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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA:

Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL   21-4-2008        #TOP



Report "Israele/Palestina"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Israele/Palestina (13)


Indice degli articoli

Sezione principale: Israele/Palestina

La vita scorre solo in frammenti ( da "Manifesto, Il" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che danza anche con l'israeliano Hofesh Shechter nel ribollente deGENERATION, al festival BolzanoDanza il 20 luglio), chi è sudafricana come Shanell Winlock, con Akram dal 2001, una danza dal potente contatto con la terra, chi è slovacco, chi coreano, chi indiano, dinamiche dirette, rabbiose (Andrej Petrovic), morbide (l'indiano Saju),

Pedofilia, giovani e immigrati il nuovo ratzinger "americano" - (segue dalla prima pagina) servizio ( da "Repubblica, La" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: fuori da Israele, gli auguri per l'ottantunesimo compleanno sul prato della Casa Bianca e la sfilata a bordo della papamobile sulla Quinta Strada. Ma il simbolo più forte di questo viaggio è l'unico incontro non ripreso da nessuna telecamera, quello nella cappella della Nunziatura di Washington, in cui Benedetto XVI ha pregato mano nella mano con le vittime degli abusi sessuali.

Gaza, deliberata l'uccisione del cameraman Tre ong internazionali accusano i militari israeliani: quando Fadel è stato colpito non c'erano scontri in atto ( da "Unita, L'" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano, ndr.) e miliziani palestinesi". "I soldati israeliani non si erano assicurati di mirare ad un obiettivo militare prima di sparare", aggiunge Joe Stork, dirigente di Human Rights Watch. L'esercito israeliano ha aperto un'inchiesta, dalla quale è già emerso che il cameraman palestinese è stato ucciso dalle freccette metalliche di un proiettile sparato da un tank israeliano.

Cantate donne al Maggio pacifista ( da "Unita, L'" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: dei pochi superstiti della rivolta del ghetto e che sfocia nell'inno Shemà Israel ("Ascolta, Israele") cantato dagli ebrei fatti prigionieri. Ma è appunto "Donne contro" il forte tema conduttore dell'edizione 2008 del festival fiorentino, che il direttore artistico del teatro, Paolo Arcà, dedica idealmente a Ingrid Betancourt, a Benazir Bhutto e alle madri della Piazza di Maggio.

POLITICA ESTERA LA NUOVA AGENDA ( da "Corriere della Sera" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Oriente piena solidarietà con Israele. Intesa a prova di bomba con Vladimir Putin e buoni affari con la sua Russia. Relazioni meno facili con l'Europa, in particolare con il francese Chirac e il tedesco Schroeder. Se questa è la base di partenza, ed è inevitabile che il prossimo presidente del Consiglio la consideri tale, c'è da sperare che sia già pronto un sollecito aggiornamento.

Politica estera, ecco la nuova agenda ( da "Corriere della Sera" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Se invece si tratta di superare le ambiguità del mandato Onu impegnandosi nel disarmo di Hezbollah (come auspica Israele), occorrerà parlarne con il Palazzo di Vetro e con gli alleati presenti sul campo. E bisognerà assumersi, anche in questo caso, i rischi relativi. Verso Putin i sentimenti di Berlusconi sono quelli di un tempo, come ha confermato l'incontro in Sardegna.

Storace: <È lui a portare la croce celtica> La replica: <È un simbolo religioso> ( da "Corriere della Sera" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che è stato consacrato al Santo Sepolcro durante la mia visita ad Israele del 2003. Inoltre è la croce che portava Paolo Di Nella, mio amico, prima di morire". Di Nella morì il 9 febbraio '83, in seguito ad una sprangata di attivisti di sinistra: al suo capezzale andò anche l'ex presidente Sandro Pertini e a lui Veltroni ha intitolato una strada.

Ormai vicina al suo decimo compleanno, il 14 settembre 2008, la Libreria Odradek (via dei Banchi Vec ( da "Messaggero, Il" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: narrativa "portoghese", "Israele e Shoah", "migranti"; e c'è anche uno "spazio laico e libertino". Particolare attenzione è rivolta agli Anni '60 e '70, sia per l'"editoria politica" con fuori-catalogo che vanno dal Trotskismo alle rivolte dei neri americani, sia in quella dei "movimenti".

Bisogna liberarsi dei cretini al comando. Nei giorni ( da "Tempo, Il" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Sepolcro in occasione del mio viaggio del 2003 in Israele - ha affermato Alemanno - è un simbolo cristiano, non politico. Questa celtica inoltre - ha aggiunto Alemanno - era quella portata da Paolo Di Nella prima di essere ucciso: e lui era un mio amico".Gab. San.

Gaza, ucciso militante Hamas ( da "Voce d'Italia, La" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele. Raccogliendo le informazioni di Hamas e le poche ammissioni dell'esercito israeliano, sembrerebbe che l'uomo sia rimasto ucciso a seguito di uno scontro armato susseguito all'ennesima incursione di Tsaal nella striscia. I medici che hanno soccorso il militante confermano il ritrovamento nel corpo nella zona dello scontro e confermano la morte causata da un proiettile sparato

Armi iraniane per rafforzare i terroristi palestinesi ( da "Opinione, L'" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano sul fronte di Gaza Armi iraniane per rafforzare i terroristi palestinesi di Dimitri Buffa Armi dall'Iran via mare dirette a Gaza per rifornire i terroristi islamici di Hamas e della Jihad. Come nel 2002, quando venne intercettata la nave iraniana Karine A, l'Iran adesso utilizza il mare e le coste per rifornire di razzi ed esplosivi i miliziani armati che minacciano Israele

Carter incontra Assad e il leader di Hamas ( da "Opinione, L'" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Siria è pronta alla guerra contro Israele" e il leader di un movimento che, nel suo statuto, aspira alla distruzione dello Stato ebraico. Eppure Carter è convinto che Hamas debba essere coinvolto nel processo di pace... con buona pace degli sforzi internazionali volti a isolare il movimento, inserito nella lista nera delle organizzazioni terroristiche sia dagli Stati Uniti che dall'

Porte del Mediterraneo ( da "Stampa, La" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: occasione da 17 artisti contemporanei provenienti da Egitto, Algeria, Israele, Turchia, ex Yugoslavia e due dall'Italia. Inutile citarli uno ad uno perché sono nomi in gran parte sconosciuti a quasi tutti noi. Chi, invece, conosce bene il loro lavoro è Martina Corgnati, la curatrice della mostra, che da anni assiduamente li segue.


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La vita scorre solo in frammenti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 21-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Bahok", il nuovo spettacolo di Akram Khan La vita scorre solo in frammenti Francesca Pedroni Bolzano Quali sono le nostre origini? Quanto influenzano la nostra vita, la nostra memoria? Come tutto questo appartiene al nostro corpo, coscienti o incoscienti della relazione con ciò che sta dietro di noi, attraversa bahok, il nuovo spettacolo di Akram Khan che dopo il debutto a Pechino in gennaio è arrivato in esclusiva nazionale al Nuovo Teatro Comunale di Bolzano. Nato a Londra da famiglia bengalese, Akram Khan, classe 1974, è uno dei coreografi che meglio rappresenta oggi attraverso la danza e il suo potente meticciato linguistico le domande legate alla trasformazione del rapporto tra abitante e nazione, persona e territorio, origini culturali e comunità nella quale si vive. bahok è il primo lavoro in cui Akram Khan non balla. Tema di ispirazione il nomadismo sulla scia di alcune riflessioni dello scrittore inglese John Berger da Hold everything dear (Abbi cara ogni cosa. Scritti politici 2001-2007, Fusi Editore): "Per i nomadi la casa non è un indirizzo, la casa è ciò che portano con sé". E perciò ecco i bahok, termine bengalese che significa "portatore", danzatori che con il loro corpo, forse la più profonda traccia di cosa sia la nostra casa, si trovano nello spazio della scena a mettere in comune frammenti delle loro vite. Cinque di loro vengono dalla compagnia di Akram Khan. Chi è di origine spagnola, come l'inquieta, strepitosa per il graffio fulmineo del movimento, Eulalia Ayguade Farro (che danza anche con l'israeliano Hofesh Shechter nel ribollente deGENERATION, al festival BolzanoDanza il 20 luglio), chi è sudafricana come Shanell Winlock, con Akram dal 2001, una danza dal potente contatto con la terra, chi è slovacco, chi coreano, chi indiano, dinamiche dirette, rabbiose (Andrej Petrovic), morbide (l'indiano Saju), frammentate (Young Jin Kim). Con loro in scena ci sono tre ottimi danzatori del Balletto Nazionale Cinese, altre culture, altri background nella danza, un incontro sapido di cui lo spettacolo è visione e di cui è impregnata anche la musica avvolgente di Nitin Sawhney. Gli otto danzano in una scena che è un luogo di transito, potrebbe essere un aeroporto: su uno schermo digitale appaiono e scompaiono parole, "Rescheduled, delayed", termini che rimandano a partenze e arrivi, ma anche che nel corso dello spettacolo diventano parte delle storie dei danzatori. Ogni racconto è come fosse un simbolo dell'idea stessa di individuo che il mondo global di oggi, sembrano dirsi gli interpreti, mette a confronto con pressanti domande di riclassificazione: tutti "rescheduled" e a rischio di cancellazione. Akram non fa uscire di scena gli otto per i 75 minuti dello spettacolo. È il tempo snervante dell'attesa nel quale si danza, si parla, si urla (molti i testi creati a partire dal materiale portato dai danzatori) alla ricerca non semplice di una via di comunicazione. Così quando la parola non arriva al suo scopo, parte la danza, energica, che si mangia lo spazio con un moto pieno di balzi, di corpi fiammeggianti che si avvolgono e ripartono, che rotolano per terra e poi si rifiondano come tigri in piedi a occupare la scena. Ed è una danza a volte singola, a volte di coppia, che abbraccia per attimi l'utopia collettiva nei ritornanti momenti all'unisono. Lo spettacolo, da vedere, è in tournée in giro per il mondo, intanto Akram sviluppa anche altri progetti: in settembre al National Theatre di Londra debutterà Inside I dove Akram balla con l'attrice francese Juliette Binoche, scene di Anish Kapoor. In programma al prossimo festival RomaEuropa.

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Pedofilia, giovani e immigrati il nuovo ratzinger "americano" - (segue dalla prima pagina) servizio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ieri il saluto nel tempio del baseball davanti a 60mila fedeli. Durante il viaggio tanti strappi al protocollo Pedofilia, giovani e immigrati il nuovo Ratzinger "americano" I cinque giorni che hanno cambiato l'immagine del pontefice è stato il protagonista delle copertine dei giornali e dei servizi tv. Nel 2007 era finito in prima pagina sulla stampa Usa pochissime volte La condanna degli abusi sessuali compiuti dai preti, il bagno di folla nella Quinta Strada, l'incontro con la comunità ebraica (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) SERVIZIO dal nostro corrispondente mario calabresi L'hanno aspettato, poi sono tornati alla base, in quella "Numero Dieci" che un tempo aveva il compito di guardare e sorvegliare le Torri Gemelle e che oggi si affaccia su un buco. è stato il loro modo di ricordare. I camion rossi della "Dieci" sono stati l'unica macchia di colore di una mattina di nebbia, quella in cui il Papa tedesco ha benedetto Ground Zero, fermandosi a pregare insieme a 24 persone colpite dalla tragedia dell'11 settembre: 16 familiari delle vittime, quattro sopravvissuti e quattro soccorritori. Più di mille avevano chiesto di poter partecipare, i "fortunati" sono stati estratti a sorte. La discesa a Ground Zero doveva essere uno dei momenti fondamentali della visita papale, ma quest'immagine sembra essere stata superata dal bagno di folla della Quinta Strada, dalle due messe negli stadi del baseball a Washington e New York, dalla festa con i giovani a Yonkers, ma soprattutto dalla scelta di incontrare le vittime degli abusi sessuali e di parlare, con una chiarezza e una decisione inaspettate, dello scandalo dei preti pedofili. Benedetto XVI con questi viaggio ha cambiato la sua immagine, solo una settimana fa il vaticanista americano John Allen spiegava che l'uomo della strada americano sapeva non più di tre cose dell'attuale Pontefice: "Appare più mite di quello che ci aspettava alla sua elezione, ha avuto qualche problema con i musulmani e indossa mocassini rossi di Prada". Poi per cinque giorni le televisioni hanno inondato l'America di immagini e dirette che hanno raccontato una storia diversa. Sabato pomeriggio, nel verde del seminario di Yonkers a nord di Manhattan, in mezzo a 20 mila giovani in festa il Papa ha sorpreso tutti: è sceso dal palco, ha preso per mano una ragazza nera che lo salutava e poi ha appoggiato la fronte su quella della giovane. Si sono messi tutti e due a ridere e la folla dei ragazzi è esplosa in un boato di gioia. Da quel momento è stato un continuo rompere il protocollo per scendere dal palco per baciare ed abbracciare altri giovani. Così come la sera del suo arrivo a New York, il 18 aprile, non aveva resistito ai canti e ai richiami di una folla di alcune centinaia di ragazzi, che si erano messi di fronte alle finestre della residenza del nunzio apostolico vaticano all'Onu, e dopo cena era sceso a salutarli. Tutto questo nonostante un di sicurezza che ha superato come spiegamento di forze quello che viene messo in azione quando si muove il presidente degli Stati Uniti. Una decisione presa dal secret service americano dopo il messaggio audio di Bin Laden in cui minacciava il Papa accusandolo di essere alla testa di una crociata anti-islamica. Poi c'è stata la visita ad una sinagoga di New York, città dove vive la più grande comunità ebraica al mondo fuori da Israele, gli auguri per l'ottantunesimo compleanno sul prato della Casa Bianca e la sfilata a bordo della papamobile sulla Quinta Strada. Ma il simbolo più forte di questo viaggio è l'unico incontro non ripreso da nessuna telecamera, quello nella cappella della Nunziatura di Washington, in cui Benedetto XVI ha pregato mano nella mano con le vittime degli abusi sessuali. Glielo avevano chiesto i vescovi americani, soprattutto il cardinale di Boston - la diocesi più segnata dallo scandalo dei preti pedofili - Sean O'Malley. La scelta di Ratzinger di affrontare di petto questa storia, senza omissioni, sembra aver dato nuova energia alla Chiesa americana e la possibilità di rialzare la testa. L'altro punto delicato e fondamentale è il rapporto con gli ispanici: negli Stati Uniti ci sono 65 milioni di cattolici, 18 milioni di questi sono latinoamericani. Sono la parte più dinamica e in crescita del cattolicesimo ma anche quella più attratta dalle sirene delle chiese pentecostali, delle sette evangeliche che predicano la rinascita dell'individuo nel nome di Cristo, che propongono un rapporto personale forte e diretto con Dio, nella vita di tutti i giorni, non mediato da sacerdoti e gerarchie. Una religione più facile, più adatta a rispondere ai problemi pratici della quotidianità. Negli ultimi anni un milione e 300mila nuovi immigrati, hanno abbandonato la Chiesa di Roma conquistati dalla vivacità e dalla potenza coreografica dei riti protestanti e dall'aiuto che ricevono da queste comunità evangeliche, anche di tipo economico. Per questo Ratzinger ha scelto di "disturbare" la politica americana, immersa in un trend anti-clandestini: ha chiesto di proteggere le famiglie degli immigrati e non di dividerle e ha sollecitato i vescovi americani, durante l'udienza privata con loro, a continuare ad accogliere chi arriva in America, a condividere le loro speranze e a sostenerli ed aiutarli. Una linea che negli ultimi anni ha spinto i vescovi a sollecitare una politica di regolarizzazione per i 13 milioni di immigrati illegali che vivono negli Stati Uniti e a caldeggiare una legislazione favorevole ai ricongiungimenti familiari. Questi temi lo hanno imposto come il protagonista assoluto delle prime pagine di tutti i quotidiani e non era scontato: nel 2007 Benedetto XVI è finito due volte sulla prima pagina del New York Times, mentre Giovanni Paolo II, nel suo terzo anno di papato, l'aveva conquistata ben 25 volte. Prima della visita il 74 per cento dei cattolici americani, secondo il Pew Forum on Religion and Public Life, aveva un'opinione favorevole dell'attuale Pontefice, mentre il suo predecessore nell'ultima visita del '95 era al 93 per cento. E anche se i venditori di oggetti sacri e immaginette raccontano che il Papa polacco continua a vendere di più, da due giorni un nuovo slogan ha contagiato i giovani cattolici: "Be-ne-dii-tto - Be-ne-dii-tto". Che sia stato un successo lo raccontano sconsolati i parrocchiani della chiesa di Santa Lucia a Newark: volevano cento biglietti per andare alla messa allo Yankee Stadium, ma dalla Diocesi ne sono arrivati solo cinque. Troppe richieste da tutta America. Così hanno fatto una lotteria e hanno estratto a sorte i quattro fortunati. Solo quattro, perché il quinto se lo sono giocati i sacerdoti. Il parroco ha perso.

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Gaza, deliberata l'uccisione del cameraman Tre ong internazionali accusano i militari israeliani: quando Fadel è stato colpito non c'erano scontri in atto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 21-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Gaza, "deliberata" l'uccisione del cameraman Tre ong internazionali accusano i militari israeliani: quando Fadel è stato colpito non c'erano scontri in atto di Umberto De Giovannangeli Il suo nome è Fadel Shana. Aveva 23 anni. Fadel amava il suo lavoro di cameraman che svolgeva con passione e capacità nell'inferno di Gaza per conto dell'agenzia britannica Reuters. Quell'inferno ha inghiottito Fadel. Colpito a morte dalle schegge di un proiettile esploso da un tank israeliano che l'operatore palestinese stava filmando, a bordo di un veicolo che riportava chiaramente la scritta "Tv-Press". I suoi colleghi chiedono che sia fatta chiarezza sulla morte di Fadel Shana. E chiarezza hanno cercato di fare, con tre inchieste separate, tre importanti associazioni che operano in difesa dei diritti umani: l'americana Human Rights Watch, Amnesty International, l'israeliana B'tselem. Tre inchieste separate che giungono ad una stessa conclusione. Agghiacciante. "Fadel Shara pare essere stato ucciso deliberatamente, sebbene fosse un civile che non stava prendendo parte ad alcun attacco nei confronti delle forze israeliane", afferma Amnesty International. Ad una analoga conclusione giunge B'tselem: "Al momento (dell'uccisione dell'operatore della Reuters) in zona non vi erano combattimenti tra le forze dell'Idf (l'esercito israeliano, ndr.) e miliziani palestinesi". "I soldati israeliani non si erano assicurati di mirare ad un obiettivo militare prima di sparare", aggiunge Joe Stork, dirigente di Human Rights Watch. L'esercito israeliano ha aperto un'inchiesta, dalla quale è già emerso che il cameraman palestinese è stato ucciso dalle freccette metalliche di un proiettile sparato da un tank israeliano. B'tselem ha chiesto di sospendere l'uso di queste micidiali munizioni, che esplodono in un arco di trecento metri di lunghezza e 90 metri di larghezza, colpendo facilmente civili innocenti come è avvenuto in passato. Israele è stato aspramente criticato, sul piano internazionale, per l'utilizzo di questi proiettili (che continua ad usare). Alla base della dinamica dell'uccisione di Fadel Shara, c'è, secondo Amnesty International, "quella cultura dell'impunità presente all'interno delle forze armate israeliane che contribuisce al costante ricorso all'uso sconsiderato e sproporzionato della forza". L'organizzazione per i diritti umani ha peraltro ripetutamente condannato gli attacchi con razzi e ulteriori mezzi compiuti dai gruppi armati palestinesi contro civili israeliani, chiedendo la fine immediata di queste azioni e la consegna dei responsabili alla giustizia. "Condanniamo ogni attacco nei confronti della popolazione civile, compreso quello portato a termine il 9 aprile al terminal di Nahal Oz da parte della Jihad islamica, che ha ucciso due civili israeliani. Il perdurante conflitto tra le forze israeliane e quelle palestinesi sta avendo un impatto sproporzionato e inaccettabile sui civili, in particolare sui palestinesi della Striscia di Gaza", conclude Amnesty International. E quell'impatto "sproporzionato e inaccettabile" è costato la vita al giovane cameraman della Reuters. Accanto a lui, c'era Wafa Abu Mizyed, vent'anni, di professione fonico. Wafa conferma che sul Suv dove viaggiava assieme a Fadel c'erano, bene in mostra, i cartelli con la scritta "Tv" e "Press": "In quel momento - racconta il giovane fonico - non c'erano combattimenti attorno a noi. Chi ha sparato non poteva non vedere quei cartelli.". Così come non poteva non aver visto il giubbotto anti-proiettile indossato dal cameraman su cui spuntava la scritta fluorescente "stampa". "I segnali sul veicolo di Fadel Shana mostrano inequivocabilmente che si trattava di un giornalista al lavoro", insiste David Schlesingerl, capo della Reuters che torna a chiedere che "sia fatta piena luce sulla morte di Fadel". Due altri civili palestinesi feriti nella stessa circostanza sono morti ieri. Un portavoce di Tsahal ha espresso rammarico per l'uccisione del cameraman, ma ha sottolineato che "la zona dove è stato colpito è un'area di combattimento dove operano terroristi armati estremamente pericolosi. La presenza di fotografi in quelle zone pone le loro vite in pericolo". Con la morte di Shana, il numero dei giornalisti uccisi nei territori palestinesi sale a nove dal 2000. Così si muore nella Striscia, tra gli "ingabbiati di Gaza". Non solo Fadel. Dallo scorso giugno 138 persone sono decedute per l'impossibilità a curarle delle strutture di Gaza e il divieto di trasferirle in ospedali più attrezzati in Cisgiordania o in Giordania. Molti di quei 138 erano donne, anziani, bambini. La loro morte, come quella di Fadel Shana, non può, non deve essere liquidata come "danno collaterale" di una guerra al terrorismo.

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Cantate donne al Maggio pacifista (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 21-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Cantate donne al Maggio pacifista di Elisabetta Torselli / Firenze "M ai più - Il Maggio contro tutte le guerre", con un titolo che richiama la canzone pacifista di Jovanotti, Ligabue e Pelù Il mio nome è mai più, è l'apertura del 71esimo Maggio musicale fiorentino sabato 26 aprile al Teatro Comunale di Firenze. Evento militante quanto basta, dunque, ma anche attraente per il duplice carisma di un'attrice come Charlotte Rampling, voce recitante per il Sopravvissuto di Varsavia di Arnold Schoenberg, e di Peter Greenaway, che firma immagini, proiezioni e luci dell'esecuzione presieduta dal direttore principale Zubin Mehta con l'orchestra e coro del Maggio. Il sopravvissuto, insomma, è diventato una sopravvissuta: non è usuale ascoltare una voce recitante femminile nella cantata che Schoenberg scrisse in pochi giorni nel 1947 ispirandosi al racconto di uno dei pochi superstiti della rivolta del ghetto e che sfocia nell'inno Shemà Israel ("Ascolta, Israele") cantato dagli ebrei fatti prigionieri. Ma è appunto "Donne contro" il forte tema conduttore dell'edizione 2008 del festival fiorentino, che il direttore artistico del teatro, Paolo Arcà, dedica idealmente a Ingrid Betancourt, a Benazir Bhutto e alle madri della Piazza di Maggio. Il Maggio 2008 è venuto a costruirsi intorno alle tre opere che ne costituiscono l'ossatura, in cui troviamo Carmen, Fedra, Katerina, tre "donne contro", tre eroine della passione e della trasgressione (trasgressione criminale compresa). Come accade in questi casi, insomma, il tema è individuato a posteriori, ma poi si dirama davvero - e questo invece non lo vediamo spesso - in un'ipotesi di festival più globale, più da vivere del solito, musica (e per il Maggio, come vedremo, non è sempre la solita musica), teatro, ma anche mostre, convegni, letture, rassegne cinematografiche, incontri, presentazioni di libri, in una miriade di voci e volti di donne, al Comunale e fuori. Le tre opere sono la Carmen con Julia Gertseva e Marcelo Alvarez (ancora Mehta sul podio e la regìa del grande Carlos Saura dal 30 aprile), la recentissima novità di Hans Werner Henze, Phaedra, con una supervisione alla messinscena dello stesso compositore (al Goldoni dal 5 giugno, dirige Roberto Abbado, Natascha Petrinsky protagonista), e la ripresa del lodato allestimento di Lev Dodin della Lady Macbeth del distretto di Mzensk di Sostakovic, con James Conlon come direttore e Jeanne-Michèle Charbonnet protagonista (in cartellone dal 21 giugno). La pagina teatrale vede l'Erodias di Giovanni Testori (però affidata a Sandro Lombardi, al Museo del Bargello dal 13 maggio) e Il dolore di Marguerite Duras con Mariangela Melato (al Goldoni, 21 e 22 maggio). Cantano donna (e si parla di donne che seguono percorsi propri e indipendenti) al Piccolo Teatro i cinque concerti della nuova rassegna di musiche ai bordi del rock, etno e jazz "Maggio Off": Diamanda Galas, il 23 maggio, una vocalist dalla notevolissima estensione ed espressività che viene dai confini del rock e ha affrontato temi come l'Aids, Martirio, 20 maggio, le vocaliste finlandesi dei Värttinä il 6 giugno, una calda e toccante voce africana, Rokia Traoré dal Mali il 13 giugno, una performer che sperimenta le possibilità della voce come Meredith Monk, il 27 giugno; tanti e diversi modi di essere donna anche negli incontri: per dirne solo alcuni, Vladimir Luxuria (9 maggio), Rossana Rossanda (13 maggio), la filosofa Luce Irigaray (16 maggio). MUSICA Sabato a Firenze si apre il 71esimo festival incentrato quest'anno sulle "Donne contro": contro le guerre e l'ordine precostituito dalla Carmen (con la regia di Saura) a Diamanda Galas.

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POLITICA ESTERA LA NUOVA AGENDA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 21-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-21 num: - pag: 1 autore: di FRANCO VENTURINI categoria: REDAZIONALE LE SCELTE INELUDIBILI POLITICA ESTERA LA NUOVA AGENDA F atta eccezione per un fine settimana di confusi litigi, la politica estera è rimasta tenacemente assente dalla campagna elettorale. Ma ora che le urne hanno parlato e che un nuovo governo è in rampa di lancio, le scelte internazionali ritroveranno obbligatoriamente il loro giusto rilievo. E Silvio Berlusconi, tornando per la terza volta a Palazzo Chigi, scoprirà che il mondo è cambiato almeno quanto lui vorrebbe cambiare l'Italia. Erano chiari e forti, gli orientamenti dell'ultimo esecutivo di centrodestra. Identità con gli Stati Uniti esaltata dal caloroso rapporto personale tra Berlusconi e Bush. In Medio Oriente piena solidarietà con Israele. Intesa a prova di bomba con Vladimir Putin e buoni affari con la sua Russia. Relazioni meno facili con l'Europa, in particolare con il francese Chirac e il tedesco Schroeder. Se questa è la base di partenza, ed è inevitabile che il prossimo presidente del Consiglio la consideri tale, c'è da sperare che sia già pronto un sollecito aggiornamento. Negli Stati Uniti che votano a novembre non soltanto i due democratici in lotta per la nomination ma anche il repubblicano McCain, che pure è l'unico a voler restare in Iraq, annunciano una politica estera pragmatica e multilaterale ben diversa dall' idealismo armato (e a dir poco sfortunato) di George Bush. Per chi ha avuto sempre eccellenti rapporti con Washington si tratta di una promessa positiva, che potrebbe portare a un rilancio vero dell'alleanza euro-atlantica. Ma bisognerà saper andare oltre il calore personale (soprattutto venendo da quello con Bush), e non ci saranno più spaccature europee sulle quali far leva dal momento che Sarkozy e Merkel sono buoni amici dell'America. L'appoggio a Israele non è in discussione, né può esserlo proprio ora che su Gerusalemme pesano minacce molteplici (e moltiplicate - si pensi all'Iran - dalla guerra irachena). Ma in un "Grande Medio Oriente" molto più esplosivo di qualche anno fa, le sfide in atto richiederanno scelte più complesse di qualche anno fa. Può essere che a Washington tornino alla ribalta i suggerimenti della commissione Baker-Hamilton, che raccomandava di dialogare almeno con iraniani e siriani. Di sicuro la nuova amministrazione Usa ci chiederà più impegno in Afghanistan. E per accontentare gli Usa è possibile che Berlusconi renda più flessibile il nostro caveat sulla mobilità delle truppe. Ma se vorrà percorrere questa strada, il governo dovrà anche assumersi un onere non da poco: quello di rischiare perdite rilevanti nel caso i nostri militari fossero dislocati al sud. Servirà una linea sulle ambizioni nucleari iraniane, tra sanzioni e ipotesi di intervento che non sono destinate a sparire. E servirà una chiarezza che finora non c'è stata sulle nostre forze in Libano. CONTINUA A PAGINA 28.

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Politica estera, ecco la nuova agenda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 21-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-21 num: - pag: 28 autore: di FRANCO VENTURINI categoria: REDAZIONALE LE SCELTE INELUDIBILI Politica estera, ecco la nuova agenda SEGUE DALLA PRIMA Cosa intende Berlusconi quando parla di cambiamento delle regole di ingaggio? Se il riferimento è alla capacità di difendersi con le armi, essa esiste già. Se invece si tratta di superare le ambiguità del mandato Onu impegnandosi nel disarmo di Hezbollah (come auspica Israele), occorrerà parlarne con il Palazzo di Vetro e con gli alleati presenti sul campo. E bisognerà assumersi, anche in questo caso, i rischi relativi. Verso Putin i sentimenti di Berlusconi sono quelli di un tempo, come ha confermato l'incontro in Sardegna. E il Presidente del Consiglio in pectore non ha tutti i torti quando solidarizza con i timori geopolitici dell'amico russo. Ma, ammesso e non concesso che la diarchia Putin-Medvedev abbia vita lunga, Berlusconi non dovrà perdere di vista due elementi centrali: primo, quella russa è una pseudo democrazia e un leader occidentale deve ricordarlo non foss'altro che per difendere la propria identità (discorso analogo vale per la Cina e il Tibet); secondo, il Putin che ha fondati motivi per temere l'accerchiamento strategico occidentale sta attuando con l'altra mano l'accerchiamento energetico dell'Europa. E questo con il prezioso aiuto dell'Italia. L'Europa? Amici e nemici di una volta non ci sono più. Qualcuno ipotizza un rapporto preferenziale con Sarkozy: bene, purché non a detrimento del più costante interlocutore tedesco. E del resto è in arrivo una Europa mutevole, che ha ritrovato le sue ambizioni ma deve rivedere i suoi equilibri, dove non esisteranno più poltrone riservate, dove conterà una credibile e sostenibile capacità di proposta. Francia, Germania e Gran Bretagna sono protagonisti ineludibili. Si allargherà l'Olimpo a Italia, Spagna, Polonia? Il mondo nuovo che attende Berlusconi dovrà giocare molte difficili partite: l'economia e l'energia, l'Iran, l'Afghanistan, la Russia e la Cina, il terrorismo che non scomparirà. Se l'Italia vuole esserci, la via migliore passa dall'appartenenza al gruppo-guida dell'Europa. E se almeno su questo ci sarà un accordo bipartisan, tanto meglio. Le partite del futuro Berlusconi dovrà giocare molte difficili partite: l'economia e l'energia, l'Iran, l'Afghanistan, la Russia e la Cina, il terrorismo.

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Storace: <È lui a portare la croce celtica> La replica: <È un simbolo religioso> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 21-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-21 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE La provocazione della Destra Storace: "è lui a portare la croce celtica" La replica: "è un simbolo religioso" La provocazione è arrivata dal nemico che non ti aspetti. Già, perchè la storia della croce celtica (simbolo dichiarato fuori legge da Mancino nel '93), l'ha ritirata fuori Francesco Storace: "La porta Alemanno, mica io. E poi non si vuole apparentare". Una polemica che ballava nell'aria e che già alle "Invasioni Barbariche" aveva provocato lo scontro tra Alemanno e la Bignardi. Ieri, il candidato del Pdl (che ha incassato l'appoggio del suocero Pino Rauti) ha dovuto rispondere: "La celtica che porto è un simbolo religioso, che è stato consacrato al Santo Sepolcro durante la mia visita ad Israele del 2003. Inoltre è la croce che portava Paolo Di Nella, mio amico, prima di morire". Di Nella morì il 9 febbraio '83, in seguito ad una sprangata di attivisti di sinistra: al suo capezzale andò anche l'ex presidente Sandro Pertini e a lui Veltroni ha intitolato una strada. Al di là delle provocazioni verbali, Storace non ha sciolto le riserve: "Venerdì daremo la nostra indicazione di voto". (E. Men.) Francesco Storace Ex presidente della Regione ed ex ministro è leader della Destra.

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Ormai vicina al suo decimo compleanno, il 14 settembre 2008, la Libreria Odradek (via dei Banchi Vec (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 21-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Chi, 57) è e vuole continuare ad essere "una finestra sul mondo", come spiega Davide Vender (nella foto), direttore sin dall'apertura. Nata nel 1998 dall'omonima casa editrice, ne ha ereditato in parte l'impostazione socio-antropologica. Non a caso frequentata da politici, professori, prelati e intellettuali laici, "lettori forti" di destra e di sinistra, offre sempre un'interessante prospettiva critica, proponendo diversi punti di vista. Sin dall'ingresso la libreria colpisce per la divisione in settori geo-culturali, con le novità di narrativa e saggistica. "Il meglio - garantisce Vender - da e su Asia, Africa, Medio Oriente, paesi anglo-americani, Europa, in un mix di case editoriali, grandi e piccole". Le aree tematiche sono segnalate da etichette: "controcultura" con grafic novel e fantascienza, "saggistica", "filosofia" ed "epistemologia"; narrativa "portoghese", "Israele e Shoah", "migranti"; e c'è anche uno "spazio laico e libertino". Particolare attenzione è rivolta agli Anni '60 e '70, sia per l'"editoria politica" con fuori-catalogo che vanno dal Trotskismo alle rivolte dei neri americani, sia in quella dei "movimenti".

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Bisogna liberarsi dei cretini al comando. Nei giorni (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 21-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa "Bisogna liberarsi dei cretini al comando. Nei giorni ... "Bisogna liberarsi dei cretini al comando. Nei giorni scorsi ho visitato Parigi: sembra che sopra la città ci sia una teca. Perchè a Roma non accade?". Lo scalatore (di montagne e di colli romani) Gianni Alemanno ha approfittato della sua visita a Ostia ieri mattina dare una fiocinata alla passata amministrazione. "I romani non sono più cretini dei parigini - ha rincarato il candidato sindaco del Pdl - Forse chi ha amministrato Roma è più cretino di chi ha amministrato Parigi". E poi, magari ispirato dalla gente in spiaggia, l'invito ai suoi elettori a non imitarli, o quantomeno a non allontanarsi dalla città, il 27 e 28: "Chi parte perde - ha aggiunto - C'é un appuntamento con la storia". Vincere? "Ce la potemo fa'..." ha risposto più tardi a piazza del Popolo a una sua sostenitrice. Poi, nel corso di una passeggiata al Corso con Enrico Montesano e le rispettive mogli ha ribadito la sua decisione di non apparentarsi con altre liste, ma ha lanciato un appello nel nome del cambiamento a "coloro, al centro e a destra, che hanno fatto opposizione alla sinistra". Con Alemanno a Ostia il neoeletto in Comune Davide Bordoni (secondo assoluto per preferenze in città) e il candidato minisindaco del XIII Vizzani: insieme hanno ribadito gli 8 punti del Patto per Ostia che prevede la valorizzazione del litorale. Assieme agli esponenti del Pdl anche Lando Buzzanca, che due anni fa si era schierato con Veltroni: "Ora la gente - ha spiegato l'attore - è pronta a riconoscere Gianni sindaco". Alemanno, che ha annunciato che andrà a trovare Totti, operato ieri al ginocchio ("è un simbolo e un'icona di simpatia") ha infine risposto alle polemiche suscitate da una dichiarazione del leader de La Destra Storace a proposito dell'abitudine del candidato Pdl di "indossare una croce celtica". "La celtica che porto è stata benedetta sul S. Sepolcro in occasione del mio viaggio del 2003 in Israele - ha affermato Alemanno - è un simbolo cristiano, non politico. Questa celtica inoltre - ha aggiunto Alemanno - era quella portata da Paolo Di Nella prima di essere ucciso: e lui era un mio amico".Gab. San.

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Gaza, ucciso militante Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 21-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Gaza, ucciso militante Hamas Sarebbe stato ucciso in seguito ad un'incursione israeliana nella striscia Gaza City, 21 apr.- Fonti ospedaliere di Gaza e fonti vicine al gruppo palestinese Hamas hanno reso noto della morte di un militante di Hamas per mano israeliana nel nord della striscia di Gaza, nella zona di Beit Hanun, cittadina utilizzata spesso da frange estremiste per lanciare razzi Qassam in territorio d'Israele. Raccogliendo le informazioni di Hamas e le poche ammissioni dell'esercito israeliano, sembrerebbe che l'uomo sia rimasto ucciso a seguito di uno scontro armato susseguito all'ennesima incursione di Tsaal nella striscia. I medici che hanno soccorso il militante confermano il ritrovamento nel corpo nella zona dello scontro e confermano la morte causata da un proiettile sparato da un carro armato.

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Armi iraniane per rafforzare i terroristi palestinesi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 21-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Lun, 21 Apr 2008 Edizione 77 del 19-04-2008 L'allarme dell'esercito israeliano sul fronte di Gaza Armi iraniane per rafforzare i terroristi palestinesi di Dimitri Buffa Armi dall'Iran via mare dirette a Gaza per rifornire i terroristi islamici di Hamas e della Jihad. Come nel 2002, quando venne intercettata la nave iraniana Karine A, l'Iran adesso utilizza il mare e le coste per rifornire di razzi ed esplosivi i miliziani armati che minacciano Israele quasi tutti i giorni che Dio manda in terra. Lo ha detto ieri un alto ufficiale dell'esercito alla stampa israeliana precisando che la marina israeliana stavolta ben difficilmente riuscirà a intercettare tutti i carichi che giungono a Gaza. E questo per il semplice motivo che non vengono più utilizzate le grosse navi come la Karine A, ma pescherecci molto più difficili da controllare. Inoltre spesso le armi vengono messe in tubi di plastica impermeabili e galleggianti che poi vengono ripescati da pescatori locali che fingono di occuparsi della pesca vera e propria. Uno stratagemma che sta facendo passare verso Gaza qualcosa come il 70% di ciò che viene inviato dall'Iran. Inoltre le componenti dei razzi di media e lunga gittata vengono spedite smontate in pezzi e solo in seguito al recupero vengono rimontate grazie anche all'ausilio dei non pochi consiglieri iraniani già presenti a Gaza da mesi. Se non da anni. Naturalmente resta in piedi anche l'altra opzione di contrabbando attraverso la miriade di tunnel scavati al di sotto del Corridoio di Philadelphi che collega il Sinai a Rafah. Di recente le forze di sicurezza israeliane hanno notato un aumento della presenza di armi di fabbricazione iraniana nella Striscia di Gaza, compresi razzi e proiettili da mortaio. I gruppi terroristici attivi a Gaza avrebbero ricevuto da Teheran due diversi tipi di mortai, uno con un raggio d'azione di dieci chilometri, che può sparare i razzi Qassam, e un altro con un raggio di sei chilometri. Secondo i funzionari della difesa israeliana nelle ultime settimane sarebbero arrivati a Gaza migliaia di pezzi d'artiglieria di questo tipo. Cosa che purtroppo non farebbe presagire proprio niente di buono. Così, in occasione della Pasqua ebraica, è stata disposta la chiusura di tutti i valichi con Gaza e la Cisgiordania. Speriamo solo che Vattimo non protesti.

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Carter incontra Assad e il leader di Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 21-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Lun, 21 Apr 2008 Edizione 77 del 19-04-2008 Pacifismo Carter incontra Assad e il leader di Hamas di Giorgio Bastiani L'ex presidente statunitense Jimmy Carter non ha cambiato idea: ieri ha realmente incontrato a Damasco il presidente siriano Bashar al Assad e Khaled Meshaal, leader in esilio di Hamas. Difficile credere che il campione internazionale del pacifismo, il presidente del Centro Carter per la promozione della pace, abbia incontrato un dittatore che solo ieri ha dichiarato che "la Siria è pronta alla guerra contro Israele" e il leader di un movimento che, nel suo statuto, aspira alla distruzione dello Stato ebraico. Eppure Carter è convinto che Hamas debba essere coinvolto nel processo di pace... con buona pace degli sforzi internazionali volti a isolare il movimento, inserito nella lista nera delle organizzazioni terroristiche sia dagli Stati Uniti che dall'Unione Europea. Il senatore statunitense Joseph Lieberman, ex collega del Partito Democratico di Carter e ora indipendente, lo definisce "ingenuo": "C'è una lunga lista di uomini politici che pensavano fosse possibile ragionare assieme a dittatori e assassini, per esempio Neville Chamberlain con Hitler negli anni '30. Ma la storia dimostra che questo approccio è completamente sbagliato".

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Porte del Mediterraneo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 21-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

DUE MOSTRE SUGLI SCAMBI ARTISTICI E CULTURALI AVVENUTI NEGLI ULTIMI SECOLI ATTRAVERSO IL MARE NOSTRUM Porte del Mediterraneo Attraverso i porti e gli infiniti accessi, oggi come in passato scorrono merci, persone e soprattutto passa la cultura GUIDO CURTO Le montagne e i deserti dividono gli uomini; i fiumi e i mari, invece, li uniscono. Nel mondo contemporaneo, in cui le montagne sono attraversate da tunnel lunghissimi e sopra i deserti volano jet supersonici, sembrano esser diventate obsolete le parole del celebre storico Arnold Toynbee. Tuttavia, leggendo i giornali ci accorgiamo di quanto sia ancor oggi importante il mare come via di comunicazione dov'è facile spostarsi per centinaia di chilometri, anzi di miglia, in poco tempo a costi minimi. Basta un gommone di cinque metri e un motore fuoribordo da 50 cavalli per arrivare in due ore dalla Tunisia a Lampedusa; dall'Africa all'Europa. Se è vero che queste migrazioni "clandestine" inducono problemi sociali e politici, resta il fatto che attraverso i porti e le infinite porte del mar Mediterraneo, oggi come in passato, scorrono merci, persone e soprattutto passa la cultura. Di questo fatto è convinto l'assessore alla Cultura della Regione Piemonte Gianni Oliva, che ha, infatti, accolto e sostenuto la proposta della storica dell'arte Martina Corgnati, interessata a curare una mostra incentrata sugli scambi artistici e culturali avvenuti negli ultimi secoli nel bacino del Mar Mediterraneo, interessando da vicino anche il "nostro" Piemonte. Così, dopo un lavoro di ricerca durato oltre un anno, è nata la mostra Le Porte del Mediterraneo che s'inaugura martedì 22 aprile alle ore 18 a Rivoli in due sedi: a Palazzo Piozzo e nella Casa del Conte Verde. Il percorso espositivo prende il via cronologicamente nella trecentesca Casa del Conte Verde, dove è ambientata la sezione storica che riunisce dipinti, disegni, incisioni e fotografie dell'Ottocento e del primo Novecento; opere che documentano la passione per l'Orientalismo diffusasi in Piemonte fin dal 1700, trovando il suo climax nella creazione a Torino del Museo Egizio. Pochi lo sanno, ma sono davvero tanti i piemontesi che coraggiosamente viaggiano nel Vicino Oriente (che gli americani chiamano Medio . per loro!) e con l'Egitto s'instaura un rapporto privilegiato. La seconda parte della rassegna è nel settecentesco Palazzo Piozzo dove sono esposte opere d'arte realizzate per l'occasione da 17 artisti contemporanei provenienti da Egitto, Algeria, Israele, Turchia, ex Yugoslavia e due dall'Italia. Inutile citarli uno ad uno perché sono nomi in gran parte sconosciuti a quasi tutti noi. Chi, invece, conosce bene il loro lavoro è Martina Corgnati, la curatrice della mostra, che da anni assiduamente li segue. Nata a Torino, figlia della celebre cantante Milva e del regista collezionista Maurizio Corgnati, Martina è una storica e critica d'arte valente e appassionata, docente all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Poiché la mostra, al momento in cui scriviamo, non è ancora visitabile, rimandiamo il giudizio sulle singole opere, anche se, da tutta la documentazione stampa e dalla lettura dei saggi in catalogo (Skira editore), s'intuisce che l'evento (ci saranno anche tre conferenze e una rassegna video) serve a mettere il luce gli intesi scambi artistici e culturali che oggi come in passato uniscono l'Occidente al vicino Oriente, Arabi e mussulmani compresi. Ha quindi ragione Cristina Giudice, anche lei docente di Storia dell'arte all'Accademia Albertina, quando concludendo il suo saggio in catalogo fa notare come gli antichi romani definissero il Mediterraneo Mare Nostrum, mentre più democraticamente gli Arabi lo denominarono al-Bahr al Mutawassit, ossia il Mare di Mezzo, davvero un'immensa porta spalancata tra il nord e il sud del mondo, tra l'Oriente e l'Occidente. Lasciamola aperta. LE PORTE DEL MEDITERRANEO PALAZZO PIOZZO, VIA FIORITO 6 CASA DEL CONTE VERDE VIA F.LLI PIOL 8, RIVOLI Orario: mar-ven 15/19 sab-dom 10/13 e 15/19 info: 011/9563020.

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