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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza” |
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tARTICOLI DEL 4 E 5 aprile 2008
#TOP
Basta
con il petrolio: il progetto del web
( da "EUROPA
ON-LINE" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele. Agassi realisticamente sostiene che la proposta, per avere successo, deve presentare le stesse convenienza e comodità delle attuali automobili alimentate a combustibili fossili. Auto elettriche Per questo motivo è importante la realizzazione di un'infrastruttura efficiente e la presenza di consistenti incentivi che convincano i cittadini ad acquistare auto elettriche al
Con
un viaggio filmato nei Territori Occupati si presenta l'iniziativa per cinefili
Tichofilm ( da "Stampa, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele pochi mesi prima dell'inizio della seconda Intifada: l'andare oltreconfine diventa un momento di riflessione e nostalgia, un viaggio attraverso i ricordi. Per vedere i video, accessibili in streaming, occorre registrarsi. Quindi si possono acquistare crediti (1 credito = 10 centesimi di euro) per la visione di singoli film o di pacchetti promozionali.
Zawahri
su Internet: Bin Laden sta bene ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Lancia
inoltre un appello a tutti i devoti musulmani affinché" attacchino
obiettivi ebraici dentro e fuori da Israele. Nel messaggio, che dovrebbe
rappresentare una risposta a domande rivoltegli su Internet, Zawahri approva
gli attentati del dicembre scorso ad Algeri (41 morti) e del
Exodus,
in porto un cantiere segreto - stefano bigazzi
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: operazione che porterà nella Palestina sotto mandato britannico migliaia di ebrei. Accanto a Morpurgo è Ada Sereni, a guidare il viaggio, l'esodo, se si preferisce: ne sarà simbolo la nave Exodus, che partì dalla Spezia (nel romanzo omonimo di Leon Uris e la conseguente versione cinematografica diretta da Otto Preminger).
<Nessuno
scrittore palestinese>. Giallo a Torino
( da "Corriere
della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: invito a Israele come Paese ospite e delle conseguenti reazioni polemiche nate sia all'interno del mondo arabo sia nella politica italiana. "Abbiamo invitato questi scrittori di lingua araba e con passaporto israeliano, il cui esponente di maggior rilievo è Ali Taha, e il nostro invito è stato accettato, né mi risultano cambiamenti dell'
Chattando
in rete con Al Qaeda ( da "Corriere della Sera"
del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: come ha fatto negli ultimi mesi, ha promesso azioni contro Israele "all'interno e all'estero " e ha ribadito, benedicendo Al Zarkawi, la legittimità di colpire l'Onu in quanto "nemico" dell'Islam. Molti i consigli ai palestinesi, a lungo corteggiati dai qaedisti: il senso è che devono respingere qualsiasi forma di dialogo.
Il
principe - susanna nirenstein ( da "Repubblica, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele deve parlare con Hamas. La sua opinione? "Hamas non vuole la pace: è votata alla distruzione di Israele. Nessuno dovrebbe essere spinto a trattare con un'organizzazione che nega il suo diritto ad esistere. Chi lo fa, evita invece di condannare gli obiettivi distruttivi di Hamas e i suoi metodi terroristi".
Una
donna - gerusalemme ( da "Repubblica, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: tempo lanciata contemporaneamente sulle piazze più importanti del mercato letterario globale, Una donna in fuga esce prima in Israele. E, conoscendo l'attenzione che Grossman riserva alla sensibilità del pubblico israeliano, sia che si tratti di un suo scritto che di un suo intervento "politico", potrebbe questo diritto di precedenza essere interpretato come un segno di rispetto.
Il
mio amico david e la pazza realtà - alon altaras
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: attraversare a piedi la travagliata terra di Israele. Il nuovo libro di Grossman non racconta soltanto la tragedia della perdita di un figlio, ma tenta di dimostrare quanto sia difficile tenere in piedi, nella violenta realtà israeliana, quella fragile entità che si chiama famiglia. Grossman ha dichiarato che la scrittura di quest'ultima opera lo ha cambiato come persona e ha aggiunto che "
L'Ordine
contro Vauro ( da "Manifesto, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele. E invitiamo l'Ordine a riconsiderare il senso della vignetta pubblicata dal manifesto. Che è l'esatto opposto: come può un'ebrea legarsi, seppure elettoralmente, a un fascista (anzi a più di uno)? La vignetta esprime amarezza e scandalo, Vauro non crede ai propri occhi, tanto che la punta della sua matita impazzisce e disegna i contorni deformati di una persona che ha concesso
Uscire
dalla storia spesso è più difficoltoso che farla. George W. Bush, giunto dopo
otto ( da "Stampa, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele (in momenti più inclini alla guerra che alla pace), si prepara a recarsi per le Olimpiadi a Pechino (malgrado l'infiammabile groviglio tibetano). Ma veniamo ai colpi appena mancati nell'Europa dell'Est. Prima di giungere a Bucarest, per il vertice della Nato, Bush ha voluto incontrare a Kiev il presidente occidentalista Viktor Yushchenko promettendogli quello che poi non
<Viva
Veltroni>, Israele ringrazia il leader Pd
( da "Manifesto,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Titolo giustificato perché il candidato premier ha espresso un sostegno pieno ed acritico a Israele. Secondo Veltroni, il muro costruito da Tel Aviv all'interno della Cisgiordania occupata non sarebbe altro che "una reazione alla situazione in cui Israele si trova... Nessuno vuole barriere di separazione, si tratta di una reazione difensiva".
ALDOPARLANTE
( da "Avanti!"
del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Come quando invita Israele ad accettare le trattative con i talebani. Cosa non si fa in campagna elettorale! Non solo D'Alema ha partecipato alla processione del Venerdì Santo, ma la domenica precedente, sul sagrato di una Chiesa di Bari, si era presentato per la cerimonia della benedizione delle palme!
Al
Zawahiri: "Colpire Israele e gli ebrei in tutto il mondo"
( da "Opinione,
L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 2008 Messaggio di Al Qaeda Al Zawahiri: "Colpire Israele e gli ebrei in tutto il mondo" di Dimitri Buffa Un'ora e mezzo di intervista via web con curiosi e canaglie varie che gli hanno fatto pervenire messaggi e domande da tutto il mondo. Ma alla fine Ayman Al Zawahiri, il nuovo capo di Al Qaeda, dopo la scomparsa presunta del numero uno Osama Bin Laden,
Israele
entri nell'Ue per salvarsi ( da "Opinione, L'"
del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 2008 Israele è uno Stato laico e tollera le minoranze. Ma per Hamas il Sionismo è usurpazione sacrilega "Due popoli in due Stati" è una tesi irreale. Solo se Israele entra nell'Ue si evita l'Olocausto nucleare Israele entri nell'Ue per salvarsi di Valter Vecellio Guido Ceronetti, figura di intellettuale più unica che rara,
"non
c'è antisemitismo in quella preghiera" - marco politi
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: incontrando nel settembre 2005 i due rabbini capo d'Israele, aveva definito il documento una "pietra miliare sulla via della riconciliazione dei cristiani verso il popolo ebraico". D'altronde è notoria la specialissima attenzione che Ratzinger ha sempre nutrito per l'ebraismo. La prima lettera da pontefice appena eletto la indirizzò agli ebrei di Roma.
"i
miei due mondi tra bagdad e haifa" - luca iaccarino
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: fuggire in Iran e poi ancora in un Israele appena nato, nel 1949. Qui impara l'ebraico che diventa la lingua della sua scrittura. Nel 1974 pubblica il primo romanzo, Gli uomini sono uguali, ma alcuni lo sono di più. Da allora ne scriverà altri dieci, tre saggi e tre opere teatrali che gli varranno una pletora di riconoscimenti, tra cui la candidatura al Nobel e la Presidenza dell'
Motor
Show in Palestina Il via da Hebron
( da "Unita,
L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: edizione del AUTO Gara di velocità a tappe con equipaggi privati Motor Show in Palestina Il via da Hebron La Palestina al volante. Ha attirato l'attenzione e la curiosità di molti palestinesi (come testimonia la foto) la il giro del paese in auto, una corsa a tappe attraverso le principali città a bordo di comune autovetture.
L'Anp
fa guerra ai suoi dipendenti ( da "Manifesto, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: a cominciare dall'embargo internazionale e israeliano contro i palestinesi scattato dopo la vittoria elettorale di Hamas (gennaio 2006). Fayyad ha anche ordinato al ministro dell'istruzione superiore, Lamis Alami, di trovare il modo per "risarcire" gli studenti per le lezioni perdute da quando è cominciato lo sciopero.
La
scommessa dell'israeliano Etkes: demolire le colonie
( da "Manifesto,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano Etkes: demolire le colonie Dopo aver vinto ad Amona, dichiarato insediamento illegale dalla Corte Suprema, l'ex militante di Peace Now ora fa la guerra a Migron. Obiettivo: creare una crisi politico-legale che imponga a Israele il ritiro dai Territori Michelangelo Cocco Inviato a Gerusalemme Dror Etkes porta sempre con sé una copia dell'
Gli
ebrei e il caso della preghiera: dal Papa passo avanti
( da "Corriere
della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il rabbino israeliano David Rosen considera la dichiarazione "un passo avanti importante", il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni dice che "è molto bella ma non c'entra con l'oggetto del contendere". La "contesa" sta nel fatto che la nuova preghiera - destinata a sostituire quella contenuta nel messale latino del 1962,
SAKHIR
(Bahrein) Dopo la presa di posizione, molto chiara, di BMW, Mercedes, Toyota e
Honda ch ( da "Messaggero, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: A pronunciarsi in maniera netta sono stati i responsabili degli enti di Germania, Olanda e Israele. In un comunicato l'Adac tedesco, che fra l'altro non intende aspettare troppo tempo prima che vengano prese delle decisioni, precisa la sua posizione: "In una lettera a Mosley, l'Adac ha preso le distanze dagli eventi che coinvolgono la sua persona.
Israele
attentato contro il mitico ex capo degli 007
( da "Riformista,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele attentato contro il mitico ex capo degli 007 Chi vuole la pelle di Avi Dichter? Una raffica di proiettili, tante orgogliose rivendicazioni Le rivendicazioni arrivano una dietro l'altra. Hamas, le brigate Al-Aqsa, e persino una piccola cellula locale di Al-Qaeda, l'Esercito dei protettori della patria: tutti i gruppi radicali palestinesi sono ansiosi di assumersi la responsabilità
Da
Norimberga all'11 settembre ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: la costituzione dello Stato di Israele, la fine dello stalinismo, Budapest, Suez, il muro di Berlino ma anche i miti dei giovani (James Dean) e del cinema (Marilyn Monroe) per arrivare agli anni sessanta con la rivoluzione studentesca, gli yuppies a Woodstock, i carri armati russi a Praga, il Vietnam.
Peretz
fa campagna per Marwan Barghouti: <Liberiamolo e trattiamo con Hamas>
( da "Liberazione"
del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ministro della Difesa israeliano prova a cambiare l'agenda politica laburista e, pensando alle elezioni, sfida Ehud Barak Peretz fa campagna per Marwan Barghouti: "Liberiamolo e trattiamo con Hamas" Stefania Podda Non è il solo a pensarla così, ma per il momento è il solo che sembra voler passare da un'estemporanea dichiarazione alle agenzie ad una vera e propria campagna di opinione.
Cecchino
arabo spara al ministro ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ministro israeliano della sicurezza interna Avi Dichter (Kadima) che ieri è entrato nel mirino di un cecchino palestinese mentre compiva un'ispezione in un kibbutz di frontiera a ridosso della striscia di Gaza. Il proiettile del miliziano palestinese ha centrato invece il suo collaboratore Avi Ghil, che è stato ferito all'addome e trasportato subito nel vicino ospedale di Ashqelon.
Il
leader dei Tanzim , condannato a cinque ergastoli
( da "Stampa,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: area su cui Israele non aveva giurisdizione. Alla fine del 2004 si candidò, dal carcere, alle elezioni presidenziali palestinesi che si sarebbero tenute all'inizio dell'anno successivo. Dopo una serie di pressioni di Fatah affinché si ritirasse in favore di Abu Mazen, lasciò cadere la candidatura (che la moglie aveva già ufficialmente avanzata)
( da "EUROPA ON-LINE" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
B L O G G E R I A
Basta con il petrolio: il progetto del web MARIO ADINOLFI In Danimarca si fa
davvero Sui blog in queste settimane non si discute solo delle imminenti elezioni,
ma anche di come costruire il futuro possibile di un occidente in crisi pesante
sul fronte delle risorse energetiche. Lo spunto per la discussione del web
arriva, come al solito, da un paese dell'Europa del Nord che vuole fare da
battistrada in un altro territorio del progresso. La Danimarca, infatti, vuole
liberarsi del petrolio, e in particolare alimentare in breve tempo tutti i
mezzi di trasporto solo tramite l'energia elettrica. Per fare ciò ha iniziato
un ambizioso programma che prevede di iniziare a realizzare entro il
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
AVVENIMENTO Con un
viaggio filmato nei Territori Occupati si presenta l'iniziativa per cinefili
Tichofilm Si producono ogni anno centinaia, migliaia di film. A nord, a sud, a
est del mondo. Che raccontano di storie d'amore diverse da quelle della tv, che
parlano della vita quotidiana di chi vive in paesi in guerra o semplicemente
lontani da qui, che si ricordano della fatica del lavoro quando è disoccupato,
insicuro, ambulante. Eppure la maggior parte di queste storie è invisibile,
esclusa com'è dalla programmazione "istituzionale" di sale e
televisione. Per chi non si rassegna a guardare da un solo punto di vista, il
gruppo di cinefili di Tichofilm ha creato un catalogo di film online inediti in
Italia, soprattutto documentari, cinema queer e cinema indipendente d'area
mediterranea e mediorientale. Sono piccole produzioni che vengono presentate ai
festival in giro per il mondo ma che poi scompaiono dalla distribuzione. L'idea
è venuta a Davide Oberto e Ricke Merighi che da anni lavorano nel cinema, l'uno
al Torino Film Festival, l'altra a Da Sodoma a Hollywood - Torino GLBT Film
Festival. Venerdì 28 marzo, alle 21, nei locali di Artintown, in via Berthollet
25, Tichofilm presenta il suo catalogo online con la proiezione di "The
Inner Tour" di Ra'anan Alexandrovich. Uomini, donne e bambini palestinesi
dei Territori Occupati attraversano, in autobus, Israele pochi mesi prima dell'inizio della seconda Intifada: l'andare
oltreconfine diventa un momento di riflessione e nostalgia, un viaggio
attraverso i ricordi. Per vedere i video, accessibili in streaming, occorre
registrarsi. Quindi si possono acquistare crediti (1 credito = 10 centesimi di
euro) per la visione di singoli film o di pacchetti promozionali.
Dopodiché ci sono 48 ore a disposizione per vedere il film. L'ingresso alla
serata è libero. Info 011/6696331. \.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Pagina 112 Al
Qaeda Zawahri su Internet: Bin Laden sta bene Al Qaeda --> DUBAI Osama bin
Laden sta bene, assicura il numero due di al Qaeda, il medico egiziano Ayman al
Zawahri in un messaggio audio pubblicato su Internet che è stato diffuso
mercoledì sera da Intelcenter, società statunitense specializzata nella
sorveglianza dei siti web gestiti dall'estremismo islamico. "Lo sceicco
Osama è in buona salute", dice Zawahri, aggiungendo che "la
propaganda viziosa tenta di far circolare false notizie secondo le quali
sarebbe malato". Nella lunga registrazione audio, la cui trascrizione
riempie 43 pagine, Zawahri accusa le Nazioni Unite di essere "nemiche dei
musulmani e dell'islam" e giustifica gli attentati contro i loro uffici. Lancia inoltre un appello a tutti i devoti musulmani
affinché" attacchino obiettivi ebraici dentro e fuori da Israele. Nel messaggio, che dovrebbe
rappresentare una risposta a domande rivoltegli su Internet, Zawahri approva
gli attentati del dicembre scorso ad Algeri (41 morti) e del
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XIII - Genova
In libreria Exodus, in porto un cantiere segreto STEFANO BIGAZZI "Mi rendo
subito conto che si lavorerà con il sistema di cellule separate e nei necessari
contatti si useranno nomi inventati... Si comincia con una jeep guidata da un
soldato in borghese che parla solo l'ebraico, e ci intendiamo solo a gesti. Mi
porta a Genova per vie secondarie... Mi lascia su una remota banchina del porto
davanti a una piccola nave che mi sembra in pessime condizioni. Appare un uomo
che in un italiano incerto mi spiega il lavoro da fare. dovrò liberare
completamente le stive e sistemare poi il maggior numero di cuccette
possibile... Penso subito a quei tubi da poco apparsi sul mercato per i lavori
edili... un misterioso ufficio acquisti li compra e me li fa trovare in un
misterioso magazzino". Gualtiero Morpurgo torna così, a metà
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-04-04 num: - pag: 49
categoria: REDAZIONALE Il caso Un'agenzia smentisce la presenza. Ernesto
Ferrero: "Invito accettato, non mi risultano ripensamenti"
"Nessuno scrittore palestinese". Giallo a Torino TORINO - Giallo con
polemica per la Fiera del Libro di Torino. Ieri una "fonte
accreditata", resa nota dall'agenzia Rca, ha smentito la presenza alla
manifestazione libraria (8-12 maggio) dei cinque scrittori israelo-palestinesi
la cui partecipazione era stata invece annunciata nei giorni scorsi dal
direttore editoriale Ernesto Ferrero, in segno di dialogo. Per Rca, Muhammed
Ali Taha, Nidà Khouri, Hussein Muhanna, Walid El Fahoum e Mufleh Naara
"non parteciperanno alla Fiera del Libro dedicata quest'anno ai
sessant'anni di Israele mentre anche l'ambasciata
dell'Autorità palestinese in Italia smentirebbe il suo appoggio
all'iniziativa". Ferrero, interpellato, chiarisce quello che a suo avviso
è soltanto l'ennesimo equivoco nella travagliata vicenda dell'invito a Israele come Paese ospite e delle conseguenti reazioni polemiche nate
sia all'interno del mondo arabo sia nella politica italiana. "Abbiamo
invitato questi scrittori di lingua araba e con passaporto israeliano, il cui
esponente di maggior rilievo è Ali Taha, e il nostro invito è stato accettato,
né mi risultano cambiamenti dell'ultima ora - spiega Ferrero -. Da anni,
d'altra parte, scrittori arabi e palestinesi partecipano alla Fiera, a
cominciare da Mahampud Darwish. L'Autorità palestinese non ha collaborato
direttamente a questa partecipazione, anche se abbiamo avuto un cordiale
incontro col suo ambasciatore che ha posto le basi per una significativa
presenza nell'edizione del 2009". Ma è vero o no, come scrive Rca citando
un'intervista a Shalom, che l'ambasciatore israeliano Gideon Meir si opporrebbe
a qualsiasi partecipazione di intellettuali palestinesi nel prossimo mese di
maggio? "Non credo proprio - risponde il direttore della kermesse del
Lingotto - che l'ambasciatore avrebbe nulla in contrario alla presenza di
scrittori che vivono e pubblicano nel suo Paese". E Ferrero, non senza un
po' di esasperazione, conclude: "Radicalizzare lo scontro non giova a nessuno,
tanto meno alla causa palestinese. La politica del "tanto peggio" non
ha mai vinto". La Fiera "L'Autorità palestinese non ha collaborato
alla partecipazione, ma abbiamo avuto un incontro costruttivo con
l'ambasciatore" Ernesto Ferrero Vera Schiavazzi.
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-04 num: - pag: 19 categoria:
REDAZIONALE In rete Il vice di Osama bin Laden ha risposto alle centinaia di
domande indirizzate su quattro siti Chattando in rete con Al Qaeda La piccola
posta di Zawahiri dà consigli di lotta e vita quotidiana "è esentato dalla
Jihad colui che non ha abbastanza fondi da lasciare a moglie e figli"
WASHINGTON - In un sito normale avrebbero definito la rubrica "Chiedete al
dottore ". E il dottore, il medico egiziano Ayman Al Zawahiri, non ha
deluso i "pazienti", rispondendo a un buon numero di quesiti sulle
condizioni di Al Qaeda e del suo leader, Bin Laden. Il referto, a sentire
l'ideologo, è confortante: il movimento avanza e Osama "sta bene" a
dispetto delle "false notizie" che lo vogliono malato. Una breve
citazione che, unita alla massiccia presenza mediatica di Al Zawahiri - 50
interventi in audio e video dal
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura IL PRINCIPE intervista
al politologo Richard perle l'america, l'iraq, il terrorismo dei neocon Tra i
fautori della guerra a Saddam, l'ex-consigliere del Pentagono valuta gli errori
di Washington e i pericoli che provengono oggi dal Medio Oriente "Fu uno
sbaglio far governare Bagdad agli americani Andava consegnata agli
iracheni" "Se l'Iran otterrà il nucleare, subito lo vorranno tutti
gli Stati dell'area più instabile del mondo" SUSANNA NIRENSTEIN I suoi
nemici lo chiamano "il Principe delle Tenebre", i suoi estimatori lo
considerano "una delle migliori menti politiche" di Washington. Di
sicuro, Richard Perle ha giocato un ruolo cruciale sia durante la presidenza
Reagan e la sua netta contrapposizione all'Urss (è da allora che, mentre era
sottosegretario alla Difesa, gli affibbiarono quell'etichetta che evoca tutti i
mali cospirativi del mondo), sia come ex consigliere del Pentagono di Bush
(fino al 2004) nella scelta dell'attacco all'Iraq. Le sue opinioni, in verità,
condivisibili o meno, sembrano limpide. Membro dell'American Enterprise
Institute, guardato come un falco capofila dei neocon americani, è tuttora uno
dei più ascoltati e influenti esperti di politica internazionale americani e
oggi, avendo sostenuto la guerra, si trova di fronte a un conflitto che si è dimostrato
molto più complicato del previsto. A lui comunque il concetto che esista un
gruppo neocon non piace, gli sembra appunto il parto di una di quelle teorie
complottiste che vogliono vedere sempre un gruppo inafferabile dietro le svolte
della Storia. Lo incontriamo a Roma, dove è venuto come ospite d'onore di una
serata del Keren Hayesod, grande organizzazione di found raising che costruisce
in Israele strutture e iniziative in campo sociale e
ambientale. Siamo davanti a un cappuccino e a un caffè negli assolati saloni
dell'Excelsior. Cosa sono veramente i neocon, Mr Perle? "Il termine è
senza significato. Molti vi identificano gente che in realtà non ha niente in
comune. E' diventato un modo per definire chi è stato a favore dell'invasione
dell'Iraq. Ma la realtà è che la decisione fu presa non per le pressioni di
qualcuno (n.d.r., la sera prima aveva anche sottolineato come Israele non avesse affatto spinto in quel senso, ma semmai
ad occuparsi dei problemi posti dall'Iran). A scegliere sono stati un presidente,
un vicepresidente, un gabinetto della Difesa. L'idea che l'invasione sia stata
un'avventura imperialistica incoraggiata dai neocon con l'obiettivo di imporre
all'Iraq la democrazia con la forza, è sbagliata. Gli Usa hanno attaccato
Bagdad perché, dopo l'11 settembre, non volevamo stare ad aspettare e sperare
che Saddam non avrebbe equipaggiato i terroristi islamici di armi chimiche o
biologiche per altri 11 settembre". Neocon non vuol dir niente? "Un
tempo si applicava a qualche intellettuale di sinistra che, dopo la II seconda
Guerra Mondiale, aveva capito la natura totalitaria dell'Urss. La parola fu
inventata da Bill Kristol: neocon era per lui "un liberal che aveva
sbattuto la faccia contro la realtà", i gulag". E lei dice che non
c'è un gruppo di pensatori neocon. "No. Nessuna organizzazione. Ci sono
delle opinioni condivise da alcuni intellettuali e pochi politici. L'idea
centrale è semplice: i valori democratici sono fondamentali per una società
civile e dovrebbero essere incoraggiati dovunque nel mondo. Ma non ha niente a
che fare con l'uso della forza. Non siamo pacifisti, ma nemmeno guerrafondai. E
comunque questi intellettuali non hanno avuto alcuna influenza sulle decisioni
di Bush, che gli intellettuali li frequenta raramente". L'idea è entrata
in crisi dopo le difficoltà incontrate in Iraq? "La scelta della guerra fu
fatta perché eravamo colpiti, minacciati. E Saddam fu rimosso in 21 giorni. A
quel punto dovevamo consegnare l'Iraq agli iracheni. Ma sfortunatamente
l'Amministrazione decise di mandare degli americani a governare l'Iraq. E così
di fatto ci fu l'occupazione. Fu un terribile errore. Non posso provare che se
avessimo fatto come dico io non ci sarebbe stata l'insurgency, ma credo sarebbe
stato diverso. Ad esempio gli iracheni non avrebbero mai dissolto
l'esercito". Come giudica la situazione attuale? "Con la strategia di
Petreus, che non consiste solo nell'aumento di truppe, ma, e soprattutto, nel
dare più sicurezza alla popolazione civile, il governo può funzionare e le cose
sono sicuramente migliorate". Gli sciiti però ora combattono tra loro.
"Negli ultimi giorni, gruppi incoraggiati e armati dall'Iran attaccano
nella regione di Bassora. Ma il governo, che pure è ancora debole, sta
rispondendo. Un anno fa non sarebbe stato in grado di farlo. Si sta andando
nella giusta direzione e buona parte del paese sta bene. Il Nord progredisce,
sia in termini di sicurezza che di economia, si riaprono gli affari, i
ristoranti di Bagdad sono pieni. Quando si dice che tutto va male, penso all'Italia:
arrivi convinto di trovarvi sepolti dai rifiuti, eppure la questione riguarda
solo alcune aree. Perché poi chi ora vede un disastro in Iraq, non diceva quasi
niente quando Saddam uccideva decine di migliaia di persone?". Al Qaeda
manda messaggi contro l'Europa. Secondo lei siamo in pericolo? "L'intero
mondo occidentale è in pericolo. La visione di Al Qaeda vuole imporre la sharia
a tutto il mondo, punta a fare di noi tutti dei paesi musulmani. E lo fa
terrorizzandoci, perché a un certo punto ci si arrenda e si chieda "in
quale moschea dobbiamo andare a pregare?"". E' ancora forte Al Qaeda?
"Negli anni '90 Al Qaeda (e le altre organizzazioni) divenne forte perché
nessuno fece niente per fermarla. Ci furono tanti attentati, contro truppe
occidentali, ambasciate, centri culturali, discoteche, navi. Si convinsero che
non potevamo rispondere e divennero sempre più ambiziosi. L'11 settembre è
stato un esempio di quanto lontano volevano andare. Da allora incontrano molte
più difficoltà, ma sono ancora capaci di colpire e lo faranno finché non
saranno sconfitti. Ciò che rimane dell'insurgency in Iraq arriva a fare
attacchi suicidi mettendo le bombe addosso agli handicappati, ai bambini. Il
loro crimine è indicibile". Come pensa si possano sconfiggere? "L'Occidente
può difendersi, identificare i terroristi, catturarli, ma la cosa più
importante è il mondo islamico: sono loro a dover decidere se tollerare
l'estremismo o rifiutarlo. Se lo respingeranno, gli jihadisti non troveranno
acqua in cui nuotare. Ma se resteranno indifferenti o non si riterranno
responsabili, gli islamisti andranno avanti. E' una battaglia di idee". I
pacifisti dicono che la guerra ha intensificato il terrorismo. "Quel che
si è intensificato per il momento è che, poiché abbiamo risposto, i terroristi,
che già colpivano, una volta sfidati lavorano per tenere in vita le loro
organizzazioni, anche con terroristi "suicidi" handicappati, come
abbiamo già detto". Chi è il suo candidato negli States? "Non ho
candidati". Barak Obama all'inizio piaceva anche ai conservatori. "E'
attraente, carismatico. Ma la domanda è, cosa farebbe una volta Presidente.
Oggi Obama sembra più a sinistra di quello che sarà se passasse la nomination
democratica. Se la vince, vorrà piacere a tutti, conquistare voti anche al
centro e a destra. E se divenisse il Presidente? Di sicuro sarà diverso da come
ci è apparso nella fase 1 e nella fase 2". Cosa pensa di Bush che andrà
alle Olimpiadi in Cina? "Credo sia un errore. Gli atti violenti della Cina
di questi giorni sarebbero un buon motivo per stare a casa". Sembra che le
sanzioni contro l'Iran non funzionino. Che fare? "Le sanzioni sono deboli,
ma non avrebbero funzionato nemmeno se fossero state forti. Ci sono pochi
esempi di sanzioni efficaci. Eppure quando l'Iran avrà il nucleare, lo vorranno
anche i sauditi e tutti gli altri: si creerà una competizione atomica nell'area
più instabile del mondo. Ahmadinejad ha minacciato di distruggere Israele con la bomba: e ne è convinto, perché aspetta il
ritorno del dodicesimo imam, e questo secondo la sua visione, deve essere
preceduto da una grande apocalisse. La sua ideologia è fanatica e molto
pericolosa". Vorrebbe si colpissero i siti nucleari iraniani? "La
cosa migliore sarebbe aiutare i milioni di iraniani che soffrono sotto la dittatura,
studenti, lavoratori, negozianti, professionisti, intellettuali che vogliono un
cambio di regime". Non è troppo tardi? Manca un anno o due al
completamento del programma nucleare. "Comunque non stiamo facendo nulla
per incoraggiarli. Così, presto avremo solo due scelte, o accettare un Iran
nucleare che sostiene il terrorismo internazionale, o usare la forza contro gli
impianti. Oggi non siamo ancora al punto di dover decidere, ma ci avviciniamo
sempre più al momento critico". In Europa molti dicono che, se vuole
fermare la violenza, Israele deve
parlare con Hamas. La sua opinione? "Hamas non vuole la pace: è votata
alla distruzione di Israele.
Nessuno dovrebbe essere spinto a trattare con un'organizzazione che nega il suo
diritto ad esistere. Chi lo fa, evita invece di condannare gli obiettivi
distruttivi di Hamas e i suoi metodi terroristi". Che fare allora?
"A volte ci sono problemi che in un dato momento non possono essere
risolti. In realtà esiste un livello più profondo del conflitto che i diplomatici
vogliono ignorare, ed è la spinta all'odio e alla violenza. Ho visto tanti
programmi per bambini alla tv palestinese con ragazzini di 6/7 anni che
indossavano le cinture esplosive: che futuro ha un'infanzia cresciuta così? A
chi suggerisce di trattare con Hamas, rispondo "parlategli voi e ditegli
di smettere"". La Fiera del libro di Torino. Perché Israele è così spesso l'obiettivo di boicottaggi nelle
università, nei progetti culturali? "Ci sono tante dittature che
meriterebbero i boicottaggi, eppure gli intellettuali di certa sinistra passano
il tempo a chiedere di boicottare la democratica Israele.
Per quella sinistra è una bancarotta morale".
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Una donna
non vuole sapere è uscito ieri in Israele il nuovo
romanzo di David Grossman, la storia di una madre che con un gesto disperato e
insieme vitalissimo fugge dai militari che le annunciano la morte del figlio La
stesura del libro era già molto avanzata quando cadde al fronte il figlio dello
scrittore L'orrore della guerra domina tutta la trama e anima i protagonisti
GERUSALEMME Il rosso vivo, il verde tenue e il blu cobalto di un paesaggio di
William Crozier, che illustra la copertina del nuovo romanzo di David Grossman,
inondano da ieri le vetrine delle librerie israeliane. Il titolo in ebraico,
Ishà borachat mi - bessorà (editore: Ha-Kibbutz ha-Meuchad/Sifrei Siman Qrià)
può essere tradotto alla lettera come: "Una donna in fuga da una
notizia", il che, al di là della durezza della traduzione letterale,
lascia intravedere l'idea intorno alla quale cresce e si sviluppa il racconto.
è stato lo stesso Grossman, infatti, ad anticipare in una conferenza tenuta a
Gerusalemme poche settimane fa l'embrione del suo nuovo romanzo. Oggi, grazie
alla quarta di copertina firmata dal curatore della collana la Nuova Biblioteca
(Ha-Sifrià ha-Hadashà), Menachem Peri, ne sappiamo di più. "Ora, il cui
figlio, Ofer, soldato, parte per una grande operazione militare, fugge di casa
per non tormentarsi nell'attesa della cattiva notizia che, non ha alcun dubbio,
arriverà. In quanto refusnik della notizia - scrive Peri - Ora sarà forse in
grado di evitarla, salvando così la vita al figlio. Dirigendosi verso la
Galilea, Ora quasi rapisce Avram, l'innamorato della sua giovinezza e per
giorni e giorni vaga con lui per il paese, a piedi, facendo l'unica cosa in suo
potere per proteggere suo figlio e dargli forza: parla di lui, vive la storia
della sua vita". Ad una prima rapida lettura la trama appare in tutta la
sua complessità. Non è soltanto il rapporto madre figlio al centro del racconto
ma la complessa ragnatela che lega due uomini e una donna e i suoi due figli.
Non solo romanzo d'amore e sull'amore, dunque, ma anche romanzo dei sentimenti
e sui sentimenti. Una donna in fuga parla anche dell'amicizia, della generosità
tra gli uomini, dell'essere genitori, della capacità di dare e di quello che
Grossman definisce il "mestiere della famiglia", vale a dire dello
sforzo quasi eroico di preservare il delicato tessuto di una famiglia nel cuore
della violenza e dell'orrore. E inevitabilmente, sullo sfondo dell'unicità
della realtà israeliana, al cui cospetto Grossman si pone non soltanto come
narratore ma come appassionato testimone civile, le angosce e le fragilità dei
protagonisti si fondono con la drammaticità del contesto. Non a caso il romanzo
si apre durante la guerra dei Sei giorni e si dipana lungo i conflitti e le
tregue che ne sono seguiti, con i personaggi principali impegnati in un perenne
tentativo di respingere i contraccolpi di tutte le guerre. E qui, in questo
faticoso tentativo d'opporsi all'orrore della guerra e quasi per un'ineludibile
legge dei contrari, s'aprono squarci di pura narrazione sul magnifico paesaggio
israeliano. Il che fa dire a Menachem Peri che in tutte le 630 pagine del
romanzo quello che domina è un'essenza di umanità, "un tripudio di
vita" che si traduce nella capacità di risvegliare costantemente i
sentimenti più umani e più possenti di chi legge. Ma Una donna in fuga "è
anche il romanzo di una premonizione, come soltanto gli artisti più sensibili
sono capaci di avere. è quando Grossman lavora da oltre due anni al suo
racconto che la morte del figlio Uri, caduto il 12 agosto del
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Cinque anni
di lavoro , seicentotrenta pagine Il mio amico David e la pazza realtà ALON
ALTARAS "La realtà mi segue come una macchina guidata da un autista
impazzito" è scritto in una famosa poesia di Meir Wieseltier, uno dei
maggiori poeti israeliani del XX secolo. La protagonista del nuovo romanzo di
David Grossman tenta la fuga dalla sua realtà impazzita. Per evitare i
rappresentanti dell'esercito venuti ad annunciare che suo figlio è caduto, Ora
scappa di casa e gira tutto il paese trascinando con sé un suo vecchio amore -
forse l'amore della sua vita. Scrivendo questo libro David Grossman ha fatto
l'opposto di Ora, non è mai scappato dalla realtà israeliana sin da quando
aveva cominciato a scrivere questo voluminoso libro cinque anni fa. C'è chi
sosterrà che Grossman abbia sfidato la sorte volendosi occupare della caduta di
un figlio in guerra prima che questa tragedia toccasse lui e la sua famiglia di
persona. Uri seguiva la stesura di questo libro. Ogni tanto chiedeva come
stesse andando la scrittura, cosa facesse la protagonista, conversazioni
particolari fra un soldato e suo padre scrittore. Io, come tanti amici di David
Grossman, ero sicuro che la tragedia accaduta nell'agosto 2006 avrebbe fermato,
almeno per un periodo di lutto, la scrittura del romanzo. La vicinanza fra la
narrazione e la biografia dell'autore mi sembrava traumatica. Ma David, con la
sua singolare forza d'animo, è tornato a lavorare al libro subito dopo la
settimana del lutto. In quel tempo il libro era già scritto, quasi compiuto, ma
era la vita dell'autore ad essere cambiata e perciò il romanzo richiedeva una
rilettura. Per scriverlo l'autore ha percorso quasi tutto il paese a piedi,
compiendo il cammino immaginario della sua protagonista, incontrando le
bellezze della natura israeliana e pure le sue bruttezze, incrociando altre
persone che per vari motivi avevano anche loro deciso di attraversare
a piedi la travagliata terra di Israele. Il nuovo libro di Grossman non racconta soltanto la tragedia
della perdita di un figlio, ma tenta di dimostrare quanto sia difficile tenere
in piedi, nella violenta realtà israeliana, quella fragile entità che si chiama
famiglia. Grossman ha dichiarato che la scrittura di quest'ultima opera lo ha
cambiato come persona e ha aggiunto che "i libri che non cambiano
il loro autore non valgono la pena di essere scritti". Menachem Perri,
curatore di Grossman sin dal primo racconto, sostiene che questo nuovo libro
sia uno delle opere più importanti nella storia della letteratura israeliana
moderna, capace di cambiare non solo la vita del suo autore, ma anche quella di
chi lo legge.
( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ma "Fiamma
Frankenstein" non è antisemita A volte è difficile rispondere al corrosivo
Vauro, essere oltraggiosi come lui, contestargli qualche cattiveria di troppo e
sfidarlo nel suo diritto alla satira, ma non questa volta. Perciò non
comprendiamo il perché del procedimento disciplinare aperto a suo carico
dall'Ordine dei giornalisti del Lazio. Anzi. Siamo sorpresi e indignati. La
vignetta contestata è uscita il 13 marzo 2008 con il titolo "Mostri
elettorali" e presenta la caricatura della giornalista Fiamma Nirenstein
all'indomani del "caso" Ciarrapico, suo compagno di lista,
immortalato sulle prime pagine dei giornali in un gagliardo saluto romano.
L'imprenditore dichiarava di sentirsi ancora fascista, e la giornalista, ebrea,
affermava poi di non sentire disagio per quella impropria vicinanza. Mentre noi
sì, sentivamo disagio per lei. Da qui la vignetta di Vauro che la vede
trasformata in una creatura dagli innesti disarmonici, "Fiamma
Frankenstein". Non più lei, ma un "mostro elettorale" che
esibisce sul petto tre simboli incompatibili tra loro: la stella di David, il
fascio littorio e il simbolo del Pdl. Nel comunicato dell'Ordine, si contesta a
Vauro di aver dato "della fascista a una ebrea". Siamo sempre stati
contro un'accusa del genere rivolta agli ebrei, anche nella più dura polemica
contro la politica di Israele. E
invitiamo l'Ordine a riconsiderare il senso della vignetta pubblicata dal
manifesto. Che è l'esatto opposto: come può un'ebrea legarsi, seppure
elettoralmente, a un fascista (anzi a più di uno)? La vignetta esprime amarezza
e scandalo, Vauro non crede ai propri occhi, tanto che la punta della sua
matita impazzisce e disegna i contorni deformati di una persona che ha concesso
il suo nome a un'altra, non limpida, "fiamma". mariuccia ciotta.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Anni al crepuscolo
del suo secondo drammatico mandato, sta cercando di prendere congedo dalla
scena con qualche colpo di prestigio che purtroppo, a parte il
"surge" del generale Petraeus in Iraq, non gli riesce di mandare a
segno. Eclissato dalla campagna elettorale, in pieno corso e fragore negli
Stati Uniti, egli tenta di riconquistare visibilità in politica estera,
effettuando e programmando viaggi a forte contenuto internazionale e suscitando
però critiche più che applausi nell'opinione americana ed europea. Negli ultimi
mesi è stato in Africa (non si è capito bene perché), due volte in Israele (in momenti più inclini alla
guerra che alla pace), si prepara a recarsi per le Olimpiadi a Pechino
(malgrado l'infiammabile groviglio tibetano). Ma veniamo ai colpi appena
mancati nell'Europa dell'Est. Prima di giungere a Bucarest, per il vertice
della Nato, Bush ha voluto incontrare a Kiev il presidente occidentalista
Viktor Yushchenko promettendogli quello che poi non ha potuto mantenere:
la concessione immediata all'Ucraina, che già partecipa coi suoi soldati in
zone calde controllate dalla Nato, del cosiddetto "Map", una sorta di
salvacondotto per l'ingresso nell'Alleanza atlantica. Contemporaneamente ha
fatto la stessa vana promessa al presidente della Georgia Mikhail Saakashvili.
Insomma, la fretta di arrivare alla scadenza del mandato con due cospicui
risultati in mano, due importantissime ex repubbliche sovietiche aggregate al
Patto atlantico, ha tirato un brutto scherzo a Bush che non ha fatto i conti
preliminari con due grossi ostacoli dell'Alleanza nella quale, fra l'altro,
vige la regola dell'unanimità. Il francese Sarkozy e la tedesca Merkel. Fortemente
uniti fra loro, non sospetti di antiamericanismo preconcetto, essi hanno
rigettato con estrema chiarezza la proposta del Presidente americano dicendogli
che è prematura e che comunque, in un momento in cui la Nato si allarga con la
Croazia e l'Albania fino alla Macedonia e quasi fino al Kosovo, non è il caso
d'infliggere ulteriori umiliazioni alla Russia già irritatissima con
l'Occidente. Come sappiamo, la posizione prudente di Parigi e di Berlino è
stata appoggiata non solo dal governo Prodi ma perfino da Berlusconi: il quale,
con ogni evidenza, ha preferito lanciare una strizzata d'occhio all'amico
Putin, che resterà altri anni al Cremlino, piuttosto che dare una mano
all'amico Bush che si prepara a lasciare per sempre la Casa Bianca. I motivi sollevati
da Sarkozy e dalla Merkel sono più che giustificati dal punto di vista politico
e anche storico. Una Georgia semiasiatica, che non offre sicure credenziali di
stabilità democratica, perdipiù a rischio continuo di secessione per via
dell'irredentismo delle repubbliche autonome d'Abkhazia e d'Ossezia meridionale
protette e istigate da Mosca, costituirebbe un elemento di disagio e disturbo
per la coesione atlantica. Quanto all'Ucraina, la Nato, associandola,
penetrerebbe in un territorio molto più attinente alla storia russa che
europea, una storia che aveva assegnato all'antico principato di Kiev il ruolo
di matrice della Russia moscovita. Tutto, in Ucraina era ed è duplice e
ambiguo, a cominciare dal sangue ucraino di Gogol, dal cui cappotto uscì la grande
letteratura russa, ma anche la saga nazionalista del cosacco del Dnepr Taras
Bulba. La lingua ucraina acquistò uno status ufficiale nell'Ottocento, ma, fino
a non molto tempo fa, nelle università e nelle scuole superiori l'insegnamento
veniva prevalentemente impartito in russo. Il Patriarcato ortodosso di Kiev si
è proclamato autonomo, ma una parte notevole di fedeli è rimasta sempre devota
all'autorità del patriarca di Mosca. La Crimea guarda a Mosca, così come
guardavano a Mosca i dimostranti filorussi che, durante il recente incontro fra
i presidenti Bush e Yushchenko, protestavano nelle piazze di Kiev contro la
Nato e contro l'America. Quale bisogno aveva Bush di gettare con le sue
avventate proposte benzina sul fuoco, facendo insorgere al fianco di Putin,
contro la metà occidentalista dell'Ucraina, perfino il vecchio esule del
Vermont Aleksandr Solzenicyn? La fretta, l'impazienza, forse l'ignoranza della
storia, lo hanno indotto a inciampare in una gaffe a effetto incrociato:
provocando da un lato l'irritazione di Putin, giunto non si sa se in veste
d'ospite d'onore o di convitato di pietra al vertice atlantico di Bucarest, e
producendo dall'altro lato una rottura spiacevole tra gli americani e i loro
maggiori alleati europei. Rottura, peraltro, gratuita e dannosa nel contesto
del più importante convegno Nato dopo la fine della guerra fredda. A Bush,
tirate le somme, sarebbe bastato contentarsi delle molte cose significative che
il convegno, caldeggiato da Washington, offriva e offre nonostante tutto all'Occidente.
L'allargamento dell'Alleanza dall'Atlantico al Mar Nero, l'entrata della
Croazia e dell'Albania, la Macedonia in sala d'attesa, il ritorno della Francia
dopo la "sedia vuota" del 1966 nel comando militare integrato, la
disponibilità di Sarkozy a rafforzare il contingente francese in Afghanistan e,
da ultimo, il silenzio dei russi sul Kosovo e la possibile apertura realistica
di Putin ad una formula di compromesso sullo scudo antimissile nella Repubblica
Ceca e in Polonia: tutto questo poteva bastare benissimo come premio storico
alle travagliate presidenze Bush. Perché guastare la festa tirando in ballo
questioni delicatissime che la Russia deve contestare e mezza Europa non può
ancora approvare?.
( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Viva
Veltroni", Israele ringrazia il leader Pd mi.
gio. "Viva Veltroni". Con questo titolo è apparsa ieri sul quotidiano
Maariv di Tel Aviv una intervista al leader del Pd Walter Veltroni. Titolo giustificato perché il candidato premier ha espresso un
sostegno pieno ed acritico a Israele. Secondo Veltroni, il muro costruito da Tel Aviv all'interno
della Cisgiordania occupata non sarebbe altro che "una reazione alla
situazione in cui Israele
si trova... Nessuno vuole barriere di separazione, si tratta di una reazione
difensiva". Il leader del Pd ha tralasciato che il muro annette di
fatto a Israele una porzione significativa di
territorio palestinese. Sull'Iran "la comunità internazionale non ha
valutato in modo adeguato la minaccia che non è solo contro Israele
ma contro tutto il mondo", ha detto Veltroni. Immediate le reazioni. Secondo
Jacopo Venier (Sinistra Arcobaleno), Veltroni ha "affossato
l'equivicinanza di D'Alema e la sua politica estera". "Ricordo a
Veltroni - ha detto Venier - che la Corte internazionale dell'Aja ha definito
illegale il muro e che il rapporto del relatore delle Nazioni Unite per i
diritti umani, John Dugard, ha denunciato il muro di Israele".
( da "Avanti!" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Che pianga o che
rida, Romano Prodi non cambia mai espressione. Sarebbe un buon giocatore di
poker. Ma un giocatore eccezionale e insuperabile è Massimo D'Alema. Ha una
faccia impenetrabile qualsiasi cosa dica o faccia. I giornali hanno la sua fotografia
in occasione della processione dei Misteri di Gallipoli. Impenetrabile come
sempre, enigmatica e senza espressioni particolari. Come
quando invita Israele ad
accettare le trattative con i talebani. Cosa non si fa in campagna elettorale!
Non solo D'Alema ha partecipato alla processione del Venerdì Santo, ma la
domenica precedente, sul sagrato di una Chiesa di Bari, si era presentato per
la cerimonia della benedizione delle palme!.
( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Ven, 04 Apr
2008 Edizione 66 del 04-04-2008 Messaggio di Al Qaeda Al
Zawahiri: "Colpire Israele e gli ebrei in tutto il mondo" di Dimitri Buffa Un'ora e
mezzo di intervista via web con curiosi e canaglie varie che gli hanno fatto
pervenire messaggi e domande da tutto il mondo. Ma alla fine Ayman Al Zawahiri,
il nuovo capo di Al Qaeda, dopo la scomparsa presunta del numero uno Osama Bin
Laden, spiega al colto e all'inclite quali saranno i programmi funesti
della organizzazione jihadista nei prossimi anni: "colpire e fare
sanguinare Israele e gli ebrei in tutto il mondo, se
Allah sarà con noi". Altri temi affrontati riguardano l'attività dello
sceicco Yusuf Al Qaradawi, la guida spirituale dei Fratelli Musulmani,
recentemente costretto a una svolta moderata da Moubarak. "Non mi chieda
che ne penso della posizione espressa dello sceicco Yusuf Qaradawi
sull'uccisione dei civili nelle operazioni jihadiste e su quella di Hamas a
proposito dell'unità dei musulmani ? esordisce al Zawahiri ? e io ritengo che
sia sbagliata la sua posizione anche perché, a proposito degli attentati in
Algeria che hanno colpito i militari, egli ha sostenuto le tesi del governo che
ci accusava di colpire i civili e si è posto accanto al governo di Algeri
attaccando Al Qaeda nel Maghreb Islamico". "Inoltre ? scrive ancora
al Zawahiri - ha emanato una fatwa che rende lecito per i musulmani combattere
nell'esercito americano e si è seduto accanto a Hosni Moubarak".
"Infine - chiosa il capo terrorista - in un comunicato Qaradawi ha parlato
di normalizzare i rapporti con Israele dopo la nascita
dello Stato palestinese. Invito quindi i Fratelli Musulmani palestinesi a
riconoscere i loro veri capi". A proposito degli attentati compiuti contro
obiettivi israeliani, Al Zawahiri ricorda che suoi uomini hanno colpito
"la sinagoghe di Jerba in Tunisia, hanno attaccato un gruppo di turisti ebrei
a Mombasa in Kenya e lanciato dei missili contro un aereo della compagnia
israeliana El Al". Al Zawahiri ha anche ricordato l'ultimo messaggio
diffuso da Osama Bin Laden in cui si ribadisce che, "una volta conclusa la
guerra in Iraq, i mujaheddin saranno tutti indirizzati contro
Gerusalemme". I fautori del dialogo con il cosiddetto Islam moderato,
anche all'interno della sinistra ebraica, sono avvisati.
( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Ven, 04 Apr
2008 Edizione 66 del 04-04-2008 Israele è uno Stato laico e tollera le minoranze. Ma per Hamas il
Sionismo è usurpazione sacrilega "Due popoli in due Stati" è una tesi
irreale. Solo se Israele
entra nell'Ue si evita l'Olocausto nucleare Israele entri nell'Ue per salvarsi di Valter Vecellio Guido Ceronetti,
figura di intellettuale più unica che rara, nella sua rubrica
"Stuzzicadenti" su "La Stampa" di qualche giorno fa,
affronta di petto una questione importantissima e urgente. "Israele e Palestina, la bugia dei
due Stati", è il titolo del suo intervento. Più propriamente, Ceronetti
parla di "impostura": "Vorrei segnalare una impostura delle più
credute, delle più diffuse. Non ha né destra né sinistra, è un luogo comune
infarcito di falso: l'impostura dei due Stati, Israele
e Palestina, di cui uno è riuscito a essere Stato
(dopo sessant'anni giusti di esistenza ufficiale in guerra permanente), l'altro
semplicemente non potrà mai farcela a diventare qualcosa che somigli a uno
Stato. Purtroppo si tratta di due siamesi inseparabili: separali
chirurgicamente, li uccidi entrambi?". Tuttavia, annota Ceronetti, tutti
quando parlano della questione, hanno solo una soluzione da proporre: due
Stati. Proprio tutti no, forse Ceronetti lo sa, forse no ? come potrebbe
saperlo, dal momento che non se ne parla? ? ma c'è un leader politico e una
forza politica che propongono il superamento dello Stato-nazione, considerano
più che mai attuale l'essenza di quel "Manifesto di Ventotene" che fu
elaborato da Ernesto Rossi e da Altiero Spinelli; e propongono che la Turchia
da una parte, Israele dall'altra, possano far parte
dell'Unione Europea. Ma torniamo a Ceronetti: "?Israele
è laico, tollera le minoranze religiose, mezzo ateo, forse avviato a esserlo
del tutto, e a un pugno risponde, avendone la forza, con due. Ma
nell'avversario il pugno non è laico per niente, la cintura di tritolo, il
missile Qassam sono gesta Dei per Palestinos e di ogni colpo che va a segno
l'onda lunga rimanda il suono uraganico Allah è grande. Si può fare Stato di
una frazione minima di Palestina che ragiona e tratta (ma
guasta e infida), riattaccandola a una forza religiosa totalizzante come Hamas,
per cui 'l'usurpazione sionista' è in realtà occupazione di spazio sacro, che
richiede una Soluzione Finale di purificazione definitiva (leggi: sterminio,
cancellazione dell'identità nemica)? Per quello che io posso comprendere con
strumenti di solo pensiero informato, Gaza di Hamas è già un regime teocratico
non statuale, da rissa interpalestinese passata a lembo di umma islamica
mondiale escludente sia la trattativa politica che la soluzione
militare?". Esorta a coltivare "un po' di immaginazione",
Ceronetti. Ed è quell'immaginazione molto concreta e molto realista che, sola,
può salvare Israele, i palestinesi e tutti noi con
loro. "?Gaza, Ramallah, Betlemme potrebbero mai diventare capitali
credibili? L'assurdità dei due Stati che si tengono per mano col grembiulino
non è abbastanza evidente? Non è tempo di farla finita con questa impostura da
oratorio buonista? Quante utopie, segate come rami in gemme di alberi sventuratamente
italiani, segnano sabbie e asfalti di quella che i Papi, caparbi e trasognati,
non finiranno mai di nominare come Terrasanta!". Dunque immaginazione; ma
in realtà, quella del superamento degli Stati-nazione e l'unica via praticabile
possibile per scongiurare quella "fine di Israele"
prefigurata con esattezza e nettezza da Furio Colombo in un suo recente saggio
non a caso dai più ignorato: "Israele adesso è
minacciato fisicamente da una voglia diffusa di liquidazione del disordine nel
Medio Oriente?Lo stato dei fatti è disorientante. Israele
percepito come ricco e potente, è immerso nel mondo ostile della ricchezza
petrolifera? Israele è stato lasciato solo anche da
chi un tempo ha combattuto contro le dittature delle leggi razziali, per la
nascita della libertà, per la fondazione del nuovo stato libero degli
ebrei?". Colombo ricorda un'intervista che lo scrittore e storico
israeliano Benny Morris ha rilasciato il 7 gennaio 2007 nella quale parla di
"olocausto nucleare". Morris parla dello stato d'animo con cui gli
israeliani vivono questi giorni; nelle parole di Colombo: "?Israele rischia l'olocausto militare. E' vero ? dice lo
storico ? che l'Iran dovrà affrontare la condanna e il bando delle nazioni
civili. Ma purtroppo ciò accadrà dopo. Perché prima, ovvero adesso, non si
vedono motivi per cui ? dato lo stato di disordine e tensione che attraversa il
mondo ? l'Iran dovrebbe trovare intorno a sé ragioni per fermarsi, per non dare
corso al suo terribile annuncio. ?Improvvisamente ciò che è folle e inaudito
appare meno folle e meno inaudito, specialmente se avviene in un ambito
circoscritto, che non riguarda nessun altro paese?di fronte a questa minaccia Israele è solo, completamente solo. E chiede: "E se
l'eliminazione preventiva del pericolo atomico iraniano, nel silenzio del
mondo, finisse per apparirci l'unica possibilità di sopravvivere come
paese?". A noi, dice Benny Morris, non è data a forza della deterrenza che
ha segnato la guerra fredda. Come dimostrano le stragi del terrorismo, l'idea
è: "Chi può mettere mano per primo all'esplosivo, lo fa e lo fa subito. Se
lo faremo noi, lo sappiamo, ci odieranno. Ci odiano già adesso. Comunque sempre
meglio che non esistere più". Reazioni, commenti, risposte, dichiarazioni
del mondo politico a quanto ha detto con voce documentata, credibile,
autorevole, Benny Morris? Nessuna. Quelle parole terribili non sono state
intercettate, dimostrando così che sono vere: il silenzio vuol dire che le
accettiamo, riservandoci la esecrazione postuma? Ecco perché l'articolo di Ceronetti
è importante; perché il libro di Colombo va letto; perché si tratta di un
dibattito urgente, e di una questione che riguarda un po' tutti. Israele nell'Unione Europea è l'antidoto agli scenari
terrificanti che vengono ipotizzati e prefigurati.
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cronaca "Non c'è
antisemitismo in quella preghiera" La Santa Sede sulle proteste ebraiche.
Il rabbino Di Segni: ma si parla di conversione Il Vaticano: "Nessun
cambio di atteggiamento". Però le frizioni restano MARCO POLITI CITTà DEL
VATICANO - Interviene la Segreteria di Stato per placare le proteste ebraiche
sulla nuova preghiera del Venerdì Santo, contenuta nella messa tridentina. La
Santa Sede, precisa una nota emanata direttamente dal cardinale Tarcisio
Bertone, assicura che la nuova formulazione "non ha inteso nel modo più
assoluto manifestare un cambio nell'atteggiamento" della Chiesa cattolica
verso gli ebrei. La nota sottolinea la validità del documento conciliare Nostra
Aetate (che sancisce la piena rivalutazione dell'ebraismo) e ricorda che papa
Ratzinger, incontrando nel settembre 2005 i due rabbini
capo d'Israele, aveva
definito il documento una "pietra miliare sulla via della riconciliazione
dei cristiani verso il popolo ebraico". D'altronde è notoria la
specialissima attenzione che Ratzinger ha sempre nutrito per l'ebraismo. La
prima lettera da pontefice appena eletto la indirizzò agli ebrei di Roma.
Tanto maggiore è stata la sopresa, quando a febbraio la rielaborazione della
preghiera della messa tridentina - pur abolendo espressioni come conversione o
accecamento - ha rilanciato l'auspicio che gli ebrei fossero
"illuminati" per "riconoscere" Gesù Cristo come Salvatore.
La risposta dell'assemblea dei rabbini d'Italia era stata immediata:
congelamento del dialogo con la Santa Sede. Il Rabbinato d'Israele,
da parte sua, aveva manifestato "sopresa", chiedendo precisazioni e
rinviando la visita di una delegazione in Vaticano. In realtà Bertone aveva
indicato nel luglio scorso la via maestra: utilizzare il Venerdì Santo
unicamente il testo del messale postconciliare di Paolo VI, senza alcuna
allusione alla "conversione" degli ebrei. Ma gli ambienti più
conservatori in Vaticano hanno voluto una riformulazione in senso
tradizionalista e hanno strappato l'assenso papale. La nota della Segreteria di
Stato definisce il messale di Paolo VI come rito ordinario della Chiesa e
conferma le attuali "relazioni fraterne di stima, dialogo, amore,
solidarietà e collaborazione" fra cattolici ed ebrei. Bertone va ancora
più in là, ribadendo che la Chiesa respinge ogni atteggiamento di disprezzo e
di discriminazione verso gli ebrei e "ripudia con fermezza qualunque forma
di antisemitismo". L'auspicio della Santa Sede è che il malinteso resti
chiarito e i rapporti ebraico-cristiani si sviluppino nel segno della stima e
della comprensione. "Insoddisfatto" il rabbino capo di Roma, Riccardo
Di Segni: "Avremmo voluto sentire che la Chiesa non prega per la
conversione degli ebrei o almeno rinvia questo desiderio alla fine dei tempi e
alla sola decisione divina". Più conciliante il presidente del Collegio
rabbinico italiano, Giuseppe Laras: "La dichiarazione della Segreteria di
Stato vaticana nei suoi intenti distensivi può essere recepita in termini di
positività", anche se elude il problema. Positivo il commento del rabbino
statunitense, Jack Bemporad, a Roma per un coinvegno: "Parole
chiarificatrici. La Santa Sede afferma che in nessuna maniera voleva offendere
la sensibilità degli ebrei". Volutamente, d'altronde, Benedetto XVI ha
deciso - fuori programma - di visitare una sinagoga a New York nel suo prossimo
viaggio negli Stati Uniti, da 15 al 20 aprile.
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XII - Torino
Lo scrittore ebreo Sami Michael stasera al Circolo dei Lettori "I MIEI DUE
MONDI TRA BAGDAD E HAIFA" "Ho fatto dell'incontro tra culture il
cuore della mia letteratura. E trovo triste e terribile combattere un paese
opponendosi alla sua cultura: tutti questi boicottaggi sono sbagliati"
LUCA IACCARINO e per un ebreo significasse qualcosa, l'espressione
"portare la croce" calzerebbe agli scrittori israeliani. Ospiti della
Fiera del Libro di Parigi settimane fa e di quella di Torino a maggio, sono al
centro di rinnovate polemiche. Proprio loro, quelli che più si interrogano
sull'identità, sul confronto col mondo arabo, che cercano, con lucidità, di
trovare la Ragione maiuscola e le ragioni minuscole del conflitto. L'esempio
più illustre di narrativa civile è la triade di autori-intellettuali Yehoshua,
Oz e Grossman. Ma c'è un uomo che più di tutti incarna un ponte che attraversa
i martoriati confini del Medio Oriente. Si chiama Sami Michael. In Italia è
poco conosciuto, proprio perché - come dice lui - "scrivo solo delle cose
che conosco: gli ebrei in Iraq, le relazioni tra ebrei e palestinesi, i
problemi interni alla società israeliana". In Iraq c'è nato, nel 1926, ed
è cresciuto comunista. Tanto comunista da dover fuggire in
Iran e poi ancora in un Israele appena nato, nel 1949. Qui impara l'ebraico che diventa la
lingua della sua scrittura. Nel 1974 pubblica il primo romanzo, Gli uomini sono
uguali, ma alcuni lo sono di più. Da allora ne scriverà altri dieci, tre saggi
e tre opere teatrali che gli varranno una pletora di riconoscimenti, tra cui la
candidatura al Nobel e la Presidenza dell'Associazione per i diritti
umani in Israele. Michael, nonostante gli ottantadue
anni, non rallenta la sua missione al servizio del dialogo. Questa sera alle 21
è al Circolo dei Lettori per la rassegna "Incontri confronti" (www.
incontriconfronti. it), organizzata dalla Comunità Ebraica torinese, e si
confronta con Gianni Oliva, Sarah Kaminski, Victor Magiar e Shulim Vogelman sul
tema "Vite nel guado"; domani è a Casale a Palazzo Sannazzaro per
OyOyOy-Festival internazionale di cultura ebraica (www. oyoyoy. it). Michael,
lei è uno dei pochi autori israeliani pubblicati in paesi arabi come l'Iraq e
l'Egitto. Si sente un "ponte"? "Io sono l'incontro vivente tra
due culture: sono cresciuto in Iraq e ho vissuto in Iran, parlando arabo, e poi
ho visto la nascita di Israele e ho imparato a pensare
e scrivere in ebraico quando mi sono trasferito ad Haifa. La mia prima moglie
era palestinese. E ho fatto di questa difficile relazione tra due mondi il
cuore della mia letteratura: solo chi ha vissuto personalmente la realtà di
questi luoghi può veramente capire le difficoltà e i risultati della convivenza
delle "mie" due culture". Cosa pensa delle polemiche su Israele ospite della Fiera del Libro di Parigi e di Torino?
"è triste e terribile combattere un paese opponendosi alla sua cultura.
Triste e poco saggio. La cultura deve sempre circolare, è la nostra unica
speranza. Sono convinto di questo e non lo dico solo nei confronti del mio
paese d'adozione: tutti i boicottaggi di questo tipo sono sbagliati, bisogna
sempre lasciare le porte aperte. La Fiera del Libro non è un evento politico, è
un incontro tra scrittori e lettori, e così va considerato". Lei ha
vissuto in Iraq, Iran e Israele e ha visto la II
Guerra Mondiale. Crede che il conflitto sia una condizione inesorabile per
l'umanità? "Assolutamente no. L'unica spiegazione che ha la guerra è che i
politici troppo spesso non sono in grado di trovare altri modi per risolvere i
problemi. Benché abbia attraversato un Novecento continuamente dilaniato dai
conflitti, non credo nella guerra e non l'accetto. Non può lasciare altro che
morte e distruzione". L'Italia la conosce ancora poco. Lei conosce
l'Italia? "Ne amo la lingua, ha una musicalità straordinaria, la adoro.
L'ho ascoltata a Napoli, a Milano e a Roma, dove sono stato invitato dal Papa.
E finalmente ora la risentirò a Torino". (ha collaborato Francesca
Fimiani).
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del AUTO Gara di velocità a tappe con equipaggi privati
Motor Show in Palestina Il
via da Hebron La Palestina
al volante. Ha attirato l'attenzione e la curiosità di molti palestinesi (come
testimonia la foto) la il giro del paese in auto, una corsa a tappe attraverso le
principali città a bordo di comune autovetture. In lizza trentotto
equipaggi di privati che si sono dati battaglia nella prima tappa, ieri, a
Hebron. Le prossime tappe della gara che nel paese è molto seguita sono
previste a Betlemme e Gerico nelle prossime settimane. (AP Photo/Ed Ou).
( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cisgiordania, salari
tagliati a chi ha scioperato e a chi, quasi tutti, non ha pagato i servizi
pubblici. E a Gaza Hamas azzera i debiti Michele Giorgio inviato a Ramallah
Salam Fayyad lancia un duro attacco ai lavoratori palestinesi del settore
pubblico. Di fronte all'agitazione proclamata dai sindacati di categoria dopo
la decisione del governo di versare solo una parte dei salari e degli arretrati
ai dipendenti dell'Anp indebitati (quasi tutti) con le società di servizio
pubblico, Fayyad due giorni fa ha ordinato di tagliare dallo stipendio dei
lavoratori le somme equivalenti alle giornate di sciopero tenute sino ad oggi.
Un passo grave che avrà un forte impatto sui magri redditi dei circa 40mila
dipendenti dell'Anp, già colpiti in questi ultimi anni da crisi continue, a cominciare dall'embargo internazionale e israeliano contro i
palestinesi scattato dopo la vittoria elettorale di Hamas (gennaio 2006).
Fayyad ha anche ordinato al ministro dell'istruzione superiore, Lamis Alami, di
trovare il modo per "risarcire" gli studenti per le lezioni perdute
da quando è cominciato lo sciopero. "Le decisioni del governo sono
un attacco inaccettabile ai diritti dei lavoratori e una grave violazione dello
Statuto dell'Anp e delle recenti risoluzioni in materia votate dal Consiglio
legislativo", ha detto al manifesto la parlamentare Khalida Jarrar, del
Fronte popolare per la liberazione della Palestina
(sinistra marxista), annunciando un' azione comune del suo partito con i
sindacati, che da parte loro confermano lo sciopero. "Andremo avanti
perché il governo non può chiedere sacrifici ulteriori a decine di migliaia di
famiglie che soffrono a causa dell'occupazione (israeliana) e che ora devono
fare i conti con l'aumento continuo del costo della vita", ha annunciato
Bassam Zakarneh, del sindacato della funzione pubblica. Il governo da parte sua
rincara la dose. Fayyad ha sottoposto al presidente Abu Mazen un decreto
urgente per "regolare" il diritto di sciopero, lanciando un attacco
senza precedenti ai sindacati e ai diritti dei lavoratori. La protesta è
cominciata due mesi fa. Il governo di Salam Fayyad che, dopo la presa del
potere di Hamas lo scorso giugno a Gaza ha ricevuto ingenti aiuti finanziari
internazionali e lo sblocco parziale dei fondi palestinesi trattenuti da Israele, ha annunciato che i dipendenti dell'Anp
continueranno a ricevere elettricità, acqua, assegni familiari e l'intero
stipendio, soltanto se si metteranno in regola con le società erogatrici di
servizi pubblici, pagando i loro debiti. Una condizione impossibile per migliaia
di lavoratori e le loro famiglie che in questi ultimi anni, a causa del mancato
pagamento degli stipendi, hanno accumulato debiti complessivi per circa 500
milioni di dollari. "Come possono chiederci di pagare le bollette
arretrate - ha protestato Musa Ibrahim, un impiegato del ministero dell'interno
- non abbiamo ricevuto lo stipendio per mesi e siamo stati costretti a chiedere
prestiti ad amici, parenti e banche, pur di sfamare i nostri figli. Adesso ci
chiedono in un colpo solo di pagare migliaia di dollari per elettricità ed
acqua ma questo è impossibile, nessuno ha tanti soldi da parte". Adel
Abdel Hadi, un insegnante, ha spiegato che gli stipendi arretrati ricevuti sino
ad oggi sono serviti a pagare una parte dei debiti accumulati. "In ogni
caso - ha aggiunto - 400-500 dollari (lo stipendio medio dei dipendenti
pubblici, ndr) al mese bastano appena a sopravvivere". L'inflazione - in
forte crescita in gran parte del Medio Oriente dove si moltiplicano gli
scioperi - è una delle insidie principali dalle quali devono guardarsi i
palestinesi, molti dei quali hanno perduto il lavoro a causa delle restrizioni
imposte dalle autorità di occupazione israeliane e del conseguente crollo
dell'economia nei Territori occupati. Salam Fayyad quindi non dimentica il suo
passato di solerte funzionario del Fondo monetario (dove ha lavorato per anni)
e punta la sua politica finanziaria sui "conti in ordine" senza
tenere in considerazione che la popolazione è sfinita e l'economia palestinese
è stata strangolata dalla pressione militare israeliana. La sua linea peraltro
colpisce direttamente quei lavoratori, i dipendenti pubblici, che rappresentano
la principale base di consenso di Fatah, contribuendo a minare le possibilità
del partito di recuperare consensi e credibilità tra i palestinesi. E in
Cisgiordania non è certo passato inosservato che il governo di Hamas a Gaza
abbia, di fatto, azzerato i debiti dei dipendenti pubblici e della popolazione
più povera con le società di servizi. Non sorprende perciò che più voci sia siano
levate nell'Anp per chiedere la formazione in Cisgiordania di un governo di
Fatah in sostituzione di quello guidato da Fayyad e formato da tecnocrati. Abu
Mazen però resta a guardare ben sapendo che il premiergode del sostegno aperto
degli Stati Uniti che ormai lo considerano il suo naturale sostituto alla guida
dell'Anp.
( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'attivista aiuta
gli ex proprietari palestinesi a fare causa, e a vincere La scommessa dell'israeliano Etkes: demolire le colonie Dopo aver vinto ad Amona, dichiarato
insediamento illegale dalla Corte Suprema, l'ex militante di Peace Now ora fa
la guerra a Migron. Obiettivo: creare una crisi politico-legale che imponga a Israele il ritiro dai Territori
Michelangelo Cocco Inviato a Gerusalemme Dror Etkes porta sempre con sé una
copia dell'Antico testamento. "In quale altro paese hai la
possibilità di visitare luoghi raccontati in un libro, la Bibbia, scritto
migliaia di anni fa?", osserva scalando in seconda il cambio
dell'automobile che s'arrampica verso Migron. Le sacre scritture dicono che da
Migron, oggi una sessantina di prefabbricati su una collina a nordest di
Gerusalemme, il re Saul sferrò l'attacco contro i filistei. Ed è a Migron e ai
suoi coloni che Etkes, dopo aver vinto la battaglia per lo smantellamento di
Amona, ha dichiarato guerra. Amona era uno degli oltre cento
"avamposti" messi su dai settler negli ultimi anni nella speranza che
il governo israeliano decidesse di espanderli e trasformarli in veri e propri
insediamenti, come i 121 (esclusa l'area municipale di Gerusalemme) che,
penetrando in profondità nei Territori occupati palestinesi, ne inficiano la
continuità territoriale. Nel gennaio 2006 la Corte suprema dichiarò illegale
Amona, perché costruito su proprietà privata palestinese. La sua successiva
demolizione fu la molla che fece scattare l'idea alla base del nuovo progetto
di Etkes, che a 40 anni si è appena lasciato alle spalle l'esperienza di Peace
now, l'organizzazione vicina al Partito laburista per conto della quale, dal
2002 al
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-04-05 num: - pag: 27 categoria:
REDAZIONALE La risposta al pontefice Gli ebrei e il caso della preghiera: dal
Papa passo avanti CITTA' DEL VATICANO - Esito incerto, al momento, di una
dichiarazione vaticana pubblicata ieri per rassicurare gli ebrei sul fatto che
la nuova preghiera che li riguarda - pubblicata il 5 febbraio - non comporta
"nel modo più assoluto" l'abbandono dell'atteggiamento "di stima
e di dialogo" nei loro confronti sancito dal Concilio Vaticano II. Il
rabbino statunitense Jack Bemporad (che incontrerà il papa il 18 aprile a New
York) si dice "soddisfatto", il rabbino
israeliano David Rosen considera la dichiarazione "un passo avanti
importante", il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni dice che "è
molto bella ma non c'entra con l'oggetto del contendere". La
"contesa" sta nel fatto che la nuova preghiera - destinata a
sostituire quella contenuta nel messale latino del 1962, usato dai
gruppi che ne fanno richiesta e non quella del messale del 1970 che contiene la
forma "ordinaria" della liturgia cattolica - ha un'invocazione perché
vengano "illuminati i cuori degli ebrei affinché riconoscano Gesù Cristo
salvatore di tutti gli uomini". è questo richiamo alla "conversione"
che aveva provocato le proteste degli ebrei. Luigi Accattoli Liturgia Papa
Benedetto XVI.
( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
SAKHIR (Bahrein)-
Dopo la presa di posizione, molto chiara, di BMW, Mercedes, Toyota e Honda che hanno
chiesto apertamente una revisione del ruolo ricoperto da Max Mosley alla FIA,
escono allo scoperto anche alcuni degli Automobili Club nazionali che
parteciperanno all'Assemblea Generale durante la quale il presidente federale
cercherà di spiegare in qualche modo il suo comportamento venuto alla luce con
le rivelazioni del settimanale britannico "News of the World"
sull'orgia sado-maso della quale è stato protagonista. Riunione che secondo
quanto si è saputo dovrà tenersi entro sei settimane. A
pronunciarsi in maniera netta sono stati i responsabili degli enti di Germania,
Olanda e Israele. In un
comunicato l'Adac tedesco, che fra l'altro non intende aspettare troppo tempo
prima che vengano prese delle decisioni, precisa la sua posizione: "In una
lettera a Mosley, l'Adac ha preso le distanze dagli eventi che coinvolgono la
sua persona. L'immagine di Presidente della FIA, che rappresenta più di
100 milioni di persone nel mondo dei motori, non dovrebbe essere offuscata da
un episodio del genere di quello emerso dalla sua pubblicazione. Per questo
motivo abbiamo chiesto a Mosley di riconsiderare con molta attenzione il suo
ruolo all'interno dell'organizzazione". Ancora più duro l'atteggiamento di
Arie Ruitenbeek, presidente della Knap, la federazione automobilistica
olandese: "Alla luce del suo incarico, quello che è successo non può
essere accettato. Non ho ancora ricevuto l'invito per partecipare all'assemblea
ma andremo a Parigi e voteremo perché si dimetta". Più diplomatiche la
parole di Yitzahk Milstein, responsabile della Memsi, la federazione
israeliana, ma la sostanza è la stessa: "I fatti, come sono stati
raccontati sono scioccanti. Per noi è sorprendente perché abbiamo avuto in
questi anni rapporti molto corretti con il signor Mosley. Non avevamo mai
pensato a quello che la vicenda lascia supporre. Una volta che tutto sarà
chiarito renderemo note le nostre conclusioni. Che sicuramente saranno adeguate
alla gravità della situazione". C.R.
( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Israele attentato
contro il mitico ex capo degli 007 Chi vuole la pelle di Avi Dichter? Una
raffica di proiettili, tante orgogliose rivendicazioni Le rivendicazioni
arrivano una dietro l'altra. Hamas, le brigate Al-Aqsa, e persino una piccola
cellula locale di Al-Qaeda, l'Esercito dei protettori della patria: tutti i
gruppi radicali palestinesi sono ansiosi di assumersi la responsabilità - dal loro punto di vista, l'onore
- dell'attentato contro il ministro della Sicurezza israeliano Avi Dichter. Era
un bersaglio che faceva gola a molti: in un tempo non troppo lontano Dichter
era stato lo 007 più temuto e rispettato del Medio Oriente, ora è uno degli
esponenti di punta di Kadima molto attivo nella lotta ad Hamas. Ieri il
ministro della Sicurezza si trovava insieme a una delegazione canadese nei
pressi del confine con la Striscia di Gaza, all'osservatorio di Givat Nazmit,
quando una raffica di proiettili ha investito il suo gruppo. Il ministro è
rimasto illeso, ma il suo consigliere Mati Gil è stato ferito: ieri sera fonti
ospedaliere israeliane riportavano che le sue condizioni erano gravi, ma Gil
non sarebbe in pericolo di vita. E sempre ieri sera, i media israeliani davano
ampio risalto alle rivendicazioni di Hamas: il movimento che controlla Gaza ha
dichiarato la propria responsabilità attraverso il portavoce ufficiale Abu
Obeida. Poco prima Dichter aveva dichiarato alla radio militare Galei Tsahal
che probabilmente il vero obiettivo era la delegazione canadese, ma ancora
prima che arrivasse la rivendicazione ufficiale gli hanno creduto in pochi:
Dichter era già stato l'obiettivo di un altro attentato lo scorso febbraio.
Perché Hamas ce l'abbia tanto con lui è presto detto. È stato il ministro della
Sicurezza a dare l'ordine alle forze di polizia di distruggere la casa di Alaa
Abu Dhaim, il terrorista che il mese scorso aveva aperto il fuoco sugli studenti
di un collegio rabbinico di Gerusalemme, uccidendo otto giovani seminaristi.
Hamas aveva lodato l'attentato. In passato distruggere le abitazioni dei
terroristi palestinesi dopo un attentato suicida era una pratica abbastanza
comune, per quanto controversa, volta soprattutto a contrastare la politica di
aiuto alle famiglie da parte dei gruppi radicali, che permetteva ai kamikaze di
compiere le loro azioni senza temere per il futuro dei propri cari. Ma la
novità sta nel fatto che Abu Dhaim fosse un cittadino israeliano, la casa della
sua famiglia si trova a Gerusalemme, nel quartiere di Jabel Mukaber: la polizia
aveva espresso qualche dubbio e al momento la pratica è nelle mani del ministro
della Difesa, il laburista Ehud Barak. Inoltre in passato Dichter aveva
inflitto sconfitte brucianti a Hamas. Per cinque anni capo dello Shin Bet, i
servizi segreti interni oggigiorno ancora più influenti del celebre Mossad,
Dichter ha giocato un ruolo importante nella lunga serie di omicidi mirati
contro i leader di Hamas negli anni Novanta e, poi, durante la seconda
Intifada. È comunemente attribuita a un suo piano l'eliminazione nel 1996 di
Yahya Ayyash, detto "l'ingegnere", la mente dietro ai più letali
attentati di Hamas: ironia della sorte, gli agenti dello Shin Bet riuscirono a
inserire una bomba minuscola ma potente nel cellulare del migliore mastro
dinamitardo della Palestina. Portano la firma Dichter
(ovviamente in via ufficiosa, sennò che servizi segreti sarebbero?) alcune
delle più sofisticate azioni degli 007 israeliani. Forse il suo tentato
omicidio è stato progettato in ritorsione all'eliminazione dell'esponente di
Hezbollah Imad Mughniyeh, avvenuta a Damasco due settimane fa e di cui il
gruppo radicale libanese accusa Israele: Gerusalemme
però ha rispedito le accuse al mittente. Per il momento nessuno ipotizza un
coinvolgimento diretto di Hezbollah o del suo sponsor siriano nell'attentato di
ieri. Ma in questi giorni le tensioni su quel fronte stanno montando.
L'esercito siriano ha già dato il via alle esercitazioni: Damasco sostiene di
temere un attacco israeliano. Ma Gerusalemme ha un'altra spiegazione: a due
anni dalla guerra in Libano, Hezbollah sarebbe pronto a colpire. E questa volta
le truppe siriane potrebbero partecipare attivamente. 05/04/2008.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
> Quali sono stati
gli avvenimenti, i personaggi, le scoperte tecnologiche che hanno
caratterizzato la seconda metà del secolo scorso? Difficile fare una classifica
tanti e altrettanto importanti sono stati i protagonisti e i fatti dal
( da "Liberazione" del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'ex ministro della Difesa israeliano prova a cambiare l'agenda
politica laburista e, pensando alle elezioni, sfida Ehud Barak Peretz fa
campagna per Marwan Barghouti: "Liberiamolo e trattiamo con Hamas"
Stefania Podda Non è il solo a pensarla così, ma per il momento è il solo che
sembra voler passare da un'estemporanea dichiarazione alle agenzie ad una vera
e propria campagna di opinione. Amir Peretz, ex ministro della Difesa
israeliano, ha annunciato che, subito dopo la Pasqua ebraica, comincerà una
campagna per ottenere la liberazione di Marwan Barghouti. Ultimamente l'ex
sindacalista e ministro ha più volte ripetuto di considerare la questione
Barghouti cruciale per la stabilizzazione della regione, ma stavolta ha deciso
di esporsi. E lo farà chiedendo l'appoggio delle famiglie delle vittime di
quegli attentati per i quali il leader di Fatah - che si dice innocente - è
stato condannato a cinque ergastoli. Peretz ha spiegato che andrà a trovare i
familiari, parlerà con loro e cercherà di convincerli a premere perché
Barghouti possa lasciare il carcere e fare ritorno a Ramallah. Nessuna
richiesta di perdono, solo un invito al pragmatismo: "Dirò loro - ha spiegato
- che è un leader rispettato dal popolo palestinese e che abbiamo bisogno di
rimetterlo in libertà perché possa governare l'Anp insieme al presidente
Mahmoud Abbas. Nonostante tutta l'angoscia che provo per il sangue versato,
bisogna ad ogni costo evitare che ne venga versato altro". Quanto ad
Hamas, nessuna preclusione ad intavolare una trattativa con il movimento
islamico: "Abbiamo bisogno - ha aggiunto - di fare la pace con tutti i
palestinesi e non soltanto con una parte". L'ipotesi di rimettere in
libertà Marwan Barghouti non è più un tabù in Israele,
e da parecchio tempo. In un sondaggio effettuato a gennaio, la maggioranza
degli israeliani si è detta favorevole al rilascio del leader di Fatah in
Cisgiordania, in cambio della liberazione del caporale Gilad Shalit, rapito a
Gaza nel giugno del 2006. Sebbene non si sia mosso nulla a livello ufficiale,
si sa che il governo israeliano ha ciclicamente preso in considerazione l'idea
di sparigliare le carte della partita tra Fatah e Hamas, rimettendo in gioco
colui che, pur in carcere, resta il personaggio più amato nella leadership
palestinese. Simbolo dell'Intifada e della nuova guardia dell'Anp -
contrapposta alla vecchia -, Barghouti resta il leader più credibile, quello
dalla reputazione senza ombre e sospetti di corruzione, l'unico che Hamas possa
considerare, anche suo malgrado, un interlocutore autorevole e ineludibile. In
più, è un pragmatico, un politico, lontano dai fanatismi e lontano anche dalla
retorica propagandistica, che si è sempre impegnato nel dialogo. Lo ha fatto
anche dal carcere, è sua la prima firma in calce a quel "documento dei
detenuti" che doveva servire da base per l'unità palestinese e per il
riavvio della trattativa di pace. Peretz ha annunciato la sua discesa in campo
per Barghouti durante una riunione dei suoi fedelissimi del Labour. Dopo
essersi dimesso sull'onda delle polemiche per il rapporto della Commissione
Winograd sul fallimentare esito della guerra in Libano, Peretz era scomparso di
scena. Non prima di aver dovuto cedere al redivivo Ehud Barak il posto di
presidente del partito e di ministro della Difesa. Da un po' di tempo, però,
Peretz è tornato a farsi sentire. Con il governo in difficoltà - e sempre più
sbilanciato a destra -, e la prospettiva di elezioni anticipate, sta provando
ora a riorientare la linea del partito e a premere su Barak, spostando a
sinistra l'asse del Labour. Soprattutto sul tema dei negoziati con i
palestinesi, tema sul quale Peretz ha apertamente sfidato il suo successore,
offrendogli il suo sostegno solo in cambio di un radicale cambio di agenda
politica. Il confronto tra i due è stato aspro. Peretz ha accusato Barak di
essere ossessionato dal potere e dall'idea di tornare a essere primo ministro,
anche a costo di danneggiare il partito portandolo a elezioni che non vincerà.
Accuse alle quali il ministro della Difesa ha risposto in modo sprezzante,
liquidando come "patetico" il suo predecessore. Poi i toni tra i due
si sono ammorbiditi anche se lo scontro resta irrisolto. Nel Labour cresce infatti
l'insofferenza per la leadership di Barak, percepita come troppo personalistica
e incurante degli interessi generali del partito. E' soprattutto l'ipotesi di
di voto anticipato a mettere di malumore i quadri laburisti, consapevoli che
andranno a giocare una partita già persa e che vedrà trionfare invece Benjamin
Netanyahu. Resta da vedere se Amir Peretz riuscirà a spostare a suo favore gli
equilibri del partito. Di certo, la performance come ministro della Difesa non
ha giovato alla sua carriera politica. Sino a tre anni fa, era considerato la
grande promessa della politica israeliana. La sua vittoria contro Shimon Peres
nelle primarie laburiste era stata vista come epocale. Non solo un sefardita
era riuscito ad arrivare alla guida di un partito dominato da un'élite
ashkenazita, ma da sindacalista per anni alla guida della potente Histadrut
aveva riportato i temi sociali e di classe al centro della politica e della
campagna elettorale. Salvo poi però accantonarli di fronte all'offerta di un
posto da ministro della Difesa. 05/04/2008.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Pagina 113
Cecchino arabo spara al ministro --> Tel Aviv È rimasto incolume per
miracolo il ministro israeliano della sicurezza interna Avi
Dichter (Kadima) che ieri è entrato nel mirino di un cecchino palestinese
mentre compiva un'ispezione in un kibbutz di frontiera a ridosso della striscia
di Gaza. Il proiettile del miliziano palestinese ha centrato invece il suo
collaboratore Avi Ghil, che è stato ferito all'addome e trasportato subito nel
vicino ospedale di Ashqelon. L'attacco è stato rivendicato da Gaza prima
da un gruppo sconosciuto (l'Esercito della Nazione, Jaish al-Umma, di
ispirazione islamica) e in seguito dal braccio armato di Hamas, le Brigate
Ezzedin al-Qassam. Abu Obeida, un portavoce di questa milizia, ha affermato che
la visita di Dichter era nota ai servizi segreti della sua organizzazione,
anche se non era chiaro dove esattamente dovesse svolgersi e a che ora.
( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Protagonista nella
guerra delle pietre Il leader dei "Tanzim", condannato a cinque
ergastoli Marwan Bin Khatib Barghouti è nato a Ramallah 48 anni fa. E' stato uno
dei protagonisti delle prima e della seconda Intifada. Accusato dagli
israeliani per l'uccisione di civili e militari, è in carcere dal 2002 con
cinque ergastoli. Barghouti divenne popolare specialmente durante la seconda
Intifada, quando era al comando dei Tanzim, il braccio armato di Fatah. Per
tutta la durata del processo ha rifiutato di difendersi, sostenendo che il
processo a suo carico fosse illegittimo: come membro del parlamento palestinese
avrebbe avuto diritto all'immunità e l'arresto fu compiuto in un'area su cui Israele non aveva giurisdizione. Alla fine del 2004 si candidò, dal
carcere, alle elezioni presidenziali palestinesi che si sarebbero tenute
all'inizio dell'anno successivo. Dopo una serie di pressioni di Fatah affinché
si ritirasse in favore di Abu Mazen, lasciò cadere la candidatura (che la
moglie aveva già ufficialmente avanzata) in nome dell'unità palestinese.
Nel dicembre del 2005 fondò un partito "Al Mustaqbal" (Il futuro) che
raccoglieva i consensi di molti giovani di Fatah. Secondo il quotidiano
israeliano Haaretz, Barghouti prese parte (anche se non ufficialmente) alla
trattativa del 2007 tra Hamas e Fatah per un governo di unità nazionale.