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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA: Se scoppia l’intelligenza” |
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tARTICOLI DEL 21-4-2008 #TOP
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Articoli
Israele/Palestina (13)
La vita scorre solo in frammenti
( da "Manifesto,
Il" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: che danza anche con l'israeliano Hofesh Shechter nel ribollente deGENERATION, al festival BolzanoDanza il 20 luglio), chi è sudafricana come Shanell Winlock, con Akram dal 2001, una danza dal potente contatto con la terra, chi è slovacco, chi coreano, chi indiano, dinamiche dirette, rabbiose (Andrej Petrovic), morbide (l'indiano Saju),
Pedofilia,
giovani e immigrati il nuovo ratzinger "americano" - (segue dalla
prima pagina) servizio ( da "Repubblica, La"
del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: fuori da Israele, gli auguri per l'ottantunesimo compleanno sul prato della Casa Bianca e la sfilata a bordo della papamobile sulla Quinta Strada. Ma il simbolo più forte di questo viaggio è l'unico incontro non ripreso da nessuna telecamera, quello nella cappella della Nunziatura di Washington, in cui Benedetto XVI ha pregato mano nella mano con le vittime degli abusi sessuali.
Gaza,
deliberata l'uccisione del cameraman Tre ong internazionali accusano i militari
israeliani: quando Fadel è stato colpito non c'erano scontri in atto
( da "Unita,
L'" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano, ndr.) e miliziani palestinesi". "I soldati israeliani non si erano assicurati di mirare ad un obiettivo militare prima di sparare", aggiunge Joe Stork, dirigente di Human Rights Watch. L'esercito israeliano ha aperto un'inchiesta, dalla quale è già emerso che il cameraman palestinese è stato ucciso dalle freccette metalliche di un proiettile sparato da un tank israeliano.
Cantate
donne al Maggio pacifista ( da "Unita, L'"
del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: dei pochi superstiti della rivolta del ghetto e che sfocia nell'inno Shemà Israel ("Ascolta, Israele") cantato dagli ebrei fatti prigionieri. Ma è appunto "Donne contro" il forte tema conduttore dell'edizione 2008 del festival fiorentino, che il direttore artistico del teatro, Paolo Arcà, dedica idealmente a Ingrid Betancourt, a Benazir Bhutto e alle madri della Piazza di Maggio.
POLITICA
ESTERA LA NUOVA AGENDA ( da "Corriere della Sera"
del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Oriente piena solidarietà con Israele. Intesa a prova di bomba con Vladimir Putin e buoni affari con la sua Russia. Relazioni meno facili con l'Europa, in particolare con il francese Chirac e il tedesco Schroeder. Se questa è la base di partenza, ed è inevitabile che il prossimo presidente del Consiglio la consideri tale, c'è da sperare che sia già pronto un sollecito aggiornamento.
Politica
estera, ecco la nuova agenda ( da "Corriere della Sera"
del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Se invece si tratta di superare le ambiguità del mandato Onu impegnandosi nel disarmo di Hezbollah (come auspica Israele), occorrerà parlarne con il Palazzo di Vetro e con gli alleati presenti sul campo. E bisognerà assumersi, anche in questo caso, i rischi relativi. Verso Putin i sentimenti di Berlusconi sono quelli di un tempo, come ha confermato l'incontro in Sardegna.
Storace:
<È lui a portare la croce celtica> La replica: <È un simbolo
religioso> ( da "Corriere della Sera"
del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
che è stato consacrato
al Santo Sepolcro durante la mia visita ad Israele del 2003. Inoltre è la croce
che portava Paolo Di Nella, mio amico, prima di morire". Di Nella morì il
9 febbraio '
Ormai
vicina al suo decimo compleanno, il 14 settembre 2008, la Libreria Odradek (via
dei Banchi Vec ( da "Messaggero, Il"
del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: narrativa "portoghese", "Israele e Shoah", "migranti"; e c'è anche uno "spazio laico e libertino". Particolare attenzione è rivolta agli Anni '60 e '70, sia per l'"editoria politica" con fuori-catalogo che vanno dal Trotskismo alle rivolte dei neri americani, sia in quella dei "movimenti".
Bisogna
liberarsi dei cretini al comando. Nei giorni
( da "Tempo,
Il" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Sepolcro in
occasione del mio viaggio del
Gaza,
ucciso militante Hamas ( da "Voce d'Italia, La"
del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele. Raccogliendo le informazioni di Hamas e le poche ammissioni dell'esercito israeliano, sembrerebbe che l'uomo sia rimasto ucciso a seguito di uno scontro armato susseguito all'ennesima incursione di Tsaal nella striscia. I medici che hanno soccorso il militante confermano il ritrovamento nel corpo nella zona dello scontro e confermano la morte causata da un proiettile sparato
Armi
iraniane per rafforzare i terroristi palestinesi
( da "Opinione,
L'" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano sul fronte di Gaza Armi iraniane per rafforzare i terroristi palestinesi di Dimitri Buffa Armi dall'Iran via mare dirette a Gaza per rifornire i terroristi islamici di Hamas e della Jihad. Come nel 2002, quando venne intercettata la nave iraniana Karine A, l'Iran adesso utilizza il mare e le coste per rifornire di razzi ed esplosivi i miliziani armati che minacciano Israele
Carter
incontra Assad e il leader di Hamas
( da "Opinione,
L'" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Siria è pronta alla guerra contro Israele" e il leader di un movimento che, nel suo statuto, aspira alla distruzione dello Stato ebraico. Eppure Carter è convinto che Hamas debba essere coinvolto nel processo di pace... con buona pace degli sforzi internazionali volti a isolare il movimento, inserito nella lista nera delle organizzazioni terroristiche sia dagli Stati Uniti che dall'
Porte
del Mediterraneo ( da "Stampa, La"
del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: occasione da 17 artisti contemporanei provenienti da Egitto, Algeria, Israele, Turchia, ex Yugoslavia e due dall'Italia. Inutile citarli uno ad uno perché sono nomi in gran parte sconosciuti a quasi tutti noi. Chi, invece, conosce bene il loro lavoro è Martina Corgnati, la curatrice della mostra, che da anni assiduamente li segue.
( da "Manifesto, Il" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Bahok", il
nuovo spettacolo di Akram Khan La vita scorre solo in frammenti Francesca
Pedroni Bolzano Quali sono le nostre origini? Quanto influenzano la nostra
vita, la nostra memoria? Come tutto questo appartiene al nostro corpo,
coscienti o incoscienti della relazione con ciò che sta dietro di noi,
attraversa bahok, il nuovo spettacolo di Akram Khan che dopo il debutto a
Pechino in gennaio è arrivato in esclusiva nazionale al Nuovo Teatro Comunale
di Bolzano. Nato a Londra da famiglia bengalese, Akram Khan, classe 1974, è uno
dei coreografi che meglio rappresenta oggi attraverso la danza e il suo potente
meticciato linguistico le domande legate alla trasformazione del rapporto tra
abitante e nazione, persona e territorio, origini culturali e comunità nella
quale si vive. bahok è il primo lavoro in cui Akram Khan non balla. Tema di
ispirazione il nomadismo sulla scia di alcune riflessioni dello scrittore
inglese John Berger da Hold everything dear (Abbi cara ogni cosa. Scritti
politici 2001-2007, Fusi Editore): "Per i nomadi la casa non è un
indirizzo, la casa è ciò che portano con sé". E perciò ecco i bahok,
termine bengalese che significa "portatore", danzatori che con il
loro corpo, forse la più profonda traccia di cosa sia la nostra casa, si trovano
nello spazio della scena a mettere in comune frammenti delle loro vite. Cinque
di loro vengono dalla compagnia di Akram Khan. Chi è di origine spagnola, come
l'inquieta, strepitosa per il graffio fulmineo del movimento, Eulalia Ayguade
Farro (che danza anche con l'israeliano Hofesh Shechter nel
ribollente deGENERATION, al festival BolzanoDanza il 20 luglio), chi è
sudafricana come Shanell Winlock, con Akram dal 2001, una danza dal potente
contatto con la terra, chi è slovacco, chi coreano, chi indiano, dinamiche
dirette, rabbiose (Andrej Petrovic), morbide (l'indiano Saju),
frammentate (Young Jin Kim). Con loro in scena ci sono tre ottimi danzatori del
Balletto Nazionale Cinese, altre culture, altri background nella danza, un
incontro sapido di cui lo spettacolo è visione e di cui è impregnata anche la
musica avvolgente di Nitin Sawhney. Gli otto danzano in una scena che è un
luogo di transito, potrebbe essere un aeroporto: su uno schermo digitale
appaiono e scompaiono parole, "Rescheduled, delayed", termini che
rimandano a partenze e arrivi, ma anche che nel corso dello spettacolo
diventano parte delle storie dei danzatori. Ogni racconto è come fosse un
simbolo dell'idea stessa di individuo che il mondo global di oggi, sembrano
dirsi gli interpreti, mette a confronto con pressanti domande di
riclassificazione: tutti "rescheduled" e a rischio di cancellazione.
Akram non fa uscire di scena gli otto per i 75 minuti dello spettacolo. È il
tempo snervante dell'attesa nel quale si danza, si parla, si urla (molti i testi
creati a partire dal materiale portato dai danzatori) alla ricerca non semplice
di una via di comunicazione. Così quando la parola non arriva al suo scopo,
parte la danza, energica, che si mangia lo spazio con un moto pieno di balzi,
di corpi fiammeggianti che si avvolgono e ripartono, che rotolano per terra e
poi si rifiondano come tigri in piedi a occupare la scena. Ed è una danza a
volte singola, a volte di coppia, che abbraccia per attimi l'utopia collettiva
nei ritornanti momenti all'unisono. Lo spettacolo, da vedere, è in tournée in
giro per il mondo, intanto Akram sviluppa anche altri progetti: in settembre al
National Theatre di Londra debutterà Inside I dove Akram balla con l'attrice
francese Juliette Binoche, scene di Anish Kapoor. In programma al prossimo
festival RomaEuropa.
( da "Repubblica, La" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ieri il saluto nel
tempio del baseball davanti a 60mila fedeli. Durante il viaggio tanti strappi
al protocollo Pedofilia, giovani e immigrati il nuovo Ratzinger
"americano" I cinque giorni che hanno cambiato l'immagine del
pontefice è stato il protagonista delle copertine dei giornali e dei servizi
tv. Nel 2007 era finito in prima pagina sulla stampa Usa pochissime volte La
condanna degli abusi sessuali compiuti dai preti, il bagno di folla nella
Quinta Strada, l'incontro con la comunità ebraica (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
SERVIZIO dal nostro corrispondente mario calabresi L'hanno aspettato, poi sono
tornati alla base, in quella "Numero Dieci" che un tempo aveva il
compito di guardare e sorvegliare le Torri Gemelle e che oggi si affaccia su un
buco. è stato il loro modo di ricordare. I camion rossi della "Dieci"
sono stati l'unica macchia di colore di una mattina di nebbia, quella in cui il
Papa tedesco ha benedetto Ground Zero, fermandosi a pregare insieme a 24 persone
colpite dalla tragedia dell'11 settembre: 16 familiari delle vittime, quattro
sopravvissuti e quattro soccorritori. Più di mille avevano chiesto di poter
partecipare, i "fortunati" sono stati estratti a sorte. La discesa a
Ground Zero doveva essere uno dei momenti fondamentali della visita papale, ma
quest'immagine sembra essere stata superata dal bagno di folla della Quinta
Strada, dalle due messe negli stadi del baseball a Washington e New York, dalla
festa con i giovani a Yonkers, ma soprattutto dalla scelta di incontrare le
vittime degli abusi sessuali e di parlare, con una chiarezza e una decisione
inaspettate, dello scandalo dei preti pedofili. Benedetto XVI con questi
viaggio ha cambiato la sua immagine, solo una settimana fa il vaticanista americano
John Allen spiegava che l'uomo della strada americano sapeva non più di tre
cose dell'attuale Pontefice: "Appare più mite di quello che ci aspettava
alla sua elezione, ha avuto qualche problema con i musulmani e indossa
mocassini rossi di Prada". Poi per cinque giorni le televisioni hanno
inondato l'America di immagini e dirette che hanno raccontato una storia
diversa. Sabato pomeriggio, nel verde del seminario di Yonkers a nord di
Manhattan, in mezzo a 20 mila giovani in festa il Papa ha sorpreso tutti: è
sceso dal palco, ha preso per mano una ragazza nera che lo salutava e poi ha
appoggiato la fronte su quella della giovane. Si sono messi tutti e due a
ridere e la folla dei ragazzi è esplosa in un boato di gioia. Da quel momento è
stato un continuo rompere il protocollo per scendere dal palco per baciare ed
abbracciare altri giovani. Così come la sera del suo arrivo a New York, il 18
aprile, non aveva resistito ai canti e ai richiami di una folla di alcune
centinaia di ragazzi, che si erano messi di fronte alle finestre della
residenza del nunzio apostolico vaticano all'Onu, e dopo cena era sceso a
salutarli. Tutto questo nonostante un di sicurezza che ha superato come
spiegamento di forze quello che viene messo in azione quando si muove il
presidente degli Stati Uniti. Una decisione presa dal secret service americano
dopo il messaggio audio di Bin Laden in cui minacciava il Papa accusandolo di
essere alla testa di una crociata anti-islamica. Poi c'è stata la visita ad una
sinagoga di New York, città dove vive la più grande comunità ebraica al mondo fuori da Israele, gli auguri per l'ottantunesimo compleanno sul prato della Casa
Bianca e la sfilata a bordo della papamobile sulla Quinta Strada. Ma il simbolo
più forte di questo viaggio è l'unico incontro non ripreso da nessuna
telecamera, quello nella cappella della Nunziatura di Washington, in cui
Benedetto XVI ha pregato mano nella mano con le vittime degli abusi sessuali.
Glielo avevano chiesto i vescovi americani, soprattutto il cardinale di Boston
- la diocesi più segnata dallo scandalo dei preti pedofili - Sean O'Malley. La
scelta di Ratzinger di affrontare di petto questa storia, senza omissioni,
sembra aver dato nuova energia alla Chiesa americana e la possibilità di
rialzare la testa. L'altro punto delicato e fondamentale è il rapporto con gli
ispanici: negli Stati Uniti ci sono 65 milioni di cattolici, 18 milioni di
questi sono latinoamericani. Sono la parte più dinamica e in crescita del
cattolicesimo ma anche quella più attratta dalle sirene delle chiese
pentecostali, delle sette evangeliche che predicano la rinascita dell'individuo
nel nome di Cristo, che propongono un rapporto personale forte e diretto con
Dio, nella vita di tutti i giorni, non mediato da sacerdoti e gerarchie. Una
religione più facile, più adatta a rispondere ai problemi pratici della
quotidianità. Negli ultimi anni un milione e 300mila nuovi immigrati, hanno
abbandonato la Chiesa di Roma conquistati dalla vivacità e dalla potenza
coreografica dei riti protestanti e dall'aiuto che ricevono da queste comunità
evangeliche, anche di tipo economico. Per questo Ratzinger ha scelto di
"disturbare" la politica americana, immersa in un trend
anti-clandestini: ha chiesto di proteggere le famiglie degli immigrati e non di
dividerle e ha sollecitato i vescovi americani, durante l'udienza privata con
loro, a continuare ad accogliere chi arriva in America, a condividere le loro
speranze e a sostenerli ed aiutarli. Una linea che negli ultimi anni ha spinto
i vescovi a sollecitare una politica di regolarizzazione per i 13 milioni di
immigrati illegali che vivono negli Stati Uniti e a caldeggiare una
legislazione favorevole ai ricongiungimenti familiari. Questi temi lo hanno
imposto come il protagonista assoluto delle prime pagine di tutti i quotidiani
e non era scontato: nel 2007 Benedetto XVI è finito due volte sulla prima
pagina del New York Times, mentre Giovanni Paolo II, nel suo terzo anno di
papato, l'aveva conquistata ben 25 volte. Prima della visita il 74 per cento
dei cattolici americani, secondo il Pew Forum on Religion and Public Life,
aveva un'opinione favorevole dell'attuale Pontefice, mentre il suo predecessore
nell'ultima visita del '95 era al 93 per cento. E anche se i venditori di
oggetti sacri e immaginette raccontano che il Papa polacco continua a vendere
di più, da due giorni un nuovo slogan ha contagiato i giovani cattolici:
"Be-ne-dii-tto - Be-ne-dii-tto". Che sia stato un successo lo
raccontano sconsolati i parrocchiani della chiesa di Santa Lucia a Newark:
volevano cento biglietti per andare alla messa allo Yankee Stadium, ma dalla
Diocesi ne sono arrivati solo cinque. Troppe richieste da tutta America. Così
hanno fatto una lotteria e hanno estratto a sorte i quattro fortunati. Solo
quattro, perché il quinto se lo sono giocati i sacerdoti. Il parroco ha perso.
( da "Unita, L'" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Gaza, "deliberata" l'uccisione del cameraman Tre ong internazionali
accusano i militari israeliani: quando Fadel è stato colpito non c'erano
scontri in atto di Umberto De Giovannangeli Il suo nome è Fadel Shana. Aveva 23
anni. Fadel amava il suo lavoro di cameraman che svolgeva con passione e
capacità nell'inferno di Gaza per conto dell'agenzia britannica Reuters.
Quell'inferno ha inghiottito Fadel. Colpito a morte dalle schegge di un
proiettile esploso da un tank israeliano che l'operatore palestinese stava
filmando, a bordo di un veicolo che riportava chiaramente la scritta
"Tv-Press". I suoi colleghi chiedono che sia fatta chiarezza sulla
morte di Fadel Shana. E chiarezza hanno cercato di fare, con tre inchieste
separate, tre importanti associazioni che operano in difesa dei diritti umani:
l'americana Human Rights Watch, Amnesty International, l'israeliana B'tselem.
Tre inchieste separate che giungono ad una stessa conclusione. Agghiacciante.
"Fadel Shara pare essere stato ucciso deliberatamente, sebbene fosse un
civile che non stava prendendo parte ad alcun attacco nei confronti delle forze
israeliane", afferma Amnesty International. Ad una analoga conclusione
giunge B'tselem: "Al momento (dell'uccisione dell'operatore della Reuters)
in zona non vi erano combattimenti tra le forze dell'Idf (l'esercito israeliano, ndr.) e miliziani palestinesi". "I soldati
israeliani non si erano assicurati di mirare ad un obiettivo militare prima di
sparare", aggiunge Joe Stork, dirigente di Human Rights Watch. L'esercito
israeliano ha aperto un'inchiesta, dalla quale è già emerso che il cameraman
palestinese è stato ucciso dalle freccette metalliche di un proiettile sparato
da un tank israeliano. B'tselem ha chiesto di sospendere l'uso di queste
micidiali munizioni, che esplodono in un arco di trecento metri di lunghezza e
( da "Unita, L'" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Cantate donne al Maggio pacifista di Elisabetta Torselli /
Firenze "M ai più - Il Maggio contro tutte le guerre", con un titolo
che richiama la canzone pacifista di Jovanotti, Ligabue e Pelù Il mio nome è mai
più, è l'apertura del 71esimo Maggio musicale fiorentino sabato 26 aprile al
Teatro Comunale di Firenze. Evento militante quanto basta, dunque, ma anche
attraente per il duplice carisma di un'attrice come Charlotte Rampling, voce
recitante per il Sopravvissuto di Varsavia di Arnold Schoenberg, e di Peter
Greenaway, che firma immagini, proiezioni e luci dell'esecuzione presieduta dal
direttore principale Zubin Mehta con l'orchestra e coro del Maggio. Il
sopravvissuto, insomma, è diventato una sopravvissuta: non è usuale ascoltare
una voce recitante femminile nella cantata che Schoenberg scrisse in pochi
giorni nel 1947 ispirandosi al racconto di uno dei pochi
superstiti della rivolta del ghetto e che sfocia nell'inno Shemà Israel
("Ascolta, Israele") cantato dagli ebrei fatti prigionieri. Ma è appunto
"Donne contro" il forte tema conduttore dell'edizione 2008 del
festival fiorentino, che il direttore artistico del teatro, Paolo Arcà, dedica
idealmente a Ingrid Betancourt, a Benazir Bhutto e alle madri della Piazza di
Maggio. Il Maggio 2008 è venuto a costruirsi intorno alle tre opere che
ne costituiscono l'ossatura, in cui troviamo Carmen, Fedra, Katerina, tre
"donne contro", tre eroine della passione e della trasgressione
(trasgressione criminale compresa). Come accade in questi casi, insomma, il
tema è individuato a posteriori, ma poi si dirama davvero - e questo invece non
lo vediamo spesso - in un'ipotesi di festival più globale, più da vivere del
solito, musica (e per il Maggio, come vedremo, non è sempre la solita musica),
teatro, ma anche mostre, convegni, letture, rassegne cinematografiche,
incontri, presentazioni di libri, in una miriade di voci e volti di donne, al
Comunale e fuori. Le tre opere sono la Carmen con Julia Gertseva e Marcelo
Alvarez (ancora Mehta sul podio e la regìa del grande Carlos Saura dal 30
aprile), la recentissima novità di Hans Werner Henze, Phaedra, con una
supervisione alla messinscena dello stesso compositore (al Goldoni dal 5
giugno, dirige Roberto Abbado, Natascha Petrinsky protagonista), e la ripresa
del lodato allestimento di Lev Dodin della Lady Macbeth del distretto di Mzensk
di Sostakovic, con James Conlon come direttore e Jeanne-Michèle Charbonnet
protagonista (in cartellone dal 21 giugno). La pagina teatrale vede l'Erodias
di Giovanni Testori (però affidata a Sandro Lombardi, al Museo del Bargello dal
13 maggio) e Il dolore di Marguerite Duras con Mariangela Melato (al Goldoni,
21 e 22 maggio). Cantano donna (e si parla di donne che seguono percorsi propri
e indipendenti) al Piccolo Teatro i cinque concerti della nuova rassegna di
musiche ai bordi del rock, etno e jazz "Maggio Off": Diamanda Galas,
il 23 maggio, una vocalist dalla notevolissima estensione ed espressività che
viene dai confini del rock e ha affrontato temi come l'Aids, Martirio, 20
maggio, le vocaliste finlandesi dei Värttinä il 6 giugno, una calda e toccante
voce africana, Rokia Traoré dal Mali il 13 giugno, una performer che sperimenta
le possibilità della voce come Meredith Monk, il 27 giugno; tanti e diversi
modi di essere donna anche negli incontri: per dirne solo alcuni, Vladimir
Luxuria (9 maggio), Rossana Rossanda (13 maggio), la filosofa Luce Irigaray (16
maggio). MUSICA Sabato a Firenze si apre il 71esimo festival incentrato
quest'anno sulle "Donne contro": contro le guerre e l'ordine
precostituito dalla Carmen (con la regia di Saura) a Diamanda Galas.
( da "Corriere della Sera" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-21 num: - pag: 1 autore: di
FRANCO VENTURINI categoria: REDAZIONALE LE SCELTE INELUDIBILI POLITICA ESTERA
LA NUOVA AGENDA F atta eccezione per un fine settimana di confusi litigi, la
politica estera è rimasta tenacemente assente dalla campagna elettorale. Ma ora
che le urne hanno parlato e che un nuovo governo è in rampa di lancio, le
scelte internazionali ritroveranno obbligatoriamente il loro giusto rilievo. E
Silvio Berlusconi, tornando per la terza volta a Palazzo Chigi, scoprirà che il
mondo è cambiato almeno quanto lui vorrebbe cambiare l'Italia. Erano chiari e
forti, gli orientamenti dell'ultimo esecutivo di centrodestra. Identità con gli
Stati Uniti esaltata dal caloroso rapporto personale tra Berlusconi e Bush. In
Medio Oriente piena solidarietà con Israele. Intesa a prova di bomba con Vladimir Putin e buoni affari con
la sua Russia. Relazioni meno facili con l'Europa, in particolare con il
francese Chirac e il tedesco Schroeder. Se questa è la base di partenza, ed è
inevitabile che il prossimo presidente del Consiglio la consideri tale, c'è da
sperare che sia già pronto un sollecito aggiornamento. Negli Stati Uniti
che votano a novembre non soltanto i due democratici in lotta per la nomination
ma anche il repubblicano McCain, che pure è l'unico a voler restare in Iraq,
annunciano una politica estera pragmatica e multilaterale ben diversa dall'
idealismo armato (e a dir poco sfortunato) di George Bush. Per chi ha avuto
sempre eccellenti rapporti con Washington si tratta di una promessa positiva,
che potrebbe portare a un rilancio vero dell'alleanza euro-atlantica. Ma
bisognerà saper andare oltre il calore personale (soprattutto venendo da quello
con Bush), e non ci saranno più spaccature europee sulle quali far leva dal
momento che Sarkozy e Merkel sono buoni amici dell'America. L'appoggio a Israele non è in discussione, né può esserlo proprio ora che
su Gerusalemme pesano minacce molteplici (e moltiplicate - si pensi all'Iran -
dalla guerra irachena). Ma in un "Grande Medio Oriente" molto più
esplosivo di qualche anno fa, le sfide in atto richiederanno scelte più
complesse di qualche anno fa. Può essere che a Washington tornino alla ribalta
i suggerimenti della commissione Baker-Hamilton, che raccomandava di dialogare
almeno con iraniani e siriani. Di sicuro la nuova amministrazione Usa ci
chiederà più impegno in Afghanistan. E per accontentare gli Usa è possibile che
Berlusconi renda più flessibile il nostro caveat sulla mobilità delle truppe.
Ma se vorrà percorrere questa strada, il governo dovrà anche assumersi un onere
non da poco: quello di rischiare perdite rilevanti nel caso i nostri militari
fossero dislocati al sud. Servirà una linea sulle ambizioni nucleari iraniane,
tra sanzioni e ipotesi di intervento che non sono destinate a sparire. E
servirà una chiarezza che finora non c'è stata sulle nostre forze in Libano.
CONTINUA A PAGINA 28.
( da "Corriere della Sera" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-21 num: - pag: 28 autore: di
FRANCO VENTURINI categoria: REDAZIONALE LE SCELTE INELUDIBILI Politica estera,
ecco la nuova agenda SEGUE DALLA PRIMA Cosa intende Berlusconi quando parla di
cambiamento delle regole di ingaggio? Se il riferimento è alla capacità di
difendersi con le armi, essa esiste già. Se invece si
tratta di superare le ambiguità del mandato Onu impegnandosi nel disarmo di
Hezbollah (come auspica Israele), occorrerà parlarne con il Palazzo di Vetro e con gli alleati
presenti sul campo. E bisognerà assumersi, anche in questo caso, i rischi
relativi. Verso Putin i sentimenti di Berlusconi sono quelli di un tempo, come
ha confermato l'incontro in Sardegna. E il Presidente del Consiglio in
pectore non ha tutti i torti quando solidarizza con i timori geopolitici
dell'amico russo. Ma, ammesso e non concesso che la diarchia Putin-Medvedev
abbia vita lunga, Berlusconi non dovrà perdere di vista due elementi centrali:
primo, quella russa è una pseudo democrazia e un leader occidentale deve
ricordarlo non foss'altro che per difendere la propria identità (discorso
analogo vale per la Cina e il Tibet); secondo, il Putin che ha fondati motivi
per temere l'accerchiamento strategico occidentale sta attuando con l'altra
mano l'accerchiamento energetico dell'Europa. E questo con il prezioso aiuto
dell'Italia. L'Europa? Amici e nemici di una volta non ci sono più. Qualcuno
ipotizza un rapporto preferenziale con Sarkozy: bene, purché non a detrimento
del più costante interlocutore tedesco. E del resto è in arrivo una Europa
mutevole, che ha ritrovato le sue ambizioni ma deve rivedere i suoi equilibri,
dove non esisteranno più poltrone riservate, dove conterà una credibile e
sostenibile capacità di proposta. Francia, Germania e Gran Bretagna sono
protagonisti ineludibili. Si allargherà l'Olimpo a Italia, Spagna, Polonia? Il
mondo nuovo che attende Berlusconi dovrà giocare molte difficili partite:
l'economia e l'energia, l'Iran, l'Afghanistan, la Russia e la Cina, il terrorismo
che non scomparirà. Se l'Italia vuole esserci, la via migliore passa
dall'appartenenza al gruppo-guida dell'Europa. E se almeno su questo ci sarà un
accordo bipartisan, tanto meglio. Le partite del futuro Berlusconi dovrà
giocare molte difficili partite: l'economia e l'energia, l'Iran, l'Afghanistan,
la Russia e la Cina, il terrorismo.
( da "Corriere della Sera" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-21 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE La provocazione della Destra Storace: "è lui a portare la
croce celtica" La replica: "è un simbolo religioso" La
provocazione è arrivata dal nemico che non ti aspetti. Già, perchè la storia
della croce celtica (simbolo dichiarato fuori legge da Mancino nel '93), l'ha
ritirata fuori Francesco Storace: "La porta Alemanno, mica io. E poi non
si vuole apparentare". Una polemica che ballava nell'aria e che già alle
"Invasioni Barbariche" aveva provocato lo scontro tra Alemanno e la
Bignardi. Ieri, il candidato del Pdl (che ha incassato l'appoggio del suocero
Pino Rauti) ha dovuto rispondere: "La celtica che porto è un simbolo
religioso, che è stato consacrato al Santo Sepolcro durante
la mia visita ad Israele del 2003. Inoltre è la croce che portava Paolo Di Nella, mio
amico, prima di morire". Di Nella morì il 9 febbraio '
( da "Messaggero, Il" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Chi, 57) è e vuole
continuare ad essere "una finestra sul mondo", come spiega Davide Vender
(nella foto), direttore sin dall'apertura. Nata nel 1998 dall'omonima casa
editrice, ne ha ereditato in parte l'impostazione socio-antropologica. Non a
caso frequentata da politici, professori, prelati e intellettuali laici,
"lettori forti" di destra e di sinistra, offre sempre un'interessante
prospettiva critica, proponendo diversi punti di vista. Sin dall'ingresso la
libreria colpisce per la divisione in settori geo-culturali, con le novità di
narrativa e saggistica. "Il meglio - garantisce Vender - da e su Asia,
Africa, Medio Oriente, paesi anglo-americani, Europa, in un mix di case
editoriali, grandi e piccole". Le aree tematiche sono segnalate da
etichette: "controcultura" con grafic novel e fantascienza,
"saggistica", "filosofia" ed "epistemologia"; narrativa "portoghese", "Israele e
Shoah", "migranti"; e c'è anche uno "spazio laico e
libertino". Particolare attenzione è rivolta agli Anni '60 e '70, sia per
l'"editoria politica" con fuori-catalogo che vanno dal Trotskismo
alle rivolte dei neri americani, sia in quella dei "movimenti".
( da "Tempo, Il" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa "Bisogna
liberarsi dei cretini al comando. Nei giorni ... "Bisogna liberarsi dei
cretini al comando. Nei giorni scorsi ho visitato Parigi: sembra che sopra la
città ci sia una teca. Perchè a Roma non accade?". Lo scalatore (di montagne
e di colli romani) Gianni Alemanno ha approfittato della sua visita a Ostia
ieri mattina dare una fiocinata alla passata amministrazione. "I romani
non sono più cretini dei parigini - ha rincarato il candidato sindaco del Pdl -
Forse chi ha amministrato Roma è più cretino di chi ha amministrato
Parigi". E poi, magari ispirato dalla gente in spiaggia, l'invito ai suoi
elettori a non imitarli, o quantomeno a non allontanarsi dalla città, il 27 e
28: "Chi parte perde - ha aggiunto - C'é un appuntamento con la storia".
Vincere? "Ce la potemo fa'..." ha risposto più tardi a piazza del
Popolo a una sua sostenitrice. Poi, nel corso di una passeggiata al Corso con
Enrico Montesano e le rispettive mogli ha ribadito la sua decisione di non
apparentarsi con altre liste, ma ha lanciato un appello nel nome del
cambiamento a "coloro, al centro e a destra, che hanno fatto opposizione
alla sinistra". Con Alemanno a Ostia il neoeletto in Comune Davide Bordoni
(secondo assoluto per preferenze in città) e il candidato minisindaco del XIII Vizzani:
insieme hanno ribadito gli 8 punti del Patto per Ostia che prevede la
valorizzazione del litorale. Assieme agli esponenti del Pdl anche Lando
Buzzanca, che due anni fa si era schierato con Veltroni: "Ora la gente -
ha spiegato l'attore - è pronta a riconoscere Gianni sindaco". Alemanno,
che ha annunciato che andrà a trovare Totti, operato ieri al ginocchio ("è
un simbolo e un'icona di simpatia") ha infine risposto alle polemiche
suscitate da una dichiarazione del leader de La Destra Storace a proposito
dell'abitudine del candidato Pdl di "indossare una croce celtica".
"La celtica che porto è stata benedetta sul S. Sepolcro
in occasione del mio viaggio del
( da "Voce d'Italia, La" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Gaza, ucciso
militante Hamas Sarebbe stato ucciso in seguito ad un'incursione israeliana
nella striscia Gaza City, 21 apr.- Fonti ospedaliere di Gaza e fonti vicine al gruppo
palestinese Hamas hanno reso noto della morte di un militante di Hamas per mano
israeliana nel nord della striscia di Gaza, nella zona di Beit Hanun, cittadina
utilizzata spesso da frange estremiste per lanciare razzi Qassam in territorio
d'Israele. Raccogliendo le informazioni di Hamas e le poche ammissioni
dell'esercito israeliano, sembrerebbe che l'uomo sia rimasto ucciso a seguito
di uno scontro armato susseguito all'ennesima incursione di Tsaal nella
striscia. I medici che hanno soccorso il militante confermano il ritrovamento
nel corpo nella zona dello scontro e confermano la morte causata da un
proiettile sparato da un carro armato.
( da "Opinione, L'" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Lun, 21 Apr
2008 Edizione 77 del 19-04-
( da "Opinione, L'" del 21-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Lun, 21 Apr
2008 Edizione 77 del 19-04-2008 Pacifismo Carter incontra Assad e il leader di Hamas
di Giorgio Bastiani L'ex presidente statunitense Jimmy Carter non ha cambiato
idea: ieri ha realmente incontrato a Damasco il presidente siriano Bashar al
Assad e Khaled Meshaal, leader in esilio di Hamas. Difficile credere che il
campione internazionale del pacifismo, il presidente del Centro Carter per la
promozione della pace, abbia incontrato un dittatore che solo ieri ha
dichiarato che "la Siria è pronta alla guerra contro Israele" e il leader di un movimento che, nel suo statuto, aspira
alla distruzione dello Stato ebraico. Eppure Carter è convinto che Hamas debba
essere coinvolto nel processo di pace... con buona pace degli sforzi
internazionali volti a isolare il movimento, inserito nella lista nera delle
organizzazioni terroristiche sia dagli Stati Uniti che dall'Unione
Europea. Il senatore statunitense Joseph Lieberman, ex collega del Partito
Democratico di Carter e ora indipendente, lo definisce "ingenuo":
"C'è una lunga lista di uomini politici che pensavano fosse possibile
ragionare assieme a dittatori e assassini, per esempio Neville Chamberlain con
Hitler negli anni '30. Ma la storia dimostra che questo approccio è
completamente sbagliato".
( da "Stampa, La" del 21-04-2008)
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DUE MOSTRE SUGLI
SCAMBI ARTISTICI E CULTURALI AVVENUTI NEGLI ULTIMI SECOLI ATTRAVERSO IL MARE
NOSTRUM Porte del Mediterraneo Attraverso i porti e gli infiniti accessi, oggi
come in passato scorrono merci, persone e soprattutto passa la cultura GUIDO
CURTO Le montagne e i deserti dividono gli uomini; i fiumi e i mari, invece, li
uniscono. Nel mondo contemporaneo, in cui le montagne sono attraversate da
tunnel lunghissimi e sopra i deserti volano jet supersonici, sembrano esser
diventate obsolete le parole del celebre storico Arnold Toynbee. Tuttavia,
leggendo i giornali ci accorgiamo di quanto sia ancor oggi importante il mare
come via di comunicazione dov'è facile spostarsi per centinaia di chilometri,
anzi di miglia, in poco tempo a costi minimi. Basta un gommone di cinque metri
e un motore fuoribordo da 50 cavalli per arrivare in due ore dalla Tunisia a
Lampedusa; dall'Africa all'Europa. Se è vero che queste migrazioni "clandestine"
inducono problemi sociali e politici, resta il fatto che attraverso i porti e
le infinite porte del mar Mediterraneo, oggi come in passato, scorrono merci,
persone e soprattutto passa la cultura. Di questo fatto è convinto l'assessore
alla Cultura della Regione Piemonte Gianni Oliva, che ha, infatti, accolto e
sostenuto la proposta della storica dell'arte Martina Corgnati, interessata a
curare una mostra incentrata sugli scambi artistici e culturali avvenuti negli
ultimi secoli nel bacino del Mar Mediterraneo, interessando da vicino anche il
"nostro" Piemonte. Così, dopo un lavoro di ricerca durato oltre un
anno, è nata la mostra Le Porte del Mediterraneo che s'inaugura martedì 22
aprile alle ore