologie - continua l'ex presidente di An - che dimostrano carenza di valori di riferimento. Parliamo di giovani privi di esempi, di volontà positiva, di ancoraggio, che spesso fanno riferimento al branco e nove volte su dieci sono dei vili, incapaci di affermare la propria personalità, spesso pieni di sostanze stupefacenti e alcol. La società deve interrogarsi sul ruolo della scuola, della famiglia, ma anche della tv e del cinema. E la politica, di fronte a questo profondo malessere sociale, non deve rinunciare ad avere un ruolo pedagogico". La gerarchia delle emergenze proposte dal neo presidente non convince a sinistra. Alle polemiche forti della sinistra estrema, segue il gelo del Pd. "Sono dell'idea - commenta Walter Veltroni - che non bisogna mai stabilire priorità su questi temi. Sono due fatti diversi: nel primo caso c'è una vita spezzata ed è molto grave, sottovalutarlo sarebbe un errore molto serio". L'episodio delle bandiere bruciate "è altrettanto grave, ma stabilire delle priorità in questi casi è assolutamente sbagliato". Sulla stessa linea Paolo Ferrero, il ministro della Solidarietà sociale. "Credo che quelle di Fini siano parole incredibili e indegne di chi occupa un ruolo istituzionale di quel peso. Come si può mettere sullo stesso piano l'omicidio brutale di un ragazzo con la manifestazione di opinioni, che per altro io personalmente non condivido?". Anche Rosy Bindi è critica: "Inviterei il presidente della Camera ad una certa prudenza. Credo sia pericoloso stabilire delle gerarchie di gravità tra bruciare le bandiere di un Paese e aggredire una persona fino a sopprimerne la vita".

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PROPRIETA' TRANSITIVA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

DI la settimana GABRIELE FERRARIS PROPRIETA' TRANSITIVA Adesso, l'importante è mantenere i nervi saldi, non lasciarsi prendere dalla sindrome dell'assedio. La ventunesima edizione della Fiera del Libro, che s'inaugura giovedì 8 alla presenza del Presidente della Repubblica, sarà - inutile negarlo - diversa da tutte le altre. L'invito a Israele come paese ospite, con le polemiche e le minacce di boicottaggio che ne sono derivate, imporrà una serie di misure di sicurezza - ci si augura discrete, pur se ferree - che fatalmente influiranno sullo spirito della manifestazione. Non crediamo - non vogliamo credere - che il legittimo dissenso di alcuni possa sfociare in manifestazioni men che civili. Piuttosto, vorremmo che il contrasto delle posizioni si risolvesse in momenti di confronto e di dialogo, com'è giusto e logico in una grande festa della cultura. Perché la cultura deve avvicinare, là dove la politica divide. Niente "Fiera blindata", quindi. Con le cautele del caso, ma senza isterie. E soprattutto senza rimpianti: gli organizzatori hanno fatto la cosa giusta, non piegandosi a pavide retromarce. Sull'opportunità della scelta di Israele come paese ospite ciascuno è peraltro libero di giudicare secondo le proprie personali convinzioni, tenendo comunque conto che la letteratura israeliana non è necessariamente da identificare con le posizioni del governo di Tel Aviv, un governo peraltro democraticamente eletto e democraticamente operante. Su questo dovrebbero riflettere i nostri intellettuali che hanno manifestato grande sdegno per la presenza israeliana alla Fiera. Secondo tale logica, infatti, quegli stessi che oggi stigmatizzano e osteggiano potrebbero un domani venire a loro volta stigmatizzati e osteggiati dai "colleghi" stranieri solo in quanto italiani, e dunque - per l'opinabile proprietà transitiva da essi stessi applicata in questo frangente - assimilati in tutto e per tutto al nuovo governo italiano e alle sue scelte che eventualmente dovessero dispiacere all'intellighenzia internazionale.

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La nostra memoria è fuggevole e selettiva, custodisce solo ciò che sceglie di custod (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 06-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"La nostra memoria è fuggevole e selettiva, custodisce solo ciò che sceglie di custodire. Non intendo dire che custodisce solo il bello e il piacevole. Come anche il sogno, prende dal denso flusso degli eventi alcuni particolari, a volte fatti di poca importanza, li immagazzina e in un certo momento li riporta a galla. Come il sogno, anche la memoria cerca di attribuire agli eventi un qualche significato". Così Aharon Appelfeld, il decano degli scrittori israeliani, nato nel 1932 in Bucovina, nel cuore della vecchia Europa, tra Romania e Ucraina. Oggi è un mite signore dai gentili modi mitteleuropei, che parla a bassa voce, e sembra abbia sempre vissuto fuori dal mondo. A nove anni è stato rinchiuso in un lager, dove ha visto morire la madre e la nonna; quando riesce a fuggire, vive per due anni nei boschi, prima a servizio di una prostituta che medita di consegnarlo ai nazisti, poi di una banda di ladri di cavalli, di un contadino cieco che lo batte senza pietà. E' sempre stato un bambino solitario e immaginoso, non è mai andato a scuola, ma ha orecchio per le lingue. Per sopravvivere deve imparare a decifrare i tanti segni e suoni del mondo naturale e umano, si innamora di alberi e animali, che sembrano proteggerlo e aiutarlo. Scriverà: "Non ricordo il mio ingresso nel bosco, ma ricordo il momento in cui mi trovai lì, di fronte a un albero carico di mele rosse. Rimasi talmente sbalordito che feci alcuni passi indietro. I passi all'indietro il mio corpo li ricorda meglio di me. Ogni volta che faccio un movimento sbagliato con la schiena o inciampo all'indietro, vedo l'albero con le mele rosse". Diventa garzone di cucina dell'esercito russo. Quando la guerra finisce, arriva nell'Italia caotica del dopoguerra. Liberato da un impresario malvagio come il Mangiafuoco di Pinocchio che lo schiavizzava, approda in Palestina su una nave e impara faticosamente l'ebraico. Conquista una lingua e un'identità, ma senza rinnegare il proprio passato, cui rimane dolorosamente fedele. Dopo aver studiato agricoltura, diventerà professore universitario e scriverà una dozzina di libri, il più famoso dei quali è "Badenheim 1939", storia di una piccola comunità ebraica che vive tranquillamente la sua ultima estate chiudendo gli occhi davanti ai segni della tempesta che si annuncia. Si sentirà sempre diviso tra il rifiuto del dolore e la necessità quasi fisica di ricordare. E' il piccolo mondo antico e perduto dell'infanzia che Appelfeld rievoca senza sosta, scrutandone ogni minimo dettaglio, nella nostalgia della lingua yiddish, del calore materno, della saggezza del nonno: "La separazione fra i vivi e i morti è immaginaria, il passaggio è più facile di quanto non crediamo. Si tratta solo di cambiare luogo e passare a un livello più alto". In occasione della Fiera esce presso Guanda, che sta riproponendo l'opera di Appelfeld, una nuova edizione della sua bellissima autobiografia, "Storia di una vita". \ L'APPUNTAMENTO GIOVEDÌ 8 ORE 17 SALA AZZURRA SCRITTORI DI ISRAELE: AHARON APPELFELD. INTERVENGONO ERALDO AFFINATI E STAS GAWRONSKI.

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CONTRO IL MONDO DEL NO (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ernesto Ferrero CONTRO IL MONDO DEL NO Le genti del bel paese là dove 'l sì suona". Il verso del XXXIII canto dell'Inferno oggi andrebbe opportunamente riscritto. Il bel paese, oltre ad essere stato sconciato oltremisura dalla speculazione, è diventato il paese del no. Bastano esigue minoranze oltranziste a bloccare ogni iniziativa, ogni progetto. Sembra che una certa sinistra, persino quella non estrema, non riesca a vivere senza l'immagine di un nemico da odiare, e fatichi a pensare in chiave propositiva. La sua identità si basa principalmente sul "contro", sull'esecrazione, sugli slogan gridati nei cortei. Come è ancora possibile continuare a pensare il mondo in chiave oppositiva, di puro antagonismo, di guerriglia urbana? Forse sta qui la radice di un declino, morale e culturale prima che politico, di cui ancora non si vede il fondo. Le polemiche internazionali che si sono accese sulla Fiera del libro, rea di portare a Torino una libera cultura democratica come quella di Israele, non certo asservita al suo governo, si sono svolte anch'esse sotto il segno esasperato del "contro". Come se far conoscere meglio una cultura significasse recar danno alle altre, offenderle, e non piuttosto il contrario. Per fortuna i trecentomila visitatori del Lingotto sono il pubblico più preparato, motivato e civile che chiunque si possa augurare. Saranno loro a rispondere per tutti. Anche perché sanno distinguere perfettamente tra i valori di una cultura e i comportamenti di un governo. Non hanno bisogno alcuna tutela, specie se offerta dai campioni del no. È un po' difficile, in mezzo a discorsi rozzi e semplificati, a tanta violenza verbale, mettersi a parlare di un tema conduttore come la Bellezza, scelto per l'edizione 2008. È tuttavia necessario, proprio perché viviamo immersi in una bruttezza diffusa, e siamo distratti, anestetizzati da una falsa bellezza consolatoria e superficiale. Perché, come già sapeva Dostoevskij, la questione della bellezza è anzitutto una questione morale, o deve ritornare a esserla. Oggi più che mai abbiamo bisogno della bellezza difficile, quella che nasce da un progetto forte e condiviso, da una ricerca strenua, perfino drammatica. Dalla difficoltà, dalla fatica, come tutte le cose importanti. In questo senso la Reggia di Venaria, che ospita la serata inaugurale, ha qualcosa da insegnare. Nel '600 il piccolo ducato sabaudo, compresso da vicini ingombranti, povero di risorse e ricco di problemi, seppe imporsi alla considerazione dell'Europa tentando una sfida impossibile, facendo il passo più lungo della gamba, costruendo residenze splendidamente ambiziose, collezionando opere d'arte di grande valore. Ebbe il coraggio di darsi il traguardo della bellezza difficile, da conquistare passo dopo passo, come in un assedio. Sapendo che la bellezza genera sempre altra bellezza, così come la bruttezza morale e materiale produce altro orrore. Qualche filamento di quel lontano Dna è rimasto nel codice genetico di Torino, e del Piemonte. E di una festa collettiva quale è una fiera del libro.

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L'attesa di torino tra paura e divisioni "come il g8? no, qui siamo diversi" - (segue dalla prima pagina) concita de gregorio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cronaca L'attesa di Torino tra paura e divisioni "Come il G8? No, qui siamo diversi" Il sindaco ostenta sicurezza: mi fido dei torinesi e mi fido della nostra polizia Il duello tra il filosofo Vattimo e il rettore. Mentre in ateneo va in scena Brachetti (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) CONCITA DE GREGORIO E dice "ho l'impressione che tutto questo can can si sia montato ad arte, che sia un alzare la tensione ad usum delphini". Parla così, Vattimo, per delfino intende Gianfranco Fini quello che ha detto "è più grave l'antisemitismo di Torino che l'uccisione di un ragazzo da parte dei naziskin di Verona", quello che era a Genova a dare disposizioni al G8, il neo presidente della Camera. Dice, il professore, che "a forza di evocare incidenti si finisce per offrire il destro a chi vuole provocarli, dopo è più facile marciare a passo marziale nutrirsi di paura e intanto alimentarla. Siamo a poco dall'insediamento di Berlusconi, come a Genova". Poi spiega che comunque sabato il giorno della manifestazione dell'Assemblea Free Palestine che promette di portare a Torino migliaia di manifestanti della sinistra radicale antisemita lui non ci sarà, ha un impegno a Napoli, ripete che Napolitano non avrebbe dovuto accettare di inaugurare una Fiera del libro dedicata a Israele. Nella sala di fronte sta finendo il secondo giorno del seminario intitolato "Le democrazie occidentali e la pulizia etnica della Palestina". Vattimo è uno dei relatori insieme a Tariq Ramadam lo scrittore protagonista del non garbato scambio col presidente Napolitano. Certo "pulizia etnica" non è proprio una definizione neutra ma il rettore dell'Università che ha autorizzato i lavori, Ezio Pelizzetti, osserva che "si tratta del titolo del libro di Ilan Pappe, docente dell'ateneo, ebreo". La Fiera si inaugura domattina, Napolitano taglia il nastro alle 10 ha chiesto al sindaco e al prefetto di non viaggiare blindato vorrebbe che fosse una cosa normale una passeggiata qualunque, il percorso sarà comunque protetto da centinaia di agenti. La lectio magistralis di apertura alla reggia di Venaria Reale è di Aaron Appelfeld. I centri sociali capitanati da Askatasuna che in basco vuol dire libertà sono pronti a dargli il benvenuto. Torino come la striscia di Gaza, si direbbe dalle cronache locali. Filopalestinesi contro filoisraeliani pronti a dar fuoco alle micce: prefetto Paolo Padoin insediato da un mese in apprensione da esordio, il sindaco Chiamparino che minimizza con cautela, "conosco le forze dell'ordine torinesi qui non c'è nessun rischio Genova certo però che tanta attenzione mediatica è un gran palcoscenico per quei cinque che sempre arrivano a bruciare bandiere". Ugo Volli ordinario di semiotica che accusa il rettore di aver "trasformato l'università in un suk di estremisti che ne ha fatto la base logistica", estremisti "amici di Hamas". Sinistra radicale divisa: Rifondazione con Bertinotti partecipa alla Fiera, i Comunisti italiani di Diliberto al corteo di boicottaggio della Fiera. Il collettivo universitario autonomo i centri sociali e tutta la sinistra ora esclusa dalla vita parlamentare chiama alla riscossa: venite tutti, sabato, venite in tanti che facciamo vedere chi siamo. Massima confusione sotto il cielo di maggio mentre Alemanno a Roma visita il Ghetto, Fini difende Israele, il capo dello Stato invita a non confondere la "critica legittima" al governo israeliano con l'esistenza di uno Stato, Bertinotti è atteso come ospite illustre e i suoi assessori, qui a Torino, sono tra coloro che hanno approvato ormai un anno fa la decisione di dedicare il Salone del libro intitolato alla Bellezza - una modella dell'Est nel logo fa la Venere di Botticelli - agli scrittori ebraici, appunto. Può succedere di tutto o anche niente, dipende da chi guida le manovre. Dipende da come si gestisce il dissenso, come sempre. Alle tre del pomeriggio in quello che Volli chiama il Suk, l'atrio della sede universitaria di Palazzo Nuovo (che in verità è del '68 e anche fuor di metafora piuttosto cadente nella sua vetero-modernità di vetro e acciaio), gli studenti del collettivo autonomo presidiano la mostra fotografica sulla "mattanza di Israele a Gaza", sistemano poster con scritto "da che parte stare lo sappiamo", foto di kefiah, "Sharon professionista di stragi". Mauro, 19 anni, distribuisce volantini con scritto "Boicottiamo il Salone in appoggio alla resistenza palestinese". Al piano di sopra un centinaio di studenti assiste alla lezione di Arturo Brachetti il trasformista, pennacchio di capelli irrigidito dal gel e t-shirt verde mela, che invita i ragazzi a "credere nei vostri sogni, la realtà immaginata è più vera del vero". Applausi. L'ha invitato il professor Franco Prono, docente di storia del Cinema: "A qualcuno dà fastidio vedere due bandiere in università, a me da più fastidio vedere la pubblicità delle patatine affissa sulla facciata. Questo è il luogo dove ciascuno può esprimere democraticamente le sue idee, non vedo assolutamente il problema, è dagli anni Sessanta che non interviene l'ordine pubblico in Università". Due agenti della Digos in borghese pattugliano l'entrata con la sigaretta in mano. Il rettore indossa una cravatta gialla con la riproduzione di un quadro di Van Gogh. è un chimico. Il 14 maggio si vota per la sua rielezione, è in campagna elettorale. Dice che in effetti lui la polizia tre mesi fa l'ha chiamata, un giorno. La sinistra l'ha per questo accusato di essere un "rettore di polizia". E' stato quando Volli e Vattimo si sono presentati in facoltà avvolti da bandiere: Volli in quella israeliana, Vattimo in quella palestinese. Non si sono incontrati, "però lui mi ha detto che sono un "povero vecchio" - dice Vattimo - io gli ho risposto che il richiamo all'età mi faceva pensare alla gioventù hitleriana, lui si è risentito dicendo come osi dare del nazista proprio a me, immagino si riferisse alle sue origini ebraiche. Mi ha anche detto che appoggio stati dove sarei impiccato come sodomita. Ho lasciato perdere". Chiamparino è tranquillo. Dice "non credo che la sinistra voglia cadere in provocazioni, vedo che ha capito che conviene più seguire la gente di borgata che i centri sociali, in fondo sono anche quelli circoli elitari". I "circoli elitari" della sinistra radicale qui si chiamano Askatasuna, fa riferimento a Rifondazione, "Gabrio", ai Comunisti italiani, poi ci sono gli anarchici insurrezionalisti di via Alessandria: stanno in un asilo nido occupato. Sono quelli che preoccupano di più. Avevano provato a boicottare la fiamma olimpica, sono poi riusciti a fare rumore in Val Susa coi No tav. Hanno buttato petardi quando in Università è arrivato Padoa- Schioppa. Il prefetto, per sabato, non ha intenzione di chiamare rinforzi da fuori. Si aspetta qualche migliaio di persone: certo saranno pronte a fare il massimo rumore. Ma la Fiera non è la zona rossa dei capi di Stato del G8: la Fiera è un posto aperto in cui si entra col biglietto e le prenotazioni non sono affatto in calo, anzi. In piazza San Carlo, all'ora dell'aperitivo, i torinesi fanno spallucce e sorridono. Macché paura, figuriamoci. Poi certo tutto dipende da quanto dissenso si tollera, e da come: lo stile locale è per la discrezione, fa posto e lascia passare. Gli incidenti sono possibili, certo. Chi può sa anche come evitarli. Esageruma nen.

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Quell'album di famiglia che fini non vuole aprire - corrado augias (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

G entile dottor Augias, insegno in un Istituto superiore e ho due figlie, ed è soprattutto pensando a loro e ai miei studenti che mi chiedo: in che mondo stiamo vivendo? Che dire delle parole di Fini? Terza carica dello Stato che pochi giorni fa parlava di valori, mentre ora ha difficoltà ad ammettere che quei giovani si sono in qualche modo alimentati nel grembo della destra estrema di questo Paese, e dichiara peggiore il gesto di bruciare la bandiera d'Israele (gesto certamente non condivisibile, ma neanche lontanamente paragonabile all'omicidio). Peggiore? Ma cosa c'è di peggio che uccidere? Sono questi i valori del presidente Fini? Questo lo sbandierato nuovo corso della destra italiana? Se un'alta carica dello Stato parla così che cosa possiamo aspettarci d'ora in avanti? Eppure questa destra è la stessa che durante la campagna elettorale ha cavalcato l'onda del bisogno di sicurezza dei cittadini, evidenziando in ogni modo la presenza nel nostro Paese di extracomunitari che rubano, stuprano, uccidono. Nell'assassinio di Verona non ci sono di mezzo extracomunitari ma italiani del Nord, ragazzi veneti 'figli di buona famiglia'. E davanti a questa evidenza il presidente della Camera dei Deputati se ne esce con quel commento? Lo dico forte: è una vergogna. Paola Frau Cagliari C redo di aver capito le ragioni, cattive ragioni, per le quali il presidente della Camera ha detto parole così sbagliate. Egli intendeva in primo luogo confermare la sua posizione di amico di Israele. Le sue parole esatte sono state: "La sinistra radicale dà vita ad una violenza che giustifica con una politica antisionista. Non si può nascondere l'astio per gli ebrei dietro l'antisionismo". Tutto giusto. Frange della sinistra estrema si dicono antisioniste ma in realtà sono antisemite e usano l'antisionismo come un paravento. Fini però ha detto le parole giuste nel momento sbagliato. Di fronte a quattro imbecilli che bruciano una bandiera c'è un ragazzo massacrato a calci; quale sia il gesto più grave salta agli occhi, se non si è accecati da preoccupazioni di posizionamento politico. L'altra metà della verità è che Fini ha ancora problemi a riconoscere quell'"album di famiglia" che Rossana Rossanda molti anni fa ebbe il coraggio di sfogliare quando si trattava delle Brigate rosse. I cinque assassini di Verona vengono da una cultura politica che solo da poco tempo, e forse troppo superficialmente, la Destra ha rigettato. Che lo stesso Fini sembrava condividere quando nel 1994 (intervistato da Alberto Statera) dichiarava che Mussolini è stato il più grande statista del secolo e che in certi periodi della storia la libertà non è tra i valori preminenti. Per la cronaca aggiungeva subito dopo: "Berlusconi dovrà pedalare per dimostrare di appartenere alla storia come Mussolini". Credo che anche Fini dovrà pedalare parecchio prima di liberarsi psicologicamente di un passato così pesante. L'augurio, nell'interesse di tutti, è che ci riesca.

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Cultura Stasera, alla Reggia di Venaria di Torino, serata in onore degli ospiti della Fiera del Libr... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Stasera, alla Reggia di Venaria di Torino, serata in onore degli ospiti della Fiera del Libro dove lo scrittore israeliano Aharon Appelfeld terrà, alle 20, una lectio magistralis che qui anticipiamo in parte. Domani, invece, alle dieci di mattina, inaugurazione ufficiale della Fiera alla presenza del Presidente della Repubblica.

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Dalla reggia a the beach ecco i posti delle feste - massimo novelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina IV - Torino S'inizia a Venaria, poi l'appuntamento con la Einaudi Dalla Reggia a The Beach Ecco i posti delle feste Mille invitati nel gioiello restaurato dello Juvarra Venerdì derby tra Struzzo e Baldini MASSIMO NOVELLI Non solo odio, contestazioni, muro contro muro, tensioni alimentate ad arte. A Librolandia 2008, peraltro come è accaduto nelle altre venti edizioni, ci saranno anche i tempi e le occasioni per divertirsi, far sbocciare qualche nuovo amore, mangiare, bere e magari danzare, dimenticare per una notte il presente e il "terribile domani" che travagliava Charles Baudelaire quanto travaglia noi. Venuto meno, per mancanza di soldi, il reading spettacol-letterario degli anni passati, si comincia stasera, però in pompa magna, alla Reggia di Venaria Reale, che, con il suo restauro, è il simbolo della Torino che cambia pelle, almeno per quanto riguarda la cultura e il suo consumo. Serata a inviti, circa mille i presenti, quella che dalle 20 convoglierà i soliti noti, e qualche volto relativamente diverso (come Elazar Cohen, numero due dell'ambasciata israeliana a Roma; l'ambasciatore Meir, invece, parteciperà all'inaugurazione del salone giovedì mattina), alla Chiesa di Sant'Uberto. Qui, dopo gli immancabili saluti istituzionali di rito, Aharon Appelfeld, il decano degli scrittori di Israele, terrà la sua lectio magistralis. Seguiranno l'aperitivo e la cena curata da Anna Ghisolfi, una signora di Tortona che unisce "mani geniali" in cucina, come ebbe a dire un noto critico gastronomico, e onestà di prezzi, il che non guasta per le casse pubbliche. Si chiude con uno spettacolo di giochi d'acqua. La serata di Venaria è ovviamente l'antipasto della Fiera. Un appuntamento classico, l'anteprima, come altrettanto tradizionale è la festa della casa editrice Einaudi. I signori e le signore dello Struzzo cambiano la scena anche quest'anno. Sono lontani i tempi delle "merende" in collina, ancora dal sapore vagamente pavesiano. Lasciata Eataly, teatro della festa del 2007, gli einaudiani puntano ora sul Centro storico Fiat di via Chiabrera (venerdì sera). è una scelta decisamente in linea con la storia (vecchia?) di Torino, ma che pare pure un omaggio alle fatiche, con buon esito, di Marchionne e c. Girala come vuoi, Torino resta sempre Fiatopoli. Nel novero degli altri momenti allegri, o che si spera siano tali, va incasellato l'appuntamento di Baldini e Castoldi. La casa editrice di Alessandro Dalai ha optato per un locale dei Murazzi, cioè The Beach, per giunta proprio venerdì, nella sera della festa di Einaudi. è la vendetta da parte di chi lo Struzzo conobbe da vicino, in un'epoca non facile? Oppure semplice coincidenza? Sta di fatto che ai "Muri" si starà in compagnia di Giorgio Faletti, Enrico Brizzi e Max Pezzali. Ultimo consiglio ai bon vivant: pure al Lingotto, tra gli stand e i dibattiti, non mancheranno le opportunità per piacevolezze mondane ed enogastronomiche. La Fratelli Frilli di Genova, per esempio, offrirà calici di vino Rossese di Isolabona al termine delle presentazioni dei libri. E l'Associazione Italiana Editori ha organizzato un buffet, sabato all'International Book Forum, per annunciare l'Italia in veste di ospite d'onore alla Fiera del Libro di Guadalajara, in Messico.

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Ebrei e arabi sullo schermo tra massimo e fratelli marx (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina V - Torino Il cinema Ebrei e arabi sullo schermo tra Massimo e Fratelli Marx Palestina e Israele anche sugli schermi. La prima su quello del Fratelli Marx, il secondo al Massimo. L'omaggio a tre autori palestinesi comincia questo pomeriggio alle 18.30 con Ka'ek sul pavimento di Ismail Habbash, in ricordo dello scrittore Ghassan Kanafani, assassinato nel 1972 a Beirut. Da domani alle 21 il cinema israeliano si presenta invece con dieci film: si parte con Disengagement di Amos Gitai.

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Chi colpisce l'Israele che vuole pace (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del "Chi colpisce l'Israele che vuole pace" Abraham B. Yehoshua L'intervista Palieri a pagina 4.

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Le ambiguità della destra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Le ambiguità della destra di Ninni Andriolo La matrice nazi-fascista che il Procuratore Papalia attribuisce al delitto di Verona spiazza gli esponenti della destra, occupati da giorni a occultare il retroterra politico-culturale di un atto di violenza che non può essere liquidato come fosse il crimine isolato di cinque balordi. Chi si accinge ad assumere responsabilità di governo - e ha promesso agli italiani più sicurezza - non può mostrare l'imbarazzata ambiguità di queste ore. La stessa che ha portato Fini a definire il "boicottaggio" tuttora incruento della Fiera del Libro di Torino più grave del pestaggio costato la vita a Nicola Tommasoli. La stessa che lo ha spinto a parlare dei cinque assassini di Verona come di un "gruppo che si definisce neonazista". Al Presidente della Camera va chiesto se esista una qualche centrale abilitata ad assegnare patenti di idoneità per svastiche e croci celtiche. E, ancora, se la sottolineatura della gratuita autoproclamazione nazi-fascista degli autori del pestaggio omicida di Verona non metta in evidenza - piuttosto - il riflesso condizionato dell'impaccio di radici antiche che si allunga fino a sottovalutare la violenza che alberga nelle frange estreme della destra. E che diffonde - in realtà importanti del Paese - la cultura dell'odio e dell'intolleranza per "il diverso", la stessa che rischia di farsi moda al di là dei confini di un certo estremismo militante. Per questo la pezza che prova a mettere Ignazio La Russa non copre le contraddizioni di Fini. Il ministro della Difesa in pectore attacca chi avrebbe distorto le parole del suo leader che - secondo lui - avrebbe dato per scontato che "l'uccisione di un ragazzo è infinitamente più grave delle bandiere di Israele incendiate a Torino". Detto questo, però, anche l'ex presidente dei senatori di An riduce l'omicidio di Nicola Tommasoli ad un isolato "gesto di teppismo" e proclama di "scarso interesse" la conoscenza delle "idee politiche" degli autori del delitto. Anche La Russa, in sostanza, fa finta di non vedere il contesto dentro il quale si è scatenata la violenza brutale di quei "balordi". Quel verminaio nazi-fascista che nel nord est si mescola anche a frange estreme di un certo leghismo. La sottovalutazione che ostenta il Pdl preoccupa non poco, visto che la destra ha promesso di dare risposte efficaci alla domanda di sicurezza degli italiani. Ora che la propaganda elettorale è stata archiviata chi ha vinto è chiamato alla prova, ma i primi passi della maggioranza in pectore sembrano incerti o strumentali. Si rifugiano, ad esempio, nell'antistorica teoria degli opposti estremismi che mette sullo stesso piano la violenza omicida di Verona e le bandiere israeliane bruciate a Torino. Come se queste ultime fossero solo l'antipasto della manifestazione del 10 maggio di cui - evidentemente - si dà per scontato un copione violento, e già scritto, che non sarebbe lecito auspicare e sarebbe indispensabile impedire. Convinti come siamo dell'infantilismo politico che porta a mettere in discussione l'esistenza stessa dello Stato di Israele, condanniamo senza appello chi promuove boicottaggi anti-israeliani. "Legittimo criticare azioni e decisioni dello Stato di Israele - spiega il Pdl Franco Frattini - Ma è illecito, oltre che illegittimo, inneggiare all'intolleranza". Il fatto è che i giorni della Fiera del libro, con le manifestazioni che annunciano settori della sinistra estrema, costituiranno il primo banco di prova anche per il Berlusconi quater che si formerà nei prossimi giorni. E che dovrà mostrare capacità di rasserenare il clima e non già di esasperare le tensioni a Torino, come nel resto d'Italia. La maggioranza di destra che ha vinto le elezioni - anche puntando sulla "percezione d'insicurezza" che agita i cittadini - mostra, però incertezze e contraddizioni. E un procedere a tentoni che non promette bene. A Roma, ad esempio, Alemanno mette la sordina alle promesse elettorali sulla sgombero dei campi nomadi, mentre a Bologna An prende esempio dalla Lega e promuove ronde padane. "Ronde di partito - attacca il vice ministro degli Interni, Marco Minniti - di qualunque colore esse siano, sono l'esatto contrario di quel che serve per la sicurezza dei cittadini". La Nota.

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Il diplomatico israeliano: gli estremisti che vengono a Torino per boicottare vogliono delegittimare lo stato d'Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Il diplomatico israeliano: gli estremisti che vengono a Torino per boicottare vogliono delegittimare lo stato d'Israele.

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Non solo Torino: arte e scienza in tutte le città (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del ISRAELIANA Non solo Torino: arte e scienza in tutte le città di Luca Del Fra "Il mondo e l'Italia hanno di Israele un'immagine falsata: elmetti, carri armati, scene di guerra. Allora queste celebrazioni per il 60° anno della fondazione di Israele (14 maggio 1948) servono a far conoscere a tutti la vera faccia del nostro stato". Così spiega l'ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meir alla presentazione delle numerose iniziative culturali sparse in varie città della penisola. L'inaugurazione ufficiale avverrà nella capitale, all'Opera di Roma che ospita i complessi della Israel Tel Aviv Opera per "Viaggio alla fine del millennio", opera su libretto di Abraham B. Yehoshua e musica di Josef Bardanashvili. Già da questo mese di maggio mostre, convegni, rassegne su arte, cinema, letteratura, scienza israeliani troveranno spazio oltre che nella capitale a Torino, Firenze, Milano, Siena, Bologna e Reggio Emilia. È interessante notare come accanto agli aspetti più formali e riconosciuti della cultura israeliana, abbiano trovato spazio anche voci più problematiche, a iniziare da "Viaggio alla fine del millennio" che è una riflessione sulla tolleranza. A Milano invece a luglio si esibiranno i gruppi della musica giovanile, un mondo underground che si divide tra l'accettazione incondizionata della politica israeliana e i suoi fieri oppositori. A questo proposito, alla presentazione di queste iniziative Gianni Alemanno, neosindaco capitolino, ha voluto citare il presidente Napolitano, ripetendo che "si può criticare ed essere in disaccordo con la politica israeliana, ma non è più tollerabile mettere in discussione l'esistenza stessa dello stato d'Israele". D'accordo anche Piero Marrazzo, presidente della regione Lazio: posizioni come quelle "di Ahmadinejad sono oggi inconcepibili".(L'intero programma delle celebrazioni su http//:israele60.com).

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Sabato un corteo aperto da uno striscione che dice Israele non è un ospite Il questore: non ci sarà una zona rossa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Sabato un corteo aperto da uno striscione che dice "Israele non è un ospite" Il questore: non ci sarà una zona rossa.

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Al Lingotto nel segno della Bellezza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Al Lingotto nel segno della "Bellezza" m.s.p. "La bellezza salverà il mondo?" è la domanda che, nell'Idiota di Dostoievskij, viene rivolta al principe Myskin. Ed è la Bellezza il tema cui è dedicata l'edizione 2008 della Fiera del Libro. Fiera che, per la prima volta, verrà inaugurata da un Presidente della Repubblica: domattina alle 9,45 sarà Giorgio Napolitano il primo a varcarne la soglia. Ma vediamo tematiche e nomi ospitati fino a lunedì al Lingotto. Israele a parte, la Fiera ospiterà un ciclo di "lezioni magistrali" sul tema della bellezza appunto, con Remo Bodei e Franco La Cecla, Raffaele La Capria come Giovanni Reale; dibattiti sulla giustizia, sull'immigrazione africana, sulla Birmania e sulla ThyssenKrupp; un ciclo di incontri sulle "parole della Costituzione". Una valanga, come di consueto, i personaggi presenti: Gore Vidal, Javier Marias, Yves Bonnefoy, Clive Cussler, Ignacio Paico II (a colloquio con Fausto Bertinotti), Joe Lansdale, André Michaux, tra gli italiani Dacia Maraini, Eugenio Scalfari, Gian Antonio Stella. Per la sezione "Lingua Madre", dedicata all'ibridazione di culture, tra gli altri Sandrine Bessora, gabonese, V.V.Ganeshananthan, cingalese, Selina Sen, bengalese, Dhaliwal, indiano-londinese, la turca Elif Shafak. Ma la Fiera è, in primo luogo, "fiera", cioè centinaia di stand con la produzione libraria recente e prossima a venire. Quest'anno si segnalano, tra le case editrici che tornano, Baldini Castoldi Dalai e Marco Tropea. E un piccolo boom di "nuovi": sono 75 le sigle al primo ingresso. Nell'"Incubatore", come di consueto, la Fiera ospiterà poi alcune decine di sigle neonate. All'"International Book Forum" si scambieranno diritti per lo sfruttamento cinematografico di opere di narrativa. Quattromila i metri quadrati dedicati a bambini e ragazzi, mentre torna l'angolo di Torino Comics. Insomma, grande abbondanza. Non fosse che in Fiera l'Aie presenterà il suo rapporto annuale sullo stato della lettura in Italia: i lettori sono diminuiti ancora, meno 1,2% nel 2007 rispetto al 2006. Ovvero: l'anno scorso solo poco più di quattro italiani su dieci hanno letto "un" libro! La Fiera.

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Su Internet il tam-tam del fronte del boicottaggio: dai centri sociali ai Carc (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del PASSAPAROLA Su Internet il tam-tam del fronte del boicottaggio: dai centri sociali ai Carc Il passaparola è stato lanciato in Rete, con mail, newsletter e appelli alla mobilitazione su siti come Indymedia. Non si annunciano treni speciali, solo qualche autobus organizzato dai centri sociali più grossi, per portare a Torino le poche migliaia di sostenitori del boicottaggio alla Fiera del Libro. Sfileranno sotto la Mole sabato 10 maggio fino a raggiungere il Lingotto. Per loro, Israele deve essere boicottato come il Sudafrica dell'apartheid. Più che il sessantesimo anniversario della fondazione dello Stato di Israele, il 2008, dicono, è il 60° anniversario della Nakba - catastrofe in arabo - l'inizio dell'occupazione dei territori palestinesi. L'appello ufficiale del Forum Free Palestine è partito dal sito infoaut.org e finora ha raccolto le adesioni dell'area più antagonista dei centri sociali. C'è il Vittoria di Milano, l'Askatasuna e i Murazzi di Torino, lo Spazio Antagonista Newroz di Pisa, il Gozilla di Livorno. Ci sono anche molte sigle di associazioni palestinesi, i sindacati di base Rdb-Cub e Cobas, alcuni collettivi studenteschi tra cui quello dell'Orientale di Napoli, c'è la rivista della minoranza di Rifondazione L'Ernesto, Sinistra Critica, il partito di Lavoratori di Ferrando e una parte del Pdci. Ci sono anche i Carc con le loro petizioni per la scarcerazione dei brigatisti della "prima" e della "seconda posizione". L'assalto a Torino che paventa la destra, comunque, non ci sarà: lo spot video postato su YouTube, a quattro giorni dal corteo, lo hanno visto solo in 287.

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Israele ringrazia Napolitano e il governo di centrosinistra L'ambasciatore Meir apprezza la presenza del capo dello Stato Livni saluta D'Alema: Con voi fattiva collaborazione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Israele ringrazia Napolitano e il governo di centrosinistra L'ambasciatore Meir apprezza la presenza del capo dello Stato Livni saluta D'Alema: "Con voi fattiva collaborazione" di Umberto De Giovannangel / Roma UNA PRESENZA "importante e significativa". Un atto di amicizia che fa onore ad un capo di Stato che ha sempre avuto Israele nel cuore. Gerusalemme plaude alla presenza di Giorgio Napolitano all'inaugurazione della Fiera del Libro di Torino, condannando con forza il rogo di bandiere con la Stella di David nei giorni scorsi da gruppi antagonisti. Dopo le polemiche che l'altro ieri hanno coinvolto il capo dello Stato, ieri è stato l'ambasciatore israeliano a Roma Gideon Meir a definire "una posizione morale molto importante" la presenza di Napolitano all'inaugurazione della Fiera libraria torinese, che quest'anno ha previsto per Israele il ruolo di ospite d'onore. "Gli estremisti di destra o di sinistra che vengono a Torino per boicottare, vogliono solo delegittimare lo stato d'Israele", ha aggiunto il diplomatico con i giornalisti che gli chiedevano delle manifestazioni di protesta dei giorni scorsi. "Massimo rispetto" per la scelta di Napolitano è stato espresso anche dall'ambasciatore palestinese in Italia Sabri Ateyeh, che tuttavia non ha nascosto qualche perplessità: Israele, spiega Ateyeh, "può interpretare" la partecipazione del presidente della Repubblica "come un appoggio italiano alla sua politica di negazione dei diritti del popolo palestinese". Non solo la Fiera. L'ambasciatore d'Israele ha anche parole di apprezzamento per ciò che il governo uscente di centrosinistra ha fatto, sul campo e non a parole, per la stabilizzazione di uno dei fronti più caldi del Medio Oriente: il Sud Libano. Senza truppe italiane, rimarca Meir, la missione Unifil nel Paese dei Cedri sarebbe stata meno forte. "Non sono sicuro - puntulaizza l'ambasciatore, a margine della presentazione degli avvenimenti celebrativi per i 60 anni dello Stato d'Israele - che se l'Italia non avesse inviato truppe" all'interno della missione Unifil 2, "la missione avrebbe avuto la stessa forza internazionale". Quello di Meir è anche un messaggio, indiretto, rivolto al centrodestra italiano che, per bocca di alcuni suoi esponenti, aveva nelle scorse settimane messo in discussione l'impegno dell'Italia in Libano, salvo poi ventilare una modifica delle regole d'ingaggio dei caschi blu italiani, suscitando in questo caso forte preoccupazione nel governo di Beirut. Con le sue considerazioni, Meir sembra aver voluto anche mettere a tacere le polemiche innescate da un articolo pubblicato nei giorni scorsi dal quotidiano di Tel Aviv Haaretz, in cui si accusavano la forza multinazionale di interposizione schierata nel Sud Libano e il suo comandante, il generale italiano Claudio Graziano, di nascondere "deliberatamente" informazioni sulle attività di Hezbollah a sud del fiume Litani, e di non rispettare pienamente la risoluzione 1701, approvata dal Consiglio di Sicurezza per porre fine alla guerra fra Israele e le milizie del partito di Dio nell'estate 2006. Non solo la Fiera. Il rapporto positivo instauratosi nei venti mesi del governo Prodi tra Gerusalemme e Roma è testimoniato anche dal gesto della ministra degli Esteri israeliana, Tzipi Livni, che ha voludo congedarsi telefonicamente dal suo omologo italiano uscente Massimo D'Alema ringraziandolo per "la fattiva collaborazione". Da parte sua, ricorda la Farnesina, "il Ministro D'Alema, nel ringraziare il Ministro Livni per la cooperazione assicurata e il dialogo profondo e costruttivo condotto in questi due anni, ha colto l'occasione per confermarle che l'amicizia con Israele è per l'Italia una scelta strategica consolidata e duratura, che accomuna le principali forze politiche ed è ampiamente condivisa dall'opinione pubblica e dalla società italiana". A testimoniarlo è anche la presa di posizione del ministro degli Esteri in pectore, Franco Frattini. L'attuale vice presidente della Commissione europea definisce "importante e significativa" la presenza di Napolitano a Torino per la Fiera del libro. Secondo il futuro probabile titolare della Farnesina è utile ricordare il 60° anniversario dello Stato di Israele, "nella convinzione che lo Stato palestinese, altro elemento-chiave irrinunciabile per un pacifico e stabile assetto in Medio Oriente, nascerà tanto più forte e sicuro quanto più chiara sarà la voce della comunità internazionale sulla legittimità anche storica, oltre che politica, dello Stato di Israele". Uno Stato progredito; una democrazia che resiste a guerre e al terrorismo. È Israele oggi. Un Paese orgoglioso della sua democrazia, "un'isola in mezzo alle dittature - sottolinea con orgoglio l'ambasciatore Meir - un parlamento in cui sono votati direttamente i deputati arabi". E una stampa libera "che è più critica nei confronti del suo Paese di quanto spesso lo sia quella straniera".

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Così, in noi, colpite l'Israele che vuole la pace (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del ABRAHAM B. YEHOSHUADomani inaugurerà il Padiglione oggetto del boicottaggio. E a Roma assisterà all'opera tratta da un suo romanzo "Così, in noi, colpite l'Israele che vuole la pace" di Maria Serena Palieri / Roma Della cosiddetta "triade" dei grandi scrittori israeliani - Yehoshua, Oz, Grossman - è il più anziano. E, della triade, sarà il solo presente alla Fiera del Libro di Torino. Sarà lui, domani mattina alle dieci, a inaugurare con l'ambasciatore Gideon Meir il padiglione di Israele ospite d'onore. Abraham B. Yehoshua arriva in Italia per un soggiorno toccata e fuga, con una missione doppia: a Roma assisterà stasera alle prove di Viaggio alla fine del millennio, il melodramma tratto, su suo libretto, dal suo omonimo romanzo del 1999, e domani sera all'unica rappresentazione al Teatro dell'Opera, mentre a Torino al Lingotto, lui scrittore impegnato da decenni nel processo di pace, simboleggerà, a quel taglio del nastro, la cultura israeliana. Quella contro la quale - di fatto - prende in queste ore la mira il boicottaggio contro le celebrazioni del sessantennale dello Stato d'Israele. "E per questo boicottaggio sono molto triste" commenta Yehoshua, che alla vigilia raggiungiamo telefonicamente ad Haifa. "Noi abbiamo relazioni pacifiche con la Giordania e l'Egitto, noi siamo impegnati in negoziati serissimi con la Palestina. Noi scrittori, poi, in maggioranza ci battiamo da quarant'anni per la pace. Se l'anno prossimo, come spero, ci sarà uno Stato palestinese, sarà con grande gioia che lo vedrò ospite d'onore della Fiera". Parliamo di libri, allora. Qual è lo stato di salute della narrativa israeliana, così come si affaccia in questo maggio 2008 al Lingotto? "È in corso una rinascita. Non solo della letteratura, ma di tutte le arti, musica, cinema, danza. Israele è un Paese piccolo, siamo solo sei milioni di abitanti, ma la nostra vita culturale è intensa ed è ben accetta nel mondo intero. Questo, però, non è un termometro dello stato di salute della società israeliana: la cultura è vitale, ma non vuol dire che la società stia bene. D'altronde, pensi all'Europa tra le due guerre, dove i fascismi nascenti convivevano con un'esplosione delle arti. Forse è il malessere - la crisi d'identità, la confusione, il pessimismo - che favorisce l'attività creativa. Nel primo dopoguerra dal male della guerra trassero linfa Kafka, Joyce, Thomas Mann". Quante sono, a oggi, le generazioni di scrittori israeliani, e, se c'è, cosa le accomuna? "Ci sono i vecchi signori della prima, quella detta "della Guerra di Indipendenza" e della creazione dello Stato, ultraottantenni come Aharon Meged tuttora all'opera, o come S.Yzhar scomparso due anni fa, poco tradotti all'estero; poi ci siamo noi, io, Oz, Appelfeld, Kenatz, nati negli anni Trenta e della generazione detta "dello Stato"; alla "generazione della Guerra del '67" fanno capo David Grossman, Meir Shalev, Haim Be'er; poi c'è quella senza nome, diciamo post-modernista, di Etgar Keret e Orly Castel Bloom e, ancora, i giovanissimi". È un caso che i trentenni non abbiano un'etichetta? O questo indica una crisi di identità? "Non è un caso. La loro è un'esperienza che non ha più un centro, sia ideologico, sia politico, sia culturale". Per loro si è parlato di "disimpegno": per esempio a proposito di Alona Kimhi, autrice di un romanzo circense e scatenato, "Lily la tigre". Lei condivide questa etichetta? "No, la questione non è questa. Ci sono sfumature diverse. E bisogna vedere sempre il nesso tra ciò che avviene in Israele e ciò che avviene fuori. I nostri scrittori sono molto legati alla cultura dell'Occidente. Quando ho cominciato a scrivere io, nell'aria regnava l'assurdo di Kafka e di Camus..." Non crede che un romanzo come "Lily la tigre" lanci un proprio messaggio: ora basta parlare di identità, di guerra e di pace, anche in Israele ci sono altri poteri da mettere in crisi, per esempio il maschilismo? "Appunto. C'è una generazione, oggi, più impegnata sul piano dei "generi", il femminismo come i diritti dei gay. D'altronde, se lei guarda alla narrativa italiana degli anni Cinquanta non trova queste tematiche. Il femminismo, come l'ecologismo, sono affiorati da non molto". In tre romanzi israeliani tradotti in questo 2008, il suo "Fuoco amico", "La vita fa rima con la morte" di Amos Oz e "Le donne di mio padre" di Savyon Liebrecht, l'erotismo ha un posto esplicito. E, per la nostra esperienza di lettrici, inusuale nella narrativa israeliana. È un sensore da interpretare? "Non saprei. Ma sta a lei tendere fili e interpretare..." Ci dica del sentimento con cui affronta la messinscena a Roma dell'opera tratta dal suo romanzo. "È, per me, un grande avvenimento. Sono un amante dell'opera, amo Verdi, Puccini, Rossini, da trent'anni ne sono un fedele spettatore e ho letto decine di libretti. Perciò quando mi hanno offerto di trarne uno da Viaggio alla fine del millennio ho accettato subito. E l'ho scritto con facilità e felicità. Ora venire nella Mecca dell'opera, in Italia, è un onore e una prova".

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Il diplomatico israeliano: senza l'Italia sarebbe meno forte la missione in Libano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Il diplomatico israeliano: senza l'Italia sarebbe meno forte la missione in Libano.

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Il duro scontro fra le anime di Israele Tolleranza e intolleranza nel libretto dell'opera scritto da Yehoshua. La prima europea a Roma (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Il duro scontro fra le anime di Israele Tolleranza e intolleranza nel libretto dell'opera scritto da Yehoshua. La prima europea a Roma di Giovanni Fratello SESSANT'ANNI Dopo la tournée della Israel Philharmonic, a Roma l'inaugurazione ufficiale per le celebrazioni del 60° anniversario della nascita dello Stato d'Israele avverrà giovedì al Teatro dell'Opera e come ospiti vedrà i complessi artistici della Israel Opera di Tel Aviv per la messa in scena di Viaggio alla fine del millennio purtroppo per una sola rappresentazione. Una scelta piuttosto coraggiosa per queste celebrazioni, non solo perché il compositore, Josef Bardanashvili è nato in Georgia -ex Unione Sovietica- e solo da pochi anni è cittadino israeliano, ma anche perché il libretto che Abraham B. Yehoshua ha tratto dal suo omonimo romanzo, vede confrontarsi duramente due delle anime di Israele: entrambe religiose ma una intollerante nei confronti degli stessi ebrei. Ben Atar, il protagonista dell'opera che si svolge intorno all'anno Mille, è un mercante ebreo marocchino sefardita: ha due mogli che vanno d'amore e d'accordo - Abramo, Isacco e Giacobbe dell'Antico Testamento avevano più spose e Salomone addirittura mille. Ma la cosa non va giù agli ebrei ashkenaz che vivono tra la Francia e la Germania, e in particolare alla bigotta Ester Mina, moglie di Abulafia, nipote di Ben Atar,che è costretto a ripudiarlo. Ben allora prende le sue due mogli, attraversa il Mediterraneo arriva a Parigi e si sottopone per due volte al giudizio della comunità per riguadagnarsi l'amore e la fiducia del nipote.Dalla prima ne esce vittorioso, mentre nella seconda sarà scomunicato con le sue mogli, e la più giovane si ucciderà per la disperazione. Di questo scontro ideologico-religioso è intessuto anche il tema del ruolo della donna, vista vuoi per le sue aperture tolleranti, vuoi inquadrata nelle chiusure oscurantiste. Compositore prolifico, Bardanashvili presenta una partitura molto eclettica, dove sono evidenti le forme tradizionali dell'opera, arie, duetti, terzetti e perfino la chiusura del primo atto con un concertato e quella del secondo con la morte dell'eroina. Tuttavia il suo è un linguaggio musicale moderno, dove generi molto diversi, dalla tradizione rinascimentale e barocca alla musica klezmer e alle melodie ebraiche, sono fuse in una struttura certo lontana dalle avanguardie ma dal sapore contemporaneo. La regia è di Omri Nitzan mentre sul podio debutta a Roma uno dei più formidabili direttori israeliani, Asher Fish -quest'anno ha inaugurato la stagione del San Carlo di Napoli con una straordinaria esecuzione di Parsifal-, che ha anche tenuto a battesimo la prima esecuzione di questa opera nel 2005 a Tel Aviv. Orchestra, coro e cantanti solisti sono della compagnia stabile della Israel Opera. www.operaroma.it - 06481601.

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Israele, arte e musica per i 60 anni (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 108 del 2008-05-07 pagina 5 Israele, arte e musica per i 60 anni di Redazione Il 15 maggio del 1948 veniva dichiarata l'indipendenza dello Stato d'Israele. Proprio in questi giorni, dunque, Israele compie sessant'anni (secondo il calendario ebraico a partire da stasera) e per festeggiare punta tutto sulla cultura. Anche l'Italia celebra questo importante compleanno con una serie di eventi e manifestazioni culturali che dureranno un anno intero. E si parte proprio da Roma "che sarà sede a 360 gradi di questi eventi" ha annunciato il sindaco Alemanno. Così domani sera si apriranno ufficialmente le celebrazioni, organizzate dall'Associazione culturale "Israele60" (composta dal presidente Giancarlo Elia Valori, Gianni Letta, Itzhak Pakin e il neo deputato del Pdl Alessandro Ruben) con un concerto al teatro dell'Opera: la Israeli Opera di Tel Aviv eseguirà, davanti a un parterre di selezionati ospiti, Viaggio alla fine del millennio composta dall'israeliano Yosef Bardanashvili su libretto del noto scrittore Abraham B. Yehoshua, che ha adattato per opera il testo dell'omonimo romanzo. "La cultura israeliana è ricca di creatività in tutti i campi artistici - spiega l'ambasciatore d'Israele in Italia Gideon Meir -, dalla letteratura, al teatro e all'opera. E inizieremo proprio dalla lirica, tanto cara alla cultura italiana, a mostrare gli altri volti, i vari aspetti di Israele". I festeggiamenti continueranno nella Capitale per tutto il 2008, sempre domani sera, prima del concerto, sarà presentata la mostra "Il viaggio della Menorà" curata dalla direttrice del Museo Ebraico di Roma Daniela Di Castro e che illustra l'avvincente storia del candelabro a sette bracci descritto nella Bibbia, portato a Roma nel 70 d.C., poi smarrito misteriosamente. Il 31 maggio a Villa Aurelia si terrà l'anteprima mondiale del concerto di musiche composte dall'americano Yotam Haber, intitolato Cum Numis Absurdum, che ripercorre la storia dell'antica musica della comunità ebraica romana. A novembre poi inaugurerà la mostra al Vittoriano As Is: Arte Israeliana Conteporanea, che ospiterà un centinaio di opere di oltre venti artisti israeliani. Sempre al Vittoriano verrà consegnato in autunno il premio internazionale "Le Eccellenze di Israele", mentre alla Casa del Cinema ci sarà la rassegna dedicata al cinema ebraico e israeliano "Il Pitigliani Kolno'a Festival" che quest'anno dedicherà gran parte del programma ai sessant'anni di storia del cinema d'Israele. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il coraggio di Fini sui <fatti gravissimi> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 108 del 2008-05-07 pagina 15 Il coraggio di Fini sui "fatti gravissimi" di Redazione Facevo l'inviato de L'Unità in America latina e quel giorno del 1985 ero veramente arrabbiata perché, avendo scoperto sacche di schiavitù, e centinaia di morti ammazzati, nel nord latifondista del Brasile, la risposta dell'allora vice direttore fu di malcelato disinteresse. Alla mia provocazione "ma allora contano di più tre morti nel Cile solo per dar contro a Pinochet", rispose serafico "Certo che sì", convinto di avermi dato una lezione di giornalismo. Quel giorno capii in una sola volta, forse ero stata tonta prima, la manipolazione politica delle notizie e la maledizione del politically correct. Mi venne voglia di scappare e lo faccio ancora, dopo più di vent'anni. Questa oziosa premessa serve solo come pretesto per consigli non richiesti al neopresidente della Camera, Gianfranco Fini. Non si faccia intimidire dall'assalto dell'opposizione senza idee e argomenti, tutti di nuovo insieme ed eguali nello sdegno, per un "più" che venga giudicato di troppo, non si rifugi anche lei nel "ma anche", che tutto livella e mette sullo stesso piano. Il più grave e il meno grave esistono e si usano per dimostrare personalità sicura e visione chiara, rispetto della storia e coraggio delle leggi. A Verona il branco che ha colpito ancora una volta fa parte del disagio giovanile, della violenza adolescenziale che cerca uno sbocco, del rituale barbaro consentito intorno al business del calcio, ogni volta esecrato, ogni volta non affrontato fino in fondo, nel quale il gruppo deve essere estremista di una qualunque parte, e che voglia dire nemmeno lo sa. Si possono scrivere molte banali cose di buon senso a proposito: che prima c'era la guerra, adesso non c'è più neanche la naia, che la nostra generazione, ma anche quella prima e quella dopo, almeno ha goffamente provato la sua rivoluzione, quella di oggi si deve occupare di mettere qualcosa di eccitante su Youtube e fare foto col cellulare al culo un po' stranamente in mostra della professoressa, che dire di buona famiglia non significa di famiglia attenta e adeguata alle turbe dei figli, che i ragazzi si sentono dire da quando hanno l'età della ragione che per questo Paese non c'è futuro, figurarsi per loro. Si può concludere che l'assassino di Verona e i suoi compari erano schedati, quasi tutti espulsi dagli stadi, che forse non dovevano essere a piede libero. Insomma, certezza e adeguatezza delle misure di prevenzione e di repressione aiutano a salvare giovani vite, se uno Stato se ne fa carico. Il centrodestra ha vinto le elezioni sulla spinta di queste richieste, veda di fare qualcosa. A Torino la polemica iniziata assai prima dell'apertura della ventunesima Fiera del libro si fonda sulla negazione arbitraria, terroristica, ma mai abbastanza repressa e condannata nel nostro Paese, del diritto di ospitare Israele nel sessantesimo anno della fondazione dello Stato, nelle persone dei suoi scrittori più illustri. Si basa sulla violenta negazione del diritto di Israele a esistere, non, come pure si finge di credere, sulla rivendicazione del diritto di critica a determinati comportamenti di Israele. C'è il popolo delle vittime, i palestinesi, c'è il popolo del carnefici, ovvero gli israeliani. È lo stesso doppio standard che si applica alla destra e alla sinistra, alla satira su Maometto e a quella su Gesù Cristo. Il professor Gianni Vattimo è un antisemita, come il tanto venerato professor Tariq Ramadan, che si è permesso di rampognare Giorgio Napolitano perché andrà a Torino, è un Fratello Musulmano. L'area della città intorno alla Fiera del libro è blindata, centri sociali, movimenti estremisti comunisti e i soliti radical chic promettono di protestare. Si può fare così una grande manifestazione culturale? È grave, presidente Fini, più grave di molte vicende gravissime che pure accadono in questi giorni. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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L'ambasciatore: <Legittime le critiche illegittimo negare l'esistenza di Israele> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 108 del 2008-05-07 pagina 15 L'ambasciatore: "Legittime le critiche illegittimo negare l'esistenza di Israele" di Redazione Il diplomatico attacca la Sinistra e apprezza la fermezza di Napolitano: "È molto importante" da Roma Sì alle critiche nei confronti del governo israeliano ma assolutamente no alla delegittimazione dello Stato di Israele. Oggi l'ambasciatore israeliano in Italia, Gideon Meir sarà alla festa inaugurale della Fiera del libro a Venaria e non esita ad attribuire sentimenti manifestamente antisemiti alla sinistra radicale che protesta contro la presenza di Israele alla Fiera. Gli estremisti che vengono a Torino per "boicottare la Fiera del libro vogliono delegittimare lo Stato di Israele" dice l'ambasciatore Meir. Il diplomatico israeliano commenta così le contestazioni di questi giorni e il rogo delle bandiere israeliane ed americane a Torino. Le critiche alle scelte politiche sono sempre legittime mentre è illegittimo voler negare ad Israele il diritto a esistere e secondo Meir una parte della sinistra, quella più radicale punta proprio a questa delegittimazione. Tanto più Meir apprezza la ferma presa di posizione del capo dello Stato. La presenza del presidente della Repubblica Napolitano alla Fiera del libro, osserva l'ambasciatore "è una posizione morale molto importante". Intanto la comunità ebraica torinese si interroga su quanto sta accadendo confessando di essere più amareggiata che preoccupata anche se sta dilagando "un pericoloso clima di violenza, di arroganza e di mancanza di rispetto per i diritti dell'altro". Tullio Levi, presidente della Comunità ebraica di Torino, osserva che al momento si sta "respirando un brutto clima di intolleranza" nel quale "non si vogliono ascoltare le ragioni dell'altro". Un peccato visto che "la Fiera del libro sembrava rappresentare una grande occasione di dialogo per ascoltare tutte le ragioni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Famiglia cristiana>: dire grazie a Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-07 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Il settimanale "Famiglia cristiana": dire grazie a Israele MILANO - ( g.g.v.) "Ecco perché è giunta l'ora di dire grazie a Israele". Così Famiglia Cristiana titola l'editoriale del vicedirettore Fulvio Scaglione. Parole importanti, quelle del settimanale cattolico: "Mentre sulle piazze ricompare la miseria dei bruciatori di bandiere, noi cittadini dell'Europa e delle democrazie liberali riconosciamo il debito con lo Stato di Israele. La ragione è semplice: Israele, come peraltro il vicino Libano, è uno Stato multireligioso, multiculturale e multietnico in un Medio Oriente che pratica, al contrario, l'esclusivismo religioso, culturale o etnico, quando non tutti e tre insieme". Israele è insomma "un modello di apertura alla diversità", scrive il settimanale. "Se un giorno i Paesi arabi sapranno meditare la propria storia e farsi competitivi nella gara della pace, molto del merito andrà a Israele".

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E Vattimo <rivaluta> i Protocolli di Sion (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-07 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Provocazione-choc E Vattimo "rivaluta" i Protocolli di Sion DAL NOSTRO INVIATO TORINO - ( d.m.) Qui a Torino è nata un'altra categoria, "la sinistra soft", in cui il poeta israeliano Aaron Shabtai fa rientrare Amos Oz, Abraham Yehoshua e David Grossman. Questi grandi scrittori, secondo Shabtai "sono responsabili non soltanto di aver firmato una lettera di sostegno all'ultima guerra di Israele contro il Libano, ma di farsi garanti presso l'opinione pubblica europea e occidentale della politica di aggressione di Tel Aviv". Sicuramente gli scrittori israeliani che verranno domani alla Fiera del libro, dove il loro Paese è ospite d'onore, risponderanno a queste parole, così come non rimarranno senza replica gli interventi dei due filosofi che hanno aperto la giornata conclusiva del convegno alla facoltà di Scienze politiche su "Le democrazie occidentali e la pulizia etnica della Palestina": Domenico Losurdo e Gianni Vattimo, che anni fa duellarono su Nietzsche, oggi difendono assieme la causa della Palestina e dell'antisionismo. "Giorgio Napolitano ed io - ha detto Losurdo - proveniamo dalla stessa famiglia politica (il Pci), anche se il presidente ha compiuto una evoluzione più radicale. La mia è una critica rispettosa, ma equiparare, come ha fatto Napolitano, l'antisionismo all'antisemitismo mi sembra proporre una verità di Stato. Così facendo si cade nell'errore che malauguratamente compivano i regimi del socialismo reale". Chi ha il cuore forte si prepari adesso alle parole di Gianni Vattimo, che nonostante un piccolo malore ha voluto concludere ieri pomeriggio il seminario antagonista: "Oggi - ha detto Vattimo - è diventato scandaloso manifestare la propria solidarietà ai palestinesi. Persino Napolitano ha equiparato antisionismo e antisemitismo. Allora mi dico: non ho mai creduto alla menzogna dei Protocolli degli anziani di Sion. Ora comincio a ricredermi, visto il servilismo dei media". Parole testuali, forse pronunciate con un filo di ironia. Infine Vattimo commenta l'uscita di Fini sul paragone tra il delitto di Verona e le bandiere israeliane bruciate il 1Ë? maggio a Torino: "La terza carica dello Stato ha detto che è più grave bruciare una bandiera che uccidere un ragazzo. Ma che Paese siamo diventati? Non è che si sta preparando un nuovo G8? Forse il fascismo era meglio". Fino a ieri l'estremista era considerato Tariq Ramadan.

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<Sì alla marcia per Israele o capitola la democrazia> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-07 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE L'iniziativa Adesione trasversale di intellettuali e politici all'appello di "Appuntamento a Gerusalemme" "Sì alla marcia per Israele o capitola la democrazia" ROMA - L'appello lanciato da Anna Borioni dell'associazione "Appuntamento a Gerusalemme", per poter manifestare senza blindature piena solidarietà alla cultura israeliana, è stato raccolto da parlamentari dei due schieramenti ma anche da intellettuali di diversi orientamenti culturali. Le firme sono quelle di Luigi Angeletti, Corrado Augias, Peppino Caldarola, Fabrizio Cicchitto, Luigi Compagna, Olga D'Antona, Franco De Benedetti, Anna e Maria Teresa Fendi, Khaled Fuad Allam, Ernesto Galli della Loggia, Bruna Ingrao, Giorgio Israel, Antonio Landolfi, Emanuele Macaluso, Piero Melograni, Roberto Napolitano, Fiamma Nirenstein, Yahya Pallavicini, Barbara Palombelli, Stefano Parisi, Paolo Pirani, Antonio Polito, Gaetano Quagliariello, Umberto Ranieri, Giovanni Russo, Souad Sbai, Massimo Teodori, Giorgio Tonini, Gianni Vernetti. E tutti hanno ribadito il "miracolo" compiuto dalla democrazia in Israele dal 15 maggio del '48 a oggi: "La vitalità e creatività della società israeliana, la saldezza della sua democrazia, che assicura la più ampia libertà di opinione, ...sono un fenomeno sorprendente e affascinante, che solo il fanatismo ideologico e il pregiudizio antisemita portano a negare". All'appello di Anna Borioni - che parla di "capitolazione della democrazia a Torino" e di "presidente della Repubblica isolato dalla gente e blindato dentro al Fiera" - fa eco un'altra inziativa del Pdl alla quale ha aderito anche Emanuele Fiano (Pd). Per il quale, "la difesa del diritto all'esistenza di Israele passa anche attraverso la nostra testimonianza alla Fiera del libro di Torino".

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Roghi delle bandiere: vicini ai colpevoli Pressing del centrodestra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-07 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Il caso Interrogazione di Pdl e Follini: non si reprima il sionismo Roghi delle bandiere: vicini ai colpevoli Pressing del centrodestra Comunità preoccupate, il presidente da Amato Gattegna, alla guida degli ebrei italiani: non si mettano sullo stesso piano estremisti e sostenitori di Israele TORINO - "Le autorità che operano a Torino devono considerarsi preposte a prevenire e reprimere l'antisemitismo, non il sionismo. Il governo farà bene a ricordarglielo". Dietro il linguaggio un po' dotto di questa interrogazione parlamentare presentata da un gruppo di senatori del Pdl (Luigi Compagna, i piemontese Enzo Ghigo e Lucio Malan, Sandro Bondi, Domenico Nania, Marcello Pera e altri) ai quali si è pero subito aggiunto Marco Follini (Pd), c'è quella che rischia di diventare la polemica politica più calda nella vicenda della Fiera del Libro e del suo Paese ospite, Israele. Dopo il rogo delle bandiere israeliane nella piazza torinese del 1Ë? maggio, dopo il divieto di manifestare "fuori dal perimetro della Fiera" stabilito per domani dal Questore, il centrodestra presenta il conto al governo uscente e al suo ministro dell'Interno, Giuliano Amato. Lo stesso Amato nell'ufficio nel quale, in questi affannati giorni di vigilia, è più volte entrato in via riservata anche il presidente degli ebrei italiani, Renzo Gattegna, per chiedere che le espressioni pubbliche delle comunità e dei gruppi che in questi mesi hanno sostenuto la presenza di Israele a Torino non fossero messe sullo stesso piano delle contestazioni di una parte minoritaria della sinistra radicale. Il prefetto Paolo Padoin (che non a caso ha preferito prendere personalmente la parola negli ultimi giorni), il questore Stefano Berrettoni, il capo della Digos Giuseppe Petronzi non possono e non vogliono scendere in polemica con i politici. Ma sono professionisti di lungo corso, che ben prima del rogo delle bandiere hanno fatto scattare robuste misure di prevenzione per monitorare le eventuali cattive intenzioni del mondo antagonista della città. E proprio da questa antica esperienza nasce il possibile conflitto tra dirigenti di polizia e politici indignati. "Fate qualcosa, arrestate qualcuno", sembrano suggerire i senatori che hanno firmato l'interrogazione. "Limitiamo i danni", è invece la risposta non scritta che arriva da corso Vinzaglio, sede della Questura, dove pure si lavora alacremente per portare davanti ai giudici i responsabili, probabilmente ben conosciuti, dei fatti del 1Ë? maggio. Una prassi, quella della polizia torinese, che negli anni è stata talora tacciata di "eccessiva tolleranza ", ma che ha sempre contribuito a mantenere basso il livello dello scontro. V. Sch.

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<Chiunque venga eletto avrà una linea multilaterale> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-07 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Intervista L'ambasciatore italiano Castellaneta "Chiunque venga eletto avrà una linea multilaterale" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON - "Washington è un think-tank collettivo, dove molti centri elaborano soluzioni e idee sul mondo. Chiunque venga eletto attingerà a questo patrimonio comune. Come italiani ed europei non avremo difficoltà a trattare. Conosciamo bene i consiglieri di politica estera dei tre candidati e posso dire che in ogni caso si va verso un approccio più multilaterale: l'Europa avrà più bisogno degli Usa e gli Usa avranno più bisogno dell'Europa". Da otto anni, Gianni Castellaneta si occupa dei rapporti tra Italia e Stati Uniti. Dal 2005 è ambasciatore a Washington, tre anni in cui la nostra sede diplomatica è stata costante punto di riferimento politico e mondano della capitale federale. Ora si trova a gestire due transizioni, il cambio della guardia a Palazzo Chigi e, fra pochi mesi, l'avvento di una nuova amministrazione alla Casa Bianca. Chiunque vinca, Obama, Clinton o McCain, Castellaneta non ha dubbi: "I rapporti saranno più intensi, forse più problematici. Europa e Italia dovranno impegnarsi di più". Ambasciatore, cosa cambia col nuovo governo italiano? "Intanto si ritroveranno persone che hanno lavorato insieme per cinque anni. Stiamo mettendo a punto la visita di Bush in Italia, in giugno, a cavallo del vertice euro-americano in Slovenia. Presto ci sarà anche la visita di Nancy Pelosi, speaker democratica della Camera dei Rappresentanti. Poi Bush e Berlusconi si rivedranno in Giappone per il G8. Un ruolo importante del nuovo governo sarà per gli americani quello di ponte con la Russia. Fu Berlusconi, col vertice di Soci sfociato poi in quello di Pratica di Mare, a fare da apristrada per il collegamento di Mosca con la Nato. La Russia sarà uno degli snodi fondamentali per la politica estera americana nei prossimi anni, lo dice McCain come la Clinton". Ci saranno rapporti migliori che nei due anni trascorsi? "In questi due anni, anche se abbiamo dovuto fare uno sforzo per spiegare le dialettiche interne, abbiamo avuto rapporti eccellenti. Ci sono state decisioni importanti: Vicenza, l'Afghanistan e naturalmente il Libano, un intervento che fu molto apprezzato da tutti perché abbiamo superato le incertezze degli altri europei. Abbiamo lavorato per tenere l'Italia nel gruppo di testa, nonostante spesso l'eccesso di dialettica abbia fatto sì che i dividendi non fossero pari ai sacrifici. Le faccio un esempio: qui i media hanno scritto molto sulle nuove truppe promesse da Sarkozy in Afghanistan. Ma se si va a guardare da vicino, anche dopo ci saranno più soldati italiani che francesi. Quello che gli americani hanno salutato con soddisfazione è la chiarezza del risultato italiano, che consente ora di aver un interlocutore stabile". Nei giorni scorsi l'Iran è tornato d'attualità, con le dichiarazioni di Hillary Clinton, che ha minacciato una rappresaglia atomica se Teheran attaccasse Israele. L'Italia sta giocando un ruolo nella partita iraniana? "Negli ultimi mesi, d'accordo col ministro D'Alema e con l'appoggio totale dell'Amministrazione Bush abbiamo spinto per l'ingresso dell'Italia nel negoziato con Teheran dei 5 membri del Consiglio di Sicurezza più la Germania. Siamo a buon punto, in questa fase partecipiamo alla preparazione. Prossimo passo è entrarvi a pieno titolo. Il nostro ruolo è importante, proprio per non rimanere intrappolati nel binomio la Bomba sull'Iran o l'Iran con la Bomba". P. Val. \\ L'Europa avrà più bisogno degli Usa e gli Usa avranno più bisogno dell'Europa.

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An difende la gaffe di Fini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Fascisti An difende la gaffe di Fini Roma Alleanza nazionale fa quadrato in difesa di Gianfranco Fini. Due sere fa, parlando a Porta a Porta, il presidente della Camera ha definito le proteste di Torino per le Fiera del Libro "più gravi" della morte di Nicola Tomassoli, il giovane ucciso a Verona da un branco di naziskin. Una gaffe negata con difficoltà da Fini, che evidentemente non riesce ancora a spogliarsi dai panni del nazionalalleato, che ha suscitato la reazione di Walter Veltroni e del centrosinistra e alla quale ieri i colonnelli di An hanno cercato di mettere in qualche modo riparo. "Fini non ha mai detto che i fatti di Verona non siano fatti gravi da condannare - ha spiegato ad esempio il neosindaco di Roma Gianni Alemanno - ha semplicemente sottolineato che dietro l'atto di bruciare la bandiera di Israele c'è una posizione politica moto forte e ancora molto strutturata nella politica italiana". Le parole di Fini nascono dalla necessità di allontanare il più possibile la matrice di destra dei cinque giovani aggressori dalla nuova immagine del partito e, soprattutto, del nuovo ruolo istituzionale che ricopre. E il modo prescelto per farlo è quello di spostare l'attenzione sui fatti di Torino. Una regola alla quale ieri si sono attenuti tutti gli uomini di An. "Le parole di Fini sono state strumentalizzate", ha attaccato Ignazio La Russa. "A Verona si trattato di un episodio gravissimo di bullismo. E' ovvio che uccidere un ragazzo è più grave che bruciare una bandiera, ma la violenza politica è diversa". "Una cosa sono le rivendicazioni ideologiche contro Israele - ha fatto eco Altero Matteoli - altra è l'azione di cinque delinquenti che picchiano a morte per futili motivi un loro coetaneo". In difesa del presidente della Camera anche Antonio Di Pietro, convinto che Fini non volesse fare una graduatoria della gravità dei due episodi. "Credo che volesse dire che bruciare la bandiera di uno Stato - ha spiegato il leader dell'IdV - ricordi delle cose bruttissime ed è meglio evitare che la tensione salga".

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Gaza a secco? Metti un falafel nel motore (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Per la seconda volta in sette giorni l'Onu si arrende: niente benzina, niente aiuti. Ma come fanno i palestinesi? Camminano, o usano carburanti alternativi: dall'olio delle friggitorie mescolato al gasolio fino alle bombole del gas adattate al carburatore Michele Giorgio Inviato a Gaza "Ecco, questa è la stanza dove i bambini possono disegnare e in quest'altra invece fanno merenda". Sotto lo sguardo attento dei rappresentanti dello sponsor straniero, Amal descrive nei minimi dettagli come è organizzato il nuovo asilo di Beit Hanun. Una struttura ben messa, stanze luminose e colorate, dove bimbi di quattro e cinque anni possono trascorrere qualche ora giocando ma anche imparando. Potrebbero passarvi più tempo ma, aggiunge Amal, da quando i trasporti sono fermi i piccoli devono percorrere a piedi centinaia di metri e anche di più e così arrivano all'asilo alle 9 invece che alle 7.30. Gaza è paralizzata da quando Israele, lo scorso 9 aprile, ha sospeso le forniture di benzina e gasolio per automobili e mezzi di trasporto e ora la crisi energetica mostra nuovi aspetti della difficoltà nel vivere per i civili della Striscia. Risvolti ai quali difficilmente si pensa quando l'emergenza pare solo legata al cibo e alle medicine. E invece a pagare il costo della guerra che Israele ha proclamato contro Hamas, che da circa un anno controlla Gaza, sono anche asili, scuole ed università. Studenti e insegnanti non riescono a raggiungere le classi e l'anno scolastico terminerà un mese prima e nessuno se potranno tenersi gli esami di maturità. Benzina e gasolio sono introvabili, o meglio si possono reperire solo al mercato nero a costi elevatissimi. Hamas ha le sue scorte, assicura forniture limitate ad organizzazioni internazionali, ospedali e naturalmente alla sua struttura amministrativa e di sicurezza, ma esclude quelli che sono dichiaratamente di Fatah, il partito del presidente Abu Mazen. In ogni caso si tratta di gocce di liquido nel deserto e il traffico è praticamente fermo. L'altro giorno percorrendo i 12 chilometri che separano il valico di Erez dalla periferia di Gaza city abbiamo contato 92 automobili, quattro autocarri e due motociclette. Qualche auto in più gira nel centro di Gaza city ma è niente se si fa un paragone con il traffico intenso, con gli ingorghi, degli ultimi mesi dello scorso anno, quelli precedenti alla riduzione progressiva fino alla sospensione delle forniture di carburante alla Striscia. "Cosa si fa in questi casi? Il bisogno aguzza l'ingegno, si cercano alternative", dice Amr Astal, un commerciante. Lui nella sua vecchia Volvo con motore diesel mette per ogni litro un 20% di gasolio e un 80% di olio di semi. "Se funziona? Certo, specialmente se si ha a disposizione l'olio da cucina usato più volte. Quello dove friggono i falafel, per capirci. Si filtra per non lasciare residui di cibo e va una meraviglia", aggiunge Astal, e questo ci spiega perché il passaggio di un'automobile lascia una scia puzzolente. Il guaio è che anche l'olio di semi comincia a scarseggiare e costa di più: e' salito nell'ultimo mese da 6 a 9 shekel (un euro e mezzo). Chi ha l'auto a benzina invece usa le bombole del gas da cucina. Fino a quando saranno reperibili, qualcuno avrà la possibilita' di spostarsi in auto. Tutti gli altri, se hanno ancora qualche centesimo in tasca, si spostano grazie a carretti tirati da docili asinelli e che sino a poche settimane fa erano usati per trasportare frutta e verdura. "E' solo un carretto con ruote di gomma, non è certo un piacevole percorso in calesse come in una città europea ma almeno mi consente di arrivare a scuola, dall'altra parte della città", commenta con ironia Basima Agha, una insegnante di lingua araba. E chi possiede un asino può dirsi fortunato due volte, perché può sostituirsi ai taxi ed autobus rimasti a secco e perché può vendere l'animale a un prezzo alto, garantendosi in un colpo solo quanto riuscirebbe a guadagnare in almeno sei mesi di duro lavoro. Ma espedienti e trovate, sia pur geniali, hanno vita breve. L'embargo israeliano è durissimo. Le Nazioni unite hanno fatto sapere che sospenderanno da oggi le distribuzioni di aiuti alimentari a Gaza, per mancanza di carburante. "E' la seconda volta in una settimana che siamo costretti a questa situazione e, a più lungo termine, i problemi umanitari saranno molto gravi", ha commentato Chris Gunner dell'Unrwa, l'agenzia che assiste i profughi palestinesi. Israele però non sente ragioni, nonostante l'evidente fallimento della sua linea del pugno di ferro contro Hamas che sta colpendo esclusivamente la popolazione civile. A dirlo sono stati ieri anche Ramiro Cibrian-Uzal e John Kjaer, rispettivamente ambasciatore dell'Unione europea in Israele e in Cisgiordania. "La politica seguita lo scorso anno volta a sostenere la popolazione (attraverso l'assistenza economica diretta) e a indebolire Hamas ha avuto l'effetto opposto", ha detto Cibrian-Uzal, "abbiamo bisogno di politiche alternative". Non solo, ma a Gaza sottolineano come l'isolamento economico e la borsa nera abbiamo rafforzato la dipendenza della popolazione da Hamas che dall'alto indirizza i traffici clandestini. Attraverso i tunnel sotterranei con l'Egitto le famiglie Abu Taha, Zuhrob e Shaer, tutte di Rafah, fanno arrivare nella Striscia beni altrimenti introvabili e, ovviamente, lavorano anche per il movimento islamico. "Passano non solo le sigarette ma tante altre cose - dice Sami di Khan Yunis - è un affare eccezionale per coloro che affittano o gestiscono il traffico sotterraneo. Hamas lo tollera sapendo che alla fine avrà diritto di ultima parola nella consegna di questa o quella merce alla popolazione".

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L'Anp critica Napolitano: così appoggia la politica di Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

A. Fab. Sarà Giorgio Napolitano ad inaugurare domani la fiera del libro di Torino dedicata quest'anno allo stato di Israele in occasione dell'anniversario della sua fondazione: ieri, dopo le polemiche dei giorni scorsi, il capo dello stato ha ricevuto i ringraziamenti del rappresentante del governo israeliano ma anche le critiche di Sabri Ateyeh, delegato dell'Autorità nazionale palestinese in Italia. "Massimo rispetto per Napolitano", ha premesso il rappresentante a Roma del governo moderato di Abu Mazen, ma a questo punto Israele "può interpretare la sua presenza come un appoggio italiano alla sua politica di negazione dei diritti del popolo palestinese". Ateyeh contesta la coincidenza tra il ruolo di ospite d'onore assegnato ad Israele e il sessantesimo anniversario della fondazione dello stato, quella che i popoli arabi chiamano nakba, "la catastrofe". Per questo ha declinato l'invito degli organizzatori del Lingotto. Per Gideon Meir, ambasciatore del governo israeliano a Roma, la presenza di Napolitano è invece "una posizione morale molto importante". Non solo Torino per il diplomatico israeliano che ieri ha presentato una serie di iniziative per il sessantesimo della fondazione con l'obiettivo comune di "mostrare la vera faccia" dello stato israeliano:. "Purtroppo in Europa l'immagine di Israele è distorta dalla maggior parte dei media, soprattutto britannici - ha detto Meir - che evidenziano solo violenza e conflitto". Nessun problema invece con il governo italiano, anzi: "Le relazioni sono state buone, adesso sono sicuro che si rafforzeranno". Berlusconi, che non potrà essere a Gerusalemme per le celebrazioni ufficiali la prossima settimana - ha il voto di fiducia - ha però scritto una lettera di auguri fervida nei toni: "Il compleanno di Israele è il compleanno di tutti noi perché in tutti noi c'è un poco dei figli di Israele". Riguardo al boicottaggio della fiera del libro e alla manifestazione convocata dall'assemblea Free Palestina per il pomeriggio di sabato, l'ambasciatore Meir ha detto che "gli estremisti di destra o di sinistra che vengono a Torino vogliono solo delegittimare lo stato di Israele". Giudizio definitivo condiviso però da un gruppetto di parlamentari della destra (Boniver, La Malfa, Nirenstein, Boniver, Barbareschi) che correranno a Torino per "scortare" Napolitano: "E' un dovere morale esserci". Non solo della destra: aderisce all'iniziativa anche Emanuele Fiano, ex presidente della comunità ebraica milanese e deputato del Pd: "E' un segnale positivo che chi brucia le bandiere di Israele non abbia nessun parente in parlamento". Argomento in qualche modo ripreso dal sindaco di Roma Gianni Alemanno che ieri è comparso accanto all'ambasciatore Meir, trovando il modo di difendere Gianfranco Fini: "Non ha mai detto che i fatti di Verona non siano da condannare - ha spiegato il sindaco con la celtica - ha semplicemente sottolineato che dietro l'atteggiamento di bruciare le bandiere di Israele c'è una posizione politica molto forte e ancora molto strutturata nella politica italiana mentre le aggressioni vergognose di Verona sono espressione di frange estreme del tutto marginali alla politica italiana". Notevole infine che a proposito di Torino proprio il senatore del Pd Marco Follini, l'ex segretario dell'Udc scelto da Veltroni come testa di ponte per tentare un avvicinamento tra i democratici e il partito di Casini, sia stato invece il primo a condividere un'interrogazione su Torino con gli ultras pro Israele del Popolo delle libertà. Un documento a questo punto bipartisan nel quale si ricorda polemicamente che dovere delle autorità è "prevenire e reprimere l'antisemitismo e non il sionismo". Follini ha firmato.

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A Bologna gli scatti di Capa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-07 num: - pag: 41 categoria: BREVI A Bologna gli scatti di Capa 14 maggio 1948: Robert Capa, fotografo, reporter e acuto osservatore, è a Tel Aviv per documentare la nascita dello Stato di Israele. Sotto i suoi occhi sfila la folla che accorre alla cerimonia di dichiarazione dello Stato (foto a lato). Due anni più tardi torna con lo scrittore Irwin Shaw per realizzare il libro Cronaca su Israele (in alto l'arrivo di una giovane immigrata al campo di Rosh Hay'n). I due reportage di Capa saranno al Museo Ebraico di Bologna dal 14 maggio al 20 luglio, in una mostra realizzata in collaborazione con Magnum e Contrasto, che fa parte delle celebrazioni organizzate da Israele 60.

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Dal rapper all'ortodossa, la mia famiglia allargata (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-07 num: - pag: 43 autore: di DAVIDE FRATTINI categoria: REDAZIONALE Il personaggio Lo scrittore-regista racconta, attraverso le storie dei suoi parenti, le contraddizioni culturali che segnano oggi il Paese Dal rapper all'ortodossa, la mia famiglia allargata Etgar Keret: "Questa nazione è un esperimento. Se ce la facciamo qui, può funzionare dovunque" L ev deve partire per il militare. Fra quindici anni e mezzo. Mamma Shira non vuole che indossi la divisa, papà Edgar crede sia un dovere verso la comunità. Ne discutono quando il piccolo dorme, ne discutono dopo averlo portato all'asilo, ne discutono adesso in un caffè di Tel Aviv, all'angolo tra le vie Jabotinsky e Diezengoff. La guerra di queste settimane a Gaza è lontana, quelle che potrebbero scoppiare in futuro troppo vicine. "Farò di tutto perché non imbracci un fucile. A diciotto anni, sono bambini con le armi", dice Shira. Suo padre Yonatan Geffen ha combattuto con le forze speciali, è il nipote di Moshe Dayan, si è trasformato nel simbolo del pacifismo israeliano. Suo fratello Aviv è la rockstar che ha portato sul palco l'obiezione di coscienza, le sue canzoni sono gli inni dei refusnik. "L'esercito per questo Paese non è lusso", dice Etgar. Suo padre Efraim è scampato all'Olocausto dopo aver vissuto due anni in una buca dove non ci si poteva alzare in piedi e ha militato nell'Irgun, il gruppo clandestino che non ammetteva compromessi territoriali con gli arabi. Etgar Keret e Shira Geffen. Scrittore e artista-attrice. Insieme dirigono film ( Meduse ha vinto la Camera d'Or a Cannes nel 2007), insieme raccontano le contraddizioni della loro famiglia e di quella allargata che è Israele. Etgar è accusato da destra di essere pro-palestinese, per la sinistra le sue storie sono troppo qualunquiste. "Provano ad appiccicarmi etichette, gli stessi adesivi con slogan politici che qui tutti mettono sull'auto". David Grossman ci ha composto una canzone per il gruppo Hadag Nahash, sono il simbolo dell'impegno, marchi fantasiosi di appartenenza. "Israele raggruppa tante subculture, in pochi metri quadrati. A Tel Aviv, c'era un bar per yuppie, che aveva nel cortile un mikveh, il bagno rituale per i religiosi. La sera quella zona diventava il regno dei travestiti". Sub-culture che trova riunite nella sua famiglia. Le snocciola come in un rap: "Mia sorella si chiama Dana, vuol dire giudice. Mio fratello Nimrod, colui che ha costruito la Torre di Babele, un ribelle. Mia sorella ha undici figli, è ultraortodossa, non legge i giornali. Mio fratello è di ultrasinistra, è stato un leader di Anarchici anti-Muro, si è trasferito in Thailandia perché qui non ce la faceva più. Mia sorella parla soprattutto yiddish. Mio fratello è sposato con una docente universitaria esperta in film pornografici". Lui e Shira amano Tel Aviv ("non abbiamo ancora visto un'altra città al mondo dove vorremmo trasferirci"), vanno poco a Gerusalemme ("solo da turisti"), spiegano che una delle ragioni per restare qui è poter creare in ebraico. "L'hanno scongelato dopo duemila anni - dice Etgar -, e hanno dovuto adattarlo ai tempi moderni. è come vedere Abramo con il piercing al naso che parla al telefonino. è una lingua insieme sacra e profana. Gli israeliani quando si salutano dicono: Tov Yalla Bye. Ebraico, arabo, inglese. Di nuovo: molte contraddizioni ". Shira vorrebbe che il piccolo Lev, cresciuto, andasse all'estero. Etgar vuole che Israele diventi un posto migliore per lui. "I miei genitori vivevano in un Paese che credevano fosse il loro e hanno rischiato di sparire nell'Olocausto ". Shira va assieme alle donne di Machsom Watch a monitorare il comportamento dei soldati israeliani ai check-point e ricorda uno sketch che il padre metteva in scena negli anni Settanta, dopo la guerra dei Sei Giorni. "Un uomo porta suo figlio in cima a una collina, gli mostra i territori palestinesi e dice: "Spero che tutto questo un giorno non sarà tuo"". Etgar è convinto che i bambini ebrei debbano imparare l'arabo. "Israele è in mezzo al Medio Oriente. Non si può pensare di staccarla da qui e unirla all'Europa, sarebbe come indossare un abito tre pezzi per camminare in mezzo al deserto. Questa nazione deve diventare un punto di incontro, un passaggio tra le culture. Siamo un esperimento: se ce la facciamo qui, può funzionare nel resto del mondo". \\ Ho una sorella che nemmeno legge i giornali e un fratello di ultrasinistra Al cinema Etgar Keret e la moglie Shira Geffen in "Meduse" (Image.net).

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L'autore (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-07 num: - pag: 42 categoria: BREVI L'autore Yoram Kaniuk è nato nel 1930 a Tel Aviv, dove vive e lavora. Ha preso parte nel 1948 alla Guerra d'indipendenza. Pittore e giornalista, ha cominciato a pubblicare romanzi e racconti nel 1962. I suoi titoli Tra i suoi libri più famosi "Il ladro generoso", "Post mortem", "Adamo risorto", "Il comandante dell'Exodus" e "Confessioni di un arabo buono". Le sue opere sono state tradotte in più di venti lingue. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Prix des Droits de l'Homme a Parigi nel 1997. La brigata Palmach In ebraico, compagnia d'attacco. Era la forza di combattimento regolare degli Yishuv (insediamenti ebraici) in Palestina, prima della fondazione dello Stato di Israele. Sezione paramilitare dell'Haganah, il Palmach fu costituito nel maggio 1941per l'addestramento dei giovani. I numeri Forza inizialmente modesta, nel 1947, con la guerra di indipendenza arrivò a contare diverse brigate, oltre a reparti aerei, navali e d'intelligence, per un totale di circa 2.000 uomini.

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Quella gente era più forte di noi nati in Palestina. Colma di rancore, era uscita dall'inferno per riprendere un posto nella Storia. Al loro confronto eravamo delle barzellette (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-07 num: - pag: 41 categoria: BREVI Quella gente era più forte di noi nati in Palestina. Colma di rancore, era uscita dall'inferno per riprendere un posto nella Storia. Al loro confronto eravamo delle barzellette \\.

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18 luglio 1947 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-07 num: - pag: 43 categoria: BREVI 18 luglio 1947 Gli inglesi bloccano la Exodus con 4.554 ebrei diretti in Palestina e la rispediscono in Europa 30 novembre 1947 L'Onu approva la partizione della Palestina in uno Stato ebraico e in uno arabo 14 maggio 1948 Nasce ufficialmente lo Stato d'Israele, con la dichiarazione di indipendenza 15 maggio 1948 Scoppia la prima guerra arabo-israeliana. Tel Aviv viene bombardata all'alba 9 giugno 1948 Viene accettata la tregua proposta da Folke Bernadotte, mediatore Onu 8 luglio 1948 L'esercito egiziano riprende i combattimenti. Seconda tregua dal 18 luglio al 15 ottobre 20 luglio 1949 Fine della guerra. Israele conquista il 50% in più dei territori previsti dal piano Onu.

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Non sono figli nostri e Fini è stato frainteso La destra minimizza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pd e sinistra contro il neopresidente della Camera Non sono figli nostri e Fini è stato frainteso La destra minimizza Romina Velchi Meditare su ciò che è stato? No, meglio minimizzare, derubricare, sminuire, scrollare le spalle. I cinque di Verona massacrano a calci e pugni un ragazzo solo perché ha i capelli lunghi; odiano gli ebrei; danno la caccia agli immigrati (basta leggere le loro biografie). Cioè mettono in pratica quello che i loro referenti politici teorizzano più o meno apertamente. Eppure sono figli di nessuno; eppure "la politica non c'entra". Urge prendere le distanze. La "linea" l'ha data Gianfranco Fini: Verona e Torino non sono paragonabili; il primo è un "semplice" episodio di violenza comune (ammazzare un ragazzo); il secondo, invece, è un atto politico (bruciare le bandiere di uno Stato) e quindi ben più grave. Per difendere il neopresidente della Camera dalle polemiche che le sue parole hanno suscitato, compagni di partito e alleati, ovviamente, proseguono sulla stessa strada. Gli aggressori diventano così, di volta in volta, dei "vandali" (Assunta Almirante), dei "bulli" (Ignazio La Russa, An), dei "teppisti" (Roberto Castelli, Lega), degli "imbecilli" (Luca Barbareschi, Pdl), degli "stupidi" (Italo Bocchino, Pdl). Da punire severamente, certo; ma senza gettargli la croce addosso, par di capire. Per il sindaco di Verona, Flavio Tosi, sono "dei disgraziati, ragazzi senza valori, un branco di teppisti che si sentono impuniti", perché per due anni la giustizia italiana li ha lasciati liberi di continuare (e dunque hanno meno colpe?). Inutile dire che, se gli aggressori fossero stati dei cittadini stranieri i toni sarebbero stati ben diversi. Tant'è. Il governatore del Veneto Giancarlo Galan ci va giù un po' più duro: "Altro che disagio giovanile, sono dei delinquenti. Quindi nessuna pietà per questi individui" e "non penso che si possa fare una graduatoria fra atti così vili e così codardi". Restano le parole di Fini. Dalle quali prende le distanze Francesco Storace (Destra): "La vita di un ragazzo vale molto di più. Spero si sia trattato solo di un equivoco". Lo difende, invece, Antonio Di Pietro (Idv), che scommette sulla "buona fede" del leader di An: "Non credo che volesse fare una divisione tra un fatto più grave e uno meno grave". Il suo capogruppo alla Camera, Massimo Donadi, però, è di tutt'altro avviso: "Chi, come Fini, riveste un ruolo istituzionale dovrebbe usare maggiore prudenza prima di stilare personalissime classifiche di gravità. Come prima uscita ufficiale non è stata delle più felici". Di dichiarazione "sbagliata e inopportuna" parla Nicola Latorre (senatore Pd), mentre la presidente del gruppo Pd a Palazzo Madama, Anna Finocchiaro, fa l'ecumenica: "Tutti dovremmo evitare strumentalizzazioni di fronte a due episodi così gravi. Esiste una presenza neonazista e questo è un fatto. Dall'altra parte, il gesto di bruciare le bandiere di Israele è grave e non solo simbolicamente". Un altro parlamentare del Pd nonché esponente della comunità ebraica, Emanuele Fiano, ritiene invece che Fini abbia "fatto male a parlare insieme dei due argomenti. E' grave sminuire la questione dei naziskin", continua Fiano, aggiungendo che "sarebbe un bel gesto se il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si togliesse dal collo la croce celtica, lo stesso simbolo dei naziskin che hanno colpito a Verona". E se per Fiamma Nirenstein, giornalista e neoeletta in parlamento per il Pdl, quello di Fini "è stato solo un lapsus", Margherita Boniver (Pdl) ha poco da dire: "Le critiche al presidente della Camera sono poco eleganti". Eleganti o no, per Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, il leader di An ha "preso una cantonata. Non esiste una classifica degli atti ignobili. Così si finisce per giustificare anche ciò che non è giustificabile", aggiunge il primo cittadino, chiarendo, tra l'altro, che a Torino "non c'è stato alcuno scontro: cinque rappresentanti dei centri sociali hanno bruciato tre bandiere davanti alle telecamere, gli altri trentamila non se ne sono neanche accorti". Intanto c'è una famiglia schiacciata dal dolore. Ai genitori del ragazzo ucciso, il quasi ex premier Romano Prodi ha inviato un telegramma di cordoglio per "la tragica morte di Nicola vittima di una violenza inumana ed insensata che deve essere eliminata per sempre". Alla famiglia Tommasoli rivolge un pensiero anche il ministro uscente Paolo Ferrero (Prc), che ieri a Verona ha incontrato il prefetto. "La politica di queste amministrazioni - osserva Ferrero - che sempre individua un capro espiatorio, un diverso da tenere fuori, caccia i campi nomadi e impone la gerarchia per le case popolari, ha contribuito a costruire il clima in cui è maturata la tragedia". 07/05/2008.

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L'anniversario di Israele ferma anche i giudici del caso Olmert Un palestinese ucciso a Gaza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il silenzio stampa sul nuovo scandalo che ha investito il primo ministro israeliano Ehud Olmert rimarrà in vigore fino a domenica durante le celebrazioni per L'indipendenza d'Israele, ha annunciato ieri il procuratore di Stato Moshe Lador, ad una conferenza stampa alla corte distrettuale di Gerusalemme. "Questa è una inchiesta in cui ogni supposizione del pubblico risulterebbe scorretta e non provata" ha sottolineato Lador, annunciando che i magistrati hanno già provveduto a inoltrare richiesta per la testimonianza preliminare di un cittadino straniero. Nel renderlo noto, la corte distrettuale ha sottolineato che "ciò non attesta in alcun modo che sia stata presentata un'incriminazione nei confronti del primo ministro Ehud Olmert". Se in Israele i media sono obbligati al silenzio e preferiscono concentrarsi nelle celebrazioni per ricordare la nascita di Israele, 60 anni fa, negli Stati Uniti il sito del New York Post scrive che la vicenda ruota attorno a fondi che negli anni Novanta sarebbero stati versati a Olmert, allora sindaco di Gerusalemme, dal magnate di Long Island Morris Talansky. Il finanziere, che ha versato contributi politici sia al repubblicano Rudy Giuliani che al democratico Bill Clinton, si trova ora nella sua casa di Gerusalemme dove aspetta di essere interrogato. L'anniversario dello Stato di Israle non ha comunque scoraggiato i militari di Tel Aviv dall'ennesima incursione armata contro Gaza. Obiettivo del raid, un militante di Hamas che è stato ucciso in un attacco aereo sul nord della Striscia. A darne notizia sono state fonti palestinesi, precisando che nell'attacco il militante è rimasto gravemente ferito, e successivamente è morto in ospedale. L'uomo sarebbe stato colpito mentre era in automobile nei pressi della città di Beit Lahia. 07/05/2008.

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Palermo Le ragioni e la strategia dell'attacco al Medio oriente (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Palermo Le ragioni e la strategia dell'attacco al Medio oriente. le radici politiche e gli obiettivi della resistenza irachena: L'impero si è fermato a Baghdad . Alle 16 nell'Aula seminari della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università con Valeria Poletti autrice dell'omonimo libro, Pinella Di Gregorio, Fabrizio Fasulo e Sergio Pattavina. Cosenza Jovine in concerto al B-Side. Lecce E' un bene comune, un diritto: L'acqua non è di classe! Domani alle 17 Ateneo Codacci - Pisanelli con la rete Osiamo, Forum Acqua, Student sx e il docufilm Agua mi sangre di Jaroslava Colajacomo alle 21.30 allo Zei. Castelsaraceno (Pz) Al via la cinerassegna per ragazz* "Sogni in celluloide" curata dal cinecronista Mimmo Mastrangelo. Alle 14.30 Auditorium comunale Jona che visse nella balena di R. Faenza. Napoli Con una lunga storia alle spalle, che l'aveva vista per secoli o per millenni in posizione eminente nello sviluppo della civiltà umana, ancora nel 1820 la Cina vantava un Pil che costituiva il 32,4% di quello mondiale. Intervengono poi le guerre dell'oppio e quello che i cinesi chiamano il Secolo delle umiliazioni . A conclusione di questo secolo, nel 1949, in termini di reddito pro capite la Cina era il paese più povero del mondo. Al via l'incontro di studio "Il ritorno della Cina" con Domenico Losurdo: Dalla rivoluzione di Mao Zedong alla rivoluzione di Deng Xiaoping alle 17 Società di Studi politici in piazza Santa Maria degli Angeli 1. Salerno Le lotte in difesa dell'ambiente in Campania nel libro di Antonio Musella Mi rifiuto! (Sensibili alle Foglie) che l'autore presenta alle 19 al Diana Reload in via Allende. Roma E' a cura dell'Anpi il dibattito sul caso Moro, in occasione della presentazione del libro di Ferdinando Imposimato Doveva Morire. Chi ha ucciso Aldo Moro. Il racconto di un giudice (Chiarelettere). Alle 16 Casa della Memoria e della Storia di via San Francesco di Sales 5 con l'autore, il giornalista Sandro provvisionato, Giuliano Vassalli presidente emerito della Corte costituzionale, Rita Pennarola condirettore di La Voce delle Voci e Piero Boni della presidente dell'Anpi di Roma. Pace! Palestina libera : alle 18 piazza dell'Immacolata con Myriam Marino di Ebrei contro l'Occupazione, Stefania Limiti di "Per non dimenticare Sabra e Chatila", Bassam Saleh di Palestina nel Cuore e Sergio Cararo del Forum Palestina. Danza popolare palestinese alle 20.30 e poi Jenin Jenin il docufilm di Mohammad Bakri. Con l'astrofilo Pietro Musilli discutiamo di Il cielo al femminile: le donne e l'Astronomia alle 18.45 Hipparcos via Nomentana 175. Aiutare le vittime della tratta degli esseri umani e vincere al contempo i pregiudizi che le colpiscono: Stefano Volpicelli ci parla del libro che ha scritto con Carla Olivieri e Sara P. Maggi Tratta No! Una strategia per informare, comunicare, sensibilizzare (Infinito) alle 18 Rinascita in viale Agosta 36. Simone Colafranceschi presenta il suo libro Autogrill. Una storia italiana (Il Mulino) alle 20 Flexi di via Clementina 9; e poi l'episodio "Il pollo ruspante" di Ugo Gregoretti dal film "RoGoPaG" del 1963. Il film di Daniele Gaglianone I nostri anni alle 21.30 piazza Persiano Nuccitelli per Immagini di Resistenza. Serata per l'Africa al Brancaleone di via Levanna 11 per decretare il vincitore del Kanimambo music contest. Da non perdere: Julie's Haircut live + Spectrum Circolo degli Artisti. Tra canzone napoletana e swing: Partenopea Swing Cotton Club. Stravaganti e originali: Old Time Relijun Init. Marco Parente al Melissa Pub con, forse, Manuel Agnelli degli Afterhours. Poggibonsi (Si) Grandi capolavori dei maestri del cinema al Teatro Politeama: alle 21 Il gattopardo di Luchino Visconti. Firenze E siamo arrivat* ad un nuova serata per "Un mercoledì da leoni" alla Cabina Teatrale di Saverio Tommasi in via Romagnosi 13a: alle 21.15 Cristianesimo: chi si conosce si stima racconti, storie, origini, domande e risposte con don Alessandro Santoro prete della comunità di base delle Piagge, animatore centro sociale il Pozzo. Come sempre, è gradito conoscere cosa ne pensi e poi vino e cioccolatini (equi e solidali). Sesto F. (Fi) Presentazione del volume vincitore del Premio Nigra 2007 1968, una ricerca in Salento. Suoni grida canti rumori storie immagini (Kurumuny) di Gianni Bosio e Clara Longhini. Alle 17.30 a Villa San Lorenzo con l'autrice e con Luigi Chiriatti di Kurumuny, Pietro Clemente dell'Università di Firenze, Ivan della Mea e Luisa Betri dell'Istituto Ernesto de Martino e Sergio Torsello dell'Istituto Diego Carpitella di Melpignano. Pisa Più che mai attuale: dall'autore di "Camicie verdi", il contagio fascista tra i giovani italiani: Nazirock il film di Claudio Lazzaro (presente alla proiezione) alle 21 Facoltà di Lingue in via Santa Maria 85. L'estrema destra vista dall'interno: la sua musica, i capi, le alleanze, i rituali, lo sdoganamento politico che sta aprendo ai nazifascisti italiani le porte del potere istituzionale. Cervia (Ra) Come ogni anno si rinnova l'appuntamento con il Festival Internazionale dei Burattini e delle Figure Arrivano dal Mare! . Più di 50 compagnie e artisti, diversi Paesi e un ospite d'onore: l'Iran, l'antica Persia delle mille e una notte, dove hanno avuto origine o sono transitate verso l'Europa molte delle radici drammaturgiche e narrative alla base della nostra cultura. www.arrivanodalmare.it. Bologna Ragionamenti fatui sulla discussa capacità cognitiva delle donne e sull'esistenza di una ragione nel loro utero. E' il sottotitolo di Casanova e l'invidia del grembo (Baldini Castoldi Dalai) il libro di Carlo Flamigni che l'autore presenta alle 17.30 Biblioteca dell'Archiginnasio. Con Pier Ugo Calzolari, Lella Costa e Angelo Guglielmi. Prende il via Rosaesagerata la rassegna teatrale femminile ideata e organizzata dalla compagnia teatrale Crexida. Uno "spazio" per la creatività femminile, uno sguardo particolare sul mondo e sulle cose. Oggi e domani alle 21.15 al Teatro delle Moline Buchi nel cuore di Crexida e Compagnia del Teatro dell'Argine. Modena Uno spettacolo teatrale per sostenere Emergency: Stupidorisiko di Mario Spallino alle 15.45 nell'Aula magna della Facoltà di Lettere dell'Università in largo S. Eufemia. Reggio Emilia Oltre alla mostra Partigiani a scuola : i convitti della Rinascita, 1945 - 1975, alle 17 nella sala del Polo archivistico di via Dante Alighieri 11 la presentazione del libro Discorso sull'antifascismo di De Bernardi e Rapini. Padova Partecipare è cambiare! L'oriente prossimo venturo. Meccanismi e giochi della politica internazionale : alle 20.30 liceo Modigliani con Emanuele Giordana direttore di Lettera 22 e lo scrittore Claudio Landi. A cura di Beati Costruttori di Pace. San Bonifacio (Vi) Per il Cineforum Giovani Blood Diamond di Edward Zwick alle 20.30 Centro S. G. Bosco. E dibattito. Schio (Vi) Italia Nostra ti invita all'incontro Diossine e microinquinanti organici in ambito urbano , ovvero conoscere le sorgenti ed i fattori di accumulo e di rischio. Con Stefano Raccanelli alle 20.30 al Teatro civico. Valstagna (Vi) I nuovi strumenti normativi e di controllo: Territorio stravolto: i mille volti delle cave . Con tecnici, amministratori e cittadini alle 20.45 Sala polivalente di piazza San Marco. Verona Per Nicola e contro rigurgiti nazisti e fascisti! Sud Sound System in concerto alle 18 Fnac di via Cappello 34. Metafora teatrale per un mondo malato: La clinica con Itinscena alle 21 al Teatro Stimmate. Trento Rilfessioni sulle realtà africane, a cura di Mani Tese: Microcredito o forme tradizionali di prestito? Alle 20 Opera universitaria in via G. Prati 10 con Francesco Terreri presidente di Microfinanza ed esponente di Finanza etica, Karmel Bekoutou dal Ciad e Christian Fossi dal Camerun. Predazzo (Tn) Conosciamo meglio i Gruppi di acquisto solidale per imparare ad acquistare prodotti di qualità in gruppo nel rispetto dell'ambiente e delle persone. Alle 20 sala sotto la Biblioteca. Tuenno (Tn) A cura di Atas cultura e Forum trentino per la pace e i diritti umani Pace: utopia, sogno, necessità? Alle 20.30 al Teatro parrocchiale con lo scrittore e uomo di pace Bozidar Stanisic. Palazzolo sull'O. (Bg) Processi migratori, dialogo e convivenza, solidarietà e pace: Vite globali. Paure locali . Alle 20.45 al Teatro sociale con don Fabio Corazzina di Pax Christi. Brescia La vita dei tanti operatori di Medici senza Frontiere che sono partiti e ritornati, conoscendo mondi, realtà e persone. Presentazione del libro Non tornerò col dubbio e con il vuoto. Lettere senza frontiere (Pensiero Scientifico) alle 14.30 Un Mondo di Carta in vicolo Beccaria 10. Milano Amnesty presenta il primo Report circoscrizionale Lombardia alle 18 Casa della Cultura di via Borgogna 3 per rendere pubbliche le attività svolte e confrontarsi su come proseguire il lavoro in difesa dei Diritti Umani nel futuro. Parliamo della Storia, idee e lotte dei movimento Sem Terra del Brasile alle 20 ChiamaMilano l.go Corsia dei Servi 11 con Federico Mei di AttivArci, Massimiliano Leprotti di Mani Tese e Gino Perri di Arci Metromondo. Prosegue, a cura di Punto Rosso, il ciclo di corsi dedicato alla storia delle religioni . Dopo la storia del cristianesimo e la storia dell'Islam, affrontiamo La storia del Buddismo . Alle 21 via G. Pepe 14 "Il buddismo delle origini. La sua diffusione nel continente indiano. Il buddismo fuori dall'India: Cina, Giappone, sud-est asiatico e regioni indoeuropee. Il buddismo e oggi e la diffusione verso occidente" con il giornalista e saggista Stefano Bettera. Info: 02874324. Dalla difesa e dalle lotte degli abitanti della valle del Rio Fergia alla rivolta di Cochabamba alla costituzione uruguayana: presentazione del libro di Marco Bersani di Attac Acqua in movimento! L'acqua è pubblica o privata? alle 21.30 La Scighera via Candiani 131. Da un piccolo capolavoro di Giorgio Bassani che racconta la realtà ferrarese dal '30 al '40: Gli occhiali d'oro il melologo di Tullio Kezich al Teatro Franco Parenti. Nuovo recital dedicato alla sperimentazione elettrica di Alex Schiavi: Guitar Noise alle 17 La Casa di Alex in via Moncalieri 5. Torino E' ancora Free Palestine : alle 9 a Palazzo Nuovo libri e mostre e poi teatro con il gruppo Al-Hawiyya e alle 18 nell'Aula 2 Aharon Shabtai legge alcune sue poesie. Alle 18.30 al cinema Fratelli Marx in corso Belgio 53 la cinerassegna 1948-2008 La Nakba , omaggio a Ghassan Kanafani con la presentazione della sua fiaba "La piccola lanterna" inedita in italiano e "Ka'ek sul pavimento" di Ismail Habbash. Alle 20.30 Palestina in fiamme di Monica Mauer, dibattito con la regista e alle 21.30 Iron Wall di Mohammad Al Atar. A cura di Lo Sguardo di Handala. Ultimo appuntamento con il cineforum del (e al) Gabrio via Revello 3: alle 21 La sposa siriana di Eran Riklis. 07/05/2008.

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Saremo in grado di arginare questa deriva? Mi fa paura la gente che non sorride più Con i fascisti le città sono sicure. Da morire (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Saremo in grado di arginare questa deriva? Mi fa paura la gente che non sorride più? Con i fascisti le città sono sicure. Da morire I figli dell'operoso nordest? Cara "Liberazione", se ancora non l'avessimo capito ecco l'Italia che ci hanno consegnato le ultime elezioni: quella i cui figli "migliori" massacrano un coetaneo per una sigaretta. Sono i figli del nordest operoso, questi. I giovani indicati a modello da quei selvaggi di Bossi e Calderoli, i giovani di cui va fiero il nuovo Presidente (bipartisan) della Camera, il quale di fronte alla morte di un ragazzo causata da suoi seguaci non sa fare meglio che dichiarare "le bandiere bruciate di Israele sono peggio". Folle. Sono i figli fighetti di Berlusconi & soci, che quando vincono sono abituati a prendere tutto e togliere tutto agli avversari: anche la vita se capita... Sono i figli della non cultura che tutti questi personaggi stanno spargendo a piene mani da 15 anni a questa parte, e che molti, dall'altra parte dello schieramento politico, pensano di arginare inseguendoli sulle stesse strade ed evocando le stesse ricette: sicurezza, precarietà del lavoro, etc... Poi ci diranno che sono solo poche mele marce, che il nordest è sano, che il nord è sano, che l'Italia è sana... E il Pd confermerà: il nordest è sano, il nord è sano, l'Italia è sana; assolutamente complice dell'imbarbarimento civile e culturale del nostro Paese. Saremo capaci noi di porre un argine a questa deriva? Enzo Lanciano via e-mail Quello che Fini non vuole proprio imparare Egregio direttore, chi si fosse illuso che l'on. Fini fosse cambiato, è servito! L'on Fini ancora non ha imparato, o non vuole imparare, forse, che la contestazione è il sale della democrazia. Pur di giustificare un omicidio delle frange estremiste della destra che rappresenta si permette di dire che i fatti di Torino sono più gravi di quelli di Verona. Ma lo sa che a Verona hanno ammazzato una persona? Così dicendo si rende complice morale di un omicidio nero. Ecco a cosa ha portato la politica dissennata dell'on. Veltroni e del Pd, ad avere un fascista a Presidente della Camera dei Deputati. Forse il G8 di Genova non ci è ancora bastato. E' proprio un periodo nero per la democrazia in Italia! Elio Lauria via e-mail Ecco l'antipasto del governo che ci aspetta Cara "Liberazione", sono vergognose le parole del neo-presidente della Camera! Non si può definire "più grave" bruciare bandiere rispetto all'ignobile aggressione di stampo nazi-fascista di Verona che ha provocato la morte del povero Tommasoli. Fini si era definito super-partes una volta designato presidente della Camera. Dovrebbe assumere un incarico, un ruolo ed un profilo istituzionale, dovrebbe condannare la bestiale violenza neonazista, invece parla ancora da fascista. Questo è l'antipasto del governo che ci aspetta. Chi spiega a Fini la differenza che esiste tra ragazzi che bruciano bandiere e ragazzi che aggrediscono ed uccidono? Dario Siniscalco Napoli Le città e il coprifuoco volontario Cara "Liberazione", a volte ritornano. Mi riferisco a questa idea che con le ronde si possa risolvere il problema criminalità nel nostro territorio. E' un'idea sbagliata, fuorviante e pericolosa. Vorrei provare a spiegare il perché. Anzitutto va ricordato che non c'è un'emergenza criminalità, in modo particolare nel territorio novarese. I dati della questura dimostrano che rispetto agli anni passati c'è stata una diminuzione dei reati gravi, mentre per quanto riguarda gli episodi di microcriminalità le cifre sono stabili, nel senso che non si è riscontrato né un aumento né una diminuzione. Ora, tenuto presente che invece, rispetto agli anni scorsi, c'è un maggior ingigantimento da parte dei media del fenomeno, con tanto di titoli urlati e percezione indotta che viviamo nel Bronx o in un clima da "guerrieri della notte", mi pare utile osservare qual è il vero problema: quello del coprifuoco volontario. Novara, la mia città, è sempre stata piuttosto triste, ma oggi più che mai le strade la sera sono vuote. Non c'è nessuno. I locali si contano sulle dita. Il comune impone il coprifuoco anche alle focaccerie notturne, costrette a chiudere all'una di notte. Si scorge solo qualche temerario che porta il cane. Questa è la vera emergenza. Quella di una cittadinanza chiusa, non solidale, egocentrica. Una comunità di cittadini che si rispetti risolve il problema sicurezza insieme, con il vicino che ti avvisa se sente qualcosa di strano, con l'attività di prevenzione autogestita attraverso le informazioni dette nella piazza del quartiere. Dov è finita la piazza? Qualcuno si ricorda che nell'antica Grecia la piazza, l'agorà, era il centro di risoluzione di tutti i problemi della vita pubblica? Oggi invece che succede, succede che si vuol delegare tutto alle ronde, ai city angels (già il nome fa capire il carattere fiabesco e inutile del vigilantes autoconvocato) come se, facciamo un esempio, se io fossi un topo d'appartamento dovrei aver paura di 4 uomini che girano nel quartiere. Falso. Che paura mi può fare qualche pensionato padano o qualche baldanzoso giovane delle palestre che cammina per difendere il cittadino? Cosa può fare? Se voglio entrare in un appartamento lo faccio lo stesso. La sicurezza non la si risolve delegando, e nemmeno con la sempre piu diffusa idea della giustizia fai da te. La si risolve guardandosi intorno, parlando con la gente, guardando poco il terrorismo televisivo dei tg alla "studio aperto". E' chiaro che chi sbaglia paga. Velocizziamo le sentenze. Ma teniamo sempre presente la portata reale di un problema. Il sottoscritto spesse volte lascia l'auto nel parcheggio della stazione anche per giornate intere, pure la notte! Mai successo nulla. Mi è capitato un sacco di volte di lasciare l'auto aperta per dimenticanza: mai successo niente. Ho avuto piu volte a che fare con immigrati presenti nel territorio: mi sono sembrate in media delle brave persone, e sicuramente hanno piu storie interessanti da raccontare rispetto ai tanti italiani fobici e repressi. Insomma, io non ho paura dei delinquenti, ho paura delle ronde, del clima iperclaustrofobico di questa città, del clima violento che cova dentro le nostre case borghesi, della superficialità, del razzismo involontario (chi mai ti dirà "sono un razzista?"), del "grande fratello" televisivo; insomma, ho paura del fatto che la gente sorride sempre di meno, perché non percepisce che la vera sicurezza che ci manca è quella di un reddito, di un posto di lavoro stabile e soddisfacente, di relazioni sentimentali profonde. E se anche tra un mese mi ruberanno il portafoglio che ci posso fare io? Devo rovinarmi la vita di tutti i giorni pensando ossessivamente a come risolvere un problema che forse non arriverà mai? Enrico Omodeo Novara Un clima creato ad arte Caro direttore, in merito a questo rigurgito di violenza fascista, connotata politicamente o meno, condivido abbastanza ampiamente l'articolo di Claudio Lazzaro su "Liberazione" di oggi (ieri per chi legge, ndr). Lazzaro, però, in qualche modo, non addossa completamente le colpe di questi crimini ai partiti di estrema destra legalmente riconosciuti oggi sul piano istituzionale. Credo che abbia ragione se intende dire che non sono i leader politici di Fiamma Tricolore o la Destra a sguinzagliare feroci belve in camicia nera contro comunisti, rom, extracomunitari, meridionali, ecc. Per lo meno spero che abbia ragione. Molti osservatori e politologi scagionano da ogni responsabilità morale anche il sindaco di Verona, Tosi, il quale ha condannato queste aggressioni. Ma io credo che questo clima di terrore, per non dire di psicosi, che fa da sfondo e da cornice a questi episodi di violenza, quel clima che ha contribuito a fare vincere le destre alle politiche, quel clima agitato e reso ancor più apocalittico (di quello che è) da quelle stesse forze politiche di destra, quelle incertezze derivanti in primis dalle nefandezze della globalizzazione liberista tutto questo sia il frutto di una campagna politica quotidiana alimentata attraverso la Tv di Stato (tranne Rai3) e Mediaset, che dura da anni e che ha in Silvio Berlusconi il geniale e devastante regista. La Lega Nord, An e i partiti della destra estrema hanno messo in pratica questa campagna di odio verso i "diversi", colpevoli di violentare le nostre mogli e di rubarci il lavoro, andando casa per casa, distribuendo volantini, terrorizzando i commercianti e i lavoratori, ovviamente tutto ciò in nome dell'anticomunismo? Nel frattempo, per coronare questo nuovo orizzonte culturale, Fini afferma che è più grave bruciare una bandiera che il linciaggio di un giovane ragazzo innocente. Ogni ulteriore commento diventa superfluo? James Fantauzzi Balsorano (Aq) La sicurezza delle ronde e dei picchiatori Le città che hanno bisogno di maggior sicurezza ora possono contare su ronde di guardie padane o su bande di picchiatori neofascisti per mettere in riga omosessuali, migranti, ragazzi e ragazze dei centri sociali, ma anche persone "normali" che mettono a repentaglio il decoro della città o che come Nicola semplicemente si rifiutano di offrire una sigaretta ai loro aggressori. A Verona, è così che un gruppo di naziskin ha ucciso per futili motivi un giovane in pieno centro. Naziskin di buona famiglia, ragazzi per bene in un nord-est produttivo e ordinato, in un'Italia che si riscopre fascista. Questo è uno dei prodotti del clima di odio, violenza, xenofobia che si è instaurato in questi anni, non solo in Veneto ma in tutte le città italiane grazie alla Lega, a Forza Nuova, a Fiamma Tricolore alle coperture del Pdl e al silenzio del Pd. Migliaia di aggressioni, numerosi casi di accoltellamenti, incendi a sedi di partito, agguati fuori da centri sociali, svariati omicidi come quello di Dax a Milano o di Renato Biagetti a Roma. Probabilmente è questa l'idea di sicurezza che vogliono applicare e legalizzare in questo paese le destre al governo se Gianfranco Fini riesce a dichiarare, irrispettoso della vita spezzata di Nicola, che è più grave bruciare una bandiera in piazza che uccidere di botte un ragazzo di 29 anni. Presidieremo le città e gli spazi di democrazia e partecipazione per difenderli da questi attacchi. Perché quello che è successo ci dice di quanto sia urgente costruire l'opposizione a Berlusconi. Saremo antifascisti e antifasciste per liberare questo paese dalla violenza della destra. Giovani comunisti (Prc-Se), Fgci (Pdci), Giovani Verdi Arezzo 07/05/2008.

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"Scrittori complici del governo" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

VATTIMO "Scrittori complici del governo" Il poeta Shabtai a Free Palestine attacca i colleghi presenti in Fiera "Non ho mai creduto al Protocollo dei savi di Sion ma ora ci sto ripensando" [FIRMA]MARIO BAUDINO TORINO Anche mio figlio doveva andare in Libano insieme a quello di Grossman. Gli ho chiesto di non farlo il giorno stesso in cui suo padre firmò la lettera di sostegno alla guerra insieme con Amos Oz e Abraham Yehoshua. I due ragazzi si conoscevano. Quando seppi che il suo amico era morto, fui molto colpito. Ma da allora, a causa di questa disgrazia, David Grossman è stato santificato". È un fiume in piena il poeta israeliano Aharon Shabtai, ospite della "Settimana free Palestine" organizzata dai gruppi che hanno propugnato, contro Israele, il boiocottaggio della Fiera del Libro. Nella sala lauree di Scienze politiche, dove ieri si è svolta la seconda giornata dal seminario sulla "pulizia etnica della Palestina" il suo inglese un po' legnoso suona duro, anzi durissimo e senza sfumature. Disegna uno Stato d'Israele militarizzato e feroce, uno Stato-mostro dove la cultura è, salvo eccezioni, sostanzialmente al servizio della politica; non salva i suoi più celebri scrittori, anzi li bolla come "sinistra soft". Shabtai, di cui ora è stato tradotto un libro di versi, è nato nel '39 a Tel Aviv sotto il mandato britannico ed è cresciuto in un kibbutz. È studioso di greco antico, materia che fino a qualche anno fa ha insegnato all'Università. Ed è un feroce critico del suo governo: partendo da Hannah Arendt sostiene che è stata compiuta una "manipolazione dell'olocausto", e che anzi "la Shoah è divenuta cultura di Stato"; che "Israele ha perduto la sembianza di uno Stato democratico", e che "durante l'escalation della violenza e dell'occupazione il sistema politico e i media sono diventati sempre più corrotti, come anche il sistema giuridico". Non salva proprio nulla. "È stata persino corrotta la lingua: i palestinesi vengono sempre "uccisi", gli israeliani "assassinati"; si parla sempre di "terroristi" e mai di combattenti per la libertà". Da grecista, sottolinea che la cultura non è più quella dei "politai", dei cittadini, ma degli "idiotes", degli individui privati che badano solo al loro particolare". Siamo in presenza, tuona, di una "barbarie istituzionalizzata", dove la cultura "è obbligata a tacere" o ad essere "rivoluzionaria e dissidente, e prendere posizioni chiare a favore dei palestinesi". In tal caso, posizioni minoritarie, perché la realtà dominante è quella dei "39 scrittori messi su un aereo e inviati al Salone di Parigi a rappresentare Israele. Questo dimostra la complicità ideologica di cultura e occupazione". Gianni Vattimo, che "eredita" da Angelo D'Orsi la conduzione dell'incontro, conclude che almeno lui, Shabtai, non potrà essere tacciato di antisemitismo, polemizza con il presidente Napolitano e con Vespa. D'Orsi mostra il libro di poesie pubblicato da un piccolo editore di Salerno e si chiede come mai finora nessuno lo abbia tradotto, visto che ne ha scritti altri diciassette. Dita puntate contro un grande complotto non solo mediatico, Vattimo evoca persino i Protocolli dei savi di Sion, e cioè il famoso libello confezionato dalla polizia zarista all'origine dell'antisemitismo moderno, dicendo che non ci ha mai creduto, ma ora comincia a ripensarci. Battuta pesante. L'artista Piero Gilardi attacca la Fiera del libro, "passerella dove gli intellettuali sgomitano per mettersi in evidenza e modificare i loro rapporti di potere". Presenti compresi? La provocazione, se di questo si trattava, non viene raccolta. Tanto vale chiedere a Shabtai, a questo punto, quale sia la sua soluzione per Israele. "Due Stati per due popoli", risponde. E aggiunge: "Israele deve negoziare con tutti. La verità è che non vuole la pace". Scusi, ma una responsabilità così grande può stare solo da una parte? Fra i palestinesi non tutti sembrano angioletti. "Lo sono, in quanto sono occupati".

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Ero orfano, la Bibbia diventò mia madre (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La "lectio" di Appelfeld Ero orfano, la Bibbia diventò mia madre [FIRMA]ELENA LOEWENTHAL Ho acquisito l'ebraico con molta fatica. Volevo che diventasse per me non solo una lingua madre, ma anche un sistema di comunicazione che mi facesse tornare in contatto con i nonni e gli avi, e attraverso il quale assimilare il carattere, il destino ebraico". Aharon Appelfeld arriva in terra di Israele nel 1946: porta con sé la solitudine abissale di un quattordicenne che nella Shoah ha perduto tutto. Di quel che non ha mai più avuto e di ciò che ha trovato in quell'approdo di vita che era la Terra Promessa, lo scrittore racconterà questa sera nella struggente prolusione inaugurale per la Fiera del Libro. Spiegando al suo pubblico, con la limpidezza di sempre (così amata da Primo Levi), come iniziò a scrivere, e perché. Israele allora era quello strano posto dove i figli insegnavano alle madri a parlare la lingua. Questo capovolgimento di ruoli è solo uno fra i tanti paradossi della storia ebraica. Ma, come molti altri, il piccolo Aharon, nato a Czernowitz in Bucovina nel 1932, non poté sillabare in ebraico per i suoi genitori, scomparsi nel fumo. Il ritorno alla vita, e a una vita immensamente remota sia da quella che aveva conosciuto nell'infanzia ovattata in una famiglia benestante ed emancipata, sia dagli anni della guerra trascorsi alla macchia, significò per lui fare i conti con una solitudine nuova. A poco a poco stemperata dal contatto con la terra che imparò a conoscere lavorando i campi, frequentando i fiori e le piante d'Israele. E poi leggendo la Bibbia, provando a confrontarsi con quell'esperienza mitica, sì, ma fatta di uomini in carne ed ossa. L'ebraico della Bibbia è stato una scoperta cruciale per questo scrittore svezzato nel tedesco dolce di sua madre: "Quand'è che la mia memoria comincia a ricordare? A volte mi sembra che inizi solo all'età di quattro anni, quando mamma, papà e io andammo per la prima vacanza nelle foreste umide dei Carpazi. Una memoria più netta è legata a una parola, troppo lunga e non facile da pronunciare: Erdebeeren, che in tedesco significa "fragole". E' primavera.". Così comincia la Storia di una vita di Aharon Appelfeld (per Guanda editore, pp. 200, ? 14). Lui che arrivava dall'inferno, sentì quasi fisicamente il "bisogno di questa lingua così primordiale, che mi facesse da voce". L'ebraico costruì il ponte per il passato: quello remoto e immaginifico della Bibbia, ma anche quello appena trascorso, carico di sgomento e di assenze e di domande, "Ricordo che nel bosco mi chiedevo: che ho io di male, che tutti mi perseguitano?". La scrittura divenne lo strumento per tornare a vivere: "Arrivai in terra d'Israele nel 1946 che ero un orfano smarrito: non potevo immaginare che sarebbe stato l'ebraico, e non la lingua di mia madre, a restituirmi ciò che di immenso avevo perduto".

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ISRAELE PARADISO E INFERNO (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ron Leshem ISRAELE PARADISO E INFERNO Israele è un istituto psichiatrico senza fine, con dei pessimi terapeuti e dei pazienti che fuggono ognuno dal proprio esilio, da una tragedia diversa. La maggior parte di noi ha perso, per sfinimento, la speranza in una qualunque soluzione: non si fa che aspettare, arresi, la prossima guerra. I pochi di noi che non sono ancora sprofondati nel pessimismo indifferente, soffrono peraltro di rosee visioni e credono in magiche, infantili soluzioni a questo triste stato delle cose. Il tutto, poi, avviene nel torrido clima del deserto, dove l'aria è immancabilmente carica, esplosiva, violenta. Verrebbe da dire che vivere qui è un inferno: può darsi. Ma la verità è che per chi scrive, per chi crea, questo è un paradiso. E' talmente un paradiso che comincio a pensare di esserne diventato dipendente: persino da turista, mi sento a mio agio solo in posti dove l'aria è così, sul punto di scoppiare. Ho pure scoperto che il mio senso dell'umorismo si attiva soltanto se racconto storie tremende. E che non sono capace di immaginarmi a vivere altrove. Tel Aviv è un posto strano. Gli autobus non possono viaggiare di sabato per ordine delle autorità religiose, ma le coppie omosessuali girano per strada mano nella mano a testa alta. Nei locali, gay palestinesi ed ebrei ballano insieme, al riparo dentro la bolla di pace dell'emarginazione, e abbiamo persino spedito il trans Coccinelle in eurovisione. La persona più eccentrica e atipica, quella più emarginata e socialmente respinta, arrivando a Tel Aviv si sente a casa come non mai. Si sente un re. Le spiagge dorate sono piene di persone gentili, affamate di contatto umano. Mentre sono sedute in un caffè alla moda, non pensano ai missili che ogni sera cascano a venti minuti di distanza da qui, da noi; non pensano alla sofferenza e alla povertà. Vanno piuttosto a manifestare contro qualche taglio d'alberi, o la chiusura di un cinema. Ma sullo stato delle cose hanno smesso di protestare. Per me la scrittura sta in due parole: toccare e convincere. In sostanza, più che per autoterapia, per l'immenso, intimo piacere che comporta l'atto in sé, io scrivo perché ambisco influenzare colui che vive qui con me, su questa nostra piccola terra, e condivide i miei stessi problemi. Costui abita proprio dietro la cinta del mio cortile, eppure noi due non abbiamo quasi mai un dialogo. Noi non siamo un unico popolo, siamo dodici scomposte e isolate tribù, diffidenti e intimorite a vicenda. Che si chiudono a riccio di fronte a colui che è diverso. E' a tutti costoro che io cerco di scrivere. Allora, cosa faccio per farmi ascoltare? Realismo magico. Entro nel triste teatro (che sia una guerra, la vita di una puttana dodicenne o qualunque altro fosco scenario), armato di una lente rosata che metto sopra la mia macchina fotografica. Se mi presentassi cupo o combattivo, non mi ascolterebbero. Solo la lente rosea, solo quel poco di dolcezza carezzevole, di sentimentalismo e fragilità, solo tutto ciò induce il lettore a spogliarsi, a levarsi di dosso la propria pelle e starmi di fronte tutto nervi scoperti, perché solo quando è così, il contatto brucia davvero. Io del resto mi spoglio davanti a loro. Quando scrivo le loro voci, ebbene mi innamoro di loro, della ricerca in sé, e imparo, striscio sotto la loro pelle e mando in frantumi i pregiudizi sui quali sono stato educato. I nostri pregiudizi l'uno verso l'altro sono il blocco fondamentale che frena la pace. Per scrivere debbo camminare per questo scombinato paese, debbo amarlo fino alla follia, debbo sentire un sottofondo sonoro frastornante cui adeguare il mio ritmo cardiaco, e allora a volte succede la magia: mi vengono le lacrime agli occhi, per via del casino. E a forza di cercar di non scoppiare a piangere, scoppia fuori una storia. Nel mio romanzo Tredici soldati ho cercato di descrivere che cosa significa avere 18 anni in Israele, e che cosa può succedere a lasciare un gruppo di adolescenti in una sorta di isolamento nazionale infantile, in un territorio scollegato dalla società normale, una impossibile pentola a pressione senza nessun adulto responsabile, in un posto dove loro fondano una sorta di regno autonomo con una loro lingua, false credenze, regole, humour. Una minuscola gabbia di cemento in mezzo a quella giungla insidiosa che è un territorio nemico, insomma un test psicologico sui generis. La scenografia è la guerra, un concerto di suoni e voci e odori e sentimenti che esaspera caratteri e debolezze, istinti e paure. Nel processo di indagine che ha accompagnato la scrittura, ho scoperto che cinque anni dopo il loro ritorno dalla battaglia, molti di quei giovani dicono "ci hanno mandati a morire e basta", "è stato tutto inutile", ma al tempo stesso hanno nostalgia della guerra e ne parlano con un tono venato di malinconia romantica. Così, ho cercato di venirne a capo, di capire come si possa nutrire rimpianto per una cosa così spaventosa. Dove sta il segreto? Sono sempre stato un bambino timido, introverso, riflessivo. Non mi ficcavo mai in situazioni che presentassero il rischio di perdere il controllo: niente sbronze, escandescenze, dipendenze, mai nessuna situazione imbarazzante. Un bravo ragazzo, insomma. Non ho fatto il militare in un'unità da combattimento. Non ho mai calpestato il fango misto a neve del Libano. Non sono abbronzato e nemmeno nero. Non sono morto di paura sotto i missili. Non ho mai provato la vera solidarietà dei combattenti. Non ho mai parlato così sboccato. Coloro che combattevano al fronte erano diversi da me. Per lo più venivano da famiglie povere, deboli, di periferia, o erano nuovi immigrati ansiosi di un biglietto d'ingresso nella società israeliana. Ansiosi di sentirsi parte, di rendersi utili, importanti. Nei primi decenni dello stato d'Israele eravamo fieri del fatto che Tzahal fosse l'esercito di tutti, che tutti i cittadini facessero il servizio militare allo stesso modo, prendendo parte alla guerra per la difesa e la sopravvivenza. Nell'ultimo decennio tutto ciò l'abbiamo perso: il 35% dei ragazzi nati negli anni Ottanta non fa il servizio militare a dispetto della sua obbligatorietà. Partono i più deboli. Io e le persone come me li mandiamo laggiù a morire per noi, senza farci sempre abbastanza domande, mentre li vediamo partire. Ammetto, con molto dolore, che non mi era mai passato per la testa di sbirciare nelle loro vite, di cercar di capire le piccole pornografie private di una quotidianità dentro una postazione militare a rischio, un rifugio soffocante. Non mi ero mai posto delle domande, sinché non le ho incontrate per caso, senza alcuna intenzione. Allora ho capito quanto non capisco e non so. Solo allora, me la sono presa con me stesso e ho cominciato a indagare. E ho scritto. (Traduzione di Elena Loewenthal).

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Gli "imperdibili"? (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Una caccia personale Centinaia di incontri, dibattiti, tavole rotonde, spettacoli. Milleseicento autori e relatori. Il programma della Fiera è una caccia al tesoro in cui ognuno potrà trovare la sua pepita. Da non mancare le conversazioni sul motivo conduttore dell'edizione 2008, la Bellezza. Qui il parterre annovera star della filosofia come Remo Bodei, Sergio Givone, Giovanni Reale, antichisti come Luciano Canfora e Paul Zanker, scrittori come Raffaele La Capria, Valerio M. Manfredi, Domenico Starnone, Alberto Manguel, etologi come Danilo Mainardi. Tra gli ospiti stranieri, l'americano Gore Vidal, lo spagnolo Javier Marías, il finlandese Paasilinna, il francese Forest, due bestselleristi come l'americano Clive Cussler e il barcellonese Ildefonso Falcones, l'australiana d'America Geraldine Brooks. Su tutti il grande vecchio Boris Pahor, sloveno di Trieste: dopo quarant'anni il suo "Necropoli" è finalmente riconosciuto come un capolavoro. Da ascoltare in blocco i venti scrittori d'Israele, guidati dal decano Aharon Appelfeld, Abraham Yehoshua e Meir Shalev. Il grande registra francese Claude Lanzmann porterà l'edizione dvd del suo colossale docu-film sulla Shoah. Da non perdere Dario Fo impegnato sull'ambiente, o star del giornalismo come Eugenio Scalfari, Gian Antonio Stella & Marco Rizzo, Giovanni Floris, Mario Calabresi, uno degli autori più prenotati dalle scuole. Nell'Arena Piemonte da non mancare anche i sorprendenti autori (e i musicisti) di Lingua Madre. Molte presenze femminili, dal continente indiano alla Turchia e all'Africa, custodi della memoria e dell'umano. Prevedibilmente affollati i dibattiti sui grandi temi della società civile: Giustizia, Casta, Mafia, terrorismo, il caso Moro, i fantasmi del Sessantotto. Senza dimenticare i centenari: Pavese, Vittorini, Guareschi. Spettacolo e musica. Gli attori dell'Ambra Jovinelli di Roma leggeranno l'emozionante reportage di Ezio Mauro sulla tragedia della ThyssenKrupp. Massimiliano Finazzer Flory dedica un collage teatral-musicale a Borges, Michele di Mauro porta un reading-spettacolo sullo "scandalo della Bellezza", Ascanio Celestini il suo "Parole sante". Il pianista Giovanni Allevi, Elisa e Max Pezzali arrivano al Lingotto come autori di libri, anche. Giovedì 8 si apre con l'orchestra di Nazareth e RadioDer-wish. Sabato concerto della cantautrice israeliana Nurit Hirsh, domenica il complesso kletzmer Trio Jerusalem. Lunedì in chiusura una serata dedicata al poeta cileno César Vallejo, con la voce calda e potente della peruviana Tania Libertad, icona della musica latino-americana.

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Il mio maggio del '48 nella Terra Promessa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 108 del 2008-05-07 pagina 0 Il mio maggio del '48 nella Terra Promessa di R.A. Segre I 60 anni di Israele. Un esercito improvvisato e senza divise, la confusione dei primi burocrati. E, alla rdio militare, la dichiarazione di Ben Gurion. I volontari di tutto il mondo e la diffidenza per gli uomini di Begin Nel marzo 1948, dopo sei anni di servizio nelle forze britanniche, partii dall'Italia per la Palestina rispondendo alla chiamata dell'Agenzia ebraica di arruolamento nell'erigendo esercito nazionale israeliano. Lo Stato non era ancora proclamato, ma dopo la decisione delle Nazioni Unite, nel novembre del 1947, di spartire la Palestina fra uno Stato arabo e uno ebraico, il ritorno della sovranità ebraica sulla scena internazionale appariva inevitabile. Un volo della società aerea olandese, l'unica a mantenere contatti con la Palestina, mi depositò all'aeroporto di Lidda, vuoto e oscurato a causa della guerriglia araba, con due autoblindo inglesi schierate all'uscita per finta protezione. Infatti fu un camion, sui cui lati avevano applicato lastre protettive di acciaio, a portarmi a Tel Aviv con quattro altri passeggeri e due coppie di giovani in calzoncini corti. Appena il veicolo si mosse, questi estrassero dai ripostigli le mitragliette sbirciando un nemico invisibile attraverso i finestrini trasformati in feritoie. Nei giorni successivi mi registrai nel nuovo esercito, ricevetti un numero di matricola, incominciai a contattare le nuove autorità militari per proporre la creazione di una unità paracadutista, senza ricevere né risposte, né ordini di servizio. In Israele regnava la più totale confusione burocratica. I caffè lungo la spiaggia di Tel Aviv erano frequentati da strani personaggi autonominatisi esperti in ogni sorta di specialità bellica, economica, politica e ideologica. Giornalisti da ogni parte del mondo erano venuti ad assistere allo scontro fra una comunità di 600mila anime, mal armata, ancora senza esercito regolare, e 60 milioni di arabi decisi a impegnarsi, a partire dal 15 maggio, giorno della fine del mandato britannico, nella "guerra di distruzione dell'entità sionista". Il segretario della Lega Araba la prevedeva rapida e più "barbara", per i sionisti, di quella di Gengis Khan. In quelle circostanze, solo io non avevo una divisa. Grazie al comandante della polizia militare, mio collega nell'esercito britannico, scoprii la ragione di questa mia forzata vacanza. Avevo servito in una unità di intelligence inglese incaricata di recuperare, dietro le linee tedesche, militari alleati liberati in Italia dai campi di prigionia dopo l'armistizio dell'8 settembre. In quella unità c'erano volontari ebrei palestinesi noti per la loro affiliazione a due organizzazioni clandestine quanto mai sospette al governo provvisorio ebraico: l'Ezel, braccio armato del movimento guidato da Menahem Begin (che Ben Gurion chiamava fascista), e il Lehi (combattenti per la Libertà di Israele), ancora più radicale dell'Ezel nei confronti dei laburisti che consideravano collaboratori con l'occupante inglese. Ero considerato troppo legato a loro per affidarmi un incarico che ottenni in seguito quando fui inviato in Cecoslovacchia per creare la scuola paracadutista. Non avendo nulla di meglio da fare, mi proposi come esperto di equitazione al proprietario dell'unica scuderia privata di Tel Aviv: era un personaggio leggendario di nome Gordon, proprietario di un maneggio frequentato, in mancanza di uomini, da donne ugualmente attratte dai cavalli e dal loro proprietario. Manteneva molte amicizie con personaggi arabi per cui mi chiese di accompagnare a cavallo un "esperto" militare presso un suo amico possidente terriero arabo, a una ventina di chilometri a nord di Tel Aviv. Era una proposta pericolosa ma romantica. La sera dell'11 maggio arrivammo a casa di un signorotto arabo (in seguito trovato nei suoi campi con la gola tagliata: punizione tradizionale inflitta ai collaboratori). Il mio compagno parlava perfettamente l'arabo. Si chiamava Eliahu Navi, meglio conosciuto nell'etere radiofonico medio-orientale come Daud el Natur, un "cantastorie" che usava racconti beduini come strumento di guerra psicologica. In seguito sarebbe diventato avvocato, giudice e poi sindaco di Ber Sheva, il capoluogo del Negev. Passammo la notte in casa del nostro ospite, loro due confabulando in arabo, io gustando il cibo che mi aveva offerto. L'indomani ci venne consigliato di andarcene perché nella zona era stata segnalata la presenza di guerriglieri arabi. Ci trasferimmo in una torretta di guardia nel mezzo di un vasto aranceto per trascorrere la notte fra il 13 e il 14 maggio. In un libro di memorie che Eliahu Navi pubblicò nel 1998 e di cui mi fece dono, egli afferma che più volte "pensò di farmi fuori" credendomi una spia. Cambiò idea quando al mattino mi vide pregare avvolto nello scialle tradizionale di preghiera. Convinto che non fossi un elemento pericoloso, ma solo un avventuriero un po' matto venuto come tanti altri "a vedere la guerra", se ne tornò a Tel Aviv con le informazioni raccolte lasciandomi col mio cavallo, un paio di bombe a mano e una radio militare "per seguire gli avvenimenti"... Venerdì 14 maggio era una giornata limpida e abbastanza fresca. Nel silenzioso pomeriggio, turbato solo dal cinguettio degli uccelli, dal fruscio degli alberi dell'aranceto, seguivo il corso del sole che si spegneva radioso nel mare non lontano sulla mia destra. Venti chilometri più a sud, prima che arrivasse l'inizio del sabato, nel piccolo museo di Tel Aviv, Ben Gurion lesse la dichiarazione di indipendenza che captai attraverso il gracidio irriverente della radio. Un aereo volò alto sulla mia testa. Mi venne poi detto che bombardò, senza colpirla, la stazione elettrica a nord della città. Io non sentii alcuna esplosione. Sentii però il bisogno di aggiungere alla preghiera della sera la benedizione richiesta quando si fa qualcosa di nuovo - come mangiare una primizia di stagione -. La recitai ad alta voce nel magico silenzio di quel giorno che stava morendo. "Benedetto Tu Signore Re del mondo che mi hai fatto vivere, sussistere, e giungere a questo giorno". La recitai pensando a coloro che a questo giorno avevano sperato per secoli di arrivare e a cui invece non erano mai potuti giungere. R.A. Segre © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il coraggio di Fini sui "fatti gravissimi" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 108 del 2008-05-07 pagina 0 Il coraggio di Fini sui "fatti gravissimi" di Maria Giovanna Maglie Facevo l'inviato de L'Unità in America latina e quel giorno del 1985 ero veramente arrabbiata perché, avendo scoperto sacche di schiavitù, e centinaia di morti ammazzati, nel nord latifondista del Brasile, la risposta dell'allora vice direttore fu di malcelato disinteresse. Alla mia provocazione "ma allora contano di più tre morti nel Cile solo per dar contro a Pinochet ", rispose serafico "Certo che sì", convinto di avermi dato una lezione di giornalismo. Quel giorno capii in una sola volta, forse ero stata tonta prima, la manipolazione politica delle notizie e la maledizione del politically correct. Mi venne voglia di scappare e lo faccio ancora, dopo più di vent'anni. Questa oziosa premessa serve solo come pretesto per consigli non richiesti al neopresidente della Camera, Gianfranco Fini. Non si faccia intimidire dall'assalto dell'opposizione senza idee e argomenti, tutti di nuovo insieme ed eguali nello sdegno, per un "più" che venga giudicato di troppo, non si rifugi anche lei nel "ma anche", che tutto livella e mette sullo stesso piano. Il più grave e il meno grave esistono e si usano per dimostrare personalità sicura e visione chiara, rispetto della storia e coraggio delle leggi. A Verona il branco che ha colpito ancora una volta fa parte del disagio giovanile, della violenza adolescenziale che cerca uno sbocco, del rituale barbaro consentito intorno al business del calcio, ogni volta esecrato, ogni volta non affrontato fino in fondo, nel quale il gruppo deve essere estremista di una qualunque parte, e che voglia dire nemmeno lo sa. Si possono scrivere molte banali cose di buon senso a proposito: che prima c'era la guerra, adesso non c'è più neanche la naia, che la nostra generazione, ma anche quella prima e quella dopo, almeno ha goffamente provato la sua rivoluzione, quella di oggi si deve occupare di mettere qualcosa di eccitante su Youtube e fare foto col cellulare al culo un po' stranamente in mostra della professoressa, che dire di buona famiglia non significa di famiglia attenta e adeguata alle turbe dei figli, che i ragazzi si sentono dire da quando hanno l'età della ragione che per questo Paese non c'è futuro, figurarsi per loro. Si può concludere che l'assassino di Verona e i suoi compari erano schedati, quasi tutti espulsi dagli stadi, che forse non dovevano essere a piede libero. Insomma, certezza e adeguatezza delle misure di prevenzione e di repressione aiutano a salvare giovani vite, se uno Stato se ne fa carico. Il centrodestra ha vinto le elezioni sulla spinta di queste richieste, veda di fare qualcosa. A Torino la polemica iniziata assai prima dell'apertura della ventunesima Fiera del libro si fonda sulla negazione arbitraria, terroristica,mamai abbastanza repressa e condannata nel nostro Paese, del diritto di ospitare Israele nel sessantesimo anno della fondazione dello Stato, nelle persone dei suoi scrittori più illustri. Si basa sulla violenta negazione del diritto di Israele a esistere, non, come pure si finge di credere, sulla rivendicazione del diritto di critica a determinati comportamenti di Israele. C'è il popolo delle vittime, i palestinesi, c'è il popolo del carnefici, ovvero gli israeliani. è lo stesso doppio standard che si applica alla destra e alla sinistra, alla satira su Maometto e a quella su Gesù Cristo. Il professor Gianni Vattimo è un antisemita, come il tanto venerato professor Tariq Ramadan, che si è permesso di rampognare Giorgio Napolitano perché andrà a Torino, è un Fratello Musulmano. L'area della città intorno alla Fiera del libro è blindata, centri sociali, movimenti estremisti comunisti e i soliti radical chic promettono di protestare. Si può fare così una grande manifestazione culturale? è grave, presidente Fini, più grave di molte vicende gravissime che pure accadono in questi giorni. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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GIOVANNA FAVRO MASSIMO NUMA TORINO Parola d'ordine: autonomi e ana (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Rchici lontani dal Lingotto. Che sarà presidiato da un migliaio di poliziotti, carabinieri, finanzieri e vigili urbani. Sia domani, per l'inagurazione (alla presenza del Capo dello Stato) e soprattutto per evitare incidenti al corteo di sabato, promosso da Free Palestine, la Digos di Torino ha lavorato in stretta collaborazione con il Mossad, il servizio segreto israeliano. Il percorso del corteo, a cui dovrebbero partecipare antagonisti provenienti da tutta Italia, è stato deciso in modo da evitare un contatto diretto con gli ingressi della Fiera. Ci sono due emergenze: il pericolo costituito dal terrorismo internazionale e la protesta anti-israeliana, promossa da autonomi e anarchici. Gli stessi che hanno dato fuoco, il 1° maggio, alle bandiere Usa e d'Israele, e ora al centro di un'indagine chiusa con l'identificazione di alcuni autori. Il questore, Stefano Berrettoni - tanto per chiarire, una volta per tutte un equivoco che si trascina da giorni - non ha vietato l'esposizione di alcun tipo di bandiera, tanto meno quella israeliana. Sono stati proibiti solo i presidi fissi davanti agli ingressi della Fiera. "Né ci sarà una zona proibita - precisano in questura -. E' previsto un afflusso giornaliero tra le 15 e le 20 mila persone, sarebbe assurdo blindare la zona. E' stata semplicemente bocciata la richiesta di un gazebo di 10 metri, da parte di Free Palestine, proprio davanti ai cancelli". Al loro fianco, autonomi da tutta Italia e associazioni culturali filo-arabe. Intanto si apre in città un altro fronte, questa volta all'Università. L'ateneo ha concesso all'assemblea Free Palestine le aule per il seminario che ha inaugurato la mini contro-Fiera con ospiti filo-palestinesi, da Tariq Ramadan a Gianni Vattimo. "Ma improvvisamente ci negano le aule dove proseguire le iniziative", dice Free Palestine in un tam tam contro il rettore Ezio Pelizzetti: "Abbiamo in programma un reading di Shabtai. Se il rettore non ci darà gli spazi per dar voce ai palestinesi ce li prenderemo senza permesso. Siamo pronti allo scontro. Se saremo sconfitti, Shabtai leggerà le sue poesie per strada. Significherà che un importante poeta israeliano non può parlare, perché contro il suo governo". Il rettore Pelizzetti casca dalle nuvole. "Non ho negato nulla, perché nulla m'è stato chiesto. Le aule per il primo seminario con Tariq Ramadan erano state assegnate perché la presenza di docenti dell'ateneo garantiva la qualità culturale del dibattito". Per le iniziative da oggi in poi, il preside di Lettere ha applicato "il regolamento. Concediamo gli spazi se sono presenti alle iniziative nostri docenti, che in questo caso mancano". Pelizzetti sorride: "L'assemblea non faticherà a presentare una richiesta sostenuta da un nostro professore. Non sta a me sindacare o censurare i contenuti di un seminario, specie se con nostri cattedratici". Ma Free Palestine non coglie l'apertura: "Non faremo accompagnare gli ospiti palestinesi da padrini italiani. Hanno diritto di parola da soli".

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[FIRMA]GIOVANNA FAVRO I giornalisti accreditati sono già mille, destinati a più che rad (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Doppiare nelle ultime ore, e le richieste di preaccredito sono triplicate rispetto all'anno scorso. E' l'ennesima spia dell'esplosione della Fiera del Libro, che quest'anno batte ogni record di misure di sicurezza, ma anche di presenze e di voglia di esserci di editori, pubblico e scrittori. Oggi circa 900 ospiti parteciperanno alla grande festa di pre-inaugurazione alla reggia di Venaria: ammireranno la meraviglia dei saloni e dei giardini e ascolteranno la lectio magistralis di Aaron Appelfeld, prima di gustare il buffet offerto da Intesa SanPaolo e ammirare gli spettacolari giochi d'acqua della fontana luminosa. Domani il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano inaugurerà la manifestazione aprendo la grande abbuffata di libri. Dopo che hanno parlato della Fiera pure i giornali russi, giapponesi, arabi e americani, Ernesto Ferrero, direttore di Librolandia, si dice "soddisfatto e sereno. Siamo gratificati di un'attenzione mai vista, e il patrimonio di notorietà resterà nel tempo: rilasciamo un'intervista ogni quarto d'ora, e siamo subissati di suppliche di chi ci domanda un invito per Venaria. Sono felice anche degli allestimenti, che in onore al tema di quest'anno, la bellezza, sono strepitosi". Tra gli ospiti attesi stasera non ci sarà l'ambasciatore israeliano Gideon Meier, che giungerà da Roma domattina con Abraham Yehoshua, mentre sarà al completo il gotha dell'editoria non solo italiana, dal re di Mondadori Gian Arturo Ferrari, che torna nella location delle sue nozze, a Inge Feltrinelli, i Laterza, gli einaudiani, o i leader di Longanesi-Guanda. Non mancherà la madrina Elisabetta Sgarbi, e ammirerà la reggia anche il ministro dell'ambasciata di Israele Elazar Cohen. Oltre a Ferrero, a Rolando Picchioni, ai vertici degli enti locali e a volti noti della politica, non mancheranno vip come Enrico Salza, Angelo Benessia o Luca De Meo. Tra gli stranieri, oltre a molti scrittori, interverranno al ricevimento uomini chiave dell'editoria internazionale. Ad esempio Vincent Raynaud, editor delle Editions Gallimard (che pubblica ad esempio Daniel Pennac in Francia), o Carol Janeway, direttore editoriale della Alfred A. Knopf, che ha pubblicato negli Usa Bill Clinton, Anne Rice e il nostro Alessandro Baricco. Tra gli ospiti che parteciperanno a International Book Forum, ci sarà un boss della 20th Century Fox, Chris Goldberg, story editor della major che sta ultimando le riprese di "Marley & me", film tratto dal best-seller di John Grogan; e poi Erik Palma, scout letterario della Jerry Bruckheimer Films: la casa di produzione di orbita Disney, dopo il successo della trilogia dei Pirati dei Caraibi sta lavorando all'adattamento del best seller di Sophie Kinsella "Confessions of a Shopaholic" ("I love shopping", Mondadori). E ancora: Maria Campbell, fondatrice dell'agenzia letteraria che porta il suo nome e si occupa di scouting letterario per la Warner Bros Picture; Don Laventhall, responsabile dei diritti cinematografici e televisivi per l'agenzia Harold Ober Associates. E Kylee Doust, agente letterario (ha nella scuderia Federico Moccia) e cinematografico. Rolando Picchioni ieri s'è detto "fiero, da piemontese, di poter mostrare al pubblico internazionale un gioiello di portata mondiale come Venaria". Preoccupazioni della vigilia? "Mi sento un po' come il capitano Drogo nel "Deserto dei Tartari" di Buzzati: scruto l'orizzonte, sperando non appaiano i nemici". Una citazione che è un auspicio: nel romanzo, com'è noto, i Tartari non arrivano mai.

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Tre giorni di immagini sulla Palestina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

GIOVANNA CARNINO Al-Nakba, nella lingua di Maometto, significa catastrofe. Ma per arabi e palestinesi questa parola pesante vuol dire qualcosa in più. Essa segna un preciso momento nella storia del Medio Oriente che si commemora ogni anno, il 15 maggio, giorno in cui, nel 1948, lo stato di Israele proclamò la propria indipendenza. Sconfitti in guerra, i Palestinesi furono spossessati di parte delle terre che prima occupavano: molti di loro divennero profughi in paesi vicini, gli altri confinati in territori ristretti e sotto controllo. A sessant'anni da questa data e in concomitanza con il Salone del Libro dedicato quest'anno ad Israele, il cinema Fratelli Marx di corso Belgio 53 ospita "Lo sguardo di Handala - 1948-2008 la Nakba", tre giorni di documentari, spettacoli e dibattiti dedicati alla Palestina. Filo rosso dell'iniziativa sarà il ricordo di tre artisti palestinesi, lo scrittore Ghassan Kanafani, il giornalista Wael Zuaiter e il disegnatore Naji al-Ali, poco conosciuti in Italia, che hanno pagato con la vita il loro impegno intellettuale. S'inizia mercoledì 7 maggio alle 18,30 con la lettura della fiaba inedita in italiano di Ghassan Kanafani "La piccola lanterna", accompagnata dalla proiezione delle illustrazioni originali dell'autore. Segue "Ka'ek sul pavimento" di Ismail Habbash, una riflessione su insulto, rabbia, vendetta e perdono da una storia dello stesso Kanafani. Alle 20,30 si proietta il documentario "Palestina in fiamme" di Monica Maurer, presente in sala. Il film racconta una parte di storia palestinese dalla colonizzazione sionista degli anni Venti fino alla creazione dello stato di Israele nel '48. Infine alle 21,30 "The iron wall" di Mohammad Al Atar ripercorre le tappe dei rapporti Palestina-Israele fino all'attuale costruzione del muro. La serata di giovedì 8 è dedicata al giornalista Wael Zuaiter, assassinato a Roma. Alle 18,30 si proietta "Intervento divino" di Elia Suleiman che narra le tragicomiche disavventure dello stesso regista: palestinese che vive tra Gerusalemme e Nazareth, ha la sua ragazza a Ramallah: i due possono romanticamente incontrarsi solo nel parcheggio del posto di blocco che separa le due città. Alle 20,30 va in scena "Sangue palestinese", spettacolo teatrale della compagnia Teatro Forsennato per la regia di Dario Aggioli. Conclude la serata dalle 21,30 il documentario "A stone thrown away" della norvegese Lina Halvorsen segue la vita di tre bambini nei campi profughi di Deheishe, vicino a Betlemme. Dopo la proiezione la regista discute con il pubblico. Venerdì 9 la rassegna si chiude con l'omaggio a Naji Al-'Ali, creatore del personaggio di Handala, un bambino spelacchiato di dieci anni o poco più che narra la lotta e i sentimenti del popolo palestinese. Alle 20,30 si presenta il progetto "Per una nuova edizione di No al Silenziatore", il volume che raccoglie le vignette di Naji Al-'Ali; segue "Naji Al-'Ali: an artist with vision" di Kasim Abid, documentario sulla vita, la lotta politica e la morte, mistero ancora insoluto, del caricaturista palestinese. Alle 22 si proietta "I'm in Jerusalem" di Mona Jaridi. Gli occhi di un bambino palestinese vedono per la prima volta la città santa di cristiani, ebrei e mussulmani.

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RITORNIAMO AL DIALOGO (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il saluto delle istituzioni RITORNIAMO AL DIALOGO DI MERCEDES BRESSO PRESIDENTE DELLA REGIONE PIEMONTE Il tema della Fiera è quest'anno la Bellezza, concetto su cui in ogni epoca e ogni civiltà si sono confrontati filosofi, teologi, scrittori, musicisti, pittori, architetti, urbanisti. La Bellezza intesa come canone estetico ma anche come questione etica, espressione della creatività, rapporto armonico tra tradizione e innovazione. E proprio a testimonianza di come "vecchio" e "nuovo" possano coesistere, la Fiera ripropone alcuni dei propri simboli, come la Torre dei Libri, immagine unitaria di Regione, Provincia e Comune di Torino, Terrazza Piemonte e Lingua Madre, accanto a molte nuove iniziative, come ad esempio le molte che animeranno il Bookstock Village, lo spazio dedicato ai più giovani, all'interno del quale l'area "Study in Piemonte" sarà un luogo innovativo e interculturale. A Torino e al Piemonte è legata una forte e sentita tradizione editoriale, in questi anni la città è tornata ad essere centro di iniziative di successo legate ai libri, da Torino Capitale Mondiale del Libro al Circolo dei Lettori, che ci hanno fatto scoprire come la lettura possa essere non solo un piacere solitario, ma anche una bella esperienza da condividere. Con questo spirito, il mio augurio è che la Fiera possa svolgersi, come ogni anno, all'insegna della partecipazione e del dialogo costruttivo tra culture, e che le tante polemiche scatenate dalla scelta di Israele quale ospite possano lasciare spazio alla conoscenza con gli scrittori e la letteratura di quel Paese.

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La scorretteza e la (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 07-05-2008)
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Argomenti: Israele/Palestina

Rimediate ai guasti di Prodi CARLO BARBIERI Genova La scorretteza e la prevaricazione non hanno più limiti! Un Governo, in via di liquidazione, non soddisfatto dei disastri compiuti in ogni campo, ha nominato, in tutta fretta, in queste ultime ore, numerosi alti funzionari di gradimento, ha attentato alla legge 40, rafforzata dal referendum, forzandone l interpretazione con nuove linee/guida ad hoc, e non pago della persecuzione fiscale instaurata, ha violato, ancora una volta, la libertà e la riservatezza dei cittadini sbattendo su internet le loro dichiarazioni reddituali. La drastrica limitazione della circolazione del contante non era sufficiente. Mi auguro che la nuova compagine governativa si metta al più presto all opera per rimediare ai numerosi guasti, abrogando ogni norma persecutoria e liberticida e ristabilendo l ordine democratico. Clandestini, Prodi e C. sono complici! MARIO VISCOVO Torino Si susseguono in questi ultimi giorni sbarchi di clandestini in Sicilia ed in Sardegna. Notiamo che continua ad esserci una reale complicità del nostro Governo (in vita ancora per pochi giorni) con i trafficanti di esseri umani. Nessun contrasto alle imbarcazioni, uscita della nostra marina nella acque internazionali (oltre 80 miglia) per raccogliere i clandestini, successivamente liberi di circolare nel nostro Paese. Con preoccupazione apprendiamo che si parte anche dalla Tunisia, oltreche dalla incontrollabile Libia. I ministri Parisi, Amato avevano comunicato, oltre sei mesi fa, che a breve sarebbero stati organizzati pattugliamenti congiunti davanti alle coste africane per frenare il fenomeno; naturalmente non è stato fatto nulla in ossequio all ipocrita terzomondismo della sinistra. Spero che con Berlusconi le cose cambino. Certo il non rimpianto Pisanu nel 2001/2006 era stato di una esemplare inefficienza. Cambiano sigle, ma sono sempre rossi LUIGI RONZONI Seveso Cambiano sigla ma rimangono tali, si ritengono depositori della cultura, tronfi, ideologicamente convinti, il dubbio non li sfiora, la storia li condanna! Cambiano sigla ma rimangono tali, mentono sapendo di mentire perché la loro è sempre stata cultura del terrore (e la storia non è matrigna). Ipocriti, fingono di ripudiare il passato ma cambiano sigla e rimangono tali, si mimetizzano con nuovi simboli consci dei loro fallimenti (che mai confesseranno) piuttosto. Cambiano sigla e rimangono tali, tanti auguri per il nuovo governo. Il comunismo è vivo o morto? ENZO BERNASCONI Varese Le elezioni sono ormai acqua passata, ma assistendo alle varie celebrazioni (25 aprile - 1° maggio) e alle numerose interpretazioni delle varie Tv ne esce un quadro un po torbido: il comunismo è morto o è solo in rianimazione? Non si capisce un tubo, il tutto dipende dalla sobrietà di certi conduttori, prima di andare in onda dovrebbero soffiare nel palloncino, se trovati alterati gli andrebbe tolta la patente "verbale", un bel tacer... A Torino i compagni hanno zittito perfino l ex Presidente trombato Fausto Bertinotti; i suoi contestatori vogliono completare l opera Hitleriana, l olocausto va portato avanti, Israele è il vero nemico e il comunismo sinistroide il suo attuale carnefice, alla faccia dell Anpi e dei resistenti. Oggi bisognerebbe parlare un linguaggio che sia vicino alla gente (ma la sinistra per carenza mentale non ci arriverà mai), federalismo, sicurezza, tasse, libertà, scuola, salute, invece loro, con ideologie lontane anni luce dalla democrazia, pensano ancora e solo allo sterminio ebraico. Purtroppo sul lavoro si continua a morire, molto strumentalmente qualcuno ci marcia su, ma se i difensori delle vittime sono dei poltronari (gente che non ha mai faticato in vita sua, Epifani, Angeletti, Bonanni per primi), e i rappresentanti dei lavoratori se ne fregano, allora saremo punto e a capo. Frasi fatte dai pezzi grossi come "mai più tragedie di questo tipo" le sento da quando sono venuto al mondo, lavorare stanca, scioperare un po meno, e non si rischia nulla. Altro capitolo, quello delle tasse, per Padoa Schioppa... lasciamo perdere, per Visco, carognescamente vanno sbandierate ai quattro venti, paradossalmente in Italia "grazie alla privacy" non posso conoscere neppure il cognome di un ricoverato in ospedale, ma quanto è il suo reddito si. (Ròbb de màtt). L Ici, va pagata eccome, è l affitto dovuto per abitare in casa propria, altrimenti, a chi non gli garba, ceda la sua sudata dimora a qualche clandestino che tiene famiglia, se ne farà carico vita natural durante, non della tassa ovviamente. Veltroni facciamolo "Santo subito". Ha imbalsamato Prodi, ha azzeccato i comunisti privandoli della falce e martello, ha segato senza ritegno margherite ulivi e querce, ha reso felilci tanti "Verdi" "padani e con lui anche i "compagni piangono". Pure Rutelli il riciclato suo successore ha fatto flop e Totti solo per averlo inneggiato si sta ancora toccando i maroni, i calcoli li ha proprio sbagliati tutti, compresi i... suoi. E adesso vogliono fare il Pd del Nord, sicuramente un parto doloroso, e se fosse un altro aborto? Ai posteri l ardua sentenza! Che sconcio: uccidono e sono in libertà Leonardo CECCA Rivalta di Gazzola PC Caro Direttore, continua implacabile la sequenza di carcerati, macchiatisi di gravi delitti, rimessi in libertà per scadenza di termini, per mancata trascrizione delle motivazioni della sentenza e per altri cavili. Sono profano in materia di giustizia e delle norme che la regolano, ma da persona sensata, ed il mio pensiero è condiviso dai più, sono convinto che ben poca differenza esista tra chi per negligenza mette in libertà pericolosi criminali e chi li aiuta nelle loro nefandezze o arma loro la mano. Possibile che nulla si riesca a fare contro questo vergognoso sconcio? Perché persone pagate dallo Stato non devono essere perseguite per il lavoro che non svolgono e/o svolgono male e non subirne una giusta condanna per il pericolo che arrecano alla collettività. Gli italiani si augurano vivamente che il nuovo governo riesca ad eliminare questo sconcio che non ci fa affatto onore e getta del fango su quei magistrati che nonostante le innumerevoli difficoltà, create anche da colleghi poco seri, continuano imperterriti nel loro operato. Altarini scoperti per i boss progressisti BRUNO PISTONE Arese (MI) Caro direttore, non ho avuto mai la minima simpatia per il signor Visco, ma dopo che ha deciso di far divulgare i redditi degli Italiani ho almeno un motivo per ringraziarlo. Perché paragonando i redditi dei padroni dell' informazione (i giornalisti e i cosiddetti intellettuali) faccio una scoperta sensazionale. I boss dell' informazione progressista, quelli che gestiscono la RAI-TV come fosse una loro proprietà personale, con compensi stratosferici e in più sfruttando in centomila modi la personale pubblicità che ne ricavano (librerie, scaffali dei supermercati, pubblicità, ecc. ecc.) denunciano redditi modestissimi per la categoria a cui appartengono: fino a un quarantesimo dei loro colleghi che appaiono rarissimamente in TV! Visco ci ha finalmente dimostrato che proprio gli accaniti moralisti della TV3, quelli che conoscevamo come i più arroganti, sono anche sfacciati evasori fiscali. Se volessimo usare i loro stessi parametri, autentici delinquenti. Visco, dimogli bott de legnameé ROBERTO MANZONI Milano Geniale l ultima pensata del Visco! L agenzia delle entrate rende pubblici le dichiarazione dei redditi di tutti gli italiani. Era ora. Finalmente si potranno pianificare rapimenti , estorsioni o ricatti senza fatica. La pensata dell ormai ex (fortunatamente) ministro è il tipico esempio di delirio ideologico di una mente malata. Diamo a Visco quel che è di Visco ovvero bott de legnameè. Il garante della Privacy esiste ancora o è stato abolito? Aboliamolo sto 1° maggio RICCARDO ASCII Voglio esprimere tutta la mia contrarietà alla demagogia del primo maggio. In questa festa definita dei lavoratori e che in realtà da tempo è diventato un gigantesco spot di quelle organizzazioni composte da individui che per tutta la vita il lavoro lo hanno abilmente evitato, ho lavorato come ogni altro giorno, forse anche più. Invece di andare a far numero in piazza, ascoltando parole nella quali pur con tutta la buona volontà proprio non riesco a riconoscermi ho preferito lavorare come ogni altro giorno. Ho una certa allergia nei confronti delle feste e delle celebrazioni imposte dall'alto, mi ricordano il ventennio fascista quando non ci si poteva sottrarre alla manifestazione del partito nel centro della piazza. Bologna, i magistrati come tacciono... MASSIMO RONCATO A proposito della recente proposta di delibera del Comune di Bologna circa la dotazione di manganelli alla polizia municipale, non sarà forse inopportuno richiamare alla memoria quanto accadde una quindicina d'anni fa in quel di Taranto, allorché il sindaco dell'epoca tale Vito ( mi sfugge il nome di battesimo), non facendo mistero delle proprie simpatie mussoliniane, adottò un provvedimento tale e quale alle proposte avanzate ultimamente, con l'unica differenza che chiamò gli strumenti suddetti " paletti di segnalazione". Molti, se non tutti, non avranno certo dimenticato che in quell'occasione la magistratura fu assai solerte nell'intervenire e dichiarare illegittimo il provvedimento. Come mai, c'è da domandarsi, la voce dei giudici questa volta non si fa sentire? Forse perché, al posto di Vito, c'è Cofferati? Si ha comunque più che l'impressione che la tanto sbandierata certezza del diritto e terzietà della magistratura siano soltanto baggianate buone per grulli. Quei 140mila euro all Annunziata! Beppe Roncini Rossi Soverato (Cz) Nel corso dell'ultima assemblea degli azionisti Eni, uno di questi, presa la parola, ha fatto notare che alla realizzazione di Oil , il magazine trimestrale del gruppo, partecipava anche Lucia Annunziata. L'azionista particolarmente attento non ha perso occasione per chiedere all'amministratore delegato Scaroni quale fosse il compenso per le prestazioni della nota editorialista della Stampa, ex presidente Rai e scrittrice. È venuto fuori una busta paga di 140 mila euro, quasi 12 mila al mese, come riferito anche sul quotidiano Italia Oggi. Che in questo periodo di petrolio a caro prezzo le società che hanno a che fare con l'estrazione e la distribuzione del greggio si ritrovino con tanti di quei soldi in tasca da poterli sprecare a proprio piacimento era prevedibile, gradiremmo un po' di rispetto nei confronti di chi il pieno non può più permetterselo. Quello che ci incuriosisce è una quantificazione in termini di tempo dell'impegno della Annunziata per la preziosa collaborazione. In altre parole, quale potrebbe essere il costo orario di una professionista di quel calibro? Non si può sapere per questione di privacy. Non è vero. Senza necessariamente essere azionisti Eni, La Stampa o avere qualche amico in Rai, grazie ad uno degli ultimi decreti di Visco le dichiarazioni dei redditi degli italiani sono tutte in rete, chiunque le può spulciare a proprio piacimento e chi credeva che la tutela della privacy fosse una cosa importante dovrà ricredersi. Sicurezza, Lega cambia tutto LETTERA FIRMATA Saronno Ciao Lega, ormai ci siamo! Tra pochi giorni potrai iniziare a dire la tua e sono sicura che ci sarà un sensibile cambiamento sul tema sicurezza. Son stufa di andare per strada guardandomi sempre alle spalle,mi sento io straniera nella mia patria! Un saluto speciale al Senatür che ho visto in gran forma e a Maroni e Castelli. Forza! [Data pubblicazione: 03/05/2008].

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Sanità, Lombardia e Israele sempre più vicine (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 07-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Prosegue il lavoro in comune Sanità, Lombardia e Israele sempre più vicine Yaacov Ben-Yizri, ministro della Sanità israeliano, parlerà con il primo ministro Olmert per fare in modo che il progetto sanitario con la Regione Lombardia sia tra i primi punti nell agenda per gli accordi bilaterali tra Italia e Israele. A riportarlo è l assessore alla Sanità Luciano Bresciani, a margine del forum della scienza e tecnologia di Tel Aviv. "Questo piano è il proseguimento dell accordo di collaborazione firmato un mese fa al Pirellone che stabiliva i campi in cui i due Stati collaboreranno per migliorare le rispettive sanità. Contiamo di entrare in azione già tra 15 giorni - ha spiegato Bresciani -. Questa esperienza con Israele sarà uno dei motori che spingerà il progresso della sanità, della scienza e della tecnologia di entrambi gli Stati. Il ministro israeliano ha fortemente sottolineato il sentimento di fratellanza e questo è dovuto alle due sanità di eccellenza, ma anche al fatto che siamo due popoli che difendono le loro identità culturali e territoriali". L accordo tra Lombardia e Israele servirà anche a risolvere le criticità nella gestione sanitaria presenti nei due Paesi, ad esempio quella della medicina sul territorio. "In Israele ci sono molti meno ospedali che da noi - conclude Bresciani - e sono a minaccia di aggressione; per questo, hanno organizzato molto l assistenza sanitaria sul territorio, e noi dovremo sviluppare la nostra sanità in questo modo, soprattutto per fare fronte alle crescenti cronicità". [Data pubblicazione: 01/05/2008].

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