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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA: Se scoppia l’intelligenza” |
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tARTICOLI DAL 4 AL 7 maggio
2008 #TOP
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Articoli
Israele/Palestina (108)
Settimana di contro-proposte per solidarietà con i
palestinesi ( da "Stampa, La"
del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: protesta contro Israele ospite in Fiera. In barba ai divieti sui presidi al Lingotto, Indymedia annuncia l'intenzione di manifestare agli ingressi fin da giovedì. La settimana di contro-eventi proposti dall'Assemblea Free Palestine si aprirà domani con due giorni alla sala lauree di Scienze Politiche (via Verdi 25) su "Le democrazie occidentali e la pulizia etnica della Palestina"
"adesso
abbassiamo i toni" - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Come quella secondo la quale io o altri avremmo vietato l'esposizione delle bandiere di Israele. Nulla di più falso, naturalmente. Ma ancora oggi c'è chi va dietro a quella falsità e la ritiene vera". Qual è il consiglio del Prefetto per trasformare la tensione in confronto di idee? "Il prefetto fa il prefetto e non si permette di dare consigli.
"meglio
discutere che bruciare bandiere" il rettore difende il seminario con
ramadan - milena vercellino ( da "Repubblica, La"
del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: lancio di strali polemici tra i sostenitori della presenza di Israele come ospite alla Fiera del libro ed i supporter del boicottaggio. A venire sommersa dal polverone è ora l'Università, che domani e martedì, a ridosso dell'apertura della Fiera, ospiterà nella sala lauree della facoltà di Scienze politiche il convegno dall'inequivocabile titolo "La pulizia etnica della Palestina",
Romagenda@unita.it
( da "Unita,
L'" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: it INCONTRI Per la Palestina Arte del territorio e Associazione Palestinese Italiani presentano Arte e musica per la Palestina: workshop, installazioni, incontri. Circolo degli Artisti, via Casilina Vecchia 42. Dalle ore 19, ingresso libero. www.circoloartisti.
Destra
attenta, Libano nervo scoperto fra le missioni
( da "Unita,
L'" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: le relazioni con Israele e gli Stati Uniti, stanno con una certa evidenza cambiando. Il sud del Libano, area tradizionalmente depressa e in più di una circostanza abbandonata dal governo centrale, ha iniziato una forma di sviluppo sino ad oggi impensata, tanto da fare intravedere una vitalità finora riservata a Beirut e al nord del Paese.
I
timori di Islam e Lega Araba: potrebbero nascere problemi
( da "Unita,
L'" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: non subalterno agli Usa e tantomeno a Israele". "È ciò che il governo italiano uscente ha cercato di fare - conclude Rabbo -. Mi auguro che il nuovo governo non venga meno a questo intendimento, anche se...". Rabbo si ferma qui. Ma fuori dall'ufficialità sono in molti, e non solo a Ramallah, a non coltivare grandi speranze.
Storia
di Nir-Am, quando il sogno collettivo del kibbutz finisce privatizzato
( da "Unita,
L'" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: di Ugo Tramballi indaga la complessa realtà di Israele, nel sessantesimo anniversario della sua fondazione Storia di Nir-Am, quando il sogno collettivo del kibbutz finisce privatizzato Pubblichiamo un'anticipazione del libro "Il sogno incompiuto. Uomini e storie di Israele" (Tropea editore) scritto da Ugo Tramballi, inviato ed editorialista del Sole 24 Ore.
Italia,
ti teniamo sott'occhio con gruppi di ascolto
( da "Unita,
L'" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: così come in Israele esistono dei posti di ascolto e registrazione delle nostre trasmissioni, che poi vengono ridistribuite a giornalisti occidentali legati ad Israele, così noi, in ogni paese del mondo, abbiamo chi ascolta e vede, giornali, radio e televisioni, che ci permette di avere un panorama completo e aggiornato dell'opinione.
Scrittori
israeliani per nulla <militarizzati>
( da "Giornale.it,
Il" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: segnaliamo La pulizia etnica della Palestina dell'ebreo israeliano Ilan Pappe, voce contro l'establishment politico e accademico in Israele (Fazi Editore, pagg. 364, euro 19, trad. L. Corbetta e A. Tradardi). Un libro che susciterà dibattito ma anche l'ira di molti lettori. Per chi ama la discussione.
Quella
stella di Davide ( da "Corriere della Sera"
del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: stella di Davide è una storia appassionante quella della bandiera di Israele, che alcuni poveri di spirito vanno oggi bruciando sulle piazze italiane. Nell'estate del 1948, quando la leadership del nuovo Stato ebraico propose di farne la bandiera nazionale, la scelta apparve tutt'altro che ovvia. La bandiera con la stella di Davide era stata infatti il simbolo del movimento sionista,
Al
via il terminal antiterrorismo <Ora più facile prendere l'aereo>
( da "Corriere
della Sera" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: i vantaggi per i passeggeri con destinazione Nord America e Israele sono considerevoli - conclude il Direttore Enac - perchè gli spazi a loro dedicati sono decisamente più ampi e congrui". I passeggeri, infatti, non affrontano le lunghe file in corrispondenza dei varchi di controllo dedicati alle attività di "profiling" (le interviste obbligatorie) e ai controlli di sicurezza.
A
Jenin torna la polizia Anp. Israele: <Non cambia nulla>. Hamas critica
( da "Liberazione"
del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele: "Non cambia nulla". Hamas critica Centinaia di poliziotti palestinesi sono tornati ieri a Jenin, grande centro nel nord della Cisgiordania, nell'ambito di un piano di sicurezza del governo dell'Autorità Nazionale Palestinese per ristabire l'ordine e l'autorità di Ramallah nella città, dove profilerano i gruppi armati e più volte le due milizie più forti,
Mannheimer:
un italiano su tre è "ostile" agli ebrei. L'81% agli zingari
( da "Liberazione"
del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: spesso connesso al giudizio su Israele. L'11% appartiene invece alla categoria degli "antisemiti puri". "Non siamo preoccupati tanto per l'antisemitismo che può emergere da questi dati - commenta Antonio Monaco, presidente dell'associazione organizzatrice di "Oyoyoy" - ma dal fatto che gli ebrei vengano percepiti come una etnia a se stante,
<Chiedilo
a me chi erano i Beatles Io me li ricordo, io a Roma c'ero>
( da "Liberazione"
del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Passava le estati in un kibbutz israeliano. Facevano esperienze avanzate di studio e lavoro. Ragazzi ebrei arrivavano da ogni parte del mondo. E soprattutto dall'Inghilterra, dall'America. Da lì si irradiavano gli echi di quello che accadeva nel mondo. Fu lei a farmi scoprire i Beatles;
Roma
Per "Cinema di serenità" a cura di Luciana Marinangeli, alle 10
( da "Liberazione"
del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Sopralluoghi in Palestina - Fotogrammi di un conflitto per comprendere le origini e le evoluzioni del conflitto tra palestinesi e israeliani: la storia, i popoli (profughi, coloni, nuovi immigrati), il territorio, i muri, la propaganda e le forme di resistenza.
Il
reverendo Jeremiah Wright ha un'idea molto cupa dell'America in cui vive, e le
parole c ( da "Stampa, La"
del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Sostiene la necessità di un grande Israele, perché lì tornerà Gesù. Chiama la Chiesa cattolica "grande prostituta di Babilonia". Razzismo, guerra ai diversi, odio dello straniero: questi gli ingredienti delle sue prediche. Ma nessuno, nella stampa mondiale, si sogna di connetterli a Bush e McCain.
Mannheimer
"Un italiano su tre non ama gli ebrei"
( da "Stampa,
La" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Lo dicono le polemiche conseguenti l'invito di Israele alla Fiera del Libro che si apre a Torino giovedì e lo confermano i dati raccolti dall'Ispo di Renato Mannheimer che ha svolto un sondaggio per conto dell'associazione "Monferrato Cult", organizzatrice, per il terzo anno, di "Oyoyoy!", ovvero "il festival di cultura ebraica".
Israele,
anni in più e ebrei in meno ( da "Manifesto, Il"
del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: L'Agenzia ebraica si vanta di aver portato in Israele oltre tre milioni di persone. "Affinché Israele sopravviva e fiorisca come una società ebraica e democratica, l'aliyah resta un imperativo. Israele deve diventare la casa per un maggior numero di ebrei", afferma la Jafi nel suo sito internet.
Sul
corteo la sinistra si spacca il pdci si organizza, il prc non va
( da "Repubblica,
La" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Torino Il caso La manifestazione del 10 maggio contro la dedica della kermesse a Israele Sul corteo la sinistra si spacca Il Pdci si organizza, il Prc non va Non si sana la frattura dopo lo stop di Bertinotti al boicottaggio La manifestazione del 10 maggio prossimo per boicottare la Fiera del Libro di Torino divide l'ormai ex Sinistra arcobaleno.
Olmert
sotto inchiesta ora il governo vacilla - fabio scuto
( da "Repubblica,
La" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: quotidiani più letti in Israele. La polizia sta indagando nella massima segretezza su dei finanziamenti occulti ricevuti da Olmert da un magnate americano prima della sua nomina a primo ministro. Venerdì scorso il primo premier è stato interrogato dalla polizia nella sua residenza di Gerusalemme e dovrà entro questo mese rispondere ancora una volta alle domande degli inquirenti.
Su
cosa giura Bossi ( da "Unita, L'"
del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: degli USA e di Israele. Se vuole avere successo, la battaglia per una politica verbale decente non dovrebbe essere di una sola parte, partigiana. Anzi, sarebbe utile e appropriato se il prossimo Primo Ministro (unitamente ai Presidenti di Senato e Camera) si unisse a questa battaglia e smettesse di minimizzare la portata e l'impatto di ogni e di tutte le dichiarazioni truculente,
Ciao
Sbancor, maestro profetico di controinformazione
( da "Unita,
L'" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele, annunciò che sarebbe scoppiato un conflitto tra Gerusalemme e Beirut. Si può in pratica dire che l'avvento di Sbancor, su siti come Indymedia e Rekombinant e Carmilla, ha mutato il volto della controinformazione in Italia. Prima della sua opera di intervento sempre preciso e anticipatorio, la controinformazione non aveva un padre nobile di sinistra tanto addentro alle questioni
Israele,
60 anni con <Europeo> ( da "Corriere della Sera"
del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Tempo Libero - data: 2008-05-05 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE RIVISTE Israele, 60 anni con "Europeo" "Israele. La storia di un Paese in guerra da sessant'anni". è il tema del nuovo numero di "Europeo" presentato oggi in Sala Buzzati. Intervengono Antonio Ferrari e Benny Morris. Coordina Daniele Protti. Via Balzan 3, ang.
Fondi
neri elettorali, Olmert finisce nei guai
( da "Corriere
della Sera" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele Arrestata la segretaria del premier. La stampa già parla di elezioni anticipate Fondi neri elettorali, Olmert finisce nei guai DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Quarantotto ore di preavviso, novanta minuti di interrogatorio. I poliziotti che venerdì mattina sono arrivati alla residenza del primo ministro non volevano dargli il tempo di coordinare la sua versione dei
Ghosn:
<L'auto elettrica? La nostra è già pronta. E costa poco>
( da "Corriere
della Sera" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Nissan ha firmato accordi per la fornitura allo Stato di Israele di automobili elettriche, che godranno di enormi benefici fiscali: pagheranno una tassa del 12% anziché del 72%. L'accordo ci dà un'esclusiva di dieci anni, dal 2011. Ma già nel 2010 avremo flotte elettriche negli Usa e in Giappone. Siamo in trattative con il governo danese.
Tam
tam anarchico in rete contro la Fiera di Torino <Sarà guerra ad Israele>
( da "Giornale.it,
Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: antimperialiste che via internet e via radio si stanno mobilitando per boicottare la Fiera del libro di Torino "dedicata" a Israele, dà segnali poco rassicuranti. I primi sono arrivati già da qualche giorno su Indymedia. "Israele terrorizza i civili con i raid aerei". "Boicotta e contesta la fiera dedicata a Israele", si legge in quello che rimane nel sito della sinistra antagonista.
Agli
arresti l'ex capo della segreteria del premier Olmert
( da "Giornale.it,
Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ex capo della segreteria del premier Olmert di Redazione da Gerusalemme L'ex responsabile della segreteria del premier israeliano Olmert è da martedì agli arresti domiciliari dopo essere stata interrogata dalla polizia. Il quotidiano Haaretz collega la vicenda di Shula Zaken con l'interrogatorio della polizia a cui venerdì è stato sottoposto lo stesso Ehud Olmert.
"Qualcuno
sa ( da "Stampa, La"
del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: e questa volta ha provato un modo più rapido per suicidarsi: andare a cercare Bin Laden dall'Egitto a Israele, dalla Giordania al Marocco, dall'Arabia Saudita all'Afghanistan e al Pakistan. Incredibilmente, è tornato a casa sano e salvo, ma nemmeno lui potrà incassare la taglia di 25 milioni di dollari che spetta a chi rintracci, vivo o morto, Osama.
Il
cavaliere si sfoga con bossi "meglio se calderoli rinuncia" - claudio
tito ( da "Repubblica, La"
del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Non solo dovrebbe rinviare il viaggio in Israele che in un primo momento era stata calendarizzato come la sua prima missione all'estero. Ma ha inserito in testa al programma di incontri internazionali un colloquio con il presidente egiziano Hosny Mubarak. Un appuntamento fissato per il 5 giugno, addirittura prima di quello con il presidente Usa,
"più
grave della violenza di verona"
( da "Repubblica,
La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ma attaccare Israele in occasione della Festa del Libro di Torino "è più grave". Usa il bilancino Gianfranco Fini per commentare due fatti, uno apparentemente di cronaca, l'altro più politico. Sollecitato da Bruno Vespa, e spalleggiato dal presidente del Senato Renato Schifani, il presidente della Camera arriva alla conclusione che "
La
sorgente dell'intolleranza - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele così come si può criticare quella di qualsiasi Stato. E del resto questo lo fanno molto bene alcune voci che vengono proprio dalla cultura e dalla letteratura di Israele. Tuttavia, finché la minaccia che pende sullo Stato di Israele è quella della sua distruzione, l'indiscutibile dovere primario di ogni essere umano memore della storia che ha alle spalle è quello di solidarizzare
"fate
l'amore non la guerra. anche a gaza" - maria pia fusco roma
( da "Repubblica,
La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Per la prima volta ho assistito non al conflitto Israele contro Palestina ma Israele contro Israele. Sono due situazioni connesse, non si risolve l'una senza risolvere l'altra. Gli ebrei amano i riferimenti mitologici e hanno collegato il ritiro ordinato da Sharon in estate all'estate in cui i Romani distrussero i templi".
Sul
caso israele volli all'attacco di pelizzetti "non ti voto più" -
paolo griseri ( da "Repubblica, La"
del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Torino La polemica Sul caso Israele Volli all'attacco di Pelizzetti "Non ti voto più" PAOLO GRISERI è scontro tra il docente di Semiotica Ugo Volli e il rettore Ezio Pelizzetti. Il professore annuncia che non voterà il rettore per la "sua politica di accondiscendenza nei confronti di gruppetti che organizzano azioni anti-israeliane".
"una
zona rossa per escluderci" ( da "Repubblica, La"
del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: "Noi abbiamo accusato la Fiera di aver invitato Israele come ospite d'onore. Per questo abbiamo deciso il boicottaggio. E certamente non avrebbe avuto senso, visto il boicottaggio, accettare di avere uno stand all'interno dei padiglioni della manifestazione". Avete avuto altri contatti con i vertici della Fiera?
Scontro
tra volli e pelizzetti "non ti voto più come rettore"
( da "Repubblica,
La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Non è la prima volta che lo scontro tra Israele e Palestina provoca polemiche all'università. Due anni fa, il 20 aprile 2005, fu duramente contestata la scelta della professoressa Daniela Santus di portare a Torino un diplomatico israeliano per partecipare a una lezione del suo corso di geografia culturale.
Palestina,
passi avanti sui confini del futuro Stato A Gerusalemme l'incontro Olmert-Abu
Mazen. Sul premier israeliano l'incubo dello scandalo fondi neri
( da "Unita,
L'" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: frontiera del futuro Stato di Palestina al fianco di Israele e le disposizioni di sicurezza tra i due Stati. Nessun concreto progresso è stato invece compiuto, stando alla fonte, per quanto riguarda la questione dei profughi palestinesi, che rivendicano il diritto al ritorno in Israele, e il futuro status politico permanente di Gerusalemme, che anzi non è stato nemmeno discusso.
Amos
gitai gira tra i coloni a gaza e poi c'è il "red"
( da "Repubblica,
La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Bologna Reggio Parma Festival Due incontri con il regista israeliano Amos Gitai gira tra i coloni a Gaza e poi c'è il "Red" La rassegna di danza si svolge dal 16 al 25 maggio e celebra Ohad Naharin e la Batsheva Dance Company REGGIO EMILIA - Amos Gitai, il regista di Kadosh e Kippur, sarà oggi a Parma, al cinema Astra, e domani a Reggio Emilia, al cinema Rosebud,
Gli
estremisti di destra: la vita è guerra Però mai in tanti contro uno solo
( da "Corriere
della Sera" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ossequio continuo a Israele". E così via. I visionari, si sa, non tengono in gran conto le terrene vicende del politicamente corretto. Le canzoni Cantava la band di Miglioranzi, ora in politica con Tosi: "Tu rosso compagno di negri e immigrati, vigliacco" L'arresto I due ragazzi che si sono costituiti ieri notte a Bergamo (Cavicchi) Marco Imarisio.
L'arena
( da "Manifesto,
Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: È morto Nicola Tommasoli, pestato a sangue la notte del primo maggio, ucciso da cinque naziskin. Tre sono in carcere, due in fuga. Per la destra è "solo un atto criminale e non politico". Per Fini "è più grave bruciare le bandiere d'Israele". Verona si prepara alla manifestazione antifascista di sabato PAGINE 2, 3.
Il
caso ( da "Corriere della Sera"
del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: dei comunisti italiani assieme ad alcuni intellettuali di sinistra come Gianni Vattimo si fanno promotori del boicottaggio alla Fiera del Libro dedicata a Israele. Motivo: l'assenza di scrittori palestinesi Aggressioni Il primo maggio i centri sociali bruciano due bandiere israeliane e una americana. Contestato anche Fausto Bertinotti, che ha confermato la sua presenza alla Fiera.
Meir:
sull'antisemitismo di una certa sinistra ha ragione
( da "Corriere
della Sera" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ambasciatore israeliano sul presidente della Camera Meir: sull'antisemitismo di una certa sinistra ha ragione "Non ne so abbastanza e non voglio fare riferimento ai fatti di Verona ", dice l'ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meir. Ma sulle proteste contro la Fiera del Libro a Torino ha detto ieri sera di essere "assolutamente d'
Ramadan
insiste: dal Colle gesto politico
( da "Corriere
della Sera" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: non considera Israele uno Stato fascista. Però due minuti dopo ha definito Ben Gurion "duce di Israele". Sulle posizioni di Ramadan interviene seccamente Ernesto Ferrero, il direttore scientifico della Fiera del libro: "Ramadan è un uomo molto intelligente e astuto, ma è un'anguilla che si adatta alle circostanze.
<Meglio
avere la protesta qui che i roghi fuori>
( da "Corriere
della Sera" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: eccessiva tolleranza verso i giovani autonomi che "occupano" l'atrio di Palazzo Nuovo con i loro striscioni contro Israele... "Abbiamo appena varato un nuovo regolamento sull'occupazione di spazi. Meglio la protesta qui dentro che un rogo di bandiere in piazza". All'Università di Bologna, però, un'assemblea anti Israele è stata vietata. "Vero. Con quali risultati?
Il
cinema, un mezzo bastardo per spalancare gli occhi
( da "Manifesto,
Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Al centro c'è ancora una volta Israele, paese dal quale è di nuovo fuggito tornando a Parigi. Ci aveva vissuto un lungo esilio volontario interrotto soltanto con l'arrivo al governo di Rabin. "È una situazione troppo brutale, Israele sta esagerando con la punizione collettiva.
L'
imperativo ( da "Corriere della Sera"
del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Giorgio Napolitano, alla Fiera del Libro intitolata ad Israele promettono nuove polemiche. Per fermarle sul nascere, ieri sera il Quirinale ha difeso la partecipazione del presidente \\ della Repubblica; e criticato chi vorrebbe negare "legittimità allo Stato di Israele". Ma non è detto che basterà.
La
storia narra di un sufi che capitò per caso nella regione cinese di Xinjiang.
Era l'iniz ( da "Stampa, La"
del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: giorno dovremmo pur convivere con lo Stato di Israele. Dopo queste parole mi auguro di non fare la fine del vecchio sufi di Xinjiang che da quel giorno venne abbandonato e nessuno seppe più niente di lui oppure, come diceva Mahmoud Darwish, "Quando le mie parole erano grano io ero terra / Quando le mie parole erano collera ero tempesta / Quando le mie parole erano roccia ero fiume /
Il
cattivo maestro che giustifica le bombe
( da "Giornale.it,
Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
dalla
dissimulazione della realtà di cui i giudizi sulla crisi israelo-palestinese
rappresentano una prova. "Nel voler imporre l'ingiustizia si producono
delle bombe umane a esplosione ritardata, il cui sacrificio trova
giustificazione nei decenni di sofferenza e nella colpevole passività
internazionale", scrive nel
"Falsità
su Napolitano e Israele" ( da "Stampa, La"
del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: antisemitismo chi critica lo Stato di Israele". Anzi. "La critica delle politiche di quel governo è del tutto legittima, innanzitutto all'interno di Israele". Detto questo, però, "è inammissibile qualsiasi posizione tendente a negare la legittimità dello Stato di Israele, quale nacque per volontà delle Nazioni Unite nel 1948, e il suo diritto all'esistenza nella pace e nella sicurezza"
Queste
decisioni mostrano il vero volto oppressivo
( da "Stampa,
La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: IL FORUM PALESTINA IL NO DI GRILLO "Queste decisioni mostrano il vero volto oppressivo" "Non vengo: mi hanno impedito comizi e invettive".
Il
Quirinale replica a Ramadam: illegittimo negare Israele
( da "Liberazione"
del 06-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ma ha soprattutto chiarito che "è del tutto falso attribuire al presidente Napolitano l'errore di aver tacciato di antisemitismo tutti coloro i quali criticano lo Stato di Israele". Per il Quirinale è legittima la critica alle politiche del governo. Ciò che è inammissibile è negare la legittimità dello Stato d'Israele. 06/05/2008.
Il
cinema, un mezzo <bastardo> per spalancare gli occhi
( da "Manifesto,
Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: L'Italia, la Fiera del libro, l'anniversario di Israele Cristina Piccino Roma Domenica pomeriggio. Amos Gitai a Roma è solo di passaggio, una breve sosta prima di iniziare il "tour" italiano organizzato dal Batik film festival di Perugia del quale il regista israeliano è ospite prediletto.
Olmert-Abbas
incontro sulla pace <positivo> Ma restano inchieste e debolezze
( da "Liberazione"
del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: quelli registrati ieri nei colloqui tra il premier israeliano, Ehud Olmert, e il presidente palestinese, Mahmoud Abbas (Abu Mazen), sulla questione dei confini del futuro Stato di Palestina. Lo ha riferito Mark Regev, portavoce di Olmert, al termine dell'incontro a Gerusalemme tra i due dirigenti, il terzo in meno di un mese.
Fini:
"Più gravi le manifestazioni di Torino". E' polemica
( da "Giornale.it,
Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Le contestazioni contro Israele dei centri sociali e della sinistra radicale alla Fiera del Libro di Torino sono "più gravi" di quanto accaduto a Verona. Con le parole pronunciate nel corso della prima apparizione televisiva da presidente della Camera, Gianfranco Fini scatena la durissima reazione di quella sinistra rimasta fuori dal parlamento che arriva a sostenere che l'
Il
cardinale Maradiaga e l'intervista francese: tutto vero
( da "Giornale.it,
Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele: "Chi ci boicotta vuole delegittimarci"Greggio ai massimi Sfiorati 121 dollariGoverno, Napolitano apre le consultazioniSpazzatura, l'Italia deferita dall'UeBirmania, dal regime condizioni per gli aiuti Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L.
D'Alema
batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la
( da "Giornale.it,
Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele: "Chi ci boicotta vuole delegittimarci"Sassari, 12enne stuprata In manette due 15enniBirmania: 22mila i morti, 41mila i dispersiSpazzatura, l'Italia deferita dall'Ue Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi
Non
ci siamo mai pentiti di avere scelto Israele come paese ospite e crediamo anzi
che questa ( da "Stampa, La"
del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Non ci siamo mai pentiti di avere scelto Israele come paese ospite e crediamo anzi che questa scelta contribuirà a una maggiore comprensione di quella realtà". A pochi giorni dall'apertura della Fiera del Libro, la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, difende la decisione di ospitare gli scrittori israeliani.
Fini:
è peggio bruciare le bandiere di Israele
( da "Stampa,
La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele come Paese ospite alla Fiera del Libro, entrambi episodi di violenza a sfondo politico, scandisce una sua scaletta di emergenze che mette i maneschi di sinistra al primo posto. "L'episodio di Torino è molto più grave perché non è la prima volta che frange della sinistra radicale danno vita ad azioni contro Israele che cercano di giustificare con una politica antisionista"
PROPRIETA'
TRANSITIVA ( da "Stampa, La"
del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: invito a Israele come paese ospite, con le polemiche e le minacce di boicottaggio che ne sono derivate, imporrà una serie di misure di sicurezza - ci si augura discrete, pur se ferree - che fatalmente influiranno sullo spirito della manifestazione. Non crediamo - non vogliamo credere - che il legittimo dissenso di alcuni possa sfociare in manifestazioni men che civili.
La
nostra memoria è fuggevole e selettiva, custodisce solo ciò che sceglie di
custod ( da "Stampa, La"
del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: In occasione della Fiera esce presso Guanda, che sta riproponendo l'opera di Appelfeld, una nuova edizione della sua bellissima autobiografia, "Storia di una vita". \ L'APPUNTAMENTO GIOVEDÌ 8 ORE 17 SALA AZZURRA SCRITTORI DI ISRAELE: AHARON APPELFELD. INTERVENGONO ERALDO AFFINATI E STAS GAWRONSKI.
CONTRO
IL MONDO DEL NO ( da "Stampa, La"
del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: rea di portare a Torino una libera cultura democratica come quella di Israele, non certo asservita al suo governo, si sono svolte anch'esse sotto il segno esasperato del "contro". Come se far conoscere meglio una cultura significasse recar danno alle altre, offenderle, e non piuttosto il contrario. Per fortuna i trecentomila visitatori del Lingotto sono il pubblico più preparato,
L'attesa
di torino tra paura e divisioni "come il g8? no, qui siamo diversi" -
(segue dalla prima pagina) concita de gregorio
( da "Repubblica,
La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Fini difende Israele, il capo dello Stato invita a non confondere la "critica legittima" al governo israeliano con l'esistenza di uno Stato, Bertinotti è atteso come ospite illustre e i suoi assessori, qui a Torino, sono tra coloro che hanno approvato ormai un anno fa la decisione di dedicare il Salone del libro intitolato alla Bellezza -
Quell'album
di famiglia che fini non vuole aprire - corrado augias
( da "Repubblica,
La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele (gesto certamente non condivisibile, ma neanche lontanamente paragonabile all'omicidio). Peggiore? Ma cosa c'è di peggio che uccidere? Sono questi i valori del presidente Fini? Questo lo sbandierato nuovo corso della destra italiana? Se un'alta carica dello Stato parla così che cosa possiamo aspettarci d'ora in avanti?
Cultura
Stasera, alla Reggia di Venaria di Torino, serata in onore degli ospiti della
Fiera del Libr... ( da "Repubblica, La"
del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: alla Reggia di Venaria di Torino, serata in onore degli ospiti della Fiera del Libro dove lo scrittore israeliano Aharon Appelfeld terrà, alle 20, una lectio magistralis che qui anticipiamo in parte. Domani, invece, alle dieci di mattina, inaugurazione ufficiale della Fiera alla presenza del Presidente della Repubblica.
Dalla
reggia a the beach ecco i posti delle feste - massimo novelli
( da "Repubblica,
La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Aharon Appelfeld, il decano degli scrittori di Israele, terrà la sua lectio magistralis. Seguiranno l'aperitivo e la cena curata da Anna Ghisolfi, una signora di Tortona che unisce "mani geniali" in cucina, come ebbe a dire un noto critico gastronomico, e onestà di prezzi, il che non guasta per le casse pubbliche.
Ebrei
e arabi sullo schermo tra massimo e fratelli marx
( da "Repubblica,
La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Torino Il cinema
Ebrei e arabi sullo schermo tra Massimo e Fratelli Marx Palestina e Israele
anche sugli schermi. La prima su quello del Fratelli Marx, il secondo al
Massimo. L'omaggio a tre autori palestinesi comincia questo pomeriggio alle
18.30 con Ka'ek sul pavimento di Ismail Habbash, in ricordo dello scrittore
Ghassan Kanafani, assassinato nel
Chi
colpisce l'Israele che vuole pace
( da "Unita,
L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stai consultando l'edizione del "Chi colpisce l'Israele che vuole pace" Abraham B. Yehoshua L'intervista Palieri a pagina 4.
Le
ambiguità della destra ( da "Unita, L'"
del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: esistenza stessa dello Stato di Israele, condanniamo senza appello chi promuove boicottaggi anti-israeliani. "Legittimo criticare azioni e decisioni dello Stato di Israele - spiega il Pdl Franco Frattini - Ma è illecito, oltre che illegittimo, inneggiare all'intolleranza". Il fatto è che i giorni della Fiera del libro, con le manifestazioni che annunciano settori della sinistra estrema,
Il
diplomatico israeliano: gli estremisti che vengono a Torino per boicottare
vogliono delegittimare lo stato d'Israele
( da "Unita,
L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stai consultando l'edizione del Il diplomatico israeliano: gli estremisti che vengono a Torino per boicottare vogliono delegittimare lo stato d'Israele.
Non
solo Torino: arte e scienza in tutte le città
( da "Unita,
L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: hanno di Israele un'immagine falsata: elmetti, carri armati, scene di guerra. Allora queste celebrazioni per il 60° anno della fondazione di Israele (14 maggio 1948) servono a far conoscere a tutti la vera faccia del nostro stato". Così spiega l'ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meir alla presentazione delle numerose iniziative culturali sparse in varie città della penisola.
Sabato
un corteo aperto da uno striscione che dice Israele non è un ospite Il
questore: non ci sarà una zona rossa
( da "Unita,
L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stai consultando l'edizione del Sabato un corteo aperto da uno striscione che dice "Israele non è un ospite" Il questore: non ci sarà una zona rossa.
Al
Lingotto nel segno della Bellezza
( da "Unita,
L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele a parte, la Fiera ospiterà un ciclo di "lezioni magistrali" sul tema della bellezza appunto, con Remo Bodei e Franco La Cecla, Raffaele La Capria come Giovanni Reale; dibattiti sulla giustizia, sull'immigrazione africana, sulla Birmania e sulla ThyssenKrupp;
Su
Internet il tam-tam del fronte del boicottaggio: dai centri sociali ai Carc
( da "Unita,
L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Per loro, Israele deve essere boicottato come il Sudafrica dell'apartheid. Più che il sessantesimo anniversario della fondazione dello Stato di Israele, il 2008, dicono, è il 60° anniversario della Nakba - catastrofe in arabo - l'inizio dell'occupazione dei territori palestinesi.
Israele
ringrazia Napolitano e il governo di centrosinistra L'ambasciatore Meir
apprezza la presenza del capo dello Stato Livni saluta D'Alema: Con voi fattiva
collaborazione ( da "Unita, L'"
del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ambasciatore israeliano a Roma Gideon Meir a definire "una posizione morale molto importante" la presenza di Napolitano all'inaugurazione della Fiera libraria torinese, che quest'anno ha previsto per Israele il ruolo di ospite d'onore. "Gli estremisti di destra o di sinistra che vengono a Torino per boicottare, vogliono solo delegittimare lo stato d'
Così,
in noi, colpite l'Israele che vuole la pace
( da "Unita,
L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele che vuole la pace" di Maria Serena Palieri / Roma Della cosiddetta "triade" dei grandi scrittori israeliani - Yehoshua, Oz, Grossman - è il più anziano. E, della triade, sarà il solo presente alla Fiera del Libro di Torino. Sarà lui, domani mattina alle dieci, a inaugurare con l'ambasciatore Gideon Meir il padiglione di Israele ospite d'
Il
diplomatico israeliano: senza l'Italia sarebbe meno forte la missione in Libano
( da "Unita,
L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stai consultando l'edizione del Il diplomatico israeliano: senza l'Italia sarebbe meno forte la missione in Libano.
Il
duro scontro fra le anime di Israele Tolleranza e intolleranza nel libretto
dell'opera scritto da Yehoshua. La prima europea a Roma
( da "Unita,
L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele Tolleranza e intolleranza nel libretto dell'opera scritto da Yehoshua. La prima europea a Roma di Giovanni Fratello SESSANT'ANNI Dopo la tournée della Israel Philharmonic, a Roma l'inaugurazione ufficiale per le celebrazioni del 60° anniversario della nascita dello Stato d'Israele avverrà giovedì al Teatro dell'Opera e come ospiti vedrà i complessi artistici della Israel
Israele,
arte e musica per i 60 anni ( da "Giornale.it, Il"
del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 108 del 2008-05-07 pagina 5 Israele, arte e musica per i 60 anni di Redazione Il 15 maggio del 1948 veniva dichiarata l'indipendenza dello Stato d'Israele. Proprio in questi giorni, dunque, Israele compie sessant'anni (secondo il calendario ebraico a partire da stasera) e per festeggiare punta tutto sulla cultura.
Il
coraggio di Fini sui <fatti gravissimi>
( da "Giornale.it,
Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: del diritto di ospitare Israele nel sessantesimo anno della fondazione dello Stato, nelle persone dei suoi scrittori più illustri. Si basa sulla violenta negazione del diritto di Israele a esistere, non, come pure si finge di credere, sulla rivendicazione del diritto di critica a determinati comportamenti di Israele.
L'ambasciatore:
<Legittime le critiche illegittimo negare l'esistenza di Israele>
( da "Giornale.it,
Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
07 pagina
<Famiglia
cristiana>: dire grazie a Israele
( da "Corriere
della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele MILANO - ( g.g.v.) "Ecco perché è giunta l'ora di dire grazie a Israele". Così Famiglia Cristiana titola l'editoriale del vicedirettore Fulvio Scaglione. Parole importanti, quelle del settimanale cattolico: "Mentre sulle piazze ricompare la miseria dei bruciatori di bandiere, noi cittadini dell'Europa e delle democrazie liberali riconosciamo il debito con lo Stato di Israele.
E
Vattimo <rivaluta> i Protocolli di Sion
( da "Corriere
della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: in cui il poeta israeliano Aaron Shabtai fa rientrare Amos Oz, Abraham Yehoshua e David Grossman. Questi grandi scrittori, secondo Shabtai "sono responsabili non soltanto di aver firmato una lettera di sostegno all'ultima guerra di Israele contro il Libano, ma di farsi garanti presso l'opinione pubblica europea e occidentale della politica di aggressione di Tel Aviv"
<Sì
alla marcia per Israele o capitola la democrazia>
( da "Corriere
della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Sì alla marcia per Israele o capitola la democrazia" ROMA - L'appello lanciato da Anna Borioni dell'associazione "Appuntamento a Gerusalemme", per poter manifestare senza blindature piena solidarietà alla cultura israeliana, è stato raccolto da parlamentari dei due schieramenti ma anche da intellettuali di diversi orientamenti culturali.
Roghi
delle bandiere: vicini ai colpevoli Pressing del centrodestra
( da "Corriere
della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: non si mettano sullo stesso piano estremisti e sostenitori di Israele TORINO - "Le autorità che operano a Torino devono considerarsi preposte a prevenire e reprimere l'antisemitismo, non il sionismo. Il governo farà bene a ricordarglielo". Dietro il linguaggio un po' dotto di questa interrogazione parlamentare presentata da un gruppo di senatori del Pdl (Luigi Compagna,
<Chiunque
venga eletto avrà una linea multilaterale>
( da "Corriere
della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: che ha minacciato una rappresaglia atomica se Teheran attaccasse Israele. L'Italia sta giocando un ruolo nella partita iraniana? "Negli ultimi mesi, d'accordo col ministro D'Alema e con l'appoggio totale dell'Amministrazione Bush abbiamo spinto per l'ingresso dell'Italia nel negoziato con Teheran dei 5 membri del Consiglio di Sicurezza più la Germania.
An
difende la gaffe di Fini ( da "Manifesto, Il"
del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: atto di bruciare la bandiera di Israele c'è una posizione politica moto forte e ancora molto strutturata nella politica italiana". Le parole di Fini nascono dalla necessità di allontanare il più possibile la matrice di destra dei cinque giovani aggressori dalla nuova immagine del partito e, soprattutto, del nuovo ruolo istituzionale che ricopre.
Gaza
a secco? Metti un falafel nel motore
( da "Manifesto,
Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Gaza è paralizzata da quando Israele, lo scorso 9 aprile, ha sospeso le forniture di benzina e gasolio per automobili e mezzi di trasporto e ora la crisi energetica mostra nuovi aspetti della difficoltà nel vivere per i civili della Striscia. Risvolti ai quali difficilmente si pensa quando l'emergenza pare solo legata al cibo e alle medicine.
L'Anp
critica Napolitano: così appoggia la politica di Israele
( da "Manifesto,
Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Napolitano ad inaugurare domani la fiera del libro di Torino dedicata quest'anno allo stato di Israele in occasione dell'anniversario della sua fondazione: ieri, dopo le polemiche dei giorni scorsi, il capo dello stato ha ricevuto i ringraziamenti del rappresentante del governo israeliano ma anche le critiche di Sabri Ateyeh, delegato dell'Autorità nazionale palestinese in Italia.
A
Bologna gli scatti di Capa ( da "Corriere della Sera"
del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: è a Tel Aviv per documentare la nascita dello Stato di Israele. Sotto i suoi occhi sfila la folla che accorre alla cerimonia di dichiarazione dello Stato (foto a lato). Due anni più tardi torna con lo scrittore Irwin Shaw per realizzare il libro Cronaca su Israele (in alto l'arrivo di una giovane immigrata al campo di Rosh Hay'n).
Dal
rapper all'ortodossa, la mia famiglia allargata
( da "Corriere
della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: si è trasformato nel simbolo del pacifismo israeliano. Suo fratello Aviv è la rockstar che ha portato sul palco l'obiezione di coscienza, le sue canzoni sono gli inni dei refusnik. "L'esercito per questo Paese non è lusso", dice Etgar. Suo padre Efraim è scampato all'Olocausto dopo aver vissuto due anni in una buca dove non ci si poteva alzare in piedi e ha militato nell'
L'autore
( da "Corriere
della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: prima della fondazione dello Stato di Israele. Sezione paramilitare dell'Haganah, il Palmach fu costituito nel maggio 1941per l'addestramento dei giovani. I numeri Forza inizialmente modesta, nel 1947, con la guerra di indipendenza arrivò a contare diverse brigate, oltre a reparti aerei, navali e d'intelligence, per un totale di circa 2.
Quella
gente era più forte di noi nati in Palestina. Colma di rancore, era uscita
dall'inferno per riprendere un posto nella Storia. Al loro confronto eravamo
delle barzellette ( da "Corriere della Sera"
del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-07 num: - pag: 41 categoria: BREVI Quella gente era più forte di noi nati in Palestina. Colma di rancore, era uscita dall'inferno per riprendere un posto nella Storia. Al loro confronto eravamo delle barzellette \\.
18
luglio 1947 ( da "Corriere della Sera"
del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
partizione
della Palestina in uno Stato ebraico e in uno arabo 14 maggio 1948 Nasce
ufficialmente lo Stato d'Israele, con la dichiarazione di indipendenza 15
maggio 1948 Scoppia la prima guerra arabo-israeliana. Tel Aviv viene bombardata
all'alba 9 giugno 1948 Viene accettata la tregua proposta da Folke Bernadotte,
mediatore Onu 8 luglio
Non
sono figli nostri e Fini è stato frainteso La destra minimizza
( da "Liberazione"
del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il gesto di bruciare le bandiere di Israele è grave e non solo simbolicamente". Un altro parlamentare del Pd nonché esponente della comunità ebraica, Emanuele Fiano, ritiene invece che Fini abbia "fatto male a parlare insieme dei due argomenti. E' grave sminuire la questione dei naziskin", continua Fiano, aggiungendo che "sarebbe un bel gesto se il sindaco di Roma,
L'anniversario
di Israele ferma anche i giudici del caso Olmert Un palestinese ucciso a Gaza
( da "Liberazione"
del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: nuovo scandalo che ha investito il primo ministro israeliano Ehud Olmert rimarrà in vigore fino a domenica durante le celebrazioni per L'indipendenza d'Israele, ha annunciato ieri il procuratore di Stato Moshe Lador, ad una conferenza stampa alla corte distrettuale di Gerusalemme. "Questa è una inchiesta in cui ogni supposizione del pubblico risulterebbe scorretta e non provata"
Palermo
Le ragioni e la strategia dell'attacco al Medio oriente
( da "Liberazione"
del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Palestina libera : alle 18 piazza dell'Immacolata con Myriam Marino di Ebrei contro l'Occupazione, Stefania Limiti di "Per non dimenticare Sabra e Chatila", Bassam Saleh di Palestina nel Cuore e Sergio Cararo del Forum Palestina. Danza popolare palestinese alle 20.
Saremo
in grado di arginare questa deriva? Mi fa paura la gente che non sorride più
Con i fascisti le città sono sicure. Da morire
( da "Liberazione"
del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: le bandiere bruciate di Israele sono peggio". Folle. Sono i figli fighetti di Berlusconi & soci, che quando vincono sono abituati a prendere tutto e togliere tutto agli avversari: anche la vita se capita... Sono i figli della non cultura che tutti questi personaggi stanno spargendo a piene mani da 15 anni a questa parte, e che molti,
"Scrittori
complici del governo" ( da "Stampa, La"
del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: È un fiume in piena il poeta israeliano Aharon Shabtai, ospite della "Settimana free Palestine" organizzata dai gruppi che hanno propugnato, contro Israele, il boiocottaggio della Fiera del Libro. Nella sala lauree di Scienze politiche, dove ieri si è svolta la seconda giornata dal seminario sulla "pulizia etnica della Palestina" il suo inglese un po'
Ero
orfano, la Bibbia diventò mia madre
( da "Stampa,
La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Aharon Appelfeld arriva in terra di Israele nel 1946: porta con sé la solitudine abissale di un quattordicenne che nella Shoah ha perduto tutto. Di quel che non ha mai più avuto e di ciò che ha trovato in quell'approdo di vita che era la Terra Promessa, lo scrittore racconterà questa sera nella struggente prolusione inaugurale per la Fiera del Libro.
ISRAELE
PARADISO E INFERNO ( da "Stampa, La"
del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ron Leshem ISRAELE PARADISO E INFERNO Israele è un istituto psichiatrico senza fine, con dei pessimi terapeuti e dei pazienti che fuggono ognuno dal proprio esilio, da una tragedia diversa. La maggior parte di noi ha perso, per sfinimento, la speranza in una qualunque soluzione: non si fa che aspettare, arresi, la prossima guerra.
Gli
"imperdibili"? ( da "Stampa, La"
del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Da ascoltare in blocco i venti scrittori d'Israele, guidati dal decano Aharon Appelfeld, Abraham Yehoshua e Meir Shalev. Il grande registra francese Claude Lanzmann porterà l'edizione dvd del suo colossale docu-film sulla Shoah. Da non perdere Dario Fo impegnato sull'ambiente, o star del giornalismo come Eugenio Scalfari, Gian Antonio Stella & Marco Rizzo,
Il
mio maggio del '48 nella Terra Promessa
( da "Giornale.it,
Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Segre I 60 anni di Israele. Un esercito improvvisato e senza divise, la confusione dei primi burocrati. E, alla rdio militare, la dichiarazione di Ben Gurion. I volontari di tutto il mondo e la diffidenza per gli uomini di Begin Nel marzo 1948, dopo sei anni di servizio nelle forze britanniche, partii dall'Italia per la Palestina rispondendo alla chiamata dell'
Il
coraggio di Fini sui "fatti gravissimi"
( da "Giornale.it,
Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: del diritto di ospitare Israele nel sessantesimo anno della fondazione dello Stato, nelle persone dei suoi scrittori più illustri. Si basa sulla violenta negazione del diritto di Israele a esistere, non, come pure si finge di credere, sulla rivendicazione del diritto di critica a determinati comportamenti di Israele.
GIOVANNA
FAVRO MASSIMO NUMA TORINO Parola d'ordine: autonomi e ana
( da "Stampa,
La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il servizio segreto israeliano. Il percorso del corteo, a cui dovrebbero partecipare antagonisti provenienti da tutta Italia, è stato deciso in modo da evitare un contatto diretto con gli ingressi della Fiera. Ci sono due emergenze: il pericolo costituito dal terrorismo internazionale e la protesta anti-israeliana, promossa da autonomi e anarchici.
[FIRMA]GIOVANNA
FAVRO I giornalisti accreditati sono già mille, destinati a più che rad
( da "Stampa,
La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Tra gli ospiti attesi stasera non ci sarà l'ambasciatore israeliano Gideon Meier, che giungerà da Roma domattina con Abraham Yehoshua, mentre sarà al completo il gotha dell'editoria non solo italiana, dal re di Mondadori Gian Arturo Ferrari, che torna nella location delle sue nozze, a Inge Feltrinelli, i Laterza, gli einaudiani, o i leader di Longanesi-Guanda.
Tre
giorni di immagini sulla Palestina
( da "Stampa,
La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il film racconta una parte di storia palestinese dalla colonizzazione sionista degli anni Venti fino alla creazione dello stato di Israele nel '48. Infine alle 21,30 "The iron wall" di Mohammad Al Atar ripercorre le tappe dei rapporti Palestina-Israele fino all'attuale costruzione del muro. La serata di giovedì 8 è dedicata al giornalista Wael Zuaiter, assassinato a Roma.
RITORNIAMO
AL DIALOGO ( da "Stampa, La"
del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Con questo spirito, il mio augurio è che la Fiera possa svolgersi, come ogni anno, all'insegna della partecipazione e del dialogo costruttivo tra culture, e che le tante polemiche scatenate dalla scelta di Israele quale ospite possano lasciare spazio alla conoscenza con gli scrittori e la letteratura di quel Paese.
La
scorretteza e la ( da "Padania, La"
del 07-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele è il vero nemico e il comunismo sinistroide il suo attuale carnefice, alla faccia dell Anpi e dei resistenti. Oggi bisognerebbe parlare un linguaggio che sia vicino alla gente (ma la sinistra per carenza mentale non ci arriverà mai), federalismo, sicurezza, tasse, libertà, scuola, salute, invece loro,
Sanità,
Lombardia e Israele sempre più vicine
( da "Padania,
La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Prosegue il lavoro in comune Sanità, Lombardia e Israele sempre più vicine Yaacov Ben-Yizri, ministro della Sanità israeliano, parlerà con il primo ministro Olmert per fare in modo che il progetto sanitario con la Regione Lombardia sia tra i primi punti nell agenda per gli accordi bilaterali tra Italia e Israele.
( da "Stampa, La" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Gli antagonisti Settimana
di contro-proposte per solidarietà con i palestinesi Il tam tam corre su
Internet: "Boicotta/contesta la Fiera del Libro", si legge sul web di
Indymedia Piemonte. Il popolo antagonista protesta contro Israele ospite in Fiera. In barba ai
divieti sui presidi al Lingotto, Indymedia annuncia l'intenzione di manifestare
agli ingressi fin da giovedì. La settimana di contro-eventi proposti
dall'Assemblea Free Palestine si aprirà domani con due giorni alla sala lauree
di Scienze Politiche (via Verdi 25) su "Le democrazie occidentali e la
pulizia etnica della Palestina" curati da International Solidarity Mouvement, con
Tariq Ramadan. A Palazzo Nuovo l'8 reading del poeta Aharon Shabtai, tra il 7 e
il 9 rassegna di film palestinesi ai Fratelli Marx, il 9 convegno a Palazzo
Nuovo. Il 10 il corteo da corso Marconi al Lingotto.
( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina VII - Torino
Battesimo del fuoco per il rappresentante del governo da poco arrivato
"Adesso abbassiamo i toni" Il prefetto Padoin: le parole giuste si
trovano proprio nei libri Quel che vedo sbagliato è divulgare notizie sensazionali
e del tutto infondate che aumentano la tensione La manifestazione di sabato?
Ciascuno ha diritto a far conoscere le proprie idee ma la sicurezza va
garantita PAOLO GRISERI Per Paolo Padoin, neo prefetto di Torino, quella della
Fiera del libro è la prova del fuoco. I prossimi dieci giorni sono un passaggio
delicato. Si tratta di garantire insieme la sicurezza e il diritto al dissenso.
Una operazione non facile. Signor Prefetto, da dove pensa che possano venire i
maggiori pericoli? "Sarò molto franco. Da una tendenza a esasperare i toni
che si ritrova anche su qualche mezzo di informazione. Certe rappresentazioni
della situazione finiscono per aumentare la tensione invece di favorire un
confronto sereno". Non crede che sia compito dei giornali e dei media
quello di segnalare l'esistenza di contrapposizioni anche forti? "Certo e
non sarò io a negare che questo non è solo un diritto ma anche un dovere
dell'informazione. Ho il massimo rispetto per chi svolge correttamente il
compito di informare i cittadini. Colgo anzi l'occasione per rivolgere un
pensiero a chi ha perso la vita facendo il cronista nel giorno in cui si
celebra la memoria dei caduti per informare. Quel che invece trovo sbagliato è
divulgare notizie sensazionali e del tutto infondate che aumentano la tensione.
Come quella secondo la quale io o altri avremmo vietato
l'esposizione delle bandiere di Israele. Nulla di più falso, naturalmente. Ma ancora oggi c'è chi va
dietro a quella falsità e la ritiene vera". Qual è il consiglio del
Prefetto per trasformare la tensione in confronto di idee? "Il prefetto fa
il prefetto e non si permette di dare consigli. Credo che la Fiera di
Torino sia stata importante in questi anni proprio perché ha consentito il
confronto di idee. Le idee e i principi della manifestazione sono quelli che si
trovano nei libri e sappiamo che le parole dei libri sono frutto di una attenta
riflessione. Ecco, io credo che per favorire il confronto tra idee diverse e
stemperare le tensioni sia importante dare alle parole il loro giusto peso,
maneggiarle con cura". Uno dei momenti di maggiore tensione sarà
certamente sabato pomeriggio con la manifestazione nazionale indetta per
boicottare la Fiera. I pericoli maggiori vengono da Torino o da chi giungerà a
Torino? "Non privilegiamo gli uni o gli altri. Diciamo che eserciteremo un
controllo a 360 gradi. L'obiettivo è quello di garantire a ciascuno di far
conoscere il proprio punto di vista senza che venga messa in discussione la
sicurezza. Credo e spero che ci riusciremo". Avete previsto particolari
misure di sicurezza per la visita del presidente della Repubblica Napolitano?
"Le stiamo concordando in queste ore con il servizio di sicurezza del
Quirinale che ci darà presto una risposta. Sarebbe un grave errore
sottovalutare i rischi ma, in generale, ritengo che ci siano i presupposti per
svolgere un'edizione della Fiera senza problemi particolari. Dipenderà molto da
quanto sapranno fare tutti, non solo coloro che istituzionalmente devono
garantire l'ordine pubblico". (p.g.).
( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina VI - Torino
Propaganda Impropio Confronto Prassi Ancora scontro tra docenti per la due
giorni sul tema "Pulizia etnica in Palestina"
"Meglio discutere che bruciare bandiere" Il rettore difende il
seminario con Ramadan Saraceno: sembra un gioco di ripicche. D'Orsi:
l'università è un luogo libero MILENA VERCELLINO A pochi giorni
dall'inaugurazione dell'edizione più controversa nella storia della Buchmesse
sotto la Mole, non si placa il lancio di strali polemici
tra i sostenitori della presenza di Israele come ospite alla Fiera del libro ed i supporter del
boicottaggio. A venire sommersa dal polverone è ora l'Università, che domani e
martedì, a ridosso dell'apertura della Fiera, ospiterà nella sala lauree della
facoltà di Scienze politiche il convegno dall'inequivocabile titolo "La
pulizia etnica della Palestina", organizzato da Free Palestine. Tra i ranghi dei
relatori, alcuni docenti dell'ateneo torinese, come lo storico Angelo D'Orsi e
il filosofo Gianni Vattimo. Ma anche scrittori, artisti intellettuali e poeti
di diversi Paesi, tra cui Tariq Ramadan, animatore del boicottaggio della
Fiera. Tanto basta per soffiare sulle fiamme e spostare la polemica dalle
piazze ai corridoi del rettorato: l'associazione Italia-Israele
non ha gradito la concessione degli spazi ed ha mandato a dire il proprio
dissenso al rettore Elio Pelizzetti con una lettera grondante indignazione, che
stigmatizza il seminario come un evento "che esprime una posizione
massimalista e aggressiva nei confronti di Israele".
Dalle parti del rettorato si difendono le proprie ragioni. Pelizzetti rimanda
al mittente la lettera dei filoisraeliani: "Che ci siano colleghi presenti
è garanzia che si tenga lo stile dell'Università ed è il requisito che
richiediamo per dare spazi. E' meglio che queste cose si svolgano in un'aula,
in un clima di confronto, piuttosto che in piazza, bruciando le bandiere",
spiega il rettore, che sulla decisione di ospitare il convegno si smarca a
favore del preside di Scienze politiche Franco Garelli: "Lo spazio è stato
concesso dal preside di Scienze politiche". E la replica di Garelli è
intonata sulle stesse frequenze: "In genere aderiamo alle richieste dei
colleghi di spazi per seminari. Non ho fatto considerazioni sull'argomento, non
ne ero a conoscenza. Mi auguro che si resti su un piano scientifico: non vorrei
contribuire a surriscaldare il clima". Tra i docenti, ci si divide tra
sostenitori e contrari, ma qualunque sia il versante scelto, i toni virano alle
posizioni nette. D'Orsi replica con la stessa moneta alle accuse
dell'associazione Italia-Israele: "Che
un'associazione finanziata da un governo estero si permetta di chiedere al
rettore di annullare la concessione degli spazi è aberrante. L'università è un
luogo libero". E ce n'è anche contro ogni eventuale pretesa bipartisan:
"Basta con questa modalità "Porta a porta" della storiografia. E
poi tutta la Fiera inneggia ad Israele, uno stato
fondato sulla sofferenza 7,5 milioni di persone". Contesta invece il
"seminario" fin dal nome Ugo Volli, che rilancia la polemica
all'indirizzo di colleghi e rettore: "E' una manifestazione
propagandistica promossa da un'organizzazione politica. Falsificare le parole è
un modo di falsificare la realtà, e i colleghi che vi partecipano non sono
nuovi a queste cose. L'Università ha scelto di ospitare il gesto politico che
inaugura il boicottaggio della Fiera. E' uno scandalo". Smorza i toni la
sociologa Chiara Saraceno: "Non vedo perché non si debba parlare di queste
cose. Trovo però improprio che non si organizzino seminari in cui si chiamino
entrambe le parti. Sembra un gioco di ripicche: voi organizzate la Fiera del
libro, noi il seminario. E' un'occasione in parte persa, anche se non penso che
l'università sia venuta meno alla sua funzione". SEGUE A PAGINA V.
( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del MUSICA Tricarico Domani. Il cantautore Francesco Tricarico sul
palco. Circolo degli Artisti, via Casilina Vecchia 42. Ore 21.30. Euro 15 più
prevendita. www.circoloartisti.it Coryll/Berlin Per I sign the body electric,
Larry Coryell, chitarra elettrica e Jeff Berlin, basso elettrico. Special guest:
Tracey Piergross, voce. Casa del Jazz, via di Porta Ardeatina 55. Ore 21. Euro
15. Nordgarden Concerto del cantautore norvegese Terje Nordgarden. The Place,
via Alberico II 27. Ore 21. www.theplace.it Alexanderplatz Stasera: Gabriele
Coen in Atlante sonoro. Domani: Carolina Brandes collective in W.n.W..
Alexanderplatz, via Ostia 9. Ore 22, euro 10 con tessera. www.alexanderplatz.it
Sinfonica di Roma Oggi e domani debutto per il giovane violinista Andrea Obisso
con L'Orchestra Sinfonica di Roma, dirige Francesco La Vecchia: Martucci
Tarantella, Vieuxtemps Concerto n. 5 per violino, Rimskij-Korsakov Sheherazade.
Auditorium conciliazione - www.orchestrasinfonicadiroma.it. Picastro Il gruppo
post rock di Liz Hysen presenta i brani di Whore luck. Aprono i Tocqueville.
Traffic, via G. Vacuna. Ore 21, euro 8. CINEMA Monicelli e Virzì Per la
rassegna Gli sguardi del cinema - Generazioni a confronto, proiezione de I
compagni (di M. Monicelli). A seguire dibattito con Mario Monicelli e Paolo
Virzì, conduce: Tatti Sanguineti. Cinema Farnese, Campo de' Fiori 56. Ore 10,
ingresso libero. Across the Universe Lunedì. Proiezione dei contenuti speciali
del dvd de "Across the universe" (2007, di Julie Taymor). Cinema
Farnese, piazza Campo de' Fiori 56. Ore 16, 19, 22. Ingresso libero. TEATRO Eva
Peron Debutta lunedì lo spettacolo di Pappi Corsicato Eva Peron, da Copi. Con
Iaia Forte. Teatro India, Lungo Tevere Papareschi. Ore 21, biglietti 12/15
euro. www.treatridiroma.net I silenzi della memoria Domani. Proiezione del film
di Ruggero Cappuccio dal racconto di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Lighea o i
silenzi della memoria. Con Roberto Herlitzka e Claudio Di Palma, musiche
originali Paolo Vivaldi. Teatro Valle, via del Teatro Valle 4. Ore 17.
www.teatrovalle.it Lina Sastri Lunedì. In occasione della presentazione del dvd
dello spettacolo teatrale Corpo celeste, ispirato al libretto di Anna Maria
Ortese, incontro con Lina Sastri. La Feltrinelli, piazza Colonna, 31. Ore 18.30
Martiri della Libertà Il Teatro delle Condizioni Avverse - Compagnia del
Melograno, in collaborazione con l'Anpi, Martiri della Libertà (Monte Tancia
1944), di Giovanni D'Artibale, Andrea Maurizi, Gabriella Torre, sulla
Resistenza e la memoria. Teatro Agorà 80, via della Penitenza 33. Ore 21.
Biglietti 10 euro più tessera. Info: 06.6874167 Trio in mi bemolle Di Eric
Rohmer. Con Giorgia Guerra, Francesco Laruffa, regia di Alessandro Machìa.
Teatro in scatola, Lungo Tevere degli Artigiani 12/14. Ore 21, euro 9.
www.teatroinscatola.it DANZA Mk ZTL-Zone Teatrali Libere e Scenari Indipendenti
presentano la compagnia MK in Confort. Teatro Palladium Università Roma Tre,
piazza B. Romano 8.Ore 20.30, euro 5. www.teatro-palladium.it
INCONTRI Per la Palestina
Arte del territorio e Associazione Palestinese Italiani presentano Arte e
musica per la Palestina:
workshop, installazioni, incontri. Circolo degli Artisti, via Casilina Vecchia
42. Dalle ore 19, ingresso libero. www.circoloartisti.it A cura di
Luciana Cimino romagenda@unita.it.
( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del FRANCO ANGIONIIl generale che comandò le truppe Nato durante la
guerra civile: prudenza nel parlare di cambiare le regole d'ingaggio
"Destra attenta, Libano nervo scoperto fra le missioni" / Roma Negli
anni più duri della guerra civile in Libano era al comando delle forze Nato
impegnate nel tormentato Paese dei Cedri. Dal suo osservatorio di prima linea
il generale Franco Angioni ha assistito alla crescita, prima militare e poi
politica, di Hezbollah. Ed oggi, di fronte a quanti, nel centrodestra italiano,
chiedono a gran voce un cambiamento di regole d'ingaggio per i nostri militari
impegnati nella missione Unifil in Sud Libano, e un atteggiamento più
"combattente" verso Hezbollah, il generale Angioni replica: "A
me sembra che l'Unifil dopo circa trent'anni di inattività e talvolta di colpevole
tolleranza, stia finalmente compiendo un'opera altamente meritoria nei riguardi
della pace". . Nel centrodestra italiano che si appresta a governar si
alzano voci che chiedono modifiche delle regole d'ingaggiodei nostri militari
impegnati in Sud Libano. "Sulla base della mia esperienza maturata sul
campo, suggerirei a tutti estrema prudenza su eventuali cambiamenti di assetto
nell'ambito delle missioni all'estero, con particolare riferimento al Medio
Oriente. La prima prudenza è di rimanere leali nei riguardi delle Nazioni
Unite, specialmente in questo momento per la presenza dell'Italia nel Consiglio
di Sicurezza. Le risoluzioni dell'Onu rappresentano lo scopo politico delle
nostre missioni. Inoltre, è da tenere ben presente che le regole d'ingaggio,
oltre a rispecchiare l'intendimento delle Nazioni Unite, indicano la volontà
politica della nazione di appartenenza delle truppe schierate. Entrambi, scopo
e regole, sono di una delicatezza estrema per cui vanno "maneggiate"
con grande cautela. E ciò vale in particolare per il Libano che rappresenta il
nervo scoperto delle nostre missioni". Perché è un nervo scoperto?
"Perché il Libano sta attraversando una fase delicata e pericolosa. La
mancata elezione del capo dello Stato non è un aspetto di facciata ma è il
sintomo di una volontà di variare gli assetti politico-istituzionali del Paese
dei Cedri, con tutto ciò che ne deriva nei rapporti interni e internazionali.
Le tradizionali alleanze interne sono in parte saltate; i rapporti con la
Siria, la Giordania, la causa palestinese e, sullo sfondo, le
relazioni con Israele e gli
Stati Uniti, stanno con una certa evidenza cambiando. Il sud del Libano, area
tradizionalmente depressa e in più di una circostanza abbandonata dal governo
centrale, ha iniziato una forma di sviluppo sino ad oggi impensata, tanto da
fare intravedere una vitalità finora riservata a Beirut e al nord del Paese.
Piaccia o no, questo imprevisto sviluppo è da accreditare in buona parte a
Hezbollah, inteso come partito politico e non solo come milizie
armate...". C'è chi nelle fila del centrodestra italiano chiede
apertamente un atteggiamento più "combattente" da parte dei nostri
soldati contro Hezbollah. "Sulla base della risoluzione 1701 delle Nazioni
Unite, l'Unifil non può e non deve essere "combattente" contro
Hezbollah, se questo significa disarmare la milizia sciita. È vero che una
precedente risoluzione delle Nazioni Unite prevede il disarmo di tutte le
milizie libanesi, ed Hezbollah non ha onorato questa ingiunzione, ma questo è
compito del governo libanese e non della forza Onu, il cui mandato primario è
quello di peacekeeping tra Israele e forze antagoniste
in Sud Libano, oltre che intervenire, in termini di assistenza, nei riguardi
della popolazione civile...". Politicamente parlando tutto ciò come va
tradotto? "Politicamente parlando, armi al piede e non armi spianate; il
che non è facile perché è estremamente istintivo comportarsi da Rambo quando
invece quei comandanti devono far rispettare quel sottile confine che separa il
giusto dal desiderio di vendetta. E a me sembra che l'Unifil, dopo circa
trent'anni di inattività e talvolta di colpevole tolleranza, stia finalmente
compiendo, con un contributo davvero importante dell'Italia, un'opera altamente
meritoria nei riguardi della pace, e Dio solo sa quanto Israele
e il Libano oggi ne abbiano bisogno". u.d.g.
( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del I timori di Islam e Lega Araba: potrebbero nascere problemi di
Umberto De Giovannangeli Non è ancora insediato e già desta inquietudine fuori
dai confini nazionali, nel Vicino Oriente. Calderoli e non solo. La Libia, e
non solo. Perché a interrogarsi sulla politica di "discontinuità" che
il nascente governo di centrodestra intende praticare nella Regione, sono tutte
le leadership arabe. C'è chi manifesta questa preoccupazione in modo eclatante
- il figlio del leader libico Muammar Gheddafi, Saif El Islam - chi, le
autorità libanesi, facendo trapelare in via ufficiosa il loro sconcerto verso
ventilati cambiamenti delle regole d'ingaggio dei soldati italiani impegnati
nella missione Unifil due. Ma il disorientamento non vaiggia solo sulla rotta
Tripoli-Beirut. A quanto consta a l'Unità, la "discontinuità"
rispetto al precedente governo di centrosinistra per ciò che concerne la linea
di condotta in Medio Oriente, proclamata dal premier in pectore italiano,
Silvio Berlusconi, dal probabile nuovo ministro degli Esteri, Franco Fratini, e
dalla terza carica dello Stato, il neo presidente della Camera Gianfranco Fini,
è oggetto di attenta valutazione in tutte le capitali arabe. A preoccupare, spiega
a l'Unità un'autorevole fonte diplomatica araba, non è solo e tanto la
"ventilata presenza nel futuro governo italiano di un ministro ostile
all'Islam come si è dimostrato in passato l'esponente della Lega Nord Roberto
Calderoli; a preoccupare è soprattutto un riallineamento dell'Italia su
posizioni acriticamente filoisraeliane". Una preoccupazione esplicitata da
un esponente di primo piano della dirigenza palestinese: Yasser Abed Rabbo, ex
ministro dell'Anp e segretario del Comitato esecutivo dell'Olp: "Il
processo di pace vive un momento estremamente delicato - dice Rabbo a l'Unità -
ed oggi è necessario che l'Europa eserciti un ruolo autonomo, attivo, non subalterno agli Usa e tantomeno a Israele". "È ciò che il governo italiano uscente ha cercato di
fare - conclude Rabbo -. Mi auguro che il nuovo governo non venga meno a questo
intendimento, anche se...". Rabbo si ferma qui. Ma fuori dall'ufficialità
sono in molti, e non solo a Ramallah, a non coltivare grandi speranze.
Se questi malesseri non sono stati ancora ufficializzati è per una ragione
formale più che di sostanza: "Si aspetta che il nuovo governo sia in
carica - afferma ancora la fonte diplomatica araba - prima di chiedere
chiarimenti...". Ma l'inquietudine è forte sull'altra sponda del Mediterraneo.
A testimoniarlo è anche il "gialo" della Lega Araba. Che grazie a
fonti diplomatiche arabe l'Unità è in grado di ricostruire nei suoi
passaggi-chiave. Il primo campanello d'allarme era suonato dopo le esternazioni
dell'ex ministro della Difesa nel precedente governo di centrodestra, Antonio
Martino, che aveva affermato a chiare note, solo in parte corrette da
Berlusconi e Frattini, che l'Italia avrebbe dovuto ridimensionare la sua
partecipazione alla missione Unifil in Sud Libano e, comunque, rivederne le
regole d'ingaggio. Una esternazione che aveva suscitato la reazione negativa
del governo libanese di Fuad Siniora. Sia pure in via informale, Beirut aveva
investito del problema la Lega Araba. Secondo campanello d'allarme: la
durissima nota dell'agenzia ufficiale libica Jarna contro Calderoli che Tripoli
"considera il vero assassino dei cittadini libici morti in
quell'occasione", riferendosi alla manifestazione di protesta scoppiata a
Bengasi il 17 febbraio 2006 contro il Consolato italiano a Bengasi in seguito
alla maglietta con la vignetta anti-islamica mostrata dall'allora ministro
delle Riforme Calderoli durante un'intervista televisiva. I manifestanti furono
affrontati dalla polizia in scontri che riportarono un bilancio di 11 morti. Le
parole di Saif El Islam Gheddafi - se Calderoli fosse ridiventato ministro del
prossimo governo Berlusconi, si sarebbero avute "ripercussioni
catastrofiche nelle relazioni tra l'Italia e la Libia" - non hanno
lasciato indifferente la Lega Araba. Nessuna presa di posizione ufficiale, ma
una fonte diplomatica dell'organizzazione afferma senza mezzi termini che
"sarebbe un atto di ostilità verso il mondo arabo e musulmano se del nuovo
governo italiano farà parte un dichiarato nemico dell'Islam come Calderoli...".
Concetto ribadito da un dirigente della Lega Araba, Abdul Alim al Abyat:
"La nostra organizzazione non ha ancora ricevuto informazioni ufficiali in
materia", spiega al telefono con l'agenzia Agi, "ma se veramente un
personaggio di questo tipo diventasse ministro, personalmente penso che ci
potrebbero essere problemi nei rapporti con il vostro Paese". Più sfumata
la presa di posizione Al Abyat premette di non essere a conoscenza delle
dichiarazioni di Saif El Islam. Ma se Calderoli venisse veramente nominato ministro,
spiega il portavoce della Lega Araba, "di sicuro ne discuteremo e la
nostra posizione sarà contraria". "Sarebbe veramente una vergogna far
diventare ministro chi ha posizioni offensive verso il Profeta e la nostra
religione", insiste Al Abyat, "noi non abbiamo mai tenuto
atteggiamenti di tale tipo contro altri culti". "Francamente, però,
penso che il popolo italiano sia troppo intelligente per rischiare una
rottura", aggiunge. Abdul Alim al Abyat dice di ricordare perfettamente
l'esibizione della maglietta con vignetta anti Islam da parte dell'ex ministro
leghista, e di avere per questo motivo "una posizione molto netta".
Più sfumata è la posizione, , riportata dall'agenzia Ansa, di Ahmad Ben Helly,
vice segretario generale per gli affari politici della Lega Araba. Nessun
commento su un'eventuale nomina di Calderoli a ministro: "prenderemo una
posizione quando vedremo la politica del governo Berlusconi", dice ben
Helly. E aggiunge: "Per ora sono solo speculazioni su candidature". Il
numero due della Lega Araba si ferma qui: la sua è una sospensione di giudizio,
nulla di più. Perché neanche Ahmed Ben Helly può negare l'inquietudine presente
nelle capitali arabe per le avvisaglie della "politica del governo
Berlusconi". Il problema è aperto. Il giudizio, ufficiale, sospeso. Ma tra
il mondo arabo e il nascente governo italiano non è idillio.
( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del IL LIBRO "Il sogno incompiuto" di
Ugo Tramballi indaga la complessa realtà di Israele, nel sessantesimo anniversario della sua fondazione Storia di
Nir-Am, quando il sogno collettivo del kibbutz finisce privatizzato
Pubblichiamo un'anticipazione del libro "Il sogno incompiuto. Uomini e
storie di Israele"
(Tropea editore) scritto da Ugo Tramballi, inviato ed editorialista del Sole 24
Ore. "Come tutti i kibbutz, anche Nir-Am era cambiato. Non c'era
più la vecchia mensa comune dove avevo lavato centinaia di pentole e di vassoi.
La gente ormai mangiava a casa: casa sua, proprietà privata. Le 267 fattorie
collettive d'Israele non erano più collettive e in
molti casi nemmeno più fattorie. Come aveva spiegato Shai Shoshani, il
segretario di Degania Alef, quando nel 2007 decisero di privatizzare il più
antico dei kibbutz, "mentre i salari saranno differenziati, ogni membro
pagherà una tassa relativa al suo stipendio per garantire una rete di sicurezza
sociale a ogni membro. Coloro che percepiscono un salario al di sotto del
livello minimo, riceveranno un'integrazione." A favore delle riforme votò
l'85% dei membri di Degania Alef. Non era proprio il liberismo dei Chicago Boys
di Milton Friedman. Ma il concetto di privatizzazione aveva ormai sfondato
anche le ultime barricate socialiste dei kibbutznikim. Non fu così facile come
dirlo. La crisi economica era incominciata alla fine degli anni Ottanta e la
chiusura per bancarotta di alcune comunità fu vista come una bestemmia contro
il sionismo e il laburismo. Ma il 6% della popolazione che viveva nei kibbutz
alla nascita d'Israele, nel 1998 si era ridotta al 2.
Il livello medio di educazione dei kibbutznukim era sempre più alto di ogni
altra comunità del Paese. Anche la loro partecipazione alla difesa d'Israele continuava a essere una ragione d'orgoglio: il 91%
dei giovani dei kibbutz serviva nelle forze armate, l'83 chiedeva di essere
arruolato nelle unità di combattimento e il 76 faceva domanda per diventare
ufficiale. Fra il sottotenente e il grado di maggiore, il 13% degli ufficiali
erano kibbutznikim: sei volte e mezzo più della loro percentuale nella
popolazione d'Israele. Ma non più dei
nazional-religiosi delle colonie, che con la loro idea di nazione e di fede
avevano soppiantato la centralità nella mitologia d'Israele
del patriottismo laico e pionieristico dei kibbutz. Nel 2006 gli "uomini
con la kippa" erano il 40% degli ufficiali di livello basso e intermedio
dell'Idf."Dobbiamo ammettere di non avere avuto successo nel tentativo di
cambiare la natura umana" ammetteva Ayala Gilad di Ein Gedi, mentre
preparava un film sul come eravamo dei kibbutz. "Anche noi membri dei
kibbutz siamo esseri umani, con le loro debolezze e le loro smanie. Regolari
mortali, preoccupati soprattutto per le nostre famiglie, impegnati a fare
denaro, a conquistare livelli di vita più alti e con il desiderio di lasciare
un'eredità ai figli." Ami Rabin verificava che prima di andarsene i suoi clienti
non dimenticassero un colpo nella canna delle pistole, e timbrava i porto
d'armi. Era il suo lavoro da quando anche Nir-Am aveva privatizzato. Ami era
l'amministratore delegato, il direttore, tesoriere, segretario tuttofare e, se
serviva, maestro d'armi del poligono di tiro: l'unico della zona. La gente
veniva ad addestrarsi. Venivano da tutto il Negev. "Anche da
Ashkelon" precisava Ami. "A Nir-Am abbiamo privatizzato nel 2000, e
non è stato facile. Abbiamo dovuto fare diverse assemblee, restavamo a discutere
fino all'alba. La gente tornava a casa senza voce: non avevamo mai litigato
così tanto, fra noi." Ami preferiva soprassedere riguardo a questo, ma era
volato anche qualche cazzotto. Indio e Ofer Amer, che ai miei tempi era il
responsabile dei duemila capi di bestiame dei kibbutz, non capivano perché non
si potesse continuare per sempre. Ma non si poteva. Così ai 45 membri e ai loro
quaranta bambini che avevano deciso di restare a Nir-Am come membri -
proprietari e salariati ma sempre kibbutznikim, soci di una comunità
pallidamente socialdemocratica - si erano uniti 120 studenti del collegio di
Safir, a pensione; e 15 famiglie indipendenti. Gente che non aveva alcuna
voglia di edificare e presidiare le frontiere del sionismo né di vivere del
lavoro del pioniere; ma che cercava solo case a buon mercato, verde e aria
buona; e che ogni mattina lasciava Nir-Am in auto per andare al lavoro ad
Ashkelon o Behersheva. Pagavano spese e affitto ma non davano quote sociali né
partecipavano alla vita in comunità. Inquilini e pendolari, insomma, non
pionieri".
( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
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l'edizione del IMAM KHAMENEILa massima autorità religiosa iraniana:
controlliamo come tv e giornali parlano del nostro Paese "Italia, ti
teniamo sott'occhio con gruppi di ascolto" di Marco Dolcetta Domenica 20
aprile ho incontrato l'Iman Khamenei - nel cortile del vecchio palazzo estivo
dello scià, dove spesso riceve gli stranieri a Teheran. Non è la prima volta.
Fui qui nel luglio 1988 dietro incarico dell'allora direttore del Tg 3
Alessandro Curzi e di Rai Tre Angelo Guglielmi, quando, unico giornalista
italiano, girai un reportage televisivo sulla nazione iraniana allo stremo.
Sono ritornato a Teheran con lo stesso incarico e ritrovo l'Iman che a
differenza del Paese - attraversato da venti di modernità - non sembra affatto
cambiato. Qual è - gli chiedo subito - lo stato dei rapporti della Repubblica
islamica dell'Iran con gli Usa? "Gli Stati Uniti hanno rotto le loro
relazioni con l'Iran per aumentare la pressione su di noi. Se ora desiderano
ristabilirle è per lo stesso motivo. Non desideriamo relazioni imposte.
Cerchiamo una relazione stretta con tutti i paesi del mondo che non ci
considerano nemici. Continueremo nella ricerca del nucleare senza pressioni
imperialiste, è un diritto per l'Iran poter sviluppare la propria scienza e
tecnologia". Resta l'accusa principale, che cioè l'Iran non è una vera
democrazia. "n merito alla presunta democrazia ricordo che è stata fatta
una rivoluzione che non aveva certo, come scopo finale la democrazia borghese
cara agli occidentali, la nostra democrazia islamica va molto al di là della
libertà che gli occidentali possono immaginare. Una dimostrazione viene dal
fatto che la televisione satellitare libanese, gestita dagli sciiti, "Al
Manar" (che vuol dire Il Faro) che ha milioni e milioni di spettatori in
tutto il mondo, dal satellite che trasmetteva in Francia è stata oscurata per
volontà del governo". Però in Occidente la libertà di stampa è largamente
garantita. "Da voi in Italia, come in tanti altri paesi cosiddetti democratici,
la stampa, ma soprattutto la televisione considera tabù e viene censurata ogni
trasmissione che tratta anche nel senso oggettivo o discretamente critico il
pensiero dei fedeli sciiti, sia che vivano in Libano che in Iran. Questo noi lo
sappiamo bene, perché, così come in Israele esistono dei posti di ascolto e
registrazione delle nostre trasmissioni, che poi vengono ridistribuite a
giornalisti occidentali legati ad Israele, così noi, in ogni paese del mondo, abbiamo chi ascolta e vede,
giornali, radio e televisioni, che ci permette di avere un panorama completo e
aggiornato dell'opinione. Opinione, spesso distorta e piena di censura
che viene data come falsamente democratica e libera, lo dimostrano le vostre
elezioni con i maggiori candidati direttamente asserviti agli americani e con
le liste preconfezionate nei nomi e nelle classifiche di preferenza ma, in
realtà espressione del servilismo dei giornalisti costretti dai grandi poteri
economici, finanziari e politici dell'Occidente che delegano ai direttori la funzione
di sceriffi di controllo per filtrare le poche verità e le molte
manipolazioni". Ci permettiamo di dissentire, ma su questo punto l'Iman
non accetta critiche. Khamenei è l'Imam sciita, la guida spirituale, è colui
che garantisce la purezza dell'applicazione delle leggi emesse dalla Repubblica
islamica dell'Iran. Il suo controllo sulla vita politica lo ha dimostrato
chiaramente negli ultimi anni, quando, al potere, come primo ministro c'era
l'Ayatollah Khatami, di recente sconfitto nelle elezioni, presunto democratico
che, in pratica, proprio per il controllo fortemente restrittivo imposto dalla
giurisprudenza religiosa, che fa capo a Khamenei, anni fa non ha potuto
svolgere nessuna riforma tra quelle annunciate nel suo duplice programma
elettorale. L'attuale situazione in Iran è caratterizzata dalla presidenza di
Ahmadinejad, un ex pasdaran, figlio di un semplice fabbro e volontario
combattente nella guerra Iran-Iraq. Potrebbe ingannare il fatto che, essendo
lui un laico, e non un religioso, possa incarnare un'ipotesi di autonomia di
scelte in quanto preposto al potere esecutivo. Ma non è così. L'ultimo
presidente laico in Iran fu Ali Bani Sadr, ora in esilio a Parigi. Ai suoi
tempi osò fare qualcosa di non completamente in linea con le idee di Khomeini.
Riuscì fortunosamente a scappare e salvarsi in Francia. L'attuale presidente è
quello che da noi verrebbe chiamato un laico preparato, perfetto conoscitore
della macchina burocratica ed anche un fervente religioso e, quindi,
sicuramente un fedele esecutore del pensiero di Khamenei. "L'Imam - ci
spiega - è l'esatto interprete del testo sacro -mentre gli Ulema, le guide
religiose, i sapienti dell'Islam, infatti, malgrado tutte le loro integrità
morali, e le loro competenze di religione non sono certamente immuni dal
peccato, data la loro natura umana. L'Imam che esiste su questa terra è
l'espressione fisica dell'Imam Nascosto, ovvero il cosiddetto Tredicesimo Imam,
ovvero, quello che dovrà venire per ristabilire eguaglianza e giustizia su
questa terra. L'attesa dell'Imam Nascosto non esclude il fatto che si possa
avere qualche indicazione dottrinaria dall'Imam Palese". I discorsi di
Khamenei, volendo togliere per l'occasione tutti i riferimenti dottrinari, si
limitano essenzialmente, nelle sue esortazioni all'Occidente, e a quello
cristiano in particolare, di riscoprire la vera natura del cristianesimo, la
religione monoteistica che non ha niente a che fare - secondo lui - nella sua
origine, alle commistioni avvenute nei secoli con la religione ebraica. "Riscoprire
il Cristo Ariano, nella sua purezza originaria ritrovata la religione
cristiana, e la cattolica in particolare, potrà instaurare un franco dialogo di
fraternizzazione con l'Islam - continua l'Imam. Si uscirà così da ogni equivoco
e da ogni presunta frattura fra mondo orientale e mondo occidentale".
Secondo lui gli Stati Uniti d'America sono un gigante comandato da un topolino
che ha un cervello che parla in lingua d'Israele.
Prima di congedarci gli chiediamo un'opinione sull'Iraq dopo la fine di Saddam
Hussein. "Saddam Hussein, taglia corto, nostro antico rivale, persecutore
in patria degli sciiti, ha fatto la fine di Frankestein che si è ribellato al
suo padrone".
( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2008)
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N. 106 del
2008-05-04 pagina 23 Scrittori israeliani per nulla "militarizzati"
di Marina Gersony In occasione del più discusso e atteso Salone del Libro
dedicato a Israele (inaugurazione 8 maggio), sarà
presente la mainstream degli autori israeliani stanziali, diasporici e
pendolari. Scrittrici (numerose) incluse. Una varietà di voci ricche, diverse
tra loro e articolate di una cultura immensa e sfaccettata. (Nessuna
"cultura militarizzata", si tranquillizzino i sostenitori del
boicottaggio). Nel mare magnum dell'offerta libraria segnaliamo, per
l'occasione, tre titoli freschi di stampa: esce il 7 maggio Il fratello perduto
di Zvi Yanai, nato nel 1935 in Italia ed emigrato in Israele
nel 1945 (Bompiani, pagg. 444, euro 19). Il protagonista, Sandro Toth (ora Zvi
Yanai), scopre l'esistenza di un fratello che credeva disperso a causa delle
persecuzioni razziali. Ricostruzione della storia tragica e commovente di una
famiglia ebrea del XX secolo. Mi chiamava Pikolo è il titolo del libro di Jean
Samuel con Jean-Marc Dreyfus (Frassinelli, pagg. 224. Euro 17, Trad. Claudia
Lionetti). È la storia intensa dell'amicizia tra Primo Levi e Jean Samuel, il
famoso Pikolo di Se questo è un uomo. I due si sono incontrati nel Lager. A 84
anni, Samuel affronta il dolore del ricordo "perché, che lo vogliamo o no,
siamo testimoni e abbiamo il dovere di farlo". Con 15 lettere inedite.
Infine, per la serie del politically correct, segnaliamo La
pulizia etnica della Palestina dell'ebreo israeliano Ilan Pappe, voce contro l'establishment
politico e accademico in Israele (Fazi Editore, pagg. 364, euro 19, trad. L. Corbetta e A.
Tradardi). Un libro che susciterà dibattito ma anche l'ira di molti lettori.
Per chi ama la discussione. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Corriere della Sera" del 04-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-05-04 num: - pag: 33 categoria:
REDAZIONALE CALENDARIO di SERGIO LUZZATTO Quella stella di
Davide è una storia appassionante quella della bandiera di Israele, che alcuni poveri di spirito
vanno oggi bruciando sulle piazze italiane. Nell'estate del 1948, quando la
leadership del nuovo Stato ebraico propose di farne la bandiera nazionale, la
scelta apparve tutt'altro che ovvia. La bandiera con la stella di Davide era
stata infatti il simbolo del movimento sionista, e si era talmente
diffusa nella Diaspora, che l'adottarla per Israele
avrebbe obbligato gli ebrei non israeliani a una doppia fedeltà. Se si decise
comunque di farne la bandiera nazionale, fu per una sorta di risarcimento
simbolico: per il terribile significato che alla stella di Davide era stato
attribuito (già con le leggi di Norimberga del 1935) dal diritto del Terzo
Reich. Così - sebbene chi contesta la politica di Israele
non sia affatto, ipso facto, un antisemita - bruciare quella bandiera equivale,
in qualche modo, a bruciare la stella gialla cucita sulle maniche degli ebrei
destinati allo sterminio.
( da "Corriere della Sera" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-05-04 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Fiumicino L'Enac: soddisfatte le compagnie americane Al via il
terminal antiterrorismo "Ora più facile prendere l'aereo" è entrato
in funzione ieri il nuovo terminal T5 dell'aeroporto di Fiumicino, realizzato
dalla società di gestione Aeroporti di Roma per ampliare la capacità
aeroportuale e rispondere agli incrementi di traffico. Il T5 si estende su una
superficie complessiva di circa 14.000 metri quadrati ed è suddiviso in tre
aree principali: una per le attività di profiling, una dedicata al check-in e
l'ultima ai controlli di sicurezza/passaporto e alle uscite per lo shuttle bus,
che trasporta in pochi minuti i passeggeri al Satellite Ovest, dove si svolgono
le operazioni d'imbarco. La progettazione e la direzione lavori del T5,
realizzato in sei mesi con un investimento di circa 12 milioni di euro, sono
state curate da Adr Engineering, società controllata del Gruppo Aeroporti di
Roma. Il terminal 5 è situato a breve distanza dal Terminal C, al quale è
collegato con bus navetta dedicati e a frequenza continua. Per ragioni di
sicurezza al T5 è consentita soltanto la sosta per il tempo necessario allo
scarico dei bagagli. Le modalità per raggiungere la nuova aerostazione con i
vari mezzi di trasporto sono indicate sui flyer bilingue, disponibili nei
Terminal e distribuiti a tour operator e agenzie di viaggio. "Stiamo
tarando tutti i servizi per rendere ancora più facile l'accesso nel terminal 5
per il deflusso dei passeggeri, le navette per il trasporto dei passeggeri
girano con la frequenza corretta, fino ad ora ho raccolto soltanto voci di
soddisfazione da parte degli operatori delle compagnie americane". è il
commento del Direttore Enac dell' aeroporto di Fiumicino, Vitaliano Turrà,
all'avvio del nuovo terminal 5. "La nuova struttura - sottolinea Turrà
comporta un alleggerimento considerevole del lavoro nel terminal C che era il
punto critico dell'aeroporto, soprattutto nella fascia oraria della mattina.
Ora, i vantaggi per i passeggeri con destinazione Nord
America e Israele sono
considerevoli - conclude il Direttore Enac - perchè gli spazi a loro dedicati
sono decisamente più ampi e congrui". I passeggeri, infatti, non
affrontano le lunghe file in corrispondenza dei varchi di controllo dedicati
alle attività di "profiling" (le interviste obbligatorie) e ai
controlli di sicurezza. A rendere ancora più veloci le operazioni è
anche un nuovo dispositivo per il controllo delle scarpe. Per Usa e Israele L'ingresso al nuovo terminal inaugurato ieri mattina
nell'aeroporto di Fiumicino.
( da "Liberazione" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
A Jenin torna la
polizia Anp. Israele: "Non
cambia nulla". Hamas critica Centinaia di poliziotti palestinesi sono
tornati ieri a Jenin, grande centro nel nord della Cisgiordania, nell'ambito di
un piano di sicurezza del governo dell'Autorità Nazionale Palestinese per
ristabire l'ordine e l'autorità di Ramallah nella città, dove profilerano i
gruppi armati e più volte le due milizie più forti, le brigate dei
martiri di Al Aqsa e l'ala militare di Hamas Ezzedin al Qassam, si sono
confrontate a suon di pallottole. Ben 480 poliziotti si aggiungeranno a 150
agenti già presenti in città per un'operazione di sicurezza mirante in primo
luogo alla criminalità comune, che si estenderà anche ad una cinquantina di
villaggi dei dintorni. Una parte dei poliziotti è stata addestratata in
Giordania grazie a fondi forniti dagli americani. L'Anp di Mahmoud Abbas sta
cercando gradualmente di riprendere il controllo della sicurezza sulle città
della Cisgiordania. Un primo dispiegamento di poliziotti dell'Anp è avvenuto
l'anno scorso a Nablus, e ora tocca a Jenin. Entrambe le città sono roccaforti
di gruppi militanti. Gli agenti hanno l'ordine di disarmare chi sia in possesso
di armi illegali, ma il loro compito è in primo luogo diretto verso la
criminalità comune. Israele ha accolto positivamente
le due operazioni, ma fonti dell'esercito riferiscono di non avere troppe
aspettative e non si sono lasciati sfuggire l'occasione di un commento
provocatorio: "Ci aspettiamo che combattano i terroristi, ma le nostre
aspettative non sono molto alte". Il dispiegamento di agenti a Jenin,
hanno quindi precisato gli israeliani con la solita formula dietro alla quale
giustificano ogni azione militare, "non metterà comunque fine alle
operazioni di antiterrorismo in Cisgiordania". Un portavoce di Hamas ha
invece criticato l'arrivo dei poliziotti, promettendo che "in caso di
provocazione il nostro movimento saprà come rispondere". 04/05/2008.
( da "Liberazione" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Antisemitismo
Mannheimer: un italiano su tre è "ostile" agli ebrei. L'81% agli
zingari Per il 42% degli italiani gli ebrei sono "simpatici", il 32%
ritiene invece il contrario e un 26% non si pronuncia. Sono alcuni dei dati che
emergono da un sondaggio realizzato dall'Ispo di Renato Mannheimer - su un
campione rappresentativo di mille soggetti - che sarà presentato oggi nel corso
di "OyOyOy" Festival di cultura ebraica al debutto nella sinagoga di
Casale Monferrato. Un italiano su tre è dunque - rivela il sondaggio -
"ostile" agli Ebrei: il picco è tra i maschi, tra le persone tra i 50
e i 60 anni, tra i lavoratori autonomi, tra i residenti al centro specie nei
comuni medio-grandi. Ma le più accentuate variazioni dell"antipatia"
verso gli Ebrei - sottolinea il sondaggio dell'istituto - si rilevano in
relazione all'orientamento politico: i più esplicitamente sfavorevoli sono tra
coloro che si dichiarano di sinistra e laici. Un dato piuttosto
"allarmante" del sondaggio è quello che indica un 23% di popolazione
nazionale d'accordo con l'affermazione che "gli Ebrei non sono Italiani
fino in fondo", di fronte ad un 33% che invece non concorda e ad un'ampia
percentuale di neutrali (44%). Infine, il sondaggio rileva che solo l'11% della
popolazione riesce a stimare con relativa precisione il numero degli ebrei in
Italia, il 56% invece non riesce a dare una risposta. Per Mannheimer sulla base
della più recenti studi, si possono distinguere almeno tre "tipi" di
antisemitismo: quello "classico" (10%), di natura più religiosa,
quello "moderno" (11%), di carattere più xenofobo e quello "contingente"
(11%), spesso connesso al giudizio su Israele. L'11% appartiene invece alla
categoria degli "antisemiti puri". "Non siamo preoccupati tanto
per l'antisemitismo che può emergere da questi dati - commenta Antonio Monaco,
presidente dell'associazione organizzatrice di "Oyoyoy" - ma dal fatto
che gli ebrei vengano percepiti come una etnia a se stante, quando
invece proprio il nostro Festival vuole identificare nella cultura ebraica una
delle radici culturali del nostro paese, in grado di dialogare con le idee
proposte da altre religioni e visioni etiche". E ancora l'altra categoria
che, secondo Manheimer, è considerata dagli italiani "poco/per nulla
simpatica" è quella degli zingari. Almeno così dichiara l'81% di un
campione rappresentativo di mille soggetti interrogati dall'Ispo. A loro favore
si schiera solo il 6%, mentre il 13% risponde "non so". Al secondo
posto della graduatoria ci sono gli Albanesi "poco o per nulla
simpatici" per il 74% del campione, con 11% a favore e un 15% neutrale. In
terza posizione i Romeni che hanno contro il 64% del campione, con un 20% a
favore e un 16% di astenuti; al quarto posto un generico "Arabi"
contrastato dal 61% del campione, con un 20% di favorevoli e un 19% di
neutrali. Seguono i Cinesi che hanno a favore il 35%, contro un 49% a sfavore e
un 16% neutrale. La palma del "molto o abbastanza simpatici" va ai
Filippini che vedono un 51% a favore contro un 28% contrario e un 21% di
"non so". In seconda battuta ci sono i Senegalesi con un 46% a
favore, un 34% contrario e un 20% neutrale. 04/05/2008.
( da "Liberazione" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Lo sceneggiatore
Achille Pisanti quel giugno del 1965 aveva 13 anni. Fuggì da casa per sentire i
quattro di Liverpool. Anche se preferiva gli Stones "Chiedilo a me chi
erano i Beatles Io me li ricordo, io a Roma c'ero" Giuliano Capecelatro
Qualcosa doveva girare nell'aria. Qualcosa che si insinuava sotto la pelle.
Arrivava al cervello con la potenza di un acido. Spingeva a muoversi, fare. Al
diavolo i precetti di papà. Tanti saluti all'età; alle convenzioni dell'epoca,
che incollavano a un tredicenne l'etichetta "piccolo". Via, via, via:
in treno per raggiungere Roma da Napoli. E precipitarsi verso piazza Cavour,
cotta dal sole, estenuata da un gagliardo principio d'estate. Dove pochi
adolescenti stuzzicavano una timida transenna. Sorvegliati da alcuni
carabinieri spallati. Perché lì di fronte, nel teatro Adriano, stavano per
suonare quattro ragazzi inglesi. Di Liverpool. Urlatori. I cui nomi, e i
dischi, cominciavano a circolare anche in Italia con una certa insistenza.
"I Rolling? la mia grande passione sono stati gli Stones. Adrenalina pura.
Ma il richiamo era irresistibile. Il tour passava per Milano, Genova. E
terminava a Roma. Ci imbarcammo. Binario 14 della stazione centrale di Napoli.
Seconda classe. Il cuore a mille; la sensazione di un momento fuori
dell'ordinario. No, non potevamo perderci il concerto dei Beatles".
Dall'altra parte della piazza, il Palazzaccio, il vecchio palazzo di giustizia,
opponeva un'architettura arcigna, opprimente, alla leggerezza euforizzante
delle note che stavano per sprigionarsi in quella sala. I Beatles. Urlatori. Un
gruppo; l'alba delle band, di un'altra epoca musicale. Capelli a caschetto,
educatamente lunghi; abiti di ricercatezza un po' anonima, da manichini di
grande magazzino. Un'afosa fine di giugno del 1965. Tredici anni aveva il
signore oggi dalla barba bianca che sorseggia un gin tonic nel cuore di
Trastevere. E scava nei ricordi. Infiorandoli di sorrisi. L'occhio indulgente
dell'esperienza si posa sul ragazzetto in caccia di novità, di sensazioni
forti. Lui e tre compagni di avventura. Un Magical mistery tour. In un
ribollire di accenti inglesi. "L'Inghilterra. E gli Stati Uniti. Da lì
soffiava il vento della modernità. Quella di cui avevamo fame io, i miei amici,
gli adolescenti di quegli anni. Un mondo che annusavamo nei film, alla tv. Gli
Usa erano il mito. Quando vennero i Kennedy a Napoli, era il '63, primavera,
pochi mesi prima che John fosse assassinato, aspettai sotto casa, in via
Aniello Falcone, che passasse la Cadillac bianca con Jacqueline inguainata in
un tailleur rosa. E la musica. Mia sorella, più grande, portava in casa i
dischi di Paul Anka. Ed ecco, i Beatles in Italia? ". Paul, George, John:
le chitarre. E poi Ringo, la batteria. "Oh, mi sembrò davvero
brutto". Facce in bilico tra una piccola borghesia contegnosa e un
proletariato smanioso di ascesa sociale. Qualcosa nell'aria, nei tratti,
lasciava intuire il mutamento. "Il palco era profondo, ma loro si erano
piazzati proprio davanti. Si vedevano bene. Quattro modi diversi di stare in
scena. Paul mi parve un damerino, un ragazzo per bene che voleva a tutti i
costi piacere. John se ne stava un po' per cavoli suoi. Più introverso.
Sorrideva molto meno di Paul. George? no, non lo ricordo per niente".
Capelli bianchi raccolti in un codino. Traccia di un cuore ancora hippie.
Achille Pisanti, il tredicenne in viaggio in quel caldo giugno '65, è un uomo
di spettacolo. Sceneggiatore, docente di sceneggiatura. Alle spalle contributi
decisivi al parto di "Un posto al sole" e "Vivere". L'
ideazione de "I ragazzi del muretto". Un background formato all'ombra
di Hollywood, all' Ucla di Los Angeles. Alle sorgenti del mito. "Era la
trasgressione che cercavo. Ma loro si presentavano con quell'aria pulitina,
contenuta. Come se già sapessero che sarebbero divenuti baronetti. I Rolling,
invece, ti spadellavano quei bei visi da figli di puttana. Cattivi.
Provocatori. E la musica? Ti faceva sentire il sesso. Era la sessualità cui
aspiravamo". She loves you. I want to hold your hand. I Beatles lanciavano
teneri messaggi sentimentali. Che però sgretolavano i bastioni della musica
italiana. Mettevano in crisi il monopolio di Claudio Villa, Domenico Modugno,
Peppino di Capri. Degli emergenti Gianni Morandi, Rita Pavone. "Rita! Non
era quello che si dice un mostro di bellezza. Ma aveva una vitalità
travolgente. Mi apparve persino in sogno. Una fantasia erotica da adolescente.
Incarnava la modernità, anche lei. Che nel Piper di Roma aveva il tempio della
trasgressione". Due giorni. Domenica 27 e lunedì 28 giugno; ogni volta due
sessioni: 16.30, 21.30. Rievocate in un recente libro fotografico (Luigi
Luppola, Alberto Durazzi, "Beatles. The Italian Tour", Coniglio
editore, 148 pagine, 32 euro) con un breve testo bilingue, italiano e inglese.
Immagini seppiate della spedizione italiana. Milano. Genova. Roma, infine.
Prezzi alle stelle. Da millecinquecento, per i paria della galleria, a
settemila lire. Gran passerella di celebrità: dall'ammiratissima Catherine
Spaak ad Anna Magnani prodiga di sorrisi. E una torma di ragazzetti. "Ma
nessun delirio. Il teatro, quel pomeriggio, non era neppure tutto pieno.
Fanatismo, zero. Qualcuno, tra i diciotto e i venti anni, portava i capelli a
caschetto, alla Beatles. Tutto qui. Nessuno che si strappasse le ciocche, o
cose del genere. Sì, c'erano quelli che erano andati a schiacciarsi sotto il
palco, ma non erano neppure tanti. Certo, quando la musica partì ci trovammo
tutti in piedi, catturati dal ritmo. Ma in maniera alquanto tranquilla, direi.
Woodstock era lontana. E quelle ragazze inglesi, grasse, bruttarelle, che si
torcevano come invasate alla vista dei quattro, be', allora ci sembravano tante
stupide". L'Italia era decollata sulle ali del boom economico verso
l'empireo industriale. Cambiava pelle e abitudini. Guardava con un senso di
fastidio al proprio vecchio volto contadino. Il progresso imponeva i propri
miti e feticci. Le automobili intraprendevano la lenta, inarrestabile invasione
delle città. La musica saliva di tono. Affollava i giorni dell'adolescenza.
"Gridavano. Cantavano gridando, i Beatles. La musica, allora, non ti
avvolgeva. Era del tutto diverso da oggi, c'erano solo gli amplificatori sul
palco. Fui molto colpito dai coretti che facevano, una delle loro
caratteristiche. Confesso, però, che i coretti non mi piacevano e non mi sono
mai piaciuti. Avrei capito solo una ventina di anni dopo che i Beatles sono
stati dei geni musicali". La brezza della sera attraversa leggera i vicoli
intasati di gente. Nella trasparenza gelida del gin, si riflette il bianco
della barba, dei capelli tirati indietro. Il tredicenne di quei giorni, oggi un
uomo a metà tra Robert Altman e un mago da Harry Potter. "Suonavo? suono:
pianoforte, tastiera. La musica era di casa in famiglia; mio nonno era stato
direttore del conservatorio di Napoli. Con gli amici avevo messo su un gruppo,
i New Zoppi? per dire le nostre capacità musicali". E' un album parallelo,
personale, che sfoglia il vecchio hippie, mentre filosofico centellina il gin.
"C'è poco da fare, non vedevo che i Rolling. Il loro sound ritmato, basso
e batteria molto forti. Nei Beatles l'orchestrazione era più aggraziata. La
batteria di Ringo era sommessa. Il basso non eccedeva. Ma la loro grandezza sta
proprio nell'armonia. Qui sono stati rivoluzionari. Molte loro canzoni sono
state riproposte da grandi orchestre, perché si offrono a una partitura
orchestrale. I Rolling sono stati eccelsi nella ritmica". Ricordi,
reliquie: i biglietti, le copertine dei primi dischi. Immagini: alla fine del
concerto, George e Paul lasciano il palco; visi stremati, sguardi spersi.
"I Beatles concessero un paio di bis, credo. Uscimmo dal teatro in una
luce languida. Erano passate le sette; l'ora legale ancora non esisteva. Una
bella serata, che non mi aveva fatto cambiare opinione sui miei idoli. John,
però, mi piaceva molto; lo seguii sempre. Ho amato tantissimo "Power to
the people", un sound potente, una notevole forza politica. Una bella
serata, non una serata eccezionale. Il momento magico, noi, l'avevamo vissuto
qualche ora prima?". Il rito di iniziazione. La sfida ai tabù, tra paura
ed esaltazione. "Avevo un'amica, un paio di anni più grande. Passava le estati in un kibbutz israeliano. Facevano esperienze
avanzate di studio e lavoro. Ragazzi ebrei arrivavano da ogni parte del mondo.
E soprattutto dall'Inghilterra, dall'America. Da lì si irradiavano gli echi di
quello che accadeva nel mondo. Fu lei a farmi scoprire i Beatles; portò
i loro primi due album. Quando vennero in Italia, non ci avrebbe trattenuto
neppure il padreterno. Partimmo. Capitanati da una sua sorella più
grande". Il ritmo delle ruote sui binari solletica la fantasia:
suggestioni di fuga, di esperienze inedite. "Lei da Israele
riportava l'erba, la marijuana. E aveva anche una macchinettina per fare le
sigarette, un aggeggio che avrei ritrovato in seguito a Londra. Eravamo solo
noi quattro nello scompartimento?". Il centrosinistra era in rodaggio.
Nelle università maturava la protesta. I capelli timidamente si allungavano.
Giravano i primi spinelli. "Ancora qualche anno e sarebbero nati i gruppi
extraparlamentari. Verso la fine del decennio sarei entrato a Servire il
Popolo, maoisti. Una palla mortale. Dopo un annetto li mandai a quel paese.
Tornai ai miei miti. Il cinema, gli Stati Uniti. Che raggiunsi dopo la laurea.
Un master di due anni. Docenti che si chiamavano Scorsese, Coppola, Lukacs.
Vivevo a Santa Monica, vicino alla spiaggia. I due anni più belli della mia
vita". E, nel riparo discreto di uno scompartimento di treno, il prologo.
Un'assolata fine di giugno. Due ragazze, due ragazzi. Tra Napoli e Roma. Il
sogno di un mondo nuovo. Sulle note di Ticket to ride e Twist and shout.
"Era un' Italia ingessata - conclude il vecchio hippie, mentre posa il
bicchiere in cui tintinna un rimasuglio di ghiaccio -. Ancora non esistevano i
giovani, come soggetto sociale, politico. Perciò i Beatles rappresentarono una
pietra miliare. Con loro, la gioventù salì finalmente sulla scena".
04/05/2008.
( da "Liberazione" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Roma Per
"Cinema di serenità" a cura di Luciana Marinangeli, alle 10.30 alla
libreria Bibli, via dei Fienaroli 28, Les Choristes ovvero "la forza del
canto" di Christophe Barratier. Dalle 17 "Bibli racconta...",
appuntamento settimanale dedicato ai bambini con "Musicainfasce" e
"Un concerto tutto matto!" con Gordon Ensemble. Prenotazione
obbligatoria allo 065814534 o info@bibli.it. Dalle 10 al tramonto al csa La
Torre, via Bertero 13, MercaTorre contadino, il mercato del biologico
autocertificato . Giornata aperta nell'orto del ColtivaTorre, progetto
integrato di agricoltura biologica; pranzo biologico; spettacolo di giocoleria
per bambin* e non solo; torneo di scacchi "Torre Mangia.Re". Ingresso
libero. In saecula saeculorum , testi di Andrea Furbini e Claudio Fois:
canzoni, poesie, sonetti e monologhi in dialetto romanesco con la Compagnia
Innocenti Evasioni alle 18 - ingresso gratuito - nell'Auditorium Santa Chiara
in via Caterina Troiani 90. I film al Grauco , via Perugia 4: oggi dalle 17.30
"Asterix e i Vichinghi" di Stephan Fjeldmark e J. Moeller,
"L'accompagnatrice" di Claude Miller, "La voltapagine" di
Denis Dercourt ; domani dalle 19 "Los siete locos" di Leopoldo Torre
Nilsson, "La historia de Rosa" di Florence Jaugey, "La flor mas
linda de mi querer" di Alessandro Angelini. Toni Maraini e Francesco Zardo
presentano, domani alle 18 a Odradek la libreria, via dei Banchi Vecchi 57,
Melanconia animale di Piera Mattei (Manni Editore). Presentazione del libro
Architetture di pace, ospedali di guerra domani alle 18.30 alla Facoltà di
Architettura di Valle Giulia, via A. Gramsci: il volume prende in esame tutti
gli ospedali di Emergency da un punto di vista architettonico; con la
testimonianza dell'architetto Raul Pantaleo. Obiettivi sul lavoro è un concorso
per audiovisivi dedicato a chi racconta il lavoro precario attraverso film
fiction e documentari. Domani alle 18 nella sala Ilaria Alpi, via dei Monti di
Pietralata 16, presentazione del concorso; saranno presenti i registi Paolo
Virzì e Carlo Lizzani, il presidente nazionale Arci Paolo Beni, Filomena
Trizio, segretaria generale del Nidil-Cgil, e Greta Barbolini, presidente
nazionale Ucca. Al termine, verrà proiettato il film di Paolo Virzì "Tutta
la vita davanti", sulla condizione di vita e di lavoro di tanti giovani
precari. Sopralluoghi in Palestina - Fotogrammi di un conflitto per comprendere le origini e le evoluzioni
del conflitto tra palestinesi e israeliani: la storia, i popoli (profughi,
coloni, nuovi immigrati), il territorio, i muri, la propaganda e le forme di
resistenza. Le proiezioni, in lingua originale e sottotitolate in
italiano, saranno accompagnate da strumenti di approfondimento - mostre
fotografiche, suggerimenti di lettura, materiale informativo - sui temi
trattati. Ogni lunedì di maggio, due proiezioni, alle 20.30 e alle 22.30.
Ingresso libero, alla libreria Caffè Flexi, via Clementina 9, info: www.libreriaflexi.it.
Domani "The Inner Tour" di Ra'anan Alexandrovich. Albano Laziale (Rm)
Dalle 15 ai giardinetti di Villa Ferraioli giornata di discussione e
informazione dopo l'esito negativo della Valutazione Impatto Ambientale (Via)
al progetto di inceneritore targato Cerroni-Mattei-Ama-Acea . Mostre e stand,
1° tavolo "Politica dei rifiuti e alternative all'incenerimento", 2°
tavolo "Piani regolatori e urbanistica d'assalto ai Castelli Romani",
3° tavolo "Acque potabili e collasso idrogeologico nel territorio".
Dalle 20 punto gastronomico, proiezioni di filmati e sound system. Firenze
All'Associazione culturale Dea-Didattica Espressione Ambiente, borgo Pinti 42r,
alle 21 il film La Via Lattea di Luis Buñuel, ingresso gratuito. Pisa L'attore
Mario Spallino propone il suo nuovo spettacolo StupidoRisiko - una geografia di
guerra per valorizzare e divulgare l'impegno di Emergency contro la guerra. Il
racconto parte dalla Prima Guerra Mondiale e arriva alle guerre dei giorni
nostri, attraverso episodi, tutti storicamente documentati, emblematici della
guerra. Essi si susseguono in modo cronologico e sono intervallati dalla storia
di uno strano marine, che parla toscano, e che rappresenta il soldato di oggi.
Domani al cinema Lumière, vicolo del Tidi 6, lungarno Pacinotti, alle 21.
Bologna Ad un anno dalla scomparsa di Dodi, il Circolo Iqbal Masih dedica
alcune iniziative al tema che più di ogni altro ha caratterizzato il suo
impegno fuori e dentro il Circolo, e cioè il tema della repressione e del
carcere e della solidarietà. La prima giornata domani in via della Barca 24/3
con Siamo nati per il sole che sorge non per quello che tramonta , documentario
sul processo in corso a Milano e relativo agli arresti del 12 febbraio 2007
subiti da compagne e compagni con l'operazione denominata "Tramonto".
Il contributo è basato sulla testimonianza di uno degli avvocati difensori. Si
inizia alle 19 con il buffet di autofinanziamento. E oggi, alle 22, "Il
cinema del Ciccio", selezione di proiezioni. Casalecchio (Bo) Domani alle
10 alla Casa della Conoscenza, in via Porrettana 360, la conferenza Educhiamo
al rispetto - L'omofobia a scuola , promossa dal Comitato Bologna Pride. La
conferenza mira a sensibilizzare insegnanti, studenti e chiunque operi in un
contesto educativo, sulla necessità di costruire un ambiente scolastico
accogliente e inclusivo anche per gli adolescenti omosessuali e sul bisogno di
educare l'intera comunità scolastica al superamento di pregiudizi e di
atteggiamenti discriminatori o di bullismo fondati sull'omofobia. Intervengono:
il sociologo Raffaele Lelleri; Luca Pietrantoni, psicologo; Gabriele Prati,
psicologo; la sociologa Elena Buccoliero; lo studente Gianlorenzo Spisso;
Flavia Madaschi, referente dell'Agedo (Associazione Genitori parenti amici Di persone
Omosessuali); il sindaco Simone Gamberini; Milli Virgilio, assessora alla
Scuola del Comune di Bologna; Paolo Rebaudengo, assessore provinciale alla
Scuola. Parma Tutti i lunedì di maggio alle 21 la chiesa di Santa Cristina,
strada Repubblica 23, ospiterà le proiezioni dei video della rassegna
"Sulla strada", organizzata dall'Associazione Le Giraffe in
collaborazione con Rete dormire fuori, nell'ambito del progetto "Per un
accoglienza possibile" sostenuto da Forum Solidarietà. Ingresso libero.
Domani Schiuma (una storia vera) . Forlimpopoli (Fc) Il ristorante "Casa
Artusi", via Costa 31, organizza domani una cena per Emergency . Parte del
ricavato sarà destinato ai progetti in Sudan. Prima della cena presentazione e
testimonianza dell'esperienza di Emergency a Kartoum. Rovereto (Tn) Il
videoforum In difesa dei diritti domani alle 20.30 al Centro di educazione alla
Pace, sala video, via Vicenza 5: si parlerà del Tibet con la proiezione e il
commento dei documentari "Satya. Una preghiera per il nemico" e "Fuga
attraverso l'Himalaya" dall'archivio di Religion Today Filmfestival.
Mezzolombardo (Tn) Atas Cultura e il Forum Trentino per la Pace e i diritti
umani presentano le Giornate di pace e diritti umani . Domani alle 20.45 al
Circolo culturale 78 in via Roma 13 con lo scrittore e uomo di pace Bozidar
Stanisic, da lunghi anni presenza attiva sul fronte dei diritti umani in Bosnia
e in Italia. Milano Al Legend 54 in via Enrico Fermi 2, superstrada
Milano-Meda, Parco Nord, dalle 21 Agrado in concerto . L'intero ricavato della
serata sarà devoluto a Emergency a sostegno del Centro pediatrico di Mayo in
Sudan; ingresso con offerta minima di 5 euro. Banchetto informativo e di
raccolta fondi. Caritas, Amnesty International e Popoli organizzano domani alle
18 alla Fondazione culturale San Fedele, sala della Trasfigurazione, piazza San
Fedele 4, Dov'è mio figlio? La problematica dei bambini scomparsi in Salvador .
Con Massimo De Giuseppe, esperto di storia latino-americana; Mario Sánchez,
direttore di Pro-Búsqueda, Associazione fondata nel 1994 dal gesuita Jon
Cortina, che raggruppa famiglie salvadoregne che durante la guerra civile
(1980-1992) hanno subito la scomparsa forzata di figli o nipoti e che si stanno
impegnando per ritrovarli (si tratta di bambini rapiti con la forza o
sopravvissuti a massacri di civili e poi inseriti nel traffico di minori, dati
in adozione con documenti falsi - spesso ai militari - o affidati
clandestinamente a orfanotrofi e mai più tornati a casa; Carmen Lombardo,
rapita dai militari nel 1981, data in adozione in Italia, "ritrovata"
da Pro-Búsqueda. Domani alle 21 alla Cooperativa Barona-Satta in via Modica 6,
proiezione del film-video Antonio Bozzetti - Milano, la vita e il sogno di
Antonio Grazioli con la partecipazione di Antonio Bozzetti, il griot senegalese
Mohamed Ba e Massimo de Vita, regista ed attore. Per "Cinema in Cascina
Cuccagna", domani alle 21.15 in vicolo Cuccagna 2 proiezione del film
Romanzo popolare di Mario Monicelli, ingresso gratuito. Al Circolo Familiare di
Unità Proletaria di viale Monza 140 domani, per il ciclo "A mezzanotte
circa", il film Ascensore per il patibolo di Louis Malle, ingresso libero.
Bread and Roses è il film domani alle 20.30 a Punto Rosso, via G. Pepe 14, per
la rassegna "La conoscenza attraverso il cinema". Festa del 39°
anniversario di Comuna Baires domani alle 20 in via Parenzo 7, coordina Renzo
Casali, scrittore, drammaturgo, regista della Comuna. Incontro con gli autori
del Circolo Pickwick, presentazione del romanzo "Acrux" di Renzo
Casali, (Editori della Peste), dei libri Editori della Peste e delle riviste
"Teatro 07" e "Circolo Pickwick". Santena (To) Una pizza
per Emergency : domani presso la pizzeria Drago Verde serata in cui parte del
ricavato sarà devoluto a Emergency per sostenere il Centro di cardiochirurgia
Salam a Khartoum. Prenotazioni al numero 0119454090, info: 3495873401. Verbania
Il Consiglio comunale dei ragazzi celebra dieci anni di vita e festeggia la
ricorrenza con un'iniziativa promossa da Comune e Cooperativa la Coccinella, con
la collaborazione di venti Associazioni di volontariato, da domani al 17 maggio
nel parco di Villa Maioni attorno alla Biblioteca civica. Qui sarà allestito un
Villaggio Globale aperto a giovani e adulti che avrà come tema i diritti umani
e la cooperazione tra nord e sud del mondo. Emergency sarà presente con uno
stand "Ospedale" al cui interno sarà allestita la mostra "Prima
le donne e i bambini" e materiale di documentazione. 04/05/2008.
( da "Stampa, La" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
He pronuncia rischiano
di esser letali per Barack Obama, il senatore nero dell'Illinois che aspira
alla Casa Bianca. Forse metterà addirittura fine al suo sogno. Ma quello che il
pastore nero di Chicago sta dicendo in questi giorni, e che tanta angoscia
suscita in Obama, conviene ascoltarlo attentamente: la storia che narra, sulla
Chiesa nera e la questione razziale, è di massima importanza anche per l'Europa
e l'Italia. Nessuno Stato europeo lo confessa a se stesso, ma anche le nostre
nazioni stanno diventando multietniche, minacciate dalla questione razziale che
torna a struggere l'America. Si possono erigere barriere, si possono istituire
guardie cittadine che al posto dello Stato repubblicano assicurano pulizie
etniche nei quartieri (le destre parlano di ronde, le sinistre di sentinelle),
ma la realtà non per questo svanirà e la realtà è ormai fatta di più
appartenenze, più frammenti di culture, religioni: irreversibilmente. Con
questi frammenti le democrazie possono negoziare convivenze basate sul rispetto
e la legge comune oppure possono entrare in conflitto anche violento. Le
elezioni Usa sono cruciali perché di questo si discute: di odii acquattati
negli interstizi del Paese. Di un razzismo che per gli americani è come la
pornografia, scrive Bob Herbert sul New York Times: tutti la denunciano, pochi
le resistono. Razza e scontro civile sono ottimo combustibile nelle campagne
elettorali, così come la sicurezza e lo straniero sono stati ottimi
combustibili nel voto italiano. Oltre che pornografiche, scrive Herbert, queste
ossessioni sviano l'attenzione da quel che conta: le guerre fallimentari in
Iraq e Afghanistan, il clima, l'economia. Sconnettono più che mai la fantasia e
gli spaventi dalla realtà. Bloccano la conversazione post-razziale che Obama
invoca fra neri e bianchi. Una delle cose fondamentali che ha detto il
reverendo concerne quella che ha chiamato, in due interviste del 25 e 28
aprile, Chiesa invisibile. Quando i cittadini d'una nazione non vogliono vedere
la realtà, quando immaginano soluzioni semplici e la complessità diviene loro
insopportabile, quando nascondono a se stessi le proprie responsabilità, il
rancore e il risentimento dei discriminati e degli ultimi si rifugia in luoghi
che si estraniano dalla pòlis, facendosi invisibili: opachi a chi non vuol
capire, correggere. Opachi specialmente a chi per mestiere dovrebbe esplorare
l'inesplorato: stampa, televisione. La Chiesa nera invece di esser esplorata è
divenuta Chiesa Invisibile: scuro monolito, impaurente. L'invisibilità offre
scudi e lance, offre covi più che luoghi d'incontro. L'Islam integralista in
Francia è cresciuto in scantinati adibiti al culto, non nelle moschee visibili
dove aleggiano forse pensieri ostili ma almeno c'è luce. In Europa e Italia
pensiamo di tenere a bada i risentimenti dell'Islam, vietandogli le moschee
come a Bologna. Più le vietiamo, più l'Islam europeo si trasformerà, anch'esso,
in Chiesa Invisibile. Il reverendo Wright provoca pericolosamente, con gesti
trasgressivi che rovinano la trasgressione sostanziale di Obama. Difende le
parole antisemite dette vent'anni fa da Farrakhan, leader nero della Nazione
dell'Islam. Sostiene che l'Aids fu inoculato negli afro-americani per sfinirli.
Afferma che i governi Usa si sono tirati addosso, con azioni terroriste, l'11
settembre. In un primo tempo Obama ha respinto questi estremismi, senza però
demonizzare il reverendo ma cercando di convincere chi lo segue ad avere una
visione dell'America meno maledicente, soprattutto meno statica. È accaduto in
uno dei più memorabili discorsi, quello di Filadelfia del 18 marzo. È stato il
momento in cui il candidato era più forte: lo era perché oltrepassava
l'ossessione dei mezzi di comunicazione sui gesti provocatori di Wright, non
sminuendoli ma narrandone le sorgenti. Disse cose essenziali: che il conflitto
razziale veniva esagerato da Wright, ma esisteva. Che la rabbia non risolve
alcunché ma esiste, va indagata. Che il rancore nero spiega l'alienazione
risentita di tanti bianchi americani, e che anch'essa va capita, resa visibile.
Che per risolvere i conflitti occorre complicare e non semplificare, negandoli:
"La rabbia non sempre è produttiva; anzi, fin troppo spesso distoglie
l'attenzione dalla risoluzione dei problemi reali; ci impedisce di guardare in
faccia le nostre responsabilità per la condizione in cui ci troviamo e
impedisce alla comunità afro-americana di stringere quelle alleanze di cui ha
bisogno per produrre un cambiamento reale. Ma la rabbia è reale; è molto forte;
e limitarsi a desiderare che scompaia, condannarla senza comprenderne le radici
serve soltanto ad approfondire il solco di incomprensione tra le razze".
Un'altra verità messa in luce da Wright è che nella cultura americana esiste
una tradizione nera, affatto diversa da quella europea e bianca. Può dar
fastidio, ma tale è la realtà. È vero che le società democratiche sono oggi
frantumate, in America come in Europa e Italia, e che alla frantumazione si può
rispondere in due modi: immaginando omogeneità inesistenti o accettando la
varietà. Una varietà che il reverendo descrive con un'immagine bella: Dio ha
creato gli uomini diversi, "come fiocchi di neve". La musica nera, il
vivere nero: c'è dell'Africa in questo e Obama è anche questo. La sua scommessa
è di superare la divisione, di render visibile non solo quel che è relegato
nell'invisibile - ignorato, sprezzato - ma anche quel che ha permesso a un nero
di aspirare alla Presidenza. È il tentativo di trasformare gli Stati Uniti in
un'"Unione più stretta", ha detto a Filadelfia. È straordinario come
certe parole trovino eco negli stati europei. Anch'essi si ripromettono
un'Unione sempre più stretta. Anche nelle nostre nazioni urge un'unione più
stretta, che eviti ingiustizie, divisioni, conflitti. Negare la diversità e le
radici sociali dei conflitti può aiutare, nelle elezioni. Ma trasforma ciascuno
di noi in uomini senza occhi, sconnessi dalla realtà (l'accusa più frequente a
Bush è di essere incurious). Genera paura: utile ai demagoghi, non ai
riformatori. Il momento più debole della campagna di Obama è venuto dopo
Filadelfia, la scorsa settimana, quando ha dovuto rompere brutalmente con il
reverendo. Ha dovuto farlo perché attanagliato da una stampa che s'è gettata su
Wright come se in lui fosse il demoniaco della campagna. La semplificazione ha
vinto, come in Italia, sul complicato e il reale. È una semplificazione
faziosa, inoltre. L'eccitazione contro il reverendo non ha mai colpito gli
evangelicali che hanno sostenuto i fallimenti di Bush. Il pastore più vicino a
McCain è John Hagee, e le sue parole sono ancora più incendiarie di quelle di
Wright. Hagee è convinto che l'uragano Katrina s'è giustamente abbattuto su New
Orleans perché la città era, come Gomorra, preda del peccato e dei gay. Sostiene la necessità di un grande Israele, perché lì tornerà Gesù. Chiama la Chiesa cattolica "grande
prostituta di Babilonia". Razzismo, guerra ai diversi, odio dello
straniero: questi gli ingredienti delle sue prediche. Ma nessuno, nella stampa
mondiale, si sogna di connetterli a Bush e McCain. Le destre in Italia e
America son convinte di fare battaglie minoritarie: una specie di '68 di
destra, contro immaginari establishment di sinistra. In realtà hanno il pieno
dominio, e con tanti media complici sognano di assediare tale establishment.
Per questo è così importante sapere se Obama, nonostante l'assedio, continuerà
a parlare della realtà, trasportando chiese e rancori dall'invisibile al
visibile. Chi è visibile impara a sentirsi imputabile, non impunito. Apprende a
vivere in un mondo non statico ma in movimento, che si può cambiare e che ci
cambia.
( da "Stampa, La" del 04-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Un italiano su tre
non ama gli ebrei. Uno su quattro, addirittura, non li ritiene neppure
"italiani fino in fondo". L'orrore della Shoah, dunque, non ha
demolito per sempre l'antisemitismo. In parte, era solo dormiente. Lo dicono le polemiche conseguenti l'invito di Israele alla Fiera del Libro che si apre
a Torino giovedì e lo confermano i dati raccolti dall'Ispo di Renato Mannheimer
che ha svolto un sondaggio per conto dell'associazione "Monferrato
Cult", organizzatrice, per il terzo anno, di "Oyoyoy!", ovvero "il
festival di cultura ebraica". Ma bisogna intendersi bene: non è,
questo, il contesto in cui domina l'ebraismo nelle varie espressioni dell'arte,
della letteratura, della musica e così via. Non è così. Lo dice bene Antonio
Monaco, presidente di Monferrato Cult: "Il Festival vuole identificare
nell'ebraismo una delle radici culturali del nostro Paese in grado di dialogare
con le idee proposte da altre religioni e visioni etiche". L'ebraismo,
dunque, come metodo per trovare un punto di condivisione. È l'obbiettivo più volte
sottolineato anche da Elio Carmi, uno dei fondatori di Monferrato Cult. Partire
da una fotografia oggettiva riprodotta da una fonte autorevole quale è
Mannheimer non può che aiutare a compiere il cammino già intrapreso nel 2006.
Oggi alle 17 i risultati del sondaggio, già divulgati da diverse agenzie,
saranno commentati dallo stesso Mannheimer, ospite nella sinagoga casalese per
l'evento che apre ufficialmente "Oyoyoy!". Lo studio, svolto su un
campione di mille persone, non riguarda solo gli ebrei, ma anche altri
stranieri. Emerge, ad esempio, che l'etnia meno simpatica agli italiani è
rappresentata dagli zingari: così la pensa l'81%, il 6% li accetta, il 13% non
sa. Al secondo livello di antipatia ci sono gli albanesi (non piacciono al 74%,
sì all'11%, neurale il 15%). E pensare che proprio all'Albania il festival
Oyoyoy dedica un paio di eventi pregnanti, sabato 24 maggio: un incontro tra la
comunità albanese, che da un paio di decenni si è stabilita nel Monferrato, e
le massime autorità locali e il concerto della Fanfara Tirana, il più noto
gruppo di musica etnica. Al terzo posto, per antipatia, sono i romeni (a loro è
ostile il 64%, favorevole il 20%, e il 16% si astiene). Subito dopo, si
collocano in negativo gli arabi in modo generico (61% contrari, 20% favorevoli,
19% neutrali), seguiti dai cinesi (no il 49%, sì il 35% e indifferente il 16%).
Ribaltando la graduatoria, i più simpatici risultano i filippini (51% a favore,
28% contrari, 21% neutrale), i senegalesi (46% sì, 34% no, 20% non so). Gli
ebrei, poi, godono di un 42% di persone loro favorevoli, a fronte di un 32% di
ostili, mentre il 26% è indifferente. Mannheimer ha distinto fra tre tipi di
antisemitismo: quello "classico" (10%) di natura religiosa, quello
"moderno" (11%) più xenofobo, quello "contingente" (11%)
spesso legato al giudizio su Israele. C'è poi un 11%
animato da antisemitismo puro. L'analisi delle risposte fornisce anche
indicazioni sul modello della persona antisemita: prevalentemente maschio, tra
i 50 e i 60 anni, lavoratore autonomo e, aspetto che ha sorpreso, si dichiara
più di sinistra o laico. In ogni caso, la maggioranza ha comunque condannato il
rogo delle bandiere con la stella di Davide e si è schierata a favore
dell'invito di Israele alla Fiera del Libro. Laddove,
oyoyoy!, la politica non riesce a far tacere l'odio, possano la letteratura,
l'arte, la musica e lo stare insieme a tavola.
( da "Manifesto, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'aliyah ("la
risalita") si inceppa: l'anno scorso solo 20mila immigrati, mai così pochi
da vent'anni Israele, anni in più e ebrei in meno Dopo
60 anni Nonostante gli aiuti rallenta il flusso di nuovi israeliani. L'Agenzia
ebraica: "Segnale di allarme" Michelangelo Cocco Tasja Villegas non
ha ancora deciso in quale città cercare casa, ma tra qualche settimana dovrà
abbandonare i viali alberati e la quiete di Ra'anana e trovarsi una
sistemazione definitiva nello stato che l'ha accolta a braccia aperte, Israele. Villegas, una 28enne col capo avvolto in un
fazzoletto scuro e la gonna lunga tipica delle ortodosse, ha compiuto l'aliyah
(risalita), il ritorno alla Eretz Yisra'el biblica, alla vigilia del 60°
anniversario della fondazione d'Israele. La giovane si
è lasciata alle spalle la piccola comunità ebraica di Copenaghen (circa 2.000
membri) "nella quale non c'è nemmeno un ristorante e soltanto un negozio
di prodotti della nostra tradizione" ed è approdata nel centro di
assorbimento della cittadina costiera d'Israele dove,
come gli altri 360 ospiti, ha avuto a disposizione sei mesi per ambientarsi
nella nuova realtà. "In Danimarca l'antisemitismo, da parte degli arabi,
sta crescendo", sostiene spingendo verso l'ingresso di una delle due ali
di appartamenti immersi nel verde la culla del suo piccolo sabra nato in Israele. Come per migliaia di altri cittadini il viaggio di
Villegas è iniziato grazie a uno shaliach, un emissario dell'Agenzia ebraica
(Jafi) che l'ha aiutata a sbrigare tutte le pratiche d'immigrazione. La Jafi ha
pagato il biglietto aereo per lei e suo marito e le ha fornito un appartamento
a prezzo politico, oltre al corso intensivo di ebraico (cinque ore al giorno per
sei giorni alla settimana) e al nido gratuiti, più il "basket
d'assorbimento", una sorta di sussidio di disoccupazione in attesa che -
con l'aiuto di volontari che le spiegheranno come compilare curriculum - trovi
un lavoro. "Il centro d'assorbimento garantisce un atterraggio morbido in Israele, perché ognuno ha una personalità diversa ed
esigenze differenti - assicura Ruth Berkovich, direttrice della struttura di
Ra'anana, una delle 35 sparse per il Paese gestite dalla Jafi -. In questo
momento abbiamo gente di 26 paesi e 11 lingue: l'apprendimento dell'ebraico
rappresenta il primo ostacolo da superare". Nel 1950 il parlamento
israeliano varò la legge del ritorno: "Ogni ebreo ha il diritto di venire
in questo paese come un Oleh" (colui che ha compiuto l'aliyah, ndr),
proclama il primo articolo della norma che ha dato la cittadinanza a milioni
d'immigrati, tra cui anche sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti. L'Agenzia ebraica si vanta di aver portato in Israele oltre tre milioni di persone.
"Affinché Israele
sopravviva e fiorisca come una società ebraica e democratica, l'aliyah resta un
imperativo. Israele deve
diventare la casa per un maggior numero di ebrei", afferma la Jafi nel suo
sito internet. Dalla fine di quella che Israele
chiama Guerra d'indipendenza e che per i palestinesi rappresentò la Nakba - la
distruzione di circa 400 villaggi e l'esodo di oltre 750mila persone che
divennero profughi - lo Stato ebraico ha sistematicamente negato il diritto al
ritorno dei palestinesi che - hanno sostenuto tutti i governi di Tel Aviv -
comporterebbe la fine dello Stato ebraico. La risoluzione 194 delle Nazioni
Unite, varata l'11 dicembre del 1948, quando il conflitto tra gli eserciti
arabi e le Tsahal israeliane era ancora in corso "stabilisce che ai rifugiati
che vogliono tornare alle loro case e vivere in pace coi loro vicini dovrebbe
essere permesso di farlo al più presto possibile e che dovrebbe essere pagata
una compensazione per la proprietà di coloro che scelgono di non
ritornare". Le politiche demografiche - principale oggetto dello scontro
coi palestinesi, assieme al possesso della terra - sono da sempre un'ossessione
dello Stato ebraico. Qualcosa però ultimamente s'è inceppato
nell'organizzazione che già Theodor Hertzl, l'ideologo del sionismo moderno, ne
"Lo Stato ebraico" aveva tratteggiato come la "Society of
jews" e che è stata il motore dell'immigrazione ebraica in Palestina. L'agenzia ebraica, operante già durante il
mandato britannico sulla Palestina (1920-1948) come
governo di fatto del movimento sionista e strumento della colonizzazione della Palestina, a fine marzo ha annunciato la prossima chiusura
del suo storico Dipartimento per l'immigrazione e l'assorbimento, come parte di
un radicale piano di ristrutturazione. Quando ciò avverrà, la Jafi, di fatto,
ammainerà quella che per decenni è stata la sua bandiera. Nel 2007 meno di
20mila persone (6% in meno rispetto all'anno precedente) sono immigrate nello
Stato ebraico, la cifra più bassa dal 1989. Le stime per quest'anno parlano di
un ulteriore calo, con 15mila nuovi arrivi previsti. Il ministro
dell'assorbimento, Jacob Edery, ha dichiarato: "La diminuzione nell'aliyah
dovrebbe rappresentare un campanello d'allarme per tutti noi. Dobbiamo fare tutto
il possibile per aumentarla, in modo da immettere vita nell'impresa sionista
che è così importante per la storia dello Stato". "I problemi per gli
ebrei nel mondo stanno diminuendo - commenta Berkovich mentre mostra come sia
facile, attraverso una sola rampa di scale, accedere alle classi dalle stanze
del centro d'assorbimento - e comunque l'immigrazione ha sempre avuto dei
cicli: ora, ad esempio, arrivano dalla Francia, dove c'è una recrudescenza di
antisemitismo". Impietosa l'analisi dell'Agenzia globale di notizie del
popolo ebraico (Jta): "Il cuore del problema è che l'immigrazione per
necessità si è in gran parte esaurita - ha scritto Dina Kraft -. Gli ebrei del
mondo arabo sono scappati in Israele negli anni '50, i
russi si sono ammassati negli anni '90 e gli etiopi sono arrivati nel corso
degli ultimi 25 anni". "Ci sono ebrei in Occidente che vivono in
maniera comoda in paesi pluralistici che danno loro opportunità economiche e
sociali mai sperimentate e li lasciano praticare le loro tradizioni", ha
spiegato alla Jta Uzi Rebhun, demografo presso l'Istituto di ebraismo
contemporaneo all'Università ebraica di Gerusalemme. Ma la Jafi è sotto attacco
anche da parte di gruppi privati che - come ha scritto Anshel Pfeffer in
un'inchiesta sul quotidiano Ha'aretz - "stanno portando migliaia
d'immigrati in Israele, incrinandone il decennale
monopolio dell'Agenzia. E i donatori americani stanno premendo per ampie
riforme nella sua gestione". "Le organizzazioni private statunitensi
non possono essere paragonate alla Jafi - s'inalbera Berkovich a una richiesta
di chiarimenti sull'argomento - perché lavorano solo negli Usa e per convincere
gli ebrei a immigrare danno loro solo un sacco di soldi, non le informazioni,
la consapevolezza che forniamo noi". "Nonostante la missione fondante
del Paese - ha detto Rebhun - 60 anni dopo la fondazione dello Stato, poco più
della metà degli ebrei vive ancora fuori da Israele",
dove gli ultimi dati dell'Ufficio centrale di statistica hanno registrato
5.349.600 cittadini ebrei. Ma l'Agenzia ebraica sta già preparando le
contromosse. Educare gli ebrei della Diaspora con corsi di formazione capaci di
"costruire" un legame con Israele tale da
invogliarli a immigrare, ma anche soluzioni più radicali, come visti d'ingresso
speciali per chi vuole "esplorare" l'idea dell'aliyah vivendo in Israele per alcuni mesi. Oppure "l'aliyah
flessibile", con la quale l'immigrato può dividere il proprio tempo tra Israele e la Diaspora. Magari lavorando a New York e
pregando a Gerusalemme.
( da "Repubblica, La" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina III - Torino Il caso La manifestazione del 10 maggio contro la dedica
della kermesse a Israele
Sul corteo la sinistra si spacca Il Pdci si organizza, il Prc non va Non si
sana la frattura dopo lo stop di Bertinotti al boicottaggio La manifestazione
del 10 maggio prossimo per boicottare la Fiera del Libro di Torino divide
l'ormai ex Sinistra arcobaleno. Va detto che fin dai mesi scorsi, ben
prima dunque del risultato elettorale, Comunisti italiani e Rifondazione si
erano trovati su sponde opposte. Il partito di Diliberto, per iniziativa del
segretario provinciale Vincenzo Chieppa, aveva promosso il boicottaggio della
Fiera "e forse - commentava ieri un esponente di Rifondazione - questo è
uno dei motivi per cui a Torino il risultato elettorale è stato largamente al
di sotto delle aspettative". L'idea di boicottare il principale
appuntamento dell'editoria italiana era stata duramente criticata dall'allora
presidente della Camera, Fausto Bertinotti che per aver annunciato la sua
partecipazione ai dibattiti previsti nei padiglioni del Lingotto, è stato
pesantemente contestato, il Primo Maggio, dai centri sociali torinesi. Con
queste premesse è logico che sabato i Comunisti italiani siano tra i promotori
della manifestazione del boicottaggio e che invece Rifondazione decida di non
aderire. "Non condividiamo gli obiettivi di chi organizza il corteo -
spiega il segretario provinciale del Prc, Gianni Favaro - perché non pensiamo
che il boicottaggio di una iniziativa culturale serva alla causa
palestinese". Di parere diametralmente opposto i Comunisti italiani che
ieri hanno fatto circolare tra i militanti un sms particolarmente chiaro sulla
posizione del partito: "Israele non è un ospite! Palestina libera! Sabato 10 maggio, ore 13,30 corteo.
Appuntamento di tutto il partito in corso Marconi al furgone e allo striscione
della federazione. Aiutate a costruire un pezzo di corteo numerosissimo così
come è stato per il Primo Maggio. Contattate fin da subito i vostri iscritti,
gli amici, i simpatizzanti. Facciamo crescere la mobilitazione, martedì sarà pronto
il volantino". Finora l'unica voce di dissenso all'interno del Pdci è
quella del consigliere regionale Luca Robotti: "Considero una grande
vergogna la cagnara montata sul boicottaggio della Fiera del libro - dice
Robotti - e mi batterò contro coloro che alimentano una cultura
dell'intolleranza e dell'odio che non appartiene alla sinistra e tantomeno a
chi si richiama, maldestramente, alla storia del partito Comunista
italiano". (p. g.).
( da "Repubblica, La" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Per finanziamenti
occulti, la segretaria agli arresti Olmert sotto inchiesta ora il governo vacilla
La maggioranza perde colpi: ieri tre deputati sono passati all'opposizione
FABIO SCUTO dal nostro inviato GERUSALEMME ? Il premier Ehud Olmert è di nuovo
nella bufera. Ieri ha voluto tranquillizzare gli israeliani assicurando di
essere in grado di espletare al meglio le sue funzioni di primo ministro, ma lo
scandalo che lo vede coinvolto potrebbe far saltare il suo governo e portare il
Paese verso elezioni anticipate. "Siamo forse al colpo finale",
titolava ieri Maariv, uno dei quotidiani più letti in Israele. La polizia sta indagando nella
massima segretezza su dei finanziamenti occulti ricevuti da Olmert da un
magnate americano prima della sua nomina a primo ministro. Venerdì scorso il
primo premier è stato interrogato dalla polizia nella sua residenza di
Gerusalemme e dovrà entro questo mese rispondere ancora una volta alle domande
degli inquirenti. La polizia preme anche sulla ex responsabile della sua
segreteria, Shula Zaken. Da quasi una settimana agli arresti domiciliari, ieri
è stata interrogata per sei ore. Ma la donna, ritenuta persona di massima
fiducia del premier, è rimasta in silenzio. Questo è il quarto scandalo che
coinvolge il leader di Kadima: gli altri casi ancora sotto indagine riguardano
transazioni fraudolente di immobili. In risposta ai titoli di prima pagina di
tutti i giornali che ipotizzano come vicina la caduta del suo governo, Olmert
ha assicurato che nella sostanza nulla è cambiato: sabato sera ha ricevuto il
Segretario di Stato statunitense Condoleezza Rice; ieri ha presieduto la seduta
settimanale del consiglio dei ministri, ma ha annullato un incontro previsto
con la stampa estera; e oggi sarà a colloquio con il presidente palestinese Abu
Mazen. Anche se il segretario di Stato Usa ha preferito definire
"questioni israeliane interne" le nuove traversie di Olmert,
l'allarme della Rice è chiaramente percepibile: rappresentano un elemento di
forte disturbo per i progetti dell'Amministrazione Bush di raggiungere entro il
2008 una intesa definitiva israelo - palestinese. A Ramallah il capo della
diplomazia americana ieri ha incontrato Abu Mazen. Ma è evidente che le
preoccupazioni maggiori per gli Stati Uniti derivano dalla debolezza politica
di Olmert, la cui coalizione governativa si è ridotta ieri ad appena 64
deputati su 120, dopo la defezione di tre deputati del Partito dei Pensionati.
E un sondaggio rivela che se si andasse a elezioni anticipate il Likud di Bibi
Netanyahu ne uscirebbe vincente, a scapito di Kadima e del Partito laburista.
( da "Unita, L'" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Su cosa giura Bossi Gianfranco Pasquino Segue dalla Prima Ma è
altrettanto giusto richiamare i ministri e tutte le autorità di governo a
comportamenti consoni con l'importanza della loro carica e coerenti con i
dettami della Costituzione. Non ho nessun dubbio che, senza clamore, ma con
chiarezza e intransigenza, il Presidente Napolitano, che nelle molte cariche di
rilievo istituzionali da lui ricoperte ha sempre dimostrato assoluta
correttezza politica, ricorderà questi elementari, ma essenziali, principi sia
al Primo ministro che ai ministri da lui scelti. Qualcuno sostiene che, a fronte
delle "sparate" della Lega e, in special modo, del suo capo Umberto
Bossi, ma anche di troppi altri principali esponenti del centro-destra, abbiamo
troppo spesso abbassato la guardia e lasciato correre con la conseguenza che
l'opinione pubblica vi si è quasi assuefatta. All'estero, invece, continuano a
stupirsi delle tiepide reazioni italiane nei confronti delle affermazioni e dei
comportamenti di alcuni politici del centro-destra e guardano alla politica del
nostro paese con incuriosita preoccupazione. Naturalmente, noi ne sappiamo di
più. Vale a dire che possiamo sostenere che quelle della Lega sono frasi
esagerate alle quali, almeno finora, non hanno fatto seguito comportamenti
reprensibili e pericolosi. I passamontagna sono rimasti nei cassetti e i
trecentomila fucili probabilmente non si trovano neppure in tutte le armerie
della Padania. Quelli della Lega sono talvolta discorsi da osteria, ma oppure,
forse perché in quelle osterie padane si fa politica anche in questo modo. E'
poi vero che diventati Ministri, gli esponenti della Lega hanno esercitato il
loro mandato, più o meno efficacemente, secondo gli orientamenti e attuando le
politiche della coalizione di cui fanno parte. Siamo, dunque, di fronte ad una
semplice, seppur deplorevole, doppiezza della Lega: smodati in piazza, moderati
al governo? Dovremmo allora continuare a lasciare che quelle parole volino e a
concentrare l'attenzione esclusivamente sui comportamenti? Non dovremmo,
piuttosto, attrezzarci per contrastare dall'opposizione affermazioni pesanti e
sconcertanti che si collocano tra propaganda e provocazione? Per quanto
tardiva, la battaglia per un linguaggio politico rispettoso degli avversari
politici, interni e esterni, senza discriminazioni "di sesso, di razza, di
lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e
sociali" (art. 3 della Costituzione), mi pare doverosa. Sarebbe anche il
caso che anche il centro-sinistra, non soltanto perché e quando si trova
all'opposizione, tentasse da subito di ristabilire alcuni criteri di
comportamenti anche politicamente corretti e di dichiarazioni, al contrario,
politicamente inaccettabili, e eventualmente li applicasse anche a coloro che
si muovono scompostamente nei suoi dintorni, a cominciare da coloro che, con
scarsissima immaginazione, non trovano di meglio che bruciare le bandiere degli USA e di Israele. Se vuole avere successo, la battaglia per una politica verbale
decente non dovrebbe essere di una sola parte, partigiana. Anzi, sarebbe utile
e appropriato se il prossimo Primo Ministro (unitamente ai Presidenti di Senato
e Camera) si unisse a questa battaglia e smettesse di minimizzare la portata e
l'impatto di ogni e di tutte le dichiarazioni truculente, ma le
condannasse fermamente e le impedisse. Magari è comunque poco, ma la riforma
della politica passa anche, ovviamente non soltanto, di qui.
( da "Unita, L'" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del WEB È morto a 57 anni l'analista finanziario che in Rete
spiegava meccanismi e scenari della globalizzazione Ciao Sbancor, maestro
profetico di controinformazione di Giuseppe Genna L'intelligenza che
interveniva in Rete con lo pseudonimo Sbancor, il 9 aprile scorso, aveva
lanciato nel Web questa analisi, che vale una profezia: "Al mondo non si è
mai vista una nuova egemonia economica che non fosse anche egemonia politica e militare.
Questo vuol dire che, se vi sarà un decoupling, se cioè le economie dei paesi
emergenti traineranno l'economia mondiale, dovrà esserci anche un decoupling
politico e militare. Gli Usa non hanno nessuna voglia di accettare questa
ipotesi. Rinforzano la Nato: sono pronti ad allargarla fino a Georgia e
Ucraina. Gli europei, che vedono con terrore i gasdotti che passano sotto la
terra ucraina a rischio, se Putin chiude innervosito il rubinetto di Gazprom,
lo impediscono". Ed ecco la stoccata finale di una mente dalle forti
propensioni narrative: "Particolare significativo: la riunione si teneva
nel Castello di Ceausescu a Bucarest. I Vampiri prediligono alcuni luoghi,
piuttosto di altri...". Sbancor si riferiva al vertice Nato tenutosi in
Romania. Quest'ampiezza di visione, questa profondità di analisi e questa
vastità di competenze, questa ironia da romanziere hanno fatto di Sbancor una
mitologia della Rete italiana. Ed è un simile patrimonio umano che è venuto a
mancare, improvvisamente e tragicamente, a 57 anni. Romano, un passato
movimentista a partire dal '68 e per tutti i Settanta, Sbancor era un analista
che aveva occupato (e occupava attualmente) ruoli importanti nel mondo della
finanza italiana. Spirito imbelle, aveva scelto il suo nom de plume vergando
corrosivi elzeviri sull'Espresso, scegliendo la sigla che si opponeva a quella
con cui Scalfari interveniva sotto lo pseudo Bancor, diffondendo un verbo
liberista scatenato, in connessione con giochi più grandi, a cui l'Italia
partecipa come margine dei margini di un Impero mobile. Ovviamente, Sbancor
venne bandito dalla sede giornalistica. La dissacrazione delle conquiste e dei
diritti civili, alla luce di una complessa dinamica geopolitica e delle
indicazioni delle tecnocrazie, il primato indiscusso dell'economia deviante che
avrebbe aperto un orizzonte devastante sull'intero pianeta, il crollo di
Bretton Woods a vantaggio dell'economia dei derivati e le coerenti
trasformazioni della lotta finanziaria in logica di guerra (il cosiddetto
paradigma del warfare): questo era l'orizzonte complesso in cui Sbancor si
muoveva, fornendo indicazioni precise, geografiche e politiche e temporali, da
lasciare sbalorditi. Così lasciò sbalordito il movimento che da Seattle avrebbe
condotto a Genova, preconizzando mesi prima, in un leggendario intervento
diffuso via Rete, la prospettiva dell'attacco anomalo agli Usa dell'11
settembre e della successiva reazione bellica. Non bastò prevedere con
precisione filologica l'evento - Sbancor si spinse nel corso degli anni più avanti.
In un intervento su Carmilla, a pochi giorni dal primo lancio di missili
Hezbollah su Israele, annunciò che
sarebbe scoppiato un conflitto tra Gerusalemme e Beirut. Si può in pratica dire
che l'avvento di Sbancor, su siti come Indymedia e Rekombinant e Carmilla, ha
mutato il volto della controinformazione in Italia. Prima della sua opera di
intervento sempre preciso e anticipatorio, la controinformazione non aveva un
padre nobile di sinistra tanto addentro alle questioni tecniche di
intelligence, finanza mondiale e geopolitica. Sbancor insegnò come si faceva
sul serio controinformazione. Perfino infilandosi nel panorama narrativo, con
un romanzo per certi versi sorprendente, American Nightmare (Nuovi Mondi
Media), un saggio profetico su quanto sarebbe accaduto a livello globale negli
anni a venire, scritto in stile ellroyano. Coltissimo, spesso recensore di
romanzi (sempre su Web), Sbancor comprese tra i primi l'emersione della
letteratura di genere quale avanguardia di un rinnovamento profondo della nostra
narrativa. Prima della sua inattesa scomparsa, stava lavorando a un
romanzo-inchiesta sulla strage di piazza Fontana. Il suo marxismo realista,
rinnovato secondo prospettive odierne, riusciva a mantenere una carica utopica
inscalfibile: "Il movimento è la sottrazione dell'intelligenza
all'organizzazione sociale del consenso. Il che la rende più deficiente.
Probabilmente anche più cattiva. L'intelligenza sottratta al sistema di
organizzazione sociale è intelligenza libera. L'intelligenza libera è destinata
al nichilismo". Sbancor lascia un'eredità in termini di lucidità e metodo
- un'eredità laica e scientifica, che è necessario che la generazione dei
movimenti, a cui ha insegnato e dato fiducia, raccolga. La perdita di Sbancor è
uno choc collettivo per la Rete italiana. Il fenomeno Sbancor continuerà nei
suoi eredi - siamo capaci di annullare la morte in questo modo, ed è la lezione
letteraria a cui guardava Franco, il nome di nascita di questo straordinario
intellettuale.
( da "Corriere della Sera" del 05-05-2008)
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Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-05 num: -
pag: 11 categoria: REDAZIONALE RIVISTE Israele, 60 anni con "Europeo" "Israele. La storia di un Paese in guerra da sessant'anni". è il
tema del nuovo numero di "Europeo" presentato oggi in Sala Buzzati.
Intervengono Antonio Ferrari e Benny Morris. Coordina Daniele Protti. Via
Balzan 3, ang. via S. Marco 21, ore 18, prenotare 02.295.32.248.
( da "Corriere della Sera" del 05-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-05 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE Aria di crisi in Israele Arrestata la segretaria del premier. La stampa già parla di elezioni
anticipate Fondi neri elettorali, Olmert finisce nei guai DAL NOSTRO
CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Quarantotto ore di preavviso, novanta minuti di
interrogatorio. I poliziotti che venerdì mattina sono arrivati alla residenza
del primo ministro non volevano dargli il tempo di coordinare la sua versione
dei fatti. "Il provvedimento è stato "urgente", perché le
prove sono sostanziali e non possiamo mettere agli arresti domiciliari un
premier - spiega una fonte al quotidiano Haaretz -, impedirgli di usare il
telefono o avere degli incontri". Così dopo aver risposto alle domande
degli agenti, Ehud Olmert avrebbe chiamato un capo di Stato straniero che sta
per arrivare in visita, nel fine settimana ha visto Condoleezza Rice,
segretario di Stato americano, oggi ha in programma un vertice con Abu Mazen,
presidente palestinese. Il messaggio del leader israeliano è "vado
avanti". Come ha ripetuto ieri al consiglio dei ministri: "Ho
intenzione di continuare con il mio lavoro. L'inchiesta non rovinerà le
trattative di pace. Sono solo voci scellerate". Le "voci
scellerate" sono quel poco di informazioni trapelate sui giornali. La
procura ha posto il segreto sugli atti e solo due commentatori hanno parlato di
un ricco uomo d'affari americano, legato alla destra, che sta collaborando con
la polizia e avrebbe raccontato di fondi elettorali illeciti. Qualcuno pensa a
un complotto politico: far cadere il governo Olmert per bloccare i negoziati
con i palestinesi. Agli arresti domiciliari è finita Shula Zaken, fedele assistente
del premier, che ha guidato il suo ufficio fin da quando era sindaco di
Gerusalemme. Interrogata per sei ore, non ha voluto rispondere alle domande.
"Il caso sotto indagine è serio - scrive Nahum Barnea su Yedioth Ahronoth
-. Se emerge che le accuse sono ben fondate, Olmert deve lasciare l'incarico.
Altre inchieste in passato ci insegnano a non saltare alle conclusioni, molte
volte sono finite in nulla. Le conseguenze immediate di questa vicenda sono più
politiche che criminali". La coalizione di Olmert ha già perso qualche
pezzo per altre ragioni. Il partito dei Pensionati si è spaccato e tre ribelli
hanno accettato di unirsi in parlamento alla formazione organizzata dal
milionario russo Arcadi Gaydamak. Il governo è rimasto con 64 deputati su 120 e
tra i 64 quelli nervosi sono la maggioranza. Quando le accuse contro il premier
verranno rese pubbliche, Ehud Barak, ministro della Difesa e capo dei
laburisti, potrebbe decidere di lasciare. Un'altra ipotesi è una sostituzione
al vertice, con Tzipi Livni, ministro degli Esteri, al posto di Olmert, per
evitare le elezioni anticipate e una probabile vittoria del Likud. L'inchiesta
aperta dal procuratore generale Menache Mazuz è la quinta contro Olmert, da
quando è diventato primo ministro due anni fa. Non è stato finora incriminato e
nessuno dei casi riguarda il periodo da premier. "Le indagini non hanno
impedito a Olmert di lavorare - continua Barnea - ma gli hanno strappato via
l'aura morale, la rispettabilità che si accompagna al ruolo. Nei prossimi giorni,
terrà un discorso al cimitero sul Monte Herzl, ricorderà i nostri caduti nelle
guerre. Parlerà dei ragazzi, la gente penserà ai soldi". Giovedì Israele celebra i sessant'anni dalla fondazione. "Il
Paese non riceve un bel regalo per la festa dell'Indipendenza", commentano
gli editorialisti. Che già discutono delle date di eventuali elezioni
anticipate. La destra vorrebbe far sciogliere il parlamento nelle prossime
settimane e andare al voto entro settembre. Davide Frattini Indagato Il premier
israeliano, Ehud Olmert, in carica dal maggio 2006, quando vinse le elezioni
alla guida di Kadima, il partito fondato da Sharon.
( da "Corriere della Sera" del 05-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Motori - data: 2008-05-05 num: - pag: 48 categoria:
REDAZIONALE Il presidente dell'alleanza Renault-Nissan rivela a sorpresa tutti
i dettagli della gamma a emissioni zero, in commercio dal 2011 Ghosn:
"L'auto elettrica? La nostra è già pronta. E costa poco" CASCAIS
(Portogallo) - Il mondo dell'auto ha trovato l'apostolo del veicolo elettrico:
è Carlos Ghosn, il 54enne presidente dell'alleanza Renault-Nissan. Il piano è
già stato messo a punto nei particolari. Ghosn non si propone come salvatore
dell'umanità a rischio di avvelenamento, ma come manager, che ha fiutato il
business. "Mi hanno convinto due fatti irreversibili - spiega -: il
costante rincaro del petrolio e la presa di coscienza che il problema del CO 2
va affrontato in modo strutturale. La risposta è l'auto totalmente elettrica. E
noi stiamo per lanciarla: sarà la prima a emissioni zero in commercio". Sulle
auto elettriche si spendono molte parole, ma i fatti... "Non mi sono
spiegato. Nissan ha firmato accordi per la fornitura allo
Stato di Israele di
automobili elettriche, che godranno di enormi benefici fiscali: pagheranno una
tassa del 12% anziché del 72%. L'accordo ci dà un'esclusiva di dieci anni, dal
2011. Ma già nel 2010 avremo flotte elettriche negli Usa e in Giappone. Siamo
in trattative con il governo danese. Nel 2012 saremo su tutti i
mercati". Con quale tecnologia? "Batterie ultrapiatte al litio, montate
sotto il pianale di auto prodotte apposta. Vedrete come saranno sexy,
affascinanti...". E anche molto costose. "L'auto elettrica può
costare come un'auto convenzionale, anche meno. Nel nostro schema, batterie e
sistema di ricarica non saranno di proprietà del cliente. Come per i
telefonini, che oggi si possono comprare a poco perché i soldi si fanno
soprattutto con il traffico telefonico. Gli utili arriveranno anche dal
noleggio delle batterie". Quanto tempo occorre per la ricarica?
"L'autonomia di 100/150 km è sufficiente per la città. Una volta a casa,
attaccata la spina a una normale presa di corrente, bastano 6 ore. Mentre per
la sostituzione delle batterie occorre lo stesso tempo di un pieno". Quali
prospettive vede per il mercato delle elettriche? "Dipenderà dalle scelte
degli Stati sul fronte degli incentivi. Ma io credo che si verificherà
l'effetto-domino. Tutto avverrà in una decina di anni". Dove produrrete la
vostra gamma elettrica? "Renault in Francia e Nissan in Giappone. Poi, si
vedrà". Tommaso Tommasi Prototipo Il Gruppo Renault lavora sull'auto
elettrica dal 1992. A destra, uno dei prototipi più recenti: la tre posti
Nissan Mixim, presentata all'ultimo Salone di Francoforte. A sinistra, Carlos
Ghosn, 54 anni.
( da "Giornale.it, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 18 del 2008-05-05
pagina 8 Tam tam anarchico in rete contro la Fiera di Torino "Sarà guerra
ad Israele" di Gian Marco Chiocci Sui siti
Indymedia gli estremisti annunciano azioni shock. La polizia teme gesti isolati
Luca Rocca L'Antiterrorismo, è inutile nasconderlo, qualche preoccupazione ce
l'ha. L'ultimo monitoraggio sulle sigle antagoniste e antimperialiste
che via internet e via radio si stanno mobilitando per boicottare la Fiera del
libro di Torino "dedicata" a Israele, dà segnali poco rassicuranti. I primi sono arrivati già da
qualche giorno su Indymedia. "Israele terrorizza i civili con i raid aerei". "Boicotta e
contesta la fiera dedicata a Israele", si legge in quello che rimane nel sito della sinistra
antagonista. L'allarme è alto. Sono previsti: quattro gruppi anarchici
sospettati dei disordini a Genova e Napoli nel 2001; i reduci del
"Gramigna" di Padova (enclave delle nuove Br sotto processo a
Milano); i centri sociali che hanno solidarizzato con i compagni dell'Aquila
schieratisi a fianco dei cugini eversori veneti; le varie entità no global in
sintonia con i compagni del "Sud Ribelle" recentemente assolti a
Cosenza per le violenze del G8. I punti di raccordo locali per tutti sono il
"Network Antagonista Torinese", l'"Askatasuna", il
"Csoa Murazzi", il "Collettivo universitario autonomo", il
"Collettivo studenti autorganizzati", il "Comitato di
solidarietà con il popolo palestinese". Più che scontri eclatanti, si
temono azioni isolate, incursioni mirate ad opera di "cani sciolti".
In più l'Antiterrorismo fa notare come il clima si sia ulteriormente
surriscaldato nel capoluogo piemontese a causa di un'incursione di elementi di
estrema destra all'esterno della "sezione A.Gramsci" dei Carc,
formazione già sott'inchiesta per associazione sovversiva. I punti di ritrovo e
di concentramento sono più d'uno per i contestatori che si sono affidati a
pullman e treni, come quello organizzato dal "Coordinamento no
guerra" in partenza dalla stazione centrale di Milano. Digos e Anticrimine
dei carabinieri aggiornano di ora in ora una situazione che si qui ha visto
bandiere con la stella di David bruciare insieme a quelle americane. Per non
dire poi dei convegni sulla presunta "pulizia etnica" ai danni della Palestina con la partecipazione del discusso intellettuale
islamico Tariq Ramadan. A completare il puzzle, e a preoccupare gli addetti ai
lavori, l'arrivo lunedì 12 maggio di Beppe Grillo. L'invito alla manifestazione
inaugurata giovedì prossimo dal presidente della Repubblica, bersaglio
eccellente preso di mira proprio a Torino dal comico genovese nel suo ultimo
"Vaffa day", è stato accompagnato da una raccomandazione: "Ben
venga Grillo, purché lanci un appello alla lettura e non tenga un
comizio". Tornando alla Fiera del libro e alla decisione di ospitare Israele nel suo sessantesimo anniversario della nascita,
l'idea di disturbare l'evento è stata caldeggiata dall'anima più radicale della
sinistra antagonista. Indymedia e il centro sociale Askatasuna, ha invitato i
alla mobilitazione. Come ai vecchi tempi. Nonostante i divieti disposti dal
questore, gli speaker del sito invitano a piantonare gli ingressi del Centro
Fiere e a concedere il bis del primo maggio quando alcuni esponenti di
"Free Palestine" hanno prima contestato Fausto Bertinotti per la sua
partecipazione alla Fiera, poi hanno fatto un falò con le bandiere israeliane e
americane. Concederanno il bis? © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 18 del 2008-05-05
pagina 13 Agli arresti l'ex capo della segreteria del
premier Olmert di Redazione da Gerusalemme L'ex responsabile della segreteria
del premier israeliano Olmert è da martedì agli arresti domiciliari dopo essere
stata interrogata dalla polizia. Il quotidiano Haaretz collega la vicenda di
Shula Zaken con l'interrogatorio della polizia a cui venerdì è stato sottoposto
lo stesso Ehud Olmert. Altri dettagli dell'indagine sono stati
secretati, precisa il giornale. In passato la Zaken è stata descritta dalla
stampa come braccio destro di Olmert quando era ministro dell'Industria. È un
periodo molto delicato per i vertici politici israeliani e per Olmert in
particolare: ieri Avraham Hirshson, ex ministro delle Finanze e stretto
collaboratore del primo ministro israeliano, è stato formalmente accusato di
aver sottratto indebitamente più di un milione di dollari. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 05-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
IL REGISTA DI "SUPER
SIZE ME" SULLE TRACCE DI OSAMA "Qualcuno sa [FIRMA]VITTORIO SABADIN
CORRISPONDENTE DA LONDRA "Dov'è finito Osama bin Laden?" Provoca
qualche brivido vedere nella metropolitana di Londra, la stessa degli attentati
che nel 2005 causarono 56 vittime, questa frase stampata su un buffo manifesto,
nel quale un uomo conduce un cammello al galoppo nel deserto ridendo di gusto
mentre alle sue spalle elicotteri e carri armati creano un inferno di fuoco e
fiamme. Il cammelliere è il documentarista americano Morgan Spurlock e la
domanda che si pone è il titolo del suo ultimo lavoro, che uscirà nelle sale
inglesi il 9 maggio. Spurlock è la stessa persona che cercò di uccidersi
mangiando per un mese da McDonald's ("Super Size Me", candidato
all'Oscar nel 2004) e questa volta ha provato un modo più
rapido per suicidarsi: andare a cercare Bin Laden dall'Egitto a Israele, dalla Giordania al Marocco,
dall'Arabia Saudita all'Afghanistan e al Pakistan. Incredibilmente, è tornato a
casa sano e salvo, ma nemmeno lui potrà incassare la taglia di 25 milioni di
dollari che spetta a chi rintracci, vivo o morto, Osama. "Io
ovviamente lo volevo vivo - ha raccontato Spurlock in un lungo articolo sul
magazine dell'Independent - anche se a volte avevo un incubo: ci incontravamo,
io gli tendevo la mano e lui me la tagliava con la scimitarra. Forse la vera
ragione per la quale sono partito è che ho visto troppi film nei quali il bravo
ragazzo cattura da solo il cattivo, ma in realtà la domanda che avrei voluto
fare a Bin Laden era questa: come si può porre fine a questa follia che si è
impadronita del mondo dopo l'11 settembre? Come facciamo a fermarla?" Lo
scopo del film, sostiene il regista, è quello di fare in modo che le persone
che non vogliono sentire ascoltino. "L'argomento di cui si parla è serio,
molto serio, ma questo non vuol dire che non lo si possa affrontare con
umorismo". Far ridere, secondo Spurlock (e sicuramente, in Italia, anche
secondo Beppe Grillo), è ormai l'unico mezzo per attirare l'attenzione delle
persone su argomenti importanti e per farle ragionare. "Negli Stati Uniti
le televisioni e i giornali sono concentrati nelle mani di poche persone e la
visione che si dà degli avvenimenti esteri nei notiziari è sempre di odio e di
contrapposizione. Vorrei che il film aiutasse la gente a cambiare
atteggiamento, a non respingere il dialogo. Non possiamo più lasciare queste
cose solo nelle mani dei politici". Nel suo viaggio, Spurlock ha scoperto
che la disponibilità della gente araba a discutere con un americano è molto più
alta di quanto avesse immaginato. La polizia è dovuta intervenire a salvarlo
solo una volta, quando fu assalito da un gruppo di ebrei Hasidic. E la sua
amara considerazione finale è che purtroppo è molto facile trovare Osama bin
Laden: "dal Marocco al Pakistan, grazie agli errori di Bush, il suo
spirito è ormai dovunque".
( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il premier in
pectore teme i rilievi del Quirinale sulla nomina, ma non vuole scontri con la
Lega Il Cavaliere si sfoga con Bossi "Meglio se Calderoli rinuncia"
Il leader: "Dopo il caso Libia mi arrivano tante pressioni" Il
premier in pectore ha chiesto a Bossi di frenare le esternazioni dei suoi
Segnali di preoccupazione del Colle sono già giunti a via del Plebiscito
CLAUDIO TITO ROMA - "Ci sono tante pressioni, tienine conto". Silvio
Berlusconi e Umberto Bossi hanno colto l'occasione del viaggio in aereo da
Milano a Roma per fare il punto della situazione sul governo. Per schiarirsi le
idee su quello che accadrà da qui alla fine del mese. Per studiare le mosse che
il Pdl e la Lega dovranno compiere nel prossimo futuro. Ma anche per
confrontarsi con quella che rappresenta ancora una "questione
aperta". Ossia la "vicenda Calderoli". E già perché l'intervento
irrituale con cui la Libia è scesa in campo, qualche detrito nel centrodestra
lo ha lasciato. Certo, quel diktat contro l'esponente leghista non è piaciuto a
nessuno. Nemmeno al ministero degli Esteri del Pd, Massimo D'Alema, che lo ha
bocciato come una inaccettabile invasione di campo. Lo stesso premier in
pectore non intende dare l'impressione di "cedere alle minacce" di
fronte all'integralismo islamico. Non vuole trasformare un caso diplomatico in
segno di "debolezza" del nuovo esecutivo. Non può accettare che la
lista dei ministri venga condizionata dal pressing di un paese straniero.
Eppure una riflessione sull'argomento la sta facendo anche Berlusconi. Anzi,
ieri ha sottoposto i suoi dubbi proprio al Senatur. Intanto gli ha chiesto di
limitare le esuberanze dei Lumbard e lo ha invitato a valutare l'impatto
internazionale di alcune "sparate" dei suoi uomini. "Devi far
capire a tutti che in quel modo non si può andare avanti, non possiamo
sottoporre il governo a quel tipo di tensioni. I rischi sono troppo alti".
E soprattutto gli ha raccontato delle tante "pressioni" ricevute
affinchè Calderoli faccia un passo indietro. "Pressioni" esercitate
all'interno dei confini nazionali e non all'esterno. Certo quella del Cavaliere
non è stata una richiesta ufficiale, ma una esortazione a soppesare i pro e i
contro quella sì. Il Cavaliere, infatti, al di là degli aspetti politici e di
quelli "folcloristici" legati all'azione della Lega, ha iniziato a
coltivare qualche preoccupazioni sulle conseguenze che le posizioni leghiste
potranno avere sulla politica estera dell'Italia. E soprattutto sulla sicurezza
interna. Il futuro presidente del consiglio ricorda ancora bene quello che
accadde nel 2006 al Consolato italiano a Bengasi dopo l'esposizione della
maglietta anti-Islam di Calderoli. Ancor di più rammenta la bufera che lo
investì nel 2001 dopo il suo discorso a Berlino sulla "superiorità"
della civiltà occidentale. Errori che stavolta non vuole ripetere. Anzi, è
deciso a invertire la rotta rispetto a quegli "incidenti". Dalle
parti di Via del Plebiscito, poi, sono già arrivati alcuni segnali sugli
allarmi registrati dai nostri servizi segreti. Un "alert" che tocca
direttamente il potenziale ministro leghista e pure le possibilità che l'indice
di rischio aumenti nei prossimi mesi nel nostro Paese. La risposta di Bossi,
però, è stata inequivocabile. "Non esiste proprio", ha detto con la
massima nettezza. Il segretario leghista ha fatto quadrato intorno al suo
colonnello e ha ricordato al Cavaliere che sarebbe veramente un atto di
"debolezza" e che verrebbe incrinato il rapporto fiduciario. Nel Carroccio,
inoltre, i dubbi di Berlusconi sono stati letti come una "ritorsione"
di Gianni Letta. Come l'ultimo capitolo di quella battaglia combattuta a colpi
di fioretto dal braccio destro di Berlusconi e dall'ex ministro delle Riforme.
Un braccio di ferro che ha già fatto saltare le loro rispettive vicepresidenze
del consiglio. Il muro alzato dai lumbard, comunque, per il leader forzista non
può essere abbattuto con la forza. Insomma, se il Carroccio e Calderoli
vorranno fare un passo indietro bene, altrimenti difficilmente il futuro
presidente del consiglio forzerà la mano. Tant'è che nel frattempo ha cercato
di correre ai ripari azionando la rete di rapporti creata nei cinque anni a
Palazzo Chigi. Non solo dovrebbe rinviare il viaggio in Israele che in un primo momento era
stata calendarizzato come la sua prima missione all'estero. Ma ha inserito in
testa al programma di incontri internazionali un colloquio con il presidente
egiziano Hosny Mubarak. Un appuntamento fissato per il 5 giugno, addirittura
prima di quello con il presidente Usa, George Bush, atteso a Roma per
l'11 giugno. Il timore di Berlusconi, però, è che la casella di Calderoli possa
essere oggetto di una analisi "speciale" quando salirà domani al
Quirinale per ricevere l'incarico di formare il governo. Il premier in pectore,
infatti, è sicuro che il capo dello Stato formulerà i suoi appunti. Attraverso
i consueti "canali diplomatici" lo ha già fatto. Così, il "caso
Calderoli" potrebbe non essere definitivamente chiuso.
( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cronaca "Più
grave della violenza di Verona" Polemiche su Fini: ma non difendo i
naziskin. Veltroni: niente classifiche Il presidente della Camera: la sinistra
radicale giustifica l'estremismo. Ferrero: indegno ROMA - Uccidere un ragazzo
per una sigaretta è reato da punire. Ma attaccare Israele in occasione della Festa del
Libro di Torino "è più grave". Usa il bilancino Gianfranco Fini per
commentare due fatti, uno apparentemente di cronaca, l'altro più politico.
Sollecitato da Bruno Vespa, e spalleggiato dal presidente del Senato Renato
Schifani, il presidente della Camera arriva alla conclusione che "gli
scontri anti-israeliani di Torino e gli attacchi naziskin a Verona non sono
paragonabili". Ovviamente, dice il presidente della Camera "quel
gruppo che si definisce neonazista va punito, ma quello che accade a Torino è
più grave". Perché, spiega Fini, "la sinistra radicale dà vita ad una
violenza che giustifica con una politica antisionista. Non si può nascondere
l'astio per gli ebrei dietro l'antisionismo. Quello della sinistra radicale è
un movimento politico diffuso che dà vita a pregiudizi di tipo
politico-religioso". Un giudizio che suscita immediate reazioni a
sinistra. "Vista la sua cultura politica, evidentemente Fini è in
imbarazzo su quanto è avvenuto a Verona. - commenta il comunista italiano Pino
Sgobio - Non ci sono parole al commento del neo presidente della Camera. Non ci
sono e non ci possono essere paragoni che reggono". Molto critico anche il
commento di Paolo Ferrero. Il ministro della Solidarietà sociale, Rifondazione,
commenta: "Credo che quelle di Fini siano parole incredibili e indegne di
chi occupa un ruolo istituzionale di quel peso". Ma poco dopo Fini si
mostra stupito della polemica che si è innescata e replica: "Mi svesto per
un attimo dalla mia veste istituzionale e dico che questi signori sono quelli
che impediscono al presidente Napolitano di recarsi alla Fiera di Torino. Non
ci si meravigli se poi restano fuori dal Parlamento", dice il presidente
della Camera. "Non capisco le polemiche. - continua - Chi ha sentito le
mie parole esprimerà un giudizio. Semmai sono preoccupanti questi giudizi.
Dichiarazioni di non so quanto autorevoli esponenti che si inventano dei motivi
per polemizzare". Schifani è d'accordo con il collega e ammonisce:
"Queste parole fanno male a quel diritto di tribuna politica di cui io e Fini
abbiamo parlato". Ma le parole di Fini non sono piaciute al Pd. "Io
sono per non stabilire mai priorità su questi temi. Sono due fatti diversi: nel
primo caso c'è la vita di un ragazzo che è stata spezzata ed è un episodio
molto grave e sottovalutarlo sarebbe un errore molto serio", dice Walter
Veltroni. Al leader del Pd risponde il portavoce di An Andrea Ronchi: "Le
scomposte reazioni che uniscono Veltroni alla sinistra massimalista dimostrano
lo stato di profonda disperazione culturale e politica in cui versa il
centrosinistra".
( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Commenti LA SORGENTE
DELL'INTOLLERANZA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La proposta del boicottaggio del
Salone perché l'ospite d'onore era Israele è stata la
spinta decisiva per convincermi a partecipare. Anzi a considerare assolutamente
obbligatoria la partecipazione, come atto di civile responsabilità. Ero stato
invitato a una discussione a più voci su di una grande realizzazione editoriale
dedicata alla storia della Shoah. Mi si proponeva di contribuire alla
riflessione comune offrendo qualche traccia di risposta alla questione delle
origini remote dell'antisemitismo nella cultura del popolo italiano. Ho
accettato senza nemmeno un attimo di incertezza. Ma non perché ritenessi di
avere cose importanti da dire o aspetti inediti da rivelare. Certo, il problema
non è irrilevante, non riguarda solo il passato. Anche nei fenomeni storici
maggiori c'è, come nei grandi fiumi, una piccola sorgente da scoprire. Chi
celebra il Po recandosi alla sua sorgente può capire questa metafora (meglio,
forse, di quanto non capisca le origini e i valori storici incarnati da simboli
come le camicie verdi; ma questo è un altro discorso). Risalire alle sorgenti
dell'antisemitismo significa cercare di capire quando, dove e perché è
affiorato il primo rivolo della fiumana nera che ha travolto la cultura e la
civiltà europea nell'immane abisso che va sotto il nome di Auschwitz. E per
l'Italia in particolare si tratta di fare i conti una volta per tutte, in modo
aperto e senza le consuete facili auto-assoluzioni, con una grande tragedia
rimossa della nostra storia. Si pone per questo nostro Paese, dove una
maggioranza di destra ha appena ammesso (un po' a denti stretti, ma tant'è) il
valore fondante della Liberazione antifascista del 25 aprile 1945, il problema
di capire quale deposito nascosto di violenza, quale profondo, inconsapevole ma
non incolpevole fondo di intolleranza e di antisemitismo condiviso dalla
maggioranza degli italiani abbia fatto accettare a un popolo generalmente
ritenuto mite e civile le leggi razziali del 1938 - punto di partenza da cui si
sono via via srotolati gli anelli successivi, inclusa la grande retata degli
ebrei anche nella capitale del mondo cattolico, anche sotto le finestre del
Vaticano. Finché quel problema resta irrisolto, ci toccherà voltare altrove lo
sguardo e fingere di non vedere le manifestazioni del risorgere dell'orrore
dell'antisemitismo. Ma non confondiamo la farsa con la tragedia. C'è chi oggi
approfitta dello sciagurato protagonismo di intellettuali che si fregiano
ingiustamente di un titolo che indicherebbe di per sé l'esercizio
dell'intelletto; e ne approfitta abilmente per proporre una specie di scambio
di prigionieri. Da una parte l'intolleranza di chi chiede da sinistra il
boicottaggio della Fiera internazionale del libro di Torino, dall'altra la violenza
neonazista di chi uccide per il piacere di uccidere in nome dei simboli e delle
idee che hanno prodotto la Shoah. L'intolleranza ha un volto antico. Lo si può
facilmente riconoscere al di là delle giustificazioni con cui si copre e delle
sue mutevoli maschere ideologiche: il rogo dei libri ordinato dall'Inquisizione
che distrusse più di ventimila testi ebraici nella città di Cremona a metà
Cinquecento è parente stretto degli altri roghi che nella Germania nazista
inaugurarono il percorso che doveva condurre ad Auschwitz. Quando si tratta di
libri, non si parli di boicottaggio: si parli di elogio dell'ignoranza, di
volontà di non sapere e di non ascoltare. Come tutte le forme di stupidità,
anche questa ha trovato credito e seguaci. Si è fatta incombente, ossessiva,
tanto povera di argomenti quanto intimidatoria nel tono. Se ci fosse un
contesto di civile confronto sarebbe facile smontarne gli argomenti. Per
esempio: si può criticare la politica dello Stato di Israele così come si può criticare quella di qualsiasi Stato. E del
resto questo lo fanno molto bene alcune voci che vengono proprio dalla cultura
e dalla letteratura di Israele. Tuttavia, finché la minaccia che pende sullo Stato di Israele è quella della sua distruzione,
l'indiscutibile dovere primario di ogni essere umano memore della storia che ha
alle spalle è quello di solidarizzare col popolo che vi ha ritrovato la
sua unità e ricomposto le forme della sua esistenza dopo l'immane genocidio di
cui noi, gli europei, i figli della civiltà cristiana, portiamo la
responsabilità storica. Portiamo anche qualcosa di più. Molti lo scoprono solo
adesso, perché la violenza, il razzismo, l'antisemitismo come figli legittimi
dell'ideologia nazifascista hanno fatto un'altra vittima. Un giovane uomo è
morto per le strade di una bella e civilissima città italiana. Ma quanti anni
sono che negli stadi italiani, nelle piazze e per le vie e i vicoli delle
nostre città apparentemente più ricche e civili l'antisemitismo più sgangherato
e il razzismo più becero hanno costituito la carta di presentazione di
movimenti giovanili alimentati o addirittura appoggiati da forze politiche
impegnate nel gioco del potere nazionale? Oggi le carte del gioco sono quasi
tutte nelle mani di quelle forze politiche. Dopo avere vinto, ci aspettiamo che
ci convincano. E questo deve avvenire a caldo, nella lettura dei sintomi della
crisi italiana e nelle decisioni necessarie e urgenti con cui quei sintomi
devono essere contrastati e curati. Ci aspettiamo non l'ennesimo scaricabarile,
non la finzione del non sapere, non la caricatura dell'argomento di chi ha
osato opporre una ipoteticamente maggiore colpevolezza delle idee dei gruppi
sedicenti di sinistra rispetto all'assassinio compiuto da giovani nazifascisti.
Ben altro è quello che occorre se davvero si vuole rimuovere la cupa sindrome
di imbarbarimento e di regressione che ? non da oggi ? grava sul nostro Paese.
( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Spettacoli Intesa
Interlocutori Il film "Fate l'amore non la guerra. Anche a Gaza"
"Disengagement" ambientato nella striscia, inaugurerà a Torino la
Fiera del libro Uscendo dagli stereotipi dello scontro politico, volevo vedere
se è possibile trovare un terreno di intesa Se gli arabi non vogliono
interlocutori moderati come Oz o Grossman, con chi pensano di parlare? MARIA
PIA FUSCO ROMA Un israeliano e una palestinese si incontrano su un treno.
Fumano vicini, si guardano, si sorridono, si piacciono, si baciano. Comincia
così Disengagement di Amos Gitai, un inizio "con cui, uscendo dagli
stereotipi dello scontro politico, volevo vedere se è possibile trovare un
terreno di intesa, come dire "fate l'amore, non fate la
guerra"", dice il regista di Haifa, in Italia per presentare il film
in varie anteprime: ieri a Perugia con il festival Batik, poi a Parma (oggi), a
Reggio Emilia (domani) e l'8 a Torino per l'apertura della Fiera del Libro.
"Io penso che abbiamo il dovere di parlare, solo parlando si può tentare
di raggiungere un accordo. Trovo strano il boicottaggio: se gli arabi non
vogliono interlocutori come Oz o Grossman che sono i più moderati, con chi
pensano di parlare? O credono che per risolvere i problemi basta mettersi a
pregare, ciascuno il suo dio, e una soluzione arriverà? Secondo me è meglio se
si parla anche senza essere d'accordo, ma senza ammazzarci. Anche in Francia
c'è stato un tentativo di boicottare la fiera di Parigi, ma perché prendersela
con gli scrittori? Sarebbe più opportuno boicottare la parata militare, una
mostra di armi destinate a entrambe le parti". In Disengagement la storia
privata della protagonista che cerca la figlia in un kibbutz si intreccia con
quella dello sgombro dei coloni dalla striscia di Gaza. è vero che deve il film
a suo figlio Ben? "Ad agosto 2005 Ben faceva il servizio militare
obbligatorio ed era impegnato nella smobilitazione. Mi suggerì di andare a filmare
l'evento. Per la prima volta ho assistito non al conflitto Israele contro Palestina ma Israele
contro Israele. Sono due
situazioni connesse, non si risolve l'una senza risolvere l'altra. Gli ebrei
amano i riferimenti mitologici e hanno collegato il ritiro ordinato da Sharon
in estate all'estate in cui i Romani distrussero i templi". Lei
mette in risalto i riti religiosi con cui reagiscono i coloni... "Non sono
d'accordo con gli eccessi di religione, ma se da una parte ero infastidito,
dall'altra sentivo il dovere di registrarli senza ridicolizzarli. Come persona
sono per la pace e la riconciliazione e dunque sono sempre stato contro gli
insediamenti in territorio palestinese, ma come cineasta dovevo vedere la
realtà e i drammi umani di quanti, incoraggiati e finanziati dai vari governi
di Israele ad insediarsi, di colpo si trovavano
costretti a partire e lasciare tutto. Non è giusto trattare le persone come
pedine". A che punto è il disimpegno? "A Gaza è completo, ma non
nella West Bank. Oggi assistiamo ad una nuova forma che assume Israele, dove ogni tanto si verificano grandi mutamenti.
Faccio cinema da 25 anni e in questo quarto di secolo ho cercato di registrare
i frammenti di storia del mio paese, sempre da un angolo diverso. Come un
puzzle da costruire pezzo per pezzo". Juliette Binoche, Jeanne Moreau,
Barbara Hendricks, Liron Levo, uno dei più grandi attori d'Israele:
il film ha un cast sontuoso... "Non erano riprese facili, la presenza di
interpreti bravi era essenziale. Binoche è stata molto generosa, ha arricchito
Ana di una follia giocosa, è sua l'idea di provocare il fratello Uli
mostrandosi nuda e invitante. Alla prima di Parigi suo padre le ha detto che è
la sua migliore interpretazione e lei si è commossa". Com'è il suo stato
d'animo nei confronti della pace? "Non ci sono soluzioni facili, ma non
bisogna smettere di cercarle. Oggi non sono molto ottimista. Ho visto un
sondaggio, secondo il quale per il 66 per cento dei palestinesi ci sarà un
accordo ed è la stessa percentuale degli israeliani dello stesso parere. La
volontà popolare c'è, purtroppo però non vedo l'architettura politica per farla
rispettare: Olmert e Abu Mazen sono entrambi troppo deboli". Cosa pensa
dell'accusa ad Olmert di finanziamenti illeciti? "è positiva la trasparenza,
Israele ha bisogno di un'immagine di società aperta.
Però avremmo anche bisogno di buoni politici". Ha letto dei tanti ebrei
italiani che hanno votato a destra? "è successo anche in Francia con
Sarkozy. Io credo che molti si sentano insultati da certe critiche della
sinistra ad Israele, critiche a volte giuste, come
quando Israele taglia l'elettricità a un milione e
mezzo di palestinesi, ma a volte sono critiche solo ideologiche". Lei è
sempre stato molto critico nei confronti dei media... "Continuo a esserlo,
non tanto verso la carta stampata quanto verso le tv, che del mio paese e del
conflitto si occupano solo quando si tratta di immagini dal forte impatto
emotivo, ignorando altri aspetti della realtà. Ma riconosco che noi, israeliani
e palestinesi, siamo bravi a produrle, collaboriamo nel senso peggiore ad
offrire immagini avvelenate e che avvelenano, con il risultato di perdere
entrambi e di indebolirci reciprocamente. Purtroppo le immagini restano, con il
mio cinema io cerco di porre domande, di insinuare dubbi. Ma un film non può
competere con le immagini di un telegiornale".
( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina I - Torino La polemica Sul caso Israele Volli all'attacco di Pelizzetti "Non ti voto più"
PAOLO GRISERI è scontro tra il docente di Semiotica Ugo Volli e il rettore Ezio
Pelizzetti. Il professore annuncia che non voterà il rettore per la "sua
politica di accondiscendenza nei confronti di gruppetti che organizzano azioni
anti-israeliane". Volli si riferisce all'autorizzazione del rettore
a far svolgere il seminario promosso da Free Palestine. Secca la replica di
Pelizzetti: "Il boicottaggio è uno strumento sbagliato di protesta" A
PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina V - Torino
"Una zona rossa per escluderci" Le accuse di Casali, leader dei
Rdb-Cub: sospesi i diritti civili "Mesi fa ci hanno proposto uno stand, ma
noi vogliamo la visibilità esterna" "Restiamo fermi nell'idea del
boicottaggio e sabato saremo in piazza col corteo" Luigi Casali,
coordinatore piemontese di Rdb-Cub è uno dei portavoce locali dell'Associazione
"Free Palestine" che in questi mesi ha trattato con i vertici della
Fiera del Libro. Ancora nelle ultime ore ha rifiutato l'offerta di allestire un
padiglione per ospitare i dissidenti che contestano le posizioni del governo di
Gerusalemme: "Abbiamo deciso il boicottaggio e dunque non avremmo mai
potuto accettare un'offerta del genere". Signor Casali, quando sono
cominciati i contatti con i vertici della Fiera? "A gennaio abbiamo avuto
un incontro con il presidente della Fondazione, Rolando Picchioni.
Nell'occasione ci aveva proposto di occupare uno stand all'interno dello spazio
espositivo". Voi che cosa avete risposto? "Noi abbiamo riportato la
proposta all'assemblea di Free Palestine. E tutti insieme abbiamo deciso di
rifiutare l'offerta dei vertici della Fiera". Perché? "Perché
l'assemblea ha preferito chiedere uno spazio fuori dai padiglioni del Lingotto.
In questo modo la nostra protesta sarebbe stata più visibile a tutta la
città". Non siete stati voi ad accusare la Fiera di non dare spazio ai
dissidenti palestinesi e israeliani? "Noi abbiamo
accusato la Fiera di aver invitato Israele come ospite d'onore. Per questo abbiamo deciso il boicottaggio.
E certamente non avrebbe avuto senso, visto il boicottaggio, accettare di avere
uno stand all'interno dei padiglioni della manifestazione". Avete avuto
altri contatti con i vertici della Fiera? "Negli ultimi giorni ci
sono stati nuovi contatti dopo che la questura ha deciso di istituire una zona
rossa intorno al Lingotto". Zona rossa? "Come lo definisce uno spazio
in cui è impedito ai cittadini di manifestare il proprio pensiero con
volantini, banchetti, speakeraggi? Per me è un zona rossa e a Torino una cosa
del genere non si era mai vista". Veramente nelle zone rosse non è
consentito l'accesso ai cittadini... "Qui però, come a Genova per il G8,
c'è un'area in cui sono sospesi alcuni diritti civili". Qual è stato
l'argomento dei vostri ultimi colloqui con i vertici della Fiera? "Nei
giorni scorsi ci hanno nuovamente offerto la possibilità di avere uno stand e
noi abbiamo nuovamente rifiutato. è fin troppo facile cavarsela con uno spazio
riservato al dissenso. Noi contestiamo l'impostazione stessa della Fiera, la
scelta di invitare Israele, l'organizzazione tutta
orientata a dare visibilità alle tesi del governo di Olmert. Dopo aver fatto
questo, nonostante le proteste dei palestinesi a livello internazionale, non
basta uno stand a invertire il segno della manifestazione. Così abbiamo
preferito dire di no e organizzare il corteo nazionale di protesta che partirà
sabato pomeriggio da corso Marconi angolo via Madama Cristina". (p. g.).
( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina V - Torino Per
il docente c'è una militarizzazione anti Israele
Scontro tra Volli e Pelizzetti "Non ti voto più come rettore" Il
rettore autorizza convegni "che sono in realtà manifestazioni politiche
anti-israeliane"? Il professor Ugo Volli, docente di semiotica all'università,
protesta e annuncia che, per ritorsione, non parteciperà alla prossima elezione
del successore di Pelizzetti. Un gesto solo simbolico perché Pelizzetti è
l'unico candidato a succedere a se stesso nelle elezioni che si terranno il 14
e il 15 maggio prossimi. Volli si scaglia contro il rettore accusandolo di aver
consentito "una grottesca militarizzazione rivoluzionaria
dell'ateneo" e sostenendo che l'univeristà sarebbe stata coinvolta in
"un attivismo fanatico e unilaterale che contraddice la sua natura di
istituzione pubblica neutrale". Il violento j'accuse di Volli contro il
rettore si conclude affermando che Pelizzetti avrebbe messo in atto "una
politica di accondiscendenza nei confronti dei gruppetti estremisti che è
continuata durante tutto il suo rettorato". Alla reprimenda di Volli
Pelizzetti risponde con ironia: "Anche il collega Volli intende protestare
attuando il boicottaggio, in questo caso delle elezioni universitarie. Me ne
dispiaccio perché considero il boicottaggio uno strumento sbagliato di
protesta". Pelizzetti ricorda che "la concessione delle aule non
coincide con l'adesione delle autorità accademiche alle tesi di chi le
occupa", anche perché, in quel caso, verrebbero concesse le sale solo a
chi esprime opinioni coincidenti con quelle del rettore o del preside di
facoltà. In questo modo l'università cesserebbe di svolgere il suo ruolo di
garante della libertà del dibattito: "In questi anni - precisa Pelizzetti
- ho sempre cerato di fare in modo che l'ateneo offrisse a tutti la possibilità
di esprimere in modo civile il loro punto di vista. Così è stato anche per il
seminario che si svolge in questi giorni presso la facoltà di Scienze
politiche. Quando il preside, professor Garelli, me ne ha parlato, ho dato il
mio assenso perché nel programma erano previsti interventi di autorevoli
accademici italiani e stranieri. Non avrei avuto motivo per dire di no. Quanto
ai timori di militarizzazione rivoluzionaria di cui parla il professor Volli,
non mio paiono fondati. Il dibattito si è finora svolto nella massima
tranquillità". Non è la prima volta che lo scontro tra
Israele e Palestina provoca polemiche
all'università. Due anni fa, il 20 aprile 2005, fu duramente contestata la
scelta della professoressa Daniela Santus di portare a Torino un diplomatico
israeliano per partecipare a una lezione del suo corso di geografia culturale.
Nell'occasione venne impedito l'accesso ad alcuni studenti di un collettivo
autonomo che protestarono lanciando uova sull'auto del diplomatico. Due giorni
dopo la professoressa annunciò che intendeva interrompere il corso in seguito
alle minacce subite: "Non voglio rischiare la mia vita in aula".
(p.g.).
( da "Unita, L'" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del "Palestina, passi avanti sui
confini del futuro Stato" A Gerusalemme l'incontro Olmert-Abu Mazen. Sul
premier israeliano l'incubo dello scandalo fondi neri di Umberto De
Giovannangeli UN PREMIER sospeso tra speranze di pace e l'incubo di uno
scandalo che potrebbe porre fine alla sua carriera politica. Malgrado la spada
di Damocle di un'incrimi- nazione forse prossima per non meglio precisati
reati, che potrebbe causare la caduta del suo governo, per il premier
israeliano Ehud Olmert è "business as usual". ieri a Gerusalemme ha
avuto un incontro col presidente palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen) che,
secondo una fonte israeliana, è stato coronato da "progressi
tangibili". Olmert prosegue perciò intensamente la sua attività politica,
al centro della quale sta il negoziato di pace con i palestinesi, mentre si
delinea pure la possibilità di un'intesa indiretta di cessate il fuoco con
Hamas nella striscia di Gaza, mediata dall'Egitto che la settimana prossima
invierà il capo dei suoi servizi di sicurezza, il generale Omar Soleiman per
sottoporre a Israele le condizioni della possibile
tregua. Il premier ha inoltre ricevuto la segretaria di Stato Usa Condoleezza
Rice, per la seconda volta in due giorni, prima della partenza di quest'ultima.
È possibile che agli asseriti progressi nei colloqui tra Olmert e Abu Mazen
abbiano anche contribuito le pressioni della Rice e la necessità politica di
mostrare qualcosa di concreto al presidente George W. Bush, atteso questo mese
per partecipare ai festeggiamenti per il 60/o anniversario della nascita di Israele. Secondo una fonte israeliana, presente all'incontro
Olmert-Abu Mazen, al quale hanno partecipato anche i capi dei gruppi negoziali
delle due parti, la ministra degli Esteri Tzipi Livni e l'ex premier Ahmed Qrea
(Abu Ala), i passi avanti compiuti riguardano le linee di frontiera
del futuro Stato di Palestina al fianco di Israele e le disposizioni di sicurezza tra i due Stati. Nessun concreto
progresso è stato invece compiuto, stando alla fonte, per quanto riguarda la
questione dei profughi palestinesi, che rivendicano il diritto al ritorno in Israele, e il futuro status politico
permanente di Gerusalemme, che anzi non è stato nemmeno discusso. Tutto
sommato, ha detto la fonte, quello di ieri "è stato l'incontro
probabilmente più serio" tra i due responsabili politici dalla conferenza
di Annapolis che lo scorso novembre varò la ripresa dei negoziati di pace. Le
parti, ha aggiunto la fonte, restano fedeli all'obiettivo di arrivare a un
accordo entro la fine dell'anno. Il negoziatore palestinese Saeb Erekat ha
invece esortato a evitare "premature conclusioni e misure di
progressi". Abu Mazen, ha poi detto, ha sollecitato Olmert a compiere
tutti i passi necessari per facilitare il ritorno della calma sul confine tra Israele e la striscia di Gaza. Anzi, a suo dire, la tregua
che si sta delineando tra Israele e Hamas è frutto di
un'iniziativa del presidente palestinese. "Loro (gli israeliani, ndr.)
sanno che il principio base convenuto è che niente è concordato fino a quando
non lo è stato. Abbiamo concordato che si negozierà su tutte le questioni
relative allo status definitivo: Gerusalemme, confini, insediamenti, profughi,
risorse idriche, relazioni sulla sicurezza. E noi aggiungiamo la questione dei
detenuti palestinesi", puntualizza Erekat. Da parte israeliana si afferma
tra l'altro di essere consci della necessità di compiere passi concreti per
facilitare la libertà di movimento di merci e persone nei Territori e
assicurazioni in questo senso sono state date anche alla Rice. "Ci rendiamo
conto - afferma Mark Reghev, portavoce di Olmert - che bisogna sostenere con
misure concrete sul terreno il processo politico". L'intensa attività
politico-diplomatica di Olmert non distrae tuttavia l'attenzione da tutti i
media locali dall'inchiesta che la polizia sta conducendo nei confronti del
premier, sulla quale la magistratura ha imposto il silenzio stampa più
rigoroso. Fonti informate riferiscono che tra alcuni giorni gli inquirenti
dovranno stabilire se il materiale raccolto a carico di Olmert sia sufficiente
per chiedere la sua incriminazione. In questa situazione di grande incertezza e
fluidità il mondo politico comincia a prepararsi a diversi possibili scenari,
dalla caduta del governo alla sospensione del premier dalle sue funzioni, e a
studiare le possibili strategie.
( da "Repubblica, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XVII - Bologna Reggio Parma Festival Due incontri con il regista
israeliano Amos Gitai gira tra i coloni a Gaza e poi c'è il "Red" La
rassegna di danza si svolge dal 16 al 25 maggio e celebra Ohad Naharin e la
Batsheva Dance Company REGGIO EMILIA - Amos Gitai, il regista di Kadosh e
Kippur, sarà oggi a Parma, al cinema Astra, e domani a Reggio Emilia, al cinema
Rosebud, per presentare in anteprima in Italia il suo ultimo lavoro,
Disengagement. è infatti dedicato a Israele, di cui si
celebra quest'anno il 60esimo anniversario della fondazione dello Stato, il
Reggio Parma Festival 2008, e Gitai, una delle personalità più intense, feconde
e premiate della cultura israeliana, incontrerà il pubblico in occasione di
entrambe le proiezioni (che avranno inizio alle 21). Disengagement,
interpretato tra gli altri anche da Jeanne Moreau e Juliette Binoche, affronta,
attraverso il racconto di una vicenda familiare, il difficile argomento della
liberazione degli insediamenti israeliani della striscia di Gaza da parte del
governo Sharon. Il Reggio Parma Festival proseguirà, dal 16 al 25 maggio, a
Reggio Emilia con il Red, anch'esso dedicato a Israele
e alla figura del coreografo Ohad Naharin in particolare, al cui lavoro verrà
reso un vero e proprio omaggio. Il festival è diviso in due ampie sezioni, la
prima, dal 16 al 20 maggio, vede l'inaugurazione da parte di Aterballetto con
Terra, nuova creazione di Mauro Bigonzetti, e con Minus 7, coreografia che
Naharin ha concesso ad Aterballetto. Seguiranno, in cartellone, la
straordinaria e versatile interprete Talia Paz, la coreografa Yasmeen Godder e
la storica Kibbutz Contemporary Dance Company, fondata dalla danzatrice ed ex
deportata ad Auschwitz, Yehudit Arnon ed oggi guidata dal coreografo Rami
Be'er. Dal 22 al 25 maggio il festival si concentrerà su Ohad Naharin e sulla
Batsheva Dance Company Junior e Senior: saranno presentati a Reggio Emilia gli
speculari Kamuyot e Mamootot, il primo dei quali destinato ad un pubblico
giovanissimo, mentre presenterà al Teatro Valli Tre, lavoro a serata su musiche
che da Bach arrivano ai Beach Boys, ultima fatica di un Naharin che concepisce
la danza come forma di espressione in grado di mostrare nuove soluzioni per
affrontare la convivenza con gli altri. Concludono il festival Emanuel Gat
Dance, altro sperimentatore e Avi Kaiser, che con Sergio Antonino da tempo sta
elaborando un'interessante collaborazione artistica in Europa. Infine, in
ottobre, a Parma, si svolgerà la sezione dedicata alla prosa e quella dedicata
all'arte contemporanea.
( da "Corriere della Sera" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-06 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Il viaggio Gli estremisti di destra: la vita è guerra Però mai in
tanti contro uno solo DA UNO DEI NOSTRI INVIATI VERONA - La canzone sugli ebrei
maledetti, giudei senza patria, quella no, quella è un falso, è stata
disconosciuta, è un apocrifo frutto della propaganda di sinistra. "Io son
camicia nera, la patria è la mia bandiera ", "Tu rosso compagno di
negri e immigrati, vigliacco senza onore ", invece fanno parte del
repertorio, ma era tanto tempo fa, adesso i Gesta bellica suonano altro, testi
più sfumati, "Nessuna pietà", "Falciando e martellando",
cose così. "Per favore, le persone cambiano, giudicatemi per quello che
vedete adesso". Andrea Miglioranzi ha ragione. C'è qualcosa di crudele in
tutto questo, sbattergli il suo passato recente in faccia. Non sono interviste,
somigliano più a posticci esami di democrazia. Toccano a lui, ai suoi camerati,
si dice ancora così, all'estrema destra veronese accusata di aver creato il
brodo nel quale hanno nuotato i 5 ragazzi che sabato scorso a forza di pugni e
calci si sono presi la vita di Nicola Tommasoli, nel centro di Verona.
Miglioranzi è un armadio di quasi due metri, ha ancora la testa rasata, ma è
l'unico orpello esteriore della sua vita da skinhead, di quando faceva il
frontman dei Gesta bellica, vestiva maglietta nera, jeans neri, bomber, anfibi
Doctor Martens ai piedi. Adesso che è il capogruppo della Lista Tosi al Comune
veste un bel completo grigio, porta orologio e occhiali alla moda. Il
cambiamento non riguarda solo il vestiario. Oggi Miglioranzi è un signore che
insegue il mutuo sociale, il reddito minimo, sta preparando un evento di
ippoterapia per i disabili. "Non mi sento in imbarazzo, non mi devo
discolpare di nulla. Quei ragazzi non fanno parte della mia storia. Sono degli
stupidi esaltati. Magari avessero fatto parte del nostro gruppo, avrebbero
imparato a vivere in modo etico, rigoroso, secondo la filosofia skin. Suonavo
in un gruppo che era una specie di 99 Posse di destra, quel che è stato è
stato". Si irrita, rivendica con legittimo orgoglio il fatto di avere un
figlio, una madre ammalata alla quale badare, di essere incensurato. La cose
cambiano, è vero. La posta in gioco è alta, e questi ragazzi assassini senza
passato e senza storia rischiano di far saltare il banco. Non possono entrare
nell'album di famiglia della destra cittadina, non devono. A Verona è in corso
una scommessa, un esperimento politico che ha in Flavio Tosi il suo demiurgo.
Fin da quando era segretario cittadino della Lega Nord, l'attuale sindaco ha
lavorato per portare nella sua sfera di influenza le due anime della destra
cittadina, alle quali ha adeguato linguaggio e contenuti. Le associazioni
cattoliche tradizionaliste, di ispirazione lefevriana, una realtà molto
presente sul territorio, e gli "indesiderabili" filofascisti.
L'alleanza elettorale e l'ingresso nel governo cittadino di questi ultimi ha
rappresentato il punto di arrivo. "La fine della nostra traversata nel
deserto" sospira invece Alessandro Castorina, federale locale del
Msi-Fiamma tricolore, attuale bassista dei Gesta bellica, titolare di un
negozio di abbigliamento che si chiama Camelot, coerenza commerciale e
ideologica pagata con un paio di attentati. La legittimazione. "Anche se
noi non ci siamo mai sentiti nelle fogne " aggiunge Giordano Caracino,
viso molto più giovane dei suoi 29 anni, abbigliamento da perfetto skin, jeans
e maglietta Fred Perry attillata su muscoli da pugile. è lui l'attuale presidente
del Fronte Veneto Skinheads. Quei ragazzi sono figli di nessuno, mai visti e
sentiti, nonostante almeno tre di loro lambissero gli ambienti della destra
estrema, in una città dove Forza Nuova e Msi-Fiamma tricolore si detestano, ma
le facce ai rispettivi cortei sono sempre le stesse. "Skinhead è un modo
di vivere la vita, secondo uno spirito nazionalista", spiega Giordano.
"Noi concepiamo il combattimento, fa parte della vita. Ma tanti contro uno
solo, mai". Il fondatore è una brava persona, dicono tutti, da Miglioranzi
a Caracino. Lo "zio" che ebbe la visione. A soli 39 anni, Piero
Puschiavo è una leggenda, nera. Imprenditore, padre di famiglia, nel 1985 fondò
il Fronte, portò gli skinhead a Verona, decisamente in anticipo sui tempi rispetto
a Milano o Roma. Scelse come bacino di proselitismo la curva dell'Hellas
Verona, avviò imprese musicali e editoriali, come le fanzine Blitzkrieg,
Groaar, La Fenice, la rivista skin Azione Patavium, nella quale indicava come
principale nemico "l'imbastardimento della nostra razza". Nessuna
responsabilità, dice, nessun album di famiglia. "Il mio unico rimpianto è
aver fatto troppo poco per elevare i valori ideali della nostra tradizione,
nella quale si inserisce la nostra lotta ai gay, che sono dei falliti, la loro
patologia è incurabile". Forse non sembra, ma Puschiavo è uomo colto,
probabilmente non sbaglia quando dice che i giovani estremisti d'oggi non
leggono Evola e Maurras, nulla sanno del pensiero di Alain De Benoist. Ma il
suo linguaggio è questo: "Sono tutti figli dell'America, dei suoi film
corruttori e violenti, dell'ossequio continuo a Israele". E così via. I visionari,
si sa, non tengono in gran conto le terrene vicende del politicamente corretto.
Le canzoni Cantava la band di Miglioranzi, ora in politica con Tosi: "Tu
rosso compagno di negri e immigrati, vigliacco" L'arresto I due ragazzi
che si sono costituiti ieri notte a Bergamo (Cavicchi) Marco Imarisio.
( da "Manifesto, Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
È
morto Nicola Tommasoli, pestato a sangue la notte del primo maggio, ucciso da
cinque naziskin. Tre sono in carcere, due in fuga. Per la destra è "solo
un atto criminale e non politico". Per Fini "è più grave bruciare le
bandiere d'Israele". Verona si prepara alla
manifestazione antifascista di sabato PAGINE 2, 3.
( da "Corriere della Sera" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-06 num: - pag: 6 categoria:
BREVI Il caso Il boicotaggio Il partito dei comunisti
italiani assieme ad alcuni intellettuali di sinistra come Gianni Vattimo si
fanno promotori del boicottaggio alla Fiera del Libro dedicata a Israele. Motivo: l'assenza di scrittori
palestinesi Aggressioni Il primo maggio i centri sociali bruciano due bandiere israeliane
e una americana. Contestato anche Fausto Bertinotti, che ha confermato la sua
presenza alla Fiera.
( da "Corriere della Sera" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-06 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE L'ambasciatore israeliano sul presidente della Camera
Meir: sull'antisemitismo di una certa sinistra ha ragione "Non ne so
abbastanza e non voglio fare riferimento ai fatti di Verona ", dice
l'ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meir. Ma sulle proteste contro la
Fiera del Libro a Torino ha detto ieri sera di essere "assolutamente d'accordo"
con Gianfranco Fini. "La sinistra radicale dà vita ad una violenza che
giustifica con una politica antisionista - ha detto Fini ieri a Porta a Porta
-. Non si può nascondere l'astio per gli ebrei dietro l'antisionismo. Quello
della sinistra radicale è un movimento politico diffuso, che dà vita a
pregiudizi di tipo politico- religioso". L'ambasciatore approva:
"Quello che la sinistra estrema sta cercando di fare a Torino è
delegittimare Israele, delegittimare il diritto
all'esistenza dello Stato ebraico". E aggiunge: "Bruciare la bandiera
israeliana è legittimo, ma non lo è, come si dice... sventolare una bandiera
israeliana! Queste persone vogliono boicottare la Fiera del Libro, un evento di
letteratura e di cultura. C'è solo una parola per questo, puro
antisemitismo". Ma allora chiunque protesti contro Israele
e le sue politiche finisce con l'essere bollato come antisemita? Meir dice di
no, che esiste un test chiaro. "Natan Sharansky, ex dissidente sovietico e
poi ministro israeliano, disse che ci sono tre "D" per valutare se
siamo in presenza di antisemitismo. Qualora vi sia delegittimazione,
demonizzazione e doppi standard nei confronti dello Stato ebraico".
"Io sono un sostenitore della democrazia - continua l'ambasciatore Meir -
e penso sia legittimo criticare certe politiche del mio governo, ma quello che
non è legittimo è delegittimare lo Stato ebraico. E queste persone a Torino, le
voci che chiedono un boicottaggio della Fiera del libro stanno in realtà delegittimando
l'esistenza dello Stato ebraico. Non ho mai sentito coloro che chiedono il
boicottaggio della Fiera del Libro chiedere un'azione di boicottaggio contro
chi perpetra le stragi in Darfur. Perché? C'è un doppio standard".
D'accordo con Fini e grato alla destra per l'appoggio, Meir tiene però anche a
elogiare il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano "per due cose
che ha detto (nel gennaio 2007, in occasione della giornata della Memoria,
ndr): che anche l'antisionismo è come l'antisemitismo e che è una copertura per
l'antisemitismo". Ma ha anche parole d'apprezzamento per "l'intero
centrosinistra, Veltroni e altri che si sono schierati contro il
boicottaggio". \\ Bandiera bruciata e boicottaggio, giusto parlare di
antisemitismo Viviana Mazza.
( da "Corriere della Sera" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-06 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE La contromanifestazione Al convegno alla facoltà di Scienze
politiche su "La pulizia etnica della Palestina"
Vattimo assente per un malore Ramadan insiste: dal Colle gesto politico L'intellettuale
islamico: venendo qui aiuta a soffocare le voci di opposizione DAL NOSTRO
INVIATO TORINO - Tariq Ramadan arriva per ultimo, ma come i veri divi subito
riesce a rubare la scena agli altri. Perché è abile nell'argomentazione e non
ha paura della polemica. "Il vostro presidente, Giorgio Napolitano, ha
commesso un duplice errore nello scegliere di inaugurare la Fiera
internazionale del libro di Torino: innanzitutto con la sua presenza conferma
che quella del Lingotto è una manifestazione politica; inoltre la presenza del
capo dello Stato italiano a Torino avalla l'equiparazione tra critici di Israele e antisemiti. Un gesto che contribuisce a mettere
tutti sullo stesso piano e a soffocare le voci dell'opposizione. Nel seminario
cui sto per partecipare ci sono anche poeti e scrittori israeliani. Gente che
la pensa in maniera diversa dai sostenitori del governo ufficiale".
Proviamo a contraddire il ciclone Ramadan: guardi, professore, che il
presidente Napolitano ha deciso di venire a Torino quando ha saputo delle
iniziative di boicottaggio, è un gesto di solidarietà verso Israele,
Paese ospite della Fiera a sessant'anni dalla fondazione. "Lo vede che mi
dà ragione? - obietta Ramadan -. Quello del vostro presidente è un gesto
politico". Ma perché, Ramadan, l'anno scorso ha tranquillamente
partecipato e questa volta ha deciso di non accettare l'invito della Fiera di
Torino? "Non sono stato invitato" risponde sicuro il professore
ginevrino, autore di tanti libri sull'Islam, al centro di una controversia internazionale.
Da un lato c'è chi lo giudica un paladino del dialogo, dall'altro chi lo
ritiene ambiguo e nemico della democrazia. Obiettiamo a Ramadan: Ernesto
Ferrero e Rolando Picchioni qualche mese fa lo hanno invitato anche con un
appello pubblico. "è vero - si corregge a questo punto Ramadan -, mi hanno
invitato ma volevano che cambiassi le mie posizioni. Cosa per me inaccettabile.
Ho ringraziato e ho declinato l'invito". E quali sono le posizioni di
Ramadan? "Sostenere le organizzazioni che boicottano Israele:
a Parigi è stato deciso di fare una contromanifestazione all'interno del salone
del libro. Qui a Torino è stata scelta la linea del boicottaggio esterno: io mi
sono adeguato nell'uno e nell'altro caso". Tentiamo un'ultima domanda:
Ramadan non ritiene sterile la scelta di chi si chiude nel suo orto e rifiuta
il dialogo, il confronto con chi la pensa diversamente? Non sarebbe stato
meglio confrontarsi apertamente con gli scrittori israeliani che parteciperanno
da giovedì alla Fiera internazionale del libro? "Gli organizzatori -
risponde Ramadan - prima hanno invitato soltanto scrittori ebrei, quando
montava la protesta hanno fatto marcia indietro e hanno invitato qualche
palestinese. Troppo tardi. è questa la dimostrazione che la Fiera del libro è una
manifestazione culturale ma soprattutto politica. La cultura pura non
esiste". Sono già le cinque del pomeriggio. Il convegno su "Le
democrazie occidentali e la pulizia etnica della Palestina",
organizzato nell'aula delle lauree della facoltà di Scienze politiche, è in
corso da due ore. Gianni Vattimo non ha potuto partecipare per un malore. Ha
aperto il seminario Alfredo Tradardi. Poi lo storico Angelo D'Orsi ha elogiato
la controversa opera del suo collega israeliano Ilan Pappe, La pulizia etnica
della Palestina. D'Orsi ha paragonato Pappe, che si è
trasferito dall'università di Haifa a quella di Exeter, in Gran Bretagna, al
nostro Gaetano Salvemini, in fuga dal fascismo. D'Orsi ha precisato che, bontà
sua, non considera Israele uno Stato fascista. Però due minuti dopo ha definito Ben Gurion
"duce di Israele".
Sulle posizioni di Ramadan interviene seccamente Ernesto Ferrero, il direttore
scientifico della Fiera del libro: "Ramadan è un uomo molto intelligente e
astuto, ma è un'anguilla che si adatta alle circostanze. Lo puoi
definire contemporaneamente un pericoloso fondamentalista e un uomo del
dialogo. Ma certo non capisce che le posizioni aventiniane sono sterili oltre
che perdenti". Oggi il convegno per ricordare la Nakba (la catastrofe)
palestinese, in contrapposizione alle celebrazioni per i sessant'anni dello
Stato di Israele, continua. Scrittori Tariq Ramadan,
sostenitore del boicottaggio. A destra, Ernesto Ferrero Dino Messina.
( da "Corriere della Sera" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-06 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Il rettore "Meglio avere la protesta qui che i roghi
fuori" TORINO - ( V. Sch.) "Guai a innescare censure che neghino
preventivamente il diritto di parola a questo o a quello, perché quella fessura
può spalancarsi e diventare intolleranza". Ezio Pelizzetti, docente di
chimica, rettore dell'Università di Torino a 10 giorni dalla rielezione non si
sottrae alle polemiche. Rettore, oggi Ugo Volli, docente del suo ateneo,
annuncia che non voterà alle elezioni per rieleggerla per protesta contro il
seminario con Ramadan ospitato dall'università. Come risponde? "Non posso
che ribadire che questa università è e deve restare un luogo privilegiato del
confronto. Il seminario con Ramadan è stato proposto da nostri docenti, e non
voglio pensare che sia strumentalizzato. Sono contrario al boicottaggio e
giovedì andrò all'inaugurazione". Ma l'accusa è anche quella di un'eccessiva tolleranza verso i giovani autonomi che
"occupano" l'atrio di Palazzo Nuovo con i loro striscioni contro Israele... "Abbiamo appena varato
un nuovo regolamento sull'occupazione di spazi. Meglio la protesta qui dentro
che un rogo di bandiere in piazza". All'Università di Bologna, però,
un'assemblea anti Israele è
stata vietata. "Vero. Con quali risultati? Polemiche più esasperate
e l'occupazione di un'aula". Ezio Pelizzetti, rettore a Torino.
( da "Manifesto, Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il boicottaggio è
una scelta stupida. Gli scrittori rappresentano la coscienza moderata o critica
del mio paese. Se li mettono a tacere all'estero, a chi parleranno? Incontro
con Amos Gitai. L'Italia, la Fiera del libro, l'anniversario di Israele Il cinema, un mezzo "bastardo" per
spalancare gli occhi Cristina Piccino Roma Domenica pomeriggio. Amos Gitai a
Roma è solo di passaggio, una breve sosta prima di iniziare il "tour"
italiano organizzato dal Batik film festival di Perugia del quale il regista
israeliano è ospite prediletto. E proprio da Perugia, ieri, è partito questo
ciclo di incontri, stasera Gitai sarà a Parma, domani a Reggio Emilia e l'8 a
Torino. Il film che porta con sé è Disengagement, lo hanno presentato a Venezia
2007, inserito nel cartellone all'ultimo momento per problemi di accordi
produttivi con l'Istituto Luce, e per ora senza una distribuzione italiana. Nel
frattempo Gitai ha girato il magnifico Plus tard tu comprendras, star Jeanne
Moreau che è anche in Disengagement dove però la protagonista è Juliette
Binoche. Al centro c'è ancora una volta Israele, paese dal quale è di nuovo
fuggito tornando a Parigi. Ci aveva vissuto un lungo esilio volontario
interrotto soltanto con l'arrivo al governo di Rabin. "È una situazione
troppo brutale, Israele sta
esagerando con la punizione collettiva. Bisogna essere precisi: se
qualcuno vuole ucciderti ti difendi, ma questo qualcuno non può essere
identificato genericamente con tutti. Ricordi cosa diceva Sam Fuller quando Tarantino
gli chiedeva della guerra? 'Se ti trovi davanti un soldato tedesco è meglio
sparare prima che ti spari lui'. Però non è possibile tagliare la luce a un
milione e mezzo di persone, agli ospedali, agli asili, alle scuole ...".
L'"aggancio" di attualità è, ovviamente, la Fiera del Libro di Torino
dedicata come il Salone chiuso da poco a Parigi ai 60 anni di Israele. Gitai è autore di un cinema politico declinato in
chiave personale, che somma dunque più vissuti, il suo, quello dei genitori, il
padre architetto del Bauhaus fuggito in Israele dal
nazismo, la madre socialista, lui stesso coscienza critica di fronte mitologie,
memoria, contemporaneo. Uno sguardo sempre rivolto all'Europa, a quel legame
che è l'origine della nascita di Israele, la guerra,
l'olocausto. Che lo coinvolgano nelle discussioni - persino suo malgrado - sta
nelle cose. E poi conosce bene anche l'Italia, ci ha girato Nel nome del duce,
durante la campagna per le elezioni del sindaco a Napoli, nel 93 seguendo
Alessandra Mussolini (che prese il film molto male). "Ogni cosa che accade
nella politica di questo paese ha sempre un valore drammatico, un po' come da
noi in Israele. È importante per questo non perdere la
testa. E discutere, incontrare le persone... Sono felice per questo del giro
italiano col mio film". Mi chiede poi se Alemanno in italiano vuol dire,
come in francese (allemand), tedesco... Strana anche la storia di questo
sindaco, commenta Gitai. "Non conosco abbastanza il suo percorso e il suo
lavoro sull'immagine, fondamentale in Berlusconi: la sua influenza mediatica
all'estero è enorme. Sarkozy si ispira a lui e così Boris Johnson, il neo
sindaco conservatore di Londra". Nei mesi scorsi l'idea di dedicare la
Fiera del Libro di Torino a Israele è stata oggetto,
soprattutto in una parte della sinistra, di critiche molto forti. Fino alla
proposta di un boicottaggio. Cosa ne pensi? Ho partecipato al Salone del libro
di Parigi, lì non si è parlato di boicottaggio tra gli scrittori o gli
intellettuali francesi. Sono stati i governi arabi, le istituzioni a proporlo.
Il che è strano. Nessuno di loro infatti ha mai boicottato le fiere delle armi
a cui partecipa Israele. Sono tutti curiosi di vedere
gli ultimi modelli di armi che ha ideato, i gadget militaristi. Forse
considerano più pericolosi i libri che i jet. Trovo il boicottaggio un'idea
piuttosto stupida. Gli scrittori israeliani rappresentano l'ala moderata o
critica del paese. Se li boicottano anche all'estero a chi parleranno?
Purtroppo non sono la voce dell'intera società israeliana e ancora meno dei
suoi governanti. Da artista israeliano che ha sempre cercato una riflessione
non scontata sul suo paese, avverti come un obbligo il fatto che ti venga
continuamente richiesto un parere sul conflitto? C'è qualcosa di morboso nell'interesse
che la gente manifesta verso la guerra, e soprattutto verso la guerra in Medio
oriente. Attrae, mentre altri conflitti, ugualmente seri e con conseguenze
gravi come nella ex-Jugoslavia sono stati subito rimossi. Questo tipo di
curiosità sta diventando sempre più irrealista. C'è bisogno di una critica che
sia puntuale, che identifichi degli obiettivi precisi. Il resto conta poco.
Perciò serve anche una fraseologia precisa. Penso che la mancanza di precisione
sia oggi un problema diffuso, lo vedo anche nella sinistra in Italia. Che
impressione ti fa questo anniversario, i 60 anni della fondazione di Israele? Mi chiedo perché non i 45 o i 90... Possono usare
tutti i pretesti che vogliono se questo aiuta una riflessione seria. Ma è molto
dannoso farne un business senza nessuna analisi dei proprio comportamenti. Sono
stato ferito a vent'anni per Israele nella guerra del
Kippur, ho rischiato di morire e mia madre mi ha detto che si poteva sempre
ricominciare da capo. Lo stesso potrebbe valere per tutto il paese. Oggi si
producono cose interessanti nella poesia, in letteratura, in campo artistico.
Ma ripeto, più di tutto è importante conservare uno spirito critico. In questa
direzione vanno bene anche le celebrazioni dei 60 anni. Che invece sembrano
avere solo un valore di autopromozione. Stai lavorando a qualcosa di nuovo?
"Plus tard tu comprendras", il tuo film più recente, ancora
annunciato era magnifico. Ci riportava alla necessità di una memoria
sull'olocausto. L'ispirazione è stata il libro autobiografico di Jerome
Clement. Nella sua storia mi interessava mettere in luce come la trasmissione
della memoria non può avvenire in modo esplicito ma passa soprattutto per le
cose non dette. Non penso che la conoscenza si raggiunga solo quando qualcuno
ti rivela qualcosa, al contrario penso che sia molto più potente l'intuizione,
la coscienza di un'esperienza traumatica rimasta sotto silenzio che è stata
vissuta in famiglia nel passato. Sto lavorando a un film che si chiamerà Diary.
Un anno fa abbiamo pubblicato le lettere di mia madre. Ce ne erano migliaia
perché lei alla fine di ognuna chiedeva alla persona che l'avrebbe ricevuta di
rimandargliela una volta letta. Ci sono anche molti ricordi della mia infanzia,
storie che ho vissuto ma non sarà un film autobiografico. Mi piace nel cinema
la sua natura "bastarda". È un media bastardo, puoi guardare un film
con la pubblicità, mangiando un gelato o i pop corn. Il cinema mi permette di
dire ciò che penso, e di scegliere ogni volta un progetto. Anche se la maggiorparte
dei miei concittadini ricordano solo che vado avanti e dietro sulle scale di
Cannes.
( da "Corriere della Sera" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-06 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Esecutivo condizionato dalla competizione
e dall'allarme sicurezza L' imperativo della sicurezza resta dominante.
L'omicidio di un giovane a Verona da parte di un gruppo di naziskin e gli
scontri provocati a Torino dai centri sociali della sinistra radicale sono
richiami ruvidi alla realtà. E trovano una maggioranza decisa a fronteggiarli
con durezza, ma non altrettanto lucida nell'analisi dei fenomeni. Si intuisce
soltanto la voglia di rassicurare comunque un'opinione pubblica spaventata
dalla violenza. Il leghista Roberto Castelli bolla il pestaggio di Verona come
"un omicidio volontario, non preterintenzionale". Il presidente della
Camera, Gianfranco Fini, invece, definisce "più gravi gli scontri
antisraeliani di Torino". Forse, la divergenza è più apparente che reale.
Ma nelle parole di Fini si coglie una preoccupazione politica che finisce per
sottovalutare l'impatto enorme provocato dalla morte del ragazzo veronese. Lo
conferma la sua sorpresa per polemiche che liquida come "inventate".
Colpiscono, tuttavia, anche le reazioni strumentali della sinistra comunista,
indulgente verso i centri sociali. Sembra il tentativo disperato del
radicalismo antagonista, bocciato dall'elettorato, di ricostruirsi un'identità
inseguendo i "movimenti"; e di accreditare un rigurgito neofascista
favorito dalla vittoria del fronte berlusconiano. Ma si tratta di uno schema
strumentale. Il rischio è di risuscitare il fantasma degli "opposti
estremismi ", che qualcuno potrebbe riproporre come anticamera di un nuovo
terrorismo; di additare nella vittoria non del Pdl ma della "destra"
l'inizio di un movimento revanscista e violento. Il Pd cerca di non assecondare
lo schema dell'estrema sinistra; ma neppure la "graduatoria" di Fini.
Walter Veltroni sostiene che "sarebbe un errore molto serio" ignorare
la gravità di quanto è successo a Verona. A suo avviso, l'episodio delle
bandiere israeliane bruciate a Torino "è altrettanto grave. Ma stabilire
delle priorità in questi casi è assolutamente sbagliato". L'impressione
finale è quella di una polemica sterile. Probabilmente dipende dal vuoto che si
crea fra un governo che se ne va e l'altro che non gli è ancora subentrato. Il
risultato, tuttavia, è di trasmettere un'idea di confusione ed impotenza. Per
il momento, dietro la parola d'ordine della "tolleranza zero " si
intravedono più problemi che soluzioni. Gli echi dei tafferugli a Torino, le
critiche di esponenti islamici per la presenza del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, alla Fiera del Libro intitolata ad Israele promettono nuove polemiche. Per
fermarle sul nascere, ieri sera il Quirinale ha difeso la partecipazione del
presidente \\ della Repubblica; e criticato chi vorrebbe negare
"legittimità allo Stato di Israele". Ma non è detto che basterà. Polemiche tra Fini e
la sinistra per i fatti di Verona e Torino L'altolà del Colle.
( da "Stampa, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Io dell'Ottocento e
la gente di allora era più chiusa, ma sta di fatto che il sufi, per il suo modo
di fare e di essere, fu subito ben accolto dalla popolazione locale: appena
metteva il naso fuori casa uno sciame di persone lo seguiva sorridendo,
qualcuno gli lanciava fiori e gli chiedeva lumi. Educato e credente come era
rispose a tutti con belle parole, mai sopra le righe. Un giorno il vecchio
sufi, spaventato dal suo ascendente sulla gente, decise di metterli alla prova,
voleva verificare se amavano veramente la sua persona e la sua causa o solo le
sue parole. Cominciò a rispondere in malo modo e, in qualche giorno, attorno a
lui ci fu il deserto. Ecco, spero di non fare la fine del vecchio amico sufi.
Spesso mi chiedo: "Si può rifiutare la solidarietà?". Non saprei
perché l'aiuto reciproco è una cosa seria, una sorta di religione, un amore
senza confine, è la carità per eccellenza. C'è gente, nonostante i problemi
quotidiani, che è disposta a spendere tempo e denaro per aiutare il prossimo,
qualcuno addirittura si gioca un'intera vita a volte senza neanche sapere come
è andata. Per noi palestinesi la solidarietà della gente comune è ossigeno, ci
dà forza per resistere e voglia di una vita normale, umana. Impossibile trovare
le parole giuste per ringraziare le donne e gli uomini grazie ai quali non
abbiamo perso la speranza di un futuro migliore. Poi, ci sono coloro che si
lasciano prendere la mano, esagerano con le azioni, scendono nelle piazze a
bruciare la bandiera dell'avversario, pronti a calpestare i suoi libri in nome
dell'amore per la nostra causa. Ecco, a loro vorrei dire qualcosa ma non riesco
a trovare le parole giuste, senza ferirli, naturalmente. Potrei dire che siamo
stanchi di morire arrabbiati, voi che avete imparato sulla vostra pelle la
pace, piuttosto di portare lo scontro al punto del non ritorno, insegnateci la
pace, un giorno dovremmo pur convivere con lo Stato di Israele. Dopo queste parole mi auguro di
non fare la fine del vecchio sufi di Xinjiang che da quel giorno venne
abbandonato e nessuno seppe più niente di lui oppure, come diceva Mahmoud
Darwish, "Quando le mie parole erano grano io ero terra / Quando le mie
parole erano collera ero tempesta / Quando le mie parole erano roccia ero fiume
/ Quando le mie parole sono divenute miele / Le mosche hanno ricoperto
le mie labbra".
( da "Giornale.it, Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 107 del 2008-05-06
pagina 14 Il cattivo maestro che giustifica le bombe di Redazione Migliaia di
musulmani europei vedono in lui una sorta di guida. Un leader che attrae folle
di giovani immigrati, parla loro senza superiorità e li coinvolge nella vita
pubblica. Un organizzatore intellettuale degli islamici d'Europa, si potrebbe
definire, che il settimanale americano Time nel 2003 ha inserito tra i cento
pensatori che più hanno modellato il mondo contemporaneo. Il suo tentativo di
integrare l'Islam con l'Occidente procede su un sentiero controverso ormai da
anni. Tanto che Paesi come la Francia nel 1996 e gli Stati Uniti più volte gli
hanno negato il visto d'ingresso. Alcuni rapporti dei Servizi americani
ritengono che abbia avuto contatti con il terrorismo internazionale. Ma Tariq
Ramadan spiega che, a parte una parentela con il fondatore dei Fratelli
musulmani, Hassan al Banna, di cui è nipote ma a suo dire non epigono, si
dedica all'insegnamento e alla predicazione. Dopo aver studiato da imam in
Egitto, è infatti tornato in Svizzera, dove è nato nel 1962 e oggi è professore
di Studi islamici all'Università di Ginevra. E anche docente al Saint Antony
college di Oxford e spesso viene invitato nelle università e nella commissione
di studio istituita da Tony Blair dopo gli attentati di Londra del 2005. I suoi
critici gli riconoscono di aver provato a rispondere alla domanda
"possiamo vivere con l'Islam?" ma senza mai uscire dall'ambiguità
delle parole e dalla dissimulazione della realtà di cui i
giudizi sulla crisi israelo-palestinese rappresentano una prova. "Nel
voler imporre l'ingiustizia si producono delle bombe umane a esplosione
ritardata, il cui sacrificio trova giustificazione nei decenni di sofferenza e
nella colpevole passività internazionale", scrive nel 2005 in un libro
tradotto in Italia dalla casa editrice Al Hikma, fondata dall'ex
segretario dell'Ucoii Hamza Piccardo. Il suo discorso si è sviluppato
attraverso un'intensa attività pubblicistica. Ma ancora oggi ci si chiede come
possa conciliare la volontà di dialogo con l'indice che rivolge ai suoi
interlocutori non musulmani, che puntualmente gli ricordano che l'Europa ha una
concezione dei Diritti dell'uomo diversa da quella dei Paesi musulmani. Lui
cita le sue prese di posizione. Dalla moratoria sulla lapidazione, proposta da
Ramadan pur senza una condanna esplicita della pratica, fino agli attentati
contro Israele e l'omicidio di bambini. Ramadan
considera gli attentati "in sé condannabili", ma al tempo stesso è
convinto che siano "contestualmente spiegabili". Un pensiero
sofistico che palesa la sua ambiguità, secondo il quale "per i musulmani è
legittimo resistere al fascismo che uccide innocenti" (così disse a
Panorama nel 2005). Ramadan si potrebbe dunque definire "un autentico teocrate
comunitarista, gramscista islamico, fratello maggiore dei poveri beurs",
come scrisse il quotidiano della sinistra francese Libération nel 2003, oppure
"un adepto del doppio discorso", come ha fatto Nicolas Sarkozy in
diretta televisiva. D'altronde come si può definire un personaggio che
all'Occidente dice che "l'assassinio e il sequestro di civili sono mezzi
illegittimi di un resistenza legittima"? O che ritiene che la Turchia
"sia una dimensione naturale dell'Europa", mentre ha un approccio
diverso se si parla di Israele? "Il giorno in cui
la Giordania, il Marocco, l'Algeria, la Tunisia entreranno, allora ne
riparleremo", disse a Limes nel 2004. Dunque, Ramadan ha sempre confermato
di voler sì aprire un varco culturale, civile e spirituale in seno all'Europa,
ma per una curiosa forma di dialogo "maanchista". © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
TORINO Mentre a
Torino sale la tensione intorno alla Fiera del Libro, con il rischio che
arrivino in città contestatori di tutta Italia, su Librolandia scoppia una
nuova polemica. La solleva il discusso intellettuale islamico Tariq Ramadan,
che se la prende con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: lo
accusa d'aver compiuto il duplice errore "di venire a Torino a inaugurare
la Fiera, certificando con la sua presenza che si tratta d'un evento politico
più che culturale", e di aver "tacciato di antisemitismo chi critica
lo Stato di Israele". Una doppia bordata che
costringe il Quirinale a intervenire. L'ufficio stampa della presidenza della
Repubblica precisa che "è del tutto falso attribuire al presidente
l'errore di tacciare di antisemitismo chi critica lo Stato
di Israele". Anzi.
"La critica delle politiche di quel governo è del tutto legittima,
innanzitutto all'interno di Israele". Detto questo, però, "è inammissibile qualsiasi
posizione tendente a negare la legittimità dello Stato di Israele, quale nacque per volontà delle
Nazioni Unite nel 1948, e il suo diritto all'esistenza nella pace e nella
sicurezza". Ramadan aveva lanciato i suoi strali all'Università,
ospite di un seminario curato dalle sigle che a Torino promuovono il
boicottaggio della Fiera, "rea" d'aver invitato Israele
come ospite d'onore. Quello di ieri era il primo di una serie di appuntamenti
con intellettuali e scrittori filo-palestinesi organizzati dall'International Solidariety
mouvement e dall'Assemblea Free Palestine, sigla che raduna centri sociali,
ultrasinistra, collettivo degli universitari autonomi, sindacati di base e
Torino Social Forum. Il gruppo ha messo in piedi una specie di piccola
contro-Fiera: film, reading, incontri e spettacoli a fungere da controcanto
alla voce degli scrittori e degli artisti israeliani presenti al Lingotto.
Tariq Ramadan era tra gli ospiti più attesi, con Tariq Alì e il poeta
israeliano Aharon Shabtai. Quest'ultimo parlerà al simposio oggi, ma già ieri
ha espresso il suo punto di vista: "Tutti i regimi oppressivi si
mascherano dietro la cultura. Eventi come la Fiera servono a Israele
per occultare il suo vero volto. Aiutate gli israeliani dissidenti a fermare il
massacro dei palestinesi". Ramadan è stato ancora più duro. Ha accusato
Napolitano: "Aver tacciato di antisemitismo chiunque critichi lo Stato di Israele è un errore estremamente pericoloso". Per lo
scrittore arabo "l'invito della Fiera ad Israele
ha rilevanza politica, così come sono una questione politica la repressione,
l'ingiustizia e l'occupazione perpetrati dagli israeliani. Sbagliano quanti
tacciano di antisemitismo chi ne critica il governo: sostengono che in Europa
ci sia un nuovo antisemitismo alimentato da arabi e musulmani, ma non c'è
niente di più falso. Ho il diritto di stigmatizzare l'ingiustizia. La tortura e
l'apartheid in Israele sono una realtà, e Gaza è una
gigantesca prigione. Capisco chi boicotta la Fiera, che festeggia il 60°
anniversario di Israele e non ospita un dibattito
democratico, ma solo posizioni a favore di quello Stato". Anche su queste
accuse la replica dal Colle è netta. Si precisa il senso della visita di
Napolitano a Torino e il significato della Fiera: un evento non politico, ma
culturale. "La presenza del Presidente è nella stessa linea della sua
partecipazione a molteplici eventi culturali che hanno luogo in Italia".
Primo Capo dello Stato ad inaugurare un'edizione della Fiera nei suoi 21 anni
di storia, Giorgio Napolitano non vuole mancare al Lingotto nonostante le
consultazioni per il nuovo governo. Dopo la cerimonia di inaugurazione nella
Sala gialla, visiterà gli stand, compreso quello israeliano, insieme con
l'ambasciatore Gideon Meier. Prima di ripartire incontrerà un gruppo di studenti.
\.
( da "Stampa, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
IL
FORUM PALESTINA IL NO DI GRILLO "Queste decisioni mostrano il vero volto
oppressivo" "Non vengo: mi hanno impedito comizi e invettive".
( da "Liberazione" del 06-05-2008)
Pubblicato anche in: (Liberazione)
Argomenti: Israele/Palestina
Come previsto, la
Fiera del Libro dedicata quest'anno a Israele parte
subito tra le polemiche. Ieri il "la" è venuto dallo scrittore Tariq Ramadam,
tra i più convinti sostenitori del boicottaggio contro cui questo giornale ha
invece preso tra i primi posizione. Secondo Ramadam il presidente della
Repubblica che giovedì partecipa all'inaugurazione del Salone commetterebbe un
doppio errore: "Da un lato con la sua presenza certifica che si tratta di
un evento politico e non solo culturale, dall'altro ha sbagliato ad aver
tacciato di antisemitismo chiunque critichi lo Stato d'Israele".
Subito è arrivata la smentita del Quirinale che ha ricordato come la
partecipazione del presidente della Repubblica alla Fiera del libro è in linea
con la sua partecipazione a molteplici eventi culturali. Ma
ha soprattutto chiarito che "è del tutto falso attribuire al presidente
Napolitano l'errore di aver tacciato di antisemitismo tutti coloro i quali
criticano lo Stato di Israele". Per il Quirinale è legittima la critica alle politiche
del governo. Ciò che è inammissibile è negare la legittimità dello Stato d'Israele. 06/05/2008.
( da "Manifesto, Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Intervista Il
cinema, un mezzo "bastardo" per spalancare gli occhi Il boicottaggio
è una scelta stupida. Gli scrittori rappresentano la coscienza moderata o
critica del mio paese. Se li mettono a tacere all'estero, a chi parleranno?
Incontro con Amos Gitai. L'Italia, la Fiera del libro,
l'anniversario di Israele
Cristina Piccino Roma Domenica pomeriggio. Amos Gitai a Roma è solo di
passaggio, una breve sosta prima di iniziare il "tour" italiano
organizzato dal Batik film festival di Perugia del quale il regista israeliano
è ospite prediletto. E proprio da Perugia, ieri, è partito questo ciclo
di incontri, stasera Gitai sarà a Parma, domani a Reggio Emilia e l'8 a Torino.
Il film che porta con sé è Disengagement, lo hanno presentato a Venezia 2007,
inserito nel cartellone all'ultimo momento per problemi di accordi produttivi con
l'Istituto Luce, e per ora senza una distribuzione italiana. Nel frattempo
Gitai ha girato il magnifico Plus tard tu comprendras, star Jeanne Moreau che è
anche in Disengagement dove però la protagonista è Juliette Binoche. Al centro
c'è ancora una volta Israele, paese dal quale è di
nuovo fuggito tornando a Parigi. Ci aveva vissuto un lungo esilio volontario
interrotto soltanto con l'arrivo al governo di Rabin. "È una situazione
troppo brutale, Israele sta esagerando con la
punizione collettiva. Bisogna essere precisi: se qualcuno vuole ucciderti ti
difendi, ma questo qualcuno non può essere identificato genericamente con
tutti. Ricordi cosa diceva Sam Fuller quando Tarantino gli chiedeva della
guerra? 'Se ti trovi davanti un soldato tedesco è meglio sparare prima che ti
spari lui'. Però non è possibile tagliare la luce a un milione e mezzo di
persone, agli ospedali, agli asili, alle scuole ...".
L'"aggancio" di attualità è, ovviamente, la Fiera del Libro di Torino
dedicata come il Salone chiuso da poco a Parigi ai 60 anni di Israele. Gitai è autore di un cinema politico declinato in
chiave personale, che somma dunque più vissuti, il suo, quello dei genitori, il
padre architetto del Bauhaus fuggito in Israele dal
nazismo, la madre socialista, lui stesso coscienza critica di fronte mitologie,
memoria, contemporaneo. Uno sguardo sempre rivolto all'Europa, a quel legame
che è l'origine della nascita di Israele, la guerra,
l'olocausto. Che lo coinvolgano nelle discussioni - persino suo malgrado - sta
nelle cose. E poi conosce bene anche l'Italia, ci ha girato Nel nome del duce,
durante la campagna per le elezioni del sindaco a Napoli, nel 93 seguendo
Alessandra Mussolini (che prese il film molto male). "Ogni cosa che accade
nella politica di questo paese ha sempre un valore drammatico, un po' come da
noi in Israele. È importante per questo non perdere la
testa. E discutere, incontrare le persone... Sono felice per questo del giro
italiano col mio film". Mi chiede poi se Alemanno in italiano vuol dire,
come in francese (allemand), tedesco... Strana anche la storia di questo
sindaco, commenta Gitai. "Non conosco abbastanza il suo percorso e il suo
lavoro sull'immagine, fondamentale in Berlusconi: la sua influenza mediatica
all'estero è enorme. Sarkozy si ispira a lui e così Boris Johnson, il neo
sindaco conservatore di Londra". Nei mesi scorsi l'idea di dedicare la
Fiera del Libro di Torino a Israele è stata oggetto,
soprattutto in una parte della sinistra, di critiche molto forti. Fino alla
proposta di un boicottaggio. Cosa ne pensi? Ho partecipato al Salone del libro
di Parigi, lì non si è parlato di boicottaggio tra gli scrittori o gli
intellettuali francesi. Sono stati i governi arabi, le istituzioni a proporlo.
Il che è strano. Nessuno di loro infatti ha mai boicottato le fiere delle armi
a cui partecipa Israele. Sono tutti curiosi di vedere
gli ultimi modelli di armi che ha ideato, i gadget militaristi. Forse
considerano più pericolosi i libri che i jet. Trovo il boicottaggio un'idea
piuttosto stupida. Gli scrittori israeliani rappresentano l'ala moderata o
critica del paese. Se li boicottano anche all'estero a chi parleranno?
Purtroppo non sono la voce dell'intera società israeliana e ancora meno dei
suoi governanti. Da artista israeliano che ha sempre cercato una riflessione
non scontata sul suo paese, avverti come un obbligo il fatto che ti venga
continuamente richiesto un parere sul conflitto? C'è qualcosa di morboso
nell'interesse che la gente manifesta verso la guerra, e soprattutto verso la
guerra in Medio oriente. Attrae, mentre altri conflitti, ugualmente seri e con
conseguenze gravi come nella ex-Jugoslavia sono stati subito rimossi. Questo
tipo di curiosità sta diventando sempre più irrealista. C'è bisogno di una
critica che sia puntuale, che identifichi degli obiettivi precisi. Il resto
conta poco. Perciò serve anche una fraseologia precisa. Penso che la mancanza
di precisione sia oggi un problema diffuso, lo vedo anche nella sinistra in
Italia. Che impressione ti fa questo anniversario, i 60 anni della fondazione
di Israele? Mi chiedo perché non i 45 o i 90...
Possono usare tutti i pretesti che vogliono se questo aiuta una riflessione
seria. Ma è molto dannoso farne un business senza nessuna analisi dei proprio
comportamenti. Sono stato ferito a vent'anni per Israele
nella guerra del Kippur, ho rischiato di morire e mia madre mi ha detto che si
poteva sempre ricominciare da capo. Lo stesso potrebbe valere per tutto il
paese. Oggi si producono cose interessanti nella poesia, in letteratura, in
campo artistico. Ma ripeto, più di tutto è importante conservare uno spirito
critico. In questa direzione vanno bene anche le celebrazioni dei 60 anni. Che
invece sembrano avere solo un valore di autopromozione. Stai lavorando a
qualcosa di nuovo? "Plus tard tu comprendras", il tuo film più
recente, ancora annunciato era magnifico. Ci riportava alla necessità di una
memoria sull'olocausto. L'ispirazione è stata il libro autobiografico di Jerome
Clement. Nella sua storia mi interessava mettere in luce come la trasmissione
della memoria non può avvenire in modo esplicito ma passa soprattutto per le
cose non dette. Non penso che la conoscenza si raggiunga solo quando qualcuno
ti rivela qualcosa, al contrario penso che sia molto più potente l'intuizione,
la coscienza di un'esperienza traumatica rimasta sotto silenzio che è stata
vissuta in famiglia nel passato. Sto lavorando a un film che si chiamerà Diary.
Un anno fa abbiamo pubblicato le lettere di mia madre. Ce ne erano migliaia
perché lei alla fine di ognuna chiedeva alla persona che l'avrebbe ricevuta di
rimandargliela una volta letta. Ci sono anche molti ricordi della mia infanzia,
storie che ho vissuto ma non sarà un film autobiografico. Mi piace nel cinema
la sua natura "bastarda". È un media bastardo, puoi guardare un film
con la pubblicità, mangiando un gelato o i pop corn. Il cinema mi permette di
dire ciò che penso, e di scegliere ogni volta un progetto. Anche se la
maggiorparte dei miei concittadini ricordano solo che vado avanti e dietro
sulle scale di Cannes.
( da "Liberazione" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Olmert-Abbas
incontro sulla pace "positivo" Ma restano inchieste e debolezze
Sarebbero "progressi significativi" quelli
registrati ieri nei colloqui tra il premier israeliano, Ehud Olmert, e il
presidente palestinese, Mahmoud Abbas (Abu Mazen), sulla questione dei confini
del futuro Stato di Palestina. Lo ha riferito Mark Regev, portavoce di Olmert, al termine
dell'incontro a Gerusalemme tra i due dirigenti, il terzo in meno di un mese.
"Abbiamo fatto progressi significativi su due questioni: la definizione
dei confini del futuro Stato di Palestina e in materia
di competenze sulla sicurezza tra Israele e lo Stato
di Palestina", ha detto Regev poco dopo il
vertice seguito alla conclusione della visita del segretario di Stato
americano, Condoleezza Rice. "Olmert e Abbas hanno dato istruzioni alle
rispettive delegazioni negoziali di andare avanti su queste due
questioni", ha proseguito il portavoce nel sottolineare che "si sta
già lavorando mappe alla mano". Regev non ha esitato a definire
"questi colloqui come i più seri mai avuti... la tabella di marcia fissata
ad Annapolis è realizzabile". Ieri tuttavia un portavoce di Abu Mazen,
molto contestato al suo interno, aveva espresso dubbi sulla possibilità che i negoziatori
riescano a fare alcunché entro la scadenza del mandato di George W. Bush mentre
gli osservatori non possono che registrare come sullo sfondo dei colloqui si
vada sempre più indebolendo la posizione di Olmert, su cui pesa un inchiesta
per presunti fondi neri e contro il quale ieri si sono scagliati anche gli
ultraortodossi del partito sefardita Shas, che hanno miacciato l'uscita dalla
coalizione di governo si il premier dovesse fare concessioni su Gerusalemme ai
palestinesi. Pochi tra l'altro conoscono a che punto sia effettivamente la
trattativa. Ancora domenica l'Egitto, che si è speso molto come mediatore,
aveva lamentato "la mancanza di comunicazione". 06/05/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 107 del
2008-05-06 pagina 0 Fini: "Più gravi le manifestazioni di Torino". E'
polemica di Redazione Il presidente della Camera ospite a Porta a Porta
paragona il pestaggio di Verona al rogo di bandiere israeliane da parte di
antagonisti di sinistra a Torino. La Sinistra arcobaleno protesta:
"Assolve i picchiatori fascisti". Veltroni: "Sbagliato stabilire
delle priorità" Roma - Le contestazioni contro Israele dei centri sociali e della
sinistra radicale alla Fiera del Libro di Torino sono "più gravi" di
quanto accaduto a Verona. Con le parole pronunciate nel corso della prima
apparizione televisiva da presidente della Camera, Gianfranco Fini scatena la
durissima reazione di quella sinistra rimasta fuori dal parlamento che arriva a
sostenere che l'ex leader di Alleanza Nazionale "assolve i
picchiatori fascisti e si prepara a scatenare nuove repressioni violente come
quelle che egli comandò a Genova nel 2001". Più grave Torino Ospite di
Porta a Porta con il presidente del Senato, Renato Schifani, Fini invoca la
"tolleranza zero" contro "i pazzi criminali" di Verona che
"vanno messi in galera" ma, fa notare, che "la violenza che c'è
nei confronti di Israele è di tipo
politico-ideologico. I due fenomeni non sono paragonabili". Quindi
"nessun tipo di solidarietà" verso gli aggressori neonazisti che
hanno causato la morte del giovane Nicola, ma le bandiere bruciate a Torino
sono "molto più gravi perché non è la prima volta che frange della
sinistra radicale danno vita ad azioni contro Israele
che poi cercano di giustificare con una politica antisionista". Episodi,
questi, messi in atto "con il consenso della sinistra radicale" che
mantiene "una posizione di tipo preventivo verso gli ebrei che si nasconde
dietro l'antisionismo". Polemiche Le reazioni dei partiti rimasti tagliati
fuori da Camera e Senato alle ultime elezioni politiche non tarda ad arrivare.
"Il presidente della Camera assolve i picchiatori fascisti e si prepara a
scatenare nuove repressioni violente come quelle che egli comandò a Genova nel
2001", dice Iacopo Venier, della segreteria nazionale del Pdci.
"Credo che quelle di Fini siano parole incredibili e indegne di chi occupa
un ruolo istituzionale di quel peso" afferma Paolo Ferrero (Prc). E
presidente della Camera fa in tempo a replicare nel corso della registrazione
della puntata di Porta a Porta ribadendo il concetto già espresso nel salotto
di Bruno Vespa e aggiungendo: "Non capisco certe polemiche. Bisognerebbe
preoccuparsi di dichiarazioni come queste, non so quanto autorevoli. Quando non
si hanno argomenti per polemizzare si inventano. Questi signori sono gli stessi
che stavano contestando la Fiera del Libro, gli stessi che impediscono al capo
dello Stato di andarci a porte aperte. Poi non si lamentino se rimangono fuori
dal Parlamento. Sono portatori di opinioni talmente minoritarie nel paese da
non raggiungere neanche il quorum per entrare in Parlamento". Veltroni
Interviene nella polemica anche il leader del Pd, Walter Veltroni, per il quale
sia l'uccisione del giovane a Verona che le bandiere bruciate a Torino
rappresentano due "fatti molto gravi", ma di fronte alla morte di un
ragazzo ci vuole un "giudizio molto severo" ed è "sbagliato fare
delle priorità". E dai democratici è un coro di biasimo verso il
presidente della Camera: "Cosa c'è di più grave dell'omicidio di un
ragazzo innocente?", si chiede Anna Finocchiaro. "la dichiarazione
del presidente Fini è del tutto incomprensibile", gli fa eco Marina
Sereni. Ma lo scontro frontale è con quella sinistra che in Parlamento non è
più rappresentata. In serata una nota del portavoce di Fini, Andrea Ronchi, non
getta acqua sul fuoco. Anzi fa notare che "le scomposte reazioni che
uniscono Veltroni alla sinistra massimalista dimostrano lo stato di profonda
disperazione culturale e politica in cui versa il centrosinistra". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cari amici, come promesso,
ho fatto le verifiche del caso. Ho tra le mani il libro-intervista uscito in
Francia a firma del cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di
Tegucigalpa (Hondouras), citato nell'articolo di Hervé Yannou su Le Figaro.
Come sapete, il cardinale, dopo aver letto quell'articolo, aveva fatto sapere
che si trattava di frasi "fuori contesto" e quelle sui papabili
riferite al 2001. Ho verificato invece che tutte le affermazioni riportate dal
Figaro sono presenti nel volume. Dunque, sia l'autore del volume (le cui bozze
sono state riviste dal cardinale), sia il collega Yannou, hanno citato
correttamente. Da una parte è probabile che il cardinale, avendo visto
l'effetto delle sue affermazioni, si sia preoccupato. Dall'altra, è probabile
che il riferimento al 2001 fosse a una famosa battuta sulle dimissioni di Papa
Wojtyla che venne interpretata come un invito a dimettersi, quando invece era
solo la risposta a una domanda sull'eventualità delle dimissioni (previste dal
codice di diritto canonico). Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (2 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05May 08 Per il
"Time" il Papa non è "influente" La notizia è stata
pubblicata con grande evidenza nei giorni scorsi: il nome di Benedetto XVI non
compare nella lista delle cento personalità più"influenti" del mondo
stilata dal "Time". Nella sezione delle autorità religiose sono
citati il Dalai Lama e il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I,
ma non il successore di Pietro. La notizia è stata commentata dal direttore
della Sala Stampa della Santa Sede padre Federico Lombardi e dal direttore
dell' "Osservatore Romano", Gian Maria Vian. Aggiungo anche le mie modestissime
considerazioni: per me il fatto che Benedetto XVI non sia in quella lista è un
titolo di merito. Il Papa non deve apparire tra le cento persone considerate
più "influenti" per essere un pastore universale e un'autorità morale
riconosciuta. E' probabile che all'origine della decisione di non includere
Ratzinger nell'elenco vi sia, da parte del "Time" un giudizio sul suo
pontificato, considerato forse meno "mediatico" o meno
"politico". In ogni caso non mi preoccuperei affatto per
l'esclusione. E credo che il non comparire sia coerente con l'idea di
pontificato che Papa Ratzinger sta portando avanti. Scritto in Varie Commenti (
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Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 30Apr 08 Avviso ai naviganti Sono in partenza per un paesino al confine
tra la Francia e la Spagna, a consultare carte d'archivio per un mio libro.
Dovete scusarmi se non ci saranno aggiornamenti nei prossimi giorni e se non
sarò in grado di intervenire. Spero comunque di riuscire a collegarmi una volta
al giorno via telefonino. Buon ponte del 1 maggio a tutti! Scritto in Varie
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articolo a un amico 29Apr 08 Le Figaro, i papabili e le interviste riciclate
Nel post precedente trovate il link per leggere integralmente l'articolo con il
quale Le Figaro lo scorso fine settimana ha lanciato l'allarme sulla salute del
Papa affermando che già si parla della sua successione. Nell'articolo in
questione si citano parole del cardinale Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga,
salesiano, dinamico arcivescovo di Tegucigalpa (Hondouras), il quale afferma
che il prossimo Papa dovrebbe provenire dal terzo mondo. Parole che sono state
lette come un'autocandidatura. Ora, apprendo che il cardinale, leggendo Le
Figaro, ha reagito ricordando che i virgolettati citati (tratti da un libro
appena uscito in Francia) risalivano a un'intervista del 2001, dunque del tutto
fuori contesto. Cari amici, mi ha scritto il collega Hervé Yannou, autore
dell'articolo su Le Figaro. Credo che valga la pena leggere la sua lettera, che
posto tra i commenti. Ci aiuta a capire come spesso noi giornalisti siamo
vittime di certi titoli e di certi rilanci d'agenzia. Comunque, un contributo
interessante al dibattito. Una precisazione dalla Francia (da Montferrer, sui
Pirenei, dove sto consultando l'archivio Tisserant): so che il cardinale
Rodriguez Maradiaga ha pubblicato un libro a Parigi e ho visto un lancio
d'agenzia sul suo contenuto. Ora, quando l'ho interpellato in merito
all'articolo di Le Figaro, mi ha detto che alcune frasi (presenti nel libro)
appartengono a vecchie interviste. Io però non ho il libro, mentre il collega
Yannou ce l'ha e l'ha letto. Dunque mi fido di ciò che ci comunica. Appena
torno in Italia, a metà della prossima settimana, approfondirò una volta per
tutte la cosa con il cardinale. E' possibile che l'autore del libro abbia usato
anche vecchie interviste, anche se è in effetti un po' strano: se posso
intervistare OGGI un cardinale, perché dovrei citare vecchie cose? Scritto in
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questo articolo a un amico 26Apr 08 Le Figaro ha scoperto che il Papa è
anziano. Scrivo queste righe con un pizzico di sconforto (domani troverete un
articoletto sul Giornale dedicato all'argomento): il quotidiano francese Le
Figaro ha rilanciato nelle ultime ore un allarme sulla salute del Papa. In un
lungo e articolato resoconto, dedicato a un bilancio dei primi tre anni di
pontificato, si comincia a parlare della successione a Papa Ratzinger (facendo
i nomi dei "papabili", Bertone e Maradiaga) e si dice che Benedetto
XVI è fragile di cuore, ha 81 anni, rivelando pure che le sue arterie hanno la
stessa età (ah, la potenza della scienza medica francese!). Si fa notare che il
Papa negli Usa è apparso "stanco" (in particolare sabato mattina,
nella cattedrale di St. Patrick) e che avrebbe ridotto gli impegni. Io c'ero a
St. Patrick sabato mattina, ed ero stanco, stavo per appisolarmi. Un collega
accanto a me s'è addormentato (e l'ho pure fotografato: siccome frequenta
saltuariamente queste pagine, se vorrà, potrà fare outing) perché la notte non
aveva riposato a causa del fuso orario. Devo dire però che sinceramente io non
ho trovato che Ratzinger fosse stanco - e badate che avrebbe avuto tutto il
diritto di esserlo, avendo quasi il doppio degli anni miei, che seguivo la
cerimonia da seduto, non dovevo predicare in una lingua che non è mia e non
portavo mozzette, vesti, sopravesti, mitrie e quant'altro. Certo, il Papa ha
avuto problemi circolatori all'inizio degli anni Novanta, e deve tenere
controllato il cuore. E' un anziano di 81 anni, che tre anni fa, quando aveva
come prospettiva quella di ritirarsi a studiare, è stato innalzato alla
responsabilità di pastore universale della Chiesa e si è visto sconvolgere la
vita. E' stato negli Usa, domani presiede una lunga celebrazione, nelle
prossime settimane sarà a Savona e Genova, poi a Brindisi, quindi in Australia
(viaggio aereo di 20 ore), e a settembre a Parigi e a Lourdes. Posso garantirvi
che i giorni di riposo dopo il viaggio (interrotti dalla celebrazione della
fase finale - con omelia - delle esequie del cardinale Lopez Truijllo) erano
programmati da tempo e che Benedetto XVI si è ripreso bene dalle fatiche
americane. Insomma, oggi non c'è alcun allarme sulla sua salute. Vengo al
pizzico di sconforto iniziale: sono passati tre anni, solo tre anni, da quando
è finito un decennio giornalisticamente piuttosto impegnativo per i
vaticanisti, chiamati a pronunciarsi sulla salute del Papa malato di Parkinson,
con un susseguirsi di falsi allarmi e di rose di papabili (molti dei quali
passati a miglior vita mentre Wojtyla continuava a regnare). Quello che arriva
dalla Francia è un brutto segnale: già si ricomincia? Scritto in Varie Commenti
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amico 24Apr 08 Il giorno di Padre Pio (e i veti dello storico professore) Oggi,
al termine della messa celebrata sul piazzale antistante il nuovo santuario di
San Giovanni Rotondo, inizia l'esposizione del corpo di Padre Pio. Un
appuntamento molto atteso (già 750mila persone si sono prenotate per poter
sfilare nella cripta del convento di Santa Matia delle Grazie), e da più di
qualcuno (ad esempio Claudio Magris sul Corriere della Sera) criticato. Sul
Giornale di oggi pubblico un'intervista al cardinale José Saraiva Martins,
Prefetto della Congregazione delle cause dei santi, che spiega il significato
della venerazione delle reliquie dei santi. Come sapete, con l'amico e collega
di Famiglia Cristiana Saverio Gaeta abbiamo scritto un libro ("Padre Pio.
L'ultimo sospetto", Piemme) per analizzare e confutare i sospetti lanciati
da Sergio Luzzatto con il suo volume sul frate pubblicato lo scorso ottobre.
Ebbene, da quando è uscito il nostro volume Luzzatto non ha mai accettato un
confronto o un dibattito, che fosse televisivo o meno, tanto che nei giorni
scorsi gli abbiamo pubblicamente rinnovato l'invito in questo senso. Luzzatto
non solo non vuole confrontarsi con noi, ma mette pure veti: ieri sera, a
Matrix, in diretta su Canale Cinque, doveva essere presente Gaeta. All'ultimo
momento gli è stato detto che non sarebbe più potuto intervenire. Perché? E'
presto detto: perché c'era Luzzatto, il quale pone come condizione previa per
partecipare a qualsiasi dibattito su Padre Pio l'assenza di Gaeta e mia. C'è da
capirlo: dopo che sono stati smascherati errori grossolani, sviste, letture
parziali e pregiudizi contenuti nel suo lavoro, lo "storico del XXI
secolo" come si definisce, ha paura di un confronto pubblico. Meglio
pontificare a senso unico, senza contraddittorio. Domani è il 25 aprile, giorno
di festa per la liberazione. Voglio segnalare che proprio domani, fino al 27
aprile, inizierà a Lonato (Brescia) il 1 raduno nazionale dei Giovani della
Comunità Missionaria di Villaregia - di diritto pontificio dal 2002, fondata
nel 1981 da padre Luigi Prandin e Maria Luigia Corona - che conta 550 membri
consacrati e 15.000 aggregati. Per tre giorni i giovani vivranno un 25 aprile
"alternativo" riflettendo su evangelizzazione e missione, grazie alle
testimonianze di missionari provenienti dagli angoli più poveri del mondo.
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Commenti Invia questo articolo a un amico 23Apr 08 La nostra sfida più urgente
Tornato dal viaggio negli Stati Uniti volevo sottoporre alla vostra attenzione
una frase contenuta nell'omelia tenuta da Benedetto XVI nella cattedrale di St.
Patrick, sabato mattina. A mio avviso sintetizza il messaggio che il Papa ha
voluto lasciare agli americani e che ha testimoniato nel suo contatto con le
folle dei fedeli. "Forse abbiamo perso di vista che in una società in cui
la Chiesa sembra essere legalista e 'istituzionale', la nostra sfida più
urgente è di comunicare la gioia che nasce dalla fede e l'esperienza dell'amore
di Dio" Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (17 votes, average: 3.29
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Apr 08 "Io, povero
successore di Pietro" Stamattina (in Italia era già pomeriggio) ho
partecipato alla messa di Benedetto XVI nella cattedrale di St. Patrick, sulla
Quinta Strada, a Manhattan. Al termine della celebrazione, il cardinale Bertone
ha fatto gli auguri al Papa per il terzo anniversario dell'elezione, che
ricorre oggi. Il Papa, commosso, ha risposto improvvisando: "Posso solo
rendervi grazie per il vostro amore per la Chiesa, per l'amore a Nostro
Signore, e per l'amore che date anche al povero successore di Pietro. Io farò
tutto il possibile per essere un vero successore del grande san Pietro che era
anche un uomo con i suoi difetti e alcuni peccati, ma alla fine rimase la
roccia della Chiesa e così anch'io, con tutta la mia povertà spirituale possa
essere con la grazia di Dio in questi tempi il successore di Pietro".
Parole che fanno tornare alla mente un appunto nei diari di Paolo VI, che parlava
della propria "inadeguatezza" al compito ricevuto, o l'espressione di
Papa Luciani che davanti ai cardinali, chiedendo preghiere per la sua missione,
aveva definito se stesso un "poverocristo vicario di Cristo". Scritto
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questo articolo a un amico 18Apr 08 Piccole esperienze americane Vi scrivo
queste righe da New York. Ho appena finito di scrivere i miei pezzi sulla
visita del Papa all'Onu e sulle commoventi testimonianze delle vittime degli
abusi che ieri hanno incontrato Benedetto XVI. Articoli che leggerete sul
Giornale di domani. Volevo raccontarvi ciò che è accaduto ieri. Avevo preparato
un articolo tutto incentrato sull'appello del Papa ai leader religiosi e sulla
messa allo stadio. Padre Lombardi, a nostra specifica richiesta, ci aveva detto
che l'incontro con le vittime degli abusi non era avvenuto. Certo, lui
intendeva dire che non era avvenuto fino a quel momento. In ogni caso, dopo
aver spedito i pezzi (in Italia erano quasi le 11 di sera) sono uscito a
comprare dei francobolli per un collega - Gabriele Villa, inviato e titolare
del blog del Giornale sul golf - e poco dopo l'amico Luigi Accattoli mi ha
telefonato per dirmi che era appena arrivata la notizia dell'incontro. Sono
rientrato in pochi minuti e ho riscritto il pezzo, incentrandolo sulla notizia
del giorno, come richiesto dai miei capi. Così, il Giornale è uscito in due
versioni: la prima edizione (che raggiunge le città più piccole), aveva il
primo articolo, la seconda (che va in stampa all'una di notte e si trova a
Milano, Roma e nei centri più grandi), aveva il secondo articolo con il titolo
sulle vittime degli abusi. Sono convinto che il discorso ai leader religiosi
fosse importante, perché esplicitava per la prima volta così chiaramente la
"via" ratzingeriana per il dialogo con le religioni. Così salutandovi
dalla Grande Mela, nel primo commento a questo post allegherò la prima stesura
dell'articolo - che non era leggibile nella versione online, ovviamente più
aggiornata. Scritto in Varie Commenti ( 40 ) " (15 votes, average: 4.4 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 17Apr 08 Il Papa e i valori Usa, non
solo luci Sto finendo di assistere alla messa che Benedetto XVI sta celebrando
al Nationals Park Stadium. Nell'omelia, il Papa ha parlato di "segni
evidenti di un crollo preoccupante negli stessi fondamenti della società: segni
di alienazione, rabbia e contrapposizione in molti nostri contemporanei;
crescente violenza, indebolimento del senso morale, involgarimento nelle
relazioni sociali e accresciuta dimenticanza di Dio". Anche nella Chiesa
c'è "la presenza di divisione e polarizzazione al suo interno" e si
fa pure la "sconcertante scoperta che tanti battezzati sono inclini ad
abbracciare atteggiamenti contrari alla verità del Vangelo". Benedetto XVI
parlando degli americani come "popolo della speranza", delle libertà
e delle nuove opportunità, ha detto anche che questa attesa non è stata
"l'esperienza di tutti gli abitanti di questo Paese; basti pensare alle
ingiustizie sofferte dalle native popolazioni americane e quanti dall'Africa
furono portati qui forzatamente come schiavi". Scritto in Varie Commenti (
148 ) " (27 votes, average: 4.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del
Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho
tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (176) Ultime discussioni Gianni B.: @Klaus
Non sei informato, nel libro del 2001 "La repubblica delle banane" di
Peter Gomez e... marina: Si, ma io voglio sapere perchè per i cattolici , sono
solo 4 i più autorevoli. Io ho letto solo arzialmente... marina: Savigni, ma
san paolo non era apostolo. Klaus: Si,i disonesti che vuole lui o che intende
lui.Quelli che gli fanno comodo(compreso se stesso che percepisce... Gianni B.:
Oppure manda in travaglio i disonesti, con le sue denunce. Nomen omen. Gli
articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema
di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails La
battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano
l'altare - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il
Motu proprio? A Milano l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce,
dobbiamo vigilare - 4 Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la
successione di Ruini... - 4 Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci
scrive - 4 Emails Padre Pio, accuse vecchissime e superate - 3 Emails Ultime
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Bruno Ascoli, guardia palatina - 39 Votes Bregantini, il trasferimento
contestato. Ma... - 38 Votes Recent Posts Il cardinale Maradiaga e l'intervista
francese: tutto vero Per il "Time" il Papa non è "influente"
Avviso ai naviganti Le Figaro, i papabili e le interviste riciclate Le Figaro
ha scoperto che il Papa è anziano. Il giorno di Padre Pio (e i veti dello
storico professore) La nostra sfida più urgente "Io, povero successore di
Pietro" Piccole esperienze americane Il Papa e i valori Usa, non solo luci
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( da "Giornale.it, Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
E alla fine Massimo
D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più
"silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per
scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta
del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e
ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa
dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse.
Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del
Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato
nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto
colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono
antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto
significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge
"l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a
D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in
cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni
regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso
anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno
di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per
ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono
certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro
la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi (leggi
l'articolo): è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia
di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE
PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 2 ) " (52 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma
che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di
Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto
solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E
ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta
senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita
del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato
spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a
volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo
lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta
elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto
popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come
una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (117 votes, average: 1.32 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da
affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio
si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni
Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i
leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate,
futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della campagna
elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e Provincia. Ed
è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha attaccato
frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini:
"Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e
i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle
politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità
che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti
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23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport
del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario
Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio,
quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro
ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
Varie Commenti ( 17 ) " (126 votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano"
all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza
Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni,
parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el
risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una
riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo
capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro
editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora,
vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner
tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e
sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni
"padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire
e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad
esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura
sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune.
Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno
della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha
sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al
"Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della
sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si
poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo
poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una
polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per
convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini
all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già
detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il
"Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e
Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un
leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare,
a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando
"padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI
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Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la
Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio
Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a
proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i
(sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria
era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e
della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi
della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin
dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito
riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e
somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che
trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto
dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il
crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti,
Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così.
Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del
cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro
che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa
sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo
neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro
elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e
tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al
Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che
giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di
protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche
da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che
appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul
web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere
eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme
alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale
rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha
capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche
formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di
riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio)
con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è
una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e
senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica?
Scritto in Varie Commenti ( 32 ) " (56 votes, average: 1.77 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e
il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua
Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata
celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano
città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano
rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il
vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate
che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo
sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche
alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che
verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno,
più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non
da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi
e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale.
E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto:
"Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei
milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano
sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che
intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli
(Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) :
niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto
della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini.
Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita,
al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione
delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del
no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano
Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità?
Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie
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a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da
ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce
l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che
è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le
istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia.
Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare
la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto
un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di
ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il
mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che
crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De
Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con
le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali.
Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha
detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella
storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco"
può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla
sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da
protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso
viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici,
infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende
il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A
Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto
con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto
Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central
Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice:
"No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti
che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il
simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà
dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo
nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che
va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare"
i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è
sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in
positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro.
Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini"
nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa,
capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar
"Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come
Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è
sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo
2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per
voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il
dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi
l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (221 votes, average: 1.32
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti.
Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale
cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni
promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un
tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e
50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa
reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al
miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti"
futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni
all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà
partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto
Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile
agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari.
E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei
contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui
il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del
40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie
Commenti ( 49 ) " (27 votes, average: 2.44 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la
parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a
torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera
"emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno
su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto,
palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse
nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di
tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta
realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa
sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese.
Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si
"rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa.
Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra
notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%.
E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un
alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr).
La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per
l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (24 votes, average:
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
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( da "Stampa, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Non ci siamo mai pentiti di avere scelto Israele come paese ospite e crediamo
anzi che questa scelta contribuirà a una maggiore comprensione di quella
realtà". A pochi giorni dall'apertura della Fiera del Libro, la presidente
della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, difende la decisione di ospitare gli
scrittori israeliani.
( da "Stampa, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
[FIRMA]Gli scontri
anti-israeliani di Torino e gli attacchi di naziskin a Verona non sono
paragonabili. Quel gruppo che si definisce neonazista va preso, messo in galera
e rieducato, non ci può essere nessun tipo di solidarietà, ma quello che accade
a Torino è più grave". Gianfranco Fini, neopresidente della Camera,
predica tolleranza zero verso il brutale e futile assassinio di Nicola
Tommasoli. Ma quando gli chiedono se esiste un parallelo tra l'aggressione di
Verona e le bandiere bruciate in piazza a Torino durante la manifestazione del
1° maggio, per protestare contro la presenza di Israele come Paese ospite alla Fiera del Libro, entrambi episodi di
violenza a sfondo politico, scandisce una sua scaletta di emergenze che mette i
maneschi di sinistra al primo posto. "L'episodio di Torino è molto più
grave perché non è la prima volta che frange della sinistra radicale danno vita
ad azioni contro Israele
che cercano di giustificare con una politica antisionista". Gli
anti-israeliani, insomma sono un movimento, se pur piccolo, che "fa più
paura", perché rivela pregiudizi di tipo politico-religioso nei confronti
degli ebrei. I naziskin di Verona, invece, sono un gruppetto di esaltati
criminali che rivelano un malessere completamente diverso. "Si tratta di
fenomeni diffusi non solo in Italia e non solo colorati da funeste ideologie -
continua l'ex presidente di An - che dimostrano carenza di valori di
riferimento. Parliamo di giovani privi di esempi, di volontà positiva, di
ancoraggio, che spesso fanno riferimento al branco e nove volte su dieci sono
dei vili, incapaci di affermare la propria personalità, spesso pieni di
sostanze stupefacenti e alcol. La società deve interrogarsi sul ruolo della
scuola, della famiglia, ma anche della tv e del cinema. E la politica, di
fronte a questo profondo malessere sociale, non deve rinunciare ad avere un
ruolo pedagogico". La gerarchia delle emergenze proposte dal neo
presidente non convince a sinistra. Alle polemiche forti della sinistra
estrema, segue il gelo del Pd. "Sono dell'idea - commenta Walter Veltroni
- che non bisogna mai stabilire priorità su questi temi. Sono due fatti
diversi: nel primo caso c'è una vita spezzata ed è molto grave, sottovalutarlo
sarebbe un errore molto serio". L'episodio delle bandiere bruciate "è
altrettanto grave, ma stabilire delle priorità in questi casi è assolutamente
sbagliato". Sulla stessa linea Paolo Ferrero, il ministro della
Solidarietà sociale. "Credo che quelle di Fini siano parole incredibili e
indegne di chi occupa un ruolo istituzionale di quel peso. Come si può mettere
sullo stesso piano l'omicidio brutale di un ragazzo con la manifestazione di
opinioni, che per altro io personalmente non condivido?". Anche Rosy Bindi
è critica: "Inviterei il presidente della Camera ad una certa prudenza.
Credo sia pericoloso stabilire delle gerarchie di gravità tra bruciare le
bandiere di un Paese e aggredire una persona fino a sopprimerne la vita".
( da "Stampa, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
DI la settimana
GABRIELE FERRARIS PROPRIETA' TRANSITIVA Adesso, l'importante è mantenere i
nervi saldi, non lasciarsi prendere dalla sindrome dell'assedio. La ventunesima
edizione della Fiera del Libro, che s'inaugura giovedì 8 alla presenza del
Presidente della Repubblica, sarà - inutile negarlo - diversa da tutte le
altre. L'invito a Israele come paese ospite, con le polemiche e le minacce di boicottaggio
che ne sono derivate, imporrà una serie di misure di sicurezza - ci si augura
discrete, pur se ferree - che fatalmente influiranno sullo spirito della
manifestazione. Non crediamo - non vogliamo credere - che il legittimo dissenso
di alcuni possa sfociare in manifestazioni men che civili. Piuttosto,
vorremmo che il contrasto delle posizioni si risolvesse in momenti di confronto
e di dialogo, com'è giusto e logico in una grande festa della cultura. Perché
la cultura deve avvicinare, là dove la politica divide. Niente "Fiera
blindata", quindi. Con le cautele del caso, ma senza isterie. E
soprattutto senza rimpianti: gli organizzatori hanno fatto la cosa giusta, non
piegandosi a pavide retromarce. Sull'opportunità della scelta di Israele come paese ospite ciascuno è peraltro libero di
giudicare secondo le proprie personali convinzioni, tenendo comunque conto che
la letteratura israeliana non è necessariamente da identificare con le
posizioni del governo di Tel Aviv, un governo peraltro democraticamente eletto
e democraticamente operante. Su questo dovrebbero riflettere i nostri
intellettuali che hanno manifestato grande sdegno per la presenza israeliana
alla Fiera. Secondo tale logica, infatti, quegli stessi che oggi stigmatizzano
e osteggiano potrebbero un domani venire a loro volta stigmatizzati e
osteggiati dai "colleghi" stranieri solo in quanto italiani, e dunque
- per l'opinabile proprietà transitiva da essi stessi applicata in questo
frangente - assimilati in tutto e per tutto al nuovo governo italiano e alle
sue scelte che eventualmente dovessero dispiacere all'intellighenzia
internazionale.
( da "Stampa, La" del 06-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"La nostra
memoria è fuggevole e selettiva, custodisce solo ciò che sceglie di custodire. Non
intendo dire che custodisce solo il bello e il piacevole. Come anche il sogno,
prende dal denso flusso degli eventi alcuni particolari, a volte fatti di poca
importanza, li immagazzina e in un certo momento li riporta a galla. Come il
sogno, anche la memoria cerca di attribuire agli eventi un qualche
significato". Così Aharon Appelfeld, il decano degli scrittori israeliani,
nato nel 1932 in Bucovina, nel cuore della vecchia Europa, tra Romania e
Ucraina. Oggi è un mite signore dai gentili modi mitteleuropei, che parla a
bassa voce, e sembra abbia sempre vissuto fuori dal mondo. A nove anni è stato
rinchiuso in un lager, dove ha visto morire la madre e la nonna; quando riesce
a fuggire, vive per due anni nei boschi, prima a servizio di una prostituta che
medita di consegnarlo ai nazisti, poi di una banda di ladri di cavalli, di un
contadino cieco che lo batte senza pietà. E' sempre stato un bambino solitario
e immaginoso, non è mai andato a scuola, ma ha orecchio per le lingue. Per
sopravvivere deve imparare a decifrare i tanti segni e suoni del mondo naturale
e umano, si innamora di alberi e animali, che sembrano proteggerlo e aiutarlo.
Scriverà: "Non ricordo il mio ingresso nel bosco, ma ricordo il momento in
cui mi trovai lì, di fronte a un albero carico di mele rosse. Rimasi talmente
sbalordito che feci alcuni passi indietro. I passi all'indietro il mio corpo li
ricorda meglio di me. Ogni volta che faccio un movimento sbagliato con la
schiena o inciampo all'indietro, vedo l'albero con le mele rosse". Diventa
garzone di cucina dell'esercito russo. Quando la guerra finisce, arriva
nell'Italia caotica del dopoguerra. Liberato da un impresario malvagio come il
Mangiafuoco di Pinocchio che lo schiavizzava, approda in Palestina
su una nave e impara faticosamente l'ebraico. Conquista una lingua e
un'identità, ma senza rinnegare il proprio passato, cui rimane dolorosamente
fedele. Dopo aver studiato agricoltura, diventerà professore universitario e
scriverà una dozzina di libri, il più famoso dei quali è "Badenheim
1939", storia di una piccola comunità ebraica che vive tranquillamente la
sua ultima estate chiudendo gli occhi davanti ai segni della tempesta che si
annuncia. Si sentirà sempre diviso tra il rifiuto del dolore e la necessità
quasi fisica di ricordare. E' il piccolo mondo antico e perduto dell'infanzia
che Appelfeld rievoca senza sosta, scrutandone ogni minimo dettaglio, nella
nostalgia della lingua yiddish, del calore materno, della saggezza del nonno:
"La separazione fra i vivi e i morti è immaginaria, il passaggio è più
facile di quanto non crediamo. Si tratta solo di cambiare luogo e passare a un
livello più alto". In occasione della Fiera esce
presso Guanda, che sta riproponendo l'opera di Appelfeld, una nuova edizione
della sua bellissima autobiografia, "Storia di una vita". \
L'APPUNTAMENTO GIOVEDÌ 8 ORE 17 SALA AZZURRA SCRITTORI DI ISRAELE: AHARON
APPELFELD. INTERVENGONO ERALDO AFFINATI E STAS GAWRONSKI.
( da "Stampa, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ernesto Ferrero
CONTRO IL MONDO DEL NO Le genti del bel paese là dove 'l sì suona". Il
verso del XXXIII canto dell'Inferno oggi andrebbe opportunamente riscritto. Il
bel paese, oltre ad essere stato sconciato oltremisura dalla speculazione, è
diventato il paese del no. Bastano esigue minoranze oltranziste a bloccare ogni
iniziativa, ogni progetto. Sembra che una certa sinistra, persino quella non
estrema, non riesca a vivere senza l'immagine di un nemico da odiare, e fatichi
a pensare in chiave propositiva. La sua identità si basa principalmente sul
"contro", sull'esecrazione, sugli slogan gridati nei cortei. Come è
ancora possibile continuare a pensare il mondo in chiave oppositiva, di puro
antagonismo, di guerriglia urbana? Forse sta qui la radice di un declino,
morale e culturale prima che politico, di cui ancora non si vede il fondo. Le
polemiche internazionali che si sono accese sulla Fiera del libro, rea di portare a Torino una libera cultura democratica come
quella di Israele, non
certo asservita al suo governo, si sono svolte anch'esse sotto il segno
esasperato del "contro". Come se far conoscere meglio una cultura
significasse recar danno alle altre, offenderle, e non piuttosto il contrario.
Per fortuna i trecentomila visitatori del Lingotto sono il pubblico più
preparato, motivato e civile che chiunque si possa augurare. Saranno
loro a rispondere per tutti. Anche perché sanno distinguere perfettamente tra i
valori di una cultura e i comportamenti di un governo. Non hanno bisogno alcuna
tutela, specie se offerta dai campioni del no. È un po' difficile, in mezzo a
discorsi rozzi e semplificati, a tanta violenza verbale, mettersi a parlare di
un tema conduttore come la Bellezza, scelto per l'edizione 2008. È tuttavia
necessario, proprio perché viviamo immersi in una bruttezza diffusa, e siamo
distratti, anestetizzati da una falsa bellezza consolatoria e superficiale.
Perché, come già sapeva Dostoevskij, la questione della bellezza è anzitutto
una questione morale, o deve ritornare a esserla. Oggi più che mai abbiamo
bisogno della bellezza difficile, quella che nasce da un progetto forte e
condiviso, da una ricerca strenua, perfino drammatica. Dalla difficoltà, dalla
fatica, come tutte le cose importanti. In questo senso la Reggia di Venaria,
che ospita la serata inaugurale, ha qualcosa da insegnare. Nel '600 il piccolo
ducato sabaudo, compresso da vicini ingombranti, povero di risorse e ricco di
problemi, seppe imporsi alla considerazione dell'Europa tentando una sfida
impossibile, facendo il passo più lungo della gamba, costruendo residenze
splendidamente ambiziose, collezionando opere d'arte di grande valore. Ebbe il
coraggio di darsi il traguardo della bellezza difficile, da conquistare passo
dopo passo, come in un assedio. Sapendo che la bellezza genera sempre altra
bellezza, così come la bruttezza morale e materiale produce altro orrore.
Qualche filamento di quel lontano Dna è rimasto nel codice genetico di Torino,
e del Piemonte. E di una festa collettiva quale è una fiera del libro.
( da "Repubblica, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cronaca L'attesa di
Torino tra paura e divisioni "Come il G8? No, qui siamo diversi" Il sindaco
ostenta sicurezza: mi fido dei torinesi e mi fido della nostra polizia Il
duello tra il filosofo Vattimo e il rettore. Mentre in ateneo va in scena
Brachetti (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) CONCITA DE GREGORIO E dice "ho
l'impressione che tutto questo can can si sia montato ad arte, che sia un
alzare la tensione ad usum delphini". Parla così, Vattimo, per delfino
intende Gianfranco Fini quello che ha detto "è più grave l'antisemitismo
di Torino che l'uccisione di un ragazzo da parte dei naziskin di Verona",
quello che era a Genova a dare disposizioni al G8, il neo presidente della
Camera. Dice, il professore, che "a forza di evocare incidenti si finisce
per offrire il destro a chi vuole provocarli, dopo è più facile marciare a
passo marziale nutrirsi di paura e intanto alimentarla. Siamo a poco
dall'insediamento di Berlusconi, come a Genova". Poi spiega che comunque
sabato il giorno della manifestazione dell'Assemblea Free Palestine che
promette di portare a Torino migliaia di manifestanti della sinistra radicale
antisemita lui non ci sarà, ha un impegno a Napoli, ripete che Napolitano non
avrebbe dovuto accettare di inaugurare una Fiera del libro dedicata a Israele. Nella sala di fronte sta finendo il secondo giorno
del seminario intitolato "Le democrazie occidentali e la pulizia etnica
della Palestina". Vattimo è uno dei relatori
insieme a Tariq Ramadam lo scrittore protagonista del non garbato scambio col
presidente Napolitano. Certo "pulizia etnica" non è proprio una
definizione neutra ma il rettore dell'Università che ha autorizzato i lavori,
Ezio Pelizzetti, osserva che "si tratta del titolo del libro di Ilan
Pappe, docente dell'ateneo, ebreo". La Fiera si inaugura domattina,
Napolitano taglia il nastro alle 10 ha chiesto al sindaco e al prefetto di non
viaggiare blindato vorrebbe che fosse una cosa normale una passeggiata
qualunque, il percorso sarà comunque protetto da centinaia di agenti. La lectio
magistralis di apertura alla reggia di Venaria Reale è di Aaron Appelfeld. I
centri sociali capitanati da Askatasuna che in basco vuol dire libertà sono
pronti a dargli il benvenuto. Torino come la striscia di Gaza, si direbbe dalle
cronache locali. Filopalestinesi contro filoisraeliani pronti a dar fuoco alle
micce: prefetto Paolo Padoin insediato da un mese in apprensione da esordio, il
sindaco Chiamparino che minimizza con cautela, "conosco le forze
dell'ordine torinesi qui non c'è nessun rischio Genova certo però che tanta
attenzione mediatica è un gran palcoscenico per quei cinque che sempre arrivano
a bruciare bandiere". Ugo Volli ordinario di semiotica che accusa il
rettore di aver "trasformato l'università in un suk di estremisti che ne
ha fatto la base logistica", estremisti "amici di Hamas".
Sinistra radicale divisa: Rifondazione con Bertinotti partecipa alla Fiera, i
Comunisti italiani di Diliberto al corteo di boicottaggio della Fiera. Il
collettivo universitario autonomo i centri sociali e tutta la sinistra ora
esclusa dalla vita parlamentare chiama alla riscossa: venite tutti, sabato,
venite in tanti che facciamo vedere chi siamo. Massima confusione sotto il
cielo di maggio mentre Alemanno a Roma visita il Ghetto, Fini
difende Israele, il capo
dello Stato invita a non confondere la "critica legittima" al governo
israeliano con l'esistenza di uno Stato, Bertinotti è atteso come ospite
illustre e i suoi assessori, qui a Torino, sono tra coloro che hanno approvato
ormai un anno fa la decisione di dedicare il Salone del libro intitolato alla
Bellezza - una modella dell'Est nel logo fa la Venere di Botticelli -
agli scrittori ebraici, appunto. Può succedere di tutto o anche niente, dipende
da chi guida le manovre. Dipende da come si gestisce il dissenso, come sempre.
Alle tre del pomeriggio in quello che Volli chiama il Suk, l'atrio della sede
universitaria di Palazzo Nuovo (che in verità è del '68 e anche fuor di
metafora piuttosto cadente nella sua vetero-modernità di vetro e acciaio), gli
studenti del collettivo autonomo presidiano la mostra fotografica sulla
"mattanza di Israele a Gaza", sistemano poster
con scritto "da che parte stare lo sappiamo", foto di kefiah,
"Sharon professionista di stragi". Mauro, 19 anni, distribuisce
volantini con scritto "Boicottiamo il Salone in appoggio alla resistenza
palestinese". Al piano di sopra un centinaio di studenti assiste alla
lezione di Arturo Brachetti il trasformista, pennacchio di capelli irrigidito
dal gel e t-shirt verde mela, che invita i ragazzi a "credere nei vostri
sogni, la realtà immaginata è più vera del vero". Applausi. L'ha invitato
il professor Franco Prono, docente di storia del Cinema: "A qualcuno dà
fastidio vedere due bandiere in università, a me da più fastidio vedere la
pubblicità delle patatine affissa sulla facciata. Questo è il luogo dove
ciascuno può esprimere democraticamente le sue idee, non vedo assolutamente il
problema, è dagli anni Sessanta che non interviene l'ordine pubblico in
Università". Due agenti della Digos in borghese pattugliano l'entrata con
la sigaretta in mano. Il rettore indossa una cravatta gialla con la riproduzione
di un quadro di Van Gogh. è un chimico. Il 14 maggio si vota per la sua
rielezione, è in campagna elettorale. Dice che in effetti lui la polizia tre
mesi fa l'ha chiamata, un giorno. La sinistra l'ha per questo accusato di
essere un "rettore di polizia". E' stato quando Volli e Vattimo si
sono presentati in facoltà avvolti da bandiere: Volli in quella israeliana,
Vattimo in quella palestinese. Non si sono incontrati, "però lui mi ha
detto che sono un "povero vecchio" - dice Vattimo - io gli ho
risposto che il richiamo all'età mi faceva pensare alla gioventù hitleriana,
lui si è risentito dicendo come osi dare del nazista proprio a me, immagino si
riferisse alle sue origini ebraiche. Mi ha anche detto che appoggio stati dove
sarei impiccato come sodomita. Ho lasciato perdere". Chiamparino è
tranquillo. Dice "non credo che la sinistra voglia cadere in provocazioni,
vedo che ha capito che conviene più seguire la gente di borgata che i centri
sociali, in fondo sono anche quelli circoli elitari". I "circoli
elitari" della sinistra radicale qui si chiamano Askatasuna, fa
riferimento a Rifondazione, "Gabrio", ai Comunisti italiani, poi ci
sono gli anarchici insurrezionalisti di via Alessandria: stanno in un asilo
nido occupato. Sono quelli che preoccupano di più. Avevano provato a boicottare
la fiamma olimpica, sono poi riusciti a fare rumore in Val Susa coi No tav.
Hanno buttato petardi quando in Università è arrivato Padoa- Schioppa. Il
prefetto, per sabato, non ha intenzione di chiamare rinforzi da fuori. Si aspetta
qualche migliaio di persone: certo saranno pronte a fare il massimo rumore. Ma
la Fiera non è la zona rossa dei capi di Stato del G8: la Fiera è un posto
aperto in cui si entra col biglietto e le prenotazioni non sono affatto in
calo, anzi. In piazza San Carlo, all'ora dell'aperitivo, i torinesi fanno
spallucce e sorridono. Macché paura, figuriamoci. Poi certo tutto dipende da
quanto dissenso si tollera, e da come: lo stile locale è per la discrezione, fa
posto e lascia passare. Gli incidenti sono possibili, certo. Chi può sa anche
come evitarli. Esageruma nen.
( da "Repubblica, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
G entile dottor
Augias, insegno in un Istituto superiore e ho due figlie, ed è soprattutto
pensando a loro e ai miei studenti che mi chiedo: in che mondo stiamo vivendo?
Che dire delle parole di Fini? Terza carica dello Stato che pochi giorni fa
parlava di valori, mentre ora ha difficoltà ad ammettere che quei giovani si
sono in qualche modo alimentati nel grembo della destra estrema di questo
Paese, e dichiara peggiore il gesto di bruciare la bandiera d'Israele (gesto certamente non
condivisibile, ma neanche lontanamente paragonabile all'omicidio). Peggiore? Ma
cosa c'è di peggio che uccidere? Sono questi i valori del presidente Fini?
Questo lo sbandierato nuovo corso della destra italiana? Se un'alta carica dello
Stato parla così che cosa possiamo aspettarci d'ora in avanti? Eppure
questa destra è la stessa che durante la campagna elettorale ha cavalcato
l'onda del bisogno di sicurezza dei cittadini, evidenziando in ogni modo la
presenza nel nostro Paese di extracomunitari che rubano, stuprano, uccidono.
Nell'assassinio di Verona non ci sono di mezzo extracomunitari ma italiani del
Nord, ragazzi veneti 'figli di buona famiglia'. E davanti a questa evidenza il
presidente della Camera dei Deputati se ne esce con quel commento? Lo dico
forte: è una vergogna. Paola Frau Cagliari C redo di aver capito le ragioni,
cattive ragioni, per le quali il presidente della Camera ha detto parole così
sbagliate. Egli intendeva in primo luogo confermare la sua posizione di amico di
Israele. Le sue parole esatte sono state: "La
sinistra radicale dà vita ad una violenza che giustifica con una politica
antisionista. Non si può nascondere l'astio per gli ebrei dietro
l'antisionismo". Tutto giusto. Frange della sinistra estrema si dicono
antisioniste ma in realtà sono antisemite e usano l'antisionismo come un
paravento. Fini però ha detto le parole giuste nel momento sbagliato. Di fronte
a quattro imbecilli che bruciano una bandiera c'è un ragazzo massacrato a
calci; quale sia il gesto più grave salta agli occhi, se non si è accecati da
preoccupazioni di posizionamento politico. L'altra metà della verità è che Fini
ha ancora problemi a riconoscere quell'"album di famiglia" che
Rossana Rossanda molti anni fa ebbe il coraggio di sfogliare quando si trattava
delle Brigate rosse. I cinque assassini di Verona vengono da una cultura
politica che solo da poco tempo, e forse troppo superficialmente, la Destra ha
rigettato. Che lo stesso Fini sembrava condividere quando nel 1994
(intervistato da Alberto Statera) dichiarava che Mussolini è stato il più
grande statista del secolo e che in certi periodi della storia la libertà non è
tra i valori preminenti. Per la cronaca aggiungeva subito dopo:
"Berlusconi dovrà pedalare per dimostrare di appartenere alla storia come
Mussolini". Credo che anche Fini dovrà pedalare parecchio prima di
liberarsi psicologicamente di un passato così pesante. L'augurio,
nell'interesse di tutti, è che ci riesca.
( da "Repubblica, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Stasera, alla Reggia di Venaria di Torino, serata in onore degli ospiti
della Fiera del Libro dove lo scrittore israeliano Aharon Appelfeld terrà, alle
20, una lectio magistralis che qui anticipiamo in parte. Domani, invece, alle
dieci di mattina, inaugurazione ufficiale della Fiera alla presenza del
Presidente della Repubblica.
( da "Repubblica, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina IV - Torino
S'inizia a Venaria, poi l'appuntamento con la Einaudi Dalla Reggia a The Beach
Ecco i posti delle feste Mille invitati nel gioiello restaurato dello Juvarra
Venerdì derby tra Struzzo e Baldini MASSIMO NOVELLI Non solo odio,
contestazioni, muro contro muro, tensioni alimentate ad arte. A Librolandia
2008, peraltro come è accaduto nelle altre venti edizioni, ci saranno anche i
tempi e le occasioni per divertirsi, far sbocciare qualche nuovo amore,
mangiare, bere e magari danzare, dimenticare per una notte il presente e il
"terribile domani" che travagliava Charles Baudelaire quanto
travaglia noi. Venuto meno, per mancanza di soldi, il reading
spettacol-letterario degli anni passati, si comincia stasera, però in pompa
magna, alla Reggia di Venaria Reale, che, con il suo restauro, è il simbolo
della Torino che cambia pelle, almeno per quanto riguarda la cultura e il suo
consumo. Serata a inviti, circa mille i presenti, quella che dalle 20 convoglierà
i soliti noti, e qualche volto relativamente diverso (come Elazar Cohen, numero
due dell'ambasciata israeliana a Roma; l'ambasciatore Meir, invece, parteciperà
all'inaugurazione del salone giovedì mattina), alla Chiesa di Sant'Uberto. Qui,
dopo gli immancabili saluti istituzionali di rito, Aharon
Appelfeld, il decano degli scrittori di Israele, terrà la sua lectio magistralis. Seguiranno l'aperitivo e la
cena curata da Anna Ghisolfi, una signora di Tortona che unisce "mani
geniali" in cucina, come ebbe a dire un noto critico gastronomico, e
onestà di prezzi, il che non guasta per le casse pubbliche. Si chiude
con uno spettacolo di giochi d'acqua. La serata di Venaria è ovviamente
l'antipasto della Fiera. Un appuntamento classico, l'anteprima, come altrettanto
tradizionale è la festa della casa editrice Einaudi. I signori e le signore
dello Struzzo cambiano la scena anche quest'anno. Sono lontani i tempi delle
"merende" in collina, ancora dal sapore vagamente pavesiano. Lasciata
Eataly, teatro della festa del 2007, gli einaudiani puntano ora sul Centro
storico Fiat di via Chiabrera (venerdì sera). è una scelta decisamente in linea
con la storia (vecchia?) di Torino, ma che pare pure un omaggio alle fatiche,
con buon esito, di Marchionne e c. Girala come vuoi, Torino resta sempre
Fiatopoli. Nel novero degli altri momenti allegri, o che si spera siano tali,
va incasellato l'appuntamento di Baldini e Castoldi. La casa editrice di
Alessandro Dalai ha optato per un locale dei Murazzi, cioè The Beach, per
giunta proprio venerdì, nella sera della festa di Einaudi. è la vendetta da
parte di chi lo Struzzo conobbe da vicino, in un'epoca non facile? Oppure
semplice coincidenza? Sta di fatto che ai "Muri" si starà in
compagnia di Giorgio Faletti, Enrico Brizzi e Max Pezzali. Ultimo consiglio ai
bon vivant: pure al Lingotto, tra gli stand e i dibattiti, non mancheranno le
opportunità per piacevolezze mondane ed enogastronomiche. La Fratelli Frilli di
Genova, per esempio, offrirà calici di vino Rossese di Isolabona al termine
delle presentazioni dei libri. E l'Associazione Italiana Editori ha organizzato
un buffet, sabato all'International Book Forum, per annunciare l'Italia in
veste di ospite d'onore alla Fiera del Libro di Guadalajara, in Messico.
( da "Repubblica, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina V - Torino Il cinema Ebrei e arabi sullo schermo tra Massimo e
Fratelli Marx Palestina e Israele anche sugli schermi. La prima su
quello del Fratelli Marx, il secondo al Massimo. L'omaggio a tre autori
palestinesi comincia questo pomeriggio alle 18.30 con Ka'ek sul pavimento di
Ismail Habbash, in ricordo dello scrittore Ghassan Kanafani, assassinato nel
1972 a Beirut. Da domani alle 21 il cinema israeliano si presenta invece
con dieci film: si parte con Disengagement di Amos Gitai.
( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del "Chi colpisce l'Israele che vuole
pace" Abraham B. Yehoshua L'intervista Palieri a pagina 4.
( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Le ambiguità della destra di Ninni Andriolo La matrice
nazi-fascista che il Procuratore Papalia attribuisce al delitto di Verona
spiazza gli esponenti della destra, occupati da giorni a occultare il
retroterra politico-culturale di un atto di violenza che non può essere
liquidato come fosse il crimine isolato di cinque balordi. Chi si accinge ad
assumere responsabilità di governo - e ha promesso agli italiani più sicurezza
- non può mostrare l'imbarazzata ambiguità di queste ore. La stessa che ha
portato Fini a definire il "boicottaggio" tuttora incruento della
Fiera del Libro di Torino più grave del pestaggio costato la vita a Nicola
Tommasoli. La stessa che lo ha spinto a parlare dei cinque assassini di Verona
come di un "gruppo che si definisce neonazista". Al Presidente della
Camera va chiesto se esista una qualche centrale abilitata ad assegnare patenti
di idoneità per svastiche e croci celtiche. E, ancora, se la sottolineatura
della gratuita autoproclamazione nazi-fascista degli autori del pestaggio
omicida di Verona non metta in evidenza - piuttosto - il riflesso condizionato
dell'impaccio di radici antiche che si allunga fino a sottovalutare la violenza
che alberga nelle frange estreme della destra. E che diffonde - in realtà
importanti del Paese - la cultura dell'odio e dell'intolleranza per "il
diverso", la stessa che rischia di farsi moda al di là dei confini di un
certo estremismo militante. Per questo la pezza che prova a mettere Ignazio La
Russa non copre le contraddizioni di Fini. Il ministro della Difesa in pectore
attacca chi avrebbe distorto le parole del suo leader che - secondo lui -
avrebbe dato per scontato che "l'uccisione di un ragazzo è infinitamente
più grave delle bandiere di Israele incendiate a
Torino". Detto questo, però, anche l'ex presidente dei senatori di An
riduce l'omicidio di Nicola Tommasoli ad un isolato "gesto di
teppismo" e proclama di "scarso interesse" la conoscenza delle
"idee politiche" degli autori del delitto. Anche La Russa, in sostanza,
fa finta di non vedere il contesto dentro il quale si è scatenata la violenza
brutale di quei "balordi". Quel verminaio nazi-fascista che nel nord
est si mescola anche a frange estreme di un certo leghismo. La sottovalutazione
che ostenta il Pdl preoccupa non poco, visto che la destra ha promesso di dare
risposte efficaci alla domanda di sicurezza degli italiani. Ora che la
propaganda elettorale è stata archiviata chi ha vinto è chiamato alla prova, ma
i primi passi della maggioranza in pectore sembrano incerti o strumentali. Si
rifugiano, ad esempio, nell'antistorica teoria degli opposti estremismi che
mette sullo stesso piano la violenza omicida di Verona e le bandiere israeliane
bruciate a Torino. Come se queste ultime fossero solo l'antipasto della manifestazione
del 10 maggio di cui - evidentemente - si dà per scontato un copione violento,
e già scritto, che non sarebbe lecito auspicare e sarebbe indispensabile
impedire. Convinti come siamo dell'infantilismo politico che porta a mettere in
discussione l'esistenza stessa dello Stato di Israele, condanniamo senza appello chi
promuove boicottaggi anti-israeliani. "Legittimo criticare azioni e
decisioni dello Stato di Israele - spiega il Pdl Franco Frattini - Ma è illecito, oltre che
illegittimo, inneggiare all'intolleranza". Il fatto è che i giorni della
Fiera del libro, con le manifestazioni che annunciano settori della sinistra
estrema, costituiranno il primo banco di prova anche per il Berlusconi
quater che si formerà nei prossimi giorni. E che dovrà mostrare capacità di
rasserenare il clima e non già di esasperare le tensioni a Torino, come nel
resto d'Italia. La maggioranza di destra che ha vinto le elezioni - anche
puntando sulla "percezione d'insicurezza" che agita i cittadini -
mostra, però incertezze e contraddizioni. E un procedere a tentoni che non
promette bene. A Roma, ad esempio, Alemanno mette la sordina alle promesse
elettorali sulla sgombero dei campi nomadi, mentre a Bologna An prende esempio
dalla Lega e promuove ronde padane. "Ronde di partito - attacca il vice
ministro degli Interni, Marco Minniti - di qualunque colore esse siano, sono
l'esatto contrario di quel che serve per la sicurezza dei cittadini". La
Nota.
( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del Il diplomatico israeliano: gli estremisti che
vengono a Torino per boicottare vogliono delegittimare lo stato d'Israele.
( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del ISRAELIANA Non solo Torino: arte e scienza in tutte le città di
Luca Del Fra "Il mondo e l'Italia hanno di Israele un'immagine falsata: elmetti,
carri armati, scene di guerra. Allora queste celebrazioni per il 60° anno della
fondazione di Israele (14
maggio 1948) servono a far conoscere a tutti la vera faccia del nostro
stato". Così spiega l'ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meir alla
presentazione delle numerose iniziative culturali sparse in varie città della
penisola. L'inaugurazione ufficiale avverrà nella capitale, all'Opera di
Roma che ospita i complessi della Israel Tel Aviv Opera per "Viaggio alla
fine del millennio", opera su libretto di Abraham B. Yehoshua e musica di
Josef Bardanashvili. Già da questo mese di maggio mostre, convegni, rassegne su
arte, cinema, letteratura, scienza israeliani troveranno spazio oltre che nella
capitale a Torino, Firenze, Milano, Siena, Bologna e Reggio Emilia. È interessante
notare come accanto agli aspetti più formali e riconosciuti della cultura
israeliana, abbiano trovato spazio anche voci più problematiche, a iniziare da
"Viaggio alla fine del millennio" che è una riflessione sulla
tolleranza. A Milano invece a luglio si esibiranno i gruppi della musica
giovanile, un mondo underground che si divide tra l'accettazione incondizionata
della politica israeliana e i suoi fieri oppositori. A questo proposito, alla
presentazione di queste iniziative Gianni Alemanno, neosindaco capitolino, ha
voluto citare il presidente Napolitano, ripetendo che "si può criticare ed
essere in disaccordo con la politica israeliana, ma non è più tollerabile
mettere in discussione l'esistenza stessa dello stato d'Israele".
D'accordo anche Piero Marrazzo, presidente della regione Lazio: posizioni come
quelle "di Ahmadinejad sono oggi inconcepibili".(L'intero programma
delle celebrazioni su http//:israele60.com).
( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del Sabato un corteo aperto da uno striscione che dice
"Israele non è un ospite" Il questore: non ci sarà una zona
rossa.
( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Al Lingotto nel segno della "Bellezza" m.s.p. "La
bellezza salverà il mondo?" è la domanda che, nell'Idiota di Dostoievskij,
viene rivolta al principe Myskin. Ed è la Bellezza il tema cui è dedicata
l'edizione 2008 della Fiera del Libro. Fiera che, per la prima volta, verrà
inaugurata da un Presidente della Repubblica: domattina alle 9,45 sarà Giorgio
Napolitano il primo a varcarne la soglia. Ma vediamo tematiche e nomi ospitati
fino a lunedì al Lingotto. Israele
a parte, la Fiera ospiterà un ciclo di "lezioni magistrali" sul tema
della bellezza appunto, con Remo Bodei e Franco La Cecla, Raffaele La Capria
come Giovanni Reale; dibattiti sulla giustizia, sull'immigrazione africana,
sulla Birmania e sulla ThyssenKrupp; un ciclo di incontri sulle
"parole della Costituzione". Una valanga, come di consueto, i
personaggi presenti: Gore Vidal, Javier Marias, Yves Bonnefoy, Clive Cussler,
Ignacio Paico II (a colloquio con Fausto Bertinotti), Joe Lansdale, André
Michaux, tra gli italiani Dacia Maraini, Eugenio Scalfari, Gian Antonio Stella.
Per la sezione "Lingua Madre", dedicata all'ibridazione di culture,
tra gli altri Sandrine Bessora, gabonese, V.V.Ganeshananthan, cingalese, Selina
Sen, bengalese, Dhaliwal, indiano-londinese, la turca Elif Shafak. Ma la Fiera
è, in primo luogo, "fiera", cioè centinaia di stand con la produzione
libraria recente e prossima a venire. Quest'anno si segnalano, tra le case
editrici che tornano, Baldini Castoldi Dalai e Marco Tropea. E un piccolo boom
di "nuovi": sono 75 le sigle al primo ingresso.
Nell'"Incubatore", come di consueto, la Fiera ospiterà poi alcune
decine di sigle neonate. All'"International Book Forum" si
scambieranno diritti per lo sfruttamento cinematografico di opere di narrativa.
Quattromila i metri quadrati dedicati a bambini e ragazzi, mentre torna
l'angolo di Torino Comics. Insomma, grande abbondanza. Non fosse che in Fiera
l'Aie presenterà il suo rapporto annuale sullo stato della lettura in Italia: i
lettori sono diminuiti ancora, meno 1,2% nel 2007 rispetto al 2006. Ovvero:
l'anno scorso solo poco più di quattro italiani su dieci hanno letto
"un" libro! La Fiera.
( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del PASSAPAROLA Su Internet il tam-tam del fronte del boicottaggio:
dai centri sociali ai Carc Il passaparola è stato lanciato in Rete, con mail,
newsletter e appelli alla mobilitazione su siti come Indymedia. Non si
annunciano treni speciali, solo qualche autobus organizzato dai centri sociali
più grossi, per portare a Torino le poche migliaia di sostenitori del
boicottaggio alla Fiera del Libro. Sfileranno sotto la Mole sabato 10 maggio
fino a raggiungere il Lingotto. Per loro, Israele deve essere boicottato come il
Sudafrica dell'apartheid. Più che il sessantesimo anniversario della fondazione
dello Stato di Israele, il
2008, dicono, è il 60° anniversario della Nakba - catastrofe in arabo -
l'inizio dell'occupazione dei territori palestinesi. L'appello ufficiale
del Forum Free Palestine è partito dal sito infoaut.org e finora ha raccolto le
adesioni dell'area più antagonista dei centri sociali. C'è il Vittoria di
Milano, l'Askatasuna e i Murazzi di Torino, lo Spazio Antagonista Newroz di
Pisa, il Gozilla di Livorno. Ci sono anche molte sigle di associazioni
palestinesi, i sindacati di base Rdb-Cub e Cobas, alcuni collettivi
studenteschi tra cui quello dell'Orientale di Napoli, c'è la rivista della
minoranza di Rifondazione L'Ernesto, Sinistra Critica, il partito di Lavoratori
di Ferrando e una parte del Pdci. Ci sono anche i Carc con le loro petizioni
per la scarcerazione dei brigatisti della "prima" e della
"seconda posizione". L'assalto a Torino che paventa la destra,
comunque, non ci sarà: lo spot video postato su YouTube, a quattro giorni dal
corteo, lo hanno visto solo in 287.
( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Israele ringrazia Napolitano e il governo
di centrosinistra L'ambasciatore Meir apprezza la presenza del capo dello Stato
Livni saluta D'Alema: "Con voi fattiva collaborazione" di Umberto De
Giovannangel / Roma UNA PRESENZA "importante e significativa". Un
atto di amicizia che fa onore ad un capo di Stato che ha sempre avuto Israele nel cuore. Gerusalemme plaude alla presenza di
Giorgio Napolitano all'inaugurazione della Fiera del Libro di Torino,
condannando con forza il rogo di bandiere con la Stella di David nei giorni
scorsi da gruppi antagonisti. Dopo le polemiche che l'altro ieri hanno
coinvolto il capo dello Stato, ieri è stato l'ambasciatore
israeliano a Roma Gideon Meir a definire "una posizione morale molto
importante" la presenza di Napolitano all'inaugurazione della Fiera
libraria torinese, che quest'anno ha previsto per Israele il ruolo di ospite d'onore. "Gli estremisti di destra o di
sinistra che vengono a Torino per boicottare, vogliono solo delegittimare lo
stato d'Israele", ha aggiunto il
diplomatico con i giornalisti che gli chiedevano delle manifestazioni di
protesta dei giorni scorsi. "Massimo rispetto" per la scelta di
Napolitano è stato espresso anche dall'ambasciatore palestinese in Italia Sabri
Ateyeh, che tuttavia non ha nascosto qualche perplessità: Israele,
spiega Ateyeh, "può interpretare" la partecipazione del presidente
della Repubblica "come un appoggio italiano alla sua politica di negazione
dei diritti del popolo palestinese". Non solo la Fiera. L'ambasciatore d'Israele ha anche parole di apprezzamento per ciò che il
governo uscente di centrosinistra ha fatto, sul campo e non a parole, per la
stabilizzazione di uno dei fronti più caldi del Medio Oriente: il Sud Libano.
Senza truppe italiane, rimarca Meir, la missione Unifil nel Paese dei Cedri
sarebbe stata meno forte. "Non sono sicuro - puntulaizza l'ambasciatore, a
margine della presentazione degli avvenimenti celebrativi per i 60 anni dello
Stato d'Israele - che se l'Italia non avesse inviato
truppe" all'interno della missione Unifil 2, "la missione avrebbe avuto
la stessa forza internazionale". Quello di Meir è anche un messaggio,
indiretto, rivolto al centrodestra italiano che, per bocca di alcuni suoi
esponenti, aveva nelle scorse settimane messo in discussione l'impegno
dell'Italia in Libano, salvo poi ventilare una modifica delle regole d'ingaggio
dei caschi blu italiani, suscitando in questo caso forte preoccupazione nel
governo di Beirut. Con le sue considerazioni, Meir sembra aver voluto anche
mettere a tacere le polemiche innescate da un articolo pubblicato nei giorni
scorsi dal quotidiano di Tel Aviv Haaretz, in cui si accusavano la forza
multinazionale di interposizione schierata nel Sud Libano e il suo comandante,
il generale italiano Claudio Graziano, di nascondere
"deliberatamente" informazioni sulle attività di Hezbollah a sud del
fiume Litani, e di non rispettare pienamente la risoluzione 1701, approvata dal
Consiglio di Sicurezza per porre fine alla guerra fra Israele
e le milizie del partito di Dio nell'estate 2006. Non solo la Fiera. Il
rapporto positivo instauratosi nei venti mesi del governo Prodi tra Gerusalemme
e Roma è testimoniato anche dal gesto della ministra degli Esteri israeliana,
Tzipi Livni, che ha voludo congedarsi telefonicamente dal suo omologo italiano
uscente Massimo D'Alema ringraziandolo per "la fattiva
collaborazione". Da parte sua, ricorda la Farnesina, "il Ministro
D'Alema, nel ringraziare il Ministro Livni per la cooperazione assicurata e il
dialogo profondo e costruttivo condotto in questi due anni, ha colto
l'occasione per confermarle che l'amicizia con Israele
è per l'Italia una scelta strategica consolidata e duratura, che accomuna le
principali forze politiche ed è ampiamente condivisa dall'opinione pubblica e
dalla società italiana". A testimoniarlo è anche la presa di posizione del
ministro degli Esteri in pectore, Franco Frattini. L'attuale vice presidente
della Commissione europea definisce "importante e significativa" la
presenza di Napolitano a Torino per la Fiera del libro. Secondo il futuro
probabile titolare della Farnesina è utile ricordare il 60° anniversario dello
Stato di Israele, "nella convinzione che lo Stato
palestinese, altro elemento-chiave irrinunciabile per un pacifico e stabile
assetto in Medio Oriente, nascerà tanto più forte e sicuro quanto più chiara
sarà la voce della comunità internazionale sulla legittimità anche storica,
oltre che politica, dello Stato di Israele". Uno
Stato progredito; una democrazia che resiste a guerre e al terrorismo. È Israele oggi. Un Paese orgoglioso della sua democrazia,
"un'isola in mezzo alle dittature - sottolinea con orgoglio l'ambasciatore
Meir - un parlamento in cui sono votati direttamente i deputati arabi". E
una stampa libera "che è più critica nei confronti del suo Paese di quanto
spesso lo sia quella straniera".
( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione
del ABRAHAM B. YEHOSHUADomani inaugurerà il Padiglione oggetto del
boicottaggio. E a Roma assisterà all'opera tratta da un suo romanzo "Così,
in noi, colpite l'Israele che
vuole la pace" di Maria Serena Palieri / Roma Della cosiddetta
"triade" dei grandi scrittori israeliani - Yehoshua, Oz, Grossman - è
il più anziano. E, della triade, sarà il solo presente alla Fiera del Libro di
Torino. Sarà lui, domani mattina alle dieci, a inaugurare con l'ambasciatore
Gideon Meir il padiglione di Israele ospite d'onore. Abraham B. Yehoshua arriva in Italia per
un soggiorno toccata e fuga, con una missione doppia: a Roma assisterà stasera
alle prove di Viaggio alla fine del millennio, il melodramma tratto, su suo
libretto, dal suo omonimo romanzo del 1999, e domani sera all'unica
rappresentazione al Teatro dell'Opera, mentre a Torino al Lingotto, lui
scrittore impegnato da decenni nel processo di pace, simboleggerà, a quel
taglio del nastro, la cultura israeliana. Quella contro la quale - di fatto -
prende in queste ore la mira il boicottaggio contro le celebrazioni del
sessantennale dello Stato d'Israele. "E per
questo boicottaggio sono molto triste" commenta Yehoshua, che alla vigilia
raggiungiamo telefonicamente ad Haifa. "Noi abbiamo relazioni pacifiche
con la Giordania e l'Egitto, noi siamo impegnati in negoziati serissimi con la Palestina. Noi scrittori, poi, in maggioranza ci battiamo da
quarant'anni per la pace. Se l'anno prossimo, come spero, ci sarà uno Stato
palestinese, sarà con grande gioia che lo vedrò ospite d'onore della
Fiera". Parliamo di libri, allora. Qual è lo stato di salute della
narrativa israeliana, così come si affaccia in questo maggio 2008 al Lingotto?
"È in corso una rinascita. Non solo della letteratura, ma di tutte le arti,
musica, cinema, danza. Israele è un Paese piccolo,
siamo solo sei milioni di abitanti, ma la nostra vita culturale è intensa ed è
ben accetta nel mondo intero. Questo, però, non è un termometro dello stato di
salute della società israeliana: la cultura è vitale, ma non vuol dire che la
società stia bene. D'altronde, pensi all'Europa tra le due guerre, dove i
fascismi nascenti convivevano con un'esplosione delle arti. Forse è il
malessere - la crisi d'identità, la confusione, il pessimismo - che favorisce
l'attività creativa. Nel primo dopoguerra dal male della guerra trassero linfa
Kafka, Joyce, Thomas Mann". Quante sono, a oggi, le generazioni di
scrittori israeliani, e, se c'è, cosa le accomuna? "Ci sono i vecchi
signori della prima, quella detta "della Guerra di Indipendenza" e
della creazione dello Stato, ultraottantenni come Aharon Meged tuttora
all'opera, o come S.Yzhar scomparso due anni fa, poco tradotti all'estero; poi
ci siamo noi, io, Oz, Appelfeld, Kenatz, nati negli anni Trenta e della
generazione detta "dello Stato"; alla "generazione della Guerra
del '67" fanno capo David Grossman, Meir Shalev, Haim Be'er; poi c'è
quella senza nome, diciamo post-modernista, di Etgar Keret e Orly Castel Bloom
e, ancora, i giovanissimi". È un caso che i trentenni non abbiano
un'etichetta? O questo indica una crisi di identità? "Non è un caso. La
loro è un'esperienza che non ha più un centro, sia ideologico, sia politico,
sia culturale". Per loro si è parlato di "disimpegno": per
esempio a proposito di Alona Kimhi, autrice di un romanzo circense e scatenato,
"Lily la tigre". Lei condivide questa etichetta? "No, la
questione non è questa. Ci sono sfumature diverse. E bisogna vedere sempre il
nesso tra ciò che avviene in Israele e ciò che avviene
fuori. I nostri scrittori sono molto legati alla cultura dell'Occidente. Quando
ho cominciato a scrivere io, nell'aria regnava l'assurdo di Kafka e di
Camus..." Non crede che un romanzo come "Lily la tigre" lanci un
proprio messaggio: ora basta parlare di identità, di guerra e di pace, anche in
Israele ci sono altri poteri da mettere in crisi, per
esempio il maschilismo? "Appunto. C'è una generazione, oggi, più impegnata
sul piano dei "generi", il femminismo come i diritti dei gay.
D'altronde, se lei guarda alla narrativa italiana degli anni Cinquanta non
trova queste tematiche. Il femminismo, come l'ecologismo, sono affiorati da non
molto". In tre romanzi israeliani tradotti in questo 2008, il suo
"Fuoco amico", "La vita fa rima con la morte" di Amos Oz e "Le
donne di mio padre" di Savyon Liebrecht, l'erotismo ha un posto esplicito.
E, per la nostra esperienza di lettrici, inusuale nella narrativa israeliana. È
un sensore da interpretare? "Non saprei. Ma sta a lei tendere fili e
interpretare..." Ci dica del sentimento con cui affronta la messinscena a
Roma dell'opera tratta dal suo romanzo. "È, per me, un grande avvenimento.
Sono un amante dell'opera, amo Verdi, Puccini, Rossini, da trent'anni ne sono
un fedele spettatore e ho letto decine di libretti. Perciò quando mi hanno
offerto di trarne uno da Viaggio alla fine del millennio ho accettato subito. E
l'ho scritto con facilità e felicità. Ora venire nella Mecca dell'opera, in
Italia, è un onore e una prova".
( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del Il diplomatico israeliano: senza l'Italia sarebbe
meno forte la missione in Libano.
( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Il duro scontro fra le anime di Israele Tolleranza e intolleranza nel libretto dell'opera scritto da
Yehoshua. La prima europea a Roma di Giovanni Fratello SESSANT'ANNI Dopo la
tournée della Israel Philharmonic, a Roma l'inaugurazione ufficiale per le
celebrazioni del 60° anniversario della nascita dello Stato d'Israele avverrà giovedì al Teatro
dell'Opera e come ospiti vedrà i complessi artistici della Israel Opera
di Tel Aviv per la messa in scena di Viaggio alla fine del millennio purtroppo
per una sola rappresentazione. Una scelta piuttosto coraggiosa per queste
celebrazioni, non solo perché il compositore, Josef Bardanashvili è nato in
Georgia -ex Unione Sovietica- e solo da pochi anni è cittadino israeliano, ma
anche perché il libretto che Abraham B. Yehoshua ha tratto dal suo omonimo
romanzo, vede confrontarsi duramente due delle anime di Israele:
entrambe religiose ma una intollerante nei confronti degli stessi ebrei. Ben
Atar, il protagonista dell'opera che si svolge intorno all'anno Mille, è un
mercante ebreo marocchino sefardita: ha due mogli che vanno d'amore e d'accordo
- Abramo, Isacco e Giacobbe dell'Antico Testamento avevano più spose e Salomone
addirittura mille. Ma la cosa non va giù agli ebrei ashkenaz che vivono tra la
Francia e la Germania, e in particolare alla bigotta Ester Mina, moglie di
Abulafia, nipote di Ben Atar,che è costretto a ripudiarlo. Ben allora prende le
sue due mogli, attraversa il Mediterraneo arriva a Parigi e si sottopone per
due volte al giudizio della comunità per riguadagnarsi l'amore e la fiducia del
nipote.Dalla prima ne esce vittorioso, mentre nella seconda sarà scomunicato
con le sue mogli, e la più giovane si ucciderà per la disperazione. Di questo
scontro ideologico-religioso è intessuto anche il tema del ruolo della donna,
vista vuoi per le sue aperture tolleranti, vuoi inquadrata nelle chiusure
oscurantiste. Compositore prolifico, Bardanashvili presenta una partitura molto
eclettica, dove sono evidenti le forme tradizionali dell'opera, arie, duetti,
terzetti e perfino la chiusura del primo atto con un concertato e quella del
secondo con la morte dell'eroina. Tuttavia il suo è un linguaggio musicale moderno,
dove generi molto diversi, dalla tradizione rinascimentale e barocca alla
musica klezmer e alle melodie ebraiche, sono fuse in una struttura certo
lontana dalle avanguardie ma dal sapore contemporaneo. La regia è di Omri
Nitzan mentre sul podio debutta a Roma uno dei più formidabili direttori
israeliani, Asher Fish -quest'anno ha inaugurato la stagione del San Carlo di
Napoli con una straordinaria esecuzione di Parsifal-, che ha anche tenuto a
battesimo la prima esecuzione di questa opera nel 2005 a Tel Aviv. Orchestra,
coro e cantanti solisti sono della compagnia stabile della Israel Opera.
www.operaroma.it - 06481601.
( da "Giornale.it, Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 108 del 2008-05-07 pagina 5 Israele, arte e musica per i 60 anni di Redazione Il 15 maggio del 1948
veniva dichiarata l'indipendenza dello Stato d'Israele. Proprio in questi giorni, dunque, Israele compie sessant'anni (secondo il calendario ebraico a partire da
stasera) e per festeggiare punta tutto sulla cultura. Anche l'Italia
celebra questo importante compleanno con una serie di eventi e manifestazioni
culturali che dureranno un anno intero. E si parte proprio da Roma "che
sarà sede a 360 gradi di questi eventi" ha annunciato il sindaco Alemanno.
Così domani sera si apriranno ufficialmente le celebrazioni, organizzate
dall'Associazione culturale "Israele60"
(composta dal presidente Giancarlo Elia Valori, Gianni Letta, Itzhak Pakin e il
neo deputato del Pdl Alessandro Ruben) con un concerto al teatro dell'Opera: la
Israeli Opera di Tel Aviv eseguirà, davanti a un parterre di selezionati
ospiti, Viaggio alla fine del millennio composta dall'israeliano Yosef
Bardanashvili su libretto del noto scrittore Abraham B. Yehoshua, che ha
adattato per opera il testo dell'omonimo romanzo. "La cultura israeliana è
ricca di creatività in tutti i campi artistici - spiega l'ambasciatore d'Israele in Italia Gideon Meir -, dalla letteratura, al
teatro e all'opera. E inizieremo proprio dalla lirica, tanto cara alla cultura
italiana, a mostrare gli altri volti, i vari aspetti di Israele".
I festeggiamenti continueranno nella Capitale per tutto il 2008, sempre domani
sera, prima del concerto, sarà presentata la mostra "Il viaggio della
Menorà" curata dalla direttrice del Museo Ebraico di Roma Daniela Di
Castro e che illustra l'avvincente storia del candelabro a sette bracci
descritto nella Bibbia, portato a Roma nel 70 d.C., poi smarrito
misteriosamente. Il 31 maggio a Villa Aurelia si terrà l'anteprima mondiale del
concerto di musiche composte dall'americano Yotam Haber, intitolato Cum Numis
Absurdum, che ripercorre la storia dell'antica musica della comunità ebraica
romana. A novembre poi inaugurerà la mostra al Vittoriano As Is: Arte
Israeliana Conteporanea, che ospiterà un centinaio di opere di oltre venti
artisti israeliani. Sempre al Vittoriano verrà consegnato in autunno il premio
internazionale "Le Eccellenze di Israele",
mentre alla Casa del Cinema ci sarà la rassegna dedicata al cinema ebraico e
israeliano "Il Pitigliani Kolno'a Festival" che quest'anno dedicherà
gran parte del programma ai sessant'anni di storia del cinema d'Israele. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4
- 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 108 del
2008-05-07 pagina 15 Il coraggio di Fini sui "fatti gravissimi" di
Redazione Facevo l'inviato de L'Unità in America latina e quel giorno del 1985
ero veramente arrabbiata perché, avendo scoperto sacche di schiavitù, e
centinaia di morti ammazzati, nel nord latifondista del Brasile, la risposta
dell'allora vice direttore fu di malcelato disinteresse. Alla mia provocazione
"ma allora contano di più tre morti nel Cile solo per dar contro a
Pinochet", rispose serafico "Certo che sì", convinto di avermi
dato una lezione di giornalismo. Quel giorno capii in una sola volta, forse ero
stata tonta prima, la manipolazione politica delle notizie e la maledizione del
politically correct. Mi venne voglia di scappare e lo faccio ancora, dopo più di
vent'anni. Questa oziosa premessa serve solo come pretesto per consigli non
richiesti al neopresidente della Camera, Gianfranco Fini. Non si faccia
intimidire dall'assalto dell'opposizione senza idee e argomenti, tutti di nuovo
insieme ed eguali nello sdegno, per un "più" che venga giudicato di
troppo, non si rifugi anche lei nel "ma anche", che tutto livella e
mette sullo stesso piano. Il più grave e il meno grave esistono e si usano per
dimostrare personalità sicura e visione chiara, rispetto della storia e
coraggio delle leggi. A Verona il branco che ha colpito ancora una volta fa
parte del disagio giovanile, della violenza adolescenziale che cerca uno
sbocco, del rituale barbaro consentito intorno al business del calcio, ogni
volta esecrato, ogni volta non affrontato fino in fondo, nel quale il gruppo
deve essere estremista di una qualunque parte, e che voglia dire nemmeno lo sa.
Si possono scrivere molte banali cose di buon senso a proposito: che prima
c'era la guerra, adesso non c'è più neanche la naia, che la nostra generazione,
ma anche quella prima e quella dopo, almeno ha goffamente provato la sua
rivoluzione, quella di oggi si deve occupare di mettere qualcosa di eccitante
su Youtube e fare foto col cellulare al culo un po' stranamente in mostra della
professoressa, che dire di buona famiglia non significa di famiglia attenta e
adeguata alle turbe dei figli, che i ragazzi si sentono dire da quando hanno
l'età della ragione che per questo Paese non c'è futuro, figurarsi per loro. Si
può concludere che l'assassino di Verona e i suoi compari erano schedati, quasi
tutti espulsi dagli stadi, che forse non dovevano essere a piede libero.
Insomma, certezza e adeguatezza delle misure di prevenzione e di repressione
aiutano a salvare giovani vite, se uno Stato se ne fa carico. Il centrodestra
ha vinto le elezioni sulla spinta di queste richieste, veda di fare qualcosa. A
Torino la polemica iniziata assai prima dell'apertura della ventunesima Fiera
del libro si fonda sulla negazione arbitraria, terroristica, ma mai abbastanza
repressa e condannata nel nostro Paese, del diritto di
ospitare Israele nel
sessantesimo anno della fondazione dello Stato, nelle persone dei suoi
scrittori più illustri. Si basa sulla violenta negazione del diritto di Israele a esistere, non, come pure si
finge di credere, sulla rivendicazione del diritto di critica a determinati
comportamenti di Israele.
C'è il popolo delle vittime, i palestinesi, c'è il popolo del carnefici, ovvero
gli israeliani. È lo stesso doppio standard che si applica alla destra e alla
sinistra, alla satira su Maometto e a quella su Gesù Cristo. Il professor
Gianni Vattimo è un antisemita, come il tanto venerato professor Tariq Ramadan,
che si è permesso di rampognare Giorgio Napolitano perché andrà a Torino, è un
Fratello Musulmano. L'area della città intorno alla Fiera del libro è blindata,
centri sociali, movimenti estremisti comunisti e i soliti radical chic
promettono di protestare. Si può fare così una grande manifestazione culturale?
È grave, presidente Fini, più grave di molte vicende gravissime che pure
accadono in questi giorni. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 108 del 2008-05-07 pagina 15 L'ambasciatore: "Legittime le critiche illegittimo
negare l'esistenza di Israele" di Redazione Il diplomatico attacca la Sinistra e apprezza
la fermezza di Napolitano: "È molto importante" da Roma Sì alle
critiche nei confronti del governo israeliano ma assolutamente no alla
delegittimazione dello Stato di Israele. Oggi l'ambasciatore israeliano in Italia, Gideon Meir
sarà alla festa inaugurale della Fiera del libro a Venaria e non esita ad
attribuire sentimenti manifestamente antisemiti alla sinistra radicale che
protesta contro la presenza di Israele alla Fiera. Gli
estremisti che vengono a Torino per "boicottare la Fiera del libro
vogliono delegittimare lo Stato di Israele" dice
l'ambasciatore Meir. Il diplomatico israeliano commenta così le contestazioni
di questi giorni e il rogo delle bandiere israeliane ed americane a Torino. Le
critiche alle scelte politiche sono sempre legittime mentre è illegittimo voler
negare ad Israele il diritto a esistere e secondo Meir
una parte della sinistra, quella più radicale punta proprio a questa
delegittimazione. Tanto più Meir apprezza la ferma presa di posizione del capo
dello Stato. La presenza del presidente della Repubblica Napolitano alla Fiera
del libro, osserva l'ambasciatore "è una posizione morale molto
importante". Intanto la comunità ebraica torinese si interroga su quanto
sta accadendo confessando di essere più amareggiata che preoccupata anche se
sta dilagando "un pericoloso clima di violenza, di arroganza e di mancanza
di rispetto per i diritti dell'altro". Tullio Levi, presidente della
Comunità ebraica di Torino, osserva che al momento si sta "respirando un
brutto clima di intolleranza" nel quale "non si vogliono ascoltare le
ragioni dell'altro". Un peccato visto che "la Fiera del libro
sembrava rappresentare una grande occasione di dialogo per ascoltare tutte le
ragioni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-07 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Il settimanale "Famiglia cristiana": dire grazie a Israele MILANO - ( g.g.v.) "Ecco perché
è giunta l'ora di dire grazie a Israele". Così Famiglia Cristiana titola l'editoriale del
vicedirettore Fulvio Scaglione. Parole importanti, quelle del settimanale
cattolico: "Mentre sulle piazze ricompare la miseria dei bruciatori di
bandiere, noi cittadini dell'Europa e delle democrazie liberali riconosciamo il
debito con lo Stato di Israele. La ragione è semplice: Israele,
come peraltro il vicino Libano, è uno Stato multireligioso, multiculturale e
multietnico in un Medio Oriente che pratica, al contrario, l'esclusivismo
religioso, culturale o etnico, quando non tutti e tre insieme". Israele è insomma "un modello di apertura alla
diversità", scrive il settimanale. "Se un giorno i Paesi arabi sapranno
meditare la propria storia e farsi competitivi nella gara della pace, molto del
merito andrà a Israele".
( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-07 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Provocazione-choc E Vattimo "rivaluta" i Protocolli di
Sion DAL NOSTRO INVIATO TORINO - ( d.m.) Qui a Torino è nata un'altra
categoria, "la sinistra soft", in cui il poeta
israeliano Aaron Shabtai fa rientrare Amos Oz, Abraham Yehoshua e David
Grossman. Questi grandi scrittori, secondo Shabtai "sono responsabili non
soltanto di aver firmato una lettera di sostegno all'ultima guerra di Israele contro il Libano, ma di farsi
garanti presso l'opinione pubblica europea e occidentale della politica di
aggressione di Tel Aviv". Sicuramente gli scrittori israeliani che
verranno domani alla Fiera del libro, dove il loro Paese è ospite d'onore,
risponderanno a queste parole, così come non rimarranno senza replica gli
interventi dei due filosofi che hanno aperto la giornata conclusiva del
convegno alla facoltà di Scienze politiche su "Le democrazie occidentali e
la pulizia etnica della Palestina": Domenico
Losurdo e Gianni Vattimo, che anni fa duellarono su Nietzsche, oggi difendono
assieme la causa della Palestina e dell'antisionismo.
"Giorgio Napolitano ed io - ha detto Losurdo - proveniamo dalla stessa
famiglia politica (il Pci), anche se il presidente ha compiuto una evoluzione
più radicale. La mia è una critica rispettosa, ma equiparare, come ha fatto
Napolitano, l'antisionismo all'antisemitismo mi sembra proporre una verità di
Stato. Così facendo si cade nell'errore che malauguratamente compivano i regimi
del socialismo reale". Chi ha il cuore forte si prepari adesso alle parole
di Gianni Vattimo, che nonostante un piccolo malore ha voluto concludere ieri
pomeriggio il seminario antagonista: "Oggi - ha detto Vattimo - è
diventato scandaloso manifestare la propria solidarietà ai palestinesi. Persino
Napolitano ha equiparato antisionismo e antisemitismo. Allora mi dico: non ho
mai creduto alla menzogna dei Protocolli degli anziani di Sion. Ora comincio a
ricredermi, visto il servilismo dei media". Parole testuali, forse
pronunciate con un filo di ironia. Infine Vattimo commenta l'uscita di Fini sul
paragone tra il delitto di Verona e le bandiere israeliane bruciate il 1Ë?
maggio a Torino: "La terza carica dello Stato ha detto che è più grave
bruciare una bandiera che uccidere un ragazzo. Ma che Paese siamo diventati?
Non è che si sta preparando un nuovo G8? Forse il fascismo era meglio".
Fino a ieri l'estremista era considerato Tariq Ramadan.
( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-07 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE L'iniziativa Adesione trasversale di intellettuali e politici
all'appello di "Appuntamento a Gerusalemme" "Sì alla marcia per Israele o capitola la democrazia" ROMA - L'appello lanciato da Anna
Borioni dell'associazione "Appuntamento a Gerusalemme", per poter
manifestare senza blindature piena solidarietà alla cultura israeliana, è stato
raccolto da parlamentari dei due schieramenti ma anche da intellettuali di
diversi orientamenti culturali. Le firme sono quelle di Luigi Angeletti,
Corrado Augias, Peppino Caldarola, Fabrizio Cicchitto, Luigi Compagna, Olga
D'Antona, Franco De Benedetti, Anna e Maria Teresa Fendi, Khaled Fuad Allam,
Ernesto Galli della Loggia, Bruna Ingrao, Giorgio Israel, Antonio Landolfi,
Emanuele Macaluso, Piero Melograni, Roberto Napolitano, Fiamma Nirenstein,
Yahya Pallavicini, Barbara Palombelli, Stefano Parisi, Paolo Pirani, Antonio
Polito, Gaetano Quagliariello, Umberto Ranieri, Giovanni Russo, Souad Sbai,
Massimo Teodori, Giorgio Tonini, Gianni Vernetti. E tutti hanno ribadito il
"miracolo" compiuto dalla democrazia in Israele
dal 15 maggio del '48 a oggi: "La vitalità e creatività della società
israeliana, la saldezza della sua democrazia, che assicura la più ampia libertà
di opinione, ...sono un fenomeno sorprendente e affascinante, che solo il
fanatismo ideologico e il pregiudizio antisemita portano a negare".
All'appello di Anna Borioni - che parla di "capitolazione della democrazia
a Torino" e di "presidente della Repubblica isolato dalla gente e
blindato dentro al Fiera" - fa eco un'altra inziativa del Pdl alla quale
ha aderito anche Emanuele Fiano (Pd). Per il quale, "la difesa del diritto
all'esistenza di Israele passa anche attraverso la nostra
testimonianza alla Fiera del libro di Torino".
( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-07 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Il caso Interrogazione di Pdl e Follini: non si reprima il sionismo
Roghi delle bandiere: vicini ai colpevoli Pressing del centrodestra Comunità
preoccupate, il presidente da Amato Gattegna, alla guida degli ebrei italiani: non si mettano sullo stesso piano estremisti e sostenitori di Israele TORINO - "Le autorità che
operano a Torino devono considerarsi preposte a prevenire e reprimere
l'antisemitismo, non il sionismo. Il governo farà bene a ricordarglielo".
Dietro il linguaggio un po' dotto di questa interrogazione parlamentare
presentata da un gruppo di senatori del Pdl (Luigi Compagna, i
piemontese Enzo Ghigo e Lucio Malan, Sandro Bondi, Domenico Nania, Marcello
Pera e altri) ai quali si è pero subito aggiunto Marco Follini (Pd), c'è quella
che rischia di diventare la polemica politica più calda nella vicenda della
Fiera del Libro e del suo Paese ospite, Israele. Dopo
il rogo delle bandiere israeliane nella piazza torinese del 1Ë? maggio, dopo il
divieto di manifestare "fuori dal perimetro della Fiera" stabilito
per domani dal Questore, il centrodestra presenta il conto al governo uscente e
al suo ministro dell'Interno, Giuliano Amato. Lo stesso Amato nell'ufficio nel
quale, in questi affannati giorni di vigilia, è più volte entrato in via
riservata anche il presidente degli ebrei italiani, Renzo Gattegna, per
chiedere che le espressioni pubbliche delle comunità e dei gruppi che in questi
mesi hanno sostenuto la presenza di Israele a Torino
non fossero messe sullo stesso piano delle contestazioni di una parte
minoritaria della sinistra radicale. Il prefetto Paolo Padoin (che non a caso
ha preferito prendere personalmente la parola negli ultimi giorni), il questore
Stefano Berrettoni, il capo della Digos Giuseppe Petronzi non possono e non
vogliono scendere in polemica con i politici. Ma sono professionisti di lungo
corso, che ben prima del rogo delle bandiere hanno fatto scattare robuste
misure di prevenzione per monitorare le eventuali cattive intenzioni del mondo
antagonista della città. E proprio da questa antica esperienza nasce il
possibile conflitto tra dirigenti di polizia e politici indignati. "Fate
qualcosa, arrestate qualcuno", sembrano suggerire i senatori che hanno
firmato l'interrogazione. "Limitiamo i danni", è invece la risposta
non scritta che arriva da corso Vinzaglio, sede della Questura, dove pure si
lavora alacremente per portare davanti ai giudici i responsabili, probabilmente
ben conosciuti, dei fatti del 1Ë? maggio. Una prassi, quella della polizia
torinese, che negli anni è stata talora tacciata di "eccessiva tolleranza
", ma che ha sempre contribuito a mantenere basso il livello dello
scontro. V. Sch.
( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-07 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE Intervista L'ambasciatore italiano Castellaneta "Chiunque
venga eletto avrà una linea multilaterale" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON - "Washington è un think-tank collettivo, dove molti centri
elaborano soluzioni e idee sul mondo. Chiunque venga eletto attingerà a questo
patrimonio comune. Come italiani ed europei non avremo difficoltà a trattare.
Conosciamo bene i consiglieri di politica estera dei tre candidati e posso dire
che in ogni caso si va verso un approccio più multilaterale: l'Europa avrà più
bisogno degli Usa e gli Usa avranno più bisogno dell'Europa". Da otto
anni, Gianni Castellaneta si occupa dei rapporti tra Italia e Stati Uniti. Dal
2005 è ambasciatore a Washington, tre anni in cui la nostra sede diplomatica è
stata costante punto di riferimento politico e mondano della capitale federale.
Ora si trova a gestire due transizioni, il cambio della guardia a Palazzo Chigi
e, fra pochi mesi, l'avvento di una nuova amministrazione alla Casa Bianca.
Chiunque vinca, Obama, Clinton o McCain, Castellaneta non ha dubbi: "I
rapporti saranno più intensi, forse più problematici. Europa e Italia dovranno
impegnarsi di più". Ambasciatore, cosa cambia col nuovo governo italiano?
"Intanto si ritroveranno persone che hanno lavorato insieme per cinque
anni. Stiamo mettendo a punto la visita di Bush in Italia, in giugno, a cavallo
del vertice euro-americano in Slovenia. Presto ci sarà anche la visita di Nancy
Pelosi, speaker democratica della Camera dei Rappresentanti. Poi Bush e
Berlusconi si rivedranno in Giappone per il G8. Un ruolo importante del nuovo
governo sarà per gli americani quello di ponte con la Russia. Fu Berlusconi,
col vertice di Soci sfociato poi in quello di Pratica di Mare, a fare da
apristrada per il collegamento di Mosca con la Nato. La Russia sarà uno degli
snodi fondamentali per la politica estera americana nei prossimi anni, lo dice
McCain come la Clinton". Ci saranno rapporti migliori che nei due anni
trascorsi? "In questi due anni, anche se abbiamo dovuto fare uno sforzo
per spiegare le dialettiche interne, abbiamo avuto rapporti eccellenti. Ci sono
state decisioni importanti: Vicenza, l'Afghanistan e naturalmente il Libano, un
intervento che fu molto apprezzato da tutti perché abbiamo superato le
incertezze degli altri europei. Abbiamo lavorato per tenere l'Italia nel gruppo
di testa, nonostante spesso l'eccesso di dialettica abbia fatto sì che i
dividendi non fossero pari ai sacrifici. Le faccio un esempio: qui i media
hanno scritto molto sulle nuove truppe promesse da Sarkozy in Afghanistan. Ma
se si va a guardare da vicino, anche dopo ci saranno più soldati italiani che
francesi. Quello che gli americani hanno salutato con soddisfazione è la
chiarezza del risultato italiano, che consente ora di aver un interlocutore
stabile". Nei giorni scorsi l'Iran è tornato d'attualità, con le
dichiarazioni di Hillary Clinton, che ha minacciato una
rappresaglia atomica se Teheran attaccasse Israele. L'Italia sta giocando un ruolo nella partita iraniana?
"Negli ultimi mesi, d'accordo col ministro D'Alema e con l'appoggio totale
dell'Amministrazione Bush abbiamo spinto per l'ingresso dell'Italia nel
negoziato con Teheran dei 5 membri del Consiglio di Sicurezza più la Germania.
Siamo a buon punto, in questa fase partecipiamo alla preparazione. Prossimo
passo è entrarvi a pieno titolo. Il nostro ruolo è importante, proprio per non
rimanere intrappolati nel binomio la Bomba sull'Iran o l'Iran con la Bomba".
P. Val. \\ L'Europa avrà più bisogno degli Usa e gli Usa avranno più bisogno
dell'Europa.
( da "Manifesto, Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Fascisti An difende
la gaffe di Fini Roma Alleanza nazionale fa quadrato in difesa di Gianfranco
Fini. Due sere fa, parlando a Porta a Porta, il presidente della Camera ha
definito le proteste di Torino per le Fiera del Libro "più gravi"
della morte di Nicola Tomassoli, il giovane ucciso a Verona da un branco di
naziskin. Una gaffe negata con difficoltà da Fini, che evidentemente non riesce
ancora a spogliarsi dai panni del nazionalalleato, che ha suscitato la reazione
di Walter Veltroni e del centrosinistra e alla quale ieri i colonnelli di An
hanno cercato di mettere in qualche modo riparo. "Fini non ha mai detto
che i fatti di Verona non siano fatti gravi da condannare - ha spiegato ad
esempio il neosindaco di Roma Gianni Alemanno - ha semplicemente sottolineato
che dietro l'atto di bruciare la bandiera di Israele c'è una posizione politica moto
forte e ancora molto strutturata nella politica italiana". Le parole di
Fini nascono dalla necessità di allontanare il più possibile la matrice di
destra dei cinque giovani aggressori dalla nuova immagine del partito e,
soprattutto, del nuovo ruolo istituzionale che ricopre. E il modo
prescelto per farlo è quello di spostare l'attenzione sui fatti di Torino. Una
regola alla quale ieri si sono attenuti tutti gli uomini di An. "Le parole
di Fini sono state strumentalizzate", ha attaccato Ignazio La Russa.
"A Verona si trattato di un episodio gravissimo di bullismo. E' ovvio che
uccidere un ragazzo è più grave che bruciare una bandiera, ma la violenza
politica è diversa". "Una cosa sono le rivendicazioni ideologiche
contro Israele - ha fatto eco Altero Matteoli - altra
è l'azione di cinque delinquenti che picchiano a morte per futili motivi un
loro coetaneo". In difesa del presidente della Camera anche Antonio Di
Pietro, convinto che Fini non volesse fare una graduatoria della gravità dei
due episodi. "Credo che volesse dire che bruciare la bandiera di uno Stato
- ha spiegato il leader dell'IdV - ricordi delle cose bruttissime ed è meglio
evitare che la tensione salga".
( da "Manifesto, Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Per la seconda volta
in sette giorni l'Onu si arrende: niente benzina, niente aiuti. Ma come fanno i
palestinesi? Camminano, o usano carburanti alternativi: dall'olio delle
friggitorie mescolato al gasolio fino alle bombole del gas adattate al
carburatore Michele Giorgio Inviato a Gaza "Ecco, questa è la stanza dove
i bambini possono disegnare e in quest'altra invece fanno merenda". Sotto
lo sguardo attento dei rappresentanti dello sponsor straniero, Amal descrive
nei minimi dettagli come è organizzato il nuovo asilo di Beit Hanun. Una
struttura ben messa, stanze luminose e colorate, dove bimbi di quattro e cinque
anni possono trascorrere qualche ora giocando ma anche imparando. Potrebbero
passarvi più tempo ma, aggiunge Amal, da quando i trasporti sono fermi i
piccoli devono percorrere a piedi centinaia di metri e anche di più e così
arrivano all'asilo alle 9 invece che alle 7.30. Gaza è
paralizzata da quando Israele, lo scorso 9 aprile, ha sospeso le forniture di benzina e
gasolio per automobili e mezzi di trasporto e ora la crisi energetica mostra
nuovi aspetti della difficoltà nel vivere per i civili della Striscia. Risvolti
ai quali difficilmente si pensa quando l'emergenza pare solo legata al cibo e
alle medicine. E invece a pagare il costo della guerra che Israele ha proclamato contro Hamas, che da circa un anno
controlla Gaza, sono anche asili, scuole ed università. Studenti e insegnanti
non riescono a raggiungere le classi e l'anno scolastico terminerà un mese
prima e nessuno se potranno tenersi gli esami di maturità. Benzina e gasolio
sono introvabili, o meglio si possono reperire solo al mercato nero a costi
elevatissimi. Hamas ha le sue scorte, assicura forniture limitate ad
organizzazioni internazionali, ospedali e naturalmente alla sua struttura amministrativa
e di sicurezza, ma esclude quelli che sono dichiaratamente di Fatah, il partito
del presidente Abu Mazen. In ogni caso si tratta di gocce di liquido nel
deserto e il traffico è praticamente fermo. L'altro giorno percorrendo i 12
chilometri che separano il valico di Erez dalla periferia di Gaza city abbiamo
contato 92 automobili, quattro autocarri e due motociclette. Qualche auto in
più gira nel centro di Gaza city ma è niente se si fa un paragone con il
traffico intenso, con gli ingorghi, degli ultimi mesi dello scorso anno, quelli
precedenti alla riduzione progressiva fino alla sospensione delle forniture di
carburante alla Striscia. "Cosa si fa in questi casi? Il bisogno aguzza
l'ingegno, si cercano alternative", dice Amr Astal, un commerciante. Lui
nella sua vecchia Volvo con motore diesel mette per ogni litro un 20% di
gasolio e un 80% di olio di semi. "Se funziona? Certo, specialmente se si
ha a disposizione l'olio da cucina usato più volte. Quello dove friggono i
falafel, per capirci. Si filtra per non lasciare residui di cibo e va una
meraviglia", aggiunge Astal, e questo ci spiega perché il passaggio di
un'automobile lascia una scia puzzolente. Il guaio è che anche l'olio di semi
comincia a scarseggiare e costa di più: e' salito nell'ultimo mese da 6 a 9
shekel (un euro e mezzo). Chi ha l'auto a benzina invece usa le bombole del gas
da cucina. Fino a quando saranno reperibili, qualcuno avrà la possibilita' di
spostarsi in auto. Tutti gli altri, se hanno ancora qualche centesimo in tasca,
si spostano grazie a carretti tirati da docili asinelli e che sino a poche
settimane fa erano usati per trasportare frutta e verdura. "E' solo un
carretto con ruote di gomma, non è certo un piacevole percorso in calesse come
in una città europea ma almeno mi consente di arrivare a scuola, dall'altra
parte della città", commenta con ironia Basima Agha, una insegnante di
lingua araba. E chi possiede un asino può dirsi fortunato due volte, perché può
sostituirsi ai taxi ed autobus rimasti a secco e perché può vendere l'animale a
un prezzo alto, garantendosi in un colpo solo quanto riuscirebbe a guadagnare
in almeno sei mesi di duro lavoro. Ma espedienti e trovate, sia pur geniali,
hanno vita breve. L'embargo israeliano è durissimo. Le Nazioni unite hanno
fatto sapere che sospenderanno da oggi le distribuzioni di aiuti alimentari a
Gaza, per mancanza di carburante. "E' la seconda volta in una settimana
che siamo costretti a questa situazione e, a più lungo termine, i problemi
umanitari saranno molto gravi", ha commentato Chris Gunner dell'Unrwa,
l'agenzia che assiste i profughi palestinesi. Israele
però non sente ragioni, nonostante l'evidente fallimento della sua linea del
pugno di ferro contro Hamas che sta colpendo esclusivamente la popolazione
civile. A dirlo sono stati ieri anche Ramiro Cibrian-Uzal e John Kjaer,
rispettivamente ambasciatore dell'Unione europea in Israele
e in Cisgiordania. "La politica seguita lo scorso anno volta a sostenere
la popolazione (attraverso l'assistenza economica diretta) e a indebolire Hamas
ha avuto l'effetto opposto", ha detto Cibrian-Uzal, "abbiamo bisogno
di politiche alternative". Non solo, ma a Gaza sottolineano come
l'isolamento economico e la borsa nera abbiamo rafforzato la dipendenza della
popolazione da Hamas che dall'alto indirizza i traffici clandestini. Attraverso
i tunnel sotterranei con l'Egitto le famiglie Abu Taha, Zuhrob e Shaer, tutte
di Rafah, fanno arrivare nella Striscia beni altrimenti introvabili e,
ovviamente, lavorano anche per il movimento islamico. "Passano non solo le
sigarette ma tante altre cose - dice Sami di Khan Yunis - è un affare
eccezionale per coloro che affittano o gestiscono il traffico sotterraneo.
Hamas lo tollera sapendo che alla fine avrà diritto di ultima parola nella
consegna di questa o quella merce alla popolazione".
( da "Manifesto, Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
A. Fab. Sarà Giorgio
Napolitano ad inaugurare domani la fiera del libro di
Torino dedicata quest'anno allo stato di Israele in occasione dell'anniversario della sua fondazione: ieri, dopo
le polemiche dei giorni scorsi, il capo dello stato ha ricevuto i
ringraziamenti del rappresentante del governo israeliano ma anche le critiche
di Sabri Ateyeh, delegato dell'Autorità nazionale palestinese in Italia.
"Massimo rispetto per Napolitano", ha premesso il rappresentante a
Roma del governo moderato di Abu Mazen, ma a questo punto Israele
"può interpretare la sua presenza come un appoggio italiano alla sua
politica di negazione dei diritti del popolo palestinese". Ateyeh contesta
la coincidenza tra il ruolo di ospite d'onore assegnato ad Israele
e il sessantesimo anniversario della fondazione dello stato, quella che i
popoli arabi chiamano nakba, "la catastrofe". Per questo ha declinato
l'invito degli organizzatori del Lingotto. Per Gideon Meir, ambasciatore del
governo israeliano a Roma, la presenza di Napolitano è invece "una
posizione morale molto importante". Non solo Torino per il diplomatico
israeliano che ieri ha presentato una serie di iniziative per il sessantesimo
della fondazione con l'obiettivo comune di "mostrare la vera faccia"
dello stato israeliano:. "Purtroppo in Europa l'immagine di Israele è distorta dalla maggior parte dei media,
soprattutto britannici - ha detto Meir - che evidenziano solo violenza e
conflitto". Nessun problema invece con il governo italiano, anzi: "Le
relazioni sono state buone, adesso sono sicuro che si rafforzeranno".
Berlusconi, che non potrà essere a Gerusalemme per le celebrazioni ufficiali la
prossima settimana - ha il voto di fiducia - ha però scritto una lettera di
auguri fervida nei toni: "Il compleanno di Israele
è il compleanno di tutti noi perché in tutti noi c'è un poco dei figli di Israele". Riguardo al boicottaggio della fiera del
libro e alla manifestazione convocata dall'assemblea Free Palestina
per il pomeriggio di sabato, l'ambasciatore Meir ha detto che "gli
estremisti di destra o di sinistra che vengono a Torino vogliono solo
delegittimare lo stato di Israele". Giudizio
definitivo condiviso però da un gruppetto di parlamentari della destra (Boniver,
La Malfa, Nirenstein, Boniver, Barbareschi) che correranno a Torino per
"scortare" Napolitano: "E' un dovere morale esserci". Non
solo della destra: aderisce all'iniziativa anche Emanuele Fiano, ex presidente
della comunità ebraica milanese e deputato del Pd: "E' un segnale positivo
che chi brucia le bandiere di Israele non abbia nessun
parente in parlamento". Argomento in qualche modo ripreso dal sindaco di
Roma Gianni Alemanno che ieri è comparso accanto all'ambasciatore Meir,
trovando il modo di difendere Gianfranco Fini: "Non ha mai detto che i
fatti di Verona non siano da condannare - ha spiegato il sindaco con la celtica
- ha semplicemente sottolineato che dietro l'atteggiamento di bruciare le
bandiere di Israele c'è una posizione politica molto
forte e ancora molto strutturata nella politica italiana mentre le aggressioni
vergognose di Verona sono espressione di frange estreme del tutto marginali
alla politica italiana". Notevole infine che a proposito di Torino proprio
il senatore del Pd Marco Follini, l'ex segretario dell'Udc scelto da Veltroni
come testa di ponte per tentare un avvicinamento tra i democratici e il partito
di Casini, sia stato invece il primo a condividere un'interrogazione su Torino
con gli ultras pro Israele del Popolo delle libertà.
Un documento a questo punto bipartisan nel quale si ricorda polemicamente che
dovere delle autorità è "prevenire e reprimere l'antisemitismo e non il
sionismo". Follini ha firmato.
( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-07 num: - pag: 41 categoria:
BREVI A Bologna gli scatti di Capa 14 maggio 1948: Robert Capa, fotografo,
reporter e acuto osservatore, è a Tel Aviv per documentare
la nascita dello Stato di Israele. Sotto i suoi occhi sfila la folla che accorre alla cerimonia di
dichiarazione dello Stato (foto a lato). Due anni più tardi torna con lo
scrittore Irwin Shaw per realizzare il libro Cronaca su Israele (in alto l'arrivo di una giovane
immigrata al campo di Rosh Hay'n). I due reportage di Capa saranno al
Museo Ebraico di Bologna dal 14 maggio al 20 luglio, in una mostra realizzata
in collaborazione con Magnum e Contrasto, che fa parte delle celebrazioni
organizzate da Israele 60.
( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-07 num: - pag: 43 autore: di
DAVIDE FRATTINI categoria: REDAZIONALE Il personaggio Lo scrittore-regista
racconta, attraverso le storie dei suoi parenti, le contraddizioni culturali
che segnano oggi il Paese Dal rapper all'ortodossa, la mia famiglia allargata
Etgar Keret: "Questa nazione è un esperimento. Se ce la facciamo qui, può
funzionare dovunque" L ev deve partire per il militare. Fra quindici anni
e mezzo. Mamma Shira non vuole che indossi la divisa, papà Edgar crede sia un
dovere verso la comunità. Ne discutono quando il piccolo dorme, ne discutono
dopo averlo portato all'asilo, ne discutono adesso in un caffè di Tel Aviv,
all'angolo tra le vie Jabotinsky e Diezengoff. La guerra di queste settimane a
Gaza è lontana, quelle che potrebbero scoppiare in futuro troppo vicine.
"Farò di tutto perché non imbracci un fucile. A diciotto anni, sono bambini
con le armi", dice Shira. Suo padre Yonatan Geffen ha combattuto con le
forze speciali, è il nipote di Moshe Dayan, si è
trasformato nel simbolo del pacifismo israeliano. Suo fratello Aviv è la
rockstar che ha portato sul palco l'obiezione di coscienza, le sue canzoni sono
gli inni dei refusnik. "L'esercito per questo Paese non è lusso",
dice Etgar. Suo padre Efraim è scampato all'Olocausto dopo aver vissuto due
anni in una buca dove non ci si poteva alzare in piedi e ha militato nell'Irgun,
il gruppo clandestino che non ammetteva compromessi territoriali con gli arabi.
Etgar Keret e Shira Geffen. Scrittore e artista-attrice. Insieme dirigono film
( Meduse ha vinto la Camera d'Or a Cannes nel 2007), insieme raccontano le
contraddizioni della loro famiglia e di quella allargata che è Israele. Etgar è accusato da destra di essere
pro-palestinese, per la sinistra le sue storie sono troppo qualunquiste.
"Provano ad appiccicarmi etichette, gli stessi adesivi con slogan politici
che qui tutti mettono sull'auto". David Grossman ci ha composto una
canzone per il gruppo Hadag Nahash, sono il simbolo dell'impegno, marchi
fantasiosi di appartenenza. "Israele raggruppa
tante subculture, in pochi metri quadrati. A Tel Aviv, c'era un bar per yuppie,
che aveva nel cortile un mikveh, il bagno rituale per i religiosi. La sera
quella zona diventava il regno dei travestiti". Sub-culture che trova
riunite nella sua famiglia. Le snocciola come in un rap: "Mia sorella si
chiama Dana, vuol dire giudice. Mio fratello Nimrod, colui che ha costruito la
Torre di Babele, un ribelle. Mia sorella ha undici figli, è ultraortodossa, non
legge i giornali. Mio fratello è di ultrasinistra, è stato un leader di
Anarchici anti-Muro, si è trasferito in Thailandia perché qui non ce la faceva
più. Mia sorella parla soprattutto yiddish. Mio fratello è sposato con una
docente universitaria esperta in film pornografici". Lui e Shira amano Tel
Aviv ("non abbiamo ancora visto un'altra città al mondo dove vorremmo
trasferirci"), vanno poco a Gerusalemme ("solo da turisti"),
spiegano che una delle ragioni per restare qui è poter creare in ebraico.
"L'hanno scongelato dopo duemila anni - dice Etgar -, e hanno dovuto
adattarlo ai tempi moderni. è come vedere Abramo con il piercing al naso che
parla al telefonino. è una lingua insieme sacra e profana. Gli israeliani
quando si salutano dicono: Tov Yalla Bye. Ebraico, arabo, inglese. Di nuovo:
molte contraddizioni ". Shira vorrebbe che il piccolo Lev, cresciuto,
andasse all'estero. Etgar vuole che Israele diventi un
posto migliore per lui. "I miei genitori vivevano in un Paese che
credevano fosse il loro e hanno rischiato di sparire nell'Olocausto ".
Shira va assieme alle donne di Machsom Watch a monitorare il comportamento dei
soldati israeliani ai check-point e ricorda uno sketch che il padre metteva in
scena negli anni Settanta, dopo la guerra dei Sei Giorni. "Un uomo porta
suo figlio in cima a una collina, gli mostra i territori palestinesi e dice:
"Spero che tutto questo un giorno non sarà tuo"". Etgar è
convinto che i bambini ebrei debbano imparare l'arabo. "Israele
è in mezzo al Medio Oriente. Non si può pensare di staccarla da qui e unirla
all'Europa, sarebbe come indossare un abito tre pezzi per camminare in mezzo al
deserto. Questa nazione deve diventare un punto di incontro, un passaggio tra
le culture. Siamo un esperimento: se ce la facciamo qui, può funzionare nel
resto del mondo". \\ Ho una sorella che nemmeno legge i giornali e un
fratello di ultrasinistra Al cinema Etgar Keret e la moglie Shira Geffen in
"Meduse" (Image.net).
( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-07 num: - pag: 42 categoria:
BREVI L'autore Yoram Kaniuk è nato nel 1930 a Tel Aviv, dove vive e lavora. Ha
preso parte nel 1948 alla Guerra d'indipendenza. Pittore e giornalista, ha
cominciato a pubblicare romanzi e racconti nel 1962. I suoi titoli Tra i suoi
libri più famosi "Il ladro generoso", "Post mortem",
"Adamo risorto", "Il comandante dell'Exodus" e
"Confessioni di un arabo buono". Le sue opere sono state tradotte in
più di venti lingue. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Prix des Droits de
l'Homme a Parigi nel 1997. La brigata Palmach In ebraico, compagnia d'attacco.
Era la forza di combattimento regolare degli Yishuv (insediamenti ebraici) in Palestina, prima della fondazione dello
Stato di Israele. Sezione
paramilitare dell'Haganah, il Palmach fu costituito nel maggio 1941per
l'addestramento dei giovani. I numeri Forza inizialmente modesta, nel 1947, con
la guerra di indipendenza arrivò a contare diverse brigate, oltre a reparti
aerei, navali e d'intelligence, per un totale di circa 2.000 uomini.
( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-07 num: - pag: 41 categoria:
BREVI Quella gente era più forte di noi nati in Palestina. Colma di
rancore, era uscita dall'inferno per riprendere un posto nella Storia. Al loro
confronto eravamo delle barzellette \\.
( da "Corriere della Sera" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-07 num: - pag: 43 categoria:
BREVI 18 luglio 1947 Gli inglesi bloccano la Exodus con 4.554 ebrei diretti in Palestina e la rispediscono in Europa 30 novembre 1947 L'Onu
approva la partizione della Palestina in uno Stato ebraico e in uno arabo 14 maggio 1948 Nasce
ufficialmente lo Stato d'Israele, con la dichiarazione di indipendenza 15 maggio 1948 Scoppia la
prima guerra arabo-israeliana. Tel Aviv viene bombardata all'alba 9 giugno 1948
Viene accettata la tregua proposta da Folke Bernadotte, mediatore Onu 8 luglio
1948 L'esercito egiziano riprende i combattimenti. Seconda tregua dal 18
luglio al 15 ottobre 20 luglio 1949 Fine della guerra. Israele
conquista il 50% in più dei territori previsti dal piano Onu.
( da "Liberazione" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pd e sinistra contro
il neopresidente della Camera Non sono figli nostri e Fini è stato frainteso La
destra minimizza Romina Velchi Meditare su ciò che è stato? No, meglio
minimizzare, derubricare, sminuire, scrollare le spalle. I cinque di Verona
massacrano a calci e pugni un ragazzo solo perché ha i capelli lunghi; odiano
gli ebrei; danno la caccia agli immigrati (basta leggere le loro biografie).
Cioè mettono in pratica quello che i loro referenti politici teorizzano più o
meno apertamente. Eppure sono figli di nessuno; eppure "la politica non
c'entra". Urge prendere le distanze. La "linea" l'ha data
Gianfranco Fini: Verona e Torino non sono paragonabili; il primo è un
"semplice" episodio di violenza comune (ammazzare un ragazzo); il
secondo, invece, è un atto politico (bruciare le bandiere di uno Stato) e
quindi ben più grave. Per difendere il neopresidente della Camera dalle
polemiche che le sue parole hanno suscitato, compagni di partito e alleati,
ovviamente, proseguono sulla stessa strada. Gli aggressori diventano così, di
volta in volta, dei "vandali" (Assunta Almirante), dei
"bulli" (Ignazio La Russa, An), dei "teppisti" (Roberto
Castelli, Lega), degli "imbecilli" (Luca Barbareschi, Pdl), degli
"stupidi" (Italo Bocchino, Pdl). Da punire severamente, certo; ma
senza gettargli la croce addosso, par di capire. Per il sindaco di Verona,
Flavio Tosi, sono "dei disgraziati, ragazzi senza valori, un branco di
teppisti che si sentono impuniti", perché per due anni la giustizia
italiana li ha lasciati liberi di continuare (e dunque hanno meno colpe?).
Inutile dire che, se gli aggressori fossero stati dei cittadini stranieri i
toni sarebbero stati ben diversi. Tant'è. Il governatore del Veneto Giancarlo
Galan ci va giù un po' più duro: "Altro che disagio giovanile, sono dei
delinquenti. Quindi nessuna pietà per questi individui" e "non penso
che si possa fare una graduatoria fra atti così vili e così codardi".
Restano le parole di Fini. Dalle quali prende le distanze Francesco Storace
(Destra): "La vita di un ragazzo vale molto di più. Spero si sia trattato
solo di un equivoco". Lo difende, invece, Antonio Di Pietro (Idv), che scommette
sulla "buona fede" del leader di An: "Non credo che volesse fare
una divisione tra un fatto più grave e uno meno grave". Il suo capogruppo
alla Camera, Massimo Donadi, però, è di tutt'altro avviso: "Chi, come
Fini, riveste un ruolo istituzionale dovrebbe usare maggiore prudenza prima di
stilare personalissime classifiche di gravità. Come prima uscita ufficiale non
è stata delle più felici". Di dichiarazione "sbagliata e
inopportuna" parla Nicola Latorre (senatore Pd), mentre la presidente del
gruppo Pd a Palazzo Madama, Anna Finocchiaro, fa l'ecumenica: "Tutti
dovremmo evitare strumentalizzazioni di fronte a due episodi così gravi. Esiste
una presenza neonazista e questo è un fatto. Dall'altra parte, il gesto di bruciare le bandiere di Israele è grave e non solo simbolicamente". Un altro parlamentare
del Pd nonché esponente della comunità ebraica, Emanuele Fiano, ritiene invece
che Fini abbia "fatto male a parlare insieme dei due argomenti. E' grave
sminuire la questione dei naziskin", continua Fiano, aggiungendo che
"sarebbe un bel gesto se il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si
togliesse dal collo la croce celtica, lo stesso simbolo dei naziskin che hanno
colpito a Verona". E se per Fiamma Nirenstein, giornalista e neoeletta in
parlamento per il Pdl, quello di Fini "è stato solo un lapsus",
Margherita Boniver (Pdl) ha poco da dire: "Le critiche al presidente della
Camera sono poco eleganti". Eleganti o no, per Sergio Chiamparino, sindaco
di Torino, il leader di An ha "preso una cantonata. Non esiste una
classifica degli atti ignobili. Così si finisce per giustificare anche ciò che
non è giustificabile", aggiunge il primo cittadino, chiarendo, tra
l'altro, che a Torino "non c'è stato alcuno scontro: cinque rappresentanti
dei centri sociali hanno bruciato tre bandiere davanti alle telecamere, gli
altri trentamila non se ne sono neanche accorti". Intanto c'è una famiglia
schiacciata dal dolore. Ai genitori del ragazzo ucciso, il quasi ex premier
Romano Prodi ha inviato un telegramma di cordoglio per "la tragica morte
di Nicola vittima di una violenza inumana ed insensata che deve essere
eliminata per sempre". Alla famiglia Tommasoli rivolge un pensiero anche
il ministro uscente Paolo Ferrero (Prc), che ieri a Verona ha incontrato il
prefetto. "La politica di queste amministrazioni - osserva Ferrero - che
sempre individua un capro espiatorio, un diverso da tenere fuori, caccia i
campi nomadi e impone la gerarchia per le case popolari, ha contribuito a
costruire il clima in cui è maturata la tragedia". 07/05/2008.
( da "Liberazione" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il silenzio stampa
sul nuovo scandalo che ha investito il primo ministro
israeliano Ehud Olmert rimarrà in vigore fino a domenica durante le
celebrazioni per L'indipendenza d'Israele, ha annunciato ieri il procuratore di Stato Moshe Lador, ad una
conferenza stampa alla corte distrettuale di Gerusalemme. "Questa è una
inchiesta in cui ogni supposizione del pubblico risulterebbe scorretta e non
provata" ha sottolineato Lador, annunciando che i magistrati hanno
già provveduto a inoltrare richiesta per la testimonianza preliminare di un
cittadino straniero. Nel renderlo noto, la corte distrettuale ha sottolineato
che "ciò non attesta in alcun modo che sia stata presentata
un'incriminazione nei confronti del primo ministro Ehud Olmert". Se in Israele i media sono obbligati al silenzio e preferiscono
concentrarsi nelle celebrazioni per ricordare la nascita di Israele,
60 anni fa, negli Stati Uniti il sito del New York Post scrive che la vicenda
ruota attorno a fondi che negli anni Novanta sarebbero stati versati a Olmert,
allora sindaco di Gerusalemme, dal magnate di Long Island Morris Talansky. Il
finanziere, che ha versato contributi politici sia al repubblicano Rudy
Giuliani che al democratico Bill Clinton, si trova ora nella sua casa di
Gerusalemme dove aspetta di essere interrogato. L'anniversario dello Stato di
Israle non ha comunque scoraggiato i militari di Tel Aviv dall'ennesima
incursione armata contro Gaza. Obiettivo del raid, un militante di Hamas che è
stato ucciso in un attacco aereo sul nord della Striscia. A darne notizia sono
state fonti palestinesi, precisando che nell'attacco il militante è rimasto
gravemente ferito, e successivamente è morto in ospedale. L'uomo sarebbe stato
colpito mentre era in automobile nei pressi della città di Beit Lahia.
07/05/2008.
( da "Liberazione" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Palermo Le ragioni e
la strategia dell'attacco al Medio oriente. le radici politiche e gli obiettivi
della resistenza irachena: L'impero si è fermato a Baghdad . Alle 16 nell'Aula
seminari della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università con Valeria Poletti
autrice dell'omonimo libro, Pinella Di Gregorio, Fabrizio Fasulo e Sergio
Pattavina. Cosenza Jovine in concerto al B-Side. Lecce E' un bene comune, un
diritto: L'acqua non è di classe! Domani alle 17 Ateneo Codacci - Pisanelli con
la rete Osiamo, Forum Acqua, Student sx e il docufilm Agua mi sangre di
Jaroslava Colajacomo alle 21.30 allo Zei. Castelsaraceno (Pz) Al via la
cinerassegna per ragazz* "Sogni in celluloide" curata dal
cinecronista Mimmo Mastrangelo. Alle 14.30 Auditorium comunale Jona che visse
nella balena di R. Faenza. Napoli Con una lunga storia alle spalle, che l'aveva
vista per secoli o per millenni in posizione eminente nello sviluppo della
civiltà umana, ancora nel 1820 la Cina vantava un Pil che costituiva il 32,4%
di quello mondiale. Intervengono poi le guerre dell'oppio e quello che i cinesi
chiamano il Secolo delle umiliazioni . A conclusione di questo secolo, nel
1949, in termini di reddito pro capite la Cina era il paese più povero del
mondo. Al via l'incontro di studio "Il ritorno della Cina" con
Domenico Losurdo: Dalla rivoluzione di Mao Zedong alla rivoluzione di Deng
Xiaoping alle 17 Società di Studi politici in piazza Santa Maria degli Angeli
1. Salerno Le lotte in difesa dell'ambiente in Campania nel libro di Antonio Musella
Mi rifiuto! (Sensibili alle Foglie) che l'autore presenta alle 19 al Diana
Reload in via Allende. Roma E' a cura dell'Anpi il dibattito sul caso Moro, in
occasione della presentazione del libro di Ferdinando Imposimato Doveva Morire.
Chi ha ucciso Aldo Moro. Il racconto di un giudice (Chiarelettere). Alle 16
Casa della Memoria e della Storia di via San Francesco di Sales 5 con l'autore,
il giornalista Sandro provvisionato, Giuliano Vassalli presidente emerito della
Corte costituzionale, Rita Pennarola condirettore di La Voce delle Voci e Piero
Boni della presidente dell'Anpi di Roma. Pace! Palestina libera : alle 18 piazza dell'Immacolata con Myriam Marino di
Ebrei contro l'Occupazione, Stefania Limiti di "Per non dimenticare Sabra
e Chatila", Bassam Saleh di Palestina nel Cuore e Sergio Cararo del Forum Palestina. Danza popolare palestinese alle 20.30 e poi Jenin Jenin
il docufilm di Mohammad Bakri. Con l'astrofilo Pietro Musilli discutiamo di Il
cielo al femminile: le donne e l'Astronomia alle 18.45 Hipparcos via Nomentana
175. Aiutare le vittime della tratta degli esseri umani e vincere al contempo i
pregiudizi che le colpiscono: Stefano Volpicelli ci parla del libro che ha
scritto con Carla Olivieri e Sara P. Maggi Tratta No! Una strategia per
informare, comunicare, sensibilizzare (Infinito) alle 18 Rinascita in viale
Agosta 36. Simone Colafranceschi presenta il suo libro Autogrill. Una storia
italiana (Il Mulino) alle 20 Flexi di via Clementina 9; e poi l'episodio
"Il pollo ruspante" di Ugo Gregoretti dal film "RoGoPaG"
del 1963. Il film di Daniele Gaglianone I nostri anni alle 21.30 piazza
Persiano Nuccitelli per Immagini di Resistenza. Serata per l'Africa al
Brancaleone di via Levanna 11 per decretare il vincitore del Kanimambo music
contest. Da non perdere: Julie's Haircut live + Spectrum Circolo degli Artisti.
Tra canzone napoletana e swing: Partenopea Swing Cotton Club. Stravaganti e
originali: Old Time Relijun Init. Marco Parente al Melissa Pub con, forse,
Manuel Agnelli degli Afterhours. Poggibonsi (Si) Grandi capolavori dei maestri
del cinema al Teatro Politeama: alle 21 Il gattopardo di Luchino Visconti.
Firenze E siamo arrivat* ad un nuova serata per "Un mercoledì da
leoni" alla Cabina Teatrale di Saverio Tommasi in via Romagnosi 13a: alle
21.15 Cristianesimo: chi si conosce si stima racconti, storie, origini, domande
e risposte con don Alessandro Santoro prete della comunità di base delle
Piagge, animatore centro sociale il Pozzo. Come sempre, è gradito conoscere
cosa ne pensi e poi vino e cioccolatini (equi e solidali). Sesto F. (Fi)
Presentazione del volume vincitore del Premio Nigra 2007 1968, una ricerca in
Salento. Suoni grida canti rumori storie immagini (Kurumuny) di Gianni Bosio e
Clara Longhini. Alle 17.30 a Villa San Lorenzo con l'autrice e con Luigi
Chiriatti di Kurumuny, Pietro Clemente dell'Università di Firenze, Ivan della
Mea e Luisa Betri dell'Istituto Ernesto de Martino e Sergio Torsello
dell'Istituto Diego Carpitella di Melpignano. Pisa Più che mai attuale:
dall'autore di "Camicie verdi", il contagio fascista tra i giovani
italiani: Nazirock il film di Claudio Lazzaro (presente alla proiezione) alle
21 Facoltà di Lingue in via Santa Maria 85. L'estrema destra vista
dall'interno: la sua musica, i capi, le alleanze, i rituali, lo sdoganamento
politico che sta aprendo ai nazifascisti italiani le porte del potere
istituzionale. Cervia (Ra) Come ogni anno si rinnova l'appuntamento con il
Festival Internazionale dei Burattini e delle Figure Arrivano dal Mare! . Più
di 50 compagnie e artisti, diversi Paesi e un ospite d'onore: l'Iran, l'antica
Persia delle mille e una notte, dove hanno avuto origine o sono transitate
verso l'Europa molte delle radici drammaturgiche e narrative alla base della
nostra cultura. www.arrivanodalmare.it. Bologna Ragionamenti fatui sulla
discussa capacità cognitiva delle donne e sull'esistenza di una ragione nel
loro utero. E' il sottotitolo di Casanova e l'invidia del grembo (Baldini
Castoldi Dalai) il libro di Carlo Flamigni che l'autore presenta alle 17.30
Biblioteca dell'Archiginnasio. Con Pier Ugo Calzolari, Lella Costa e Angelo
Guglielmi. Prende il via Rosaesagerata la rassegna teatrale femminile ideata e
organizzata dalla compagnia teatrale Crexida. Uno "spazio" per la
creatività femminile, uno sguardo particolare sul mondo e sulle cose. Oggi e
domani alle 21.15 al Teatro delle Moline Buchi nel cuore di Crexida e Compagnia
del Teatro dell'Argine. Modena Uno spettacolo teatrale per sostenere Emergency:
Stupidorisiko di Mario Spallino alle 15.45 nell'Aula magna della Facoltà di
Lettere dell'Università in largo S. Eufemia. Reggio Emilia Oltre alla mostra
Partigiani a scuola : i convitti della Rinascita, 1945 - 1975, alle 17 nella
sala del Polo archivistico di via Dante Alighieri 11 la presentazione del libro
Discorso sull'antifascismo di De Bernardi e Rapini. Padova Partecipare è
cambiare! L'oriente prossimo venturo. Meccanismi e giochi della politica
internazionale : alle 20.30 liceo Modigliani con Emanuele Giordana direttore di
Lettera 22 e lo scrittore Claudio Landi. A cura di Beati Costruttori di Pace.
San Bonifacio (Vi) Per il Cineforum Giovani Blood Diamond di Edward Zwick alle
20.30 Centro S. G. Bosco. E dibattito. Schio (Vi) Italia Nostra ti invita
all'incontro Diossine e microinquinanti organici in ambito urbano , ovvero
conoscere le sorgenti ed i fattori di accumulo e di rischio. Con Stefano
Raccanelli alle 20.30 al Teatro civico. Valstagna (Vi) I nuovi strumenti
normativi e di controllo: Territorio stravolto: i mille volti delle cave . Con
tecnici, amministratori e cittadini alle 20.45 Sala polivalente di piazza San
Marco. Verona Per Nicola e contro rigurgiti nazisti e fascisti! Sud Sound
System in concerto alle 18 Fnac di via Cappello 34. Metafora teatrale per un
mondo malato: La clinica con Itinscena alle 21 al Teatro Stimmate. Trento
Rilfessioni sulle realtà africane, a cura di Mani Tese: Microcredito o forme
tradizionali di prestito? Alle 20 Opera universitaria in via G. Prati 10 con
Francesco Terreri presidente di Microfinanza ed esponente di Finanza etica,
Karmel Bekoutou dal Ciad e Christian Fossi dal Camerun. Predazzo (Tn)
Conosciamo meglio i Gruppi di acquisto solidale per imparare ad acquistare
prodotti di qualità in gruppo nel rispetto dell'ambiente e delle persone. Alle
20 sala sotto la Biblioteca. Tuenno (Tn) A cura di Atas cultura e Forum
trentino per la pace e i diritti umani Pace: utopia, sogno, necessità? Alle
20.30 al Teatro parrocchiale con lo scrittore e uomo di pace Bozidar Stanisic.
Palazzolo sull'O. (Bg) Processi migratori, dialogo e convivenza, solidarietà e
pace: Vite globali. Paure locali . Alle 20.45 al Teatro sociale con don Fabio
Corazzina di Pax Christi. Brescia La vita dei tanti operatori di Medici senza
Frontiere che sono partiti e ritornati, conoscendo mondi, realtà e persone. Presentazione
del libro Non tornerò col dubbio e con il vuoto. Lettere senza frontiere
(Pensiero Scientifico) alle 14.30 Un Mondo di Carta in vicolo Beccaria 10.
Milano Amnesty presenta il primo Report circoscrizionale Lombardia alle 18 Casa
della Cultura di via Borgogna 3 per rendere pubbliche le attività svolte e
confrontarsi su come proseguire il lavoro in difesa dei Diritti Umani nel
futuro. Parliamo della Storia, idee e lotte dei movimento Sem Terra del Brasile
alle 20 ChiamaMilano l.go Corsia dei Servi 11 con Federico Mei di AttivArci,
Massimiliano Leprotti di Mani Tese e Gino Perri di Arci Metromondo. Prosegue, a
cura di Punto Rosso, il ciclo di corsi dedicato alla storia delle religioni .
Dopo la storia del cristianesimo e la storia dell'Islam, affrontiamo La storia
del Buddismo . Alle 21 via G. Pepe 14 "Il buddismo delle origini. La sua
diffusione nel continente indiano. Il buddismo fuori dall'India: Cina,
Giappone, sud-est asiatico e regioni indoeuropee. Il buddismo e oggi e la
diffusione verso occidente" con il giornalista e saggista Stefano Bettera.
Info: 02874324. Dalla difesa e dalle lotte degli abitanti della valle del Rio
Fergia alla rivolta di Cochabamba alla costituzione uruguayana: presentazione
del libro di Marco Bersani di Attac Acqua in movimento! L'acqua è pubblica o
privata? alle 21.30 La Scighera via Candiani 131. Da un piccolo capolavoro di
Giorgio Bassani che racconta la realtà ferrarese dal '30 al '40: Gli occhiali
d'oro il melologo di Tullio Kezich al Teatro Franco Parenti. Nuovo recital
dedicato alla sperimentazione elettrica di Alex Schiavi: Guitar Noise alle 17
La Casa di Alex in via Moncalieri 5. Torino E' ancora Free Palestine : alle 9 a
Palazzo Nuovo libri e mostre e poi teatro con il gruppo Al-Hawiyya e alle 18
nell'Aula 2 Aharon Shabtai legge alcune sue poesie. Alle 18.30 al cinema
Fratelli Marx in corso Belgio 53 la cinerassegna 1948-2008 La Nakba , omaggio a
Ghassan Kanafani con la presentazione della sua fiaba "La piccola
lanterna" inedita in italiano e "Ka'ek sul pavimento" di Ismail
Habbash. Alle 20.30 Palestina in fiamme di Monica
Mauer, dibattito con la regista e alle 21.30 Iron Wall di Mohammad Al Atar. A
cura di Lo Sguardo di Handala. Ultimo appuntamento con il cineforum del (e al)
Gabrio via Revello 3: alle 21 La sposa siriana di Eran Riklis. 07/05/2008.
( da "Liberazione" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Saremo in grado di
arginare questa deriva? Mi fa paura la gente che non sorride più? Con i
fascisti le città sono sicure. Da morire I figli dell'operoso nordest? Cara
"Liberazione", se ancora non l'avessimo capito ecco l'Italia che ci
hanno consegnato le ultime elezioni: quella i cui figli "migliori"
massacrano un coetaneo per una sigaretta. Sono i figli del nordest operoso,
questi. I giovani indicati a modello da quei selvaggi di Bossi e Calderoli, i
giovani di cui va fiero il nuovo Presidente (bipartisan) della Camera, il quale
di fronte alla morte di un ragazzo causata da suoi seguaci non sa fare meglio
che dichiarare "le bandiere bruciate di Israele sono peggio". Folle. Sono i
figli fighetti di Berlusconi & soci, che quando vincono sono abituati a
prendere tutto e togliere tutto agli avversari: anche la vita se capita... Sono
i figli della non cultura che tutti questi personaggi stanno spargendo a piene
mani da 15 anni a questa parte, e che molti, dall'altra parte dello
schieramento politico, pensano di arginare inseguendoli sulle stesse strade ed
evocando le stesse ricette: sicurezza, precarietà del lavoro, etc... Poi ci
diranno che sono solo poche mele marce, che il nordest è sano, che il nord è
sano, che l'Italia è sana... E il Pd confermerà: il nordest è sano, il nord è
sano, l'Italia è sana; assolutamente complice dell'imbarbarimento civile e
culturale del nostro Paese. Saremo capaci noi di porre un argine a questa
deriva? Enzo Lanciano via e-mail Quello che Fini non vuole proprio imparare
Egregio direttore, chi si fosse illuso che l'on. Fini fosse cambiato, è
servito! L'on Fini ancora non ha imparato, o non vuole imparare, forse, che la
contestazione è il sale della democrazia. Pur di giustificare un omicidio delle
frange estremiste della destra che rappresenta si permette di dire che i fatti
di Torino sono più gravi di quelli di Verona. Ma lo sa che a Verona hanno
ammazzato una persona? Così dicendo si rende complice morale di un omicidio
nero. Ecco a cosa ha portato la politica dissennata dell'on. Veltroni e del Pd,
ad avere un fascista a Presidente della Camera dei Deputati. Forse il G8 di
Genova non ci è ancora bastato. E' proprio un periodo nero per la democrazia in
Italia! Elio Lauria via e-mail Ecco l'antipasto del governo che ci aspetta Cara
"Liberazione", sono vergognose le parole del neo-presidente della
Camera! Non si può definire "più grave" bruciare bandiere rispetto
all'ignobile aggressione di stampo nazi-fascista di Verona che ha provocato la
morte del povero Tommasoli. Fini si era definito super-partes una volta
designato presidente della Camera. Dovrebbe assumere un incarico, un ruolo ed
un profilo istituzionale, dovrebbe condannare la bestiale violenza neonazista,
invece parla ancora da fascista. Questo è l'antipasto del governo che ci
aspetta. Chi spiega a Fini la differenza che esiste tra ragazzi che bruciano
bandiere e ragazzi che aggrediscono ed uccidono? Dario Siniscalco Napoli Le
città e il coprifuoco volontario Cara "Liberazione", a volte
ritornano. Mi riferisco a questa idea che con le ronde si possa risolvere il
problema criminalità nel nostro territorio. E' un'idea sbagliata, fuorviante e
pericolosa. Vorrei provare a spiegare il perché. Anzitutto va ricordato che non
c'è un'emergenza criminalità, in modo particolare nel territorio novarese. I
dati della questura dimostrano che rispetto agli anni passati c'è stata una
diminuzione dei reati gravi, mentre per quanto riguarda gli episodi di
microcriminalità le cifre sono stabili, nel senso che non si è riscontrato né
un aumento né una diminuzione. Ora, tenuto presente che invece, rispetto agli
anni scorsi, c'è un maggior ingigantimento da parte dei media del fenomeno, con
tanto di titoli urlati e percezione indotta che viviamo nel Bronx o in un clima
da "guerrieri della notte", mi pare utile osservare qual è il vero
problema: quello del coprifuoco volontario. Novara, la mia città, è sempre
stata piuttosto triste, ma oggi più che mai le strade la sera sono vuote. Non
c'è nessuno. I locali si contano sulle dita. Il comune impone il coprifuoco
anche alle focaccerie notturne, costrette a chiudere all'una di notte. Si
scorge solo qualche temerario che porta il cane. Questa è la vera emergenza.
Quella di una cittadinanza chiusa, non solidale, egocentrica. Una comunità di
cittadini che si rispetti risolve il problema sicurezza insieme, con il vicino
che ti avvisa se sente qualcosa di strano, con l'attività di prevenzione
autogestita attraverso le informazioni dette nella piazza del quartiere. Dov è
finita la piazza? Qualcuno si ricorda che nell'antica Grecia la piazza,
l'agorà, era il centro di risoluzione di tutti i problemi della vita pubblica?
Oggi invece che succede, succede che si vuol delegare tutto alle ronde, ai city
angels (già il nome fa capire il carattere fiabesco e inutile del vigilantes
autoconvocato) come se, facciamo un esempio, se io fossi un topo d'appartamento
dovrei aver paura di 4 uomini che girano nel quartiere. Falso. Che paura mi può
fare qualche pensionato padano o qualche baldanzoso giovane delle palestre che
cammina per difendere il cittadino? Cosa può fare? Se voglio entrare in un
appartamento lo faccio lo stesso. La sicurezza non la si risolve delegando, e
nemmeno con la sempre piu diffusa idea della giustizia fai da te. La si risolve
guardandosi intorno, parlando con la gente, guardando poco il terrorismo
televisivo dei tg alla "studio aperto". E' chiaro che chi sbaglia
paga. Velocizziamo le sentenze. Ma teniamo sempre presente la portata reale di
un problema. Il sottoscritto spesse volte lascia l'auto nel parcheggio della
stazione anche per giornate intere, pure la notte! Mai successo nulla. Mi è
capitato un sacco di volte di lasciare l'auto aperta per dimenticanza: mai
successo niente. Ho avuto piu volte a che fare con immigrati presenti nel
territorio: mi sono sembrate in media delle brave persone, e sicuramente hanno
piu storie interessanti da raccontare rispetto ai tanti italiani fobici e
repressi. Insomma, io non ho paura dei delinquenti, ho paura delle ronde, del
clima iperclaustrofobico di questa città, del clima violento che cova dentro le
nostre case borghesi, della superficialità, del razzismo involontario (chi mai
ti dirà "sono un razzista?"), del "grande fratello" televisivo;
insomma, ho paura del fatto che la gente sorride sempre di meno, perché non
percepisce che la vera sicurezza che ci manca è quella di un reddito, di un
posto di lavoro stabile e soddisfacente, di relazioni sentimentali profonde. E
se anche tra un mese mi ruberanno il portafoglio che ci posso fare io? Devo
rovinarmi la vita di tutti i giorni pensando ossessivamente a come risolvere un
problema che forse non arriverà mai? Enrico Omodeo Novara Un clima creato ad
arte Caro direttore, in merito a questo rigurgito di violenza fascista,
connotata politicamente o meno, condivido abbastanza ampiamente l'articolo di
Claudio Lazzaro su "Liberazione" di oggi (ieri per chi legge, ndr).
Lazzaro, però, in qualche modo, non addossa completamente le colpe di questi
crimini ai partiti di estrema destra legalmente riconosciuti oggi sul piano
istituzionale. Credo che abbia ragione se intende dire che non sono i leader
politici di Fiamma Tricolore o la Destra a sguinzagliare feroci belve in
camicia nera contro comunisti, rom, extracomunitari, meridionali, ecc. Per lo
meno spero che abbia ragione. Molti osservatori e politologi scagionano da ogni
responsabilità morale anche il sindaco di Verona, Tosi, il quale ha condannato
queste aggressioni. Ma io credo che questo clima di terrore, per non dire di
psicosi, che fa da sfondo e da cornice a questi episodi di violenza, quel clima
che ha contribuito a fare vincere le destre alle politiche, quel clima agitato
e reso ancor più apocalittico (di quello che è) da quelle stesse forze
politiche di destra, quelle incertezze derivanti in primis dalle nefandezze
della globalizzazione liberista tutto questo sia il frutto di una campagna
politica quotidiana alimentata attraverso la Tv di Stato (tranne Rai3) e
Mediaset, che dura da anni e che ha in Silvio Berlusconi il geniale e
devastante regista. La Lega Nord, An e i partiti della destra estrema hanno
messo in pratica questa campagna di odio verso i "diversi", colpevoli
di violentare le nostre mogli e di rubarci il lavoro, andando casa per casa, distribuendo
volantini, terrorizzando i commercianti e i lavoratori, ovviamente tutto ciò in
nome dell'anticomunismo? Nel frattempo, per coronare questo nuovo orizzonte
culturale, Fini afferma che è più grave bruciare una bandiera che il linciaggio
di un giovane ragazzo innocente. Ogni ulteriore commento diventa superfluo?
James Fantauzzi Balsorano (Aq) La sicurezza delle ronde e dei picchiatori Le
città che hanno bisogno di maggior sicurezza ora possono contare su ronde di
guardie padane o su bande di picchiatori neofascisti per mettere in riga
omosessuali, migranti, ragazzi e ragazze dei centri sociali, ma anche persone
"normali" che mettono a repentaglio il decoro della città o che come
Nicola semplicemente si rifiutano di offrire una sigaretta ai loro aggressori.
A Verona, è così che un gruppo di naziskin ha ucciso per futili motivi un
giovane in pieno centro. Naziskin di buona famiglia, ragazzi per bene in un
nord-est produttivo e ordinato, in un'Italia che si riscopre fascista. Questo è
uno dei prodotti del clima di odio, violenza, xenofobia che si è instaurato in
questi anni, non solo in Veneto ma in tutte le città italiane grazie alla Lega,
a Forza Nuova, a Fiamma Tricolore alle coperture del Pdl e al silenzio del Pd.
Migliaia di aggressioni, numerosi casi di accoltellamenti, incendi a sedi di
partito, agguati fuori da centri sociali, svariati omicidi come quello di Dax a
Milano o di Renato Biagetti a Roma. Probabilmente è questa l'idea di sicurezza
che vogliono applicare e legalizzare in questo paese le destre al governo se
Gianfranco Fini riesce a dichiarare, irrispettoso della vita spezzata di
Nicola, che è più grave bruciare una bandiera in piazza che uccidere di botte
un ragazzo di 29 anni. Presidieremo le città e gli spazi di democrazia e
partecipazione per difenderli da questi attacchi. Perché quello che è successo
ci dice di quanto sia urgente costruire l'opposizione a Berlusconi. Saremo
antifascisti e antifasciste per liberare questo paese dalla violenza della
destra. Giovani comunisti (Prc-Se), Fgci (Pdci), Giovani Verdi Arezzo
07/05/2008.
( da "Stampa, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
VATTIMO
"Scrittori complici del governo" Il poeta Shabtai a Free Palestine
attacca i colleghi presenti in Fiera "Non ho mai creduto al Protocollo dei
savi di Sion ma ora ci sto ripensando" [FIRMA]MARIO BAUDINO TORINO Anche
mio figlio doveva andare in Libano insieme a quello di Grossman. Gli ho chiesto
di non farlo il giorno stesso in cui suo padre firmò la lettera di sostegno
alla guerra insieme con Amos Oz e Abraham Yehoshua. I due ragazzi si
conoscevano. Quando seppi che il suo amico era morto, fui molto colpito. Ma da
allora, a causa di questa disgrazia, David Grossman è stato santificato". È un fiume in piena il poeta israeliano Aharon Shabtai, ospite
della "Settimana free Palestine" organizzata dai gruppi che hanno
propugnato, contro Israele,
il boiocottaggio della Fiera del Libro. Nella sala lauree di Scienze politiche,
dove ieri si è svolta la seconda giornata dal seminario sulla "pulizia
etnica della Palestina"
il suo inglese un po' legnoso suona duro, anzi durissimo e senza
sfumature. Disegna uno Stato d'Israele militarizzato e
feroce, uno Stato-mostro dove la cultura è, salvo eccezioni, sostanzialmente al
servizio della politica; non salva i suoi più celebri scrittori, anzi li bolla
come "sinistra soft". Shabtai, di cui ora è stato tradotto un libro
di versi, è nato nel '39 a Tel Aviv sotto il mandato britannico ed è cresciuto
in un kibbutz. È studioso di greco antico, materia che fino a qualche anno fa
ha insegnato all'Università. Ed è un feroce critico del suo governo: partendo
da Hannah Arendt sostiene che è stata compiuta una "manipolazione
dell'olocausto", e che anzi "la Shoah è divenuta cultura di
Stato"; che "Israele ha perduto la sembianza
di uno Stato democratico", e che "durante l'escalation della violenza
e dell'occupazione il sistema politico e i media sono diventati sempre più
corrotti, come anche il sistema giuridico". Non salva proprio nulla.
"È stata persino corrotta la lingua: i palestinesi vengono sempre
"uccisi", gli israeliani "assassinati"; si parla sempre di
"terroristi" e mai di combattenti per la libertà". Da grecista,
sottolinea che la cultura non è più quella dei "politai", dei
cittadini, ma degli "idiotes", degli individui privati che badano
solo al loro particolare". Siamo in presenza, tuona, di una "barbarie
istituzionalizzata", dove la cultura "è obbligata a tacere" o ad
essere "rivoluzionaria e dissidente, e prendere posizioni chiare a favore
dei palestinesi". In tal caso, posizioni minoritarie, perché la realtà
dominante è quella dei "39 scrittori messi su un aereo e inviati al Salone
di Parigi a rappresentare Israele. Questo dimostra la
complicità ideologica di cultura e occupazione". Gianni Vattimo, che
"eredita" da Angelo D'Orsi la conduzione dell'incontro, conclude che
almeno lui, Shabtai, non potrà essere tacciato di antisemitismo, polemizza con
il presidente Napolitano e con Vespa. D'Orsi mostra il libro di poesie
pubblicato da un piccolo editore di Salerno e si chiede come mai finora nessuno
lo abbia tradotto, visto che ne ha scritti altri diciassette. Dita puntate
contro un grande complotto non solo mediatico, Vattimo evoca persino i
Protocolli dei savi di Sion, e cioè il famoso libello confezionato dalla
polizia zarista all'origine dell'antisemitismo moderno, dicendo che non ci ha
mai creduto, ma ora comincia a ripensarci. Battuta pesante. L'artista Piero
Gilardi attacca la Fiera del libro, "passerella dove gli intellettuali
sgomitano per mettersi in evidenza e modificare i loro rapporti di
potere". Presenti compresi? La provocazione, se di questo si trattava, non
viene raccolta. Tanto vale chiedere a Shabtai, a questo punto, quale sia la sua
soluzione per Israele. "Due Stati per due
popoli", risponde. E aggiunge: "Israele deve
negoziare con tutti. La verità è che non vuole la pace". Scusi, ma una
responsabilità così grande può stare solo da una parte? Fra i palestinesi non
tutti sembrano angioletti. "Lo sono, in quanto sono occupati".
( da "Stampa, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La
"lectio" di Appelfeld Ero orfano, la Bibbia diventò mia madre
[FIRMA]ELENA LOEWENTHAL Ho acquisito l'ebraico con molta fatica. Volevo che
diventasse per me non solo una lingua madre, ma anche un sistema di comunicazione
che mi facesse tornare in contatto con i nonni e gli avi, e attraverso il quale
assimilare il carattere, il destino ebraico". Aharon
Appelfeld arriva in terra di Israele nel 1946: porta con sé la solitudine abissale di un
quattordicenne che nella Shoah ha perduto tutto. Di quel che non ha mai più
avuto e di ciò che ha trovato in quell'approdo di vita che era la Terra
Promessa, lo scrittore racconterà questa sera nella struggente prolusione
inaugurale per la Fiera del Libro. Spiegando al suo pubblico, con la
limpidezza di sempre (così amata da Primo Levi), come iniziò a scrivere, e
perché. Israele allora era quello strano posto dove i
figli insegnavano alle madri a parlare la lingua. Questo capovolgimento di
ruoli è solo uno fra i tanti paradossi della storia ebraica. Ma, come molti
altri, il piccolo Aharon, nato a Czernowitz in Bucovina nel 1932, non poté
sillabare in ebraico per i suoi genitori, scomparsi nel fumo. Il ritorno alla
vita, e a una vita immensamente remota sia da quella che aveva conosciuto
nell'infanzia ovattata in una famiglia benestante ed emancipata, sia dagli anni
della guerra trascorsi alla macchia, significò per lui fare i conti con una
solitudine nuova. A poco a poco stemperata dal contatto con la terra che imparò
a conoscere lavorando i campi, frequentando i fiori e le piante d'Israele. E poi leggendo la Bibbia, provando a confrontarsi
con quell'esperienza mitica, sì, ma fatta di uomini in carne ed ossa. L'ebraico
della Bibbia è stato una scoperta cruciale per questo scrittore svezzato nel
tedesco dolce di sua madre: "Quand'è che la mia memoria comincia a
ricordare? A volte mi sembra che inizi solo all'età di quattro anni, quando
mamma, papà e io andammo per la prima vacanza nelle foreste umide dei Carpazi.
Una memoria più netta è legata a una parola, troppo lunga e non facile da
pronunciare: Erdebeeren, che in tedesco significa "fragole". E'
primavera.". Così comincia la Storia di una vita di Aharon Appelfeld (per
Guanda editore, pp. 200, ? 14). Lui che arrivava dall'inferno, sentì quasi
fisicamente il "bisogno di questa lingua così primordiale, che mi facesse
da voce". L'ebraico costruì il ponte per il passato: quello remoto e
immaginifico della Bibbia, ma anche quello appena trascorso, carico di sgomento
e di assenze e di domande, "Ricordo che nel bosco mi chiedevo: che ho io
di male, che tutti mi perseguitano?". La scrittura divenne lo strumento
per tornare a vivere: "Arrivai in terra d'Israele
nel 1946 che ero un orfano smarrito: non potevo immaginare che sarebbe stato
l'ebraico, e non la lingua di mia madre, a restituirmi ciò che di immenso avevo
perduto".
( da "Stampa, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ron
Leshem ISRAELE PARADISO E INFERNO Israele è un istituto
psichiatrico senza fine, con dei pessimi terapeuti e dei pazienti che fuggono
ognuno dal proprio esilio, da una tragedia diversa. La maggior parte di noi ha perso,
per sfinimento, la speranza in una qualunque soluzione: non si fa che
aspettare, arresi, la prossima guerra. I pochi di noi che non sono ancora sprofondati nel
pessimismo indifferente, soffrono peraltro di rosee visioni e credono in
magiche, infantili soluzioni a questo triste stato delle cose. Il tutto, poi,
avviene nel torrido clima del deserto, dove l'aria è immancabilmente carica,
esplosiva, violenta. Verrebbe da dire che vivere qui è un inferno: può darsi.
Ma la verità è che per chi scrive, per chi crea, questo è un paradiso. E'
talmente un paradiso che comincio a pensare di esserne diventato dipendente:
persino da turista, mi sento a mio agio solo in posti dove l'aria è così, sul
punto di scoppiare. Ho pure scoperto che il mio senso dell'umorismo si attiva
soltanto se racconto storie tremende. E che non sono capace di immaginarmi a
vivere altrove. Tel Aviv è un posto strano. Gli autobus non possono viaggiare
di sabato per ordine delle autorità religiose, ma le coppie omosessuali girano
per strada mano nella mano a testa alta. Nei locali, gay palestinesi ed ebrei
ballano insieme, al riparo dentro la bolla di pace dell'emarginazione, e
abbiamo persino spedito il trans Coccinelle in eurovisione. La persona più
eccentrica e atipica, quella più emarginata e socialmente respinta, arrivando a
Tel Aviv si sente a casa come non mai. Si sente un re. Le spiagge dorate sono
piene di persone gentili, affamate di contatto umano. Mentre sono sedute in un
caffè alla moda, non pensano ai missili che ogni sera cascano a venti minuti di
distanza da qui, da noi; non pensano alla sofferenza e alla povertà. Vanno
piuttosto a manifestare contro qualche taglio d'alberi, o la chiusura di un
cinema. Ma sullo stato delle cose hanno smesso di protestare. Per me la
scrittura sta in due parole: toccare e convincere. In sostanza, più che per
autoterapia, per l'immenso, intimo piacere che comporta l'atto in sé, io scrivo
perché ambisco influenzare colui che vive qui con me, su questa nostra piccola
terra, e condivide i miei stessi problemi. Costui abita proprio dietro la cinta
del mio cortile, eppure noi due non abbiamo quasi mai un dialogo. Noi non siamo
un unico popolo, siamo dodici scomposte e isolate tribù, diffidenti e
intimorite a vicenda. Che si chiudono a riccio di fronte a colui che è diverso.
E' a tutti costoro che io cerco di scrivere. Allora, cosa faccio per farmi
ascoltare? Realismo magico. Entro nel triste teatro (che sia una guerra, la
vita di una puttana dodicenne o qualunque altro fosco scenario), armato di una
lente rosata che metto sopra la mia macchina fotografica. Se mi presentassi
cupo o combattivo, non mi ascolterebbero. Solo la lente rosea, solo quel poco
di dolcezza carezzevole, di sentimentalismo e fragilità, solo tutto ciò induce
il lettore a spogliarsi, a levarsi di dosso la propria pelle e starmi di fronte
tutto nervi scoperti, perché solo quando è così, il contatto brucia davvero. Io
del resto mi spoglio davanti a loro. Quando scrivo le loro voci, ebbene mi
innamoro di loro, della ricerca in sé, e imparo, striscio sotto la loro pelle e
mando in frantumi i pregiudizi sui quali sono stato educato. I nostri
pregiudizi l'uno verso l'altro sono il blocco fondamentale che frena la pace.
Per scrivere debbo camminare per questo scombinato paese, debbo amarlo fino alla
follia, debbo sentire un sottofondo sonoro frastornante cui adeguare il mio
ritmo cardiaco, e allora a volte succede la magia: mi vengono le lacrime agli
occhi, per via del casino. E a forza di cercar di non scoppiare a piangere,
scoppia fuori una storia. Nel mio romanzo Tredici soldati ho cercato di
descrivere che cosa significa avere 18 anni in Israele,
e che cosa può succedere a lasciare un gruppo di adolescenti in una sorta di
isolamento nazionale infantile, in un territorio scollegato dalla società
normale, una impossibile pentola a pressione senza nessun adulto responsabile,
in un posto dove loro fondano una sorta di regno autonomo con una loro lingua,
false credenze, regole, humour. Una minuscola gabbia di cemento in mezzo a
quella giungla insidiosa che è un territorio nemico, insomma un test
psicologico sui generis. La scenografia è la guerra, un concerto di suoni e
voci e odori e sentimenti che esaspera caratteri e debolezze, istinti e paure.
Nel processo di indagine che ha accompagnato la scrittura, ho scoperto che
cinque anni dopo il loro ritorno dalla battaglia, molti di quei giovani dicono
"ci hanno mandati a morire e basta", "è stato tutto
inutile", ma al tempo stesso hanno nostalgia della guerra e ne parlano con
un tono venato di malinconia romantica. Così, ho cercato di venirne a capo, di
capire come si possa nutrire rimpianto per una cosa così spaventosa. Dove sta
il segreto? Sono sempre stato un bambino timido, introverso, riflessivo. Non mi
ficcavo mai in situazioni che presentassero il rischio di perdere il controllo:
niente sbronze, escandescenze, dipendenze, mai nessuna situazione imbarazzante.
Un bravo ragazzo, insomma. Non ho fatto il militare in un'unità da
combattimento. Non ho mai calpestato il fango misto a neve del Libano. Non sono
abbronzato e nemmeno nero. Non sono morto di paura sotto i missili. Non ho mai
provato la vera solidarietà dei combattenti. Non ho mai parlato così sboccato.
Coloro che combattevano al fronte erano diversi da me. Per lo più venivano da
famiglie povere, deboli, di periferia, o erano nuovi immigrati ansiosi di un
biglietto d'ingresso nella società israeliana. Ansiosi di sentirsi parte, di
rendersi utili, importanti. Nei primi decenni dello stato d'Israele
eravamo fieri del fatto che Tzahal fosse l'esercito di tutti, che tutti i
cittadini facessero il servizio militare allo stesso modo, prendendo parte alla
guerra per la difesa e la sopravvivenza. Nell'ultimo decennio tutto ciò
l'abbiamo perso: il 35% dei ragazzi nati negli anni Ottanta non fa il servizio
militare a dispetto della sua obbligatorietà. Partono i più deboli. Io e le
persone come me li mandiamo laggiù a morire per noi, senza farci sempre
abbastanza domande, mentre li vediamo partire. Ammetto, con molto dolore, che
non mi era mai passato per la testa di sbirciare nelle loro vite, di cercar di
capire le piccole pornografie private di una quotidianità dentro una postazione
militare a rischio, un rifugio soffocante. Non mi ero mai posto delle domande,
sinché non le ho incontrate per caso, senza alcuna intenzione. Allora ho capito
quanto non capisco e non so. Solo allora, me la sono presa con me stesso e ho
cominciato a indagare. E ho scritto. (Traduzione di Elena Loewenthal).
( da "Stampa, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Una caccia personale
Centinaia di incontri, dibattiti, tavole rotonde, spettacoli. Milleseicento autori
e relatori. Il programma della Fiera è una caccia al tesoro in cui ognuno potrà
trovare la sua pepita. Da non mancare le conversazioni sul motivo conduttore
dell'edizione 2008, la Bellezza. Qui il parterre annovera star della filosofia
come Remo Bodei, Sergio Givone, Giovanni Reale, antichisti come Luciano Canfora
e Paul Zanker, scrittori come Raffaele La Capria, Valerio M. Manfredi, Domenico
Starnone, Alberto Manguel, etologi come Danilo Mainardi. Tra gli ospiti
stranieri, l'americano Gore Vidal, lo spagnolo Javier Marías, il finlandese
Paasilinna, il francese Forest, due bestselleristi come l'americano Clive
Cussler e il barcellonese Ildefonso Falcones, l'australiana d'America Geraldine
Brooks. Su tutti il grande vecchio Boris Pahor, sloveno di Trieste: dopo
quarant'anni il suo "Necropoli" è finalmente riconosciuto come un
capolavoro. Da ascoltare in blocco i venti scrittori d'Israele, guidati dal decano Aharon
Appelfeld, Abraham Yehoshua e Meir Shalev. Il grande registra francese Claude
Lanzmann porterà l'edizione dvd del suo colossale docu-film sulla Shoah. Da non
perdere Dario Fo impegnato sull'ambiente, o star del giornalismo come Eugenio
Scalfari, Gian Antonio Stella & Marco Rizzo, Giovanni Floris, Mario
Calabresi, uno degli autori più prenotati dalle scuole. Nell'Arena Piemonte da
non mancare anche i sorprendenti autori (e i musicisti) di Lingua Madre. Molte
presenze femminili, dal continente indiano alla Turchia e all'Africa, custodi
della memoria e dell'umano. Prevedibilmente affollati i dibattiti sui grandi
temi della società civile: Giustizia, Casta, Mafia, terrorismo, il caso Moro, i
fantasmi del Sessantotto. Senza dimenticare i centenari: Pavese, Vittorini,
Guareschi. Spettacolo e musica. Gli attori dell'Ambra Jovinelli di Roma
leggeranno l'emozionante reportage di Ezio Mauro sulla tragedia della
ThyssenKrupp. Massimiliano Finazzer Flory dedica un collage teatral-musicale a
Borges, Michele di Mauro porta un reading-spettacolo sullo "scandalo della
Bellezza", Ascanio Celestini il suo "Parole sante". Il pianista
Giovanni Allevi, Elisa e Max Pezzali arrivano al Lingotto come autori di libri,
anche. Giovedì 8 si apre con l'orchestra di Nazareth e RadioDer-wish. Sabato
concerto della cantautrice israeliana Nurit Hirsh, domenica il complesso kletzmer
Trio Jerusalem. Lunedì in chiusura una serata dedicata al poeta cileno César
Vallejo, con la voce calda e potente della peruviana Tania Libertad, icona
della musica latino-americana.
( da "Giornale.it, Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 108 del
2008-05-07 pagina 0 Il mio maggio del '48 nella Terra Promessa di R.A. Segre I 60 anni di Israele. Un esercito improvvisato e senza divise, la confusione dei
primi burocrati. E, alla rdio militare, la dichiarazione di Ben Gurion. I
volontari di tutto il mondo e la diffidenza per gli uomini di Begin Nel marzo
1948, dopo sei anni di servizio nelle forze britanniche, partii dall'Italia per
la Palestina rispondendo
alla chiamata dell'Agenzia ebraica di arruolamento nell'erigendo
esercito nazionale israeliano. Lo Stato non era ancora proclamato, ma dopo la decisione
delle Nazioni Unite, nel novembre del 1947, di spartire la Palestina
fra uno Stato arabo e uno ebraico, il ritorno della sovranità ebraica sulla
scena internazionale appariva inevitabile. Un volo della società aerea
olandese, l'unica a mantenere contatti con la Palestina,
mi depositò all'aeroporto di Lidda, vuoto e oscurato a causa della guerriglia
araba, con due autoblindo inglesi schierate all'uscita per finta protezione.
Infatti fu un camion, sui cui lati avevano applicato lastre protettive di acciaio,
a portarmi a Tel Aviv con quattro altri passeggeri e due coppie di giovani in
calzoncini corti. Appena il veicolo si mosse, questi estrassero dai ripostigli
le mitragliette sbirciando un nemico invisibile attraverso i finestrini
trasformati in feritoie. Nei giorni successivi mi registrai nel nuovo esercito,
ricevetti un numero di matricola, incominciai a contattare le nuove autorità
militari per proporre la creazione di una unità paracadutista, senza ricevere
né risposte, né ordini di servizio. In Israele regnava
la più totale confusione burocratica. I caffè lungo la spiaggia di Tel Aviv
erano frequentati da strani personaggi autonominatisi esperti in ogni sorta di
specialità bellica, economica, politica e ideologica. Giornalisti da ogni parte
del mondo erano venuti ad assistere allo scontro fra una comunità di 600mila
anime, mal armata, ancora senza esercito regolare, e 60 milioni di arabi decisi
a impegnarsi, a partire dal 15 maggio, giorno della fine del mandato
britannico, nella "guerra di distruzione dell'entità sionista". Il
segretario della Lega Araba la prevedeva rapida e più "barbara", per
i sionisti, di quella di Gengis Khan. In quelle circostanze, solo io non avevo
una divisa. Grazie al comandante della polizia militare, mio collega nell'esercito
britannico, scoprii la ragione di questa mia forzata vacanza. Avevo servito in
una unità di intelligence inglese incaricata di recuperare, dietro le linee
tedesche, militari alleati liberati in Italia dai campi di prigionia dopo
l'armistizio dell'8 settembre. In quella unità c'erano volontari ebrei
palestinesi noti per la loro affiliazione a due organizzazioni clandestine
quanto mai sospette al governo provvisorio ebraico: l'Ezel, braccio armato del
movimento guidato da Menahem Begin (che Ben Gurion chiamava fascista), e il
Lehi (combattenti per la Libertà di Israele), ancora
più radicale dell'Ezel nei confronti dei laburisti che consideravano
collaboratori con l'occupante inglese. Ero considerato troppo legato a loro per
affidarmi un incarico che ottenni in seguito quando fui inviato in
Cecoslovacchia per creare la scuola paracadutista. Non avendo nulla di meglio
da fare, mi proposi come esperto di equitazione al proprietario dell'unica
scuderia privata di Tel Aviv: era un personaggio leggendario di nome Gordon,
proprietario di un maneggio frequentato, in mancanza di uomini, da donne
ugualmente attratte dai cavalli e dal loro proprietario. Manteneva molte
amicizie con personaggi arabi per cui mi chiese di accompagnare a cavallo un
"esperto" militare presso un suo amico possidente terriero arabo, a
una ventina di chilometri a nord di Tel Aviv. Era una proposta pericolosa ma
romantica. La sera dell'11 maggio arrivammo a casa di un signorotto arabo (in
seguito trovato nei suoi campi con la gola tagliata: punizione tradizionale
inflitta ai collaboratori). Il mio compagno parlava perfettamente l'arabo. Si
chiamava Eliahu Navi, meglio conosciuto nell'etere radiofonico medio-orientale
come Daud el Natur, un "cantastorie" che usava racconti beduini come
strumento di guerra psicologica. In seguito sarebbe diventato avvocato, giudice
e poi sindaco di Ber Sheva, il capoluogo del Negev. Passammo la notte in casa
del nostro ospite, loro due confabulando in arabo, io gustando il cibo che mi
aveva offerto. L'indomani ci venne consigliato di andarcene perché nella zona
era stata segnalata la presenza di guerriglieri arabi. Ci trasferimmo in una
torretta di guardia nel mezzo di un vasto aranceto per trascorrere la notte fra
il 13 e il 14 maggio. In un libro di memorie che Eliahu Navi pubblicò nel 1998
e di cui mi fece dono, egli afferma che più volte "pensò di farmi
fuori" credendomi una spia. Cambiò idea quando al mattino mi vide pregare
avvolto nello scialle tradizionale di preghiera. Convinto che non fossi un
elemento pericoloso, ma solo un avventuriero un po' matto venuto come tanti
altri "a vedere la guerra", se ne tornò a Tel Aviv con le
informazioni raccolte lasciandomi col mio cavallo, un paio di bombe a mano e
una radio militare "per seguire gli avvenimenti"... Venerdì 14 maggio
era una giornata limpida e abbastanza fresca. Nel silenzioso pomeriggio,
turbato solo dal cinguettio degli uccelli, dal fruscio degli alberi
dell'aranceto, seguivo il corso del sole che si spegneva radioso nel mare non
lontano sulla mia destra. Venti chilometri più a sud, prima che arrivasse
l'inizio del sabato, nel piccolo museo di Tel Aviv, Ben Gurion lesse la
dichiarazione di indipendenza che captai attraverso il gracidio irriverente
della radio. Un aereo volò alto sulla mia testa. Mi venne poi detto che
bombardò, senza colpirla, la stazione elettrica a nord della città. Io non
sentii alcuna esplosione. Sentii però il bisogno di aggiungere alla preghiera
della sera la benedizione richiesta quando si fa qualcosa di nuovo - come
mangiare una primizia di stagione -. La recitai ad alta voce nel magico
silenzio di quel giorno che stava morendo. "Benedetto Tu Signore Re del
mondo che mi hai fatto vivere, sussistere, e giungere a questo giorno". La
recitai pensando a coloro che a questo giorno avevano sperato per secoli di
arrivare e a cui invece non erano mai potuti giungere. R.A. Segre © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 108 del
2008-05-07 pagina 0 Il coraggio di Fini sui "fatti gravissimi" di
Maria Giovanna Maglie Facevo l'inviato de L'Unità in America latina e quel
giorno del 1985 ero veramente arrabbiata perché, avendo scoperto sacche di
schiavitù, e centinaia di morti ammazzati, nel nord latifondista del Brasile,
la risposta dell'allora vice direttore fu di malcelato disinteresse. Alla mia
provocazione "ma allora contano di più tre morti nel Cile solo per dar
contro a Pinochet ", rispose serafico "Certo che sì", convinto
di avermi dato una lezione di giornalismo. Quel giorno capii in una sola volta,
forse ero stata tonta prima, la manipolazione politica delle notizie e la
maledizione del politically correct. Mi venne voglia di scappare e lo faccio
ancora, dopo più di vent'anni. Questa oziosa premessa serve solo come pretesto
per consigli non richiesti al neopresidente della Camera, Gianfranco Fini. Non
si faccia intimidire dall'assalto dell'opposizione senza idee e argomenti,
tutti di nuovo insieme ed eguali nello sdegno, per un "più" che venga
giudicato di troppo, non si rifugi anche lei nel "ma anche", che
tutto livella e mette sullo stesso piano. Il più grave e il meno grave esistono
e si usano per dimostrare personalità sicura e visione chiara, rispetto della
storia e coraggio delle leggi. A Verona il branco che ha colpito ancora una
volta fa parte del disagio giovanile, della violenza adolescenziale che cerca
uno sbocco, del rituale barbaro consentito intorno al business del calcio, ogni
volta esecrato, ogni volta non affrontato fino in fondo, nel quale il gruppo
deve essere estremista di una qualunque parte, e che voglia dire nemmeno lo sa.
Si possono scrivere molte banali cose di buon senso a proposito: che prima
c'era la guerra, adesso non c'è più neanche la naia, che la nostra generazione,
ma anche quella prima e quella dopo, almeno ha goffamente provato la sua
rivoluzione, quella di oggi si deve occupare di mettere qualcosa di eccitante
su Youtube e fare foto col cellulare al culo un po' stranamente in mostra della
professoressa, che dire di buona famiglia non significa di famiglia attenta e
adeguata alle turbe dei figli, che i ragazzi si sentono dire da quando hanno
l'età della ragione che per questo Paese non c'è futuro, figurarsi per loro. Si
può concludere che l'assassino di Verona e i suoi compari erano schedati, quasi
tutti espulsi dagli stadi, che forse non dovevano essere a piede libero. Insomma,
certezza e adeguatezza delle misure di prevenzione e di repressione aiutano a
salvare giovani vite, se uno Stato se ne fa carico. Il centrodestra ha vinto le
elezioni sulla spinta di queste richieste, veda di fare qualcosa. A Torino la
polemica iniziata assai prima dell'apertura della ventunesima Fiera del libro
si fonda sulla negazione arbitraria, terroristica,mamai abbastanza repressa e
condannata nel nostro Paese, del diritto di ospitare Israele nel sessantesimo anno della
fondazione dello Stato, nelle persone dei suoi scrittori più illustri. Si basa
sulla violenta negazione del diritto di Israele a esistere, non, come pure si finge di credere, sulla
rivendicazione del diritto di critica a determinati comportamenti di Israele. C'è il popolo delle
vittime, i palestinesi, c'è il popolo del carnefici, ovvero gli israeliani. è
lo stesso doppio standard che si applica alla destra e alla sinistra, alla
satira su Maometto e a quella su Gesù Cristo. Il professor Gianni Vattimo è un
antisemita, come il tanto venerato professor Tariq Ramadan, che si è permesso
di rampognare Giorgio Napolitano perché andrà a Torino, è un Fratello
Musulmano. L'area della città intorno alla Fiera del libro è blindata, centri
sociali, movimenti estremisti comunisti e i soliti radical chic promettono di
protestare. Si può fare così una grande manifestazione culturale? è grave,
presidente Fini, più grave di molte vicende gravissime che pure accadono in
questi giorni. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Stampa, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Rchici lontani dal Lingotto.
Che sarà presidiato da un migliaio di poliziotti, carabinieri, finanzieri e
vigili urbani. Sia domani, per l'inagurazione (alla presenza del Capo dello
Stato) e soprattutto per evitare incidenti al corteo di sabato, promosso da
Free Palestine, la Digos di Torino ha lavorato in stretta collaborazione con il
Mossad, il servizio segreto israeliano. Il percorso del
corteo, a cui dovrebbero partecipare antagonisti provenienti da tutta Italia, è
stato deciso in modo da evitare un contatto diretto con gli ingressi della
Fiera. Ci sono due emergenze: il pericolo costituito dal terrorismo
internazionale e la protesta anti-israeliana, promossa da autonomi e anarchici.
Gli stessi che hanno dato fuoco, il 1° maggio, alle bandiere Usa e d'Israele, e ora al centro di un'indagine chiusa con
l'identificazione di alcuni autori. Il questore, Stefano Berrettoni - tanto per
chiarire, una volta per tutte un equivoco che si trascina da giorni - non ha
vietato l'esposizione di alcun tipo di bandiera, tanto meno quella israeliana.
Sono stati proibiti solo i presidi fissi davanti agli ingressi della Fiera.
"Né ci sarà una zona proibita - precisano in questura -. E' previsto un
afflusso giornaliero tra le 15 e le 20 mila persone, sarebbe assurdo blindare
la zona. E' stata semplicemente bocciata la richiesta di un gazebo di 10 metri,
da parte di Free Palestine, proprio davanti ai cancelli". Al loro fianco,
autonomi da tutta Italia e associazioni culturali filo-arabe. Intanto si apre
in città un altro fronte, questa volta all'Università. L'ateneo ha concesso
all'assemblea Free Palestine le aule per il seminario che ha inaugurato la mini
contro-Fiera con ospiti filo-palestinesi, da Tariq Ramadan a Gianni Vattimo.
"Ma improvvisamente ci negano le aule dove proseguire le iniziative",
dice Free Palestine in un tam tam contro il rettore Ezio Pelizzetti:
"Abbiamo in programma un reading di Shabtai. Se il rettore non ci darà gli
spazi per dar voce ai palestinesi ce li prenderemo senza permesso. Siamo pronti
allo scontro. Se saremo sconfitti, Shabtai leggerà le sue poesie per strada.
Significherà che un importante poeta israeliano non può parlare, perché contro
il suo governo". Il rettore Pelizzetti casca dalle nuvole. "Non ho
negato nulla, perché nulla m'è stato chiesto. Le aule per il primo seminario
con Tariq Ramadan erano state assegnate perché la presenza di docenti
dell'ateneo garantiva la qualità culturale del dibattito". Per le
iniziative da oggi in poi, il preside di Lettere ha applicato "il
regolamento. Concediamo gli spazi se sono presenti alle iniziative nostri
docenti, che in questo caso mancano". Pelizzetti sorride:
"L'assemblea non faticherà a presentare una richiesta sostenuta da un
nostro professore. Non sta a me sindacare o censurare i contenuti di un
seminario, specie se con nostri cattedratici". Ma Free Palestine non
coglie l'apertura: "Non faremo accompagnare gli ospiti palestinesi da
padrini italiani. Hanno diritto di parola da soli".
( da "Stampa, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Doppiare nelle
ultime ore, e le richieste di preaccredito sono triplicate rispetto all'anno
scorso. E' l'ennesima spia dell'esplosione della Fiera del Libro, che
quest'anno batte ogni record di misure di sicurezza, ma anche di presenze e di
voglia di esserci di editori, pubblico e scrittori. Oggi circa 900 ospiti
parteciperanno alla grande festa di pre-inaugurazione alla reggia di Venaria:
ammireranno la meraviglia dei saloni e dei giardini e ascolteranno la lectio
magistralis di Aaron Appelfeld, prima di gustare il buffet offerto da Intesa
SanPaolo e ammirare gli spettacolari giochi d'acqua della fontana luminosa.
Domani il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano inaugurerà la
manifestazione aprendo la grande abbuffata di libri. Dopo che hanno parlato
della Fiera pure i giornali russi, giapponesi, arabi e americani, Ernesto
Ferrero, direttore di Librolandia, si dice "soddisfatto e sereno. Siamo
gratificati di un'attenzione mai vista, e il patrimonio di notorietà resterà
nel tempo: rilasciamo un'intervista ogni quarto d'ora, e siamo subissati di suppliche
di chi ci domanda un invito per Venaria. Sono felice anche degli allestimenti,
che in onore al tema di quest'anno, la bellezza, sono strepitosi". Tra gli ospiti attesi stasera non ci sarà l'ambasciatore
israeliano Gideon Meier, che giungerà da Roma domattina con Abraham Yehoshua,
mentre sarà al completo il gotha dell'editoria non solo italiana, dal re di
Mondadori Gian Arturo Ferrari, che torna nella location delle sue nozze, a Inge
Feltrinelli, i Laterza, gli einaudiani, o i leader di Longanesi-Guanda.
Non mancherà la madrina Elisabetta Sgarbi, e ammirerà la reggia anche il
ministro dell'ambasciata di Israele Elazar Cohen.
Oltre a Ferrero, a Rolando Picchioni, ai vertici degli enti locali e a volti
noti della politica, non mancheranno vip come Enrico Salza, Angelo Benessia o
Luca De Meo. Tra gli stranieri, oltre a molti scrittori, interverranno al
ricevimento uomini chiave dell'editoria internazionale. Ad esempio Vincent
Raynaud, editor delle Editions Gallimard (che pubblica ad esempio Daniel Pennac
in Francia), o Carol Janeway, direttore editoriale della Alfred A. Knopf, che
ha pubblicato negli Usa Bill Clinton, Anne Rice e il nostro Alessandro Baricco.
Tra gli ospiti che parteciperanno a International Book Forum, ci sarà un boss
della 20th Century Fox, Chris Goldberg, story editor della major che sta
ultimando le riprese di "Marley & me", film tratto dal
best-seller di John Grogan; e poi Erik Palma, scout letterario della Jerry
Bruckheimer Films: la casa di produzione di orbita Disney, dopo il successo
della trilogia dei Pirati dei Caraibi sta lavorando all'adattamento del best
seller di Sophie Kinsella "Confessions of a Shopaholic" ("I love
shopping", Mondadori). E ancora: Maria Campbell, fondatrice dell'agenzia
letteraria che porta il suo nome e si occupa di scouting letterario per la
Warner Bros Picture; Don Laventhall, responsabile dei diritti cinematografici e
televisivi per l'agenzia Harold Ober Associates. E Kylee Doust, agente
letterario (ha nella scuderia Federico Moccia) e cinematografico. Rolando
Picchioni ieri s'è detto "fiero, da piemontese, di poter mostrare al
pubblico internazionale un gioiello di portata mondiale come Venaria".
Preoccupazioni della vigilia? "Mi sento un po' come il capitano Drogo nel
"Deserto dei Tartari" di Buzzati: scruto l'orizzonte, sperando non
appaiano i nemici". Una citazione che è un auspicio: nel romanzo, com'è
noto, i Tartari non arrivano mai.
( da "Stampa, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
GIOVANNA CARNINO
Al-Nakba, nella lingua di Maometto, significa catastrofe. Ma per arabi e
palestinesi questa parola pesante vuol dire qualcosa in più. Essa segna un preciso
momento nella storia del Medio Oriente che si commemora ogni anno, il 15
maggio, giorno in cui, nel 1948, lo stato di Israele
proclamò la propria indipendenza. Sconfitti in guerra, i Palestinesi furono
spossessati di parte delle terre che prima occupavano: molti di loro divennero
profughi in paesi vicini, gli altri confinati in territori ristretti e sotto
controllo. A sessant'anni da questa data e in concomitanza con il Salone del
Libro dedicato quest'anno ad Israele, il cinema
Fratelli Marx di corso Belgio 53 ospita "Lo sguardo di Handala - 1948-2008
la Nakba", tre giorni di documentari, spettacoli e dibattiti dedicati alla
Palestina. Filo rosso dell'iniziativa sarà il ricordo
di tre artisti palestinesi, lo scrittore Ghassan Kanafani, il giornalista Wael
Zuaiter e il disegnatore Naji al-Ali, poco conosciuti in Italia, che hanno
pagato con la vita il loro impegno intellettuale. S'inizia mercoledì 7 maggio
alle 18,30 con la lettura della fiaba inedita in italiano di Ghassan Kanafani
"La piccola lanterna", accompagnata dalla proiezione delle
illustrazioni originali dell'autore. Segue "Ka'ek sul pavimento" di
Ismail Habbash, una riflessione su insulto, rabbia, vendetta e perdono da una
storia dello stesso Kanafani. Alle 20,30 si proietta il documentario "Palestina in fiamme" di Monica Maurer, presente in
sala. Il film racconta una parte di storia palestinese
dalla colonizzazione sionista degli anni Venti fino alla creazione dello stato
di Israele nel '48. Infine
alle 21,30 "The iron wall" di Mohammad Al Atar ripercorre le tappe
dei rapporti Palestina-Israele fino all'attuale costruzione del
muro. La serata di giovedì 8 è dedicata al giornalista Wael Zuaiter,
assassinato a Roma. Alle 18,30 si proietta "Intervento divino"
di Elia Suleiman che narra le tragicomiche disavventure dello stesso regista:
palestinese che vive tra Gerusalemme e Nazareth, ha la sua ragazza a Ramallah:
i due possono romanticamente incontrarsi solo nel parcheggio del posto di
blocco che separa le due città. Alle 20,30 va in scena "Sangue
palestinese", spettacolo teatrale della compagnia Teatro Forsennato per la
regia di Dario Aggioli. Conclude la serata dalle 21,30 il documentario "A
stone thrown away" della norvegese Lina Halvorsen segue la vita di tre
bambini nei campi profughi di Deheishe, vicino a Betlemme. Dopo la proiezione
la regista discute con il pubblico. Venerdì 9 la rassegna si chiude con
l'omaggio a Naji Al-'Ali, creatore del personaggio di Handala, un bambino
spelacchiato di dieci anni o poco più che narra la lotta e i sentimenti del
popolo palestinese. Alle 20,30 si presenta il progetto "Per una nuova
edizione di No al Silenziatore", il volume che raccoglie le vignette di
Naji Al-'Ali; segue "Naji Al-'Ali: an artist with vision" di Kasim
Abid, documentario sulla vita, la lotta politica e la morte, mistero ancora
insoluto, del caricaturista palestinese. Alle 22 si proietta "I'm in
Jerusalem" di Mona Jaridi. Gli occhi di un bambino palestinese vedono per
la prima volta la città santa di cristiani, ebrei e mussulmani.
( da "Stampa, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il saluto delle
istituzioni RITORNIAMO AL DIALOGO DI MERCEDES BRESSO PRESIDENTE DELLA REGIONE
PIEMONTE Il tema della Fiera è quest'anno la Bellezza, concetto su cui in ogni
epoca e ogni civiltà si sono confrontati filosofi, teologi, scrittori,
musicisti, pittori, architetti, urbanisti. La Bellezza intesa come canone
estetico ma anche come questione etica, espressione della creatività, rapporto
armonico tra tradizione e innovazione. E proprio a testimonianza di come
"vecchio" e "nuovo" possano coesistere, la Fiera ripropone
alcuni dei propri simboli, come la Torre dei Libri, immagine unitaria di
Regione, Provincia e Comune di Torino, Terrazza Piemonte e Lingua Madre,
accanto a molte nuove iniziative, come ad esempio le molte che animeranno il
Bookstock Village, lo spazio dedicato ai più giovani, all'interno del quale
l'area "Study in Piemonte" sarà un luogo innovativo e interculturale.
A Torino e al Piemonte è legata una forte e sentita tradizione editoriale, in
questi anni la città è tornata ad essere centro di iniziative di successo
legate ai libri, da Torino Capitale Mondiale del Libro al Circolo dei Lettori,
che ci hanno fatto scoprire come la lettura possa essere non solo un piacere
solitario, ma anche una bella esperienza da condividere. Con
questo spirito, il mio augurio è che la Fiera possa svolgersi, come ogni anno,
all'insegna della partecipazione e del dialogo costruttivo tra culture, e che
le tante polemiche scatenate dalla scelta di Israele quale ospite possano lasciare spazio alla conoscenza con gli
scrittori e la letteratura di quel Paese.
( da "Padania, La" del 07-05-2008)
Pubblicato anche in: (Padania, La)
Argomenti: Israele/Palestina
Rimediate ai guasti
di Prodi CARLO BARBIERI Genova La scorretteza e la prevaricazione non hanno più
limiti! Un Governo, in via di liquidazione, non soddisfatto dei disastri
compiuti in ogni campo, ha nominato, in tutta fretta, in queste ultime ore,
numerosi alti funzionari di gradimento, ha attentato alla legge 40, rafforzata
dal referendum, forzandone l interpretazione con nuove linee/guida ad hoc, e
non pago della persecuzione fiscale instaurata, ha violato, ancora una volta,
la libertà e la riservatezza dei cittadini sbattendo su internet le loro
dichiarazioni reddituali. La drastrica limitazione della circolazione del
contante non era sufficiente. Mi auguro che la nuova compagine governativa si
metta al più presto all opera per rimediare ai numerosi guasti, abrogando ogni
norma persecutoria e liberticida e ristabilendo l ordine democratico.
Clandestini, Prodi e C. sono complici! MARIO VISCOVO Torino Si susseguono in
questi ultimi giorni sbarchi di clandestini in Sicilia ed in Sardegna. Notiamo
che continua ad esserci una reale complicità del nostro Governo (in vita ancora
per pochi giorni) con i trafficanti di esseri umani. Nessun contrasto alle
imbarcazioni, uscita della nostra marina nella acque internazionali (oltre 80
miglia) per raccogliere i clandestini, successivamente liberi di circolare nel
nostro Paese. Con preoccupazione apprendiamo che si parte anche dalla Tunisia,
oltreche dalla incontrollabile Libia. I ministri Parisi, Amato avevano
comunicato, oltre sei mesi fa, che a breve sarebbero stati organizzati
pattugliamenti congiunti davanti alle coste africane per frenare il fenomeno;
naturalmente non è stato fatto nulla in ossequio all ipocrita terzomondismo
della sinistra. Spero che con Berlusconi le cose cambino. Certo il non
rimpianto Pisanu nel 2001/2006 era stato di una esemplare inefficienza. Cambiano
sigle, ma sono sempre rossi LUIGI RONZONI Seveso Cambiano sigla ma rimangono
tali, si ritengono depositori della cultura, tronfi, ideologicamente convinti,
il dubbio non li sfiora, la storia li condanna! Cambiano sigla ma rimangono
tali, mentono sapendo di mentire perché la loro è sempre stata cultura del
terrore (e la storia non è matrigna). Ipocriti, fingono di ripudiare il passato
ma cambiano sigla e rimangono tali, si mimetizzano con nuovi simboli consci dei
loro fallimenti (che mai confesseranno) piuttosto. Cambiano sigla e rimangono
tali, tanti auguri per il nuovo governo. Il comunismo è vivo o morto? ENZO
BERNASCONI Varese Le elezioni sono ormai acqua passata, ma assistendo alle
varie celebrazioni (25 aprile - 1° maggio) e alle numerose interpretazioni
delle varie Tv ne esce un quadro un po torbido: il comunismo è morto o è solo
in rianimazione? Non si capisce un tubo, il tutto dipende dalla sobrietà di
certi conduttori, prima di andare in onda dovrebbero soffiare nel palloncino,
se trovati alterati gli andrebbe tolta la patente "verbale", un bel
tacer... A Torino i compagni hanno zittito perfino l ex Presidente trombato
Fausto Bertinotti; i suoi contestatori vogliono completare l opera Hitleriana,
l olocausto va portato avanti, Israele è il vero nemico e il comunismo sinistroide il suo attuale
carnefice, alla faccia dell Anpi e dei resistenti. Oggi bisognerebbe parlare un
linguaggio che sia vicino alla gente (ma la sinistra per carenza mentale non ci
arriverà mai), federalismo, sicurezza, tasse, libertà, scuola, salute, invece
loro, con ideologie lontane anni luce dalla democrazia, pensano ancora e
solo allo sterminio ebraico. Purtroppo sul lavoro si continua a morire, molto
strumentalmente qualcuno ci marcia su, ma se i difensori delle vittime sono dei
poltronari (gente che non ha mai faticato in vita sua, Epifani, Angeletti,
Bonanni per primi), e i rappresentanti dei lavoratori se ne fregano, allora
saremo punto e a capo. Frasi fatte dai pezzi grossi come "mai più tragedie
di questo tipo" le sento da quando sono venuto al mondo, lavorare stanca,
scioperare un po meno, e non si rischia nulla. Altro capitolo, quello delle
tasse, per Padoa Schioppa... lasciamo perdere, per Visco, carognescamente vanno
sbandierate ai quattro venti, paradossalmente in Italia "grazie alla
privacy" non posso conoscere neppure il cognome di un ricoverato in
ospedale, ma quanto è il suo reddito si. (Ròbb de màtt). L Ici, va pagata
eccome, è l affitto dovuto per abitare in casa propria, altrimenti, a chi non
gli garba, ceda la sua sudata dimora a qualche clandestino che tiene famiglia,
se ne farà carico vita natural durante, non della tassa ovviamente. Veltroni
facciamolo "Santo subito". Ha imbalsamato Prodi, ha azzeccato i
comunisti privandoli della falce e martello, ha segato senza ritegno margherite
ulivi e querce, ha reso felilci tanti "Verdi" "padani e con lui
anche i "compagni piangono". Pure Rutelli il riciclato suo successore
ha fatto flop e Totti solo per averlo inneggiato si sta ancora toccando i maroni,
i calcoli li ha proprio sbagliati tutti, compresi i... suoi. E adesso vogliono
fare il Pd del Nord, sicuramente un parto doloroso, e se fosse un altro aborto?
Ai posteri l ardua sentenza! Che sconcio: uccidono e sono in libertà Leonardo
CECCA Rivalta di Gazzola PC Caro Direttore, continua implacabile la sequenza di
carcerati, macchiatisi di gravi delitti, rimessi in libertà per scadenza di
termini, per mancata trascrizione delle motivazioni della sentenza e per altri
cavili. Sono profano in materia di giustizia e delle norme che la regolano, ma
da persona sensata, ed il mio pensiero è condiviso dai più, sono convinto che
ben poca differenza esista tra chi per negligenza mette in libertà pericolosi
criminali e chi li aiuta nelle loro nefandezze o arma loro la mano. Possibile che
nulla si riesca a fare contro questo vergognoso sconcio? Perché persone pagate
dallo Stato non devono essere perseguite per il lavoro che non svolgono e/o
svolgono male e non subirne una giusta condanna per il pericolo che arrecano
alla collettività. Gli italiani si augurano vivamente che il nuovo governo
riesca ad eliminare questo sconcio che non ci fa affatto onore e getta del
fango su quei magistrati che nonostante le innumerevoli difficoltà, create
anche da colleghi poco seri, continuano imperterriti nel loro operato. Altarini
scoperti per i boss progressisti BRUNO PISTONE Arese (MI) Caro direttore, non
ho avuto mai la minima simpatia per il signor Visco, ma dopo che ha deciso di
far divulgare i redditi degli Italiani ho almeno un motivo per ringraziarlo.
Perché paragonando i redditi dei padroni dell' informazione (i giornalisti e i
cosiddetti intellettuali) faccio una scoperta sensazionale. I boss dell'
informazione progressista, quelli che gestiscono la RAI-TV come fosse una loro
proprietà personale, con compensi stratosferici e in più sfruttando in
centomila modi la personale pubblicità che ne ricavano (librerie, scaffali dei
supermercati, pubblicità, ecc. ecc.) denunciano redditi modestissimi per la
categoria a cui appartengono: fino a un quarantesimo dei loro colleghi che
appaiono rarissimamente in TV! Visco ci ha finalmente dimostrato che proprio
gli accaniti moralisti della TV3, quelli che conoscevamo come i più arroganti,
sono anche sfacciati evasori fiscali. Se volessimo usare i loro stessi parametri,
autentici delinquenti. Visco, dimogli bott de legnameé ROBERTO MANZONI Milano
Geniale l ultima pensata del Visco! L agenzia delle entrate rende pubblici le
dichiarazione dei redditi di tutti gli italiani. Era ora. Finalmente si
potranno pianificare rapimenti , estorsioni o ricatti senza fatica. La pensata
dell ormai ex (fortunatamente) ministro è il tipico esempio di delirio
ideologico di una mente malata. Diamo a Visco quel che è di Visco ovvero bott
de legnameè. Il garante della Privacy esiste ancora o è stato abolito?
Aboliamolo sto 1° maggio RICCARDO ASCII Voglio esprimere tutta la mia
contrarietà alla demagogia del primo maggio. In questa festa definita dei
lavoratori e che in realtà da tempo è diventato un gigantesco spot di quelle
organizzazioni composte da individui che per tutta la vita il lavoro lo hanno
abilmente evitato, ho lavorato come ogni altro giorno, forse anche più. Invece
di andare a far numero in piazza, ascoltando parole nella quali pur con tutta
la buona volontà proprio non riesco a riconoscermi ho preferito lavorare come
ogni altro giorno. Ho una certa allergia nei confronti delle feste e delle
celebrazioni imposte dall'alto, mi ricordano il ventennio fascista quando non
ci si poteva sottrarre alla manifestazione del partito nel centro della piazza.
Bologna, i magistrati come tacciono... MASSIMO RONCATO A proposito della
recente proposta di delibera del Comune di Bologna circa la dotazione di
manganelli alla polizia municipale, non sarà forse inopportuno richiamare alla
memoria quanto accadde una quindicina d'anni fa in quel di Taranto, allorché il
sindaco dell'epoca tale Vito ( mi sfugge il nome di battesimo), non facendo
mistero delle proprie simpatie mussoliniane, adottò un provvedimento tale e
quale alle proposte avanzate ultimamente, con l'unica differenza che chiamò gli
strumenti suddetti " paletti di segnalazione". Molti, se non tutti,
non avranno certo dimenticato che in quell'occasione la magistratura fu assai
solerte nell'intervenire e dichiarare illegittimo il provvedimento. Come mai,
c'è da domandarsi, la voce dei giudici questa volta non si fa sentire? Forse
perché, al posto di Vito, c'è Cofferati? Si ha comunque più che l'impressione
che la tanto sbandierata certezza del diritto e terzietà della magistratura
siano soltanto baggianate buone per grulli. Quei 140mila euro all Annunziata!
Beppe Roncini Rossi Soverato (Cz) Nel corso dell'ultima assemblea degli
azionisti Eni, uno di questi, presa la parola, ha fatto notare che alla
realizzazione di Oil , il magazine trimestrale del gruppo, partecipava anche
Lucia Annunziata. L'azionista particolarmente attento non ha perso occasione
per chiedere all'amministratore delegato Scaroni quale fosse il compenso per le
prestazioni della nota editorialista della Stampa, ex presidente Rai e
scrittrice. È venuto fuori una busta paga di 140 mila euro, quasi 12 mila al
mese, come riferito anche sul quotidiano Italia Oggi. Che in questo periodo di
petrolio a caro prezzo le società che hanno a che fare con l'estrazione e la
distribuzione del greggio si ritrovino con tanti di quei soldi in tasca da
poterli sprecare a proprio piacimento era prevedibile, gradiremmo un po' di
rispetto nei confronti di chi il pieno non può più permetterselo. Quello che ci
incuriosisce è una quantificazione in termini di tempo dell'impegno della
Annunziata per la preziosa collaborazione. In altre parole, quale potrebbe
essere il costo orario di una professionista di quel calibro? Non si può sapere
per questione di privacy. Non è vero. Senza necessariamente essere azionisti
Eni, La Stampa o avere qualche amico in Rai, grazie ad uno degli ultimi decreti
di Visco le dichiarazioni dei redditi degli italiani sono tutte in rete,
chiunque le può spulciare a proprio piacimento e chi credeva che la tutela
della privacy fosse una cosa importante dovrà ricredersi. Sicurezza, Lega
cambia tutto LETTERA FIRMATA Saronno Ciao Lega, ormai ci siamo! Tra pochi
giorni potrai iniziare a dire la tua e sono sicura che ci sarà un sensibile
cambiamento sul tema sicurezza. Son stufa di andare per strada guardandomi
sempre alle spalle,mi sento io straniera nella mia patria! Un saluto speciale
al Senatür che ho visto in gran forma e a Maroni e Castelli. Forza! [Data
pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 07-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Prosegue
il lavoro in comune Sanità, Lombardia e Israele sempre più
vicine Yaacov Ben-Yizri, ministro della Sanità israeliano, parlerà con il primo
ministro Olmert per fare in modo che il progetto sanitario con la Regione
Lombardia sia tra i primi punti nell agenda per gli accordi bilaterali tra
Italia e Israele. A riportarlo è l assessore alla
Sanità Luciano Bresciani, a margine del forum della scienza e tecnologia di Tel
Aviv. "Questo piano è il proseguimento dell accordo di collaborazione
firmato un mese fa al Pirellone che stabiliva i campi in cui i due Stati
collaboreranno per migliorare le rispettive sanità. Contiamo di entrare in
azione già tra 15 giorni - ha spiegato Bresciani -. Questa esperienza con Israele sarà uno dei motori che spingerà il progresso della
sanità, della scienza e della tecnologia di entrambi gli Stati. Il ministro israeliano
ha fortemente sottolineato il sentimento di fratellanza e questo è dovuto alle
due sanità di eccellenza, ma anche al fatto che siamo due popoli che difendono
le loro identità culturali e territoriali". L accordo tra Lombardia e Israele servirà anche a risolvere le criticità nella
gestione sanitaria presenti nei due Paesi, ad esempio quella della medicina sul
territorio. "In Israele ci sono molti meno
ospedali che da noi - conclude Bresciani - e sono a minaccia di aggressione;
per questo, hanno organizzato molto l assistenza sanitaria sul territorio, e
noi dovremo sviluppare la nostra sanità in questo modo, soprattutto per fare
fronte alle crescenti cronicità". [Data pubblicazione: 01/05/2008].