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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA: Se scoppia l’intelligenza” |
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tARTICOLI DEL 18-4-2008 #TOP
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Articoli
Israele/Palestina (31)
La violenza in contesti difficili Aiuti e suggerimenti
alle donne ( da "Stampa, La"
del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ISRAELE, TORINO La violenza in contesti difficili Aiuti e suggerimenti alle donne "Violenza di genere in contesti difficili. Palestina, Israele, Torino": è questo il titolo del progetto di ricerca, organizzato dal Cirsde, che verrà presentato martedì 15, alle 17, presso la sala lauree di Scienze Politiche in via Verdi 25.
Alemanno
agli ebrei: non accetto veti e a parigi niente incontro con sarkozy - paolo g.
brera ( da "Repubblica, La"
del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Storace è stato presidente della Regione ed è andato in Israele prima di Fini? in ogni caso non accettiamo veti. Sull'apparentamento dovremo fare un discorso complessivo partendo dai programmi, e dopo aver valutato anche la disponibilità dell'Udc". Eccolo, il tema più spinoso da dirimere prima di lanciare l'assalto finale al fortino del Campidoglio.
L'agente
segreto al servizio di Sua Maestà il realismo
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Roma e Israele. Un low cost delle tensioni internazionali, insomma, che ha il merito di appassionare il lettore, di non soffrire cali di tensione, di non spezzare mai il filo conduttore. Sarda la protagonista Sonia Frau, ricercatrice di Storia medievale all'Università di Cagliari, rapita con due studenti palestinesi durante una trasferta didattica a Gerusalemme.
Prima
credevo che i cattivi fossero gli arabi In Palestina ho visto che il cattivo
ero io Ho capito che è tutto relativo , dice il regista
( da "Unita,
L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stai consultando l'edizione del "Prima credevo che i cattivi fossero gli arabi In Palestina ho visto che il cattivo ero io Ho capito che è tutto relativo", dice il regista.
Madre
coraggio stufa di guerra. Sotto le bombe nel Libano
( da "Unita,
L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: "senza, certamente voler fare propaganda per Israele o Hezbollah". E lo dice chiaramente la protagonista, in uno dei momenti più tesi, quando la ricerca del suo bambino si fa sempre più difficile: "Me ne frego dell'America, di Israele, di Hezbollah. Questa non è la mia guerra: io voglio mio figlio".
Gaza,
Israele pianifica la grande offensiva Nome in codice Estate rovente,
l'obiettivo è la resa dei conti finale con Hamas
( da "Unita,
L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stai consultando l'edizione del Gaza, Israele pianifica la grande offensiva Nome in codice Estate rovente, l'obiettivo è la resa dei conti finale con Hamas / Roma ESTATE ROVENTE per Gaza. Non è una previsione metereologica ma il nome in codice dell'offensiva militare che Tsahal potrebbe scatenare nella Striscia.
Beirut
in allarme per la ricetta Berlusconi Fonti del governo libanese giudicano
pericolose le parole del futuro premier sulla necessità di cambiare regole di
ingaggio per i 2500 s ( da "Unita, L'"
del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: estate 2006 tra Israele e il movimento sciita Hezbollah. Hezbollah, per l'appunto. Ed è qui che l'allarme si fa ancor più preoccupante. L'Unità ha sondato fonti vicine ai vertici politici del movimento sciita. Il riscontro non può non preoccupare. Nessuna dichiarazione ufficiale, ma una cosa è certa: le affermazioni di Berlusconi,
Nirenstein:
io ebrea sto con il candidato pdl E se Storace fa come me diventa antifascista
( da "Corriere
della Sera" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: una giornalista attenta alle questioni mediorientali e, in particolare, alle grandi vicende di Israele... "Io che sono e faccio tutte queste cose, va bene: qual è la domanda? ". Ecco, onorevole: lei, al ballottaggio per l'elezione del sindaco di Roma, voterà per Alemanno o per Rutelli? "Voterò per il Pdl". Quindi per Alemanno? "Per Alemanno, sicuro.
Alemanno
e il patto con La Destra <Comunità ebraica, niente veti>
( da "Corriere
della Sera" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele prima di Fini. Comunque devo ancora valutare la vicenda". Sulla polemica è intervenuto anche Gianfranco Fini: "Con Pacifici siamo amici - ha detto - ci siamo sentiti e mi ha detto che ci sono state strumentalizzazioni oscene". Direttamente citato, ieri Buontempo, presidente della "Destra", ha detto la sua: "Non bisogna confondere i cittadini di religione ebraica con quelli
Soccorso
nero dalla Destra ( da "Manifesto, Il"
del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: mentre Storace ha ricordato di essere stato in Israele e di aver definito le leggi razziali "un orrore prima ancora che un errore". Parole che non riescono comunque a far sparire nel Pdl l'imbarazzo. Tanto che a un certo punto deve intervenire anche Gianfranco Fini. Il leader di An pensa di avere le carte in regola dopo il suo viaggio in Israele e l'omaggio alle vittime della Shoah (
ANTICIPAZIONI
( da "Manifesto,
Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 7 Prigione Palestina Oltre 9 mila i detenuti politici nelle carceri israeliane. 300 sono ragazzi e 700 senza capi d'imputazione P. 8 Aimé Césaire Dalla poesia alla lotta anti-colonialista. Il cantore della "negritudine" è morto a 94 anni nella sua Martinica P.
Quell'esercito
di adolescenti nelle galere dell'occupazione
( da "Manifesto,
Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele, tra loro 300 tra ragazzi e bambini e oltre 700 senza alcun capo d'imputazione Michele Giorgio Inviato a Ramallah Ahmad Qaddar ha solo 16 anni ma parla con il piglio di chi è stato costretto a crescere in fretta. "Erano le 2 del pomeriggio quando i soldati israeliani mi hanno arrestato - racconta alzando lo sguardo -
Jimmy
Carter ( da "Manifesto, Il"
del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: un colloquio osteggiato sia da Washington che da Israele. "Siamo soddisfatti di aver potuto parlare con qualcuno che conta", ha detto ai giornalisti uno dei sei membri della delegazione di Hamas. Del gruppo fanno parte Mahmoud Zahar e Said Siam, esponenti della "linea dura" del movimento che ha preso il potere nella Striscia di Gaza nel giugno scorso.
<Assurde
le polemiche degli amici ebrei sul candidato PdL>
( da "Libero"
del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: autorevole Jerusalem Post ha pubblicato un articolo sulla sua elezione e una complessiva analisi sulla vittoria di Silvio Berlusconi. Haaretz, altro importante giornale israeliano, pubblicherà oggi un'intervista alla neodeputata. Foto: Fiamma Nirenstein Olycom Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.
Dal
nostro inviato WASHINGTON - Nell'America delle libertà, dei movimenti p
( da "Messaggero,
Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Persino i due Rabbini Capo di Israele avevano preso carta e penna per esprimere personalmente il proprio disagio. Intanto, mentre ha ripreso a lavorare la commissione bilaterale israelo-vaticana per definire una specie di mini concordato con un nuovo round di colloqui previsto in Vaticano per il 28 maggio, il Papa ha espresso il suo "affetto e amicizia"
USA
E LABIRINTO IRANIANO UN PROGETTO PER USCIRNE
( da "Corriere
della Sera" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: da Israele alla questione palestinese. è difficile immaginare che una tale proposta possa modificare la linea di Bush, ormai condannato a ripetere instancabilmente i propri errori. Ma il nuovo presidente potrebbe trovare in essa la via per uscire dal labirinto in cui il suo predecessore ha spinto l'America.
L'appello
dei parlamentari europei: <Giustizia per i prigionieri palestinesi>
( da "Liberazione"
del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ascoltato le dure critiche del presidente che lo ha accusato di danneggiare Israele. D'altronde - e nonostante sia lui l'artefice del primo trattato di pace dello Stato ebraico con un paese arabo, ossia con l'Egitto nel 1979 - in Israele Carter gode di cattiva reputazione e di pessima stampa. Colpa di un libro, pubblicato due anni fa con il titolo "Palestina, pace non apartheid",
I
giovani di Meretz scrivono a Meshaal <Hamas riconosca e parli con
Israele> ( da "Liberazione"
del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Hamas riconosca e parli con Israele" Luisa Morgantini Era un giorno di otto anni fa, quando Widad ha riabbracciato suo figlio, nella prigione di Ashkelon, in Israele: erano anni che non lo vedeva, ogni volta le autorità israeliane opponevano ragioni di "sicurezza". Widad Naief Mohammad Atabeh vive a Nablus, ha 78 anni, soffre di ipertensione,
Scrittura
nobile, dolore autentico, eleganza e buon gusto rimandano in platea non solo e
non tanto i ( da "Messaggero, Il"
del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: quella israelita di Giorgio Bassani, di nebbioline ed acque, portici e muri, prunalbo, case turrite, biciclette, vocali aperte e grasse botteghe, ti arriva addosso intera, una, ma piena di diversità. Il romanzo di Ferrara, regia di Piero Maccarinelli, testo di Tullio Kezich da Bassani, è in scena al Palladium fino al 27 aprile.
Sconvolto
dall'ennesima guerra in Libano, quella del 2006, un regista decide di
ribellarsi alla ( da "Messaggero, Il"
del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sono state girate le scene di fiction: "Dopo aver filmato la polvere dei palazzi distrutti, ho cercato un approccio più distaccato - spiega Aractingi, che domani dialogherà con il pubblico del Farnese -. Non è un film propagandistico, racconto le storie delle vittime, sono critico sia con Israele che con Hezbollah".
IL
CAIRO - L'ex presidente Usa Jimmy Carter ha incontrato al Cairo due capi di Hamas.
Si tratta di ( da "Messaggero, Il"
del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Mahmud Zahar e Said Siam, esponenti della linea dura. Oggi Carter si recherà a Damasco, seconda tappa del suo viaggio in Medio Oriente, dove vedrà il leader di Hamas in esilio Khaled Meshaal, malgrado l'opposizione di Israele e di Washington.
Unifil
la sortita di Berlusconi agita i libanesi
( da "Riformista,
Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: tra la milizia sciita e l'esercito israeliano. Ogni settimana Israele accusa Hezbollah di ricevere razzi e missili dall'Iran attraverso la Siria, denunciando di fatto l'inefficacia della missione Unifil. E quasi ogni giorno Israele viola lo spazio aereo libanese e, secondo le recenti denunce dell'esercito libanese, anche quello terrestre,
"solo
bombe vere nel mio instant-movie sulla guerra in libano" - rita celi roma
( da "Repubblica,
La" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: attacco israeliano dell'estate 2006 RITA CELI ROMA Dalla parte delle vittime innocenti, dei civili e dei troppi bambini uccisi dall'odio di inutili guerre, Sotto le bombe del franco-libanese Philippe Aractinigi (nelle sale dal 30 aprile, distribuito da Fandango) è un film scaturito dalla rabbia di fronte all'ennesimo conflitto mediorientale nell'
Incontro
al Cairo con Hamas ( da "Manifesto, Il"
del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: un colloquio osteggiato sia da Washington che da Israele. "Siamo soddisfatti di aver potuto parlare con qualcuno che conta", ha detto ai giornalisti uno dei sei membri della delegazione di Hamas. Del gruppo fanno parte Mahmoud Zahar e Said Siam, esponenti della "linea dura" del movimento che ha preso il potere nella Striscia di Gaza nel giugno scorso.
Porte
del Mediterraneo ( da "Stampa, La"
del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: occasione da 17 artisti contemporanei provenienti da Egitto, Algeria, Israele, Turchia, ex Yugoslavia e due dall'Italia. Inutile citarli uno ad uno perché sono nomi in gran parte sconosciuti a quasi tutti noi. Chi, invece, conosce bene il loro lavoro è Martina Corgnati, la curatrice della mostra, che da anni assiduamente li segue.
La
Siria "pronta alla guerra con Israele"
( da "Opinione,
L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: pronta alla guerra con Israele" di Giorgio Bastiani "La Siria è pronta a una guerra con Israele". L'affermazione proviene direttamente da Bashar al Assad, il dittatore di Damasco, in un discorso pubblicato sul quotidiano libanese Al Akhbar. Il quale, naturalmente, precisa che una guerra è poco probabile allo stato attuale delle cose e che sarà Israele,
E
SILVIO RIDISEGNA LA POLITICA ESTERA
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: imminente visita a Washington e con la promessa di voler fare in Israele il suo primo viaggio di Stato. Non c'è dubbio che si tratta di un cambio di passo rispetto alla politica estera degli ultimi anni, molto filoeuropea e mediterranea, e sarà interessante verificare cosa produrrà l'interessante sintonia che si annuncia tra Berlusconi e il presidente francese Sarkozy.
CARTER
SFIDA IL VETO USA E PARLA CON HAMAS
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Sono qui per capire se Hamas può assumere una posizione moderata e cessare gli attacchi contro Israele, non per rappresentare una alternativa all'iniziativa di pace del presidente Bush", ha più volte spiegato Carter, senza però rompere l'embargo totale attuato nei suoi confronti da Israele. E ieri dagli Stati Uniti è giunta una nuova pesante stroncatura della sua missione.
L'ALDOPARLANTE
( da "Avanti!"
del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: vi erano uomini che avevano collaborato con il governo Prodi con posti di grande responsabilità al Ministero degli Esteri, approvando le scelte del ministro D'Alema a favore dei Talebani contro Israele. Non solo, ma se avesse vinto Veltroni, come tanti soldatini sarebbero rientrati nella loro maggioranza. Il "vero" socialismo è un'altra cosa.
<Gli
ebrei compatti contro il fascismo>
( da "Giornale.it,
Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ndr) con Pacifici ma devo far notare che Storace è stato in Israele prima di Fini". Contrari all'"alleanza" tra il Pdl e La Destra anche Tullia Zevi, ex presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, e Perla Pavoncello, la precaria ebraica a cui Alemanno aveva offerto una candidatura nella sua lista civica.
Il
Cavaliere è uomo di mondo ( da "EUROPA ON-LINE"
del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: un rapporto privilegiato con Israele; un ostentato disinteresse verso l'Asia, per non dire dell'Africa e dell'America Latina. Fissati questi pochi punti fermi, si sente libero, su un altro terreno, di fare le operazioni che gli stanno davvero a cuore, nelle quali il lato degli affari è prevalente e nelle quali egli gioca con grande disinvoltura la carta della sua persona,
( da "Stampa, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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PALESTINA, ISRAELE, TORINO La violenza in contesti
difficili Aiuti e suggerimenti alle donne "Violenza di genere in contesti
difficili. Palestina, Israele, Torino": è questo il titolo
del progetto di ricerca, organizzato dal Cirsde, che verrà presentato martedì
15, alle 17, presso la sala lauree di Scienze Politiche in via Verdi
( da "Repubblica, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina V - Roma Il
candidato del Pdl vede due ministri, ma salta il colloquio con Attali. "I
rom? Nei centri solo di passaggio" Alemanno agli ebrei: non accetto veti E
a Parigi niente incontro con Sarkozy Mantovano: "Sono più i voti che si
guadagnano o che si perdono con Storace?" PAOLO G. BRERA DAL NOSTRO
INVIATO PARIGI - Le idee per scalare il Campidoglio Gianni Alemanno è andato a
cercarle in Francia, a Parigi, chez Sarkozy; e lungo il viaggio in aereo, con
vista sulle vette imbiancate delle Alpi, da appassionato scalatore prova a
immaginare la cordata vincente. Puntare sulla Destra di Storace, che dopo il
monito severo della comunità ebraica rischia di diventare un autogol, o guardare
all'elettorato moderato che non ne accetterebbe le posizioni estreme,
rinunciando però a qualche decina di migliaia di voti? "Ho sentito il
presidente della comunità, Riccardo Pacifici ? dice Alemanno ? e mi ha detto
delle sue fortissime perplessità, ma non ho capito bene cosa abbia dichiarato
di preciso Daniela Santanchè. Però mi sembrano preoccupazioni eccessive, Storace è stato presidente della Regione ed è andato in Israele prima di Fini? in ogni caso non
accettiamo veti. Sull'apparentamento dovremo fare un discorso complessivo
partendo dai programmi, e dopo aver valutato anche la disponibilità
dell'Udc". Eccolo, il tema più spinoso da dirimere prima di lanciare
l'assalto finale al fortino del Campidoglio. Nelle pause tra una fitta
serie di incontri istituzionali e politici con la destra di Nicolas Sarkozy che
governa la Francia, Alfredo Mantovano che lo accompagna si avvicina ai
giornalisti e domanda: "Ma secondo voi sono più i voti che si guadagnano o
quelli che si perdono, apparentandosi con Storace?". A Parigi Alemanno c'è
andato perché "può essere per Roma un modello di amministrazione per una
capitale moderna", e perché "ora abbiamo un governo amico e a luglio
inizia il semestre di presidenza Ue francese", un'occasione imperdibile
per lanciare "una forte strategia comune sull'immigrazione". L'altro
lato del problema, garantire la sicurezza, è il primo punto del suo programma
elettorale, e lo recita come un rosario: "Dobbiamo espellere da Roma
20mila stranieri che hanno violato la legge", e dopo una buona mezz'ora a
porte chiuse con il ministro dell'Immigrazione, Brice Hortefeux, il verdetto è
incoraggiante: "A luglio, all'inizio del semestre della nostra presidenza
? dice il ministro ? proporremo un Patto europeo per l'immigrazione che preveda
una sanzione penale se non viene rispettato l'allontanamento da un paese
membro". Manovra ad hoc per i neo comunitari, e tra essi i nomadi rom. Ad
Alemanno brillano gli occhi: "Migliorare la condizione dei nomadi che
vivono nelle baracche a Roma? Vorrebbe dire attirarne altre migliaia. La
proposta dei villaggi della solidarietà contenuta nel patto della sicurezza,
quello di Veltroni e Serra, è da cestinare completamente. I centri devono
ospitare solo stranieri di passaggio". Saltato l'appuntamento programmato
con Jacques Attali, dal quale vorrebbe carpire la ricetta di una commissione
no-partisan da installare a Roma insieme a Rutelli per i grandi temi come i
poteri della Capitale, Alemanno ha incontrato il ministro Roger Karoutchi, il
braccio destro di Sarkozy. Il presidente non era disponibile: "Questioni
di etichetta: il protocollo ? spiega il candidato Pdl ? prevede che incontri
prima Berlusconi". In serata, il ritorno in Italia, con immersione in
campagna elettorale. C'è la sfida in tv alle porte (probabilmente martedì a
Ballarò) fortemente voluta dal leader del centrodestra e accettata da Rutelli.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Pagina
( da "Unita, L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del "Prima credevo che i cattivi fossero gli arabi
In Palestina ho visto che il cattivo ero io Ho capito che è
tutto relativo", dice il regista.
( da "Unita, L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del CINEMA Dopo la Mostra di Venezia arriva in Italia il film del
libanese Aractingi: "Niente propaganda per nessuno, sto con le
vittime" Madre coraggio stufa di guerra. "Sotto le bombe" nel
Libano di Gabriella Gallozzi Sotto le bombe israeliane in Libano. Quelle
dell'estate 2006 che fecero 1.189 morti e devastarano il Sud del paese. Tra
ponti crollati, famiglie distrutte e il dolore e la rabbia che fomentano gli
integralismi è il viaggio di Zeina, una madre alla ricerca del figlio di sei
anni rimasto "sotto le bombe" mentre lei era all'estero. Un
road-movie asciutto, sul filo del documentarismo, ma in grado di mettere
l'anima a quelle immagini di distruzione che troppo spesso sono diventate il
leit-motiv di tanti notiziari. Soprattutto nel caso di quel conflitto, durato
33 giorni, e, almeno da noi, quasi ignorato ed ora già dimenticato. Questa è la
forza di Sotto le bombe del regista libanese Philippe Aractingi, già passato a
Venezia alle Giornate degli autori, ed ora finalmente in sala (dal 30 aprile)
per Fandango. Un film nato dalla volontà di stare "dalla parte delle
vittime", spiega il regista, "senza, certamente
voler fare propaganda per Israele o Hezbollah". E lo dice chiaramente la protagonista, in uno
dei momenti più tesi, quando la ricerca del suo bambino si fa sempre più
difficile: "Me ne frego dell'America, di Israele, di Hezbollah. Questa non è la mia guerra: io voglio mio
figlio". E intorno a lei macerie e distruzione, quelle vere che il regista
ha filmato proprio durante il conflitto e ancora dopo, a guerra finita.
"Ho voluto "interagire" con la realtà - dice - senza finzione,
senza trucco, cercando di restare il più fedele possibile alla realtà".
Quella realtà che "non cerca cause o spiegazioni alla guerra - sottolinea
Aractingi - ma la condanna in pieno come orrore e follia di strategie
politico-economiche". E sì che lui di guerre ne ha viste. Fin da
ragazzino. "A dieci anni - racconta - ho vissuto la prima guerra civile,
quella tra palestinesi e cristiani. E poi tutte le altre. Allora credevo che i
cattivi fossero gli arabi. Poi crescendo ho girato molti documentari in Palestina e a quel punto, andando lì, ho capito che il
cattivo ero io". Questo per dire, prosegue il regista, che "ho capito
come tutto sia relativo. Quindi quando è scoppiata questa ultima guerra ho
chiamato il mio amico ebreo sceneggiatore e gli ho detto: dobbiamo fare
qualcosa insieme perché ti sto cominciando ad odiare, ad odiare tuo cugino che
sta lanciando le bombe sul mio paese". Questo l'input. E quindi la
sceneggiatura scritta a quattro mani con Michel Léviant e la produzione del
film ad opera di due produttori ebrei, sottolinea ancora il regista a conferma
della volontà di non fare un film di propaganda contro Israele.
Seppure, spiega il regista "è stato lo stesso Olmert a confessare che
l'attacco al Libano era pronto da quattro mesi. Da tanto stavano aspettando una
"scusa" per attaccare, poi arrivata col rapimento dei sei
israeliani". Ma tanto le "cause - conclude - non servono a placare la
rabbia" e purtroppo le guerre sono sempre "attuali, come il film che
esce in sala quando l'America sta nuovamente parlando di attaccare
l'Iran".
( da "Unita, L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del Gaza, Israele pianifica la
grande offensiva Nome in codice Estate rovente, l'obiettivo è la resa dei conti
finale con Hamas / Roma ESTATE ROVENTE per Gaza. Non è una previsione
metereologica ma il nome in codice dell'offensiva militare che Tsahal potrebbe
scatenare nella Striscia. Israele sta pensando di lanciare una
massiccia offensiva nella Striscia di Gaza dopo la visita di George W. Bush,
prevista a metà maggio, in occasione celebrazioni del sessantesimo anniversario
della fondazione della Stato ebraico. Lo riporta il quotidiano conservatore
Jerusalem Post. Fonti di Gerusalemme hanno riferito che l'incursione - simile
ma più difficile dell'Operazione Scudo Difensivo condotta in Cisgiordania nel
2002 - potrebbe scattare un mese o un mese e mezzo dopo la visita del presidente
americano in Israele. La stagione estiva è inoltre
considerata la migliore per operazioni militari di questo tipo. Secondo le
fonti la Difesa israeliana è consapevoli che un'incursione massiccia avrà costi
altissimi in termini di vittime tra i soldati e i palestinesi. Tuttavia si sta
consolidando la convinzione che l'attuale situazione di crisi nella Striscia
non può durare a tempo indefinito. Le fonti hanno precisato che l'operazione
avrà come obiettivo quello di infliggere una sconfitta definitiva ad Hamas, ma Israele non ha intenzione di rioccupare il territorio, la
cui amministrazione potrebbe essere affidata all'Egitto o a una terza parte.
Nel frattempo, all'indomani dei tragici combattimenti dell'altro ieri, costati
la vita a 18 palestinesi e a tre soldati israeliani, ieri nella Striscia di
Gaza si sono celebrati i funerali delle vittime. Centinaia di persone, compresi
politici e giornalisti, hanno partecipato a Khan Younes a quelli di Fadel
Shana, il cameraman dell'agenzia di stampa britannica Reuters ucciso l'altro
ieri mentre riprendeva le fasi di una incursione israeliana vicino al campo
profughi di El Bureij. Una morte accompagnata dalle polemiche per il tipo di
ordigno a frammentazione (capace di provocare una pioggia di dardi d'acciaio
della dimensione di circa
( da "Unita, L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Beirut in allarme per la ricetta Berlusconi Fonti del governo
libanese giudicano "pericolose" le parole del futuro premier sulla necessità
di cambiare regole di ingaggio per i 2500 soldati italiani impegnati nella
missione Unifil di Umberto De Giovannangeli "ESTREMAMENTE
PERICOLOSI". Altro che gaffe rientrata. I commenti di Silvio Berlusconi su
un possibile cambiamento delle regole d'ingaggio dei soldati italiani impegnati
nella missione Unifil
( da "Corriere della Sera" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-18 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Neo deputata "La Comunità ha molte ragioni pro Silvio e
altrettante per diffidare dell'ex ministro" Nirenstein: io ebrea sto con
il candidato pdl E se Storace fa come me diventa antifascista ROMA - Onorevole
Fiamma Nirenstein: lei che è appena stata eletta alla Camera nel Pdl, lei che
è, soprattutto, una giornalista attenta alle questioni
mediorientali e, in particolare, alle grandi vicende di Israele... "Io che sono e faccio
tutte queste cose, va bene: qual è la domanda? ". Ecco, onorevole: lei, al
ballottaggio per l'elezione del sindaco di Roma, voterà per Alemanno o per
Rutelli? "Voterò per il Pdl". Quindi per Alemanno? "Per
Alemanno, sicuro. Sono una deputata del Pdl: scusi, per chi vuole che
possa votare? Mi fa una strana domanda...". Non è, se permette, una strana
domanda. "Ah no? E perché? Sentiamo". Perché, a Roma, si profila un
apparentamento tra Gianni Alemanno, candidato del Pdl, e il capo del nuovo
partito "La Destra ", Francesco Storace. Il quale, come lei sa,
rimproverò Fini di essere andato a Gerusalemme a dire che il "fascismo è
stato il male assoluto". "Lei è sicuro che Storace si appresti a far
votare i suoi per Alemanno? ". Si fidi. "Allora: intanto non sarebbe
un apparentamento, e per questo, ripeto, voterei ancora per Alemanno. E poi...".
Mi perdoni, ma Storace è stato piuttosto chiaro: o c'è l'apparentamento, o lui
i suoi voti non li convoglia su Alemanno. E siccome Berlusconi, nel suo
appello, è stato esplicito, tutto lascia supporre che.... "Uff... Lei lo
chiami pure apparentamento. Io...". Lei come preferisce chiamarlo?
"Gioco democratico". Può essere più precisa? "Berlusconi, alla
vigilia di un ballottaggio, cosa fa? Chiede voti. Fa, insomma, il mestiere di
leader... che, tra l'altro, gli viene piuttosto bene... Comunque, appunto:
chiede voti ai cittadini. Punto. Nient'altro". Solo che i voti li chiede
anche a Storace. E, non casualmente, dalla comunità ebraica romana, 43,5 è la
percentuale di preferenze ottenuta dalla coalizione guidata da Silvio
Berlusconi in Liguria alla Camera, dove è stata eletta Fiamma Nirenstein,
quarta in lista con il Popolo della Libertà.
( da "Corriere della Sera" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-18 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Il gioco delle alleanze Fini: la vicenda è stata strumentalizzata
Alemanno e il patto con La Destra "Comunità ebraica, niente veti"
Pacifici: no alle dichiarazioni farneticanti di Buontempo Alcuni esponenti
della comunità romana hanno annunciato un "sit-in contro il fascismo"
ROMA - Sfida per il Campidoglio: l'ipotesi di un apparentamento al ballottaggio
tra Gianni Alemanno, Pdl, e La Destra di Teodoro Buontempo e Francesco Storace,
quest'ultimo candidato sindaco che al primo turno ha preso il 3,36 per cento
dei voti, preoccupa la Comunità ebraica di Roma. Alcuni esponenti hanno
annunciato ieri un "sit-in contro il fascismo " e contro un'alleanza,
anche solo mascherata, per la sera di lunedì al Portico d'Ottavia, cuore
dell'ex ghetto di Roma. Il primo a esprimere perplessità su un'eventuale
alleanza con "La Destra" era stato già mercoledì il neoeletto presidente
della Comunità, Riccardo Pacifici: "Quando in un Paese democratico - aveva
detto - una forza politica mette tra i suoi valori il fascismo, sentiamo il
dovere di fare appello alle decine di milioni di italiani che si riconoscono
nel centrodestra e nel centrosinistra per condannare chi ha atteggiamenti
nostalgici nei confronti del fascismo". "Non sta alla nostra comunità
- aveva poi aggiunto Pacifici - decidere quali siano le alleanze per Alemanno e
Rutelli. Il nostro ruolo è quello di esprimere valori e, in questo caso, anche
emozioni, visto che le ferite del nazifascismo a 70 anni dalle Leggi razziali
non sono sopite". Ieri Pacifici è tornato sull'argomento, prima di
annunciare un silenzio stampa che durerà fino al termine ultimo per gli apparentamenti,
domenica alle 19: "Se Buontempo continua a dichiararsi fascista, sono
certo che la mia Comunità sarà compatta e unita nel respingere al mittente le
sue farneticanti dichiarazioni ". In conclusione, dopo aver spiegato di
non voler subire "strumentalizzazioni né da una parte né dall'altra"
Pacifici ha concluso: "Ora chi deve parlare è Alemanno". E Alemanno,
cui Storace ha già offerto il suo sostegno nella corsa a primo cittadino, ieri
ha parlato da Parigi, dove era in visita ufficiale presso l'Ump, partito di
Sarkozy: "Decideremo sugli apparentamenti partendo dalla discussione
programmatica. Terremo in considerazione l'opinione della comunità ebraica, ma
le valutazioni terranno conto dei programmi dei partiti e non accetteremo
veti". Nessun "veto" dunque: "La perplessità sollevata
dalla comunità ebraica mi sembra eccessiva - ha aggiunto -. Ho parlato ieri con
Pacifici ma devo far notare che Storace è stato in Israele prima di Fini. Comunque devo ancora valutare la vicenda".
Sulla polemica è intervenuto anche Gianfranco Fini: "Con Pacifici siamo
amici - ha detto - ci siamo sentiti e mi ha detto che ci sono state
strumentalizzazioni oscene". Direttamente citato, ieri Buontempo,
presidente della "Destra", ha detto la sua: "Non bisogna
confondere i cittadini di religione ebraica con quelli di religione
ebraica comunisti o di sinistra". "Non si permetta Buontempo - la
replica di Emanuele Fiano, Pd, segretario di Sinistra per Israele
- di dividere gli ebrei tra buoni e cattivi in base a scelte elettorali".
L'idea dell'alleanza Alemanno- Storace non piace nemmeno a Tullia Zevi, ex
presidente dell'Ucei: "Non si può non tener conto di chi ha un pesante
passato e una nostalgia altrettanto pesante". Contraria anche Perla
Pavoncello, precaria a cui proprio Alemanno offrì una candidatura, poi
rientrata, in lista: "Continuo ad appoggiare la sua politica, ma non ho
dimenticato le sofferenze del mio popolo ". La polemica potrebbe essere al
centro anche del faccia a faccia tv Rutelli-Alemanno a "Ballarò" che
Giovanni Floris ha annunciato per il 22 aprile. Rutelli, sul tema, ieri si è
limitato a un breve commento: "Seguo con rispetto e attenzione la presa di
posizione della Comunità ebraica. Reputo giusto mantenere un atteggiamento di
discrezione". Edoardo Sassi.
( da "Manifesto, Il" del 18-04-2008)
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I voti di Storace ad
Alemanno. Che finge di rassicurare gli ebrei romani Soccorso nero dalla Destra
Roma L'eco delle polemiche lo raggiunge a Parigi, dove è volato per dare un
tocco di internazionalità alla sua candidatura al Campidoglio oltre che per
"studiare", come spiega, le affinità che la capitale francese avrebbe
con Roma. Neanche sotto la Torre Eifel, però, Gianni Alemanno riesce a
scrollarsi di dosso le sue amicizie pericolose. Le preoccupazioni espresse
dalla comunità ebraica romana, allarmata dall'apparentamento con la Destra di
Francesco Storace (che ieri ha confermato ufficialmente di sostenere il
candidato Pdl), lo raggiungono infatti fino in Francia, costringendolo a
correre ai ripari. Cosa che Alemanno fa tenendo il piede in due staffe,
cercando cioè di rassicurare gli ebrei della capitale senza far arrabbiare
troppo Storace. "Noi - dice - guardiamo con molto rispetto alle
osservazioni della comunità ebraica. Le valuteremo con attenzione in maniera
tale da poter giungere entro pochi giorni a un ragionamento che sia il più
equilibrato possibile". Di sicuro, però, si affretta ad aggiungere,
"non accetteremo veti". In realtà, mentre cercava di recuperare
consensi tra gli ebrei del ghetto romano, Alemanno già era d'accordo nel
prendere i voti della Destra. Quello portato in dote da Storace è infatti un
pacchetto forte di 55.384 voti, un 3,38% che fa gola al Popolo delle libertà
tanto da aver spinto lo stesso Berlusconi a intervenire chiedendo a Udc e
Destra di appoggiare i suoi candidati. E la risposta non si è fatta attendere.
Ieri mattina sia Storace che Daniela Santanché hanno preso la parola per
annunciare il via libera all'apparentamento. "E' emersa una linea di
appoggio ad Alemanno. Noi siamo per l'alternativa alla sinistra", ha detto
l'ex candidata premier, mentre Storace ha ricordato di
essere stato in Israele e
di aver definito le leggi razziali "un orrore prima ancora che un
errore". Parole che non riescono comunque a far sparire nel Pdl
l'imbarazzo. Tanto che a un certo punto deve intervenire anche Gianfranco Fini.
Il leader di An pensa di avere le carte in regola dopo il suo viaggio in Israele e l'omaggio alle vittime della
Shoah (due gesti che però non gli hanno impedito di accettare la
candidatura di Alessandra Mussolini e Giuseppe Ciarrapico) e sfoggia una
presunta amicizia con Riccardo Pacifici, il neopresidente della comunità
ebraica romana in questi giorni i viaggio in Israele.
"L'ho sentito al telefono - dice Fini -, lui mi ha parlato di
strumentalizzazioni oscene", ha detto riferito all'allarme lanciato dalla
comunità per l'alleanza con Storace. Un accordo che non pace neanche
all'interno del sue stesse fila. "L'alleanza con la Destra spiazza le mie
stesso certezze", ha infatti spiegato Perla Pavoncella, la precaria ella
quale Alemanno aveva offerto una candidatura. "Biob ho certo dimenticato le
sofferenze del mio steso popolo - ha spiegato - e la Memoria per me è un
dovere". E ad Alemanno arriva anche il consiglio dell'ex presidente delle
Comunità ebraica italiane Tullia Zevi, che definisce l'alleanza con la Destra
"una pessima idea". "Non si può non tener conto - ha detto Zevi
- di chi ha un pesante passato e una nostalgia altrettanto pesante".
( da "Manifesto, Il" del 18-04-2008)
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Retata anti-nazi
Arrestati 16 esponenti di una frangia d'estrema destra irredentista del Sud
Tirolo. Indagati altri 62 P. 7 Prigione Palestina Oltre 9 mila i detenuti
politici nelle carceri israeliane. 300 sono ragazzi e 700 senza capi d'imputazione
P. 8 Aimé Césaire Dalla poesia alla lotta anti-colonialista. Il cantore della
"negritudine" è morto a 94 anni nella sua Martinica P. 12 Pd e
alleati Di Pietro si marca da Veltroni per ora niente gruppo unico A PAGINA 2
Pdl e poltrone Bossi a Berlusconi: "Vertici inutili, a noi la
Lombardia" A PAGINA 4 Alitalia Letta&Letta, pista bipartisan per la
privatizzazione A PAGINA 5 Tangenti Tre anni all'ex ministro Sirchia. E scatta
il condono A PAGINA 6.
( da "Manifesto, Il" del 18-04-2008)
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Nei Territori
occupati ieri era il Giorno dei prigionieri. Sono oltre 9000 i detenuti
politici palestinesi nelle carceri d'Israele, tra loro 300 tra ragazzi e bambini e oltre 700 senza alcun capo
d'imputazione Michele Giorgio Inviato a Ramallah Ahmad Qaddar ha solo 16 anni
ma parla con il piglio di chi è stato costretto a crescere in fretta.
"Erano le 2 del pomeriggio quando i soldati israeliani mi hanno arrestato
- racconta alzando lo sguardo - ero uscito per comprare del pane. Abito
ad Umm Sharayet (vicino Ramallah) e casa mia è a poche decine di metri di
distanza dal muro (costruito da Israele in
Cisgiordania, ndr)". Ahmad rimane in silenzio qualche secondo, abbassa
nuovamente lo sguardo, poi prosegue il suo racconto. "C'erano in giro
ragazzi della mia età, io mi sono fermato a parlare un po' con loro - ricorda -
A un certo punto è arrivata a tutta velocità una jeep militare. I soldati mi
hanno bloccato assieme ad altri ragazzi, senza darci spiegazioni, e ci hanno
portato via con loro al comando di Atarot. Soltanto lì mi hanno detto che mi
ero avvicinato troppo al muro". Arrestato perché vicino alla muraglia
israeliana di cemento armato: all'inizio si stenta a crederlo. "E invece è
vero - interviene l'avvocato Khaled Quzmar, assistente legale della sezione
palestinese di Defence for children international (Dci) -: purtroppo stiamo registrando
un aumento dei casi di ragazzini arrestati e addirittura incarcerati per
essersi avvicinati al muro, definito dalle forze di occupazione un'area di
sicurezza dalla quale bisogna tenersi a distanza". Quel giorno la vita di
Ahmad è passata in un attimo dalla fanciullezza all'età adulta. Ha trascorso
tre mesi in un campo di detenzione duro, quello di Ofer, vicino Ramallah,
assieme ai prigionieri politici adulti. Soffrendo con loro, provando l'angoscia
dei suoi compagni timorosi di non far più ritorno a casa. È stato il giorno dei
detenuti politici ieri nei Territori occupati. Raduni, sit-in e cortei si sono
svolti un po' ovunque per ricordare i 9.087 palestinesi in carcere in Israele, secondo gli ultimi dati diffusi dall'associazione
Addameer (per altre fonti il numero sarebbe più alto, vicino a 11mila). La
questione delle migliaia di prigionieri politici tocca un po' tutte le famiglie
della Cisgiordania e, in misura minore, di Gaza. Di fatto ogni palestinese ha
avuto o ha in carcere un fratello, un padre, un amico. Ma non mancano le donne
(80) e bambini e adolescenti (circa 300) tra i "politici" in cella.
Oltre 2.500 detenuti rimangono in attesa di giudizio, 700 sono agli
"arresti amministrativi" (sei mesi in carcere senza processo,
rinnovabili a discrezione delle autorità militari israeliane), 262 hanno speso
dietro le sbarre più di 15 anni, 140 hanno la cittadinanza israeliana e 15 sono
drusi del Golan che si considerano siriani e respingono l'occupazione. "La
condizione di chi sta in carcere è difficile - dice l'avvocato Quzmar, che
assiste diversi prigionieri politici e di tutte le età -: l'assistenza
sanitaria è limitata allo stretto necessario e non è tempestiva. E da qualche
tempo anche il cibo si è fatto insufficiente". Le autorità, aggiunge,
"spendono in media 500 shekel (circa 90 euro) al mese per ogni detenuto e
ora per risparmiare chiedono alle famiglie di versare denaro per i congiunti
incarcerati, ma questi soldi spesso vengono spesi per altro". Dolorose
sono le limitazioni delle visite: i parenti dei detenuti con un'età compresa
tra i 16 e i 35 anni non possono recarsi alle prigioni. "E non
dimentichiamo che molti detenuti sono soggetti ad abusi e torture durante il
tahqiiq (interrogatorio)", sottolinea Quzmar. Ragazzini non ancora
adolescenti sono frequentatori abituali delle carceri per prigionieri politici.
Nel 2007 sono stati arrestati per "reati politici" circa 700
palestinesi con meno di 18 anni. Secondo la legge militare, un palestinese è
adulto a 16 anni compiuti, un israeliano a 18, e per questa ragione ragazzi di
16-17 anni vengono condannati anche a diversi anni di carcere. Ma spesso basta
anche una sola pietra lanciata contro un mezzo militare o avvicinarsi troppo al
muro per trascorrere qualche mese in cella, proprio come Ahmad. "Il giorno
del processo il giudice (militare) urlava in continuazione, minacciava di
punirmi severamente - racconta il ragazzo - sono rimasto in attesa per ore, poi
è intervenuto l'avvocato e, con l'assenso dei miei genitori, ha patteggiato la
pena". Ahmad ha scontato tre mesi ad Ofer che sarebbero stati almeno dieci
se non fosse intervenuto il patteggiamento. "Questa soluzione però non
sarà più accettata dagli avvocati palestinesi e israeliani che difendono i
detenuti politici - spiega Claudia Lo Forte, una ricercatrice di Dci -: è una
decisione definitiva volta ad affermare il rifiuto del sistema giuridico
militare israeliano applicato nei confronti dei palestinesi". Dci, in un
rapporto diffuso ieri, ha chiesto che venga innalzata a 18 anni l'età "adulta"
per i palestinesi e che vengano vietate categoricamente le torture fisiche e
psicologiche inflitte ai detenuti palestinesi durante gli interrogatori, a
cominciare da ragazzini e adolescenti.
( da "Manifesto, Il" del 18-04-2008)
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Incontro al Cairo
con Hamas È durato quasi quattro ore e mezza l'incontro di ieri al Cairo tra l'ex
presidente americano Jimmy Carter e dirigenti del movimento islamico di Hamas, un colloquio osteggiato sia da Washington che da Israele. "Siamo soddisfatti di aver
potuto parlare con qualcuno che conta", ha detto ai giornalisti uno dei
sei membri della delegazione di Hamas. Del gruppo fanno parte Mahmoud Zahar e
Said Siam, esponenti della "linea dura" del movimento che ha preso il
potere nella Striscia di Gaza nel giugno scorso. E sempre ieri il
quotidiano americano "Washington Post" ha pubblicato un intervento
del numero due di Hamas, Zahar, che paragona Gaza al ghetto di Varsavia.
"Resistere è l'unica opzione che resta agli abitanti di Gaza - sostiene
Zahar - e come 65 anni fa i coraggiosi ebrei del ghetto di Varsavia si
sollevarono in difesa della propria gente, anche noi, abitanti di Gaza, che è
oggi la più grande prigione a cielo aperto del mondo, non possiamo che fare
altrettanto". La Casa Bianca ha ribadito oggi che l'iniziativa privata di
Carter, 84 anni, di incontrare gli esponenti del movimento "non è
utile". Il premio Nobel per la pace 2002 è impegnato in un viaggio di nove
giorni nella regione, nel tentativo di dare impulso al processo di pace.
( da "Libero" del 18-04-2008)
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Anzitutto 18-04-2008
"Assurde le polemiche degli amici ebrei sul candidato PdL" di
CATERINA MANIACI ROMA "Bisogna evitare inutili strumentalizzazioni, come è
già successo con il "caso Ciarrapico". E poi non dimentichiamoci che
il PdL è un partito antifascista e sfido chiunque a dimostrare il
contrario". Non ha dubbi Fiamma Nirenstein - giornalista e saggista di
fama internazionale, neoeletta deputato nelle file del PdL - nel commentare la
polemica che sta montando nella Capitale, innescata dall'intervento del capo
della comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici, contro l'offer ta di
apparentamento del candidato del PdL Gianni Alemanno con la Destra di Storace
per il ballottaggio alla poltrona di sindaco di Roma. Secondo la Nirenstein, in
ogni modo, "Silvio Berlusconi, come qualunque capo di partito, allo stato
delle cose in questo momento, ha il diritto di chiedere a ogni cittadino di
votare per il suo partito". Che cosa aveva detto Riccardo Pacifici? Che si
tratterebbe di "un fatto gravissimo, una vicenda delicata che potrà avere
delle ripercussioni non solo locali, romane. E non solo italiane. Ma anche a
livello internazionale", ha affermato in un'in tervista. Riguardo le
affermazioni della Santanchè, orgogliosa di "essere fascista",
Pacifici ha sottolineato che sono parole che fanno paura. Del resto,
"nessun ebreo può appoggiare qualcuno che pone nei programmi del proprio
partito il fascismo come un valore aggiunto, come un fatto da non
condannare". Anche Tullia Zevi, ex presidente dell'Unione delle Comunità
ebraiche italiane, definisce l'ipotesi di apparentamento "una pessima
idea". Sulle posizioni espresse dagli esponenti di spicco della Destra, la
Nirenstein ha le idee altrettanto chiare e precise: "La destra estrema
farebbe bene a cogliere l'opportunità di quanto sta accadendo a Roma per
compiere una profonda opera di "chiarificazione" e di
"ripulitura" interna, liberandosi da un passato che posso solo
definire ignobile". Non ci sono dubbi sul giudizio complessivo nei
confronti della formazione di Storace e Santanchè: "Sono contenta che la
Destra non abbia avuto il favore dell'elettorato". Va poi sottolineato che
l'elezione di Fiamma Nirenstein ha destato interesse presso la stampa
internazionale. Il New York Sun le ha dedicato l'editoriale di mercoledì
scorso, intitolato "The Honorable Nirenstein", l' "Onorevole
Nirenstein", riservandole grandi complimenti, mentre l'autorevole Jerusalem Post ha pubblicato un articolo sulla sua
elezione e una complessiva analisi sulla vittoria di Silvio Berlusconi.
Haaretz, altro importante giornale israeliano, pubblicherà oggi un'intervista
alla neodeputata. Foto: Fiamma Nirenstein Olycom Salvo per uso personale è
vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.
( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)
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FRANCA GIANSOLDATI
dal nostro inviato WASHINGTON - Nell'America delle libertà, dei movimenti per i
diritti civili, dove ogni cittadino dovrebbe perseguire la felicità in un modo
compatibile con la sua natura, il Papa scende in campo per difendere a spada
tratta il diritto "fondamentale" della libertà di religione. La
tutela di questo diritto, dice, non si realizza solo con "la norma della
legge", l'impegno dello Stato non basta, ci vuole ben altro. Occorre uno
"sforzo costante" da parte di tutti - credenti e non credenti - per
impedire che prendano piede pregiudizi e discriminazioni, o che possano sorgere
ostacoli a trasmettere il proprio patrimonio religioso ai figli. La
preoccupazione Benedetto XVI, che poche ore prima era stato acclamato dai
50mila fedeli al Nationals Park di Washington, l'ha voluta condividere in
serata con i rappresentanti delle comunità islamiche, con gli ebrei, gli indù,
i giainisti, seguaci di una delle dottrine indiane della rinuncia. La grande
sala dedicata alla memoria di Giovanni Paolo II, al Centro Culturale cattolico
di Washington, ospitava duecento leader. Turbanti, kippah, tuniche nere.
Mancavano all'appello i Sikh costretti, loro malgrado, a disertare l'evento
perchè le strette misure di sicurezza del Secret Service hanno impedito loro di
indossare sulla casacca il Kirpan, il sacro pugnale. In un passaggio del
discorso - diffuso dal Vaticano in anticipo rispetto all'incontro per via del
fuso orario - Benedetto XVI ha fatto capire all'America (ma non solo) che senza
una vera cultura di base, il dialogo inter-religioso zoppica, fa fatica a
decollare e nemmeno le "lodevoli iniziative" di tanti governi a
sponsorizzare incontri possono raggiungere l'obiettivo. Ma perchè, soprattutto
con l'Islam, i cristiani non sono ancora riusciti a trovare una formula
efficace? "Cari amici -afferma con franchezza - nel nostro tentativo di
scoprire i punti di comunanza, forse abbiamo evitato la responsabilità di
discutere delle nostre differenze con calma e chiarezza". Il Papa, che da
cardinale licenziò la Dominus Jesus, un documento che indicava come unica via
di salvezza eterna Gesù Cristo, sa che le religioni, specie dopo l'11
settembre, hanno assunto un peso maggiore rispetto al passato. Il dialogo,
dunque, non si può fermare ad individuare un "insieme comune di
valori" ma si deve spingere più in là, "fino ad indagare il loro fondamento
ultimo". Per questo, aggiunge, "non abbiamo alcun motivo di temere,
perchè la verità ci svela il rapporto essenziale tra il mondo e Dio".
L'obiettivo più importante del dialogo richiede una chiara esposizione delle
rispettive dottrine religiose e l'ambito accademico è un luogo privilegiato per
"un sincero scambio di idee religiose". Ma è agli ebrei, infine, che
ha riservato un gesto speciale. Il Papa tedesco che ha liberalizzato la messa
in latino riportando in auge la discussa preghiera Pro conversione Judeorum e
che ora si prepara ad abbracciare il vecchio rabbino Schneier, uno dei
sopravvissuti all'Olocausto, nella East Park Synagogue di New York, ha
consegnato un significativo messaggio di auguri per la Pasqua ebraica.
"Desidero riaffermare l'insegnamento del Vaticano II sulle relazioni
cattolico-ebraiche e reiterare l'impegno della Chiesa per il dialogo che nei
trascorsi 40 anni ha cambiato in modo fondamentale e migliorato i nostri
rapporti". La rassicurazione dovrebbe mettere la parola fine alle polemiche
sorte sulla preghiera per la conversione che nonostante i cambiamenti apportati
successivamente continua ad essere causa di dissapori. Persino
i due Rabbini Capo di Israele avevano preso carta e penna per esprimere personalmente il
proprio disagio. Intanto, mentre ha ripreso a lavorare la commissione
bilaterale israelo-vaticana per definire una specie di mini concordato con un
nuovo round di colloqui previsto in Vaticano per il 28 maggio, il Papa ha
espresso il suo "affetto e amicizia".
( da "Corriere della Sera" del 18-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-18 num: - pag: 55
categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano USA E LABIRINTO IRANIANO UN
PROGETTO PER USCIRNE La mia scarsissima opinione sull'Onu trova ora
un'ulteriore conferma. Apprendo che l'Iran ha iniziato a installare altre
seimila centrifughe supersoniche per i suoi progetti nucleari. Il presidente
iraniano Ahmadinejad ha già ignorato ben quattro risoluzioni del Consiglio di
Sicurezza dell'Onu. Ma quale sicurezza? Quali risoluzioni? I provvedimenti di
questo "baraccone" sono parole al vento, carta straccia. è evidente
al mondo intero l'inutilità dei provvedimenti ridicoli dell'Onu; basta
informarsi su quello che succede non solo in Iran, ma in Tibet, in Birmania e
chissà in quanti altri Paesi. Marco Chierici marcochierici@libero.it Caro
Chierici, C redo che il suo giudizio sull'Onu sia troppo severo. Alla fine
della Seconda guerra mondiale l'Organizzazione delle Nazioni Unite fu creata
dai vincitori secondo criteri che ricordano quelli di certe società industriali
o finanziarie in cui, come diceva il presidente di Mediobanca Enrico Cuccia,
"le azioni non si contano, ma si pesano". Esiste l'Assemblea degli
azionisti in cui ogni Stato, piccolo o grande, ha diritto a un voto. Ma i veri
poteri sono nella mani del Consiglio d'amministrazione (il Consiglio di
sicurezza) dove i vincitori hanno riservato a se stessi il diritto di veto e
ciascuno di essi può impedire l'approvazione di un qualsiasi provvedimento.
L'Onu funziona, in altre parole, soltanto quando i cinque "grandi"
sono d'accordo o, perlomeno, quando il disaccordo non è tale da giustificare il
veto. Nel caso dell'Iran vi è stata un'intesa sull'opportunità di applicare al
regime degli ayatollah un certo numero di sanzioni. Ma dietro la facciata era
facile intravedere l'esistenza di posizioni alquanto diverse. Alcuni Paesi (fra
cui Russia, Cina e Germania) accettarono di sottoscrivere le sanzioni soltanto
per impedire che gli Stati Uniti cedessero ancora una volta alla tentazione di
un intervento militare. Oggi la decisione iraniana di aumentare
considerevolmente il numero delle centrifughe utilizzate per l'arricchimento
dell'uranio può essere giudicata in due modi diversi. Qualcuno, soprattutto a
Washington, sosterrà che l'Iran è un impenitente "Stato canaglia" e
che occorre perlomeno adottare sanzioni ancora più severe. Altri ricorderanno
che l'arricchimento dell'uranio non rientra fra le misure proibite dal trattato
di non proliferazione e che la politica degli Stati Uniti verso l'Iran ha gia
avuto almeno due ricadute negative. Ha contribuito al fallimento della
presidenza riformatrice dell'ayatollah Khatami. Ha rafforzato l'attuale
presidente Ahmadinejad fornendogli motivazioni nazionaliste condivise dalla
maggioranza degli iraniani. Non dimentichi poi, caro Chierici, che la guerra
afghana e quella irachena sono state per Teheran provvidenziali. Hanno
eliminato due nemici tradizionali dell'Iran (i talebani e Saddam Hussein).
Hanno screditato gli Stati Uniti nella regione. Hanno regalato al regime
iraniano una straordinaria occasione per mettere stabilmente piede nella
politica irachena. Non credo, a questo punto, che la soluzione del problema
iraniano consista nel ripetere sino alla noia: dovete interrompere
l'arricchimento dell'uranio. Nessun Paese è disposto a capitolare prima
dell'inizio del negoziato, soprattutto se è, come l'Iran oggi, in una posizione
di forza. L'unica strada percorribile è quella di un accordo che dia
soddisfazione alle preoccupazioni occidentali, ma che tenga conto anche delle
legittime esigenze iraniane. Esiste un progetto preparato da due ex
ambasciatori americani (William Luers e Thomas Pickering) e da un esperto di
problemi nucleari (Jim Walsh). Secondo questo progetto l'arricchimento
dell'uranio, nella misura sufficiente al nucleare civile, potrebbe essere
realizzato sul territorio nazionale iraniano da un consorzio internazionale di
cui farebbero parte, insieme all'Iran, alcuni dei Paesi impegnati da qualche
tempo nei negoziati con Teheran. L'arricchimento verrebbe sottoposto in tal
modo al controllo dei membri del consorzio e l'uso militare dell'uranio
diventerebbe molto più difficile. Per ottenere tale risultato, secondo gli
autori del progetto, occorrerebbe tuttavia offrire all'Iran alcun vantaggi fra
cui l'ingresso nell'Organizzazione mondiale del commercio, la revoca
dell'embargo per alcuni prodotti necessari all'economia iraniana (le parti di
ricambio per gli aerei americani venduti all'epoca dello Scià, per esempio). La
soluzione di Luers, Pickering e Walsh presenterebbe un secondo vantaggio. Creerebbe
le condizioni per altre trattative tra Iran e Stati Uniti su questioni più
politiche, dall'Iraq al Libano, da Israele alla questione palestinese. è
difficile immaginare che una tale proposta possa modificare la linea di Bush,
ormai condannato a ripetere instancabilmente i propri errori. Ma il nuovo
presidente potrebbe trovare in essa la via per uscire dal labirinto in cui il
suo predecessore ha spinto l'America.
( da "Liberazione" del 18-04-2008)
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Oltre 11mila i
detenuti nelle carceri israeliane. Tra loro anche Marwan Barghouti, candidato alla
presidenza Anp L'appello dei parlamentari europei: "Giustizia per i
prigionieri palestinesi" Stefania Podda Hanno affidato la lettera a Jimmy
Carter e ora aspettano una risposta. Mittente, i giovani militanti di Meretz,
il partito di sinistra israeliano. Destinatario, Khaled Meshaal, leader di
Hamas, in esilio a Damasco. Una lettera con un indirizzo scomodo, quella che i
giovani attivisti di sinistra hanno voluto scrivere. In questi giorni, la
polemica sul viaggio dell'ex presidente americano, e sulla sua intenzione di
incontrare anche esponenti del movimento islamico, ha avuto toni molto aspri in
Israele. Carter non è stato ricevuto da nessun
esponente del governo, ma nemmeno l'opposizione del Likud ha voluto
incontrarlo. E' vero che l'ex capo di Stato è stato ricevuto da Shimon Peres,
ma è stato un incontro gelido, durante il quale Carter ha ascoltato
le dure critiche del presidente che lo ha accusato di danneggiare Israele. D'altronde - e nonostante sia
lui l'artefice del primo trattato di pace dello Stato ebraico con un paese
arabo, ossia con l'Egitto nel 1979 - in Israele Carter gode di cattiva reputazione e di pessima stampa. Colpa di
un libro, pubblicato due anni fa con il titolo "Palestina, pace non apartheid", in cui bollava come
segregazionista la politica di occupazione nei confronti dei palestinesi. Ieri,
in un albergo del Cairo, Carter ha incontrato due dirigenti di Hamas e oggi a
Damasco, tra la riprovazione israeliana e l'imbarazzo della Casa Bianca, vedrà
proprio Meshaal. A lui consegnerà la lettera dei giovani di Meretz-Yahad che lo
sollecitano su due punti: il riconoscimento di Israele
e la liberazione del caporale Gilas Shalit. "Siamo stati incoraggiati
nello scrivere questa lettera dalle sue recenti affermazioni secondo cui gli
obiettivi di Hamas sarebbero quelli di arrivare ad uno Stato palestinese
indipendente nei confini del 1967. Vediamo in questa dichiarazione - si legge -
una pietra miliare che dovrebbe essere seriamente tenuta in considerazione da Israele e dalla comunità internazionale. Speriamo che lei
riesca a portare Hamas a fare un altro passo, quello di riconoscere Israele. Questa decisione aprirebbe la strada ad un futuro
migliore, per gli israeliani come per i palestinesi. L'occupazione israeliana e
il terrorismo palestinese hanno fallito. L'unica soluzione è il reciproco
riconoscimento del fatto che entrambe le nazioni sono qui per rimanerci e
dunque devono sviluppare relazioni normali". Quindi l'appello per la
libertà del caporale rapito nel 2006: "Il rilascio di Gilad Shalit
mostrerebbe a Israele e al resto del mondo che Hamas
può trasformarsi da un acerrimo nemico a un partner per il dialogo, e questo
può anche far avanzare l'ipotesi di arrivare ad un cessate-il-fuoco che
libererebbe i palestinesi a Gaza e gli israeliani del Negev dall'inferno in cui
sono costretti a vivere ora". La pubblicazione della lettera sulla stampa
israeliana ha attirato su Meretz polemiche e accuse di tradimento. Ma quella di
cercare il dialogo con il movimento islamico, non è una posizione nuova per il
partito che si colloca a sinistra del Labour. Sin dalla vittoria di Hamas alle
elezioni, il partito si è pronunciato a favore di una interlocuzione con il
movimento islamico per arrivare quanto meno ad un cessate-il-fuoco e a favore
di una soluzione diplomatica piuttosto che militare. Da poche settimane il
Meretz ha un nuovo leader, al posto del dimissionario Yossi Beilin - firmatario
con il palestinese Abdel Rabbo degli Accordi di Ginevra del 2003 - c'è ora Haim
Oron, uno dei fondatori. Una transizione guidata dallo stesso Beilin che ha
indicato in Oron il suo candidato alla successione. Una successione difficile,
il partito attraversa una crisi che lo ha portato ai margini dello scenario
politico israeliano. Negli anni Novanta poteva contare su una decina di eletti
alla Knesset, oggi ne ha meno della metà. Alle ultime elezioni ha pagato lo
scotto di aver tralasciato i temi sociali - enfatizzati invece dall'allora capo
del Labour, il sindacalista Amir Peretz - e di aver invece puntato sul tema
della pace e delle trattative con i palestinesi. Adesso il campo delle istanze
sociali è di nuovo un campo aperto, visto che, ad elezioni vinte, i laburisti
hanno abbandonato il tema della giustizia sociale e condotto invece una guerra
in Libano, e visto che ieri Ehud Barak ha parlato dell'ipotesi di una fusione
tra il suo Labour e i centristi di Kadima. Una prospettiva che riaprirebbe la
partita per la rappresentanza della sinistra israeliana. 18/04/2008.
( da "Liberazione" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
I giovani di Meretz
scrivono a Meshaal "Hamas riconosca e parli con Israele" Luisa Morgantini Era un
giorno di otto anni fa, quando Widad ha riabbracciato suo figlio, nella
prigione di Ashkelon, in Israele: erano anni che non lo vedeva, ogni volta le autorità israeliane
opponevano ragioni di "sicurezza". Widad Naief Mohammad Atabeh vive a
Nablus, ha 78 anni, soffre di ipertensione, diabete e i suoi occhi non
vedono più come l'ultima volta che ha visto Saed: "Mi ha stretta e mi ha
detto che è come se nascesse ancora una volta. Quei minuti sono stati i più
belli, ma l'attimo in cui ci siamo separati è stato il più duro e
doloroso" scrive oggi in un appello a tutte le madri del mondo perché
facciano pressioni sulle autorità israeliane per realizzare il suo desiderio e
vedere Saed un'ultima volta. Saed Wajih Saed Atabeh, arrestato il 29 luglio
( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Mmagini, colori,
atmosfere, bensì sapori e odori. E Ferrara, quella
israelita di Giorgio Bassani, di nebbioline ed acque, portici e muri, prunalbo,
case turrite, biciclette, vocali aperte e grasse botteghe, ti arriva addosso
intera, una, ma piena di diversità. Il romanzo di Ferrara, regia di Piero
Maccarinelli, testo di Tullio Kezich da Bassani, è in scena al Palladium fino
al 27 aprile.
( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di FRANCESCO OLIVO
Sconvolto dall'ennesima guerra in Libano, quella del 2006, un regista decide di
ribellarsi alla routine della violenza, prende la macchina da presa e appena due
giorni dopo l'inizio del conflitto è già pronto con due attori a filmare il
dramma. E' la storia avventurosa di Philppe Aractingi, autore franco-libanese
di Sotto le bombe, film a metà tra documentario e fiction, che sarà proiettato
domani sera in anteprima gratuita al cinema Farnese alle 20, nell'ambito della
rassegna Primavera del cinema francese. L'uscita nelle sale è prevista per il
30 aprile. Una donna torna in Libano appena il cessate il fuoco lo consente,
sbarca a Beirut, cerca un tassista disposto ad accompagnarla nel sud martoriato
dai bombardamenti israeliani alla ricerca della sorella e del figlio. Il
viaggio con un autista cristiano mostra tutto il dramma di questa terra
violentata dalla furia delle bombe. A parte questi due personaggi, attori
professionisti, gli altri sono persone riprese nella loro autenticità
(profughi, soldati, medici). La prima parte è stata girata realmente sotto le
bombe, telecamera a spalla, quasi senza una sceneggiatura. Qualche giorno dopo
l'inizio della guerra, Aractingi è stato costretto a scappare in Francia con la
famiglia, per tornare pochissime ore dopo l'armistizio a bordo di una nave
della marina transalpina. A quel punto in uno scenario di macerie e
desolazione, sono state girate le scene di fiction:
"Dopo aver filmato la polvere dei palazzi distrutti, ho cercato un
approccio più distaccato - spiega Aractingi, che domani dialogherà con il
pubblico del Farnese -. Non è un film propagandistico, racconto le storie delle
vittime, sono critico sia con Israele che con Hezbollah".
( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Mahmud
Zahar e Said Siam, esponenti della linea dura. Oggi Carter si recherà a
Damasco, seconda tappa del suo viaggio in Medio Oriente, dove vedrà il leader
di Hamas in esilio Khaled Meshaal, malgrado l'opposizione di Israele e di
Washington.
( da "Riformista, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"E se cambiassimo
le regole d'ingaggio?" A Beirut temono il Cavaliere filo-israeliano Le
regole si definiscono a New York non a Roma. A disagio di fronte alla
neutralità della missione. Beirut. La vittoria elettorale di Silvio Berlusconi
ha guadagnato di colpo ampio spazio anche nelle prime pagine dei giornali
libanesi, non tanto per il senso che questo risultato ha per l'Italia, quanto
per i timori che il prossimo esecutivo di Roma possa alterare il già delicato
equilibrio su cui si poggia la missione militare dell'Onu in Libano (Unifil).
La questione è delicata: il compito principale dei nostri caschi blu è quello
di mantenere quella calma relativa ottenuta dopo l'interruzione di 34 giorni di
guerra, nell'estate 2006, tra la milizia sciita e
l'esercito israeliano. Ogni settimana Israele accusa Hezbollah di ricevere razzi e missili dall'Iran
attraverso la Siria, denunciando di fatto l'inefficacia della missione Unifil.
E quasi ogni giorno Israele
viola lo spazio aereo libanese e, secondo le recenti denunce dell'esercito
libanese, anche quello terrestre, contribuendo così a sollevare nuovi
dubbi sull'efficacia dell'azione Unifil. I vertici della forza Onu, oltre a
ripetere che le regole d'ingaggio si decidono a New York e non a Roma o a
Parigi, continuano a denunciare le violazioni israeliane e a sostenere di non
avere alcuna prova di presunte infiltrazioni di armi nell'area di loro
responsabilità. E comunque le regole d'ingaggio dell'Unifil non prevedono né di
sparare contro un eventuale Hezbollah armato (che comunque non si palesa certo
sotto gli occhi di un casco blu), né di abbattere i caccia israeliani che
piroettano sui cieli libanesi. Ecco perché ambienti governativi libanesi,
citati dalla stampa di Beirut, si dicono "preoccupati" dall'annuncio
del futuro premier italiano di voler rivedere le regole d'ingaggio per i 2.500
soldati italiani che dal settembre 2006 partecipano alla missione Unifil nel
sud del paese e a ridosso del confine provvisorio con Israele.
Poco dopo la vittoria, Berlusconi ha annunciato di voler esaminare
"attentamente le regole d'ingaggio dei nostri soldati in Libano, che sono
in una situazione abbastanza particolare perché non possono reagire in
determinate circostanze". Parole che in Libano, come riporta il quotidiano
di Beirut an-Nahar , sono sembrate addirittura "pericolose": l'Italia
è presente in Libano col contingente più numeroso, superando in questo sforzo
sia la Francia che la Spagna; all'Italia è inoltre affidato il comando del
settore ovest dell'intera area di responsabilità della missione Onu (quello est
è di competenza spagnola); di recente, anche il controllo delle acque di fronte
alle coste libanesi è affidato all'Italia (nel quadro di Euromarfor, la forza
navale europea costituita anche da Portogallo, Francia e Spagna e per i
prossimi due anni guidata dalla Marina italiana). Per questo una fonte
governativa libanese coperta dall'anonimato e citata dal giornale chiede
chiarezza: "Berlusconi non ha accennato ad alcun ritiro, ma quel che è più
pericoloso è che le sue parole dimostrano la sua insoddisfazione. Non appena
Berlusconi avrà formato il nuovo governo - prosegue la fonte - ci consulteremo
con lui per capire le sue reali intenzioni". I più maliziosi tra gli analisti
di Beirut avevano in passato avanzato l'ipotesi che un'eventuale vittoria di
Berlusconi potesse portare la Farnesina a esprimere una politica più sensibile
alle istanze "di sicurezza" di Israele e
meno a quelle "della resistenza libanese" rappresentate dall'ala
armata di Hezbollah. Timori in parte confermati quando, più di un mese fa, era
rimbalzata a Beirut la richiesta dell'ex ministro degli esteri Antonio Martino
di "ritirare i soldati italiani dal Libano" e di "tornare in
Iraq". Berlusconi era allora intervenuto, mettendo a tacere Martino e
assicurando di non avere "nessuna intenzione di tornare in Iraq così come
di ritirare le truppe dal Libano". Ma in quell'occasione Berlusconi era
andato al cuore del problema, chiarendo quali fossero le reali preoccupazioni
sue e di chi, in patria o dall'estero, lo consigliava: "Semmai quel che
vogliamo fare - aveva affermato - è modificare le regole d'ingaggio perché non
è possibile che i nostri soldati stiano a guardare ogni giorno, senza poter
fare nulla, traffici di armi da una parte e dall'altra". Un ufficiale
italiano dell'Unifil aveva allora commentato, in via confidenziale, che le
dichiarazioni del candidato premier erano "ad uso elettorale" e che
"la questione non è nel cambiare le regole d'ingaggio, bensì nel fare
pressione sui paesi e sugli attori che violano le risoluzioni Onu su cui si
basa la missione Unifil". 18/04/2008.
( da "Repubblica, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Spettacoli Esce il
30 aprile l'opera di Aractinigi "Solo bombe vere nel mio instant-movie
sulla guerra in Libano" E' stato girato durante e subito dopo l'attacco israeliano dell'estate 2006 RITA CELI ROMA Dalla parte
delle vittime innocenti, dei civili e dei troppi bambini uccisi dall'odio di
inutili guerre, Sotto le bombe del franco-libanese Philippe Aractinigi (nelle
sale dal 30 aprile, distribuito da Fandango) è un film scaturito dalla rabbia
di fronte all'ennesimo conflitto mediorientale nell'estate 2006. Tra
documentario e fiction, il film - presentato alle Giornate degli Autori a
Venezia, al Sundance, ma anche a Gerusalemme - è stato realizzato in fretta,
pensato durante i bombardamenti e girato tra le macerie subito dopo l'attacco
israeliano durato 33 giorni: villaggi distrutti, 1189 morti, migliaia di
rifugiati. Un road movie che attraversa il Libano martoriato dalle bombe e che
racconta il viaggio di Zeina in cerca del suo bimbo affidato alla zia. Ad
aiutarla un tassista, Tony, che accetta di portarla verso il sud. I due si
muovono tra rovine, ponti crollati e centri di raccolta dove incontrano il
dolore di altre madri e altri bambini. "Ho evitato di mostrare i morti, ne
abbiamo visti troppi" dice Aractinigi, a Roma per presentare il film.
"L'attacco israeliano ha risvegliato in me i ricordi di guerre passate. Ho
cominciato a girare il film realmente sotto le bombe. Terminata questa parte di
riprese a caldo, sono tornato in Francia per scrivere una storia. Solo due gli
attori, Nada Abou Farhat e Georges Khabbaz, tutto il resto è crudo e reale, i
giornalisti, i militari, i religiosi e i rifugiati interpretato se
stessi". L'autore tiene a sottolineare che il suo non è un film di
propaganda. "Non è facile parlare di una guerra così vicina, ma il punto
di vista è solo quello delle vittime delle guerre: c'è sempre una spiegazione
ufficiale, ma è solo odio che si propaga".
( da "Manifesto, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Jimmy Carter Incontro
al Cairo con Hamas È durato quasi quattro ore e mezza l'incontro di ieri al
Cairo tra l'ex presidente americano Jimmy Carter e dirigenti del movimento
islamico di Hamas, un colloquio osteggiato sia da
Washington che da Israele.
"Siamo soddisfatti di aver potuto parlare con qualcuno che conta", ha
detto ai giornalisti uno dei sei membri della delegazione di Hamas. Del gruppo
fanno parte Mahmoud Zahar e Said Siam, esponenti della "linea dura"
del movimento che ha preso il potere nella Striscia di Gaza nel giugno scorso.
E sempre ieri il quotidiano americano "Washington Post" ha pubblicato
un intervento del numero due di Hamas, Zahar, che paragona Gaza al ghetto di
Varsavia. "Resistere è l'unica opzione che resta agli abitanti di Gaza -
sostiene Zahar - e come 65 anni fa i coraggiosi ebrei del ghetto di Varsavia si
sollevarono in difesa della propria gente, anche noi, abitanti di Gaza, che è
oggi la più grande prigione a cielo aperto del mondo, non possiamo che fare
altrettanto". La Casa Bianca ha ribadito oggi che l'iniziativa privata di
Carter, 84 anni, di incontrare gli esponenti del movimento "non è
utile". Il premio Nobel per la pace 2002 è impegnato in un viaggio di nove
giorni nella regione, nel tentativo di dare impulso al processo di pace.
( da "Stampa, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
DUE MOSTRE SUGLI
SCAMBI ARTISTICI E CULTURALI AVVENUTI NEGLI ULTIMI SECOLI ATTRAVERSO IL MARE
NOSTRUM Porte del Mediterraneo Attraverso i porti e gli infiniti accessi, oggi
come in passato scorrono merci, persone e soprattutto passa la cultura GUIDO
CURTO Le montagne e i deserti dividono gli uomini; i fiumi e i mari, invece, li
uniscono. Nel mondo contemporaneo, in cui le montagne sono attraversate da
tunnel lunghissimi e sopra i deserti volano jet supersonici, sembrano esser
diventate obsolete le parole del celebre storico Arnold Toynbee. Tuttavia,
leggendo i giornali ci accorgiamo di quanto sia ancor oggi importante il mare
come via di comunicazione dov'è facile spostarsi per centinaia di chilometri,
anzi di miglia, in poco tempo a costi minimi. Basta un gommone di cinque metri
e un motore fuoribordo da 50 cavalli per arrivare in due ore dalla Tunisia a
Lampedusa; dall'Africa all'Europa. Se è vero che queste migrazioni
"clandestine" inducono problemi sociali e politici, resta il fatto
che attraverso i porti e le infinite porte del mar Mediterraneo, oggi come in
passato, scorrono merci, persone e soprattutto passa la cultura. Di questo
fatto è convinto l'assessore alla Cultura della Regione Piemonte Gianni Oliva,
che ha, infatti, accolto e sostenuto la proposta della storica dell'arte
Martina Corgnati, interessata a curare una mostra incentrata sugli scambi
artistici e culturali avvenuti negli ultimi secoli nel bacino del Mar
Mediterraneo, interessando da vicino anche il "nostro" Piemonte.
Così, dopo un lavoro di ricerca durato oltre un anno, è nata la mostra Le Porte
del Mediterraneo che s'inaugura martedì 22 aprile alle ore
( da "Opinione, L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Ven, 18 Apr
2008 Edizione 76 del 18-04-2008 Per il 62mo anniversario dell'indipendenza
siriana, Assad lancia proclami bellicosi La Siria "pronta
alla guerra con Israele"
di Giorgio Bastiani "La Siria è pronta a una guerra con Israele". L'affermazione proviene
direttamente da Bashar al Assad, il dittatore di Damasco, in un discorso
pubblicato sul quotidiano libanese Al Akhbar. Il quale, naturalmente, precisa
che una guerra è poco probabile allo stato attuale delle cose e che sarà Israele, eventualmente, a
dichiararla, o gli Stati Uniti a provocarla. Si tratta comunque di affermazioni
molto gravi, soprattutto perché vengono pronunciate nel pieno dei
festeggiamenti del 62mo anniversario dell'indipendenza siriana. I drusi
israeliani che abitano nella "Valle delle Grida", al confine con la
Siria, hanno festeggiato esponendo bandiere siriane e rivendicando la
riunificazione con l'altra parte del Golan, amministrata da Damasco. Non è un
mistero che la Siria voglia rioccupare tutte le alture del Golan, conquistate
da Israele nella guerra dei Sei Giorni (1967) e poi
mantenute dopo la guerra dello Yom Kippur del 1973. Ma a cosa serve questa
rivendicazione nazionalista adesso, soprattutto dopo che il governo israeliano
si è detto più volte disponibile al dialogo con Damasco per arrivare a un
trattato di pace? Il discorso di Assad è da intendersi, prima di tutto, come un
segnale di forza lanciato alla propria opinione pubblica, educata per decenni
alla "resistenza" contro Israele. Ma è anche
e soprattutto un messaggio rivolto al Libano, che dal 23 novembre scorso è
privo di un presidente a causa dell'ostruzionismo politico dei partiti
filo-siriani. Secondo Assad, infatti, una guerra potrebbe scoppiare nel caso
gli Stati Uniti dovessero attaccare l'Iran o se Israele
dovesse attaccare in Libano. E questo è un messaggio esplicito rivolto agli
alleati Hezbollah, che da Teheran prendono gli ordini e che da due anni, nel
Libano del Sud, nonostante la presenza dei caschi blu della missione Unifil,
stanno preparandosi a una nuova guerra contro Israele,
rinnovando i loro arsenali. Le accuse del dittatore di Damasco sono rivolte
soprattutto contro il "Grande Satana" statunitense. Secondo la sua
visione della storia recente, sarebbe stata proprio la Casa Bianca a premere su
Israele nella guerra del 2006 contro Hezbollah: "Israele aveva tutta l'intenzione di ritirarsi, ma il governo
americano li ha costretti a continuare". Questo messaggio è in aperto contrasto
con quanto afferma il premier israeliano Ehud Olmert, secondo il quale
sarebbero già in corso contatti informali tra Gerusalemme e Damasco. Può anche
essere letto in questa chiave: scaricando tutte le colpe principali sugli Stati
Uniti, Assad sta giustificando in anticipo i suoi futuri contatti diplomatici
con lo Stato ebraico. E' comunque un discorso che non tiene conto degli
inevitabili effetti collaterali che avrà sull'opinione pubblica islamista in
Libano e a Gaza: sentendosi più forte, con una Siria alle spalle "pronta
alla guerra contro Israele", potrebbe reagire con
una violenza non prevista dalle machiavelliche diplomazie arabe.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
E Silvio ridisegna
la politica estera MARCO CONTI Porto Rotondo. "La visita di Putin serve a
rinsaldare relazioni mai interrotte". Sotto la scaletta del lussuoso
"Ilyushin 96" che porta per la terza volta Vladimir Putin in
Sardegna, Silvio Berlusconi spiega perchè la Russia tornerà molto presto ad
essere considerata interlocutore privilegiato del nostro Paese. "Basti
ricordare che dalla Russia viene il 30% di gas e di petrolio - spiega
Berlusconi - abbiamo moltissime possibilità di intervento con Eni e Enel e
altre nostre aziende. I rapporti bilaterali con la Federazione russa per noi
sono molto importanti". Il prossimo 7 maggio Putin lascerà il Cremlino per
assumere il ruolo da primo ministro e la decisione di incontrare il Cavaliere,
assunta prima del risultato elettorale, rientra nel clima di forte amicizia che
da anni lega i due leader, e che li ha portati ad incontrarsi due volte negli
ultimi due anni. Malgrado Berlusconi fosse all'opposizione. Il girocollo scuro
per Putin e la camicia nera sbottonata per Berlusconi, sono a sottolineare
"la visita informale e senza agenda" che Paolo Bonaiuti e Valentino
Valentini raccontano in serata, sostenendo che i due si sono a lungo
intrattenuti sul ruolo da premier che li attende a breve e sui problemi dei
rispettivi paesi. "Da noi è molto apprezzata la tua tenacia da
combattente", ha sostenuto Putin al termine del racconto che Berlusconi ha
fatto della campagna elettorale. Il presidente russo si è informato anche del
risultato elettorale delle altre forze politiche, e sarebbe rimasto sorpreso
della forte semplificazione del quadro politico italiano e della scomparsa dal
Parlamento dei partiti che si richiamano al comunismo. Dopo il pranzo consumato
a tarda ora a base di tagliolini e crostacei, malgrado la pioggia battente, i
due hanno fatto una lunga passeggiata nell'immenso parco che circonda villa La
Certosa. Tra la descrizione di una pianta e il racconto del complicato sistema
idirico che assiste il giardino, i due hanno avuto modo di spaziare a
trecentosessanta gradi, discutendo anche, come raccontato da Valentini, del
rapporto tra Russia ed Unione Europea. Con la due giorni di Putin in Costa
Smeralda, e a poche settimane dall'incarico di primo ministro, Berlusconi torna
alla politica estera fatta di rapporti personali molto stretti, che tendono a
rompere i tradizionali assi e le aggregazioni sovranazionali in gran parte
frutto dell'ultima guerra mondiale. Il faccia a faccia con Putin è strettamente
connesso con l'annuncio fatto da Berlusconi di un'imminente
visita a Washington e con la promessa di voler fare in Israele il suo primo viaggio di Stato.
Non c'è dubbio che si tratta di un cambio di passo rispetto alla politica
estera degli ultimi anni, molto filoeuropea e mediterranea, e sarà interessante
verificare cosa produrrà l'interessante sintonia che si annuncia tra Berlusconi
e il presidente francese Sarkozy. Berlusconi non ha fatto mai mancare il
suo appoggio a Putin, malgrado il ricorrente scetticismo della comunità
internazionale sulla Russia degli ultimi anni. Il presidente russo, malgrado la
caratteriale freddezza, non manca occasione per riconoscerlo e lo ha fatto
anche ieri sera durante la cena organizzata da Berlusconi in suo onore,
allietata dall'immancabile Apicella e da un paio di musicisti
"napo-cubani".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Carter sfida il veto
Usa e parla con Hamas MICHELE GIORGIO Gerusalemme. Incurante delle critiche
della Casa Bianca, del Dipartimento di stato americano e del boicottaggio di Israele, l'ex presidente Usa e premio Nobel per la pace
Jimmy Carter ha incontrato ieri in un albergo del Cairo una delegazione di
Hamas, guidata da Mahmoud Zahar e Said Siyam. Un colloquio che segna il primo
incontro tra il movimento islamico Hamas e un esponente americano di primo
piano anche se Carter è giunto in Medio Oriente in visita privata e senza
proporsi come mediatore. In serata l'ex presidente democratico americano (che
da anni è impegnato in missioni politico-umanitarie nel mondo) è partito per
Damasco dove oggi dovrebbe incontrare il leader supremo di Hamas in esilio,
Khaled Mashaal. "Sono qui per capire se Hamas può
assumere una posizione moderata e cessare gli attacchi contro Israele, non per rappresentare una
alternativa all'iniziativa di pace del presidente Bush", ha più volte
spiegato Carter, senza però rompere l'embargo totale attuato nei suoi confronti
da Israele. E ieri dagli
Stati Uniti è giunta una nuova pesante stroncatura della sua missione.
"Non crediamo che gli incontri di Carter siano stati utili. Ciò che emerge
dalle recenti violenze a Gaza è che Hamas è un'organizzazione
terroristica", ha detto Gordon Johndroe, portavoce del Consiglio di
sicurezza nazionale americano, ribadendo la linea di netta chiusura
dell'amministrazione Bush nei confronti del movimento islamico palestinese. Per
Hamas invece non ci sono dubbi. Gli incontri con Carter dimostrano che il mondo
comincia a rendersi conto che senza il coinvolgimento del movimento islamico
non sarà possibile arrivare ad una soluzione del conflitto israelo-palestinese.
E approfittando della possibilità avuta di poter scrivere un suo commento sulle
pagine del "Washington Post", Mahmoud Zahar ha paragonato la rivolta
del ghetto di Varsavia (dove vennero rinchiusi, assediati e ridotti alla fame
gli ebrei polacchi) alla tragica realtà di Gaza, circondata da Israele. "Gaza è oggi quello che fu il ghetto di
Varsavia", ha scritto Zahar sul prestigioso quotidiano americano,
"resistere è l'unica opzione che resta ai suoi abitanti e come 65 anni fa
i coraggiosi ebrei del ghetto di Varsavia si sollevarono in difesa della
propria gente anche noi, abitanti di Gaza, non possiamo che fare
altrettanto". Le affermazioni del leader di Hamas non sono state
commentate in Israele. Il presidente dello Stato
ebraico Shimon Peres si trova a Varsavia proprio per celebrare i 65 anni di
quella rivolta. Per Gaza ieri è stata una nuova giornata di tensione e
combattimenti anche se meno insaguinata di quella di mercoledì quando 21
palestinesi (molti i civili, tra i quali diversi bambini), e tre soldati
israeliani sono rimasti uccisi in scontri a fuoco e bombardamenti andati avanti
per ore. Migliaia di persone hanno partecipato ai funerali delle vittime, tra
cui Fadel Shana, il cameraman dell'agenzia britannica Reuters ucciso mentre
documentava una incursione israeliana. Un drammatico video, messo ieri in rete,
ha mostrato gli ultimi istanti di vita dell'operatore. Il documento sembra
indicare che ad uccidere il giornalista sia stato un proiettile a
frammentazione capace di provocare una pioggia di dardi d'acciaio, sparato da
un carro armato israeliano. Le immagini sono quelle che stava realizzando
l'operatore pochi istanti prima di morire. Mostrano in lontanza un mezzo
coreazzato israeliano sulla cui bocca del cannone appare improvvisamente un
flash bianco seguito da una nuvoletta scura. È questo il momento in cui è
partito il colpo. Esattamente dopo un secondo, si vede sopra la telecamera una
seconda nuvoletta, traccia di un'altra esplosione. Secondo i medici palestinesi
è il momento in cui il proiettile israeliano si è frantumato, scagliando nel
raggio di alcune centinaia di metri la micidiale pioggia di dardi che ha ucciso
Shana. Hamas da parte sua non abbassa il livello dello scontro e il suo braccio
armato ha annunciato che "colpirà Israele ovunque
e con tutti i mezzi". Ieri una ventina di razzi Qassam sparati da Gaza
sono caduti nel territorio dello Stato ebraico senza causare vittime e danni.
Un miliziano palestinese è stato ucciso mentre tentava di infiltrarsi in Israele.
( da "Avanti!" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
: sono passati esattamente
sessanta anni da quando in una lotta all'ultimo voto fra Democrazia cristiana e
Fronte democratico popolare, i socialisti riuscirono a totalizzare quasi l'otto
per cento dei voti e diventare determinanti per la crescita democratica del
nostro Paese. Ora, le condizioni erano quasi eguali e nella lotta spietata fra
il Partito delle libertà di Berlusconi e il Partito democratico di Veltroni, i
socialisti sono stati frantumati, totalizzando solo l'uno per cento dei voti,
scomparendo dalla vita politica italiana. Perché? Boselli, Angius, De Michelis
hanno parlato, ma nessuno ha detto la verità. Nel 1948, alla testa dei
socialisti democratici vi era una bandiera del socialismo e dell'antifascismo
come Giuseppe Saragat deciso a contrastare duramente il Fronte popolare; oggi
alla testa dei socialisti di Boselli e di De Michelis (che rappresentano la
minima parte dei socialisti) vi erano uomini che avevano
collaborato con il governo Prodi con posti di grande responsabilità al
Ministero degli Esteri, approvando le scelte del ministro D'Alema a favore dei
Talebani contro Israele.
Non solo, ma se avesse vinto Veltroni, come tanti soldatini sarebbero rientrati
nella loro maggioranza. Il "vero" socialismo è un'altra cosa.
( da "Giornale.it, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 93 del 2008-04-18
pagina 2 "Gli ebrei compatti contro il fascismo" di Redazione "Se
Buontempo continua a dichiararsi fascista, sono certo che su questo
"valore" la mia Comunità sarà compatta e unita nel respingere al
mittente le sue farneticanti dichiarazioni". Le parole del presidente
della Comunità ebraica romana (Cer) Riccardo Pacifici fanno capire che le
affermazioni di Teodoro Buontempo potrebbero mettere in discussione l'appoggio
della comunità ebraica a Gianni Alemanno in vista del prossimo ballottaggio,
visto che proprio ieri La Destra, di cui Buontempo è esponente, ha dato il suo
appoggio al candidato del Pdl. "Ribadisco al suo partito - spiega Pacifici
- che noi non facciamo politica, ma esprimiamo pensieri e valori. L'ultima cosa
di cui abbiamo bisogno in questo momento è di essere oggetto di
strumentalizzazioni politiche da parte di chiunque". "La perplessità
sollevata dalla comunità ebraica - dice Gianni Alemanno - mi sembra eccessiva.
Ho parlato ieri (mercoledì, ndr) con Pacifici ma devo far
notare che Storace è stato in Israele prima di Fini". Contrari all'"alleanza" tra il
Pdl e La Destra anche Tullia Zevi, ex presidente dell'Unione delle comunità
ebraiche italiane, e Perla Pavoncello, la precaria ebraica a cui Alemanno aveva
offerto una candidatura nella sua lista civica. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "EUROPA ON-LINE" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
GUIDO MOLTEDO Non
avrà una "visione" in politica estera, ma la bussola internazionale
di Silvio Berlusconi s'orienta seguendo alcuni punti fissi collaudati e
riconoscibili. Una relazione molto forte con l'America, anche quando stride con
i basilari interessi europei, che comunque non sono considerati prioritari; un rapporto privilegiato con Israele; un ostentato disinteresse verso l'Asia, per non dire
dell'Africa e dell'America Latina. Fissati questi pochi punti fermi, si sente
libero, su un altro terreno, di fare le operazioni che gli stanno davvero a
cuore, nelle quali il lato degli affari è prevalente e nelle quali egli gioca
con grande disinvoltura la carta della sua persona, del rapporto
personale e amicale con i suoi interlocutori, sia che si tratti di Vladimir
Putin sia che si tratti di Nicolas Sarkozy. Con loro il tema è il business:
energia, Alitalia, interessi commerciali. Sintetizza Quentin Peel sul Financial
Times: "Per Berlusconi fare politica è fare affari". Il Cavaliere sa
bene che gli americani sono pronti a sorvolare sull'amicizia esibita con Putin:
la considerano, appunto, affari suoi, una relazione che fa notizia solo per il
folklore degli incontri. Ben sapendo che sui dossier che stanno più a cuore a
Washington potranno contare sempre sull'Italia berlusconiana. Questo tratto personale
? e i punti che abbiamo prima elencato ? ha caratterizzato le precedenti
esperienze governative di Berlusconi nell'arena internazionale. L'esordio del
suo nuovo mandato con l'amico Vladimir fa pensare che il canovaccio si ripeterà
tal quale. Come in passato, peraltro, alla Farnesina non ci sarà un D'Alema del
centro-destra, ma un diligente amministratore della macchina diplomatica, come
Franco Frattini. La politica estera farà capo a palazzo Chigi e alle ville del
Cavaliere. Il quale promette che non si farà prendere dalla bulimia
presenzialista dei precedenti mandati, ma sarà più sobrio e selettivo negli
impegni internazionali. Ma la minore quantità non cambierà la qualità della sua
presenza sulla scena mondiale. Certo, diversamente dalle precedenti esperienze
governative, quella che sta per cominciare s'inquadra in un mondo parecchio
cambiato rispetto agli anni Novanta e al primo quinquennio del