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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA: Se scoppia l’intelligenza” |
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tARTICOLI DEL 26-4-2008 #TOP
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Articoli
Israele/Palestina (34)
Fischi ai fratelli Terracina, sopravvissuti ai lager
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: alcuni giovani hanno indirizzato frasi del tipo "voi siete gli invasori della Palestina vergognatevi". Il gesto è stato stigmatizzato dal presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo che nel corso della manifestazione, in piazza del Campidoglio, a conclusione del corteo ha detto: "Non si fischiano uomini come Piero e Alberto.
Le
piazze d'Italia: non si riscrive la storia A Milano e in tante altre città
grandi cortei: La Liberazione? Noi diciamo: "non si tocca"
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Italia" e quello della Brigata ebraica, con il grande simbolo d'Israele, che ricordava i combattenti ebrei nella guerra di Liberazione. Non citava i morti ebrei nelle camere a gas dei nazisti e quelli, di passaggio, nei campi di prigionia italiani, da Fossoli alla Risiera di San Sabba, grazie alle nostre leggi razziali.
Olmert
respinge la tregua di Hamas, Gaza in ginocchio Allarme delle Nazioni Unite
sulle condizioni umanitarie della Striscia. Due israeliani uccisi in
Cisgiordania ( da "Unita, L'"
del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Non ci sarebbe bisogno di un'azione difensiva da parte di Israele se Hamas smettesse di colpire gli israeliani con attacchi terroristici", afferma uno dei portavoce del governo israeliano, David Baker. "Israele - aggiunge - continuerà ad agire per proteggere i suoi cittadini". Nessuna tregua. Nei Territori e in Israele si continua a combattere.
Vergognoso
paragonare Gaza ai lager nazisti ( da "Unita, L'"
del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: AVI PAZNERIl portavoce del governo israeliano: le parole della Libia all'Onu non sono incidente dialettico, tra gli arabi ostilità contro Israele "Vergognoso paragonare Gaza ai lager nazisti" / Roma u.d.g. "Le parole usate dal rappresentante libico all'Onu non sono un deprecabile "incidente dialettico" ma il sintomo di una ostilità verso Israele molto più diffusa nel mondo arabo,
Ricorderai!
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: attuale bandiera dello Stato d'Israele ma che alla manifestazione di ieri rappresentavano la jewish brigade, la brigata ebraica di Sua Maestà britannica che combattè in Italia contro i nazifascisti. È bene che tutti ricordino che Israele nacque come nazione moderna in conseguenza della vittoria sul nazifascismo e della liberazione.
Gaza
e Auschwitz, i nemici di due popoli
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ci sono bombardamenti quotidiani da parte di Israele che non c'erano nei campi di concentramento": una esternazione che troverebbe l'entusiastico sostegno dei negazionisti alla David Irving e di quanti, nel mondo arabo e non solo, continuano a diffondere e usare uno dei testi fondamentali dell'antisemitismo: I Protocolli dei Savi di Sion.
Jean
Daniel, mezzo secolo con la sinistra e contro il colonialismo
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il conflitto arabo-israeliano e la crisi cubana: Daniel era a pranzo con Fidel Castro quando giunse nel 1963 la notizia dell'assassinio di John Kennedy, che gli permise di realizzare un vero e proprio scoop. Di Henry Kissinger, che conobbe nel 1959, ricorda che "incarnava il genio del realismo politico e della seduzione intellettuale".
Genova
fischia Bagnasco, Roma insulta gli ebrei
( da "Giornale.it,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: disturbato il corteo dei sopravvissuti ai lager nazisti a cui hanno preso parte Piero e Alberto Terracina, "voi siete gli invasori della Palestina, vergognatevi" è stato l'insulto rivolto ai manifestanti. Monumenti. A Diano Marina, in provincia di Imperia, nella notte tra giovedì e venerdì ignoti hanno apposto sul monumento ai caduti un cartello con la scritta "25 aprile 1945-2008.
Corteo
per 50mila: "non dimentichiamo" - enrico bonerandi
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Associazione donne marocchine in Italia ("Sono stata invitata da amici di Israele, è la seconda volta che partecipo"). Sul sagrato del Duomo, a una ventina di metri di distanza dalla stella di David e dalla bandiera Usa, sotto gli occhi di un piccolo drappello di celerini, si sono fermati anche i palestinesi e i loro simpatizzanti con i colori di Al-Fatah.
Liberta'
di stampa lottare dall'interno ( da "Voce d'Italia, La"
del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele; operando in un paese musulmano tra i più popolosi e fondamentalisti del mondo, è stato accusato di tradimento, sedizione e bestemmia. Imprigionato, torturato e messo sotto processo, ora rischia finanche la pena di morte. Dopo violenze di ogni tipo e la negazione dell'espatrio da anni, l'attivista civile qualche mese fa si è potuto recare negli Stati uniti per ricevere un
Israele,
un extasy per dimenticare la guerra
( da "Voce
d'Italia, La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: controllato della sostanza per i reduci traumatizzati Israele, un extasy per dimenticare la guerra La psicoterapia resta la chiave per la guarigione. Ma un assunsione controllata puo' sbloccare emotivamente i malati Tel Aviv,26 apr.- L'esercito israeliano ha avviato una sperimentazione medica con l'extasy allo scopo di trattare i traumi di cui soffrirebbero numerosi reduci di Zahal.
Dubai
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: in particolare gli Stati Uniti e Israele ed è stato montato come se fosse una sorta di documentario su quanto fatto negli ultimi 40 anni dagli eserciti di questi due paesi. Non mancano le immagini dei bombardamenti al Napalm effettuati dall'esercito americano in Vietnam, inframmezzate da fotogrammi di video realizzati dalla cellula irachena di Al Qaeda che mostrano neonati morti.
Così
si forma il martire di allah - fabio scuto
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: l'occupazione della Palestina si fanno sempre più infuocate. Anche qui, i lunghi sermoni sono accompagnati da video che riprendono attacchi kamikaze, attentati della guerriglia irachena, attacchi contro le caserme dell'esercito. Poi le reclute vengono iniziate al Founun al-Qital, l'arte della guerra.
Così
fu rivoluzionata la genetica - luca e francesco cavalli-sforza
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele. Si laureò in Zoologia, poi si iscrisse a Medicina, ma con gran dolore dei suoi genitori abbandonò la facoltà per diventare un genetista batterico, lavorando a Yale con Edward Tatum, con cui più tardi avrebbe condiviso il Nobel. Joshua aveva intuito che se fosse stato possibile dimostrare l'esistenza di scambi sessuali fra batteri si sarebbe potuta capire la biologia dei
Segue
scambio di accuse e duello finale a matrix
( da "Riformista,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Hanno detto frasi contro Israele, e soprattutto contro gli ebrei, ma questa purtroppo è una cosa ricorrente" - sarebbe da additare come esempio a tutti, candidati compresi. Domani, la parola passa agli elettori. Lunedì, il vincitore. E allora, come ha detto Roberto Calderoli che per una volta ha scelto di fare il pompiere, chiusi i ballottaggi "
Golfo
persico i pasdaran provocano, gli americani sparano
( da "Riformista,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ambasciatore israeliano all'Onu, Dan Gillerman, che ovviamente segue la questione iraniana da vicino - La pressione diplomatica ha un effetto, gli iraniani non sono indifferenti. Ma la diplomazia è anche lenta, e non è detto che ci sia abbastanza tempo". Per il momento, Mullen si è limitato a denunciare il crescente appoggio che gli iraniani danno alla resistenza in Iraq,
La
Siria accusa Washington: <Coinvolti nel raid israeliano> Sparatoria Usa-Iran
nel Golfo ( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: opinione pubblica mondiale per giustificare il raid aereo israeliano a cui sembra abbia preso parte questa amministrazione". Gli Stati Uniti avevano dal canto loro negato di aver dato "luce verde" a Israele per lanciare l'attacco aereo, ma indiscrezioni circolate a Washington fanno capire che gli Usa erano comunque al corrente delle intenzioni israeliane.
La
piazza romana non vede nero ( da "Manifesto, Il"
del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: nemmeno un gruppetto che intima ai partigiani della Brigata Ebraica di riporre quattro bandiere di Israele. "Forse i contestatori - scherza un manifestante - non sanno che più di 9 mila ebrei hanno combattuto in Italia contro il nazifascismo". La solidarietà per lo Stato d'Israele è accompagnata dalla "voglia di liberazione" delle altre comunità presenti, quella palestinese e kurda.
È
un fanatico , Israele boccia la tregua di Carter
( da "Manifesto,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: deriso alle Nazioni Unite dall'ambasciatore Gillerman "È un fanatico", Israele boccia la tregua di Carter Michele Giorgio Gerusalemme Secco no di Israele alla proposta di sei mesi di tregua avanzata da Hamas. Per il governo Olmert quella formula di cessate il fuoco non sarebbe altro che un espediente del movimento islamico per riarmarsi.
Corteo,
contestati la brigata ebraica e i fratelli Terracina
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: confondono la bandiera della Jewish Brigade con quella di Israele...Non sanno che il Magen David, la stella a sei punte su fondo bianco che poi costituirà la bandiera del futuro Stato di Israele, era l'emblema dei cinquemila ebrei che risalirono l'Italia combattendo il nazifascismo...". C'è amarezza sul volto di Piero Terracina, 80 anni, superstite di Auschwitz,
Al
Qaeda su Internet <Il Papa crociato è il nemico dell'Islam>
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ruota attorno alle azioni degli eserciti di Israele e Stati Uniti. Immagini cruente - come le bombe al napalm in Vietnam - alternate a brevi clip dei ribelli iracheni. Il senso è che i due Paesi sono alleati in una "crociata" che ha per obiettivo l'Islam nel suo complesso. In questa ricostruzione il Papa è accostato al presidente Usa.
Liberazione,
cerimonie fra le polemiche. Fischi per Bagnasco
( da "Messaggero,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: A Roma contestato uno striscione di ebrei reduci dai lager: "Invasori della Palestina". Marini: rispetto per tutti i caduti.
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-26 num: - pag: 9
La Nota di M... ( da "Corriere della Sera"
del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: annuncio berlusconiano di compiere la sua prima visita ufficiale in Israele è stato visto come la conferma di una politica estera coerente con quella perseguita in passato dalla Cdl; e registrata a Berlino con una buona dose di perplessità. E adesso, come ulteriore motivo di potenziale contrasto ci sono le prossime cariche a Bruxelles e Strasburgo.
Maggio
1949: ( da "Corriere della Sera"
del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: nominata ministro del Lavoro nel primo governo del neonato Stato d'Israele David Ben-Gurion, primo ministro (e ministro della Difesa). Di Golda Meir diceva: "E' l'unico vero uomo nel governo" David Remez, ministro dei Trasporti nel primo governo Ben-Gurion. In precedenza era stato segretario dell'Histadrut, potente sindacato.
Scrittura
nobile, dolore autentico, eleganza e buon gusto rimandano in platea non solo e
non tanto i ( da "Messaggero, Il"
del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: quella israelita di Giorgio Bassani, di nebbioline ed acque, portici e muri, prunalbo, case turrite, biciclette, vocali aperte e grasse botteghe, ti arriva addosso intera, una, ma piena di diversità. Il romanzo di Ferrara, regia di Piero Maccarinelli, testo di Tullio Kezich da Bassani, è in scena al Palladium fino al domenica.
Reattore
nucleare siriano via all'indagine dell'Onu
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: condotto da Israele nel settembre scorso. Nel raid è stata bombardata "una postazione militare in costruzione e non un reattore nucleare" ha replicato il presidente siriano Bashar Assad. In base all'accordo di non proliferazione nucleare, Damasco è tenuta a dare informazioni in anticipo su un eventuale progetto di costruzione di un impianto atomico Il presidente siriano Bashar Assad,
Terrorismo
da ridere ( da "Corriere della Sera"
del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: La cornice è il conflitto israeliano-palestinese e Sandler, uno dei più amati attori comici in America, è un agente del Mossad che, stanco di combattere, si finge morto per andare negli Stati Uniti e diventare un parrucchiere. Ad agosto il successo annunciato è Tropic Thunder diretto e interpretato da Ben Stiller, film su un falso kolossal di guerra:
ROMA
Un documentario sugli orrori i sui massacri degli Stati Uniti e una vignetta
con Benedetto XVI ( da "Messaggero, Il"
del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele e gli ebrei, il papa Benedetto XVI - raffigurato e il cristianesimo sono i "terroristi" e i "veri" nemici dell'Islam: è così che sono additati nella presentazione del filmato di una decina di minuti diramato su internet da. Prima di arrivare ai link che collegano al filmato, una riga di testo spiega che questo vuole "
Al
Qaeda si dà alla satira: vignetta contro Ratzinger
( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Su entrambe le immagini ci sono didascalie molto eloquenti: "I veri nemici dell'Islam sono il Papa crociato, che Allah lo maledica, e il capo della campagna crociata Bush". Il video, invece, attacca in particolare gli Stati Uniti e Israele. 26/04/2008.
PARIGI.
DOBBIAMO PREPARARCI ALLA EVENTUALITà DI UN ATTACCO DI AL QAIDA NEL CORSO DELLE
OL ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele e gli ebrei, il papa Benedetto XVI - raffigurato con una svastica sul petto - e il cristianesimo sono definiti i "terroristi" e i "veri" nemici dell'Islam. Così che sono additati nella "presentazione" di un filmato anti-Usa di una decina di minuti diramato su internet da siti legati ad Al Qaida,
CONTINUITà
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si recherà presto in Israele per partecipare ai festeggiamenti del 60° anniversario della nascita di Israele. Se cosi fosse, il viaggio sarebbe una ottima occasione per verificare le intenzioni di pace di Gerusalemme e dare continuità alla politica mediorientale dell'Italia postasi sinora al servizio della pace nello stesso interesse di Israele.
Caso
mosley: israele lo invita poi scatta il veto del governo. e il boss fia
annuncia la sua presenza a montecarlo
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Caso Mosley: Israele lo invita poi scatta il veto del governo. E il boss Fia annuncia la sua presenza a Montecarlo.
Israele
rifiuta l'offerta di dialogo di Hamas
( da "Voce
d'Italia, La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: proposta era stata lanciata tramite dei mediatori egiziani Israele rifiuta l'offerta di dialogo di Hamas Secondo i dirigenti della formazione palestinese "la palla e' ora nel campo degli occupanti" Gerusalemme, 26 apr.- La proposta di un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e, successivamente, in Cisgiordania, lanciata qualche giorno fa da Hamas attraverso dei mediatori egiziani,
Avete
invaso la Palestina Roma, fischiati deportati ebrei Fischi per Piero
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: La Comunità ebraica di Roma fa parte della nostra storia". Lo stesso Piero Terracina minimizza: "E' stata una cosa molto contenuta a cui non darei così tanto peso. Hanno detto frasi contro Israele, e soprattutto contro gli ebrei, ma questa purtroppo è una cosa ricorrente".
( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del ROMA Fischi ai fratelli Terracina, sopravvissuti ai lager Piero e
Alberto Terracina che insieme ad altri sopravvissuti dei lager nazisti hanno
partecipato al corteo di Roma per celebrare la Liberazione sono stati fischiati
ieri da alcune persone che hanno incrociato la manifestazione poco dopo la
partenza. Al gruppo di manifestanti che sfilavano dietro le bandiere con la
stella di Davide e dietro lo striscione della brigata ebrea partigiana, alcuni giovani hanno indirizzato frasi del tipo "voi siete
gli invasori della Palestina vergognatevi". Il gesto è stato stigmatizzato dal
presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo che nel corso della
manifestazione, in piazza del Campidoglio, a conclusione del corteo ha detto:
"Non si fischiano uomini come Piero e Alberto. La Comunità ebraica
di Roma fa parte della nostra storia". "Chi provoca ci può essere
sempre, soprattutto in una manifestazione, ma per fortuna non è successo niente
e questa è la cosa più importante. C'è stato un autocontrollo straordinario.
Qualcuno ha voluto dire quelle frasi offensive ma va bene così". Piero
Terracina commenta così le frasi che sono state indirizzate a lui e ai
manifestanti che sfilavano con le bandiere con la stella di Davide al corteo
romano che ha celebrato la liberazione.
( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Le piazze d'Italia: non si riscrive la storia A Milano e in
tante altre città grandi cortei: "La Liberazione? Noi diciamo: "non
si tocca"" di Oreste Pivetta / Milano ERANO MIGLIAIA E MIGLIAIA A
Milano, a Torino, a Roma e in tante altre strade d'Italia. Anche ad Alghero,
dove il divieto del sindaco alla banda di suonare "Bella ciao",
perché sarebbe una canzone "di parte", ha prodotto il miracolo di un
coro generale. Bella giornata, anche se ci tocca l'ironia di un vecchio militante
del Pci: "Quando si perde, si corre a manifestare più numerosi".
Erano capitato nel 1994, prima vittoria di Berlusconi: sotto un diluvio sfilò
un fiume di gente, sfilarono anche quelli della Lega. Ieri la Lega non c'era.
Non si può dire quanto lo stato d'animo del suo popolo sia stato riassunto da
un'uscita di Maroni. Citiamo una nota d'agenzia: ""È una giornata
molto impegnativa che sto passando a tagliare il prato". Così Roberto
Maroni, futuro ministro nel governo di Silvio Berlusconi, parla della giornata
che celebra la Liberazione". Rivolgiamo un quesito a Feltri, direttore di
Libero: chi è più "bamba" tra uno dei centomila in piazza a Milano o
a Roma e il futuro ministro? Il corteo di Milano è sfilato per ore. Migliaia di
persone, migliaia di bandiere: Pd in bianco, Pd in rosso, sindacati, Italia dei
valori, verdi, Sinistra Arcobaleno, Rifondazione, l'Europa, la pace,
collettivi, comitati. Una sinistra esiste, "senza rancore", al
contrario di quanto annuncia il giornale della famiglia Berlusconi. Gli slogan
contro Berlusconi sono stati rarissimi. Senza aggressività. Tipo: "Fischia
Bossi, infuria Berlusconi, scarpe rotte eppur bisogna andar". Il manifesto
più violento lo esponeva l'edicola di San Babila: la riproduzione gigante della
copertina dell'Economist, quella che commentava la facciona ilare del
"nostro", con la scritta: "Mamma mia. Here we go again".
C'erano lo striscione dei "palestinesi d'Italia"
e quello della Brigata ebraica, con il grande simbolo d'Israele, che ricordava i combattenti ebrei
nella guerra di Liberazione. Non citava i morti ebrei nelle camere a gas dei
nazisti e quelli, di passaggio, nei campi di prigionia italiani, da Fossoli
alla Risiera di San Sabba, grazie alle nostre leggi razziali. Li ha
ricordati Gianfranco Maris, presidente dell'Aned, l'associazione degli ex
deportati. Ricordava dal palco che mentre Milano veniva liberata, in Germania
si moriva: nelle camere a gas, sotto i colpi di fucili, di fame, di malattie,
nelle marce forzate da un campo di sterminio all'altro. Questa era la realtà
d'allora. I partigiani comunisti, socialisti, di Giustizia e libertà,
cattolici, fecero il miracolo. Quello che in una lettera commossa raccontava il
comandante Giorgio Bocca. Ancora dobbiamo ringraziarlo per il coraggio d'allora
e per la memoria d'oggi. Saranno stati cinquantamila a Milano, probabilmente di
più. Un corteo disordinato, che assediava il centro, in fondo i rumorosi camion
dei centri sociali, ma si facevano sentire anche quelli del Pd, con il loro
camion. In testa c'erano le bandiere dell'Anpi con le medaglie d'oro e lo
striscione dei partigiani tenuto da Nichi Vendola, da Paolo Ferrero, da Filippo
Penati, da Barbara Pollastrini, da Armando Cossutta. Quelle vecchie (d'anni)
bandiere sono state tanto applaudite. Di più ancora è stato applaudito il
gonfalone dell'Anpi di Reggio Emilia: tra le medaglie il tricolore, ricamato si
vedeva il bel volto di Alcide Cervi, il contadino che ebbe i sette figli
trucidati dai nazifascisti. Un giorno Berlusconi disse che avrebbe voluto conoscerlo:
ma si capiva che non sapeva neanche chi fosse e Alcide era morto quando Silvio
era un palazzinaro alle prime armi, nel 1970. Sul palco parlava invece il
nipote di Alcide Cervi, Adelmo: i fascisti gli portarono via il padre quando
aveva due anni. Chissà se il solito Giornale pensava anche a lui oltre che ai
giovani e ai vecchi della Brigata Ebraica, affidando alla raffinata penna di
Giovanna Maglie, ex comunista, ex socialista, ora berlusconista, unica
giornalista Rai ad avere qualche problema con le note spese, l'invocazione di
una "celebrazione bipartisan", nel segno appunto "cancelliamo la
storia e riscriviamola noi". Ma che cosa sia stato il fascismo lo sanno
anche i sassi, la lotta di Liberazione ci restituì la libertà e la dignità.
Come alla fine, dal palco, insisteva Tino Casali, presidente dell'Anpi. Le note
brutte di questa giornata milanese sono state i diciassette cartelloni issati
dal centro sociale Gramigna con i ritratti degli imputati al processo sulle
nuove Br e le scritte sui muri dell'Arcivescovado: "Operai morti. Porci
padroni con voi regoleremo i conti", "Il capitalismo non si riforma,
si abbatte". Giusto per ridar fiato ai vecchi fascisti e pure un'offesa al
cardinal Tettamanzi, che i problemi dei lavoratori non ha mai trascurato. A Milano
non c'era la Moratti, presente due anni fa quando c'era da guadagnare foto e
voti (anche in virtù dei fischi). Nessuno l'ha rimpianta. Lei è riuscita a dare
un'altra pennellata al suo ritratto di mediocre e arrogante sindaco dei suoi
amici e dei suoi e dei loro affari.
( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Olmert respinge la tregua di Hamas, Gaza in ginocchio Allarme
delle Nazioni Unite sulle condizioni umanitarie della Striscia. Due israeliani
uccisi in Cisgiordania di Umberto De Giovannangeli NESSUNA TREGUA Israele ha respinto ieri una proposta di Hamas per una
"hudna" (tregua) di sei mesi nella Striscia di Gaza, ritenendola una
manovra che ha il vero scopo di permettere al gruppo integralista islamico di
riprendersi da un periodo di combattimenti. "Hamas sta prendendo tempo per
potersi riarmare. Non ci sarebbe bisogno di un'azione
difensiva da parte di Israele se Hamas smettesse di colpire gli israeliani con attacchi
terroristici", afferma uno dei portavoce del governo israeliano, David
Baker. "Israele -
aggiunge - continuerà ad agire per proteggere i suoi cittadini". Nessuna
tregua. Nei Territori e in Israele si continua a combattere. E a morire. I corpi di due
guardie israeliane uccise da colpi d'arma da fuoco sono stati scoperti ieri
mattina in una zona industriale della Cisgiordania, alla frontiera con Israele. Secondo la radio militare israeliana, sarebbero
vittime di un attentato di miliziani palestinesi. La radio ha riferito che i
corpi dei due uomini sono stati scoperti sul loro luogo di lavoro, la zona
industriale Netzanel Oz, vicina alla città palestinese di Tulkarm. Hamas e la
Jihad islamica hanno rivendicato l'attacco. In una telefonata da jenin, in
Cisgiordania, il portavoce della jihad islamica abu mujahed, ha spiegato che
l'autore dell'attacco si era infiltrato in Israele
alcuni giorni fa vestito da donne. Entrato nella zona industriale, stamattina
ha aperto il fuoco e nella sparatoria è rimasto lievemente ferito. L'uomo è
comunque riuscito a fuggire. L'attacco è stato rivendicato anche da una fazione
di al Fatah, il partito del presidente palestinese Abu Mazen. L'attacco è stato
invece condannato dall'Anp. L'attentato, dichiara il ministro degli Esteri
palestinese, Riad al Malki, vuole "ostacolare gli sforzi compiuti dal
governo palestinese per assumersi la piena responsabilità della sicurezza in
Cisgiordania". In questo scenario di guerra, cresce l'emergenza umanitaria
nella Striscia di Gaza. A rendere ancor più drammatica la situazione per la
popolazione civile è la penuria di carburante determinata dal blocco della
Striscia imposto da Israele. "È inconcepibile che
le strutture delle Nazioni Unite non possano realizzare i programmi di aiuto
perché i loro mezzi rimangono senza carburante", denuncia Louis Michel,
Commissario europeo per gli aiuti umanitari, che ha chiesto a Israele di garantire immediatamente la ripresa dei
rifornimenti. Ma l'altro ieri il governo israeliano ha attribuito ai
palestinesi le responsabilità affermando che in realtà il carburante si trova
nei depositi presso il valico-terminal di Nahal Oz, e che sarebbe Hamas a
impedirne la consegna all'Unrwa, l'agenzia delle Nazioni Unite per i profughi. "La
realtà è diversa - ha replicato ieri Filippo Grandi, vice commissario generale
dell'Unrwa -: è vero che nei depositi di Nahal Oz si trova ancora del
carburante, ma si tratta di quantità talmente ridotte che le aziende
palestinesi che gestiscono la distribuzione a noi come alle stazioni di
servizio private, non sanno a chi darlo senza scatenare la minacciosa reazione
degli esclusi". La vita a Gaza si fa di giorno in giorno sempre più
difficile. Drammatica. "La strategia del contagocce attuata da Israele - denuncia Filippo Grandi - è una vera e propria
strategia di strangolamento. Noi sappiamo bene che ci sono responsabilità e
colpe da parte delle milizie palestinesi che insistono nel lanciare razzi
contro la popolazione civile israeliana, e noi continuiamo a condannarle: ma è
inaccettabile che in risposta a questo, l'intera popolazione di Gaza venga
tenuta in ostaggio". Migliaia di sostenitori di Hamas si sono radunati
ieri nel nord e nel sud della Striscia per manifestare contro il blocco imposto
al territorio. Circa 5mila persone si sono radunate presso il valico di Erez,
al confine con Israele. Altre 2mila si sono invece
raccolte al valico di Rafah, alla frontiera con l'Egitto. Nessun incidente, ma
tanta rabbia. Che può esplodere .
( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del AVI PAZNERIl portavoce del governo israeliano:
le parole della Libia all'Onu non sono incidente dialettico, tra gli arabi
ostilità contro Israele
"Vergognoso paragonare Gaza ai lager nazisti" / Roma u.d.g. "Le
parole usate dal rappresentante libico all'Onu non sono un deprecabile
"incidente dialettico" ma il sintomo di una ostilità verso Israele molto più diffusa nel mondo
arabo, una ostilità che non si fa scrupolo di offendere e violare la
memoria collettiva di un intero popolo facendo riferimento alla tragedia della
Shoah e ai lager nazisti". A parlare è Avi Panzer, portavoce del governo
israeliano, già ambasciatore dello Stato ebraico a Roma. "Ringrazio
l'ambasciatore italiano Marcello Spatafora - afferma Panzer - per aver compreso
subito la gravità di quelle affermazioni e aver agito con immediatezza per
porre fine alla seduta del Consiglio di Sicurezza". "Gaza come i
lager nazisti". L'affermazione del rappresentante della Libia al Consiglio
di Sicurezza ha scioccato Israele e scatenato
polemiche nella comunità internazionale. Qual è in proposito la sua opinione?
"Si è trattato di una affermazione gravissima in sé e per quello che
nasconde: parole intrise di una ostilità pregiudiziale non solo verso Israele ma nei confronti dell'intero popolo ebraico.
L'accostamento tra la situazione di Gaza e i lager nazisti è semplicemente
vergognoso ed è indice di una ostilità diffusa nel mondo arabo verso Israele non per ciò che fa ma per ciò che è: il focolaio
nazionale del popolo ebraico". Resta la situazione drammatica di Gaza.
"La sofferenza a cui è costretta la popolazione civile della Striscia di
Gaza ha un solo responsabile: Hamas. È Hamas con la sua azione terroristica che
tiene in ostaggio due popoli: i palestinesi di Gaza e i civili israeliani che
vivono in quelle città, come Sderot e Asqhelon, quotidianamente colpite dai
razzi Qasam sparati dai miliziani palestinesi. Israele
si è ritirato unilateralmente da Gaza già da alcuni anni, Israele
non ha alcuna intenzione, alcun interesse a rioccupare Gaza. Ciò che
esercitiamo è il diritto-dovere di garantire la sicurezza dei nostri cittadini.
Il blocco di Gaza è una reazione, dolorosa ma necessaria, al lancio dei razzi.
Se questi at tacchi avranno fine, avrà fine anche il blocco. Questo è chiaro a
tutti, a cominciare dalla dirigenza palestinese moderata che è l'altro
obiettivo di Hamas è dei suoi sponsor internazionali. Ma ciò che avviene a Gaza
non giustifica minimamente l'accostamento ai campi di sterminio nazisti. Chi ha
osato farlo, fa finta di non sapere che in quei lager furono sterminati milioni
di donne, uomini, bambini colpevoli solo di essere ebrei. Dietro questo
accostamento c'è il pericolo più grande, il virus più letale, che in tutti
questi anni abbiamo cercato di denunciare al mondo... ". Qual è questo
virus, ambasciatore Panzer? "Quello di un antisionismo che si alimenta del
peggiore antisemitismo. Coloro che lo propagandano hanno in realtà un solo
fine, quello più volte esternato dal presidente iraniano Ahmadinejad:
cancellare lo Stato d'Israele, lo "Stato degli
Ebrei", e per raggiungere questo obiettivo l'Iran sta costruendo l'arma
nucleare, e nel frattempo finanzia e arma i più pericolosi gruppi armati
mediorientali, da Hamas a Hezbollah. Costoro non hanno alcun interesse a una
soluzione del conflitto israelo-palestinese, al contrario sostengono in tutti i
modi quei gruppi estremisti che col terrorismo hanno sempre cercato di sabotare
ogni tentativo negoziale. Israele continuerà a
negoziare con il governo dell'Autorità palestinese e con il presidente Abbas ma
questo non ci esime da contrastare con la necessaria forza i gruppi
terroristici". Israele ha rigettato l'offerta di
tregua avanzata da Hamas. Perché? "Perché è una falsa tregua, che serve ad
Hamas per riarmarsi e rinserrare le proprie fila. È già avvenuto in passato e
noi non cadremo in questa trappola. Hamas era e resta un'organizzazione che fa
del terrorismo il suo marchio di fabbrica. Per Israele
l'unico interlocutore con cui negoziare resta il presidente Abu Mazen".
( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Ricorderai! Moni Ovadia La celeberrima epigrafe che Primo Levi
pose in apertura della sua opera più famosa Se questo è un uomo recita così:
Voi che vivete sicuri / Nelle vostre tiepide case, / voi che trovate tornando a
sera / il cibo caldo e visi amici: / considerate se questo è un uomo / che
lavora nel fango / che non conosce pace / che lotta per un pezzo di pane / che
muore per un sì o per un no. / Considerate se questa è una donna, / senza
capelli e senza nome / senza più forza di ricordare / vuoti gli occhi e freddo
il grembo / come una rana d'inverno. / Meditate che questo è stato. / Vi
comando queste parole: / scolpitele nel vostro cuore / stando in casa andando
per via, / coricandovi alzandovi; / ripetetele ai vostri figli / o vi si
sfaccia la casa, / la malattia vi impedisca, / i vostri nati torcano il viso da
voi. Ieri, di ritorno dalla manifestazione per il 25 aprile, "giorno della
Liberazione" e dopo avere ascoltato in televisione le parole
inequivocabili del nostro presidente Giorgio Napolitano, mi sono persuaso che
il vibrante monito e il terribile anatema contenuti nell'epigrafe di Primo Levi
non siano da riferire in modo "ristretto" all'inferno del lager, ma
si debbano estendere a tutta la violenza messa in campo dalla barbarie
nazifascista nel tempo della sua esistenza criminale, omicida e genocida. Sono
più che mai convinto che l'anatema sia rivolto anche contro coloro che non
compiranno il dovere di ricordare e che vogliono far calare l'oblio o, peggio
ancora, la calunnia contro la lotta antifascista che si chiama Resistenza. Le
operazioni revisioniste miranti a graduare e ad attenuare la natura brutale e
violenta in sé del fascismo per separare l'episodio ingiustificabile delle
leggi razziali dal resto degli spaventosi crimini fascisti, rientrano nella
fattispecie dell'avvelenamento dei pozzi della memoria. Chi coltiva e diffonde
la profonda consapevolezza che, nell'Europa odierna, democrazia ed antifascismo
siano consustanziali ed appartengano a tutti gli europei democratici a
prescindere dalla loro collocazione politica, devono chiedere con fermezza che
chi rifiuta il valore della lotta partigiana di liberazione dal nazifascismo,
chi non riconosce la differenza fra "i morti per odio e i morti per
amore" - per dirla con le parole del grande sacerdote cattolico e
partigiano David Maria Turoldo -, si astenga dal celebrare il Giorno della
Memoria, perché la sua presenza arrecherebbe un'offesa inaccettabile alle
vittime e ai loro cari. Oggi, alla manifestazione del 25 aprile, fra le varie
bandiere rosse e multicolori dell'Anpi, degli ex deportati, di Giustizia e
Libertà, del Pd, dei sindacati laici e cattolici, della sinistra oggi
extra-parlamentare, sventolavano anche le bandiere bianche con le strisce
azzurre e la stella di Davide che è l'attuale bandiera
dello Stato d'Israele ma
che alla manifestazione di ieri rappresentavano la jewish brigade, la brigata
ebraica di Sua Maestà britannica che combattè in Italia contro i nazifascisti.
È bene che tutti ricordino che Israele nacque come nazione moderna in conseguenza della vittoria sul
nazifascismo e della liberazione. Le comunità ebraiche imparino dunque a
diffidare dei consensi alla politica dell'attuale governo israeliano da parte
di coloro che sputano sulla memoria della Resistenza perché quei consensi sono
falsi e ipocriti. Noi siamo chiamati al dovere sacrale di ricordare la Shoà, ma
lo stesso sacrale dovere ci chiama a ricordare lo sterminio di rom e sinti, di
menomati, omosessuali, deportati politici, testimoni di Jehovah, di tutte le
vittime degli stermini nazifascisti e dei caduti della Resistenza. Tramandiamo
ai nostri figli, nipoti e pronipoti le memorabili parole di Piero Calamandrei,
partigiano e padre della Costituzione perché le imparino a memoria e siano
pronti a ripeterle in ogni circostanza in cui venga messa in pericolo la nostra
libertà: Lo avrai camerata Kesserling il monumento che pretendi da noi italiani
/ ma con che pietra si costruirà / a deciderlo tocca a noi. / Non coi sassi
affumicati dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio / non colla terra dei
cimiteri / dove i nostri compagni giovinetti riposano in serenità / non colla
neve inviolato delle montagne / che per due inverni ti sfidarono / non colla
primavera di queste valli / che ti vide fuggire / ma soltanto col silenzio dei
torturati / più duro d'ogni macigno / soltanto con la roccia di questo patto /
giurato fra uomini liberi / che volontari si adunarono / per dignità non per
odio / decisi a riscattare / la vergogna e il terrore del mondo. / Su queste
strade se vorrai tornare / ai nostri posti ci ritroverai / morti e vivi collo stesso
impegno / popolo serrato intorno al monumento / che si chiama ora e sempre /
RESISTENZA. Malatempora.
( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Gaza e Auschwitz, i nemici di due popoli Umberto De
Giovannangeli Segue dalla Prima Rifacendosi ai lager nazisti, pretendendo che
nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla situazione a Gaza fosse
inserito il termine "Olocausto", il poco diplomatico signor Ibrahim
Dabbashi ha riesumato il peggior armamentario antisemita, quello che cerca oggi
di mascherarsi dietro l'antisionismo. Chi si è reso responsabile di questa
improvvida, e vergognosa, esternazione ha usato il dramma di una popolazione,
quella di Gaza, per fini di propaganda che nulla hanno a che vedere con la
drammatica condizione in cui versano un milione e quattrocentomila civili
palestinesi, gli "ingabbiati di Gaza". Imbastendo il paragone Gaza-
Auschwitz, il viceambasciatore libico si è conquistato le prime pagine della
stampa internazionale, divenendo l'idolo dei siti web jihadisti, ed è riuscito
a tanto infangando la memoria di un popolo, quello ebraico, e oscurando il
dramma di un altro popolo, quello palestinese. Un dramma, sì. Che per essere
considerato tale non ha bisogno di ignobili paragoni con i lager del Terzo
Reich. L'Unità ha dato conto, e continuerà a farlo, della tragedia degli
"ingabbiati di Gaza": ha raccontato e continuerà a farlo la
sofferenza quotidiana di donne, anziani, bambini, di decine di migliaia di
famiglie che vivono da tempo sotto la soglia di sussistenza (due dollari al
giorno). Abbiamo documentato, e continueremo a farlo, una emergenza umanitaria
che si aggrava di giorno in giorno, colpendo i più deboli, non certo i capi di
Hamas. Gaza è un inferno, una prigione a cielo aperto, ma ciò non giustifica in
alcun modo l'affermazione, reiterata il giorno dopo dallo stesso viceambasciatore
libico, secondo cui "vivere nella Striscia di Gaza è persino peggio che
stare in un campo di concentramento nazista" e questo perché "ci sono bombardamenti quotidiani da parte di Israele che non c'erano nei campi di
concentramento": una esternazione che troverebbe l'entusiastico sostegno
dei negazionisti alla David Irving e di quanti, nel mondo arabo e non solo,
continuano a diffondere e usare uno dei testi fondamentali dell'antisemitismo:
I Protocolli dei Savi di Sion. Il dramma degli "ingabbiati di
Gaza" viene così oscurato, violentato, usato strumentalmente da quanti
hanno un unico interesse: agitare il Nemico Sionista, l'Ebreo come Male
assoluto. Le punizioni collettive non sono solo contrarie al diritto umanitario
internazionale e come tali da rigettare perchè colpiscono la popolazioe civile;
le punizioni collettive inflitte alla popolazione di Gaza finiscono per
alimentare rabbia, frustrazione, e accrescere le fila dei gruppi jihadisti.
Quelle punizioni rafforzano Hamas e indeboliscono la leadership moderata del
presidente palestinese Abu Mazen. Quelle punizioni non accrescono la sicurezza
d'Israele - a cominciare dalla popolazione del Negev
bersagliata quasi quotidianamente dai razzi Qassam che dalla Striscia vengono
sparati dai miliziani palestinesi - semmai la minano. Ma della tragedia della
gente di Gaza al rappresentante libico all'Onu interessa poco o niente. E come
a lui, ai tanti rais arabi che nel corso del tempo hanno usato la questione
palestinese per fini di potere, vestendo i panni del "nuovo
Saladino": fu così per Saddam Hussein, lo è stato per il siriano Hafez
Assad o il libico Gheddafi, lo è oggi per l'iraniano Ahmadinejad. Non saranno
certo costoro a porre fine alle sofferenza degli "ingabbiati di
Gaza", né da loro verrà mai un impulso per raggiungere finalmente una pace
giusta, stabile, fondata sul principio di due popoli, due Stati. Nemico di due
popoli: questo si è rivelato essere il viceambasciatore libico alle Nazioni
Unite: al quale farebbe bene passare un giorno a Gaza e visitare un lager
nazista. Forse riuscerebbe ad arrossire di vergogna.
( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del IL LIBRO Il direttore del "Nouvel Observateur"
racconta i suoi incontri con Camus, Gide, Mitterrand, Castro, Kennedy Jean Daniel,
mezzo secolo con la sinistra e contro il colonialismo di Anna Tito "La
sinistra è una patria. O ci sei o non ci sei" annunciò nel 1964 nel primo
numero del prestigioso settimanale d'OltralpeNouvel Observateur il suo
fondatore e tuttora direttore Jean Daniel: e a tale motto è sempre rimasto
fedele. Viene ora a dimostrare il suo costante impegno il libro-intervista con
la giornalista Martine de Rabaudy, Questo straniero che mi assomiglia (Baldini
Castoldi Dalai, 231 pp., 17,50 euro, traduzione di Francesca Ilardi). Se
"per pudore, per vigliaccheria, per senso di responsabilità" finora
"non ho detto tutto", a ottantasette anni, questo "artista del
giornalismo", nonché scrittore atipico, ricorda le proprie vicende
personali, le amicizie, gli incontri, i sodalizi e i conflitti. Da mezzo secolo
osservatore impegnato, Daniel, "ebreo d'Algeria", ricorda la sua vita
caratterizzata dal costante impegno per la sinistra e contro il colonialismo.
Si parte dagli anni dell'infanzia e della prima giovinezza quando conobbe
Albert Camus - che divenne suo perpetuo punto di riferimento - e tutti gli
intellettuali del suo tempo: da André Gide alla Duras, da Foucault a
Solgenitsin, e i politici da Mitterrand a Castro, da Ben Gurion a Kennedy. E
così, fra letteratura e impegno, dai primi passi nel giornalismo pieno di
speranze del dopoguerra, al lavoro all'Express di Jean-Jacques
Servan-Schreiber, rivoluzionario settimanale della gauche modernista, vennero i
reportages sulle atrocità francesi in Algeria, il conflitto
arabo-israeliano e la crisi cubana: Daniel era a pranzo con Fidel Castro quando
giunse nel 1963 la notizia dell'assassinio di John Kennedy, che gli permise di
realizzare un vero e proprio scoop. Di Henry Kissinger, che conobbe nel 1959,
ricorda che "incarnava il genio del realismo politico e della seduzione
intellettuale". In risposta all'affermazione del sociologo Raymond
Aron "io non sarei mai riuscito a ordinare i bombardamenti sulla Cambogia
e poi dormire sonni tranquilli", Kissinger replicò impassibile: "mio
caro, nessuno si sarebbe mai sognato di affidarle una simile missione".
Daniel di certo non si vuole "inventore del giornalismo
intellettuale", pur avendo mantenuto rapporti costanti e di profonda
ammirazione con grandi storici quali Jacques Le Goff e Jean-Pierre Vernant,
regolarmente ospitati sulle pagine del giornale. Se nell'arco di quarant'anni e
più tutti gli intellettuali che contano sono stati accolti nel Nouvel
Observateur, qualcuno a Daniel è mancato: Claude Lévi-Strauss, "che si
rivelò assolutamente inaccessibile"; tuttavia "a lui va la mia
perpetua ammirazione" afferma. "Non porrò mai nessuna verità al di
sopra della vita di un uomo" affermava il suo maestro Camus. E Daniel si è
mai servito del suo ascendente per ritardare o dissimulare una verità allo
scopo di proteggere un potente? "Il punto, nel mio mestiere, non consiste
nel proteggere i potenti - risponde convinto - bensì nel non attaccarli
ingiustamente. Purtroppo lasciai, nel 1979, che l'allora Presidente Valéry
Giscard d'Estaing venisse accusato di aver accettato dei diamanti
dall'imperatore Bokassa". Inoltre "non ho mai trovato pace per aver
taciuto, dopo la guerra d'Algeria, sulla situazione degli harkis, algerini che
combattevano a fianco dell'esercito francese, pur essendo ben consapevole di
quanto accadeva". E non mancano gli aneddoti: "Mitterrand un giorno
mi invitò a seguirlo in un cortile dell'Eliseo per far passeggiare i suoi cani.
Mi chiese di mettermi "al servizio dello Stato", perché "questo
le manca, potrebbe quindi iniziare in qualità di ambasciatore"". Ma
il tutto in un Paese africano del quale Daniel neanche conosceva l'esistenza,
al che il Presidente rispose ridendo "neanch'io!". Per il Ministero
degli Esteri Daniel avrebbe volentieri abbandonato il mestiere di giornalista,
"ma nessuno me lo ha mai proposto". Conclude con il rammarico del
"disincanto della Francia attuale. Confesso di provare molta tristezza,
perché non riconosco più il mio Paese e non mi ritrovo più nei sui valori. E il
fatto più grave che avevo previsto tutto".
( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 100 del
2008-04-26 pagina 3 Genova fischia Bagnasco, Roma insulta gli ebrei di Federico
Casabella A Milano spuntano slogan contro Confindustria: "Operai morti,
porci padroni con voi faremo i conti" Tutto come previsto. C'è chi aveva
detto che questo 25 aprile sarebbe diventata una nuova Resistenza per chi non è
riuscito a resistere all'ultima ondata elettorale. A quelli che "è rimasta
la piazza per far vedere che esistiamo". Detto, fatto. Altro che giornata
della pacificazione nazionale. Basta partire da Genova per capire la giornata
"distorta" della piazze italiane. Qui la cerimonia della giornata
della Liberazione ha visto protagonista il presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano. Prima dell'arrivo del capo dello Stato, una piazza gremita di rosso
con bandiere falce e martello e stendardi della Cgil, ha ricoperto di fischi e
ululati il passaggio dell'arcivescovo di Genova e presidente della Cei Angelo
Bagnasco che, arrivato a piedi dalla vicina sede della Curia arcivescovile,
attraversando piazza Matteotti per raggiungere la Sala del Maggior Consiglio, è
stato bersagliato dai manifestanti. Bagnasco aveva già ricevuto minacce di
diverso tipo per avere espresso perplessità sul riconoscimento delle coppie di
fatto e, da oltre un anno, è costretto a girare con la scorta. Ebrei fischiati.
Ma la contestazione a Bagnasco non è stata l'unica nota stonata della giornata.
A Roma ragazzi vicini a gruppi di estrema destra hanno disturbato
il corteo dei sopravvissuti ai lager nazisti a cui hanno preso parte Piero e
Alberto Terracina, "voi siete gli invasori della Palestina, vergognatevi" è stato l'insulto rivolto ai manifestanti.
Monumenti. A Diano Marina, in provincia di Imperia, nella notte tra giovedì e
venerdì ignoti hanno apposto sul monumento ai caduti un cartello con la scritta
"25 aprile 1945-
( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina II - Milano
La conciliazione L'eredità Il presente Corteo per 50mila: "Non dimentichiamo"
Niente fischi. Dai centri sociali scritte sui muri contro politici e
industriali Milano accoglie manifestanti da tutte le parti d'Italia, per
mettere da parte ogni polemica e superare ogni divisione L'anima di quel giorno
è ancora viva oggi in questa piazza. è di tutti noi, qualunque sia
l'appartenenza politica La bandiera della libertà e della democrazia, anche in
momenti difficili come questi, noi sappiamo sempre tenerla alta Le bandiere
bianche del Pd, quelle di Rc e del Pdci con la falce e martello. Sfila anche la
Brigata ebraica ENRICO BONERANDI (segue dalla prima di Milano) ma lo spirito da
infondere nell'inno partigiano stenta a venire a galla. Pochi li sostengono
nello sforzo canoro. Una strofa, due. Cala il silenzio. Ferrero, unico, alza il
pugno chiuso. "Dai Nichi, tieni duro!", gridano dalla folla a
Vendola. Lui sorride: "Speriamo". Sbaglierebbe chi giudicasse questo
tranquillo 25 aprile milanese privo di slogan contro Berlusconi e la Moratti -
che stavolta, dopo aver conquistato l'elezione a sindaco, non si è fatta
vedere: "Sono fuori città" - solo fermandosi alle prime file un po'
abbacchiate dei politici. Dietro di loro la gente c'era, e tanta, forse più dei
50mila contati dagli organizzatori. Senza i rancori degli anni passati. Pacificata.
Mischiata nei cordoni con bandiere diverse, tra cui quelle tibetane. E non c'è
stata la solita, sgradevole contestazione alla brigata ebraica, rinfoltita dai
radicali e capitanata dalla neo-deputata del Pdl, Fiamma Nirenstein, e da
Dounia Ettaib, presidente dell'Associazione donne
marocchine in Italia ("Sono stata invitata da amici di Israele, è la seconda volta che
partecipo"). Sul sagrato del Duomo, a una ventina di metri di distanza
dalla stella di David e dalla bandiera Usa, sotto gli occhi di un piccolo
drappello di celerini, si sono fermati anche i palestinesi e i loro
simpatizzanti con i colori di Al-Fatah. Nessun attrito tra i due
schieramenti. Solo per prudenza, quando in piazza sono arrivati i ragazzi dei centri
sociali, la digos ha consigliato di ammainare le bandiere israeliane. Il
vicesindaco Riccardo De Corato ha stigmatizzato il "basso livello di
democrazia e tolleranza" dei centri sociali, dando forse eccessivo peso
alle scritte muscolari che qualche anarchico e ragazzo dei centri sociali ha
lasciato sui muri dell'arcivescovado. è vero che non è civile scrivere
"Morte alla confindustria" e "Operai morti, porci padroni con
voi presto regoleremo i conti". E che giravano volantini di insulti al
governo della città, mentre quelli del Gramigna di Padova portavano i ritratti
dei 14 imputati al processo milanese contro le nuove Br. Ma la
"sovversione" si è fermata lì. La gran parte delle frange radicali ha
sfilato in coda al corteo seguendo i propri assordanti sound-system, deviando
in corso Europa per raggiungere piazza Duomo dal lato dell'Arengario,
allestendo poi un proprio contro-palco con slogan irridenti diretti soprattutto
contro la sinistra arcobaleno. "Traslochi da Fausto? Da Roma a Milano in
poco tempo". "Ehi, rifondazione! Dicevate sempre che noi dei centri
sociali dovevamo andare a lavorare: andateci voi, adesso!".
"Rifondazione, impara la lezione. Ci servi nelle piazze, non sulle
poltrone". Finale poco rispettoso per la patria, ma almeno con un guizzo
di creatività: dopo Bella ciao rivista e corretta dai Modena City Ramblers,
l'altoparlante dei ragazzacci ha diffuso l'inno di Mameli. Per farci sopra le
pernacchie. Quelli della Lega, alleati di De Corato, con la bandiera italiana e
Mameli hanno fatto di peggio. Il cuore e lo spirito del 25 aprile erano nelle
migliaia di milanesi che hanno reso omaggio ai partigiani e all'idea di libertà
che rappresentano. I militanti di Rifondazione e del Pdci hanno rispolverato
tutte le vecchie bandiere rosse con la falce e martello, ma qualcuno ha avuto
il coraggio civile di portare in giro anche quella della sinistra arcobaleno,
mentre sono ricomparsi i vecchi simboli del Pci. Una decina di Soli ridenti. E
tante bandiere del Pd, su autentico e originale sfondo bianco, non rosso come
si sono inventati a Torino. C'erano anche Dario Fo e Franca Rame. Commossi:
"Siamo qui per dimostrare il nostro attaccamento ai valori della
Resistenza, che ormai si sono cancellati. C'è tanta gente che batte le mani e
che si bacia. Così ci sentiamo meno disperati dopo la vittoria di
Berlusconi". Sul palco parlano in tanti, da Antonio Pizzinato a Tino
Casali a Gianfranco Maris. Viene letto un messaggio di Giorgio Bocca. Qualche
bordata di fischi quando prende la parola Angelo Giammario per la Regione. Tra
i politici, il più applaudito in corteo è stato Nichi Vendola. Che commenta:
"La resistenza non è alle nostre spalle, ma sulle nostre spalle. Il 25
aprile è lo spartiacque della storia della libertà".
( da "Voce d'Italia, La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Dopo la giornata
del V2Day, un'esempio di libera volonta' d'informazione Liberta' di stampa:
lottare dall'interno Storia di un "musulmano-sionista", simbolo dei
coraggiosi che non scappano C'è chi dice no. Se è apprezzabile l'impegno di chi
lotta per cambiare il proprio paese a costo dell'incolumità personale, tanto da
dover chiedere protezione all'estero, ancora di più lo è chi sceglie di
rimanere in patria, convinto che sia quello il proprio posto. Questo articolo è
dedicato ad uno di questi coraggiosi. L'"American jewish commitee"
riporta il caso di Salah Uddin Shoaib Choudhury, un giornalista del Bangladesh
editore di un settimanale in lingua inglese. Choudhury è da sempre impegnato
per il rispetto interreligioso, contro il radicalismo islamico, per le relazioni
con Israele; operando in un paese
musulmano tra i più popolosi e fondamentalisti del mondo, è stato accusato di
tradimento, sedizione e bestemmia. Imprigionato, torturato e messo sotto
processo, ora rischia finanche la pena di morte. Dopo violenze di ogni tipo e
la negazione dell'espatrio da anni, l'attivista civile qualche mese fa si è
potuto recare negli Stati uniti per ricevere un premio; un'occasione
ghiotta per tentare la fuga e chiedere asilo politico, come forse auspicavano
le stesse autorità del suo paese (vuoi per togliersi una spina dal fianco, vuoi
per promuovere la propria immagine internazionale). Onorati i suoi impegni,
invece, ha preso l'aereo per Dhaka ed è tornato a casa. Le parole di Choudhury,
per la cronaca, sono state: “Noi dobbiamo lottare. Non mi piace chi critica il
radicalismo e poi si rifugia in occidente per tenere tranquillamente
conferenze. Il problema è nel mio paese e lì devo combattere la mia battaglia”.
La sua tesi è che che il sistema si cambia dall'interno essendo i governanti -
non i connazionali - ad essere violenti: è così che le forze islamiche, con il
patrocinio di forze straniere come quelle saudite, guadagnano nuovi adepti.
“Aiutateci ad essere più forti”, ha detto, “unite la vostra voce alla nostra,
perché se restiamo in silenzio la storia ci insegna già quali saranno le
conseguenze nefaste; e quando saremo più forti, gli integralisti varranno per
la minoranza che sono. No alla jihad, no alla negazione dell'Olocausto, no alla
cultura dell'odio”. C'è chi dice no. Da parte nostra, perlomeno, possiamo
provare a farlo sentire un po' più forte. Marco A. Marcuccio
marco.marcuccio@voceditalia.it.
( da "Voce d'Italia, La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri un programma
medico sperimentale prevede un utilizzo controllato della
sostanza per i reduci traumatizzati Israele, un extasy per dimenticare la guerra La psicoterapia resta la
chiave per la guarigione. Ma un assunsione controllata puo' sbloccare
emotivamente i malati Tel Aviv,26 apr.- L'esercito israeliano ha avviato una
sperimentazione medica con l'extasy allo scopo di trattare i traumi di cui
soffrirebbero numerosi reduci di Zahal. Uno staff di medici della
clinica psichiatrica di Beer Yakov, a sud di Tel Aviv, starebbe effettivamente
sperimentando l'MDMA, principale molecola del composto che costituisce
l'exatsy, su un gruppo di soldati affetti da forte stress post traumatico. I
dottori Rakefet Rodriguez, Sergio Marciveski e Marina Kaufchicz, che stanno
portando portando avanti il programma sperimentale sono convinti che la
psicoterapia rimanga la chiave per la guarigione, tuttavia considerano che un
utilizzo controllato dell'ecsatsy sia un utile trattamento. Secondo i medici il
suo scopo principale sarebbe quello di “sbloccare” emotivamente i reduci,
spesso restii ad aprirsi per rivangare esperienze traumatizzanti. Se questo
tipo di sperimentazioni andasse a buon fine potrebbe aprire la strada a nuovi,
e rivoluzionari trattamenti nel campo delle sindromi post traumatiche dovute a
esperienze di guerra. M.A.
( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
DUBAI Al Qaeda
risponde al cortometraggio anti-Islam del parlamentare olandese Geert Wilders,
Fitna, con un documentario anti-americano dal titolo "Massacri" e una
vignetta contro Papa Benedetto XVI. Accade in uno dei forum islamici più
frequentati dai seguaci di Al Qaeda, che ha aperto ieri una nuova pagina dal
titolo: "Risposta al film chiamato Fitna realizzato dal crociato odioso
Wilders". Accanto al link, attraverso il quale è possibile scaricare il
documentario di Al Qaeda, appaiono alcune vignette e foto. La prima mostra una
stella di Davide al centro della quale è disegnata una croce e una colomba
bianca con una didascalia in rosso che dice: "I cristiani e gli ebrei,
sono loro i terroristi e la loro presenza lo testimonia". Vengono poi
mostrate due foto di repertorio, una del Vietnam e l'altra della Palestina, dove appaiono diversi cadaveri sul terreno, ed
una terza immagine che riguarda gli abusi commessi da alcuni soldati americani
nel carcere iracheno di Abu Ghraib. Il sito commenta: "Chiedete del
Vietnam, chiedete della Palestina, chiedete
dell'Iraq". Infine nella stessa pagina appare una foto del Papa con il
volto coperto dalla sua mantella sollevata da un colpo di vento. Subito dopo è
stata inserita una vignetta dove il Pontefice viene mostrato con il simbolo
nazista accanto al presidente americano George W. Bush, sopra a una serie di
spade e scudi crociati che infilzano bandiere su cui sono scritti i nomi di Palestina, Afghanistan, Iraq e Libano. Sullo sfondo della
vignetta sono presenti numerosi teschi e del sangue. Su entrambe le immagini ci
sono didascalie molto eloquenti: "I veri nemici dell'Islam sono il Papa
crociato, che Allah lo maledica, e il capo della campagna crociata Bush".
Il video attacca in particolare gli Stati Uniti e Israele ed è stato montato come se fosse
una sorta di documentario su quanto fatto negli ultimi 40 anni dagli eserciti
di questi due paesi. Non mancano le immagini dei bombardamenti al Napalm
effettuati dall'esercito americano in Vietnam, inframmezzate da fotogrammi di
video realizzati dalla cellula irachena di Al Qaeda che mostrano neonati morti.
La tesi sostenuta da questo documentario jihadista è che le guerre condotte
dagli Stati Unti e da Israele in Medio Oriente
rientrino in un piano di "crociata anti-islamica".
( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Marwan, 27 anni, si
è fatto saltare in aria ad Algeri. Zuheir ci ha ripensato all'ultimo momento
Hanno presentato domanda scritta per essere ammessi da Al Qaeda tra gli
aspiranti uomini bomba Così si forma il martire di Allah Ai volontari vengono
sequestrati telefonini e passaporti Esercizio fisico, arti marziali, teologia:
i corsi previsti per chi vuole immolarsi FABIO SCUTO I video diffusi via web ce
li mostrano prima. Mentre giurano sul Corano e imbracciano un Ak-47 per assumere
un'aria marziale, si sforzano di dare un tono militare a una voce appena uscita
dall'adolescenza, perché dopo di loro non resterà più nulla. Svaniranno in una
nuvola di fuoco mentre l'esplosione e l'onda d'urto semineranno morte
tutt'attorno. Ma sappiamo poco o nulla sulla selezione dei volontari e
dell'addestramento di un kamikaze prima del "sacrificio nel cammino di
Dio". "So bene quello che faccio... E sarà qualcosa di cui tutti
parleranno molto presto", sono state le ultime parole che Marwan Boudina,
alias Mouad Ibn Jabal, elettricista di 27 anni che viveva nella bidonville di
Badjarrah ha scambiato con la madre al telefono qualche giorno prima di farsi
saltare in aria davanti il palazzo del governo di Algeri l'11 aprile del 2007,
un massacro. Chi era Marwan? da dove veniva? come era stato reclutato? Si sa
solo che aveva abbandonato la casa dove viveva con i genitori e i fratelli nel
2006 per scomparire, entrare nel maquis islamico. Quello che si sa invece con
maggiore certezza è che Al Qaeda nel Maghreb dispone in Algeria di almeno 33
candidati pronti "al martirio". L'aspirante kamikaze di Al Qaeda deve
fare una domanda scritta che verrà esaminata dal capo della branca qaedista,
l'emiro Abdelmalek Droukdel o da qualcuno dei suoi cinque luogotenenti. Una
cellula segreta, la Loudjat al-Tadjassouss (Sorveglianza e spionaggio), si
prende l'incarico di sorvegliare i volontari "al martirio",
controllare che non ci siano "cedimenti" dell'ultimo minuto, sventare
tentativi di infiltrazione o tradimento. Zuheir Abzar è invece il primo
aspirante kamikaze che ha fatto quasi l'intero percorso, all'inferno e ritorno.
Non voleva morire in Algeria, sognava di partire per l'Iraq per morire nel
martirio, in un Jihad vero, quello contro gli americani, come molti altri "fratelli
algerini". All'inizio dello scorso anno raggiunge i gruppi islamici. Ma
dopo qualche settimana è assalito da dubbi e la convinzione vacilla: dopo
essersi unito ai qaedisti riesce a scappare. E questa è la sua storia. Zuheir è
di Mohammedia, un quartiere popolare di Algeri, strade, stradine, viuzze,
casermoni abitati con la densità di un alveare, spesso due tre famiglie per
appartamento, pochi dinari nelle tasche della gente che non smette mai di
ripetere "lo Stato è ricco e noi...". La sua famiglia non fa
eccezione, sette fra sorelle e fratelli, il padre piccolo commerciante, la
madre aiuta come può nella bottega. Educato ma introverso, studia per diventare
elettrotecnico, gli amici lo raccontano come un ragazzo semplice, con la
fissazione del calcio e gli sguardi audaci da lanciare alle ragazze. La
religione, l'Islam, non ha un ruolo centrale nella sua vita fino all'inizio del
2006, quando comincia a frequentare la moschea del quartiere, a due passi da
casa. Si alza all'alba per la preghiera e non torna a casa se non ha
pronunciato quella della sera. Un improvviso slancio religioso che però non
allarma la famiglia. A casa parla spesso della guerra in Iraq, delle stragi di
civili, della caduta di Saddam, i colpi messi segno dalla guerriglia. Ma nessuno
presta attenzione ai suoi stati d'animo. Nel luglio del 2006 passa due
settimane di "vacanza" nella regione di Zemmouri, una cinquantina di
chilometri a est di Algeri. A casa dice che va qualche giorno a casa di un
amico. Nella zona - indicano i rapporti dell'antiterrorismo algerino - ci sono
dei capisaldi delle attività dell'ex Gspc - il Gruppo salafita per la
predicazione e il combattimento confluito in Al Qaeda nel settembre 2007.
Addestramento fisico, arti marziali, corsi di teologia e prediche incendiarie
contro il potere danno il ritmo delle sue giornate. Nati alla fine degli anni
Ottanta, questi campi sono una sorta di università estiva del Jihad. Fra gli
istruttori del campo clandestino c'è Aissa. Barba corta, fisico scattante per i
suoi 35 anni. Aissa è un veterano, si è fatto le ossa prima nel Fis, poi nel
Gia e alla fine si è unito ai gruppi salafiti. E' il responsabile del
reclutamento per tutta la zona a est di Algeri. Zuheir è attratto dalla sua
personalità e Aissa lo prende sotto la sua protezione. Al termine del
"campo" gli raccomanda, una volta rientrato a Algeri, di prendere
contatto con la moschea di Apreval, nel quartiere di Kuba, una delle banlieue
della capitale dove gli islamisti pescano a piene mani fra la gioventù
disillusa della città. Nella moschea officia i riti l'imam Amin Kerkouche, per
tutti lo sceicco Amin. Diplomato in teologia in Arabia saudita, lo sceicco Amin
è un abile tribuno, riscuote un certo seguito e il suo ascendente sui ragazzi è
forte. Con lo sceicco Amin il rituale è sempre lo stesso. Dopo la preghiera
serale nella moschea organizza sempre dei tavoli di discussione per esortare al
Jihad, i suoi interventi ruotano sempre attorno alla guerra in Iraq. Durante
questi incontri - aperti solo a gente "sicura" - sono proiettati
video della guerriglia irachena. Spesso le "conversazioni" vanno
avanti fino alle prime luci del mattino. Spinto da quelle prediche infuocate
Zuheir non fa più mistero dei suoi pensieri, racconta a tutti che il suo più
grande desiderio è quello di offrirsi come martire e di morire nel sacrificio.
Lo sceicco Amin stempera i suoi ardori, lo invita alla pazienza. Ma dopo
l'esecuzione di Saddam Hussein a Bagdad Zuheir si rimette di nuovo al suo imam:
"Voglio che mi indichi la strada per andare in Iraq e vendicare
Saddam". Lo sceicco all'inizio si mostra riottoso, poi lo mette in
contatto con un "reclutatore" di volontari per l'Iraq. è lui che
spiega a Zuheir che il cammino verso Bagdad è lungo, molto lungo. Passa per i
campi della guerriglia integralista nelle foreste della Cabilia. A gennaio
dell'anno scorso, una settimana dopo il primo colloquio con il reclutatore,
Zuheir va alla stazione di Kharrouba. Da qui con altre sei "reclute"
del Jihad, a bordo di due auto guidate da "passatori" raggiungono la
cittadina di Bordj Menaiel, in Cabilia, poi a piedi si avviano verso le
montagne. All'arrivo ai volontari vengono sequestrati telefonini e passaporti.
Isolati e nelle mani di veterani del Jihad, divisi in piccoli gruppi, le
reclute consumano le loro giornate nell'esercizio fisico, a scavare rifugi,
tagliare legna, costruire piccole fortificazioni, prendere acqua al torrente,
lavarsi i panni e prepararsi da mangiare. I ritmi delle prediche sul Jihad
contro il potere algerino, la guerra in Iraq, in Afghanistan, l'occupazione della Palestina si fanno sempre più infuocate. Anche qui, i lunghi sermoni sono
accompagnati da video che riprendono attacchi kamikaze, attentati della
guerriglia irachena, attacchi contro le caserme dell'esercito. Poi le reclute
vengono iniziate al Founun al-Qital, l'arte della guerra. Assieme ad
altri volontari Zuheir impara l'uso delle armi e le tecniche di posizionamento
degli esplosivi. Ma le settimane passano e Zuheir capisce che il martirio in
Iraq è il miele per attirare i giovani ma la realtà è ben diversa: Al Qaeda nel
Maghreb ha bisogno di carne da cannone, il miraggio dell'Iraq svanisce, ogni
giorno è più lontano. Oltre alle privazioni, al freddo, alla mancanza di
igiene, alla promiscuità, al cibo scadente e infetto, alla mancanza di sonno,
agli spostamenti continui per non essere individuati, Zuheir capisce che lo
stanno preparando a morire in Algeria, magari in un attacco a una caserma di
periferia; lui, l'apprendista kamikaze che sognava di avere il suo martirio in
Iraq. Tre mesi dopo essere partito come volontario per morire a Bagdad, Zuheir
vacilla nelle sue convinzioni e decide di fuggire dal campo: lo fa di notte
durante un cambio della guardia. Vaga per giorni nelle foreste della Cabilia
ricercato armi alla mano dagli stessi "fratelli" che lo hanno
addestrato: non c'è perdono per chi si tira indietro, solo una raffica calibro
7,62 o la lama di un coltello. Riesce in qualche modo a uscire dalla regione e
raggiunge la capitale: Zuheir vuole tornare a casa. Due settimane dopo il suo
ritorno in città sarà individuato e arrestato dai "Ninja", i reparti
speciali dell'antiterrorismo, a qualche isolato da casa sua. I suoi genitori ne
avevano denunciato la scomparsa e una foto presentata all'ufficio passaporti lo
ha fatto individuare. Ora è nella prigione di massima sicurezza di Serkadj,
sulle colline di Algeri, aspetta di essere giudicato. Non si è macchiato di
nessun delitto, potrebbe beneficiare della legge del perdono fortemente voluta
dal presidente Abdelaziz Bouteflika, ed essere fuori in un paio d'anni. Nello
stesso carcere, in un altro braccio, c'è quasi tutto il reseau integralista che
l'ha sedotto e attirato nel maquis. Sarà difficile che per loro il pesante
portone di cedro del XVI secolo di Serkadj si possa aprire.
( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura COSì FU RIVOLUZIONATA
LA GENETICA Ritratto di Joshua Lederberg, premio Nobel recentemente scomparso,
autore di fondamentali ricerche Era un ciclone intellettuale. Passò
dall'immunologia all'intelligenza artificiale Ebbe a 21 anni le prime
intuizioni sugli scambi sessuali fra microrganismi LUCA E FRANCESCO
CAVALLI-SFORZA Quando Joshua Lederberg, un ricercatore che aveva appena
compiuto 21 anni, annunciò di avere osservato nei batteri comportamenti che si
potevano spiegare solo come scambi sessuali, la maggior parte degli scienziati
presenti accolse la novità come una stupidaggine, un abbaglio se non una
provocazione. Si era nel
( da "Riformista, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Segue scambio di
accuse e duello finale a matrix Veleni politici sullo stupro di Roma Sfida
all'ultimo voto, la procura interroga il teste sui suoi rapporti con Alemanno e
secreta gli atti (segue dalla prima pagina) È una campagna elettorale iniziata
male e finita peggio quella per il Campidoglio. Eppure, la giornata di ieri,
che ha chiuso la campagna elettorale, avrebbe potuto avere tutt'altro segno,
magari quello della sfida a distanza tra gli Amici di Maria De Filippi - alla
cui festa a Tor Bella Monaca Alemanno aveva in agenda di intervenire - e la
festa "de sinistra" con Marina Rei e Simone Cristicchi con cui si è chiusa
la campagna elettorale di Rutelli e Zingaretti. Invece, anche l'ultima giornata
ha riservato qualche sorpresa. Spiacevole, però: le volgarità e i colpi bassi
nessuno ha voluto risparmiarseli. Il caso La Storta, appunto, e non soltanto. È
questo però il capitolo che inquieta di più. Tanto vale, allora, partire da qui
per raccontare l'ultimo giorno di campagna elettorale. "Sott'acqua dicono
che è stata la destra a organizzare lo stupro della studentessa del Lesotho.
Sono dei cialtroni e vanno rimandati a casa". Così Gianni Alemanno ha
deciso di passare al contrattacco. Già, perché dubbi e domande sui fatti de La
Storta era da un po' che circolavano senza trovare sbocco pubblico. E quello
sbocco glielo ha dato proprio il candidato del Pdl reagendo a quanto il suo
avversario aveva dichiarato nel corso di una trasmissione tv. "Alcune di
queste vicende degli ultimi giorni sono state anche un po' sospette",
aveva detto Rutelli. Il riferimento forse era alle notizie provenienti da
piazzale Clodio dove la Procura aveva disposto la secretazione dei verbali
dell'audizione di uno dei due ragazzi che diedero l'allarme avvertendo i
carabinieri, e affidato le indagini a due pubblici ministeri. Insomma, sembra
di capire che i magistrati ritengano che vi siano ancora alcuni punti da
chiarire sulla vicenda, tra i quali l'orario dell'aggressione e della
segnalazione ai carabinieri. Inoltre, sembra che una donna di nazionalità
rumena abbia riferito agli investigatori che, sull'uomo accusato
dell'aggressione, nella comunità rumena fossero girate voci circa un suo
coinvolgimento in un gesto teso a screditare la stessa comunità. Di ciò, però,
non vi sono riscontri in Procura. Che tra Alemanno e Rutelli tirasse una brutta
aria era stato chiaro sin dalla mattina. In attesa dello scontro finale a
Matrix , i due si erano appena sfiorati a piazza Venezia per le celebrazioni
del 25 aprile. Entrambi dietro il Capo dello Stato, si sono bellamente
ignorati, neppure uno sguardo né una stretta di mano. Baci e abbracci, invece,
Rutelli li ha scambiati con Walter Veltroni a piazza del Campidoglio dove si è
conclusa, sulle note di Bella Ciao , la manifestazione per la Liberazione. Ma
il 25 aprile è stata anche l'occasione per la consueta serie di rudi botta e
risposta. A dare il via questa volta è stato Veltroni. "Si tratta di un
atto di spregio nei confronti della democrazia", ha attaccato, riferendosi
al fatto che Ciarrapico era stato ricevuto da Berlusconi a Palazzo Grazioli
proprio nel giorno della Liberazione e che il neo senatore "non ha mai
preso le distanze dal ventennio fascista". "Veltroni è un uomo
stordito dalla sconfitta, senza argomenti e senza qualità", è stata la
pacata risposta di Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Forza Italia.
Rutelli, invece, ha spiegato, a proposito della Liberazione, che "se
avessero prevalso gli altri non ci sarebbe la democrazia". E chi vuole
capire, capisca. Poi, il solito corollario di insulti e pesanti allusioni che
hanno caratterizzato questa campagna elettorale, con gli ormai quotidiani
attacchi di Maurizio Gasparri a Goffredo Bettini. Ma Gasparri ieri se la è
presa anche con Sabrina Ferilli, beccandosi la velenosa replica di Cristina De
Luca ("Per un nostalgico come Gasparri deve essere insopportabile che una
donna esprima liberamente le proprie opinioni politiche. Magari le vorrebbe
tutte sottomesse e zitte, mentre lui se ne va a prendere il caffè, magari a
Piazza di Pietra, dove con i suoi camerati va a parlare di Fini e delle sue
mani"). E poi ci sono i soliti manifesti taroccati. Gli ultimi riportavano
una foto di Alemanno accanto a una bandiera con la croce celtica. "È un
penoso tentativo di strumentalizzazione sentito come un insulto
personale", è stata la secca replica. Infine, Piero Terracina,
sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, è stato contestato da alcuni
presenti al corteo per la Liberazione per la decisione della comunità ebraica
di non schierarsi al ballottaggio. La sua reazione - "è stata una cosa
molto contenuta a cui non darei così tanto peso. Hanno
detto frasi contro Israele,
e soprattutto contro gli ebrei, ma questa purtroppo è una cosa ricorrente"
- sarebbe da additare come esempio a tutti, candidati compresi. Domani, la
parola passa agli elettori. Lunedì, il vincitore. E allora, come ha detto
Roberto Calderoli che per una volta ha scelto di fare il pompiere, chiusi i
ballottaggi "si ripongano le armi dello scontro politico e ci si
rimbocchi le maniche per lavorare sul serio nell'interesse di tutti".
Incredibile che a dirlo sia l'autore del Porcellum . 26/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Golfo persico i
pasdaran provocano, gli americani sparano Il greggio vola per le battaglie
navali tra Usa e Iran Teheran finge di non sentire il pressing statunitense New
York. Che cosa è successo davvero nel Golfo Persico, a ottanta chilometri dalla
Iran? Secondo la rete televisiva Fox, da sempre vicina agli interessi della
Casa Bianca, una nave da trasporto militare americana ha sparato alcuni colpi
contro due vascelli iraniani che si erano avvicinati troppo alla sua fiancata.
La marina iraniana, attraverso la rete televisiva Al Al-Alam, ha smentito che
ci sia stata alcuna scaramuccia. Il racconto della Fox, che di solito è ben
informata sulle questioni militari, è stato puntualmente molto preciso. Secondo
il canale televisivo, lo scontro sarebbe avvenuto tra la Westland Venture, una nave
da trasporto noleggiata dal Us Military Sealift Command per trasportare mezzi
militari pesanti in Kuwait, e due imbarcazioni iraniane che hanno mancato di
rispondere agli avvertimenti lanciati dalla nave di non avvicinarsi. Così,
quando i due vascelli hanno superato la distanza di sicurezza, i militari
americani a bordo della nave da trasporto, armati con fucili M6 e
mitragliatrici pesanti, avrebbero sparato alcuni colpi. Lo scontro, sempre
secondo la Fox, non avrebbe provocato vittime. "Non è successo
assolutamente nulla", hanno invece fatto sapere da Teheran i responsabili
della marina iraniana. Se la piccola scaramuccia sia avvenuta effettivamente o
meno, è probabilmente poco importante. Già altre volte, nel passato, le
imbarcazioni americane e iraniane hanno infatti avuto piccoli scontri nelle
acque del Golfo Persico. Quello che appare significativo, tuttavia, è il fatto
che la rivelazione della Fox sia coincisa con una aggressiva conferenza stampa
del capo dello staff americano Mike Mullen a Washington. "Sono sempre più
preoccupato dell'attività dell'Iran non soltanto in Iraq ma in tutta la
regione", ha detto Mullen. L'uscita è evidentemente soltanto un tassello
in una strategia precisa di aumento della pressione nei confronti di Teheran,
che combina da una parte gli sforzi diplomatici al Consiglio di Sicurezza e
dall'altra la minaccia velata di una possibile futura azione militare.
"Abbiamo avuto una risoluzione del Consiglio di Sicurezza, poi una seconda
risoluzione votata anche del più popoloso paese musulmano, l'Indonesia - ha
commentato al Riformista l'ambasciatore israeliano all'Onu,
Dan Gillerman, che ovviamente segue la questione iraniana da vicino - La
pressione diplomatica ha un effetto, gli iraniani non sono indifferenti. Ma la
diplomazia è anche lenta, e non è detto che ci sia abbastanza tempo". Per
il momento, Mullen si è limitato a denunciare il crescente appoggio che gli
iraniani danno alla resistenza in Iraq, e ha raccontato che sono state
recentemente trovare nelle mani degli insorti delle armi iraniane "di
recente fattura". Ha spiegato l'alto militare americano: "Dobbiamo
aumentare la pressione. Non ci sono aspettative per un conflitto nell'immediato
futuro, ma penso che la tensione continuerà a crescere nel futuro, com'è
accaduto negli ultimi anni. Gli iraniani non rispondono e hanno anzi
incrementato la loro attività". Di fatto, pur ammettendo che un terzo
conflitto nella regione a tempi brevi sarebbe difficile per le già
insufficienti forze militari americane, Mike Mullen non ha neppure escluso del
tutto la possibilità. "Sarebbe un errore pensare che non ne abbiamo le
capacità militari", ha lasciato cadere minaccioso. Adesso quello che è
veramente accaduto nel Golfo Persico rimarrà probabilmente in qualche
contestazione, magari attorno al tavolo a ferro di cavallo del consiglio di
Sicurezza dell'Onu. Ma quello che il Pentagono ha mandato a dire è
assolutamente chiaro. E ha provocato altrove immediate conseguenze. Sulla scia
della notizia diffusa dalla Fox, infatti, il prezzo del petrolio ha registrato
immediatamente un balzo, tornando a toccare i 119 dollari al barile.
26/04/2008.
( da "Liberazione" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nave americana apre
il fuoco contro barche iraniane. Teheran smentisce La Siria accusa Washington:
"Coinvolti nel raid israeliano" Sparatoria Usa-Iran nel Golfo Sara
Volandri E' scontro tra Washington e Damasco a proposito di presunti programmi
nucleari siriani sviluppati, con l'aiuto nordcoreano - dicono gli Usa - in un
sito nel nord-est del paese, che nell'autunno scorso è stato colpito in un
ancora misterioso raid aereo israeliano. Secondo un rapporto della Cia
presentato ieri alle commissioni di intelligence della Camera e del Senato Usa,
e già arrivato sul tavolo dei tecnici dell'Agenzia internazionale per l'energia
atomica (Aiea) di Vienna, la Corea del Nord avrebbe aiutato la Siria a
costruire quel reattore nucleare poi bombardato dall'aviazione israeliana. La
smentita di Damasco non si è fatta attendere: è giunta ieri assieme ad accuse
proprio agli Stati Uniti di "aver preso parte alla realizzazione del raid
aereo israeliano". Una fonte governativa di Damasco, oltre a condannare
"la campagna di diffamazione (contro la Siria) e di falsificazione della
realtà lanciata dall'attuale amministrazione americana", ha affermato che
Washington vuole "ingannare il Congresso Usa e l'opinione
pubblica mondiale per giustificare il raid aereo israeliano a cui sembra abbia
preso parte questa amministrazione". Gli Stati Uniti avevano dal canto
loro negato di aver dato "luce verde" a Israele per lanciare l'attacco aereo, ma indiscrezioni circolate a
Washington fanno capire che gli Usa erano comunque al corrente delle intenzioni
israeliane. Da quanto emerso nei mesi scorsi è comunque accertato che
nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2007, otto caccia israeliani hanno
violato lo spazio aereo siriano, diretti contro un obiettivo nella regione
orientale di Dayr al-Zor. Sulla via del ritorno di quella che da Tel Aviv è
stata definita l'operazione "Frutteto", i velivoli si sono liberati
in volo di due serbatoi di benzina, in seguito ritrovati i territorio turco.
Sia Tel Aviv che Damasco hanno confermato l'avvenuto raid. Da Vienna, l'Aiea ha
assicurato ieri che esaminerà il rapporto Usa "con la serietà che esso
merita", ma il suo direttore, Mohamed El Baradei, si è lamentato di avere
ricevuto in ritardo le informazioni della Cia, criticando anche "l'uso
unilaterale della forza da parte di Israele", in
quanto mina il processo di verifica che è alla base "del regime di non
proliferazione". L'agenzia atomica ha poi ricordato che, secondo il
rapporto ricevuto ieri da Washington, il presunto reattore nucleare siriano
bombardato da Israele "non era ancora operativo e
non vi era stato introdotto alcun materiale nucleare". Ma la Aiea bacchetta
anche Damasco e precisa che, in base agli impegni sottoscritti con il Trattato
di non proliferazione nucleare, la Siria avrebbe dovuto informare in anticipo
l'agenzia del progetto e della costruzione del reattore. Proprio su questo,
l'ambasciatore siriano negli Stati Uniti, Imad Mustafa, è tornato a definire
"ridicole" le accuse americane: "Mi hanno mostrato delle
fotografie satellitari ridicole di un edificio nel deserto siriano, non
protetto né da guardie armate né da filo spinato, dicendo che si trattava di un
reattore nucleare. Tutto ciò è assurdo e stupido ", ha detto ieri sera
Mustafa in un'intervista alla Cnn. Intanto ieri è stata una giornata di
tensione anche nel Gofo Persico per uno scontro che sarebbe avvenuto tra
imbarcazioni americane e iraniane. Fonti del Pentagono citate dal network
FoxNews hanno riferito che ieri una serie di colpi di avvertimento sono stati
esplosi da personale di sicurezza a bordo di una nave da trasporto americana
che lavora per la Difesa Usa, contro piccole imbarcazioni iraniane. Sempre
secondo queste fonti, non ci sono stati feriti. Fonti dei pasdaran, i Guardiani
della Rivoluzione, parlando alla tv di Stato iraniana Al-Alam, hanno seccamente
smentito la notizia dello scontro data da fonti del Pentagono. 26/04/2008.
( da "Manifesto, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La piazza romana non
vede "nero" In decine di migliaia nella capitale contro "il
ritorno del fascismo". Un corteo poco istituzionale e con tantissimi
giovani. Al Campidoglio arriva anche Rutelli, che incontra i partigiani
dell'Anpi Giacomo Russo Spena Roma Se il "vento nero" torna a soffiare,
l'antifascismo risale la china. A Roma sotto un sole battente si festeggia una
Liberazione in grande stile. "Siamo 40 mila" dicono, esagerando un
po', gli organizzatori. Ma di gente ce n'è comunque tanta: oltre 20 mila tra
partigiani, centri sociali, associazioni, partiti, sindacati e soprattutto
tanti, tantissimi giovani. E' la loro presenza massiccia quella che balza
all'occhio più di tutto, insieme al fatto che i partiti, dal Pd alla Sinistra
arcobaleno, appaiono invece piuttosto in sordina. E Rutelli? Si fa vedere al
Campidoglio, nota la grande partecipazione e nel pomeriggio da Tor Pignattara
dirà chiaro che non bisogna consegnare Roma al neofascismo. Ad aprire il corteo
sono i partigiani, con i loro vessilli e la stessa convinzione di sempre. Sono
passati 63 anni dalla Liberazione ma per loro "i fascisti in Italia ci
sono ancora e quindi non bisogna smettere di combattere". Tanti i giovani
che tengono gli striscioni dell'Anpi. Iacopo è uno di loro: "Bisogna
conservare il sacrificio di migliaia di persone - dice - Ora dobbiamo tenere
alta la guardia per il ritorno dei nuovi fascismi". Si riferisce, spiega,
all'"omologazione" mediatica e culturale che "cancella una
coscienza civile e critica". "Hai ragione", aggiunge un altro,
"la scuola dovrebbe fare la differenza, s'è persa la memoria
storica". E ieri, forse anche come reazione al "nuovo
squadrismo" giovanile, gli studenti l'hanno fatta. Hanno un loro spezzone
e ballano spensierati dietro il camion che "pompa" ska e reggae.
"Rilanciamo le bellissime parole della nostra Costituzione: libertà,
uguaglianza delle opportunità, pace - dice l'Uds - Contro gli episodi di
violenza e intolleranza". Non sono però i soli a manifestare a suon di
musica. Ci sono bande, giocolieri e sambisti che danzano con le loro magliette
rosse. Il clima del corteo è sereno come la giornata, e a turbarlo non riesce nemmeno un gruppetto che intima ai partigiani della Brigata
Ebraica di riporre quattro bandiere di Israele. "Forse i contestatori - scherza un manifestante - non
sanno che più di 9 mila ebrei hanno combattuto in Italia contro il
nazifascismo". La solidarietà per lo Stato d'Israele è accompagnata dalla "voglia di liberazione" delle
altre comunità presenti, quella palestinese e kurda. Chiudono il corteo
i partiti del centrosinistra, Sinistra Critica e la triade sindacale. Presenti
per l'occasione i segretari della Cgil Guglielmo Epifani e della Cisl Raffaele
Bonanni. Tante anche le associazioni: dall'Unione atei e agnostici a Emergency.
Giunti al Campidoglio l'Anpi, come previsto, arresta la propria marcia, con una
delegazione che viene ricevuta dal commissario prefettizio. In quel frangente
arriva in piazza Rutelli. Al collo ha un fazzoletto dell'Anfim, difficile da
non notare: "E' l'associazione dei familiari delle vittime delle fosse
Ardeatine - spiega il candidato sindaco - Me lo ha regalato il presidente
Gigliozzi, prima di morire". Sulle strumentalizzazioni della destra
puntualizza: "Il 25 aprile è una festa di tutti, a patto che si sappia da
che parte era la ragione e da che parte la barbarie. Qui ci sono gli ultimi
protagonisti della lotta per la libertà e tanti giovani". Al Campidoglio
oltre ai partigiani si fermano tutti gli "istituzionali", mentre lo
spezzone di movimento, che sfila dietro lo striscione "Nuove Resistenze",
prosegue oltre. A capeggiare la manifestazione fino a Piazza Vittorio saranno
gli studenti medi. Il "nuovo" corteo punta ad
"attualizzare" la Memoria, rivendicando l'"antifascismo
sociale" attraverso "l'apertura di spazi di conflitto". Al
Colosseo espongono un totem che ricorda i morti sul lavoro: "Le chiamano
morti bianche - dice Valerio - ma in realtà sono assassini, con
responsabili". Dal microfono parlano di occupazioni abitative, di
precarietà, di razzismo, di nuovi diritti di cittadinanza. Giunti nei pressi di
Piazza Vittorio, vicino al centro sociale di estrema destra Casa Pound, per
qualche momento sale la tensione. I camerati della Fiamma Tricolore, circa una
ventina, affacciati alle finestre con sotto centinaia di poliziotti pronti a
evitare qualsiasi contatto, ascoltano Bella Ciao, cantata a squarciagola dai
manifestanti. E' l'ultimo atto del corteo.
( da "Manifesto, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Hamas aveva proposto
un cessate il fuoco mediato dall'ex presidente Usa, deriso
alle Nazioni Unite dall'ambasciatore Gillerman "È un fanatico", Israele boccia la tregua di Carter Michele
Giorgio Gerusalemme Secco no di Israele alla proposta di sei mesi di tregua avanzata da Hamas. Per il
governo Olmert quella formula di cessate il fuoco non sarebbe altro che un
espediente del movimento islamico per riarmarsi. "Hamas non è serio
- ha tagliato corto il portavoce dell'esecutivo David Baker -: sta solo
tentando di prendere tempo per riorganizzarsi e riarmarsi...Israele
continuerà ad adottare tutte le misure per difendere i suoi civili". Tel
Aviv prima della tregua vorrebbe la fine delle milizie armate palestinesi a
Gaza e la trasformazione radicale di Hamas, ma questo obiettivo è irrealistico
alla luce della situazione sul terreno. La guerra di attrito in corso da mesi
quindi andrà avanti. In un solo colpo sono andati a monte settimane di
mediazione egiziana, ma anche i tentativi portati avanti di recente dall'ex
presidente Usa Jimmy Carter che, peraltro, l'ambasciatore israeliano all'Onu
Dan Gillerman ha addirittura definito un "fanatico" per essersi
incontrato con il leader di Hamas, Khaled Mashaal. "(Carter) È partito per
la regione con le mani sporche - ha detto Gillerman - ed è tornato con le mani
insanguinate". Parole durissime rivolte all'uomo che pure fu decisivo per
la firma del primo accordo di pace tra Israele e uno
Stato arabo, l'Egitto. Giovedì una delegazione di Hamas aveva fatto sapere al
capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman di essere pronto a rispettare una
tregua di sei mesi con Israele inizialmente nella
Striscia di Gaza e poi in Cisgiordania. In base alla proposta degli islamisti, Israele dovrebbe bloccare i suoi raid militari, dagli
arresti agli omicidi mirati, in cambio della fine del lancio di razzi contro i
centri abitati del Neghev e del traffico di armi lungo la frontiera con
l'Egitto. Le autorità israeliane ed egiziane dovrebbero inoltre consentire
l'apertura del valico di Rafah e facilitare il passaggio delle merci in entrata
e in uscita da Gaza. La prossima settimana Suleiman vedrà i rappresentanti di
tutte le fazioni palestinesi per discutere della tregua, ma dopo il rifiuto
israeliano il suo tentativo non ha futuro. Ieri migliaia di sostenitori di
Hamas hanno manifestato contro il blocco di Gaza. Circa 10.000 persone si sono
riunite tra Jabaliya e il valico di Erez mentre altre 2.000 si sono raccolte a
Rafah. Non ci sono stati incidenti. "Abbiamo dimostrato che i palestinesi
non resteranno ad assistere senza muovere un passo al progetto di distruzione
di Gaza, della sua economia e del suo popolo", ha commentato un portavoce
di Hamas. A Gaza tuttavia il peggioramento delle condizioni di vita è continuo.
Anche ieri è rimasta ferma, per mancanza di carburante, la distribuzione di
aiuti da parte dell'Unrwa, l'agenzia dell'Onu per i profughi. "Il problema
non riguarda solo la distribuzione degli aiuti alimentari ma anche il
funzionamento di 214 scuole e di 19 centri sanitari", ha denunciato
Filippo Grandi, il vice commissario generale dell'agenzia. Da parte sua Chris
Gunnes, il portavoce dell'Unrwa ha notato che "quando la gente è affamata,
questo non serve né gli interessi della pace né gli interessi di Israele in materia di sicurezza". Il Jihad intanto ha
rivendicato l'attacco di ieri a Nitzane Shalom, un'area industriale colonica
vicino Tulkarem (Cisgiordania), in cui sono rimasti uccisi due guardie private israeliani.
Secondo il portavoce dell'organizzazione, Abu Mujahed, il responsabile
dell'attacco si era infiltrato nella zona alcuni giorni fa vestito da donna.
L'attacco è stato condannato dall'Anp. Sempre il Jihad ha rivendicato il lancio
da Gaza dei quattro razzi che ieri hanno colpito la periferia e il cimitero
Ashqelon.
( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-26 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE A Roma Corteo, contestati la brigata ebraica e i fratelli Terracina
ROMA - La seconda volta della "Brigata Ebraica" nel corteo del 25
aprile non è andata liscia. Contestata la bandiera con la stella a sei punte,
al grido "vergogna, andatevene", proteste isolate ma in un paio di
occasioni sfociate però in brevi tafferugli in cui sono rimasti coinvolti
superstiti dei campi di sterminio come Piero Terracina e partigiani ebrei come
Alberto Terracina. "Che ignoranti, confondono la
bandiera della Jewish Brigade con quella di Israele...Non sanno che il Magen David, la stella a sei punte su fondo
bianco che poi costituirà la bandiera del futuro Stato di Israele, era l'emblema dei cinquemila
ebrei che risalirono l'Italia combattendo il nazifascismo...". C'è
amarezza sul volto di Piero Terracina, 80 anni, superstite di Auschwitz,
ieri subito dopo lo scontro più prolungato dentro il corteo che a Roma, secondo
gli organizzatori, ha raccolto 40 mila partecipanti. A sferrare l'attacco più
insistente un paio di manifestanti, una donna sui quarant'anni e un uomo sui
cinquanta. Agitatissimi hanno prima urlato insulti agli ebrei che sfilavano
armati di un paio di bandiere con la stella azzurra: "Vergogna, togliete
le bandiere, state massacrando la Palestina". Poi
hanno cercato di irrompere nello spezzone, ma sono stati respinti. A difendere
le bandiere Alberto Terracina, col bastone su cui si sorregge, all'età di 87
anni, per una caduta a un ginocchio. "Allora mi sono messo di mezzo io -
spiega Piero Terracina -. Alberto è uno che non se le fa cantare. Insomma,
poteva degenerare...". Alberto ascolta e sbuffa: "Se non mi fermavano,
a quella lì gliela facevo vedere io. Sono venuti dal corteo comunista, mica
sanno quei balordi lì che io ero nelle brigate garibaldine. Sono il cugino di
Marco Moscati, il partigiano fucilato alle Ardeatine...". Non si sono
fatti intimidire i vecchi reduci e partigiani ebrei che si erano ritrovati a
Porta San Paolo insieme a parecchi altri rappresentanti della Comunità Ebraica
di Roma. Da Guido Coen a Emanuele di Porto, segretario della Comunità. E poi
Misano, Pace, gli Zevi, i Pavoncello, tanti altri. Era la loro seconda volta,
dietro quello striscione carico di storia ricordando il "Jewish Infantry
Brigade Group", i cinquemila ebrei provenienti da 53 Paesi che
contribuirono a liberare l'Italia con l'VIII armata risalendo lungo l'Adriatico.
"Li ho invitati io", aveva detto un anno fa con orgoglio Massimo
Rendina, il presidente dell'Anpi, quest'anno inchiodato a casa da una
convalescenza. Erano sbarcati a Taranto con la stella giallo-oro sul braccio,
dietro il vessillo bianco azzurro con la stella di David al centro, guidati dal
leggendario Johann Peltz. I tedeschi avevano terrore di cadere loro
prigionieri. I loro morti sono a Piangipane, nel Ravennate. "Quelli che ci
offendono non sanno nulla - dice Piero Terracina -, bisognerebbe avere la pazienza
di spiegare, peccato che così portano acqua al mulino di chi non vede l'ora di
sbarazzarsi davvero della Resistenza...". Paolo Brogi.
( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-26 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE
Minaccia In un sito vicino al gruppo terroristico Al Qaeda su Internet "Il
Papa crociato è il nemico dell'Islam" Video online: "Collabora con
Bush" Gli attacchi al pontefice in un documentario che prende di mira
l'olandese Wilders per il suo film sull'Islam WASHINGTON - I simpatizzanti del
qaedismo osservano, via Internet, i loro capi e si adeguano senza bisogno che
qualcuno impartisca un ordine. E' bastato che negli ultimi interventi Osama - o
meglio, la sua presunta voce - e Ayman Al Zawahiri attaccassero il Papa per
indicare un nuovo filone propagandistico. Su un forum frequentato dagli
islamisti è così comparsa una pagina - individuata da Hamza Boccolini di Aki
International - con pesanti attacchi al Pontefice. Una iniziativa legata alle
polemiche provocate dal film dell'olandese Geert Wilders e composta da un un
video e da una serie di vignette. Il documentario qaedista è infatti intitolato
"Risposta al film chiamato Fitna realizzato dal crociato odioso
Wilders". Lungo una decina di minuti, ruota attorno
alle azioni degli eserciti di Israele e Stati Uniti. Immagini cruente - come le bombe al napalm in
Vietnam - alternate a brevi clip dei ribelli iracheni. Il senso è che i due
Paesi sono alleati in una "crociata" che ha per obiettivo l'Islam nel
suo complesso. In questa ricostruzione il Papa è accostato al presidente Usa.
In una vignetta inserita nel sito Benedetto XVI è mostrato con un simbolo
nazista al fianco di George Bush, quindi c'è una selva di spade e scudi
crociati piantati su bandiere che rappresentano Palestina,
Afghanistan, Iraq e Libano. I testi che accompagnano le illustrazioni non
lasciano dubbi: "I cristiani e gli ebrei, sono loro i veri terroristi e la
loro presenza lo dimostra...I veri nemici dell'Islam sono il Papa crociato, che
Allah lo maledica, e il capo della campagna crociata Bush". Gli strali
lanciati contro il Vaticano sono un tema relativamente recente. I leader
terroristi, in passato, hanno ignorato la Santa Sede ma l'hanno poi presa di
mira dopo il discorso del Papa a Ratisbona e in seguito al dialogo avviato
dalla Chiesa con importanti esponenti del mondo musulmano. Inoltre la recente
visita del Pontefice, con la toccante preghiera sulle rovine di Ground Zero, è
stata interpretata dagli estremisti come la consacrazione dell'alleanza
occidentale. I qaedisti hanno in modo sistematico collegato Benedetto XVI a
temi sensibili per qualsiasi musulmano e non solo per coloro che inseguono la
Jihad. Il Papa è stato tirato in ballo da Ayman Al Zawahiri per la vicenda
delle vignette blasfeme in Danimarca. Ora viene usato nella storia di
"Fitna", il cortometraggio che ha sollevato aspre polemiche nelle
comunità islamiche. Le minacce verso il Vaticano sono state fino ad oggi
valutate con grande attenzione dai servizi di sicurezza. I timori non
riguardano solo i rischi di attentati pianificati da un gruppo ma il gesto di
un "terrorista-fai-da-te" ispirato dalla propaganda qaedista. Guido
Olimpio Critiche John McCain, 71 anni. A sinistra, George Bush, 61 anni, visitò
i luoghi del disastro solo alcuni giorni dopo. Fu criticato anche per i ritardi
negli aiuti #.
( da "Messaggero, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
A
Roma contestato uno striscione di ebrei reduci dai lager: "Invasori della Palestina". Marini:
rispetto per tutti i caduti.
( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-26 num: - pag: 9 La Nota di
Massimo Franco L'asse franco-italiano sul nome di Blair preoccupa la Germania I
l governo di Silvio Berlusconi non è ancora nato. Eppure, il presidente del
Consiglio in pectore ha già compiuto due gesti che forniscono qualche indizio
sulla sua politica estera. Il primo è stato la triangolazione con il capo della
Commissione Ue, José Manuel Barroso, e col presidente francese Nicolas Sarkozy
sui commissari europei: lo "scambio" fra Giustizia e Trasporti in
pieno caso Alitalia, che ha fatto infuriare Romano Prodi, informato solo a cose
fatte. Il premier uscente ha intravisto nell'operazione un gioco di sponda fra
esponenti del centrodestra europeo, che potrebbe ripetersi in vista delle
elezioni del 2009 per il Parlamento Ue. Il secondo segnale è arrivato con
l'investitura che Berlusconi ha dato l'altro ieri in privato all'ex primo
ministro laburista Tony Blair, in visita a Roma, come nuovo presidente del
Consiglio europeo: carica che sarà assegnata dopo l'approvazione del Trattato
di Lisbona, prevista a fine anno. Si tratta di mosse che sembrano indicare un
asse franco- italiano destinato a pesare sulle scelte dell'Unione nei prossimi
mesi; e che, soprattutto se dovesse prevalere la candidatura di Blair, potrebbe
rendere più tesi i rapporti fra il governo di Roma e la Germania del
cancelliere democristiano Angela Merkel. Da mesi la diplomazia tedesca cerca di
studiare i contraccolpi del ritorno al potere del centrodestra in Italia nella
prospettiva degli equilibri continentali. L'annuncio
berlusconiano di compiere la sua prima visita ufficiale in Israele è stato visto come la conferma
di una politica estera coerente con quella perseguita in passato dalla Cdl; e
registrata a Berlino con una buona dose di perplessità. E adesso, come
ulteriore motivo di potenziale contrasto ci sono le prossime cariche a
Bruxelles e Strasburgo. è noto che la Merkel vorrebbe come presidente
del Consiglio Ue, formato dai capi di stato e di governo, il lussemburghese
Jean-Claude Juncker: un europeista convinto e ortodosso, amico di Helmut Kohl,
l'uomo dell'unificazione, che lo chiamava "junior", come se fosse un
suo "delfino ". Nei confronti di Blair, al contrario, la Germania
nutre una diffidenza alimentata dalla spaccatura del vecchio Continente sulla
guerra in Iraq, quando la Gran Bretagna e la Spagna di José Maria Aznar si
schierarono con George Bush; e dall'euroscetticismo che viene attribuito
storicamente alle classi dirigenti britanniche. In fondo, continua a pesare il
"rapporto speciale" fra Londra e le amministrazioni statunitensi:
sebbene oggi meno che nel 2003, se non altro perché anche la Germania ha
recuperato un buon rapporto con Washington. Ma l'idea di un Blair alla guida
del Consiglio europeo suona a dir poco singolare, a Berlino. Rimane la
preoccupazione di una leadership sbilanciata in chiave filo-americana. E la
ricomparsa di Berlusconi e la sua sintonia con Sarkozy, considerati entrambi
alleati fidati degli Usa, alimenta questi timori. è uno sfondo che porta a
presentare Blair come il candidato di una parte, ma non di tutto il Ppe; e di
alcuni partiti del socialismo europeo. Ma non della Germania: un dettaglio che
ad oggi prefigura un braccio di ferro nel quale Berlusconi e Sarkozy potrebbero
ritrovarsi su un fronte opposto alla Merkel ed ai Paesi che, per motivi
economici e politici, di fatto condividono le sue preoccupazioni; e non
vogliono mettere in discussione l' influenza tedesca in Europa. Alla base della
candidatura di Blair da parte di Berlusconi e del presidente francese, si
indovina anche l'esigenza di una leadership con un forte impatto esterno: un
interlocutore europeo che possa essere riconosciuto immediatamente come tale.
Per questo, in passato era stata fatta anche l'ipotesi di unificare in una
stessa persona il ruolo di capo dell'esecutivo comunitario, e di leader
intergovernativo. Ma la proposta non si è mai concretizzata; e la ripresa dei
protagonismi delle singole nazioni non la fa apparire verosimile, almeno a
breve scadenza. Così, l'idea rilanciata da Berlusconi di un Blair presidente
del Consiglio europeo e, di fatto, "volto" dell'Ue sul piano
internazionale, rimane soltanto come una delle possibilità, tuttora da
verificare. Dipenderà dal modo in cui verranno assegnati gli altri incarichi di
vertice; e dalla capacità di convincere un'Europa nella quale il ruolo-guida
della Germania rimane decisivo. Potrebbe non rivelarsi un vantaggio il fatto
che la questione incroci il rapporto con gli Usa, che cercano una sponda certa
mentre si preparano a chiedere agli alleati un maggiore sforzo anche militare
in Afghanistan. \\ Berlusconi candida l'ex premier inglese a presidente del
Consiglio Ue.
( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-26 num: - pag: 15 categoria:
BREVI Maggio 1949: Golda Meir, allora 51enne, nominata
ministro del Lavoro nel primo governo del neonato Stato d'Israele David Ben-Gurion, primo ministro
(e ministro della Difesa). Di Golda Meir diceva: "E' l'unico vero uomo nel
governo" David Remez, ministro dei Trasporti nel primo governo Ben-Gurion.
In precedenza era stato segretario dell'Histadrut, potente sindacato.
( da "Messaggero, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Mmagini, colori,
atmosfere, bensì sapori e odori. E Ferrara, quella
israelita di Giorgio Bassani, di nebbioline ed acque, portici e muri, prunalbo,
case turrite, biciclette, vocali aperte e grasse botteghe, ti arriva addosso
intera, una, ma piena di diversità. Il romanzo di Ferrara, regia di Piero
Maccarinelli, testo di Tullio Kezich da Bassani, è in scena al Palladium fino
al domenica.
( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-26 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE L'annuncio dell'Aiea Reattore nucleare siriano via all'indagine
dell'Onu VIENNA - L'Agenzia internazionale per l'energia atomica indagherà
sulla veridicità delle informazioni riferite dalla Cia riguardo al reattore
nucleare segreto costruito dalla Siria con l'aiuto della Corea del Nord. I
siriani, che hanno respinto le accuse, accusano a loro volta Washington di
essere coinvolta nell'attacco aereo condotto da Israele nel settembre scorso. Nel raid è
stata bombardata "una postazione militare in costruzione e non un reattore
nucleare" ha replicato il presidente siriano Bashar Assad. In base
all'accordo di non proliferazione nucleare, Damasco è tenuta a dare
informazioni in anticipo su un eventuale progetto di costruzione di un impianto
atomico Il presidente siriano Bashar Assad, 42 anni.
( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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- NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-04-26 num: - pag: 51 categoria:
REDAZIONALE Terrorismo da ridere Guantanamo, l'Iraq, Osama Bin Laden: la
commedia americana rompe un tabù Dopo gli insuccessi dei film impegnati (da
Redford a De Palma) Hollywood lancia un nuovo filone LOS ANGELES - I film
liberal sulla guerra in Iraq, sull'Afghanistan, sulle angosce post-11 settembre
si sono rivelati tutti fiaschi nell'impatto con il grosso pubblico. Tre casi
della lunga lista: Leoni per agnelli di Redford (15 milioni di dollari
d'incasso), il dolente Nella valle di Elah e Redacted di De Palma (solo 65.000
dollari). Allora, che cosa fa Hollywood? Tenta la carta della satira. Ed ecco
storie comico-demenziali che spesso dimenticano i giovani americani periti in
conflitti dei quali ignoravano molto se non tutto, commedie su Guantamano e
sulle vane ricerche di Osama Bin Laden, sul conflitto tra israeliani e
palestinesi, sulla paura del terrorismo. E viene dileggiata la cosiddetta
"era Bush" che ha trasformato tanti attori in corifei di battaglie di
ogni tipo, non sempre condivise dal cittadino medio, poco incline a sentirsi
colpevole se non si proclama liberal. Da questo weekend sarà sugli schermi un
film con due amici, Harold e Kumar, che amano la marijuana e le avventure di
ogni tipo e vengono scambiati per terroristi e portati a Guantanamo da dove
evadono per andare nel Texas amato da Bush... Di Harold & Kumar Escape From
Guantanamo Bay, scrive il New York Times: "Il film apparentemente
apolitico ed edonistico per i personaggi interpretati da John Cho e Kal Penn,
che privilegiano insicurezze sessuali, escrementi, uso di droghe, è in realtà
una satira acuta della vita contemporanea americana e di tutte le sue paure per
cospirazioni terroristiche. Genera risate anche sul punto bollente di una
indignazione per la politica attuale degli Stati Uniti". è sugli schermi
il documentario Where in the world is Osama Bin Laden?, presentato al Sundance
da Morgan Spurlock (il regista di Super Size Me), dove si ride molto
dell'America, specie quando a dorso di cammello e con tunica bianca, l'autore
va in Arabia a cercare "il fuggiasco" e deve fronteggiare ogni tipo
di ostilità contro gli Usa. A giugno si vedrà You don't mess with the Zohan di
Dennis Dugan con Adam Sandler e John Turturro. La cornice è
il conflitto israeliano-palestinese e Sandler, uno dei più amati attori comici
in America, è un agente del Mossad che, stanco di combattere, si finge morto
per andare negli Stati Uniti e diventare un parrucchiere. Ad agosto il successo
annunciato è Tropic Thunder diretto e interpretato da Ben Stiller, film su un
falso kolossal di guerra: si dileggia la continua corsa agli armamenti
in Usa e ogni razzismo. Sarà distribuito negli States con il titolo Portal the
movie la pellicola del tedesco Uwe Well, co-prodotto da Usa/Canada/Germania. E'
già accusato di antisemitismo, di stereotipi sul-l'Islam, incitazione al
terrorismo (appare anche Bin Laden interpretato da Larry Thomas) per la storia
di un impiegato licenziato dalle Poste, che viene coinvolto per errore
nell'organizzazione di una strage. Dichiara il regista: "Il film insulta
tutte le culture, le religioni, i gruppi politici e i leader. Il nostro mondo
ha perso l'equilibrio e Postal ci fa ridere dell'endemico caos nel quale siamo
inguaiati". Adam Sandler non ha dubbi: "La comicità intelligente è
sempre stata un veicolo corrosivo. Si registra in America un dibattito che
divide chi realizza film impegnati e di denuncia e chi rifiuta di vederli e li
taccia di antipatriottismo. I film comici sugli stessi problemi possono
diventare un ago della bilancia ". Nell'attesa si leggono molte lettere ai
giornali contro i film impegnati. E un elzeviro di Bill O'Reilly sul Daily News
contro film come Redacted di De Palma e Stop Loss di Kimberly Peirce su un
soldato traumatizzato che rifiuta l'ordine di ritornare in Iraq, ha aperto un
dibattito che sta portando acqua ai film in chiave burlesca sugli stessi temi.
Si legge in una lettera al Los Angeles Times: "Mi auguro che Hollywood
ricominci, anche prima della fine delle elezioni presidenziali, a fare film
capaci di divertirci e di farci pensare come quando James Stewart andò soldato
a bombardare la Germania, Clark Gable salì su un Boeing B-17 nella Seconda
Guerra Mondiale e Charles Durning vinse la sua eroica Silver Star in Normandia
". Bisognerà vedere se i film comici post-11 settembre non saranno
recepiti come un ulteriore colpo basso all'onore degli Usa. Dichiarano i
registi di Harold & Kumar, Jon Horwitz e Hayden Schlossberg: "Ironizziamo
con onore e disonore sulle bombe, su Guantanamo, sull'embargo a Cuba, sul
Texas, su Bush e sulla National Security Agency, che invece di occuparsi della
sicurezza nazionale spia le e-mail dei cittadini". Giovanna Grassi In
cella John Cho e Kal Penn in "Harold & Kumar Escape from Guantanamo
Bay".
( da "Messaggero, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Che sulla pianeta ha
stampata la croce uncinata. E' la risposta di al Qaeda sul web al documentario
anti-corano (Fitna) girato e messo in rete il mese scorso dal deputato di
estrema destra olandese Geert Wilders. Il presidente americano George W. Bush, Israele e gli ebrei, il papa Benedetto
XVI - raffigurato e il cristianesimo sono i "terroristi" e i
"veri" nemici dell'Islam: è così che sono additati nella
presentazione del filmato di una decina di minuti diramato su internet da.
Prima di arrivare ai link che collegano al filmato, una riga di testo spiega
che questo vuole "rispondere" al "film chiamato Fitna
prodotto dal crociato pieno di odio Wilders". Subito si vede una grande
Stella di Davide con all'interno una croce. Sotto sta scritto: "I
cristiani e gli ebrei, sono loro i terroristi, come testimoniano il loro
passato e il loro presente". Il sito prosegue poi affermando:
"chiedete al Vietnam, alla Palestina, all'Iraq,
all'Afghanistan" e mostrando alcune fotografie di civili uccisi e una
sulle torture commesse dai soldati americani nel carcere di Abu Ghraib.
Benedetto XVI viene poi chiamato in causa direttamente: la dicitura sopra una
sua fotografia in cui un colpo di vento gli solleva la mantella rossa a
coprirgli il viso recita: "il vero nemico dell'Islam è il papa crociato,
che Dio lo maledica". Infine Bush - definito "il capo della campagna
crociata" - è raffigurato in una vignetta affiancato da scudi e spade con
in cima teschi e la cui punta insanguinata si ficca nelle bandiere nazionali
del Libano, Iraq, Afghanistan, palestinese e persino del Giappone a ricordo di
Hiroshima. Col braccio sinistro Bush regge un altro scudo sul quale è
raffigurato il Papa a braccia levate e con una svastica sul petto. Il filmato,
dal titolo "Massacri", dura poco più di dieci minuti ed è opera di
una casa di produzione islamica finora quasi sconosciuta, Al Muraiqib. Il
documentario, attingendo a diverse fonti, mostra una serie di clip di civili
uccisi o in fuga e di bombardamenti, che si riferiscono a diverse guerre
combattute dagli americani: Vietnam, Iraq, Afghanistan Tutta la seconda parte
del documentario mostra immagini e citazioni, sempre in inglese, di scrittori,
intellettuali e politici, dal Mahatma Gandhi, a Leone Tolstoi a George Bernard
Shaw, che lodano il Profeta Maometto. Compare anche un non precisato
"grande imperatore romano Hercules", il quale avrebbe accolto
"l'appello del Profeta" e avrebbe anche affermato: "Se fossi in
sua presenza, gli laverei i piedi".
( da "Liberazione" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
È con un documentario
anti-americano dal titolo "Massacri" e una vignetta contro il Papa
Benedetto XVI che al-Qaeda ha deciso di rispondere attraverso i media al
cortometraggio anti-Islam del parlamentare olandese Geert Wilders, dal titolo
Fitna. Il tutto è contenuto in uno dei forum islamici più frequentati dai
seguaci di al-Qaeda, che ha aperto ieri una nuova pagina dal titolo:
"Risposta al film chiamato Fitna realizzato dal crociato odioso Wilders.
Accanto al link, attraverso il quale è possibile scaricare il documentario
anti-Fitna, appaiono alcune vignette e foto. La prima mostra una stella di
Davide al centro della quale è disegnata una croce e una colomba bianca con una
didascalia in rosso che dice: "I cristiani e gli ebrei, sono loro i
terroristi e la loro presenza lo testimonia". Poi vengono mostrate due
foto di repertorio, una del Vietnam e l'altra della Palestina,
dove appaiono diversi cadaveri sul terreno, ed una terza immagine che riguarda
gli abusi commessi da alcuni soldati americani nel carcere iracheno di Abu
Ghraib. Il sito commenta: "Chiedete del Vietnam, chiedete della Palestina, chiedete dell'Iraq". Infine nella stessa
pagina appare una foto del Papa con il volto coperto dalla sua mantella
sollevata da un colpo di vento. Si tratta di un'immagine usata con l'intenzione
di schernire la sua figura. Subito dopo è stata inserita una vignetta dove il
Pontefice viene mostrato con il simbolo nazista accanto al presidente americano
George W. Bush, sopra a una serie di spade e scudi crociati che infilzano bandiere
su cui sono scritti i nomi di Palestina, Afghanistan,
Iraq e Libano. Sullo sfondo della vignetta sono presenti numerosi teschi e del
sangue. Su entrambe le immagini ci sono didascalie molto
eloquenti: "I veri nemici dell'Islam sono il Papa crociato, che Allah lo
maledica, e il capo della campagna crociata Bush". Il video, invece,
attacca in particolare gli Stati Uniti e Israele. 26/04/2008.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Parigi. Dobbiamo
"prepararci alla eventualità di un attacco di Al Qaida nel corso delle
Olimpiadi". Lo ha detto il segretario generale dell' Interpol, Ronald JK.
Noble, in un discorso pronunciato nella capitale cinese e diffuso dalla sede
dell'Interpol, a Lione. Noble ha evocato la concreta possibilità che Al Qaida o
un altro gruppo terrorista tenti di lanciare un attacco terrorista mortale in
occasione dei Giochi ed ha sottolineato che "questa minaccia è aggravata
dalla natura stessa delle Olimpiadi 2008". Del resto è di queste ore una
nuovo filmato in web: il presidente americano George W. Bush, Israele e gli ebrei, il papa Benedetto
XVI - raffigurato con una svastica sul petto - e il cristianesimo sono definiti
i "terroristi" e i "veri" nemici dell'Islam. Così che sono
additati nella "presentazione" di un filmato anti-Usa di una decina
di minuti diramato su internet da siti legati ad Al Qaida, e che vuole
essere una "risposta" a "Fitna" il documentario anti-Corano
girato e messo in rete il mese scorso dal deputato di estrema destra olandese
Geert Wilders. L'ipotesi di attentati contro i Giochi è già stata evocata dalle
autorità cinesi, che il 10 aprile avevano annunciato l'arresto di 45 terroristi
della minoranza etnica uighura che preparavano attentati contro le Olimpiadi e
rapimenti di atleti e giornalisti stranieri.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Continuità... Le
sofferenze palestinesi hanno offerto l'occasione al maldestro rappresentante libico
nel Consiglio di Sicurezza di accusare Israele di aver
ridotto la Striscia di Gaza a un lager nazista. Fortuna che ci ha pensato il
nostro rappresentante a smorzare sul nascere una imbarazzante tensione
chiedendo e ottenendo la immediata sospensione del dibattito. Nel contempo
Hamas aveva rimesso ai mediatori egiziani una proposta di tregua in cambio
dell'apertura dei valichi con Gaza e della cessazione delle periodiche
incursioni aeree israeliane. Portavoci del governo di Gerusalemme si sono subito
detti scettici sulla possibilità di pervenire a un cessate il fuoco con i
miliziani islamisti, lasciando cadere l'offerta. Va osservato che appena
qualche giorno prima era stato Mashal, l'uomo forte di Hamas, a smentire l'ex
presidente degli Stati Uniti Carter sulla volontà dell'organizzazione
palestinese che controlla Gaza a riconoscere Israele.
Ma l'inquietante effervescenza nell'area va oltre. Un nuovo avvicinamento
pericoloso dei temerari pasdaran a bordo dei loro veloci natanti è avvenuto
nello stretto di Hormuz obbligando questa volta la nave da carico statunitense
a sparare alcuni colpi di avvertimento. Ancora una volta le autorità di Teheran
hanno smentito ogni loro intenzione ostile ma sta di fatto che l'eccessiva
presenza di naviglio nella zona potrebbe far sfuggire di mano il controllo
della situazione con conseguenze anche gravi. In Libano, nella cittadina di
Zahlè, si è inoltre consumato l'ennesimo assassinio a danno dei cristiani,
questa volta contro gli uomini del Kataeb di Gemayel e solo il tempestivo ed
efficace intervento del capo dei greco-cattolici è riuscito a impedire una
reazione violenta della popolazione. Ma la situazione nel paese dei cedri
dovuta al protrasi dello stallo politico-istituzionale è tutt'altro che
tranquilla. Quasi a dimostrare che la Siria guarda altrove, merita registrare
la dichiarazione fatta dal presidente Bashar a un giornale del Qatar secondo la
quale Damasco avrebbe ricevuto tramite la Turchia una manifestazione della
volontà di Israele di restituire le alture del Golan
in cambio di un accordo di pace. Bashar ha aggiunto di essere favorevole alla
proposta ma di non voler avviare le trattative fino a quando alla Casa Bianca
siederà Bush, un uomo secondo i siriani senza visione né strategia. Sembra che
con la sua dichiarazione il presidente siriano abbia voluto distrarre
l'attenzione dalle notizie filtrate dalla commissione congiunta del Congresso
americano secondo le quali l'amministrazione di Bush disporrebbe di ampie prove
che dimostrerebbero come l'installazione siriana distrutta nello scorso
settembre da caccia israeliani fosse effettivamente destinata alla costruzione
di un reattore nucleare con l'aiuto dei nordcoreani. Non è chiaro perchè gli
americani si siano decisi a tirar fuori le prove con tale ritardo. Alcuni
sostengono che l'hanno fatto per convincere il Congresso a stanziare i fondi
alla Corea del Nord per lo smantellamento del reattore di Yongbyon. Come a
voler indicare la pericolosità dei nordcoreani e la convenienza a trattare con
loro. Ma vi è anche chi, al contrario, ritiene che la diffusione delle notizie
sul raid israeliano sia avvenuta proprio per far saltare le trattative con i
nordcoreani, di cui si teme il doppio gioco. Damasco ha da parte sua
decisamente smentito di ambire a dotarsi dell'arma nucleare. Quale che sia la
verità dei fatti, la concatenazione degli eventi fa sorgere alcuni quesiti.
Come mai gli Stati Uniti non hanno tentato di convincere Israele
a mettere le prove delle presunte attività nucleari della Siria a disposizione
dell'Aiea per una verifica tecnica o dello stesso Consiglio di Sicurezza
dell'Onu per l'avvio di un dibattito politico che avrebbe dato una diversa
credibilità e autorevolezza alle accuse alla Siria? Sembra che il nuovo presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si recherà presto in Israele per partecipare ai
festeggiamenti del 60° anniversario della nascita di Israele. Se cosi fosse, il viaggio sarebbe una ottima occasione per
verificare le intenzioni di pace di Gerusalemme e dare continuità alla politica
mediorientale dell'Italia postasi sinora al servizio della pace nello stesso
interesse di Israele.
Antonio Badini.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Caso
Mosley: Israele lo invita poi scatta il veto del
governo. E il boss Fia annuncia la sua presenza a Montecarlo.
( da "Voce d'Italia, La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri La proposta era stata lanciata tramite dei mediatori egiziani Israele rifiuta l'offerta di dialogo di
Hamas Secondo i dirigenti della formazione palestinese "la palla e' ora
nel campo degli occupanti" Gerusalemme, 26 apr.- La proposta di un cessate
il fuoco nella Striscia di Gaza e, successivamente, in Cisgiordania, lanciata
qualche giorno fa da Hamas attraverso dei mediatori egiziani, è stata
rifiutata. Secondo gli israeliani l'offerta di tregua da parte della formazione
palestinese sarebbe “priva di fondamento”. “Si tratta solo di un tentativo di
riguadagnare tempo per riarmarsi e riorganizzarsi.” ha dichiarato un portavoce
del govrno Olmert L'offerta era stata formulata giovedì al capo dei servizi
segreti egiziani Omar Suleiman, anche grazie agli sforzi da parte dell'ex
presidente americano Jimmy Carter. “La palla è ora nel campo degli occupanti”
ha detto il dirigente di Hamas Sami Abu Zuhri, “siamo pronti a tutte le scelte
politiche e m ilitari per porre fine all'assedio.” M.A.
( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Avete invaso
la Palestina" Roma, fischiati deportati ebrei
Fischi per Piero e Alberto Terracina che insieme ad altri sopravvissuti dei
lager nazisti partecipavano al corteo di Roma: la contestazione è partita da
alcune persone che incrociavano la manifestazione poco dopo la partenza. Al
gruppo di manifestanti che sfilavano dietro le bandiere con la stella di Davide
e dietro lo striscione della brigata ebrea partigiana, alcuni giovani hanno
indirizzato frasi del tipo "voi siete gli invasori della Palestina vergognatevi". Il gesto è stato stigmatizzato
dal presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo: "Non si fischiano
uomini come Piero e Alberto. La Comunità ebraica di Roma fa
parte della nostra storia". Lo stesso Piero Terracina minimizza: "E'
stata una cosa molto contenuta a cui non darei così tanto peso. Hanno detto
frasi contro Israele, e
soprattutto contro gli ebrei, ma questa purtroppo è una cosa ricorrente".