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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA:

Se scoppia l’intelligenza”

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tARTICOLI DEL  26-4-2008    #TOP



Report "Israele/Palestina"

·                     Indice delle sezioni

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·                     Articoli

Indice delle sezioni

Israele/Palestina (34)


Indice degli articoli

Sezione principale: Israele/Palestina

Fischi ai fratelli Terracina, sopravvissuti ai lager ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: alcuni giovani hanno indirizzato frasi del tipo "voi siete gli invasori della Palestina vergognatevi". Il gesto è stato stigmatizzato dal presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo che nel corso della manifestazione, in piazza del Campidoglio, a conclusione del corteo ha detto: "Non si fischiano uomini come Piero e Alberto.

Le piazze d'Italia: non si riscrive la storia A Milano e in tante altre città grandi cortei: La Liberazione? Noi diciamo: "non si tocca" ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Italia" e quello della Brigata ebraica, con il grande simbolo d'Israele, che ricordava i combattenti ebrei nella guerra di Liberazione. Non citava i morti ebrei nelle camere a gas dei nazisti e quelli, di passaggio, nei campi di prigionia italiani, da Fossoli alla Risiera di San Sabba, grazie alle nostre leggi razziali.

Olmert respinge la tregua di Hamas, Gaza in ginocchio Allarme delle Nazioni Unite sulle condizioni umanitarie della Striscia. Due israeliani uccisi in Cisgiordania ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Non ci sarebbe bisogno di un'azione difensiva da parte di Israele se Hamas smettesse di colpire gli israeliani con attacchi terroristici", afferma uno dei portavoce del governo israeliano, David Baker. "Israele - aggiunge - continuerà ad agire per proteggere i suoi cittadini". Nessuna tregua. Nei Territori e in Israele si continua a combattere.

Vergognoso paragonare Gaza ai lager nazisti ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: AVI PAZNERIl portavoce del governo israeliano: le parole della Libia all'Onu non sono incidente dialettico, tra gli arabi ostilità contro Israele "Vergognoso paragonare Gaza ai lager nazisti" / Roma u.d.g. "Le parole usate dal rappresentante libico all'Onu non sono un deprecabile "incidente dialettico" ma il sintomo di una ostilità verso Israele molto più diffusa nel mondo arabo,

Ricorderai! ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: attuale bandiera dello Stato d'Israele ma che alla manifestazione di ieri rappresentavano la jewish brigade, la brigata ebraica di Sua Maestà britannica che combattè in Italia contro i nazifascisti. È bene che tutti ricordino che Israele nacque come nazione moderna in conseguenza della vittoria sul nazifascismo e della liberazione.

Gaza e Auschwitz, i nemici di due popoli ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ci sono bombardamenti quotidiani da parte di Israele che non c'erano nei campi di concentramento": una esternazione che troverebbe l'entusiastico sostegno dei negazionisti alla David Irving e di quanti, nel mondo arabo e non solo, continuano a diffondere e usare uno dei testi fondamentali dell'antisemitismo: I Protocolli dei Savi di Sion.

Jean Daniel, mezzo secolo con la sinistra e contro il colonialismo ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il conflitto arabo-israeliano e la crisi cubana: Daniel era a pranzo con Fidel Castro quando giunse nel 1963 la notizia dell'assassinio di John Kennedy, che gli permise di realizzare un vero e proprio scoop. Di Henry Kissinger, che conobbe nel 1959, ricorda che "incarnava il genio del realismo politico e della seduzione intellettuale".

Genova fischia Bagnasco, Roma insulta gli ebrei ( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: disturbato il corteo dei sopravvissuti ai lager nazisti a cui hanno preso parte Piero e Alberto Terracina, "voi siete gli invasori della Palestina, vergognatevi" è stato l'insulto rivolto ai manifestanti. Monumenti. A Diano Marina, in provincia di Imperia, nella notte tra giovedì e venerdì ignoti hanno apposto sul monumento ai caduti un cartello con la scritta "25 aprile 1945-2008.

Corteo per 50mila: "non dimentichiamo" - enrico bonerandi ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Associazione donne marocchine in Italia ("Sono stata invitata da amici di Israele, è la seconda volta che partecipo"). Sul sagrato del Duomo, a una ventina di metri di distanza dalla stella di David e dalla bandiera Usa, sotto gli occhi di un piccolo drappello di celerini, si sono fermati anche i palestinesi e i loro simpatizzanti con i colori di Al-Fatah.

Liberta' di stampa lottare dall'interno ( da "Voce d'Italia, La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele; operando in un paese musulmano tra i più popolosi e fondamentalisti del mondo, è stato accusato di tradimento, sedizione e bestemmia. Imprigionato, torturato e messo sotto processo, ora rischia finanche la pena di morte. Dopo violenze di ogni tipo e la negazione dell'espatrio da anni, l'attivista civile qualche mese fa si è potuto recare negli Stati uniti per ricevere un

Israele, un extasy per dimenticare la guerra ( da "Voce d'Italia, La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: controllato della sostanza per i reduci traumatizzati Israele, un extasy per dimenticare la guerra La psicoterapia resta la chiave per la guarigione. Ma un assunsione controllata puo' sbloccare emotivamente i malati Tel Aviv,26 apr.- L'esercito israeliano ha avviato una sperimentazione medica con l'extasy allo scopo di trattare i traumi di cui soffrirebbero numerosi reduci di Zahal.

Dubai ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in particolare gli Stati Uniti e Israele ed è stato montato come se fosse una sorta di documentario su quanto fatto negli ultimi 40 anni dagli eserciti di questi due paesi. Non mancano le immagini dei bombardamenti al Napalm effettuati dall'esercito americano in Vietnam, inframmezzate da fotogrammi di video realizzati dalla cellula irachena di Al Qaeda che mostrano neonati morti.

Così si forma il martire di allah - fabio scuto ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: l'occupazione della Palestina si fanno sempre più infuocate. Anche qui, i lunghi sermoni sono accompagnati da video che riprendono attacchi kamikaze, attentati della guerriglia irachena, attacchi contro le caserme dell'esercito. Poi le reclute vengono iniziate al Founun al-Qital, l'arte della guerra.

Così fu rivoluzionata la genetica - luca e francesco cavalli-sforza ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele. Si laureò in Zoologia, poi si iscrisse a Medicina, ma con gran dolore dei suoi genitori abbandonò la facoltà per diventare un genetista batterico, lavorando a Yale con Edward Tatum, con cui più tardi avrebbe condiviso il Nobel. Joshua aveva intuito che se fosse stato possibile dimostrare l'esistenza di scambi sessuali fra batteri si sarebbe potuta capire la biologia dei

Segue scambio di accuse e duello finale a matrix ( da "Riformista, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Hanno detto frasi contro Israele, e soprattutto contro gli ebrei, ma questa purtroppo è una cosa ricorrente" - sarebbe da additare come esempio a tutti, candidati compresi. Domani, la parola passa agli elettori. Lunedì, il vincitore. E allora, come ha detto Roberto Calderoli che per una volta ha scelto di fare il pompiere, chiusi i ballottaggi "

Golfo persico i pasdaran provocano, gli americani sparano ( da "Riformista, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ambasciatore israeliano all'Onu, Dan Gillerman, che ovviamente segue la questione iraniana da vicino - La pressione diplomatica ha un effetto, gli iraniani non sono indifferenti. Ma la diplomazia è anche lenta, e non è detto che ci sia abbastanza tempo". Per il momento, Mullen si è limitato a denunciare il crescente appoggio che gli iraniani danno alla resistenza in Iraq,

La Siria accusa Washington: <Coinvolti nel raid israeliano> Sparatoria Usa-Iran nel Golfo ( da "Liberazione" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: opinione pubblica mondiale per giustificare il raid aereo israeliano a cui sembra abbia preso parte questa amministrazione". Gli Stati Uniti avevano dal canto loro negato di aver dato "luce verde" a Israele per lanciare l'attacco aereo, ma indiscrezioni circolate a Washington fanno capire che gli Usa erano comunque al corrente delle intenzioni israeliane.

La piazza romana non vede nero ( da "Manifesto, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: nemmeno un gruppetto che intima ai partigiani della Brigata Ebraica di riporre quattro bandiere di Israele. "Forse i contestatori - scherza un manifestante - non sanno che più di 9 mila ebrei hanno combattuto in Italia contro il nazifascismo". La solidarietà per lo Stato d'Israele è accompagnata dalla "voglia di liberazione" delle altre comunità presenti, quella palestinese e kurda.

È un fanatico , Israele boccia la tregua di Carter ( da "Manifesto, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: deriso alle Nazioni Unite dall'ambasciatore Gillerman "È un fanatico", Israele boccia la tregua di Carter Michele Giorgio Gerusalemme Secco no di Israele alla proposta di sei mesi di tregua avanzata da Hamas. Per il governo Olmert quella formula di cessate il fuoco non sarebbe altro che un espediente del movimento islamico per riarmarsi.

Corteo, contestati la brigata ebraica e i fratelli Terracina ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: confondono la bandiera della Jewish Brigade con quella di Israele...Non sanno che il Magen David, la stella a sei punte su fondo bianco che poi costituirà la bandiera del futuro Stato di Israele, era l'emblema dei cinquemila ebrei che risalirono l'Italia combattendo il nazifascismo...". C'è amarezza sul volto di Piero Terracina, 80 anni, superstite di Auschwitz,

Al Qaeda su Internet <Il Papa crociato è il nemico dell'Islam> ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ruota attorno alle azioni degli eserciti di Israele e Stati Uniti. Immagini cruente - come le bombe al napalm in Vietnam - alternate a brevi clip dei ribelli iracheni. Il senso è che i due Paesi sono alleati in una "crociata" che ha per obiettivo l'Islam nel suo complesso. In questa ricostruzione il Papa è accostato al presidente Usa.

Liberazione, cerimonie fra le polemiche. Fischi per Bagnasco ( da "Messaggero, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: A Roma contestato uno striscione di ebrei reduci dai lager: "Invasori della Palestina". Marini: rispetto per tutti i caduti.

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-26 num: - pag: 9 La Nota di M... ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: annuncio berlusconiano di compiere la sua prima visita ufficiale in Israele è stato visto come la conferma di una politica estera coerente con quella perseguita in passato dalla Cdl; e registrata a Berlino con una buona dose di perplessità. E adesso, come ulteriore motivo di potenziale contrasto ci sono le prossime cariche a Bruxelles e Strasburgo.

Maggio 1949: ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: nominata ministro del Lavoro nel primo governo del neonato Stato d'Israele David Ben-Gurion, primo ministro (e ministro della Difesa). Di Golda Meir diceva: "E' l'unico vero uomo nel governo" David Remez, ministro dei Trasporti nel primo governo Ben-Gurion. In precedenza era stato segretario dell'Histadrut, potente sindacato.

Scrittura nobile, dolore autentico, eleganza e buon gusto rimandano in platea non solo e non tanto i ( da "Messaggero, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: quella israelita di Giorgio Bassani, di nebbioline ed acque, portici e muri, prunalbo, case turrite, biciclette, vocali aperte e grasse botteghe, ti arriva addosso intera, una, ma piena di diversità. Il romanzo di Ferrara, regia di Piero Maccarinelli, testo di Tullio Kezich da Bassani, è in scena al Palladium fino al domenica.

Reattore nucleare siriano via all'indagine dell'Onu ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: condotto da Israele nel settembre scorso. Nel raid è stata bombardata "una postazione militare in costruzione e non un reattore nucleare" ha replicato il presidente siriano Bashar Assad. In base all'accordo di non proliferazione nucleare, Damasco è tenuta a dare informazioni in anticipo su un eventuale progetto di costruzione di un impianto atomico Il presidente siriano Bashar Assad,

Terrorismo da ridere ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La cornice è il conflitto israeliano-palestinese e Sandler, uno dei più amati attori comici in America, è un agente del Mossad che, stanco di combattere, si finge morto per andare negli Stati Uniti e diventare un parrucchiere. Ad agosto il successo annunciato è Tropic Thunder diretto e interpretato da Ben Stiller, film su un falso kolossal di guerra:

ROMA Un documentario sugli orrori i sui massacri degli Stati Uniti e una vignetta con Benedetto XVI ( da "Messaggero, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele e gli ebrei, il papa Benedetto XVI - raffigurato e il cristianesimo sono i "terroristi" e i "veri" nemici dell'Islam: è così che sono additati nella presentazione del filmato di una decina di minuti diramato su internet da. Prima di arrivare ai link che collegano al filmato, una riga di testo spiega che questo vuole "

Al Qaeda si dà alla satira: vignetta contro Ratzinger ( da "Liberazione" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Su entrambe le immagini ci sono didascalie molto eloquenti: "I veri nemici dell'Islam sono il Papa crociato, che Allah lo maledica, e il capo della campagna crociata Bush". Il video, invece, attacca in particolare gli Stati Uniti e Israele. 26/04/2008.

PARIGI. DOBBIAMO PREPARARCI ALLA EVENTUALITà DI UN ATTACCO DI AL QAIDA NEL CORSO DELLE OL ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele e gli ebrei, il papa Benedetto XVI - raffigurato con una svastica sul petto - e il cristianesimo sono definiti i "terroristi" e i "veri" nemici dell'Islam. Così che sono additati nella "presentazione" di un filmato anti-Usa di una decina di minuti diramato su internet da siti legati ad Al Qaida,

CONTINUITà ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si recherà presto in Israele per partecipare ai festeggiamenti del 60° anniversario della nascita di Israele. Se cosi fosse, il viaggio sarebbe una ottima occasione per verificare le intenzioni di pace di Gerusalemme e dare continuità alla politica mediorientale dell'Italia postasi sinora al servizio della pace nello stesso interesse di Israele.

Caso mosley: israele lo invita poi scatta il veto del governo. e il boss fia annuncia la sua presenza a montecarlo ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Caso Mosley: Israele lo invita poi scatta il veto del governo. E il boss Fia annuncia la sua presenza a Montecarlo.

Israele rifiuta l'offerta di dialogo di Hamas ( da "Voce d'Italia, La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: proposta era stata lanciata tramite dei mediatori egiziani Israele rifiuta l'offerta di dialogo di Hamas Secondo i dirigenti della formazione palestinese "la palla e' ora nel campo degli occupanti" Gerusalemme, 26 apr.- La proposta di un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e, successivamente, in Cisgiordania, lanciata qualche giorno fa da Hamas attraverso dei mediatori egiziani,

Avete invaso la Palestina Roma, fischiati deportati ebrei Fischi per Piero ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La Comunità ebraica di Roma fa parte della nostra storia". Lo stesso Piero Terracina minimizza: "E' stata una cosa molto contenuta a cui non darei così tanto peso. Hanno detto frasi contro Israele, e soprattutto contro gli ebrei, ma questa purtroppo è una cosa ricorrente".


Articoli

Fischi ai fratelli Terracina, sopravvissuti ai lager (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del ROMA Fischi ai fratelli Terracina, sopravvissuti ai lager Piero e Alberto Terracina che insieme ad altri sopravvissuti dei lager nazisti hanno partecipato al corteo di Roma per celebrare la Liberazione sono stati fischiati ieri da alcune persone che hanno incrociato la manifestazione poco dopo la partenza. Al gruppo di manifestanti che sfilavano dietro le bandiere con la stella di Davide e dietro lo striscione della brigata ebrea partigiana, alcuni giovani hanno indirizzato frasi del tipo "voi siete gli invasori della Palestina vergognatevi". Il gesto è stato stigmatizzato dal presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo che nel corso della manifestazione, in piazza del Campidoglio, a conclusione del corteo ha detto: "Non si fischiano uomini come Piero e Alberto. La Comunità ebraica di Roma fa parte della nostra storia". "Chi provoca ci può essere sempre, soprattutto in una manifestazione, ma per fortuna non è successo niente e questa è la cosa più importante. C'è stato un autocontrollo straordinario. Qualcuno ha voluto dire quelle frasi offensive ma va bene così". Piero Terracina commenta così le frasi che sono state indirizzate a lui e ai manifestanti che sfilavano con le bandiere con la stella di Davide al corteo romano che ha celebrato la liberazione.

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Le piazze d'Italia: non si riscrive la storia A Milano e in tante altre città grandi cortei: La Liberazione? Noi diciamo: "non si tocca" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Le piazze d'Italia: non si riscrive la storia A Milano e in tante altre città grandi cortei: "La Liberazione? Noi diciamo: "non si tocca"" di Oreste Pivetta / Milano ERANO MIGLIAIA E MIGLIAIA A Milano, a Torino, a Roma e in tante altre strade d'Italia. Anche ad Alghero, dove il divieto del sindaco alla banda di suonare "Bella ciao", perché sarebbe una canzone "di parte", ha prodotto il miracolo di un coro generale. Bella giornata, anche se ci tocca l'ironia di un vecchio militante del Pci: "Quando si perde, si corre a manifestare più numerosi". Erano capitato nel 1994, prima vittoria di Berlusconi: sotto un diluvio sfilò un fiume di gente, sfilarono anche quelli della Lega. Ieri la Lega non c'era. Non si può dire quanto lo stato d'animo del suo popolo sia stato riassunto da un'uscita di Maroni. Citiamo una nota d'agenzia: ""È una giornata molto impegnativa che sto passando a tagliare il prato". Così Roberto Maroni, futuro ministro nel governo di Silvio Berlusconi, parla della giornata che celebra la Liberazione". Rivolgiamo un quesito a Feltri, direttore di Libero: chi è più "bamba" tra uno dei centomila in piazza a Milano o a Roma e il futuro ministro? Il corteo di Milano è sfilato per ore. Migliaia di persone, migliaia di bandiere: Pd in bianco, Pd in rosso, sindacati, Italia dei valori, verdi, Sinistra Arcobaleno, Rifondazione, l'Europa, la pace, collettivi, comitati. Una sinistra esiste, "senza rancore", al contrario di quanto annuncia il giornale della famiglia Berlusconi. Gli slogan contro Berlusconi sono stati rarissimi. Senza aggressività. Tipo: "Fischia Bossi, infuria Berlusconi, scarpe rotte eppur bisogna andar". Il manifesto più violento lo esponeva l'edicola di San Babila: la riproduzione gigante della copertina dell'Economist, quella che commentava la facciona ilare del "nostro", con la scritta: "Mamma mia. Here we go again". C'erano lo striscione dei "palestinesi d'Italia" e quello della Brigata ebraica, con il grande simbolo d'Israele, che ricordava i combattenti ebrei nella guerra di Liberazione. Non citava i morti ebrei nelle camere a gas dei nazisti e quelli, di passaggio, nei campi di prigionia italiani, da Fossoli alla Risiera di San Sabba, grazie alle nostre leggi razziali. Li ha ricordati Gianfranco Maris, presidente dell'Aned, l'associazione degli ex deportati. Ricordava dal palco che mentre Milano veniva liberata, in Germania si moriva: nelle camere a gas, sotto i colpi di fucili, di fame, di malattie, nelle marce forzate da un campo di sterminio all'altro. Questa era la realtà d'allora. I partigiani comunisti, socialisti, di Giustizia e libertà, cattolici, fecero il miracolo. Quello che in una lettera commossa raccontava il comandante Giorgio Bocca. Ancora dobbiamo ringraziarlo per il coraggio d'allora e per la memoria d'oggi. Saranno stati cinquantamila a Milano, probabilmente di più. Un corteo disordinato, che assediava il centro, in fondo i rumorosi camion dei centri sociali, ma si facevano sentire anche quelli del Pd, con il loro camion. In testa c'erano le bandiere dell'Anpi con le medaglie d'oro e lo striscione dei partigiani tenuto da Nichi Vendola, da Paolo Ferrero, da Filippo Penati, da Barbara Pollastrini, da Armando Cossutta. Quelle vecchie (d'anni) bandiere sono state tanto applaudite. Di più ancora è stato applaudito il gonfalone dell'Anpi di Reggio Emilia: tra le medaglie il tricolore, ricamato si vedeva il bel volto di Alcide Cervi, il contadino che ebbe i sette figli trucidati dai nazifascisti. Un giorno Berlusconi disse che avrebbe voluto conoscerlo: ma si capiva che non sapeva neanche chi fosse e Alcide era morto quando Silvio era un palazzinaro alle prime armi, nel 1970. Sul palco parlava invece il nipote di Alcide Cervi, Adelmo: i fascisti gli portarono via il padre quando aveva due anni. Chissà se il solito Giornale pensava anche a lui oltre che ai giovani e ai vecchi della Brigata Ebraica, affidando alla raffinata penna di Giovanna Maglie, ex comunista, ex socialista, ora berlusconista, unica giornalista Rai ad avere qualche problema con le note spese, l'invocazione di una "celebrazione bipartisan", nel segno appunto "cancelliamo la storia e riscriviamola noi". Ma che cosa sia stato il fascismo lo sanno anche i sassi, la lotta di Liberazione ci restituì la libertà e la dignità. Come alla fine, dal palco, insisteva Tino Casali, presidente dell'Anpi. Le note brutte di questa giornata milanese sono state i diciassette cartelloni issati dal centro sociale Gramigna con i ritratti degli imputati al processo sulle nuove Br e le scritte sui muri dell'Arcivescovado: "Operai morti. Porci padroni con voi regoleremo i conti", "Il capitalismo non si riforma, si abbatte". Giusto per ridar fiato ai vecchi fascisti e pure un'offesa al cardinal Tettamanzi, che i problemi dei lavoratori non ha mai trascurato. A Milano non c'era la Moratti, presente due anni fa quando c'era da guadagnare foto e voti (anche in virtù dei fischi). Nessuno l'ha rimpianta. Lei è riuscita a dare un'altra pennellata al suo ritratto di mediocre e arrogante sindaco dei suoi amici e dei suoi e dei loro affari.

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Olmert respinge la tregua di Hamas, Gaza in ginocchio Allarme delle Nazioni Unite sulle condizioni umanitarie della Striscia. Due israeliani uccisi in Cisgiordania (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Olmert respinge la tregua di Hamas, Gaza in ginocchio Allarme delle Nazioni Unite sulle condizioni umanitarie della Striscia. Due israeliani uccisi in Cisgiordania di Umberto De Giovannangeli NESSUNA TREGUA Israele ha respinto ieri una proposta di Hamas per una "hudna" (tregua) di sei mesi nella Striscia di Gaza, ritenendola una manovra che ha il vero scopo di permettere al gruppo integralista islamico di riprendersi da un periodo di combattimenti. "Hamas sta prendendo tempo per potersi riarmare. Non ci sarebbe bisogno di un'azione difensiva da parte di Israele se Hamas smettesse di colpire gli israeliani con attacchi terroristici", afferma uno dei portavoce del governo israeliano, David Baker. "Israele - aggiunge - continuerà ad agire per proteggere i suoi cittadini". Nessuna tregua. Nei Territori e in Israele si continua a combattere. E a morire. I corpi di due guardie israeliane uccise da colpi d'arma da fuoco sono stati scoperti ieri mattina in una zona industriale della Cisgiordania, alla frontiera con Israele. Secondo la radio militare israeliana, sarebbero vittime di un attentato di miliziani palestinesi. La radio ha riferito che i corpi dei due uomini sono stati scoperti sul loro luogo di lavoro, la zona industriale Netzanel Oz, vicina alla città palestinese di Tulkarm. Hamas e la Jihad islamica hanno rivendicato l'attacco. In una telefonata da jenin, in Cisgiordania, il portavoce della jihad islamica abu mujahed, ha spiegato che l'autore dell'attacco si era infiltrato in Israele alcuni giorni fa vestito da donne. Entrato nella zona industriale, stamattina ha aperto il fuoco e nella sparatoria è rimasto lievemente ferito. L'uomo è comunque riuscito a fuggire. L'attacco è stato rivendicato anche da una fazione di al Fatah, il partito del presidente palestinese Abu Mazen. L'attacco è stato invece condannato dall'Anp. L'attentato, dichiara il ministro degli Esteri palestinese, Riad al Malki, vuole "ostacolare gli sforzi compiuti dal governo palestinese per assumersi la piena responsabilità della sicurezza in Cisgiordania". In questo scenario di guerra, cresce l'emergenza umanitaria nella Striscia di Gaza. A rendere ancor più drammatica la situazione per la popolazione civile è la penuria di carburante determinata dal blocco della Striscia imposto da Israele. "È inconcepibile che le strutture delle Nazioni Unite non possano realizzare i programmi di aiuto perché i loro mezzi rimangono senza carburante", denuncia Louis Michel, Commissario europeo per gli aiuti umanitari, che ha chiesto a Israele di garantire immediatamente la ripresa dei rifornimenti. Ma l'altro ieri il governo israeliano ha attribuito ai palestinesi le responsabilità affermando che in realtà il carburante si trova nei depositi presso il valico-terminal di Nahal Oz, e che sarebbe Hamas a impedirne la consegna all'Unrwa, l'agenzia delle Nazioni Unite per i profughi. "La realtà è diversa - ha replicato ieri Filippo Grandi, vice commissario generale dell'Unrwa -: è vero che nei depositi di Nahal Oz si trova ancora del carburante, ma si tratta di quantità talmente ridotte che le aziende palestinesi che gestiscono la distribuzione a noi come alle stazioni di servizio private, non sanno a chi darlo senza scatenare la minacciosa reazione degli esclusi". La vita a Gaza si fa di giorno in giorno sempre più difficile. Drammatica. "La strategia del contagocce attuata da Israele - denuncia Filippo Grandi - è una vera e propria strategia di strangolamento. Noi sappiamo bene che ci sono responsabilità e colpe da parte delle milizie palestinesi che insistono nel lanciare razzi contro la popolazione civile israeliana, e noi continuiamo a condannarle: ma è inaccettabile che in risposta a questo, l'intera popolazione di Gaza venga tenuta in ostaggio". Migliaia di sostenitori di Hamas si sono radunati ieri nel nord e nel sud della Striscia per manifestare contro il blocco imposto al territorio. Circa 5mila persone si sono radunate presso il valico di Erez, al confine con Israele. Altre 2mila si sono invece raccolte al valico di Rafah, alla frontiera con l'Egitto. Nessun incidente, ma tanta rabbia. Che può esplodere .

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Vergognoso paragonare Gaza ai lager nazisti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del AVI PAZNERIl portavoce del governo israeliano: le parole della Libia all'Onu non sono incidente dialettico, tra gli arabi ostilità contro Israele "Vergognoso paragonare Gaza ai lager nazisti" / Roma u.d.g. "Le parole usate dal rappresentante libico all'Onu non sono un deprecabile "incidente dialettico" ma il sintomo di una ostilità verso Israele molto più diffusa nel mondo arabo, una ostilità che non si fa scrupolo di offendere e violare la memoria collettiva di un intero popolo facendo riferimento alla tragedia della Shoah e ai lager nazisti". A parlare è Avi Panzer, portavoce del governo israeliano, già ambasciatore dello Stato ebraico a Roma. "Ringrazio l'ambasciatore italiano Marcello Spatafora - afferma Panzer - per aver compreso subito la gravità di quelle affermazioni e aver agito con immediatezza per porre fine alla seduta del Consiglio di Sicurezza". "Gaza come i lager nazisti". L'affermazione del rappresentante della Libia al Consiglio di Sicurezza ha scioccato Israele e scatenato polemiche nella comunità internazionale. Qual è in proposito la sua opinione? "Si è trattato di una affermazione gravissima in sé e per quello che nasconde: parole intrise di una ostilità pregiudiziale non solo verso Israele ma nei confronti dell'intero popolo ebraico. L'accostamento tra la situazione di Gaza e i lager nazisti è semplicemente vergognoso ed è indice di una ostilità diffusa nel mondo arabo verso Israele non per ciò che fa ma per ciò che è: il focolaio nazionale del popolo ebraico". Resta la situazione drammatica di Gaza. "La sofferenza a cui è costretta la popolazione civile della Striscia di Gaza ha un solo responsabile: Hamas. È Hamas con la sua azione terroristica che tiene in ostaggio due popoli: i palestinesi di Gaza e i civili israeliani che vivono in quelle città, come Sderot e Asqhelon, quotidianamente colpite dai razzi Qasam sparati dai miliziani palestinesi. Israele si è ritirato unilateralmente da Gaza già da alcuni anni, Israele non ha alcuna intenzione, alcun interesse a rioccupare Gaza. Ciò che esercitiamo è il diritto-dovere di garantire la sicurezza dei nostri cittadini. Il blocco di Gaza è una reazione, dolorosa ma necessaria, al lancio dei razzi. Se questi at tacchi avranno fine, avrà fine anche il blocco. Questo è chiaro a tutti, a cominciare dalla dirigenza palestinese moderata che è l'altro obiettivo di Hamas è dei suoi sponsor internazionali. Ma ciò che avviene a Gaza non giustifica minimamente l'accostamento ai campi di sterminio nazisti. Chi ha osato farlo, fa finta di non sapere che in quei lager furono sterminati milioni di donne, uomini, bambini colpevoli solo di essere ebrei. Dietro questo accostamento c'è il pericolo più grande, il virus più letale, che in tutti questi anni abbiamo cercato di denunciare al mondo... ". Qual è questo virus, ambasciatore Panzer? "Quello di un antisionismo che si alimenta del peggiore antisemitismo. Coloro che lo propagandano hanno in realtà un solo fine, quello più volte esternato dal presidente iraniano Ahmadinejad: cancellare lo Stato d'Israele, lo "Stato degli Ebrei", e per raggiungere questo obiettivo l'Iran sta costruendo l'arma nucleare, e nel frattempo finanzia e arma i più pericolosi gruppi armati mediorientali, da Hamas a Hezbollah. Costoro non hanno alcun interesse a una soluzione del conflitto israelo-palestinese, al contrario sostengono in tutti i modi quei gruppi estremisti che col terrorismo hanno sempre cercato di sabotare ogni tentativo negoziale. Israele continuerà a negoziare con il governo dell'Autorità palestinese e con il presidente Abbas ma questo non ci esime da contrastare con la necessaria forza i gruppi terroristici". Israele ha rigettato l'offerta di tregua avanzata da Hamas. Perché? "Perché è una falsa tregua, che serve ad Hamas per riarmarsi e rinserrare le proprie fila. È già avvenuto in passato e noi non cadremo in questa trappola. Hamas era e resta un'organizzazione che fa del terrorismo il suo marchio di fabbrica. Per Israele l'unico interlocutore con cui negoziare resta il presidente Abu Mazen".

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Ricorderai! (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Ricorderai! Moni Ovadia La celeberrima epigrafe che Primo Levi pose in apertura della sua opera più famosa Se questo è un uomo recita così: Voi che vivete sicuri / Nelle vostre tiepide case, / voi che trovate tornando a sera / il cibo caldo e visi amici: / considerate se questo è un uomo / che lavora nel fango / che non conosce pace / che lotta per un pezzo di pane / che muore per un sì o per un no. / Considerate se questa è una donna, / senza capelli e senza nome / senza più forza di ricordare / vuoti gli occhi e freddo il grembo / come una rana d'inverno. / Meditate che questo è stato. / Vi comando queste parole: / scolpitele nel vostro cuore / stando in casa andando per via, / coricandovi alzandovi; / ripetetele ai vostri figli / o vi si sfaccia la casa, / la malattia vi impedisca, / i vostri nati torcano il viso da voi. Ieri, di ritorno dalla manifestazione per il 25 aprile, "giorno della Liberazione" e dopo avere ascoltato in televisione le parole inequivocabili del nostro presidente Giorgio Napolitano, mi sono persuaso che il vibrante monito e il terribile anatema contenuti nell'epigrafe di Primo Levi non siano da riferire in modo "ristretto" all'inferno del lager, ma si debbano estendere a tutta la violenza messa in campo dalla barbarie nazifascista nel tempo della sua esistenza criminale, omicida e genocida. Sono più che mai convinto che l'anatema sia rivolto anche contro coloro che non compiranno il dovere di ricordare e che vogliono far calare l'oblio o, peggio ancora, la calunnia contro la lotta antifascista che si chiama Resistenza. Le operazioni revisioniste miranti a graduare e ad attenuare la natura brutale e violenta in sé del fascismo per separare l'episodio ingiustificabile delle leggi razziali dal resto degli spaventosi crimini fascisti, rientrano nella fattispecie dell'avvelenamento dei pozzi della memoria. Chi coltiva e diffonde la profonda consapevolezza che, nell'Europa odierna, democrazia ed antifascismo siano consustanziali ed appartengano a tutti gli europei democratici a prescindere dalla loro collocazione politica, devono chiedere con fermezza che chi rifiuta il valore della lotta partigiana di liberazione dal nazifascismo, chi non riconosce la differenza fra "i morti per odio e i morti per amore" - per dirla con le parole del grande sacerdote cattolico e partigiano David Maria Turoldo -, si astenga dal celebrare il Giorno della Memoria, perché la sua presenza arrecherebbe un'offesa inaccettabile alle vittime e ai loro cari. Oggi, alla manifestazione del 25 aprile, fra le varie bandiere rosse e multicolori dell'Anpi, degli ex deportati, di Giustizia e Libertà, del Pd, dei sindacati laici e cattolici, della sinistra oggi extra-parlamentare, sventolavano anche le bandiere bianche con le strisce azzurre e la stella di Davide che è l'attuale bandiera dello Stato d'Israele ma che alla manifestazione di ieri rappresentavano la jewish brigade, la brigata ebraica di Sua Maestà britannica che combattè in Italia contro i nazifascisti. È bene che tutti ricordino che Israele nacque come nazione moderna in conseguenza della vittoria sul nazifascismo e della liberazione. Le comunità ebraiche imparino dunque a diffidare dei consensi alla politica dell'attuale governo israeliano da parte di coloro che sputano sulla memoria della Resistenza perché quei consensi sono falsi e ipocriti. Noi siamo chiamati al dovere sacrale di ricordare la Shoà, ma lo stesso sacrale dovere ci chiama a ricordare lo sterminio di rom e sinti, di menomati, omosessuali, deportati politici, testimoni di Jehovah, di tutte le vittime degli stermini nazifascisti e dei caduti della Resistenza. Tramandiamo ai nostri figli, nipoti e pronipoti le memorabili parole di Piero Calamandrei, partigiano e padre della Costituzione perché le imparino a memoria e siano pronti a ripeterle in ogni circostanza in cui venga messa in pericolo la nostra libertà: Lo avrai camerata Kesserling il monumento che pretendi da noi italiani / ma con che pietra si costruirà / a deciderlo tocca a noi. / Non coi sassi affumicati dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio / non colla terra dei cimiteri / dove i nostri compagni giovinetti riposano in serenità / non colla neve inviolato delle montagne / che per due inverni ti sfidarono / non colla primavera di queste valli / che ti vide fuggire / ma soltanto col silenzio dei torturati / più duro d'ogni macigno / soltanto con la roccia di questo patto / giurato fra uomini liberi / che volontari si adunarono / per dignità non per odio / decisi a riscattare / la vergogna e il terrore del mondo. / Su queste strade se vorrai tornare / ai nostri posti ci ritroverai / morti e vivi collo stesso impegno / popolo serrato intorno al monumento / che si chiama ora e sempre / RESISTENZA. Malatempora.

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Gaza e Auschwitz, i nemici di due popoli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Gaza e Auschwitz, i nemici di due popoli Umberto De Giovannangeli Segue dalla Prima Rifacendosi ai lager nazisti, pretendendo che nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla situazione a Gaza fosse inserito il termine "Olocausto", il poco diplomatico signor Ibrahim Dabbashi ha riesumato il peggior armamentario antisemita, quello che cerca oggi di mascherarsi dietro l'antisionismo. Chi si è reso responsabile di questa improvvida, e vergognosa, esternazione ha usato il dramma di una popolazione, quella di Gaza, per fini di propaganda che nulla hanno a che vedere con la drammatica condizione in cui versano un milione e quattrocentomila civili palestinesi, gli "ingabbiati di Gaza". Imbastendo il paragone Gaza- Auschwitz, il viceambasciatore libico si è conquistato le prime pagine della stampa internazionale, divenendo l'idolo dei siti web jihadisti, ed è riuscito a tanto infangando la memoria di un popolo, quello ebraico, e oscurando il dramma di un altro popolo, quello palestinese. Un dramma, sì. Che per essere considerato tale non ha bisogno di ignobili paragoni con i lager del Terzo Reich. L'Unità ha dato conto, e continuerà a farlo, della tragedia degli "ingabbiati di Gaza": ha raccontato e continuerà a farlo la sofferenza quotidiana di donne, anziani, bambini, di decine di migliaia di famiglie che vivono da tempo sotto la soglia di sussistenza (due dollari al giorno). Abbiamo documentato, e continueremo a farlo, una emergenza umanitaria che si aggrava di giorno in giorno, colpendo i più deboli, non certo i capi di Hamas. Gaza è un inferno, una prigione a cielo aperto, ma ciò non giustifica in alcun modo l'affermazione, reiterata il giorno dopo dallo stesso viceambasciatore libico, secondo cui "vivere nella Striscia di Gaza è persino peggio che stare in un campo di concentramento nazista" e questo perché "ci sono bombardamenti quotidiani da parte di Israele che non c'erano nei campi di concentramento": una esternazione che troverebbe l'entusiastico sostegno dei negazionisti alla David Irving e di quanti, nel mondo arabo e non solo, continuano a diffondere e usare uno dei testi fondamentali dell'antisemitismo: I Protocolli dei Savi di Sion. Il dramma degli "ingabbiati di Gaza" viene così oscurato, violentato, usato strumentalmente da quanti hanno un unico interesse: agitare il Nemico Sionista, l'Ebreo come Male assoluto. Le punizioni collettive non sono solo contrarie al diritto umanitario internazionale e come tali da rigettare perchè colpiscono la popolazioe civile; le punizioni collettive inflitte alla popolazione di Gaza finiscono per alimentare rabbia, frustrazione, e accrescere le fila dei gruppi jihadisti. Quelle punizioni rafforzano Hamas e indeboliscono la leadership moderata del presidente palestinese Abu Mazen. Quelle punizioni non accrescono la sicurezza d'Israele - a cominciare dalla popolazione del Negev bersagliata quasi quotidianamente dai razzi Qassam che dalla Striscia vengono sparati dai miliziani palestinesi - semmai la minano. Ma della tragedia della gente di Gaza al rappresentante libico all'Onu interessa poco o niente. E come a lui, ai tanti rais arabi che nel corso del tempo hanno usato la questione palestinese per fini di potere, vestendo i panni del "nuovo Saladino": fu così per Saddam Hussein, lo è stato per il siriano Hafez Assad o il libico Gheddafi, lo è oggi per l'iraniano Ahmadinejad. Non saranno certo costoro a porre fine alle sofferenza degli "ingabbiati di Gaza", né da loro verrà mai un impulso per raggiungere finalmente una pace giusta, stabile, fondata sul principio di due popoli, due Stati. Nemico di due popoli: questo si è rivelato essere il viceambasciatore libico alle Nazioni Unite: al quale farebbe bene passare un giorno a Gaza e visitare un lager nazista. Forse riuscerebbe ad arrossire di vergogna.

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Jean Daniel, mezzo secolo con la sinistra e contro il colonialismo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del IL LIBRO Il direttore del "Nouvel Observateur" racconta i suoi incontri con Camus, Gide, Mitterrand, Castro, Kennedy Jean Daniel, mezzo secolo con la sinistra e contro il colonialismo di Anna Tito "La sinistra è una patria. O ci sei o non ci sei" annunciò nel 1964 nel primo numero del prestigioso settimanale d'OltralpeNouvel Observateur il suo fondatore e tuttora direttore Jean Daniel: e a tale motto è sempre rimasto fedele. Viene ora a dimostrare il suo costante impegno il libro-intervista con la giornalista Martine de Rabaudy, Questo straniero che mi assomiglia (Baldini Castoldi Dalai, 231 pp., 17,50 euro, traduzione di Francesca Ilardi). Se "per pudore, per vigliaccheria, per senso di responsabilità" finora "non ho detto tutto", a ottantasette anni, questo "artista del giornalismo", nonché scrittore atipico, ricorda le proprie vicende personali, le amicizie, gli incontri, i sodalizi e i conflitti. Da mezzo secolo osservatore impegnato, Daniel, "ebreo d'Algeria", ricorda la sua vita caratterizzata dal costante impegno per la sinistra e contro il colonialismo. Si parte dagli anni dell'infanzia e della prima giovinezza quando conobbe Albert Camus - che divenne suo perpetuo punto di riferimento - e tutti gli intellettuali del suo tempo: da André Gide alla Duras, da Foucault a Solgenitsin, e i politici da Mitterrand a Castro, da Ben Gurion a Kennedy. E così, fra letteratura e impegno, dai primi passi nel giornalismo pieno di speranze del dopoguerra, al lavoro all'Express di Jean-Jacques Servan-Schreiber, rivoluzionario settimanale della gauche modernista, vennero i reportages sulle atrocità francesi in Algeria, il conflitto arabo-israeliano e la crisi cubana: Daniel era a pranzo con Fidel Castro quando giunse nel 1963 la notizia dell'assassinio di John Kennedy, che gli permise di realizzare un vero e proprio scoop. Di Henry Kissinger, che conobbe nel 1959, ricorda che "incarnava il genio del realismo politico e della seduzione intellettuale". In risposta all'affermazione del sociologo Raymond Aron "io non sarei mai riuscito a ordinare i bombardamenti sulla Cambogia e poi dormire sonni tranquilli", Kissinger replicò impassibile: "mio caro, nessuno si sarebbe mai sognato di affidarle una simile missione". Daniel di certo non si vuole "inventore del giornalismo intellettuale", pur avendo mantenuto rapporti costanti e di profonda ammirazione con grandi storici quali Jacques Le Goff e Jean-Pierre Vernant, regolarmente ospitati sulle pagine del giornale. Se nell'arco di quarant'anni e più tutti gli intellettuali che contano sono stati accolti nel Nouvel Observateur, qualcuno a Daniel è mancato: Claude Lévi-Strauss, "che si rivelò assolutamente inaccessibile"; tuttavia "a lui va la mia perpetua ammirazione" afferma. "Non porrò mai nessuna verità al di sopra della vita di un uomo" affermava il suo maestro Camus. E Daniel si è mai servito del suo ascendente per ritardare o dissimulare una verità allo scopo di proteggere un potente? "Il punto, nel mio mestiere, non consiste nel proteggere i potenti - risponde convinto - bensì nel non attaccarli ingiustamente. Purtroppo lasciai, nel 1979, che l'allora Presidente Valéry Giscard d'Estaing venisse accusato di aver accettato dei diamanti dall'imperatore Bokassa". Inoltre "non ho mai trovato pace per aver taciuto, dopo la guerra d'Algeria, sulla situazione degli harkis, algerini che combattevano a fianco dell'esercito francese, pur essendo ben consapevole di quanto accadeva". E non mancano gli aneddoti: "Mitterrand un giorno mi invitò a seguirlo in un cortile dell'Eliseo per far passeggiare i suoi cani. Mi chiese di mettermi "al servizio dello Stato", perché "questo le manca, potrebbe quindi iniziare in qualità di ambasciatore"". Ma il tutto in un Paese africano del quale Daniel neanche conosceva l'esistenza, al che il Presidente rispose ridendo "neanch'io!". Per il Ministero degli Esteri Daniel avrebbe volentieri abbandonato il mestiere di giornalista, "ma nessuno me lo ha mai proposto". Conclude con il rammarico del "disincanto della Francia attuale. Confesso di provare molta tristezza, perché non riconosco più il mio Paese e non mi ritrovo più nei sui valori. E il fatto più grave che avevo previsto tutto".

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Genova fischia Bagnasco, Roma insulta gli ebrei (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 100 del 2008-04-26 pagina 3 Genova fischia Bagnasco, Roma insulta gli ebrei di Federico Casabella A Milano spuntano slogan contro Confindustria: "Operai morti, porci padroni con voi faremo i conti" Tutto come previsto. C'è chi aveva detto che questo 25 aprile sarebbe diventata una nuova Resistenza per chi non è riuscito a resistere all'ultima ondata elettorale. A quelli che "è rimasta la piazza per far vedere che esistiamo". Detto, fatto. Altro che giornata della pacificazione nazionale. Basta partire da Genova per capire la giornata "distorta" della piazze italiane. Qui la cerimonia della giornata della Liberazione ha visto protagonista il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Prima dell'arrivo del capo dello Stato, una piazza gremita di rosso con bandiere falce e martello e stendardi della Cgil, ha ricoperto di fischi e ululati il passaggio dell'arcivescovo di Genova e presidente della Cei Angelo Bagnasco che, arrivato a piedi dalla vicina sede della Curia arcivescovile, attraversando piazza Matteotti per raggiungere la Sala del Maggior Consiglio, è stato bersagliato dai manifestanti. Bagnasco aveva già ricevuto minacce di diverso tipo per avere espresso perplessità sul riconoscimento delle coppie di fatto e, da oltre un anno, è costretto a girare con la scorta. Ebrei fischiati. Ma la contestazione a Bagnasco non è stata l'unica nota stonata della giornata. A Roma ragazzi vicini a gruppi di estrema destra hanno disturbato il corteo dei sopravvissuti ai lager nazisti a cui hanno preso parte Piero e Alberto Terracina, "voi siete gli invasori della Palestina, vergognatevi" è stato l'insulto rivolto ai manifestanti. Monumenti. A Diano Marina, in provincia di Imperia, nella notte tra giovedì e venerdì ignoti hanno apposto sul monumento ai caduti un cartello con la scritta "25 aprile 1945-2008. L'insulto continua, banditi traditori passan da eroi". Gli autori del gesto rischiano una denuncia per vilipendio alle istituzioni. Stessa accusa che rischierebbero i writers che con bombolette spray hanno imbrattato il monumento ai caduti a Terni. Svastiche e croci celtiche hanno fatto da contorno ad un volantino distribuito a Lodi che definiva il 25 aprile come "Giornata di lutto nazionale". A Roma ha suscitato qualche polemica anche la decisione di sospendere la proiezione di Nazirock, film documento sullo sdoganamento della destra neofascista, alla Casa della Memoria e della Storia di Roma. Il busto. Visto dalla destra nostalgica il 25 aprile è stato un giorno per non dimenticare l'altra Italia. È il caso di un negoziante di Grosseto che ha scelto di tenere aperte le serrande del suo negozio esponendo in vetrina un busto di Mussolini con sotto una rosa rossa. Fabio Balducci, di professione corniciaio, ha detto di aver voluto ricordare chi ha perso la vita per il Fascismo. Sinistra di lotta. Poi c'è il 25 aprile di chi ha rilanciato con lotte e rivoluzioni proponendo un linguaggio stile anni '70. A Milano sono state diverse le scritte apparse sui muri vicino a piazza Duomo. Scritte con spray rosso o nero e "logate" falce e martello come "Libertà per i compagni, morte alla Confindustria", "Il capitalismo non si riforma, si abbatte" e "Operai morti, porci padroni con voi regoleremo i conti". Ad Alghero, c'è chi aveva tentato una pacificazione tenendo fuori dal repertorio della banda comunale per la sfilata del 25 aprile "Bella ciao". Si tratta del sindaco Marco Tedde. Manco a dirlo vicino a Sassari è scattata la contromanifestazione e a 100 metri di distanza un gruppetto di aderenti al Pdci ha cantato a squarciagola il coro partigiano cercando di coprire le note della banda. Sinistra di (non) governo. All'interno dell'Arcobaleno qualcuno ha utilizzato le manifestazioni della Resistenza per fare autocritica come Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom che ha ricordato come la Sinistra debba ripartire dal conflitto sociale e da un bagno di umiltà. Mentre a Milano Rifondazione comunista veniva contestata dai giovani dei centri sociali, il ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero lanciava strali contro Letizia Moratti e Roberto Formigoni "disertori" delle manifestazioni: "La destra di oggi ha le stesse caratteristiche degli inizi del Fascismo". La pacificazione è servita. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Corteo per 50mila: "non dimentichiamo" - enrico bonerandi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina II - Milano La conciliazione L'eredità Il presente Corteo per 50mila: "Non dimentichiamo" Niente fischi. Dai centri sociali scritte sui muri contro politici e industriali Milano accoglie manifestanti da tutte le parti d'Italia, per mettere da parte ogni polemica e superare ogni divisione L'anima di quel giorno è ancora viva oggi in questa piazza. è di tutti noi, qualunque sia l'appartenenza politica La bandiera della libertà e della democrazia, anche in momenti difficili come questi, noi sappiamo sempre tenerla alta Le bandiere bianche del Pd, quelle di Rc e del Pdci con la falce e martello. Sfila anche la Brigata ebraica ENRICO BONERANDI (segue dalla prima di Milano) ma lo spirito da infondere nell'inno partigiano stenta a venire a galla. Pochi li sostengono nello sforzo canoro. Una strofa, due. Cala il silenzio. Ferrero, unico, alza il pugno chiuso. "Dai Nichi, tieni duro!", gridano dalla folla a Vendola. Lui sorride: "Speriamo". Sbaglierebbe chi giudicasse questo tranquillo 25 aprile milanese privo di slogan contro Berlusconi e la Moratti - che stavolta, dopo aver conquistato l'elezione a sindaco, non si è fatta vedere: "Sono fuori città" - solo fermandosi alle prime file un po' abbacchiate dei politici. Dietro di loro la gente c'era, e tanta, forse più dei 50mila contati dagli organizzatori. Senza i rancori degli anni passati. Pacificata. Mischiata nei cordoni con bandiere diverse, tra cui quelle tibetane. E non c'è stata la solita, sgradevole contestazione alla brigata ebraica, rinfoltita dai radicali e capitanata dalla neo-deputata del Pdl, Fiamma Nirenstein, e da Dounia Ettaib, presidente dell'Associazione donne marocchine in Italia ("Sono stata invitata da amici di Israele, è la seconda volta che partecipo"). Sul sagrato del Duomo, a una ventina di metri di distanza dalla stella di David e dalla bandiera Usa, sotto gli occhi di un piccolo drappello di celerini, si sono fermati anche i palestinesi e i loro simpatizzanti con i colori di Al-Fatah. Nessun attrito tra i due schieramenti. Solo per prudenza, quando in piazza sono arrivati i ragazzi dei centri sociali, la digos ha consigliato di ammainare le bandiere israeliane. Il vicesindaco Riccardo De Corato ha stigmatizzato il "basso livello di democrazia e tolleranza" dei centri sociali, dando forse eccessivo peso alle scritte muscolari che qualche anarchico e ragazzo dei centri sociali ha lasciato sui muri dell'arcivescovado. è vero che non è civile scrivere "Morte alla confindustria" e "Operai morti, porci padroni con voi presto regoleremo i conti". E che giravano volantini di insulti al governo della città, mentre quelli del Gramigna di Padova portavano i ritratti dei 14 imputati al processo milanese contro le nuove Br. Ma la "sovversione" si è fermata lì. La gran parte delle frange radicali ha sfilato in coda al corteo seguendo i propri assordanti sound-system, deviando in corso Europa per raggiungere piazza Duomo dal lato dell'Arengario, allestendo poi un proprio contro-palco con slogan irridenti diretti soprattutto contro la sinistra arcobaleno. "Traslochi da Fausto? Da Roma a Milano in poco tempo". "Ehi, rifondazione! Dicevate sempre che noi dei centri sociali dovevamo andare a lavorare: andateci voi, adesso!". "Rifondazione, impara la lezione. Ci servi nelle piazze, non sulle poltrone". Finale poco rispettoso per la patria, ma almeno con un guizzo di creatività: dopo Bella ciao rivista e corretta dai Modena City Ramblers, l'altoparlante dei ragazzacci ha diffuso l'inno di Mameli. Per farci sopra le pernacchie. Quelli della Lega, alleati di De Corato, con la bandiera italiana e Mameli hanno fatto di peggio. Il cuore e lo spirito del 25 aprile erano nelle migliaia di milanesi che hanno reso omaggio ai partigiani e all'idea di libertà che rappresentano. I militanti di Rifondazione e del Pdci hanno rispolverato tutte le vecchie bandiere rosse con la falce e martello, ma qualcuno ha avuto il coraggio civile di portare in giro anche quella della sinistra arcobaleno, mentre sono ricomparsi i vecchi simboli del Pci. Una decina di Soli ridenti. E tante bandiere del Pd, su autentico e originale sfondo bianco, non rosso come si sono inventati a Torino. C'erano anche Dario Fo e Franca Rame. Commossi: "Siamo qui per dimostrare il nostro attaccamento ai valori della Resistenza, che ormai si sono cancellati. C'è tanta gente che batte le mani e che si bacia. Così ci sentiamo meno disperati dopo la vittoria di Berlusconi". Sul palco parlano in tanti, da Antonio Pizzinato a Tino Casali a Gianfranco Maris. Viene letto un messaggio di Giorgio Bocca. Qualche bordata di fischi quando prende la parola Angelo Giammario per la Regione. Tra i politici, il più applaudito in corteo è stato Nichi Vendola. Che commenta: "La resistenza non è alle nostre spalle, ma sulle nostre spalle. Il 25 aprile è lo spartiacque della storia della libertà".

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Liberta' di stampa lottare dall'interno (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Dopo la giornata del V2Day, un'esempio di libera volonta' d'informazione Liberta' di stampa: lottare dall'interno Storia di un "musulmano-sionista", simbolo dei coraggiosi che non scappano C'è chi dice no. Se è apprezzabile l'impegno di chi lotta per cambiare il proprio paese a costo dell'incolumità personale, tanto da dover chiedere protezione all'estero, ancora di più lo è chi sceglie di rimanere in patria, convinto che sia quello il proprio posto. Questo articolo è dedicato ad uno di questi coraggiosi. L'"American jewish commitee" riporta il caso di Salah Uddin Shoaib Choudhury, un giornalista del Bangladesh editore di un settimanale in lingua inglese. Choudhury è da sempre impegnato per il rispetto interreligioso, contro il radicalismo islamico, per le relazioni con Israele; operando in un paese musulmano tra i più popolosi e fondamentalisti del mondo, è stato accusato di tradimento, sedizione e bestemmia. Imprigionato, torturato e messo sotto processo, ora rischia finanche la pena di morte. Dopo violenze di ogni tipo e la negazione dell'espatrio da anni, l'attivista civile qualche mese fa si è potuto recare negli Stati uniti per ricevere un premio; un'occasione ghiotta per tentare la fuga e chiedere asilo politico, come forse auspicavano le stesse autorità del suo paese (vuoi per togliersi una spina dal fianco, vuoi per promuovere la propria immagine internazionale). Onorati i suoi impegni, invece, ha preso l'aereo per Dhaka ed è tornato a casa. Le parole di Choudhury, per la cronaca, sono state: “Noi dobbiamo lottare. Non mi piace chi critica il radicalismo e poi si rifugia in occidente per tenere tranquillamente conferenze. Il problema è nel mio paese e lì devo combattere la mia battaglia”. La sua tesi è che che il sistema si cambia dall'interno essendo i governanti - non i connazionali - ad essere violenti: è così che le forze islamiche, con il patrocinio di forze straniere come quelle saudite, guadagnano nuovi adepti. “Aiutateci ad essere più forti”, ha detto, “unite la vostra voce alla nostra, perché se restiamo in silenzio la storia ci insegna già quali saranno le conseguenze nefaste; e quando saremo più forti, gli integralisti varranno per la minoranza che sono. No alla jihad, no alla negazione dell'Olocausto, no alla cultura dell'odio”. C'è chi dice no. Da parte nostra, perlomeno, possiamo provare a farlo sentire un po' più forte. Marco A. Marcuccio marco.marcuccio@voceditalia.it.

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Israele, un extasy per dimenticare la guerra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri un programma medico sperimentale prevede un utilizzo controllato della sostanza per i reduci traumatizzati Israele, un extasy per dimenticare la guerra La psicoterapia resta la chiave per la guarigione. Ma un assunsione controllata puo' sbloccare emotivamente i malati Tel Aviv,26 apr.- L'esercito israeliano ha avviato una sperimentazione medica con l'extasy allo scopo di trattare i traumi di cui soffrirebbero numerosi reduci di Zahal. Uno staff di medici della clinica psichiatrica di Beer Yakov, a sud di Tel Aviv, starebbe effettivamente sperimentando l'MDMA, principale molecola del composto che costituisce l'exatsy, su un gruppo di soldati affetti da forte stress post traumatico. I dottori Rakefet Rodriguez, Sergio Marciveski e Marina Kaufchicz, che stanno portando portando avanti il programma sperimentale sono convinti che la psicoterapia rimanga la chiave per la guarigione, tuttavia considerano che un utilizzo controllato dell'ecsatsy sia un utile trattamento. Secondo i medici il suo scopo principale sarebbe quello di “sbloccare” emotivamente i reduci, spesso restii ad aprirsi per rivangare esperienze traumatizzanti. Se questo tipo di sperimentazioni andasse a buon fine potrebbe aprire la strada a nuovi, e rivoluzionari trattamenti nel campo delle sindromi post traumatiche dovute a esperienze di guerra. M.A.

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Dubai (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

DUBAI Al Qaeda risponde al cortometraggio anti-Islam del parlamentare olandese Geert Wilders, Fitna, con un documentario anti-americano dal titolo "Massacri" e una vignetta contro Papa Benedetto XVI. Accade in uno dei forum islamici più frequentati dai seguaci di Al Qaeda, che ha aperto ieri una nuova pagina dal titolo: "Risposta al film chiamato Fitna realizzato dal crociato odioso Wilders". Accanto al link, attraverso il quale è possibile scaricare il documentario di Al Qaeda, appaiono alcune vignette e foto. La prima mostra una stella di Davide al centro della quale è disegnata una croce e una colomba bianca con una didascalia in rosso che dice: "I cristiani e gli ebrei, sono loro i terroristi e la loro presenza lo testimonia". Vengono poi mostrate due foto di repertorio, una del Vietnam e l'altra della Palestina, dove appaiono diversi cadaveri sul terreno, ed una terza immagine che riguarda gli abusi commessi da alcuni soldati americani nel carcere iracheno di Abu Ghraib. Il sito commenta: "Chiedete del Vietnam, chiedete della Palestina, chiedete dell'Iraq". Infine nella stessa pagina appare una foto del Papa con il volto coperto dalla sua mantella sollevata da un colpo di vento. Subito dopo è stata inserita una vignetta dove il Pontefice viene mostrato con il simbolo nazista accanto al presidente americano George W. Bush, sopra a una serie di spade e scudi crociati che infilzano bandiere su cui sono scritti i nomi di Palestina, Afghanistan, Iraq e Libano. Sullo sfondo della vignetta sono presenti numerosi teschi e del sangue. Su entrambe le immagini ci sono didascalie molto eloquenti: "I veri nemici dell'Islam sono il Papa crociato, che Allah lo maledica, e il capo della campagna crociata Bush". Il video attacca in particolare gli Stati Uniti e Israele ed è stato montato come se fosse una sorta di documentario su quanto fatto negli ultimi 40 anni dagli eserciti di questi due paesi. Non mancano le immagini dei bombardamenti al Napalm effettuati dall'esercito americano in Vietnam, inframmezzate da fotogrammi di video realizzati dalla cellula irachena di Al Qaeda che mostrano neonati morti. La tesi sostenuta da questo documentario jihadista è che le guerre condotte dagli Stati Unti e da Israele in Medio Oriente rientrino in un piano di "crociata anti-islamica".

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Così si forma il martire di allah - fabio scuto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Marwan, 27 anni, si è fatto saltare in aria ad Algeri. Zuheir ci ha ripensato all'ultimo momento Hanno presentato domanda scritta per essere ammessi da Al Qaeda tra gli aspiranti uomini bomba Così si forma il martire di Allah Ai volontari vengono sequestrati telefonini e passaporti Esercizio fisico, arti marziali, teologia: i corsi previsti per chi vuole immolarsi FABIO SCUTO I video diffusi via web ce li mostrano prima. Mentre giurano sul Corano e imbracciano un Ak-47 per assumere un'aria marziale, si sforzano di dare un tono militare a una voce appena uscita dall'adolescenza, perché dopo di loro non resterà più nulla. Svaniranno in una nuvola di fuoco mentre l'esplosione e l'onda d'urto semineranno morte tutt'attorno. Ma sappiamo poco o nulla sulla selezione dei volontari e dell'addestramento di un kamikaze prima del "sacrificio nel cammino di Dio". "So bene quello che faccio... E sarà qualcosa di cui tutti parleranno molto presto", sono state le ultime parole che Marwan Boudina, alias Mouad Ibn Jabal, elettricista di 27 anni che viveva nella bidonville di Badjarrah ha scambiato con la madre al telefono qualche giorno prima di farsi saltare in aria davanti il palazzo del governo di Algeri l'11 aprile del 2007, un massacro. Chi era Marwan? da dove veniva? come era stato reclutato? Si sa solo che aveva abbandonato la casa dove viveva con i genitori e i fratelli nel 2006 per scomparire, entrare nel maquis islamico. Quello che si sa invece con maggiore certezza è che Al Qaeda nel Maghreb dispone in Algeria di almeno 33 candidati pronti "al martirio". L'aspirante kamikaze di Al Qaeda deve fare una domanda scritta che verrà esaminata dal capo della branca qaedista, l'emiro Abdelmalek Droukdel o da qualcuno dei suoi cinque luogotenenti. Una cellula segreta, la Loudjat al-Tadjassouss (Sorveglianza e spionaggio), si prende l'incarico di sorvegliare i volontari "al martirio", controllare che non ci siano "cedimenti" dell'ultimo minuto, sventare tentativi di infiltrazione o tradimento. Zuheir Abzar è invece il primo aspirante kamikaze che ha fatto quasi l'intero percorso, all'inferno e ritorno. Non voleva morire in Algeria, sognava di partire per l'Iraq per morire nel martirio, in un Jihad vero, quello contro gli americani, come molti altri "fratelli algerini". All'inizio dello scorso anno raggiunge i gruppi islamici. Ma dopo qualche settimana è assalito da dubbi e la convinzione vacilla: dopo essersi unito ai qaedisti riesce a scappare. E questa è la sua storia. Zuheir è di Mohammedia, un quartiere popolare di Algeri, strade, stradine, viuzze, casermoni abitati con la densità di un alveare, spesso due tre famiglie per appartamento, pochi dinari nelle tasche della gente che non smette mai di ripetere "lo Stato è ricco e noi...". La sua famiglia non fa eccezione, sette fra sorelle e fratelli, il padre piccolo commerciante, la madre aiuta come può nella bottega. Educato ma introverso, studia per diventare elettrotecnico, gli amici lo raccontano come un ragazzo semplice, con la fissazione del calcio e gli sguardi audaci da lanciare alle ragazze. La religione, l'Islam, non ha un ruolo centrale nella sua vita fino all'inizio del 2006, quando comincia a frequentare la moschea del quartiere, a due passi da casa. Si alza all'alba per la preghiera e non torna a casa se non ha pronunciato quella della sera. Un improvviso slancio religioso che però non allarma la famiglia. A casa parla spesso della guerra in Iraq, delle stragi di civili, della caduta di Saddam, i colpi messi segno dalla guerriglia. Ma nessuno presta attenzione ai suoi stati d'animo. Nel luglio del 2006 passa due settimane di "vacanza" nella regione di Zemmouri, una cinquantina di chilometri a est di Algeri. A casa dice che va qualche giorno a casa di un amico. Nella zona - indicano i rapporti dell'antiterrorismo algerino - ci sono dei capisaldi delle attività dell'ex Gspc - il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento confluito in Al Qaeda nel settembre 2007. Addestramento fisico, arti marziali, corsi di teologia e prediche incendiarie contro il potere danno il ritmo delle sue giornate. Nati alla fine degli anni Ottanta, questi campi sono una sorta di università estiva del Jihad. Fra gli istruttori del campo clandestino c'è Aissa. Barba corta, fisico scattante per i suoi 35 anni. Aissa è un veterano, si è fatto le ossa prima nel Fis, poi nel Gia e alla fine si è unito ai gruppi salafiti. E' il responsabile del reclutamento per tutta la zona a est di Algeri. Zuheir è attratto dalla sua personalità e Aissa lo prende sotto la sua protezione. Al termine del "campo" gli raccomanda, una volta rientrato a Algeri, di prendere contatto con la moschea di Apreval, nel quartiere di Kuba, una delle banlieue della capitale dove gli islamisti pescano a piene mani fra la gioventù disillusa della città. Nella moschea officia i riti l'imam Amin Kerkouche, per tutti lo sceicco Amin. Diplomato in teologia in Arabia saudita, lo sceicco Amin è un abile tribuno, riscuote un certo seguito e il suo ascendente sui ragazzi è forte. Con lo sceicco Amin il rituale è sempre lo stesso. Dopo la preghiera serale nella moschea organizza sempre dei tavoli di discussione per esortare al Jihad, i suoi interventi ruotano sempre attorno alla guerra in Iraq. Durante questi incontri - aperti solo a gente "sicura" - sono proiettati video della guerriglia irachena. Spesso le "conversazioni" vanno avanti fino alle prime luci del mattino. Spinto da quelle prediche infuocate Zuheir non fa più mistero dei suoi pensieri, racconta a tutti che il suo più grande desiderio è quello di offrirsi come martire e di morire nel sacrificio. Lo sceicco Amin stempera i suoi ardori, lo invita alla pazienza. Ma dopo l'esecuzione di Saddam Hussein a Bagdad Zuheir si rimette di nuovo al suo imam: "Voglio che mi indichi la strada per andare in Iraq e vendicare Saddam". Lo sceicco all'inizio si mostra riottoso, poi lo mette in contatto con un "reclutatore" di volontari per l'Iraq. è lui che spiega a Zuheir che il cammino verso Bagdad è lungo, molto lungo. Passa per i campi della guerriglia integralista nelle foreste della Cabilia. A gennaio dell'anno scorso, una settimana dopo il primo colloquio con il reclutatore, Zuheir va alla stazione di Kharrouba. Da qui con altre sei "reclute" del Jihad, a bordo di due auto guidate da "passatori" raggiungono la cittadina di Bordj Menaiel, in Cabilia, poi a piedi si avviano verso le montagne. All'arrivo ai volontari vengono sequestrati telefonini e passaporti. Isolati e nelle mani di veterani del Jihad, divisi in piccoli gruppi, le reclute consumano le loro giornate nell'esercizio fisico, a scavare rifugi, tagliare legna, costruire piccole fortificazioni, prendere acqua al torrente, lavarsi i panni e prepararsi da mangiare. I ritmi delle prediche sul Jihad contro il potere algerino, la guerra in Iraq, in Afghanistan, l'occupazione della Palestina si fanno sempre più infuocate. Anche qui, i lunghi sermoni sono accompagnati da video che riprendono attacchi kamikaze, attentati della guerriglia irachena, attacchi contro le caserme dell'esercito. Poi le reclute vengono iniziate al Founun al-Qital, l'arte della guerra. Assieme ad altri volontari Zuheir impara l'uso delle armi e le tecniche di posizionamento degli esplosivi. Ma le settimane passano e Zuheir capisce che il martirio in Iraq è il miele per attirare i giovani ma la realtà è ben diversa: Al Qaeda nel Maghreb ha bisogno di carne da cannone, il miraggio dell'Iraq svanisce, ogni giorno è più lontano. Oltre alle privazioni, al freddo, alla mancanza di igiene, alla promiscuità, al cibo scadente e infetto, alla mancanza di sonno, agli spostamenti continui per non essere individuati, Zuheir capisce che lo stanno preparando a morire in Algeria, magari in un attacco a una caserma di periferia; lui, l'apprendista kamikaze che sognava di avere il suo martirio in Iraq. Tre mesi dopo essere partito come volontario per morire a Bagdad, Zuheir vacilla nelle sue convinzioni e decide di fuggire dal campo: lo fa di notte durante un cambio della guardia. Vaga per giorni nelle foreste della Cabilia ricercato armi alla mano dagli stessi "fratelli" che lo hanno addestrato: non c'è perdono per chi si tira indietro, solo una raffica calibro 7,62 o la lama di un coltello. Riesce in qualche modo a uscire dalla regione e raggiunge la capitale: Zuheir vuole tornare a casa. Due settimane dopo il suo ritorno in città sarà individuato e arrestato dai "Ninja", i reparti speciali dell'antiterrorismo, a qualche isolato da casa sua. I suoi genitori ne avevano denunciato la scomparsa e una foto presentata all'ufficio passaporti lo ha fatto individuare. Ora è nella prigione di massima sicurezza di Serkadj, sulle colline di Algeri, aspetta di essere giudicato. Non si è macchiato di nessun delitto, potrebbe beneficiare della legge del perdono fortemente voluta dal presidente Abdelaziz Bouteflika, ed essere fuori in un paio d'anni. Nello stesso carcere, in un altro braccio, c'è quasi tutto il reseau integralista che l'ha sedotto e attirato nel maquis. Sarà difficile che per loro il pesante portone di cedro del XVI secolo di Serkadj si possa aprire.

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Così fu rivoluzionata la genetica - luca e francesco cavalli-sforza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura COSì FU RIVOLUZIONATA LA GENETICA Ritratto di Joshua Lederberg, premio Nobel recentemente scomparso, autore di fondamentali ricerche Era un ciclone intellettuale. Passò dall'immunologia all'intelligenza artificiale Ebbe a 21 anni le prime intuizioni sugli scambi sessuali fra microrganismi LUCA E FRANCESCO CAVALLI-SFORZA Quando Joshua Lederberg, un ricercatore che aveva appena compiuto 21 anni, annunciò di avere osservato nei batteri comportamenti che si potevano spiegare solo come scambi sessuali, la maggior parte degli scienziati presenti accolse la novità come una stupidaggine, un abbaglio se non una provocazione. Si era nel 1946, a un simposio di genetica dei microrganismi a Cold Spring Harbor, vicino a New York. Nei loro interventi, alcuni dei massimi microbiologi del secolo scorso, da Luria a Delbrueck a Lwoff a Pontecorvo, avevano appena lamentato quale limite fosse per la ricerca che i batteri non avessero scambi sessuali. Lederberg si intrufolò dopo il discorso del suo professore Tatum, d'accordo con lui ma in violazione delle regole del simposio, e annunciò come le sue recentissime scoperte indicassero l'esatto contrario. Seguì una baraonda. I grandi nomi della genetica dei microrganismi non erano disposti a lasciarsi sbugiardare così da un giovanotto sbucato da dietro l'angolo. A quasi un secolo dalla scoperta dei batteri, si sapeva soltanto che i batteri si riproducono dividendosi in due e formando copie esatte di se stessi. Migliaia di scienziati avevano passato gran parte della vita a osservare batteri al microscopio, e nessuno ne aveva mai visto due accoppiarsi. Non tutti risero dell'annuncio di Lederberg, che già nel 1947 costruiva e pubblicava la prima mappa cromosomica di un batterio, sulla scorta dei suoi esperimenti. Alcuni genetisti si resero conto che questa ipotesi, se vera, avrebbe aperto strade importantissime. Sir Ronald Fisher, direttore del Dipartimento di Genetica dell'Università di Cambridge in Inghilterra, stava lavorando per tracciare le mappe cromosomiche di organismi superiori, cioè per descriverne il genoma, a partire da quello dei topi. Chiamò a lavorare con sé un giovane ricercatore italiano, Luigi Cavalli-Sforza, chiedendogli di procurarsi i ceppi di batteri utilizzati da Lederberg e da sua moglie Esther e di ripetere i loro esperimenti per capire cosa c'era di vero. Lederberg, che ai tempi lavorava a Madison, in Wisconsin, inviò per posta a Cambridge le sue colture batteriche. Cavalli ripetè gli stessi esperimenti, confermò pienamente le osservazioni di Lederberg, li estese, ne inventò di nuovi. Fra i tre ricercatori ebbe inizio una collaborazione strettissima, tutta epistolare, che proseguì per parecchi anni sulle due sponde dell'Atlantico: si videro in faccia per la prima volta solo sei anni dopo. Ne sarebbe nata una grande amicizia, destinata a durare una vita. Nei primi anni '50, ai due Lederberg e a Cavalli si unì un terzo ricercatore, l'irlandese Bill Hayes, che allestì nuovi esperimenti, giungendo alle stesse conclusioni. Ma nonostante la mole di conferme, la scienza di allora esitò a lungo a dare credito ai tre sperimentatori. Quando i risultati del loro lavoro apparvero sullo stesso numero di una rivista scientifica importante, uno studioso inglese di virus batterici (che in realtà era del tutto convinto dei loro risultati) li commentò con un articolo scherzoso, stampato come se fosse uscito su una rivista scientifica del Settecento, che concludeva: ma come si può credere a queste fantasie, quando si vede che a proporle è Lederberg, un ebreo, Cavalli, un italiano, e Hayes, un irlandese? Anche in Inghilterra il razzismo ha radici profonde. Fu il primo lavoro importante di Joshua Lederberg, che per questo avrebbe ricevuto il Nobel nel 1958. Ma Joshua non era persona da rimanere in un solo campo. Era un ciclone intellettuale, che nell'arco di mezzo secolo avrebbe contribuito, oltre che alla microbiologia e alla biologia molecolare, all'immunologia, all'intelligenza artificiale, alla chimica organica, all'esobiologia, per poi dedicare gran parte della sua energia, nella seconda parte della vita, a mettere a punto linee di difesa in caso di guerra batteriologica, per il governo degli Stati Uniti. Lo considerava suo dovere di cittadino. Raccontò una volta che da giovane la sua aspirazione era stata di acquisire una conoscenza universale, ma che da adulto si era reso conto che dal principio dell'Ottocento in poi non si era più data la possibilità di diventare come Aristotele, Maimonide o Leonardo: troppe conoscenze si erano accumulate, troppe informazioni, troppe discipline, per poterle padroneggiare tutte. Eppure, con la sua morte, avvenuta quest'inverno, è scomparso un genio universale, come ne nascono ben pochi nell'arco di un secolo. Joshua era nato a Montclair, New Jersey, nel 1925, ed era cresciuto a Manhattan. Suo padre era un rabbino, appena immigrato da Israele. Si laureò in Zoologia, poi si iscrisse a Medicina, ma con gran dolore dei suoi genitori abbandonò la facoltà per diventare un genetista batterico, lavorando a Yale con Edward Tatum, con cui più tardi avrebbe condiviso il Nobel. Joshua aveva intuito che se fosse stato possibile dimostrare l'esistenza di scambi sessuali fra batteri si sarebbe potuta capire la biologia dei microrganismi, esattamente come gli incroci compiuti da Mendel sui piselli, ottant'anni prima, avevano permesso di comprendere la biologia degli organismi superiori. Il metodo seguito da Lederberg per scoprire la ricombinazione nei batteri era semplice e geniale dal punto di vista concettuale, ma laborioso da applicare nella pratica. I colibatteri, ospiti abituali del nostro intestino, sono di solito in grado di crescere su un terreno di coltura detto "minimo", composto di elementi semplicissimi: acqua distillata, glucosio, sali minerali. A partire da questi, il batterio riesce a fabbricare tutte le sostanze che gli servono per vivere e riprodursi. Esponendo ceppi di colibatteri ai raggi X, Joshua riuscì ad ottenere popolazioni di mutanti che non erano più in grado di crescere su terreno minimo, perché avevano perso, per esempio, la capacità di sintetizzare un aminoacido o un altro o una vitamina, ma erano in grado di crescere su un terreno arricchito (come il brodo di carne), che conteneva l'aminoacido o la vitamina che il batterio non era più in grado di sintetizzare. Mescolando insieme ceppi di batteri privi della capacità di sintetizzare chi l'uno, chi l'altro aminoacido, riuscì a trovare nella loro discendenza alcuni batteri, rarissimi, in grado di crescere nuovamente su terreno minimo come l'antenato. Sembrava, cioè, che i batteri mescolandosi fossero in grado di scambiarsi qualcosa di cui ciascuno dei ceppi mancava ma che l'altro poteva fornirgli. Si trattava però di eventi molto rari, per cui, per esserne sicuri, occorrevano precauzioni estreme. Giustamente, all'inizio Joshua non parlò di sesso, ma di "ricombinazione", cioè di scambio di caratteri genetici. La prima conferma che di sesso si trattava venne dagli esperimenti compiuti da Cavalli-Sforza, che li proseguì e sviluppò collaborando con i due Lederberg. Il primo prodotto fu un ceppo di batteri mutanti capaci di ricombinare ad alta frequenza: questo eliminò una delle difficoltà iniziali, la rarità del fenomeno. Si scoprì anche che un frammento di Dna (detto F per fertilità) passava da un batterio all'altro: molto spesso era solo un pezzetto a rendere possibile la ricombinazione, altre volte erano frammenti più o meno lunghi del genoma batterico. Ulteriori osservazioni compiute da Bill Hayes mostrarono con esperimenti indiretti che vi erano senz'altro sia un "maschio", che trasmetteva il frammento di Dna in questione, sia una "femmina" che lo riceveva. Pochi anni dopo due ricercatori francesi, Francois Jacob e Elie Wolmann, mostravano che il cromosoma batterico è unico e che il suo trasferimento dal maschio alla femmina avviene gradualmente e richiede 100 minuti, mentre il raddoppiamento del batterio ne richiede solo 20. Con un frullatore da cucina si può interrompere il trasferimento dal maschio alla femmina, perché non vi è una vera e propria fusione ma uno scambio graduale del cromosoma fra i due batteri, tenuti vicini da un filamento visibile solo al microscopio elettronico. è un esperimento di "coitus interruptus"! Interrompendolo dopo pochi minuti si trova che è passato solo un primo frammento del cromosoma, sempre lo stesso, interrompendolo più avanti passa un frammento via via più lungo. Si può così studiare anche la posizione dei singoli geni che formano il cromosoma, cioè creare la "mappa cromosomica" del batterio, determinando l'ordine dei geni sul cromosoma in base al loro tempo di passaggio. La scoperta del sesso dei batteri fu una delle svolte fondamentali della biologia del secolo scorso. Venti anni più tardi, da queste osservazioni sarebbe nata l'ingegneria genetica, cioè quell'insieme di tecniche che permette di trasferire segmenti di Dna fra organismi viventi, modificandone il patrimonio ereditario. Lederberg, che dal '58 al '78 aveva creato e diretto il Dipartimento di Genetica dell'Università di Stanford, e dal '78 al '90 divenne presidente dell'Università Rockefeller di New York, passò col tempo ad occuparsi di intelligenza artificiale, difesa batteriologica, ricerca della vita nello spazio, i piani di osservazione di Marte. In un articolo pubblicato nel 2000 sulla rivista dell'Associazione Americana di Informatica Medica, scrisse: "C'è un principio a cui mi piacerebbe che fosse legato il mio nome, il principio di Lederberg: le macchine diventeranno davvero intelligenti quando saranno in grado di (1) "leggere" (cioè capire) la documentazione scritta e (2) passare tempo nel mondo reale, dove è la sopravvivenza del più adatto a decidere chi ce la fa. Fino a quando dovremo imboccarle, introducendo i dati uno per uno con il cucchiaino, evolveranno in modi goffi e costosi".

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Segue scambio di accuse e duello finale a matrix (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Segue scambio di accuse e duello finale a matrix Veleni politici sullo stupro di Roma Sfida all'ultimo voto, la procura interroga il teste sui suoi rapporti con Alemanno e secreta gli atti (segue dalla prima pagina) È una campagna elettorale iniziata male e finita peggio quella per il Campidoglio. Eppure, la giornata di ieri, che ha chiuso la campagna elettorale, avrebbe potuto avere tutt'altro segno, magari quello della sfida a distanza tra gli Amici di Maria De Filippi - alla cui festa a Tor Bella Monaca Alemanno aveva in agenda di intervenire - e la festa "de sinistra" con Marina Rei e Simone Cristicchi con cui si è chiusa la campagna elettorale di Rutelli e Zingaretti. Invece, anche l'ultima giornata ha riservato qualche sorpresa. Spiacevole, però: le volgarità e i colpi bassi nessuno ha voluto risparmiarseli. Il caso La Storta, appunto, e non soltanto. È questo però il capitolo che inquieta di più. Tanto vale, allora, partire da qui per raccontare l'ultimo giorno di campagna elettorale. "Sott'acqua dicono che è stata la destra a organizzare lo stupro della studentessa del Lesotho. Sono dei cialtroni e vanno rimandati a casa". Così Gianni Alemanno ha deciso di passare al contrattacco. Già, perché dubbi e domande sui fatti de La Storta era da un po' che circolavano senza trovare sbocco pubblico. E quello sbocco glielo ha dato proprio il candidato del Pdl reagendo a quanto il suo avversario aveva dichiarato nel corso di una trasmissione tv. "Alcune di queste vicende degli ultimi giorni sono state anche un po' sospette", aveva detto Rutelli. Il riferimento forse era alle notizie provenienti da piazzale Clodio dove la Procura aveva disposto la secretazione dei verbali dell'audizione di uno dei due ragazzi che diedero l'allarme avvertendo i carabinieri, e affidato le indagini a due pubblici ministeri. Insomma, sembra di capire che i magistrati ritengano che vi siano ancora alcuni punti da chiarire sulla vicenda, tra i quali l'orario dell'aggressione e della segnalazione ai carabinieri. Inoltre, sembra che una donna di nazionalità rumena abbia riferito agli investigatori che, sull'uomo accusato dell'aggressione, nella comunità rumena fossero girate voci circa un suo coinvolgimento in un gesto teso a screditare la stessa comunità. Di ciò, però, non vi sono riscontri in Procura. Che tra Alemanno e Rutelli tirasse una brutta aria era stato chiaro sin dalla mattina. In attesa dello scontro finale a Matrix , i due si erano appena sfiorati a piazza Venezia per le celebrazioni del 25 aprile. Entrambi dietro il Capo dello Stato, si sono bellamente ignorati, neppure uno sguardo né una stretta di mano. Baci e abbracci, invece, Rutelli li ha scambiati con Walter Veltroni a piazza del Campidoglio dove si è conclusa, sulle note di Bella Ciao , la manifestazione per la Liberazione. Ma il 25 aprile è stata anche l'occasione per la consueta serie di rudi botta e risposta. A dare il via questa volta è stato Veltroni. "Si tratta di un atto di spregio nei confronti della democrazia", ha attaccato, riferendosi al fatto che Ciarrapico era stato ricevuto da Berlusconi a Palazzo Grazioli proprio nel giorno della Liberazione e che il neo senatore "non ha mai preso le distanze dal ventennio fascista". "Veltroni è un uomo stordito dalla sconfitta, senza argomenti e senza qualità", è stata la pacata risposta di Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Forza Italia. Rutelli, invece, ha spiegato, a proposito della Liberazione, che "se avessero prevalso gli altri non ci sarebbe la democrazia". E chi vuole capire, capisca. Poi, il solito corollario di insulti e pesanti allusioni che hanno caratterizzato questa campagna elettorale, con gli ormai quotidiani attacchi di Maurizio Gasparri a Goffredo Bettini. Ma Gasparri ieri se la è presa anche con Sabrina Ferilli, beccandosi la velenosa replica di Cristina De Luca ("Per un nostalgico come Gasparri deve essere insopportabile che una donna esprima liberamente le proprie opinioni politiche. Magari le vorrebbe tutte sottomesse e zitte, mentre lui se ne va a prendere il caffè, magari a Piazza di Pietra, dove con i suoi camerati va a parlare di Fini e delle sue mani"). E poi ci sono i soliti manifesti taroccati. Gli ultimi riportavano una foto di Alemanno accanto a una bandiera con la croce celtica. "È un penoso tentativo di strumentalizzazione sentito come un insulto personale", è stata la secca replica. Infine, Piero Terracina, sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, è stato contestato da alcuni presenti al corteo per la Liberazione per la decisione della comunità ebraica di non schierarsi al ballottaggio. La sua reazione - "è stata una cosa molto contenuta a cui non darei così tanto peso. Hanno detto frasi contro Israele, e soprattutto contro gli ebrei, ma questa purtroppo è una cosa ricorrente" - sarebbe da additare come esempio a tutti, candidati compresi. Domani, la parola passa agli elettori. Lunedì, il vincitore. E allora, come ha detto Roberto Calderoli che per una volta ha scelto di fare il pompiere, chiusi i ballottaggi "si ripongano le armi dello scontro politico e ci si rimbocchi le maniche per lavorare sul serio nell'interesse di tutti". Incredibile che a dirlo sia l'autore del Porcellum . 26/04/2008.

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Golfo persico i pasdaran provocano, gli americani sparano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Golfo persico i pasdaran provocano, gli americani sparano Il greggio vola per le battaglie navali tra Usa e Iran Teheran finge di non sentire il pressing statunitense New York. Che cosa è successo davvero nel Golfo Persico, a ottanta chilometri dalla Iran? Secondo la rete televisiva Fox, da sempre vicina agli interessi della Casa Bianca, una nave da trasporto militare americana ha sparato alcuni colpi contro due vascelli iraniani che si erano avvicinati troppo alla sua fiancata. La marina iraniana, attraverso la rete televisiva Al Al-Alam, ha smentito che ci sia stata alcuna scaramuccia. Il racconto della Fox, che di solito è ben informata sulle questioni militari, è stato puntualmente molto preciso. Secondo il canale televisivo, lo scontro sarebbe avvenuto tra la Westland Venture, una nave da trasporto noleggiata dal Us Military Sealift Command per trasportare mezzi militari pesanti in Kuwait, e due imbarcazioni iraniane che hanno mancato di rispondere agli avvertimenti lanciati dalla nave di non avvicinarsi. Così, quando i due vascelli hanno superato la distanza di sicurezza, i militari americani a bordo della nave da trasporto, armati con fucili M6 e mitragliatrici pesanti, avrebbero sparato alcuni colpi. Lo scontro, sempre secondo la Fox, non avrebbe provocato vittime. "Non è successo assolutamente nulla", hanno invece fatto sapere da Teheran i responsabili della marina iraniana. Se la piccola scaramuccia sia avvenuta effettivamente o meno, è probabilmente poco importante. Già altre volte, nel passato, le imbarcazioni americane e iraniane hanno infatti avuto piccoli scontri nelle acque del Golfo Persico. Quello che appare significativo, tuttavia, è il fatto che la rivelazione della Fox sia coincisa con una aggressiva conferenza stampa del capo dello staff americano Mike Mullen a Washington. "Sono sempre più preoccupato dell'attività dell'Iran non soltanto in Iraq ma in tutta la regione", ha detto Mullen. L'uscita è evidentemente soltanto un tassello in una strategia precisa di aumento della pressione nei confronti di Teheran, che combina da una parte gli sforzi diplomatici al Consiglio di Sicurezza e dall'altra la minaccia velata di una possibile futura azione militare. "Abbiamo avuto una risoluzione del Consiglio di Sicurezza, poi una seconda risoluzione votata anche del più popoloso paese musulmano, l'Indonesia - ha commentato al Riformista l'ambasciatore israeliano all'Onu, Dan Gillerman, che ovviamente segue la questione iraniana da vicino - La pressione diplomatica ha un effetto, gli iraniani non sono indifferenti. Ma la diplomazia è anche lenta, e non è detto che ci sia abbastanza tempo". Per il momento, Mullen si è limitato a denunciare il crescente appoggio che gli iraniani danno alla resistenza in Iraq, e ha raccontato che sono state recentemente trovare nelle mani degli insorti delle armi iraniane "di recente fattura". Ha spiegato l'alto militare americano: "Dobbiamo aumentare la pressione. Non ci sono aspettative per un conflitto nell'immediato futuro, ma penso che la tensione continuerà a crescere nel futuro, com'è accaduto negli ultimi anni. Gli iraniani non rispondono e hanno anzi incrementato la loro attività". Di fatto, pur ammettendo che un terzo conflitto nella regione a tempi brevi sarebbe difficile per le già insufficienti forze militari americane, Mike Mullen non ha neppure escluso del tutto la possibilità. "Sarebbe un errore pensare che non ne abbiamo le capacità militari", ha lasciato cadere minaccioso. Adesso quello che è veramente accaduto nel Golfo Persico rimarrà probabilmente in qualche contestazione, magari attorno al tavolo a ferro di cavallo del consiglio di Sicurezza dell'Onu. Ma quello che il Pentagono ha mandato a dire è assolutamente chiaro. E ha provocato altrove immediate conseguenze. Sulla scia della notizia diffusa dalla Fox, infatti, il prezzo del petrolio ha registrato immediatamente un balzo, tornando a toccare i 119 dollari al barile. 26/04/2008.

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La Siria accusa Washington: <Coinvolti nel raid israeliano> Sparatoria Usa-Iran nel Golfo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nave americana apre il fuoco contro barche iraniane. Teheran smentisce La Siria accusa Washington: "Coinvolti nel raid israeliano" Sparatoria Usa-Iran nel Golfo Sara Volandri E' scontro tra Washington e Damasco a proposito di presunti programmi nucleari siriani sviluppati, con l'aiuto nordcoreano - dicono gli Usa - in un sito nel nord-est del paese, che nell'autunno scorso è stato colpito in un ancora misterioso raid aereo israeliano. Secondo un rapporto della Cia presentato ieri alle commissioni di intelligence della Camera e del Senato Usa, e già arrivato sul tavolo dei tecnici dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) di Vienna, la Corea del Nord avrebbe aiutato la Siria a costruire quel reattore nucleare poi bombardato dall'aviazione israeliana. La smentita di Damasco non si è fatta attendere: è giunta ieri assieme ad accuse proprio agli Stati Uniti di "aver preso parte alla realizzazione del raid aereo israeliano". Una fonte governativa di Damasco, oltre a condannare "la campagna di diffamazione (contro la Siria) e di falsificazione della realtà lanciata dall'attuale amministrazione americana", ha affermato che Washington vuole "ingannare il Congresso Usa e l'opinione pubblica mondiale per giustificare il raid aereo israeliano a cui sembra abbia preso parte questa amministrazione". Gli Stati Uniti avevano dal canto loro negato di aver dato "luce verde" a Israele per lanciare l'attacco aereo, ma indiscrezioni circolate a Washington fanno capire che gli Usa erano comunque al corrente delle intenzioni israeliane. Da quanto emerso nei mesi scorsi è comunque accertato che nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2007, otto caccia israeliani hanno violato lo spazio aereo siriano, diretti contro un obiettivo nella regione orientale di Dayr al-Zor. Sulla via del ritorno di quella che da Tel Aviv è stata definita l'operazione "Frutteto", i velivoli si sono liberati in volo di due serbatoi di benzina, in seguito ritrovati i territorio turco. Sia Tel Aviv che Damasco hanno confermato l'avvenuto raid. Da Vienna, l'Aiea ha assicurato ieri che esaminerà il rapporto Usa "con la serietà che esso merita", ma il suo direttore, Mohamed El Baradei, si è lamentato di avere ricevuto in ritardo le informazioni della Cia, criticando anche "l'uso unilaterale della forza da parte di Israele", in quanto mina il processo di verifica che è alla base "del regime di non proliferazione". L'agenzia atomica ha poi ricordato che, secondo il rapporto ricevuto ieri da Washington, il presunto reattore nucleare siriano bombardato da Israele "non era ancora operativo e non vi era stato introdotto alcun materiale nucleare". Ma la Aiea bacchetta anche Damasco e precisa che, in base agli impegni sottoscritti con il Trattato di non proliferazione nucleare, la Siria avrebbe dovuto informare in anticipo l'agenzia del progetto e della costruzione del reattore. Proprio su questo, l'ambasciatore siriano negli Stati Uniti, Imad Mustafa, è tornato a definire "ridicole" le accuse americane: "Mi hanno mostrato delle fotografie satellitari ridicole di un edificio nel deserto siriano, non protetto né da guardie armate né da filo spinato, dicendo che si trattava di un reattore nucleare. Tutto ciò è assurdo e stupido ", ha detto ieri sera Mustafa in un'intervista alla Cnn. Intanto ieri è stata una giornata di tensione anche nel Gofo Persico per uno scontro che sarebbe avvenuto tra imbarcazioni americane e iraniane. Fonti del Pentagono citate dal network FoxNews hanno riferito che ieri una serie di colpi di avvertimento sono stati esplosi da personale di sicurezza a bordo di una nave da trasporto americana che lavora per la Difesa Usa, contro piccole imbarcazioni iraniane. Sempre secondo queste fonti, non ci sono stati feriti. Fonti dei pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione, parlando alla tv di Stato iraniana Al-Alam, hanno seccamente smentito la notizia dello scontro data da fonti del Pentagono. 26/04/2008.

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La piazza romana non vede nero (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La piazza romana non vede "nero" In decine di migliaia nella capitale contro "il ritorno del fascismo". Un corteo poco istituzionale e con tantissimi giovani. Al Campidoglio arriva anche Rutelli, che incontra i partigiani dell'Anpi Giacomo Russo Spena Roma Se il "vento nero" torna a soffiare, l'antifascismo risale la china. A Roma sotto un sole battente si festeggia una Liberazione in grande stile. "Siamo 40 mila" dicono, esagerando un po', gli organizzatori. Ma di gente ce n'è comunque tanta: oltre 20 mila tra partigiani, centri sociali, associazioni, partiti, sindacati e soprattutto tanti, tantissimi giovani. E' la loro presenza massiccia quella che balza all'occhio più di tutto, insieme al fatto che i partiti, dal Pd alla Sinistra arcobaleno, appaiono invece piuttosto in sordina. E Rutelli? Si fa vedere al Campidoglio, nota la grande partecipazione e nel pomeriggio da Tor Pignattara dirà chiaro che non bisogna consegnare Roma al neofascismo. Ad aprire il corteo sono i partigiani, con i loro vessilli e la stessa convinzione di sempre. Sono passati 63 anni dalla Liberazione ma per loro "i fascisti in Italia ci sono ancora e quindi non bisogna smettere di combattere". Tanti i giovani che tengono gli striscioni dell'Anpi. Iacopo è uno di loro: "Bisogna conservare il sacrificio di migliaia di persone - dice - Ora dobbiamo tenere alta la guardia per il ritorno dei nuovi fascismi". Si riferisce, spiega, all'"omologazione" mediatica e culturale che "cancella una coscienza civile e critica". "Hai ragione", aggiunge un altro, "la scuola dovrebbe fare la differenza, s'è persa la memoria storica". E ieri, forse anche come reazione al "nuovo squadrismo" giovanile, gli studenti l'hanno fatta. Hanno un loro spezzone e ballano spensierati dietro il camion che "pompa" ska e reggae. "Rilanciamo le bellissime parole della nostra Costituzione: libertà, uguaglianza delle opportunità, pace - dice l'Uds - Contro gli episodi di violenza e intolleranza". Non sono però i soli a manifestare a suon di musica. Ci sono bande, giocolieri e sambisti che danzano con le loro magliette rosse. Il clima del corteo è sereno come la giornata, e a turbarlo non riesce nemmeno un gruppetto che intima ai partigiani della Brigata Ebraica di riporre quattro bandiere di Israele. "Forse i contestatori - scherza un manifestante - non sanno che più di 9 mila ebrei hanno combattuto in Italia contro il nazifascismo". La solidarietà per lo Stato d'Israele è accompagnata dalla "voglia di liberazione" delle altre comunità presenti, quella palestinese e kurda. Chiudono il corteo i partiti del centrosinistra, Sinistra Critica e la triade sindacale. Presenti per l'occasione i segretari della Cgil Guglielmo Epifani e della Cisl Raffaele Bonanni. Tante anche le associazioni: dall'Unione atei e agnostici a Emergency. Giunti al Campidoglio l'Anpi, come previsto, arresta la propria marcia, con una delegazione che viene ricevuta dal commissario prefettizio. In quel frangente arriva in piazza Rutelli. Al collo ha un fazzoletto dell'Anfim, difficile da non notare: "E' l'associazione dei familiari delle vittime delle fosse Ardeatine - spiega il candidato sindaco - Me lo ha regalato il presidente Gigliozzi, prima di morire". Sulle strumentalizzazioni della destra puntualizza: "Il 25 aprile è una festa di tutti, a patto che si sappia da che parte era la ragione e da che parte la barbarie. Qui ci sono gli ultimi protagonisti della lotta per la libertà e tanti giovani". Al Campidoglio oltre ai partigiani si fermano tutti gli "istituzionali", mentre lo spezzone di movimento, che sfila dietro lo striscione "Nuove Resistenze", prosegue oltre. A capeggiare la manifestazione fino a Piazza Vittorio saranno gli studenti medi. Il "nuovo" corteo punta ad "attualizzare" la Memoria, rivendicando l'"antifascismo sociale" attraverso "l'apertura di spazi di conflitto". Al Colosseo espongono un totem che ricorda i morti sul lavoro: "Le chiamano morti bianche - dice Valerio - ma in realtà sono assassini, con responsabili". Dal microfono parlano di occupazioni abitative, di precarietà, di razzismo, di nuovi diritti di cittadinanza. Giunti nei pressi di Piazza Vittorio, vicino al centro sociale di estrema destra Casa Pound, per qualche momento sale la tensione. I camerati della Fiamma Tricolore, circa una ventina, affacciati alle finestre con sotto centinaia di poliziotti pronti a evitare qualsiasi contatto, ascoltano Bella Ciao, cantata a squarciagola dai manifestanti. E' l'ultimo atto del corteo.

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È un fanatico , Israele boccia la tregua di Carter (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Hamas aveva proposto un cessate il fuoco mediato dall'ex presidente Usa, deriso alle Nazioni Unite dall'ambasciatore Gillerman "È un fanatico", Israele boccia la tregua di Carter Michele Giorgio Gerusalemme Secco no di Israele alla proposta di sei mesi di tregua avanzata da Hamas. Per il governo Olmert quella formula di cessate il fuoco non sarebbe altro che un espediente del movimento islamico per riarmarsi. "Hamas non è serio - ha tagliato corto il portavoce dell'esecutivo David Baker -: sta solo tentando di prendere tempo per riorganizzarsi e riarmarsi...Israele continuerà ad adottare tutte le misure per difendere i suoi civili". Tel Aviv prima della tregua vorrebbe la fine delle milizie armate palestinesi a Gaza e la trasformazione radicale di Hamas, ma questo obiettivo è irrealistico alla luce della situazione sul terreno. La guerra di attrito in corso da mesi quindi andrà avanti. In un solo colpo sono andati a monte settimane di mediazione egiziana, ma anche i tentativi portati avanti di recente dall'ex presidente Usa Jimmy Carter che, peraltro, l'ambasciatore israeliano all'Onu Dan Gillerman ha addirittura definito un "fanatico" per essersi incontrato con il leader di Hamas, Khaled Mashaal. "(Carter) È partito per la regione con le mani sporche - ha detto Gillerman - ed è tornato con le mani insanguinate". Parole durissime rivolte all'uomo che pure fu decisivo per la firma del primo accordo di pace tra Israele e uno Stato arabo, l'Egitto. Giovedì una delegazione di Hamas aveva fatto sapere al capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman di essere pronto a rispettare una tregua di sei mesi con Israele inizialmente nella Striscia di Gaza e poi in Cisgiordania. In base alla proposta degli islamisti, Israele dovrebbe bloccare i suoi raid militari, dagli arresti agli omicidi mirati, in cambio della fine del lancio di razzi contro i centri abitati del Neghev e del traffico di armi lungo la frontiera con l'Egitto. Le autorità israeliane ed egiziane dovrebbero inoltre consentire l'apertura del valico di Rafah e facilitare il passaggio delle merci in entrata e in uscita da Gaza. La prossima settimana Suleiman vedrà i rappresentanti di tutte le fazioni palestinesi per discutere della tregua, ma dopo il rifiuto israeliano il suo tentativo non ha futuro. Ieri migliaia di sostenitori di Hamas hanno manifestato contro il blocco di Gaza. Circa 10.000 persone si sono riunite tra Jabaliya e il valico di Erez mentre altre 2.000 si sono raccolte a Rafah. Non ci sono stati incidenti. "Abbiamo dimostrato che i palestinesi non resteranno ad assistere senza muovere un passo al progetto di distruzione di Gaza, della sua economia e del suo popolo", ha commentato un portavoce di Hamas. A Gaza tuttavia il peggioramento delle condizioni di vita è continuo. Anche ieri è rimasta ferma, per mancanza di carburante, la distribuzione di aiuti da parte dell'Unrwa, l'agenzia dell'Onu per i profughi. "Il problema non riguarda solo la distribuzione degli aiuti alimentari ma anche il funzionamento di 214 scuole e di 19 centri sanitari", ha denunciato Filippo Grandi, il vice commissario generale dell'agenzia. Da parte sua Chris Gunnes, il portavoce dell'Unrwa ha notato che "quando la gente è affamata, questo non serve né gli interessi della pace né gli interessi di Israele in materia di sicurezza". Il Jihad intanto ha rivendicato l'attacco di ieri a Nitzane Shalom, un'area industriale colonica vicino Tulkarem (Cisgiordania), in cui sono rimasti uccisi due guardie private israeliani. Secondo il portavoce dell'organizzazione, Abu Mujahed, il responsabile dell'attacco si era infiltrato nella zona alcuni giorni fa vestito da donna. L'attacco è stato condannato dall'Anp. Sempre il Jihad ha rivendicato il lancio da Gaza dei quattro razzi che ieri hanno colpito la periferia e il cimitero Ashqelon.

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Corteo, contestati la brigata ebraica e i fratelli Terracina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-26 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE A Roma Corteo, contestati la brigata ebraica e i fratelli Terracina ROMA - La seconda volta della "Brigata Ebraica" nel corteo del 25 aprile non è andata liscia. Contestata la bandiera con la stella a sei punte, al grido "vergogna, andatevene", proteste isolate ma in un paio di occasioni sfociate però in brevi tafferugli in cui sono rimasti coinvolti superstiti dei campi di sterminio come Piero Terracina e partigiani ebrei come Alberto Terracina. "Che ignoranti, confondono la bandiera della Jewish Brigade con quella di Israele...Non sanno che il Magen David, la stella a sei punte su fondo bianco che poi costituirà la bandiera del futuro Stato di Israele, era l'emblema dei cinquemila ebrei che risalirono l'Italia combattendo il nazifascismo...". C'è amarezza sul volto di Piero Terracina, 80 anni, superstite di Auschwitz, ieri subito dopo lo scontro più prolungato dentro il corteo che a Roma, secondo gli organizzatori, ha raccolto 40 mila partecipanti. A sferrare l'attacco più insistente un paio di manifestanti, una donna sui quarant'anni e un uomo sui cinquanta. Agitatissimi hanno prima urlato insulti agli ebrei che sfilavano armati di un paio di bandiere con la stella azzurra: "Vergogna, togliete le bandiere, state massacrando la Palestina". Poi hanno cercato di irrompere nello spezzone, ma sono stati respinti. A difendere le bandiere Alberto Terracina, col bastone su cui si sorregge, all'età di 87 anni, per una caduta a un ginocchio. "Allora mi sono messo di mezzo io - spiega Piero Terracina -. Alberto è uno che non se le fa cantare. Insomma, poteva degenerare...". Alberto ascolta e sbuffa: "Se non mi fermavano, a quella lì gliela facevo vedere io. Sono venuti dal corteo comunista, mica sanno quei balordi lì che io ero nelle brigate garibaldine. Sono il cugino di Marco Moscati, il partigiano fucilato alle Ardeatine...". Non si sono fatti intimidire i vecchi reduci e partigiani ebrei che si erano ritrovati a Porta San Paolo insieme a parecchi altri rappresentanti della Comunità Ebraica di Roma. Da Guido Coen a Emanuele di Porto, segretario della Comunità. E poi Misano, Pace, gli Zevi, i Pavoncello, tanti altri. Era la loro seconda volta, dietro quello striscione carico di storia ricordando il "Jewish Infantry Brigade Group", i cinquemila ebrei provenienti da 53 Paesi che contribuirono a liberare l'Italia con l'VIII armata risalendo lungo l'Adriatico. "Li ho invitati io", aveva detto un anno fa con orgoglio Massimo Rendina, il presidente dell'Anpi, quest'anno inchiodato a casa da una convalescenza. Erano sbarcati a Taranto con la stella giallo-oro sul braccio, dietro il vessillo bianco azzurro con la stella di David al centro, guidati dal leggendario Johann Peltz. I tedeschi avevano terrore di cadere loro prigionieri. I loro morti sono a Piangipane, nel Ravennate. "Quelli che ci offendono non sanno nulla - dice Piero Terracina -, bisognerebbe avere la pazienza di spiegare, peccato che così portano acqua al mulino di chi non vede l'ora di sbarazzarsi davvero della Resistenza...". Paolo Brogi.

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Al Qaeda su Internet <Il Papa crociato è il nemico dell'Islam> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-26 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Minaccia In un sito vicino al gruppo terroristico Al Qaeda su Internet "Il Papa crociato è il nemico dell'Islam" Video online: "Collabora con Bush" Gli attacchi al pontefice in un documentario che prende di mira l'olandese Wilders per il suo film sull'Islam WASHINGTON - I simpatizzanti del qaedismo osservano, via Internet, i loro capi e si adeguano senza bisogno che qualcuno impartisca un ordine. E' bastato che negli ultimi interventi Osama - o meglio, la sua presunta voce - e Ayman Al Zawahiri attaccassero il Papa per indicare un nuovo filone propagandistico. Su un forum frequentato dagli islamisti è così comparsa una pagina - individuata da Hamza Boccolini di Aki International - con pesanti attacchi al Pontefice. Una iniziativa legata alle polemiche provocate dal film dell'olandese Geert Wilders e composta da un un video e da una serie di vignette. Il documentario qaedista è infatti intitolato "Risposta al film chiamato Fitna realizzato dal crociato odioso Wilders". Lungo una decina di minuti, ruota attorno alle azioni degli eserciti di Israele e Stati Uniti. Immagini cruente - come le bombe al napalm in Vietnam - alternate a brevi clip dei ribelli iracheni. Il senso è che i due Paesi sono alleati in una "crociata" che ha per obiettivo l'Islam nel suo complesso. In questa ricostruzione il Papa è accostato al presidente Usa. In una vignetta inserita nel sito Benedetto XVI è mostrato con un simbolo nazista al fianco di George Bush, quindi c'è una selva di spade e scudi crociati piantati su bandiere che rappresentano Palestina, Afghanistan, Iraq e Libano. I testi che accompagnano le illustrazioni non lasciano dubbi: "I cristiani e gli ebrei, sono loro i veri terroristi e la loro presenza lo dimostra...I veri nemici dell'Islam sono il Papa crociato, che Allah lo maledica, e il capo della campagna crociata Bush". Gli strali lanciati contro il Vaticano sono un tema relativamente recente. I leader terroristi, in passato, hanno ignorato la Santa Sede ma l'hanno poi presa di mira dopo il discorso del Papa a Ratisbona e in seguito al dialogo avviato dalla Chiesa con importanti esponenti del mondo musulmano. Inoltre la recente visita del Pontefice, con la toccante preghiera sulle rovine di Ground Zero, è stata interpretata dagli estremisti come la consacrazione dell'alleanza occidentale. I qaedisti hanno in modo sistematico collegato Benedetto XVI a temi sensibili per qualsiasi musulmano e non solo per coloro che inseguono la Jihad. Il Papa è stato tirato in ballo da Ayman Al Zawahiri per la vicenda delle vignette blasfeme in Danimarca. Ora viene usato nella storia di "Fitna", il cortometraggio che ha sollevato aspre polemiche nelle comunità islamiche. Le minacce verso il Vaticano sono state fino ad oggi valutate con grande attenzione dai servizi di sicurezza. I timori non riguardano solo i rischi di attentati pianificati da un gruppo ma il gesto di un "terrorista-fai-da-te" ispirato dalla propaganda qaedista. Guido Olimpio Critiche John McCain, 71 anni. A sinistra, George Bush, 61 anni, visitò i luoghi del disastro solo alcuni giorni dopo. Fu criticato anche per i ritardi negli aiuti #.

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Liberazione, cerimonie fra le polemiche. Fischi per Bagnasco (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

A Roma contestato uno striscione di ebrei reduci dai lager: "Invasori della Palestina". Marini: rispetto per tutti i caduti.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-26 num: - pag: 9 La Nota di M... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-26 num: - pag: 9 La Nota di Massimo Franco L'asse franco-italiano sul nome di Blair preoccupa la Germania I l governo di Silvio Berlusconi non è ancora nato. Eppure, il presidente del Consiglio in pectore ha già compiuto due gesti che forniscono qualche indizio sulla sua politica estera. Il primo è stato la triangolazione con il capo della Commissione Ue, José Manuel Barroso, e col presidente francese Nicolas Sarkozy sui commissari europei: lo "scambio" fra Giustizia e Trasporti in pieno caso Alitalia, che ha fatto infuriare Romano Prodi, informato solo a cose fatte. Il premier uscente ha intravisto nell'operazione un gioco di sponda fra esponenti del centrodestra europeo, che potrebbe ripetersi in vista delle elezioni del 2009 per il Parlamento Ue. Il secondo segnale è arrivato con l'investitura che Berlusconi ha dato l'altro ieri in privato all'ex primo ministro laburista Tony Blair, in visita a Roma, come nuovo presidente del Consiglio europeo: carica che sarà assegnata dopo l'approvazione del Trattato di Lisbona, prevista a fine anno. Si tratta di mosse che sembrano indicare un asse franco- italiano destinato a pesare sulle scelte dell'Unione nei prossimi mesi; e che, soprattutto se dovesse prevalere la candidatura di Blair, potrebbe rendere più tesi i rapporti fra il governo di Roma e la Germania del cancelliere democristiano Angela Merkel. Da mesi la diplomazia tedesca cerca di studiare i contraccolpi del ritorno al potere del centrodestra in Italia nella prospettiva degli equilibri continentali. L'annuncio berlusconiano di compiere la sua prima visita ufficiale in Israele è stato visto come la conferma di una politica estera coerente con quella perseguita in passato dalla Cdl; e registrata a Berlino con una buona dose di perplessità. E adesso, come ulteriore motivo di potenziale contrasto ci sono le prossime cariche a Bruxelles e Strasburgo. è noto che la Merkel vorrebbe come presidente del Consiglio Ue, formato dai capi di stato e di governo, il lussemburghese Jean-Claude Juncker: un europeista convinto e ortodosso, amico di Helmut Kohl, l'uomo dell'unificazione, che lo chiamava "junior", come se fosse un suo "delfino ". Nei confronti di Blair, al contrario, la Germania nutre una diffidenza alimentata dalla spaccatura del vecchio Continente sulla guerra in Iraq, quando la Gran Bretagna e la Spagna di José Maria Aznar si schierarono con George Bush; e dall'euroscetticismo che viene attribuito storicamente alle classi dirigenti britanniche. In fondo, continua a pesare il "rapporto speciale" fra Londra e le amministrazioni statunitensi: sebbene oggi meno che nel 2003, se non altro perché anche la Germania ha recuperato un buon rapporto con Washington. Ma l'idea di un Blair alla guida del Consiglio europeo suona a dir poco singolare, a Berlino. Rimane la preoccupazione di una leadership sbilanciata in chiave filo-americana. E la ricomparsa di Berlusconi e la sua sintonia con Sarkozy, considerati entrambi alleati fidati degli Usa, alimenta questi timori. è uno sfondo che porta a presentare Blair come il candidato di una parte, ma non di tutto il Ppe; e di alcuni partiti del socialismo europeo. Ma non della Germania: un dettaglio che ad oggi prefigura un braccio di ferro nel quale Berlusconi e Sarkozy potrebbero ritrovarsi su un fronte opposto alla Merkel ed ai Paesi che, per motivi economici e politici, di fatto condividono le sue preoccupazioni; e non vogliono mettere in discussione l' influenza tedesca in Europa. Alla base della candidatura di Blair da parte di Berlusconi e del presidente francese, si indovina anche l'esigenza di una leadership con un forte impatto esterno: un interlocutore europeo che possa essere riconosciuto immediatamente come tale. Per questo, in passato era stata fatta anche l'ipotesi di unificare in una stessa persona il ruolo di capo dell'esecutivo comunitario, e di leader intergovernativo. Ma la proposta non si è mai concretizzata; e la ripresa dei protagonismi delle singole nazioni non la fa apparire verosimile, almeno a breve scadenza. Così, l'idea rilanciata da Berlusconi di un Blair presidente del Consiglio europeo e, di fatto, "volto" dell'Ue sul piano internazionale, rimane soltanto come una delle possibilità, tuttora da verificare. Dipenderà dal modo in cui verranno assegnati gli altri incarichi di vertice; e dalla capacità di convincere un'Europa nella quale il ruolo-guida della Germania rimane decisivo. Potrebbe non rivelarsi un vantaggio il fatto che la questione incroci il rapporto con gli Usa, che cercano una sponda certa mentre si preparano a chiedere agli alleati un maggiore sforzo anche militare in Afghanistan. \\ Berlusconi candida l'ex premier inglese a presidente del Consiglio Ue.

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Maggio 1949: (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-26 num: - pag: 15 categoria: BREVI Maggio 1949: Golda Meir, allora 51enne, nominata ministro del Lavoro nel primo governo del neonato Stato d'Israele David Ben-Gurion, primo ministro (e ministro della Difesa). Di Golda Meir diceva: "E' l'unico vero uomo nel governo" David Remez, ministro dei Trasporti nel primo governo Ben-Gurion. In precedenza era stato segretario dell'Histadrut, potente sindacato.

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Scrittura nobile, dolore autentico, eleganza e buon gusto rimandano in platea non solo e non tanto i (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Mmagini, colori, atmosfere, bensì sapori e odori. E Ferrara, quella israelita di Giorgio Bassani, di nebbioline ed acque, portici e muri, prunalbo, case turrite, biciclette, vocali aperte e grasse botteghe, ti arriva addosso intera, una, ma piena di diversità. Il romanzo di Ferrara, regia di Piero Maccarinelli, testo di Tullio Kezich da Bassani, è in scena al Palladium fino al domenica.

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Reattore nucleare siriano via all'indagine dell'Onu (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-26 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE L'annuncio dell'Aiea Reattore nucleare siriano via all'indagine dell'Onu VIENNA - L'Agenzia internazionale per l'energia atomica indagherà sulla veridicità delle informazioni riferite dalla Cia riguardo al reattore nucleare segreto costruito dalla Siria con l'aiuto della Corea del Nord. I siriani, che hanno respinto le accuse, accusano a loro volta Washington di essere coinvolta nell'attacco aereo condotto da Israele nel settembre scorso. Nel raid è stata bombardata "una postazione militare in costruzione e non un reattore nucleare" ha replicato il presidente siriano Bashar Assad. In base all'accordo di non proliferazione nucleare, Damasco è tenuta a dare informazioni in anticipo su un eventuale progetto di costruzione di un impianto atomico Il presidente siriano Bashar Assad, 42 anni.

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Terrorismo da ridere (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-04-26 num: - pag: 51 categoria: REDAZIONALE Terrorismo da ridere Guantanamo, l'Iraq, Osama Bin Laden: la commedia americana rompe un tabù Dopo gli insuccessi dei film impegnati (da Redford a De Palma) Hollywood lancia un nuovo filone LOS ANGELES - I film liberal sulla guerra in Iraq, sull'Afghanistan, sulle angosce post-11 settembre si sono rivelati tutti fiaschi nell'impatto con il grosso pubblico. Tre casi della lunga lista: Leoni per agnelli di Redford (15 milioni di dollari d'incasso), il dolente Nella valle di Elah e Redacted di De Palma (solo 65.000 dollari). Allora, che cosa fa Hollywood? Tenta la carta della satira. Ed ecco storie comico-demenziali che spesso dimenticano i giovani americani periti in conflitti dei quali ignoravano molto se non tutto, commedie su Guantamano e sulle vane ricerche di Osama Bin Laden, sul conflitto tra israeliani e palestinesi, sulla paura del terrorismo. E viene dileggiata la cosiddetta "era Bush" che ha trasformato tanti attori in corifei di battaglie di ogni tipo, non sempre condivise dal cittadino medio, poco incline a sentirsi colpevole se non si proclama liberal. Da questo weekend sarà sugli schermi un film con due amici, Harold e Kumar, che amano la marijuana e le avventure di ogni tipo e vengono scambiati per terroristi e portati a Guantanamo da dove evadono per andare nel Texas amato da Bush... Di Harold & Kumar Escape From Guantanamo Bay, scrive il New York Times: "Il film apparentemente apolitico ed edonistico per i personaggi interpretati da John Cho e Kal Penn, che privilegiano insicurezze sessuali, escrementi, uso di droghe, è in realtà una satira acuta della vita contemporanea americana e di tutte le sue paure per cospirazioni terroristiche. Genera risate anche sul punto bollente di una indignazione per la politica attuale degli Stati Uniti". è sugli schermi il documentario Where in the world is Osama Bin Laden?, presentato al Sundance da Morgan Spurlock (il regista di Super Size Me), dove si ride molto dell'America, specie quando a dorso di cammello e con tunica bianca, l'autore va in Arabia a cercare "il fuggiasco" e deve fronteggiare ogni tipo di ostilità contro gli Usa. A giugno si vedrà You don't mess with the Zohan di Dennis Dugan con Adam Sandler e John Turturro. La cornice è il conflitto israeliano-palestinese e Sandler, uno dei più amati attori comici in America, è un agente del Mossad che, stanco di combattere, si finge morto per andare negli Stati Uniti e diventare un parrucchiere. Ad agosto il successo annunciato è Tropic Thunder diretto e interpretato da Ben Stiller, film su un falso kolossal di guerra: si dileggia la continua corsa agli armamenti in Usa e ogni razzismo. Sarà distribuito negli States con il titolo Portal the movie la pellicola del tedesco Uwe Well, co-prodotto da Usa/Canada/Germania. E' già accusato di antisemitismo, di stereotipi sul-l'Islam, incitazione al terrorismo (appare anche Bin Laden interpretato da Larry Thomas) per la storia di un impiegato licenziato dalle Poste, che viene coinvolto per errore nell'organizzazione di una strage. Dichiara il regista: "Il film insulta tutte le culture, le religioni, i gruppi politici e i leader. Il nostro mondo ha perso l'equilibrio e Postal ci fa ridere dell'endemico caos nel quale siamo inguaiati". Adam Sandler non ha dubbi: "La comicità intelligente è sempre stata un veicolo corrosivo. Si registra in America un dibattito che divide chi realizza film impegnati e di denuncia e chi rifiuta di vederli e li taccia di antipatriottismo. I film comici sugli stessi problemi possono diventare un ago della bilancia ". Nell'attesa si leggono molte lettere ai giornali contro i film impegnati. E un elzeviro di Bill O'Reilly sul Daily News contro film come Redacted di De Palma e Stop Loss di Kimberly Peirce su un soldato traumatizzato che rifiuta l'ordine di ritornare in Iraq, ha aperto un dibattito che sta portando acqua ai film in chiave burlesca sugli stessi temi. Si legge in una lettera al Los Angeles Times: "Mi auguro che Hollywood ricominci, anche prima della fine delle elezioni presidenziali, a fare film capaci di divertirci e di farci pensare come quando James Stewart andò soldato a bombardare la Germania, Clark Gable salì su un Boeing B-17 nella Seconda Guerra Mondiale e Charles Durning vinse la sua eroica Silver Star in Normandia ". Bisognerà vedere se i film comici post-11 settembre non saranno recepiti come un ulteriore colpo basso all'onore degli Usa. Dichiarano i registi di Harold & Kumar, Jon Horwitz e Hayden Schlossberg: "Ironizziamo con onore e disonore sulle bombe, su Guantanamo, sull'embargo a Cuba, sul Texas, su Bush e sulla National Security Agency, che invece di occuparsi della sicurezza nazionale spia le e-mail dei cittadini". Giovanna Grassi In cella John Cho e Kal Penn in "Harold & Kumar Escape from Guantanamo Bay".

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ROMA Un documentario sugli orrori i sui massacri degli Stati Uniti e una vignetta con Benedetto XVI (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Che sulla pianeta ha stampata la croce uncinata. E' la risposta di al Qaeda sul web al documentario anti-corano (Fitna) girato e messo in rete il mese scorso dal deputato di estrema destra olandese Geert Wilders. Il presidente americano George W. Bush, Israele e gli ebrei, il papa Benedetto XVI - raffigurato e il cristianesimo sono i "terroristi" e i "veri" nemici dell'Islam: è così che sono additati nella presentazione del filmato di una decina di minuti diramato su internet da. Prima di arrivare ai link che collegano al filmato, una riga di testo spiega che questo vuole "rispondere" al "film chiamato Fitna prodotto dal crociato pieno di odio Wilders". Subito si vede una grande Stella di Davide con all'interno una croce. Sotto sta scritto: "I cristiani e gli ebrei, sono loro i terroristi, come testimoniano il loro passato e il loro presente". Il sito prosegue poi affermando: "chiedete al Vietnam, alla Palestina, all'Iraq, all'Afghanistan" e mostrando alcune fotografie di civili uccisi e una sulle torture commesse dai soldati americani nel carcere di Abu Ghraib. Benedetto XVI viene poi chiamato in causa direttamente: la dicitura sopra una sua fotografia in cui un colpo di vento gli solleva la mantella rossa a coprirgli il viso recita: "il vero nemico dell'Islam è il papa crociato, che Dio lo maledica". Infine Bush - definito "il capo della campagna crociata" - è raffigurato in una vignetta affiancato da scudi e spade con in cima teschi e la cui punta insanguinata si ficca nelle bandiere nazionali del Libano, Iraq, Afghanistan, palestinese e persino del Giappone a ricordo di Hiroshima. Col braccio sinistro Bush regge un altro scudo sul quale è raffigurato il Papa a braccia levate e con una svastica sul petto. Il filmato, dal titolo "Massacri", dura poco più di dieci minuti ed è opera di una casa di produzione islamica finora quasi sconosciuta, Al Muraiqib. Il documentario, attingendo a diverse fonti, mostra una serie di clip di civili uccisi o in fuga e di bombardamenti, che si riferiscono a diverse guerre combattute dagli americani: Vietnam, Iraq, Afghanistan Tutta la seconda parte del documentario mostra immagini e citazioni, sempre in inglese, di scrittori, intellettuali e politici, dal Mahatma Gandhi, a Leone Tolstoi a George Bernard Shaw, che lodano il Profeta Maometto. Compare anche un non precisato "grande imperatore romano Hercules", il quale avrebbe accolto "l'appello del Profeta" e avrebbe anche affermato: "Se fossi in sua presenza, gli laverei i piedi".

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Al Qaeda si dà alla satira: vignetta contro Ratzinger (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

È con un documentario anti-americano dal titolo "Massacri" e una vignetta contro il Papa Benedetto XVI che al-Qaeda ha deciso di rispondere attraverso i media al cortometraggio anti-Islam del parlamentare olandese Geert Wilders, dal titolo Fitna. Il tutto è contenuto in uno dei forum islamici più frequentati dai seguaci di al-Qaeda, che ha aperto ieri una nuova pagina dal titolo: "Risposta al film chiamato Fitna realizzato dal crociato odioso Wilders. Accanto al link, attraverso il quale è possibile scaricare il documentario anti-Fitna, appaiono alcune vignette e foto. La prima mostra una stella di Davide al centro della quale è disegnata una croce e una colomba bianca con una didascalia in rosso che dice: "I cristiani e gli ebrei, sono loro i terroristi e la loro presenza lo testimonia". Poi vengono mostrate due foto di repertorio, una del Vietnam e l'altra della Palestina, dove appaiono diversi cadaveri sul terreno, ed una terza immagine che riguarda gli abusi commessi da alcuni soldati americani nel carcere iracheno di Abu Ghraib. Il sito commenta: "Chiedete del Vietnam, chiedete della Palestina, chiedete dell'Iraq". Infine nella stessa pagina appare una foto del Papa con il volto coperto dalla sua mantella sollevata da un colpo di vento. Si tratta di un'immagine usata con l'intenzione di schernire la sua figura. Subito dopo è stata inserita una vignetta dove il Pontefice viene mostrato con il simbolo nazista accanto al presidente americano George W. Bush, sopra a una serie di spade e scudi crociati che infilzano bandiere su cui sono scritti i nomi di Palestina, Afghanistan, Iraq e Libano. Sullo sfondo della vignetta sono presenti numerosi teschi e del sangue. Su entrambe le immagini ci sono didascalie molto eloquenti: "I veri nemici dell'Islam sono il Papa crociato, che Allah lo maledica, e il capo della campagna crociata Bush". Il video, invece, attacca in particolare gli Stati Uniti e Israele. 26/04/2008.

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PARIGI. DOBBIAMO PREPARARCI ALLA EVENTUALITà DI UN ATTACCO DI AL QAIDA NEL CORSO DELLE OL (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Parigi. Dobbiamo "prepararci alla eventualità di un attacco di Al Qaida nel corso delle Olimpiadi". Lo ha detto il segretario generale dell' Interpol, Ronald JK. Noble, in un discorso pronunciato nella capitale cinese e diffuso dalla sede dell'Interpol, a Lione. Noble ha evocato la concreta possibilità che Al Qaida o un altro gruppo terrorista tenti di lanciare un attacco terrorista mortale in occasione dei Giochi ed ha sottolineato che "questa minaccia è aggravata dalla natura stessa delle Olimpiadi 2008". Del resto è di queste ore una nuovo filmato in web: il presidente americano George W. Bush, Israele e gli ebrei, il papa Benedetto XVI - raffigurato con una svastica sul petto - e il cristianesimo sono definiti i "terroristi" e i "veri" nemici dell'Islam. Così che sono additati nella "presentazione" di un filmato anti-Usa di una decina di minuti diramato su internet da siti legati ad Al Qaida, e che vuole essere una "risposta" a "Fitna" il documentario anti-Corano girato e messo in rete il mese scorso dal deputato di estrema destra olandese Geert Wilders. L'ipotesi di attentati contro i Giochi è già stata evocata dalle autorità cinesi, che il 10 aprile avevano annunciato l'arresto di 45 terroristi della minoranza etnica uighura che preparavano attentati contro le Olimpiadi e rapimenti di atleti e giornalisti stranieri.

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CONTINUITà (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Continuità... Le sofferenze palestinesi hanno offerto l'occasione al maldestro rappresentante libico nel Consiglio di Sicurezza di accusare Israele di aver ridotto la Striscia di Gaza a un lager nazista. Fortuna che ci ha pensato il nostro rappresentante a smorzare sul nascere una imbarazzante tensione chiedendo e ottenendo la immediata sospensione del dibattito. Nel contempo Hamas aveva rimesso ai mediatori egiziani una proposta di tregua in cambio dell'apertura dei valichi con Gaza e della cessazione delle periodiche incursioni aeree israeliane. Portavoci del governo di Gerusalemme si sono subito detti scettici sulla possibilità di pervenire a un cessate il fuoco con i miliziani islamisti, lasciando cadere l'offerta. Va osservato che appena qualche giorno prima era stato Mashal, l'uomo forte di Hamas, a smentire l'ex presidente degli Stati Uniti Carter sulla volontà dell'organizzazione palestinese che controlla Gaza a riconoscere Israele. Ma l'inquietante effervescenza nell'area va oltre. Un nuovo avvicinamento pericoloso dei temerari pasdaran a bordo dei loro veloci natanti è avvenuto nello stretto di Hormuz obbligando questa volta la nave da carico statunitense a sparare alcuni colpi di avvertimento. Ancora una volta le autorità di Teheran hanno smentito ogni loro intenzione ostile ma sta di fatto che l'eccessiva presenza di naviglio nella zona potrebbe far sfuggire di mano il controllo della situazione con conseguenze anche gravi. In Libano, nella cittadina di Zahlè, si è inoltre consumato l'ennesimo assassinio a danno dei cristiani, questa volta contro gli uomini del Kataeb di Gemayel e solo il tempestivo ed efficace intervento del capo dei greco-cattolici è riuscito a impedire una reazione violenta della popolazione. Ma la situazione nel paese dei cedri dovuta al protrasi dello stallo politico-istituzionale è tutt'altro che tranquilla. Quasi a dimostrare che la Siria guarda altrove, merita registrare la dichiarazione fatta dal presidente Bashar a un giornale del Qatar secondo la quale Damasco avrebbe ricevuto tramite la Turchia una manifestazione della volontà di Israele di restituire le alture del Golan in cambio di un accordo di pace. Bashar ha aggiunto di essere favorevole alla proposta ma di non voler avviare le trattative fino a quando alla Casa Bianca siederà Bush, un uomo secondo i siriani senza visione né strategia. Sembra che con la sua dichiarazione il presidente siriano abbia voluto distrarre l'attenzione dalle notizie filtrate dalla commissione congiunta del Congresso americano secondo le quali l'amministrazione di Bush disporrebbe di ampie prove che dimostrerebbero come l'installazione siriana distrutta nello scorso settembre da caccia israeliani fosse effettivamente destinata alla costruzione di un reattore nucleare con l'aiuto dei nordcoreani. Non è chiaro perchè gli americani si siano decisi a tirar fuori le prove con tale ritardo. Alcuni sostengono che l'hanno fatto per convincere il Congresso a stanziare i fondi alla Corea del Nord per lo smantellamento del reattore di Yongbyon. Come a voler indicare la pericolosità dei nordcoreani e la convenienza a trattare con loro. Ma vi è anche chi, al contrario, ritiene che la diffusione delle notizie sul raid israeliano sia avvenuta proprio per far saltare le trattative con i nordcoreani, di cui si teme il doppio gioco. Damasco ha da parte sua decisamente smentito di ambire a dotarsi dell'arma nucleare. Quale che sia la verità dei fatti, la concatenazione degli eventi fa sorgere alcuni quesiti. Come mai gli Stati Uniti non hanno tentato di convincere Israele a mettere le prove delle presunte attività nucleari della Siria a disposizione dell'Aiea per una verifica tecnica o dello stesso Consiglio di Sicurezza dell'Onu per l'avvio di un dibattito politico che avrebbe dato una diversa credibilità e autorevolezza alle accuse alla Siria? Sembra che il nuovo presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si recherà presto in Israele per partecipare ai festeggiamenti del 60° anniversario della nascita di Israele. Se cosi fosse, il viaggio sarebbe una ottima occasione per verificare le intenzioni di pace di Gerusalemme e dare continuità alla politica mediorientale dell'Italia postasi sinora al servizio della pace nello stesso interesse di Israele. Antonio Badini.

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Caso mosley: israele lo invita poi scatta il veto del governo. e il boss fia annuncia la sua presenza a montecarlo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Caso Mosley: Israele lo invita poi scatta il veto del governo. E il boss Fia annuncia la sua presenza a Montecarlo.

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Israele rifiuta l'offerta di dialogo di Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri La proposta era stata lanciata tramite dei mediatori egiziani Israele rifiuta l'offerta di dialogo di Hamas Secondo i dirigenti della formazione palestinese "la palla e' ora nel campo degli occupanti" Gerusalemme, 26 apr.- La proposta di un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e, successivamente, in Cisgiordania, lanciata qualche giorno fa da Hamas attraverso dei mediatori egiziani, è stata rifiutata. Secondo gli israeliani l'offerta di tregua da parte della formazione palestinese sarebbe “priva di fondamento”. “Si tratta solo di un tentativo di riguadagnare tempo per riarmarsi e riorganizzarsi.” ha dichiarato un portavoce del govrno Olmert L'offerta era stata formulata giovedì al capo dei servizi segreti egiziani Omar Suleiman, anche grazie agli sforzi da parte dell'ex presidente americano Jimmy Carter. “La palla è ora nel campo degli occupanti” ha detto il dirigente di Hamas Sami Abu Zuhri, “siamo pronti a tutte le scelte politiche e m ilitari per porre fine all'assedio.” M.A.

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Avete invaso la Palestina Roma, fischiati deportati ebrei Fischi per Piero (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Avete invaso la Palestina" Roma, fischiati deportati ebrei Fischi per Piero e Alberto Terracina che insieme ad altri sopravvissuti dei lager nazisti partecipavano al corteo di Roma: la contestazione è partita da alcune persone che incrociavano la manifestazione poco dopo la partenza. Al gruppo di manifestanti che sfilavano dietro le bandiere con la stella di Davide e dietro lo striscione della brigata ebrea partigiana, alcuni giovani hanno indirizzato frasi del tipo "voi siete gli invasori della Palestina vergognatevi". Il gesto è stato stigmatizzato dal presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo: "Non si fischiano uomini come Piero e Alberto. La Comunità ebraica di Roma fa parte della nostra storia". Lo stesso Piero Terracina minimizza: "E' stata una cosa molto contenuta a cui non darei così tanto peso. Hanno detto frasi contro Israele, e soprattutto contro gli ebrei, ma questa purtroppo è una cosa ricorrente".

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