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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA:

Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DEL  25-30 maggio 2008      #TOP



Report "Israele/Palestina"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Israele/Palestina (158)


Indice degli articoli

Sezione principale: Israele/Palestina

Cartoline da Cernobyl, la catastrofe nucleare pagata da donne e bambini ( da "Unita, L'" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Tailandia e Israele) - sono fino ad oggi alla mostra convegno internazionale TerraFutura, a Firenze. Cartoline che sono pugni nello stomaco. Da Mayak, nel sud-est degli Urali, una struttura per il riprocessamento del combustibile nucleare e per la produzione di plutonio destinato agli armamenti, in cui fuoriuscite di scorie nucleari hanno causato l'

Lo spirito laico del religioso Giuntella ( da "Unita, L'" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: del Santo Benedetto di Israele" come scrive nel suo libro rispetto a Pietro Scoppola e alla sorella Maria Cristina. Mi aveva chiesto qualche giorno fa di commentare i capitoli sulla laicità. Mi sembra doveroso, credo che lui avrebbe preferito così, partire proprio da lì prima di parlarvi di Paolo, di cui molti in questi giorni scriveranno ricordi perché in molti gli dobbiamo molto.

Gli otto padrini della svolta in Libano ( da "Unita, L'" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Musawi assassinato dall'esercito israeliano il 16 febbraio 1992 - ha mantenuto e rafforzato il contropotere armato delle milizie sciite, che ha retto alla "Guerra dei 34 giorni" con Israele, e al tempo stesso ha "parlamentarizzato" Hezbollah, facendolo divenire uno dei partiti più influenti nella vita politica libanese.

Il mistero dell'uomo che sparò a Nelson ( da "Unita, L'" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: identificare i costruttori di un missile sparato da un elicottero israeliano contro un'ambulanza piena di profughi, donne e bambini, nel Libano meridionale. Li incontrai negli uffici della Boeing negli Stati Uniti, a Duluth, in Georgia, e posi alcuni frammenti del loro missile Hellfire Agm sul tavolo del consiglio d'amministrazione (insieme ad alcune immagini dei bambini morti e feriti)

Arciduca di beethoven per il trio mondrian ( da "Repubblica, La" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Costituitosi in Israele, a Tel Aviv, il Trio Mondrian si è affacciato sulla ribalta internazionale di recente, grazie ad alcuni importanti premi conquistati nel 2007. Tra questi, segnaliamo il Premio Trio di Trieste, che, proprio perché omaggio ad una compagine come quella triestina che ha fatto la storia della musica,

Carlo felice, svolta rinviata mensopoli blocca il programma - costantino malatto ( da "Repubblica, La" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano Daniel Barenboin, ormai notissimo oltre che per le sue doti artistiche anche per aver dato vita alla West-Eastern Diwan Orchestra, formata da musicisti ebrei e arabo-palestinesi. Barenboin si esibirà nelle vesti di solista il 26 gennaio in duo con la pianista Elena Bashkirova pagine di Wolfang Amadeus Mozart,

Famagosta le bella addormentata - dario biocca ( da "Repubblica, La" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: è un muro diverso dal fence israeliano e dal wall messicano; il muro di Famagosta nasconde il mare, cancella la memoria, aspetta che gli anni passino. Fino a quando dall'altra parte non vi siano profughi a ricordare che quella era la loro città. Nell'Otello Shakespeare descrive l'immensa fortezza di Famagosta e il grande porto chiuso ogni notte da una poderosa catena di ferro.

Libano, è il giorno di suleiman - alberto stabile ( da "Repubblica, La" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: secondo la lunga teoria di cartelli e festoni stesi sulle strade affollate, prevede che oggi si celebri "una grande vittoria della resistenza", vale a dire, l'ottavo anniversario del ritiro unilaterale dell'esercito israeliano dal sud del Libano. Proprio lo stesso giorno dell'elezione di Suleiman. Una coincidenza?.

Noteingiro Ultimo giorno per iscriversi alla seconda edizione del Radicietnocontest , il primo contest di musica etnica on-line aperto a tutti i gruppi di ricerca e band emergenti ( da "Liberazione" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Sopralluoghi in Palestina fotogrammi di un conflitto, 8 film, 8 temi. Suggestioni visive per comprendere le origini e le evoluzioni del conflitto tra palestinesi e israeliani: la storia, i popoli (profughi, coloni, nuovi immigrati), il territorio, i muri, la propaganda e le forme di resistenza.

Sean, facci sognare! Dai la Palma a Gomorra ( da "Liberazione" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ex militare israeliano, ora cineasta impegnato e pacifista (è il primo ad aver proposto una coregia a un palestinese), non passerà inosservato. La curiosità è che il buon Penn ha talmente tanto preso sul serio il suo ruolo che ha dato ai suoi compagni d'avventura lo stesso avvertimento che nei tribunali americani si dà alle giurie popolari.

Cairo, vietato l'alcol nell'hotel dei sauditi ( da "Corriere della Sera" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: dopo la sconfitta del panarabismo nella guerra contro Israele del 1967, oggi il livello delle vendite della birra è tornato ai livelli di mezzo secolo fa. In barba ai sedicenti custodi dell'ortodossia islamica che vorrebbero annullare millenni di storia e di cultura, ma che risultano del tutto screditati dalla loro ostentata opulenza e dalla loro recondita ipocrisia.

Un Borsalino per gli ebrei ortodossi Il mitico cappello a Gerusalemme ( da "Corriere della Sera" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: da 10 anni responsabile del mercato israeliano. "Oggi il fatturato del mercato religioso costituisce oltre il 30% di quello globale dell'azienda". In Israele finora vendevano attraverso agenzie di distribuzione, ai negozianti o direttamente alle yeshiva, le scuole religiose. Ma i venditori si facevano una concorrenza feroce per avere più modelli,

Israele respinge Finkelstein ( da "Corriere della Sera" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: REDAZIONALE Lo scrittore ebreo Usa Israele respinge Finkelstein TEL AVIV - Norman Finkelstein (foto), il controverso docente universitario ebreo americano noto per le sue posizioni critiche verso Israele, è stato fermato venerdì al suo arrivo all'aeroporto di Tel Aviv. Interrogato, trattenuto in una cella dello scalo per 24 ore, è poi stato rispedito indietro con un bando decennale.

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-25 num: - pag: 28 autore: di e c... ( da "Corriere della Sera" del 25-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Con il sostegno personale di Jimmy Carter, Israele ed Egitto firmarono gli accordi di pace di Camp David - probabilmente il passo più importante verso la pace tra arabi e israeliani dalla fondazione di Israele. Per tutto il diciannovesimo secolo, e per gran parte del ventesimo, Brasile e Argentina sono stati rivali.

MONDE DIPLOMATIQUE ( da "Manifesto, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: DONNE Alla ricerca dell'Europa migliore di Violaine Lucas e Barbara Vilain NEPAL Dalla guerriglia alla democrazia di Marie Lecomte Tilouine ISRAELE La storia vera esce dagli archivi di Eric Rouleau.

Notizie ( da "Manifesto, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele li rimuova I posti di blocco nella Cisgiordania occupata da Israele sono aumentati del 7% rispetto al settembre scorso, passando da 566 a 607. Lo rivela uno studio dell'Ufficio per gli affari umanitari delle Nazioni unite (Ocha). In visita nei territori occupati, il ministro degli esteri francese Kouchner ha dichiarato che "

Decisivo il ruolo Unifil, l'Italia continui su quella strada ( da "Unita, L'" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: quella di sostenere un accordo israelo-palestinese fondato sul riconoscimento dei diritti sia dello Stato d'Israele sia dei palestinesi, portando a conclusione gli impegni assunti ancora alla recente conferenza di Annapolis; un assetto istituzionale in Libano in cui si riconoscano tutte le diverse componenti della società libanese - esattamente come sta avvenendo con l'

Il Libano ricomincia dal generale Suleiman Il Parlamento elegge il nuovo capo dello Stato dopo 18 mesi di tensione e violenze Mano tesa a Hezbollah: No a lotta interna, ristabilire ( da "Unita, L'" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: a Israele, le relazioni con la Siria e con il tribunale internazionale che deve giudicare i sospettati dell'assassinio dell'ex premier Rafik Hariri, capofila del fronte antisiriano. Nel discorso inaugurale, dopo il giuramento, Suleiman ha fatto un accorato appello all'unità del Paese, e ha cercato di soddisfare entrambe le parti.

Il contingente dispiegato a sud alla frontiera tra Israele e Libano ha una forte componente militare italiana ( da "Unita, L'" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del "Il contingente dispiegato a sud alla frontiera tra Israele e Libano ha una forte componente militare italiana".

L'uomo che morì 32 volte ( da "Unita, L'" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: anni fa quei paramilitari che irrobustiscono nel tempo addestrati attorno a Boyacà da ufficiali in pensione del Mossad israeliano. Comincia la guerra civile che ancora continua. Tirofijio è un'ombra imprendibile, sparisce riaffiora in una foresta cento chilometri lontana. Le sue Farc nascono nel 1966. Organizzazione verticale militarizzata. Quindici mila, ventimila uomini.

Verdetto al cardiopalma tra i tifosi di Garrone e di Sorrentino Con Cantet la Francia torna a vincere dopo oltre vent'anni. Penn difende la sua giuria: sulla Palma d'oro, voto unan ( da "Unita, L'" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ma Sean risponde: "È la prova - risponde - che pronostici e pettegolezzi non ci hanno mai influenzato. Considero il film israeliano molto bello e importante e potrei essere perfino d'accordo con chi dice che meritava un premio. Ma abbiamo dovuto fare delle scelte, le abbiamo fatte, nel bene e nel male".

Libano, suleiman apre alla siria - alberto stabile ( da "Repubblica, La" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: strategicamente importante porzione della frontiera Sud tuttora occupata da Israele, riconosce, Suleiman, che l'esperienza "maturata dalla resistenza" potrà essere utile alla strategia difensiva che l'esercito libanese adotterà. Tutto questo, però, sarà al centro di un "tranquillo dialogo" nazionale. Che colpo d'occhio, il tempio continuamente dissacrato della democrazia libanese.

Garrone & sorrentino così l'italia si riscatta - (segue dalla prima pagina) natalia aspesi ( da "Repubblica, La" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che essendo troppo lungo, parlato in spagnolo e su un guerrigliero antiamericano, ancora non ha trovato un ardimentoso distributore Usa. Zero riconoscimenti a quel fumetto israeliano sul massacro di Sabra e Chatila, "Waltz with Bashir", di Ari Folman che era da molti considerato la più probabile Palma d'Oro.

Penn: ecco il cinema italiano che sa raccontare il mondo - laura putti cannes ( da "Repubblica, La" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: assenza più notata è stata quella dello bellissimo film animato "Waltz with Bashir" dell'israeliano Ari Folman che tutti davano tra i premiati. "Sono felice che questa giuria non abbia tenuto conto delle voci, che non sia stata influenzata dal "buzz"" ha detto Sean Penn. "Ma non ho una risposta a questa domanda. Il fatto è che nel festival c'erano davvero troppi film interessanti.

Per la panchina del chelsea spunta deschamps - emanuele gamba torino ( da "Repubblica, La" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano Grant venerdì pomeriggio, ha già depennato i due italiani e lo svedese: in questo momento, il favorito è l'olandese che fino a pochi giorni fa ha guidato il Barcellona, seguito a ruota da Deschamps che del Chelsea è stato giocatore (anche se per una sola stagione) e che ha già sfiorato la panchina dei londinesi quattro anni fa,

Il futuro d'israele? tutto scritto ( da "Repubblica, La" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: documentario sulle profezie della Bibbia sul popolo ebraico Il futuro d'Israele? Tutto scritto Attraverso l'aiuto di eminenti teologi e con il contributo di rigorose ricostruzioni storiche, il documentario che History Channel propone stasera alle 21 - "Le Profezie di Israele" - mette a nudo le previsioni sul futuro dello Stato ebraico contenute già nella Miqra', conosciuta come Tanakh.

CARA Teresa, avrei voluto scriverti questa lettera quando eri ancora in vita. Non l&# ( da "Messaggero, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: E Gesù dà la misura di questa certezza rispondendo: "In verità vi dico, in tutto Israele io non ho incontrato una tale fede". La fede nel Risorto è la certezza che ci darà accesso alla vita eterna che è la sua, come dice così bene il prologo del Vangelo di Giovanni. Si, per tutti i cristiani, Teresa è viva della vita stessa del Vivente, Gesù Cristo.

Dal nostro inviato CANNES - Doppia Italia a Cannes nell'anno della Palma d' ( da "Messaggero, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: L'unico deluso è stato il regista israeliano Ari Folman: il Festival lo aveva richiamato, ma il formidabile cartoon Waltz with Bashir è rimasto a bocca asciutta. E mentre Cannes esultava per la doppia vittoria tricolore, una questione di accordi mancati ha privato il pubblico italiano della diretta della premiazione.

Dal nostro inviato CANNES - Comunque vada sarà un successo, avevamo d ( da "Messaggero, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Come Waltz for Bashir dell'israeliano Ari Folman, senza dubbio la grande scoperta del festival, anche per la novità assoluta della tecnica. Un "documentario d'animazione" che è insieme diario ritrovato, saggio psicanalitico, pagina di storia, è destinato infatti a cambiare per sempre le forme del racconto cinematografico.

Dal nostro inviato CANNES - Nell'anno d'oro dell'Italia, anche il mercato ha r ( da "Messaggero, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: s'è accaparrata il cartoon israeliano Waltz with Bashir, Mikado ha aggiunto Entre les murs di Cantet e la commedia sul razzismo Agathe Cléry a Blindness, Archibald (La frontière de l'aube) torna a casa con Eldorado, Teodora ha preso Home di Ursula Meir e When a man comes home di Vinterberg, Cdi distribuirà Surveillance.

Il compromesso che ha portato il generale Michel Suleiman alla presidenza del Lib ( da "Messaggero, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: annuncio della ripresa di negoziati di pace tra Israele e Siria, l'umore degli iraniani e di Hamas è cambiato. Si sa poco del contenuto dei colloqui tra gli inviati di Assad e Olmert ma è chiaro che Israele, per restituire le alture del Golan, vuole non soltanto un trattato di pace ma anche il distacco siriano dall'asse Iran-Hezbollah-Hamas.

Grande passo della scuola Mas ( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: a coreografi di nome chiamati a creare per l'occasione: l'americana Susan Sentler, l'israeliano Itzik Galili, gli italiani Matteo Levaggi e Cristina Rizzo. Il contesto che ospiterà la sfida è di tutto rispetto anche per vere compagnie: Adda Danza ospita "Professione Mas in scena", alle 21.30 alla Centrale Idroelettrica Taccani di Trezzo sull'Adda.

Guida ai film a cura di Maurizio Porro DRAMMATICO Gomorra YYYYY ( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti,

Libano, un presidente-generale per la svolta ( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la sicurezza di Israele" e il ritorno della piena sovranità libanese. Ribadendo che, almeno per ora, i quasi 15.000 uomini di Unifil nel sud non verranno ridotti ("è un discorso prematuro, dovremo prima vedere se l'esercito libanese crescerà"), Frattini ha voluto ringraziare il comandante italiano, generale Claudio Graziano,

<Terroristi legittimati È la bancarotta morale> ( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: lo sta già facendo in Palestina con Hamas, proprio tramite Hezbollah, armandolo e finanziandolo, e cerca di farlo anche in Iraq tramite le milizie sciite. L'Iran è abilissimo nello sfruttare il conflitto sciiti-sunniti per espandere la sua sfera d'influenza e creare delle repubbliche islamiche sotto il suo controllo".

Mediazione egiziana tra Israele e Hamas ( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: REDAZIONALE Negoziati indiretti Mediazione egiziana tra Israele e Hamas IL CAIRO - Un alto responsabile del ministero della Difesa israeliano, Amos Gilad, si è incontrato ieri al Cairo con il capo dei servizi segreti egiziani, generale Omar Soleiman (foto), per discutere un accordo di tregua nella Striscia di Gaza, dal giugno scorso dominata dal movimento islamico di Hamas.

NEW YORK Obama si sta preparando a raccogliere la candidatura ufficiale del partito dem ( da "Messaggero, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano e gli preferiscono la senatrice Clinton. Per Newsweek la somma di tutti questi problemi sta nel pregiudizio razziale, una tara sbrigativamente dismessa dalla storia della lotta per i diritti civili degli anni '60, ma che è ancora centrale in un dibattito mai completamente affrontato tra la popolazione bianca e quella di colore.

Palma a Cantet ma l'Italia vince ( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: A mani vuote pure è rimasto l'israeliano Ari Folman, autore del lodatissimo cartoon Waltz with Bashir. Una delusione che ha sorpreso critici e pubblico, smentendo le tante voci che lo davano tra i favoriti per la Palma d'Oro. "è la riprova che la giuria decide autonomamente - ha commentato Penn -.

Eastwood assente ( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-26 num: - pag: 34 categoria: BREVI Eastwood assente Assenza polemica di Clint Eastwood che ha avuto un riconoscimento speciale Bocciato il cartoon israeliano.

Libano, l'alibi del <consenso neutrale> ( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: non dispiace a Israele, ma soprattutto incarna quella volontà di "riconciliazione nazionale", alla quale si è riferito, nel suo messaggio augurale, il presidente Bush. L'urgenza di chiudere la crisi che rischiava di trascinare il Libano nell'abisso di un'altra guerra civile è stato più forte e decisivo dei dubbi sollevati dal quadro politico che ha prodotto,

<Brucerò di persona i libri israeliani> ( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: avrebbe bruciato ogni libro israeliano si fosse trovato nelle biblioteche egiziane" era "un'iperbole". Un modo di dire che sicuramente tali libri non esistono. "Un ministro della Cultura non può chiedere di mettere al rogo nessun libro, nemmeno se israeliano", ha continuato, pur ribadendo che una "normalizzazione culturale" tra i due Paesi sarà possibile solo quando ci sarà una "

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: candidato anti Israele "I libri israeliani? Li brucerei". Parole pesanti del ministro della Cultura egiziano, Faruq Hosni, candidato a capo dell'Unesco. Dura la reazione dello Stato ebraico e del Centro Wiesenthal. Cronache Strangolata e gettata nel lago Il corpo di una ragazza di 27 anni, Agnese Schiopetti, è stato trovato nel lago d'

Libano, Suleiman è presidente ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Suleiman dovrà conciliare Hezbollah e i suoi nemici filoccidentali su temi spinosi quali la "resistenza" a Israele, le relazioni con la Siria e con il tribunale internazionale che deve giudicare i sospettati dell'assassinio dell'ex premier Rafiq Hariri, capofila del fronte antisiriano. Nel discorso inaugurale, dopo il giuramento, Suleiman ha cercato di soddisfare entrambe le parti.

Vince, e bene, il Partito di Hezbollah al quale viene ( da "Tempo, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, occorrerà aprire un serio dialogo anche con loro. Pareggiano le migliaia di profughi palestinesi, che vengono ricordati nel discorso di insediamento, ma senza alcun concreto e formale impegno. Non vince certamente Israele che da una parte non può "apertamente" bloccare il flusso di armi ad Hezbollah e dall'altra vede gli storici nemici tornare ad essere attori centrali in

Israeliano in carcere a Mosca ( da "Tempo, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stampa Israeliano in carcere a Mosca Israeliano in carcere a Mosca TEL AVIV Il colonnello israeliano della riserva Yair Klein, 65 anni, esperto dei corpi speciali, ora in carcere a Mosca, sta combattendo per evitare l'estradizione in Colombia. Nel Paese sudamericano deve scontare 10 anni di carcere per aver addestrato - secondo l'

Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi ( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.

Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti ( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.

Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile ( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.

Gli "angeli custodi" di Papa Ratzinger ( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.

Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia ( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.

Un'enciclica con l'aiuto di Marx ( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.

Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta ( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.

Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche ( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.

Mons. Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa ( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.

Michel Suleiman è stato eletto presidente del Libano. Presidente di consenso : duran ( da "Stampa, La" del 26-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: vulcano sottomarino Eratostene ci sarebbe un immenso giacimento che riguarderebbe anche le acque territoriali di Siria, Cipro, Israele". Di più: una nave oceanografica americana ha rilevato, a Nord di Gaza, fuoruscite di gas e il governo di Israele ha stanziato per le ricerche oltre un miliardo di dollari: è persuaso che ci siano "grandi quantità di metano". È una buona notizia?

Da oggi chiuso per lavori lo svincolo di Carpugnino ( da "Stampa, La" del 26-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: teatro della strage del 22 e 23 settembre 1943, quando vennero trucidati dai nazifasciti 17 ebrei. Al posto del vecchio albergo sorgerà un edificio residenziale griffato dall'architetto milanese Gae Aulenti. Per ricordare le vittime sul lungolago nel 2010 sarà posato un monumento opera dello scultore israeliano Ofer Lellouche.

Carter: "israele ha 150 bombe nucleari" ( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele ha 150 bombe nucleari" LONDRA - Israele ha "150 o più bombe atomiche". Lo ha detto ad una conferenza stampa in Gran Bretagna l'ex presidente Usa Jimmy Carter. Carter ha fornito le cifre sull'arsenale atomico israeliano quando ha cercato di inserire il problema delle ambizioni nucleari iraniane nel contesto degli equilibri strategici generali,

L'ex presidente carter rompe un tabù "israele possiede 150 bombe nucleari" ( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele possiede 150 bombe nucleari" LONDRA - Israele ha "150 o più bombe atomiche". Lo ha detto durante una conferenza stampa in Gran Bretagna l'ex presidente americano Jimmy Carter, che ha così rotto una specie di tabù: negli Usa nessun Vip della politica ha mai riconosciuto il fatto che lo Stato ebraico - che ha sempre mantenuto il silenzio al riguardo -

Adr cresce con o senza alitalia la crisi non frena gli investimenti - paola jadeluca ( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: compagnie americane sono molte contente del nuovo terminale dedicato ai voli sensibili, quelli per gli Usa e Israele, efficiente e con tutti i requisiti per la gestione dei controlli di sicurezza. C'è ancora qualche problema per la gestione dei bagagli in transito, non ancora inserito nel sistema di smistamento centralizzato, che potrebbe creare qualche difficoltà per le coincidenze.

"sicilia e islam dialogo cruciale" - salvatore falzone ( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele. Infatti il cristianesimo è l'unica religione ad avere assunto nel canone della propria Bibbia la completa scrittura di un'altra religione, proclamandola parola di Dio. Il primo interiorista è Gesù e se noi cristiani possiamo dire che la religione ebraica è una verità insuperabile, allora possiamo dirlo anche per le altre religioni,

Il punk inquieto la sposa siriana e il sessantotto - paola nicita ( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Germania e Israele per il film del regista Eran Riklis che narra la storia di una donna israeliana, fedele al movimento Druze, che si mette in viaggio per sposare un uomo che non conosce, star della televisione siriana. Una volta attraversato il confine, la donna non potrà più fare ritorno in patria, mentre il padre avrà difficoltà ad arrivare al matrimonio perché gli è precluso l'

Tensione tra Israele e Hamas ( da "Secolo XIX, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract:

MO: GAZA, TREGUA O ESCALATION, AVVERTE HAMAS / ANSA ( da "Secolo XIX, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: tregua dovrebbe implicare la rimozione del blocco della Striscia mantenuto da Israele dal giugno 2007, quando gli islamici scacciarono le forze leali al presidente dell'Anp Abu Mazen. Israele invece vuole sfruttare la tregua per bloccare il contrabbando dal Sinai egiziano di armamenti destinati ad Hamas. E chiede uno scambio di prigionieri che consenta la liberazione di Ghilad Shalit,

Eichmann propose: in spagna un milione di ebrei - alessandro oppes ( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: né rafforzare il potere degli ebrei in Palestina". Joel Brand trasmise la proposta di Eichmann a Londra e si occupò di negoziare con i leader ebraici, tra cui Ben Gurion. Tutto cominciò con un telegramma "top secret" datato 24 maggio 1944, inviato al governo di Churchill dall'ambasciata britannica ad Ankara: "Importante.

Un saggio di alberto stabile - sandro viola ( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: pattuglie di giovinastri con la keffya bruciano le bandiere di Israele. Dall'altra, l'arroganza, il diniego d'ogni lampante verità con cui i difensori d'Israele si levano contro ogni riserva, critica o censura avanzate verso la condotta dei suoi governi. Come avrebbe potuto durare per otto decenni, infatti, la contesa per la Palestina, se non ci fossero stati le tragiche miopie,

ISRAELEAccordo per la liberazione dei due soldati rapiti ( da "Unita, L'" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: edizione del ISRAELEAccordo per la liberazione dei due soldati rapiti CI SAREBBE un accordo tra Israele e Hezbollah libanesi per la liberazione di Ehud Golwasser e Eldad Regev, due soldati Tsahal catturati dai miliziani sciiti nel luglio del 2006 lungo il confine israelo-libanese. Nella foto, soldati israeliani in azione.

Castellitto: cari critici avete sbagliato i pronostici ( da "Unita, L'" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano Ari Folman o Serbis di Mendoza: mi è piaciuto moltissimo come pure a Sean Penn". E ci sono passati pure gli italiani sul piatto della Palma? "La verità è che ogni giorno si discuteva a partire da un certo punto - indica con la mano una vetta - nel pomeriggio ci si ritrovava qui - indica a metà - e in serata si arrivava quaggiù Quando l'

Carter: Israele ha 150 atomiche L'ex presidente Usa ha rotto un tabù fra i vip della politica americana ( da "Unita, L'" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele ha 150 atomiche L'ex presidente Usa ha rotto un tabù fra i vip della politica americana LONDRA L'ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter ha affermato che Israele possiede 150 teste nucleari. La dichiarazione è stata fatta ieri al "Times" di Londra durante una visita al festival letterario di Hay-on-Wye nel Galles.

L'INTERVENTO ( da "Giornale.it, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: dei giorni scorsi ha mostrato un Bush impegnato e determinato a ottenere da Israele e dall'autorità palestinese il sospirato accordo-quadro e dagli altri Paesi arabi un appoggio deciso al processo di pace; ma sui risultati della missione prevale lo scetticismo. La stampa internazionale ha messo soprattutto in rilievo la freddezza incontrata da Bush in alcuni Paesi della regione;

Notizie ( da "Manifesto, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ciò significa che a loro volta rientreranno in Israele, se sono ancora in vita, Eldad Regev ed Ehud Goldwasser, i due soldati catturati dalla guerriglia sciita nel 2006. Secondo fonti libanesi e il quotidiano israeliano Haaretz, la mediazione tedesca Hezbollah-Israele è andata molto avanti.

Israele ha almeno 150 bombe nucleari ( da "Manifesto, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Jimmy Carter Israele ha "almeno" 150 bombe nucleari Israele ha "150 o più bombe atomiche". Lo sanno tutti, ma il fatto che l'abbia detto, in una conferenza stampa nel Galles, l'ex presidente americano Jimmy Carter dà a questa "rivelazione" un altro peso. Carter ha rotto una specie di tabù: negli Usa nessun esponente politico ha mai riconosciuto il fatto che lo Stato ebraico -

Una Babele creativa sul filo di una sana ironia ( da "Manifesto, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: detenuto da 52 anni nella prigione di Alnakab in Israele. Per le strade di Bari, gli artisti finlandesi, libanesi, lituani, portoghesi, italiani, palestinesi, spagnoli, inglesi, rumeni, siriani, rom e tanti altri hanno incontrato gli artisti pugliesi. Ed è stato un incontro festoso fatto di scambi di opinioni sulle nuove tendenze, sulle difficoltà che si vivono in molti paesi,

Dal nostro inviato CANNES - Gomorra è sempre stato un titolo "ca ( da "Messaggero, Il" del 27-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Perché il cartoon israeliano è rimasto a bocca asciutta? "Waltz with Bashir era piaciuto a tutti, come del resto il film cinese 24 City, ma i premi erano sette e abbiamo deciso di evitare ex aequo e menzioni". Ma il riconoscimento speciale inventato per Eastwood e la Deneuve?

Il riconoscimento a Eastwood e alla Deneuve non è stato un contentino: sono due giganti, al di sopra di qualsiasi competizione. Il cartoon israeliano? È piaciuto a tutti ma i prem ( da "Messaggero, Il" del 27-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: OMAGGIO PER GIGANTI "Il riconoscimento a Eastwood e alla Deneuve non è stato un contentino: sono due giganti, al di sopra di qualsiasi competizione. Il cartoon israeliano? È piaciuto a tutti ma i premi a disposizione erano solo sette.

<Israele possiede 150 atomiche> ( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 2008-05-27 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Jimmy Carter "Israele possiede 150 atomiche" LONDRA - L'ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter (foto) sostiene che Israele possiede 150 testate nucleari. La dichiarazione è stata resa al Times di Londra durante una visita al festival letterario di Hay-on-Wye nel Galles.

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-27 num: - pag: 16 categoria: ALTRI... ( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ritiro israeliano dal Libano "Hezbollah non vuole il potere in Libano né sta cercando di imporre la sua forza perché è un Paese composto da molte comunità religiose differenti". Così il leader del movimento sciita Sayyed Hassan Nasrallah in un discorso trasmesso su un megaschermo davanti a migliaia di suoi sostenitori per l'ottavo anniversario del ritiro israeliano dal Sud del Libano.

Un mese dopo il viaggio in Medio Oriente in cui scatenò le critiche della Casa Bianca per aver incontrato Khaled Meshaal, il leader di Hamas esiliato a Damasco, l'ex presidente deg ( da "Liberazione" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: arsenale nucleare di Israele come prova del fatto che sarebbe quasi impossibile per Teheran sviluppare armi nucleari in gran segreto. L'ipotesi che Israele possegga armi nucleari non è mai stata confermata ufficialmente; e anche stavolta l'ex capo dell'intelligence militare, Aharon Zèevi Farkash, si è affrettato a minimizzare la tesi sostenuta da Carter,

Carter fa arrabbiare Israele <Ha 150 bombe atomiche> ( da "Liberazione" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Carter fa arrabbiare Israele "Ha 150 bombe atomiche" I servizi segreti americani lo avrebbero avvistato addirittura sul monte K2, paradiso degli scalatori e seconda vetta più alta del pianeta. E' lassù, in cima al mondo che si nasconde dunque lo sceicco Osama Bin Laen, leader e fondatore di al Qaeda, uomo più ricercato del pianeta.

<Che fatica spiegare agli altri l'Italia raccontata nei film> ( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano Ari Folman... Purtroppo i premi erano solo sette". Sapeva che sarebbe stata dura Castellitto, ma con sapiente determinazione ha giocato le carte giuste. "Il problema era rendere comprensibile il tuo cinema a chi non lo conosce, a persone che arrivano dai luoghi più disparati del mondo, ciascuno con i suoi gusti,

Palermo La Biblioteca Potere e Sapere e il Pa-Lug organizzano una Giornata di approfondimento sul software libero alle 10 ( da "Liberazione" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Con Saiman Abu Sitta presidente del Palestine Land Society di Londra alle 21 nella Sala Lia Lapini di Porta Pispini. Firenze Il ricercatore del Cnr David Lognoli presenta il suo libro Ricerca precaria. Storia di precariato nella ricerca italiana alle 16 Camera del Lavoro in Borgo dei Greci 3;

Guida ai film a cura di Maurizio Porro AVVENTURA Indiana Jones e il regno... YYY ( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Centrale COMMEDIA Non pensarci YYYY Un rockettaro deluso e tradito torna alla cuccia di famiglia

PREZZI DI VENDITA ALL'ESTERO: ( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele e 2,00; Lux e 1,85; Malta Mtl 0,90 e 2,10; Marocco e 2,00; Monaco P. e 1,85; Norvegia Kr. 17; Olanda e 1,85; Polonia Pln. 9,00; Portogallo/Isole e 1,60; Romania e 2,00; SK Slov. Kr. 80; Slovenia e 1,60; Spagna/Isole e 1,60; Svezia Kr.

I CAMPI DI SABRA E SHATILA LA TRAGEDIA E I SUOI EFFETTI ( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: esercito israeliano invase il Libano nel giugno 1982 mentre da sette anni infuriava in quel Paese la guerra civile. Israele voleva impedire alle formazioni palestinesi di utilizzare il territorio libanese per operazioni di guerriglia, ma si proponeva altresì uno scopo meno confessabile: la tutela di un piccolo Stato vassallo,

Israele ha 150 bombe atomiche ( da "Messaggero, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Israele ha 150 bombe atomiche" Le rivelazioni dell'ex presidente Usa, Carter. "Bush dialoghi con l'Iran".

Come ex presidente degli Stati Uniti, non c'è dubbio che quando Jimmy Carter dice che Israele p ( da "Messaggero, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele possiede 150 ordigni nucleari bisogna credergli. Ed è ciò che gli israeliani, governanti e militari, da una parte vogliono, dall'altra preferiscono negare. In un'intervista al Times di Londra, l'uomo che nel 1978 ha portato Israele ed Egitto a firmare un trattato di pace, è tornato a criticare gli attuali dirigenti israeliani per la loro politica nei confronti dei palestinesi

L'ex pasdaran affetto da delirio religioso ( da "Tempo, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: di Israele. Uomo rude, sciatto nel vestire come nello stile della nomenklatura khomeinista, conquistò le prime pagine dei giornali di tutto il mondo quando pistola in pugno scortava i diplomatici americani presi in ostaggio nel 1979 a Teheran. Ahmadinejad figlio di un fabbro che ha studiato ingegneria entrò ben presto nelle Guardie della Rivoluzione il braccio armato di Khomeini.

L'annuncio di Gesù ai giovani ( da "Giornale.it, Il" del 27-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore.

Roma, tutti in fuga da ahmadinejad - vincenzo nigro ( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Come pensate che noi possiamo dialogare da vicino con un uomo che nega l'Olocausto, che parla continuamente di distruggere Israele, che parla di Stato ebraico come "cancro da estirpare"? Per mesi il Governo italiano che noi abbiamo sostituito, quello di Prodi e D'Alema, le ha provate di tutte per costruire una possibilità di dialogo, che prevede un'evoluzione della linea iraniana.

Quel conflitto d'amore tra intifada e 11 settembre - francesca parisini ( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: racconta il maestro israeliano -, era una "Elettra" di Strauss, nel 1969. Ma la mia prima volta qui fu nel '63, per alcuni concerti sinfonici, quando l'orchestra del teatro era stabile da soli sei anni". Forse è anche per tale antica frequentazione che sarà lui, il 14 giugno, a dirigere il concerto per le celebrazioni dei 50 anni dell'Orchestra del Teatro Comunale.

Il mio romanzo contro il Presidente ( da "Unita, L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in occasione della protesta contro la partecipazione di Israele come ospite d'onore ai saloni del libro di Parigi e Torino, lei si è espresso a favore del boicottaggio. Le confesso che la sua posizione mi ha sorpreso: non è un cortocircuito brutale, questo tra cultura e politica? "In realtà ho detto che capivo il boicottaggio, ma che, da solo, mi pareva non bastasse.

<A Olmert 150 mila dollari in bustarelle> ( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: REDAZIONALE Israele Morris Talansky: "Gli ho consegnato i contanti per 15 anni. Lui chiedeva, io provvedevo" "A Olmert 150 mila dollari in bustarelle" La testimonianza del milionario Usa. Il premier: "Non fu corruzione" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Sigari, penne di lusso, voli in prima classe, vacanze di famiglia,

Appello del <Riformista> sull'Iran: molti sì da governo e opposizione ( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele o a chiederne la distruzione". Pur non potendo "aderire formalmente" a causa delle proprie "funzioni istituzionali", il titolare della Farnesina ha manifestato "sostegno alla stigmatizzazione di ogni dichiarazione diretta a porre in discussione il diritto all'esistenza di Israele e di ogni affermazione volta a negare la realtà storica della Shoah"

Roma, porte sbarrate per Ahmadinejad ( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Mentre il conservatore di Teheran che vorrebbe cancellare Israele dalla carta geografica avrebbe intenzione di essere ricevuto dal Papa, manca qualcosa affinché l'Italia possa assumere allo scoperto il ruolo di "facilitatore" del dialogo tra Iran e Stati Uniti auspicato da Frattini su input di Silvio Berlusconi.

Iran, l'Aiea mostra i muscoli. E Bush ringrazia ( da "Manifesto, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ma l'Occidente (Usa e Israele in testa) l'accusano di voler produrre bombe. Il rapporto "segreto" - di cui la France presse ha potuto esaminare una copia - è già stato girato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la prossima settimana sarà discusso a Vienna dal consiglio dei governatori dell'agenzia atomica.

Kureishi: scrittura creativa, che follia ( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Iran ha detto che Israele ha un arsenale di 150 ordigni atomici e il blocco di Gaza è un crimine contro l'umanità. Temi di politica internazionale quanto mai controversi e temi più leggeri si alternano nel botta e risposta tra ospiti e pubblico a Hay. A Kureishi è stato chiesto del rapporto tra realtà autobiografica e fantasia nelle sue opere:

Miracoli postumi per vecchi terremoti ( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Egitto dichiarava guerra a Israele, Richard Nixon faceva visita a Mao Zedong, Giulio Andreotti formava il primo dei suoi sette governi, il Pci eleggeva segretario Enrico Berlinguer, Renato Guttuso vinceva il premio "Lenin per la pace", Milano affidava il Piccolo Teatro a Giorgio Strehler, un commando terrorista assassinava il commissario Luigi Calabresi,

Il magnate americano Morris Talansky ha testimoniato di ( da "Tempo, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il magnate americano Morris Talansky ha testimoniato di aver versato al primo ministro israeliano Ehud Olmert circa 150mila dollari in contanti nell'arco di 15 anni e di non aver mai ricevuto nulla in cambio. Talansky è comparso in tribunale per una udienza pre-processuale nell'ambito delle presunte accuse di corruzione contro Olmert.

Sotto le bombe ( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: estate feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Centrale.

La banda ( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti,

Il magnate americano Morris Talansky ha testimoniato ieri di aver versato al primo ministro israeliano Ehud Olmert circa 150mila dollari in contanti nell'arco di 15 anni, ma di non ( da "Liberazione" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: americano Morris Talansky ha testimoniato ieri di aver versato al primo ministro israeliano Ehud Olmert circa 150mila dollari in contanti nell'arco di 15 anni, ma di non aver mai chiesto nè ricevuto nulla in cambio. Talansky è comparso oggi in tribunale per una udienza pre-processuale nell'ambito delle presunte accuse di corruzione contro Olmert, che al momento non è stato incriminato.

ROMA - Accoglie a braccia aperte sui gradini della sinagoga il ministro dell'Interno Ma ( da "Messaggero, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: e ricorda di aver sfilato all'Israel Day nel 2002 con La Russa "la cui amicizia con la comunità ebraica e con Israele ha una lunga tradizione". E proprio a Gerusalemme andrà domani il ministro degli Interni Roberto Maroni, dove incontrerà rappresentanti degli Usa e di vari Stati europei per coordinare azioni comuni contro il terrorismo,

Il viaggio-sfida di un presidente indebolito ( da "Unita, L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sua linea di scontro permanente e le sue continue provocazioni e minacce verbali all'Occidente ed Israele. Ahmadinejad è chiaramente in difficoltà. La sua fallimentare politica economica gli ha alienato molte simpatie presso gli strati popolari che aveva corteggiato con promesse miracolistiche. In Parlamento ieri Ahmadinejad ha esortato tutti "a cooperare ed a tornare fratelli".

Ahmadinejad a Roma imbarazza Berlusconi Per il vertice Fao del 3 giugno a Roma previsto l'arrivo del presidente iraniano Chiesta udienza al Papa . Frattini: l'agenda è piena non ci ( da "Unita, L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ogni dichiarazione diretta a porre in discussione il diritto all'esistenza di Israele e di ogni affermazione volta a negare la realtà storica della Shoah". Negli ultimi tre anni da presidente della Repubblica islamica, non si contano le volte che Ahmadinejad ha definito Israele "un cancro da estirpare" in Medio Oriente.

Il miliardario mette Olmert nei guai: gli ho dato 150mila dollari Il magnate americano chiamato a testimoniare nell'inchiesta sui fondi neri al premier israeliano: gli pagai anche ( da "Unita, L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: neri al premier israeliano: gli pagai anche un viaggio in Italia di Umberto De Giovannangeli LA GIUSTIZIA farà il suo corso. Ma ieri in quell'aula del tribunale distrettuale di Gerusalemme, l'immagine di Ehud Olmert ha ricevuto un colpo durissimo. Un an- ziano ebreo americano, Morris Talansky, ha tenuto Israele col fiato sospeso quando in un tribunale di Gerusalemme ha elencato,

<Così ho dato 150mila dollari a Olmert> ( da "Giornale.it, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ha tenuto ieri Israele col fiato sospeso: in un tribunale di Gerusalemme ha elencato per filo e per segno tutte le donazioni fatte all'attuale premier Ehud Olmert a partire dagli anni Novanta. La cifra complessiva sfiora i 150 mila dollari. Olmert, ha detto, amava ricevere quei fondi in contanti, in buste, durante sbrigativi incontri negli Stati Uniti,

Zacchera: <Mi pento ma non c'era aria di pericolo> ( da "Giornale.it, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stavo ricevendo il numero due dell'ambasciata di Israele. Io sono il responsabile Esteri di An e questo era un impegno istituzionale fissato da tempo. Era un appuntamento che non potevo cancellare". Le dispiace essere finito nella lista nera? "Sono molto dispiaciuto anche perché sono stato presente a tutte le altre votazioni.

Il ministero bastone e carota ( da "Giornale.it, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ma Israele. Sono certa che il ministro Maroni conosce le esperienze esemplari di integrazione sociale, educativa, culturale, che lì sono state raggiunte a forza di tentativi e di studi, dovendo accogliere qualunque popolo, dagli argentini impoveriti ai somali senza cibo, ai russi che fuggivano dal comunismo.

Hebron, triste simbolo del conflitto israelo-palestinese ( da "Voce d'Italia, La" del 28-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Esteri Palestina e Israele: note di un viaggio nella pace (im)possibile* Hebron, triste simbolo del conflitto israelo-palestinese Il dramma di una citta' sacra da sempre contes Gerusalemme (dal nostro inviato), 28 mag. – Se esiste un simbolo del conflitto che da decenni insanguina la Terra Santa, questo è probabilmente Hebron.

Fini: Almirante sulla razza disse cose vergognose Alemanno, quasi retromarcia sulla via al fascista: lo faremo solo se c'è il consenso della Comunità ebraica ( da "Unita, L'" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Era un amico di Israele". Pacifici respinge al mittente: "Non è giusto che la decisione dipenda solo da noi". Il sindaco precisa: "Non gli deleghiamo la decisione che spetta alla giunta. Cercheremo di convincerli che è opportuno". Favorevole Giulio Andreotti: "È giusto, e non è necessario che il consenso sia unanime.

Natalia aspesi milano ( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: scapole trionfanti, ogni sera se la spassavano nei locali più alla moda di New York e, con la scusa di trovare il grande amore, accumulavano e cambiavano continuamente abiti scarpe e borse di grandi griffe e bei giovanotti sempre disponibili. SEGUE A PAGINA 44 CON UN'INTERVISTA DI LEANDRO PALESTINI.

Olmert in bilico per i fondi neri Barak: dimettiti Duro attacco del ministro laburista della Difesa Il premier israeliano replica: resto al mio posto ( da "Unita, L'" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: edizione del Olmert in bilico per i fondi neri Barak: dimettiti Duro attacco del ministro laburista della Difesa Il premier israeliano replica: resto al mio posto di Umberto De Giovannangeli "OLMERT PUÒ autosospendersi, prendere una vacanza, dichiararsi incapace o dimettersi". Scelga lui, l'importante è che si faccia da parte. Messaggio chiaro, un (quasi) ultimatum.

Olmert, ore contate Barak: <Si faccia da parte o elezioni> ( da "Liberazione" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Resa dei conti nel governo israeliano. Livni si prepara alla staffetta Olmert, ore contate Barak: "Si faccia da parte o elezioni" Stefania Podda Alla fine è venuto allo scoperto. All'indomani della deposizione del milionario americano che inchioda Olmert, Ehud Barak ha convocato una conferenza stampa e chiesto le dimissioni del premier.

Il patto tra la principessa e il soldato ( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il premier israeliano non perdona che "quella donna" - come ha cominciato a chiamarla - non abbia detto una parola di vago sostegno, da quando l'inchiesta giudiziaria è cominciata. Sa che i sondaggi - l'ultimo pubblicato da Yedioth Ahronoth dieci giorni fa - l'hanno già incoronata leader del suo partito: se Kadima andasse alle elezioni guidato da Olmert,

Israele, Barak all'attacco <Olmert lasci il governo> ( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: REDAZIONALE Ultimatum Il principale partner nella coalizione minaccia il premier Israele, Barak all'attacco "Olmert lasci il governo" Il leader laburista: altrimenti elezioni subito La replica del premier: "L'apertura di un'inchiesta non costringe la persona coinvolta a dimettersi" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - "Non staremo con il cronometro in mano".

Un presidente senza basi ( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: viaggi in Israele a cancellare quella traccia che a Fiuggi era stata solo un po' sciacquata. La cultura democratica non si distribuisce ad Arcore. Fini ne ha poca, o non c'è l'ha. SEGUE A PAGINA 2 Qui non vorrei parlare di quello che il presidente della camera ha detto ieri a proposito del suo maestro Almirante.

<La mano di Assad sulla morte di mio padre> ( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Un grande motivo di distensione sarebbe che Israele si ritirasse dai 35 chilometri quadrati della zona di Sheba e li affidasse alle truppe Unifil, come da tempo propone Siniora. Ciò sarebbe un buon motivo per spingere Hezbollah a deporre le armi. Come anche spero presto in uno scambio di prigionieri".

Indagato ( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-29 num: - pag: 17 categoria: BREVI Indagato A sinistra, il premier israeliano Ehud Olmert, 62 anni, sotto inchiesta per corruzione Affondo Ehud Barak, 66 anni, ministro della Difesa e leader laburista, chiede che Olmert si dimetta.

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-29 num: - pag: 17 categoria: ALTRI... ( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 2008-05-29 num: - pag: 17 categoria: ALTRI OGGETTI to nella storia d'Israele. Ehud Barak e Tzipi Livni avrebbero stretto un'alleanza per preparare la successione ed evitare le elezioni anticipate. Il ministro della Difesa e quello degli Esteri si scambiano favori. Qualche mese fa lei è stata fotografata in Cisgiordania.

Il ritorno di Brzezinski: <Gli ebrei Usa come McCarthy> ( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele". Definendo la lobby ebraica Usa "troppo potente " e "troppo prona a tacciare d'antisemitismo chiunque osi criticare lo Stato Ebraico". Nel mirino dell'80enne politologo di origine polacca è l'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), la più grande e influente lobby ebraica statunitense (oltre 100 mila iscritti e un budget annuo che supera i 100 milioni di dollari)

Nuoro Il dibattito Per Gandhi e Martin Luther King alle 17 in via Brigata Sassari (Polivalente) con Guido Ghiani del Movimento nonviolento e l'assessore Graziano Pintori ( da "Liberazione" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Palestina, per i bambini di Gaza organizzata dalle associazioni Stelle Cadenti e Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese. Per "Letterature. Festival Internazionale di Roma", alle 21 sul palco del Massenzio ecco a voi Massimo Carlotto , tra i maggiori scrittori europei di gialli e Ayaan Hirsi Ali autrice somala coraggiosa che si è posta in difesa dei diritti delle donne contro gli

Achcar: La crisi a Beirut non è chiusa, ci vuole il dialogo, anche con Damasco ( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)
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Abstract: Israele può cogliere l'occasione per intervenire? Credo che Israele non sia in grado, anche vista la sua crisi interna, di lanciarsi nuovamente in un'azione ampia come quella del 2006 in Libano. Non a causa della presenza dell'Unifil, ma per la forza della resistenza contro la quale si è già scontrato.

Parte il siluro di Barak Olmert al capolinea ( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ora il primo ministro israeliano è sul punto di gettare la spugna, sotto i colpi violenti che ha ricevuto dal suo principale alleato di governo, il ministro della difesa e leader laburista Ehud Barak. "Di fronte all'attuale situazione e considerando le sfide che fronteggiano Israele, fra cui Hamas, Hezbollah, la Siria, l'Iran,

E Abu Mazen teme di affondare col premier di Tel Aviv ( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: negoziati con Olmert e il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni. Il raggiungimento di quell'accordo con Israele entro il 2008 è un elemento centrale della strategia di Abu Mazen. Uno straccio d'intesa, anche solo preliminare, potrebbe fornire al presidente palestinese l'appiglio per "dimostrare" la validità della sua linea di compromesso rispetto a quella della "

Il personaggio Un Ehud a tre facce ( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il premier israeliano è ufficialmente impegnato in colloqui di pace con la controparte guidata dall'Autorità palestinese (Anp). Dopo sette anni di negoziati interrotti in seguito alla seconda intifada, il governo di Tel Aviv non ha però smesso di perseguire politiche considerate tra i principali ostacoli per un dialogo serio: la colonizzazione dei Territori occupati,

La nascita di Israele negli scatti di Capa ( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Fotografia La nascita di Israele negli scatti di Capa Linda Chiaramonte Un esule che racconta gli esuli. È ciò che fa Robert Capa nei 46 scatti in bianco e nero Fotografie da Israele 1948-1950, in mostra fino al 20 luglio al Museo Ebraico di Bologna in occasione del 60° anniversario di Israele.

<In bagno>. <Missione segreta per Silvio> Le <giustificazioni> dei cento assenti ( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: avvicendamento in Italia tra numeri due dell'ambasciata di Israele. Impegni politici pure per il presidente della commissione Esteri, il leghista Stefano Stefani ("Aveva delle persone nella stanza") e per Barbara Saltamartini, responsabile donne di An: "Ho preso un giorno di permesso, ero a Palermo a sostenere le nostre candidate alle provinciali.

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Esteri Crisi politica in Israele Ehud Barak ha dato il via alla crisi di governo in Israele chiedendo le dimissioni di Ehud Olmert. Barak, che è ministro della Difesa, ha sottolineato che le accuse di corruzione contro il premier lo rendono inadatto a governare il Paese: "Credo che il primo ministro debba allontanarsi dalla gestione quotidiana del Paese"

Dominare il mondo: quando l'Impero incontra il Terrore ( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: MÜnkler scrive della rivolta dei Maccabei scoppiata in Palestina nel II secolo contro i Seleucidi, in difesa dei costumi e della fede ebraici, e si pensa subito a quello che sta avvenendo oggi in quella regione. I Maccabei scelsero la forma di lotta antimperiale allora più diffusa, la guerriglia.

Una bega a cavallo tra politica, moralità e reati ancora da chiarire, rischia di mandar ( da "Messaggero, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: base delle testimonianze rese pubbliche di alcune personalità della corte del premier israeliano, il suo alleato, il leader laburista Ehud Barak ha minacciato di andare a elezioni anticipate se non si dimetterà. Contro Olmert c'è uno schieramento ampio. E anche se per ora ha fatto sapere che non intende abbandonare il governo, non è chiaro per quanto potrà resistere alle pressioni.

Docu-Fiction mmm1/2 Sotto le bombe di Ph ( da "Messaggero, Il" del 29-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33 giorni della guerra israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con sguardo attento e rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o uccisioni sullo schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è ancora più straziante). Nessuna speculazione politica.

ROMA Un botta e risposta in pieno emiciclo di Montecitorio. Il deputato del Pd, Emanuele Fiano, si ( da "Messaggero, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ancora: "Almirante è sempre stato un amico di Israele e schierato politicamente affianco ad Israele. Ha sempre combattuto l'anti-semitismo e ha avuto il coraggio, che è mancato a Scalfari per esempio o a Bocca, di ripudiare ciò che aveva scritto tanti anni prima". Così parla il sindaco di Roma nel pomeriggio, a Montecitorio.

A tavola, assaggi di vini israeliani ( da "Giornale.it, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: evento di degustazione che presenterà al mercato italiano alcune tra le più rinomate etichette del panorama enologico israeliano: Domaine Du Castel, Dalton, Galil Mountain, Yarden, Barkan, Ella Valley, Noah-Hevron Heights, Tanya, Yatir e Carmel. I vini israeliani dunque festeggiano con un brindisi speciale il 60esimo anniversario della costituzione dello Stato d'Israele.

Israele, barak "licenzia" il premier olmert - alberto stabile ( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)
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Abstract: Ultimatum del ministro della Difesa dopo lo scandalo dei fondi neri: dimissioni o elezioni anticipate Israele, Barak "licenzia" il premier Olmert ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - Anziché consegnarlo al boia, Ehud Barak ha offerto ad Olmert la scelta dell'arma con cui suicidarsi: dimissioni, vacanze, dichiarazione di temporanea incapacità.

Il papa incontrerà ahmadinejad - orazio la rocca ( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: esistenza stessa di Israele, è fautore di una discutibile corsa al nucleare ed è vicino al fondamentalismo islamico. "Il Santo Padre, come sempre, accoglie chi chiede di poterlo incontrare, pur sapendo che non tutti condividono le sue scelte o i suoi incontri", spiega l'arcivescovo Brian Farrell, vice presidente della Commissione pontificia per i rapporti con l'

L'anteprima della Prima ( da "Giornale.it, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in Israele e in Giappone. C'è poi la volontà di esportare il "marchio Scala" nel cultural park di Abu Dhabi. E anche se i termini del mondo economico non entusiasmano i melomani puristi, la Moratti spiega che pensa a una presenza fissa del Piermarini negli Emirati accanto a istituzioni della cultura mondiale come il Louvre,

Un presidente senza <basi> ( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: convenzione europea, viaggi in Israele a cancellare quella traccia che a Fiuggi era stata solo un po' sciacquata. La cultura democratica non si distribuisce ad Arcore. Fini ne ha poca, o non c'è l'ha. Qui non vorrei parlare di quello che il presidente della camera ha detto ieri a proposito del suo maestro Almirante.

Israele, Barak: Olmert si dimetta ( da "Voce d'Italia, La" del 29-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Esteri Il premier e' accusato di corruzione Israele, Barak: Olmert si dimetta "Non e' in grado di guidare il paese e contemporaneamente difendersi" Gerusalemme, 29 mag. – Il premier israeliano Ehud Olmert non è in grado di portare avanti il suo compito istituzionale e al tempo stesso difendersi dalle accuse di corruzione;

Consigliere dell'Ambasciata d'Israele ieri a Cuneo ( da "Stampa, La" del 29-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ambasciata d'Israele ieri a Cuneo Elazar Cohen (a destra nella foto) ministro consigliere dell'Ambasciata di Israele è stato accolto ieri, nella sinagoga di contrada Mondovì, dall'associazione Italia-Israele, presieduta da Carlo Benigni (a sinistra) e Davide Cavaglion della sezione cuneese della Comunità ebraica di Torino,

Desmond Tutu: Le mie Lacrime per Gaza ( da "Unita, L'" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Tutu in questi giorni è a Gaza, capo della missione del Consiglio dell'Onu per i diritti umani incaricata di indagare sulle violazioni israeliane nella Striscia e sull'uccisione di 19 civili, tra i quali molte donne e bambini, provocata da un bombardamento israeliano l'8 novembre '06 a Beit Hanun.segue a pagina 12.

Le Due Chiese ( da "Unita, L'" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: della fede cristiana al di là dei confini di Israele. (...) Lo dico in modo un po' sbarazzino e garibaldino ma il Vaticano II ripropone l'intera questione della figura della Chiesa e della sua inserzione nel mondo attraverso il tentato recupero della dinamicità originaria dell'evento ecclesiale secondo la forma impressagli da Gesù di Nazareth e testimoniata dal Nuovo Testamento.

Fondi neri, contro Olmert anche la ministra degli Esteri Livni La responsabile della diplomazia israeliana e numero due di Kadima lancia la proposta di primarie in vista della cris ( da "Unita, L'" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano, il dopo-Olmert è già iniziato, con la numero due e ministra degli Esteri Tzipi Livni che ha esortato ieri a prepararsi a ogni scenario politico. Il primo ministro Ehud Olmert, accusato di aver intascato per 15 anni mazzette da un finanziere-amico statunitense, è ormai "ingombrante": rischia di mandare a picco il partito fondato nel 2005 da Ariel Sharon per rilanciare

Desmond Tutu: ho pianto davanti a Gaza in rovina ( da "Unita, L'" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: E a Israele quale appello si sente di lanciare? "Vorrei dire che Israele ha diritto a vivere in pace nella sicurezza ma che questo diritto non può fondarsi né realizzarsi compiutamente se proseguirà l'oppressione esercitata contro un altro popolo.

Tutu: Gaza, un abominio Prof inglesi: boicottare ( da "Manifesto, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele Tutu: Gaza, un abominio Prof inglesi: boicottare Il sindacato dei professori univeristari vota una mozione contro "le implicazioni morali e politiche degli accademici israeliani con le istituzioni" Il blocco israeliano di Gaza è "un abominio" e "il silenzio e la complicità" internazionali dovrebbero "farci vergognare"

E a Teheran si rafforza il <fine> Larijani ( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele e anti-Usa (che Larijani accusava aver "minato " le "sue" trattative internazionali), per la fede religiosa al limite della superstizione, per l'incapacità manifesta di dialogare al di fuori dell'Iran ma anche al suo interno. L'immagine dell'elegante Larijani, invece, è quella di chi sa conversare pacatamente con Solana o con Prodi,

Rifiuti, Maroni contro le toghe: visione miope e inopportuna ( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Da Israele, dove è arrivato per il vertice G6 su terrorismo e sicurezza, primo impegno internazionale da quando è al Viminale, Maroni continua a seguire l'evoluzione degli ultimi episodi che hanno segnato la cronaca e la politica italiane. Ha incontrato il presidente Shimon Peres e il primo ministro Ehud Olmert,

I RAPPORTI USA-ISRAELE E LA DIPLOMAZIA DI CARTER ( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sanzioni contro Israele per il suo ruolo nella spedizione anglo-francese contro l'Egitto di Nasser. E fino al 1967 rifiutarono di assicurare forniture importanti alle forze armate israeliane. La situazione cambiò dopo la guerra del Sei giorni quando Israele divenne il maggiore alleato degli Stati Uniti nella regione e poté contare su cospicui aiuti finanziari e forniture di armi.

La banda ( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti,

Questa è la volta che mi monto la testa , dice Franco Zeffirelli ( da "Messaggero, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ambasciatore di Israele Gideon Meir e la moglie Amira, Giampaolo e Rosanna Letta, Alain e Rosy Elkann, Frederick e Vanessa Vreeland, Soledand Twombly, Marina Cicogna, Ferdinando e Mafalda Brachetti Peretti, Nicola Bulgari (loro hanno realizzato la medaglia McKim che ha il disegno di Twombly), Carlo Odescalchi, Carlo e Polissena Perrone,

Accordo per bandire le cluster bombs Firmano tutti (tranne i soliti noti) ( da "Liberazione" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Cina, India, Pakistan e Israele Accordo per bandire le cluster bombs Firmano tutti (tranne i soliti noti) Francesca Marretta Londra Raggiunto a Dublino l'accordo che mette al bando le "cluster bombs", le bombe a grappolo. armi terribili il cui uso è ora ufficialmente definito "moralmente inaccettabile".

Stefania Podda Il cuore la porterebbe a destra, ma la testa la piazza saldamente al centro ( da "Liberazione" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: i suoi familiari vollero che nella lapide fosse scolpita una mappa di Eretz Israel. Il Grande Israele, che non prevede una Palestina. Tzipi Livni è cresciuta ascoltando queste storie, e i comizi di Menachem Begin, grande amico di famiglia. Poi, la svolta moderata. Perché - dice - bisogna distinguere i sogni dalla realtà.

Conversano (Ba) Proiezione del cortometraggio ?Dio è zingaro? alle 21 alla cooperativa Radici Emirandira in via Arringo 12 ( da "Liberazione" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: video e cortometraggi sulla Palestina e il Kurdistan turco. Un certo modo di essere Roma. Il suono della parola: omaggio a Gabriella Ferri alle Officine Pigneto, via del Pigneto 215, dalle 20, ingresso gratuito.Come la città è raccontata e come si esprime. Cronologia italiana: gli anni 40 al Grauco, via Perugia 34: alle 17 il film "I promessi sposi"

Oil: che disastro in Palestina ( da "Liberazione" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che si è recata in Israele, nei territori arabi occupati e nella Repubblica araba siriana, per verificare direttamente la situazione dei lavoratori. Soprattutto nel corso degli ultimi otto anni, i blocchi sempre più numerosi e le restrizioni via via più dure imposte alla circolazione delle persone e delle merci hanno segnatamente colpito la popolazione palestinese,

TEHERAN - Sarà un incontro con alcune importanti aziende italiane, il 3 giugno, uno dei momenti ( da "Messaggero, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: nucleare della Repubblica islamica e le affermazioni di Ahmadinejad sulla imminente fine dello Stato di Israele. Gli inviti sono stati già diramati dall'ambasciata iraniana a Roma. L'appuntamento è per il pomeriggio di martedì prossimo. Tra le aziende più importanti, di cui si è saputo che hanno finora confermato la loro presenza, vi sono l'Ansaldo e la Fata, del gruppo Finmeccanica.

ROMA - I rappresentanti di 109 nazioni firmeranno oggi a Dublino lo storico trattato per mettere al ( da "Messaggero, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Misure che non saranno adottate dai grandi assenti di Dublino: Usa, Israele, Russia, Cina, India e Pakistan. Ovvero, i maggiori produttori e utilizzatori di questi ordigni. Non solo, in determinate circostanze i paesi che aderiscono al trattato potranno svolgere operazioni internazionali accanto a questi paesi che non hanno partecipato al negoziato.

Crisi in Israele, si cerca il successore di Olmert ( da "Tempo, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stampa Ultimatum del ministro degli Esteri Livni al premier inquisito: Dimettiti Crisi in Israele, si cerca il successore di Olmert TEL AVIV Per Kadima, il principale partito di governo israeliano, il dopo-Olmert è già iniziato, con il numero due e ministro degli esteri Tzipi Livni che ha esortato a prepararsi a ogni scenario politico.

Anche il partito si mette contro Olmert ( da "Giornale.it, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il ministro degli Esteri israeliano, signora Tzipi Livni, alla fine ha lanciato il guanto di sfida al premier Ehud Olmert, chiedendo primarie per scegliere la nuova leadership del partito. Una sortita che arriva nel mezzo di una tempesta politica che vede il primo ministro, indagato per finanziamenti illegali, sollecitato da più parti a dimettersi.

I cattolici e tutti gli altri - agostino giovagnoli ( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la questione degli Amici di Israele aveva provocato un duro scontro all'interno della Curia romana, sostenuta da personalità importanti come Idelfonso Schuster, futuro cardinale e arcivescovo di Milano, che in quell'occasione, duramente criticato dal Santo Uffizio di Merry del Val, dovette scusarsi umilmente per il suo filo-semitismo.


Articoli

Cartoline da Cernobyl, la catastrofe nucleare pagata da donne e bambini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 25-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del GREENPEACE Una mostra fotografica di Robert Knoth, che ha realizzato quattro reportage in aree colpite da incidenti e contaminazioni Cartoline da Cernobyl, la catastrofe nucleare pagata da donne e bambini di Andrea Barolini A ventidue anni dal disastro di Cernobyl, Greenpeace celebra la ricorrenza. L'associazione ambientalista ha prodotto un dettagliato rapporto, con i contributi di una sessantina di scienziati e ricercatori ucraini, russi e bielorussi. E ha raccolto in una mostra le fotografie di Robert Knoth, artista olandese che - insieme alla giornalista Antoinette de Jong - ha realizzato quattro reportage in altrettante aree colpite da incidenti e contaminazioni nucleari dell'ex Unione Sovietica. Gli scatti di Knoth - un passato come fotografo rock, poi reporter nelle aree calde del mondo (Afghanistan, Sudan, ex Jugoslavia, Angola, Somalia, Burkina Faso, Guinea, Sierra Leone, Tailandia e Israele) - sono fino ad oggi alla mostra convegno internazionale TerraFutura, a Firenze. Cartoline che sono pugni nello stomaco. Da Mayak, nel sud-est degli Urali, una struttura per il riprocessamento del combustibile nucleare e per la produzione di plutonio destinato agli armamenti, in cui fuoriuscite di scorie nucleari hanno causato l'esposizione alle radiazioni di 272 mila abitanti della zona. Da Semipalatinsk, nel Kazakistan orientale (il principale impianto per i test atomici dell'arsenale missilistico nucleare ai tempi dell'Urss) dove tra il '45 e l'89 sono stati realizzati oltre 400 test nucleari sotterranei e in atmosfera. Contaminando oltre 1 milione di individui. Da Cernobyl, città ucraina universalmente nota per l'esplosione al reattore nucleare che ha colpito milioni di persone in Russia occidentale, Bielorussia e Ucraina, e ne ha uccise o menomate decine di migliaia. E da Tomsk-7, nella Siberia occidentale, dove un'esplosione nel 1993 distrusse parte di un impianto di riprocessamento, liberando uranio e plutonio nell'atmosfera: fu contaminata un'area di 200 chilometri quadrati e vari paesi furono evacuati. Scorrendo le fotografie della mostra, da queste discariche del mondo spuntano i volti di uomini e donne. Quelli di Irina Patuchenko, 19 anni, e di Yelena Patuchenko, 24 anni. Sorelle nate a Gomel (Bielorussia), ammalatesi di cancro a distanza di tre mesi l'una dall'altra, nel 1998. Quelli dei bambini dell'ospedale pediatrico della stessa città, con gli occhi spaventati di Darya Zakhanchuk, 6 anni, malata di cuore. Quello di Elena Sergeevna Gurok, 19 anni, ricoverata da anni all'Istituto di endocrinologia di Kiev per un un cancro alla tiroide, malattia che ha assunto le proporzioni di un'epidemia in Ucraina, Bielorussia e Russia, specialmente tra le donne. Scorrono quindi le immagini di un asilo abbandonato a Pripyat, la città costruita per i lavoratori di Cernobyl e per le loro famiglie, evacuata dopo l'incidente, ancora oggi inabitabile. Nel distretto di Narodichi (Ucraina), invece, Knoth immortala una domenica pomeriggio "qualsiasi". In programma la partita di calcio tra "Zona-2" e "Zona-3". Le aree sono siglate in funzione del grado di contaminazione: tra le accessibili (la Zona-1 è interdetta), la numero 2 è la più inquinata. La gente ci può stare ma a proprio rischio e pericolo. La partita, raccontano i pannelli della mostra, finisce con i ragazzi della Zona-3 che esultano per la vittoria. Tra le tante, accanto ad una foto colpisce una frase. L'immagine ritrae il corpo esile di Ramzis Faisullin, 16 anni, affetto da un'idrocefalia resa evidente dalla forma della sua testa. Le parole sono sue: "Non mi piace andare a scuola, perché i miei compagni mi prendono in giro. Le ragazze mi evitano e non vogliono uscire con me". Conclude così: "Spero di non avere mai un bambino come me". Agghiacciante.

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Lo spirito laico del religioso Giuntella (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 25-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Lo spirito laico del religioso Giuntella Stefano Ceccanti Giovedì sera alle 18 alla Libreria Ave di Via della Conciliazione dovevo presentare l'ultimo libro di Paolo Giuntella, "L'aratro, l'ipod e le stelle. Diario di viaggio di un laico cristiano". Quella stessa via in cui al numero 1 stavano fino a qualche tempo fa tutti gli uffici dell'Azione cattolica e della Fuci e nei cui corridoi per lunghi anni avevamo dibattito appassionatamente nelle sue visite frequenti e imprevedibili. Da qualche giorno avevamo sospeso quella presentazione. Paolo non stava bene. Il suo male si era aggravato con una velocità impressionante. Giovedì, dieci minuti circa prima dell'ora prevista per quella presentazione ci ha lasciati a soli 61 anni. Per chi è credente ci sta solo aspettando "sotto il pergolato del Santo Benedetto di Israele" come scrive nel suo libro rispetto a Pietro Scoppola e alla sorella Maria Cristina. Mi aveva chiesto qualche giorno fa di commentare i capitoli sulla laicità. Mi sembra doveroso, credo che lui avrebbe preferito così, partire proprio da lì prima di parlarvi di Paolo, di cui molti in questi giorni scriveranno ricordi perché in molti gli dobbiamo molto. Saranno però ricordi diversissimi tra di loro perché Paolo era una personalità così ricca da non farsi identificare in modo esaustivo. Lo stesso libro ce lo dimostra, con uno stile narrativo ispirato al nomadismo, sfuggendo a definizioni, incasellamenti, alternando generi diversi e citazioni eterogenee. Come avrei risposto alla sua puntuale richiesta? La domanda sottesa alle parti sulla laicità è quella su come sia possibile condividere uno spazio di ricerca anche spregiudicata e un'intensa adesione alla verità, come si possa essere pienamente laici e pienamente cristiani. Ce lo dice bene in poche frasi, anche se per lui era molto più importante un buon elenco di esempi in carne ed ossa, a partire da suo padre Vittorio, da Vittorio Bachelet a Pietro Scoppola: "Noi siamo convinti di possedere la verità, mentre è il contrario. E' la verità che ci possiede, e dunque ci rende liberi. La verità non è un randello, appunto perché non è nostra, non è un nostro possesso da imporre o custodire gelosamente. La verità ci possiede: dunque dobbiamo ascoltare più che urlarla in faccia agli altri. Dobbiamo servirla con i nostri comportamenti miti, umili. Per condividere la verità dobbiamo sottrarci al suo abuso, alla sua parodia identitaria". Gli avrei detto non solo che ero d'accordo ma che questi suoi stessi concetti sono simili al ragionamento che fa uno studioso francese, Jean Bauberot, che fa vedere come la laicità sia stata una conquista che ha obbligato tutti a condividere lo spazio interno ad un triangolo, mentre ciascuno, in quella parodia identitaria di cui parla Paolo, vorrebbe vedere solo il proprio lato: i credenti della religione di maggioranza rivendicano il peso della loro forza e del radicamento storico, quelli delle religioni minoritarie l'uguaglianza a prescindere dal numero, gli atei e gli agnostici la separazione tra Stato e Chiese. La laicità è possibile quando ciascuno si volta verso i lati degli altri e capisce che la verità tende ad abbracciarli e a criticarli tutti. Sono contento che mi avesse chiesto della laicità perché commentare altre parti mi sarebbe stato molto difficile. Francamente non avrei saputo proprio cosa aggiungere a chi aveva dovuto sopportare la morte precoce di due sorelle in un anno e che a partire da quella esperienza ha scritto, dopo un profondo travaglio richiamato nel libro con una bellissima lettera sotto pseudonimo "Io credo che la morte non abbia l'ultima parola" e che, parlando nelle ultime pagine di sé ci ha scritto in un capitolo dal titolo "Nota di congedo", oltre al sincero riconoscimento "il mio barometro personale dovrebbe essere moderatamente sul brutto" qualcosa di ancor più profondo: "Il 'lieve' problema di salute che mi ha colpito, mi appare un passaporto per entrare nel mondo della grande maggioranza dell'umanità che non gode di privilegi materiali e lotta e soffre per la vita, se non addirittura per la pura sopravvivenza". Questo è ciò che avrei detto lì, nel dibattito che non c'è stato. Scrivendo per parlarvi di Paolo vorrei però spiegarvi perché sarei stato lì, perché per me Paolo è stato un 'maestro' oltre che un amico. Uso la parola 'maestro' tra virgolette come fa Paolo nel libro, lui per rispetto a suo padre Vittorio, a Vittorio Bachelet e Pietro Scoppola perché ad essi "l'espressione non sarebbe piaciuta" in quanto "consideravano Maestro uno solo, l'Uomo-Parola di Dio crocifisso", io per rispetto a lui che in fondo condivideva quel giudizio. L'ho conosciuto prima della Fuci, quando ero uno studente di liceo a Pisa e insieme ad altri coetanei eravamo, più o meno consapevolmente, alla ricerca di una sorta di terza via tra la vecchia identità di sinistra, anche cattolica, che nelle forme classiche del cattolicesimo del dissenso si stava illanguidendo, stava diventando molto ripetitiva, assorbendo dalla sinistra spinte ideologiche e massimaliste superate anziché metterle in discussione, e le forme di nuova destra che cominciavano a prosperare nella Chiesa e fuori di essa. Lui, che generazionalmente era uno dei pochi fratelli maggiori creativi rimasti nella Chiesa cattolica dopo il ciclone del '68 era l'incarnazione vivente che quella terza via era possibile. Ce lo ricorda nel libro, con tratti autocritici rispetto a qualche via di fuga ribellistica in cui lui stesso era caduto: "la terza via, che alcuni di noi coltivavano come i monaci buddisti in Vietnam, non poteva essere né contro né lontana dai nostri coetanei". Ancora da liceale mi consigliò, tra le altre, la lettura dell'ultimo scritto di Emmanuel Mounier, "Fedeltà", che invita i credenti a impegnarsi oltre gli schemi ambigui della politica cristiana e a comprendere le condizioni di possibilità per il vero progetto politico per cui valga la pena di impegnarsi, la costruzione di una "sinistra non comunista". Quel testo precorre con decenni di anticipo anche la nascita del Partito Democratico che, se è potuto effettivamente sorgere, è anche per la semina di persone come Paolo, per anni instancabile animatore di incontri in tutta la periferia italiana, per abbattere muri, certezze apparenti, ripetizioni datate del passato, che ha seguito in tutta la sua vita l'invito che Mounier fa alla fine di quel testo: "Bisogna che riprendiamo la rivolta dei nostri vent'anni, le rotture dei nostri venticinque anni.".

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Gli otto padrini della svolta in Libano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 25-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Gli otto padrini della svolta in Libano DOPO 19 RINVII, oggi il Parlamento libanese vota il nuovo capo dello Stato, il generale cristiano maronita Michel Suleiman, e con gli accordi raggiunti a Doha (Qatar) maggioranza antisiriana e l'opposizione guidata da Hezbollah danno il via libera alla costituzione di un governo di unione nazionale. D iciotto mesi di paralisi istituzionale. Senza un Presidente. Con un governo assediato e privo di potere reale. Diciotto mesi di tensione, di paura, di scontri di piazza, di terrore. A un passo dal baratro, il Libano si ritrova. E oggi volta pagina con un nuovo presidente e un governo di unione nazionale. Nel Libano che sogna un futuro di normalità, otto sono gli uomini che ne scandiscono il presente. Gli otto uomini che hanno cambiato il volto del Paese dei Cedri. MICHEL SULEIMAN. Sessant'anni, diventato capo dell'esercito nel 1988, sarà lui il dodicesimo Presidente nella storia dello Stato libanese. Cristiano maronita, Suleiman ha avuto il merito di essersi abilmente tenuto fuori dalle dispute politiche e confessionali che hanno tormentato il Paese dei Cedri. Nei recenti scontri di maggio che sono costati la vita ad oltre 65 persone, ha mantenuto una posizione di basso profilo senza schierarsi apertamente con o contro nessuno. Dalla maggioranza antisiriana c'è chi ricorda che la sua nomina a capo dell'esercito è avvenuta al culmine dell'egemonia siriana sul Libano e che suo cugino, Gebran Kuriyyeh, era il portavoce di Hafez Assad, padre dell'attuale presidente siriano Bashar Assad. Altri non hanno gradito le sue parole di apprezzamento nei confronti di Hezbollah, subito dopo la fine della guerra con Israele nell'estate 2006. Si è conquistato invece i favori di tutti nell'estate 2007 quando i suoi soldati hanno represso con la forza la sollevazione di un gruppo islamico armato filoqaidista asserragliato nel campo profughi palestinese di Nahr Al Barid, nel Nord del Paese. SAAD HARIRI. Trentasette anni, sunnita, una promettente carriera imprenditoriale sfumata in Arabia Saudita, porta sulle sue spalle la pesante eredità del padre, Rafik, l'ex premier, simbolo della battaglia politica per far uscire il Libano dal trentennale protettorato siriano, assassinato in un sanguinoso attentato sul lungomare di Beirut il giorno di San Valentino del 2005. Nel nome del padre, "Rafik il martire", Saaad ha guidato alla vittoria la variegata coalizione antisiriana del "14 Marzo". Dal giorno del suo ingresso, non cercato, nell'agone politico libanese, il giovane Saad vive "blindato". Ma non per questo ha rinunciato ad esercitare la sua leadership proiettandola oltre la comunità sunnita. Se il Libano non è precipitato in una nuova, devastante guerra civile, lo si deve molto a lui. E sarà il giovane Hariri, con ogni probabilità, il futuro primo ministro di un governo di unione nazionale. Unione tutta da realizzare. Lui ha promesso indipendenza, sovranità, giustizia, verità. Nel nome di quella "Primavera di Beirut" di cui è Saad Hariri è diventato uno dei protagonisti. E non solo nel nome del padre. SAYYED HASSAN NASRALLAH. In molti lo indicano come il vero padrone del Libano, il vincitore della prova di forza politico-militare che ha portato al via libera ad un governo di "coesione nazionale" in cui Hezbollah e i suoi alleati potranno esercitare il diritto di veto. Amato e odiato: è il destino di Sayyed Hassan Nasrallah, 48 anni, leader del Partito di Dio sciita. Nato e cresciuto nel quartiere "al-Karantina" (Quarantena), uno dei più poveri della periferia orientale di Beirut, Nasrallah ha saputo coniugare l'irredentismo nazionalista in chiave islamica con la costruzione di una ramificata rete di assistenza sociale che ha fatto di Hezbollah uno "Stato nello Stato" libanese. Ambizioso, abile oratore, Nasrallah - eletto nel 1992 all'unanimità dai membri del Consiglio Consultivo, segretario generale di Hezbollah in successione di Sayyed Abbas al-Musawi assassinato dall'esercito israeliano il 16 febbraio 1992 - ha mantenuto e rafforzato il contropotere armato delle milizie sciite, che ha retto alla "Guerra dei 34 giorni" con Israele, e al tempo stesso ha "parlamentarizzato" Hezbollah, facendolo divenire uno dei partiti più influenti nella vita politica libanese. NABIH BERRI. Ha pilotato con spregiudicatezza e consumata abilità la più lunga crisi istituzionale nella storia del Libano. Settant'anni, figura storica della comunità sciita, negli anni della guerra civile (1975-1990, oltre 150mila morti), i miliziani sciiti di Amal (Speranza), combattevano e morivano in suo nome. Nel nome di Nabih Berri. Col tempo, Berri ha guidato Amal verso una "conversione" politico-istituzionale che lo ha portato a essere eletto alla carica - che per gli accordi di Taif spetta ad uno sciita - di presidente del Parlamento libanese. Alleato, ma non succube, di Hezbollah, Berri ha saputo alternare irrigidimenti e aperture, divenendo uno dei protagonisti dei colloqui di Doha che hanno portato allo sblocco del lungo braccio di ferro che ha paralizzato per un anno e mezzo la vita politica del Paese dei Cedri. Per la Comunità internazionale, Nabih Berri è divenuto un interlocutore essenziale, per il Libano un fatto di equilibrio, per quanto instabile. WALID JUMBLATT. Una vita vissuta in trincea, sempre nel mirino dei suoi numerosi nemici, sempre con l'obiettivo di preservare l'esistenza politica della comunità drusa di cui da tempo è il leader carismatico: Walid Jumblatt, 61 anni, studi a Parigi, riesce a tenersi lontano dalla vita politica fino alla morte del padre, Kamal, rimasto vittima di un attentato nel 1977. Diventato in piena guerra civile, leader del Partito socialista progressista libanese e della comunità drusa, grazie all'alleanza con la Siria e con i palestinesi dell'Olp respinse l'attacco lanciato dalle milizie cristiane maronite del Partito falangista di Amin Gemayel nella cosiddetta "Guerra delle montagne" (1983). Grazie ad un'accorta e spregiudicata politica delle alleanza, rivolta soprattutto a salvaguardare la comunità drusa, Jumblatt è divenuto una delle figure chiave nel complesso "puzzle" politico libanese. Nel 1989 si schiera a fianco della Siria con il leader cristiano maronita Michel Aoun, ma a partire dall'assassinio di Rafik Hariri, Walid Jumblatt diviene uno dei più tenaci avversari del regime di Damasco. FOUAD SINIORA Nei giorni terribili della guerra israelo-libanese, ha rappresentato, con fierezza e dignità, il volto, ferito ma non annientato, di un Libano che continuava a sperare in una nuova rinascita. Contro ogni ingerenza. Amico d'infanzia di Rafik Hariri, il sessantacinquenne primo ministro libanese, ha un passato di capace tecnocrate che lo ha portato a ricoprire incarichi di responsabilità nella Banca Centrale del Libano e successivamente a livello ministeriale. Particolarmente apprezzato dalle cancellerie europee e dal Dipartimento di Stato Usa, Sinora è diventato premier di un governo di coalizione il 19 luglio 2005. È lui, durante la "Guerra dei 34 giorni", a presentare alla conferenza di Roma (27 luglio 2006) un piano in sette punti per una risoluzione del conflitto, contribuendo poi alla definizione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite che ha posto fine al conflitto e al dispiegarsi nel Sud Libano dei caschi blu della missione Unifil 2. Dal novembre 2006 è alla guida di un governo dal quale sono usciti i ministri di Hezbollah. Assediato, costretto a una vita blindata, Siniora si appresta ora ad uscire di scena. Con dignità. AMIN GEMAYEL Capo dello Stato libanese dal 1982 al 1988, Amin Gemayel, 66 anni, ha visto morire suo figlio Pierre, il giovane ministro dell'Industria ucciso in un attentato a Beirut il 21 novembre 2006. Leader delle Falangi cristiano maronite - fautore di una linea anti panaraba e filooccidentale per il "nuovo Libano" - Amin Gemayel ebbe a dire, in una recente intervista concessa a l'Unità, "ciò che vogliamo, ciò per cui ci battiamo, è l'unità e che tutto torni sotto l'autorità dello Stato libanese. La nostra è una cultura della pace e della vita". Personalità di primo piano nella coalizione antisiriana del "14 Marzo", Amin Gemayel non ha mai chiuso la porta alla possibilità di un dialogo con la Siria, a condizione, però, che Damasco "riconosca il Libano come Paese sovrano e indipendente". Instancabile negoziatore, anche nei momenti più aspri dello scontro con l'opposizione filosiriana, Gemayel ha mantenuto rapporti con il leader di Hezbollah, Nasrallah, e ha avuto un ruolo decisivo nel lancio della candidatura del generale Suleiman a capo dello Stato. MICHEL AOUN Da fiero combattente antisiriano a sostenitore del fronte filo-Damasco. Comunque e sempre protagonista: 73 anni, cristiano maronita, tra il 22 settembre 1988 e il 13 ottobre 1990, nelle fasi terminali della guerra civile, il generale Aoun, già capo di stato maggiore, presiede un governo militare osteggiato dalla Siria e da altre fazioni combattenti. Tornato in Libano dopo quindici anni di esilio a Parigi, Aoun guida il Movimento Patriottico Libero che schiera a fianco degli sciiti di Hezbollah e Amal. Nelle elezioni parlamentari del 2005, Aoun e il suo movimento risultano tra i vincitori. "Sarei il Presidente ideale per il Libano", ha più volte dichiarato, confortato da sondaggi che lo indicavano come il più popolare tra i capi cristiano maroniti. Ma per "il bene del Paese" il generale ha dovuto fare un passo indietro, lasciando il campo libero ad un altro generale, Michel Suleiman. Ma lui, Michel Aoun avverte: "Non ho alcuna intenzione di ritirarmi a vita privata". Nel futuro del Libano continuerà a incidere, magari con un ruolo di primo piano nel nascente governo di "coesione nazionale". di Umberto De Giovannangeli.

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Il mistero dell'uomo che sparò a Nelson (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 25-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Il mistero dell'uomo che sparò a Nelson Robert Fisk Sono stato sempre tentato dall'idea di scoprire chi si nasconde dietro l'arma che uccide un altro essere umano. Durante la guerra civile libanese, ho speso molto tempo a tentare di scoprire chi fosse l'artigliere che aveva lanciato una granata nel quartiere di Hamra, ad ovest di Beirut, massacrando un gruppo di civili. Ma non sono mai riuscito a scoprirlo. Nel 1996 però riuscii a identificare i costruttori di un missile sparato da un elicottero israeliano contro un'ambulanza piena di profughi, donne e bambini, nel Libano meridionale. Li incontrai negli uffici della Boeing negli Stati Uniti, a Duluth, in Georgia, e posi alcuni frammenti del loro missile Hellfire Agm sul tavolo del consiglio d'amministrazione (insieme ad alcune immagini dei bambini morti e feriti). L'esplosione che seguì fu leggermente più rumorosa di quella libanese. L'aspetto più vergognoso della vicenda è che lo slogan scelto dall'agenzia di comunicazione della Boeing per pubblicizzare il missile Hellfire alle fiere di armi era "Tutti per uno e uno per tutti". In quell'occasione scrissi che se c'era qualcuno che doveva rivoltarsi nella tomba era proprio Alexandre Dumas. D'Artagnan e i tre moschettieri non proferirono mai il loro famoso urlo di battaglia mentre attaccavano dei profughi. Ma dalla stessa tomba, Dumas è tornato con un romanzo "perduto", L'ultimo cavaliere, un'opera che mi riporta al problema di scoprire chi ha sparato il colpo che ha ucciso un altro essere umano. È un tomo assai voluminoso che ovviamente non contiene sesso ma molta violenza - a questo proposito dichiaro qui di essere interessato perché il libro è stato pubblicato dalla casa editrice dei miei libri - ma verso la fine, l'eroe francese fa qualcosa di straordinario. Spara all'ammiraglio Horatio Nelson. Avete capito bene, Hector, conte di Sainte-Ermine, che si nasconde dietro al nome di René, prende la mira dalla nave da guerra francese Redoubtable durante la battaglia di Trafalgar, quando riconosce Nelson il quale - non ascoltando i ragionevoli consigli dei suoi ufficiali - ha deciso di indossare sull'uniforme le onorificenze dell'ordine di Bath, dell'ordine di San Ferdinando e del merito, dell'ordine di Malta e della mezzaluna ottomana. Come dire che se la stava cercando. Evidentemente Dumas si è ben documentato perché Nelson muore secondo quanto riferiscono i cronisti del tempo, accudito dal suo medico in lacrime, mentre insiste che si curino gli altri feriti, implorando che ci si prenda cura di Emma Hamilton e della sua bambina Horatia, baciato da Hardy, e mentre spira pronuncia le sue ultime, indimenticabili parole: "Grazie a Dio, ho fatto il mio dovere". René, tuttavia, viene successivamente fatto prigioniero ma salva una nave britannica, la Samson - un vascello probabilmente immaginario come l'eroe che viene tenuto prigioniero a bordo - quando sta per essere mandato a picco dalla terribile tempesta prevista da Nelson in punto di morte. L'immenso valore di Nelson non ci deve far ignorare il sostegno spietato che l'ammiraglio diede nel soggiogare i Giacobini nella Napoli del 1799. Diede l'ordine di far impiccare sul pennone un ufficiale ritenuto responsabile di aver attaccato sia le navi monarchiche che quelle britanniche, il cui cadavere venne poi gettato in mare. Il malcapitato - un certo Francesco Caracciolo, duca di Brienza - ricomparve nelle acque qualche giorno più tardi, e la sua testa in decomposizione venne vista muoversi rapidamente verso la riva. Nelson più tardi contribuì a spedire centinaia di prigionieri - tra cui molte signore di buona famiglia - di fronte ai tribunali monarchici che li spedirono a loro volta al patibolo di fronte alla folla acclamante. Non è un caso che l'eroe di Trafalgar sia anche noto come il macellaio di Napoli. E poi come dimenticare la sua straordinaria vanità? Non riesco a trovare parole migliori di quelle usate da Jan Morris quattordici anni fa sulle colonne dell'Independent. "Il salvatore dell'Europa sapeva comportarsi da perfetto stupido! Se ne andava in giro vestito in modo ridicolo, con le sue stelle e le sue medaglie, con le fasce e la mantella scarlatta e con il "chelengk" sul cappello, un dono che aveva ricevuto dal Sultano di Turchia, e che aveva un diamante al centro che ruotava quando sollevava il cappello!". E credo che Nelson avrebbe approvato il triste souvenir della sua morte che sono andato a vedere una domenica mattina del mese scorso nel Gran vestibolo del castello di Windsor. Dietro a una spessa lente di ingrandimento troverete la pallottola di moschetto che il suo medico, William Beatty, estrasse dal corpo di Nelson a bordo della Victory. Si tratta di un piccolo oggetto grigio, con un minuscolo pezzo di stoffa attaccato che corrisponde esattamente al foro nell'uniforme che Nelson indossava quel 21 ottobre del 1805. Alla faccia delle altre otto pallottole che ci sono in giro, ciascuna delle quali sarebbe, a detta del proprietario, quella originale. Ma chi sparò a Nelson? La biografia di Christopher Hibbert cita in modo interessante le parole di un certo colonnello John Drinkwater, che era stato al fianco di Nelson a bordo del Minerva nel 1797. Drinkwater sostiene che che fu un "umile tiratore scelto" a colpire Nelson e poi ricorda che un conoscente di un amico aveva più tardi assunto a Parigi un artificiere francese il quale era stato a bordo del Redoubtable a Trafalgar e che quest'ultimo era un amico dell'uomo che aveva ucciso Nelson. Effettivamente non è una storia molto convincente ma il giornalismo del diciannovesimo secolo non era proprio un granché. Ebbene, secondo l'amico dell'artificiere, il cecchino dedusse dalle medaglie che Nelson indossava che si trattava di un ammiraglio e si arrampicò quindi sull'albero maestro portando con sé quattro pallottole di moschetto e pronunciando le famose parole in un francese non proprio ortodosso: "Si je ne le tue pas de ces trois, je me brûle la cervelle avec la quatrième" ossia "Se non lo uccido con queste tre, mi brucerò le cervella con la quarta". Non si tratta certo di un'affermazione perentoria come "L'Inghilterra esige che ogni uomo faccia il suo dovere" ma, a onor del vero, Nelson avrebbe voluto che i segnali dicessero "L'Inghilterra confida che ogni uomo farà il suo dovere". Il messaggio venne modificato quando un ufficiale fece notare che "confida" non figurava nel libro dei segnali e che avrebbero dovuto pertanto segnalarlo lettera per lettera. L'ammiraglio Collingwood, notoriamente brontolone, non la prese bene. "Che razza di segnali ci manda Nelson?", chiese. "Sappiamo tutti quello che dobbiamo fare". Dumas conosceva forse la storia del cecchino? Drinkwater pubblicò il suo libro nel 1840 e Dumas stava lavorando all'Ultimo cavaliere quando morì nel 1870. Il libro è stato ricostruito leggendo con attenzione una pubblicazione a episodi lunghissima e dimenticata che l'autore scrisse per un giornale anch'esso dimenticato da lungo tempo, Le Moniteur. Ma appare evidente che, se Dumas fosse stato a conoscenza di Drinkwater, avrebbe inserito quella battuta sulla quarta pallottola di moschetto. O forse si trattava di una battuta troppo umile da far pronunciare a un conte francese come René. Immagino che si tratti semplicemente di una questione di tutti per uno e uno per tutti. Anche se, grazie al cielo, a Trafalgar non disponevano di missili terra-aria. Traduzione di Andrea Spila Copyright The Independent.

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Arciduca di beethoven per il trio mondrian (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XX - Bologna Bologna Festival Arciduca di Beethoven per il Trio Mondrian Tornano stasera i Talenti del Bologna Festival. In scena il Trio Mondrian: Ohad Ben-Ari al pianoforte, Daniel Bard al violino e Hila Karmi al violoncello. Costituitosi in Israele, a Tel Aviv, il Trio Mondrian si è affacciato sulla ribalta internazionale di recente, grazie ad alcuni importanti premi conquistati nel 2007. Tra questi, segnaliamo il Premio Trio di Trieste, che, proprio perché omaggio ad una compagine come quella triestina che ha fatto la storia della musica, in certo senso costruisce una sorta di certificazione sulle capacità di questi tre giovani talenti. D'altronde, la loro è formazione tra le più "classiche", una formazione che può vantare alcuni tra i maggiori capolavori della letteratura cameristica. Ed due di questi costituiscono il programma il Trio op. 97 "Arciduca" di Beethoven ed il Trio op. 87 di Brahms. Concerto all'Oratorio San Filippo Neri, ore 20.30. (f. f.).

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Carlo felice, svolta rinviata mensopoli blocca il programma - costantino malatto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XIX - Genova Gog: Barenboim a gennaio Carlo Felice, svolta rinviata Mensopoli blocca il programma Sospesa la presentazione del cartellone La riunione del cda presieduto dalla Vincenzi è slittato. Risale la tensione sindacale COSTANTINO MALATTO Anche al Teatro dell'Opera attendono con il fiato sospeso le conclusioni della vicenda "Mensopoli". Non perché il Carlo Felice sia in qualche modo coinvolto nell'inchiesta. Ma la bufera che si è scatenata sul Comune di Genova con le indagini e gli arresti sta bloccando di fatto la programmazione del Teatro, a partire da quella della prossima stagione. Opere e concerti avrebbero dovuto essere annunciati agli inizi di questa settimana, ma l'appuntamento con la stampa e gli addetti ai lavori è stato annullato e slitterà almeno di qualche settimana. Le indiscrezioni dicono che il direttore artistico Cristina Ferrari ha preparato un programma denso e vario, come d'altra parte si era impegnata a fare quando era arrivata a Genova. Ma la stagione non può essere annunciata perché prima deve avere l'imprimatur del consiglio d'amministrazione della Fondazione Carlo Felice. E il consiglio non si può riunire finché il sindaco Marta Vincenzi ha problemi più importanti di cui occuparsi. Se il Carlo Felice è costretto a "saltare un giro", non altrettanto accade alla Gog, che domani renderà noto il programma della prossima stagione, con una presenza di grande rilievo non solo artistico, ma anche politico e sociale. Si tratta del pianista e direttore d'orchestra argentino-israeliano Daniel Barenboin, ormai notissimo oltre che per le sue doti artistiche anche per aver dato vita alla West-Eastern Diwan Orchestra, formata da musicisti ebrei e arabo-palestinesi. Barenboin si esibirà nelle vesti di solista il 26 gennaio in duo con la pianista Elena Bashkirova pagine di Wolfang Amadeus Mozart, Schoenberg e Boulez. La sua presenza sarà la punta di diamante di una stagione ricca e apprezzata, come quelle alle quali tradizionalmente la Gog ha abituato il suo pubblico. Ma torniamo al Carlo Felice, che sta avviando alla conclusione una stagione non ricchissima artisticamente ma certo estremamente vivace a causa della lunghissima vertenza sindacale che ha bloccato gran parte delle "prime" e molte recite delle opere. Ora, dopo la sigla di un accordo tra il sovrintendente Gennaro Di Benedetto e i sindacati autonomi, è stata raggiunta quanto meno una tregua che ha reso possibile, per esempio, la regolare messa in scena dell'Evgenij Onegin di Petr Il'ic Cajkovskij. Ma ora la crisi in Comune e lo slittamento del consiglio d'amministrazione rischia di riportare la tensione ad alti livelli. Il consiglio, infatti, dovrà approvare questo accordo. Senza dimenticare che l'intesa raggiunta con gli autonomi ha provocato la dura reazione della Cgil, che si è scagliata contro Di Benedetto, annunciando che con lui non vuole più trattare. Altra pratica importantissima all'ordine del giorno del consiglio d'amministrazione è l'approvazione del bilancio consuntivo, momento delicatissimo nella vita della Fondazione. L'approvazione, inizialmente prevista per la fine di aprile, è slittata di un paio di mesi. Niente di drammatico, perché la legge prevede la possibilità di un piccolo slittamento. Ma la delicatezza del momento sta nel fatto che è essenziale per il pareggio di bilancio e la programmazione 2008-09 la possibilità di usufruire dei dieci milioni di euro previsti dal decreto "ex Colombiane". Per potere inserire questo importante finanziamento nel bilancio della Fondazione c'è bisogno di una lettera del Comune che garantisca questa copertura. Ma non è questa l'unica incertezza che rende problematica l'approvazione del documento contabile della Fondazione. Il governo, infatti, non ha ancora reso noto l'ammontare del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, che rappresenta la principale fonte di finanziamento dei teatri italiani, lirici e di prosa. Né è dato sapere con certezza quale sarà la quota che spetterà al Carlo Felice. D'altra parte l'annuncio di tagli da parte del governo Berlusconi e i precedenti su questo tema autorizzano a temere altri ridimensionamenti. Difficile che si provveda già da subito, ma il rischio e i timori non sono da sottovalutare.

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Famagosta le bella addormentata - dario biocca (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Famagosta le bella addormentata Muri il reportage Nel 1974, quando l'invasione turca del nord di Cipro sembrava conclusa, i soldati di Ankara occuparono a sorpresa anche un'ultima città. La popolazione greca dovette fuggire in poche ore. Tutto è rimasto fermo com'era quel giorno: pentole nelle cucine, libri di scuola, foto alle pareti, auto con le chiavi nel cruscotto... Una barriera di cemento circonda l'abitato Nelle piscine vuote degli alberghi nidificano i fenicotteri DARIO BIOCCA nicOSIA (Cipro) Da più di trenta anni Famagosta, lungo la costa orientale di Cipro, è circondata da un muro grigio di cemento e filo spinato, presidiata da soldati. Non ci sono varchi né check point. Motovedette turche impediscono la navigazione nel raggio di alcune miglia. è proibito anche fotografare la barriera che separa la città dal resto del mondo. Tra gli edifici e dalle crepe dell'asfalto, con il passare degli anni sono cresciuti alberi di cedro, palme e fichi d'india; nelle piscine degli alberghi hanno nidificato i fenicotteri; sulle spiagge, tra gli ombrelloni strappati dal vento, approdano indisturbate le tartarughe. Famagosta è stata il centro commerciale di Cipro e del Medio Oriente ma è divenuta il fantasma di se stessa. A chi entra nella città, eludendo la sorveglianza dei soldati, si apre uno scenario desolante e straordinario, unico al mondo. è una città immobile che vive nel silenzio, senza voci né rumori. Lentamente la natura se ne impadronisce. La popolazione di Famagosta, alcune decine di migliaia di donne e uomini in larga parte di lingua e cultura greca, è fuggita nell'estate del 1974 per la paura, i colpi di mortaio e le bombe lanciate dall'aviazione turca; ancora oggi non può tornare a visitare, anche solo per qualche ora, le proprie case, i giardini, gli oggetti abbandonati nella fuga. Nelle abitazioni sono rimasti abiti e pentole da cucina, libri di scuola e foto appese ai muri; nei vicoli sono parcheggiate auto ricoperte di polvere, le chiavi nel cruscotto. Oggi il lungo muro costruito intorno alla città non separa più religioni né etnie, non previene conflitti e non protegge da assalti; è un muro diverso dal fence israeliano e dal wall messicano; il muro di Famagosta nasconde il mare, cancella la memoria, aspetta che gli anni passino. Fino a quando dall'altra parte non vi siano profughi a ricordare che quella era la loro città. Nell'Otello Shakespeare descrive l'immensa fortezza di Famagosta e il grande porto chiuso ogni notte da una poderosa catena di ferro. Settecento anni fa, si legge nei libri di storia, la città era la più ricca al mondo, la più bella, la più contesa. Riccardo II la conquistò sulla via di Gerusalemme, poi giunsero i Templari, quindi gli arabi, i genovesi, poi i veneziani e i bizantini; gli ottomani ne fecero l'avamposto dei loro commerci verso la Siria e l'Egitto. E ciascuno degli invasori, invece di saccheggiare, arricchì la città di torri merlate, tesori di architettura e opere d'arte; anche nel corso dei lunghi assedi, le navi puntarono i cannoni con cautela evitando danni irreparabili alla città. Alla fine, nel 1878, giunsero gli inglesi con le loro corazzate, ma non spararono (a Famagosta) neppure un colpo. Quando nel 1960 i ciprioti ottennero finalmente l'indipendenza, sembrò aprirsi un capitolo nuovo per l'isola di Makarios e per la stessa Famagosta, riconsegnata intatta ai suoi abitanti. Invece la libertà durò appena qualche anno: nel 1974 arrivarono, improvvisamente, le forze armate turche che occuparono il nord dell'isola e, senza ragioni apparenti, si impadronirono anche di Famagosta nascondendola al mondo. Le operazioni militari ebbero inizio in luglio. Il governo di Ankara, da tempo persuaso che i nazionalisti di Nicosia - con la complicità della giunta dei colonnelli di Atene - volessero annettere l'isola alla Grecia, intervenne senza proclamare lo stato di guerra né consultare gli alleati. Gli attaccanti guadagnarono rapidamente il controllo dei cieli e lanciarono i primi paracadutisti. Anche le forze navali si mossero trasportando mezzi corazzati, artiglieria e truppe. La guerra sembrò concludersi in pochi giorni con la conquista della periferia settentrionale di Nicosia. Alla fine di luglio i rappresentanti di Turchia, Grecia e Gran Bretagna, garanti dell'indipendenza di Cipro in ragione di un accordo siglato nel 1960, si impegnarono a consentire l'inserimento di una forza multinazionale di pace in una zona cuscinetto. Il controllo della buffer zone fu affidato a una missione delle Nazioni Unite, la Unificyp, che avrebbe tracciato una "linea verde" lunga circa trecento km separando non solo la capitale Nicosia in due parti ma dividendo villaggi, fiumi, strade, campi, consentendo alla popolazione greca di migrare verso sud e alla popolazione turca di migrare verso nord. L'invasione assunse il carattere di una vasta pulizia etnica e segnò la fine di una secolare convivenza: migliaia di persone furono uccise nei giorni del conflitto, più di 230mila furono i rifugiati - quasi il novanta per cento dei greci residenti al nord. In agosto, mentre sembrava delinearsi un accordo stabile, i comandi militari turchi lanciarono l'attacco improvviso contro Famagosta, rimasta fino ad allora sotto il controllo del governo cipriota. Le truppe irruppero dal mare e da terra lasciando alla popolazione solo uno stretto corridoio di fuga. Dopo una breve resistenza, migliaia di greci lasciarono la città portando con sé ciò che potevano caricare sulle spalle, chiudere in una valigia, tenere tra le mani. Le forze di Unificyp accolsero i profughi e li scortarono fino ai centri di raccolta di Limassol e Larnaka, nel sud dell'isola - dove molti di loro ancora vivono. Occupata Famagosta, i militari turchi eressero immediatamente il muro per impedire il ritorno dei profughi e poco dopo, finalmente, firmarono il cessate-il-fuoco. Anche a Nicosia, nei mesi seguenti, i militari di Ankara eressero un muro per delimitare la zona sotto il loro controllo; i greci fecero subito altrettanto. Nel mezzo della capitale si aprì dunque (e rimane ancora) una ferita, un lembo di terra di nessuno con edifici vuoti, carcasse di auto, negozi saccheggiati, macerie, proiettili conficcati nel cemento delle case. I due muri di Cipro divennero il simbolo di una pace fragile, minata dal risentimento, dalla paura e dal ricordo di sofferenze e lutti. Nel corso della guerra i militari turchi costrinsero i ciprioti di etnia greca ad abbandonare case, negozi, fattorie, ma anche monasteri, scuole, siti archeologici, monumenti, opere d'arte, biblioteche e musei. Venne cambiato il nome anche alle strade e alle città; le chiese, anche la celebre cattedrale di San Nicola, divennero moschee, il passato fu cancellato. Solo a Famagosta, chiamata dal 1974 Gasimagusa, il governo di Ankara non consentì l'ingresso della popolazione turca né la confisca dei beni appartenuti ai greci, impedì la devastazione. Forse l'occupazione della città era intesa ad acquisire uno strumento per negoziare nuovi confini tra i due Stati. Ma i negoziati non si aprirono. E quando Kofi Annan, nel 2004, sottopose alla popolazione un piano di pace, la comunità greca rifiutò il riconoscimento dell'occupazione turca e si oppose alla federazione tra i due Stati; i turchi, al contrario, si dichiararono pronti a trattare e restituire Famagosta. In cambio, speravano, avrebbero ottenuto il riconoscimento della comunità internazionale e l'ingresso nell'Unione europea. Nell'entroterra, intorno al muro di Famagosta, è sorta in questi anni una città nuova che sembra temporanea, artificiale, senza storia; le palazzine sono basse, bianche, i tetti coperti di parabole satellitari e rostri di cemento armato protesi verso il cielo. Da nessun angolo della città si intravedono il porto e il mare. Vivono insieme turco-ciprioti e turchi, in prevalenza agricoltori provenienti dall'Anatolia, attratti o spinti dalla politica coloniale di Istanbul. Tra le due comunità ci sono differenze profonde e ben visibili: le abitudini, il colore degli occhi, gli abiti, persino i gesti. I turco-ciprioti, in particolare, si sentono spogliati della loro identità, sopraffatti numericamente dai coloni. Il sindaco della città, Oktay Kayalp, è un uomo intelligente, cordiale, giunto al suo terzo mandato; è turco-cipriota, parla misurando le parole. Spera di essere lui a riaprire i varchi del muro. Ci ha spiegato, incontrandoci nella sagrestia della cattedrale di Famagosta, eretta dai veneziani e ora trasformata in una grande moschea: "La città non riceve aiuti, neanche dalle Nazioni Unite; da soli non possiamo ricostruirla né salvarla, i politici devono trovare una soluzione. Molti edifici e monumenti dovranno essere demoliti, altri restaurati, avremo davvero molto da fare. Ma turchi o greci, noi siamo ciprioti, siamo pronti a restituire, a lavorare insieme. Abbiamo conservato a Famagosta tutto ciò che potevamo. A ben guardare, quel muro è anche un simbolo di pace?". Gli fa eco Umit Inatci, artista, scrittore e protagonista di una lunga e appassionata battaglia in difesa di Famagosta e dell'identità culturale cipriota: "Molta gente che vedete è nata qui, alcuni portano persino nomi veneziani. A Famagosta, dietro il muro, ci sono anche le loro case, i loro ricordi, la loro storia. Vorrei che i greci tornassero a vivere qui come prima. Non siamo noi a tenere chiusa la città, sono quelli che trenta anni fa hanno fatto di Cipro e di Famagosta il loro campo di battaglia... Gente che ha saputo fare la guerra e che adesso non sa fare la pace". L'autore, docente di storia contemporanea, lavora a uno studio sui muri e le barriere di separazione nel mondo. Un suo saggio su Famagosta è di prossima pubblicazione sulla rivista Nuova Storia Contemporanea, diretta da Francesco Perfetti.

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Libano, è il giorno di suleiman - alberto stabile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Libano, è il giorno di Suleiman Beirut ritrova la speranza e festeggia, oggi il generale sarà eletto presidente Ma la strada verso la pacificazione nazionale appare ancora molto incerta Dopo 18 mesi di scontri fra fazioni e omicidi politici la gente chiede normalità ALBERTO STABILE DAL NOSTRO INVIATO BEIRUT - "Mabruk, per tutti i libanesi", buono per tutti i libanesi, si legge sotto un grande ritratto di Michel Suleiman incollato sulla parete cieca di un palazzo a qualche passo dalla Piazza dei Martiri. A 59 anni, il comandante delle Forze Armate che stasera sarà eletto presidente con una cerimonia in pompa magna, sotto gli occhi di duecento invitati stranieri, alcuni dei quali davvero speciali, ha mostrato di saper navigare con ogni sorta di mare. Nella bonaccia imposta dal dominio siriano e nelle acque procellose della Primavera libanese. Fra i funerali di Stato delle vittime eccellenti della misteriosa catena di sangue aperta dall'omicidio dell'ex premier Rafik Hariri e tra le raffiche di una guerra civile lampo che ha ridisegnato gli equilibri di potere fra le varie sette. Chi, dunque, meglio di lui, per guidare un paese ansioso di pace e riconciliazione? La festa, o meglio, quella che lo speaker del parlamento, Nabih Berri non ha esitato a chiamare "lo sposalizio nazionale", è già cominciata e il palcoscenico di questo ritorno alla vita, per quanto precario e incerto esso appaia, non poteva essere che il "centre-ville", o Downtown come preferiscono dire i libanesi anglofoni. Il grande quartiere della città ottomana ricostruito sulle macerie lasciate dalla guerra civile, quella vera, durata 30 anni, allo scopo di rappresentare il simbolo, la vetrina di un Libano rinato, ricco ed affluente. Poco e nulla era rimasto di questo sogno da un anno e mezzo a questa parte, da quando cioè l'opposizione, vale a dire il partito-stato filo iraniano Hezbollah, assieme alla catena degli alleati di scorta, avevano innalzato il livello dello scontro con la maggioranza coagulatasi nel movimento del "14 Marzo", mascherando dietro un'occupazione in pianta stabile del centro-città un vero e proprio assedio al Palazzo del Potere, il Gran Serraglio, sede del governo di Fuad Siniora. Mentre si innalzava la tendopoli degli assedianti, che reclamavano quel potere di veto sulle decisioni della maggioranza che hanno ottenuto pochi giorni fa con il compromesso di Doha, le luci di Downtown venivano spente, la maggior parte dei negozi abbassavano le saracinesche, i caffè ritiravano i tavolini all'aperto. La via Veneto di Beirut s'illanguidiva nella triste passerella vuota di un defileè interrotto dall'irrompere inatteso di un esercito di contestatori. Ma, se un pregio hanno i libanesi, è la loro capacità di ripartire, di ricominciare, di rialzarsi, appena ne hanno l'opportunità, dal loro dramma di nazione incompiuta. A decine di migliaia si sono tuffati nella bolla di luce che ieri sera avvolgeva il centro-città, mentre tutto intorno i quartieri teatro dello scontro tra sciiti e sunniti e tra sciiti e drusi, sprofondavano ancora nel buio. Comitive vocianti di giovani, ingorghi stradali, negozi aperti, il business che ricomincia, l'insopprimibile voglia delle donne libanesi di mostrarsi attraenti, e quella immutabile degli uomini di mostrarsi ricchi e potenti. Di chi saranno quelle due "Ferrari", una rossa, l'altra argentata, aggressivamente posteggiate in parallelo con due ruote sul marciapiedi? "E' solo l'inizio", dice il presidente della Camera di Commercio. Già si parla di 700 mila libanesi emigrati all'estero sulla via del rientro. Alberghi esauriti per l'estate e grande affluenza di turisti dal Golfo alla ricerca di quelle distrazioni che le loro società d'appartenenza opulenti e bacchettone non perdonano. Tuttavia, fuori dalla rutilante e spensierata fiera dei consumi di lusso che ha subito riaperto i battenti nella vecchia Beirut, la strada verso la pacificazione nazionale appare assai incerta. D'intese tra le fazioni raggiunte sotto l'egida di paesi terzi e destinate nelle intenzioni dei contraenti a durare è piena la storia del Libano, fino all'accordo di Taif, del 1989, rimasto in buona parte incompiuto. Non deve stupire quindi che, già s'avvertano scricchiolii, prese di distanze. Che vuol dire il capo delle Forze Libanesi, Samir Geagea quando annuncia in conferenza stampa che il suo partito appoggerà il generale Suleiman ma nutre delle riserve sulla metodologia adottata per eleggerlo? Vuol dire che stasera, a rovinare la festa, ci saranno anche delle schede bianche? Ministri (tra i quali il nostro Frattini) e capi di Stato sono stati chiamati a testimoniare un nuovo inizio per il Libano sull'opportunità del quale tutte le fazioni si dicono d'accordo. Ma è su quale debba essere l'approdo che le opinioni divergono. Basta dare un occhiata al web. Come mai, si chiedono molti internauti, tra gli invitati c'è anche il ministro degli Esteri siriano, Walid Al Mualem, che così sarà il primo alto esponente del regime di Damasco a rimettere piede in Libano dopo il ritiro senza gloria del 2005? Qualcuno ipotizza l'inizio di una normalizzazione non gradita. Ma se andiamo nel quartier generale degli Hezbollah, a Dehyeh, nella banlieue, di queste tensioni latenti non s'avverte alcun indizio. Loro, i soldati di Dio, restano fermi nel rispetto della loro liturgia politica che, secondo la lunga teoria di cartelli e festoni stesi sulle strade affollate, prevede che oggi si celebri "una grande vittoria della resistenza", vale a dire, l'ottavo anniversario del ritiro unilaterale dell'esercito israeliano dal sud del Libano. Proprio lo stesso giorno dell'elezione di Suleiman. Una coincidenza?.

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Noteingiro Ultimo giorno per iscriversi alla seconda edizione del Radicietnocontest , il primo contest di musica etnica on-line aperto a tutti i gruppi di ricerca e band emergenti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 25-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dei generi etno, world-music, ska, folk, combat-folk, reggae, etc Noteingiro Ultimo giorno per iscriversi alla seconda edizione del Radicietnocontest , il primo contest di musica etnica on-line aperto a tutti i gruppi di ricerca e band emergenti dei generi etno, world-music, ska, folk, combat-folk, reggae, etc. Il concorso è promosso dall'Associazione VoltalaCarta di Viggianello (Pz). L'iscrizione è gratuita e si effettua caricando i propri brani (più una breve biografia e una foto) direttamente sul portale www.radicietnocontest.com. Una commissione artistica, formata dai membri dell'etichetta discografica Sanacore Records (etichetta degli Almamegretta) e dai membri dell'associazione VoltalaCarta, selezionerà 10 artisti iscritti al concorso. Info: radicifestival@gmail.com. Sorso (Ss) Lunedì alle 22 GiulianoPalma & The Blue Beaters in concerto al Campo Sportivo. Napoli Lunedì alle 17.30 all'Accademia di Belle Arti, via Costantinopoli 107/A, presentazione del libro di poesia Bradisismo di Michele Sovente; assieme all'autore intervengono Giovanna Cassese, direttore dell'Accademia; Mario Franco, docente dell'Accademia; Generoso Picone, giornalista de Il Mattino. Letture di Lucio Allocca e Geremia Longobardo. Capone & Bungtbangt live domenica a Fata2008, cortile Maschio Angioino. Frosinone Domenica sul palco di Cantina Mediterraneo, Volver e Valentino . Roma Domenica al Parco degli Acquedotti, via Lemonia, dalle 9 fino a sera, con banchetto informativo e di raccolta fondi in occasione di E...state al Parco con Emergency : una giornata di giochi, divertimento e attività all'aria aperta, torneo di calcetto, escursioni accompagnate, animazione per bimbi, spettacoli, mostre fotografiche a cura di Emergency (La Guerra com'è) e della Fie (Federazione Italiana Escursionismo). Al Beba do Samba, via dei Messapi 8, domenica alle 21.30 Fado entre rios in concerto. Teatroinscatola. Domenica alle 21 a lungotevere degli Artigiani 12/14, Hellequin et Dame Luque scritto e diretto da Mario Gallo, con Mario Gallo, Rosalba Battaglia. Lo spettacolo intreccia una favola e una rappresentazione teatrale scritte entrambe a cavallo tra 1200 e 1300. La prima narra le fiabesche nozze di Arlecchino con la vecchia strega Dame Luque, la seconda, sotto forma di rituale propiziatorio del Calendimaggio, è incentrata sul convito delle fate e sulla rocambolesca irruzione di Re Arlecchino in questo evento. Sopralluoghi in Palestina fotogrammi di un conflitto, 8 film, 8 temi. Suggestioni visive per comprendere le origini e le evoluzioni del conflitto tra palestinesi e israeliani: la storia, i popoli (profughi, coloni, nuovi immigrati), il territorio, i muri, la propaganda e le forme di resistenza. Le proiezioni, in lingua originale e sottotitolate in italiano, saranno accompagnate da strumenti di approfondimento (mostre fotografiche, suggerimenti di lettura, materiale informativo) sui temi trattati. Domani come ogni lunedì a Libreria Caffè Flexi, via Clementina 9, doppia proiezione (20.30 e 22.30): questa settimana il film Private di S. Costanzo; ingresso libero. Doppio appuntamento al Circolo degli Artisti, via Casilina Vecchia 42: domenica dalle 10 a tarda notte mercatino giapponese con ingresso libero. Lunedì alle 22 le note di Bill Callahan (Smog) , ingresso 10 euro; alle 23 "Vampire Weekend", biglietto 15 euro (abbonamento per i due concerti 18 euro). Fino al 1 giugno al teatro dell'Orologio, lo spettacolo Il quinto giorno del quinto mese del quinto anno scritto da Maria Teresa Costa, regia di Teresa Costa e Vera Onorato. Stati Uniti 1965: Steve, ancora adolescente, si scambia una promessa con Lisa, la ragazza di cui era perdutamente innamorato. Qualunque cosa fosse successa si sarebbero incontrati "il quinto giorno del quinto mese del quinto anno" del nuovo millennio nel luogo dove era nata la loro storia d'amore... Musica con l' Iguana Acoustic blues trio domenica alle 22 al Sally Brown, via degli Etruschi 3. Ingresso libero. Domenica alle 21 al Teatro Betti, viale delle Mura Aurelie 19, ultima occasione per vedere Il Cameriere Silenzioso rapsodia in due episodi, con Giacomo Bono, Giulia Gibbon e Alessandro Veronese, regia Francesca Gaiazzi. Per sostenere la pace e la libertà dei popoli. Viaggio tra le musiche, le danze e si sapori. Appuntamento domenica alle 18.30 al centro socio culturale Ararat, largo Dino Frisullo: si inizia con la proiezione del film Jerusalem... the east side story di M. Al Atar e del film Berxwedan di O. Casagrande. Alle 22.30 cena palestinese e kurda; alle 21.30 spettacolo di danze e muiche kurde. Alle 22 spettacolo di Dabkeh palestinese; alle 22.30 musiche e balli di gruppo del Kurdistan e della Palestina. L'Orchestra di Roma e del Lazio, diretta da Germano Neri, con la voce recitante di Roberto Pedicini (voce del condannato Jack Folla) chiude la prima parte di stagione dedicando il concerto ai più giovani che potranno ascoltare una delle composizioni più eseguite e riuscite di Sergej Prokof'ev, ovvero la fiaba musicale Pierino e il Lupo , affiancata dal divertente Primo concerto dell'orsetto Paddington dell'inglese Herbert Chappell. Domenica alle 18 alla Sala Sinopoli del Parco della Musica. Ingresso 5 euro Mostra fotografica di Monica Bernardi alla galleria "Studio Caronte" di via M. Baratta 16. Al Grauco... Domenica dalle 17 i film di Takeshi Kitano: si inizia con Violent Cop , poi "Boiling point", e "Takeshi's" . Percorso latinoamericano invece lunedì: alle 19 Balseros di C.Bosch e J.Domenech; alle 21 "El Aura" di F. Bielinski. Domenica a Lettere Caffè, via S.Francesco a Ripa 100/101, Vicious Underground per un tributo a Lou Reed & Velvet Underground. Bologna Gli insegnanti però... Si discute dell'immagine dei docenti tra opinione pubblica e media, con Umberto Di Raimo, Alberto Bertoni, Giorgio Zanetti in occasione della presentazione del libro Sillabo, ovvero, catalogo di quaranta proposizioni erronee intorno alla scuola di Umberto Di Raimo; coordina Alberto Sebastiani. Appuntamento lunedì alle 17.30 nella sala dell'Aquila, via Galliera 26. Domenica alle 17 Le Avventure di Fagiolino e Sganapino , spettacolo della compagnia "I Burattini di Riccardo" organizzato dall'associazione Noi Donne Insieme, via Decumana 52/a; ingresso gratuito. La solidarietà è un'arma . A un anno dalla scomparsa di Dodi... domenica iniziativa al circolo Iqbal Masih, nella nuova casa del popolo "La Casona" di Ponticelli di Malalbergo, a partire dalle 11 fino a sera, con pranzo, concerti, iniziative, banchetti e tanto altro. Parte dell'incasso andrà destinato alla raccolta fondi per i prigionieri sottoposti al 41bis iniziata il 7 maggio dell'anno scorso, giorno in cui Dodi se n'è andato, con l'obiettivo di non interrompere i suoi periodici contributi economici destinati ai prigionieri. Contributi di cui si faceva carico ripetendo ossessivamente uno dei suoi slogan più cari: "la solidarietà è un'arma". Lunedì reading di Jack Hirschman alle 18 alla Scuderia, piazza Verdi 2: Hirschman, protagonista indiscusso della scena poetica internazionale e personaggio di spicco della controcultura americana, poeta, scrittore, pittore traduttore, attivista politico a favore dei poveri e degli emarginati. Poeta politico tra i più famosi è la "voce dei senza voce". Domenica... festa e cena di autofinanziamento Il tamburo-Asteriscoradio, dalle 17 al circolo Sirenella, via Andreini 4. Fino a mezzanotte manifestazioni artistiche, aperitivo e cena multietnica. L'iniziativa mira a raccogliere i finanziamenti necessari per riprendere la produzione e continuare a offrire alla città di Bologna l'informazione in chiave multiculturale, dopo che la redazione è stata svaligiata da ignoti. Insieme al materiale di produzione, sono stati rubati più di 15 computer e un server attraverso cui la redazione operava. In occasione delle celebrazioni della Legge 180 di Franco Basaglia e nell'ambito del progetto Teatro e salute mentale: prassi e culture si incontrano per il benessere della comunità, domenica alle 18.30 al Teatro delle Moline, via delle Moline, la Compagnia il Dirigibile formata da ospiti e operatori del Centro Diurno Psichiatrico di via Romagnoli del Dipartimento di Salute Mentale dell'Ausl di Forlì presenta Ogni testa un tribunale , sceneggiatura e regia di Michele Zizzari. Ingresso libero; al termine dello spettacolo interpreti, operatori e regista saranno lietidi rispondere alle curiosità del pubblico sul percorso creativo e sui contenuti dell'opera. Albosaggia (So) Domenica Biciclettata per la Sierra Leone organizzata da Emergency Valtellina (percorso Albosaggia-Cedrasco): alle 14 al parcheggio di Albosaggia. Osnago (Lc) 1968: Formidabile anno ! Domenica alle 21 al circolo Arci "la Locomotiva", spazio opera De Andrè, parco Matteotti, Le belle notti spettacolo teatrale di Gianni Clementi: 1968: un gruppo di ragazzi occupa un Liceo di Milano. 2000: i figli di quegli stessi ragazzi occupano di nuovo la scuola. Stesso liceo, stessa situazione, eppure trent'anni dopo le cose si rivelano diverse. I giovani che lottavano per le loro passioni, discutevano di politica, si rinchiudevano in una scuola ribellandosi ai genitori ed al "sistema" sembrano lontani anni luce dai loro figli, chiusi in una scuola ma in continuo contatto con l'esterno grazie ai telefoni cellulari. Da una parte i nuovi occupanti sono viziati e non possono fare a meno dell'appoggio dei genitori, dall'altra si trovano a gestire difficili equilibri famigliari, sconosciuti alle generazioni precedenti. Durante la serata intervista allo scrittore Gianni Clementi. Giussago (Pv) Domenica all'Auser rivivendo la civiltà contadina lomellina, il suono perduto del dialetto, di strumenti e balli tradizionali, i racconti,le filastrocche da contare, cantare... Alle 15.30 mostra fotografica sulle risaie, di Piero Di Leo e Elisa Moretti, e mostra di antichi attrezzi agricoli; alle 16 presentazione del volume fotografico La risaia: coltura, cultura?. natura e incontro con l'autore Piero Di Leo. Alle 17.15 Cantosociale con lo spettacolo Domani è Festa non si lavora ! Ingresso libero. Milano Domenica alle 22 al Circolo Magnolia, Saviour e Black Cobra ; ingresso gratuito con tessera Arci. Lunedì alle 21.15 per Cinema in Cascina Cuccagna, vicolo Cuccagna, proiezione del film Fame chimica di A. Boccola e P. Vari. Teatro Franco Parenti. Focus su un autore: massimo Sgorbani, 6 spettacoli di un unico autore in 6 spazi di un unico teatro. Dal 26 al 30 maggio. Ingresso gratuito. (dal lunedi al venerdi dalle 10 alle 19, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19). Alle 19 in Sala 3 Angelo della gravità regia di Benedetta Frigerio con Ruggero Cara: fra tragico e paradosso, una sentenza di morte sospesa a causa del peso del condannato. Alle 19.30 Sala 2 "Dove ci porta questo treno blu e veloce" regia di Andrée Ruth Shammah con Sabrina Colle. Protagonista è una giovane donna che, con candore, emerge dallo scenario di guerra e disperazione che stringe la sua terra, il Kosovo. Costretta a prostituirsi, la sua graiza la porterà a trasformare la caduta in una vera e propria ascesi. Alle 20.45 Sala Grande, "Le cose sottili nell'aria", regia di Andrée Ruth Shammah con Ivana Monti e Mario Sala. Alle 21.15 Sala Anima, Per soli uomini , regia di Massimo Sgorbani, con Giovanni Battaglia e Luigi Guainieri. Alle 22 in Sala 1, "Tutto scorre" regia di Andrée Ruth Shammah con Sabrina Colle: è un autogrill il "castello" dove è ambientata questa favola "nera"; è la guradiana dei bagni la "principessa" che lo abita. Sullo sfondo il ricordo di una madre scomparsa lasciando dietro di sé l'eco delle favole sussurrate all'orecchio della figlia. Alle 23 Fastweb Foyer, Lacrimosa , regia di Claudio Rufus Nocera con Marina Senesi: il concerto di una violoncellista che ha dimenticato il suo violoncello. Una confessione tragicomica suonata sullo spartito della sua vita, una "seduta psicanalitica" che con umorismo e tenerezza parla di solitudini sentimentali e difficoltà di relazione. Lunedì alle 22 dalla Salumeria della Musica, via Pasinetti 4, tributo a Dave Matthews . Domenica alle 15 in via Zanoli 15 il circolo Arci Varieazioni vi invita a Donna: voci, corpi, anime... : si inizia con il laboratorio teatrale per mamme e bambini "La magia di Marcovaldo", ispirato al Marcovaldo di Italo Calvino, condotto da Aneta Derzynska; alle 16.30 laboratorio di improvvisazione vocale condotto da Katja Gieselmann e accompagnato dal coro "Bubblegum". Alle 18 aperitivo canoro; nel pomeriggio, La par(e)te dell'ego femminile, laboratorio interattivo di esposizione fotografica: porta la tua macchina fotografica digitale, scatta e mostra un'emozione. La foto più bella vincerà una stampa e un'altra gradita ed esilarante sorpresa!! Lunedì al Circolo Magnolia... Melt-Banana +Inferno. Rozzano (Mi) Domenica allo Spazio Aurora, Notte della Taranta con Nidi D'arac e Porto Flamingo . Trento Domenica in piazza Fiera Festa dei Popoli un viaggio tra musiche, danze, coreografie e assaggi di piatti tipici: alle 9 concerto della Corale Altreterre, alle 10.30 la sfilata dei popoli e, dopo il saluto delle autorità e il pranzo, alle 14 danze, canti e folklore. Verona Il Bosco dei Poeti presenta Sconfinamenti domenica alle 14 a Vergnana poeti e scrittori, artisti di ogni provenienza sono invitati per una giornata nel verde, con i versi, con la cultura; nell'occasione, presentazione del libro "Leggere le voci - storia di Lucciola, rivista manoscritta al femminile" a cura di Paola Azzolini e Daniela Budelli. Genova Collasso energetico, festival delle energie. Domenica vari appuntamenti: dal mattino a largo Pertini visite alla "Casa Eco-logica"; al cortile di Palazzo Ducale alle 17 Nomadizziamoci con Syusy Blady, stesso posto alle 21.30 lo spettacolo "Del buio e della luce", di e con Mario Tozzi; alle 19 "L'Energia e il mare" alla biblioteca Berio, sala Chierici. Sestri Levante (Ge) Festival Andersen... domenica alle 16 racconti sotto il fico Sotto la protezione del giaguaro . Torino Domencia al csoa Gabrio, via Revello 3, Teatro Forum De-Genere : la cronaca ci parla quotidianamente di violenza contro le donne, ma ne parla come se il pericolo fosse semplicemente la strada, la notte, l'extracomunitario. Ma sappiamo bene, e le statistiche lo confermano, che il rischio per le donne arriva proprio dalla normalità, la violenza sta nella casa, nella coppia, nella famiglia. La prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni è la violenza da parte di mariti, ex mariti, compagni, ex compagni e conoscenti. Lo spettacolo è un invito a parlarne assieme. Alle 17 nel cortile delle case popolari di via Chianocco. 25/05/2008.

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Sean, facci sognare! Dai la Palma a Gomorra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 25-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi il verdetto della giuria capeggiata dall'attore Usa: "Sarà il contrario degli Oscar" Sean, facci sognare! Dai la Palma a Gomorra Boris Sollazzo Cannes La Palma è la virtù dei forti. E Sean Penn lo è. Chissà se Thierry Fremaux immaginava che gatta da pelare si era messo in casa quando ha chiamato l'attore più radical e meno chic di Hollywood a fare il presidente di giuria. Cannes ha spesso avuto giurie agitate e litigiose - solo qui uno come Kusturica poteva passare per un presidente moderato dedito al compromesso - e chissà se la recente uscita del regista di Into the wild con il quotidiano francese "Le Monde", renderanno quest'ultima ancora più calda. "La giuria? Deve fare tutto il contrario di quello che succede agli Oscar. Rifiutare marketing, moda e condizionamenti di ogni tipo e valutare solo le pellicole". Una dichiarazione d'intenti e di guerra che rischia di fare vittime illustri e forse di dare spazio a chi sembrava avere meno speranze. C'è da pensare che il nostro eroe non voglia lisciare il pelo allo sciovinismo francese, alimentato con i sopravvalutati Le conte de Noel di Arnaud Desplechin (a cui non sfuggirà probabilmente il premio al cast femminile) e La frontière de l'aube di Philippe Garrel. E che tra le vittime illustri possa finire persino l'amico e sodale Clint Eastwood (erano insieme nel magnifico Mystic River ), reo di essergli un po' troppo vicino e passibile di essere tacciato come raccomandato, nonostante il suo Changeling ("L'echange") sia il capolavoro assoluto di un festival che ha avuto pochissime cadute (il filippino Serbis , Wenders e la presuntuosa argentina Lucrecia Martel). "Le relazioni personali tra alcuni dei concorrenti e i giurati sono inevitabili, ho anche diretto Del Toro, per esempio. Ci accomuna l'amore per il cinema, non saremo influenzati da questo". Leggendo tra le righe delle dichiarazioni di Penn si può trovare qualche indicazione. "Le opere proposte sono di livello assolutamente buono. C'è grande presenza del tema politico, anche se noi dobbiamo guardare alla parte artistica, cinematografica. Faccio un esempio: se nel 2004 fossi stato nella giuria che ha premiato Michael Moore sarebbe stata una tortura. Trovo Fahreneit 9/11 un lavoro storicamente fondamentale, di cui si parlerà per anni. Ma non risponde per nulla alla mia idea di cinema. Per fortuna sono qui quest'anno". Così sembrerebbe tagliato fuori Il divo , qui sulla Croisette al centro di reazioni contrastanti. Variety lo considera una "pietra miliare", i critici francesi si dividono tra stroncature (i più influenti) e peana (i più indipendenti). Le speranze risiedono nel rammarico che l'attore americano esprime "per il fatto che ormai in queste selezioni sembra essere scomparso il genere della commedia, per il falso mito che siano film di seconda categoria. Ce ne sono di grandiose, ma in America c'è questo pregiudizio che purtroppo riscontro ora anche in Europa". In Sorrentino la potrebbe ritrovare nel registro grottesco, ma riuscirà il ribelle Sean a liberarsi anche dei propri condizionamenti? Ha definito "Variety" - entusiasta del film italiano - "come un giornale osceno, che ragiona sui film solo in termini di mercato, facendo della disinformazione". Potrebbe cavarsela, dicono in molti, con un premio a Toni Servillo, contentino di lusso per entrambi gli italiani in gara. Così veniamo al Gomorra di Matteo Garrone, qui piaciuto al di là delle previsioni, al mercato come ai piani alti del Palais, quelli di pubblico e addetti ai lavori. Il lavoro sulla macchina da presa e sulla sceneggiatura è accurato, rigoroso, profondo e originale e questo potrebbe mettere d'accordo molti giurati (magari convinti da Sergio Castellitto), anche se lo stile sembra lontano dal loro, soprattutto da quelli più combattivi (Susanne Bier, Alfonso Cuaròn, Marjane Satrapi e lo stesso presidente). Outsider di lusso sono i Dardenne, che arriverebbero alla terza palma con Le silence de Lorna . Sarebbe record e questo, forse, li penalizza. La "fumettara" iraniana Marjane Satrapi, c'è da giurarci, darà battaglia per Waltz with Bashir , innovativo documentario d'animazione su Sabra e Chatila. Manca di coraggio verso la fine ma di sicuro il nuovo linguaggio cinematografico proposto dall'ex militare israeliano, ora cineasta impegnato e pacifista (è il primo ad aver proposto una coregia a un palestinese), non passerà inosservato. La curiosità è che il buon Penn ha talmente tanto preso sul serio il suo ruolo che ha dato ai suoi compagni d'avventura lo stesso avvertimento che nei tribunali americani si dà alle giurie popolari. "Non leggete i giornali che parlano del festival, non leggete alcuna critica". Tanto fervore e radicalismo sono stati oggetto di sorrisi, ma l'attore non scherza, il rigore e l'onestà intellettuale l'ha dimostrati sostenendo e portando qui a Cannes The Third Wave , documentario sui volontari dello tsunami di Alison Thompson, carneade australiana molto applaudita. Il festival di Cannes continua a mostrare una qualità altissima unita ad un occhio attento al glamour, in un equilibrio precario ma efficacissimo. Quest'anno c'è stata meno politica e temi eticamente sensibili e più cinema: i nostri favoriti (Eastwood, Garrone e Sorrentino, nell'ordine) ne sono la dimostrazione. Argomenti difficili e potenti affrontati senza paure artistiche o morali. Arte vera, senza compromessi etici ed estetici. Raramente il verdetto è stato così incerto, ai giurati l'ardua sentenza. 25/05/2008.

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Cairo, vietato l'alcol nell'hotel dei sauditi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-25 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Legge islamica Timori in Egitto per le possibili ripercussioni sul turismo se le misure saranno estese anche altrove Cairo, vietato l'alcol nell'hotel dei sauditi Lo sceicco arabo proprietario del Grand Hyatt impone il rigorismo wahhabita La catena alberghiera ha già annunciato che farà causa a sheikh Al Ibrahimi, parente di Re Abdallah di Riad SEGUE DALLA PRIMA Ci aveva già provato con il Grand Hyatt Tunis ma fu costretto, dopo essersi scontrato con il governo tunisino, a venderlo nel dicembre 2006. E ora sono le autorità egiziane a insorgere per il timore che possa danneggiare l'industria del turismo che costituisce la locomotiva trainante dell'economia nazionale. In Arabia Saudita, una monarchia assoluta che ha eretto il Corano come propria Costituzione, il divieto dell'alcol è assoluto sia nei luoghi pubblici sia in quelli privati. Anche se poi molti sauditi partono nel fine settimana a Manama o Dubai, o d'estate a Londra o Parigi, dove bevono come pochi e si lasciano andare a ogni sorta di dissolutezza. L'ideologia oscurantista del wahhabismo che ispira lo sceicco Al Ibrahimi, vorrebbe far abbattere la scure dell'islamicamente corretto sui grandi alberghi internazionali nei Paesi a maggioranza musulmana. Di fatto, dopo aver imposto il marchio halal, il coranicamente lecito, dalle macellerie ai ristoranti, dall'abbigliamento alle banche, si è scatenata l'offensiva integralista per sottomettere il simbolo del turismo, l'hotel a cinque stelle, ai dettami indiscutibili del verbo di Allah. La catena internazionale Hyatt, di proprietà americana, ha preannunciato che farà causa allo sceicco saudita. "Sono sconcertato dalla decisione dello sceicco Al Ibrahimi, perché sin dall'inizio ha accettato che sia Hyatt a dirigerlo. Aveva detto di non voler incassare un solo centesimo dai proventi degli alcolici venduti nell'albergo. Di ciò si occupa interamente la direzione della società di gestione ", dice Naghi Eriane, membro della Camera egiziana degli hotel, "lo sceicco non è libero di fare ciò che vuole perché si tratta di un albergo non di casa sua. Il suo comportamento è contrario all'etica alberghiera che è sinonimo di ospitalità e l'ospitalità risiede principalmente nel soddisfare le richieste dei clienti fintantoché sono legittime. Se lui ritiene che ciò sia contrario alla religione, che investa in qualsiasi altro settore diverso dal turismo". Ed è proprio questo il punto: per lo sceicco saudita il consumo di alcolici non sarebbe lecito perché l'unica legge che lui rispetta è quella islamica, non quella dello Stato. Anche se per la verità il Corano si presta a differenti interpretazioni circa la liceità dell'alcol. Il versetto 67 della sura XVI lo esalta: "E dei frutti delle palme e delle viti vi fate bevanda inebriante e buon alimento; e certo è ben questo un segno per gente che sa ragionare". Per contro il versetto 219 della sura II lo sconsiglia: "Ti domanderanno ancora del vino e del maysir (il gioco d' azzardo, ndr). Rispondi: "C'è peccato grave e ci sono vantaggi per gli uomini in ambo le cose: ma il peccato è più grande del vantaggio"". Ma ciò che è soprattutto vero è che l'alcol è da sempre parte integrante della cultura gastronomica e della tradizione sociale dell'insieme delle popolazioni che s'affacciano a Sud e a Est del Mediterraneo. La birra in Egitto esiste dall'epoca dei faraoni, così come la produzione del vino è un'attività da sempre presente in Marocco, Algeria, Tunisia, Turchia, Libano e Siria. Dopo un drastico calo dei consumi a causa dell'involuzione islamica, favorita proprio dai petrodollari sauditi, dopo la sconfitta del panarabismo nella guerra contro Israele del 1967, oggi il livello delle vendite della birra è tornato ai livelli di mezzo secolo fa. In barba ai sedicenti custodi dell'ortodossia islamica che vorrebbero annullare millenni di storia e di cultura, ma che risultano del tutto screditati dalla loro ostentata opulenza e dalla loro recondita ipocrisia. Magdi Cristiano Allam www.corriere.it/allam www.magdiallam.it.

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Un Borsalino per gli ebrei ortodossi Il mitico cappello a Gerusalemme (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-25 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Simbolo "Per noi indossarne uno è come per voi girare in Rolls-Royce" Un Borsalino per gli ebrei ortodossi Il mitico cappello a Gerusalemme Aperto un negozio monomarca nel quartiere religioso Oggi il fatturato del mercato religioso costituisce oltre il 30% di quello globale dell'azienda italiana DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - Vestiti con camicie bianche, pantaloni, cappotti e cappelli neri, nel caldo intenso dell'una del pomeriggio, due ragazzi escono chiacchierando e gesticolando da un negozio su via Yechezkel. Uno di loro stringe il manico di una grande scatola nera su cui spicca una scritta in oro: "Borsalino". A Mea Sharim, il quartiere degli ebrei ultraortodossi, nel cuore di Gerusalemme, tra negozi di abiti modesti da donna e di musica kosher, l'azienda italiana Borsalino di Spinetta Marengo (in provincia di Alessandria), famosa nel mondo per i suoi cappelli, ha aperto l'1 aprile una filiale in franchising. è la prima in Israele. La scritta in oro emerge in rilievo sulla facciata del palazzo ed è stampata sui manifesti neri affissi alle vetrine del negozio. Dentro, armadi a vetrina riempiono le pareti. Contengono pile ordinate di cappelli, centinaia di cappelli, tutti neri. Il proprietario, Mendi Bastomsky, barba castana, kippa, camicia a righe e pantaloni scuri, inizialmente è sospettoso. Ma poi parla, in ebraico, attraverso un interprete. Non stringe la mano (si scusa, non può toccare una donna che non è sua parente), ma guarda negli occhi, sorride. Trentatré anni, sposato, 4 figli, è un ebreo chabad, uno dei gruppi ultraortodossi più aperti al mondo moderno. Ha lavorato per 12 anni presso vari cappellai di Gerusalemme. Gli piace molto il nord Italia, dice, e va alla sede della ditta 5-6 volte l'anno. "Quando arrivo là, non mi sento uno straniero". Gli ultraortodossi mirano a condurre una vita modesta, etica, spirituale. Ma non sono immuni al fascino della moda. I cappelli Borsalino non sono esposti in vetrina. Per discrezione? "No al contrario. A parer mio, significa un certo lusso - dice Bastomsky -. Borsalino è come Gucci. Vedere la scritta è abbastanza. Non devo aggiungere niente ". E poi spiega: "Borsalino per il ragazzo haredi (ultraortodossi, ndr) è come una Rolls Royce. Ogni ragazzo vuole un Borsalino". La ditta ha una linea di cappelli per gli ultraortodossi da oltre un secolo. "Abbiamo iniziato a lavorare agli inizi del '900, più che altro per una richiesta partita dai lituani", spiega al telefono dall'Italia Monica Abbate, da 10 anni responsabile del mercato israeliano. "Oggi il fatturato del mercato religioso costituisce oltre il 30% di quello globale dell'azienda". In Israele finora vendevano attraverso agenzie di distribuzione, ai negozianti o direttamente alle yeshiva, le scuole religiose. Ma i venditori si facevano una concorrenza feroce per avere più modelli, stili più nuovi (nei limiti), prezzi più bassi. Il negozio monomarca dovrebbe semplificare la vendita. Sono centinaia i cappelli neri esposti, sembrano tutti uguali, ma solo a prima vista. Ci sono almeno 100 modelli, spiega Bastomsky. "Le differenze sono una religione intera. Ci sono 10 tipi di ala, che può andare da 7,5 cm a 14 cm, quattro finiture della bordatura, otto tipi di cinta, sei misure d'altezza della testa". "I cappelli sono una specie di carta di identità - osserva -. Ogni diverso gruppo di haredi ha il suo cappello. Gli chabad li usano con la testa più bassa, i lituani più alta. Io che sono chabad, se andassi in giro con un altro cappello non sembrerei io. Per ogni diversa yeshiva c'è un diverso stile di cappelli". Sorride: "Dal cappello che uno porta ti posso anche dire il suo carattere. Una persona che vuole sembrare rispettabile, andrà con un cappello largo e alto. Così farà anche lo sposo: si assume una responsabilità e vuole mostrare di essere all'altezza". E se uno indossa un cappello basso e stretto? "Può farlo per ribellarsi contro l'idea dei cappelli. Come dire, mi metto quello che voglio". Coprirsi il capo per gli ebrei è un segno di rispetto per Dio. Viene indossato a partire dal Bar Mitzvah, all'età di 13 anni. Ma basta un qualunque copricapo. Il cappello nero è una tradizione nata in Europa orientale. "Normalmente un haredi ha 2 cappelli: uno per tutti i giorni e uno, più rifinito, per le feste. Nelle nostre comunità si spende solo in cibo e vestiti e quando si compra qualcosa, un vestito, spiecialmente un cappello, si è pronti a investire. Dura di più e poi è una forma di rispetto per se stessi. Come il logo su una polo firmata, un bel cappello fa sentire bene". Il proprietario Mendi Bastomsky, 33 anni, sposato, 4 figli, ebreo chabad, è proprietario del negozio Borsalino di Gerusalemme (foto Alon Tuval) Il negozio Cappelli italiani in vendita a Mea Sharim, il quartiere degli ultraortodossi, nel cuore della Città Santa (foto A. Tuval) Viviana Mazza.

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Israele respinge Finkelstein (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-25 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Lo scrittore ebreo Usa Israele respinge Finkelstein TEL AVIV - Norman Finkelstein (foto), il controverso docente universitario ebreo americano noto per le sue posizioni critiche verso Israele, è stato fermato venerdì al suo arrivo all'aeroporto di Tel Aviv. Interrogato, trattenuto in una cella dello scalo per 24 ore, è poi stato rispedito indietro con un bando decennale. Lo ha riferito l'attivista per i diritti civili Mussa Abu Hashash, che aveva previsto di incontrare Finkelstein e di guidarlo in visita nei Territori. Figlio di un'ebrea polacca sopravvissuta ai campi di sterminio, ha criticato la guerra in Libano condotta da Israele nel 2006. Finkelstein è noto soprattutto per il libro "L'industria dell'Olocausto", in cui denuncia lo sfruttamento politico della Shoah.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-25 num: - pag: 28 autore: di e c... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-05-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-25 num: - pag: 28 autore: di e categoria: REDAZIONALE LE CRISI INTERNAZIONALI E LA POLITICA DEL DIALOGO Obama apre agli avversari dell'America CHARLES A. KUPCHAN RAY TAKEYH N el principale discorso che ha fatto la scorsa settimana in Israele, George W. Bush ha mosso una implicita critica alla disponibilità di Barack Obama a stabilire contatti diplomatici con gli avversari dell'America, qualora dovesse vincere le elezioni di novembre. Bush ha criticato questa intenzione di negoziare con il nemico, dicendo: "Abbiamo il dovere di chiamarla con il suo vero nome - l'ingannevole soddisfazione per atteggiamenti concilianti, che è stata più volte smentita dalla storia". Bush ha così non solo contraddetto la tradizione presidenziale di astenersi dal prendere posizione su questioni di politica interna nel corso dei viaggi all'estero, ma ha anche distorto grossolanamente i dati storici. La disponibilità di Obama a negoziare con gli avversari non è segno di ingenuità o di inesperienza, ma di accorto realismo. La storia delle relazioni diplomatiche dimostra che annose rivalità di solito richiedono trattative - spesso al più alto livello - per essere risolte. Al contrario, l'isolamento e il rifiuto del dialogo non fanno che rafforzare il sospetto e la reciproca ostilità. Il presidente avrebbe dovuto impararlo proprio dagli esiti della sua politica. Durante il suo mandato si è sempre rifiutato di aprire un dialogo diretto con Teheran sul programma nucleare iraniano e sul più ampio problema della sicurezza nella regione. Il risultato è stato il crescere dell' ostilità, e un Iran che continua a perseguire l'arricchimento dell'uranio e a sostenere le cause estremiste in tutto il Medio Oriente. In tutt'altro modo, dopo esser stato per anni a guardare il programma di armamento nucleare della Corea del Nord, Bush ha aperto negoziati con Pyongyang. Anche se parecchi nodi critici vanno ancora sciolti, la Corea del Nord ha già chiuso e cominciato a smantellare il reattore nucleare di Yongbyon. Del resto la Corea del Nord non è un esempio isolato dei benefici della trattativa con gli avversari, che ha dato buoni risultati in molte occasioni. Una svolta fondamentale, nella Guerra Fredda, fu l'avvio delle relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e la Cina comunista - un risultato ottenuto solo perché Henry Kissinger e Richard Nixon furono pronti ad andare a Pechino a trattare direttamente con Mao Zedong. L'amministrazione Nixon, tra l'altro, prese questa iniziativa anche se la Cina stava fornendo massicci aiuti militari ai nemici dell'America nella guerra del Vietnam. Fu ancora una mediazione al massimo livello a porre fine alla Guerra Fredda. Ai discorsi sull'impero del male e alla politica aggressiva di Reagan, i leader sovietici inizialmente risposero con pari aggressività. Solo dopo degli incontri tra Reagan e Gorbaciov decenni di rivalità tra Est e Ovest poterono terminare. Al di là dei successi della diplomazia statunitense, il ventesimo secolo offre molti altri esempi di lunghe inimicizie risolte grazie all'impegno diretto dei capi di governo. Quando nel 1963 fu creata la Malaysia, l'Indonesia tentò di destabilizzare la nuova federazione con l'ostruzionismo economico e con sporadiche azioni militari. Nel 1966, il generale Suharto, succeduto al generale Sukarno, inviò una delegazione a Kuala Lumpur con il compito di porre fine alle ostilità. Ne seguì un riavvicinamento tra Indonesia e Malesia, che aprì la strada alla fondazione dell'Asean (1967), un'organizzazione che da allora ha contribuito a mantenere la pace nell'Asia sud-orientale. In Medio Oriente il processo di pace ha riportato pochi successi, ma il più notevole derivò senza dubbio dall'importante viaggio a Gerusalemme fatto da Anwar Sadat nel 1977 per incontrarsi di persona con Menachem Begin. Con il sostegno personale di Jimmy Carter, Israele ed Egitto firmarono gli accordi di pace di Camp David - probabilmente il passo più importante verso la pace tra arabi e israeliani dalla fondazione di Israele. Per tutto il diciannovesimo secolo, e per gran parte del ventesimo, Brasile e Argentina sono stati rivali. Furono gli incontri tra il presidente argentino, il generale Jorge Rafael Videla, e il presidente brasiliano, il generale JoÃo Baptista de Oliveira Figueiredo, a segnare tra 1979 e 1980 una rapida svolta verso relazioni più amichevoli e a portare a una serie di accordi sulla cooperazione nucleare, il commercio e gli scambi scientifici. Il riavvicinamento ebbe inizio nonostante entrambi i paesi fossero governati da dispotiche dittature militari. Come dimostrano gli esempi delle relazioni tra Indonesia e Malesia e tra Brasile e Argentina, l'impegno dei presidenti può condurre a successi diplomatici anche tra governi autocratici. Può darsi che il regime iraniano sia ripugnante e che Washington abbia ottime ragioni per spingere Teheran a un cambiamento. Ma la storia insegna che gli Stati Uniti possono fare affari con questi regimi e portare avanti la causa della pace e della sicurezza internazionale anche cercando di esporli ai benefici effetti della democrazia e del commercio. Non è detto che il dialogo con gli avversari funzioni sempre, ma non tentare neppure significa perdere l'opportunità di risolvere alcuni dei peggiori conflitti del mondo. Dopo otto anni in cui a Washington ha prevalso una pericolosa mentalità da bunker, l'intenzione di Obama di aprirsi al dialogo con amici e nemici offre la miglior speranza di ridare un ordine al tremendo scompiglio che l'amministrazione Bush lascerà dietro di sé. 5 Kupchan/Takeyh 2008 traduzione di Maria Sepa.

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MONDE DIPLOMATIQUE (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

DONNE Alla ricerca dell'Europa migliore di Violaine Lucas e Barbara Vilain NEPAL Dalla guerriglia alla democrazia di Marie Lecomte Tilouine ISRAELE La storia vera esce dagli archivi di Eric Rouleau.

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Notizie (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Notizie Afghanistan Afghanistan Nessun processo per strage civili I leader tribali contro gli Usa Proteste in Afghanistan dopo che l'altro ieri il generale dei marine Samuel Helland ha deciso di non incriminare due militari accusati di avere ucciso tra i 10 e i 19 civili durante un'operazione del marzo 2007 a ovest di Jalalabad. "Gente che se ne stava a casa o era a passeggio è stata uccisa e nessuno è colpevole, tutto ciò è veramente intollerabile", ha detto Abdul Aziz Khairkhawa, il vice-presidente del Consiglio della provincia di Nangarhar. "Ci sono prove che le vittime sono state abbattute in pieno giorno, si sarebbe dovuto tener conto delle testimonianze delle vittime", ha dichiarato Qarti Nazifullah, esponente del consiglio religioso della provincia. Palestina L'Onu: aumentati i checkpoint La Francia: Israele li rimuova I posti di blocco nella Cisgiordania occupata da Israele sono aumentati del 7% rispetto al settembre scorso, passando da 566 a 607. Lo rivela uno studio dell'Ufficio per gli affari umanitari delle Nazioni unite (Ocha). In visita nei territori occupati, il ministro degli esteri francese Kouchner ha dichiarato che "Israele dovrebbe e può fare sforzi maggiori a riguardo". Palestina Marocco Marocco Abou ElKassim Britel, sciopero della fame e della sete Da 54 giorni rifiuta il cibo, e da 48 ore anche l'acqua il cittadino italiano Abou ElKassim Britel, detenuto da 6 anni in Marocco dopo esser stato torturato nelle prigioni segrete della Cia. Per lui, che ora è rinchiuso a Oukasha, diverse organizzazioni umanitarie hanno chiesto la grazia al re Mohammed VI. Lo sciopero interessa gran parte dei detenuti islamici, rinchiusi in 31 carceri, che chiedono un miglioramento delle condizioni. Zimbabwe Zimbabwe Tsvangirai torna ad Harare sfiderà Mugabe al ballottaggio Il leader dell'opposizione Norman Tsvangirai è rientrato ieri nella capitale dello Zimbabwe Harare. Nonostante abbia denunciato di temere per la sua vita, è apparso rilassato ed ha attaccato il presidente Mugabe, che sfiderà nel ballottaggio del 27 giugno. "Sicuramente Mugabe non vincerà il ballottaggio", ha dichiarato appena rientrato dal Sudafrica, dove ha trascorso le ultime sei settimane. Tsvangirai ha anche respinto l'idea di un governo di coalizione con Mugabe, suggerita da alcuni come la formula per un'uscita di scena dell'84enne presidente. Sudafrica Johannesburg in piazza contro la violenza razzista Migliaia di persone sono scese in strada ieri a Johannesburg per manifestare la loro contrarietà alle violenze che da giorni sconvolgono le baraccopoli in varie zone del paese e che hanno fatto registrare attacchi ai danni di immigrati stranieri dei paesi confinanti, provocando la morte di una cinquantina di persone. Sudafrica.

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Decisivo il ruolo Unifil, l'Italia continui su quella strada (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del PIERO FASSINOIl ministro degli Esteri ombra del Pd: si chiude una lunga crisi. Ricordiamo la drammatica estate del 2006, fu il governo Prodi a spingere per l'intervento dell'Onu "Decisivo il ruolo Unifil, l'Italia continui su quella strada" di Umberto De Giovannangeli L'elezione del generale Suleiman a nuovo capo dello Stato libanese e il nuovo scenario mediorientale. Ne parliamo con Piero Fassino, ministro degli Esteri nel governo-ombra del Pd. Dopo 18 mesi di instabilità e di caos il Libano ha eletto il nuovo capo dello Stato, il generale Michel Suleiman. "Si tratta di un passaggio di straordinaria importanza che può chiudere una lunga fase di crisi iniziata con l'assassinio dell'ex premier Hariri (febbraio 2005, ndr.) e che ha avuto nella guerra fra Israele e Hezbollah dell'estate 2006 uno dei suoi momenti più drammatici che fu superato grazie all'intervento dell'Onu su forte iniziativa italiana. Vale la pena ricordare, in proposito, che il contingente Unifil dispiegato nel Sud Libano a garanzia della sicurezza della frontiera fra Israele e Libano, ha in quella italiana la componente più numerosa e significativa. L'elezione di Suleiman è una sorta di spartiacque tra la chiusura di una lunga crisi che ha travagliato il Libano negli ultimi tre anni e il possibile avvio di un percorso di stabilizzazione politico-istituzionale; un percorso che dopo l'elezione di Suleiman richiede altri passaggi, perché quello che è saltato in questi anni di crisi è il patto intercomunitario tra le comunità etnico-religiose che è sempre stato il fondamento costituzionale del Libano. Ciò che è venuto meno è quel sistema pattizio di regolazione istituzionale che riconosceva agli sciiti, ai sunniti, ai drusi e ai cristiano maroniti un preciso ruolo. Per un lungo periodo, quel patto ha funzionato e ha garantito al Libano di essere un Paese economicamente prospero e istituzionalmente democratico. La rottura di quel patto è stato il terreno su cui è maturata la crisi di questi anni. L'elezione di Suleiman, votato da tutti, può consentire l'avvio di un percorso in cui si ricostruisca il patto intercomunitario, si ridefiniscano ruoli e funzioni di ogni comunità nell'assetto costituzionale, si vari una nuova legge elettorale e si consenta al Libano di tornare a costruire il proprio futuro come un Paese sovrano, libero e indipendente". C'è chi sostiene che il vero vincitore di questa lunga crisi sia Hezbollah. "Questo si vedrà, perché il Medio Oriente ci ha abituato ormai da tempo a continui cambi di fronte, e sappiamo come nello scacchiere mediorientale non c'è nulla di più volatile ed esposto al cambiamento degli assetti politici, le alleanze fra comunità, gruppi, Stati..Ciò che va colto nell'elezione di Suleiman è che essa mette fine ad una condizione di paralisi in cui ciascuno dei protagonisti, per affermare il proprio ruolo paralizzava la vita del Libano e impediva qualsiasi soluzione. L'accordo di Doha, significativamente patrocinato dalla Lega araba e dai principali Stati arabi della regione, segna la volontà di superare questa condizione di stallo. E proprio perché è un Presidente eletto da tutti, Suleiman potrà avere un ruolo politico, per un verso, di garante, e dall'altro di promotore di una nuova fase costituzionale ed istituzionale che può davvero rappresentare una svolta. Sarà poi nel concreto evolvere di questi passaggi che si vedrà come sono cambiati i rapporti di forza tra le diverse comunità e se sarà raggiunto un equilibrio nel quale tutte le comunità potranno riconoscersi, che è l'obiettivo vero da perseguire perché un Libano stabile e democratico è essenziale per la pace in Medio Oriente. E per questo, la Comunità internazionale deve accompagnare questa nuova stagione in Libano e l'Unifil deve rafforzare la sua missione di stabilità e di pace", Il nuovo governo di centrodestra italiano calca la mano sulla discontinuità rispetto alla politica mediorientale del precedente governo. "Questa voglia di accreditare l'idea che con il centrodestra ci sarebbe stata una grande discontinuità nell'azione dell'Italia in Medio Oriente, mi sembra molto propagandistica e non corrispondente ai fatti. Cito solo un episodio significativo: qualche giorno fa, proprio nel pieno della crisi libanese, alla vigilia del vertice di Doha, il ministro degli Esteri Frattini ha affermato che per trovare un accordo in Libano era necessario negoziare con Hezbollah. Ricordo che quando D'Alema disse la stessa cosa fu crocefisso, mentre detta da Frattini è sembrata una cosa del tutto ovvia...Io ho l'impressione che in realtà si voglia a tutti i costi cercare una differenza laddove non c'è, perché a ben vedere le posizioni che il governo di centrosinistra italiano ha seguito sul Medio Oriente in generale, e nello specifico sia sulla crisi libanese che sulla questione israelo-palestinese, sono le stesse portate avanti dall'Unione Europea. È bene non dimenticare che l'intervento italiano alla guida della missione Unifil fu deciso dal governo Prodi nell'agosto 2006, e ricordo anche che in questi mesi travagliati di crisi libanese, D'Alema, assieme ai ministri degli Esteri francese, Kouchner, e spagnolo, Moratinos hanno più volte messo in campo un'azione di mediazione che puntava sull'obiettivo che poi si è realizzato a Doha. Non vedo nelle cose sostenute da Frattini in questi primi dieci giorni di governo qualcosa di significativamente diverso rispetto a quello che è stato fatto dal governo di centrosinistra, e d'altra parte non mi stupisce che sia così, perché francamente credo che in Medio Oriente ci possa essere una sola linea utile: quella di sostenere un accordo israelo-palestinese fondato sul riconoscimento dei diritti sia dello Stato d'Israele sia dei palestinesi, portando a conclusione gli impegni assunti ancora alla recente conferenza di Annapolis; un assetto istituzionale in Libano in cui si riconoscano tutte le diverse componenti della società libanese - esattamente come sta avvenendo con l'elezione di Suleiman -; l'accompagnamento e il sostegno al processo di pace israelo-arabo favorendo un coinvolgimento anche della Siria nella definizione degli assetti della regione, portando a soluzione il contenzioso aperto tra Gerusalemme e Damasco sulle alture del Golan - ed è ciò che si sta determinando con la mediazione del governo turco -, e in questo contesto, sviluppare una strategia perché le autorità iraniane effettivamente rinuncino a qualsiasi programma di armamento nucleare e consentano, per ciò che riguarda il nucleare civile, alla Comunità internazionale e alle sue agenzie, tutte le attività ispettive e di controllo necessarie".

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Il Libano ricomincia dal generale Suleiman Il Parlamento elegge il nuovo capo dello Stato dopo 18 mesi di tensione e violenze Mano tesa a Hezbollah: No a lotta interna, ristabilire (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Il Libano ricomincia dal generale Suleiman Il Parlamento elegge il nuovo capo dello Stato dopo 18 mesi di tensione e violenze Mano tesa a Hezbollah: "No a lotta interna, ristabiliremo legami diplomatici con la Siria" di Umberto De Giovannangeli/ Segue dalla prima LE SCHEDE BIANCHE sono state sei, mentre tre deputati hanno votato altri nomi. Il Libano era senza presidente dallo scorso novembre, quando era scaduto il mandato di Emile Lahoud. Subito dopo l'elezione, il giuramento. E dopo il giuramento, il primo di scorso da Presidente. Suleiman chiede ai deputati di osservare un minuto di silenzio in memoria dei "martiri del Libano". Il generale, 59 anni, giura di difendere la costituzione e l'indipendenza del Libano e si appella ai libanesi per una riconciliazione nazionale: "Abbiamo pagato a caro prezzo la nostra unità nazionale - scandisce - , cerchiamo di preservarla tutti uniti". I tiratori scelti sui tetti di Place de l'Etoile, la banda musicale della guardia presidenziale e un lungo tappeto rosso che dall'ingresso del Parlamento libanese arrivava proprio sotto la torre dell'orologio al centro della piazza, hanno accolto l'arrivo del neopresidente della Repubblica Michel Suleiman, atteso nell'emiciclo per pronunciare il discorso d'insediamento subito dopo la sua elezione. La gradinata del Parlamento, solitamente riservata ai giornalisti, è occupata dagli "ospiti" di riguardo": circa 200 personalità straniere, tra le quali i ministri degli Esteri dell'Italia, Franco Frattini, della Francia Bernard Kouchner, della Spagna Miguel Moratinos, del Vaticano Dominique Mamberti, e l'Altro rappresentante della politica estera dell'Ue, Javier Solana. Dagli Usa è giunta solo una rappresentanza del Congresso, ma il presidente George W.Bush si è congratulato con Suleiman e si è detto pronto a lavorare con lui. Folta la rappresentanza araba, dall'emiro del Qatar, sheikh Hamad Bin Khalifa al-Thani ) ai ministri degli Esteri di Siria e Arabia Saudita. Questo schieramento senza precedenti di autorità straniere testimonia la preoccupazione per le sorti del Paese dei Cedri, che solo poche settimane fa stava per scivolare in una nuova guerra civile, quando miliziani dell'opposizione guidata dal partito sciita Hezbollah, sostenuto da Siria e Iran, hanno ingaggiato una vittoriosa battaglia - con oltre 60 morti - contro i sostenitori del governo del premier Fuad Siniora, sostenuto da Occidente e Arabia Saudita. Il 21 maggio i due campi hanno raggiunto un accordo politico a Doha, con la mediazione del Qatar, per mettere fine a 18 mesi di crisi politica e istituzionale. L'accordo prevede fra l'altro, oltre all'elezione di Suleiman alla presidenza. la formazione di un governo di unità nazionale. Suleiman dovrà conciliare Hezbollah e i suoi nemici filoccidentali su temi spinosi quali la "resistenza" a Israele, le relazioni con la Siria e con il tribunale internazionale che deve giudicare i sospettati dell'assassinio dell'ex premier Rafik Hariri, capofila del fronte antisiriano. Nel discorso inaugurale, dopo il giuramento, Suleiman ha fatto un accorato appello all'unità del Paese, e ha cercato di soddisfare entrambe le parti. Ha sostenuto il tribunale per Hariri, ma anche l'instaurazione di relazioni diplomatiche con Damasco; inoltre ha sottolineato la necessità nazionale di un "dialogo su una strategia difensiva che tragga profitto dall'esperienza della resistenza", cioè di Hezbollah: "Fintanto che le fattorie di Sheba saranno occupate - ha detto il neopresidente riferendosi a un piccolo territorio al confine fra Libano, Siria e Israele ancora occupato dalle forze israeliane - ci sarà la necessità di una strategia di difesa concordata attraverso il dialogo nella quale l'esperienza della resistenza sarà tenuta in considerazione". Il Partito di Dio sciita finora si è sempre rifiutato di disarmare o di integrare le sue milizie nell'esercito regolare; mentre il suo sponsor, Damasco, e Beirut non hanno mai aperto le rispettive ambasciate. Inoltre la Siria è accusata per l'assassinio di Hariri. Suleiman ha ringraziato i Paesi che partecipano all'Unifil, la forza di pace schierata nel sud del Libano, soprattutto per "l'impatto positivo che ha lasciato nella popolazione locale". Poco dopo il giuramento del dodicesimo presidente del Libano, la presidenza ha diffuso un comunicato nel quale si dichiara dimissionario, secondo la Costituzione, il governo di Fuad Siniora. Già da domani Suleiman dovrebbe iniziare le consultazioni parlamentari per designare un nuovo premier che dovrà formare il "governo di unità nazionale", nel quale l'opposizione ha ottenuto di avere il potere di veto. E resta il nodo centrale del che fare con l'agguerrita milizia armata di Hezbollah. Un nodo che il "presidente-generale" è chiamato a sciogliere. Non sarà facile. Ma per un giorno il Libano non vuole pensarci. Perché è un Paese in festa.

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Il contingente dispiegato a sud alla frontiera tra Israele e Libano ha una forte componente militare italiana (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del "Il contingente dispiegato a sud alla frontiera tra Israele e Libano ha una forte componente militare italiana".

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L'uomo che morì 32 volte (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del L'uomo che morì 32 volte Maurizio Chierici Segue dalla Prima L a Farc ha confermato la scomparsa già sussurrata ieri dal ministro della difesa Juan Manuel Santos ad una giornalista che voleva sapere con quale amarezza Tirofijo stava sopportando il disfacimento della Farc. Mese infausto, un colpo dopo l'altro. Reyes, mediatore impegnato con Francia, Svizzera e Venezuela nella liberazione della Betancourt, ucciso in Ecuador da un bombardamento dell'aviazione colombiana guidata da satelliti Usa. Assassinato un altro notabile della cupola: gli ha sparato l'autista guardaspalle che si è subito consegnato ai ranger. Ma la defezione che qualche giorno fa ha devastato il morale dei guerriglieri è la resa di Karina, comandante Nelly Avila Moreno, 45 anni, da venti in armi con la fama di chi spara e sparisce. Nella versione del ministro Santos, Karina avrebbe organizzato l'assassinio di Alberto Uribe, padre del presidente. Si è consegnata al battaglione Medellin. Altri 1600 guerriglieri sembra vogliano trattare la resa in cambio di qualcosa. Insomma, annunci di catastrofe. "E Tirofijio?". "Tirofijio è all'inferno dove vanno i criminali quando muoiono". "Morto?", meraviglia della giornalista. "Morto alle sei della sera del 26 marzo in una zona sotto bombardamento, ma le cause sembrano naturali". Cancro alla prostata, infarto: chissà. Non ha saputo spiegare come mai il governo di Bogotà ha taciuto un avvenimento che sconvolge da quarant'anni di storia del Paese. Il presidente Uribe non l'ha presa bene. Da settimane stava preparando l'annuncio solenne da usare in una occasione. Santos glielo ha bruciato. E Uribe non nasconde il fastidio perché Santos non è solo ministro della difesa e uno dei pilastri del partito uribista: assieme al cugino vice presidente della repubblica, è proprietario del Tiempo, grande giornale e di radio e di Tv, impero formalmente condiviso con editori Usa negli ultimi mesi azionisti di maggioranza, ma non è chiaro quali soci compongano la nuova maggioranza. Si parla di un trucco che consentirebbe a Santos di candidarsi alla presidenza 2010 senza venir frenato dai divieti che nell'altra sponda dell'Atlantico impediscono senza pietà questo conflitto d'interessi: potere politico, giornali e Tv. Uribe non perdona a Santos d'avergli rubato la scena proprio mentre studia un ritocco alla costituzione che gli permetta una terza ed eterna candidatura. Per riprendere il primo piano si aggrappa alla Betancourt, gadget che portano le sue parole ovunque: lei e altri ostaggi verranno forse liberati dalle Farc allo sbando. "Stiamo trattando". Può essere vero, può essere una fata morgana inventata per tornare protagonista. Yolanda, madre di Ingrid, non gli crede. "Non vuole che Ingrid ritorni. È un momento di grande pericolo. Uribe non ha nessuna intenzione di liberarla, noi continuiamo ad aver fede. È nelle mani di Dio". Cano, successore di Tirofijio, viene considerato "un politico. Forse Chavez, Correa e Sarkozy possono trattare. Sono solo loro la nostra speranza". Insomma, Tirofijo continua a dividere il Paese anche da morto. Non si chiamava Manuel Marulanda Velez. Era la prima maschera di battaglia dietro la quale si era nascosto per onorare un sindacalista ucciso dalle solite mani. Voleva far capire: prendo il suo posto. Si chiamava Pedro Antonio Marin, 78 anni, nato a Genova, villaggio al centro della Colombia con un monumentino sistemato al centro di un'aiuola davanti alla muncipalità: lastra di ferro che riproduce il "passaporto rosso" degli emigranti italiani fine Ottocento, nome e cognome del genovese arrivato fin lì. Il passaporto rosso era il documento che vietava a chi partiva dalle nostre sponde in cerca di fortuna non solo il ritorno a casa "per sempre", ma di mantenere la cittadinanza italiana.. L'inferno della nostra emigrazione cominciava così. Le leghe che oggi imperversano contro gli stranieri non vogliono ricordare. Martin non è stato solo "mungitore, pastore, tagliatore di legna e contadino". Famiglia contadina, ma il ragazzo aveva un po' studiato tanto da diventare ispettore delle opere pubbliche ed iscriversi al partito liberale. Speranza del partito meno conservatore e di milioni di diseredati schiacciati dal latifondo. Quando Pedro compie 18 anni domina la scena politica Jorge Eliécer Galtan, "liberale di sinistra", definizione che Marin pretende di indossare anche quando spara, sequestra o si associa al traffico di droga; Galtan era un intellettuale lontano dagli affari e dal denaro. Retorica o verità, dedicava ogni impegno "al benessere del popolo". Amato da folle di braccianti, baraccati, studenti e piccola borghesia, diventa il grande favorito alla presidenza ma viene ucciso. Tre colpi, 9 aprile 1948 mentre delegati di ogni paese delle due americhe stanno per sottoscrivere la nascita della Oea con la protezione del generale Marshall. Galtan si oppone nel nome di un continente che non sopporta la colonizzazione dell'altra America. Dalla quale arrivano delegazioni di studenti per dargli man forte: fra loro anche cubani guidati da un leader spiritato che si chiama Fidel Castro. L'Organizzazione degli Stati Americani nasce proprio quel giorno in un garage di Bogotà dove capi di stato e ministri si nascondono mentre i carri armati del presidente Ospina Perez: sparano sulla folla infuriata: un massacro. Ecco che Pedro Marin imbraccia il fucile e diventa Tirofijio, mira precisa. Il partito liberale non condivide la lotta armata e Tirofijio si appoggia a movimenti comunisti. La prima battaglia sul campo risale al 1949: vuole liberare Genova (dove è nato) dai miliziani del latifondo, ma arriva l'esercito e deve scappare. Il governo capisce che l'inquietudine di bandoleros al momento disuniti possa cementarsi in una forza organizzata nei gruppi di autodifesa contadina. Raunberg, generale in pensione Usa, addestra truppe di autodifesa: degli agrari e dei notabili. Nascono quarant'anni fa quei paramilitari che irrobustiscono nel tempo addestrati attorno a Boyacà da ufficiali in pensione del Mossad israeliano. Comincia la guerra civile che ancora continua. Tirofijio è un'ombra imprendibile, sparisce riaffiora in una foresta cento chilometri lontana. Le sue Farc nascono nel 1966. Organizzazione verticale militarizzata. Quindici mila, ventimila uomini. Pur presentandosi da liberale di sinistra, riceve aiuti da Cina, Vietnam, impero sovietico. Girano il mondo e arrivano da Panama dove regna il generale Noriega, presidente amico. In realtà anche Noriega è un'anguilla con tante facce: vende armi in cambio di droga obbediente alla strategia della Cia di Bush padre: gli riconosce perfino uno stipendio. È un modo per controllare gli arsenali Farc e il mercato della droga e chiudere e aprire i rubinetti quando la real politic lo richiede. Tutti giocano con lui e lui gioca con tutti. Diffidente dietro il faccione contadino che ricorda l'attore Fernadel. Solo due presidenti colombiani riescono a guardarlo in faccia in colloqui di pace finiti in niente: Belisario Betancourt e Andrés Pastrana, entrambi conservatori. Del suo vecchio partito liberale Tirofijio non si fida. Ma non si fida neanche di loro. Con la mediazione di Garcia Marquez, Pastrama gli concede un territorio smilitarizzato dove aprire tende della pace senza l'incubo delle imboscate. Dal 1998 al 2004 funzionano a singhiozzo, ma nel momento di firmare qualsiasi accordo la poltrona di Tirofijio è sempre vuota. Anche perché la Farc coltiva altre amicizie. Governa regioni dominate dai narcos. Da principio surroga l'autorità statale facendo pagare dazio alla droga che esce. Poi partecipa al traffico e quando la droga diventa pericolosa per l'intervento della Dea americana, si autofinanzia con sequestri e ritorsioni. Se i paramilitari appoggiano chi gli dà la caccia con gli squadroni della morte, le Farc ne imitano violenza e crudeltà. Spaventare per dominare. Era l'ultimo rivoluzionario di un continente che sta dimenticando le rivoluzioni per riguadagnare una faticosa normalità. Ma il fascino che la ribellione può suscitare negli emarginati alla deriva in ogni Paese latino, non ha accompagnato gli ultimi vent'anni di un protagonista furbissimo e spietato. Nessun idealista riusciva a fidarsi di un uomo così. Quattro milioni di profughi interni è una delle eredità lasciate da Tirofijio, dai paramilitari e dai governi come il governo Uribe che hanno affidato le battaglie politiche alle armi e alla repressione. Bisogna dire che quando si è aperta la speranza della pacificazione tentata da Pastrana, intellettuali e giornali borghesi hanno cercato di sdemonizzare e smitizzarne il profilo per rimpicciolire il più arcaico guerrigliero del mondo in un uomo che poteva essere come gli altri. Quando ha compiuto 70 anni, Cambio, settimanale di proprietà di Garcia Marquez, racconta brindisi e auguri nelle pagine dedicate al jet set. Era solo un'illusione alla quale ha creduto anche Ingrid Betancourt quando parte per incontrarlo nella speranza di fargli capire come i rapimenti rinforzassero solo la destra di Uribe e dei ponderosos che lo sostengono. Sappiamo cosa è successo: non è ancora tornata. Ignoranza? Mancanza di umanità? "Era un uomo complesso. L'aria molle del contadino inconsapevole nascondeva una determinazione coltivata nel lunghissimo autoesilio, nello scappare per tornare e colpire, e nel maschilismo diventata dottrina nella quale i suoi uomini venivano cresciuti". Me lo ha raccontato Pastrana quand'era presidente e si disperava per l'utopia tragica di Ingrid Betancourt. Ha avuto sette figli, "tutti maschi", ma non è vero. C'è anche una ragazza sposata a Reyes, mediatore ucciso dal bombardamento in Ecuador. Il cognome "Marin" non diceva niente ai giornalisti che incontravano lontano dalla Colombia la signora portavoce Farc. Puntuale, riservata. Mai rispondeva alla domanda frivola del curioso che voleva sapere "Lei conosce Tirofijio?". mchierici2@libero.it.

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Verdetto al cardiopalma tra i tifosi di Garrone e di Sorrentino Con Cantet la Francia torna a vincere dopo oltre vent'anni. Penn difende la sua giuria: sulla Palma d'oro, voto unan (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Verdetto al cardiopalma tra i tifosi di Garrone e di Sorrentino Con Cantet la Francia torna a vincere dopo oltre vent'anni. Penn difende la sua giuria: sulla Palma d'oro, voto unanime di Gabriella Gallozzi inviata a Cannes PALMARÈS al cardiopalma per questa edizione 2008 del festival. E non solo per gli italiani in attesa di una "doppietta" dal lontano 1978, quando la Palma toc- cò a L'albero degli zoccoli di Olmi (si è festeggiato il trentesimo compleanno proprio qui sulla Croisette) e Il Gran premio a Ciao maschio di Ferreri. La sopresa è toccata anche alla Francia a secco di palme dal 1987 quando se l'aggiudicò Sotto il sole di Satana di Maurice Pialat. E che oggi torna in testa al palmarès con Entre les murs di Laurent Cantet, un film che, passato, proprio l'ultimo giorno di concorso, ha subito rivoluzionato il toto-palma rimasto fin lì con un testa a testa tra il Che di Soderberg e Changelling di Clint Eastwood, che invece hanno portato a casa, rispettivamente, la Palma per l'attore Benicio Del Toro (che ha dedicato il premio al Che) e il premio speciale della 61esima edizione il vecchio Clint. Certo al momento della Montée des Marches, sotto una sorta di tormenta di vento e pioggerellina, nessuno si sarebbe aspettato questi premi. La stampa italiana era già stata "avvisata" di un rientro sulla Croisette di Garrone e Sorrentino e la tensione è diventata subito alta ad ogni premio "snocciolato" sul palco dall'ilare attore francese Eduard Baer che ha condotto la consueta cerimonia di premiazione nella sala più grande del Palais. La stampa davanti al grande schermo, nella sala accanto, è lì che segue la cerimonia già dall'inizio dalla Montée. Ed ecco i sorrisi di Matteo Garrone e Paolo Sorrentino, accompagnati dai produttori e Toni Servillo, protagonista per entrambi, lasciano ben sperare sul risultato del palmarès. Intanto Sergio Castellitto in mezzo ai colleghi giurati, "capitanati" dal sempre più tenebroso Sean Penn, inizia a scattare foto alla "giapponese", continuando pure durante la premiazione. Gli italiani cominciano una sorta di conto alla rovescia e le fazioni tra sostenitori de Il divo e di Gomorra si fanno sentire. Sean Penn, impeccabile smoking con colletto della camicia alzato, parla di "un'esperienza di passione condivisa", di "grandi discussioni costruttive" e della volontà "di premiare film che non fossero premiati altrove", ribadendo così, come aveva detto all'inzio, la volontà di fare di Cannes una sorta di anti-Oscar. E c'è riuscito. A colorare la Montée, arriva poi, tutta la classe del liceo parigino di Entre les murs. Circa venti ragazzi che non si fanno certo pregare per salire il palco della premiazione. Un bel colpo d'occhio per un festival come Cannes che tanto tiene all'etichetta. E Cantet quasi commosso a ringraziare un po' tutti ma soprattutto a dire: "ecco, il mio film racconta come deve essere la società francese multietnica e multicultarale". L'applauso della sala è una sorta di boato prolungato. E non diversamente avviene nella sala stampa. "Cercavamo in primis - ha poi spiegato il presidente Sean Penn - un film in cui l'espressione artistica facesse la differenza. Ma in questo film abbiamo trovato anche la magia della provocazione intelligente, della generosità, della qualità di scrittura e di interpretazione. In una parola, qualcosa di davvero magico". Anche Marjane Satrapi (la regista di Persepolis) ribadisce questa sorta di "colpo al cuore" che il film ha suscitato in tutti i giurati. "Ci ha posto la vera questione della democrazia e della difficoltà di accettare una convivenza con chi è diverso da noi senza mai ricorrere alle scorciatoie salvifiche e alle risposte facili". Peccato, fa notare qualcuno, per l'iraeliano Ari Folman e il suo cartoon da Palma, Waltz With Bashir sulla strage di Sabra e Chatila rimasto a bocca asciutta, nonostante il regista fosse presente alla cerimonia. Ma Sean risponde: "È la prova - risponde - che pronostici e pettegolezzi non ci hanno mai influenzato. Considero il film israeliano molto bello e importante e potrei essere perfino d'accordo con chi dice che meritava un premio. Ma abbiamo dovuto fare delle scelte, le abbiamo fatte, nel bene e nel male".

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Libano, suleiman apre alla siria - alberto stabile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La Siria Il Partito di Dio Libano, Suleiman apre alla Siria Il nuovo presidente tende la mano a Hezbollah: dialogo su tutto Significativa fra gli ospiti la presenza dei ministri degli Esteri di Teheran e Damasco Siamo interessati fortemente a legami fraterni con Damasco in un contesto di rispetto della sovranità e dei confini Fintanto che le fattorie di Sheeba saranno occupate ci sarà la necessità di una strategia di difesa concordata ALBERTO STABILE DAL NOSTRO INVIATO BEIRUT - Michel Suleiman emerge dal fondo della piazza in una "Piedigrotta" di bandiere, di canti e di spari in aria neanche fosse un santo portato in processione. In Libano è così, lo spazio che separa la gioia dalla disperazione, il risveglio dalla depressione, la paralisi dall'attivismo sfrenato, è brevissimo e caduco. Per un anno e mezzo lo speaker, Nabih Berri, s'era rifiutato di convocare il parlamento per punire una maggioranza e un governo che riteneva, giudizio opinabile, illegittimi, ma ieri, dopo il miracolo di Doha, è bastata mezz'ora ai 127 deputati per eleggere Suleiman presidente della Repubblica, con 118 voti a favore, sei schede bianche e tre voti dispersi. Su una delle schede annullate avevano scritto "Rafik Hariri e i martiri". Nel suo discorso d'investitura, dopo aver prestato giuramento "in nome di Dio onnipotente" di rispettare e proteggere l'indipendenza del Libano, la sua sovranità e la sua Costituzione, Suleiman ha chiarito le linee guida della sua presidenza su alcuni punti cruciali e ancora incerti del compromesso tra maggioranza e opposizione raggiunto in Qatar. In particolare: i rapporti con la Siria e il disarmo degli Hezbollah che sono poi le due questioni contro cui è andato a sbattere il vecchio governo e sulle quali si potrà misurare la tenuta del compromesso raggiunto in Qatar. Già la presenza nell'emiciclo del ministro degli esteri di Damasco, Walid al-Moallem, seduto alla tribuna degli ospiti stranieri accanto al collega iraniano Manouchehr Mottaki, è un segnale evidente che qualcosa di nuovo sta succedendo tra Damasco e Beirut dopo il ritiro, a furor di popolo, dei soldati siriani nella primavera del 2005, qualche settimana dopo l'uccisione dell'ex premier, l'uomo della ricostruzione, Rafik Hariri. Suleiman lo dice senza mezzi termini: "Noi cercheremo fortemente fraterni legami tra Siria e Libano nel rispetto della reciproca sovranità e dei confini di ciascun paese, e relazioni diplomatiche che siano benefiche per entrambi". Sul disarmo dell'Hezbollah, e di tutte le milizie, previsto da almeno due risoluzioni dell'Onu, tema questo che deve stare molto a cuore a Mottaki, rappresentante del grande tutore del Partito di Dio, l'Iran, il nuovo presidente è, invece, più sfumato. Dice, Suleiman che d'ora in poi le armi dovranno essere dirette soltanto contro il nemico (e lascia intendere che mai più dovranno le milizie sciite prendere di mira altri cittadini libanesi). Ma poi, accennando alle Fattorie di Sheeba, una piccola ma strategicamente importante porzione della frontiera Sud tuttora occupata da Israele, riconosce, Suleiman, che l'esperienza "maturata dalla resistenza" potrà essere utile alla strategia difensiva che l'esercito libanese adotterà. Tutto questo, però, sarà al centro di un "tranquillo dialogo" nazionale. Che colpo d'occhio, il tempio continuamente dissacrato della democrazia libanese. A giudicare dalle presenze straniere si direbbe che sono molti i padri dell'accordo che ha portato come primo atto all'elezione del nuovo presidente. Qualcuno, però, può vantare qualche merito in più. Avvolto in un mantello di garza bordato d'oro che ne alleggerisce la corporatura, lo Sceicco Hamad bin Khalifa al Thani, si gode lo spettacolo sullo scranno più alto dell'emiciclo, accanto a Berri e al neo presidente. E' lui, adesso, il simbolo di una diplomazia araba dinamica ed efficiente al cospetto della quale il passo lento e ponderato del signore della diplomazia saudita, il principe Saud al Feisal, che gli siede di fronte, inevitabilmente perde colpi. Poi gli europei venuti a dare il loro imprimatur. L'Alto rappresentante dell'Unione, Javier Solana, tagliato fuori nella fase cruciale della crisi; il francese Bernard Kouchner, costretto a digerire un compromesso che va in senso opposto alle strategie francesi. Anche se Suleiman ripete che il Libano rispetterà le risoluzioni Onu e gli obblighi che derivano dall'istituzione del Tribunale internazionale creato per giudicare le persone indiziate della morte di Hariri, fra le quali figurano alcuni personalità del regime siriano. Accuse che la Siria ha sempre respinto. Franco Frattini, si compiace: "Un grande giorno per il Libano", dice accentuando una lettura positiva dell'accordo di Doha. A giudizio del nostro ministro degli Esteri, il compromesso, che affida e riconosce all'esercito il monopolio dell'uso delle armi, chiama gli Hezbollah a privarsi del loro armamento. Il che contribuirà non solo alla stabilità del Libano ma anche della frontiera Sud e dunque alla sicurezza d'Israele. Cosa, quest'ultima, di cui agli Hezbollah importa, tuttavia, molto poco.

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Garrone & sorrentino così l'italia si riscatta - (segue dalla prima pagina) natalia aspesi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Spettacoli Garrone & Sorrentino così l'Italia si riscatta La Palma d'oro va a Laurent Cantet per "Entre les murs" ma "Gomorra" e "Il divo" entrano nel Palmares con il Grand Prix del 61° Festival e il Premio della Giuria Nel 1972 la Palma d'oro fu vinta ex aequo dai film di Elio Petri e di Francesco Rosi (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) NATALIA ASPESI L'ultima volta l'aveva vinta nel 2001 da Nanni Moretti con "La stanza del figlio". Ma va bene così perché ciò che importa è che finalmente il nostro cinema si sia presentato a una platea internazionale con due opere importanti, di registi non ancora quarantenni, dimostrando che all'improvviso, da un cinema che pareva sbiadirsi nella povertà delle storie e nell'asservimento televisivo, sta nascendo una nuova generazione di autori che ispirandosi a maestri dell'impegno politico come Petri e Rosi, sanno rimettersi a guardare il nostro paese senza paura, scavando nella sua realtà e attualità, nelle sue ombre, vergogne, misteri e tragedie e sapendolo raccontare in modo innovativo, geniale, personale. Non era così scontato che in una selezione molto alta, di film in assoluta maggioranza meritevoli, una giuria guidata dall'americano Sean Penn puntasse su entrambi i nostri due film. Ma l'attore-regista, appassionato democratico tendente al no global, e tutta la giuria in cui c'era pure Sergio Castellitto, hanno capito benissimo i due drammi italiani: quello di un modo oscuro e contaminato di mantenere il potere, rappresentato da una figura enigmatica e impenetrabile, quello di una criminalità ancora primitiva e sanguinaria che partendo dalle periferie napoletane si estende nel mondo producendo profitti enormi. Li hanno capiti perché i due autori li hanno raccontati attraverso attori, immagini, sonoro, ritmo, innovativi, sorprendenti, e per questo capaci di destare emozioni, inquietudini anche sconvolgenti. E se "Il divo" ha raccontato agli spettatori che poco sanno dei nostri incubi di un modo di fare politica che, segnando un tragico decennio, è ormai stato superato da altri poteri forse più forti, gli orrori di "Gomorra" vivono ancora nelle strade di Napoli in questi giorni, in una vera e propria guerra tra immondizia e rivolte, tra camorra, popolo, polizia e istituzioni. Certo, sarebbe stato un grande evento se si fosse ripetuto quello che era accaduto nel 1972, quando la Palma d'oro fu vinta ex aequo da Elio Petri con "La classe operaia va in Paradiso" e Francesco Rosi con "Il caso Mattei", protagonista di entrambi Gian Maria Volonté. Ma la Francia ha aspettato 21 anni, in elegante silenzio, prima di ottenere per un suo film il massimo premio dal loro più importante festival che è anche il più importante del mondo, e allora, era il 1987, la Palma era andata a un'opera sublime anche se del genere noiosissimo sin dal titolo, "Sous le soleil de Satan" di Pialat. "Entre les murs", che gli americani intitolano "La classe" è invece un grande semplice film di un grande semplice regista, quello di "Risorse umane" e di "Verso il Sud": racconta della vita di una classe liceale della periferia parigina, dove gli allievi sono di ogni razza e religione, uniti dall'adolescenza e divisi dall'origine, separati dalla lingua, il francese degli insegnanti e quello della strada dei ragazzi che spesso hanno genitori che non sanno né capirlo né parlarlo. Film di massima democrazia che parla di quella necessità di integrazione, di convivenza civile e di rispetto degli immigrati che potrebbe insegnare molte cose a noi e ai nostri ministri. Erano tanti a questo 61° Festival i film importanti, e la giuria si è ingegnata a trascurarne il meno possibile. Per riconoscere l'umanissimo e civile "Linha de Passe" del brasiliano Walter Salles è stata premiata come migliore attrice la stupefatta Sandra Corveloni, dolente madre di quattro figli senza padre in attesa di un quinto; per non trascurare la drammatica famiglia dissestata che non si vuole perdere di "Le tre scimmie" ha giudicato miglior regista il turco Nuri Bilge Ceylan, forse si sono un po' vergognati di premiare la sceneggiatura di "Il silenzio di Lorna", dolorosa storia tra crimine e sfruttamento tra immigrati in Belgio, quando gli autori, i fratelli Dardenne, hanno già vinto due Palme d'Oro. Premiando come miglior attore Benicio Del Toro, che nell'epopea su Che Guevara ha recitato soprattutto con la barba, la giuria ha probabilmente voluto dare una mano al film dell'americano Soderbergh, che essendo troppo lungo, parlato in spagnolo e su un guerrigliero antiamericano, ancora non ha trovato un ardimentoso distributore Usa. Zero riconoscimenti a quel fumetto israeliano sul massacro di Sabra e Chatila, "Waltz with Bashir", di Ari Folman che era da molti considerato la più probabile Palma d'Oro.

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Penn: ecco il cinema italiano che sa raccontare il mondo - laura putti cannes (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Spettacoli Penn: ecco il cinema italiano che sa raccontare il mondo La giuria unanime su Cantet e su Benicio Del Toro Il regista francese: "Non mi sorprende che la scuola interessi il mondo intero" LAURA PUTTI CANNES L'immagine indelebile di questa sessantunesima edizione del Festival di Cannes saranno i ventiquattro ragazzi di tutti i colori di "Entre les murs" che con la ruvida grazia della loro età hanno sciamato compatti da un albergo (mai visto prima dalla maggior parte di loro) a una sala stampa, dal tappeto rosso di ieri sera fino al firmamento del palcoscenico e della Palma d'Oro. C'era qualcosa di forte e di commovente, di imprevedibile e di sanamente energetico, nella scolaresca vincitrice di Laurent Cantet che è riuscita a mettere d'accordo due americani, un'iraniana, un tailandese, un italiano, una tedesca, due francesi e un messicano; e che, come compagno di unanimità, ha avuto nientedimeno che il Che di Benicio Del Toro. Gli studenti e il guerrigliero. E Sean Penn, che negli Stati Uniti deve essere considerato anche lui un po' un guerrigliero, ha difeso la massima scelta della Giuria con grande passione: "Le interpretazioni: magia pura. La scrittura: magia pura. Le provocazioni e la generosità: magia pura. Il fatto che, in un mondo sempre più confuso, qualcuno ci mostrasse dove va la scuola ci ha toccato profondamente. Abbiamo amato un film che non vuole dare risposte, ma che pone molte domande". ""Entre les murs" ci ha catturato per la generosità degli attori" ha detto il giurato Castellitto. "è un film che gli adolescenti possono andare a vedere e capire qualcosa della loro vita". E il regista tailandese Apichatpong Weerasethakul ha promesso di inviare il film al ministro dell'Educazione del suo paese. Quando in sala stampa è finalmente arrivato Cantet con il suo protagonista (e autore del libro dal quale "La classe" è tratto) FranÇois Bégaudeau, e con Esmeralda, Henriette, Souleymane, Boubacar, Wei e tutti gli altri, l'incontro si è trasformato in qualcosa di diverso da una conferenza stampa. Qualcuno ha avuto la malaugurata idea di chiedere: "Come festeggerete?". "Il problema è che alle undici c'è un pullman pronto a partire per Parigi" ha risposto il regista. Ovviamente la classe del liceo "FranÇoise Dolto" del ventesimo "arrondissement" di Parigi ha smesso di recitare la sua parte ed è esplosa in un "On part pas, on veut faire la fête!", non partiamo, vogliamo fare festa, e a quel punto è stato difficile trattenerli, e chissà come è andata a finire. "Non sono sorpreso che parlare di scuola interessi il mondo intero, che il modo in cui abbiamo raccontato questa storia sia stato condivisibile e che anche il pubblico straniero sia riuscito a entrarci" ha detto Cantet. Mentre Bégaudeau: "Il nostro film si indirizza a quelli che oggi non sanno che cosa è la scuola, a chi pensa che i giovani siano dei cretini, incolti, attaccati ai loro videogiochi. Non è così, e spero che il film renda loro giustizia. Credo che sia un film destinato ai vecchi. Farà loro avere buone notizie dei giovani". Ma in sala stampa dopo la premiazione si è anche parlato dei nostri due vincitori. "Il messaggio di "Gomorra" resterà a lungo" ha detto Sean Penn. "I due film italiani usano un linguaggio cinematografico straordinario, sono considerazioni molto forti di come funzionino il mondo e i governi. è un tipo di cinema organico". "Ho pensato a questi due film come gemelli nello stesso ventre" ha detto Sergio Castellitto. "E i premi secondo me sono tre: i due che hanno vinto "Gomorra" e "Il divo", e il terzo è per il nostro cinema. L'anno scorso, durante la mia lezione di cinema qui a Cannes, mi chiedevano che cosa ci stesse accadendo, perché non ci fossero film italiani al festival. Sono felice di queste vittorie e a chi mi parla di crisi del cinema italiano lo condanno a una vacanza sulla Costa Azzurra" ha terminato Castellitto, visibilmente molto stanco. L'assenza più notata è stata quella dello bellissimo film animato "Waltz with Bashir" dell'israeliano Ari Folman che tutti davano tra i premiati. "Sono felice che questa giuria non abbia tenuto conto delle voci, che non sia stata influenzata dal "buzz"" ha detto Sean Penn. "Ma non ho una risposta a questa domanda. Il fatto è che nel festival c'erano davvero troppi film interessanti. Credo che "Waltz with Bashir" sia un film magnifico e sono sicuro che troverà un pubblico con o senza di noi".

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Per la panchina del chelsea spunta deschamps - emanuele gamba torino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Sport Mourinho: Grant? Un perdente Per la panchina del Chelsea spunta Deschamps EMANUELE GAMBA TORINO C'è anche Didier Deschamps tra i candidati alla panchina del Chelsea, ma i tabloid inglesi non inseriscono l'ex allenatore della Juventus nella rosa che comprende Rijkaard, Hiddink, Eriksson, Mancini e Lippi. In realtà Roman Abramovich, che ha licenziato l'israeliano Grant venerdì pomeriggio, ha già depennato i due italiani e lo svedese: in questo momento, il favorito è l'olandese che fino a pochi giorni fa ha guidato il Barcellona, seguito a ruota da Deschamps che del Chelsea è stato giocatore (anche se per una sola stagione) e che ha già sfiorato la panchina dei londinesi quattro anni fa, dopo aver raggiunto (e perso, contro il Porto) la finale di Champions League: all'epoca venne corteggiato sia dagli inglesi sia dalla Juventus, ma scelse di restare al Monaco, al quale era vincolato da un contratto. Deschamps è poi arrivato alla Juventus due estati fa, portandola dalla B alla A prima di dimettersi a causa delle divergenze con Blanc e Secco. Da allora ha scartato numerose proposte in attesa di un'offerta di primissimo livello: quella del Chelsea non la rifiuterebbe, e intanto ha già ricevuto una telefonata di sondaggio da parte di Peter Kenyon, diggì dei Blues. Grant è stato licenziato dopo il doppio secondo posto in campionato e Champions League, sempre alle spalle del Manchester. E ieri, dopo la ricca liquidazione che riceverà se eviterà di sparlarne del suo ex club, ha incassato anche le perfide critiche di Josè Mourinho, di cui aveva preso il posto nel settembre scorso: "Dopo aver vinto due titoli a stagione negli ultimi tre anni, quest'anno il Chelsea non ha vinto niente, il che significa che è stata una stagione davvero brutta. Forse, per chi ha la filosofia del perdente, è stata una grande stagione, ed è un pensiero che rispetto, ma nel calcio la parola "quasi" non significa nulla: se hai "quasi" vinto è stata un'annata pessima". Il perdente Grant, in ogni caso, sembra già aver trovato un nuovo lavoro: allenerà il Manchester City al posto di Eriksson.

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Il futuro d'israele? tutto scritto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Spettacoli Su History Channel documentario sulle profezie della Bibbia sul popolo ebraico Il futuro d'Israele? Tutto scritto Attraverso l'aiuto di eminenti teologi e con il contributo di rigorose ricostruzioni storiche, il documentario che History Channel propone stasera alle 21 - "Le Profezie di Israele" - mette a nudo le previsioni sul futuro dello Stato ebraico contenute già nella Miqra', conosciuta come Tanakh. Tanakh non è che l'acronico con il quale si indicano i testi sacri della Religione ebraica, la cosiddetta "Bibbia ebraica", che è parte dell'Antico Testamento cristiano. Tre delle lettere che compongono la parola (TNKh) sono infatti le iniziali dell'espressione Torah, Nevi'im, Ketuvim (Torah, Profeti, Agiografi), le tre parti della Scrittura. Tutti i libri sono stati scritti in ebraico, solo alcune parti figurano in aramaico. I tre libri profetici, proposti stasera da History Channel, sono suddivisi a loro volta in altri libri per un totale di ventiquattro. Al tempo del Santuario di Gerusalemme, spettava al Sinedrio - l'organo che emanava le leggi e gestiva la giustizia - valutare se un testo dovesse far parte del Tanàkh. La decisione veniva presa in base a vari criteri, tra cui che il libro in questione fosse stato scritto con spirito profetico. Nella tradizione ebraica si chiama "Torah Scritta" è quella contenuta nei ventiquattro libri, mentre la "Torah Orale" è il "Talmud", trasmessa oralmente da Dio a Mosè sul Monte Sinai e poi messa per iscritto con le discussioni rabbiniche che avevano luogo al tempo del Tempio di Gerusalemme.

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CARA Teresa, avrei voluto scriverti questa lettera quando eri ancora in vita. Non l&# (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di PAOLO GIUNTELLA CARA Teresa, avrei voluto scriverti questa lettera quando eri ancora in vita. Non l'ho fatto per pudore e insieme, per non mettere anzitempo il carro davanti ai buoi. Una forma di scaramanzia pagana e insieme, un'estrema speranza. Di un miracolo. Volevo dirti, semplicemente, grazie. Grazie per la catechesi quotidiana che tu, nei tuoi anni di malattia, di cancro progressivo alle ossa usiamola pure questa parola che per molti è un tabù, come la sigla Aids e ancor più negli ultimi due mesi, ci hai offerto e regalato. Tu hai maturato nella malattia le tue, nostre risposte al mistero della morte e persino del male. Lo hai fatto con semplicità, con l'esperienza del dolore, senza che la tua professione di intellettuale e il tuo mondo di professori universitari, di "sapienti", limitasse il tuo approdo. Anzi. Mi è sembrato che non ci fosse contraddizione, piuttosto semmai stimolo, tra la tua libertà culturale e interiore e la fede. La fede conquistata e riconquistata trovando risposte esistenziali, ma anche intellettuali, agli interrogativi, ai dubbi, ai moralismi e alle meschinità bigotte che pure, talora con protervia, esprimono i credenti e in particolare i cattolici apostolici romani. (...) Tu hai avuto una serenità, un senso dell'umorismo, dell'autoironia, nella tua malattia che sono stati esemplari della visione cristiana della vita (e dunque della morte, che è il compimento della vita, il passo arduo di montagna, della nostra speranza). E hanno, infatti, contagiato le infermiere e gli infermieri dell'ospedale, i medici, i tuoi studenti, le tue amiche, i tuoi colleghi. (...) Ora ti devo confidare due cose. Uno: che mi sono messo a leggere un sacco di libri di teologi, scrittori e filosofi cristiani ed ebrei sul mistero del male e della morte. Non solo per me stesso, ma per rispondere ai tormenti di Cecilia e per cercare fondamenta per affermare che "la morte non ha l'ultima parola", ma anche che "l'ingiustizia non ha l'ultima parola". Ma sto continuando a leggere, e non trovo troppe risposte soddisfacenti: tu hai risposto meglio di ogni parola umana scritta. Secondo: devo confessarti che ho detto due parole al tuo funerale. Due mesi fa, come in certi racconti chassidici o yiddish, pensando a questo giorno, avrei voluto dire: "Signore, perché tanto accanimento proprio con Teresa? Perché persone che soffrono tanto, condannate al dolore e persone che hanno una lunga vita, agii e gozzoviglie? Noi siamo arrabbiati, Signore, Arrabbiati neri. Scendi giù a discutere con noi, se ne hai il coraggio, ci devi una spiegazione...". Ma dopo questi due mesi di catechesi vivente di Teresa, con tenerezza, vorremmo dirti: "Grazie, Signore. Grazie per quello che, per paradosso ma noi sappiamo che l'ebraismo e il cristianesimo sono esperienze di fede fondate sulla profezia e sul paradosso , ci hai dato con il suo dolore e la sua morte... Grazie per averci costretto a meditare sul senso profondo della vita e della storia, sulle cose ultime, sul mistero della vita, della sofferenza, della morte, dell'Eterno, del Divino, del Finito e dell'Infinito". Il vero interrogativo al quale l'ebraismo, il cristianesimo, la Torah, i profeti, la Nuova Alleanza, tutte le grandi religioni e spiritualità del mondo, la grande tradizione teologica, hanno tentato, tentano di rispondere è: "La morte ha davvero l'ultima parola?". Noi crediamo di no: "La morte non ha l'ultima parola". Questa è l'essenza del cristianesimo, l'essenza delle esperienze di fede della famiglia di Abramo. Ecco quello che la Chiesa, i cristiani, gli ebrei, i musulmani, dovrebbero annunciare e testimoniare... A Dio. Ho poi ricevuto dall'amico Jacques, vecchia grande quercia cristiana, una breve nota a queste parole. Carissimo Paddy, la morte non ha l'ultima parola. Trattandosi della vita dopo la morte, tu hai ragione, Paddy, a dire che questa fede è condivisa dalle grandi religioni e, in ogni caso, dalle tre religioni monoteistiche che sono l'ebraismo, l'islam e il nostro cristianesimo. Ma non bisogna, mi sembra, aver paura di dire che, per i cristiani in particolare, questa affermazione ha un rilievo unico, perché fondano la loro fede sulla certezza che Gesù, il figlio di Dio, è morto sulla croce e che Dio suo Padre l'ha risuscitato. Come dice San Paolo (il tuo Santo "patrono"!), se noi non crediamo che Gesù ha vinto la morte, la nostra fede è vana. Dicendo certezza, io credo di tradurre bene le espressioni che tu utilizzi, in italiano, non per fideismo, per devozione, ma per profonda convinzione e che nel greco antico dei nostri Vangeli si chiama "pistis", che significa, almeno secondo il mio dizionario, "prova impegno, patto, fede". Permettimi di ricordare l'episodio molto conosciuto del centurione romano del Vangelo, che dichiara a Gesù: "Di' soltanto una parola, e il mio servo sarà guarito" (Mt 8,8) e, consapevole del suo ruolo nella gerarchia militare, commenta: "Perché anch'io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Va', ed egli va; e a un altro; Vieni, ed egli viene...". Quello che esprime questo commento è che la parola di Gesù sarà realizzata (la Parola guarirà il servo malato). E Gesù dà la misura di questa certezza rispondendo: "In verità vi dico, in tutto Israele io non ho incontrato una tale fede". La fede nel Risorto è la certezza che ci darà accesso alla vita eterna che è la sua, come dice così bene il prologo del Vangelo di Giovanni. Si, per tutti i cristiani, Teresa è viva della vita stessa del Vivente, Gesù Cristo. La sofferenza che lascia senza respiro, vissuta cristianamente nell'abbandono nelle mani della Provvidenza, l'accettazione di questa nemica che ti batte e che minaccia la tua integrità fisica e ti mina dall'interno, è stato il suo modo di praticare l'amore verso i nemici, che Gesù il Cristo ci chiede. Con affetto. Jacques.

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Dal nostro inviato CANNES - Doppia Italia a Cannes nell'anno della Palma d' (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

GLORIA SATTAdal nostro inviato CANNES - Doppia Italia a Cannes nell'anno della Palma d'oro francese, andata a Entre les murs di Cantet. Gomorra di Matteo Garrone riceve il Grand Prix, Il divo di Paolo Sorrentino vince il premio della Giuria. Risultato eccellente per un'edizione del Festival, la sessantunesima, carica di grandi film. Matteo e Paolo, due autori non ancora quarantenni. Da ieri sera fratelli di cinema, fratelli d'Italia per sempre. Fino all'ultimo s'era sperato nel massimo riconoscimento, non foss'altro perché sia Gomorra sia Il divo sulla Croisette avevano ricevuto applausi e critiche osannanti. Insomma, con la loro attenzione alla realtà, sia pure trasfigurata da un linguaggio cinematografico originalissimo, Garrone e Sorrentino erano subito entrati in "zona Palma": aveva o no dichiarato, il buon Penn, di voler premiare un regista "consapevole del mondo e capace di raccontarlo"? Ma l'ultimo giorno il film di Cantet, storia di un professore di ginnasio a tu per tu con la sua classe multietnica in un quartiere parigino "di frontiera", aveva sparigliato i pronostici. Dieci minuti di ovazione in sala, recensioni "ditirambiche": e i giochi si sono riaperti. "Abbiamo deciso all'unanimità", ha spiegato il presidente della giuria Sean Penn, accogliendo sul palco l'emozionato regista di Entre les murs (i francesi non vincevano la Palma dall'87) circondato dai 24, eccitatissimi ragazzini che interpretano gli allievi. "Il mio film somiglia alla Francia, con la sua società composita e i contrasti", ha detto Cantet. I due concorrenti italiani hanno atteso il verdetto circondati dai rispettivi produttori e affettuosamente sostenuti dal "portafortuna" Toni Servillo interprete di entrambi i film. A fare il tifo in platea c'erano anche il sottosegretario Francesco Giro e il direttore Cinema del ministero Gaetano Blandini, saltati su una macchina alla volta di Cannes appena saputo della "doppietta". Sul palco, Matteo e Paolo hanno ringraziato e poi via con le foto che li ritraggono abbracciati con i diplomi, immagine vincente di un cinema che torna a farsi onore nel mondo. Raggiante pure il giurato Sergio Castellitto. "Stasera sono stati dati tre premi", ha spiegato l'attore. "Uno è andato a Garrone, uno a Sorrentino e il terzo all'insieme della nostra cinematografia. I due film sono gemelli, complementari perché ci fanno riflettere su un tema attualissimo: la realtà terribile che può nascondersi dietro una democrazia occidentale". E abbracciando i vincitori: "Sono fiero di voi, in giuria siete stati molto amati". L'affermazione alle "olimpiadi del cinema" di Gomorra e Il divo ha scatenato applausi. "Mi auguravo soltanto che il film venisse capito. E sono felice di non aver vinto il premio per la sceneggiatura: avrei dovuto dividerlo con Andreotti, le battute sono tutte sue", ha scherzato Sorrentino, che dopo la premiazione ha ricevuto con Servillo i complimenti di Penn: "Il vostro film può funzionare anche in America e voi due siete bravissimi, come Kubrick e Peter Sellers", ha detto Sean. Garrone, che sarà padre in agosto, mentre Gomorra si avvia a incassare cinque milioni di euro nelle nostre sale (Il divo uscirà mercoledì 28), era senza parole dall'emozione: "Ringrazio tutti, in particolare Saviano. E sono contento di condivere la gioia con Sorrentino: abbiamo stili diversi ma ad affratellarci è la stessa idea di cinema, un'analoga formazione del gusto", ha detto il regista romano. Sono consapevoli, Matteo e Paolo, che Cannes li ha legati per l'eternità, caricandoli della felice responsabilità di aver resuscitato l'immagine vincente del cinema italiano: la ciliegina sulla torta nell'anno della rinascita e dell'aumento di spettatori. Penn, ciuffo ribelle come la sua personalità, ha poi dichiarato tra una smorfietta e l'altra che la qualità generale del concorso era tale da mettere la giuria in serie difficoltà. Ed ecco spuntare il "premio della sessantunesima edizione" per far contenti i mostri sacri Catherine Deneuve e Clint Eastwood. Nessuna meraviglia per la vittoria di Sandra Corveloni, l'attrice brasiliana di Linha de passe, né per la scelta di Benicio Del Toro che ha fatto di Che Guevara un "santino" nel film-maratona di Soderbergh, tantomeno per il premio della sceneggiatura finito ai Dardenne, habitué del palmarès. L'unico deluso è stato il regista israeliano Ari Folman: il Festival lo aveva richiamato, ma il formidabile cartoon Waltz with Bashir è rimasto a bocca asciutta. E mentre Cannes esultava per la doppia vittoria tricolore, una questione di accordi mancati ha privato il pubblico italiano della diretta della premiazione. Che peccato.

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Dal nostro inviato CANNES - Comunque vada sarà un successo, avevamo d (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

FABIO FERZETTIdal nostro inviato CANNES - Comunque vada sarà un successo, avevamo detto in apertura. È andata anche meglio di così. Matteo Garrone ha visto incoronare da un Gran Premio della Giuria, il secondo riconoscimento del festival, la riuscita assoluta di Gomorra, uno dei pochi grandi film italiani del decennio. Il divo di Paolo Sorrentino incassa il Premio della Giuria, e qui si poteva sperare di più, specie per l'impagabile Toni Servillo: ma due premi su otto, cui va aggiunto un premio "tecnico" ma ufficiale al Divo (Luca Bigazzi e Angelo Raguseo, per l'armonia fra le immagini e il suono del film), sono il segno che qualcosa sta cambiando davvero, nel nostro cinema e nell'attenzione che lo circonda. E poi non era un'annata semplice. I titoli degni di portare a casa un premio o l'altro erano una decina. Per qualcuno Sean Penn e la sua giuria hanno escogitato abili soluzioni diplomatiche (vedi il premio speciale ex-aequo alla Deneuve, protagonista del notevolissimo film di Arnaud Desplechin, che però sembra piacere solo a francesi e francofili, e a un Clint Eastwood tutto sommato minore, ma amico e sodale di Sean Penn, oltre che grandissimo regista per carità). Altri sono stati del tutto ignorati (24 City del cinese Jia Zhangke), talvolta inspiegabilmente ignorati. Come Waltz for Bashir dell'israeliano Ari Folman, senza dubbio la grande scoperta del festival, anche per la novità assoluta della tecnica. Un "documentario d'animazione" che è insieme diario ritrovato, saggio psicanalitico, pagina di storia, è destinato infatti a cambiare per sempre le forme del racconto cinematografico. Per non parlare dell'impatto che questa ricostruzione tutta "in soggettiva" del massacro di Sabra e Chatila avrà sul dibattito interno a Israele. Dove Sean Penn e i molti altri interpreti della giuria hanno pasticciato un po', come sempre chissà perché, è proprio in zona recitazione. La palma a Benicio Del Toro ha infatti un valore puramente politico (uno: non mandare a casa gli americani a mani vuote; due: premiare il film che segna l'inizio ufficiale del disgelo nei rapporti fra Cuba e Usa). Mentre quella alla protagonista del film brasiliano di Walter Salles è un puro obolo al "politicamente corretto". Di attrici eccellenti ce n'erano parecchie, e tutti in film più interessanti: dalle protagoniste di Leonera di Pablo Trapero e di La mujer sin cabeza di Lucrecia Martel, per restare in America Latina, a quelle del film turco o di quello dei Dardenne (che però avevano già altri premi). Quanto alla palma d'oro, è difficile obiettare. Nei festival, come in tutto, conta anche il fattore emotivo. Non è la prima volta che un outsider dell'ultimora soffia il massimo premio a un film altrettanto e forse più meritevole. Il grande affresco di Garrone aveva tutti i numeri per ambire alla palma. L'ambizione, la novità, la qualità della messinscena, l'originalità del racconto, l'impassibilità "fenomenologica" di un film che non spiega, non indaga, non denuncia, ma più semplicemente mostra, come fa sempre e innanzitutto il grande cinema. Ma proprio la modernità e la voluta freddezza di Gomorra, di fronte al calore e all'umanità di Entre les murs, possono avergli giocato contro. I ragazzini di Gomorra spacciano, sparano, tradiscono, muoiono. Quelli di Cantet discutono, litigano, provocano, mettono nei guai il professore e magari se stessi, ma sono anche capaci di sorprese e generosità incredibili. In fondo ha vinto una merce rarissima al giorno d'oggi, non solo al cinema. La speranza.

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Dal nostro inviato CANNES - Nell'anno d'oro dell'Italia, anche il mercato ha r (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dal nostro inviato CANNES - Nell'anno d'oro dell'Italia, anche il mercato ha reagito positivamente. In concomitanza con le critiche entusiastiche dei media internazionali, sia Gomorra sia Il divo venivano venduti nel mondo. Ma sono andati forte anche gli altri titoli made in Italy. "Posso ritenermi soddisfatta di questa edizione di Cannes", dice Adriana Chiesa, grande nome dell'export, dopo aver piazzato "benissimo" Tutta la vita davanti, Giorni e nuvole, Piano solo, La mano di Dio (Maradona secondo Risi), Riprendimi. "Mentre è sempre difficile distribuire film italiani nei Paesi europei, le cui tv programmano pochissimo cinema del Vecchio Continente, c'è forte richiesta dall'Est, ha ripreso il mercato dell'America Latina e il Giappone è ancora interessatissimo". Buono il bottino anche per i distributori italiani: Lucky Red (che già aveva Il divo e Il silenzio di Lorna) s'è accaparrata il cartoon israeliano Waltz with Bashir, Mikado ha aggiunto Entre les murs di Cantet e la commedia sul razzismo Agathe Cléry a Blindness, Archibald (La frontière de l'aube) torna a casa con Eldorado, Teodora ha preso Home di Ursula Meir e When a man comes home di Vinterberg, Cdi distribuirà Surveillance. E Bim, sbarcata con otto titoli, sulla Croisette ha chiuso gli accordi per il prossimo film di Gus Van Sant Milk, con Sean Penn, e per la nuova regia di Sam Mendes. Medusa distribuirà Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen e What just happened con De Niro, mentre Gomorra e Il resto della notte sono targati RaiCinema. Gl. S.

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Il compromesso che ha portato il generale Michel Suleiman alla presidenza del Lib (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ERIC SALERNO Il compromesso che ha portato il generale Michel Suleiman alla presidenza del Libano segna la fine di 18 mesi d'instabilità politica e allontana l'incubo di una nuova guerra civile. L'accordo tra il governo (sostenuto dall'Occidente) e Hezbollah (sostenuto da Siria e Iran, rappresenta le istanze sociali di una fetta considerevole della popolazione più povera) è stato definito "storico". Se il Libano fosse un paese normale in un contesto geopolitico senza tensioni, gli ottimisti avrebbero certamente ragione. Ma su presente e futuro di questo piccolo stato, oltre a vecchi rancori settari e conflitti confessionali, pesano il ruolo e gli interessi di giocatori esterni. Teheran e Damasco, isolati nella regione, considerano il compromesso libanese una vittoria. Anche Hamas, nella striscia di Gaza, ha applaudito. Ma già l'altro giorno, con l'annuncio della ripresa di negoziati di pace tra Israele e Siria, l'umore degli iraniani e di Hamas è cambiato. Si sa poco del contenuto dei colloqui tra gli inviati di Assad e Olmert ma è chiaro che Israele, per restituire le alture del Golan, vuole non soltanto un trattato di pace ma anche il distacco siriano dall'asse Iran-Hezbollah-Hamas. E anche se dopo un "chiarimento" con i rappresentanti siriani, Teheran ha ribadito il legame strategico con Damasco, la situazione è fluida. Washington nega la possibilità di un attacco americano all'Iran sotto la presidenza Bush: ma non convince e la pubblicazione in Usa di un'analisi secondo la quale Israele rischia poco (a livello di rappresaglia) se dovesse bombardare i siti nucleari iraniani, aggiunge un altro elemento al dubbio.

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Grande passo della scuola Mas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-26 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Adda Danza Il festival di Trezzo ospita stasera gli allievi della milanese Music Arts and Show Grande passo della scuola Mas Per i ragazzi l'esame più difficile su importanti coreografie D iventare una scuola di respiro europeo per competere con i grandi centri stranieri di formazione per la danza contemporanea. è il passo più ambizioso tra quelli provati e riprovati senza sosta in questi giorni da quattordici allievi del Mas davanti agli specchi delle sale di via Meucci, dove da tredici anni esiste il Music Arts and Show, tre accademie professionali in un unico centro fondato dall'imprenditore Daniele Lupino. Stasera, i quattordici ragazzi affronteranno l'esame più difficile che confermerà la svolta del Mas, voluta dal direttore artistico dei corsi di danza Elisa Guzzo Vaccarino. Sarà il pubblico a valutare il loro lavoro che per la prima volta è stato affidato, come succede solo nelle scuole di danza europee importanti, a coreografi di nome chiamati a creare per l'occasione: l'americana Susan Sentler, l'israeliano Itzik Galili, gli italiani Matteo Levaggi e Cristina Rizzo. Il contesto che ospiterà la sfida è di tutto rispetto anche per vere compagnie: Adda Danza ospita "Professione Mas in scena", alle 21.30 alla Centrale Idroelettrica Taccani di Trezzo sull'Adda. Gli allievi se la vedranno con un carnet di ballo che mette in fila cinque titoli nella stessa serata: si parte con "La Patina" della Sentler, coreografa di estrazione grahamiana che insegna al Laban Center di Londra, "Through Nana's Eyes" di Itzik Galili su musiche di Tom Waits, "Variazione NË?" di Cristina Rizzo, "Immemory" di Matteo Levaggi che ad "Adda Danza" tornerà venerdì 30 con la "Serata Petrushka" e "Details Loss", workshop degli allievi Giacomo Bia e Daniele Vidiri. Per alcuni dei ragazzi, alla vigilia del diploma per i tre anni di studio, il Mas sta avviando seminari estivi. Il prossimo appuntamento del festival, organizzato da MilanOltre e promosso dalla Provincia, è mercoledì, sempre alla Centrale Taccani, con il dittico del coreografo Paolo Mohovich per il Balletto dell' Esperia: "Offertorium" e "Mozart/Aqva". Per tutti gli spettacoli del festival Adda Danza è confermato il servizio navetta per Trezzo sull'Adda con pullman gratuito (si parte alle 20 da via Vivaio, angolo corso Mon-forte, la prenotazione è obbligatoria). Valeria Crippa PROFESSIONE MAS IN SCENA, stasera alle 21.30 alla Centrale Idroelettrica Taccani di Trezzo sull'Adda, biglietti 15 €, tel.02.743404 Prove Alcuni dei ragazzi per "Immemory" di Matteo Levaggi 5 I titoli del carnet di ballo che vede impegnati i giovani 3 Gli anni di studi previsti al Mas di via Meucci per il diploma.

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Guida ai film a cura di Maurizio Porro DRAMMATICO Gomorra YYYYY (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-26 num: - pag: 13 categoria: BREVI Guida ai film a cura di Maurizio Porro DRAMMATICO Gomorra YYYYY Neorealismo di Scampìa e dintorni, resoconto straziante et fedele, dal libro di Saviano, del degrado morale e materiale che da Napoli si irradia in tutto il mondo. Garrone, grande occhio di cinema, non fa lezione di morale, registra come la camorra abbia mutato il gene sociale ed etico italiano, il suo Dna abituandoci alla feroce volgarità di tutti quelli che hanno già messo mani e piedi sulla città. Da non perdere Anteo, Apollo, Colosseo, Ducale, Eliseo, Uci Bicocca, Uci Certosa DRAMMATICO Racconti da Stoccolma YYYY Tre racconti intrecciati dall'evoluto Welfare del Nord in cui la violenza peggiore è quella che si nasconde in casa nostra. Una fanciulla massacrata dalle leggi tribali di famiglia, una donna che vive un inferno coniugale, un proprietario di night che patisce un segreto di sesso sono tre modi per denunciare il garantismo sentimentale che ci rende anche complici. Buon film, emotivamente prepotente, che non lascia indifferenti President DRAMMATICO Sanguepazzo YYY Marco Tullio Giordana torna tra le notti e le nebbie della Milano dell'aprile 45 per raccontare la vocazione sadomaso, sessualmente e politicamente parlando, degli eroi neri del cinema di regime, la Ferida e Valenti. Gran méo che ribolle di perversione, un mini Salò che torna in flashback sui delitti morali del ventennio, ma proteggendo la privacy. Ed anche un discorso sulla finzione che separa dalla realtà Apollo, Arcobaleno, Eliseo, Gloria, Uci Bicocca COMMEDIA Tutta la vita davanti YYYY Omaggiando la commedia italiana di ieri e guardando in faccia l'Italia di oggi, Paolo Virzì racconta, con personaggi veri e bizzarri, com'è difficile vivere, amare e lavorare nel paese virtuale di sentimenti coatti della legge tv. Grandi fratelli e sorelle, la vita è un club vacanze regolato dalla fiction: il dramma è in agguato. Ripensamento utile e prova splendida di attori: la Ragonese è una scoperta, Germano e Mastandrea si sapeva, la Ferilli strepitosa come Crudelia Demon del call center Arcobaleno, Ducale COMMEDIA In amore niente regole YYYY George Clooney con competente e spiritosa intelligenza rifà il verso alla commedia sofisticata americana e si mette nei panni di un giocatore di football americano degli anni 20, in bilico tra una giornalista molesta e un neo campione. Lo stile è della grande, golden Hollywood, come in un film di Sturges con Grant, la Stanwyck e McCrea: ma è un ricalco di eccezionale umorismo, simpatia ed eleganza. Da non perdere Odeon, Plinius COMMEDIA La banda YYYY La banda della polizia egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti, ma baciato dalla voglia di essere utile. E lo è, con grazia, con poesia Arcobaleno DRAMMATICO Il vento fa il suo giro YYYY Eccezionale opera prima italiana di Giorgio Diritti che racconta il trasloco morale e materiale di un pastore francese in un paesino montano, valle occitana piemontese. Sembra facile la tolleranza, ma è più semplice il rifiuto. Film dalle cadenze morali importanti, in tre lingue, dove la poesia della natura lascia spazio anche al cinismo dei fattori umani nel solco del cinema di Olmi e Piavoli, che riprendono l'invisibile. Da non perdere Mexico.

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Libano, un presidente-generale per la svolta (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-26 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE L'accordo Il nuovo capo di Stato, cristiano maronita, rende omaggio alla "resistenza" sciita. Il sunnita Hariri favorito come premier Libano, un presidente-generale per la svolta Suleiman eletto dopo un anno e mezzo di stallo. A Hezbollah diritto di veto sul governo Le milizie filo-iraniane mantengono i propri arsenali ma promettono di non usarli "contro i libanesi" DAL NOSTRO INVIATO BEIRUT - Con 118 voti su 127 il parlamento libanese ha infine eletto ieri il nuovo Presidente dello Stato. Nessuna sorpresa: è quello stesso comandante in capo dell'esercito, generale maronita Michel Suleiman, che era stato già designato 6 mesi fa e confermato ai colloqui di Doha negli ultimi giorni tra governo a maggioranza cristiano-sunnita e opposizione sciita sostenuta da Siria e Iran. Il Paese tira un sospiro di sollievo. Circa due settimane orsono la scelta di Hezbollah (la milizia sciita filo- iraniana) di mandare le proprie bande armate nel cuore di Beirut ad attaccare tra l'altro i media controllati dal leader sunnita Saad Hariri aveva causato oltre 70 morti nel Paese e generato il timore diffuso che si potesse ricadere nel vortice sanguinoso della guerra civile. "Oggi la nostra nazione inizia a risvegliarsi dall'incubo della propria autodistruzione ", ha dichiarato tra gli applausi Suleiman, non esitando tuttavia a citare alcuni vecchi slogan della guerriglia sciita, come la "necessità di liberare la zona di Sheba dall'occupazione israeliana" e ringraziare Hezbollah per il suo ruolo militare. Il processo di pacificazione elaborato a Doha prevede ora che l'attuale premier, il sunnita Fouad Siniora, rimanga al suo posto per facilitare la formazione di un nuovo governo di unità nazionale, che si prevede possa essere condotto da Saad Hariri nel periodo di transizione in vista delle elezioni indette per la primavera 2009. Entrano subito in vigore gli accordi raggiunti con la mediazione dell'emiro del Qatar: l'opposizione controlla ora 11 ministri e ha diritto di veto su 16 dei filo-governativi. La nuova legge elettorale sembra tra l'altro possa favorire Hezbollah. E questi mantiene i propri arsenali, anche se promette di non utilizzarli "contro i libanesi " (promessa che comunque aveva già fatto agli accordi di Taif nel 1989). I partner occidentali si augurano in ogni caso che ciò possa rappresentare davvero l'inizio della pacificazione interna e della regione. Tra i più ottimisti appare Franco Frattini. "Questo è un grande giorno per il Libano, si apre la speranza per la stabilità. E ciò deve basarsi sulla ricostituzione dell'esercito libanese, forte ed efficace, a garanzia del processo di consolidamento politico. Questa è la premessa per il disarmo di tutte le milizie, compreso l'Hezbollah", ha ripetuto più volte il ministro degli Esteri italiano incontrando Siniora, Suleiman e i massimi leader del Paese. A suo dire, solo il disarmo di Hezbollah potrà garantire la pace, "la sicurezza di Israele" e il ritorno della piena sovranità libanese. Ribadendo che, almeno per ora, i quasi 15.000 uomini di Unifil nel sud non verranno ridotti ("è un discorso prematuro, dovremo prima vedere se l'esercito libanese crescerà"), Frattini ha voluto ringraziare il comandante italiano, generale Claudio Graziano, e lasciato capire di tracciare una differenza tra Hamas ed Hezbollah. Se infatti con l'organizzazione fondamentalista palestinese il dialogo resta tabù, con Hezbollah l'Italia oggi avrà rapporti regolari, "almeno con i suoi esponenti politici, che hanno firmato l'accordo di Doha e d'ora in poi dovranno gestirne l'applicazione assieme agli altri partner del governo". Da Washington il presidente Bush fa buon viso a cattivo gioco. Preoccupato per questo che vede come un successo per l'Iran, invia a Beirut una delegazione di basso profilo assieme a un messaggio di felicitazioni a Suleiman. Raggianti appaiono invece i ministri degli Esteri siriano ed iraniano, che augurano al neo-presidente "un mare di sostegni". Lorenzo Cremonesi ASCOLTA L'AUDIO Lorenzo Cremonesi su www.corriere.it \\ Il partito politico di Hezbollah si assume oggi una grande responsabilità (Franco Frattini).

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<Terroristi legittimati È la bancarotta morale> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-26 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Intervista Il neocon Usa Perle "Terroristi legittimati è la bancarotta morale" WASHINGTON - Per l'ex sottosegretario alla Difesa e leader neocon Richard Perle, legittimare Hezbollah come forza politica è "una vera bancarotta morale e pratica". Significa, protesta, legittimare anche la sponsorizzazione del terrorismo da parte dell'Iran. "Siamo in una situazione incredibile", afferma. "Hezbollah è un gruppo terroristico un organo del governo iraniano. L'Iran lo ha inserito con la violenza nel governo libanese, che ha ceduto per paura di violenze ancora più gravi". Accettandolo come interlocutore, ammonisce Perle, si sancisce un modello: "L'Iran farà il bis in altri Paesi del Golfo persico e del Medio oriente a danno dell'America e dell'Europa". Perché parla di bancarotta morale e pratica? "Perché trattare con Hezbollah è come trattare con gli ayatollah e con la Guardia rivoluzionaria iraniani. L'Italia e la Francia sono in contraddizione con se stesse perché seguono una linea dura verso l'Iran e una linea morbida verso il suo protetto. Credono davvero che Hezbollah contribuirà alla stabilità del Libano a lungo termine? Non capiscono che danno via libera a qualsiasi governo di interferire in un altro? Che utilità ha per l'Europa chiudere gli occhi?". è certo che l'Iran applicherà il modello Libano ad altri Paesi? "Sì, lo sta già facendo in Palestina con Hamas, proprio tramite Hezbollah, armandolo e finanziandolo, e cerca di farlo anche in Iraq tramite le milizie sciite. L'Iran è abilissimo nello sfruttare il conflitto sciiti-sunniti per espandere la sua sfera d'influenza e creare delle repubbliche islamiche sotto il suo controllo". Ma in Libano non c'erano alternative, sarebbe stata guerra civile. "L'alternativa c'era e c'è, ed era ed è di isolare Hezbollah, l'Iran e la Siria che fa da sua cinghia di trasmissione. Hezbollah non ha a cuore l'interesse del popolo libanese ma quello dell'Iran, manca di legittimazione interna. L'Europa non deve dialogare con esso, deve fare fronte comune con l'America. Idem nei confronti della Siria, che secondo me è sempre pronta a istigare la violenza in Libano". Ennio Caretto IL COMMENTO di Antonio Ferrari nelle Opinioni L'Iran \\ L'Iran farà il bis in altri Paesi del Golfo Persico e del Medio Oriente a danno dell'America e dell'Europa Richard Perle Hamas \\ Lo sta già facendo in Palestina con Hamas, armandolo e finanziandolo, e cerca di farlo anche in Iraq.

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Mediazione egiziana tra Israele e Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-26 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Negoziati indiretti Mediazione egiziana tra Israele e Hamas IL CAIRO - Un alto responsabile del ministero della Difesa israeliano, Amos Gilad, si è incontrato ieri al Cairo con il capo dei servizi segreti egiziani, generale Omar Soleiman (foto), per discutere un accordo di tregua nella Striscia di Gaza, dal giugno scorso dominata dal movimento islamico di Hamas. La visita segue il viaggio fatto una settimana fa da Soleiman in Israele, dove ha avuto colloqui con il premier Olmert, e i ministri Barack e Livni.

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NEW YORK Obama si sta preparando a raccogliere la candidatura ufficiale del partito dem (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di FLAVIO POMPETTI NEW YORK Obama si sta preparando a raccogliere la candidatura ufficiale del partito democratico alle elezioni presidenziali di novembre. Ma il paese è pronto per la candidatura di Obama? L'"incognita della razza" torna a proiettarsi sulle elezioni americane con un articolo di copertina del settimanale Newsweek, e prosegue all'interno della rivista con una serie di interventi sul tema, tutti insospettabili di pregiudizio, ma rivelatori di un sospetto che continua ad aleggiare sul dibattito politico. E' un tema sgradevole e difficile da affrontare: lo riconosce lo stesso editorialista del magazine Evan Thomas, in una lettera aperta indirizzata ad Obama, che è un invito a riflettere seriamente sulla questione. Gli elettori hanno mostrato a più riprese l'imbarazzo che hanno a rispondere alla domanda, quando negano l'esistenza del problema di fronte ai rilevatori di opinione, e poi si comportano in modo diverso al momento di esprimere il voto. Newsweek ha condotto una sua indagine su campione nel tentativo di esporre il nocciolo della questione, e ha scoperto che l'11% della popolazione è seriamente convinto che Obama sia un musulmano in incognito, così come suggeriscono i commentatori radiofonici più retrivi della nazione. Pensano che il senatore giuri sul Corano, e sia pronto a tradire il suo paese. Qualcuno tra gli elettori addirittura non comprende le sue radici, come se fosse un alieno, un extraterrestre. Per non parlare poi degli anziani ebrei pensionati in Florida, che lo ritengono anti-israeliano e gli preferiscono la senatrice Clinton. Per Newsweek la somma di tutti questi problemi sta nel pregiudizio razziale, una tara sbrigativamente dismessa dalla storia della lotta per i diritti civili degli anni '60, ma che è ancora centrale in un dibattito mai completamente affrontato tra la popolazione bianca e quella di colore. Barack Obama sa che aprire il confronto è come scoperchiare una scatola di vermi alla vigilia degli ultimi due voti: il primo giugno in Portorico e il 3 in Montana e Sud Dakota, che lo separano dalla meta della candidatura. Preferisce attaccare McCain come ha fatto ieri sul tema dei veterani di guerra, e rinnovare l'impegno di sedersi a parlare con Raul Castro. Ma la strada che lo separa dall'elezione di novembre è ancora lunga.

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Palma a Cantet ma l'Italia vince (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-26 num: - pag: 34 categoria: REDAZIONALE Palma a Cantet ma l'Italia vince Trionfa la Francia multirazziale Premiati "Gomorra" e "Il divo" Saviano: vittoria del Sud che resiste DAL NOSTRO INVIATO CANNES - Ci sono voluti ventun anni ma alla fine la Palma d'oro è tornata a casa. La Francia vince il 61Ë?Festival di Cannes con Entre les murs di Laurent Cantet, ma anche l'Italia ne esce alla grande: due film in gara e due premi, il Grand Prix a Gomorra di Matteo Garrone, il Prix della Giuria a Il Divo di Paolo Sorrentino. Trofei di lusso sulla massima ribalta internazionale che mettono a tacere ogni piagnisteo sul presunto coma del nostro cinema. E anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano parla di "grande ritorno del cinema italiano ai momenti gloriosi della sua storia". Quanto alla Palma, Sean Penn, presidente della giuria, ha assicurato che "il verdetto è stato unanime". E con le lacrime ha annunciato il film che più ha commosso ed entusiasmato: Entre les murs, entrato in selezione all'ultimo minuto e proiettato l'ultimo giorno del Festival. Un colpo di coda che ha scombinato le carte, forse declassando al secondo posto il quotatissimo Gomorra. Ma nessuno, ha confessato Penn, è riuscito a resistere ai 25 ragazzi di Cantet, imprevedibili e beffardi, che mettono in croce il loro insegnante di francese, ponendo però anche domande universali sulla gestione della democrazia e della convivenza civile. Vederli tutti e 25 insieme, sorridenti e increduli sul palco, ad abbracciarsi con il loro "prof" e il regista, ha dato il segno gioioso di ciò che potrebbero essere il cinema e il mondo del futuro. "Questo è un film nato in stato di grazia - assicura Cantet -. La sua leggerezza è merito dell'entusiasmo dei nostri giovani amici. Abbiamo voluto rappresentare la complessità della società francese di oggi, con tutte le sue frizioni". Quanto alla società italiana, i due film in gara non le hanno fatto sconti. Gomorra, tratto dall'omonimo libro rovente di Roberto Saviano, sembra uscito dalla cronaca di questi giorni, mentre Il Divo, ispirato alla figura di Andreotti, evoca i cupi misteri di un drammatico passato recente. "Sono contento di condividere con Sorrentino queste vittorie - commenta Garrone -. Anche se abbiamo stili diversi ci lega un gusto comune". Ricevendo il premio da uno sbrigativo Polanski, il regista è stato altrettanto laconico lasciando cadere solo un "grazie". "Quella è la parola che mi sento di ripetere a tutti, specie a Saviano". E dall'Italia lo scrittore risponde: "Dedico il premio al Sud che resiste, ai nostri talenti costretti a emigrare, a chi in questo momento combatte per la verità". "L'anno scorso a Cannes tutti piangevano sulle sorti del nostro cinema, assente dalla gara - ricorda Sergio Castellitto, unico giurato italiano -. Quest'anno la rivincita è stata completa. Questi due film sono il prodotto di una democrazia matura ed europea. Se qualcuno osa ancora parlar male del cinema italiano, lo spedisco in Costa Azzurra". In sintonia con tanti temi nobili e nobili ideali, miglior attore è stato decretato Benicio Del Toro, che per molti mesi ha sudato nella giungla caraibica nei panni del Che. "Un ruolo che inseguivo da sette anni. Dedico il premio a Guevara. Hasta la victoria siempre, comandante!". Sempre dall'America Latina arriva la migliore attrice, Sandra Corveloni, madre coraggio di Linha de passe dei brasiliani Walter Salles e Daniela Thomas. Quest'ultima, ritirando la Palma per conto della protagonista, ha detto: "Sandra ne sarà felice, la aiuterà a superare un momento difficile: ha appena perso il bambino che aspettava ". Quanto alle dediche, mentre il turco Nuri Bilge Ceylan, miglior regista per Three Monkeys rivolge il pensiero al suo "Paese solitario", i fratelli Dardenne, due volte Palma d'oro in passato e ora anche decorati per la sceneggiatura di Le silence de Lorna, si ricordano di se stessi: "Dedico il premio a mio fratello", dice Luc rivolto a Jean-Pierre. All'inglese Steve McQueen la Caméra d'Or per Hunger. "Saluto un nuovo grande regista", ha commentato Bruno Dumont, presidente della giuria di quel premio. Accanto a lui, Dennis Hopper ha ricordato una Caméra d'Or di 40 anni fa, per il leggendario Easy Rider. E a proposito di leggende, forse per parare qualche imbarazzo per un mancato riconoscimento a Clint Eastwood, regista dell'applaudito The Exchange, è stato inventato un premio speciale "del 61Ë?".Premio doppio, consegnato anche a Catherine Deneuve protagonista di Un conte de NoËl di Desplechin. "Sono felice di continuare a fare film con registi di tanta sensibilità", ha ringraziato con la voce rotta Catherine in abito dorato. Nessuno invece si è presentato a ritirare il premio di Clint. Un'assenza forse polemica di un grande attore-regista che qui a Cannes è arrivato in gara cinque volte e sempre è ripartito a mani vuote. A mani vuote pure è rimasto l'israeliano Ari Folman, autore del lodatissimo cartoon Waltz with Bashir. Una delusione che ha sorpreso critici e pubblico, smentendo le tante voci che lo davano tra i favoriti per la Palma d'Oro. "è la riprova che la giuria decide autonomamente - ha commentato Penn -. Ma il film è meraviglioso e sono certo che troverà il suo pubblico anche senza di noi". Giuseppina Manin Guarda Le immagini e i trailer dei film del Festival di Cannes su www.corriere.it Sul palco Qui a fianco Matteo Garrone riceve il Gran Premio per "Gomorra" dal regista Roman Polanski. Nella foto grande, il vincitore della Palma d'Oro, Laurent Cantet, circondato dagli studenti del suo film Sorrentino, regista de "Il divo" con la moglie.

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Eastwood assente (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-26 num: - pag: 34 categoria: BREVI Eastwood assente Assenza polemica di Clint Eastwood che ha avuto un riconoscimento speciale Bocciato il cartoon israeliano.

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Libano, l'alibi del <consenso neutrale> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-26 num: - pag: 26 autore: di ANTONIO FERRARI categoria: REDAZIONALE IL NUOVO PRESIDENTE Libano, l'alibi del "consenso neutrale" O nore a Michel Suleiman, nuovo presidente della Repubblica libanese. Onore al generale che tutti volevano capo dello Stato, ma che ha dovuto attendere sei mesi prima della nomina, avvenuta ieri con un voto quasi unanime. Pioggia di elogi planetari sul tranquillo 59enne che ha sempre saputo coniugare la divisa con la diplomazia. Probabilmente mai, nella giovane storia del Paese, un presidente, che per prassi costituzionale deve essere un cristiano-maronita, aveva saputo calamitare tanto consenso, quasi da diventarne un sinonimo. Gode infatti del sostegno di Washington, dell'Ue, della Lega araba, piace alla Siria e ad Hezbollah, non dispiace a Israele, ma soprattutto incarna quella volontà di "riconciliazione nazionale", alla quale si è riferito, nel suo messaggio augurale, il presidente Bush. L'urgenza di chiudere la crisi che rischiava di trascinare il Libano nell'abisso di un'altra guerra civile è stato più forte e decisivo dei dubbi sollevati dal quadro politico che ha prodotto, in circostante drammatiche, l'elezione del generale. è logico domandarsi se l'aver colmato il vuoto istituzionale basterà a ricomporre le divisioni del Paese. Realisticamente, si può dire che l'uomo del consenso, al di là delle sue indubbie qualità, è stato scelto in virtù di un compromesso che riduce ulteriormente la già carente sovranità del Paese. Accostare la nomina alla creazione di un governo di unità nazionale, dove l'opposizione dell'Hezbollah avrà diritto di veto su qualsiasi provvedimento, è un limite evidente a tutti. Attendersi miracoli da Michel Suleiman è quindi assai poco saggio. In un Paese ad autonomia ridotta, l'etica e il senso del dovere di un leader che non vuole dispiacere a nessuno non sono garanzia di indipendenza. Colpisce, tuttavia, una delle prime dichiarazioni del neo-eletto: ha chiesto di avviare relazioni diplomatiche con la Siria, che alla cerimonia di insediamento aveva inviato il proprio ministro degli Esteri Walid Mouallem. Potrà far sorridere, ma tra i due Paesi non vi è il tradizionale scambio di ambasciatori, in quanto la Siria ha sempre sostenuto che non ce n'era bisogno. Le due Repubbliche sono legate indissolubilmente, e la volontà di Damasco (il "protettore") non poteva che essere identica a quella di Beirut (il "protetto"). In attesa della formazione del nuovo governo, è abbastanza evidente che il vero vincitore di questa delicata partita è il partito di dio, appunto l'Hezbollah, che ha ottenuto ciò che voleva, e soprattutto ha evitato ciò che non voleva: cioè disarmare le proprie milizie, come impone una risoluzione dell'Onu. Si parlerà, naturalmente, con i ministri dell'Hezbollah, ma è escluso ogni contatto con organizzazioni armate, come ha chiarito il ministro degli Esteri italiano Frattini. Suleiman, durante l'ultima crisi che ha opposto maggioranza cristiano-sunnita filo-occidentale a minoranza sciita-cristiana filo-siriana, è rimasto neutrale. Decisione comprensibile, in una situazione esplosiva, ma anche preoccupante. Perché gli equilibri, seguendo la linea del "consenso neutrale", prima o poi rischiano di saltare. Persino la prassi costituzionale, con il presidente cristiano-maronita, il primo ministro sunnita e lo speaker del parlamento sciita, vacilla. Andava bene ai tempi di Chamoun e di Frangie, quando i cristiani erano la maggioranza della popolazione. Oggi, superati dagli sciiti, non lo sono più. è una verità che deve far riflettere.

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<Brucerò di persona i libri israeliani> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-26 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE Il caso Stato ebraico e Centro Wiesenthal sul piede di guerra per le minacce dell'esponente arabo "Brucerò di persona i libri israeliani" A rischio la poltrona di capo dell'Unesco per il ministro della Cultura egiziano Le parole di Hosni "ricordano il linguaggio e le azioni di un altro "ministro della Cultura", il nazista Josef Goebbels" Un personaggio a dir poco controverso, Faruq Hosni. E non certo nuovo a gaffe, polemiche, critiche. Ma questa volta il longevo e potente ministro della Cultura del Cairo (in carica da 21 anni, quasi quanto il raìs-faraone Hosni Mubarak) ha davvero esagerato. "Libri israeliani nelle biblioteche egiziane? - ha dichiarato il 10 maggio - Se li trovassi li brucerei io stesso". Frasi pronunciate in Parlamento, luogo che più pubblico non poteva essere. Frasi, ovviamente, non passate inosservate. E pensare che il ministro-pittore - nato nel 1938, un passato da (mediocre) artista ad Alessandria, poi da diplomatico a Parigi, infine a Roma - è (era?) in corsa per la prestigiosa poltrona di direttore generale dell'Unesco. A fine 2009, quando Koichiro Matsuura lascerà i vertici dell'agenzia Onu per la cultura e le scienze, molti Paesi arabi e non (si è parlato anche di Italia, Francia e Spagna) sarebbero (stati?) favorevoli a sostenerne la candidatura. Quella frase del ministro - ex protégé di Atef Sedki (premier dal 1986 al 1996, morto tre anni fa), oggi molto vicino (si dice) alla First Lady Suzanne Mubarak, protagonista di frequenti battaglie con i Fratelli Musulmani, con i riformisti, perfino con membri del partito di governo, con quasi tutti in sostanza - ha però suscitato una vera bufera. L'ambasciatore israeliano al Cairo, Shalom Cohen, ha presentato protesta ufficiale al ministero degli Esteri egiziano. "Pronunciarsi contro la normalizzazione culturale è un conto ", ha detto Cohen, riferendosi alle quasi nulle relazioni in ambito artistico, cinematografico e letterario tra i due Paesi, a fronte di una certa cooperazione economica, politica e di intelligence da Camp David in poi. "Emanare un tale odio è inaccettabile, porta alla memoria le pagine più buie della recente Storia", ha continuato l'ambasciatore, aggiungendo di "non aver una posizione particolare sulla candidatura di Hosni all'Unesco". Molto più esplicita e dura la protesta del Centro Simon Wiesenthal. Che una settimana fa ha scritto a Matsuura in persona - per mano del capo delle relazioni internazionali, Shimon Samuels - sostenendo che le parole di Hosni "ricordano il linguaggio e le azioni di un altro "ministro della Cultura", il nazista Josef GÖbbels". E chiedendo la bocciatura di Hosni dalla gara per la guida dell'agenzia Onu. Lui, il "piromane letterario" (definizione di Samuels), non ha negato. Ma ha detto che quelle parole andavano "contestualizzate ". Stava rispondendo agli attacchi di un parlamentare integralista - ha detto - e sostenere che "avrebbe bruciato ogni libro israeliano si fosse trovato nelle biblioteche egiziane" era "un'iperbole". Un modo di dire che sicuramente tali libri non esistono. "Un ministro della Cultura non può chiedere di mettere al rogo nessun libro, nemmeno se israeliano", ha continuato, pur ribadendo che una "normalizzazione culturale" tra i due Paesi sarà possibile solo quando ci sarà una "pace giusta e globale" in Medio Oriente. Tesi appoggiata per altro dalla stragrande maggior parte degli intellettuali egiziani, compresi i (moltissimi) che non amano certo il loro ministro. "Perché quella di Hosni non è politica, è solo terrorismo verbale ", dice al Corriere Gamal Ghitani, il più importante scrittore egiziano, considerato l'erede di Naguib Mahfouz, direttore della rivista letteraria Akhbar al Adab su cui ha appena pubblicato un appello contro "il rogo di testi nemici". E ancora: "Per me tutti libri del mondo sono sacri, voglio poterli leggere e infatti li leggo. E se devo rispondere lo faccio con un altro libro. Quell'uomo non è certo un intellettuale, lo conosciamo bene per le sue censure di tanti scrittori egiziani, per i suoi tentativi di compiacere islamici e liberali. Che se lo prenda l'Unesco, per l'Egitto sarebbe un bene". Un noto artista egiziano, che chiede di non essere citato, ricorda alcuni di questi "tentativi " di piacere a tutti. Come la proibizione del film "Codice da Vinci" ("per ingraziarsi i cristiani "), la condanna del velo islamico ("per farsi vedere liberal "), i riavvicinamenti alternati ai Fratelli Musulmani con frasi (tipo quella sui libri) che poi gli si sono ritorte contro. "E non dimentichiamo che quasi tutti i suoi uomini sono stati processati per corruzione, due sono ancora in carcere, e che il commercio illegale di antichità non è mai stato così fiorente come nell'era Hosni". Un personaggio che inoltre e comunque, conclude l'artista, "non ha certo la statura e le competenze per guidare l'Unesco". Cecilia Zecchinelli Faraone Faruq Hosni, controverso ministro della Cultura del Cairo in carica da 21 anni #.

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Notizie in 2 minuti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-05-26 num: - pag: 48 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Rifiuti, pronta la tregua Accordo tra Bertolaso e sindaci campani: martedì via libera alle ispezioni dei tecnici nei siti delle discariche. Ma sale la tensioni tra le forze politiche sull'uso della forza adottata a Chiaiano contro i manifestanti. Politica D'Alema: patto Chiesa-destra Per D'Alema esiste un patto tra la destra e la Chiesa che ha permesso a Berlusconi di vincere le elezioni. "è da temersi - ha detto l'ex premier - che la Chiesa ceda alla tentazione del potere e che il peso politico dei cattolici si indirizzi da una parte per ottenere in cambio la tutela giuridica di principi e valori come aborto o fecondazione, colpendo così la laicità dello Stato". Esteri Libano, Suleiman presidente Il Parlamento di Beirut ha eletto Michel Suleiman presidente del Libano. Il generale era l'unico candidato in corsa. Suleiman si è appellato ai libanesi per una riconciliazione nazionale. Bush: pronti a collaborare. I sopravvissuti di Kabul Viaggio negli ospedali della capitale afghana. Dal '90 Alberto Cairo, 50 anni, piemontese, è il direttore del Centro Ortopedico di Kabul: fornisce le protesi e gli arti artificiali che danno una speranza, e un futuro, alle migliaia di persone, soprattutto bambini, mutilati dalle bombe. Unesco, candidato anti Israele "I libri israeliani? Li brucerei". Parole pesanti del ministro della Cultura egiziano, Faruq Hosni, candidato a capo dell'Unesco. Dura la reazione dello Stato ebraico e del Centro Wiesenthal. Cronache Strangolata e gettata nel lago Il corpo di una ragazza di 27 anni, Agnese Schiopetti, è stato trovato nel lago d'Iseo con uno straccio in gola. Interrogato il marito, Davide Sobacchi, 28 anni: "Quando mi sono svegliato, non l'ho trovata in casa" ha dichiarato. La coppia ha un bambino di un anno e mezzo. Rubbia contro Veronesi Duello a distanza tra Carlo Rubbia e Umberto Veronesi che sul nucleare ha affermato: "E' inevitabile e sicuro". Pronta la replica di Rubbia: "Veronesi si occupi di oncologia e lasci il nucleare a chi l'ha studiato per anni". Cultura Il Grande Fratello democratico Lo scrittore di fantascienza William Gibson affronta il rapporto tra informazione e potere. Dai graffiti preistorici ai sistemi digitali, secondo l'autore del romanzo "Guerreros" sempre di più la tecnologia rende la raccolta di informazioni un'attività democratica e non più gerarchica. Spettacoli Cannes, due premi all'Italia Premio della giuria al "Divo" di Paolo Sorrentino, e Gran Premio della giuria a "Gomorra" di Matteo Garrone tratto dal bestseller di Roberto Saviano. Palma d'Oro del 61mo Festival di Cannes assegnata a "Entre les murs", film del francese Laurent Cantet. Premio miglior attore a Benicio Del Toro e alla carriera a Eastwood e alla Deneuve. Sport F1, Hamilton "re" di Monaco Pioggia, asciutto, pioggia: Hamilton, partito alle spalle delle due Ferrari, per la prima volta nella sua carriera vince a Montecarlo. Dietro di lui Kubica e Massa. Con questa vittoria l'inglese della McLaren balza in testa alla classifica piloti. Giro d'Italia, Sella fa il bis Seconda vittoria dell'uomo-fuga Emanuele Sella che dopo Pampeago conquista la Marmolada. Ma lo spagnolo Alberto Contador, arrivato poco dietro Riccò, Di Luca e Simoni, agguanta la maglia rosa.

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Libano, Suleiman è presidente (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Pagina 109 L'elezione mette fine a 18 mesi di crisi istituzionale e al rischio di guerra civile. Siniora si dimette Libano, Suleiman è presidente L'elezione mette fine a 18 mesi di crisi istituzionale e al rischio di guerra civile. Siniora si dimette Il generale tenterà la conciliazione del Paese --> Il generale tenterà la conciliazione del Paese Lo spettro di una guerra civile, ingaggiata dal partito di Hezbollah è per ora scongiurato. Il generale ha ora un compito difficile. BEIRUT Il Libano ha da ieri un nuovo presidente, Michel Suleiman, la cui elezione per un mandato di sei anni è stata salutata a Beirut da sparatorie in aria, e in patria e all'estero come un auspicato antidoto alla guerra civile. Ma il generale ha adesso il difficile compito di tentare una conciliazione del Paese attraversato da profonde divisioni politiche. Il generale di 59 anni, cristiano maronita, ex capo delle forze armate, è stato eletto dal parlamento con 118 voti a favore sui 127 deputati presenti, per metà cristiani e per metà musulmani, in una sessione a cui erano presenti circa 200 personalità straniere, tra le quali i ministri degli esteri dell'Italia, Franco Frattini, della Francia Bernard Kouchner, della Spagna Miguel Moratinos, del Vaticano Dominique Mamberti, e l'Altro rappresentante della politica estera dell'Ue, Javier Solana. Dagli Usa è giunta solo una rappresentanza del Congresso, ma il presidente George W.Bush si è congratulato con Suleiman e si è detto pronto a lavorare con lui. Folta la rappresentanza araba, dall'emiro del Qatar, sheikh Hamad Bin Khalifa al-Thani ) ai ministri degli Esteri di Siria e Arabia Saudita. Questo schieramento senza precedenti di autorità straniere testimonia la preoccupazione per le sorti del Paese dei Cedri, che solo poche settimane fa stava per scivolare in una nuova guerra civile, quando miliziani dell'opposizione guidata dal partito sciita Hezbollah, sostenuto da Siria e Iran, hanno ingaggiato una vittoriosa battaglia - con oltre 60 morti - contro i sostenitori del governo del premier Fuad Siniora, sostenuto da Occidente e Arabia Saudita. Il 21 maggio i due campi hanno raggiunto un accordo politico a Doha, con la mediazione del Qatar, per mettere fine a 18 mesi di crisi politica e istituzionale. L'accordo prevede fra l'altro, oltre all'elezione di Suleiman alla presidenza - carica vacante dallo scorso novembre, quando è scaduto il mandato di Emile Lahoud -, la formazione di un governo di unità nazionale. Suleiman dovrà conciliare Hezbollah e i suoi nemici filoccidentali su temi spinosi quali la "resistenza" a Israele, le relazioni con la Siria e con il tribunale internazionale che deve giudicare i sospettati dell'assassinio dell'ex premier Rafiq Hariri, capofila del fronte antisiriano. Nel discorso inaugurale, dopo il giuramento, Suleiman ha cercato di soddisfare entrambe le parti. Ha sostenuto il tribunale per Hariri, ma anche l'instaurazione di relazioni diplomatiche con Damasco; inoltre ha sottolineato la necessità nazionale di un "dialogo su una strategia difensiva che tragga profitto dall'esperienza della resistenza", cioè di Hezbollah. Il Partito di Dio sciita finora si è sempre rifiutato di disarmare o di integrare le sue milizie nell'esercito regolare; mentre il suo sponsor, Damasco, e Beirut non hanno mai aperto le rispettive ambasciate. Inoltre la Siria è accusata per l'assassinio di Hariri. Suleiman ha ringraziato i Paesi che partecipano all'Unifil, la forza di pace schierata nel sud del Libano, soprattutto per "l'impatto positivo che ha lasciato nella popolazione locale". Poco dopo il giuramento del 12/mo presidente del Libano, la presidenza ha diffuso un comunicato nel quale si dichiara dimissionario, secondo la Costituzione, il governo di Fuad Siniora. Già da martedì Suleiman dovrebbe iniziare le consultazioni parlamentari per designare un nuovo premier che dovrà formare il "governo di unità nazionale", nel quale l'opposizione ha ottenuto di avere il potere di veto. E resta il nodo centrale del che fare con l'agguerrita milizia armata di Hezbollah.

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Vince, e bene, il Partito di Hezbollah al quale viene (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

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Israeliano in carcere a Mosca (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Israeliano in carcere a Mosca Israeliano in carcere a Mosca TEL AVIV Il colonnello israeliano della riserva Yair Klein, 65 anni, esperto dei corpi speciali, ora in carcere a Mosca, sta combattendo per evitare l'estradizione in Colombia. Nel Paese sudamericano deve scontare 10 anni di carcere per aver addestrato - secondo l'accusa - narcotrafficanti, alla fine degli anni Ottanta. Da Israele, il figlio Shiri Klein afferma che in Colombia il genitore "rischia di essere ucciso". Il ministero degli Esteri israeliano resta titubante, in un Paese dove pure molti ufficiali in congedo si sono dedicati ad attività discutibili.

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Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nel riconfermare la notizia dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale sono in grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe passata una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto e del cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la comunione sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al celebrante che passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Scritto in Varie Commenti ( 110 ) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24May 08 Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Sono stato richiesto da alcuni visitatori del blog di fornire informazioni sugli statuti del movimento neocatecumenale. Sono in grado di confermare che Benedetto XVI ha dato il suo consenso per l'approvazione. Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia. Sul Giornale, nel dicembre 2005, ho riportato i richiami che la Congregazione del culto divino - a nome di Papa Ratzinger - aveva fatto al movimento circa alcuni problemi riguardanti le liturgie neocatecumenali. Ma l'esistenza di indicazioni e anche di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel movimento non significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli frutti dello Spirito Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono problemi di convivenza, tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono vigilare e correggere, ma sono padri e pastori. Credo che spetti al successore di Pietro e alla Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è eretico e chi no. Mi sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è inesperto di problemi dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito Petrus è riportato un articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti non sarebbe definitiva ma ad experimentum per sette anni e dunque rappresenterebbe una sconfitta per i neocatecumenali. A me non risulta nulla del genere. Ribadisco quanto ho scritto qui sopra. A me risulta che l'approvazione del Papa è definitiva e che nel giro di una decina di giorni sarà promulgato il decreto. Scritto in Varie Commenti ( 412 ) " (16 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23May 08 Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia Un nuovo vescovo nella "famiglia" del Papa. Dovrebbe essere pubblicata a giorni la nomina episcopale dell'attuale reggente della Prefettura della Casa Pontificia, monsignor Paolo De Nicolò (a sinistra nella foto). Se l'indiscrezione fosse confermata, si tratterebbe di un precedente difficilmente eguagliabile: già due fratelli di De Nicolò sono infatti diventati vescovi: sono Giacomo De Nicolò, nunzio apostolico, ritiratosi del 2004 e Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini fino al luglio scorso. A nomina puntualmente avvenuta a mezzogiorno di oggi, sabato 24 maggio, posso aggiungere che la nomina non prelude ad alcun trasferimento del settantaduenne neo-vescovo in qualche diocesi o ad altro incarico curiale. Continuerà a essere reggente, dunque numero due della Prefettura (retta dall'americano Harvey). Scritto in Varie Commenti ( 29 ) " (7 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22May 08 Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile La notizia è stata pubblicata ieri da alcuni quotidiani, tra i quali "Avvenire" e rilanciata nel pomeriggio da "L'Osservatore Romano". In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore. Secondo "Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì scorso, quando il vice sindaco di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che in un rione era stata appena distribuita "propaganda di missionari". Su sua istruzione scrive "Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di casa in casa per raccogliere i libri, che sono stati poi raccolti in un campo e dati alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato una foto di Aharon mentre tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle sue spalle si notano le ceneri fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha detto Aharon "hanno leso i nostri sentimenti religiosi", perché "secondo la nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso". A quanto pare, i testi cristiani erano stati distribuiti da alcuni ebrei messianici. Una settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato a un membro di questa comunità messianica e l'esplosione aveva provocato l'amputazione di un piede a un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna giustamente per le bandiere israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è stato oggetto di critiche anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del Venerdì Santo (già peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da Benedetto XVI). Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano che condannasse prontamente quei roghi avvenuti in Israele esprimendo solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri sacri dati alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli, che invece una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione delle comunità ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace commento della storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani ricordando, con le parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia con il bruciare i libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in Varie Commenti ( 138 ) " (13 votes, average: 4.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20May 08 Gli "angeli custodi" di Papa Ratzinger Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana, Carmela, Cristina e Manuela, le quattro laiche appartenenti all'associazione dei "memores Domini" di Comunione e Liberazione che curano l'appartamento, la cappella e il guardaroba di Benedetto XVI. I loro nomi non compaiono sull'Annuario Pontificio e rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono nel nascondimento un servizio prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non consacrate nella casa del Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922, volle portare con sé a Roma la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il suo appartamento da moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18May 08 "Siate giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per seguire la visita di Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio dell'allora cardinale Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel discorso che il Papa ha rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni. Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane. Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno, in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato - visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il futuro è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita e così l'olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. E' importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro anche con rinunce. Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza minacce davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E la prima scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie". Scritto in Varie Commenti ( 354 ) " (16 votes, average: 4.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16May 08 Un'enciclica con l'aiuto di Marx Continua a ritmi serrati il lavoro per la preparazione dell'enciclica sociale di Papa Ratzinger. Il Papa, come sempre avviene nel caso di documenti pontifici contenenti risvolti che toccano direttamente i temi dell'economia e dello sviluppo mondiale, si serve di collaboratori ai quali chiede pareri e contributi. Tra questi c'è monsignor Reinhard Marx, giovane arcivescovo di Monaco e Frisinga, che Benedetto XVI ha designato nei mesi scorsi alla cattedra che fu sua. Marx, omonimo del più famoso autore del "Capitale", è esperto di dottrina sociale, è stato scelto da Benedetto XVI per una supervisione dei contributi. Questo fine settimana è prevista una riunione conclusiva. Anche l'economista cattolico Stefano Zamagni è tra coloro che sono stati coinvolti, insieme al Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace guidato dal cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo Gianpaolo Crepaldi. L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo Deus caritas est e Spe salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata di qualche mese e non è ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate anche se questa rimane l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del documento è la globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva detto il giorno dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (12 votes, average: 4.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14May 08 Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della "Positio", cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia documentata sul servo di Dio e le testimonianze, è stata completata, come confermano al Giornale autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la beatificazione. Ora la "Positio" dovrà essere esaminata dai teologi della Congregazione delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi prevede non meno di otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità delle virtù, tappa fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 ) " (14 votes, average: 4.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13May 08 Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche Sul Giornale di oggi pubblico due articoli: il primo, sintetizza le parole dette ieri dal Papa al Movimento per la vita, in occasione del convegno romano sui trent'anni di legalizzazione dell'aborto in Italia; il secondo spiega come questa citazione diretta della legge 194 non sia affatto una novità né un "oltraggio" allo Stato, come taluni politici nostrani hanno voluto subito far credere: ho riportato i passaggi - più espliciti e duri - che usò Giovanni Paolo II nel 1998, ricevendo proprio il Movimento per la vita nel ventennale della promulgazione della legge abortista. Benedetto XVI è stato esplicito ma attento a non dare appigli per sterili polemiche. Purtroppo, visti i soliti commenti dei politici con la memoria corta, ancora una volta il senso delle sue parole è stato interpretato come indebita ingerenza. Scritto in Varie Commenti ( 360 ) " (16 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10May 08 Mons. Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa Sul Giornale di oggi pubblico un'intervista con monsignor Guido Marini, il nuovo cerimoniere di Papa Ratzinger, che spiega il significato di alcune scelte del Pontefice, a partire dalla croce al centro dell'altare. Non tutto il colloquio che ho avuto con don Marini è potuto entrare in pagina. Ho dovuto tagliare due significative risposte, dedicate all'orientamento dell'altare e al motu proprio. Invitandovi alla lettura del testo pubblicato, ve le propongo qui. Per i battesimi nella Sistina Benedetto XVI ha celebrato dando le spalle ai fedeli, come prima del Concilio. Un fatto che ha creato sorpresa "Nelle circostanze in cui la celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il Signore. Da questo punto di vista "non si chiude la porta all'assemblea", ma "si apre la porta all'assemblea" conducendola al Signore. Si possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e armonia, divenga auspicabile celebrare all'altare antico, dove tra l'altro si conserva l'esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe sorprendere: basta andare in San Pietro al mattina e vedere quanti sacerdoti celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica postconciliare, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della Sistina". Benedetto XVI celebrerà una messa usando il rito antico, da lui liberalizzato con il motu proprio? "Non lo so e non sono in grado di rispondere. Io credo che sia importante comunque una lettura serena, ecclesiale e non ideologica, di queste decisioni del Pontefice. La liturgia della Chiesa, come d'altronde tutta la sua vita, è fatta di continuità: parlerei di sviluppo nella continuità. Ciò significa che la Chiesa procede nel suo cammino storico senza perdere di vista le proprie radici e la propria viva tradizione: questo può esigere, in alcuni casi, anche il recupero di elementi preziosi e importanti che lungo il percorso sono stati smarriti, dimenticati e che il trascorrere del tempo ha reso meno luminosi nel loro significato autentico. Mi pare che il Motu proprio vada proprio in questa direzione: riaffermando con molta chiarezza che nella vita liturgica della Chiesa c'è continuità, senza rottura. Scritto in Varie Commenti ( 203 ) " (26 votes, average: 3.58 out of 5) Loading ... 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Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)

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Nel riconfermare la notizia dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale sono in grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe passata una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto e del cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la comunione sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al celebrante che passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Scritto in Varie Commenti ( 110 ) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... 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Ma l'esistenza di indicazioni e anche di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel movimento non significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli frutti dello Spirito Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono problemi di convivenza, tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono vigilare e correggere, ma sono padri e pastori. Credo che spetti al successore di Pietro e alla Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è eretico e chi no. Mi sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è inesperto di problemi dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito Petrus è riportato un articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti non sarebbe definitiva ma ad experimentum per sette anni e dunque rappresenterebbe una sconfitta per i neocatecumenali. A me non risulta nulla del genere. Ribadisco quanto ho scritto qui sopra. A me risulta che l'approvazione del Papa è definitiva e che nel giro di una decina di giorni sarà promulgato il decreto. Scritto in Varie Commenti ( 412 ) " (16 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23May 08 Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia Un nuovo vescovo nella "famiglia" del Papa. Dovrebbe essere pubblicata a giorni la nomina episcopale dell'attuale reggente della Prefettura della Casa Pontificia, monsignor Paolo De Nicolò (a sinistra nella foto). Se l'indiscrezione fosse confermata, si tratterebbe di un precedente difficilmente eguagliabile: già due fratelli di De Nicolò sono infatti diventati vescovi: sono Giacomo De Nicolò, nunzio apostolico, ritiratosi del 2004 e Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini fino al luglio scorso. A nomina puntualmente avvenuta a mezzogiorno di oggi, sabato 24 maggio, posso aggiungere che la nomina non prelude ad alcun trasferimento del settantaduenne neo-vescovo in qualche diocesi o ad altro incarico curiale. Continuerà a essere reggente, dunque numero due della Prefettura (retta dall'americano Harvey). Scritto in Varie Commenti ( 29 ) " (7 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22May 08 Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile La notizia è stata pubblicata ieri da alcuni quotidiani, tra i quali "Avvenire" e rilanciata nel pomeriggio da "L'Osservatore Romano". In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore. Secondo "Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì scorso, quando il vice sindaco di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che in un rione era stata appena distribuita "propaganda di missionari". Su sua istruzione scrive "Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di casa in casa per raccogliere i libri, che sono stati poi raccolti in un campo e dati alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato una foto di Aharon mentre tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle sue spalle si notano le ceneri fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha detto Aharon "hanno leso i nostri sentimenti religiosi", perché "secondo la nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso". A quanto pare, i testi cristiani erano stati distribuiti da alcuni ebrei messianici. Una settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato a un membro di questa comunità messianica e l'esplosione aveva provocato l'amputazione di un piede a un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna giustamente per le bandiere israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è stato oggetto di critiche anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del Venerdì Santo (già peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da Benedetto XVI). Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano che condannasse prontamente quei roghi avvenuti in Israele esprimendo solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri sacri dati alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli, che invece una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione delle comunità ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace commento della storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani ricordando, con le parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia con il bruciare i libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in Varie Commenti ( 138 ) " (13 votes, average: 4.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20May 08 Gli "angeli custodi" di Papa Ratzinger Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana, Carmela, Cristina e Manuela, le quattro laiche appartenenti all'associazione dei "memores Domini" di Comunione e Liberazione che curano l'appartamento, la cappella e il guardaroba di Benedetto XVI. I loro nomi non compaiono sull'Annuario Pontificio e rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono nel nascondimento un servizio prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non consacrate nella casa del Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922, volle portare con sé a Roma la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il suo appartamento da moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18May 08 "Siate giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per seguire la visita di Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio dell'allora cardinale Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel discorso che il Papa ha rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni. Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane. Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno, in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato - visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il futuro è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita e così l'olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. E' importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro anche con rinunce. Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza minacce davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E la prima scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie". Scritto in Varie Commenti ( 354 ) " (16 votes, average: 4.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16May 08 Un'enciclica con l'aiuto di Marx Continua a ritmi serrati il lavoro per la preparazione dell'enciclica sociale di Papa Ratzinger. Il Papa, come sempre avviene nel caso di documenti pontifici contenenti risvolti che toccano direttamente i temi dell'economia e dello sviluppo mondiale, si serve di collaboratori ai quali chiede pareri e contributi. Tra questi c'è monsignor Reinhard Marx, giovane arcivescovo di Monaco e Frisinga, che Benedetto XVI ha designato nei mesi scorsi alla cattedra che fu sua. Marx, omonimo del più famoso autore del "Capitale", è esperto di dottrina sociale, è stato scelto da Benedetto XVI per una supervisione dei contributi. Questo fine settimana è prevista una riunione conclusiva. Anche l'economista cattolico Stefano Zamagni è tra coloro che sono stati coinvolti, insieme al Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace guidato dal cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo Gianpaolo Crepaldi. L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo Deus caritas est e Spe salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata di qualche mese e non è ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate anche se questa rimane l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del documento è la globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva detto il giorno dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (12 votes, average: 4.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14May 08 Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della "Positio", cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia documentata sul servo di Dio e le testimonianze, è stata completata, come confermano al Giornale autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la beatificazione. Ora la "Positio" dovrà essere esaminata dai teologi della Congregazione delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi prevede non meno di otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità delle virtù, tappa fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 ) " (14 votes, average: 4.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13May 08 Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche Sul Giornale di oggi pubblico due articoli: il primo, sintetizza le parole dette ieri dal Papa al Movimento per la vita, in occasione del convegno romano sui trent'anni di legalizzazione dell'aborto in Italia; il secondo spiega come questa citazione diretta della legge 194 non sia affatto una novità né un "oltraggio" allo Stato, come taluni politici nostrani hanno voluto subito far credere: ho riportato i passaggi - più espliciti e duri - che usò Giovanni Paolo II nel 1998, ricevendo proprio il Movimento per la vita nel ventennale della promulgazione della legge abortista. Benedetto XVI è stato esplicito ma attento a non dare appigli per sterili polemiche. Purtroppo, visti i soliti commenti dei politici con la memoria corta, ancora una volta il senso delle sue parole è stato interpretato come indebita ingerenza. Scritto in Varie Commenti ( 360 ) " (16 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10May 08 Mons. Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa Sul Giornale di oggi pubblico un'intervista con monsignor Guido Marini, il nuovo cerimoniere di Papa Ratzinger, che spiega il significato di alcune scelte del Pontefice, a partire dalla croce al centro dell'altare. Non tutto il colloquio che ho avuto con don Marini è potuto entrare in pagina. Ho dovuto tagliare due significative risposte, dedicate all'orientamento dell'altare e al motu proprio. Invitandovi alla lettura del testo pubblicato, ve le propongo qui. Per i battesimi nella Sistina Benedetto XVI ha celebrato dando le spalle ai fedeli, come prima del Concilio. Un fatto che ha creato sorpresa "Nelle circostanze in cui la celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il Signore. Da questo punto di vista "non si chiude la porta all'assemblea", ma "si apre la porta all'assemblea" conducendola al Signore. Si possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e armonia, divenga auspicabile celebrare all'altare antico, dove tra l'altro si conserva l'esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe sorprendere: basta andare in San Pietro al mattina e vedere quanti sacerdoti celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica postconciliare, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della Sistina". Benedetto XVI celebrerà una messa usando il rito antico, da lui liberalizzato con il motu proprio? "Non lo so e non sono in grado di rispondere. Io credo che sia importante comunque una lettura serena, ecclesiale e non ideologica, di queste decisioni del Pontefice. La liturgia della Chiesa, come d'altronde tutta la sua vita, è fatta di continuità: parlerei di sviluppo nella continuità. Ciò significa che la Chiesa procede nel suo cammino storico senza perdere di vista le proprie radici e la propria viva tradizione: questo può esigere, in alcuni casi, anche il recupero di elementi preziosi e importanti che lungo il percorso sono stati smarriti, dimenticati e che il trascorrere del tempo ha reso meno luminosi nel loro significato autentico. Mi pare che il Motu proprio vada proprio in questa direzione: riaffermando con molta chiarezza che nella vita liturgica della Chiesa c'è continuità, senza rottura. Scritto in Varie Commenti ( 203 ) " (26 votes, average: 3.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (191) Ultime discussioni Francesco Ursino: Io ne conosco uno migliore: meglio soli che male accompagnati. :roll: Data la... marina: Grazie Cosimo,ci sono ancora e sono ancora cattolica e intendo rimanere cattolica; e se critico la chiesa e i... Alessia: Aloysius, se tu ascoltassi le omelie e le catechesi del Santo Padre scopriresti che non ha mai cessato di... Paola: Per Jo ianua, per cortesia, quando cita la Bibbia, verifichi quello che dice. Anche la sua Bibbia dice così:... Paola: Signor Cosimo, lei è il mio preferito. Può farsi il segno della croce in camera sua, ma anche fuori.... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia personale in rito antico - 8 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? A Milano l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 4 Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini... - 4 Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive - 4 Emails Ultime news Roma, il pirata resta in carcere: "Omicidio colposo"Firenze, spara a ladro in casa e lo uccideAccoltella il figlio gay: "Vergogna e disonore"Giro, la cronoscalata a Pellizzotti. 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Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nel riconfermare la notizia dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale sono in grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe passata una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto e del cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la comunione sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al celebrante che passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Scritto in Varie Commenti ( 110 ) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24May 08 Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Sono stato richiesto da alcuni visitatori del blog di fornire informazioni sugli statuti del movimento neocatecumenale. Sono in grado di confermare che Benedetto XVI ha dato il suo consenso per l'approvazione. Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia. Sul Giornale, nel dicembre 2005, ho riportato i richiami che la Congregazione del culto divino - a nome di Papa Ratzinger - aveva fatto al movimento circa alcuni problemi riguardanti le liturgie neocatecumenali. Ma l'esistenza di indicazioni e anche di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel movimento non significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli frutti dello Spirito Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono problemi di convivenza, tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono vigilare e correggere, ma sono padri e pastori. Credo che spetti al successore di Pietro e alla Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è eretico e chi no. Mi sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è inesperto di problemi dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito Petrus è riportato un articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti non sarebbe definitiva ma ad experimentum per sette anni e dunque rappresenterebbe una sconfitta per i neocatecumenali. A me non risulta nulla del genere. Ribadisco quanto ho scritto qui sopra. A me risulta che l'approvazione del Papa è definitiva e che nel giro di una decina di giorni sarà promulgato il decreto. Scritto in Varie Commenti ( 412 ) " (16 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23May 08 Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia Un nuovo vescovo nella "famiglia" del Papa. Dovrebbe essere pubblicata a giorni la nomina episcopale dell'attuale reggente della Prefettura della Casa Pontificia, monsignor Paolo De Nicolò (a sinistra nella foto). Se l'indiscrezione fosse confermata, si tratterebbe di un precedente difficilmente eguagliabile: già due fratelli di De Nicolò sono infatti diventati vescovi: sono Giacomo De Nicolò, nunzio apostolico, ritiratosi del 2004 e Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini fino al luglio scorso. A nomina puntualmente avvenuta a mezzogiorno di oggi, sabato 24 maggio, posso aggiungere che la nomina non prelude ad alcun trasferimento del settantaduenne neo-vescovo in qualche diocesi o ad altro incarico curiale. Continuerà a essere reggente, dunque numero due della Prefettura (retta dall'americano Harvey). Scritto in Varie Commenti ( 29 ) " (7 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22May 08 Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile La notizia è stata pubblicata ieri da alcuni quotidiani, tra i quali "Avvenire" e rilanciata nel pomeriggio da "L'Osservatore Romano". In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore. Secondo "Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì scorso, quando il vice sindaco di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che in un rione era stata appena distribuita "propaganda di missionari". Su sua istruzione scrive "Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di casa in casa per raccogliere i libri, che sono stati poi raccolti in un campo e dati alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato una foto di Aharon mentre tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle sue spalle si notano le ceneri fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha detto Aharon "hanno leso i nostri sentimenti religiosi", perché "secondo la nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso". A quanto pare, i testi cristiani erano stati distribuiti da alcuni ebrei messianici. Una settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato a un membro di questa comunità messianica e l'esplosione aveva provocato l'amputazione di un piede a un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna giustamente per le bandiere israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è stato oggetto di critiche anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del Venerdì Santo (già peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da Benedetto XVI). Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano che condannasse prontamente quei roghi avvenuti in Israele esprimendo solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri sacri dati alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli, che invece una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione delle comunità ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace commento della storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani ricordando, con le parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia con il bruciare i libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in Varie Commenti ( 138 ) " (13 votes, average: 4.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20May 08 Gli "angeli custodi" di Papa Ratzinger Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana, Carmela, Cristina e Manuela, le quattro laiche appartenenti all'associazione dei "memores Domini" di Comunione e Liberazione che curano l'appartamento, la cappella e il guardaroba di Benedetto XVI. I loro nomi non compaiono sull'Annuario Pontificio e rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono nel nascondimento un servizio prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non consacrate nella casa del Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922, volle portare con sé a Roma la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il suo appartamento da moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18May 08 "Siate giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per seguire la visita di Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio dell'allora cardinale Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel discorso che il Papa ha rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni. Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane. Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno, in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato - visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il futuro è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita e così l'olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. E' importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro anche con rinunce. Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza minacce davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E la prima scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie". Scritto in Varie Commenti ( 354 ) " (16 votes, average: 4.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16May 08 Un'enciclica con l'aiuto di Marx Continua a ritmi serrati il lavoro per la preparazione dell'enciclica sociale di Papa Ratzinger. Il Papa, come sempre avviene nel caso di documenti pontifici contenenti risvolti che toccano direttamente i temi dell'economia e dello sviluppo mondiale, si serve di collaboratori ai quali chiede pareri e contributi. Tra questi c'è monsignor Reinhard Marx, giovane arcivescovo di Monaco e Frisinga, che Benedetto XVI ha designato nei mesi scorsi alla cattedra che fu sua. Marx, omonimo del più famoso autore del "Capitale", è esperto di dottrina sociale, è stato scelto da Benedetto XVI per una supervisione dei contributi. Questo fine settimana è prevista una riunione conclusiva. Anche l'economista cattolico Stefano Zamagni è tra coloro che sono stati coinvolti, insieme al Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace guidato dal cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo Gianpaolo Crepaldi. L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo Deus caritas est e Spe salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata di qualche mese e non è ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate anche se questa rimane l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del documento è la globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva detto il giorno dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (12 votes, average: 4.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14May 08 Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della "Positio", cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia documentata sul servo di Dio e le testimonianze, è stata completata, come confermano al Giornale autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la beatificazione. Ora la "Positio" dovrà essere esaminata dai teologi della Congregazione delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi prevede non meno di otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità delle virtù, tappa fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 ) " (14 votes, average: 4.14 out of 5) Loading ... 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Un fatto che ha creato sorpresa "Nelle circostanze in cui la celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il Signore. Da questo punto di vista "non si chiude la porta all'assemblea", ma "si apre la porta all'assemblea" conducendola al Signore. Si possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e armonia, divenga auspicabile celebrare all'altare antico, dove tra l'altro si conserva l'esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe sorprendere: basta andare in San Pietro al mattina e vedere quanti sacerdoti celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica postconciliare, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della Sistina". Benedetto XVI celebrerà una messa usando il rito antico, da lui liberalizzato con il motu proprio? "Non lo so e non sono in grado di rispondere. Io credo che sia importante comunque una lettura serena, ecclesiale e non ideologica, di queste decisioni del Pontefice. La liturgia della Chiesa, come d'altronde tutta la sua vita, è fatta di continuità: parlerei di sviluppo nella continuità. Ciò significa che la Chiesa procede nel suo cammino storico senza perdere di vista le proprie radici e la propria viva tradizione: questo può esigere, in alcuni casi, anche il recupero di elementi preziosi e importanti che lungo il percorso sono stati smarriti, dimenticati e che il trascorrere del tempo ha reso meno luminosi nel loro significato autentico. Mi pare che il Motu proprio vada proprio in questa direzione: riaffermando con molta chiarezza che nella vita liturgica della Chiesa c'è continuità, senza rottura. Scritto in Varie Commenti ( 203 ) " (26 votes, average: 3.58 out of 5) Loading ... 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Gli "angeli custodi" di Papa Ratzinger (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nel riconfermare la notizia dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale sono in grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe passata una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto e del cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la comunione sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al celebrante che passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Scritto in Varie Commenti ( 110 ) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24May 08 Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Sono stato richiesto da alcuni visitatori del blog di fornire informazioni sugli statuti del movimento neocatecumenale. Sono in grado di confermare che Benedetto XVI ha dato il suo consenso per l'approvazione. Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia. Sul Giornale, nel dicembre 2005, ho riportato i richiami che la Congregazione del culto divino - a nome di Papa Ratzinger - aveva fatto al movimento circa alcuni problemi riguardanti le liturgie neocatecumenali. Ma l'esistenza di indicazioni e anche di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel movimento non significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli frutti dello Spirito Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono problemi di convivenza, tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono vigilare e correggere, ma sono padri e pastori. Credo che spetti al successore di Pietro e alla Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è eretico e chi no. Mi sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è inesperto di problemi dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito Petrus è riportato un articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti non sarebbe definitiva ma ad experimentum per sette anni e dunque rappresenterebbe una sconfitta per i neocatecumenali. A me non risulta nulla del genere. Ribadisco quanto ho scritto qui sopra. A me risulta che l'approvazione del Papa è definitiva e che nel giro di una decina di giorni sarà promulgato il decreto. Scritto in Varie Commenti ( 412 ) " (16 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23May 08 Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia Un nuovo vescovo nella "famiglia" del Papa. Dovrebbe essere pubblicata a giorni la nomina episcopale dell'attuale reggente della Prefettura della Casa Pontificia, monsignor Paolo De Nicolò (a sinistra nella foto). Se l'indiscrezione fosse confermata, si tratterebbe di un precedente difficilmente eguagliabile: già due fratelli di De Nicolò sono infatti diventati vescovi: sono Giacomo De Nicolò, nunzio apostolico, ritiratosi del 2004 e Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini fino al luglio scorso. A nomina puntualmente avvenuta a mezzogiorno di oggi, sabato 24 maggio, posso aggiungere che la nomina non prelude ad alcun trasferimento del settantaduenne neo-vescovo in qualche diocesi o ad altro incarico curiale. Continuerà a essere reggente, dunque numero due della Prefettura (retta dall'americano Harvey). Scritto in Varie Commenti ( 29 ) " (7 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22May 08 Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile La notizia è stata pubblicata ieri da alcuni quotidiani, tra i quali "Avvenire" e rilanciata nel pomeriggio da "L'Osservatore Romano". In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore. Secondo "Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì scorso, quando il vice sindaco di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che in un rione era stata appena distribuita "propaganda di missionari". Su sua istruzione scrive "Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di casa in casa per raccogliere i libri, che sono stati poi raccolti in un campo e dati alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato una foto di Aharon mentre tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle sue spalle si notano le ceneri fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha detto Aharon "hanno leso i nostri sentimenti religiosi", perché "secondo la nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso". A quanto pare, i testi cristiani erano stati distribuiti da alcuni ebrei messianici. Una settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato a un membro di questa comunità messianica e l'esplosione aveva provocato l'amputazione di un piede a un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna giustamente per le bandiere israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è stato oggetto di critiche anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del Venerdì Santo (già peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da Benedetto XVI). Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano che condannasse prontamente quei roghi avvenuti in Israele esprimendo solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri sacri dati alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli, che invece una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione delle comunità ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace commento della storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani ricordando, con le parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia con il bruciare i libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in Varie Commenti ( 138 ) " (13 votes, average: 4.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20May 08 Gli "angeli custodi" di Papa Ratzinger Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana, Carmela, Cristina e Manuela, le quattro laiche appartenenti all'associazione dei "memores Domini" di Comunione e Liberazione che curano l'appartamento, la cappella e il guardaroba di Benedetto XVI. I loro nomi non compaiono sull'Annuario Pontificio e rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono nel nascondimento un servizio prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non consacrate nella casa del Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922, volle portare con sé a Roma la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il suo appartamento da moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18May 08 "Siate giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per seguire la visita di Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio dell'allora cardinale Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel discorso che il Papa ha rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni. Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane. Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno, in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato - visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il futuro è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita e così l'olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. E' importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro anche con rinunce. Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza minacce davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E la prima scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie". Scritto in Varie Commenti ( 354 ) " (16 votes, average: 4.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16May 08 Un'enciclica con l'aiuto di Marx Continua a ritmi serrati il lavoro per la preparazione dell'enciclica sociale di Papa Ratzinger. Il Papa, come sempre avviene nel caso di documenti pontifici contenenti risvolti che toccano direttamente i temi dell'economia e dello sviluppo mondiale, si serve di collaboratori ai quali chiede pareri e contributi. Tra questi c'è monsignor Reinhard Marx, giovane arcivescovo di Monaco e Frisinga, che Benedetto XVI ha designato nei mesi scorsi alla cattedra che fu sua. Marx, omonimo del più famoso autore del "Capitale", è esperto di dottrina sociale, è stato scelto da Benedetto XVI per una supervisione dei contributi. Questo fine settimana è prevista una riunione conclusiva. Anche l'economista cattolico Stefano Zamagni è tra coloro che sono stati coinvolti, insieme al Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace guidato dal cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo Gianpaolo Crepaldi. L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo Deus caritas est e Spe salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata di qualche mese e non è ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate anche se questa rimane l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del documento è la globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva detto il giorno dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (12 votes, average: 4.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14May 08 Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della "Positio", cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia documentata sul servo di Dio e le testimonianze, è stata completata, come confermano al Giornale autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la beatificazione. Ora la "Positio" dovrà essere esaminata dai teologi della Congregazione delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi prevede non meno di otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità delle virtù, tappa fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 ) " (14 votes, average: 4.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13May 08 Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche Sul Giornale di oggi pubblico due articoli: il primo, sintetizza le parole dette ieri dal Papa al Movimento per la vita, in occasione del convegno romano sui trent'anni di legalizzazione dell'aborto in Italia; il secondo spiega come questa citazione diretta della legge 194 non sia affatto una novità né un "oltraggio" allo Stato, come taluni politici nostrani hanno voluto subito far credere: ho riportato i passaggi - più espliciti e duri - che usò Giovanni Paolo II nel 1998, ricevendo proprio il Movimento per la vita nel ventennale della promulgazione della legge abortista. Benedetto XVI è stato esplicito ma attento a non dare appigli per sterili polemiche. Purtroppo, visti i soliti commenti dei politici con la memoria corta, ancora una volta il senso delle sue parole è stato interpretato come indebita ingerenza. Scritto in Varie Commenti ( 360 ) " (16 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10May 08 Mons. Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa Sul Giornale di oggi pubblico un'intervista con monsignor Guido Marini, il nuovo cerimoniere di Papa Ratzinger, che spiega il significato di alcune scelte del Pontefice, a partire dalla croce al centro dell'altare. Non tutto il colloquio che ho avuto con don Marini è potuto entrare in pagina. Ho dovuto tagliare due significative risposte, dedicate all'orientamento dell'altare e al motu proprio. Invitandovi alla lettura del testo pubblicato, ve le propongo qui. Per i battesimi nella Sistina Benedetto XVI ha celebrato dando le spalle ai fedeli, come prima del Concilio. Un fatto che ha creato sorpresa "Nelle circostanze in cui la celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il Signore. Da questo punto di vista "non si chiude la porta all'assemblea", ma "si apre la porta all'assemblea" conducendola al Signore. Si possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e armonia, divenga auspicabile celebrare all'altare antico, dove tra l'altro si conserva l'esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe sorprendere: basta andare in San Pietro al mattina e vedere quanti sacerdoti celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica postconciliare, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della Sistina". Benedetto XVI celebrerà una messa usando il rito antico, da lui liberalizzato con il motu proprio? "Non lo so e non sono in grado di rispondere. Io credo che sia importante comunque una lettura serena, ecclesiale e non ideologica, di queste decisioni del Pontefice. La liturgia della Chiesa, come d'altronde tutta la sua vita, è fatta di continuità: parlerei di sviluppo nella continuità. Ciò significa che la Chiesa procede nel suo cammino storico senza perdere di vista le proprie radici e la propria viva tradizione: questo può esigere, in alcuni casi, anche il recupero di elementi preziosi e importanti che lungo il percorso sono stati smarriti, dimenticati e che il trascorrere del tempo ha reso meno luminosi nel loro significato autentico. Mi pare che il Motu proprio vada proprio in questa direzione: riaffermando con molta chiarezza che nella vita liturgica della Chiesa c'è continuità, senza rottura. Scritto in Varie Commenti ( 203 ) " (26 votes, average: 3.58 out of 5) Loading ... 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I più votati Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 106 Votes La comunione nella mano, la fine dell'inginocchiatoio - 57 Votes Milano e il motu proprio, la colpa è della stampa - 54 Votes La preoccupazione dei vescovi per il regime di Chavez - 51 Votes In difesa del cardinale Tettamanzi - 48 Votes Se lo storico replica: "Lei non sa chi sono io!" - 47 Votes Il Papa non andrà alla Sapienza - 41 Votes Il parroco trevigiano trasforma l'oratorio in moschea - 39 Votes Ebrei salvati da Pio XII: Bruno Ascoli, guardia palatina - 39 Votes Bregantini, il trasferimento contestato. Ma... - 38 Votes Recent Posts Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile Gli "angeli custodi" di Papa Ratzinger "Siate giovani, non alla moda" Un'enciclica con l'aiuto di Marx Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche Mons. 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Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)

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Nel riconfermare la notizia dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale sono in grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe passata una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto e del cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la comunione sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al celebrante che passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Scritto in Varie Commenti ( 110 ) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... 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Ma l'esistenza di indicazioni e anche di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel movimento non significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli frutti dello Spirito Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono problemi di convivenza, tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono vigilare e correggere, ma sono padri e pastori. Credo che spetti al successore di Pietro e alla Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è eretico e chi no. Mi sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è inesperto di problemi dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito Petrus è riportato un articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti non sarebbe definitiva ma ad experimentum per sette anni e dunque rappresenterebbe una sconfitta per i neocatecumenali. A me non risulta nulla del genere. Ribadisco quanto ho scritto qui sopra. A me risulta che l'approvazione del Papa è definitiva e che nel giro di una decina di giorni sarà promulgato il decreto. Scritto in Varie Commenti ( 412 ) " (16 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23May 08 Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia Un nuovo vescovo nella "famiglia" del Papa. Dovrebbe essere pubblicata a giorni la nomina episcopale dell'attuale reggente della Prefettura della Casa Pontificia, monsignor Paolo De Nicolò (a sinistra nella foto). Se l'indiscrezione fosse confermata, si tratterebbe di un precedente difficilmente eguagliabile: già due fratelli di De Nicolò sono infatti diventati vescovi: sono Giacomo De Nicolò, nunzio apostolico, ritiratosi del 2004 e Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini fino al luglio scorso. A nomina puntualmente avvenuta a mezzogiorno di oggi, sabato 24 maggio, posso aggiungere che la nomina non prelude ad alcun trasferimento del settantaduenne neo-vescovo in qualche diocesi o ad altro incarico curiale. Continuerà a essere reggente, dunque numero due della Prefettura (retta dall'americano Harvey). Scritto in Varie Commenti ( 29 ) " (7 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22May 08 Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile La notizia è stata pubblicata ieri da alcuni quotidiani, tra i quali "Avvenire" e rilanciata nel pomeriggio da "L'Osservatore Romano". In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore. Secondo "Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì scorso, quando il vice sindaco di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che in un rione era stata appena distribuita "propaganda di missionari". Su sua istruzione scrive "Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di casa in casa per raccogliere i libri, che sono stati poi raccolti in un campo e dati alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato una foto di Aharon mentre tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle sue spalle si notano le ceneri fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha detto Aharon "hanno leso i nostri sentimenti religiosi", perché "secondo la nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso". A quanto pare, i testi cristiani erano stati distribuiti da alcuni ebrei messianici. Una settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato a un membro di questa comunità messianica e l'esplosione aveva provocato l'amputazione di un piede a un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna giustamente per le bandiere israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è stato oggetto di critiche anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del Venerdì Santo (già peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da Benedetto XVI). Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano che condannasse prontamente quei roghi avvenuti in Israele esprimendo solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri sacri dati alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli, che invece una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione delle comunità ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace commento della storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani ricordando, con le parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia con il bruciare i libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in Varie Commenti ( 138 ) " (13 votes, average: 4.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20May 08 Gli "angeli custodi" di Papa Ratzinger Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana, Carmela, Cristina e Manuela, le quattro laiche appartenenti all'associazione dei "memores Domini" di Comunione e Liberazione che curano l'appartamento, la cappella e il guardaroba di Benedetto XVI. I loro nomi non compaiono sull'Annuario Pontificio e rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono nel nascondimento un servizio prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non consacrate nella casa del Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922, volle portare con sé a Roma la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il suo appartamento da moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18May 08 "Siate giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per seguire la visita di Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio dell'allora cardinale Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel discorso che il Papa ha rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni. Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane. Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno, in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato - visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il futuro è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita e così l'olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. E' importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro anche con rinunce. Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza minacce davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E la prima scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie". Scritto in Varie Commenti ( 354 ) " (16 votes, average: 4.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16May 08 Un'enciclica con l'aiuto di Marx Continua a ritmi serrati il lavoro per la preparazione dell'enciclica sociale di Papa Ratzinger. Il Papa, come sempre avviene nel caso di documenti pontifici contenenti risvolti che toccano direttamente i temi dell'economia e dello sviluppo mondiale, si serve di collaboratori ai quali chiede pareri e contributi. Tra questi c'è monsignor Reinhard Marx, giovane arcivescovo di Monaco e Frisinga, che Benedetto XVI ha designato nei mesi scorsi alla cattedra che fu sua. Marx, omonimo del più famoso autore del "Capitale", è esperto di dottrina sociale, è stato scelto da Benedetto XVI per una supervisione dei contributi. Questo fine settimana è prevista una riunione conclusiva. Anche l'economista cattolico Stefano Zamagni è tra coloro che sono stati coinvolti, insieme al Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace guidato dal cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo Gianpaolo Crepaldi. L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo Deus caritas est e Spe salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata di qualche mese e non è ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate anche se questa rimane l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del documento è la globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva detto il giorno dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (12 votes, average: 4.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14May 08 Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della "Positio", cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia documentata sul servo di Dio e le testimonianze, è stata completata, come confermano al Giornale autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la beatificazione. Ora la "Positio" dovrà essere esaminata dai teologi della Congregazione delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi prevede non meno di otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità delle virtù, tappa fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 ) " (14 votes, average: 4.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13May 08 Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche Sul Giornale di oggi pubblico due articoli: il primo, sintetizza le parole dette ieri dal Papa al Movimento per la vita, in occasione del convegno romano sui trent'anni di legalizzazione dell'aborto in Italia; il secondo spiega come questa citazione diretta della legge 194 non sia affatto una novità né un "oltraggio" allo Stato, come taluni politici nostrani hanno voluto subito far credere: ho riportato i passaggi - più espliciti e duri - che usò Giovanni Paolo II nel 1998, ricevendo proprio il Movimento per la vita nel ventennale della promulgazione della legge abortista. Benedetto XVI è stato esplicito ma attento a non dare appigli per sterili polemiche. Purtroppo, visti i soliti commenti dei politici con la memoria corta, ancora una volta il senso delle sue parole è stato interpretato come indebita ingerenza. Scritto in Varie Commenti ( 360 ) " (16 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10May 08 Mons. Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa Sul Giornale di oggi pubblico un'intervista con monsignor Guido Marini, il nuovo cerimoniere di Papa Ratzinger, che spiega il significato di alcune scelte del Pontefice, a partire dalla croce al centro dell'altare. Non tutto il colloquio che ho avuto con don Marini è potuto entrare in pagina. Ho dovuto tagliare due significative risposte, dedicate all'orientamento dell'altare e al motu proprio. Invitandovi alla lettura del testo pubblicato, ve le propongo qui. Per i battesimi nella Sistina Benedetto XVI ha celebrato dando le spalle ai fedeli, come prima del Concilio. Un fatto che ha creato sorpresa "Nelle circostanze in cui la celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il Signore. Da questo punto di vista "non si chiude la porta all'assemblea", ma "si apre la porta all'assemblea" conducendola al Signore. Si possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e armonia, divenga auspicabile celebrare all'altare antico, dove tra l'altro si conserva l'esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe sorprendere: basta andare in San Pietro al mattina e vedere quanti sacerdoti celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica postconciliare, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della Sistina". Benedetto XVI celebrerà una messa usando il rito antico, da lui liberalizzato con il motu proprio? "Non lo so e non sono in grado di rispondere. Io credo che sia importante comunque una lettura serena, ecclesiale e non ideologica, di queste decisioni del Pontefice. La liturgia della Chiesa, come d'altronde tutta la sua vita, è fatta di continuità: parlerei di sviluppo nella continuità. Ciò significa che la Chiesa procede nel suo cammino storico senza perdere di vista le proprie radici e la propria viva tradizione: questo può esigere, in alcuni casi, anche il recupero di elementi preziosi e importanti che lungo il percorso sono stati smarriti, dimenticati e che il trascorrere del tempo ha reso meno luminosi nel loro significato autentico. Mi pare che il Motu proprio vada proprio in questa direzione: riaffermando con molta chiarezza che nella vita liturgica della Chiesa c'è continuità, senza rottura. Scritto in Varie Commenti ( 203 ) " (26 votes, average: 3.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (191) Ultime discussioni Francesco Ursino: Io ne conosco uno migliore: meglio soli che male accompagnati. :roll: Data la... marina: Grazie Cosimo,ci sono ancora e sono ancora cattolica e intendo rimanere cattolica; e se critico la chiesa e i... Alessia: Aloysius, se tu ascoltassi le omelie e le catechesi del Santo Padre scopriresti che non ha mai cessato di... Paola: Per Jo ianua, per cortesia, quando cita la Bibbia, verifichi quello che dice. Anche la sua Bibbia dice così:... Paola: Signor Cosimo, lei è il mio preferito. Può farsi il segno della croce in camera sua, ma anche fuori.... 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Un'enciclica con l'aiuto di Marx (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nel riconfermare la notizia dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale sono in grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe passata una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto e del cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la comunione sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al celebrante che passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Scritto in Varie Commenti ( 110 ) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24May 08 Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Sono stato richiesto da alcuni visitatori del blog di fornire informazioni sugli statuti del movimento neocatecumenale. Sono in grado di confermare che Benedetto XVI ha dato il suo consenso per l'approvazione. Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia. Sul Giornale, nel dicembre 2005, ho riportato i richiami che la Congregazione del culto divino - a nome di Papa Ratzinger - aveva fatto al movimento circa alcuni problemi riguardanti le liturgie neocatecumenali. Ma l'esistenza di indicazioni e anche di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel movimento non significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli frutti dello Spirito Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono problemi di convivenza, tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono vigilare e correggere, ma sono padri e pastori. Credo che spetti al successore di Pietro e alla Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è eretico e chi no. Mi sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è inesperto di problemi dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito Petrus è riportato un articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti non sarebbe definitiva ma ad experimentum per sette anni e dunque rappresenterebbe una sconfitta per i neocatecumenali. A me non risulta nulla del genere. Ribadisco quanto ho scritto qui sopra. A me risulta che l'approvazione del Papa è definitiva e che nel giro di una decina di giorni sarà promulgato il decreto. Scritto in Varie Commenti ( 412 ) " (16 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23May 08 Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia Un nuovo vescovo nella "famiglia" del Papa. Dovrebbe essere pubblicata a giorni la nomina episcopale dell'attuale reggente della Prefettura della Casa Pontificia, monsignor Paolo De Nicolò (a sinistra nella foto). Se l'indiscrezione fosse confermata, si tratterebbe di un precedente difficilmente eguagliabile: già due fratelli di De Nicolò sono infatti diventati vescovi: sono Giacomo De Nicolò, nunzio apostolico, ritiratosi del 2004 e Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini fino al luglio scorso. A nomina puntualmente avvenuta a mezzogiorno di oggi, sabato 24 maggio, posso aggiungere che la nomina non prelude ad alcun trasferimento del settantaduenne neo-vescovo in qualche diocesi o ad altro incarico curiale. Continuerà a essere reggente, dunque numero due della Prefettura (retta dall'americano Harvey). Scritto in Varie Commenti ( 29 ) " (7 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22May 08 Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile La notizia è stata pubblicata ieri da alcuni quotidiani, tra i quali "Avvenire" e rilanciata nel pomeriggio da "L'Osservatore Romano". In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore. Secondo "Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì scorso, quando il vice sindaco di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che in un rione era stata appena distribuita "propaganda di missionari". Su sua istruzione scrive "Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di casa in casa per raccogliere i libri, che sono stati poi raccolti in un campo e dati alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato una foto di Aharon mentre tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle sue spalle si notano le ceneri fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha detto Aharon "hanno leso i nostri sentimenti religiosi", perché "secondo la nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso". A quanto pare, i testi cristiani erano stati distribuiti da alcuni ebrei messianici. Una settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato a un membro di questa comunità messianica e l'esplosione aveva provocato l'amputazione di un piede a un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna giustamente per le bandiere israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è stato oggetto di critiche anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del Venerdì Santo (già peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da Benedetto XVI). Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano che condannasse prontamente quei roghi avvenuti in Israele esprimendo solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri sacri dati alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli, che invece una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione delle comunità ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace commento della storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani ricordando, con le parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia con il bruciare i libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in Varie Commenti ( 138 ) " (13 votes, average: 4.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20May 08 Gli "angeli custodi" di Papa Ratzinger Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana, Carmela, Cristina e Manuela, le quattro laiche appartenenti all'associazione dei "memores Domini" di Comunione e Liberazione che curano l'appartamento, la cappella e il guardaroba di Benedetto XVI. I loro nomi non compaiono sull'Annuario Pontificio e rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono nel nascondimento un servizio prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non consacrate nella casa del Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922, volle portare con sé a Roma la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il suo appartamento da moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18May 08 "Siate giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per seguire la visita di Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio dell'allora cardinale Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel discorso che il Papa ha rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni. Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane. Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno, in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato - visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il futuro è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita e così l'olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. E' importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro anche con rinunce. Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza minacce davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E la prima scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie". Scritto in Varie Commenti ( 354 ) " (16 votes, average: 4.31 out of 5) Loading ... 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Anche l'economista cattolico Stefano Zamagni è tra coloro che sono stati coinvolti, insieme al Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace guidato dal cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo Gianpaolo Crepaldi. L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo Deus caritas est e Spe salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata di qualche mese e non è ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate anche se questa rimane l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del documento è la globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva detto il giorno dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (12 votes, average: 4.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14May 08 Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della "Positio", cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia documentata sul servo di Dio e le testimonianze, è stata completata, come confermano al Giornale autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la beatificazione. Ora la "Positio" dovrà essere esaminata dai teologi della Congregazione delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi prevede non meno di otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità delle virtù, tappa fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 ) " (14 votes, average: 4.14 out of 5) Loading ... 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Un fatto che ha creato sorpresa "Nelle circostanze in cui la celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il Signore. Da questo punto di vista "non si chiude la porta all'assemblea", ma "si apre la porta all'assemblea" conducendola al Signore. Si possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e armonia, divenga auspicabile celebrare all'altare antico, dove tra l'altro si conserva l'esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe sorprendere: basta andare in San Pietro al mattina e vedere quanti sacerdoti celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica postconciliare, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della Sistina". Benedetto XVI celebrerà una messa usando il rito antico, da lui liberalizzato con il motu proprio? "Non lo so e non sono in grado di rispondere. Io credo che sia importante comunque una lettura serena, ecclesiale e non ideologica, di queste decisioni del Pontefice. La liturgia della Chiesa, come d'altronde tutta la sua vita, è fatta di continuità: parlerei di sviluppo nella continuità. Ciò significa che la Chiesa procede nel suo cammino storico senza perdere di vista le proprie radici e la propria viva tradizione: questo può esigere, in alcuni casi, anche il recupero di elementi preziosi e importanti che lungo il percorso sono stati smarriti, dimenticati e che il trascorrere del tempo ha reso meno luminosi nel loro significato autentico. Mi pare che il Motu proprio vada proprio in questa direzione: riaffermando con molta chiarezza che nella vita liturgica della Chiesa c'è continuità, senza rottura. Scritto in Varie Commenti ( 203 ) " (26 votes, average: 3.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (191) Ultime discussioni Francesco Ursino: Io ne conosco uno migliore: meglio soli che male accompagnati. :roll: Data la... marina: Grazie Cosimo,ci sono ancora e sono ancora cattolica e intendo rimanere cattolica; e se critico la chiesa e i... Alessia: Aloysius, se tu ascoltassi le omelie e le catechesi del Santo Padre scopriresti che non ha mai cessato di... Paola: Per Jo ianua, per cortesia, quando cita la Bibbia, verifichi quello che dice. Anche la sua Bibbia dice così:... Paola: Signor Cosimo, lei è il mio preferito. Può farsi il segno della croce in camera sua, ma anche fuori.... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia personale in rito antico - 8 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? A Milano l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 4 Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini... - 4 Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive - 4 Emails Ultime news Roma, il pirata resta in carcere: "Omicidio colposo"Firenze, spara a ladro in casa e lo uccideAccoltella il figlio gay: "Vergogna e disonore"Giro, la cronoscalata a Pellizzotti. Ma in rosa resta sempre ContadorCei: "Rifiuti, salari e famiglia: fare presto"Kabul, Frattini: regole più flessibili per le truppe Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. Napolitano il blog di Maurizio Caverzan Il blog di Phil Pullella Il blog di Raffaella Il blog di Rodari il blog di Stefano Tramezzani Siti Utili Avvenire Fides Il sito sul cardinale Siri Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it May 2008 M T W T F S S " Apr 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post May 2008 (17) April 2008 (16) March 2008 (15) February 2008 (15) January 2008 (14) December 2007 (13) November 2007 (18) October 2007 (16) September 2007 (18) August 2007 (19) July 2007 (30) Trackback recenti cultura: lupi agnelli e Tornielli cultura: viva Ismaele! I più votati Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 106 Votes La comunione nella mano, la fine dell'inginocchiatoio - 57 Votes Milano e il motu proprio, la colpa è della stampa - 54 Votes La preoccupazione dei vescovi per il regime di Chavez - 51 Votes In difesa del cardinale Tettamanzi - 48 Votes Se lo storico replica: "Lei non sa chi sono io!" - 47 Votes Il Papa non andrà alla Sapienza - 41 Votes Il parroco trevigiano trasforma l'oratorio in moschea - 39 Votes Ebrei salvati da Pio XII: Bruno Ascoli, guardia palatina - 39 Votes Bregantini, il trasferimento contestato. Ma... - 38 Votes Recent Posts Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile Gli "angeli custodi" di Papa Ratzinger "Siate giovani, non alla moda" Un'enciclica con l'aiuto di Marx Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche Mons. Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa Pagine About Disclaimer I miei libri Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nel riconfermare la notizia dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale sono in grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe passata una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto e del cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la comunione sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al celebrante che passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Scritto in Varie Commenti ( 110 ) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24May 08 Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Sono stato richiesto da alcuni visitatori del blog di fornire informazioni sugli statuti del movimento neocatecumenale. Sono in grado di confermare che Benedetto XVI ha dato il suo consenso per l'approvazione. Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia. Sul Giornale, nel dicembre 2005, ho riportato i richiami che la Congregazione del culto divino - a nome di Papa Ratzinger - aveva fatto al movimento circa alcuni problemi riguardanti le liturgie neocatecumenali. Ma l'esistenza di indicazioni e anche di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel movimento non significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli frutti dello Spirito Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono problemi di convivenza, tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono vigilare e correggere, ma sono padri e pastori. Credo che spetti al successore di Pietro e alla Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è eretico e chi no. Mi sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è inesperto di problemi dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito Petrus è riportato un articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti non sarebbe definitiva ma ad experimentum per sette anni e dunque rappresenterebbe una sconfitta per i neocatecumenali. A me non risulta nulla del genere. Ribadisco quanto ho scritto qui sopra. A me risulta che l'approvazione del Papa è definitiva e che nel giro di una decina di giorni sarà promulgato il decreto. Scritto in Varie Commenti ( 412 ) " (16 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23May 08 Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia Un nuovo vescovo nella "famiglia" del Papa. Dovrebbe essere pubblicata a giorni la nomina episcopale dell'attuale reggente della Prefettura della Casa Pontificia, monsignor Paolo De Nicolò (a sinistra nella foto). Se l'indiscrezione fosse confermata, si tratterebbe di un precedente difficilmente eguagliabile: già due fratelli di De Nicolò sono infatti diventati vescovi: sono Giacomo De Nicolò, nunzio apostolico, ritiratosi del 2004 e Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini fino al luglio scorso. A nomina puntualmente avvenuta a mezzogiorno di oggi, sabato 24 maggio, posso aggiungere che la nomina non prelude ad alcun trasferimento del settantaduenne neo-vescovo in qualche diocesi o ad altro incarico curiale. Continuerà a essere reggente, dunque numero due della Prefettura (retta dall'americano Harvey). Scritto in Varie Commenti ( 29 ) " (7 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22May 08 Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile La notizia è stata pubblicata ieri da alcuni quotidiani, tra i quali "Avvenire" e rilanciata nel pomeriggio da "L'Osservatore Romano". In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore. Secondo "Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì scorso, quando il vice sindaco di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che in un rione era stata appena distribuita "propaganda di missionari". Su sua istruzione scrive "Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di casa in casa per raccogliere i libri, che sono stati poi raccolti in un campo e dati alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato una foto di Aharon mentre tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle sue spalle si notano le ceneri fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha detto Aharon "hanno leso i nostri sentimenti religiosi", perché "secondo la nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso". A quanto pare, i testi cristiani erano stati distribuiti da alcuni ebrei messianici. Una settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato a un membro di questa comunità messianica e l'esplosione aveva provocato l'amputazione di un piede a un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna giustamente per le bandiere israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è stato oggetto di critiche anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del Venerdì Santo (già peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da Benedetto XVI). Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano che condannasse prontamente quei roghi avvenuti in Israele esprimendo solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri sacri dati alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli, che invece una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione delle comunità ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace commento della storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani ricordando, con le parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia con il bruciare i libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in Varie Commenti ( 138 ) " (13 votes, average: 4.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20May 08 Gli "angeli custodi" di Papa Ratzinger Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana, Carmela, Cristina e Manuela, le quattro laiche appartenenti all'associazione dei "memores Domini" di Comunione e Liberazione che curano l'appartamento, la cappella e il guardaroba di Benedetto XVI. I loro nomi non compaiono sull'Annuario Pontificio e rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono nel nascondimento un servizio prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non consacrate nella casa del Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922, volle portare con sé a Roma la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il suo appartamento da moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18May 08 "Siate giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per seguire la visita di Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio dell'allora cardinale Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel discorso che il Papa ha rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni. Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane. Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno, in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato - visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il futuro è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita e così l'olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. E' importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro anche con rinunce. Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza minacce davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E la prima scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie". Scritto in Varie Commenti ( 354 ) " (16 votes, average: 4.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16May 08 Un'enciclica con l'aiuto di Marx Continua a ritmi serrati il lavoro per la preparazione dell'enciclica sociale di Papa Ratzinger. Il Papa, come sempre avviene nel caso di documenti pontifici contenenti risvolti che toccano direttamente i temi dell'economia e dello sviluppo mondiale, si serve di collaboratori ai quali chiede pareri e contributi. Tra questi c'è monsignor Reinhard Marx, giovane arcivescovo di Monaco e Frisinga, che Benedetto XVI ha designato nei mesi scorsi alla cattedra che fu sua. Marx, omonimo del più famoso autore del "Capitale", è esperto di dottrina sociale, è stato scelto da Benedetto XVI per una supervisione dei contributi. Questo fine settimana è prevista una riunione conclusiva. Anche l'economista cattolico Stefano Zamagni è tra coloro che sono stati coinvolti, insieme al Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace guidato dal cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo Gianpaolo Crepaldi. L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo Deus caritas est e Spe salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata di qualche mese e non è ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate anche se questa rimane l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del documento è la globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva detto il giorno dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (12 votes, average: 4.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14May 08 Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della "Positio", cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia documentata sul servo di Dio e le testimonianze, è stata completata, come confermano al Giornale autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la beatificazione. Ora la "Positio" dovrà essere esaminata dai teologi della Congregazione delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi prevede non meno di otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità delle virtù, tappa fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 ) " (14 votes, average: 4.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13May 08 Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche Sul Giornale di oggi pubblico due articoli: il primo, sintetizza le parole dette ieri dal Papa al Movimento per la vita, in occasione del convegno romano sui trent'anni di legalizzazione dell'aborto in Italia; il secondo spiega come questa citazione diretta della legge 194 non sia affatto una novità né un "oltraggio" allo Stato, come taluni politici nostrani hanno voluto subito far credere: ho riportato i passaggi - più espliciti e duri - che usò Giovanni Paolo II nel 1998, ricevendo proprio il Movimento per la vita nel ventennale della promulgazione della legge abortista. Benedetto XVI è stato esplicito ma attento a non dare appigli per sterili polemiche. Purtroppo, visti i soliti commenti dei politici con la memoria corta, ancora una volta il senso delle sue parole è stato interpretato come indebita ingerenza. Scritto in Varie Commenti ( 360 ) " (16 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10May 08 Mons. Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa Sul Giornale di oggi pubblico un'intervista con monsignor Guido Marini, il nuovo cerimoniere di Papa Ratzinger, che spiega il significato di alcune scelte del Pontefice, a partire dalla croce al centro dell'altare. Non tutto il colloquio che ho avuto con don Marini è potuto entrare in pagina. Ho dovuto tagliare due significative risposte, dedicate all'orientamento dell'altare e al motu proprio. Invitandovi alla lettura del testo pubblicato, ve le propongo qui. Per i battesimi nella Sistina Benedetto XVI ha celebrato dando le spalle ai fedeli, come prima del Concilio. Un fatto che ha creato sorpresa "Nelle circostanze in cui la celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il Signore. Da questo punto di vista "non si chiude la porta all'assemblea", ma "si apre la porta all'assemblea" conducendola al Signore. Si possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e armonia, divenga auspicabile celebrare all'altare antico, dove tra l'altro si conserva l'esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe sorprendere: basta andare in San Pietro al mattina e vedere quanti sacerdoti celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica postconciliare, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della Sistina". Benedetto XVI celebrerà una messa usando il rito antico, da lui liberalizzato con il motu proprio? "Non lo so e non sono in grado di rispondere. Io credo che sia importante comunque una lettura serena, ecclesiale e non ideologica, di queste decisioni del Pontefice. La liturgia della Chiesa, come d'altronde tutta la sua vita, è fatta di continuità: parlerei di sviluppo nella continuità. Ciò significa che la Chiesa procede nel suo cammino storico senza perdere di vista le proprie radici e la propria viva tradizione: questo può esigere, in alcuni casi, anche il recupero di elementi preziosi e importanti che lungo il percorso sono stati smarriti, dimenticati e che il trascorrere del tempo ha reso meno luminosi nel loro significato autentico. Mi pare che il Motu proprio vada proprio in questa direzione: riaffermando con molta chiarezza che nella vita liturgica della Chiesa c'è continuità, senza rottura. Scritto in Varie Commenti ( 203 ) " (26 votes, average: 3.58 out of 5) Loading ... 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Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia personale in rito antico - 8 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? A Milano l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 4 Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini... - 4 Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive - 4 Emails Ultime news Roma, il pirata resta in carcere: "Omicidio colposo"Firenze, spara a ladro in casa e lo uccideAccoltella il figlio gay: "Vergogna e disonore"Giro, la cronoscalata a Pellizzotti. Ma in rosa resta sempre ContadorCei: "Rifiuti, salari e famiglia: fare presto"Kabul, Frattini: regole più flessibili per le truppe Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. Napolitano il blog di Maurizio Caverzan Il blog di Phil Pullella Il blog di Raffaella Il blog di Rodari il blog di Stefano Tramezzani Siti Utili Avvenire Fides Il sito sul cardinale Siri Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it May 2008 M T W T F S S " Apr 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post May 2008 (17) April 2008 (16) March 2008 (15) February 2008 (15) January 2008 (14) December 2007 (13) November 2007 (18) October 2007 (16) September 2007 (18) August 2007 (19) July 2007 (30) Trackback recenti cultura: lupi agnelli e Tornielli cultura: viva Ismaele! I più votati Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 106 Votes La comunione nella mano, la fine dell'inginocchiatoio - 57 Votes Milano e il motu proprio, la colpa è della stampa - 54 Votes La preoccupazione dei vescovi per il regime di Chavez - 51 Votes In difesa del cardinale Tettamanzi - 48 Votes Se lo storico replica: "Lei non sa chi sono io!" - 47 Votes Il Papa non andrà alla Sapienza - 41 Votes Il parroco trevigiano trasforma l'oratorio in moschea - 39 Votes Ebrei salvati da Pio XII: Bruno Ascoli, guardia palatina - 39 Votes Bregantini, il trasferimento contestato. Ma... - 38 Votes Recent Posts Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile Gli "angeli custodi" di Papa Ratzinger "Siate giovani, non alla moda" Un'enciclica con l'aiuto di Marx Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche Mons. 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Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nel riconfermare la notizia dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale sono in grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe passata una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto e del cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la comunione sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al celebrante che passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Scritto in Varie Commenti ( 110 ) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24May 08 Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Sono stato richiesto da alcuni visitatori del blog di fornire informazioni sugli statuti del movimento neocatecumenale. Sono in grado di confermare che Benedetto XVI ha dato il suo consenso per l'approvazione. Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia. Sul Giornale, nel dicembre 2005, ho riportato i richiami che la Congregazione del culto divino - a nome di Papa Ratzinger - aveva fatto al movimento circa alcuni problemi riguardanti le liturgie neocatecumenali. Ma l'esistenza di indicazioni e anche di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel movimento non significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli frutti dello Spirito Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono problemi di convivenza, tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono vigilare e correggere, ma sono padri e pastori. Credo che spetti al successore di Pietro e alla Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è eretico e chi no. Mi sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è inesperto di problemi dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito Petrus è riportato un articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti non sarebbe definitiva ma ad experimentum per sette anni e dunque rappresenterebbe una sconfitta per i neocatecumenali. A me non risulta nulla del genere. Ribadisco quanto ho scritto qui sopra. A me risulta che l'approvazione del Papa è definitiva e che nel giro di una decina di giorni sarà promulgato il decreto. Scritto in Varie Commenti ( 412 ) " (16 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23May 08 Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia Un nuovo vescovo nella "famiglia" del Papa. Dovrebbe essere pubblicata a giorni la nomina episcopale dell'attuale reggente della Prefettura della Casa Pontificia, monsignor Paolo De Nicolò (a sinistra nella foto). Se l'indiscrezione fosse confermata, si tratterebbe di un precedente difficilmente eguagliabile: già due fratelli di De Nicolò sono infatti diventati vescovi: sono Giacomo De Nicolò, nunzio apostolico, ritiratosi del 2004 e Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini fino al luglio scorso. A nomina puntualmente avvenuta a mezzogiorno di oggi, sabato 24 maggio, posso aggiungere che la nomina non prelude ad alcun trasferimento del settantaduenne neo-vescovo in qualche diocesi o ad altro incarico curiale. Continuerà a essere reggente, dunque numero due della Prefettura (retta dall'americano Harvey). Scritto in Varie Commenti ( 29 ) " (7 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22May 08 Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile La notizia è stata pubblicata ieri da alcuni quotidiani, tra i quali "Avvenire" e rilanciata nel pomeriggio da "L'Osservatore Romano". In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore. Secondo "Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì scorso, quando il vice sindaco di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che in un rione era stata appena distribuita "propaganda di missionari". Su sua istruzione scrive "Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di casa in casa per raccogliere i libri, che sono stati poi raccolti in un campo e dati alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato una foto di Aharon mentre tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle sue spalle si notano le ceneri fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha detto Aharon "hanno leso i nostri sentimenti religiosi", perché "secondo la nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso". A quanto pare, i testi cristiani erano stati distribuiti da alcuni ebrei messianici. Una settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato a un membro di questa comunità messianica e l'esplosione aveva provocato l'amputazione di un piede a un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna giustamente per le bandiere israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è stato oggetto di critiche anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del Venerdì Santo (già peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da Benedetto XVI). Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano che condannasse prontamente quei roghi avvenuti in Israele esprimendo solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri sacri dati alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli, che invece una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione delle comunità ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace commento della storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani ricordando, con le parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia con il bruciare i libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in Varie Commenti ( 138 ) " (13 votes, average: 4.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20May 08 Gli "angeli custodi" di Papa Ratzinger Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana, Carmela, Cristina e Manuela, le quattro laiche appartenenti all'associazione dei "memores Domini" di Comunione e Liberazione che curano l'appartamento, la cappella e il guardaroba di Benedetto XVI. I loro nomi non compaiono sull'Annuario Pontificio e rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono nel nascondimento un servizio prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non consacrate nella casa del Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922, volle portare con sé a Roma la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il suo appartamento da moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18May 08 "Siate giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per seguire la visita di Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio dell'allora cardinale Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel discorso che il Papa ha rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni. Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane. Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno, in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato - visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il futuro è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita e così l'olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. E' importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro anche con rinunce. Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza minacce davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E la prima scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie". Scritto in Varie Commenti ( 354 ) " (16 votes, average: 4.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16May 08 Un'enciclica con l'aiuto di Marx Continua a ritmi serrati il lavoro per la preparazione dell'enciclica sociale di Papa Ratzinger. Il Papa, come sempre avviene nel caso di documenti pontifici contenenti risvolti che toccano direttamente i temi dell'economia e dello sviluppo mondiale, si serve di collaboratori ai quali chiede pareri e contributi. Tra questi c'è monsignor Reinhard Marx, giovane arcivescovo di Monaco e Frisinga, che Benedetto XVI ha designato nei mesi scorsi alla cattedra che fu sua. Marx, omonimo del più famoso autore del "Capitale", è esperto di dottrina sociale, è stato scelto da Benedetto XVI per una supervisione dei contributi. Questo fine settimana è prevista una riunione conclusiva. Anche l'economista cattolico Stefano Zamagni è tra coloro che sono stati coinvolti, insieme al Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace guidato dal cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo Gianpaolo Crepaldi. L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo Deus caritas est e Spe salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata di qualche mese e non è ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate anche se questa rimane l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del documento è la globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva detto il giorno dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (12 votes, average: 4.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14May 08 Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della "Positio", cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia documentata sul servo di Dio e le testimonianze, è stata completata, come confermano al Giornale autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la beatificazione. Ora la "Positio" dovrà essere esaminata dai teologi della Congregazione delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi prevede non meno di otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità delle virtù, tappa fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 ) " (14 votes, average: 4.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13May 08 Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche Sul Giornale di oggi pubblico due articoli: il primo, sintetizza le parole dette ieri dal Papa al Movimento per la vita, in occasione del convegno romano sui trent'anni di legalizzazione dell'aborto in Italia; il secondo spiega come questa citazione diretta della legge 194 non sia affatto una novità né un "oltraggio" allo Stato, come taluni politici nostrani hanno voluto subito far credere: ho riportato i passaggi - più espliciti e duri - che usò Giovanni Paolo II nel 1998, ricevendo proprio il Movimento per la vita nel ventennale della promulgazione della legge abortista. Benedetto XVI è stato esplicito ma attento a non dare appigli per sterili polemiche. Purtroppo, visti i soliti commenti dei politici con la memoria corta, ancora una volta il senso delle sue parole è stato interpretato come indebita ingerenza. Scritto in Varie Commenti ( 360 ) " (16 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10May 08 Mons. Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa Sul Giornale di oggi pubblico un'intervista con monsignor Guido Marini, il nuovo cerimoniere di Papa Ratzinger, che spiega il significato di alcune scelte del Pontefice, a partire dalla croce al centro dell'altare. Non tutto il colloquio che ho avuto con don Marini è potuto entrare in pagina. Ho dovuto tagliare due significative risposte, dedicate all'orientamento dell'altare e al motu proprio. Invitandovi alla lettura del testo pubblicato, ve le propongo qui. Per i battesimi nella Sistina Benedetto XVI ha celebrato dando le spalle ai fedeli, come prima del Concilio. Un fatto che ha creato sorpresa "Nelle circostanze in cui la celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il Signore. Da questo punto di vista "non si chiude la porta all'assemblea", ma "si apre la porta all'assemblea" conducendola al Signore. Si possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e armonia, divenga auspicabile celebrare all'altare antico, dove tra l'altro si conserva l'esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe sorprendere: basta andare in San Pietro al mattina e vedere quanti sacerdoti celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica postconciliare, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della Sistina". Benedetto XVI celebrerà una messa usando il rito antico, da lui liberalizzato con il motu proprio? "Non lo so e non sono in grado di rispondere. Io credo che sia importante comunque una lettura serena, ecclesiale e non ideologica, di queste decisioni del Pontefice. La liturgia della Chiesa, come d'altronde tutta la sua vita, è fatta di continuità: parlerei di sviluppo nella continuità. Ciò significa che la Chiesa procede nel suo cammino storico senza perdere di vista le proprie radici e la propria viva tradizione: questo può esigere, in alcuni casi, anche il recupero di elementi preziosi e importanti che lungo il percorso sono stati smarriti, dimenticati e che il trascorrere del tempo ha reso meno luminosi nel loro significato autentico. Mi pare che il Motu proprio vada proprio in questa direzione: riaffermando con molta chiarezza che nella vita liturgica della Chiesa c'è continuità, senza rottura. Scritto in Varie Commenti ( 203 ) " (26 votes, average: 3.58 out of 5) Loading ... 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Mons. Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 26-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nel riconfermare la notizia dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale sono in grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe passata una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto e del cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la comunione sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al celebrante che passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Scritto in Varie Commenti ( 110 ) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24May 08 Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Sono stato richiesto da alcuni visitatori del blog di fornire informazioni sugli statuti del movimento neocatecumenale. Sono in grado di confermare che Benedetto XVI ha dato il suo consenso per l'approvazione. Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia. Sul Giornale, nel dicembre 2005, ho riportato i richiami che la Congregazione del culto divino - a nome di Papa Ratzinger - aveva fatto al movimento circa alcuni problemi riguardanti le liturgie neocatecumenali. Ma l'esistenza di indicazioni e anche di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel movimento non significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli frutti dello Spirito Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono problemi di convivenza, tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono vigilare e correggere, ma sono padri e pastori. Credo che spetti al successore di Pietro e alla Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è eretico e chi no. Mi sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è inesperto di problemi dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito Petrus è riportato un articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti non sarebbe definitiva ma ad experimentum per sette anni e dunque rappresenterebbe una sconfitta per i neocatecumenali. A me non risulta nulla del genere. Ribadisco quanto ho scritto qui sopra. A me risulta che l'approvazione del Papa è definitiva e che nel giro di una decina di giorni sarà promulgato il decreto. Scritto in Varie Commenti ( 412 ) " (16 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23May 08 Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia Un nuovo vescovo nella "famiglia" del Papa. Dovrebbe essere pubblicata a giorni la nomina episcopale dell'attuale reggente della Prefettura della Casa Pontificia, monsignor Paolo De Nicolò (a sinistra nella foto). Se l'indiscrezione fosse confermata, si tratterebbe di un precedente difficilmente eguagliabile: già due fratelli di De Nicolò sono infatti diventati vescovi: sono Giacomo De Nicolò, nunzio apostolico, ritiratosi del 2004 e Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini fino al luglio scorso. A nomina puntualmente avvenuta a mezzogiorno di oggi, sabato 24 maggio, posso aggiungere che la nomina non prelude ad alcun trasferimento del settantaduenne neo-vescovo in qualche diocesi o ad altro incarico curiale. Continuerà a essere reggente, dunque numero due della Prefettura (retta dall'americano Harvey). Scritto in Varie Commenti ( 29 ) " (7 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22May 08 Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile La notizia è stata pubblicata ieri da alcuni quotidiani, tra i quali "Avvenire" e rilanciata nel pomeriggio da "L'Osservatore Romano". In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore. Secondo "Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì scorso, quando il vice sindaco di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che in un rione era stata appena distribuita "propaganda di missionari". Su sua istruzione scrive "Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di casa in casa per raccogliere i libri, che sono stati poi raccolti in un campo e dati alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato una foto di Aharon mentre tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle sue spalle si notano le ceneri fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha detto Aharon "hanno leso i nostri sentimenti religiosi", perché "secondo la nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso". A quanto pare, i testi cristiani erano stati distribuiti da alcuni ebrei messianici. Una settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato a un membro di questa comunità messianica e l'esplosione aveva provocato l'amputazione di un piede a un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna giustamente per le bandiere israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è stato oggetto di critiche anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del Venerdì Santo (già peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da Benedetto XVI). Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano che condannasse prontamente quei roghi avvenuti in Israele esprimendo solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri sacri dati alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli, che invece una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione delle comunità ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace commento della storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani ricordando, con le parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia con il bruciare i libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in Varie Commenti ( 138 ) " (13 votes, average: 4.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20May 08 Gli "angeli custodi" di Papa Ratzinger Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana, Carmela, Cristina e Manuela, le quattro laiche appartenenti all'associazione dei "memores Domini" di Comunione e Liberazione che curano l'appartamento, la cappella e il guardaroba di Benedetto XVI. I loro nomi non compaiono sull'Annuario Pontificio e rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono nel nascondimento un servizio prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non consacrate nella casa del Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922, volle portare con sé a Roma la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il suo appartamento da moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18May 08 "Siate giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per seguire la visita di Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio dell'allora cardinale Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel discorso che il Papa ha rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni. Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane. Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno, in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato - visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il futuro è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita e così l'olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. E' importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro anche con rinunce. Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza minacce davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E la prima scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie". Scritto in Varie Commenti ( 354 ) " (16 votes, average: 4.31 out of 5) Loading ... 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Anche l'economista cattolico Stefano Zamagni è tra coloro che sono stati coinvolti, insieme al Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace guidato dal cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo Gianpaolo Crepaldi. L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo Deus caritas est e Spe salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata di qualche mese e non è ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate anche se questa rimane l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del documento è la globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva detto il giorno dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (12 votes, average: 4.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14May 08 Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della "Positio", cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia documentata sul servo di Dio e le testimonianze, è stata completata, come confermano al Giornale autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la beatificazione. Ora la "Positio" dovrà essere esaminata dai teologi della Congregazione delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi prevede non meno di otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità delle virtù, tappa fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 ) " (14 votes, average: 4.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13May 08 Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche Sul Giornale di oggi pubblico due articoli: il primo, sintetizza le parole dette ieri dal Papa al Movimento per la vita, in occasione del convegno romano sui trent'anni di legalizzazione dell'aborto in Italia; il secondo spiega come questa citazione diretta della legge 194 non sia affatto una novità né un "oltraggio" allo Stato, come taluni politici nostrani hanno voluto subito far credere: ho riportato i passaggi - più espliciti e duri - che usò Giovanni Paolo II nel 1998, ricevendo proprio il Movimento per la vita nel ventennale della promulgazione della legge abortista. Benedetto XVI è stato esplicito ma attento a non dare appigli per sterili polemiche. Purtroppo, visti i soliti commenti dei politici con la memoria corta, ancora una volta il senso delle sue parole è stato interpretato come indebita ingerenza. Scritto in Varie Commenti ( 360 ) " (16 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10May 08 Mons. Marini: ecco le scelte liturgiche del Papa Sul Giornale di oggi pubblico un'intervista con monsignor Guido Marini, il nuovo cerimoniere di Papa Ratzinger, che spiega il significato di alcune scelte del Pontefice, a partire dalla croce al centro dell'altare. Non tutto il colloquio che ho avuto con don Marini è potuto entrare in pagina. Ho dovuto tagliare due significative risposte, dedicate all'orientamento dell'altare e al motu proprio. Invitandovi alla lettura del testo pubblicato, ve le propongo qui. Per i battesimi nella Sistina Benedetto XVI ha celebrato dando le spalle ai fedeli, come prima del Concilio. Un fatto che ha creato sorpresa "Nelle circostanze in cui la celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il Signore. Da questo punto di vista "non si chiude la porta all'assemblea", ma "si apre la porta all'assemblea" conducendola al Signore. Si possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e armonia, divenga auspicabile celebrare all'altare antico, dove tra l'altro si conserva l'esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe sorprendere: basta andare in San Pietro al mattina e vedere quanti sacerdoti celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica postconciliare, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della Sistina". Benedetto XVI celebrerà una messa usando il rito antico, da lui liberalizzato con il motu proprio? "Non lo so e non sono in grado di rispondere. Io credo che sia importante comunque una lettura serena, ecclesiale e non ideologica, di queste decisioni del Pontefice. La liturgia della Chiesa, come d'altronde tutta la sua vita, è fatta di continuità: parlerei di sviluppo nella continuità. Ciò significa che la Chiesa procede nel suo cammino storico senza perdere di vista le proprie radici e la propria viva tradizione: questo può esigere, in alcuni casi, anche il recupero di elementi preziosi e importanti che lungo il percorso sono stati smarriti, dimenticati e che il trascorrere del tempo ha reso meno luminosi nel loro significato autentico. Mi pare che il Motu proprio vada proprio in questa direzione: riaffermando con molta chiarezza che nella vita liturgica della Chiesa c'è continuità, senza rottura. Scritto in Varie Commenti ( 203 ) " (26 votes, average: 3.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (191) Ultime discussioni Francesco Ursino: Io ne conosco uno migliore: meglio soli che male accompagnati. :roll: Data la... marina: Grazie Cosimo,ci sono ancora e sono ancora cattolica e intendo rimanere cattolica; e se critico la chiesa e i... Alessia: Aloysius, se tu ascoltassi le omelie e le catechesi del Santo Padre scopriresti che non ha mai cessato di... Paola: Per Jo ianua, per cortesia, quando cita la Bibbia, verifichi quello che dice. Anche la sua Bibbia dice così:... Paola: Signor Cosimo, lei è il mio preferito. Può farsi il segno della croce in camera sua, ma anche fuori.... 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Michel Suleiman è stato eletto presidente del Libano. Presidente di consenso : duran (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 26-05-2008)
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Argomenti: Israele/Palestina

Michel Suleiman è stato eletto presidente del Libano. "Presidente di consenso": durante una crisi che sembrò più volte degenerare in guerra civile, questo soldato prestato alla politica è riuscito a tenere le forze armate (un nutrito melting pot: cristiano-maroniti, sciiti, sunniti, greci-ortodossi) fuori della mischia. Già nel 1959, al tempo d'una guerra intestina da boys scout rispetto all'ultima costata 150 mila morti e immani rovine, fu un militare, il generale Shehab, a far da nostromo nelle perigliose acque libanesi, assicurando al Paese dei Cedri un lungo periodo di pace. I libanesi sono fumantini, ma l'uso esasperato delle armi, causa di non poche disgrazie, non è mai riuscito a spegnere la loro anima democratica. Il Libano è l'unico paese arabo dove il parlamento è una vetrina. E dove il tanto ridicolizzato "amor di Patria" ha un senso. Ed è, appunto, per "salvare il Libano" che i notabili della maggioranza filosaudita han dovuto ingoiare un rospo invero indigesto. L'accordo raggiunto a Doha (Qatar) è infatti un compromesso che gratifica quel partito di Dio (Hezbollah) ch'è, poi, uno Stato nello Stato. Hezbollah ha strappato il potere di veto nel futuro governo di unità nazionale, entrando così nell'esecutivo. La maggioranza s'è dovuta contentare del diritto di nominare il premier (sarà Saad Hariri nel caso di mancata riconferma di Fouad Siniora). Il ministero dell'Interno a un "uomo di fiducia" del neo presidente. Un contentino. Il compromesso raggiunto nel Qatar ha visto i fuochi d'artifizio del doppio linguaggio arabo accendersi nell'incerto cielo mediorientale: "Concordiamo su tutto ciò che i fratelli libanesi han concordato", ha detto il ministro degli Esteri siriano, mentre l'Iran ha addirittura espresso "immensa soddisfazione" per una intesa "che assicura "un futuro radioso" al popolo libanese". In fatto la maggioranza libanese paga un copioso prezzo politico per una "pace interna" cui nessuno crede. Certo la normalità ha un prezzo, tuttavia quello pagato dagli orfani di Siniora è un prezzo crudele, aperto a mille ricatti. A bilanciare il patto leonino imposto al Libano dovrebbe - dico dovrebbe - essere l'incandescente notizia annunciata, sempre a Doha, l'altra notte. E cioè: Israele e Siria si parlano. E parlano di pace. Grande. Sempreché non ci si trovi dinnanzi alla solita ammuina. Ma questa volta, osservano i guru di Zamalek, c'è un elemento nuovo: la mediazione della Turchia. Ankara, Paese islamico vestito all'europea, si distingue nel cosiddetto arco della crisi per una coraggiosa sua specificità. Ankara è in buoni rapporti con Israele pur mantenendo eccellenti relazioni con i Paesi arabi che contano. Ha un piede in Europa grazie al realismo d'una classe dirigente che rispetta, onora l'Islàm senza scivolare per altro nel confessionalismo o, peggio ancora, nel fanatismo. Che, poi, sia troppo presto per esultare come fa il primo ministro israeliano è un altro discorso. Una stampa veramente libera, seria, qual è quella israeliana mostra più prudenza del solito, non mancando di domandarsi se l'euforia del premier non miri a distrarre l'opinione pubblica dai suoi impicci giudiziari. I finora misteriosi delegati di Israele e della Siria torneranno a riunirsi ad Ankara "prossimamente". Entrambi vogliono il Golan. Gli israeliani hanno trasformato quelle alture in un paradiso agreste, un affascinante spazio per l'agroturismo. I siriani in segno di dura protesta han voluto che Kuneitra diventasse una sorta di rivendicazione totale lasciandone in piedi soltanto le macerie della guerra dei Sei giorni. Ricostruiranno Kuneitra solo quando tornerà alla Siria, come regolarmente il presidente Assad diceva a Kissinger. La Siria accettò a suo tempo la famosa risoluzione 242 dell'Onu, ma nella versione in lingua francese si parla di ritiro di Israele "dai" territori (occupati) mentre in inglese è detto "from territories". A complicare una "situazione" drammaticamente intricata spunta infine il protagonista del giorno: il petrolio. Lungo le coste libanesi ci sarebbero "almeno otto miliardi di barili di greggio mentre lungo la dorsale del vulcano sottomarino Eratostene ci sarebbe un immenso giacimento che riguarderebbe anche le acque territoriali di Siria, Cipro, Israele". Di più: una nave oceanografica americana ha rilevato, a Nord di Gaza, fuoruscite di gas e il governo di Israele ha stanziato per le ricerche oltre un miliardo di dollari: è persuaso che ci siano "grandi quantità di metano". È una buona notizia? Sì, in teoria però, giacché gas e petrolio sono il nuovo "oro nero". E nero è il colore del lutto nella Palestina occupata. Gaza fa pensare a una bomba a tempo sicché, paradossalmente, mentre si raccolgono "buone notizie" con visibili buone speranze (grazie alla Turchia di Erdogan), al tempo stesso cresce il timore d'un blitz israeliano nella "striscia" da dove, implacabilmente, missili islamici colpiscono inermi villaggi israeliani. Ne viene che la coraggiosa mediazione della Turchia rischia la sorte d'una goccia d'acqua nel deserto dell'odio.

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Da oggi chiuso per lavori lo svincolo di Carpugnino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 26-05-2008)
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Argomenti: Israele/Palestina

SULL'A26 MEINA Da oggi chiuso per lavori lo svincolo di Carpugnino Sarà abbattuto l'albergo dove furono uccisi 17 ebrei Lo svincolo autostradale di Brovello Carpugnino verrà chiuso al traffico, sia in entrata che in uscita, dalle 7 di oggi alle 18 di venerdì 30 maggio. Il provvedimento si è reso necessario per consentire i lavori di pavimentazione della sede stradale. Il divieto di transito permanente sullo svincolo verrà segnalato ai viaggiatori mediante alcuni manifesti (già affissi) in corrispondenza della barriera "Lago Maggiore" ad Arona e sul tratto nord dell'autostrada Genova-Voltri-Gravellona Toce. Si decide stasera in Consiglio comunale la variante del piano regolatore che porterà alla demolizione dell'Hotel Victoria, meglio conosciuto in passato come Hotel Meina, teatro della strage del 22 e 23 settembre 1943, quando vennero trucidati dai nazifasciti 17 ebrei. Al posto del vecchio albergo sorgerà un edificio residenziale griffato dall'architetto milanese Gae Aulenti. Per ricordare le vittime sul lungolago nel 2010 sarà posato un monumento opera dello scultore israeliano Ofer Lellouche.

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Carter: "israele ha 150 bombe nucleari" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Carter: "Israele ha 150 bombe nucleari" LONDRA - Israele ha "150 o più bombe atomiche". Lo ha detto ad una conferenza stampa in Gran Bretagna l'ex presidente Usa Jimmy Carter. Carter ha fornito le cifre sull'arsenale atomico israeliano quando ha cercato di inserire il problema delle ambizioni nucleari iraniane nel contesto degli equilibri strategici generali, con Usa e Russia che possiedono oltre 12.000 bombe atomiche a testa.

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L'ex presidente carter rompe un tabù "israele possiede 150 bombe nucleari" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Londra L'ex presidente Carter rompe un tabù "Israele possiede 150 bombe nucleari" LONDRA - Israele ha "150 o più bombe atomiche". Lo ha detto durante una conferenza stampa in Gran Bretagna l'ex presidente americano Jimmy Carter, che ha così rotto una specie di tabù: negli Usa nessun Vip della politica ha mai riconosciuto il fatto che lo Stato ebraico - che ha sempre mantenuto il silenzio al riguardo - è una potenza nucleare. Carter ha fornito le cifre sull'arsenale atomico israeliano quando ha cercato di inserire il problema delle ambizioni nucleari iraniane nel contesto degli equilibri strategici generali, con Stati Uniti e Russia che possiedono oltre 12.000 bombe atomiche a testa, mentre Gran Bretagna e Francia ne hanno "parecchie centinaia" e lo Stato ebraico "150 o più".

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Adr cresce con o senza alitalia la crisi non frena gli investimenti - paola jadeluca (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XIV - Roma Adr cresce con o senza Alitalia la crisi non frena gli investimenti "Il nuovo terminal T5 fa prevedere un'estate tranquilla" Accordo con Enav per lo sviluppo del sistema aeroportuale laziale Nel 2030 si prevedono nel Lazio 115 milioni l'anno di viaggiatori PAOLA JADELUCA "Le compagnie americane sono molte contente del nuovo terminale dedicato ai voli sensibili, quelli per gli Usa e Israele, efficiente e con tutti i requisiti per la gestione dei controlli di sicurezza. C'è ancora qualche problema per la gestione dei bagagli in transito, non ancora inserito nel sistema di smistamento centralizzato, che potrebbe creare qualche difficoltà per le coincidenze. Ma, rispetto allo scorso anno, si annuncia un'estate tranquilla. Certo, la situazione precaria di Alitalia, il principale cliente, si ripercuote inevitabilmente sullo scalo, ma Fiumicino è sicuramente quello con i migliori asset per lo sviluppo: tanti terreni da valorizzare, 4 piste, una capacità infinita. E' inoltre il meglio posizionato in Italia e con una forte crescita". Oliviero Baccelli, vicedirettore del Certet Bocconi, uno dei massimi esperti italiani del settore dei trasporti, vede roseo per lo scalo romano che, in maggio, secondo le ultime rilevazioni Certet, ha fatto registrare un incremento del 12% del traffico. nettamente al di sopra di quanto hanno fatto Londra Heathrow (+3%), Parigi Charles de Gaulle (+8%) e Franconcorte (+4%). L'aeroporto romano ha indubbiamente beneficiato dello spostamento dei voli Alitalia da Malpensa, ma l'incremento poteva essere superiore: l'ex compagnia di bandiera, infatti, ha avuto una netta riduzione dell'offerta proprio sui voli da e verso l'estero, che sono scesi del 23%, a fronte di una crescita record di Fiumicino soprattutto nelle tratte intercontinentali, in risalita del 26% e di quelle internazionali, in aumento del 18%. Il trend, insomma, segnala che Fiumicino cresce, con o senza Alitalia. Roma è un brand che funziona sempre, come le griffe Armani e Ferragamo per la moda, esercita un'attrazione che varca ogni confine. Ma indubbiamente le turbolenze del vettore italiano creano incertezza su un fronte importante, quello della pianificazione degli investimenti: "Adr sta lavorando per un terminale dedicato ad Alitalia, ma in questo scenario di incertezza si rischia che gli investimenti vengano disattesi. La prima cosa che ha fatto Sea, dopo il ritorno di Alitalia a Roma, è stato proprio un ricorso per rientrare degli investimenti ingenti fatti sui passeggeri della compagnia", racconta Baccelli. Tornare indietro non è più possibile. "Ci vorrebbero tecnicamente tre anni, è stato tutto calcolato: non avrebbe più senso economicamente", dichiara Baccelli. Certo, resta l'incognita di chi comprerà Alitalia, ammesso che si faccia avanti una cordata. Ma i vertici di Adr guardano avanti. E proprio ieri è stato siglato un accordo con l'Enav, ente di assistenza al volo, per creare un network integrato nella gestione delle operazioni e delle infrastrutture di tutto il sistema aeroportuale laziale. Un passo chiave nella razionalizzazione delle rotte, che promette più risparmi a fronte di maggiore sicurezza. L'indice di dipendenza di Fiumicino da Alitalia è salito al 45%, dal 40%: alto, ma sotto controllo rispetto alla dipendenza totale che aveva Sea. E l'inversione di rotta è ormai avviata. Dopo l'uscita di scena di Macquarie, il fondo australiano, l'accorciamento della catena proprietaria e la ricapitalizzazione, la nuova gestione ha ridato slancio al piano di sviluppo, per troppo tempo tenuto nel cassetto, che ora può contare su un budget di 149 milioni: il rifacimento della pista 1, completato a maggio, per 30 milioni di spesa; il nuovo terminale per i voli sensibili, 12 milioni di spesa; l'unificazione delle aeree di riconsegna bagagli nel terminal B e C; interventi per circa 20 milioni sui sistemi bagagli per emanciparsi dal famigerato Bhs, il sistema di trasporto che la scorsa estate, in pieno boom di turisti, era andato in tilt; l'avvio del molo C. Sono solo alcune delle tappe nella grande corsa verso la competitività internazionale dello scalo romano guidato da Giuseppe Palenzona. In un clima di forti polemiche politiche, i vertici di Adr preferiscono non rilasciare dichiarazioni. Parlano i numeri. L'indice chiave per misurare l'efficienza è l'investimento per singolo passeggero: fino al 2004 fa era stato del 2,9 euro, agli ultimi posti, oggi è già arrivato a 3,3 e punta dritto verso 4,5 euro, in linea con i più grandi hub europei. Per il 2030, anche tenuto conto del rincaro del carburante e di altri fattori ciclici negativi, nel Lazio si prevedono 115 milioni di passeggeri all'anno. Non meno di 90 milioni dovrebbero transitare per Fiumicino. Per il resto, si tratta di voli low cost. I vettori a sconto come easyJet volevano ampliare rotte e flotte sulla capitale, per far fronte all'impennata delle richieste. Ma su Ciampino non si può, c'è la restrizione dei voli imposta dall'Enac. Ora si guarda a Viterbo, il futuro scalo discount. Ma non se ne parla prima di 3 anni.

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"sicilia e islam dialogo cruciale" - salvatore falzone (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina X - Palermo Il teologo tedesco Gerhard GÄde presenta il suo saggio "SICILIA E ISLAM DIALOGO CRUCIALE" Ospite assiduo della facoltà Teologica, ha elaborato a Palermo la sua teoria "Una città aperta ma non sul piano ecclesiastico" SALVATORE FALZONE n boccale di birra bionda e un libro da assaporare nella confusione notturna di maggio. Seduto al tavolino dell'ultimo bar di via Spinuzza, il teologo di Brema Gerhard GÄde parla del rapporto fra il cristianesimo e l'islam, illustrando la sua tesi racchiusa nel volume intitolato "Adorano con noi il Dio unico. Per una comprensione cristiana della fede islamica" (edizioni Borla, Roma 2008) che verrà presentato oggi alle 17 nell'aula magna della facoltà Teologica di via Vittorio Emanuele dal gesuita napoletano Gamberini, dall'islamologo Borremans e da Vittoria Alliata, islamista e traduttrice dall'arabo (la prefazione al libro è firmata dal vescovo di Noto Mariano Crociata). Gerhard GÄde, 58 anni, padre tedesco e madre piemontese, è uno dei teologi più quotati nel panorama culturale attuale. Insegna teologia sistematica al Sant'Anselmo di Roma e ogni anno, dal 2002, la facoltà Teologica palermitana lo invita a tenere un corso nell'ultimo scampolo del secondo semestre. "è proprio a Palermo e nell'ambiente accademico della facoltà Teologica di Sicilia - dice - che ho cominciato a pensare alla tesi dell'interiorismo, applicandola soprattutto alla comprensione cristiana dell'islam di cui la Sicilia è stata crocevia nel medioevo e continua a esserlo ancora oggi, con le sempre crescenti ondate migratorie". GÄde - prima parroco in Germania, poi assistente universitario a Francoforte e per dieci anni impegnato nella pastorale universitaria della sua diocesi d'appartenenza, Osnabruck, nella Bassa Sassonia - ha riflettuto sulla reale possibilità di dialogo interreligioso tra cristianesimo e islam. "Ormai da otto anni partecipo ai convegni organizzati dal Dipartimento di Teologia delle religioni della Facoltà siciliana, e Palermo è stato per me il luogo ideale - per tradizione, attualità e collocazione geografica - in cui soffermarmi su una questione di fondamentale importanza per la Sicilia e per l'Occidente: come possiamo metterci in un rapporto cristiano con la religione e la cultura musulmana, senza per questo dovere relativizzare la verità cristiana ma nello stesso tempo valorizzando la fede musulmana? In questo senso la Sicilia, e Palermo in particolare, mi hanno offerto numerosi e originali spunti di riflessione. Perché tutta la realtà palermitana, così vivace e ricca (anche di paradossi), è segnata da una forte immigrazione musulmana che in qualche modo si riallaccia anche a un passato storico di confronto e dialogo con quella cultura araba di cui rimangono splendidi esemplari architettonici". E di Palermo dice ancora che "è una città aperta, ma più da un punto di vista teologico e culturale che ecclesiastico". "Se penso alla mia personale esperienza - continua - devo ammettere che il confronto con i colleghi e con gli studenti è stato molto proficuo. Ho conosciuto vescovi illuminati come Cataldo Naro e preti impegnati nell'incontro interculturale come Gianni Notari. Ma sul fronte del dialogo interreligioso, mi sembra di poter dire che questa città può e deve ancora crescere. Il segreto è leggere, non smettere mai di confrontarsi e sforzarsi di superare i tanti falsi pregiudizi che ci portiamo dietro da troppo tempo. Solo così si può sperare di contribuire alla pace fra le religioni. Anche qui in Sicilia, in cui il contatto fra islam e Occidente di tradizione cristiana si incontra e si scontra non solo col presente ma anche con la memoria lunga e complessa dei secoli. Ecco perché sono convinto che Palermo può diventare il ponte simbolico di pace fra il mondo cristiano e quello musulmano". Nell'ottica del suo ragionamento, il cristianesimo è il punto di vista formale, l'islam l'oggetto guardato. Il professore dice, infatti, che "l'interiorismo è un modo di definire il rapporto della fede cristiana con le altre religioni, un modo che supera i modi abituali di definire lo stesso rapporto". E spiega che questi modi abituali si chiamano "esclusivismo, inclusivismo e pluralismo. L'esclusivismo - continua - ha dominato per secoli il pensiero cristiano: esso parte dal presupposto che se una religione è vera, tutte le altre debbono essere false. E dunque esclude le altre religioni dalla verità e dalla salvezza. L'inclusivismo invece rappresenta un grande passo avanti compiuto dal Vaticano II: include, cioè vede nelle altre religioni una certa partecipazione imperfetta alla propria verità, riuscendo a dare una relativa valorizzazione alle altre religioni". E il pluralismo? "è un modello recente - risponde - elaborato in ambito anglo-americano. Esso nasce dall'insoddisfazione verso l'inclusivismo, che rivendica pur sempre una pretesa di superiorità nei confronti delle altre religioni. Il pluralismo vorrebbe vedere in tutte le religioni, anche nella propria, autentiche esperienze di una comune realtà trascendente che in queste esperienze religiose si manifesta". Secondo GÄde, "i primi due modelli riescono a rivendicare la verità della propria religione soltanto a spese delle altre, mentre il terzo riesce a valorizzare le altre religioni relativizzando quella cristiana". Allora l'interiorismo sarebbe un quarto modello? "No, ma sarebbe l'unica valida alternativa ai tre modelli. E difatti li rende tutti obsoleti. L'interiorismo - aggiunge - si basa su un dato di fatto: il cristianesimo instaura fin dall'inizio un discorso con un'altra religione, quella d'Israele. Infatti il cristianesimo è l'unica religione ad avere assunto nel canone della propria Bibbia la completa scrittura di un'altra religione, proclamandola parola di Dio. Il primo interiorista è Gesù e se noi cristiani possiamo dire che la religione ebraica è una verità insuperabile, allora possiamo dirlo anche per le altre religioni, dal momento che esse comunicano agli uomini una realtà che, se è vera, solo Dio può comunicare". Il teologo tedesco si guarda intorno. "Il rapporto fra cristianesimo e islam - sussurra - è un tema cruciale per il futuro della Sicilia. è un tema su cui è necessario confrontarsi". E ordina un'altra birra.

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Il punk inquieto la sposa siriana e il sessantotto - paola nicita (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XII - Palermo I film Il punk inquieto la sposa siriana e il Sessantotto Le rassegne Due giorni di proiezioni in città con i cicli d'essai all'Aurora, al Lubitsch all'ex Edison e in lingua originale PAOLA NICITA Appuntamento con il cinema d'autore, per produzioni italiane e straniere che parlano di matrimoni tra sconosciuti, concerti punk, il '68 e storie di emarginazione vissute a Oriente. Le proposte di oggi scelgono film come "Non pensarci", firmato dal regista Gianni Zanasi, oggi all'Aurora (ultimo appuntamento con il cineclub, repliche domani e giovedì all'Igiea Lido); due spettacoli, alle 18 e alle 21,15, per raccontare la storia di Stefano (Valerio Mastandrea) che ha una passione, la musica, coltivata fin dalla tenera età: l'approdo adolescenziale è a un complesso punk che gli dà un certo successo, ma a un tratto le foto in copertina non ci sono più, così come la fidanzata. Si trova così a ripensare alla sua vita, tra situazioni tragiche e comiche (informazioni allo 091 533192). Il cinema Lubitsch per la rassegna "Lo schermo in cornice" curata da Francesco Puma propone oggi alle 20,30 "Dodes ka-den" di Akira Kurosawa, tratto dal libro "La città senza stagioni" di Shugoro Yamamoto: otto storie drammatiche lette dal grande regista che sceglie di affidarsi a un forte cromatismo espressionista per definire gli stati emotivi dei personaggi (via Guido Rossa, biglietto 5 euro, info allo 091 447164). All'ex cinema Edison (in piazza Calajanni 28) stasera alle 21 è di scena "La sposa siriana": la proiezione è aperta a tutti gli studenti a titolo gratuito per la rassegna "Tutti i Sud del mondo-Al Janub", dedicata al Medio Oriente. La produzione vede Francia, Germania e Israele per il film del regista Eran Riklis che narra la storia di una donna israeliana, fedele al movimento Druze, che si mette in viaggio per sposare un uomo che non conosce, star della televisione siriana. Una volta attraversato il confine, la donna non potrà più fare ritorno in patria, mentre il padre avrà difficoltà ad arrivare al matrimonio perché gli è precluso l'accesso alle zone militarizzate. Ma le vere protagoniste sono le donne, che sebbene di generazioni differenti, si ritroveranno a dividere gli stessi pensieri. Spazio anche al cinema d'autore in lingua originale: il Centro culturale francese organizza per questa sera una proiezione per il ciclo dedicato al Maggio '68. Due i titoli: alle 18,30 "La salamandre" di Alain Tanner, storia di una ragazza tra rivoluzione e capitalismo, e alle 21 "Solo" di Jean Pierre Mocky, dove il ritmo serrato segue una storia tenera e al contempo violenta; le proiezioni, in francese, si tengono ai Cantieri culturali e sono a ingresso libero. Domani è invece la volta di Spagna e Germania, ancora a ingresso libero: sempre ai Cantieri il Goethe Institut propone per "La deutsche vita", alle 18,30 "Status Yo" di Till Hastrieter, un film (in tedesco con sottotitoli) che tra fiction e realtà racconta le vicende di alcuni rapper e dj sullo sfondo della scena hip-hop di Berlino. All'Istituto Cervantes a Santa Eulalia alla Vucciria, per la rassegna dedicata a Carlos Saura, viene presentato alle 19 in lingua originale "Goya en Burdeos", la storia del grande pittore ormai anziano e in esilio, che racconta alla figlia Rosario i fatti più importanti che hanno segnato la sua vita.

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Tensione tra Israele e Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La trattativa La mediazione egiziana non riesce a sciogliere i nodi. Entrambe le parti ora minacciano l'impiego della forza a Gaza 27/05/2008.

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MO: GAZA, TREGUA O ESCALATION, AVVERTE HAMAS / ANSA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

GAZA. Diventa di giorno in giorno sempre più inestricabile la mediazione egiziana per una tregua a Gaza fra Israele e Hamas. Dopo che la settimana scorsa due ministri israeliani (Tzipi Livni, Ehud Barak) hanno discusso la questione a Sharm el-Sheikh e dopo che al Cairo si è recata una delegazione di Hamas guidata da Mussa Abu Marzuk, entrambe le parti cercano di utilizzare la tregua per raggiungere altri obiettivi. Il premier Ehud Olmert ha detto al governo che in un caso o nell' altro "una decisione per Gaza è ormai imminente". In assenza di una intesa, lasciava intendere, Israele potrebbe lanciare nella Striscia una operazione di vasta portata. Analoga, nella sostanza, la posizione di Hamas: in mancanza di un accordo, la popolazione di Gaza cercherebbe "di rimuovere con la forza l'isolamento della Striscia". Per Hamas è evidente che l'intesa sulla tregua dovrebbe implicare la rimozione del blocco della Striscia mantenuto da Israele dal giugno 2007, quando gli islamici scacciarono le forze leali al presidente dell'Anp Abu Mazen. Israele invece vuole sfruttare la tregua per bloccare il contrabbando dal Sinai egiziano di armamenti destinati ad Hamas. E chiede uno scambio di prigionieri che consenta la liberazione di Ghilad Shalit, il caporale catturato da Hamas due anni fa. 27/05/2008.

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Eichmann propose: in spagna un milione di ebrei - alessandro oppes (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nuovi documenti sul mancato scambio tra nazisti e Alleati del 1944 Eichmann propose: in Spagna un milione di ebrei ALESSANDRO OPPES MADRID - Nel 1944, quando le cose volgevano già al peggio per la Germania nazista, la Spagna fu sul punto di diventare luogo di salvezza per un milione di ebrei destinati ad Auschwitz. Ma la trattativa segreta proposta da Adolf Eichmann per conto di Heinrich Himmler non fece progressi, e nessuno riuscì a sfuggire allo sterminio. I nazisti intendevano proporre agli Alleati che gli ebrei di Ungheria, Bulgaria, Grecia e Romania venissero utilizzati come moneta di scambio: un milione di prigionieri sarebbero stati inviati in Spagna in cambio di merci e denaro. Dell'operazione mancata si sapeva già da tempo: il primo a rivelarla fu nel 1958 l'ebreo ungherese Joel Brand, il mediatore costretto dai nazisti (che sequestrarono sua moglie e i due figli) a mettersi in contatto con le forze alleate. Ma la novità, rivelata dal quotidiano catalano La Vanguardia - che ha consultato i documenti declassificati degli Archivi nazionali britannici - riguarda proprio la destinazione obbligata scelta dai tedeschi per i prigionieri: dovevano essere ospitati tutti dalla Spagna di Francisco Franco, "perché Hitler non si voleva inimicare i suoi alleati musulmani, né rafforzare il potere degli ebrei in Palestina". Joel Brand trasmise la proposta di Eichmann a Londra e si occupò di negoziare con i leader ebraici, tra cui Ben Gurion. Tutto cominciò con un telegramma "top secret" datato 24 maggio 1944, inviato al governo di Churchill dall'ambasciata britannica ad Ankara: "Importante. Certa persona di nome Brand è arrivata a Istanbul dall'Ungheria con passaporto tedesco. Dice che rappresenta la comunità ebraica ungherese e che porta una proposta formale della Gestapo per scambiare ebrei dei territori occupati dall'Asse, che scambierebbero per beni e moneta straniera. Gli ebrei di Istanbul dicono che la proposta è seria". Secondo i documenti, Londra pensò in un primo momento che si trattasse di una trappola. Ma quando gli Alleati si resero conto che l'offerta-ricatto era autentica, ormai era troppo tardi per riuscire a portare a termine la trattativa.

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Un saggio di alberto stabile - sandro viola (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Un saggio di Alberto Stabile Cronache e racconti da una regione a lungo martoriata da attentati e rappresaglie La descrizione di un intrico di responsabilità di errori e di ferocia Dopo la costruzione del muro si è ridotto il numero delle vittime da attentati Per il prevalere del fanatismo non si può puntare il dito verso un solo colpevole Sull'interminabile scontro escono in gran parte libri che sostengono tesi contrapposte SANDRO VIOLA Sono più di quarant'anni che seguo le vicende, le svolte, la carneficina del conflitto israelo-palestinese. E ancora mi stupisco quando vedo sino a che punto sono divaricate, estremiste, le posizioni di chi pretende di giudicare i torti e le ragioni dei contendenti. Da una parte la rivoltante stupidità, l'abissale ignoranza dei fatti che emergono dalle manifestazioni in cui pattuglie di giovinastri con la keffya bruciano le bandiere di Israele. Dall'altra, l'arroganza, il diniego d'ogni lampante verità con cui i difensori d'Israele si levano contro ogni riserva, critica o censura avanzate verso la condotta dei suoi governi. Come avrebbe potuto durare per otto decenni, infatti, la contesa per la Palestina, se non ci fossero stati le tragiche miopie, le intransigenze, i fanatismi degli uni e degli altri? è per questo che ho trovato assai ben fatto il libro di Alberto Stabile, Palestina, apparso nei giorni scorsi da Giunti (pagg. 143, euro 10). Stabile, che in due diversi periodi ha trascorso otto anni a Gerusalemme come corrispondente di Repubblica, è uno dei giornalisti europei con più esperienza del conflitto e del suo inarrestabile imbarbarimento. Non c'è città israeliana dove non sia corso a vedere gli esiti sanguinosi degli attentati palestinesi, né angolo della Striscia di Gaza o villaggio della Cisgiordania dove non sia andato a constatare l'entità delle distruzioni provocate dalle rappresaglie d'Israele. Ha intervistato un anno dopo l'altro generali e politici israeliani, esponenti dell'Autorità palestinese, membri di Hamas. Ha seguito passo a passo le tante ripartenze e gli altrettanti arresti del cosiddetto processo di pace, che è come dire le speranze e le puntuali delusioni con cui israeliani e palestinesi hanno visto ogni volta sfumare le occasioni politiche per giungere ad un compromesso. Sta qui, credo, nella lunga esperienza accumulata sul terreno del conflitto, il carattere più rilevante del suo libro: la pacatezza, l'equilibrio dei giudizi. Gli scaffali di chi s'è occupato di questo scontro interminabile, sono pieni di libri a tesi. Una parte di essi addossa ogni colpa ad Arafat, ai suoi successori, e da qualche anno ad Hamas: l'altra parte accusa Israele (e i libri più noti e ponderosi di questa seconda parte sono opera di autori israeliani) d'aver voltato le spalle ad ogni possibilità di negoziare la pace. Sono libri a volte preziosi per la quantità dei dati e documenti, ma irrimediabilmente parziali. Mentre il cronista che come Stabile abbia trascorso un pezzo della sua vita girando lo sguardo dalle vittime dei kamikaze palestinesi alle vittime dei missili aria-terra israeliani, non ha più voglia di condannare gli uni o gli altri. Osserva, racconta. Che la contesa non abbia più da tempo una qualsiasi logica, che il coacervo dei cadaveri, la profondità degli odi, il progressivo prevalere del fanatismo non consentano più di puntare il dito verso un solo colpevole, questo lo ha ormai capito. L'intrico delle responsabilità, degli errori, delle ferocie è infatti tale che a questo punto può essere soltanto descritto, non giudicato. Un altro pregio di Palestina (che contiene anche molte e belle fotografie, comprese quelle scattate da Robert Capa nel 1948) è la completezza del racconto. Per quanto stringata, la ricostruzione dei precedenti del conflitto (1900-1948), dei suoi sviluppi (1948-1973) e degli avvenimenti decisivi dell'ultimo trentennio, fornisce al lettore un quadro accurato della vicenda politica, diplomatica e militare (le sei guerre arabo-israeliane, più l'impazzimento terroristico 2000-2008) che chiamiamo la crisi mediorientale. E credo che l'intento dell'autore fosse proprio questo: permettere a chi non abbia le idee del tutto chiare su quanto avviene in Israele e in Palestina, d'avvicinarsi alle cause e al dipanarsi del conflitto sulla scorta d'un breviario senza lacune, perorazioni, tesi pregiudiziali, e costruito di soli fatti e documenti. Anche il montaggio del libro mira ad aiutare la percezione d'una storia che non potrebbe essere più intricata, visto che a fronteggiarsi non sono soltanto israeliani e palestinesi, ma israeliani contro israeliani e palestinesi contro palestinesi. Il libro s'apre infatti con un capitolo sulla situazione come si presenta oggi: con la Striscia di Gaza dominata dagli islamisti di Hamas, e la Cisgiordania controllata, con l'aiuto degli Stati Uniti e d'Israele, da quel che resta dell'Autorità palestinese. Dunque con le azioni terroristiche di Hamas (il lancio dei razzi Qassam sulle città israeliane del Negev, gli uomini bomba che si fanno esplodere contro le pattuglie ai valichi della Striscia), e le rappresaglie d'Israele sempre più devastanti e cruente. Da qui, poi, inizia la storia della contesa per la Palestina: dagli anni del tramonto ottomano alle immigrazioni ebraiche dei primi anni Venti, dagli attentati terroristici degli arabi contro gli ebrei e viceversa sino al caotico tutti contro tutti (inglesi inclusi) nell'ultimo scorcio del Mandato. Quindi la fondazione dello Stato ebraico, le guerre vittoriose dell'esercito israeliano, e il profilarsi della irrimediabilità del conflitto. Irrimediabile perché da un lato c'era la colonizzazione di Gaza e Cisgiordania spinta dal sogno d'un Grande Israele, e dall'altro c'era il rifiuto palestinese di riconoscere l'esistenza d'Israele, rifiuto che durò sino agli accordi di Oslo nel '93. E il libro si chiude con il racconto delle due Intifada, dell'evacuazione di Gaza, dello stallo negoziale. Ho cercato nella ricostruzione di Stabile un punto, una questione su cui non fossi d'accordo. Non è stato facile, ma alla fine il punto di dissenso l'ho trovato. Stabile scrive che la costruzione del Muro voluto da Ariel Sharon "è servita allo stato ebraico per annettere altro territorio e stabilire, come poi ha sentenziato l'Alta Corte di giustizia dell'Aja, confini diversi da quelli in vigore prima del giugno 1967 e accettati dalla comunità internazionale". Per conto mio, credo invece che il Muro sia servito soprattutto per chiudere i varchi da cui passavano i kamikaze per seminare la morte nelle città israeliane. Esso ha rosicchiato, è vero, altra terra palestinese, che come tutta la terra su cui sono sorte in questi quarant'anni le colonie ebraiche è stata sequestrata ai legittimi proprietari senza mai un risarcimento. Ma un fatto è certo: il numero delle vittime causate dagli attentati degli integralisti s'è ridotto, negli ultimi tre anni, del novanta per cento. E non vedo quale governo avrebbe potuto rinunciare ad ergere una costruzione difensiva che mettesse al sicuro la sua gente.

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ISRAELEAccordo per la liberazione dei due soldati rapiti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del ISRAELEAccordo per la liberazione dei due soldati rapiti CI SAREBBE un accordo tra Israele e Hezbollah libanesi per la liberazione di Ehud Golwasser e Eldad Regev, due soldati Tsahal catturati dai miliziani sciiti nel luglio del 2006 lungo il confine israelo-libanese. Nella foto, soldati israeliani in azione.

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Castellitto: cari critici avete sbagliato i pronostici (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del IL GIURATO "È difficile premiare due film di uno stesso paese. Ma avevano un linguaggio très chic" Castellitto: cari critici avete sbagliato i pronostici di Gabriella Gallozzi inviata a Cannes Mica è stato facile arrivare alla doppietta di premi per Sorrentino e Garrone". Chiacchiere con Sergio Castellitto, giurato italiano a Cannes all'indomani del "risultato storico" italiano, col Gran premio per Gomorra e il Premio della giuria a Il divo. Chiacchiere in aeroporto, davanti al rullo del ritiro bagagli, al rientro da Cannes per capire meglio com'è andato il lungo "conclave" della giuria capitanata da Sean Penn e composta, oltre che dall'attore (già in partenza per Napoli per le riprese di Tris di donne e abiti nuziali di Vincenzo Terracciano), dalle attrici Alexandra Maria Lara, Natalie Portman, Jeanne Balibar e dai registi Rachid Bouchareb, Alfonso Cuaron, Marjane Satrapi, Apichapong Weerasethakul. In che senso è stato difficile "spuntarla" per i due italiani? "Beh, due film di una stessa nazionalità... - risponde Castellitto - È vero che si premia la pellicola e non il paese di origine ma alla fine c'è sempre chi ti dice: ma come, due premi alla stessa nazione...". Dalle cose dette da Sean Penn sembra di capire che Il divo lo abbia molto colpito per lo stile... "Sì - conferma - il linguaggio, il tipo di espressività formale li ha molto apprezzati. Del resto anche il Gran premio per Gomorra è un riconoscimento che i francesi dicono "molto chic", cioè è un premio considerato cinefilo, che guarda allo stile e al linguaggio". E per la Palma com'è andata? "All'unanimità quando è arrivato Entre les murs di Cantet - risponde l'attore - ma prima ce ne sono state parecchie di palme sul piatto. Almeno sette... Il livello della selezione è stato molto alto e ogni giorno c'erano grandi discussioni. 24 City del cinese Ja Zhangke è straordinario, anche Waltz with Bashir dell'israeliano Ari Folman o Serbis di Mendoza: mi è piaciuto moltissimo come pure a Sean Penn". E ci sono passati pure gli italiani sul piatto della Palma? "La verità è che ogni giorno si discuteva a partire da un certo punto - indica con la mano una vetta - nel pomeriggio ci si ritrovava qui - indica a metà - e in serata si arrivava quaggiù Quando l'ultimo giorno di concorso è passato Entre les murs abbiamo subito detto: ecco la palma. Sono finite le discussioni e abbiamo pensato: questo è il re, ora pensiamo al resto". Non c'è che dire: il delegato generale Thierry Frémaux ha riservato per ultimo il suo "colpaccio", come spesso si usa ai festival.... "Sì, Frémaux è stato geniale - ammette - Ma anche Sean Penn è stato bravissimo a riequilibrare le discussioni e a trovare soluzioni decisive, come quel premio alla carriera per Clint Eastwood e la Deneuve..." Quelli agli attori invece hanno lasciato qualche incertezza... In molti si aspettavono il premio per l'attrice kossovara dei Dardenne, Arta Dobroshi. "Mah - risponde - io li trovo molto azzeccati. Su Benicio Del Toro nel Che non ci sono stati dubbi, da subito. E Sandra Corveloni nel film di Salles è una madre dolente straordinaria, una grande prova d'attrice. Del resto, il lavoro di una giuria è molto complesso. Si discute, si discute alla fine ti accorgi che i premi a disposizione sono finiti e che ti restano fuori film importanti... ma devi dire basta, si resta così". E i pronostici fatti dalla stampa? Si sono mai avvicinati agli umori della giuria? "Mai - replica deciso - Non ci avete mai azzeccato, è incredibile. Mi sono tenuto lontano dai giornali ma per due volte che li ho sfogliati ho letto pronostici completamente sballati. Perché si fanno? Forse è la competizione che spinge alla "scommessa", del resto come il calcio".

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Carter: Israele ha 150 atomiche L'ex presidente Usa ha rotto un tabù fra i vip della politica americana (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Carter: Israele ha 150 atomiche L'ex presidente Usa ha rotto un tabù fra i vip della politica americana LONDRA L'ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter ha affermato che Israele possiede 150 teste nucleari. La dichiarazione è stata fatta ieri al "Times" di Londra durante una visita al festival letterario di Hay-on-Wye nel Galles. Sono in molti a ritenere che Israele possieda un arsenale mìnucleare, alcuni esperti ritengono che abbia tra le cento e le ducento testate atomiche, ma Israele non ha mai confermato. Dalle frasi riportate dal giornale non è chiaro se Carter abbia citato l'opinione di uno di questi esperti, o un rapporto dell'intelligence Usa o se fosse una sua affermazione. Certo Carter ha così rotto una specie di tabù: negli Usa nessun Vip della politica ha mai riconosciuto il fatto che lo Stato ebraico - abbottonatissimo al riguardo - è a tutti gli effetti una potenza nucleare. Ma, non molto tempo fa, solo il Segretario della Difesa Usa, Robert Gates ha affermato al Senato che Israele è una potenza nucleare. Sempre al festival letterario, in un'intervista al Guardian, Carter ha affermato che i governi europei dovrebbero giungere a un punto di rottura con gli Stati Uniti sull'embargo internazionale a Gaza, mettendo fine al loro atteggiamento di sottomissione. Il blocco imposto dal Quartetto (Usa, Ue, Onu e Russia) su Gaza, secondo Carter, è stato "uno dei più grandi crimini umani commessi sulla terra" avendo comportato "la prigionia per 1,6 milioni di persone, un milione dei quali rifugiati". Un mese fa, durante la sua visita in Medio Oriente, il premio Nobel per la Pace aveva fatto infuriare Israele annunciando di voler incontrare a Damasco la guida suprema di Hamas, Mashaal.

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L'INTERVENTO (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 125 del 2008-05-27 pagina 42 L'INTERVENTO di Stefania Craxi È più impossibile che difficile prevedere se nel suo prossimo viaggio in Medio Oriente, in programma per l'autunno, il Presidente Usa troverà israeliani e palestinesi pronti a stringersi la mano su un protocollo di intesa che preveda la nascita dello Stato di Palestina e una serie di clausole accettate da entrambe le parti. Il viaggio dei giorni scorsi ha mostrato un Bush impegnato e determinato a ottenere da Israele e dall'autorità palestinese il sospirato accordo-quadro e dagli altri Paesi arabi un appoggio deciso al processo di pace; ma sui risultati della missione prevale lo scetticismo. La stampa internazionale ha messo soprattutto in rilievo la freddezza incontrata da Bush in alcuni Paesi della regione; quella italiana ha trattato l'avvenimento alla stregua delle cose che si riferiscono solo per dovere, dato che non hanno importanza. C'è un eccesso di cinismo in questo atteggiamento. Che Bush si muova esclusivamente per interessi elettorali non è vero. La pace in Palestina fa parte di quel sogno di promuovere la democrazia in Medio Oriente che in Irak non si avvera dopo anni di guerra e migliaia di morti. Un progresso nel processo di pace in quell'area dimostrerebbe che la realizzazione di quel sogno è sempre possibile, che il mondo non ha futuro senza una consistente espansione della democrazia. È significativo che in Arabia Saudita e a Sharm El Sheikh, di fronte agli interlocutori sauditi ed egiziani, Bush abbia abbandonato il linguaggio diplomatico per assumere toni messianici. Ha sollecitato il pluralismo politico, l'apertura ai giovani e alle donne; ha ammonito che non si può vivere in eterno di petrolio, che occorre passare dal protezionismo al libero mercato, favorire l'iniziativa privata, istruire la gente. Nel nome della democrazia, ha previsto un futuro di pace e di benessere per l'intero Medio Oriente, purché israeliani e palestinesi trovino l'accordo e tutti i Paesi arabi siano concordi nel negare l'arma nucleare all'Iran, "sponsor del terrorismo mondiale". È probabile che egiziani e sauditi avrebbero gradito altri toni ed altri accenti, ma Bush voleva lasciare un segno della sua determinazione nel perseguire un Medio Oriente aperto alla democrazia e ha parlato senza reticenze. Peccato che, come scrive Ennio Caretto, "il Medio Oriente e il Golfo Persico intendono discutere di un nuovo ordine non più con lui bensì con il suo successore". Peccato, perché se c'è un problema internazionale da anni fuori tempo massimo questo è la Palestina. Che cosa vuol dire aspettare ancora? Il tempo non è stato clemente con i palestinesi e non c'è ragione di credere che lo sia in futuro. Se c'è un presidente Usa che vuole impegnarsi allo spasimo per raggiungere l'accordo tra israeliani e palestinesi, sarebbe dovere di tutte le Cancellerie dell'Occidente democratico appoggiare quello sforzo. Il processo di stabilizzazione di un'area martoriata da decenni di sofferenze passa anche dagli sforzi di Israele e Siria, decisi a riprendere il negoziato di pace interrotto nel 2000. La formula prescelta per riaprire il dialogo, colloqui indiretti con la mediazione della Turchia, impone essa stessa cautela e la consapevolezza che la strada da percorrere sarà inevitabilmente lunga e accidentata. Ma i tentativi di riapertura del dialogo suggeriscono che si può guardare al futuro con una speranza in più. Nell'attuale congiuntura internazionale è anche giusto dare attenzione agli sforzi intrapresi dall'Egitto per propiziare una tregua fra Israele e Hamas, avendo a mente l'emergenza umanitaria in cui versa la popolazione di Gaza. Sarà l'Egitto, fondamentale partner dell'Italia e dell'Europa per la stabilità in Medio Oriente, a valutare se appare utile un sostegno di accompagnamento dei nuovi sforzi che, ci risulta, sono in corso con l'assenso dell'Anp. Con ogni probabilità, la nascita di uno Stato palestinese aprirebbe anche la soluzione del problema di Gaza, con Hamas in sicura difficoltà a mantenere il suo potere sulla Striscia, rafforzando la leadership palestinese moderata, e soprattutto togliendo ogni pretesto e residua simpatia ai gruppi estremisti e alle formazioni terroristiche. *Sottosegretario agli Affari esteri © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Notizie (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Notizie Libano/Israele Nasrallah accenna a uno scambio di prigionieri Il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah ha indirettamente confermato le voci su un accordo con Israele per uno scambio di prigionieri. "Samir Kuntar e gli altri fratelli presto saranno a casa" ha detto. Ciò significa che a loro volta rientreranno in Israele, se sono ancora in vita, Eldad Regev ed Ehud Goldwasser, i due soldati catturati dalla guerriglia sciita nel 2006. Secondo fonti libanesi e il quotidiano israeliano Haaretz, la mediazione tedesca Hezbollah-Israele è andata molto avanti. Palestina Hamas: contatti con l'Italia "attraverso le ong" di Gaza Hamas afferma di aver avuto contatti politici con diversi paesi europei. Con l'Italia "abbiamo parlato più con ong che a livello formale". Nessun dettaglio. E nessun commento dalle ong italiane che operano a Gaza. Beirut S'insedia Suleiman, spari a Beirut ovest Nel primo giorno alla presidenza del Libano di Michel Suleiman, fonti della sicurezza hanno reso noto che, a Beirut ovest, c'è stato uno scontro a fuoco tra militanti dell'opposizione guidata dal movimento sciita Hezbollah e sostenitori della maggioranza governativa. Per sedare il conflitto, scoppiato alla moschea sunnita di Corniche el-Mazraa, è intervenuto l'esercito. Sri Lanka Bomba su un treno a Colombo almeno nove morti È di 9 civili il bilancio delle vittime di una bomba fatta esplodere su un treno alla stazione di Dehiwela a Colombo, nello Sri Lanka. La polizia attribuisce l'attentato ai ribelli separatisti delle Tigri Tamil. Il convoglio fa la spola tra da Maradana a Panandura e attraversa anche la capitale. Di solito è pieno di pendolari e ieri, al momento dell'esplosione, c'erano a bordo oltre 200 persone. 75 i feriti. Sabato scorso a Ganemulla, tra Colombo e Gampaha e a Rawathagam, tra Colombo e Moratuwa, sono state scoperte e disattivate due bombe piazzate su due autobus. Dall'inizio del conflitto nello Sri Lanka, nel 1983, sono morte tra le 60 e le 70 mila persone. Dal 16 gennaio scorso non è più in vigore tra governo e ribelli Tamil una tregua conclusa nel febbraio 2002 sotto il patrocinio della Norvegia. Inghilterra Il conservatore Boris Johnson rinuncia al petrolio di Chavez Il nuovo sindaco conservatore di Londra, Boris Johnson, farò a meno del petrolio a prezzo di favore del venezuelano Hugo Chavez e non rinnoverà la convenzione in scadenza in agosto per la fornitura di carburante al servizio di trasporto urbano. L'accordo con Chavez era stato firmato dall'ex sindaco della capitale britannica, il laburista Ken Livingstone.

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Israele ha almeno 150 bombe nucleari (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Jimmy Carter Israele ha "almeno" 150 bombe nucleari Israele ha "150 o più bombe atomiche". Lo sanno tutti, ma il fatto che l'abbia detto, in una conferenza stampa nel Galles, l'ex presidente americano Jimmy Carter dà a questa "rivelazione" un altro peso. Carter ha rotto una specie di tabù: negli Usa nessun esponente politico ha mai riconosciuto il fatto che lo Stato ebraico -abbottonatissimo al riguardo - è a tutti gli effetti una potenza nucleare. Senza aver mai firmato il trattato di non proliferazione nucleare (come l'India, altra potenza nucleare "amica" e al contrario dell'esecratissimo Iran). Carter è detestato in Israele per aver sostenuto in un libro che lo stato ebraico pratica "l'apartheid" rispetto ai palestinesi e ai suoi cittadini arabo-israeliani, e per auspicare negoziati diretti Israele-Hamas e Usa-Iran. '.

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Una Babele creativa sul filo di una sana ironia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Bari, la tredicesima edizione della Biennale dei giovani artisti del Mediterraneo Una Babele creativa sul filo di una sana ironia Michele Fumagallo Bari La XIII Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo (Bari), prova a mettere insieme un caleidoscopio artistico giovanile (siamo tra i 18 e i 30 anni) proveniente da 46 paesi dell'Europa e dell'area mediterranea. 700 gli artisti accreditati che invadono in questi giorni la Fiera del Levante. Si va dalle arti visive alla musica, dal video al teatro, dalla letteratura alle arti applicate, dalla moda alle creazioni gastronomiche: una miscela che ha l'obiettivo di evitare qualsiasi predominio di un settore sull'altro. E se a dare la cifra unitaria tra i partecipanti è la difesa dei diritti umani, a mantenere insieme le varie performances c'è una trafila di convegni che provano a fare il punto sulla salute del Mare Nostrum. A iniziare il trio di studiosi Franco Cassano, Abdel Rachid e Thierry Fabre direttore della rivista La pensée de Midi. È quest'ultimo a mettere in guardia dal "restare fermi a guardare vecchie pietre e folclore" e invece a "soffermarsi piuttosto sui discorsi violenti che si fanno in Europa sugli arabi e sui musulmani". Ma tutto ciò come si riflette nelle mille e duecento opere degli artisti ospitate nei padiglioni della fiera? E la parola d'ordine del raduno, "kairos", che in greco significa "il tempo in cui il cambiamento è possibile", come viene commentata dai giovani che affollano la Biennale? Per la poetessa palestinese Doa'a al Remawi, 27 anni, di Ramallah, non ci sono dubbi: è questo il tempo. Porterà in scena il suo reading venerdì prossimo, con le memorie di Saied Ataba, detenuto da 52 anni nella prigione di Alnakab in Israele. Per le strade di Bari, gli artisti finlandesi, libanesi, lituani, portoghesi, italiani, palestinesi, spagnoli, inglesi, rumeni, siriani, rom e tanti altri hanno incontrato gli artisti pugliesi. Ed è stato un incontro festoso fatto di scambi di opinioni sulle nuove tendenze, sulle difficoltà che si vivono in molti paesi, anche a partire dalla libertà di sperimentazione. Arta Nguchaj e Arben Beqiraj, coppia albanese, nella performance Operazione Trafik, all'ingresso della fiera, con il mare di fronte e il loro paese sullo sfondo, hanno capovolto in gioco quella che è stata una tragedia di quel popolo migrante. Ma nei padiglioni delle esposizioni, la cosa che salta agli occhi è che le tradizioni culturali locali sono lasciate alle spalle, talvolta in modo ironico, altre in modo distaccato. È la cifra che unisce gli artisti esposti qui in fiera. E spiccano le curiosità: i croati Nikica Klobucar e Tomislav Sobar che "espongono" il loro film Green Border, realizzato usando una macchina fotografica come telecamera; Suad Nofel col racconto della sua Giordania; le rumene Alina Pope e Irina Gheorghe che cristallizzano la "sospensione" del loro paese. E se l'inglese Anna Mawby fa l'elogio della pazienza con i suoi 250mila buchi fatti a mano, gli italiani Valerio Berruti e Daniela D'Andrea si destreggiano tra bambine dipinte e bambole digitali. Ma l'ironia ha il suo clou negli israeliani Atta Yossi e Rose Itamar che affrontano il dramma israelo-palestinese nello stile della più pura commedia. È un grande calderone babelico, questo viaggio nelle opere giovanili euromediterranee. E Torre di Babele è il titolo della composizione dell'italiano Michele Giangrande. Due torri fatte di coni di gelato, a sottolineare che la confusione di lingue che c'è in Italia e altrove forse non è poi una cosa così seria.

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Dal nostro inviato CANNES - Gomorra è sempre stato un titolo "ca (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 27-05-2008)
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Argomenti: Israele/Palestina

GLORIA SATTAdal nostro inviato CANNES - Gomorra è sempre stato un titolo "caldissimo", "ma su 22 film in gara, 12 erano di livello altissimo, papabili per la Palma d'oro, e quando l'ultimo giorno è arrivato l'incantevole Entre les murs è bastato che ci guardassimo in faccia per essere tutti d'accordo: il massimo premio non poteva non andare a Cantet". All'indomani della trionfale "doppietta" italiana a Cannes, Sergio Castellitto racconta i retroscena del verdetto che ha regalato il Gran Prix al film di Matteto Garrone e il premio della Giuria a Il divo di Paolo Sorrentino. L'attore-regista, felice quanto i vincitori ("mi hanno accolto come Garibaldi, mi mancava solo il tricolore sulle spalle", scherza), nella giuria guidata da Sean Penn e composta da nove personalità internazionali, ha fatto un lavoro eccezionale. "Ho difeso il nostro cinema in maniera forte e decisa, non per niente mi chiamavo "il mafioso"!", racconta divertito. E' stato difficile convincere i suoi colleghi? "Credo di essere riuscito a far capire agli altri che i due film non andavano disgiunti, erano come gemelli usciti dallo stesso ventre. Ho spiegato: Gomorra e Il divo raccontano cosa può nascondersi dietro una democrazia avanzata, non sono fatti italiani, è anche la storia di casa vostra. Ma la vittoria di Garrone e Sorrentino non è stata scontata, né facile come può sembrare. C'erano altri film straordinari che avevano colpito tutti". Gli altri giurati sapevano chi è Andreotti? "No, e poco importa. Sono rimasti incantati dalla qualità de Il divo e dalla straordinaria interpretazione di Servillo". Com'è andata con Sean Penn? "Benissimo, tra noi si è stabilita una sintonia immediata. E' curioso a 360 gradi e dotato di una disponibilità critica totale. Non ha mai abbassato la guardia". Perché il cartoon israeliano è rimasto a bocca asciutta? "Waltz with Bashir era piaciuto a tutti, come del resto il film cinese 24 City, ma i premi erano sette e abbiamo deciso di evitare ex aequo e menzioni". Ma il riconoscimento speciale inventato per Eastwood e la Deneuve? "Non è stato un contentino. Abbiamo voluto premiare due giganti, due custodi del tempio al di sopra di qualsiasi competizione". In che occasione avete raggiunto l'unanimità? "Per la Palma d'oro e per il premio a Benicio Del Toro". L'affermazione di Garrone e Sorrentino, secondo lei, influirà sulla politica culturale italiana? "Mi auguro che, al di là della ricaduta sugli incassi, contribuisca al recupero della nostra identità cultural-patriottica. Mi hanno molto colpito le parole del Presidente Napolitano...Il doppio premio di Cannes è un punto di partenza per la nuova consapevolezza del nostro cinema che tutti dobbiamo condividere". Cosa farà? "Da Cannes torno a Napoli, sul set del film di Terracciano Tris di donne e abiti nuziali. Interpreto un giocatore incallito in una Napoli borghese poco vista sullo schermo". Contento dell'esperienza di giurato? "Enormemente. Ho visto il cinema migliore del mondo. E sono felice che la Palma d'oro sia andata un film che anche gli adolescenti potranno vedere".

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Il riconoscimento a Eastwood e alla Deneuve non è stato un contentino: sono due giganti, al di sopra di qualsiasi competizione. Il cartoon israeliano? È piaciuto a tutti ma i prem (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 27-05-2008)
Pubblicato anche in: (Messaggero, Il)

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OMAGGIO PER GIGANTI "Il riconoscimento a Eastwood e alla Deneuve non è stato un contentino: sono due giganti, al di sopra di qualsiasi competizione. Il cartoon israeliano? È piaciuto a tutti ma i premi a disposizione erano solo sette.

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<Israele possiede 150 atomiche> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-27 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Jimmy Carter "Israele possiede 150 atomiche" LONDRA - L'ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter (foto) sostiene che Israele possiede 150 testate nucleari. La dichiarazione è stata resa al Times di Londra durante una visita al festival letterario di Hay-on-Wye nel Galles. Sono in molti a credere che Israele possieda un arsenale nucleare: alcuni esperti ritengono che abbia tra le 100 e le 200 testate atomiche, ma Gerusalemme non ha mai confermato. Dalle frasi riportate dal giornale non è chiaro se Carter abbia citato l'opinione di uno di questi esperti, o un rapporto dell'intelligence Usa o se fosse una sua affermazione. In ogni caso, di recente, anche il Segretario alla Difesa Usa Robert Gates ha detto al Senato che Israele è una potenza nucleare.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-27 num: - pag: 16 categoria: ALTRI... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-27 num: - pag: 16 categoria: ALTRI OGGETTI 3 "Hezbollah ha vinto, la resistenza paga" Nasrallah a otto anni dal ritiro israeliano dal Libano "Hezbollah non vuole il potere in Libano né sta cercando di imporre la sua forza perché è un Paese composto da molte comunità religiose differenti". Così il leader del movimento sciita Sayyed Hassan Nasrallah in un discorso trasmesso su un megaschermo davanti a migliaia di suoi sostenitori per l'ottavo anniversario del ritiro israeliano dal Sud del Libano. Nasrallah ha poi assicurato: "Non useremo armi per fini politici".

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Un mese dopo il viaggio in Medio Oriente in cui scatenò le critiche della Casa Bianca per aver incontrato Khaled Meshaal, il leader di Hamas esiliato a Damasco, l'ex presidente deg (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 27-05-2008)

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Li Stati Uniti, Jimmy Carter, ha detto che Israele possiede nel suo arsenale ben 150 testate nucleari Un mese dopo il viaggio in Medio Oriente in cui scatenò le critiche della Casa Bianca per aver incontrato Khaled Meshaal, il leader di Hamas esiliato a Damasco, l'ex presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter, ha detto che Israele possiede nel suo arsenale ben 150 testate nucleari. Secondo la stampa britannica, Carter ne ha parlato nell'ambito di un discorso in cui invitava la comunità internazionale e soprattutto gli Stati Uniti ad avviare negoziati diretti con l'Iran per convincere il regime degli ayatollah a mettere da parte il programma nucleare; e così facendo, ha citato l'arsenale nucleare di Israele come prova del fatto che sarebbe quasi impossibile per Teheran sviluppare armi nucleari in gran segreto. L'ipotesi che Israele possegga armi nucleari non è mai stata confermata ufficialmente; e anche stavolta l'ex capo dell'intelligence militare, Aharon Zèevi Farkash, si è affrettato a minimizzare la tesi sostenuta da Carter, ma anche a mettere in guardia dal rischio che simili speculazioni siano usate dall'Iran per giustificare le sue ambizioni nucleari. L'ex presidente Usa ha anche chiesto ai Paesi membri dell'Unione Europea, di interrompere l'embargo su Gaza, che ha definito "uno dei più gravi crimini dei diritti umani, che si perpetrano in questo momento sulla terra". "La gran parte delle famiglie di Gaza mangia un solo pasto al giorno: il fatto che gli europei lo consentano è imbarazzante". Da Tel Aviv, Ehud Olmert torna a smentire le dichiarazioni della Siria secondo cui Israele avrebbe promesso di ritirarsi dalle Alture del Golan nel quadro dei negoziati tra i due Paesi avviati nei giorni scorsi con la mediazione della Turchia. "Nessun impegno è stato offerto alla Siria, nè per iscritto nè verbalmente", ha assicurato Olmert durante un'audizione alla commissione Esteri e Difesa della Knesset. Olmert ha ricordato che prima di lui altri quattro primi ministri hanno negoziati con Damasco ed erano egualmente "pronti a fare concessioni estremamente dolorose". "Tutti quelli che sono stati seduti dalla mia stessa parte del tavolo come premier - ha concluso Olmert - capiscono che questo genere di cose va fatto con il livello massimo di attenzione". 27/05/2008.

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Carter fa arrabbiare Israele <Ha 150 bombe atomiche> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'ex presidente: "Impossibile sviluppare un arsenale segreto" Carter fa arrabbiare Israele "Ha 150 bombe atomiche" I servizi segreti americani lo avrebbero avvistato addirittura sul monte K2, paradiso degli scalatori e seconda vetta più alta del pianeta. E' lassù, in cima al mondo che si nasconde dunque lo sceicco Osama Bin Laen, leader e fondatore di al Qaeda, uomo più ricercato del pianeta. Washington gli dà la caccia da più di un decennio con risultati C'è chi dice che la primula rossa del terrorismo internazionale sia morto da tempo, nonostante i frequenti messaggi audio che spuntano dal web. A rivelare l'avvistamento sono fonti citate dalla Tv satellitare al-Arabiya . Secondo l'emittente che trasmette da Dubai, nei giorni scorsi i responsabili della sicurezza e dell'esercito americano si sono riuniti nella base militare di Doha, nel Qatar, per fare il punto della situazione sulla caccia al capo di al-Qaeda. A questo summit avrebbe partecipato anche l'ambasciatore Usa a Islamabad, Anne Peterson. Questo perché la Cia ha localizzato il terrorista saudita nella zona nota come "il tetto del mondo". Si tratta di quell'area del Pakistan che confina con l'Afghanistan a ovest, e in particolare con la provincia di Konrad e con la catena montuosa del Nurestan, e a nord con la Cina. Il timore è che da quel luogo Bin Laden stia pianificando nuovi attentati in occidente servendosi di cittadini arabi ma anche di europei convertiti di recente all'Islam. La presenza di Peterson alla riunione sembra sia servita proprio per capire quali potrebbero essere le ricadute a livello locale di una vasta offensiva militare americana, se si considera che quell'area è controllata dalle tribù che sostengono i talebani. Alla riunione di Doha era presente anche il generale David Petreaus, comandante delle forze Usa in Iraq. Intanto il fronte del sostegno ad al-Qaeda sembra allargarsi allarga sempre di più. Non solo i talebani afghani e le tribù pakistane, che si sono già affrettate a smentire la presenza di Bin Laden nella loro zona tramite la Tv panaraba al-Jazeera , sostengono i gruppi radicali islamici. Anche un movimento integralista che però aveva finora espresso posizioni diverse, come quello dei Fratelli Musulmani, avrebbe deciso di cambiare strategia. La guida generale del movimento internazionale con sede in Egitto, Mahdi Akef, ha infatti definito il terrorista saudita "un mujahidin che combatte sinceramente per resistere all'occupazione straniera per avvicinarsi ad Allah". Lo ha fatto in un'intervista concessa al sito internet Elaph, molto frequentato dai giovani sauditi. "Certamente Bin Laden è un mujahidin - ha spiegato - io credo nella sua sincerità, ma resto fermo sulle mie posizioni espresse in passato riguardo la figura di al-Qaeda che a mio avviso è un'invenzione degli americani". Poi il capo dei Fratelli Musulmani ha anche aggiunto di "sostenere le attività di al-Qaeda contro gli occupanti e non quelle contro i popoli". Forse proprio a causa del crescente sostegno che imiliziani salafiti di al-Qaeda stanno ricevendo da parte delle altre frange dell'estremismo islamico mondiale, l'intelligence americana ha deciso di passare all'azione adottando la tattica dei raid mirati contro i vertici dell'organizzazione. Il primo a parae il prezzo di questa nuova strategia offensiva è stato proprio il numero tre di al-Qaeda, il libico Abu Layth al-Libi, ucciso in un raid aereo compiuto da un velivolo americano lo scorso 25 gennaio su Mir Ali, nelle zone tribali pakistane. Dopo di lui è stato ucciso Mansour Dadullah, fratello del Mullah Dadullah, lo scorso 11 febbraio all'interno di un villaggio del Beluchistan dove era nascosto insieme ad altri quattro miliziani. Pochi giorni dopo, il 28 febbraio, gli Usa hanno fatto entrare di nuovo in azione i drone uccidendo 13 milizianiel Waziristan pakistano. Infine l'ultimo raid risale al 14 maggio ed è stato compiuto nella zona tribale pakistana di Bajur, sempre al confine con l'Afghanistan. In questo caso il drone ha ucciso 15 presunti terroristi tra cui una donna red.es 27/05/2008.

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<Che fatica spiegare agli altri l'Italia raccontata nei film> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-27 num: - pag: 40 categoria: REDAZIONALE Dietro le quinte di Cannes L'attore racconta come si è arrivati al verdetto: unanimità per la Palma d'oro "Che fatica spiegare agli altri l'Italia raccontata nei film" Castellitto: alla fine i colleghi giurati mi hanno soprannominato "il mafioso" DAL NOSTRO INVIATO CANNES - Il bello viene adesso. Adesso si vedrà quanto i premi pesino sulla vita di un film, quanto influenzino il pubblico vero. Si vedrà quanto il cinema italiano saprà sfruttare il trampolino dorato del Festival, quanto produttori e distributori saranno disposti a rivedere i soliti schemi, quanto lo Stato (il ministero dei Beni Culturali) sarà pronto a rafforzare il suo sostegno a chi punta su qualità e ricerca. "I premi sono solo il punto di partenza", garantisce Sergio Castellitto, giurato intrepido, che per i nostri due film si è battuto come un leone. E così l'altra sera i due nostri vincitori, Garrone e Sorrentino, hanno voluto festeggiare con lui. "Pareva fossi Garibaldi, ancora un po' mi portavano in trionfo", ride felice. "Adesso però - invita serissimo - capitalizziamola tutti questa vittoria, che dev'essere non solo un successo del nostro cinema ma deve darci la consapevolezza di appartenere a un volano che produce cultura. Il riferimento che si è fatto a Rosi e a Petri non è casuale: due grandi registi capaci di coniugare impegno civile e originalità artistica. Questa è la strada da seguire per il futuro ". Il giorno dopo il verdetto si torna a casa. Pazzi di gioia tornano a Parigi i 24 ragazzi di Cantet, regista Palma d'oro per Entre les mures, emozionante diario di classe multietnica, che in Italia verrà distribuito da Mikado. Ad attenderli al loro liceo, nel XX arrondissement, i compagni affacciati alle finestre a sventolar bandiere e una selva di microfoni e telecamere. Pazzi di gioia tornano Matteo Garrone e Paolo Sorrentino. Il primo con il prestigioso Gran Prix in valigia e come musica di accompagnamento i melodiosi dati delle vendite all'estero (già comprato da 25 Paesi) del box office che danno Gomorra a sfiorare i 5 milioni di euro d'incassi, il secondo più che soddisfatto per l'accoglienza entusiastica a Il Divo sulla Croisette e ora in attesa di verifica su quel che accadrà in Italia, dove il film uscirà mercoledì in 340 copie. Insomma, adesso tutti parlano di rinascita del cinema italiano, di scoperta di una nuova generazione di splendidi quarantenni... "In effetti meglio di così... La doppietta italiana è stata straordinaria, ma non così scontata", avverte Castellitto. " Gomorra e Il Divo sono due grandi film, ma la gara di Cannes non è mai facile per nessuno. Tra i 22 film visti almeno una decina erano superlativi. Penso al meraviglioso 24 City del cinese Jia Zhangke, all'emozionante Waltz with Bashir dell'israeliano Ari Folman... Purtroppo i premi erano solo sette". Sapeva che sarebbe stata dura Castellitto, ma con sapiente determinazione ha giocato le carte giuste. "Il problema era rendere comprensibile il tuo cinema a chi non lo conosce, a persone che arrivano dai luoghi più disparati del mondo, ciascuno con i suoi gusti, la sua cultura. Lo sforzo è stato questo. Spiegare che Gomorra non era una storia sui guasti della malavita, ma raccontava qualcosa di ben più drammatico, quello che può nascondersi dietro una democrazia avanzata dell'Occidente. E Il Divo, film gemello, completava il discorso. Ben pochi in giuria sapevano chi fosse Andreotti, ma tutti hanno riconosciuto in quel ritratto un potere oscuro che ha fare anche con i loro Paesi. Solo che a furia di prender in disparte questo e quello per far capire ogni nuances, mi avevano battezzato "il mafioso" ". Scherzi a parte, quanto ha lasciato sgomenti i giurati la brutta Italia che emerge dai due film? "Non più di quanto lascino sgomenti certi angoli disperati di Los Angeles o di New York, di Londra o di Parigi..." Unanimità solo per Cantet? "E per Benicio Del Toro. Un grande Che Guevara. Cantet e i suoi ragazzi però sono stati quello che qui si dice un coup de coeur. Usciti dalla proiezione di Entre les mures, davanti a un caffè con Sean Penn, è bastato guardarci negli occhi per capire che la Palma era quella e nessun'altra. Un film di giovani che può e deve esser visto dai giovani. Pare un documentario, ma dietro ci sono una sapienza tecnica e una ricercatezza estetica formidabili". Un tratto comune a molti altri titoli del Festival, un ritorno a uno sguardo etico, a un cinema-verità niente affatto naif. "Registi come Garrone e Sorrentino hanno saputo riannodare le fila con l'eredità del neorealismo nel modo più puro", commenta Ermanno Olmi, che la Palma d'oro vinse 30 anni con L'albero degli zoccoli. "Una generazione che non si sente oppressa dalla memoria, capace di sperimentare il nuovo nel solco dell'antico. E di una libertà di pensiero, oltre gli steccati ideologici, che ad altri prima era difficile. Facciamo festa quindi ma ricordiamoci che dietro i nostri campion c'è una schiera di talenti". Giuseppina Manin.

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Palermo La Biblioteca Potere e Sapere e il Pa-Lug organizzano una Giornata di approfondimento sul software libero alle 10 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Palermo La Biblioteca Potere e Sapere e il Pa-Lug organizzano una Giornata di approfondimento sul software libero alle 10.30 alla Biblioteca @ Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università. Previsto anche un Install Party : chi porta il portatile può avere installato Linux e tutte le informazioni. Rende (Cs) Per Fest-Art, alle 20.45 al Piccolo Teatro Unical uno spettacolo multimediale che comprende Aphrodite con Vladimir Luxuria e Alter Ego, e Chanson de geste musica e video ancora con gli Alter Ego. Frascati (Rm) Citazioni nel Cinema per "Scorribande notturne": alle 20.30 nello Spazio Zip di via Mamiani 6 Queen Kelly di Erich Von Stroheim del 1928 e alle 22.30 Viale del tramonto di Billy Wilder del 1950. Roma Conferenza stampa di presentazione dei Campi estivi della Legalità , ovvero l'estate antimafia di Libera al lavoro sui terreni confiscati alle mafie, alle 12 al cinema Aquila (confiscato alla criminalità organizzata) che per l'occasione è intitolato a Tom Benetollo. Con Luigi Ciotti, Paolo Beni, Vittorio Cogliati Dezza e Maria Bonafede. A cura dell'Ambasciata della Repubblica di Cuba e di Ita-Cuba, Parole nel Mondo il II Festival Mondiale della Poesia de La Habana in contemporanea con 60 città di tutti i continenti. Alle 17 alla Biblioteca Rodari in via Francesco Tovaglieri 237a letture di poesie cubane e italiane a cura del giornalista cubano Gerardo Soler Cedre e Franco Costanzi di Ita-Cuba. E spettacolo di musica, canzoni e poesie con l'attore Mauro Pascolini, la cantante Stefania Ciaprini e il chitarrista Marco Battistelli. Per il 60° anniversario della Costituzione Italiana, alle 17.30 alla Biblioteca di Corviale la presentazione del cd rom L'alba della Repubblica. La costituzione Italiana , un viaggio multimediale curato da Mauro Morbidelli e prodotto da Rai Educational. Incontriamo 'Ala Al-Aswani in occasione dell'uscita del suo nuovo romanzo Chicago (Giangiacomo Feltrinelli) alle 18 Feltrinelli, Galleria Colonna 31. La libreria Rinascita di via Prospero Alpino 48 ospita alle 18.30 Giuliana Sgrena e il suo libro Il prezzo del velo. La guerra dell'Islam contro le donne (Feltrinelli). Per "Incontro con l'autore", alle 18 Rinascita di via delle Botteghe Oscure 1, Carmine Donzelli, Roberto Natale e Andrea Ranieri discutono con Michele Mezza e Rocco Pellegrini del loro libro Gli uomini dietro gli specchi ; alle 20 I Canzonieri della Scuola popolare di Musica di Testaccio in Eradovevivevodare tra chitarre e fisarmonica. Per rivivere la grandiosità del passato attraverso le immagini del sito cambogiano di Angkor Wat, il più grande monumento religioso al mondo e principale esempio dello stile classico dell'architettura Khmer della prima metà del XII secolo non potete perdere la mostra fotografica Il sorriso di Angkor fino all'11 giugno a Palazzo Valentini Mostra di arte e architettura contemporanea all'Accademia di Romania... Roma Romania (Con)temporary files dalle 19.30 all'Accademia di Romania, Valle Giulia, ingresso viale delle Belle Arti 110. Le vicende di un'associazione di volontariato laica, libertaria e autogestita, attraverso le testimonianze dei protagonisti nel libro Osteria Calcutta che l'autrice, Marina Valente presenta alle 20 Off!Cine di via del Pigneto 215; a seguire il docufilm La grazia e la violenza di Piero Pagliani. Voci e suoni dell'America Latina con Nosotros live al Cotton Club. Siena Il racconto della "catastrofe" attraverso le parole di uno dei massimi esponenti dell'intellettualità palestinese: 1948: la Nakba palestinese . Con Saiman Abu Sitta presidente del Palestine Land Society di Londra alle 21 nella Sala Lia Lapini di Porta Pispini. Firenze Il ricercatore del Cnr David Lognoli presenta il suo libro Ricerca precaria. Storia di precariato nella ricerca italiana alle 16 Camera del Lavoro in Borgo dei Greci 3; con Alessandro Rapezzi segretario generale Flc Cgil, Lapo Casetti ricercatore all'Università di Firenze e Mauro Fuso segretario generale della Camera del Lavoro. Ancora: apericena e presentazione del manuale La difesa contro tutte le precarietà prodotto da Retelegale alle 18 allo Stabile occupato viale Matteotti 15. E poi l'avvocato Marco Guercio e Gianni Mannucci ci spiegano, in maniera semplice, le varie forme di precarietà, gli strumenti pratici di autotutela, le azioni per la stabilizzazione del rapporto di lavoro. Ultimo incontro per Omero 2.0: Nanni Balestrini ci parla del suo libro Tristano (DeriveApprodi) alle 19 libreriacafé La Cité in Borgo San Frediano 20r; con anche Cecilia Bello e Alessandro Raveggi. Alle 21 Nanni Balestrini e Sergio Bianchi leggono Gli invisibili (DeriveApprodi) accompagnati dalla fisarmonica di A. Becucci e dal contrabbasso di E. Cavalli. Introduce Federico Tomasello. Ravenna Conferenza su Le leggi razziali antiebraiche del 1938 e la loro applicazione a Ravenna e in Romagna domani alle 9 nella Sala Conferenze del Dipartimento di Conservazione dei Beni culturali di via degli Ariani 1. Con Roberto Finzi e Mauro Perani dell'Università di Bologna, Ilaria Pavan della Scuola Normale Superiore di Pisa, Liliana Picciotto e Michele Sarfatti del Centro di Documentazione ebraica contemporanea di Milano. Bologna La Resistenza e la guerra alleata sotto una nuova luce nel libro di Marco Minardi Oltre la linea del fronte. Ferruccio Trombetti e la Missione alleata Appomatox (Marsilio) che l'autore presenta alle 17 Istituto storico Parri via S. Isaia 20. Con Monica Donino presidente dell'Assemblea Legislativa Regione Emilia-Romagna, Danilo Barbi segretario generale regionale Cgil, Alberto de Bernardi direttore del Dipartimento Discipline storiche all'Università di Bologna, il partigiano Ennio Tassinari ex agente Ori-Oss, Claudio Silingardi direttore dell'Istituto storico di Modena, Luca Alessandrini direttore dell'Istituto storico Parri e Giuseppe Giampaolo presidente dell'Istituto Parri. Con l'ecologista ed attivista indiano Debal Deb discutiamo della Crescita dei prezzi ed emergenza alimentare: come garantire la sovranità alimentare dei più poveri? alle 21 Vag 61 via Paolo Fabbri 110. Reggio Emilia L'educatore brasiliano Silvio Antonio Bedin, docente all'Università di Passo Fundo e insegnante alla scuola media Bandierante di Guaporè (Rio Grande del Sud) ci parla di Scuola: dalla magia alla creazione. L'etica che sostiene la scuola pubblica alle 18 Infoshop Mag 6 in via Sante Vincenzi 13. Con don Eugenio Morlini di Pax Christi. La Gabella di via Roma, oltre alle centinaia di attività svolte, la presenza di un punto di ristoro analcolico, con una vasta fornitura di prodotti equi e solidali, un internet point gratuito realizzato con pc recuperati e la scelta di calmierare i prezzi dei prodotti, dal domani ha in dotazione una macchina per filtrare l'acqua , refrigerarla e servirla naturale o gassata al bancone e a tavola. Domani alle 19 Acqua in Brocca : brindisi con l'acqua, buffet e incontro con Luca Martinelli e Piero Bevilacqua. Piacenza La ricerca dell'identità nelle proprie radici e attraverso la dissoluzione di un mondo multiculturale nel libro di Enisa Bukvic Il nostro viaggio. Identità multiculturale in Bosnia Erzegovina (Infinito) che Enisa presenta alle 21 all'auditorium Sant'Ilario in via Garibaldi 17. Con gli assessori Paolo Dosi e Ferdinando Tribi, Stefano Fugazza e Medaga Hodzic. Sona (Vr) Incontriamoci stasera: Pedro Benjamin ci parla del libro che ha scritto con Luigi Cristiano Prontuario per il corretto uso delle piante officinali alle 20.30 nella Sala consiliare. Cognola (Tn) Per il lancio della Rete internazionale delle donne per la solidarietà , Tremembé ci fa conoscere L'Altro Brasile attraverso i racconti di Aurinella Lopez, una collaboratrice brasiliana, da tempo impegnata nelle periferie della città di Fortaleza. Alle 20.30 al Centro civico polivalente con finale dal gusto brasileiro... Bergamo E' frutto della collaborazione fra Anpi, Comitato permanente antifascista e Istituto per la Ricerca storica dell'età Contemporanea il libro contenente gli Atti del processo alla "banda" Resmini presentato alle 17.30 in via Tasso 4, piano terra. Brescia Discutiamo di Informazione, controinformazione, manipolazione. Fonti e grandi processi alle 20.30 nella Sala Piamarta di via San Faustino 70. Con Saverio Ferrari dell'Osservatorio democratico sulle nuove destre, l'archivista bibliotecario Filippo Jannaci e Aldo Giannuli autore di "Bombe a inchiostro". Organizza il Comitato Piazza di Maggio nel 34° anniversario di Piazza Loggia. Milano Telefono Amico presenta l'attività dell'Osservatorio sul Disagio Emozionale e illustra i dati dell'indagine "Gli italiani, il disagio e la solitudine": Dal paese d''o sole, a un Paese di soli alle 11.30 alla Feltrinelli libri e musica di piazza Piemonte 2. Con il sociologo Enrico Finzi presidente delle società Astra Ricerche, Silvio Bagattin presidente di Telefono Amico Italia, Roberto Garaventa professore straordinario di Storia della filosofia contemporanea - Facoltà di Scienze sociali dell'Università "G. d'Annunzio" di Chieti-Pescara e Massimo Cirri conduttore radiofonico e psicologo del Servizio sanitario nazionale. Per l'uscita del volume L'università di fronte al cambiamento (Il Mulino) curato da Roberto Moscati e Massimiliano Vaira, dibattito con i curatori, Giulio Ballo, Luigi Berlinguer, Enrico Decleva, Guido Martinotti e Michele Salvati alle 18 alla Casa della Cultura di via Borgogna 3. Presentazione dei viaggi estivi in Brasile di solidarietà con il movimento Sem Terra alle 18.30 Arci Metromondo di via Ettore Ponti 40. Musica con il famoso tastierista Delmar Brown in concerto al Blue Note. L'evoluzione dell'hip hop astratto passa attraverso il suono innovativo di elettronica e indie rock di Why? live La Casa 139; ingresso 10 euro con tessera Arci. Il genio inglese delle quattro note: Mr. Glenn Hughes al Musicdrome. Segrate (Mi) Intimo, delicato e passionale... Bill Callahan live + Mattia Coletti al Magnolia via C.ne Idroscalo 41. Sedriano (Mi) Incontro sui Diritti umani in Africa alle 21 alla Biblioteca comunale via R. da Sedriano con Raffaele Masto. Genova La Mostra per il 50° dell'Arci Da soli non si può... a Palazzo Ducale, alle 18 Giovanni de Rose presenta il suo romanzo d'esordio Negli occhi di chi ci guarda (Manni), un romanzo di formazione e ricerca, d'avventura e di scoperta di sé, della vita e della felicità. Alle 21 Madri di Barbara Cupisti (vincitore del David di Donatello come "Miglior documentario di lungometraggio"): la testimonianza di madri israeliane e palestinesi, che vivono in una terra dilaniata da una guerra infinita, con il terrore di non veder rientrare a casa i propri figli... Immagini ed interviste di una partita storica, i campionati europei vinti dall'Italia nel 1968 ed una "partitella" nel carcere di Pisa commentati dai protagonisti: L'urlo del '68 il film di Teo de Luigi realizzato da Sky Sport, alle 21 Arci Zenzero di via Torti 35: una straordinaria chiacchierata con da una parte Mazzola, Zoff e De Sisti e Sofri dall'altra. A seguire ancora un film di Teo de Luigi Rapiti '78 raccontato da Adriano Sofri e Julio Velasco: i mondiali di calcio in Argentina, la dittatura di Vileda, le ombre del terrorismo in Italia. 27/05/2008.

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Guida ai film a cura di Maurizio Porro AVVENTURA Indiana Jones e il regno... YYY (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-27 num: - pag: 21 categoria: BREVI Guida ai film a cura di Maurizio Porro AVVENTURA Indiana Jones e il regno... YYY Indy J. vent'anni dopo, per farci sentire tutti più giovani, anche Harrison e Steven. Che partono per la grande avventura dei 13 magici teschi di cristallo senza tralasciare nulla, le sabbie mobili, le arcaiche civiltà, cascate, la città d'oro e le presenze paranormali. Divertente concentrato di Spielberg show con citazioni anni 50, Marlon selvaggio e guerra fredda, La Boeuf che fa lo jr. Ma la nostalgia è quella di un tempo? Colosseo, Odeon, Orfeo, Plinius, Uci Bicocca, Certosa GROTTESCO Be kind rewind YY Il surreale talento di Michel Gondry in versione pastrocchio: due amici si vedono smagnetizzare in negozio le cassette dei film del cuore e si adoperano quindi a rifarli in cortile in versione casalinga. Buffonerie trash cinefile servite tenendo nell'ombra del demenziale un'uscita di sicurezza su alti temi come crisi del cinema, potere della comunicazione, delitto di duplicazione dei film: così diventa spesso un film strabico Anteo, Ducale, Eliseo, Uci Bicocca AVVENTURA Mongol YY Infanzia, vocazione e prime esperienze non solo sentimentali di Gengis Khan, nel kolossal che ne racconta le gesta e che ci priva di due ore di vita solo per mostrarci meravigliosi panorami. Anche se il film di Bodrov non è, come sussurrano, un'esaltazione dell'era di Putin, rimane un bel film mancato in cui bisogna accontentarsi dell'imitazione hollywoodiana Anteo, Arlecchino, Uci Bicocca DRAMMATICO Sotto le bombe YYYY Un road movie dal vero in taxi da Beirut nel Libano del Sud, mentre impazza la tregua nell'estate feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Centrale COMMEDIA Non pensarci YYYY Un rockettaro deluso e tradito torna alla cuccia di famiglia ma la trova in crisi per soldi e per valori, disidratata di affetti veri. Dovrà fare il padre prima di fuggire di nuovo. Una ottima commedia italiana di Zanasi che castiga con pietà i costumi con vena di ironia intelligente, mai superficiale. E del cast non si può che dir bene, da Mastandrea al fratello Battiston alla Caprioli che parla coi delfini. Da vedere Anteo, Colosseo FANTASTICO Iron Man YYY Questa volta il giocattolone in cui un produttore di armi si trasforma, dopo prigionia talebana, in uomo volante e di pace non è solo un tripudio di effetti di oro, rossi e titanio, ma ha anche incorporato un messaggino contro le guerre dell'era Bush. E poiché il film ha anche una sceneggiatura cadenzata da commedia, il divertimento è duplice, sicuro. Downey jr. si redime volando, la Paltrow delle Libertà sembra la Brambilla Colosseo, Odeon, Orfeo, Plinius, Uci Bicocca, Certosa DRAMMATICO In Bruges YYY Due killer dopo un colpo andato male vengono spediti dal boss a Bruges in attesa di formulare il loro destino. In vacanza, i due assaporano la libertà provvisoria dal Male, mentre si avvicina un epilogo che mette tutti contro tutti. Poliziesco originale, con diramazioni quasi surreali: Ralph Fiennes è il Godot che arriva e i bravi Colin Farrell e Brendan Gleeson sono i due amici-nemici travolti dalla banalità del Male Ducale, Uci Bicocca.

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PREZZI DI VENDITA ALL'ESTERO: (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-27 num: - pag: 35 categoria: BREVI PREZZI DI VENDITA ALL'ESTERO: Albania e 2,00; Argentina $ 2,00; Austria e 1,85; Belgio e 1,85; Brasile R$ 7,00; Canada CAD 3,50; CH Fr. 2,80; CH Tic. Fr. 2,70; Cipro e 2,22; Croazia Hrk 15; CZ Kcs. 60; Danimarca Kr. 15; Egitto e 2,00; Finlandia e 2,00; Francia e 1,85; Germania e 1,85; Grecia e 1,60; Irlanda e 2,00; Israele e 2,00; Lux e 1,85; Malta Mtl 0,90 e 2,10; Marocco e 2,00; Monaco P. e 1,85; Norvegia Kr. 17; Olanda e 1,85; Polonia Pln. 9,00; Portogallo/Isole e 1,60; Romania e 2,00; SK Slov. Kr. 80; Slovenia e 1,60; Spagna/Isole e 1,60; Svezia Kr. 18; Tunisia TD 3,30; Turchia e 2,00; UK Lg. 1,40; Ungheria Huf. 495; U.S.A. USD 3,00. ABBONAMENTI: Per informazioni sugli abbonamenti nazionali e per l'estero tel. 0039-02-63.79.85.20 fax 02-62.82.81.41 (per gli Stati Uniti tel. 001-718-3610815 fax 001-718-3610815; per il Brasile Numero Verde 0800-558503 solo per San Paolo e 00xx11-36410991 per tutte le altre località). ARRETRATI: Tel. 02-99.04.99.70 - www.aseweb.it. SERVIZIO CLIENTI: 02-63797510 (prodotti collaterali e promozioni). Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1,cl,DCB Milano. 4 FONDATO NEL 1876 S.p.A. DIRETTORE RESPONSABILE CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE Paolo Mieli PRESIDENTE Piergaetano Marchetti AMMINISTRATORE DELEGATO VICEDIRETTORI Antonello Perricone DIRETTORE GENERALE SETTORE QUOTIDIANI ITALIA Pierluigi Battista, Dario Di Vico, Luciano Fontana Giorgio Valerio CONSIGLIERI Anna Maria Artoni, Giulio Ballio, Maurizio Barracco, Vittorio Coda, Antonio FernÁndez-Galiano, Angelo Ferro, Valerio Onida, Gianfelice Rocca e Riccardo Stilli © 2008 RCS QUOTIDIANI S.P.A. DIREZIONE, REDAZIONE E TIPOGRAFIA 20121 Milano - Via Solferino, 28 Tel. 02-6339 Sede legale: Via Angelo Rizzoli, 8 - Milano DISTRIBUZIONE m-dis Distribuzione Media S.p.A. Via Cazzaniga, 1 - 20132 Milano Tel. 02-2582.1 - Fax 02-2582.5306 Registrazione Tribunale di Milano n. 139 del 30 giugno 1948 Responsabile del trattamento dei dati (D. Lgs. 196/2003): Paolo Mieli EDIZIONI TELETRASMESSE: Tipografia RCS Quotidiani S.p.A. 20060 Pessano con Bornago - Via R. Luxemburg Tel. 02-95.74.35.85 - RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma - Via Ciamarra 351/353 Tel. 06-68.82.89.17 - SEPAD S.p.A. 35100 Padova - Corso Stati Uniti 23 - Tel. 049-87.00.073 - Centro Stampa San Biagio S.p.A. 16162 Genova Bolzaneto (GE) - Via al Santuario di N.S. della Guardia, 43pr Tel. 010-72.31.71 - Niber S.r.l. 40057 Cadriano Delegato: Claudio Schirinzi privacy.corsera@rcs.it fax 02-62827625 di Granarolo dell'Emilia (BO) - Via Don G. Minzoni, 54 - Tel. 051-76.55.67 - Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l. 70026 Modugno (BA) - Via delle Orchidee, 1 Z.I. - Tel. 080-58.57.439 - Società Tipografica Siciliana S.p.A. 95030 Catania - Strada 5ª n. 35 Tel. 095-59.13.03 - Centro Stampa Unione Sarda S.p.A. 09034 Elmas (CA) - Via Omodeo - Tel. 070-60.131 - BEA printing bvba Maanstraat 13, 2800, Mechelen, Belgium - J.R.J. Printing Corporation - 18 Industrial Park Drive - Port Washington - New York 11050 - CTC Coslada - Avenida de Alemania, 12 - 28820 Coslada (Madrid) - La NaciÓn PREZZI: * Non acquistabili separati, il giovedì Corriere della Sera + Corriere Magazine e 1,50 (Corriere e 1,00 + Corriere Magazine e 0,50); il sabato Corriere della Sera + IoDonna e 1,50 (Corriere e 1,00 + IoDonna e 0,50) . A Como e prov., non acquistabili separati: m/m/v/d Corsera + Cor. Como e 0,80 + e 0,20; gio. Corsera + Corriere Magazine + Cor. Como e 0,80 + e 0,50 + e 0,20; sab. Corsera + IoDonna + Cor. Como e 0,80 + e 0,50 + e 0,20. In Campania, Puglia, Matera e prov., non acquistabili separati: lun. Corsera + CorrierEconomia del CorMez. e 0,69 + e 0,31; m/m/v/d Corsera + CorMez. e 0,69 + e 0,31; gio. Corsera + Corriere Magazine + CorMez. e 0,69 + e 0,50 + e 0,31; sab. Corsera + IoDonna + CorMez. e 0,69 + e 0,50 + e 0,31. In Veneto, non acquistabili separati: m/m/v/d Corsera + CorVen. e 0,67 + e 0,33; gio. Corsera + Corriere Magazine + CorVen. e 0,67 + e 0,50 + e 0,33; sab. Corsera + IoDonna + CorVen. e 0,67 + e 0,50 + e 0,33. In Trentino Alto Adige, non acquistabili separati: m/m/v/d Corsera + CorTrent. o CorAltoAd. e 0,75 + e 0,25; - Bouchard 557 - 1106 Buenos Aires - Taiga GrÁfica e Editora Ltda Av. Dr. Alberto Jackson Byington NË?1808 - Osasco - SÃo Paulo - Brasile gio. Corsera + Corriere Magazine + CorTrent. o CorAltoAd. e 0,75 + e 0,50 + e 0,25; sab. Corsera + IoDonna + CorTrent. o CorAltoAd. e 0,75 + e 0,50 + e 0,25. A Bologna e prov. non acquistabili separati: m/m/v/d Corsera + CorBo e 0,25 + e 0,75; gio. Corsera+Corriere Magazine+CorBo e 0,25 + e 0,50 + e 0,75; sab. Corsera+Io Donna+CorBo e 0,25 + e 0,50 + e 0,75. A Firenze e prov. non acquistabili separati: l/m/m/v/d Corsera + CorFi e 0,20 + e 0,80; gio. Corsera+Corriere Magazine+CorFi e 0,20 + e 0,50 + e 0,80; sab. Corsera+Io Donna+CorFi e 0,20 + e 0,50 + e 0,80. ISSN 1120-4982 - Certificato ADS n. 6329 dell' 11-12-2007 La tiratura di lunedì 26 maggio è stata di 749.546 copie.

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I CAMPI DI SABRA E SHATILA LA TRAGEDIA E I SUOI EFFETTI (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-27 num: - pag: 35 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano I CAMPI DI SABRA E SHATILA LA TRAGEDIA E I SUOI EFFETTI Grazie a un recente film è tornato alla ribalta, dopo 26 anni, il massacro degli arabi palestinesi nei campi di Sabra e Shatila alla periferia di Beirut. Contrastanti sembrano essere le opinioni sulle effettive responsabilità dell'accaduto, ma comunque non convincenti: può aiutarmi a capire come andarono realmente le cose? Michele Toriaco Torremaggiore (Fg) Caro Toriaco, L' esercito israeliano invase il Libano nel giugno 1982 mentre da sette anni infuriava in quel Paese la guerra civile. Israele voleva impedire alle formazioni palestinesi di utilizzare il territorio libanese per operazioni di guerriglia, ma si proponeva altresì uno scopo meno confessabile: la tutela di un piccolo Stato vassallo, nel Libano meridionale, governato per procura dalle milizie cristiane del maggiore Saad Haddad. Vi fu quindi, sin dall'inizio dell'operazione, una sorta di collusione tra forze israeliane e gruppi cristiani. Dopo avere sconfitto rapidamente le forze siriane e palestinesi schierate alla frontiera, i 75.000 uomini del corpo di spedizione israeliano puntarono sui campi profughi, vivaio delle reclute che Yasser Arafat arruolava tra le famiglie di coloro che avevano abbandonato la Palestina nel 1948 e nel 1967. Gli invasori speravano che l'operazione avrebbe permesso l'annientamento dell'Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina) e la cattura, "vivo o morto", di Arafat. Ma dovettero accontentarsi di un accordo, negoziato grazie alla mediazione degli Stati Uniti, che avrebbe permesso a una parte delle milizie palestinesi (circa 15.000 uomini) di lasciare il Paese verso la fine di agosto. In quegli stessi giorni il Libano ebbe finalmente un nuovo presidente nella persona di Bashar Gemayel, leader delle Falangi cristiane. Ma la sua presidenza durò soltanto sino al 14 settembre quando il capo dello Stato morì con venticinque uomini in un attentato organizzato forse dai siriani. Fu quello il momento in cui il governo Begin e il suo ministro della Difesa Ariel Sharon decisero di occupare nuovamente Beirut per espellere i palestinesi rimasti nella città. L'operazione sarebbe stata condotta dalle milizie cristiane, ma gli israeliani, installati a 200 metri da Shatila, crearono una cinta intorno ai campi e fornirono i mezzi necessari all'operazione. Il massacro durò due giorni e provocò, secondo stime difficilmente verificabili, circa 3.000 vittime. In Israele vi fu una grande manifestazione di protesta, a cui parteciparono quattrocentomila persone, e venne costituita una commissione d'inchiesta che attribuì a Sharon la responsabilità del massacro e lo costrinse a dimettersi. L'operazione non impedì ai palestinesi di riorganizzarsi ed espose Israele alle critiche della società internazionale. Ma la maggiore e più grave ricaduta politica del massacro fu l'apparizione di un nuovo nemico: un movimento politico e religioso che si chiamò Hezbollah, "partito di Dio", e riunì i gruppi di militanti sciiti che avevano sino ad allora partecipato in ordine sparso alla guerra civile. Fu quello il momento in cui la lotta contro Israele smise di essere prevalentemente laica per divenire anche e soprattutto religiosa. E fu quello infine il momento in cui l'Iran, dove gli Ayatollah avevano conquistato il potere poco più di tre anni prima, poterono contare su un amico libanese di cui si sarebbero serviti, da allora, per influire sugli avvenimenti della regione.

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Israele ha 150 bombe atomiche (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Israele ha 150 bombe atomiche" Le rivelazioni dell'ex presidente Usa, Carter. "Bush dialoghi con l'Iran".

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Come ex presidente degli Stati Uniti, non c'è dubbio che quando Jimmy Carter dice che Israele p (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ERIC SALERNO Come ex presidente degli Stati Uniti, non c'è dubbio che quando Jimmy Carter dice che Israele possiede 150 ordigni nucleari bisogna credergli. Ed è ciò che gli israeliani, governanti e militari, da una parte vogliono, dall'altra preferiscono negare. In un'intervista al Times di Londra, l'uomo che nel 1978 ha portato Israele ed Egitto a firmare un trattato di pace, è tornato a criticare gli attuali dirigenti israeliani per la loro politica nei confronti dei palestinesi e ha usato l'esempio israeliano per dire che l'Iran non riuscirà mai a tenere segreto un piano per armarsi di ordigni nucleari. Gli Stati Uniti, ha esortato, dovrebbero avviare negoziati diretti con Teheran per convincere i dirigenti iraniani a rinunciare al loro programma nucleare. Carter è stato insignito del premio Nobel per la Pace nel 2002 per il suo impegno internazionale contro i conflitti, ma nonostante il suo ruolo nel portare il più importante dei paesi arabi a firmare la pace con Israele l'ex presidente è stato trattato con grande freddezza, durante un recente viaggio in Israele, per aver paragonato la situazione dei palestinesi nei territori occupati a quella dei sudafricani neri all'epoca dell'apartheid. Anche se viene dato per scontato l'esistenza di un formidabile arsenale nucleare israeliano, la linea ufficiale del paese è che "Israele non sarà il primo ad introdurre l'arma nucleare in Medio Oriente". Washington ha sempre evitato di contraddire il suo alleato e, alla fine degli anni ottanta, non volle commentare le rivelazioni del tecnico Vanunu che proprio al Sunday Times consegnò fotografie della centrale nucleare di Dimona, nel Negev, insieme con dati riguardo alla produzione d'ordigni. Si parlò, allora, di un centinaio di testate. E poi, durante la prima guerra dell'Iraq, esperti militari affermarono che missili con ordigni nucleari erano stati posizionati fuori dei bunker a sud di Gerusalemme pronti per un'eventuale ritorsione se Israele fosse stato colpito con armi di distruzione di massa. Pochi i commenti israeliani alle dichiarazioni di Carter. Per l'ex capo dell'Intelligence militare, il generale a riposo Ahron Zeevi Farkash, le parole del presidente "potrebbero danneggiare ma dall'altra parte potrebbero anche favorire il deterrente". E ha aggiunto: "Loro, il nemico (riferendosi chiaramente all'Iran dI Ahmadinejad) o qualcuno dei nostri amici meno buoni potrebbe usare le cose sostenute (da Carter) contro di noi". Si riferiva alle esortazioni della Lega araba per mettere al bando in Medio Oriente le armi di distruzione di massa. Israele non ha aderito al Trattato di non proliferazione e ha evitato ogni forma d'ispezione da parte degli organismi di controllo internazionale. Farkash giudica le "rivelazioni" una specie di vendetta per come l'ex presidente americano è stato trattato durante la recente visita in Israele. Un vero è proprio boicottaggio motivato dal contenuto del suo ultimo libro. Lo stato palestinese che Israele s'accinge a creare, sostiene, assomiglia ai bantustan sudafricani. E ora, in un'intervista al Guardian ha rincarato la dose attaccando il governo Olmert per il trattamento dei palestinesi di Gaza. Uno "dei maggiori crimini contro i diritti umani in tutto il mondo", ha aggiunto, che l'Europa dovrebbe denunciare, distanziandosi dalla politica americana".

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L'ex pasdaran affetto da delirio religioso (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Il personaggio Il presidente iraniano è un acceso anti sionista e anti americano L'ex pasdaran affetto da delirio religioso Maurizio Piccirilli m.piccirilli@iltempo.it Il pasdaran che divenne presidente della Repubblica islamica dell'Iran. Mahmoud Ahmadinejad è l'uomo che agita gli incubi di mezzo Occidente e di Israele. Uomo rude, sciatto nel vestire come nello stile della nomenklatura khomeinista, conquistò le prime pagine dei giornali di tutto il mondo quando pistola in pugno scortava i diplomatici americani presi in ostaggio nel 1979 a Teheran. Ahmadinejad figlio di un fabbro che ha studiato ingegneria entrò ben presto nelle Guardie della Rivoluzione il braccio armato di Khomeini. Il futuro presidente in quegli anni incontrò diverse volte il Grande Ayatollah ma rimase sempre nell'ombra dela politica iraniana. La sua rincorsa alla massima carica iniziò come sindaco di Teheran nel 2003. Quelli sono gli anni delle schermaglie con il riformista Khatami che in tutti i modi ha tentato di tenerlo lontano dal potere. Ma il pasdaran aveva l'appoggio dell'ayatollah Khamenei e questo gli ha aperto le porte della presidenza. Nel 2005 viene eletto a sorpresa alla massima carica dello Stato islamico con un programma populista e di rinascita iraniana. Nel suo primo intervento internazionale cita il suo maestro Khomeini e iniziano le sue dichiarazioni incendiarie contro Israele. Si palesa "negazionista" e anti Usa. Ma non manca di attaccare le Nazioni Unite accusandole di essere contro l'Islam. Vuole rilanciare l'Iran e la Shi'a come forza egemone nel mondo islamico e non solo. Così riparte con il programma nucleare e si riavvicina a Mosca. Ha sempre giocato sul filo dei rapporti con l'Europa sfruttando i reciproci interessi commerciali e lo stesso fa con l'Italia. E ora, preso da un fervore religioso, sostiene di essere ispirato dal Mahdi, l'imam nascosto della religione sciita. Ma forse ha esagerato e le gerarchie religiose sciite ora accusano il presidente di sfruttare la religione. Un attacco che indebolisce il fronte interno. E non solo.

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L'annuncio di Gesù ai giovani (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 27-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Sul Giornale di oggi presento una sintesi della prolusione che ieri pomeriggio il cardinale Bagnasco ha tenuto aprendo i lavori della 58 assemblea generale della Cei. Qui vi segnalo un passaggio, dedicato all'annuncio cristiano e alla sua ricezione da parte dei giovani: "L'annuncio kerigmatico oggi cattura più solitamente dall'inizio, perché è realmente il fascino esercitato dalla persona di Gesù a colpire, per contrasto, magari come ragione di un evento che turba o come senso profondo di una testimonianza di vita che colpisce e sgomenta. Ma anche come reazione abissalmente altra rispetto al vuoto desolante, rispetto ai progetti di de-costruzione che passano per l'assunzione delle droghe o dell'alcol, per i riti dell'assordimento e dello stordimento. Cristo allora diventa come il risveglio inaudito ad una vita diversa, radicalmente altra, ideale subito concreto e pertinente, principio riordinatore di un'esistenza via via capace di altri sapori e di altri riti. È da qui, dall'evento dell'incontro già nitido ma non ancora completo, che può iniziare il cammino della conoscenza che, oggi forse ancor più di ieri, converge fino ad essere un tutt'uno con quello della conversione, ossia di una vera metà-noia che porterà i giovani, con i ritmi di ogni crescita, con gli inevitabili alti-e-bassi di ogni ascesi, ad assumere su di sé "il grande sì della fede", lasciandosi personalmente sagomare da esso nella propria e specifica esistenza, con i suoi talenti e la sua vocazione". Potete trovare il testo completo della prolusione sul sito della Cei. Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26May 08 Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi Nel riconfermare la notizia dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale sono in grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe passata una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto e del cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la comunione sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al celebrante che passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Il giornale online Petrus ha divulgato una nuova versione dell'articolo (ripreso anche all'estero), affermando che ci sono parti degli statuti - riguardanti la catechesi e la liturgia - che saranno approvate non in via definitiva ma ad experimentum (sembra) per sette anni. Non posso fare altro che riconfermare che tutti gli statuti sono stati approvati in via definitiva (con alcune lievi modifiche, una delle quali ho già citato) e che non ci sono parti relative a liturgia e catechesi approvate solo ad experimentum. Aggiungo che la cerimonia per la consegna degli statuti interamente approvati avverrà il 12 o il 13 giugno prossimi. L'idea che si approvino definitivamente soltanto in parte, rimandandone una parte ad experimentum è di per sé un po' ardita, anche canonicamente: o si approva tutto definitivamente, o si approva ad experimentum, o non si approva. Non aggiungerò più nulla, e i navigatori del blog mi scuseranno se non risponderò sull'argomento: c'è tempo fino al 12-13 giugno per scatenare ipotesi, complotti, voci, approvazioni parziali, experimenta, accuse di eresia (e ora anche accuse al sottoscritto di essere un prezzolato venditore che lucra sulla fede). Se sarò smentito chiederò scusa in ginocchio (visto che siamo in tema). In caso contrario, riporterò qui la notizia ufficiale, senza alcun commento. Scritto in Varie Commenti ( 237 ) " (10 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24May 08 Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Sono stato richiesto da alcuni visitatori del blog di fornire informazioni sugli statuti del movimento neocatecumenale. Sono in grado di confermare che Benedetto XVI ha dato il suo consenso per l'approvazione. Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia. Sul Giornale, nel dicembre 2005, ho riportato i richiami che la Congregazione del culto divino - a nome di Papa Ratzinger - aveva fatto al movimento circa alcuni problemi riguardanti le liturgie neocatecumenali. Ma l'esistenza di indicazioni e anche di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel movimento non significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli frutti dello Spirito Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono problemi di convivenza, tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono vigilare e correggere, ma sono padri e pastori. Credo che spetti al successore di Pietro e alla Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è eretico e chi no. Mi sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è inesperto di problemi dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito Petrus è riportato un articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti non sarebbe definitiva ma ad experimentum per sette anni e dunque rappresenterebbe una sconfitta per i neocatecumenali. A me non risulta nulla del genere. Ribadisco quanto ho scritto qui sopra. A me risulta che l'approvazione del Papa è definitiva e che nel giro di una decina di giorni sarà promulgato il decreto. Scritto in Varie Commenti ( 414 ) " (16 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23May 08 Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia Un nuovo vescovo nella "famiglia" del Papa. Dovrebbe essere pubblicata a giorni la nomina episcopale dell'attuale reggente della Prefettura della Casa Pontificia, monsignor Paolo De Nicolò (a sinistra nella foto). Se l'indiscrezione fosse confermata, si tratterebbe di un precedente difficilmente eguagliabile: già due fratelli di De Nicolò sono infatti diventati vescovi: sono Giacomo De Nicolò, nunzio apostolico, ritiratosi del 2004 e Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini fino al luglio scorso. A nomina puntualmente avvenuta a mezzogiorno di oggi, sabato 24 maggio, posso aggiungere che la nomina non prelude ad alcun trasferimento del settantaduenne neo-vescovo in qualche diocesi o ad altro incarico curiale. Continuerà a essere reggente, dunque numero due della Prefettura (retta dall'americano Harvey). Scritto in Varie Commenti ( 29 ) " (7 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22May 08 Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile La notizia è stata pubblicata ieri da alcuni quotidiani, tra i quali "Avvenire" e rilanciata nel pomeriggio da "L'Osservatore Romano". In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore. Secondo "Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì scorso, quando il vice sindaco di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che in un rione era stata appena distribuita "propaganda di missionari". Su sua istruzione scrive "Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di casa in casa per raccogliere i libri, che sono stati poi raccolti in un campo e dati alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato una foto di Aharon mentre tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle sue spalle si notano le ceneri fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha detto Aharon "hanno leso i nostri sentimenti religiosi", perché "secondo la nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso". A quanto pare, i testi cristiani erano stati distribuiti da alcuni ebrei messianici. Una settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato a un membro di questa comunità messianica e l'esplosione aveva provocato l'amputazione di un piede a un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna giustamente per le bandiere israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è stato oggetto di critiche anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del Venerdì Santo (già peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da Benedetto XVI). Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano che condannasse prontamente quei roghi avvenuti in Israele esprimendo solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri sacri dati alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli, che invece una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione delle comunità ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace commento della storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani ricordando, con le parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia con il bruciare i libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in Varie Commenti ( 141 ) " (13 votes, average: 4.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20May 08 Gli "angeli custodi" di Papa Ratzinger Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana, Carmela, Cristina e Manuela, le quattro laiche appartenenti all'associazione dei "memores Domini" di Comunione e Liberazione che curano l'appartamento, la cappella e il guardaroba di Benedetto XVI. I loro nomi non compaiono sull'Annuario Pontificio e rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono nel nascondimento un servizio prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non consacrate nella casa del Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922, volle portare con sé a Roma la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il suo appartamento da moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18May 08 "Siate giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per seguire la visita di Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio dell'allora cardinale Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel discorso che il Papa ha rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni. Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane. Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno, in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato - visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il futuro è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita e così l'olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. E' importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro anche con rinunce. Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza minacce davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E la prima scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie". Scritto in Varie Commenti ( 354 ) " (17 votes, average: 4.35 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16May 08 Un'enciclica con l'aiuto di Marx Continua a ritmi serrati il lavoro per la preparazione dell'enciclica sociale di Papa Ratzinger. Il Papa, come sempre avviene nel caso di documenti pontifici contenenti risvolti che toccano direttamente i temi dell'economia e dello sviluppo mondiale, si serve di collaboratori ai quali chiede pareri e contributi. Tra questi c'è monsignor Reinhard Marx, giovane arcivescovo di Monaco e Frisinga, che Benedetto XVI ha designato nei mesi scorsi alla cattedra che fu sua. Marx, omonimo del più famoso autore del "Capitale", è esperto di dottrina sociale, è stato scelto da Benedetto XVI per una supervisione dei contributi. Questo fine settimana è prevista una riunione conclusiva. Anche l'economista cattolico Stefano Zamagni è tra coloro che sono stati coinvolti, insieme al Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace guidato dal cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo Gianpaolo Crepaldi. L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo Deus caritas est e Spe salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata di qualche mese e non è ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate anche se questa rimane l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del documento è la globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva detto il giorno dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (12 votes, average: 4.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14May 08 Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della "Positio", cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia documentata sul servo di Dio e le testimonianze, è stata completata, come confermano al Giornale autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la beatificazione. Ora la "Positio" dovrà essere esaminata dai teologi della Congregazione delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi prevede non meno di otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità delle virtù, tappa fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 ) " (14 votes, average: 4.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13May 08 Il Papa, la 194 e le solite reazioni politiche Sul Giornale di oggi pubblico due articoli: il primo, sintetizza le parole dette ieri dal Papa al Movimento per la vita, in occasione del convegno romano sui trent'anni di legalizzazione dell'aborto in Italia; il secondo spiega come questa citazione diretta della legge 194 non sia affatto una novità né un "oltraggio" allo Stato, come taluni politici nostrani hanno voluto subito far credere: ho riportato i passaggi - più espliciti e duri - che usò Giovanni Paolo II nel 1998, ricevendo proprio il Movimento per la vita nel ventennale della promulgazione della legge abortista. Benedetto XVI è stato esplicito ma attento a non dare appigli per sterili polemiche. Purtroppo, visti i soliti commenti dei politici con la memoria corta, ancora una volta il senso delle sue parole è stato interpretato come indebita ingerenza. Scritto in Varie Commenti ( 360 ) " (16 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (192) Ultime discussioni Silvano: Che tristezza il blog tornielliano di oggi : dopo marina, savigni, gianni, igino . ecco emiliano,... Gianni B.: @Emiliano Che tristezza l'Italia di oggi, direi. Emiliano: http://ilnuovomondodigalatea.w ordpress.com/2008/05/26/vuoti- di-memoria/ Emiliano: Che tristezza i giornali italiani di oggi: Dopo D'alema, Bagnasco. Aperture sul cardinale e la... annarita: E aggiungerei dai tiepidi e dai pavidi, che pur avendo le legittime cariche non le usano in difesa... 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Roma, tutti in fuga da ahmadinejad - vincenzo nigro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Roma, tutti in fuga da Ahmadinejad Anche Frattini dice no all'incontro. Imbarazzo in Vaticano VINCENZO NIGRO ROMA - Mancano sei giorni, e poi Mahmoud Ahmadinejad sarà a Roma. Il presidente iraniano partecipa al summit della Fao sulla Sicurezza alimentare, ma prima di arrivare a Roma ha mosso i suoi ambasciatori per chiedere incontri bilaterali al governo italiano e anche al Papa. Il Governo italiano non lo incontrerà. Il Vaticano invece sta ancora decidendo cosa fare. è quasi certo che il presidente iraniano non verrà ricevuto da Benedetto XVI, ma la Segreteria di Stato non scarta la possibilità di un'opportunità con il capo del governo vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone. Iniziamo dall'Italia di Silvio Berlusconi: ieri mattina Franco Frattini ha scelto il più classico escamotage diplomatico, per dire "no" agli iraniani. L'"agenda" è piena, troppi impegni: "Non possiamo moltiplicare gli incontri bilaterali, e poi in questo momento non ho neppure la conferma che il presidente Ahmadinejad verrà per davvero alla conferenza di Roma", dice Frattini. La conferma però è arrivata nel pomeriggio dall'ambasciatore iraniano a Roma: Frattini l'ha ricevuto alla Farnesina, in un incontro che il ministero fa passare come di routine, "è uno dei tanti ambasciatori che il ministro ha iniziato ad incontrare da quando è arrivato al ministero". Naturalmente non è così: Abolfaz Zohrevand aveva chiesto di vedere i dirigenti del ministero per portare un messaggio del suo presidente. Il fatto che sia stato Frattini ad accogliere l'ambasciatore è un segnale di attenzione: poteva delegare semplicemente un suo direttore generale, "ma l'Italia ospita la Fao e con l'Iran vogliamo dialogare, anche se in maniera critica". E però il messaggio che Frattini ha passato al suo ospite, in un clima che le due parti definiscono "buono, civile e cordiale", è stato molto chiaro. Qualcosa di questo tipo: "Come pensate che noi possiamo dialogare da vicino con un uomo che nega l'Olocausto, che parla continuamente di distruggere Israele, che parla di Stato ebraico come "cancro da estirpare"? Per mesi il Governo italiano che noi abbiamo sostituito, quello di Prodi e D'Alema, le ha provate di tutte per costruire una possibilità di dialogo, che prevede un'evoluzione della linea iraniana. E voi non vi siete mossi di un millimetro". è più delicata invece la posizione del Vaticano: Ahmadinejad non è il leader dell'Iran e non è un esponente religioso della clerocrazia sciita che lo governa (l'uomo giusto casomai è l'ayatollah Khamenei). Ma l'uomo comunque è il presidente del governo di una nazione cruciale in Medio Oriente e nel confronto tra Islam e cristianesimo. Il suo predecessore Khatami, che era un religioso attento al dialogo fra le confessioni, è stato ricevuto più volte in Vaticano. Molti altri capi di Stato e di governo presenti a Roma entreranno in Vaticano per vedere il Papa. Una decisione quindi è assai difficile. "Ci sono molte richieste, ci sono molte visite già fissate, non sappiamo ancora nulla", dicono fonti della Segreteria di Stato. Essendo un capo di governo (nonostante il titolo di "presidente") Ahmadinejad è però omologo non del Papa, ma del cardinal Bertone. E l'incontro con Bertone sarebbe quindi perfettamente regolare dal punto di vista diplomatico. Vedremo quale sarà la scelta politica di una delle migliori diplomazie del mondo.

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Quel conflitto d'amore tra intifada e 11 settembre - francesca parisini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XVII - Bologna Quel conflitto d'amore tra Intifada e 11 Settembre Cura: "Quando qualcuno uccide o si uccide rivendicando il nome di Dio è un assassino e un terrorista" Piena di riferimenti simbolici e politici l'opera di Sain Saens che debutta sabato al Teatro Comunale per la regia di Znaniecki e la direzione di Inbal FRANCESCA PARISINI "Quella di Samson e Dalila è una storia di tremilacinquecento anni fa, che però non è mai cambiata. Quando qualcuno uccide o si uccide rivendicando il nome di Dio è un assassino e un terrorista". Così Josè Cura, Samson nel nuovo allestimento dell'opera in tre atti e quattro quadri su musiche di Camille Saint-Saens, in scena sabato alle 20.30 al Comunale. "Samson e l'Otello di Verdi sono i ruoli con cui sono cresciuto artisticamente", racconta il grande tenore argentino, che da dodici anni è l'interprete per eccellenza di Samson: l'ha fatto per una decina di produzioni diverse, oltrechè per svariate incisioni. Accanto a lui, come Dalila, ci sarà Julia Gertseva, la regia è del polacco Michal Znaniecki. La produzione a quattro vede coinvolto, oltre al Comunale di Bologna dove l'opera debutta, anche l'Opéra Royale de Wallonie, l'Opera Wroclawska e la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste. "Queste produzioni così numerose - spiega il sovrintendente del Comunale Marco Tutino - sono l'unico modo per uscire dalle difficoltà in cui versano oggi i teatri". Pur essendo un capolavoro del repertorio classico, "Samson et Dalila" mancava da Bologna da 57 anni. A dirigerla, c'è una vecchia conoscenza del teatro cittadino: è Eliahu Inbal, attualmente direttore musicale della Fenice di Venezia e direttore principale dell'Orchestra Metropolitan di Tokyo. "A Bologna ho diretto la mia prima opera - racconta il maestro israeliano -, era una "Elettra" di Strauss, nel 1969. Ma la mia prima volta qui fu nel '63, per alcuni concerti sinfonici, quando l'orchestra del teatro era stabile da soli sei anni". Forse è anche per tale antica frequentazione che sarà lui, il 14 giugno, a dirigere il concerto per le celebrazioni dei 50 anni dell'Orchestra del Teatro Comunale. "Quest'opera non ha tempo, mi sono concentrato sul suo significato universale - racconta il regista Znaniecki, che a Bologna ha frequentato l'Università -. Ho studiato al Dams e al Comunale ho lavorato anche come maschera, per guadagnare due soldi. Tornando all'opera, ciò che ho pensato di mettere in scena è stato il conflitto tra due culture, tra due gruppi diversi. Il primo, non importa se sono palestinesi o ebrei, è più legato alla terra, il secondo invece ostenta la sicurezza di possedere una cultura più alta, più avanzata". Anche i costumi, opera di Isabella Comte, sottolineano le due diversità: più semplici i primi e più sfarzosi, quasi esagerati, i secondi. Ad arricchire la scena, ci saranno immagini collegate a fatti come l'11 settembre o l'Intifada palestinese, coi bambini che tirano sassi sui militari israeliani. "Ma non c'è una presa di parte", assicura il regista. "E' un'opera complessa questa, che nasce come un oratorio - continua Cura -. Inoltre, è un'opera fortissima ed altamente polemica, visto che ogni somiglianza coi fatti della realtà odierna non è puramente casuale". Anche Josè Cura ha una frequentazione ormai consolidata con il teatro bolognese ("è l'unico in Italia in cui lavoro", sostiene lasciando trapelare una nota polemica). Tant'è che il sovrintendente Tutino ha annunciato che sarà lui il protagonista dell'apertura della prossima stagione lirica, affidata ad un'opera rara come il "Nerone" di Boito. Le scene di questo allestimento di "Samson et Dalila" sono affidate a Tiziano Santi, vincitore del premio Ubu 2006 per le migliori scenografie per il progetto "Domani" realizzato a Torino da Luca Ronconi in occasione delle passate Olimpiadi invernali.

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Il mio romanzo contro il Presidente (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del "Il mio romanzo contro il Presidente" di Maria Serena Palieri 'A la Al-Aswani, lo scrittore del Cairo che con l'irridente e malinconico romanzo Palazzo Yacoubian è diventato la vedette narrativa del mondo arabo, nel suo nuovo romanzo, Chicago, non fa mai il nome di Mubarak, l'uomo che da ventisette anni detiene il potere in Egitto. Lo chiama "il Presidente". Chicago (tradotto dall'arabo da Bianca Longhi per Feltrinelli, pagine 310, euro 17,50) racconta la vicenda polifonica di un gruppo di egiziani - professori e studenti di Istologia - nell'università dell'Illinois. Nel campus, cioè, dove nella realtà Al-Aswani stesso, di professione dentista, ha frequentato un master. Fino a pagina 283, "il Presidente", anche se non se ne dice il nome, è una presenza totemica che ricorre in tutti i discorsi maschili: di Ahmad Danana, capo degli studenti egiziani e, in realtà, spione al soldo dei servizi, di Safwat Shaker, il suo boss, dell'integratissimo professor Ra'fat Thabet così come dello studente poeta e ribelle Naghi (forse il più vicino, come alter ego, ad Al-Aswani, dentista scrittore e militante nel "Kefaya", il movimento di intellettuali che, in Egitto, chiede "democrazia ora"). Finché a pagina 283 "il Presidente" si materializza: con una scena un po' alla DeLillo arriva al consolato egiziano di Chicago in Mercedes nera blindata e ne scende, parrucchino nero corvo e cerone, mentre sull'altro lato della strada un gruppo di manifestanti cerca di entrare in favore delle telecamere. "Perché dovevo farne il nome? Per criticarlo ho i giornali su cui scrivo. Non spreco per lui un romanzo che mi è costato cinque anni di fatica" osserva 'Ala Al-Aswani. Se i personaggi maschili del libro parlano di continuo del regime da cui si sono allontanati, quelli femminili parlano soprattutto di sentimenti e sesso: Shaima', studentessa di famiglia musulmana tradizionalista, Chris, moglie americana insoddisfatta, Wendy, la ragazza ebrea che fa conoscere la felicità all'arabo Naghi. Perché è da lì che passa, per loro, la comprensione della vita. Chicago è un romanzo denso, divertente e fosco, che entra nel vivo dello straniamento da globalizzazione e che, con più di una nota pop, esplora (con occhio arabo...) l'America del dopo 11 settembre. 'Ala Al-Aswani è in questi giorni a Roma. L'abbiamo intervistato. Mi racconti la sua esperienza personale a Chicago: è stata felice, o impervia, o improntata alla nostalgia per l'Egitto? "Ho vissuto lì dal 1984 al 1987, per sostenere un master in Odontoiatria. Poi, pure tornando negli Stati Uniti, non ci sono più passato finché, in occasione dell'uscita di questo romanzo, il Chicago Tribune mi ha intervistato e l'ha fatto proprio lì, in città, nell'appartamento in cui avevo abitato, nella residenza universitaria. Una vera emozione. Per me quella a Chicago è stata un'esperienza molto ricca, un vero punto di svolta. Dal primo giorno mi resi conto che c'era un'altra America e mi dissi "ora tieni gli occhi bene aperti e registra tutto". Forse, mi dicevo, un giorno scriverò un romanzo su questo. Ed eccolo. L'America mi ha colpito in positivo perché custodisce il cosiddetto know-how of success, la filosofia del "fatti un'idea chiara di ciò che vuoi e arrivaci, tappa dopo tappa". In negativo per la ferocia del suo capitalismo, per le vittime che, ogni giorno, si lascia dietro. All'epoca dovevo decidere se rimanerci o tornare nel mio Paese. Mi dissi che avrei dovuto parlare con molti emigrati arabi, per decidere. Ecco da dove nascono i personaggi di Chicago". Qual era l'idea di America che coltivava prima? Aveva pregiudizi? "Si basava sulla tv, che ci fa vedere un paradiso di gente ricca con ville e con piscine. E si basava sulla mia idea, da persona di sinistra, sulla politica americana verso noi arabi e verso l'America Latina. Pessima. Lì ho scoperto, invece, che gli americani comuni sono lontanissimi dalla loro politica estera". Sono dei colpevoli innocenti? "Piuttosto sono vittime di un sistema educativo che gli fa ignorare il resto del mondo. Lo strapotere economico preferisce che la macchina sia in mano a quelli che la teoria delle élites chiama pochi big guys, potentissimi e invisibili. E più la massa se ne sta lontana dalla politica estera, con meno intralci si possono prendere decisioni". Come "Palazzo Yacoubian", "Chicago" è un romanzo corale. Ha deciso che questa è "la" sua forma stilistica? "Il mio primo libro, Il taccuino di Eddam Abdel Atti, era il racconto in prima persona di un giovane egiziano che ne aveva abbastanza della corruzione e del contrasto tra la realtà quotidiana e la propaganda basata sul mito del passato, "Siamo il paese dei Faraoni". All'epoca gli editori privati mi dissero "no, non si vende", e l'editoria di Stato mi bocciò per tre volte. Dunque l'ho pubblicato a mie spese. Dopo Palazzo Yacoubian è stato ripubblicato ed è diventato un best-seller. Uscirà in italiano nel 2009. Vede, ora la sorte mi serba questo destino: Palazzo Yacoubian è stato il bestseller del mondo arabo. Chicago, appena pubblicato, ne ha doppiato le vendite, così ora io sono sia al primo che al secondo posto in classifica. E sono diventato un opinionista, uno cui si chiedono pareri su tutto. Mi scrivono le donne, convinte che, da scrittore, possa dare loro lumi sulla loro vita privata. Questa è la responsabilità che vivo con maggior timore e maggiore scrupolo". Anche "Chicago" è un libro al vetriolo, uno "j'accuse" senza mezzi termini per ciò che concerne lo stato della democrazia nel suo Paese. Quindi le rifaccio la stessa domanda che le feci a proposito di "Palazzo Yacoubian". Che "dittatura" è - così lei definisce il governo di Mubarak - quella che permette che un suo suddito si esprima, sul suo conto, così liberamente? "Il nodo è capire cosa significa libertà di espressione. È un'espressione che ha a che fare con l'analisi politica, non è un aggettivo opinabile. In democrazia potersi esprimere significa poter contribuire a un cambiamento. Noi abbiamo la libertà di chiacchiera, una bella medaglia sul petto del regime. Se io, su un giornale, scrivo un articolo contro un ministro, il giorno dopo non avverrà nulla, non si aprirà un'inchiesta per appurare se quanto sostengo è vero. Ma capita anche che la libertà di chiacchiera venga ristretta. Ibrahim Issa è il caporedattore di El Dostour, il giornale che ha pubblicato per primo, come feuilleton, a puntate, Chicago. Ora sta per andare a scontare una condanna a sei mesi di carcere perché ha osato scrivere che il Presidente è malato. Il reato è crimine contro lo Stato, perché avrebbe influito in modo negativo sulla Borsa. Se personalmente finora sono rimasto illeso, non so dirle perché". In aprile, in occasione della protesta contro la partecipazione di Israele come ospite d'onore ai saloni del libro di Parigi e Torino, lei si è espresso a favore del boicottaggio. Le confesso che la sua posizione mi ha sorpreso: non è un cortocircuito brutale, questo tra cultura e politica? "In realtà ho detto che capivo il boicottaggio, ma che, da solo, mi pareva non bastasse. Al Salone parigino c'ero, ma solo a firmare copie del mio romanzo. Non bisogna confondere cultura e politica, ma, come minimo, vogliamo dire che invitare Israele in occasione del sessantennale della nascita dello Stato è un sostegno politico? E che uno Stato che uccide bambini col napalm non va sostenuto? La letteratura iraniana è grande, ma lei riesce a immaginare che l'anno prossimo l'Iran sia ospite d'onore a Parigi o Torino e che Ahmadinejad tagli il nastro del padiglione?". L'anno prossimo sarà l'Egitto l'ospite d'onore della Fiera di Torino. In quale salute è la cultura che verrà messa in mostra? "La narrativa araba è grande, ma l'Occidente la conosce poco e male. Perché è tradotta poco e perché, spesso, gli arabisti scelgono i libri da tradurre per il soggetto, anziché per il livello artistico. In letteratura ciò che conta è l'arte che nasce dalla vita quotidiana. I dittatori scompaiono, gli scrittori pure, ma i buoni romanzi no. Scriva una storia d'amore tra una giovane israeliana e un arabo di famiglia fondamentalista e vedrà, verrà tradotto in quaranta lingue. È lo stereotipo, o il contro-stereotipo che sciocca, quello che si cerca". Di materia scioccante nel suo romanzo, tra i suoi egiziani in esilio, non ne manca: sesso e alcool... "Preferisco parlare di relazione fisica, che è una delle lingue di noi umani. Come il silenzio, come lo sguardo. Si fa l'amore non solo per il sesso ma per disperazione, per evasione, per esercitare dominio. Nella letteratura araba antica c'è già la propensione a capire la vita attraverso questo linguaggio" 'Ala Al-Aswani, lei è un credente? "A mio modo, la religione mi sembra una strada per arrivare a Dio, e di strade ce ne sono più d'una. La religione può essere una cosa molto positiva, perché dà valori e certezze, ma può essere molto pericolosa. Se credi che la tua sia la Religione Buona e quella degli altri sia la Religione Cattiva". 'ALA AL-ASWANI, lo scrittore egiziano autore del best seller Palazzo Yacoubian, torna in libreria con Chicago, in cui racconta la vita in un campus americano di un gruppo di emigrati arabi che non riescono a liberarsi dell'ombra di Mubarak.

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<A Olmert 150 mila dollari in bustarelle> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-28 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Israele Morris Talansky: "Gli ho consegnato i contanti per 15 anni. Lui chiedeva, io provvedevo" "A Olmert 150 mila dollari in bustarelle" La testimonianza del milionario Usa. Il premier: "Non fu corruzione" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Sigari, penne di lusso, voli in prima classe, vacanze di famiglia, campagne elettorali. Davanti ai giudici, Morris Talansky ha compilato la lista delle spese. "Olmert chiedeva e io provvedevo", ha detto uno dei principali testimoni nell'inchiesta contro il premier israeliano. L'uomo d'affari americano ha raccontato di avergli passato almeno 150 mila dollari in 15 anni, quando Ehud Olmert era sindaco di Gerusalemme e poi ministro dell'Industria. Sempre contanti, dai 3 mila agli 8 mila dollari infilati in buste e spesso consegnati a Shula Zaken, assistente- angelo custode del politico. L'accusa vuole dimostrare che i soldi sono serviti a corrompere, Talansky ha sostenuto di non aver mai ricevuto nulla in cambio. "Mi ha messo in contatto con tre uomini d'affari ebrei negli Stati Uniti, per cercare di promuovere una mia azienda. Quando ho chiamato, uno di loro mi ha sbattuto giù il telefono. Mi sono detto: mai andare da un politico per questioni di business". Talansky, 75 anni, è stato chiamato in tribunale a Gerusalemme, anche se per ora la procura e la polizia stanno ancora indagando e non c'è stata richiesta d'incriminazione per il primo ministro. Il testimone risiede in America e i magistrati temevano che non sarebbe più ritornato in Israele per un eventuale processo. Ha parlato per otto ore, in inglese. Ha pianto, quando i giudici hanno ipotizzato di aggiornare la seduta a oggi. "Devo tornare a casa, mia moglie è ammalata". Mentre Talansky raccontava la sua versione, Olmert ha visitato una base della marina militare, accesso vietato ai giornalisti e alle domande scomode. "La lunga deposizione ha chiarito che non c'è stata corruzione - ha commentato il suo avvocato Navot Tel-Zur -. I soldi servivano per legittime campagne elettorali. Il premier e l'uomo d'affari erano amici. Olmert si prestava volentieri alle richieste di partecipare a serate di gala in cui venivano raccolti fondi per istituzioni benefiche ebraiche. Per il disturbo gli venivano pagati l'albergo e un volo in prima classe". Anche Talansky ha parlato di "grande amicizia e ammirazione". "Lo chiamavamo il principe del Likud. Intelligente, sa parlare. Il leader che avrei voluto essere, se avessi avuto il talento". All'amico, Olmert avrebbe chiesto un paio di prestiti: 25-30 mila dollari per una vacanza in Italia nel 2004, altri 15 mila che il politico aveva promesso di restituire. "Le ultime parole famose", ha detto ridendo l'uomo d'affari. "Quando ha voluto i soldi, era negli Stati Uniti. Sono uscito e li ho prelevati in banca per portarglieli". Durante un altro viaggio in America - ha raccontato Talansky - Olmert lo chiama chiedendo di aiutarlo perché la sua carta di credito è fuori uso. "Ho pagato io il conto dell'hotel Ritz-Carlton a Washington, 4.700 dollari per tre giorni. Anche questi non mi sono mai stati restituiti ". Il testimone verrà controesaminato dalla difesa il 17 luglio. Il primo ministro ha annunciato di essere pronto a dimettersi, se dovesse venire incriminato per corruzione. Nei prossimi due mesi e mezzo, continuerà la battaglia giudiziaria e quella politica nel suo partito, Kadima, per un'eventuale successione. Premier Ehud Olmert L'amico americano Morris Talanski (destra) con un avvocato. Il milionario Usa ha ammesso di aver "prestato" a Ehud Olmert somme ingenti Davide Frattini.

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Appello del <Riformista> sull'Iran: molti sì da governo e opposizione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-28 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Documento in tre punti Appello del "Riformista" sull'Iran: molti sì da governo e opposizione ROMA - "Convinta condivisione politica" è quella che il ministro degli Esteri Franco Frattini ha inviato a il Riformista per un appello promosso dal quotidiano in occasione della prossimo arrivo a Roma del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Il documento, che è stato apprezzato anche dal ministro degli Esteri del "governo ombra" del Partito democratico Piero Fassino, esprime innanzitutto "la contrarietà a ogni forma di ingerenza" dell'Iran "negli affari interni degli Stati del Vicino Oriente e di sostegno alle attività di gruppi armati che ostacolano l'attuazione di soluzioni pacifiche e consensuali in Libano e l'evolversi del processo di pace tra israeliani e palestinesi basato sul principio "due popoli, due Stati"". Al secondo punto, l'appello indica "la necessità di impedire ogni ipotesi di sviluppo del nucleare a fini bellici che possa innescare una corsa agli armamenti in Medio Oriente". Al terzo, "il ripudio di ogni affermazione o azione volta a negare la Shoah come fatto storico, a contestare il diritto all'esistenza dello Stato d'Israele o a chiederne la distruzione". Pur non potendo "aderire formalmente" a causa delle proprie "funzioni istituzionali", il titolare della Farnesina ha manifestato "sostegno alla stigmatizzazione di ogni dichiarazione diretta a porre in discussione il diritto all'esistenza di Israele e di ogni affermazione volta a negare la realtà storica della Shoah". Adesione è stata data da Stefania Craxi, sottosegretario agli Esteri: "Non posso che ricordare, e nuovamente apprezzare, quanto ripetuto solo pochi giorni fa dal nostro presidente della Repubblica, relativamente alla tragedia dell'Olocausto: "Trasmettere, da una generazione all'altra, la memoria del nostro passato non è un rito che si tramanda". Al contrario, è un dovere". Secondo uno dei firmatari, Gianni Vernetti, Ahmadinejad va considerato "persona non gradita". L'appello sull'Iran lanciato dal Riformista e condiviso dal ministro Frattini e da Fassino (Pd) Franco Frattini Piero Fassino M.Ca.

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Roma, porte sbarrate per Ahmadinejad (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-28 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE La visita Il leader della Repubblica islamica sarà in Italia per la prima giornata della conferenza Fao prevista dal 3 al 5 giugno Roma, porte sbarrate per Ahmadinejad Niente incontro con Berlusconi . Ma Frattini potrebbe vedere il collega iraniano La Farnesina: "Ci sarà soltanto l'incontro con il presidente egiziano Hosni Mubarak. Le agende non ne consentono altri" ROMA - A meno di una settimana dall'arrivo di Mahmoud Ahmadinejad a Roma per la prima giornata della conferenza della Fao prevista dal 3 al 5 giugno, il ministro degli Esteri Franco Frattini si è premurato di far sapere alla stampa che il presidente iraniano non avrà incontri bilaterali con il governo italiano. "Credo che le agende non consentano di moltiplicarli. Ci sarà soltanto l'incontro con l'egiziano Hosni Mubarak ", ha affermato Frattini. Domani a Stoccolma, in occasione di una riunione sul-l'Iraq, il titolare della Farnesina avrà un colloquio con il segretario di Stato americano Condoleezza Rice. La scelta di far sapere, in via preventiva, che con il capo di uno Stato sottoposto dall'Onu a sanzioni a causa dei suoi piani nucleari non è in agenda un appuntamento ha forse una spiegazione. Mentre il conservatore di Teheran che vorrebbe cancellare Israele dalla carta geografica avrebbe intenzione di essere ricevuto dal Papa, manca qualcosa affinché l'Italia possa assumere allo scoperto il ruolo di "facilitatore" del dialogo tra Iran e Stati Uniti auspicato da Frattini su input di Silvio Berlusconi. Manca qualcosa affinché il nostro Paese, come si prefigge il ministro, possa entrare nel cosiddetto "5+1", il comitato formato dai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu e dalla Germania. Da parte iraniana, tuttavia, non c'è stata ieri voglia di inasprire i toni. E non è escluso che il capo della diplomazia italiana si trovi a tu per tu a Roma con il collega di Teheran, Manoucher Mottaki. L'ambasciatore della Repubblica islamica in Italia Abolfazl Zohrevand, che in passato ha lavorato al Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, è uscito da un incontro con Frattini senza mostrare fastidio per le sue dichiarazioni. "Con il ministro ho avuto una discussione amichevole. Per quanto riguarda la venuta del nostro presidente a Roma, è collegata alla Fao", ha detto Zohervand al Corriere. Era il primo colloquio da quando Frattini ha preso il posto di Massimo D'Alema alla Farnesina. Appuntamento "di routine", sostiene il ministero. Ma Zohrevand, nel riferire che si è parlato di "numerosi argomenti ", non nasconde un elemento: "Parte della discussione è stata sul 5+1". L'Iran, si sa, ha influenza sugli sciiti di Hezbollah in Libano. Ieri Frattini, al Senato, si è mosso lungo la linea adottata da quando il governo ha smesso di sollecitare modifiche delle regole di ingaggio per i militari della missione Unifil-2. Si è soffermato sull'esigenza di aumentare i controlli al Sud (su possibili carichi di armi del Partito di Dio) in base alla risoluzione dell'Onu 1701 in vigore. "Si è molto parlato delle regole d'ingaggio, leggendole troviamo conferma sul fatto che l'uso della forza è consentito a Unifil per assicurare che quell'area non sia impiegata per azioni ostili, non sia terreno di transito di gruppi armati, non sia usata per resistere alla missione di Unifil", ha sottolineato Frattini. Dunque, "applicare in modo efficace le regole che ci sono " e ricordando al Libano la risoluzione 1559 "che prevede il disarmo di tutte le milizie, a cominciare da quelle di Hezbollah". La richiesta al Papa Il leader iraniano, che vuole cancellare Israele, ha chiesto di essere ricevuto dal Papa Il presidente iraniano Ahmadinejad Maurizio Caprara.

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Iran, l'Aiea mostra i muscoli. E Bush ringrazia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'ultimo rapporto dell'Agenzia accusa l'Iran: ha un piano per armi atomiche. Ma l'ha "scoperto" la Cia Iran, l'Aiea mostra i muscoli. E Bush ringrazia Fausto Della Porta Dopo tre pacchetti di sanzioni già approvati dalle Nazioni Unite, contro l'Iran e il suo programma nucleare arriva un inatteso, duro documento dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea). "Un rapporto più duro dei precedenti, sia per i toni che per i dettagli", l'ha definito Mark Fitzpatrick, esperto di non-proliferazione presso l'International Institute for Strategic Studies di Londra. L'Aiea accusa la Repubblica islamica di nascondere informazioni essenziali sul suo programma di riarmo atomico. Tehran afferma che il suo programma nucleare è a fini civili, ma l'Occidente (Usa e Israele in testa) l'accusano di voler produrre bombe. Il rapporto "segreto" - di cui la France presse ha potuto esaminare una copia - è già stato girato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la prossima settimana sarà discusso a Vienna dal consiglio dei governatori dell'agenzia atomica. L'Agenzia "ritiene che l'Iran possa avere ulteriori informazioni, in particolare su test esplosivi" e "attività missilistiche, che possano gettare luce sulla natura di questi presunti studi, e che l'Iran dovrebbe condividerle con l'Agenzia". Per gli Stati Uniti l'inviato presso l'Aiea Gregory Schulte non ha usato mezzi termini e ha accusato Tehran di nascondere piani per fabbricare armi nucleari. Anche la Germania è stata molto critica contro questi progetti di cui - pare di capire - s'ipotizza l'esistenza senza tuttavia fornire alcuna prova. L'Iran "continua a non mostrare volontà di cooperazione", ha dichiarato il ministro degli esteri di Berlino Steinmeier. Il presunto programma è stato denominato "Green Salt Project", scoperto in un pc portatile trafugato da un dissidente e consegnato alla Cia. Sempre nel documento dell'Aiea s'informa che l'Iran intanto ha installato a Natanz due centrifughe per l'arricchimento dell'uranio di nuova generazione e di produzione autoctona, contrariamente alle altre macchine finora impiegate, prodotte su disegno pachistano e molto lente nello sfornare il materiale necessario per alimentare un reattore, ma anche, se più volte trattato, una testata nucleare.

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Kureishi: scrittura creativa, che follia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-05-28 num: - pag: 41 categoria: REDAZIONALE Il caso La denuncia del romanziere anglo-pachistano accende le polemiche sui corsi di "creative writing" Kureishi: scrittura creativa, che follia L'autocritica: "Noi inganniamo gli allievi e loro impazziscono" dal nostro corrispondente GUIDO SANTEVECCHI LONDRA - Alla ricerca "scrittura creativa" su Google rispondono 378 mila voci. Che rimandano a manuali, seminari, scuole. Se si digita "creative writing" le voci in inglese diventano più di 18 milioni. Offerte e suggerimenti da far perdere la testa. Letteralmente. Secondo Hanif Kureishi i corsi universitari di scrittura creativa sono "i nuovi ospedali psichiatrici". Il romanziere, sceneggiatore, autore teatrale e regista cinematografico nato a Londra da padre pachistano e madre inglese, parla con cognizione di causa: è lui stesso docente di creative writing alla Kingston University. Ecco quello che ha detto l'altra sera al pubblico del Guardian Hay Festival: "Una delle cose che noti, quando accendi la televisione e al tg c'è la notizia di un allievo impazzito che ha impugnato un mitra nel campus di una università americana, è che è sempre uno studente di scrittura. E in particolare, quando questi corsi sono anche "creativi", diventano i nuovi manicomi". Kureishi è uno uomo brillante e pieno di immaginazione che con le sue opere di maggior successo, My beautiful laundrette (portato al cinema nel 1985) e Il Buddha delle periferie (Bompiani), ha esplorato i dubbi sessuali dei maschi anglo-asiatici. Ama sorprendere. Ha detto di essere stato spinto a cominciare la sua attività collaterale di professore di scrittura osservando i suoi figli prendere lezioni di tennis e di piano: "Ho sentito che quando si conosce qualcosa bisogna passarla agli altri". E ha aggiunto che "dopo le lezioni i miei studenti sono sempre migliori. Ma più infelici". Il punto centrale del ragionamento è che questi corsi creano la falsa aspettativa secondo la quale dopo aver appreso a organizzare i propri pensieri scritti si aprano inevitabilmente le porte di una carriera letteraria. "Gli studenti fantasticano di diventare autori di successo e non si riesce a convincerli che è un'illusione, in qualche modo usando la parola "creativo" li si inganna". Come professore, Kureishi è molto popolare. Incontra gli studenti al Café Rouge di Shepherd's Bush, quartiere occidentale di Londra dove abita. Alla fine dà a tutti un 71 (su 100) politico. A tutti lo stesso voto "e nelle note osservo che sono tutti ben educati e ben vestiti... ma come si può dare un voto alla scrittura creativa? ". Il festival di Hay-on-Wye, cittadina sulle colline del Galles, è un grande appuntamento politico- letterario della stagione culturale britannica. Gli incontri con gli autori richiamano ogni anno tra i 70 e gli 80 mila appassionati. Nel 2001 Bill Clinton si presentò per promuovere la sua autobiografia di ex presidente degli Stati Uniti e con il suo genio per gli slogan disse entusiasta che la riunione era "La Woodstock della Mente". Dopo quel battesimo Hay è diventato un appuntamento imperdibile per qualunque autore di lingua inglese, da Salman Rushdie, Ian McEwan ma anche Cherie Blair, che è venuta nella remota località spazzata dalla pioggia per lanciare le sue memorie e difendersi dall'accusa di essere una primadonna avida. Quest'anno è venuto anche Jimmy Carter, che non aveva libri da illustrare, ma durante un dibattito sull'Iran ha detto che Israele ha un arsenale di 150 ordigni atomici e il blocco di Gaza è un crimine contro l'umanità. Temi di politica internazionale quanto mai controversi e temi più leggeri si alternano nel botta e risposta tra ospiti e pubblico a Hay. A Kureishi è stato chiesto del rapporto tra realtà autobiografica e fantasia nelle sue opere: in passato sua sorella ha scritto una lettera indignata ai giornali, protestando per il modo, secondo lei scorretto, in cui sono stati descritti i loro genitori. "Queste domande sono monotone. E subito dopo la gente vuol sempre sapere a che ora ti alzi al mattino, se lavori con la finestra chiusa o com'è organizzata la tua scrivania. E poi vengono e vogliono prendere fotografie, un po' come se il talento fosse nella scrivania. Qualcuno ha mai chiesto di fotografare il vostro desk? ". Con la battuta sulla scrivania Kureishi ha probabilmente voluto tirare una stoccata al padrone di casa del festival, il Guardian. Nel suo inserto settimanale di critica letteraria il giornale ha una rubrica fotografica intitolata "Writers' Rooms" che mostra ai lettori i segreti delle stanze degli scrittori. Sarà una curiosità fuor di luogo, quella di vedere il tavolo dove lavora un autore di cui si amano libri e opere per il teatro e il cinema. Ma alla fine, Kureishi un po' la alimenta: "Quando mi siedo, ogni mattina, per cominciare a scrivere, mi chiedo: "perché lo faccio? Farei meglio a suicidarmi?"". ILLUSTRAZIONE DI DORIANO SOLINAS.

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Miracoli postumi per vecchi terremoti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-28 num: - pag: 36 categoria: REDAZIONALE Tuttifrutti di Gian Antonio Stella Miracoli postumi per vecchi terremoti R icordate il 1972? L'Egitto dichiarava guerra a Israele, Richard Nixon faceva visita a Mao Zedong, Giulio Andreotti formava il primo dei suoi sette governi, il Pci eleggeva segretario Enrico Berlinguer, Renato Guttuso vinceva il premio "Lenin per la pace", Milano affidava il Piccolo Teatro a Giorgio Strehler, un commando terrorista assassinava il commissario Luigi Calabresi, Nicola Di Bari trionfava a Sanremo con "I giorni dell'arcobaleno ", Franco Freda e Giovanni Ventura venivano incriminati per la strage di piazza Fontana e nelle acque dello Jonio un sub romano ritrovava casualmente due statue di guerrieri greci: i Bronzi di Riace. Insomma: era un mucchio di tempo fa. Quell'anno, nelle Marche, furono registrate una serie di scosse di terremoto, una delle quali addirittura del decimo grado della scala Mercalli. Uno sciame sismico interminabile, che per mesi colpì duramente Ancona e altre aree della regione, causando gravi danni a moltissimi edifici e costringendo migliaia di persone a vivere per mesi accampate in vagoni ferroviari, baracche, tendopoli. Bene: trentasei anni dopo, informa il Corriere Adriatico, la Regione Marche ha vinto al Tribunale amministrativo regionale il ricorso "contro il ministero del Bilancio e della programmazione economica che aveva soppresso il capitolo di spesa e ha messo a disposizione un fondo di circa dieci milioni di euro con il quale attivare mutui a tasso agevolato dell'1,80% decennale per rimettere a posto gli edifici lesionati" anche ad Ascoli Piceno. Alleluia! Peccato, scrive Mario Paci, che i proprietari di molti appartamenti allora danneggiati siano nel frattempo morti o abbiano venduto la casa. Niente paura: "la Regione Marche ha stabilito che i mutui a tasso agevolato saranno concessi a chi ora possiede l'unità immobiliare che subì i danni nel 1972". Possibile? Certo. Sarà sufficiente presentare "una perizia giurata firmata da un tecnico iscritto all'albo professionale per attestare che ci sono stati danni provocati dal terremoto del 1972". Una crepa nel soffitto, un rigonfiamento dell'intonaco, qualche tegola malmessa... Come dubitare che si tratti di indizi "assolutamente indiscutibili, signor funzionario, dei vecchi danni?". Et voilà, ecco i soldi: fino a 100 per cento "dell'ammontare della spesa dei lavori occorrenti purché l'importo complessivo dei capitali garantiti da tutte le iscrizioni ipotecarie non ecceda la misura dell'80% del valore cauzionale attribuibile all'immobile a lavori ultimati". Una manna dal cielo. Tanto più che alla Banca Marche, che nel lontano 1988 (cioè sedici anni dopo lo sciame sismico!) firmò con la Regione una convenzione "volta a disciplinare la concessione dei finanziamenti agevolati" subentrando al Credito fondiario nella gestione di "tutti i rapporti attivi e passivi", non sarà neppure necessario presentare la vecchia domanda per avere i soldi. Direte: ma non doveva essere almeno quella l'unica vera prova di un danno accertato già allora e ormai impossibile da certificare quattro decenni dopo? Esatto. Ma basterà fare una domandina nuova di zecca... E come faranno, i periti, a stabilire che un piccolo cedimento strutturale, una crepa in una parete, una lesione a un poggiolo sono indiscutibilmente dovuti al terremoto di 36 anni fa? Boh... Miracoli della scienza. Grazie, Tar! \\ A 36 anni dal sisma delle Marche si può ottenere un mutuo a tasso agevolato.

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Il magnate americano Morris Talansky ha testimoniato di (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 28-05-2008)

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Stampa Il magnate americano Morris Talansky ha testimoniato di ... Il magnate americano Morris Talansky ha testimoniato di aver versato al primo ministro israeliano Ehud Olmert circa 150mila dollari in contanti nell'arco di 15 anni e di non aver mai ricevuto nulla in cambio. Talansky è comparso in tribunale per una udienza pre-processuale nell'ambito delle presunte accuse di corruzione contro Olmert. L'uomo d'affari ha raccontato ai giudici che Olmert gli chiese dei contributi per la sua campagna elettorale. Tra i vari "prestiti anche uno di circa 30mila dollari, per una vacanza in Italia nel 2004.

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Sotto le bombe (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-28 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE DRAMMATICO Sotto le bombe YYYY Un road movie dal vero in taxi da Beirut nel Libano del Sud, mentre impazza la tregua nell'estate feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Centrale.

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La banda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-28 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE COMMEDIA La banda YYYY La banda della polizia egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti, ma baciato dalla voglia di essere utile. E lo è, con grazia, con poesia Arcobaleno, Ariosto.

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Il magnate americano Morris Talansky ha testimoniato ieri di aver versato al primo ministro israeliano Ehud Olmert circa 150mila dollari in contanti nell'arco di 15 anni, ma di non (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Aver mai chiesto nè ricevuto nulla in cambio Il magnate americano Morris Talansky ha testimoniato ieri di aver versato al primo ministro israeliano Ehud Olmert circa 150mila dollari in contanti nell'arco di 15 anni, ma di non aver mai chiesto nè ricevuto nulla in cambio. Talansky è comparso oggi in tribunale per una udienza pre-processuale nell'ambito delle presunte accuse di corruzione contro Olmert, che al momento non è stato incriminato. Talansky, 75 anni, è il principale testimone nella vicenda e ha spiegato di avere "uno stretto rapporto" con Olmert, un rapporto "puramente di ammirazione". "Non mi sono mai aspettato nulla personalmente, non ho mai ricevuto benefici personali da questo rapporto", ha sottolineato il magnate di Long Island. L'uomo d'affari ha raccontato ai giudici che Olmert gli aveva chiesto dei contributi per la sua campagna elettorale come sindaco di Gerusalemme, e quando era ministro dell'Industria e il Commercio. Le buste, contenenti somme in contanti fra i 3mila e gli 8mila dollari, venivano consegnate all'assistente di Olmert, Shula Zaken. In alcuni casi vi sono stati anche dei prestiti personali all'attuale primo ministro, che però non sono mai stati restituiti. Uno di questi, fra i 25 e i 30mila dollari, servì a pagare una vacanza di famiglia in Italia nel 2004. 28/05/2008.

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ROMA - Accoglie a braccia aperte sui gradini della sinagoga il ministro dell'Interno Ma (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di FRANCESCA NUNBERG ROMA - Accoglie a braccia aperte sui gradini della sinagoga il ministro dell'Interno Maroni, parla di gratitudine e obiettivi condivisi, ma allo stesso tempo ribadisce il "no" più categorico, suo e di tutta la comunità ebraica, alla proposta del sindaco di Roma Alemanno di intitolare una strada al leader storico della destra italiana Giorgio Almirante, di cui ricorre il ventennale della morte. Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma, riesce ad essere coerente in questa doppia veste che a molti cadrebbe male. "La mia opinione è di totale condanna - spiega - Non entro nel merito della sua attività politica dal '48 in poi, ma durante il ventennio fascista Almirante è stato complice di un regime che ha portato alla persecuzione e allo sterminio degli ebrei. Conservo a casa le riviste sulla "difesa della razza" che portano la sua firma e non mi sembra che questo debba o possa essere motivo di orgoglio per il popolo italiano". E così il pomeriggio della visita di Maroni al Tempio maggiore vira, in serata, su quest'altro argomento che focalizza le attenzioni politiche. Ma come, gli dicono. Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, definisce il suo giudizio "ingeneroso" e si augura che Pacifici torni sui suoi passi "e sappia valutare in modo meno arrogante e più realistico la figura di Almirante". Il ministro della Difesa Ignazio La Russa gli telefona per incontrarlo e fargli conoscere, "pur nel rispetto delle legittime opinioni, gli aspetti morali e politici della vita dell'ex segretario del Msi". Pacifici accetta ("Lo incontrerò volentieri per chiarire il nostro sentimento") e ricorda di aver sfilato all'Israel Day nel 2002 con La Russa "la cui amicizia con la comunità ebraica e con Israele ha una lunga tradizione". E proprio a Gerusalemme andrà domani il ministro degli Interni Roberto Maroni, dove incontrerà rappresentanti degli Usa e di vari Stati europei per coordinare azioni comuni contro il terrorismo, perchè come ha detto ieri "Israele ha sviluppato le tecniche più avanzate del mondo, ma è anche un esempio unico di Stato che lotta per la propria esistenza ed è in grado di integrare tanti popoli diversi; per questo l'anno scorso ci ho voluto portare mia figlia...". Per quasi un'ora e mezzo ieri pomeriggio Maroni, kippà sulla testa, ha visitato la sinagoga e il Museo ebraico, descritto con dovizia di particolari dalla direttrice Daniela Di Castro, tra collezioni di argenti, libri sacri e stoffe preziose: "In fondo siamo tutti figli di venditori di stracci, solo quello potevano fare gli ebrei chiusi nel ghetto quando persero tutti i diritti". E mostrando al ministro due Bibbie del XIV secolo: "Cacciati dalla Spagna, dalla Germania, molti ebrei si rifugiarono a Roma, avevano oggetti bellissimi. A volte le nuove immigrazioni portano bene". C'erano il capo della polizia Antonio Manganelli, il prefetto Mario Morcone, il presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna. Si è parlato di nuove moschee: "Siamo favorevoli - ha detto Pacifici - purché siano case di vetro". "E' necessario salvaguardare ogni diversità, ma i luoghi di culto non devono trasformarsi in qualcosa di diverso", gli ha risposto Maroni. Il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, ringraziando per la costante presenza delle forze dell'ordine ha espresso l'auspicio "che i luoghi di culto non siano più identificabili dalla macchina della polizia che vi staziona davanti". Poi al ministro: "Ma lo sa che a Pitigliano e Firenze esisteva un certo rabbino Maroni?". E lui: "Ho ricostruito l'albero genealogico della mia famiglia fino al Seicento. Non mi risulta".

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Il viaggio-sfida di un presidente indebolito (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del LE TENSIONI IN IRANI fedelissimi del presidente sono minoranza in Parlamento a capo del quale è ora Larijani leader dell'altra fazione integralista rivale Il viaggio-sfida di un presidente indebolito gabriel bertinetto Una fonte diplomatica iraniana definisce "probabile" la presenza di Mahmud Ahmadinejad al vertice Fao a Roma fra il 3 ed il 5 giugno. La riserva verrà sciolta entro domani, ma pochi dubitano che il presidente della Repubblica islamica si lasci sfuggire la ghiotta occasione di comparire su di un palcoscenico internazionale di primo piano, per di più in Europa, dove non è ancora mai stato. E se non lo riceveranno né i ministri del governo italiano né il Papa, lui avrà comunque i riflettori mediatici inevitabilmente puntati addosso, e potrà approfittarne per lanciare i messaggi politici che riterrà opportuni. Messaggi rivolti alla comunità internazionale in rapporto ai molteplici contenziosi in cui Teheran è coinvolta, quello nucleare in primo luogo. Messaggi rivolti indirettamente alle varie fazioni in lotta nel proprio Paese, dove Ahmadinejad governa, ma i suoi fedelissimi sono ormai la minoranza in Parlamento. Se Ahmadinejad, dopo che Frattini ha escluso l'ipotesi di un colloquio con Berlusconi, incasserà un secondo no anche dal Vaticano, il suo arrivo a Roma la settimana prossima acquisterà di fatto il sapore di una sfida: non mi gradite, cercate di evitarmi, ma questo è il summit di un'agenzia dell'Onu, e dunque rivendico il diritto di parteciparvi come tutti gli altri capi di Stato e di governo. Difficilmente però Ahmadinejad si limiterà ad affermare una posizione di principio, accontentandosi cioè del significato simbolico della sua apparizione in mezzo agli altri grandi e piccoli leader del pianeta. C'è da aspettarsi che il suo intervento (è già in calendario alle ore 14 del giorno 3, benché manchi la conferma ufficiale della sua partecipazione) non avrà un carattere di routine. E questo per ragioni che riguardano sia la politica estera che interna del suo governo. Perché su entrambi i fronti il regime degli ayatollah vive una fase cruciale. Il confronto internazionale sui progetti nucleari di Teheran si è inasprito. Lunedì prossimo, vigilia dell'inizio del vertice Fao, si riunisce a Vienna il Consiglio dei governatori dell'Aiea, l'agenzia dell'Onu per l'energia atomica. All'ordine del giorno una relazione del direttore generale Mohamed El Baradei, molto più critica rispetto al passato verso gli scopi che Teheran persegue nei suoi vari impianti e laboratori attraverso l'arricchimento dell'uranio e altre attività collegate. L'Iran continua a ripetere di perseguire finalità puramente civili e pacifiche, ma rifiuta di interrompere l'arricchimento dell'uranio che il mondo sospetta sia in realtà destinato a costruire armi di distruzione di massa. Le Nazioni Unite hanno già approvato in tre diverse occasioni sanzioni economiche di vario genere proprio per punire la Repubblica islamica del rifiuto ad abbandonare quel tipo di tecnologia. Oggi l'Aiea, che in passato era stata spesso più cauta rispetto alle accuse degli Stati Uniti e altri governi, manifesta "viva inquietudine" per la scarsa collaborazione dell'Iran. L'agenzia non riesce ad ottenere informazioni considerate di basilare importanza su certi "presunti studi" (come li chiama Teheran) che vengono condotti a fianco del programma atomico nazionale, e che ne consentirebbero una correzione in salsa militare. Sono ricerche sulla fabbricazione di ogive, sulla conversione del missile Shahab-3 in un vettore di testate nucleari, sulla costruzione di siti sotterranei da adibire ad esplosioni sperimentali. Il documento dell'Aiea favorirà probabilmente un indurimento dell'orientamento internazionale nei confronti dell'Iran. Per questo il discorso che Ahmadinejad terrà a Roma potrebbe rivelare in che modo l'Iran intende prepararsi a fronteggiare la nuova e più complicata fase dei suoi travagliati rapporti con i Paesi democratici. Ma il presidente potrebbe cogliere l'occasione anche per reagire alla lenta manovra d'accerchiamento che viene condotta contro di lui dagli ex-alleati dell'establishment conservatore. Le elezioni parlamentari di marzo hanno dato evidenza numerica a quella che fino a un anno fa sembrava una fronda interna al fronte compatto del potere integralista. Domenica scorsa i deputati hanno scelto il presidente dell'assemblea, e il candidato pro-Ahmadinejad, Gholamali Haddadadel, ha subito una netta sconfitta. Dei 211 rappresentanti del raggruppamento integralista solo 50 hanno votato per lui, mentre la stragrande maggioranza, 161 gli hanno preferito Ali Larijani. Quest'ultimo un anno fa venne estromesso dal ruolo di capo-negoziatore per il nucleare. Aveva rotto con il presidente proprio perché giudicava dannosa e controproducente la sua linea di scontro permanente e le sue continue provocazioni e minacce verbali all'Occidente ed Israele. Ahmadinejad è chiaramente in difficoltà. La sua fallimentare politica economica gli ha alienato molte simpatie presso gli strati popolari che aveva corteggiato con promesse miracolistiche. In Parlamento ieri Ahmadinejad ha esortato tutti "a cooperare ed a tornare fratelli". Insomma è parso abbassare la cresta rispetto alle consuete baldanzose sparate contro i nemici interni ed esterni. Sarà interessante vedere che toni userà a Roma.

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Ahmadinejad a Roma imbarazza Berlusconi Per il vertice Fao del 3 giugno a Roma previsto l'arrivo del presidente iraniano Chiesta udienza al Papa . Frattini: l'agenda è piena non ci (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Ahmadinejad a Roma imbarazza Berlusconi Per il vertice Fao del 3 giugno a Roma previsto l'arrivo del presidente iraniano "Chiesta udienza al Papa". Frattini: l'agenda è piena non ci sarà nessun incontro bilaterale di Umberto De Giovannangeli I VISTI sono stati richiesti. Non solo per il Presidente ma per una folta delegazione, composta da due ministri e una ventina fra addetti stampa e collaboratori. Il suo intervento è previsto intorno alle 14:00 della prima giornata del vertice Fao. Manca solo l'annuncio ufficiale, ma è solo una formalità. Mahmud Ahmadinejad sbarca in Italia. E mette in imbarazzo il Governo. L'occasione è la Conferenza internazionale della Fao sulla sicurezza alimentare che si svolgerà a Roma dal 3 al 5 giugno. È stato lo stesso presidente iraniano nei giorni scorsi a dar conto del suo viaggio romano, affermando di aver "accolto con entusiasmo" l'invito rivoltogli personalmente dal direttore generale della Fao, Jacques Diouf. L'ufficialità non c'è ancora, ma da Teheran è già partita da giorni una pianificazione della visita di Ahmadinejad- la prima volta del leader iraniano in una capitale della Ue - tesa a massimizzare politicamente la partecipazione al summit della Fao. Da Teheran l'imput lanciato all'ambasciatore iraniano a Roma, Abofazal Zohrehvand è stato quello di insistere per un incontro di Ahmadinejad con Silvio Berlusconi. Ma ancor più pressante è l'attenzione che Teheran ha rivolto verso il Vaticano. È stato lo stesso Ahmadinejad a dare mandato alla diplomazia iraniana presso la Santa Sede di chiedere, nei giorni scorsi, un colloquio privato con Benedetto XVI, con il quale ha già avuto un carteggio nel 2006. All'"entusiasmo" di Ahmadinejad fa da contraltare il gelido imbarazzo del governo italiano. L'agenda non consente alcun incontro del governo italiano e Mahmud Ahmadinejad. È con questa motivazione che Franco Frattini ha sgombrato il campo da ogni ipotesi di incontro tra Silvio Berlusconi e il presidente iraniano. Il ministro degli Esteri ha sottolineato che oltre al vertice Italia-Egitto, nessun bilaterale è in programma. "Credo che le agende non consentiranno di moltiplicare gli incontri bilaterali" a margine del vertice Fao. Rigettare la richiesta di incontri bilaterali senza inasprire le relazioni con un Paese, l'Iran, con il quale l'Italia ha un cospicuo giro d'affari: è la "quadratura del cerchio" che il Cavaliere chiede al suo ministro degli Esteri. Una "quadratura" evocata dallo stesso Frattini che così ebbe a sintetizzare in una recente intervista, la politica del governo verso l'Iran: "L'Italia cambia politica, si avvicina a forza all'America che vuole fermare i progetti nucleari di Teheran, anche se riconosce agli iraniani un ruolo nella regione del "Grande Medio Oriente"". La linea ufficiale del governo italiano è quella reiterata dal titolare della Farnesina. Frattini insiste su questo assunto: "Le agende non consentono di moltiplicare gli incontri bilaterali in questi giorni. C'è soltanto l'incontro con il presidente egiziano Mubarak, perché sarà un vertice dei due governi, ma non ci sono in programma incontri bilaterali". In verità, le cose non stanno proprio così. O almeno non lo sono per ciò che concerne l'agenda del presidente del Consiglio, molto ricca di incontri bilaterali nei tre giorni del summit Fao. Il premier, infatti, si incontrerà separatamente con il presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy e con i premier giapponese, Yasuo Fukuda, e spagnolo Josè Luis Zapatero. Appuntamenti che si andranno ad aggiungere al vertice italo-egiziano che si terrà proprio in quei giorni (il 4, a Villa Madama); e che forse si sommeranno a pochi altri ancora. Certo, gli ingenti rapporti commerciali tra Roma e Teheran suggeriscono cautela. Ieri Frattini in persona ha ricevuto alla Farnesina in un appuntamento "di routine" l'ambasciatore della Repubblica islamica a Roma, Abofalzal Zohrehvand. Ma la nuova linea della fermezza sui progetti nucleari iraniani sposata dal capo della diplomazia italiana, e accolta con estrema freddezza a Teheran, sembra aver aperto un divario difficilmente colmabile, almeno sulla politica estera. Tanto che fonti della Farnesina hanno escluso anche un incontro tra lo stesso Frattini e Manoucher Mottaki, l'influente ministro degli Esteri iraniano che accompagnerà Ahmadinejad a Roma. Ieri, intanto, proprio Frattini ha manifestato la sua "convinta adesione politica" - non consentendogli le sue funzioni istituzionali di "aderire formalmente" - all'appello lanciato dal Riformista contro il nucleare iraniano e contro ogni negazione della Shoah e del diritto all'esistenza di Israele. Il titolare della Farnesina ha assicurato che l'Italia "continuerà a perseguire con i partner internazionali una linea di fermezza e trasparenza riguardo al programma nucleare iraniano". Stigmatizzando peraltro "ogni dichiarazione diretta a porre in discussione il diritto all'esistenza di Israele e di ogni affermazione volta a negare la realtà storica della Shoah". Negli ultimi tre anni da presidente della Repubblica islamica, non si contano le volte che Ahmadinejad ha definito Israele "un cancro da estirpare" in Medio Oriente. Più complessa la questione vaticana. Molti dei leader presenti a Roma in quei giorni hanno chiesto al Papa udienze private, e la diplomazia della Santa Sede potrebbe trovarsi in grande imbarazzo accordandole solo ad alcuni ed escludendo altri. In analoghe circostanze, negli anni passati, sia Ratzinger che il suo predecessore, Giovanni Paolo II, hanno trovato una soluzione accordando ai richiedenti udienze collettive. Una strada che però quest'anno, fanno sapere fonti ben informate, è più difficilmente percorribile. Di certo è che il leader della Repubblica islamica è stato inserito tra gli oratori al primo giorno del vertice Fao; prima di lui, in mattinata, parlerà anche il segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone, che leggerà un messaggio del Pontefice.

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Il miliardario mette Olmert nei guai: gli ho dato 150mila dollari Il magnate americano chiamato a testimoniare nell'inchiesta sui fondi neri al premier israeliano: gli pagai anche (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Il miliardario mette Olmert nei guai: gli ho dato 150mila dollari Il magnate americano chiamato a testimoniare nell'inchiesta sui fondi neri al premier israeliano: gli pagai anche un viaggio in Italia di Umberto De Giovannangeli LA GIUSTIZIA farà il suo corso. Ma ieri in quell'aula del tribunale distrettuale di Gerusalemme, l'immagine di Ehud Olmert ha ricevuto un colpo durissimo. Un an- ziano ebreo americano, Morris Talansky, ha tenuto Israele col fiato sospeso quando in un tribunale di Gerusalemme ha elencato, in una udienza durata sette ore, per filo e per segno tutte le donazioni da lui elargite all'attuale premier Ehud Olmert a partire dagli anni Novanta, quando era sindaco di Gerusalemme e ministro dell'Industra e Commercio. La cifra complessiva sfiora i 150 mila dollari, ha detto. Olmert amava ricevere quei fondi in contanti, in buste, durante sbrigativi incontri negli Stati Uniti, o a Gerusalemme. Quelle donazioni, gli è stato chiesto, dovevano finanziare le attività politiche di colui il quale allora era visto come un "astro nascente" del Likud? Su questo punto il finanziere statunitense non ha potuto corroborare la tesi di Olmert. Furono pagati biglietti aerei, alberghi di lusso, ha spiegato. E anche una vacanza in Italia della famiglia Olmert. Talansky gli concesse allora un prestito di 25 mila dollari. Olmert, per una ragione o per l'altra, non restituì mai i fondi. Una giornata certo pesante, per il primo ministro israeliano, che ha preferito recarsi in visita in una base della marina militare, dove l'accesso ai cronisti era vietato. Per lui ha parlato l'avvocato difensore, Navot Tel-Zur, secondo cui la lunga deposizione di Talansky ha chiarito una questione centrale: "Non c'è stata corruzione". Fra i due c'era una semplice amicizia. Olmert, ha aggiunto Tel-Zur, si prestava volentieri alle richieste del suo amico statunitense di partecipare a serate di gala in cui venivano raccolti fondi per istituzioni benefiche. La presenza di Olmert sul palco serviva ad aprire i portafogli degli ebrei americani. Normale dunque che per il disturbo il padrone di casa, ossia Talansky, pagasse almeno l'albergo e un volo comodo all'illustre ospite giunto da oltre oceano. Per Talansky, 75 anni, è stata una giornata stressante. A un certo punto, sottoposto a domande stringenti, è scoppiato in singhiozzi. In quelle lacrime Tel-Zur ha trovato la conferma di una "aggressività" della magistratura nei suoi confronti. "Gli hanno fatto credere che abbia compiuto chissà che crimine", ha lamentato Tel-Zur. La magistratura, ha proseguito, ha accelerato ad arte i tempi della sua deposizione "per ghigliottinare un esponente pubblico", ossia Olmert. Ma la prossima udienza sarà solo il 17 luglio. In quella occasione, ha previsto Tel-Zur, si avrà "una seduta drammatica" in cui il comportamento di Olmert sarà esposto nella sua "giusta luce". Nel frattempo resta in Israele molto vivida l'impressione per la descrizione colorita di Talansky dei suoi frequenti incontri con Olmert, e dell'insistenza di quest'ultimo di ricevere solo contanti. "Anche il capo di Stato Ezer Weizman - ricorda il commentatore televisivo Amnon Abramovic - ammise di aver accettato per lungo tempo i finanziamenti di un uomo d'affari straniero. Le somme allora furono addirittura più ingenti. Ma in questo caso è la forma del pagamento che avvilisce". Abramovic ne è certo: Olmert sarà incriminato e dovrà lasciare l'incarico, proprio come Weizman. Ma da qui a luglio resta ancora molto tempo. Di certo, il racconto di Talansky, concordano gli analisti politici a Gerusalemme, non potrà non intaccare pesantemente la popolarità, già bassa, del premier. Ad emergere è un Olmert attaccato al lusso, ai piaceri più costosi. Racconta il settantacinquenne magnate statunitense di non aver mai chiesto un rendiconto di quei dollari elargiti copiosamente: "So soltanto che ama i sigari costosi. So che ama le penne, gli orologi e l'ho trovato strano", rimarca Talansky. Per il momento "non possiamo trarre nessuna conclusione su questa testimonianza. Decideremo sull'eventuale incriminazione o sull'archiviazione quando l'indagine sarà terminata", ha dichiarato ai giornalisti il procuratore, Moshe Lador, che ha presieduto l'udienza. Il 17 luglio il momento della verità: ma da ieri Ehud Olmert, primo ministro di Israele, appare sempre più un leader dimezzato, dal futuro sempre più incerto.

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<Così ho dato 150mila dollari a Olmert> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 126 del 2008-05-28 pagina 16 "Così ho dato 150mila dollari a Olmert" di Redazione In tribunale il miliardario accusato di aver versato mazzette al premier da Gerusalemme Un anziano ebreo americano, Morris Talansky, ha tenuto ieri Israele col fiato sospeso: in un tribunale di Gerusalemme ha elencato per filo e per segno tutte le donazioni fatte all'attuale premier Ehud Olmert a partire dagli anni Novanta. La cifra complessiva sfiora i 150 mila dollari. Olmert, ha detto, amava ricevere quei fondi in contanti, in buste, durante sbrigativi incontri negli Stati Uniti, o a Gerusalemme. Quelle donazioni, è stato chiesto a Talansky, dovevano finanziare le attività politiche di colui il quale allora era visto come un astro nascente del Likud? Su questo punto il finanziere statunitense ha smentito la tesi di Olmert. Furono pagati biglietti aerei, alberghi di lusso, ha spiegato. E anche una vacanza in Italia della famiglia Olmert. Talansky gli concesse allora un prestito di 25 mila dollari. Olmert, per una ragione o per l'altra, non restituì mai i fondi. Una giornata certo pesante, per il primo ministro israeliano, che ha preferito recarsi in visita in una base della marina militare, dove l'accesso ai cronisti era vietato. Per lui ha parlato l'avvocato difensore, Navot Tel-Zur, secondo cui la lunga deposizione di Talansky ha chiarito una questione centrale: "Non c'è stata corruzione". Fra i due c'era una semplice amicizia. Olmert, ha aggiunto Tel-Zur, si prestava volentieri alle richieste del suo amico statunitense di partecipare a serate di gala in cui venivano raccolti fondi per istituzioni benefiche. La presenza di Olmert sul palco serviva ad aprire i portafogli degli ebrei americani. Normale dunque che per il disturbo il padrone di casa, ossia Talansky, pagasse almeno l'albergo e un volo comodo all'illustre ospite giunto da oltre oceano. Per Talansky, 75 anni, è stata una giornata stressante. A un certo punto, sottoposto a domande stringenti, è scoppiato in singhiozzi. Ma la prossima udienza sarà solo il 17 luglio. In quella occasione, ha previsto Tel-Zur, il comportamento di Olmert sarà esposto nella sua "giusta luce" anche grazie al previsto controinterrogatorio di Talansky. Nel frattempo resta in Israele vivida l'impressione per la descrizione colorita di Talansky dei suoi frequenti incontri con Olmert, e dell'insistenza di quest'ultimo per ricevere solo contanti. "Anche il capo di Stato Ezer Weizman - ha ricordato il commentatore televisivo Amnon Abramovic - ammise di aver accettato per lungo tempo i finanziamenti di un uomo d'affari straniero. Le somme allora furono addirittura più ingenti. Ma in questo caso è la forma del pagamento che avvilisce". Abramovic ne è certo: Olmert sarà incriminato e dovrà lasciare l'incarico, proprio come Weizman. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Zacchera: <Mi pento ma non c'era aria di pericolo> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 126 del 2008-05-28 pagina 6 Zacchera: "Mi pento ma non c'era aria di pericolo" di Redazione da Roma Onorevole Marco Zacchera, lei risulta nella lista degli assenti del Pdl. "Stavo ricevendo il numero due dell'ambasciata di Israele. Io sono il responsabile Esteri di An e questo era un impegno istituzionale fissato da tempo. Era un appuntamento che non potevo cancellare". Le dispiace essere finito nella lista nera? "Sono molto dispiaciuto anche perché sono stato presente a tutte le altre votazioni. Mi assumo le mie responsabilità. L'orario in cui si è votato, però, è stato un po' anomalo". Non si aspettava che si votasse a quell'ora? "Guardi, io non sono un pivellino. Sono alla quinta legislatura. Solitamente se si percepisce che c'è un pericolo perché c'è poca gente in aula si provvede a richiamarla o si prende tempo. E poi di solito non si vota mai alle 15. Comunque cercheremo di organizzarci meglio nei prossimi giorni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il ministero bastone e carota (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 126 del 2008-05-28 pagina 14 Il ministero bastone e carota di Redazione Roberto Maroni è un politico moderno, postindustriale, spiritoso e musicista, poca spocchia e ironia bastante, decisionista senza rigidità sclerotiche, insomma il meglio della Lega, partito che a me sta simpatico, sarà che sul passaporto c'è scritto nata a Venezia, e ci tengo. Ho anche perdonato gli stupidi cappi agitati contro Craxi, appartengono al "che si deve fare per farsi notare", e allora si notavano soprattutto i mostri. Il compito che sta affrontando è pesante, vuoi perché in questo Paese, per carenza sistematica di autocritica e di pazienza, si scaglia la pietra e si nasconde la mano, vuoi perché, passato neanche un mese già tutti sputano giudizi, a partire da alcuni colleghi giornalisti che sembrano colpiti pesantemente dalla botta dell'afa, last but not least, perché venire dopo la coppia Amato-Ferrero e i loro danni, con concorso attivo di Emma Bonino, aumenta la fatica dell'impresa. Siccome ricevo molte lettere e a tutte rispondo e ringrazio, so sia pur per improvvisata statistica che la cittadinanza femminile osserva con simpatia il ministro degli Interni, ma con severa attenzione le decisioni che il governo prenderà sull'integrazione; cioè che cosa si farà perché alle necessarie misure, finalmente, di polizia, di sicurezza, di controllo, di espulsione, di detenzione, e, senza timore della parola, di repressione, si accompagni qualche idea e proposta positiva. Nella fase di costruzione di una politica responsabile di immigrazione rischiano infatti di confondersi fino a perdersi le persone di tutte le etnie che iscriverei tra i liberali, i moderati, i lavoratori, che hanno bisogno di aiuto. Si è parlato giustamente di collaboratrici familiari e di badanti, che nella nostra società soccorrono soprattutto la fatica delle donne. Ma il discorso deve allargarsi anche ad altri di dimostrata buona volontà, perché conviene a noi. Per una volta non cito come esempio la mia blessed America, ma Israele. Sono certa che il ministro Maroni conosce le esperienze esemplari di integrazione sociale, educativa, culturale, che lì sono state raggiunte a forza di tentativi e di studi, dovendo accogliere qualunque popolo, dagli argentini impoveriti ai somali senza cibo, ai russi che fuggivano dal comunismo. Proviamoci anche noi. Così il ministro dell'Interno non corre il rischio di diventare l'Uomo Nero, come innocentemente si diceva ai bambini un tempo lontano, e le donne continueranno a giudicarlo simpatico, affidabile, anche carino. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Hebron, triste simbolo del conflitto israelo-palestinese (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 28-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Palestina e Israele: note di un viaggio nella pace (im)possibile* Hebron, triste simbolo del conflitto israelo-palestinese Il dramma di una citta' sacra da sempre contes Gerusalemme (dal nostro inviato), 28 mag. – Se esiste un simbolo del conflitto che da decenni insanguina la Terra Santa, questo è probabilmente Hebron. Qui, infatti, in pochi quartieri sono riassunti e portati all'estremo tutti gli elementi più drammatici dello scontro tra Israeliani e Palestinesi: l'odio, la violenza, il fanatismo religioso. Hebron è una città della Cisgiordania che si trova circa 30 km a sud di Gerusalemme. Il centro storico è molto affascinante, fatto di stradine strette e ventose, saliscendi, belle case di pietra. Ricorda un'altra città martoriata dal conflitto, Nablus. Appena la strada sale si scorge la Grotta dei Patriarchi, il simbolo più importante di Hebron nonché la sua principale fonte di sventura. Ci avviciniamo alla zona del vecchio mercato e capiamo subito di essere capitati in un luogo non comune: strade deserte, negozi sbarrati, militari per le strade, qualche casa distrutta, inferriate alle finestre, reti sopra le nostre teste, posti di blocco. Hebron è da sempre una città contesa. La sua storia, antichissima, viene fatta risalire a 5000 anni fa. Più volte menzionata dalla Bibbia, sarebbe in origine un insediamento ebreo fondato ai tempi di Abramo e sarebbe stata la capitale del regno di Davide prima della conquista di Gerusalemme. Nel corso dei secoli la città è stata conquistata e amministrata dall'Impero Bizantino, dagli arabi per cinque secoli, dai crociati, dai Mammalucchi, ed è poi stata sotto il controllo dell'Impero Ottomano per 400 anni fino al 1917. Nella prima guerra mondiale fu occupata dagli inglesi, in un periodo caratterizzato da violenti scontri tra arabi e ebrei, in particolare quello del 1929 nel quale persero la vita 67 ebrei. Hebron rimase sotto mandato britannico fino al 1948 quando, a seguito della creazione dello Stato di Israele, la Giordania prese il controllo della West Bank. Nel 1967 con la guerra dei 6 giorni la città passò infine sotto controllo israeliano. Nel 1968 avvenne il fatto che ha segnato la storia recente di Hebron. Nella città, a quell'epoca popolata esclusivamente da palestinesi, si presentò sotto mentite spoglie di turisti un gruppo di ebrei guidato dal rabbino Moshe Levinger. Stabilitisi nel principale hotel della città, i coloni lo occuparono e si rifiutarono di andarsene. Il governo israeliano, probabilmente preso alla sprovvista e incerto sul da farsi, finì per permettere al gruppo di restare. Poco a poco, altre famiglie ebree iniziarono a stabilirsi in città, tollerate e anzi protette dai militari. Creando così una situazione esplosiva. I coloni sostengono che stanno ripopolando un luogo nel quale gli ebrei vivono da tempo immemore. Reclamano il diritto ad abitare vicino alla Grotta dei Patriarchi, dove si dice sia stato sepolto Abramo, cosa che rende Hebron la seconda città sacra della religione ebraica dopo Gerusalemme. Tuttavia anche i palestinesi rivendicano il diritto di vivere qui: perché ci hanno vissuto per secoli, perché la città si trova in Cisgiordania, perché anche per loro la Grotta è sacra, anche se la chiamano Moschea di Abramo (il sito era stato infatti convertito in moschea dopo la conquista araba nel XII secolo). La Grotta ha oggi due entrate, una come sinagoga per gli ebrei e l'altra come moschea per i musulmani. Il simbolo di Hebron, il luogo che è sacro per entrambi i popoli, è diventato suo malgrado l'immagine della contesa, dello scontro e dell'odio. La città conta oggi circa 150 mila palestinesi e 700-800 israeliani. A seguito di un accordo del 1997 il territorio urbano è stato diviso in due zone: la H1, popolata da circa 120 mila palestinesi, è sotto il controllo dell'Autorità Nazionale Palestinese; la H2, che comprende il centro storico, resta invece sotto controllo militare israeliano. Il problema è che in questa seconda zona vivono, oltre alle famiglie ebree, anche 30 mila palestinesi. A questi è resa la vita impossibile: check point militari in pieno centro, strade alle quali non hanno accesso, posti di blocco, attacchi di ogni tipo. Come risultato, la popolazione araba della zona H2 è diminuita drasticamente nel corso degli ultimi anni. Molti negozi del centro hanno chiuso. Quello che un tempo era un caotico mercato si presenta oggi come un desolato reticolo di strade semi deserte con moltissimi negozi sbarrati. Sopra le nostre teste, i palestinesi hanno messo delle reti per proteggere i passanti dalla spazzatura che alcuni coloni gettano su di loro dalle loro finestre, e che all'occorrenza riparano anche le pattuglie di soldati israeliani dalle pietre lanciate dai palestinesi. Un porticato in pieno centro, a poche decine di metri dalla Grotta dei Patriarchi, serve da check point: tornelli metallici e soldati armati di mitra che controllano i passaporti. Un ragazzo dall'aspetto nordico prende appunti su un quaderno: è un giovane finlandese, lavora per un'organizzazione ecumenica che “osserva” il check point e ci racconta gli abusi dei soldati contro i palestinesi. Passato il check point, aggiriamo un cancello che sbarra la strada e ci ritroviamo in una strada completamente deserta e spettrale. Un palestinese cerca di passare insieme a noi ma viene fermato da un soldato: “Perché non posso andare con loro?” “Perché sei palestinese” è la risposta del militare, visibilmente imbarazzato per la presenza di un gruppo di europei. La strada davanti a noi è una serie di negozi chiusi. Sulle porte delle botteghe, in bella evidenza, noto delle stelle di David: le hanno disegnate con la vernice spray i coloni come segno di vittoria sui negozi palestinesi che via via erano costretti a chiudere. Queste stelle che “marchiano” le botteghe chiuse non possono non ricordare altri tempi, nei quali però gli ebrei erano quelli che venivano marchiati. In quel momento arriva un colono in macchina: per lui il cancello si alza. Davanti a noi, un intero quartiere fantasma: è quello popolato dalle famiglie israeliane, meno di mille persone protette da alcune migliaia di soldati. In tale clima di tensione decidiamo che la visita è durata abbastanza. Torniamo indietro; per raggiungere il nostro pullman dobbiamo ripassare attraverso il check point. Mentre attendo in coda, guardo sulla mia destra la moschea / sinagoga di Abramo, l'oggetto del contendere, colpevole di essere luogo sacro per due religioni diverse. Intorno ad essa, strade deserte, soldati, posti di blocco, negozi chiusi. Odio e desolazione. Se volete vedere le peggiori degenerazioni del conflitto arabo-israeliano riassunte in un solo quartiere, venite a Hebron, la città dei Patriarchi. Alessandro Bozzini * L'autore ha partecipato a una delegazione in Palestina e Israele organizzata e guidata da Luisa Morgantini, Vice Presidente del Parlamento Europeo. Il gruppo ha incontrato esponenti politici, intellettuali e associazioni sia internazionali che palestinesi e israeliani nelle città di Gerusalemme, Tel Aviv, Jaffa, Sderot, Ramallah, Nablus, Hebron e Betlemme.

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Fini: Almirante sulla razza disse cose vergognose Alemanno, quasi retromarcia sulla via al fascista: lo faremo solo se c'è il consenso della Comunità ebraica (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Fini: Almirante sulla razza disse cose vergognose Alemanno, quasi retromarcia sulla via al fascista: lo faremo solo se c'è il consenso della Comunità ebraica di Federica Fantozzi / Roma NEL GIORNO in cui la Camera celebra Almirante, le polemiche sul fondatore del Msi raggiungono l'aula di Montecitorio. Un deputato del Pd, Fiano, ne riporta le parole pubblicate nel '42 sulla rivista "Difesa della razza". Fini, dal banco della presidenza, prende le distanze: "Furono frasi razziste vergognose". Un clima rovente che conduce Alemanno a frenare sull'idea di una strada ad Almirante: "Lo faremo solo se c'è il consenso della Comunità ebraica. Era un amico di Israele". Pacifici respinge al mittente: "Non è giusto che la decisione dipenda solo da noi". Il sindaco precisa: "Non gli deleghiamo la decisione che spetta alla giunta. Cercheremo di convincerli che è opportuno". Favorevole Giulio Andreotti: "È giusto, e non è necessario che il consenso sia unanime. Del resto la città si allarga...". Cossiga invece acconsente a non dedicarla "purché quando creperà Scalfari si faccia altrettanto". Tutto comincia in mattinata. Fiano, di religione ebraica, si rivolge a Fini: "I manifesti di An ci dicono che dovremmo essere orgogliosi di Almirante. Voglio contribuire al suo ricordo". E cita l'elogio del "razzismo (che) ha da essere cibo per tutti... Altrimenti faremo il gioco dei meticci e degli ebrei". L'ex leader di An risponde, tra gli applausi del PdL: "Le farà piacere sapere che sono frasi vergognose. Esprimono un sentimento razzista che albergava in tanti, troppi esponenti che albergavano a destra o in altre formazioni politiche". È il giorno in cui Montecitorio celebra in pompa magna il ventennale della morte di Almirante. Nella Sala della Lupa a presentare la raccolta dei suoi discorsi parlamentari c'è un parterre de roi: con Fini, gli ex presidenti Andreotti e Cossiga, il curatore dei 5 volumi Malgieri, Violante e Acquaviva. Tra il pubblico Bertinotti, Casini, Parisi e Pisanu. In prima fila lo stato maggiore di An: Gasparri, Alemanno, Tremaglia, Ronchi, La Russa, Meloni, Bontempo. Tutti a omaggiare Donna Assunta dai candidi capelli vaporosi, tailleur azzurro con revers bianchi, spilla in oro e corallo. Una donna che si commuove mentre Cossiga rievoca i trascorsi da compagno di banco del marito in Commisione Affari Costituzionali però a Riccardo Pacifici manda a dire di intitolare "una strada a sé stesso". E' l'elogio collettivo di Almirante, l'uomo che ha "parlamentarizzato" la destra aprendo il percorso di legittimazione di quella che oggi è (ancora per poco) An. Fini lo ricorda "votato alla pacificazione" sottolineando il suo "contributo al consolidamento della democrazia", pur "avendo sperimentato la conventio ad excludendum". Non era un "padre della Repubblica ma la patente di democrazia se l'era conquistata sul campo". Per Fini, oggi il rischio non è più un "attacco armato" ma l'"anarchismo diffuso" che si nutre di vincoli sociali allentati. Il '900 però non è un secolo da condannare in blocco perché ha avuto anche un "volto umano" e "una democrazia smemorata non è solida": "Il dialogo tra maggioranza e opposizione è una conquista democratica". Per Cossiga, Almirante fu fondamentale nella svolta di Fiuggi: "Diede l'avvio all'inserimento pieno nell'alveo costituzionale. Fu un parlamentare perfetto e lo pretese dai suoi". Malgieri descrive il leader storico del Msi come "maestro di stile ed eleganza, forbito e mai volgare anche nell'attacco all'avversario". Neppure quando all'Autogrill del Cantagallo "i camerieri gli rifiutarono mezzo piatto di pasta entrando in sciopero, e i giudici diedero loro ragione". Tanto Malgieri quanto Fini citano l'omaggio di Almirante alla camera ardente di Berlinguer, ricambiato 4 anni dopo da Nilde Iotti e Pajetta: "Lì capii che non tutto era finito - rammenta il consigliere Rai - Era l'incontro con un'epoca nuova che avanzava. Da lì cominciava una nuova storia d'Italia che deve partire anche dal suo nome". Andreotti ricorda che aveva "un concetto positivo del fascismo" e che, per la sua amicizia con Arafat, lo tacciò di "badoglismo, certo la connotazione più negativa che gli venisse in mente". Rileggerne i discorsi oggi "aiuterà a capire la tormentata via nazionale alla pacificazione. È un errore pensare di essere all'anno zero". Violante - presentato da Fini come "fiero avversario di Almirante" - ne ricorda la concezione del Parlamento come "luogo di legittimazione e costruzione dell'unità nazionale". E pur considerando che le culture politiche "sono diverse e non vanno parificate", l'ex presidente della Camera gli riconosce di aver condotto il suo partito alla "legittimazione", di aver contribuito alla "compiutezza della democrazia". E di aver preso distanze pubblicamente dal Manifesto della Razza: "Fu l'unico". Condivide Andreotti: "Una cattiveria insistere su questo".

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Natalia aspesi milano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

NATALIA ASPESI MILANO Per anni, le tante tribù femminili di ogni età e di ogni parte del mondo si sono sentite riscattate, nelle loro illusioni e desideri segreti, da Carrie, Samantha, Charlotte, Miranda che, scapole trionfanti, ogni sera se la spassavano nei locali più alla moda di New York e, con la scusa di trovare il grande amore, accumulavano e cambiavano continuamente abiti scarpe e borse di grandi griffe e bei giovanotti sempre disponibili. SEGUE A PAGINA 44 CON UN'INTERVISTA DI LEANDRO PALESTINI.

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Olmert in bilico per i fondi neri Barak: dimettiti Duro attacco del ministro laburista della Difesa Il premier israeliano replica: resto al mio posto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Olmert in bilico per i fondi neri Barak: dimettiti Duro attacco del ministro laburista della Difesa Il premier israeliano replica: resto al mio posto di Umberto De Giovannangeli "OLMERT PUÒ autosospendersi, prendere una vacanza, dichiararsi incapace o dimettersi". Scelga lui, l'importante è che si faccia da parte. Messaggio chiaro, un (quasi) ultimatum. A lanciarlo è il leader laburista e attuale ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak. Ma il il premier non sembra intenzionato a gettare la spugna. E, in nottata, risponde: "C'è gente che pensa che, ogni volta in cui si apre un'indagine a carico di qualcuno, ciò debba per forza condurre alle dimissioni. Io però non condivido tale opinione. Perciò, non mi dimetterò". Malgrado le sette ore di deposizione in un tribunale di Gerusalemme, dove l'altro ieri il finanziere statunitense Morris Talansky ha elencato, busta per busta, tutte le mazzette che a suo dire ha consegnato ad Olmert per 15 anni, per una cifra complessiva di 150.000 dollari. Malgrado i titoli vistosi dei giornali odierni, che parlano di "Vergogna", "Disgusto". e "Voltastomaco". E malgrado una specie di ultimatum lanciatogli ieri in Parlamento dal "piccolo Napoleone" laburista. Olmert non si farà da parte. Ancora persuaso di non aver affatto infranto la legge, resta valida la sua promessa di gettare la spugna in caso di incriminazione. Ma fino ad allora non ha assolutamente intenzione, sostengono, di accettare gli "aut aut" di Barak. Al contrario Olmert prevede di partire come previsto all'inizio di giugno per gli Stati Uniti dove è atteso dal presidente George W. Bush per discutere una serie di questioni strategiche. Barak si era consultato con il suo partito prima di lanciare l'ultimatum. E subito dopo la sua conferenza stampa, a dimostrazione che si sta facendo sul serio, tre deputati laburisti hanno depositato alla Knesset una mozione per lo scioglimento del governo. L'uscita dei laburisti dal governo ne provocherebbe la caduta con elezioni anticipate che, secondo i sondaggi, verrebbero vinte dal principale partito della destra, il Likud. Ma ai giornalisti Barak si è detto certo che i laburisti "vincerebbero". Ma Olmert da tre settimane, cioè da quando è stato interrogato per la prima volta dalla polizia, ripete che non vuole dimettersi perché sarebbe un'ammissione di colpevolezza. Il primo ministro continua ad affermare che vuole portare avanti i negoziati di pace e che si dimetterà solo se verrà formalmente incriminato. L'ultimatum di Barak potrebbe spingere il Kadima a premere su Olmert. La ministra degli Esteri Tzipi Livni aveva già chiesto le dimissioni di Olmert un anno fa, in merito al rapporto Winograd sulla conduzione della guerra in Libano, ma era poi rientrata nei ranghi. Non è un segreto che punti a diventare primo ministro, ma certo non è la sola. Fra i possibili aspiranti vi sono anche il ministro dei Trasporti - nonché ex capo di stato maggiore ed ex ministro della Difesa- Shaul Mofaz, il ministro degli Interni Meir Shitrit e Av i Dichter, ex capo dei servizi interni dello Shin Bet. L'ultimatum di Barak era stato anticipato dagli analisti, intervistati ieri mattina dalla radio israeliana il giorno dopo la testimonianza di Talansky, Secondo l'editoriale del quotidiano progressista Haaretz non sarebbero fino ad ora emerse prove di attività illegali, ma "il politico Olmert è al di là di ogni salvezza": "Per l'opinione pubblica Olmert è finito, politicamente è morto". La testimonianza resa da Talansky ha dipinto un quadro di quella che Haaretz definisce "la bella vita" - suite di lusso, penne stilografiche sigari, voli in prima classe - e l'uomo che pagava il tutto. "Nel migliore dei casi Olmert è un rozzo edonista, nel peggiore la storia nasconde vari reati, sui quali spetterà alla Procura decidere: nessuno è mai stato cacciato per edonismo, ma quel che rende la situazione insostenibile sono i contanti, i biglietti verdi passati da Talansky a Olmert per tanto tempo senza che venissero mai registrati". E a pensarlo, secondo un sondaggio pubblicato sempre da Haaretz, è il 70% degli israeliani.

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Olmert, ore contate Barak: <Si faccia da parte o elezioni> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Resa dei conti nel governo israeliano. Livni si prepara alla staffetta Olmert, ore contate Barak: "Si faccia da parte o elezioni" Stefania Podda Alla fine è venuto allo scoperto. All'indomani della deposizione del milionario americano che inchioda Olmert, Ehud Barak ha convocato una conferenza stampa e chiesto le dimissioni del premier. Un ultimatum secco, concordato con i vertici del partito laburista: "In queste condizioni - ha detto il ministro della Difesa - non è in grado di occuparsi contemporaneamente degli affari di Stato e dei suoi problemi personali. Per il bene della nazione, dunque, Olmert può autosospendersi, prendersi una vacanza, dichiararsi incapace o dimettersi. A meno che Kadima non faccia qualcosa e il parlamento non produca un nuovo governo in grado di godere del nostro sostegno, noi laburisti cercheremo l'intesa per convocare le elezioni anticipate". Anche se continua a ripetere di non aver nulla da rimproverarsi e anche se si potrebbe anche non arrivare ad una incriminazione formale, dalla deposizione dell'americano Morris Talansky davanti alla corte distrettuale di Gerusalemme, Olmert ne è uscito malissimo. L'uomo d'affari di origine ebraica ha ammesso di aver dato al premier 150mila dollari in quattro anni, fondi che sono serviti per coprire i costi delle campagne elettorali. Ma c'è di più. Non tutti i soldi generosamente donati dal finanziere sono serviti alla politica, parecchie migliaia di dollari sarebbero invece finiti nel conto in banca personale di Olmert e destinati alle sue costose passioni. Dalla testimonianza di Talansky emerge infatti il ritratto di un politico amante del lusso, spregiudicato nel chiedere e nello spendere. Un'immagine inaccettabile per gli israeliani, chiamati oltretutto a sacrifici economici, nonostante un accenno di ripresa. Ecco perché il grigio Olmert - mai davvero amato e comunque mai considerato un degno erede di Ariel Sharon - può vantare vari record di impopolarità, a seconda delle vicende interne e internazionali. I sondaggi negativi si susseguono, secondo l'ultimo ben il 70 per cento degli israeliani pensa che il premier menta quando giura di aver usato quei soldi solo per le campagne elettorali. E nella stessa percentuale, gli intervistati lo giudicano inadatto a governare, e chiedono che si faccia da parte. Il clima è dunque favorevole a quella resa dei conti che Barak ha in serbo da mesi. D'altronde i tempi giudiziari sono troppo lunghi, e Olmert traballa già dalla fallimentare guerra in Libano. Difficile dunque che riesca a temporeggiare ancora e ad aspettare un'incriminazione formale prima di essere costretto a lasciare. Un segnale di un imminente cambio alla guida del governo si era già avuto qualche giorno fa, quando George W.Bush - premettendo di credere all'onestà di Olmert - si era preoccupato di sottolineare come le sorti del processo di pace non dipendessero comunque dall'epilogo delle vicende giudiziarie del premier. Al pressante invito di Barak si è unito ieri anche il Likud. Subito dopo la conferenza stampa del ministro della Difesa, Benjamin Netanyahu ha diffuso un comunicato stampa: "Il Likud chiede a tutte le fazioni della Knesset, di destra e di sinistra, di fissare una data per lo scioglimento dell'assemblea e per nuove elezioni. Basta con queste manovre politiche, le grandi sfide che aspettano il paese ". Che il Likud prema per andare al voto, è piuttosto chiaro. Da mesi, nei sondaggi, il redivivo Netanyahu è il leader politico più popolare. In caso di elezioni anticipate, sarebbe lui il nuovo premier. Resta da vedere quale interesse abbiano invece i laburisti ad andare al voto, quando il partito perde iscritti e la leadership di Barak viene contestata da una fronda guidata dal suo predecessore, Amir Peretz. A meno che non stia trattando per un governo di unità nazionale con il Likud - in cui però sarebbe socio di minoranza -, l'ipotesi è che Barak stia premendo su Kadima perché Olmert ceda il passo a Tzipi Livni. La ministra degli Esteri era stata la prima a chiedere le dimissioni del premier dopo la pubblicazione del rapporto Winograd sulla guerra in Libano, ma poi era rientrata nei ranghi. In attesa di tempi migliori che sono forse arrivati. 29/05/2008.

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Il patto tra la principessa e il soldato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-29 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Il retroscena Il patto tra la principessa e il soldato DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Tre centimetri di distanza, qualche secondo di gelo, quindici deputati di differenza. Quando Ehud Olmert è sfilato davanti a ministri e dignitari dopo il discorso di George W. Bush, ha stretto mani e sorriso, abbracciato e baciato. Di fronte a Tzipi Livni, il suo ministro degli Esteri, si è pietrificato: lui guardava a sinistra, lei a destra. Poi si è rimesso in movimento. Strette di mani e sorrisi, abbracci e baci. Il premier israeliano non perdona che "quella donna" - come ha cominciato a chiamarla - non abbia detto una parola di vago sostegno, da quando l'inchiesta giudiziaria è cominciata. Sa che i sondaggi - l'ultimo pubblicato da Yedioth Ahronoth dieci giorni fa - l'hanno già incoronata leader del suo partito: se Kadima andasse alle elezioni guidato da Olmert, otterebbe 12 deputati. Con Livni al comando, i seggi diventerebbero 27. Il ministro degli Esteri, 49 anni, è impegnata a non sporcare l'immagine pulita che gli israeliani le riconoscono e a costruire un profilo che le manca: la principessa dell'onestà deve dimostrare di poter essere la regina della sicurezza. Con l'aiuto del soldato più decora.

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Israele, Barak all'attacco <Olmert lasci il governo> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-29 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Ultimatum Il principale partner nella coalizione minaccia il premier Israele, Barak all'attacco "Olmert lasci il governo" Il leader laburista: altrimenti elezioni subito La replica del premier: "L'apertura di un'inchiesta non costringe la persona coinvolta a dimettersi" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - "Non staremo con il cronometro in mano". Ehud Barak ha scelto di lanciare un ultimatum a Ehud Olmert, senza fissare una data. "Non credo che il premier possa allo stesso tempo guidare il governo e occuparsi delle questioni personali. Deve decidere se autosospendersi, concedersi una vacanza o dimettersi". Le "questioni personali" sono quelle raccontate per otto ore da Morris Talansky, davanti ai giudici di un tribunale a Gerusalemme. Uno dei principali testimoni nell'indagine contro Olmert ha svelato prestiti e donazioni per oltre 150 mila dollari nell'arco di 15 anni, buste piene di contanti consegnate agli assistenti del politico israeliano. Il ministro della Difesa laburista ha dato l'annuncio il giorno dopo la deposizione, che è stata accompagnata da titoli sui giornali come "Disgusto" e "Vergogna ". "Se Kadima non sceglie di allontanare il premier - ha continuato - e cambiare leader al più presto, lasceremo la coalizione per andare alle elezioni anticipate". Eitan Cabel, segretario dei laburisti, parla di "due mesi al massimo", i tempi coincidono con il controesame di Talansky, che affronterà gli avvocati della difesa il 17 luglio. Olmert ha promesso di dimettersi se dovesse venire incriminato. Per ora non intende andarsene. "Ogni volta che si apre un indagine qualcuno deve dimettersi? - ha detto il premier ieri sera -. Se fosse così quattro premier avrebbero dovuto farlo negli ultimi anni. Vi assicuro che ho spiegazioni per tutte le accuse". I legali di Olmert ripetono che le donazioni ricevute dall'uomo d'affari americano erano fondi legittimi destinati a campagne elettorali. I magistrati invece vogliono provare a dimostrare che c'è stata corruzione. Poche ore dopo l'intervento di Barak, anche Tzipi Livni, ministro degli Esteri, ha deciso di commentare per la prima volta le vicende giudiziarie. "Israele ha dei valori che vincolano i suoi leader. Norme morali che dovrebbero essere comuni a tutti noi, leggi non scritte che valgono per chiunque, ricco o povero ". Se Olmert dovesse lasciare, Livni prenderebbe il suo posto, ma non è chiaro se il partito religioso Shas sia pronto ad accettare un premier donna. Barak e il ministro degli Esteri vorrebbero evitare le elezioni anticipate, i sondaggi danno in vantaggio il Likud di Benjamin Netanyahu. D. F.

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Un presidente senza basi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Fini Un presidente senza "basi" Valentino Parlato Si può parlar male della terza carica dello stato. Si può dire, con convinzione, che Gianfranco Fini non è adatto al ruolo di presidente della camera. Si deve concludere a meno di un mese dal suo insediamento che non sono bastati gli ultimi tredici anni di governo, convenzione europea, viaggi in Israele a cancellare quella traccia che a Fiuggi era stata solo un po' sciacquata. La cultura democratica non si distribuisce ad Arcore. Fini ne ha poca, o non c'è l'ha. SEGUE A PAGINA 2 Qui non vorrei parlare di quello che il presidente della camera ha detto ieri a proposito del suo maestro Almirante. Sciocchezze pericolose, come il fatto che sarebbe grazie ad Almirante che la democrazia italiana è più salda. Parole che indignano, che preoccupano, appunto, ma che non sorprendono. Luciano Violante ieri sul Corriere della Sera ha sostenuto più o meno le stesse cose. Qui vorrei ricordare tre episodi che secondo me non hanno ricevuto l'attenzione necessaria. Ci consegnano Gianfranco Fini nello svolgimento del suo lavoro: il presidente dell'assemblea rappresentativa degli elettori, il parlamento. Il primo episodio è di qualche giorno fa. Stava intervenendo Antonio Di Pietro ma la maggioranza, quella composta dal partito di Fini, lo interrompeva non facendolo parlare. Al che Fini, da presidente dell'assemblea, è intervenuto per zittire i suoi. E a Di Pietro ha detto: ognuno dev'essere libero di dire quello che pensa, ma "dipende da quello che si dice". E già qui, forse, qualcuno, magari il capo dello stato, sarebbe potuto intervenire per ricordare alla terza carica dello stato che il parlamento di Roma non è quello di Salò (a proposito di Almirante). Il secondo e il terzo episodio sono di ieri. Gianfranco Fini ha ottenuto la celebrazione del parlamento per il suo padre politico nel ventennale della morte. Giustamente un deputato del partito democratico (Emanuele Fiano) ha ricordato quello che scriveva Almirante su La difesa della razza: "Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti...". Fini, ripeto presidente di tutta l'aula, si è sentito in dovere di replicare come un deputato qualsiasi. Si è sentito chiamato in causa. Ha definito "vergognose" quelle parole di Almirante e ci mancherebbe altro. Ma quello che è grave è che ha voluto subito dopo ridimensionarle, sostenendo che anche altre personalità non di destra sostenevano quelle idee durante il fascismo. Ora, a parte il fatto che Almirante continuò a sostenerle anche in seguito il punto è che il presidente Fini non è stato messo su quella poltrona per difendere la memoria di Almirante (anche se forse è finito su quella poltrona proprio grazie ad Almirante, ma è una storia lunga). L'ultimo episodio poi è stato talmente clamoroso da far protestare anche la scialba opposizione democratica, che invece è sempre attenta a rispettare la maggioranza e a non rovinare il clima di dialogo. Il governo si è ficcato in un impiccio, ieri pomeriggio, e Fini dalla sua poltrona presidenziale ha suggerito come cambiare un emendamento per rispondere alle osservazioni dell'opposizione. Seduto sotto di lui quello che era il suo portavoce Ronchi, nel frattempo diventato ministro, ha ringraziato e immediatamente accolto il suggerimento del presidente della camera, cambiando l'emendamento. E' stata una figuraccia? Sì, ma è stata anche l'ennesima dimostrazione in pochi giorni che Fini non è adatto a quel ruolo di garanzia. Gli mancano, come si diceva a scuola, le basi. Le basi democratiche. Servono altre dimostrazioni? valentino parlato.

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<La mano di Assad sulla morte di mio padre> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-29 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE L'intervista Saad Hariri, figlio dell'ex premier libanese ucciso. "In Siria nessuno potrebbe compiere un atto del genere senza che il presidente lo sappia" "La mano di Assad sulla morte di mio padre" BEIRUT - Il premier uscente Fouad Siniora è stato incaricato ieri dal neopresidente libanese Michel Suleiman di formare il nuovo governo di unità nazionale. Siniora, 65 anni, sunnita, è stato nominato dopo aver ottenuto l'appoggio di 68 su 127 deputati in parlamento. Il primo ministro deve essere sunnita secondo la divisione di potere regolata dalla Costituzione libanese. Il governo resterà in carica fino alle elezioni del 2009. Sulle decisioni l'opposizione guidata dall'Hezbollah sciita avrà potere di veto, come stabilito dall'accordo raggiunto in Qatar il 21 maggio, che ha posto fine a una crisi di 18 mesi nella quale il Libano è arrivato sull'orlo della guerra civile. "Chiedo a tutti di contribuire a curare le nostre ferite e andare oltre le divisioni... e la violenza che abbiamo conosciuto ", ha detto Siniora ieri, dopo l'incontro con il presidente Suleiman. DAL NOSTRO INVIATO BEIRUT - Saad Hariri torna a puntare il dito contro la Siria per l'assassinio di suo padre tre anni fa, ammette che non c'è alcuna data o meccanismo preciso per il disarmo di Hezbollah, ma si dice anche speranzoso nella "pace ritrovata" in Libano dopo gli accordi di Doha e la nomina a presidente dello Stato di Michel Suleiman. Il 38enne leader sunnita ci ha ricevuto ieri sera nel suo ufficio per 40 minuti, appena dopo che Fouad Siniora era stato riconfermato a capo del nuovo governo di unità nazionale. Come mai ha scelto di non essere lei oggi il premier? "Ne abbiamo parlato con tutti i nostri alleati e si è concluso fosse meglio mi concentrassi sulle prossime elezioni. Politicamente il fatto prioritario è il voto previsto per il 2009. E Siniora ha svolto un ottimo lavoro sino ad ora". Lei pensa sia davvero possibile un accordo con gli stessi gruppi che solo tre settimane fa hanno attaccato le sue televisioni, minacciato i giornalisti, invaso militarmente Beirut e le montagne druse? "Il nostro è un piccolo Paese montagnoso, fatto di fazioni e culture profondamente diverse. Il dialogo non è facile. Ma a Doha siamo riusciti a porre freno al tunnel della guerra civile. Hezbollah e chi voleva precipitare il Libano in un bagno di sangue è stato battuto. Se ne sono resi conto anche loro di avere commesso un grave errore ricorrendo alle armi. Noi potevamo rispondere alla forza con la forza e invece abbiamo scelto la via molto più difficile della trattativa pacifica. Lo so, hanno bruciato il nostro giornale, vandalizzato la televisione, però noi abbiamo avuto la capacità di parlare con i nostri nemici". Molti sostengono che in realtà Hezbollah abbia vinto. "Non hanno vinto un bel nulla. Ora abbiamo una legge elettorale che loro non volevano, un presidente che osteggiavano, hanno dovuto ritirare le loro milizie e promettere che non le useranno più contro di noi. è vero, hanno ottenuto il diritto di veto sulle decisioni del gabinetto. Ma di fatto l'avevano già, bloccando il Parlamento e paralizzando l'economia, il cuore della capitale. Volevano il caos e invece abbiamo la pace". Ma quando potrete davvero disarmare Hezbollah? "Non lo posso dire. Non so se ora, tra un anno, o più in là. Passa comunque che di questo si deve parlare: con le armi non si ottiene nulla, lo provano 18 anni di guerra civile". Walid Jumblatt dice che i siriani potrebbero ucciderlo come hanno fatto con suo padre 30 anni fa. Vale anche per lei? "Io accetterò le conclusioni del tribunale internazionale. In passato ho sempre puntato il dito contro il regime siriano per la morte di mio padre, Rafiq Hariri, e lo punto tutt'ora verso di loro. Ma sarà il tribunale a stabilire i fatti, i responsabili e gli innocenti. La verità verrà a galla". Teme per la sua vita? "Penso si debba avere paura solo di Dio. Ciò che avverrà è già stato scritto. Ma certo si deve essere attenti, prendo le mie precauzioni, non faciliterò certo il lavoro dei miei assassini". Pensa che nella morte di suo padre possa essere coinvolto lo stesso presidente siriano? "Non ho prove, non so. Ma mi dicono che in Siria nessuno potrebbe compiere un atto del genere senza che il presidente e i massimi leader del regime ne siano informati". Ha fiducia nel neo-presidente Suleiman, anche se venne eletto capo di stato maggiore nel 1998, durante la presenza militare siriana in Libano? "Sì ho fiducia in lui. Anche mio padre fu premier con i siriani, eppure venne ucciso". Se il processo di pacificazione iniziato a Doha dovesse progredire, ritiene possibile anche la riduzione delle truppe Unifil nel sud e la modifica delle loro regole d'ingaggio? "Troppo presto per fare alcun mutamento. Ringrazio in particolare l'Italia che ha mandato il suo contingente in Libano assieme alle truppe Onu. I vostri soldati hanno una profonda conoscenza del nostro Paese, sin dagli anni bui della guerra civile. Spero che mantengano invariati il numero degli uomini e le regole d'ingaggio. Un grande motivo di distensione sarebbe che Israele si ritirasse dai 35 chilometri quadrati della zona di Sheba e li affidasse alle truppe Unifil, come da tempo propone Siniora. Ciò sarebbe un buon motivo per spingere Hezbollah a deporre le armi. Come anche spero presto in uno scambio di prigionieri". Lorenzo Cremonesi Beirut-Damasco I resti dell'esplosione che uccise Rafiq Hariri nel 2005. Sopra, il presidente siriano Bashar Al Assad, 42 anni.

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Indagato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-29 num: - pag: 17 categoria: BREVI Indagato A sinistra, il premier israeliano Ehud Olmert, 62 anni, sotto inchiesta per corruzione Affondo Ehud Barak, 66 anni, ministro della Difesa e leader laburista, chiede che Olmert si dimetta.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-29 num: - pag: 17 categoria: ALTRI... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-29 num: - pag: 17 categoria: ALTRI OGGETTI to nella storia d'Israele. Ehud Barak e Tzipi Livni avrebbero stretto un'alleanza per preparare la successione ed evitare le elezioni anticipate. Il ministro della Difesa e quello degli Esteri si scambiano favori. Qualche mese fa lei è stata fotografata in Cisgiordania. Lo sguardo severo e accigliato, studia le mappe delle operazioni circondata da ufficiali dell'esercito. "Pose da leader, alla Ariel Sharon", ha scritto in prima pagina il Jerusalem Post. "Il suo svantaggio - spiega Caleb Ben-David - è che da ex agente del Mossad non può esibire le credenziali per la sicurezza. Stanno in dossier segreti". Livni è anche preoccupata di apparire troppo seria e disciplinata, in un Paese che ha fatto dell'intuito e dell'improvvisazione virtù politiche e militari. "Ci sono parti di me che sono diverse - ha raccontato al New York Times -. Preferisco i jeans ai tailleur, le scarpe da ginnastica a quelle con il tacco, i mercati ai negozi. Quand'ero giovane sono andata nel Sinai e ho lavorato come cameriera". Per rilassarsi suona uno strumento poco diplomatico - verso i vicini - come la batteria. La gita a sorpresa di Livni nei territori, accompagnata dagli alti comandi, non poteva venire organizzata senza il permesso del ministro della Difesa. Che in cambio sembra aver ricevuto un lasciapassare per prendersi un po' di spazio sul palcoscenico internazionale (e magari una foto con Condoleezza Rice). Meno di due anni da premier, tra il 1999 e il 2001, hanno lasciato a Barak la fama di "politico più odiato di Israele": arrogante e accentratore, non ascolterebbe i consiglieri e i collaboratori. Ama citare i passaggi dedicati al comando dal generale Charles De Gaulle: "Niente rafforza di più l'autorità del silenzio". "Eppure da qualche settimana - commenta l'analista Herb Keinon - le sue dichiarazioni sono meno anemiche. Dopo l'incontro con un ministro straniero, riesce a pronunciare più di due o tre frasi". E' stato accusato di cinismo anche per il divorzio dalla moglie, dopo trent'anni di matrimonio. Lui avrebbe ammesso di aver costruito la villa, dove vivevano poco prima della separazione, così grande da poter abitare insieme senza incontrarsi. I consiglieri assicurano che a 66 anni sia cambiato: fa esercizi yoga, la nuova compagna gli trasmette "pace spirituale ", durante un viaggio in India "ha perfino guidato la sua auto e fatto benzina da solo, come una persona normale. Non gli succedeva da anni". Per distanziarsi dall'"edonista Olmert" - come l'ha battezzato il quotidiano Haaretz - Barak deve dimostrare di poter scendere dal trentaduesimo piano dei grattacieli Akirov a Tel Aviv, le torri extralusso dove vive e che agli israeliani sembrano d'avorio. Davide Frattini.

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Il ritorno di Brzezinski: <Gli ebrei Usa come McCarthy> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-29 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE Il caso Bufera sull'ex consigliere per la sicurezza nazionale, consulente di Obama, che ha lanciato dure accuse contro la "lobby" statunitense Il ritorno di Brzezinski: "Gli ebrei Usa come McCarthy" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE NEW YORK - Era l'ultima cosa di cui Barack Obama aveva bisogno, dopo l'accoglienza glaciale riservatagli dagli ebrei della Florida e dopo la recente gaffe su Auschwitz, da lui scambiata per Buchenwald. In un'intervista all'inglese Daily Telegraph il suo consigliere in politica estera, Zbigniew Brzezinski, ha accusato l'establishment ebraico-americano di, "maccartismo nei confronti dei critici d'Israele". Definendo la lobby ebraica Usa "troppo potente " e "troppo prona a tacciare d'antisemitismo chiunque osi criticare lo Stato Ebraico". Nel mirino dell'80enne politologo di origine polacca è l'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), la più grande e influente lobby ebraica statunitense (oltre 100 mila iscritti e un budget annuo che supera i 100 milioni di dollari), da lui accusata di "dettare legge alla politica mediorientale Usa". E di "intimidire chiunque, fuori e dentro il Congresso, non sposa i suoi dogmi". Che cosa hanno in comune l'AIPAC e Joseph McCarthy, il famigerato senatore repubblicano autore della caccia alle streghe anticomunista degli anni '50 che penalizzò soprattutto i "creativi" ebrei di Hollywood? "Entrambi usano la calunnia e la demonizzazione, al posto della dialettica", replica Brzezinski, che definisce "paranoia pura " l'abitudine dell'AIPAC di bollare come anti-israeliano "ogni tentativo di pace in Medio Oriente". Le dichiarazioni sono piovute come una doccia fredda sul frontrunner democratico, da tempo in difficoltà con l'elettorato ebraico, critico della sua intenzione di dialogare con l'Iran e timoroso di un allentamento nel rapporto speciale degli Usa con Israele, se Obama verrà eletto. Brzezinski, ex-consigliere per la sicurezza nazionale di Jimmy Carter, da anni inviso agli ebrei neocon, ha mostrato ai critici di Obama il suo vero tallone d'Achille. "è il colpo di grazia che affonderà le sue sorti", punta il dito Ed Lasky, editore dell'influente rivista online American Thinker, "quest'ultima boutade dimostra quanto problematico è l'atteggiamento di Obama non solo verso Israele ma anche nei confronti del mondo ebraico Usa". Non è la prima volta che l'intellighenzia ebraica Usa accusa Brzezinski di antisemitismo per le sue persistenti critiche anti-Israele, da lui accusata di "eccesso di forza" e "rifiuto del compromesso". Lo scorso anno Brzezinski difese John Mearsheimer e Stephen Walt, i due controversi studiosi americani che nel loro libro "The Israel Lobby" hanno osato mettere in dubbio il diritto d'esistere di Israele. Ma a spezzare una lancia in difesa di Brzezinski sono numerosi intellettuali ebrei di sinistra. A partire da Eric Alterman, docente universitario e membro del Center for American Progress di Washington, secondo cui, "le opinioni di Brzezinski sono condivise dalla maggioranza degli ebrei americani ". "Brzezinski ha ragione", gli fa eco il rabbino Michael Lerner, direttore della rivista liberal Tikkun, "l'effetto dell'AIPAC è stato molto più devastante di quella del maccartismo - incalza -. L'AIPAC promuove da sempre la politica del Likud e accusa di antisemitismo persino gli ebrei americani vicini al Labour. Soffocando un dibattito e un dissenso che in Israele sono all'ordine del giorno". "Il termine pro-Israele è stato scippato da una minoranza conservatrice la cui ideologia è osteggiata dalla maggior parte degli americani, ebrei e non-ebrei", teorizza Jeremy Ben-Ami, ex-consigliere del presidente Bill Clinton che di recente ha inaugurato J Street: "Una nuova lobby alternativa di ebrei illuminati - spiega -, decisi a promuovere un'agenda pro-Israele, pro-pace e progressista ". Alessandra Farkas PER SAPERE DI PIù informazioni e news su www.corriere.it Zbigniew Brzezinski, 80 anni.

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Nuoro Il dibattito Per Gandhi e Martin Luther King alle 17 in via Brigata Sassari (Polivalente) con Guido Ghiani del Movimento nonviolento e l'assessore Graziano Pintori (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nuoro Il dibattito Per Gandhi e Martin Luther King alle 17 in via Brigata Sassari (Polivalente) con Guido Ghiani del Movimento nonviolento e l'assessore Graziano Pintori. E poi il film Una forza più potente - Un secolo di conflitto nonviolento di Steve York. Cagliari Il film di Sergio Citti, tra i più poetici e belli, I Magi randagi alle 21 al Vicoletto di via San Giacomo 20 per chiudere degnamente la rassegna "Dall'Africa all'Italia". Palermo Un giovane siciliano che gira il mondo e l'educazione sentimentale ironica e smagata: Roberto Nobili ci parla del suo libro Col cuore in moto alle 17.30 Feltrinelli di via Maqueda 395. Rende (Cs) UnicAlternativeParty vol.II Dancing in the garden la festa alternativa del Polifunzionale tra note e video art. Napoli Cantolibre presenta il libro Napoli chiama Vicenza. Disarmare i territori, costruire la pace alle 19 in via San Giovanni Pignatelli 35 (la strada che porta all'Orientale). Con Angelica Romano e Alex Zanotelli. Elettropopbeatswave con dj Stardust all'Ateneo libertario in vico Verde Monteoliveto 4. Giugliano (Na) 13 aprile il voto. E adesso? Alle 18 nella Sala conferenze della Pro Loco in corso Campano 329 con Giuseppe De Silva direttore "Provincia Oggi", Angela Fabozzi direttore "Paese Mio", Luigi Gallucci direttore "Periferia", l'opinionista Lele Gargiulo, Eduardo pellegrino editorialista "Abbi Abbe" e Giuseppe Mariconda del Tg3 Campania. Roma Presentazione del Rapporto annuale dell'Arci Servizio Civile alle 10 al Centro Congressi Cavour in via Cavour 50. Si apre alle 18 nella Sala Pintor della sede di Carta via Scalo San Lorenzo 67 Una mano ai diritti umani , la mostra di arte contemporanea per l'infanzia in Palestina, per i bambini di Gaza organizzata dalle associazioni Stelle Cadenti e Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese. Per "Letterature. Festival Internazionale di Roma", alle 21 sul palco del Massenzio ecco a voi Massimo Carlotto , tra i maggiori scrittori europei di gialli e Ayaan Hirsi Ali autrice somala coraggiosa che si è posta in difesa dei diritti delle donne contro gli estremismi dell'Islam; e poi letture con Massimo Popolizio e Isabella Ferrari e l'accompagnamento musicale di Maurizio Camardi. La sofisticata creatività tutta femminile di Elisabetta Capurso in un cd in cui l'autrice si osserva e si racconta: Se Narciso di guarda alle 18 Note Book, auditorium Parco della Musica. Ines De Castro è il libro di Salvatore Statello presentato alle 17 nel Salone Borromini della Biblioteca Vallicelliana in piazza della Chiesa Nuova 18; con anche Delfina Ducci. Teatro al Kollatino Underground di via Sorel 10 con, alle 21.30, Infantile Follia scritto e diretto da Greta Agresti messo in scena dalla Compagnia Dioniso in Demetra. Mostre, proiezioni, cucina aperta e dj elettronico con Dead Sundays + Torma + Kill Notes per Aperitivo Infoshokkante al Villaggio globale. Pennabilli (Pu) L'antica rocca della Val Marecchia ripete la magia del piu' atteso raduno di buskers ed artisti di strada. Talenti di ogni arte e con qualsiasi strumento o improbabile marchingegno. E cosi' le piccole piazzette, le corti, le strade di pieve, diventano per 5 giorni palcoscenici improvvisati e teatri di strada, dove si ascoltano le mille storie di giullari e di artisti di un tempo. Artisti in Piazza da oggi al 2 giugno. Siena Musica, workshop, dibattiti e letture alla Facoltà di Lettere e Filosofia per Ricominciamo dal '68 . Alle 11 "Riprendere per ripensare", con Alberto Olivetti e la presentazione della tre giorni; alle 13 pranzo in mensa e alle 15 iniziano i Workshop; alle 17 l '68 tra temporalità e soggettività con Franco Piperno leader di Potere operaio e alle 21.30 MaDeKe Sound alla Corte dei Miracoli. Firenze Doppio spettacolo per la cinerassegna Glauber Rocha: l'estetica della fame al CineCittà di via Pisana 576: alle 20.45 e 22.45 Il dio nero e il diavolo biondo del 1964. Bologna Raul Grassilli legge le poesie di Maria Grazia Pettorossi, in occasione del secondo libro Viaggio di ritorno (Pendragon) alle 17.30 nell'Aula magna dell'ex convento di Santa Cristina; con Salvatore Jemma. Operai e studenti, il Vietnam e Che Guevara, i cancelli di Mirafiori e le strade di Valle Giulia , l'internazionalismo e la strage di Stato, il femminismo e la lotta armata... Guido Vitale, tra i più importanti dirigenti di Lotta Continua, ci parla del suo libro Il '68. Tra rivoluzione e restaurazione (Nda) alle 18 Feltrinelli di piazza Galvani 1; con Goffredo Fofi. Sono passati moltissimi anni e gli Skiantos ancora oggi scrivono canzoni e le portano in giro con orgogliosa esuberanza; ma il loro album d'esordio era diventato introvabile; ci ha pensato ShaKe edizioni che presenta la prima ristampa di Inascoltabile alle 18 Feltrinelli via Zamboni 7; con, udite udite, gli Skiantos! "Le soirées chez le Tpo": alle 19 via Casarini 17 incontro sulle carovane estive organizzate da Ya Basta! In particolare sulla Carovana "Resistenza e Autonomia" in Messico e Chiapas viaggio tra i movimenti sociali e le comunità autonome zapatiste dal 27 luglio al 20 agosto. Dagli "zingari felici in piazza Maggiore" ai pogrom contro i rom : alle 21 Vag 61 in via Paolo Fabbri 110. Con il cantautore e scrittore Claudio Lolli e gli scrittori Valerio Evangelista e Milena Magnani. E poi il docufilm di Elisa Mereghetti La colonna senza fine , l'odissea dei ro rumeni a Bologna dal 2002 a oggi. Vicenza Al via la tre giorni No Dal Molin: due anni in movimento : alle 18 al Presidio permanente dibattito con Massimo Cacciari sindaco di Venezia, Achille Variati sindaco di Vicenza, il consigliere regionale Gianfranco Bettin, i consiglieri comunali Beppe Caccia e Ciznai Bottene e Olol Jackson del Presidio permanente. Verona Bisogna andare via, spostarsi, viaggiare, muoversi per non morire delle malattie dell'identità. Elisabeth Jankowski presenta il suo libro Preghiera metropolitana alle 17 "Esposta" in via Interrato dell'Acqua Morta 13b. Besenello (Tn) Immersione giallo-verde per incontrare l' Altro Brasile : alle 20.30 via San Giovanni 51 testimonianze dalle periferie di Fortaleza con Aurinella Lopez, musica e poesie. Ziano di Fiemme (Tn) Il docente Carmelo Bruno ci parla dei prodotti per la casa: Puliamo o ci avveleniamo? Alle 20.30 Casa parrocchiale. Mattarello (Tn) No basi. Sì pace. Il film di Brian de Palma Redacted alle 20.30 al Teatro parrocchiale e dibattito. Chiuduno (Bg) L'unico festival etnico in Italia con gruppi da tutto il mondo "non professionisti" ma custodi di culture che stanno scomparendo: Lo spirito del pianeta al Polo Fieristico. Alle 19 accensione del fuoco sacro, canti e danze dalla Costa d'Avorio e la conferenza sulla cultura Sènoufo (Costa d'Avorio). Torino Conflitti e diritti umani nel Corno d'Africa: la sfida della pace in Sudan tra silenzio dei media e il dramma dei profughi: Darfur dimenticato . Alle 20.30 Museo diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà in corso Valdocco 4 con il giornalista Diego Marani esperto di Sudan e Corno d'Africa, Bruna Sironi di Mani Tese e Silvia Forma del Comitato Migranti. Giaveno (To) Con Ivan Cicconi esperto di infrastrutture e opere pubbliche discutiamo di Tav: ma quanto ci costi? Alle 21 a Villa Favorita in piazza Molines. Vercelli La vita di Isabel, giovane universitaria colombiana nel libro Guerrilla Girl di Poulsen presentato, insieme all'omonimo film, alle 21 csa Mattone Rosso in corso Rigola 150. 29/05/2008.

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Achcar: La crisi a Beirut non è chiusa, ci vuole il dialogo, anche con Damasco (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Achcar: "La crisi a Beirut non è chiusa, ci vuole il dialogo, anche con Damasco" Perplessità Confessionalismo più forte con la nuova legge elettorale. Improbabile nel breve termine un attacco armato israeliano Cinzia Nachira Per Gilbert Achcar la crisi politica a Beirut e tutt'altro che finita. Intellettuale libanese e docente alla School of oriental and african studies (Soas) di Londra, Achcar è un analista tra i più raffinati sulle faccende mediorientali. Lo abbiamo intervistato al telefono chiedendogli un'opinione sugli ultimi sviluppi. Si è detto che il modo in cui il Libano è uscito dalla crisi ha rappresentato una vittoria per l'opposizione guidata da Hezbollah. Cosa ne pensa? L'accordo di Doha non è una soluzione-miracolo, ma può aprire un periodo provvisorio durante il quale i due campi coinvolti continueranno lo scontro con altri mezzi. L'alternativa è che la nuova dinamica di guerra civile che si è aperta venga stroncata sul nascere da trattative regionali/internazionali. La possibilità di un cambiamento della politica mediorientale di Washington, in seguito alle prossime elezioni americane, è d'altronde uno dei fattori principali che sottendono alla tregua raggiunta a Doha. La nuova-vecchia legge elettorale, tornando a una suddivisione delle circoscrizioni elettorali più ridotta, è tale da rafforzare la dinamica confessionale che in questi ultimi anni in Libano ha avuto nuovo impulso. La maggioranza parlamentare, alleata di Riyad e Washington, ha accettato la principale richiesta dell'opposizione - il diritto di veto in seno al governo - dopo che l'opposizione ha imposto sul terreno, con le armi, questo diritto di veto che la sua mobilitazione pacifica che andava avanti dalla fine del 2006 non era riuscita a ottenere. La maggioranza parlamentare ha stimato che, visto che non resta che un anno prima delle prossime elezioni parlamentari, un governo provvisorio consensuale era una cosa accettabile, in cambio della garanzia dell'elezione da parte dell'attuale Parlamento, e per sei anni, di un presidente della Repubblica ad essa gradito, il comandante in capo dell'esercito libanese Michel Suleiman. In questa situazione quale ruolo può giocare l'esercito libanese? I militari non possono avere un ruolo "interventista" nel conflitto, possono agire solo come forza di "interposizione". Si potrebbero paragonare ai Caschi Blu dell'Onu. E questo perché si tratta di un esercito che riflette la composizione della popolazione del Paese e che se dovesse prendere parte attiva nello scontro, da una parte o dell'altra, andrebbe incontro a una divisione, producendo un fenomeno sconosciuto in Libano: l'esplosione dell'esercito. Molti hanno descritto l'azione di Hezbollah come un colpo di Stato, facendo un paragone con l'azione di Hamas a Gaza nel giugno 2007. Alcuni osservatori sostengono che lo scopo di Hezbollah sarebbe quello di instaurare una repubblica islamica in Libano. Gaza è un territorio molto più piccolo del Libano, geograficamente isolato dall'ambiente circostante. Beirut è la capitale del Libano e non è isolata dal resto del Paese. In secondo luogo Gaza ha una popolazione omogenea a livello confessionale, quindi la presa del potere a Gaza era una possibilità e Hamas l'ha sfruttata. In Libano, Hezbollah sa perfettamente che non può prendere il potere. E lo ha detto apertamente fin dalla sua fondazione, chiarendo che non vi sono le condizioni per realizzare una repubblica islamica in Libano, Paese multi-religioso, multi-confessionale. Hezbollah è soprattutto impegnato nel controllo della propria comunità religiosa. Ciò che è avvenuto a Beirut in questi ultimi giorni non è una presa del potere da parte di Hezbollah ma un'azione militare di Hezbollah contro il campo avverso, una "presa del territorio" da parte di Hezbollah e dei suoi alleati, che sono per la maggior parte delle forze strettamente legate alla Siria. Anche Hezbollah è legato alla Siria, ma prioritariamente all'Iran. Israele può cogliere l'occasione per intervenire? Credo che Israele non sia in grado, anche vista la sua crisi interna, di lanciarsi nuovamente in un'azione ampia come quella del 2006 in Libano. Non a causa della presenza dell'Unifil, ma per la forza della resistenza contro la quale si è già scontrato. Già nel 2000 ha dovuto ritirarsi dall'ultima parte del Sud del Libano che aveva occupato dal 1982. D'altronde nessuno auspica un intervento di Israele nel conflitto libanese, nemmeno Washington, perché questo metterebbe in grave imbarazzo i suoi alleati. Anche la maggioranza governativa non vuole l'intervento di Israele. Quindi ciò che mi sembra gli israeliani prendano in esame per vendicarsi della sconfitta del 2006, sono degli attacchi più mirati. L'assassinio qualche tempo fa di Mughniyeh, il capo militare di Hezbollah, è stato percepito da Hezbollah come un segnale. E il ruolo della Siria? La Siria teme di vedere la guerra confessionale libanese estendersi al suo interno: già nel Libano del Nord vi sono stati scontri tra la minoranza alauita libanese e sunniti. Questo è un fattore di rischio per il regime siriano perché esso stesso è dominato dagli alauiti, minoritari in Siria, dove la maggioranza della popolazione è sunnita. Per ora il regime ha tutto sotto controllo. Invece, è sufficiente leggere i tanti commenti sulla stampa israeliana che dicono: il problema di Hezbollah noi non siamo in grado di affrontarlo e risolverlo, come anche Washington. Quindi, l'unica soluzione è parlare con Damasco. La Siria è consapevole del suo ruolo ed esige: a) che spariscono le minacce che pesano su di essa soprattutto per il Tribunale Internazionale per l'assassinio di Rafiq Hariri, b) un cambiamento di atteggiamento verso di essa e il riconoscimento della sua tutela sul Libano.

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Parte il siluro di Barak Olmert al capolinea (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Da sindaco di Gerusalemme il premier ha preso bustarelle rigonfie Ultimatum del leader laburista: ora si dimetta o si autosospenda Parte il siluro di Barak Olmert al capolinea Michele Giorgio Gerusalemme Olmert è all'ultima fermata, l'autobus della politica lo porta al capolinea. Dopo aver superato indenne varie indagini giudiziarie su attività torbide legate agli anni in cui è stato prima sindaco di Gerusalemme e poi ministro; dopo essere uscito incolume dall'inchiesta della Commissione Winograd sulla fallimentare offensiva contro Hezbollah in Libano nel 2006, ora il primo ministro israeliano è sul punto di gettare la spugna, sotto i colpi violenti che ha ricevuto dal suo principale alleato di governo, il ministro della difesa e leader laburista Ehud Barak. "Di fronte all'attuale situazione e considerando le sfide che fronteggiano Israele, fra cui Hamas, Hezbollah, la Siria, l'Iran, i soldati prigionieri e il processo di pace, il primo ministro non può guidare il governo e condurre i suoi affari personali", ha detto ieri Barak durante una conferenza stampa. Olmert, ha suggerito il ministro della difesa, deve scegliere fra le dimissioni e l'autosospensione. E questo, ha precisato, deve avvenire "presto". Altrimenti il partito laburista, ha avvertito, lavorerà per andare ad elezioni anticipate. Una mossa obbligata quella di Barak dopo la testimonianza resa due giorni fa dal magnate americano Morris Talansky, che ha raccontato ai giudici delle buste gonfie di migliaia dollari - 150mila in 15 anni - versate al primo ministro. Una vicenda che ha messo in moto un'onda di sdegno tra gli israeliani già convinti che Olmert abbia cercato attraverso la politica di garantirsi privilegi e benessere. Talansky, affascinato dal "talento" politico di Olmert, potrebbe essere stato solo uno dei polli spennati da un uomo politico spregiudicato, che deve la sua carriera ad un altro premier israeliano, Ariel Sharon, altrettanto disinvolto. Difendere il premier sarebbe stato un suicidio per i laburisti dopo il sondaggio che ha rivelato che il 70% degli israeliani non crede a Olmert quando dice che il denaro ricevuto da Talansky venne usato solo a fini elettorali e non per spese personali. Il quotidiano Haaretz, ieri in un editoriale, aveva anticipato tutto, sottolineando che "per l'opinione pubblica Olmert politicamente è morto". La testimonianza di Talansky, ha scritto, ha dipinto il quadro della bella vita di Olmert: suite di lusso, penne stilografiche, sigari, voli in prima classe, e l'uomo che pagava il tutto. "Quel che rende la situazione insostenibile sono i contanti, i biglietti verdi passati da Talansky per tanto tempo senza che venissero mai registrati". Tutti ora guardano alle mosse del premier che ha fatto sapere di non aver alcuna intenzione di dimettersi e che a inizio giugno andrà negli Usa per incontrare Bush. Ma la sua volontà ormai conta poco visto che il suo partito, Kadima, è convinto della necessità di un rapido cambio al vertice. Il nome del ministro degli esteri Tzipi Livni è quello più indicato come prossimo primo ministro. La sinistra sionista israeliana da parte sua non crede neanche alla sincerità di Barak e accusa il leader laburista di aver "ingannato" l'opinione pubblica quando ha chiesto al premier di abbandonare temporaneamente l'incarico o rassegnare le dimissioni. "Quelle di Barak sono affermazioni che non contengono un vero ultimatum e pertanto sono prive di contenuto politico", ha spiegato un portavoce del Meretz. Per gli analisti politici invece non ci sono dubbi: Barak ha messo fine alla carriera politica di Olmert. "Barak e i laburisti hanno preso le distanze da un primo ministro che non può più essere difeso", ha spiegato il professor Peter Medding, docente di scienze politiche presso l'Università Ebraica di Gerusalemme, che però tende ad escludere elezioni anticipate. "Sull'onda dello scandalo la vittoria del Likud (opposizione di destra) sarebbe certa e quindi mi aspetto negoziati nella maggioranza per arrivare alla formazione di un nuovo governo con un premier diverso". Il Likud, da tempo dato in vantaggio dai sondaggi, però non rimarrà a guardare. La sua direzione ha chiesto a tutti i partiti, di destra e di sinistra, di "stabilire una data per lo scioglimento della Knesset e per le nuove elezioni". Secondo il partito di Benyamin Netanyahu, anche lui coinvolto in varie inchieste della magistratura quando era premier negli anni Novanta, occorre dire "basta alle manovre politiche: le grandi sfide che aspettano il paese vogliono un governo nuovo e forte". E il riferimento fatto sia dai laburisti che dall'opposizione alla impossibilità per Olmert di affrontare, mentre è indagato, le "grandi sfide" che attenderebbero Israele, conferma indirettamente che qualcosa di estremamente importante e grave si sta preparando nella regione. Non l'accordo con l'Anp di Abu Mazen annunciato ad Annapolis e neppure la "pace" con la Siria ma invece la guerra con l'Iran. Il prossimo premier israeliano è chiamato a dare luce verde all'attacco contro le centrali nucleari iraniane.

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E Abu Mazen teme di affondare col premier di Tel Aviv (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il capo dell'Autorità palestinese ha legato il suo destino politico al processo di pace. Se arriva il Likud, è finito anche lui. E allora spera nel salvagente Tzipi Livni Mi. Gio. Gerusalemme La possibile caduta di Ehud Olmert avverrà paradossalmente tra gli applausi degli israeliani e le lacrime dell'entourage di Abu Mazen. "Il punto è che il presidente e (il capo negoziatore) Abu Alaa sono convinti che quel processo cominciato ad Annapolis lo scorso novembre porterà a un accordo di pace con Israele, anche se non è quello che pensa la nostra popolazione", spiegava ieri al manifesto l'analista palestinese Ghassan Khatib. "Non vi è dubbio che questi fatti avranno un effetto negativo sui negoziati...certo quanto sta accadendo è un affare interno israeliano ma a noi interessa avere un primo ministro impegnato nel processo di pace", ha comunicato Nabil Abu Rudeinah, il portavoce di Abu Mazen. Ma forse non è tanto la convinzione quanto una debole speranza ciò che anima (o animava) Abu Mazen e Abu Alaa durante gli (inconcludenti) negoziati con Olmert e il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni. Il raggiungimento di quell'accordo con Israele entro il 2008 è un elemento centrale della strategia di Abu Mazen. Uno straccio d'intesa, anche solo preliminare, potrebbe fornire al presidente palestinese l'appiglio per "dimostrare" la validità della sua linea di compromesso rispetto a quella della "resistenza" di Hamas che, da un anno, ha il pieno controllo di Gaza. "Un fallimento al tavolo dei negoziati e la mancata convocazione del congresso del suo partito Fatah (atteso da quasi venti anni, ndr), potrebbero trasformare il 2008 in un anno infernale per Abu Mazen, a vantaggio di Hamas. E le possibilità che questo scenario si materializzi ora sono molto concrete", ha previsto Ghassan Khatib. Diversa è la situazione della Siria. Certo anche a Damasco si segue con attenzione il destino di Olmert che, dopo ben otto anni, ha riaperto la trattativa sulle Alture del Golan, una porzione di territorio siriano che Israele occupa dal 1967. "Vi sono molti ostacoli ai negoziati in corso - ha spiegato l'analista siriano Thabit Salim - alcuni dei quali hanno a che vedere con influenti parti internazionali, come gli Stati Uniti". La caduta di Olmert potrebbe essere pericolosa per Damasco solo se sfocerà in elezioni anticipate e in un ritorno al potere del Likud di Benyamin Netanyahu, contrario a restituire il Golan. La nomina a nuovo premier di Tzipi Livni sarebbe vista con cauto favore a Damasco, perché rappresenterebbe un fattore di continuità politica che Assad potrebbe facilitare facendo promesse a proposito di altri scenari regionali. Un segnale in questa direzione è venuto quando, incontrando una delegazione parlamentare britannica, il presidente siriano ha affermato che anche il Libano dovrebbe avviare dei colloqui con Israele se il dialogo fra Damasco e Tel Aviv dovesse fare progressi. Con Netanyahu al potere queste offerte risulterebbero inutili.

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Il personaggio Un Ehud a tre facce (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il colono Durante il periodo in cui è stato sindaco di Gerusalemme (dal 1993 al 2003) il 62enne Ehud Olmert è della colonizzazione ebraica di Gerusalemme est. Circa 200.000 coloni occupano oggi la parte orientale della Città santa e vanno ad aggiungersi ai 250.000 che dal 1967 si sono stabiliti - illegalmente secondo il diritto internazionale - in Cisgiordania. Il pacifista Dalla conferenza di Annapolis del novembre scorso, il premier israeliano è ufficialmente impegnato in colloqui di pace con la controparte guidata dall'Autorità palestinese (Anp). Dopo sette anni di negoziati interrotti in seguito alla seconda intifada, il governo di Tel Aviv non ha però smesso di perseguire politiche considerate tra i principali ostacoli per un dialogo serio: la colonizzazione dei Territori occupati, l'aumento dei posti di blocco che stritolano la Cisgiordania, l'arresto di centinaia di palestinesi. L'imbroglione Oltre all'inchiesta per la quale ieri sono state chieste le sue dimissioni, Olmert è implicato in altri due casi di corruzione (in entrambi si proclama innocente). Il primo riguarda l'accusa di aver concesso favori in cambio di uno sconto su un appartamento che, nel 2004, acquistò a Gerusalemme. Il secondo di aver sistemato in un'Authority persone a lui vicine quando era ministro del commercio.

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La nascita di Israele negli scatti di Capa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Fotografia La nascita di Israele negli scatti di Capa Linda Chiaramonte Un esule che racconta gli esuli. È ciò che fa Robert Capa nei 46 scatti in bianco e nero Fotografie da Israele 1948-1950, in mostra fino al 20 luglio al Museo Ebraico di Bologna in occasione del 60° anniversario di Israele. Un maestro della fotografia (come il fratello, Cornell Capa, morto due giorni fa), fra i più grandi reporter di guerra del '900 che in questi scatti inediti per l'Italia, ripercorre le tappe della nascita. Il 14 maggio 1948 Capa era a Tel Aviv per documentare quel momento storico che avrebbe segnato con guerre e scontri quei luoghi oggi più che mai tormentati. Capa fissa il suo obiettivo sulla cerimonia della dichiarazione dello stato, la folla in strada, il discorso del primo ministro Ben-Gurion, la prima sessione della Knesset, il presidente Chaim Weizmann. Osservatore attento, Capa partecipa e documenta gli eventi del suo tempo. In questi scatti il suo occhio si ferma soprattutto sull'umanità e la forza della gente di resistere nonostante la grande tragedia vissuta, la gioia per una terra e una patria fino ad allora negate. Nelle immagini cattura i volti della gente semplice, una bambina sorridente che sventola la bandiera del nuovo stato sulle spalle del padre, l'arrivo ad Haifa da tutta Europa di migliaia di immigrati, i campi di transito di Parod e Shaar Aliya, dove la gente viene registrata poi smistata in diverse città in campi di lavoro e insediamenti. Un calzolaio dal viso segnato, un uomo jugoslavo che tenta di vendere alcuni attrezzi, le donne con i loro bambini nel kibbutz di Negba. Capa è fotografo in mezzo alla gente, il suo obiettivo registra l'evento attraverso chi è sopravvissuto alla tragedia della guerra, uomini e donne che arrivano da lontano. In primo piano un ebreo della Transilvania e alcuni yemeniti, una donna sola con una valigia in spalla e un bimbo di pochi anni. gonna. Le prime fatiche di uno stato nascente con pochi scatti ad immortalare l'inizio della guerra fra Israele e alcuni stati arabi limitrofi, come quella in cui le forze armate israeliane Haganah accerchiano la città vecchia in mano alle forze arabe. Tra il '48 e il '50 Capa torna diverse volte in Israele e insieme allo scrittore Irwin Shaw realizza il progetto Report on Israel da cui sono tratti i lavori esposti. La mostra, organizzata con Contrasto e Magnum Photos, agenzia che Capa fondò nel 1947 insieme, fra gli altri, all'amico Henry Cartier Bresson, non vuole inserirsi nel dibattito politico apertosi in occasione della Fiera del libro di Torino, rifiuta ogni tentativo di essere ricondotta agli avvenimenti attuali. Si tratta di una testimonianza di quella fase storica vista attraverso gli occhi di un reporter d'eccezione, uomo di sinistra che negli anni '30 fu costretto a lasciare il suo paese d'origine, l'Ungheria, per le sue posizioni politiche, colpa aver partecipato ad attività studentesche. Di famiglia borghese ebrea non osservante, Endre Friedman, questo il suo vero nome che cambiò nel '36, dopo l'esilio da Budapest si trasferisce a Berlino dove frequenta un corso di fotogiornalismo e dove muove i primi passi. Il primo incarico importante arriva nel '32 quando riprende una lezione di Trotskj agli studenti danesi. Nel '33, durante l'ascesa di Hitler al potere, scappa a Vienna, torna in Ungheria, si trasferisce a Parigi. In quegli anni sarà in Spagna per documentare la guerra civile, fra questi lo scatto del miliziano ucciso che gli procurerà fama internazionale, pubblicata da Life nel '37, Ancora un susseguirsi di reportage di guerre in Cina, Gran Bretagna, Nord Africa, Sicilia, oltre allo sbarco in Normandia. In Israele dal '48 al '50, nel '54 in Giappone, poi la guerra dei francesi in Indocina come inviato di Life. Lì morirà il 25 maggio calpestando una mina.

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<In bagno>. <Missione segreta per Silvio> Le <giustificazioni> dei cento assenti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-29 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Dopo la "caduta" Mondello: ero stanca per la campagna elettorale. Versace: in Russia, aiuto il sistema Paese "In bagno". "Missione segreta per Silvio" Le "giustificazioni" dei cento assenti ROMA - "Fannullone io? Non scherziamo, ragazzi! Sto lavorando per tutti voi, per promuovere la mia azienda e il made in Italy nel mondo". Non potrebbe farlo dal suo scranno in Parlamento, onorevole Santo Versace? "Ho comunicato per iscritto al capogruppo del Pdl il mio viaggio a Mosca per presentare la torre di 52 piani che sorgerà a Panama, un grattacielo da cento milioni tutto arredato Versace ". E quindi non si sente un peone-fannullone, lei. "I fannulloni alla Camera sono quelli che presentano certi emendamenti. E poi io a questa storia ci credo poco, cento deputati assenti sono un segnale politico". Troppo impegnati (altrove) o troppo stanchi, malatissimi o solo incontinenti, in missione segreta a Palazzo Grazioli o, semplicemente, un filino distratti. C'è di tutto nella lista nera stilata da Berlusconi dopo il flop della maggioranza sulla tutela della fauna selvatica: 48 onorevoli di Pdl-Lega-Mpa in missione e 51 assenti al momento del voto, quando la corazzata del Cavaliere è andata sotto in Aula con relativo strascico di polemiche tra alleati. E adesso, sulla lunga guida rossa che taglia in due il Transatlantico, i "pentiti" camminano a testa bassa, in attesa che da Palazzo Chigi giunga la lettera di richiamo auspicata da Giorgio Stracquadanio: "Spero che ci sia una lezione, una vera e propria sanzione...". Assente ingiustificato? "Ero a Palazzo Grazioli a lavorare sulla comunicazione". Analoga scusa accampa il forzista Gianni Mottola, "uscito a fare una cosa per il presidente Berlusconi". Ce la racconta? "Non mi sembra il caso". Misterioso anche Giancarlo Pittelli, dice che si è assentato "solo tre minuti" ma non vorrebbe rivelare il perché e poi si scopre che era alla toilette. Probabilmente in fila, visto il fuggi fuggi verso i bagni all'ora del quarto voto, spiegazione ufficialmente addotta anche dal barese Carmine Santo Patarino di An: "Pensavamo che la cosa tirasse avanti, ci siamo presi qualche minuto di pausa e siamo cascati nella trappola del Pd". Gli assenti per motivi politici, i diniani Italo Tanoni e Daniela Melchiorre. Le vittime dei ritardi Alitalia come Maria Grazia Siliquini, che chiama Italo Bocchino dall'aeroporto e geme "sono bloccata dallo sciopero". E gli sgobboni alla Gabriella Mondello, "traditi" dalla stanchezza dopo aver conquistato la palma degli stakanovisti parlamentari: "Sono dispiaciutissima, per tre legislature ho raggiunto percentuali bulgare di presenza in Aula, il mio record è il 97 per cento...". E martedì? "è che non sto bene, non mi sono ripresa dalle fatiche della campagna elettorale - sospira l'ex sindaco di Lavagna -. Ho scompensi di pressione da caldo e il medico mi ha detto di stare a casa. Se avessi saputo che quel voto era importante, sarei venuta anche in barella". E c'è un altro onorevole che ha perso punti quanto a pulsanti schiacciati: il responsabile esteri di An, Marco Zacchera, si annovera "tra i dieci parlamentari più secchioni " però al momento del voto incriminato stava presenziando all'avvicendamento in Italia tra numeri due dell'ambasciata di Israele. Impegni politici pure per il presidente della commissione Esteri, il leghista Stefano Stefani ("Aveva delle persone nella stanza") e per Barbara Saltamartini, responsabile donne di An: "Ho preso un giorno di permesso, ero a Palermo a sostenere le nostre candidate alle provinciali. Altro che fannullona, c'erano 45 gradi!". E quando Adriano Paroli risponde al cellulare quasi ci resta male: "Perché chiamate proprio me? Ero assente giustificato, sono il sindaco di Brescia e stavo preparando l'anniversario della strage di piazza della Loggia". Nell'affollatissima casella malati si incontrano gli ex ministri Antonio Martino e Mirko Tremaglia, la giovane Chiara Moroni ("Accertamenti in ospedale, ho il certificato") e Roberto Tortoli, scappato a casa dopo i primi due voti causa "febbre a 39". L'avvocato gallipolino Ugo Lisi era a Milano per "controlli medici", però confessa di aver sentito anche lui di supposti "maldipancia per promesse non mantenute ". L'azzurra Maria Teresa Armosino è stata bloccata da un malanno, cinque giorni di terapia. Si sente supergiustificata, eppure si dispera: "Avevo inviato tutti i certificati, assicuro. Ma mi dicono che si è perso tutto". Anche Giulia Cosenza (An) era "semplicemente malata, un antipaticissimo malessere". E c'è un capitolo lutti in area leghista. Il sindaco di Cittadella, Massimo Bitonci, ha perso la mamma e il comasco Nicola Molteni l'amico del cuore. Mario Baccini non ha nessun problema a raccontare: "Ero appena tornato dalla Mongolia dove ho inaugurato un ospedale per bambini". Si scopre infatti che l'ex Udc passato per la Rosa Bianca è anche presidente di una fondazione dal nome latino, Foedus: "Sì, è vero che ho votato la fiducia, però sto nel gruppo misto...". E quindi si sente con le mani libere. E Niccolò Ghedini? Risponde quasi stupito: "Veramente io stavo con il Cavaliere. Come sempre. La mattina ho votato, ma il pomeriggio avevo una riunione inderogabile con Berlusconi sui rifiuti napoletani, le intercettazioni e tante altre cose. Comunque, il capogruppo lo sapeva benissimo". Maledetto fu il pulsante di Nicola Cosentino (Forza Italia): "Non ha funzionato, non so perché, proprio in quella votazione. Sono andato a dirlo al presidente, l'hanno messo a verbale". Anche il leghista Giacomo Chiappori dà la colpa al pulsante, schiacciato meno del dovuto. Il neosottosegretario allo Sport Rocco Crimi (Forza Italia) invece si era allontanato: "Mi dispiace, ero andato qualche minuto a lavorare nel mio ufficio". Cose che capitano? Risponde, con autodisciplina: "Sì, ma non devono capitare più". "Un problema di organizzazione", invece, per Basilio Catanoso (An): "Siamo un grande gruppo, noi del Pdl e a volte può capitare un po' di confusione. Io stavo facendo una riunione per il governo siciliano e non mi sono accorto che dovevo andare a votare". Anche il compagno di partito Carmelo Briguglio si occupava di cose siciliane, ma con altre motivazioni: "Sono candidato sindaco di Taormina, che non è una passeggiata ". Sempre di An e sempre in campagna elettorale Benedetto Fabio Granata: "Ho accompagnato Alemanno ad aprire la campagna per le provinciali di Palermo". E l'Mpa di Raffaele Lombardo? Roberto Di Mauro ha una giustificazione inappuntabile: "Sono subentrato all'onorevole Leanza che ha scelto il governo siciliano, ma non mi sono ancora insediato ". Non ha votato Antonio Milo e così Arturo Iannaccone, che ha pigiato con diligenza il bottone ma non quello sulla fauna selvatica: "è stato un banale disguido, non avevo alcuna intenzione di affossare quella norma". E mancavano all'appello, infine, anche big del calibro di Umberto Bossi, del coordinatore di Forza Italia Denis Verdini e dello stesso capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto, che si è giustificato dicendo che stava in Transatlantico a richiamare dentro l'Aula i suoi. Ma nella serata di martedì è stato convocato da Silvio Berlusconi per chiarire il flop di Montecitorio. Monica Guerzoni Roberto Zuccolini Versace "Ero a Mosca per presentare un grattacielo da cento milioni tutto arredato Versace" Melchiorre Ha dichiarato di essere assente al momento della votazione per motivi politici Pulsanti Cosentino: non ha funzionato il pulsante, l'ho messo a verbale. Il leghista Chiappori: l'ho schiacciato troppo poco.

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Notizie in 2 minuti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-05-29 num: - pag: 64 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano La Cgil pianta Brunetta La Cgil ha "abbandonato il tavolo" convocato dal ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, per presentare alle parti sociali il piano industriale di riforma della pubblica amministrazione. La Cgil contesta "un grave errore di metodo nella convocazione, perché si è deciso di far partecipare un solo componente" per ogni sigla sindacale "rinunciando a far partecipare coloro che devono poi gestire il piano industriale". L'Italia secondo l'Istat Secondo l'Istat, nel 2007 l'economia italiana ha mostrato segnali di rallentamento. Sempre più famiglie, quasi il 15%, complice il caro-mutuo, hanno avuto difficoltà ad arrivare a fine mese. Politica Retequattro, via la norma Via la norma "salva-Retequattro" dal decreto legge sull'attuazione degli obblighi comunitari. Dopo l'incontro con l'opposizione, il governo ha riformulato l'emendamento sulle tv eliminando sostanzialmente il comma 3 che era contestato dalle forze di minoranza. Soddisfatte le forze di opposizione. Esteri Crisi politica in Israele Ehud Barak ha dato il via alla crisi di governo in Israele chiedendo le dimissioni di Ehud Olmert. Barak, che è ministro della Difesa, ha sottolineato che le accuse di corruzione contro il premier lo rendono inadatto a governare il Paese: "Credo che il primo ministro debba allontanarsi dalla gestione quotidiana del Paese". Cronache Ergastolo per Alessi La Corte d'assise di Parma, accogliendo la richiesta dell'accusa, ha condannato all'ergastolo, con isolamento diurno per due anni, Mario Alessi, e a 30 anni la sua compagna Antonella Conserva per il rapimento e l'omicidio di Tommaso Onofri. Cultura Eredi Le Corbusier vs. Piano Gli eredi del grande architetto Le Corbusier si spaccano sulla proposta di affidare a Renzo Piano un progetto di insediamenti nei pressi della celebre chiesa di Notre-Dame du Haut a Rochamp. I lavori sono iniziati da una decina di giorni. Goytisolo e i bestseller Intervista con lo scrittore spagnolo Juan Goytisolo: "Il successo di Dan Brown o ZafÓn consente di pubblicare libri come i miei". Spettacoli Scala, prima della "prima" La stagione 2008-9 della Scala si apre con una novità. La "prima" del 7 dicembre, con il "Don Carlo" di Verdi diretto da Daniele Gatti, verrà infatti preceduta il 4, per la prima volta nella storia del teatro, da un'anteprima per i giovani fino ai 26 anni con biglietti a 10 euro. Sport Inter-Mancini, sfida legale Nessun accordo sui soldi. Finisce in una battaglia legale il licenziamento di Roberto Mancini da allenatore dell'Inter. Montolivo torna a casa Il c.t. della nazionale, Roberto Donadoni, ha escluso Riccardo Montolivo dalla lista dei 23 convocati per l'Europeo. Assegnati i numeri: il 10 va a De Rossi, a Cassano il 18. Giro, a Locarno vince Greipel Il tedesco Andrè Greipel (High Road) ha vinto in volata la 17ª tappa del Giro, la Sondrio-Locarno. Greipel ha anticipato il compagno di squadra e grande favorito Mark Cavendish - che ha lasciato vincere il suo compagno - quindi Bennati, Zabel e Bazayev. Lo spagnolo dell'Astana, Alberto Contador, rimane in maglia rosa.

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Dominare il mondo: quando l'Impero incontra il Terrore (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-05-29 num: - pag: 46 categoria: REDAZIONALE Il parallelo Dalla Roma antica alla Washington di oggi, il monopolio della potenza e i suoi nemici Dominare il mondo: quando l'Impero incontra il Terrore di AURELIO LEPRE A conclusione di "Colossus ", la sua opera sull'"impero americano", Niall Ferguson lo ha paragonato al Terminator di Arnold Schwarzenegger. Gli Stati Uniti hanno una straordinaria capacità di distruzione, ma la loro potenza ha una limitazione: la loro missione, come quella di Terminator, può essere interrotta, se comincia a lampeggiare il comando Abort. Ad attivarlo può essere un guasto, ma anche la forza di un'opinione pubblica democratica, che modifica o interrompe il programma distruttivo. Per questa ragione la politica imperiale di uno stato democratico conosce dei limiti, che rendono difficile ogni discorso generale sulla natura degli imperi. Difficile ma non impossibile. Se però si abbandona il terreno della polemica politica (quello, per intenderci, su cui si colloca L'Impero di Michael Hard e Antonio Negri), per muoversi su quello della scienza della politica. Come fa Herfried MÜnkler ( Imperi. Il dominio del mondo dall'antica Roma agli Stati Uniti, il Mulino, pp. 254, e 29), in un'opera fredda, scientifica, molto diversa dalle appassionate e spesso violente discussioni che si sono svolte e si svolgono ancora oggi su un argomento così scottante. E che richiede un approccio più storico che sociologico, perché categorie come "imperi democratici" o "imperi totalitari" risultano tanto onnicomprensive quanto generiche. Non c'è dubbio, infatti, che nella prima rientrerebbero sia "l'impero ateniese", come viene definita dagli antichisti l'egemonia di Atene su altre città greche, sia quello americano, nonostante la loro straordinaria diversità, che riguarda anche il terreno, per alcuni aspetti comune, della democrazia. A proposito del dialogo tra i rappresentanti degli ateniesi e degli abitanti di Melo ricostruito da Tucidide, MÜnkler ricorda la frase di Bush: Who's not for us is against us (ma è probabile che il presidente americano, più che allo storico greco, pensasse ai Vangeli di Matteo e di Luca: "Chi non è con me è contro di me"). Bush parlava un linguaggio indubbiamente molto franco, ma ancora lontano da quello di cui si erano serviti gli ateniesi per giustificare l'applicazione della legge del più forte: "Siamo consapevoli che anche voi, come altri, agireste esattamente come noi se aveste la stessa potenza". Se un presidente americano si esprimesse con la stessa brutalità, si accenderebbe subito il comando Abort. Anche questa differenza tra gli "imperi democratici " di Atene e di Washington mostra come sia difficile costruire una teoria generale, e generalizzante, dell'imperialismo. Non è questo, in realtà, lo scopo che si propone MÜnkler. Lo studioso tedesco non ha inteso elaborare una nuova teoria dell'imperialismo, ma svolgere un'ampia riflessione sugli imperi, estesa su un arco temporale non solo di secoli ma di millenni. Sfilano così Augusto e i Bush, Filippo II e Hitler, Alessandro Magno e Alessandro I Romanov. Affiorano concordanze e costanti, che non danno luogo però alla formulazione di leggi rigide (come avviene per i teorici dell'imperialismo e con effetti spesso disastrosi): MÜnkler non costruisce dogmi, ma analizza fatti nell'ambito di una storia comparata ricca di suggestioni. Quando si legge del deficit di potere economico che rese debole l'impero ottomano, non si può fare a meno di pensare alle cause, anch'esse economiche, che hanno provocato la caduta di quello sovietico; la riflessione sulla "soglia augustea", che segna il passaggio dalla fase espansiva a quella della civilizzazione, con la teorizzazione della "pax romana" fatta da Virgilio e da altri scrittori, spinge a chiedersi se ci sia la possibilità di una "pax americana", come ritengono i neo-con. Sono suggestioni, che, pur senza fare delle forzature, rendono difficile la lettura distaccata di un testo che aspira a un'oggettività scientifica. Non credo però che in questa materia sia possibile raggiungerla. MÜnkler scrive della rivolta dei Maccabei scoppiata in Palestina nel II secolo contro i Seleucidi, in difesa dei costumi e della fede ebraici, e si pensa subito a quello che sta avvenendo oggi in quella regione. I Maccabei scelsero la forma di lotta antimperiale allora più diffusa, la guerriglia. Sul piano scientifico ci sarebbero molte altre guerriglie da ricordare e analizzare, ma qui sembra che anche MÜnkler ceda alla forza dell'attualità: passa subito al paragone tra guerriglia e terrorismo, l'altra, modernissima, forma asimmetrica di guerra antimperiale. E si avverte che è soprattutto quest'ultima a interessarlo. Non che non faccia delle interessanti osservazioni sulla natura della guerriglia e sul suo principale obiettivo, che è sempre stato "fisico ": conquistare parti del territorio, per costruirvi un nuovo Stato. Ma le considerazioni più acute sono riservate al terrorismo, che mira invece a colpire il centro del potere imperiale e poi a svanire nel nulla. MÜnkler rileva la "fragile costituzione psichica delle società posteroiche ", che consente ai terroristi di ottenere successi psicologici, amplificati dai media, con l'obiettivo di farle implodere. Ancor più dei guerriglieri essi si sottraggono alle regole, peraltro non sempre rispettate, della guerra tra Stati, e si pongono fuori del diritto internazionale, suscitando una risposta speculare, sia nella demonizzazione del nemico sia nell'adozione di metodi duri di lotta. Ma con un'autolimitazione dovuta alla natura democratica degli "imperi occidentali" (MÜnkler auspica che anche l'Europa "contragga qualche prestito" dai loro modelli) che "ha accresciuto notevolmente le possibilità di successo degli attori antimperiali". A questo punto però, per quanto possa apparire inquietante, bisognerebbe arrivare alla stessa conclusione a cui si arriva leggendo Ferguson: il comando Abort impedirà una difesa efficace, se il terrorismo diventerà un pericolo mortale? Dicembre 2001, meeting nella Sala Ovale della Casa Bianca (Paul Morse/Ap).

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Una bega a cavallo tra politica, moralità e reati ancora da chiarire, rischia di mandar (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ERIC SALERNO Una bega a cavallo tra politica, moralità e reati ancora da chiarire, rischia di mandare Ehud Olmert a casa e mettere in pericolo il negoziato di pace con i palestinesi e la Siria. Il premier è in odore d'incriminazione ma già ieri, sulla base delle testimonianze rese pubbliche di alcune personalità della corte del premier israeliano, il suo alleato, il leader laburista Ehud Barak ha minacciato di andare a elezioni anticipate se non si dimetterà. Contro Olmert c'è uno schieramento ampio. E anche se per ora ha fatto sapere che non intende abbandonare il governo, non è chiaro per quanto potrà resistere alle pressioni. Un paio di settimane fa, quando la notizia dell'inchiesta è diventata di dominio pubblico, il premier si è presentato davanti alle telecamere per promettere le proprie dimissioni "se e quando sarà incriminato". Da allora, grazie a un procedimento giudiziario particolarmente curioso e che, a giudizio degli stessi esperti israeliani, non sembra garantire un trattamento equo dell'indagato, sono emersi nuovi particolari della vicenda. Olmert avrebbe sollecitato e ricevuto somme in contanti ("buste piene di denaro") per un totale di 150 mila dollari (100 mila euro) da un suo ricco sostenitore americano, Morris Talansky, per finanziare la sua campagna elettorale. E poi "regali", come alberghi e viaggi pagati. Finora gli inquirenti non avrebbero trovato prove di corruzione. Ma al reato quasi "politico" del finanziamento illegale si potrebbe aggiungere quello di aver voluto i soldi in contanti e dunque fuori di canali verificabili. Sulla base di queste informazioni e soprattutto della testimonianza del "donatore", Barak, dopo essersi consultato con altri esponenti del partito laburista, ha deciso di lanciare l'ultimatum. "Non credo che Olmert possa pensare agli affari di stato e alle sue cose personali allo stesso tempo", ha spiegato in una conferenza stampa. Ovviamente, l'opposizione guidata da Netanyahu gli dà ragione e al coro degli attacchi ai quali Olmert è sottoposto si è aggiunta la voce dell'estrema destra contraria a ogni concessione ai palestinesi e, soprattutto, alla restituzione delle alture del Golan alla Siria come prezzo della pace. Sono mesi che l'ex premier e attuale ministro della difesa Barak rema contro Olmert. Non tanto perché contrario alla sua politica quanto nella speranza di prendere il suo posto alla guida del governo. Sta di fatto, però, che l'eventuale scioglimento dell'attuale coalizione significherebbe andare a nuove elezioni il cui risultato non è scontato.

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Docu-Fiction mmm1/2 Sotto le bombe di Ph (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 29-05-2008)
Pubblicato anche in: (Messaggero, Il)

Argomenti: Israele/Palestina

Ilippe Aractingi, con Nada Abou Farhat, Georges Khabbaz UN UOMO, una donna, un paese devastato da una guerra lampo. Lui, cristiano, guida il taxi. Lei, sciita, cerca il figlio che aveva lasciato nel Sud, dalla zia. Troveranno profughi, terrore, crateri, distruzione materiale e morale. Ma anche nel Libano piegato dai missili e minato dalle divisioni intestine, c'è spazio per un brandello di umanità. Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33 giorni della guerra israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con sguardo attento e rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o uccisioni sullo schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è ancora più straziante). Nessuna speculazione politica. Non conta attribuire colpe, solo raccontare la pena di ogni guerra, sotto qualsiasi cielo. Nuovo Olimpia.

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ROMA Un botta e risposta in pieno emiciclo di Montecitorio. Il deputato del Pd, Emanuele Fiano, si (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Alza dal suo posto e, rivolgendosi al presidente Fini, legge un passo di un articolo del '42, firmato da Almirante sulla rivista "La difesa della razza". Parole anti-semite. E l'immediato commento di Fini, che pure di Almirante fu il delfino: "Quelle che abbiamo appena ascoltato sono frasi che posso definire, senza esitazioni, vergognose. Esprimono un sentimento razzista che, in quegli anni, albergava in tanti, troppi, esponenti che dopo la guerra si collocarono a destra e, in altri casi, in altre formazioni politiche". L'intitolazione di una via di Roma ad Almirante diventa così una questione ancora più controversa. Anche perchè la comunità ebraica per ora si oppone. E Alemanno annuncia: "Ci sarà una strada per Alemanno, solo con il consenso degli ebrei. Tutti insieme faremo, sulla vicenda, un approfondimento storico. E comunque non sarà la comunità ebraica a decidere". Ancora: "Almirante è sempre stato un amico di Israele e schierato politicamente affianco ad Israele. Ha sempre combattuto l'anti-semitismo e ha avuto il coraggio, che è mancato a Scalfari per esempio o a Bocca, di ripudiare ciò che aveva scritto tanti anni prima". Così parla il sindaco di Roma nel pomeriggio, a Montecitorio. Dove Fini presenta - insieme a Gennaro Malgieri che ne ha scritto l'introduzione e ha fatto un discorso applauditissimo e a Cossiga, Andreotti, Violante e Gennaro Acquaviva - la raccolta dei discorsi parlamentari dell'antico segretario del Msi. Attraverso i quali, il presidente della Camera individua in Almirante un anticipatore e un grande artefice della "democrazia" e della "pacificazione" dell'Italia appena uscita dal fascismo e negli anni della Prima Repubblica. Fu, come Berlinguer, una grande figura del "'900 dal volto umano". Di più: "La democrazia italiana è rimasta salda, anche grazie ad Almirante. Furono giuste molte delle sue intuizioni". Fini ricorda anche, con l'occhio all'oggi, l'ultima frase pronunciata da Almirante in Parlamento: "Buona fortuna agli avversari, noi abbiamo buona coscienza, il che è più importante". In sala ci sono tre ex presidenti della Camera (Violante, Casini, Bertinotti), tanti big del Pdl e Donna Assunta che va dicendo: "Intitoliamo una via a Pacifici, il capo della comunità ebraica, anche se è vivente, e una strada a Giorgio, che purtroppo non c'è più: così siamo tutti contenti!". Vabbè. Andreotti, ricorrendo come al solito a un aneddoto, dice una cosa importante: "Almirante mi definì "badogliano", che per lui era una parolaccia, perchè ero amico di Arafat". A riprova di quanto, invece, il segretario del Msi si sentisse amico di Israele. E Violante: "Almirante ha avuto il coraggio di dire che ripudiava le parole scritte a suo tempo sulla "Difesa della razza"". Rauti ascolta, concentratissimo. E così Ronchi, la Meloni, Cicchitto, La Russa, Gasparri, Tremaglia... L'intero Pdl rende omaggio alla memoria di "uno di loro", adoratissimo. "Almirante era forbito anche negli attacchi agli avversari", spiega Malgieri: "Era un parlamentarista convinto. E il suo "Processo al Parlamento" era una critica anticipatrice alla partitocrazia che schiacciava le Camere". Ora, però, si tratta di dare oppure no una strada ad Almirante. E i tempi s'allungano. M.A.

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A tavola, assaggi di vini israeliani (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 127 del 2008-05-29 pagina 9 A tavola, assaggi di vini israeliani di Redazione Questa sera al Marriott Hotel di Milano ci sarà l'evento di degustazione che presenterà al mercato italiano alcune tra le più rinomate etichette del panorama enologico israeliano: Domaine Du Castel, Dalton, Galil Mountain, Yarden, Barkan, Ella Valley, Noah-Hevron Heights, Tanya, Yatir e Carmel. I vini israeliani dunque festeggiano con un brindisi speciale il 60esimo anniversario della costituzione dello Stato d'Israele. Ospiti dell'evento anche due prestigiose case vinicole europee che presenteranno per l'occasione le loro etichette con denominazione kasher: Chateau Peyrat Fourthon (Francia) e Feudi di San Gregorio (Italia). L'appuntamento, patrocinato dal Comune di Milano, dall'ambasciata Israeliana e dalla Camera di Commercio Italo-Israeliana con la prestigiosa collaborazione dell'Ais Lombardia, rientra nell'ambito delle manifestazioni Israele60 ed è organizzato da Mosè Silvera ed Elio Galante, entusiasti imprenditori che distribuiscono in Italia prodotti enogastronomici di provenienza israeliana da oltre dieci anni. Negli ultimi anni c'è stato un profondo rinnovamento che grazie agli esperti enologi e agli investimenti hanno riposizionato il brand in una fascia medio-alta. Ricordiamo: Ella Valley. La cantina prende il nome dalla vallata, posta nella regione delle alture che circondano la città di Gerusalemme. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Israele, barak "licenzia" il premier olmert - alberto stabile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ultimatum del ministro della Difesa dopo lo scandalo dei fondi neri: dimissioni o elezioni anticipate Israele, Barak "licenzia" il premier Olmert ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - Anziché consegnarlo al boia, Ehud Barak ha offerto ad Olmert la scelta dell'arma con cui suicidarsi: dimissioni, vacanze, dichiarazione di temporanea incapacità. Ma per il leader laburista e ministro della Difesa un fatto è certo: "Il primo ministro non può più simultaneamente guidare il paese e fronteggiare le accuse che lo riguardano". Quindi, delle due l'una: o il partito del premier, Kadima, sostituisce Olmert alla testa del governo, o i laburisti metteranno in moto il meccanismo delle elezioni anticipate. Sembrerebbe, dunque, che per Ehud Olmert, sia arrivato il momento della resa dei conti, anche se ieri sera un consigliere del premier ha escluso ogni ipotesi di dimissioni. Mai, il premier che una volta si definì "indistruttibile", è parso così debole e in procinto di cadere, come all'indomani della testimonianza di Morris Talansky davanti ai giudici che indagano sull'ultimo scandalo. Apprendere come l'anziano uomo d'affari americano foraggiasse l'attuale primo ministro è stato un colpo per l'opinione pubblica, anche se si parla finora di somme tutto sommato modeste, 150 mila dollari nell'arco di 14-15 anni. Gli israeliani di buona memoria ricordano, tuttavia, che Yitzhak Rabin agli inizi degli anni ?70 venne costretto a dimettersi da premier, per un conto aperto dalla moglie in una banca americana quando erano ambasciatori negli Stati Uniti, su cui era transitato qualche migliaio di dollari per le piccole spese. Altri tempi. E certo, oggi, nessuno può stupirsi a sentire dell'amore di Omert per gli alberghi di lusso, le vacanze costose, i sigari cubani, le stilografiche da collezione e gli orologi da amatore. E tuttavia come evitare il sospetto di una pericolosa commistione tra finanziamenti destinati alle campagne elettorali (come s'è sempre difeso Olmert) e "bustarelle" destinate a soddisfare consumi e piaceri personali, visto, ad esempio, che Talasnki, a richiesta del beneficiato, doveva versare i suoi contributi rigorosamente in contanti? Barak sembra dunque aver intercettato tempestivamente il rigetto del pubblico israeliano verso un comportamento troppo arrogante per essere ignorato e ha voluto muovere all'attacco. Ma il leader laburista non ha chiarito i termini del suo ultimatum ed ha lanciato, in prima istanza, ad Olmert l'onore di risolvere il problema, chiedendogli "per il bene del paese di distanziarsi dalla gestione quotidiana del governo". In secondo luogo il ministro della Difesa ha chiamato in causa Kadima, invitando il partito del premier a fare un "esame di coscienza" e, soprattutto, a scegliere un sostituto del premier, "con il quale consideriamo di poter collaborare". E qui si può già avvertire sullo sfondo, più che uno squillo di fanfare, un affilare di spade e coltelli. Perché è vero che l'attuale ministra degli Esteri, Tzipi Livni è la gran favorita per definizione nella corsa alla successione di Olmert, ma da quando la posizione del premier ha cominciato a traballare, vale a dire dopo la fallimentare seconda guerra del Libano, altri candidati si sono preparati a dare battaglia: l'attuale ministro dei Trasporti nonché ex capo di Stato Maggiore, Shaul Mofaz, e l'ex capo dello Shin Bet, oggi ministro della Sicurezza Interna, Avi Dichter.

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Il papa incontrerà ahmadinejad - orazio la rocca (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il Papa incontrerà Ahmadinejad Il leader iraniano chiede di parlare alla Sapienza. Ma il rettore si oppone Il sì del Vaticano nel giorno in cui il rivale Ali Larijani diventa presidente del Parlamento ORAZIO LA ROCCA CITTà DEL VATICANO - Papa Ratzinger riceverà la settimana prossima il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Anche se sull'udienza - tra le più scomode del pontificato ratzingeriano - dalle fonti ufficiali della Santa Sede ancora non ci sono conferme, è sicuro che l'incontro ci sarà. "Grande fuga", invece, da parte del governo italiano, che si limiterà a incontrare col ministro degli Esteri Franco Frattini il collega Manoucher Mottaki. Saltata anche una preventivata visita, da parte iraniana, all'Università "La Sapienza". Il rettore si è opposto a una "lezione" di Ahmadinejad. Benedetto XVI, invece, non ha esitato a dire sì all'udienza, appena nei giorni scorsi l'ambasciata iraniana presso la Santa Sede gli aveva chiesto di ricevere il presidente durante il vertice Fao, a Roma, dal 3 al 5 giugno. Come e quando ci sarà il vertice è tutto da decidere, perché la diplomazia pontificia proprio in questi giorni sarà chiamata a far fronte ad un super lavoro da "affollamento". Oltre ad Ahmadinejad, altri 7-8 capi di Stato, impegnati anche loro allo vertice, hanno chiesto udienza al Papa, come i presidenti del Venezuela e del Brasile, Ugo Chavez e Luis Inàcio Lula da Silva, quest'ultimo mai ricevuto in Vaticano, nemmeno durante il pontificato di Giovanni Paolo II. Qualcuno in Vaticano pare abbia pensato ad una inusuale udienza di gruppo per i leader che ne hanno fatto richiesta, ma l'idea non è piaciuta ed è stata scartata subito. La visita Oltretevere di Ahmadinejad, che forse a Roma potrà incontrare solo imprenditori italiani, non avrà carattere ufficiale. Per cui non potrà essere accompagnato da dignitari, non gli saranno riservati gli onori con inni e tributi militari, e non ci saranno discorsi pubblici. E' comunque innegabile che Ratzinger si troverà di fronte un personaggio per niente facile, che mette in dubbio la Shoah e l'esistenza stessa di Israele, è fautore di una discutibile corsa al nucleare ed è vicino al fondamentalismo islamico. "Il Santo Padre, come sempre, accoglie chi chiede di poterlo incontrare, pur sapendo che non tutti condividono le sue scelte o i suoi incontri", spiega l'arcivescovo Brian Farrell, vice presidente della Commissione pontificia per i rapporti con l'ebraismo. "Ma è bene che il Papa - aggiunge Farrell - parli con tutti, dialoghi con chi vuole incontrarlo senza lasciarsi condizionare da differenze socio-politiche o religiose. Quando ci si parla è sempre un bene. Per tutti". Non è infine azzardato che l'incontro servirà ad Ahamadinejad a rafforzare la sua leadership interna, messa a dura prova ieri dall'elezione alla presidenza del parlamento iraniano dell'ex negoziatore sul nucleare, Ali Larijani, suo aperto avversario. Larijani, appena eletto, ha detto eserciterà la sua influenza in tutti i settori, compreso quello del nucleare dove ha minacciato di rivedere la cooperazione con l'Aiea.

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L'anteprima della Prima (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 127 del 2008-05-29 pagina 11 L'anteprima della Prima di Sabrina Cottone (...) Letizia Moratti pensa a un contratto lungo per il sovrintendente Lissner: "L'ho indicato io e il sovrintendente ha già raccolto: stiamo preparando insieme l'opera di apertura del 2015". Il vicepresidente della Fondazione, Bruno Ermolli, spiega che sono già partite le richieste al ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, perché sia modificata la legge sulle fondazioni. La legge sulle fondazioni (oltre ad altre limitazioni che riguardano la contrattazione aziendale) fissa a quattro anni il tetto limite del contratto per il sovrintendente. In più l'obiettivo è poter dare a Lissner il doppio incarico di sovrintendente e direttore artistico e anche per questo servono ritocchi normativi. Se tutto filerà liscio come sembra ("Bondi è un amico da tempo" spiega rassicurante Ermolli), Lissner traghetterà la Scala fino all'Expo 2015 con pieni poteri. Il bilancio della Scala è in attivo per il terzo anno consecutivo e nel 2007 chiude con un milione e 200mila euro: nell'albo dei fondatori sono entrati due nuovi soci permanenti (Mapei e Fondazione Banca del Monte di Lombardia). Senza contare il grande "incremento di produttività" con 283 alzate di sipario nel 2008 (comprese le serate di tournée). La Moratti spinge ancora sull'acceleratore: "La pausa estiva di agosto andrà rivista, anche gradualmente, perché non possiamo pensare a una Scala chiusa in estate in vista dell'Expo". Quest'anno un'eventuale apertura agostana sarebbe impossibile perché il 23 luglio partiranno i lavori per alzare i pavimenti della platea, che il restauro "filologico" in stile Piermarini ha voluto come erano nel Settecento, creando però qualche problema di visibilità soprattutto per i balletti. Lissner (anche per evitare immediati guai sindacali) spiega che per il momento "siamo arrivati a regime" e che "nuovi obiettivi esistono per il 2013, anno verdiano e wagneriano". L'idea è anche moltiplicare le nuove produzioni, che nella prossima stagione saranno quattro. "Valorizzare il patrimonio di casa è un dovere e una necessità" sorride il sovrintendente, che ricorda come il 40 per cento delle risorse della Scala arrivino dal pubblico e ben il 60 per cento da risorse proprie. È aumentata la biglietteria, con quasi 450mila spettatori, e c'è stato un incremento del numero di abbonati. "Ma il rapporto non è cambiato" è il lamento sussurrato da Lissner, che ha sempre indicato come obiettivo il 60 per cento di risorse pubbliche come accade nella gran parte dei teatri lirici europei. Ambiziosi gli obiettivi internazionali. Il 2009 sarà l'anno delle tournée e nell'impegnativo calendario che porterà opera e balletto in giro per il mondo si fa notare la doppia tournée del Requiem e di Aida, di Daniel Barenboim e Daniele Gatti, in Israele e in Giappone. C'è poi la volontà di esportare il "marchio Scala" nel cultural park di Abu Dhabi. E anche se i termini del mondo economico non entusiasmano i melomani puristi, la Moratti spiega che pensa a una presenza fissa del Piermarini negli Emirati accanto a istituzioni della cultura mondiale come il Louvre, il Getty e il Guggenheim. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Un presidente senza <basi> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Fini Un presidente senza "basi" Valentino Parlato Si può parlar male della terza carica dello stato. Si può dire, con convinzione, che Gianfranco Fini non è adatto al ruolo di presidente della camera. Si deve concludere a meno di un mese dal suo insediamento che non sono bastati gli ultimi tredici anni di governo, convenzione europea, viaggi in Israele a cancellare quella traccia che a Fiuggi era stata solo un po' sciacquata. La cultura democratica non si distribuisce ad Arcore. Fini ne ha poca, o non c'è l'ha. Qui non vorrei parlare di quello che il presidente della camera ha detto ieri a proposito del suo maestro Almirante. Sciocchezze pericolose, come il fatto che sarebbe grazie ad Almirante che la democrazia italiana è più salda. Parole che indignano, che preoccupano, appunto, ma che non sorprendono. Luciano Violante ieri sul Corriere della Sera ha sostenuto più o meno le stesse cose. Qui vorrei ricordare tre episodi che secondo me non hanno ricevuto l'attenzione necessaria. Ci consegnano Gianfranco Fini nello svolgimento del suo lavoro: il presidente dell'assemblea rappresentativa degli elettori, il parlamento. Il primo episodio è di qualche giorno fa. Stava intervenendo Antonio Di Pietro ma la maggioranza, quella composta dal partito di Fini, lo interrompeva non facendolo parlare. Al che Fini, da presidente dell'assemblea, è intervenuto per zittire i suoi. E a Di Pietro ha detto: ognuno dev'essere libero di dire quello che pensa, ma "dipende da quello che si dice". E già qui, forse, qualcuno, magari il capo dello stato, sarebbe potuto intervenire per ricordare alla terza carica dello stato che il parlamento di Roma non è quello di Salò (a proposito di Almirante). Il secondo e il terzo episodio sono di ieri. Gianfranco Fini ha ottenuto la celebrazione del parlamento per il suo padre politico nel ventennale della morte. Giustamente un deputato del partito democratico (Emanuele Fiano) ha ricordato quello che scriveva Almirante su La difesa della razza: "Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti...". Fini, ripeto presidente di tutta l'aula, si è sentito in dovere di replicare come un deputato qualsiasi. Si è sentito chiamato in causa. Ha definito "vergognose" quelle parole di Almirante e ci mancherebbe altro. Ma quello che è grave è che ha voluto subito dopo ridimensionarle, sostenendo che anche altre personalità non di destra sostenevano quelle idee durante il fascismo. Ora, a parte il fatto che Almirante continuò a sostenerle anche in seguito il punto è che il presidente Fini non è stato messo su quella poltrona per difendere la memoria di Almirante (anche se forse è finito su quella poltrona proprio grazie ad Almirante, ma è una storia lunga). L'ultimo episodio poi è stato talmente clamoroso da far protestare anche la scialba opposizione democratica, che invece è sempre attenta a rispettare la maggioranza e a non rovinare il clima di dialogo. Il governo si è ficcato in un impiccio, ieri pomeriggio, e Fini dalla sua poltrona presidenziale ha suggerito come cambiare un emendamento per rispondere alle osservazioni dell'opposizione. Seduto sotto di lui quello che era il suo portavoce Ronchi, nel frattempo diventato ministro, ha ringraziato e immediatamente accolto il suggerimento del presidente della camera, cambiando l'emendamento. E' stata una figuraccia? Sì, ma è stata anche l'ennesima dimostrazione in pochi giorni che Fini non è adatto a quel ruolo di garanzia. Gli mancano, come si diceva a scuola, le basi. Le basi democratiche. Servono altre dimostrazioni? valentino parlato.

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Israele, Barak: Olmert si dimetta (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 29-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Il premier e' accusato di corruzione Israele, Barak: Olmert si dimetta "Non e' in grado di guidare il paese e contemporaneamente difendersi" Gerusalemme, 29 mag. – Il premier israeliano Ehud Olmert non è in grado di portare avanti il suo compito istituzionale e al tempo stesso difendersi dalle accuse di corruzione; per questo deve dimettersi. è quanto ha dichiarato il ministro della Difesa Ehud Barak, leader del partito laburista e principale alleato di Olmert. Il premier israeliano non sarebbe ritenuto in grado di guidare il paese in un momento così delicato: ad Annapolis infatti lo scorso autunno Bush ha auspicato una risoluzione del conflitto israelo-palestinese entro la fine del suo mandato, ovvero entro l'inizio del 2009, e i prossimi mesi si preannunciano decisivi in vista di questo traguardo. Olmert ha comunque fatto sapere di non avere intenzione di lasciare, nonostante martedì il finanziere statunitense Morris Talansky abbia testimoniato in tribunale di aver versato, tra il 1990 e il 2005, circa 150 mila dollari in contanti all'attuale premier. Lo scenario più probabile, in caso di dimissioni da parte di Olmert, vede un incarico ad interim al ministro degli Esteri Tzipi Livni. Barak ha inoltre invitato il premier a trovare un sostituto alla guida del partito di centro Kadima. Qualora invece Olmert non si dimettesse e il partito laburista abbandonasse la coalizione, gli israeliani, che dovrebbero tornare alle urne nel 2010, sarebbero chiamati a elezioni anticipate. Secondo i sondaggi, in questo caso potrebbe raggiungere la maggioranza il partito di destra guidato dall'ex premier Benjamin Netanyahu, attualmente all'opposizione. S.S.

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Consigliere dell'Ambasciata d'Israele ieri a Cuneo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 29-05-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)

Argomenti: Israele/Palestina

I 60 ANNI DELLO STATO EBRAICO Consigliere dell'Ambasciata d'Israele ieri a Cuneo Elazar Cohen (a destra nella foto) ministro consigliere dell'Ambasciata di Israele è stato accolto ieri, nella sinagoga di contrada Mondovì, dall'associazione Italia-Israele, presieduta da Carlo Benigni (a sinistra) e Davide Cavaglion della sezione cuneese della Comunità ebraica di Torino, per celebrare il 60° anniversario della costituzione dello Stato ebraico. L'ospite ha ricordato il percorso compiuto e ha auspicato un futuro di pace.

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Desmond Tutu: Le mie Lacrime per Gaza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 30-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Desmond Tutu: "Le mie Lacrime per Gaza" Umberto De Giovannangeli Confessa di aver pianto nel constatare di persona i patimenti inflitti a una popolazione allo stremo. L'inferno di Gaza visto attraverso gli occhi dell'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, premio Nobel per la Pace '84, riconoscimento che gli fu attribuito per la sua lotta non violenta contro il regime dell'apartheid. Tutu in questi giorni è a Gaza, capo della missione del Consiglio dell'Onu per i diritti umani incaricata di indagare sulle violazioni israeliane nella Striscia e sull'uccisione di 19 civili, tra i quali molte donne e bambini, provocata da un bombardamento israeliano l'8 novembre '06 a Beit Hanun.segue a pagina 12.

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Le Due Chiese (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 30-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Le Due Chiese Monsignor Piero Coda Concilio Vaticano II Il Concilio Vaticano II, così come lo sviluppo della dottrina sociale della Chiesa a partire da Leone XIII alla fine dell'Ottocento, rappresentano per la Chiesa cattolica un fatto di enorme portata che tuttavia non è stata ancora adeguatamente recepito come tale. Il primo presidente dell'Associazione teologica italiana, di cui sono presidente attualmente, monsignor Luigi Sartori, un teologo straordinario, giungeva a dire che nella storia del Cristianesimo il Concilio Vaticano II è stato l'evento ecclesiale più importante dopo il primo cosiddetto concilio di Gerusalemme che all'inizio della storia del Cristianesimo ha sancito l'apertura della fede cristiana al di là dei confini di Israele. (...) Lo dico in modo un po' sbarazzino e garibaldino ma il Vaticano II ripropone l'intera questione della figura della Chiesa e della sua inserzione nel mondo attraverso il tentato recupero della dinamicità originaria dell'evento ecclesiale secondo la forma impressagli da Gesù di Nazareth e testimoniata dal Nuovo Testamento. segue a pagina 27.

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Fondi neri, contro Olmert anche la ministra degli Esteri Livni La responsabile della diplomazia israeliana e numero due di Kadima lancia la proposta di primarie in vista della cris (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 30-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Fondi neri, contro Olmert anche la ministra degli Esteri Livni La responsabile della diplomazia israeliana e numero due di Kadima lancia la proposta di primarie in vista della crisi di governo u.d.g. Tzipi va all'attacco. Per Kadima, il principale partito di governo israeliano, il dopo-Olmert è già iniziato, con la numero due e ministra degli Esteri Tzipi Livni che ha esortato ieri a prepararsi a ogni scenario politico. Il primo ministro Ehud Olmert, accusato di aver intascato per 15 anni mazzette da un finanziere-amico statunitense, è ormai "ingombrante": rischia di mandare a picco il partito fondato nel 2005 da Ariel Sharon per rilanciare un'immagine di pulizia nella politica israeliana dopo anni di continui scandali nel suo partito di origine, il Likud. Dopo che l'altro ieri il leader laburista e ministro della Difesa Ehud Barak aveva sollecitato Olmert a farsi da parte e Kadima ad intraprendere un esame di coscienza, ieri è uscita allo scoperto anche la Livni. È stata una sortita prudente nei toni, ma limpida nel messaggio. Occorre preparare fin d'ora il partito, ha detto, ad ogni scenario politico, anche quello delle elezioni politiche anticipate. Senza mai pronunciare il nome di Olmert (o quello del suo finanziere, Morris Talansky), la Livni ha rilevato che occorre convincere gli israeliani che, malgrado tutto, è possibile fare una "politica pulita". "Ho grande fiducia nelle elezioni primarie" ha aggiunto, come strumento per ricostruire la fiducia nel pubblico verso i suoi dirigenti. Proprio ieri il quotidiano Maariv ha pubblicato una lista di dirigenti israeliani foraggiati, chi più chi meno, da uomini d'affari stranieri. "A ciascuno il suo Talansky", ha titolato. Come Barak, anche la Livni non ha lanciato a Olmert un vero e proprio ultimatum, con scadenza rigide. Ma ha indicato la via da intraprendere: la convocazione di elezioni primarie fra i 65 mila membri di Kadima, allo scopo di concordare un nuovo candidato alla carica di premier. Se nelle prossime settimane o nei prossimi mesi Olmert dovesse essere incriminato e dimettersi, il potere passerebbe senza scossoni al successore con il sostegno del laburista Barak. Ma accettando l'iniziativa della Livni, Olmert sottoscrive in pratica la fine della propria carriera politica. Una decisione forte, forse drammatica, mentre egli ancora sostiene di aver agito nella legalità e lamenta che Talansky abbia fornito alla polizia versioni confuse e contraddittorie che possono essere presentate anche sotto una prospettiva molto differente.

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Desmond Tutu: ho pianto davanti a Gaza in rovina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 30-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Desmond Tutu: ho pianto davanti a Gaza in rovina L'UOMO della non violenza, il prelato simbolo della lotta all'Apartheid, premio Nobel per la Pace. Desmond Tutu. A l'Unità racconta il suo viaggio nell'inferno di Gaza. Una "esperienza umana scioccante", dice. E lancia il suo j'accuse: "Il silenzio e la complicità del mondo su ciò che accade a Gaza fa disonore a tutti noi" I sraele ha rifiutato di concedere i visti a Tutu e al suo gruppo: l'arcivescovo anglicano e i suoi collaboratori hanno aggirato le restrizioni israeliane entrando nel territorio palestinese dal valico di Rafah con l'Egitto che è stato aperto occasionalmente per loro martedì scorso. Nella sua missione a Gaza, Tutu ha incontrato anche il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, ma soprattutto si è intrattenuto con i sopravvissuti dell'attacco di Beit Hanun. Nel ricordare quell'incontro, il Premio Nobel per la Pace sudafricano non trattiene la commozione: "Tutti noi - racconta a l'Unità - siamo rimasti scioccati, devastati da quei colloqui. Si è trattato di una esperienza sconvolgente che non si augurerebbe al proprio peggior nemico". Sulla strage di Beit Hanun, la commissione guidata da Desmond Tutu sta preparando un rapporto che sarà presentato alla riunione del Consiglio dell'Onu per i Diritti umani a settembre. Un viaggio a Gaza. Quali emozioni ha provato? "È stata una esperienza umana sconvolgente. In questi giorni abbiamo avuto modo di renderci conto di persona di una situazione disastrosa. A Gaza è in atto una tragedia umanitaria di fronte alla quale il mondo non può chiudere gli occhi. Perché se la verità fa male, il silenzio uccide". Le più importanti agenzie umanitarie internazionali hanno ripetutamente denunciato gli effetti provocati sulla popolazione di Gaza dal blocco imposto da Israele. Qual è in proposito la sua opinione? "Quello in atto da mesi e mesi a Gaza è un assedio illegale; il blocco costituisce una violazione flagrante dei diritti umani ed è contrario agli insegnamenti delle sacre scritture, cristiane ed ebraiche e della tradizione ebraica di adoperarsi per i più deboli. Faccio davvero fatica a trovare le parole adatte per descrivere ciò che abbiamo visto e inteso. Di certo, tutto ciò è inaccettabile. La cosa più inconcepibile e mai giustificabile, è quello che si sta facendo ad un popolo per garantire la propria sicurezza (di Israele). Ciò che ho visto mi ricorda molto quello che accadeva a noi neri in Sudafrica, durante l'apartheid. Non mi riferisco solo a Gaza. Ricordo ancora un mio precedente viaggio in Terra Santa. Ricordo come se fosse oggi l'umiliazione dei palestinesi ai check points e ai blocchi stradali, soffrivano come noi quando i giovani poliziotti bianchi ci impedivano di circolare". Qual è il messaggio che si sente di lanciare alla comunità internazionale? "Il messaggio è che il nostro silenzio e la nostra complicità per ciò che sta accadendo a Gaza, fa disonore a tutti noi. Gaza ha bisogno di aiuti e di attenzione da parte del mondo, in particolare da quanti credono e si battono per la pace". Lei ha avuto modo di incontrare a Gaza il premier di Hamas, Ismail Haniyeh. "Ho chiesto ad Haniyeh di operare affinché Hamas interrompa il lancio di razzi Qassam verso Israele. Queste azioni finiscono solo per aggiungere dolore a dolore, sofferenza a sofferenza: la mia solidarietà va anche alla popolazione israeliana di Sderot, costretta a soffrire per il lancio dei razzi Qassam. Non è in questo modo che i palestinesi vedranno realizzati i propri diritti. Dal più profondo del cuore, mi sento di lanciare di nuovo un appello a entrambe le parti perché si ponga fine ad ogni atto di violenza, ed in particolare agli attacchi ai civili. Questi attacchi, comunque motivati, sono sempre una violazione dei diritti dell'uomo. L'unico modo per porre fine alle violenze e alle ingiustizie è che israeliani e palestinesi si ritrovino insieme intorno ad un tavolo per discutere: questo è l'unico modo per instaurare la vera pace". E a Israele quale appello si sente di lanciare? "Vorrei dire che Israele ha diritto a vivere in pace nella sicurezza ma che questo diritto non può fondarsi né realizzarsi compiutamente se proseguirà l'oppressione esercitata contro un altro popolo. Il popolo palestinese. Una vera pace può essere costruita solo su basi di giustizia. E giustizia vuole che oggi si porti conforto alla popolazione di Gaza". Lei ha parlato di una realtà, quella della Striscia di Gaza, scioccante, disperata... "E non mi riferivo solo alle condizioni materiali di vita. La disperazione è anche altro. È l'assenza di speranza, è la percezione diffusa che la realtà è destinata ancora a peggiorare. La disperazione è nei tanti ragazzi e ragazze che ho incontrato e che mi hanno confessato di non saper immaginare un futuro. La disperazione è nei bambini che hanno respirato solo violenza, paura...Questa è Gaza oggi. Lo ripeto: è una condizione inaccettabile, inumana. Alla quale non dobbiamo rassegnarci". Ha collaborato Osama Hamdan di Umberto De Giovannangeli/ Segue dalla prima.

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Tutu: Gaza, un abominio Prof inglesi: boicottare (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 30-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Israele Tutu: Gaza, un abominio Prof inglesi: boicottare Il sindacato dei professori univeristari vota una mozione contro "le implicazioni morali e politiche degli accademici israeliani con le istituzioni" Il blocco israeliano di Gaza è "un abominio" e "il silenzio e la complicità" internazionali dovrebbero "farci vergognare". Queste le parole del vescovo sudafricano Desmond Tutu, Nobel per la pace, dopo una visita di due giorni nella regione dove è arrivato per conto del Consiglio per i diritti umani dell'Onu. A Gaza ha parlato anche con Ismail Haniye, l'ex premier di Hamas, e ha colto l'occasione per dirgli che i qassam sparati sul territorio israeliano sono anch'essi "una violazione dei diritti umani". Ma questo non giustifica il blocco indiscriminato contro la popolazione di Gaza né l'ostracismo contro Hamas perché "i conflitti si risolvono trattando con i nemici, non con gli amici". Un "abominio" che va avanti nel "silenzio e nella complicità" della comunità internazionale con qualche sparuta e faticosa eccezione disposta a sfidare le immediate e immancabili accuse di "antisemitismo". Un paio di giorni fa a Manchester l'annuale congresso della University and College Union, il sindacato dei professori universitari britannici, ha riproposto la mozione presentata l'anno precedente in cui prospetta la possibilità di lanciare un boicottaggio contro le università israeliane per la loro complicità (o non dissociazione) con "la catastrofe umanitaria imposta a Gaza" e ai palestinesi. L'assemblea dell'Ucu si è fermata un passo prima del voto sul taglio immediato dei rapporti accademici con le controparti israeliane ma ha deciso (30 delegati contrari su 250) di "considerare le implicazioni morali e politiche dei rapporti dell'educazione con le istituzioni". L'anno scorso passò un'analoga mozione che suscitò la scontata reazione di leader israeliani ed ebrei ("vergognosa", "assolutamente irresponsabile", "inquietante assalto" contro la libertà accademica). "Non ci faremo intimidire e non resteremo in silenzio", ha detto Tom Hickey, professore di filosofia all'università di Brighton, che ha presentato la mozione. E Linda Newman, presidente dalla Ucu, ha chiamato i colleghi universitari a riflettere "sull'apparente complicità" della maggior parte degli accademici israeliani nella "catastrofe umanitaria imposta a Gaza da Israele". A "riflettere" e "impegnarsi a lavorare per la pace e la giustizia" invitavano anche le parole finali dell'appello apparso (a pagamento) su diversi giornali Usa il 10 maggio, alla vigilia dei 60 anni di Israele. "Non c'è nessuna ragione per festeggiare" perché "festeggiare i 60 anni di Israele equivale a ballare sulle tombe dei palestinesi al ritmo ossessivo della persistente spogliazione e della multiforme ingiustizia". A firmarlo, fra gli altri, Mahmoud Darwish, John Berger, Ken Loach, Aaron Shabtai, Judith Butler, Vincenzo Consolo, Ilan Pappe, Tariq Ali, Juan Goytisolo, Gianni Vattimo. m.m.

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E a Teheran si rafforza il <fine> Larijani (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-30 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Repubblica Islamica Dopo l'elezione alla presidenza del parlamento E a Teheran si rafforza il "fine" Larijani Inglese ottimo, con accento britannico. Giacche di buon taglio, capelli e barba idem. Modi pacati, alle spalle una famiglia molto potente, dell'élite. E davanti a sè una carriera politica che sembrava in bilico, ma è ora tornata in carreggiata, alla grande. è Ali Ardashir Larijani, 50 anni. Ex negoziatore iraniano sul nucleare come (ex) capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, ex autorità massima su tv, radio e mass-media della Repubblica Islamica. Da mercoledì nuovo presidente del Parlamento di Teheran, e l'anno prossimo (molti già scommettono su di lui) molto probabile sfidante alle presidenziali contro Mahmoud Ahmadinejad. Con il malvestito e spesso imbarazzante presidente iraniano, in visita a Roma in questi giorni, Larijani sembra aver ben poco in comune. Per le origini: figlio di un povero fabbro il primo, di un importante ayatollah il secondo. Per la cultura: se Larijani è filosofo e matematico (ha scritto anche un libro su Kant), Ahmadinejad è un tecnico, un ingegnere (e un pessimo economista dilettante). Soprattutto, per lo stile: quest'ultimo è noto ovunque per le sue frasi roboanti anti-Israele e anti-Usa (che Larijani accusava aver "minato " le "sue" trattative internazionali), per la fede religiosa al limite della superstizione, per l'incapacità manifesta di dialogare al di fuori dell'Iran ma anche al suo interno. L'immagine dell'elegante Larijani, invece, è quella di chi sa conversare pacatamente con Solana o con Prodi, discutere con ElBaradei. è il lato "moderato" della Repubblica Islamica. In realtà, mettono in guardia molti iraniani ed esperti del Paese, al di là della forma la sostanza non è così diversa. Entrambi vicini all'establishment religioso conservatore e alla Guida Suprema Ali Khamenei, entrambi pro-nucleare, anti-ingerenza internazionale (come Larijani ha messo ben in chiaro appena nominato capo del Majlis). Sarà anche più flessibile e pragmatico (come assicurano gli occidentali che l'hanno conosciuto), ma il figlio compassato dell'ayatollah, pur aperto nemico dell'ex sindaco di Teheran, ha lui stesso dichiarato che, in fondo, tra lui e Ahmadinejad le differenze sono "soprattutto di stile". "Moderato" Di famiglia potente, elegante, pacato: il nuovo capo del Parlamento è la faccia "moderata" dei conservatori iraniani Ex negoziatore Ali Larijani, ex capo negoziatore per il nucleare, probabile candidato alle presidenziali 2009 C. Zec.

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Rifiuti, Maroni contro le toghe: visione miope e inopportuna (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-05-30 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE Da Gerusalemme Il ministro: entro fine anno elimineremo tutti i campi nomadi abusivi Rifiuti, Maroni contro le toghe: visione miope e inopportuna "Un errore difendere l'orticello". E Bertolaso: l'inchiesta ci ostacola DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - Ha cercato sino alla fine di evitare la polemica. Dopo gli arresti ordinati dal giudice di Napoli si era limitato a manifestare solidarietà a Guido Bertolaso e al prefetto Alessandro Pansa. "Ho detto a entrambi di andare avanti, per noi non cambia nulla" aveva raccontato come a voler sottolineare le proprie perplessità stando però attento a non entrare in conflitto. Ma quando ieri mattina lo hanno informato del documento dei magistrati campani contro il decreto del governo, il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha capito che non poteva più sottrarsi. E ha attaccato: "Si tratta di una visione miope e inopportuna". Nelle stesse ore Bertolaso affermava che le inchieste "ci creano problemi inevitabili nel confronto con le autorità locali". Le toghe protestano contro quelle norme che concentrano sulla Dda del capoluogo tutte le indagini sui rifiuti e istituiscono un unico tribunale che dovrà pronunciarsi sulle richieste del pubblici ministeri. Maroni va giù duro "perché il Parlamento fa le leggi ed è sovrano. Dunque anche su questo provvedimento saranno le Camere a pronunciarsi. Se qualcuno ha suggerimenti per le istituzioni su come si deve affrontare questa emergenza, si faccia avanti. Ogni contributo sarà ben accetto. Ma pensare di dover difendere il proprio orticello, non è accettabile in una situazione così critica. Ricordiamo che sta arrivando il caldo, il problema va risolto nel più breve tempo possibile ". Oggi sarà a Napoli insieme al presidente Silvio Berlusconi e al ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo per partecipare a una nuova riunione. Da Israele, dove è arrivato per il vertice G6 su terrorismo e sicurezza, primo impegno internazionale da quando è al Viminale, Maroni continua a seguire l'evoluzione degli ultimi episodi che hanno segnato la cronaca e la politica italiane. Ha incontrato il presidente Shimon Peres e il primo ministro Ehud Olmert, "ho avuto conferma dei buoni rapporti che ci sono tra i nostri due Paesi". Ma si è trattato di poche ore, visto che l'appuntamento fissato a Napoli lo ha costretto ad anticipare il rientro. Dopo la tregua siglata con i manifestanti di Chiaiano, la situazione può nuovamente degenerare e dunque bisogna riaprire subito l'agenda interna. "Il problema - ribadisce il ministro - è risolvere questa tragedia dei rifiuti, le responsabilità legate alle precedenti gestioni non devono interferire con le misure da mettere in campo per uscire dall'emergenza". Napoli, ma anche Roma. Maroni sa che in primo piano ci sono ancora l'aggressione del Pigneto, gli scontri all'università la Sapienza, l'ultimo atto intimidatorio nei confronti del ballerino albanese Kledi Kadiu. E non nasconde preoccupazione: "Temo possa tornare in Italia un clima di violenza politica che ricorda gli opposti estremismi. Abbiamo avuto questi primi segnali e stiamo analizzando ogni fatto ben consapevoli che l'attenzione deve essere massima". Il ministro esclude che quanto sta accadendo sia frutto della situazione politica con il centrodestra che governa e la sinistra estrema fuori dal Parlamento: "Chi vuole menare le mani non segue queste logiche ". La prossima settimana vedrà i leader della sinistra radicale. Subito dopo affronterà il problema dei nomadi. "Entro la fine dell'anno - annuncia - elimineremo tutti i campi abusivi. Non entreremo con le ruspe, ma dovranno andar via. Soltanto a Roma ce ne sono 90, mi pare chiaro che bisogna intervenire. Ho chiesto ai prefetti un censimento sulle presenze ". \\ Maroni Sta arrivando il caldo Il problema va risolto Viminale Roberto Maroni Fiorenza Sarzanini.

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I RAPPORTI USA-ISRAELE E LA DIPLOMAZIA DI CARTER (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-30 num: - pag: 45 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano I RAPPORTI USA-ISRAELE E LA DIPLOMAZIA DI CARTER Il Corriere ha ospitato un articolo che critica fortemente l'ex presidente degli Stati Uniti Carter per il suo viaggio in Medio Oriente, accusandolo di essere mosso soltanto da vanità, senilità e oscurantismo religioso. Carter ha scritto un libro sulla Palestina che contiene valutazioni forse opinabili che però, a mio parere, meriterebbero una confutazione basata su argomenti razionali e non solo invettive. è possibile una serena discussione sulle opinioni e sugli argomenti del libro di Carter? Alessandro Figà Talamanca sandroft@mat.uniroma1.it Caro Figà Talamanca, C ome lei ricorda, Carter ha scritto un libro severo in cui non ha esitato a denunciare la politica degli israeliani verso i palestinesi come una forma di apartheid. Più recentemente ha fatto un viaggio in Medio Oriente nel corso del quale ha trattato Hamas come un legittimo interlocutore politico e ha cercato di coinvolgere l'organizzazione in una tregua che permetterebbe la ripresa dei contatti politici. Al ritorno dal viaggio ha scritto un lungo articolo per il New York Times in cui ha giustificato la sua iniziativa con argomenti che mi sono parsi comprensibili e sensati. Ha ricordato in particolare che il Carter Center (l'organizzazione umanitaria per la pace e la conciliazione internazionale, creata alla fine della sua presidenza) ha avuto un ruolo ispettivo in alcune elezioni palestinesi, fra cui quelle del gennaio 2006, trionfalmente vinte da Hamas, e ne ha constatato la correttezza. Carter ha ragione: fra tutte le consultazioni elettorali dei Paesi arabi dell'ultimo decennio, quelle palestinesi sono state le più democratiche. E ha ragione anche quando osserva che l'autorità di Hamas non è basata sulle sue operazioni terroristiche, ma sulla popolarità di cui gode nei territori occupati. Parlare con Mahmud Abbas, presidente dell'Autorità palestinese, è necessario ma non sufficiente. Non è possibile predicare la democrazia agli arabi, come ha fatto la presidenza Bush in questi anni, e ignorare che le elezioni palestinesi sono state molto più trasparenti di quelle egiziane. E credo che sia stato un errore infine respingere certi segnali di disponibilità lanciati da Hamas o trascurare i tentativi di mediazione dell'Arabia Saudita. Per questa ragione il viaggio di Carter mi è parso utile e opportuno. Nel quadro dei rapporti fra Israele e gli Stati Uniti Jimmy Carter appare, a prima vista, come una eccentrica anomalia. Il suo viaggio non è piaciuto né al governo di Gerusalemme, che ha trattato l'ex presidente con grande freddezza, né al Dipartimento di Stato. Eppure vale forse la pena di ricordare che Carter non è un fenomeno isolato e che gli Stati Uniti furono in molte occasioni alquanto critici della politica israeliana. Nel 1956, all'epoca della spedizione di Suez, minacciarono di adottare sanzioni contro Israele per il suo ruolo nella spedizione anglo-francese contro l'Egitto di Nasser. E fino al 1967 rifiutarono di assicurare forniture importanti alle forze armate israeliane. La situazione cambiò dopo la guerra del Sei giorni quando Israele divenne il maggiore alleato degli Stati Uniti nella regione e poté contare su cospicui aiuti finanziari e forniture di armi. Ma in un articolo pubblicato dal Wall Street Journal del 7 maggio uno studioso israeliano, Michael B. Oren, ricorda che Ronald Reagan condannò il bombardamento israeliano del reattore nucleare iracheno e l'assedio di Beirut l'anno successivo; mentre Bush sr. interruppe i finanziamenti americani in segno di protesta per la creazione d'insediamenti israeliani nei territori occupati destinati agli immigrati russi. Sono atteggiamenti critici che potrebbero divenire nuovamente attuali se Barak Obama venisse eletto alla presidenza degli Stati Uniti.

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La banda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-30 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE COMMEDIA La banda YYYY La banda della polizia egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti, ma baciato dalla voglia di essere utile. E lo è, con grazia, con poesia Arcobaleno.

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Questa è la volta che mi monto la testa , dice Franco Zeffirelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 30-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di PAOLA PISA "Questa è la volta che mi monto la testa", dice Franco Zeffirelli arrivando per primo alla strepitosa serata dell'American Academy in Rome accolto dal direttore Carmela Franklin con il marito Bill e dal presidente Adele Chatfield Taylor. Il regista è protagonista dell'evento, infatti va a lui la prestigiosa Medaglia McKim, quella che le stagioni scorse è stata assegnata a Renzo Piano, Cy Towmbly, Umberto Eco e che è destinata a una personalità la cui attività ha portato lustro alle arti e alle discipline umanistiche. "Ultimamente ho avuto festeggiamenti pazzeschi, al Metropiltan di New York mi sono commosso per una standing ovation totale, a Mosca sono stato celebrato al Museo Puskin, poi ci saranno le serate di Palazzo della Signoria a Firenze e a Verona, e ora questo premio che mi riempie di orgoglio", dice Zeffirelli circondato da trecentocinquanta persone festanti e importantissime, internazionali e amicissime. Tra baci e abbracci gongola, la stretta più forte e lunga è quella di Giancarlo Giannini che gli sussurra: "Non potevo mancare". Quando l'attore sente che Julia Roberts è a Roma commenta: "Chissà se è bella come a diciotto anni quando ho recitato con lei e il fratello". Altri amarcord. "Pensare che in questa villa ho girato con Liz Taylor, il film era Il giovane Toscanini", dice il festeggiato. Prati pettinati, siepi tagliate con le forbicette, trionfi di peonie, aperitivi in giardino con un po' di vento, bellissime donne e molta aristo-eleganza sobria e allegra: Villa Aurelia è uno splendore. Piove? Macché, fa una finta e poi ci ripensa. Ci sono le fiaccole nel parco e le golf-car fanno il percorso in salita dal cancello alla villa. I primi accorsi sono titubanti, poi ci salgono Reginald Bartholoew e la moglie, Susanna Agnelli, Sonia Raule e Fanny Ardent (tutta in nero anche le calze) accompagnata da Mario D'Urso. Ci sono l'ambasciatore americano Ronald Spogli e la moglie Georgia (abito scollato sulla schiena), il salutatissimo mister Bass, Ira Furstenberg, Vittorio Sermonti, Ludovica Rossi Purini, Elizabeth Rosenthal, Franco e Virginia Ripa di Meana, Federico Forquet, Roberto e Mirella Haggiag, Valentina Moncada, Ines Torlonia. Tra gli invitati: l'ambasciatore di Israele Gideon Meir e la moglie Amira, Giampaolo e Rosanna Letta, Alain e Rosy Elkann, Frederick e Vanessa Vreeland, Soledand Twombly, Marina Cicogna, Ferdinando e Mafalda Brachetti Peretti, Nicola Bulgari (loro hanno realizzato la medaglia McKim che ha il disegno di Twombly), Carlo Odescalchi, Carlo e Polissena Perrone, Carla Fendi e il marito Candido Speroni, Carla Fracci. Il più alto, capelli candidi e chic pazzesco, che emozione rivederlo, è Hubert de Givenchy: "Vengo spesso a Roma, ho tanti amici. Ricordo quando c'era Audrey". E' il mitico sarto della Hepburn: "Ancora tanti mi chiedono cosa avesse di strepitoso. Tutto, era avanti nei tempi. Nessuna è più stata come lei". Guarda dall'alto della sua raffinatezza il mondo: "Come è cambiata la moda". L'American Academy in Rome offre borse di studio a studenti italiani e americani che possono così vivere in Italia grazie anche a questa serata benefica, bellissima e amichevole nella quale tutto è eccelso, anche la musica di Bach e Mozart che si spande nel giardino suonata dall'Orchestra di Roma. La cena è nei padiglioni immacolati, il cicaleccio amerin-italiano una delizia.

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Accordo per bandire le cluster bombs Firmano tutti (tranne i soliti noti) (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 30-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Londra: "Pronti a distruggere tutte le bombe a grappolo". Oggi in Irlanda l'intesa. Senza Usa, Russia, Cina, India, Pakistan e Israele Accordo per bandire le cluster bombs Firmano tutti (tranne i soliti noti) Francesca Marretta Londra Raggiunto a Dublino l'accordo che mette al bando le "cluster bombs", le bombe a grappolo. armi terribili il cui uso è ora ufficialmente definito "moralmente inaccettabile". Il dibattito alla Conferenza internazionale per la messa la bando delle cluster bomb, che per dieci giorni ha tenuto impegnati delegati da centonove paesi, Ong, organizzazioni per la difesa dei diritti umani e che ha avuto come "testimonial" vittime mutilate e sfigurate dalle cluster bomb, ha portato alla redazione del testo finale della Convenzione che impegnerà i firmatari a cessare definitivamente l'uso, la produzione, la vendita e l'immagazzinaggio di questo tipo di armi. La Convenzione sará firmata il 2 e 3 dicembre prossimi a Oslo, in Norvegia. Perchè diventi operativa, sarà necessaria la ratifica di ogni singolo paese. Si tratta di un accordo storico, il piú importante dopo quello di Ottawa che dieci anni fa mise al bando le mine anti-persona. Che tuttavia resta per ora un'anatra zoppa. Mancano infatti all'appello dei partecipanti alla Conferenza di Dublino gli Stati Uniti, la Russia, Israele, Cina, India e Pakistan. Paesi che non solo fanno ampio uso delle cluster bomb, ma le producono direttamente. Il fatto che a Dublino sia stato raggiunto un accordo votato da 109 paesi potrebbe costringere il blocco del "boicottaggio" a smettere di utilizzare di fatto le cluster bomb, esattamente com'é avvenuto per il trattato che ha bandito le mine, non firmato da Stati Uniti, Russia, Cina e Israele, che non hanno fatto più di tali armi una volta che il trattato che le vietava ha assunto efficacia. Il testo passato a Dublino è risultato rafforzato dal cambiamento della posizione del Regno Unito, che, insieme ad altri paesi, all'inizio della Conferenza aveva spinto per una serie di "condizioni" alla messa al bando totale di queste armi, facendo differenza tra cluster bomb "avanzate" e di vecchio tipo e ponendo il problema delle operazioni congiunte con Paesi alleati. Nonostante le forti pressioni esercitate da Washington su Londra per mantenere l'uso parziale delle cluster bomb dell'arsenale britannico, mercoledí sera, il Premier britannico Brown ha annunciato, prendendo una posizione assolutamente inattesa, che "per dare il buon esempio" la Gran Bretagna, avrebbe messo "fuori servizio tutte le cluster conservate nei propri arsenali". Simon Conway, portavoce della Ong Cluster Munition Coalition (Cmc), tra le principali organizzazioni sostenitrici della messa al bando delle cluster bomb, ha affermato che la posizione di Brown è risultata determinante ai fini dell'accordo. Il governo britannico vieterá inoltre agli Usa di tenere cluster bomb nelle loro basi militari sul territorio del Regno. Una mossa, quella di Brown, che risponde alle istanze di un elettorato laburista britannico frustrato da anni di politiche filo-americane e guerrafondaie dell'era Blair, che ha punito Brown alle recenti chiamate alle urne, sia in occasione delle elezioni amministrative che nelle suppletive politiche. Restano da ora da sbrogliare le questioni pratiche. Il trattato prevede in determinate circostanze delle deroghe che permettono ai paesi aderenti di svolgere operazioni internazionali accanto a paesi che non hanno partecipato al negoziato. Per Usa e Gran Bretagna le operazioni militari sul terreno congiunte in paesi come l'Iraq e l'Afghanistan sono all'ordine del giorno. La posizione ufficiale degli Stati Uniti sull'esito della Conferenza, riassunta in un comunicato del Pentagono, esprime "condivisione dei temi umanitari sollevati a Dublino", ma, dice in sostanza Washington, le cluster bomb sono efficaci e la loro eliminazione dall'arsenale Usa metterebbe a rischio la vita dei soldati americani. Secondo dati delle Nazioni Unite, negli ultimi trent'anni, sono morte o rimaste mutilate da cluster bomb oltre 13mila persone. Uno studio dell'organizzazione umanitaria Handicap International afferma che ogni giorno avviene da qualche parte del pianeta almeno un'esplosione provocata da bombe a grappolo. Le vittime sono quasi esclusivamente civili (98%), un quarto delle quali bambini. Le Cluster bomb, impiegabili sia dall'artiglieria che dall'aviazione, sono progettate per dividersi in volo ed esplodere all'impatto al suolo. Contengono fino a settecento proiettili esplosivi detti bomblets, scagliati per un raggio di diverse centinaia di metri. Fino al 40% di tali ordigni, utilizzati in almeno ventidue paesi, possono restare inesplosi, trasformandosi in una mine capaci di uccidere e mutilare per diversi anni. I paesi che hanno sottoscritto l'accordo avranno otto anni di tempo per smettere di costruire, stoccare, commercializzare queste bombe e per distruggere gli arsenali. Anni a venire in cui vedremo ancora bambini raccogliere quelle che sembrano palline da tennis e restare mutilati o uccisi. L'accordo di Dublino segna comunque, come ha sottolineato il coordinatore della Cluster Munition Coalition (Cmc) "una vittoria per l'umanità", perché finalmente le bombe a grappolo "verranno consegnate alla pattumiera della storia". 30/05/2008.

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Stefania Podda Il cuore la porterebbe a destra, ma la testa la piazza saldamente al centro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 30-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stefania Podda Il cuore la porterebbe a destra, ma la testa la piazza saldamente al centro. E lei segue sempre la sua testa perché è donna razionale e prgmatica. Oltre che ambiziosa. Scopertamente ambiziosa, senza complessi di colpa. Da più di un anno si parla di lei come della futura leader di Israele, al posto dell'impopolare Ehud Olmert. E lei, Tzipora - detta Tzipi - Livni, non si è mai sottratta al dualismo con l'attuale premier. Dopo la pubblicazione del rapporto Winograd sulla fallimentare guerra in Libano, aveva chiesto le sue dimissioni e si era detta pronta a sfidarlo alle primarie. Sapeva che quelle primarie le avrebbe stravinte, chiunque avrebbe vinto su un contendente così fiacco e incolore. Ma Olmert non ne volle sapere di farsi da parte e Livni non volle portare la sfida a compimento. Rientrò nei ranghi e aspettò che il cadavere del nemico le passasse accanto. Ora, a giudicare dai bollettini giudiziari, il momento della resa dei conti è finalmente arrivato. Olmert rischia l'incriminazione per corruzione, gli israeliani sono convinti che menta quando proclama la sua innocenza e Ehud Barak minaccia di andare alle elezioni se il premier non accetterà di farsi da parte. Visto che le elezioni sarebbero una disfatta per Kadima e Labour, e un trionfo per il Likud di Benjamin Netanyahu, la prospettiva di una staffetta interna sarebbe la soluzione migliore per l'attuale coalizione di governo. Così, all'indomani dell'ultimatum di Barak, Livni ha scoperto le carte, tornando a sfidare OImert alle primarie di un partito oramai allo stremo e ben lontano dal radioso futuro che sembrava essergli riservato. Di certo Tzipi Livni ha dovuto aspettare parecchio per la sua rivalsa su Olmert. Troppo, dicono molti analisti. Se Ariel Sharon avesse avuto tempo e modo di scegliersi un erede, infatti, con ogni probabilità avrebbe scelto lei. Che Olmert fosse del tutto inadeguato a guidare il paese, si era capito all'indomani delle elezioni vinte sull'onda emotiva della scomparsa - politica - del vecchio Arik e come un tributo alla sua figura. In questi due anni, la ministra degli Esteri è stata la vera promessa della politica israeliana. In mezzo al generale grigiore e dopo la delusione per Amir Peretz, per gli israeliani in cerca di un carisma in qualche modo paragonabile a quello dei padri fondatori della patria, resta solo lei.Cinquant'anni, nata e cresciuta a Tel Aviv, sposata, due figli. Questo è quanto si sa della sua vita privata, le uniche risposte che concede. Per il resto si sa che la sua carriera politica, pur relativamente breve, una decina d'anni o poco meno, è stata comunque folgorante. Grazie ad Ariel Sharon che per lei aveva una grandissima stima e che lei considera il suo mentore politico. Fu lui che la volle nel Likud e la candidò nel 1999, ancora lui che nel 2001 la nominò ministro per lo sviluppo regionale. Da allora, sono seguiti altri incarichi ministeriali: immigrazione, agricoltura, edilizia, giustizia. Sino alla poltrona più prestigiosa, quella degli Esteri. Prima di lei, solo un'altra donna era stata a capo della diplomazia israeliana: Golda Meir, poi diventata premier. Il paragone è suggestivo, e anche piuttosto impegnativo. Livni non commenta quando la definiscono la nuova Golda Meir, ma di certo non le dispiace l'idea che le venga attribuito un tale carisma. E non rinuncia neanche a quel tocco di mistero e di autorevolezza che le danno i quattro anni passati nel Mossad prima di dedicarsi all'avvocatura. Nessuno sa che cosa abbia davvero fatto in quegli anni da 007. C'è chi dice che sia stata nell'ufficio legale e chi parla di incarichi all'estero. Comunque il passaggio nei servizi segreti è considerata una nota di merito, non certo un handicap, nel suo curriculum. Di fatto è molto popolare in Israele, ha reputazione di persona pulita, non corruttibile, senza scheletri nell'armadio. Piace anche perché si è dimostrata capace di liberarsi dal peso di una tradizione familiare che altrimenti l'avrebbe vista alla destra più a destra del Likud. I suoi genitori erano due ebrei polacchi, sionisti militanti. Di più. Suo padre, Eitan, era una figura-chiave dell'Irgun, il movimento ultranazionalista che combatteva gli inglesi, e gli arabi, ai tempi del mandato britannico in Palestina. E li combatteva con ogni mezzo, come quando nel 1946 una bomba fece saltare un'intera ala dell'hotel King David di Gerusalemme, allora quartier generale britannico. In quell'attentato, morirono novantuno persone. Anni dopo, Eitan Livni entrò nel Likud e venne eletto alla Knesset per tre legislature. Alla sua morte, i suoi familiari vollero che nella lapide fosse scolpita una mappa di Eretz Israel. Il Grande Israele, che non prevede una Palestina. Tzipi Livni è cresciuta ascoltando queste storie, e i comizi di Menachem Begin, grande amico di famiglia. Poi, la svolta moderata. Perché - dice - bisogna distinguere i sogni dalla realtà. E se Eretz Israel resta il sogno, la realtà vuole che debba esserci uno Stato di Palestina perché quel sogno non diventi un incubo. Pragmatica come alla fine era pragmatico il suo maestro Sharon. Ecco perché, dopo essere entrata nel Likud, lo lascia per seguire Sharon nell'ambizioso progetto politico di creare quel grande centro che mancava nella politica israeliana. Passa a Kadima e abbandona passioni ed estremismi della sua storia familiare. Ora Livni crede nella soluzione "due popoli due Stati", e la sua visione della politica internazionale è un continuo smarcarsi dal premier. Sulla questione dei negoziati con i palestinesi, ad esempio, Livni era favorevole al proseguimento delle trattative anche senza la cessazione delle violenze. Altrimenti - ha sempre ripetuto - l'irrigidimento su questo punto avrebbe giocato a favore di Hamas. Quanto alla Siria, poi, era stata lei, ben prima di Olmert, a chiedere che venisse dato credito alle aperture di Assad. Sulla guerra in Libano, pur appoggiandola, aveva già mostrato tutta la sua perplessità e aveva lavorato ad una exit strategy sin dai primi giorni. Su un punto, però, non ammette discussioni: il diritto al ritorno dei profughi palestinesi. Lo ritiene incompatibile con la sopravvivenza di Israele, e almeno su questo non intende cambiare idea. 30/05/2008.

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Conversano (Ba) Proiezione del cortometraggio ?Dio è zingaro? alle 21 alla cooperativa Radici Emirandira in via Arringo 12 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 30-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Conversano (Ba) Proiezione del cortometraggio ?Dio è zingaro? alle 21 alla cooperativa Radici Emirandira in via Arringo 12. Con il regista Giuseppe Amoruso. Una produzione dell'Accademia del Cinema Ragazzi Enziteto-Bari. Napoli Gli affari della munnezza e la devastazione ambientale in Campania. Presentazione e proiezione del docu-film Biutiful Cauntry con la presenza del regista Andrea D'Ambrosio. Alle 18 al cs Officina 99, via Gianturco 101. A seguire altri filmati sull'emergenza rifiuti a cura di InsuTv (287 Mhz - canale S19). Sarà presente anche un geotecnico che ha fatto i rilievi ambientali per la bonifica di Napoli Est. Roma Interessante programma oggi al Forte Prenestino, via Federico Delpino. Serata Scarceranda : menù di ricette contro il carcere tratte dall'agenda Scarceranda, selezioni musicali a cura dei dj's di RadioOndaRossa 87.9. Il film Primavera in Kurdistan di Stefano Savona, un viaggio lungo un mese insieme a un'unità di combattenti del Pkk per raggiungere il confine con la Turchia, alle 21.30; prima del film, video e cortometraggi sulla Palestina e il Kurdistan turco. Un certo modo di essere Roma. Il suono della parola: omaggio a Gabriella Ferri alle Officine Pigneto, via del Pigneto 215, dalle 20, ingresso gratuito.Come la città è raccontata e come si esprime. Cronologia italiana: gli anni 40 al Grauco, via Perugia 34: alle 17 il film "I promessi sposi" di Mario camerini, alle 19 "Teresa Venerdì" di Vittorio De Sica e alle 21 "La cena delle beffe" di Alessandro Blasetti. L'associazione Mus-e presenta alla libreria Bibli di via dei Fienaroli 28 la mostra Ogni singola vita è un'opera d'arte che attende di essere espressa . Opere individuali o di gruppo, espressioni di bambini, introdotti dagli artisti Mus-e al linguaggio universale dell'arte, che avvicina culture diverse e spesso assi lontane. Fino al 7 giugno. Classic Jazz Messengers alle 22.15 a The Cotton Club, via Bellinzona 2. Stefano Scarfone chitarra e Barbara Eramo voce: Cose Turche in concerto alle 22.30 al Lian Club, via degli Enotri 6. Jazz con Peter De Girolamo & Baby'ra alle 22, ingresso libero, al Pentagrappolo, via Celimontana 21b. Musici Migranti in Cant'ammore alle 22.30 al Beba do samba, via dei Messapi 8. Michael George Haynes, in arte Michael Prophet, per una incredibile notte di bassi potenti, di radici e di cultura al Villaggio Globale, lungotevere Testaccio; Prima e dopo lo show, in session, Red Iguana Sound + Roots Doctor. Jazzometry ovvero le geometrie del jazz alle 22 al csa La Torre, via Bertero 13. Concerto di musica, immagini e parole per Anna Magnani: Roberto Herlitzka legge Semplicemente Anna di Emanuela Tomasini, accompagnato dall'Orchestra sinfonica "Renzo Rossellini", direttore Roberto Bongiovanni, video e regia Massimo Bacci, al Teatro Valle, via del Teatro Valle 21, alle 20.30, ingresso gratuito previa prenotazione, info: 06571764430, 0683396291. Live jazz al Comitato 100celle aperte, via delle Resede 5, alle 21.30, con Carlo Conti Trio . Incontro con l'autore Pietro Spadafina alle 18 a Odradek la libreria, via dei Banchi Vecchi 57. Un percorso attraverso i vicoli oscuri delle differenze per illuminare le paure che ci rendono simili. Guidonia (Rm) Tutti coinvolti per 4 giorni da oggi al 2 giugno Concertiamoci per una Guidonia Liberata . Oggi alle 17.30 proiezione cortometraggi realizzati dalle Comunità giovanili di Tivoli. Aperitivo alle 18.30. Cena sociale . Esibizione degli Sbronzi Di Riace. Allo lo spazio S.I.LO.Sò. spazio di integrazione locale sostenibile. Siena Continua "Ricominciare dal '68" alla Facoltà di Lettere e Filosofia: oggi Rielaborare, ripensare quel tempo, il nostro tempo . Alle 10 workshops. Alle 10.30 nell'aula A-B, padiglione esterno San Niccolò "Femminismo, nonostante il '68" con la presenza della prof. Maria Luisa Boccia e Ida Dominijanni. Alle 13 pranzo presso la mensa universitaria. Alle 17 nell'aula 356, San Niccolò "Domande sul '68", confronto con il prof. Mario Tronti. Poi cena tutti assieme. Alle 21.30 alla Corte dei Miracoli concerto tenuto dai maestri del Siena Jazz e spettacolo con i giocolieri e gli acrobati. Pisa Dalle 22 El dia della Rebeldia n° 5 alla Facoltà di Veterinaria, viale Piaggie. Rebeldia compie 5 anni. 5 anni di movimento senza soste, attraversando le grandi lotte da quelle contro la guerra fino a Vicenza, dalle manifestazioni con i migranti contro i Cpt alle Mayday per rivendicare diritti e reddito. Una storia fatta di occupazioni, di sgomberi, di denunce e di luoghi abbandonati restituiti alla città? Suoneranno Fonxx, Herrera hip hop, Semantic Factory dubstep, Rankin' T roots dub, Tu Shung Peng dancehall style. Viareggio (Lu) Il Party Tour Bologna Pride dalle 22 a Mama Mia, viale Europa, con Mama Dance - il sound dance by Bologna Pride 2008 . Bologna Dal oggi (alle 16) al 6 giugno Feed The Bears, il gruppo ursino del Cassero, presenta presso Igor libreria, via San Petronio 3, la mostra fotografica Bearflavoured . Un percorso nell'immaginario estetico ursino che si concluderà con la presentazione il 6 giugno alle 18 dell'omonimo libro con l'intervento dei due autori Aki Choklat e Christian Trippe. Il volume raccoglie il lavoro di oltre 30 designers e artisti internazionali di diverse discipline, come illustrazione, fotografia, moda e pittura. Gli artisti provengono da ogni parte del mondo e il libro è una celebrazione dell'immaginario ursino: uomini di ogni età, corpulenti, pelosi e orgogliosamente gay. Sasso Marconi (Bo) Brujeras de Papel nello spettacolo di burattini Storie color della terra alle 21 al Centro civico di Borgonuovo, via Cartiera 6. Ingresso libero. Taneto di Gattatico (Re) Festa di chiusura dedicata a Libera (contro la mafia) con il Collettivo Angelo Mai, bigband romana di 14 elementi guidata da Roberto Angelini e Pino Marino, con Niccolò Fabi e Peppe Voltarelli. Dalle 20 al circolo Arci Fuori Orario la grigliata e poi il concerto. Parte del ricavato destinata alla creazione di un bosco-barriera antirumore lungo la nuova tangenziale di Taneto: ogni pianta avrà il nome di una vittima di mafia. Pordenone Presso l'impianto sportivo di via Pirandello, quartiere Villanova), prende il via la III edizione del Torneo antirazzista : alle 20 opening e sorteggio delle squadre; alle 22 dj set con Mister X rock'n'roll, ska, punk, oi! Verona "Dopo la riuscita della manifestazione nazionale di sabato 17 ritroviamoci per fare un bilancio, per valutare se e come proseguire il percorso iniziato: assemblea nella sala Lodi a San Giovanni in Valle, piazza Isolo, alle 21. Prima dell'assemblea, dalle 19 fino alle 21, ci troviamo presso Porta Leoni per un microfono aperto su quanto è successo a Verona e sta succedendo in tutta Italia. Dopo l'assemblea, alle 23.30 circa, ci ritroviamo sempre a Porta Leoni per ricordare, a un mese di distanza, la notte in cui Nicola è stato aggredito dai neofascisti veronesi ". Trieste Alle 20.30 alla Casa del Popolo "Giorgio Canciani" di via Masaccio 24 il regista Gianpaolo Coloni presenterà dei cortometraggi da lui stesso realizzati: "Trieste look alta moda", "Casting", "Disognanze", "Pubblicité cinematografique", "Anteprima spot 2008", "Beauty flash". Ingresso libero. Trento Messico tra utopie e realtà. Viaggi responsabili alla scoperta di Chiapas e Oaxaca alle 20.30 nella sala Sosat, via Malpaga 17. Organizzati il Colectivo Laj Kin. Milano Agri-Culture. I migranti per uno sviluppo agricolo sostenibile è la tavola rotonda alle 15.30 alla Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4. Con Ousseini Ouedraogo, rappresentante Roppa-Rete delle organizzazioni contadine dell'Africa dell'ovest); Ada Cavazzani, presidente Gao-Cooperazione internazionale; Modou Gueye, presidente Sunugal; Ada Civitani, Ong Acra; Thomas Emmenegger e Rosita Volani, Takku Ligey. Il tema è quello del diritto al cibo, l'obiettivo rivendicare la priorità del diritto all'alimentazione sugli interessi del mercato. Serata La forza della Madri di Plaza de Majo con cena con cibi da ricette tradizionali, storie, racconti, musiche e canzoni argentine alle 20 alla Cgil, salone Di Vittorio in piazza Segesta 4, con ingresso da via Albertinelli 14. Partecipano: Eduardo Salum, che ci parlerà delle Madri di Plaza de Majo, della loro storia e di cosa ancora oggi rappresentano in Argentina; Miguel Angel Acosta, chitarrista e cantore argentino che canterà alcune delle canzoni più belle di Atahualpa Yupanqui e altre di sua composizione. Info: laconta@interfree.it. Notte d'anarchia. Note d'utopia all'Ateneo Libertario, viale Monza 25, alle 21.30. "il rifugio dei sospiri"... un suggestivo viaggio nel dolce mare della poesia sottolineato dalla canzone d'autore con Dario Bertini, Renato Franchi & Small Acoustic Set (dell'Orchestrina del Suonatore Jones). Poesie di Dario Bertini, canzoni di Franchi, Tenco, De Andrè, Bertoli, Fossati, De Gregori... A seguire la Piccola Orchestra Karasciò. La Peña Flamenca presenta Hora Feliz Rociera , aperitivo flamenco: si beve si tapéa si balla si canta si suona. E racconti del Camino del Rocio, inaugurazione della mostra "Rojo Gitano", dipinti di Grazia Simeone, sorpresas en salsa rociera... Dalle 18.30 all'Arci Scighera, via Candiani 131. Claudio Bianchi e Danilo Reschigna presentano Aliseo che cammina controvento (ExCogita editrice) alle 18 alla libreria Odradek, in via Principe Eugenio 28. Segrate (Mi) Sangue Disken + Xanax Party dj set : dall'electro, al rock, alla dance al circolo Magnolia in via Circonvallazione Idroscalo 41, alle 22, ingresso gratuito con tessera Arci. Lainate (Mi) Al Job Cafè di Lainate (MI) una serata per Peppino Impastato contro tutte le mafie . Dalle 20.30 il film "I cento passi", music live con il gruppo Statale 17 (canzoni di Guccini, De Andrè e altri cantautori). In via Lamarmora 7. Villa d'Adda (Bg) Statuto in concerto stasera al Birra Rock Live. Osnago (Lc) Dalle 21.45 all'Arci La Locomotiva (ingresso libero), via Trieste, Cesare Basile Duo . Opening act Controluce. Torino Si parte con l'aperitivo musicale con le selezioni musicali di Half Moon Crew Autoproduzioni al csa Murazzi, lungopo Murazzi Diaz, arcata 25/27, alle 22.30. Ciriè (To) Linterno hardcore melodico + Erodes real scream hardcore: Chorus Of One Night al Taurus, via Doria 20. A seguire, Io Sono Leggenda Crew, resident dj Mammo & Ameray. 30/05/2008.

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Oil: che disastro in Palestina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 30-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Metà della popolazione dipende dagli aiuti, uno su tre lavora. A Gaza va anche peggio e Hamas occupa gli uffici del sindacato Oil: che disastro in Palestina Silvana Cappuccio Una situazione occupazionale di grande degrado in un contesto di gravi problemi sociali: queste le conclusioni, ampiamente supportate da rigorose informazioni raccolte sul campo da una recente missione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), che si è recata in Israele, nei territori arabi occupati e nella Repubblica araba siriana, per verificare direttamente la situazione dei lavoratori. Soprattutto nel corso degli ultimi otto anni, i blocchi sempre più numerosi e le restrizioni via via più dure imposte alla circolazione delle persone e delle merci hanno segnatamente colpito la popolazione palestinese, il mercato del lavoro e l'andamento dell'economia. Questi impedimenti sono di fatto discriminatori e negano ai palestinesi le possibilità di cercare un lavoro, di svolgere le loro attività, di accedere all'istruzione ed alla formazione di cui avrebbero bisogno. Circa la metà delle famiglie palestinesi dipende dagli aiuti alimentari inviati della comunità internazionale. Ad oggi solo una persona su tre in età da lavoro ha un posto, a tempo pieno o parziale, e il tasso di disoccupazione è certamente superiore al 20%. Su Gaza, dalla presa dell'effettivo controllo del territorio da parte di Hamas, cioè da giugno del 2007, quando Israele ha dichiarato la Striscia una "entità ostile", incombe una vera e propria crisi umanitaria, con un tasso di povertà estrema che va oltre il 40% della popolazione. Nel settore privato il lavoro è quasi totalmente inesistente. Secondo la Banca mondiale, ha chiuso il 96% di 3900 stabilimenti industriali che davano lavoro a 35 mila persone. A marzo del 2008 ne restavano solo 130, con 1300 occupati ed un funzionamento solo parziale dei loro macchinari. L'impossibilità di esportare ha avuto degli effetti particolarmente disastrosi sui settori del mobile e dell'abbigliamento. La mancanza dell'arrivo di materiali ha inciso drammaticamente sulla sanità e sull'istruzione, i cui addetti hanno comunque continuato a lavorare. Gli impiegati dell'Autorità palestinese adesso ricevono i loro stipendi, ma i funzionari che aderiscono ad Hamas sono stati invitati a non riprendere il lavoro. Hamas ha anche occupato i locali del sindacato palestinese Pgftu, la cui sede è stata poi distrutta dalle Forze di difesa israeliane, durante le incursioni a Gaza. I comitati dei lavoratori islamici creati da Hamas ormai utilizzano quel che rimane degli uffici della federazione sindacale, i suoi documenti e materiali. A fronte di queste gravissime ingerenze nell'esercizio dei diritti sindacali, nel frattempo il sindacato ha preso in affitto diversi piccoli appartamenti per non interrompere le sue attività. La missione dell'Oil ha chiesto ad Hamas la restituzione immediata di quanto sottratto al Pgftu. Ha inoltre sollevato presso le autorità israeliane la questione riguardante il bombardamento da parte delle Forze israeliane a febbraio del 2008 di un palazzo di cinque piani, costruito a Gaza nel 1997 con l'aiuto finanziario del sindacato norvegese. Seppure in questo quadro drammatico, i sindacati perseguono i loro obiettivi, puntando al rafforzamento del quadro giuridico a favore della libertà di associazione e di contrattazione collettiva. L'Autorità palestinese ha elaborato un piano triennale di riforma e sviluppo, dal 2008 al 2010. Questo piano si snoda attraverso tre grandi traiettorie: il governo e la sicurezza, delle misure di bilancio finalizzate a ridurre il deficit ed aumentare le spese per la crescita, il rafforzamento del settore privato. Un'importante conferenza sull'investimento in Palestina avrà luogo a maggio del 2008 a Betlemme, per esaminare le possibilità di investimento e stabilire dei partenariati fra i palestinesi ed il mondo degli affari. Il ministero del lavoro palestinese si è assunto l'impegno di consultare le parti sociali su questo piano triennale, creando un consiglio rappresentativo ad hoc, che darebbe un barlume di speranza su quanto attiene alle politiche occupazionali. 30/05/2008.

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TEHERAN - Sarà un incontro con alcune importanti aziende italiane, il 3 giugno, uno dei momenti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 30-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Salienti della visita del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad a Roma per il vertice della Fao. Un'iniziativa che conferma l'importanza dei reciproci interessi economici, nonostante le tensioni internazionali per il programma nucleare della Repubblica islamica e le affermazioni di Ahmadinejad sulla imminente fine dello Stato di Israele. Gli inviti sono stati già diramati dall'ambasciata iraniana a Roma. L'appuntamento è per il pomeriggio di martedì prossimo. Tra le aziende più importanti, di cui si è saputo che hanno finora confermato la loro presenza, vi sono l'Ansaldo e la Fata, del gruppo Finmeccanica.L'Ansaldo è attiva in Iran da molti anni, ma la realizzazione del suo ultimo progetto, del valore di circa 350 milioni di euro, risale al 2004, con la partecipazione alla costruzione di 4 centrali elettriche. La Fata ha in corso di realizzazione un impianto da oltre 300 milioni di euro per la produzione di alluminio primario a Bandar Abbas, nel sud dell'Iran. All'incontro con Ahmadinejad dovrebbe prendere parte il suo presidente, Ignazio Moncada. Proprio ieri il quotidiano riformista iraniano, Etemad, ha parlato di un peggioramento delle relazioni fra Italia e Iran, citando il fatto che il ministro degli Esteri Frattini ha annunciato una linea di maggiore fermezza nei confronti del programma nucleare di Teheran rispetto al precedente esecutivo. Oltre alla circostanza che "il governo italiano ha detto che non c'è il tempo per inserire nel programma un incontro con Ahmadinejad". Nel 2007, con un interscambio complessivo di 5,7 miliardi di euro, l'Italia è stata tra i Paesi dell'Ue, il primo partner commerciale dell'Iran.

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ROMA - I rappresentanti di 109 nazioni firmeranno oggi a Dublino lo storico trattato per mettere al (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 30-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Bando le bombe a grappolo, ordigni capaci di uccidere civili ad anni di distanza. Le cluster bombs - in inglese - sono infatti contenitori che, prima di toccare terra, rilasciano decine di mini-ordigni i quali dovrebbero esplodere all'impatto con il suolo, ma che in pratica restano in agguato sul terreno pronti ad uccidere al minimo contatto anche molti anni dopo il loro rilascio. Secondo i dati forniti dalla Ong belga "Handicap International" - autrice di uno studio sugli effetti delle cluster bombs - il numero minimo di bombe a grappolo scaricate dal 1965 a oggi ammonta a 440 milioni di "pezzi". Sempre secondo HI, il 98% delle vittime delle bombe a grappolo sono civili, il 76.8% dei quali sono maschi, dal reddito modestissimo e spesso e volentieri sotto i 18 anni. Nel Libano del Sud, ad esempio, quasi il 90% della terra usata per la pastorizia e l'agricoltura è oggi contaminata dalle bombe a grappolo inesplose lanciate dalle forze armate israeliane durante la guerra dell'estate 2006. All'accordo di Dublino si è giunti dopo dieci giorni di maratona negoziale, sbloccata dal via libera della Gran Bretagna. I paesi firmatari avranno otto anni di tempo per smettere di costruire, stoccare, commercializzare gli ordigni, e per distruggere i propri arsenali. Misure che non saranno adottate dai grandi assenti di Dublino: Usa, Israele, Russia, Cina, India e Pakistan. Ovvero, i maggiori produttori e utilizzatori di questi ordigni. Non solo, in determinate circostanze i paesi che aderiscono al trattato potranno svolgere operazioni internazionali accanto a questi paesi che non hanno partecipato al negoziato.

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Crisi in Israele, si cerca il successore di Olmert (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 30-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Ultimatum del ministro degli Esteri Livni al premier inquisito: Dimettiti Crisi in Israele, si cerca il successore di Olmert TEL AVIV Per Kadima, il principale partito di governo israeliano, il dopo-Olmert è già iniziato, con il numero due e ministro degli esteri Tzipi Livni che ha esortato a prepararsi a ogni scenario politico. Il primo ministro Olmert, accusato di aver intascato per 15 anni mazzette da un finanziere-amico statunitense, è ormai "ingombrante": rischia di mandare a picco il partito fondato nel 2005 da Ariel Sharon per rilanciare un'immagine di pulizia nella politica israeliana dopo anni di continui scandali nel suo partito di origine, il Likud. Ieri, dicevamo, è uscita allo scoperto anche la Livni. Senza mai pronunciare il nome di Olmert (o quello del suo finanziere, Morris Talansky), la Livni ha rilevato che occorre convincere gli israeliani che, malgrado tutto, è possibile fare una "politica pulita". La Livni non ha lanciato a Olmert un vero e proprio ultimatum, con scadenza rigide. Ma ha indicato la via da intraprendere: la convocazione di elezioni primarie fra i 65 mila membri di Kadima, allo scopo di concordare un nuovo candidato alla carica di premier. Se nelle prossime settimane o nei prossimi mesi Olmert dovesse essere incriminato e dimettersi, il potere passerebbe senza scossoni al successore. Ma accettando l'iniziativa della Livni, Olmert sottoscrive in pratica la fine della propria carriera politica.

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Anche il partito si mette contro Olmert (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 30-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 128 del 2008-05-30 pagina 22 Anche il partito si mette contro Olmert di Redazione da Gerusalemme Rompendo gli indugi, il ministro degli Esteri israeliano, signora Tzipi Livni, alla fine ha lanciato il guanto di sfida al premier Ehud Olmert, chiedendo primarie per scegliere la nuova leadership del partito. Una sortita che arriva nel mezzo di una tempesta politica che vede il primo ministro, indagato per finanziamenti illegali, sollecitato da più parti a dimettersi. La proposta della signora Livni non ha precedenti. "Kadima dovrebbe iniziare a prepararsi ora per un possibile scenario, comprese le elezioni. Personalmente sono una convinta sostenitrice delle primarie" ha detto la responsabile della diplomazia israeliana e numero due del partito. "Credo che l'opinione pubblica debba essere coinvolta nell'elezione della nuova leadership, che servirebbe anche a coagulare l'attenzione della gente sul Kadima". Ieri era stato il ministro della Difesa e leader del partito laburista, Ehud Barak, a chiedere le dimissioni di Olmert nella convinzione che sia ormai inevitabile che il premier sia incriminato per fondi illegali ricevuti prima di rilevare la guida del governo da un finanziere statunitense di origine israeliana. Ma se il ministro laburista del governo di coalizione non ha avuto riserve, la signora Livni non ha chiesto esplicitamente le dimissioni di Olmert da premier o da segretario del partito. Ha detto però che "la questione non è soltanto legale né soltanto penale", perché "non si tratta di questioni personali del primo ministro, ma di valori e regole che devono essere rispettate". Olmert, il cui mandato scade a novembre 2010, ha già fatto sapere che non ha alcuna intenzione di dimettersi, sebbene un sondaggio riveli che il 70% dell'opinione pubblica chiede che si faccia da parte. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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I cattolici e tutti gli altri - agostino giovagnoli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Un volume di saggi curato da Andrea Riccardi I cattolici e tutti gli altri Un bilancio delle relazioni dei cristiani delle varie confessioni con laici, comunisti, ebrei, musulmani, buddisti e induisti AGOSTINO GIOVAGNOLI N on basta parlare della Chiesa ad intra: è ancora più importante interrogarsi sulla Chiesa ad extra. Ne erano convinti i padri conciliari che spinsero i lavori del Vaticano II oltre i problemi interni della Chiesa cattolica, per discutere a fondo delle relazioni con quanti, in tutto il mondo, non fanno parte dell'orbe cattolico: cristiani di altre confessioni, non credenti, seguaci di altre religioni. Ora, quasi a cinquant'anni dall'elezione di Giovanni XXIII che convocò quel concilio, il volume Le Chiese e gli altri. Culture, religioni, ideologie e Chiese cristiane nel Novecento (Guerini, pagg. 448, euro 25) curato da Andrea Riccardi traccia un bilancio delle relazioni dei cristiani delle varie confessioni con laici e comunisti, ebrei e musulmani, buddisti e induisti. In questo caso, però, l'approccio non è teologico ma storico e non parte dall'interno bensì dall'esterno. Non si tratta, infatti, dell'ennesimo libro sui giudizi del magistero cattolico nei riguardi del mondo moderno: gli studiosi raccolti da Riccardi - tra cui Piero Craveri, Jean Dominique Durand, Emma Fattorini, Roberto Morozzo della Rocca - ricostruiscono invece come il mondo contemporaneo abbia cambiato le Chiese cristiane, a partire dall'incontro con tanti altri dai volti così diversi. Emergono molte vicende differenti, dal Medio Oriente all'Africa subsahariana, dalla Russia all'India, dalla Cina al Giappone, che, benché apparentemente secondarie e periferiche, hanno inciso in modo complessivamente rilevante anche su istituzioni ecclesiastiche consolidate dal tempo, talvolta fino all'irrigidimento. è un altro modo di leggere la storia delle Chiese, da cui scaturiscono non poche novità. Il cambiamento di prospettiva, ad esempio, mette in discussione la centralità abitualmente riconosciuta al Vaticano II - nel bene o nel male, secondo i punti di vista - nella vicenda del cattolicesimo contemporaneo. è usuale, infatti, far riferimento a questo concilio per verificare se la Chiesa cattolica sia cambiata davvero nel corso del Novecento oppure se, malgrado alcune importanti novità, dopo il Vaticano II sia tornata ad essere quella che era stata per secoli, dall'Inquisizione contro gli eretici ai silenzi sulla Shoah. Ma i rapporti fra i cattolici e gli altri vengono da lontano, sicuramente sono iniziati prima del concilio, come mostrano i casi di raffinati esploratori delle culture altrui - quali Massignon nel mondo arabo o Monchanin in India (Impagliazzo) - o l'inchiesta sull'Islam, preparata dalla Curia romana negli anni Trenta, che riconosceva la profonda diversità di questo mondo religioso, l'impossibilità o quasi di convertire i musulmani, la necessità di tentare approcci meno eurocentrici e più rispettosi delle civiltà non europee (Riccardi). In precedenza, racconta inoltre Renato Moro, la questione degli Amici di Israele aveva provocato un duro scontro all'interno della Curia romana, sostenuta da personalità importanti come Idelfonso Schuster, futuro cardinale e arcivescovo di Milano, che in quell'occasione, duramente criticato dal Santo Uffizio di Merry del Val, dovette scusarsi umilmente per il suo filo-semitismo. Le premesse del dialogo, insomma, sono state poste prima del Vaticano II, mentre non tutto, successivamente, è andato in questa direzione. Anche durante il concilio emersero "schegge di antisemitismo cattolico" e ancor oggi il problema dei rapporti fra cattolici ed ebrei torna, in varie forme, a riproporsi (Melloni). Ma qualcosa sembra diventato irreversibile: è la convivenza ravvicinata con interlocutori che per secoli erano rimasti lontani e che il grande rimescolamento del Novecento ha fatto diventare vicini. Tale convivenza non risolve tutti i problemi, può anzi accrescerli, ma obbliga a confrontarsi con il punto di vista degli altri: mentre l'ebreo e il cristiano denunciano l'intolleranza dell'Islam, al musulmano appare preoccupante che il primo si consideri l'eletto di Dio e il secondo il vero erede di questa elezione (Saaidia). Guardando le Chiese dal punto di vista degli altri, insomma, sembra che a cambiare il cattolicesimo sia stata anzitutto la tumultuosa storia del Novecento. Al tempo stesso, però, questa storia fa emergere tutta l'importanza di un concilio che ha preso coscienza dei cambiamenti in atto, affrontando la questione del rapporto con gli altri. Tale problema, non a caso, si è rivelato cruciale anche oltre la stagione conciliare, in una società globalizzata, insieme ipersecolarizzata e post-secolare, così diversa da quella degli anni Sessanta. Incontrare gli altri, infatti, non ha solo obbligato le Chiese a confrontarsi con l'estraneo e il diverso, il non cristiano e il non credente, ma le ha anche spinte a riscoprire l'altro, sconosciuto e nascosto, presente al loro interno. In tutte le tradizioni religiose, è profondamente radicato il senso dell'altro, anche se spesso non in modo evidente, e la sua riscoperta costituisce un passaggio obbligato nel cammino di fede del credente. Amos Luzzatto scrive in questo volume, con ebraico senso dell'ironia, che Dio ama il pluralismo: nessuno, cioè, può pretendere che si schieri con alcuni e contro altri, che stia da una parte sola dell'umanità ignorando le altre.

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