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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA:

Se scoppia l’intelligenza”

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tARTICOLI DEL  18-4-2008       #TOP



Report "Israele/Palestina"

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Indice delle sezioni

Israele/Palestina (31)


Indice degli articoli

Sezione principale: Israele/Palestina

La violenza in contesti difficili Aiuti e suggerimenti alle donne ( da "Stampa, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ISRAELE, TORINO La violenza in contesti difficili Aiuti e suggerimenti alle donne "Violenza di genere in contesti difficili. Palestina, Israele, Torino": è questo il titolo del progetto di ricerca, organizzato dal Cirsde, che verrà presentato martedì 15, alle 17, presso la sala lauree di Scienze Politiche in via Verdi 25.

Alemanno agli ebrei: non accetto veti e a parigi niente incontro con sarkozy - paolo g. brera ( da "Repubblica, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Storace è stato presidente della Regione ed è andato in Israele prima di Fini? in ogni caso non accettiamo veti. Sull'apparentamento dovremo fare un discorso complessivo partendo dai programmi, e dopo aver valutato anche la disponibilità dell'Udc". Eccolo, il tema più spinoso da dirimere prima di lanciare l'assalto finale al fortino del Campidoglio.

L'agente segreto al servizio di Sua Maestà il realismo ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Roma e Israele. Un low cost delle tensioni internazionali, insomma, che ha il merito di appassionare il lettore, di non soffrire cali di tensione, di non spezzare mai il filo conduttore. Sarda la protagonista Sonia Frau, ricercatrice di Storia medievale all'Università di Cagliari, rapita con due studenti palestinesi durante una trasferta didattica a Gerusalemme.

Prima credevo che i cattivi fossero gli arabi In Palestina ho visto che il cattivo ero io Ho capito che è tutto relativo , dice il regista ( da "Unita, L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del "Prima credevo che i cattivi fossero gli arabi In Palestina ho visto che il cattivo ero io Ho capito che è tutto relativo", dice il regista.

Madre coraggio stufa di guerra. Sotto le bombe nel Libano ( da "Unita, L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "senza, certamente voler fare propaganda per Israele o Hezbollah". E lo dice chiaramente la protagonista, in uno dei momenti più tesi, quando la ricerca del suo bambino si fa sempre più difficile: "Me ne frego dell'America, di Israele, di Hezbollah. Questa non è la mia guerra: io voglio mio figlio".

Gaza, Israele pianifica la grande offensiva Nome in codice Estate rovente, l'obiettivo è la resa dei conti finale con Hamas ( da "Unita, L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del Gaza, Israele pianifica la grande offensiva Nome in codice Estate rovente, l'obiettivo è la resa dei conti finale con Hamas / Roma ESTATE ROVENTE per Gaza. Non è una previsione metereologica ma il nome in codice dell'offensiva militare che Tsahal potrebbe scatenare nella Striscia.

Beirut in allarme per la ricetta Berlusconi Fonti del governo libanese giudicano pericolose le parole del futuro premier sulla necessità di cambiare regole di ingaggio per i 2500 s ( da "Unita, L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: estate 2006 tra Israele e il movimento sciita Hezbollah. Hezbollah, per l'appunto. Ed è qui che l'allarme si fa ancor più preoccupante. L'Unità ha sondato fonti vicine ai vertici politici del movimento sciita. Il riscontro non può non preoccupare. Nessuna dichiarazione ufficiale, ma una cosa è certa: le affermazioni di Berlusconi,

Nirenstein: io ebrea sto con il candidato pdl E se Storace fa come me diventa antifascista ( da "Corriere della Sera" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: una giornalista attenta alle questioni mediorientali e, in particolare, alle grandi vicende di Israele... "Io che sono e faccio tutte queste cose, va bene: qual è la domanda? ". Ecco, onorevole: lei, al ballottaggio per l'elezione del sindaco di Roma, voterà per Alemanno o per Rutelli? "Voterò per il Pdl". Quindi per Alemanno? "Per Alemanno, sicuro.

Alemanno e il patto con La Destra <Comunità ebraica, niente veti> ( da "Corriere della Sera" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele prima di Fini. Comunque devo ancora valutare la vicenda". Sulla polemica è intervenuto anche Gianfranco Fini: "Con Pacifici siamo amici - ha detto - ci siamo sentiti e mi ha detto che ci sono state strumentalizzazioni oscene". Direttamente citato, ieri Buontempo, presidente della "Destra", ha detto la sua: "Non bisogna confondere i cittadini di religione ebraica con quelli

Soccorso nero dalla Destra ( da "Manifesto, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: mentre Storace ha ricordato di essere stato in Israele e di aver definito le leggi razziali "un orrore prima ancora che un errore". Parole che non riescono comunque a far sparire nel Pdl l'imbarazzo. Tanto che a un certo punto deve intervenire anche Gianfranco Fini. Il leader di An pensa di avere le carte in regola dopo il suo viaggio in Israele e l'omaggio alle vittime della Shoah (

ANTICIPAZIONI ( da "Manifesto, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 7 Prigione Palestina Oltre 9 mila i detenuti politici nelle carceri israeliane. 300 sono ragazzi e 700 senza capi d'imputazione P. 8 Aimé Césaire Dalla poesia alla lotta anti-colonialista. Il cantore della "negritudine" è morto a 94 anni nella sua Martinica P.

Quell'esercito di adolescenti nelle galere dell'occupazione ( da "Manifesto, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, tra loro 300 tra ragazzi e bambini e oltre 700 senza alcun capo d'imputazione Michele Giorgio Inviato a Ramallah Ahmad Qaddar ha solo 16 anni ma parla con il piglio di chi è stato costretto a crescere in fretta. "Erano le 2 del pomeriggio quando i soldati israeliani mi hanno arrestato - racconta alzando lo sguardo -

Jimmy Carter ( da "Manifesto, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: un colloquio osteggiato sia da Washington che da Israele. "Siamo soddisfatti di aver potuto parlare con qualcuno che conta", ha detto ai giornalisti uno dei sei membri della delegazione di Hamas. Del gruppo fanno parte Mahmoud Zahar e Said Siam, esponenti della "linea dura" del movimento che ha preso il potere nella Striscia di Gaza nel giugno scorso.

<Assurde le polemiche degli amici ebrei sul candidato PdL> ( da "Libero" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: autorevole Jerusalem Post ha pubblicato un articolo sulla sua elezione e una complessiva analisi sulla vittoria di Silvio Berlusconi. Haaretz, altro importante giornale israeliano, pubblicherà oggi un'intervista alla neodeputata. Foto: Fiamma Nirenstein Olycom Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

Dal nostro inviato WASHINGTON - Nell'America delle libertà, dei movimenti p ( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Persino i due Rabbini Capo di Israele avevano preso carta e penna per esprimere personalmente il proprio disagio. Intanto, mentre ha ripreso a lavorare la commissione bilaterale israelo-vaticana per definire una specie di mini concordato con un nuovo round di colloqui previsto in Vaticano per il 28 maggio, il Papa ha espresso il suo "affetto e amicizia"

USA E LABIRINTO IRANIANO UN PROGETTO PER USCIRNE ( da "Corriere della Sera" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: da Israele alla questione palestinese. è difficile immaginare che una tale proposta possa modificare la linea di Bush, ormai condannato a ripetere instancabilmente i propri errori. Ma il nuovo presidente potrebbe trovare in essa la via per uscire dal labirinto in cui il suo predecessore ha spinto l'America.

L'appello dei parlamentari europei: <Giustizia per i prigionieri palestinesi> ( da "Liberazione" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ascoltato le dure critiche del presidente che lo ha accusato di danneggiare Israele. D'altronde - e nonostante sia lui l'artefice del primo trattato di pace dello Stato ebraico con un paese arabo, ossia con l'Egitto nel 1979 - in Israele Carter gode di cattiva reputazione e di pessima stampa. Colpa di un libro, pubblicato due anni fa con il titolo "Palestina, pace non apartheid",

I giovani di Meretz scrivono a Meshaal <Hamas riconosca e parli con Israele> ( da "Liberazione" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Hamas riconosca e parli con Israele" Luisa Morgantini Era un giorno di otto anni fa, quando Widad ha riabbracciato suo figlio, nella prigione di Ashkelon, in Israele: erano anni che non lo vedeva, ogni volta le autorità israeliane opponevano ragioni di "sicurezza". Widad Naief Mohammad Atabeh vive a Nablus, ha 78 anni, soffre di ipertensione,

Scrittura nobile, dolore autentico, eleganza e buon gusto rimandano in platea non solo e non tanto i ( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: quella israelita di Giorgio Bassani, di nebbioline ed acque, portici e muri, prunalbo, case turrite, biciclette, vocali aperte e grasse botteghe, ti arriva addosso intera, una, ma piena di diversità. Il romanzo di Ferrara, regia di Piero Maccarinelli, testo di Tullio Kezich da Bassani, è in scena al Palladium fino al 27 aprile.

Sconvolto dall'ennesima guerra in Libano, quella del 2006, un regista decide di ribellarsi alla ( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sono state girate le scene di fiction: "Dopo aver filmato la polvere dei palazzi distrutti, ho cercato un approccio più distaccato - spiega Aractingi, che domani dialogherà con il pubblico del Farnese -. Non è un film propagandistico, racconto le storie delle vittime, sono critico sia con Israele che con Hezbollah".

IL CAIRO - L'ex presidente Usa Jimmy Carter ha incontrato al Cairo due capi di Hamas. Si tratta di ( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Mahmud Zahar e Said Siam, esponenti della linea dura. Oggi Carter si recherà a Damasco, seconda tappa del suo viaggio in Medio Oriente, dove vedrà il leader di Hamas in esilio Khaled Meshaal, malgrado l'opposizione di Israele e di Washington.

Unifil la sortita di Berlusconi agita i libanesi ( da "Riformista, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: tra la milizia sciita e l'esercito israeliano. Ogni settimana Israele accusa Hezbollah di ricevere razzi e missili dall'Iran attraverso la Siria, denunciando di fatto l'inefficacia della missione Unifil. E quasi ogni giorno Israele viola lo spazio aereo libanese e, secondo le recenti denunce dell'esercito libanese, anche quello terrestre,

"solo bombe vere nel mio instant-movie sulla guerra in libano" - rita celi roma ( da "Repubblica, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: attacco israeliano dell'estate 2006 RITA CELI ROMA Dalla parte delle vittime innocenti, dei civili e dei troppi bambini uccisi dall'odio di inutili guerre, Sotto le bombe del franco-libanese Philippe Aractinigi (nelle sale dal 30 aprile, distribuito da Fandango) è un film scaturito dalla rabbia di fronte all'ennesimo conflitto mediorientale nell'

Incontro al Cairo con Hamas ( da "Manifesto, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: un colloquio osteggiato sia da Washington che da Israele. "Siamo soddisfatti di aver potuto parlare con qualcuno che conta", ha detto ai giornalisti uno dei sei membri della delegazione di Hamas. Del gruppo fanno parte Mahmoud Zahar e Said Siam, esponenti della "linea dura" del movimento che ha preso il potere nella Striscia di Gaza nel giugno scorso.

Porte del Mediterraneo ( da "Stampa, La" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: occasione da 17 artisti contemporanei provenienti da Egitto, Algeria, Israele, Turchia, ex Yugoslavia e due dall'Italia. Inutile citarli uno ad uno perché sono nomi in gran parte sconosciuti a quasi tutti noi. Chi, invece, conosce bene il loro lavoro è Martina Corgnati, la curatrice della mostra, che da anni assiduamente li segue.

La Siria "pronta alla guerra con Israele" ( da "Opinione, L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: pronta alla guerra con Israele" di Giorgio Bastiani "La Siria è pronta a una guerra con Israele". L'affermazione proviene direttamente da Bashar al Assad, il dittatore di Damasco, in un discorso pubblicato sul quotidiano libanese Al Akhbar. Il quale, naturalmente, precisa che una guerra è poco probabile allo stato attuale delle cose e che sarà Israele,

E SILVIO RIDISEGNA LA POLITICA ESTERA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: imminente visita a Washington e con la promessa di voler fare in Israele il suo primo viaggio di Stato. Non c'è dubbio che si tratta di un cambio di passo rispetto alla politica estera degli ultimi anni, molto filoeuropea e mediterranea, e sarà interessante verificare cosa produrrà l'interessante sintonia che si annuncia tra Berlusconi e il presidente francese Sarkozy.

CARTER SFIDA IL VETO USA E PARLA CON HAMAS ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Sono qui per capire se Hamas può assumere una posizione moderata e cessare gli attacchi contro Israele, non per rappresentare una alternativa all'iniziativa di pace del presidente Bush", ha più volte spiegato Carter, senza però rompere l'embargo totale attuato nei suoi confronti da Israele. E ieri dagli Stati Uniti è giunta una nuova pesante stroncatura della sua missione.

L'ALDOPARLANTE ( da "Avanti!" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: vi erano uomini che avevano collaborato con il governo Prodi con posti di grande responsabilità al Ministero degli Esteri, approvando le scelte del ministro D'Alema a favore dei Talebani contro Israele. Non solo, ma se avesse vinto Veltroni, come tanti soldatini sarebbero rientrati nella loro maggioranza. Il "vero" socialismo è un'altra cosa.

<Gli ebrei compatti contro il fascismo> ( da "Giornale.it, Il" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ndr) con Pacifici ma devo far notare che Storace è stato in Israele prima di Fini". Contrari all'"alleanza" tra il Pdl e La Destra anche Tullia Zevi, ex presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, e Perla Pavoncello, la precaria ebraica a cui Alemanno aveva offerto una candidatura nella sua lista civica.

Il Cavaliere è uomo di mondo ( da "EUROPA ON-LINE" del 18-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: un rapporto privilegiato con Israele; un ostentato disinteresse verso l'Asia, per non dire dell'Africa e dell'America Latina. Fissati questi pochi punti fermi, si sente libero, su un altro terreno, di fare le operazioni che gli stanno davvero a cuore, nelle quali il lato degli affari è prevalente e nelle quali egli gioca con grande disinvoltura la carta della sua persona,


Articoli

La violenza in contesti difficili Aiuti e suggerimenti alle donne (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

RICERCA SU PALESTINA, ISRAELE, TORINO La violenza in contesti difficili Aiuti e suggerimenti alle donne "Violenza di genere in contesti difficili. Palestina, Israele, Torino": è questo il titolo del progetto di ricerca, organizzato dal Cirsde, che verrà presentato martedì 15, alle 17, presso la sala lauree di Scienze Politiche in via Verdi 25. L'obiettivo dello studio è favorire, attraverso scambi internazionali e utilizzando una metodologia partecipativa, la costruzione di politiche attente alla salute delle donne nell'area mediterranea, con riferimento al tema della difesa attiva nelle situazioni a rischio di violenza sociale e familiare. La ricerca durerà un anno e avrà come momento topico un confronto, che si svolgerà ad ottobre a Torino, tra operatori che lavorano nelle realtà di Gaza e Haifa. Nell'incontro di martedì 15, Diana Carminati offrirà un'analisi del contesto dell'occupazione nei territorio palestinesi; Elisabetta Donini relazionerà sul progetto Epic (European Palestinian and Israeli Cities) al cui interno si inserisce la ricerca; Franca Balsamo affronterà le ricadute che il conflitto in Medio Oriente ha sulla condizione femminile. Concluderà Chiara Einaudi che entrerà nel dettaglio del progetto di ricerca, spiegandone programma e metodologie. \.

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Alemanno agli ebrei: non accetto veti e a parigi niente incontro con sarkozy - paolo g. brera (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina V - Roma Il candidato del Pdl vede due ministri, ma salta il colloquio con Attali. "I rom? Nei centri solo di passaggio" Alemanno agli ebrei: non accetto veti E a Parigi niente incontro con Sarkozy Mantovano: "Sono più i voti che si guadagnano o che si perdono con Storace?" PAOLO G. BRERA DAL NOSTRO INVIATO PARIGI - Le idee per scalare il Campidoglio Gianni Alemanno è andato a cercarle in Francia, a Parigi, chez Sarkozy; e lungo il viaggio in aereo, con vista sulle vette imbiancate delle Alpi, da appassionato scalatore prova a immaginare la cordata vincente. Puntare sulla Destra di Storace, che dopo il monito severo della comunità ebraica rischia di diventare un autogol, o guardare all'elettorato moderato che non ne accetterebbe le posizioni estreme, rinunciando però a qualche decina di migliaia di voti? "Ho sentito il presidente della comunità, Riccardo Pacifici ? dice Alemanno ? e mi ha detto delle sue fortissime perplessità, ma non ho capito bene cosa abbia dichiarato di preciso Daniela Santanchè. Però mi sembrano preoccupazioni eccessive, Storace è stato presidente della Regione ed è andato in Israele prima di Fini? in ogni caso non accettiamo veti. Sull'apparentamento dovremo fare un discorso complessivo partendo dai programmi, e dopo aver valutato anche la disponibilità dell'Udc". Eccolo, il tema più spinoso da dirimere prima di lanciare l'assalto finale al fortino del Campidoglio. Nelle pause tra una fitta serie di incontri istituzionali e politici con la destra di Nicolas Sarkozy che governa la Francia, Alfredo Mantovano che lo accompagna si avvicina ai giornalisti e domanda: "Ma secondo voi sono più i voti che si guadagnano o quelli che si perdono, apparentandosi con Storace?". A Parigi Alemanno c'è andato perché "può essere per Roma un modello di amministrazione per una capitale moderna", e perché "ora abbiamo un governo amico e a luglio inizia il semestre di presidenza Ue francese", un'occasione imperdibile per lanciare "una forte strategia comune sull'immigrazione". L'altro lato del problema, garantire la sicurezza, è il primo punto del suo programma elettorale, e lo recita come un rosario: "Dobbiamo espellere da Roma 20mila stranieri che hanno violato la legge", e dopo una buona mezz'ora a porte chiuse con il ministro dell'Immigrazione, Brice Hortefeux, il verdetto è incoraggiante: "A luglio, all'inizio del semestre della nostra presidenza ? dice il ministro ? proporremo un Patto europeo per l'immigrazione che preveda una sanzione penale se non viene rispettato l'allontanamento da un paese membro". Manovra ad hoc per i neo comunitari, e tra essi i nomadi rom. Ad Alemanno brillano gli occhi: "Migliorare la condizione dei nomadi che vivono nelle baracche a Roma? Vorrebbe dire attirarne altre migliaia. La proposta dei villaggi della solidarietà contenuta nel patto della sicurezza, quello di Veltroni e Serra, è da cestinare completamente. I centri devono ospitare solo stranieri di passaggio". Saltato l'appuntamento programmato con Jacques Attali, dal quale vorrebbe carpire la ricetta di una commissione no-partisan da installare a Roma insieme a Rutelli per i grandi temi come i poteri della Capitale, Alemanno ha incontrato il ministro Roger Karoutchi, il braccio destro di Sarkozy. Il presidente non era disponibile: "Questioni di etichetta: il protocollo ? spiega il candidato Pdl ? prevede che incontri prima Berlusconi". In serata, il ritorno in Italia, con immersione in campagna elettorale. C'è la sfida in tv alle porte (probabilmente martedì a Ballarò) fortemente voluta dal leader del centrodestra e accettata da Rutelli.

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L'agente segreto al servizio di Sua Maestà il realismo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Pagina 318 L'agente segreto al servizio di Sua Maestà il realismo --> Al check point gli annoiatissimi soldati israeliani ascoltano le esplosioni delle bombe lanciate dai loro elicotteri su un villaggio palestinese: "Quanti ne avranno fatto fuori, i nostri?". La domanda scatena un giocoso giro di scommesse sul numero di vittime, in una situazione vorticosamente immobile in cui la morte è vita: di tutti i giorni. Se un agente segreto ruba un'ambulanza per sfuggire a un attentato, non pensa che si sta mettendo in salvo: si limita a sperare di non essere salito a bordo di un'autobomba, di non saltare in aria entro pochi secondi. Non ci si può fidare nemmeno delle cose, nella guerra eterna che infiamma il Medio Oriente. Nella spy story di Pietro Picciau "La recluta di Aden" (La Riflessione - Davide Zedda editore) non mancano episodi che testimoniano le tensioni del vivere, del sopravvivere, in quelle zone tormentate. Un thriller prima di tutto - sarà presentato domani alle 18 alla Vetreria in via Italia a Pirri -, ma non soltanto un romanzo: il pignolo lavoro di documentazione dell'autore offre anche uno spaccato delle tensioni internazionali ben più ampio, rispetto a quanto raccontano i giornali. E Picciau, che da molti anni fa il giornalista (a L'Unione Sarda), ne è cosciente. Però è fondamentalmente un romanzo, anche se somiglia molto a una sceneggiatura per il cinema, ed è roba per lettori che non temono i cambi di fuso orario. Si è in Sardegna, ma un attimo dopo ci si ritrova in Yemen passando per gli Usa, la Russia, la Danimarca, Roma e Israele. Un low cost delle tensioni internazionali, insomma, che ha il merito di appassionare il lettore, di non soffrire cali di tensione, di non spezzare mai il filo conduttore. Sarda la protagonista Sonia Frau, ricercatrice di Storia medievale all'Università di Cagliari, rapita con due studenti palestinesi durante una trasferta didattica a Gerusalemme. Sardo è Bart, che non si scrive Burt perché è il diminutivo di Bartolomeo: di cognome fa Marreri, è un agente dei servizi segreti, un eroe di Baghdad. Lui deve cercare lei, anche se ormai non aveva più voglia di rientrare in un ambiente che credeva di aver lasciato per sempre, e nel farlo inciampa in un piano terroristico capace di cambiare le sorti del mondo. Non tutti hanno voglia di pace, nelle terre contese da israeliani e palestinesi: i leader americano, inglese e russo ne sono coscienti. Non rinunciano però a un tentativo estremo: un summit a Gerusalemme per tentare di trovare un accordo che convinca le due fazioni a deporre le armi. Invece è proprio lì che a parlare dovranno essere le armi: così hanno deciso i terroristi, e il loro piano è minuzioso. Inizia una corsa contro il tempo per evitare la catastrofe, ma Bart Marreri non dimentica Sonia Frau: è davvero chi diceva di essere? Perché l'hanno rapita? Avrà qualcosa a che fare con l'attentato in preparazione a Gerusalemme? C'è il puntiglio del cronista (anche di "nera", in passato, e piacevolmente si nota), c'è l'ampiezza dello scrittore ne "La recluta di Aden", che infatti non è il primo libro di Pietro Picciau. Monserratino, 53 anni, ha già pubblicato "Storie e immagini" nel '92, "Un uomo in fuga" nel 2000, "San Giovanni Battista de La Salle" cinque anni dopo e "Il Moderno era Hollywood" nel 2006. Quella da oggi in libreria, però, si può considerare un'opera prima, nella sostanza e nello stile, oltre che nella missione: grazie a una fiction il giornalista - cioè lo storico del giorno - diventa lo storico del periodo. L'agente 007 - quello sexy e mai spettinato, nemmeno dopo l'esplosione di una bomba atomica - non abita nella spy story di Picciau. Qui, ciò che non è vero è verosimile, compreso il fatto che un lungo appostamento - a uno come Bart, che non è più un ragazzino - fa venire il mal di schiena, e poi la vescica non è più quella di un tempo. Bart Marreri non esiste ma è vero, ha emozioni, anima e corpo non sono di plastica. E se leggendo il finale viene il dubbio che certe cose non potrebbero mai accadere, basta pensare che cosa avremmo risposto, se prima dell'11 Settembre qualcuno avesse ipotizzato un piano per abbattere le Twin Towers utilizzando aerei di linea. Ma questa è un'altra storia. Anzi, è la stessa. LUIGI ALMIENTO.

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Prima credevo che i cattivi fossero gli arabi In Palestina ho visto che il cattivo ero io Ho capito che è tutto relativo , dice il regista (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del "Prima credevo che i cattivi fossero gli arabi In Palestina ho visto che il cattivo ero io Ho capito che è tutto relativo", dice il regista.

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Madre coraggio stufa di guerra. Sotto le bombe nel Libano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del CINEMA Dopo la Mostra di Venezia arriva in Italia il film del libanese Aractingi: "Niente propaganda per nessuno, sto con le vittime" Madre coraggio stufa di guerra. "Sotto le bombe" nel Libano di Gabriella Gallozzi Sotto le bombe israeliane in Libano. Quelle dell'estate 2006 che fecero 1.189 morti e devastarano il Sud del paese. Tra ponti crollati, famiglie distrutte e il dolore e la rabbia che fomentano gli integralismi è il viaggio di Zeina, una madre alla ricerca del figlio di sei anni rimasto "sotto le bombe" mentre lei era all'estero. Un road-movie asciutto, sul filo del documentarismo, ma in grado di mettere l'anima a quelle immagini di distruzione che troppo spesso sono diventate il leit-motiv di tanti notiziari. Soprattutto nel caso di quel conflitto, durato 33 giorni, e, almeno da noi, quasi ignorato ed ora già dimenticato. Questa è la forza di Sotto le bombe del regista libanese Philippe Aractingi, già passato a Venezia alle Giornate degli autori, ed ora finalmente in sala (dal 30 aprile) per Fandango. Un film nato dalla volontà di stare "dalla parte delle vittime", spiega il regista, "senza, certamente voler fare propaganda per Israele o Hezbollah". E lo dice chiaramente la protagonista, in uno dei momenti più tesi, quando la ricerca del suo bambino si fa sempre più difficile: "Me ne frego dell'America, di Israele, di Hezbollah. Questa non è la mia guerra: io voglio mio figlio". E intorno a lei macerie e distruzione, quelle vere che il regista ha filmato proprio durante il conflitto e ancora dopo, a guerra finita. "Ho voluto "interagire" con la realtà - dice - senza finzione, senza trucco, cercando di restare il più fedele possibile alla realtà". Quella realtà che "non cerca cause o spiegazioni alla guerra - sottolinea Aractingi - ma la condanna in pieno come orrore e follia di strategie politico-economiche". E sì che lui di guerre ne ha viste. Fin da ragazzino. "A dieci anni - racconta - ho vissuto la prima guerra civile, quella tra palestinesi e cristiani. E poi tutte le altre. Allora credevo che i cattivi fossero gli arabi. Poi crescendo ho girato molti documentari in Palestina e a quel punto, andando lì, ho capito che il cattivo ero io". Questo per dire, prosegue il regista, che "ho capito come tutto sia relativo. Quindi quando è scoppiata questa ultima guerra ho chiamato il mio amico ebreo sceneggiatore e gli ho detto: dobbiamo fare qualcosa insieme perché ti sto cominciando ad odiare, ad odiare tuo cugino che sta lanciando le bombe sul mio paese". Questo l'input. E quindi la sceneggiatura scritta a quattro mani con Michel Léviant e la produzione del film ad opera di due produttori ebrei, sottolinea ancora il regista a conferma della volontà di non fare un film di propaganda contro Israele. Seppure, spiega il regista "è stato lo stesso Olmert a confessare che l'attacco al Libano era pronto da quattro mesi. Da tanto stavano aspettando una "scusa" per attaccare, poi arrivata col rapimento dei sei israeliani". Ma tanto le "cause - conclude - non servono a placare la rabbia" e purtroppo le guerre sono sempre "attuali, come il film che esce in sala quando l'America sta nuovamente parlando di attaccare l'Iran".

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Gaza, Israele pianifica la grande offensiva Nome in codice Estate rovente, l'obiettivo è la resa dei conti finale con Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Gaza, Israele pianifica la grande offensiva Nome in codice Estate rovente, l'obiettivo è la resa dei conti finale con Hamas / Roma ESTATE ROVENTE per Gaza. Non è una previsione metereologica ma il nome in codice dell'offensiva militare che Tsahal potrebbe scatenare nella Striscia. Israele sta pensando di lanciare una massiccia offensiva nella Striscia di Gaza dopo la visita di George W. Bush, prevista a metà maggio, in occasione celebrazioni del sessantesimo anniversario della fondazione della Stato ebraico. Lo riporta il quotidiano conservatore Jerusalem Post. Fonti di Gerusalemme hanno riferito che l'incursione - simile ma più difficile dell'Operazione Scudo Difensivo condotta in Cisgiordania nel 2002 - potrebbe scattare un mese o un mese e mezzo dopo la visita del presidente americano in Israele. La stagione estiva è inoltre considerata la migliore per operazioni militari di questo tipo. Secondo le fonti la Difesa israeliana è consapevoli che un'incursione massiccia avrà costi altissimi in termini di vittime tra i soldati e i palestinesi. Tuttavia si sta consolidando la convinzione che l'attuale situazione di crisi nella Striscia non può durare a tempo indefinito. Le fonti hanno precisato che l'operazione avrà come obiettivo quello di infliggere una sconfitta definitiva ad Hamas, ma Israele non ha intenzione di rioccupare il territorio, la cui amministrazione potrebbe essere affidata all'Egitto o a una terza parte. Nel frattempo, all'indomani dei tragici combattimenti dell'altro ieri, costati la vita a 18 palestinesi e a tre soldati israeliani, ieri nella Striscia di Gaza si sono celebrati i funerali delle vittime. Centinaia di persone, compresi politici e giornalisti, hanno partecipato a Khan Younes a quelli di Fadel Shana, il cameraman dell'agenzia di stampa britannica Reuters ucciso l'altro ieri mentre riprendeva le fasi di una incursione israeliana vicino al campo profughi di El Bureij. Una morte accompagnata dalle polemiche per il tipo di ordigno a frammentazione (capace di provocare una pioggia di dardi d'acciaio della dimensione di circa 3 centimetri) usato dal carro armato israeliano che ha ucciso il giornalista palestinese. Più volte in passato le organizzazioni umanitarie hanno contestato l'impiego di queste munizioni nelle zone abitate, ma nel 2003 l'alta corte di giustizia israeliana ne ha ritenuto l'uso legittimo. Il drammatico video girato dall'operatore pochi istanti prima di rimanere ucciso, testimonia la dinamica della sua morte. Le immagini mostrano in lontananza un carro armato israeliano sulla bocca del cui cannone appare improvvisamente un flash bianco seguito da una nuvoletta scura: è il momento in cui è partito il colpo. Esattamente dopo un secondo, si vede sopra la telecamera una seconda nuvoletta, traccia di un'altra esplosione: secondo i medici palestinesi è il momento in cui il proiettile israeliano si è frantumato in aria scagliando nel raggio di alcune centinaia di metri la micidiale pioggia di dardi. Una delle mini-freccette ha centrato anche l'obiettivo della telecamera, che ormai accecata ha continuato a registrare solo nero. Oltre al giornalista sono rimasti uccisi anche due bambini che si erano avvicinati incuriositi dalla presenza della telecamera. Sia sul giubbotto che sulla propria auto (anch'essa centrata dalla cannonata) il giornalista aveva esposto in modo ben visibile la scritta "tv". E Negli stessi giorni in cui si celebrano i 65 anni della rivolta del ghetto di Varsavia, Hamas paragona quella sanguinosa pagina della storia ebraica all'altrettanto tragica realtà della Striscia. "Gaza è oggi quello che fu il ghetto di Varsavia" denuncia Mahmoud al-Zahar, numero due di Hamas, il cui intervento è stato accolto sulle prestigiose pagine del "Washington Post". "Resistere è l'unica opzione che resta agli abitanti di Gaza - sostiene al-Zahar - e come sessantacinque anni fa i coraggiosi ebrei del ghetto di Varsavia si sollevarono in difesa della propria gente anche noi, abitanti di Gaza che è oggi la più grande prigione a cielo aperto del mondo, non possiamo che fare altrettanto". u.d.g.

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Beirut in allarme per la ricetta Berlusconi Fonti del governo libanese giudicano pericolose le parole del futuro premier sulla necessità di cambiare regole di ingaggio per i 2500 s (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Beirut in allarme per la ricetta Berlusconi Fonti del governo libanese giudicano "pericolose" le parole del futuro premier sulla necessità di cambiare regole di ingaggio per i 2500 soldati italiani impegnati nella missione Unifil di Umberto De Giovannangeli "ESTREMAMENTE PERICOLOSI". Altro che gaffe rientrata. I commenti di Silvio Berlusconi su un possibile cambiamento delle regole d'ingaggio dei soldati italiani impegnati nella missione Unifil 2 in Sud Libano, hanno provocato disorientamento e inquie- tudine negli ambienti governativi del Paese dei Cedri. Ufficialmente le autorità libanesi evitano di esprimere giudizi che potrebbero determinare una crisi diplomatica tra Beirut e Roma. Ufficialmente. Perché con la garanzia dell'anonimato, i commenti non vengono lesinati e tutti sono fortemente preoccupati. Il governo libanese non può ignorare le parole del futuro premier italiano ed è "estremamente pericoloso che non sia soddisfatto dell'attuale situazione di questi militari" impegnati nella missione Unifil, precisano fonti del governo di Beirut citate dall'agenzia di stampa tedesca "Dpa". Le stesse fonti vengono riprese dal quotidiano libanese An Nahar, uno dei più grandi quotidiani di Beirut, vicino all'attuale governo guidato da Fuad Siniora. "Le dichiarazioni di Berlusconi non possono essere ignorate", ribadisce una fonte governativa libanese anonima citata dal giornale. "Berlusconi non ha accennato ad alcun ritiro, ma quel che è più pericoloso è che le sue parole dimostrano la sua insoddisfazione con l'attuale situazione del contingente italiano". Per la fonte libanese, "dopo le parole di Berlusconi è necessario confrontarsi con il nuovo premier non appena lui avrà formato il nuovo governo per capire le sue reali intenzioni". Berlusconi aveva l'altro ieri annunciato di voler esaminare "attentamente le regole di ingaggio dei nostri soldati in Libano, che sono in una situazione particolare perché non possono reagire in determinate circostanze". Con la presenza di circa 2.500 soldati, il contingente italiano Unifil è il più numeroso della missione militare Onu rafforzata dopo la guerra dell'estate 2006 tra Israele e il movimento sciita Hezbollah. Hezbollah, per l'appunto. Ed è qui che l'allarme si fa ancor più preoccupante. L'Unità ha sondato fonti vicine ai vertici politici del movimento sciita. Il riscontro non può non preoccupare. Nessuna dichiarazione ufficiale, ma una cosa è certa: le affermazioni di Berlusconi, e ancor più le uscite di Antonio Martino, già ministro della Difesa nel passato governo di centrodestra, vengono interpretate come un "grave cambiamento di rotta, in un sostanziale spostamento su posizioni filoisraeliane e filoamericane del futuro governo italiano", dice a l'Unità una fonte di Hezbollah che ha seguito con attenzione la campagna elettorale italiana. A colpire sono state soprattutto le esternazioni di Antonio Martino. L'ex ministro e neoparlamentare del Pdl ha ribadito in interviste e dichiarazioni pubbliche che, a suo avviso, occorrerebbe ridurre drasticamente o cancellare completamente la nostra presenza militare in Libano "perché dobbiamo utilizzare le nostre truppe laddove sono davvero utili". Con le mansioni attribuite alla forza di pace italiana, è il Martino-pensiero, "i nostri uomini in Libano sono perfettamente inutili". E allora, delle due l'una: o vengono ritirati - cosa che Berlusconi avrebbe sconfessato - oppure se ne modificano i caveat, trasformando i 2.500 militari in veri e propri "soldati combattenti". Una ipotesi che per Hezbollah equivarrebbe ad una vera e propria dichiarazione di guerra. Così come non sono sfuggite agli analisti vicini al Partito di Dio libanese le prese di posizione, giudicate "smaccatamente filoisraeliane" del futuro premier italiano, che ha più volte affermato di considerare sia Hamas palestinese che Hezbollah organizzazioni terroristiche. E così cone la sua prima gaffe internazionale, il Cavaliere è riuscito nell'impresa di allarmare sia la maggioranza antisiriana, guidata da Siniora, che l'opposizione sciita. Davvero un brutto inizio.

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Nirenstein: io ebrea sto con il candidato pdl E se Storace fa come me diventa antifascista (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-18 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Neo deputata "La Comunità ha molte ragioni pro Silvio e altrettante per diffidare dell'ex ministro" Nirenstein: io ebrea sto con il candidato pdl E se Storace fa come me diventa antifascista ROMA - Onorevole Fiamma Nirenstein: lei che è appena stata eletta alla Camera nel Pdl, lei che è, soprattutto, una giornalista attenta alle questioni mediorientali e, in particolare, alle grandi vicende di Israele... "Io che sono e faccio tutte queste cose, va bene: qual è la domanda? ". Ecco, onorevole: lei, al ballottaggio per l'elezione del sindaco di Roma, voterà per Alemanno o per Rutelli? "Voterò per il Pdl". Quindi per Alemanno? "Per Alemanno, sicuro. Sono una deputata del Pdl: scusi, per chi vuole che possa votare? Mi fa una strana domanda...". Non è, se permette, una strana domanda. "Ah no? E perché? Sentiamo". Perché, a Roma, si profila un apparentamento tra Gianni Alemanno, candidato del Pdl, e il capo del nuovo partito "La Destra ", Francesco Storace. Il quale, come lei sa, rimproverò Fini di essere andato a Gerusalemme a dire che il "fascismo è stato il male assoluto". "Lei è sicuro che Storace si appresti a far votare i suoi per Alemanno? ". Si fidi. "Allora: intanto non sarebbe un apparentamento, e per questo, ripeto, voterei ancora per Alemanno. E poi...". Mi perdoni, ma Storace è stato piuttosto chiaro: o c'è l'apparentamento, o lui i suoi voti non li convoglia su Alemanno. E siccome Berlusconi, nel suo appello, è stato esplicito, tutto lascia supporre che.... "Uff... Lei lo chiami pure apparentamento. Io...". Lei come preferisce chiamarlo? "Gioco democratico". Può essere più precisa? "Berlusconi, alla vigilia di un ballottaggio, cosa fa? Chiede voti. Fa, insomma, il mestiere di leader... che, tra l'altro, gli viene piuttosto bene... Comunque, appunto: chiede voti ai cittadini. Punto. Nient'altro". Solo che i voti li chiede anche a Storace. E, non casualmente, dalla comunità ebraica romana, 43,5 è la percentuale di preferenze ottenuta dalla coalizione guidata da Silvio Berlusconi in Liguria alla Camera, dove è stata eletta Fiamma Nirenstein, quarta in lista con il Popolo della Libertà.

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Alemanno e il patto con La Destra <Comunità ebraica, niente veti> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-18 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Il gioco delle alleanze Fini: la vicenda è stata strumentalizzata Alemanno e il patto con La Destra "Comunità ebraica, niente veti" Pacifici: no alle dichiarazioni farneticanti di Buontempo Alcuni esponenti della comunità romana hanno annunciato un "sit-in contro il fascismo" ROMA - Sfida per il Campidoglio: l'ipotesi di un apparentamento al ballottaggio tra Gianni Alemanno, Pdl, e La Destra di Teodoro Buontempo e Francesco Storace, quest'ultimo candidato sindaco che al primo turno ha preso il 3,36 per cento dei voti, preoccupa la Comunità ebraica di Roma. Alcuni esponenti hanno annunciato ieri un "sit-in contro il fascismo " e contro un'alleanza, anche solo mascherata, per la sera di lunedì al Portico d'Ottavia, cuore dell'ex ghetto di Roma. Il primo a esprimere perplessità su un'eventuale alleanza con "La Destra" era stato già mercoledì il neoeletto presidente della Comunità, Riccardo Pacifici: "Quando in un Paese democratico - aveva detto - una forza politica mette tra i suoi valori il fascismo, sentiamo il dovere di fare appello alle decine di milioni di italiani che si riconoscono nel centrodestra e nel centrosinistra per condannare chi ha atteggiamenti nostalgici nei confronti del fascismo". "Non sta alla nostra comunità - aveva poi aggiunto Pacifici - decidere quali siano le alleanze per Alemanno e Rutelli. Il nostro ruolo è quello di esprimere valori e, in questo caso, anche emozioni, visto che le ferite del nazifascismo a 70 anni dalle Leggi razziali non sono sopite". Ieri Pacifici è tornato sull'argomento, prima di annunciare un silenzio stampa che durerà fino al termine ultimo per gli apparentamenti, domenica alle 19: "Se Buontempo continua a dichiararsi fascista, sono certo che la mia Comunità sarà compatta e unita nel respingere al mittente le sue farneticanti dichiarazioni ". In conclusione, dopo aver spiegato di non voler subire "strumentalizzazioni né da una parte né dall'altra" Pacifici ha concluso: "Ora chi deve parlare è Alemanno". E Alemanno, cui Storace ha già offerto il suo sostegno nella corsa a primo cittadino, ieri ha parlato da Parigi, dove era in visita ufficiale presso l'Ump, partito di Sarkozy: "Decideremo sugli apparentamenti partendo dalla discussione programmatica. Terremo in considerazione l'opinione della comunità ebraica, ma le valutazioni terranno conto dei programmi dei partiti e non accetteremo veti". Nessun "veto" dunque: "La perplessità sollevata dalla comunità ebraica mi sembra eccessiva - ha aggiunto -. Ho parlato ieri con Pacifici ma devo far notare che Storace è stato in Israele prima di Fini. Comunque devo ancora valutare la vicenda". Sulla polemica è intervenuto anche Gianfranco Fini: "Con Pacifici siamo amici - ha detto - ci siamo sentiti e mi ha detto che ci sono state strumentalizzazioni oscene". Direttamente citato, ieri Buontempo, presidente della "Destra", ha detto la sua: "Non bisogna confondere i cittadini di religione ebraica con quelli di religione ebraica comunisti o di sinistra". "Non si permetta Buontempo - la replica di Emanuele Fiano, Pd, segretario di Sinistra per Israele - di dividere gli ebrei tra buoni e cattivi in base a scelte elettorali". L'idea dell'alleanza Alemanno- Storace non piace nemmeno a Tullia Zevi, ex presidente dell'Ucei: "Non si può non tener conto di chi ha un pesante passato e una nostalgia altrettanto pesante". Contraria anche Perla Pavoncello, precaria a cui proprio Alemanno offrì una candidatura, poi rientrata, in lista: "Continuo ad appoggiare la sua politica, ma non ho dimenticato le sofferenze del mio popolo ". La polemica potrebbe essere al centro anche del faccia a faccia tv Rutelli-Alemanno a "Ballarò" che Giovanni Floris ha annunciato per il 22 aprile. Rutelli, sul tema, ieri si è limitato a un breve commento: "Seguo con rispetto e attenzione la presa di posizione della Comunità ebraica. Reputo giusto mantenere un atteggiamento di discrezione". Edoardo Sassi.

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Soccorso nero dalla Destra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

I voti di Storace ad Alemanno. Che finge di rassicurare gli ebrei romani Soccorso nero dalla Destra Roma L'eco delle polemiche lo raggiunge a Parigi, dove è volato per dare un tocco di internazionalità alla sua candidatura al Campidoglio oltre che per "studiare", come spiega, le affinità che la capitale francese avrebbe con Roma. Neanche sotto la Torre Eifel, però, Gianni Alemanno riesce a scrollarsi di dosso le sue amicizie pericolose. Le preoccupazioni espresse dalla comunità ebraica romana, allarmata dall'apparentamento con la Destra di Francesco Storace (che ieri ha confermato ufficialmente di sostenere il candidato Pdl), lo raggiungono infatti fino in Francia, costringendolo a correre ai ripari. Cosa che Alemanno fa tenendo il piede in due staffe, cercando cioè di rassicurare gli ebrei della capitale senza far arrabbiare troppo Storace. "Noi - dice - guardiamo con molto rispetto alle osservazioni della comunità ebraica. Le valuteremo con attenzione in maniera tale da poter giungere entro pochi giorni a un ragionamento che sia il più equilibrato possibile". Di sicuro, però, si affretta ad aggiungere, "non accetteremo veti". In realtà, mentre cercava di recuperare consensi tra gli ebrei del ghetto romano, Alemanno già era d'accordo nel prendere i voti della Destra. Quello portato in dote da Storace è infatti un pacchetto forte di 55.384 voti, un 3,38% che fa gola al Popolo delle libertà tanto da aver spinto lo stesso Berlusconi a intervenire chiedendo a Udc e Destra di appoggiare i suoi candidati. E la risposta non si è fatta attendere. Ieri mattina sia Storace che Daniela Santanché hanno preso la parola per annunciare il via libera all'apparentamento. "E' emersa una linea di appoggio ad Alemanno. Noi siamo per l'alternativa alla sinistra", ha detto l'ex candidata premier, mentre Storace ha ricordato di essere stato in Israele e di aver definito le leggi razziali "un orrore prima ancora che un errore". Parole che non riescono comunque a far sparire nel Pdl l'imbarazzo. Tanto che a un certo punto deve intervenire anche Gianfranco Fini. Il leader di An pensa di avere le carte in regola dopo il suo viaggio in Israele e l'omaggio alle vittime della Shoah (due gesti che però non gli hanno impedito di accettare la candidatura di Alessandra Mussolini e Giuseppe Ciarrapico) e sfoggia una presunta amicizia con Riccardo Pacifici, il neopresidente della comunità ebraica romana in questi giorni i viaggio in Israele. "L'ho sentito al telefono - dice Fini -, lui mi ha parlato di strumentalizzazioni oscene", ha detto riferito all'allarme lanciato dalla comunità per l'alleanza con Storace. Un accordo che non pace neanche all'interno del sue stesse fila. "L'alleanza con la Destra spiazza le mie stesso certezze", ha infatti spiegato Perla Pavoncella, la precaria ella quale Alemanno aveva offerto una candidatura. "Biob ho certo dimenticato le sofferenze del mio steso popolo - ha spiegato - e la Memoria per me è un dovere". E ad Alemanno arriva anche il consiglio dell'ex presidente delle Comunità ebraica italiane Tullia Zevi, che definisce l'alleanza con la Destra "una pessima idea". "Non si può non tener conto - ha detto Zevi - di chi ha un pesante passato e una nostalgia altrettanto pesante".

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ANTICIPAZIONI (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Retata anti-nazi Arrestati 16 esponenti di una frangia d'estrema destra irredentista del Sud Tirolo. Indagati altri 62 P. 7 Prigione Palestina Oltre 9 mila i detenuti politici nelle carceri israeliane. 300 sono ragazzi e 700 senza capi d'imputazione P. 8 Aimé Césaire Dalla poesia alla lotta anti-colonialista. Il cantore della "negritudine" è morto a 94 anni nella sua Martinica P. 12 Pd e alleati Di Pietro si marca da Veltroni per ora niente gruppo unico A PAGINA 2 Pdl e poltrone Bossi a Berlusconi: "Vertici inutili, a noi la Lombardia" A PAGINA 4 Alitalia Letta&Letta, pista bipartisan per la privatizzazione A PAGINA 5 Tangenti Tre anni all'ex ministro Sirchia. E scatta il condono A PAGINA 6.

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Quell'esercito di adolescenti nelle galere dell'occupazione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nei Territori occupati ieri era il Giorno dei prigionieri. Sono oltre 9000 i detenuti politici palestinesi nelle carceri d'Israele, tra loro 300 tra ragazzi e bambini e oltre 700 senza alcun capo d'imputazione Michele Giorgio Inviato a Ramallah Ahmad Qaddar ha solo 16 anni ma parla con il piglio di chi è stato costretto a crescere in fretta. "Erano le 2 del pomeriggio quando i soldati israeliani mi hanno arrestato - racconta alzando lo sguardo - ero uscito per comprare del pane. Abito ad Umm Sharayet (vicino Ramallah) e casa mia è a poche decine di metri di distanza dal muro (costruito da Israele in Cisgiordania, ndr)". Ahmad rimane in silenzio qualche secondo, abbassa nuovamente lo sguardo, poi prosegue il suo racconto. "C'erano in giro ragazzi della mia età, io mi sono fermato a parlare un po' con loro - ricorda - A un certo punto è arrivata a tutta velocità una jeep militare. I soldati mi hanno bloccato assieme ad altri ragazzi, senza darci spiegazioni, e ci hanno portato via con loro al comando di Atarot. Soltanto lì mi hanno detto che mi ero avvicinato troppo al muro". Arrestato perché vicino alla muraglia israeliana di cemento armato: all'inizio si stenta a crederlo. "E invece è vero - interviene l'avvocato Khaled Quzmar, assistente legale della sezione palestinese di Defence for children international (Dci) -: purtroppo stiamo registrando un aumento dei casi di ragazzini arrestati e addirittura incarcerati per essersi avvicinati al muro, definito dalle forze di occupazione un'area di sicurezza dalla quale bisogna tenersi a distanza". Quel giorno la vita di Ahmad è passata in un attimo dalla fanciullezza all'età adulta. Ha trascorso tre mesi in un campo di detenzione duro, quello di Ofer, vicino Ramallah, assieme ai prigionieri politici adulti. Soffrendo con loro, provando l'angoscia dei suoi compagni timorosi di non far più ritorno a casa. È stato il giorno dei detenuti politici ieri nei Territori occupati. Raduni, sit-in e cortei si sono svolti un po' ovunque per ricordare i 9.087 palestinesi in carcere in Israele, secondo gli ultimi dati diffusi dall'associazione Addameer (per altre fonti il numero sarebbe più alto, vicino a 11mila). La questione delle migliaia di prigionieri politici tocca un po' tutte le famiglie della Cisgiordania e, in misura minore, di Gaza. Di fatto ogni palestinese ha avuto o ha in carcere un fratello, un padre, un amico. Ma non mancano le donne (80) e bambini e adolescenti (circa 300) tra i "politici" in cella. Oltre 2.500 detenuti rimangono in attesa di giudizio, 700 sono agli "arresti amministrativi" (sei mesi in carcere senza processo, rinnovabili a discrezione delle autorità militari israeliane), 262 hanno speso dietro le sbarre più di 15 anni, 140 hanno la cittadinanza israeliana e 15 sono drusi del Golan che si considerano siriani e respingono l'occupazione. "La condizione di chi sta in carcere è difficile - dice l'avvocato Quzmar, che assiste diversi prigionieri politici e di tutte le età -: l'assistenza sanitaria è limitata allo stretto necessario e non è tempestiva. E da qualche tempo anche il cibo si è fatto insufficiente". Le autorità, aggiunge, "spendono in media 500 shekel (circa 90 euro) al mese per ogni detenuto e ora per risparmiare chiedono alle famiglie di versare denaro per i congiunti incarcerati, ma questi soldi spesso vengono spesi per altro". Dolorose sono le limitazioni delle visite: i parenti dei detenuti con un'età compresa tra i 16 e i 35 anni non possono recarsi alle prigioni. "E non dimentichiamo che molti detenuti sono soggetti ad abusi e torture durante il tahqiiq (interrogatorio)", sottolinea Quzmar. Ragazzini non ancora adolescenti sono frequentatori abituali delle carceri per prigionieri politici. Nel 2007 sono stati arrestati per "reati politici" circa 700 palestinesi con meno di 18 anni. Secondo la legge militare, un palestinese è adulto a 16 anni compiuti, un israeliano a 18, e per questa ragione ragazzi di 16-17 anni vengono condannati anche a diversi anni di carcere. Ma spesso basta anche una sola pietra lanciata contro un mezzo militare o avvicinarsi troppo al muro per trascorrere qualche mese in cella, proprio come Ahmad. "Il giorno del processo il giudice (militare) urlava in continuazione, minacciava di punirmi severamente - racconta il ragazzo - sono rimasto in attesa per ore, poi è intervenuto l'avvocato e, con l'assenso dei miei genitori, ha patteggiato la pena". Ahmad ha scontato tre mesi ad Ofer che sarebbero stati almeno dieci se non fosse intervenuto il patteggiamento. "Questa soluzione però non sarà più accettata dagli avvocati palestinesi e israeliani che difendono i detenuti politici - spiega Claudia Lo Forte, una ricercatrice di Dci -: è una decisione definitiva volta ad affermare il rifiuto del sistema giuridico militare israeliano applicato nei confronti dei palestinesi". Dci, in un rapporto diffuso ieri, ha chiesto che venga innalzata a 18 anni l'età "adulta" per i palestinesi e che vengano vietate categoricamente le torture fisiche e psicologiche inflitte ai detenuti palestinesi durante gli interrogatori, a cominciare da ragazzini e adolescenti.

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Jimmy Carter (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Incontro al Cairo con Hamas È durato quasi quattro ore e mezza l'incontro di ieri al Cairo tra l'ex presidente americano Jimmy Carter e dirigenti del movimento islamico di Hamas, un colloquio osteggiato sia da Washington che da Israele. "Siamo soddisfatti di aver potuto parlare con qualcuno che conta", ha detto ai giornalisti uno dei sei membri della delegazione di Hamas. Del gruppo fanno parte Mahmoud Zahar e Said Siam, esponenti della "linea dura" del movimento che ha preso il potere nella Striscia di Gaza nel giugno scorso. E sempre ieri il quotidiano americano "Washington Post" ha pubblicato un intervento del numero due di Hamas, Zahar, che paragona Gaza al ghetto di Varsavia. "Resistere è l'unica opzione che resta agli abitanti di Gaza - sostiene Zahar - e come 65 anni fa i coraggiosi ebrei del ghetto di Varsavia si sollevarono in difesa della propria gente, anche noi, abitanti di Gaza, che è oggi la più grande prigione a cielo aperto del mondo, non possiamo che fare altrettanto". La Casa Bianca ha ribadito oggi che l'iniziativa privata di Carter, 84 anni, di incontrare gli esponenti del movimento "non è utile". Il premio Nobel per la pace 2002 è impegnato in un viaggio di nove giorni nella regione, nel tentativo di dare impulso al processo di pace.

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<Assurde le polemiche degli amici ebrei sul candidato PdL> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Libero" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Anzitutto 18-04-2008 "Assurde le polemiche degli amici ebrei sul candidato PdL" di CATERINA MANIACI ROMA "Bisogna evitare inutili strumentalizzazioni, come è già successo con il "caso Ciarrapico". E poi non dimentichiamoci che il PdL è un partito antifascista e sfido chiunque a dimostrare il contrario". Non ha dubbi Fiamma Nirenstein - giornalista e saggista di fama internazionale, neoeletta deputato nelle file del PdL - nel commentare la polemica che sta montando nella Capitale, innescata dall'intervento del capo della comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici, contro l'offer ta di apparentamento del candidato del PdL Gianni Alemanno con la Destra di Storace per il ballottaggio alla poltrona di sindaco di Roma. Secondo la Nirenstein, in ogni modo, "Silvio Berlusconi, come qualunque capo di partito, allo stato delle cose in questo momento, ha il diritto di chiedere a ogni cittadino di votare per il suo partito". Che cosa aveva detto Riccardo Pacifici? Che si tratterebbe di "un fatto gravissimo, una vicenda delicata che potrà avere delle ripercussioni non solo locali, romane. E non solo italiane. Ma anche a livello internazionale", ha affermato in un'in tervista. Riguardo le affermazioni della Santanchè, orgogliosa di "essere fascista", Pacifici ha sottolineato che sono parole che fanno paura. Del resto, "nessun ebreo può appoggiare qualcuno che pone nei programmi del proprio partito il fascismo come un valore aggiunto, come un fatto da non condannare". Anche Tullia Zevi, ex presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane, definisce l'ipotesi di apparentamento "una pessima idea". Sulle posizioni espresse dagli esponenti di spicco della Destra, la Nirenstein ha le idee altrettanto chiare e precise: "La destra estrema farebbe bene a cogliere l'opportunità di quanto sta accadendo a Roma per compiere una profonda opera di "chiarificazione" e di "ripulitura" interna, liberandosi da un passato che posso solo definire ignobile". Non ci sono dubbi sul giudizio complessivo nei confronti della formazione di Storace e Santanchè: "Sono contenta che la Destra non abbia avuto il favore dell'elettorato". Va poi sottolineato che l'elezione di Fiamma Nirenstein ha destato interesse presso la stampa internazionale. Il New York Sun le ha dedicato l'editoriale di mercoledì scorso, intitolato "The Honorable Nirenstein", l' "Onorevole Nirenstein", riservandole grandi complimenti, mentre l'autorevole Jerusalem Post ha pubblicato un articolo sulla sua elezione e una complessiva analisi sulla vittoria di Silvio Berlusconi. Haaretz, altro importante giornale israeliano, pubblicherà oggi un'intervista alla neodeputata. Foto: Fiamma Nirenstein Olycom Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

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Dal nostro inviato WASHINGTON - Nell'America delle libertà, dei movimenti p (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

FRANCA GIANSOLDATI dal nostro inviato WASHINGTON - Nell'America delle libertà, dei movimenti per i diritti civili, dove ogni cittadino dovrebbe perseguire la felicità in un modo compatibile con la sua natura, il Papa scende in campo per difendere a spada tratta il diritto "fondamentale" della libertà di religione. La tutela di questo diritto, dice, non si realizza solo con "la norma della legge", l'impegno dello Stato non basta, ci vuole ben altro. Occorre uno "sforzo costante" da parte di tutti - credenti e non credenti - per impedire che prendano piede pregiudizi e discriminazioni, o che possano sorgere ostacoli a trasmettere il proprio patrimonio religioso ai figli. La preoccupazione Benedetto XVI, che poche ore prima era stato acclamato dai 50mila fedeli al Nationals Park di Washington, l'ha voluta condividere in serata con i rappresentanti delle comunità islamiche, con gli ebrei, gli indù, i giainisti, seguaci di una delle dottrine indiane della rinuncia. La grande sala dedicata alla memoria di Giovanni Paolo II, al Centro Culturale cattolico di Washington, ospitava duecento leader. Turbanti, kippah, tuniche nere. Mancavano all'appello i Sikh costretti, loro malgrado, a disertare l'evento perchè le strette misure di sicurezza del Secret Service hanno impedito loro di indossare sulla casacca il Kirpan, il sacro pugnale. In un passaggio del discorso - diffuso dal Vaticano in anticipo rispetto all'incontro per via del fuso orario - Benedetto XVI ha fatto capire all'America (ma non solo) che senza una vera cultura di base, il dialogo inter-religioso zoppica, fa fatica a decollare e nemmeno le "lodevoli iniziative" di tanti governi a sponsorizzare incontri possono raggiungere l'obiettivo. Ma perchè, soprattutto con l'Islam, i cristiani non sono ancora riusciti a trovare una formula efficace? "Cari amici -afferma con franchezza - nel nostro tentativo di scoprire i punti di comunanza, forse abbiamo evitato la responsabilità di discutere delle nostre differenze con calma e chiarezza". Il Papa, che da cardinale licenziò la Dominus Jesus, un documento che indicava come unica via di salvezza eterna Gesù Cristo, sa che le religioni, specie dopo l'11 settembre, hanno assunto un peso maggiore rispetto al passato. Il dialogo, dunque, non si può fermare ad individuare un "insieme comune di valori" ma si deve spingere più in là, "fino ad indagare il loro fondamento ultimo". Per questo, aggiunge, "non abbiamo alcun motivo di temere, perchè la verità ci svela il rapporto essenziale tra il mondo e Dio". L'obiettivo più importante del dialogo richiede una chiara esposizione delle rispettive dottrine religiose e l'ambito accademico è un luogo privilegiato per "un sincero scambio di idee religiose". Ma è agli ebrei, infine, che ha riservato un gesto speciale. Il Papa tedesco che ha liberalizzato la messa in latino riportando in auge la discussa preghiera Pro conversione Judeorum e che ora si prepara ad abbracciare il vecchio rabbino Schneier, uno dei sopravvissuti all'Olocausto, nella East Park Synagogue di New York, ha consegnato un significativo messaggio di auguri per la Pasqua ebraica. "Desidero riaffermare l'insegnamento del Vaticano II sulle relazioni cattolico-ebraiche e reiterare l'impegno della Chiesa per il dialogo che nei trascorsi 40 anni ha cambiato in modo fondamentale e migliorato i nostri rapporti". La rassicurazione dovrebbe mettere la parola fine alle polemiche sorte sulla preghiera per la conversione che nonostante i cambiamenti apportati successivamente continua ad essere causa di dissapori. Persino i due Rabbini Capo di Israele avevano preso carta e penna per esprimere personalmente il proprio disagio. Intanto, mentre ha ripreso a lavorare la commissione bilaterale israelo-vaticana per definire una specie di mini concordato con un nuovo round di colloqui previsto in Vaticano per il 28 maggio, il Papa ha espresso il suo "affetto e amicizia".

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USA E LABIRINTO IRANIANO UN PROGETTO PER USCIRNE (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-18 num: - pag: 55 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano USA E LABIRINTO IRANIANO UN PROGETTO PER USCIRNE La mia scarsissima opinione sull'Onu trova ora un'ulteriore conferma. Apprendo che l'Iran ha iniziato a installare altre seimila centrifughe supersoniche per i suoi progetti nucleari. Il presidente iraniano Ahmadinejad ha già ignorato ben quattro risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Ma quale sicurezza? Quali risoluzioni? I provvedimenti di questo "baraccone" sono parole al vento, carta straccia. è evidente al mondo intero l'inutilità dei provvedimenti ridicoli dell'Onu; basta informarsi su quello che succede non solo in Iran, ma in Tibet, in Birmania e chissà in quanti altri Paesi. Marco Chierici marcochierici@libero.it Caro Chierici, C redo che il suo giudizio sull'Onu sia troppo severo. Alla fine della Seconda guerra mondiale l'Organizzazione delle Nazioni Unite fu creata dai vincitori secondo criteri che ricordano quelli di certe società industriali o finanziarie in cui, come diceva il presidente di Mediobanca Enrico Cuccia, "le azioni non si contano, ma si pesano". Esiste l'Assemblea degli azionisti in cui ogni Stato, piccolo o grande, ha diritto a un voto. Ma i veri poteri sono nella mani del Consiglio d'amministrazione (il Consiglio di sicurezza) dove i vincitori hanno riservato a se stessi il diritto di veto e ciascuno di essi può impedire l'approvazione di un qualsiasi provvedimento. L'Onu funziona, in altre parole, soltanto quando i cinque "grandi" sono d'accordo o, perlomeno, quando il disaccordo non è tale da giustificare il veto. Nel caso dell'Iran vi è stata un'intesa sull'opportunità di applicare al regime degli ayatollah un certo numero di sanzioni. Ma dietro la facciata era facile intravedere l'esistenza di posizioni alquanto diverse. Alcuni Paesi (fra cui Russia, Cina e Germania) accettarono di sottoscrivere le sanzioni soltanto per impedire che gli Stati Uniti cedessero ancora una volta alla tentazione di un intervento militare. Oggi la decisione iraniana di aumentare considerevolmente il numero delle centrifughe utilizzate per l'arricchimento dell'uranio può essere giudicata in due modi diversi. Qualcuno, soprattutto a Washington, sosterrà che l'Iran è un impenitente "Stato canaglia" e che occorre perlomeno adottare sanzioni ancora più severe. Altri ricorderanno che l'arricchimento dell'uranio non rientra fra le misure proibite dal trattato di non proliferazione e che la politica degli Stati Uniti verso l'Iran ha gia avuto almeno due ricadute negative. Ha contribuito al fallimento della presidenza riformatrice dell'ayatollah Khatami. Ha rafforzato l'attuale presidente Ahmadinejad fornendogli motivazioni nazionaliste condivise dalla maggioranza degli iraniani. Non dimentichi poi, caro Chierici, che la guerra afghana e quella irachena sono state per Teheran provvidenziali. Hanno eliminato due nemici tradizionali dell'Iran (i talebani e Saddam Hussein). Hanno screditato gli Stati Uniti nella regione. Hanno regalato al regime iraniano una straordinaria occasione per mettere stabilmente piede nella politica irachena. Non credo, a questo punto, che la soluzione del problema iraniano consista nel ripetere sino alla noia: dovete interrompere l'arricchimento dell'uranio. Nessun Paese è disposto a capitolare prima dell'inizio del negoziato, soprattutto se è, come l'Iran oggi, in una posizione di forza. L'unica strada percorribile è quella di un accordo che dia soddisfazione alle preoccupazioni occidentali, ma che tenga conto anche delle legittime esigenze iraniane. Esiste un progetto preparato da due ex ambasciatori americani (William Luers e Thomas Pickering) e da un esperto di problemi nucleari (Jim Walsh). Secondo questo progetto l'arricchimento dell'uranio, nella misura sufficiente al nucleare civile, potrebbe essere realizzato sul territorio nazionale iraniano da un consorzio internazionale di cui farebbero parte, insieme all'Iran, alcuni dei Paesi impegnati da qualche tempo nei negoziati con Teheran. L'arricchimento verrebbe sottoposto in tal modo al controllo dei membri del consorzio e l'uso militare dell'uranio diventerebbe molto più difficile. Per ottenere tale risultato, secondo gli autori del progetto, occorrerebbe tuttavia offrire all'Iran alcun vantaggi fra cui l'ingresso nell'Organizzazione mondiale del commercio, la revoca dell'embargo per alcuni prodotti necessari all'economia iraniana (le parti di ricambio per gli aerei americani venduti all'epoca dello Scià, per esempio). La soluzione di Luers, Pickering e Walsh presenterebbe un secondo vantaggio. Creerebbe le condizioni per altre trattative tra Iran e Stati Uniti su questioni più politiche, dall'Iraq al Libano, da Israele alla questione palestinese. è difficile immaginare che una tale proposta possa modificare la linea di Bush, ormai condannato a ripetere instancabilmente i propri errori. Ma il nuovo presidente potrebbe trovare in essa la via per uscire dal labirinto in cui il suo predecessore ha spinto l'America.

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L'appello dei parlamentari europei: <Giustizia per i prigionieri palestinesi> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 18-04-2008)

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Oltre 11mila i detenuti nelle carceri israeliane. Tra loro anche Marwan Barghouti, candidato alla presidenza Anp L'appello dei parlamentari europei: "Giustizia per i prigionieri palestinesi" Stefania Podda Hanno affidato la lettera a Jimmy Carter e ora aspettano una risposta. Mittente, i giovani militanti di Meretz, il partito di sinistra israeliano. Destinatario, Khaled Meshaal, leader di Hamas, in esilio a Damasco. Una lettera con un indirizzo scomodo, quella che i giovani attivisti di sinistra hanno voluto scrivere. In questi giorni, la polemica sul viaggio dell'ex presidente americano, e sulla sua intenzione di incontrare anche esponenti del movimento islamico, ha avuto toni molto aspri in Israele. Carter non è stato ricevuto da nessun esponente del governo, ma nemmeno l'opposizione del Likud ha voluto incontrarlo. E' vero che l'ex capo di Stato è stato ricevuto da Shimon Peres, ma è stato un incontro gelido, durante il quale Carter ha ascoltato le dure critiche del presidente che lo ha accusato di danneggiare Israele. D'altronde - e nonostante sia lui l'artefice del primo trattato di pace dello Stato ebraico con un paese arabo, ossia con l'Egitto nel 1979 - in Israele Carter gode di cattiva reputazione e di pessima stampa. Colpa di un libro, pubblicato due anni fa con il titolo "Palestina, pace non apartheid", in cui bollava come segregazionista la politica di occupazione nei confronti dei palestinesi. Ieri, in un albergo del Cairo, Carter ha incontrato due dirigenti di Hamas e oggi a Damasco, tra la riprovazione israeliana e l'imbarazzo della Casa Bianca, vedrà proprio Meshaal. A lui consegnerà la lettera dei giovani di Meretz-Yahad che lo sollecitano su due punti: il riconoscimento di Israele e la liberazione del caporale Gilas Shalit. "Siamo stati incoraggiati nello scrivere questa lettera dalle sue recenti affermazioni secondo cui gli obiettivi di Hamas sarebbero quelli di arrivare ad uno Stato palestinese indipendente nei confini del 1967. Vediamo in questa dichiarazione - si legge - una pietra miliare che dovrebbe essere seriamente tenuta in considerazione da Israele e dalla comunità internazionale. Speriamo che lei riesca a portare Hamas a fare un altro passo, quello di riconoscere Israele. Questa decisione aprirebbe la strada ad un futuro migliore, per gli israeliani come per i palestinesi. L'occupazione israeliana e il terrorismo palestinese hanno fallito. L'unica soluzione è il reciproco riconoscimento del fatto che entrambe le nazioni sono qui per rimanerci e dunque devono sviluppare relazioni normali". Quindi l'appello per la libertà del caporale rapito nel 2006: "Il rilascio di Gilad Shalit mostrerebbe a Israele e al resto del mondo che Hamas può trasformarsi da un acerrimo nemico a un partner per il dialogo, e questo può anche far avanzare l'ipotesi di arrivare ad un cessate-il-fuoco che libererebbe i palestinesi a Gaza e gli israeliani del Negev dall'inferno in cui sono costretti a vivere ora". La pubblicazione della lettera sulla stampa israeliana ha attirato su Meretz polemiche e accuse di tradimento. Ma quella di cercare il dialogo con il movimento islamico, non è una posizione nuova per il partito che si colloca a sinistra del Labour. Sin dalla vittoria di Hamas alle elezioni, il partito si è pronunciato a favore di una interlocuzione con il movimento islamico per arrivare quanto meno ad un cessate-il-fuoco e a favore di una soluzione diplomatica piuttosto che militare. Da poche settimane il Meretz ha un nuovo leader, al posto del dimissionario Yossi Beilin - firmatario con il palestinese Abdel Rabbo degli Accordi di Ginevra del 2003 - c'è ora Haim Oron, uno dei fondatori. Una transizione guidata dallo stesso Beilin che ha indicato in Oron il suo candidato alla successione. Una successione difficile, il partito attraversa una crisi che lo ha portato ai margini dello scenario politico israeliano. Negli anni Novanta poteva contare su una decina di eletti alla Knesset, oggi ne ha meno della metà. Alle ultime elezioni ha pagato lo scotto di aver tralasciato i temi sociali - enfatizzati invece dall'allora capo del Labour, il sindacalista Amir Peretz - e di aver invece puntato sul tema della pace e delle trattative con i palestinesi. Adesso il campo delle istanze sociali è di nuovo un campo aperto, visto che, ad elezioni vinte, i laburisti hanno abbandonato il tema della giustizia sociale e condotto invece una guerra in Libano, e visto che ieri Ehud Barak ha parlato dell'ipotesi di una fusione tra il suo Labour e i centristi di Kadima. Una prospettiva che riaprirebbe la partita per la rappresentanza della sinistra israeliana. 18/04/2008.

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I giovani di Meretz scrivono a Meshaal <Hamas riconosca e parli con Israele> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

I giovani di Meretz scrivono a Meshaal "Hamas riconosca e parli con Israele" Luisa Morgantini Era un giorno di otto anni fa, quando Widad ha riabbracciato suo figlio, nella prigione di Ashkelon, in Israele: erano anni che non lo vedeva, ogni volta le autorità israeliane opponevano ragioni di "sicurezza". Widad Naief Mohammad Atabeh vive a Nablus, ha 78 anni, soffre di ipertensione, diabete e i suoi occhi non vedono più come l'ultima volta che ha visto Saed: "Mi ha stretta e mi ha detto che è come se nascesse ancora una volta. Quei minuti sono stati i più belli, ma l'attimo in cui ci siamo separati è stato il più duro e doloroso" scrive oggi in un appello a tutte le madri del mondo perché facciano pressioni sulle autorità israeliane per realizzare il suo desiderio e vedere Saed un'ultima volta. Saed Wajih Saed Atabeh, arrestato il 29 luglio 1977, ha oggi 57 anni e ne ha scontati 32 nella sua cella. E' il prigioniero palestinese da più tempo rinchiuso nelle carceri israeliane e - dice sua madre - nei villaggi è conosciuto come il Mandela della Palestina. In tutti questi anni, le autorità israeliane non hanno più accordato a Widad il permesso di visitarlo e nella sua casa di Nablus, città sotto l'assedio costante delle incursioni israeliane, mentre riesce a stento a camminare, continua a chiedere giustizia: perché l'assassino di Rabin, Yegal Amir, riceve visite della famiglia, si è sposato e ha avuto un figlio in prigione, mentre al suo Saed non lasciano nemmeno la possibilità di un ultimo abbraccio? Per l'ultimo rapporto Onu sui diritti umani nei Territori occupati oltre 11mila prigionieri palestinesi sono nelle carceri israeliane, inclusi migliaia di malati, 376 bambini, 118 donne e 47 parlamentari. Dal 1967 ad oggi sono più di 700mila i palestinesi arrestati su una popolazione di 3 milioni e mezzo di persone: cifre che fanno di Israele un unicum delle reprimende da parte del Consiglio Onu per i diritti umani, disattese dal governo Israeliano e lasciate cadere nell'oblio dalla comunità internazionale. Nulla si fa, ad esempio, per impedire il ricorso sistematico alla detenzione amministrativa, una pratica che consente il fermo di palestinesi - 813 alla fine di gennaio 2008- rinnovato di 6 mesi in 6 mesi e che può durare anni e anni senza che essi abbiano un processo né la possibilità di difendersi legalmente. Non si possono tollerare queste violazioni dei diritti umani: per questo un gruppo di 46 parlamentari europei di diverse forze politiche si è fatto promotore di un'interrogazione parlamentare al Consiglio e alla Commissione UE per far luce sull'abuso della detenzione amministrativa così come sulle centinaia di bambini palestinesi che in prigione subiscono trattamenti disumani, interrogatori durissimi, privazioni di cibo, sonno e sono esposti a malattie difficilmente curabili nelle loro celle, dove sono rinchiusi insieme ad adulti, senza sostegno psicologico né la possibilità di portare avanti i loro studi: spesso anzi sono minacciati, picchiati e torturati, in palese violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del bambino adottata da Israele nel 1991 ma di fatto disattesa. E negli anni di questa seconda Intifada, più di 6.000 sono passati nelle carceri. Ma i bambini palestinesi subiscono pesanti conseguenze anche quando i permessi di visita non vengono accordati alle madri, alle mogli, ai fratelli o alle sorelle dei detenuti e allora sono loro, i più piccoli a partire alle 4 del mattino, con gli occhi pieni di sonno, a mettersi in viaggio per ore con la paura dei check point e dei soldati israeliani e la responsabilità di essere l'unico legame tra la famiglia e il fratello o padre incarcerato. Portano sacchi pieni di medicine, qualcosa da mangiare, sigarette, e le parole della mamma che non può dire di persona. Al rientro sono scossi, quasi non riescono a parlare, già così nervosi, turbati, esausti: il giorno seguente saltano la scuola, e almeno una settimana di assenze al mese se ne va per quella loro evitabile, straordinaria avventura. Chiediamo giustizia e legalità, aspettando risposte chiare dalla Commissione e dal Consiglio dell'Ue perché ci dicano -in particolare con il riferimento all'art. 2 dell'Accordo di Associazione tra UE e Israele- che prevede la sospensione degli accordi in caso di violazione dei diritti umani- le azioni da intraprendere per il rispetto del diritto e delle convenzioni internazionali ratificate da Israele. Ma il primo passo spetta al governo israeliano che continua a disattendere qualsiasi impegno di pace: ascolti invece l'appello lanciato da Marwan Barghouti, parlamentare, sequestrato nel 2002 e condannato a 5 ergastoli, che dalla sua cella chiede ad Israele di onorare i suoi 60 anni "firmando la pace, riconoscendo il diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese, ponendo fine all'occupazione militare, liberando gli 11mila incarcerati", consentendo a Widad, alle altre madri di riabbracciare i loro cari e assicurando ai bambini il diritto di avere un'infanzia sicura come ogni bambino dovrebbe avere. Ieri è stata la giornata dei prigionieri politici palestinesi, in migliaia hanno chiesto la loro liberazione: chiediamola anche noi, non lasciamoli soli, uniamoci alla richiesta per il rilascio di Marwan Barghouti, capace di rappresentare l'unità del suo popolo e del suo Territorio, fondamentale per ogni negoziato di pace, soprattutto in vista delle prossime elezioni presidenziali -gennaio 2009- a cui si presenterà, speriamo, non più da carcerato. 18/04/2008.

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Scrittura nobile, dolore autentico, eleganza e buon gusto rimandano in platea non solo e non tanto i (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Mmagini, colori, atmosfere, bensì sapori e odori. E Ferrara, quella israelita di Giorgio Bassani, di nebbioline ed acque, portici e muri, prunalbo, case turrite, biciclette, vocali aperte e grasse botteghe, ti arriva addosso intera, una, ma piena di diversità. Il romanzo di Ferrara, regia di Piero Maccarinelli, testo di Tullio Kezich da Bassani, è in scena al Palladium fino al 27 aprile.

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Sconvolto dall'ennesima guerra in Libano, quella del 2006, un regista decide di ribellarsi alla (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di FRANCESCO OLIVO Sconvolto dall'ennesima guerra in Libano, quella del 2006, un regista decide di ribellarsi alla routine della violenza, prende la macchina da presa e appena due giorni dopo l'inizio del conflitto è già pronto con due attori a filmare il dramma. E' la storia avventurosa di Philppe Aractingi, autore franco-libanese di Sotto le bombe, film a metà tra documentario e fiction, che sarà proiettato domani sera in anteprima gratuita al cinema Farnese alle 20, nell'ambito della rassegna Primavera del cinema francese. L'uscita nelle sale è prevista per il 30 aprile. Una donna torna in Libano appena il cessate il fuoco lo consente, sbarca a Beirut, cerca un tassista disposto ad accompagnarla nel sud martoriato dai bombardamenti israeliani alla ricerca della sorella e del figlio. Il viaggio con un autista cristiano mostra tutto il dramma di questa terra violentata dalla furia delle bombe. A parte questi due personaggi, attori professionisti, gli altri sono persone riprese nella loro autenticità (profughi, soldati, medici). La prima parte è stata girata realmente sotto le bombe, telecamera a spalla, quasi senza una sceneggiatura. Qualche giorno dopo l'inizio della guerra, Aractingi è stato costretto a scappare in Francia con la famiglia, per tornare pochissime ore dopo l'armistizio a bordo di una nave della marina transalpina. A quel punto in uno scenario di macerie e desolazione, sono state girate le scene di fiction: "Dopo aver filmato la polvere dei palazzi distrutti, ho cercato un approccio più distaccato - spiega Aractingi, che domani dialogherà con il pubblico del Farnese -. Non è un film propagandistico, racconto le storie delle vittime, sono critico sia con Israele che con Hezbollah".

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IL CAIRO - L'ex presidente Usa Jimmy Carter ha incontrato al Cairo due capi di Hamas. Si tratta di (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Mahmud Zahar e Said Siam, esponenti della linea dura. Oggi Carter si recherà a Damasco, seconda tappa del suo viaggio in Medio Oriente, dove vedrà il leader di Hamas in esilio Khaled Meshaal, malgrado l'opposizione di Israele e di Washington.

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Unifil la sortita di Berlusconi agita i libanesi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"E se cambiassimo le regole d'ingaggio?" A Beirut temono il Cavaliere filo-israeliano Le regole si definiscono a New York non a Roma. A disagio di fronte alla neutralità della missione. Beirut. La vittoria elettorale di Silvio Berlusconi ha guadagnato di colpo ampio spazio anche nelle prime pagine dei giornali libanesi, non tanto per il senso che questo risultato ha per l'Italia, quanto per i timori che il prossimo esecutivo di Roma possa alterare il già delicato equilibrio su cui si poggia la missione militare dell'Onu in Libano (Unifil). La questione è delicata: il compito principale dei nostri caschi blu è quello di mantenere quella calma relativa ottenuta dopo l'interruzione di 34 giorni di guerra, nell'estate 2006, tra la milizia sciita e l'esercito israeliano. Ogni settimana Israele accusa Hezbollah di ricevere razzi e missili dall'Iran attraverso la Siria, denunciando di fatto l'inefficacia della missione Unifil. E quasi ogni giorno Israele viola lo spazio aereo libanese e, secondo le recenti denunce dell'esercito libanese, anche quello terrestre, contribuendo così a sollevare nuovi dubbi sull'efficacia dell'azione Unifil. I vertici della forza Onu, oltre a ripetere che le regole d'ingaggio si decidono a New York e non a Roma o a Parigi, continuano a denunciare le violazioni israeliane e a sostenere di non avere alcuna prova di presunte infiltrazioni di armi nell'area di loro responsabilità. E comunque le regole d'ingaggio dell'Unifil non prevedono né di sparare contro un eventuale Hezbollah armato (che comunque non si palesa certo sotto gli occhi di un casco blu), né di abbattere i caccia israeliani che piroettano sui cieli libanesi. Ecco perché ambienti governativi libanesi, citati dalla stampa di Beirut, si dicono "preoccupati" dall'annuncio del futuro premier italiano di voler rivedere le regole d'ingaggio per i 2.500 soldati italiani che dal settembre 2006 partecipano alla missione Unifil nel sud del paese e a ridosso del confine provvisorio con Israele. Poco dopo la vittoria, Berlusconi ha annunciato di voler esaminare "attentamente le regole d'ingaggio dei nostri soldati in Libano, che sono in una situazione abbastanza particolare perché non possono reagire in determinate circostanze". Parole che in Libano, come riporta il quotidiano di Beirut an-Nahar , sono sembrate addirittura "pericolose": l'Italia è presente in Libano col contingente più numeroso, superando in questo sforzo sia la Francia che la Spagna; all'Italia è inoltre affidato il comando del settore ovest dell'intera area di responsabilità della missione Onu (quello est è di competenza spagnola); di recente, anche il controllo delle acque di fronte alle coste libanesi è affidato all'Italia (nel quadro di Euromarfor, la forza navale europea costituita anche da Portogallo, Francia e Spagna e per i prossimi due anni guidata dalla Marina italiana). Per questo una fonte governativa libanese coperta dall'anonimato e citata dal giornale chiede chiarezza: "Berlusconi non ha accennato ad alcun ritiro, ma quel che è più pericoloso è che le sue parole dimostrano la sua insoddisfazione. Non appena Berlusconi avrà formato il nuovo governo - prosegue la fonte - ci consulteremo con lui per capire le sue reali intenzioni". I più maliziosi tra gli analisti di Beirut avevano in passato avanzato l'ipotesi che un'eventuale vittoria di Berlusconi potesse portare la Farnesina a esprimere una politica più sensibile alle istanze "di sicurezza" di Israele e meno a quelle "della resistenza libanese" rappresentate dall'ala armata di Hezbollah. Timori in parte confermati quando, più di un mese fa, era rimbalzata a Beirut la richiesta dell'ex ministro degli esteri Antonio Martino di "ritirare i soldati italiani dal Libano" e di "tornare in Iraq". Berlusconi era allora intervenuto, mettendo a tacere Martino e assicurando di non avere "nessuna intenzione di tornare in Iraq così come di ritirare le truppe dal Libano". Ma in quell'occasione Berlusconi era andato al cuore del problema, chiarendo quali fossero le reali preoccupazioni sue e di chi, in patria o dall'estero, lo consigliava: "Semmai quel che vogliamo fare - aveva affermato - è modificare le regole d'ingaggio perché non è possibile che i nostri soldati stiano a guardare ogni giorno, senza poter fare nulla, traffici di armi da una parte e dall'altra". Un ufficiale italiano dell'Unifil aveva allora commentato, in via confidenziale, che le dichiarazioni del candidato premier erano "ad uso elettorale" e che "la questione non è nel cambiare le regole d'ingaggio, bensì nel fare pressione sui paesi e sugli attori che violano le risoluzioni Onu su cui si basa la missione Unifil". 18/04/2008.

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"solo bombe vere nel mio instant-movie sulla guerra in libano" - rita celi roma (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Spettacoli Esce il 30 aprile l'opera di Aractinigi "Solo bombe vere nel mio instant-movie sulla guerra in Libano" E' stato girato durante e subito dopo l'attacco israeliano dell'estate 2006 RITA CELI ROMA Dalla parte delle vittime innocenti, dei civili e dei troppi bambini uccisi dall'odio di inutili guerre, Sotto le bombe del franco-libanese Philippe Aractinigi (nelle sale dal 30 aprile, distribuito da Fandango) è un film scaturito dalla rabbia di fronte all'ennesimo conflitto mediorientale nell'estate 2006. Tra documentario e fiction, il film - presentato alle Giornate degli Autori a Venezia, al Sundance, ma anche a Gerusalemme - è stato realizzato in fretta, pensato durante i bombardamenti e girato tra le macerie subito dopo l'attacco israeliano durato 33 giorni: villaggi distrutti, 1189 morti, migliaia di rifugiati. Un road movie che attraversa il Libano martoriato dalle bombe e che racconta il viaggio di Zeina in cerca del suo bimbo affidato alla zia. Ad aiutarla un tassista, Tony, che accetta di portarla verso il sud. I due si muovono tra rovine, ponti crollati e centri di raccolta dove incontrano il dolore di altre madri e altri bambini. "Ho evitato di mostrare i morti, ne abbiamo visti troppi" dice Aractinigi, a Roma per presentare il film. "L'attacco israeliano ha risvegliato in me i ricordi di guerre passate. Ho cominciato a girare il film realmente sotto le bombe. Terminata questa parte di riprese a caldo, sono tornato in Francia per scrivere una storia. Solo due gli attori, Nada Abou Farhat e Georges Khabbaz, tutto il resto è crudo e reale, i giornalisti, i militari, i religiosi e i rifugiati interpretato se stessi". L'autore tiene a sottolineare che il suo non è un film di propaganda. "Non è facile parlare di una guerra così vicina, ma il punto di vista è solo quello delle vittime delle guerre: c'è sempre una spiegazione ufficiale, ma è solo odio che si propaga".

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Incontro al Cairo con Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Jimmy Carter Incontro al Cairo con Hamas È durato quasi quattro ore e mezza l'incontro di ieri al Cairo tra l'ex presidente americano Jimmy Carter e dirigenti del movimento islamico di Hamas, un colloquio osteggiato sia da Washington che da Israele. "Siamo soddisfatti di aver potuto parlare con qualcuno che conta", ha detto ai giornalisti uno dei sei membri della delegazione di Hamas. Del gruppo fanno parte Mahmoud Zahar e Said Siam, esponenti della "linea dura" del movimento che ha preso il potere nella Striscia di Gaza nel giugno scorso. E sempre ieri il quotidiano americano "Washington Post" ha pubblicato un intervento del numero due di Hamas, Zahar, che paragona Gaza al ghetto di Varsavia. "Resistere è l'unica opzione che resta agli abitanti di Gaza - sostiene Zahar - e come 65 anni fa i coraggiosi ebrei del ghetto di Varsavia si sollevarono in difesa della propria gente, anche noi, abitanti di Gaza, che è oggi la più grande prigione a cielo aperto del mondo, non possiamo che fare altrettanto". La Casa Bianca ha ribadito oggi che l'iniziativa privata di Carter, 84 anni, di incontrare gli esponenti del movimento "non è utile". Il premio Nobel per la pace 2002 è impegnato in un viaggio di nove giorni nella regione, nel tentativo di dare impulso al processo di pace.

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Porte del Mediterraneo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

DUE MOSTRE SUGLI SCAMBI ARTISTICI E CULTURALI AVVENUTI NEGLI ULTIMI SECOLI ATTRAVERSO IL MARE NOSTRUM Porte del Mediterraneo Attraverso i porti e gli infiniti accessi, oggi come in passato scorrono merci, persone e soprattutto passa la cultura GUIDO CURTO Le montagne e i deserti dividono gli uomini; i fiumi e i mari, invece, li uniscono. Nel mondo contemporaneo, in cui le montagne sono attraversate da tunnel lunghissimi e sopra i deserti volano jet supersonici, sembrano esser diventate obsolete le parole del celebre storico Arnold Toynbee. Tuttavia, leggendo i giornali ci accorgiamo di quanto sia ancor oggi importante il mare come via di comunicazione dov'è facile spostarsi per centinaia di chilometri, anzi di miglia, in poco tempo a costi minimi. Basta un gommone di cinque metri e un motore fuoribordo da 50 cavalli per arrivare in due ore dalla Tunisia a Lampedusa; dall'Africa all'Europa. Se è vero che queste migrazioni "clandestine" inducono problemi sociali e politici, resta il fatto che attraverso i porti e le infinite porte del mar Mediterraneo, oggi come in passato, scorrono merci, persone e soprattutto passa la cultura. Di questo fatto è convinto l'assessore alla Cultura della Regione Piemonte Gianni Oliva, che ha, infatti, accolto e sostenuto la proposta della storica dell'arte Martina Corgnati, interessata a curare una mostra incentrata sugli scambi artistici e culturali avvenuti negli ultimi secoli nel bacino del Mar Mediterraneo, interessando da vicino anche il "nostro" Piemonte. Così, dopo un lavoro di ricerca durato oltre un anno, è nata la mostra Le Porte del Mediterraneo che s'inaugura martedì 22 aprile alle ore 18 a Rivoli in due sedi: a Palazzo Piozzo e nella Casa del Conte Verde. Il percorso espositivo prende il via cronologicamente nella trecentesca Casa del Conte Verde, dove è ambientata la sezione storica che riunisce dipinti, disegni, incisioni e fotografie dell'Ottocento e del primo Novecento; opere che documentano la passione per l'Orientalismo diffusasi in Piemonte fin dal 1700, trovando il suo climax nella creazione a Torino del Museo Egizio. Pochi lo sanno, ma sono davvero tanti i piemontesi che coraggiosamente viaggiano nel Vicino Oriente (che gli americani chiamano Medio . per loro!) e con l'Egitto s'instaura un rapporto privilegiato. La seconda parte della rassegna è nel settecentesco Palazzo Piozzo dove sono esposte opere d'arte realizzate per l'occasione da 17 artisti contemporanei provenienti da Egitto, Algeria, Israele, Turchia, ex Yugoslavia e due dall'Italia. Inutile citarli uno ad uno perché sono nomi in gran parte sconosciuti a quasi tutti noi. Chi, invece, conosce bene il loro lavoro è Martina Corgnati, la curatrice della mostra, che da anni assiduamente li segue. Nata a Torino, figlia della celebre cantante Milva e del regista collezionista Maurizio Corgnati, Martina è una storica e critica d'arte valente e appassionata, docente all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Poiché la mostra, al momento in cui scriviamo, non è ancora visitabile, rimandiamo il giudizio sulle singole opere, anche se, da tutta la documentazione stampa e dalla lettura dei saggi in catalogo (Skira editore), s'intuisce che l'evento (ci saranno anche tre conferenze e una rassegna video) serve a mettere il luce gli intesi scambi artistici e culturali che oggi come in passato uniscono l'Occidente al vicino Oriente, Arabi e mussulmani compresi. Ha quindi ragione Cristina Giudice, anche lei docente di Storia dell'arte all'Accademia Albertina, quando concludendo il suo saggio in catalogo fa notare come gli antichi romani definissero il Mediterraneo Mare Nostrum, mentre più democraticamente gli Arabi lo denominarono al-Bahr al Mutawassit, ossia il Mare di Mezzo, davvero un'immensa porta spalancata tra il nord e il sud del mondo, tra l'Oriente e l'Occidente. Lasciamola aperta. LE PORTE DEL MEDITERRANEO PALAZZO PIOZZO, VIA FIORITO 6 CASA DEL CONTE VERDE VIA F.LLI PIOL 8, RIVOLI Orario: mar-ven 15/19 sab-dom 10/13 e 15/19 info: 011/9563020.

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La Siria "pronta alla guerra con Israele" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Ven, 18 Apr 2008 Edizione 76 del 18-04-2008 Per il 62mo anniversario dell'indipendenza siriana, Assad lancia proclami bellicosi La Siria "pronta alla guerra con Israele" di Giorgio Bastiani "La Siria è pronta a una guerra con Israele". L'affermazione proviene direttamente da Bashar al Assad, il dittatore di Damasco, in un discorso pubblicato sul quotidiano libanese Al Akhbar. Il quale, naturalmente, precisa che una guerra è poco probabile allo stato attuale delle cose e che sarà Israele, eventualmente, a dichiararla, o gli Stati Uniti a provocarla. Si tratta comunque di affermazioni molto gravi, soprattutto perché vengono pronunciate nel pieno dei festeggiamenti del 62mo anniversario dell'indipendenza siriana. I drusi israeliani che abitano nella "Valle delle Grida", al confine con la Siria, hanno festeggiato esponendo bandiere siriane e rivendicando la riunificazione con l'altra parte del Golan, amministrata da Damasco. Non è un mistero che la Siria voglia rioccupare tutte le alture del Golan, conquistate da Israele nella guerra dei Sei Giorni (1967) e poi mantenute dopo la guerra dello Yom Kippur del 1973. Ma a cosa serve questa rivendicazione nazionalista adesso, soprattutto dopo che il governo israeliano si è detto più volte disponibile al dialogo con Damasco per arrivare a un trattato di pace? Il discorso di Assad è da intendersi, prima di tutto, come un segnale di forza lanciato alla propria opinione pubblica, educata per decenni alla "resistenza" contro Israele. Ma è anche e soprattutto un messaggio rivolto al Libano, che dal 23 novembre scorso è privo di un presidente a causa dell'ostruzionismo politico dei partiti filo-siriani. Secondo Assad, infatti, una guerra potrebbe scoppiare nel caso gli Stati Uniti dovessero attaccare l'Iran o se Israele dovesse attaccare in Libano. E questo è un messaggio esplicito rivolto agli alleati Hezbollah, che da Teheran prendono gli ordini e che da due anni, nel Libano del Sud, nonostante la presenza dei caschi blu della missione Unifil, stanno preparandosi a una nuova guerra contro Israele, rinnovando i loro arsenali. Le accuse del dittatore di Damasco sono rivolte soprattutto contro il "Grande Satana" statunitense. Secondo la sua visione della storia recente, sarebbe stata proprio la Casa Bianca a premere su Israele nella guerra del 2006 contro Hezbollah: "Israele aveva tutta l'intenzione di ritirarsi, ma il governo americano li ha costretti a continuare". Questo messaggio è in aperto contrasto con quanto afferma il premier israeliano Ehud Olmert, secondo il quale sarebbero già in corso contatti informali tra Gerusalemme e Damasco. Può anche essere letto in questa chiave: scaricando tutte le colpe principali sugli Stati Uniti, Assad sta giustificando in anticipo i suoi futuri contatti diplomatici con lo Stato ebraico. E' comunque un discorso che non tiene conto degli inevitabili effetti collaterali che avrà sull'opinione pubblica islamista in Libano e a Gaza: sentendosi più forte, con una Siria alle spalle "pronta alla guerra contro Israele", potrebbe reagire con una violenza non prevista dalle machiavelliche diplomazie arabe.

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E SILVIO RIDISEGNA LA POLITICA ESTERA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

E Silvio ridisegna la politica estera MARCO CONTI Porto Rotondo. "La visita di Putin serve a rinsaldare relazioni mai interrotte". Sotto la scaletta del lussuoso "Ilyushin 96" che porta per la terza volta Vladimir Putin in Sardegna, Silvio Berlusconi spiega perchè la Russia tornerà molto presto ad essere considerata interlocutore privilegiato del nostro Paese. "Basti ricordare che dalla Russia viene il 30% di gas e di petrolio - spiega Berlusconi - abbiamo moltissime possibilità di intervento con Eni e Enel e altre nostre aziende. I rapporti bilaterali con la Federazione russa per noi sono molto importanti". Il prossimo 7 maggio Putin lascerà il Cremlino per assumere il ruolo da primo ministro e la decisione di incontrare il Cavaliere, assunta prima del risultato elettorale, rientra nel clima di forte amicizia che da anni lega i due leader, e che li ha portati ad incontrarsi due volte negli ultimi due anni. Malgrado Berlusconi fosse all'opposizione. Il girocollo scuro per Putin e la camicia nera sbottonata per Berlusconi, sono a sottolineare "la visita informale e senza agenda" che Paolo Bonaiuti e Valentino Valentini raccontano in serata, sostenendo che i due si sono a lungo intrattenuti sul ruolo da premier che li attende a breve e sui problemi dei rispettivi paesi. "Da noi è molto apprezzata la tua tenacia da combattente", ha sostenuto Putin al termine del racconto che Berlusconi ha fatto della campagna elettorale. Il presidente russo si è informato anche del risultato elettorale delle altre forze politiche, e sarebbe rimasto sorpreso della forte semplificazione del quadro politico italiano e della scomparsa dal Parlamento dei partiti che si richiamano al comunismo. Dopo il pranzo consumato a tarda ora a base di tagliolini e crostacei, malgrado la pioggia battente, i due hanno fatto una lunga passeggiata nell'immenso parco che circonda villa La Certosa. Tra la descrizione di una pianta e il racconto del complicato sistema idirico che assiste il giardino, i due hanno avuto modo di spaziare a trecentosessanta gradi, discutendo anche, come raccontato da Valentini, del rapporto tra Russia ed Unione Europea. Con la due giorni di Putin in Costa Smeralda, e a poche settimane dall'incarico di primo ministro, Berlusconi torna alla politica estera fatta di rapporti personali molto stretti, che tendono a rompere i tradizionali assi e le aggregazioni sovranazionali in gran parte frutto dell'ultima guerra mondiale. Il faccia a faccia con Putin è strettamente connesso con l'annuncio fatto da Berlusconi di un'imminente visita a Washington e con la promessa di voler fare in Israele il suo primo viaggio di Stato. Non c'è dubbio che si tratta di un cambio di passo rispetto alla politica estera degli ultimi anni, molto filoeuropea e mediterranea, e sarà interessante verificare cosa produrrà l'interessante sintonia che si annuncia tra Berlusconi e il presidente francese Sarkozy. Berlusconi non ha fatto mai mancare il suo appoggio a Putin, malgrado il ricorrente scetticismo della comunità internazionale sulla Russia degli ultimi anni. Il presidente russo, malgrado la caratteriale freddezza, non manca occasione per riconoscerlo e lo ha fatto anche ieri sera durante la cena organizzata da Berlusconi in suo onore, allietata dall'immancabile Apicella e da un paio di musicisti "napo-cubani".

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CARTER SFIDA IL VETO USA E PARLA CON HAMAS (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Carter sfida il veto Usa e parla con Hamas MICHELE GIORGIO Gerusalemme. Incurante delle critiche della Casa Bianca, del Dipartimento di stato americano e del boicottaggio di Israele, l'ex presidente Usa e premio Nobel per la pace Jimmy Carter ha incontrato ieri in un albergo del Cairo una delegazione di Hamas, guidata da Mahmoud Zahar e Said Siyam. Un colloquio che segna il primo incontro tra il movimento islamico Hamas e un esponente americano di primo piano anche se Carter è giunto in Medio Oriente in visita privata e senza proporsi come mediatore. In serata l'ex presidente democratico americano (che da anni è impegnato in missioni politico-umanitarie nel mondo) è partito per Damasco dove oggi dovrebbe incontrare il leader supremo di Hamas in esilio, Khaled Mashaal. "Sono qui per capire se Hamas può assumere una posizione moderata e cessare gli attacchi contro Israele, non per rappresentare una alternativa all'iniziativa di pace del presidente Bush", ha più volte spiegato Carter, senza però rompere l'embargo totale attuato nei suoi confronti da Israele. E ieri dagli Stati Uniti è giunta una nuova pesante stroncatura della sua missione. "Non crediamo che gli incontri di Carter siano stati utili. Ciò che emerge dalle recenti violenze a Gaza è che Hamas è un'organizzazione terroristica", ha detto Gordon Johndroe, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale americano, ribadendo la linea di netta chiusura dell'amministrazione Bush nei confronti del movimento islamico palestinese. Per Hamas invece non ci sono dubbi. Gli incontri con Carter dimostrano che il mondo comincia a rendersi conto che senza il coinvolgimento del movimento islamico non sarà possibile arrivare ad una soluzione del conflitto israelo-palestinese. E approfittando della possibilità avuta di poter scrivere un suo commento sulle pagine del "Washington Post", Mahmoud Zahar ha paragonato la rivolta del ghetto di Varsavia (dove vennero rinchiusi, assediati e ridotti alla fame gli ebrei polacchi) alla tragica realtà di Gaza, circondata da Israele. "Gaza è oggi quello che fu il ghetto di Varsavia", ha scritto Zahar sul prestigioso quotidiano americano, "resistere è l'unica opzione che resta ai suoi abitanti e come 65 anni fa i coraggiosi ebrei del ghetto di Varsavia si sollevarono in difesa della propria gente anche noi, abitanti di Gaza, non possiamo che fare altrettanto". Le affermazioni del leader di Hamas non sono state commentate in Israele. Il presidente dello Stato ebraico Shimon Peres si trova a Varsavia proprio per celebrare i 65 anni di quella rivolta. Per Gaza ieri è stata una nuova giornata di tensione e combattimenti anche se meno insaguinata di quella di mercoledì quando 21 palestinesi (molti i civili, tra i quali diversi bambini), e tre soldati israeliani sono rimasti uccisi in scontri a fuoco e bombardamenti andati avanti per ore. Migliaia di persone hanno partecipato ai funerali delle vittime, tra cui Fadel Shana, il cameraman dell'agenzia britannica Reuters ucciso mentre documentava una incursione israeliana. Un drammatico video, messo ieri in rete, ha mostrato gli ultimi istanti di vita dell'operatore. Il documento sembra indicare che ad uccidere il giornalista sia stato un proiettile a frammentazione capace di provocare una pioggia di dardi d'acciaio, sparato da un carro armato israeliano. Le immagini sono quelle che stava realizzando l'operatore pochi istanti prima di morire. Mostrano in lontanza un mezzo coreazzato israeliano sulla cui bocca del cannone appare improvvisamente un flash bianco seguito da una nuvoletta scura. È questo il momento in cui è partito il colpo. Esattamente dopo un secondo, si vede sopra la telecamera una seconda nuvoletta, traccia di un'altra esplosione. Secondo i medici palestinesi è il momento in cui il proiettile israeliano si è frantumato, scagliando nel raggio di alcune centinaia di metri la micidiale pioggia di dardi che ha ucciso Shana. Hamas da parte sua non abbassa il livello dello scontro e il suo braccio armato ha annunciato che "colpirà Israele ovunque e con tutti i mezzi". Ieri una ventina di razzi Qassam sparati da Gaza sono caduti nel territorio dello Stato ebraico senza causare vittime e danni. Un miliziano palestinese è stato ucciso mentre tentava di infiltrarsi in Israele.

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L'ALDOPARLANTE (sezione: Israele/Palestina)

( da "Avanti!" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

: sono passati esattamente sessanta anni da quando in una lotta all'ultimo voto fra Democrazia cristiana e Fronte democratico popolare, i socialisti riuscirono a totalizzare quasi l'otto per cento dei voti e diventare determinanti per la crescita democratica del nostro Paese. Ora, le condizioni erano quasi eguali e nella lotta spietata fra il Partito delle libertà di Berlusconi e il Partito democratico di Veltroni, i socialisti sono stati frantumati, totalizzando solo l'uno per cento dei voti, scomparendo dalla vita politica italiana. Perché? Boselli, Angius, De Michelis hanno parlato, ma nessuno ha detto la verità. Nel 1948, alla testa dei socialisti democratici vi era una bandiera del socialismo e dell'antifascismo come Giuseppe Saragat deciso a contrastare duramente il Fronte popolare; oggi alla testa dei socialisti di Boselli e di De Michelis (che rappresentano la minima parte dei socialisti) vi erano uomini che avevano collaborato con il governo Prodi con posti di grande responsabilità al Ministero degli Esteri, approvando le scelte del ministro D'Alema a favore dei Talebani contro Israele. Non solo, ma se avesse vinto Veltroni, come tanti soldatini sarebbero rientrati nella loro maggioranza. Il "vero" socialismo è un'altra cosa.

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<Gli ebrei compatti contro il fascismo> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 93 del 2008-04-18 pagina 2 "Gli ebrei compatti contro il fascismo" di Redazione "Se Buontempo continua a dichiararsi fascista, sono certo che su questo "valore" la mia Comunità sarà compatta e unita nel respingere al mittente le sue farneticanti dichiarazioni". Le parole del presidente della Comunità ebraica romana (Cer) Riccardo Pacifici fanno capire che le affermazioni di Teodoro Buontempo potrebbero mettere in discussione l'appoggio della comunità ebraica a Gianni Alemanno in vista del prossimo ballottaggio, visto che proprio ieri La Destra, di cui Buontempo è esponente, ha dato il suo appoggio al candidato del Pdl. "Ribadisco al suo partito - spiega Pacifici - che noi non facciamo politica, ma esprimiamo pensieri e valori. L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno in questo momento è di essere oggetto di strumentalizzazioni politiche da parte di chiunque". "La perplessità sollevata dalla comunità ebraica - dice Gianni Alemanno - mi sembra eccessiva. Ho parlato ieri (mercoledì, ndr) con Pacifici ma devo far notare che Storace è stato in Israele prima di Fini". Contrari all'"alleanza" tra il Pdl e La Destra anche Tullia Zevi, ex presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, e Perla Pavoncello, la precaria ebraica a cui Alemanno aveva offerto una candidatura nella sua lista civica. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il Cavaliere è uomo di mondo (sezione: Israele/Palestina)

( da "EUROPA ON-LINE" del 18-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

GUIDO MOLTEDO Non avrà una "visione" in politica estera, ma la bussola internazionale di Silvio Berlusconi s'orienta seguendo alcuni punti fissi collaudati e riconoscibili. Una relazione molto forte con l'America, anche quando stride con i basilari interessi europei, che comunque non sono considerati prioritari; un rapporto privilegiato con Israele; un ostentato disinteresse verso l'Asia, per non dire dell'Africa e dell'America Latina. Fissati questi pochi punti fermi, si sente libero, su un altro terreno, di fare le operazioni che gli stanno davvero a cuore, nelle quali il lato degli affari è prevalente e nelle quali egli gioca con grande disinvoltura la carta della sua persona, del rapporto personale e amicale con i suoi interlocutori, sia che si tratti di Vladimir Putin sia che si tratti di Nicolas Sarkozy. Con loro il tema è il business: energia, Alitalia, interessi commerciali. Sintetizza Quentin Peel sul Financial Times: "Per Berlusconi fare politica è fare affari". Il Cavaliere sa bene che gli americani sono pronti a sorvolare sull'amicizia esibita con Putin: la considerano, appunto, affari suoi, una relazione che fa notizia solo per il folklore degli incontri. Ben sapendo che sui dossier che stanno più a cuore a Washington potranno contare sempre sull'Italia berlusconiana. Questo tratto personale ? e i punti che abbiamo prima elencato ? ha caratterizzato le precedenti esperienze governative di Berlusconi nell'arena internazionale. L'esordio del suo nuovo mandato con l'amico Vladimir fa pensare che il canovaccio si ripeterà tal quale. Come in passato, peraltro, alla Farnesina non ci sarà un D'Alema del centro-destra, ma un diligente amministratore della macchina diplomatica, come Franco Frattini. La politica estera farà capo a palazzo Chigi e alle ville del Cavaliere. Il quale promette che non si farà prendere dalla bulimia presenzialista dei precedenti mandati, ma sarà più sobrio e selettivo negli impegni internazionali. Ma la minore quantità non cambierà la qualità della sua presenza sulla scena mondiale. Certo, diversamente dalle precedenti esperienze governative, quella che sta per cominciare s'inquadra in un mondo parecchio cambiato rispetto agli anni Novanta e al primo quinquennio del 2000. L'Unione Europea non ha quella coesione e autorevolezza che aveva agli inizi della moneta unica e prima dell'allargamento: d'altra parte, se è andata indietro, è anche per responsabilità diretta di Berlusconi e del suo amico Aznar, nonché di Blair, disfattisti della coesione europea per seguire la folle impresa irachena di Bush. Nei rapporti con Bruxelles, avrà più che altro bisogno di un suo "ambasciatore" personale che tenga d'occhio la Commissione. Per questo l'uomo più adatto a sostituire Frattini come commissario Ue è il superfedelissimo Tajani. Inoltre, protagonisti della politica mondiale ? come Bush e Brown ? sono o in uscita o in crisi. Gli altri protagonisti sono presi dalle loro faccende interne, segnate da una crisi economica severa e di lunga durata. C'è, insomma, una comunità internazionale spaesata e priva di forti leadership, in questo momento, che rendono meno problematica la vita a personaggi bizzarri come Berlusconi. Il quale ovviamente potrà e saprà approfittarne. Forse con grande vantaggio per sé e per il suo "sistema".Difficilmente per l'Italia. Che, sotto la sua presidenza, corre il serio rischio di finire fuori del club degli Otto grandi. La sua economia non le consente più di esserne parte, dicono in diverse capitali, pensando alla forza di paesi come Cina, India e Brasile e del rispettivo peso nei loro continenti, o al dinamismo di paesi come la Spagna. Anche se non avverrà una clamorosa esclusione, sono indizi del drammatico calo di considerazione in cui sta piombando l'Italia. Un'Italia senza sponde in Europa, anzi assillata dalla voglia di liberarsi dei vincoli europei. Che proprio per questo rischia davvero di scivolare via dal giro dei paesi che contano.

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