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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA: Se scoppia l’intelligenza” |
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tARTICOLI DEL 25-30 maggio
2008 #TOP
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Articoli
Israele/Palestina (158)
Cartoline da Cernobyl, la catastrofe nucleare pagata
da donne e bambini ( da "Unita, L'"
del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Tailandia e Israele) - sono fino ad oggi alla mostra convegno internazionale TerraFutura, a Firenze. Cartoline che sono pugni nello stomaco. Da Mayak, nel sud-est degli Urali, una struttura per il riprocessamento del combustibile nucleare e per la produzione di plutonio destinato agli armamenti, in cui fuoriuscite di scorie nucleari hanno causato l'
Lo
spirito laico del religioso Giuntella
( da "Unita,
L'" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: del Santo Benedetto di Israele" come scrive nel suo libro rispetto a Pietro Scoppola e alla sorella Maria Cristina. Mi aveva chiesto qualche giorno fa di commentare i capitoli sulla laicità. Mi sembra doveroso, credo che lui avrebbe preferito così, partire proprio da lì prima di parlarvi di Paolo, di cui molti in questi giorni scriveranno ricordi perché in molti gli dobbiamo molto.
Gli
otto padrini della svolta in Libano
( da "Unita,
L'" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Musawi assassinato dall'esercito israeliano il 16 febbraio 1992 - ha mantenuto e rafforzato il contropotere armato delle milizie sciite, che ha retto alla "Guerra dei 34 giorni" con Israele, e al tempo stesso ha "parlamentarizzato" Hezbollah, facendolo divenire uno dei partiti più influenti nella vita politica libanese.
Il
mistero dell'uomo che sparò a Nelson
( da "Unita,
L'" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: identificare i costruttori di un missile sparato da un elicottero israeliano contro un'ambulanza piena di profughi, donne e bambini, nel Libano meridionale. Li incontrai negli uffici della Boeing negli Stati Uniti, a Duluth, in Georgia, e posi alcuni frammenti del loro missile Hellfire Agm sul tavolo del consiglio d'amministrazione (insieme ad alcune immagini dei bambini morti e feriti)
Arciduca
di beethoven per il trio mondrian
( da "Repubblica,
La" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Costituitosi in Israele, a Tel Aviv, il Trio Mondrian si è affacciato sulla ribalta internazionale di recente, grazie ad alcuni importanti premi conquistati nel 2007. Tra questi, segnaliamo il Premio Trio di Trieste, che, proprio perché omaggio ad una compagine come quella triestina che ha fatto la storia della musica,
Carlo
felice, svolta rinviata mensopoli blocca il programma - costantino malatto
( da "Repubblica,
La" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano Daniel Barenboin, ormai notissimo oltre che per le sue doti artistiche anche per aver dato vita alla West-Eastern Diwan Orchestra, formata da musicisti ebrei e arabo-palestinesi. Barenboin si esibirà nelle vesti di solista il 26 gennaio in duo con la pianista Elena Bashkirova pagine di Wolfang Amadeus Mozart,
Famagosta
le bella addormentata - dario biocca
( da "Repubblica,
La" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: è un muro diverso dal fence israeliano e dal wall messicano; il muro di Famagosta nasconde il mare, cancella la memoria, aspetta che gli anni passino. Fino a quando dall'altra parte non vi siano profughi a ricordare che quella era la loro città. Nell'Otello Shakespeare descrive l'immensa fortezza di Famagosta e il grande porto chiuso ogni notte da una poderosa catena di ferro.
Libano,
è il giorno di suleiman - alberto stabile
( da "Repubblica,
La" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: secondo la lunga teoria di cartelli e festoni stesi sulle strade affollate, prevede che oggi si celebri "una grande vittoria della resistenza", vale a dire, l'ottavo anniversario del ritiro unilaterale dell'esercito israeliano dal sud del Libano. Proprio lo stesso giorno dell'elezione di Suleiman. Una coincidenza?.
Noteingiro
Ultimo giorno per iscriversi alla seconda edizione del Radicietnocontest , il primo
contest di musica etnica on-line aperto a tutti i gruppi di ricerca e band
emergenti ( da "Liberazione"
del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Sopralluoghi in Palestina fotogrammi di un conflitto, 8 film, 8 temi. Suggestioni visive per comprendere le origini e le evoluzioni del conflitto tra palestinesi e israeliani: la storia, i popoli (profughi, coloni, nuovi immigrati), il territorio, i muri, la propaganda e le forme di resistenza.
Sean,
facci sognare! Dai la Palma a Gomorra
( da "Liberazione"
del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ex militare israeliano, ora cineasta impegnato e pacifista (è il primo ad aver proposto una coregia a un palestinese), non passerà inosservato. La curiosità è che il buon Penn ha talmente tanto preso sul serio il suo ruolo che ha dato ai suoi compagni d'avventura lo stesso avvertimento che nei tribunali americani si dà alle giurie popolari.
Cairo,
vietato l'alcol nell'hotel dei sauditi
( da "Corriere
della Sera" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: dopo la sconfitta del panarabismo nella guerra contro Israele del 1967, oggi il livello delle vendite della birra è tornato ai livelli di mezzo secolo fa. In barba ai sedicenti custodi dell'ortodossia islamica che vorrebbero annullare millenni di storia e di cultura, ma che risultano del tutto screditati dalla loro ostentata opulenza e dalla loro recondita ipocrisia.
Un
Borsalino per gli ebrei ortodossi Il mitico cappello a Gerusalemme
( da "Corriere
della Sera" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: da 10 anni responsabile del mercato israeliano. "Oggi il fatturato del mercato religioso costituisce oltre il 30% di quello globale dell'azienda". In Israele finora vendevano attraverso agenzie di distribuzione, ai negozianti o direttamente alle yeshiva, le scuole religiose. Ma i venditori si facevano una concorrenza feroce per avere più modelli,
Israele
respinge Finkelstein ( da "Corriere della Sera"
del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: REDAZIONALE Lo scrittore ebreo Usa Israele respinge Finkelstein TEL AVIV - Norman Finkelstein (foto), il controverso docente universitario ebreo americano noto per le sue posizioni critiche verso Israele, è stato fermato venerdì al suo arrivo all'aeroporto di Tel Aviv. Interrogato, trattenuto in una cella dello scalo per 24 ore, è poi stato rispedito indietro con un bando decennale.
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-25 num: - pag: 28
autore: di e c... ( da "Corriere della Sera"
del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Con il sostegno personale di Jimmy Carter, Israele ed Egitto firmarono gli accordi di pace di Camp David - probabilmente il passo più importante verso la pace tra arabi e israeliani dalla fondazione di Israele. Per tutto il diciannovesimo secolo, e per gran parte del ventesimo, Brasile e Argentina sono stati rivali.
MONDE
DIPLOMATIQUE ( da "Manifesto, Il"
del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: DONNE Alla ricerca dell'Europa migliore di Violaine Lucas e Barbara Vilain NEPAL Dalla guerriglia alla democrazia di Marie Lecomte Tilouine ISRAELE La storia vera esce dagli archivi di Eric Rouleau.
Notizie
( da "Manifesto,
Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele li
rimuova I posti di blocco nella Cisgiordania occupata da Israele sono aumentati
del 7% rispetto al settembre scorso, passando da
Decisivo
il ruolo Unifil, l'Italia continui su quella strada
( da "Unita,
L'" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: quella di sostenere un accordo israelo-palestinese fondato sul riconoscimento dei diritti sia dello Stato d'Israele sia dei palestinesi, portando a conclusione gli impegni assunti ancora alla recente conferenza di Annapolis; un assetto istituzionale in Libano in cui si riconoscano tutte le diverse componenti della società libanese - esattamente come sta avvenendo con l'
Il
Libano ricomincia dal generale Suleiman Il Parlamento elegge il nuovo capo
dello Stato dopo 18 mesi di tensione e violenze Mano tesa a Hezbollah: No a
lotta interna, ristabilire ( da "Unita, L'"
del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: a Israele, le relazioni con la Siria e con il tribunale internazionale che deve giudicare i sospettati dell'assassinio dell'ex premier Rafik Hariri, capofila del fronte antisiriano. Nel discorso inaugurale, dopo il giuramento, Suleiman ha fatto un accorato appello all'unità del Paese, e ha cercato di soddisfare entrambe le parti.
Il
contingente dispiegato a sud alla frontiera tra Israele e Libano ha una forte
componente militare italiana ( da "Unita, L'"
del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stai consultando l'edizione del "Il contingente dispiegato a sud alla frontiera tra Israele e Libano ha una forte componente militare italiana".
L'uomo
che morì 32 volte ( da "Unita, L'"
del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: anni fa quei paramilitari che irrobustiscono nel tempo addestrati attorno a Boyacà da ufficiali in pensione del Mossad israeliano. Comincia la guerra civile che ancora continua. Tirofijio è un'ombra imprendibile, sparisce riaffiora in una foresta cento chilometri lontana. Le sue Farc nascono nel 1966. Organizzazione verticale militarizzata. Quindici mila, ventimila uomini.
Verdetto
al cardiopalma tra i tifosi di Garrone e di Sorrentino Con Cantet la Francia
torna a vincere dopo oltre vent'anni. Penn difende la sua giuria: sulla Palma
d'oro, voto unan ( da "Unita, L'"
del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ma Sean risponde: "È la prova - risponde - che pronostici e pettegolezzi non ci hanno mai influenzato. Considero il film israeliano molto bello e importante e potrei essere perfino d'accordo con chi dice che meritava un premio. Ma abbiamo dovuto fare delle scelte, le abbiamo fatte, nel bene e nel male".
Libano,
suleiman apre alla siria - alberto stabile
( da "Repubblica,
La" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: strategicamente importante porzione della frontiera Sud tuttora occupata da Israele, riconosce, Suleiman, che l'esperienza "maturata dalla resistenza" potrà essere utile alla strategia difensiva che l'esercito libanese adotterà. Tutto questo, però, sarà al centro di un "tranquillo dialogo" nazionale. Che colpo d'occhio, il tempio continuamente dissacrato della democrazia libanese.
Garrone
& sorrentino così l'italia si riscatta - (segue dalla prima pagina) natalia
aspesi ( da "Repubblica, La"
del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: che essendo troppo lungo, parlato in spagnolo e su un guerrigliero antiamericano, ancora non ha trovato un ardimentoso distributore Usa. Zero riconoscimenti a quel fumetto israeliano sul massacro di Sabra e Chatila, "Waltz with Bashir", di Ari Folman che era da molti considerato la più probabile Palma d'Oro.
Penn:
ecco il cinema italiano che sa raccontare il mondo - laura putti cannes
( da "Repubblica,
La" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: assenza più notata è stata quella dello bellissimo film animato "Waltz with Bashir" dell'israeliano Ari Folman che tutti davano tra i premiati. "Sono felice che questa giuria non abbia tenuto conto delle voci, che non sia stata influenzata dal "buzz"" ha detto Sean Penn. "Ma non ho una risposta a questa domanda. Il fatto è che nel festival c'erano davvero troppi film interessanti.
Per
la panchina del chelsea spunta deschamps - emanuele gamba torino
( da "Repubblica,
La" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano Grant venerdì pomeriggio, ha già depennato i due italiani e lo svedese: in questo momento, il favorito è l'olandese che fino a pochi giorni fa ha guidato il Barcellona, seguito a ruota da Deschamps che del Chelsea è stato giocatore (anche se per una sola stagione) e che ha già sfiorato la panchina dei londinesi quattro anni fa,
Il
futuro d'israele? tutto scritto ( da "Repubblica, La"
del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: documentario sulle profezie della Bibbia sul popolo ebraico Il futuro d'Israele? Tutto scritto Attraverso l'aiuto di eminenti teologi e con il contributo di rigorose ricostruzioni storiche, il documentario che History Channel propone stasera alle 21 - "Le Profezie di Israele" - mette a nudo le previsioni sul futuro dello Stato ebraico contenute già nella Miqra', conosciuta come Tanakh.
CARA
Teresa, avrei voluto scriverti questa lettera quando eri ancora in vita. Non
l&# ( da "Messaggero, Il"
del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: E Gesù dà la misura di questa certezza rispondendo: "In verità vi dico, in tutto Israele io non ho incontrato una tale fede". La fede nel Risorto è la certezza che ci darà accesso alla vita eterna che è la sua, come dice così bene il prologo del Vangelo di Giovanni. Si, per tutti i cristiani, Teresa è viva della vita stessa del Vivente, Gesù Cristo.
Dal
nostro inviato CANNES - Doppia Italia a Cannes nell'anno della Palma d'
( da "Messaggero,
Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: L'unico deluso è stato il regista israeliano Ari Folman: il Festival lo aveva richiamato, ma il formidabile cartoon Waltz with Bashir è rimasto a bocca asciutta. E mentre Cannes esultava per la doppia vittoria tricolore, una questione di accordi mancati ha privato il pubblico italiano della diretta della premiazione.
Dal
nostro inviato CANNES - Comunque vada sarà un successo, avevamo d
( da "Messaggero,
Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Come Waltz for Bashir dell'israeliano Ari Folman, senza dubbio la grande scoperta del festival, anche per la novità assoluta della tecnica. Un "documentario d'animazione" che è insieme diario ritrovato, saggio psicanalitico, pagina di storia, è destinato infatti a cambiare per sempre le forme del racconto cinematografico.
Dal
nostro inviato CANNES - Nell'anno d'oro dell'Italia, anche il mercato ha r
( da "Messaggero,
Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: s'è accaparrata il cartoon israeliano Waltz with Bashir, Mikado ha aggiunto Entre les murs di Cantet e la commedia sul razzismo Agathe Cléry a Blindness, Archibald (La frontière de l'aube) torna a casa con Eldorado, Teodora ha preso Home di Ursula Meir e When a man comes home di Vinterberg, Cdi distribuirà Surveillance.
Il
compromesso che ha portato il generale Michel Suleiman alla presidenza del Lib
( da "Messaggero,
Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: annuncio della ripresa di negoziati di pace tra Israele e Siria, l'umore degli iraniani e di Hamas è cambiato. Si sa poco del contenuto dei colloqui tra gli inviati di Assad e Olmert ma è chiaro che Israele, per restituire le alture del Golan, vuole non soltanto un trattato di pace ma anche il distacco siriano dall'asse Iran-Hezbollah-Hamas.
Grande
passo della scuola Mas ( da "Corriere della Sera"
del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: a coreografi di nome chiamati a creare per l'occasione: l'americana Susan Sentler, l'israeliano Itzik Galili, gli italiani Matteo Levaggi e Cristina Rizzo. Il contesto che ospiterà la sfida è di tutto rispetto anche per vere compagnie: Adda Danza ospita "Professione Mas in scena", alle 21.30 alla Centrale Idroelettrica Taccani di Trezzo sull'Adda.
Guida
ai film a cura di Maurizio Porro DRAMMATICO Gomorra YYYYY
( da "Corriere
della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti,
Libano,
un presidente-generale per la svolta
( da "Corriere
della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: la sicurezza di Israele" e il ritorno della piena sovranità libanese. Ribadendo che, almeno per ora, i quasi 15.000 uomini di Unifil nel sud non verranno ridotti ("è un discorso prematuro, dovremo prima vedere se l'esercito libanese crescerà"), Frattini ha voluto ringraziare il comandante italiano, generale Claudio Graziano,
<Terroristi
legittimati È la bancarotta morale>
( da "Corriere
della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: lo sta già facendo in Palestina con Hamas, proprio tramite Hezbollah, armandolo e finanziandolo, e cerca di farlo anche in Iraq tramite le milizie sciite. L'Iran è abilissimo nello sfruttare il conflitto sciiti-sunniti per espandere la sua sfera d'influenza e creare delle repubbliche islamiche sotto il suo controllo".
Mediazione
egiziana tra Israele e Hamas ( da "Corriere della Sera"
del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: REDAZIONALE Negoziati indiretti Mediazione egiziana tra Israele e Hamas IL CAIRO - Un alto responsabile del ministero della Difesa israeliano, Amos Gilad, si è incontrato ieri al Cairo con il capo dei servizi segreti egiziani, generale Omar Soleiman (foto), per discutere un accordo di tregua nella Striscia di Gaza, dal giugno scorso dominata dal movimento islamico di Hamas.
NEW
YORK Obama si sta preparando a raccogliere la candidatura ufficiale del partito
dem ( da "Messaggero, Il"
del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano e gli preferiscono la senatrice Clinton. Per Newsweek la somma di tutti questi problemi sta nel pregiudizio razziale, una tara sbrigativamente dismessa dalla storia della lotta per i diritti civili degli anni '60, ma che è ancora centrale in un dibattito mai completamente affrontato tra la popolazione bianca e quella di colore.
Palma
a Cantet ma l'Italia vince ( da "Corriere della Sera"
del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: A mani vuote pure è rimasto l'israeliano Ari Folman, autore del lodatissimo cartoon Waltz with Bashir. Una delusione che ha sorpreso critici e pubblico, smentendo le tante voci che lo davano tra i favoriti per la Palma d'Oro. "è la riprova che la giuria decide autonomamente - ha commentato Penn -.
Eastwood
assente ( da "Corriere della Sera"
del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-26 num: - pag: 34 categoria: BREVI Eastwood assente Assenza polemica di Clint Eastwood che ha avuto un riconoscimento speciale Bocciato il cartoon israeliano.
Libano,
l'alibi del <consenso neutrale>
( da "Corriere
della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: non dispiace a Israele, ma soprattutto incarna quella volontà di "riconciliazione nazionale", alla quale si è riferito, nel suo messaggio augurale, il presidente Bush. L'urgenza di chiudere la crisi che rischiava di trascinare il Libano nell'abisso di un'altra guerra civile è stato più forte e decisivo dei dubbi sollevati dal quadro politico che ha prodotto,
<Brucerò
di persona i libri israeliani>
( da "Corriere
della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: avrebbe bruciato ogni libro israeliano si fosse trovato nelle biblioteche egiziane" era "un'iperbole". Un modo di dire che sicuramente tali libri non esistono. "Un ministro della Cultura non può chiedere di mettere al rogo nessun libro, nemmeno se israeliano", ha continuato, pur ribadendo che una "normalizzazione culturale" tra i due Paesi sarà possibile solo quando ci sarà una "
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: candidato anti Israele "I libri israeliani? Li brucerei". Parole pesanti del ministro della Cultura egiziano, Faruq Hosni, candidato a capo dell'Unesco. Dura la reazione dello Stato ebraico e del Centro Wiesenthal. Cronache Strangolata e gettata nel lago Il corpo di una ragazza di 27 anni, Agnese Schiopetti, è stato trovato nel lago d'
Libano,
Suleiman è presidente ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Suleiman dovrà conciliare Hezbollah e i suoi nemici filoccidentali su temi spinosi quali la "resistenza" a Israele, le relazioni con la Siria e con il tribunale internazionale che deve giudicare i sospettati dell'assassinio dell'ex premier Rafiq Hariri, capofila del fronte antisiriano. Nel discorso inaugurale, dopo il giuramento, Suleiman ha cercato di soddisfare entrambe le parti.
Vince,
e bene, il Partito di Hezbollah al quale viene
( da "Tempo,
Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele, occorrerà aprire un serio dialogo anche con loro. Pareggiano le migliaia di profughi palestinesi, che vengono ricordati nel discorso di insediamento, ma senza alcun concreto e formale impegno. Non vince certamente Israele che da una parte non può "apertamente" bloccare il flusso di armi ad Hezbollah e dall'altra vede gli storici nemici tornare ad essere attori centrali in
Israeliano
in carcere a Mosca ( da "Tempo, Il"
del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stampa Israeliano in carcere a Mosca Israeliano in carcere a Mosca TEL AVIV Il colonnello israeliano della riserva Yair Klein, 65 anni, esperto dei corpi speciali, ora in carcere a Mosca, sta combattendo per evitare l'estradizione in Colombia. Nel Paese sudamericano deve scontare 10 anni di carcere per aver addestrato - secondo l'
Neocatecumenali,
faranno la comunione in piedi ( da "Giornale.it, Il"
del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.
Neocatecumenali,
il Papa ha approvato gli statuti ( da "Giornale.it, Il"
del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.
Vangeli
bruciati, un silenzio (in)spiegabile
( da "Giornale.it,
Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.
Gli
"angeli custodi" di Papa Ratzinger
( da "Giornale.it,
Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.
Un
nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia
( da "Giornale.it,
Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.
Un'enciclica
con l'aiuto di Marx ( da "Giornale.it, Il"
del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.
Papa
Wojtyla, la "Positio" è pronta
( da "Giornale.it,
Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.
Il
Papa, la 194 e le solite reazioni politiche
( da "Giornale.it,
Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.
Mons.
Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa
( da "Giornale.it,
Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.
Michel
Suleiman è stato eletto presidente del Libano. Presidente di consenso : duran
( da "Stampa,
La" del 26-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: vulcano sottomarino Eratostene ci sarebbe un immenso giacimento che riguarderebbe anche le acque territoriali di Siria, Cipro, Israele". Di più: una nave oceanografica americana ha rilevato, a Nord di Gaza, fuoruscite di gas e il governo di Israele ha stanziato per le ricerche oltre un miliardo di dollari: è persuaso che ci siano "grandi quantità di metano". È una buona notizia?
Da
oggi chiuso per lavori lo svincolo di Carpugnino
( da "Stampa,
La" del 26-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: teatro della strage del 22 e 23 settembre 1943, quando vennero trucidati dai nazifasciti 17 ebrei. Al posto del vecchio albergo sorgerà un edificio residenziale griffato dall'architetto milanese Gae Aulenti. Per ricordare le vittime sul lungolago nel 2010 sarà posato un monumento opera dello scultore israeliano Ofer Lellouche.
Carter:
"israele ha 150 bombe nucleari"
( da "Repubblica,
La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele ha 150 bombe nucleari" LONDRA - Israele ha "150 o più bombe atomiche". Lo ha detto ad una conferenza stampa in Gran Bretagna l'ex presidente Usa Jimmy Carter. Carter ha fornito le cifre sull'arsenale atomico israeliano quando ha cercato di inserire il problema delle ambizioni nucleari iraniane nel contesto degli equilibri strategici generali,
L'ex
presidente carter rompe un tabù "israele possiede 150 bombe nucleari"
( da "Repubblica,
La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele possiede 150 bombe nucleari" LONDRA - Israele ha "150 o più bombe atomiche". Lo ha detto durante una conferenza stampa in Gran Bretagna l'ex presidente americano Jimmy Carter, che ha così rotto una specie di tabù: negli Usa nessun Vip della politica ha mai riconosciuto il fatto che lo Stato ebraico - che ha sempre mantenuto il silenzio al riguardo -
Adr
cresce con o senza alitalia la crisi non frena gli investimenti - paola
jadeluca ( da "Repubblica, La"
del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: compagnie americane sono molte contente del nuovo terminale dedicato ai voli sensibili, quelli per gli Usa e Israele, efficiente e con tutti i requisiti per la gestione dei controlli di sicurezza. C'è ancora qualche problema per la gestione dei bagagli in transito, non ancora inserito nel sistema di smistamento centralizzato, che potrebbe creare qualche difficoltà per le coincidenze.
"sicilia
e islam dialogo cruciale" - salvatore falzone
( da "Repubblica,
La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele. Infatti il cristianesimo è l'unica religione ad avere assunto nel canone della propria Bibbia la completa scrittura di un'altra religione, proclamandola parola di Dio. Il primo interiorista è Gesù e se noi cristiani possiamo dire che la religione ebraica è una verità insuperabile, allora possiamo dirlo anche per le altre religioni,
Il
punk inquieto la sposa siriana e il sessantotto - paola nicita
( da "Repubblica,
La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Germania e Israele per il film del regista Eran Riklis che narra la storia di una donna israeliana, fedele al movimento Druze, che si mette in viaggio per sposare un uomo che non conosce, star della televisione siriana. Una volta attraversato il confine, la donna non potrà più fare ritorno in patria, mentre il padre avrà difficoltà ad arrivare al matrimonio perché gli è precluso l'
Tensione
tra Israele e Hamas ( da "Secolo XIX, Il"
del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
MO:
GAZA, TREGUA O ESCALATION, AVVERTE HAMAS / ANSA
( da "Secolo
XIX, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: tregua dovrebbe implicare la rimozione del blocco della Striscia mantenuto da Israele dal giugno 2007, quando gli islamici scacciarono le forze leali al presidente dell'Anp Abu Mazen. Israele invece vuole sfruttare la tregua per bloccare il contrabbando dal Sinai egiziano di armamenti destinati ad Hamas. E chiede uno scambio di prigionieri che consenta la liberazione di Ghilad Shalit,
Eichmann
propose: in spagna un milione di ebrei - alessandro oppes
( da "Repubblica,
La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: né rafforzare il potere degli ebrei in Palestina". Joel Brand trasmise la proposta di Eichmann a Londra e si occupò di negoziare con i leader ebraici, tra cui Ben Gurion. Tutto cominciò con un telegramma "top secret" datato 24 maggio 1944, inviato al governo di Churchill dall'ambasciata britannica ad Ankara: "Importante.
Un
saggio di alberto stabile - sandro viola
( da "Repubblica,
La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: pattuglie di giovinastri con la keffya bruciano le bandiere di Israele. Dall'altra, l'arroganza, il diniego d'ogni lampante verità con cui i difensori d'Israele si levano contro ogni riserva, critica o censura avanzate verso la condotta dei suoi governi. Come avrebbe potuto durare per otto decenni, infatti, la contesa per la Palestina, se non ci fossero stati le tragiche miopie,
ISRAELEAccordo
per la liberazione dei due soldati rapiti
( da "Unita,
L'" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: edizione del ISRAELEAccordo per la liberazione dei due soldati rapiti CI SAREBBE un accordo tra Israele e Hezbollah libanesi per la liberazione di Ehud Golwasser e Eldad Regev, due soldati Tsahal catturati dai miliziani sciiti nel luglio del 2006 lungo il confine israelo-libanese. Nella foto, soldati israeliani in azione.
Castellitto:
cari critici avete sbagliato i pronostici
( da "Unita,
L'" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano Ari Folman o Serbis di Mendoza: mi è piaciuto moltissimo come pure a Sean Penn". E ci sono passati pure gli italiani sul piatto della Palma? "La verità è che ogni giorno si discuteva a partire da un certo punto - indica con la mano una vetta - nel pomeriggio ci si ritrovava qui - indica a metà - e in serata si arrivava quaggiù Quando l'
Carter:
Israele ha 150 atomiche L'ex presidente Usa ha rotto un tabù fra i vip della
politica americana ( da "Unita, L'"
del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele ha 150 atomiche L'ex presidente Usa ha rotto un tabù fra i vip della politica americana LONDRA L'ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter ha affermato che Israele possiede 150 teste nucleari. La dichiarazione è stata fatta ieri al "Times" di Londra durante una visita al festival letterario di Hay-on-Wye nel Galles.
L'INTERVENTO
( da "Giornale.it,
Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: dei giorni scorsi ha mostrato un Bush impegnato e determinato a ottenere da Israele e dall'autorità palestinese il sospirato accordo-quadro e dagli altri Paesi arabi un appoggio deciso al processo di pace; ma sui risultati della missione prevale lo scetticismo. La stampa internazionale ha messo soprattutto in rilievo la freddezza incontrata da Bush in alcuni Paesi della regione;
Notizie
( da "Manifesto,
Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ciò significa che a loro volta rientreranno in Israele, se sono ancora in vita, Eldad Regev ed Ehud Goldwasser, i due soldati catturati dalla guerriglia sciita nel 2006. Secondo fonti libanesi e il quotidiano israeliano Haaretz, la mediazione tedesca Hezbollah-Israele è andata molto avanti.
Israele
ha almeno 150 bombe nucleari ( da "Manifesto, Il"
del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Jimmy Carter Israele ha "almeno" 150 bombe nucleari Israele ha "150 o più bombe atomiche". Lo sanno tutti, ma il fatto che l'abbia detto, in una conferenza stampa nel Galles, l'ex presidente americano Jimmy Carter dà a questa "rivelazione" un altro peso. Carter ha rotto una specie di tabù: negli Usa nessun esponente politico ha mai riconosciuto il fatto che lo Stato ebraico -
Una
Babele creativa sul filo di una sana ironia
( da "Manifesto,
Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: detenuto da 52 anni nella prigione di Alnakab in Israele. Per le strade di Bari, gli artisti finlandesi, libanesi, lituani, portoghesi, italiani, palestinesi, spagnoli, inglesi, rumeni, siriani, rom e tanti altri hanno incontrato gli artisti pugliesi. Ed è stato un incontro festoso fatto di scambi di opinioni sulle nuove tendenze, sulle difficoltà che si vivono in molti paesi,
Dal
nostro inviato CANNES - Gomorra è sempre stato un titolo "ca
( da "Messaggero,
Il" del 27-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Perché il cartoon israeliano è rimasto a bocca asciutta? "Waltz with Bashir era piaciuto a tutti, come del resto il film cinese 24 City, ma i premi erano sette e abbiamo deciso di evitare ex aequo e menzioni". Ma il riconoscimento speciale inventato per Eastwood e la Deneuve?
Il
riconoscimento a Eastwood e alla Deneuve non è stato un contentino: sono due giganti,
al di sopra di qualsiasi competizione. Il cartoon israeliano? È piaciuto a
tutti ma i prem ( da "Messaggero, Il"
del 27-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: OMAGGIO PER GIGANTI "Il riconoscimento a Eastwood e alla Deneuve non è stato un contentino: sono due giganti, al di sopra di qualsiasi competizione. Il cartoon israeliano? È piaciuto a tutti ma i premi a disposizione erano solo sette.
<Israele
possiede 150 atomiche> ( da "Corriere della Sera"
del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 2008-05-27 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Jimmy Carter "Israele possiede 150 atomiche" LONDRA - L'ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter (foto) sostiene che Israele possiede 150 testate nucleari. La dichiarazione è stata resa al Times di Londra durante una visita al festival letterario di Hay-on-Wye nel Galles.
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-27 num: - pag: 16
categoria: ALTRI... ( da "Corriere della Sera"
del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ritiro israeliano dal Libano "Hezbollah non vuole il potere in Libano né sta cercando di imporre la sua forza perché è un Paese composto da molte comunità religiose differenti". Così il leader del movimento sciita Sayyed Hassan Nasrallah in un discorso trasmesso su un megaschermo davanti a migliaia di suoi sostenitori per l'ottavo anniversario del ritiro israeliano dal Sud del Libano.
Un
mese dopo il viaggio in Medio Oriente in cui scatenò le critiche della Casa
Bianca per aver incontrato Khaled Meshaal, il leader di Hamas esiliato a
Damasco, l'ex presidente deg ( da "Liberazione"
del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: arsenale nucleare di Israele come prova del fatto che sarebbe quasi impossibile per Teheran sviluppare armi nucleari in gran segreto. L'ipotesi che Israele possegga armi nucleari non è mai stata confermata ufficialmente; e anche stavolta l'ex capo dell'intelligence militare, Aharon Zèevi Farkash, si è affrettato a minimizzare la tesi sostenuta da Carter,
Carter
fa arrabbiare Israele <Ha 150 bombe atomiche>
( da "Liberazione"
del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Carter fa arrabbiare Israele "Ha 150 bombe atomiche" I servizi segreti americani lo avrebbero avvistato addirittura sul monte K2, paradiso degli scalatori e seconda vetta più alta del pianeta. E' lassù, in cima al mondo che si nasconde dunque lo sceicco Osama Bin Laen, leader e fondatore di al Qaeda, uomo più ricercato del pianeta.
<Che
fatica spiegare agli altri l'Italia raccontata nei film>
( da "Corriere
della Sera" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano Ari Folman... Purtroppo i premi erano solo sette". Sapeva che sarebbe stata dura Castellitto, ma con sapiente determinazione ha giocato le carte giuste. "Il problema era rendere comprensibile il tuo cinema a chi non lo conosce, a persone che arrivano dai luoghi più disparati del mondo, ciascuno con i suoi gusti,
Palermo
La Biblioteca Potere e Sapere e il Pa-Lug organizzano una Giornata di
approfondimento sul software libero alle 10
( da "Liberazione"
del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Con Saiman Abu Sitta presidente del Palestine Land Society di Londra alle 21 nella Sala Lia Lapini di Porta Pispini. Firenze Il ricercatore del Cnr David Lognoli presenta il suo libro Ricerca precaria. Storia di precariato nella ricerca italiana alle 16 Camera del Lavoro in Borgo dei Greci 3;
Guida
ai film a cura di Maurizio Porro AVVENTURA Indiana Jones e il regno... YYY
( da "Corriere
della Sera" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Centrale COMMEDIA Non pensarci YYYY Un rockettaro deluso e tradito torna alla cuccia di famiglia
PREZZI
DI VENDITA ALL'ESTERO: ( da "Corriere della Sera"
del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele e 2,00; Lux e 1,85; Malta Mtl 0,90 e 2,10; Marocco e 2,00; Monaco P. e 1,85; Norvegia Kr. 17; Olanda e 1,85; Polonia Pln. 9,00; Portogallo/Isole e 1,60; Romania e 2,00; SK Slov. Kr. 80; Slovenia e 1,60; Spagna/Isole e 1,60; Svezia Kr.
I
CAMPI DI SABRA E SHATILA LA TRAGEDIA E I SUOI EFFETTI
( da "Corriere
della Sera" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: esercito israeliano invase il Libano nel giugno 1982 mentre da sette anni infuriava in quel Paese la guerra civile. Israele voleva impedire alle formazioni palestinesi di utilizzare il territorio libanese per operazioni di guerriglia, ma si proponeva altresì uno scopo meno confessabile: la tutela di un piccolo Stato vassallo,
Israele
ha 150 bombe atomiche ( da "Messaggero, Il"
del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: "Israele ha 150 bombe atomiche" Le rivelazioni dell'ex presidente Usa, Carter. "Bush dialoghi con l'Iran".
Come
ex presidente degli Stati Uniti, non c'è dubbio che quando Jimmy Carter dice
che Israele p ( da "Messaggero, Il"
del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele
possiede 150 ordigni nucleari bisogna credergli. Ed è ciò che gli israeliani, governanti
e militari, da una parte vogliono, dall'altra preferiscono negare. In
un'intervista al Times di Londra, l'uomo che nel
L'ex
pasdaran affetto da delirio religioso
( da "Tempo,
Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
di Israele.
Uomo rude, sciatto nel vestire come nello stile della nomenklatura khomeinista,
conquistò le prime pagine dei giornali di tutto il mondo quando pistola in
pugno scortava i diplomatici americani presi in ostaggio nel
L'annuncio
di Gesù ai giovani ( da "Giornale.it, Il"
del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.
Roma,
tutti in fuga da ahmadinejad - vincenzo nigro
( da "Repubblica,
La" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Come pensate che noi possiamo dialogare da vicino con un uomo che nega l'Olocausto, che parla continuamente di distruggere Israele, che parla di Stato ebraico come "cancro da estirpare"? Per mesi il Governo italiano che noi abbiamo sostituito, quello di Prodi e D'Alema, le ha provate di tutte per costruire una possibilità di dialogo, che prevede un'evoluzione della linea iraniana.
Quel
conflitto d'amore tra intifada e 11 settembre - francesca parisini
( da "Repubblica,
La" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: racconta il maestro israeliano -, era una "Elettra" di Strauss, nel 1969. Ma la mia prima volta qui fu nel '63, per alcuni concerti sinfonici, quando l'orchestra del teatro era stabile da soli sei anni". Forse è anche per tale antica frequentazione che sarà lui, il 14 giugno, a dirigere il concerto per le celebrazioni dei 50 anni dell'Orchestra del Teatro Comunale.
Il
mio romanzo contro il Presidente ( da "Unita, L'"
del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: in occasione della protesta contro la partecipazione di Israele come ospite d'onore ai saloni del libro di Parigi e Torino, lei si è espresso a favore del boicottaggio. Le confesso che la sua posizione mi ha sorpreso: non è un cortocircuito brutale, questo tra cultura e politica? "In realtà ho detto che capivo il boicottaggio, ma che, da solo, mi pareva non bastasse.
<A
Olmert 150 mila dollari in bustarelle>
( da "Corriere
della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: REDAZIONALE Israele Morris Talansky: "Gli ho consegnato i contanti per 15 anni. Lui chiedeva, io provvedevo" "A Olmert 150 mila dollari in bustarelle" La testimonianza del milionario Usa. Il premier: "Non fu corruzione" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Sigari, penne di lusso, voli in prima classe, vacanze di famiglia,
Appello
del <Riformista> sull'Iran: molti sì da governo e opposizione
( da "Corriere
della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele o a chiederne la distruzione". Pur non potendo "aderire formalmente" a causa delle proprie "funzioni istituzionali", il titolare della Farnesina ha manifestato "sostegno alla stigmatizzazione di ogni dichiarazione diretta a porre in discussione il diritto all'esistenza di Israele e di ogni affermazione volta a negare la realtà storica della Shoah"
Roma,
porte sbarrate per Ahmadinejad ( da "Corriere della Sera"
del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Mentre il conservatore di Teheran che vorrebbe cancellare Israele dalla carta geografica avrebbe intenzione di essere ricevuto dal Papa, manca qualcosa affinché l'Italia possa assumere allo scoperto il ruolo di "facilitatore" del dialogo tra Iran e Stati Uniti auspicato da Frattini su input di Silvio Berlusconi.
Iran,
l'Aiea mostra i muscoli. E Bush ringrazia
( da "Manifesto,
Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ma l'Occidente (Usa e Israele in testa) l'accusano di voler produrre bombe. Il rapporto "segreto" - di cui la France presse ha potuto esaminare una copia - è già stato girato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la prossima settimana sarà discusso a Vienna dal consiglio dei governatori dell'agenzia atomica.
Kureishi:
scrittura creativa, che follia ( da "Corriere della Sera"
del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Iran ha detto che Israele ha un arsenale di 150 ordigni atomici e il blocco di Gaza è un crimine contro l'umanità. Temi di politica internazionale quanto mai controversi e temi più leggeri si alternano nel botta e risposta tra ospiti e pubblico a Hay. A Kureishi è stato chiesto del rapporto tra realtà autobiografica e fantasia nelle sue opere:
Miracoli
postumi per vecchi terremoti ( da "Corriere della Sera"
del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Egitto dichiarava guerra a Israele, Richard Nixon faceva visita a Mao Zedong, Giulio Andreotti formava il primo dei suoi sette governi, il Pci eleggeva segretario Enrico Berlinguer, Renato Guttuso vinceva il premio "Lenin per la pace", Milano affidava il Piccolo Teatro a Giorgio Strehler, un commando terrorista assassinava il commissario Luigi Calabresi,
Il
magnate americano Morris Talansky ha testimoniato di
( da "Tempo,
Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il magnate americano Morris Talansky ha testimoniato di aver versato al primo ministro israeliano Ehud Olmert circa 150mila dollari in contanti nell'arco di 15 anni e di non aver mai ricevuto nulla in cambio. Talansky è comparso in tribunale per una udienza pre-processuale nell'ambito delle presunte accuse di corruzione contro Olmert.
Sotto
le bombe ( da "Corriere della Sera"
del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: estate feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Centrale.
La
banda ( da "Corriere della Sera"
del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti,
Il
magnate americano Morris Talansky ha testimoniato ieri di aver versato al primo
ministro israeliano Ehud Olmert circa 150mila dollari in contanti nell'arco di
15 anni, ma di non ( da "Liberazione"
del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: americano Morris Talansky ha testimoniato ieri di aver versato al primo ministro israeliano Ehud Olmert circa 150mila dollari in contanti nell'arco di 15 anni, ma di non aver mai chiesto nè ricevuto nulla in cambio. Talansky è comparso oggi in tribunale per una udienza pre-processuale nell'ambito delle presunte accuse di corruzione contro Olmert, che al momento non è stato incriminato.
ROMA
- Accoglie a braccia aperte sui gradini della sinagoga il ministro dell'Interno
Ma ( da "Messaggero, Il"
del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: e ricorda di aver sfilato all'Israel Day nel 2002 con La Russa "la cui amicizia con la comunità ebraica e con Israele ha una lunga tradizione". E proprio a Gerusalemme andrà domani il ministro degli Interni Roberto Maroni, dove incontrerà rappresentanti degli Usa e di vari Stati europei per coordinare azioni comuni contro il terrorismo,
Il
viaggio-sfida di un presidente indebolito
( da "Unita,
L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sua linea di scontro permanente e le sue continue provocazioni e minacce verbali all'Occidente ed Israele. Ahmadinejad è chiaramente in difficoltà. La sua fallimentare politica economica gli ha alienato molte simpatie presso gli strati popolari che aveva corteggiato con promesse miracolistiche. In Parlamento ieri Ahmadinejad ha esortato tutti "a cooperare ed a tornare fratelli".
Ahmadinejad
a Roma imbarazza Berlusconi Per il vertice Fao del 3 giugno a Roma previsto
l'arrivo del presidente iraniano Chiesta udienza al Papa . Frattini: l'agenda è
piena non ci ( da "Unita, L'"
del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ogni dichiarazione diretta a porre in discussione il diritto all'esistenza di Israele e di ogni affermazione volta a negare la realtà storica della Shoah". Negli ultimi tre anni da presidente della Repubblica islamica, non si contano le volte che Ahmadinejad ha definito Israele "un cancro da estirpare" in Medio Oriente.
Il
miliardario mette Olmert nei guai: gli ho dato 150mila dollari Il magnate americano
chiamato a testimoniare nell'inchiesta sui fondi neri al premier israeliano:
gli pagai anche ( da "Unita, L'"
del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: neri al premier israeliano: gli pagai anche un viaggio in Italia di Umberto De Giovannangeli LA GIUSTIZIA farà il suo corso. Ma ieri in quell'aula del tribunale distrettuale di Gerusalemme, l'immagine di Ehud Olmert ha ricevuto un colpo durissimo. Un an- ziano ebreo americano, Morris Talansky, ha tenuto Israele col fiato sospeso quando in un tribunale di Gerusalemme ha elencato,
<Così
ho dato 150mila dollari a Olmert>
( da "Giornale.it,
Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ha tenuto ieri Israele col fiato sospeso: in un tribunale di Gerusalemme ha elencato per filo e per segno tutte le donazioni fatte all'attuale premier Ehud Olmert a partire dagli anni Novanta. La cifra complessiva sfiora i 150 mila dollari. Olmert, ha detto, amava ricevere quei fondi in contanti, in buste, durante sbrigativi incontri negli Stati Uniti,
Zacchera:
<Mi pento ma non c'era aria di pericolo>
( da "Giornale.it,
Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stavo ricevendo il numero due dell'ambasciata di Israele. Io sono il responsabile Esteri di An e questo era un impegno istituzionale fissato da tempo. Era un appuntamento che non potevo cancellare". Le dispiace essere finito nella lista nera? "Sono molto dispiaciuto anche perché sono stato presente a tutte le altre votazioni.
Il
ministero bastone e carota ( da "Giornale.it, Il"
del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ma Israele. Sono certa che il ministro Maroni conosce le esperienze esemplari di integrazione sociale, educativa, culturale, che lì sono state raggiunte a forza di tentativi e di studi, dovendo accogliere qualunque popolo, dagli argentini impoveriti ai somali senza cibo, ai russi che fuggivano dal comunismo.
Hebron,
triste simbolo del conflitto israelo-palestinese
( da "Voce
d'Italia, La" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Esteri Palestina e Israele: note di un viaggio nella pace (im)possibile* Hebron, triste simbolo del conflitto israelo-palestinese Il dramma di una citta' sacra da sempre contes Gerusalemme (dal nostro inviato), 28 mag. – Se esiste un simbolo del conflitto che da decenni insanguina la Terra Santa, questo è probabilmente Hebron.
Fini:
Almirante sulla razza disse cose vergognose Alemanno, quasi retromarcia sulla
via al fascista: lo faremo solo se c'è il consenso della Comunità ebraica
( da "Unita,
L'" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Era un amico di Israele". Pacifici respinge al mittente: "Non è giusto che la decisione dipenda solo da noi". Il sindaco precisa: "Non gli deleghiamo la decisione che spetta alla giunta. Cercheremo di convincerli che è opportuno". Favorevole Giulio Andreotti: "È giusto, e non è necessario che il consenso sia unanime.
Natalia
aspesi milano ( da "Repubblica, La"
del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: scapole trionfanti, ogni sera se la spassavano nei locali più alla moda di New York e, con la scusa di trovare il grande amore, accumulavano e cambiavano continuamente abiti scarpe e borse di grandi griffe e bei giovanotti sempre disponibili. SEGUE A PAGINA 44 CON UN'INTERVISTA DI LEANDRO PALESTINI.
Olmert
in bilico per i fondi neri Barak: dimettiti Duro attacco del ministro laburista
della Difesa Il premier israeliano replica: resto al mio posto
( da "Unita,
L'" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: edizione del Olmert in bilico per i fondi neri Barak: dimettiti Duro attacco del ministro laburista della Difesa Il premier israeliano replica: resto al mio posto di Umberto De Giovannangeli "OLMERT PUÒ autosospendersi, prendere una vacanza, dichiararsi incapace o dimettersi". Scelga lui, l'importante è che si faccia da parte. Messaggio chiaro, un (quasi) ultimatum.
Olmert,
ore contate Barak: <Si faccia da parte o elezioni>
( da "Liberazione"
del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Resa dei conti nel governo israeliano. Livni si prepara alla staffetta Olmert, ore contate Barak: "Si faccia da parte o elezioni" Stefania Podda Alla fine è venuto allo scoperto. All'indomani della deposizione del milionario americano che inchioda Olmert, Ehud Barak ha convocato una conferenza stampa e chiesto le dimissioni del premier.
Il
patto tra la principessa e il soldato
( da "Corriere
della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il premier israeliano non perdona che "quella donna" - come ha cominciato a chiamarla - non abbia detto una parola di vago sostegno, da quando l'inchiesta giudiziaria è cominciata. Sa che i sondaggi - l'ultimo pubblicato da Yedioth Ahronoth dieci giorni fa - l'hanno già incoronata leader del suo partito: se Kadima andasse alle elezioni guidato da Olmert,
Israele,
Barak all'attacco <Olmert lasci il governo>
( da "Corriere
della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: REDAZIONALE Ultimatum Il principale partner nella coalizione minaccia il premier Israele, Barak all'attacco "Olmert lasci il governo" Il leader laburista: altrimenti elezioni subito La replica del premier: "L'apertura di un'inchiesta non costringe la persona coinvolta a dimettersi" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - "Non staremo con il cronometro in mano".
Un
presidente senza basi ( da "Manifesto, Il"
del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: viaggi in Israele a cancellare quella traccia che a Fiuggi era stata solo un po' sciacquata. La cultura democratica non si distribuisce ad Arcore. Fini ne ha poca, o non c'è l'ha. SEGUE A PAGINA 2 Qui non vorrei parlare di quello che il presidente della camera ha detto ieri a proposito del suo maestro Almirante.
<La
mano di Assad sulla morte di mio padre>
( da "Corriere
della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Un grande
motivo di distensione sarebbe che Israele si ritirasse dai
Indagato
( da "Corriere
della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-29 num: - pag: 17 categoria: BREVI Indagato A sinistra, il premier israeliano Ehud Olmert, 62 anni, sotto inchiesta per corruzione Affondo Ehud Barak, 66 anni, ministro della Difesa e leader laburista, chiede che Olmert si dimetta.
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-29 num: - pag: 17
categoria: ALTRI... ( da "Corriere della Sera"
del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 2008-05-29 num: - pag: 17 categoria: ALTRI OGGETTI to nella storia d'Israele. Ehud Barak e Tzipi Livni avrebbero stretto un'alleanza per preparare la successione ed evitare le elezioni anticipate. Il ministro della Difesa e quello degli Esteri si scambiano favori. Qualche mese fa lei è stata fotografata in Cisgiordania.
Il
ritorno di Brzezinski: <Gli ebrei Usa come McCarthy>
( da "Corriere
della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele". Definendo la lobby ebraica Usa "troppo potente " e "troppo prona a tacciare d'antisemitismo chiunque osi criticare lo Stato Ebraico". Nel mirino dell'80enne politologo di origine polacca è l'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), la più grande e influente lobby ebraica statunitense (oltre 100 mila iscritti e un budget annuo che supera i 100 milioni di dollari)
Nuoro
Il dibattito Per Gandhi e Martin Luther King alle 17 in via Brigata Sassari
(Polivalente) con Guido Ghiani del Movimento nonviolento e l'assessore Graziano
Pintori ( da "Liberazione"
del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Palestina, per i bambini di Gaza organizzata dalle associazioni Stelle Cadenti e Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese. Per "Letterature. Festival Internazionale di Roma", alle 21 sul palco del Massenzio ecco a voi Massimo Carlotto , tra i maggiori scrittori europei di gialli e Ayaan Hirsi Ali autrice somala coraggiosa che si è posta in difesa dei diritti delle donne contro gli
Achcar:
La crisi a Beirut non è chiusa, ci vuole il dialogo, anche con Damasco
( da "Manifesto,
Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele può cogliere
l'occasione per intervenire? Credo che Israele non sia in grado, anche vista la
sua crisi interna, di lanciarsi nuovamente in un'azione ampia come quella del
Parte
il siluro di Barak Olmert al capolinea
( da "Manifesto,
Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ora il primo ministro israeliano è sul punto di gettare la spugna, sotto i colpi violenti che ha ricevuto dal suo principale alleato di governo, il ministro della difesa e leader laburista Ehud Barak. "Di fronte all'attuale situazione e considerando le sfide che fronteggiano Israele, fra cui Hamas, Hezbollah, la Siria, l'Iran,
E
Abu Mazen teme di affondare col premier di Tel Aviv
( da "Manifesto,
Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: negoziati con Olmert e il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni. Il raggiungimento di quell'accordo con Israele entro il 2008 è un elemento centrale della strategia di Abu Mazen. Uno straccio d'intesa, anche solo preliminare, potrebbe fornire al presidente palestinese l'appiglio per "dimostrare" la validità della sua linea di compromesso rispetto a quella della "
Il
personaggio Un Ehud a tre facce ( da "Manifesto, Il"
del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il premier israeliano è ufficialmente impegnato in colloqui di pace con la controparte guidata dall'Autorità palestinese (Anp). Dopo sette anni di negoziati interrotti in seguito alla seconda intifada, il governo di Tel Aviv non ha però smesso di perseguire politiche considerate tra i principali ostacoli per un dialogo serio: la colonizzazione dei Territori occupati,
La
nascita di Israele negli scatti di Capa
( da "Manifesto,
Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Fotografia La
nascita di Israele negli scatti di Capa Linda Chiaramonte Un esule che racconta
gli esuli. È ciò che fa Robert Capa nei 46 scatti in bianco e nero Fotografie
da Israele 1948-
<In
bagno>. <Missione segreta per Silvio> Le <giustificazioni> dei
cento assenti ( da "Corriere della Sera"
del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: avvicendamento in Italia tra numeri due dell'ambasciata di Israele. Impegni politici pure per il presidente della commissione Esteri, il leghista Stefano Stefani ("Aveva delle persone nella stanza") e per Barbara Saltamartini, responsabile donne di An: "Ho preso un giorno di permesso, ero a Palermo a sostenere le nostre candidate alle provinciali.
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Esteri Crisi politica in Israele Ehud Barak ha dato il via alla crisi di governo in Israele chiedendo le dimissioni di Ehud Olmert. Barak, che è ministro della Difesa, ha sottolineato che le accuse di corruzione contro il premier lo rendono inadatto a governare il Paese: "Credo che il primo ministro debba allontanarsi dalla gestione quotidiana del Paese"
Dominare
il mondo: quando l'Impero incontra il Terrore
( da "Corriere
della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: MÜnkler scrive della rivolta dei Maccabei scoppiata in Palestina nel II secolo contro i Seleucidi, in difesa dei costumi e della fede ebraici, e si pensa subito a quello che sta avvenendo oggi in quella regione. I Maccabei scelsero la forma di lotta antimperiale allora più diffusa, la guerriglia.
Una
bega a cavallo tra politica, moralità e reati ancora da chiarire, rischia di
mandar ( da "Messaggero, Il"
del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: base delle testimonianze rese pubbliche di alcune personalità della corte del premier israeliano, il suo alleato, il leader laburista Ehud Barak ha minacciato di andare a elezioni anticipate se non si dimetterà. Contro Olmert c'è uno schieramento ampio. E anche se per ora ha fatto sapere che non intende abbandonare il governo, non è chiaro per quanto potrà resistere alle pressioni.
Docu-Fiction
mmm1/2 Sotto le bombe di Ph ( da "Messaggero, Il"
del 29-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33 giorni della guerra israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con sguardo attento e rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o uccisioni sullo schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è ancora più straziante). Nessuna speculazione politica.
ROMA
Un botta e risposta in pieno emiciclo di Montecitorio. Il deputato del Pd,
Emanuele Fiano, si ( da "Messaggero, Il"
del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ancora: "Almirante è sempre stato un amico di Israele e schierato politicamente affianco ad Israele. Ha sempre combattuto l'anti-semitismo e ha avuto il coraggio, che è mancato a Scalfari per esempio o a Bocca, di ripudiare ciò che aveva scritto tanti anni prima". Così parla il sindaco di Roma nel pomeriggio, a Montecitorio.
A
tavola, assaggi di vini israeliani
( da "Giornale.it,
Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: evento di degustazione che presenterà al mercato italiano alcune tra le più rinomate etichette del panorama enologico israeliano: Domaine Du Castel, Dalton, Galil Mountain, Yarden, Barkan, Ella Valley, Noah-Hevron Heights, Tanya, Yatir e Carmel. I vini israeliani dunque festeggiano con un brindisi speciale il 60esimo anniversario della costituzione dello Stato d'Israele.
Israele,
barak "licenzia" il premier olmert - alberto stabile
( da "Repubblica,
La" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ultimatum del ministro della Difesa dopo lo scandalo dei fondi neri: dimissioni o elezioni anticipate Israele, Barak "licenzia" il premier Olmert ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - Anziché consegnarlo al boia, Ehud Barak ha offerto ad Olmert la scelta dell'arma con cui suicidarsi: dimissioni, vacanze, dichiarazione di temporanea incapacità.
Il
papa incontrerà ahmadinejad - orazio la rocca
( da "Repubblica,
La" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: esistenza stessa di Israele, è fautore di una discutibile corsa al nucleare ed è vicino al fondamentalismo islamico. "Il Santo Padre, come sempre, accoglie chi chiede di poterlo incontrare, pur sapendo che non tutti condividono le sue scelte o i suoi incontri", spiega l'arcivescovo Brian Farrell, vice presidente della Commissione pontificia per i rapporti con l'
L'anteprima
della Prima ( da "Giornale.it, Il"
del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: in Israele e in Giappone. C'è poi la volontà di esportare il "marchio Scala" nel cultural park di Abu Dhabi. E anche se i termini del mondo economico non entusiasmano i melomani puristi, la Moratti spiega che pensa a una presenza fissa del Piermarini negli Emirati accanto a istituzioni della cultura mondiale come il Louvre,
Un
presidente senza <basi> ( da "Manifesto, Il"
del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: convenzione europea, viaggi in Israele a cancellare quella traccia che a Fiuggi era stata solo un po' sciacquata. La cultura democratica non si distribuisce ad Arcore. Fini ne ha poca, o non c'è l'ha. Qui non vorrei parlare di quello che il presidente della camera ha detto ieri a proposito del suo maestro Almirante.
Israele,
Barak: Olmert si dimetta ( da "Voce d'Italia, La"
del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Esteri Il premier e' accusato di corruzione Israele, Barak: Olmert si dimetta "Non e' in grado di guidare il paese e contemporaneamente difendersi" Gerusalemme, 29 mag. – Il premier israeliano Ehud Olmert non è in grado di portare avanti il suo compito istituzionale e al tempo stesso difendersi dalle accuse di corruzione;
Consigliere
dell'Ambasciata d'Israele ieri a Cuneo
( da "Stampa,
La" del 29-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ambasciata d'Israele ieri a Cuneo Elazar Cohen (a destra nella foto) ministro consigliere dell'Ambasciata di Israele è stato accolto ieri, nella sinagoga di contrada Mondovì, dall'associazione Italia-Israele, presieduta da Carlo Benigni (a sinistra) e Davide Cavaglion della sezione cuneese della Comunità ebraica di Torino,
Desmond
Tutu: Le mie Lacrime per Gaza ( da "Unita, L'"
del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Tutu in questi
giorni è a Gaza, capo della missione del Consiglio dell'Onu per i diritti umani
incaricata di indagare sulle violazioni israeliane nella Striscia e
sull'uccisione di 19 civili, tra i quali molte donne e bambini, provocata da un
bombardamento israeliano l'8 novembre '
Le
Due Chiese ( da "Unita, L'"
del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: della fede cristiana al di là dei confini di Israele. (...) Lo dico in modo un po' sbarazzino e garibaldino ma il Vaticano II ripropone l'intera questione della figura della Chiesa e della sua inserzione nel mondo attraverso il tentato recupero della dinamicità originaria dell'evento ecclesiale secondo la forma impressagli da Gesù di Nazareth e testimoniata dal Nuovo Testamento.
Fondi
neri, contro Olmert anche la ministra degli Esteri Livni La responsabile della
diplomazia israeliana e numero due di Kadima lancia la proposta di primarie in
vista della cris ( da "Unita, L'"
del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano, il dopo-Olmert è già iniziato, con la numero due e ministra degli Esteri Tzipi Livni che ha esortato ieri a prepararsi a ogni scenario politico. Il primo ministro Ehud Olmert, accusato di aver intascato per 15 anni mazzette da un finanziere-amico statunitense, è ormai "ingombrante": rischia di mandare a picco il partito fondato nel 2005 da Ariel Sharon per rilanciare
Desmond
Tutu: ho pianto davanti a Gaza in rovina
( da "Unita,
L'" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: E a Israele quale appello si sente di lanciare? "Vorrei dire che Israele ha diritto a vivere in pace nella sicurezza ma che questo diritto non può fondarsi né realizzarsi compiutamente se proseguirà l'oppressione esercitata contro un altro popolo.
Tutu:
Gaza, un abominio Prof inglesi: boicottare
( da "Manifesto,
Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele Tutu: Gaza, un abominio Prof inglesi: boicottare Il sindacato dei professori univeristari vota una mozione contro "le implicazioni morali e politiche degli accademici israeliani con le istituzioni" Il blocco israeliano di Gaza è "un abominio" e "il silenzio e la complicità" internazionali dovrebbero "farci vergognare"
E
a Teheran si rafforza il <fine> Larijani
( da "Corriere
della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele e anti-Usa (che Larijani accusava aver "minato " le "sue" trattative internazionali), per la fede religiosa al limite della superstizione, per l'incapacità manifesta di dialogare al di fuori dell'Iran ma anche al suo interno. L'immagine dell'elegante Larijani, invece, è quella di chi sa conversare pacatamente con Solana o con Prodi,
Rifiuti,
Maroni contro le toghe: visione miope e inopportuna
( da "Corriere
della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Da Israele, dove è arrivato per il vertice G6 su terrorismo e sicurezza, primo impegno internazionale da quando è al Viminale, Maroni continua a seguire l'evoluzione degli ultimi episodi che hanno segnato la cronaca e la politica italiane. Ha incontrato il presidente Shimon Peres e il primo ministro Ehud Olmert,
I
RAPPORTI USA-ISRAELE E LA DIPLOMAZIA DI CARTER
( da "Corriere
della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sanzioni contro Israele per il suo ruolo nella spedizione anglo-francese contro l'Egitto di Nasser. E fino al 1967 rifiutarono di assicurare forniture importanti alle forze armate israeliane. La situazione cambiò dopo la guerra del Sei giorni quando Israele divenne il maggiore alleato degli Stati Uniti nella regione e poté contare su cospicui aiuti finanziari e forniture di armi.
La
banda ( da "Corriere della Sera"
del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti,
Questa
è la volta che mi monto la testa , dice Franco Zeffirelli
( da "Messaggero,
Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ambasciatore di Israele Gideon Meir e la moglie Amira, Giampaolo e Rosanna Letta, Alain e Rosy Elkann, Frederick e Vanessa Vreeland, Soledand Twombly, Marina Cicogna, Ferdinando e Mafalda Brachetti Peretti, Nicola Bulgari (loro hanno realizzato la medaglia McKim che ha il disegno di Twombly), Carlo Odescalchi, Carlo e Polissena Perrone,
Accordo
per bandire le cluster bombs Firmano tutti (tranne i soliti noti)
( da "Liberazione"
del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Cina, India, Pakistan e Israele Accordo per bandire le cluster bombs Firmano tutti (tranne i soliti noti) Francesca Marretta Londra Raggiunto a Dublino l'accordo che mette al bando le "cluster bombs", le bombe a grappolo. armi terribili il cui uso è ora ufficialmente definito "moralmente inaccettabile".
Stefania
Podda Il cuore la porterebbe a destra, ma la testa la piazza saldamente al
centro ( da "Liberazione"
del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: i suoi familiari vollero che nella lapide fosse scolpita una mappa di Eretz Israel. Il Grande Israele, che non prevede una Palestina. Tzipi Livni è cresciuta ascoltando queste storie, e i comizi di Menachem Begin, grande amico di famiglia. Poi, la svolta moderata. Perché - dice - bisogna distinguere i sogni dalla realtà.
Conversano
(Ba) Proiezione del cortometraggio ?Dio è zingaro? alle 21 alla cooperativa Radici
Emirandira in via Arringo 12 ( da "Liberazione"
del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: video e cortometraggi sulla Palestina e il Kurdistan turco. Un certo modo di essere Roma. Il suono della parola: omaggio a Gabriella Ferri alle Officine Pigneto, via del Pigneto 215, dalle 20, ingresso gratuito.Come la città è raccontata e come si esprime. Cronologia italiana: gli anni 40 al Grauco, via Perugia 34: alle 17 il film "I promessi sposi"
Oil:
che disastro in Palestina ( da "Liberazione"
del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: che si è recata in Israele, nei territori arabi occupati e nella Repubblica araba siriana, per verificare direttamente la situazione dei lavoratori. Soprattutto nel corso degli ultimi otto anni, i blocchi sempre più numerosi e le restrizioni via via più dure imposte alla circolazione delle persone e delle merci hanno segnatamente colpito la popolazione palestinese,
TEHERAN
- Sarà un incontro con alcune importanti aziende italiane, il 3 giugno, uno dei
momenti ( da "Messaggero, Il"
del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: nucleare della Repubblica islamica e le affermazioni di Ahmadinejad sulla imminente fine dello Stato di Israele. Gli inviti sono stati già diramati dall'ambasciata iraniana a Roma. L'appuntamento è per il pomeriggio di martedì prossimo. Tra le aziende più importanti, di cui si è saputo che hanno finora confermato la loro presenza, vi sono l'Ansaldo e la Fata, del gruppo Finmeccanica.
ROMA
- I rappresentanti di 109 nazioni firmeranno oggi a Dublino lo storico trattato
per mettere al ( da "Messaggero, Il"
del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Misure che non saranno adottate dai grandi assenti di Dublino: Usa, Israele, Russia, Cina, India e Pakistan. Ovvero, i maggiori produttori e utilizzatori di questi ordigni. Non solo, in determinate circostanze i paesi che aderiscono al trattato potranno svolgere operazioni internazionali accanto a questi paesi che non hanno partecipato al negoziato.
Crisi
in Israele, si cerca il successore di Olmert
( da "Tempo,
Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stampa Ultimatum del ministro degli Esteri Livni al premier inquisito: Dimettiti Crisi in Israele, si cerca il successore di Olmert TEL AVIV Per Kadima, il principale partito di governo israeliano, il dopo-Olmert è già iniziato, con il numero due e ministro degli esteri Tzipi Livni che ha esortato a prepararsi a ogni scenario politico.
Anche
il partito si mette contro Olmert
( da "Giornale.it,
Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il ministro degli Esteri israeliano, signora Tzipi Livni, alla fine ha lanciato il guanto di sfida al premier Ehud Olmert, chiedendo primarie per scegliere la nuova leadership del partito. Una sortita che arriva nel mezzo di una tempesta politica che vede il primo ministro, indagato per finanziamenti illegali, sollecitato da più parti a dimettersi.
I
cattolici e tutti gli altri - agostino giovagnoli
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: la questione degli Amici di Israele aveva provocato un duro scontro all'interno della Curia romana, sostenuta da personalità importanti come Idelfonso Schuster, futuro cardinale e arcivescovo di Milano, che in quell'occasione, duramente criticato dal Santo Uffizio di Merry del Val, dovette scusarsi umilmente per il suo filo-semitismo.
( da "Unita, L'" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del GREENPEACE Una mostra fotografica di Robert Knoth, che ha
realizzato quattro reportage in aree colpite da incidenti e contaminazioni Cartoline
da Cernobyl, la catastrofe nucleare pagata da donne e bambini di Andrea
Barolini A ventidue anni dal disastro di Cernobyl, Greenpeace celebra la
ricorrenza. L'associazione ambientalista ha prodotto un dettagliato rapporto,
con i contributi di una sessantina di scienziati e ricercatori ucraini, russi e
bielorussi. E ha raccolto in una mostra le fotografie di Robert Knoth, artista
olandese che - insieme alla giornalista Antoinette de Jong - ha realizzato
quattro reportage in altrettante aree colpite da incidenti e contaminazioni
nucleari dell'ex Unione Sovietica. Gli scatti di Knoth - un passato come
fotografo rock, poi reporter nelle aree calde del mondo (Afghanistan, Sudan, ex
Jugoslavia, Angola, Somalia, Burkina Faso, Guinea, Sierra Leone, Tailandia e Israele) - sono fino ad oggi alla mostra convegno internazionale
TerraFutura, a Firenze. Cartoline che sono pugni nello stomaco. Da Mayak, nel
sud-est degli Urali, una struttura per il riprocessamento del combustibile
nucleare e per la produzione di plutonio destinato agli armamenti, in cui
fuoriuscite di scorie nucleari hanno causato l'esposizione alle
radiazioni di 272 mila abitanti della zona. Da Semipalatinsk, nel Kazakistan
orientale (il principale impianto per i test atomici dell'arsenale missilistico
nucleare ai tempi dell'Urss) dove tra il '45 e l'89 sono stati realizzati oltre
400 test nucleari sotterranei e in atmosfera. Contaminando oltre 1 milione di
individui. Da Cernobyl, città ucraina universalmente nota per l'esplosione al
reattore nucleare che ha colpito milioni di persone in Russia occidentale,
Bielorussia e Ucraina, e ne ha uccise o menomate decine di migliaia. E da
Tomsk-7, nella Siberia occidentale, dove un'esplosione nel 1993 distrusse parte
di un impianto di riprocessamento, liberando uranio e plutonio nell'atmosfera:
fu contaminata un'area di
( da "Unita, L'" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Lo spirito laico del religioso Giuntella Stefano Ceccanti
Giovedì sera alle 18 alla Libreria Ave di Via della Conciliazione dovevo
presentare l'ultimo libro di Paolo Giuntella, "L'aratro, l'ipod e le
stelle. Diario di viaggio di un laico cristiano". Quella stessa via in cui
al numero 1 stavano fino a qualche tempo fa tutti gli uffici dell'Azione
cattolica e della Fuci e nei cui corridoi per lunghi anni avevamo dibattito
appassionatamente nelle sue visite frequenti e imprevedibili. Da qualche giorno
avevamo sospeso quella presentazione. Paolo non stava bene. Il suo male si era
aggravato con una velocità impressionante. Giovedì, dieci minuti circa prima
dell'ora prevista per quella presentazione ci ha lasciati a soli 61 anni. Per
chi è credente ci sta solo aspettando "sotto il pergolato del Santo Benedetto di Israele" come scrive nel suo libro rispetto a Pietro Scoppola e
alla sorella Maria Cristina. Mi aveva chiesto qualche giorno fa di commentare i
capitoli sulla laicità. Mi sembra doveroso, credo che lui avrebbe preferito
così, partire proprio da lì prima di parlarvi di Paolo, di cui molti in questi
giorni scriveranno ricordi perché in molti gli dobbiamo molto. Saranno
però ricordi diversissimi tra di loro perché Paolo era una personalità così
ricca da non farsi identificare in modo esaustivo. Lo stesso libro ce lo
dimostra, con uno stile narrativo ispirato al nomadismo, sfuggendo a
definizioni, incasellamenti, alternando generi diversi e citazioni eterogenee.
Come avrei risposto alla sua puntuale richiesta? La domanda sottesa alle parti
sulla laicità è quella su come sia possibile condividere uno spazio di ricerca
anche spregiudicata e un'intensa adesione alla verità, come si possa essere
pienamente laici e pienamente cristiani. Ce lo dice bene in poche frasi, anche
se per lui era molto più importante un buon elenco di esempi in carne ed ossa,
a partire da suo padre Vittorio, da Vittorio Bachelet a Pietro Scoppola:
"Noi siamo convinti di possedere la verità, mentre è il contrario. E' la
verità che ci possiede, e dunque ci rende liberi. La verità non è un randello,
appunto perché non è nostra, non è un nostro possesso da imporre o custodire
gelosamente. La verità ci possiede: dunque dobbiamo ascoltare più che urlarla
in faccia agli altri. Dobbiamo servirla con i nostri comportamenti miti, umili.
Per condividere la verità dobbiamo sottrarci al suo abuso, alla sua parodia
identitaria". Gli avrei detto non solo che ero d'accordo ma che questi
suoi stessi concetti sono simili al ragionamento che fa uno studioso francese,
Jean Bauberot, che fa vedere come la laicità sia stata una conquista che ha
obbligato tutti a condividere lo spazio interno ad un triangolo, mentre
ciascuno, in quella parodia identitaria di cui parla Paolo, vorrebbe vedere
solo il proprio lato: i credenti della religione di maggioranza rivendicano il
peso della loro forza e del radicamento storico, quelli delle religioni
minoritarie l'uguaglianza a prescindere dal numero, gli atei e gli agnostici la
separazione tra Stato e Chiese. La laicità è possibile quando ciascuno si volta
verso i lati degli altri e capisce che la verità tende ad abbracciarli e a
criticarli tutti. Sono contento che mi avesse chiesto della laicità perché
commentare altre parti mi sarebbe stato molto difficile. Francamente non avrei
saputo proprio cosa aggiungere a chi aveva dovuto sopportare la morte precoce
di due sorelle in un anno e che a partire da quella esperienza ha scritto, dopo
un profondo travaglio richiamato nel libro con una bellissima lettera sotto
pseudonimo "Io credo che la morte non abbia l'ultima parola" e che,
parlando nelle ultime pagine di sé ci ha scritto in un capitolo dal titolo
"Nota di congedo", oltre al sincero riconoscimento "il mio
barometro personale dovrebbe essere moderatamente sul brutto" qualcosa di
ancor più profondo: "Il 'lieve' problema di salute che mi ha colpito, mi
appare un passaporto per entrare nel mondo della grande maggioranza
dell'umanità che non gode di privilegi materiali e lotta e soffre per la vita,
se non addirittura per la pura sopravvivenza". Questo è ciò che avrei
detto lì, nel dibattito che non c'è stato. Scrivendo per parlarvi di Paolo
vorrei però spiegarvi perché sarei stato lì, perché per me Paolo è stato un
'maestro' oltre che un amico. Uso la parola 'maestro' tra virgolette come fa
Paolo nel libro, lui per rispetto a suo padre Vittorio, a Vittorio Bachelet e
Pietro Scoppola perché ad essi "l'espressione non sarebbe piaciuta"
in quanto "consideravano Maestro uno solo, l'Uomo-Parola di Dio crocifisso",
io per rispetto a lui che in fondo condivideva quel giudizio. L'ho conosciuto
prima della Fuci, quando ero uno studente di liceo a Pisa e insieme ad altri
coetanei eravamo, più o meno consapevolmente, alla ricerca di una sorta di
terza via tra la vecchia identità di sinistra, anche cattolica, che nelle forme
classiche del cattolicesimo del dissenso si stava illanguidendo, stava
diventando molto ripetitiva, assorbendo dalla sinistra spinte ideologiche e
massimaliste superate anziché metterle in discussione, e le forme di nuova
destra che cominciavano a prosperare nella Chiesa e fuori di essa. Lui, che
generazionalmente era uno dei pochi fratelli maggiori creativi rimasti nella
Chiesa cattolica dopo il ciclone del '68 era l'incarnazione vivente che quella
terza via era possibile. Ce lo ricorda nel libro, con tratti autocritici
rispetto a qualche via di fuga ribellistica in cui lui stesso era caduto:
"la terza via, che alcuni di noi coltivavano come i monaci buddisti in
Vietnam, non poteva essere né contro né lontana dai nostri coetanei".
Ancora da liceale mi consigliò, tra le altre, la lettura dell'ultimo scritto di
Emmanuel Mounier, "Fedeltà", che invita i credenti a impegnarsi oltre
gli schemi ambigui della politica cristiana e a comprendere le condizioni di
possibilità per il vero progetto politico per cui valga la pena di impegnarsi,
la costruzione di una "sinistra non comunista". Quel testo precorre
con decenni di anticipo anche la nascita del Partito Democratico che, se è
potuto effettivamente sorgere, è anche per la semina di persone come Paolo, per
anni instancabile animatore di incontri in tutta la periferia italiana, per
abbattere muri, certezze apparenti, ripetizioni datate del passato, che ha
seguito in tutta la sua vita l'invito che Mounier fa alla fine di quel testo:
"Bisogna che riprendiamo la rivolta dei nostri vent'anni, le rotture dei
nostri venticinque anni.".
( da "Unita, L'" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Gli otto padrini della svolta in Libano DOPO 19 RINVII, oggi il
Parlamento libanese vota il nuovo capo dello Stato, il generale cristiano
maronita Michel Suleiman, e con gli accordi raggiunti a Doha (Qatar)
maggioranza antisiriana e l'opposizione guidata da Hezbollah danno il via
libera alla costituzione di un governo di unione nazionale. D iciotto mesi di
paralisi istituzionale. Senza un Presidente. Con un governo assediato e privo
di potere reale. Diciotto mesi di tensione, di paura, di scontri di piazza, di
terrore. A un passo dal baratro, il Libano si ritrova. E oggi volta pagina con
un nuovo presidente e un governo di unione nazionale. Nel Libano che sogna un
futuro di normalità, otto sono gli uomini che ne scandiscono il presente. Gli
otto uomini che hanno cambiato il volto del Paese dei Cedri. MICHEL SULEIMAN.
Sessant'anni, diventato capo dell'esercito nel 1988, sarà lui il dodicesimo
Presidente nella storia dello Stato libanese. Cristiano maronita, Suleiman ha
avuto il merito di essersi abilmente tenuto fuori dalle dispute politiche e
confessionali che hanno tormentato il Paese dei Cedri. Nei recenti scontri di
maggio che sono costati la vita ad oltre 65 persone, ha mantenuto una posizione
di basso profilo senza schierarsi apertamente con o contro nessuno. Dalla
maggioranza antisiriana c'è chi ricorda che la sua nomina a capo dell'esercito
è avvenuta al culmine dell'egemonia siriana sul Libano e che suo cugino, Gebran
Kuriyyeh, era il portavoce di Hafez Assad, padre dell'attuale presidente
siriano Bashar Assad. Altri non hanno gradito le sue parole di apprezzamento
nei confronti di Hezbollah, subito dopo la fine della guerra con Israele nell'estate 2006. Si è conquistato invece i favori
di tutti nell'estate 2007 quando i suoi soldati hanno represso con la forza la
sollevazione di un gruppo islamico armato filoqaidista asserragliato nel campo
profughi palestinese di Nahr Al Barid, nel Nord del Paese. SAAD HARIRI.
Trentasette anni, sunnita, una promettente carriera imprenditoriale sfumata in
Arabia Saudita, porta sulle sue spalle la pesante eredità del padre, Rafik,
l'ex premier, simbolo della battaglia politica per far uscire il Libano dal
trentennale protettorato siriano, assassinato in un sanguinoso attentato sul
lungomare di Beirut il giorno di San Valentino del 2005. Nel nome del padre,
"Rafik il martire", Saaad ha guidato alla vittoria la variegata
coalizione antisiriana del "14 Marzo". Dal giorno del suo ingresso,
non cercato, nell'agone politico libanese, il giovane Saad vive
"blindato". Ma non per questo ha rinunciato ad esercitare la sua
leadership proiettandola oltre la comunità sunnita. Se il Libano non è
precipitato in una nuova, devastante guerra civile, lo si deve molto a lui. E
sarà il giovane Hariri, con ogni probabilità, il futuro primo ministro di un
governo di unione nazionale. Unione tutta da realizzare. Lui ha promesso
indipendenza, sovranità, giustizia, verità. Nel nome di quella "Primavera
di Beirut" di cui è Saad Hariri è diventato uno dei protagonisti. E non
solo nel nome del padre. SAYYED HASSAN NASRALLAH. In molti lo indicano come il
vero padrone del Libano, il vincitore della prova di forza politico-militare
che ha portato al via libera ad un governo di "coesione nazionale" in
cui Hezbollah e i suoi alleati potranno esercitare il diritto di veto. Amato e
odiato: è il destino di Sayyed Hassan Nasrallah, 48 anni, leader del Partito di
Dio sciita. Nato e cresciuto nel quartiere "al-Karantina"
(Quarantena), uno dei più poveri della periferia orientale di Beirut, Nasrallah
ha saputo coniugare l'irredentismo nazionalista in chiave islamica con la
costruzione di una ramificata rete di assistenza sociale che ha fatto di
Hezbollah uno "Stato nello Stato" libanese. Ambizioso, abile oratore,
Nasrallah - eletto nel 1992 all'unanimità dai membri del Consiglio Consultivo,
segretario generale di Hezbollah in successione di Sayyed Abbas al-Musawi assassinato dall'esercito israeliano il 16 febbraio 1992 -
ha mantenuto e rafforzato il contropotere armato delle milizie sciite, che ha
retto alla "Guerra dei 34 giorni" con Israele, e al tempo stesso ha "parlamentarizzato" Hezbollah,
facendolo divenire uno dei partiti più influenti nella vita politica libanese.
NABIH BERRI. Ha pilotato con spregiudicatezza e consumata abilità la più lunga
crisi istituzionale nella storia del Libano. Settant'anni, figura storica della
comunità sciita, negli anni della guerra civile (1975-1990, oltre 150mila
morti), i miliziani sciiti di Amal (Speranza), combattevano e morivano in suo
nome. Nel nome di Nabih Berri. Col tempo, Berri ha guidato Amal verso una
"conversione" politico-istituzionale che lo ha portato a essere
eletto alla carica - che per gli accordi di Taif spetta ad uno sciita - di
presidente del Parlamento libanese. Alleato, ma non succube, di Hezbollah,
Berri ha saputo alternare irrigidimenti e aperture, divenendo uno dei
protagonisti dei colloqui di Doha che hanno portato allo sblocco del lungo
braccio di ferro che ha paralizzato per un anno e mezzo la vita politica del
Paese dei Cedri. Per la Comunità internazionale, Nabih Berri è divenuto un
interlocutore essenziale, per il Libano un fatto di equilibrio, per quanto
instabile. WALID JUMBLATT. Una vita vissuta in trincea, sempre nel mirino dei
suoi numerosi nemici, sempre con l'obiettivo di preservare l'esistenza politica
della comunità drusa di cui da tempo è il leader carismatico: Walid Jumblatt,
61 anni, studi a Parigi, riesce a tenersi lontano dalla vita politica fino alla
morte del padre, Kamal, rimasto vittima di un attentato nel 1977. Diventato in
piena guerra civile, leader del Partito socialista progressista libanese e
della comunità drusa, grazie all'alleanza con la Siria e con i palestinesi
dell'Olp respinse l'attacco lanciato dalle milizie cristiane maronite del
Partito falangista di Amin Gemayel nella cosiddetta "Guerra delle
montagne" (1983). Grazie ad un'accorta e spregiudicata politica delle
alleanza, rivolta soprattutto a salvaguardare la comunità drusa, Jumblatt è
divenuto una delle figure chiave nel complesso "puzzle" politico
libanese. Nel 1989 si schiera a fianco della Siria con il leader cristiano
maronita Michel Aoun, ma a partire dall'assassinio di Rafik Hariri, Walid
Jumblatt diviene uno dei più tenaci avversari del regime di Damasco. FOUAD
SINIORA Nei giorni terribili della guerra israelo-libanese, ha rappresentato,
con fierezza e dignità, il volto, ferito ma non annientato, di un Libano che
continuava a sperare in una nuova rinascita. Contro ogni ingerenza. Amico
d'infanzia di Rafik Hariri, il sessantacinquenne primo ministro libanese, ha un
passato di capace tecnocrate che lo ha portato a ricoprire incarichi di
responsabilità nella Banca Centrale del Libano e successivamente a livello ministeriale.
Particolarmente apprezzato dalle cancellerie europee e dal Dipartimento di
Stato Usa, Sinora è diventato premier di un governo di coalizione il 19 luglio
2005. È lui, durante la "Guerra dei 34 giorni", a presentare alla
conferenza di Roma (27 luglio 2006) un piano in sette punti per una risoluzione
del conflitto, contribuendo poi alla definizione della risoluzione 1701 delle
Nazioni Unite che ha posto fine al conflitto e al dispiegarsi nel Sud Libano
dei caschi blu della missione Unifil 2. Dal novembre 2006 è alla guida di un
governo dal quale sono usciti i ministri di Hezbollah. Assediato, costretto a
una vita blindata, Siniora si appresta ora ad uscire di scena. Con dignità.
AMIN GEMAYEL Capo dello Stato libanese dal 1982 al 1988, Amin Gemayel, 66 anni,
ha visto morire suo figlio Pierre, il giovane ministro dell'Industria ucciso in
un attentato a Beirut il 21 novembre 2006. Leader delle Falangi cristiano
maronite - fautore di una linea anti panaraba e filooccidentale per il
"nuovo Libano" - Amin Gemayel ebbe a dire, in una recente intervista
concessa a l'Unità, "ciò che vogliamo, ciò per cui ci battiamo, è l'unità
e che tutto torni sotto l'autorità dello Stato libanese. La nostra è una
cultura della pace e della vita". Personalità di primo piano nella
coalizione antisiriana del "14 Marzo", Amin Gemayel non ha mai chiuso
la porta alla possibilità di un dialogo con la Siria, a condizione, però, che
Damasco "riconosca il Libano come Paese sovrano e indipendente".
Instancabile negoziatore, anche nei momenti più aspri dello scontro con
l'opposizione filosiriana, Gemayel ha mantenuto rapporti con il leader di
Hezbollah, Nasrallah, e ha avuto un ruolo decisivo nel lancio della candidatura
del generale Suleiman a capo dello Stato. MICHEL AOUN Da fiero combattente
antisiriano a sostenitore del fronte filo-Damasco. Comunque e sempre
protagonista: 73 anni, cristiano maronita, tra il 22 settembre 1988 e il 13
ottobre 1990, nelle fasi terminali della guerra civile, il generale Aoun, già
capo di stato maggiore, presiede un governo militare osteggiato dalla Siria e
da altre fazioni combattenti. Tornato in Libano dopo quindici anni di esilio a
Parigi, Aoun guida il Movimento Patriottico Libero che schiera a fianco degli
sciiti di Hezbollah e Amal. Nelle elezioni parlamentari del 2005, Aoun e il suo
movimento risultano tra i vincitori. "Sarei il Presidente ideale per il
Libano", ha più volte dichiarato, confortato da sondaggi che lo indicavano
come il più popolare tra i capi cristiano maroniti. Ma per "il bene del
Paese" il generale ha dovuto fare un passo indietro, lasciando il campo
libero ad un altro generale, Michel Suleiman. Ma lui, Michel Aoun avverte:
"Non ho alcuna intenzione di ritirarmi a vita privata". Nel futuro
del Libano continuerà a incidere, magari con un ruolo di primo piano nel
nascente governo di "coesione nazionale". di Umberto De
Giovannangeli.
( da "Unita, L'" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Il mistero dell'uomo che sparò a Nelson Robert Fisk Sono stato
sempre tentato dall'idea di scoprire chi si nasconde dietro l'arma che uccide
un altro essere umano. Durante la guerra civile libanese, ho speso molto tempo
a tentare di scoprire chi fosse l'artigliere che aveva lanciato una granata nel
quartiere di Hamra, ad ovest di Beirut, massacrando un gruppo di civili. Ma non
sono mai riuscito a scoprirlo. Nel 1996 però riuscii a identificare
i costruttori di un missile sparato da un elicottero israeliano contro
un'ambulanza piena di profughi, donne e bambini, nel Libano meridionale. Li
incontrai negli uffici della Boeing negli Stati Uniti, a Duluth, in Georgia, e
posi alcuni frammenti del loro missile Hellfire Agm sul tavolo del consiglio
d'amministrazione (insieme ad alcune immagini dei bambini morti e feriti).
L'esplosione che seguì fu leggermente più rumorosa di quella libanese.
L'aspetto più vergognoso della vicenda è che lo slogan scelto dall'agenzia di
comunicazione della Boeing per pubblicizzare il missile Hellfire alle fiere di
armi era "Tutti per uno e uno per tutti". In quell'occasione scrissi
che se c'era qualcuno che doveva rivoltarsi nella tomba era proprio Alexandre Dumas.
D'Artagnan e i tre moschettieri non proferirono mai il loro famoso urlo di
battaglia mentre attaccavano dei profughi. Ma dalla stessa tomba, Dumas è
tornato con un romanzo "perduto", L'ultimo cavaliere, un'opera che mi
riporta al problema di scoprire chi ha sparato il colpo che ha ucciso un altro
essere umano. È un tomo assai voluminoso che ovviamente non contiene sesso ma
molta violenza - a questo proposito dichiaro qui di essere interessato perché
il libro è stato pubblicato dalla casa editrice dei miei libri - ma verso la
fine, l'eroe francese fa qualcosa di straordinario. Spara all'ammiraglio
Horatio Nelson. Avete capito bene, Hector, conte di Sainte-Ermine, che si
nasconde dietro al nome di René, prende la mira dalla nave da guerra francese
Redoubtable durante la battaglia di Trafalgar, quando riconosce Nelson il quale
- non ascoltando i ragionevoli consigli dei suoi ufficiali - ha deciso di
indossare sull'uniforme le onorificenze dell'ordine di Bath, dell'ordine di San
Ferdinando e del merito, dell'ordine di Malta e della mezzaluna ottomana. Come
dire che se la stava cercando. Evidentemente Dumas si è ben documentato perché
Nelson muore secondo quanto riferiscono i cronisti del tempo, accudito dal suo
medico in lacrime, mentre insiste che si curino gli altri feriti, implorando
che ci si prenda cura di Emma Hamilton e della sua bambina Horatia, baciato da
Hardy, e mentre spira pronuncia le sue ultime, indimenticabili parole:
"Grazie a Dio, ho fatto il mio dovere". René, tuttavia, viene successivamente
fatto prigioniero ma salva una nave britannica, la Samson - un vascello
probabilmente immaginario come l'eroe che viene tenuto prigioniero a bordo -
quando sta per essere mandato a picco dalla terribile tempesta prevista da
Nelson in punto di morte. L'immenso valore di Nelson non ci deve far ignorare
il sostegno spietato che l'ammiraglio diede nel soggiogare i Giacobini nella
Napoli del 1799. Diede l'ordine di far impiccare sul pennone un ufficiale
ritenuto responsabile di aver attaccato sia le navi monarchiche che quelle
britanniche, il cui cadavere venne poi gettato in mare. Il malcapitato - un
certo Francesco Caracciolo, duca di Brienza - ricomparve nelle acque qualche
giorno più tardi, e la sua testa in decomposizione venne vista muoversi
rapidamente verso la riva. Nelson più tardi contribuì a spedire centinaia di
prigionieri - tra cui molte signore di buona famiglia - di fronte ai tribunali
monarchici che li spedirono a loro volta al patibolo di fronte alla folla
acclamante. Non è un caso che l'eroe di Trafalgar sia anche noto come il
macellaio di Napoli. E poi come dimenticare la sua straordinaria vanità? Non
riesco a trovare parole migliori di quelle usate da Jan Morris quattordici anni
fa sulle colonne dell'Independent. "Il salvatore dell'Europa sapeva
comportarsi da perfetto stupido! Se ne andava in giro vestito in modo ridicolo,
con le sue stelle e le sue medaglie, con le fasce e la mantella scarlatta e con
il "chelengk" sul cappello, un dono che aveva ricevuto dal Sultano di
Turchia, e che aveva un diamante al centro che ruotava quando sollevava il
cappello!". E credo che Nelson avrebbe approvato il triste souvenir della
sua morte che sono andato a vedere una domenica mattina del mese scorso nel
Gran vestibolo del castello di Windsor. Dietro a una spessa lente di
ingrandimento troverete la pallottola di moschetto che il suo medico, William
Beatty, estrasse dal corpo di Nelson a bordo della Victory. Si tratta di un
piccolo oggetto grigio, con un minuscolo pezzo di stoffa attaccato che
corrisponde esattamente al foro nell'uniforme che Nelson indossava quel 21
ottobre del 1805. Alla faccia delle altre otto pallottole che ci sono in giro,
ciascuna delle quali sarebbe, a detta del proprietario, quella originale. Ma
chi sparò a Nelson? La biografia di Christopher Hibbert cita in modo
interessante le parole di un certo colonnello John Drinkwater, che era stato al
fianco di Nelson a bordo del Minerva nel 1797. Drinkwater sostiene che che fu
un "umile tiratore scelto" a colpire Nelson e poi ricorda che un
conoscente di un amico aveva più tardi assunto a Parigi un artificiere francese
il quale era stato a bordo del Redoubtable a Trafalgar e che quest'ultimo era
un amico dell'uomo che aveva ucciso Nelson. Effettivamente non è una storia
molto convincente ma il giornalismo del diciannovesimo secolo non era proprio
un granché. Ebbene, secondo l'amico dell'artificiere, il cecchino dedusse dalle
medaglie che Nelson indossava che si trattava di un ammiraglio e si arrampicò
quindi sull'albero maestro portando con sé quattro pallottole di moschetto e
pronunciando le famose parole in un francese non proprio ortodosso: "Si je
ne le tue pas de ces trois, je me brûle la cervelle avec la quatrième"
ossia "Se non lo uccido con queste tre, mi brucerò le cervella con la
quarta". Non si tratta certo di un'affermazione perentoria come
"L'Inghilterra esige che ogni uomo faccia il suo dovere" ma, a onor
del vero, Nelson avrebbe voluto che i segnali dicessero "L'Inghilterra
confida che ogni uomo farà il suo dovere". Il messaggio venne modificato
quando un ufficiale fece notare che "confida" non figurava nel libro
dei segnali e che avrebbero dovuto pertanto segnalarlo lettera per lettera.
L'ammiraglio Collingwood, notoriamente brontolone, non la prese bene. "Che
razza di segnali ci manda Nelson?", chiese. "Sappiamo tutti quello
che dobbiamo fare". Dumas conosceva forse la storia del cecchino?
Drinkwater pubblicò il suo libro nel 1840 e Dumas stava lavorando all'Ultimo
cavaliere quando morì nel 1870. Il libro è stato ricostruito leggendo con
attenzione una pubblicazione a episodi lunghissima e dimenticata che l'autore
scrisse per un giornale anch'esso dimenticato da lungo tempo, Le Moniteur. Ma
appare evidente che, se Dumas fosse stato a conoscenza di Drinkwater, avrebbe
inserito quella battuta sulla quarta pallottola di moschetto. O forse si
trattava di una battuta troppo umile da far pronunciare a un conte francese
come René. Immagino che si tratti semplicemente di una questione di tutti per
uno e uno per tutti. Anche se, grazie al cielo, a Trafalgar non disponevano di
missili terra-aria. Traduzione di Andrea Spila Copyright The Independent.
( da "Repubblica, La" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XX - Bologna
Bologna Festival Arciduca di Beethoven per il Trio Mondrian Tornano stasera i
Talenti del Bologna Festival. In scena il Trio Mondrian: Ohad Ben-Ari al pianoforte,
Daniel Bard al violino e Hila Karmi al violoncello. Costituitosi
in Israele, a Tel Aviv, il
Trio Mondrian si è affacciato sulla ribalta internazionale di recente, grazie
ad alcuni importanti premi conquistati nel 2007. Tra questi, segnaliamo il
Premio Trio di Trieste, che, proprio perché omaggio ad una compagine come
quella triestina che ha fatto la storia della musica, in certo senso
costruisce una sorta di certificazione sulle capacità di questi tre giovani
talenti. D'altronde, la loro è formazione tra le più "classiche", una
formazione che può vantare alcuni tra i maggiori capolavori della letteratura
cameristica. Ed due di questi costituiscono il programma il Trio op. 97
"Arciduca" di Beethoven ed il Trio op. 87 di Brahms. Concerto
all'Oratorio San Filippo Neri, ore 20.30. (f. f.).
( da "Repubblica, La" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XIX - Genova
Gog: Barenboim a gennaio Carlo Felice, svolta rinviata Mensopoli blocca il
programma Sospesa la presentazione del cartellone La riunione del cda
presieduto dalla Vincenzi è slittato. Risale la tensione sindacale COSTANTINO
MALATTO Anche al Teatro dell'Opera attendono con il fiato sospeso le
conclusioni della vicenda "Mensopoli". Non perché il Carlo Felice sia
in qualche modo coinvolto nell'inchiesta. Ma la bufera che si è scatenata sul
Comune di Genova con le indagini e gli arresti sta bloccando di fatto la
programmazione del Teatro, a partire da quella della prossima stagione. Opere e
concerti avrebbero dovuto essere annunciati agli inizi di questa settimana, ma
l'appuntamento con la stampa e gli addetti ai lavori è stato annullato e
slitterà almeno di qualche settimana. Le indiscrezioni dicono che il direttore
artistico Cristina Ferrari ha preparato un programma denso e vario, come
d'altra parte si era impegnata a fare quando era arrivata a Genova. Ma la
stagione non può essere annunciata perché prima deve avere l'imprimatur del
consiglio d'amministrazione della Fondazione Carlo Felice. E il consiglio non
si può riunire finché il sindaco Marta Vincenzi ha problemi più importanti di
cui occuparsi. Se il Carlo Felice è costretto a "saltare un giro",
non altrettanto accade alla Gog, che domani renderà noto il programma della
prossima stagione, con una presenza di grande rilievo non solo artistico, ma
anche politico e sociale. Si tratta del pianista e direttore d'orchestra
argentino-israeliano Daniel Barenboin, ormai notissimo
oltre che per le sue doti artistiche anche per aver dato vita alla West-Eastern
Diwan Orchestra, formata da musicisti ebrei e arabo-palestinesi. Barenboin si
esibirà nelle vesti di solista il 26 gennaio in duo con la pianista Elena
Bashkirova pagine di Wolfang Amadeus Mozart, Schoenberg e Boulez. La sua
presenza sarà la punta di diamante di una stagione ricca e apprezzata, come
quelle alle quali tradizionalmente la Gog ha abituato il suo pubblico. Ma
torniamo al Carlo Felice, che sta avviando alla conclusione una stagione non
ricchissima artisticamente ma certo estremamente vivace a causa della
lunghissima vertenza sindacale che ha bloccato gran parte delle
"prime" e molte recite delle opere. Ora, dopo la sigla di un accordo
tra il sovrintendente Gennaro Di Benedetto e i sindacati autonomi, è stata
raggiunta quanto meno una tregua che ha reso possibile, per esempio, la
regolare messa in scena dell'Evgenij Onegin di Petr Il'ic Cajkovskij. Ma ora la
crisi in Comune e lo slittamento del consiglio d'amministrazione rischia di
riportare la tensione ad alti livelli. Il consiglio, infatti, dovrà approvare
questo accordo. Senza dimenticare che l'intesa raggiunta con gli autonomi ha
provocato la dura reazione della Cgil, che si è scagliata contro Di Benedetto,
annunciando che con lui non vuole più trattare. Altra pratica importantissima
all'ordine del giorno del consiglio d'amministrazione è l'approvazione del
bilancio consuntivo, momento delicatissimo nella vita della Fondazione.
L'approvazione, inizialmente prevista per la fine di aprile, è slittata di un
paio di mesi. Niente di drammatico, perché la legge prevede la possibilità di
un piccolo slittamento. Ma la delicatezza del momento sta nel fatto che è
essenziale per il pareggio di bilancio e la programmazione 2008-09 la
possibilità di usufruire dei dieci milioni di euro previsti dal decreto
"ex Colombiane". Per potere inserire questo importante finanziamento
nel bilancio della Fondazione c'è bisogno di una lettera del Comune che
garantisca questa copertura. Ma non è questa l'unica incertezza che rende
problematica l'approvazione del documento contabile della Fondazione. Il
governo, infatti, non ha ancora reso noto l'ammontare del Fus, il Fondo unico
per lo spettacolo, che rappresenta la principale fonte di finanziamento dei
teatri italiani, lirici e di prosa. Né è dato sapere con certezza quale sarà la
quota che spetterà al Carlo Felice. D'altra parte l'annuncio di tagli da parte
del governo Berlusconi e i precedenti su questo tema autorizzano a temere altri
ridimensionamenti. Difficile che si provveda già da subito, ma il rischio e i
timori non sono da sottovalutare.
( da "Repubblica, La" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Famagosta le bella
addormentata Muri il reportage Nel 1974, quando l'invasione turca del nord di
Cipro sembrava conclusa, i soldati di Ankara occuparono a sorpresa anche
un'ultima città. La popolazione greca dovette fuggire in poche ore. Tutto è
rimasto fermo com'era quel giorno: pentole nelle cucine, libri di scuola, foto
alle pareti, auto con le chiavi nel cruscotto... Una barriera di cemento
circonda l'abitato Nelle piscine vuote degli alberghi nidificano i fenicotteri
DARIO BIOCCA nicOSIA (Cipro) Da più di trenta anni Famagosta, lungo la costa
orientale di Cipro, è circondata da un muro grigio di cemento e filo spinato,
presidiata da soldati. Non ci sono varchi né check point. Motovedette turche
impediscono la navigazione nel raggio di alcune miglia. è proibito anche
fotografare la barriera che separa la città dal resto del mondo. Tra gli
edifici e dalle crepe dell'asfalto, con il passare degli anni sono cresciuti
alberi di cedro, palme e fichi d'india; nelle piscine degli alberghi hanno
nidificato i fenicotteri; sulle spiagge, tra gli ombrelloni strappati dal
vento, approdano indisturbate le tartarughe. Famagosta è stata il centro
commerciale di Cipro e del Medio Oriente ma è divenuta il fantasma di se
stessa. A chi entra nella città, eludendo la sorveglianza dei soldati, si apre
uno scenario desolante e straordinario, unico al mondo. è una città immobile
che vive nel silenzio, senza voci né rumori. Lentamente la natura se ne
impadronisce. La popolazione di Famagosta, alcune decine di migliaia di donne e
uomini in larga parte di lingua e cultura greca, è fuggita nell'estate del 1974
per la paura, i colpi di mortaio e le bombe lanciate dall'aviazione turca;
ancora oggi non può tornare a visitare, anche solo per qualche ora, le proprie
case, i giardini, gli oggetti abbandonati nella fuga. Nelle abitazioni sono
rimasti abiti e pentole da cucina, libri di scuola e foto appese ai muri; nei
vicoli sono parcheggiate auto ricoperte di polvere, le chiavi nel cruscotto.
Oggi il lungo muro costruito intorno alla città non separa più religioni né
etnie, non previene conflitti e non protegge da assalti; è
un muro diverso dal fence israeliano e dal wall messicano; il muro di Famagosta
nasconde il mare, cancella la memoria, aspetta che gli anni passino. Fino a
quando dall'altra parte non vi siano profughi a ricordare che quella era la
loro città. Nell'Otello Shakespeare descrive l'immensa fortezza di Famagosta e
il grande porto chiuso ogni notte da una poderosa catena di ferro.
Settecento anni fa, si legge nei libri di storia, la città era la più ricca al
mondo, la più bella, la più contesa. Riccardo II la conquistò sulla via di
Gerusalemme, poi giunsero i Templari, quindi gli arabi, i genovesi, poi i
veneziani e i bizantini; gli ottomani ne fecero l'avamposto dei loro commerci
verso la Siria e l'Egitto. E ciascuno degli invasori, invece di saccheggiare,
arricchì la città di torri merlate, tesori di architettura e opere d'arte;
anche nel corso dei lunghi assedi, le navi puntarono i cannoni con cautela
evitando danni irreparabili alla città. Alla fine, nel 1878, giunsero gli
inglesi con le loro corazzate, ma non spararono (a Famagosta) neppure un colpo.
Quando nel 1960 i ciprioti ottennero finalmente l'indipendenza, sembrò aprirsi
un capitolo nuovo per l'isola di Makarios e per la stessa Famagosta,
riconsegnata intatta ai suoi abitanti. Invece la libertà durò appena qualche
anno: nel 1974 arrivarono, improvvisamente, le forze armate turche che
occuparono il nord dell'isola e, senza ragioni apparenti, si impadronirono
anche di Famagosta nascondendola al mondo. Le operazioni militari ebbero inizio
in luglio. Il governo di Ankara, da tempo persuaso che i nazionalisti di
Nicosia - con la complicità della giunta dei colonnelli di Atene - volessero
annettere l'isola alla Grecia, intervenne senza proclamare lo stato di guerra
né consultare gli alleati. Gli attaccanti guadagnarono rapidamente il controllo
dei cieli e lanciarono i primi paracadutisti. Anche le forze navali si mossero
trasportando mezzi corazzati, artiglieria e truppe. La guerra sembrò
concludersi in pochi giorni con la conquista della periferia settentrionale di
Nicosia. Alla fine di luglio i rappresentanti di Turchia, Grecia e Gran
Bretagna, garanti dell'indipendenza di Cipro in ragione di un accordo siglato
nel 1960, si impegnarono a consentire l'inserimento di una forza multinazionale
di pace in una zona cuscinetto. Il controllo della buffer zone fu affidato a
una missione delle Nazioni Unite, la Unificyp, che avrebbe tracciato una
"linea verde" lunga circa trecento km separando non solo la capitale
Nicosia in due parti ma dividendo villaggi, fiumi, strade, campi, consentendo
alla popolazione greca di migrare verso sud e alla popolazione turca di migrare
verso nord. L'invasione assunse il carattere di una vasta pulizia etnica e
segnò la fine di una secolare convivenza: migliaia di persone furono uccise nei
giorni del conflitto, più di 230mila furono i rifugiati - quasi il novanta per
cento dei greci residenti al nord. In agosto, mentre sembrava delinearsi un
accordo stabile, i comandi militari turchi lanciarono l'attacco improvviso
contro Famagosta, rimasta fino ad allora sotto il controllo del governo
cipriota. Le truppe irruppero dal mare e da terra lasciando alla popolazione
solo uno stretto corridoio di fuga. Dopo una breve resistenza, migliaia di
greci lasciarono la città portando con sé ciò che potevano caricare sulle
spalle, chiudere in una valigia, tenere tra le mani. Le forze di Unificyp
accolsero i profughi e li scortarono fino ai centri di raccolta di Limassol e
Larnaka, nel sud dell'isola - dove molti di loro ancora vivono. Occupata
Famagosta, i militari turchi eressero immediatamente il muro per impedire il
ritorno dei profughi e poco dopo, finalmente, firmarono il cessate-il-fuoco.
Anche a Nicosia, nei mesi seguenti, i militari di Ankara eressero un muro per
delimitare la zona sotto il loro controllo; i greci fecero subito altrettanto.
Nel mezzo della capitale si aprì dunque (e rimane ancora) una ferita, un lembo
di terra di nessuno con edifici vuoti, carcasse di auto, negozi saccheggiati,
macerie, proiettili conficcati nel cemento delle case. I due muri di Cipro
divennero il simbolo di una pace fragile, minata dal risentimento, dalla paura
e dal ricordo di sofferenze e lutti. Nel corso della guerra i militari turchi
costrinsero i ciprioti di etnia greca ad abbandonare case, negozi, fattorie, ma
anche monasteri, scuole, siti archeologici, monumenti, opere d'arte,
biblioteche e musei. Venne cambiato il nome anche alle strade e alle città; le
chiese, anche la celebre cattedrale di San Nicola, divennero moschee, il
passato fu cancellato. Solo a Famagosta, chiamata dal 1974 Gasimagusa, il governo
di Ankara non consentì l'ingresso della popolazione turca né la confisca dei
beni appartenuti ai greci, impedì la devastazione. Forse l'occupazione della
città era intesa ad acquisire uno strumento per negoziare nuovi confini tra i
due Stati. Ma i negoziati non si aprirono. E quando Kofi Annan, nel 2004,
sottopose alla popolazione un piano di pace, la comunità greca rifiutò il
riconoscimento dell'occupazione turca e si oppose alla federazione tra i due
Stati; i turchi, al contrario, si dichiararono pronti a trattare e restituire
Famagosta. In cambio, speravano, avrebbero ottenuto il riconoscimento della
comunità internazionale e l'ingresso nell'Unione europea. Nell'entroterra,
intorno al muro di Famagosta, è sorta in questi anni una città nuova che sembra
temporanea, artificiale, senza storia; le palazzine sono basse, bianche, i
tetti coperti di parabole satellitari e rostri di cemento armato protesi verso
il cielo. Da nessun angolo della città si intravedono il porto e il mare.
Vivono insieme turco-ciprioti e turchi, in prevalenza agricoltori provenienti
dall'Anatolia, attratti o spinti dalla politica coloniale di Istanbul. Tra le
due comunità ci sono differenze profonde e ben visibili: le abitudini, il
colore degli occhi, gli abiti, persino i gesti. I turco-ciprioti, in
particolare, si sentono spogliati della loro identità, sopraffatti
numericamente dai coloni. Il sindaco della città, Oktay Kayalp, è un uomo
intelligente, cordiale, giunto al suo terzo mandato; è turco-cipriota, parla
misurando le parole. Spera di essere lui a riaprire i varchi del muro. Ci ha
spiegato, incontrandoci nella sagrestia della cattedrale di Famagosta, eretta
dai veneziani e ora trasformata in una grande moschea: "La città non
riceve aiuti, neanche dalle Nazioni Unite; da soli non possiamo ricostruirla né
salvarla, i politici devono trovare una soluzione. Molti edifici e monumenti
dovranno essere demoliti, altri restaurati, avremo davvero molto da fare. Ma
turchi o greci, noi siamo ciprioti, siamo pronti a restituire, a lavorare insieme.
Abbiamo conservato a Famagosta tutto ciò che potevamo. A ben guardare, quel
muro è anche un simbolo di pace?". Gli fa eco Umit Inatci, artista,
scrittore e protagonista di una lunga e appassionata battaglia in difesa di
Famagosta e dell'identità culturale cipriota: "Molta gente che vedete è
nata qui, alcuni portano persino nomi veneziani. A Famagosta, dietro il muro,
ci sono anche le loro case, i loro ricordi, la loro storia. Vorrei che i greci
tornassero a vivere qui come prima. Non siamo noi a tenere chiusa la città,
sono quelli che trenta anni fa hanno fatto di Cipro e di Famagosta il loro
campo di battaglia... Gente che ha saputo fare la guerra e che adesso non sa
fare la pace". L'autore, docente di storia contemporanea, lavora a uno
studio sui muri e le barriere di separazione nel mondo. Un suo saggio su
Famagosta è di prossima pubblicazione sulla rivista Nuova Storia Contemporanea,
diretta da Francesco Perfetti.
( da "Repubblica, La" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Libano, è il giorno
di Suleiman Beirut ritrova la speranza e festeggia, oggi il generale sarà
eletto presidente Ma la strada verso la pacificazione nazionale appare ancora
molto incerta Dopo 18 mesi di scontri fra fazioni e omicidi politici la gente
chiede normalità ALBERTO STABILE DAL NOSTRO INVIATO BEIRUT - "Mabruk, per
tutti i libanesi", buono per tutti i libanesi, si legge sotto un grande
ritratto di Michel Suleiman incollato sulla parete cieca di un palazzo a
qualche passo dalla Piazza dei Martiri. A 59 anni, il comandante delle Forze
Armate che stasera sarà eletto presidente con una cerimonia in pompa magna,
sotto gli occhi di duecento invitati stranieri, alcuni dei quali davvero
speciali, ha mostrato di saper navigare con ogni sorta di mare. Nella bonaccia
imposta dal dominio siriano e nelle acque procellose della Primavera libanese.
Fra i funerali di Stato delle vittime eccellenti della misteriosa catena di
sangue aperta dall'omicidio dell'ex premier Rafik Hariri e tra le raffiche di
una guerra civile lampo che ha ridisegnato gli equilibri di potere fra le varie
sette. Chi, dunque, meglio di lui, per guidare un paese ansioso di pace e
riconciliazione? La festa, o meglio, quella che lo speaker del parlamento,
Nabih Berri non ha esitato a chiamare "lo sposalizio nazionale", è
già cominciata e il palcoscenico di questo ritorno alla vita, per quanto
precario e incerto esso appaia, non poteva essere che il
"centre-ville", o Downtown come preferiscono dire i libanesi
anglofoni. Il grande quartiere della città ottomana ricostruito sulle macerie
lasciate dalla guerra civile, quella vera, durata 30 anni, allo scopo di
rappresentare il simbolo, la vetrina di un Libano rinato, ricco ed affluente.
Poco e nulla era rimasto di questo sogno da un anno e mezzo a questa parte, da
quando cioè l'opposizione, vale a dire il partito-stato filo iraniano Hezbollah,
assieme alla catena degli alleati di scorta, avevano innalzato il livello dello
scontro con la maggioranza coagulatasi nel movimento del "14 Marzo",
mascherando dietro un'occupazione in pianta stabile del centro-città un vero e
proprio assedio al Palazzo del Potere, il Gran Serraglio, sede del governo di
Fuad Siniora. Mentre si innalzava la tendopoli degli assedianti, che
reclamavano quel potere di veto sulle decisioni della maggioranza che hanno
ottenuto pochi giorni fa con il compromesso di Doha, le luci di Downtown
venivano spente, la maggior parte dei negozi abbassavano le saracinesche, i
caffè ritiravano i tavolini all'aperto. La via Veneto di Beirut s'illanguidiva
nella triste passerella vuota di un defileè interrotto dall'irrompere inatteso di
un esercito di contestatori. Ma, se un pregio hanno i libanesi, è la loro
capacità di ripartire, di ricominciare, di rialzarsi, appena ne hanno
l'opportunità, dal loro dramma di nazione incompiuta. A decine di migliaia si
sono tuffati nella bolla di luce che ieri sera avvolgeva il centro-città,
mentre tutto intorno i quartieri teatro dello scontro tra sciiti e sunniti e
tra sciiti e drusi, sprofondavano ancora nel buio. Comitive vocianti di
giovani, ingorghi stradali, negozi aperti, il business che ricomincia,
l'insopprimibile voglia delle donne libanesi di mostrarsi attraenti, e quella
immutabile degli uomini di mostrarsi ricchi e potenti. Di chi saranno quelle
due "Ferrari", una rossa, l'altra argentata, aggressivamente
posteggiate in parallelo con due ruote sul marciapiedi? "E' solo
l'inizio", dice il presidente della Camera di Commercio. Già si parla di
700 mila libanesi emigrati all'estero sulla via del rientro. Alberghi esauriti
per l'estate e grande affluenza di turisti dal Golfo alla ricerca di quelle
distrazioni che le loro società d'appartenenza opulenti e bacchettone non
perdonano. Tuttavia, fuori dalla rutilante e spensierata fiera dei consumi di
lusso che ha subito riaperto i battenti nella vecchia Beirut, la strada verso
la pacificazione nazionale appare assai incerta. D'intese tra le fazioni
raggiunte sotto l'egida di paesi terzi e destinate nelle intenzioni dei
contraenti a durare è piena la storia del Libano, fino all'accordo di Taif, del
1989, rimasto in buona parte incompiuto. Non deve stupire quindi che, già
s'avvertano scricchiolii, prese di distanze. Che vuol dire il capo delle Forze
Libanesi, Samir Geagea quando annuncia in conferenza stampa che il suo partito
appoggerà il generale Suleiman ma nutre delle riserve sulla metodologia adottata
per eleggerlo? Vuol dire che stasera, a rovinare la festa, ci saranno anche
delle schede bianche? Ministri (tra i quali il nostro Frattini) e capi di Stato
sono stati chiamati a testimoniare un nuovo inizio per il Libano
sull'opportunità del quale tutte le fazioni si dicono d'accordo. Ma è su quale
debba essere l'approdo che le opinioni divergono. Basta dare un occhiata al
web. Come mai, si chiedono molti internauti, tra gli invitati c'è anche il
ministro degli Esteri siriano, Walid Al Mualem, che così sarà il primo alto
esponente del regime di Damasco a rimettere piede in Libano dopo il ritiro
senza gloria del 2005? Qualcuno ipotizza l'inizio di una normalizzazione non
gradita. Ma se andiamo nel quartier generale degli Hezbollah, a Dehyeh, nella
banlieue, di queste tensioni latenti non s'avverte alcun indizio. Loro, i
soldati di Dio, restano fermi nel rispetto della loro liturgia politica che, secondo la lunga teoria di cartelli e festoni stesi sulle strade
affollate, prevede che oggi si celebri "una grande vittoria della
resistenza", vale a dire, l'ottavo anniversario del ritiro unilaterale
dell'esercito israeliano dal sud del Libano. Proprio lo stesso giorno
dell'elezione di Suleiman. Una coincidenza?.
( da "Liberazione" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dei generi etno,
world-music, ska, folk, combat-folk, reggae, etc Noteingiro Ultimo giorno per
iscriversi alla seconda edizione del Radicietnocontest , il primo contest di
musica etnica on-line aperto a tutti i gruppi di ricerca e band emergenti dei
generi etno, world-music, ska, folk, combat-folk, reggae, etc. Il concorso è
promosso dall'Associazione VoltalaCarta di Viggianello (Pz). L'iscrizione è
gratuita e si effettua caricando i propri brani (più una breve biografia e una
foto) direttamente sul portale www.radicietnocontest.com. Una commissione
artistica, formata dai membri dell'etichetta discografica Sanacore Records
(etichetta degli Almamegretta) e dai membri dell'associazione VoltalaCarta,
selezionerà 10 artisti iscritti al concorso. Info: radicifestival@gmail.com.
Sorso (Ss) Lunedì alle 22 GiulianoPalma & The Blue Beaters in concerto al
Campo Sportivo. Napoli Lunedì alle 17.30 all'Accademia di Belle Arti, via
Costantinopoli 107/A, presentazione del libro di poesia Bradisismo di Michele
Sovente; assieme all'autore intervengono Giovanna Cassese, direttore
dell'Accademia; Mario Franco, docente dell'Accademia; Generoso Picone,
giornalista de Il Mattino. Letture di Lucio Allocca e Geremia Longobardo.
Capone & Bungtbangt live domenica a Fata2008, cortile Maschio Angioino.
Frosinone Domenica sul palco di Cantina Mediterraneo, Volver e Valentino . Roma
Domenica al Parco degli Acquedotti, via Lemonia, dalle 9 fino a sera, con
banchetto informativo e di raccolta fondi in occasione di E...state al Parco
con Emergency : una giornata di giochi, divertimento e attività all'aria
aperta, torneo di calcetto, escursioni accompagnate, animazione per bimbi,
spettacoli, mostre fotografiche a cura di Emergency (La Guerra com'è) e della Fie
(Federazione Italiana Escursionismo). Al Beba do Samba, via dei Messapi 8,
domenica alle 21.30 Fado entre rios in concerto. Teatroinscatola. Domenica alle
( da "Liberazione" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi il verdetto
della giuria capeggiata dall'attore Usa: "Sarà il contrario degli
Oscar" Sean, facci sognare! Dai la Palma a Gomorra Boris Sollazzo Cannes
La Palma è la virtù dei forti. E Sean Penn lo è. Chissà se Thierry Fremaux
immaginava che gatta da pelare si era messo in casa quando ha chiamato l'attore
più radical e meno chic di Hollywood a fare il presidente di giuria. Cannes ha
spesso avuto giurie agitate e litigiose - solo qui uno come Kusturica poteva
passare per un presidente moderato dedito al compromesso - e chissà se la
recente uscita del regista di Into the wild con il quotidiano francese "Le
Monde", renderanno quest'ultima ancora più calda. "La giuria? Deve
fare tutto il contrario di quello che succede agli Oscar. Rifiutare marketing,
moda e condizionamenti di ogni tipo e valutare solo le pellicole". Una
dichiarazione d'intenti e di guerra che rischia di fare vittime illustri e
forse di dare spazio a chi sembrava avere meno speranze. C'è da pensare che il
nostro eroe non voglia lisciare il pelo allo sciovinismo francese, alimentato
con i sopravvalutati Le conte de Noel di Arnaud Desplechin (a cui non sfuggirà
probabilmente il premio al cast femminile) e La frontière de l'aube di Philippe
Garrel. E che tra le vittime illustri possa finire persino l'amico e sodale
Clint Eastwood (erano insieme nel magnifico Mystic River ), reo di essergli un
po' troppo vicino e passibile di essere tacciato come raccomandato, nonostante
il suo Changeling ("L'echange") sia il capolavoro assoluto di un
festival che ha avuto pochissime cadute (il filippino Serbis , Wenders e la
presuntuosa argentina Lucrecia Martel). "Le relazioni personali tra alcuni
dei concorrenti e i giurati sono inevitabili, ho anche diretto Del Toro, per
esempio. Ci accomuna l'amore per il cinema, non saremo influenzati da
questo". Leggendo tra le righe delle dichiarazioni di Penn si può trovare
qualche indicazione. "Le opere proposte sono di livello assolutamente
buono. C'è grande presenza del tema politico, anche se noi dobbiamo guardare
alla parte artistica, cinematografica. Faccio un esempio: se nel 2004 fossi
stato nella giuria che ha premiato Michael Moore sarebbe stata una tortura.
Trovo Fahreneit 9/11 un lavoro storicamente fondamentale, di cui si parlerà per
anni. Ma non risponde per nulla alla mia idea di cinema. Per fortuna sono qui
quest'anno". Così sembrerebbe tagliato fuori Il divo , qui sulla Croisette
al centro di reazioni contrastanti. Variety lo considera una "pietra
miliare", i critici francesi si dividono tra stroncature (i più influenti)
e peana (i più indipendenti). Le speranze risiedono nel rammarico che l'attore
americano esprime "per il fatto che ormai in queste selezioni sembra
essere scomparso il genere della commedia, per il falso mito che siano film di
seconda categoria. Ce ne sono di grandiose, ma in America c'è questo
pregiudizio che purtroppo riscontro ora anche in Europa". In Sorrentino la
potrebbe ritrovare nel registro grottesco, ma riuscirà il ribelle Sean a
liberarsi anche dei propri condizionamenti? Ha definito "Variety" -
entusiasta del film italiano - "come un giornale osceno, che ragiona sui
film solo in termini di mercato, facendo della disinformazione". Potrebbe
cavarsela, dicono in molti, con un premio a Toni Servillo, contentino di lusso
per entrambi gli italiani in gara. Così veniamo al Gomorra di Matteo Garrone,
qui piaciuto al di là delle previsioni, al mercato come ai piani alti del
Palais, quelli di pubblico e addetti ai lavori. Il lavoro sulla macchina da
presa e sulla sceneggiatura è accurato, rigoroso, profondo e originale e questo
potrebbe mettere d'accordo molti giurati (magari convinti da Sergio
Castellitto), anche se lo stile sembra lontano dal loro, soprattutto da quelli
più combattivi (Susanne Bier, Alfonso Cuaròn, Marjane Satrapi e lo stesso
presidente). Outsider di lusso sono i Dardenne, che arriverebbero alla terza
palma con Le silence de Lorna . Sarebbe record e questo, forse, li penalizza.
La "fumettara" iraniana Marjane Satrapi, c'è da giurarci, darà
battaglia per Waltz with Bashir , innovativo documentario d'animazione su Sabra
e Chatila. Manca di coraggio verso la fine ma di sicuro il nuovo linguaggio
cinematografico proposto dall'ex militare israeliano, ora
cineasta impegnato e pacifista (è il primo ad aver proposto una coregia a un
palestinese), non passerà inosservato. La curiosità è che il buon Penn ha
talmente tanto preso sul serio il suo ruolo che ha dato ai suoi compagni
d'avventura lo stesso avvertimento che nei tribunali americani si dà alle
giurie popolari. "Non leggete i giornali che parlano del festival,
non leggete alcuna critica". Tanto fervore e radicalismo sono stati
oggetto di sorrisi, ma l'attore non scherza, il rigore e l'onestà intellettuale
l'ha dimostrati sostenendo e portando qui a Cannes The Third Wave ,
documentario sui volontari dello tsunami di Alison Thompson, carneade
australiana molto applaudita. Il festival di Cannes continua a mostrare una
qualità altissima unita ad un occhio attento al glamour, in un equilibrio
precario ma efficacissimo. Quest'anno c'è stata meno politica e temi eticamente
sensibili e più cinema: i nostri favoriti (Eastwood, Garrone e Sorrentino,
nell'ordine) ne sono la dimostrazione. Argomenti difficili e potenti affrontati
senza paure artistiche o morali. Arte vera, senza compromessi etici ed
estetici. Raramente il verdetto è stato così incerto, ai giurati l'ardua
sentenza. 25/05/2008.
( da "Corriere della Sera" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-25 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE Legge islamica Timori in Egitto per le possibili ripercussioni sul
turismo se le misure saranno estese anche altrove Cairo, vietato l'alcol
nell'hotel dei sauditi Lo sceicco arabo proprietario del Grand Hyatt impone il
rigorismo wahhabita La catena alberghiera ha già annunciato che farà causa a
sheikh Al Ibrahimi, parente di Re Abdallah di Riad SEGUE DALLA PRIMA Ci aveva
già provato con il Grand Hyatt Tunis ma fu costretto, dopo essersi scontrato
con il governo tunisino, a venderlo nel dicembre 2006. E ora sono le autorità
egiziane a insorgere per il timore che possa danneggiare l'industria del
turismo che costituisce la locomotiva trainante dell'economia nazionale. In
Arabia Saudita, una monarchia assoluta che ha eretto il Corano come propria
Costituzione, il divieto dell'alcol è assoluto sia nei luoghi pubblici sia in
quelli privati. Anche se poi molti sauditi partono nel fine settimana a Manama
o Dubai, o d'estate a Londra o Parigi, dove bevono come pochi e si lasciano
andare a ogni sorta di dissolutezza. L'ideologia oscurantista del wahhabismo
che ispira lo sceicco Al Ibrahimi, vorrebbe far abbattere la scure
dell'islamicamente corretto sui grandi alberghi internazionali nei Paesi a
maggioranza musulmana. Di fatto, dopo aver imposto il marchio halal, il
coranicamente lecito, dalle macellerie ai ristoranti, dall'abbigliamento alle
banche, si è scatenata l'offensiva integralista per sottomettere il simbolo del
turismo, l'hotel a cinque stelle, ai dettami indiscutibili del verbo di Allah.
La catena internazionale Hyatt, di proprietà americana, ha preannunciato che farà
causa allo sceicco saudita. "Sono sconcertato dalla decisione dello
sceicco Al Ibrahimi, perché sin dall'inizio ha accettato che sia Hyatt a
dirigerlo. Aveva detto di non voler incassare un solo centesimo dai proventi
degli alcolici venduti nell'albergo. Di ciò si occupa interamente la direzione
della società di gestione ", dice Naghi Eriane, membro della Camera
egiziana degli hotel, "lo sceicco non è libero di fare ciò che vuole
perché si tratta di un albergo non di casa sua. Il suo comportamento è contrario
all'etica alberghiera che è sinonimo di ospitalità e l'ospitalità risiede
principalmente nel soddisfare le richieste dei clienti fintantoché sono
legittime. Se lui ritiene che ciò sia contrario alla religione, che investa in
qualsiasi altro settore diverso dal turismo". Ed è proprio questo il
punto: per lo sceicco saudita il consumo di alcolici non sarebbe lecito perché
l'unica legge che lui rispetta è quella islamica, non quella dello Stato. Anche
se per la verità il Corano si presta a differenti interpretazioni circa la
liceità dell'alcol. Il versetto 67 della sura XVI lo esalta: "E dei frutti
delle palme e delle viti vi fate bevanda inebriante e buon alimento; e certo è
ben questo un segno per gente che sa ragionare". Per contro il versetto
219 della sura II lo sconsiglia: "Ti domanderanno ancora del vino e del
maysir (il gioco d' azzardo, ndr). Rispondi: "C'è peccato grave e ci sono
vantaggi per gli uomini in ambo le cose: ma il peccato è più grande del
vantaggio"". Ma ciò che è soprattutto vero è che l'alcol è da sempre
parte integrante della cultura gastronomica e della tradizione sociale
dell'insieme delle popolazioni che s'affacciano a Sud e a Est del Mediterraneo.
La birra in Egitto esiste dall'epoca dei faraoni, così come la produzione del
vino è un'attività da sempre presente in Marocco, Algeria, Tunisia, Turchia,
Libano e Siria. Dopo un drastico calo dei consumi a causa dell'involuzione
islamica, favorita proprio dai petrodollari sauditi, dopo
la sconfitta del panarabismo nella guerra contro Israele del 1967, oggi il livello delle vendite della birra è tornato ai
livelli di mezzo secolo fa. In barba ai sedicenti custodi dell'ortodossia
islamica che vorrebbero annullare millenni di storia e di cultura, ma che
risultano del tutto screditati dalla loro ostentata opulenza e dalla loro
recondita ipocrisia. Magdi Cristiano Allam www.corriere.it/allam
www.magdiallam.it.
( da "Corriere della Sera" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-25 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Simbolo "Per noi indossarne uno è come per voi girare in
Rolls-Royce" Un Borsalino per gli ebrei ortodossi Il mitico cappello a
Gerusalemme Aperto un negozio monomarca nel quartiere religioso Oggi il
fatturato del mercato religioso costituisce oltre il 30% di quello globale
dell'azienda italiana DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - Vestiti con camicie
bianche, pantaloni, cappotti e cappelli neri, nel caldo intenso dell'una del
pomeriggio, due ragazzi escono chiacchierando e gesticolando da un negozio su
via Yechezkel. Uno di loro stringe il manico di una grande scatola nera su cui
spicca una scritta in oro: "Borsalino". A Mea Sharim, il quartiere
degli ebrei ultraortodossi, nel cuore di Gerusalemme, tra negozi di abiti
modesti da donna e di musica kosher, l'azienda italiana Borsalino di Spinetta
Marengo (in provincia di Alessandria), famosa nel mondo per i suoi cappelli, ha
aperto l'1 aprile una filiale in franchising. è la prima in Israele.
La scritta in oro emerge in rilievo sulla facciata del palazzo ed è stampata
sui manifesti neri affissi alle vetrine del negozio. Dentro, armadi a vetrina
riempiono le pareti. Contengono pile ordinate di cappelli, centinaia di
cappelli, tutti neri. Il proprietario, Mendi Bastomsky, barba castana, kippa,
camicia a righe e pantaloni scuri, inizialmente è sospettoso. Ma poi parla, in
ebraico, attraverso un interprete. Non stringe la mano (si scusa, non può
toccare una donna che non è sua parente), ma guarda negli occhi, sorride.
Trentatré anni, sposato, 4 figli, è un ebreo chabad, uno dei gruppi
ultraortodossi più aperti al mondo moderno. Ha lavorato per 12 anni presso vari
cappellai di Gerusalemme. Gli piace molto il nord Italia, dice, e va alla sede
della ditta 5-6 volte l'anno. "Quando arrivo là, non mi sento uno
straniero". Gli ultraortodossi mirano a condurre una vita modesta, etica,
spirituale. Ma non sono immuni al fascino della moda. I cappelli Borsalino non
sono esposti in vetrina. Per discrezione? "No al contrario. A parer mio,
significa un certo lusso - dice Bastomsky -. Borsalino è come Gucci. Vedere la
scritta è abbastanza. Non devo aggiungere niente ". E poi spiega:
"Borsalino per il ragazzo haredi (ultraortodossi, ndr) è come una Rolls
Royce. Ogni ragazzo vuole un Borsalino". La ditta ha una linea di cappelli
per gli ultraortodossi da oltre un secolo. "Abbiamo iniziato a lavorare
agli inizi del '900, più che altro per una richiesta partita dai lituani",
spiega al telefono dall'Italia Monica Abbate, da 10 anni
responsabile del mercato israeliano. "Oggi il fatturato del mercato religioso
costituisce oltre il 30% di quello globale dell'azienda". In Israele finora vendevano attraverso
agenzie di distribuzione, ai negozianti o direttamente alle yeshiva, le scuole
religiose. Ma i venditori si facevano una concorrenza feroce per avere più
modelli, stili più nuovi (nei limiti), prezzi più bassi. Il negozio
monomarca dovrebbe semplificare la vendita. Sono centinaia i cappelli neri
esposti, sembrano tutti uguali, ma solo a prima vista. Ci sono almeno 100
modelli, spiega Bastomsky. "Le differenze sono una religione intera. Ci
sono 10 tipi di ala, che può andare da
( da "Corriere della Sera" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-25 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Lo scrittore ebreo Usa Israele respinge Finkelstein TEL AVIV - Norman Finkelstein (foto), il
controverso docente universitario ebreo americano noto per le sue posizioni
critiche verso Israele, è
stato fermato venerdì al suo arrivo all'aeroporto di Tel Aviv. Interrogato,
trattenuto in una cella dello scalo per 24 ore, è poi stato rispedito indietro
con un bando decennale. Lo ha riferito l'attivista per i diritti civili
Mussa Abu Hashash, che aveva previsto di incontrare Finkelstein e di guidarlo
in visita nei Territori. Figlio di un'ebrea polacca sopravvissuta ai campi di
sterminio, ha criticato la guerra in Libano condotta da Israele
nel 2006. Finkelstein è noto soprattutto per il libro "L'industria
dell'Olocausto", in cui denuncia lo sfruttamento politico della Shoah.
( da "Corriere della Sera" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-25 num: - pag: 28 autore: di e
categoria: REDAZIONALE LE CRISI INTERNAZIONALI E LA POLITICA DEL DIALOGO Obama
apre agli avversari dell'America CHARLES A. KUPCHAN RAY TAKEYH N el principale
discorso che ha fatto la scorsa settimana in Israele,
George W. Bush ha mosso una implicita critica alla disponibilità di Barack
Obama a stabilire contatti diplomatici con gli avversari dell'America, qualora
dovesse vincere le elezioni di novembre. Bush ha criticato questa intenzione di
negoziare con il nemico, dicendo: "Abbiamo il dovere di chiamarla con il
suo vero nome - l'ingannevole soddisfazione per atteggiamenti concilianti, che
è stata più volte smentita dalla storia". Bush ha così non solo
contraddetto la tradizione presidenziale di astenersi dal prendere posizione su
questioni di politica interna nel corso dei viaggi all'estero, ma ha anche
distorto grossolanamente i dati storici. La disponibilità di Obama a negoziare
con gli avversari non è segno di ingenuità o di inesperienza, ma di accorto
realismo. La storia delle relazioni diplomatiche dimostra che annose rivalità
di solito richiedono trattative - spesso al più alto livello - per essere
risolte. Al contrario, l'isolamento e il rifiuto del dialogo non fanno che
rafforzare il sospetto e la reciproca ostilità. Il presidente avrebbe dovuto
impararlo proprio dagli esiti della sua politica. Durante il suo mandato si è
sempre rifiutato di aprire un dialogo diretto con Teheran sul programma
nucleare iraniano e sul più ampio problema della sicurezza nella regione. Il
risultato è stato il crescere dell' ostilità, e un Iran che continua a
perseguire l'arricchimento dell'uranio e a sostenere le cause estremiste in
tutto il Medio Oriente. In tutt'altro modo, dopo esser stato per anni a
guardare il programma di armamento nucleare della Corea del Nord, Bush ha
aperto negoziati con Pyongyang. Anche se parecchi nodi critici vanno ancora
sciolti, la Corea del Nord ha già chiuso e cominciato a smantellare il reattore
nucleare di Yongbyon. Del resto la Corea del Nord non è un esempio isolato dei
benefici della trattativa con gli avversari, che ha dato buoni risultati in
molte occasioni. Una svolta fondamentale, nella Guerra Fredda, fu l'avvio delle
relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e la Cina comunista - un risultato
ottenuto solo perché Henry Kissinger e Richard Nixon furono pronti ad andare a
Pechino a trattare direttamente con Mao Zedong. L'amministrazione Nixon, tra
l'altro, prese questa iniziativa anche se la Cina stava fornendo massicci aiuti
militari ai nemici dell'America nella guerra del Vietnam. Fu ancora una
mediazione al massimo livello a porre fine alla Guerra Fredda. Ai discorsi sull'impero
del male e alla politica aggressiva di Reagan, i leader sovietici inizialmente
risposero con pari aggressività. Solo dopo degli incontri tra Reagan e
Gorbaciov decenni di rivalità tra Est e Ovest poterono terminare. Al di là dei
successi della diplomazia statunitense, il ventesimo secolo offre molti altri
esempi di lunghe inimicizie risolte grazie all'impegno diretto dei capi di
governo. Quando nel 1963 fu creata la Malaysia, l'Indonesia tentò di
destabilizzare la nuova federazione con l'ostruzionismo economico e con
sporadiche azioni militari. Nel 1966, il generale Suharto, succeduto al
generale Sukarno, inviò una delegazione a Kuala Lumpur con il compito di porre
fine alle ostilità. Ne seguì un riavvicinamento tra Indonesia e Malesia, che
aprì la strada alla fondazione dell'Asean (1967), un'organizzazione che da
allora ha contribuito a mantenere la pace nell'Asia sud-orientale. In Medio
Oriente il processo di pace ha riportato pochi successi, ma il più notevole
derivò senza dubbio dall'importante viaggio a Gerusalemme fatto da Anwar Sadat
nel 1977 per incontrarsi di persona con Menachem Begin. Con
il sostegno personale di Jimmy Carter, Israele ed Egitto firmarono gli accordi di pace di Camp David -
probabilmente il passo più importante verso la pace tra arabi e israeliani
dalla fondazione di Israele.
Per tutto il diciannovesimo secolo, e per gran parte del ventesimo, Brasile e
Argentina sono stati rivali. Furono gli incontri tra il presidente
argentino, il generale Jorge Rafael Videla, e il presidente brasiliano, il
generale JoÃo Baptista de Oliveira Figueiredo, a segnare tra 1979 e 1980 una
rapida svolta verso relazioni più amichevoli e a portare a una serie di accordi
sulla cooperazione nucleare, il commercio e gli scambi scientifici. Il riavvicinamento
ebbe inizio nonostante entrambi i paesi fossero governati da dispotiche
dittature militari. Come dimostrano gli esempi delle relazioni tra Indonesia e
Malesia e tra Brasile e Argentina, l'impegno dei presidenti può condurre a
successi diplomatici anche tra governi autocratici. Può darsi che il regime
iraniano sia ripugnante e che Washington abbia ottime ragioni per spingere
Teheran a un cambiamento. Ma la storia insegna che gli Stati Uniti possono fare
affari con questi regimi e portare avanti la causa della pace e della sicurezza
internazionale anche cercando di esporli ai benefici effetti della democrazia e
del commercio. Non è detto che il dialogo con gli avversari funzioni sempre, ma
non tentare neppure significa perdere l'opportunità di risolvere alcuni dei
peggiori conflitti del mondo. Dopo otto anni in cui a Washington ha prevalso
una pericolosa mentalità da bunker, l'intenzione di Obama di aprirsi al dialogo
con amici e nemici offre la miglior speranza di ridare un ordine al tremendo
scompiglio che l'amministrazione Bush lascerà dietro di sé. 5 Kupchan/Takeyh
2008 traduzione di Maria Sepa.
( da "Manifesto, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
DONNE
Alla ricerca dell'Europa migliore di Violaine Lucas e Barbara Vilain NEPAL
Dalla guerriglia alla democrazia di Marie Lecomte Tilouine ISRAELE La storia
vera esce dagli archivi di Eric Rouleau.
( da "Manifesto, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Notizie Afghanistan
Afghanistan Nessun processo per strage civili I leader tribali contro gli Usa Proteste
in Afghanistan dopo che l'altro ieri il generale dei marine Samuel Helland ha
deciso di non incriminare due militari accusati di avere ucciso tra i 10 e i 19
civili durante un'operazione del marzo
( da "Unita, L'" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del PIERO FASSINOIl ministro degli Esteri ombra del Pd: si chiude
una lunga crisi. Ricordiamo la drammatica estate del 2006, fu il governo Prodi
a spingere per l'intervento dell'Onu "Decisivo il ruolo Unifil, l'Italia
continui su quella strada" di Umberto De Giovannangeli L'elezione del
generale Suleiman a nuovo capo dello Stato libanese e il nuovo scenario
mediorientale. Ne parliamo con Piero Fassino, ministro degli Esteri nel
governo-ombra del Pd. Dopo 18 mesi di instabilità e di caos il Libano ha eletto
il nuovo capo dello Stato, il generale Michel Suleiman. "Si tratta di un
passaggio di straordinaria importanza che può chiudere una lunga fase di crisi
iniziata con l'assassinio dell'ex premier Hariri (febbraio 2005, ndr.) e che ha
avuto nella guerra fra Israele e Hezbollah dell'estate
2006 uno dei suoi momenti più drammatici che fu superato grazie all'intervento
dell'Onu su forte iniziativa italiana. Vale la pena ricordare, in proposito,
che il contingente Unifil dispiegato nel Sud Libano a garanzia della sicurezza
della frontiera fra Israele e Libano, ha in quella
italiana la componente più numerosa e significativa. L'elezione di Suleiman è
una sorta di spartiacque tra la chiusura di una lunga crisi che ha travagliato
il Libano negli ultimi tre anni e il possibile avvio di un percorso di
stabilizzazione politico-istituzionale; un percorso che dopo l'elezione di
Suleiman richiede altri passaggi, perché quello che è saltato in questi anni di
crisi è il patto intercomunitario tra le comunità etnico-religiose che è sempre
stato il fondamento costituzionale del Libano. Ciò che è venuto meno è quel
sistema pattizio di regolazione istituzionale che riconosceva agli sciiti, ai sunniti,
ai drusi e ai cristiano maroniti un preciso ruolo. Per un lungo periodo, quel
patto ha funzionato e ha garantito al Libano di essere un Paese economicamente
prospero e istituzionalmente democratico. La rottura di quel patto è stato il
terreno su cui è maturata la crisi di questi anni. L'elezione di Suleiman,
votato da tutti, può consentire l'avvio di un percorso in cui si ricostruisca
il patto intercomunitario, si ridefiniscano ruoli e funzioni di ogni comunità
nell'assetto costituzionale, si vari una nuova legge elettorale e si consenta
al Libano di tornare a costruire il proprio futuro come un Paese sovrano,
libero e indipendente". C'è chi sostiene che il vero vincitore di questa
lunga crisi sia Hezbollah. "Questo si vedrà, perché il Medio Oriente ci ha
abituato ormai da tempo a continui cambi di fronte, e sappiamo come nello
scacchiere mediorientale non c'è nulla di più volatile ed esposto al
cambiamento degli assetti politici, le alleanze fra comunità, gruppi,
Stati..Ciò che va colto nell'elezione di Suleiman è che essa mette fine ad una
condizione di paralisi in cui ciascuno dei protagonisti, per affermare il
proprio ruolo paralizzava la vita del Libano e impediva qualsiasi soluzione.
L'accordo di Doha, significativamente patrocinato dalla Lega araba e dai
principali Stati arabi della regione, segna la volontà di superare questa
condizione di stallo. E proprio perché è un Presidente eletto da tutti,
Suleiman potrà avere un ruolo politico, per un verso, di garante, e dall'altro
di promotore di una nuova fase costituzionale ed istituzionale che può davvero
rappresentare una svolta. Sarà poi nel concreto evolvere di questi passaggi che
si vedrà come sono cambiati i rapporti di forza tra le diverse comunità e se
sarà raggiunto un equilibrio nel quale tutte le comunità potranno riconoscersi,
che è l'obiettivo vero da perseguire perché un Libano stabile e democratico è
essenziale per la pace in Medio Oriente. E per questo, la Comunità
internazionale deve accompagnare questa nuova stagione in Libano e l'Unifil
deve rafforzare la sua missione di stabilità e di pace", Il nuovo governo
di centrodestra italiano calca la mano sulla discontinuità rispetto alla
politica mediorientale del precedente governo. "Questa voglia di
accreditare l'idea che con il centrodestra ci sarebbe stata una grande
discontinuità nell'azione dell'Italia in Medio Oriente, mi sembra molto
propagandistica e non corrispondente ai fatti. Cito solo un episodio
significativo: qualche giorno fa, proprio nel pieno della crisi libanese, alla
vigilia del vertice di Doha, il ministro degli Esteri Frattini ha affermato che
per trovare un accordo in Libano era necessario negoziare con Hezbollah.
Ricordo che quando D'Alema disse la stessa cosa fu crocefisso, mentre detta da
Frattini è sembrata una cosa del tutto ovvia...Io ho l'impressione che in
realtà si voglia a tutti i costi cercare una differenza laddove non c'è, perché
a ben vedere le posizioni che il governo di centrosinistra italiano ha seguito
sul Medio Oriente in generale, e nello specifico sia sulla crisi libanese che
sulla questione israelo-palestinese, sono le stesse portate avanti dall'Unione
Europea. È bene non dimenticare che l'intervento italiano alla guida della
missione Unifil fu deciso dal governo Prodi nell'agosto 2006, e ricordo anche
che in questi mesi travagliati di crisi libanese, D'Alema, assieme ai ministri
degli Esteri francese, Kouchner, e spagnolo, Moratinos hanno più volte messo in
campo un'azione di mediazione che puntava sull'obiettivo che poi si è
realizzato a Doha. Non vedo nelle cose sostenute da Frattini in questi primi
dieci giorni di governo qualcosa di significativamente diverso rispetto a
quello che è stato fatto dal governo di centrosinistra, e d'altra parte non mi
stupisce che sia così, perché francamente credo che in Medio Oriente ci possa
essere una sola linea utile: quella di sostenere un accordo
israelo-palestinese fondato sul riconoscimento dei diritti sia dello Stato d'Israele sia dei palestinesi, portando a conclusione
gli impegni assunti ancora alla recente conferenza di Annapolis; un assetto
istituzionale in Libano in cui si riconoscano tutte le diverse componenti della
società libanese - esattamente come sta avvenendo con l'elezione di
Suleiman -; l'accompagnamento e il sostegno al processo di pace israelo-arabo
favorendo un coinvolgimento anche della Siria nella definizione degli assetti
della regione, portando a soluzione il contenzioso aperto tra Gerusalemme e
Damasco sulle alture del Golan - ed è ciò che si sta determinando con la
mediazione del governo turco -, e in questo contesto, sviluppare una strategia
perché le autorità iraniane effettivamente rinuncino a qualsiasi programma di
armamento nucleare e consentano, per ciò che riguarda il nucleare civile, alla
Comunità internazionale e alle sue agenzie, tutte le attività ispettive e di
controllo necessarie".
( da "Unita, L'" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Il Libano ricomincia dal generale Suleiman Il Parlamento elegge
il nuovo capo dello Stato dopo 18 mesi di tensione e violenze Mano tesa a
Hezbollah: "No a lotta interna, ristabiliremo legami diplomatici con la
Siria" di Umberto De Giovannangeli/ Segue dalla prima LE SCHEDE BIANCHE
sono state sei, mentre tre deputati hanno votato altri nomi. Il Libano era
senza presidente dallo scorso novembre, quando era scaduto il mandato di Emile
Lahoud. Subito dopo l'elezione, il giuramento. E dopo il giuramento, il primo
di scorso da Presidente. Suleiman chiede ai deputati di osservare un minuto di
silenzio in memoria dei "martiri del Libano". Il generale, 59 anni,
giura di difendere la costituzione e l'indipendenza del Libano e si appella ai
libanesi per una riconciliazione nazionale: "Abbiamo pagato a caro prezzo
la nostra unità nazionale - scandisce - , cerchiamo di preservarla tutti
uniti". I tiratori scelti sui tetti di Place de l'Etoile, la banda
musicale della guardia presidenziale e un lungo tappeto rosso che dall'ingresso
del Parlamento libanese arrivava proprio sotto la torre dell'orologio al centro
della piazza, hanno accolto l'arrivo del neopresidente della Repubblica Michel
Suleiman, atteso nell'emiciclo per pronunciare il discorso d'insediamento
subito dopo la sua elezione. La gradinata del Parlamento, solitamente riservata
ai giornalisti, è occupata dagli "ospiti" di riguardo": circa
200 personalità straniere, tra le quali i ministri degli Esteri dell'Italia, Franco
Frattini, della Francia Bernard Kouchner, della Spagna Miguel Moratinos, del
Vaticano Dominique Mamberti, e l'Altro rappresentante della politica estera
dell'Ue, Javier Solana. Dagli Usa è giunta solo una rappresentanza del
Congresso, ma il presidente George W.Bush si è congratulato con Suleiman e si è
detto pronto a lavorare con lui. Folta la rappresentanza araba, dall'emiro del
Qatar, sheikh Hamad Bin Khalifa al-Thani ) ai ministri degli Esteri di Siria e
Arabia Saudita. Questo schieramento senza precedenti di autorità straniere
testimonia la preoccupazione per le sorti del Paese dei Cedri, che solo poche
settimane fa stava per scivolare in una nuova guerra civile, quando miliziani
dell'opposizione guidata dal partito sciita Hezbollah, sostenuto da Siria e
Iran, hanno ingaggiato una vittoriosa battaglia - con oltre 60 morti - contro i
sostenitori del governo del premier Fuad Siniora, sostenuto da Occidente e
Arabia Saudita. Il 21 maggio i due campi hanno raggiunto un accordo politico a
Doha, con la mediazione del Qatar, per mettere fine a 18 mesi di crisi politica
e istituzionale. L'accordo prevede fra l'altro, oltre all'elezione di Suleiman
alla presidenza. la formazione di un governo di unità nazionale. Suleiman dovrà
conciliare Hezbollah e i suoi nemici filoccidentali su temi spinosi quali la
"resistenza" a Israele, le relazioni con la Siria e con il tribunale internazionale che
deve giudicare i sospettati dell'assassinio dell'ex premier Rafik Hariri,
capofila del fronte antisiriano. Nel discorso inaugurale, dopo il giuramento,
Suleiman ha fatto un accorato appello all'unità del Paese, e ha cercato di
soddisfare entrambe le parti. Ha sostenuto il tribunale per Hariri, ma
anche l'instaurazione di relazioni diplomatiche con Damasco; inoltre ha
sottolineato la necessità nazionale di un "dialogo su una strategia
difensiva che tragga profitto dall'esperienza della resistenza", cioè di
Hezbollah: "Fintanto che le fattorie di Sheba saranno occupate - ha detto
il neopresidente riferendosi a un piccolo territorio al confine fra Libano,
Siria e Israele ancora occupato dalle forze israeliane
- ci sarà la necessità di una strategia di difesa concordata attraverso il
dialogo nella quale l'esperienza della resistenza sarà tenuta in
considerazione". Il Partito di Dio sciita finora si è sempre rifiutato di
disarmare o di integrare le sue milizie nell'esercito regolare; mentre il suo
sponsor, Damasco, e Beirut non hanno mai aperto le rispettive ambasciate.
Inoltre la Siria è accusata per l'assassinio di Hariri. Suleiman ha ringraziato
i Paesi che partecipano all'Unifil, la forza di pace schierata nel sud del
Libano, soprattutto per "l'impatto positivo che ha lasciato nella
popolazione locale". Poco dopo il giuramento del dodicesimo presidente del
Libano, la presidenza ha diffuso un comunicato nel quale si dichiara
dimissionario, secondo la Costituzione, il governo di Fuad Siniora. Già da
domani Suleiman dovrebbe iniziare le consultazioni parlamentari per designare
un nuovo premier che dovrà formare il "governo di unità nazionale",
nel quale l'opposizione ha ottenuto di avere il potere di veto. E resta il nodo
centrale del che fare con l'agguerrita milizia armata di Hezbollah. Un nodo che
il "presidente-generale" è chiamato a sciogliere. Non sarà facile. Ma
per un giorno il Libano non vuole pensarci. Perché è un Paese in festa.
( da "Unita, L'" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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consultando l'edizione del "Il contingente dispiegato a sud alla frontiera
tra Israele e Libano ha una forte componente militare italiana".
( da "Unita, L'" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del L'uomo che morì 32 volte Maurizio Chierici Segue dalla Prima L a
Farc ha confermato la scomparsa già sussurrata ieri dal ministro della difesa
Juan Manuel Santos ad una giornalista che voleva sapere con quale amarezza
Tirofijo stava sopportando il disfacimento della Farc. Mese infausto, un colpo
dopo l'altro. Reyes, mediatore impegnato con Francia, Svizzera e Venezuela
nella liberazione della Betancourt, ucciso in Ecuador da un bombardamento
dell'aviazione colombiana guidata da satelliti Usa. Assassinato un altro
notabile della cupola: gli ha sparato l'autista guardaspalle che si è subito
consegnato ai ranger. Ma la defezione che qualche giorno fa ha devastato il
morale dei guerriglieri è la resa di Karina, comandante Nelly Avila Moreno, 45
anni, da venti in armi con la fama di chi spara e sparisce. Nella versione del
ministro Santos, Karina avrebbe organizzato l'assassinio di Alberto Uribe,
padre del presidente. Si è consegnata al battaglione Medellin. Altri 1600
guerriglieri sembra vogliano trattare la resa in cambio di qualcosa. Insomma,
annunci di catastrofe. "E Tirofijio?". "Tirofijio è all'inferno
dove vanno i criminali quando muoiono". "Morto?", meraviglia
della giornalista. "Morto alle sei della sera del 26 marzo in una zona
sotto bombardamento, ma le cause sembrano naturali". Cancro alla prostata,
infarto: chissà. Non ha saputo spiegare come mai il governo di Bogotà ha
taciuto un avvenimento che sconvolge da quarant'anni di storia del Paese. Il
presidente Uribe non l'ha presa bene. Da settimane stava preparando l'annuncio
solenne da usare in una occasione. Santos glielo ha bruciato. E Uribe non
nasconde il fastidio perché Santos non è solo ministro della difesa e uno dei
pilastri del partito uribista: assieme al cugino vice presidente della
repubblica, è proprietario del Tiempo, grande giornale e di radio e di Tv,
impero formalmente condiviso con editori Usa negli ultimi mesi azionisti di
maggioranza, ma non è chiaro quali soci compongano la nuova maggioranza. Si
parla di un trucco che consentirebbe a Santos di candidarsi alla presidenza
2010 senza venir frenato dai divieti che nell'altra sponda dell'Atlantico
impediscono senza pietà questo conflitto d'interessi: potere politico, giornali
e Tv. Uribe non perdona a Santos d'avergli rubato la scena proprio mentre
studia un ritocco alla costituzione che gli permetta una terza ed eterna
candidatura. Per riprendere il primo piano si aggrappa alla Betancourt, gadget
che portano le sue parole ovunque: lei e altri ostaggi verranno forse liberati
dalle Farc allo sbando. "Stiamo trattando". Può essere vero, può
essere una fata morgana inventata per tornare protagonista. Yolanda, madre di
Ingrid, non gli crede. "Non vuole che Ingrid ritorni. È un momento di
grande pericolo. Uribe non ha nessuna intenzione di liberarla, noi continuiamo
ad aver fede. È nelle mani di Dio". Cano, successore di Tirofijio, viene
considerato "un politico. Forse Chavez, Correa e Sarkozy possono trattare.
Sono solo loro la nostra speranza". Insomma, Tirofijo continua a dividere
il Paese anche da morto. Non si chiamava Manuel Marulanda Velez. Era la prima
maschera di battaglia dietro la quale si era nascosto per onorare un
sindacalista ucciso dalle solite mani. Voleva far capire: prendo il suo posto.
Si chiamava Pedro Antonio Marin, 78 anni, nato a Genova, villaggio al centro
della Colombia con un monumentino sistemato al centro di un'aiuola davanti alla
muncipalità: lastra di ferro che riproduce il "passaporto rosso"
degli emigranti italiani fine Ottocento, nome e cognome del genovese arrivato
fin lì. Il passaporto rosso era il documento che vietava a chi partiva dalle
nostre sponde in cerca di fortuna non solo il ritorno a casa "per
sempre", ma di mantenere la cittadinanza italiana.. L'inferno della nostra
emigrazione cominciava così. Le leghe che oggi imperversano contro gli
stranieri non vogliono ricordare. Martin non è stato solo "mungitore,
pastore, tagliatore di legna e contadino". Famiglia contadina, ma il
ragazzo aveva un po' studiato tanto da diventare ispettore delle opere
pubbliche ed iscriversi al partito liberale. Speranza del partito meno
conservatore e di milioni di diseredati schiacciati dal latifondo. Quando Pedro
compie 18 anni domina la scena politica Jorge Eliécer Galtan, "liberale di
sinistra", definizione che Marin pretende di indossare anche quando spara,
sequestra o si associa al traffico di droga; Galtan era un intellettuale
lontano dagli affari e dal denaro. Retorica o verità, dedicava ogni impegno
"al benessere del popolo". Amato da folle di braccianti, baraccati,
studenti e piccola borghesia, diventa il grande favorito alla presidenza ma viene
ucciso. Tre colpi, 9 aprile 1948 mentre delegati di ogni paese delle due
americhe stanno per sottoscrivere la nascita della Oea con la protezione del
generale Marshall. Galtan si oppone nel nome di un continente che non sopporta
la colonizzazione dell'altra America. Dalla quale arrivano delegazioni di
studenti per dargli man forte: fra loro anche cubani guidati da un leader
spiritato che si chiama Fidel Castro. L'Organizzazione degli Stati Americani
nasce proprio quel giorno in un garage di Bogotà dove capi di stato e ministri
si nascondono mentre i carri armati del presidente Ospina Perez: sparano sulla
folla infuriata: un massacro. Ecco che Pedro Marin imbraccia il fucile e
diventa Tirofijio, mira precisa. Il partito liberale non condivide la lotta
armata e Tirofijio si appoggia a movimenti comunisti. La prima battaglia sul
campo risale al 1949: vuole liberare Genova (dove è nato) dai miliziani del
latifondo, ma arriva l'esercito e deve scappare. Il governo capisce che
l'inquietudine di bandoleros al momento disuniti possa cementarsi in una forza
organizzata nei gruppi di autodifesa contadina. Raunberg, generale in pensione
Usa, addestra truppe di autodifesa: degli agrari e dei notabili. Nascono
quarant'anni fa quei paramilitari che irrobustiscono nel
tempo addestrati attorno a Boyacà da ufficiali in pensione del Mossad
israeliano. Comincia la guerra civile che ancora continua. Tirofijio è un'ombra
imprendibile, sparisce riaffiora in una foresta cento chilometri lontana. Le
sue Farc nascono nel 1966. Organizzazione verticale militarizzata. Quindici
mila, ventimila uomini. Pur presentandosi da liberale di sinistra,
riceve aiuti da Cina, Vietnam, impero sovietico. Girano il mondo e arrivano da
Panama dove regna il generale Noriega, presidente amico. In realtà anche Noriega
è un'anguilla con tante facce: vende armi in cambio di droga obbediente alla
strategia della Cia di Bush padre: gli riconosce perfino uno stipendio. È un
modo per controllare gli arsenali Farc e il mercato della droga e chiudere e
aprire i rubinetti quando la real politic lo richiede. Tutti giocano con lui e
lui gioca con tutti. Diffidente dietro il faccione contadino che ricorda
l'attore Fernadel. Solo due presidenti colombiani riescono a guardarlo in
faccia in colloqui di pace finiti in niente: Belisario Betancourt e Andrés
Pastrana, entrambi conservatori. Del suo vecchio partito liberale Tirofijio non
si fida. Ma non si fida neanche di loro. Con la mediazione di Garcia Marquez,
Pastrama gli concede un territorio smilitarizzato dove aprire tende della pace
senza l'incubo delle imboscate. Dal 1998 al 2004 funzionano a singhiozzo, ma
nel momento di firmare qualsiasi accordo la poltrona di Tirofijio è sempre
vuota. Anche perché la Farc coltiva altre amicizie. Governa regioni dominate
dai narcos. Da principio surroga l'autorità statale facendo pagare dazio alla
droga che esce. Poi partecipa al traffico e quando la droga diventa pericolosa
per l'intervento della Dea americana, si autofinanzia con sequestri e
ritorsioni. Se i paramilitari appoggiano chi gli dà la caccia con gli squadroni
della morte, le Farc ne imitano violenza e crudeltà. Spaventare per dominare.
Era l'ultimo rivoluzionario di un continente che sta dimenticando le
rivoluzioni per riguadagnare una faticosa normalità. Ma il fascino che la ribellione
può suscitare negli emarginati alla deriva in ogni Paese latino, non ha
accompagnato gli ultimi vent'anni di un protagonista furbissimo e spietato.
Nessun idealista riusciva a fidarsi di un uomo così. Quattro milioni di
profughi interni è una delle eredità lasciate da Tirofijio, dai paramilitari e
dai governi come il governo Uribe che hanno affidato le battaglie politiche
alle armi e alla repressione. Bisogna dire che quando si è aperta la speranza
della pacificazione tentata da Pastrana, intellettuali e giornali borghesi
hanno cercato di sdemonizzare e smitizzarne il profilo per rimpicciolire il più
arcaico guerrigliero del mondo in un uomo che poteva essere come gli altri.
Quando ha compiuto 70 anni, Cambio, settimanale di proprietà di Garcia Marquez,
racconta brindisi e auguri nelle pagine dedicate al jet set. Era solo
un'illusione alla quale ha creduto anche Ingrid Betancourt quando parte per
incontrarlo nella speranza di fargli capire come i rapimenti rinforzassero solo
la destra di Uribe e dei ponderosos che lo sostengono. Sappiamo cosa è
successo: non è ancora tornata. Ignoranza? Mancanza di umanità? "Era un
uomo complesso. L'aria molle del contadino inconsapevole nascondeva una
determinazione coltivata nel lunghissimo autoesilio, nello scappare per tornare
e colpire, e nel maschilismo diventata dottrina nella quale i suoi uomini
venivano cresciuti". Me lo ha raccontato Pastrana quand'era presidente e
si disperava per l'utopia tragica di Ingrid Betancourt. Ha avuto sette figli,
"tutti maschi", ma non è vero. C'è anche una ragazza sposata a Reyes,
mediatore ucciso dal bombardamento in Ecuador. Il cognome "Marin" non
diceva niente ai giornalisti che incontravano lontano dalla Colombia la signora
portavoce Farc. Puntuale, riservata. Mai rispondeva alla domanda frivola del
curioso che voleva sapere "Lei conosce Tirofijio?".
( da "Unita, L'" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Verdetto al cardiopalma tra i tifosi di Garrone e di Sorrentino
Con Cantet la Francia torna a vincere dopo oltre vent'anni. Penn difende la sua
giuria: sulla Palma d'oro, voto unanime di Gabriella Gallozzi inviata a Cannes
PALMARÈS al cardiopalma per questa edizione 2008 del festival. E non solo per
gli italiani in attesa di una "doppietta" dal lontano 1978, quando la
Palma toc- cò a L'albero degli zoccoli di Olmi (si è festeggiato il trentesimo
compleanno proprio qui sulla Croisette) e Il Gran premio a Ciao maschio di
Ferreri. La sopresa è toccata anche alla Francia a secco di palme dal 1987
quando se l'aggiudicò Sotto il sole di Satana di Maurice Pialat. E che oggi
torna in testa al palmarès con Entre les murs di Laurent Cantet, un film che,
passato, proprio l'ultimo giorno di concorso, ha subito rivoluzionato il
toto-palma rimasto fin lì con un testa a testa tra il Che di Soderberg e
Changelling di Clint Eastwood, che invece hanno portato a casa,
rispettivamente, la Palma per l'attore Benicio Del Toro (che ha dedicato il
premio al Che) e il premio speciale della 61esima edizione il vecchio Clint.
Certo al momento della Montée des Marches, sotto una sorta di tormenta di vento
e pioggerellina, nessuno si sarebbe aspettato questi premi. La stampa italiana
era già stata "avvisata" di un rientro sulla Croisette di Garrone e
Sorrentino e la tensione è diventata subito alta ad ogni premio
"snocciolato" sul palco dall'ilare attore francese Eduard Baer che ha
condotto la consueta cerimonia di premiazione nella sala più grande del Palais.
La stampa davanti al grande schermo, nella sala accanto, è lì che segue la
cerimonia già dall'inizio dalla Montée. Ed ecco i sorrisi di Matteo Garrone e
Paolo Sorrentino, accompagnati dai produttori e Toni Servillo, protagonista per
entrambi, lasciano ben sperare sul risultato del palmarès. Intanto Sergio
Castellitto in mezzo ai colleghi giurati, "capitanati" dal sempre più
tenebroso Sean Penn, inizia a scattare foto alla "giapponese",
continuando pure durante la premiazione. Gli italiani cominciano una sorta di
conto alla rovescia e le fazioni tra sostenitori de Il divo e di Gomorra si
fanno sentire. Sean Penn, impeccabile smoking con colletto della camicia
alzato, parla di "un'esperienza di passione condivisa", di
"grandi discussioni costruttive" e della volontà "di premiare
film che non fossero premiati altrove", ribadendo così, come aveva detto
all'inzio, la volontà di fare di Cannes una sorta di anti-Oscar. E c'è
riuscito. A colorare la Montée, arriva poi, tutta la classe del liceo parigino
di Entre les murs. Circa venti ragazzi che non si fanno certo pregare per
salire il palco della premiazione. Un bel colpo d'occhio per un festival come
Cannes che tanto tiene all'etichetta. E Cantet quasi commosso a ringraziare un
po' tutti ma soprattutto a dire: "ecco, il mio film racconta come deve
essere la società francese multietnica e multicultarale". L'applauso della
sala è una sorta di boato prolungato. E non diversamente avviene nella sala
stampa. "Cercavamo in primis - ha poi spiegato il presidente Sean Penn -
un film in cui l'espressione artistica facesse la differenza. Ma in questo film
abbiamo trovato anche la magia della provocazione intelligente, della
generosità, della qualità di scrittura e di interpretazione. In una parola,
qualcosa di davvero magico". Anche Marjane Satrapi (la regista di
Persepolis) ribadisce questa sorta di "colpo al cuore" che il film ha
suscitato in tutti i giurati. "Ci ha posto la vera questione della
democrazia e della difficoltà di accettare una convivenza con chi è diverso da
noi senza mai ricorrere alle scorciatoie salvifiche e alle risposte
facili". Peccato, fa notare qualcuno, per l'iraeliano Ari Folman e il suo
cartoon da Palma, Waltz With Bashir sulla strage di Sabra e Chatila rimasto a
bocca asciutta, nonostante il regista fosse presente alla cerimonia. Ma Sean risponde: "È la prova - risponde - che pronostici e
pettegolezzi non ci hanno mai influenzato. Considero il film israeliano molto
bello e importante e potrei essere perfino d'accordo con chi dice che meritava
un premio. Ma abbiamo dovuto fare delle scelte, le abbiamo fatte, nel bene e
nel male".
( da "Repubblica, La" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La Siria Il Partito
di Dio Libano, Suleiman apre alla Siria Il nuovo presidente tende la mano a
Hezbollah: dialogo su tutto Significativa fra gli ospiti la presenza dei
ministri degli Esteri di Teheran e Damasco Siamo interessati fortemente a
legami fraterni con Damasco in un contesto di rispetto della sovranità e dei
confini Fintanto che le fattorie di Sheeba saranno occupate ci sarà la
necessità di una strategia di difesa concordata ALBERTO STABILE DAL NOSTRO
INVIATO BEIRUT - Michel Suleiman emerge dal fondo della piazza in una
"Piedigrotta" di bandiere, di canti e di spari in aria neanche fosse
un santo portato in processione. In Libano è così, lo spazio che separa la
gioia dalla disperazione, il risveglio dalla depressione, la paralisi
dall'attivismo sfrenato, è brevissimo e caduco. Per un anno e mezzo lo speaker,
Nabih Berri, s'era rifiutato di convocare il parlamento per punire una
maggioranza e un governo che riteneva, giudizio opinabile, illegittimi, ma
ieri, dopo il miracolo di Doha, è bastata mezz'ora ai 127 deputati per eleggere
Suleiman presidente della Repubblica, con 118 voti a favore, sei schede bianche
e tre voti dispersi. Su una delle schede annullate avevano scritto "Rafik
Hariri e i martiri". Nel suo discorso d'investitura, dopo aver prestato
giuramento "in nome di Dio onnipotente" di rispettare e proteggere
l'indipendenza del Libano, la sua sovranità e la sua Costituzione, Suleiman ha
chiarito le linee guida della sua presidenza su alcuni punti cruciali e ancora incerti
del compromesso tra maggioranza e opposizione raggiunto in Qatar. In
particolare: i rapporti con la Siria e il disarmo degli Hezbollah che sono poi
le due questioni contro cui è andato a sbattere il vecchio governo e sulle
quali si potrà misurare la tenuta del compromesso raggiunto in Qatar. Già la
presenza nell'emiciclo del ministro degli esteri di Damasco, Walid al-Moallem,
seduto alla tribuna degli ospiti stranieri accanto al collega iraniano
Manouchehr Mottaki, è un segnale evidente che qualcosa di nuovo sta succedendo
tra Damasco e Beirut dopo il ritiro, a furor di popolo, dei soldati siriani
nella primavera del 2005, qualche settimana dopo l'uccisione dell'ex premier,
l'uomo della ricostruzione, Rafik Hariri. Suleiman lo dice senza mezzi termini:
"Noi cercheremo fortemente fraterni legami tra Siria e Libano nel rispetto
della reciproca sovranità e dei confini di ciascun paese, e relazioni
diplomatiche che siano benefiche per entrambi". Sul disarmo
dell'Hezbollah, e di tutte le milizie, previsto da almeno due risoluzioni
dell'Onu, tema questo che deve stare molto a cuore a Mottaki, rappresentante
del grande tutore del Partito di Dio, l'Iran, il nuovo presidente è, invece,
più sfumato. Dice, Suleiman che d'ora in poi le armi dovranno essere dirette
soltanto contro il nemico (e lascia intendere che mai più dovranno le milizie
sciite prendere di mira altri cittadini libanesi). Ma poi, accennando alle
Fattorie di Sheeba, una piccola ma strategicamente
importante porzione della frontiera Sud tuttora occupata da Israele, riconosce, Suleiman, che
l'esperienza "maturata dalla resistenza" potrà essere utile alla
strategia difensiva che l'esercito libanese adotterà. Tutto questo, però, sarà
al centro di un "tranquillo dialogo" nazionale. Che colpo d'occhio, il
tempio continuamente dissacrato della democrazia libanese. A giudicare
dalle presenze straniere si direbbe che sono molti i padri dell'accordo che ha
portato come primo atto all'elezione del nuovo presidente. Qualcuno, però, può
vantare qualche merito in più. Avvolto in un mantello di garza bordato d'oro
che ne alleggerisce la corporatura, lo Sceicco Hamad bin Khalifa al Thani, si
gode lo spettacolo sullo scranno più alto dell'emiciclo, accanto a Berri e al
neo presidente. E' lui, adesso, il simbolo di una diplomazia araba dinamica ed
efficiente al cospetto della quale il passo lento e ponderato del signore della
diplomazia saudita, il principe Saud al Feisal, che gli siede di fronte,
inevitabilmente perde colpi. Poi gli europei venuti a dare il loro imprimatur.
L'Alto rappresentante dell'Unione, Javier Solana, tagliato fuori nella fase
cruciale della crisi; il francese Bernard Kouchner, costretto a digerire un
compromesso che va in senso opposto alle strategie francesi. Anche se Suleiman
ripete che il Libano rispetterà le risoluzioni Onu e gli obblighi che derivano
dall'istituzione del Tribunale internazionale creato per giudicare le persone
indiziate della morte di Hariri, fra le quali figurano alcuni personalità del
regime siriano. Accuse che la Siria ha sempre respinto. Franco Frattini, si
compiace: "Un grande giorno per il Libano", dice accentuando una
lettura positiva dell'accordo di Doha. A giudizio del nostro ministro degli
Esteri, il compromesso, che affida e riconosce all'esercito il monopolio dell'uso
delle armi, chiama gli Hezbollah a privarsi del loro armamento. Il che
contribuirà non solo alla stabilità del Libano ma anche della frontiera Sud e
dunque alla sicurezza d'Israele. Cosa, quest'ultima,
di cui agli Hezbollah importa, tuttavia, molto poco.
( da "Repubblica, La" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Spettacoli Garrone
& Sorrentino così l'Italia si riscatta La Palma d'oro va a Laurent Cantet
per "Entre les murs" ma "Gomorra" e "Il divo"
entrano nel Palmares con il Grand Prix del 61° Festival e il Premio della
Giuria Nel 1972 la Palma d'oro fu vinta ex aequo dai film di Elio Petri e di
Francesco Rosi (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) NATALIA ASPESI L'ultima volta l'aveva
vinta nel 2001 da Nanni Moretti con "La stanza del figlio". Ma va
bene così perché ciò che importa è che finalmente il nostro cinema si sia
presentato a una platea internazionale con due opere importanti, di registi non
ancora quarantenni, dimostrando che all'improvviso, da un cinema che pareva
sbiadirsi nella povertà delle storie e nell'asservimento televisivo, sta
nascendo una nuova generazione di autori che ispirandosi a maestri dell'impegno
politico come Petri e Rosi, sanno rimettersi a guardare il nostro paese senza
paura, scavando nella sua realtà e attualità, nelle sue ombre, vergogne,
misteri e tragedie e sapendolo raccontare in modo innovativo, geniale,
personale. Non era così scontato che in una selezione molto alta, di film in
assoluta maggioranza meritevoli, una giuria guidata dall'americano Sean Penn
puntasse su entrambi i nostri due film. Ma l'attore-regista, appassionato democratico
tendente al no global, e tutta la giuria in cui c'era pure Sergio Castellitto,
hanno capito benissimo i due drammi italiani: quello di un modo oscuro e
contaminato di mantenere il potere, rappresentato da una figura enigmatica e
impenetrabile, quello di una criminalità ancora primitiva e sanguinaria che
partendo dalle periferie napoletane si estende nel mondo producendo profitti
enormi. Li hanno capiti perché i due autori li hanno raccontati attraverso
attori, immagini, sonoro, ritmo, innovativi, sorprendenti, e per questo capaci
di destare emozioni, inquietudini anche sconvolgenti. E se "Il divo"
ha raccontato agli spettatori che poco sanno dei nostri incubi di un modo di
fare politica che, segnando un tragico decennio, è ormai stato superato da altri
poteri forse più forti, gli orrori di "Gomorra" vivono ancora nelle
strade di Napoli in questi giorni, in una vera e propria guerra tra immondizia
e rivolte, tra camorra, popolo, polizia e istituzioni. Certo, sarebbe stato un
grande evento se si fosse ripetuto quello che era accaduto nel 1972, quando la
Palma d'oro fu vinta ex aequo da Elio Petri con "La classe operaia va in
Paradiso" e Francesco Rosi con "Il caso Mattei", protagonista di
entrambi Gian Maria Volonté. Ma la Francia ha aspettato 21 anni, in elegante
silenzio, prima di ottenere per un suo film il massimo premio dal loro più
importante festival che è anche il più importante del mondo, e allora, era il
1987, la Palma era andata a un'opera sublime anche se del genere noiosissimo
sin dal titolo, "Sous le soleil de Satan" di Pialat. "Entre les
murs", che gli americani intitolano "La classe" è invece un
grande semplice film di un grande semplice regista, quello di "Risorse
umane" e di "Verso il Sud": racconta della vita di una classe
liceale della periferia parigina, dove gli allievi sono di ogni razza e
religione, uniti dall'adolescenza e divisi dall'origine, separati dalla lingua,
il francese degli insegnanti e quello della strada dei ragazzi che spesso hanno
genitori che non sanno né capirlo né parlarlo. Film di massima democrazia che
parla di quella necessità di integrazione, di convivenza civile e di rispetto
degli immigrati che potrebbe insegnare molte cose a noi e ai nostri ministri.
Erano tanti a questo 61° Festival i film importanti, e la giuria si è ingegnata
a trascurarne il meno possibile. Per riconoscere l'umanissimo e civile
"Linha de Passe" del brasiliano Walter Salles è stata premiata come
migliore attrice la stupefatta Sandra Corveloni, dolente madre di quattro figli
senza padre in attesa di un quinto; per non trascurare la drammatica famiglia
dissestata che non si vuole perdere di "Le tre scimmie" ha giudicato
miglior regista il turco Nuri Bilge Ceylan, forse si sono un po' vergognati di
premiare la sceneggiatura di "Il silenzio di Lorna", dolorosa storia
tra crimine e sfruttamento tra immigrati in Belgio, quando gli autori, i
fratelli Dardenne, hanno già vinto due Palme d'Oro. Premiando come miglior
attore Benicio Del Toro, che nell'epopea su Che Guevara ha recitato soprattutto
con la barba, la giuria ha probabilmente voluto dare una mano al film
dell'americano Soderbergh, che essendo troppo lungo,
parlato in spagnolo e su un guerrigliero antiamericano, ancora non ha trovato
un ardimentoso distributore Usa. Zero riconoscimenti a quel fumetto israeliano
sul massacro di Sabra e Chatila, "Waltz with Bashir", di Ari Folman
che era da molti considerato la più probabile Palma d'Oro.
( da "Repubblica, La" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Spettacoli Penn:
ecco il cinema italiano che sa raccontare il mondo La giuria unanime su Cantet
e su Benicio Del Toro Il regista francese: "Non mi sorprende che la scuola
interessi il mondo intero" LAURA PUTTI CANNES L'immagine indelebile di
questa sessantunesima edizione del Festival di Cannes saranno i ventiquattro
ragazzi di tutti i colori di "Entre les murs" che con la ruvida
grazia della loro età hanno sciamato compatti da un albergo (mai visto prima
dalla maggior parte di loro) a una sala stampa, dal tappeto rosso di ieri sera
fino al firmamento del palcoscenico e della Palma d'Oro. C'era qualcosa di forte
e di commovente, di imprevedibile e di sanamente energetico, nella scolaresca
vincitrice di Laurent Cantet che è riuscita a mettere d'accordo due americani,
un'iraniana, un tailandese, un italiano, una tedesca, due francesi e un
messicano; e che, come compagno di unanimità, ha avuto nientedimeno che il Che
di Benicio Del Toro. Gli studenti e il guerrigliero. E Sean Penn, che negli
Stati Uniti deve essere considerato anche lui un po' un guerrigliero, ha difeso
la massima scelta della Giuria con grande passione: "Le interpretazioni:
magia pura. La scrittura: magia pura. Le provocazioni e la generosità: magia
pura. Il fatto che, in un mondo sempre più confuso, qualcuno ci mostrasse dove
va la scuola ci ha toccato profondamente. Abbiamo amato un film che non vuole
dare risposte, ma che pone molte domande". ""Entre les
murs" ci ha catturato per la generosità degli attori" ha detto il
giurato Castellitto. "è un film che gli adolescenti possono andare a
vedere e capire qualcosa della loro vita". E il regista tailandese
Apichatpong Weerasethakul ha promesso di inviare il film al ministro
dell'Educazione del suo paese. Quando in sala stampa è finalmente arrivato
Cantet con il suo protagonista (e autore del libro dal quale "La
classe" è tratto) FranÇois Bégaudeau, e con Esmeralda, Henriette,
Souleymane, Boubacar, Wei e tutti gli altri, l'incontro si è trasformato in
qualcosa di diverso da una conferenza stampa. Qualcuno ha avuto la malaugurata
idea di chiedere: "Come festeggerete?". "Il problema è che alle
undici c'è un pullman pronto a partire per Parigi" ha risposto il regista.
Ovviamente la classe del liceo "FranÇoise Dolto" del ventesimo
"arrondissement" di Parigi ha smesso di recitare la sua parte ed è
esplosa in un "On part pas, on veut faire la fête!", non partiamo,
vogliamo fare festa, e a quel punto è stato difficile trattenerli, e chissà
come è andata a finire. "Non sono sorpreso che parlare di scuola interessi
il mondo intero, che il modo in cui abbiamo raccontato questa storia sia stato
condivisibile e che anche il pubblico straniero sia riuscito a entrarci"
ha detto Cantet. Mentre Bégaudeau: "Il nostro film si indirizza a quelli
che oggi non sanno che cosa è la scuola, a chi pensa che i giovani siano dei
cretini, incolti, attaccati ai loro videogiochi. Non è così, e spero che il
film renda loro giustizia. Credo che sia un film destinato ai vecchi. Farà loro
avere buone notizie dei giovani". Ma in sala stampa dopo la premiazione si
è anche parlato dei nostri due vincitori. "Il messaggio di "Gomorra"
resterà a lungo" ha detto Sean Penn. "I due film italiani usano un
linguaggio cinematografico straordinario, sono considerazioni molto forti di
come funzionino il mondo e i governi. è un tipo di cinema organico".
"Ho pensato a questi due film come gemelli nello stesso ventre" ha
detto Sergio Castellitto. "E i premi secondo me sono tre: i due che hanno
vinto "Gomorra" e "Il divo", e il terzo è per il nostro
cinema. L'anno scorso, durante la mia lezione di cinema qui a Cannes, mi chiedevano
che cosa ci stesse accadendo, perché non ci fossero film italiani al festival.
Sono felice di queste vittorie e a chi mi parla di crisi del cinema italiano lo
condanno a una vacanza sulla Costa Azzurra" ha terminato Castellitto,
visibilmente molto stanco. L'assenza più notata è stata
quella dello bellissimo film animato "Waltz with Bashir"
dell'israeliano Ari Folman che tutti davano tra i premiati. "Sono felice
che questa giuria non abbia tenuto conto delle voci, che non sia stata
influenzata dal "buzz"" ha detto Sean Penn. "Ma non ho una
risposta a questa domanda. Il fatto è che nel festival c'erano davvero troppi
film interessanti. Credo che "Waltz with Bashir" sia un film
magnifico e sono sicuro che troverà un pubblico con o senza di noi".
( da "Repubblica, La" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Sport Mourinho:
Grant? Un perdente Per la panchina del Chelsea spunta Deschamps EMANUELE GAMBA
TORINO C'è anche Didier Deschamps tra i candidati alla panchina del Chelsea, ma
i tabloid inglesi non inseriscono l'ex allenatore della Juventus nella rosa che
comprende Rijkaard, Hiddink, Eriksson, Mancini e Lippi. In realtà Roman
Abramovich, che ha licenziato l'israeliano Grant venerdì
pomeriggio, ha già depennato i due italiani e lo svedese: in questo momento, il
favorito è l'olandese che fino a pochi giorni fa ha guidato il Barcellona,
seguito a ruota da Deschamps che del Chelsea è stato giocatore (anche se per
una sola stagione) e che ha già sfiorato la panchina dei londinesi quattro anni
fa, dopo aver raggiunto (e perso, contro il Porto) la finale di
Champions League: all'epoca venne corteggiato sia dagli inglesi sia dalla
Juventus, ma scelse di restare al Monaco, al quale era vincolato da un
contratto. Deschamps è poi arrivato alla Juventus due estati fa, portandola
dalla B alla A prima di dimettersi a causa delle divergenze con Blanc e Secco.
Da allora ha scartato numerose proposte in attesa di un'offerta di primissimo
livello: quella del Chelsea non la rifiuterebbe, e intanto ha già ricevuto una
telefonata di sondaggio da parte di Peter Kenyon, diggì dei Blues. Grant è
stato licenziato dopo il doppio secondo posto in campionato e Champions League,
sempre alle spalle del Manchester. E ieri, dopo la ricca liquidazione che
riceverà se eviterà di sparlarne del suo ex club, ha incassato anche le perfide
critiche di Josè Mourinho, di cui aveva preso il posto nel settembre scorso:
"Dopo aver vinto due titoli a stagione negli ultimi tre anni, quest'anno
il Chelsea non ha vinto niente, il che significa che è stata una stagione
davvero brutta. Forse, per chi ha la filosofia del perdente, è stata una grande
stagione, ed è un pensiero che rispetto, ma nel calcio la parola
"quasi" non significa nulla: se hai "quasi" vinto è stata
un'annata pessima". Il perdente Grant, in ogni caso, sembra già aver
trovato un nuovo lavoro: allenerà il Manchester City al posto di Eriksson.
( da "Repubblica, La" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Spettacoli Su
History Channel documentario sulle profezie della Bibbia
sul popolo ebraico Il futuro d'Israele? Tutto scritto Attraverso l'aiuto di eminenti teologi e con il
contributo di rigorose ricostruzioni storiche, il documentario che History
Channel propone stasera alle 21 - "Le Profezie di Israele" - mette a nudo le
previsioni sul futuro dello Stato ebraico contenute già nella Miqra',
conosciuta come Tanakh. Tanakh non è che l'acronico con il quale si
indicano i testi sacri della Religione ebraica, la cosiddetta "Bibbia
ebraica", che è parte dell'Antico Testamento cristiano. Tre delle lettere
che compongono la parola (TNKh) sono infatti le iniziali dell'espressione
Torah, Nevi'im, Ketuvim (Torah, Profeti, Agiografi), le tre parti della
Scrittura. Tutti i libri sono stati scritti in ebraico, solo alcune parti
figurano in aramaico. I tre libri profetici, proposti stasera da History
Channel, sono suddivisi a loro volta in altri libri per un totale di
ventiquattro. Al tempo del Santuario di Gerusalemme, spettava al Sinedrio -
l'organo che emanava le leggi e gestiva la giustizia - valutare se un testo
dovesse far parte del Tanàkh. La decisione veniva presa in base a vari criteri,
tra cui che il libro in questione fosse stato scritto con spirito profetico.
Nella tradizione ebraica si chiama "Torah Scritta" è quella contenuta
nei ventiquattro libri, mentre la "Torah Orale" è il
"Talmud", trasmessa oralmente da Dio a Mosè sul Monte Sinai e poi
messa per iscritto con le discussioni rabbiniche che avevano luogo al tempo del
Tempio di Gerusalemme.
( da "Messaggero, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di PAOLO GIUNTELLA
CARA Teresa, avrei voluto scriverti questa lettera quando eri ancora in vita.
Non l'ho fatto per pudore e insieme, per non mettere anzitempo il carro davanti
ai buoi. Una forma di scaramanzia pagana e insieme, un'estrema speranza. Di un
miracolo. Volevo dirti, semplicemente, grazie. Grazie per la catechesi
quotidiana che tu, nei tuoi anni di malattia, di cancro progressivo alle ossa
usiamola pure questa parola che per molti è un tabù, come la sigla Aids e ancor
più negli ultimi due mesi, ci hai offerto e regalato. Tu hai maturato nella
malattia le tue, nostre risposte al mistero della morte e persino del male. Lo
hai fatto con semplicità, con l'esperienza del dolore, senza che la tua
professione di intellettuale e il tuo mondo di professori universitari, di
"sapienti", limitasse il tuo approdo. Anzi. Mi è sembrato che non ci
fosse contraddizione, piuttosto semmai stimolo, tra la tua libertà culturale e
interiore e la fede. La fede conquistata e riconquistata trovando risposte
esistenziali, ma anche intellettuali, agli interrogativi, ai dubbi, ai
moralismi e alle meschinità bigotte che pure, talora con protervia, esprimono i
credenti e in particolare i cattolici apostolici romani. (...) Tu hai avuto una
serenità, un senso dell'umorismo, dell'autoironia, nella tua malattia che sono
stati esemplari della visione cristiana della vita (e dunque della morte, che è
il compimento della vita, il passo arduo di montagna, della nostra speranza). E
hanno, infatti, contagiato le infermiere e gli infermieri dell'ospedale, i
medici, i tuoi studenti, le tue amiche, i tuoi colleghi. (...) Ora ti devo
confidare due cose. Uno: che mi sono messo a leggere un sacco di libri di
teologi, scrittori e filosofi cristiani ed ebrei sul mistero del male e della
morte. Non solo per me stesso, ma per rispondere ai tormenti di Cecilia e per
cercare fondamenta per affermare che "la morte non ha l'ultima
parola", ma anche che "l'ingiustizia non ha l'ultima parola". Ma
sto continuando a leggere, e non trovo troppe risposte soddisfacenti: tu hai
risposto meglio di ogni parola umana scritta. Secondo: devo confessarti che ho
detto due parole al tuo funerale. Due mesi fa, come in certi racconti
chassidici o yiddish, pensando a questo giorno, avrei voluto dire:
"Signore, perché tanto accanimento proprio con Teresa? Perché persone che
soffrono tanto, condannate al dolore e persone che hanno una lunga vita, agii e
gozzoviglie? Noi siamo arrabbiati, Signore, Arrabbiati neri. Scendi giù a
discutere con noi, se ne hai il coraggio, ci devi una spiegazione...". Ma
dopo questi due mesi di catechesi vivente di Teresa, con tenerezza, vorremmo
dirti: "Grazie, Signore. Grazie per quello che, per paradosso ma noi
sappiamo che l'ebraismo e il cristianesimo sono esperienze di fede fondate
sulla profezia e sul paradosso , ci hai dato con il suo dolore e la sua
morte... Grazie per averci costretto a meditare sul senso profondo della vita e
della storia, sulle cose ultime, sul mistero della vita, della sofferenza,
della morte, dell'Eterno, del Divino, del Finito e dell'Infinito". Il vero
interrogativo al quale l'ebraismo, il cristianesimo, la Torah, i profeti, la
Nuova Alleanza, tutte le grandi religioni e spiritualità del mondo, la grande
tradizione teologica, hanno tentato, tentano di rispondere è: "La morte ha
davvero l'ultima parola?". Noi crediamo di no: "La morte non ha
l'ultima parola". Questa è l'essenza del cristianesimo, l'essenza delle
esperienze di fede della famiglia di Abramo. Ecco quello che la Chiesa, i
cristiani, gli ebrei, i musulmani, dovrebbero annunciare e testimoniare... A
Dio. Ho poi ricevuto dall'amico Jacques, vecchia grande quercia cristiana, una
breve nota a queste parole. Carissimo Paddy, la morte non ha l'ultima parola.
Trattandosi della vita dopo la morte, tu hai ragione, Paddy, a dire che questa
fede è condivisa dalle grandi religioni e, in ogni caso, dalle tre religioni
monoteistiche che sono l'ebraismo, l'islam e il nostro cristianesimo. Ma non
bisogna, mi sembra, aver paura di dire che, per i cristiani in particolare, questa
affermazione ha un rilievo unico, perché fondano la loro fede sulla certezza
che Gesù, il figlio di Dio, è morto sulla croce e che Dio suo Padre l'ha
risuscitato. Come dice San Paolo (il tuo Santo "patrono"!), se noi
non crediamo che Gesù ha vinto la morte, la nostra fede è vana. Dicendo
certezza, io credo di tradurre bene le espressioni che tu utilizzi, in
italiano, non per fideismo, per devozione, ma per profonda convinzione e che
nel greco antico dei nostri Vangeli si chiama "pistis", che significa,
almeno secondo il mio dizionario, "prova impegno, patto, fede".
Permettimi di ricordare l'episodio molto conosciuto del centurione romano del
Vangelo, che dichiara a Gesù: "Di' soltanto una parola, e il mio servo
sarà guarito" (Mt 8,8) e, consapevole del suo ruolo nella gerarchia
militare, commenta: "Perché anch'io, che sono un subalterno, ho soldati
sotto di me e dico a uno: Va', ed egli va; e a un altro; Vieni, ed egli
viene...". Quello che esprime questo commento è che la parola di Gesù sarà
realizzata (la Parola guarirà il servo malato). E Gesù dà
la misura di questa certezza rispondendo: "In verità vi dico, in tutto Israele io non ho incontrato una tale
fede". La fede nel Risorto è la certezza che ci darà accesso alla vita
eterna che è la sua, come dice così bene il prologo del Vangelo di Giovanni.
Si, per tutti i cristiani, Teresa è viva della vita stessa del Vivente, Gesù
Cristo. La sofferenza che lascia senza respiro, vissuta cristianamente
nell'abbandono nelle mani della Provvidenza, l'accettazione di questa nemica
che ti batte e che minaccia la tua integrità fisica e ti mina dall'interno, è
stato il suo modo di praticare l'amore verso i nemici, che Gesù il Cristo ci
chiede. Con affetto. Jacques.
( da "Messaggero, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
GLORIA SATTAdal nostro
inviato CANNES - Doppia Italia a Cannes nell'anno della Palma d'oro francese,
andata a Entre les murs di Cantet. Gomorra di Matteo Garrone riceve il Grand
Prix, Il divo di Paolo Sorrentino vince il premio della Giuria. Risultato
eccellente per un'edizione del Festival, la sessantunesima, carica di grandi
film. Matteo e Paolo, due autori non ancora quarantenni. Da ieri sera fratelli
di cinema, fratelli d'Italia per sempre. Fino all'ultimo s'era sperato nel
massimo riconoscimento, non foss'altro perché sia Gomorra sia Il divo sulla
Croisette avevano ricevuto applausi e critiche osannanti. Insomma, con la loro
attenzione alla realtà, sia pure trasfigurata da un linguaggio cinematografico
originalissimo, Garrone e Sorrentino erano subito entrati in "zona Palma":
aveva o no dichiarato, il buon Penn, di voler premiare un regista
"consapevole del mondo e capace di raccontarlo"? Ma l'ultimo giorno
il film di Cantet, storia di un professore di ginnasio a tu per tu con la sua
classe multietnica in un quartiere parigino "di frontiera", aveva
sparigliato i pronostici. Dieci minuti di ovazione in sala, recensioni
"ditirambiche": e i giochi si sono riaperti. "Abbiamo deciso
all'unanimità", ha spiegato il presidente della giuria Sean Penn,
accogliendo sul palco l'emozionato regista di Entre les murs (i francesi non
vincevano la Palma dall'87) circondato dai 24, eccitatissimi ragazzini che
interpretano gli allievi. "Il mio film somiglia alla Francia, con la sua
società composita e i contrasti", ha detto Cantet. I due concorrenti
italiani hanno atteso il verdetto circondati dai rispettivi produttori e
affettuosamente sostenuti dal "portafortuna" Toni Servillo interprete
di entrambi i film. A fare il tifo in platea c'erano anche il sottosegretario
Francesco Giro e il direttore Cinema del ministero Gaetano Blandini, saltati su
una macchina alla volta di Cannes appena saputo della "doppietta".
Sul palco, Matteo e Paolo hanno ringraziato e poi via con le foto che li
ritraggono abbracciati con i diplomi, immagine vincente di un cinema che torna
a farsi onore nel mondo. Raggiante pure il giurato Sergio Castellitto.
"Stasera sono stati dati tre premi", ha spiegato l'attore. "Uno
è andato a Garrone, uno a Sorrentino e il terzo all'insieme della nostra
cinematografia. I due film sono gemelli, complementari perché ci fanno
riflettere su un tema attualissimo: la realtà terribile che può nascondersi
dietro una democrazia occidentale". E abbracciando i vincitori: "Sono
fiero di voi, in giuria siete stati molto amati". L'affermazione alle
"olimpiadi del cinema" di Gomorra e Il divo ha scatenato applausi.
"Mi auguravo soltanto che il film venisse capito. E sono felice di non
aver vinto il premio per la sceneggiatura: avrei dovuto dividerlo con
Andreotti, le battute sono tutte sue", ha scherzato Sorrentino, che dopo
la premiazione ha ricevuto con Servillo i complimenti di Penn: "Il vostro
film può funzionare anche in America e voi due siete bravissimi, come Kubrick e
Peter Sellers", ha detto Sean. Garrone, che sarà padre in agosto, mentre
Gomorra si avvia a incassare cinque milioni di euro nelle nostre sale (Il divo
uscirà mercoledì 28), era senza parole dall'emozione: "Ringrazio tutti, in
particolare Saviano. E sono contento di condivere la gioia con Sorrentino:
abbiamo stili diversi ma ad affratellarci è la stessa idea di cinema,
un'analoga formazione del gusto", ha detto il regista romano. Sono
consapevoli, Matteo e Paolo, che Cannes li ha legati per l'eternità,
caricandoli della felice responsabilità di aver resuscitato l'immagine vincente
del cinema italiano: la ciliegina sulla torta nell'anno della rinascita e
dell'aumento di spettatori. Penn, ciuffo ribelle come la sua personalità, ha
poi dichiarato tra una smorfietta e l'altra che la qualità generale del
concorso era tale da mettere la giuria in serie difficoltà. Ed ecco spuntare il
"premio della sessantunesima edizione" per far contenti i mostri
sacri Catherine Deneuve e Clint Eastwood. Nessuna meraviglia per la vittoria di
Sandra Corveloni, l'attrice brasiliana di Linha de passe, né per la scelta di
Benicio Del Toro che ha fatto di Che Guevara un "santino" nel
film-maratona di Soderbergh, tantomeno per il premio della sceneggiatura finito
ai Dardenne, habitué del palmarès. L'unico deluso è stato
il regista israeliano Ari Folman: il Festival lo aveva richiamato, ma il
formidabile cartoon Waltz with Bashir è rimasto a bocca asciutta. E mentre
Cannes esultava per la doppia vittoria tricolore, una questione di accordi
mancati ha privato il pubblico italiano della diretta della premiazione.
Che peccato.
( da "Messaggero, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
FABIO FERZETTIdal
nostro inviato CANNES - Comunque vada sarà un successo, avevamo detto in
apertura. È andata anche meglio di così. Matteo Garrone ha visto incoronare da
un Gran Premio della Giuria, il secondo riconoscimento del festival, la
riuscita assoluta di Gomorra, uno dei pochi grandi film italiani del decennio.
Il divo di Paolo Sorrentino incassa il Premio della Giuria, e qui si poteva
sperare di più, specie per l'impagabile Toni Servillo: ma due premi su otto,
cui va aggiunto un premio "tecnico" ma ufficiale al Divo (Luca
Bigazzi e Angelo Raguseo, per l'armonia fra le immagini e il suono del film),
sono il segno che qualcosa sta cambiando davvero, nel nostro cinema e
nell'attenzione che lo circonda. E poi non era un'annata semplice. I titoli
degni di portare a casa un premio o l'altro erano una decina. Per qualcuno Sean
Penn e la sua giuria hanno escogitato abili soluzioni diplomatiche (vedi il
premio speciale ex-aequo alla Deneuve, protagonista del notevolissimo film di
Arnaud Desplechin, che però sembra piacere solo a francesi e francofili, e a un
Clint Eastwood tutto sommato minore, ma amico e sodale di Sean Penn, oltre che
grandissimo regista per carità). Altri sono stati del tutto ignorati (24 City
del cinese Jia Zhangke), talvolta inspiegabilmente ignorati. Come Waltz for Bashir dell'israeliano Ari Folman, senza dubbio la
grande scoperta del festival, anche per la novità assoluta della tecnica. Un
"documentario d'animazione" che è insieme diario ritrovato, saggio
psicanalitico, pagina di storia, è destinato infatti a cambiare per sempre le
forme del racconto cinematografico. Per non parlare dell'impatto che
questa ricostruzione tutta "in soggettiva" del massacro di Sabra e
Chatila avrà sul dibattito interno a Israele. Dove
Sean Penn e i molti altri interpreti della giuria hanno pasticciato un po',
come sempre chissà perché, è proprio in zona recitazione. La palma a Benicio
Del Toro ha infatti un valore puramente politico (uno: non mandare a casa gli
americani a mani vuote; due: premiare il film che segna l'inizio ufficiale del
disgelo nei rapporti fra Cuba e Usa). Mentre quella alla protagonista del film
brasiliano di Walter Salles è un puro obolo al "politicamente
corretto". Di attrici eccellenti ce n'erano parecchie, e tutti in film più
interessanti: dalle protagoniste di Leonera di Pablo Trapero e di La mujer sin
cabeza di Lucrecia Martel, per restare in America Latina, a quelle del film
turco o di quello dei Dardenne (che però avevano già altri premi). Quanto alla
palma d'oro, è difficile obiettare. Nei festival, come in tutto, conta anche il
fattore emotivo. Non è la prima volta che un outsider dell'ultimora soffia il
massimo premio a un film altrettanto e forse più meritevole. Il grande affresco
di Garrone aveva tutti i numeri per ambire alla palma. L'ambizione, la novità,
la qualità della messinscena, l'originalità del racconto, l'impassibilità
"fenomenologica" di un film che non spiega, non indaga, non denuncia,
ma più semplicemente mostra, come fa sempre e innanzitutto il grande cinema. Ma
proprio la modernità e la voluta freddezza di Gomorra, di fronte al calore e
all'umanità di Entre les murs, possono avergli giocato contro. I ragazzini di
Gomorra spacciano, sparano, tradiscono, muoiono. Quelli di Cantet discutono,
litigano, provocano, mettono nei guai il professore e magari se stessi, ma sono
anche capaci di sorprese e generosità incredibili. In fondo ha vinto una merce
rarissima al giorno d'oggi, non solo al cinema. La speranza.
( da "Messaggero, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dal nostro inviato CANNES
- Nell'anno d'oro dell'Italia, anche il mercato ha reagito positivamente. In
concomitanza con le critiche entusiastiche dei media internazionali, sia
Gomorra sia Il divo venivano venduti nel mondo. Ma sono andati forte anche gli
altri titoli made in Italy. "Posso ritenermi soddisfatta di questa
edizione di Cannes", dice Adriana Chiesa, grande nome dell'export, dopo
aver piazzato "benissimo" Tutta la vita davanti, Giorni e nuvole,
Piano solo, La mano di Dio (Maradona secondo Risi), Riprendimi. "Mentre è
sempre difficile distribuire film italiani nei Paesi europei, le cui tv
programmano pochissimo cinema del Vecchio Continente, c'è forte richiesta
dall'Est, ha ripreso il mercato dell'America Latina e il Giappone è ancora
interessatissimo". Buono il bottino anche per i distributori italiani:
Lucky Red (che già aveva Il divo e Il silenzio di Lorna) s'è
accaparrata il cartoon israeliano Waltz with Bashir, Mikado ha aggiunto Entre
les murs di Cantet e la commedia sul razzismo Agathe Cléry a Blindness, Archibald
(La frontière de l'aube) torna a casa con Eldorado, Teodora ha preso Home di
Ursula Meir e When a man comes home di Vinterberg, Cdi distribuirà
Surveillance. E Bim, sbarcata con otto titoli, sulla Croisette ha chiuso
gli accordi per il prossimo film di Gus Van Sant Milk, con Sean Penn, e per la
nuova regia di Sam Mendes. Medusa distribuirà Vicky Cristina Barcelona di Woody
Allen e What just happened con De Niro, mentre Gomorra e Il resto della notte
sono targati RaiCinema. Gl. S.
( da "Messaggero, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ERIC SALERNO Il
compromesso che ha portato il generale Michel Suleiman alla presidenza del
Libano segna la fine di 18 mesi d'instabilità politica e allontana l'incubo di
una nuova guerra civile. L'accordo tra il governo (sostenuto dall'Occidente) e
Hezbollah (sostenuto da Siria e Iran, rappresenta le istanze sociali di una
fetta considerevole della popolazione più povera) è stato definito
"storico". Se il Libano fosse un paese normale in un contesto
geopolitico senza tensioni, gli ottimisti avrebbero certamente ragione. Ma su
presente e futuro di questo piccolo stato, oltre a vecchi rancori settari e
conflitti confessionali, pesano il ruolo e gli interessi di giocatori esterni.
Teheran e Damasco, isolati nella regione, considerano il compromesso libanese
una vittoria. Anche Hamas, nella striscia di Gaza, ha applaudito. Ma già
l'altro giorno, con l'annuncio della ripresa di negoziati
di pace tra Israele e
Siria, l'umore degli iraniani e di Hamas è cambiato. Si sa poco del contenuto
dei colloqui tra gli inviati di Assad e Olmert ma è chiaro che Israele, per restituire le alture del
Golan, vuole non soltanto un trattato di pace ma anche il distacco siriano
dall'asse Iran-Hezbollah-Hamas. E anche se dopo un
"chiarimento" con i rappresentanti siriani, Teheran ha ribadito il
legame strategico con Damasco, la situazione è fluida. Washington nega la
possibilità di un attacco americano all'Iran sotto la presidenza Bush: ma non
convince e la pubblicazione in Usa di un'analisi secondo la quale Israele rischia poco (a livello di rappresaglia) se dovesse
bombardare i siti nucleari iraniani, aggiunge un altro elemento al dubbio.
( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-26 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Adda Danza Il festival di Trezzo ospita stasera gli allievi della
milanese Music Arts and Show Grande passo della scuola Mas Per i ragazzi
l'esame più difficile su importanti coreografie D iventare una scuola di
respiro europeo per competere con i grandi centri stranieri di formazione per
la danza contemporanea. è il passo più ambizioso tra quelli provati e riprovati
senza sosta in questi giorni da quattordici allievi del Mas davanti agli
specchi delle sale di via Meucci, dove da tredici anni esiste il Music Arts and
Show, tre accademie professionali in un unico centro fondato dall'imprenditore
Daniele Lupino. Stasera, i quattordici ragazzi affronteranno l'esame più
difficile che confermerà la svolta del Mas, voluta dal direttore artistico dei
corsi di danza Elisa Guzzo Vaccarino. Sarà il pubblico a valutare il loro
lavoro che per la prima volta è stato affidato, come succede solo nelle scuole
di danza europee importanti, a coreografi di nome chiamati
a creare per l'occasione: l'americana Susan Sentler, l'israeliano Itzik Galili,
gli italiani Matteo Levaggi e Cristina Rizzo. Il contesto che ospiterà la sfida
è di tutto rispetto anche per vere compagnie: Adda Danza ospita
"Professione Mas in scena", alle 21.30 alla Centrale Idroelettrica
Taccani di Trezzo sull'Adda. Gli allievi se la vedranno con un carnet di
ballo che mette in fila cinque titoli nella stessa serata: si parte con
"La Patina" della Sentler, coreografa di estrazione grahamiana che
insegna al Laban Center di Londra, "Through Nana's Eyes" di Itzik
Galili su musiche di Tom Waits, "Variazione NË?" di Cristina Rizzo,
"Immemory" di Matteo Levaggi che ad "Adda Danza" tornerà
venerdì 30 con la "Serata Petrushka" e "Details Loss",
workshop degli allievi Giacomo Bia e Daniele Vidiri. Per alcuni dei ragazzi,
alla vigilia del diploma per i tre anni di studio, il Mas sta avviando seminari
estivi. Il prossimo appuntamento del festival, organizzato da MilanOltre e
promosso dalla Provincia, è mercoledì, sempre alla Centrale Taccani, con il
dittico del coreografo Paolo Mohovich per il Balletto dell' Esperia:
"Offertorium" e "Mozart/Aqva". Per tutti gli spettacoli del
festival Adda Danza è confermato il servizio navetta per Trezzo sull'Adda con
pullman gratuito (si parte alle 20 da via Vivaio, angolo corso Mon-forte, la
prenotazione è obbligatoria). Valeria Crippa PROFESSIONE MAS IN SCENA, stasera
alle 21.30 alla Centrale Idroelettrica Taccani di Trezzo sull'Adda, biglietti
15 €, tel.02.743404 Prove Alcuni dei ragazzi per "Immemory" di Matteo
Levaggi 5 I titoli del carnet di ballo che vede impegnati i giovani 3 Gli anni
di studi previsti al Mas di via Meucci per il diploma.
( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-26 num: - pag: 13 categoria:
BREVI Guida ai film a cura di Maurizio Porro DRAMMATICO Gomorra YYYYY
Neorealismo di Scampìa e dintorni, resoconto straziante et fedele, dal libro di
Saviano, del degrado morale e materiale che da Napoli si irradia in tutto il
mondo. Garrone, grande occhio di cinema, non fa lezione di morale, registra
come la camorra abbia mutato il gene sociale ed etico italiano, il suo Dna
abituandoci alla feroce volgarità di tutti quelli che hanno già messo mani e
piedi sulla città. Da non perdere Anteo, Apollo, Colosseo, Ducale, Eliseo, Uci
Bicocca, Uci Certosa DRAMMATICO Racconti da Stoccolma YYYY Tre racconti
intrecciati dall'evoluto Welfare del Nord in cui la violenza peggiore è quella
che si nasconde in casa nostra. Una fanciulla massacrata dalle leggi tribali di
famiglia, una donna che vive un inferno coniugale, un proprietario di night che
patisce un segreto di sesso sono tre modi per denunciare il garantismo
sentimentale che ci rende anche complici. Buon film, emotivamente prepotente,
che non lascia indifferenti President DRAMMATICO Sanguepazzo YYY Marco Tullio
Giordana torna tra le notti e le nebbie della Milano dell'aprile 45 per
raccontare la vocazione sadomaso, sessualmente e politicamente parlando, degli
eroi neri del cinema di regime, la Ferida e Valenti. Gran méo che ribolle di
perversione, un mini Salò che torna in flashback sui delitti morali del
ventennio, ma proteggendo la privacy. Ed anche un discorso sulla finzione che
separa dalla realtà Apollo, Arcobaleno, Eliseo, Gloria, Uci Bicocca COMMEDIA
Tutta la vita davanti YYYY Omaggiando la commedia italiana di ieri e guardando
in faccia l'Italia di oggi, Paolo Virzì racconta, con personaggi veri e
bizzarri, com'è difficile vivere, amare e lavorare nel paese virtuale di
sentimenti coatti della legge tv. Grandi fratelli e sorelle, la vita è un club
vacanze regolato dalla fiction: il dramma è in agguato. Ripensamento utile e
prova splendida di attori: la Ragonese è una scoperta, Germano e Mastandrea si
sapeva, la Ferilli strepitosa come Crudelia Demon del call center Arcobaleno,
Ducale COMMEDIA In amore niente regole YYYY George Clooney con competente e
spiritosa intelligenza rifà il verso alla commedia sofisticata americana e si
mette nei panni di un giocatore di football americano degli anni
( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-26 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE L'accordo Il nuovo capo di Stato, cristiano maronita, rende omaggio
alla "resistenza" sciita. Il sunnita Hariri favorito come premier Libano,
un presidente-generale per la svolta Suleiman eletto dopo un anno e mezzo di
stallo. A Hezbollah diritto di veto sul governo Le milizie filo-iraniane
mantengono i propri arsenali ma promettono di non usarli "contro i
libanesi" DAL NOSTRO INVIATO BEIRUT - Con 118 voti su 127 il parlamento
libanese ha infine eletto ieri il nuovo Presidente dello Stato. Nessuna
sorpresa: è quello stesso comandante in capo dell'esercito, generale maronita
Michel Suleiman, che era stato già designato 6 mesi fa e confermato ai colloqui
di Doha negli ultimi giorni tra governo a maggioranza cristiano-sunnita e
opposizione sciita sostenuta da Siria e Iran. Il Paese tira un sospiro di
sollievo. Circa due settimane orsono la scelta di Hezbollah (la milizia sciita
filo- iraniana) di mandare le proprie bande armate nel cuore di Beirut ad
attaccare tra l'altro i media controllati dal leader sunnita Saad Hariri aveva
causato oltre 70 morti nel Paese e generato il timore diffuso che si potesse
ricadere nel vortice sanguinoso della guerra civile. "Oggi la nostra
nazione inizia a risvegliarsi dall'incubo della propria autodistruzione ",
ha dichiarato tra gli applausi Suleiman, non esitando tuttavia a citare alcuni
vecchi slogan della guerriglia sciita, come la "necessità di liberare la
zona di Sheba dall'occupazione israeliana" e ringraziare Hezbollah per il
suo ruolo militare. Il processo di pacificazione elaborato a Doha prevede ora
che l'attuale premier, il sunnita Fouad Siniora, rimanga al suo posto per
facilitare la formazione di un nuovo governo di unità nazionale, che si prevede
possa essere condotto da Saad Hariri nel periodo di transizione in vista delle
elezioni indette per la primavera 2009. Entrano subito in vigore gli accordi
raggiunti con la mediazione dell'emiro del Qatar: l'opposizione controlla ora
11 ministri e ha diritto di veto su 16 dei filo-governativi. La nuova legge
elettorale sembra tra l'altro possa favorire Hezbollah. E questi mantiene i
propri arsenali, anche se promette di non utilizzarli "contro i libanesi
" (promessa che comunque aveva già fatto agli accordi di Taif nel 1989). I
partner occidentali si augurano in ogni caso che ciò possa rappresentare
davvero l'inizio della pacificazione interna e della regione. Tra i più
ottimisti appare Franco Frattini. "Questo è un grande giorno per il
Libano, si apre la speranza per la stabilità. E ciò deve basarsi sulla
ricostituzione dell'esercito libanese, forte ed efficace, a garanzia del
processo di consolidamento politico. Questa è la premessa per il disarmo di
tutte le milizie, compreso l'Hezbollah", ha ripetuto più volte il ministro
degli Esteri italiano incontrando Siniora, Suleiman e i massimi leader del
Paese. A suo dire, solo il disarmo di Hezbollah potrà garantire la pace, "la sicurezza di Israele" e il ritorno della piena sovranità libanese. Ribadendo
che, almeno per ora, i quasi 15.000 uomini di Unifil nel sud non verranno
ridotti ("è un discorso prematuro, dovremo prima vedere se l'esercito
libanese crescerà"), Frattini ha voluto ringraziare il comandante italiano,
generale Claudio Graziano, e lasciato capire di tracciare una differenza
tra Hamas ed Hezbollah. Se infatti con l'organizzazione fondamentalista
palestinese il dialogo resta tabù, con Hezbollah l'Italia oggi avrà rapporti
regolari, "almeno con i suoi esponenti politici, che hanno firmato
l'accordo di Doha e d'ora in poi dovranno gestirne l'applicazione assieme agli
altri partner del governo". Da Washington il presidente Bush fa buon viso
a cattivo gioco. Preoccupato per questo che vede come un successo per l'Iran,
invia a Beirut una delegazione di basso profilo assieme a un messaggio di
felicitazioni a Suleiman. Raggianti appaiono invece i ministri degli Esteri
siriano ed iraniano, che augurano al neo-presidente "un mare di
sostegni". Lorenzo Cremonesi ASCOLTA L'AUDIO Lorenzo Cremonesi su
www.corriere.it \\ Il partito politico di Hezbollah si assume oggi una grande
responsabilità (Franco Frattini).
( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-26 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Intervista Il neocon Usa Perle "Terroristi legittimati è la
bancarotta morale" WASHINGTON - Per l'ex sottosegretario alla Difesa e
leader neocon Richard Perle, legittimare Hezbollah come forza politica è
"una vera bancarotta morale e pratica". Significa, protesta,
legittimare anche la sponsorizzazione del terrorismo da parte dell'Iran.
"Siamo in una situazione incredibile", afferma. "Hezbollah è un
gruppo terroristico un organo del governo iraniano. L'Iran lo ha inserito con
la violenza nel governo libanese, che ha ceduto per paura di violenze ancora
più gravi". Accettandolo come interlocutore, ammonisce Perle, si sancisce
un modello: "L'Iran farà il bis in altri Paesi del Golfo persico e del
Medio oriente a danno dell'America e dell'Europa". Perché parla di
bancarotta morale e pratica? "Perché trattare con Hezbollah è come
trattare con gli ayatollah e con la Guardia rivoluzionaria iraniani. L'Italia e
la Francia sono in contraddizione con se stesse perché seguono una linea dura
verso l'Iran e una linea morbida verso il suo protetto. Credono davvero che
Hezbollah contribuirà alla stabilità del Libano a lungo termine? Non capiscono
che danno via libera a qualsiasi governo di interferire in un altro? Che
utilità ha per l'Europa chiudere gli occhi?". è certo che l'Iran
applicherà il modello Libano ad altri Paesi? "Sì, lo
sta già facendo in Palestina con Hamas, proprio tramite Hezbollah, armandolo e finanziandolo,
e cerca di farlo anche in Iraq tramite le milizie sciite. L'Iran è abilissimo
nello sfruttare il conflitto sciiti-sunniti per espandere la sua sfera
d'influenza e creare delle repubbliche islamiche sotto il suo controllo".
Ma in Libano non c'erano alternative, sarebbe stata guerra civile.
"L'alternativa c'era e c'è, ed era ed è di isolare Hezbollah, l'Iran e la
Siria che fa da sua cinghia di trasmissione. Hezbollah non ha a cuore
l'interesse del popolo libanese ma quello dell'Iran, manca di legittimazione
interna. L'Europa non deve dialogare con esso, deve fare fronte comune con
l'America. Idem nei confronti della Siria, che secondo me è sempre pronta a
istigare la violenza in Libano". Ennio Caretto IL COMMENTO di Antonio
Ferrari nelle Opinioni L'Iran \\ L'Iran farà il bis in altri Paesi del Golfo
Persico e del Medio Oriente a danno dell'America e dell'Europa Richard Perle
Hamas \\ Lo sta già facendo in Palestina con Hamas,
armandolo e finanziandolo, e cerca di farlo anche in Iraq.
( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-26 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Negoziati indiretti Mediazione egiziana tra Israele e Hamas IL CAIRO - Un alto
responsabile del ministero della Difesa israeliano, Amos Gilad, si è incontrato
ieri al Cairo con il capo dei servizi segreti egiziani, generale Omar Soleiman
(foto), per discutere un accordo di tregua nella Striscia di Gaza, dal giugno
scorso dominata dal movimento islamico di Hamas. La visita segue il
viaggio fatto una settimana fa da Soleiman in Israele,
dove ha avuto colloqui con il premier Olmert, e i ministri Barack e Livni.
( da "Messaggero, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di FLAVIO POMPETTI
NEW YORK Obama si sta preparando a raccogliere la candidatura ufficiale del
partito democratico alle elezioni presidenziali di novembre. Ma il paese è
pronto per la candidatura di Obama? L'"incognita della razza" torna a
proiettarsi sulle elezioni americane con un articolo di copertina del
settimanale Newsweek, e prosegue all'interno della rivista con una serie di
interventi sul tema, tutti insospettabili di pregiudizio, ma rivelatori di un
sospetto che continua ad aleggiare sul dibattito politico. E' un tema
sgradevole e difficile da affrontare: lo riconosce lo stesso editorialista del
magazine Evan Thomas, in una lettera aperta indirizzata ad Obama, che è un
invito a riflettere seriamente sulla questione. Gli elettori hanno mostrato a
più riprese l'imbarazzo che hanno a rispondere alla domanda, quando negano
l'esistenza del problema di fronte ai rilevatori di opinione, e poi si
comportano in modo diverso al momento di esprimere il voto. Newsweek ha
condotto una sua indagine su campione nel tentativo di esporre il nocciolo
della questione, e ha scoperto che l'11% della popolazione è seriamente
convinto che Obama sia un musulmano in incognito, così come suggeriscono i
commentatori radiofonici più retrivi della nazione. Pensano che il senatore
giuri sul Corano, e sia pronto a tradire il suo paese. Qualcuno tra gli
elettori addirittura non comprende le sue radici, come se fosse un alieno, un
extraterrestre. Per non parlare poi degli anziani ebrei pensionati in Florida,
che lo ritengono anti-israeliano e gli preferiscono la
senatrice Clinton. Per Newsweek la somma di tutti questi problemi sta nel
pregiudizio razziale, una tara sbrigativamente dismessa dalla storia della
lotta per i diritti civili degli anni '60, ma che è ancora centrale in un
dibattito mai completamente affrontato tra la popolazione bianca e quella di
colore. Barack Obama sa che aprire il confronto è come scoperchiare una
scatola di vermi alla vigilia degli ultimi due voti: il primo giugno in
Portorico e il
( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-26 num: - pag: 34 categoria:
REDAZIONALE Palma a Cantet ma l'Italia vince Trionfa la Francia multirazziale
Premiati "Gomorra" e "Il divo" Saviano: vittoria del Sud
che resiste DAL NOSTRO INVIATO CANNES - Ci sono voluti ventun anni ma alla fine
la Palma d'oro è tornata a casa. La Francia vince il 61Ë?Festival di Cannes con
Entre les murs di Laurent Cantet, ma anche l'Italia ne esce alla grande: due
film in gara e due premi, il Grand Prix a Gomorra di Matteo Garrone, il Prix
della Giuria a Il Divo di Paolo Sorrentino. Trofei di lusso sulla massima
ribalta internazionale che mettono a tacere ogni piagnisteo sul presunto coma
del nostro cinema. E anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
parla di "grande ritorno del cinema italiano ai momenti gloriosi della sua
storia". Quanto alla Palma, Sean Penn, presidente della giuria, ha
assicurato che "il verdetto è stato unanime". E con le lacrime ha
annunciato il film che più ha commosso ed entusiasmato: Entre les murs, entrato
in selezione all'ultimo minuto e proiettato l'ultimo giorno del Festival. Un
colpo di coda che ha scombinato le carte, forse declassando al secondo posto il
quotatissimo Gomorra. Ma nessuno, ha confessato Penn, è riuscito a resistere ai
25 ragazzi di Cantet, imprevedibili e beffardi, che mettono in croce il loro
insegnante di francese, ponendo però anche domande universali sulla gestione
della democrazia e della convivenza civile. Vederli tutti e 25 insieme,
sorridenti e increduli sul palco, ad abbracciarsi con il loro "prof"
e il regista, ha dato il segno gioioso di ciò che potrebbero essere il cinema e
il mondo del futuro. "Questo è un film nato in stato di grazia - assicura
Cantet -. La sua leggerezza è merito dell'entusiasmo dei nostri giovani amici.
Abbiamo voluto rappresentare la complessità della società francese di oggi, con
tutte le sue frizioni". Quanto alla società italiana, i due film in gara
non le hanno fatto sconti. Gomorra, tratto dall'omonimo libro rovente di
Roberto Saviano, sembra uscito dalla cronaca di questi giorni, mentre Il Divo,
ispirato alla figura di Andreotti, evoca i cupi misteri di un drammatico
passato recente. "Sono contento di condividere con Sorrentino queste
vittorie - commenta Garrone -. Anche se abbiamo stili diversi ci lega un gusto
comune". Ricevendo il premio da uno sbrigativo Polanski, il regista è
stato altrettanto laconico lasciando cadere solo un "grazie".
"Quella è la parola che mi sento di ripetere a tutti, specie a
Saviano". E dall'Italia lo scrittore risponde: "Dedico il premio al
Sud che resiste, ai nostri talenti costretti a emigrare, a chi in questo
momento combatte per la verità". "L'anno scorso a Cannes tutti
piangevano sulle sorti del nostro cinema, assente dalla gara - ricorda Sergio
Castellitto, unico giurato italiano -. Quest'anno la rivincita è stata completa.
Questi due film sono il prodotto di una democrazia matura ed europea. Se
qualcuno osa ancora parlar male del cinema italiano, lo spedisco in Costa
Azzurra". In sintonia con tanti temi nobili e nobili ideali, miglior
attore è stato decretato Benicio Del Toro, che per molti mesi ha sudato nella
giungla caraibica nei panni del Che. "Un ruolo che inseguivo da sette
anni. Dedico il premio a Guevara. Hasta la victoria siempre, comandante!".
Sempre dall'America Latina arriva la migliore attrice, Sandra Corveloni, madre
coraggio di Linha de passe dei brasiliani Walter Salles e Daniela Thomas.
Quest'ultima, ritirando la Palma per conto della protagonista, ha detto:
"Sandra ne sarà felice, la aiuterà a superare un momento difficile: ha
appena perso il bambino che aspettava ". Quanto alle dediche, mentre il
turco Nuri Bilge Ceylan, miglior regista per Three Monkeys rivolge il pensiero
al suo "Paese solitario", i fratelli Dardenne, due volte Palma d'oro
in passato e ora anche decorati per la sceneggiatura di Le silence de Lorna, si
ricordano di se stessi: "Dedico il premio a mio fratello", dice Luc
rivolto a Jean-Pierre. All'inglese Steve McQueen la Caméra d'Or per Hunger.
"Saluto un nuovo grande regista", ha commentato Bruno Dumont, presidente
della giuria di quel premio. Accanto a lui, Dennis Hopper ha ricordato una
Caméra d'Or di 40 anni fa, per il leggendario Easy Rider. E a proposito di
leggende, forse per parare qualche imbarazzo per un mancato riconoscimento a
Clint Eastwood, regista dell'applaudito The Exchange, è stato inventato un
premio speciale "del 61Ë?".Premio doppio, consegnato anche a
Catherine Deneuve protagonista di Un conte de NoËl di Desplechin. "Sono
felice di continuare a fare film con registi di tanta sensibilità", ha ringraziato
con la voce rotta Catherine in abito dorato. Nessuno invece si è presentato a
ritirare il premio di Clint. Un'assenza forse polemica di un grande
attore-regista che qui a Cannes è arrivato in gara cinque volte e sempre è
ripartito a mani vuote. A mani vuote pure è rimasto
l'israeliano Ari Folman, autore del lodatissimo cartoon Waltz with Bashir. Una
delusione che ha sorpreso critici e pubblico, smentendo le tante voci che lo
davano tra i favoriti per la Palma d'Oro. "è la riprova che la giuria
decide autonomamente - ha commentato Penn -. Ma il film è meraviglioso e
sono certo che troverà il suo pubblico anche senza di noi". Giuseppina
Manin Guarda Le immagini e i trailer dei film del Festival di Cannes su
www.corriere.it Sul palco Qui a fianco Matteo Garrone riceve il Gran Premio per
"Gomorra" dal regista Roman Polanski. Nella foto grande, il vincitore
della Palma d'Oro, Laurent Cantet, circondato dagli studenti del suo film
Sorrentino, regista de "Il divo" con la moglie.
( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-26 num: - pag: 34 categoria:
BREVI Eastwood assente Assenza polemica di Clint Eastwood che ha avuto un
riconoscimento speciale Bocciato il cartoon israeliano.
( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-26 num: - pag: 26 autore: di
ANTONIO FERRARI categoria: REDAZIONALE IL NUOVO PRESIDENTE Libano, l'alibi del
"consenso neutrale" O nore a Michel Suleiman, nuovo presidente della
Repubblica libanese. Onore al generale che tutti volevano capo dello Stato, ma
che ha dovuto attendere sei mesi prima della nomina, avvenuta ieri con un voto
quasi unanime. Pioggia di elogi planetari sul tranquillo 59enne che ha sempre
saputo coniugare la divisa con la diplomazia. Probabilmente mai, nella giovane
storia del Paese, un presidente, che per prassi costituzionale deve essere un
cristiano-maronita, aveva saputo calamitare tanto consenso, quasi da diventarne
un sinonimo. Gode infatti del sostegno di Washington, dell'Ue, della Lega
araba, piace alla Siria e ad Hezbollah, non dispiace a Israele, ma soprattutto incarna quella
volontà di "riconciliazione nazionale", alla quale si è riferito, nel
suo messaggio augurale, il presidente Bush. L'urgenza di chiudere la crisi che
rischiava di trascinare il Libano nell'abisso di un'altra guerra civile è stato
più forte e decisivo dei dubbi sollevati dal quadro politico che ha prodotto,
in circostante drammatiche, l'elezione del generale. è logico domandarsi se
l'aver colmato il vuoto istituzionale basterà a ricomporre le divisioni del
Paese. Realisticamente, si può dire che l'uomo del consenso, al di là delle sue
indubbie qualità, è stato scelto in virtù di un compromesso che riduce
ulteriormente la già carente sovranità del Paese. Accostare la nomina alla
creazione di un governo di unità nazionale, dove l'opposizione dell'Hezbollah
avrà diritto di veto su qualsiasi provvedimento, è un limite evidente a tutti.
Attendersi miracoli da Michel Suleiman è quindi assai poco saggio. In un Paese
ad autonomia ridotta, l'etica e il senso del dovere di un leader che non vuole
dispiacere a nessuno non sono garanzia di indipendenza. Colpisce, tuttavia, una
delle prime dichiarazioni del neo-eletto: ha chiesto di avviare relazioni
diplomatiche con la Siria, che alla cerimonia di insediamento aveva inviato il
proprio ministro degli Esteri Walid Mouallem. Potrà far sorridere, ma tra i due
Paesi non vi è il tradizionale scambio di ambasciatori, in quanto la Siria ha
sempre sostenuto che non ce n'era bisogno. Le due Repubbliche sono legate
indissolubilmente, e la volontà di Damasco (il "protettore") non
poteva che essere identica a quella di Beirut (il "protetto"). In
attesa della formazione del nuovo governo, è abbastanza evidente che il vero
vincitore di questa delicata partita è il partito di dio, appunto l'Hezbollah,
che ha ottenuto ciò che voleva, e soprattutto ha evitato ciò che non voleva: cioè
disarmare le proprie milizie, come impone una risoluzione dell'Onu. Si parlerà,
naturalmente, con i ministri dell'Hezbollah, ma è escluso ogni contatto con
organizzazioni armate, come ha chiarito il ministro degli Esteri italiano
Frattini. Suleiman, durante l'ultima crisi che ha opposto maggioranza
cristiano-sunnita filo-occidentale a minoranza sciita-cristiana filo-siriana, è
rimasto neutrale. Decisione comprensibile, in una situazione esplosiva, ma
anche preoccupante. Perché gli equilibri, seguendo la linea del "consenso
neutrale", prima o poi rischiano di saltare. Persino la prassi
costituzionale, con il presidente cristiano-maronita, il primo ministro sunnita
e lo speaker del parlamento sciita, vacilla. Andava bene ai tempi di Chamoun e
di Frangie, quando i cristiani erano la maggioranza della popolazione. Oggi,
superati dagli sciiti, non lo sono più. è una verità che deve far riflettere.
( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-26 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE
Il caso Stato ebraico e Centro Wiesenthal sul piede di guerra per le minacce
dell'esponente arabo "Brucerò di persona i libri israeliani" A
rischio la poltrona di capo dell'Unesco per il ministro della Cultura egiziano
Le parole di Hosni "ricordano il linguaggio e le azioni di un altro
"ministro della Cultura", il nazista Josef Goebbels" Un
personaggio a dir poco controverso, Faruq Hosni. E non certo nuovo a gaffe,
polemiche, critiche. Ma questa volta il longevo e potente ministro della
Cultura del Cairo (in carica da 21 anni, quasi quanto il raìs-faraone Hosni
Mubarak) ha davvero esagerato. "Libri israeliani nelle biblioteche
egiziane? - ha dichiarato il 10 maggio - Se li trovassi li brucerei io
stesso". Frasi pronunciate in Parlamento, luogo che più pubblico non
poteva essere. Frasi, ovviamente, non passate inosservate. E pensare che il
ministro-pittore - nato nel 1938, un passato da (mediocre) artista ad
Alessandria, poi da diplomatico a Parigi, infine a Roma - è (era?) in corsa per
la prestigiosa poltrona di direttore generale dell'Unesco. A fine 2009, quando
Koichiro Matsuura lascerà i vertici dell'agenzia Onu per la cultura e le
scienze, molti Paesi arabi e non (si è parlato anche di Italia, Francia e
Spagna) sarebbero (stati?) favorevoli a sostenerne la candidatura. Quella frase
del ministro - ex protégé di Atef Sedki (premier dal 1986 al 1996, morto tre
anni fa), oggi molto vicino (si dice) alla First Lady Suzanne Mubarak,
protagonista di frequenti battaglie con i Fratelli Musulmani, con i riformisti,
perfino con membri del partito di governo, con quasi tutti in sostanza - ha
però suscitato una vera bufera. L'ambasciatore israeliano al Cairo, Shalom
Cohen, ha presentato protesta ufficiale al ministero degli Esteri egiziano.
"Pronunciarsi contro la normalizzazione culturale è un conto ", ha
detto Cohen, riferendosi alle quasi nulle relazioni in ambito artistico,
cinematografico e letterario tra i due Paesi, a fronte di una certa
cooperazione economica, politica e di intelligence da Camp David in poi.
"Emanare un tale odio è inaccettabile, porta alla memoria le pagine più
buie della recente Storia", ha continuato l'ambasciatore, aggiungendo di
"non aver una posizione particolare sulla candidatura di Hosni
all'Unesco". Molto più esplicita e dura la protesta del Centro Simon
Wiesenthal. Che una settimana fa ha scritto a Matsuura in persona - per mano
del capo delle relazioni internazionali, Shimon Samuels - sostenendo che le
parole di Hosni "ricordano il linguaggio e le azioni di un altro "ministro
della Cultura", il nazista Josef GÖbbels". E chiedendo la bocciatura
di Hosni dalla gara per la guida dell'agenzia Onu. Lui, il "piromane
letterario" (definizione di Samuels), non ha negato. Ma ha detto che
quelle parole andavano "contestualizzate ". Stava rispondendo agli
attacchi di un parlamentare integralista - ha detto - e sostenere che "avrebbe bruciato ogni libro israeliano si fosse trovato nelle
biblioteche egiziane" era "un'iperbole". Un modo di dire che
sicuramente tali libri non esistono. "Un ministro della Cultura non può
chiedere di mettere al rogo nessun libro, nemmeno se israeliano", ha
continuato, pur ribadendo che una "normalizzazione culturale" tra i
due Paesi sarà possibile solo quando ci sarà una "pace giusta e
globale" in Medio Oriente. Tesi appoggiata per altro dalla stragrande
maggior parte degli intellettuali egiziani, compresi i (moltissimi) che non
amano certo il loro ministro. "Perché quella di Hosni non è politica, è
solo terrorismo verbale ", dice al Corriere Gamal Ghitani, il più
importante scrittore egiziano, considerato l'erede di Naguib Mahfouz, direttore
della rivista letteraria Akhbar al Adab su cui ha appena pubblicato un appello
contro "il rogo di testi nemici". E ancora: "Per me tutti libri
del mondo sono sacri, voglio poterli leggere e infatti li leggo. E se devo
rispondere lo faccio con un altro libro. Quell'uomo non è certo un
intellettuale, lo conosciamo bene per le sue censure di tanti scrittori
egiziani, per i suoi tentativi di compiacere islamici e liberali. Che se lo
prenda l'Unesco, per l'Egitto sarebbe un bene". Un noto artista egiziano,
che chiede di non essere citato, ricorda alcuni di questi "tentativi
" di piacere a tutti. Come la proibizione del film "Codice da
Vinci" ("per ingraziarsi i cristiani "), la condanna del velo
islamico ("per farsi vedere liberal "), i riavvicinamenti alternati
ai Fratelli Musulmani con frasi (tipo quella sui libri) che poi gli si sono
ritorte contro. "E non dimentichiamo che quasi tutti i suoi uomini sono
stati processati per corruzione, due sono ancora in carcere, e che il commercio
illegale di antichità non è mai stato così fiorente come nell'era Hosni".
Un personaggio che inoltre e comunque, conclude l'artista, "non ha certo
la statura e le competenze per guidare l'Unesco". Cecilia Zecchinelli
Faraone Faruq Hosni, controverso ministro della Cultura del Cairo in carica da
21 anni #.
( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-05-26 num: - pag: 48 categoria:
BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Rifiuti, pronta la tregua Accordo tra
Bertolaso e sindaci campani: martedì via libera alle ispezioni dei tecnici nei
siti delle discariche. Ma sale la tensioni tra le forze politiche sull'uso
della forza adottata a Chiaiano contro i manifestanti. Politica D'Alema: patto
Chiesa-destra Per D'Alema esiste un patto tra la destra e la Chiesa che ha
permesso a Berlusconi di vincere le elezioni. "è da temersi - ha detto
l'ex premier - che la Chiesa ceda alla tentazione del potere e che il peso
politico dei cattolici si indirizzi da una parte per ottenere in cambio la
tutela giuridica di principi e valori come aborto o fecondazione, colpendo così
la laicità dello Stato". Esteri Libano, Suleiman presidente Il Parlamento
di Beirut ha eletto Michel Suleiman presidente del Libano. Il generale era
l'unico candidato in corsa. Suleiman si è appellato ai libanesi per una
riconciliazione nazionale. Bush: pronti a collaborare. I sopravvissuti di Kabul
Viaggio negli ospedali della capitale afghana. Dal '90 Alberto Cairo, 50 anni,
piemontese, è il direttore del Centro Ortopedico di Kabul: fornisce le protesi
e gli arti artificiali che danno una speranza, e un futuro, alle migliaia di
persone, soprattutto bambini, mutilati dalle bombe. Unesco, candidato anti Israele "I libri israeliani? Li brucerei". Parole pesanti del
ministro della Cultura egiziano, Faruq Hosni, candidato a capo dell'Unesco.
Dura la reazione dello Stato ebraico e del Centro Wiesenthal. Cronache
Strangolata e gettata nel lago Il corpo di una ragazza di 27 anni, Agnese
Schiopetti, è stato trovato nel lago d'Iseo con uno straccio in gola. Interrogato
il marito, Davide Sobacchi, 28 anni: "Quando mi sono svegliato, non l'ho
trovata in casa" ha dichiarato. La coppia ha un bambino di un anno e
mezzo. Rubbia contro Veronesi Duello a distanza tra Carlo Rubbia e Umberto
Veronesi che sul nucleare ha affermato: "E' inevitabile e sicuro".
Pronta la replica di Rubbia: "Veronesi si occupi di oncologia e lasci il
nucleare a chi l'ha studiato per anni". Cultura Il Grande Fratello
democratico Lo scrittore di fantascienza William Gibson affronta il rapporto tra
informazione e potere. Dai graffiti preistorici ai sistemi digitali, secondo
l'autore del romanzo "Guerreros" sempre di più la tecnologia rende la
raccolta di informazioni un'attività democratica e non più gerarchica.
Spettacoli Cannes, due premi all'Italia Premio della giuria al "Divo"
di Paolo Sorrentino, e Gran Premio della giuria a "Gomorra" di Matteo
Garrone tratto dal bestseller di Roberto Saviano. Palma d'Oro del 61mo Festival
di Cannes assegnata a "Entre les murs", film del francese Laurent
Cantet. Premio miglior attore a Benicio Del Toro e alla carriera a Eastwood e
alla Deneuve. Sport F1, Hamilton "re" di Monaco Pioggia, asciutto,
pioggia: Hamilton, partito alle spalle delle due Ferrari, per la prima volta
nella sua carriera vince a Montecarlo. Dietro di lui Kubica e Massa. Con questa
vittoria l'inglese della McLaren balza in testa alla classifica piloti. Giro
d'Italia, Sella fa il bis Seconda vittoria dell'uomo-fuga Emanuele Sella che
dopo Pampeago conquista la Marmolada. Ma lo spagnolo Alberto Contador, arrivato
poco dietro Riccò, Di Luca e Simoni, agguanta la maglia rosa.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Pagina
( da "Tempo, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Vince, e
bene, il Partito di Hezbollah al quale viene ... Vince, e bene, il Partito di
Hezbollah al quale viene riconosciuto il determinante ruolo di milizia per la
resistenza nazionale vede rafforzato il suo ruolo soprattutto in chiave
anti-israeliana. Soprattutto la milizia sciita è riuscita ad imporre il recente
summit di Doha, ove l'assenza occidentale era imbarazzante. Passi per gli Usa
che erano "rappresentati" da un loro alleato di ferro come il padrone
di casa, l'Emiro del Qatar, ma l'Europa chissà dov'era. Ora volenti o nolenti e
con buona pace di Israele,
occorrerà aprire un serio dialogo anche con loro. Pareggiano le migliaia di
profughi palestinesi, che vengono ricordati nel discorso di insediamento, ma
senza alcun concreto e formale impegno. Non vince certamente Israele che da una parte non può
"apertamente" bloccare il flusso di armi ad Hezbollah e dall'altra
vede gli storici nemici tornare ad essere attori centrali in una Nazione
che Israele prima di tutti ha necessità ad avere
stabile. Vince l'Amministrazione Bush che, a fine mandato, incassa l'elezione
di questo Presidente. Suleiman è infatti estremamente gradito agli Stati Uniti
dopo i violenti combattimenti che hanno opposto l'anno scorso i libanesi contro
le milizie filo Al Qaeda di Fatah al Islam nel campo profughi di Nahr al-Bared.
Vince UNIFIL
( da "Tempo, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa
Israeliano in carcere a Mosca Israeliano in carcere a Mosca TEL AVIV Il
colonnello israeliano della riserva Yair Klein, 65 anni, esperto dei corpi
speciali, ora in carcere a Mosca, sta combattendo per evitare l'estradizione in
Colombia. Nel Paese sudamericano deve scontare 10 anni di carcere per aver
addestrato - secondo l'accusa - narcotrafficanti, alla fine degli anni Ottanta. Da Israele, il figlio Shiri Klein afferma che in Colombia il
genitore "rischia di essere ucciso". Il ministero degli Esteri israeliano
resta titubante, in un Paese dove pure molti ufficiali in congedo si sono
dedicati ad attività discutibili.
( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nel riconfermare la
notizia dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale
sono in grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe
passata una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto
e del cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la
comunione sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si
comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più
seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al
celebrante che passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è
madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Scritto in Varie Commenti ( 110
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24May 08 Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Sono stato richiesto
da alcuni visitatori del blog di fornire informazioni sugli statuti del
movimento neocatecumenale. Sono in grado di confermare che Benedetto XVI ha
dato il suo consenso per l'approvazione. Ora il Pontificio consiglio per i
laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti
approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per
prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti,
sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia. Sul
Giornale, nel dicembre 2005, ho riportato i richiami che la Congregazione del
culto divino - a nome di Papa Ratzinger - aveva fatto al movimento circa alcuni
problemi riguardanti le liturgie neocatecumenali. Ma l'esistenza di indicazioni
e anche di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel
movimento non significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e
Benedetto XVI hanno pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli
frutti dello Spirito Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono
problemi di convivenza, tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono
vigilare e correggere, ma sono padri e pastori. Credo che spetti al successore
di Pietro e alla Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è
eretico e chi no. Mi sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è
inesperto di problemi dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito
Petrus è riportato un articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti
non sarebbe definitiva ma ad experimentum per sette anni e dunque
rappresenterebbe una sconfitta per i neocatecumenali. A me non risulta nulla
del genere. Ribadisco quanto ho scritto qui sopra. A me risulta che
l'approvazione del Papa è definitiva e che nel giro di una decina di giorni
sarà promulgato il decreto. Scritto in Varie Commenti ( 412 ) " (16 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23May 08 Un nuovo
vescovo nella "famiglia" pontificia Un nuovo vescovo nella
"famiglia" del Papa. Dovrebbe essere pubblicata a giorni la nomina
episcopale dell'attuale reggente della Prefettura della Casa Pontificia,
monsignor Paolo De Nicolò (a sinistra nella foto). Se l'indiscrezione fosse
confermata, si tratterebbe di un precedente difficilmente eguagliabile: già due
fratelli di De Nicolò sono infatti diventati vescovi: sono Giacomo De Nicolò,
nunzio apostolico, ritiratosi del 2004 e Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini
fino al luglio scorso. A nomina puntualmente avvenuta a mezzogiorno di oggi,
sabato 24 maggio, posso aggiungere che la nomina non prelude ad alcun
trasferimento del settantaduenne neo-vescovo in qualche diocesi o ad altro
incarico curiale. Continuerà a essere reggente, dunque numero due della
Prefettura (retta dall'americano Harvey). Scritto in Varie Commenti ( 29 )
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amico 22May 08 Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile La notizia è stata
pubblicata ieri da alcuni quotidiani, tra i quali "Avvenire" e
rilanciata nel pomeriggio da "L'Osservatore Romano". In Israele
decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città
di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano
"Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno,
ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle
autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.
Secondo "Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì scorso, quando il vice
sindaco di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che in un rione era stata
appena distribuita "propaganda di missionari". Su sua istruzione
scrive "Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di
casa in casa per raccogliere i libri, che sono stati poi raccolti in un campo e
dati alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato una foto di Aharon
mentre tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle sue spalle si
notano le ceneri fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha detto Aharon
"hanno leso i nostri sentimenti religiosi", perché "secondo la
nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso".
A quanto pare, i testi cristiani erano stati distribuiti da alcuni ebrei
messianici. Una settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato a un membro
di questa comunità messianica e l'esplosione aveva provocato l'amputazione di
un piede a un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna giustamente per le
bandiere israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è stato oggetto di
critiche anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del Venerdì Santo
(già peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da Benedetto
XVI). Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano che
condannasse prontamente quei roghi avvenuti in Israele
esprimendo solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri
sacri dati alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli,
che invece una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione
delle comunità ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace
commento della storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani
ricordando, con le parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia
con il bruciare i libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in
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questo articolo a un amico 20May 08 Gli "angeli custodi" di Papa
Ratzinger Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana,
Carmela, Cristina e Manuela, le quattro laiche appartenenti all'associazione
dei "memores Domini" di Comunione e Liberazione che curano
l'appartamento, la cappella e il guardaroba di Benedetto XVI. I loro nomi non
compaiono sull'Annuario Pontificio e rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono
nel nascondimento un servizio prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non
consacrate nella casa del Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922,
volle portare con sé a Roma la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il
suo appartamento da moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18May
08 "Siate giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per
seguire la visita di Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio
dell'allora cardinale Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel
discorso che il Papa ha rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani
significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni.
Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se
il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia
giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per
questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane.
Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno,
in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà
resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello
essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si
mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato -
visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della
perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù
ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il
futuro è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto
la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per
paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della
vita e così l'olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. E'
importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro anche con rinunce.
Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza
minacce davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E la prima
scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella
luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile
nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie". Scritto
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questo articolo a un amico 16May 08 Un'enciclica con l'aiuto di Marx Continua a
ritmi serrati il lavoro per la preparazione dell'enciclica sociale di Papa
Ratzinger. Il Papa, come sempre avviene nel caso di documenti pontifici
contenenti risvolti che toccano direttamente i temi dell'economia e dello
sviluppo mondiale, si serve di collaboratori ai quali chiede pareri e
contributi. Tra questi c'è monsignor Reinhard Marx, giovane arcivescovo di
Monaco e Frisinga, che Benedetto XVI ha designato nei mesi scorsi alla cattedra
che fu sua. Marx, omonimo del più famoso autore del "Capitale", è
esperto di dottrina sociale, è stato scelto da Benedetto XVI per una supervisione
dei contributi. Questo fine settimana è prevista una riunione conclusiva. Anche
l'economista cattolico Stefano Zamagni è tra coloro che sono stati coinvolti,
insieme al Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace guidato dal
cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo Gianpaolo Crepaldi.
L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo Deus caritas est e Spe
salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata di qualche mese e non è
ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate anche se questa rimane
l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del documento è la
globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva detto il giorno
dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo di
ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia economica e
l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime
rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di
costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande,
che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla
miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita
sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle
ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e
sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e
possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (12
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14May 08
Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e
canonizzazione di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della
"Positio", cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia
documentata sul servo di Dio e le testimonianze, è stata completata, come
confermano al Giornale autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la
beatificazione. Ora la "Positio" dovrà essere esaminata dai teologi
della Congregazione delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi
prevede non meno di otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità
delle virtù, tappa fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 )
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amico 13May 08 Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche Sul Giornale di
oggi pubblico due articoli: il primo, sintetizza le parole dette ieri dal Papa
al Movimento per la vita, in occasione del convegno romano sui trent'anni di
legalizzazione dell'aborto in Italia; il secondo spiega come questa citazione
diretta della legge 194 non sia affatto una novità né un "oltraggio"
allo Stato, come taluni politici nostrani hanno voluto subito far credere: ho
riportato i passaggi - più espliciti e duri - che usò Giovanni Paolo II nel
1998, ricevendo proprio il Movimento per la vita nel ventennale della
promulgazione della legge abortista. Benedetto XVI è stato esplicito ma attento
a non dare appigli per sterili polemiche. Purtroppo, visti i soliti commenti
dei politici con la memoria corta, ancora una volta il senso delle sue parole è
stato interpretato come indebita ingerenza. Scritto in Varie Commenti ( 360 )
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amico 10May 08 Mons. Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa Sul Giornale di
oggi pubblico un'intervista con monsignor Guido Marini, il nuovo cerimoniere di
Papa Ratzinger, che spiega il significato di alcune scelte del Pontefice, a
partire dalla croce al centro dell'altare. Non tutto il colloquio che ho avuto
con don Marini è potuto entrare in pagina. Ho dovuto tagliare due significative
risposte, dedicate all'orientamento dell'altare e al motu proprio. Invitandovi
alla lettura del testo pubblicato, ve le propongo qui. Per i battesimi nella
Sistina Benedetto XVI ha celebrato dando le spalle ai fedeli, come prima del
Concilio. Un fatto che ha creato sorpresa "Nelle circostanze in cui la
celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le
spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il
Signore. Da questo punto di vista "non si chiude la porta
all'assemblea", ma "si apre la porta all'assemblea" conducendola
al Signore. Si possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo
delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e
armonia, divenga auspicabile celebrare all'altare antico, dove tra l'altro si
conserva l'esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe
sorprendere: basta andare in San Pietro al mattina e vedere quanti sacerdoti
celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica
postconciliare, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della
Sistina". Benedetto XVI celebrerà una messa usando il rito antico, da lui
liberalizzato con il motu proprio? "Non lo so e non sono in grado di
rispondere. Io credo che sia importante comunque una lettura serena, ecclesiale
e non ideologica, di queste decisioni del Pontefice. La liturgia della Chiesa,
come d'altronde tutta la sua vita, è fatta di continuità: parlerei di sviluppo
nella continuità. Ciò significa che la Chiesa procede nel suo cammino storico
senza perdere di vista le proprie radici e la propria viva tradizione: questo
può esigere, in alcuni casi, anche il recupero di elementi preziosi e importanti
che lungo il percorso sono stati smarriti, dimenticati e che il trascorrere del
tempo ha reso meno luminosi nel loro significato autentico. Mi pare che il Motu
proprio vada proprio in questa direzione: riaffermando con molta chiarezza che
nella vita liturgica della Chiesa c'è continuità, senza rottura. Scritto in
Varie Commenti ( 203 ) " (26 votes, average: 3.58 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il
vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca.
Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di
Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (191) Ultime
discussioni Francesco Ursino: Io ne conosco uno migliore: meglio soli che male
accompagnati. :roll: Data la... marina: Grazie Cosimo,ci sono ancora e sono
ancora cattolica e intendo rimanere cattolica; e se critico la chiesa e i...
Alessia: Aloysius, se tu ascoltassi le omelie e le catechesi del Santo Padre
scopriresti che non ha mai cessato di... Paola: Per Jo ianua, per cortesia,
quando cita la Bibbia, verifichi quello che dice. Anche la sua Bibbia dice
così:... Paola: Signor Cosimo, lei è il mio preferito. Può farsi il segno della
croce in camera sua, ma anche fuori.... Gli articoli più inviati Il voto
"veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails
Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia
personale in rito antico - 8 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la
messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini contro il
Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? A Milano
l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 4
Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini... - 4
Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive - 4 Emails Ultime news
Roma, il pirata resta in carcere: "Omicidio colposo"Firenze, spara a
ladro in casa e lo uccideAccoltella il figlio gay: "Vergogna e
disonore"Giro, la cronoscalata a Pellizzotti. Ma in rosa resta sempre
ContadorCei: "Rifiuti, salari e famiglia: fare presto"Kabul,
Frattini: regole più flessibili per le truppe Blog Amici Dio: pace o dominio Il
blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di
Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. Napolitano il blog
di Maurizio Caverzan Il blog di Phil Pullella Il blog di Raffaella Il blog di
Rodari il blog di Stefano Tramezzani Siti Utili Avvenire Fides Il sito sul
cardinale Siri Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it May
( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nel riconfermare la
notizia dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale
sono in grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe
passata una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto
e del cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la
comunione sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si
comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più
seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al
celebrante che passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è
madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Scritto in Varie Commenti ( 110
) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli
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24May 08 Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Sono stato richiesto
da alcuni visitatori del blog di fornire informazioni sugli statuti del
movimento neocatecumenale. Sono in grado di confermare che Benedetto XVI ha
dato il suo consenso per l'approvazione. Ora il Pontificio consiglio per i
laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti
approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per
prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti,
sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia. Sul
Giornale, nel dicembre 2005, ho riportato i richiami che la Congregazione del
culto divino - a nome di Papa Ratzinger - aveva fatto al movimento circa alcuni
problemi riguardanti le liturgie neocatecumenali. Ma l'esistenza di indicazioni
e anche di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel
movimento non significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e
Benedetto XVI hanno pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli
frutti dello Spirito Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono
problemi di convivenza, tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono
vigilare e correggere, ma sono padri e pastori. Credo che spetti al successore
di Pietro e alla Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è
eretico e chi no. Mi sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è
inesperto di problemi dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito
Petrus è riportato un articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti
non sarebbe definitiva ma ad experimentum per sette anni e dunque rappresenterebbe
una sconfitta per i neocatecumenali. A me non risulta nulla del genere.
Ribadisco quanto ho scritto qui sopra. A me risulta che l'approvazione del Papa
è definitiva e che nel giro di una decina di giorni sarà promulgato il decreto.
Scritto in Varie Commenti ( 412 ) " (16 votes, average: 4.13 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 23May 08 Un nuovo vescovo nella
"famiglia" pontificia Un nuovo vescovo nella "famiglia" del
Papa. Dovrebbe essere pubblicata a giorni la nomina episcopale dell'attuale
reggente della Prefettura della Casa Pontificia, monsignor Paolo De Nicolò (a
sinistra nella foto). Se l'indiscrezione fosse confermata, si tratterebbe di un
precedente difficilmente eguagliabile: già due fratelli di De Nicolò sono
infatti diventati vescovi: sono Giacomo De Nicolò, nunzio apostolico,
ritiratosi del 2004 e Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini fino al luglio
scorso. A nomina puntualmente avvenuta a mezzogiorno di oggi, sabato 24 maggio,
posso aggiungere che la nomina non prelude ad alcun trasferimento del
settantaduenne neo-vescovo in qualche diocesi o ad altro incarico curiale.
Continuerà a essere reggente, dunque numero due della Prefettura (retta
dall'americano Harvey). Scritto in Varie Commenti ( 29 ) " (7 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22May 08 Vangeli
bruciati, un silenzio (in)spiegabile La notizia è stata pubblicata ieri da
alcuni quotidiani, tra i quali "Avvenire" e rilanciata nel pomeriggio
da "L'Osservatore Romano". In Israele decine di testi cristiani sono
stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e
Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi
hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione
"istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose:
speriamo di essere smentiti nelle prossime ore. Secondo
"Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì scorso, quando il vice sindaco
di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che in un rione era stata appena
distribuita "propaganda di missionari". Su sua istruzione scrive
"Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di casa in
casa per raccogliere i libri, che sono stati poi raccolti in un campo e dati
alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato una foto di Aharon mentre
tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle sue spalle si notano le
ceneri fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha detto Aharon "hanno
leso i nostri sentimenti religiosi", perché "secondo la nostra
ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso". A
quanto pare, i testi cristiani erano stati distribuiti da alcuni ebrei
messianici. Una settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato a un membro
di questa comunità messianica e l'esplosione aveva provocato l'amputazione di
un piede a un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna giustamente per le
bandiere israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è stato oggetto di
critiche anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del Venerdì Santo
(già peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da Benedetto
XVI). Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano che
condannasse prontamente quei roghi avvenuti in Israele
esprimendo solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri
sacri dati alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli,
che invece una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione
delle comunità ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace
commento della storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani
ricordando, con le parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia
con il bruciare i libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in
Varie Commenti ( 138 ) " (13 votes, average: 4.54 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 20May 08 Gli "angeli custodi" di Papa
Ratzinger Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana,
Carmela, Cristina e Manuela, le quattro laiche appartenenti all'associazione
dei "memores Domini" di Comunione e Liberazione che curano
l'appartamento, la cappella e il guardaroba di Benedetto XVI. I loro nomi non
compaiono sull'Annuario Pontificio e rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono
nel nascondimento un servizio prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non
consacrate nella casa del Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922,
volle portare con sé a Roma la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il
suo appartamento da moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) "
(21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18May
08 "Siate giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per
seguire la visita di Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio
dell'allora cardinale Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel
discorso che il Papa ha rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani
significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni.
Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se
il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia
giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per
questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane.
Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno,
in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà
resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello
essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si
mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato -
visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della
perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù
ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il
futuro è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce,
soprattutto la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il
tempo per paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le
bellezze della vita e così l'olio della lampada è consumato quando la vita
comincerebbe. E' importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro anche
con rinunce. Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e
senza minacce davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E la
prima scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E
nella luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia
affidabile nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte
necessarie". Scritto in Varie Commenti ( 354 ) " (16 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16May 08 Un'enciclica con
l'aiuto di Marx Continua a ritmi serrati il lavoro per la preparazione
dell'enciclica sociale di Papa Ratzinger. Il Papa, come sempre avviene nel caso
di documenti pontifici contenenti risvolti che toccano direttamente i temi
dell'economia e dello sviluppo mondiale, si serve di collaboratori ai quali
chiede pareri e contributi. Tra questi c'è monsignor Reinhard Marx, giovane
arcivescovo di Monaco e Frisinga, che Benedetto XVI ha designato nei mesi
scorsi alla cattedra che fu sua. Marx, omonimo del più famoso autore del
"Capitale", è esperto di dottrina sociale, è stato scelto da
Benedetto XVI per una supervisione dei contributi. Questo fine settimana è prevista
una riunione conclusiva. Anche l'economista cattolico Stefano Zamagni è tra
coloro che sono stati coinvolti, insieme al Pontificio consiglio per la
Giustizia e la Pace guidato dal cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo
Gianpaolo Crepaldi. L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo
Deus caritas est e Spe salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata
di qualche mese e non è ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate
anche se questa rimane l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del
documento è la globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva detto il
giorno dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo
di ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia economica e
l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime
rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di
costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande,
che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla
miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita
sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle
ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile.
Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano
perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (12 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14May 08 Papa
Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e
canonizzazione di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della
"Positio", cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia
documentata sul servo di Dio e le testimonianze, è stata completata, come
confermano al Giornale autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la
beatificazione. Ora la "Positio" dovrà essere esaminata dai teologi
della Congregazione delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi
prevede non meno di otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità
delle virtù, tappa fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 )
" (14 votes, average: 4.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli
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13May 08 Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche Sul Giornale di oggi
pubblico due articoli: il primo, sintetizza le parole dette ieri dal Papa al
Movimento per la vita, in occasione del convegno romano sui trent'anni di
legalizzazione dell'aborto in Italia; il secondo spiega come questa citazione
diretta della legge 194 non sia affatto una novità né un "oltraggio"
allo Stato, come taluni politici nostrani hanno voluto subito far credere: ho
riportato i passaggi - più espliciti e duri - che usò Giovanni Paolo II nel
1998, ricevendo proprio il Movimento per la vita nel ventennale della
promulgazione della legge abortista. Benedetto XVI è stato esplicito ma attento
a non dare appigli per sterili polemiche. Purtroppo, visti i soliti commenti
dei politici con la memoria corta, ancora una volta il senso delle sue parole è
stato interpretato come indebita ingerenza. Scritto in Varie Commenti ( 360 )
" (16 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 10May 08 Mons. Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa Sul Giornale di
oggi pubblico un'intervista con monsignor Guido Marini, il nuovo cerimoniere di
Papa Ratzinger, che spiega il significato di alcune scelte del Pontefice, a
partire dalla croce al centro dell'altare. Non tutto il colloquio che ho avuto
con don Marini è potuto entrare in pagina. Ho dovuto tagliare due significative
risposte, dedicate all'orientamento dell'altare e al motu proprio. Invitandovi
alla lettura del testo pubblicato, ve le propongo qui. Per i battesimi nella
Sistina Benedetto XVI ha celebrato dando le spalle ai fedeli, come prima del
Concilio. Un fatto che ha creato sorpresa "Nelle circostanze in cui la
celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le
spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il
Signore. Da questo punto di vista "non si chiude la porta
all'assemblea", ma "si apre la porta all'assemblea" conducendola
al Signore. Si possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo
delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e
armonia, divenga auspicabile celebrare all'altare antico, dove tra l'altro si
conserva l'esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe
sorprendere: basta andare in San Pietro al mattina e vedere quanti sacerdoti
celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica
postconciliare, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della
Sistina". Benedetto XVI celebrerà una messa usando il rito antico, da lui
liberalizzato con il motu proprio? "Non lo so e non sono in grado di
rispondere. Io credo che sia importante comunque una lettura serena, ecclesiale
e non ideologica, di queste decisioni del Pontefice. La liturgia della Chiesa,
come d'altronde tutta la sua vita, è fatta di continuità: parlerei di sviluppo
nella continuità. Ciò significa che la Chiesa procede nel suo cammino storico
senza perdere di vista le proprie radici e la propria viva tradizione: questo
può esigere, in alcuni casi, anche il recupero di elementi preziosi e
importanti che lungo il percorso sono stati smarriti, dimenticati e che il
trascorrere del tempo ha reso meno luminosi nel loro significato autentico. Mi
pare che il Motu proprio vada proprio in questa direzione: riaffermando con
molta chiarezza che nella vita liturgica della Chiesa c'è continuità, senza
rottura. Scritto in Varie Commenti ( 203 ) " (26 votes, average: 3.58 out
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Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della
lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli
articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (191)
Ultime discussioni Francesco Ursino: Io ne conosco uno migliore: meglio soli
che male accompagnati. :roll: Data la... marina: Grazie Cosimo,ci sono ancora e
sono ancora cattolica e intendo rimanere cattolica; e se critico la chiesa e
i... Alessia: Aloysius, se tu ascoltassi le omelie e le catechesi del Santo Padre
scopriresti che non ha mai cessato di... Paola: Per Jo ianua, per cortesia,
quando cita la Bibbia, verifichi quello che dice. Anche la sua Bibbia dice
così:... Paola: Signor Cosimo, lei è il mio preferito. Può farsi il segno della
croce in camera sua, ma anche fuori.... Gli articoli più inviati Il voto
"veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails
Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia
personale in rito antico - 8 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la
messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini contro il
Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? A Milano
l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 4
Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini... - 4
Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive - 4 Emails Ultime news
Roma, il pirata resta in carcere: "Omicidio colposo"Firenze, spara a
ladro in casa e lo uccideAccoltella il figlio gay: "Vergogna e
disonore"Giro, la cronoscalata a Pellizzotti. Ma in rosa resta sempre
ContadorCei: "Rifiuti, salari e famiglia: fare presto"Kabul,
Frattini: regole più flessibili per le truppe Blog Amici Dio: pace o dominio Il
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Argomenti: Israele/Palestina
Nel riconfermare la
notizia dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale
sono in grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe
passata una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto
e del cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la
comunione sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si
comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più
seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al celebrante
che passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è madre,
accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Scritto in Varie Commenti ( 110 )
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08 Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Sono stato richiesto da
alcuni visitatori del blog di fornire informazioni sugli statuti del movimento
neocatecumenale. Sono in grado di confermare che Benedetto XVI ha dato il suo
consenso per l'approvazione. Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà
il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati.
Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le
distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine
di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia. Sul Giornale, nel
dicembre 2005, ho riportato i richiami che la Congregazione del culto divino -
a nome di Papa Ratzinger - aveva fatto al movimento circa alcuni problemi
riguardanti le liturgie neocatecumenali. Ma l'esistenza di indicazioni e anche
di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel movimento non
significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno
pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli frutti dello Spirito
Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono problemi di convivenza,
tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono vigilare e correggere, ma
sono padri e pastori. Credo che spetti al successore di Pietro e alla
Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è eretico e chi no. Mi
sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è inesperto di problemi
dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito Petrus è riportato un
articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti non sarebbe definitiva
ma ad experimentum per sette anni e dunque rappresenterebbe una sconfitta per i
neocatecumenali. A me non risulta nulla del genere. Ribadisco quanto ho scritto
qui sopra. A me risulta che l'approvazione del Papa è definitiva e che nel giro
di una decina di giorni sarà promulgato il decreto. Scritto in Varie Commenti (
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amico 23May 08 Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia Un nuovo
vescovo nella "famiglia" del Papa. Dovrebbe essere pubblicata a giorni
la nomina episcopale dell'attuale reggente della Prefettura della Casa
Pontificia, monsignor Paolo De Nicolò (a sinistra nella foto). Se
l'indiscrezione fosse confermata, si tratterebbe di un precedente difficilmente
eguagliabile: già due fratelli di De Nicolò sono infatti diventati vescovi:
sono Giacomo De Nicolò, nunzio apostolico, ritiratosi del 2004 e Mariano De
Nicolò, vescovo di Rimini fino al luglio scorso. A nomina puntualmente avvenuta
a mezzogiorno di oggi, sabato 24 maggio, posso aggiungere che la nomina non prelude
ad alcun trasferimento del settantaduenne neo-vescovo in qualche diocesi o ad
altro incarico curiale. Continuerà a essere reggente, dunque numero due della
Prefettura (retta dall'americano Harvey). Scritto in Varie Commenti ( 29 )
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amico 22May 08 Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile La notizia è stata
pubblicata ieri da alcuni quotidiani, tra i quali "Avvenire" e
rilanciata nel pomeriggio da "L'Osservatore Romano". In Israele
decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città
di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano
"Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno,
ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle
autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.
Secondo "Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì scorso, quando il vice
sindaco di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che in un rione era stata
appena distribuita "propaganda di missionari". Su sua istruzione
scrive "Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di
casa in casa per raccogliere i libri, che sono stati poi raccolti in un campo e
dati alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato una foto di Aharon
mentre tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle sue spalle si
notano le ceneri fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha detto Aharon
"hanno leso i nostri sentimenti religiosi", perché "secondo la
nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso".
A quanto pare, i testi cristiani erano stati distribuiti da alcuni ebrei
messianici. Una settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato a un membro
di questa comunità messianica e l'esplosione aveva provocato l'amputazione di
un piede a un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna giustamente per le
bandiere israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è stato oggetto di
critiche anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del Venerdì Santo
(già peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da Benedetto
XVI). Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano che
condannasse prontamente quei roghi avvenuti in Israele
esprimendo solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri
sacri dati alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli,
che invece una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione
delle comunità ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace
commento della storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani
ricordando, con le parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia
con il bruciare i libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in
Varie Commenti ( 138 ) " (13 votes, average: 4.54 out of 5) Loading ... Il
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Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana, Carmela,
Cristina e Manuela, le quattro laiche appartenenti all'associazione dei
"memores Domini" di Comunione e Liberazione che curano
l'appartamento, la cappella e il guardaroba di Benedetto XVI. I loro nomi non
compaiono sull'Annuario Pontificio e rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono
nel nascondimento un servizio prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non
consacrate nella casa del Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922,
volle portare con sé a Roma la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il
suo appartamento da moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) "
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08 "Siate giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per
seguire la visita di Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio
dell'allora cardinale Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel
discorso che il Papa ha rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani
significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni.
Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se
il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia
giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per
questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane.
Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno,
in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà
resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello
essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si
mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato -
visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della
perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù
ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il
futuro è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce,
soprattutto la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il
tempo per paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le
bellezze della vita e così l'olio della lampada è consumato quando la vita
comincerebbe. E' importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro
anche con rinunce. Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza
fine e senza minacce davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E
la prima scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù
Cristo. E nella luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una
compagnia affidabile nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte
necessarie". Scritto in Varie Commenti ( 354 ) " (16 votes, average:
4.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli
Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16May 08 Un'enciclica con
l'aiuto di Marx Continua a ritmi serrati il lavoro per la preparazione
dell'enciclica sociale di Papa Ratzinger. Il Papa, come sempre avviene nel caso
di documenti pontifici contenenti risvolti che toccano direttamente i temi
dell'economia e dello sviluppo mondiale, si serve di collaboratori ai quali
chiede pareri e contributi. Tra questi c'è monsignor Reinhard Marx, giovane
arcivescovo di Monaco e Frisinga, che Benedetto XVI ha designato nei mesi
scorsi alla cattedra che fu sua. Marx, omonimo del più famoso autore del
"Capitale", è esperto di dottrina sociale, è stato scelto da
Benedetto XVI per una supervisione dei contributi. Questo fine settimana è
prevista una riunione conclusiva. Anche l'economista cattolico Stefano Zamagni
è tra coloro che sono stati coinvolti, insieme al Pontificio consiglio per la
Giustizia e la Pace guidato dal cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo
Gianpaolo Crepaldi. L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo
Deus caritas est e Spe salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata
di qualche mese e non è ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate
anche se questa rimane l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del
documento è la globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva detto il
giorno dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo
di ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia economica e
l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime
rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di
costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande,
che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla
miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita
sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle
ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e
sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e
possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (12
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14May 08
Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e
canonizzazione di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della
"Positio", cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia
documentata sul servo di Dio e le testimonianze, è stata completata, come
confermano al Giornale autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la
beatificazione. Ora la "Positio" dovrà essere esaminata dai teologi
della Congregazione delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi
prevede non meno di otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità
delle virtù, tappa fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 )
" (14 votes, average: 4.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 13May 08 Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche Sul Giornale di
oggi pubblico due articoli: il primo, sintetizza le parole dette ieri dal Papa
al Movimento per la vita, in occasione del convegno romano sui trent'anni di
legalizzazione dell'aborto in Italia; il secondo spiega come questa citazione
diretta della legge 194 non sia affatto una novità né un "oltraggio"
allo Stato, come taluni politici nostrani hanno voluto subito far credere: ho
riportato i passaggi - più espliciti e duri - che usò Giovanni Paolo II nel
1998, ricevendo proprio il Movimento per la vita nel ventennale della
promulgazione della legge abortista. Benedetto XVI è stato esplicito ma attento
a non dare appigli per sterili polemiche. Purtroppo, visti i soliti commenti
dei politici con la memoria corta, ancora una volta il senso delle sue parole è
stato interpretato come indebita ingerenza. Scritto in Varie Commenti ( 360 )
" (16 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 10May 08 Mons. Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa Sul Giornale di
oggi pubblico un'intervista con monsignor Guido Marini, il nuovo cerimoniere di
Papa Ratzinger, che spiega il significato di alcune scelte del Pontefice, a
partire dalla croce al centro dell'altare. Non tutto il colloquio che ho avuto
con don Marini è potuto entrare in pagina. Ho dovuto tagliare due significative
risposte, dedicate all'orientamento dell'altare e al motu proprio. Invitandovi
alla lettura del testo pubblicato, ve le propongo qui. Per i battesimi nella
Sistina Benedetto XVI ha celebrato dando le spalle ai fedeli, come prima del
Concilio. Un fatto che ha creato sorpresa "Nelle circostanze in cui la
celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le
spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il
Signore. Da questo punto di vista "non si chiude la porta
all'assemblea", ma "si apre la porta all'assemblea" conducendola
al Signore. Si possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo
delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e
armonia, divenga auspicabile celebrare all'altare antico, dove tra l'altro si
conserva l'esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe
sorprendere: basta andare in San Pietro al mattina e vedere quanti sacerdoti
celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica
postconciliare, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della
Sistina". Benedetto XVI celebrerà una messa usando il rito antico, da lui
liberalizzato con il motu proprio? "Non lo so e non sono in grado di
rispondere. Io credo che sia importante comunque una lettura serena, ecclesiale
e non ideologica, di queste decisioni del Pontefice. La liturgia della Chiesa,
come d'altronde tutta la sua vita, è fatta di continuità: parlerei di sviluppo
nella continuità. Ciò significa che la Chiesa procede nel suo cammino storico
senza perdere di vista le proprie radici e la propria viva tradizione: questo
può esigere, in alcuni casi, anche il recupero di elementi preziosi e
importanti che lungo il percorso sono stati smarriti, dimenticati e che il
trascorrere del tempo ha reso meno luminosi nel loro significato autentico. Mi
pare che il Motu proprio vada proprio in questa direzione: riaffermando con
molta chiarezza che nella vita liturgica della Chiesa c'è continuità, senza
rottura. Scritto in Varie Commenti ( 203 ) " (26 votes, average: 3.58 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea
Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della
lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli
articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (191)
Ultime discussioni Francesco Ursino: Io ne conosco uno migliore: meglio soli
che male accompagnati. :roll: Data la... marina: Grazie Cosimo,ci sono ancora e
sono ancora cattolica e intendo rimanere cattolica; e se critico la chiesa e
i... Alessia: Aloysius, se tu ascoltassi le omelie e le catechesi del Santo
Padre scopriresti che non ha mai cessato di... Paola: Per Jo ianua, per cortesia,
quando cita la Bibbia, verifichi quello che dice. Anche la sua Bibbia dice
così:... Paola: Signor Cosimo, lei è il mio preferito. Può farsi il segno della
croce in camera sua, ma anche fuori.... Gli articoli più inviati Il voto
"veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails
Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia
personale in rito antico - 8 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la
messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini contro il
Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? A Milano
l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 4
Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini... - 4
Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive - 4 Emails Ultime news
Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il
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Matteo L. Napolitano il blog di Maurizio Caverzan Il blog di Phil Pullella Il
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Avvenire Fides Il sito sul cardinale Siri Korazym La Santa Sede Sito web
ilGiornale.it May
( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nel riconfermare la
notizia dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale
sono in grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe
passata una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto
e del cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la
comunione sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si
comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più
seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al
celebrante che passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è
madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Scritto in Varie Commenti ( 110
) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli
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24May 08 Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Sono stato richiesto
da alcuni visitatori del blog di fornire informazioni sugli statuti del
movimento neocatecumenale. Sono in grado di confermare che Benedetto XVI ha
dato il suo consenso per l'approvazione. Ora il Pontificio consiglio per i
laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti
approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per
prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti,
sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia. Sul
Giornale, nel dicembre 2005, ho riportato i richiami che la Congregazione del
culto divino - a nome di Papa Ratzinger - aveva fatto al movimento circa alcuni
problemi riguardanti le liturgie neocatecumenali. Ma l'esistenza di indicazioni
e anche di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel
movimento non significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e
Benedetto XVI hanno pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli
frutti dello Spirito Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono
problemi di convivenza, tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono
vigilare e correggere, ma sono padri e pastori. Credo che spetti al successore
di Pietro e alla Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è
eretico e chi no. Mi sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è
inesperto di problemi dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito
Petrus è riportato un articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti
non sarebbe definitiva ma ad experimentum per sette anni e dunque
rappresenterebbe una sconfitta per i neocatecumenali. A me non risulta nulla
del genere. Ribadisco quanto ho scritto qui sopra. A me risulta che
l'approvazione del Papa è definitiva e che nel giro di una decina di giorni
sarà promulgato il decreto. Scritto in Varie Commenti ( 412 ) " (16 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23May 08 Un nuovo
vescovo nella "famiglia" pontificia Un nuovo vescovo nella
"famiglia" del Papa. Dovrebbe essere pubblicata a giorni la nomina
episcopale dell'attuale reggente della Prefettura della Casa Pontificia,
monsignor Paolo De Nicolò (a sinistra nella foto). Se l'indiscrezione fosse
confermata, si tratterebbe di un precedente difficilmente eguagliabile: già due
fratelli di De Nicolò sono infatti diventati vescovi: sono Giacomo De Nicolò,
nunzio apostolico, ritiratosi del 2004 e Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini
fino al luglio scorso. A nomina puntualmente avvenuta a mezzogiorno di oggi,
sabato 24 maggio, posso aggiungere che la nomina non prelude ad alcun
trasferimento del settantaduenne neo-vescovo in qualche diocesi o ad altro
incarico curiale. Continuerà a essere reggente, dunque numero due della
Prefettura (retta dall'americano Harvey). Scritto in Varie Commenti ( 29 )
" (7 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 22May 08 Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile La notizia è stata
pubblicata ieri da alcuni quotidiani, tra i quali "Avvenire" e
rilanciata nel pomeriggio da "L'Osservatore Romano". In Israele
decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città
di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano
"Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno,
ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle
autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.
Secondo "Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì scorso, quando il vice
sindaco di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che in un rione era stata
appena distribuita "propaganda di missionari". Su sua istruzione
scrive "Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di
casa in casa per raccogliere i libri, che sono stati poi raccolti in un campo e
dati alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato una foto di Aharon
mentre tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle sue spalle si
notano le ceneri fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha detto Aharon
"hanno leso i nostri sentimenti religiosi", perché "secondo la
nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso".
A quanto pare, i testi cristiani erano stati distribuiti da alcuni ebrei
messianici. Una settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato a un membro
di questa comunità messianica e l'esplosione aveva provocato l'amputazione di
un piede a un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna giustamente per le
bandiere israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è stato oggetto di
critiche anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del Venerdì Santo
(già peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da Benedetto
XVI). Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano che
condannasse prontamente quei roghi avvenuti in Israele
esprimendo solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri
sacri dati alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli,
che invece una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione
delle comunità ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace
commento della storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani
ricordando, con le parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia
con il bruciare i libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in
Varie Commenti ( 138 ) " (13 votes, average: 4.54 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 20May 08 Gli "angeli custodi" di Papa
Ratzinger Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana,
Carmela, Cristina e Manuela, le quattro laiche appartenenti all'associazione
dei "memores Domini" di Comunione e Liberazione che curano
l'appartamento, la cappella e il guardaroba di Benedetto XVI. I loro nomi non
compaiono sull'Annuario Pontificio e rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono
nel nascondimento un servizio prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non
consacrate nella casa del Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922,
volle portare con sé a Roma la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il
suo appartamento da moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18May
08 "Siate giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per
seguire la visita di Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio
dell'allora cardinale Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel
discorso che il Papa ha rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani
significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni.
Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se
il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia
giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per
questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane.
Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno,
in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà
resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello
essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si
mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato -
visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della
perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù
ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il
futuro è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto
la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per
paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della
vita e così l'olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. E'
importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro anche con rinunce.
Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza
minacce davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E la prima
scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella
luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile
nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie". Scritto
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questo articolo a un amico 16May 08 Un'enciclica con l'aiuto di Marx Continua a
ritmi serrati il lavoro per la preparazione dell'enciclica sociale di Papa
Ratzinger. Il Papa, come sempre avviene nel caso di documenti pontifici
contenenti risvolti che toccano direttamente i temi dell'economia e dello
sviluppo mondiale, si serve di collaboratori ai quali chiede pareri e
contributi. Tra questi c'è monsignor Reinhard Marx, giovane arcivescovo di
Monaco e Frisinga, che Benedetto XVI ha designato nei mesi scorsi alla cattedra
che fu sua. Marx, omonimo del più famoso autore del "Capitale", è
esperto di dottrina sociale, è stato scelto da Benedetto XVI per una supervisione
dei contributi. Questo fine settimana è prevista una riunione conclusiva. Anche
l'economista cattolico Stefano Zamagni è tra coloro che sono stati coinvolti,
insieme al Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace guidato dal
cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo Gianpaolo Crepaldi.
L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo Deus caritas est e Spe
salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata di qualche mese e non è
ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate anche se questa rimane
l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del documento è la
globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva detto il giorno
dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo di
ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia economica e
l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime
rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di
costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande,
che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla
miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita
sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle
ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e
sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e
possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (12
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Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e
canonizzazione di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della
"Positio", cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia
documentata sul servo di Dio e le testimonianze, è stata completata, come
confermano al Giornale autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la
beatificazione. Ora la "Positio" dovrà essere esaminata dai teologi
della Congregazione delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi
prevede non meno di otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità
delle virtù, tappa fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 )
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amico 13May 08 Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche Sul Giornale di
oggi pubblico due articoli: il primo, sintetizza le parole dette ieri dal Papa
al Movimento per la vita, in occasione del convegno romano sui trent'anni di
legalizzazione dell'aborto in Italia; il secondo spiega come questa citazione
diretta della legge 194 non sia affatto una novità né un "oltraggio"
allo Stato, come taluni politici nostrani hanno voluto subito far credere: ho
riportato i passaggi - più espliciti e duri - che usò Giovanni Paolo II nel
1998, ricevendo proprio il Movimento per la vita nel ventennale della
promulgazione della legge abortista. Benedetto XVI è stato esplicito ma attento
a non dare appigli per sterili polemiche. Purtroppo, visti i soliti commenti
dei politici con la memoria corta, ancora una volta il senso delle sue parole è
stato interpretato come indebita ingerenza. Scritto in Varie Commenti ( 360 )
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amico 10May 08 Mons. Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa Sul Giornale di
oggi pubblico un'intervista con monsignor Guido Marini, il nuovo cerimoniere di
Papa Ratzinger, che spiega il significato di alcune scelte del Pontefice, a
partire dalla croce al centro dell'altare. Non tutto il colloquio che ho avuto
con don Marini è potuto entrare in pagina. Ho dovuto tagliare due significative
risposte, dedicate all'orientamento dell'altare e al motu proprio. Invitandovi
alla lettura del testo pubblicato, ve le propongo qui. Per i battesimi nella
Sistina Benedetto XVI ha celebrato dando le spalle ai fedeli, come prima del
Concilio. Un fatto che ha creato sorpresa "Nelle circostanze in cui la
celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le
spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il
Signore. Da questo punto di vista "non si chiude la porta
all'assemblea", ma "si apre la porta all'assemblea" conducendola
al Signore. Si possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo
delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e
armonia, divenga auspicabile celebrare all'altare antico, dove tra l'altro si
conserva l'esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe
sorprendere: basta andare in San Pietro al mattina e vedere quanti sacerdoti
celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica
postconciliare, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della
Sistina". Benedetto XVI celebrerà una messa usando il rito antico, da lui
liberalizzato con il motu proprio? "Non lo so e non sono in grado di
rispondere. Io credo che sia importante comunque una lettura serena, ecclesiale
e non ideologica, di queste decisioni del Pontefice. La liturgia della Chiesa,
come d'altronde tutta la sua vita, è fatta di continuità: parlerei di sviluppo
nella continuità. Ciò significa che la Chiesa procede nel suo cammino storico
senza perdere di vista le proprie radici e la propria viva tradizione: questo
può esigere, in alcuni casi, anche il recupero di elementi preziosi e importanti
che lungo il percorso sono stati smarriti, dimenticati e che il trascorrere del
tempo ha reso meno luminosi nel loro significato autentico. Mi pare che il Motu
proprio vada proprio in questa direzione: riaffermando con molta chiarezza che
nella vita liturgica della Chiesa c'è continuità, senza rottura. Scritto in
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scopriresti che non ha mai cessato di... Paola: Per Jo ianua, per cortesia,
quando cita la Bibbia, verifichi quello che dice. Anche la sua Bibbia dice
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Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? A Milano
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ladro in casa e lo uccideAccoltella il figlio gay: "Vergogna e
disonore"Giro, la cronoscalata a Pellizzotti. Ma in rosa resta sempre
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Nel riconfermare la
notizia dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale
sono in grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe
passata una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto
e del cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la
comunione sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si
comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più
seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al
celebrante che passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è
madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Scritto in Varie Commenti ( 110
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24May 08 Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Sono stato richiesto
da alcuni visitatori del blog di fornire informazioni sugli statuti del movimento
neocatecumenale. Sono in grado di confermare che Benedetto XVI ha dato il suo
consenso per l'approvazione. Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà
il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati.
Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le
distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine
di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia. Sul Giornale, nel
dicembre 2005, ho riportato i richiami che la Congregazione del culto divino -
a nome di Papa Ratzinger - aveva fatto al movimento circa alcuni problemi
riguardanti le liturgie neocatecumenali. Ma l'esistenza di indicazioni e anche
di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel movimento non
significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno
pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli frutti dello Spirito
Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono problemi di convivenza,
tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono vigilare e correggere, ma
sono padri e pastori. Credo che spetti al successore di Pietro e alla
Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è eretico e chi no. Mi
sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è inesperto di problemi
dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito Petrus è riportato un
articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti non sarebbe definitiva
ma ad experimentum per sette anni e dunque rappresenterebbe una sconfitta per i
neocatecumenali. A me non risulta nulla del genere. Ribadisco quanto ho scritto
qui sopra. A me risulta che l'approvazione del Papa è definitiva e che nel giro
di una decina di giorni sarà promulgato il decreto. Scritto in Varie Commenti (
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amico 23May 08 Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia Un nuovo
vescovo nella "famiglia" del Papa. Dovrebbe essere pubblicata a
giorni la nomina episcopale dell'attuale reggente della Prefettura della Casa
Pontificia, monsignor Paolo De Nicolò (a sinistra nella foto). Se
l'indiscrezione fosse confermata, si tratterebbe di un precedente difficilmente
eguagliabile: già due fratelli di De Nicolò sono infatti diventati vescovi:
sono Giacomo De Nicolò, nunzio apostolico, ritiratosi del 2004 e Mariano De
Nicolò, vescovo di Rimini fino al luglio scorso. A nomina puntualmente avvenuta
a mezzogiorno di oggi, sabato 24 maggio, posso aggiungere che la nomina non
prelude ad alcun trasferimento del settantaduenne neo-vescovo in qualche
diocesi o ad altro incarico curiale. Continuerà a essere reggente, dunque
numero due della Prefettura (retta dall'americano Harvey). Scritto in Varie
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articolo a un amico 22May 08 Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile La
notizia è stata pubblicata ieri da alcuni quotidiani, tra i quali
"Avvenire" e rilanciata nel pomeriggio da "L'Osservatore
Romano". In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È
successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano
israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità
e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte
delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle
prossime ore. Secondo "Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì
scorso, quando il vice sindaco di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che
in un rione era stata appena distribuita "propaganda di missionari".
Su sua istruzione scrive "Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico
sono passati di casa in casa per raccogliere i libri, che sono stati poi
raccolti in un campo e dati alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato
una foto di Aharon mentre tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle
sue spalle si notano le ceneri fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha
detto Aharon "hanno leso i nostri sentimenti religiosi", perché
"secondo la nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può
essere arso". A quanto pare, i testi cristiani erano stati distribuiti da
alcuni ebrei messianici. Una settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato
a un membro di questa comunità messianica e l'esplosione aveva provocato
l'amputazione di un piede a un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna
giustamente per le bandiere israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è
stato oggetto di critiche anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del
Venerdì Santo (già peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da
Benedetto XVI). Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano
che condannasse prontamente quei roghi avvenuti in Israele
esprimendo solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri
sacri dati alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli,
che invece una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione
delle comunità ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace
commento della storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani
ricordando, con le parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia
con il bruciare i libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in
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questo articolo a un amico 20May 08 Gli "angeli custodi" di Papa
Ratzinger Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana,
Carmela, Cristina e Manuela, le quattro laiche appartenenti all'associazione
dei "memores Domini" di Comunione e Liberazione che curano
l'appartamento, la cappella e il guardaroba di Benedetto XVI. I loro nomi non
compaiono sull'Annuario Pontificio e rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono
nel nascondimento un servizio prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non
consacrate nella casa del Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922,
volle portare con sé a Roma la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il
suo appartamento da moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) "
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08 "Siate giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per
seguire la visita di Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio dell'allora
cardinale Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel discorso che il
Papa ha rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani significa aver
scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni. Se un giovane
scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se il corpo
segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia giovinezza, cioè
bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per questo possiamo
dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane. Vi auguro di
essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno, in una
rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà resta
per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello essere
giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si mascherano
da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato - visibilmente
passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne
giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù ha ancora
tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il futuro è
pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto la
minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per paura
di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita
e così l'olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. E'
importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro anche con rinunce.
Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza
minacce davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E la prima
scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella
luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile
nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie". Scritto
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questo articolo a un amico 16May 08 Un'enciclica con l'aiuto di Marx Continua a
ritmi serrati il lavoro per la preparazione dell'enciclica sociale di Papa
Ratzinger. Il Papa, come sempre avviene nel caso di documenti pontifici
contenenti risvolti che toccano direttamente i temi dell'economia e dello
sviluppo mondiale, si serve di collaboratori ai quali chiede pareri e
contributi. Tra questi c'è monsignor Reinhard Marx, giovane arcivescovo di
Monaco e Frisinga, che Benedetto XVI ha designato nei mesi scorsi alla cattedra
che fu sua. Marx, omonimo del più famoso autore del "Capitale", è
esperto di dottrina sociale, è stato scelto da Benedetto XVI per una
supervisione dei contributi. Questo fine settimana è prevista una riunione conclusiva.
Anche l'economista cattolico Stefano Zamagni è tra coloro che sono stati
coinvolti, insieme al Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace guidato
dal cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo Gianpaolo Crepaldi.
L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo Deus caritas est e Spe
salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata di qualche mese e non è
ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate anche se questa rimane
l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del documento è la
globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva detto il giorno
dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo di
ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia economica e
l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime
rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di
costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande,
che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla
miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita
sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle
ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e
sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e
possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (12
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Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e
canonizzazione di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della
"Positio", cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia
documentata sul servo di Dio e le testimonianze, è stata completata, come
confermano al Giornale autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la
beatificazione. Ora la "Positio" dovrà essere esaminata dai teologi
della Congregazione delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi
prevede non meno di otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità
delle virtù, tappa fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 )
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amico 13May 08 Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche Sul Giornale di
oggi pubblico due articoli: il primo, sintetizza le parole dette ieri dal Papa
al Movimento per la vita, in occasione del convegno romano sui trent'anni di
legalizzazione dell'aborto in Italia; il secondo spiega come questa citazione
diretta della legge 194 non sia affatto una novità né un "oltraggio"
allo Stato, come taluni politici nostrani hanno voluto subito far credere: ho
riportato i passaggi - più espliciti e duri - che usò Giovanni Paolo II nel
1998, ricevendo proprio il Movimento per la vita nel ventennale della
promulgazione della legge abortista. Benedetto XVI è stato esplicito ma attento
a non dare appigli per sterili polemiche. Purtroppo, visti i soliti commenti
dei politici con la memoria corta, ancora una volta il senso delle sue parole è
stato interpretato come indebita ingerenza. Scritto in Varie Commenti ( 360 )
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amico 10May 08 Mons. Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa Sul Giornale di
oggi pubblico un'intervista con monsignor Guido Marini, il nuovo cerimoniere di
Papa Ratzinger, che spiega il significato di alcune scelte del Pontefice, a
partire dalla croce al centro dell'altare. Non tutto il colloquio che ho avuto
con don Marini è potuto entrare in pagina. Ho dovuto tagliare due significative
risposte, dedicate all'orientamento dell'altare e al motu proprio. Invitandovi
alla lettura del testo pubblicato, ve le propongo qui. Per i battesimi nella
Sistina Benedetto XVI ha celebrato dando le spalle ai fedeli, come prima del
Concilio. Un fatto che ha creato sorpresa "Nelle circostanze in cui la
celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le
spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il
Signore. Da questo punto di vista "non si chiude la porta all'assemblea",
ma "si apre la porta all'assemblea" conducendola al Signore. Si
possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo delle
condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e armonia,
divenga auspicabile celebrare all'altare antico, dove tra l'altro si conserva
l'esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe
sorprendere: basta andare in San Pietro al mattina e vedere quanti sacerdoti
celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica
postconciliare, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della
Sistina". Benedetto XVI celebrerà una messa usando il rito antico, da lui
liberalizzato con il motu proprio? "Non lo so e non sono in grado di
rispondere. Io credo che sia importante comunque una lettura serena, ecclesiale
e non ideologica, di queste decisioni del Pontefice. La liturgia della Chiesa,
come d'altronde tutta la sua vita, è fatta di continuità: parlerei di sviluppo
nella continuità. Ciò significa che la Chiesa procede nel suo cammino storico
senza perdere di vista le proprie radici e la propria viva tradizione: questo
può esigere, in alcuni casi, anche il recupero di elementi preziosi e
importanti che lungo il percorso sono stati smarriti, dimenticati e che il trascorrere
del tempo ha reso meno luminosi nel loro significato autentico. Mi pare che il
Motu proprio vada proprio in questa direzione: riaffermando con molta chiarezza
che nella vita liturgica della Chiesa c'è continuità, senza rottura. Scritto in
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vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca.
Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di
Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (191) Ultime
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scopriresti che non ha mai cessato di... Paola: Per Jo ianua, per cortesia,
quando cita la Bibbia, verifichi quello che dice. Anche la sua Bibbia dice
così:... Paola: Signor Cosimo, lei è il mio preferito. Può farsi il segno della
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Santa Sede Sito web ilGiornale.it May
( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nel riconfermare la notizia
dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale sono in
grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe passata
una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto e del
cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la comunione
sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si comunicherà,
dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più seduto, come
avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al celebrante che
passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è madre, accoglie,
corregge, aiuta e. riconosce. Scritto in Varie Commenti ( 110 ) " (5
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Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Sono stato richiesto da
alcuni visitatori del blog di fornire informazioni sugli statuti del movimento
neocatecumenale. Sono in grado di confermare che Benedetto XVI ha dato il suo
consenso per l'approvazione. Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà
il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati.
Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le
distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine
di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia. Sul Giornale, nel
dicembre 2005, ho riportato i richiami che la Congregazione del culto divino -
a nome di Papa Ratzinger - aveva fatto al movimento circa alcuni problemi
riguardanti le liturgie neocatecumenali. Ma l'esistenza di indicazioni e anche
di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel movimento non
significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno
pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli frutti dello Spirito
Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono problemi di convivenza,
tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono vigilare e correggere, ma
sono padri e pastori. Credo che spetti al successore di Pietro e alla
Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è eretico e chi no. Mi
sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è inesperto di problemi
dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito Petrus è riportato un
articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti non sarebbe definitiva
ma ad experimentum per sette anni e dunque rappresenterebbe una sconfitta per i
neocatecumenali. A me non risulta nulla del genere. Ribadisco quanto ho scritto
qui sopra. A me risulta che l'approvazione del Papa è definitiva e che nel giro
di una decina di giorni sarà promulgato il decreto. Scritto in Varie Commenti (
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amico 23May 08 Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia Un nuovo
vescovo nella "famiglia" del Papa. Dovrebbe essere pubblicata a giorni
la nomina episcopale dell'attuale reggente della Prefettura della Casa
Pontificia, monsignor Paolo De Nicolò (a sinistra nella foto). Se
l'indiscrezione fosse confermata, si tratterebbe di un precedente difficilmente
eguagliabile: già due fratelli di De Nicolò sono infatti diventati vescovi:
sono Giacomo De Nicolò, nunzio apostolico, ritiratosi del 2004 e Mariano De
Nicolò, vescovo di Rimini fino al luglio scorso. A nomina puntualmente avvenuta
a mezzogiorno di oggi, sabato 24 maggio, posso aggiungere che la nomina non
prelude ad alcun trasferimento del settantaduenne neo-vescovo in qualche
diocesi o ad altro incarico curiale. Continuerà a essere reggente, dunque
numero due della Prefettura (retta dall'americano Harvey). Scritto in Varie
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notizia è stata pubblicata ieri da alcuni quotidiani, tra i quali
"Avvenire" e rilanciata nel pomeriggio da "L'Osservatore
Romano". In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È
successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il
quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato
incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale"
da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti
nelle prossime ore. Secondo "Maariv" l'episodio è avvenuto
giovedì scorso, quando il vice sindaco di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto
sentore che in un rione era stata appena distribuita "propaganda di
missionari". Su sua istruzione scrive "Maariv" gli allievi di un
collegio rabbinico sono passati di casa in casa per raccogliere i libri, che
sono stati poi raccolti in un campo e dati alle fiamme. "Maariv" ha
anche pubblicato una foto di Aharon mentre tiene in mano alcuni testi, fra cui
un Vangelo. Alle sue spalle si notano le ceneri fumanti di altri libri. Quei
testi cristiani ha detto Aharon "hanno leso i nostri sentimenti
religiosi", perché "secondo la nostra ortodossia, un libro che incita
contro gli ebrei può essere arso". A quanto pare, i testi cristiani erano
stati distribuiti da alcuni ebrei messianici. Una settimana fa, un pacco
esplosivo era stato inviato a un membro di questa comunità messianica e
l'esplosione aveva provocato l'amputazione di un piede a un ragazzo. Da noi, in
Italia, ci si degna giustamente per le bandiere israeliane bruciate nei cortei.
Papa Ratzinger è stato oggetto di critiche anche pesanti per la famosa
preghiera tridentina del Venerdì Santo (già peraltro epurata da Giovanni XXIII
e nuovamente corretta da Benedetto XVI). Peccato non aver ascoltato la voce di
qualche rabbino italiano che condannasse prontamente quei roghi avvenuti in Israele esprimendo solidarietà agli ebrei messianici e ai
cristiani per i loro libri sacri dati alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e
collega Giorgio Bernardelli, che invece una reazione netta c'è stata anche in
Italia: ieri sera l'Unione delle comunità ebraiche italiane, nella sua
newsletter, riportava un efficace commento della storica Anna Foa che
condannava il rogo dei libri cristiani ricordando, con le parole del poeta
ebreo Heinrich Heine, che "si comincia con il bruciare i libri, si finisce
con il rogo delle persone". Scritto in Varie Commenti ( 138 ) " (13
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Gli "angeli custodi" di Papa Ratzinger Sul Giornale di oggi pubblico
un articolo dedicato a Loredana, Carmela, Cristina e Manuela, le quattro laiche
appartenenti all'associazione dei "memores Domini" di Comunione e
Liberazione che curano l'appartamento, la cappella e il guardaroba di Benedetto
XVI. I loro nomi non compaiono sull'Annuario Pontificio e rifuggono qualsiasi
pubblicità. Svolgono nel nascondimento un servizio prezioso. In ogni caso, la
presenza di laiche non consacrate nella casa del Pontefice non è una novità.
Già Pio XI, nel 1922, volle portare con sé a Roma la sua governante, Teodolinda
Banfi, che curava il suo appartamento da moltissimi anni. Scritto in Varie
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Genova, dove mi trovo per seguire la visita di Benedetto XVI (la foto si
riferisce a un viaggio dell'allora cardinale Ratzinger in città), vi propongo
questo brano del bel discorso che il Papa ha rivolto questa mattina ai giovani:
"Essere giovani significa aver scoperto le cose che non passano col
passare veloce degli anni. Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora
non invecchia mai, anche se il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre
nel cuore e irradia giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla
presa del tempo. Per questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso
è veramente giovane. Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si
bruciano in un baleno, in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza
invece quella della bontà resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in
Cielo con Dio. E' bello essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani,
rimanere giovani e si mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza
è passato - visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il
sogno della perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti:
la gioventù ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di
speranza. E il futuro è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di
minacce, soprattutto la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono
arrestare il tempo per paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare
tutte le bellezze della vita e così l'olio della lampada è consumato quando la
vita comincerebbe. E' importante scegliere le vere promesse, che aprono al
futuro anche con rinunce. Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro
senza fine e senza minacce davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il
futuro. E la prima scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio
Gesù Cristo. E nella luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una
compagnia affidabile nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte
necessarie". Scritto in Varie Commenti ( 354 ) " (16 votes, average:
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l'aiuto di Marx Continua a ritmi serrati il lavoro per la preparazione
dell'enciclica sociale di Papa Ratzinger. Il Papa, come sempre avviene nel caso
di documenti pontifici contenenti risvolti che toccano direttamente i temi
dell'economia e dello sviluppo mondiale, si serve di collaboratori ai quali
chiede pareri e contributi. Tra questi c'è monsignor Reinhard Marx, giovane
arcivescovo di Monaco e Frisinga, che Benedetto XVI ha designato nei mesi
scorsi alla cattedra che fu sua. Marx, omonimo del più famoso autore del
"Capitale", è esperto di dottrina sociale, è stato scelto da
Benedetto XVI per una supervisione dei contributi. Questo fine settimana è
prevista una riunione conclusiva. Anche l'economista cattolico Stefano Zamagni
è tra coloro che sono stati coinvolti, insieme al Pontificio consiglio per la
Giustizia e la Pace guidato dal cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo
Gianpaolo Crepaldi. L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo
Deus caritas est e Spe salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata
di qualche mese e non è ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate
anche se questa rimane l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del
documento è la globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva detto il
giorno dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo
di ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia economica e
l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime
rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di
costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande,
che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla
miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita
sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle
ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e
sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e
possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (12
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Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e
canonizzazione di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della
"Positio", cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia
documentata sul servo di Dio e le testimonianze, è stata completata, come
confermano al Giornale autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la
beatificazione. Ora la "Positio" dovrà essere esaminata dai teologi
della Congregazione delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi
prevede non meno di otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità
delle virtù, tappa fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 )
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Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 13May 08 Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche Sul Giornale di
oggi pubblico due articoli: il primo, sintetizza le parole dette ieri dal Papa
al Movimento per la vita, in occasione del convegno romano sui trent'anni di
legalizzazione dell'aborto in Italia; il secondo spiega come questa citazione
diretta della legge 194 non sia affatto una novità né un "oltraggio"
allo Stato, come taluni politici nostrani hanno voluto subito far credere: ho
riportato i passaggi - più espliciti e duri - che usò Giovanni Paolo II nel
1998, ricevendo proprio il Movimento per la vita nel ventennale della
promulgazione della legge abortista. Benedetto XVI è stato esplicito ma attento
a non dare appigli per sterili polemiche. Purtroppo, visti i soliti commenti
dei politici con la memoria corta, ancora una volta il senso delle sue parole è
stato interpretato come indebita ingerenza. Scritto in Varie Commenti ( 360 )
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10May 08 Mons. Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa Sul Giornale di oggi
pubblico un'intervista con monsignor Guido Marini, il nuovo cerimoniere di Papa
Ratzinger, che spiega il significato di alcune scelte del Pontefice, a partire
dalla croce al centro dell'altare. Non tutto il colloquio che ho avuto con don
Marini è potuto entrare in pagina. Ho dovuto tagliare due significative
risposte, dedicate all'orientamento dell'altare e al motu proprio. Invitandovi
alla lettura del testo pubblicato, ve le propongo qui. Per i battesimi nella
Sistina Benedetto XVI ha celebrato dando le spalle ai fedeli, come prima del
Concilio. Un fatto che ha creato sorpresa "Nelle circostanze in cui la
celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le
spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il
Signore. Da questo punto di vista "non si chiude la porta
all'assemblea", ma "si apre la porta all'assemblea" conducendola
al Signore. Si possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo
delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e
armonia, divenga auspicabile celebrare all'altare antico, dove tra l'altro si
conserva l'esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe
sorprendere: basta andare in San Pietro al mattina e vedere quanti sacerdoti
celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica
postconciliare, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della
Sistina". Benedetto XVI celebrerà una messa usando il rito antico, da lui
liberalizzato con il motu proprio? "Non lo so e non sono in grado di
rispondere. Io credo che sia importante comunque una lettura serena, ecclesiale
e non ideologica, di queste decisioni del Pontefice. La liturgia della Chiesa,
come d'altronde tutta la sua vita, è fatta di continuità: parlerei di sviluppo
nella continuità. Ciò significa che la Chiesa procede nel suo cammino storico
senza perdere di vista le proprie radici e la propria viva tradizione: questo
può esigere, in alcuni casi, anche il recupero di elementi preziosi e
importanti che lungo il percorso sono stati smarriti, dimenticati e che il
trascorrere del tempo ha reso meno luminosi nel loro significato autentico. Mi
pare che il Motu proprio vada proprio in questa direzione: riaffermando con
molta chiarezza che nella vita liturgica della Chiesa c'è continuità, senza
rottura. Scritto in Varie Commenti ( 203 ) " (26 votes, average: 3.58 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea
Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua
greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli
di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (191) Ultime
discussioni Francesco Ursino: Io ne conosco uno migliore: meglio soli che male
accompagnati. :roll: Data la... marina: Grazie Cosimo,ci sono ancora e sono
ancora cattolica e intendo rimanere cattolica; e se critico la chiesa e i...
Alessia: Aloysius, se tu ascoltassi le omelie e le catechesi del Santo Padre
scopriresti che non ha mai cessato di... Paola: Per Jo ianua, per cortesia,
quando cita la Bibbia, verifichi quello che dice. Anche la sua Bibbia dice
così:... Paola: Signor Cosimo, lei è il mio preferito. Può farsi il segno della
croce in camera sua, ma anche fuori.... Gli articoli più inviati Il voto
"veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails
Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia
personale in rito antico - 8 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la
messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini contro il
Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? A Milano
l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 4
Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini... - 4
Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive - 4 Emails Ultime news
Roma, il pirata resta in carcere: "Omicidio colposo"Firenze, spara a
ladro in casa e lo uccideAccoltella il figlio gay: "Vergogna e
disonore"Giro, la cronoscalata a Pellizzotti. Ma in rosa resta sempre
ContadorCei: "Rifiuti, salari e famiglia: fare presto"Kabul,
Frattini: regole più flessibili per le truppe Blog Amici Dio: pace o dominio Il
blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di Marcello
Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. Napolitano il blog di
Maurizio Caverzan Il blog di Phil Pullella Il blog di Raffaella Il blog di
Rodari il blog di Stefano Tramezzani Siti Utili Avvenire Fides Il sito sul
cardinale Siri Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it May
( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nel riconfermare la
notizia dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale
sono in grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe
passata una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto
e del cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la
comunione sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si
comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più
seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al
celebrante che passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è
madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Scritto in Varie Commenti ( 110
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24May 08 Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Sono stato richiesto
da alcuni visitatori del blog di fornire informazioni sugli statuti del
movimento neocatecumenale. Sono in grado di confermare che Benedetto XVI ha
dato il suo consenso per l'approvazione. Ora il Pontificio consiglio per i
laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti
approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per
prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti,
sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia. Sul
Giornale, nel dicembre 2005, ho riportato i richiami che la Congregazione del
culto divino - a nome di Papa Ratzinger - aveva fatto al movimento circa alcuni
problemi riguardanti le liturgie neocatecumenali. Ma l'esistenza di indicazioni
e anche di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel
movimento non significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e
Benedetto XVI hanno pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli
frutti dello Spirito Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono
problemi di convivenza, tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono
vigilare e correggere, ma sono padri e pastori. Credo che spetti al successore
di Pietro e alla Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è
eretico e chi no. Mi sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è
inesperto di problemi dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito
Petrus è riportato un articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti
non sarebbe definitiva ma ad experimentum per sette anni e dunque
rappresenterebbe una sconfitta per i neocatecumenali. A me non risulta nulla
del genere. Ribadisco quanto ho scritto qui sopra. A me risulta che
l'approvazione del Papa è definitiva e che nel giro di una decina di giorni
sarà promulgato il decreto. Scritto in Varie Commenti ( 412 ) " (16 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23May 08 Un nuovo
vescovo nella "famiglia" pontificia Un nuovo vescovo nella
"famiglia" del Papa. Dovrebbe essere pubblicata a giorni la nomina
episcopale dell'attuale reggente della Prefettura della Casa Pontificia,
monsignor Paolo De Nicolò (a sinistra nella foto). Se l'indiscrezione fosse
confermata, si tratterebbe di un precedente difficilmente eguagliabile: già due
fratelli di De Nicolò sono infatti diventati vescovi: sono Giacomo De Nicolò,
nunzio apostolico, ritiratosi del 2004 e Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini
fino al luglio scorso. A nomina puntualmente avvenuta a mezzogiorno di oggi,
sabato 24 maggio, posso aggiungere che la nomina non prelude ad alcun
trasferimento del settantaduenne neo-vescovo in qualche diocesi o ad altro
incarico curiale. Continuerà a essere reggente, dunque numero due della
Prefettura (retta dall'americano Harvey). Scritto in Varie Commenti ( 29 )
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22May 08 Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile La notizia è stata
pubblicata ieri da alcuni quotidiani, tra i quali "Avvenire" e
rilanciata nel pomeriggio da "L'Osservatore Romano". In Israele
decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città
di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano
"Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno,
ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle
autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.
Secondo "Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì scorso, quando il vice
sindaco di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che in un rione era stata
appena distribuita "propaganda di missionari". Su sua istruzione
scrive "Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di
casa in casa per raccogliere i libri, che sono stati poi raccolti in un campo e
dati alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato una foto di Aharon
mentre tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle sue spalle si
notano le ceneri fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha detto Aharon
"hanno leso i nostri sentimenti religiosi", perché "secondo la
nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso".
A quanto pare, i testi cristiani erano stati distribuiti da alcuni ebrei
messianici. Una settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato a un membro
di questa comunità messianica e l'esplosione aveva provocato l'amputazione di
un piede a un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna giustamente per le
bandiere israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è stato oggetto di
critiche anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del Venerdì Santo
(già peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da Benedetto
XVI). Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano che
condannasse prontamente quei roghi avvenuti in Israele
esprimendo solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri
sacri dati alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli,
che invece una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione
delle comunità ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace
commento della storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani
ricordando, con le parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia
con il bruciare i libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in
Varie Commenti ( 138 ) " (13 votes, average: 4.54 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 20May 08 Gli "angeli custodi" di Papa
Ratzinger Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana,
Carmela, Cristina e Manuela, le quattro laiche appartenenti all'associazione
dei "memores Domini" di Comunione e Liberazione che curano
l'appartamento, la cappella e il guardaroba di Benedetto XVI. I loro nomi non
compaiono sull'Annuario Pontificio e rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono
nel nascondimento un servizio prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non
consacrate nella casa del Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922,
volle portare con sé a Roma la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il
suo appartamento da moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18May
08 "Siate giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per
seguire la visita di Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio
dell'allora cardinale Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel
discorso che il Papa ha rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani
significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni.
Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se
il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia
giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per
questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane.
Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno,
in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà
resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello
essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si
mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato -
visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della
perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù
ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il futuro
è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto
la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per
paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della
vita e così l'olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. E'
importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro anche con rinunce.
Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza
minacce davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E la prima
scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella
luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile
nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie". Scritto
in Varie Commenti ( 354 ) " (16 votes, average: 4.31 out of 5) Loading ...
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questo articolo a un amico 16May 08 Un'enciclica con l'aiuto di Marx Continua a
ritmi serrati il lavoro per la preparazione dell'enciclica sociale di Papa
Ratzinger. Il Papa, come sempre avviene nel caso di documenti pontifici
contenenti risvolti che toccano direttamente i temi dell'economia e dello
sviluppo mondiale, si serve di collaboratori ai quali chiede pareri e
contributi. Tra questi c'è monsignor Reinhard Marx, giovane arcivescovo di
Monaco e Frisinga, che Benedetto XVI ha designato nei mesi scorsi alla cattedra
che fu sua. Marx, omonimo del più famoso autore del "Capitale", è
esperto di dottrina sociale, è stato scelto da Benedetto XVI per una
supervisione dei contributi. Questo fine settimana è prevista una riunione
conclusiva. Anche l'economista cattolico Stefano Zamagni è tra coloro che sono
stati coinvolti, insieme al Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace
guidato dal cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo Gianpaolo Crepaldi.
L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo Deus caritas est e Spe
salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata di qualche mese e non è
ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate anche se questa rimane
l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del documento è la
globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva detto il giorno
dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo di
ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia economica e
l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime
rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di
costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande,
che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla
miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita
sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle
ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e
sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e
possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (12
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Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e canonizzazione
di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della "Positio",
cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia documentata sul servo di
Dio e le testimonianze, è stata completata, come confermano al Giornale
autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la beatificazione. Ora la
"Positio" dovrà essere esaminata dai teologi della Congregazione
delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi prevede non meno di
otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità delle virtù, tappa
fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 ) " (14 votes,
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la 194 e le solite reazioni politiche Sul Giornale di oggi pubblico due
articoli: il primo, sintetizza le parole dette ieri dal Papa al Movimento per
la vita, in occasione del convegno romano sui trent'anni di legalizzazione
dell'aborto in Italia; il secondo spiega come questa citazione diretta della
legge 194 non sia affatto una novità né un "oltraggio" allo Stato,
come taluni politici nostrani hanno voluto subito far credere: ho riportato i
passaggi - più espliciti e duri - che usò Giovanni Paolo II nel 1998, ricevendo
proprio il Movimento per la vita nel ventennale della promulgazione della legge
abortista. Benedetto XVI è stato esplicito ma attento a non dare appigli per
sterili polemiche. Purtroppo, visti i soliti commenti dei politici con la
memoria corta, ancora una volta il senso delle sue parole è stato interpretato
come indebita ingerenza. Scritto in Varie Commenti ( 360 ) " (16 votes,
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Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa Sul Giornale di oggi pubblico
un'intervista con monsignor Guido Marini, il nuovo cerimoniere di Papa
Ratzinger, che spiega il significato di alcune scelte del Pontefice, a partire
dalla croce al centro dell'altare. Non tutto il colloquio che ho avuto con don
Marini è potuto entrare in pagina. Ho dovuto tagliare due significative
risposte, dedicate all'orientamento dell'altare e al motu proprio. Invitandovi
alla lettura del testo pubblicato, ve le propongo qui. Per i battesimi nella
Sistina Benedetto XVI ha celebrato dando le spalle ai fedeli, come prima del
Concilio. Un fatto che ha creato sorpresa "Nelle circostanze in cui la
celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le
spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il
Signore. Da questo punto di vista "non si chiude la porta
all'assemblea", ma "si apre la porta all'assemblea" conducendola
al Signore. Si possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo
delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e
armonia, divenga auspicabile celebrare all'altare antico, dove tra l'altro si
conserva l'esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe
sorprendere: basta andare in San Pietro al mattina e vedere quanti sacerdoti
celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica
postconciliare, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della
Sistina". Benedetto XVI celebrerà una messa usando il rito antico, da lui
liberalizzato con il motu proprio? "Non lo so e non sono in grado di
rispondere. Io credo che sia importante comunque una lettura serena, ecclesiale
e non ideologica, di queste decisioni del Pontefice. La liturgia della Chiesa,
come d'altronde tutta la sua vita, è fatta di continuità: parlerei di sviluppo
nella continuità. Ciò significa che la Chiesa procede nel suo cammino storico
senza perdere di vista le proprie radici e la propria viva tradizione: questo
può esigere, in alcuni casi, anche il recupero di elementi preziosi e
importanti che lungo il percorso sono stati smarriti, dimenticati e che il
trascorrere del tempo ha reso meno luminosi nel loro significato autentico. Mi
pare che il Motu proprio vada proprio in questa direzione: riaffermando con
molta chiarezza che nella vita liturgica della Chiesa c'è continuità, senza
rottura. Scritto in Varie Commenti ( 203 ) " (26 votes, average: 3.58 out
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Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della
lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli
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accompagnati. :roll: Data la... marina: Grazie Cosimo,ci sono ancora e sono
ancora cattolica e intendo rimanere cattolica; e se critico la chiesa e i...
Alessia: Aloysius, se tu ascoltassi le omelie e le catechesi del Santo Padre
scopriresti che non ha mai cessato di... Paola: Per Jo ianua, per cortesia,
quando cita la Bibbia, verifichi quello che dice. Anche la sua Bibbia dice
così:... Paola: Signor Cosimo, lei è il mio preferito. Può farsi il segno della
croce in camera sua, ma anche fuori.... Gli articoli più inviati Il voto
"veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails
Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia
personale in rito antico - 8 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la
messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini contro il
Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? A Milano
l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 4
Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini... - 4
Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive - 4 Emails Ultime news
Roma, il pirata resta in carcere: "Omicidio colposo"Firenze, spara a
ladro in casa e lo uccideAccoltella il figlio gay: "Vergogna e
disonore"Giro, la cronoscalata a Pellizzotti. Ma in rosa resta sempre
ContadorCei: "Rifiuti, salari e famiglia: fare presto"Kabul,
Frattini: regole più flessibili per le truppe Blog Amici Dio: pace o dominio Il
blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di
Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. Napolitano il blog di
Maurizio Caverzan Il blog di Phil Pullella Il blog di Raffaella Il blog di
Rodari il blog di Stefano Tramezzani Siti Utili Avvenire Fides Il sito sul
cardinale Siri Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it May
( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nel riconfermare la
notizia dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale sono
in grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe
passata una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto
e del cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la
comunione sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si
comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più
seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al
celebrante che passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è
madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Scritto in Varie Commenti ( 110
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08 Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Sono stato richiesto da
alcuni visitatori del blog di fornire informazioni sugli statuti del movimento
neocatecumenale. Sono in grado di confermare che Benedetto XVI ha dato il suo
consenso per l'approvazione. Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà
il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati.
Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le
distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine
di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia. Sul Giornale, nel
dicembre 2005, ho riportato i richiami che la Congregazione del culto divino -
a nome di Papa Ratzinger - aveva fatto al movimento circa alcuni problemi
riguardanti le liturgie neocatecumenali. Ma l'esistenza di indicazioni e anche
di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel movimento non
significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno
pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli frutti dello Spirito
Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono problemi di convivenza,
tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono vigilare e correggere, ma
sono padri e pastori. Credo che spetti al successore di Pietro e alla
Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è eretico e chi no. Mi
sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è inesperto di problemi
dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito Petrus è riportato un
articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti non sarebbe definitiva
ma ad experimentum per sette anni e dunque rappresenterebbe una sconfitta per i
neocatecumenali. A me non risulta nulla del genere. Ribadisco quanto ho scritto
qui sopra. A me risulta che l'approvazione del Papa è definitiva e che nel giro
di una decina di giorni sarà promulgato il decreto. Scritto in Varie Commenti (
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amico 23May 08 Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia Un nuovo
vescovo nella "famiglia" del Papa. Dovrebbe essere pubblicata a
giorni la nomina episcopale dell'attuale reggente della Prefettura della Casa Pontificia,
monsignor Paolo De Nicolò (a sinistra nella foto). Se l'indiscrezione fosse
confermata, si tratterebbe di un precedente difficilmente eguagliabile: già due
fratelli di De Nicolò sono infatti diventati vescovi: sono Giacomo De Nicolò,
nunzio apostolico, ritiratosi del 2004 e Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini
fino al luglio scorso. A nomina puntualmente avvenuta a mezzogiorno di oggi,
sabato 24 maggio, posso aggiungere che la nomina non prelude ad alcun
trasferimento del settantaduenne neo-vescovo in qualche diocesi o ad altro
incarico curiale. Continuerà a essere reggente, dunque numero due della
Prefettura (retta dall'americano Harvey). Scritto in Varie Commenti ( 29 )
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22May 08 Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile La notizia è stata
pubblicata ieri da alcuni quotidiani, tra i quali "Avvenire" e
rilanciata nel pomeriggio da "L'Osservatore Romano". In Israele
decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città
di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano
"Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno,
ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle
autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.
Secondo "Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì scorso, quando il vice
sindaco di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che in un rione era stata
appena distribuita "propaganda di missionari". Su sua istruzione
scrive "Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di
casa in casa per raccogliere i libri, che sono stati poi raccolti in un campo e
dati alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato una foto di Aharon
mentre tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle sue spalle si
notano le ceneri fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha detto Aharon
"hanno leso i nostri sentimenti religiosi", perché "secondo la
nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso".
A quanto pare, i testi cristiani erano stati distribuiti da alcuni ebrei
messianici. Una settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato a un membro
di questa comunità messianica e l'esplosione aveva provocato l'amputazione di
un piede a un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna giustamente per le
bandiere israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è stato oggetto di
critiche anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del Venerdì Santo
(già peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da Benedetto
XVI). Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano che
condannasse prontamente quei roghi avvenuti in Israele
esprimendo solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri
sacri dati alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli,
che invece una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione
delle comunità ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace
commento della storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani
ricordando, con le parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia
con il bruciare i libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in
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questo articolo a un amico 20May 08 Gli "angeli custodi" di Papa
Ratzinger Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana,
Carmela, Cristina e Manuela, le quattro laiche appartenenti all'associazione
dei "memores Domini" di Comunione e Liberazione che curano
l'appartamento, la cappella e il guardaroba di Benedetto XVI. I loro nomi non
compaiono sull'Annuario Pontificio e rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono
nel nascondimento un servizio prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non
consacrate nella casa del Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922,
volle portare con sé a Roma la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il
suo appartamento da moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18May
08 "Siate giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per
seguire la visita di Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio
dell'allora cardinale Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel
discorso che il Papa ha rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani
significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni.
Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se
il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia
giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per
questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane.
Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno,
in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà
resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello
essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si
mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato -
visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della
perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù
ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il
futuro è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce,
soprattutto la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il
tempo per paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le
bellezze della vita e così l'olio della lampada è consumato quando la vita
comincerebbe. E' importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro
anche con rinunce. Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza
fine e senza minacce davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E
la prima scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù
Cristo. E nella luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una
compagnia affidabile nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie".
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Commenti Invia questo articolo a un amico 16May 08 Un'enciclica con l'aiuto di
Marx Continua a ritmi serrati il lavoro per la preparazione dell'enciclica
sociale di Papa Ratzinger. Il Papa, come sempre avviene nel caso di documenti
pontifici contenenti risvolti che toccano direttamente i temi dell'economia e
dello sviluppo mondiale, si serve di collaboratori ai quali chiede pareri e
contributi. Tra questi c'è monsignor Reinhard Marx, giovane arcivescovo di
Monaco e Frisinga, che Benedetto XVI ha designato nei mesi scorsi alla cattedra
che fu sua. Marx, omonimo del più famoso autore del "Capitale", è
esperto di dottrina sociale, è stato scelto da Benedetto XVI per una
supervisione dei contributi. Questo fine settimana è prevista una riunione
conclusiva. Anche l'economista cattolico Stefano Zamagni è tra coloro che sono
stati coinvolti, insieme al Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace
guidato dal cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo Gianpaolo Crepaldi.
L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo Deus caritas est e Spe
salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata di qualche mese e non è
ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate anche se questa rimane
l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del documento è la
globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva detto il giorno
dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo di
ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia economica e
l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime
rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di
costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande,
che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla
miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita
sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle
ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e
sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e
possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (12
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14May 08
Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e canonizzazione
di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della "Positio",
cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia documentata sul servo di
Dio e le testimonianze, è stata completata, come confermano al Giornale
autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la beatificazione. Ora la
"Positio" dovrà essere esaminata dai teologi della Congregazione
delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi prevede non meno di
otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità delle virtù, tappa
fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 ) " (14 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13May 08 Il Papa,
la 194 e le solite reazioni politiche Sul Giornale di oggi pubblico due
articoli: il primo, sintetizza le parole dette ieri dal Papa al Movimento per
la vita, in occasione del convegno romano sui trent'anni di legalizzazione
dell'aborto in Italia; il secondo spiega come questa citazione diretta della
legge 194 non sia affatto una novità né un "oltraggio" allo Stato,
come taluni politici nostrani hanno voluto subito far credere: ho riportato i
passaggi - più espliciti e duri - che usò Giovanni Paolo II nel 1998, ricevendo
proprio il Movimento per la vita nel ventennale della promulgazione della legge
abortista. Benedetto XVI è stato esplicito ma attento a non dare appigli per
sterili polemiche. Purtroppo, visti i soliti commenti dei politici con la
memoria corta, ancora una volta il senso delle sue parole è stato interpretato
come indebita ingerenza. Scritto in Varie Commenti ( 360 ) " (16 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10May 08 Mons.
Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa Sul Giornale di oggi pubblico
un'intervista con monsignor Guido Marini, il nuovo cerimoniere di Papa
Ratzinger, che spiega il significato di alcune scelte del Pontefice, a partire
dalla croce al centro dell'altare. Non tutto il colloquio che ho avuto con don
Marini è potuto entrare in pagina. Ho dovuto tagliare due significative
risposte, dedicate all'orientamento dell'altare e al motu proprio. Invitandovi
alla lettura del testo pubblicato, ve le propongo qui. Per i battesimi nella
Sistina Benedetto XVI ha celebrato dando le spalle ai fedeli, come prima del
Concilio. Un fatto che ha creato sorpresa "Nelle circostanze in cui la
celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le
spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il
Signore. Da questo punto di vista "non si chiude la porta
all'assemblea", ma "si apre la porta all'assemblea" conducendola
al Signore. Si possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo
delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e
armonia, divenga auspicabile celebrare all'altare antico, dove tra l'altro si
conserva l'esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe
sorprendere: basta andare in San Pietro al mattina e vedere quanti sacerdoti
celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica
postconciliare, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della
Sistina". Benedetto XVI celebrerà una messa usando il rito antico, da lui
liberalizzato con il motu proprio? "Non lo so e non sono in grado di
rispondere. Io credo che sia importante comunque una lettura serena, ecclesiale
e non ideologica, di queste decisioni del Pontefice. La liturgia della Chiesa,
come d'altronde tutta la sua vita, è fatta di continuità: parlerei di sviluppo
nella continuità. Ciò significa che la Chiesa procede nel suo cammino storico
senza perdere di vista le proprie radici e la propria viva tradizione: questo
può esigere, in alcuni casi, anche il recupero di elementi preziosi e
importanti che lungo il percorso sono stati smarriti, dimenticati e che il
trascorrere del tempo ha reso meno luminosi nel loro significato autentico. Mi
pare che il Motu proprio vada proprio in questa direzione: riaffermando con
molta chiarezza che nella vita liturgica della Chiesa c'è continuità, senza
rottura. Scritto in Varie Commenti ( 203 ) " (26 votes, average: 3.58 out
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Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della
lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli
di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (191) Ultime
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Alessia: Aloysius, se tu ascoltassi le omelie e le catechesi del Santo Padre
scopriresti che non ha mai cessato di... Paola: Per Jo ianua, per cortesia,
quando cita la Bibbia, verifichi quello che dice. Anche la sua Bibbia dice
così:... Paola: Signor Cosimo, lei è il mio preferito. Può farsi il segno della
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cardinale Siri Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it May
( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nel riconfermare la
notizia dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale
sono in grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe
passata una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto
e del cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la
comunione sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si
comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più
seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al
celebrante che passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è
madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Scritto in Varie Commenti ( 110
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24May 08 Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Sono stato richiesto
da alcuni visitatori del blog di fornire informazioni sugli statuti del
movimento neocatecumenale. Sono in grado di confermare che Benedetto XVI ha
dato il suo consenso per l'approvazione. Ora il Pontificio consiglio per i
laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti
approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per
prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti,
sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia. Sul
Giornale, nel dicembre 2005, ho riportato i richiami che la Congregazione del
culto divino - a nome di Papa Ratzinger - aveva fatto al movimento circa alcuni
problemi riguardanti le liturgie neocatecumenali. Ma l'esistenza di indicazioni
e anche di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel
movimento non significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e
Benedetto XVI hanno pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli
frutti dello Spirito Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono
problemi di convivenza, tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono
vigilare e correggere, ma sono padri e pastori. Credo che spetti al successore
di Pietro e alla Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è
eretico e chi no. Mi sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è
inesperto di problemi dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito
Petrus è riportato un articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti
non sarebbe definitiva ma ad experimentum per sette anni e dunque
rappresenterebbe una sconfitta per i neocatecumenali. A me non risulta nulla
del genere. Ribadisco quanto ho scritto qui sopra. A me risulta che
l'approvazione del Papa è definitiva e che nel giro di una decina di giorni
sarà promulgato il decreto. Scritto in Varie Commenti ( 412 ) " (16 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23May 08 Un nuovo vescovo
nella "famiglia" pontificia Un nuovo vescovo nella
"famiglia" del Papa. Dovrebbe essere pubblicata a giorni la nomina
episcopale dell'attuale reggente della Prefettura della Casa Pontificia,
monsignor Paolo De Nicolò (a sinistra nella foto). Se l'indiscrezione fosse
confermata, si tratterebbe di un precedente difficilmente eguagliabile: già due
fratelli di De Nicolò sono infatti diventati vescovi: sono Giacomo De Nicolò,
nunzio apostolico, ritiratosi del 2004 e Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini fino
al luglio scorso. A nomina puntualmente avvenuta a mezzogiorno di oggi, sabato
24 maggio, posso aggiungere che la nomina non prelude ad alcun trasferimento
del settantaduenne neo-vescovo in qualche diocesi o ad altro incarico curiale.
Continuerà a essere reggente, dunque numero due della Prefettura (retta
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bruciati, un silenzio (in)spiegabile La notizia è stata pubblicata ieri da
alcuni quotidiani, tra i quali "Avvenire" e rilanciata nel pomeriggio
da "L'Osservatore Romano". In Israele decine di testi cristiani sono
stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv
e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei
roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione
"istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose:
speriamo di essere smentiti nelle prossime ore. Secondo
"Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì scorso, quando il vice sindaco
di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che in un rione era stata appena
distribuita "propaganda di missionari". Su sua istruzione scrive
"Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di casa in
casa per raccogliere i libri, che sono stati poi raccolti in un campo e dati
alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato una foto di Aharon mentre tiene
in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle sue spalle si notano le ceneri
fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha detto Aharon "hanno leso i
nostri sentimenti religiosi", perché "secondo la nostra ortodossia,
un libro che incita contro gli ebrei può essere arso". A quanto pare, i
testi cristiani erano stati distribuiti da alcuni ebrei messianici. Una
settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato a un membro di questa
comunità messianica e l'esplosione aveva provocato l'amputazione di un piede a
un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna giustamente per le bandiere
israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è stato oggetto di critiche
anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del Venerdì Santo (già
peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da Benedetto XVI).
Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano che condannasse
prontamente quei roghi avvenuti in Israele esprimendo
solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri sacri dati
alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli, che invece
una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione delle comunità
ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace commento della
storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani ricordando, con le
parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia con il bruciare i
libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in Varie Commenti (
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amico 20May 08 Gli "angeli custodi" di Papa Ratzinger Sul Giornale di
oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana, Carmela, Cristina e Manuela, le
quattro laiche appartenenti all'associazione dei "memores Domini" di
Comunione e Liberazione che curano l'appartamento, la cappella e il guardaroba
di Benedetto XVI. I loro nomi non compaiono sull'Annuario Pontificio e
rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono nel nascondimento un servizio
prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non consacrate nella casa del
Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922, volle portare con sé a Roma
la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il suo appartamento da
moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) " (21 votes, average:
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giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per seguire la visita di
Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio dell'allora cardinale
Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel discorso che il Papa ha
rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani significa aver scoperto
le cose che non passano col passare veloce degli anni. Se un giovane scopre i
valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se il corpo segue le sue
leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia giovinezza, cioè bontà. Sì,
perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per questo possiamo dire che
solamente chi è buono e generoso è veramente giovane. Vi auguro di essere
giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno, in una rincorsa
frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà resta per sempre.
Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello essere giovani.
Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si mascherano da
giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato - visibilmente passato.
Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne giovinezza? Mi
sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù ha ancora tutto il
futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il futuro è pieno di
promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto la minaccia
di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per paura di un
futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita e così
l'olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. E' importante
scegliere le vere promesse, che aprono al futuro anche con rinunce. Chi ha
scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza minacce
davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E la prima scelta
fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella luce
di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile nel
cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie". Scritto in
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ritmi serrati il lavoro per la preparazione dell'enciclica sociale di Papa Ratzinger.
Il Papa, come sempre avviene nel caso di documenti pontifici contenenti
risvolti che toccano direttamente i temi dell'economia e dello sviluppo
mondiale, si serve di collaboratori ai quali chiede pareri e contributi. Tra
questi c'è monsignor Reinhard Marx, giovane arcivescovo di Monaco e Frisinga,
che Benedetto XVI ha designato nei mesi scorsi alla cattedra che fu sua. Marx,
omonimo del più famoso autore del "Capitale", è esperto di dottrina
sociale, è stato scelto da Benedetto XVI per una supervisione dei contributi.
Questo fine settimana è prevista una riunione conclusiva. Anche l'economista
cattolico Stefano Zamagni è tra coloro che sono stati coinvolti, insieme al
Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace guidato dal cardinale Renato Raffaele
Martino e dal vescovo Gianpaolo Crepaldi. L'enciclica, la terza del pontificato
di Ratzinger dopo Deus caritas est e Spe salvi, sarebbe dovuta uscire il 1
maggio, ma è slittata di qualche mese e non è ancora certo che venga pubblicata
prima dell'estate anche se questa rimane l'ipotesi più probabile. Uno dei temi
centrali del documento è la globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva
detto il giorno dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia
sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia
economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie
prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di
costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande,
che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla
miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita
sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle
ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e
sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e
possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (12
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Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e
canonizzazione di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della "Positio",
cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia documentata sul servo di
Dio e le testimonianze, è stata completata, come confermano al Giornale
autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la beatificazione. Ora la
"Positio" dovrà essere esaminata dai teologi della Congregazione
delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi prevede non meno di
otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità delle virtù, tappa
fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 ) " (14 votes,
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la 194 e le solite reazioni politiche Sul Giornale di oggi pubblico due
articoli: il primo, sintetizza le parole dette ieri dal Papa al Movimento per
la vita, in occasione del convegno romano sui trent'anni di legalizzazione
dell'aborto in Italia; il secondo spiega come questa citazione diretta della
legge 194 non sia affatto una novità né un "oltraggio" allo Stato,
come taluni politici nostrani hanno voluto subito far credere: ho riportato i
passaggi - più espliciti e duri - che usò Giovanni Paolo II nel 1998, ricevendo
proprio il Movimento per la vita nel ventennale della promulgazione della legge
abortista. Benedetto XVI è stato esplicito ma attento a non dare appigli per
sterili polemiche. Purtroppo, visti i soliti commenti dei politici con la
memoria corta, ancora una volta il senso delle sue parole è stato interpretato
come indebita ingerenza. Scritto in Varie Commenti ( 360 ) " (16 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10May 08 Mons.
Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa Sul Giornale di oggi pubblico
un'intervista con monsignor Guido Marini, il nuovo cerimoniere di Papa
Ratzinger, che spiega il significato di alcune scelte del Pontefice, a partire
dalla croce al centro dell'altare. Non tutto il colloquio che ho avuto con don
Marini è potuto entrare in pagina. Ho dovuto tagliare due significative
risposte, dedicate all'orientamento dell'altare e al motu proprio. Invitandovi
alla lettura del testo pubblicato, ve le propongo qui. Per i battesimi nella
Sistina Benedetto XVI ha celebrato dando le spalle ai fedeli, come prima del
Concilio. Un fatto che ha creato sorpresa "Nelle circostanze in cui la
celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le
spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il
Signore. Da questo punto di vista "non si chiude la porta
all'assemblea", ma "si apre la porta all'assemblea" conducendola
al Signore. Si possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo
delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e
armonia, divenga auspicabile celebrare all'altare antico, dove tra l'altro si
conserva l'esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe
sorprendere: basta andare in San Pietro al mattina e vedere quanti sacerdoti
celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica
postconciliare, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della
Sistina". Benedetto XVI celebrerà una messa usando il rito antico, da lui
liberalizzato con il motu proprio? "Non lo so e non sono in grado di
rispondere. Io credo che sia importante comunque una lettura serena, ecclesiale
e non ideologica, di queste decisioni del Pontefice. La liturgia della Chiesa,
come d'altronde tutta la sua vita, è fatta di continuità: parlerei di sviluppo
nella continuità. Ciò significa che la Chiesa procede nel suo cammino storico
senza perdere di vista le proprie radici e la propria viva tradizione: questo
può esigere, in alcuni casi, anche il recupero di elementi preziosi e
importanti che lungo il percorso sono stati smarriti, dimenticati e che il
trascorrere del tempo ha reso meno luminosi nel loro significato autentico. Mi
pare che il Motu proprio vada proprio in questa direzione: riaffermando con
molta chiarezza che nella vita liturgica della Chiesa c'è continuità, senza
rottura. Scritto in Varie Commenti ( 203 ) " (26 votes, average: 3.58 out
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Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della
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Padre scopriresti che non ha mai cessato di... Paola: Per Jo ianua, per
cortesia, quando cita la Bibbia, verifichi quello che dice. Anche la sua Bibbia
dice così:... Paola: Signor Cosimo, lei è il mio preferito. Può farsi il segno
della croce in camera sua, ma anche fuori.... Gli articoli più inviati Il voto
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cardinale Siri Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it May
( da "Stampa, La" del 26-05-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)
Argomenti: Israele/Palestina
Michel Suleiman è
stato eletto presidente del Libano. "Presidente di consenso": durante
una crisi che sembrò più volte degenerare in guerra civile, questo soldato prestato
alla politica è riuscito a tenere le forze armate (un nutrito melting pot:
cristiano-maroniti, sciiti, sunniti, greci-ortodossi) fuori della mischia. Già
nel 1959, al tempo d'una guerra intestina da boys scout rispetto all'ultima
costata 150 mila morti e immani rovine, fu un militare, il generale Shehab, a
far da nostromo nelle perigliose acque libanesi, assicurando al Paese dei Cedri
un lungo periodo di pace. I libanesi sono fumantini, ma l'uso esasperato delle
armi, causa di non poche disgrazie, non è mai riuscito a spegnere la loro anima
democratica. Il Libano è l'unico paese arabo dove il parlamento è una vetrina.
E dove il tanto ridicolizzato "amor di Patria" ha un senso. Ed è,
appunto, per "salvare il Libano" che i notabili della maggioranza filosaudita
han dovuto ingoiare un rospo invero indigesto. L'accordo raggiunto a Doha
(Qatar) è infatti un compromesso che gratifica quel partito di Dio (Hezbollah)
ch'è, poi, uno Stato nello Stato. Hezbollah ha strappato il potere di veto nel
futuro governo di unità nazionale, entrando così nell'esecutivo. La maggioranza
s'è dovuta contentare del diritto di nominare il premier (sarà Saad Hariri nel
caso di mancata riconferma di Fouad Siniora). Il ministero dell'Interno a un
"uomo di fiducia" del neo presidente. Un contentino. Il compromesso
raggiunto nel Qatar ha visto i fuochi d'artifizio del doppio linguaggio arabo
accendersi nell'incerto cielo mediorientale: "Concordiamo su tutto ciò che
i fratelli libanesi han concordato", ha detto il ministro degli Esteri
siriano, mentre l'Iran ha addirittura espresso "immensa
soddisfazione" per una intesa "che assicura "un futuro
radioso" al popolo libanese". In fatto la maggioranza libanese paga
un copioso prezzo politico per una "pace interna" cui nessuno crede.
Certo la normalità ha un prezzo, tuttavia quello pagato dagli orfani di Siniora
è un prezzo crudele, aperto a mille ricatti. A bilanciare il patto leonino
imposto al Libano dovrebbe - dico dovrebbe - essere l'incandescente notizia
annunciata, sempre a Doha, l'altra notte. E cioè: Israele
e Siria si parlano. E parlano di pace. Grande. Sempreché non ci si trovi
dinnanzi alla solita ammuina. Ma questa volta, osservano i guru di Zamalek, c'è
un elemento nuovo: la mediazione della Turchia. Ankara, Paese islamico vestito
all'europea, si distingue nel cosiddetto arco della crisi per una coraggiosa
sua specificità. Ankara è in buoni rapporti con Israele
pur mantenendo eccellenti relazioni con i Paesi arabi che contano. Ha un piede
in Europa grazie al realismo d'una classe dirigente che rispetta, onora l'Islàm
senza scivolare per altro nel confessionalismo o, peggio ancora, nel fanatismo.
Che, poi, sia troppo presto per esultare come fa il primo ministro israeliano è
un altro discorso. Una stampa veramente libera, seria, qual è quella israeliana
mostra più prudenza del solito, non mancando di domandarsi se l'euforia del
premier non miri a distrarre l'opinione pubblica dai suoi impicci giudiziari. I
finora misteriosi delegati di Israele e della Siria
torneranno a riunirsi ad Ankara "prossimamente". Entrambi vogliono il
Golan. Gli israeliani hanno trasformato quelle alture in un paradiso agreste,
un affascinante spazio per l'agroturismo. I siriani in segno di dura protesta
han voluto che Kuneitra diventasse una sorta di rivendicazione totale
lasciandone in piedi soltanto le macerie della guerra dei Sei giorni.
Ricostruiranno Kuneitra solo quando tornerà alla Siria, come regolarmente il
presidente Assad diceva a Kissinger. La Siria accettò a suo tempo la famosa
risoluzione 242 dell'Onu, ma nella versione in lingua francese si parla di
ritiro di Israele "dai" territori (occupati)
mentre in inglese è detto "from territories". A complicare una
"situazione" drammaticamente intricata spunta infine il protagonista
del giorno: il petrolio. Lungo le coste libanesi ci sarebbero "almeno otto
miliardi di barili di greggio mentre lungo la dorsale del vulcano
sottomarino Eratostene ci sarebbe un immenso giacimento che riguarderebbe anche
le acque territoriali di Siria, Cipro, Israele". Di più: una nave oceanografica americana ha rilevato, a
Nord di Gaza, fuoruscite di gas e il governo di Israele ha stanziato per le ricerche oltre un miliardo di dollari: è
persuaso che ci siano "grandi quantità di metano". È una buona
notizia? Sì, in teoria però, giacché gas e petrolio sono il nuovo
"oro nero". E nero è il colore del lutto nella Palestina
occupata. Gaza fa pensare a una bomba a tempo sicché, paradossalmente, mentre
si raccolgono "buone notizie" con visibili buone speranze (grazie
alla Turchia di Erdogan), al tempo stesso cresce il timore d'un blitz
israeliano nella "striscia" da dove, implacabilmente, missili
islamici colpiscono inermi villaggi israeliani. Ne viene che la coraggiosa
mediazione della Turchia rischia la sorte d'una goccia d'acqua nel deserto
dell'odio.
( da "Stampa, La" del 26-05-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)
Argomenti: Israele/Palestina
SULL'A26 MEINA Da
oggi chiuso per lavori lo svincolo di Carpugnino Sarà abbattuto l'albergo dove
furono uccisi 17 ebrei Lo svincolo autostradale di Brovello Carpugnino verrà
chiuso al traffico, sia in entrata che in uscita, dalle 7 di oggi alle 18 di
venerdì 30 maggio. Il provvedimento si è reso necessario per consentire i
lavori di pavimentazione della sede stradale. Il divieto di transito permanente
sullo svincolo verrà segnalato ai viaggiatori mediante alcuni manifesti (già
affissi) in corrispondenza della barriera "Lago Maggiore" ad Arona e
sul tratto nord dell'autostrada Genova-Voltri-Gravellona Toce. Si decide
stasera in Consiglio comunale la variante del piano regolatore che porterà alla
demolizione dell'Hotel Victoria, meglio conosciuto in passato come Hotel Meina,
teatro della strage del 22 e 23 settembre 1943, quando
vennero trucidati dai nazifasciti 17 ebrei. Al posto del vecchio albergo
sorgerà un edificio residenziale griffato dall'architetto milanese Gae Aulenti.
Per ricordare le vittime sul lungolago nel 2010 sarà posato un monumento opera
dello scultore israeliano Ofer Lellouche.
( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Carter: "Israele ha 150 bombe nucleari"
LONDRA - Israele ha
"150 o più bombe atomiche". Lo ha detto ad una conferenza stampa in
Gran Bretagna l'ex presidente Usa Jimmy Carter. Carter ha fornito le cifre
sull'arsenale atomico israeliano quando ha cercato di inserire il problema
delle ambizioni nucleari iraniane nel contesto degli equilibri strategici
generali, con Usa e Russia che possiedono oltre 12.000 bombe atomiche a
testa.
( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Londra L'ex
presidente Carter rompe un tabù "Israele possiede 150 bombe nucleari" LONDRA - Israele ha "150 o più bombe
atomiche". Lo ha detto durante una conferenza stampa in Gran Bretagna l'ex
presidente americano Jimmy Carter, che ha così rotto una specie di tabù: negli
Usa nessun Vip della politica ha mai riconosciuto il fatto che lo Stato ebraico
- che ha sempre mantenuto il silenzio al riguardo - è una potenza
nucleare. Carter ha fornito le cifre sull'arsenale atomico israeliano quando ha
cercato di inserire il problema delle ambizioni nucleari iraniane nel contesto
degli equilibri strategici generali, con Stati Uniti e Russia che possiedono
oltre 12.000 bombe atomiche a testa, mentre Gran Bretagna e Francia ne hanno
"parecchie centinaia" e lo Stato ebraico "150 o più".
( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XIV - Roma
Adr cresce con o senza Alitalia la crisi non frena gli investimenti "Il
nuovo terminal T5 fa prevedere un'estate tranquilla" Accordo con Enav per
lo sviluppo del sistema aeroportuale laziale Nel 2030 si prevedono nel Lazio
115 milioni l'anno di viaggiatori PAOLA JADELUCA "Le compagnie
americane sono molte contente del nuovo terminale dedicato ai voli sensibili,
quelli per gli Usa e Israele, efficiente e con tutti i requisiti per la gestione dei
controlli di sicurezza. C'è ancora qualche problema per la gestione dei bagagli
in transito, non ancora inserito nel sistema di smistamento centralizzato, che
potrebbe creare qualche difficoltà per le coincidenze. Ma, rispetto allo
scorso anno, si annuncia un'estate tranquilla. Certo, la situazione precaria di
Alitalia, il principale cliente, si ripercuote inevitabilmente sullo scalo, ma
Fiumicino è sicuramente quello con i migliori asset per lo sviluppo: tanti
terreni da valorizzare, 4 piste, una capacità infinita. E' inoltre il meglio
posizionato in Italia e con una forte crescita". Oliviero Baccelli,
vicedirettore del Certet Bocconi, uno dei massimi esperti italiani del settore
dei trasporti, vede roseo per lo scalo romano che, in maggio, secondo le ultime
rilevazioni Certet, ha fatto registrare un incremento del 12% del traffico.
nettamente al di sopra di quanto hanno fatto Londra Heathrow (+3%), Parigi
Charles de Gaulle (+8%) e Franconcorte (+4%). L'aeroporto romano ha
indubbiamente beneficiato dello spostamento dei voli Alitalia da Malpensa, ma l'incremento
poteva essere superiore: l'ex compagnia di bandiera, infatti, ha avuto una
netta riduzione dell'offerta proprio sui voli da e verso l'estero, che sono
scesi del 23%, a fronte di una crescita record di Fiumicino soprattutto nelle
tratte intercontinentali, in risalita del 26% e di quelle internazionali, in
aumento del 18%. Il trend, insomma, segnala che Fiumicino cresce, con o senza
Alitalia. Roma è un brand che funziona sempre, come le griffe Armani e
Ferragamo per la moda, esercita un'attrazione che varca ogni confine. Ma
indubbiamente le turbolenze del vettore italiano creano incertezza su un fronte
importante, quello della pianificazione degli investimenti: "Adr sta
lavorando per un terminale dedicato ad Alitalia, ma in questo scenario di
incertezza si rischia che gli investimenti vengano disattesi. La prima cosa che
ha fatto Sea, dopo il ritorno di Alitalia a Roma, è stato proprio un ricorso
per rientrare degli investimenti ingenti fatti sui passeggeri della
compagnia", racconta Baccelli. Tornare indietro non è più possibile.
"Ci vorrebbero tecnicamente tre anni, è stato tutto calcolato: non avrebbe
più senso economicamente", dichiara Baccelli. Certo, resta l'incognita di
chi comprerà Alitalia, ammesso che si faccia avanti una cordata. Ma i vertici
di Adr guardano avanti. E proprio ieri è stato siglato un accordo con l'Enav,
ente di assistenza al volo, per creare un network integrato nella gestione
delle operazioni e delle infrastrutture di tutto il sistema aeroportuale
laziale. Un passo chiave nella razionalizzazione delle rotte, che promette più
risparmi a fronte di maggiore sicurezza. L'indice di dipendenza di Fiumicino da
Alitalia è salito al 45%, dal 40%: alto, ma sotto controllo rispetto alla
dipendenza totale che aveva Sea. E l'inversione di rotta è ormai avviata. Dopo
l'uscita di scena di Macquarie, il fondo australiano, l'accorciamento della
catena proprietaria e la ricapitalizzazione, la nuova gestione ha ridato
slancio al piano di sviluppo, per troppo tempo tenuto nel cassetto, che ora può
contare su un budget di 149 milioni: il rifacimento della pista 1, completato a
maggio, per 30 milioni di spesa; il nuovo terminale per i voli sensibili, 12
milioni di spesa; l'unificazione delle aeree di riconsegna bagagli nel terminal
B e C; interventi per circa 20 milioni sui sistemi bagagli per emanciparsi dal
famigerato Bhs, il sistema di trasporto che la scorsa estate, in pieno boom di
turisti, era andato in tilt; l'avvio del molo C. Sono solo alcune delle tappe
nella grande corsa verso la competitività internazionale dello scalo romano
guidato da Giuseppe Palenzona. In un clima di forti polemiche politiche, i
vertici di Adr preferiscono non rilasciare dichiarazioni. Parlano i numeri.
L'indice chiave per misurare l'efficienza è l'investimento per singolo
passeggero: fino al 2004 fa era stato del 2,9 euro, agli ultimi posti, oggi è
già arrivato a 3,3 e punta dritto verso 4,5 euro, in linea con i più grandi hub
europei. Per il 2030, anche tenuto conto del rincaro del carburante e di altri
fattori ciclici negativi, nel Lazio si prevedono 115 milioni di passeggeri
all'anno. Non meno di 90 milioni dovrebbero transitare per Fiumicino. Per il
resto, si tratta di voli low cost. I vettori a sconto come easyJet volevano
ampliare rotte e flotte sulla capitale, per far fronte all'impennata delle
richieste. Ma su Ciampino non si può, c'è la restrizione dei voli imposta
dall'Enac. Ora si guarda a Viterbo, il futuro scalo discount. Ma non se ne
parla prima di 3 anni.
( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina X - Palermo
Il teologo tedesco Gerhard GÄde presenta il suo saggio "SICILIA E ISLAM
DIALOGO CRUCIALE" Ospite assiduo della facoltà Teologica, ha elaborato a
Palermo la sua teoria "Una città aperta ma non sul piano
ecclesiastico" SALVATORE FALZONE n boccale di birra bionda e un libro da
assaporare nella confusione notturna di maggio. Seduto al tavolino dell'ultimo
bar di via Spinuzza, il teologo di Brema Gerhard GÄde parla del rapporto fra il
cristianesimo e l'islam, illustrando la sua tesi racchiusa nel volume
intitolato "Adorano con noi il Dio unico. Per una comprensione cristiana
della fede islamica" (edizioni Borla, Roma 2008) che verrà presentato oggi
alle 17 nell'aula magna della facoltà Teologica di via Vittorio Emanuele dal
gesuita napoletano Gamberini, dall'islamologo Borremans e da Vittoria Alliata,
islamista e traduttrice dall'arabo (la prefazione al libro è firmata dal
vescovo di Noto Mariano Crociata). Gerhard GÄde, 58 anni, padre tedesco e madre
piemontese, è uno dei teologi più quotati nel panorama culturale attuale.
Insegna teologia sistematica al Sant'Anselmo di Roma e ogni anno, dal 2002, la
facoltà Teologica palermitana lo invita a tenere un corso nell'ultimo scampolo
del secondo semestre. "è proprio a Palermo e nell'ambiente accademico
della facoltà Teologica di Sicilia - dice - che ho cominciato a pensare alla
tesi dell'interiorismo, applicandola soprattutto alla comprensione cristiana
dell'islam di cui la Sicilia è stata crocevia nel medioevo e continua a esserlo
ancora oggi, con le sempre crescenti ondate migratorie". GÄde - prima
parroco in Germania, poi assistente universitario a Francoforte e per dieci
anni impegnato nella pastorale universitaria della sua diocesi d'appartenenza,
Osnabruck, nella Bassa Sassonia - ha riflettuto sulla reale possibilità di
dialogo interreligioso tra cristianesimo e islam. "Ormai da otto anni
partecipo ai convegni organizzati dal Dipartimento di Teologia delle religioni
della Facoltà siciliana, e Palermo è stato per me il luogo ideale - per
tradizione, attualità e collocazione geografica - in cui soffermarmi su una
questione di fondamentale importanza per la Sicilia e per l'Occidente: come
possiamo metterci in un rapporto cristiano con la religione e la cultura
musulmana, senza per questo dovere relativizzare la verità cristiana ma nello
stesso tempo valorizzando la fede musulmana? In questo senso la Sicilia, e
Palermo in particolare, mi hanno offerto numerosi e originali spunti di
riflessione. Perché tutta la realtà palermitana, così vivace e ricca (anche di
paradossi), è segnata da una forte immigrazione musulmana che in qualche modo
si riallaccia anche a un passato storico di confronto e dialogo con quella
cultura araba di cui rimangono splendidi esemplari architettonici". E di
Palermo dice ancora che "è una città aperta, ma più da un punto di vista
teologico e culturale che ecclesiastico". "Se penso alla mia
personale esperienza - continua - devo ammettere che il confronto con i
colleghi e con gli studenti è stato molto proficuo. Ho conosciuto vescovi
illuminati come Cataldo Naro e preti impegnati nell'incontro interculturale come
Gianni Notari. Ma sul fronte del dialogo interreligioso, mi sembra di poter
dire che questa città può e deve ancora crescere. Il segreto è leggere, non
smettere mai di confrontarsi e sforzarsi di superare i tanti falsi pregiudizi
che ci portiamo dietro da troppo tempo. Solo così si può sperare di contribuire
alla pace fra le religioni. Anche qui in Sicilia, in cui il contatto fra islam
e Occidente di tradizione cristiana si incontra e si scontra non solo col
presente ma anche con la memoria lunga e complessa dei secoli. Ecco perché sono
convinto che Palermo può diventare il ponte simbolico di pace fra il mondo
cristiano e quello musulmano". Nell'ottica del suo ragionamento, il
cristianesimo è il punto di vista formale, l'islam l'oggetto guardato. Il professore
dice, infatti, che "l'interiorismo è un modo di definire il rapporto della
fede cristiana con le altre religioni, un modo che supera i modi abituali di
definire lo stesso rapporto". E spiega che questi modi abituali si
chiamano "esclusivismo, inclusivismo e pluralismo. L'esclusivismo -
continua - ha dominato per secoli il pensiero cristiano: esso parte dal
presupposto che se una religione è vera, tutte le altre debbono essere false. E
dunque esclude le altre religioni dalla verità e dalla salvezza. L'inclusivismo
invece rappresenta un grande passo avanti compiuto dal Vaticano II: include,
cioè vede nelle altre religioni una certa partecipazione imperfetta alla
propria verità, riuscendo a dare una relativa valorizzazione alle altre
religioni". E il pluralismo? "è un modello recente - risponde -
elaborato in ambito anglo-americano. Esso nasce dall'insoddisfazione verso
l'inclusivismo, che rivendica pur sempre una pretesa di superiorità nei
confronti delle altre religioni. Il pluralismo vorrebbe vedere in tutte le
religioni, anche nella propria, autentiche esperienze di una comune realtà
trascendente che in queste esperienze religiose si manifesta". Secondo
GÄde, "i primi due modelli riescono a rivendicare la verità della propria
religione soltanto a spese delle altre, mentre il terzo riesce a valorizzare le
altre religioni relativizzando quella cristiana". Allora l'interiorismo
sarebbe un quarto modello? "No, ma sarebbe l'unica valida alternativa ai
tre modelli. E difatti li rende tutti obsoleti. L'interiorismo - aggiunge - si
basa su un dato di fatto: il cristianesimo instaura fin dall'inizio un discorso
con un'altra religione, quella d'Israele. Infatti il cristianesimo è l'unica religione ad avere assunto
nel canone della propria Bibbia la completa scrittura di un'altra religione,
proclamandola parola di Dio. Il primo interiorista è Gesù e se noi cristiani
possiamo dire che la religione ebraica è una verità insuperabile, allora
possiamo dirlo anche per le altre religioni, dal momento che esse
comunicano agli uomini una realtà che, se è vera, solo Dio può
comunicare". Il teologo tedesco si guarda intorno. "Il rapporto fra
cristianesimo e islam - sussurra - è un tema cruciale per il futuro della
Sicilia. è un tema su cui è necessario confrontarsi". E ordina un'altra
birra.
( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XII - Palermo
I film Il punk inquieto la sposa siriana e il Sessantotto Le rassegne Due
giorni di proiezioni in città con i cicli d'essai all'Aurora, al Lubitsch
all'ex Edison e in lingua originale PAOLA NICITA Appuntamento con il cinema
d'autore, per produzioni italiane e straniere che parlano di matrimoni tra
sconosciuti, concerti punk, il '68 e storie di emarginazione vissute a Oriente.
Le proposte di oggi scelgono film come "Non pensarci", firmato dal
regista Gianni Zanasi, oggi all'Aurora (ultimo appuntamento con il cineclub,
repliche domani e giovedì all'Igiea Lido); due spettacoli, alle 18 e alle
21,15, per raccontare la storia di Stefano (Valerio Mastandrea) che ha una
passione, la musica, coltivata fin dalla tenera età: l'approdo adolescenziale è
a un complesso punk che gli dà un certo successo, ma a un tratto le foto in
copertina non ci sono più, così come la fidanzata. Si trova così a ripensare
alla sua vita, tra situazioni tragiche e comiche (informazioni allo 091
533192). Il cinema Lubitsch per la rassegna "Lo schermo in cornice"
curata da Francesco Puma propone oggi alle 20,30 "Dodes ka-den" di
Akira Kurosawa, tratto dal libro "La città senza stagioni" di Shugoro
Yamamoto: otto storie drammatiche lette dal grande regista che sceglie di affidarsi
a un forte cromatismo espressionista per definire gli stati emotivi dei
personaggi (via Guido Rossa, biglietto 5 euro, info allo 091 447164). All'ex
cinema Edison (in piazza Calajanni 28) stasera alle 21 è di scena "La
sposa siriana": la proiezione è aperta a tutti gli studenti a titolo
gratuito per la rassegna "Tutti i Sud del mondo-Al Janub", dedicata
al Medio Oriente. La produzione vede Francia, Germania e Israele per il film del regista Eran
Riklis che narra la storia di una donna israeliana, fedele al movimento Druze,
che si mette in viaggio per sposare un uomo che non conosce, star della
televisione siriana. Una volta attraversato il confine, la donna non potrà più
fare ritorno in patria, mentre il padre avrà difficoltà ad arrivare al matrimonio
perché gli è precluso l'accesso alle zone militarizzate. Ma le vere
protagoniste sono le donne, che sebbene di generazioni differenti, si
ritroveranno a dividere gli stessi pensieri. Spazio anche al cinema d'autore in
lingua originale: il Centro culturale francese organizza per questa sera una
proiezione per il ciclo dedicato al Maggio '68. Due i titoli: alle 18,30
"La salamandre" di Alain Tanner, storia di una ragazza tra
rivoluzione e capitalismo, e alle 21 "Solo" di Jean Pierre Mocky,
dove il ritmo serrato segue una storia tenera e al contempo violenta; le
proiezioni, in francese, si tengono ai Cantieri culturali e sono a ingresso
libero. Domani è invece la volta di Spagna e Germania, ancora a ingresso
libero: sempre ai Cantieri il Goethe Institut propone per "La deutsche
vita", alle 18,30 "Status Yo" di Till Hastrieter, un film (in
tedesco con sottotitoli) che tra fiction e realtà racconta le vicende di alcuni
rapper e dj sullo sfondo della scena hip-hop di Berlino. All'Istituto Cervantes
a Santa Eulalia alla Vucciria, per la rassegna dedicata a Carlos Saura, viene
presentato alle
( da "Secolo XIX, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La trattativa La
mediazione egiziana non riesce a sciogliere i nodi. Entrambe le parti ora
minacciano l'impiego della forza a Gaza 27/05/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
GAZA. Diventa di
giorno in giorno sempre più inestricabile la mediazione egiziana per una tregua
a Gaza fra Israele e Hamas. Dopo che la settimana
scorsa due ministri israeliani (Tzipi Livni, Ehud Barak) hanno discusso la
questione a Sharm el-Sheikh e dopo che al Cairo si è recata una delegazione di
Hamas guidata da Mussa Abu Marzuk, entrambe le parti cercano di utilizzare la
tregua per raggiungere altri obiettivi. Il premier Ehud Olmert ha detto al
governo che in un caso o nell' altro "una decisione per Gaza è ormai
imminente". In assenza di una intesa, lasciava intendere, Israele potrebbe lanciare nella Striscia una operazione di
vasta portata. Analoga, nella sostanza, la posizione di Hamas: in mancanza di
un accordo, la popolazione di Gaza cercherebbe "di rimuovere con la forza
l'isolamento della Striscia". Per Hamas è evidente che l'intesa sulla tregua dovrebbe implicare la rimozione del blocco della Striscia
mantenuto da Israele dal
giugno 2007, quando gli islamici scacciarono le forze leali al presidente
dell'Anp Abu Mazen. Israele
invece vuole sfruttare la tregua per bloccare il contrabbando dal Sinai
egiziano di armamenti destinati ad Hamas. E chiede uno scambio di prigionieri
che consenta la liberazione di Ghilad Shalit, il caporale catturato da
Hamas due anni fa. 27/05/2008.
( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nuovi documenti sul
mancato scambio tra nazisti e Alleati del 1944 Eichmann propose: in Spagna un
milione di ebrei ALESSANDRO OPPES MADRID - Nel 1944, quando le cose volgevano
già al peggio per la Germania nazista, la Spagna fu sul punto di diventare
luogo di salvezza per un milione di ebrei destinati ad Auschwitz. Ma la
trattativa segreta proposta da Adolf Eichmann per conto di Heinrich Himmler non
fece progressi, e nessuno riuscì a sfuggire allo sterminio. I nazisti
intendevano proporre agli Alleati che gli ebrei di Ungheria, Bulgaria, Grecia e
Romania venissero utilizzati come moneta di scambio: un milione di prigionieri
sarebbero stati inviati in Spagna in cambio di merci e denaro. Dell'operazione
mancata si sapeva già da tempo: il primo a rivelarla fu nel
( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Un saggio di
Alberto Stabile Cronache e racconti da una regione a lungo martoriata da
attentati e rappresaglie La descrizione di un intrico di responsabilità di
errori e di ferocia Dopo la costruzione del muro si è ridotto il numero delle
vittime da attentati Per il prevalere del fanatismo non si può puntare il dito
verso un solo colpevole Sull'interminabile scontro escono in gran parte libri
che sostengono tesi contrapposte SANDRO VIOLA Sono più di quarant'anni che
seguo le vicende, le svolte, la carneficina del conflitto israelo-palestinese.
E ancora mi stupisco quando vedo sino a che punto sono divaricate, estremiste,
le posizioni di chi pretende di giudicare i torti e le ragioni dei contendenti.
Da una parte la rivoltante stupidità, l'abissale ignoranza dei fatti che
emergono dalle manifestazioni in cui pattuglie di
giovinastri con la keffya bruciano le bandiere di Israele. Dall'altra, l'arroganza, il diniego d'ogni lampante verità con
cui i difensori d'Israele
si levano contro ogni riserva, critica o censura avanzate verso la condotta dei
suoi governi. Come avrebbe potuto durare per otto decenni, infatti, la contesa
per la Palestina, se non ci
fossero stati le tragiche miopie, le intransigenze, i fanatismi degli
uni e degli altri? è per questo che ho trovato assai ben fatto il libro di
Alberto Stabile, Palestina, apparso nei giorni scorsi
da Giunti (pagg. 143, euro 10). Stabile, che in due diversi periodi ha
trascorso otto anni a Gerusalemme come corrispondente di Repubblica, è uno dei
giornalisti europei con più esperienza del conflitto e del suo inarrestabile
imbarbarimento. Non c'è città israeliana dove non sia corso a vedere gli esiti
sanguinosi degli attentati palestinesi, né angolo della Striscia di Gaza o
villaggio della Cisgiordania dove non sia andato a constatare l'entità delle
distruzioni provocate dalle rappresaglie d'Israele. Ha
intervistato un anno dopo l'altro generali e politici israeliani, esponenti
dell'Autorità palestinese, membri di Hamas. Ha seguito passo a passo le tante
ripartenze e gli altrettanti arresti del cosiddetto processo di pace, che è
come dire le speranze e le puntuali delusioni con cui israeliani e palestinesi
hanno visto ogni volta sfumare le occasioni politiche per giungere ad un
compromesso. Sta qui, credo, nella lunga esperienza accumulata sul terreno del
conflitto, il carattere più rilevante del suo libro: la pacatezza, l'equilibrio
dei giudizi. Gli scaffali di chi s'è occupato di questo scontro interminabile,
sono pieni di libri a tesi. Una parte di essi addossa ogni colpa ad Arafat, ai
suoi successori, e da qualche anno ad Hamas: l'altra parte accusa Israele (e i libri più noti e ponderosi di questa seconda
parte sono opera di autori israeliani) d'aver voltato le spalle ad ogni
possibilità di negoziare la pace. Sono libri a volte preziosi per la quantità
dei dati e documenti, ma irrimediabilmente parziali. Mentre il cronista che
come Stabile abbia trascorso un pezzo della sua vita girando lo sguardo dalle
vittime dei kamikaze palestinesi alle vittime dei missili aria-terra
israeliani, non ha più voglia di condannare gli uni o gli altri. Osserva, racconta.
Che la contesa non abbia più da tempo una qualsiasi logica, che il coacervo dei
cadaveri, la profondità degli odi, il progressivo prevalere del fanatismo non
consentano più di puntare il dito verso un solo colpevole, questo lo ha ormai
capito. L'intrico delle responsabilità, degli errori, delle ferocie è infatti
tale che a questo punto può essere soltanto descritto, non giudicato. Un altro
pregio di Palestina (che contiene anche molte e belle
fotografie, comprese quelle scattate da Robert Capa nel 1948) è la completezza
del racconto. Per quanto stringata, la ricostruzione dei precedenti del
conflitto (1900-1948), dei suoi sviluppi (1948-1973) e degli avvenimenti
decisivi dell'ultimo trentennio, fornisce al lettore un quadro accurato della
vicenda politica, diplomatica e militare (le sei guerre arabo-israeliane, più
l'impazzimento terroristico 2000-2008) che chiamiamo la crisi mediorientale. E
credo che l'intento dell'autore fosse proprio questo: permettere a chi non
abbia le idee del tutto chiare su quanto avviene in Israele
e in Palestina, d'avvicinarsi alle cause e al
dipanarsi del conflitto sulla scorta d'un breviario senza lacune, perorazioni,
tesi pregiudiziali, e costruito di soli fatti e documenti. Anche il montaggio
del libro mira ad aiutare la percezione d'una storia che non potrebbe essere
più intricata, visto che a fronteggiarsi non sono soltanto israeliani e
palestinesi, ma israeliani contro israeliani e palestinesi contro palestinesi.
Il libro s'apre infatti con un capitolo sulla situazione come si presenta oggi:
con la Striscia di Gaza dominata dagli islamisti di Hamas, e la Cisgiordania
controllata, con l'aiuto degli Stati Uniti e d'Israele,
da quel che resta dell'Autorità palestinese. Dunque con le azioni terroristiche
di Hamas (il lancio dei razzi Qassam sulle città israeliane del Negev, gli
uomini bomba che si fanno esplodere contro le pattuglie ai valichi della
Striscia), e le rappresaglie d'Israele sempre più
devastanti e cruente. Da qui, poi, inizia la storia della contesa per la Palestina: dagli anni del tramonto ottomano alle
immigrazioni ebraiche dei primi anni Venti, dagli attentati terroristici degli
arabi contro gli ebrei e viceversa sino al caotico tutti contro tutti (inglesi
inclusi) nell'ultimo scorcio del Mandato. Quindi la fondazione dello Stato
ebraico, le guerre vittoriose dell'esercito israeliano, e il profilarsi della
irrimediabilità del conflitto. Irrimediabile perché da un lato c'era la
colonizzazione di Gaza e Cisgiordania spinta dal sogno d'un Grande Israele, e dall'altro c'era il rifiuto palestinese di
riconoscere l'esistenza d'Israele, rifiuto che durò
sino agli accordi di Oslo nel '93. E il libro si chiude con il racconto delle
due Intifada, dell'evacuazione di Gaza, dello stallo negoziale. Ho cercato
nella ricostruzione di Stabile un punto, una questione su cui non fossi
d'accordo. Non è stato facile, ma alla fine il punto di dissenso l'ho trovato.
Stabile scrive che la costruzione del Muro voluto da Ariel Sharon "è
servita allo stato ebraico per annettere altro territorio e stabilire, come poi
ha sentenziato l'Alta Corte di giustizia dell'Aja, confini diversi da quelli in
vigore prima del giugno 1967 e accettati dalla comunità internazionale".
Per conto mio, credo invece che il Muro sia servito soprattutto per chiudere i
varchi da cui passavano i kamikaze per seminare la morte nelle città
israeliane. Esso ha rosicchiato, è vero, altra terra palestinese, che come
tutta la terra su cui sono sorte in questi quarant'anni le colonie ebraiche è
stata sequestrata ai legittimi proprietari senza mai un risarcimento. Ma un
fatto è certo: il numero delle vittime causate dagli attentati degli
integralisti s'è ridotto, negli ultimi tre anni, del novanta per cento. E non
vedo quale governo avrebbe potuto rinunciare ad ergere una costruzione
difensiva che mettesse al sicuro la sua gente.
( da "Unita, L'" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del ISRAELEAccordo per la liberazione dei due soldati
rapiti CI SAREBBE un accordo tra Israele e Hezbollah libanesi per la liberazione di Ehud Golwasser e
Eldad Regev, due soldati Tsahal catturati dai miliziani sciiti nel luglio del
2006 lungo il confine israelo-libanese. Nella foto, soldati israeliani in
azione.
( da "Unita, L'" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del IL GIURATO "È difficile premiare due film di uno stesso
paese. Ma avevano un linguaggio très chic" Castellitto: cari critici avete
sbagliato i pronostici di Gabriella Gallozzi inviata a Cannes Mica è stato
facile arrivare alla doppietta di premi per Sorrentino e Garrone".
Chiacchiere con Sergio Castellitto, giurato italiano a Cannes all'indomani del
"risultato storico" italiano, col Gran premio per Gomorra e il Premio
della giuria a Il divo. Chiacchiere in aeroporto, davanti al rullo del ritiro
bagagli, al rientro da Cannes per capire meglio com'è andato il lungo
"conclave" della giuria capitanata da Sean Penn e composta, oltre che
dall'attore (già in partenza per Napoli per le riprese di Tris di donne e abiti
nuziali di Vincenzo Terracciano), dalle attrici Alexandra Maria Lara, Natalie
Portman, Jeanne Balibar e dai registi Rachid Bouchareb, Alfonso Cuaron, Marjane
Satrapi, Apichapong Weerasethakul. In che senso è stato difficile
"spuntarla" per i due italiani? "Beh, due film di una stessa
nazionalità... - risponde Castellitto - È vero che si premia la pellicola e non
il paese di origine ma alla fine c'è sempre chi ti dice: ma come, due premi
alla stessa nazione...". Dalle cose dette da Sean Penn sembra di capire
che Il divo lo abbia molto colpito per lo stile... "Sì - conferma - il
linguaggio, il tipo di espressività formale li ha molto apprezzati. Del resto
anche il Gran premio per Gomorra è un riconoscimento che i francesi dicono
"molto chic", cioè è un premio considerato cinefilo, che guarda allo
stile e al linguaggio". E per la Palma com'è andata? "All'unanimità
quando è arrivato Entre les murs di Cantet - risponde l'attore - ma prima ce ne
sono state parecchie di palme sul piatto. Almeno sette... Il livello della
selezione è stato molto alto e ogni giorno c'erano grandi discussioni. 24 City
del cinese Ja Zhangke è straordinario, anche Waltz with Bashir dell'israeliano Ari Folman o Serbis di Mendoza: mi è piaciuto
moltissimo come pure a Sean Penn". E ci sono passati pure gli italiani sul
piatto della Palma? "La verità è che ogni giorno si discuteva a partire da
un certo punto - indica con la mano una vetta - nel pomeriggio ci si ritrovava
qui - indica a metà - e in serata si arrivava quaggiù Quando l'ultimo
giorno di concorso è passato Entre les murs abbiamo subito detto: ecco la
palma. Sono finite le discussioni e abbiamo pensato: questo è il re, ora
pensiamo al resto". Non c'è che dire: il delegato generale Thierry Frémaux
ha riservato per ultimo il suo "colpaccio", come spesso si usa ai
festival.... "Sì, Frémaux è stato geniale - ammette - Ma anche Sean Penn è
stato bravissimo a riequilibrare le discussioni e a trovare soluzioni decisive,
come quel premio alla carriera per Clint Eastwood e la Deneuve..." Quelli
agli attori invece hanno lasciato qualche incertezza... In molti si aspettavono
il premio per l'attrice kossovara dei Dardenne, Arta Dobroshi. "Mah -
risponde - io li trovo molto azzeccati. Su Benicio Del Toro nel Che non ci sono
stati dubbi, da subito. E Sandra Corveloni nel film di Salles è una madre
dolente straordinaria, una grande prova d'attrice. Del resto, il lavoro di una
giuria è molto complesso. Si discute, si discute alla fine ti accorgi che i
premi a disposizione sono finiti e che ti restano fuori film importanti... ma
devi dire basta, si resta così". E i pronostici fatti dalla stampa? Si
sono mai avvicinati agli umori della giuria? "Mai - replica deciso - Non
ci avete mai azzeccato, è incredibile. Mi sono tenuto lontano dai giornali ma
per due volte che li ho sfogliati ho letto pronostici completamente sballati.
Perché si fanno? Forse è la competizione che spinge alla "scommessa",
del resto come il calcio".
( da "Unita, L'" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Carter: Israele ha
150 atomiche L'ex presidente Usa ha rotto un tabù fra i vip della politica
americana LONDRA L'ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter ha affermato
che Israele possiede 150
teste nucleari. La dichiarazione è stata fatta ieri al "Times" di
Londra durante una visita al festival letterario di Hay-on-Wye nel Galles.
Sono in molti a ritenere che Israele possieda un
arsenale mìnucleare, alcuni esperti ritengono che abbia tra le cento e le
ducento testate atomiche, ma Israele non ha mai
confermato. Dalle frasi riportate dal giornale non è chiaro se Carter abbia
citato l'opinione di uno di questi esperti, o un rapporto dell'intelligence Usa
o se fosse una sua affermazione. Certo Carter ha così rotto una specie di tabù:
negli Usa nessun Vip della politica ha mai riconosciuto il fatto che lo Stato
ebraico - abbottonatissimo al riguardo - è a tutti gli effetti una potenza
nucleare. Ma, non molto tempo fa, solo il Segretario della Difesa Usa, Robert
Gates ha affermato al Senato che Israele è una potenza
nucleare. Sempre al festival letterario, in un'intervista al Guardian, Carter
ha affermato che i governi europei dovrebbero giungere a un punto di rottura
con gli Stati Uniti sull'embargo internazionale a Gaza, mettendo fine al loro
atteggiamento di sottomissione. Il blocco imposto dal Quartetto (Usa, Ue, Onu e
Russia) su Gaza, secondo Carter, è stato "uno dei più grandi crimini umani
commessi sulla terra" avendo comportato "la prigionia per 1,6 milioni
di persone, un milione dei quali rifugiati". Un mese fa, durante la sua
visita in Medio Oriente, il premio Nobel per la Pace aveva fatto infuriare Israele annunciando di voler incontrare a Damasco la guida
suprema di Hamas, Mashaal.
( da "Giornale.it, Il" del 27-05-2008)
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N. 125 del
2008-05-27 pagina
( da "Manifesto, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Notizie Libano/Israele Nasrallah accenna a uno scambio di prigionieri Il
leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah ha indirettamente confermato le voci su
un accordo con Israele per uno scambio di prigionieri.
"Samir Kuntar e gli altri fratelli presto saranno a casa" ha detto. Ciò significa che a loro volta rientreranno in Israele, se sono ancora in vita, Eldad
Regev ed Ehud Goldwasser, i due soldati catturati dalla guerriglia sciita nel
2006. Secondo fonti libanesi e il quotidiano israeliano Haaretz, la mediazione
tedesca Hezbollah-Israele è
andata molto avanti. Palestina Hamas: contatti
con l'Italia "attraverso le ong" di Gaza Hamas afferma di aver avuto
contatti politici con diversi paesi europei. Con l'Italia "abbiamo parlato
più con ong che a livello formale". Nessun dettaglio. E nessun commento
dalle ong italiane che operano a Gaza. Beirut S'insedia Suleiman, spari a
Beirut ovest Nel primo giorno alla presidenza del Libano di Michel Suleiman,
fonti della sicurezza hanno reso noto che, a Beirut ovest, c'è stato uno
scontro a fuoco tra militanti dell'opposizione guidata dal movimento sciita
Hezbollah e sostenitori della maggioranza governativa. Per sedare il conflitto,
scoppiato alla moschea sunnita di Corniche el-Mazraa, è intervenuto l'esercito.
Sri Lanka Bomba su un treno a Colombo almeno nove morti È di 9 civili il
bilancio delle vittime di una bomba fatta esplodere su un treno alla stazione
di Dehiwela a Colombo, nello Sri Lanka. La polizia attribuisce l'attentato ai
ribelli separatisti delle Tigri Tamil. Il convoglio fa la spola tra da Maradana
a Panandura e attraversa anche la capitale. Di solito è pieno di pendolari e
ieri, al momento dell'esplosione, c'erano a bordo oltre 200 persone. 75 i
feriti. Sabato scorso a Ganemulla, tra Colombo e Gampaha e a Rawathagam, tra
Colombo e Moratuwa, sono state scoperte e disattivate due bombe piazzate su due
autobus. Dall'inizio del conflitto nello Sri Lanka, nel 1983, sono morte tra le
60 e le 70 mila persone. Dal 16 gennaio scorso non è più in vigore tra governo
e ribelli Tamil una tregua conclusa nel febbraio 2002 sotto il patrocinio della
Norvegia. Inghilterra Il conservatore Boris Johnson rinuncia al petrolio di
Chavez Il nuovo sindaco conservatore di Londra, Boris Johnson, farò a meno del
petrolio a prezzo di favore del venezuelano Hugo Chavez e non rinnoverà la
convenzione in scadenza in agosto per la fornitura di carburante al servizio di
trasporto urbano. L'accordo con Chavez era stato firmato dall'ex sindaco della
capitale britannica, il laburista Ken Livingstone.
( da "Manifesto, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Jimmy
Carter Israele ha "almeno" 150 bombe nucleari Israele ha "150 o
più bombe atomiche". Lo sanno tutti, ma il fatto che l'abbia detto, in una
conferenza stampa nel Galles, l'ex presidente americano Jimmy Carter dà a
questa "rivelazione" un altro peso. Carter ha rotto una specie di
tabù: negli Usa nessun esponente politico ha mai riconosciuto il fatto che lo
Stato ebraico -abbottonatissimo
al riguardo - è a tutti gli effetti una potenza nucleare. Senza aver mai
firmato il trattato di non proliferazione nucleare (come l'India, altra potenza
nucleare "amica" e al contrario dell'esecratissimo Iran). Carter è
detestato in Israele per aver sostenuto in un libro
che lo stato ebraico pratica "l'apartheid" rispetto ai palestinesi e
ai suoi cittadini arabo-israeliani, e per auspicare negoziati diretti Israele-Hamas e Usa-Iran. '.
( da "Manifesto, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Bari, la tredicesima
edizione della Biennale dei giovani artisti del Mediterraneo Una Babele
creativa sul filo di una sana ironia Michele Fumagallo Bari La XIII Biennale
dei Giovani Artisti del Mediterraneo (Bari), prova a mettere insieme un
caleidoscopio artistico giovanile (siamo tra i 18 e i 30 anni) proveniente da
46 paesi dell'Europa e dell'area mediterranea. 700 gli artisti accreditati che
invadono in questi giorni la Fiera del Levante. Si va dalle arti visive alla
musica, dal video al teatro, dalla letteratura alle arti applicate, dalla moda
alle creazioni gastronomiche: una miscela che ha l'obiettivo di evitare
qualsiasi predominio di un settore sull'altro. E se a dare la cifra unitaria tra
i partecipanti è la difesa dei diritti umani, a mantenere insieme le varie
performances c'è una trafila di convegni che provano a fare il punto sulla
salute del Mare Nostrum. A iniziare il trio di studiosi Franco Cassano, Abdel
Rachid e Thierry Fabre direttore della rivista La pensée de Midi. È
quest'ultimo a mettere in guardia dal "restare fermi a guardare vecchie
pietre e folclore" e invece a "soffermarsi piuttosto sui discorsi
violenti che si fanno in Europa sugli arabi e sui musulmani". Ma tutto ciò
come si riflette nelle mille e duecento opere degli artisti ospitate nei
padiglioni della fiera? E la parola d'ordine del raduno, "kairos",
che in greco significa "il tempo in cui il cambiamento è possibile",
come viene commentata dai giovani che affollano la Biennale? Per la poetessa
palestinese Doa'a al Remawi, 27 anni, di Ramallah, non ci sono dubbi: è questo
il tempo. Porterà in scena il suo reading venerdì prossimo, con le memorie di
Saied Ataba, detenuto da 52 anni nella prigione di Alnakab
in Israele. Per le strade
di Bari, gli artisti finlandesi, libanesi, lituani, portoghesi, italiani,
palestinesi, spagnoli, inglesi, rumeni, siriani, rom e tanti altri hanno
incontrato gli artisti pugliesi. Ed è stato un incontro festoso fatto di scambi
di opinioni sulle nuove tendenze, sulle difficoltà che si vivono in molti
paesi, anche a partire dalla libertà di sperimentazione. Arta Nguchaj e
Arben Beqiraj, coppia albanese, nella performance Operazione Trafik,
all'ingresso della fiera, con il mare di fronte e il loro paese sullo sfondo,
hanno capovolto in gioco quella che è stata una tragedia di quel popolo
migrante. Ma nei padiglioni delle esposizioni, la cosa che salta agli occhi è
che le tradizioni culturali locali sono lasciate alle spalle, talvolta in modo
ironico, altre in modo distaccato. È la cifra che unisce gli artisti esposti
qui in fiera. E spiccano le curiosità: i croati Nikica Klobucar e Tomislav
Sobar che "espongono" il loro film Green Border, realizzato usando
una macchina fotografica come telecamera; Suad Nofel col racconto della sua
Giordania; le rumene Alina Pope e Irina Gheorghe che cristallizzano la
"sospensione" del loro paese. E se l'inglese Anna Mawby fa l'elogio
della pazienza con i suoi 250mila buchi fatti a mano, gli italiani Valerio
Berruti e Daniela D'Andrea si destreggiano tra bambine dipinte e bambole
digitali. Ma l'ironia ha il suo clou negli israeliani Atta Yossi e Rose Itamar
che affrontano il dramma israelo-palestinese nello stile della più pura
commedia. È un grande calderone babelico, questo viaggio nelle opere giovanili
euromediterranee. E Torre di Babele è il titolo della composizione
dell'italiano Michele Giangrande. Due torri fatte di coni di gelato, a
sottolineare che la confusione di lingue che c'è in Italia e altrove forse non è
poi una cosa così seria.
( da "Messaggero, Il" del 27-05-2008)
Pubblicato anche in: (Messaggero, Il)
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GLORIA SATTAdal
nostro inviato CANNES - Gomorra è sempre stato un titolo
"caldissimo", "ma su 22 film in gara, 12 erano di livello
altissimo, papabili per la Palma d'oro, e quando l'ultimo giorno è arrivato l'incantevole
Entre les murs è bastato che ci guardassimo in faccia per essere tutti
d'accordo: il massimo premio non poteva non andare a Cantet". All'indomani
della trionfale "doppietta" italiana a Cannes, Sergio Castellitto
racconta i retroscena del verdetto che ha regalato il Gran Prix al film di
Matteto Garrone e il premio della Giuria a Il divo di Paolo Sorrentino.
L'attore-regista, felice quanto i vincitori ("mi hanno accolto come
Garibaldi, mi mancava solo il tricolore sulle spalle", scherza), nella giuria
guidata da Sean Penn e composta da nove personalità internazionali, ha fatto un
lavoro eccezionale. "Ho difeso il nostro cinema in maniera forte e decisa,
non per niente mi chiamavo "il mafioso"!", racconta divertito.
E' stato difficile convincere i suoi colleghi? "Credo di essere riuscito a
far capire agli altri che i due film non andavano disgiunti, erano come gemelli
usciti dallo stesso ventre. Ho spiegato: Gomorra e Il divo raccontano cosa può
nascondersi dietro una democrazia avanzata, non sono fatti italiani, è anche la
storia di casa vostra. Ma la vittoria di Garrone e Sorrentino non è stata
scontata, né facile come può sembrare. C'erano altri film straordinari che
avevano colpito tutti". Gli altri giurati sapevano chi è Andreotti?
"No, e poco importa. Sono rimasti incantati dalla qualità de Il divo e
dalla straordinaria interpretazione di Servillo". Com'è andata con Sean
Penn? "Benissimo, tra noi si è stabilita una sintonia immediata. E'
curioso a 360 gradi e dotato di una disponibilità critica totale. Non ha mai
abbassato la guardia". Perché il cartoon israeliano è
rimasto a bocca asciutta? "Waltz with Bashir era piaciuto a tutti, come
del resto il film cinese 24 City, ma i premi erano sette e abbiamo deciso di
evitare ex aequo e menzioni". Ma il riconoscimento speciale inventato per
Eastwood e la Deneuve? "Non è stato un contentino. Abbiamo voluto
premiare due giganti, due custodi del tempio al di sopra di qualsiasi
competizione". In che occasione avete raggiunto l'unanimità? "Per la
Palma d'oro e per il premio a Benicio Del Toro". L'affermazione di Garrone
e Sorrentino, secondo lei, influirà sulla politica culturale italiana? "Mi
auguro che, al di là della ricaduta sugli incassi, contribuisca al recupero
della nostra identità cultural-patriottica. Mi hanno molto colpito le parole
del Presidente Napolitano...Il doppio premio di Cannes è un punto di partenza
per la nuova consapevolezza del nostro cinema che tutti dobbiamo
condividere". Cosa farà? "Da Cannes torno a Napoli, sul set del film
di Terracciano Tris di donne e abiti nuziali. Interpreto un giocatore incallito
in una Napoli borghese poco vista sullo schermo". Contento dell'esperienza
di giurato? "Enormemente. Ho visto il cinema migliore del mondo. E sono
felice che la Palma d'oro sia andata un film che anche gli adolescenti potranno
vedere".
( da "Messaggero, Il" del 27-05-2008)
Pubblicato anche in: (Messaggero, Il)
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OMAGGIO
PER GIGANTI "Il riconoscimento a Eastwood e alla Deneuve non è stato un
contentino: sono due giganti, al di sopra di qualsiasi competizione. Il cartoon
israeliano? È piaciuto a tutti ma i premi a disposizione erano solo sette.
( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-27 num: -
pag: 16 categoria: REDAZIONALE Jimmy Carter "Israele possiede 150 atomiche" LONDRA - L'ex presidente degli Stati
Uniti Jimmy Carter (foto) sostiene che Israele possiede 150 testate nucleari. La dichiarazione è stata resa al
Times di Londra durante una visita al festival letterario di Hay-on-Wye nel
Galles. Sono in molti a credere che Israele
possieda un arsenale nucleare: alcuni esperti ritengono che abbia tra le 100 e
le 200 testate atomiche, ma Gerusalemme non ha mai confermato. Dalle frasi
riportate dal giornale non è chiaro se Carter abbia citato l'opinione di uno di
questi esperti, o un rapporto dell'intelligence Usa o se fosse una sua
affermazione. In ogni caso, di recente, anche il Segretario alla Difesa Usa
Robert Gates ha detto al Senato che Israele è una
potenza nucleare.
( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-27 num: - pag: 16 categoria:
ALTRI OGGETTI 3 "Hezbollah ha vinto, la resistenza paga" Nasrallah a
otto anni dal ritiro israeliano dal Libano "Hezbollah
non vuole il potere in Libano né sta cercando di imporre la sua forza perché è
un Paese composto da molte comunità religiose differenti". Così il leader
del movimento sciita Sayyed Hassan Nasrallah in un discorso trasmesso su un
megaschermo davanti a migliaia di suoi sostenitori per l'ottavo anniversario
del ritiro israeliano dal Sud del Libano. Nasrallah ha poi assicurato:
"Non useremo armi per fini politici".
( da "Liberazione" del 27-05-2008)
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Li Stati Uniti,
Jimmy Carter, ha detto che Israele possiede nel suo
arsenale ben 150 testate nucleari Un mese dopo il viaggio in Medio Oriente in
cui scatenò le critiche della Casa Bianca per aver incontrato Khaled Meshaal,
il leader di Hamas esiliato a Damasco, l'ex presidente degli Stati Uniti, Jimmy
Carter, ha detto che Israele possiede nel suo arsenale
ben 150 testate nucleari. Secondo la stampa britannica, Carter ne ha parlato
nell'ambito di un discorso in cui invitava la comunità internazionale e
soprattutto gli Stati Uniti ad avviare negoziati diretti con l'Iran per
convincere il regime degli ayatollah a mettere da parte il programma nucleare;
e così facendo, ha citato l'arsenale nucleare di Israele come prova del fatto che sarebbe
quasi impossibile per Teheran sviluppare armi nucleari in gran segreto.
L'ipotesi che Israele
possegga armi nucleari non è mai stata confermata ufficialmente; e anche
stavolta l'ex capo dell'intelligence militare, Aharon Zèevi Farkash, si è
affrettato a minimizzare la tesi sostenuta da Carter, ma anche a mettere
in guardia dal rischio che simili speculazioni siano usate dall'Iran per
giustificare le sue ambizioni nucleari. L'ex presidente Usa ha anche chiesto ai
Paesi membri dell'Unione Europea, di interrompere l'embargo su Gaza, che ha
definito "uno dei più gravi crimini dei diritti umani, che si perpetrano
in questo momento sulla terra". "La gran parte delle famiglie di Gaza
mangia un solo pasto al giorno: il fatto che gli europei lo consentano è
imbarazzante". Da Tel Aviv, Ehud Olmert torna a smentire le dichiarazioni
della Siria secondo cui Israele avrebbe promesso di
ritirarsi dalle Alture del Golan nel quadro dei negoziati tra i due Paesi
avviati nei giorni scorsi con la mediazione della Turchia. "Nessun impegno
è stato offerto alla Siria, nè per iscritto nè verbalmente", ha assicurato
Olmert durante un'audizione alla commissione Esteri e Difesa della Knesset.
Olmert ha ricordato che prima di lui altri quattro primi ministri hanno
negoziati con Damasco ed erano egualmente "pronti a fare concessioni estremamente
dolorose". "Tutti quelli che sono stati seduti dalla mia stessa parte
del tavolo come premier - ha concluso Olmert - capiscono che questo genere di
cose va fatto con il livello massimo di attenzione". 27/05/2008.
( da "Liberazione" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'ex presidente:
"Impossibile sviluppare un arsenale segreto" Carter
fa arrabbiare Israele
"Ha 150 bombe atomiche" I servizi segreti americani lo avrebbero
avvistato addirittura sul monte K2, paradiso degli scalatori e seconda vetta
più alta del pianeta. E' lassù, in cima al mondo che si nasconde dunque lo
sceicco Osama Bin Laen, leader e fondatore di al Qaeda, uomo più ricercato del
pianeta. Washington gli dà la caccia da più di un decennio con risultati
C'è chi dice che la primula rossa del terrorismo internazionale sia morto da
tempo, nonostante i frequenti messaggi audio che spuntano dal web. A rivelare
l'avvistamento sono fonti citate dalla Tv satellitare al-Arabiya . Secondo
l'emittente che trasmette da Dubai, nei giorni scorsi i responsabili della
sicurezza e dell'esercito americano si sono riuniti nella base militare di
Doha, nel Qatar, per fare il punto della situazione sulla caccia al capo di
al-Qaeda. A questo summit avrebbe partecipato anche l'ambasciatore Usa a
Islamabad, Anne Peterson. Questo perché la Cia ha localizzato il terrorista
saudita nella zona nota come "il tetto del mondo". Si tratta di
quell'area del Pakistan che confina con l'Afghanistan a ovest, e in particolare
con la provincia di Konrad e con la catena montuosa del Nurestan, e a nord con
la Cina. Il timore è che da quel luogo Bin Laden stia pianificando nuovi attentati
in occidente servendosi di cittadini arabi ma anche di europei convertiti di
recente all'Islam. La presenza di Peterson alla riunione sembra sia servita
proprio per capire quali potrebbero essere le ricadute a livello locale di una
vasta offensiva militare americana, se si considera che quell'area è
controllata dalle tribù che sostengono i talebani. Alla riunione di Doha era
presente anche il generale David Petreaus, comandante delle forze Usa in Iraq.
Intanto il fronte del sostegno ad al-Qaeda sembra allargarsi allarga sempre di
più. Non solo i talebani afghani e le tribù pakistane, che si sono già
affrettate a smentire la presenza di Bin Laden nella loro zona tramite la Tv
panaraba al-Jazeera , sostengono i gruppi radicali islamici. Anche un movimento
integralista che però aveva finora espresso posizioni diverse, come quello dei
Fratelli Musulmani, avrebbe deciso di cambiare strategia. La guida generale del
movimento internazionale con sede in Egitto, Mahdi Akef, ha infatti definito il
terrorista saudita "un mujahidin che combatte sinceramente per resistere
all'occupazione straniera per avvicinarsi ad Allah". Lo ha fatto in
un'intervista concessa al sito internet Elaph, molto frequentato dai giovani
sauditi. "Certamente Bin Laden è un mujahidin - ha spiegato - io credo
nella sua sincerità, ma resto fermo sulle mie posizioni espresse in passato
riguardo la figura di al-Qaeda che a mio avviso è un'invenzione degli
americani". Poi il capo dei Fratelli Musulmani ha anche aggiunto di
"sostenere le attività di al-Qaeda contro gli occupanti e non quelle
contro i popoli". Forse proprio a causa del crescente sostegno che
imiliziani salafiti di al-Qaeda stanno ricevendo da parte delle altre frange
dell'estremismo islamico mondiale, l'intelligence americana ha deciso di
passare all'azione adottando la tattica dei raid mirati contro i vertici
dell'organizzazione. Il primo a parae il prezzo di questa nuova strategia
offensiva è stato proprio il numero tre di al-Qaeda, il libico Abu Layth
al-Libi, ucciso in un raid aereo compiuto da un velivolo americano lo scorso 25
gennaio su Mir Ali, nelle zone tribali pakistane. Dopo di lui è stato ucciso
Mansour Dadullah, fratello del Mullah Dadullah, lo scorso 11 febbraio
all'interno di un villaggio del Beluchistan dove era nascosto insieme ad altri
quattro miliziani. Pochi giorni dopo, il 28 febbraio, gli Usa hanno fatto
entrare di nuovo in azione i drone uccidendo 13 milizianiel Waziristan
pakistano. Infine l'ultimo raid risale al 14 maggio ed è stato compiuto nella
zona tribale pakistana di Bajur, sempre al confine con l'Afghanistan. In questo
caso il drone ha ucciso 15 presunti terroristi tra cui una donna red.es
27/05/2008.
( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-27 num: - pag: 40 categoria:
REDAZIONALE Dietro le quinte di Cannes L'attore racconta come si è arrivati al
verdetto: unanimità per la Palma d'oro "Che fatica spiegare agli altri
l'Italia raccontata nei film" Castellitto: alla fine i colleghi giurati mi
hanno soprannominato "il mafioso" DAL NOSTRO INVIATO CANNES - Il
bello viene adesso. Adesso si vedrà quanto i premi pesino sulla vita di un
film, quanto influenzino il pubblico vero. Si vedrà quanto il cinema italiano
saprà sfruttare il trampolino dorato del Festival, quanto produttori e distributori
saranno disposti a rivedere i soliti schemi, quanto lo Stato (il ministero dei
Beni Culturali) sarà pronto a rafforzare il suo sostegno a chi punta su qualità
e ricerca. "I premi sono solo il punto di partenza", garantisce
Sergio Castellitto, giurato intrepido, che per i nostri due film si è battuto
come un leone. E così l'altra sera i due nostri vincitori, Garrone e
Sorrentino, hanno voluto festeggiare con lui. "Pareva fossi Garibaldi,
ancora un po' mi portavano in trionfo", ride felice. "Adesso però -
invita serissimo - capitalizziamola tutti questa vittoria, che dev'essere non
solo un successo del nostro cinema ma deve darci la consapevolezza di
appartenere a un volano che produce cultura. Il riferimento che si è fatto a
Rosi e a Petri non è casuale: due grandi registi capaci di coniugare impegno
civile e originalità artistica. Questa è la strada da seguire per il futuro
". Il giorno dopo il verdetto si torna a casa. Pazzi di gioia tornano a
Parigi i 24 ragazzi di Cantet, regista Palma d'oro per Entre les mures,
emozionante diario di classe multietnica, che in Italia verrà distribuito da
Mikado. Ad attenderli al loro liceo, nel XX arrondissement, i compagni
affacciati alle finestre a sventolar bandiere e una selva di microfoni e
telecamere. Pazzi di gioia tornano Matteo Garrone e Paolo Sorrentino. Il primo
con il prestigioso Gran Prix in valigia e come musica di accompagnamento i
melodiosi dati delle vendite all'estero (già comprato da 25 Paesi) del box
office che danno Gomorra a sfiorare i 5 milioni di euro d'incassi, il secondo
più che soddisfatto per l'accoglienza entusiastica a Il Divo sulla Croisette e
ora in attesa di verifica su quel che accadrà in Italia, dove il film uscirà
mercoledì in 340 copie. Insomma, adesso tutti parlano di rinascita del cinema
italiano, di scoperta di una nuova generazione di splendidi quarantenni...
"In effetti meglio di così... La doppietta italiana è stata straordinaria,
ma non così scontata", avverte Castellitto. " Gomorra e Il Divo sono
due grandi film, ma la gara di Cannes non è mai facile per nessuno. Tra i 22
film visti almeno una decina erano superlativi. Penso al meraviglioso 24 City
del cinese Jia Zhangke, all'emozionante Waltz with Bashir dell'israeliano Ari Folman... Purtroppo i premi erano solo
sette". Sapeva che sarebbe stata dura Castellitto, ma con sapiente
determinazione ha giocato le carte giuste. "Il problema era rendere
comprensibile il tuo cinema a chi non lo conosce, a persone che arrivano dai
luoghi più disparati del mondo, ciascuno con i suoi gusti, la sua
cultura. Lo sforzo è stato questo. Spiegare che Gomorra non era una storia sui
guasti della malavita, ma raccontava qualcosa di ben più drammatico, quello che
può nascondersi dietro una democrazia avanzata dell'Occidente. E Il Divo, film
gemello, completava il discorso. Ben pochi in giuria sapevano chi fosse
Andreotti, ma tutti hanno riconosciuto in quel ritratto un potere oscuro che ha
fare anche con i loro Paesi. Solo che a furia di prender in disparte questo e
quello per far capire ogni nuances, mi avevano battezzato "il
mafioso" ". Scherzi a parte, quanto ha lasciato sgomenti i giurati la
brutta Italia che emerge dai due film? "Non più di quanto lascino sgomenti
certi angoli disperati di Los Angeles o di New York, di Londra o di
Parigi..." Unanimità solo per Cantet? "E per Benicio Del Toro. Un
grande Che Guevara. Cantet e i suoi ragazzi però sono stati quello che qui si
dice un coup de coeur. Usciti dalla proiezione di Entre les mures, davanti a un
caffè con Sean Penn, è bastato guardarci negli occhi per capire che la Palma
era quella e nessun'altra. Un film di giovani che può e deve esser visto dai
giovani. Pare un documentario, ma dietro ci sono una sapienza tecnica e una
ricercatezza estetica formidabili". Un tratto comune a molti altri titoli
del Festival, un ritorno a uno sguardo etico, a un cinema-verità niente affatto
naif. "Registi come Garrone e Sorrentino hanno saputo riannodare le fila
con l'eredità del neorealismo nel modo più puro", commenta Ermanno Olmi,
che la Palma d'oro vinse 30 anni con L'albero degli zoccoli. "Una
generazione che non si sente oppressa dalla memoria, capace di sperimentare il
nuovo nel solco dell'antico. E di una libertà di pensiero, oltre gli steccati
ideologici, che ad altri prima era difficile. Facciamo festa quindi ma
ricordiamoci che dietro i nostri campion c'è una schiera di talenti".
Giuseppina Manin.
( da "Liberazione" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Palermo La
Biblioteca Potere e Sapere e il Pa-Lug organizzano una Giornata di
approfondimento sul software libero alle 10.30 alla Biblioteca @ Facoltà di
Lettere e Filosofia dell'Università. Previsto anche un Install Party : chi
porta il portatile può avere installato Linux e tutte le informazioni. Rende
(Cs) Per Fest-Art, alle 20.45 al Piccolo Teatro Unical uno spettacolo
multimediale che comprende Aphrodite con Vladimir Luxuria e Alter Ego, e
Chanson de geste musica e video ancora con gli Alter Ego. Frascati (Rm)
Citazioni nel Cinema per "Scorribande notturne": alle 20.30 nello
Spazio Zip di via Mamiani 6 Queen Kelly di Erich Von Stroheim del 1928 e alle
22.30 Viale del tramonto di Billy Wilder del 1950. Roma Conferenza stampa di
presentazione dei Campi estivi della Legalità , ovvero l'estate antimafia di
Libera al lavoro sui terreni confiscati alle mafie, alle 12 al cinema Aquila
(confiscato alla criminalità organizzata) che per l'occasione è intitolato a
Tom Benetollo. Con Luigi Ciotti, Paolo Beni, Vittorio Cogliati Dezza e Maria
Bonafede. A cura dell'Ambasciata della Repubblica di Cuba e di Ita-Cuba, Parole
nel Mondo il II Festival Mondiale della Poesia de La Habana in contemporanea
con 60 città di tutti i continenti. Alle 17 alla Biblioteca Rodari in via
Francesco Tovaglieri 237a letture di poesie cubane e italiane a cura del
giornalista cubano Gerardo Soler Cedre e Franco Costanzi di Ita-Cuba. E
spettacolo di musica, canzoni e poesie con l'attore Mauro Pascolini, la
cantante Stefania Ciaprini e il chitarrista Marco Battistelli. Per il 60°
anniversario della Costituzione Italiana, alle 17.30 alla Biblioteca di
Corviale la presentazione del cd rom L'alba della Repubblica. La costituzione
Italiana , un viaggio multimediale curato da Mauro Morbidelli e prodotto da Rai
Educational. Incontriamo 'Ala Al-Aswani in occasione dell'uscita del suo nuovo
romanzo Chicago (Giangiacomo Feltrinelli) alle 18 Feltrinelli, Galleria Colonna
31. La libreria Rinascita di via Prospero Alpino 48 ospita alle 18.30 Giuliana
Sgrena e il suo libro Il prezzo del velo. La guerra dell'Islam contro le donne
(Feltrinelli). Per "Incontro con l'autore", alle 18 Rinascita di via
delle Botteghe Oscure 1, Carmine Donzelli, Roberto Natale e Andrea Ranieri
discutono con Michele Mezza e Rocco Pellegrini del loro libro Gli uomini dietro
gli specchi ; alle 20 I Canzonieri della Scuola popolare di Musica di Testaccio
in Eradovevivevodare tra chitarre e fisarmonica. Per rivivere la grandiosità
del passato attraverso le immagini del sito cambogiano di Angkor Wat, il più
grande monumento religioso al mondo e principale esempio dello stile classico dell'architettura
Khmer della prima metà del XII secolo non potete perdere la mostra fotografica
Il sorriso di Angkor fino all'11 giugno a Palazzo Valentini Mostra di arte e
architettura contemporanea all'Accademia di Romania... Roma Romania
(Con)temporary files dalle 19.30 all'Accademia di Romania, Valle Giulia,
ingresso viale delle Belle Arti 110. Le vicende di un'associazione di
volontariato laica, libertaria e autogestita, attraverso le testimonianze dei
protagonisti nel libro Osteria Calcutta che l'autrice, Marina Valente presenta
alle 20 Off!Cine di via del Pigneto 215; a seguire il docufilm La grazia e la
violenza di Piero Pagliani. Voci e suoni dell'America Latina con Nosotros live
al Cotton Club. Siena Il racconto della "catastrofe" attraverso le
parole di uno dei massimi esponenti dell'intellettualità palestinese: 1948: la
Nakba palestinese . Con Saiman Abu Sitta presidente del
Palestine Land Society di Londra alle 21 nella Sala Lia Lapini di Porta
Pispini. Firenze Il ricercatore del Cnr David Lognoli presenta il suo libro
Ricerca precaria. Storia di precariato nella ricerca italiana alle 16 Camera
del Lavoro in Borgo dei Greci 3; con Alessandro Rapezzi segretario
generale Flc Cgil, Lapo Casetti ricercatore all'Università di Firenze e Mauro
Fuso segretario generale della Camera del Lavoro. Ancora: apericena e
presentazione del manuale La difesa contro tutte le precarietà prodotto da
Retelegale alle 18 allo Stabile occupato viale Matteotti 15. E poi l'avvocato
Marco Guercio e Gianni Mannucci ci spiegano, in maniera semplice, le varie
forme di precarietà, gli strumenti pratici di autotutela, le azioni per la
stabilizzazione del rapporto di lavoro. Ultimo incontro per Omero 2.0: Nanni
Balestrini ci parla del suo libro Tristano (DeriveApprodi) alle 19 libreriacafé
La Cité in Borgo San Frediano 20r; con anche Cecilia Bello e Alessandro
Raveggi. Alle 21 Nanni Balestrini e Sergio Bianchi leggono Gli invisibili
(DeriveApprodi) accompagnati dalla fisarmonica di A. Becucci e dal contrabbasso
di E. Cavalli. Introduce Federico Tomasello. Ravenna Conferenza su Le leggi
razziali antiebraiche del 1938 e la loro applicazione a Ravenna e in Romagna
domani alle 9 nella Sala Conferenze del Dipartimento di Conservazione dei Beni
culturali di via degli Ariani 1. Con Roberto Finzi e Mauro Perani
dell'Università di Bologna, Ilaria Pavan della Scuola Normale Superiore di
Pisa, Liliana Picciotto e Michele Sarfatti del Centro di Documentazione ebraica
contemporanea di Milano. Bologna La Resistenza e la guerra alleata sotto una
nuova luce nel libro di Marco Minardi Oltre la linea del fronte. Ferruccio
Trombetti e la Missione alleata Appomatox (Marsilio) che l'autore presenta alle
17 Istituto storico Parri via S. Isaia 20. Con Monica Donino presidente
dell'Assemblea Legislativa Regione Emilia-Romagna, Danilo Barbi segretario
generale regionale Cgil, Alberto de Bernardi direttore del Dipartimento
Discipline storiche all'Università di Bologna, il partigiano Ennio Tassinari ex
agente Ori-Oss, Claudio Silingardi direttore dell'Istituto storico di Modena,
Luca Alessandrini direttore dell'Istituto storico Parri e Giuseppe Giampaolo
presidente dell'Istituto Parri. Con l'ecologista ed attivista indiano Debal Deb
discutiamo della Crescita dei prezzi ed emergenza alimentare: come garantire la
sovranità alimentare dei più poveri? alle 21 Vag 61 via Paolo Fabbri 110.
Reggio Emilia L'educatore brasiliano Silvio Antonio Bedin, docente
all'Università di Passo Fundo e insegnante alla scuola media Bandierante di
Guaporè (Rio Grande del Sud) ci parla di Scuola: dalla magia alla creazione.
L'etica che sostiene la scuola pubblica alle 18 Infoshop Mag
( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-27 num: - pag: 21 categoria:
BREVI Guida ai film a cura di Maurizio Porro AVVENTURA Indiana Jones e il
regno... YYY Indy J. vent'anni dopo, per farci sentire tutti più giovani, anche
Harrison e Steven. Che partono per la grande avventura dei 13 magici teschi di
cristallo senza tralasciare nulla, le sabbie mobili, le arcaiche civiltà,
cascate, la città d'oro e le presenze paranormali. Divertente concentrato di
Spielberg show con citazioni anni 50, Marlon selvaggio e guerra fredda, La
Boeuf che fa lo jr. Ma la nostalgia è quella di un tempo? Colosseo, Odeon,
Orfeo, Plinius, Uci Bicocca, Certosa GROTTESCO Be kind rewind YY Il surreale
talento di Michel Gondry in versione pastrocchio: due amici si vedono
smagnetizzare in negozio le cassette dei film del cuore e si adoperano quindi a
rifarli in cortile in versione casalinga. Buffonerie trash cinefile servite
tenendo nell'ombra del demenziale un'uscita di sicurezza su alti temi come
crisi del cinema, potere della comunicazione, delitto di duplicazione dei film:
così diventa spesso un film strabico Anteo, Ducale, Eliseo, Uci Bicocca
AVVENTURA Mongol YY Infanzia, vocazione e prime esperienze non solo
sentimentali di Gengis Khan, nel kolossal che ne racconta le gesta e che ci
priva di due ore di vita solo per mostrarci meravigliosi panorami. Anche se il
film di Bodrov non è, come sussurrano, un'esaltazione dell'era di Putin, rimane
un bel film mancato in cui bisogna accontentarsi dell'imitazione hollywoodiana
Anteo, Arlecchino, Uci Bicocca DRAMMATICO Sotto le bombe YYYY Un road movie dal
vero in taxi da Beirut nel Libano del Sud, mentre impazza la tregua nell'estate
feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista
cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli
elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran
bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Centrale
COMMEDIA Non pensarci YYYY Un rockettaro deluso e tradito torna alla cuccia di
famiglia ma la trova in crisi per soldi e per valori, disidratata di
affetti veri. Dovrà fare il padre prima di fuggire di nuovo. Una ottima
commedia italiana di Zanasi che castiga con pietà i costumi con vena di ironia
intelligente, mai superficiale. E del cast non si può che dir bene, da
Mastandrea al fratello Battiston alla Caprioli che parla coi delfini. Da vedere
Anteo, Colosseo FANTASTICO Iron Man YYY Questa volta il giocattolone in cui un
produttore di armi si trasforma, dopo prigionia talebana, in uomo volante e di
pace non è solo un tripudio di effetti di oro, rossi e titanio, ma ha anche
incorporato un messaggino contro le guerre dell'era Bush. E poiché il film ha
anche una sceneggiatura cadenzata da commedia, il divertimento è duplice,
sicuro. Downey jr. si redime volando, la Paltrow delle Libertà sembra la
Brambilla Colosseo, Odeon, Orfeo, Plinius, Uci Bicocca, Certosa DRAMMATICO In
Bruges YYY Due killer dopo un colpo andato male vengono spediti dal boss a
Bruges in attesa di formulare il loro destino. In vacanza, i due assaporano la
libertà provvisoria dal Male, mentre si avvicina un epilogo che mette tutti contro
tutti. Poliziesco originale, con diramazioni quasi surreali: Ralph Fiennes è il
Godot che arriva e i bravi Colin Farrell e Brendan Gleeson sono i due
amici-nemici travolti dalla banalità del Male Ducale, Uci Bicocca.
( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-27 num: - pag: 35
categoria: BREVI PREZZI DI VENDITA ALL'ESTERO: Albania e 2,00; Argentina $
2,00; Austria e 1,85; Belgio e 1,85; Brasile R$ 7,00; Canada CAD 3,50; CH Fr.
2,80; CH Tic. Fr. 2,70; Cipro e 2,22; Croazia Hrk 15; CZ Kcs. 60; Danimarca Kr.
15; Egitto e 2,00; Finlandia e 2,00; Francia e 1,85; Germania e 1,85; Grecia e
1,60; Irlanda e 2,00; Israele e
2,00; Lux e 1,85; Malta Mtl 0,90 e 2,10; Marocco e 2,00; Monaco P. e 1,85;
Norvegia Kr. 17; Olanda e 1,85; Polonia Pln. 9,00; Portogallo/Isole e 1,60;
Romania e 2,00; SK Slov. Kr. 80; Slovenia e 1,60; Spagna/Isole e 1,60; Svezia
Kr. 18; Tunisia TD 3,30; Turchia e 2,00; UK Lg. 1,40; Ungheria Huf. 495;
U.S.A. USD 3,00. ABBONAMENTI: Per informazioni sugli abbonamenti nazionali e
per l'estero tel. 0039-02-63.79.85.20 fax 02-62.82.81.41 (per gli Stati Uniti
tel. 001-718-3610815 fax 001-718-3610815; per il Brasile Numero Verde
0800-558503 solo per San Paolo e 00xx11-36410991 per tutte le altre località).
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acquistabili separati, il giovedì Corriere della Sera + Corriere Magazine e
1,50 (Corriere e 1,00 + Corriere Magazine e 0,50); il sabato Corriere della
Sera + IoDonna e 1,50 (Corriere e 1,00 + IoDonna e 0,50) . A Como e prov., non
acquistabili separati: m/m/v/d Corsera + Cor. Como e 0,80 + e 0,20; gio.
Corsera + Corriere Magazine + Cor. Como e 0,80 + e 0,50 + e 0,20; sab. Corsera
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CorAltoAd. e 0,75 + e 0,25; - Bouchard 557 - 1106 Buenos Aires - Taiga GrÁfica
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Brasile gio. Corsera + Corriere Magazine + CorTrent. o CorAltoAd. e 0,75 + e
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e 0,25 + e 0,75; gio. Corsera+Corriere Magazine+CorBo e 0,25 + e 0,50 + e 0,75;
sab. Corsera+Io Donna+CorBo e 0,25 + e 0,50 + e 0,75. A Firenze e prov. non
acquistabili separati: l/m/m/v/d Corsera + CorFi e 0,20 + e 0,80; gio.
Corsera+Corriere Magazine+CorFi e 0,20 + e 0,50 + e 0,80; sab. Corsera+Io
Donna+CorFi e 0,20 + e 0,50 + e 0,80. ISSN 1120-4982 - Certificato ADS n. 6329
dell' 11-12-2007 La tiratura di lunedì 26 maggio è stata di 749.546 copie.
( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-27 num: - pag: 35 categoria:
REDAZIONALE Risponde Sergio Romano I CAMPI DI SABRA E SHATILA LA TRAGEDIA E I
SUOI EFFETTI Grazie a un recente film è tornato alla ribalta, dopo 26 anni, il
massacro degli arabi palestinesi nei campi di Sabra e Shatila alla periferia di
Beirut. Contrastanti sembrano essere le opinioni sulle effettive responsabilità
dell'accaduto, ma comunque non convincenti: può aiutarmi a capire come andarono
realmente le cose? Michele Toriaco Torremaggiore (Fg) Caro Toriaco, L' esercito israeliano invase il Libano nel giugno 1982 mentre da
sette anni infuriava in quel Paese la guerra civile. Israele voleva impedire alle formazioni palestinesi di utilizzare il
territorio libanese per operazioni di guerriglia, ma si proponeva altresì uno
scopo meno confessabile: la tutela di un piccolo Stato vassallo, nel
Libano meridionale, governato per procura dalle milizie cristiane del maggiore
Saad Haddad. Vi fu quindi, sin dall'inizio dell'operazione, una sorta di
collusione tra forze israeliane e gruppi cristiani. Dopo avere sconfitto
rapidamente le forze siriane e palestinesi schierate alla frontiera, i 75.000
uomini del corpo di spedizione israeliano puntarono sui campi profughi, vivaio
delle reclute che Yasser Arafat arruolava tra le famiglie di coloro che avevano
abbandonato la Palestina nel 1948 e nel 1967. Gli
invasori speravano che l'operazione avrebbe permesso l'annientamento dell'Olp
(Organizzazione per la liberazione della Palestina) e
la cattura, "vivo o morto", di Arafat. Ma dovettero accontentarsi di
un accordo, negoziato grazie alla mediazione degli Stati Uniti, che avrebbe
permesso a una parte delle milizie palestinesi (circa 15.000 uomini) di
lasciare il Paese verso la fine di agosto. In quegli stessi giorni il Libano
ebbe finalmente un nuovo presidente nella persona di Bashar Gemayel, leader
delle Falangi cristiane. Ma la sua presidenza durò soltanto sino al 14
settembre quando il capo dello Stato morì con venticinque uomini in un
attentato organizzato forse dai siriani. Fu quello il momento in cui il governo
Begin e il suo ministro della Difesa Ariel Sharon decisero di occupare
nuovamente Beirut per espellere i palestinesi rimasti nella città. L'operazione
sarebbe stata condotta dalle milizie cristiane, ma gli israeliani, installati a
( da "Messaggero, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Israele ha 150 bombe
atomiche" Le rivelazioni dell'ex presidente Usa, Carter. "Bush
dialoghi con l'Iran".
( da "Messaggero, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ERIC SALERNO Come
ex presidente degli Stati Uniti, non c'è dubbio che quando Jimmy Carter dice
che Israele possiede 150 ordigni
nucleari bisogna credergli. Ed è ciò che gli israeliani, governanti e militari,
da una parte vogliono, dall'altra preferiscono negare. In un'intervista al
Times di Londra, l'uomo che nel
( da "Tempo, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Il
personaggio Il presidente iraniano è un acceso anti sionista e anti americano
L'ex pasdaran affetto da delirio religioso Maurizio Piccirilli
m.piccirilli@iltempo.it Il pasdaran che divenne presidente della Repubblica
islamica dell'Iran. Mahmoud Ahmadinejad è l'uomo che agita gli incubi di mezzo
Occidente e di Israele. Uomo rude, sciatto nel vestire come nello stile della
nomenklatura khomeinista, conquistò le prime pagine dei giornali di tutto il
mondo quando pistola in pugno scortava i diplomatici americani presi in
ostaggio nel
( da "Giornale.it, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Sul Giornale di oggi
presento una sintesi della prolusione che ieri pomeriggio il cardinale Bagnasco
ha tenuto aprendo i lavori della 58 assemblea generale della Cei. Qui vi
segnalo un passaggio, dedicato all'annuncio cristiano e alla sua ricezione da
parte dei giovani: "L'annuncio kerigmatico oggi cattura più solitamente
dall'inizio, perché è realmente il fascino esercitato dalla persona di Gesù a
colpire, per contrasto, magari come ragione di un evento che turba o come senso
profondo di una testimonianza di vita che colpisce e sgomenta. Ma anche come
reazione abissalmente altra rispetto al vuoto desolante, rispetto ai progetti
di de-costruzione che passano per l'assunzione delle droghe o dell'alcol, per i
riti dell'assordimento e dello stordimento. Cristo allora diventa come il
risveglio inaudito ad una vita diversa, radicalmente altra, ideale subito
concreto e pertinente, principio riordinatore di un'esistenza via via capace di
altri sapori e di altri riti. È da qui, dall'evento dell'incontro già nitido ma
non ancora completo, che può iniziare il cammino della conoscenza che, oggi
forse ancor più di ieri, converge fino ad essere un tutt'uno con quello della
conversione, ossia di una vera metà-noia che porterà i giovani, con i ritmi di
ogni crescita, con gli inevitabili alti-e-bassi di ogni ascesi, ad assumere su
di sé "il grande sì della fede", lasciandosi personalmente sagomare
da esso nella propria e specifica esistenza, con i suoi talenti e la sua
vocazione". Potete trovare il testo completo della prolusione sul sito
della Cei. Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (2 votes, average: 5 out of
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Commenti Invia questo articolo a un amico 26May 08 Neocatecumenali, faranno la
comunione in piedi Nel riconfermare la notizia dell'approvazione definitiva
degli statuti del Cammino Neocatecumenale sono in grado di dirvi che nei testi
approvati, da quanto mi risulta, sarebbe passata una modifica relativa alle
liturgie del movimento, frutto del confronto e del cammino compiuto insieme con
i vari dicasteri della Curia romana: la comunione sarà ricevuta in piedi dai
fedeli, attorno all'altare. Chi si comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà
confermata), non rimarrà più seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in
piedi, di fronte al celebrante che passerà con il pane e con il calice del
vino. La Chiesa, che è madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Il
giornale online Petrus ha divulgato una nuova versione dell'articolo (ripreso
anche all'estero), affermando che ci sono parti degli statuti - riguardanti la
catechesi e la liturgia - che saranno approvate non in via definitiva ma ad
experimentum (sembra) per sette anni. Non posso fare altro che riconfermare che
tutti gli statuti sono stati approvati in via definitiva (con alcune lievi
modifiche, una delle quali ho già citato) e che non ci sono parti relative a
liturgia e catechesi approvate solo ad experimentum. Aggiungo che la cerimonia
per la consegna degli statuti interamente approvati avverrà il 12 o il 13
giugno prossimi. L'idea che si approvino definitivamente soltanto in parte,
rimandandone una parte ad experimentum è di per sé un po' ardita, anche
canonicamente: o si approva tutto definitivamente, o si approva ad
experimentum, o non si approva. Non aggiungerò più nulla, e i navigatori del
blog mi scuseranno se non risponderò sull'argomento: c'è tempo fino al 12-13
giugno per scatenare ipotesi, complotti, voci, approvazioni parziali,
experimenta, accuse di eresia (e ora anche accuse al sottoscritto di essere un
prezzolato venditore che lucra sulla fede). Se sarò smentito chiederò scusa in
ginocchio (visto che siamo in tema). In caso contrario, riporterò qui la
notizia ufficiale, senza alcun commento. Scritto in Varie Commenti ( 237 )
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24May 08 Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Sono stato richiesto
da alcuni visitatori del blog di fornire informazioni sugli statuti del
movimento neocatecumenale. Sono in grado di confermare che Benedetto XVI ha
dato il suo consenso per l'approvazione. Ora il Pontificio consiglio per i
laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti
approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per
prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti,
sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia. Sul
Giornale, nel dicembre 2005, ho riportato i richiami che la Congregazione del
culto divino - a nome di Papa Ratzinger - aveva fatto al movimento circa alcuni
problemi riguardanti le liturgie neocatecumenali. Ma l'esistenza di indicazioni
e anche di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel
movimento non significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e
Benedetto XVI hanno pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli
frutti dello Spirito Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono
problemi di convivenza, tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono
vigilare e correggere, ma sono padri e pastori. Credo che spetti al successore
di Pietro e alla Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è
eretico e chi no. Mi sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è inesperto
di problemi dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito Petrus è
riportato un articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti non sarebbe
definitiva ma ad experimentum per sette anni e dunque rappresenterebbe una
sconfitta per i neocatecumenali. A me non risulta nulla del genere. Ribadisco
quanto ho scritto qui sopra. A me risulta che l'approvazione del Papa è
definitiva e che nel giro di una decina di giorni sarà promulgato il decreto.
Scritto in Varie Commenti ( 414 ) " (16 votes, average: 4.13 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 23May 08 Un nuovo vescovo nella
"famiglia" pontificia Un nuovo vescovo nella "famiglia" del
Papa. Dovrebbe essere pubblicata a giorni la nomina episcopale dell'attuale
reggente della Prefettura della Casa Pontificia, monsignor Paolo De Nicolò (a
sinistra nella foto). Se l'indiscrezione fosse confermata, si tratterebbe di un
precedente difficilmente eguagliabile: già due fratelli di De Nicolò sono
infatti diventati vescovi: sono Giacomo De Nicolò, nunzio apostolico,
ritiratosi del 2004 e Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini fino al luglio
scorso. A nomina puntualmente avvenuta a mezzogiorno di oggi, sabato 24 maggio,
posso aggiungere che la nomina non prelude ad alcun trasferimento del
settantaduenne neo-vescovo in qualche diocesi o ad altro incarico curiale.
Continuerà a essere reggente, dunque numero due della Prefettura (retta
dall'americano Harvey). Scritto in Varie Commenti ( 29 ) " (7 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22May 08 Vangeli
bruciati, un silenzio (in)spiegabile La notizia è stata pubblicata ieri da
alcuni quotidiani, tra i quali "Avvenire" e rilanciata nel pomeriggio
da "L'Osservatore Romano". In Israele decine di testi cristiani sono
stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv
e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei
roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione
"istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose:
speriamo di essere smentiti nelle prossime ore. Secondo
"Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì scorso, quando il vice sindaco
di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che in un rione era stata appena
distribuita "propaganda di missionari". Su sua istruzione scrive
"Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di casa in
casa per raccogliere i libri, che sono stati poi raccolti in un campo e dati
alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato una foto di Aharon mentre
tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle sue spalle si notano le
ceneri fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha detto Aharon "hanno
leso i nostri sentimenti religiosi", perché "secondo la nostra
ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso". A
quanto pare, i testi cristiani erano stati distribuiti da alcuni ebrei messianici.
Una settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato a un membro di questa
comunità messianica e l'esplosione aveva provocato l'amputazione di un piede a
un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna giustamente per le bandiere
israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è stato oggetto di critiche
anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del Venerdì Santo (già
peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da Benedetto XVI).
Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano che condannasse
prontamente quei roghi avvenuti in Israele esprimendo
solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri sacri dati
alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli, che invece
una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione delle comunità
ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace commento della
storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani ricordando, con le
parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia con il bruciare i
libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in Varie Commenti (
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Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 20May 08 Gli "angeli custodi" di Papa Ratzinger Sul Giornale di
oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana, Carmela, Cristina e Manuela, le
quattro laiche appartenenti all'associazione dei "memores Domini" di
Comunione e Liberazione che curano l'appartamento, la cappella e il guardaroba
di Benedetto XVI. I loro nomi non compaiono sull'Annuario Pontificio e
rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono nel nascondimento un servizio
prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non consacrate nella casa del
Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922, volle portare con sé a Roma
la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il suo appartamento da
moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) " (21 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18May 08 "Siate
giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per seguire la visita di
Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio dell'allora cardinale
Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel discorso che il Papa ha
rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani significa aver scoperto
le cose che non passano col passare veloce degli anni. Se un giovane scopre i
valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se il corpo segue le sue
leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia giovinezza, cioè bontà. Sì,
perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per questo possiamo dire che
solamente chi è buono e generoso è veramente giovane. Vi auguro di essere
giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno, in una rincorsa
frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà resta per sempre.
Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello essere giovani.
Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si mascherano da
giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato - visibilmente passato.
Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne giovinezza? Mi
sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù ha ancora tutto il
futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il futuro è pieno di
promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto la minaccia
di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per paura di un
futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita e così
l'olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. E' importante
scegliere le vere promesse, che aprono al futuro anche con rinunce. Chi ha
scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza minacce
davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E la prima scelta
fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella luce
di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile nel
cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie". Scritto in
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questo articolo a un amico 16May 08 Un'enciclica con l'aiuto di Marx Continua a
ritmi serrati il lavoro per la preparazione dell'enciclica sociale di Papa
Ratzinger. Il Papa, come sempre avviene nel caso di documenti pontifici
contenenti risvolti che toccano direttamente i temi dell'economia e dello
sviluppo mondiale, si serve di collaboratori ai quali chiede pareri e
contributi. Tra questi c'è monsignor Reinhard Marx, giovane arcivescovo di
Monaco e Frisinga, che Benedetto XVI ha designato nei mesi scorsi alla cattedra
che fu sua. Marx, omonimo del più famoso autore del "Capitale", è
esperto di dottrina sociale, è stato scelto da Benedetto XVI per una
supervisione dei contributi. Questo fine settimana è prevista una riunione
conclusiva. Anche l'economista cattolico Stefano Zamagni è tra coloro che sono
stati coinvolti, insieme al Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace
guidato dal cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo Gianpaolo Crepaldi.
L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo Deus caritas est e Spe
salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata di qualche mese e non è
ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate anche se questa rimane
l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del documento è la globalizzazione.
Queste le parole che il Papa aveva detto il giorno dell'Epifania 2008: Non si
può dire che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro. I
conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse
energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di
quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale.
C'è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene
comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti. È ormai evidente che
soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per
un'equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di
sviluppo giusto e sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una
grande speranza e possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti (
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amico 14May 08 Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di
beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il
lavoro della "Positio", cioè la redazione dei volumi comprendenti la
biografia documentata sul servo di Dio e le testimonianze, è stata completata,
come confermano al Giornale autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso
la beatificazione. Ora la "Positio" dovrà essere esaminata dai
teologi della Congregazione delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è
chi prevede non meno di otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto
sull'eroicità delle virtù, tappa fondamentale della causa. Scritto in Varie
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articolo a un amico 13May 08 Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche Sul
Giornale di oggi pubblico due articoli: il primo, sintetizza le parole dette
ieri dal Papa al Movimento per la vita, in occasione del convegno romano sui
trent'anni di legalizzazione dell'aborto in Italia; il secondo spiega come
questa citazione diretta della legge 194 non sia affatto una novità né un
"oltraggio" allo Stato, come taluni politici nostrani hanno voluto
subito far credere: ho riportato i passaggi - più espliciti e duri - che usò
Giovanni Paolo II nel 1998, ricevendo proprio il Movimento per la vita nel
ventennale della promulgazione della legge abortista. Benedetto XVI è stato
esplicito ma attento a non dare appigli per sterili polemiche. Purtroppo, visti
i soliti commenti dei politici con la memoria corta, ancora una volta il senso
delle sue parole è stato interpretato come indebita ingerenza. Scritto in Varie
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vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca.
Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di
Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (192) Ultime
discussioni Silvano: Che tristezza il blog tornielliano di oggi : dopo marina,
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l'Italia di oggi, direi. Emiliano: http://ilnuovomondodigalatea.w
ordpress.com/2008/05/26/vuoti- di-memoria/ Emiliano: Che tristezza i giornali
italiani di oggi: Dopo D'alema, Bagnasco. Aperture sul cardinale e la...
annarita: E aggiungerei dai tiepidi e dai pavidi, che pur avendo le legittime
cariche non le usano in difesa... Gli articoli più inviati Il voto
"veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails
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Rete4, Pd e Idv fanno ostruzionismo Ma c'è numero legaleBrasile, muore 20enne
bergamasco. Sepolto in una fossa comuneMeredith, archiviazione per Patrick
LumumbaViolentata dal padre 15enne rimane incinta: arrestato un cineseChiaiano,
tolti i presidi: entrano i tecnici Indagato il prefetto Pansa: 25 arrestiIstat:
stipendi +2,8%, ma l'inflazione è al 3,3% Blog Amici Dio: pace o dominio Il
blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di
Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. Napolitano il blog
di Maurizio Caverzan Il blog di Phil Pullella Il blog di Raffaella Il blog di
Rodari il blog di Stefano Tramezzani Siti Utili Avvenire Fides Il sito sul
cardinale Siri Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it May
( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Roma, tutti in fuga
da Ahmadinejad Anche Frattini dice no all'incontro. Imbarazzo in Vaticano
VINCENZO NIGRO ROMA - Mancano sei giorni, e poi Mahmoud Ahmadinejad sarà a Roma.
Il presidente iraniano partecipa al summit della Fao sulla Sicurezza
alimentare, ma prima di arrivare a Roma ha mosso i suoi ambasciatori per
chiedere incontri bilaterali al governo italiano e anche al Papa. Il Governo
italiano non lo incontrerà. Il Vaticano invece sta ancora decidendo cosa fare.
è quasi certo che il presidente iraniano non verrà ricevuto da Benedetto XVI,
ma la Segreteria di Stato non scarta la possibilità di un'opportunità con il
capo del governo vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone. Iniziamo dall'Italia
di Silvio Berlusconi: ieri mattina Franco Frattini ha scelto il più classico
escamotage diplomatico, per dire "no" agli iraniani.
L'"agenda" è piena, troppi impegni: "Non possiamo moltiplicare
gli incontri bilaterali, e poi in questo momento non ho neppure la conferma che
il presidente Ahmadinejad verrà per davvero alla conferenza di Roma", dice
Frattini. La conferma però è arrivata nel pomeriggio dall'ambasciatore iraniano
a Roma: Frattini l'ha ricevuto alla Farnesina, in un incontro che il ministero
fa passare come di routine, "è uno dei tanti ambasciatori che il ministro
ha iniziato ad incontrare da quando è arrivato al ministero". Naturalmente
non è così: Abolfaz Zohrevand aveva chiesto di vedere i dirigenti del ministero
per portare un messaggio del suo presidente. Il fatto che sia stato Frattini ad
accogliere l'ambasciatore è un segnale di attenzione: poteva delegare
semplicemente un suo direttore generale, "ma l'Italia ospita la Fao e con
l'Iran vogliamo dialogare, anche se in maniera critica". E però il
messaggio che Frattini ha passato al suo ospite, in un clima che le due parti
definiscono "buono, civile e cordiale", è stato molto chiaro.
Qualcosa di questo tipo: "Come pensate che noi
possiamo dialogare da vicino con un uomo che nega l'Olocausto, che parla
continuamente di distruggere Israele, che parla di Stato ebraico come "cancro da
estirpare"? Per mesi il Governo italiano che noi abbiamo sostituito,
quello di Prodi e D'Alema, le ha provate di tutte per costruire una possibilità
di dialogo, che prevede un'evoluzione della linea iraniana. E voi non vi
siete mossi di un millimetro". è più delicata invece la posizione del
Vaticano: Ahmadinejad non è il leader dell'Iran e non è un esponente religioso
della clerocrazia sciita che lo governa (l'uomo giusto casomai è l'ayatollah
Khamenei). Ma l'uomo comunque è il presidente del governo di una nazione
cruciale in Medio Oriente e nel confronto tra Islam e cristianesimo. Il suo
predecessore Khatami, che era un religioso attento al dialogo fra le
confessioni, è stato ricevuto più volte in Vaticano. Molti altri capi di Stato
e di governo presenti a Roma entreranno in Vaticano per vedere il Papa. Una
decisione quindi è assai difficile. "Ci sono molte richieste, ci sono
molte visite già fissate, non sappiamo ancora nulla", dicono fonti della
Segreteria di Stato. Essendo un capo di governo (nonostante il titolo di
"presidente") Ahmadinejad è però omologo non del Papa, ma del
cardinal Bertone. E l'incontro con Bertone sarebbe quindi perfettamente
regolare dal punto di vista diplomatico. Vedremo quale sarà la scelta politica
di una delle migliori diplomazie del mondo.
( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XVII -
Bologna Quel conflitto d'amore tra Intifada e 11 Settembre Cura: "Quando
qualcuno uccide o si uccide rivendicando il nome di Dio è un assassino e un
terrorista" Piena di riferimenti simbolici e politici l'opera di Sain
Saens che debutta sabato al Teatro Comunale per la regia di Znaniecki e la
direzione di Inbal FRANCESCA PARISINI "Quella di Samson e Dalila è una
storia di tremilacinquecento anni fa, che però non è mai cambiata. Quando
qualcuno uccide o si uccide rivendicando il nome di Dio è un assassino e un
terrorista". Così Josè Cura, Samson nel nuovo allestimento dell'opera in
tre atti e quattro quadri su musiche di Camille Saint-Saens, in scena sabato
alle 20.30 al Comunale. "Samson e l'Otello di Verdi sono i ruoli con cui
sono cresciuto artisticamente", racconta il grande tenore argentino, che
da dodici anni è l'interprete per eccellenza di Samson: l'ha fatto per una
decina di produzioni diverse, oltrechè per svariate incisioni. Accanto a lui,
come Dalila, ci sarà Julia Gertseva, la regia è del polacco Michal Znaniecki.
La produzione a quattro vede coinvolto, oltre al Comunale di Bologna dove
l'opera debutta, anche l'Opéra Royale de Wallonie, l'Opera Wroclawska e la
Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste. "Queste produzioni
così numerose - spiega il sovrintendente del Comunale Marco Tutino - sono
l'unico modo per uscire dalle difficoltà in cui versano oggi i teatri".
Pur essendo un capolavoro del repertorio classico, "Samson et Dalila"
mancava da Bologna da 57 anni. A dirigerla, c'è una vecchia conoscenza del
teatro cittadino: è Eliahu Inbal, attualmente direttore musicale della Fenice
di Venezia e direttore principale dell'Orchestra Metropolitan di Tokyo. "A
Bologna ho diretto la mia prima opera - racconta il maestro
israeliano -, era una "Elettra" di Strauss, nel 1969. Ma la mia prima
volta qui fu nel '63, per alcuni concerti sinfonici, quando l'orchestra del
teatro era stabile da soli sei anni". Forse è anche per tale antica
frequentazione che sarà lui, il 14 giugno, a dirigere il concerto per le
celebrazioni dei 50 anni dell'Orchestra del Teatro Comunale.
"Quest'opera non ha tempo, mi sono concentrato sul suo significato
universale - racconta il regista Znaniecki, che a Bologna ha frequentato
l'Università -. Ho studiato al Dams e al Comunale ho lavorato anche come
maschera, per guadagnare due soldi. Tornando all'opera, ciò che ho pensato di
mettere in scena è stato il conflitto tra due culture, tra due gruppi diversi.
Il primo, non importa se sono palestinesi o ebrei, è più legato alla terra, il
secondo invece ostenta la sicurezza di possedere una cultura più alta, più
avanzata". Anche i costumi, opera di Isabella Comte, sottolineano le due
diversità: più semplici i primi e più sfarzosi, quasi esagerati, i secondi. Ad
arricchire la scena, ci saranno immagini collegate a fatti come l'11 settembre
o l'Intifada palestinese, coi bambini che tirano sassi sui militari israeliani.
"Ma non c'è una presa di parte", assicura il regista. "E'
un'opera complessa questa, che nasce come un oratorio - continua Cura -.
Inoltre, è un'opera fortissima ed altamente polemica, visto che ogni
somiglianza coi fatti della realtà odierna non è puramente casuale". Anche
Josè Cura ha una frequentazione ormai consolidata con il teatro bolognese
("è l'unico in Italia in cui lavoro", sostiene lasciando trapelare
una nota polemica). Tant'è che il sovrintendente Tutino ha annunciato che sarà
lui il protagonista dell'apertura della prossima stagione lirica, affidata ad
un'opera rara come il "Nerone" di Boito. Le scene di questo
allestimento di "Samson et Dalila" sono affidate a Tiziano Santi,
vincitore del premio Ubu 2006 per le migliori scenografie per il progetto
"Domani" realizzato a Torino da Luca Ronconi in occasione delle
passate Olimpiadi invernali.
( da "Unita, L'" del 28-05-2008)
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Stai consultando
l'edizione del "Il mio romanzo contro il Presidente" di Maria Serena
Palieri 'A la Al-Aswani, lo scrittore del Cairo che con l'irridente e
malinconico romanzo Palazzo Yacoubian è diventato la vedette narrativa del
mondo arabo, nel suo nuovo romanzo, Chicago, non fa mai il nome di Mubarak,
l'uomo che da ventisette anni detiene il potere in Egitto. Lo chiama "il
Presidente". Chicago (tradotto dall'arabo da Bianca Longhi per Feltrinelli,
pagine 310, euro 17,50) racconta la vicenda polifonica di un gruppo di egiziani
- professori e studenti di Istologia - nell'università dell'Illinois. Nel
campus, cioè, dove nella realtà Al-Aswani stesso, di professione dentista, ha
frequentato un master. Fino a pagina 283, "il Presidente", anche se
non se ne dice il nome, è una presenza totemica che ricorre in tutti i discorsi
maschili: di Ahmad Danana, capo degli studenti egiziani e, in realtà, spione al
soldo dei servizi, di Safwat Shaker, il suo boss, dell'integratissimo professor
Ra'fat Thabet così come dello studente poeta e ribelle Naghi (forse il più
vicino, come alter ego, ad Al-Aswani, dentista scrittore e militante nel
"Kefaya", il movimento di intellettuali che, in Egitto, chiede
"democrazia ora"). Finché a pagina 283 "il Presidente" si
materializza: con una scena un po' alla DeLillo arriva al consolato egiziano di
Chicago in Mercedes nera blindata e ne scende, parrucchino nero corvo e cerone,
mentre sull'altro lato della strada un gruppo di manifestanti cerca di entrare
in favore delle telecamere. "Perché dovevo farne il nome? Per criticarlo
ho i giornali su cui scrivo. Non spreco per lui un romanzo che mi è costato
cinque anni di fatica" osserva 'Ala Al-Aswani. Se i personaggi maschili
del libro parlano di continuo del regime da cui si sono allontanati, quelli
femminili parlano soprattutto di sentimenti e sesso: Shaima', studentessa di
famiglia musulmana tradizionalista, Chris, moglie americana insoddisfatta,
Wendy, la ragazza ebrea che fa conoscere la felicità all'arabo Naghi. Perché è
da lì che passa, per loro, la comprensione della vita. Chicago è un romanzo
denso, divertente e fosco, che entra nel vivo dello straniamento da
globalizzazione e che, con più di una nota pop, esplora (con occhio arabo...) l'America
del dopo 11 settembre. 'Ala Al-Aswani è in questi giorni a Roma. L'abbiamo
intervistato. Mi racconti la sua esperienza personale a Chicago: è stata
felice, o impervia, o improntata alla nostalgia per l'Egitto? "Ho vissuto
lì dal 1984 al 1987, per sostenere un master in Odontoiatria. Poi, pure
tornando negli Stati Uniti, non ci sono più passato finché, in occasione
dell'uscita di questo romanzo, il Chicago Tribune mi ha intervistato e l'ha
fatto proprio lì, in città, nell'appartamento in cui avevo abitato, nella
residenza universitaria. Una vera emozione. Per me quella a Chicago è stata
un'esperienza molto ricca, un vero punto di svolta. Dal primo giorno mi resi
conto che c'era un'altra America e mi dissi "ora tieni gli occhi bene
aperti e registra tutto". Forse, mi dicevo, un giorno scriverò un romanzo
su questo. Ed eccolo. L'America mi ha colpito in positivo perché custodisce il
cosiddetto know-how of success, la filosofia del "fatti un'idea chiara di
ciò che vuoi e arrivaci, tappa dopo tappa". In negativo per la ferocia del
suo capitalismo, per le vittime che, ogni giorno, si lascia dietro. All'epoca
dovevo decidere se rimanerci o tornare nel mio Paese. Mi dissi che avrei dovuto
parlare con molti emigrati arabi, per decidere. Ecco da dove nascono i personaggi
di Chicago". Qual era l'idea di America che coltivava prima? Aveva
pregiudizi? "Si basava sulla tv, che ci fa vedere un paradiso di gente
ricca con ville e con piscine. E si basava sulla mia idea, da persona di
sinistra, sulla politica americana verso noi arabi e verso l'America Latina.
Pessima. Lì ho scoperto, invece, che gli americani comuni sono lontanissimi
dalla loro politica estera". Sono dei colpevoli innocenti? "Piuttosto
sono vittime di un sistema educativo che gli fa ignorare il resto del mondo. Lo
strapotere economico preferisce che la macchina sia in mano a quelli che la
teoria delle élites chiama pochi big guys, potentissimi e invisibili. E più la
massa se ne sta lontana dalla politica estera, con meno intralci si possono
prendere decisioni". Come "Palazzo Yacoubian",
"Chicago" è un romanzo corale. Ha deciso che questa è "la"
sua forma stilistica? "Il mio primo libro, Il taccuino di Eddam Abdel
Atti, era il racconto in prima persona di un giovane egiziano che ne aveva
abbastanza della corruzione e del contrasto tra la realtà quotidiana e la
propaganda basata sul mito del passato, "Siamo il paese dei Faraoni".
All'epoca gli editori privati mi dissero "no, non si vende", e
l'editoria di Stato mi bocciò per tre volte. Dunque l'ho pubblicato a mie
spese. Dopo Palazzo Yacoubian è stato ripubblicato ed è diventato un
best-seller. Uscirà in italiano nel 2009. Vede, ora la sorte mi serba questo
destino: Palazzo Yacoubian è stato il bestseller del mondo arabo. Chicago,
appena pubblicato, ne ha doppiato le vendite, così ora io sono sia al primo che
al secondo posto in classifica. E sono diventato un opinionista, uno cui si
chiedono pareri su tutto. Mi scrivono le donne, convinte che, da scrittore,
possa dare loro lumi sulla loro vita privata. Questa è la responsabilità che
vivo con maggior timore e maggiore scrupolo". Anche "Chicago" è
un libro al vetriolo, uno "j'accuse" senza mezzi termini per ciò che
concerne lo stato della democrazia nel suo Paese. Quindi le rifaccio la stessa
domanda che le feci a proposito di "Palazzo Yacoubian". Che
"dittatura" è - così lei definisce il governo di Mubarak - quella che
permette che un suo suddito si esprima, sul suo conto, così liberamente?
"Il nodo è capire cosa significa libertà di espressione. È un'espressione
che ha a che fare con l'analisi politica, non è un aggettivo opinabile. In
democrazia potersi esprimere significa poter contribuire a un cambiamento. Noi
abbiamo la libertà di chiacchiera, una bella medaglia sul petto del regime. Se
io, su un giornale, scrivo un articolo contro un ministro, il giorno dopo non
avverrà nulla, non si aprirà un'inchiesta per appurare se quanto sostengo è
vero. Ma capita anche che la libertà di chiacchiera venga ristretta. Ibrahim
Issa è il caporedattore di El Dostour, il giornale che ha pubblicato per primo,
come feuilleton, a puntate, Chicago. Ora sta per andare a scontare una condanna
a sei mesi di carcere perché ha osato scrivere che il Presidente è malato. Il
reato è crimine contro lo Stato, perché avrebbe influito in modo negativo sulla
Borsa. Se personalmente finora sono rimasto illeso, non so dirle perché".
In aprile, in occasione della protesta contro la
partecipazione di Israele
come ospite d'onore ai saloni del libro di Parigi e Torino, lei si è espresso a
favore del boicottaggio. Le confesso che la sua posizione mi ha sorpreso: non è
un cortocircuito brutale, questo tra cultura e politica? "In realtà ho
detto che capivo il boicottaggio, ma che, da solo, mi pareva non bastasse.
Al Salone parigino c'ero, ma solo a firmare copie del mio romanzo. Non bisogna
confondere cultura e politica, ma, come minimo, vogliamo dire che invitare Israele in occasione del sessantennale della nascita dello
Stato è un sostegno politico? E che uno Stato che uccide bambini col napalm non
va sostenuto? La letteratura iraniana è grande, ma lei riesce a immaginare che
l'anno prossimo l'Iran sia ospite d'onore a Parigi o Torino e che Ahmadinejad
tagli il nastro del padiglione?". L'anno prossimo sarà l'Egitto l'ospite
d'onore della Fiera di Torino. In quale salute è la cultura che verrà messa in
mostra? "La narrativa araba è grande, ma l'Occidente la conosce poco e
male. Perché è tradotta poco e perché, spesso, gli arabisti scelgono i libri da
tradurre per il soggetto, anziché per il livello artistico. In letteratura ciò
che conta è l'arte che nasce dalla vita quotidiana. I dittatori scompaiono, gli
scrittori pure, ma i buoni romanzi no. Scriva una storia d'amore tra una
giovane israeliana e un arabo di famiglia fondamentalista e vedrà, verrà
tradotto in quaranta lingue. È lo stereotipo, o il contro-stereotipo che
sciocca, quello che si cerca". Di materia scioccante nel suo romanzo, tra
i suoi egiziani in esilio, non ne manca: sesso e alcool... "Preferisco
parlare di relazione fisica, che è una delle lingue di noi umani. Come il
silenzio, come lo sguardo. Si fa l'amore non solo per il sesso ma per
disperazione, per evasione, per esercitare dominio. Nella letteratura araba
antica c'è già la propensione a capire la vita attraverso questo
linguaggio" 'Ala Al-Aswani, lei è un credente? "A mio modo, la
religione mi sembra una strada per arrivare a Dio, e di strade ce ne sono più
d'una. La religione può essere una cosa molto positiva, perché dà valori e certezze,
ma può essere molto pericolosa. Se credi che la tua sia la Religione Buona e
quella degli altri sia la Religione Cattiva". 'ALA AL-ASWANI, lo scrittore
egiziano autore del best seller Palazzo Yacoubian, torna in libreria con
Chicago, in cui racconta la vita in un campus americano di un gruppo di
emigrati arabi che non riescono a liberarsi dell'ombra di Mubarak.
( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-28 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Israele Morris Talansky: "Gli ho consegnato i contanti per 15 anni.
Lui chiedeva, io provvedevo" "A Olmert 150 mila dollari in
bustarelle" La testimonianza del milionario Usa. Il premier: "Non fu
corruzione" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Sigari, penne di
lusso, voli in prima classe, vacanze di famiglia, campagne elettorali.
Davanti ai giudici, Morris Talansky ha compilato la lista delle spese.
"Olmert chiedeva e io provvedevo", ha detto uno dei principali
testimoni nell'inchiesta contro il premier israeliano. L'uomo d'affari
americano ha raccontato di avergli passato almeno 150 mila dollari in 15 anni,
quando Ehud Olmert era sindaco di Gerusalemme e poi ministro dell'Industria.
Sempre contanti, dai 3 mila agli 8 mila dollari infilati in buste e spesso
consegnati a Shula Zaken, assistente- angelo custode del politico. L'accusa
vuole dimostrare che i soldi sono serviti a corrompere, Talansky ha sostenuto
di non aver mai ricevuto nulla in cambio. "Mi ha messo in contatto con tre
uomini d'affari ebrei negli Stati Uniti, per cercare di promuovere una mia
azienda. Quando ho chiamato, uno di loro mi ha sbattuto giù il telefono. Mi
sono detto: mai andare da un politico per questioni di business".
Talansky, 75 anni, è stato chiamato in tribunale a Gerusalemme, anche se per
ora la procura e la polizia stanno ancora indagando e non c'è stata richiesta
d'incriminazione per il primo ministro. Il testimone risiede in America e i
magistrati temevano che non sarebbe più ritornato in Israele
per un eventuale processo. Ha parlato per otto ore, in inglese. Ha pianto,
quando i giudici hanno ipotizzato di aggiornare la seduta a oggi. "Devo
tornare a casa, mia moglie è ammalata". Mentre Talansky raccontava la sua
versione, Olmert ha visitato una base della marina militare, accesso vietato ai
giornalisti e alle domande scomode. "La lunga deposizione ha chiarito che
non c'è stata corruzione - ha commentato il suo avvocato Navot Tel-Zur -. I
soldi servivano per legittime campagne elettorali. Il premier e l'uomo d'affari
erano amici. Olmert si prestava volentieri alle richieste di partecipare a
serate di gala in cui venivano raccolti fondi per istituzioni benefiche
ebraiche. Per il disturbo gli venivano pagati l'albergo e un volo in prima
classe". Anche Talansky ha parlato di "grande amicizia e
ammirazione". "Lo chiamavamo il principe del Likud. Intelligente, sa
parlare. Il leader che avrei voluto essere, se avessi avuto il talento".
All'amico, Olmert avrebbe chiesto un paio di prestiti: 25-30 mila dollari per
una vacanza in Italia nel 2004, altri 15 mila che il politico aveva promesso di
restituire. "Le ultime parole famose", ha detto ridendo l'uomo
d'affari. "Quando ha voluto i soldi, era negli Stati Uniti. Sono uscito e
li ho prelevati in banca per portarglieli". Durante un altro viaggio in
America - ha raccontato Talansky - Olmert lo chiama chiedendo di aiutarlo
perché la sua carta di credito è fuori uso. "Ho pagato io il conto
dell'hotel Ritz-Carlton a Washington, 4.700 dollari per tre giorni. Anche
questi non mi sono mai stati restituiti ". Il testimone verrà
controesaminato dalla difesa il 17 luglio. Il primo ministro ha annunciato di
essere pronto a dimettersi, se dovesse venire incriminato per corruzione. Nei
prossimi due mesi e mezzo, continuerà la battaglia giudiziaria e quella
politica nel suo partito, Kadima, per un'eventuale successione. Premier Ehud Olmert
L'amico americano Morris Talanski (destra) con un avvocato. Il milionario Usa
ha ammesso di aver "prestato" a Ehud Olmert somme ingenti Davide
Frattini.
( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-28 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE Documento in tre punti Appello del "Riformista"
sull'Iran: molti sì da governo e opposizione ROMA - "Convinta condivisione
politica" è quella che il ministro degli Esteri Franco Frattini ha inviato
a il Riformista per un appello promosso dal quotidiano in occasione della
prossimo arrivo a Roma del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Il
documento, che è stato apprezzato anche dal ministro degli Esteri del
"governo ombra" del Partito democratico Piero Fassino, esprime
innanzitutto "la contrarietà a ogni forma di ingerenza" dell'Iran
"negli affari interni degli Stati del Vicino Oriente e di sostegno alle
attività di gruppi armati che ostacolano l'attuazione di soluzioni pacifiche e
consensuali in Libano e l'evolversi del processo di pace tra israeliani e palestinesi
basato sul principio "due popoli, due Stati"". Al secondo punto,
l'appello indica "la necessità di impedire ogni ipotesi di sviluppo del
nucleare a fini bellici che possa innescare una corsa agli armamenti in Medio
Oriente". Al terzo, "il ripudio di ogni affermazione o azione volta a
negare la Shoah come fatto storico, a contestare il diritto all'esistenza dello
Stato d'Israele o a chiederne la
distruzione". Pur non potendo "aderire formalmente" a causa
delle proprie "funzioni istituzionali", il titolare della Farnesina
ha manifestato "sostegno alla stigmatizzazione di ogni dichiarazione
diretta a porre in discussione il diritto all'esistenza di Israele e di ogni affermazione volta a
negare la realtà storica della Shoah". Adesione è stata data da
Stefania Craxi, sottosegretario agli Esteri: "Non posso che ricordare, e
nuovamente apprezzare, quanto ripetuto solo pochi giorni fa dal nostro
presidente della Repubblica, relativamente alla tragedia dell'Olocausto:
"Trasmettere, da una generazione all'altra, la memoria del nostro passato
non è un rito che si tramanda". Al contrario, è un dovere". Secondo
uno dei firmatari, Gianni Vernetti, Ahmadinejad va considerato "persona
non gradita". L'appello sull'Iran lanciato dal Riformista e condiviso dal
ministro Frattini e da Fassino (Pd) Franco Frattini Piero Fassino M.Ca.
( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-28 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE La visita Il leader della Repubblica islamica sarà in Italia per la
prima giornata della conferenza Fao prevista dal 3 al 5 giugno Roma, porte
sbarrate per Ahmadinejad Niente incontro con Berlusconi . Ma Frattini potrebbe
vedere il collega iraniano La Farnesina: "Ci sarà soltanto l'incontro con
il presidente egiziano Hosni Mubarak. Le agende non ne consentono altri"
ROMA - A meno di una settimana dall'arrivo di Mahmoud Ahmadinejad a Roma per la
prima giornata della conferenza della Fao prevista dal 3 al 5 giugno, il
ministro degli Esteri Franco Frattini si è premurato di far sapere alla stampa
che il presidente iraniano non avrà incontri bilaterali con il governo
italiano. "Credo che le agende non consentano di moltiplicarli. Ci sarà
soltanto l'incontro con l'egiziano Hosni Mubarak ", ha affermato Frattini.
Domani a Stoccolma, in occasione di una riunione sul-l'Iraq, il titolare della
Farnesina avrà un colloquio con il segretario di Stato americano Condoleezza
Rice. La scelta di far sapere, in via preventiva, che con il capo di uno Stato
sottoposto dall'Onu a sanzioni a causa dei suoi piani nucleari non è in agenda
un appuntamento ha forse una spiegazione. Mentre il
conservatore di Teheran che vorrebbe cancellare Israele dalla carta geografica avrebbe intenzione di essere ricevuto dal
Papa, manca qualcosa affinché l'Italia possa assumere allo scoperto il ruolo di
"facilitatore" del dialogo tra Iran e Stati Uniti auspicato da
Frattini su input di Silvio Berlusconi. Manca qualcosa affinché il
nostro Paese, come si prefigge il ministro, possa entrare nel cosiddetto
"5+1", il comitato formato dai cinque membri permanenti del Consiglio
di sicurezza dell'Onu e dalla Germania. Da parte iraniana, tuttavia, non c'è
stata ieri voglia di inasprire i toni. E non è escluso che il capo della
diplomazia italiana si trovi a tu per tu a Roma con il collega di Teheran,
Manoucher Mottaki. L'ambasciatore della Repubblica islamica in Italia Abolfazl
Zohrevand, che in passato ha lavorato al Consiglio supremo per la sicurezza
nazionale, è uscito da un incontro con Frattini senza mostrare fastidio per le
sue dichiarazioni. "Con il ministro ho avuto una discussione amichevole.
Per quanto riguarda la venuta del nostro presidente a Roma, è collegata alla
Fao", ha detto Zohervand al Corriere. Era il primo colloquio da quando
Frattini ha preso il posto di Massimo D'Alema alla Farnesina. Appuntamento "di
routine", sostiene il ministero. Ma Zohrevand, nel riferire che si è
parlato di "numerosi argomenti ", non nasconde un elemento:
"Parte della discussione è stata sul 5+1". L'Iran, si sa, ha
influenza sugli sciiti di Hezbollah in Libano. Ieri Frattini, al Senato, si è
mosso lungo la linea adottata da quando il governo ha smesso di sollecitare
modifiche delle regole di ingaggio per i militari della missione Unifil-2. Si è
soffermato sull'esigenza di aumentare i controlli al Sud (su possibili carichi
di armi del Partito di Dio) in base alla risoluzione dell'Onu
( da "Manifesto, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'ultimo rapporto
dell'Agenzia accusa l'Iran: ha un piano per armi atomiche. Ma l'ha
"scoperto" la Cia Iran, l'Aiea mostra i muscoli. E Bush ringrazia
Fausto Della Porta Dopo tre pacchetti di sanzioni già approvati dalle Nazioni
Unite, contro l'Iran e il suo programma nucleare arriva un inatteso, duro
documento dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea). "Un
rapporto più duro dei precedenti, sia per i toni che per i dettagli", l'ha
definito Mark Fitzpatrick, esperto di non-proliferazione presso l'International
Institute for Strategic Studies di Londra. L'Aiea accusa la Repubblica islamica
di nascondere informazioni essenziali sul suo programma di riarmo atomico.
Tehran afferma che il suo programma nucleare è a fini civili, ma l'Occidente (Usa e Israele in testa) l'accusano di voler produrre bombe. Il rapporto
"segreto" - di cui la France presse ha potuto esaminare una copia - è
già stato girato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la prossima
settimana sarà discusso a Vienna dal consiglio dei governatori dell'agenzia
atomica. L'Agenzia "ritiene che l'Iran possa avere ulteriori
informazioni, in particolare su test esplosivi" e "attività
missilistiche, che possano gettare luce sulla natura di questi presunti studi,
e che l'Iran dovrebbe condividerle con l'Agenzia". Per gli Stati Uniti
l'inviato presso l'Aiea Gregory Schulte non ha usato mezzi termini e ha
accusato Tehran di nascondere piani per fabbricare armi nucleari. Anche la
Germania è stata molto critica contro questi progetti di cui - pare di capire -
s'ipotizza l'esistenza senza tuttavia fornire alcuna prova. L'Iran
"continua a non mostrare volontà di cooperazione", ha dichiarato il
ministro degli esteri di Berlino Steinmeier. Il presunto programma è stato
denominato "Green Salt Project", scoperto in un pc portatile
trafugato da un dissidente e consegnato alla Cia. Sempre nel documento
dell'Aiea s'informa che l'Iran intanto ha installato a Natanz due centrifughe
per l'arricchimento dell'uranio di nuova generazione e di produzione autoctona,
contrariamente alle altre macchine finora impiegate, prodotte su disegno
pachistano e molto lente nello sfornare il materiale necessario per alimentare
un reattore, ma anche, se più volte trattato, una testata nucleare.
( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-05-28 num: - pag: 41
categoria: REDAZIONALE Il caso La denuncia del romanziere anglo-pachistano
accende le polemiche sui corsi di "creative writing" Kureishi:
scrittura creativa, che follia L'autocritica: "Noi inganniamo gli allievi
e loro impazziscono" dal nostro corrispondente GUIDO SANTEVECCHI LONDRA -
Alla ricerca "scrittura creativa" su Google rispondono 378 mila voci.
Che rimandano a manuali, seminari, scuole. Se si digita "creative
writing" le voci in inglese diventano più di 18 milioni. Offerte e
suggerimenti da far perdere la testa. Letteralmente. Secondo Hanif Kureishi i
corsi universitari di scrittura creativa sono "i nuovi ospedali
psichiatrici". Il romanziere, sceneggiatore, autore teatrale e regista
cinematografico nato a Londra da padre pachistano e madre inglese, parla con
cognizione di causa: è lui stesso docente di creative writing alla Kingston
University. Ecco quello che ha detto l'altra sera al pubblico del Guardian Hay
Festival: "Una delle cose che noti, quando accendi la televisione e al tg
c'è la notizia di un allievo impazzito che ha impugnato un mitra nel campus di
una università americana, è che è sempre uno studente di scrittura. E in
particolare, quando questi corsi sono anche "creativi", diventano i
nuovi manicomi". Kureishi è uno uomo brillante e pieno di immaginazione
che con le sue opere di maggior successo, My beautiful laundrette (portato al
cinema nel 1985) e Il Buddha delle periferie (Bompiani), ha esplorato i dubbi
sessuali dei maschi anglo-asiatici. Ama sorprendere. Ha detto di essere stato
spinto a cominciare la sua attività collaterale di professore di scrittura
osservando i suoi figli prendere lezioni di tennis e di piano: "Ho sentito
che quando si conosce qualcosa bisogna passarla agli altri". E ha aggiunto
che "dopo le lezioni i miei studenti sono sempre migliori. Ma più infelici".
Il punto centrale del ragionamento è che questi corsi creano la falsa
aspettativa secondo la quale dopo aver appreso a organizzare i propri pensieri
scritti si aprano inevitabilmente le porte di una carriera letteraria.
"Gli studenti fantasticano di diventare autori di successo e non si riesce
a convincerli che è un'illusione, in qualche modo usando la parola
"creativo" li si inganna". Come professore, Kureishi è molto
popolare. Incontra gli studenti al Café Rouge di Shepherd's Bush, quartiere
occidentale di Londra dove abita. Alla fine dà a tutti un 71 (su 100) politico.
A tutti lo stesso voto "e nelle note osservo che sono tutti ben educati e
ben vestiti... ma come si può dare un voto alla scrittura creativa? ". Il
festival di Hay-on-Wye, cittadina sulle colline del Galles, è un grande
appuntamento politico- letterario della stagione culturale britannica. Gli
incontri con gli autori richiamano ogni anno tra i 70 e gli 80 mila
appassionati. Nel 2001 Bill Clinton si presentò per promuovere la sua
autobiografia di ex presidente degli Stati Uniti e con il suo genio per gli
slogan disse entusiasta che la riunione era "La Woodstock della
Mente". Dopo quel battesimo Hay è diventato un appuntamento imperdibile
per qualunque autore di lingua inglese, da Salman Rushdie, Ian McEwan ma anche
Cherie Blair, che è venuta nella remota località spazzata dalla pioggia per
lanciare le sue memorie e difendersi dall'accusa di essere una primadonna
avida. Quest'anno è venuto anche Jimmy Carter, che non aveva libri da
illustrare, ma durante un dibattito sull'Iran ha detto che Israele ha un arsenale di 150 ordigni
atomici e il blocco di Gaza è un crimine contro l'umanità. Temi di politica
internazionale quanto mai controversi e temi più leggeri si alternano nel botta
e risposta tra ospiti e pubblico a Hay. A Kureishi è stato chiesto del rapporto
tra realtà autobiografica e fantasia nelle sue opere: in passato sua
sorella ha scritto una lettera indignata ai giornali, protestando per il modo,
secondo lei scorretto, in cui sono stati descritti i loro genitori.
"Queste domande sono monotone. E subito dopo la gente vuol sempre sapere a
che ora ti alzi al mattino, se lavori con la finestra chiusa o com'è
organizzata la tua scrivania. E poi vengono e vogliono prendere fotografie, un
po' come se il talento fosse nella scrivania. Qualcuno ha mai chiesto di
fotografare il vostro desk? ". Con la battuta sulla scrivania Kureishi ha
probabilmente voluto tirare una stoccata al padrone di casa del festival, il
Guardian. Nel suo inserto settimanale di critica letteraria il giornale ha una
rubrica fotografica intitolata "Writers' Rooms" che mostra ai lettori
i segreti delle stanze degli scrittori. Sarà una curiosità fuor di luogo,
quella di vedere il tavolo dove lavora un autore di cui si amano libri e opere
per il teatro e il cinema. Ma alla fine, Kureishi un po' la alimenta:
"Quando mi siedo, ogni mattina, per cominciare a scrivere, mi chiedo:
"perché lo faccio? Farei meglio a suicidarmi?"". ILLUSTRAZIONE
DI DORIANO SOLINAS.
( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-28 num: - pag: 36 categoria:
REDAZIONALE Tuttifrutti di Gian Antonio Stella Miracoli postumi per vecchi
terremoti R icordate il 1972? L'Egitto dichiarava guerra a Israele, Richard Nixon faceva visita a Mao
Zedong, Giulio Andreotti formava il primo dei suoi sette governi, il Pci
eleggeva segretario Enrico Berlinguer, Renato Guttuso vinceva il premio
"Lenin per la pace", Milano affidava il Piccolo Teatro a Giorgio
Strehler, un commando terrorista assassinava il commissario Luigi Calabresi,
Nicola Di Bari trionfava a Sanremo con "I giorni dell'arcobaleno ",
Franco Freda e Giovanni Ventura venivano incriminati per la strage di piazza
Fontana e nelle acque dello Jonio un sub romano ritrovava casualmente due statue
di guerrieri greci: i Bronzi di Riace. Insomma: era un mucchio di tempo fa.
Quell'anno, nelle Marche, furono registrate una serie di scosse di terremoto,
una delle quali addirittura del decimo grado della scala Mercalli. Uno sciame
sismico interminabile, che per mesi colpì duramente Ancona e altre aree della
regione, causando gravi danni a moltissimi edifici e costringendo migliaia di
persone a vivere per mesi accampate in vagoni ferroviari, baracche, tendopoli.
Bene: trentasei anni dopo, informa il Corriere Adriatico, la Regione Marche ha
vinto al Tribunale amministrativo regionale il ricorso "contro il
ministero del Bilancio e della programmazione economica che aveva soppresso il
capitolo di spesa e ha messo a disposizione un fondo di circa dieci milioni di
euro con il quale attivare mutui a tasso agevolato dell'1,80% decennale per
rimettere a posto gli edifici lesionati" anche ad Ascoli Piceno. Alleluia!
Peccato, scrive Mario Paci, che i proprietari di molti appartamenti allora
danneggiati siano nel frattempo morti o abbiano venduto la casa. Niente paura:
"la Regione Marche ha stabilito che i mutui a tasso agevolato saranno
concessi a chi ora possiede l'unità immobiliare che subì i danni nel
1972". Possibile? Certo. Sarà sufficiente presentare "una perizia
giurata firmata da un tecnico iscritto all'albo professionale per attestare che
ci sono stati danni provocati dal terremoto del 1972". Una crepa nel
soffitto, un rigonfiamento dell'intonaco, qualche tegola malmessa... Come
dubitare che si tratti di indizi "assolutamente indiscutibili, signor
funzionario, dei vecchi danni?". Et voilà, ecco i soldi: fino a 100 per
cento "dell'ammontare della spesa dei lavori occorrenti purché l'importo
complessivo dei capitali garantiti da tutte le iscrizioni ipotecarie non ecceda
la misura dell'80% del valore cauzionale attribuibile all'immobile a lavori
ultimati". Una manna dal cielo. Tanto più che alla Banca Marche, che nel
lontano 1988 (cioè sedici anni dopo lo sciame sismico!) firmò con la Regione
una convenzione "volta a disciplinare la concessione dei finanziamenti
agevolati" subentrando al Credito fondiario nella gestione di "tutti
i rapporti attivi e passivi", non sarà neppure necessario presentare la
vecchia domanda per avere i soldi. Direte: ma non doveva essere almeno quella
l'unica vera prova di un danno accertato già allora e ormai impossibile da
certificare quattro decenni dopo? Esatto. Ma basterà fare una domandina nuova
di zecca... E come faranno, i periti, a stabilire che un piccolo cedimento
strutturale, una crepa in una parete, una lesione a un poggiolo sono
indiscutibilmente dovuti al terremoto di 36 anni fa? Boh... Miracoli della
scienza. Grazie, Tar! \\ A 36 anni dal sisma delle Marche si può ottenere un
mutuo a tasso agevolato.
( da "Tempo, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Il magnate americano
Morris Talansky ha testimoniato di ... Il magnate americano
Morris Talansky ha testimoniato di aver versato al primo ministro israeliano
Ehud Olmert circa 150mila dollari in contanti nell'arco di 15 anni e di non
aver mai ricevuto nulla in cambio. Talansky è comparso in tribunale per una
udienza pre-processuale nell'ambito delle presunte accuse di corruzione contro
Olmert. L'uomo d'affari ha raccontato ai giudici che Olmert gli chiese
dei contributi per la sua campagna elettorale. Tra i vari "prestiti anche
uno di circa 30mila dollari, per una vacanza in Italia nel 2004.
( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-28 num: - pag: 21 categoria:
REDAZIONALE DRAMMATICO Sotto le bombe YYYY Un road movie dal vero in taxi da
Beirut nel Libano del Sud, mentre impazza la tregua nell'estate
feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista
cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli
elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran
bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Centrale.
( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-28 num: - pag: 21 categoria:
REDAZIONALE COMMEDIA La banda YYYY La banda della polizia egiziana
arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual,
conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta
urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due
popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di
Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti, ma baciato
dalla voglia di essere utile. E lo è, con grazia, con poesia Arcobaleno,
Ariosto.
( da "Liberazione" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Aver mai chiesto nè
ricevuto nulla in cambio Il magnate americano Morris
Talansky ha testimoniato ieri di aver versato al primo ministro israeliano Ehud
Olmert circa 150mila dollari in contanti nell'arco di 15 anni, ma di non aver
mai chiesto nè ricevuto nulla in cambio. Talansky è comparso oggi in tribunale
per una udienza pre-processuale nell'ambito delle presunte accuse di corruzione
contro Olmert, che al momento non è stato incriminato. Talansky, 75
anni, è il principale testimone nella vicenda e ha spiegato di avere "uno
stretto rapporto" con Olmert, un rapporto "puramente di
ammirazione". "Non mi sono mai aspettato nulla personalmente, non ho
mai ricevuto benefici personali da questo rapporto", ha sottolineato il
magnate di Long Island. L'uomo d'affari ha raccontato ai giudici che Olmert gli
aveva chiesto dei contributi per la sua campagna elettorale come sindaco di
Gerusalemme, e quando era ministro dell'Industria e il Commercio. Le buste,
contenenti somme in contanti fra i 3mila e gli 8mila dollari, venivano
consegnate all'assistente di Olmert, Shula Zaken. In alcuni casi vi sono stati
anche dei prestiti personali all'attuale primo ministro, che però non sono mai
stati restituiti. Uno di questi, fra i 25 e i 30mila dollari, servì a pagare
una vacanza di famiglia in Italia nel 2004. 28/05/2008.
( da "Messaggero, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di FRANCESCA NUNBERG
ROMA - Accoglie a braccia aperte sui gradini della sinagoga il ministro
dell'Interno Maroni, parla di gratitudine e obiettivi condivisi, ma allo stesso
tempo ribadisce il "no" più categorico, suo e di tutta la comunità
ebraica, alla proposta del sindaco di Roma Alemanno di intitolare una strada al
leader storico della destra italiana Giorgio Almirante, di cui ricorre il
ventennale della morte. Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di
Roma, riesce ad essere coerente in questa doppia veste che a molti cadrebbe
male. "La mia opinione è di totale condanna - spiega - Non entro nel
merito della sua attività politica dal '
( da "Unita, L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del LE TENSIONI IN IRANI fedelissimi del presidente sono minoranza
in Parlamento a capo del quale è ora Larijani leader dell'altra fazione
integralista rivale Il viaggio-sfida di un presidente indebolito gabriel
bertinetto Una fonte diplomatica iraniana definisce "probabile" la
presenza di Mahmud Ahmadinejad al vertice Fao a Roma fra il 3 ed il 5 giugno.
La riserva verrà sciolta entro domani, ma pochi dubitano che il presidente
della Repubblica islamica si lasci sfuggire la ghiotta occasione di comparire
su di un palcoscenico internazionale di primo piano, per di più in Europa, dove
non è ancora mai stato. E se non lo riceveranno né i ministri del governo
italiano né il Papa, lui avrà comunque i riflettori mediatici inevitabilmente
puntati addosso, e potrà approfittarne per lanciare i messaggi politici che
riterrà opportuni. Messaggi rivolti alla comunità internazionale in rapporto ai
molteplici contenziosi in cui Teheran è coinvolta, quello nucleare in primo
luogo. Messaggi rivolti indirettamente alle varie fazioni in lotta nel proprio
Paese, dove Ahmadinejad governa, ma i suoi fedelissimi sono ormai la minoranza
in Parlamento. Se Ahmadinejad, dopo che Frattini ha escluso l'ipotesi di un colloquio
con Berlusconi, incasserà un secondo no anche dal Vaticano, il suo arrivo a
Roma la settimana prossima acquisterà di fatto il sapore di una sfida: non mi
gradite, cercate di evitarmi, ma questo è il summit di un'agenzia dell'Onu, e
dunque rivendico il diritto di parteciparvi come tutti gli altri capi di Stato
e di governo. Difficilmente però Ahmadinejad si limiterà ad affermare una
posizione di principio, accontentandosi cioè del significato simbolico della
sua apparizione in mezzo agli altri grandi e piccoli leader del pianeta. C'è da
aspettarsi che il suo intervento (è già in calendario alle ore 14 del giorno 3,
benché manchi la conferma ufficiale della sua partecipazione) non avrà un
carattere di routine. E questo per ragioni che riguardano sia la politica
estera che interna del suo governo. Perché su entrambi i fronti il regime degli
ayatollah vive una fase cruciale. Il confronto internazionale sui progetti
nucleari di Teheran si è inasprito. Lunedì prossimo, vigilia dell'inizio del
vertice Fao, si riunisce a Vienna il Consiglio dei governatori dell'Aiea,
l'agenzia dell'Onu per l'energia atomica. All'ordine del giorno una relazione
del direttore generale Mohamed El Baradei, molto più critica rispetto al
passato verso gli scopi che Teheran persegue nei suoi vari impianti e
laboratori attraverso l'arricchimento dell'uranio e altre attività collegate.
L'Iran continua a ripetere di perseguire finalità puramente civili e pacifiche,
ma rifiuta di interrompere l'arricchimento dell'uranio che il mondo sospetta
sia in realtà destinato a costruire armi di distruzione di massa. Le Nazioni
Unite hanno già approvato in tre diverse occasioni sanzioni economiche di vario
genere proprio per punire la Repubblica islamica del rifiuto ad abbandonare
quel tipo di tecnologia. Oggi l'Aiea, che in passato era stata spesso più cauta
rispetto alle accuse degli Stati Uniti e altri governi, manifesta "viva
inquietudine" per la scarsa collaborazione dell'Iran. L'agenzia non riesce
ad ottenere informazioni considerate di basilare importanza su certi
"presunti studi" (come li chiama Teheran) che vengono condotti a
fianco del programma atomico nazionale, e che ne consentirebbero una correzione
in salsa militare. Sono ricerche sulla fabbricazione di ogive, sulla conversione
del missile Shahab-
( da "Unita, L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Ahmadinejad a Roma imbarazza Berlusconi Per il vertice Fao del 3
giugno a Roma previsto l'arrivo del presidente iraniano "Chiesta udienza
al Papa". Frattini: l'agenda è piena non ci sarà nessun incontro
bilaterale di Umberto De Giovannangeli I VISTI sono stati richiesti. Non solo
per il Presidente ma per una folta delegazione, composta da due ministri e una
ventina fra addetti stampa e collaboratori. Il suo intervento è previsto
intorno alle 14:00 della prima giornata del vertice Fao. Manca solo l'annuncio
ufficiale, ma è solo una formalità. Mahmud Ahmadinejad sbarca in Italia. E
mette in imbarazzo il Governo. L'occasione è la Conferenza internazionale della
Fao sulla sicurezza alimentare che si svolgerà a Roma dal 3 al 5 giugno. È
stato lo stesso presidente iraniano nei giorni scorsi a dar conto del suo
viaggio romano, affermando di aver "accolto con entusiasmo" l'invito
rivoltogli personalmente dal direttore generale della Fao, Jacques Diouf.
L'ufficialità non c'è ancora, ma da Teheran è già partita da giorni una
pianificazione della visita di Ahmadinejad- la prima volta del leader iraniano
in una capitale della Ue - tesa a massimizzare politicamente la partecipazione
al summit della Fao. Da Teheran l'imput lanciato all'ambasciatore iraniano a
Roma, Abofazal Zohrehvand è stato quello di insistere per un incontro di Ahmadinejad
con Silvio Berlusconi. Ma ancor più pressante è l'attenzione che Teheran ha
rivolto verso il Vaticano. È stato lo stesso Ahmadinejad a dare mandato alla
diplomazia iraniana presso la Santa Sede di chiedere, nei giorni scorsi, un
colloquio privato con Benedetto XVI, con il quale ha già avuto un carteggio nel
2006. All'"entusiasmo" di Ahmadinejad fa da contraltare il gelido
imbarazzo del governo italiano. L'agenda non consente alcun incontro del
governo italiano e Mahmud Ahmadinejad. È con questa motivazione che Franco
Frattini ha sgombrato il campo da ogni ipotesi di incontro tra Silvio
Berlusconi e il presidente iraniano. Il ministro degli Esteri ha sottolineato
che oltre al vertice Italia-Egitto, nessun bilaterale è in programma.
"Credo che le agende non consentiranno di moltiplicare gli incontri
bilaterali" a margine del vertice Fao. Rigettare la richiesta di incontri
bilaterali senza inasprire le relazioni con un Paese, l'Iran, con il quale
l'Italia ha un cospicuo giro d'affari: è la "quadratura del cerchio"
che il Cavaliere chiede al suo ministro degli Esteri. Una
"quadratura" evocata dallo stesso Frattini che così ebbe a
sintetizzare in una recente intervista, la politica del governo verso l'Iran:
"L'Italia cambia politica, si avvicina a forza all'America che vuole
fermare i progetti nucleari di Teheran, anche se riconosce agli iraniani un
ruolo nella regione del "Grande Medio Oriente"". La linea
ufficiale del governo italiano è quella reiterata dal titolare della Farnesina.
Frattini insiste su questo assunto: "Le agende non consentono di
moltiplicare gli incontri bilaterali in questi giorni. C'è soltanto l'incontro
con il presidente egiziano Mubarak, perché sarà un vertice dei due governi, ma
non ci sono in programma incontri bilaterali". In verità, le cose non
stanno proprio così. O almeno non lo sono per ciò che concerne l'agenda del
presidente del Consiglio, molto ricca di incontri bilaterali nei tre giorni del
summit Fao. Il premier, infatti, si incontrerà separatamente con il presidente
della Repubblica francese Nicolas Sarkozy e con i premier giapponese, Yasuo
Fukuda, e spagnolo Josè Luis Zapatero. Appuntamenti che si andranno ad
aggiungere al vertice italo-egiziano che si terrà proprio in quei giorni (il
( da "Unita, L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Il miliardario mette Olmert nei guai: gli ho dato 150mila
dollari Il magnate americano chiamato a testimoniare nell'inchiesta sui fondi neri al premier israeliano: gli pagai anche un viaggio in Italia
di Umberto De Giovannangeli LA GIUSTIZIA farà il suo corso. Ma ieri in
quell'aula del tribunale distrettuale di Gerusalemme, l'immagine di Ehud Olmert
ha ricevuto un colpo durissimo. Un an- ziano ebreo americano, Morris Talansky,
ha tenuto Israele col fiato
sospeso quando in un tribunale di Gerusalemme ha elencato, in una
udienza durata sette ore, per filo e per segno tutte le donazioni da lui
elargite all'attuale premier Ehud Olmert a partire dagli anni Novanta, quando
era sindaco di Gerusalemme e ministro dell'Industra e Commercio. La cifra
complessiva sfiora i 150 mila dollari, ha detto. Olmert amava ricevere quei
fondi in contanti, in buste, durante sbrigativi incontri negli Stati Uniti, o a
Gerusalemme. Quelle donazioni, gli è stato chiesto, dovevano finanziare le
attività politiche di colui il quale allora era visto come un "astro
nascente" del Likud? Su questo punto il finanziere statunitense non ha
potuto corroborare la tesi di Olmert. Furono pagati biglietti aerei, alberghi
di lusso, ha spiegato. E anche una vacanza in Italia della famiglia Olmert.
Talansky gli concesse allora un prestito di 25 mila dollari. Olmert, per una
ragione o per l'altra, non restituì mai i fondi. Una giornata certo pesante,
per il primo ministro israeliano, che ha preferito recarsi in visita in una
base della marina militare, dove l'accesso ai cronisti era vietato. Per lui ha
parlato l'avvocato difensore, Navot Tel-Zur, secondo cui la lunga deposizione
di Talansky ha chiarito una questione centrale: "Non c'è stata
corruzione". Fra i due c'era una semplice amicizia. Olmert, ha aggiunto
Tel-Zur, si prestava volentieri alle richieste del suo amico statunitense di
partecipare a serate di gala in cui venivano raccolti fondi per istituzioni
benefiche. La presenza di Olmert sul palco serviva ad aprire i portafogli degli
ebrei americani. Normale dunque che per il disturbo il padrone di casa, ossia
Talansky, pagasse almeno l'albergo e un volo comodo all'illustre ospite giunto da
oltre oceano. Per Talansky, 75 anni, è stata una giornata stressante. A un
certo punto, sottoposto a domande stringenti, è scoppiato in singhiozzi. In
quelle lacrime Tel-Zur ha trovato la conferma di una "aggressività"
della magistratura nei suoi confronti. "Gli hanno fatto credere che abbia
compiuto chissà che crimine", ha lamentato Tel-Zur. La magistratura, ha
proseguito, ha accelerato ad arte i tempi della sua deposizione "per
ghigliottinare un esponente pubblico", ossia Olmert. Ma la prossima
udienza sarà solo il 17 luglio. In quella occasione, ha previsto Tel-Zur, si
avrà "una seduta drammatica" in cui il comportamento di Olmert sarà
esposto nella sua "giusta luce". Nel frattempo resta in Israele molto vivida l'impressione per la descrizione
colorita di Talansky dei suoi frequenti incontri con Olmert, e dell'insistenza
di quest'ultimo di ricevere solo contanti. "Anche il capo di Stato Ezer
Weizman - ricorda il commentatore televisivo Amnon Abramovic - ammise di aver
accettato per lungo tempo i finanziamenti di un uomo d'affari straniero. Le
somme allora furono addirittura più ingenti. Ma in questo caso è la forma del
pagamento che avvilisce". Abramovic ne è certo: Olmert sarà incriminato e
dovrà lasciare l'incarico, proprio come Weizman. Ma da qui a luglio resta
ancora molto tempo. Di certo, il racconto di Talansky, concordano gli analisti
politici a Gerusalemme, non potrà non intaccare pesantemente la popolarità, già
bassa, del premier. Ad emergere è un Olmert attaccato al lusso, ai piaceri più
costosi. Racconta il settantacinquenne magnate statunitense di non aver mai
chiesto un rendiconto di quei dollari elargiti copiosamente: "So soltanto
che ama i sigari costosi. So che ama le penne, gli orologi e l'ho trovato
strano", rimarca Talansky. Per il momento "non possiamo trarre
nessuna conclusione su questa testimonianza. Decideremo sull'eventuale
incriminazione o sull'archiviazione quando l'indagine sarà terminata", ha
dichiarato ai giornalisti il procuratore, Moshe Lador, che ha presieduto l'udienza.
Il 17 luglio il momento della verità: ma da ieri Ehud Olmert, primo ministro di
Israele, appare sempre più un leader dimezzato, dal
futuro sempre più incerto.
( da "Giornale.it, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 126 del
2008-05-28 pagina 16 "Così ho dato 150mila dollari a Olmert" di Redazione
In tribunale il miliardario accusato di aver versato mazzette al premier da
Gerusalemme Un anziano ebreo americano, Morris Talansky, ha
tenuto ieri Israele col
fiato sospeso: in un tribunale di Gerusalemme ha elencato per filo e per segno
tutte le donazioni fatte all'attuale premier Ehud Olmert a partire dagli anni
Novanta. La cifra complessiva sfiora i 150 mila dollari. Olmert, ha detto,
amava ricevere quei fondi in contanti, in buste, durante sbrigativi incontri
negli Stati Uniti, o a Gerusalemme. Quelle donazioni, è stato chiesto a
Talansky, dovevano finanziare le attività politiche di colui il quale allora
era visto come un astro nascente del Likud? Su questo punto il finanziere
statunitense ha smentito la tesi di Olmert. Furono pagati biglietti aerei,
alberghi di lusso, ha spiegato. E anche una vacanza in Italia della famiglia
Olmert. Talansky gli concesse allora un prestito di 25 mila dollari. Olmert,
per una ragione o per l'altra, non restituì mai i fondi. Una giornata certo
pesante, per il primo ministro israeliano, che ha preferito recarsi in visita
in una base della marina militare, dove l'accesso ai cronisti era vietato. Per
lui ha parlato l'avvocato difensore, Navot Tel-Zur, secondo cui la lunga
deposizione di Talansky ha chiarito una questione centrale: "Non c'è stata
corruzione". Fra i due c'era una semplice amicizia. Olmert, ha aggiunto
Tel-Zur, si prestava volentieri alle richieste del suo amico statunitense di
partecipare a serate di gala in cui venivano raccolti fondi per istituzioni
benefiche. La presenza di Olmert sul palco serviva ad aprire i portafogli degli
ebrei americani. Normale dunque che per il disturbo il padrone di casa, ossia
Talansky, pagasse almeno l'albergo e un volo comodo all'illustre ospite giunto
da oltre oceano. Per Talansky, 75 anni, è stata una giornata stressante. A un
certo punto, sottoposto a domande stringenti, è scoppiato in singhiozzi. Ma la
prossima udienza sarà solo il 17 luglio. In quella occasione, ha previsto
Tel-Zur, il comportamento di Olmert sarà esposto nella sua "giusta
luce" anche grazie al previsto controinterrogatorio di Talansky. Nel
frattempo resta in Israele vivida l'impressione per la
descrizione colorita di Talansky dei suoi frequenti incontri con Olmert, e
dell'insistenza di quest'ultimo per ricevere solo contanti. "Anche il capo
di Stato Ezer Weizman - ha ricordato il commentatore televisivo Amnon Abramovic
- ammise di aver accettato per lungo tempo i finanziamenti di un uomo d'affari
straniero. Le somme allora furono addirittura più ingenti. Ma in questo caso è
la forma del pagamento che avvilisce". Abramovic ne è certo: Olmert sarà
incriminato e dovrà lasciare l'incarico, proprio come Weizman. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 126 del
2008-05-28 pagina 6 Zacchera: "Mi pento ma non c'era aria di
pericolo" di Redazione da Roma Onorevole Marco Zacchera, lei risulta nella
lista degli assenti del Pdl. "Stavo ricevendo il
numero due dell'ambasciata di Israele. Io sono il responsabile Esteri di An e questo era un impegno
istituzionale fissato da tempo. Era un appuntamento che non potevo
cancellare". Le dispiace essere finito nella lista nera? "Sono molto
dispiaciuto anche perché sono stato presente a tutte le altre votazioni.
Mi assumo le mie responsabilità. L'orario in cui si è votato, però, è stato un
po' anomalo". Non si aspettava che si votasse a quell'ora? "Guardi,
io non sono un pivellino. Sono alla quinta legislatura. Solitamente se si
percepisce che c'è un pericolo perché c'è poca gente in aula si provvede a
richiamarla o si prende tempo. E poi di solito non si vota mai alle 15.
Comunque cercheremo di organizzarci meglio nei prossimi giorni". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 126 del
2008-05-28 pagina 14 Il ministero bastone e carota di Redazione Roberto Maroni
è un politico moderno, postindustriale, spiritoso e musicista, poca spocchia e
ironia bastante, decisionista senza rigidità sclerotiche, insomma il meglio
della Lega, partito che a me sta simpatico, sarà che sul passaporto c'è scritto
nata a Venezia, e ci tengo. Ho anche perdonato gli stupidi cappi agitati contro
Craxi, appartengono al "che si deve fare per farsi notare", e allora
si notavano soprattutto i mostri. Il compito che sta affrontando è pesante,
vuoi perché in questo Paese, per carenza sistematica di autocritica e di
pazienza, si scaglia la pietra e si nasconde la mano, vuoi perché, passato
neanche un mese già tutti sputano giudizi, a partire da alcuni colleghi
giornalisti che sembrano colpiti pesantemente dalla botta dell'afa, last but
not least, perché venire dopo la coppia Amato-Ferrero e i loro danni, con
concorso attivo di Emma Bonino, aumenta la fatica dell'impresa. Siccome ricevo
molte lettere e a tutte rispondo e ringrazio, so sia pur per improvvisata
statistica che la cittadinanza femminile osserva con simpatia il ministro degli
Interni, ma con severa attenzione le decisioni che il governo prenderà
sull'integrazione; cioè che cosa si farà perché alle necessarie misure,
finalmente, di polizia, di sicurezza, di controllo, di espulsione, di
detenzione, e, senza timore della parola, di repressione, si accompagni qualche
idea e proposta positiva. Nella fase di costruzione di una politica
responsabile di immigrazione rischiano infatti di confondersi fino a perdersi
le persone di tutte le etnie che iscriverei tra i liberali, i moderati, i
lavoratori, che hanno bisogno di aiuto. Si è parlato giustamente di
collaboratrici familiari e di badanti, che nella nostra società soccorrono
soprattutto la fatica delle donne. Ma il discorso deve allargarsi anche ad
altri di dimostrata buona volontà, perché conviene a noi. Per una volta non
cito come esempio la mia blessed America, ma Israele. Sono certa che il ministro
Maroni conosce le esperienze esemplari di integrazione sociale, educativa,
culturale, che lì sono state raggiunte a forza di tentativi e di studi, dovendo
accogliere qualunque popolo, dagli argentini impoveriti ai somali senza cibo,
ai russi che fuggivano dal comunismo. Proviamoci anche noi. Così il
ministro dell'Interno non corre il rischio di diventare l'Uomo Nero, come
innocentemente si diceva ai bambini un tempo lontano, e le donne continueranno
a giudicarlo simpatico, affidabile, anche carino. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Voce d'Italia, La" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri
Palestina e Israele: note di un
viaggio nella pace (im)possibile* Hebron, triste simbolo del conflitto israelo-palestinese
Il dramma di una citta' sacra da sempre contes Gerusalemme (dal nostro
inviato), 28 mag. – Se esiste un simbolo del conflitto che da decenni
insanguina la Terra Santa, questo è probabilmente Hebron. Qui, infatti, in pochi quartieri
sono riassunti e portati all'estremo tutti gli elementi più drammatici dello
scontro tra Israeliani e Palestinesi: l'odio, la violenza, il fanatismo
religioso. Hebron è una città della Cisgiordania che si trova circa
( da "Unita, L'" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Fini: Almirante sulla razza disse cose vergognose Alemanno,
quasi retromarcia sulla via al fascista: lo faremo solo se c'è il consenso
della Comunità ebraica di Federica Fantozzi / Roma NEL GIORNO in cui la Camera
celebra Almirante, le polemiche sul fondatore del Msi raggiungono l'aula di
Montecitorio. Un deputato del Pd, Fiano, ne riporta le parole pubblicate nel
'42 sulla rivista "Difesa della razza". Fini, dal banco della
presidenza, prende le distanze: "Furono frasi razziste vergognose".
Un clima rovente che conduce Alemanno a frenare sull'idea di una strada ad
Almirante: "Lo faremo solo se c'è il consenso della Comunità ebraica. Era un amico di Israele". Pacifici respinge al mittente: "Non è giusto che la
decisione dipenda solo da noi". Il sindaco precisa: "Non gli
deleghiamo la decisione che spetta alla giunta. Cercheremo di convincerli che è
opportuno". Favorevole Giulio Andreotti: "È giusto, e non è
necessario che il consenso sia unanime. Del resto la città si
allarga...". Cossiga invece acconsente a non dedicarla "purché quando
creperà Scalfari si faccia altrettanto". Tutto comincia in mattinata.
Fiano, di religione ebraica, si rivolge a Fini: "I manifesti di An ci
dicono che dovremmo essere orgogliosi di Almirante. Voglio contribuire al suo
ricordo". E cita l'elogio del "razzismo (che) ha da essere cibo per
tutti... Altrimenti faremo il gioco dei meticci e degli ebrei". L'ex
leader di An risponde, tra gli applausi del PdL: "Le farà piacere sapere
che sono frasi vergognose. Esprimono un sentimento razzista che albergava in
tanti, troppi esponenti che albergavano a destra o in altre formazioni
politiche". È il giorno in cui Montecitorio celebra in pompa magna il
ventennale della morte di Almirante. Nella Sala della Lupa a presentare la
raccolta dei suoi discorsi parlamentari c'è un parterre de roi: con Fini, gli
ex presidenti Andreotti e Cossiga, il curatore dei 5 volumi Malgieri, Violante
e Acquaviva. Tra il pubblico Bertinotti, Casini, Parisi e Pisanu. In prima fila
lo stato maggiore di An: Gasparri, Alemanno, Tremaglia, Ronchi, La Russa,
Meloni, Bontempo. Tutti a omaggiare Donna Assunta dai candidi capelli vaporosi,
tailleur azzurro con revers bianchi, spilla in oro e corallo. Una donna che si
commuove mentre Cossiga rievoca i trascorsi da compagno di banco del marito in
Commisione Affari Costituzionali però a Riccardo Pacifici manda a dire di
intitolare "una strada a sé stesso". E' l'elogio collettivo di
Almirante, l'uomo che ha "parlamentarizzato" la destra aprendo il
percorso di legittimazione di quella che oggi è (ancora per poco) An. Fini lo
ricorda "votato alla pacificazione" sottolineando il suo
"contributo al consolidamento della democrazia", pur "avendo
sperimentato la conventio ad excludendum". Non era un "padre della
Repubblica ma la patente di democrazia se l'era conquistata sul campo".
Per Fini, oggi il rischio non è più un "attacco armato" ma
l'"anarchismo diffuso" che si nutre di vincoli sociali allentati. Il
'900 però non è un secolo da condannare in blocco perché ha avuto anche un
"volto umano" e "una democrazia smemorata non è solida":
"Il dialogo tra maggioranza e opposizione è una conquista
democratica". Per Cossiga, Almirante fu fondamentale nella svolta di
Fiuggi: "Diede l'avvio all'inserimento pieno nell'alveo costituzionale. Fu
un parlamentare perfetto e lo pretese dai suoi". Malgieri descrive il
leader storico del Msi come "maestro di stile ed eleganza, forbito e mai
volgare anche nell'attacco all'avversario". Neppure quando all'Autogrill
del Cantagallo "i camerieri gli rifiutarono mezzo piatto di pasta entrando
in sciopero, e i giudici diedero loro ragione". Tanto Malgieri quanto Fini
citano l'omaggio di Almirante alla camera ardente di Berlinguer, ricambiato 4
anni dopo da Nilde Iotti e Pajetta: "Lì capii che non tutto era finito -
rammenta il consigliere Rai - Era l'incontro con un'epoca nuova che avanzava.
Da lì cominciava una nuova storia d'Italia che deve partire anche dal suo
nome". Andreotti ricorda che aveva "un concetto positivo del
fascismo" e che, per la sua amicizia con Arafat, lo tacciò di
"badoglismo, certo la connotazione più negativa che gli venisse in
mente". Rileggerne i discorsi oggi "aiuterà a capire la tormentata
via nazionale alla pacificazione. È un errore pensare di essere all'anno
zero". Violante - presentato da Fini come "fiero avversario di Almirante"
- ne ricorda la concezione del Parlamento come "luogo di legittimazione e
costruzione dell'unità nazionale". E pur considerando che le culture
politiche "sono diverse e non vanno parificate", l'ex presidente
della Camera gli riconosce di aver condotto il suo partito alla
"legittimazione", di aver contribuito alla "compiutezza della
democrazia". E di aver preso distanze pubblicamente dal Manifesto della
Razza: "Fu l'unico". Condivide Andreotti: "Una cattiveria insistere
su questo".
( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
NATALIA ASPESI
MILANO Per anni, le tante tribù femminili di ogni età e di ogni parte del mondo
si sono sentite riscattate, nelle loro illusioni e desideri segreti, da Carrie,
Samantha, Charlotte, Miranda che, scapole trionfanti, ogni
sera se la spassavano nei locali più alla moda di New York e, con la scusa di
trovare il grande amore, accumulavano e cambiavano continuamente abiti scarpe e
borse di grandi griffe e bei giovanotti sempre disponibili. SEGUE A PAGINA 44
CON UN'INTERVISTA DI LEANDRO PALESTINI.
( da "Unita, L'" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del Olmert in bilico per i fondi neri Barak: dimettiti
Duro attacco del ministro laburista della Difesa Il premier israeliano replica:
resto al mio posto di Umberto De Giovannangeli "OLMERT PUÒ
autosospendersi, prendere una vacanza, dichiararsi incapace o dimettersi".
Scelga lui, l'importante è che si faccia da parte. Messaggio chiaro, un (quasi)
ultimatum. A lanciarlo è il leader laburista e attuale ministro della
Difesa israeliano, Ehud Barak. Ma il il premier non sembra intenzionato a
gettare la spugna. E, in nottata, risponde: "C'è gente che pensa che, ogni
volta in cui si apre un'indagine a carico di qualcuno, ciò debba per forza
condurre alle dimissioni. Io però non condivido tale opinione. Perciò, non mi
dimetterò". Malgrado le sette ore di deposizione in un tribunale di
Gerusalemme, dove l'altro ieri il finanziere statunitense Morris Talansky ha
elencato, busta per busta, tutte le mazzette che a suo dire ha consegnato ad
Olmert per 15 anni, per una cifra complessiva di 150.000 dollari. Malgrado i
titoli vistosi dei giornali odierni, che parlano di "Vergogna",
"Disgusto". e "Voltastomaco". E malgrado una specie di
ultimatum lanciatogli ieri in Parlamento dal "piccolo Napoleone"
laburista. Olmert non si farà da parte. Ancora persuaso di non aver affatto
infranto la legge, resta valida la sua promessa di gettare la spugna in caso di
incriminazione. Ma fino ad allora non ha assolutamente intenzione, sostengono,
di accettare gli "aut aut" di Barak. Al contrario Olmert prevede di
partire come previsto all'inizio di giugno per gli Stati Uniti dove è atteso
dal presidente George W. Bush per discutere una serie di questioni strategiche.
Barak si era consultato con il suo partito prima di lanciare l'ultimatum. E
subito dopo la sua conferenza stampa, a dimostrazione che si sta facendo sul
serio, tre deputati laburisti hanno depositato alla Knesset una mozione per lo
scioglimento del governo. L'uscita dei laburisti dal governo ne provocherebbe
la caduta con elezioni anticipate che, secondo i sondaggi, verrebbero vinte dal
principale partito della destra, il Likud. Ma ai giornalisti Barak si è detto
certo che i laburisti "vincerebbero". Ma Olmert da tre settimane,
cioè da quando è stato interrogato per la prima volta dalla polizia, ripete che
non vuole dimettersi perché sarebbe un'ammissione di colpevolezza. Il primo
ministro continua ad affermare che vuole portare avanti i negoziati di pace e
che si dimetterà solo se verrà formalmente incriminato. L'ultimatum di Barak
potrebbe spingere il Kadima a premere su Olmert. La ministra degli Esteri Tzipi
Livni aveva già chiesto le dimissioni di Olmert un anno fa, in merito al
rapporto Winograd sulla conduzione della guerra in Libano, ma era poi rientrata
nei ranghi. Non è un segreto che punti a diventare primo ministro, ma certo non
è la sola. Fra i possibili aspiranti vi sono anche il ministro dei Trasporti -
nonché ex capo di stato maggiore ed ex ministro della Difesa- Shaul Mofaz, il
ministro degli Interni Meir Shitrit e Av i Dichter, ex capo dei servizi interni
dello Shin Bet. L'ultimatum di Barak era stato anticipato dagli analisti,
intervistati ieri mattina dalla radio israeliana il giorno dopo la
testimonianza di Talansky, Secondo l'editoriale del quotidiano progressista
Haaretz non sarebbero fino ad ora emerse prove di attività illegali, ma
"il politico Olmert è al di là di ogni salvezza": "Per
l'opinione pubblica Olmert è finito, politicamente è morto". La
testimonianza resa da Talansky ha dipinto un quadro di quella che Haaretz definisce
"la bella vita" - suite di lusso, penne stilografiche sigari, voli in
prima classe - e l'uomo che pagava il tutto. "Nel migliore dei casi Olmert
è un rozzo edonista, nel peggiore la storia nasconde vari reati, sui quali
spetterà alla Procura decidere: nessuno è mai stato cacciato per edonismo, ma
quel che rende la situazione insostenibile sono i contanti, i biglietti verdi
passati da Talansky a Olmert per tanto tempo senza che venissero mai
registrati". E a pensarlo, secondo un sondaggio pubblicato sempre da
Haaretz, è il 70% degli israeliani.
( da "Liberazione" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Resa
dei conti nel governo israeliano. Livni si prepara alla staffetta Olmert, ore
contate Barak: "Si faccia da parte o elezioni" Stefania Podda Alla
fine è venuto allo scoperto. All'indomani della deposizione del milionario
americano che inchioda Olmert, Ehud Barak ha convocato una conferenza stampa e
chiesto le dimissioni del premier. Un ultimatum secco, concordato con i vertici del partito
laburista: "In queste condizioni - ha detto il ministro della Difesa - non
è in grado di occuparsi contemporaneamente degli affari di Stato e dei suoi
problemi personali. Per il bene della nazione, dunque, Olmert può
autosospendersi, prendersi una vacanza, dichiararsi incapace o dimettersi. A
meno che Kadima non faccia qualcosa e il parlamento non produca un nuovo
governo in grado di godere del nostro sostegno, noi laburisti cercheremo
l'intesa per convocare le elezioni anticipate". Anche se continua a
ripetere di non aver nulla da rimproverarsi e anche se si potrebbe anche non
arrivare ad una incriminazione formale, dalla deposizione dell'americano Morris
Talansky davanti alla corte distrettuale di Gerusalemme, Olmert ne è uscito
malissimo. L'uomo d'affari di origine ebraica ha ammesso di aver dato al
premier 150mila dollari in quattro anni, fondi che sono serviti per coprire i
costi delle campagne elettorali. Ma c'è di più. Non tutti i soldi generosamente
donati dal finanziere sono serviti alla politica, parecchie migliaia di dollari
sarebbero invece finiti nel conto in banca personale di Olmert e destinati alle
sue costose passioni. Dalla testimonianza di Talansky emerge infatti il
ritratto di un politico amante del lusso, spregiudicato nel chiedere e nello
spendere. Un'immagine inaccettabile per gli israeliani, chiamati oltretutto a
sacrifici economici, nonostante un accenno di ripresa. Ecco perché il grigio
Olmert - mai davvero amato e comunque mai considerato un degno erede di Ariel
Sharon - può vantare vari record di impopolarità, a seconda delle vicende
interne e internazionali. I sondaggi negativi si susseguono, secondo l'ultimo
ben il 70 per cento degli israeliani pensa che il premier menta quando giura di
aver usato quei soldi solo per le campagne elettorali. E nella stessa
percentuale, gli intervistati lo giudicano inadatto a governare, e chiedono che
si faccia da parte. Il clima è dunque favorevole a quella resa dei conti che
Barak ha in serbo da mesi. D'altronde i tempi giudiziari sono troppo lunghi, e
Olmert traballa già dalla fallimentare guerra in Libano. Difficile dunque che
riesca a temporeggiare ancora e ad aspettare un'incriminazione formale prima di
essere costretto a lasciare. Un segnale di un imminente cambio alla guida del
governo si era già avuto qualche giorno fa, quando George W.Bush - premettendo
di credere all'onestà di Olmert - si era preoccupato di sottolineare come le
sorti del processo di pace non dipendessero comunque dall'epilogo delle vicende
giudiziarie del premier. Al pressante invito di Barak si è unito ieri anche il
Likud. Subito dopo la conferenza stampa del ministro della Difesa, Benjamin
Netanyahu ha diffuso un comunicato stampa: "Il Likud chiede a tutte le
fazioni della Knesset, di destra e di sinistra, di fissare una data per lo
scioglimento dell'assemblea e per nuove elezioni. Basta con queste manovre
politiche, le grandi sfide che aspettano il paese ". Che il Likud prema
per andare al voto, è piuttosto chiaro. Da mesi, nei sondaggi, il redivivo
Netanyahu è il leader politico più popolare. In caso di elezioni anticipate,
sarebbe lui il nuovo premier. Resta da vedere quale interesse abbiano invece i
laburisti ad andare al voto, quando il partito perde iscritti e la leadership
di Barak viene contestata da una fronda guidata dal suo predecessore, Amir
Peretz. A meno che non stia trattando per un governo di unità nazionale con il
Likud - in cui però sarebbe socio di minoranza -, l'ipotesi è che Barak stia
premendo su Kadima perché Olmert ceda il passo a Tzipi Livni. La ministra degli
Esteri era stata la prima a chiedere le dimissioni del premier dopo la
pubblicazione del rapporto Winograd sulla guerra in Libano, ma poi era
rientrata nei ranghi. In attesa di tempi migliori che sono forse arrivati.
29/05/2008.
( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-29 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE
Il retroscena Il patto tra la principessa e il soldato DAL NOSTRO
CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Tre centimetri di distanza, qualche secondo di
gelo, quindici deputati di differenza. Quando Ehud Olmert è sfilato davanti a
ministri e dignitari dopo il discorso di George W. Bush, ha stretto mani e
sorriso, abbracciato e baciato. Di fronte a Tzipi Livni, il suo ministro degli
Esteri, si è pietrificato: lui guardava a sinistra, lei a destra. Poi si è
rimesso in movimento. Strette di mani e sorrisi, abbracci e baci. Il premier israeliano non perdona che "quella donna" -
come ha cominciato a chiamarla - non abbia detto una parola di vago sostegno,
da quando l'inchiesta giudiziaria è cominciata. Sa che i sondaggi - l'ultimo
pubblicato da Yedioth Ahronoth dieci giorni fa - l'hanno già incoronata leader
del suo partito: se Kadima andasse alle elezioni guidato da Olmert,
otterebbe 12 deputati. Con Livni al comando, i seggi diventerebbero 27. Il
ministro degli Esteri, 49 anni, è impegnata a non sporcare l'immagine pulita
che gli israeliani le riconoscono e a costruire un profilo che le manca: la
principessa dell'onestà deve dimostrare di poter essere la regina della
sicurezza. Con l'aiuto del soldato più decora.
( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-29 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Ultimatum Il principale partner nella coalizione
minaccia il premier Israele,
Barak all'attacco "Olmert lasci il governo" Il leader laburista:
altrimenti elezioni subito La replica del premier: "L'apertura di
un'inchiesta non costringe la persona coinvolta a dimettersi" DAL NOSTRO
CORRISPONDENTE GERUSALEMME - "Non staremo con il cronometro in mano".
Ehud Barak ha scelto di lanciare un ultimatum a Ehud Olmert, senza fissare una
data. "Non credo che il premier possa allo stesso tempo guidare il governo
e occuparsi delle questioni personali. Deve decidere se autosospendersi,
concedersi una vacanza o dimettersi". Le "questioni personali"
sono quelle raccontate per otto ore da Morris Talansky, davanti ai giudici di
un tribunale a Gerusalemme. Uno dei principali testimoni nell'indagine contro
Olmert ha svelato prestiti e donazioni per oltre 150 mila dollari nell'arco di
15 anni, buste piene di contanti consegnate agli assistenti del politico
israeliano. Il ministro della Difesa laburista ha dato l'annuncio il giorno
dopo la deposizione, che è stata accompagnata da titoli sui giornali come
"Disgusto" e "Vergogna ". "Se Kadima non sceglie di
allontanare il premier - ha continuato - e cambiare leader al più presto,
lasceremo la coalizione per andare alle elezioni anticipate". Eitan Cabel,
segretario dei laburisti, parla di "due mesi al massimo", i tempi
coincidono con il controesame di Talansky, che affronterà gli avvocati della
difesa il 17 luglio. Olmert ha promesso di dimettersi se dovesse venire
incriminato. Per ora non intende andarsene. "Ogni volta che si apre un
indagine qualcuno deve dimettersi? - ha detto il premier ieri sera -. Se fosse
così quattro premier avrebbero dovuto farlo negli ultimi anni. Vi assicuro che
ho spiegazioni per tutte le accuse". I legali di Olmert ripetono che le
donazioni ricevute dall'uomo d'affari americano erano fondi legittimi destinati
a campagne elettorali. I magistrati invece vogliono provare a dimostrare che
c'è stata corruzione. Poche ore dopo l'intervento di Barak, anche Tzipi Livni,
ministro degli Esteri, ha deciso di commentare per la prima volta le vicende
giudiziarie. "Israele ha dei valori che vincolano
i suoi leader. Norme morali che dovrebbero essere comuni a tutti noi, leggi non
scritte che valgono per chiunque, ricco o povero ". Se Olmert dovesse
lasciare, Livni prenderebbe il suo posto, ma non è chiaro se il partito
religioso Shas sia pronto ad accettare un premier donna. Barak e il ministro
degli Esteri vorrebbero evitare le elezioni anticipate, i sondaggi danno in
vantaggio il Likud di Benjamin Netanyahu. D. F.
( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Fini Un presidente
senza "basi" Valentino Parlato Si può parlar male della terza carica
dello stato. Si può dire, con convinzione, che Gianfranco Fini non è adatto al
ruolo di presidente della camera. Si deve concludere a meno di un mese dal suo
insediamento che non sono bastati gli ultimi tredici anni di governo,
convenzione europea, viaggi in Israele a cancellare quella traccia che a Fiuggi era stata solo un po'
sciacquata. La cultura democratica non si distribuisce ad Arcore. Fini ne ha
poca, o non c'è l'ha. SEGUE A PAGINA 2 Qui non vorrei parlare di quello che il
presidente della camera ha detto ieri a proposito del suo maestro Almirante.
Sciocchezze pericolose, come il fatto che sarebbe grazie ad Almirante che la
democrazia italiana è più salda. Parole che indignano, che preoccupano,
appunto, ma che non sorprendono. Luciano Violante ieri sul Corriere della Sera
ha sostenuto più o meno le stesse cose. Qui vorrei ricordare tre episodi che
secondo me non hanno ricevuto l'attenzione necessaria. Ci consegnano Gianfranco
Fini nello svolgimento del suo lavoro: il presidente dell'assemblea
rappresentativa degli elettori, il parlamento. Il primo episodio è di qualche
giorno fa. Stava intervenendo Antonio Di Pietro ma la maggioranza, quella composta
dal partito di Fini, lo interrompeva non facendolo parlare. Al che Fini, da
presidente dell'assemblea, è intervenuto per zittire i suoi. E a Di Pietro ha
detto: ognuno dev'essere libero di dire quello che pensa, ma "dipende da
quello che si dice". E già qui, forse, qualcuno, magari il capo dello
stato, sarebbe potuto intervenire per ricordare alla terza carica dello stato
che il parlamento di Roma non è quello di Salò (a proposito di Almirante). Il
secondo e il terzo episodio sono di ieri. Gianfranco Fini ha ottenuto la
celebrazione del parlamento per il suo padre politico nel ventennale della
morte. Giustamente un deputato del partito democratico (Emanuele Fiano) ha
ricordato quello che scriveva Almirante su La difesa della razza: "Il
razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti...". Fini, ripeto
presidente di tutta l'aula, si è sentito in dovere di replicare come un
deputato qualsiasi. Si è sentito chiamato in causa. Ha definito
"vergognose" quelle parole di Almirante e ci mancherebbe altro. Ma
quello che è grave è che ha voluto subito dopo ridimensionarle, sostenendo che
anche altre personalità non di destra sostenevano quelle idee durante il
fascismo. Ora, a parte il fatto che Almirante continuò a sostenerle anche in
seguito il punto è che il presidente Fini non è stato messo su quella poltrona
per difendere la memoria di Almirante (anche se forse è finito su quella
poltrona proprio grazie ad Almirante, ma è una storia lunga). L'ultimo episodio
poi è stato talmente clamoroso da far protestare anche la scialba opposizione
democratica, che invece è sempre attenta a rispettare la maggioranza e a non
rovinare il clima di dialogo. Il governo si è ficcato in un impiccio, ieri
pomeriggio, e Fini dalla sua poltrona presidenziale ha suggerito come cambiare
un emendamento per rispondere alle osservazioni dell'opposizione. Seduto sotto
di lui quello che era il suo portavoce Ronchi, nel frattempo diventato
ministro, ha ringraziato e immediatamente accolto il suggerimento del
presidente della camera, cambiando l'emendamento. E' stata una figuraccia? Sì,
ma è stata anche l'ennesima dimostrazione in pochi giorni che Fini non è adatto
a quel ruolo di garanzia. Gli mancano, come si diceva a scuola, le basi. Le
basi democratiche. Servono altre dimostrazioni? valentino parlato.
( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-29 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE L'intervista Saad Hariri, figlio dell'ex premier libanese ucciso.
"In Siria nessuno potrebbe compiere un atto del genere senza che il
presidente lo sappia" "La mano di Assad sulla morte di mio
padre" BEIRUT - Il premier uscente Fouad Siniora è stato incaricato ieri
dal neopresidente libanese Michel Suleiman di formare il nuovo governo di unità
nazionale. Siniora, 65 anni, sunnita, è stato nominato dopo aver ottenuto
l'appoggio di 68 su 127 deputati in parlamento. Il primo ministro deve essere
sunnita secondo la divisione di potere regolata dalla Costituzione libanese. Il
governo resterà in carica fino alle elezioni del 2009. Sulle decisioni
l'opposizione guidata dall'Hezbollah sciita avrà potere di veto, come stabilito
dall'accordo raggiunto in Qatar il 21 maggio, che ha posto fine a una crisi di
18 mesi nella quale il Libano è arrivato sull'orlo della guerra civile.
"Chiedo a tutti di contribuire a curare le nostre ferite e andare oltre le
divisioni... e la violenza che abbiamo conosciuto ", ha detto Siniora
ieri, dopo l'incontro con il presidente Suleiman. DAL NOSTRO INVIATO BEIRUT -
Saad Hariri torna a puntare il dito contro la Siria per l'assassinio di suo
padre tre anni fa, ammette che non c'è alcuna data o meccanismo preciso per il
disarmo di Hezbollah, ma si dice anche speranzoso nella "pace
ritrovata" in Libano dopo gli accordi di Doha e la nomina a presidente
dello Stato di Michel Suleiman. Il 38enne leader sunnita ci ha ricevuto ieri
sera nel suo ufficio per 40 minuti, appena dopo che Fouad Siniora era stato
riconfermato a capo del nuovo governo di unità nazionale. Come mai ha scelto di
non essere lei oggi il premier? "Ne abbiamo parlato con tutti i nostri
alleati e si è concluso fosse meglio mi concentrassi sulle prossime elezioni.
Politicamente il fatto prioritario è il voto previsto per il 2009. E Siniora ha
svolto un ottimo lavoro sino ad ora". Lei pensa sia davvero possibile un
accordo con gli stessi gruppi che solo tre settimane fa hanno attaccato le sue
televisioni, minacciato i giornalisti, invaso militarmente Beirut e le montagne
druse? "Il nostro è un piccolo Paese montagnoso, fatto di fazioni e
culture profondamente diverse. Il dialogo non è facile. Ma a Doha siamo riusciti
a porre freno al tunnel della guerra civile. Hezbollah e chi voleva precipitare
il Libano in un bagno di sangue è stato battuto. Se ne sono resi conto anche
loro di avere commesso un grave errore ricorrendo alle armi. Noi potevamo
rispondere alla forza con la forza e invece abbiamo scelto la via molto più
difficile della trattativa pacifica. Lo so, hanno bruciato il nostro giornale,
vandalizzato la televisione, però noi abbiamo avuto la capacità di parlare con
i nostri nemici". Molti sostengono che in realtà Hezbollah abbia vinto.
"Non hanno vinto un bel nulla. Ora abbiamo una legge elettorale che loro
non volevano, un presidente che osteggiavano, hanno dovuto ritirare le loro
milizie e promettere che non le useranno più contro di noi. è vero, hanno ottenuto
il diritto di veto sulle decisioni del gabinetto. Ma di fatto l'avevano già,
bloccando il Parlamento e paralizzando l'economia, il cuore della capitale.
Volevano il caos e invece abbiamo la pace". Ma quando potrete davvero
disarmare Hezbollah? "Non lo posso dire. Non so se ora, tra un anno, o più
in là. Passa comunque che di questo si deve parlare: con le armi non si ottiene
nulla, lo provano 18 anni di guerra civile". Walid Jumblatt dice che i
siriani potrebbero ucciderlo come hanno fatto con suo padre 30 anni fa. Vale
anche per lei? "Io accetterò le conclusioni del tribunale internazionale.
In passato ho sempre puntato il dito contro il regime siriano per la morte di
mio padre, Rafiq Hariri, e lo punto tutt'ora verso di loro. Ma sarà il tribunale
a stabilire i fatti, i responsabili e gli innocenti. La verità verrà a
galla". Teme per la sua vita? "Penso si debba avere paura solo di
Dio. Ciò che avverrà è già stato scritto. Ma certo si deve essere attenti,
prendo le mie precauzioni, non faciliterò certo il lavoro dei miei
assassini". Pensa che nella morte di suo padre possa essere coinvolto lo
stesso presidente siriano? "Non ho prove, non so. Ma mi dicono che in
Siria nessuno potrebbe compiere un atto del genere senza che il presidente e i
massimi leader del regime ne siano informati". Ha fiducia nel
neo-presidente Suleiman, anche se venne eletto capo di stato maggiore nel 1998,
durante la presenza militare siriana in Libano? "Sì ho fiducia in lui.
Anche mio padre fu premier con i siriani, eppure venne ucciso". Se il
processo di pacificazione iniziato a Doha dovesse progredire, ritiene possibile
anche la riduzione delle truppe Unifil nel sud e la modifica delle loro regole
d'ingaggio? "Troppo presto per fare alcun mutamento. Ringrazio in particolare
l'Italia che ha mandato il suo contingente in Libano assieme alle truppe Onu. I
vostri soldati hanno una profonda conoscenza del nostro Paese, sin dagli anni
bui della guerra civile. Spero che mantengano invariati il numero degli uomini
e le regole d'ingaggio. Un grande motivo di distensione
sarebbe che Israele si
ritirasse dai
( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-29 num: - pag: 17 categoria:
BREVI Indagato A sinistra, il premier israeliano Ehud Olmert, 62 anni, sotto
inchiesta per corruzione Affondo Ehud Barak, 66 anni, ministro della Difesa e
leader laburista, chiede che Olmert si dimetta.
( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-29 num: - pag:
17 categoria: ALTRI OGGETTI to nella storia d'Israele. Ehud Barak e Tzipi Livni avrebbero stretto un'alleanza per
preparare la successione ed evitare le elezioni anticipate. Il ministro della
Difesa e quello degli Esteri si scambiano favori. Qualche mese fa lei è stata
fotografata in Cisgiordania. Lo sguardo severo e accigliato, studia le
mappe delle operazioni circondata da ufficiali dell'esercito. "Pose da
leader, alla Ariel Sharon", ha scritto in prima pagina il Jerusalem Post.
"Il suo svantaggio - spiega Caleb Ben-David - è che da ex agente del
Mossad non può esibire le credenziali per la sicurezza. Stanno in dossier
segreti". Livni è anche preoccupata di apparire troppo seria e disciplinata,
in un Paese che ha fatto dell'intuito e dell'improvvisazione virtù politiche e
militari. "Ci sono parti di me che sono diverse - ha raccontato al New
York Times -. Preferisco i jeans ai tailleur, le scarpe da ginnastica a quelle
con il tacco, i mercati ai negozi. Quand'ero giovane sono andata nel Sinai e ho
lavorato come cameriera". Per rilassarsi suona uno strumento poco
diplomatico - verso i vicini - come la batteria. La gita a sorpresa di Livni
nei territori, accompagnata dagli alti comandi, non poteva venire organizzata
senza il permesso del ministro della Difesa. Che in cambio sembra aver ricevuto
un lasciapassare per prendersi un po' di spazio sul palcoscenico internazionale
(e magari una foto con Condoleezza Rice). Meno di due anni da premier, tra il 1999
e il 2001, hanno lasciato a Barak la fama di "politico più odiato di Israele": arrogante e accentratore, non ascolterebbe i
consiglieri e i collaboratori. Ama citare i passaggi dedicati al comando dal
generale Charles De Gaulle: "Niente rafforza di più l'autorità del
silenzio". "Eppure da qualche settimana - commenta l'analista Herb
Keinon - le sue dichiarazioni sono meno anemiche. Dopo l'incontro con un
ministro straniero, riesce a pronunciare più di due o tre frasi". E' stato
accusato di cinismo anche per il divorzio dalla moglie, dopo trent'anni di
matrimonio. Lui avrebbe ammesso di aver costruito la villa, dove vivevano poco
prima della separazione, così grande da poter abitare insieme senza
incontrarsi. I consiglieri assicurano che a 66 anni sia cambiato: fa esercizi
yoga, la nuova compagna gli trasmette "pace spirituale ", durante un
viaggio in India "ha perfino guidato la sua auto e fatto benzina da solo,
come una persona normale. Non gli succedeva da anni". Per distanziarsi dall'"edonista
Olmert" - come l'ha battezzato il quotidiano Haaretz - Barak deve
dimostrare di poter scendere dal trentaduesimo piano dei grattacieli Akirov a
Tel Aviv, le torri extralusso dove vive e che agli israeliani sembrano
d'avorio. Davide Frattini.
( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-29 num: - pag: 19 categoria:
REDAZIONALE Il caso Bufera sull'ex consigliere per la sicurezza nazionale,
consulente di Obama, che ha lanciato dure accuse contro la "lobby"
statunitense Il ritorno di Brzezinski: "Gli ebrei Usa come McCarthy"
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE NEW YORK - Era l'ultima cosa di cui Barack Obama
aveva bisogno, dopo l'accoglienza glaciale riservatagli dagli ebrei della
Florida e dopo la recente gaffe su Auschwitz, da lui scambiata per Buchenwald.
In un'intervista all'inglese Daily Telegraph il suo consigliere in politica
estera, Zbigniew Brzezinski, ha accusato l'establishment ebraico-americano di,
"maccartismo nei confronti dei critici d'Israele". Definendo la lobby ebraica Usa "troppo potente
" e "troppo prona a tacciare d'antisemitismo chiunque osi criticare
lo Stato Ebraico". Nel mirino dell'80enne politologo di origine polacca è
l'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), la più grande e influente
lobby ebraica statunitense (oltre 100 mila iscritti e un budget annuo che
supera i 100 milioni di dollari), da lui accusata di "dettare legge
alla politica mediorientale Usa". E di "intimidire chiunque, fuori e
dentro il Congresso, non sposa i suoi dogmi". Che cosa hanno in comune
l'AIPAC e Joseph McCarthy, il famigerato senatore repubblicano autore della
caccia alle streghe anticomunista degli anni '50 che penalizzò soprattutto i
"creativi" ebrei di Hollywood? "Entrambi usano la calunnia e la
demonizzazione, al posto della dialettica", replica Brzezinski, che
definisce "paranoia pura " l'abitudine dell'AIPAC di bollare come
anti-israeliano "ogni tentativo di pace in Medio Oriente". Le
dichiarazioni sono piovute come una doccia fredda sul frontrunner democratico,
da tempo in difficoltà con l'elettorato ebraico, critico della sua intenzione
di dialogare con l'Iran e timoroso di un allentamento nel rapporto speciale
degli Usa con Israele, se Obama verrà eletto.
Brzezinski, ex-consigliere per la sicurezza nazionale di Jimmy Carter, da anni
inviso agli ebrei neocon, ha mostrato ai critici di Obama il suo vero tallone
d'Achille. "è il colpo di grazia che affonderà le sue sorti", punta
il dito Ed Lasky, editore dell'influente rivista online American Thinker,
"quest'ultima boutade dimostra quanto problematico è l'atteggiamento di
Obama non solo verso Israele ma anche nei confronti
del mondo ebraico Usa". Non è la prima volta che l'intellighenzia ebraica
Usa accusa Brzezinski di antisemitismo per le sue persistenti critiche anti-Israele, da lui accusata di "eccesso di forza" e
"rifiuto del compromesso". Lo scorso anno Brzezinski difese John
Mearsheimer e Stephen Walt, i due controversi studiosi americani che nel loro
libro "The Israel Lobby" hanno osato mettere in dubbio il diritto d'esistere
di Israele. Ma a spezzare una lancia in difesa di
Brzezinski sono numerosi intellettuali ebrei di sinistra. A partire da Eric
Alterman, docente universitario e membro del Center for American Progress di
Washington, secondo cui, "le opinioni di Brzezinski sono condivise dalla
maggioranza degli ebrei americani ". "Brzezinski ha ragione",
gli fa eco il rabbino Michael Lerner, direttore della rivista liberal Tikkun,
"l'effetto dell'AIPAC è stato molto più devastante di quella del
maccartismo - incalza -. L'AIPAC promuove da sempre la politica del Likud e
accusa di antisemitismo persino gli ebrei americani vicini al Labour.
Soffocando un dibattito e un dissenso che in Israele
sono all'ordine del giorno". "Il termine pro-Israele
è stato scippato da una minoranza conservatrice la cui ideologia è osteggiata
dalla maggior parte degli americani, ebrei e non-ebrei", teorizza Jeremy
Ben-Ami, ex-consigliere del presidente Bill Clinton che di recente ha
inaugurato J Street: "Una nuova lobby alternativa di ebrei illuminati -
spiega -, decisi a promuovere un'agenda pro-Israele,
pro-pace e progressista ". Alessandra Farkas PER SAPERE DI PIù
informazioni e news su www.corriere.it Zbigniew Brzezinski, 80 anni.
( da "Liberazione" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nuoro Il dibattito
Per Gandhi e Martin Luther King alle
( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Achcar: "La
crisi a Beirut non è chiusa, ci vuole il dialogo, anche con Damasco"
Perplessità Confessionalismo più forte con la nuova legge elettorale.
Improbabile nel breve termine un attacco armato israeliano Cinzia Nachira Per
Gilbert Achcar la crisi politica a Beirut e tutt'altro che finita.
Intellettuale libanese e docente alla School of oriental and african studies
(Soas) di Londra, Achcar è un analista tra i più raffinati sulle faccende
mediorientali. Lo abbiamo intervistato al telefono chiedendogli un'opinione
sugli ultimi sviluppi. Si è detto che il modo in cui il Libano è uscito dalla
crisi ha rappresentato una vittoria per l'opposizione guidata da Hezbollah.
Cosa ne pensa? L'accordo di Doha non è una soluzione-miracolo, ma può aprire un
periodo provvisorio durante il quale i due campi coinvolti continueranno lo
scontro con altri mezzi. L'alternativa è che la nuova dinamica di guerra civile
che si è aperta venga stroncata sul nascere da trattative
regionali/internazionali. La possibilità di un cambiamento della politica
mediorientale di Washington, in seguito alle prossime elezioni americane, è
d'altronde uno dei fattori principali che sottendono alla tregua raggiunta a
Doha. La nuova-vecchia legge elettorale, tornando a una suddivisione delle
circoscrizioni elettorali più ridotta, è tale da rafforzare la dinamica
confessionale che in questi ultimi anni in Libano ha avuto nuovo impulso. La
maggioranza parlamentare, alleata di Riyad e Washington, ha accettato la
principale richiesta dell'opposizione - il diritto di veto in seno al governo -
dopo che l'opposizione ha imposto sul terreno, con le armi, questo diritto di
veto che la sua mobilitazione pacifica che andava avanti dalla fine del 2006
non era riuscita a ottenere. La maggioranza parlamentare ha stimato che, visto
che non resta che un anno prima delle prossime elezioni parlamentari, un
governo provvisorio consensuale era una cosa accettabile, in cambio della
garanzia dell'elezione da parte dell'attuale Parlamento, e per sei anni, di un
presidente della Repubblica ad essa gradito, il comandante in capo
dell'esercito libanese Michel Suleiman. In questa situazione quale ruolo può
giocare l'esercito libanese? I militari non possono avere un ruolo
"interventista" nel conflitto, possono agire solo come forza di
"interposizione". Si potrebbero paragonare ai Caschi Blu dell'Onu. E
questo perché si tratta di un esercito che riflette la composizione della
popolazione del Paese e che se dovesse prendere parte attiva nello scontro, da
una parte o dell'altra, andrebbe incontro a una divisione, producendo un
fenomeno sconosciuto in Libano: l'esplosione dell'esercito. Molti hanno
descritto l'azione di Hezbollah come un colpo di Stato, facendo un paragone con
l'azione di Hamas a Gaza nel giugno 2007. Alcuni osservatori sostengono che lo
scopo di Hezbollah sarebbe quello di instaurare una repubblica islamica in
Libano. Gaza è un territorio molto più piccolo del Libano, geograficamente
isolato dall'ambiente circostante. Beirut è la capitale del Libano e non è
isolata dal resto del Paese. In secondo luogo Gaza ha una popolazione omogenea
a livello confessionale, quindi la presa del potere a Gaza era una possibilità
e Hamas l'ha sfruttata. In Libano, Hezbollah sa perfettamente che non può
prendere il potere. E lo ha detto apertamente fin dalla sua fondazione,
chiarendo che non vi sono le condizioni per realizzare una repubblica islamica
in Libano, Paese multi-religioso, multi-confessionale. Hezbollah è soprattutto
impegnato nel controllo della propria comunità religiosa. Ciò che è avvenuto a
Beirut in questi ultimi giorni non è una presa del potere da parte di Hezbollah
ma un'azione militare di Hezbollah contro il campo avverso, una "presa del
territorio" da parte di Hezbollah e dei suoi alleati, che sono per la
maggior parte delle forze strettamente legate alla Siria. Anche Hezbollah è
legato alla Siria, ma prioritariamente all'Iran. Israele può cogliere l'occasione per intervenire? Credo che Israele non sia in grado, anche vista la
sua crisi interna, di lanciarsi nuovamente in un'azione ampia come quella del
( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Da sindaco di
Gerusalemme il premier ha preso bustarelle rigonfie Ultimatum del leader
laburista: ora si dimetta o si autosospenda Parte il siluro di Barak Olmert al
capolinea Michele Giorgio Gerusalemme Olmert è all'ultima fermata, l'autobus
della politica lo porta al capolinea. Dopo aver superato indenne varie indagini
giudiziarie su attività torbide legate agli anni in cui è stato prima sindaco
di Gerusalemme e poi ministro; dopo essere uscito incolume dall'inchiesta della
Commissione Winograd sulla fallimentare offensiva contro Hezbollah in Libano
nel 2006, ora il primo ministro israeliano è sul punto di
gettare la spugna, sotto i colpi violenti che ha ricevuto dal suo principale
alleato di governo, il ministro della difesa e leader laburista Ehud Barak.
"Di fronte all'attuale situazione e considerando le sfide che fronteggiano
Israele, fra cui Hamas,
Hezbollah, la Siria, l'Iran, i soldati prigionieri e il processo di
pace, il primo ministro non può guidare il governo e condurre i suoi affari
personali", ha detto ieri Barak durante una conferenza stampa. Olmert, ha
suggerito il ministro della difesa, deve scegliere fra le dimissioni e
l'autosospensione. E questo, ha precisato, deve avvenire "presto".
Altrimenti il partito laburista, ha avvertito, lavorerà per andare ad elezioni
anticipate. Una mossa obbligata quella di Barak dopo la testimonianza resa due
giorni fa dal magnate americano Morris Talansky, che ha raccontato ai giudici
delle buste gonfie di migliaia dollari - 150mila in 15 anni - versate al primo
ministro. Una vicenda che ha messo in moto un'onda di sdegno tra gli israeliani
già convinti che Olmert abbia cercato attraverso la politica di garantirsi
privilegi e benessere. Talansky, affascinato dal "talento" politico
di Olmert, potrebbe essere stato solo uno dei polli spennati da un uomo
politico spregiudicato, che deve la sua carriera ad un altro premier
israeliano, Ariel Sharon, altrettanto disinvolto. Difendere il premier sarebbe
stato un suicidio per i laburisti dopo il sondaggio che ha rivelato che il 70%
degli israeliani non crede a Olmert quando dice che il denaro ricevuto da
Talansky venne usato solo a fini elettorali e non per spese personali. Il
quotidiano Haaretz, ieri in un editoriale, aveva anticipato tutto,
sottolineando che "per l'opinione pubblica Olmert politicamente è
morto". La testimonianza di Talansky, ha scritto, ha dipinto il quadro
della bella vita di Olmert: suite di lusso, penne stilografiche, sigari, voli
in prima classe, e l'uomo che pagava il tutto. "Quel che rende la
situazione insostenibile sono i contanti, i biglietti verdi passati da Talansky
per tanto tempo senza che venissero mai registrati". Tutti ora guardano
alle mosse del premier che ha fatto sapere di non aver alcuna intenzione di
dimettersi e che a inizio giugno andrà negli Usa per incontrare Bush. Ma la sua
volontà ormai conta poco visto che il suo partito, Kadima, è convinto della
necessità di un rapido cambio al vertice. Il nome del ministro degli esteri
Tzipi Livni è quello più indicato come prossimo primo ministro. La sinistra
sionista israeliana da parte sua non crede neanche alla sincerità di Barak e
accusa il leader laburista di aver "ingannato" l'opinione pubblica
quando ha chiesto al premier di abbandonare temporaneamente l'incarico o
rassegnare le dimissioni. "Quelle di Barak sono affermazioni che non
contengono un vero ultimatum e pertanto sono prive di contenuto politico",
ha spiegato un portavoce del Meretz. Per gli analisti politici invece non ci
sono dubbi: Barak ha messo fine alla carriera politica di Olmert. "Barak e
i laburisti hanno preso le distanze da un primo ministro che non può più essere
difeso", ha spiegato il professor Peter Medding, docente di scienze politiche
presso l'Università Ebraica di Gerusalemme, che però tende ad escludere
elezioni anticipate. "Sull'onda dello scandalo la vittoria del Likud
(opposizione di destra) sarebbe certa e quindi mi aspetto negoziati nella
maggioranza per arrivare alla formazione di un nuovo governo con un premier
diverso". Il Likud, da tempo dato in vantaggio dai sondaggi, però non
rimarrà a guardare. La sua direzione ha chiesto a tutti i partiti, di destra e
di sinistra, di "stabilire una data per lo scioglimento della Knesset e
per le nuove elezioni". Secondo il partito di Benyamin Netanyahu, anche
lui coinvolto in varie inchieste della magistratura quando era premier negli
anni Novanta, occorre dire "basta alle manovre politiche: le grandi sfide
che aspettano il paese vogliono un governo nuovo e forte". E il
riferimento fatto sia dai laburisti che dall'opposizione alla impossibilità per
Olmert di affrontare, mentre è indagato, le "grandi sfide" che
attenderebbero Israele, conferma indirettamente che
qualcosa di estremamente importante e grave si sta preparando nella regione.
Non l'accordo con l'Anp di Abu Mazen annunciato ad Annapolis e neppure la
"pace" con la Siria ma invece la guerra con l'Iran. Il prossimo
premier israeliano è chiamato a dare luce verde all'attacco contro le centrali
nucleari iraniane.
( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il capo
dell'Autorità palestinese ha legato il suo destino politico al processo di
pace. Se arriva il Likud, è finito anche lui. E allora spera nel salvagente
Tzipi Livni Mi. Gio. Gerusalemme La possibile caduta di Ehud Olmert avverrà
paradossalmente tra gli applausi degli israeliani e le lacrime dell'entourage
di Abu Mazen. "Il punto è che il presidente e (il capo negoziatore) Abu
Alaa sono convinti che quel processo cominciato ad Annapolis lo scorso novembre
porterà a un accordo di pace con Israele, anche se non
è quello che pensa la nostra popolazione", spiegava ieri al manifesto
l'analista palestinese Ghassan Khatib. "Non vi è dubbio che questi fatti
avranno un effetto negativo sui negoziati...certo quanto sta accadendo è un
affare interno israeliano ma a noi interessa avere un primo ministro impegnato
nel processo di pace", ha comunicato Nabil Abu Rudeinah, il portavoce di
Abu Mazen. Ma forse non è tanto la convinzione quanto una debole speranza ciò
che anima (o animava) Abu Mazen e Abu Alaa durante gli (inconcludenti) negoziati con Olmert e il ministro degli esteri israeliano Tzipi
Livni. Il raggiungimento di quell'accordo con Israele entro il 2008 è un elemento centrale della strategia di Abu
Mazen. Uno straccio d'intesa, anche solo preliminare, potrebbe fornire al
presidente palestinese l'appiglio per "dimostrare" la validità della
sua linea di compromesso rispetto a quella della "resistenza"
di Hamas che, da un anno, ha il pieno controllo di Gaza. "Un fallimento al
tavolo dei negoziati e la mancata convocazione del congresso del suo partito
Fatah (atteso da quasi venti anni, ndr), potrebbero trasformare il
( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il colono Durante il
periodo in cui è stato sindaco di Gerusalemme (dal 1993 al 2003) il 62enne Ehud
Olmert è della colonizzazione ebraica di Gerusalemme est. Circa 200.000 coloni
occupano oggi la parte orientale della Città santa e vanno ad aggiungersi ai
250.000 che dal 1967 si sono stabiliti - illegalmente secondo il diritto
internazionale - in Cisgiordania. Il pacifista Dalla conferenza di Annapolis
del novembre scorso, il premier israeliano è ufficialmente
impegnato in colloqui di pace con la controparte guidata dall'Autorità
palestinese (Anp). Dopo sette anni di negoziati interrotti in seguito alla
seconda intifada, il governo di Tel Aviv non ha però smesso di perseguire
politiche considerate tra i principali ostacoli per un dialogo serio: la
colonizzazione dei Territori occupati, l'aumento dei posti di blocco che
stritolano la Cisgiordania, l'arresto di centinaia di palestinesi. L'imbroglione
Oltre all'inchiesta per la quale ieri sono state chieste le sue dimissioni,
Olmert è implicato in altri due casi di corruzione (in entrambi si proclama
innocente). Il primo riguarda l'accusa di aver concesso favori in cambio di uno
sconto su un appartamento che, nel 2004, acquistò a Gerusalemme. Il secondo di
aver sistemato in un'Authority persone a lui vicine quando era ministro del
commercio.
( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Fotografia
La nascita di Israele negli scatti di Capa Linda
Chiaramonte Un esule che racconta gli esuli. È ciò che fa Robert Capa nei 46
scatti in bianco e nero Fotografie da Israele 1948-
( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-29 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Dopo la "caduta" Mondello: ero stanca per la campagna elettorale.
Versace: in Russia, aiuto il sistema Paese "In bagno". "Missione
segreta per Silvio" Le "giustificazioni" dei cento assenti ROMA
- "Fannullone io? Non scherziamo, ragazzi! Sto lavorando per tutti voi,
per promuovere la mia azienda e il made in Italy nel mondo". Non potrebbe
farlo dal suo scranno in Parlamento, onorevole Santo Versace? "Ho
comunicato per iscritto al capogruppo del Pdl il mio viaggio a Mosca per
presentare la torre di 52 piani che sorgerà a Panama, un grattacielo da cento
milioni tutto arredato Versace ". E quindi non si sente un
peone-fannullone, lei. "I fannulloni alla Camera sono quelli che
presentano certi emendamenti. E poi io a questa storia ci credo poco, cento
deputati assenti sono un segnale politico". Troppo impegnati (altrove) o
troppo stanchi, malatissimi o solo incontinenti, in missione segreta a Palazzo
Grazioli o, semplicemente, un filino distratti. C'è di tutto nella lista nera
stilata da Berlusconi dopo il flop della maggioranza sulla tutela della fauna
selvatica: 48 onorevoli di Pdl-Lega-Mpa in missione e 51 assenti al momento del
voto, quando la corazzata del Cavaliere è andata sotto in Aula con relativo
strascico di polemiche tra alleati. E adesso, sulla lunga guida rossa che
taglia in due il Transatlantico, i "pentiti" camminano a testa bassa,
in attesa che da Palazzo Chigi giunga la lettera di richiamo auspicata da
Giorgio Stracquadanio: "Spero che ci sia una lezione, una vera e propria
sanzione...". Assente ingiustificato? "Ero a Palazzo Grazioli a
lavorare sulla comunicazione". Analoga scusa accampa il forzista Gianni
Mottola, "uscito a fare una cosa per il presidente Berlusconi". Ce la
racconta? "Non mi sembra il caso". Misterioso anche Giancarlo
Pittelli, dice che si è assentato "solo tre minuti" ma non vorrebbe
rivelare il perché e poi si scopre che era alla toilette. Probabilmente in
fila, visto il fuggi fuggi verso i bagni all'ora del quarto voto, spiegazione
ufficialmente addotta anche dal barese Carmine Santo Patarino di An:
"Pensavamo che la cosa tirasse avanti, ci siamo presi qualche minuto di
pausa e siamo cascati nella trappola del Pd". Gli assenti per motivi
politici, i diniani Italo Tanoni e Daniela Melchiorre. Le vittime dei ritardi
Alitalia come Maria Grazia Siliquini, che chiama Italo Bocchino dall'aeroporto
e geme "sono bloccata dallo sciopero". E gli sgobboni alla Gabriella
Mondello, "traditi" dalla stanchezza dopo aver conquistato la palma
degli stakanovisti parlamentari: "Sono dispiaciutissima, per tre
legislature ho raggiunto percentuali bulgare di presenza in Aula, il mio record
è il 97 per cento...". E martedì? "è che non sto bene, non mi sono
ripresa dalle fatiche della campagna elettorale - sospira l'ex sindaco di
Lavagna -. Ho scompensi di pressione da caldo e il medico mi ha detto di stare
a casa. Se avessi saputo che quel voto era importante, sarei venuta anche in
barella". E c'è un altro onorevole che ha perso punti quanto a pulsanti
schiacciati: il responsabile esteri di An, Marco Zacchera, si annovera
"tra i dieci parlamentari più secchioni " però al momento del voto
incriminato stava presenziando all'avvicendamento in Italia
tra numeri due dell'ambasciata di Israele. Impegni politici pure per il presidente della commissione
Esteri, il leghista Stefano Stefani ("Aveva delle persone nella
stanza") e per Barbara Saltamartini, responsabile donne di An: "Ho
preso un giorno di permesso, ero a Palermo a sostenere le nostre candidate alle
provinciali. Altro che fannullona, c'erano 45 gradi!". E quando
Adriano Paroli risponde al cellulare quasi ci resta male: "Perché chiamate
proprio me? Ero assente giustificato, sono il sindaco di Brescia e stavo
preparando l'anniversario della strage di piazza della Loggia".
Nell'affollatissima casella malati si incontrano gli ex ministri Antonio Martino
e Mirko Tremaglia, la giovane Chiara Moroni ("Accertamenti in ospedale, ho
il certificato") e Roberto Tortoli, scappato a casa dopo i primi due voti
causa "febbre a 39". L'avvocato gallipolino Ugo Lisi era a Milano per
"controlli medici", però confessa di aver sentito anche lui di
supposti "maldipancia per promesse non mantenute ". L'azzurra Maria
Teresa Armosino è stata bloccata da un malanno, cinque giorni di terapia. Si
sente supergiustificata, eppure si dispera: "Avevo inviato tutti i
certificati, assicuro. Ma mi dicono che si è perso tutto". Anche Giulia
Cosenza (An) era "semplicemente malata, un antipaticissimo
malessere". E c'è un capitolo lutti in area leghista. Il sindaco di
Cittadella, Massimo Bitonci, ha perso la mamma e il comasco Nicola Molteni
l'amico del cuore. Mario Baccini non ha nessun problema a raccontare: "Ero
appena tornato dalla Mongolia dove ho inaugurato un ospedale per bambini".
Si scopre infatti che l'ex Udc passato per la Rosa Bianca è anche presidente di
una fondazione dal nome latino, Foedus: "Sì, è vero che ho votato la
fiducia, però sto nel gruppo misto...". E quindi si sente con le mani
libere. E Niccolò Ghedini? Risponde quasi stupito: "Veramente io stavo con
il Cavaliere. Come sempre. La mattina ho votato, ma il pomeriggio avevo una
riunione inderogabile con Berlusconi sui rifiuti napoletani, le intercettazioni
e tante altre cose. Comunque, il capogruppo lo sapeva benissimo".
Maledetto fu il pulsante di Nicola Cosentino (Forza Italia): "Non ha
funzionato, non so perché, proprio in quella votazione. Sono andato a dirlo al
presidente, l'hanno messo a verbale". Anche il leghista Giacomo Chiappori
dà la colpa al pulsante, schiacciato meno del dovuto. Il neosottosegretario
allo Sport Rocco Crimi (Forza Italia) invece si era allontanato: "Mi
dispiace, ero andato qualche minuto a lavorare nel mio ufficio". Cose che
capitano? Risponde, con autodisciplina: "Sì, ma non devono capitare
più". "Un problema di organizzazione", invece, per Basilio
Catanoso (An): "Siamo un grande gruppo, noi del Pdl e a volte può capitare
un po' di confusione. Io stavo facendo una riunione per il governo siciliano e
non mi sono accorto che dovevo andare a votare". Anche il compagno di
partito Carmelo Briguglio si occupava di cose siciliane, ma con altre motivazioni:
"Sono candidato sindaco di Taormina, che non è una passeggiata ".
Sempre di An e sempre in campagna elettorale Benedetto Fabio Granata: "Ho
accompagnato Alemanno ad aprire la campagna per le provinciali di
Palermo". E l'Mpa di Raffaele Lombardo? Roberto Di Mauro ha una
giustificazione inappuntabile: "Sono subentrato all'onorevole Leanza che
ha scelto il governo siciliano, ma non mi sono ancora insediato ". Non ha
votato Antonio Milo e così Arturo Iannaccone, che ha pigiato con diligenza il
bottone ma non quello sulla fauna selvatica: "è stato un banale disguido,
non avevo alcuna intenzione di affossare quella norma". E mancavano
all'appello, infine, anche big del calibro di Umberto Bossi, del coordinatore
di Forza Italia Denis Verdini e dello stesso capogruppo del Pdl Fabrizio
Cicchitto, che si è giustificato dicendo che stava in Transatlantico a
richiamare dentro l'Aula i suoi. Ma nella serata di martedì è stato convocato
da Silvio Berlusconi per chiarire il flop di Montecitorio. Monica Guerzoni
Roberto Zuccolini Versace "Ero a Mosca per presentare un grattacielo da
cento milioni tutto arredato Versace" Melchiorre Ha dichiarato di essere
assente al momento della votazione per motivi politici Pulsanti Cosentino: non
ha funzionato il pulsante, l'ho messo a verbale. Il leghista Chiappori: l'ho
schiacciato troppo poco.
( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-05-29 num: - pag: 64 categoria:
BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano La Cgil pianta Brunetta La Cgil ha
"abbandonato il tavolo" convocato dal ministro della Funzione
pubblica, Renato Brunetta, per presentare alle parti sociali il piano
industriale di riforma della pubblica amministrazione. La Cgil contesta
"un grave errore di metodo nella convocazione, perché si è deciso di far
partecipare un solo componente" per ogni sigla sindacale "rinunciando
a far partecipare coloro che devono poi gestire il piano industriale".
L'Italia secondo l'Istat Secondo l'Istat, nel
( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-05-29 num: - pag: 46 categoria: REDAZIONALE
Il parallelo Dalla Roma antica alla Washington di oggi, il monopolio della
potenza e i suoi nemici Dominare il mondo: quando l'Impero incontra il Terrore
di AURELIO LEPRE A conclusione di "Colossus ", la sua opera
sull'"impero americano", Niall Ferguson lo ha paragonato al
Terminator di Arnold Schwarzenegger. Gli Stati Uniti hanno una straordinaria
capacità di distruzione, ma la loro potenza ha una limitazione: la loro
missione, come quella di Terminator, può essere interrotta, se comincia a lampeggiare
il comando Abort. Ad attivarlo può essere un guasto, ma anche la forza di
un'opinione pubblica democratica, che modifica o interrompe il programma
distruttivo. Per questa ragione la politica imperiale di uno stato democratico
conosce dei limiti, che rendono difficile ogni discorso generale sulla natura
degli imperi. Difficile ma non impossibile. Se però si abbandona il terreno
della polemica politica (quello, per intenderci, su cui si colloca L'Impero di
Michael Hard e Antonio Negri), per muoversi su quello della scienza della
politica. Come fa Herfried MÜnkler ( Imperi. Il dominio del mondo dall'antica
Roma agli Stati Uniti, il Mulino, pp. 254, e 29), in un'opera fredda,
scientifica, molto diversa dalle appassionate e spesso violente discussioni che
si sono svolte e si svolgono ancora oggi su un argomento così scottante. E che
richiede un approccio più storico che sociologico, perché categorie come
"imperi democratici" o "imperi totalitari" risultano tanto
onnicomprensive quanto generiche. Non c'è dubbio, infatti, che nella prima
rientrerebbero sia "l'impero ateniese", come viene definita dagli
antichisti l'egemonia di Atene su altre città greche, sia quello americano,
nonostante la loro straordinaria diversità, che riguarda anche il terreno, per
alcuni aspetti comune, della democrazia. A proposito del dialogo tra i
rappresentanti degli ateniesi e degli abitanti di Melo ricostruito da Tucidide,
MÜnkler ricorda la frase di Bush: Who's not for us is against us (ma è
probabile che il presidente americano, più che allo storico greco, pensasse ai
Vangeli di Matteo e di Luca: "Chi non è con me è contro di me"). Bush
parlava un linguaggio indubbiamente molto franco, ma ancora lontano da quello
di cui si erano serviti gli ateniesi per giustificare l'applicazione della
legge del più forte: "Siamo consapevoli che anche voi, come altri,
agireste esattamente come noi se aveste la stessa potenza". Se un
presidente americano si esprimesse con la stessa brutalità, si accenderebbe
subito il comando Abort. Anche questa differenza tra gli "imperi
democratici " di Atene e di Washington mostra come sia difficile costruire
una teoria generale, e generalizzante, dell'imperialismo. Non è questo, in
realtà, lo scopo che si propone MÜnkler. Lo studioso tedesco non ha inteso elaborare
una nuova teoria dell'imperialismo, ma svolgere un'ampia riflessione sugli
imperi, estesa su un arco temporale non solo di secoli ma di millenni. Sfilano
così Augusto e i Bush, Filippo II e Hitler, Alessandro Magno e Alessandro I
Romanov. Affiorano concordanze e costanti, che non danno luogo però alla
formulazione di leggi rigide (come avviene per i teorici dell'imperialismo e
con effetti spesso disastrosi): MÜnkler non costruisce dogmi, ma analizza fatti
nell'ambito di una storia comparata ricca di suggestioni. Quando si legge del
deficit di potere economico che rese debole l'impero ottomano, non si può fare
a meno di pensare alle cause, anch'esse economiche, che hanno provocato la
caduta di quello sovietico; la riflessione sulla "soglia augustea",
che segna il passaggio dalla fase espansiva a quella della civilizzazione, con
la teorizzazione della "pax romana" fatta da Virgilio e da altri
scrittori, spinge a chiedersi se ci sia la possibilità di una "pax
americana", come ritengono i neo-con. Sono suggestioni, che, pur senza
fare delle forzature, rendono difficile la lettura distaccata di un testo che
aspira a un'oggettività scientifica. Non credo però che in questa materia sia
possibile raggiungerla. MÜnkler scrive della rivolta dei
Maccabei scoppiata in Palestina nel II secolo contro i Seleucidi, in difesa dei costumi e della
fede ebraici, e si pensa subito a quello che sta avvenendo oggi in quella
regione. I Maccabei scelsero la forma di lotta antimperiale allora più diffusa,
la guerriglia. Sul piano scientifico ci sarebbero molte altre guerriglie
da ricordare e analizzare, ma qui sembra che anche MÜnkler ceda alla forza
dell'attualità: passa subito al paragone tra guerriglia e terrorismo, l'altra,
modernissima, forma asimmetrica di guerra antimperiale. E si avverte che è
soprattutto quest'ultima a interessarlo. Non che non faccia delle interessanti
osservazioni sulla natura della guerriglia e sul suo principale obiettivo, che
è sempre stato "fisico ": conquistare parti del territorio, per costruirvi
un nuovo Stato. Ma le considerazioni più acute sono riservate al terrorismo,
che mira invece a colpire il centro del potere imperiale e poi a svanire nel
nulla. MÜnkler rileva la "fragile costituzione psichica delle società
posteroiche ", che consente ai terroristi di ottenere successi
psicologici, amplificati dai media, con l'obiettivo di farle implodere. Ancor
più dei guerriglieri essi si sottraggono alle regole, peraltro non sempre
rispettate, della guerra tra Stati, e si pongono fuori del diritto internazionale,
suscitando una risposta speculare, sia nella demonizzazione del nemico sia
nell'adozione di metodi duri di lotta. Ma con un'autolimitazione dovuta alla
natura democratica degli "imperi occidentali" (MÜnkler auspica che
anche l'Europa "contragga qualche prestito" dai loro modelli) che
"ha accresciuto notevolmente le possibilità di successo degli attori
antimperiali". A questo punto però, per quanto possa apparire inquietante,
bisognerebbe arrivare alla stessa conclusione a cui si arriva leggendo Ferguson:
il comando Abort impedirà una difesa efficace, se il terrorismo diventerà un
pericolo mortale? Dicembre 2001, meeting nella Sala Ovale della Casa Bianca
(Paul Morse/Ap).
( da "Messaggero, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ERIC SALERNO Una
bega a cavallo tra politica, moralità e reati ancora da chiarire, rischia di
mandare Ehud Olmert a casa e mettere in pericolo il negoziato di pace con i
palestinesi e la Siria. Il premier è in odore d'incriminazione ma già ieri,
sulla base delle testimonianze rese pubbliche di alcune
personalità della corte del premier israeliano, il suo alleato, il leader
laburista Ehud Barak ha minacciato di andare a elezioni anticipate se non si
dimetterà. Contro Olmert c'è uno schieramento ampio. E anche se per ora ha
fatto sapere che non intende abbandonare il governo, non è chiaro per quanto
potrà resistere alle pressioni. Un paio di settimane fa, quando la
notizia dell'inchiesta è diventata di dominio pubblico, il premier si è
presentato davanti alle telecamere per promettere le proprie dimissioni
"se e quando sarà incriminato". Da allora, grazie a un procedimento
giudiziario particolarmente curioso e che, a giudizio degli stessi esperti
israeliani, non sembra garantire un trattamento equo dell'indagato, sono emersi
nuovi particolari della vicenda. Olmert avrebbe sollecitato e ricevuto somme in
contanti ("buste piene di denaro") per un totale di 150 mila dollari
(100 mila euro) da un suo ricco sostenitore americano, Morris Talansky, per
finanziare la sua campagna elettorale. E poi "regali", come alberghi
e viaggi pagati. Finora gli inquirenti non avrebbero trovato prove di
corruzione. Ma al reato quasi "politico" del finanziamento illegale
si potrebbe aggiungere quello di aver voluto i soldi in contanti e dunque fuori
di canali verificabili. Sulla base di queste informazioni e soprattutto della
testimonianza del "donatore", Barak, dopo essersi consultato con
altri esponenti del partito laburista, ha deciso di lanciare l'ultimatum.
"Non credo che Olmert possa pensare agli affari di stato e alle sue cose
personali allo stesso tempo", ha spiegato in una conferenza stampa.
Ovviamente, l'opposizione guidata da Netanyahu gli dà ragione e al coro degli
attacchi ai quali Olmert è sottoposto si è aggiunta la voce dell'estrema destra
contraria a ogni concessione ai palestinesi e, soprattutto, alla restituzione
delle alture del Golan alla Siria come prezzo della pace. Sono mesi che l'ex
premier e attuale ministro della difesa Barak rema contro Olmert. Non tanto
perché contrario alla sua politica quanto nella speranza di prendere il suo
posto alla guida del governo. Sta di fatto, però, che l'eventuale scioglimento
dell'attuale coalizione significherebbe andare a nuove elezioni il cui
risultato non è scontato.
( da "Messaggero, Il" del 29-05-2008)
Pubblicato anche in: (Messaggero, Il)
Argomenti: Israele/Palestina
Ilippe Aractingi, con
Nada Abou Farhat, Georges Khabbaz UN UOMO, una donna, un paese devastato da una
guerra lampo. Lui, cristiano, guida il taxi. Lei, sciita, cerca il figlio che
aveva lasciato nel Sud, dalla zia. Troveranno profughi, terrore, crateri,
distruzione materiale e morale. Ma anche nel Libano piegato dai missili e
minato dalle divisioni intestine, c'è spazio per un brandello di umanità. Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33 giorni della guerra
israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con sguardo attento e
rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o uccisioni sullo
schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è ancora più
straziante). Nessuna speculazione politica. Non conta attribuire colpe,
solo raccontare la pena di ogni guerra, sotto qualsiasi cielo. Nuovo Olimpia.
( da "Messaggero, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Alza dal suo posto
e, rivolgendosi al presidente Fini, legge un passo di un articolo del '42,
firmato da Almirante sulla rivista "La difesa della razza". Parole
anti-semite. E l'immediato commento di Fini, che pure di Almirante fu il
delfino: "Quelle che abbiamo appena ascoltato sono frasi che posso
definire, senza esitazioni, vergognose. Esprimono un sentimento razzista che,
in quegli anni, albergava in tanti, troppi, esponenti che dopo la guerra si
collocarono a destra e, in altri casi, in altre formazioni politiche".
L'intitolazione di una via di Roma ad Almirante diventa così una questione
ancora più controversa. Anche perchè la comunità ebraica per ora si oppone. E
Alemanno annuncia: "Ci sarà una strada per Alemanno, solo con il consenso
degli ebrei. Tutti insieme faremo, sulla vicenda, un approfondimento storico. E
comunque non sarà la comunità ebraica a decidere". Ancora:
"Almirante è sempre stato un amico di Israele e schierato politicamente affianco ad Israele. Ha sempre combattuto l'anti-semitismo e ha avuto il coraggio,
che è mancato a Scalfari per esempio o a Bocca, di ripudiare ciò che aveva
scritto tanti anni prima". Così parla il sindaco di Roma nel pomeriggio, a
Montecitorio. Dove Fini presenta - insieme a Gennaro Malgieri che ne ha
scritto l'introduzione e ha fatto un discorso applauditissimo e a Cossiga,
Andreotti, Violante e Gennaro Acquaviva - la raccolta dei discorsi parlamentari
dell'antico segretario del Msi. Attraverso i quali, il presidente della Camera
individua in Almirante un anticipatore e un grande artefice della
"democrazia" e della "pacificazione" dell'Italia appena
uscita dal fascismo e negli anni della Prima Repubblica. Fu, come Berlinguer,
una grande figura del "'900 dal volto umano". Di più: "La
democrazia italiana è rimasta salda, anche grazie ad Almirante. Furono giuste
molte delle sue intuizioni". Fini ricorda anche, con l'occhio all'oggi,
l'ultima frase pronunciata da Almirante in Parlamento: "Buona fortuna agli
avversari, noi abbiamo buona coscienza, il che è più importante". In sala
ci sono tre ex presidenti della Camera (Violante, Casini, Bertinotti), tanti
big del Pdl e Donna Assunta che va dicendo: "Intitoliamo una via a
Pacifici, il capo della comunità ebraica, anche se è vivente, e una strada a
Giorgio, che purtroppo non c'è più: così siamo tutti contenti!". Vabbè.
Andreotti, ricorrendo come al solito a un aneddoto, dice una cosa importante:
"Almirante mi definì "badogliano", che per lui era una
parolaccia, perchè ero amico di Arafat". A riprova di quanto, invece, il
segretario del Msi si sentisse amico di Israele. E
Violante: "Almirante ha avuto il coraggio di dire che ripudiava le parole
scritte a suo tempo sulla "Difesa della razza"". Rauti ascolta,
concentratissimo. E così Ronchi, la Meloni, Cicchitto, La Russa, Gasparri,
Tremaglia... L'intero Pdl rende omaggio alla memoria di "uno di
loro", adoratissimo. "Almirante era forbito anche negli attacchi agli
avversari", spiega Malgieri: "Era un parlamentarista convinto. E il
suo "Processo al Parlamento" era una critica anticipatrice alla
partitocrazia che schiacciava le Camere". Ora, però, si tratta di dare
oppure no una strada ad Almirante. E i tempi s'allungano. M.A.
( da "Giornale.it, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 127 del
2008-05-29 pagina
( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ultimatum
del ministro della Difesa dopo lo scandalo dei fondi neri: dimissioni o
elezioni anticipate Israele, Barak "licenzia" il
premier Olmert ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - Anziché
consegnarlo al boia, Ehud Barak ha offerto ad Olmert la scelta dell'arma con
cui suicidarsi: dimissioni, vacanze, dichiarazione di temporanea incapacità. Ma per il leader laburista e
ministro della Difesa un fatto è certo: "Il primo ministro non può più
simultaneamente guidare il paese e fronteggiare le accuse che lo
riguardano". Quindi, delle due l'una: o il partito del premier, Kadima,
sostituisce Olmert alla testa del governo, o i laburisti metteranno in moto il
meccanismo delle elezioni anticipate. Sembrerebbe, dunque, che per Ehud Olmert,
sia arrivato il momento della resa dei conti, anche se ieri sera un consigliere
del premier ha escluso ogni ipotesi di dimissioni. Mai, il premier che una
volta si definì "indistruttibile", è parso così debole e in procinto
di cadere, come all'indomani della testimonianza di Morris Talansky davanti ai
giudici che indagano sull'ultimo scandalo. Apprendere come l'anziano uomo
d'affari americano foraggiasse l'attuale primo ministro è stato un colpo per
l'opinione pubblica, anche se si parla finora di somme tutto sommato modeste,
150 mila dollari nell'arco di 14-15 anni. Gli israeliani di buona memoria
ricordano, tuttavia, che Yitzhak Rabin agli inizi degli anni ?70 venne
costretto a dimettersi da premier, per un conto aperto dalla moglie in una
banca americana quando erano ambasciatori negli Stati Uniti, su cui era
transitato qualche migliaio di dollari per le piccole spese. Altri tempi. E
certo, oggi, nessuno può stupirsi a sentire dell'amore di Omert per gli
alberghi di lusso, le vacanze costose, i sigari cubani, le stilografiche da
collezione e gli orologi da amatore. E tuttavia come evitare il sospetto di una
pericolosa commistione tra finanziamenti destinati alle campagne elettorali
(come s'è sempre difeso Olmert) e "bustarelle" destinate a soddisfare
consumi e piaceri personali, visto, ad esempio, che Talasnki, a richiesta del
beneficiato, doveva versare i suoi contributi rigorosamente in contanti? Barak
sembra dunque aver intercettato tempestivamente il rigetto del pubblico
israeliano verso un comportamento troppo arrogante per essere ignorato e ha
voluto muovere all'attacco. Ma il leader laburista non ha chiarito i termini
del suo ultimatum ed ha lanciato, in prima istanza, ad Olmert l'onore di
risolvere il problema, chiedendogli "per il bene del paese di distanziarsi
dalla gestione quotidiana del governo". In secondo luogo il ministro della
Difesa ha chiamato in causa Kadima, invitando il partito del premier a fare un
"esame di coscienza" e, soprattutto, a scegliere un sostituto del
premier, "con il quale consideriamo di poter collaborare". E qui si
può già avvertire sullo sfondo, più che uno squillo di fanfare, un affilare di
spade e coltelli. Perché è vero che l'attuale ministra degli Esteri, Tzipi
Livni è la gran favorita per definizione nella corsa alla successione di
Olmert, ma da quando la posizione del premier ha cominciato a traballare, vale
a dire dopo la fallimentare seconda guerra del Libano, altri candidati si sono
preparati a dare battaglia: l'attuale ministro dei Trasporti nonché ex capo di
Stato Maggiore, Shaul Mofaz, e l'ex capo dello Shin Bet, oggi ministro della
Sicurezza Interna, Avi Dichter.
( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il Papa incontrerà
Ahmadinejad Il leader iraniano chiede di parlare alla Sapienza. Ma il rettore
si oppone Il sì del Vaticano nel giorno in cui il rivale Ali Larijani diventa
presidente del Parlamento ORAZIO LA ROCCA CITTà DEL VATICANO - Papa Ratzinger
riceverà la settimana prossima il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.
Anche se sull'udienza - tra le più scomode del pontificato ratzingeriano -
dalle fonti ufficiali della Santa Sede ancora non ci sono conferme, è sicuro
che l'incontro ci sarà. "Grande fuga", invece, da parte del governo
italiano, che si limiterà a incontrare col ministro degli Esteri Franco
Frattini il collega Manoucher Mottaki. Saltata anche una preventivata visita,
da parte iraniana, all'Università "La Sapienza". Il rettore si è
opposto a una "lezione" di Ahmadinejad. Benedetto XVI, invece, non ha
esitato a dire sì all'udienza, appena nei giorni scorsi l'ambasciata iraniana
presso la Santa Sede gli aveva chiesto di ricevere il presidente durante il
vertice Fao, a Roma, dal 3 al 5 giugno. Come e quando ci sarà il vertice è
tutto da decidere, perché la diplomazia pontificia proprio in questi giorni
sarà chiamata a far fronte ad un super lavoro da "affollamento".
Oltre ad Ahmadinejad, altri 7-8 capi di Stato, impegnati anche loro allo vertice,
hanno chiesto udienza al Papa, come i presidenti del Venezuela e del Brasile,
Ugo Chavez e Luis Inàcio Lula da Silva, quest'ultimo mai ricevuto in Vaticano,
nemmeno durante il pontificato di Giovanni Paolo II. Qualcuno in Vaticano pare
abbia pensato ad una inusuale udienza di gruppo per i leader che ne hanno fatto
richiesta, ma l'idea non è piaciuta ed è stata scartata subito. La visita
Oltretevere di Ahmadinejad, che forse a Roma potrà incontrare solo imprenditori
italiani, non avrà carattere ufficiale. Per cui non potrà essere accompagnato
da dignitari, non gli saranno riservati gli onori con inni e tributi militari,
e non ci saranno discorsi pubblici. E' comunque innegabile che Ratzinger si
troverà di fronte un personaggio per niente facile, che mette in dubbio la
Shoah e l'esistenza stessa di Israele, è fautore di una discutibile corsa al nucleare ed è vicino al
fondamentalismo islamico. "Il Santo Padre, come sempre, accoglie chi
chiede di poterlo incontrare, pur sapendo che non tutti condividono le sue scelte
o i suoi incontri", spiega l'arcivescovo Brian Farrell, vice presidente
della Commissione pontificia per i rapporti con l'ebraismo. "Ma è
bene che il Papa - aggiunge Farrell - parli con tutti, dialoghi con chi vuole
incontrarlo senza lasciarsi condizionare da differenze socio-politiche o
religiose. Quando ci si parla è sempre un bene. Per tutti". Non è infine
azzardato che l'incontro servirà ad Ahamadinejad a rafforzare la sua leadership
interna, messa a dura prova ieri dall'elezione alla presidenza del parlamento
iraniano dell'ex negoziatore sul nucleare, Ali Larijani, suo aperto avversario.
Larijani, appena eletto, ha detto eserciterà la sua influenza in tutti i
settori, compreso quello del nucleare dove ha minacciato di rivedere la
cooperazione con l'Aiea.
( da "Giornale.it, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 127 del
2008-05-29 pagina
( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Fini Un presidente
senza "basi" Valentino Parlato Si può parlar male della terza carica
dello stato. Si può dire, con convinzione, che Gianfranco Fini non è adatto al
ruolo di presidente della camera. Si deve concludere a meno di un mese dal suo
insediamento che non sono bastati gli ultimi tredici anni di governo, convenzione europea, viaggi in Israele a cancellare quella traccia che a Fiuggi era stata solo un po'
sciacquata. La cultura democratica non si distribuisce ad Arcore. Fini ne ha
poca, o non c'è l'ha. Qui non vorrei parlare di quello che il presidente della
camera ha detto ieri a proposito del suo maestro Almirante. Sciocchezze
pericolose, come il fatto che sarebbe grazie ad Almirante che la democrazia
italiana è più salda. Parole che indignano, che preoccupano, appunto, ma che
non sorprendono. Luciano Violante ieri sul Corriere della Sera ha sostenuto più
o meno le stesse cose. Qui vorrei ricordare tre episodi che secondo me non
hanno ricevuto l'attenzione necessaria. Ci consegnano Gianfranco Fini nello
svolgimento del suo lavoro: il presidente dell'assemblea rappresentativa degli
elettori, il parlamento. Il primo episodio è di qualche giorno fa. Stava
intervenendo Antonio Di Pietro ma la maggioranza, quella composta dal partito
di Fini, lo interrompeva non facendolo parlare. Al che Fini, da presidente
dell'assemblea, è intervenuto per zittire i suoi. E a Di Pietro ha detto:
ognuno dev'essere libero di dire quello che pensa, ma "dipende da quello che
si dice". E già qui, forse, qualcuno, magari il capo dello stato, sarebbe
potuto intervenire per ricordare alla terza carica dello stato che il
parlamento di Roma non è quello di Salò (a proposito di Almirante). Il secondo
e il terzo episodio sono di ieri. Gianfranco Fini ha ottenuto la celebrazione
del parlamento per il suo padre politico nel ventennale della morte.
Giustamente un deputato del partito democratico (Emanuele Fiano) ha ricordato
quello che scriveva Almirante su La difesa della razza: "Il razzismo ha da
essere cibo di tutti e per tutti...". Fini, ripeto presidente di tutta
l'aula, si è sentito in dovere di replicare come un deputato qualsiasi. Si è
sentito chiamato in causa. Ha definito "vergognose" quelle parole di
Almirante e ci mancherebbe altro. Ma quello che è grave è che ha voluto subito
dopo ridimensionarle, sostenendo che anche altre personalità non di destra
sostenevano quelle idee durante il fascismo. Ora, a parte il fatto che
Almirante continuò a sostenerle anche in seguito il punto è che il presidente
Fini non è stato messo su quella poltrona per difendere la memoria di Almirante
(anche se forse è finito su quella poltrona proprio grazie ad Almirante, ma è
una storia lunga). L'ultimo episodio poi è stato talmente clamoroso da far
protestare anche la scialba opposizione democratica, che invece è sempre
attenta a rispettare la maggioranza e a non rovinare il clima di dialogo. Il
governo si è ficcato in un impiccio, ieri pomeriggio, e Fini dalla sua poltrona
presidenziale ha suggerito come cambiare un emendamento per rispondere alle
osservazioni dell'opposizione. Seduto sotto di lui quello che era il suo
portavoce Ronchi, nel frattempo diventato ministro, ha ringraziato e
immediatamente accolto il suggerimento del presidente della camera, cambiando
l'emendamento. E' stata una figuraccia? Sì, ma è stata anche l'ennesima
dimostrazione in pochi giorni che Fini non è adatto a quel ruolo di garanzia.
Gli mancano, come si diceva a scuola, le basi. Le basi democratiche. Servono
altre dimostrazioni? valentino parlato.
( da "Voce d'Italia, La" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri
Il premier e' accusato di corruzione Israele, Barak: Olmert
si dimetta "Non e' in grado di guidare il paese e contemporaneamente
difendersi" Gerusalemme, 29 mag. – Il premier israeliano Ehud Olmert non è
in grado di portare avanti il suo compito istituzionale e al tempo stesso difendersi
dalle accuse di corruzione; per questo deve dimettersi. è quanto ha dichiarato il
ministro della Difesa Ehud Barak, leader del partito laburista e principale
alleato di Olmert. Il premier israeliano non sarebbe ritenuto in grado di
guidare il paese in un momento così delicato: ad Annapolis infatti lo scorso
autunno Bush ha auspicato una risoluzione del conflitto israelo-palestinese
entro la fine del suo mandato, ovvero entro l'inizio del 2009, e i prossimi
mesi si preannunciano decisivi in vista di questo traguardo. Olmert ha comunque
fatto sapere di non avere intenzione di lasciare, nonostante martedì il
finanziere statunitense Morris Talansky abbia testimoniato in tribunale di aver
versato, tra il 1990 e il 2005, circa 150 mila dollari in contanti all'attuale
premier. Lo scenario più probabile, in caso di dimissioni da parte di Olmert,
vede un incarico ad interim al ministro degli Esteri Tzipi Livni. Barak ha
inoltre invitato il premier a trovare un sostituto alla guida del partito di
centro Kadima. Qualora invece Olmert non si dimettesse e il partito laburista
abbandonasse la coalizione, gli israeliani, che dovrebbero tornare alle urne
nel 2010, sarebbero chiamati a elezioni anticipate. Secondo i sondaggi, in
questo caso potrebbe raggiungere la maggioranza il partito di destra guidato
dall'ex premier Benjamin Netanyahu, attualmente all'opposizione. S.S.
( da "Stampa, La" del 29-05-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)
Argomenti: Israele/Palestina
I 60 ANNI DELLO
STATO EBRAICO Consigliere dell'Ambasciata d'Israele ieri a Cuneo Elazar Cohen (a
destra nella foto) ministro consigliere dell'Ambasciata di Israele è stato accolto ieri, nella
sinagoga di contrada Mondovì, dall'associazione Italia-Israele, presieduta da Carlo Benigni (a
sinistra) e Davide Cavaglion della sezione cuneese della Comunità ebraica di
Torino, per celebrare il 60° anniversario della costituzione dello Stato
ebraico. L'ospite ha ricordato il percorso compiuto e ha auspicato un futuro di
pace.
( da "Unita, L'" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Desmond Tutu: "Le mie Lacrime per Gaza" Umberto De
Giovannangeli Confessa di aver pianto nel constatare di persona i patimenti
inflitti a una popolazione allo stremo. L'inferno di Gaza visto attraverso gli
occhi dell'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, premio Nobel per la Pace '84,
riconoscimento che gli fu attribuito per la sua lotta non violenta contro il
regime dell'apartheid. Tutu in questi giorni è a Gaza, capo
della missione del Consiglio dell'Onu per i diritti umani incaricata di
indagare sulle violazioni israeliane nella Striscia e sull'uccisione di 19
civili, tra i quali molte donne e bambini, provocata da un bombardamento
israeliano l'8 novembre '
( da "Unita, L'" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Le Due Chiese Monsignor Piero Coda Concilio Vaticano II Il
Concilio Vaticano II, così come lo sviluppo della dottrina sociale della Chiesa
a partire da Leone XIII alla fine dell'Ottocento, rappresentano per la Chiesa
cattolica un fatto di enorme portata che tuttavia non è stata ancora
adeguatamente recepito come tale. Il primo presidente dell'Associazione
teologica italiana, di cui sono presidente attualmente, monsignor Luigi
Sartori, un teologo straordinario, giungeva a dire che nella storia del Cristianesimo
il Concilio Vaticano II è stato l'evento ecclesiale più importante dopo il
primo cosiddetto concilio di Gerusalemme che all'inizio della storia del
Cristianesimo ha sancito l'apertura della fede cristiana al
di là dei confini di Israele. (...) Lo dico in modo un po' sbarazzino e garibaldino ma il
Vaticano II ripropone l'intera questione della figura della Chiesa e della sua
inserzione nel mondo attraverso il tentato recupero della dinamicità originaria
dell'evento ecclesiale secondo la forma impressagli da Gesù di Nazareth e
testimoniata dal Nuovo Testamento. segue a pagina 27.
( da "Unita, L'" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Fondi neri, contro Olmert anche la ministra degli Esteri Livni
La responsabile della diplomazia israeliana e numero due di Kadima lancia la
proposta di primarie in vista della crisi di governo u.d.g. Tzipi va
all'attacco. Per Kadima, il principale partito di governo israeliano,
il dopo-Olmert è già iniziato, con la numero due e ministra degli Esteri Tzipi
Livni che ha esortato ieri a prepararsi a ogni scenario politico. Il primo
ministro Ehud Olmert, accusato di aver intascato per 15 anni mazzette da un
finanziere-amico statunitense, è ormai "ingombrante": rischia di
mandare a picco il partito fondato nel 2005 da Ariel Sharon per rilanciare
un'immagine di pulizia nella politica israeliana dopo anni di continui scandali
nel suo partito di origine, il Likud. Dopo che l'altro ieri il leader laburista
e ministro della Difesa Ehud Barak aveva sollecitato Olmert a farsi da parte e
Kadima ad intraprendere un esame di coscienza, ieri è uscita allo scoperto
anche la Livni. È stata una sortita prudente nei toni, ma limpida nel
messaggio. Occorre preparare fin d'ora il partito, ha detto, ad ogni scenario
politico, anche quello delle elezioni politiche anticipate. Senza mai
pronunciare il nome di Olmert (o quello del suo finanziere, Morris Talansky),
la Livni ha rilevato che occorre convincere gli israeliani che, malgrado tutto,
è possibile fare una "politica pulita". "Ho grande fiducia nelle
elezioni primarie" ha aggiunto, come strumento per ricostruire la fiducia
nel pubblico verso i suoi dirigenti. Proprio ieri il quotidiano Maariv ha
pubblicato una lista di dirigenti israeliani foraggiati, chi più chi meno, da
uomini d'affari stranieri. "A ciascuno il suo Talansky", ha titolato.
Come Barak, anche la Livni non ha lanciato a Olmert un vero e proprio
ultimatum, con scadenza rigide. Ma ha indicato la via da intraprendere: la convocazione
di elezioni primarie fra i 65 mila membri di Kadima, allo scopo di concordare
un nuovo candidato alla carica di premier. Se nelle prossime settimane o nei
prossimi mesi Olmert dovesse essere incriminato e dimettersi, il potere
passerebbe senza scossoni al successore con il sostegno del laburista Barak. Ma
accettando l'iniziativa della Livni, Olmert sottoscrive in pratica la fine
della propria carriera politica. Una decisione forte, forse drammatica, mentre
egli ancora sostiene di aver agito nella legalità e lamenta che Talansky abbia
fornito alla polizia versioni confuse e contraddittorie che possono essere
presentate anche sotto una prospettiva molto differente.
( da "Unita, L'" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Desmond Tutu: ho pianto davanti a Gaza in rovina L'UOMO della
non violenza, il prelato simbolo della lotta all'Apartheid, premio Nobel per la
Pace. Desmond Tutu. A l'Unità racconta il suo viaggio nell'inferno di Gaza. Una
"esperienza umana scioccante", dice. E lancia il suo j'accuse:
"Il silenzio e la complicità del mondo su ciò che accade a Gaza fa
disonore a tutti noi" I sraele ha rifiutato di concedere i visti a Tutu e
al suo gruppo: l'arcivescovo anglicano e i suoi collaboratori hanno aggirato le
restrizioni israeliane entrando nel territorio palestinese dal valico di Rafah
con l'Egitto che è stato aperto occasionalmente per loro martedì scorso. Nella
sua missione a Gaza, Tutu ha incontrato anche il leader di Hamas, Ismail
Haniyeh, ma soprattutto si è intrattenuto con i sopravvissuti dell'attacco di
Beit Hanun. Nel ricordare quell'incontro, il Premio Nobel per la Pace
sudafricano non trattiene la commozione: "Tutti noi - racconta a l'Unità -
siamo rimasti scioccati, devastati da quei colloqui. Si è trattato di una
esperienza sconvolgente che non si augurerebbe al proprio peggior nemico".
Sulla strage di Beit Hanun, la commissione guidata da Desmond Tutu sta
preparando un rapporto che sarà presentato alla riunione del Consiglio dell'Onu
per i Diritti umani a settembre. Un viaggio a Gaza. Quali emozioni ha provato?
"È stata una esperienza umana sconvolgente. In questi giorni abbiamo avuto
modo di renderci conto di persona di una situazione disastrosa. A Gaza è in
atto una tragedia umanitaria di fronte alla quale il mondo non può chiudere gli
occhi. Perché se la verità fa male, il silenzio uccide". Le più importanti
agenzie umanitarie internazionali hanno ripetutamente denunciato gli effetti
provocati sulla popolazione di Gaza dal blocco imposto da Israele.
Qual è in proposito la sua opinione? "Quello in atto da mesi e mesi a Gaza
è un assedio illegale; il blocco costituisce una violazione flagrante dei
diritti umani ed è contrario agli insegnamenti delle sacre scritture, cristiane
ed ebraiche e della tradizione ebraica di adoperarsi per i più deboli. Faccio
davvero fatica a trovare le parole adatte per descrivere ciò che abbiamo visto
e inteso. Di certo, tutto ciò è inaccettabile. La cosa più inconcepibile e mai
giustificabile, è quello che si sta facendo ad un popolo per garantire la
propria sicurezza (di Israele). Ciò che ho visto mi
ricorda molto quello che accadeva a noi neri in Sudafrica, durante l'apartheid.
Non mi riferisco solo a Gaza. Ricordo ancora un mio precedente viaggio in Terra
Santa. Ricordo come se fosse oggi l'umiliazione dei palestinesi ai check points
e ai blocchi stradali, soffrivano come noi quando i giovani poliziotti bianchi
ci impedivano di circolare". Qual è il messaggio che si sente di lanciare
alla comunità internazionale? "Il messaggio è che il nostro silenzio e la
nostra complicità per ciò che sta accadendo a Gaza, fa disonore a tutti noi.
Gaza ha bisogno di aiuti e di attenzione da parte del mondo, in particolare da
quanti credono e si battono per la pace". Lei ha avuto modo di incontrare
a Gaza il premier di Hamas, Ismail Haniyeh. "Ho chiesto ad Haniyeh di
operare affinché Hamas interrompa il lancio di razzi Qassam verso Israele. Queste azioni finiscono solo per aggiungere dolore
a dolore, sofferenza a sofferenza: la mia solidarietà va anche alla popolazione
israeliana di Sderot, costretta a soffrire per il lancio dei razzi Qassam. Non
è in questo modo che i palestinesi vedranno realizzati i propri diritti. Dal
più profondo del cuore, mi sento di lanciare di nuovo un appello a entrambe le
parti perché si ponga fine ad ogni atto di violenza, ed in particolare agli
attacchi ai civili. Questi attacchi, comunque motivati, sono sempre una
violazione dei diritti dell'uomo. L'unico modo per porre fine alle violenze e
alle ingiustizie è che israeliani e palestinesi si ritrovino insieme intorno ad
un tavolo per discutere: questo è l'unico modo per instaurare la vera
pace". E a Israele quale appello si sente di lanciare? "Vorrei dire che Israele ha diritto a vivere in pace
nella sicurezza ma che questo diritto non può fondarsi né realizzarsi compiutamente
se proseguirà l'oppressione esercitata contro un altro popolo. Il popolo
palestinese. Una vera pace può essere costruita solo su basi di giustizia. E
giustizia vuole che oggi si porti conforto alla popolazione di Gaza". Lei
ha parlato di una realtà, quella della Striscia di Gaza, scioccante,
disperata... "E non mi riferivo solo alle condizioni materiali di vita. La
disperazione è anche altro. È l'assenza di speranza, è la percezione diffusa
che la realtà è destinata ancora a peggiorare. La disperazione è nei tanti
ragazzi e ragazze che ho incontrato e che mi hanno confessato di non saper
immaginare un futuro. La disperazione è nei bambini che hanno respirato solo
violenza, paura...Questa è Gaza oggi. Lo ripeto: è una condizione
inaccettabile, inumana. Alla quale non dobbiamo rassegnarci". Ha
collaborato Osama Hamdan di Umberto De Giovannangeli/ Segue dalla prima.
( da "Manifesto, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Israele Tutu: Gaza, un
abominio Prof inglesi: boicottare Il sindacato dei professori univeristari vota
una mozione contro "le implicazioni morali e politiche degli accademici
israeliani con le istituzioni" Il blocco israeliano di Gaza è "un
abominio" e "il silenzio e la complicità" internazionali
dovrebbero "farci vergognare". Queste le parole del vescovo sudafricano Desmond
Tutu, Nobel per la pace, dopo una visita di due giorni nella regione dove è
arrivato per conto del Consiglio per i diritti umani dell'Onu. A Gaza ha
parlato anche con Ismail Haniye, l'ex premier di Hamas, e ha colto l'occasione
per dirgli che i qassam sparati sul territorio israeliano sono anch'essi "una
violazione dei diritti umani". Ma questo non giustifica il blocco
indiscriminato contro la popolazione di Gaza né l'ostracismo contro Hamas
perché "i conflitti si risolvono trattando con i nemici, non con gli
amici". Un "abominio" che va avanti nel "silenzio e nella
complicità" della comunità internazionale con qualche sparuta e faticosa
eccezione disposta a sfidare le immediate e immancabili accuse di
"antisemitismo". Un paio di giorni fa a Manchester l'annuale
congresso della University and College Union, il sindacato dei professori
universitari britannici, ha riproposto la mozione presentata l'anno precedente
in cui prospetta la possibilità di lanciare un boicottaggio contro le
università israeliane per la loro complicità (o non dissociazione) con "la
catastrofe umanitaria imposta a Gaza" e ai palestinesi. L'assemblea
dell'Ucu si è fermata un passo prima del voto sul taglio immediato dei rapporti
accademici con le controparti israeliane ma ha deciso (30 delegati contrari su
250) di "considerare le implicazioni morali e politiche dei rapporti
dell'educazione con le istituzioni". L'anno scorso passò un'analoga
mozione che suscitò la scontata reazione di leader israeliani ed ebrei
("vergognosa", "assolutamente irresponsabile", "inquietante
assalto" contro la libertà accademica). "Non ci faremo intimidire e
non resteremo in silenzio", ha detto Tom Hickey, professore di filosofia
all'università di Brighton, che ha presentato la mozione. E Linda Newman,
presidente dalla Ucu, ha chiamato i colleghi universitari a riflettere
"sull'apparente complicità" della maggior parte degli accademici
israeliani nella "catastrofe umanitaria imposta a Gaza da Israele". A "riflettere" e "impegnarsi a
lavorare per la pace e la giustizia" invitavano anche le parole finali
dell'appello apparso (a pagamento) su diversi giornali Usa il 10 maggio, alla
vigilia dei 60 anni di Israele. "Non c'è nessuna
ragione per festeggiare" perché "festeggiare i 60 anni di Israele equivale a ballare sulle tombe dei palestinesi al
ritmo ossessivo della persistente spogliazione e della multiforme
ingiustizia". A firmarlo, fra gli altri, Mahmoud Darwish, John Berger, Ken
Loach, Aaron Shabtai, Judith Butler, Vincenzo Consolo, Ilan Pappe, Tariq Ali,
Juan Goytisolo, Gianni Vattimo. m.m.
( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-30 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE Repubblica Islamica Dopo l'elezione alla presidenza del parlamento
E a Teheran si rafforza il "fine" Larijani Inglese ottimo, con
accento britannico. Giacche di buon taglio, capelli e barba idem. Modi pacati,
alle spalle una famiglia molto potente, dell'élite. E davanti a sè una carriera
politica che sembrava in bilico, ma è ora tornata in carreggiata, alla grande.
è Ali Ardashir Larijani, 50 anni. Ex negoziatore iraniano sul nucleare come
(ex) capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, ex autorità massima
su tv, radio e mass-media della Repubblica Islamica. Da mercoledì nuovo
presidente del Parlamento di Teheran, e l'anno prossimo (molti già scommettono
su di lui) molto probabile sfidante alle presidenziali contro Mahmoud
Ahmadinejad. Con il malvestito e spesso imbarazzante presidente iraniano, in
visita a Roma in questi giorni, Larijani sembra aver ben poco in comune. Per le
origini: figlio di un povero fabbro il primo, di un importante ayatollah il
secondo. Per la cultura: se Larijani è filosofo e matematico (ha scritto anche
un libro su Kant), Ahmadinejad è un tecnico, un ingegnere (e un pessimo
economista dilettante). Soprattutto, per lo stile: quest'ultimo è noto ovunque
per le sue frasi roboanti anti-Israele e anti-Usa (che Larijani accusava aver "minato " le
"sue" trattative internazionali), per la fede religiosa al limite
della superstizione, per l'incapacità manifesta di dialogare al di fuori
dell'Iran ma anche al suo interno. L'immagine dell'elegante Larijani, invece, è
quella di chi sa conversare pacatamente con Solana o con Prodi,
discutere con ElBaradei. è il lato "moderato" della Repubblica
Islamica. In realtà, mettono in guardia molti iraniani ed esperti del Paese, al
di là della forma la sostanza non è così diversa. Entrambi vicini
all'establishment religioso conservatore e alla Guida Suprema Ali Khamenei,
entrambi pro-nucleare, anti-ingerenza internazionale (come Larijani ha messo
ben in chiaro appena nominato capo del Majlis). Sarà anche più flessibile e
pragmatico (come assicurano gli occidentali che l'hanno conosciuto), ma il
figlio compassato dell'ayatollah, pur aperto nemico dell'ex sindaco di Teheran,
ha lui stesso dichiarato che, in fondo, tra lui e Ahmadinejad le differenze
sono "soprattutto di stile". "Moderato" Di famiglia
potente, elegante, pacato: il nuovo capo del Parlamento è la faccia
"moderata" dei conservatori iraniani Ex negoziatore Ali Larijani, ex
capo negoziatore per il nucleare, probabile candidato alle presidenziali
( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-05-30 num: - pag: 21 categoria:
REDAZIONALE Da Gerusalemme Il ministro: entro fine anno elimineremo tutti i
campi nomadi abusivi Rifiuti, Maroni contro le toghe: visione miope e
inopportuna "Un errore difendere l'orticello". E Bertolaso:
l'inchiesta ci ostacola DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - Ha cercato sino alla
fine di evitare la polemica. Dopo gli arresti ordinati dal giudice di Napoli si
era limitato a manifestare solidarietà a Guido Bertolaso e al prefetto
Alessandro Pansa. "Ho detto a entrambi di andare avanti, per noi non
cambia nulla" aveva raccontato come a voler sottolineare le proprie
perplessità stando però attento a non entrare in conflitto. Ma quando ieri
mattina lo hanno informato del documento dei magistrati campani contro il
decreto del governo, il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha capito che non
poteva più sottrarsi. E ha attaccato: "Si tratta di una visione miope e
inopportuna". Nelle stesse ore Bertolaso affermava che le inchieste
"ci creano problemi inevitabili nel confronto con le autorità
locali". Le toghe protestano contro quelle norme che concentrano sulla Dda
del capoluogo tutte le indagini sui rifiuti e istituiscono un unico tribunale
che dovrà pronunciarsi sulle richieste del pubblici ministeri. Maroni va giù
duro "perché il Parlamento fa le leggi ed è sovrano. Dunque anche su
questo provvedimento saranno le Camere a pronunciarsi. Se qualcuno ha
suggerimenti per le istituzioni su come si deve affrontare questa emergenza, si
faccia avanti. Ogni contributo sarà ben accetto. Ma pensare di dover difendere
il proprio orticello, non è accettabile in una situazione così critica.
Ricordiamo che sta arrivando il caldo, il problema va risolto nel più breve
tempo possibile ". Oggi sarà a Napoli insieme al presidente Silvio
Berlusconi e al ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo per partecipare a
una nuova riunione. Da Israele, dove è arrivato per il vertice G6 su terrorismo e sicurezza, primo
impegno internazionale da quando è al Viminale, Maroni continua a seguire
l'evoluzione degli ultimi episodi che hanno segnato la cronaca e la politica
italiane. Ha incontrato il presidente Shimon Peres e il primo ministro Ehud
Olmert, "ho avuto conferma dei buoni rapporti che ci sono tra i
nostri due Paesi". Ma si è trattato di poche ore, visto che l'appuntamento
fissato a Napoli lo ha costretto ad anticipare il rientro. Dopo la tregua
siglata con i manifestanti di Chiaiano, la situazione può nuovamente degenerare
e dunque bisogna riaprire subito l'agenda interna. "Il problema -
ribadisce il ministro - è risolvere questa tragedia dei rifiuti, le
responsabilità legate alle precedenti gestioni non devono interferire con le
misure da mettere in campo per uscire dall'emergenza". Napoli, ma anche
Roma. Maroni sa che in primo piano ci sono ancora l'aggressione del Pigneto,
gli scontri all'università la Sapienza, l'ultimo atto intimidatorio nei
confronti del ballerino albanese Kledi Kadiu. E non nasconde preoccupazione:
"Temo possa tornare in Italia un clima di violenza politica che ricorda
gli opposti estremismi. Abbiamo avuto questi primi segnali e stiamo analizzando
ogni fatto ben consapevoli che l'attenzione deve essere massima". Il
ministro esclude che quanto sta accadendo sia frutto della situazione politica
con il centrodestra che governa e la sinistra estrema fuori dal Parlamento:
"Chi vuole menare le mani non segue queste logiche ". La prossima
settimana vedrà i leader della sinistra radicale. Subito dopo affronterà il
problema dei nomadi. "Entro la fine dell'anno - annuncia - elimineremo
tutti i campi abusivi. Non entreremo con le ruspe, ma dovranno andar via.
Soltanto a Roma ce ne sono
( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-30 num: - pag: 45
categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano I RAPPORTI USA-ISRAELE E LA
DIPLOMAZIA DI CARTER Il Corriere ha ospitato un articolo che critica fortemente
l'ex presidente degli Stati Uniti Carter per il suo viaggio in Medio Oriente,
accusandolo di essere mosso soltanto da vanità, senilità e oscurantismo
religioso. Carter ha scritto un libro sulla Palestina
che contiene valutazioni forse opinabili che però, a mio parere, meriterebbero
una confutazione basata su argomenti razionali e non solo invettive. è possibile
una serena discussione sulle opinioni e sugli argomenti del libro di Carter?
Alessandro Figà Talamanca sandroft@mat.uniroma1.it Caro Figà Talamanca, C ome
lei ricorda, Carter ha scritto un libro severo in cui non ha esitato a
denunciare la politica degli israeliani verso i palestinesi come una forma di
apartheid. Più recentemente ha fatto un viaggio in Medio Oriente nel corso del
quale ha trattato Hamas come un legittimo interlocutore politico e ha cercato
di coinvolgere l'organizzazione in una tregua che permetterebbe la ripresa dei
contatti politici. Al ritorno dal viaggio ha scritto un lungo articolo per il
New York Times in cui ha giustificato la sua iniziativa con argomenti che mi
sono parsi comprensibili e sensati. Ha ricordato in particolare che il Carter
Center (l'organizzazione umanitaria per la pace e la conciliazione
internazionale, creata alla fine della sua presidenza) ha avuto un ruolo
ispettivo in alcune elezioni palestinesi, fra cui quelle del gennaio 2006,
trionfalmente vinte da Hamas, e ne ha constatato la correttezza. Carter ha
ragione: fra tutte le consultazioni elettorali dei Paesi arabi dell'ultimo
decennio, quelle palestinesi sono state le più democratiche. E ha ragione anche
quando osserva che l'autorità di Hamas non è basata sulle sue operazioni
terroristiche, ma sulla popolarità di cui gode nei territori occupati. Parlare
con Mahmud Abbas, presidente dell'Autorità palestinese, è necessario ma non
sufficiente. Non è possibile predicare la democrazia agli arabi, come ha fatto
la presidenza Bush in questi anni, e ignorare che le elezioni palestinesi sono
state molto più trasparenti di quelle egiziane. E credo che sia stato un errore
infine respingere certi segnali di disponibilità lanciati da Hamas o trascurare
i tentativi di mediazione dell'Arabia Saudita. Per questa ragione il viaggio di
Carter mi è parso utile e opportuno. Nel quadro dei rapporti fra Israele e gli Stati Uniti Jimmy Carter appare, a prima
vista, come una eccentrica anomalia. Il suo viaggio non è piaciuto né al governo
di Gerusalemme, che ha trattato l'ex presidente con grande freddezza, né al
Dipartimento di Stato. Eppure vale forse la pena di ricordare che Carter non è
un fenomeno isolato e che gli Stati Uniti furono in molte occasioni alquanto
critici della politica israeliana. Nel 1956, all'epoca della spedizione di
Suez, minacciarono di adottare sanzioni contro Israele per il suo ruolo nella
spedizione anglo-francese contro l'Egitto di Nasser. E fino al 1967 rifiutarono
di assicurare forniture importanti alle forze armate israeliane. La situazione
cambiò dopo la guerra del Sei giorni quando Israele divenne il maggiore alleato degli Stati Uniti nella regione e
poté contare su cospicui aiuti finanziari e forniture di armi. Ma in un
articolo pubblicato dal Wall Street Journal del 7 maggio uno studioso
israeliano, Michael B. Oren, ricorda che Ronald Reagan condannò il
bombardamento israeliano del reattore nucleare iracheno e l'assedio di Beirut
l'anno successivo; mentre Bush sr. interruppe i finanziamenti americani in
segno di protesta per la creazione d'insediamenti israeliani nei territori
occupati destinati agli immigrati russi. Sono atteggiamenti critici che
potrebbero divenire nuovamente attuali se Barak Obama venisse eletto alla
presidenza degli Stati Uniti.
( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-30 num: - pag: 21 categoria:
REDAZIONALE COMMEDIA La banda YYYY La banda della polizia egiziana
arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual,
conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta
urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due
popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di
Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti, ma baciato
dalla voglia di essere utile. E lo è, con grazia, con poesia Arcobaleno.
( da "Messaggero, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di PAOLA PISA
"Questa è la volta che mi monto la testa", dice Franco Zeffirelli
arrivando per primo alla strepitosa serata dell'American Academy in Rome accolto
dal direttore Carmela Franklin con il marito Bill e dal presidente Adele
Chatfield Taylor. Il regista è protagonista dell'evento, infatti va a lui la
prestigiosa Medaglia McKim, quella che le stagioni scorse è stata assegnata a
Renzo Piano, Cy Towmbly, Umberto Eco e che è destinata a una personalità la cui
attività ha portato lustro alle arti e alle discipline umanistiche.
"Ultimamente ho avuto festeggiamenti pazzeschi, al Metropiltan di New York
mi sono commosso per una standing ovation totale, a Mosca sono stato celebrato
al Museo Puskin, poi ci saranno le serate di Palazzo della Signoria a Firenze e
a Verona, e ora questo premio che mi riempie di orgoglio", dice Zeffirelli
circondato da trecentocinquanta persone festanti e importantissime, internazionali
e amicissime. Tra baci e abbracci gongola, la stretta più forte e lunga è
quella di Giancarlo Giannini che gli sussurra: "Non potevo mancare".
Quando l'attore sente che Julia Roberts è a Roma commenta: "Chissà se è
bella come a diciotto anni quando ho recitato con lei e il fratello".
Altri amarcord. "Pensare che in questa villa ho girato con Liz Taylor, il
film era Il giovane Toscanini", dice il festeggiato. Prati pettinati,
siepi tagliate con le forbicette, trionfi di peonie, aperitivi in giardino con
un po' di vento, bellissime donne e molta aristo-eleganza sobria e allegra:
Villa Aurelia è uno splendore. Piove? Macché, fa una finta e poi ci ripensa. Ci
sono le fiaccole nel parco e le golf-car fanno il percorso in salita dal
cancello alla villa. I primi accorsi sono titubanti, poi ci salgono Reginald
Bartholoew e la moglie, Susanna Agnelli, Sonia Raule e Fanny Ardent (tutta in
nero anche le calze) accompagnata da Mario D'Urso. Ci sono l'ambasciatore
americano Ronald Spogli e la moglie Georgia (abito scollato sulla schiena), il
salutatissimo mister Bass, Ira Furstenberg, Vittorio Sermonti, Ludovica Rossi
Purini, Elizabeth Rosenthal, Franco e Virginia Ripa di Meana, Federico Forquet,
Roberto e Mirella Haggiag, Valentina Moncada, Ines Torlonia. Tra gli invitati:
l'ambasciatore di Israele Gideon Meir e la moglie Amira, Giampaolo e Rosanna Letta, Alain
e Rosy Elkann, Frederick e Vanessa Vreeland, Soledand Twombly, Marina Cicogna,
Ferdinando e Mafalda Brachetti Peretti, Nicola Bulgari (loro hanno realizzato
la medaglia McKim che ha il disegno di Twombly), Carlo Odescalchi, Carlo e
Polissena Perrone, Carla Fendi e il marito Candido Speroni, Carla
Fracci. Il più alto, capelli candidi e chic pazzesco, che emozione rivederlo, è
Hubert de Givenchy: "Vengo spesso a Roma, ho tanti amici. Ricordo quando
c'era Audrey". E' il mitico sarto della Hepburn: "Ancora tanti mi
chiedono cosa avesse di strepitoso. Tutto, era avanti nei tempi. Nessuna è più
stata come lei". Guarda dall'alto della sua raffinatezza il mondo:
"Come è cambiata la moda". L'American Academy in Rome offre borse di
studio a studenti italiani e americani che possono così vivere in Italia grazie
anche a questa serata benefica, bellissima e amichevole nella quale tutto è
eccelso, anche la musica di Bach e Mozart che si spande nel giardino suonata
dall'Orchestra di Roma. La cena è nei padiglioni immacolati, il cicaleccio
amerin-italiano una delizia.
( da "Liberazione" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Londra: "Pronti
a distruggere tutte le bombe a grappolo". Oggi in Irlanda l'intesa. Senza
Usa, Russia, Cina, India, Pakistan e Israele Accordo per bandire le cluster
bombs Firmano tutti (tranne i soliti noti) Francesca Marretta Londra Raggiunto
a Dublino l'accordo che mette al bando le "cluster bombs", le bombe a
grappolo. armi terribili il cui uso è ora ufficialmente definito "moralmente
inaccettabile". Il dibattito alla Conferenza internazionale per la
messa la bando delle cluster bomb, che per dieci giorni ha tenuto impegnati
delegati da centonove paesi, Ong, organizzazioni per la difesa dei diritti
umani e che ha avuto come "testimonial" vittime mutilate e sfigurate
dalle cluster bomb, ha portato alla redazione del testo finale della
Convenzione che impegnerà i firmatari a cessare definitivamente l'uso, la
produzione, la vendita e l'immagazzinaggio di questo tipo di armi. La Convenzione
sará firmata il 2 e 3 dicembre prossimi a Oslo, in Norvegia. Perchè diventi
operativa, sarà necessaria la ratifica di ogni singolo paese. Si tratta di un
accordo storico, il piú importante dopo quello di Ottawa che dieci anni fa mise
al bando le mine anti-persona. Che tuttavia resta per ora un'anatra zoppa.
Mancano infatti all'appello dei partecipanti alla Conferenza di Dublino gli
Stati Uniti, la Russia, Israele, Cina, India e
Pakistan. Paesi che non solo fanno ampio uso delle cluster bomb, ma le producono
direttamente. Il fatto che a Dublino sia stato raggiunto un accordo votato da
109 paesi potrebbe costringere il blocco del "boicottaggio" a
smettere di utilizzare di fatto le cluster bomb, esattamente com'é avvenuto per
il trattato che ha bandito le mine, non firmato da Stati Uniti, Russia, Cina e Israele, che non hanno fatto più di tali armi una volta che
il trattato che le vietava ha assunto efficacia. Il testo passato a Dublino è
risultato rafforzato dal cambiamento della posizione del Regno Unito, che,
insieme ad altri paesi, all'inizio della Conferenza aveva spinto per una serie
di "condizioni" alla messa al bando totale di queste armi, facendo
differenza tra cluster bomb "avanzate" e di vecchio tipo e ponendo il
problema delle operazioni congiunte con Paesi alleati. Nonostante le forti
pressioni esercitate da Washington su Londra per mantenere l'uso parziale delle
cluster bomb dell'arsenale britannico, mercoledí sera, il Premier britannico
Brown ha annunciato, prendendo una posizione assolutamente inattesa, che
"per dare il buon esempio" la Gran Bretagna, avrebbe messo
"fuori servizio tutte le cluster conservate nei propri arsenali".
Simon Conway, portavoce della Ong Cluster Munition Coalition (C
( da "Liberazione" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stefania Podda Il
cuore la porterebbe a destra, ma la testa la piazza saldamente al centro. E lei
segue sempre la sua testa perché è donna razionale e prgmatica. Oltre che
ambiziosa. Scopertamente ambiziosa, senza complessi di colpa. Da più di un anno
si parla di lei come della futura leader di Israele,
al posto dell'impopolare Ehud Olmert. E lei, Tzipora - detta Tzipi - Livni, non
si è mai sottratta al dualismo con l'attuale premier. Dopo la pubblicazione del
rapporto Winograd sulla fallimentare guerra in Libano, aveva chiesto le sue
dimissioni e si era detta pronta a sfidarlo alle primarie. Sapeva che quelle
primarie le avrebbe stravinte, chiunque avrebbe vinto su un contendente così
fiacco e incolore. Ma Olmert non ne volle sapere di farsi da parte e Livni non
volle portare la sfida a compimento. Rientrò nei ranghi e aspettò che il
cadavere del nemico le passasse accanto. Ora, a giudicare dai bollettini
giudiziari, il momento della resa dei conti è finalmente arrivato. Olmert
rischia l'incriminazione per corruzione, gli israeliani sono convinti che menta
quando proclama la sua innocenza e Ehud Barak minaccia di andare alle elezioni
se il premier non accetterà di farsi da parte. Visto che le elezioni sarebbero
una disfatta per Kadima e Labour, e un trionfo per il Likud di Benjamin
Netanyahu, la prospettiva di una staffetta interna sarebbe la soluzione
migliore per l'attuale coalizione di governo. Così, all'indomani dell'ultimatum
di Barak, Livni ha scoperto le carte, tornando a sfidare OImert alle primarie
di un partito oramai allo stremo e ben lontano dal radioso futuro che sembrava
essergli riservato. Di certo Tzipi Livni ha dovuto aspettare parecchio per la
sua rivalsa su Olmert. Troppo, dicono molti analisti. Se Ariel Sharon avesse
avuto tempo e modo di scegliersi un erede, infatti, con ogni probabilità
avrebbe scelto lei. Che Olmert fosse del tutto inadeguato a guidare il paese,
si era capito all'indomani delle elezioni vinte sull'onda emotiva della
scomparsa - politica - del vecchio Arik e come un tributo alla sua figura. In
questi due anni, la ministra degli Esteri è stata la vera promessa della
politica israeliana. In mezzo al generale grigiore e dopo la delusione per Amir
Peretz, per gli israeliani in cerca di un carisma in qualche modo paragonabile
a quello dei padri fondatori della patria, resta solo lei.Cinquant'anni, nata e
cresciuta a Tel Aviv, sposata, due figli. Questo è quanto si sa della sua vita
privata, le uniche risposte che concede. Per il resto si sa che la sua carriera
politica, pur relativamente breve, una decina d'anni o poco meno, è stata
comunque folgorante. Grazie ad Ariel Sharon che per lei aveva una grandissima
stima e che lei considera il suo mentore politico. Fu lui che la volle nel
Likud e la candidò nel 1999, ancora lui che nel 2001 la nominò ministro per lo
sviluppo regionale. Da allora, sono seguiti altri incarichi ministeriali:
immigrazione, agricoltura, edilizia, giustizia. Sino alla poltrona più
prestigiosa, quella degli Esteri. Prima di lei, solo un'altra donna era stata a
capo della diplomazia israeliana: Golda Meir, poi diventata premier. Il
paragone è suggestivo, e anche piuttosto impegnativo. Livni non commenta quando
la definiscono la nuova Golda Meir, ma di certo non le dispiace l'idea che le
venga attribuito un tale carisma. E non rinuncia neanche a quel tocco di
mistero e di autorevolezza che le danno i quattro anni passati nel Mossad prima
di dedicarsi all'avvocatura. Nessuno sa che cosa abbia davvero fatto in quegli
anni da
( da "Liberazione" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Conversano (Ba) Proiezione
del cortometraggio ?Dio è zingaro? alle 21 alla cooperativa Radici Emirandira
in via Arringo 12. Con il regista Giuseppe Amoruso. Una produzione
dell'Accademia del Cinema Ragazzi Enziteto-Bari. Napoli Gli affari della
munnezza e la devastazione ambientale in Campania. Presentazione e proiezione
del docu-film Biutiful Cauntry con la presenza del regista Andrea D'Ambrosio.
Alle 18 al cs Officina 99, via Gianturco
( da "Liberazione" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Metà della popolazione
dipende dagli aiuti, uno su tre lavora. A Gaza va anche peggio e Hamas occupa
gli uffici del sindacato Oil: che disastro in Palestina
Silvana Cappuccio Una situazione occupazionale di grande degrado in un contesto
di gravi problemi sociali: queste le conclusioni, ampiamente supportate da
rigorose informazioni raccolte sul campo da una recente missione
dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), che si
è recata in Israele, nei
territori arabi occupati e nella Repubblica araba siriana, per verificare
direttamente la situazione dei lavoratori. Soprattutto nel corso degli ultimi
otto anni, i blocchi sempre più numerosi e le restrizioni via via più dure
imposte alla circolazione delle persone e delle merci hanno segnatamente
colpito la popolazione palestinese, il mercato del lavoro e l'andamento
dell'economia. Questi impedimenti sono di fatto discriminatori e negano ai
palestinesi le possibilità di cercare un lavoro, di svolgere le loro attività,
di accedere all'istruzione ed alla formazione di cui avrebbero bisogno. Circa
la metà delle famiglie palestinesi dipende dagli aiuti alimentari inviati della
comunità internazionale. Ad oggi solo una persona su tre in età da lavoro ha un
posto, a tempo pieno o parziale, e il tasso di disoccupazione è certamente
superiore al 20%. Su Gaza, dalla presa dell'effettivo controllo del territorio
da parte di Hamas, cioè da giugno del 2007, quando Israele
ha dichiarato la Striscia una "entità ostile", incombe una vera e
propria crisi umanitaria, con un tasso di povertà estrema che va oltre il 40%
della popolazione. Nel settore privato il lavoro è quasi totalmente
inesistente. Secondo la Banca mondiale, ha chiuso il 96% di 3900 stabilimenti
industriali che davano lavoro a 35 mila persone. A marzo del 2008 ne restavano
solo 130, con 1300 occupati ed un funzionamento solo parziale dei loro
macchinari. L'impossibilità di esportare ha avuto degli effetti particolarmente
disastrosi sui settori del mobile e dell'abbigliamento. La mancanza dell'arrivo
di materiali ha inciso drammaticamente sulla sanità e sull'istruzione, i cui
addetti hanno comunque continuato a lavorare. Gli impiegati dell'Autorità
palestinese adesso ricevono i loro stipendi, ma i funzionari che aderiscono ad
Hamas sono stati invitati a non riprendere il lavoro. Hamas ha anche occupato i
locali del sindacato palestinese Pgftu, la cui sede è stata poi distrutta dalle
Forze di difesa israeliane, durante le incursioni a Gaza. I comitati dei
lavoratori islamici creati da Hamas ormai utilizzano quel che rimane degli
uffici della federazione sindacale, i suoi documenti e materiali. A fronte di
queste gravissime ingerenze nell'esercizio dei diritti sindacali, nel frattempo
il sindacato ha preso in affitto diversi piccoli appartamenti per non
interrompere le sue attività. La missione dell'Oil ha chiesto ad Hamas la
restituzione immediata di quanto sottratto al Pgftu. Ha inoltre sollevato
presso le autorità israeliane la questione riguardante il bombardamento da
parte delle Forze israeliane a febbraio del 2008 di un palazzo di cinque piani,
costruito a Gaza nel 1997 con l'aiuto finanziario del sindacato norvegese.
Seppure in questo quadro drammatico, i sindacati perseguono i loro obiettivi,
puntando al rafforzamento del quadro giuridico a favore della libertà di associazione
e di contrattazione collettiva. L'Autorità palestinese ha elaborato un piano
triennale di riforma e sviluppo, dal 2008 al 2010. Questo piano si snoda
attraverso tre grandi traiettorie: il governo e la sicurezza, delle misure di
bilancio finalizzate a ridurre il deficit ed aumentare le spese per la
crescita, il rafforzamento del settore privato. Un'importante conferenza
sull'investimento in Palestina avrà luogo a maggio del
( da "Messaggero, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Salienti della
visita del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad a Roma per il vertice della
Fao. Un'iniziativa che conferma l'importanza dei reciproci interessi economici,
nonostante le tensioni internazionali per il programma nucleare
della Repubblica islamica e le affermazioni di Ahmadinejad sulla imminente fine
dello Stato di Israele. Gli
inviti sono stati già diramati dall'ambasciata iraniana a Roma. L'appuntamento
è per il pomeriggio di martedì prossimo. Tra le aziende più importanti, di cui
si è saputo che hanno finora confermato la loro presenza, vi sono l'Ansaldo e
la Fata, del gruppo Finmeccanica.L'Ansaldo è attiva in Iran da molti anni,
ma la realizzazione del suo ultimo progetto, del valore di circa 350 milioni di
euro, risale al 2004, con la partecipazione alla costruzione di 4 centrali
elettriche. La Fata ha in corso di realizzazione un impianto da oltre 300
milioni di euro per la produzione di alluminio primario a Bandar Abbas, nel sud
dell'Iran. All'incontro con Ahmadinejad dovrebbe prendere parte il suo
presidente, Ignazio Moncada. Proprio ieri il quotidiano riformista iraniano,
Etemad, ha parlato di un peggioramento delle relazioni fra Italia e Iran,
citando il fatto che il ministro degli Esteri Frattini ha annunciato una linea
di maggiore fermezza nei confronti del programma nucleare di Teheran rispetto
al precedente esecutivo. Oltre alla circostanza che "il governo italiano ha
detto che non c'è il tempo per inserire nel programma un incontro con
Ahmadinejad". Nel 2007, con un interscambio complessivo di 5,7 miliardi di
euro, l'Italia è stata tra i Paesi dell'Ue, il primo partner commerciale
dell'Iran.
( da "Messaggero, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Bando le bombe a
grappolo, ordigni capaci di uccidere civili ad anni di distanza. Le cluster
bombs - in inglese - sono infatti contenitori che, prima di toccare terra,
rilasciano decine di mini-ordigni i quali dovrebbero esplodere all'impatto con
il suolo, ma che in pratica restano in agguato sul terreno pronti ad uccidere
al minimo contatto anche molti anni dopo il loro rilascio. Secondo i dati
forniti dalla Ong belga "Handicap International" - autrice di uno
studio sugli effetti delle cluster bombs - il numero minimo di bombe a grappolo
scaricate dal
( da "Tempo, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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Ultimatum del ministro degli Esteri Livni al premier inquisito: Dimettiti Crisi
in Israele, si cerca il successore di Olmert TEL AVIV Per Kadima, il
principale partito di governo israeliano, il dopo-Olmert è già iniziato, con il
numero due e ministro degli esteri Tzipi Livni che ha esortato a prepararsi a
ogni scenario politico. Il primo ministro Olmert, accusato di aver intascato per 15 anni
mazzette da un finanziere-amico statunitense, è ormai "ingombrante":
rischia di mandare a picco il partito fondato nel 2005 da Ariel Sharon per
rilanciare un'immagine di pulizia nella politica israeliana dopo anni di
continui scandali nel suo partito di origine, il Likud. Ieri, dicevamo, è
uscita allo scoperto anche la Livni. Senza mai pronunciare il nome di Olmert (o
quello del suo finanziere, Morris Talansky), la Livni ha rilevato che occorre
convincere gli israeliani che, malgrado tutto, è possibile fare una "politica
pulita". La Livni non ha lanciato a Olmert un vero e proprio ultimatum,
con scadenza rigide. Ma ha indicato la via da intraprendere: la convocazione di
elezioni primarie fra i 65 mila membri di Kadima, allo scopo di concordare un
nuovo candidato alla carica di premier. Se nelle prossime settimane o nei
prossimi mesi Olmert dovesse essere incriminato e dimettersi, il potere
passerebbe senza scossoni al successore. Ma accettando l'iniziativa della
Livni, Olmert sottoscrive in pratica la fine della propria carriera politica.
( da "Giornale.it, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 128 del 2008-05-30
pagina 22 Anche il partito si mette contro Olmert di Redazione da Gerusalemme
Rompendo gli indugi, il ministro degli Esteri israeliano,
signora Tzipi Livni, alla fine ha lanciato il guanto di sfida al premier Ehud
Olmert, chiedendo primarie per scegliere la nuova leadership del partito. Una
sortita che arriva nel mezzo di una tempesta politica che vede il primo
ministro, indagato per finanziamenti illegali, sollecitato da più parti a
dimettersi. La proposta della signora Livni non ha precedenti. "Kadima
dovrebbe iniziare a prepararsi ora per un possibile scenario, comprese le
elezioni. Personalmente sono una convinta sostenitrice delle primarie" ha
detto la responsabile della diplomazia israeliana e numero due del partito.
"Credo che l'opinione pubblica debba essere coinvolta nell'elezione della
nuova leadership, che servirebbe anche a coagulare l'attenzione della gente sul
Kadima". Ieri era stato il ministro della Difesa e leader del partito
laburista, Ehud Barak, a chiedere le dimissioni di Olmert nella convinzione che
sia ormai inevitabile che il premier sia incriminato per fondi illegali
ricevuti prima di rilevare la guida del governo da un finanziere statunitense
di origine israeliana. Ma se il ministro laburista del governo di coalizione
non ha avuto riserve, la signora Livni non ha chiesto esplicitamente le
dimissioni di Olmert da premier o da segretario del partito. Ha detto però che
"la questione non è soltanto legale né soltanto penale", perché
"non si tratta di questioni personali del primo ministro, ma di valori e
regole che devono essere rispettate". Olmert, il cui mandato scade a
novembre
( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Un volume di
saggi curato da Andrea Riccardi I cattolici e tutti gli altri Un bilancio delle
relazioni dei cristiani delle varie confessioni con laici, comunisti, ebrei,
musulmani, buddisti e induisti AGOSTINO GIOVAGNOLI N on basta parlare della
Chiesa ad intra: è ancora più importante interrogarsi sulla Chiesa ad extra. Ne
erano convinti i padri conciliari che spinsero i lavori del Vaticano II oltre i
problemi interni della Chiesa cattolica, per discutere a fondo delle relazioni
con quanti, in tutto il mondo, non fanno parte dell'orbe cattolico: cristiani
di altre confessioni, non credenti, seguaci di altre religioni. Ora, quasi a
cinquant'anni dall'elezione di Giovanni XXIII che convocò quel concilio, il volume
Le Chiese e gli altri. Culture, religioni, ideologie e Chiese cristiane nel
Novecento (Guerini, pagg. 448, euro 25) curato da Andrea Riccardi traccia un
bilancio delle relazioni dei cristiani delle varie confessioni con laici e
comunisti, ebrei e musulmani, buddisti e induisti. In questo caso, però,
l'approccio non è teologico ma storico e non parte dall'interno bensì
dall'esterno. Non si tratta, infatti, dell'ennesimo libro sui giudizi del
magistero cattolico nei riguardi del mondo moderno: gli studiosi raccolti da
Riccardi - tra cui Piero Craveri, Jean Dominique Durand, Emma Fattorini,
Roberto Morozzo della Rocca - ricostruiscono invece come il mondo contemporaneo
abbia cambiato le Chiese cristiane, a partire dall'incontro con tanti altri dai
volti così diversi. Emergono molte vicende differenti, dal Medio Oriente
all'Africa subsahariana, dalla Russia all'India, dalla Cina al Giappone, che,
benché apparentemente secondarie e periferiche, hanno inciso in modo
complessivamente rilevante anche su istituzioni ecclesiastiche consolidate dal
tempo, talvolta fino all'irrigidimento. è un altro modo di leggere la storia
delle Chiese, da cui scaturiscono non poche novità. Il cambiamento di
prospettiva, ad esempio, mette in discussione la centralità abitualmente
riconosciuta al Vaticano II - nel bene o nel male, secondo i punti di vista -
nella vicenda del cattolicesimo contemporaneo. è usuale, infatti, far
riferimento a questo concilio per verificare se la Chiesa cattolica sia
cambiata davvero nel corso del Novecento oppure se, malgrado alcune importanti
novità, dopo il Vaticano II sia tornata ad essere quella che era stata per
secoli, dall'Inquisizione contro gli eretici ai silenzi sulla Shoah. Ma i
rapporti fra i cattolici e gli altri vengono da lontano, sicuramente sono
iniziati prima del concilio, come mostrano i casi di raffinati esploratori
delle culture altrui - quali Massignon nel mondo arabo o Monchanin in India
(Impagliazzo) - o l'inchiesta sull'Islam, preparata dalla Curia romana negli
anni Trenta, che riconosceva la profonda diversità di questo mondo religioso,
l'impossibilità o quasi di convertire i musulmani, la necessità di tentare
approcci meno eurocentrici e più rispettosi delle civiltà non europee
(Riccardi). In precedenza, racconta inoltre Renato Moro, la
questione degli Amici di Israele aveva provocato un duro scontro all'interno della Curia romana,
sostenuta da personalità importanti come Idelfonso Schuster, futuro cardinale e
arcivescovo di Milano, che in quell'occasione, duramente criticato dal Santo
Uffizio di Merry del Val, dovette scusarsi umilmente per il suo filo-semitismo.
Le premesse del dialogo, insomma, sono state poste prima del Vaticano II,
mentre non tutto, successivamente, è andato in questa direzione. Anche durante
il concilio emersero "schegge di antisemitismo cattolico" e ancor
oggi il problema dei rapporti fra cattolici ed ebrei torna, in varie forme, a
riproporsi (Melloni). Ma qualcosa sembra diventato irreversibile: è la
convivenza ravvicinata con interlocutori che per secoli erano rimasti lontani e
che il grande rimescolamento del Novecento ha fatto diventare vicini. Tale
convivenza non risolve tutti i problemi, può anzi accrescerli, ma obbliga a
confrontarsi con il punto di vista degli altri: mentre l'ebreo e il cristiano denunciano
l'intolleranza dell'Islam, al musulmano appare preoccupante che il primo si
consideri l'eletto di Dio e il secondo il vero erede di questa elezione
(Saaidia). Guardando le Chiese dal punto di vista degli altri, insomma, sembra
che a cambiare il cattolicesimo sia stata anzitutto la tumultuosa storia del
Novecento. Al tempo stesso, però, questa storia fa emergere tutta l'importanza
di un concilio che ha preso coscienza dei cambiamenti in atto, affrontando la
questione del rapporto con gli altri. Tale problema, non a caso, si è rivelato
cruciale anche oltre la stagione conciliare, in una società globalizzata,
insieme ipersecolarizzata e post-secolare, così diversa da quella degli anni
Sessanta. Incontrare gli altri, infatti, non ha solo obbligato le Chiese a
confrontarsi con l'estraneo e il diverso, il non cristiano e il non credente,
ma le ha anche spinte a riscoprire l'altro, sconosciuto e nascosto, presente al
loro interno. In tutte le tradizioni religiose, è profondamente radicato il
senso dell'altro, anche se spesso non in modo evidente, e la sua riscoperta
costituisce un passaggio obbligato nel cammino di fede del credente. Amos
Luzzatto scrive in questo volume, con ebraico senso dell'ironia, che Dio ama il
pluralismo: nessuno, cioè, può pretendere che si schieri con alcuni e contro
altri, che stia da una parte sola dell'umanità ignorando le altre.