HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
www.mauronovelli.it
|
DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA: Se scoppia l’intelligenza” |
|
tARTICOLI DEL 13-5-2008 #TOP
IN
EVIDENZA
Benedetto XVI ha ricevuto nella mattina di lunedì
12 maggio, alle ore
S.E. l'ambasciatore, rilevato alla sua residenza da un gentiluomo di Sua
Santità e da un addetto di anticamera, è giunto alle 10.45 al Cortile di San
Damaso, nel Palazzo Apostolico Vaticano, ove un reparto della Guardia Svizzera
pontificia rendeva gli onori. Al ripiano degli ascensori, S.E. l'ambasciatore
era ricevuto da un gentiluomo di Sua Santità e subito dopo saliva alla
seconda Loggia, dove si trovavano ad attenderlo gli addetti di anticamera ed i
sediari. Dalla seconda Loggia il corteo si dirigeva alla Sala Clementina, dove
l'ambasciatore veniva ricevuto dal prefetto della Casa Pontificia, monsignor
James Michael Harvey, arcivescovo titolare di Memfi, il quale lo accompagnava
nella Biblioteca privata. Il prefetto presentava al Papa il
nuovo ambasciatore. Dopo la presentazione
delle Credenziali da parte dell'ambasciatore
aveva luogo lo scambio dei discorsi. Questo è il testo del
discorso di Benedetto XVI.
Questa è la traduzione italiana del discorso del
Papa:
Eccellenza,
sono lieto di porgerle il benvenuto all'inizio della sua missione e di
accettare le Lettere che la accreditano quale Ambasciatore Straordinario e
Plenipotenziario dello Stato di Israele presso la Santa Sede. La ringrazio per
le cordiali parole che mi ha rivolto e le chiedo di trasmettere al Presidente
Shimon Peres i miei rispettosi saluti e l'assicurazione delle mie preghiere per
il popolo del suo Paese.
Ancora una volta, offro i miei cordiali auspici in occasione della celebrazione
di Israele dei sessanta anni della sua esistenza come Stato. La Santa Sede si
unisce a Lei nel rendere grazie al Signore perché le aspirazioni del popolo
ebraico a una casa nella terra dei loro padri si sono realizzate e, al
contempo, spera che giunga presto un tempo di maggiore letizia, quando una pace
giusta risolverà il conflitto con i palestinesi. In particolare, la Santa Sede
considera preziose le proprie relazioni diplomatiche con Israele, instaurate
quindici anni fa, e attende con ansia l'ulteriore sviluppo di un maggior
rispetto, di una maggiore stima e di una crescente collaborazione che ci
uniscano.
Fra lo Stato di Israele e la Santa Sede esistono numerose aree di interesse
reciproco che si possono esplorare con profitto. Come ha sottolineato,
l'eredità giudaico-cristiana dovrebbe spingerci a prendere l'iniziativa di
promuovere molte forme di azione umanitaria e sociale nel mondo, non da ultimo
combattendo tutte le forme di discriminazione razziale. Condivido con Lei,
Eccellenza, l'entusiasmo per gli scambi culturali e accademici che si svolgono
fra istituzioni cattoliche nel mondo e quelle in Terra Santa, e anche io spero
che tali iniziative verranno maggiormente sviluppate nei prossimi anni. Il
dialogo fraterno, condotto a livello internazionale fra cristiani ed ebrei, sta
recando molti frutti e deve proseguire con impegno e generosità. Le città sante
di Roma e di Gerusalemme sono importantissime fonti di fede e saggezza per la
civiltà occidentale, e, di conseguenza, i vincoli fra Israele e la Santa Sede
hanno ripercussioni più profonde di quelle che derivano formalmente dalla
dimensione giuridica delle nostre relazioni.
Eccellenza, so che condivide la mia preoccupazione per l'allarmante declino
della popolazione cristiana nei Paesi del Medio Oriente, incluso Israele, a
causa dell'emigrazione. Di certo, i cristiani non sono gli unici a risentire
degli effetti dell'insicurezza e della violenza che sono conseguenze dei vari
conflitti nella regione, ma, per molti aspetti, sono ora particolarmente
vulnerabili. Prego affinché, per la crescente amicizia fra Israele e la Santa
Sede, si possano elaborare modi per rassicurare i membri della comunità
cristiana affinché possano nutrire la speranza di un futuro sicuro e pacifico
nelle loro patrie ancestrali, senza sentirsi costretti a doversi trasferire in
altre parti del mondo per costruirsi una nuova vita.
I cristiani in Terra Santa intrattengono da tempo buoni rapporti sia con i
musulmani sia con gli ebrei. La loro presenza e il libero esercizio della vita
e della missione della Chiesa lì, hanno il potenziale di contribuire in modo
significativo a sanare le divisioni fra le due comunità. Prego affinché possa
essere così e invito il suo governo a continuare a elaborare modi per
utilizzare la buona volontà dei cristiani sia verso i discendenti naturali del
popolo che per primo ha udito la Parola di Dio sia verso i nostri fratelli e le
nostre sorelle musulmani che da secoli vivono e praticano il proprio culto
nella terra che tutte e tre le tradizioni religiose definiscono
"santa".
Comprendo che le difficoltà dei cristiani in Terra Santa sono legate anche alla
tensione continua fra le comunità ebrea e palestinese. La Santa Sede riconosce
la legittima necessità di sicurezza e di autodifesa di Israele e condanna
fortemente tutte le forme di antisemitismo. Sostiene anche che tutti i popoli
hanno il diritto di ricevere uguali opportunità di prosperare. Proprio per
questo, esorto con urgenza il suo governo a compiere ogni sforzo per alleviare
le difficoltà sofferte dalla comunità palestinese, permettendole la libertà
necessaria per svolgere le sue legittime attività, incluso il raggiungere i
luoghi di culto affinché possa godere di pace e sicurezza maggiori. È evidente
che questi problemi si possono affrontare soltanto nel più ampio contesto del
processo di pace per il Medio Oriente. La Santa Sede accoglie l'impegno
espresso dal suo governo di portare avanti lo slancio riacceso ad Annapolis e
prega affinché le speranze e le aspettative suscitate in quella sede non
vengano deluse. Come ho osservato nel mio recente discorso alle Nazioni Unite,
a New York, è necessario percorrere ogni possibile via diplomatica e prestare
attenzione "ai più flebili segni di dialogo o di desiderio di
riconciliazione" se si vogliono risolvere conflitti annosi. Quando tutte
le persone della Terra Santa vivranno in pace e in armonia, in due stati
sovrani indipendenti, il beneficio per la pace del mondo sarà inestimabile e
Israele sarà realmente ("luce delle nazioni" Is 42, 6), esempio
luminoso di risoluzione del conflitto che il resto del mondo potrà seguire.
Molto è stato fatto nella formulazione degli accordi che sono stati firmati
finora da Israele e dalla Santa Sede ed è auspicabile che i negoziati relativi
a questioni economiche e fiscali giungano a una conclusione soddisfacente.
Grazie per le sue parole rassicuranti sull'impegno del governo di Israele per
una soluzione positiva e rapida dei problemi ancora da risolvere. So di parlare
a nome di molti quando esprimo la speranza che questi accordi possano presto
essere integrati nel sistema giuridico interno di Israele e costituire così una
base per una cooperazione feconda. Dato l'interesse personale che Lei,
Eccellenza, nutre per la situazione dei cristiani in Terra Santa, e che è molto
apprezzato, so che comprende le difficoltà causata dalle continue incertezze
sui loro diritti e sul loro status legali, in particolare a proposito della
questione dei visti per il personale ecclesiastico. Sono certo che farà tutto
il possibile per facilitare la soluzione dei restanti problemi in un modo
accettabile per tutte le parti in causa. Solo quando si supereranno queste
difficoltà, la Chiesa potrà svolgere le proprie opere religiose, morali,
educative e caritative nella terra in cui è nata.
Eccellenza, prego affinché la missione diplomatica che comincia oggi rafforzi
ulteriormente i vincoli di amicizia fra la Santa Sede e il suo Paese. Sia certo
che i vari dicasteri della Curia Romana saranno sempre pronti a offrirle aiuto
e sostegno nello svolgimento dei suoi doveri. Con i miei sinceri
buoni auspici, invoco su di Lei, sulla sua famiglia e su tutto
il popolo dello Stato di Israele le abbondanti benedizioni di Dio.