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Articoli
Israele/Palestina (28)
Damasco, Carter parla con Hamas: grosso errore o
apertura necessaria? ( da "EUROPA ON-LINE"
del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele ha intensificato gli attacchi verso la popolazione palestinese, senza che la comunità internazionale intervenisse. L'impegno di Carter ci dà una speranza, perché testimonia che c'è una parte dell'Occidente che ha capito una cosa chiara già da tempo: nessun accordo di pace potrà mai avere successo finché Hamas non verrà accettata senza precondizioni al tavolo delle trattative"
Un
tabù infranto - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: come tanti altri milionari sparsi tra Londra e Israele. Forse alla "bulevarnaja gazeta" avrebbero dovuto meditare sul titolo ammonitore di un film compiacente uscito a febbraio, per il compleanno del presidente: Questo bacio non è per la stampa, che si dice ispirato alla storia d'amore tra Putin e la moglie Ljudmila, fidanzati dal tempo del liceo.
Pubblichiamo
qui la postfazione di Furio Colombo al librdi Uri Savir, Colloqui di pace.
Imparare ( da "Unita, L'"
del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Savir è uno dei più importanti operatori di pace al mondo, fondatore del Glocal Forum nonché il negoziatore capo israeliano degli Accordi di Oslo del 1993, sanzionati dalla storica stretta di mano tra Yasser Arafat e Yazchat Rabin alla presenza dell'allora presidente degli Stati uniti, Bill Clinton.
Le
otto regole della pace preventiva
( da "Unita,
L'" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: cogliere impreparato un negoziatore di pace israeliano. Ecco perché non avete trovato, in queste pagine, nessuna accettazione della "guerra preventiva". O delle "coalizioni dei volenterosi", come presidio armato e violento della pace. L'ambasciatore Savir - che ha lavorato a New York, a nome del suo governo, a un completo progetto di pace con ex terroristi (e non ancora ex nemici)
Storace,
Alemanno e la Comunità ebraica ( da "Unita, L'"
del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ha fatto notare che lui si è recato in Israele prima di Fini, notizia tempestivamente amplificata da Alemanno. Poi, con ben recitato stupore, ha domandato retoricamente perché tanto imbarazzo per Storace e altrettanta indifferenza nei riguardi del "Ciarra", noto editore di stampa nazi-fascista, dichiaratosi tuttora orgogliosamente fascista,
Messaggio
al Qaeda sul web Bush in Iraq ha fallito
( da "Unita,
L'" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Questo è ciò che Bush ha scelto per il suo Esercito e per il suo popolo", afferma Zawahri. Si tratta della seconda registrazione di Zawahri diffusa questo mese. La prima prendeva di mira l'Onu colpevole di aver "codificato" la creazione dello stato d'Israele.
Hezbollah
non accetterà che Unifil diventi una forza di occupazione Hussein Hassan,
deputato del partito di Dio libanese: le regole di ingaggio non vanno cambiate,
una scelta unil ( da "Unita, L'"
del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele
accusa l'Unifil di non bloccare il riarmo di Hezbollah. "L'Unifil ha come
missione quella di stabilizzare l'area di frontiera tra Libano e Israele, sostenendo
in questo compito l'esercito libanese e non sostituendosi ad esso. Non è
Hezbollah a violare la
A
Damasco Carter incontra Meshaal e prova a mediare con Hamas
( da "Unita,
L'" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
le sorti del
soldato israeliano Gilad Shalit, catturato da un commando palestinese nel
giugno
Capitale
2 al ghetto la polemica non riscalda
( da "Riformista,
Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: esistenza di Israele". Proprio su questo - su Israele - più che il trasporto pubblico o la nettezza urbana, sembra che tra gli ebrei romani si decida la corsa tra Alemanno e Rutelli. E Alemanno, paradossalmente, su questo terreno appare avvantaggiato. Qualcuno, sempre al Portico d'Ottavia, suggerisce di chiederne la ragione a D'Alema o a Bertinotti.
Diplomatique
apre a siria e ad hamas e fa infuriare la casa bianca
( da "Riformista,
Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele, del rilascio del soldato israeliano Gilad Shalit in cambio della liberazione di prigionieri palestinesi, e della possibile riapertura del valico tra la Striscia e l'Egitto. Carter, che non è nuovo a queste iniziative impopolari (nel maggio 2002 si recò in visita a Cuba da Fidel Castro), questa volta ha fatto infuriare la Casa Bianca e i dirigenti israeliani per le sue aperture
Carter
incontra il leader di Hamas ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
israeliano
Gilad Shalit, catturato da un commando palestinese nel giugno
Artista
assassinata in Turchia Oggi i funerali di Pippa Bacca
( da "Corriere
della Sera" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: avrebbe dovuta condurre vestita da sposa in Israele, in autostop. La camera ardente da ieri è allestita nel grande salone del crematorio del cimitero di Lambrate. Nel grande salone, la bara interamente ricoperta da un drappo verde, è posta tra due enormi ceri che poggiano su piedistalli anch'essi ricoperti da una stoffa verde, il colore preferito da Pippa Bacca.
Nirenstein,
l'ironia di <Haaretz> <Una colona in Parlamento>
( da "Corriere
della Sera" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Così titolava ieri un articolo su Fiamma Nirenstein (foto) il quotidiano israeliano Haaretz. Allusione al fatto che la neodeputata pdl - definita "forse a destra del Likud" - risiede nell'insediamento di Gilo. Lodi invece dal Jerusalem Post, che nell'elezione della giornalista vede il segno del rinsaldarsi dell'amicizia tra i due Paesi.
Carter
incontra Hamas Sfida a Usa e Israele
( da "Corriere
della Sera" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: presidente americano vede a Damasco Meshal Carter incontra Hamas Sfida a Usa e Israele Pioggia di critiche: "Legittima i terroristi" Il viaggio è stato criticato negli Stati Uniti: "è il riconoscimento a un movimento che invoca il terrorismo" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - La diplomazia solitaria di Jimmy Carter lo ha portato a incontrare Khaled Meshal, leader di Hamas.
Dio,
l'uomo, il cosmo: immagini e profezie svelate nello <Zohar>
( da "Corriere
della Sera" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Quando Israele soffre, le lacrime di Dio cascano nel mare, producendo un suono talmente forte che, nella grotta di Malpela in cui sono sepolti, i patriarchi si svegliano. è il suono del dolore di Dio. Sulla terra, ci sono tre suoni del dolore che non si spengono mai: la voce del serpente malvagio, la voce della donna che partorisce,
Jimmy
Carter si siede al tavolo con Hamas
( da "Voce
d'Italia, La" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: quale Carter e Meschaal hanno discusso di una possibile ripresa di un negoziato con Israele e della sorte Gilad Shalit, il soldato israeliano rapito dai palestinesi nel 2006, è avvenuto nella sede del movimento islamico palestinese nella capitale siriana. Il Primo ministro israeliano Olmert, fortemente ostile al giro di visite dell'ex presidente Carter, si è rifiutato di riceverlo.
Territori
occupati ( da "Manifesto, Il"
del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: uccisioni civili Amnesty International ha sollecitato il governo di Israele a ordinare un'indagine indipendente e approfondita sulle uccisioni di civili palestinesi compiute tre giorni fa dal suo esercito nella Striscia di Gaza. Secondo l'organizzazione per i diritti umani, le operazioni militari che Israele ha lanciato dopo l'uccisione di tre suoi soldati negli scontri con Hamas,
Guerre
sporche da rimodulare ( da "Manifesto, Il"
del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: occasione dal ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni. Su Israele e Palestina, Berlusconi dirà quel poco che non è già stato detto e fatto dagli ultimi governi. La partita vera perciò si gioca in Libano. Qui emerge uno degli errori più gravi commessi da Prodi e D'Alema, convinti che la politica estera si faccia anche con l'invio di contingenti militari in giro per il mondo.
Quell'apartheid
nel titolo che Israele non gli perdonerà mai
( da "Manifesto,
Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: violenza contro la legalmente costituita nazione di Israele" (b) "il dibattito interno in Israele deve essere risolto al fine di definire il confine permanente e legale di Israele". La seconda condizione è cruciale ed infatti viene fatta seguire da una lunga spiegazione da cui emerge che per Carter i confini legali di Israele sono quelli dell'armistizio del 1949 riconosciuti dall'
Hamas,
Carter rompe l'embargo ( da "Manifesto, Il"
del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: fermino il lancio di razzi Qassam in Israele, illegale e controproducente per i palestinesi, e che cerchino un accordo col Fatah del presidente Abu Mazen per la gestione della frontiera di Rafah". Ma è soprattutto nel campo israeliano che si stanno aprendo delle crepe nella barriera della fermezza voluta dal premier Olmert che - sostengono sempre più commentatori e intellettuali -
Medioriente,
c'è chi dialoga: Carter incontra Meshal Washington lo sconfessa
( da "Liberazione"
del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Establishment israeliano, è stato smosso dalla visita in Medio Oriente del "vecchio" Jimmy Carter. Lo dimostra la sortita del vice Premier e ministro dell'Industria israeliano Eli Yishai, leader del partito ortodosso Shas: "Pur di raggiungere uno scambio di prigionieri sono disposto ad incontrare chiunque, anche i leader di Hamas".
Il
"bilancio" di al Qaeda su cinque anni di guerra: <L'Iraq è la
nostra fortezza> ( da "Liberazione"
del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: codificato e legittimato la creazione dello Stato d'Israele e la sua occupazione delle terre dei musulmani". Nel messaggio il numero due di 'al-Qaedà denuncia inoltre un complotto contro l'Iraq e i suoi citadini di confessione sunnita, orchestrato dagli Stati Uniti con la complicità dell'Iran sciita, che a suo dire condurrà a un'esplosione generale del Medio Oriente.
Catania
Disco + animazione per il Party Tour Bologna Pride Pegasos v
( da "Liberazione"
del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Storie di vita e voci dalla terra di Palestina alle 18 libreria Becarelli viale Mameli 14. Firenze Aperta a tutt* l' Assemblea di Forum droghe alle 10 Arci piazza dei Ciompi 11. Cosa fare di fronte al nuovo scenario politico? Cena sociale alle 20.30 alla libreria Majakovskij del Cpa Fi Sud e poi Fabio Cuzzola ci parla del suo libro Reggio 1970: storie e memorie della rivolta ,
Commedia
drammatica mmm1/2 La banda ( da "Messaggero, Il"
del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: finiscono per errore in uno sperduto avamposto israeliano nel deserto. Ci resteranno poco, ma abbastanza per scoprire quanto sono vicini a quei "nemici" con cui condividono musica, sentimenti, rimpianti e spesso perfino la lingua... Scritto con ammirevole finezza, arricchito da canzoni sublimi e attori meravigliosi, un gioiello di understatement tutto speranza e pudore,
DAMASCO
- Le sorti del soldato israeliano Gilad Shalit, catturato da un commando
palestinese nel giu ( da "Messaggero, Il"
del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: eventuale raggiungimento di una tregua tra Hamas e Israele e la revoca dell'embargo economico israeliano su Gaza: sono stati questi gli argomenti al centro ieri del controverso incontro a Damasco tra l'ex presidente Usa e premio Nobel per la pace Jimmy Carter e il leader in esilio del movimento radicale palestinese Hamas, Khaled Meshaal.
Porte
del Mediterraneo ( da "Stampa, La"
del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: occasione da 17 artisti contemporanei provenienti da Egitto, Algeria, Israele, Turchia, ex Yugoslavia e due dall'Italia. Inutile citarli uno ad uno perché sono nomi in gran parte sconosciuti a quasi tutti noi. Chi, invece, conosce bene il loro lavoro è Martina Corgnati, la curatrice della mostra, che da anni assiduamente li segue.
Un
passaggio in Israele con gli scafisti del Muro
( da "Stampa,
La" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ogni settimana migliaia di operai palestinesi entrano clandestinamente in Israele per lavorare nei cantieri, nelle fabbriche, nelle abitazioni private", spiega Eitan Diamond dell'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem. La barriera costruita da Israele contro gli attentati kamikaze è un deterrente piuttosto blando.
Al
Senato la spunta ancora il Pdl. Bella prova della Lega
( da "Padania,
La" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Australia mentre in Israele e Sudafrica (tra i due 4.100 voti in più per Berlusconi) è stato netto il margine del Pdl. Situazione quasi invariata rispetto al 2006 alla Camera. Il Pd ottiene i sei seggi che due anni fa conquistò l'Unione, l'Idv di Di Pietro mantiene il suo seggio, il Pdl ne prende quattro (nel 2006 Forza Italia ne aveva tre più uno del senatore Tremaglia)
( da "EUROPA ON-LINE" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Per sbloccare la
situazione di totale stallo dei negoziati tra israeliani e palestinesi è intervenuto,
negli ultimi giorni, anche l'ex presidente statunitense, nonché premio Nobel
per la pace Jimmy Carter. Il suo annuncio di voler incontrare i rappresentanti
di Hamas a Damasco ha suscitato molte polemiche e la stampa, soprattutto
americana, si è divisa. "La decisione di Carter di incontrare i leader di
Hamas è moralmente sbagliata e politicamente controproducente", scrive
Michael Kraft, consulente antiterrorismo del dipartimento di stato americano
sul Baltimore Sun. "È sicuramente giusto non precludere a priori la
possibilità di dialogare con il nemico, ma quello che Carter si appresta a fare
è molto di più: significa negoziare con i terroristi, riconoscendo e
legittimando i loro atteggiamenti criminali. In questi anni, Hamas non ha fatto
nessuno sforzo per arrivare al cessate il fuoco; anzi, al contrario, ha
continuato a incrementare il proprio arsenale con l'aiuto dell'Iran".
Totalmente diverso il punto di vista di Mahmoud al Zahar, l'ex ministro degli
esteri del governo di Hamas, che sulle pagine del Washington Post spiega:
"Il viaggio di Carter porterà una ventata di novità e ottimismo in Palestina. Dopo la conferenza di Annapolis, Israele ha intensificato gli attacchi verso la popolazione palestinese,
senza che la comunità internazionale intervenisse. L'impegno di Carter ci dà
una speranza, perché testimonia che c'è una parte dell'Occidente che ha capito
una cosa chiara già da tempo: nessun accordo di pace potrà mai avere successo
finché Hamas non verrà accettata senza precondizioni al tavolo delle
trattative". Il quotidiano israeliano Ha'aretz, infine, critica la
scelta del governo di Ehud Olmert di boicottare la visita dell'ex presidente
Carter: "Gli avvenimenti degli ultimi mesi, che hanno segnato un netto
peggioramento della situazione, dimostrano che è il momento di mettere da parte
la strategia dei raid aerei e degli insediamenti".
( da "Repubblica, La" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Commenti UN TABù
INFRANTO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Allora Nina Krusciova e poi Viktorja
Brezneva apparivano, mute e impacciate nelle loro pellicce di pessimo taglio, a
fianco dei loro mariti, al seggio elettorale di Kutuzovskij Prospekt 26, dove
abitava la super-nomenklatura, oppure ai piedi della scaletta di un aereo che
trasportava un ospite internazionale di rango e la sua consorte. Jurij Andropov
e Viktor Cernenko morirono troppo presto perché si avesse neppure il tempo di
un flash per le mogli. Fu Raissa Gorbaciova a rompere la tradizione: sia per
l'aspetto e l'abbigliamento, che non ripeteva lo stile matrjoshka delle
precedenti signore del Pcus, che per le frequenti apparizioni pubbliche connotate
da una certa disinvoltura, che ne facevano una coprotagonista della vita
pubblica del marito, anziché una gelida comparsa. Ma questa apertura non aveva
mai spinto alcun giornalista sovietico all'ardire di porle domande. E nella pur
tanto chiacchierata deregulation (etica ed etilica) eltsiniana la moglie del
leader era tornata a essere un'icona intoccabile. Neppure nella campagna
elettorale del 1996, la più americana di quelle tenute nella Russia
post-sovietica, la signora Eltsin aveva avuto il minimo ruolo. La giovane
giornalista della Nezavisimaja Gazeta, che ha osato chiedere a Putin notizie
sulla presunta storia con la modella Alina Kabaeva, contagiata forse
dall'enorme eco della love story tra Sarkozy e Carla Bruni nella stampa
occidentale, deve essersi resa conto di aver infranto un tabù che durava da
quasi novant'anni prima dagli sguardi di incredulità e riprovazione dei suoi
colleghi che dalle parole di fuoco del presidente russo. E si è messa a
singhiozzare, come se il mondo le fosse crollato adosso (sicuramente la sua
carriera), proprio mentre Putin definiva "bulevarnaja gazeta",
giornale spazzatura, il quotidiano che aveva dato notizia di un divorzio
segreto dei coniugi Putin e delle imminenti nozze con Alina. Forse l'ingenua (o
coraggiosa?) giornalista avrebbe evitato la domanda se avesse saputo che
Moskovskij Korrespondent aveva appena sospeso le pubblicazioni, dopo neppure
otto mesi di vita, perché di colpo, dopo lo "scoop", erano venuti
meno i finanziamenti. Nella Russia di Putin non esiste la censura dell'era
sovietica. Non serve. C'è l'autocensura di garanzia. L'oligarca che finanziava
il giornale sa che chi tocca Putin rischia: o la Siberia come il petroliere
Khodorkovskij, o l'esilio, come tanti altri milionari
sparsi tra Londra e Israele. Forse alla "bulevarnaja gazeta" avrebbero dovuto
meditare sul titolo ammonitore di un film compiacente uscito a febbraio, per il
compleanno del presidente: Questo bacio non è per la stampa, che si dice
ispirato alla storia d'amore tra Putin e la moglie Ljudmila, fidanzati dal
tempo del liceo. Questo melodramma politico-giornalistico è avvenuto, e
forse è stato favorito, da un incontro diplomaticamente borderline nella serra
di una villa in Sardegna tra un presidente russo decaduto, ma prossimo premier,
e un presidente del Consiglio in pectore, ma non ancora investito. Dove, tra
reciproche lodi ed entusiasmi manifesti di Putin per il successo elettorale del
suo amico e quasi collega, si è parlato di temi sui quali ci sarebbe dovuta
essere una sorta di incompetenza istituzionale (dall'Aeroflot e Alitalia ai
gasdotti, dai rapporti tra l'Europa e la Russia alla Nato, che infastidisce
l'"amico Vladimir"). E in questa diplomazia da "amici
miei", che Berlusconi ha sempre mostrato di considerare migliore e più produttiva
(in affari) di quella tradizionale, c'è stato il posto, da parte del futuro
presidente del Consiglio italiano, per il gesto che mimava il mitra verso la
povera giornalista russa. Dimenticando che sono stati diversi i giornalisti
scomodi uccisi in Russia da mitra veri negli anni putiniani. A cominciare da
quella Anna Politkovskaja di Novaja Gazeta, un giornale, amara coincidenza,
dello stesso gruppo che pubblicava il "giornale spazzatura" sospeso
ieri per aver infranto la privacy di Putin. Berlusconi non era tenuto a
saperlo, ma questo nulla cambia. Spiace constatare che il suo ritorno sulla
scena internazionale ricomincia dove troppe volte si era inceppato il suo
precedente quinquennio a Palazzo Chigi: con un gesto sopra le righe davanti
alle tv e ai giornalisti di tutto il mondo.
( da "Unita, L'" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del La scheda Pubblichiamo qui la postfazione di Furio Colombo al
librdi Uri Savir, Colloqui di pace. Imparare a salvare il mondo ogni giorno
(pp. 216, euro 15, Sossella editore). Savir è uno dei più
importanti operatori di pace al mondo, fondatore del Glocal Forum nonché il
negoziatore capo israeliano degli Accordi di Oslo del 1993, sanzionati dalla
storica stretta di mano tra Yasser Arafat e Yazchat Rabin alla presenza
dell'allora presidente degli Stati uniti, Bill Clinton.
( da "Unita, L'" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Le otto regole della "pace preventiva" di Furio
Colombo E sistono in tutte le culture del mondo libri di guerra, sulla guerra,
sulle tecniche della guerra e sulla filosofia della guerra. Dalla cultura
romana a quella persiana, dai testi fiorentini a quelli cinesi, la guerra
appare come arte, come mosse di gioco, come rappresentazione del vincere, di
cui si conoscono e si istituzionalizzano tattica, strategia, visione,
celebrazione attraverso infiniti simboli. O meglio, attraverso le infinite
variazioni dell'unico simbolo, la morte. Morte e guerra appaiono - in ogni
cultura - strettamente connesse. E la connessione morte-guerra (morte in
guerra, morte combattendo) è la sola che riesca a produrre, intorno alla morte,
un clima esaltato di festa e celebrazione. Tanto da suggerire la domanda: è la
guerra che riscatta la morte (altrimenti sempre vissuta dai superstiti come
triste dipartita, persino la morte dei santi nelle varie religioni) o è la
morte che dà un senso alla guerra? Esempio: una guerra senza morti è
immaginabile, è possibile? La vera domanda sarebbe: è accettabile? È ancora
guerra? Ecco dunque un punto fondamentale nell'avviarci alla strategia della
pace concepita in questo libro dal suo autore, già ambasciatore di primo piano
nella storia del suo Paese e, per straordinaria avventura, negoziatore di pace.
La guerra porta in dote la morte, con tamburi e bandiere. La pace? Chi ha letto
o leggerà questo libro potrebbe essere indotto in errore. L'errore è pensare
che sia un libro "buono", "idealistico", motivato da
generosi sentimenti umanitari, al modo in cui si dicono, di tanto in tanto,
parole nobili, pur sapendo che la vita è un'avventura piú aspra, che richiede
ben altre realistiche regole di condotta. Questo infatti, fin dal suo titolo,
in ogni sua parte, capitolo o pagina, è un libro di pace. Ciò induce molti, che
realisticamente conoscono la guerra - anche se non la desiderano, anche se la
condannano - a proporre la domanda: che cosa è la pace? Noi tutti, infatti,
abbiamo l'impressione di conoscere la pace solo come assenza di guerra, come
uscita di scena di quei protagonisti della guerra che sono i combattenti. Essi
portano divise, distintivi, bandiere, armi, spesso armi di un'incredibile
qualità e modernità tecnologica; armi che producono paura, terrore (se non si è
dalla parte giusta della migliore tecnologia). Però anche ammirazione. Persino
la folla che fa ala alla guerra come gli spettatori di una parata prova,
insieme con il terrore, ammirazione (e il suo terribile gemello minore, la
sottomissione) per coloro che sono militarmente piú pericolosi e meglio armati.
La guerra dunque, prima ancora del sangue, delle sofferenze, dei simboli, è
gremita di protagonisti, di strumenti, di cose che accadono (emergenza,
occupazione, distruzione). La pace sembra vuota, una assenza, una serie di cose
che non accadono. Ecco il senso di questo libro. Dimostrare che quel vuoto non
è vuoto. Vediamo come. Uri Savir ha diviso il suo lavoro in due parti distinte.
Nella prima si è posto il problema di interpretare il "vuoto" di cui
abbiamo appena parlato. L'autore si rende conto che in un mondo ricco fin dal
profondo dei secoli di una cultura di guerra, non esiste una cultura di pace.
Esistono esortazioni, inviti, celebrazioni (ma molto piú generiche e astratte
delle celebrazioni di guerra). Esiste uno "stato di normalità" in cui
non si combatte che - il piú delle volte - viene percepito soprattutto come un
dopo ("il primo dopoguerra", il "secondo dopoguerra") e
come un prima, nel senso che attesa, paura, minaccia di un attacco e persino lo
strumento politico della guerra come intimazione o intimidazione o scongiuro,
sono quasi sempre l'altro modo di vivere la pace. Uri Savir, fin dal titolo -
Peace First - di questo suo importante trattato si rende conto che la pace o
comincia prima, o è una situazione molto fragile e provvisoria per durare.
Letteralmente "peace first" si traduce "la pace prima di
tutto"; e sembra un affettuoso slogan pacifista (ma di un pacifismo senza
odio e senza pecore nere da additare come persone colpevoli, un pacifismo
disinteressato che circola poco). Ma il vero senso (lo si capisce leggendo) è
"la pace prima". Ovvero, si deve lavorare alla pace molto prima che
sia in pericolo, non come corsa ai ripari di una guerra che sta per venire, non
come l'inchiodare in tutta fretta assi alle finestre perché sta per venire
l'uragano. In altre parole, cosí come i secoli hanno accumulato la cultura
(anzi, diverse culture) della guerra, occorre costruire un solido edificio di
cultura della pace. Questo spiega perché la seconda parte del libro è un
"manuale tecnico della pace", qualcosa che prima di questo libro non
era mai esistito. Infatti all'autore deve essere apparso subito chiaro il
rischio di isolare sentimenti di pace da una "pratica della pace",
ovvero di esporre quei sentimenti - per quanto nobili - allo schiaffo del
presunto realismo risolutore che la guerra porta con sé. Che la guerra sia un
costante, pauroso fallimento, che travolge ogni volta risorse e vite umane,
restituendo ogni volta - come risultato - molto meno di ciò che ha investito o
che ha distrutto, è un argomento rimasto in sospeso, il piú delle volte
severamente respinto dalla cultura contemporanea (tutta). Uri Savir si è reso
conto che il solo parlare di pace avrebbe aggiunto - a tanti altri buoni
discorsi di antiviolenza e antiguerra - un valore benevolo e favorevole e
niente altro. L'avversario (rigido e difficile da battere) del benevolo umore
di pace resta il realismo di chi ti dimostra ogni volta dove, quando, perché è
meglio la forza. Il terrorismo che ha sorpreso e sconvolto il mondo dall'11
settembre di New York - nonostante la portata della catastrofe - non poteva cogliere impreparato un negoziatore di pace israeliano. Ecco
perché non avete trovato, in queste pagine, nessuna accettazione della
"guerra preventiva". O delle "coalizioni dei volenterosi",
come presidio armato e violento della pace. L'ambasciatore Savir - che ha
lavorato a New York, a nome del suo governo, a un completo progetto di pace con
ex terroristi (e non ancora ex nemici) - conosceva una realtà tremenda.
Ma questo è il suo libro: come uscire, non come immergersi di piú in quella
realtà. E, invece di esortare, Savir progetta. Da una parte ci sono i principi
a cui vale la pena di dedicarsi. Ma dall'altra ci sono le tecniche per lavorare
alla pace. Le tecniche, narrate sulla base della esperienza e poi elaborate
come strumento di intervento e di azione sul futuro (al modo in cui, nella
scienza, si passa dal tentativo, all'esperimento, alla pratica) svelano la
vastità del territorio da esplorare, conoscere, abitare per costruire una pace.
Ho scritto deliberatamente "una pace" e non "la pace",
proprio per usare la lezione di questo libro. L'intento, che io credo riuscito,
dell'autore e che fa di questo libro qualcosa di decisamente nuovo, è di
contraddire subito - e in modo risoluto - il "buon senso della
guerra" per contrapporre non "sante proclamazioni" ma il
"buon senso della pace". Ha agito in intelligente simmetria con un
comandante che inventaria le forze, verifica le iniziative, ispeziona le armi.
Anche la pace è un piano, una strategia, una batteria di risorse, una serie di
tecniche, un rigoroso inventario di tutte le soluzioni possibili: politiche,
psicologiche, pratiche, simboliche e materiali. Anche la pace è una coalizione
di intenti, un'alleanza di volontà, un esercizio di intelligenza (mai di
astuzia, perché Uri Savir sa che non si costruisce una cultura di pace per
imitazione, sa che la pace non è - solo - una guerra senza sangue, una sorta di
guerra bianca). Proprio un uomo che ha vissuto la sua esperienza come
ambasciatore e capo negoziatore degli accordi di Oslo fra israeliani e
palestinesi, sa come non confondere la diplomazia con la pace. E vede con
chiarezza lo strano e non simmetrico percorso del fabbricatore di pace. Primo,
la pace è un'idea senza corpo, perché non ha un esercito. Questo corpo va
costruito nelle negoziazioni. In parte è morale, in parte è simbolico, in parte
è materiale, fisico, economico. Secondo: non sempre la pace si forma intorno a
un oggetto concreto, come un territorio o la forza. Il piú delle volte prevale
un valore, e il talento del negoziatore consiste nel saperlo e nell'evitare gli
equivoci. Terzo: la pace (la fabbricazione della pace) è un processo piú lungo
e meno visibile della guerra. In essa il vero eroismo è la pazienza, virtú
difficile da celebrare. Quarto: la guerra si può fare e contenere (per quanto
distruttiva) in un solo punto. La pace ha bisogno di molti sponsor, di punti di
sostegno e di equilibrio sparsi nel mondo. Quinto: è piú facile fare una
coalizione di guerra che una coalizione di pace, perché la guerra si tocca e si
vede e la pace no. Sesto: una guerra, una volta decisa, comincia subito. La
pace è un processo lentissimo, faticoso, stentato: una continua salita. I
caduti in guerra sono eroi. I caduti nel processo di pace sono coloro che hanno
fallito. Settimo: la pace non è il contrario della guerra, astensione invece di
azione. E non è un vuoto (niente bombe e niente soldati) invece di un pieno di
eserciti. Ottavo: la pace è (può essere) la grande novità, la vera scoperta
della cultura contemporanea, lezione ed eredità per il futuro. Questo libro
spiega come e perché. IL LIBRO Come si evita la guerra? Lavorando alla
convivenza pacifica prima che sia troppo tardi. Peace First, di Uri Savir, capo
negoziatore israeliano degli storici accordi di Oslo, spiega come.
( da "Unita, L'" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Storace, Alemanno e la Comunità ebraica Moni Ovadia L'elezione
del primo cittadino di "Roma capoccia", non è andata liscia al primo
turno per il candidato del Pd Francesco Rutelli, sostenuto anche dalla Sinistra
Arcobaleno. Rutelli ha ottenuto più voti, ma non abbastanza. Bisognerà andare
al ballottaggio contro il candidato della destra Gianni Alemanno. Quest'ultimo,
per sperare di sconfiggere l'avversario, ha chiamato a raccolta tutte le forze
che gli sono vicine, affini, empatiche. Non ha dovuto fare altro che volgersi
più a destra e ha trovato immediatamente disponibile un alleato naturale: il
gagliardo Francesco Storace ex compagno di partito e di fede, quella nera.
Evidentemente Alemanno non ritiene affidabili gli elettori dell'Udc,
soprattutto dopo l'incontro di Massimo D'Alema con Casini. Apparentemente,
l'alleanza fra le due destre è un fatto naturale, oltretutto il sanguigno e
vitale Storace e l'introverso Alemanno, sono amici di vecchia data. Questo
fatto, per noi ovvio, non è andato giù a Riccardo Pacifici rappresentante della
stragrande maggioranza della Comunità Ebraica romana, la più popolosa ed
autorevole d'Italia. Perché? Perché Storace, segretario della Destra, si
richiama apertamente all'eredità fascista, così come, con ardente passione, fa
la dark lady signora Santanché, candidata premier della Destra alle elezioni
appena trascorse. Giovedì notte nel corso della trasmissione Primo Piano, condotta
con grazia e ironia da Bianca Berlinguer, Storace, con estremo garbo, ha fatto notare che lui si è recato in Israele prima di
Fini, notizia tempestivamente amplificata da Alemanno. Poi, con ben recitato stupore,
ha domandato retoricamente perché tanto imbarazzo per Storace e altrettanta
indifferenza nei riguardi del "Ciarra", noto editore di stampa
nazi-fascista, dichiaratosi tuttora orgogliosamente fascista, candidato
con il Pdl. L'acuto Pacifici ha fatto notare che un conto è un'esternazione
individuale estemporanea, un altro conto è la posizione di un segretario di
partito o di una candidata premier. Seguendo quest'impeccabile logica, ne
deduciamo che un rassemblement di antisemiti è un grave vulnus sociale e
morale, mentre un antisemita individuale commette solo un peccato veniale. Io
sono contrario a questa logica perché credo fermamente all'uguaglianza degli
uomini in nome della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo e chiedo
parità di trattamento per Storace. Se va bene Ciarrapico, devono andare bene
anche Storace e la Santanché! Se invece il fascismo è crimine e tirannia,
allora c'è un occasione ravvicinata per riaffermarlo e per invitare tutti
coloro che coltivano un rapporto ambiguo con il Ventennio a sciogliere questa
oscura ambivalenza. Fra pochi giorni, il 25 Aprile il nostro Paese celebrerà il
sessanta- treesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Questa data
è solenne per ogni uomo libero e amante della libertà. La Resistenza
antifascista italiana ed europea, combattendo a fianco degli Alleati e
dell'Armata Rossa, ha sconfitto la più grande barbarie mai partorita
dall'umanità. Gli ebrei non dovrebbero dimenticare che il primo glorioso
episodio di quell'epopea fu l'insurrezione del ghetto di Varsavia e celebrare
il 25 Aprile significa essere in sintonia con quella lotta eroica. Le Comunità
ebraiche hanno una preziosa opportunità per verificare i sentimenti degli
uomini politici della destra italiana: invitarli a celebrare insieme la
sconfitta del fascismo, il ritorno della democrazia e la fine dell'incubo per
gli ebrei della terra d'Europa. Ogni politico conservatore o popolare europeo
sarebbe onorato di ricevere un tale invito. Mala Tempora.
( da "Unita, L'" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Messaggio al Qaeda sul web "Bush in Iraq ha fallito"
IL CONGELAMENTO del ritiro delle truppe Usa, una "messinscena per
nascondere il fallimento". La sfida: fare dell'Iraq una "fortezza
dell'Islam", "il dovere più importante" per i musulmani: questo
il messaggio del numero due di Al Qaeda, Ayman al-Zawahri, in una registrazione
audio diffusa giovedì scorso su internet e captata dal Site Intelligence Group,
specializzato nella sorveglianza dei siti islamici. In un messaggio di 16
minuti, messo in rete in occasione del quinto anniversario dell'invasione
americana dell'Iraq, Zawahri chiama i musulmani a lottare per la creazione di
un grande Stato musulmano. "Vogliamo solo recuperare i nostri diritti con
le nostre mani, e non attraverso elezioni derisorie e fraudolente". Il
messaggio, intitolato "Cinque anni dopo l'invasione dell'Iraq e decenni di
ingiustizia da parte dei tiranni", contiene riferimenti all'audizione
avvenuta l'8 aprile, davanti al Congresso degli Stati Uniti, del generale David
Petraeus, al comando Usa in Iraq e a uno sciopero svolto in Egitto il 6 aprile,
prova che è stato registrato di recente. Secondo al Zawahri, esiste un
complotto contro l'Iraq guidato dagli Stati Uniti con l'Iran sciita, che
condurrà all'esplosione del Medio Oriente. Il numero due di Al Qaeda ironizza anche
sul rapporto Petraeus e sulla decisione Usa di sospendere il ritiro delle
truppe. "Se se ne andranno, le truppe americane perderanno tutto. Se
rimarranno, sanguineranno fino a morirne. Questo è ciò che
Bush ha scelto per il suo Esercito e per il suo popolo", afferma Zawahri.
Si tratta della seconda registrazione di Zawahri diffusa questo mese. La prima
prendeva di mira l'Onu colpevole di aver "codificato" la creazione
dello stato d'Israele.
( da "Unita, L'" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del "Hezbollah non accetterà che Unifil diventi una forza di
occupazione" Hussein Hassan, deputato del partito di Dio libanese: le
regole di ingaggio non vanno cambiate, una scelta unilaterale dell'Italia
porterebbe disastri di Umberto De Giovannangeli ALLA CRONACA INTERNAZIONALE, e
alle roventi polemiche di casa Italia, è passato per aver accompagnato il
ministro degli Esteri Massimo D'Alema tra le macerie dei quartieri sciiti di
Beirut bombardati da Israele nella "Guerra dei 34
giorni" di due estati fa. Parlamentare di Hezbollah, Hussein Hajj Hassan è
oggi una delle figure di primo piano della leadership politica del Partito di
Dio libanese. Hassan è a conoscenza delle recenti dichiarazioni del futuro
premier italiano Silvio Berlusconi, ma prima di entrare nel merito, fa una
premessa generale: "Così come ci opponiamo ad ogni ingerenza esterna negli
affari libanesi, è nostro costume non entrare in questioni interne alle scelte
politiche degli altri. Sappiamo i legami che esistono tra il vincitore delle
elezioni italiane e l'amministrazione americana, e conosciamo bene i disastri
che la politica americana ha determinato nell'intero Medio Oriente, dall'Iraq
al Libano alla Palestina. Ciò che ci auguriamo è che
il nuovo governo italiano non compia scelte unilaterali che provocherebbero
altri disastri". Il futuro premier italiano, Silvio Berlusconi, ha
affermato che l'Italia potrebbe rivedere le regole d'ingaggio dei militari
impegnati nella missione Unifil 2 nel Sud Libano. Qual è in merito la posizione
di Hezbollah? "Parlare di modifica delle regole d'ingaggio è entrare in un
campo minato. Non mi riferisco solo alle affermazioni del signor Berlusconi.
Una cosa deve essere chiara a tutti: il cambiamento unilaterale delle regole
d'ingaggio farebbe dell'Unifil una forza di occupazione. Non credo che sia
nell'interesse dell'Italia arrivare a ciò". I fautori del cambio delle
regole d'ingaggio fanno riferimento ad una piena attuazione della risoluzione
1701 dell'Onu che pose fine alla "Guerra dei 34 giorni" e permise
l'avvio della missione Unifil 2. "È vero l'esatto contrario: chi parla di
modificare le regole d'ingaggio vorrebbe trasformare i caschi blu Onu in
soldati combattenti, estendendone la giurisdizione fuori dalle attuali aree di
controllo, dando ad essi la facoltà di usare la forza preventivamente e di
erigere sbarramenti. È quello chiede Israele. È ciò
che vorrebbe l'America. Le forze della resistenza libanese non accetteranno mai
questo stravolgimento della 1701". È un avvertimento? "No, è una
considerazione di fatto. La missione Unifil 2 è nata con il consenso di tutte
le forze politiche e i movimenti di resistenza libanesi. Stravolgere il senso
della missione, invocare modifiche delle regole d'ingaggio finirebbe per
mettere in discussione questo consenso generalizzato". Israele accusa
l'Unifil di non bloccare il riarmo di Hezbollah. "L'Unifil ha come
missione quella di stabilizzare l'area di frontiera tra Libano e Israele, sostenendo in questo compito l'esercito libanese e non
sostituendosi ad esso. Non è Hezbollah a violare la
( da "Unita, L'" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del A Damasco Carter incontra Meshaal e prova a mediare con Hamas
u.d.g. JIMMY CARTER è stato di parola. "Per negoziare la pace è necessario
coinvolgere Hamas", aveva soste- nuto nei giorni scorsi l'ex presidente
Usa. Un coinvolgimento che ieri ha avuto un passaggio significativo: l'incontro
a Damasco tra Carter e il leader in esilio di Hamas, Khaled Meshaal. Al centro
del colloquio, le sorti del soldato israeliano Gilad
Shalit, catturato da un commando palestinese nel giugno
( da "Riformista, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Capitale 2 al ghetto
la polemica non riscalda Ballottaggio vintage su fasci ed ebrei Lo scontro su
leggi razziali e Israele ruba spazio a nettezza urbana
e trasporti. Baccini vota Alemanno Mario Baccini fa il tifo per Gianni
Alemanno. Pezzotta e Tabacci no. La Rosa per l'Italia si spacca sul
ballottaggio romano e la notizia c'è, anche se, visto il peso elettorale, si
tratta più che altro di un segnale sull'aria che tira dalle parti del centro
dove l'Udc ha infine deciso per la libertà di voto. Un'ariaccia tira invece in
questi giorni a Roma dove ieri è andata in scena una nuova puntata della polemica
sul soccorso nero ad Alemanno. Dopo lo scontro sugli ebrei e il corteggiamento
del voto ex democristiano, dunque, ecco di nuovo i fascisti. E le rievocazioni
di De Gasperi e Petroselli. La campagna elettorale, dunque, si fa vintage e
vira decisamente verso il bianco e nero. Già, mentre Veltroni invia
l'annunciatissima lettera ai romani e Alemanno e Storace continuano a parlarsi
a mezzo stampa per trattare un eventuale apparentamento al ballottaggio, a
finire nel tritacarne della campagna elettorale sono Luca Romagnoli e le
"occupazioni nere", a partire da quella di Casa Pound, una sorta di
centro sociale di destra che si trova in un palazzo occupato in pieno quartiere
Esquilino, dove leader indiscusso è Gianluca Iannone. "C'è destra e destra.
Quella in doppio petto, moderata e conservatrice e c'è quella mai emancipatasi
dall'eredità fascista, orgogliosamente ancorata ai dettami totalitari,
xenofobi, razzisti e violenti del ventennio", si legge in un documento
della coalizione che sostiene Rutelli. C'è chi, come Patrizia Sentinelli, parla
di "rischio" per "l'esperienza democratica di questi anni",
e chi, come Riccardo Milana, ricorda che Alemanno "è sempre quello che nel
2003 aveva detto che il fascismo non è un male assoluto e che certamente An non
è un partito antifascista". "Vergognoso", è la secca risposta di
Iannone che parla di un Rutelli che "solo in campagna elettorale si è
ricordato antifascista". E dice: "i voti imbarazzanti non sono i
nostri ma altri". Se in serata a tenere banco è questa cartolina dal
passato, qualche agitazione c'è, come detto, dalle parti del centro. Chiarita
la posizione dell'Udc, detto della dichiarazione di voto di Baccini per
Alemanno ("Roma deve cambiare"), e delle risposte di Pezzotta
("come presidente della Rosa per l'Italia, non condivido assolutamente le
dichiarazioni di Mario Baccini") e di Tabacci (che voterebbe per Rutelli o
si asterrebbe), ci sarebbero da registrare alcune piccole curiosità come un rap
scritto da un altro candidato sindaco, Mario Cutrufo. Molto più interessante è
invece il ringraziamento di Alemanno a Baccini "che senza accordi
sottobanco ha fatto una scelta di coerenza per cambiare la città". Chissà
se dalle parti della Destra a qualcuno siano fischiate le orecchie. Proprio
Storace aveva lanciato una sorta di ultimatum con scadenza a ieri sera al suo
ex sodale nella Destra sociale che però è stato pressoché ignorato. Alemanno ha
annunciato che soltanto questa mattina avrebbe sciolto i nodi sugli
apparentamenti. Il punto però è che senza un collegamento esplicito con l'Udc
difficilmente Alemanno accetterà quello con la Destra per evitare di essere
troppo sbilanciato a destra. Segnali incoraggianti per Alemanno arrivano anche
dagli ebrei romani. Dopo qualche giorno sotto i riflettori, nella comunità romana
ieri il clima era però tutt'altro che rilassato. Forse, anche per la
"strumentalizzazione" che "certa stampa" - dice qualcuno
nei vicoli intorno al Portico d'Ottavia - ha montato sul voto degli ebrei.
Certo è che, se a parole nel vecchio Ghetto tutti assicurano che il voto qui si
divide equamente tra Rutelli e Alemanno, nei fatti in molti alla fine si
dichiarano elettori di centrodestra. Dall'anziano commerciante che ricorda
tempi peggiori al giovane fresco di primo voto, sono in molti a dire che la politica
è una brutta bestia che ogni tanto sporca. Ora, purtroppo, sporca molto. E
allora - si osserva - vista la delusione generale, meglio votare Alemanno che
piace di più. Anche se va con Storace che, si dice, "almeno non mette in
discussione l'esistenza di Israele".
Proprio su questo - su Israele - più che il trasporto pubblico o la nettezza urbana, sembra che
tra gli ebrei romani si decida la corsa tra Alemanno e Rutelli. E Alemanno,
paradossalmente, su questo terreno appare avvantaggiato. Qualcuno, sempre al
Portico d'Ottavia, suggerisce di chiederne la ragione a D'Alema o a Bertinotti.
Anche un eventuale sit-in contro il soccorso nero ad Alemanno lo si interpreta
come tentativo di farlo ragionare sulle alleanze, nulla di più. E se anche
Baccini decide che Alemanno è meglio di Rutelli, il gioco per Rutelli e il
centrosinistra si fa davvero duro. Ora si attende che i duri inizino a giocare.
19/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Diplomatique apre a
siria e ad hamas e fa infuriare la casa bianca Per salvare il soldato Shalit, Carter
fa il Don Chisciotte del Medioriente Beirut. Sembra destinato a un nulla di
fatto il tentativo "di pace" promosso in questi giorni dall'ex
presidente americano Jimmy Carter, da giorni impegnato in un "viaggio
studio" in Medio Oriente. Dopo aver incontrato ieri a Damasco il leader di
Hamas Khaled Meshaal e il presidente Bashar al-Assad, l'ottantaquattrenne
Carter prosegue il suo viaggio in Giordania e in Arabia Saudita. Meshaal e
Carter hanno discusso di un'eventuale tregua tra Hamas e Israele, del rilascio
del soldato israeliano Gilad Shalit in cambio della liberazione di prigionieri
palestinesi, e della possibile riapertura del valico tra la Striscia e
l'Egitto. Carter, che non è nuovo a queste iniziative impopolari (nel maggio
2002 si recò in visita a Cuba da Fidel Castro), questa volta ha fatto infuriare
la Casa Bianca e i dirigenti israeliani per le sue aperture a Hamas e
alla Siria. Gli israeliani hanno lasciato così che Carter potesse contare le
salve di razzi palestinesi caduti sulle cittadine israeliane nei pressi della
Striscia di Gaza, ma non gli hanno però consentito di entrare all'interno della
Striscia. Ecco perché la mancanza di un'investitura diplomatica da parte della
Casa Bianca e di un sostegno, seppure minimo, da parte di Israele,
fanno di Carter, nel migliore dei casi, un Don Chisciotte, oppure, nel
peggiore, un narciso in cerca solo di notorietà. La sua opera di
"comunicatore" era stata annunciata un mese e mezzo fa e,
inizialmente, all'iniziativa sembravano essersi accodati anche l'ex segretario
generale dell'Onu Kofi Annan e l'ex presidente sudafricano Nelson Mandela. Non
sono noti i motivi che hanno indotto Annan e Mandela a lasciare da solo Carter,
ma è sicuro che in questa trappola mediatica sono caduti in pieno anche i
leader di Hamas. Sin dalle loro prime dichiarazioni, i vertici del movimento
radicale palestinese a Damasco hanno espresso la loro ingenua soddisfazione,
sottolineando che per Meshaal sarebbe stato il primo incontro ad alto livello
con un ex responsabile dell'amministrazione Usa. Ed è proprio qui il punto:
Carter è un ex. E anche se premio Nobel per la pace e architetto degli accordi
di Camp David, oggi le sue parole e i suoi gesti contano zero sul piano delle
reali decisioni politiche. L'unico risultato forse degno di nota ottenuto
dall'ex presidente Usa finora durante questo suo viaggio è stata la proposta,
avanzata ieri sulle colonne del quotidiano israeliano Haaretz , del vicepremier
israeliano Eli Yishai, leader del partito ortodosso Shas. Considerato un falco
dell'esecutivo guidato da Ehud Olmert, Yishai avrebbe detto a Carter,
incontrandolo a Gerusalemme, di esser pronto a incontrare anche i leader di
Hamas se fosse necessario per liberare Shalit attraverso uno scambio di
prigionieri. Ben poco però, visto che non muta la posizione ufficiale
israeliana contraria al negoziato con Hamas. Appoggiata mercoledì scorso anche
da due dei tre candidati in corsa per le elezioni presidenziali americane,
Barack Obama e John McCain. Che hanno ripetuto quasi all'unisono la linea della
Casa Bianca: "Sono dei terroristi" 19/04/2008.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Pagina 113
Carter incontra il leader di Hamas --> Beirut Le sorti del soldato israeliano Gilad Shalit, catturato da un commando palestinese nel
giugno
( da "Corriere della Sera" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Grande Milano - data: 2008-04-19 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE L'addio Camera ardente a Lambrate. La cerimonia in San Simpliciano
Artista assassinata in Turchia Oggi i funerali di Pippa Bacca Si terrà stamattina,
nella chiesa di San Simpliciano, il funerale di Giuseppina Pasqualino di
Marineo, in arte Pippa Bacca, la 33enne artista milanese, nipote di Piero
Manzoni, violentata e assassinata il 31 marzo scorso in Turchia. Era entrata
nel vivo di una performance artistica itinerante, che l'avrebbe
dovuta condurre vestita da sposa in Israele, in
autostop. La camera ardente da ieri è allestita nel grande salone del
crematorio del cimitero di Lambrate. Nel grande salone, la bara interamente
ricoperta da un drappo verde, è posta tra due enormi ceri che poggiano su
piedistalli anch'essi ricoperti da una stoffa verde, il colore preferito da
Pippa Bacca. Anche il sindaco, Letizia Moratti, e il console generale
della Turchia, Nihal Cevik, parteciperanno stamani ai funerali. Il Comune, a
nome dell'intera cittadinanza, ha deciso di farsi carico delle spese delle
esequie, mentre il console turco porterà alla cerimonia funebre un bouquet di
gigli bianchi, i fiori amati da Giuseppina, in una confezione ricca di verde.
Alla cerimonia sarà presente anche il ministro delle Pari Opportunità, Barbara
Pollastrini. "Sono profondi - ha affermato il ministro Pollastrini - il
mio cordoglio e la mia vicinanza alla famiglia per il vile assassinio di questa
giovane donna che faceva dell'arte uno strumento per diffondere, di Paese in
Paese, il messaggio della pace e del dialogo che è morta dopo aver subito la
più brutale delle profanazioni. Pippa è un simbolo per tutte noi e per questo
la onoriamo ". P.D'A. L'ultimo saluto Il feretro dell'artista Pippa Bacca
vegliato dalla sorella nella camera ardente allestita nel cimitero di Lambrate.
( da "Corriere della Sera" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-19 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Dal Jerusalem Post elogi alla neodeputata pdl Nirenstein, l'ironia
di "Haaretz" "Una colona in Parlamento" "La
"colona" nel Parlamento italiano". Così
titolava ieri un articolo su Fiamma Nirenstein (foto) il quotidiano israeliano
Haaretz. Allusione al fatto che la neodeputata pdl - definita "forse a
destra del Likud" - risiede nell'insediamento di Gilo. Lodi invece dal
Jerusalem Post, che nell'elezione della giornalista vede il segno del
rinsaldarsi dell'amicizia tra i due Paesi.
( da "Corriere della Sera" del 19-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-19 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Diplomazia L'ex presidente americano vede a
Damasco Meshal Carter incontra Hamas Sfida a Usa e Israele Pioggia di
critiche: "Legittima i terroristi" Il viaggio è stato criticato negli
Stati Uniti: "è il riconoscimento a un movimento che invoca il
terrorismo" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - La diplomazia
solitaria di Jimmy Carter lo ha portato a incontrare Khaled Meshal, leader di
Hamas. L'ex presidente americano è impegnato in un tour del Medio
Oriente, un "viaggio studio" - come lo ha chiamato - di nove giorni.
Nove giorni per ascoltare e parlare. Con tutti. Anche con i dirigenti del
movimento fondamenta-lista, che non hanno contatti con esponenti statunitensi.
In Siria, Carter ha visto il presidente Bashar Assad e poi Meshal, negli uffici
dell'organizzazione. Seduto con loro, anche Moussa Abu Marzouk, vice del capo
palestinese che vive a Damasco. Tutt'e due sono "terroristi globali"
per la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato aveva sconsigliato l'incontro.
Nel colloquio, avrebbero discusso di un cessate il fuoco con Israele
e dello scambio di prigionieri per la liberazione di Gilad Shalit, il caporale
rapito quasi due anni fa. Quando è passato da Gerusalemme, il premier Ehud
Olmert e suoi ministri più importanti non hanno voluto ricevere Carter, che tra
il 1978 e il
( da "Corriere della Sera" del 19-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-04-19 num: - pag: 52 categoria:
REDAZIONALE Religioni Un'antologia degli scritti contenuti nel "Libro
dello splendore", amato dai cabalisti di ogni tempo Dio, l'uomo, il cosmo:
immagini e profezie svelate nello "Zohar" di GIORGIO MONTEFOSCHI T ra
gli innumerevoli segreti celati nello Zohar ( Il libro dello splendore), uno
dei testi più criptici del misticismo ebraico - scrive Giulio Busi, magnifico
curatore del volume antologico pubblicato da Einaudi - il più inaccessibile è,
forse, quello della sua origine. Busi, oltre a essere uno dei maggiori ebraisti
del mondo, ha il gusto del racconto. Le pagine della prefazione in cui descrive
l'apparizione, come dal nulla, nella Spagna del Milleduecento, di questo libro
davvero splendido, sembrano la traccia di un vero e proprio romanzo giallo,
destinato a non aver soluzione, i cui protagonisti sono cabalisti e rabbini,
accademici e maestri itineranti, amanuensi e furfanti. Infatti, i primi
frammenti di prosa zoharica apparvero in Castiglia nel 1281 e l'intera raccolta
fu elaborata in una trentina d'anni: ma chi era l'Autore? Era un autore
singolo, un sapiente il cui nome era stato cancellato dal tempo? Erano più
sapienti, autori ciascuno di una singola parte, membri di una accademia
segreta? Erano abili manipolatori di testi? Copisti di manoscritti a loro volta
copiati da antichi manoscritti? Fortunati custodi di quelle preziose
biblioteche che viaggiavano da una sponda all'altra del Mediterraneo e talvolta
potevano servire a pagare un riscatto? Non lo sappiamo. Da dove venga lo Zohar
- nonostante la grande fortuna che ebbe nei secoli, non soltanto in ambiente
ebraico, rimane un mistero. Di cosa parla Il libro dello splendore: questo
libro sterminato che amarono Pico della Mirandola e Proust, e lascia il lettore
moderno sbalordito per la fantasia inesauribile dei suoi racconti e la bellezza
delle sue scenografie cosmiche? Questo libro da cui emana una trepida aria di
lacrime e di estenuazioni? Nel quale vediamo dispute interminabili sulla
Bibbia? E rabbini che, al lume della candela, studiano tutta la notte? E
viandanti notturni che si commuovono osservando le costellazioni, ascoltando il
canto degli angeli? Nel quale, finalmente, sentiamo il medesimo profumo che si
innalza dalle vecchie case di preghiera di Gerusalemme, o da quelle moderne di
Brooklyn tanto ben descritte nei suoi romanzi da Chaim Potok? La Torah –dice lo
Zohar – è stata creata migliaia di anni prima del mondo. Per la verità, sette
sono le cose create prima del mondo: la Torah, l'Eden, la Geenna, il Trono
della Gloria, il Tempio, il nome del Messia, il pentimento. Dio creò
l'universo, guardando la Torah. Dal mistero inconoscibile, scoccò una
"luce di nerezza" che si sparse ovunque, consolidandosi in dieci
sefirot: e cioè le dieci manifestazioni della divinità nel cosmo. Le
emanazioni, dobbiamo immaginarle come un immenso albero, con immensi rami:
l'albero della vita. La "luce di nerezza" è il centro della
speculazione mistica: significa che la luce e le tenebre sono legate
indissolubilmente, sempre; che una scintilla di luce è nascosta in ogni
frammento d'oscurità. E che la sapienza "buona" si può trovare anche
in quella "cattiva": come nella magia, ad esempio. Nel mondo in cui
viviamo, l'oscurità prevale. In quello a venire, ci sarà soltanto la luce; e,
dopo la resurrezione dei morti, delle cose che vediamo non resterà nulla:
neppure un capello. Il primo uomo fu Adamo: conteneva in sé la parte maschile e
quella femminile. Dio, estrasse da lui la donna. Dopo la separazione, la parte
maschile e la parte femminile non smettono mai di cercarsi. L'amplesso è il
ritorno all'unità: dunque, è momento di gioia infinita. Infatti, non esiste
solo l'amplesso dei corpi: esiste l'amplesso di Dio e della sua Sposa, di Dio e
della sua presenza nel mondo. Avviene poco prima dell'alba; nell'ora incerta in
cui luce e buio si confondono in un colore che potrebbe essere paragonato al
colore del mantello di una cerva che fugge: la "cerva dell'aurora". I
giusti che vegliano tutta la notte, immersi nello studio della Torah, possono
cogliere l'eco dei canti divini e delle benedizioni che accompagnano lo
sposalizio. Il destino dell'uomo è triste e glorioso. è triste, perché deve
espiare l'istinto maligno e tornare alla polvere, dopo essere rimasto
intrappolato nella Ruota delle rinascite come Adamo (che ben tre volte si
reincarnò: in Abramo, Isacco e Giacobbe). Glorioso, perché un giorno conoscerà
la vita eterna. Questo avverrà quando il Messia, nell'ultimo giorno, scenderà
sulla terra. La sua venuta sarà preceduta da ogni tipo di sciagure: terremoti,
devastazioni. Poi, il buio scomparirà: ci sarà soltanto la luce. E tutti avremo
accesso a quel Santuario - che già esiste nell'aldilà - in cui splendono
migliaia di candelabri, sorgono migliaia di colonne attorno all'unico
fondamento che lo sostiene e va dal cielo al monte Sion. Nell'attesa, quando
viene il tempo, Dio chiama l'anima dell'uomo a giudizio. Svariati giorni prima
della sua morte (ma anche durante le malattie, anche durante il sonno), l'anima
si allontana dal corpo e sale al cospetto del Santo - che non vede: perché
neppure Mosè fu in grado di vedere la sua luce - nel luogo del giudizio. Qui,
ci sono le "vesti delle anime", costituite dalle buone azioni
compiute dai giusti, delle quali, se ne sarà degna, essa stessa potrà
rivestirsi, prima di tornare sulla terra. Che deve fare un uomo giusto per
meritare l'amore di Dio? Tre cose, innanzitutto: avere una casa; coltivare una
vigna; sposarsi e avere figli. Tutti devono lavorare: pure Dio ha lavorato,
quando ha creato il mondo - ricorda lo Zohar. Questo, comunque, è solo il primo
passo. Perché, certo, le verità ultime sono occulte. Tutto quello che c'è al di
sopra di noi è segreto. è segreto il principio da cui scaturì la "luce di
nerezza ". Esistono i colori che si vedono, e i colori che non si vedono:
i colori occulti. Esiste il mondo che è stato creato secondo un progetto che si
può contemplare, e esiste una traccia invisibile di questo progetto. Però,
tutto quello che appare e vive sulla terra ha una corrispondenza altrove. E
l'uomo giusto, l'uomo che non smette mai di indagare la Parola, che non smette
mai di pregare, riesce a cogliere anche qui un riflesso della "voce
splendida e melodiosa con cui le costellazioni inneggiano a Dio". Dio
ascolta le preghiere dei giusti (manda gli angeli alle finestre delle
sinagoghe, affinché gliele portino), e ha una profonda compassione per la
sofferenza umana. Quando Israele soffre, le
lacrime di Dio cascano nel mare, producendo un suono talmente forte che, nella
grotta di Malpela in cui sono sepolti, i patriarchi si svegliano. è il suono
del dolore di Dio. Sulla terra, ci sono tre suoni del dolore che non si
spengono mai: la voce del serpente malvagio, la voce della donna che
partorisce, il suono dell'ultimo respiro. Dio vuole liberare l'uomo dal
suo dolore. Vuole portarlo nel Santuario: dove ciò che si è fatto piccolo, sarà
grande. "Mosè mostra le Tavole della legge" di Philippe de Champaigne
(1648).
( da "Voce d'Italia, La" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri L'ex
presidente Usa incontra a Damasco Khaled Meshaal, pioggia di critiche Jimmy
Carter si siede al tavolo con Hamas Il primo ministro israeliano Ehud Olmert si
e' rifiutato di riceverlo Damsco, 19 apr.- Nonostante le forti critiche da parte
del governo israeliano e dell'Amministrazione americana il vecchio Jimmy
Carter, ex-presidente degli Stati Uniti negli anni
( da "Manifesto, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Sempre più
insediamenti Colonie no stop Nuovi appalti per la costruzione di 100 unità
abitative nelle colonie ebraiche di Elkana ed Ariel (Cisgiordania) sono stati
pubblicati ieri dal ministero israeliano dell'edilizia, secondo quanto ha
riferito la radio dei coloni Canale 7. Immediata la protesta del movimento
Peace Now, secondo cui "il governo di Ehud Olmert elimina con le sue
stesse mani ogni speranza di accordo con i palestinesi e trasforma in una farsa
grottesca la Conferenza di pace di Annapolis" del dicembre scorso.
Amnesty: basta uccisioni civili Amnesty International ha
sollecitato il governo di Israele a ordinare un'indagine
indipendente e approfondita sulle uccisioni di civili palestinesi compiute tre
giorni fa dal suo esercito nella Striscia di Gaza. Secondo l'organizzazione per
i diritti umani, le operazioni militari che Israele ha
lanciato dopo l'uccisione di tre suoi soldati negli scontri con Hamas,
paiono essere state caratterizzate dal disprezzo per le vite civili. La cultura
dell'impunità presente all'interno delle forze armate israeliane contribuisce
al costante ricorso all'uso sconsiderato e sproporzionato della forza. Gli
attacchi israeliani hanno causato almeno 18 morti (tra cui bambini e altri
civili estranei ai combattimenti) e più di 30 feriti. L'Anp avrà più poliziotti
Israele e Anp hanno raggiunto un accordo per la
riapertura di una ventina di stazioni della polizia palestinese in
Cisgiordania. La questione era stata affrontata di recente, durante una spola
israelo-palestinese del Segretario di stato Condoleezza Rice secondo cui questa
intesa contribuirà a rafforzare il controllo della Cisgiordania da parte dei
servizi di sicurezza di Abu Mazen. Fonti militari israeliane riferiscono che il
capo dell'Amministrazione civile israeliana in Cisgiordania Mordechai ha
incontrato un dirigente dell'Anp, Hussein a-Sheikh e stabilito che saranno
aperte in zone rurali cisgiordane una ventina di stazioni di polizia che erano
state chiuse con l'inizio dell'intifada, nel 2000.
( da "Manifesto, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Berlusconi Guerre sporche
da "rimodulare" Da Beirut a Kabul La destra vuol lasciare solo pochi
soldati in Libano, indebolendo così l'Unifil, e tuffarsi nel pantano afghano
Michele Giorgio Il ritorno al potere in Italia di Berlusconi e della destra ha
immediatamente posto interrogativi su quale sarà la linea del nuovo governo nel
fragile quadro mediorientrale, alla luce anche delle dichiarazioni del futuro
premier, favorevole a modificare le "regole d'ingaggio" dei soldati
italiani in Libano del sud. Nelle relazioni tra Italia e Israele
non ci saranno sorprese. È prevista un'aderenza totale alle politiche di Tel
Aviv nei confronti di palestinesi ed arabi, frutto anche della linea di
"opposizione attiva" all'Islam, ovunque esso sia, portata avanti
dalla destra italiana. D'altronde anche l'esecutivo uscente di centrosinistra
ha mantenuto stretti rapporti, a tutti i livelli, con Israele,
garantendo il rispetto dell'accordo di cooperazione scientifica e militare (ma
anche tra servizi segreti) con Tel Aviv voluto dal precedente governo di
centrodestra. Le limitate aperture fatte da Romano Prodi e dal ministro degli
esteri D'Alema al dialogo con Hamas (vincitore delle ultime elezioni
palestinesi) sono state estemporanee, senza alcun seguito concreto in sede
europea e, in ogni caso, non hanno turbato le relazioni tra i due paesi,
definite eccellenti in più di una occasione dal ministro
degli esteri israeliano Tzipi Livni. Su Israele e Palestina, Berlusconi dirà quel poco che non è già stato detto e fatto
dagli ultimi governi. La partita vera perciò si gioca in Libano. Qui emerge uno
degli errori più gravi commessi da Prodi e D'Alema, convinti che la politica
estera si faccia anche con l'invio di contingenti militari in giro per il mondo.
Non ritirando i soldati italiani dall'Afghanistan e inviando oltre 2.500 uomini
in Libano, il duo Prodi-D'Alema ha lasciato nelle mani di Berlusconi un
potenziale bellico da impiegare in azioni di guerra vere e proprie. Ciò che
preoccupa meno al momento è proprio l'intenzione di Berlusconi di modificare le
regole d'ingaggio dei nostri soldati in Libano del sud, con l'obiettivo di
impegnarli - come vorrebbe Israele - nel disarmo di
Hezbollah, senza tenere in alcun conto che le violazioni della tregua seguita
al conflitto del 2006 sono state compiute - lo dicono i rapporti dell'Onu -
dall'aviazione israeliana che entra costantemente nello spazio aereo libanese.
L'evidente ignoranza della risoluzione Onu 1701, che precisa l'impegno della
missione Unifil a garanzia della tregua tra Hezbollah e Israele,
impedisce a Berlusconi di comprendere che le regole d'ingaggio non le decide
l'Italia ma le Nazioni Unite. In ogni caso non solo l'opposizione libanese
guidata da Hezbollah ma anche anche la maggioranza antisiriana che fa capo a
Fuad Siniora hanno bocciato, sia pure per motivi diversi, le intenzioni di
Berlusconi che ieri è stato costretto a fare marcia indietro. "Non ci
saranno cambiamenti nella missione - ha precisato Berlusconi dopo l'incontro
con Vladirmir Putin - per le regole d'ingaggio ho detto che le dovremo rivedere
e ne parleremo con i nostri militari. Se saranno richieste di buonsenso le
accetteremo". Più inquietante è perciò l'idea di "rimodulare"
l'impegno italiano in Libano del sud, come aveva anticipato il mese scorso l'ex
ministro della difesa Antonio Martino. "Rimodulare" vuol dire ridurre
il numero dei soldati: dai 2.500 di oggi a poche centinaia, per spostare più
truppe in Afghanistan. E visto che il contingente italiano rappresenta la componente
più importante dell'Unifil, ciò potrebbe causare il collasso della missione in
un momento molto delicato per il Medio Oriente, in cui si fanno insistenti le
voci di un conflitto imminente tra Siria e Israele e
di una nuova offensiva di Tel Aviv contro Hezbollah, prima dell'attacco contro
le centrali nucleari iraniane.
( da "Manifesto, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Joseph Halevi
L'ostilità del governo israeliano nei confronti dell'ex presidente degli Stati
uniti, Jimmy Carter, ha le sue radici nel fatto che da alcuni anni egli è
arrivato alla conclusione che il principale ostacolo alla soluzione del
conflitto mediorientale risieda nel rifiuto israeliano di applicare le
risoluzioni dell'Onu e di evacuare i Territori occupati con la guerra del 1967.
Per l'ex presidente la continua occupazione israeliana crea una situazione di
apartheid con 3 milioni di palestinesi senza diritti politici e civili. Carter
fu l'artefice dell'accordo di Camp David nel 1979 che portò al ritiro
israeliano dal Sinai e la sua riconsegna all'Egitto, nonché al riconoscimento
diplomatico tra il Cairo e Tel-Aviv. Contemporaneamente bisogna sottolineare
che la sua presidenza continuò, ed anche rafforzò, la linea Kissinger-Nixon
dell'alleanza strategica con Israele. In pratica ciò
ha significato rifornimenti militari senza grandi limiti a Tel Aviv, fatto
questo che ha permesso di consolidare l'occupazione e le annessioni. Si può
quindi capire perché il governo Olmert, dopo averla fatta franca con i pavidi
leader europei in seguito alla e guerra al Libano, ce l'abbia tanto con Carter.
Un protagonista di primo piano della storia mediorientale che rompe le righe
dell'ortodossia Usa ed occidentale su Israele. Eppure
la posizione attuale di Jimmy circa le responsabilità israeliane, non
costituisce un mutamento del suo punto di vista, bensì emerge come una
constatazione: dopo tanti sforzi ed appoggi (inclusi quelli militari) quelli
ancora non se ne vogliono andare dai territori occupati nel 1967. Il lettore
italiano è stato purtroppo privato della possibilità di acquisire diretta
conoscenza del pensiero dell'ex-presidente per la mancata traduzione e
presentazione sulla stampa del suo libro del 2006 intitolato Palestine: Peace
not Apartheid (Palestine: pace e non apartheid, edizione 2007 Pocket Books,
Londra, 8,99 sterline; www.simonsays.co.uk). Ha avuto invece una larga eco sia
negli Usa che in Gran Bretagna, compresa l'ondata d'odio nei suoi confronti.
Carter presenta il retroterra storico di ogni aspetto e si mostra consapevole
dei problemi che la sua diplomazia genera: a Sadat dice di non isolarsi troppo
dal mondo arabo, di Israele riconosce pienamente le
esigenze di sicurezza militare negando però che queste debbano comportare
conquiste territoriali. Le osservazioni di Carter sono fini: sottolinea che in Israele c'è un dibattito vivacissimo senza remore, tuttavia,
egli nota, gli arabi israeliani si esprimono con una certa circospezione. Anche
la stampa è molto aperta, eccetto, aggiunge, nei casi di pesante censura
militare. In nuce la posizione di Carter si coglie in due punti espressi nelle
pagine 205-208 dell'edizione 2007 del libro. "Per raggiungere la pace in
Medioriente vi sono, egli scrive, due ostacoli connessi tra di loro. (1) alcuni
israeliani credono che sia loro diritto confiscare e colonizzare terre arabe e
cercano così di giustificare il continuo assoggettamento e la continua
persecuzione dei palestinesi sempre più senza speranza e sempre più aggravati,
(2) alcuni palestinesi reagiscono onorando gli attentatori suicidi come dei
martiri" A sua volta "Israele risponde con
punizioni ed i Palestinesi estremisti (militant) rifiutano di riconoscere la
legittimità di Israele e promettono di distruggere
quella nazione. Il ciclo della diffidenza e della violenza si perpetua,
frustrando gli sforzi di pace" In base a queste due osservazioni Carter
enuclea due condizioni per la soluzione del conflitto: (a) "deve essere
garantita la sicurezza di Israele. Gli arabi devono
riconoscere apertamente e specificatamente che Israele
è una realtà ed ha diritto di esistere in pace entro confini sicuri (...) con
l'impegno di cessare ogni ulteriore atto di violenza contro
la legalmente costituita nazione di Israele" (b)
"il dibattito interno in Israele deve essere risolto al fine
di definire il confine permanente e legale di Israele". La
seconda condizione è cruciale ed infatti viene fatta seguire da una lunga
spiegazione da cui emerge che per Carter i confini legali di Israele sono quelli dell'armistizio del 1949 riconosciuti dall'Onu.
È a questi che si riferisce la risoluzione delle Nazioni unite 242 che richiede
il ritiro delle truppe dai territori occupati militarmente nel 1967. Così
facendo Jimmy mette il dito sulla piaga non solo del mancato rispetto da parte
di Tel Aviv di detta risoluzione ma su quella istituzionalmente grave del
rifiuto di ogni governo israeliano dal
( da "Manifesto, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'ex presidente Usa vede
il leader Meshaal. E un ministro israeliano si dice pronto a trattare con
gl'islamisti palestinesi Michelangelo Cocco Alla fine il vecchio Jimmy Carter
ha messo a segno il colpo più ambizioso di questo suo giro diplomatico in Medio
Oriente. Nonostante l'opposizione del governo israeliano e dell'amministrazione
statunitense, l'ex presidente americano, 83 anni, ieri ha incontrato a Damasco
il capo dei capi di Hamas, Kaled Meshaal, e il raìs siriano Bashar el Assad.
Artefice degli accordi di pace tra Stato ebraico ed Egitto nel 1979, quando era
ancora l'inquilino della Casa Bianca, Carter è la principale personalità
occidentale ad aver stretto la mano al leader degli islamisti che, dopo avervi
cacciato nel giugno scorso i rivali di Fatah, hanno fatto della Striscia di
Gaza la loro roccaforte. Meshaal ha reiterato il sostegno all'Iniziativa araba,
che offre a Israele pace e riconoscimento da parte di
tutti i paesi arabi in cambio di un pieno ritiro di esercito e coloni dai
Territori occupati nel 1967. Per quanto riguarda la situazione a Gaza, Meshaal
ha sostenuto di essere alla ricerca di un cessate il fuoco che porti alla
riapertura dei valichi della Striscia e includa anche la Cisgiordania.
Qualsiasi altra possibilità sarebbe per Hamas "una resa" inaccettabile.
Con l'incontro di ieri i vincitori delle elezioni palestinesi del gennaio 2006
hanno aperto un'altra breccia nel muro d'isolamento che l'occidente aveva
eretto attorno agli islamisti dopo il "golpe" di Gaza. Hamas sta
calcolando ogni mossa nel tentativo di rompere l'assedio che l'ha esclusa dal
governo e che sta costando tante sofferenze ai palestinesi della Striscia.
Prima la campagna mediatica per mostrare al mondo le immagini dei bambini
costretti a studiare a lume di candela; poi l'abbattimento, con la dinamite,
del muro che separa Gaza dall'Egitto; poi ancora gli attacchi sempre più
sofisticati contro i soldati israeliani presso i valichi di frontiera; ora la
"legittimazione" ad opera di Carter. "Non c'è dubbio che Hamas
stia cercando altre strade", commenta Luisa Morgantini, che nei giorni
scorsi ha avuto modo di discutere con Carter in Nepal, dove entrambi hanno
lavorato come osservatori elettorali. Per la vice presidente del Parlamento
europeo "ora è necessario che gli islamisti fermino il
lancio di razzi Qassam in Israele, illegale e controproducente
per i palestinesi, e che cerchino un accordo col Fatah del presidente Abu Mazen
per la gestione della frontiera di Rafah". Ma è soprattutto nel campo
israeliano che si stanno aprendo delle crepe nella barriera della fermezza
voluta dal premier Olmert che - sostengono sempre più commentatori e
intellettuali - non ha portato né sicurezza per gli israeliani (i
palestinesi lanciano i razzi come e quando vogliono) né la sconfitta di Hamas,
data da tutti i sondaggi in crescita di popolarità grazie alla resistenza che
riesce a opporre agli occupanti. Il ministro dell'industria Eli Yishai ha
espresso a Carter (ricevuto nei giorni scorsi solo dal presidente Peres e
boicottato dal governo, che gli ha anche impedito di recarsi a Gaza) il suo
desiderio d'incontrare Hamas - incluso Meshaal - per trattare la liberazione di
Gilad Shalit, il caporale israeliano catturato nel 2006 e da allora nelle mani
di Hamas. "Carter è molto ottimista. La pubblicità fatta dai suoi detrattori
lo ha reso più determinato a seguire una strada differente nei riguardi di
Hamas - ha confidato al quotidiano Ha'aretz una fonte del partito islamico
palestinese -. Spera che l'incontro possa rafforzare gli sforzi per mettere
fine alla vicenda del soldato". E anche se altri esponenti di Hamas hanno
ricordato che in cambio di Shalit vogliono la liberazione di centinaia di
prigionieri politici detenuti in Israele, Carter non
demorde. "Non ci può essere pace senza parlare con Hamas e con la
Siria": è il messaggio che il premio Nobel per la pace porterà nelle
prossime due tappe del suo personale tour diplomatico a due alleati di ferro
dell'Amministrazione Bush: l'Arabia saudita e la Giordania.
( da "Liberazione" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
A Damasco colloquio
tra l'ex presidente Usa e il leader politico di Hamas Medioriente, c'è chi
dialoga: Carter incontra Meshal Washington lo sconfessa Francesca Marretta
Qualcosa, tra le fila dell'Establishment israeliano, è
stato smosso dalla visita in Medio Oriente del "vecchio" Jimmy
Carter. Lo dimostra la sortita del vice Premier e ministro dell'Industria
israeliano Eli Yishai, leader del partito ortodosso Shas: "Pur di
raggiungere uno scambio di prigionieri sono disposto ad incontrare chiunque,
anche i leader di Hamas". Un messaggio che Carter ha consegnato
ieri di persona a Damasco, al Capo dell'Ufficio politico di Hamas, Khaled
Meshaal. "Una delle ragioni per cui ho voluto incontrare i siriani ed
Hamas è dare un esempio che possa essere emulato da altri. So che vi sono
esponenti del governo israeliano che sarebbero disponibili ad incontrare
esponenti di Hamas e forse questo accadrà in un futuro vicino", ha
dichiarato l'ex presidente americano, premio Nobel per la pace. La ragione per
cui un personaggio dello spessore di Carter ritiene questo uno scenario
possibile, è che senza passare per un dialogo, anche a distanza, con Hamas, non
si negozia una pace che ponga fine agli attacchi contro Israele,
né si negozia la liberazione del soldato Shalit. Hamas controlla Gaza. E se non
fosse per la presenza dell'esercito israeliano in Cisgiordania, controllerebbe
probabilmente anche quel territorio. L'agenda dell'incontro tra Carter e
Meshaal ha riguardato ieri i temi discussi giovedì al Cairo tra l'ex presidente
americano ed i vertici di Hamas giunti in Egitto da Gaza: cessate il fuoco con Israele, Shalit, prigionieri palestinesi, revoca
dell'embargo a Gaza e riconoscimento di Israele da
parte di Hamas. Mentre Carter si accingeva ieri ad incontrare Meshaal a
Damasco, il numero due di Hamas a Gaza, l'ex ministro Mahmoud Zahar (numero uno
tra gli esponenti dell'ala dura del movimento islamico nella Striscia), che
aveva incontrato Carter al Cairo, ha dichiarato in un'intervista di respingere
la richiesta dell'ex presidente americano di porre fine unilateralmente al
lancio di missili dalla Striscia di Gaza contro il territorio israeliano,
affermando che anche Israele dovrebbe concedere
qualcosa, come cessare gli attacchi mirati con i quali uccide miliziani
palestinesi. A tali dichiarazioni si sono aggiunte quelle rilasciate ieri dal
portavoce di Hamas Mushir al-Masri, che ha ribadito che Gilad Shalit "non
vedrà la luce" fino a quando i detenuti palestinesi non saranno liberati
dalle carceri israeliane. Segnali non promettenti. Ma un cessate il fuoco che
tenga passa per dure concessioni reciproche. Per fermare il lancio di razzi su
Sderot non si può prescindere, in termini concreti, non ideologici,
dall'esistenza di Hamas. Forse è questo il motivo che oggi spinge, a due anni
dal rapimento del giovane soldato israeliano, segnati da un duro embargo e raid
militari continui su Gaza, un alto esponente del governo israeliano, seppure,
diciamo, per "iniziativa personale", analoga a quella dell'ex
presidente Usa, a dire ad Hamas tramite Carter: parliamone. Forse
un'alternativa diversa non esiste. Non la pensano in questo modo alla Casa
Bianca, imbarazzati dall'iniziativa di "comunicazione" tra le istanze
di Hamas e quelle di Israele realizzata dal
prestigioso ex inquilino. Per Washington l'iniziativa "a titolo
personale" di Carter "non è utile". Ma a cosa sono stati utili
gli innumerevoli viaggi di Condoleeza Rice in Terrasanta, e a cosa è stato
utile il vertice di Annapolis, considerato che ieri è stato dato il via alla
costruzione di altre cento case in zone della West Bank occupate illegalmente
da Israele? I pacifisti israeliani di Peace Now (non
un movimento pacifista della sinistra radicale, ma centrista e moderato),
ritengono che iniziative del genere trasformino Annapolis in uno "scherzo
irrilevante". Rispetto a chi lo critica Jimmy Carter ha almeno qualche
credenziale da vantare. Non solo per l'assegnazione del Nobel nel 2002
"per l'impegno decennale alla ricerca di soluzioni pacifiche ai conflitti
internazionali, all'affermazione della democrazia e dei diritti umani e alla
promozione dello sviluppo economico e sociale", ma perché fu grazie alla
mediazione durante il suo mandato come Presidente degli Usa (1977-1981), che si
arrivò alla firma degli accordi di Camp David tra Israele
e Egitto. 19/04/2008.
( da "Liberazione" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nuovo video di al
Zawahiri, numero due dell'organizzazione Il "bilancio" di al Qaeda su
cinque anni di guerra: "L'Iraq è la nostra fortezza" Nuova sortita
sul web del numero due di al-Qaeda, il medico egiziano Ayman al-Zawahiri, che
esorta i musulmani a "fare dell'Iraq una fortezza dell'Islam" in una registrazione
audio di quasi sedici minuti di durata, diffusa attraverso alcuni blog su
Internet frequentati dagli integralisti islamici. "È il più grande
dovere" per i credenti, sottolinea l'ideologo dell'organizzazione
terroristica fondata da Osama bin Laden, il cui messaggio reca il prolisso
titolo "Cinque anni dopo l'invasone dell'Iraq, e decenni d'ingiustizia da
parte dei tiranni". "Riavremo indietro i nostri diritti",
incalza Zawahiri, "soltanto con le nostre stesse mani, e non mendicando o
attraverso elezioni fraudolente". L'appello del vice di bin Laden è stato
intercettato da 'Sitè, istituto con sede a Washington specializzato nel
monitoraggio on line delle attività terroristiche, secondo cui il testo
contiene riferimenti sia all'audizione dall'8 aprile scorso davanti al
Congresso Usa del generale David Petraeus, comandante in capo delle truppe
americane nel Paese arabo; sia allo sciopero dei lavoratori del settore
tessile, avvenuto due giorni prima in Egitto: entrambi elementi tali da
comprovare il fatto che il messaggio è stato inciso di recente. E' la seconda
registrazione attribuibile a Zawahiri apparsa in rete dall'inizio del mese; la
precedente, risalente al 2 aprile, consisteva in un veemente attacco alle
Nazioni Unite, bollate come "nemiche dell'Islam e dei musulmani" in
quanto responsabili di aver "codificato e legittimato
la creazione dello Stato d'Israele e la sua occupazione delle
terre dei musulmani". Nel messaggio il numero due di 'al-Qaedà denuncia
inoltre un complotto contro l'Iraq e i suoi citadini di confessione sunnita,
orchestrato dagli Stati Uniti con la complicità dell'Iran sciita, che a suo
dire condurrà a un'esplosione generale del Medio Oriente. I seguaci
dell'orghanizzazione clandestina sono in massima parte sunniti. Infine Zawahiri
esamina la situazione egiziana, accusando le autorità del Cairo di privare i
credenti islamici dei servizi sanitari e delle altre necessità essenziali. -
Washington, 18 apr. - Zawahiri torna poi a definire un "fallimento" e
una "sconfitta" l'intervento militare degli Stati Uniti in Iraq, e
deride la decisione del presidente americano George W. Bush di sospendere il
richiamo di parte dele truppe originariamente previsto per la prossima estate,
liquidandola come un "tentativo di passare il problema" a chi gli
succederà alla Casa Bianca. "Ecco che cosa ha conseguito, dopo cinque
anni, l'invasione americana", rincara la dose. "Se se ne andranno, le
truppe americane perderanno tutto. Se rimarranno, sanguineranno fino a morirne.
Quest' è ciò che Bush ha scelto per il suo Esercito e per il suo popolo, che lo
ha eletto per due volte", ironizza il numero due di al-Qaeda. "È una
stupida messinscena per nascondere il fallimento in Iraq", conclude
Zawahiri, "e per consentire a Bush di sottrarsi alla decisione di richamare
in patria le proprie forze, che sarebbe considerata un annuncio della sconfitta
dei crociati invasori". 19/04/2008.
( da "Liberazione" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Catania Disco +
animazione per il Party Tour Bologna Pride Pegasos v.le Kennedy 80 con La Favolina
e Joe Bastardo. Grottaglie (Ta) Ambiente e salute, diritti e libertà, tutto
soppresso dalla malapolitica: Elettrosmog-Discariche. Due facce della stessa
medaglia . Alle 17 corteo da piazza San Ciro. Fasano (Br) Nell'ambito della
Settimana per l'alimentazione sana, biologica ed eco-compatibile , dibattito
alle 18 via Bianco 7 con Guido Pollice presidente naz. di Vas, Michele Carone
di PerTaranto e Alessandro Leo di Libera. Napoli Muto a Mezzanotte: alle 23.30
Ateneo libertario in vico Verde Monteoliveto 4 proiezione a rotazione di Voyage
dans la lune di Georges Melies e in sottofondo Sudario, sudate selezioni
musicali. Seminali e fondamentali per l'indie italiano: Giardini di Mirò live
Casa della Musica Federico I via Barbagallo. Frosinone Giovani band di grande
carattere: Prisoner in Orbit live + Radars Cantina Mediterraneo via Fabi 341.
Roma Incontro sulla proposta di legge "Disposizione per la promozione e la
tutela dell'esercizio dei diritti civili e sociali e la piena uguaglianza dei
cittadini stranieri immigrati": Attraverso i diritti . Alle 10 al cinema
Reale in piazza Sonnino 3 con Guido Milano presidente del Consiglio regionale
del Lazio, l'assessore Luigi Nieri, la consigliera regionale Anna Pizzo e Aldo
Morrone direttore Inmp. Con Claudia Romanini del cdr della rivista di
antropologia, storia e femminismo "Lucy" discutiamo di 150 anni di
rivoluzione femminista . Alle 16.30 Casa della Memoria e della Storia in via
San Francesco di Sales 5. Pietro Ingrao discute di La politica e la democrazia
per la presentazione del suo libro "la pratica del dubbio" (Manni),
alle 17.30 La Villetta via degli Armatori 3. Con il docente universitario Raul
Mordenti, Luciano Iacovino presidente della Villetta e Andrea Catarci
presidente XI Municipio. Coraggio! Informazione e narrazione al tempo della
mafia : alle 19 Gocce di Inchiostro via A. Bertani 11 con Sergio Nazzaro,
Valerio Martorana e Marino Sinibaldi conduttore di Fahrenheit (Rai Radio 3).
Amnesty International presenta il libro Voli segreti. Il Rapporto del Consiglio
d'Europa sulle operazioni coperte dalla Cia negli Stati europei alle 16.30
Librerie.coop del Centro Leonardo con Riccardo Noury: un libro che parla delle
"rendition", varietà di operazioni eseguite dalle autorità
statunitensi o per loro conto, che prevedono il trasferimento di persone da un
paese a un altro al di fuori di qualsiasi procedura giudiziale o amministrativa
(ad esempio l'estradizione); ma la "rendition" comporta molteplici
violazioni dei diritti umani: arresto arbitrario, sparizione, trasferimento
illegale verso un altro paese, detenzione senza processo, tortura... Da Andrea
Rivera a Rocco Papaleo, da Momo a Peppe Voltarelli: Concerto per l'Africa al
Contestaccio via Monte Testaccio 65. Percussioni e musica brasiliana con
Umberto Vitiello + Batuque Now Beba do Samba via dei Messapi 8. "The Nu
World": Omino Stanco meets Stefano Saletti al Mat piazza Marconi 8.
Padrone di casa, musicista e sommelier: Emiliano Pari Il Pentagrappolo. Hip hop
da Napoli con Co'Sang Lian via degli Enotri 6. Da Bobby Hacket a Eddie Condon
con Coliseum Dixieland Jazz band Cotton Club via Bellinzona 2. Roberto
Petruccio dei Servi disobbedienti al Tuma's Book via dei Sabelli 17. Il blues
dalle origini agli anni '70 con Iguana Acoustic Blues Trio al Bar Celestino via
degli Ausoni 62. Un grande chitarrista: Roberto Ciotti acoustic set Big Mama.
Il video di Zenone Sovilla Civiltà bruciata. La Terra degli inceneritori alle
19 Casale Podere Rosa e alle 21 la questione "immondizia" è
affrontata con video e con le "incursioni" della compagnia teatrale
La Poderosa. Video Sport ribelle e braciolata sotto il portico alle
( da "Messaggero, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di Eran Kolirin, con
Sasson Gabai, Ronit Elkabetz, Saleh Bakri, Khalifa Natour SONO egiziani,
indossano berretto e uniforme, si portano dietro strumenti musicali e valigie a
rotelle. E si sono persi. Venuti per suonare in un centro culturale arabo, finiscono per errore in uno sperduto avamposto israeliano nel
deserto. Ci resteranno poco, ma abbastanza per scoprire quanto sono vicini a
quei "nemici" con cui condividono musica, sentimenti, rimpianti e
spesso perfino la lingua... Scritto con ammirevole finezza, arricchito da
canzoni sublimi e attori meravigliosi, un gioiello di understatement tutto
speranza e pudore, humour e malinconia, effusioni improvvise e
struggimenti repressi. Un altro mondo è possibile, perfino in Medio Oriente. Ma
intanto sarebbe già bello poter apprezzare film così in versione originale.
Greenwich, Metropolitan, Quattro Fontane.
( da "Messaggero, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Gno
( da "Stampa, La" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
DUE MOSTRE SUGLI
SCAMBI ARTISTICI E CULTURALI AVVENUTI NEGLI ULTIMI SECOLI ATTRAVERSO IL MARE
NOSTRUM Porte del Mediterraneo Attraverso i porti e gli infiniti accessi, oggi
come in passato scorrono merci, persone e soprattutto passa la cultura GUIDO
CURTO Le montagne e i deserti dividono gli uomini; i fiumi e i mari, invece, li
uniscono. Nel mondo contemporaneo, in cui le montagne sono attraversate da
tunnel lunghissimi e sopra i deserti volano jet supersonici, sembrano esser
diventate obsolete le parole del celebre storico Arnold Toynbee. Tuttavia,
leggendo i giornali ci accorgiamo di quanto sia ancor oggi importante il mare
come via di comunicazione dov'è facile spostarsi per centinaia di chilometri,
anzi di miglia, in poco tempo a costi minimi. Basta un gommone di cinque metri
e un motore fuoribordo da 50 cavalli per arrivare in due ore dalla Tunisia a
Lampedusa; dall'Africa all'Europa. Se è vero che queste migrazioni
"clandestine" inducono problemi sociali e politici, resta il fatto
che attraverso i porti e le infinite porte del mar Mediterraneo, oggi come in
passato, scorrono merci, persone e soprattutto passa la cultura. Di questo
fatto è convinto l'assessore alla Cultura della Regione Piemonte Gianni Oliva,
che ha, infatti, accolto e sostenuto la proposta della storica dell'arte
Martina Corgnati, interessata a curare una mostra incentrata sugli scambi
artistici e culturali avvenuti negli ultimi secoli nel bacino del Mar
Mediterraneo, interessando da vicino anche il "nostro" Piemonte.
Così, dopo un lavoro di ricerca durato oltre un anno, è nata la mostra Le Porte
del Mediterraneo che s'inaugura martedì 22 aprile alle ore
( da "Stampa, La" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Reportage Sulle
strade segrete dei disperati della Cisgiordania Un passaggio in Israele con gli scafisti del Muro I clandestini palestinesi:
"Pur di lavorare passiamo dai buchi" FRANCESCA PACI INVIATA A BNEI
BARAK Alle prime luci del mattino il marciapiede alberato di Aranovic road, nel
Comune ultrareligioso di Bnei Barak, alla periferia di Tel Aviv, è già
affollatissimo. Trentasette palestinesi con il cappuccio della felpa tirato sul
capo aspettano l'ingaggio giornaliero e fumano sigarette Viceroy, invisibili
alle giovani mamme che passano svelte, a testa bassa, per accompagnare i figli
a scuola. Un ebreo ultraortodosso alla guida di una Chevrolet verde accosta e
abbassa il finestrino, offre 50 schekel, meno di 10 euro, per pulire la
yeshiva, il collegio rabbinico del quartiere. "Non posso, non ci pago
neppure il viaggio", rifiuta Yussef in ebraico. Viene da Nablus, in
Cisgiordania, una quarantina di chilometri da qui, un altro continente. Ha 34
anni, 3 figli, un diploma da perito industriale inutilizzabile dalle sue parti,
dove l'industria non esiste e la disoccupazione raggiunge il 25 per cento. Dal
2002 si vende al miglior offerente del mercato nero di Bnei Barak, muratore
oggi, domani spazzino: immigrato illegale per 200 schekel al giorno a mezz'ora
di strada dal cortile di casa. "Ogni settimana
migliaia di operai palestinesi entrano clandestinamente in Israele per lavorare nei cantieri, nelle fabbriche, nelle abitazioni
private", spiega Eitan Diamond dell'organizzazione israeliana per i
diritti umani B'Tselem. La barriera costruita da Israele contro gli
attentati kamikaze è un deterrente piuttosto blando. Il tracciato che
isola i Territori palestinesi è quasi terminato, manca appena un terzo dei
( da "Padania, La" del 19-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
VOTO ITALIANI ALL ESTERO
Al Senato la spunta ancora il Pdl. Bella prova della Lega Roma - È finita tre a
due la lotta al Senato nella circoscrizione estero: tre seggi al Pdl, due al Pd
e uno al Movimento associativo italiani all estero. Nel