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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA:

Se scoppia l’intelligenza”

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tARTICOLI DEL  19-4-2008      #TOP



Report "Israele/Palestina"

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Indice delle sezioni

Israele/Palestina (28)


Indice degli articoli

Sezione principale: Israele/Palestina

Damasco, Carter parla con Hamas: grosso errore o apertura necessaria? ( da "EUROPA ON-LINE" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele ha intensificato gli attacchi verso la popolazione palestinese, senza che la comunità internazionale intervenisse. L'impegno di Carter ci dà una speranza, perché testimonia che c'è una parte dell'Occidente che ha capito una cosa chiara già da tempo: nessun accordo di pace potrà mai avere successo finché Hamas non verrà accettata senza precondizioni al tavolo delle trattative"

Un tabù infranto - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: come tanti altri milionari sparsi tra Londra e Israele. Forse alla "bulevarnaja gazeta" avrebbero dovuto meditare sul titolo ammonitore di un film compiacente uscito a febbraio, per il compleanno del presidente: Questo bacio non è per la stampa, che si dice ispirato alla storia d'amore tra Putin e la moglie Ljudmila, fidanzati dal tempo del liceo.

Pubblichiamo qui la postfazione di Furio Colombo al librdi Uri Savir, Colloqui di pace. Imparare ( da "Unita, L'" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Savir è uno dei più importanti operatori di pace al mondo, fondatore del Glocal Forum nonché il negoziatore capo israeliano degli Accordi di Oslo del 1993, sanzionati dalla storica stretta di mano tra Yasser Arafat e Yazchat Rabin alla presenza dell'allora presidente degli Stati uniti, Bill Clinton.

Le otto regole della pace preventiva ( da "Unita, L'" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: cogliere impreparato un negoziatore di pace israeliano. Ecco perché non avete trovato, in queste pagine, nessuna accettazione della "guerra preventiva". O delle "coalizioni dei volenterosi", come presidio armato e violento della pace. L'ambasciatore Savir - che ha lavorato a New York, a nome del suo governo, a un completo progetto di pace con ex terroristi (e non ancora ex nemici)

Storace, Alemanno e la Comunità ebraica ( da "Unita, L'" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ha fatto notare che lui si è recato in Israele prima di Fini, notizia tempestivamente amplificata da Alemanno. Poi, con ben recitato stupore, ha domandato retoricamente perché tanto imbarazzo per Storace e altrettanta indifferenza nei riguardi del "Ciarra", noto editore di stampa nazi-fascista, dichiaratosi tuttora orgogliosamente fascista,

Messaggio al Qaeda sul web Bush in Iraq ha fallito ( da "Unita, L'" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Questo è ciò che Bush ha scelto per il suo Esercito e per il suo popolo", afferma Zawahri. Si tratta della seconda registrazione di Zawahri diffusa questo mese. La prima prendeva di mira l'Onu colpevole di aver "codificato" la creazione dello stato d'Israele.

Hezbollah non accetterà che Unifil diventi una forza di occupazione Hussein Hassan, deputato del partito di Dio libanese: le regole di ingaggio non vanno cambiate, una scelta unil ( da "Unita, L'" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele accusa l'Unifil di non bloccare il riarmo di Hezbollah. "L'Unifil ha come missione quella di stabilizzare l'area di frontiera tra Libano e Israele, sostenendo in questo compito l'esercito libanese e non sostituendosi ad esso. Non è Hezbollah a violare la 1701, a farlo è Israele con le sue ripetute incursioni,

A Damasco Carter incontra Meshaal e prova a mediare con Hamas ( da "Unita, L'" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: le sorti del soldato israeliano Gilad Shalit, catturato da un commando palestinese nel giugno 2006, l'eventuale raggiungimento di una tregua tra Hamas e Israele e la revoca dell'embargo economico israeliano su Gaza. L'incontro tra Carter e Meshaal, che ieri ha avuto così il suo primo colloquio con un ex responsabile dell'amministrazione Usa,

Capitale 2 al ghetto la polemica non riscalda ( da "Riformista, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: esistenza di Israele". Proprio su questo - su Israele - più che il trasporto pubblico o la nettezza urbana, sembra che tra gli ebrei romani si decida la corsa tra Alemanno e Rutelli. E Alemanno, paradossalmente, su questo terreno appare avvantaggiato. Qualcuno, sempre al Portico d'Ottavia, suggerisce di chiederne la ragione a D'Alema o a Bertinotti.

Diplomatique apre a siria e ad hamas e fa infuriare la casa bianca ( da "Riformista, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, del rilascio del soldato israeliano Gilad Shalit in cambio della liberazione di prigionieri palestinesi, e della possibile riapertura del valico tra la Striscia e l'Egitto. Carter, che non è nuovo a queste iniziative impopolari (nel maggio 2002 si recò in visita a Cuba da Fidel Castro), questa volta ha fatto infuriare la Casa Bianca e i dirigenti israeliani per le sue aperture

Carter incontra il leader di Hamas ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano Gilad Shalit, catturato da un commando palestinese nel giugno 2006, l'eventuale raggiungimento di una tregua tra Hamas e Israele e la revoca dell'embargo economico israeliano su Gaza: sono stati questi gli argomenti al centro ieri del controverso incontro a Damasco tra l'ex presidente Usa e premio Nobel per la pace Jimmy Carter e il leader in esilio del movimento radicale

Artista assassinata in Turchia Oggi i funerali di Pippa Bacca ( da "Corriere della Sera" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: avrebbe dovuta condurre vestita da sposa in Israele, in autostop. La camera ardente da ieri è allestita nel grande salone del crematorio del cimitero di Lambrate. Nel grande salone, la bara interamente ricoperta da un drappo verde, è posta tra due enormi ceri che poggiano su piedistalli anch'essi ricoperti da una stoffa verde, il colore preferito da Pippa Bacca.

Nirenstein, l'ironia di <Haaretz> <Una colona in Parlamento> ( da "Corriere della Sera" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Così titolava ieri un articolo su Fiamma Nirenstein (foto) il quotidiano israeliano Haaretz. Allusione al fatto che la neodeputata pdl - definita "forse a destra del Likud" - risiede nell'insediamento di Gilo. Lodi invece dal Jerusalem Post, che nell'elezione della giornalista vede il segno del rinsaldarsi dell'amicizia tra i due Paesi.

Carter incontra Hamas Sfida a Usa e Israele ( da "Corriere della Sera" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: presidente americano vede a Damasco Meshal Carter incontra Hamas Sfida a Usa e Israele Pioggia di critiche: "Legittima i terroristi" Il viaggio è stato criticato negli Stati Uniti: "è il riconoscimento a un movimento che invoca il terrorismo" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - La diplomazia solitaria di Jimmy Carter lo ha portato a incontrare Khaled Meshal, leader di Hamas.

Dio, l'uomo, il cosmo: immagini e profezie svelate nello <Zohar> ( da "Corriere della Sera" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Quando Israele soffre, le lacrime di Dio cascano nel mare, producendo un suono talmente forte che, nella grotta di Malpela in cui sono sepolti, i patriarchi si svegliano. è il suono del dolore di Dio. Sulla terra, ci sono tre suoni del dolore che non si spengono mai: la voce del serpente malvagio, la voce della donna che partorisce,

Jimmy Carter si siede al tavolo con Hamas ( da "Voce d'Italia, La" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: quale Carter e Meschaal hanno discusso di una possibile ripresa di un negoziato con Israele e della sorte Gilad Shalit, il soldato israeliano rapito dai palestinesi nel 2006, è avvenuto nella sede del movimento islamico palestinese nella capitale siriana. Il Primo ministro israeliano Olmert, fortemente ostile al giro di visite dell'ex presidente Carter, si è rifiutato di riceverlo.

Territori occupati ( da "Manifesto, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: uccisioni civili Amnesty International ha sollecitato il governo di Israele a ordinare un'indagine indipendente e approfondita sulle uccisioni di civili palestinesi compiute tre giorni fa dal suo esercito nella Striscia di Gaza. Secondo l'organizzazione per i diritti umani, le operazioni militari che Israele ha lanciato dopo l'uccisione di tre suoi soldati negli scontri con Hamas,

Guerre sporche da rimodulare ( da "Manifesto, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: occasione dal ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni. Su Israele e Palestina, Berlusconi dirà quel poco che non è già stato detto e fatto dagli ultimi governi. La partita vera perciò si gioca in Libano. Qui emerge uno degli errori più gravi commessi da Prodi e D'Alema, convinti che la politica estera si faccia anche con l'invio di contingenti militari in giro per il mondo.

Quell'apartheid nel titolo che Israele non gli perdonerà mai ( da "Manifesto, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: violenza contro la legalmente costituita nazione di Israele" (b) "il dibattito interno in Israele deve essere risolto al fine di definire il confine permanente e legale di Israele". La seconda condizione è cruciale ed infatti viene fatta seguire da una lunga spiegazione da cui emerge che per Carter i confini legali di Israele sono quelli dell'armistizio del 1949 riconosciuti dall'

Hamas, Carter rompe l'embargo ( da "Manifesto, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: fermino il lancio di razzi Qassam in Israele, illegale e controproducente per i palestinesi, e che cerchino un accordo col Fatah del presidente Abu Mazen per la gestione della frontiera di Rafah". Ma è soprattutto nel campo israeliano che si stanno aprendo delle crepe nella barriera della fermezza voluta dal premier Olmert che - sostengono sempre più commentatori e intellettuali -

Medioriente, c'è chi dialoga: Carter incontra Meshal Washington lo sconfessa ( da "Liberazione" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Establishment israeliano, è stato smosso dalla visita in Medio Oriente del "vecchio" Jimmy Carter. Lo dimostra la sortita del vice Premier e ministro dell'Industria israeliano Eli Yishai, leader del partito ortodosso Shas: "Pur di raggiungere uno scambio di prigionieri sono disposto ad incontrare chiunque, anche i leader di Hamas".

Il "bilancio" di al Qaeda su cinque anni di guerra: <L'Iraq è la nostra fortezza> ( da "Liberazione" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: codificato e legittimato la creazione dello Stato d'Israele e la sua occupazione delle terre dei musulmani". Nel messaggio il numero due di 'al-Qaedà denuncia inoltre un complotto contro l'Iraq e i suoi citadini di confessione sunnita, orchestrato dagli Stati Uniti con la complicità dell'Iran sciita, che a suo dire condurrà a un'esplosione generale del Medio Oriente.

Catania Disco + animazione per il Party Tour Bologna Pride Pegasos v ( da "Liberazione" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Storie di vita e voci dalla terra di Palestina alle 18 libreria Becarelli viale Mameli 14. Firenze Aperta a tutt* l' Assemblea di Forum droghe alle 10 Arci piazza dei Ciompi 11. Cosa fare di fronte al nuovo scenario politico? Cena sociale alle 20.30 alla libreria Majakovskij del Cpa Fi Sud e poi Fabio Cuzzola ci parla del suo libro Reggio 1970: storie e memorie della rivolta ,

Commedia drammatica mmm1/2 La banda ( da "Messaggero, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: finiscono per errore in uno sperduto avamposto israeliano nel deserto. Ci resteranno poco, ma abbastanza per scoprire quanto sono vicini a quei "nemici" con cui condividono musica, sentimenti, rimpianti e spesso perfino la lingua... Scritto con ammirevole finezza, arricchito da canzoni sublimi e attori meravigliosi, un gioiello di understatement tutto speranza e pudore,

DAMASCO - Le sorti del soldato israeliano Gilad Shalit, catturato da un commando palestinese nel giu ( da "Messaggero, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: eventuale raggiungimento di una tregua tra Hamas e Israele e la revoca dell'embargo economico israeliano su Gaza: sono stati questi gli argomenti al centro ieri del controverso incontro a Damasco tra l'ex presidente Usa e premio Nobel per la pace Jimmy Carter e il leader in esilio del movimento radicale palestinese Hamas, Khaled Meshaal.

Porte del Mediterraneo ( da "Stampa, La" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: occasione da 17 artisti contemporanei provenienti da Egitto, Algeria, Israele, Turchia, ex Yugoslavia e due dall'Italia. Inutile citarli uno ad uno perché sono nomi in gran parte sconosciuti a quasi tutti noi. Chi, invece, conosce bene il loro lavoro è Martina Corgnati, la curatrice della mostra, che da anni assiduamente li segue.

Un passaggio in Israele con gli scafisti del Muro ( da "Stampa, La" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ogni settimana migliaia di operai palestinesi entrano clandestinamente in Israele per lavorare nei cantieri, nelle fabbriche, nelle abitazioni private", spiega Eitan Diamond dell'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem. La barriera costruita da Israele contro gli attentati kamikaze è un deterrente piuttosto blando.

Al Senato la spunta ancora il Pdl. Bella prova della Lega ( da "Padania, La" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Australia mentre in Israele e Sudafrica (tra i due 4.100 voti in più per Berlusconi) è stato netto il margine del Pdl. Situazione quasi invariata rispetto al 2006 alla Camera. Il Pd ottiene i sei seggi che due anni fa conquistò l'Unione, l'Idv di Di Pietro mantiene il suo seggio, il Pdl ne prende quattro (nel 2006 Forza Italia ne aveva tre più uno del senatore Tremaglia)


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Damasco, Carter parla con Hamas: grosso errore o apertura necessaria? (sezione: Israele/Palestina)

( da "EUROPA ON-LINE" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Per sbloccare la situazione di totale stallo dei negoziati tra israeliani e palestinesi è intervenuto, negli ultimi giorni, anche l'ex presidente statunitense, nonché premio Nobel per la pace Jimmy Carter. Il suo annuncio di voler incontrare i rappresentanti di Hamas a Damasco ha suscitato molte polemiche e la stampa, soprattutto americana, si è divisa. "La decisione di Carter di incontrare i leader di Hamas è moralmente sbagliata e politicamente controproducente", scrive Michael Kraft, consulente antiterrorismo del dipartimento di stato americano sul Baltimore Sun. "È sicuramente giusto non precludere a priori la possibilità di dialogare con il nemico, ma quello che Carter si appresta a fare è molto di più: significa negoziare con i terroristi, riconoscendo e legittimando i loro atteggiamenti criminali. In questi anni, Hamas non ha fatto nessuno sforzo per arrivare al cessate il fuoco; anzi, al contrario, ha continuato a incrementare il proprio arsenale con l'aiuto dell'Iran". Totalmente diverso il punto di vista di Mahmoud al Zahar, l'ex ministro degli esteri del governo di Hamas, che sulle pagine del Washington Post spiega: "Il viaggio di Carter porterà una ventata di novità e ottimismo in Palestina. Dopo la conferenza di Annapolis, Israele ha intensificato gli attacchi verso la popolazione palestinese, senza che la comunità internazionale intervenisse. L'impegno di Carter ci dà una speranza, perché testimonia che c'è una parte dell'Occidente che ha capito una cosa chiara già da tempo: nessun accordo di pace potrà mai avere successo finché Hamas non verrà accettata senza precondizioni al tavolo delle trattative". Il quotidiano israeliano Ha'aretz, infine, critica la scelta del governo di Ehud Olmert di boicottare la visita dell'ex presidente Carter: "Gli avvenimenti degli ultimi mesi, che hanno segnato un netto peggioramento della situazione, dimostrano che è il momento di mettere da parte la strategia dei raid aerei e degli insediamenti".

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Un tabù infranto - (segue dalla prima pagina) (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti UN TABù INFRANTO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Allora Nina Krusciova e poi Viktorja Brezneva apparivano, mute e impacciate nelle loro pellicce di pessimo taglio, a fianco dei loro mariti, al seggio elettorale di Kutuzovskij Prospekt 26, dove abitava la super-nomenklatura, oppure ai piedi della scaletta di un aereo che trasportava un ospite internazionale di rango e la sua consorte. Jurij Andropov e Viktor Cernenko morirono troppo presto perché si avesse neppure il tempo di un flash per le mogli. Fu Raissa Gorbaciova a rompere la tradizione: sia per l'aspetto e l'abbigliamento, che non ripeteva lo stile matrjoshka delle precedenti signore del Pcus, che per le frequenti apparizioni pubbliche connotate da una certa disinvoltura, che ne facevano una coprotagonista della vita pubblica del marito, anziché una gelida comparsa. Ma questa apertura non aveva mai spinto alcun giornalista sovietico all'ardire di porle domande. E nella pur tanto chiacchierata deregulation (etica ed etilica) eltsiniana la moglie del leader era tornata a essere un'icona intoccabile. Neppure nella campagna elettorale del 1996, la più americana di quelle tenute nella Russia post-sovietica, la signora Eltsin aveva avuto il minimo ruolo. La giovane giornalista della Nezavisimaja Gazeta, che ha osato chiedere a Putin notizie sulla presunta storia con la modella Alina Kabaeva, contagiata forse dall'enorme eco della love story tra Sarkozy e Carla Bruni nella stampa occidentale, deve essersi resa conto di aver infranto un tabù che durava da quasi novant'anni prima dagli sguardi di incredulità e riprovazione dei suoi colleghi che dalle parole di fuoco del presidente russo. E si è messa a singhiozzare, come se il mondo le fosse crollato adosso (sicuramente la sua carriera), proprio mentre Putin definiva "bulevarnaja gazeta", giornale spazzatura, il quotidiano che aveva dato notizia di un divorzio segreto dei coniugi Putin e delle imminenti nozze con Alina. Forse l'ingenua (o coraggiosa?) giornalista avrebbe evitato la domanda se avesse saputo che Moskovskij Korrespondent aveva appena sospeso le pubblicazioni, dopo neppure otto mesi di vita, perché di colpo, dopo lo "scoop", erano venuti meno i finanziamenti. Nella Russia di Putin non esiste la censura dell'era sovietica. Non serve. C'è l'autocensura di garanzia. L'oligarca che finanziava il giornale sa che chi tocca Putin rischia: o la Siberia come il petroliere Khodorkovskij, o l'esilio, come tanti altri milionari sparsi tra Londra e Israele. Forse alla "bulevarnaja gazeta" avrebbero dovuto meditare sul titolo ammonitore di un film compiacente uscito a febbraio, per il compleanno del presidente: Questo bacio non è per la stampa, che si dice ispirato alla storia d'amore tra Putin e la moglie Ljudmila, fidanzati dal tempo del liceo. Questo melodramma politico-giornalistico è avvenuto, e forse è stato favorito, da un incontro diplomaticamente borderline nella serra di una villa in Sardegna tra un presidente russo decaduto, ma prossimo premier, e un presidente del Consiglio in pectore, ma non ancora investito. Dove, tra reciproche lodi ed entusiasmi manifesti di Putin per il successo elettorale del suo amico e quasi collega, si è parlato di temi sui quali ci sarebbe dovuta essere una sorta di incompetenza istituzionale (dall'Aeroflot e Alitalia ai gasdotti, dai rapporti tra l'Europa e la Russia alla Nato, che infastidisce l'"amico Vladimir"). E in questa diplomazia da "amici miei", che Berlusconi ha sempre mostrato di considerare migliore e più produttiva (in affari) di quella tradizionale, c'è stato il posto, da parte del futuro presidente del Consiglio italiano, per il gesto che mimava il mitra verso la povera giornalista russa. Dimenticando che sono stati diversi i giornalisti scomodi uccisi in Russia da mitra veri negli anni putiniani. A cominciare da quella Anna Politkovskaja di Novaja Gazeta, un giornale, amara coincidenza, dello stesso gruppo che pubblicava il "giornale spazzatura" sospeso ieri per aver infranto la privacy di Putin. Berlusconi non era tenuto a saperlo, ma questo nulla cambia. Spiace constatare che il suo ritorno sulla scena internazionale ricomincia dove troppe volte si era inceppato il suo precedente quinquennio a Palazzo Chigi: con un gesto sopra le righe davanti alle tv e ai giornalisti di tutto il mondo.

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Pubblichiamo qui la postfazione di Furio Colombo al librdi Uri Savir, Colloqui di pace. Imparare (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del La scheda Pubblichiamo qui la postfazione di Furio Colombo al librdi Uri Savir, Colloqui di pace. Imparare a salvare il mondo ogni giorno (pp. 216, euro 15, Sossella editore). Savir è uno dei più importanti operatori di pace al mondo, fondatore del Glocal Forum nonché il negoziatore capo israeliano degli Accordi di Oslo del 1993, sanzionati dalla storica stretta di mano tra Yasser Arafat e Yazchat Rabin alla presenza dell'allora presidente degli Stati uniti, Bill Clinton.

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Le otto regole della pace preventiva (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Le otto regole della "pace preventiva" di Furio Colombo E sistono in tutte le culture del mondo libri di guerra, sulla guerra, sulle tecniche della guerra e sulla filosofia della guerra. Dalla cultura romana a quella persiana, dai testi fiorentini a quelli cinesi, la guerra appare come arte, come mosse di gioco, come rappresentazione del vincere, di cui si conoscono e si istituzionalizzano tattica, strategia, visione, celebrazione attraverso infiniti simboli. O meglio, attraverso le infinite variazioni dell'unico simbolo, la morte. Morte e guerra appaiono - in ogni cultura - strettamente connesse. E la connessione morte-guerra (morte in guerra, morte combattendo) è la sola che riesca a produrre, intorno alla morte, un clima esaltato di festa e celebrazione. Tanto da suggerire la domanda: è la guerra che riscatta la morte (altrimenti sempre vissuta dai superstiti come triste dipartita, persino la morte dei santi nelle varie religioni) o è la morte che dà un senso alla guerra? Esempio: una guerra senza morti è immaginabile, è possibile? La vera domanda sarebbe: è accettabile? È ancora guerra? Ecco dunque un punto fondamentale nell'avviarci alla strategia della pace concepita in questo libro dal suo autore, già ambasciatore di primo piano nella storia del suo Paese e, per straordinaria avventura, negoziatore di pace. La guerra porta in dote la morte, con tamburi e bandiere. La pace? Chi ha letto o leggerà questo libro potrebbe essere indotto in errore. L'errore è pensare che sia un libro "buono", "idealistico", motivato da generosi sentimenti umanitari, al modo in cui si dicono, di tanto in tanto, parole nobili, pur sapendo che la vita è un'avventura piú aspra, che richiede ben altre realistiche regole di condotta. Questo infatti, fin dal suo titolo, in ogni sua parte, capitolo o pagina, è un libro di pace. Ciò induce molti, che realisticamente conoscono la guerra - anche se non la desiderano, anche se la condannano - a proporre la domanda: che cosa è la pace? Noi tutti, infatti, abbiamo l'impressione di conoscere la pace solo come assenza di guerra, come uscita di scena di quei protagonisti della guerra che sono i combattenti. Essi portano divise, distintivi, bandiere, armi, spesso armi di un'incredibile qualità e modernità tecnologica; armi che producono paura, terrore (se non si è dalla parte giusta della migliore tecnologia). Però anche ammirazione. Persino la folla che fa ala alla guerra come gli spettatori di una parata prova, insieme con il terrore, ammirazione (e il suo terribile gemello minore, la sottomissione) per coloro che sono militarmente piú pericolosi e meglio armati. La guerra dunque, prima ancora del sangue, delle sofferenze, dei simboli, è gremita di protagonisti, di strumenti, di cose che accadono (emergenza, occupazione, distruzione). La pace sembra vuota, una assenza, una serie di cose che non accadono. Ecco il senso di questo libro. Dimostrare che quel vuoto non è vuoto. Vediamo come. Uri Savir ha diviso il suo lavoro in due parti distinte. Nella prima si è posto il problema di interpretare il "vuoto" di cui abbiamo appena parlato. L'autore si rende conto che in un mondo ricco fin dal profondo dei secoli di una cultura di guerra, non esiste una cultura di pace. Esistono esortazioni, inviti, celebrazioni (ma molto piú generiche e astratte delle celebrazioni di guerra). Esiste uno "stato di normalità" in cui non si combatte che - il piú delle volte - viene percepito soprattutto come un dopo ("il primo dopoguerra", il "secondo dopoguerra") e come un prima, nel senso che attesa, paura, minaccia di un attacco e persino lo strumento politico della guerra come intimazione o intimidazione o scongiuro, sono quasi sempre l'altro modo di vivere la pace. Uri Savir, fin dal titolo - Peace First - di questo suo importante trattato si rende conto che la pace o comincia prima, o è una situazione molto fragile e provvisoria per durare. Letteralmente "peace first" si traduce "la pace prima di tutto"; e sembra un affettuoso slogan pacifista (ma di un pacifismo senza odio e senza pecore nere da additare come persone colpevoli, un pacifismo disinteressato che circola poco). Ma il vero senso (lo si capisce leggendo) è "la pace prima". Ovvero, si deve lavorare alla pace molto prima che sia in pericolo, non come corsa ai ripari di una guerra che sta per venire, non come l'inchiodare in tutta fretta assi alle finestre perché sta per venire l'uragano. In altre parole, cosí come i secoli hanno accumulato la cultura (anzi, diverse culture) della guerra, occorre costruire un solido edificio di cultura della pace. Questo spiega perché la seconda parte del libro è un "manuale tecnico della pace", qualcosa che prima di questo libro non era mai esistito. Infatti all'autore deve essere apparso subito chiaro il rischio di isolare sentimenti di pace da una "pratica della pace", ovvero di esporre quei sentimenti - per quanto nobili - allo schiaffo del presunto realismo risolutore che la guerra porta con sé. Che la guerra sia un costante, pauroso fallimento, che travolge ogni volta risorse e vite umane, restituendo ogni volta - come risultato - molto meno di ciò che ha investito o che ha distrutto, è un argomento rimasto in sospeso, il piú delle volte severamente respinto dalla cultura contemporanea (tutta). Uri Savir si è reso conto che il solo parlare di pace avrebbe aggiunto - a tanti altri buoni discorsi di antiviolenza e antiguerra - un valore benevolo e favorevole e niente altro. L'avversario (rigido e difficile da battere) del benevolo umore di pace resta il realismo di chi ti dimostra ogni volta dove, quando, perché è meglio la forza. Il terrorismo che ha sorpreso e sconvolto il mondo dall'11 settembre di New York - nonostante la portata della catastrofe - non poteva cogliere impreparato un negoziatore di pace israeliano. Ecco perché non avete trovato, in queste pagine, nessuna accettazione della "guerra preventiva". O delle "coalizioni dei volenterosi", come presidio armato e violento della pace. L'ambasciatore Savir - che ha lavorato a New York, a nome del suo governo, a un completo progetto di pace con ex terroristi (e non ancora ex nemici) - conosceva una realtà tremenda. Ma questo è il suo libro: come uscire, non come immergersi di piú in quella realtà. E, invece di esortare, Savir progetta. Da una parte ci sono i principi a cui vale la pena di dedicarsi. Ma dall'altra ci sono le tecniche per lavorare alla pace. Le tecniche, narrate sulla base della esperienza e poi elaborate come strumento di intervento e di azione sul futuro (al modo in cui, nella scienza, si passa dal tentativo, all'esperimento, alla pratica) svelano la vastità del territorio da esplorare, conoscere, abitare per costruire una pace. Ho scritto deliberatamente "una pace" e non "la pace", proprio per usare la lezione di questo libro. L'intento, che io credo riuscito, dell'autore e che fa di questo libro qualcosa di decisamente nuovo, è di contraddire subito - e in modo risoluto - il "buon senso della guerra" per contrapporre non "sante proclamazioni" ma il "buon senso della pace". Ha agito in intelligente simmetria con un comandante che inventaria le forze, verifica le iniziative, ispeziona le armi. Anche la pace è un piano, una strategia, una batteria di risorse, una serie di tecniche, un rigoroso inventario di tutte le soluzioni possibili: politiche, psicologiche, pratiche, simboliche e materiali. Anche la pace è una coalizione di intenti, un'alleanza di volontà, un esercizio di intelligenza (mai di astuzia, perché Uri Savir sa che non si costruisce una cultura di pace per imitazione, sa che la pace non è - solo - una guerra senza sangue, una sorta di guerra bianca). Proprio un uomo che ha vissuto la sua esperienza come ambasciatore e capo negoziatore degli accordi di Oslo fra israeliani e palestinesi, sa come non confondere la diplomazia con la pace. E vede con chiarezza lo strano e non simmetrico percorso del fabbricatore di pace. Primo, la pace è un'idea senza corpo, perché non ha un esercito. Questo corpo va costruito nelle negoziazioni. In parte è morale, in parte è simbolico, in parte è materiale, fisico, economico. Secondo: non sempre la pace si forma intorno a un oggetto concreto, come un territorio o la forza. Il piú delle volte prevale un valore, e il talento del negoziatore consiste nel saperlo e nell'evitare gli equivoci. Terzo: la pace (la fabbricazione della pace) è un processo piú lungo e meno visibile della guerra. In essa il vero eroismo è la pazienza, virtú difficile da celebrare. Quarto: la guerra si può fare e contenere (per quanto distruttiva) in un solo punto. La pace ha bisogno di molti sponsor, di punti di sostegno e di equilibrio sparsi nel mondo. Quinto: è piú facile fare una coalizione di guerra che una coalizione di pace, perché la guerra si tocca e si vede e la pace no. Sesto: una guerra, una volta decisa, comincia subito. La pace è un processo lentissimo, faticoso, stentato: una continua salita. I caduti in guerra sono eroi. I caduti nel processo di pace sono coloro che hanno fallito. Settimo: la pace non è il contrario della guerra, astensione invece di azione. E non è un vuoto (niente bombe e niente soldati) invece di un pieno di eserciti. Ottavo: la pace è (può essere) la grande novità, la vera scoperta della cultura contemporanea, lezione ed eredità per il futuro. Questo libro spiega come e perché. IL LIBRO Come si evita la guerra? Lavorando alla convivenza pacifica prima che sia troppo tardi. Peace First, di Uri Savir, capo negoziatore israeliano degli storici accordi di Oslo, spiega come.

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Storace, Alemanno e la Comunità ebraica (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Storace, Alemanno e la Comunità ebraica Moni Ovadia L'elezione del primo cittadino di "Roma capoccia", non è andata liscia al primo turno per il candidato del Pd Francesco Rutelli, sostenuto anche dalla Sinistra Arcobaleno. Rutelli ha ottenuto più voti, ma non abbastanza. Bisognerà andare al ballottaggio contro il candidato della destra Gianni Alemanno. Quest'ultimo, per sperare di sconfiggere l'avversario, ha chiamato a raccolta tutte le forze che gli sono vicine, affini, empatiche. Non ha dovuto fare altro che volgersi più a destra e ha trovato immediatamente disponibile un alleato naturale: il gagliardo Francesco Storace ex compagno di partito e di fede, quella nera. Evidentemente Alemanno non ritiene affidabili gli elettori dell'Udc, soprattutto dopo l'incontro di Massimo D'Alema con Casini. Apparentemente, l'alleanza fra le due destre è un fatto naturale, oltretutto il sanguigno e vitale Storace e l'introverso Alemanno, sono amici di vecchia data. Questo fatto, per noi ovvio, non è andato giù a Riccardo Pacifici rappresentante della stragrande maggioranza della Comunità Ebraica romana, la più popolosa ed autorevole d'Italia. Perché? Perché Storace, segretario della Destra, si richiama apertamente all'eredità fascista, così come, con ardente passione, fa la dark lady signora Santanché, candidata premier della Destra alle elezioni appena trascorse. Giovedì notte nel corso della trasmissione Primo Piano, condotta con grazia e ironia da Bianca Berlinguer, Storace, con estremo garbo, ha fatto notare che lui si è recato in Israele prima di Fini, notizia tempestivamente amplificata da Alemanno. Poi, con ben recitato stupore, ha domandato retoricamente perché tanto imbarazzo per Storace e altrettanta indifferenza nei riguardi del "Ciarra", noto editore di stampa nazi-fascista, dichiaratosi tuttora orgogliosamente fascista, candidato con il Pdl. L'acuto Pacifici ha fatto notare che un conto è un'esternazione individuale estemporanea, un altro conto è la posizione di un segretario di partito o di una candidata premier. Seguendo quest'impeccabile logica, ne deduciamo che un rassemblement di antisemiti è un grave vulnus sociale e morale, mentre un antisemita individuale commette solo un peccato veniale. Io sono contrario a questa logica perché credo fermamente all'uguaglianza degli uomini in nome della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo e chiedo parità di trattamento per Storace. Se va bene Ciarrapico, devono andare bene anche Storace e la Santanché! Se invece il fascismo è crimine e tirannia, allora c'è un occasione ravvicinata per riaffermarlo e per invitare tutti coloro che coltivano un rapporto ambiguo con il Ventennio a sciogliere questa oscura ambivalenza. Fra pochi giorni, il 25 Aprile il nostro Paese celebrerà il sessanta- treesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Questa data è solenne per ogni uomo libero e amante della libertà. La Resistenza antifascista italiana ed europea, combattendo a fianco degli Alleati e dell'Armata Rossa, ha sconfitto la più grande barbarie mai partorita dall'umanità. Gli ebrei non dovrebbero dimenticare che il primo glorioso episodio di quell'epopea fu l'insurrezione del ghetto di Varsavia e celebrare il 25 Aprile significa essere in sintonia con quella lotta eroica. Le Comunità ebraiche hanno una preziosa opportunità per verificare i sentimenti degli uomini politici della destra italiana: invitarli a celebrare insieme la sconfitta del fascismo, il ritorno della democrazia e la fine dell'incubo per gli ebrei della terra d'Europa. Ogni politico conservatore o popolare europeo sarebbe onorato di ricevere un tale invito. Mala Tempora.

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Messaggio al Qaeda sul web Bush in Iraq ha fallito (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Messaggio al Qaeda sul web "Bush in Iraq ha fallito" IL CONGELAMENTO del ritiro delle truppe Usa, una "messinscena per nascondere il fallimento". La sfida: fare dell'Iraq una "fortezza dell'Islam", "il dovere più importante" per i musulmani: questo il messaggio del numero due di Al Qaeda, Ayman al-Zawahri, in una registrazione audio diffusa giovedì scorso su internet e captata dal Site Intelligence Group, specializzato nella sorveglianza dei siti islamici. In un messaggio di 16 minuti, messo in rete in occasione del quinto anniversario dell'invasione americana dell'Iraq, Zawahri chiama i musulmani a lottare per la creazione di un grande Stato musulmano. "Vogliamo solo recuperare i nostri diritti con le nostre mani, e non attraverso elezioni derisorie e fraudolente". Il messaggio, intitolato "Cinque anni dopo l'invasione dell'Iraq e decenni di ingiustizia da parte dei tiranni", contiene riferimenti all'audizione avvenuta l'8 aprile, davanti al Congresso degli Stati Uniti, del generale David Petraeus, al comando Usa in Iraq e a uno sciopero svolto in Egitto il 6 aprile, prova che è stato registrato di recente. Secondo al Zawahri, esiste un complotto contro l'Iraq guidato dagli Stati Uniti con l'Iran sciita, che condurrà all'esplosione del Medio Oriente. Il numero due di Al Qaeda ironizza anche sul rapporto Petraeus e sulla decisione Usa di sospendere il ritiro delle truppe. "Se se ne andranno, le truppe americane perderanno tutto. Se rimarranno, sanguineranno fino a morirne. Questo è ciò che Bush ha scelto per il suo Esercito e per il suo popolo", afferma Zawahri. Si tratta della seconda registrazione di Zawahri diffusa questo mese. La prima prendeva di mira l'Onu colpevole di aver "codificato" la creazione dello stato d'Israele.

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Hezbollah non accetterà che Unifil diventi una forza di occupazione Hussein Hassan, deputato del partito di Dio libanese: le regole di ingaggio non vanno cambiate, una scelta unil (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del "Hezbollah non accetterà che Unifil diventi una forza di occupazione" Hussein Hassan, deputato del partito di Dio libanese: le regole di ingaggio non vanno cambiate, una scelta unilaterale dell'Italia porterebbe disastri di Umberto De Giovannangeli ALLA CRONACA INTERNAZIONALE, e alle roventi polemiche di casa Italia, è passato per aver accompagnato il ministro degli Esteri Massimo D'Alema tra le macerie dei quartieri sciiti di Beirut bombardati da Israele nella "Guerra dei 34 giorni" di due estati fa. Parlamentare di Hezbollah, Hussein Hajj Hassan è oggi una delle figure di primo piano della leadership politica del Partito di Dio libanese. Hassan è a conoscenza delle recenti dichiarazioni del futuro premier italiano Silvio Berlusconi, ma prima di entrare nel merito, fa una premessa generale: "Così come ci opponiamo ad ogni ingerenza esterna negli affari libanesi, è nostro costume non entrare in questioni interne alle scelte politiche degli altri. Sappiamo i legami che esistono tra il vincitore delle elezioni italiane e l'amministrazione americana, e conosciamo bene i disastri che la politica americana ha determinato nell'intero Medio Oriente, dall'Iraq al Libano alla Palestina. Ciò che ci auguriamo è che il nuovo governo italiano non compia scelte unilaterali che provocherebbero altri disastri". Il futuro premier italiano, Silvio Berlusconi, ha affermato che l'Italia potrebbe rivedere le regole d'ingaggio dei militari impegnati nella missione Unifil 2 nel Sud Libano. Qual è in merito la posizione di Hezbollah? "Parlare di modifica delle regole d'ingaggio è entrare in un campo minato. Non mi riferisco solo alle affermazioni del signor Berlusconi. Una cosa deve essere chiara a tutti: il cambiamento unilaterale delle regole d'ingaggio farebbe dell'Unifil una forza di occupazione. Non credo che sia nell'interesse dell'Italia arrivare a ciò". I fautori del cambio delle regole d'ingaggio fanno riferimento ad una piena attuazione della risoluzione 1701 dell'Onu che pose fine alla "Guerra dei 34 giorni" e permise l'avvio della missione Unifil 2. "È vero l'esatto contrario: chi parla di modificare le regole d'ingaggio vorrebbe trasformare i caschi blu Onu in soldati combattenti, estendendone la giurisdizione fuori dalle attuali aree di controllo, dando ad essi la facoltà di usare la forza preventivamente e di erigere sbarramenti. È quello chiede Israele. È ciò che vorrebbe l'America. Le forze della resistenza libanese non accetteranno mai questo stravolgimento della 1701". È un avvertimento? "No, è una considerazione di fatto. La missione Unifil 2 è nata con il consenso di tutte le forze politiche e i movimenti di resistenza libanesi. Stravolgere il senso della missione, invocare modifiche delle regole d'ingaggio finirebbe per mettere in discussione questo consenso generalizzato". Israele accusa l'Unifil di non bloccare il riarmo di Hezbollah. "L'Unifil ha come missione quella di stabilizzare l'area di frontiera tra Libano e Israele, sostenendo in questo compito l'esercito libanese e non sostituendosi ad esso. Non è Hezbollah a violare la 1701, a farlo è Israele con le sue ripetute incursioni, aeree e di terra, in Libano". Qual è il rapporto di Hezbollah con il comando italiano di Unifil? "Positivo, c'è collaborazione e rispetto reciproci." Berlusconi ha puntualizzato che ascolterà i militari italiani prima di prendere una decisione. "È una scelta opportuna, specie in questo caso.". Lei è divenuto famoso in Italia per aver guidato l'attuale ministro degli Esteri italiano, Massimo D'Alema, tra le macerie dei quartieri sciiti di Beirut, bombardati dall'artiglieria israeliana. L'allora opposizione italiana tacciò D'Alema di essere un "amico di Hezbollah". "Ricordo bene quell'episodio e le polemiche che ha scatenato. Ritengo infondate le accuse mosse al ministro D'Alema: se fosse stato davvero un "amico di Hezbollah" non avrebbe sostenuto il governo di Fuad Sinora, a meno che non si intenda "amico di Hezbollah" chiunque abbia a che ridire sulla politica colonizzatrice e guerrafondaia di Israele, in Libano come nella Palestina. L'Italia non è vista oggi dai libanesi, da tutti i libanesi, come un Paese ostile, e questo lo si deve anche all'azione del governo italiano uscente; sappiamo e apprezziamo il ruolo che l'Italia ha avuto nella ricerca di una soluzione diplomatica alla guerra del 2006. Mi auguro che il nuovo governo italiano prosegue su questa linea e non si faccia strumento dei disegni egemonici di Stati Uniti e Israele nella regione". La maggioranza antisiriana accusa Hezbollah di boicottare l'elezione del nuovo capo dello Stato. "Abbiamo ripetuto più volte che siamo disposti a concorrere all'elezione del nuovo Presidente nell'ambito di una intesa che riguardi anche il futuro governo. Ciò che chiediamo è di contare per quello che rappresentiamo realmente, nella società come nel parlamento libanesi. Noi abbiamo davvero a cuore l'indipendenza del Libano, per questo abbiamo combattuto Israele, per questo ci battiamo perché il Libano non divenga un protettorato americano".

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A Damasco Carter incontra Meshaal e prova a mediare con Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del A Damasco Carter incontra Meshaal e prova a mediare con Hamas u.d.g. JIMMY CARTER è stato di parola. "Per negoziare la pace è necessario coinvolgere Hamas", aveva soste- nuto nei giorni scorsi l'ex presidente Usa. Un coinvolgimento che ieri ha avuto un passaggio significativo: l'incontro a Damasco tra Carter e il leader in esilio di Hamas, Khaled Meshaal. Al centro del colloquio, le sorti del soldato israeliano Gilad Shalit, catturato da un commando palestinese nel giugno 2006, l'eventuale raggiungimento di una tregua tra Hamas e Israele e la revoca dell'embargo economico israeliano su Gaza. L'incontro tra Carter e Meshaal, che ieri ha avuto così il suo primo colloquio con un ex responsabile dell'amministrazione Usa, è giunto al culmine del "viaggio studio" di nove giorni in Medio Oriente che l'ex inquilino della Casa Bianca ha avviato domenica scorsa in Israele e che da stasera proseguirà verso Giordania e Arabia Saudita, dopo aver toccato anche l'Egitto. Al Cairo, oltre a esser ricevuto dal presidente Hosni Mubarak, Carter aveva incontrato l'altro ieri alcuni responsabili di Hamas, tra cui l'ex ministro degli esteri del governo palestinese Mahmud Zahar. Ieri Zahar ha dichiarato di aver respinto la richiesta di Carter a Hamas di porre fine unilateralmente al lancio di missili dalla Striscia di Gaza contro il territorio israeliano. Il quotidiano governativo siriano Al-Thawra ha ieri mattina elogiato la visita di Carter, che nel primo pomeriggio ha incontrato il presidente Bashar al-Assad, sottolineando come "le tendenze verso la pace sostenute da persone come Carter stanno iniziando a prendere corpo". Proprio le aperture ad Hamas dell'ex presidente Usa - architetto degli storici accordi di pace israelo-egiziani di Camp David del 1979 ma autore nel 2006 di un libro critico nei confronti della politica di "apartheid" condotta da Israele nei Territori occupati - hanno invece sollevato forti polemiche sia in Israele che negli Stati Uniti, dove il movimento palestinese è considerato un gruppo terrorista. La Casa Bianca ha preso le distanze dall'iniziativa, definendola "personale", mentre a Gerusalemme nè il premier Ehud Olmert nè il ministro degli esteri Tzipi Livni hanno voluto incontrare Carter, lasciando il compito di fare gli onori di casa al presidente Shimon Peres. La linea propugnata dall'ottantaquattrenne premio Nobel per la pace sembra aver convinto il vice-premier israeliano Eli Yishai, leader del partito ortodosso Shas e considerato un falco dell'esecutivo. In un suo messaggio, secondo la stampa israeliana consegnato l'altro ieri a Carter, Yishai avrebbe detto di esser pronto a incontrare anche i leader di Hamas, pur di liberare il soldato Shalit attraverso un eventuale scambio di prigionieri.

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Capitale 2 al ghetto la polemica non riscalda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Capitale 2 al ghetto la polemica non riscalda Ballottaggio vintage su fasci ed ebrei Lo scontro su leggi razziali e Israele ruba spazio a nettezza urbana e trasporti. Baccini vota Alemanno Mario Baccini fa il tifo per Gianni Alemanno. Pezzotta e Tabacci no. La Rosa per l'Italia si spacca sul ballottaggio romano e la notizia c'è, anche se, visto il peso elettorale, si tratta più che altro di un segnale sull'aria che tira dalle parti del centro dove l'Udc ha infine deciso per la libertà di voto. Un'ariaccia tira invece in questi giorni a Roma dove ieri è andata in scena una nuova puntata della polemica sul soccorso nero ad Alemanno. Dopo lo scontro sugli ebrei e il corteggiamento del voto ex democristiano, dunque, ecco di nuovo i fascisti. E le rievocazioni di De Gasperi e Petroselli. La campagna elettorale, dunque, si fa vintage e vira decisamente verso il bianco e nero. Già, mentre Veltroni invia l'annunciatissima lettera ai romani e Alemanno e Storace continuano a parlarsi a mezzo stampa per trattare un eventuale apparentamento al ballottaggio, a finire nel tritacarne della campagna elettorale sono Luca Romagnoli e le "occupazioni nere", a partire da quella di Casa Pound, una sorta di centro sociale di destra che si trova in un palazzo occupato in pieno quartiere Esquilino, dove leader indiscusso è Gianluca Iannone. "C'è destra e destra. Quella in doppio petto, moderata e conservatrice e c'è quella mai emancipatasi dall'eredità fascista, orgogliosamente ancorata ai dettami totalitari, xenofobi, razzisti e violenti del ventennio", si legge in un documento della coalizione che sostiene Rutelli. C'è chi, come Patrizia Sentinelli, parla di "rischio" per "l'esperienza democratica di questi anni", e chi, come Riccardo Milana, ricorda che Alemanno "è sempre quello che nel 2003 aveva detto che il fascismo non è un male assoluto e che certamente An non è un partito antifascista". "Vergognoso", è la secca risposta di Iannone che parla di un Rutelli che "solo in campagna elettorale si è ricordato antifascista". E dice: "i voti imbarazzanti non sono i nostri ma altri". Se in serata a tenere banco è questa cartolina dal passato, qualche agitazione c'è, come detto, dalle parti del centro. Chiarita la posizione dell'Udc, detto della dichiarazione di voto di Baccini per Alemanno ("Roma deve cambiare"), e delle risposte di Pezzotta ("come presidente della Rosa per l'Italia, non condivido assolutamente le dichiarazioni di Mario Baccini") e di Tabacci (che voterebbe per Rutelli o si asterrebbe), ci sarebbero da registrare alcune piccole curiosità come un rap scritto da un altro candidato sindaco, Mario Cutrufo. Molto più interessante è invece il ringraziamento di Alemanno a Baccini "che senza accordi sottobanco ha fatto una scelta di coerenza per cambiare la città". Chissà se dalle parti della Destra a qualcuno siano fischiate le orecchie. Proprio Storace aveva lanciato una sorta di ultimatum con scadenza a ieri sera al suo ex sodale nella Destra sociale che però è stato pressoché ignorato. Alemanno ha annunciato che soltanto questa mattina avrebbe sciolto i nodi sugli apparentamenti. Il punto però è che senza un collegamento esplicito con l'Udc difficilmente Alemanno accetterà quello con la Destra per evitare di essere troppo sbilanciato a destra. Segnali incoraggianti per Alemanno arrivano anche dagli ebrei romani. Dopo qualche giorno sotto i riflettori, nella comunità romana ieri il clima era però tutt'altro che rilassato. Forse, anche per la "strumentalizzazione" che "certa stampa" - dice qualcuno nei vicoli intorno al Portico d'Ottavia - ha montato sul voto degli ebrei. Certo è che, se a parole nel vecchio Ghetto tutti assicurano che il voto qui si divide equamente tra Rutelli e Alemanno, nei fatti in molti alla fine si dichiarano elettori di centrodestra. Dall'anziano commerciante che ricorda tempi peggiori al giovane fresco di primo voto, sono in molti a dire che la politica è una brutta bestia che ogni tanto sporca. Ora, purtroppo, sporca molto. E allora - si osserva - vista la delusione generale, meglio votare Alemanno che piace di più. Anche se va con Storace che, si dice, "almeno non mette in discussione l'esistenza di Israele". Proprio su questo - su Israele - più che il trasporto pubblico o la nettezza urbana, sembra che tra gli ebrei romani si decida la corsa tra Alemanno e Rutelli. E Alemanno, paradossalmente, su questo terreno appare avvantaggiato. Qualcuno, sempre al Portico d'Ottavia, suggerisce di chiederne la ragione a D'Alema o a Bertinotti. Anche un eventuale sit-in contro il soccorso nero ad Alemanno lo si interpreta come tentativo di farlo ragionare sulle alleanze, nulla di più. E se anche Baccini decide che Alemanno è meglio di Rutelli, il gioco per Rutelli e il centrosinistra si fa davvero duro. Ora si attende che i duri inizino a giocare. 19/04/2008.

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Diplomatique apre a siria e ad hamas e fa infuriare la casa bianca (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Diplomatique apre a siria e ad hamas e fa infuriare la casa bianca Per salvare il soldato Shalit, Carter fa il Don Chisciotte del Medioriente Beirut. Sembra destinato a un nulla di fatto il tentativo "di pace" promosso in questi giorni dall'ex presidente americano Jimmy Carter, da giorni impegnato in un "viaggio studio" in Medio Oriente. Dopo aver incontrato ieri a Damasco il leader di Hamas Khaled Meshaal e il presidente Bashar al-Assad, l'ottantaquattrenne Carter prosegue il suo viaggio in Giordania e in Arabia Saudita. Meshaal e Carter hanno discusso di un'eventuale tregua tra Hamas e Israele, del rilascio del soldato israeliano Gilad Shalit in cambio della liberazione di prigionieri palestinesi, e della possibile riapertura del valico tra la Striscia e l'Egitto. Carter, che non è nuovo a queste iniziative impopolari (nel maggio 2002 si recò in visita a Cuba da Fidel Castro), questa volta ha fatto infuriare la Casa Bianca e i dirigenti israeliani per le sue aperture a Hamas e alla Siria. Gli israeliani hanno lasciato così che Carter potesse contare le salve di razzi palestinesi caduti sulle cittadine israeliane nei pressi della Striscia di Gaza, ma non gli hanno però consentito di entrare all'interno della Striscia. Ecco perché la mancanza di un'investitura diplomatica da parte della Casa Bianca e di un sostegno, seppure minimo, da parte di Israele, fanno di Carter, nel migliore dei casi, un Don Chisciotte, oppure, nel peggiore, un narciso in cerca solo di notorietà. La sua opera di "comunicatore" era stata annunciata un mese e mezzo fa e, inizialmente, all'iniziativa sembravano essersi accodati anche l'ex segretario generale dell'Onu Kofi Annan e l'ex presidente sudafricano Nelson Mandela. Non sono noti i motivi che hanno indotto Annan e Mandela a lasciare da solo Carter, ma è sicuro che in questa trappola mediatica sono caduti in pieno anche i leader di Hamas. Sin dalle loro prime dichiarazioni, i vertici del movimento radicale palestinese a Damasco hanno espresso la loro ingenua soddisfazione, sottolineando che per Meshaal sarebbe stato il primo incontro ad alto livello con un ex responsabile dell'amministrazione Usa. Ed è proprio qui il punto: Carter è un ex. E anche se premio Nobel per la pace e architetto degli accordi di Camp David, oggi le sue parole e i suoi gesti contano zero sul piano delle reali decisioni politiche. L'unico risultato forse degno di nota ottenuto dall'ex presidente Usa finora durante questo suo viaggio è stata la proposta, avanzata ieri sulle colonne del quotidiano israeliano Haaretz , del vicepremier israeliano Eli Yishai, leader del partito ortodosso Shas. Considerato un falco dell'esecutivo guidato da Ehud Olmert, Yishai avrebbe detto a Carter, incontrandolo a Gerusalemme, di esser pronto a incontrare anche i leader di Hamas se fosse necessario per liberare Shalit attraverso uno scambio di prigionieri. Ben poco però, visto che non muta la posizione ufficiale israeliana contraria al negoziato con Hamas. Appoggiata mercoledì scorso anche da due dei tre candidati in corsa per le elezioni presidenziali americane, Barack Obama e John McCain. Che hanno ripetuto quasi all'unisono la linea della Casa Bianca: "Sono dei terroristi" 19/04/2008.

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Carter incontra il leader di Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Pagina 113 Carter incontra il leader di Hamas --> Beirut Le sorti del soldato israeliano Gilad Shalit, catturato da un commando palestinese nel giugno 2006, l'eventuale raggiungimento di una tregua tra Hamas e Israele e la revoca dell'embargo economico israeliano su Gaza: sono stati questi gli argomenti al centro ieri del controverso incontro a Damasco tra l'ex presidente Usa e premio Nobel per la pace Jimmy Carter e il leader in esilio del movimento radicale palestinese Hamas, Khaled Meshaal.

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Artista assassinata in Turchia Oggi i funerali di Pippa Bacca (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Grande Milano - data: 2008-04-19 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE L'addio Camera ardente a Lambrate. La cerimonia in San Simpliciano Artista assassinata in Turchia Oggi i funerali di Pippa Bacca Si terrà stamattina, nella chiesa di San Simpliciano, il funerale di Giuseppina Pasqualino di Marineo, in arte Pippa Bacca, la 33enne artista milanese, nipote di Piero Manzoni, violentata e assassinata il 31 marzo scorso in Turchia. Era entrata nel vivo di una performance artistica itinerante, che l'avrebbe dovuta condurre vestita da sposa in Israele, in autostop. La camera ardente da ieri è allestita nel grande salone del crematorio del cimitero di Lambrate. Nel grande salone, la bara interamente ricoperta da un drappo verde, è posta tra due enormi ceri che poggiano su piedistalli anch'essi ricoperti da una stoffa verde, il colore preferito da Pippa Bacca. Anche il sindaco, Letizia Moratti, e il console generale della Turchia, Nihal Cevik, parteciperanno stamani ai funerali. Il Comune, a nome dell'intera cittadinanza, ha deciso di farsi carico delle spese delle esequie, mentre il console turco porterà alla cerimonia funebre un bouquet di gigli bianchi, i fiori amati da Giuseppina, in una confezione ricca di verde. Alla cerimonia sarà presente anche il ministro delle Pari Opportunità, Barbara Pollastrini. "Sono profondi - ha affermato il ministro Pollastrini - il mio cordoglio e la mia vicinanza alla famiglia per il vile assassinio di questa giovane donna che faceva dell'arte uno strumento per diffondere, di Paese in Paese, il messaggio della pace e del dialogo che è morta dopo aver subito la più brutale delle profanazioni. Pippa è un simbolo per tutte noi e per questo la onoriamo ". P.D'A. L'ultimo saluto Il feretro dell'artista Pippa Bacca vegliato dalla sorella nella camera ardente allestita nel cimitero di Lambrate.

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Nirenstein, l'ironia di <Haaretz> <Una colona in Parlamento> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-19 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Dal Jerusalem Post elogi alla neodeputata pdl Nirenstein, l'ironia di "Haaretz" "Una colona in Parlamento" "La "colona" nel Parlamento italiano". Così titolava ieri un articolo su Fiamma Nirenstein (foto) il quotidiano israeliano Haaretz. Allusione al fatto che la neodeputata pdl - definita "forse a destra del Likud" - risiede nell'insediamento di Gilo. Lodi invece dal Jerusalem Post, che nell'elezione della giornalista vede il segno del rinsaldarsi dell'amicizia tra i due Paesi.

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Carter incontra Hamas Sfida a Usa e Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-19 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Diplomazia L'ex presidente americano vede a Damasco Meshal Carter incontra Hamas Sfida a Usa e Israele Pioggia di critiche: "Legittima i terroristi" Il viaggio è stato criticato negli Stati Uniti: "è il riconoscimento a un movimento che invoca il terrorismo" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - La diplomazia solitaria di Jimmy Carter lo ha portato a incontrare Khaled Meshal, leader di Hamas. L'ex presidente americano è impegnato in un tour del Medio Oriente, un "viaggio studio" - come lo ha chiamato - di nove giorni. Nove giorni per ascoltare e parlare. Con tutti. Anche con i dirigenti del movimento fondamenta-lista, che non hanno contatti con esponenti statunitensi. In Siria, Carter ha visto il presidente Bashar Assad e poi Meshal, negli uffici dell'organizzazione. Seduto con loro, anche Moussa Abu Marzouk, vice del capo palestinese che vive a Damasco. Tutt'e due sono "terroristi globali" per la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato aveva sconsigliato l'incontro. Nel colloquio, avrebbero discusso di un cessate il fuoco con Israele e dello scambio di prigionieri per la liberazione di Gilad Shalit, il caporale rapito quasi due anni fa. Quando è passato da Gerusalemme, il premier Ehud Olmert e suoi ministri più importanti non hanno voluto ricevere Carter, che tra il 1978 e il 1979 ha mediato gli accordi di pace tra Israele e l'Egitto. "Mi dicono che consideri la nostra amicizia compromessa - ha commentato Olmert al quotidiano Yedioth Ahronoth -. Non c'è niente di personale. Non voglio che Hamas venga legittimata, che si crei l'immagine di negoziati tra noi e loro". Solo il ministro Eli Yishai, del partito religioso Shas, ha affidato all'ex presidente, 84 anni, un messaggio per Meshal: è pronto a incontrarlo e trattare il rilascio di Shalit. Carter aveva già visto Mahmoud Zahar e Said Siam, due tra i capi più oltranzisti di Hamas. Al Cairo, perché lo Stato ebraico gli ha negato il permesso di entrare a Gaza. Davanti a migliaia di sostenitori nella Striscia, Mushir Masri ha esaltato la missione: "Conferma il fallimento della strategia europea e americana di ignorarci. è la prova che non siamo un gruppo terroristico, ma un movimento di liberazione nazionale ". Il viaggio è stato criticato negli Stati Uniti. "I contatti tra i nemici possono essere utili - scrive il Washington Post -. Israele è famosa per tali negoziati e anche ora è impegnata in colloqui dietro le quinte con Hamas. Una cosa è comunicare in modo pragmatico e un'altra garantire un riconoscimento ufficiale e incondizionato a un movimento che invoca il terrorismo e la distruzione di un altro Stato". "Quando da bambino gli raccontavano le favole, Carter ha ascoltato "Aladino e la lampada magica", si è addormentato durante "Alì Baba e i quaranta ladroni"", commenta un lettore al Wall Street Journal. Davide Frattini Faccia a faccia Jimmy Carter, a sinistra, si è incontrato con il leader di Hamas, Khaled Meshal, qui sopra.

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Dio, l'uomo, il cosmo: immagini e profezie svelate nello <Zohar> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-04-19 num: - pag: 52 categoria: REDAZIONALE Religioni Un'antologia degli scritti contenuti nel "Libro dello splendore", amato dai cabalisti di ogni tempo Dio, l'uomo, il cosmo: immagini e profezie svelate nello "Zohar" di GIORGIO MONTEFOSCHI T ra gli innumerevoli segreti celati nello Zohar ( Il libro dello splendore), uno dei testi più criptici del misticismo ebraico - scrive Giulio Busi, magnifico curatore del volume antologico pubblicato da Einaudi - il più inaccessibile è, forse, quello della sua origine. Busi, oltre a essere uno dei maggiori ebraisti del mondo, ha il gusto del racconto. Le pagine della prefazione in cui descrive l'apparizione, come dal nulla, nella Spagna del Milleduecento, di questo libro davvero splendido, sembrano la traccia di un vero e proprio romanzo giallo, destinato a non aver soluzione, i cui protagonisti sono cabalisti e rabbini, accademici e maestri itineranti, amanuensi e furfanti. Infatti, i primi frammenti di prosa zoharica apparvero in Castiglia nel 1281 e l'intera raccolta fu elaborata in una trentina d'anni: ma chi era l'Autore? Era un autore singolo, un sapiente il cui nome era stato cancellato dal tempo? Erano più sapienti, autori ciascuno di una singola parte, membri di una accademia segreta? Erano abili manipolatori di testi? Copisti di manoscritti a loro volta copiati da antichi manoscritti? Fortunati custodi di quelle preziose biblioteche che viaggiavano da una sponda all'altra del Mediterraneo e talvolta potevano servire a pagare un riscatto? Non lo sappiamo. Da dove venga lo Zohar - nonostante la grande fortuna che ebbe nei secoli, non soltanto in ambiente ebraico, rimane un mistero. Di cosa parla Il libro dello splendore: questo libro sterminato che amarono Pico della Mirandola e Proust, e lascia il lettore moderno sbalordito per la fantasia inesauribile dei suoi racconti e la bellezza delle sue scenografie cosmiche? Questo libro da cui emana una trepida aria di lacrime e di estenuazioni? Nel quale vediamo dispute interminabili sulla Bibbia? E rabbini che, al lume della candela, studiano tutta la notte? E viandanti notturni che si commuovono osservando le costellazioni, ascoltando il canto degli angeli? Nel quale, finalmente, sentiamo il medesimo profumo che si innalza dalle vecchie case di preghiera di Gerusalemme, o da quelle moderne di Brooklyn tanto ben descritte nei suoi romanzi da Chaim Potok? La Torah –dice lo Zohar – è stata creata migliaia di anni prima del mondo. Per la verità, sette sono le cose create prima del mondo: la Torah, l'Eden, la Geenna, il Trono della Gloria, il Tempio, il nome del Messia, il pentimento. Dio creò l'universo, guardando la Torah. Dal mistero inconoscibile, scoccò una "luce di nerezza" che si sparse ovunque, consolidandosi in dieci sefirot: e cioè le dieci manifestazioni della divinità nel cosmo. Le emanazioni, dobbiamo immaginarle come un immenso albero, con immensi rami: l'albero della vita. La "luce di nerezza" è il centro della speculazione mistica: significa che la luce e le tenebre sono legate indissolubilmente, sempre; che una scintilla di luce è nascosta in ogni frammento d'oscurità. E che la sapienza "buona" si può trovare anche in quella "cattiva": come nella magia, ad esempio. Nel mondo in cui viviamo, l'oscurità prevale. In quello a venire, ci sarà soltanto la luce; e, dopo la resurrezione dei morti, delle cose che vediamo non resterà nulla: neppure un capello. Il primo uomo fu Adamo: conteneva in sé la parte maschile e quella femminile. Dio, estrasse da lui la donna. Dopo la separazione, la parte maschile e la parte femminile non smettono mai di cercarsi. L'amplesso è il ritorno all'unità: dunque, è momento di gioia infinita. Infatti, non esiste solo l'amplesso dei corpi: esiste l'amplesso di Dio e della sua Sposa, di Dio e della sua presenza nel mondo. Avviene poco prima dell'alba; nell'ora incerta in cui luce e buio si confondono in un colore che potrebbe essere paragonato al colore del mantello di una cerva che fugge: la "cerva dell'aurora". I giusti che vegliano tutta la notte, immersi nello studio della Torah, possono cogliere l'eco dei canti divini e delle benedizioni che accompagnano lo sposalizio. Il destino dell'uomo è triste e glorioso. è triste, perché deve espiare l'istinto maligno e tornare alla polvere, dopo essere rimasto intrappolato nella Ruota delle rinascite come Adamo (che ben tre volte si reincarnò: in Abramo, Isacco e Giacobbe). Glorioso, perché un giorno conoscerà la vita eterna. Questo avverrà quando il Messia, nell'ultimo giorno, scenderà sulla terra. La sua venuta sarà preceduta da ogni tipo di sciagure: terremoti, devastazioni. Poi, il buio scomparirà: ci sarà soltanto la luce. E tutti avremo accesso a quel Santuario - che già esiste nell'aldilà - in cui splendono migliaia di candelabri, sorgono migliaia di colonne attorno all'unico fondamento che lo sostiene e va dal cielo al monte Sion. Nell'attesa, quando viene il tempo, Dio chiama l'anima dell'uomo a giudizio. Svariati giorni prima della sua morte (ma anche durante le malattie, anche durante il sonno), l'anima si allontana dal corpo e sale al cospetto del Santo - che non vede: perché neppure Mosè fu in grado di vedere la sua luce - nel luogo del giudizio. Qui, ci sono le "vesti delle anime", costituite dalle buone azioni compiute dai giusti, delle quali, se ne sarà degna, essa stessa potrà rivestirsi, prima di tornare sulla terra. Che deve fare un uomo giusto per meritare l'amore di Dio? Tre cose, innanzitutto: avere una casa; coltivare una vigna; sposarsi e avere figli. Tutti devono lavorare: pure Dio ha lavorato, quando ha creato il mondo - ricorda lo Zohar. Questo, comunque, è solo il primo passo. Perché, certo, le verità ultime sono occulte. Tutto quello che c'è al di sopra di noi è segreto. è segreto il principio da cui scaturì la "luce di nerezza ". Esistono i colori che si vedono, e i colori che non si vedono: i colori occulti. Esiste il mondo che è stato creato secondo un progetto che si può contemplare, e esiste una traccia invisibile di questo progetto. Però, tutto quello che appare e vive sulla terra ha una corrispondenza altrove. E l'uomo giusto, l'uomo che non smette mai di indagare la Parola, che non smette mai di pregare, riesce a cogliere anche qui un riflesso della "voce splendida e melodiosa con cui le costellazioni inneggiano a Dio". Dio ascolta le preghiere dei giusti (manda gli angeli alle finestre delle sinagoghe, affinché gliele portino), e ha una profonda compassione per la sofferenza umana. Quando Israele soffre, le lacrime di Dio cascano nel mare, producendo un suono talmente forte che, nella grotta di Malpela in cui sono sepolti, i patriarchi si svegliano. è il suono del dolore di Dio. Sulla terra, ci sono tre suoni del dolore che non si spengono mai: la voce del serpente malvagio, la voce della donna che partorisce, il suono dell'ultimo respiro. Dio vuole liberare l'uomo dal suo dolore. Vuole portarlo nel Santuario: dove ciò che si è fatto piccolo, sarà grande. "Mosè mostra le Tavole della legge" di Philippe de Champaigne (1648).

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Jimmy Carter si siede al tavolo con Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri L'ex presidente Usa incontra a Damasco Khaled Meshaal, pioggia di critiche Jimmy Carter si siede al tavolo con Hamas Il primo ministro israeliano Ehud Olmert si e' rifiutato di riceverlo Damsco, 19 apr.- Nonostante le forti critiche da parte del governo israeliano e dell'Amministrazione americana il vecchio Jimmy Carter, ex-presidente degli Stati Uniti negli anni 70, ha incontrato ieri a Damasco il capo supremo dell'ala politica di Hamas, Khaled Meschaal. Il colloquio, durante il quale Carter e Meschaal hanno discusso di una possibile ripresa di un negoziato con Israele e della sorte Gilad Shalit, il soldato israeliano rapito dai palestinesi nel 2006, è avvenuto nella sede del movimento islamico palestinese nella capitale siriana. Il Primo ministro israeliano Olmert, fortemente ostile al giro di visite dell'ex presidente Carter, si è rifiutato di riceverlo. M.A.

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Territori occupati (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Sempre più insediamenti Colonie no stop Nuovi appalti per la costruzione di 100 unità abitative nelle colonie ebraiche di Elkana ed Ariel (Cisgiordania) sono stati pubblicati ieri dal ministero israeliano dell'edilizia, secondo quanto ha riferito la radio dei coloni Canale 7. Immediata la protesta del movimento Peace Now, secondo cui "il governo di Ehud Olmert elimina con le sue stesse mani ogni speranza di accordo con i palestinesi e trasforma in una farsa grottesca la Conferenza di pace di Annapolis" del dicembre scorso. Amnesty: basta uccisioni civili Amnesty International ha sollecitato il governo di Israele a ordinare un'indagine indipendente e approfondita sulle uccisioni di civili palestinesi compiute tre giorni fa dal suo esercito nella Striscia di Gaza. Secondo l'organizzazione per i diritti umani, le operazioni militari che Israele ha lanciato dopo l'uccisione di tre suoi soldati negli scontri con Hamas, paiono essere state caratterizzate dal disprezzo per le vite civili. La cultura dell'impunità presente all'interno delle forze armate israeliane contribuisce al costante ricorso all'uso sconsiderato e sproporzionato della forza. Gli attacchi israeliani hanno causato almeno 18 morti (tra cui bambini e altri civili estranei ai combattimenti) e più di 30 feriti. L'Anp avrà più poliziotti Israele e Anp hanno raggiunto un accordo per la riapertura di una ventina di stazioni della polizia palestinese in Cisgiordania. La questione era stata affrontata di recente, durante una spola israelo-palestinese del Segretario di stato Condoleezza Rice secondo cui questa intesa contribuirà a rafforzare il controllo della Cisgiordania da parte dei servizi di sicurezza di Abu Mazen. Fonti militari israeliane riferiscono che il capo dell'Amministrazione civile israeliana in Cisgiordania Mordechai ha incontrato un dirigente dell'Anp, Hussein a-Sheikh e stabilito che saranno aperte in zone rurali cisgiordane una ventina di stazioni di polizia che erano state chiuse con l'inizio dell'intifada, nel 2000.

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Guerre sporche da rimodulare (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Berlusconi Guerre sporche da "rimodulare" Da Beirut a Kabul La destra vuol lasciare solo pochi soldati in Libano, indebolendo così l'Unifil, e tuffarsi nel pantano afghano Michele Giorgio Il ritorno al potere in Italia di Berlusconi e della destra ha immediatamente posto interrogativi su quale sarà la linea del nuovo governo nel fragile quadro mediorientrale, alla luce anche delle dichiarazioni del futuro premier, favorevole a modificare le "regole d'ingaggio" dei soldati italiani in Libano del sud. Nelle relazioni tra Italia e Israele non ci saranno sorprese. È prevista un'aderenza totale alle politiche di Tel Aviv nei confronti di palestinesi ed arabi, frutto anche della linea di "opposizione attiva" all'Islam, ovunque esso sia, portata avanti dalla destra italiana. D'altronde anche l'esecutivo uscente di centrosinistra ha mantenuto stretti rapporti, a tutti i livelli, con Israele, garantendo il rispetto dell'accordo di cooperazione scientifica e militare (ma anche tra servizi segreti) con Tel Aviv voluto dal precedente governo di centrodestra. Le limitate aperture fatte da Romano Prodi e dal ministro degli esteri D'Alema al dialogo con Hamas (vincitore delle ultime elezioni palestinesi) sono state estemporanee, senza alcun seguito concreto in sede europea e, in ogni caso, non hanno turbato le relazioni tra i due paesi, definite eccellenti in più di una occasione dal ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni. Su Israele e Palestina, Berlusconi dirà quel poco che non è già stato detto e fatto dagli ultimi governi. La partita vera perciò si gioca in Libano. Qui emerge uno degli errori più gravi commessi da Prodi e D'Alema, convinti che la politica estera si faccia anche con l'invio di contingenti militari in giro per il mondo. Non ritirando i soldati italiani dall'Afghanistan e inviando oltre 2.500 uomini in Libano, il duo Prodi-D'Alema ha lasciato nelle mani di Berlusconi un potenziale bellico da impiegare in azioni di guerra vere e proprie. Ciò che preoccupa meno al momento è proprio l'intenzione di Berlusconi di modificare le regole d'ingaggio dei nostri soldati in Libano del sud, con l'obiettivo di impegnarli - come vorrebbe Israele - nel disarmo di Hezbollah, senza tenere in alcun conto che le violazioni della tregua seguita al conflitto del 2006 sono state compiute - lo dicono i rapporti dell'Onu - dall'aviazione israeliana che entra costantemente nello spazio aereo libanese. L'evidente ignoranza della risoluzione Onu 1701, che precisa l'impegno della missione Unifil a garanzia della tregua tra Hezbollah e Israele, impedisce a Berlusconi di comprendere che le regole d'ingaggio non le decide l'Italia ma le Nazioni Unite. In ogni caso non solo l'opposizione libanese guidata da Hezbollah ma anche anche la maggioranza antisiriana che fa capo a Fuad Siniora hanno bocciato, sia pure per motivi diversi, le intenzioni di Berlusconi che ieri è stato costretto a fare marcia indietro. "Non ci saranno cambiamenti nella missione - ha precisato Berlusconi dopo l'incontro con Vladirmir Putin - per le regole d'ingaggio ho detto che le dovremo rivedere e ne parleremo con i nostri militari. Se saranno richieste di buonsenso le accetteremo". Più inquietante è perciò l'idea di "rimodulare" l'impegno italiano in Libano del sud, come aveva anticipato il mese scorso l'ex ministro della difesa Antonio Martino. "Rimodulare" vuol dire ridurre il numero dei soldati: dai 2.500 di oggi a poche centinaia, per spostare più truppe in Afghanistan. E visto che il contingente italiano rappresenta la componente più importante dell'Unifil, ciò potrebbe causare il collasso della missione in un momento molto delicato per il Medio Oriente, in cui si fanno insistenti le voci di un conflitto imminente tra Siria e Israele e di una nuova offensiva di Tel Aviv contro Hezbollah, prima dell'attacco contro le centrali nucleari iraniane.

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Quell'apartheid nel titolo che Israele non gli perdonerà mai (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Joseph Halevi L'ostilità del governo israeliano nei confronti dell'ex presidente degli Stati uniti, Jimmy Carter, ha le sue radici nel fatto che da alcuni anni egli è arrivato alla conclusione che il principale ostacolo alla soluzione del conflitto mediorientale risieda nel rifiuto israeliano di applicare le risoluzioni dell'Onu e di evacuare i Territori occupati con la guerra del 1967. Per l'ex presidente la continua occupazione israeliana crea una situazione di apartheid con 3 milioni di palestinesi senza diritti politici e civili. Carter fu l'artefice dell'accordo di Camp David nel 1979 che portò al ritiro israeliano dal Sinai e la sua riconsegna all'Egitto, nonché al riconoscimento diplomatico tra il Cairo e Tel-Aviv. Contemporaneamente bisogna sottolineare che la sua presidenza continuò, ed anche rafforzò, la linea Kissinger-Nixon dell'alleanza strategica con Israele. In pratica ciò ha significato rifornimenti militari senza grandi limiti a Tel Aviv, fatto questo che ha permesso di consolidare l'occupazione e le annessioni. Si può quindi capire perché il governo Olmert, dopo averla fatta franca con i pavidi leader europei in seguito alla e guerra al Libano, ce l'abbia tanto con Carter. Un protagonista di primo piano della storia mediorientale che rompe le righe dell'ortodossia Usa ed occidentale su Israele. Eppure la posizione attuale di Jimmy circa le responsabilità israeliane, non costituisce un mutamento del suo punto di vista, bensì emerge come una constatazione: dopo tanti sforzi ed appoggi (inclusi quelli militari) quelli ancora non se ne vogliono andare dai territori occupati nel 1967. Il lettore italiano è stato purtroppo privato della possibilità di acquisire diretta conoscenza del pensiero dell'ex-presidente per la mancata traduzione e presentazione sulla stampa del suo libro del 2006 intitolato Palestine: Peace not Apartheid (Palestine: pace e non apartheid, edizione 2007 Pocket Books, Londra, 8,99 sterline; www.simonsays.co.uk). Ha avuto invece una larga eco sia negli Usa che in Gran Bretagna, compresa l'ondata d'odio nei suoi confronti. Carter presenta il retroterra storico di ogni aspetto e si mostra consapevole dei problemi che la sua diplomazia genera: a Sadat dice di non isolarsi troppo dal mondo arabo, di Israele riconosce pienamente le esigenze di sicurezza militare negando però che queste debbano comportare conquiste territoriali. Le osservazioni di Carter sono fini: sottolinea che in Israele c'è un dibattito vivacissimo senza remore, tuttavia, egli nota, gli arabi israeliani si esprimono con una certa circospezione. Anche la stampa è molto aperta, eccetto, aggiunge, nei casi di pesante censura militare. In nuce la posizione di Carter si coglie in due punti espressi nelle pagine 205-208 dell'edizione 2007 del libro. "Per raggiungere la pace in Medioriente vi sono, egli scrive, due ostacoli connessi tra di loro. (1) alcuni israeliani credono che sia loro diritto confiscare e colonizzare terre arabe e cercano così di giustificare il continuo assoggettamento e la continua persecuzione dei palestinesi sempre più senza speranza e sempre più aggravati, (2) alcuni palestinesi reagiscono onorando gli attentatori suicidi come dei martiri" A sua volta "Israele risponde con punizioni ed i Palestinesi estremisti (militant) rifiutano di riconoscere la legittimità di Israele e promettono di distruggere quella nazione. Il ciclo della diffidenza e della violenza si perpetua, frustrando gli sforzi di pace" In base a queste due osservazioni Carter enuclea due condizioni per la soluzione del conflitto: (a) "deve essere garantita la sicurezza di Israele. Gli arabi devono riconoscere apertamente e specificatamente che Israele è una realtà ed ha diritto di esistere in pace entro confini sicuri (...) con l'impegno di cessare ogni ulteriore atto di violenza contro la legalmente costituita nazione di Israele" (b) "il dibattito interno in Israele deve essere risolto al fine di definire il confine permanente e legale di Israele". La seconda condizione è cruciale ed infatti viene fatta seguire da una lunga spiegazione da cui emerge che per Carter i confini legali di Israele sono quelli dell'armistizio del 1949 riconosciuti dall'Onu. È a questi che si riferisce la risoluzione delle Nazioni unite 242 che richiede il ritiro delle truppe dai territori occupati militarmente nel 1967. Così facendo Jimmy mette il dito sulla piaga non solo del mancato rispetto da parte di Tel Aviv di detta risoluzione ma su quella istituzionalmente grave del rifiuto di ogni governo israeliano dal 1948 in poi di definire le frontiere del paese. A cominciare da Ben Gurion, solo i fatti sul terreno contano assieme all'unico ed unilaterale diritto di requisire terreni e fondare insediamenti. Carter fa notare che l'impegno di applicare la risoluzione 242 venne ribadito nei negoziati di Camp David del 1978 e negli accordi di Oslo del 1993. Osserva inoltre che la stessa Road Map poggia sulla 242 ma, nota, Israele ha sempre messo condizioni e sollevato vari cavilli inaccettabili. Egli menziona che la maggioranza degli israeliani ebrei è favorevole al ritiro dalla Cisgiordania e, aggiungo sulla base di sondaggi più recenti, anche ad un dialogo con Hamas. Per Carter senza il ritiro di Israele si prospettano solo due scenari. Il primo, che considera rifiutato dalla stragrande maggioranza della popolazione ebraica, implicherebbe l'unificazione dell'intera Palestina in un solo stato. Il secondo scenario vede la cristallizzazione "di un sistema di apartheid con due popoli sulla stessa terra ma completamente separati uno dall'altro, con gli israeliani completamente dominanti che reprimono la violenza (che ne scaturisce, ndr) privando i palestinesi dei loro elementari diritti umani. Questa è la politica perseguita attualmente", afferma con forza l'ex presidente degli Stati uniti.

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Hamas, Carter rompe l'embargo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'ex presidente Usa vede il leader Meshaal. E un ministro israeliano si dice pronto a trattare con gl'islamisti palestinesi Michelangelo Cocco Alla fine il vecchio Jimmy Carter ha messo a segno il colpo più ambizioso di questo suo giro diplomatico in Medio Oriente. Nonostante l'opposizione del governo israeliano e dell'amministrazione statunitense, l'ex presidente americano, 83 anni, ieri ha incontrato a Damasco il capo dei capi di Hamas, Kaled Meshaal, e il raìs siriano Bashar el Assad. Artefice degli accordi di pace tra Stato ebraico ed Egitto nel 1979, quando era ancora l'inquilino della Casa Bianca, Carter è la principale personalità occidentale ad aver stretto la mano al leader degli islamisti che, dopo avervi cacciato nel giugno scorso i rivali di Fatah, hanno fatto della Striscia di Gaza la loro roccaforte. Meshaal ha reiterato il sostegno all'Iniziativa araba, che offre a Israele pace e riconoscimento da parte di tutti i paesi arabi in cambio di un pieno ritiro di esercito e coloni dai Territori occupati nel 1967. Per quanto riguarda la situazione a Gaza, Meshaal ha sostenuto di essere alla ricerca di un cessate il fuoco che porti alla riapertura dei valichi della Striscia e includa anche la Cisgiordania. Qualsiasi altra possibilità sarebbe per Hamas "una resa" inaccettabile. Con l'incontro di ieri i vincitori delle elezioni palestinesi del gennaio 2006 hanno aperto un'altra breccia nel muro d'isolamento che l'occidente aveva eretto attorno agli islamisti dopo il "golpe" di Gaza. Hamas sta calcolando ogni mossa nel tentativo di rompere l'assedio che l'ha esclusa dal governo e che sta costando tante sofferenze ai palestinesi della Striscia. Prima la campagna mediatica per mostrare al mondo le immagini dei bambini costretti a studiare a lume di candela; poi l'abbattimento, con la dinamite, del muro che separa Gaza dall'Egitto; poi ancora gli attacchi sempre più sofisticati contro i soldati israeliani presso i valichi di frontiera; ora la "legittimazione" ad opera di Carter. "Non c'è dubbio che Hamas stia cercando altre strade", commenta Luisa Morgantini, che nei giorni scorsi ha avuto modo di discutere con Carter in Nepal, dove entrambi hanno lavorato come osservatori elettorali. Per la vice presidente del Parlamento europeo "ora è necessario che gli islamisti fermino il lancio di razzi Qassam in Israele, illegale e controproducente per i palestinesi, e che cerchino un accordo col Fatah del presidente Abu Mazen per la gestione della frontiera di Rafah". Ma è soprattutto nel campo israeliano che si stanno aprendo delle crepe nella barriera della fermezza voluta dal premier Olmert che - sostengono sempre più commentatori e intellettuali - non ha portato né sicurezza per gli israeliani (i palestinesi lanciano i razzi come e quando vogliono) né la sconfitta di Hamas, data da tutti i sondaggi in crescita di popolarità grazie alla resistenza che riesce a opporre agli occupanti. Il ministro dell'industria Eli Yishai ha espresso a Carter (ricevuto nei giorni scorsi solo dal presidente Peres e boicottato dal governo, che gli ha anche impedito di recarsi a Gaza) il suo desiderio d'incontrare Hamas - incluso Meshaal - per trattare la liberazione di Gilad Shalit, il caporale israeliano catturato nel 2006 e da allora nelle mani di Hamas. "Carter è molto ottimista. La pubblicità fatta dai suoi detrattori lo ha reso più determinato a seguire una strada differente nei riguardi di Hamas - ha confidato al quotidiano Ha'aretz una fonte del partito islamico palestinese -. Spera che l'incontro possa rafforzare gli sforzi per mettere fine alla vicenda del soldato". E anche se altri esponenti di Hamas hanno ricordato che in cambio di Shalit vogliono la liberazione di centinaia di prigionieri politici detenuti in Israele, Carter non demorde. "Non ci può essere pace senza parlare con Hamas e con la Siria": è il messaggio che il premio Nobel per la pace porterà nelle prossime due tappe del suo personale tour diplomatico a due alleati di ferro dell'Amministrazione Bush: l'Arabia saudita e la Giordania.

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Medioriente, c'è chi dialoga: Carter incontra Meshal Washington lo sconfessa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

A Damasco colloquio tra l'ex presidente Usa e il leader politico di Hamas Medioriente, c'è chi dialoga: Carter incontra Meshal Washington lo sconfessa Francesca Marretta Qualcosa, tra le fila dell'Establishment israeliano, è stato smosso dalla visita in Medio Oriente del "vecchio" Jimmy Carter. Lo dimostra la sortita del vice Premier e ministro dell'Industria israeliano Eli Yishai, leader del partito ortodosso Shas: "Pur di raggiungere uno scambio di prigionieri sono disposto ad incontrare chiunque, anche i leader di Hamas". Un messaggio che Carter ha consegnato ieri di persona a Damasco, al Capo dell'Ufficio politico di Hamas, Khaled Meshaal. "Una delle ragioni per cui ho voluto incontrare i siriani ed Hamas è dare un esempio che possa essere emulato da altri. So che vi sono esponenti del governo israeliano che sarebbero disponibili ad incontrare esponenti di Hamas e forse questo accadrà in un futuro vicino", ha dichiarato l'ex presidente americano, premio Nobel per la pace. La ragione per cui un personaggio dello spessore di Carter ritiene questo uno scenario possibile, è che senza passare per un dialogo, anche a distanza, con Hamas, non si negozia una pace che ponga fine agli attacchi contro Israele, né si negozia la liberazione del soldato Shalit. Hamas controlla Gaza. E se non fosse per la presenza dell'esercito israeliano in Cisgiordania, controllerebbe probabilmente anche quel territorio. L'agenda dell'incontro tra Carter e Meshaal ha riguardato ieri i temi discussi giovedì al Cairo tra l'ex presidente americano ed i vertici di Hamas giunti in Egitto da Gaza: cessate il fuoco con Israele, Shalit, prigionieri palestinesi, revoca dell'embargo a Gaza e riconoscimento di Israele da parte di Hamas. Mentre Carter si accingeva ieri ad incontrare Meshaal a Damasco, il numero due di Hamas a Gaza, l'ex ministro Mahmoud Zahar (numero uno tra gli esponenti dell'ala dura del movimento islamico nella Striscia), che aveva incontrato Carter al Cairo, ha dichiarato in un'intervista di respingere la richiesta dell'ex presidente americano di porre fine unilateralmente al lancio di missili dalla Striscia di Gaza contro il territorio israeliano, affermando che anche Israele dovrebbe concedere qualcosa, come cessare gli attacchi mirati con i quali uccide miliziani palestinesi. A tali dichiarazioni si sono aggiunte quelle rilasciate ieri dal portavoce di Hamas Mushir al-Masri, che ha ribadito che Gilad Shalit "non vedrà la luce" fino a quando i detenuti palestinesi non saranno liberati dalle carceri israeliane. Segnali non promettenti. Ma un cessate il fuoco che tenga passa per dure concessioni reciproche. Per fermare il lancio di razzi su Sderot non si può prescindere, in termini concreti, non ideologici, dall'esistenza di Hamas. Forse è questo il motivo che oggi spinge, a due anni dal rapimento del giovane soldato israeliano, segnati da un duro embargo e raid militari continui su Gaza, un alto esponente del governo israeliano, seppure, diciamo, per "iniziativa personale", analoga a quella dell'ex presidente Usa, a dire ad Hamas tramite Carter: parliamone. Forse un'alternativa diversa non esiste. Non la pensano in questo modo alla Casa Bianca, imbarazzati dall'iniziativa di "comunicazione" tra le istanze di Hamas e quelle di Israele realizzata dal prestigioso ex inquilino. Per Washington l'iniziativa "a titolo personale" di Carter "non è utile". Ma a cosa sono stati utili gli innumerevoli viaggi di Condoleeza Rice in Terrasanta, e a cosa è stato utile il vertice di Annapolis, considerato che ieri è stato dato il via alla costruzione di altre cento case in zone della West Bank occupate illegalmente da Israele? I pacifisti israeliani di Peace Now (non un movimento pacifista della sinistra radicale, ma centrista e moderato), ritengono che iniziative del genere trasformino Annapolis in uno "scherzo irrilevante". Rispetto a chi lo critica Jimmy Carter ha almeno qualche credenziale da vantare. Non solo per l'assegnazione del Nobel nel 2002 "per l'impegno decennale alla ricerca di soluzioni pacifiche ai conflitti internazionali, all'affermazione della democrazia e dei diritti umani e alla promozione dello sviluppo economico e sociale", ma perché fu grazie alla mediazione durante il suo mandato come Presidente degli Usa (1977-1981), che si arrivò alla firma degli accordi di Camp David tra Israele e Egitto. 19/04/2008.

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Il "bilancio" di al Qaeda su cinque anni di guerra: <L'Iraq è la nostra fortezza> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nuovo video di al Zawahiri, numero due dell'organizzazione Il "bilancio" di al Qaeda su cinque anni di guerra: "L'Iraq è la nostra fortezza" Nuova sortita sul web del numero due di al-Qaeda, il medico egiziano Ayman al-Zawahiri, che esorta i musulmani a "fare dell'Iraq una fortezza dell'Islam" in una registrazione audio di quasi sedici minuti di durata, diffusa attraverso alcuni blog su Internet frequentati dagli integralisti islamici. "È il più grande dovere" per i credenti, sottolinea l'ideologo dell'organizzazione terroristica fondata da Osama bin Laden, il cui messaggio reca il prolisso titolo "Cinque anni dopo l'invasone dell'Iraq, e decenni d'ingiustizia da parte dei tiranni". "Riavremo indietro i nostri diritti", incalza Zawahiri, "soltanto con le nostre stesse mani, e non mendicando o attraverso elezioni fraudolente". L'appello del vice di bin Laden è stato intercettato da 'Sitè, istituto con sede a Washington specializzato nel monitoraggio on line delle attività terroristiche, secondo cui il testo contiene riferimenti sia all'audizione dall'8 aprile scorso davanti al Congresso Usa del generale David Petraeus, comandante in capo delle truppe americane nel Paese arabo; sia allo sciopero dei lavoratori del settore tessile, avvenuto due giorni prima in Egitto: entrambi elementi tali da comprovare il fatto che il messaggio è stato inciso di recente. E' la seconda registrazione attribuibile a Zawahiri apparsa in rete dall'inizio del mese; la precedente, risalente al 2 aprile, consisteva in un veemente attacco alle Nazioni Unite, bollate come "nemiche dell'Islam e dei musulmani" in quanto responsabili di aver "codificato e legittimato la creazione dello Stato d'Israele e la sua occupazione delle terre dei musulmani". Nel messaggio il numero due di 'al-Qaedà denuncia inoltre un complotto contro l'Iraq e i suoi citadini di confessione sunnita, orchestrato dagli Stati Uniti con la complicità dell'Iran sciita, che a suo dire condurrà a un'esplosione generale del Medio Oriente. I seguaci dell'orghanizzazione clandestina sono in massima parte sunniti. Infine Zawahiri esamina la situazione egiziana, accusando le autorità del Cairo di privare i credenti islamici dei servizi sanitari e delle altre necessità essenziali. - Washington, 18 apr. - Zawahiri torna poi a definire un "fallimento" e una "sconfitta" l'intervento militare degli Stati Uniti in Iraq, e deride la decisione del presidente americano George W. Bush di sospendere il richiamo di parte dele truppe originariamente previsto per la prossima estate, liquidandola come un "tentativo di passare il problema" a chi gli succederà alla Casa Bianca. "Ecco che cosa ha conseguito, dopo cinque anni, l'invasione americana", rincara la dose. "Se se ne andranno, le truppe americane perderanno tutto. Se rimarranno, sanguineranno fino a morirne. Quest' è ciò che Bush ha scelto per il suo Esercito e per il suo popolo, che lo ha eletto per due volte", ironizza il numero due di al-Qaeda. "È una stupida messinscena per nascondere il fallimento in Iraq", conclude Zawahiri, "e per consentire a Bush di sottrarsi alla decisione di richamare in patria le proprie forze, che sarebbe considerata un annuncio della sconfitta dei crociati invasori". 19/04/2008.

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Catania Disco + animazione per il Party Tour Bologna Pride Pegasos v (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Catania Disco + animazione per il Party Tour Bologna Pride Pegasos v.le Kennedy 80 con La Favolina e Joe Bastardo. Grottaglie (Ta) Ambiente e salute, diritti e libertà, tutto soppresso dalla malapolitica: Elettrosmog-Discariche. Due facce della stessa medaglia . Alle 17 corteo da piazza San Ciro. Fasano (Br) Nell'ambito della Settimana per l'alimentazione sana, biologica ed eco-compatibile , dibattito alle 18 via Bianco 7 con Guido Pollice presidente naz. di Vas, Michele Carone di PerTaranto e Alessandro Leo di Libera. Napoli Muto a Mezzanotte: alle 23.30 Ateneo libertario in vico Verde Monteoliveto 4 proiezione a rotazione di Voyage dans la lune di Georges Melies e in sottofondo Sudario, sudate selezioni musicali. Seminali e fondamentali per l'indie italiano: Giardini di Mirò live Casa della Musica Federico I via Barbagallo. Frosinone Giovani band di grande carattere: Prisoner in Orbit live + Radars Cantina Mediterraneo via Fabi 341. Roma Incontro sulla proposta di legge "Disposizione per la promozione e la tutela dell'esercizio dei diritti civili e sociali e la piena uguaglianza dei cittadini stranieri immigrati": Attraverso i diritti . Alle 10 al cinema Reale in piazza Sonnino 3 con Guido Milano presidente del Consiglio regionale del Lazio, l'assessore Luigi Nieri, la consigliera regionale Anna Pizzo e Aldo Morrone direttore Inmp. Con Claudia Romanini del cdr della rivista di antropologia, storia e femminismo "Lucy" discutiamo di 150 anni di rivoluzione femminista . Alle 16.30 Casa della Memoria e della Storia in via San Francesco di Sales 5. Pietro Ingrao discute di La politica e la democrazia per la presentazione del suo libro "la pratica del dubbio" (Manni), alle 17.30 La Villetta via degli Armatori 3. Con il docente universitario Raul Mordenti, Luciano Iacovino presidente della Villetta e Andrea Catarci presidente XI Municipio. Coraggio! Informazione e narrazione al tempo della mafia : alle 19 Gocce di Inchiostro via A. Bertani 11 con Sergio Nazzaro, Valerio Martorana e Marino Sinibaldi conduttore di Fahrenheit (Rai Radio 3). Amnesty International presenta il libro Voli segreti. Il Rapporto del Consiglio d'Europa sulle operazioni coperte dalla Cia negli Stati europei alle 16.30 Librerie.coop del Centro Leonardo con Riccardo Noury: un libro che parla delle "rendition", varietà di operazioni eseguite dalle autorità statunitensi o per loro conto, che prevedono il trasferimento di persone da un paese a un altro al di fuori di qualsiasi procedura giudiziale o amministrativa (ad esempio l'estradizione); ma la "rendition" comporta molteplici violazioni dei diritti umani: arresto arbitrario, sparizione, trasferimento illegale verso un altro paese, detenzione senza processo, tortura... Da Andrea Rivera a Rocco Papaleo, da Momo a Peppe Voltarelli: Concerto per l'Africa al Contestaccio via Monte Testaccio 65. Percussioni e musica brasiliana con Umberto Vitiello + Batuque Now Beba do Samba via dei Messapi 8. "The Nu World": Omino Stanco meets Stefano Saletti al Mat piazza Marconi 8. Padrone di casa, musicista e sommelier: Emiliano Pari Il Pentagrappolo. Hip hop da Napoli con Co'Sang Lian via degli Enotri 6. Da Bobby Hacket a Eddie Condon con Coliseum Dixieland Jazz band Cotton Club via Bellinzona 2. Roberto Petruccio dei Servi disobbedienti al Tuma's Book via dei Sabelli 17. Il blues dalle origini agli anni '70 con Iguana Acoustic Blues Trio al Bar Celestino via degli Ausoni 62. Un grande chitarrista: Roberto Ciotti acoustic set Big Mama. Il video di Zenone Sovilla Civiltà bruciata. La Terra degli inceneritori alle 19 Casale Podere Rosa e alle 21 la questione "immondizia" è affrontata con video e con le "incursioni" della compagnia teatrale La Poderosa. Video Sport ribelle e braciolata sotto il portico alle 20 a La Talpa di via Ostuni per ristrutturare la palestra popolare. Inaugurazione della mostra fotografica di Andrea Beer Il mondo in una scatoletta alle 19 Griot via S. Cecilia 1. Un omaggio alle lotte delle donne zapatiste: è la mostra fotografica di Anna Pelosi La Comandante Ramona y las zapatistas che si apre alle 18 Odradek via Banchi Vecchi 57. Giornata antiproibizionista per i 18 anni del Corto Circuito: alle 18 riunione nazionale Sport sotto l'assedio , thc cena, caccia al tesoro, video, Taxi Blus live. Musica electro con Roberto Fega Ex Lavanderia. Giornata delle 3R: Riciclo, Riuso e Recupero alla Casa del Parco nella Valle dei Casali: dalle 11 laboratori e riciclaggio creativo. Fermo (Ap) Farsi Prossimo organizza domani e domenica alla Ludoteca Riù via Giammarco 7 Burattinando il 1° corso di burattini per apprezzare l'importanza di una tipica espressione culturale. Info: 3286118192. Siena Gianluca Solera discute del suo libro Muri, lacrime e za'tar. Storie di vita e voci dalla terra di Palestina alle 18 libreria Becarelli viale Mameli 14. Firenze Aperta a tutt* l' Assemblea di Forum droghe alle 10 Arci piazza dei Ciompi 11. Cosa fare di fronte al nuovo scenario politico? Cena sociale alle 20.30 alla libreria Majakovskij del Cpa Fi Sud e poi Fabio Cuzzola ci parla del suo libro Reggio 1970: storie e memorie della rivolta , ricerca basata su fonti orali e documenti inediti su quello che è stato il sommovimento più aspro della Prima Repubblica. Signa (Fi) Zaaluk, cous cous, pollo m'qalli, pane arabo, te alla menta... Cena marocchina alle 20 Arci via Indicatorio 4. Prenotarsi allo 0558997680. Scandicci (Fi) Mercatino dell'usato, ludoteca e fierucola aprono la terza giornata per conoscere la Decrescita felice al Cantiere delle Alternative di Mani Tese in via della Pieve 43. Alle 11 apertura dello spazio di solidarietà Casetta , incontro sulla Cooperazione internazionale con Renato Libanora, Giovanna Del Gobbo e Glenda Galeotti dell'Università di Firenze, musica e lab delle Liete Dissonanze, cena decrescita e Roda Capoeira. Empoli (Fi) Gees e Nadir organizzano una cena solidale alle 20.30 Arci Sala delle Rose per sostenere una cooperativa tessile in Burkina Faso. Fosdinovo (Ms) E' dedicata alla fotografia il festival della Resistenza Fino al cuore della rivolta : alle 16.30 alla Torre Malaspiniana e poi il concerto "Il giorni cantati di Calvatore e Piadena". Bologna Storie terribili, che sollevano interrogativi brutali: Rossella Simone presenta il libro che ha scritto con Ermanno Gallo L'amore assassino. Storie di madri che uccidono (Piemme) alle 18 libreria Irnerio. Una città, ragazze uccise, un carnefice nel libro di Filippo Maria Andreani Farfalle rosse (Il Filo) presentato alle 18 libreria.coop Minganti via della Liberazione 15. Il folk di The Dolly's Legend alle 22 "Iqbal Masih" via della Barca 24. Modena Con "Bachelite" Offlaga Disco Pax in concerto al Vibra. Reggio Emilia Valerio Romitelli docente di Storia dei movimenti e dei partiti politici all'Università di Bologna, ci parla del suo libro L'odio per i partigiani. Come e perché contrastarlo (Cronopio) alle 16.30 Mag 6 via S. Vincenzi 13. Camisano V. (Vi) Marco Paolini e i Mercanti di Liquore in Io e Margaret Thatcher alle 21 al Palazzetto dello Sport. Bolzano V. (Vi) Lorenzo Masanello + Pnr in concerto per Emergency al cineteatro Ariston per sostenere il centro maternità e ginecologia del villaggio di Anabah, valle del Panshir in Afghanistan. Trieste Testimonianze e ricordi: La Resistenza della memoria il film di Danilo Caracciolo alle 20.30 Multicultura Center via Valdirivo 30. Osnago (Lc) Poesia e musica d'autore con i Paradisi Noir alle 21 Arci La Locomotiva. Dalmine (Bg) Inaugurazione del monumento Città di Dalmine ai suoi partigiani alle 17 piazza della Libertà. Con il senatore Antonio Pizzinato dell'Anpi, Albino Previtali partigiano 171° Brigata Garibaldi e Massimo Cortesi di Libera. Milano Un'installazione bianca e verde per Pippa Bacca giovane artista, nipote del celebre artista concettuale Piero Manzoni, uccisa in Turchia pochi giorni fa. Alle 17 in piazza della Scala con il maestro Alex Schiavi. La presentazione del progetto di solidarietà con i Sem Terra apre alle 19 la Serata brasiliana ad Arci Metromondo via E. Ponti 40; poi cena tipica (prenotarsi allo 0289159168) e musica raffinata e coinvolgente con Clube do Choro. Testimonianze della delegazione italiana sul Newroz 2008 e sulla guerra contro il popolo kurdo in Turchia: Edi Bese! Ora basta! alle 20 csoa Transiti con Alberto Mari del Cecina social forum e Antonio Olivieri di Verso il Kurdistan. Teatro di e con Renzo Casali: Concerto per pianoforte in Fa dimenticato alle 20.30 Comuna Baires. Funk a 360° con Dj Kleopatra J Cox 18. Soundsystem X-plosion 2 al Leoncavallo. Canti e danze nella terra del sale con CantoAntico in concerto La Scighera. Tnt Cover band + special guest per Explosive Jam o.p. Paolo Pini. Settimo M. (Mi) Dancehall Party with Franziska Sound Crew a Palazzo Granaio. San Giuliano (Mi) Filiera distributiva, ogm, crisi alimentare, biocarburanti, consumo critico... Cosa mangiamo? Chi ci alimenta? Alle 15.30 nella Sala Previato con l'agronomo Fabrizio Gallone. A cura di Eterotropia. Cernusco (Mi) Un convegno a cura di Anpi e Operazione de Pedras: La memoria è un bene rinnovabile. memorie e percorsi dalla Resistenza . Alle 15 aula consiliare "Spinelli" con Franco Salamini, Luigi Borgomaneri della Fondaz. Isec, Lidia Martin di "Zapruder", Alessandra Chiappano di Insmli, Enzo de Negro di Divisione Aqui. Torino Festa della Semina e 24 Grana live al Gabrio via Revello 3. Tavagnasco (To) Sull'onda del successo dello scorso anno torna più accattivante che mai la 19° edizione di Tavagnasco Rock : passione ed emozione con grandi artisti. I primi a salire sul palco Giuliano Palma & The Bluebeaters. Genova Perché una barzelletta fa ridere? Cosa si scatena? Felice Accame presenta il suo libro L'anomalia del genio e le teorie del comico (Duepuntiedizioni) alle 17.30 Book in the Casba. 19/04/2008.

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Commedia drammatica mmm1/2 La banda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di Eran Kolirin, con Sasson Gabai, Ronit Elkabetz, Saleh Bakri, Khalifa Natour SONO egiziani, indossano berretto e uniforme, si portano dietro strumenti musicali e valigie a rotelle. E si sono persi. Venuti per suonare in un centro culturale arabo, finiscono per errore in uno sperduto avamposto israeliano nel deserto. Ci resteranno poco, ma abbastanza per scoprire quanto sono vicini a quei "nemici" con cui condividono musica, sentimenti, rimpianti e spesso perfino la lingua... Scritto con ammirevole finezza, arricchito da canzoni sublimi e attori meravigliosi, un gioiello di understatement tutto speranza e pudore, humour e malinconia, effusioni improvvise e struggimenti repressi. Un altro mondo è possibile, perfino in Medio Oriente. Ma intanto sarebbe già bello poter apprezzare film così in versione originale. Greenwich, Metropolitan, Quattro Fontane.

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DAMASCO - Le sorti del soldato israeliano Gilad Shalit, catturato da un commando palestinese nel giu (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Gno 2006, l'eventuale raggiungimento di una tregua tra Hamas e Israele e la revoca dell'embargo economico israeliano su Gaza: sono stati questi gli argomenti al centro ieri del controverso incontro a Damasco tra l'ex presidente Usa e premio Nobel per la pace Jimmy Carter e il leader in esilio del movimento radicale palestinese Hamas, Khaled Meshaal. L'incontro tra Carter e Meshaal è giunto al culmine del "viaggio studio" di 9 giorni in Medio Oriente che l'ex inquilino della Casa Bianca ha avviato domenica scorsa in Israele per poi proseguire verso Giordania e Arabia Saudita, dopo aver toccato anche l'Egitto. Al Cairo, oltre a esser ricevuto dal presidente Mubarak, Carter aveva incontrato giovedì alcuni responsabili di Hamas, tra cui l'ex ministro degli esteri del governo palestinese Mahmud Zahar. Ieri Zahar ha dichiarato di aver respinto la richiesta di Carter a Hamas di porre fine unilateralmente al lancio di missili dalla Striscia di Gaza contro il territorio israeliano. Il quotidiano governativo siriano Al-Thawra ha elogiato la visita di Carter, che nel primo pomeriggio ha incontrato il presidente Bashar al-Assad, sottolineando come "le tendenze verso la pace sostenute da persone come Carter stanno iniziando a prendere corpo". Proprio le aperture ad Hamas dell'ex presidente Usa hanno invece sollevato forti polemiche sia in Israele che negli Usa, dove il movimento palestinese è considerato un gruppo terrorista. La Casa Bianca ha preso le distanze dall'iniziativa, definendola "personale", mentre a Tel Aviv né il premier Olmert né il ministro degli esteri Livni hanno voluto incontrare Carter. L'ottantaquattrenne Carter, a cui le autorità israeliane hanno impedito di recarsi all'interno della Striscia di Gaza, si era comunque difeso, spiegando di non essere in missione come negoziatore ma "solo come comunicatore", per riportare ai responsabili Usa le istanze di Hamas e della Siria. Parole che sembrano aver convinto il vice-premier israeliano Eli Yishai, leader del partito ortodosso Shas e considerato un falco dell'esecutivo. In un suo messaggio, secondo la stampa israeliana, Yishai avrebbe detto di esser pronto a incontrare anche i leader di Hamas, pur di liberare il soldato israeliano attraverso un eventuale scambio di prigionieri.

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Porte del Mediterraneo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

DUE MOSTRE SUGLI SCAMBI ARTISTICI E CULTURALI AVVENUTI NEGLI ULTIMI SECOLI ATTRAVERSO IL MARE NOSTRUM Porte del Mediterraneo Attraverso i porti e gli infiniti accessi, oggi come in passato scorrono merci, persone e soprattutto passa la cultura GUIDO CURTO Le montagne e i deserti dividono gli uomini; i fiumi e i mari, invece, li uniscono. Nel mondo contemporaneo, in cui le montagne sono attraversate da tunnel lunghissimi e sopra i deserti volano jet supersonici, sembrano esser diventate obsolete le parole del celebre storico Arnold Toynbee. Tuttavia, leggendo i giornali ci accorgiamo di quanto sia ancor oggi importante il mare come via di comunicazione dov'è facile spostarsi per centinaia di chilometri, anzi di miglia, in poco tempo a costi minimi. Basta un gommone di cinque metri e un motore fuoribordo da 50 cavalli per arrivare in due ore dalla Tunisia a Lampedusa; dall'Africa all'Europa. Se è vero che queste migrazioni "clandestine" inducono problemi sociali e politici, resta il fatto che attraverso i porti e le infinite porte del mar Mediterraneo, oggi come in passato, scorrono merci, persone e soprattutto passa la cultura. Di questo fatto è convinto l'assessore alla Cultura della Regione Piemonte Gianni Oliva, che ha, infatti, accolto e sostenuto la proposta della storica dell'arte Martina Corgnati, interessata a curare una mostra incentrata sugli scambi artistici e culturali avvenuti negli ultimi secoli nel bacino del Mar Mediterraneo, interessando da vicino anche il "nostro" Piemonte. Così, dopo un lavoro di ricerca durato oltre un anno, è nata la mostra Le Porte del Mediterraneo che s'inaugura martedì 22 aprile alle ore 18 a Rivoli in due sedi: a Palazzo Piozzo e nella Casa del Conte Verde. Il percorso espositivo prende il via cronologicamente nella trecentesca Casa del Conte Verde, dove è ambientata la sezione storica che riunisce dipinti, disegni, incisioni e fotografie dell'Ottocento e del primo Novecento; opere che documentano la passione per l'Orientalismo diffusasi in Piemonte fin dal 1700, trovando il suo climax nella creazione a Torino del Museo Egizio. Pochi lo sanno, ma sono davvero tanti i piemontesi che coraggiosamente viaggiano nel Vicino Oriente (che gli americani chiamano Medio . per loro!) e con l'Egitto s'instaura un rapporto privilegiato. La seconda parte della rassegna è nel settecentesco Palazzo Piozzo dove sono esposte opere d'arte realizzate per l'occasione da 17 artisti contemporanei provenienti da Egitto, Algeria, Israele, Turchia, ex Yugoslavia e due dall'Italia. Inutile citarli uno ad uno perché sono nomi in gran parte sconosciuti a quasi tutti noi. Chi, invece, conosce bene il loro lavoro è Martina Corgnati, la curatrice della mostra, che da anni assiduamente li segue. Nata a Torino, figlia della celebre cantante Milva e del regista collezionista Maurizio Corgnati, Martina è una storica e critica d'arte valente e appassionata, docente all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Poiché la mostra, al momento in cui scriviamo, non è ancora visitabile, rimandiamo il giudizio sulle singole opere, anche se, da tutta la documentazione stampa e dalla lettura dei saggi in catalogo (Skira editore), s'intuisce che l'evento (ci saranno anche tre conferenze e una rassegna video) serve a mettere il luce gli intesi scambi artistici e culturali che oggi come in passato uniscono l'Occidente al vicino Oriente, Arabi e mussulmani compresi. Ha quindi ragione Cristina Giudice, anche lei docente di Storia dell'arte all'Accademia Albertina, quando concludendo il suo saggio in catalogo fa notare come gli antichi romani definissero il Mediterraneo Mare Nostrum, mentre più democraticamente gli Arabi lo denominarono al-Bahr al Mutawassit, ossia il Mare di Mezzo, davvero un'immensa porta spalancata tra il nord e il sud del mondo, tra l'Oriente e l'Occidente. Lasciamola aperta. LE PORTE DEL MEDITERRANEO PALAZZO PIOZZO, VIA FIORITO 6 CASA DEL CONTE VERDE VIA F.LLI PIOL 8, RIVOLI Orario: mar-ven 15/19 sab-dom 10/13 e 15/19 info: 011/9563020.

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Un passaggio in Israele con gli scafisti del Muro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Reportage Sulle strade segrete dei disperati della Cisgiordania Un passaggio in Israele con gli scafisti del Muro I clandestini palestinesi: "Pur di lavorare passiamo dai buchi" FRANCESCA PACI INVIATA A BNEI BARAK Alle prime luci del mattino il marciapiede alberato di Aranovic road, nel Comune ultrareligioso di Bnei Barak, alla periferia di Tel Aviv, è già affollatissimo. Trentasette palestinesi con il cappuccio della felpa tirato sul capo aspettano l'ingaggio giornaliero e fumano sigarette Viceroy, invisibili alle giovani mamme che passano svelte, a testa bassa, per accompagnare i figli a scuola. Un ebreo ultraortodosso alla guida di una Chevrolet verde accosta e abbassa il finestrino, offre 50 schekel, meno di 10 euro, per pulire la yeshiva, il collegio rabbinico del quartiere. "Non posso, non ci pago neppure il viaggio", rifiuta Yussef in ebraico. Viene da Nablus, in Cisgiordania, una quarantina di chilometri da qui, un altro continente. Ha 34 anni, 3 figli, un diploma da perito industriale inutilizzabile dalle sue parti, dove l'industria non esiste e la disoccupazione raggiunge il 25 per cento. Dal 2002 si vende al miglior offerente del mercato nero di Bnei Barak, muratore oggi, domani spazzino: immigrato illegale per 200 schekel al giorno a mezz'ora di strada dal cortile di casa. "Ogni settimana migliaia di operai palestinesi entrano clandestinamente in Israele per lavorare nei cantieri, nelle fabbriche, nelle abitazioni private", spiega Eitan Diamond dell'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem. La barriera costruita da Israele contro gli attentati kamikaze è un deterrente piuttosto blando. Il tracciato che isola i Territori palestinesi è quasi terminato, manca appena un terzo dei 650 chilometri definitivi. Eppure Ahmen, 29 anni, 4 figli, è sempre riuscito a uscire da Tulkarem senza documenti: "Il muro è pieno di varchi, basta conoscerli. A volte ci vogliono 9 ore per aggirare le ronde dell'esercito ma dall'altra parte ci aspettano i furgoni". Gli autisti in attesa a motore acceso sono arabi-israeliani, fratelli-coltelli che, come gli scafisti dell'Adriatico, imbarcano uomini fino a chiudere a fatica il portellone del Ford Transit bianco. Chiedono 100 schekel a persona e ne guadagnano almeno duemila a viaggio, una volta e mezzo lo stipendio di ciascun passeggero. "Dobbiamo dormire in Israele per rientrare con le spese", racconta Mohammad, 31 anni, occhi azzurri, falegname di Jenin. "Arriviamo la domenica all'alba e ripartiamo il giovedì sera, prima del weekend. Finché c'era il "Mall" avevamo un tetto, ora dobbiamo arrangiarci con le coperte sotto il ponte Geha". Il "Mall", come lo chiamano tutti, è un ex parcheggio sotterraneo di cinque piani nel Comune di Pardes Katz, vicino Bnei Barak, che fino alla chiusura, due anni fa, ha ospitato centinaia di palestinesi clandestini, accampati con fornelli di latta e cartoni alle finestre come nelle fabbriche dismesse delle capitali europee. Un giorno il governo israeliano ha detto basta e ha murato le entrate di questa Metropolis postmoderna a cui il regista trentaquattrenne Yonatan Ben-Efrat ha dedicato il lungometraggio "Six Floors to Hell", (Sei piani per l'Inferno) premio per la miglior sceneggiatura all'ultimo International Documentary Film Festival di Tel Aviv. "È un mondo sommerso di manodopera sottopagata che produce più d'un terzo del pil della Cisgiordania", dice Ben-Efrat, filmaker e attivista di Video48, un gruppo agit-prop della sinistra radical israeliana. I palestinesi come i clandestini scaricati sulle coste di Lampedusa dai traghettatori di dannati, più immigrati di qualsiasi immigrato: "All'inizio degli Anni Novanta, dopo la prima Intifada, Israele licenziò tutti i palestinesi dei Territori, duecentomila persone che lavoravano nei campi, nelle fabbriche, nei ristoranti. Furono sostituiti con immigrati meno problematici, "amici", thailandesi, africani, romeni, "ospiti" per sei mesi, un anno, il tempo necessario all'economia". A Gerusalemme, Tel Aviv, Haifa, nelle principali città israeliane le badanti filippine accompagnano gli anziani al mercato mentre carpentieri dell'Est Europa si arrampicano sulle impalcature degli edifici in costruzione, "impiegati stagionali" con regolare permesso di lavoro. Le liste del ministero dell'Industria e del Commercio comprendono anche 22 mila palestinesi legali che ogni giorno attraversano i check point di Betlemme, Ramallah, Qalqiliya. Yussef ne conosce parecchi: "Beati loro, fortunati che possono mangiare senza nascondersi gli avanzi del nemico". Lui no, si guarda intorno, calza bene il cappuccio della felpa sulla fronte, e sale a bordo di una Mazda rossa con l'adesivo degli Amici di Gush Katif, il movimento dei coloni irriducibili. www.lastampa.it/paci.asp.

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Al Senato la spunta ancora il Pdl. Bella prova della Lega (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 19-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

VOTO ITALIANI ALL ESTERO Al Senato la spunta ancora il Pdl. Bella prova della Lega Roma - È finita tre a due la lotta al Senato nella circoscrizione estero: tre seggi al Pdl, due al Pd e uno al Movimento associativo italiani all estero. Nel 2006 l'Unione ne aveva conquistati quattro, uno era finito a Forza Italia e uno all'Associazione degli italiani in Sudamerica del senatore Pallaro, che quindi è uno degli esclusi eccellenti dal prossimo Parlamento. Nella circoscrizione Europa, un seggio ciascuno tra i due principali contendenti, come nel 2006, con 31 mila voti in più del Pd. In America settentrionale e centrale, il Pdl grazie a 1.040 voti in più del Pd strappa il seggio dell'Unione del 2006. In America meridionale l'Unione perde il seggio a vantaggio del Pdl, mentre il movimento di Merlo strappa il seggio di Pallaro. Nella circoscrizione Africa, Asia, Oceania, Antartide, il Pd ha conservato il seggio che nel 2006 aveva preso l'Unione, ottenendo il 44,66% dei voti e superando di poco (43,04%) il Pdl. Il successo del Pd è maturato soprattutto grazie all'Australia mentre in Israele e Sudafrica (tra i due 4.100 voti in più per Berlusconi) è stato netto il margine del Pdl. Situazione quasi invariata rispetto al 2006 alla Camera. Il Pd ottiene i sei seggi che due anni fa conquistò l'Unione, l'Idv di Di Pietro mantiene il suo seggio, il Pdl ne prende quattro (nel 2006 Forza Italia ne aveva tre più uno del senatore Tremaglia). Nella circoscrizione Europa, l'unica in cui si presentava, la lista Valori e futuro del principe Emanuele Filiberto di Savoia è giunta ultima con poco meno di 4.500 voti (1.600 in Svizzera), pari allo 0,88%. Nessun eletto ma una grande prova di carattere e orgoglio per La Lega Nord. Lo dicono i dati che sottolineano un affermazione "a dir poco soddisfacente dei quattro candidati della Lega che si sono presentati nelle ripartizioni estere sotto il simbolo comune del Popolo della Libertà. Lo rimarca lo stesso senatore Stefano Stefani, responsabile del Carroccio per gli italiani all estero. "Un affermazione che viene resa evidente dal fatto che i nostri candidati, che già si erano proposti al giudizio dei votanti nella precedente consultazione elettorale, hanno aumentato enormemente i consensi". Nessuno dei quattro (Lisa Galimberti, Alessio Zanella, Giuseppe Plebani e Bruno Boschiero) è riuscito a centrare l elezione, ma quanto hanno fatto "ha dello stupefacente, considerato il fatto - spiega Stefani - che la Lega solo da due anni ha potuto organizzare la sua rete di simpatizzanti e sostenitori all estero, dovendo peraltro scontrarsi sul territorio con altre formazioni politiche che, ad esempio, si sono giovate dell apporto di strutture parasindacali come i patronati, tradizionalmente collettori di consensi". [Data pubblicazione: 18/04/2008].

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