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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA: Se scoppia l’intelligenza” |
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Articoli
Israele/Palestina
(85)
"La mia storia di bimbo scampato alla Shoah" (
da "Stampa, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Giusti di Israele". Così, nel suo nome, sarà piantato un albero che incrementerà quella foresta cresciuta, in 60 anni, come segno tangibile di gratitudine a coloro che, rischiando la vita e senza pretendere nulla, hanno salvato molti ebrei. Segre, in occasione del festival Oyoyoy, ha raccontato di sé e della sua famiglia nella sinagoga stracolma di gente (
Ma non è una festa per musicisti (
da "Stampa, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano, spesso critico con il governo del proprio paese, diventato il simbolo tenacissimo della volontà di mantenere comunque aperta, attraverso la musica, la porta del dialogo. Ha fondato un'orchestra dove suonano assieme giovani musicisti arabi, israeliani e palestinesi, il suo libro La musica sveglia il tempo accoglie testimonianze e speranze di pace di artisti di molte nazioni
Bacchetta, sensori e partitura digitale sul podio debutta
il maestro-robot - anna cepollaro roma (
da "Repubblica, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Un musicista della Filarmonica di Israele diceva di Rubinstein: "Quante note gli sono cadute sul tappeto, se ne potrebbe fare un'altra sinfonia"". E allora si parla di soldi: Honda ha versato circa un milione di dollari nel Fondo per l'educazione musicale della Detroit Symphony Orchestra.
Le stelle dell'Atpper i baby tennisti (
da "Secolo XIX, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Harel Levy (Israele)-Louk Sorensen (Irlanda) 6-4 6-2; Nicolas Devilder (Francia)-George Bastl (Svizzera) 6-3 3-6 6-2; Matthias Bachinger (Germania)-Michael Lammer (Svizzera) 7-5 6-4. Nell'ultima giornata del torneo di qualificazione del Memorial Tessitore avevano ottenuto il 'pass' per il tabellone principale il brasiliano Silva,
Messaggi sconfortanti dalla Fiera del libro La vitalità
della cultura totalitaria non è esaurita (
da "Secolo XIX, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Per la Palestina, l'8 maggio 2008". Ma quando mai, ha detto il Nobel, "la cultura è stata qualche cosa a sé, astratta, metafisica, al di sopra di tutto e di tutti? La cultura è sempre stata un atto importante della politica, perché la politica assorbe in sé libertà, dignità dei popoli, giustizia delle leggi,
Torino l'incontro tra bertinotti e paco ignacio taibo II (
da "Riformista, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: i quarantaquattro gatti in fila per sei col resto di due al corteo anti-Israele. Ha incontrato un suo vecchio amico, Paco Ignacio Taibo II, che si è auto-ribattezzato il "karateca azteca" e ha un po' di problemi di salute, visto che non ha più la sua consueta lattina di Coca cola quando parla in pubblico: troppo zucchero nel sangue.
Libano si lotta e si negozia. E frattini ridisegna il
nostro medio oriente ( da "Riformista, Il"
del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: In Palestina invece "a differenza di Prodi e D'Alema sono contrario a trattare con Hamas". Da non confondere con Hezbollah, e questo spiega perché i palestinesi siano nella lista nera delle organizzazioni terroristiche e i libanesi no. "Hezbollah è una realtà più complessa" spiega Frattini.
Madri in carcere, immigrati, droga e incesti: che mondo
allegro ( da "Unita, L'"
del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Da Israele un cartoon, Waltz With Bashir dell'ex soldato israeliano Ari Folman, ci porta indietro nel tempo: al 1982 anno del massacro di centinaia di palestinesi nei campi di Sabra e Shatila. E l'America? È noto lo sbarco sulla Croisette del Che Guevara di Soderbergh che sarà accompagnato da Two Lovers di James Gray,
L'Italia non abbandoni il mio Libano (
da "Unita, L'" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Neanche Israele si era spinto a tanto.". A garantire la tregua è l'esercito. "L'esercito ha dato riprova del suo spirito di servizio, garantendo l'unità nazionale e dimostrandosi un decisivo elemento di stabilità. Ma in prospettiva futura l'esercito non può surrogare altri poteri dello Stato, non può sostituirsi al governo,
Gli Amici del museo di Tel Aviv premiano Arnaldo Pomodoro
Uomo dell'anno 2008 ( da "Corriere della Sera"
del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Milano ha appena celebrato il 60esimo anniversario dello Stato di Israele, l'associazione degli Amici del museo d'arte di Tel Aviv ha conferito ieri sera all'artista Arnaldo Pomodoro il titolo di "Uomo dell'Anno 2008": la stessa onorificenza con cui nelle ultime edizioni erano stati premiati lo scrittore Amos Oz, il premio Nobel Elie Wiesel, il direttore d'orchestra Zubin Metha.
Stefania Craxi <Agli Esteri, una passione di
famiglia> ( da "Corriere della Sera"
del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Frattini ha confermato che tra le priorità c'è la difesa dello Stato di Israele, ma la situazione lì oggi è molto più esplosiva di quando il centrodestra ha preso certi orientamenti: le scelte sono diventate più complesse, e la sicurezza di Israele va di pari passo con la soluzione della questione nazionale palestinese.
Frattini sul libano "no ad hezbollah stato nello
stato" ( da "Repubblica, La"
del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: in Israele ed in altri Paesi della regione. Ieri sera, in un colloquio telefonico, Silvio Berlusconi ha espresso al presidente palestinese Abu Mazen il suo "pieno sostegno" al processo di pace e alla leadership moderata palestinese, invitando il presidente dell'Autorità nazionale palestinese in Italia.
L'Egitto a Israele: mediazione per Gaza (
da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il giovane caporale israeliano sequestrato nel giugno di due anni fa, non ci sarà tregua con i guerriglieri palestinesi della striscia di Gaza. Secondo l'edizione online del quotidiano "The Jerusalem Post", sarebbe stata questa la risposta del premier israeliano Ehud Olmert alla proposta del capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman,
In Libano Hezbollah segna un punto (
da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Iraq e Palestina", ha scritto ieri, spiegando che questa soluzione sarebbe il risultato della sconfitta della politica dell'amministrazione Bush di scontro frontale con le forze nazionaliste e islamiste in Medio Oriente. Il Libano, ha concluso, "potrà esistere come Stato unitario solo se la sua popolazione multietnica e multiconfessionale potrà vivere in un equilibrio di poteri"
Beirut torna alla normalità (
da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: colpivano la resistenza contro Bush e Israele, ma non mi aspettavo tanta violenza, tanti morti. Io la guerra civile l'ho già vista e non mi è piaciuta, non voglio vedere altra gente morire e spero che Nasrallah sappia cosa sta facendo", spiega visibilmente preoccupato. Le vendette sono il pericolo che molti intravedono nel prossimo futuro qui ad Hamra.
Paolo Woods, immagini di un rischioso métissage (
da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Basti pensare alla guerra dell'Iraq. Le immagini che più facilmente vengono in mente non sono spezzoni di tv, ma quelle fatte dai soldati americani a Abu Ghraib, le stesse dipinte sui muri in Palestina. Sono quelle che rimangono nell'immaginario collettivo.
Nostro servizio BEIRUT - L'esercito libanese ha annunciato
che da oggi se nec ( da "Messaggero, Il"
del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ovvero alla sanguinosa guerra tra Hezbollah e Israele. L'ex presidente Amin Gemayel, uno dei leader della maggioranza antisiriana, ha esortato i cristiani a rimanere uniti e ha aggiunto che prima che possa essere avviata qualsiasi forma di dialogo "vogliamo un impegno solenne dal leader di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah di fronte all'opinione pubblica,
E Caselli snobbò Israele (
da "Giornale.it, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 113 del 2008-05-13 pagina 9 E Caselli snobbò Israele di Redazione Niente convenevoli e neppure una stretta di mano. Ha scelto la via della fuga il capo della procura di Torino Giancarlo Caselli di fronte allo stand di Israele, il Paese ospite d'onore della ventunesima edizione della Fiera del Libro.
Non tutti i boicottaggi vengono per nuocere. Visitatori
solo meno 3% ( da "Liberazione"
del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Finiti i giorni delle polemiche sulla presenza di Israele paese ospite e, di contro, il boicottaggio dei Free Palestine, il temuto crollo sull'affluenza di visitatori alla Fiera del Libro non c'è stato. Con un risultato "appena inferiore al 3% rispetto all'edizione passata" - che con 302mila visitatori era entrata di prepotenza nel guinness dei primati nella storia del Salone -
Il capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman è arrivato
ieri in Israele per discutere di una possibile tregua nella Striscia di Gaza
per la quale ha detto di avere <grandi aspe (
da "Liberazione" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: intelligence egiziana Omar Suleiman è arrivato ieri in Israele per discutere di una possibile tregua nella Striscia di Gaza per la quale ha detto di avere "grandi aspettative" Il capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman è arrivato ieri in Israele per discutere di una possibile tregua nella Striscia di Gaza per la quale ha detto di avere "grandi aspettative".
Rodolfo Lorenzoni No (
da "Tempo, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ieri ha anche ricevuto il nuovo ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, esprimendo la sua posizione riguardo il conflitto con i Palestinesi. "La Santa Sede - ha detto il Papa - riconosce la legittima esigenza di difesa di Israele e condanna tutte le forme di antisemitismo, e allo stesso tempo dichiara che tutti i popoli hanno diritto alle stesse opportunità per prosperare"
Mozart, Ravel e Beethoven al Conservatorio (
da "Voce d'Italia, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israel Philharmonic Orchestra, Baltimore Symphony, le Filarmoniche di San Pietroburgo e della BBC, l'Orchestre National de France e molte altre importanti compagini. E' stato ospite dei principali Festival musicali in tutto il mondo e la grande passione per il jazz e l'improvvisazione lo ha portato a fondare il Worldjazz Quartet.
Più forte dei boicottaggi (
da "Stampa, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: invito a Israele. Ma ormai è come se la loro creatura esista per conto proprio. Sarà difficile ammazzarla. Ed era difficile anche solo pensare di fiaccarla e indebolirla con le polemiche. Nel boicottaggio è precipitato un groviglio di motivazioni: c'era l'istintiva solidarietà per Davide contro Golia, per i palestinesi che lottano per la sopravvivenza come popolo;
Nel regno di Hezbollah: così il <Partito di Dio> ha
imposto la sua legge ( da "Giornale.it, Il"
del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: affaccia su Israele. Nel resto del Paese si combatte o si attende l'ora delle armi. A Tripoli i miliziani sunniti difendono il centro dagli assalti di gruppi filosiriani appoggiati dal Partito di Dio. Nei territori cristiani si teme il regolamento di conti tra i fedelissimi del generale Michel Aoun, il Quisling cristiano alleato con il Partito di Dio,
Testi cronometrati da leggere in bagno o di
psicologia-fast.Vince l'effetto sorpresa (
da "Stampa, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele, le poche decine di copie piazzate negli spazi dedicati a Camera e Senato faranno anche un po' sorridere. Ma a vedere di che si tratta, vince l'effetto sorpresa. Perché oltre alle commemorazioni - da La Pira a Goria - con il loro valore di documento storico, a sorpresa hanno trovato acquirenti anche discorsi parlamentari,
Il candidato americano preferito da Hamas (
da "Opinione, L'" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: arabi e nemici di Israele Il candidato americano preferito da Hamas di Stefano Magni Da sabato scorso, il candidato democratico Barack Obama ha perso un altro dei suoi sostenitori "imbarazzanti": l'esperto di Medio Oriente Robert Malley. Le dimissioni del consigliere per la politica mediorientale sono avvenute dopo mesi di polemiche sui suoi presunti contatti con Hamas,
Il Golan alla Siria? Come avere l'Iran ai confini di
Israele ( da "Opinione, L'"
del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele e Siria, a trattare. Dimostrare perciò, sic stantibus rebus, fretta di concludere un'illusoria pace, scambiandola con i territori del Golan, con la Siria (magari per aiutare qualche leader politico israeliano a scrollarsi di dosso le non esaltanti vicende personali e a farsi bello con una pace apparente) sarebbe la prova provata della miopia della attuale classe dirigente
Camera, Berlusconi chiede dialogo al Pd: stabilità per
crescere ( da "Giornale.it, Il"
del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: quando ha parlato della necessità di riportare la pace in Medio Oriente attraverso la salvaguardia dell'identità storica di Israele e la costruzione di uno Stato per i Palestinesi. Alla fine del suo intervento, durato circa 27 minuti, i deputati del Pdl si sono alzati in piedi per tributargli una vera e propria standing ovation. Ma hanno battuto le mani a lungo anche esponenti del Pd.
Torino, vincono i sabotatori Corteo pacifico, Fiera vuota (
da "Padania, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: boicotta Israele", "Boicotta Israele, boicotta la fiera del libro 2008". Tra le tante scritte e striscioni anche l immagine di una bandiera d Israele a cui è affiancato il segno uguale e la svastica. All interno del corteo FreePalestina anche alcuni esponenti del mondo ebraico dissenzienti verso la politica dello Stato di Israele.
Il caso Torino una lezione per tutti Dopo aver paventato la
solita ripetizione di Genova 2 ( da "Stampa, La"
del 13-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: i timori per Torino non sono iniziati sui media, ma da una parte dell'opinione pubblica pro-Israele che ha fin dall'inizio esagerato le dimensione di quello che stava succedendo. Persino nel piccolo spazio di questa rubrica mi è capitato di invitare i vari intellettuali e politici pro Israele a non sopravvalutare quello che stava succedendo.
Ingannativoci dallapalestina (
da "Secolo XIX, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: con la fondazione di Israele, la sua famiglia va esule in Libano. Kanafani risiede poi a Damasco e nel Kuwait. Nel 1960, viene chiamato a Beirut dove dirige la parte letteraria della rivista del Movimento Nazionalista Arabo. Brillante giornalista, diventa nel 1969 il direttore dell'organo ufficiale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.
"con hezbollah parliamo ogni giorno" - francesca
caferri ( da "Repubblica, La"
del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: mandato delle Nazioni Unite lo scopo della missione è quello di impedire atti ostili fra Israele e il Libano: se questo è il nostro compito le regole vanno benissimo - conclude Ruggiero - lo dimostra il fatto che da quando siamo qui non ci sono stati incidenti significativi e che la missione ha consentito all'esercito libanese di entrare in un territorio dove era assente da decenni.
Medio oriente il processo di pace? prescinde dalle vicende
giudiziarie di olmert ( da "Riformista, Il"
del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: prescinde dalle vicende giudiziarie di olmert Bush festeggia Israele e spera in Annapolis Mentre da Roma Silvio Berlusconi ribadiva il "vitale interesse" italiano a "contribuire alla più strenua difesa dell'esistenza e dell'identità storica di Israele", che "si specchia nel diritto indiscutibile dei palestinesi alla costruzione di uno stato indipendente", ieri George W.
Israele non resterà a guardare l'Iran che colonizza il
Libano ( da "Giornale.it, Il"
del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 14 pagina 18 Israele non resterà a guardare l'Iran che colonizza il Libano di Fiamma Nirenstein Mai il fronte diplomatico israeliano è stato così arruffato, da una parte immerso in cerimoniali d'onore e dall'altra invece in preoccupazioni tempestose. Da Gaza seguitano a cadere missili che hanno ucciso due volte in una settimana,
<Rimettiamo subito in moto il Paese l'Italia non ha più
tempo da perdere> ( da "Giornale.it, Il"
del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: di tensione in Medio oriente e contribuire alla più strenua difesa dell'esistenza e dell'identità storica di Israele, il cui diritto alla pace si specchia nel diritto indiscutibile dei palestinesi alla costruzione di uno Stato indipendente. (...) La riforma dettata dal voto del 13 e del 14 di aprile ha lineamenti che ai miei occhi, e non solo ai miei occhi, risultano chiarissimi.
Gli Indiana Jones tedeschi: <L'abbiamo trovata in
Africa> ( da "Giornale.it, Il"
del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: che guidò il popolo di Israele in Palestina, cadde nella dimenticanza, fu riportata da Davide a Gerusalemme, fu custodita nel Santo dei Santi del tempio di Salomone, per svanire nel nulla quando le armate di Babilonia polverizzarono il sacrario. Non sappiamo se ripetesse a se stesso quei versi Iyasu il Grande, imperatore d'Etiopia,
Tanta famiglia e poca politica, i temi vincenti sulla
Croisette ( da "Tempo, Il"
del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Mentre "Waltz With Bashir" di Ari Folman, unico film di animazione in concorso, vede il regista, ex soldato israeliano, raccontare l'orrore di cui fu testimone nel 1982 del massacro di centinaia di Palestinesi da parte della milizia cristiana. D. D'I.
Israele e le donne (
da "Corriere della Sera" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Tempo Libero - data: 2008-05-14 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE Rassegna Israele e le donne Spazio alla scuola di cinema "Ma'ale" nel ciclo "Nuovo cinema israeliano" all'Oberdan (viale V.Veneto 2, tel. 02.77.40.63.00, e 5, più tessera e 3). Dalle 19 le donne protagoniste (originale con sottotitoli): "La moglie del Cohen" di E.
Lunari melodie di sconfinato desiderio (
da "Manifesto, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: durante il quale Palestine canta molto, in falsetto nenie arcaiche e come un muezzin arrabbiato frasi tipo teatro della crudeltà. Il clima si surriscalda, Palestine ci mette pochi accordi ribattuti al pianoforte, poi c'è di nuovo una distensione pacata, con suoni accattivanti e attirati dal principio della tonalità .
Bush: <La pace? Non c'è solo Olmert> (
da "Corriere della Sera" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele, George W. Bush ha preso le distanze dal premier Ehud Olmert, inquisito per un caso di corruzione e sottoposto a forti pressioni perché si dimetta. In un'intervista ai media israeliani, Bush ha segnalato di non considerare Olmert indispensabile per la pace con i palestinesi, e ha indicato nel ministro degli esteri Tzipi Livni e nel ministro della difesa Ehud Barak il suo
S. Mattia a postolo Fu scelto come dodicesimo apostolo,
tirato a sorte insieme a Giuseppe dop (
da "Messaggero, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: O il tradimento di Giuda. Alcuni dicono che predicò in Palestina, dove accusò i Giudei di aver crocefisso il Messia, e che per questo fu lapidato e infine decapitato.
L'emergenza sicurezza ha sbriciolato il Modello Roma. Ma ha
consolidato un altro modell ( da "Messaggero, Il"
del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: comprato direttamente dalla società di sicurezza del ministero della Difesa israeliano e cogestito dai carabinieri. E proprio in questi giorni il "Territorial Security Project" compie tre anni. E il bilancio, stando ai dati, non è trascurabile: riduzione tra il 30 e il 50% di furti, borseggi, rapine e atti vandalici e la scomparsa di episodi di pedofilia e esibizionismo sessuale.
Non è reale, non è fantastico: è fantareale. Quattro
scrittori si ritrovano a Roma pe ( da "Messaggero, Il"
del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Martedì 3 giugno, stesso posto, stessa ora, dagli Stati Uniti arriverà lo scrittore Ricky Moody. Venerdì 20 il cileno Javier Arguello. Gli incontri si chiuderanno mercoledì 24 settembre con il regista israeliano Etgar Keret. Per prenotazioni: fantareale@omero.it.
GERUSALEMME - Il tema, impegnativo, della Conferenza
internazionale convocata da Shimon Pere (
da "Messaggero, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: in occasione dei 60 anni d'Israele, a "guardare avanti". "Ciò che è stato scoperto in passato è nulla rispetto a ciò che scopriremo", ha detto il presidente israeliano nella seduta d'apertura. Parole cariche di speranza e ottimismo che nascondono le tensioni e le preoccupazioni d'oggi e di un domani alle porte.
Sotto le bombe (
da "Corriere della Sera" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: estate feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Centrale.
Ahmadinejad: <Israele? Un cadavere che cammina> (
da "Liberazione" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Presto i palestinesi lo spazzeranno via" Ahmadinejad: "Israele? Un cadavere che cammina" Alla vigilia delle celebrazioni per il 60mo anniversario di Israele, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad torna a minacciare lo Stato ebraico sostenendo che "sarà presto spazzato via". "Questo Stato terrorista e criminale viene sostenuto dalle potenze straniere",
Ecco la lettera che nega dio - enrico franceschini londra (
da "Repubblica, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: offerta dello stato di Israele di diventare il suo secondo presidente della repubblica, argomentava poi come segue il suo rapporto con l'ebraismo: "Per me la religione ebraica, come tutte le altre, è un'incarnazione delle superstizioni più infantili. E il popolo ebraico, del quale pur mi compiaccio di far parte e con la cui mentalità sento un'
Addio universal su sky arriva mgm - leandro palestini roma (
da "Repubblica, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: cinema classico americano Il 31 maggio lunga maratona di film LEANDRO PALESTINI ROMA conto alla rovescia per Studio Universal: il primo giugno il canale del grande cinema americano terminerà le sue trasmissioni. Al numero 320 della piattaforma Sky continuerà ad esserci il cinema, ma per soddisfare gli utenti satellitari arriverà quasi certamente il canale Metro Goldwyn Mayer Channel.
Le tre anime di Gerusalemme viste dalla coppia Coen-De
Sanctis ( da "Voce d'Italia, La"
del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Cultura Nel mese del sessantesimo anniversario della nascita dello Stato d'Israele Le tre anime di Gerusalemme viste dalla coppia Coen-De Sanctis Il ritratto di una citta' unica al mondo Nel mese in cui cade il sessantesimo anniversario della nascita dello Stato di Israele, un viaggio a Gerusalemme con l'aiuto con i due giornalisti di Sky Tg24, Renato Coen e Federica De Sanctis.
Raid aerei israeliani a Gaza, uccisi due militanti (
da "Voce d'Italia, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: hanno divulgato la notizia di due militanti palestinesi rimasti uccisi e altri due feriti in un raid israeliano sulla Striscia di Gaza. L'Aviazione di Israele e' stata fatta intervenire due volte per stroncare la resistenza dei guerriglieri locali, che hanno ingaggiato scontri armati con le truppe di terra israeliane dopo l'incursione nel villaggio di Khouzza, vicino a Khan Younis.
Bush e Israele uniti contro i terroristi (
da "Voce d'Italia, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Bush e Israele uniti contro i terroristi Il presidente americano: "Israele grande amico degli Stati Uniti" Tel Aviv, 14 mag. - L' Air Force One, l'aereo del presidente Usa George W. Bush, è atterrato oggi nell' aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Si è aperta così la visita di due giorni del presidente Bush, giunto per festeggiare i 60 anni di Israele e di relazioni israelo-
Il "boomerang" libanese (
da "Opinione, L'" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: occasione per attaccare Israele: "Vogliamo capire come queste persone armate possano muoversi senza l'aiuto di Israele: forse è l'inizio di un complotto israelo-siriano per portare di nuovo il caos in Libano". Almeno su una cosa, insomma, tutti i politici mediorientali si trovano d'accordo: l'odio contro lo Stato ebraico.
TACCUINO ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Una storia e una vita ebraica per il popolo di Israele: quella di Eli Coen". Medicina naturale. Domani alle 20.30, nella sede della Koesis, in via Luigia Sanfelice 2 al Vomero, seminario del dottor Paolo Scotto e di Gino Sansone, esperto di alimentazione naturale, sulla filosofia dello yin e dello yang tra ayurvedica e macrobiotica.
Nello stato dei minatori i pochi seggi in palio non
minacciano obama più vicino alla nomination (
da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Obama più vicino alla nomination Dopo avere evitato per sette anni di recarsi in Israele, il presidente George W. Bush parte alla volta di Gerusalemme, per la seconda volta in quattro mesi, nella speranza di dare nuovo impulso ad un accordo di pace tra israeliani e palestinesi che appare sempre più remoto. Dopo la speranze sollevate dalla conferenza di Annapolis del novembre scorso,
AHMADINEJAD SUI 60 ANNI DI ISRAELE È IL COMPLEANNO DI UN
MORTO ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Le celebrazioni per il 60mo anniversario dello Stato di Israele sono come "i festeggimaneti per un uomo morto", che "non potrà riportarlo in vita". Lo ha detto ieri il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad aggiungendo: "Prima o poi Israele sarà cancellato ad opera del popolo palestinese, che ora sta tenendo a mente i nomi dei Paesi che sostengono il regime sionista".
La brillante e singolare avventura della ricercatrice e del
professore ( da "Stampa, La"
del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano e i militanti Hezbollah, una donna parte da Dubai alla ricerca del figlio di sei anni e percorre in taxi un paese devastato. SPEED RACER Fantasy. Regia di Andy e Larry Wachowski, con Christina Ricci e Emile Hirsch. Gli autori di "Matrix" portano sullo schermo un cartone animato assai popolare in Giappone: lo spericolato pilota Speed Racer rifiuta le offerte di una potente
L'informazione deformata e Israele spiegati da Pagliara (
da "Stampa, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: INCONTRO L'informazione deformata e Israele spiegati da Pagliara Il Master in Giornalismo dell'Università di Torino, in collaborazione con l'Ordine dei Giornalisti e Stampa Subalpina, organizza venerdì 9 maggio un incontro con l'inviato della Rai Claudio Pagliara sul tema "Israele e informazione deformata".
Golpe Hezbollah I miliziani occupano con la forza Beirut (
da "Padania, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele ha accusato l'Iran di fomentare gli scontri, ma
Teheran ha respinto e rilanciato: "Gli sforzi avventurosi e gli interventi
degli Stati Uniti e del regime sionista sono la causa principale del caos nel
Libano". La Siria, che fino al
Ahmadinejad: Israele è un cadavere marcio (
da "Padania, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele è un cadavere marcio Il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, torna ad attaccare Israele nel giorno della Fiera del libro di Torino, proprio mentre lo stato ebraico festeggia i sessant anni della sua esistenza. Ahmadinejad afferma che le celebrazioni in corso in tutto il mondo non riusciranno a salvare il cadavere marcio e puzzolente di Israele.
Israele, razzo contro un supermarket (
da "Stampa, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ergastolo in Israele. Olmert e Bush, secondo la radio militare, hanno parlato a lungo anche della minaccia iraniana che incombe su Israele. Lo stato ebraico ha chiesto di essere allacciato a nuovi sistemi di allerta da attacchi missilistici. Solo il mese prossimo Bush farà sapere la propria posizione in merito, quando Olmert gli restituirà la visita.
Le gesta dello spericolato corridore per il ritorno dei
fratelli di "Matrix" ( da "Stampa, La"
del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano e i militanti Hezbollah, una donna parte da Dubai alla ricerca del figlio di sei anni e percorre in taxi un paese devastato. SPEED RACER Fantasy. Regia di Andy e Larry Wachowski, con Christina Ricci e Emile Hirsch. Gli autori di "Matrix" portano sullo schermo un cartone animato assai popolare in Giappone: lo spericolato pilota Speed Racer rifiuta le offerte di una potente
Bush al compleanno di israele razzo di hamas su un
supermarket - alberto stabile ( da "Repubblica, La"
del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: presidente americano e contro Israele. In aperto contrasto con le profferte di tregua avanzate in questi giorni con la mediazione egiziana, al Zahar urlava alla folla: "Non riconosceremo mai Israele! Mai! Il giorno della liberazione e del ritorno arriverà molto presto". Queste ultime parole sembravano riecheggiare nonostante la grande distanza quelle pronunciate dal presidente iraniano,
Bush sbarca in Israele Razzi palestinesi su Ashqelon: 20
feriti ( da "Giornale.it, Il"
del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 115 del 2008-05-15 pagina 18 Bush sbarca in Israele Razzi palestinesi su Ashqelon: 20 feriti di Redazione Accoglienza calorosa ieri in Israele per il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, giunto per festeggiare i 60 anni del Paese. Bush ha avuto lunghi colloqui con tutti i vertici politici e militari del Paese.
Fini ti fa parlare, ma dipende da quello che dici (
da "Unita, L'" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: tra acque di Fiuggi e visite in Israele. Di non avere ancora compiuto fino in fondo un percorso che forse ogni tanto va ricordato in tutti i suoi passaggi. Scampanella il presidente con la cravatta gialla. La maggioranza rumoreggia e lui non riesce a farla tacere. "Darmi la possibilità di parlare è un suo compito", gli ricorda Antonio Di Pietro.
Olmert accoglie l'amico Bush (
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Bush, è stato accolto ieri con il massimo calore in Israele, dove è giunto per la seconda volta negli ultimi mesi e dove è considerato - come ha detto il premier israeliano, Ehud Olmert - "una grande persona, un leader e un amico". Bush vedrà il presidente Abu Mazen fra alcuni giorni in Egitto.
Sabato la chiusura a Quartu (
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele, Lettonia, Lichtenstein, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portorico, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Serbia, Slovenia, Spagna, Sud Africa, Svizzera, Taiwan, Turchia, Ungheria, Venezuela e Italia. Alla cerimonia inaugurale di domenica sera, oltre al sindaco di Sinnai Sandro Serreli, che ha dato il benvenuto dell'
La grande farsa della pace (
da "Manifesto, Il" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele La grande farsa della "pace" Zvi Schuldiner Il "grande processo di pace" mostra il suo fallimento ufficiale nel bel mezzo delle celebrazioni per i 60 anni di Israele. Il presidente Bush è arrivato a Gerusalemme per la seconda volta in pochi mesi, ma questa volta ormai non si sforza di nascondere il fallimento della grande farsa organizzata pochi mesi fa in Usa.
Bush a Tel Aviv: Patto di ferro (
da "Manifesto, Il" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: risolvere in breve tempo un conflitto vecchio quanto lo stato di israele stesso, è seguito solo scetticismo e disperazione. Il governo israeliano ha annunciato l'intenzione di proseguire le costruzioni nei grandi insediamenti colonici, perno centrale del conflitto. Gli Stati uniti hanno ammesso che Israele non riduce i posti di blocco, mantenendo infernale il quotidiano dei palestinesi.
Sessant'anni di Israele vissuti nel suo lato B (
da "Manifesto, Il" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele vissuti nel suo "lato B" Viaggio tra gli ex abitanti di Haifa, dal 1948 costretti a vivere nel campo profughi di Jenin. Tra anziani che non dimenticano la loro casa "occupata da non si sa chi", foto di ragazzi martiri e speranze in una futura pace che sembra una bestemmia Michelangelo Cocco Jenin Ammar Hussein Abu Mahmoud se le ricorda tutte le tappe della fuga che 60 anni
A LEGGERE questo bel libro di Renato Coen e Federica de
Sanctis (entrambi giornalisti di ( da "Messaggero, Il"
del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Lì sono i resti del Tempio che Israele elevò al suo unico Dio. Una città specchio e barometro del mondo se non addirittura cuore del mondo. Una città che, almeno una volta nella vita, bisogna visitare. Segno di pace e di guerra, di odio e di amore, patria di nessuno e di tutti.
Luci accese sul Libano che rimane in balia degli scontri
armati ( da "Unione Sarda, L'
(Nazionale)" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele, motivo per cui mantiene le armi e una milizia, ha definito il network parte integrante della propria infrastruttura militare. Inoltre, il Consiglio dei ministri ha deciso di sostituire un ufficiale della sicurezza aeroportuale considerato troppo vicino al partito sciita dopo la scoperta dell'esistenza di una rete di telecamere controllate da Hezbollah lungo la strada che
Arabi ed ebrei a scuola insieme (
da "Corriere della Sera" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: REDAZIONALE SPAZIO OBERDAN Arabi ed ebrei a scuola insieme Chiude la rassegna "Nuovo Cinema Israeliano" all'Oberdan (viale V. Veneto 2, ingr. € 5 più tessera € 3). Oggi spicca alle ore 19 "Bridge Over the Wadi" (originale, sottotitoli italiani, 2006) di Barak e Tomer Heymann, documentario su una scuola dove convivono alunni arabi ed ebrei.
<Lo Stato ebraico sarà annientato> (
da "Corriere della Sera" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Le celebrazioni per i 60 anni non salveranno Israele dall'annientamento": lo ha affermato ieri Mahmoud Ahmadinejad (foto), in concomitanza con la visita di George W. Bush nello Stato ebraico. "Il regime sionista sta morendo - ha proseguito il presidente iraniano -, i criminali non potranno evitare l'ismihlal", traducibile con "annientamento", "distruzione".
Perché anche Israele fa parte della diaspora (
da "Corriere della Sera" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: DELLO STATO EBRAICO Perché anche Israele fa parte della diaspora A bbinare a Israele l'espressione 60Ë? anniversario, nella stessa frase o nello stesso concetto, appare in qualche modo assurdo e insignificante. Le questioni sotto i nostri occhi sono ben più antiche e al contempo più urgenti e moderne e occorre chiedersi: il sionismo ha rafforzato o scalzato la sicurezza degli ebrei?
Bush salda l'asse con Israele <Saremo sempre al vostro
fianco> ( da "Corriere della Sera"
del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 60esimo anniversario della fondazione dello Stato di Israele - la Nabka, il giorno della catastrofe per i palestinesi - un missile lanciato da Gaza si è abbattuto su un centro commerciale di Ashkelon, ferendo una decina di persone tra cui una bambina di 6 anni. Il premier israeliano Olmert, allertato durante il colloquio con Bush, ha minacciato una rappresaglia senza precedenti:
<Niente golf: mi sacrifico per l'Iraq> (
da "Corriere della Sera" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: in un'intervista dal sapore di una confessione, che ha sorpreso l'America e Israele, il presidente George W. Bush ha svelato di avere rinunciato al suo sport preferito per essere più vicino alle vittime dei due conflitti. "Devo dimostrare loro la mia solidarietà come meglio posso - ha detto testualmente il presidente -.
"Noi ebrei, meglio lontano da Israele" (
da "Stampa, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele è troppo corrotto dalla storia: vorrei un Paese meno romantico, meno politico, più ordinario". Che ne sarebbe delle radici in un altrove diverso da Israele? "Le radici bibliche, certo. All'alba dei suoi 60 anni Israele deve scegliere tra il bello e il necessario, se essere un museo o un attore della storia reale.
Tassare le banche o ridurre i costi? Il neoministro
Tremonti non pensa che se le banche ha (
da "Stampa, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: si discute del presunto flop della manifestazione pro Palestina di sabato scorso. Ricordo che, prima di sabato, tutte le previsioni parlavano di circa 3/5 mila partecipanti. Alla fine, confrontate le cifre offerte da organizzatori e forze dell'ordine, il numero dei partecipanti è stato collocato verso la stima più ottimistica arrivando a parlare di circa ottomila manifestanti.
È di quattro persone il numero complessivo dei palestinesi
che hanno perso la vita ieri mattina nella Striscia di Gaza, in seguito a tre
diverse incursioni sferrate dalle forze mil (
da "Liberazione" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: è rimasto ucciso nel corso di uno dei due nuovi raid aerei compiuti da Israele nel settore sud dell'enclave palestinese: l'aviazione di Tel Aviv era stata fatta intervenire due volte per stroncare la resistenza dei guerriglieri locali, che hanno ingaggiato scontri armati con le truppe di terra dello Stato ebraico dopo che queste avevano fatto irruzione nel villaggio di Khouzza,
Bush in Israele, uniti contro l'Iran: <Cerca di
destabilizzare la regione> ( da "Liberazione"
del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: in Israele, uniti contro l'Iran: "Cerca di destabilizzare la regione" Da Gerusalemme, dove ieri è atterrato per una due giorni di incontri con le autorità israeliane e di celebrazioni per l'anniversario dei 60 anni dello Stato di Israele, il presidente americano George Bush ha accusato ieri l'Iran di voler destabilizzare la democrazia libanese tramite il partito sciita Hezbollah.
<Libano, guerra per procura tra Washington e Teheran> (
da "Liberazione" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: che gli sciiti libanesi possono umiliare Israele, come è successo nel 2006. Bush crede che Israele possa spazzare via Heazbollah come dichiarano gli israeliani, ma ci crede giusto lui, perchè tutti sanno che non è possibile. Hezbollah dice a Israele siamo più forti che mai. Israele dice lo stesso, e Bush ci crede, non avendo capito la portata della sconfitta per Isreale nel 2006.
On the radio Radio Popolare Roma ospita alle 10 (
da "Liberazione" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: teatrale La Differenza ci racconta il suo viaggio in
Palestina: Della città di Dio di Giovanni Greco alle 21 Spazio Zip via Mamiani
6. Roma Per la prima edizione di European Solar Days , settimana di iniziative
sull'energia solare, alle
I palestinesi "festeggiano" Israele: un razzo su
Ashkelon ( da "Opinione, L'"
del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: festeggiano" Israele: un razzo su Ashkelon di Giorgio Bastiani I palestinesi hanno "celebrato" il sessantesimo anniversario della "Nakba" ("catastrofe" in arabo), cioè la nascita dello Stato di Israele. Non solo si sono svolte manifestazioni violente, come quelle che si sono tenute in Cisgiordania e nei campi profughi in Libano,
CARTOON CHOC SU SABRA E CHATILA (
da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: choc sulla strage di Sabra e Chatila del 1982 nel film israeliano in concorso oggi, "Waltz with Bashir", sono piombate ieri sera nelle prime proiezioni stampa. Firmato da Ari Folman, il film (nella foto) racconta in animazione un'esperienza davvero vissuta dal regista, ex soldato israeliano. E alla fine mostra le immagini vere della strage: corpi decomposti tra le macerie di Beirut.
Lo scrittore iracheno scelto dai Rotary per l'impegno nel
dialogo tra culture ( da "Stampa, La"
del 15-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: come esempio significativo, l'ultima edizione della Fiera del Libro, quando una fetta importante della comunità araba torinese "ha sostenuto la scelta di non boicottare la presenza di Israele come nazione ospite, scegliendo invece di partecipare alla manifestazione e portandovi le insegne della pace".
( da "Stampa, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Personaggio
Il racconto di Luciano Segre in sinagoga "La mia storia di bimbo scampato
alla Shoah" SILVANA MOSSANO CASALE MONFERRATO Io, bambino ebreo sfollato in
una canonica per sfuggire alla deportazione nazista, chierichetto e cresimato
dal vescovo Angrisani". Se oggi Luciano Segre, che aveva 5 anni quando, 70
anni fa, entrarono in vigore le Leggi razziali ha potuto tornare a Casale, dove
è nato, per raccontare la sua storia a lieto fine è perché un giovane
sacerdote, originario di Morano Po, e mandato a reggere la parrocchia di
Moransengo, nell'Astigiano, ma in Diocesi di Casale, ospitò lui e la sua
famiglia dal '43 al '45. Ora, Luciano Segre e il giornalista Gad Lerner stanno
preparando la documentazione per chiedere che don Martino Michelone sia
inserito nella lista dei "Giusti di Israele". Così, nel suo nome, sarà
piantato un albero che incrementerà quella foresta cresciuta, in 60 anni, come
segno tangibile di gratitudine a coloro che, rischiando la vita e senza
pretendere nulla, hanno salvato molti ebrei. Segre, in occasione del festival
Oyoyoy, ha raccontato di sé e della sua famiglia nella sinagoga stracolma di
gente (presenti anche i suoi amici Romano Prodi e la moglie Flavia e, in
prima fila, Tere Novarese Cerutti di cui Segre da fanciullo frequentò
assiduamente la casa), a fianco di Lerner e del sindaco di Moransengo Piera
Sesia. "Sono venuto al mondo - ha esordito con piglio vivace - in una casa
in via Roma 46, dove i miei genitori avevano un negozio di stoffe". Segre,
che ha poi fatto il consulente finanziario, ha ben viva la sua fanciullezza:
dalle scorribande nel castello ("a catturare bisce da infilare nelle
tasche delle bambine") alle restrizioni dovute alle Leggi razziali.
"Mio padre non poteva più lavorare nel negozio, era proibito a un ebreo;
lo gestiva mia madre che era cattolica. E, quando lavorava, mi lasciava da
Valentina ed Ernesto Novarese, i genitori della Tere (presidente delle Officine
Meccaniche Cerutti, ndr)". A Casale, ricorda Segre, la percezione nitida
di pericolo si ebbe nel '42. "Scappammo a Cogne, dove incontrammo anche
Elvira Pajetta, che aveva i figli in carcere. Ma, dopo il 25 luglio '43,
neppure lì eravamo più sicuri". Così, "si decise di fuggire in
Svizzera insieme agli Ovazza, banchieri torinesi; il capostipite, tra l'altro,
era stato un convinto sostenitore di Mussolini". La partenza furtiva
sarebbe avvenuta sul Lago Maggiore. Ma ci fu un imprevisto: "Mia cugina si
perse in una escursione, così arrivammo tardi all'appuntamento e fu la nostra
fortuna perché i contrabbandieri che avrebbero dovuto portarci in salvo ci
avevano venduti: il prezzo del tradimento era duemila lire!". Gli Ovazza
furono uccisi, i Segre fuggirono nelle Langhe e ripararono a Castino, campando
di un "tesoretto" costituito da una scorta di stoffe. Finché un
giorno, per rappresaglia a un'azione partigiana, "fummo messi contro un
muro per essere fucilati. Ci fu una trattativa, i partigiani rilasciarono due
tedeschi catturati e noi fummo risparmiati". Ma il posto non era più
sicuro. Fu allora che i Segre chiesero ospitalità a don Michelone, già cliente
del negozio di stoffe. Li ospitò nella canonica di Moransengo per un anno e
mezzo. Il vescovo Angrisani ne era al corrente e, non solo diede
l'approvazione, ma, quando andò a cresimare i bambini del paese, impartì la
cresima anche al piccolo Luciano. "Ebreo e soldato di Cristo" ha rimarcato
Segre. "Una bella questione teologica!" ha commentato mons. Antonio
Gennaro. "Mio padre cantava in chiesa, io facevo il chierichetto e andavo
con il parroco a benedire le case" ha proseguito Segre. "La
benedizione con un chierichetto ebreo avrà avuto almeno valore doppio" ha
commentato Lerner. Chierichetto ma anche molto discolo. "Un giorno
imbracciai un mitra posato da un partigiano e sparai per gioco. Don Michelone
riuscì a disarmarmi e poi mi prese a calci nel sedere". Nell'estate del
'45 la famiglia Segre lasciò Moransengo. Salva. Grazie a un prete monferrino
che non si è mai considerato un eroe. È stato, semplicemente, un uomo giusto.
( da "Stampa, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Contrappunto
Sandro Cappelletto Ma non è una festa per musicisti Invitare Daniel Barenboim e
la sua orchestra è stato il primo pensiero. Purtroppo le nostre date
coincidevano con altri impegni del maestro". Ernesto Ferrero motiva così
l'assenza dalla Fiera del direttore d'orchestra e scrittore israeliano, spesso critico con il governo del proprio paese,
diventato il simbolo tenacissimo della volontà di mantenere comunque aperta,
attraverso la musica, la porta del dialogo. Ha fondato un'orchestra dove
suonano assieme giovani musicisti arabi, israeliani e palestinesi, il suo libro
La musica sveglia il tempo accoglie testimonianze e speranze di pace di artisti
di molte nazioni mediorientali. Da Berlino, i collaboratori di Barenboim
confermano l'invito. "Peccato davvero", aggiunge Ferrero.
"Tenteremo di averlo con noi il prossimo anno". Ma se lui e i suoi
musicisti fossero venuti, dove avrebbero suonato? Mai come quest'anno,
l'atteggiamento della Fiera verso la musica è stato contraddittorio. Molti sono
stati i solisti, i gruppi invitati e senza alcuna preclusione, nella
persuasione che la musica di tutta la fascia nordafricana e mediorientale
testimoni - negli strumenti, nelle melodie, negli schemi ritmici, nel
ricorrente impulso alla danza - una raggiunta pacifica convivenza di culture,
tradizioni, risultati espressivi. E infatti nessun musicista ha pensato di
"boicottare" la Fiera. Ma a questi ospiti non sono stati offerti i requisiti
indispensabili alla dignità artistica. Domenica sera, nello spazio "Lingua
Madre", la voce seducente, la versatilità linguistica, l'intensità della
figura di Miriam Meghnagi hanno dovuto combattere contro la modestia
dell'impianto di amplificazione, l'assalto di altri dibattiti e concerti che si
stavano svolgendo a pochi metri di distanza, gli implacabili annunci diffusi
dagli altoparlanti. Al punto che l'artista, mantenendo un autocontrollo
ammirevole, ha cambiato il programma eliminando i brani più intimi, più a fil
di voce. "Chi canta chiama la pace", ha detto la Meghnagi: oltre ogni
polemica, la pacifica libertà della musica era la metafora più convincente
della Fiera. Non è stata rispettata come merita.
( da "Repubblica, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Spettacoli
Stasera il cyborg Asimo dirigerà la Detroit Orchestra in un concerto omaggio a
Yo-Yo Ma Il fisico Di Giugno: meglio le persone. Polemico Daniel Oren: è un
gioco pericoloso, uccide la musica Bacchetta, sensori e partitura digitale sul
podio debutta il maestro-robot L'automa è alto
( da "Secolo XIX, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Col xix
al challenger di sanremo PROSEGUONO le grandi sfide della Sanremo Tennis Cup -
18° Memorial Piertomaso Tessitore, sui campi del Circolo Tennis Sanremo. Oggi,
dalle 12, seconda giornata del Challenger Atp con un montepremi di 37.500
dollari. Sul campo centrale il primo incontro vedrà di fronte Francesco Aldi e
lo spagnolo Gabriel Soler; debutterà poi la testa di serie numero 1, lo
spagnolo Santiago Ventura con Alberto Giraudo, e di seguito il talento azzurro
Thomas Fabbiano con il tedesco Brands. Stefano Ianni è stato sconfitto per 6-3
4-6 6-4 dal monegasco Benjamin Balleret. Gli altri risultati di ieri: Harel Levy (Israele)-Louk Sorensen (Irlanda) 6-4 6-2; Nicolas Devilder
(Francia)-George Bastl (Svizzera) 6-3 3-6 6-2; Matthias Bachinger
(Germania)-Michael Lammer (Svizzera) 7-5 6-4. Nell'ultima giornata del torneo
di qualificazione del Memorial Tessitore avevano ottenuto il 'pass' per il
tabellone principale il brasiliano Silva, 6-1 6-1 sul portoghese
Tavares, Bastl, 7-6 6-2 sul portoghese Elias, Giraudo, 7-5 4-6 6-0 sull'ucraino
Smirnov, e Ianni nel derby con Dell'Acqua. Nel frattempo proseguono le
iniziative del Secolo XIX, partner del 18° Memorial Piertomaso Tessitore. Dopo
quella riservata ai veterani (protagonisti domani), tocca ora ai baby tra gli 8
e i 14 anni, che partecipano a tornei, anche promo. Sui tagliandi, pubblicati
sul Secolo XIX di oggi, domani e giovedì, dovranno essere indicati nome,
cognome, telefono, data di nascita, circolo di appartenenza e maestro di
tennis. I coupon dovranno essere consegnati alla sede del Circolo Tennis
Sanremo, in corso Matuzia. I due vincitori saranno estratti a sorte nello
stesso giorno in cui consegneranno il tagliando: avranno la possibilità di
essere fotografati insieme ai grandi big della racchetta. Angelo Boselli
.x/13/0805 Grandi sfide al Memorial Tessitore. Dopo i veterani il Decimonono fa
spazio ai giovani con un tagliando da non perdere .x/13/0805.
( da "Secolo XIX, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dino
Cofrancesco È passato il 25 Aprile, è passato il 1° Maggio, si è chiuso il
Salone del libro di Torino. Tante analisi politiche, tante rievocazioni storiche,
tanti dibattiti ideologici ma, al di là dello tsunami delle parole, o delle
chiacchiere, resta un dato sconfortante: la vitalità del fascismo o, meglio, di
quella mentalità totalitaria che, sotto il profilo culturale, rende
indistinguibile il regime mussoliniano da quello comunista. A leggere certe
dichiarazioni dei contestatori della Fiera torinese, infatti, c'è di che
rimanere sconvolti. Cito, per tutte, l'intervista rilasciata da Dario Fo al
manifesto - "Ci sarò. Per la Palestina, l'8 maggio 2008". Ma quando mai, ha detto il Nobel,
"la cultura è stata qualche cosa a sé, astratta, metafisica, al di sopra
di tutto e di tutti? La cultura è sempre stata un atto importante della
politica, perché la politica assorbe in sé libertà, dignità dei popoli, giustizia
delle leggi, pace. |?| E di colpo invece no! Si prende tutti quello che
è cultura e si mette da parte come un fatto intoccabile, bisogna entrare a
piedi giunti, 'togliti le scarpe infangate perché qui sei nel limbo?" . Va
dato atto a Fo di una grande, liberatoria, chiarezza giacché mai, prima di ora,
nell'Italia repubblicana, intellettuali e politici avevano liquidato, con poche
incisive battute, la civiltà liberale. Quest'ultima, anche nei filosofi più
lontani da Karl Popper o da Friedrich Hayek, come Benedetto Croce e Michael
Walzer, aveva posto a fondamento della libertà morale, intellettuale, civile
degli uomini la distinzione delle sfere: un conto è la politica, un conto è la
scienza, un conto è il fare, un conto è il pensare. Persino Giovanni Gentile,
ancora condizionato dal neoidealismo crociano, nel corso della Grande Guerra,
aveva ricordato ai suoi connazionali che gli odiati tedeschi erano pur sempre
il popolo che aveva espresso Kant e Goethe, Hegel e Schiller. Per Fo, tutto
questo è reazione borghese, è mistificazione, è ideologia? di Mediaset. Nessun
regalo più grande per il Cavaliere che, in tal modo, diventa l'erede legittimo
di tradizioni allo studio e alle quali non ha certo dedicato tutta la sua vita.
Dire al nostro letterato che la difesa del limbo, dove bisogna "togliersi
le scarpe", è costata la vita e il carcere a quanti contestavano il
Presidente Mao e il suo divieto a scrivere poesie, mentre gran parte del
pianeta muore di fame, credo sinceramente che non serva a nulla. Forse è giunta
l'ora di finirla con la retorica del dialogo e del "discutiamone
insieme". Dalla metastasi totalitaria rivelata dall'intervista al
Manifesto non si guarisce, specie quando si è avuta all'inizio
un'acculturazione totalitaria, sia pure di diverso segno da quella successiva.
Vale la pena, invece, chiedersi quante siano le famiglie ideologiche italiane
che, distanti dall'impegno etico-politico di Fo, siano in grado di coglierne la
potenziale valenza barbarica. Ed è qui che le note diventano davvero dolenti,
giacché, a una rapida rassegna, viene in luce la sostanziale, generalizzata,
condivisione della tesi per cui "la politica assorbe in sé libertà,
dignità dei popoli, giustizia delle leggi, pace". E' davvero diversa
l'ideologia di Micromega, di Repubblica, del manifesto che cancella,
sostanzialmente, ogni distinzione tra etica, diritto, politica, scienza in nome
di una concezione dell'impegno civico che non conosce domeniche? Che giudica
ogni prodotto dell'arte o della scienza sulla base del "cui prodest?"
per cui ogni tentativo fatto da sinistra, dai vari Franco De Benedetti o Luca
Ricolfi o Michele Salvati, di individuare i punti di forza dell'avversario, che
non siano riconducibili all'immaturità degli Italiani o alla gobettiana
"autobiografia della nazione" (a ripescare quest'ultimo, decrepito,
topos è stato il 28 aprile scorso su Repubblica persino un giurista del
prestigio di Stefano Rodotà), diventa complicità o tradimento? E se si dà uno
sguardo ai libri di storia, soprattutto contemporanea, ai manuali di educazione
civica, ai compendi di letteratura italiana, non viene fuori l'insofferenza per
un sapere che non fornisca armi e slogan a "chi porta avanti" la
causa del progresso e dell'emancipazione dei popoli? È appena il caso di
ricordare che questi abiti mentali impedirono a lungo di riconoscere la
genialità di Leo Longanesi, di Ennio Flaiano, di Pietro Germi, del principe
Antonio de Curtis, di Giovannino Guareschi, bollati tutti come
"qualunquisti" perché pretendevano che nelle redazioni, a cinema o a
teatro si ignorassero le tessere di partito. Si dirà che una parte cospicua
della "cultura cattolica" non è da meno e che, sotto altro segno, gli
stessi cortocircuiti della mente si ritrovano su Avvenire o sul giornale degli
atei devoti, Il Foglio. E' innegabile. E tuttavia non può ignorarsi che quella
cultura man mano che si sposta verso il centro, allontanandosi dal sostanziale
illiberalismo della destra tradizionalista e della sinistra dossettiana, non
solo si ricongiunge de facto al nocciolo duro del liberalismo classico ma
apporta ad esso quasi un "supplemento d'anima", come mostra la grande
lezione di Luigi Sturzo. È proprio vero, nella vita niente è inutile: Dario Fo
ha portato al dibattito ideologico dei nostri giorni un contributo imprescindibile.
Dino Cofrancesco è docente di Storia del pensiero politico all'Università di
Genova. 13/05/2008 Ma andando verso il centro, certe posizioni finiscono per
convergere sul liberalismo classico 13/05/2008.
( da "Riformista, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Torino
l'incontro tra bertinotti e paco ignacio taibo II L'ultima rivoluzione di Fausto
è demografica Torino. Meno Zapata e più Pancho Villa. È il nuovo slogan del
subcomandante Fausto Bertinotti, finalmente presente alla Fiera del libro di
Torino, domenica scorsa. Dopo che sabato, per l'incontro sul Socialismo, si era
sottratto per non "irritare" i quarantaquattro
gatti in fila per sei col resto di due al corteo anti-Israele. Ha incontrato un suo vecchio amico, Paco Ignacio Taibo II, che
si è auto-ribattezzato il "karateca azteca" e ha un po' di problemi
di salute, visto che non ha più la sua consueta lattina di Coca cola quando
parla in pubblico: troppo zucchero nel sangue. L'ex presidente della
Camera coglie la presentazione della biografia scritta da Taibo II su Pancho
Villa per misurare la profondità delle ferite per la sconfitta elettorale. Non
perde il gusto per la battuta, ma il tono è più malinconico che umoristico.
"Siamo nella sala azzurra, tre anni fa eravamo nella sala rossa, un vero
segno dei tempi". Confessa di aver, per anni, idolatrato "Zapata,
mentre il povero Villa l'ho trascurato, e invece ho scoperto con questo libro
che era un uomo complicato, un bandito, un governatore, un analfabeta ma anche
uno che come prima cosa aveva fatto delle scuole. Non apparteneva ai miei
moduli", però, ora, è una figura utile alla "nostra rivoluzione".
Rivoluzione? Le guardie azzurre della Fiera drizzano le antenne, alla parola
rivoluzione, ma poi si chiarisce qual è la rivoluzione. "Non la presa del
palazzo d'Inverno, non l'assassinio del re". La rivoluzione è proletaria. Ma
nel senso letterale, demografico. Fare molti figli. Sarà mica la svolta
casiniana di Bertinotti? Taibo II racconta che durante la presentazione del
libro, in giro per il Messico e non solo, ha trovato decine di persone che
dicevano di essere discendenti di Villa. "Nel libro ho certificato 36
figli, 100 nipoti e 32 mogli, lui credeva nel matrimonio, non nel
divorzio". Bertinotti sorride. Gusto il siparietto sull'estetica del
beautiful looser. "Venendo qui con Paco - racconta Bertinotti - ci siamo
chiesti chi è più esperto in sconfitte". Lo scrittore sostiene che i
messicani sono secondi solo agli argentini, in quanto a gusto per le sconfitte,
ma non ha fatto i conti con il bertinottismo. Il subcomandante Fausto non ha
perso la grinta e il gusto per il paradosso: "Loro sono molto bravi a
perdere - sorride amaro - ma anche noi abbiamo buone chance? è un buon punto di
partenza, la sconfitta, ci sono sconfitte che insegnano più di tante
vittorie". Visto che sarebbe un peccato sprecare tutto questo sapere,
Bertinotti ha poi fatto sapere di appoggiare la candidatura di Nichi Vendola
alla guida di Rifondazione comunista. Una piccola diatriba, tra Paco e Fausto,
è avvenuta sulle letture che compongono la educazione sentimentale di un vero
comunista. Paco, più veltronianamente, racconta dei libri, e un film, che
segnano in maniera indelebile l'appartenenza alla sinistra. "Robin Hood,
Sandokan e La Battaglia di Algeri . Ricordo che una volta, usciti dal cinema,
ci ritrovammo i militari che battevano le armi sugli scudi, come nel film di
Pontecorvo. Allora ci mettemmo a urlare come donne algerine, i messicani sono
molto bravi nella imitazioni". Per Bertinotti, invece, "non ci si
deve illudere che l'arte immunizzi" dal male, cioè il capitale.
"Meglio leggere il capitolo Quinto del Capitale", sostiene, mentre il
pubblico, perplesso, registra la perplessità di Paco. "Altrimenti poi ci
stupiamo che colti musicisti siano nazistoidi". Paco dissente, perché
ricorda di come la maggior parte dei suoi amici che avevano seguito un seminario
marxista all'università sono poi andati a lavorare per le peggiori
organizzazioni di destra, mentre a lottare, per la sinistra, sono rimasti in
tre o poco più, i tre Moschettieri. Non pago, di Paco, da buon paroliere,
rosso-azzurro, Fausto tira fuori due espressioni che Pietro Cheli, moderatore,
deve spiegare a Paco. "Non servono nuovi pifferai per la rivoluzione, ma
ognuno, nel suo ambito di produzione artistica o meno, deve tener presente la
classe, il popolo, metteteci la parola che volete voi, per combattere l'alienazione".
E poi, memore anche di come "militanti del '68 adesso siano al servizio
del capitale", avvisa del rischio del "tradimento dei chierici".
Comunque, la vera "sovversione", per Bertinotti, è quella dei "manager".
È contro di loro, sabotando il loro bieco interesse, che bisogna fare la
rivoluzione. Come? Facendo figli e prendendo maternità e paternità per bloccare
la macchia alienante del capitale. Lavorate di meno e fate di più l'amore.
Senza precauzioni. Hasta la sconfitta, siempre! 13/05/2008.
( da "Riformista, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Libano
si lotta e si negozia. E frattini ridisegna il nostro medio oriente Hezbollah
vince ma rischia tutto Mentre il Libano conta i suoi morti di questi cinque
giorni di violenza, un'ottantina secondo le ultime stime, la parola comincia a
passare lentamente alla diplomazia. Anche quella italiana visto che ieri sera
il ministro degli esteri Frattini ha partecipato a una conferenza telefonica
che ha coinvolto il cosiddetto gruppo degli "Amici del Libano" - in
primis la Rice - che sostengono il governo Siniora. Poche ore prima il
neoministro - in un'intervista al programma Controcorrente di Sky Tg24 - aveva
tracciato la mappa mediorientale - con annessa lista di amici e nemici - della
sua Farnesina. Il Colonnello Gheddafi - malgrado la breve ma intensa crisi dei
giorni scorsi - "può essere e deve essere un grande alleato
dell'Italia". In Palestina invece "a differenza di Prodi e D'Alema sono contrario a
trattare con Hamas". Da non confondere con Hezbollah, e questo spiega
perché i palestinesi siano nella lista nera delle organizzazioni terroristiche
e i libanesi no. "Hezbollah è una realtà più complessa" spiega
Frattini. "Ma non può continuare ad essere uno stato nello
stato". Frattini conferma che - anche se il traffico d'armi dalla Siria
verso Libano destinazione Partito di Dio è un fatto assodato- "in
situazioni di crisi non si possono cambiare regole d'ingaggio". In
sintesi, il contingente - a sentire il neoministro - sconta in parte le scelte
fatte dall'esecutivo precedente. Ma cambiar rotta adesso non si può. E la trattativa
con Hezbollah va affidata alla Lega Araba. E probabilmente domani a Beirut la
Lega Araba riuscirà a organizzare un importante summit tra le parti guidato dal
suo segretario Amr Moussa. Il Premier Fouad Sinora, assieme ai più importanti
esponenti della maggioranza Hariri e Gemayel, potrebbero sedersi ad uno stesso
tavolo con Hassan Nasrallah, Nabih Berri, Presidente del Parlamento e leader di
Amal e il generale Michel Aoun. Si lavora incessantemente perché questo
avvenga, sperando che la tregua regga e con l'obiettivo di far nascere un
governo presieduto dal Generale Suleiman, capo dell'esercito libanese. E
proprio sul sessantaduenne Michel Suleiman sono riposte tutte le speranze per
il futuro del Paese dei Cedri. Una vita per l'esercito, vincitore della
gloriosa battaglia contro il gruppo sunnita Fateh Al Islam nel campo profughi
di Nahr Bared, è stato candidato alla presidenza del Libano da entrambi gli
schieramenti politici. L'esercito rappresenta al momento forse l'unica vera
istituzione libanese e, malgrado sia formato da soli 70 mila uomini, ha
lentamente ripreso il controllo del territorio. Ieri si è comunque combattuto
ancora a Bab el-Tebbaneh, Jabal Mohsen, Bshamoun e Tripoli, mentre Beirut ha
vissuto una giornata di relativa calma. Qualche scuola ha riaperto, così come
alcuni negozi e locali. La gente è stanca, esasperata da questa cappa di
violenza e tensione che continua a soffocare il Paese. La società civile,
l'intellighenzia libanese, pronta per l'ennesima volta a venir fuori dalle
macerie e a ricostruire, non è però così convinta, come la gran parte degli
analisti, che Hezbollah sia l'unico grande vincitore di questi ultimi
accadimenti libanesi. E si pensa che la scelta di non combattere, di non
rispondere alle provocazioni degli sciiti, non sia solo la conseguenza di una
evidente disparità militare. Il tentativo di golpe degli uomini di Nasrallah,
per tanti libanesi, non ha avuto successo anche per la scelta di abbandonare il
campo presa dai gruppi legati alla maggioranza governativa, che ha avuto il
merito di salvare lo Stato da una nuova guerra civile. E svelato la vera
identità di Hezbollah. Gli ultimi giorni cruenti del Libano avrebbero
dimostrato la totale inaffidabilità del Partito di Dio, il soccombere dell'ala
politica a quella militare e, con questo, il suo totale distacco dalla società
civile. Solo due anni fa Hezbollah viveva il suo massimo splendore e il suo
apparato militare, al-Muqawama al-Islamiyya, era considerato indispensabile per
opporre un'adeguata resistenza armata alle possibili invasioni israeliane.
Negli ultimi giorni è stato invece utilizzato per invadere le strade di Beirut,
per saccheggiare, incendiare, brutalizzare una città e il suo territorio.
Hezbollah avrebbe dilapidato, in qualche giorno, il suo essere "resistenza".
La vittoria con i drusi di Walid Joumblat, per tradizione combattenti
instancabili, difficili da stanare dalle loro roccaforti di montagna, non
sarebbe stata così facile senza la scelta avversaria di astenersi dal
conflitto. Fouad Sinora e i suoi alleati avrebbero insomma deciso, anche in
base all'evidente inferiorità militare, di scegliere la strada dello Stato,
dell'esercito, della democrazia, dimostrando di non essere un'alleanza di
gruppi para militari, ma accreditandosi agli occhi della comunità internazionale
come unici soggetti istituzionali credibili. Sicuramente Hezbollah non è così
con le spalle al muro come nei sogni di tanti libanesi, ma comunque non troverà
vita facile nel distruggere il germe democratico di quella gente. "Non
dimentichi - mi dice al telefono da Beirut un giornalista del quotidiano As
Safir - che i siriani sono stati in Libano trent'anni, ma non hanno cambiato le
nostre teste. Sono stati costretti ad andar via dopo una manifestazione di un
milione e mezzo di persone, il 14 marzo del 2005". Altri ipotizzano
scenari più inquietanti. Paradossalmente la scelta di Hezbollah di alzare il
livello dello scontro per estendere il potere sul Libano del nord, potrebbe
incentivare l'organizzazione di piccoli e pericolosissimi gruppi armati
salafiti, che troverebbero terreno fecondo nella galassia del fondamentalismo
sunnita. In primis a Tripoli, dove in queste ore ancora si spara. Francesco De
Leo 13/05/2008.
( da "Unita, L'" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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consultando l'edizione del IL CONCORSO Dall'Argentina del regista Trapero al Belgio
dei fratelli Dardenne, temi duri dagli altri paesi nella gara di Cannes Madri
in carcere, immigrati, droga e incesti: che mondo allegro di Gabriella Gallozzi
Se l'Italia a Cannes laverà un bel po' di panni sporchi (dalla camorra alla
Repubblica di Salò, dall'immigrazione ai misteri andreottiani) gli altri paesi
in corsa per la Palma d'oro (per un totale di 22 film) non saranno da meno
nell'affrontare temi forti legati soprattutto al disagio sociale e familiare.
La Francia in questo senso non si risparmia con i suoi tre film in concorso. Di
scuola a rischio e alunni "difficili" racconta Entre le murs di quel
Laurent Cantet che per primo ha portato al cinema (Risorse umane) la
riflessione sul lavoro e sulle 35 ore. Riunione di famiglia con "cadavere"
è quanto mette sul piatto uno dei più apprezzati atori francesi: Arnaud
Desplechin con Conte de Noel. Mentre Philippe Garrel con La frontière de l'aube
affronta il tema matrimonio dallo sguardo di un fotografo ossessionato dai
sensi di colpa per la sua amante morta suicida. Come sempre i belgi fratelli
Dardenne puntano la loro macchina da presa sul disagio sociale. E ne Le silance
de Lorna la protagonista è una donna albanese clandestina che, per poter
rimanere in Belgio, accetta il matrimonio con un tossicodipendente. L'Argentina
schiera due autori emergenti: Pablo Trapero e Lucrecia Martel. Del primo è
Leonora, drammatico racconto sull'esperienza carceraria di una donna e del suo
bambino. Della seconda, invece, è un insolito noir, Mujer sin cabeza che parte da
un incidente stradale in cui una donna investe un cane. Dal Brasile di Fernando
Meirelles (quello della Città di dio) arriva Blindness con Julianne Moore e
Gael Garcia Bernal alle prese con una metaforica epidemia di cecità che
colpisce tutti. Mentre il celebre compatriota Walter Salles, in Linha de Passe
fa la storia di quattro fratelli in lotta con la povertà di San Paolo che
cercano il riscatto alla miseria nel calcio. Ancora drammi di famiglia a tinte
davvero forti (quasi da tragedia classica) arrivano dall'Ungheria: Kornel
Mundruczc in Delta mette in scena il trauma di uomo cacciato di casa dalla
madre che al ritorno per il funerale del padre si troverà tra incesti ed
omicidi. La Cina di Jia Zhangke sarà raccontata nel suo processo di
industrializzazione, negli anni Sessanta, attraverso le vite di tre donne,
protagoniste di 24 city. Da Singapore con My Magic di Eric Khoo arriva il
disagio giovanile in chiave incestuosa: un ragazzo innamorato del padre che per
sopravvivere fa il mangiafuoco. Giovani e "pericoli" adolescenziali e
sono anche al centro di Adoration del canadese di origine armena Aton Egoyan.
Qui si seguono i percorsi in rete degli adolescenti che camuffano la loro
identità viaggiando su Internet, imbattendosi nel terrorismo o nelle fantasie
giovanili delle più variegate. Di "una famiglia fallita e piena di
bugie" ci racconta ancora il turco Nuri Bilge Ceylan, quello di Uzak.
Stavolta nel nuovo Three Monkeys, come spiega lui stesso, "è una famiglia
che cerca di ignorare la verità pur di rimanere insieme", proprio come le
tre scimmiette, del titolo, che sono sorde, cieche e mute. La povertà di Los
Angeles è il centro di Serbis del filippino Brillante Mendoza che racconta di
una famiglia che vive in un cinema abbandonato. Da Israele un cartoon, Waltz With Bashir
dell'ex soldato israeliano Ari Folman, ci porta indietro nel tempo: al 1982
anno del massacro di centinaia di palestinesi nei campi di Sabra e Shatila. E
l'America? È noto lo sbarco sulla Croisette del Che Guevara di Soderbergh che
sarà accompagnato da Two Lovers di James Gray, storia di un triangolo
amoroso, e Changeling di Eastwood con Angelina Jolie, madre a cui scompare il
figlio. Insomma, non mancheranno riflessioni e chiacchiere sugli
"incubi" del nostro presente.
( da "Unita, L'" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del AHMED FATFATIl ministro libanese e collaboratore dell'ex premier
Hariri: Hezbollah è un contropotere armato "L'Italia non abbandoni il mio
Libano" di Umberto De Giovannangeli Il tono della sua voce dà conto della
drammaticità del momento. Il contenuto delle sue affermazioni riflette
l'incertezza del presente e proietta ombre sinistre sul futuro del Paese dei
Cedri. Ahmed Fatfat, ministro dello Sport libanese, sunnita, uno dei più
stretti collaboratori dell'ex premier Rafik Hariri, assassinato in un attentato
il 14 febbraio 2005, è reduce da una drammatica riunione notturna del governo
guidato da Fuad Sinora: "Si è anche discusso - racconta a l'Unità - di
rassegnare le dimissioni, ma poi è prevalsa la determinazione a resistere. Dimettersi
in questo momento avrebbe significato darla vinta a quanti, dentro e fuori il
Libano, operano per disintegrare la nostra democrazia e frantumare l'integrità
territoriale del Paese". Dopo giorni di violenti combattimenti, sembra che
una tregua sia in atto. Ma è una tregua fragile, garantita dall'esercito. Ma
basta questo per riportare il Paese alla normalità? "No, non può bastare.
Perché una vera normalità significa ripristinare la vita democratica,
permettere il funzionamento delle istituzioni, eleggere finalmente il nuovo
capo dello Stato. Ma tutto ciò è precluso da una opposizione che agisce come un
contropotere; un contropotere armato". C'è chi sostiene che dietro la
prova di forza di Hezbollah vi sia la lunga mano di Iran e Siria. "Hezbollah
continua a ricevere armi e finanziamenti da Teheran e Damasco, ed usa queste
armi per imporre la propria volontà ai libanesi. Questo è un dato
incontestabile. Ed è altrettanto incontestabile il fatto che il rafforzamento
del processo di democratizzazione del Libano sia vissuto come una minaccia per
quei regimi teocratici e autoritari che vedono nella democrazia una minaccia
mortale per la loro esistenza. Il Libano fa paura per questo, perché rivendica
libertà, democrazia, verità, giustizia contro nemici potenti, privi di
scrupoli, che alla "Rivoluzione dei Cedri", una rivoluzione
democratica e non violenta, hanno risposto con una lunga scia di attentati che
hanno colpito parlamentari, intellettuali, giornalisti, ufficiali della
sicurezza che si battevano per la piena sovranità nazionale del Libano".
Il presente. "Il presente sono le decine di morti, i centinaia di feriti
causati dal tentativo golpista attuato da Hezbollah. Neanche
Israele si era spinto a
tanto.". A garantire la tregua è l'esercito. "L'esercito ha dato
riprova del suo spirito di servizio, garantendo l'unità nazionale e
dimostrandosi un decisivo elemento di stabilità. Ma in prospettiva futura
l'esercito non può surrogare altri poteri dello Stato, non può sostituirsi al
governo, al parlamento, alle istituzioni proprie di una democrazia. La
normalità per la quale ci battiamo non può conciliarsi alla lunga con le strade
presidiate in massa dai blindati dell'esercito. La militarizzazione del Paese
finirebbe per fare il gioco di chi pensa e agisce come un contropotere armato
che come tale si confronta e detta le sue condizioni. Ma accettare questa
situazione è sancire la morte del Libano democratico". Quella imboccata
dal Libano è una via senza uscita? "Il rischio c'è ma per quanto riguarda
le forze che hanno dato alla Coalizione del 14 marzo (la maggioranza
antisiriana, ndr.) c'è la comune volontà di non lasciarci trascinare in una
spirale di violenza che farebbe precipitare il Libano in una nuova, devastante,
guerra civile. Non cadremo nella trappola di Hezbollah, il che, sia chiaro, non
significa arrendersi all'arroganza delle armi ma, al contrario, significa
rilanciare la sfida non violenta che ha caratterizzato il grande movimento
popolare, che dette vita alla "Primavera di Beirut", un movimento che
ha saputo rompere gli steccati dell'appartenenza etnica e religiosa, trovando
la sua unità nel sentirsi, prima di tutto, Libanesi". Cosa si sente di
chiedere in questo drammatico frangente all'Italia? "Di non far venir meno
il suo sostegno alla democrazia libanese. L'Italia ha fatto molto per garantire
la stabilizzazione del Sud Libano dopo la Guerra dei 34 giorni. Questo impegno
non può venir meno e sono certo che questo appello non cadrà nel vuoto".
( da "Corriere della Sera" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-05-13 num: - pag:
5 categoria: REDAZIONALE Prima di lui Oz, Wiesel e Mehta Gli Amici del museo di
Tel Aviv premiano Arnaldo Pomodoro Uomo dell'anno 2008 Le motivazioni Scultore,
umanista, mecenate: un'attività molteplice e articolata, sempre nel segno dello
"sviluppo di un rinnovato senso civico". Con questa motivazione,
mentre anche Milano ha appena celebrato il 60esimo
anniversario dello Stato di Israele, l'associazione degli Amici del museo d'arte di Tel Aviv ha conferito
ieri sera all'artista Arnaldo Pomodoro il titolo di "Uomo dell'Anno
2008": la stessa onorificenza con cui nelle ultime edizioni erano stati
premiati lo scrittore Amos Oz, il premio Nobel Elie Wiesel, il direttore
d'orchestra Zubin Metha. Pomodoro è stato premiato nel corso di una
serata di gala ospitata dalla Fondazione che porta il suo nome, e il
riconoscimento gli è stato personalmente consegnato dal sindaco di Tel Aviv,
Ron Huldai. Il ricavato della serata, al quale ha contribuito lo stesso Pomodoro
con la donazione di tre sue opere, sarà interamente devoluto a favore della
Scuola d'arte per ragazze e ragazzi disagiati del Museo d'arte di Tel Aviv.
Scopo dell'associazione è, tra gli altri, quello di "promuovere la
diffusione della cultura quale strumento e ponte di pace fra i diversi Paesi,
senza distinzione di nazionalità, lingua, razza, colore o religione". La
giuria internazionale del premio, presieduta da Arturo Schwarz con Anna Sikos e
Pasolo Talso, ha voluto riconoscere a Pomodoro la sua "statura di scultore
e umanista", il "contributo che con il suo lavoro ha portato
all'arricchimento delle arti e delle lettere", quindi la sua
"attività di mecenate verso i giovani artisti". Proprio ieri, a
questo proposito, è stata presentata alla Fondazione la seconda edizione del
Concorso internazionale promosso dallo scultore e dedicato ad artisti under 40,
le cui opere saranno esposte da domani fino al 18 luglio nello spazio di via
Solari. "Scultore, umanista e mecenate nel segno dello sviluppo di un rinnovato
senso civico" Lo scultore Arnaldo Pomodoro, 81 anni, ha ricevuto ieri sera
il premio di "Uomo dell'Anno 2008".
( da "Corriere della Sera" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-13 num: - pag: 13
categoria: REDAZIONALE Dopo il fratello Stefania Craxi "Agli Esteri, una
passione di famiglia" ROMA - ( g. fre.) Emozionata per la responsabilità
verso il Paese e verso il cognome che porta, ieri sera ha giurato anche
Stefania Craxi. è la terza di famiglia ad andare al governo, dopo il padre
Bettino, e il fratello Bobo, che nel governo Prodi occupava il suo stesso
posto: sottosegretario agli Esteri. "è stata la grande passione di mio
padre, colui che ha portato l'Italia tra i grandi della Terra". Lei spera
di occuparsi del Mediterraneo e di Medioriente, visto "che proprio in
Libano ho portato i discorsi di mio padre tradotti in arabo". Ma non
finirà anche lei come suo fratello che il giorno della nomina ha ricevuto i
complimenti di Hamas. "Frattini ha confermato che tra
le priorità c'è la difesa dello Stato di Israele, ma la situazione lì oggi è molto più esplosiva di quando il
centrodestra ha preso certi orientamenti: le scelte sono diventate più
complesse, e la sicurezza di Israele va di pari passo con la soluzione della questione nazionale
palestinese. Ciò non vuol dire andare a braccetto con i
terroristi". Su suo fratello ha solo poche parole: "Abbiamo una
storia drammatica e grande, abbiamo altresì un grande esempio e siamo due
persone adulte".
( da "Repubblica, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Teleconferenza
Berlusconi-Abu Mazen Frattini sul Libano "No ad Hezbollah Stato nello
Stato" ROMA - L'Italia sostiene lo "sforzo della Lega araba" per
la nascita di un "forte governo di unità nazionale" in Libano,
Hezbollah "deve capire che può dimenticarsi di essere, anche in futuro,
uno Stato nello Stato". Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco
Frattini ieri a Sky Tg24. Secondo il titolare della Farnesina, le forze
militari e di polizia libanesi devono disarmare Hezbollah. Con questo
movimento, ha osservato Frattini, "deve parlare la Lega araba, non è
compito nostro dare legittimazione a chi vuole fare uno Stato nello Stato".
Cautela sulla missione Unifil: "Le regole d'ingaggio per i nostri militari
in Libano - ha dichiarato ieri mattina alla trasmissione radiofonica Gr
Parlamento Rai 60 Minuti - sono una questione talmente delicata che non possono
essere decise da Roma, da Parigi o da Berlino". Ha poi aggiunto:
"Sono decisioni che si prendono innanzitutto con una valutazione di chi,
come solo i militari, conosce sul territorio le reali condizioni di
sicurezza". "Oggi parlare di cambiamento unilaterale delle regole di
ingaggio della missione Unifil in Libano non è possibile data la situazione di
crisi", ha sottolineato. In serata, i ministri degli Esteri dei Paesi
"Amici del Libano" (tra cui Usa, Egitto, Francia, Germania, Italia e
Arabia Saudita) hanno lanciato in teleconferenza un appello "affinché
cessino tutte le violenze" e hanno manifestato "pieno sostegno alla
missione della Lega araba e alle istituzioni costituzionali del paese".
L'auspicio dell'Italia è che si arrivi quanto prima all'elezione di Michel
Suleiman - capo dell'esercito libanese - alla presidenza della Repubblica. Con
la successiva formazione di "un forte governo di unità nazionale".
Presto, "prima dell'estate", Frattini compirà una missione in Libano,
in Israele ed in altri Paesi della regione. Ieri sera, in un colloquio
telefonico, Silvio Berlusconi ha espresso al presidente palestinese Abu Mazen
il suo "pieno sostegno" al processo di pace e alla leadership
moderata palestinese, invitando il presidente dell'Autorità nazionale
palestinese in Italia.
( da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Incontro
Olmert-Suleiman: niente tregua con i palestinesi Senza un riferimento esplicito
"al contrabbando di armi dal Sinai verso la Striscia" e alla
liberazione di Gilad Shalit, il giovane caporale israeliano
sequestrato nel giugno di due anni fa, non ci sarà tregua con i guerriglieri
palestinesi della striscia di Gaza. Secondo l'edizione online del quotidiano
"The Jerusalem Post", sarebbe stata questa la risposta del premier
israeliano Ehud Olmert alla proposta del capo dell'intelligence egiziana Omar
Suleiman, in visita ieri in Israele. Intanto,
il quotidiano "Yédiot Aharonot", ha chiesto le dimissioni di Olmert,
implicato in diverse inchieste di corruzione, la cui popolarità, stando ai
sondaggi, sarebbe ormai al minimo storico. E nella striscia di Gaza, priva di
carburante dal 9 aprile corso, ieri Israele ha ripreso
l'erogazione di
( da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Analisi
In Libano Hezbollah segna un punto Michele Giorgio Si seppelliscono e piangono
i morti ma dopo cinque giorni di combattimenti a Beirut, Tripoli, nel Jabal
Druso e altre zone del Libano, la politica comincia finalmente a prendere il
posto delle armi e ci si interroga sugli sbocchi della crisi più grave vissuta
dal Libano dalla fine della guerra civile nel 1990. Su un punto nessuno ha
dubbi. L'opposizione guidata da Hezbollah ha confermato una superiorità
militare che nessuno può sfidare e soprattutto ha messo in chiaro che non
esiterà a usareo la forza per impedire il disarmo della resistenza su cui
insistono i rappresentanti del "fronte 14 marzo" che appoggiano il
governo di Fuad Siniora. Certo, il blitz armato di Hezbollah non può non
suscitare preoccupazione, non solo per i morti e i feriti provocati ma anche
per gli attacchi distruttivi subìti dai mezzi d'informazione del campo avverso,
che hanno il diritto di lavorare ed esprimere opinioni. Il movimento sciita
peraltro aveva più volte escluso l'utilizzo delle armi contro gli altri
libanesi. Tuttavia è innegabile che, spinto ad usare la forza dall'improvvisa,
e sospetta per i tempi, decisione del governo Siniora di smantellare la rete di
comunicazione di Hezbollah, il leader del movimento sciita Nasrallah ha finito
per mettere in moto un quadro politico paralizzato da troppo tempo. La sconfitta
militare ha automaticamente prodotto una sconfitta politica e la maggioranza di
governo ora è in forte difficoltà: potrebbe esser costretta ad accettare quel
compromesso con l'opposizione che per mesi ha rifiutato con ostinazione - e
alle condizioni di Hezbollah. Siniora, Hariri e il leader druso Jumblatt
cominciano a rendersi conto del passo falso compiuto una settimana fa ordinando
l'eliminazione delle rete di comunicazioni autonoma di Hezbollah, che ha
intepretato l'ordine come un primo attacco volto a disarmare la resistenza.
"E' stata una disfatta totale per la maggioranza" - commentava ieri
l'analista Osama Safaa, dell'Istituto per gli studi strategici di Beirut.
"Per Hariri e Jumblatt è sfumata, forse definitivamente, la possibilità di
ottenere un rapido disarmo della milizia sciita". A Beirut si prevede la
prossima formazione di un governo transitorio formato da tecnici, se non
addirittura di una giunta militare - lo scriveva ieri il quotidiano al-Anwar -
con il compito di emendare la legge elettorale, sbilanciata a favore della
maggioranza, e portare il Libano alle elezioni. Uno sviluppo che include la
nomina a presidente della repubblica del capo di stato maggiore, Michel
Suleiman - già indicato dai due schieramenti come il candidato di "consenso
nazionale" - che ha conquistato altri consensi popolari tenendo lontane le
forze armate dalle barricate dei miliziani delle due parti. Hezbollah peraltro
è stato attento a non mettersi contro l'esercito, cui ha subito ceduto il
controllo delle postazioni conquistate a Beirut ovest durante il suo blitz. In
questo modo ha anche voluto rassicurare il Libano (e la consistente minoranza
cristiana) che il suo non era un "colpo di stato" ma un regolamento
di conti con due esponenti della maggioranza - Hariri e Jumblatt - schierati in
modo accanito contro il movimento sciita. La missione della Lega Araba, che
comincia domani, punterà a soluzioni immediate che non possono prescindere da
ciò che è avvenuto sul terreno e dall'indebolimento della maggioranza di
governo. Non è escluso che l'opposizione ottenga quel diritto di veto sulle
questioni riguardanti la sicurezza del Libano che chiede da lungo tempo per
aderire ad un governo di unità nazionale. Per il commentatore politico Rami
Khoury, del Daily Star, quanto è avvenuto nei giorni scorsi potrebbe aver
segnato una svolta inattesa in Medio Oriente. "Forse saremo testimoni di
un condominio politico non dichiarato (in Libano) di Iran e Usa. Un modello
anche per altre parti della regione, in particolare per Iraq
e Palestina", ha
scritto ieri, spiegando che questa soluzione sarebbe il risultato della
sconfitta della politica dell'amministrazione Bush di scontro frontale con le
forze nazionaliste e islamiste in Medio Oriente. Il Libano, ha concluso,
"potrà esistere come Stato unitario solo se la sua popolazione multietnica
e multiconfessionale potrà vivere in un equilibrio di poteri".
( da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Beirut
torna alla "normalità" I miliziani armati si sono ritirati, la
popolazione respira ma paure e rancori restano. E a Tripoli e nelle zone druse
si spara ancora Michele Giorgio Beirut I beirutini di Hamra ieri hanno trovato
nelle edicole non solo i titoli preoccupati dei quotidiani ma anche il sorriso
e i riccioli rossi della popstar Mariam Fares sulla copertina di una popolare
rivista di moda. Un' immagine segno di una normalità che, sia pure a fatica,
sta tornando nelle strade del cuore commerciale di Beirut Ovest, la zona
musulmana della capitale libanese. Dopo giorni di chiusura e timori, finalmente
hanno riaperto negozi, cafes e ristoranti e si sono rimesse in moto le attività
quotidiane di questa parte della città. Non ci sono più i miliziani armati
nelle strade e la popolazione respira dopo aver temuto una nuova guerra civile.
Nel resto del Libano il quadro della situazione non è altrettanto confortante.
Si è sparato ancora a Tripoli tra fazioni sunnite rivali, ed è pesante il
bilancio che arriva dalle zone druse dove domenica si è combattuta, anche con
l'uso di mortai, una delle più violente battaglie dall'inizio della crisi, tra
combattenti di Hezbollah e del Partito socialista progressista di Walid
Junblatt, il leader druso nemico del movimento sciita guidato da Hassan
Nasrallah. In poche ore è salito ad almeno 60 il bilancio delle persone rimaste
uccise nei combattimenti tra le forze fedeli al sunnita Saad Hariri e a
Junblatt e i sostenitori dell'opposizione. Ma la normalità che riaffiora ad
Hamra non basta a nascondere paure e rancori. Il blitz militare attuato da
Hezbollah in risposta a quello del governo Siniora contro le rete di
comunicazione autonoma del movimento sciita, ha provocato ferite che non sarà
facile rimarginare in questo quartiere popolato in grande maggioranza da
musulmani sunniti, molti dei quali sostenitori di Hariri, ma che è anche un
punto di riferimento per tanti simpatizzanti della sinistra libanese schierata
con l'opposizione. Gli umori talvolta sono indecifrabili, i dissapori diffusi:
tra coloro che fino a qualche tempo fa erano amici con opinioni diverse e che
ora si ritrovano in due campi avversi, tra chi si scopre più
"militante" e persino tra fratelli. "A casa è un disastro -
confessa Maher, sciarpa e occhialetti da intellettuale - siamo sunniti e così
gran parte dei miei familiari sono con Hariri e infuriati con Hezbollah. Mio
fratello Rafiq ed io invece abbiamo sempre appoggiato le resistenza e ammiriamo
Nasrallah. E' una atmosfera pesante nella quale non è facile vivere". Abu
Ali, taxista e comunista da sempre è dispiaciuto. "Da un lato so che
Hezbollah doveva agire, non poteva rimanere immobile mentre gli altri (il
governo Siniora, ndr) colpivano la resistenza contro Bush e
Israele, ma non mi
aspettavo tanta violenza, tanti morti. Io la guerra civile l'ho già vista e non
mi è piaciuta, non voglio vedere altra gente morire e spero che Nasrallah
sappia cosa sta facendo", spiega visibilmente preoccupato. Le vendette
sono il pericolo che molti intravedono nel prossimo futuro qui ad Hamra.
Ritorsioni mirate verso quelli che appartengono allo schieramento avverso, in
particolare contro gli "amici di Nasrallah". Alcuni dei cafes e
locali pubblici noti come ritrovi dei simpatizzanti dell'opposizione stentano
ad aprire e i proprietari mantengono un profilo basso. Si teme il risentimento
degli attivisti sunniti che avevano provato ad opporsi ad Hezbollah e ai suoi
alleati ma che in poche ore sono stati sopraffatti, mandando in fumo i piani di
chi, non solo in Libano, sperava di poter creare una forza capace di
contrastare sul terreno lo strapotere militare degli sciiti. L'arrendevolezza
dei combattenti sunniti è stata accolta con stupore a Beirut Ovest e, a quanto
pare, a Washington. Secondo il Los Angeles Times, che cita fonti dei servizi di
sicurezza libanesi, Washington per quasi un anno ha sostenuto in segreto la
formazione di una milizia sunnita agli ordini di Saad Hariri e del suo partito
Mustaqbal, dal nome "Security Plus" e forte di circa tremila uomini.
Una "agenzia di sicurezza" costata milioni di dollari che si è
sciolta come neve al sole dopo appena qualche ora di combattimenti con gli
uomini di Hezbollah. I miliziani sunniti si sono arresi subito, consegnando le
armi all'esercito e alcuni di loro hanno lanciato accuse a Saad Hariri,
responsabile di averli lasciati soli e senza munizioni e ordini precisi.
L'ansia della rivincita da parte dei sunniti più arrabbiati non riguarda solo
Beirut Ovest ma anche Tripoli dove il gruppo "Incontro islamico" ha
annunciato ieri di voler dar vita a una milizia per difendersi da Hezbollah. Il
suo leader ed ex parlamentare Khaled al-Dahir ha spiegato di volersi fare
giustizia da solo perché l'esercito libanese "non è in grado di garantire
la sicurezza interna e di proteggere Beirut, obiettivo delle milizie
sciite". "Gli ultimi avvenimenti hanno visto Beirut vittima delle
bande criminali iraniane e del regime siriano - ha spiegato -. Per questo
annunciamo la nascita della resistenza islamica nazionale per difendere il
paese. I sunniti in Libano risponderanno agli attacchi contro i loro beni. Ne
abbiamo tutte le possibilità". E nella Beirut delle divisioni laceranti
tra musulmani e delle rese dei conti, sono emersi anche i giovani del Partito
social-nazionale siriano (Psns), minuscola organizzazione politica libanese.
Rimasto per anni ai margini della vita politica e poco influente ai vertici del
fronte dell'opposizione, il Psns è improvvisamente riapparso con prepotenza
sulla scena della più grave crisi dai tempi della guerra civile grazie, si
dice, a finanziamenti siriani. Scomparsi i miliziani armati di Hezbollah e
Amal, nelle stradine di Hamra sono rimasti loro, a tenere in piedi punti di
"controllo". Un attività che per tanti è anche un lavoro. Figli della
piccola borghesia impoverita dalla crisi economica e dall'inflazione si offrono
come attivisti del Psns per 100 o 200 dollari al mese. Quelli che lavorano per
Rafiq Hariri ne prendono 400 ma sono usciti battuti dalla battaglia di Hamra e
a pattugliare le strade non ci vanno.
( da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Intervista
con il reporter di Amsterdam che ha esposto i suoi scatti sulla conquista
cinese dell'Africa al Palaexpò di Roma nell'ambito del festival FotoGrafia
Volevamo mostrare qualcosa di diverso, che uscisse dall'ennesimo racconto sulla
povertà e sulle malattie. Ci siamo domandati: cosa davvero sta cambiando in
Africa? L'influenza dei cinesi è una questione enorme, rimarrà uno dei punti
fermi della storia del continente, come la colonizzazione e la
de-colonizzazione Arianna Di Genova Sono circa settecentomila i cinesi che si
sono riversati lungo le strade dei villaggi, nel cuore pulsante delle città,
dentro le intricate foreste africane. Sono lì per affari, a curare le sorti
delle ultime propaggini del capitalismo e a inventare una nuova realtà di colonizzazione,
che non condivide nulla con le forme del passato. Imprenditori e operai cinesi
si mescolano alla manodopera locale e costruiscono infrastrutture in cambio di
preziose materie prime che "barattano" con i governi africani,
dittatori compresi, da poter poi utilizzare in patria. La Cina come nuova
potenza economica si manifesta anche così, in quarantanove paesi africani. La
storia è quella di sempre: narra di sfruttamenti, di relazioni difficili, di
regole del mercato non sempre trasparenti. Le conquiste si fanno sul campo, a
qualsiasi prezzo. Un fotografo, Paolo Woods (classe 1970, olandese, studi in
Italia, ora lavora a Parigi) e un giornalista-inviato di Le Monde, Serge
Michel, hanno deciso nel 2007 di passare un lungo periodo di tempo in quel continente
per documentare cosa stava accadendo, quali nuove geografie umane e sociali si
stavano disegnando. Parte di quello spinoso progetto è ora in mostra al Palazzo
delle Esposizioni di Roma, per il festival internazionale FotoGrafia (fino al
25 giugno) e presto sarà raccolto in un libro (pubblicato in Francia, in
America e in Italia da Il Saggiatore). Nelle immagini, si fa la conoscenza di
un industriale di Shanghai, arrivato in Nigeria nel 1970 dove ha realizzato un
impero che include 15 fabbriche con 1600 operai, hotel, catene di ristoranti.
Sulla penisola di Lekki, sta costruendo 544 villette per la Chevron. Poco
oltre, c'è Chua Booan Lee; è in Congo e felice siede su una catasta di legno
trasformato in strati. Li ha strappati alla foresta del paese per produrre
impiallacciature. "Tendo sempre a fare dei reportage lunghi e su tematiche
che non sono le più battute - spiega il fotografo Paolo Woods - Lavoro con il
giornalista Serge Michel e insieme cerchiamo storie particolari. Un altro
nostro progetto ha riguardato le vie del petrolio. Il reportage cominciava
nella città di George Bush, Midland in Texas e terminava un anno dopo nella
città natale di Saddam Hussein; fra i due, scorrevano dodici paesi produttori
di petrolio. Poi Serge è stato mandato da Le Monde in Africa. Abbiamo deciso di
tenerci lontani dagli stereotipi con cui si guarda a quel continente. Volevamo
mostrare qualcosa di diverso, che uscisse dall'ennesima storia con dei lati
miserabilisti e tutti e due ci siamo domandati: cosa davvero sta cambiando in
Africa? L'influenza dei cinesi è una questione enorme, rimarrà uno dei punti
fermi della storia africana, proprio come la colonizzazione e la
de-colonizzazione. Da qui abbiamo iniziato a indagare". Come finanziate i
progetti? Ci autofinanziamo, i nostri sono reportage lunghi e costosi, ma da
qualche anno abbiamo una serie di partner (editori, riviste, giornali) che
pre-comprano i servizi, o almeno vengono informati che ci saranno e li
acquistano al nostro ritorno. Se la storia è buona e funziona, veniamo in
qualche modo rimborsati. Crede di aver documentato una nuova colonizzazione? Ho
dei problemi a parlare di nuova colonizzazione per i cinesi in Africa. Il
riutilizzo della parola può portare fuori strada. Ciò che sta accadendo è
qualcosa di diverso. Lì nulla funziona come la colonizzazione classica. La Cina
è una potenza economica che procede secondo le regole del capitalismo, ma
differentemente dalle altre grandi potenze occidentali, Stati uniti, Europa o
Russia, ha un bacino di manodopera a prezzi bassissimi. E vive su una
interazione fra stato e privato. È un caso anomalo. Quando abbiamo iniziato a
fare questo reportage, siamo andati a vedere cosa fosse stato scritto
sull'argomento. Tutti gli articoli (eccetto naturalmente quelli della stampa
cinese) erano profondamente negativi, con titoli come "pericolo
rosso", "i cinesi arrivano", "la nuova
colonizzazione". Si puntava sui diritti umani. Ovviamente, c'è della
verità in questo, ma quando siamo andati sul posto, ci siamo accorti che
esisteva tutta un'altra serie di storie. I cinesi agiscono in maniera
estremamente capitalistica, le regole le detta il mercato. Se si trovano a
essere imprenditori in un paese dove c'è un dittatore che li lascia liberi,
fanno man bassa. Dove c'è più democrazia, si adattano. Se non c'è nessun
salario minimo, pagheranno una miseria, se è previsto, lo rispettano. Hanno una
necessità enorme di manodopera africana. Inoltre, lavorano in modo diverso. Una
compagnia occidentale che va a cercare il petrolio in Angola, chiede al governo
quanto vuole per quel dato pozzo, paga la cifra e si impianta lì. I cinesi si
mettono d'accordo con i governi locali: costruiscono infrastrutture, dighe,
ferrovie, strade e in cambio chiedono l'utilizzo delle risorse, petrolio,
bauxite, ferro, oro. E i rapporti fra imprenditori e operai locali? In Africa,
ci sono anche tanti lavoratori cinesi, non solo imprenditori. Senza entrare nei
clichés, direi che non ci sono al mondo due culture del lavoro più distanti. La
real politik e la globalizzazione hanno obbligato cinesi e africani a
condividere spazio, tempo, lavoro, senza nessuna affinità fra le loro culture.
Avete avuto problemi nelle varie tappe del reportage? Le mie foto non sono mai
rubate. Mi interessava passare del tempo con i cinesi. Io e Serge siamo così
stati con loro intere giornate e settimane. Stare con gli operai africani era
più semplice, ma essere dall'altra, molto meno. Volevamo documentare con
numeri, immagini, frasi, quello che succedeva. Ci siamo resi conto che era una
storia difficilissima. In Iraq, quando documentavamo il petrolio, sapevamo che
le compagnie non volevano parlare con noi, quindi abbiamo proceduto
intervistando la gente comune. In Africa, volevamo capire il cinese
imprenditore, andare con lui nella foresta dove tagliava il legno, restare dove
costruiva una diga. I cinesi non sono abituati alla stampa libera e hanno
regole governative che vieta loro di parlare con i giornalisti. Passare
attraverso questo muro è stato complicato. Come è iniziata la passione per la fotografia?
Mi sono avvicinato al reportage negli anni 90, grazie a un collega italiano,
Paolo Pellegrin, che mi aveva invitato a andare con lui in Kosovo, durante la
guerra. La mia sensibilità si è mossa poi lontano dal reportage classico e ha
sempre cercato di avvicinarsi a una fotografia di indagine, sociale, politica,
antropologica. Continuo a fotografare in analogico, in medio formato, con una
Hasselblad che è una macchina da studio, con una qualità maggiore delle
digitali e che mi obbliga a una certa lentezza. Qualche maestro di riferimento?
Alla base, ci sono maestri molto vecchi come Dorothea Lange perché aveva un
approccio antropologico alla fotografia. Ma adoro anche Martin Parr. È distante
dal mio lavoro, però penso che possa influire sui punti di vista e cambiarli.
Che ruolo può avere oggi la fotografia nel flusso ininterrotto di informazioni
cui siamo sottoposti? Un ruolo fondamentale, di approfondimento, non solo di
superficie. Basti pensare alla guerra dell'Iraq. Le
immagini che più facilmente vengono in mente non sono spezzoni di tv, ma quelle
fatte dai soldati americani a Abu Ghraib, le stesse dipinte sui muri in Palestina. Sono quelle che rimangono
nell'immaginario collettivo.
( da "Messaggero, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nostro
servizio BEIRUT - L'esercito libanese ha annunciato che da oggi se necessario
userà la forza per imporre l'ordine e la legge nel Paese. "L'esercito
fermerà le violazioni...nel rispetto della legge, anche se questo potrà portare
all'uso della forza" si legge in una dichiarazione dei militari diffusa ieri
sera. Nel documento viene sottolineato che l'esercito comincerà a far
rispettare l'ordine a partire dalle 5 di questa mattina. Nella capitale
libanese intanto la vita cerca di tornare a una parvenza di normalità. Ieri
mattina molti negozi hanno aperto i battenti, anche nella parte ovest di Beirut
teatro dei più violenti e sanguinosi scontri di giovedì scorso. Molti impiegati
sono rientrati dalle "ferie forzate" e si sono recati al lavoro negli
uffici pubblici. Diverse scuole sono invece rimaste chiuse. E chiuse da
barricate sono ancora tante strade di Beirut, compresa quella per l'aeroporto
internazionale. Ma ancora per poco. In vista dell'arrivo della delegazione
della Lega Araba previsto per domani, è stato garantito che tutte le barriere e
i sacchi di sabbia saranno rimossi per consentire la riapertura dello scalo e
dei collegamenti con la città. L'esercito intanto ha preso posizione nella
notte tra domenica e ieri nelle regioni a sud-est di Beirut teatro di scontri
tra drusi e sciiti, anche con l'uso di mortai: una delle più violente battaglie
dall'inizio della crisi tra miliziani di Hezbollah e sostenitori del Partito
socialista progressista di Walid Jumblatt, il leader druso alleato del governo.
Il bilancio delle vittime di domenica nelle zone druse, secondo alcune fonti, è
di 36 morti e decine di feriti. Cifre che, se fossero, confermate porterebbero
a circa 80 morti e oltre 200 feriti il totale da mercoledì scorso. Intanto a
Tripoli, nel Nord, ieri si sono registrati nuovi scontri. Al Cairo la riunione
straordinaria della Lega Araba ha stabilito di inviare una delegazione a Beirut
guidata dal premier del Qatar Hamad bin Jasem per "tentare di trovare una
soluzione alla crisi". La delegazione, di cui farà parte anche il
segretario generale della Lega Amr Mussa, avrà incontri col premier Fuad
Siniora, con il comandante dell'esercito, generale Michel Suleiman, col leader
druso Walid Jumblatt, col leader cristiano dell'opposizione Michel Aoun e con
il presidente del Parlamento, lo sciita Nabih Berri, che è anche uno dei leader
dell'opposizione guidata da Hezbollah. I maggiori esponenti di maggioranza e
opposizione hanno detto che la delegazione araba è la benvenuta, ma nessuno si
illude che il suo tentativo di mediazione potrà avere successo. Aoun, che nel
( da "Giornale.it, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 113 del 2008-05-13 pagina 9 E Caselli snobbò Israele di Redazione Niente convenevoli
e neppure una stretta di mano. Ha scelto la via della fuga il capo della
procura di Torino Giancarlo Caselli di fronte allo stand di Israele, il Paese ospite d'onore della
ventunesima edizione della Fiera del Libro. Domenica mattina la sua
presenza non è passata inosservata con il codazzo di agenti di scorta e la
chioma incanutita. Telefonava con un cellulare mentre transitava davanti al
padiglione. Invece di entrare, ha preferito proseguire. "Saremmo stati
lieti se si fosse fermato - ha detto Pietro Giglio dell'associazione Italia Israele -, invece ha mandato un agente della sua scorta a
dirci che preferiva non fermarsi. Ci siamo rimasti male". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Liberazione" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Torino,
Fiera delle polemiche Non tutti i boicottaggi vengono per nuocere. Visitatori
solo meno 3% Passato il temporale, al Lingotto è tornato il sereno. Finiti i giorni delle polemiche sulla presenza di Israele paese ospite e, di contro, il
boicottaggio dei Free Palestine, il temuto crollo sull'affluenza di visitatori
alla Fiera del Libro non c'è stato. Con un risultato "appena inferiore al
3% rispetto all'edizione passata" - che con 302mila visitatori era entrata
di prepotenza nel guinness dei primati nella storia del Salone -, la
macchina e l'affezione del pubblico dimostrano di aver retto l'effetto
boicottaggio. Lo stesso che, appena qualche giorno addietro, aveva fatto
scurire in volto più di una volta gli organizzatori. Che oggi, dopo giorni di
forzato ottimismo, tirano un sospiro di sollievo alzando direttamente le
braccia al cielo in segno di gioia. "Una Fiera che ha stracciato tutte le
previsioni", recita l'incipit trionfante del comunicato stampa finale.
Sostenuto da una dichiarazione del presidente della Fondazione per il libro, la
musica e la cultura, Rolando Picchioni. "Come ha scritto oggi lo Ydiot
Haharonot , il principale quotidiano isreaeliano, la risposta ai tentativi di
boicottaggio gli italiani l'hanno data con i loro piedi". Era partita male
e da come si era messa poteva finire pure peggio. Fino a sabato si era tentato
in tutti i modi di minimizzare il dato provvisorio del 2% in meno di visitatori
rispetto ai primi tre giorni di Fiera dello scorso anno. Dato che, a sentire le
voci preoccupate degli editori e degli addetti ai lavori - e a dare uno sguardo
ai corridoi agibili del Lingotto nel giorno solitamente considerato di punta -,
appariva una cifra da migliori ipotesi. E in effetti a un'analisi più attenta
dell'affluenza, è evidente come solo dopo aver superato i due momenti più
critici - l'inaugurazione di giovedì scorso con il presidente Napolitano e il
corteo nazionale del Forum Palestina di sabato
pomeriggio - la Fiera sia tornata a salire. Bisogna ringraziare "la strepitosa
perfomance di domenica 11 e di lunedì 12, con un +15% di visitatori dal
2007", se gli editori se ne tornano a casa contenti. Per alcuni giorni le
annunciate proteste (che non ci sono state) e la bufala della zona rossa -
concretizzatasi in un dispiegamento di forze dell'ordine tra i padiglioni del
Lingotto - rischiavano seriamente di mandare in rosso le loro casse,
minacciando seriamente il senso della loro presenza a Torino. Molto rumore per
nulla, dunque, almeno stando alle percentuali di vendita, che hanno premiato
grandi, piccoli e medi editori. Tra i libri più venduti Dacia Maraini e Andrea
De Carlo per Rizzoli; Max Pezzali, Giorgio Faletti ed Enrico Brizzi per il
ritorno della Baldini Castoldi Dalai; Paolo Giordano e Roberto Saviano per
Mondadori; Sam Savage, Carlo Lucarelli ed Eugenio Scalfari per Einuadi.
Percentuali a doppia cifra confermate anche tra i medio-piccoli (tra cui
minimum fax, e/o, Voland, Nottetempo e Iperborea), stabile al 5% la percentuale
dei libri rubati agli stand. Al suo secondo anno di vita il Bookstock Village
conferma il suo successo; stesso discorso per Lingua Madre, la sezione dedicata
ai meticciati e alle identità culturali. Ultimi dati non proprio irrilevanti:
con 2.400 giornalisti accreditati mai come quest'anno la Fiera ha calamitato
l'attenzione dei media, mentre dallo stand di Israele
si contano 10mila volumi venduti ( Quando il pesciolino e lo squalo si
incontrano per la prima volta il libro più gettonato) e sold out per molti
altri. Incetta anche di gadget: ne sono stati venduto 30mila, tra cui 3mila
bandiere israeliane. Forse non tutti i boicottaggi vengono per nuocere. Mo.
Cap. 13/05/2008.
( da "Liberazione" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il capo
dell'intelligence egiziana Omar Suleiman è arrivato ieri in
Israele per discutere di
una possibile tregua nella Striscia di Gaza per la quale ha detto di avere
"grandi aspettative" Il capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman
è arrivato ieri in Israele
per discutere di una possibile tregua nella Striscia di Gaza per la quale ha
detto di avere "grandi aspettative". Suleiman ha già
incontrato il ministro israeliano della Difesa Ehud Barak e in giornata vedrà
il capo della diplomazia Tzipi Livni e il primo ministro Ehud Olmert. Nelle
prossime settimane è poi prevista una visita di Olmert in Egitto per esaminare
con il presidente Hosni Mubarak della possibile tregua. La proposta egiziana,
discussa con Hamas, prevede l'apertura del valico di Rafah fra la Striscia e
l'Egitto e la cessazione di ogni operazione militare israeliana nella Striscia,
in cambio della fine del lancio di missili e di altri attacchi contro Israele. Ma Olmert ha già detto di non essere disposto a
parlare di tregua se non verrà contestualmente menzionata anche la liberazione
di Gilad Shalit, rapito nel 2006 vicino alla Striscia di Gaza. Intanto gli
israeliani hanno ripreso ieri la fornitura di combustibile alla Striscia di
Gaza dopo una settimana di blocco. Quattro autobotti cariche di diesel
industriale hanno attraversato il confine e si sono dirette verso l'unica
centrale elettrica, chiusa sabato per mancanza di carburante. Tuttavia proprio
nel pomeriggio un'altra donna israeliana è stata uccisa nello scoppio di un
razzo sparato dalla Striscia di Gaza e deflagrato, centrando una casa, nella
località di Yesha, a ridosso di Gaza. 13/05/2008.
( da "Tempo, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa
Rodolfo Lorenzoni No ... Rodolfo Lorenzoni No all'aborto e no alle leggi che lo
consentono, perché l'aborto è una profonda ferita aperta nel corpo della
società e averlo giuridicamente permesso non ha affatto risolto i problemi della
donna e della famiglia. Benedetto XVI, proprio in occasione del trentesimo
anniversario della approvazione della legge 194, torna a proclamare con
chiarezza la posizione della Chiesa di Roma sull'interruzione della gravidanza,
rivolgendosi agli esponenti del Movimento della Vita ricevuti in udienza. Il
monito del Papa prende proprio spunto dall'analisi delle politiche che hanno
reso legale l'aborto: "Se guardiamo ai tre decenni trascorsi - ha detto il
Pontefice - e consideriamo la situazione attuale, dobbiamo riconoscere che
difendere la vita oggi è diventato più difficile perché si è creata una
mentalità di svilimento progressivo del suo valore". Da un perverso clima
culturale, quindi, sono ineluttabilmente derivate delle legislazioni, come
quella sull'aborto, contrarie alla vita umana e alla sua difesa; e la Chiesa si
dichiara nuovamente contraria a queste politiche. Di più: Benedetto XVI chiede
che le istituzioni si impegnino nella direzione contraria, ossia che si
facciano carico di sostenere il nucleo fondamentale della società:
"Occorre aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia, per
facilitare la sua formazione e la sua opera educativa nel non facile contesto
sociale odierno". Perché la famiglia e la difesa della vita, al di là della
fede che si professa, sono alla base di ogni civile convivenza. Le parole
pronunciate del Papa naturalmente ricalcano e ribadiscono la dottrina del
magistero della Chiesa, ma questa volta contengono un diretto riferimento alla
situazione legislativa e a tutte quelle politiche che lasciano in solitudine le
donne e le famiglie, tanto da indurle a decisioni dolorose e cariche di
conseguenze negative. "Le istituzioni - ha proseguito Benedetto XVI -
devono porre la famiglia e la vita al centro, perché molte e complesse sono le
cause che portano a scelte come quella dell'aborto. L'interruzione di
gravidanza va evitata anche se la gravidanza è difficile. Quindi la Chiesa non
si stanca di ribadire che il valore sacro della vita di ogni uomo affonda le
sue radici nel disegno del Creatore, e perciò stimola a promuovere ogni
iniziativa per creare condizioni a sostegno dell'accoglienza della vita".
La legge
( da "Voce d'Italia, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Spettacolo
Continua la stagione della "Societa' dei Concerti" Mozart, Ravel e
Beethoven al Conservatorio John Axelrod dirige l'Orchestra Sinfonica di
Lucerna. Al suo fianco il pianista turco Fazil Say “Non è soltanto un pianista
geniale: sarà sicuramente uno dei grandi artisti del XXI secolo” (Le Figaro,
Parigi). Nato ad Ankara nel 1970, Fazil Say ha iniziato a studiare pianoforte e
composizione nel locale conservatorio. A 17 anni una borsa di studio gli ha
permesso di perfezionarsi a DÜsseldorf. Dal 1992 al
( da "Stampa, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Appunto Giovanni
De Luna Più forte dei boicottaggi Una sorta di organismo animale, carico di una
prorompente vitalità, con suoi umori, le sue passioni, una propria fisicità
corporea. Questo è sembrata la Fiera del Libro. Certo che l'efficienza e la
capacità degli organizzatori sono state cruciali per farla nascere e tenerla in
vita. E certamente sono emerse anche nella lucidità con cui hanno gestito l'invito a Israele. Ma ormai è come se la loro creatura esista per conto proprio.
Sarà difficile ammazzarla. Ed era difficile anche solo pensare di fiaccarla e
indebolirla con le polemiche. Nel boicottaggio è precipitato un groviglio di
motivazioni: c'era l'istintiva solidarietà per Davide contro Golia, per i
palestinesi che lottano per la sopravvivenza come popolo; ma c'erano
anche gli echi di un livido antisemitismo, il tentativo di strappare ai media
una certificazione di esistenza. Queste componenti non sono mai riuscite a
fissarsi in un composto omogeneo, in una linea di intervento nitida e
condivisa. E questo perché in partenza era sbagliato il giudizio sulla Fiera.
Si è pensato al Lingotto come all'ennesima passerella politica, si è voluto
inchiodare la manifestazione a una dimensione "ufficiale" e
celebrativa, riducendola alla presenza di Israele o
alla visita inaugurale di Napolitano. Ma guardare alla Fiera come a una sorta
di G8 non aveva senso; non c'erano i potenti della Terra, ma solo migliaia di
persone che si recavano al loro annuale appuntamento con i libri. Agli
organizzatori del boicottaggio è sfuggita proprio la natura "animale"
della Fiera; bastava immergersi nella corporeità delle code e delle calche agli
stand per capire che il Lingotto si sottraeva alla sua tristezza abituale di
"non luogo" per trasformarsi in una calda comunità di libri e di
lettori. Così, in sede di bilancio conclusivo, ognuno può fare adesso le sue
riflessioni. Agli organizzatori del boicottaggio va consegnato un curioso
paradosso: grazie alla Fiera, la questione palestinese è stata per mesi al
centro dell'attenzione dell'opinione pubblica. Agli organizzatori della Fiera,
la consapevolezza che anche le sfide più azzardate possono essere vinte
fidandosi della vitalità animalesca della loro creatura. A Torino la certezza
di poter contare su eventi culturali che non sono le brioche di Maria
Antonietta, ma parte integrante dell'identità cittadina.
( da "Giornale.it, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 113
del 2008-05-13 pagina 16 Nel regno di Hezbollah: così il "Partito di
Dio" ha imposto la sua legge di Gian Micalessin Le milizie sciite
travolgono le ultime resistenze dei Drusi e sono padrone incontrastate del
Paese. Il premier Siniora pronto alle dimissioni. In una settimana di scontri
81 i morti da Beirut Il primo ministro Fouad Siniora pronto alle dimissioni. Il
governo diviso tra chi non molla e chi prepara un umiliante patteggiamento con
Hezbollah. Il leader druso Walid Jumblatt sconfitto sulle montagne e
prigioniero nella sua residenza di Beirut. L'ambasciatore saudita,
rappresentante della nazione araba più vicina all'esecutivo, fuggito via mare
per paura di rappresaglie. La Waterloo libanese è quasi completa. Beirut e le
montagne dello Chouf sono i nuovi distretti dello stato filoiraniano di
Hezbollah, i nuovi segmenti di quell'asse sciita che da Teheran attraversa
l'Irak, la Siria e s'affaccia su Israele. Nel resto del Paese si combatte o si attende l'ora delle armi.
A Tripoli i miliziani sunniti difendono il centro dagli assalti di gruppi
filosiriani appoggiati dal Partito di Dio. Nei territori cristiani si teme il
regolamento di conti tra i fedelissimi del generale Michel Aoun, il Quisling
cristiano alleato con il Partito di Dio, e i maroniti di Samir Geagea e
della famiglia di Gemayel schierati con Jumblatt e il governo Siniora. Il
bilancio della prima settimana di scontri e battaglie è intanto di 81 morti e
di 250 feriti, cifre senza precedenti dai tempi della sanguinosa guerra civile
combattuta tra il 1975 e il 1989. La battaglia più crudele, più spietata si è
consumata tra i villaggi di pietra dello Chouf, tra le case di Kmatiye, Ain
Anoub, Eitan e Keyfoun. Tra quelle vallate del Monte Libano, mezz'ora di
macchina a sud est della capitale, le fazioni druse alleate di Hezbollah hanno
dato l'assalto alle abitazioni e ai palazzi dei fedelissimi di Walid Jumblatt,
hanno ribaltato un ordine secolare costringendo alla resa la vecchia dinastia.
È stata una battaglia difficile, crudele e cruenta. Walid Jumblatt, domenica
pomeriggio, aveva piegato il capo implorando Talal Arslan, il nemico di
famiglia rappresentante di una dinastia drusa rivale, di trattare la resa con
Hezbollah. Molti uomini di Jumblatt non hanno, però, accettato di consegnare le
armi, hanno continuato a combattere fino a ieri mattina quando assediati,
isolati e senza più munizioni sono stati costretti a gettare la spugna. I 36
cadaveri raccolti ieri nei villaggi dello Chouf, tra cui almeno 16 con le
divise del Partito di Dio, danno l'idea della durezza degli scontri.
"Neppure Israele aveva mai osato tanto" -
ripetevano ieri i drusi sconfitti mentre Talal Arslan raccoglieva le armi per
conto di Hezbollah, sotto gli occhi di un esercito immobile e indifferente. A
cinque giorni dal suo ultimatum il segretario generale di Hezbollah Hasan
Nasrallah è, dunque, il nuovo incontrastato signore del Libano. E non concede
pietà. Walid Jumblatt rischia di pagare con la vita le rivelazioni sulla rete telefonica
clandestina di Hezbollah e sul generale Wafiq Shqeir, il capo della sicurezza
dell'aeroporto che controllava lo scalo per conto del Partito di Dio. Barricato
all'interno della sua residenza di Beirut il capo druso è, di fatto, un
prigioniero sotto tiro. Fouad Siniora, invece, è schiavo del ricatto di
Hezbollah. Sabato il premier aveva tentato di salvare la faccia trasferendo
all'esercito l'inchiesta sulla rete telefonica clandestina e sul ruolo della
"talpa" Wafiq Shqeir. Nasrallah, però, non s'accontenta, non concede
l'onore delle armi ad un premier definito un "dipendente di Washington e Israele". Secondo molte fonti, il Partito di Dio terrà
chiuso l'aeroporto e continuerà i suoi attacchi a macchia di leopardo fino a
quando il governo non cancellerà ufficialmente la rimozione del generale Shqeir
e legalizzerà con un decreto la rete telefonica clandestina. Vista la mala
parata e l'inaffidabilità di un esercito che non ha mosso un dito per difendere
gli alleati del governo, molti ministri sono pronti ad accettare la resa
incondizionata e piegarsi ai voleri dell'opposizione appoggiata da Teheran e
Siria. Siniora attaccato su tutti i fronti resiste, a quanto si dice, soltanto
su incoraggiamento degli alleati di Parigi, Washington e Riad. Ma l'incrociatore
americano Uss Cole rispedito in tutta fretta davanti alle coste libanesi
rischia di diventare la sua ultima via di fuga. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
[FIRMA]SILVIA
FRANCIA In confronto ai 10 mila libri e 30 mila gadget venduti nel solo stand
d'Israele, le poche decine di
copie piazzate negli spazi dedicati a Camera e Senato faranno anche un po'
sorridere. Ma a vedere di che si tratta, vince l'effetto sorpresa. Perché oltre
alle commemorazioni - da La Pira a Goria - con il loro valore di documento
storico, a sorpresa hanno trovato acquirenti anche discorsi parlamentari,
relazioni di commissioni bicamerali d'inchiesta, atti di convegni e conferenze.
Bei tomi corposi, mica quisquilie. Non per nulla i responsabili delle due
postazioni al Lingotto si dicono soddisfatti. D'accordo lo sconto Fiera del
20%, ma qui il "giro d'affari" è raddoppiato rispetto al 2007, anche
se, a conti fatti, l'incasso è di soli 600 euro. "Non è fondamentale,
comunque - commenta Franca Corsi per la Camera dei Deputati -, il nostro
intento è quello di far conoscere le istituzioni e la Costituzione".
Soddisfattissimo dei 160 scontrini battuti, anche il napoletano Paolo Sacchi,
che per 3 euro vendeva il suo "Gioco delle motivazioni". "Ho
dovuto fondare una casa editrice per vederlo stampato, perché nessuno voleva
pubblicarlo - ammette l'autore, ex funzionario Aci - e per venire qui a Torino
ho speso molto, 1600 euro circa. Ma, come ho promesso in famiglia, è stato
l'ultimo esborso per promuovere il volume. Meno male che ha avuto
successo". Successo, sì. Perché nei piccoli stand, dove a volte spazi
esigui e postazione defilata penalizzano, il trionfo o lo scacco si misurano in
unità o decine, quasi mai in centinaia. Lo stand della Calabria fa eccezione,
con 300 volumi impacchettati, ma la cifra va divisa tra i 21 editori presenti
in quei pochi metri quadrati. Ma la contentezza si misura altrimenti. Come allo
stand della Calabria: "E' andata benissimo, meglio dello scorso
anno", spiega Fulvio Mazza. "E, soprattutto, abbiamo conosciuto nuovi
potenziali autori e firmato contratti". Che poi nella hit delle vendite ci
sia "La principessa sul cocomero", fiaba pubblicata da "Coccole
e caccole", in cui il principe ribelle sposa una fruttivendola, poco
conta. C'è persino chi ha all'attivo un solo volume smerciato, ma non ne fa un
dramma. Così alla postazione dell'Archivio Storico Olivetti, dove tra i
bellissimi libri strenna si è piazzata sola una copia di fiabe illustrate da
Luzzati. Sempre meglio delle affiches in tela a 150 euro: "Una è
prenotata, ma chissà se verranno davvero a comperarla", spiega l'addetta.
Della serie, prenderla con filosofia: forse proprio perché la
"filosofia", in questo caso, non è quella dell'incasso, ma della
promozione d'immagine. Non manca chi mugugna, sia pure con garbo. Alla location
di "Vita universale", addobbata stile giardino dell'Eden, tra fiori,
angioletti e poster con le mucche, si ammette la débâcle. "L'anno scorso
andò molto meglio, anche perché qui, a fondo padiglione, non ci vede nessuno.
Però i cd da meditazione "musica dell'anima" sono andati forte:
abbiamo clienti che tornano tutti gli anni per incrementare la
collezione". E se allo stand torinese di Daniela Piazza Editore si
festeggia l'ultimo giorno di Fiera come "il più fruttuoso dei cinque, sia
a livello di incassi che di interesse per i libri", da "Res
Antiquae", un team di archeologhe romane festeggia le vendite: 100
magliette con la scritta dal libro di Geremia "Ingannevole è il cuore più
di ogni altra cosa". Un tripudio anche a "Noi associazione",
dove si è fatta promozione sociale in oratorio e si sono distribuiti opuscoli
dal titolo "Gestione del circolo con servizio bar", ma s'è pure
giocato a calciobalilla. Non particolarmente euforici, invece, i "signori
del fumetto", di stanza nel padiglione 5, che spiegano: "E' andata
meglio del 2007, quando eravamo confinati in uno spazio torrido. Ma anche
quest'anno non si può dire che avessimo grande visibilità".
( da "Opinione, L'" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è
Mar, 13 Mag 2008 Edizione 93 del 13-05-2008 Barack Obama attira le simpatie di
filo-arabi e nemici di Israele Il candidato americano preferito da Hamas di Stefano Magni Da
sabato scorso, il candidato democratico Barack Obama ha perso un altro dei suoi
sostenitori "imbarazzanti": l'esperto di Medio Oriente Robert Malley.
Le dimissioni del consigliere per la politica mediorientale sono avvenute dopo
mesi di polemiche sui suoi presunti contatti con Hamas, il partito
islamista palestinese che, anche sul piano formale, è inserito nella lista nera
delle organizzazioni terroriste del Dipartimento di Stato degli Usa. In sua
difesa, Malley, ha smentito le accuse e ha dichiarato che per lavoro deve avere
contatti con persone "piacevoli e spiacevoli". Robert Malley,
infatti, fu consigliere speciale per gli affari arabo-israeliani di Bill Clinton
dal 1998 al 2001. Fu anch'egli coinvolto in pieno dal fiasco di Camp David,
quando Arafat rifiutò l'offerta mossa dall'allora premier israeliano Ehud Barak
di uno Stato palestinese comprendente il 98% dei territori contesi. Dopo il
fallimento di quella mediazione, Arafat tornò trionfalmente in Palestina mostrando al mondo il segno di vittoria. Meno di
un mese dopo scoppiò la II Intifadah. E Malley ebbe il coraggio di attribuire
la responsabilità del fiasco diplomatico al premier israeliano. Secondo la sua
interpretazione, infatti, Barak formulò la sua offerta territoriale in un modo
che "non poteva essere accettato" dalla controparte palestinese. Dopo
lo scoppio delle ostilità nel Medio Oriente, Malley, membro dell'International
Crisis Group (lo stesso centro studi che, nel 2006, suggeriva un ritiro delle
truppe e un accordo con Iran e Siria per chiudere la partita in Iraq), ha
mantenuto la sua posizione, suggerendo di estendere la trattativa anche a
Hamas. L'ex consigliere di Clinton, infatti, iniziò a considerare l'Olp di
Arafat come un'organizzazione ormai vetusta e non rappresentativa della reale
volontà popolare palestinese, in quanto non comprendeva i movimenti islamisti.
Al di là del suo "il lavoro mi obbliga a dialogare con gente piacevole e
spiacevole", Robert Malley, stando a tutti i suoi precedenti articoli e
dichiarazioni, considera Hamas non come un'organizzazione terroristica
(nonostante gli attentati suicidi, il bombardamento continuo di Sderot, i
continui proclami sulla volontà di annientare Israele,
la sua inevitabile iscrizione nella lista nera del Dipartimento di Stato), ma
come un partito con cui trattare. Barack Obama potrebbe essere
"imbarazzato" per un simile sostegno, proprio nei giorni in cui
dichiara che la difesa di Israele sarà una
"priorità" della la sua politica estera. Ma prendere le distanze da
certi suoi consiglieri o negare la paternità spirituale del pastore
anti-americano Jeremiah Wright, potrebbe non bastare. Non occorre andare troppo
indietro nel tempo per trovare un'altra macchia nella campagna del senatore
afro-americano: l'adesione al suo blog di "Muslim Americans for Obama
08", un sito internet, pieno di post aggressivi contro la "lobby
israeliana", linkato a tre associazioni islamiche sospette di collusione
con il terrorismo islamico, in particolare con Hamas e i Fratelli Musulmani.
Obama può anche dire "no grazie" a tutti questi elettori. Ma, come si
chiede il candidato repubblicano McCain: "Domandatevi perché Hamas spera
che sia Obama ad andare alla Casa Bianca".
( da "Opinione, L'" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Mar,
13 Mag 2008 Edizione 93 del 13-05-2008 Medio Oriente Il Golan alla Siria? Come
avere l'Iran ai confini di Israele di Dimitri Buffa
"Restituire in questo momento le alture del Golan alla Siria in cambio di
una generica promessa di pace sarebbe come mettersi l'Iran dentro casa". A
volte le cose più difficili e complicate delle trattative diplomatiche tra gli
stati vanno spiegate al popolo nella maniera più semplice. Binyamin Netanyahu
lo ha fatto ai primi di maggio in un'intervista a "La Stampa" che
illustra, meglio di qualunque concione da pseudo esperto di geopolitica, perché
Israele in questo periodo storico non può più
permettersi di andare avanti a cercare una pace illudendosi che basti dare
indietro terre per ottenerla. La grande illusione di una pace vicina con la
Siria era arrivata il 24 aprile precedente. Bashar al Assad, secondo quanto
riportava il quotidiano del Qatar "al-Watan" (la patria, ndr), in
un'intervista concordata ad hoc, aveva riferito che il primo ministro
israeliano Ehud Olmert aveva a sua volta espresso la sua disponibilità a cedere
il Golan in cambio della pace con la Siria. Il presidente siriano spiegava poi
che il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan aveva svolto un ruolo di
mediazione tra Israele e la Siria. "Gli sforzi di
mediazione tra Damasco e Tel Aviv sono aumentati sopo l'aggressione contro il
Libano nell'estate del 2006 e dopo il trionfo della resistenza", aveva
trionfalisticamente dichiarato sempre Assad. Aggiungendo che "in ogni
caso, la Turchia è stata coinvolta circa un anno fa, nell'aprile 2007 e questo
coinvolgimento ha dato risultati positivi e Olmert infatti avrebbe espresso al
primo ministro turco la sua disponibilità a restituire il Golan". Fin qui
l'esca, il ballon d'essay, che Assad si è giocato tramite la compiacente stampa
della penisola araba. Ma sono bastate due settimane, con il golpe che Hezbollah
ha fatto in Libano, al riparo da possibili incursioni israeliane (grazie a
Unifil 2 che di fatto ha protetto il "Partito di Dio" da qualunque
possibile intervento israeliano) per ristabilire la verità delle cose. Che è
quella che coincide con il pensiero dell'ex premier Netanyahu. Già prima del
golpe, teleguidato da Teheran peraltro, lo stesso Assad aveva parlato con toni
ben diversi in un'altra intervista. Stavolta rilasciata al bravo Gianni
Perrelli de "L'Espresso". Assad in questa intervista continuava a
usare parole conciliatorie ma al contempo accusava Israele
e l'America di non volere la pace. Cosa dimostrata a suo dire anche dalle
"ingerenze" nel progetto nucleare "di pace" di Teheran. Il
colpo di grazia alla possibilità di trattare con Assad tuttavia veniva sempre
ai primi di maggio da una vicenda tutta interna al mondo politico e giudiziario
israeliano: l'inchiesta sui presunti finanziamenti ricevuti e in parte ammessi
dal premier in carica Ehud Olmert. Al momento in cui questo articolo viene
stampato i venti che tirano sono quelli di dimissioni. Ma se pure Olmert
dovesse restare in sella in questo momento risulterebbe oggettivamente
dimezzato. Così come lo stesso attuale presidente Usa, George Bush, nel proprio
periodo finale di "anatra zoppa" non si trova di certo nella
posizione ideale per "costringere" i due storici nemici, Israele e Siria, a trattare. Dimostrare
perciò, sic stantibus rebus, fretta di concludere un'illusoria pace,
scambiandola con i territori del Golan, con la Siria (magari per aiutare
qualche leader politico israeliano a scrollarsi di dosso le non esaltanti
vicende personali e a farsi bello con una pace apparente) sarebbe la prova provata
della miopia della attuale classe dirigente israeliana. Che non contenta
di quanto sucesso in Libano nell'estate del 2006 metterebbe a rischio la
sicurezza dello Stato ebraico a causa di palesi conflitti di interesse in cui
si trova oggettivamente qualche leader politico attualmente a capo del governo.
Difficile convincere gli israeliani che Israele possa
davvero permettersi tutto ciò.
( da "Giornale.it, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 113
del 2008-05-13 pagina 0 Camera, Berlusconi chiede dialogo al Pd: stabilità per
crescere di Redazione Il premier a Montecitorio: "Gli italiani ci hanno
detto dividetevi, non combattetevi: positivo il governo ombra, ci sarà
confronto". Poi le priorità: "Sicurezza, rifiuti, detassazione degli
straordinari, abolizione dell'Ici e federalismo fiscale" Roma - Fiducia,
stabilità, ottimismo, dialogo. Il premier Silvio Berlusconi ha parlato alla
Camera dove ha pronunciato il discorso con cui ha chiesto la fiducia al
governo. Ventisette minuti, interrotto 27 volte dagli applausi della
maggioranza, (in tre casi i battimani sono stati bipartisan), chiusi con un
triplice: "Vi ringrazio" prima di un "Viva l'Italia, viva il
parlamento". Il Cavaliere è entrato nell'aula di Montecitorio e ha subito
lanciato il suo programma di governo: "Il lavoro che ci aspetta per ridare
slancio all'Italia richiede ottimismo e spirito di missione". Gli italiani
hanno detto alla classe politica di mettere mano a riforme e "realizzarle
in fretta perché l'Italia non ha tempo da perdere". Il governo non pensa
di fare miracoli, ma sicuramente di "realizzare piccole e grandi cose
forte del consenso democratico ottenuto dagli elettori" ha continuato
Berlusconi nel suo intervento programmatico. Dialogo con l'opposizione Poi un
messaggio al Pd: "Gli italiani ci hanno detto dividetevi, ma non
ostacolatevi slealmente. Combattetevi ma non in nome delle vecchie ideologie.
Il Paese non ci chiede compromessi al ribasso o mercanteggiamenti, ma che
ognuno si assuma la responsabilità facendo prevalere il rispetto sulla
litigiosità". Il presidente del Consiglio ha elogiato "la bellezza
della politica del fare sulla litigiosità, il chiacchericcio e il terreno
dell'inganno". Quindi il messaggio a Veltroni: "La parte maggiore
dell'opposizione ha creato un suo strumento di osservazione e interlocuzione
con il governo:il gabinetto ombra della tradizione anglosassone che può essere
d'aiuto per fissare i termini della discussione, del dissenso e delle eventuali
convergenze parlamentari, in particolare sulle urgenti e ben note modifiche da
apportare al funzionamento del sistema politico e costituzionale".
Rinnovato l'appello al dialogo: "Noi siamo pronti, noi siamo a
disposizione. Nessuno si deve sentire escluso perché le riforme ora sono
largamente condivise in questo parlamento. Serve una nuova legge
elettorale". Il programma "Questo paese deve rialzarsi, ora deve
venire il tempo della crescita dopo una lunga fase deludente" annuncia
Berlusconi nel suo discorso alla Camera dei deputati. "Occorre una nuova
fase. Crescere - ha detto il premier - non è soltanto un parametro economico,
ma un segnale di civiltà. Crescere vuol dire valorizzare i talenti è dare una
frustata vitale alla ricerca e all'istruzione, è padroneggiare proprio destino.
Per questo serve ascoltare il grido di dolore del Nord e fare il federalismo
fiscale". Quindi via con i progetti per il Paese: "Il reddito di chi
lavora va sostenuto con la fiscalità generale. Chi si impegna a lavorare di più
va aiutato con una sensibile detassazione dei suoi guadagni". Poi la
cancellazione dell'Ici: "La tassazione sulla prima casa va abolita. La
casa è un bene primario intorno al quale si creano le radici dell'identità
sociale dei cittadini". Sicurezza "Noi non abbiamo mai cavalcato la
paura, ma sbaglia chi nega la prima regola della democrazia che dice che
sicurezza è sinonimo di libertà". Lo ha spiegato il Cavaliere. "La
sicurezza della vita quotidiana deve essere pienamente ristabilita con norme in
grado di riaffermare la sovranità della legge sul territorio dello Stato. Noi
non cavalchiamo la paura, vogliamo liberare dalla paura i cittadini".
Berlusconi dice no all'immigrazione "non governata" e pone l'accento
sulla "fierezza" del popolo italiano tradizionalmente
"ospitale". Così il premier, durante il discorso sulla fiducia,
dedica un passaggio alle nuove migrazioni. "No all'immigrazione non
governata perché dobbiamo essere padroni a casa nostrà ma essendo fieri della
tradizionale ospitalità del popolo italiano". Temi etici "Crescere
significa rimuovere le cause materiali dell'aborto" ha continuato il
presidente del Consiglio, spiegando che l'Italia deve uscire "dal rischio
detanalità" aiutando anche le donne con sostegni che consentano loro
autonomia. Occorre poi, ha proseguito Berlusconi, "varare un grande piano
nazionale per la vita e per l'infanzia" destinando "nuove e consistenti
risorse al fine di incrementare lo sviluppo demografico". Occorre, secondo
il premier, "contrastare alcune forme di precariato", ma senza
"rifugiarsi nella logica dell'impiego non produttivo, di una certa
pigrizia e forme abusive di non impegno" nel lavoro. Duro monito contro le
morti bianche: "Dobbiamo rendere il lavoro più sicuro, in modo da mettere
fine alla dolorosa e inaccettabile teoria delle morti bianche". Alitalia e
le banche Il presidente del Consiglio ha detto che il nuovo governo chiederà
"uno sforzo comune" alle banche a favore delle famiglie, dei giovani
e dei consumatori e troverà una soluzione privata italiana per Alitalia.
"Bisogna affrontare la situazione di relativo vantaggio del nostro sistema
bancario chiedendo aiuto, uno sforzo comune" in favore di giovani,
famiglie e per rendere sempre più orientata ai consumatori la rete economica
italiana, ha detto Berlusconi. "Risolveremo positivamente la crisi di
Alitalia, senza svendite, né rinazionalizzazioni, con il contributo decisivo
degli imprenditori italiani". Gli applausi Il discorso di Berlusconi per
ottenere la fiducia ha ricevuto 27 applausi di cui tre bipartisan: quando ha
fatto riferimento alle forze dell'ordine; ai soldati Italia impegnati in
missioni all'estero e quando ha parlato della necessità di
riportare la pace in Medio Oriente attraverso la salvaguardia dell'identità
storica di Israele e la
costruzione di uno Stato per i Palestinesi. Alla fine del suo intervento,
durato circa 27 minuti, i deputati del Pdl si sono alzati in piedi per
tributargli una vera e propria standing ovation. Ma hanno battuto le mani a
lungo anche esponenti del Pd. Il sottosegretario Gianni Letta
attentissimo seguiva passo passo il discorso del Cavaliere scorrendo con il
dito una copia del testo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Padania, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nessun
incidente alla manifestazione pro-Palestina ma i
visitatori restano lontani dal Lingotto per paura di disordini Torino, vincono
i sabotatori Corteo pacifico, Fiera vuota Fabio Grosso É filato tutto liscio
ieri a Torino alla Fiera del Libro. Nonostante i timori della vigilia per la
contro-manifestazione del corteo FreePalestina ,
nessuna testa rotta, nessuna vetrina infranta, nessuno scontro con le forze
dell ordine. Purtroppo l obbiettivo dei boicottatori della Fiera, anche senza
violenze, è perfettamente riuscito, se si considera il calo drammatico di
visitatori in una della giornate che storicamente raccoglie più pubblico. Sono
infatti pesanti le conseguenze sull afflusso alla kermesse torinese. Il
presidente della Fiera Rolando Piccioni parla di un sabato da dimenticare. E la
medesima sensazione arriva dagli stand, dove si registra un calo di e
visitatori. Anche nei giorni scorsi, giovedì e venerdì, contrariamente a quanto
appariva in un primo momento per la giornata di ieri, si e' registrato un calo
di ingressi di circa il 2%. A quanto pare, quindi, boicottaggio riuscito. Una
cosa comunque è certa: da questo boicottaggio il popolo palestinese non
ricaverà ancora una volta nulla. Per quanto riguarda nello specifico la marcia
del corteo dei sabotatori , non si sono verificati incidenti, a parte qualche
scaramuccia a base di fumogeni. La testa del corteo è arrivata comunque ai
margini della zona off limits, in prossimità del Lingotto, dove era in corso la
Fiera del Libro. In assetto antisommossa, centinaia tra poliziotti, Carabinieri
e baschi verdi disposti su quattro file hanno impedito il corteo penetrasse
nella cosiddetta zona rossa . Dal corteo si sono levati i soliti cori contro
gli uomini delle Forze dell Ordine, definiti assassini e vari slogan pro- Palestina e contro Isreale. "Palestina
libera, Palestina rossa"; "Intifada
vincerà"; e poi "Israele assassina, giù le
mani dalla Palestina" ed anche un nuovo slogan
contro l ex presidente della Camera Fausto Bertinotti, che per i manifestanti
sarebbe "peggio dell antrace". Sugli adesivi che alcuni ragazzi hanno
attaccato sulle serrande abbassate dei negozi e sui pali lungo la strada si
leggeva : "Ferma il sionismo, boicotta Israele", "Boicotta Israele, boicotta la fiera del libro
2008". Tra le tante scritte e striscioni anche l immagine di una bandiera
d Israele a cui è
affiancato il segno uguale e la svastica. All interno del corteo FreePalestina anche alcuni esponenti del
mondo ebraico dissenzienti verso la politica dello Stato di Israele. "Siamo qui -afferma
il professor Giorgio Forti dell Università degli studi di Milano sostenendo uno
striscione sorregge Jewish against occupation - perché quello che Israele sta facendo in Palestina offende
i palestinesi che sono perseguitati ma offende anche la nostra cultura ebraica
che è tradizionalmente antinazionalista e internazionalista". Alla fine
della manifestazione è cominciata la guerra della cifre (2.000 per le forze
dell ordine, 8.000 per i promotori) del corteo che ha sfilato da Corso Marconi
fino a Piazza Filzi. Molti negozianti hanno preferito abbassare le serrande, ma
la giornata non ha registrato mai momenti di paura. Alcune persone hanno
addirittura fotografato dai balconi di via Genova il passaggio del corteo.
Limitati anche i disagi al traffico cittadino, nonostante il blocco di numerose
vie al passaggio dei boicottatori . Da segnalare il gesto di civiltà dei
manifestanti di fronte all ospedale delle Molinette: tutto il corteo si è
infatti zittito in segno di rispetto nei confronti dei malati. [Data
pubblicazione: 11/05/2008].
( da "Stampa, La" del 13-05-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)
Argomenti: Israele/Palestina
001
(sempre con la testa all'indietro, noi), la manifestazione di Torino della
"sinistra antagonista" si è rivelata un flop. Il bello è che i primi
a sembrarne sorpresi sono quelli che, come gli organi di informazione, hanno
alimentato timori etc. In verità, a leggere bene gli articoli di prima di ieri,
era prevedibile che la manifestazione finisse così. Frattanto, la Fiera del
Libro ha avuto meno visitatori, i commercianti hanno chiuso i negozi e ora non
sanno bene perché l'hanno fatto (come accadde a Firenze 2002). Ma quando
cambierà il modo di lavorare su tali questioni? Di paure fasulle, in Italia, ne
girano già tante. ROBERTO ROSSETTI Scommetto che se i giornali avessero
sminuito i problemi posti dalla manifestazione contro Israele,
oggi qualcuno ci avrebbe mosso l'accusa opposta a quella che muove lei: si
sarebbe detto che noi giornalisti non sappiamo fare il nostro mestiere perché
non vediamo le cose o, addirittura, che avevamo sottovalutato il pericolo
perché magari simpatizzanti. Sa cosa si dice in giro, gentile Rossetti? Che
quando non si sa su chi sparare si spara sulla stampa. Dunque, caro lettore,
glielo dico affettuosamente: non se la prenda con noi. Se vogliamo essere
precisi, i timori per Torino non sono iniziati sui media,
ma da una parte dell'opinione pubblica pro-Israele che ha fin dall'inizio esagerato le dimensione di quello che
stava succedendo. Persino nel piccolo spazio di questa rubrica mi è capitato di
invitare i vari intellettuali e politici pro Israele a non sopravvalutare quello che stava succedendo. Può
controllare. Un altro esempio? Gianfranco Fini, neo eletto presidente della Camera,
nella sua prima uscita pubblica in tv, partecipando a "Porta a
Porta", ha detto che le bandiere di Israele
bruciate da parte della sinistra radicale di Torino configuravano un'intenzione
più grave dell'aggressione di Verona (all'epoca l'aggredito non era ancora
morto) perché questa non era un gesto con significati politici. L'importante,
tuttavia, è che alla fine il corteo sia stato pacifico. Aspettandoselo o meno,
credo che sia stato per tutti un sollievo. Conferma il risultato delle urne,
che già ci hanno rivelato che la sinistra estrema oggi in Italia conta su
un'adesione estremamente ridotta. A maggior ragione, varrebbe la pena di non
demonizzarla, né esagerarne l'importanza. Dunque perché definire una
manifestazione pacifica un "flop"? Chiamiamola una manifestazione
democratica. Il caso Torino non è stato un fastidio per nessuno, in verità. Per
una volta abbiamo tutti avuto una lezione: la moderazione dei toni e delle
paure vanno di pari passo.
( da "Secolo XIX, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Alla
corte CON "INGANNATI", monologo di Nicola Pannelli (foto) liberamente
tratto dal romanzo "Uomini sotto il sole" del palestinese Ghassan
Kanafani, si inaugura questa sera (ore 20.30, ingresso libero) al teatro della
Corte la rassegna di drammaturgia internazionale "Sguardi
contemporanei", realizzata dal Teatro Stabile nell'ambito del progetto
"Un palcoscenico tra terra e mare" promosso dal ministero per i Beni
e le Attività Culturali e attuato con il contributo della Regione. Firmato da
Gaea Riondino e messo in scena dallo stesso Nicola Pannelli,
"Ingannati" attinge al romanzo scritto nel 1961 da Kanafani, per
raccontare, con stile secco e preciso, la storia di tre palestinesi, emigranti
clandestini, che scelgono di farsi chiudere dentro a un'autocisterna con la
speranza di poter raggiungere il Kuwait. Nello spettacolo, Nicola Pannelli
punta soprattutto sulla forza evocativa della parola teatrale, per far vivere
sul palcoscenico della Corte un dramma umano, etico e sociale, che porta avanti
il discorso del teatro di narrazione già valorizzato attraverso l'esperienza
dell'associazione "Narramondo" da lui stesso fondata. Scrittore,
poeta, giornalista, pittore e militante per la causa palestinese, Ghassan
Kanafani è nato ad Acri nel 1936, quando la Palestina
era sotto il mandato britannico. Nel 1948, con la
fondazione di Israele, la
sua famiglia va esule in Libano. Kanafani risiede poi a Damasco e nel Kuwait.
Nel 1960, viene chiamato a Beirut dove dirige la parte letteraria della rivista
del Movimento Nazionalista Arabo. Brillante giornalista, diventa nel 1969 il
direttore dell'organo ufficiale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. L'8 Luglio
( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nella
base di Tibnin, lontano dalle violenze di Beirut: "Situazione
tranquilla" "Con Hezbollah parliamo ogni giorno" Tra i militari
italiani dell'Unifil: noi non facciamo diplomazia Il generale: "Non
possiamo che considerarlo un partito come gli altri" FRANCESCA CAFERRI DAL
NOSTRO INVIATO TIBNIN - Fuori dai cancelli della base italiana di Tibnin, da
qualche mese nuovi poster hanno affiancato quelli di Hassan Nasrallah. Vicino
al volto sorridente del numero Uno di Hezbollah è comparso quello di Imad
Mughniyeh, il capo militare del movimento, ucciso a febbraio da un'autobomba
nel centro di Damasco. Alla loro presenza i militari italiani sono abituati,
così come a trattare con esponenti del partito di Nasrallah. "Con gli
uomini di Hezbollah noi parliamo tutti i giorni, è inevitabile qui",
racconta il generale Paolo Ruggiero, capo del contingente italiano di Unifil
(2900 uomini su 13mila in totale, il raggruppamento nazionale più ampio fra
quelli schierati nelle fila delle Nazioni Unite nel sud del Libano). Da sette
mesi questo napoletano dall'aria schietta vive a Tibnin, sede del comando
italiano di Unifil, circondato da un mare di bandiere gialle e verdi di
Hezbollah e dalle foto dei "martiri" del Partito di Dio, che occupano
ogni strada nel sud del Libano. Dal suo ufficio Roma sembra lontana milioni di
miglia: quasi naturale dunque che le parole del ministro degli Esteri Franco
Frattini - che due giorni fa ha annunciato che l'Italia non dialogherà con
Hezbollah o con i palestinesi di Hamas - qui arrivino ovattate. "Credo che
si riferisse alle alte sfere diplomatiche - dice il generale - noi non possiamo
che considerare Hezbollah come un partito politico rappresentato in parlamento.
Se i suoi rappresentanti vincono in modo democratico le elezioni locali noi
dobbiamo relazionarci con loro, così come con i sindaci di Amal (l'altro
partito sciita, ndr) o con quelli eletti nelle comunità cristiane. Parlare con
i leader locali fa parte del nostro lavoro". In questi giorni Tibnin
sembra un'oasi felice rispetto al resto del Libano. Nelle strade del villaggio,
come a Tiro, la città più grande della zona, la vita scorre come sempre: i
negozi sono regolarmente aperti, gruppi di anziani fumano il narghilé, nugoli
di motorini impazzano. I blindati con la bandiera delle Nazioni Unite passano e
nessuno si volta a guardarli, tanto la loro presenza è diventata abituale. Un
altro mondo per chi arriva da Beirut, dove neanche l'annuncio che l'esercito
userà la forza contro chi prenderà di nuovo in mano le armi è riuscito a
vincere la paura della gente. Il ciclone che ha colpito il paese si è fermato a
nord del fiume Litani, complice la composizione religiosa del sud, abitato al
90% da sciiti e per questo, da sempre, roccaforte di Hezbollah. "Non
abbiamo avuto nessun impatto significativo - conferma Ruggiero - c'è stata
qualche sporadica manifestazione il giorno dello sciopero generale, ma nulla
più. Le attività sono proseguite in modo normale e non abbiamo elevato il
livello della sicurezza". Sarà la soddisfazione di aver contribuito a
rendere più tranquilla quella che due anni fa era la zona più difficile del
Libano, o solo il sapore del prossimo rientro a casa - fra pochi giorni la
brigata Ariete cederà il posto alla Garibaldi dopo sette mesi di servizio - ma
qui a Tibnin le polemiche sulla possibilità di cambiare le regole di ingaggio
di Unifil che a Roma hanno accompagnato il cambio del governo sembrano non
sconvolgere i militari: "In base al mandato delle
Nazioni Unite lo scopo della missione è quello di impedire atti ostili fra Israele e il Libano: se questo è il
nostro compito le regole vanno benissimo - conclude Ruggiero - lo dimostra il
fatto che da quando siamo qui non ci sono stati incidenti significativi e che
la missione ha consentito all'esercito libanese di entrare in un territorio
dove era assente da decenni. Non vedo nulla da cambiare. Se si decidesse
di passare da peacekeeping a peacenforcing (ovvero non vigilare sul rispetto
della pace, ma imporla con la forza, ndr) allora avrebbe senso parlare di azioni
militari dirette. Ma sarebbe un'altra missione. E occorrerebbe ricominciare
tutto daccapo".
( da "Riformista, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Medio
oriente il processo di pace? prescinde dalle vicende
giudiziarie di olmert Bush festeggia Israele e spera in Annapolis Mentre da Roma Silvio Berlusconi ribadiva il
"vitale interesse" italiano a "contribuire alla più strenua
difesa dell'esistenza e dell'identità storica di Israele", che "si specchia nel diritto indiscutibile dei
palestinesi alla costruzione di uno stato indipendente", ieri George W.
Bush anticipava il suo arrivo a Gerusalemme, dove da oggi sarà protagonista
della tre giorni fulcro delle celebrazioni per il 60° anniversario dello stato
ebraico, con un'intervista ad Haaretz in cui ha confermato di sperare in un
accordo di pace con i palestinesi entro la fine dell'anno, nonostante i guai
giudiziari del premier israeliano Ehud Olmert (sospettato di aver ricevuto
illegalmente, alla fine degli anni '90, centinaia di migliaia di dollari dal
finanziere americano Morris Talansky in cambio della confisca di terreni nella
città santa per favorire amici dell'uomo d'affari) che starebbero mettendo a
rischio gli accordi di Annapolis, ultima opportunità per Bush di chiudere in
bellezza il suo secondo mandato con un'ipotesi concreta di soluzione per il
conflitto mediorientale: Olmert è "persona onesta" e "pensatore
strategico", ha dichiarato George W., ma il processo di pace dipende da
lui quanto dai suoi possibili successori, l'attuale ministro degli Esteri Tzipi
Livni e numero due di Kadima (il partito di Olmert) e quello della Difesa Ehud
Barak che guida anche il Labour, visto che entrambi sono coinvolti nei
negoziati in corso. Ma in Medio Oriente, a lavoro per la pace, non c'è
solamente George Bush. Tony Blair è lì dall'inizio della settimana, nella sua
nuova veste di inviato speciale del Quartetto, e ieri ha incassato il via
libera da Israele alla riduzione delle restrizioni al
transito di persone e merci in Cisgiordania. "Un primo passo, ma un passo
significativo", ha annunciato lo statista britannico, ottimista sulla
prospettiva di un miglioramento nelle condizioni di vita dei palestinesi.
Peccato che Hamas continui ad apparire sorda di fronte a tali passi avanti. Il
movimento islamico che controlla la Striscia di Gaza, ha infatti escluso che la
liberazione di Gilad Shalit possa essere oggetto di un accordo di tregua con Israele: l'ennesimo schiaffo a Olmert che aveva appena
indicato, ai mediatori egiziani, che proprio la sorte di Shalit rappresentava
la chiave di volta di un possibile cessate il fuoco per la Striscia, dove ieri
un palestinese è morto in un raid dell'aviazione israeliana su Gaza in risposta
al lancio di qassam contro lo stato ebraico che lunedì era costato la vita a
una donna israeliana. L'intransigenza di Hamas, che pesa il rilascio del
soldato rapito quasi due anni pari alla liberazione di 1500 militanti
palestinesi (fingendo di ignorare che così espone nuovamente la popolazione
civile della Striscia alla reazione israeliana), non deve essere piaciuta
all'Egitto che ha chiuso a tempo indeterminato il valico di Rafah, aperto nel
fine settimana per permettere il passaggio di centinaia di palestinesi malati o
feriti. Ma Hamas preferisce non capire, rilanciando provocatoriamente, per
domani, nella Striscia come in Cisgiordania, manifestazioni per il 60°
anniversario della nakba , la catastrofe, che coincide con la nascita dello
stato di Israele. Benzina sul fuoco della tensione già
alta sul fronte settentrionale. Israele, infatti,
scruta con timore quanto sta accadendo in Libano, dove le stazioni radiotelevisive
hanno ripreso a trasmettere, nonostante i focolai degli scontri non siano del
tutto sopiti. Dalla Casa Bianca, Bush ha offerto il suo aiuto all'esercito
libanese per disarmare Hezbollah, mentre l'Arabia Saudita ha richiamato il suo
ambasciatore a Beirut, accusando l'Iran di essere il burattinaio che tira i
fili del Partito di Dio. (s.o.) 14/05/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 114
del 2008-05-14 pagina 18 Israele non resterà a guardare l'Iran che colonizza il Libano di Fiamma Nirenstein
Mai il fronte diplomatico israeliano è stato così arruffato, da una parte
immerso in cerimoniali d'onore e dall'altra invece in preoccupazioni
tempestose. Da Gaza seguitano a cadere missili che hanno ucciso due volte in
una settimana, ieri è stata seppellita un'israeliana fatta a pezzi da un
kassam sotto gli occhi del figlio; Omar Suleiman, plenipotenziario del rais
egiziano Hosni Mubarak tratta, ospite di Olmert, una tregua con Hamas; è in
arrivo George Bush insieme ad altri 13 capi di Stato per la Conferenza del
presidente Shimon Peres in onore del 60° anniversario di Israele.
Bush vuole vedere i risultati nella trattativa con Abu Mazen. Dall'altra parte,
l'ombra del Libano incombe, e si ragiona sui possibili scenari futuri. Ci si
prepara all'evenienza molto concreta che gli hezbollah, smantellato il governo
di Fuad Siniora prendano il potere per i loro programmi di recupero della Siria
nel loro scenario nazionale e di belligeranza filoiraniana. Allora, come dice
Bibi Netanyahu, Israele si troverà ad avere due
autentici confini con l'Iran di Ahmadinejad compreso quello settentrionale col
Libano, dove gli hezbollah fanno dell'odio antisraeliano e dell'islamismo
sciita il loro vessillo; per ora, si valuta però in Israele,
il fronte interno li assorbe troppo ed è difficile a Nasrallah pensare a una
guerra immediata. Ma presto accadrà necessariamente. Al sud, l'altro confine
con l'Iran è ormai quello di Gaza. Hamas conduce una guerra d'odio integralista
ed è proprio questo che preoccupa l'Egitto che non desidera affatto trovarsi in
una situazione in cui uno scontro frontale fra Israele
e Hamas porti l'Iran a espandere la sua influenza nel mondo arabo. L'Egitto e
in generale i sunniti vogliono mantenere l'egemonia in tutto il mondo arabo, e
per questo, molto preoccupata, una delegazione della lega araba sta recandosi
alla volta di Beirut. Sempre per questo Suleiman in Israele
si sforza tanto di arrivare a una Hudna, una tregua, ma le cose sono complicate
dal rifiuto di Hamas di trattare la liberazione del soldato di leva Gilad
Shalit rapito due anni fa, mentre richiede la liberazione di 450 prigionieri
che hanno sulle mani il sangue di centinaia di israeliani uccisi in attentati
terroristi. Israele spera negli egiziani e nei sauditi.
Saud el Faisal, ministro degli Esteri saudita, l'ha detto chiaro: "Il
sostegno iraniano agli hezbollah colpisce tutto l'equilibrio del mondo
arabo". Intanto l'ambasciatore saudita ha lasciato Beirut. Tuttavia, gli
Stati moderati difficilmente metteranno in campo forze militari per aiutare
Fuad Siniora. Israele dunque, che insieme alla
riunione di gabinetto ha convocato sul tema "Libano" anche il capo
del Mossad e degli altri servizi fa varie ipotesi: se gli Hezbollah che sono
riarmati dall'Iran e dalla Siria più di prima della guerra del 2006 (30mila
missili) fanno del Libano un "Paese canaglia" in mano di
un'organizzazione terrorista, allora, come ha detto Yair Peleg, ex generale
dell'esercito, in caso di guerra le infrastrutture libanesi dovranno considerarsi
obiettivi legittimi, e non come ai tempi della guerra del
( da "Giornale.it, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 114
del 2008-05-14 pagina 2 "Rimettiamo subito in moto il Paese l'Italia non
ha più tempo da perdere" di Silvio Berlusconi Signor presidente, onorevoli
colleghi, il lavoro che ci aspetta per ridare fiducia e slancio all'Italia
richiede ottimismo e spirito di missione. Gli elettori hanno raccolto e
premiato il nostro comune appello a rendere più chiaro, più efficiente e
controllabile il governo del Paese. Hanno ridotto drasticamente la
frammentazione politica e hanno scelto con nettezza una maggioranza di governo
e una opposizione, ciascuna con le proprie idee e passioni, ciascuna con la
propria leadership. Il voto è stato un messaggio univoco alla classe dirigente,
è stato la prima grande riforma di tante altre che sono necessarie. Gli
italiani hanno preso la parola. Hanno messo a tacere con la loro voce sovrana
il pessimismo rumoroso di chi non ama l'Italia e non crede nel suo futuro.
(...) E hanno detto: noi vi mettiamo in grado di risollevare il Paese, sta a
voi non deluderci. Dividetevi, hanno detto i cittadini, ma non ostacolatevi
slealmente. Combattetevi anche, ma non in nome di vecchie ideologie. Prendete
democraticamente le decisioni necessarie a risalire la china, rispettate il
dissenso e tutelate le minoranze, che si esprimono dentro e fuori del
Parlamento, ma dateci stabilità e impegno nell'azione di governo. Fate uno
sforzo comune perché chi governa e chi esercita il controllo parlamentare sul
governo possano fare, ciascuno nel suo ambito, il proprio mestiere. Fate
funzionare le istituzioni della Repubblica, ci hanno ordinato gli elettori,
riducete l'area della vanità e della cosiddetta visibilità della politica dei
partiti, realizzate quanto avete promesso di realizzare, e realizzatelo in
fretta. Perché una cosa è sicura: l'Italia non ha più tempo da perdere. Nella
società italiana è maturata una nuova consapevolezza, dopo anni difficili e per
certi aspetti tormentati. Si respira un nuovo clima, che si esprime nella nuova
composizione delle Camere chiamate oggi a discutere della fiducia al governo.
La parte maggiore dell'opposizione ha creato un suo strumento di osservazione e
di interlocuzione con il governo: il gabinetto ombra di tradizione anglosassone,
che può essere d'aiuto nel fissare i termini della discussione, del dissenso e
delle eventuali convergenze parlamentari, in particolare sulle urgenti e ben
note modifiche da apportare al funzionamento del sistema politico e
costituzionale. L'aspirazione generale è che un confronto di idee e di
interessi anche severo, anche rigoroso, non generi nuove risse ma una
consultazione alla luce del sole, un dialogo concreto e trasparente, e poi
scelte e decisioni ferme che abbiano riguardo esclusivamente agli interessi del
Paese.(...) Il Paese non ci chiede compromessi al ribasso, confabulazioni
segrete o mercanteggiamenti, ci spinge invece ad assumerci ciascuno la nostra
parte di responsabilità con un metodo e una cultura che mettano il rispetto al
posto della faziosità, che mettano una polemica vivace al posto della
guerriglia paralizzante, che mettano la bellezza della politica capace di
cambiare le cose e di migliorarle al posto della demagogia, del
chiacchiericcio, del teatrino e dell'inganno. Noi faremo la parte che un forte
consenso democratico ci ha assegnato. Non abbiamo promesso miracoli, ma
intendiamo realizzare piccole e grandi cose. Partiremo da interventi di alto
valore, insieme simbolico e concreto, come quelli che definiremo nel prossimo
Consiglio dei ministri che terremo a Napoli. Punto primo. Lo scandalo dei
rifiuti non smaltiti deve finire e finirà. Nessun grande Paese può convivere a
lungo con una simile ferita al suo ambiente, all'igiene pubblica e al prestigio
della sua immagine dentro e fuori i confini della nazione. Punto secondo. La
casa è un bene primario intorno al quale prendono radici l'identità familiare,
la capacità lavorativa e la stessa identità sociale stabile dei cittadini, e la
tassazione sulla prima casa va definitivamente cancellata. Punto terzo. Il
reddito di chi lavora va sostenuto anche dalla fiscalità generale, soprattutto
in una fase in cui il divario tra prezzi e potere d'acquisto dei salari e degli
stipendi si è fatto in certi casi intollerabile, e chi si impegna a lavorare di
più e a contribuire alla competitività delle imprese va incoraggiato con una
sensibile detassazione dei suoi guadagni. Punto quarto. La sicurezza della vita
quotidiana deve essere pienamente ristabilita con norme di diritto e
comportamenti preventivi e repressivi delle forze dell'ordine che siano in
grado di riaffermare la sovranità della legge sul territorio dello Stato. Noi
non cavalchiamo la paura, al contrario: noi vogliamo liberare dalla paura i
cittadini, e in particolare le donne e gli anziani. (...) La sicurezza è un
sinonimo della libertà, ed è proprio sulla tutela della sicurezza individuale
che si fondano il patto di unione dei cittadini e la stessa legittimazione del
potere pubblico. (...) Non mi attarderò sul lungo elenco delle cose da fare (...)
Vorrei piuttosto collegare tutti i temi cruciali che abbiamo di fronte, anche
al di là dei primi adempimenti di cui ho già parlato, alla vera grande
questione che può determinare una svolta dal pessimismo paralizzante che
circola oggi a quel vitale ottimismo e a quello spirito di missione comune di
cui ho parlato all'inizio. Questo Paese deve rialzarsi, nel senso che ha tutte
le potenzialità per rimettersi rapidamente in corsa e per tagliare il traguardo
decisivo di un nuovo tempo della Repubblica: il tempo della crescita. Il
problema principale del nostro Paese è di ricominciare a crescere dopo una
lunga fase, e deludente, di riduzione delle prestazioni del nostro sistema
economico e sociale. (...) Crescere significa anche rilanciare il Paese e i
suoi talenti, significa formare nuove generazioni di lavoratori altamente
qualificati, significa dare una "frustata" vitale alla ricerca e
all'istruzione, significa ricominciare a padroneggiare il proprio destino senza
lasciare indietro nessuno. Crescere vuol dire ascoltare il grido di dolore che
si leva dal Nord e dai suoi standard europei di lavoro e di produzione, vuol
dire incentivare forme di autogoverno federalista indispensabili a
un'evoluzione unitaria della Repubblica, a partire dal federalismo fiscale solidale.
Crescere significa promuovere il Sud del Paese considerandolo come una
formidabile risorsa per lo sviluppo e sradicare il peso delle cattive abitudini
e della criminalità organizzata (...) a vantaggio della libera creatività e
della voglia di fare di tante intelligenze e volontà di cui sono ricche le
regioni meridionali. Crescere significa rinnovare il paesaggio delle nostre
infrastrutture, significa tornare ad essere un sistema di convenienze per gli
investimenti degli altri Paesi del mondo, significa fornire a tutti gli
italiani un nuovo potere di conoscenza e di uso delle tecnologie, significa
ringiovanire l'Italia e farla uscire dal rischio della denatalità. Crescere
significa promuovere la famiglia come nucleo di spinta dell'intera organizzazione
sociale, significa dare alle donne nel lavoro e negli altri ruoli sociali, un
sostegno per la loro autonomia, significa rimuovere le cause materiali
dell'aborto e varare un grande piano nazionale per la vita e per la tutela
dell'infanzia, destinando nuove e consistenti risorse al fine di incrementare
lo sviluppo demografico. Crescere vuol dire aumentare la nostra capacità di
scambio con il resto del mondo, vuol dire assorbire e integrare con ordine e
saggezza le migrazioni interne ed esterne alla comunità di Paesi europei di cui
facciamo parte, senza lasciarci penetrare da un senso oggi avvertibile di
sconfitta e di chiusura di fronte alle difficoltà e ai rischi dell'immigrazione
selvaggia e non regolata, e restando padroni in casa nostra ma fieri dell'antico
spirito di accoglienza e dell'antica capacità di integrazione del nostro
popolo. (...) Crescere vuol dire rivalutare il lavoro, renderlo più sicuro e
qualificato, vuol dire fare subito e bene tutto ciò che è necessario per
mettere fine alla infinita, dolorosa e inaccettabile teoria delle morti
bianche. Crescere vuol dire contrastare la rassegnazione ad alcune forme di
precariato particolarmente instabili e penalizzanti, ma senza ripararci nella
logica del posto fisso e mal pagato, dell'immobilità sociale, della pigrizia
educativa, della tolleranza verso forme abusive di mancato impegno nella
realizzazione del lavoro come vocazione e come missione nella vita personale,
particolarmente in alcuni settori della pubblica amministrazione. Per crescere
dobbiamo affrontare una situazione difficile dei mercati finanziari, sfruttando
la posizione di relativo vantaggio del nostro sistema bancario e chiedendo agli
istituti di credito uno sforzo. (...) Dobbiamo fare una politica estera e di
cooperazione allo sviluppo che sia idonea ad assicurare la capacità
contrattuale del nostro sistema nel turbolento mercato delle materie prime,
senza mai rinunciare a far sentire e a far pesare la nostra voce in Europa e
nel mondo. (...) Dobbiamo tenere i conti in ordine, ridurre il peso del debito
pubblico in proporzione al fatturato del Paese. Dobbiamo accrescere la volontà
e la capacità di contrastare l'evasione fiscale, ristabilendo però il principio
liberale secondo il quale le tasse non sono "belle in sé" e neppure un
tributo moralistico al potere indiscusso dello Stato. Le imposte sono il
corrispettivo che i cittadini devono allo Stato per i servizi che ricevono e
sono quindi il presupposto e la garanzia del buon funzionamento dei servizi
pubblici e la tutela di un equilibrio sociale responsabile, mai punitivo verso
chi produce la ricchezza da ridistribuire con equità. Dobbiamo contrastare il
calo di competitività del sistema economico. (...) Dobbiamo colpire i
corporativismi e le chiusure difensive che in passato hanno tutelato soltanto i
bisogni castali di un sistema assistenziale e dirigista che non ha fiducia
nella libertà e nell'autonomia della società. Dobbiamo risolvere positivamente,
contemperando l'interesse nazionale e le regole del mercato, una rilevante
questione industriale come la crisi dell'Alitalia, senza svendere e senza
rinazionalizzare, facendo appello al contributo decisivo della finanza e
dell'impresa italiane. (...) La crescita della prosperità e del ruolo
dell'Italia in Europa e nel mondo, nel segno della responsabilità occidentale e
della ricerca di vie credibili alla pace, saranno la bussola della nostra
politica come Paese fondatore del progetto europeo, come grande nazione
mediterranea naturalmente chiamata alla cooperazione tra le due sponde del
nostro mare, e come pilastro dell'amicizia tra Europa e Stati Uniti d'America.
Solo un Paese in crescita, che dia segnali chiari di uno slancio e di un metodo
nuovi per affermare la sua presenza sulla scena mondiale, può rinsaldare le
proprie ambizioni, può sostenere le imprese di pacificazione e di promozione
della libertà in cui sono impegnati migliaia di soldati italiani nel mondo.
(...) È nostro vitale interesse ridurre i focolai di
tensione in Medio oriente e contribuire alla più strenua difesa dell'esistenza
e dell'identità storica di Israele, il cui diritto alla pace si specchia nel diritto indiscutibile
dei palestinesi alla costruzione di uno Stato indipendente. (...) La riforma
dettata dal voto del 13 e del 14 di aprile ha lineamenti che ai miei occhi, e
non solo ai miei occhi, risultano chiarissimi. Innanzitutto nuova
moralità nella politica e contrasto fermo e deciso nella piena unità civile del
Paese nei confronti della criminalità organizzata. Riduzione di ogni forma di
privilegio indebito e lotta a ogni forma di spreco del denaro pubblico.
Efficienza nella spesa, riduzione del costo della pubblica amministrazione e
moderazione nelle pretese fiscali dello Stato, che deve riuscire a semplificare
e ridurre, sensibilmente e gradualmente, la pressione delle imposte
sull'apparato produttivo e sui redditi familiari. Sicurezza dei cittadini e
affermazione di una giustizia che abbia risorse e personale adatti a un moderno
Stato di diritto. E qui il mio pensiero, riconoscente, il nostro pensiero va
alle Forze dell'ordine e ai tanti magistrati che compiono in silenzio il
proprio dovere. Per realizzare questo progetto di riscatto e di rilancio
occorre che una volontà comune proceda a modifiche istituzionali che oggi, dopo
la lunga fase di divisione del passato, sono sostanzialmente condivise da una
larga maggioranza in questo Parlamento. (...) Noi siamo a disposizione, noi
siamo pronti. Il dialogo può e deve cominciare da subito, non appena il governo
sarà nel pieno possesso delle sue attribuzioni, all'indomani del voto di
fiducia che vi chiediamo e che ci attendiamo da voi. Nessuno deve sentirsi
escluso. Nella mia ormai consistente esperienza della vita pubblica e politica,
seguita agli anni spesi nell'impegno di costruire impresa e ricchezza sociale,
ho avuto qualche delusione e molte soddisfazioni. Non sono e non sono mai stato
un uomo solo al comando. Ho sempre avuto fortissimo il senso della squadra,
delle relazioni personali all'insegna della gentilezza e del garbo che sono i
veri giacimenti culturali dell'identità italiana, all'insegna della solidarietà
e della compattezza di un lavoro tipicamente collettivo com'è quello di guidare
lo Stato. Ho sempre cercato di mostrare e di praticare, anche quando su di me
soffiava il vento dell'acrimonia personale e la bufera della faziosità, il
massimo possibile di rispetto per gli avversari politici. Non solo intendo
continuare in questo sforzo, qualche volta fallito forse anche per una mia
stanchezza o disattenzione, ma vorrei che questa disponibilità divenisse una
regola, una buona, nuova regola della politica italiana. (...) Lo scontro per
così dire "antropologico", tra diverse classi di umanità che si
ritengono incomponibili e irriducibili, è ormai alle nostre spalle, deve
restare alle nostre spalle. Abbiamo finalmente realizzato l'alternanza di forze
diverse alla guida del governo, sottomettendoci alla logica del consenso e
imparando con fatica che la Repubblica, i luoghi della sua memoria, i simboli
della sua storia, sono patrimonio comune di tutti gli italiani, anche di quelli
che si sono battuti per molti anni da parti opposte della barricata della
storia. Facciamo tesoro di questa aria nuova, respiriamola a pieni polmoni. Se
un governo è messo in grado di decidere, nel rispetto del mandato che gli hanno
conferito gli elettori, non ha interesse a comportarsi in modo invasivo, a
considerare colleghi e avversari come nemici. Se un'opposizione non trova
intralci alla sua delicata funzione di controllo, se è messa in grado di
costruire un suo progetto alternativo, non avrà interesse alcuno a mostrare un
profilo negativo e muscolare in modo sistematico e irriflessivo, trasformando
in cattiva propaganda la buona politica. Le sfide, signor Presidente, cari
colleghi, sono sempre anche delle scommesse, degli azzardi. E ad aiutare tutti
noi, invochiamo l'aiuto di Dio. Speriamo anche di avere fortuna. (...) Auguro a
chi ci ascolta fuori da quest'aula di ritrovare l'orgoglio di sentirsi
italiani, la fiducia in questa Nazione e l'amore per le nostre cento città.
Auguro a tutti gli italiani di riprovare e condividere l'ammirazione che
un'Italia in robusta ripresa e in corsa per i suoi primati saprà suscitare in
futuro intorno a sé. Vi ringrazio, viva il Parlamento, viva l'Italia! © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 114 del
2008-05-14 pagina 23 Gli Indiana Jones tedeschi: "L'abbiamo trovata in
Africa" di Diana Alfieri Il sogno si riaccende: per i ricercatori
dell'Università di Amburgo "lo scrigno dei Dieci Comandamenti è ad Axum,
in Etiopia" Il sogno di migliaia di archeologi sta forse per diventare
realtà: l'Arca dell'Alleanza, la preziosa cassa rivestita in oro in cui Mosè
custodì le Tavole della Legge, forse è stata ritrovata. A darne l'annuncio il
professor Ziegert dell'Università di Amburgo, che vanta di aver trovato i resti
del palazzo della regina di Saba nei pressi di Axum, nel nord dell'Etiopia.
Secondo lo scienziato tedesco l'Arca, unico reperto capace di insidiare il
primato del Santo Graal nella classifica dei sogni di ogni cercatore di
antichità, compresi quelli per fiction: chi non ricorda le avventure di Indiana
Jones, la cui serie cinematografica parte proprio con la ricerca dell'Arca. Se
gli emuli tedeschi di Harrison Ford hanno ragione, la preziosa reliquia sarebbe
stata custodita proprio nel leggendario maniero della regina che fu moglie di
Re Salomone e madre di Menelik. Il ragazzo, cresciuto con la madre, una volta
diventato uomo avrebbe intrapreso un viaggio per conoscere il padre, che gli
avrebbe nel loro primo e ultimo incontro affidato l'Arca, che il futuro re
etiopico avrebbe portato con sé proprio ad Axum. La scoperta, qualora si
rivelasse fondata, sarebbe una di quelle capaci di far tremare le fondamenta di
musei e università, visto che può segnare la fine di una delle ricerche più
appassionanti dell'uomo: già nel 1000 dopo Cristo avventurieri e nobili
partivano alla volta dell'inestimabile contenitore dei Dieci Comandamenti:
"Camminerò sulle vie dell'Arca dell'Alleanza, finché non assaggerò la
polvere del luogo dove si cela, che più del miele è dolce...". Sono versi
di Yehudah Ben Samuel Halevi (1075-1141), ebreo di Toledo in viaggio per la
terra promessa. Esprimono l'appassionata venerazione per l'arca, che guidò il popolo di Israele in Palestina,
cadde nella dimenticanza, fu riportata da Davide a Gerusalemme, fu custodita
nel Santo dei Santi del tempio di Salomone, per svanire nel nulla quando le
armate di Babilonia polverizzarono il sacrario. Non sappiamo se ripetesse a se
stesso quei versi Iyasu il Grande, imperatore d'Etiopia, mentre nel 1691
attraversava a cavallo le colline dell'Abissinia per raggiungere la città sacra
di Axum. Ma le cronache regali registrano in dettaglio il suo cerimoniale
davanti all'arca, tra squilli di trombe, rulli di tamburo, fremiti di sistri e
di cetre, inni e salmi di giubilo. Le chiavi dei sacerdoti dischiusero sei dei
sette sigilli del forziere che custodiva l'arca e il suo favoloso contenuto: le
Tavole della Legge. Ma il settimo sigillo cedette solo alla fede di Iyasu, che
sfiorò il possente tabù con la sua mano, scambiò colloqui, ne assorbì la regale
energia senza essere annientato dalle misteriose folgori che in passato avevano
incenerito altri incauti manipolatori. Era giusto così, perché nelle vene di
Iyasu scorreva il sangue di Ebna Hakim (Menelik), nato dagli amori di re
Salomone e della regina di Saba: l'arca era il segno tangibile del suo
privilegio, il segreto collante di una dinastia ininterrotta. Molti indizi
conducono ad Axum, la città delle steli: il Kebra Nagast, un testo del IV sec.
d. C., narra il trasferimento dell'arca da Gerusalemme all'Etiopia, con tappe
sul Nilo. Ma nessuno sa con certezza se fosse l'arca autentica o una copia.
Metodologicamente, sarebbe come cercare Troia usando i versi epici di Omero
come un infallibile navigatore satellitare. Schliemann lo fece, ma c'è ancora
chi lo svaluta come visionario. Vendyl Jones diede più credito al libro dei
Maccabei, dove si legge che Geremia avrebbe nascosto l'arca in una grotta sul
monte Nebo, a est del Mar Morto. Simbolo più che oggetto reale, il fantomatico
parallelepipedo d'oro e di acacia (lo stesso legno imputrescibile che forse Noè
uso nel suo cantiere, per l'altra "arca", con la quale, secondo i
cabalisti, conserva segrete corrispondenze di proporzioni) l'Arca dell'Alleanza
fluttua tra due mondi, storia e mito, fede e ragione: la sua sede è lo spirito,
più che la polvere delle rovine. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Tempo, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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Fil rouge Tanta famiglia e poca politica, i temi vincenti sulla Croisette Tanta
famiglia, un po' di politica e un cartoon: questi i temi dei 22 film in corsa
per la Palma d'oro. Stasera si apre con "Blindness" di Fernando
Meirelles, con Julianne Moore, Mark Ruffalo e Gael Garcia Bernal. Tre i film
francesi: "Entre Les Murs" di Laurent Cantet; "Conte de
Noel" di Arnaud Desplechin con la Deneuve, Jean Paul Roussilon e i loro
figli, Amalric, Devos e Chiara Mastroianni; e "La Frontiere de
L'Aube" di Philippe Garrel, film interpretato dal figlio del regista Louis
e da Laura Smet. Dal Belgio arrivano con "Le silence de Lorna" i fratelli
Dardenne. Dagli Usa sbarcano "Two Lovers" di James Gray con Joachim
Phoenix diviso dall'amore di due donne bellissime, Gwyneth Paltrow e Vinessa
Sahaw; il "Che" di Steven Soderbergh, con Benicio Del Toro, e
"Changeling" di Clint Eastwood con Angelina Jolie (nella foto). Mentre "Waltz With Bashir" di Ari Folman, unico film di
animazione in concorso, vede il regista, ex soldato israeliano, raccontare
l'orrore di cui fu testimone nel 1982 del massacro di centinaia di Palestinesi
da parte della milizia cristiana. D. D'I.
( da "Corriere della Sera" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data:
2008-05-14 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE Rassegna Israele e le donne Spazio alla scuola di
cinema "Ma'ale" nel ciclo "Nuovo cinema israeliano"
all'Oberdan (viale V.Veneto 2, tel. 02.77.40.63.00, e 5, più tessera e 3).
Dalle 19 le donne protagoniste (originale con sottotitoli): "La moglie del
Cohen" di E. Cohen, "Eicha" di E. Shapiro, "The
Orthodox Way" di I. Eshkol. (g.gros.).
( da "Manifesto, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Al
festival Angelica prima italiana di "Just Charles & Cello in The
Romantic Chord", di La Monte Young e Marian Zazeela eseguita dal violoncellista
Charles Curtis. E il gioioso minimalista Charlemagne Palestine Mario Gamba
Bologna Un incanto già all'inizio. I drones di violoncello registrati accolgono
il pubblico al Museo d'Arte Moderna di Bologna (10 maggio). Arredano la sala,
si insediano nei cuori e nelle menti di persone pronte a un ascolto
concentratissimo che durerà non meno di tre ore filate. Dopo alcuni minuti i
drones dal vivo del violoncellista Charles Curtis si identificano dapprima con
quelli registrati, li doppiano, dialogano con loro per somiglianza. Solo dopo
qualche tempo si differenziano, gradualmente, quasi impercettibilmente. Suoni
lunghi tenuti, dunque. Tenui, pensosi, affettuosi. Su una piattaforma ideale e
ideativa del tutto aperta. La prima italiana di un lavoro del 2002-2005 di La
Monte Young (compositore) e di Marian Zazeela (videoartista), Just Charles
& Cello in The Romantic Chord, doveva essere il punto focale del festival
Angelica. Sembra proprio che lo sia. Forte uniformità delle due fonti di suoni.
A lungo. Ma la fluttuazione delle linee del Curtis live - è lui anche quello
dei suoni "invariabili" registrati - si fa via via più marcata. E poi
cominciano ad apparire, dal vivo, note (incantevoli) che formano vere frasi
musicali. Melodie, insomma. Che seguono la "giusta intonazione", non
la scala temperata ma la scala naturale degli armonici che precede il
temperamento ma è stata ripresa da vari musicisti contemporanei, La Monte Young
in primis. Il video che vediamo sulla parete è fatto di una sola immagine.
Fissa e mutante nello stesso tempo. Dà un'impressione di fissità, ma, senza che
sia quasi possibile accorgersi dei cambiamenti, i flessuosi segni geometrici
che formano questo "mandala", e che sono il risultato di una
scomposizione di lettere dell'alfabeto, si dispongono diversamente da com'erano
pochi attimi prima, e le parti più illuminate acquistano maggiore o minore
rilievo. Tutto sempre lentissimamente, con un processo che ben s'inscrive
nell'idea di "infinito" perseguita da Young (tra le altre cose, compagno
di vita di Zazeela). Ma adesso, dopo meno di un'ora dall'inizio, la musica si
fa veramente sentimentale. Nobilmente. Un lirismo messo in atto con pochissime
note: La Monte Young ha pur sempre un passato di fervente minimalista. Melodie
arcane, melodie di desiderio gentile e sconfinato. Poi succede che nel
"mandala" gli intrecci di forme si infittiscano e che le linee
melodiche di Curtis, pur sottili ed essenziali, si articolino in vere
divagazioni, in vere variazioni. Volendo si potrebbe pensare a un Preludio di Chopin.
Curtis esegue una partitura scritta o improvvisa? Né una cosa né l'altra. Le
sue note gli sono state cantate da Young durante lunghi periodi di gestazione
dell'opera, lui le ha memorizzate, ora le ripete ma si presume che non sia
rigidamete testuale. La coerenza del processo graduale, tra suoni unici tenuti
e frasi assai ricche di note, è davvero magnifica. Il violoncellista è
superlativo per il nitore della sonorità e per la capacità di concentrazione e
abbandono. La trasmette agli ascoltatori, perché il tempo passa, siamo oltre le
due ore, e aumenta la sintonia rilassata con l'evento sonoro-visivo in corso.
Musica e immagini per nuovi hippies? Trasognati? Estatici? E se anche fosse? La
cultura dei vecchi hippies era propulsiva (on the road, sì o no?), mica
statica. L'estasi, il perdersi, erano un modo per cercare l'"oltre".
Ma questa è musica per un altro genere di hippies, meno di bocca buona,
intanto, cresciuti nel culto della complessità, nell'elogio del pensiero. La
loro è affettività e perdizione di anime in connessione . Festival, questo
Angelica, arrivato alla diciottesima edizione. Nella prima tranche è piuttosto
gettato sul minimalismo, anche se la parola - dice Massimo Simonini, direttore
artistico - è "consumata". C'è la scommessa di sentire che cosa
combinano questi musicisti "essenzialisti", termine proposto da
Simonini, alle prese con progetti inconsueti. Phill Niblock e La Monte Young
l'hanno fatto sentire: sono vivi più che mai. Adesso tocca a Charlemagne
Palestine, un altro minimalista storico, il più giocherellone (a volte
francamente superficiale) di tutti. Al Teatro San Leonardo insieme al trio
tedesco Perlonex: Ignaz Schick (elettronica, oggetti, giradischi), Joerg Maria
Zege (chitarra, elettronica), Burkhard Beins (batteria, percussioni, oggetti).
Un gruppo che fa musica noise, minimal, elettroacustica, ambient. L'avvio è
"lunare". Di gran pregio. Nonostante i mezzi e i modi siano i più
elementari, i meno ricercati, i più convenzionali. Palestine "suona"
due diversi bicchieri pieni a metà di vino (che ogni tanto sorseggia)
strofinando i bordi ben vicino al microfono. Sottili riverberi di chitarra,
suoni sintetici in continuum. Tutto già sentito, risultato piacevole. Come il
resto del concerto, durante il quale Palestine canta molto,
in falsetto nenie arcaiche e come un muezzin arrabbiato frasi tipo teatro della
crudeltà. Il clima si surriscalda, Palestine ci mette pochi accordi ribattuti
al pianoforte, poi c'è di nuovo una distensione pacata, con suoni accattivanti
e attirati dal principio della tonalità . Il 12 maggio cambia tutto. Una
serata di omaggio a Olivier Messiaen, ad alcuni suoi allievi di varie epoche e,
soprattutto, a uno strumento che si pronuncia al plurale, le ondes Martenot,
che Messiaen contribuì molto a far conoscere ed apprezzare. Raramente si
ascolta questo strumento elettronico ante litteram in una funzione solistica e
in brani delicati. Questa volta accade. Lo suona Nadia Ratsimandresy in tandem
col pianista Matteo Ramon Arevalos. Brani di Messiaen piuttosto classici e uno
più moderno, Le merle noire (1951). Brani di Jaques Charpentier, di Tristan
Murail e di un compositore vietnamita, N'Guyen-Thien Dao, sessantottenne, che
non pare molto popolare ma che Messiaen riteneva tra i maggiori del suo tempo.
Il suo brano per ondes Martenot e pianoforte preparato, l'elettrizzante Bai
Tap, è il clou del concerto.
( da "Corriere della Sera" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-14 num: - pag: 14
categoria: REDAZIONALE Il leader Usa "scarica" il premier indagato
Bush: "La pace? Non c'è solo Olmert" GERUSALEMME - Alla vigilia
dell'arrivo oggi a Israele, George
W. Bush ha preso le distanze dal premier Ehud Olmert, inquisito per un caso di
corruzione e sottoposto a forti pressioni perché si dimetta. In un'intervista
ai media israeliani, Bush ha segnalato di non considerare Olmert indispensabile
per la pace con i palestinesi, e ha indicato nel ministro degli esteri Tzipi
Livni e nel ministro della difesa Ehud Barak il suo possibile
successore. Il premier "è un uomo onesto, un pensatore strategico, ama la
famiglia, è facile parlargli, i nostri rapporti sono eccellenti" ha
affermato Bush. Ma la pace non dipende da un uomo solo, ha aggiunto il
presidente: "Non esiste un piano Olmert: esiste un piano governativo, i
negoziati di pace li conduce la Livni con la partecipazione di Barak". Il
mondo politico israeliano e quello americano si aspettavano da Bush una ferma
dichiarazione di appoggio al premier, il suo più stretto alleato in Medio
oriente. Da indiscrezioni della Casa Bianca, il presidente l'ha evitata per non
dare l'impressione di interferire nella crisi di governo. Ma rinunciando a
sostenerlo ne ha certamente indebolito la posizione e ha introdotto un'altra
incognita nel processo di pace. Formalmente, Bush viene in Israele
per celebrarne i 60 anni, ma in realtà per imprimere una spinta ai negoziati
sulla Palestina. Un tentativo che rischia di fallire:
Bush non andrà in Cisgiordania, né terrà un vertice a tre con il presidente
palestinese Abu Mazen e Olmert. Ieri sera, Olmert da Gerusalemme ha tentato di parare
il colpo, sostenendo che "ci sono dei progressi", senza precisare
quali. Nell'intervista, George W. ha tuttavia espresso la speranza di un
accordo entro la fine del suo mandato, e sollecitato la mediazione dell'Egitto
e della Giordania. Bush ha anche denunciato l'Iran e la Siria per il loro
intervento in Libano. "Condanno con forza l'azione di Hezbollah e dei suoi
sponsor a Teheran e a Damasco - ha ammonito -. La comunità internazionale non
permetterà loro di porre il Libano sotto il controllo straniero e togliergli la
libertà" Ennio Caretto In visita Bush oggi in Israele.
( da "Messaggero, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
O il tradimento di Giuda. Alcuni dicono che predicò in Palestina,
dove accusò i Giudei di aver crocefisso il Messia, e che per questo fu lapidato
e infine decapitato.
( da "Messaggero, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di DAVIDE
DESARIO L'emergenza sicurezza ha sbriciolato il Modello Roma. Ma ha consolidato
un altro modello. Quello dell'Eur. E' qui infatti che, anticipando tutto e
tutti, nel
( da "Messaggero, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
R
parlare del nuovo genere letterario lanciato dalla Scuola di Scrittura Omero,
che compie venti anni di vita. I fondatori, Paolo Restuccia ed Enrico Valenzi,
hanno stilato un Manifesto del fantareale e ora artisti e narratori vengono a discuterne
a Roma, perché un genere, quando si evolve, prende direzioni e fisionomie tutte
da scoprire. Ieri c'è stato il primo incontro - presso la sala Congressi di
Villa Maria (dalle 20,30 alle 22,30, ingresso gratuito), in largo Berchet
( da "Messaggero, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ERIC
SALERNO GERUSALEMME - Il tema, impegnativo, della Conferenza internazionale
convocata da Shimon Peres è: "Fronteggiare il domani". Statisti in
carica e a riposo, studiosi, giovani scienziati sono chiamati, in occasione dei 60 anni d'Israele, a "guardare avanti". "Ciò che è stato scoperto
in passato è nulla rispetto a ciò che scopriremo", ha detto il presidente
israeliano nella seduta d'apertura. Parole cariche di speranza e ottimismo che
nascondono le tensioni e le preoccupazioni d'oggi e di un domani alle porte.
George Bush, leader in uscita, parlerà questa sera alla Conferenza e domani dal
podio della knesset, il parlamento, ma incontrando i corrispondenti israeliani
ha voluto anticipare qualcosa. Nulla di nuovo nel suo definire l'Iran "la
maggiore minaccia di lungo termine per la pace in Medio Oriente", così
come non c'è nulla di nuovo nelle farneticanti dichiarazioni del leader
iraniano rimbalzate da Teheran. Le celebrazioni per i sessanta anni d'Israele, ha detto Ahmadinejad, sono "come un funerale
per un uomo morto". Riguardo ai negoziati con i palestinesi, Bush si è
limitato ad auspicare "qualcosa di definitivo" - quantomeno la
definizione delle frontiere di un futuro stato palestinese - entro la fine del
suo mandato. Il presidente americano incontrerà Ehud Olmert ("E'
onesto"). Ha ricordato che "il processo di pace non dipende da una
sola persona" e non si fermerà nemmeno se il premier dovesse dimettersi a
causa dello scandalo che lo coinvolge. Bush vedrà anche il presidente
palestinese Mahmoud Abbas che gli ripeterà le parole dette ieri dal premier
Salam Fayyad rivolgendosi agli israeliani: "Come potete festeggiare mentre
il popolo di Palestina si lamenta sotto i vostri
insediamenti, per i crimini dei vostri coloni, per l'assedio del vostro stato e
per l'occupazione del vostro esercito? I festeggiamenti non hanno senso a meno
che non si celebri insieme una pace giusta e durevole". Fayyad e Abbas, i
più moderati dirigenti palestinesi, non nascondono la loro frustrazione. Così
come nemmeno Condoleezza Rice è riuscita a fare nel criticare Israele per il costante rifiuto a non bloccare la
costruzione negli insediamenti nei territori occupati. E serve a poco
l'annuncio di Tony Blair, inviato del Quartetto per il Medio Oriente, per il
quale Israele intende eliminare un blocco per
alleggerire la pressione sulla popolazione civile della Cisgiordania. Ne
restano ancora troppi e, inoltre, il portavoce militare ha voluto guadagnare
tempo spiegando che tutto dipende da "considerazioni riguardo alla
sicurezza". Gerusalemme, comunque, è pavesata di bandiere. Ed è stretta di
una morsa di sicurezza: una delle operazioni più imponenti nella storia di
questo paese. Quattordicimila poliziotti sono stati mobilitati, un po' per la
Conferenza dei presidenti, molto per Bush, l'ospite d'onore che oltre alle
parole rituali di benvenuto dovrà ascoltare il messaggio contenuto nel
documento stilato dal professor Yehezkel Dror, presidente del Jewish People
Policy Planning Institute, organismo collegato alla Conferenza stessa. La
maggioranza dei politici contemporanea, vi si legge, è "pesantemente
inadeguata" quando si tratta di condurre il mondo attuale verso il futuro.
( da "Corriere della Sera" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-14 num: - pag: 21
categoria: REDAZIONALE DRAMMATICO Sotto le bombe YYYY Un road movie dal vero in
taxi da Beirut nel Libano del Sud, mentre impazza la tregua nell'estate feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il
figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano
amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli
uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti,
straziante ma con fiducia Centrale.
( da "Liberazione" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il
regime di Teheran: "Presto i palestinesi lo
spazzeranno via" Ahmadinejad: "Israele? Un cadavere che cammina" Alla vigilia delle celebrazioni
per il 60mo anniversario di Israele, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad torna a minacciare
lo Stato ebraico sostenendo che "sarà presto spazzato via".
"Questo Stato terrorista e criminale viene sostenuto dalle potenze
straniere", ha tuonato Ahmadinejad, che nei giorni scorsi aveva
definito Israele "un cadavere marcio".
"Ma questo regime sarà presto spazzato via dai palestinesi". Quanto
alle celebrazioni che inizieranno domani a Gerusalemme, in una conferenza
stampa il numero uno del regime clericale di Teheran ha sparato in modo ancora
più macabro: "è futile tenere una cerimonia di compleanno per qualcosa che
è già morto". In passato, lo stesso Ahmadinejad aveva invocato la
"cancellazione" dello Stato ebraico dalle carte geografiche,
definendo "una leggenda" l'Olocausto. 14/05/2008.
( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Scritta
prima di morire sarà messa all'asta Svelato il rapporto tra il genio e le
religioni Ecco la lettera che nega Dio I biografi si sono sempre scontrati
sull'ateismo o la fede dello scienziato "In realtà, come tutte le grandi
menti, sfugge a ogni catalogazione" ENRICO FRANCESCHINI LONDRA dal nostro
corrispondente Mezzo secolo dopo la morte di Albert Einstein, il mistero sul
rapporto tra il grande scienziato e la religione potrebbe essere stato
finalmente risolto. Una lettera autografa finora poco conosciuta, rimasta
chiusa dal 1955 ad oggi nel segreto di una collezione privata, sarà messa
all'asta domani a Londra, rivelando forse per la prima volta con completezza il
controverso pensiero dell'inventore della teoria della relatività su Dio e
sulla fede. Fino ad ora, da opposte sponde del dibattito, accademici, biografi
e commentatori avevano infatti sostenuto con uguale convinzione che Einstein
fosse assolutamente ateo o che viceversa avesse sviluppato una qualche forma di
fede religiosa. "La scienza senza la religione è zoppa", recita uno
dei suoi celebri aforismi, "la religione senza la scienza è cieca".
Di certo c'era soltanto che lo studioso, il quale era ebreo, ricevette da
bambino un'educazione religiosa, frequentando una scuola elementare cattolica e
prendendo lezioni private di ebraismo, dottrina di cui osservò i precetti, per
esempio non mangiando carne di maiale fino all'età di 12 anni. Ma nella lettera
ora venuta alla luce, Einstein definisce senza mezzi termini tutte le religioni
"una superstizione infantile", afferma che la "parola dio"
non ha per lui alcun significato e respinge l'idea che gli ebrei siano il
popolo "eletto" prescelto dal Signore. "Per me, la parola dio
non è niente di più che un'espressione e un prodotto dell'umana debolezza, e la
Bibbia è una collezione di onorevoli ma primitive leggende, che a dire il vero
sono piuttosto infantili", scriveva lo scienziato, il 3 gennaio 1954, un
anno prima di morire, al filosofo Eric Gutkind, che gli aveva inviato una copia
di un suo libro sulla religione. "Nessuna interpretazione, non importa
quanto sottile, può farmi cambiare idea su questo", aggiungeva nella
lettera a Gutkind. Einstein, che aveva rifiutato l'offerta
dello stato di Israele di
diventare il suo secondo presidente della repubblica, argomentava poi come
segue il suo rapporto con l'ebraismo: "Per me la religione ebraica, come
tutte le altre, è un'incarnazione delle superstizioni più infantili. E il
popolo ebraico, del quale pur mi compiaccio di far parte e con la cui mentalità
sento un'affinità profonda, per me non ha qualità differenti da quelle
di qualsiasi altro popolo. Per quanto posso dire sulla base della mia
esperienza, gli ebrei non sono migliori di altri esseri umani, a parte il fatto
di essere protetti dai cancri peggiori perché hanno poco potere. In essi non
vedo niente di eletto". Vergata a mano in tedesco, la lettera fu mesa
all'asta e venduta nel 1955 e da allora non è mai più stata in possesso del
pubblico, rimanendo nelle mani di un collezionista privato. Sarà messa all'asta
domani dalla Bloomsbury Auctions di Londra, a un prezzo di partenza di 8 mila
sterline, quasi 11 mila euro. Uno dei maggiori esperti britannici su Einstein,
il professor John Brooke della Oxford University, ha ammesso, intervistato dal
quotidiano Guardian, di non avere mai sentito parlare fino ad ora
dell'esistenza di un tale prezioso documento. Era noto che, sin da
giovanissimo, Einstein contestava la veridicità di molte storie bibliche; ma
negli ultimi anni della sua vita fece riferimento a un "sentimento
religioso cosmico", parole che vennero interpretate da alcuni biografi
come una prova della sua fede. Lo scienziato manifestò più volte irritazione
per il tentativo di credenti e non credenti di arruolarlo arbitrariamente in un
campo o nell'altro. "L'eterno mistero del mondo", rispondeva a
costoro, "è la sua comprensibilità". Dice ora al Guardian il
professor Brooke: "Come tutte le grandi menti, Einstein non rientra nelle
categorie in cui i polemisti tradizionali cercano di impacchettarlo. E' chiaro
che egli provava rispetto per i valori religiosi contenuti nelle tradizioni
giudaica e cristiana, ma ciò che lui intendeva per religione era qualcosa di
molto più sottile di quanto comunemente si intende". La lettera ottenuta
dalla casa d'aste londinese, sulla cui autenticità non paiono esserci dubbi,
sembra tuttavia affermare in modo incontrovertibile il secolarismo come intima
convinzione dello scienziato. Sebbene, nel caso di Albert Einstein,
bisognerebbe sempre ricordare che tutto è relativo.
( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Spettacoli
Mancato accordo per il rinnovo del contratto Addio Universal su Sky arriva Mgm
Chiude il canale del grande cinema classico americano Il 31
maggio lunga maratona di film LEANDRO PALESTINI ROMA conto alla rovescia per
Studio Universal: il primo giugno il canale del grande cinema americano
terminerà le sue trasmissioni. Al numero 320 della piattaforma Sky continuerà
ad esserci il cinema, ma per soddisfare gli utenti satellitari arriverà quasi
certamente il canale Metro Goldwyn Mayer Channel. Piccolo mistero:
perché scompare Studio Universal, un canale che ha dato buoni risultati di
ascolto (tra i primi 15 canali di ascolto nell'ascolto mensile), con un marchio
riconosciuto dal suo pubblico? è una questione di business. Il contratto di 5
anni, che scadeva in maggio, non è stato rinnovato con Sky "perché non si
è raggiunto un accordo economico soddisfacente". Il presidente di
Nbc-Universal Global Networks Italia, Luca Federico Cadura, ha scelto di non
commentare la scomparsa del suo canale dal firmamento di Murdoch (del gruppo
Nbc c'è il canale Hallmark che resta su Sky), ma con tutta probabilità Studio
Universal ricomparirà sulla tv via Internet (Alice) o sul digitale terrestre
con Premium di Mediaset. "Non è ancora stato preso nessun accordo, ma il
brand con il nostro pubblico non si perderà", dicono dalla squadra di
Studio Universal, proponendo per il 31 maggio una maratona con il meglio della
cinematografia targata Universal. Dalle 6 del mattino e fino a mezzanotte,
saranno trasmessi Ritorno al futuro, Apollo 13, Johnny English, Notting Hill,
Billy Elliot , Il diario di Bridget Jones, Hulk, Replay 2-Scene al microscopio,
Spartacus , A noi piace corto. Bei titoli, ma da Sky garantiscono che la nuova
library della Metro Goldwyn Mayer non farà rimpiangere lo storico canale.
Intanto, l'Unione nazionale consumatori e il Movimento consumatori fanno sapere
che il Tribunale di Roma ha riconosciuto le ragioni degli abbonati Sky, ricorsi
contro l'emittente per la distribuzione della rivista "Sky-Life".
"La pay tv è stata condannata a restituire, a oltre 4 milioni di abbonati,
i costi del mensile per un totale di 32 milioni di euro", fanno sapere
dalle due organizzazioni. La vicenda risale ai primi di quest'anno, quando Sky
aveva comunicato agli abbonati che dal primo marzo 2008, la rivista, in passato
denominata "Sky Magazine" (inclusa nel pacchetto abbonamento) avrebbe
comportato un ulteriore costo di 0,40 o 0,90 euro a numero per tutti gli utenti
che non avessero disdetto il servizio. Ma per trovare traccia della
comunicazione era necessario spulciare il magazine di gennaio e di febbraio.
( da "Voce d'Italia, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Nel mese del sessantesimo anniversario della nascita dello
Stato d'Israele Le tre anime di
Gerusalemme viste dalla coppia Coen-De Sanctis Il ritratto di una citta' unica
al mondo Nel mese in cui cade il sessantesimo anniversario della nascita dello
Stato di Israele, un viaggio a
Gerusalemme con l'aiuto con i due giornalisti di Sky Tg24, Renato Coen e
Federica De Sanctis. "Al termine di questo viaggio non possiamo dire con
scientifica obiettività se Gerusalemme sia pace o guerra, convivenza o scontro,
se sarà unita o divisa, migliore o peggiore della sua fama, sappiamo solo che
c'è gente di tanti tipi, di tanti colori che, nonostante tutto, e tutto
considerato, nella città santa cerca di vivere una vita possibilmente
normale". Pietra, luce, roccia, sposa divina sono alcune delle immagini
usate per indicare la città, l'unica al mondo santa per tre distinte religioni:
Ebraismo, Cristianesimo e Islam. Simbolo della pace, Gerusalemme è in realtà
lacerata e contesa. Il libro mostra i tanti volti di questa città carica di
mistero e ricca di storia partendo dalla sua topografia: l'ebraica Gerusalemme
Ovest, la Gerusalemme ultra ortodossa, l'araba Gerusalemme est e la città
vecchia. Dalla mappa della città, dai volti della sua gente, emergono gli
spunti per parlare di storia, attualità, vita quotidiana, aspetti politici e
religiosi introdotti da virgolettati famosi quali il cardinal Martini, Padre
Pizzaballa custode di Terrasanta, AbrahamYehoshua. E Gerusalemme non smette di
attirare l'attenzione del mondo intero. Il suo volto sfaccettato cambia a
seconda di chi lo guarda e nel giro di pochi metri: basta attraversare una
strada per passare dalla Gerusalemme moderna e laica, dai tratti tipici di una
metropoli europea, a quella araba, dall'aspetto tipicamente mediorientale,
oppure per entrare nel quartiere degli ultraortodossi, una realtà senza tempo.
La parte finale del libro è lasciata a chi la vede da lontano, dall'altra parte
del mare e vuole lasciare la sua testimonianza: Rino Fisichella e Tullia Zevi
sono solo alcune delle penne. Coen Renato, De Sanctis Federica, Gerusalemme, Le
sue tre anime, la sua gente, il suo mistero, Sperling & Kupfer, pp. 280,
euro 17,00, www.sperling.it Piero Barbaro piero.barbaro@voceditalia.it.
( da "Voce d'Italia, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri
Incursione israeliana nel villaggio di Khouzza Raid aerei israeliani a Gaza,
uccisi due militanti Due morti e due feriti nell'ennesimo scontro sulla
Striscia di Gaza Gaza, 14 mag. - Fonti mediche locali hanno
divulgato la notizia di due militanti palestinesi rimasti uccisi e altri due
feriti in un raid israeliano sulla Striscia di Gaza. L'Aviazione di Israele e' stata fatta intervenire due
volte per stroncare la resistenza dei guerriglieri locali, che hanno ingaggiato
scontri armati con le truppe di terra israeliane dopo l'incursione nel
villaggio di Khouzza, vicino a Khan Younis. L'incursione ufficialmente è
stata motivata dalla ricerca delle basi di razzi Qassam, che due giorni fa
hanno ucciso una israeliana di 70 anni vicino al deserto del Negev. Valeria
Giangravè.
( da "Voce d'Italia, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri
Olmert: "Stati Uniti, pilastro strategico fondamentale della nostra
sicurezza" Bush e Israele uniti contro i terroristi Il presidente americano: "Israele grande amico degli Stati
Uniti" Tel Aviv, 14 mag. - L' Air Force One, l'aereo del presidente Usa
George W. Bush, è atterrato oggi nell' aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Si è
aperta così la visita di due giorni del presidente Bush, giunto per festeggiare
i 60 anni di Israele e di
relazioni israelo-americane. Il premier Ehud Olmert ha ringraziato Bush
per il continuo sostegno da lui mostrato nei confronti dello stato ebraico,
affermando: “Il presidente Bush è stato durante l'intera sua presidenza il
nostro più stretto alleato e amico e l'alleanza con gli Stati Uniti è per noi
un pilastro strategico fondamentale della nostra sicurezza”. Con la propria
risposta, il presidente americano ha voluto poi sottolineare i valori comuni
alla base delle due nazioni, affermando che i due Paesi hanno entrambi
affrontato grandi sfide quando sono stati fondati, costruendo forti democrazie
per proteggere le libertà date loro da Dio. “Israele e
Stati Uniti sono stati fondati sugli stessi principi democratici e negli anni
hanno costruito un'alleanza duratura contro i terroristi”. Bush ha infine
concluso il suo breve intervento affermando di considerare la “Terra Santa un
posto molto speciale” e il popolo di Israele un grande
amico degli Stati Uniti. Giulia Fossati.
( da "Opinione, L'" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è
Mer, 14 Mag 2008 Edizione 94 del 14-05-2008 Teheran fomenta la rivolta, ma così
viene accusata e isolata dai vicini arabi Il "boomerang" libanese di
Giorgio Bastiani L'insurrezione di Hezbollah in Libano rientra negli interessi
di Siria e Iran, rispettivamente rifugio sicuro e guida politica del movimento
sciita. I regimi di Damasco e Teheran hanno dimostrato di poter scatenare a
distanza la loro forza militare, lanciando un avvertimento a Israele
nel momento del 60° anniversario della sua indipendenza e allo stesso tempo ai
capi di Stato che oggi saranno in Medio Oriente a rendere omaggio al
"regime sionista". Questa dimostrazione di forza, tuttavia, potrebbe
rivelarsi un boomerang. La Lega Araba sta organizzando con urgenza una
mediazione e ha inevitabilmente messo sul banco degli imputati proprio i regimi
di Bashar al Assad e dell'ayatollah Khamenei. Il libanese Saad Hariri (del
partito Al Mustaqbal) ha dichiarato ieri ad Al Jazeera, che: "Il 14 marzo
2005 abbiamo respinto l'egemonia e liberato il nostro Paese con il potere della
nostra gente. Il 7 maggio scorso, l'egemonia della Siria e dell'Iran è tornata
a Beirut con il potere delle armi, dell'oppressione e del terrore". Ma un
monito severo arriva anche e soprattutto dall'Arabia Saudita, la monarchia che
pure, negli ultimi mesi, si era riavvicinata agli interessi iraniani. Il suo
ministro degli Esteri, Saud al Faisal, ieri ha parlato senza mezzi termini:
"Certamente l'Iran sta sostenendo quel che accade in Libano, un golpe. Ciò
avrà conseguenze sulle relazioni con tutti i Paesi arabi". Poi il principe
saudita ha rivolto un appello a "tutte le parti della regione a rispettare
l'indipendenza e la sovranità del Libano, a smettere di interferire nei suoi
affari e di incitare le tensioni confessionali". Da questo punto di vista,
l'Arabia Saudita è direttamente coinvolta. Lo scontro in Libano è riassumibile
con: il sostegno esterno di una potenza sciita a un movimento rivoluzionario
che si batte contro un governo sunnita relativamente amico dell'Occidente, cioé
quel che la monarchia teme anche a casa sua. A Teheran, il presidente
Ahmadinejad deve aver recepito il messaggio. Ha respinto le accuse di
interferenze in Libano e ha sostenuto di volere "una soluzione
amichevole" per quel Paese. Si è mostrato incredulo di fronte alle accuse
del ministro saudita, minimizzando con un: "Probabilmente era solo
arrabbiato quando ha detto quelle cose... ". Ma ne ha anche approfittato
per lanciare l'ennesimo attacco contro Israele:
"Questo Stato terrorista viene sostenuto dalle potenze straniere" -
ha tuonato Ahmadinejad - "Ma presto sarà spazzato via dai
palestinesi". Anche Saad Hariri, vittima della violenza delle milizie
filo-iraniane, ieri ha colto l'occasione per attaccare Israele: "Vogliamo capire come
queste persone armate possano muoversi senza l'aiuto di Israele: forse è l'inizio di un
complotto israelo-siriano per portare di nuovo il caos in Libano". Almeno
su una cosa, insomma, tutti i politici mediorientali si trovano d'accordo:
l'odio contro lo Stato ebraico.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Musica.
Questa sera alle 21, da Farinella, in via Alabardieri, jam session con Marco
Fasano, Alessandro Fontanarosa, Francesco Capriello, Giorgio Di Costanzo,
Vincenzo Palumbo Poesia. Oggi alle 18, da Feltrinelli, in via San Tommaso
d'Aquino, Pasquale Esposito e Mauro Giancaspro incontrano Alessandra Giordano
in occasione della presentazione delle sue due raccolte di poesia. Conferenza.
Domani alle 17, presso la comunità ebraica, in via Cappella Vecchia, conferenza
di Ariel Finzi su "Una storia e una vita ebraica per
il popolo di Israele:
quella di Eli Coen". Medicina naturale. Domani alle 20.30, nella sede
della Koesis, in via Luigia Sanfelice 2 al Vomero, seminario del dottor Paolo
Scotto e di Gino Sansone, esperto di alimentazione naturale, sulla filosofia
dello yin e dello yang tra ayurvedica e macrobiotica. Seguirà una cena
biologica. Prenotazioni al 335/1603244 Volume. Domani alle 17.30 alla Fnac, in
via Luca Giordano 59, presentazione del volume di Marisa D'Arrigo "Se i
bambini non arrivano, l'esperienza della sterilità: il percorso e
l'accompagnamento psicologico". Modera Titti Marrone. Interventi di
Marilena Lucente, Paola Russo, Claudio Zullo, Anna Maria Romeo, Riccardo
Talevi. Libro. Domani alle 17.30 nella Saletta rossa della Libreria Guida
Portalba, "Lungo il marciapiede della vita ho riscoperto la grande attualità
del Vangelo": Marco Demarco intervista Candido Cannavò storico direttore
de "La gazzetta dello Sport" in occasione della presentazione del
libro "Pretacci. Storie di uomini che portano il Vangelo sul
marciapiede". Interverrà padre Luigi Merola Omeopatia. Venerdì alle 18,
alla libreria Guida a Port'Alba, presentazione di "La similitudine in
omeopatia. Cura dell'anima e del corpo... nei racconti di una paziente" di
Daniela Salvucci, F.N. Editrice. Introdurrà Rosario Pennacchio. Sarà presente
l'autrice. Lucani. Sabato, alle 17,30, all'associazione lucana G. Fortunato in
via Tarantino 4, ore 17,30 ricordo dello storico Giacomo Racioppi nel
centenario della morte. Relatori, Giampaolo D'Andrea e Domenico Mastrangelo.
Sarà presente il sindaco di Moliterno Angela La Torraca. Domenica alla stessa
ora selezione di brani operistici dal Don Pasquale. Interpreti: Laura Amalia
Maddaluno; Gennaro Marasco; Andrea Langella; Walter Minichino. Al piano Diego
Andrea Fiscella. Direzione Maria Pola. Convegno. Sabato dalle 9 all'hotel
Continental Terme di Ischia, convegno sul tema "L'importanza di un
corretto stile di vita: alimentazione, igiene e buone abitudini".
Relatori: Claudio Semeraro, Alessandro Plebani, Lucia Alfonsi, Anna Virrengia.
Documentario. Lunedì alle 16, presso l'Università Suor Orsola Benincasa, la
Village Doc&Films organizza la presentazione del documentario "La
trattativa. Il sequestro Cirillo", realizzato da Aldo Zappalà e Carlo
Durante in coproduzione con Rai Educational.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
LE
PRIMARIE AMERICANE Nello Stato dei minatori i pochi seggi in palio non
minacciano Obama più vicino alla nomination Dopo avere
evitato per sette anni di recarsi in Israele, il presidente George W. Bush parte alla volta di Gerusalemme,
per la seconda volta in quattro mesi, nella speranza di dare nuovo impulso ad
un accordo di pace tra israeliani e palestinesi che appare sempre più remoto.
Dopo la speranze sollevate dalla conferenza di Annapolis del novembre scorso,
la pressioni americane per giungere ad una storica intesa non sembrano avere
prodotto risultati concreti.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
IRAN
Teheran. Le celebrazioni per il 60mo anniversario dello
Stato di Israele sono come
"i festeggimaneti per un uomo morto", che "non potrà riportarlo
in vita". Lo ha detto ieri il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad aggiungendo:
"Prima o poi Israele
sarà cancellato ad opera del popolo palestinese, che ora sta tenendo a mente i
nomi dei Paesi che sostengono il regime sionista". Sempre ieri
Ahmadinejad ha lanciato un invito al prossimo presidente americano a
partecipare a un dibattito insieme a lui. "Lo scorso anno avevo invitato
l'attuale presidente americano a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni
Unite a New York, ma aveva respinto l'invito. Ora che il suo mandato sta
arrivando alla fine, sono pronto a riproporre l'incontro a uno dei candidati
alla corsa alla Casa Bianca", ha dichiarato il leader iraniano. L'iraniano
Ahmadinejad.
( da "Stampa, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
SOLO UN
BACIO PER FAVORE La brillante e singolare avventura della ricercatrice e del
professore Nessun bacio è innocente, nessuno è privo di significato e di
conseguenze: da un bacio rubato può nascere una commedia leggera ed elegante
come questa "Solo un bacio per favore", in cui una piccola storia
muove il gioco dei sentimenti e dei desideri alla maniera del cinema di parola.
Parte del triangolo è Stefano Accorsi, il marito, ormai in grado di recitare in
francese per poi doppiarsi in italiano, accanto alla moglie, la ricercatrice
scientifica Virginie Ledoyen, e a Emmanuel Mouret, un professore di matematica
che chiede il bacio. Mouret (oltre che interprete e regista, sceneggiatore), 38
anni, considerato un Woody Allen francese, non superficiale, approfondisce la
situazione con il timore di far soffrire l'altro. Il suo quarto lungometraggio
è un poco evanescente e cincischiato, ma brillante e divertente. Lietta
Tornabuoni ALLA RICERCA DELL'ISOLA... Fantasy. Regia di Mark Levin, Jennifer
Flackett, con Abigail Breslin e Jodie Foster. La nota scrittrice di libti per
infanzia Alexandra soccorre una piccola fan che le scrive un'accorata richiesta
d'aiuto: il padre è scomparso. IL CACCIATORE DI AQUILONI Avventura. Regia di
Marc Forster, con Khalid Abdalla e Atossa Leoni. La quarantennale amicizia tra
Amir, figlio di un nobile di Kabul, e Hassan, figlio del suo servo. Dal best
seller di Khaled Hosseini, dirige l'autore di "Monster's ball" e
"Neverland". CARNERA Drammatico. Regia di Renzo Martinelli, con
Andrea Iaia e Anna Valle. Il cineasta de "Il mercante di pietre"
porta sullo schermo un mito sportivo italiano: Primo Carnera, pugile campione
del mondo all'epoca del Duce. 10 COSE DI NOI Commedia drammatica. Regia di Brad
Silberling, con Morgan Freeman e Paz Vega. L'autore di "Casper" e
"City of angels" porta sullo schermo il rapporto di amicizia che
s'instaura tra un attore in declino e una cassiera di supermercato. I DEMONI DI
SAN PIETROBURGO Drammatico. Regia di Giuliano Montaldo. con Miki Manojlovic e
Carolina Crescentini. La storia comincia nel
( da "Stampa, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
INCONTRO L'informazione deformata e Israele
spiegati da Pagliara Il Master in Giornalismo dell'Università di Torino, in
collaborazione con l'Ordine dei Giornalisti e Stampa Subalpina, organizza venerdì
9 maggio un incontro con l'inviato della Rai Claudio Pagliara sul tema "Israele e
informazione deformata". Il giornalista incontra il pubblico e gli
studenti del master al Palazzo del Rettorato, in via Po 17, dalle ore 11. Nato
a Frosinone il 2 giugno 1958, professionista dal 1984, Pagliara inizia la sua
carriera dapprima alla Stampa e poi nella televisione di Stato come
corrispondente da Parigi per il Tg2. Dopo aver ricoperto la carica di
responsabile del settori esteri per il telegiornale della seconda rete, si
trasferisce in Medio Oriente, dove, da sette anni, dirige l'ufficio di
corrispondenza della Rai a Gerusalemme. Ospite a Torino in occasione della
Fiera del Libro, presenta una video-intervista di 25 minuti allo scrittore
israeliano Abraham Yehoshua. \.
( da "Padania, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Libano
verso la guerra civile: 11 morti Frattini: pronti a evacuare gli italiani Golpe
Hezbollah I miliziani occupano con la forza Beirut Notte di fuoco a Beirut.
Alba da guerra civile in Libano. E in meno di 48 ore, manu militari, Beirut
ovest è finita nelle mani di Hezbollah che ha preso il controllo dei principali
quartieri sunniti e di diversi tra quelli dove è presente anche una componente
cristiano-maronita. Almeno 11 persone sono morte e altre 30 sono rimaste ferite
negli scontri della notte tra giovedì e venerdì a Beirut fra sciiti del partito
Hezbollah e sunniti sostenitori del governo filoccidentale di Fouad Siniora. Ad
accendere la miccia il discorso, l altro ieri, del leader di Hezbollah, Hassan
Nasrallah. Da ieri mattina la zona occidentale della città è caduta nelle mani
del partito di Dio. I miliziani di Hezbollah ora controllano i quartieri di
Zarif, Zokak al-Blat, Malla, Corniche al-Mazraa e stanno dando battaglia alle
forze di sicurezza regolari ad Hamra. Inoltre, a Koyratem un razzo ha colpito
il muro esterno della residenza del leader della maggioranza parlamentare
filo-occidentale, Saad Hariri (fortunatamente senza causare vittime), mentre il
porto della capitale libanese è stato chiuso fino a data da destinarsi, a
seguito delle precarie condizioni di sicurezza. A ciò si aggiunge che ieri due
reti televisive pro-governative, Future TV e al-Ekhbariya TV, hanno dovuto
interrompere le trasmissioni dopo essere state minacciate da Hezbollah e da
Amal, l altro partito sciita libanese. Ma nemmeno la stampa filo governativa è
stata risparmiata. La sede del quotidiano al-Mustaqbal, dell omonimo partito
del leader druso Walid Jumblatt, nella notte è stata data alle fiamme. Scontri
e violenze sono continuati per tutta la mattinata e per buona parte del
pomeriggio di ieri, quando, secondo fonti della sicurezza libanese al sito web
della tv satellitare al Arabiya, non c era piú nessuno ad opporsi ai
combattenti dell opposizione dopo che i miliziani degli Hezbollah hanno messo
sotto il loro controllo tutta la parte occidentale della capitale . Deplorando
profondamente la violenza scoppiata a Beirut, l Unione europea ha invitato
tutte le parti a porre fine agli scontri, a cessare i blocchi stradali, ad
aprire l aeroporto e a evitare ulteriori violenze. L ondata di violenza a Beirut,
invece, non sembra aver toccato il sud del Libano, dove opera il contingente di
Unifil II, la missione Onu nel Paese dei cedri, della quale l Italia fa parte e
ha il comando con il generale Claudio Graziano. L Italia ha pronto un piano di
evacuazione dei connazionali. Nel Libano vi sono al momento 600 italiani,
mentre quelli che si trovano nelle zone interessate dagli scontri, il centro
della città, sono circa una cinquantina. Il ministro degli Esteri, Franco
Frattini, ha dato istruzione all Unità di Crisi della Farnesina di trasferire
quelli che si trovano nella zona centrale della città, e che ne faranno
richiesta, in aree più sicure con l aiuto dell esercito libanese, non appena vi
saranno le condizioni per intervenire. Si è svolta anche una riunione di coordinamento
europea perché a livello continentale si stanno predisponendo misure analoghe. Israele ha accusato l'Iran di fomentare
gli scontri, ma Teheran ha respinto e rilanciato: "Gli sforzi avventurosi
e gli interventi degli Stati Uniti e del regime sionista sono la causa
principale del caos nel Libano". La Siria, che fino al
( da "Padania, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Le ire del
presidente iraniano nel giorno dei sessant anni dello stato Ebraico
Ahmadinejad: Israele è un cadavere
marcio Il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, torna ad attaccare Israele nel giorno della Fiera del libro
di Torino, proprio mentre lo stato ebraico festeggia i sessant anni della sua
esistenza. Ahmadinejad afferma che le celebrazioni in corso in tutto il mondo
non riusciranno a salvare il cadavere marcio e puzzolente di Israele. Coloro che pensano che
organizzando feste per l anniversario si possa salvare o riportare in vita
questo cadavere marcio e puzzolente si sbagliano di grosso e devono sapere che
i loro nomi saranno registrati nella lista dei criminali sionisti , ha
dichiarato il presidente iraniano incontrando i nuovi deputati eletti al Parlamento.
Ahmadinejad, che ha definito la Shoah una leggenda e che ha più volte invocato
la cancellazione dello Stato ebraico dalla carta geografica, è anche tornato a
prevedere la fine imminente di Israele. Oggi sono in
discussione le ragioni stesse dell esistenza del regime sionista , ha aggiunto
Ahmadinejad, sottolineando, una volta ancora, che questo regime è instradato
verso l'annientamento . Israele è arrivato alla fine
come un ratto morto dopo essere stato colpito dai libanesi , ha quindi
proseguito, riferendosi alla guerra con Hezbollah del luglio-agosto del 2006.
Dal dicembre 2005 la menzogna dell Olocausto è diventata martellante nei
sermoni televisivi del venerdì in Iran. I talk show sulla tv pubblica mostrano
storici che sbeffeggiano le camere a gas; l agenzia di stampa iraniana ha
creato una piattaforma di negazionisti da tutto il mondo e il centro religioso
di Qom ha annunciato progetti di ricerca contro i difensori dell Olocausto . L
opzione di un nuovo crimine epocale contro gli ebrei è stato elevato a politica
governativa. Le ultime affermazioni di Ahmadinejad fanno parte di una retorica
antisemita e antisionista che unisce il negazionismo alla promessa di
liquidazione nucleare. Non era mai successo dalla fondazione d Israele. [Data pubblicazione: 10/05/2008].
( da "Stampa, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
IL
PREMIER FORSE COINVOLTO IN UNO SCANDALO DI CORRUZIONE POTREBBE LASCIARE AL
MINISTRO DEGLI ESTERI, LA SIGNORA LIVNI Israele, razzo
contro un supermarket [FIRMA]ALDO BAQUIS TEL AVIV Tornato a Gerusalemme per la
seconda volta in quattro mesi, in occasione dei festeggiamenti per il 60.mo
anniversario della fondazione dello Stato ebraico, il presidente George Bush è
stato accolto con grande trasporto dai dirigenti israeliani che lo hanno
acclamato "grande leader" e "grande amico". Ma fin dalle
prime ore della visita, che durerà due giorni, Bush ha anche toccato con mano
il malessere nei territori palestinesi dove per tutta la giornata si sono
moltiplicate le manifestazioni per la "Nakba", ossia la
"catastrofe" della nascita di Israele. Da
Gaza un dirigente di Hamas, Mahmud a-Zahar, ha sostenuto che Bush "ha
profanato la terra di Palestina". E in serata,
mentre Bush discuteva con il premier Ehud Olmert dei problemi più assillanti
della Regione - Iran, Libano, Gaza - dalla Striscia miliziani palestinesi hanno
lanciato un razzo che ha centrato,
( da "Stampa, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
SPEED
RACER Le gesta dello spericolato corridore per il ritorno dei fratelli di
"Matrix" Quattro ruote di fuoco. Auto rombanti e volanti, scontri e
sorpassi sul circuito sfolgorante della corsa. Città colorate, radiose,
splendenti come luna park. Fasci luminosi, ragazze vestite d'argento, esplosioni
di fuochi d'artificio. Squilibrio del Tempo: le persone sono Anni Cinquanta, le
automobili Anni Tremila. Larry e Andy Wachowski, i fratelli registi americani,
43 e 41 anni, autori geniali della trilogia di "Matrix", dopo cinque
anni di assenza dirigono "Speed Racer", un film doppio, magnifico e
divertente, sul giocattolo prediletto dagli esseri umani, l'automobile. Storia
così: famiglia di artigiani dell'auto che non dimentica un figlio morto in
corsa e non scoraggia l'altro figlio suo erede, contrasti con un industriale
canaglia dell'auto, la loro onestà contro la corruzione dell'ambiente delle
corse, buoni sentimenti, lietissimo fine. "Speed Racer" (Corridore
Veloce) è un film di straordinaria padronanza e intelligenza cinematografica.
Lietta Tornabuoni ALLA RICERCA DELL'ISOLA... Fantasy. Regia di Mark Levin,
Jennifer Flackett, con Abigail Breslin e Jodie Foster. La nota scrittrice di
libti per infanzia Alexandra soccorre una piccola fan che le scrive un'accorata
richiesta d'aiuto: il padre è scomparso. IL CACCIATORE DI AQUILONI Avventura.
Regia di Marc Forster, con Khalid Abdalla e Atossa Leoni. La quarantennale
amicizia tra Amir, figlio di un nobile di Kabul, e Hassan, figlio del suo
servo. Dal best seller di Khaled Hosseini, dirige l'autore di "Monster's
ball" e "Neverland". CARNERA Drammatico. Regia di Renzo
Martinelli, con Andrea Iaia e Anna Valle. Il cineasta de "Il mercante di
pietre" porta sullo schermo un mito sportivo italiano: Primo Carnera,
pugile campione del mondo all'epoca del Duce. 10 COSE DI NOI Commedia
drammatica. Regia di Brad Silberling, con Morgan Freeman e Paz Vega. L'autore
di "Casper" e "City of angels" porta sullo schermo il
rapporto di amicizia che s'instaura tra un attore in declino e una cassiera di
supermercato. I DEMONI DI SAN PIETROBURGO Drammatico. Regia di Giuliano
Montaldo. con Miki Manojlovic e Carolina Crescentini. La storia comincia nel
( da "Repubblica, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Bush al
compleanno di Israele razzo di Hamas su un supermarket
A Beirut il governo cancella le misure contro Hezbollah Il missile sparato da
Gaza ferisce 15 persone. Nuove accuse a Iran e al partito di Dio ALBERTO
STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - George W. Bush è tornato in Israele, appena quattro mesi dopo la sua ultima visita, per
partecipare al "Birthday Party", alla festa di compleanno, dello
Stato ebraico, "il nostro più forte amico e alleato in medio
Oriente", come ha voluto ribadire al suo arrivo. Ma non si era ancora
spenta l'eco degli inni nazionali sulla pista dell'aeroporto Ben Gurion che
minacciosi segnali di guerra sono lampeggiati come saette notturne nel burrascoso
cielo del Medio Oriente. Mentre il presidente americano s'incontrava con il
premier israeliano, Ehud Omert, in questi giorni alle prese con un'inchiesta
giudiziaria per illeciti finanziamenti elettorali, un razzo katyusha sparato
dalla Striscia di Gaza s'abbatteva su di un centro commerciale ad Ashkelon,
centrando l'ambulatorio situato all'ultimo piano. Quattro persone sono state
ferite in modo grave, undici in maniera leggera, decine sono state curate per
lo shock. L'attentato è stato rivendicato dal Fronte Popolare per Liberazione
della Palestina-Comando Generale, un organizzazione
marginale che tuttavia gode di quella sorta di silenzio-assenso garantito dal
movimento islamico, Hamas, signore e padrone di Gaza, ai gruppi intransigenti
che operano dall'interno della Striscia. L'attacco non è tuttavia giunto
inatteso. Al mattino, l'aviazione israeliana aveva compiuto un bombardamento a
Khan Yunis, uccidendo cinque o sei persone, fra cui, secondo fonti mediche
palestinesi, due civili e il resto miliziani. Ma non è tutto. Bisogna ricordare
che lo stesso giorno in cui gli israeliani celebrano la proclamazione dello
Stato, or sono sessant'anni, i palestinesi ricordano la "Nakba", la
catastrofe, quell'insieme di eventi (esodo, espulsioni, confisca delle case,
distruzione dei villaggi, sconfitta dei contingenti arabi accorsi in loro
aiuto) che segnò la guerra del 1948 e il loro destino. Così, mentre Bush,
appena arrivato, riaffermava la natura strategica e le basi ideali del rapporto
tra Stati Uniti e Israele, confermando per l'ennesima
volta che l'America sarà sempre al fianco dello Stato ebraico, Mahmud Al Zahar,
uno dei più alti dirigenti di Hamas, in un comizio a Gaza in occasione della
"Nakba" si scagliava contro il presidente americano
e contro Israele. In aperto
contrasto con le profferte di tregua avanzate in questi giorni con la
mediazione egiziana, al Zahar urlava alla folla: "Non riconosceremo mai Israele! Mai! Il giorno della
liberazione e del ritorno arriverà molto presto". Queste ultime parole
sembravano riecheggiare nonostante la grande distanza quelle pronunciate dal
presidente iraniano, Ahmadinejad tornato ieri ad evocare per Israele un destino di distruzione. "Non serve
festeggiare gli anniversari, questo regime terrorista e criminale sarà spazzato
via dai palestinesi". Ecco dunque che, pur mantenendo una nota generale di
fiducia e di ottimismo nel futuro, gli interventi del presidente americano nel
suo primo giorno di vista in Israele, prima tappa di
un viaggio che lo porterà anche in Egitto e in Arabia Saudita, hanno dovuto
tener conto di ciò che gli avversari dicevano e facevano. Ed inevitabilmente
negli interventi di Bush è emersa ancora quella contrapposizione fra moderati e
intransigenti, tra sostenitori del dialogo e "asse del male", su cui
il presidente americano ha basato la sua politica per il Medio Oriente. Bush ha
accusato l'Iran di far di tutto per destabilizzare il Libano tramite gli
Hezbollah i quali dopo essersi fatti passare per protettori dei libanesi contro
Israele "hanno rivolto le armi contro il loro
stesso popolo". Calcolo sbagliato: l'America continuerà a sostenere il
premier Sinora. Quest'ultimo, tuttavia, ieri sera è stato costretto a ritirare
le misure contro Hezbollah che avevano scatenato tre giorni di guerriglia. Bush
è stato duro anche con Hamas, che "insiste nel volere la distruzione d'Israele e, come dimostra l'attacco ad Ashkelon, non è
interessata alla pace". Ma gli Stati Uniti appoggeranno "quei
palestinesi che vogliono vivere in pace con lo Stato ebraico". Leggi, il
moderato presidente Mahmud Abbas. A sera, ospite d'onore della "Conferenza
del presidente" organizzata da Shimon Peres per il sessantesimo
anniversario, di fronte alle minacce dirette contro lo stato ebraico il
presidente degli Stati Uniti ha esortato ad "essere forti contro chi
uccide innocenti". Il che combacia con l'impegno assunto da Olmert di fare
di tutto per stroncare i lanci di missili da Gaza. Bush ha poi riaffermato la
sua incrollabile fede nella democrazia, nonostante i pessimi risultati che la
sua idea d'imporre la democrazia con la forza laddove non è mai esistita, come
ad esempio in Iraq, abbia dato pessimi risultati.
( da "Giornale.it, Il" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 115 del 2008-05-15 pagina 18 Bush sbarca in Israele Razzi palestinesi su Ashqelon:
20 feriti di Redazione Accoglienza calorosa ieri in Israele per il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, giunto per
festeggiare i 60 anni del Paese. Bush ha avuto lunghi colloqui con tutti i
vertici politici e militari del Paese. Ai giornalisti ha detto che è
evidente che c'è uno sforzo iraniano dietro all'attuale instabilità in Libano e
ha ribadito che gli Stati Uniti sosterranno il premier Siniora. Anche le
attività di Hamas sono state condannate da Bush e dello stesso Olmert che -
durante il colloquio - è stato informato sull'esplosione di un razzo
palestinese nella città israeliana di Ashqelon, dove ha ferito oltre 20 persone
(compresi alcuni bambini) colpendo un ambulatorio medico. Oggetto di
discussione anche la minaccia nucleare iraniana. Israele
chiede di essere allacciato a un sistema di preallarme messo a punto dagli Usa.
Dietro le quinte pesava la debolezza politica dei protagonisti dei colloqui. Il
futuro di Olmert, sotto indagine per corruzione, è incerto. Forse non a caso,
durante un trasferimento George e Laura Bush hanno fatto salire a bordo della
limousine il ministro israeliano degli esteri, Livni. Pochi minuti appena, che
forse significano che a Washington si sta già pensando a un possibile
dopo-Olmert, da cui potrebbe spuntare appunto la Livni, oggi vicepremier. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Unita, L'" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del Fini ti fa parlare, ma "dipende da quello che
dici" di Marcella Ciarnelli/ Roma Dato che è solo alla sua quinta seduta
da presidente potrebbe appellarsi all'inesperienza, ovviamente del ruolo, dato
che Gianfranco Fini in parlamento ci sta dal 1983 e dibattiti ne ha vissuti a
migliaia, in tutti ruoli fino al più alto. Ma il presidente della Camera, la
terza carica dello Stato, quando ieri mattina ha risposto in malo modo ad
Antonio Di Pietro che gli chiedeva solo di svolgere il suo ruolo e di
consentirgli di portare avanti il suo intervento, ovviamente di opposizione,
senza essere disturbato dagli schiamazzi della maggioranza, non è sembrato un
novellino in preda alle difficoltà. Piuttosto ha dato l'impressione di essere
ancora un uomo di parte, ed anzi, di avere ancora dentro di sé i rigurgiti di
un'appartenenza politica dalla quale pure ha preso le distanze negli anni, tra acque di Fiuggi e visite in Israele. Di non avere ancora compiuto fino in fondo un percorso che
forse ogni tanto va ricordato in tutti i suoi passaggi. Scampanella il
presidente con la cravatta gialla. La maggioranza rumoreggia e lui non riesce a
farla tacere. "Darmi la possibilità di parlare è un suo compito", gli
ricorda Antonio Di Pietro. "Lei non è nuovo di quest'aula e sa che
è abbastanza naturale che ci sia, nei limiti...". "Solo quando
riguarda me, però". E qui arriva lo scivolone. "Ovviamente dipende
unicamente da ciò che si dice". Bruno Tabacci insorge "cosa vuol
dire". Di Pietro, di rimando "Ha ragione signor presidente, dipende
da quel che si dice: non bisogna disturbare il manovratore". L'intervento
procede tra gli schiamazzi. Si sente "la grammatica" e "la
Mercedes". Fini ogni tanto scampanella. E poi si prende la critica di un
ex. Pierferdinando Casini interviene a nome dell'Udc. "Proprio perché
dissento totalmente dalle cose che ha detto l'onorevole Di Pietro vorrei
ricordarle che i parlamentari non possono essere sindacati, fatti ascoltare o
meno a secondo di quello che dicono, altrimenti si apre un precedente assai
pericoloso". Poi Fabrizio Cicchitto e Italo Bocchino, a nome di Forza
Italia, si prendono la briga di relegare l'intervento di Casini ad "un
complesso dell'ex che non per questo può pensare di dare lezioni ad
altri". Il dibattito continua. Il leghista Cota interviene e si rivolge
solo "al presidente Berlusconi e al ministro Bossi". Visione padana
del parlamento nazionale il cui presidente conta, evidentemente, poco. E poi
Walter Veltroni nel suo intervento a nome del Pd tornerà sul caso. "Voglio
dire a noi tutti che dobbiamo abituarci anche ad ascoltare parole e opinioni
che non condividiamo, ma ad ascoltarle con il rispetto che si deve a ciascuno
in un'aula parlamentare" Il fastidio liquidatorio mostrato alla richiesta
del leader dell'Italia dei Valori non è sembrato fine a sé stesso. Ma, al
contrario, è sembrato figlio di una mancanza di consapevolezza del ruolo
istituzionale che Fini è stato chiamato a ricoprire. Possono essere state
parole non ponderate oppure una vera e propria gaffe. Però c'è da riflettere
sul fatto che dopo la graduatoria della gravità dei reati tra la morte di un
ragazzo e il bruciare una bandiera, spiegata nell'esordio a "Porta a
Porta", ieri il presidente della Camera ha stabilito il principio che il
silenzio e l'attenzione dell'aula possono dipendere dal contenuto di quanto
l'oratore va affermando. Anche qui una graduatoria. Se affermi principi
condivisibili hai diritto al rispetto, altrimenti ti prendi l'insulto e
l'interruzione. Chi sia chiamato a stabilire l'interesse e la condivisibilità
dei concetti espressi dall'oratore di turno resta tutto da vedere. Questo al
momento Fini non l'ha spiegato. Anzi si è mostrato molto infastidito dal rumore
suscitato dal caso. No comment a chi ha osato chiedergli una parola sulle
reazioni alla sua frase. "Lei da quanto tempo sta qua?", sfida la
giornalista. Lui fa il presidente da poco ed è evidente. Sempre che si tratti
solo di inesperienza.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri
Pagina 111 Olmert accoglie l'amico Bush --> Gerusalemme Il presidente degli
Stati Uniti, George W. Bush, è stato accolto ieri con il
massimo calore in Israele,
dove è giunto per la seconda volta negli ultimi mesi e dove è considerato -
come ha detto il premier israeliano, Ehud Olmert - "una grande persona, un
leader e un amico". Bush vedrà il presidente Abu Mazen fra alcuni giorni
in Egitto.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Provincia
di Cagliari Pagina 1025 La cerimonia Sabato la chiusura a Quartu La cerimonia
--> Aperto domenica sera, il campionato mondiale studentesco di pallavolo si
chiuderà sabato a Quartu. A Sinnai, Settimo, Quartu, Uta, Assemini, Cagliari,
Selargius, Monserrato, Elmas e Decimomannu si continuerà a giocare. Ieri Sinnai
ha ospitato, in piazza Sant'Isidoro, il "Festival delle Nazioni".
Protagoniste Austria, Belgio, Brasile, Bulgaria, Canada, Cile, Cina, Cipro,
Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Iran, Israele, Lettonia, Lichtenstein,
Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portorico, Repubblica Ceca, Repubblica
Slovacca, Serbia, Slovenia, Spagna, Sud Africa, Svizzera, Taiwan, Turchia,
Ungheria, Venezuela e Italia. Alla cerimonia inaugurale di domenica sera, oltre
al sindaco di Sinnai Sandro Serreli, che ha dato il benvenuto dell'amministrazione
e dell'intera comunità, hanno partecipato il presidente della Regione Renato
Soru, gli assessori regionali Maria Antonietta Mongiu ed Eliseo Secci, il
direttore generale dell'ufficio scolastico regionale Armando Pietrella e il
delegato della Federazione internazionale scolastica sportiva Andrea Delpin.
"Una manifestazione", ha detto il sindaco Serreli, "di respiro
mondiale capace di portare Sinnai, gli altri nove Comuni che ospitano i giochi
e la Sardegna, all'attenzione generale. Un grande rischiamo come nelle
attese". (ant. ser.).
( da "Manifesto, Il" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Israele La grande farsa della "pace"
Zvi Schuldiner Il "grande processo di pace" mostra il suo fallimento
ufficiale nel bel mezzo delle celebrazioni per i 60 anni di Israele.
Il presidente Bush è arrivato a Gerusalemme per la seconda volta in pochi mesi,
ma questa volta ormai non si sforza di nascondere il fallimento della grande
farsa organizzata pochi mesi fa in Usa. Il presidente israeliano Shimon Peres
ha incassato un trionfo diplomatico e appare l'unico statista in un paese
preoccupato per la debolezza del suo governo. SEGUE A PAGINA 11 Il Premier
Olmert, così abile nell'impelagarsi in questioni illegali - dalle quali esce
sempre "indenne" - è adesso impelagato fino al collo, indagato per
concussione e corruzione e per i finanziamenti illeciti alle sue passate
campagne elettorali. Già prima di questi avvisi di garanzia, la popolarità di
Olmert non era certo al suo massimo, ma adesso è al minimo storico. E per far
fronte al problema, che c'è di meglio se non la grande conferenza di Peres e il
lustro degli incontri con così tanti statisti? Da Gorbachov a Kissinger, dai
presidenti dei paesi baltici, ai grandi grandi capitalisti, tutto ha fatto
paralizzare la città di Gerusalemme e ha "dato la stura" ai nostri
leader che si sono autoentusiasmati per le celebrazioni dei 60 anni di Israele. Il problema sta nel fatto che le dichiarazioni di
Olmert non convincono più nessuno e molti pensano che servano, ancora una
volta, a distogliere l'opinione pubblica dai suoi problemi con la giustizia.
Che c'è di meglio dell'arrivo di Bush? Il presidente americano a Annapolis
aveva promesso la firma di un trattato di pace prima della fine del suo
mandato. La sua visita di solo pochi mesi fa a Israele
sembrava confermare la linea di un vero impegno di pace nella regione, però - a
parte le parole - la realtà è ben diversa. La politica Americana di Bush,
Cheney e I suoi compari ha significato quasi otto anni di recessione globale e
il ritorno a pratiche che sembravano ormai dimenticate come quella
dell'"imperialismo". Poco dopo l'11 settembre del
( da "Manifesto, Il" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Bush a
Tel Aviv: "Patto di ferro" Battute di spirito e pacche sulle spalle
durante l'incontro fra il presidente Usa e il suo omologo israeliano Shimon
Peres, mentre protestano i deputati arabi alla Knesset Geraldina Colotti Ad
accogliere il presidente degli Stati uniti George W. Bush, c'erano il suo
omologo israeliano Shimon Peres e il premier Ehud Olmert. Una visita di due
giorni, per festeggiare anche con un discorso alla Knesset ( il parlamento
israeliano), i 60 anni della costituzione dello stato ebraico, che si è
proclamato nazione il 14 maggio 1948. Sessant'anni di ferrea alleanza fra
Washington e Tel Aviv, come hanno evidenziato Peres e Olmert nel breve
indirizzo di saluto all'aeroporto che prende il nome dal primo presidente dello
stato di Israele, David Ben Gurion: "Il
presidente Bush - ha detto Olmert - è stato durante l'intera sua presidenza il
nostro più stretto alleato e amico", e ancora: "l'alleanza con gli
Stati uniti è un pilastro strategico fondamentale della nostra sicurezza".
Bush ha risposto ribadendo i "valori comuni" e il reciproco impegno
nella lotta al terrorismo. "Abbiamo costruito forti democrazie per
proteggere le libertà che ci sono state date da Dio Onnipotente", ha
affermato, e ha concluso il suo breve intervento dicendo di "considerare
la Terra santa un posto molto speciale e il popolo di Israele
un grande amico. Shalom". Una cerimonia che la stampa locale ha descritto
"come un incontro tra vecchi amici" dal sapore poco protocollare,
caratterizzato da battute di spirito, e grandi pacche sulla schiena. Di
sessant'anni è però anche la durata del conflitto israelo-palestinese, nel
giorno che per gli arabi rappresenta la Nakba, la catastrofe che provocò la
cacciata o la fuga di oltre 700mila persone durante gli scontri del '48 che
portarono alla costituzione dello stato ebraico in Palestina.
E i nove deputati dei partiti arabi presenti alla Knesset hanno fatto sapere
che boicotteranno il presidente Usa, assentandosi dall'aula, durante il
discorso che terrà oggi in Parlamento per celebrare i sessant'anni. Per i
deputati palestinesi, Bush è "responsabile della morte di centinaia di
migliaia di persone nella regione". Dello stesso tono, le dichiarazioni
del partito comunista Hadash, che ha definito il presidente Usa "criminale
di guerra" per il suo "sostegno cieco" a Israele.
"I festeggiamenti in corso, sono per il compleanno di un morto", ha
invece tuonato il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, durante un comizio a
Gorgan, nel nord dell'Iran, e ha anche dato un "consiglio" ai Paesi
occidentali che festeggiano la nascita di Israele:
"Devono sapere - ha detto - che se non smettono di sostenere questo
regime, saranno inseriti nella lista dei criminali".Il quotidiano israeliano
Yedioth Ahronoth ha poi riportato una dichiarazione del capo di Hamas, Mahmoud
al-Zahar: "Abbiamo mandato in frantumi l'ipotesi di supremazia ebraica. La
leggenda sionista di invincibilità è stata distrutta", ha detto Zahar.
Questo, per Bush, è il secondo viaggio in Medioriente in quattro mesi, lui che
in sette anni non aveva mai messo piede in Israele né
nei Territori occupati, fino al gennaio scorso quando si era recato in
Cisgiordania. Prima di salire sull'aereo per Tel aviv, il presidente Usa aveva
detto di "continuare a credere al processo di pace" con i
palestinesi. E, in un'intervista alla televisione israeliana aveva ribadito:
"continueremo a lavorare duramente, e credo che potremo riuscire a
definire uno Stato palestinese da qui allo scadere della mia presidenza",
nel gennaio 2009. Sotto l'egida di Bush, nel novembre scorso ad Annapolis,
Olmert e Abbas si erano impegnati a cercare, per la fine 2008, un accordo che
portasse a termine la creazione di uno stato palestinese. Nei fatti, però, la
visita di Bush non prevede alcun incontro fra Abbas e Olmert. Bush incontrerà
Abbas solo il 17 maggio, in Egitto, ultima tappa di un viaggio che, dopo Tel
Aviv, prevede l'Arabia saudita. Nei fatti, però, nei sei mesi seguiti alle
dichiarazioni di Annapolis, alle promesse di risolvere in
breve tempo un conflitto vecchio quanto lo stato di israele stesso, è seguito
solo scetticismo e disperazione. Il governo israeliano ha annunciato
l'intenzione di proseguire le costruzioni nei grandi insediamenti colonici,
perno centrale del conflitto. Gli Stati uniti hanno ammesso che Israele non riduce i posti di blocco,
mantenendo infernale il quotidiano dei palestinesi. Eppure, prima di
incontrare Bush, Olmert aveva parlato di "progressi reali" compiuti
nei negoziati con i palestinesi. Ma la credibilità del premier israeliano è in
questo momento ai minimi storici, travolta dalle inchieste per corruzione in
cui si trova implicato. Lunedì e martedì scorso, la polizia ha perquisito il
comune di Gerusalemme e il ministero dell'Industria e del Commercio, in cui
Olmert è stato sindaco e ministro. E, secondo un recente sondaggio, il 59 per
cento degli israeliani vorrebbe che rassegnasse le dimissioni. Al riguardo,
Bush ha detto ai media israeliani che, per lui, Olmert è "un tipo onesto",
ma ha prudentemente aggiunto che i negoziati sono comunque questione che
pertiene ai governi e non agli individui. Anche Abu Mazen, d'altronde,
l'interlocutore sempre tenuto sulla corda da Olmert, non sembra certo in grado
di imporre ai palestinesi divisi le concessioni che Olmert ritiene
indispensabili per un accordo. Né le condizioni dell'aera sono tali da
consentire al viaggio di Bush di essere qualcosa di diverso da una
provocazione. La Casa bianca, d'altronde, ha fatto in modo di non suscitare
eccessive aspettative, precisando che l'obiettivo principale della visita era
di marcare l'importanza simbolica per israele del suo sessantesimo
anniversario, ben sapendo quali risentimenti potessero provocare simili
affermazioni.
( da "Manifesto, Il" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Sessant'anni
di Israele vissuti nel suo
"lato B" Viaggio tra gli ex abitanti di Haifa, dal 1948 costretti a
vivere nel campo profughi di Jenin. Tra anziani che non dimenticano la loro
casa "occupata da non si sa chi", foto di ragazzi martiri e speranze
in una futura pace che sembra una bestemmia Michelangelo Cocco Jenin Ammar
Hussein Abu Mahmoud se le ricorda tutte le tappe della fuga che 60 anni
fa lo portò da Egzem a Jenin. "Egzem-Haifa, Haifa-Carmel, Carmel-Kfar
Kara, Kfar Kara-Ara, Ara-Al Ajan, Al Ajan-Jenin", ripete sciorinando nomi
di città e villaggi assieme ai grani del rosario islamico che tiene tra le
dita. Un tragitto lungo un anno per scappare, a piedi, dall'avanzata delle
truppe della Haganah che, in guerra contro gli eserciti arabi all'indomani
della proclamazione dell'indipendenza d'Israele,
conquistavano territori ben al di là di quelli assegnati allo Stato ebraico
dalla partizione della Palestina prevista dalle
Nazioni unite con la risoluzione 181. Hussein Abu Mahmoud riuscì a raggiungere
Jenin con la fidanzata e attuale moglie Hamami, ma strada facendo dovette
separarsi da cinque fratelli e tre sorelle, che trovarono rifugio in Iraq,
Siria, Libano, Giordania, Kuwait. "A Egzem coltivavo orzo e grano. La mia
era una vita felice. Qui, dopo un mese di cammino, mi ritrovai a dormire in scuole
e moschee", racconta questo 77enne dal viso emaciato e gli occhi vispi
incorniciati da una spessa montatura tartaruga. Il campo di Jenin, nel nord
della Cisgiordania occupata, è a due passi dalla frontiera tracciata dopo
l'armistizio del 1949, la Linea verde all'interno della quale le truppe
d'occupazione israeliane e i circa 450.000 coloni della Cisgiordania dovrebbero
ritirarsi per adempiere alle risoluzioni internazionali. La maggior parte dei
15.496 profughi ufficialmente residenti è originaria di Haifa e dei villaggi
vicini alla città portuale. Le facciate delle case piene di fori di proiettile
e gli striscioni con Saddam Hussein - che imbraccia un lanciarazzi Rpg o
stringe la mano ad Arafat - ricordano che Jenin è una delle località più
militanti e martoriate della Cisgiordania. Nel 1948 la Brigata Carmeli riuscì a
strapparla solo per dieci giorni alle truppe irachene. In due settimane, dal 3
al 18 aprile del 2002, i soldati che l'ex premier Sharon aveva mandato ad
assediare la roccaforte palestinese dalla quale erano partiti decine di
attentatori suicidi per far strage in Israele,
devastarono il campo (150 edifici distrutti e 27 milioni di dollari di danni
secondo l'Onu) e fecero un numero imprecisato di vittime civili (tra le 50 e le
( da "Messaggero, Il" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di MARCO
GUIDI A LEGGERE questo bel libro di Renato Coen e Federica de Sanctis (entrambi
giornalisti di Sky) viene spontaneo un pensiero: Gerusalemme è troppo e troppo
poco insieme per una città sola. Il libro (si intitola appunto Gerusalemme, 260
pagine, 17 euro, Sperling&Kupfer) cerca di spiegare la città dalle tre
anime, dalle tre religioni, dalle troppe culture. Gerusalemme ebraica (e piena
di sottodivisioni: laici, osservanti, rigoristi...), islamica, cristiana (e
anche qui ci si articola: cattolici, ortodossi, protestanti, armeni, copti,
siriaci...) è non solo la città sacra alle tre religioni rivelate, ma è anche
uno straordinario misto di luoghi santi, di moderno, di antichissimo, di
incontro e di scontro. Facendo parlare i suoi abitanti più rappresentativi
(filosofi, politici, scrittori, religiosi...) dei vari popoli e culture,
descrivendo i quartieri moderni, quelli abitati dagli haredim (gli integralisti
ebraici). E raccontando, nelle pagine forse più interessanti, la Gerusalemme
vecchia, "un chilometro quadrato cinto da quattro chilometri di mura"
dove le memorie di Gesù, Maometto, Davide, Abramo si mescolano tra loro, divisa
nei quartieri ebraico, arabo, cristiano e armeno. Lì è possibile visitare la
basilica del Santo Sepolcro, ma lì sorge anche la moschea che è stata eretta
sul posto da dove il profeta Maometto sarebbe partito per il suo viaggio nei
cieli. Lì sono i resti del Tempio che Israele elevò al suo unico Dio. Una
città specchio e barometro del mondo se non addirittura cuore del mondo. Una
città che, almeno una volta nella vita, bisogna visitare. Segno di pace e di
guerra, di odio e di amore, patria di nessuno e di tutti. Un posto così
vicino e così lontano da noi tutti. Eppure anche un posto dove vive gente
comune. Anche se, stando allo scrittore Meir Shalev, gli abitanti di
Gerusalemme "sono tutti pazzi, ciechi e orfani". Ma è padre
Piazzaballa, Custode di Terrasanta a dirlo: "Vivendo qui ci si rende conto
che il cuore del mondo batte a Gerusalemme". Certo la città del Monte Sion
è ben lontana dall'essere quel luogo di pace che dovrebbe essere. Ma ed è un
merito del libro il raccontarcelo, in realtà ci si può vivere in tanti modi
diversi. C'è chi non mette piede nella parte storica da anni, chi non esce mai
dal suo quartiere, chi ci ha preso casa ma non ci vive praticamente mai. Si può
dire che ognuno abbia una sua Gerusalemme che non corrisponde a nessuna immagine
di nessun altro. E anche questo è uno dei miracoli o, se volete, una delle
maledizioni di questo luogo.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 15-05-2008)
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Commenti
Pagina 315 Luci accese sul Libano che rimane in balia degli scontri armati
--> In Libano si attende l'arrivo di una delegazione della lega araba nella
vana speranza che porti qualche soluzione ai problemi interni. Intanto, la
situazione non è tornata normale e in alcune aree al di fuori della capitale si
continua a combattere e il numero dei morti è sempre più alto. Le milizie
sciite di Hezbollah, movimento d'opposizione sostenuto da Siria e Iran, hanno
conquistato con le armi la parte ovest della capitale in scontri durati tre
giorni e iniziati martedì scorso. C'è chi già, tra la maggioranza appoggiata
dalla comunità internazionale, parla di coup militare. Tutto è cominciato
quando il governo di Fouad Siniora ha annunciato che avrebbe bloccato la rete
di comunicazione in fibra ottica costruita da Hezbollah parallelamente a quella
ufficiale statale. Il gruppo, che si vuole garante della sicurezza del Paese e
movimento di "resistenza" a Israele, motivo per cui mantiene le armi e una milizia, ha definito il
network parte integrante della propria infrastruttura militare. Inoltre, il
Consiglio dei ministri ha deciso di sostituire un ufficiale della sicurezza
aeroportuale considerato troppo vicino al partito sciita dopo la scoperta
dell'esistenza di una rete di telecamere controllate da Hezbollah lungo la
strada che conduce all'aeroporto. Il governo accusa il Partito di Dio di
voler costruire uno Stato parallelo e di rivolgere le proprie armi verso
l'interno piuttosto che verso l'esterno. In risposta alle richieste
dell'esecutivo, le milizie sono scese in strada dando battaglia ai sostenitori
sunniti del Mustaqbal (il futuro), gruppo di Saad Hariri, figlio dell'ex
premier ucciso nel 2005 e oggi capo della maggioranza. Si è combattuto in zone
miste, in prevalenza sunnite e sciite, nella parte ovest della città, in
quartieri residenziali e commerciali centrali, in vie piene di vetrine: i
miliziani con lanciarazzi sulle spalle hanno tenuto gli abitanti lontano dalle
proprie case, molte vuote ancora oggi. I negozi, i pochi aperti, portano i
segni della battaglia. Hezbollah ha programmaticamente conquistato le arterie
principali verso l'aeroporto internazionale, ancora chiuso, le vie d'accesso ai
valichi di frontiera del Paese, i quartier generali e le sezioni locali del
Mustaqbal, ha bruciato e svuotato le sedi delle radio e delle televisioni
vicine a Hariri, ha portato il combattimento in un quartiere come Hamra, simbolo
della convivenza pacifica tra sette e confessioni diverse, regno dello shopping
e dei caffè con i tavolini lungo il marciapiede. Il governo ha fatto a questo
punto retromarcia: ha chiesto all'esercito di occuparsi della faccenda della
rete di telecomunicazioni, ha cancellato la sospensione dell'ufficiale della
sicurezza aeroportuale. In cambio, Hezbollah ha accettato di ritirare parte
della sue milizie dalle strade delle zone conquistate che restano però
completamente sotto il suo controllo nonostante il gruppo le abbia formalmente
consegnate all'esercito, rimasto "neutrale" durante gli scontri,
lasciando in pratica che il Partito di Dio portasse a termine il suo piano di
attacco. I check point che oggi dividono Beirut, le cui zone cristiane a est sono
rimaste intoccate, sono nella maggior parte dei casi guardati da soldati delle
forze armate regolari, anche se rimangono in strada, senza mostrare le armi e
bloccando il traffico, molti uomini delle diverse fazioni vicine a Hezbollah,
che nel frattempo ha trasferito i combattimenti fuori città, sulle montagne che
circondano la capitale e al nord. Domenica scorsa, infatti, dopo aver chiuso la
partita con i sunniti di Hariri, le milizie sciite hanno combattuto anche nei
villaggi drusi sulle colline a est di Beirut, sotto controllo del leader druso
Walid Jumblatt, altro componente importante della maggioranza di governo. La
città resta bloccata, la maggior parte dei negozi è chiusa, assieme a scuole e
università, la circolazione quasi impossibile, mentre si teme che gli scontri
si propaghino dalle montagne ad altre zone. A Tripoli, sulla costa nord, i
sunniti combattono gruppi vicini al Partito di Dio. I negoziati tra le parti
non sono iniziati, l'aeroporto resta chiuso e il Libano è in queste ore un
Paese isolato. ROLLA SCOLARI.
( da "Corriere della Sera" del 15-05-2008)
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Corriere
della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-15 num: - pag: 20
categoria: REDAZIONALE SPAZIO OBERDAN Arabi ed ebrei a
scuola insieme Chiude la rassegna "Nuovo Cinema Israeliano"
all'Oberdan (viale V. Veneto 2, ingr. € 5 più tessera € 3). Oggi spicca alle
ore 19 "Bridge Over the Wadi" (originale, sottotitoli italiani, 2006)
di Barak e Tomer Heymann, documentario su una scuola dove convivono alunni
arabi ed ebrei. (g.gros.).
( da "Corriere della Sera" del 15-05-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-15 num: - pag: 18 categoria:
REDAZIONALE Ahmadinejad "Lo Stato ebraico sarà annientato" TEHERAN -
"Le celebrazioni per i 60 anni non salveranno Israele dall'annientamento": lo ha
affermato ieri Mahmoud Ahmadinejad (foto), in concomitanza con la visita di
George W. Bush nello Stato ebraico. "Il regime sionista sta morendo - ha
proseguito il presidente iraniano -, i criminali non potranno evitare
l'ismihlal", traducibile con "annientamento",
"distruzione".
( da "Corriere della Sera" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-15 num: - pag: 50
autore: di CHRISTOPHER HITCHENS categoria: REDAZIONALE I 60 ANNI DELLO STATO EBRAICO Perché anche Israele fa parte della diaspora A bbinare a Israele l'espressione 60Ë? anniversario, nella stessa frase o nello
stesso concetto, appare in qualche modo assurdo e insignificante. Le questioni
sotto i nostri occhi sono ben più antiche e al contempo più urgenti e moderne e
occorre chiedersi: il sionismo ha rafforzato o scalzato la sicurezza degli
ebrei? Ha guarito la piaga secolare dell'antisemitismo oppure no? Fa
parte del tikkun olam - il precetto che impone di curare e guarire il mondo -
oppure ha causato un'altra lacerazione nel tessuto umano? Gli ebrei si
ritrovano da entrambi i lati di questa discussione, come sempre. Ci sono i
rabbini cassidici che ritengono sacrilego lo Stato ebraico, ma solo perché un
tale Stato non può esistere prima dell'arrivo del Messia (che potrebbe tardare
ancora a comparire). Ci sono gli ebrei di sinistra che provano vergogna che uno
Stato coloniale si sia insediato sulle rovine di tanti villaggi palestinesi. Ci
sono anche gli ebrei che collaborano con i cristiani ultraconservatori per
scatenare l'Apocalisse, quando tutte le altre questioni diventeranno per forza
irrilevanti. E, ovviamente, ci sono gli ebrei che continuano a sostenere a
distanza Israele, oppure a vivere in quel piccolo
Stato high-tech, sempre sull'orlo di una crisi di nervi, fatto bersaglio di
molta violenza e crudeltà, che ha sempre ricambiato con altrettanta prontezza.
Nessun'altra questione mi riporta alla mente F. Scott Fitzgerald e il suo
aforisma sulla necessità di vivere in palese contraddizione. Forse rimpiango
che Theodor Herzl e Chaim Weizmann siano riusciti a persuadere ebrei e gentili
a creare uno Stato quasi utopico, fondato da operai e contadini, sulle sponde
orientali del Mediterraneo? Sì. E mi auguro forse che l'aviazione israeliana
sia in grado di individuare e distruggere tutti gli arsenali di Hezbollah, di
Hamas e della Jihad islamica? Sì. Non penso forse che sia ridicolo che tanti
dottori e studiosi viennesi, russi e tedeschi si siano lasciati attirare dalle
lusinghe demenziali delle cosiddette profezie, anziché contribuire a
secolarizzare e riformare le loro stesse società? Certamente. Provo orrore e
disgusto al pensiero che un'intera nuova generazione di arabi palestinesi stia
per nascere nelle stesse condizioni di espropriazione e occupazione già patite
dai loro nonni e persino trisavoli? Assolutamente sì. Le questioni di principio
e le questioni di crudo realismo hanno la tendenza a convergere, specie per chi
non crede che il cielo abbia un ruolo da svolgere in queste faccende. Se non
hai Dio dalla tua parte, perché diamine sei andato ad abitare a Gerusalemme? Israele non sarà lo Stato canaglia che molti lo accusano di
essere - tra cui tanti pronti a giustificare i crimini di Siria e Iran - ma se
poi corre il rischio molto peggiore di diventare uno Stato fallimentare? Meglio
smettere di fare tante domande, a questo punto, e rispondiamo con chiarezza e
onestà a una sola. Nel corso dei miei molti viaggi nella cosiddetta Terra
Promessa, non sono mai riuscito a immaginare che uno Stato ebraico esisterà
ancora tra cento anni. Uno Stato per gli ebrei, forse sì, ma non uno Stato
ebraico… Per molto tempo la propaganda israeliana si è guardata bene dal far
luce su questa distinzione cruciale. Se non si voleva altro che una striscia di
territorio ebraico sulla costa e la pianura, come quella occupata dalla yishuv
nell'epoca che ha preceduto la creazione dello Stato di Israele,
la comunità internazionale avrebbe potuto facilmente situarla nel perimetro
difensivo "occidentale ", o delle Nazioni Unite, oppure,
successivamente, della Nato. Eh no!, dicono i sionisti, sono finiti i brutti
tempi quando eravamo tanto ingenui da affidare la nostra difesa ai gentili.
Benone. Ma stiamo attenti al seguito. Israele oggi
dipende in tutto e per tutto dai non ebrei per la sua difesa e per di più
opprime milioni di altri non ebrei che lo odiano e detestano dal profondo del
cuore. Per quanto tempo pensate che il primo gruppo di non ebrei continuerà a
difendere Israele dal secondo gruppo, e dai loro
ricchissimi e numerosissimi consanguinei? In altre parole, il sionismo non ha
fatto altro che rimpiazzare e spostare la questione dell'antisemitismo. Ai miei
occhi, la società israeliana non è l'alternativa alla diaspora. Essa è parte
della diaspora. Per dirla schiettamente, esistono oggi tre gruppi di sei
milioni di ebrei. I primi sei milioni vivono nella terra che il movimento
sionista chiamava Palestina. Altri sei milioni vivono
negli Stati Uniti. E gli ultimi sei milioni sono distribuiti tra Russia,
Francia, Inghilterra e Argentina. Solo il primo gruppo vive giornalmente sotto
la minaccia di razzi lanciati da un popolo che odia gli ebrei. Dicono che
l'ironia sia una specialità ebraica: non aggiungo altro. L'ultimo argomento,
tuttavia, mi porta a concludere con la seguente osservazione. Chiunque pensi
che l'antisemitismo sia una minaccia esclusivamente rivolta contro gli ebrei,
si sbaglia. La storia ci dimostra qualcosa di assai diverso: l'odio per gli
ebrei conduce infallibilmente alla barbarie e alla rovina, e gli Stati e i
movimenti politici che lo promulgano sono condannati all'omicidio e al
suicidio, come è stato dimostrato dalla Spagna cattolica e dalla Germania
nazista. Oggi la "repubblica islamica" dell'Iran è un incubo
innanzitutto per i suoi stessi cittadini, e una minaccia pestilenziale per i
suoi vicini. E lo spettacolo più deprimente e degradante dell'ultimo decennio,
per tutti coloro che amano la democrazia e il secolarismo, è la degenerazione
del nazionalismo arabo-palestinese nell'inferno teocratico e criminale di Hamas
e della Jihad islamica, dove il sito web della fazione dominante di Gaza vanta
addirittura l'appoggio del Protocollo degli anziani di Sion. Tale oscenità non
è da giustificare con facili scuse di disperazione dettata dall'occupazione,
come altri fanatici religiosi quali Jimmy Carter - che è riuscito a incontrare
i gangster di Hamas senza far menzione del loro manifesto razzista - vorrebbero
far credere. (Allora le condizioni di vita a Gaza giustificano anche il
massacro tra musulmani nel Darfur, in Iraq, in Pakistan o in Libano?). Questo
punto cruciale invece costringe i non sionisti come me a chiedersi se,
nonostante tutto, Israele debba essere difeso in
quanto parte dell'Occidente democratico. è una domanda, questa, alla quale gli
stessi israeliani non hanno ancora saputo dare una risposta pienamente
convincente, e se davvero desiderano festeggiare il 60Ë? - per non parlare del
70Ë?- anniversario del loro Stato, dovrebbero affrettarsi a trovarne una. © New
York Times Syndicate traduzione di Rita Baldassarre.
( da "Corriere della Sera" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-15 num: - pag: 18
categoria: REDAZIONALE Medio Oriente Razzo da Gaza su Ashkelon. Olmert minaccia
una "reazione senza precedenti" Bush salda l'asse con Israele "Saremo sempre al vostro fianco" In Libano
il governo revoca i provvedimenti contro l'Hezbollah Il presidente Usa e i 60
anni dello Stato ebraico: "Ottimista per la regione", ma con meno
aspettative GERUSALEMME - Venuto con un messaggio di pace, Bush ha visto
alzarsi lo spettro della guerra. Nel 60esimo anniversario
della fondazione dello Stato di Israele - la Nabka, il giorno della catastrofe per i palestinesi - un
missile lanciato da Gaza si è abbattuto su un centro commerciale di Ashkelon,
ferendo una decina di persone tra cui una bambina di 6 anni. Il premier
israeliano Olmert, allertato durante il colloquio con Bush, ha minacciato una
rappresaglia senza precedenti: "Non tollereremo continui attacchi a
civili innocenti - ha ammonito, il presidente americano affianco -. Sono
inaccettabili e vi porremo fine. Spero che non dovremo reagire con una forza
che non abbiamo ancora usato ". Bush lo ha spalleggiato accusando Hamas di
minare le trattative di pace: "Continua a voler distruggere Israele, a cui diamo il nostro pieno sostegno come lo diamo
ai palestinesi che vogliono convivere con esso". Alle celebrazioni serali
del Sessantenario, però, davanti a mille invitati da tutto il mondo, Olmert ha
cercato di tenere vive le speranze di pace: "Israele
sta compiendo uno sforzo enorme nei negoziati, registriamo progressi che
potrebbero produrre frutti entro la fine dell'anno", ha detto rivolto a
Bush. Ma il presidente, che poco prima aveva definito lo Stato ebraico un
"modello di democrazia" per il Medio Oriente e si era detto
"ottimista sul futuro della regione", questa volta ha glissato. Di
fatto, Bush ha ridotto le aspettative, così come in Iraq e Libano, sebbene nel
giudizio del segretario di Stato Condoleezza Rice un accordo tra Israele e Palestina nel 2008 sia
"improbabile, ma non impossibile". Più del colloquio tra Bush e
Olmert, il ricevimento di gala ha rafforzato la sensazione che Usa e Stato
ebraico formino oggi un asse inscindibile, sensazione che rischia di alienare
loro ulteriormente i Paesi arabi. Il ricevimento è stato il "Thanksgiving
day", la Festa del ringraziamento di Israele
all'America, come l'ha chiamata il presidente israeliano Shimon Peres. Bush,
ora commosso, ora divertito dagli elogi di Olmert - "Vorrei che fosse lui
a determinare il mio indice di gradimento " - ha ricambiato: "Saremo
sempre al vostro fianco". La stessa frase adoperata all'arrivo a proposito
del premier libanese Siniora (che ieri sera ha revocato i provvedimenti contro
l'Hezbollah): l'obbiettivo immediato del viaggio di Bush in Medio Oriente è
impedire a Iran e Siria di interferire in Libano oltre che in Palestina: "Hezbollah vuole destabilizzare una giovane
democrazia". Un tema su cui tornerà oggi nel discorso alla Knesset, il
Parlamento israeliano. Ennio Caretto L'INTERVENTO di Christopher Hitchens nelle
Opinioni.
( da "Corriere della Sera" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-15 num: - pag: 19
categoria: REDAZIONALE La scelta Il presidente: "Devo dimostrarmi solidale
con le famiglie delle vittime come meglio posso" "Niente golf: mi
sacrifico per l'Iraq" George W. non gioca dal
( da "Stampa, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Intervista
Il newyorkese Safran Foer "Noi ebrei, meglio lontano da Israele"
FRANCESCA PACI CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME George W. Bush celebra il 60°
compleanno d'Israele brindando al Binyanei Hauma, il
grattacielo a vetri all'ingresso di Gerusalemme sede della conferenza
internazionale "Facing Tomorrow". Jonathan Safran Foer preferisce
l'understatement raffinato del quartiere Yemin Moshe che in questi giorni
ospita l'International Writers Festival, la versione israeliana della Fiera del
libro. L'enfant prodige della letteratura americana, che a trent'anni vanta già
due bestseller come Ogni cosa è illuminata e Molto forte, incredibilmente
vicino, gioca sul prato con il figlio Sasha mentre la moglie, la scrittrice
Nicole Krauss, firma autografi accanto ad Amos Oz. Prima di darle il cambio
alla ribalta, Jonathan Safran Foer, Lacoste blu, jeans scuri e snikers come i
suoi fan in attesa, racconta cosa significhi questo anniversario per lui,
giovane ebreo di Brooklyn. La festa, oggi, è qui. Si sente un po' padrone di
casa o solo un ospite? "È una senzazione forte, contrastastante come i
miei sentimenti verso questo Paese. Sono venuto per i libri e non per la
bandiera, ma è una bella esperienza. Ho molti legami con Israele,
sono ebreo, parte della mia famiglia abita qui, non sono un qualsiasi americano
in gita. Vado fiero della mia identità mista anche se è complicata, un caos di
emozioni contraddittorie". Oltre il 50% degli ebrei vive all'estero.
Secondo il columnist del quotidiano Yedioth Ahronoth, Sever Ploker, la diaspora
si sta allontanando da Israele, quasi rimpiangesse, in
fondo, l'identità ebraica debole ma cosmopolita precedente allo Stato
nazionale. Cosa rappresenta per lei il mito della Terra Promessa? "La
diaspora ebraica e gli ebrei d'Israele sono mondi
lontani ed è vero che la distanza sta aumentando. È come portare due esemplari
dello stesso animale in montagna e nel deserto, alla lunga diverranno animali
diversi. In Israele respiri l'ansia della vittoria, la
rivalsa, l'agonismo. Io, ebreo newyorkese, sono una minoranza negli Stati Uniti
e ne traggo forza, ispirazione. Essere maggioranza assoluta è assai meno
eccitante. Appena arrivo qui mi sento a casa, ma subito prevale il disagio.
Credo che i veri eredi dell'umorismo ebraico e del senso della tragedia non
siano in Israele ma in America. È come se nascendo, Israele avesse perduto qualcosa, come se il nazionalismo
avesse prevalso sull'ebraismo. Un Paese costretto alla guerra perenne può
produrre arte? Direi di no. Ho l'impressione che gli ebrei si coprano di gloria
quando sono sparsi nel mondo: metterli tutti insieme nella stessa terra non è
necessariamente una buona cosa". Ha passato due mesi a scrivere a
Gerusalemme. Verrebbe a viverci? "Un anno forse, per sempre no. Non mi
sento americano ma a New York c'è il mio mondo. L'idea di uno Stato ebraico mi
piace, sarei pronto a costruirne uno con altri ebrei, ma non qui. Israele è troppo corrotto dalla storia:
vorrei un Paese meno romantico, meno politico, più ordinario". Che ne
sarebbe delle radici in un altrove diverso da Israele? "Le radici bibliche, certo. All'alba dei suoi 60 anni Israele deve scegliere tra il bello e il
necessario, se essere un museo o un attore della storia reale. C'è
un'altra via a questa trincea, accettare i compromessi, l'assimilazione,
l'incontro con l'altro". Una qualità e un difetto d'Israele.
"Amo la speranza di questa terra, l'unica al mondo che fa i conti ogni
giorno con la minaccia d'essere annientata. Ma l'eccesso di speranza ha
prodotto il suo opposto, un misto di malinconia e disperazione per quanto si è
perso costruendo". Israeliani e palestinesi paiono condividere la mancanza
di una visione. Gliene dia una: cosa accadrà domani? "Non credo che da
queste parti manchi una visione: ce ne sono troppe. L'immagine del passato, il
mito e la rivendicazione incombono sul futuro. Una pace che renda tutti felici
è impossibile, il massimo sarebbe rendere tutti ugualmente infelici. Dovessi
immaginare una storia qui, sarebbe interamente al presente".
( da "Stampa, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nno gli
utili che hanno, magari è perché applicano costi esorbitanti ai loro clienti?
Non sarebbe meglio ridurli, con un evidente vantaggio per tutti noi, piuttosto
che permettere che il sistema bancario continui a comportarsi come sta facendo,
tassarlo e poi magari con quel gettito finanzare Alitalia, sapendo che quei
soldi mai torneranno a casa? Mi pare non sia un bell'inizio. Siamo al punto che
la sinistra propone e tenta le liberalizzazioni e la destra propone tassazioni.
Forse qualcosa mi sfugge. EUSEBIO FANTINI, VALLE MOSSO (BI) Il prezzo
(nascosto) del nuovo governo Dopo l'insediamento del quarto governo Berlusconi,
il neoministro Rotondi ha annunciato a Ballarò l'inizio della terza Repubblica.
Il Cavaliere, forte di una vittoria elettorale schiacciante, ma densa di
inquietanti motivazioni "in negativo", e conscio di dover
attraversare zone impervie, tenta di accattivarsi la benevolenza delle popolazioni
storicamente ostili. Staremo a vedere, esauriti i generi "civetta",
cosa comparirà sul banco del nuovo governo e a quali prezzi. GIULIANO GHISOLFO
Travaglio e l'onesto esame dei fatti La vicenda delle dichiarazioni di
Travaglio sulle amicizie imbarazzanti del neo presidente del Senato Schifani e
sull'ondata di indignazione e solidarietà scatenatasi tra i politici, con rare
ma attese eccezioni come l'onorevole Di Pietro, e lo schierarsi, quasi
compatto, di stampa e televisione al fianco del presidente del Senato, fa
sorgere nel cittadino comune qualche dovuta perplessità, se si ripensa anche a
quanto accaduto a latere delle dichiarazioni rilasciate tempo fa dall'attuale
senatore Dell'Utri, che esaltò la memoria di un noto mafioso, definendolo un
eroe. Indignazione e solidarietà non devono essere né gratuite né
incondizionate, ma basarsi sull'onesta disamina dei fatti, altrimenti il
richiamo al muro eretto dalla casta politica a difesa dei propri simili è
inevitabile. In quanto ai giornalisti non sarebbe stato fuori luogo un forte
invito ai politici, allora con Dell'Utri e adesso con Schifani, in quanto
servitori dello stato, a rispettare la memoria ed i valori espressi in vita di
altri servitori dello stato, morti per mano della mafia, come Falcone e
Borsellino, ed a rispettare un giornalista come Travaglio che ha soltanto
svolto il proprio dovere. GIAN FRANCESCO UBOLDINI Berlusconi e il Pd pensando
al Quirinale Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel suo primo
intervento alla Camera dei Deputati esalta il ruolo del maggior partito di
opposizione: il Pd. Il quale contraccambia con fragorosi applausi. Un
conoscente di lunga data affermò nel passato che pensare male è peccato però
non si sbaglia quasi mai. In questa circostanza ho la presunzione di non sbagliarmi.
Nel 2013 scadranno contemporaneamente il mandato del Presidente della
Repubblica e l'attuale Legislatura. Berlusconi, con il convinto appoggio del
Pd, prenderà il posto di Napolitano. Veltroni, o chi per lui, avrà così un
avversario candidato premier del centro-destra sicuramente molto più debole di
Berlusconi. A quel punto la mutua convenienza di grandi interessi potrà
finalmente realizzarsi. SERGIO GAIOTTI PRESIDENTE DEL CIRCOLO "PARTECIPARE
PER TESTIMONIARE", TORINO La malattia mentale dopo Basaglia Nel maggio
1978 i manicomi furono chiusi. Lo psichiatra veneziano Franco Basaglia lavorò
già dal 1971 al progetto per un nuovo percorso terapeutico, conosciuto poi come
"Legge Basaglia". E gli "internati" divennero cittadini. La
legge
( da "Liberazione" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Itari
israeliane È di quattro persone il numero complessivo dei palestinesi che hanno
perso la vita ieri mattina nella Striscia di Gaza, in seguito a tre diverse
incursioni sferrate dalle forze militari israeliane. Lo hanno reso noto fonti
sanitarie palestinesi giunte sul posto, secondo cui due delle vittime erano dei
miliziani di Hamas, le altre due invece dei semplici civili che stavano nel
posto sbagliato al momento sbagliato. Un membro delle Brigate Ezzedine
al-Qassam, braccio armato del gruppo radicale palestinese che dal giugno 2006
controlla militarmente Gaza, è rimasto ucciso nel corso di
uno dei due nuovi raid aerei compiuti da Israele nel settore sud dell'enclave palestinese: l'aviazione di Tel Aviv
era stata fatta intervenire due volte per stroncare la resistenza dei
guerriglieri locali, che hanno ingaggiato scontri armati con le truppe di terra
dello Stato ebraico dopo che queste avevano fatto irruzione nel villaggio di
Khouzza, vicino a Khan Younis. Ai combattimenti hanno preso parte
estremisti dello stesso Hamas e miliziani della Jihad Islamica. Un diciottenne
palestinese è invece stato crivellato di proiettili vicino al campo profughi di
Jabaliyah, nella parte settentrionale della Striscia. Infine, un terzo
bombardamento aereo nelle vicinanze di Khan Younis, sempre a nord di Gaza, ha
causato la morte di un passante e di un attivista delle Brigate al-Quds, ala
militare della Jihad. I guerriglieri palestinesi non hanno però tardato nella
risposta alle incursioni israeliane; nel pomeriggio di ieri un razzo lanciato
dalla città di Beit Lahiya, nella parte settentrionale della Striscia, è caduto
su un centro commerciale di Ashkelon nel sud di Israele
causando almeno 11 feriti di cui tre gravi, tra cui una bambina di sei anni. Ne
hanno dato notizia fonti mediche locali, mentre i principali media hanno reso
pubblica la rivendicazione della jihad islamica. Tre giorni giorni fa una donna
era stata uccisa a Sderot da un razzo mentre venerdì scorso un uomo di 48 anni
aveva perso la vita in un kibbutz per l'esplosione di alcuni colpi di mortaio.
Sempre nella Striscia, militanti di Hamas e della Jihad islamica hanno
commemorato, in concomitanza con le celebrazioni del 60esimo anniversario della
nascita di Israele, la "Nakba" (catastrofe)
del popolo palestinese costretto ad abbandonare i suoi territori. "Il
mondo intero deve sapere che la nostra terra non è in vendita e che il nostro
diritto alla resistenza è sacro. I fucili e i missili sono dei mezzi nobili per
raggiungere fini nobili", ha detto nel corso della manifestazione Mahmoud
Zahar, uno dei più influenti leader di Hamas. Celebrazioni della Nakba si sono
tenute anche in Cisgiordania. 15/05/2008.
( da "Liberazione" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Casa
Bianca e Tel Aviv puntano il dito su Hezbollah. "Teheran ormai è al nostro
confine" Bush in Israele, uniti contro l'Iran: "Cerca di destabilizzare la
regione" Da Gerusalemme, dove ieri è atterrato per una due giorni di
incontri con le autorità israeliane e di celebrazioni per l'anniversario dei 60
anni dello Stato di Israele,
il presidente americano George Bush ha accusato ieri l'Iran di voler
destabilizzare la democrazia libanese tramite il partito sciita Hezbollah.
"Hezbollah è sostenuto dall'Iran e vi è uno sforzo iraniano per
destabilizzare questa giovane democrazia. Gli Stati Uniti sono decisamente a
fianco del governo Siniora", ha detto Bush, in una conferenza stampa
congiunta a Gerusalemme assieme al primo ministro israeliano Ehud Olmert.
"Hezbollah, il cosidetto protettore dei libanesi contro Israele,
si è rivoltato contro la sua stessa gente", ha aggiunto il presidente,
riferendosi ai recenti scontri in Libano fra sciiti e sunniti e fra sciiti e
drusi. Dure anche le dichiarazioni dei responsabili di Israele,
che tramite l'ambasciatore di Tel Aviv all'Onu hanno puntatgo il dito contro
gli ayatollah, che solo il giorno prima tramite il presidente Mahmoud
Ahmadinejad avevano ribadito di voler "cancellare Israele"
dalla mappa del Medio Oriente. "L'Iran si trova ormai al nostro confine
settentrionale", ha dichiarato l'ambasciatore all'Onu Dan Gillerman,
descrivendo la situazione libanese dove il partito sciita Hezbollah,
filosiriano e filoiraniano, sembra aver sempre più potere. "La situazione
in Libano, fra i siriani e gli iraniani, sembra pessima. La risoluzione 1701
del Consiglio di sicurezza, che ha messo fine alla Seconda guerra del Libano,
non viene realizzata. Quello che è estremamante allarmante è che l'Iran si
trova al nostro confine settentrionale e in un certo senso anche a quello
meridionale", ha aggiunto Gillerman di fronte all'assemblea, un
riferimento alla presunta influenza che Teheran eserciterebbe ormai anche sui
fondamentalisti sunniti di Hamas. Israele non ha
ancora commentato la tensione di questi giorni in Libano, ma al consiglio dei ministri
di domenica scorsa, scrive la stampa israeliana ieri, molti hanno espresso
preoccupazione: il timore è che il "partito di Dio" degli sciiti
diventi l'elemento guida in Libano, dopo aver completato il suo armamento e
aver rafforzato il suo potere dalla guerra dell'estate
( da "Liberazione" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Libano,
guerra per procura tra Washington e Teheran" Francesca Marretta Londra
Robert Fisk ci ha reso partecipi della storia dei nostri tempi raccontandoci il
conflitto in Irlanda del Nord, la Rivoluzione dei Garofani portoghese, la
guerra civile in Libano, la rivoluzione in Iran, la guerra del Golfo e
l'Invasione dell'Iraq. Continua seguire la situazione in Medio Oriente come
corrispondente del quotidiano britannico The Independent. Pluripremiato giornalsita
e scrittore, Fisk fa base a Beirut Ovest da tent'anni. Gli abbiamo chiesto di
aiutarci a capire cosa sta accadendo in Libano. La missione della Lega Araba a
Beirut serve, come si apprende dalla stampa a potare al Libano un nuovo
esecutivo guidato da una giuta militare? La lega Araba non ha alcun potere,
riflette le spaccature e l'inerzia dei paesi arabi. Fallisce puntualmente ogni
volta che interviene. Non serve a granchè qui in Libano. Per contro l'esercito
è l'unica istituzione che funziona in questo paese. E una giunta militare al
governo non rappresenterebbe una novitá, c'è giá stata. La sola cosa certa è
che così come sono oggi le istituzioni non funzionano, quindi potrebbe essere
una soluzione, ma temporanea, perchè quella che deve funzionare a livello
istituzionale è la macchina amministrativa, e non è ideale che siano militari a
gestirla. E un mio amico libanese mi ha detto, ne abbiamo avuti abbanza di
generali al potere". In questa crisi l'esercito non è intervenuto. Cosa
accadrebbe se lo facesse? "E' intervenuto all'inizio, ma non si è
schierato. I militari hanno ha separato la gente che si confrontava per strada
cercando di calmare la situazione. L'esercito libanese non puó assumere una
posizione di forza tra i libanesi. L'esercito libanese è il Libano. Se prende
parte al conflitto o se si schiera con una parte o con l'altra va in pezzi, e
con esso andrebbe in pezzi il paese. Credi che la componente sciita
interverrebbe sulla propria gente o quella cristiana contro altri cristiani? Se
l'esercito interviene direttamente negli scontri non esite più. Lo abbiamo
visto nel 1975. Non mi piacciono gli eserciti, ma in Libano se non ci fosse la
presenza delle foze armate ci sarebbero per strada le milizie. E l'offerta di
Bush di "aiuto" all'esercito libanese? Bush è un anatra zoppa e crede
ancora di contare qualcosa. Per fortuna i libanesi sono molto più saggi di lui.
Il sostegno dell'amministrazione americaba al governo Siniora si è trasformato
in un bacio della morte. Bush dovrebbe capire che è molto meglio per lui
restare fuori dal Libano, ma non ci arriva e finisce sempre per mettere le mani
in pasta creando pasticci. Gli Stati Uniti non hanno capito bene che tipo di
intervento da parte loro servirebbe in Libano, un paese che ha oggi un debito pubblico
di quarantuno miliardi di dollari, con i prezzi in continuo aumento, il solo
"intervento" necessario da parte degli Sati Uniti sarebbe un sostegno
all'economia. L'intervento degli Usa in questa regione finisce invece per
rivelarsi sempre inappropriato. Esiste il pericolo reale che la situazione sul
terreno precipiti, fino a ripiombare in una guerra civile? "Io non credo
che si arriverá a una nuova guerra civile. I libanesi non la vogliono. La
guerra si fa per uccidere e vincere. E in questo paese hanno visto che nella
guerra si muore, ma che nessuno vince. Credo al contrario possibile una nuova
guerra tra Israele e Hezbollah. Il libano è un paese
strano, confessionale, ma alla ricerca della modernitá. Qui vive una
generazione di libanesi che durante la guerra civile è stata mandata a vivere e
studiare a Londra, Parigi, in America. Il problema è che per modernizzare del
tutto questa societá occorre de-confessionalizzarla. Ma questo non è possibile
perché il Libano è basato sulla convivenza di diverse confessioni. L'assenza di
terreno comune di discussione politica tra governo e opposizione si trasforma
così in un cerino in mano. Basta una piccola frizione a farlo accendere. E
quello che è accaduto nei giorni scorsi l'ho sentito arrivare. La crisi era nell'aria.
Quando ho visto che chiudevano l'aeroporto, sunniti contro gli sciiti e gomme
che bruciavano per strade ho capito che la situazione sarebbe precipitata. Sono
appena tornato da Tripoli e devo dire che sono rimasto colpito dal livello di
violenza raggiunto in questi giorni. Questa situazione potenzialmente
incendiaria permarrá in questo paese fin quando persisterá la natura
confessionale che lo contraddistingue. Ma, come dicevo, la gente ha troppa
paura di un ritorno alla guerra civile e non la vuole". Ma che opzione
hanno i cittadini che non imbracciano le armi? Nemmeno i Palestinesi di Gaza
volevano trovarsi in mezzo a una guerra intestina. "La situazione è
diversa. Non si puó fare un paragone. In Libano la gente obbedisce
all'esercito, ne riconosce la legittimitá e l'autoritá. Hezbollah non
punterebbe mai le armi contro l'esercito, come l'esercito non le punterebbe mai
contro Hezbollah. Per le ragioni che ho spiegato prima sulla natura delle forze
armate". Lei scrive che gli scontri di questi giorni in Libano sono il
riflesso dell'opposizione tra l'asse di Usa e alleati versus Iran e alleati.
Quella in corso in Libano è una guerra per procura tra Usa e Iran. Poco tempo
fa stavo tenendo una conferenza e uno tra il pubblico, era un Hezbollah, mi ha
chiesto Sig. Fisk che succederá in Libano? Io ho risposto che il problema è
proprio il fatto che lo chiedeva a me. Avrebbe dovuto chiederlo al vicino di
casa. E' chiaro quello che voglio dire? Queste sono domande a cui i libanesi
devono dare risposte senza piú il perpetuo intervento dall'esterno. L'Iran vede
la guerra per procura in maniera ideologica. Sa che Hezbollah non conqusterá
Gerusalemme, ma sa che gli sciiti libanesi possono umiliare
Israele, come è successo
nel 2006. Bush crede che Israele possa spazzare via Heazbollah come dichiarano gli israeliani, ma
ci crede giusto lui, perchè tutti sanno che non è possibile. Hezbollah dice a Israele siamo più forti che mai. Israele dice lo stesso, e Bush ci crede,
non avendo capito la portata della sconfitta per Isreale nel 2006. E la
situazione è di tensione continua. Come viene percepito Hezbollah nel paese,
sopratutto dopo i fatti degli ultimi giorni? Dipende dalla religione di
appartenteza. Piú in generale posso dire che subito dopo i fatti del 2006 i
libanesi hanno mostrato apprezzamento per come Hezbollah aveva tenuto testa
all'esercito israeliano. Poi si sono resi conto della scala della devastazione
nel paese e delle conseguenze economiche della guerra. Quando poi Hezbollah è
uscito dal governo in molti sono stati infastiditi dall'atteggiamento di
Nasrallah che pareva voler governare il paese. Nasrallah è un uomo molto
intelligente, ma quando parla dicendo che è in corso una guerra contro
Hezbollah la sitauzione diventa pericolosa. Allo stesso modo in cui diventa
pericolosa quando un leader cristiano parla di colpo di Stato. La violenza qui
è sempre di natura settaria. Questi sono attegiamenti suscettibili di infuocare
gli animi, perchè, ripeto, questa è una societá settaria. Il limite sta nel
grado in cui si usano queste tensioni per scopi politici. Di conseguenza non mi
sorprende che ci siano stati tanti morti in questa crisi. Al- Sharq al Awsar
(quotidiano panarabo stampato a Londra, ndr.) ha titolato: "Mentre il
Libano sta bruciando la Siria tratta con Israele".
E' così? Non credo che Israele stia negoziando una
restituzione del Golan alla Siria per il semplice fatto che Olmert è finito
come politico e non puó potare avanti nessun negoziato che si possa considerare
serio. La Siria vuole il Golan, ma se Israele glielo
voleva restituire lo avrebbe giá fatto. In questo momento non esistono approcci
alla pace in nessuna direzione nella Regione, né in Libano, né a Gaza, né in
Iraq. E questa è la dimostrazione più evidente del totale fallimento della
politica di intervento degli Stati Uniti in Medio Oriente. Come si esce
dall'impasse politica attuale? La soluzione vera arriverá quando Usa, Iran e
Siria si toglieranno di mezzo. E questo potrebbe anche succedere. Accadrá
precisamente quando gli Usa dovranno lasciare l'Iraq, perchè non potranno farlo
senza l'intervento di questi due paesi. Allora cambierá la musica (Mentre ci
salutiamo Fisk deve rispondere a una chiamata locale) . Tanto per farti capire
come vanno le cose sul terreno ti racconto quello che mi hanno appena detto al
telefono. Gli uomini di Jumblatt (leader del gruppo druso filogovernativo)
hanno catturato 25 Hezbollah. E' dovuto intervenire Nasrallah direttamente
chiamando Jumblatt al telefono per chiedergli se gentilmente li faceva
rilasciare. Jumblat gli ha risposto: si, se gentilmente rilasciate due dei
nostri che tenete in mano voi. 15/05/2008.
( da "Liberazione" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
On the
radio Radio Popolare Roma ospita alle 10.40 - sui 103.3 Fm o in streaming su
www.radiopopolareroma.it - don Roberto Sardella, prete di strada e inventore
della Scuola 725. Cosa ne pensa don Sardella del voto di Roma? Delle periferie
che hanno virato a destra? Di Alemanno sindaco? Rende (Cs) Ultima proposta per
la cinerassegna sul '68 al Dam dell'Unical: Maledetti vi amerò di Giordana alle
21. Baronissi (Sa) Incontriamo uno dei maggiori poeti contemporanei di lingua
ebraica, Aharon Shabtai . Scandaloso, irregolare e oppositore delle politiche
israeliane nei territori palestinesi. Alle 20 alla Casa della Poesia. Napoli
Contro razzismo e xenofobia e contro il vile attentato a Ponticelli
manifestazione in solidarietà con il popolo Rom alle 10 piazza Municipio. Un
film documentario del 1984 diretto da Silvano Agosti sui diversi modi di vivere
l'amore con interviste a una mamma, un bambino, un trans, una prostituta e un
travestito. D'amore si vive : alle 21.30 Ateneo libertario in vico Verde
Monteoliveto 4. Frosinone Un grande cantautore polistrumentista: The Niro live
Arci Cantina Mediterraneo via A. Fabi 341. Frascati (Rm) La compagnia teatrale La Differenza ci racconta il suo viaggio in Palestina: Della città di Dio di
Giovanni Greco alle 21 Spazio Zip via Mamiani 6. Roma Per la prima edizione di
European Solar Days , settimana di iniziative sull'energia solare, alle 18
l'equocoop Equociquà! ospita una "lezione aperta" sull' impronta ecologica
dei nostri consumi energetici e sugli utilizzi e le opportunità dell'energia
solare. Alle 18 via Divisione Torino 51 con Serena Drigo e Alessandro Vezzil.
Incontri di geopolitica sui nuovi scenari internazionali: "Il mondo in
casa nostra", a cura di Punto Critico. Alle 18 Odradek via dei Banchi
Vecchi 57 La guerra sempre più vicina. Crisi geopolitiche: le nuove frontiere
della Nato, dall'Afghanistan al Kosovo con Simona Cataldi dell'Afghanistan
Cisda e Jacopo Venier del PdCI. Giordano Bruno. La ragione è laica : alle 18
Rinascita via P. Alpino 48 con la saggista Maria Mantello docente di Filosofia
e storia e Maria Barbalato di Generoso Procaccini editore. Antigone, insieme ad
Arci, Asgi. Link, Ora d'Aria, Progetto Diritti, le comunità rumena, bengalese,
senegalese, srilankese, curda organizzano un incontro contro il pacchetto
sicurezza del governo Berlusconi, la direttiva Ue in materia di immigrati e
rimpatri domani alle 10 Parlamento europeo in via IV Novembre 149. Amicizia,
amore e rabbia in tre giovani vite che hanno voglia di fare a pugni col mondo:
Marco Zarfati ci parla del suo libro Io ci sto (Fermento) alle 18 Feltrinelli
viale Marconi 190. E' dedicato a Giordano Bruno Le fiamme e la ragione (Promo
Music Books) il libro di Corrado Augias che l'autore presenta alle 21 Teatro
Palladium. L'attore e regista Fabio Salvatore discute con Fabio Canino, Deborah
Caprioglio, Sarah Maestri e Micaela Ramazzotti del suo primo romanzo Cancro,
non mi fai paura (Aliberti) alle 18.30 Mondadori via San Vincenzo 10. Jam session
di quartiere con Obamanno L'analisi del voto romano con anche M. Diletti e M.
Toaldo del Centro per la Riforma dello Stato... perché non se ne parla solo a
"Porta a porta". Con l'algerino Tahar Lamri e il suo libro I sessanta
nomi dell'amore (Mangrovie) alle 19 libreria Giufà in via degli Aurunci 38.
Inermi sono i popoli che soffrono la violenza della guerra, delle armi e della
paura, ma la voglia di vivere fa risorgere, sempre: Massimo Zamboni presenta il
suo cd + dvd + libro L'inerme è l'imbattibile (manifesto cd) alle 19.30
Rinascita viale Agosta 36. Un toccante ritratto di vita coniugale, un'accorata
riflessione sull'amore, sottoposto all'impietosa prova del tempo: è Silvana
(Avagliano) di Turi Vasile che l'autore presenta alle 18 libreria Croce corso
V. Emanuele 156. Per "Incontro con l'Autore", Vincenzo Latronico ci
parla del suo libro Ginnastica e rivoluzione (Bompiani) alle 18 Rinascita in
via delle Botteghe Oscure 1; con Marino Sinibaldi e Flavio Soriga. Serata No
Slappers al Villaggio globale con il concerto di profusione + Ilenia Volpe. One
Love Hi Pawa al Brancaleone. Tra filetti di alici e rughetta, tagliatelle
zucchine e speck, tacchino in salsa di noci e melograno (e tanto altro...) si
snoda La Cena dei Maggioni alle 20.30, a cura dello Sci, alla Città dell'Utopia
in via Valeriano 3f; prenotati entro stamattina allo 0659648311. Musiche
brasiliane d'autore con Estegal Duo Il Pentagrappolo via Celimontana 21b. Rock
con una giovane band capitanata da Mimmo Scola, degli Stoners: Crazy Fish Lettere
Caffè via S. F. a Ripa 100. Ska reggae con Wogiagia Locanda Atlantide via dei
Lucani 22. Quartetto di voci e pianoforte e swing: Mameli Voices Cotton Club
via Bellinzona 2. Appassionati dei Genesis... e si sente: Unifaun - The Genesis
Tribute Big Mama vicolo S. F. a Ripa 18. Musica latina ed internazionale in
stile gipsy con Tierra Nueva Beba do Samba in via dei Messapi 8. Dal Giappone
Boris + Growing al Circolo degli Artisti in via Casilina Vecchia 42. Ladispoli
(Rm) Un film divertente e culturalmente stimolante: Harold e Maude di Hal
Hashby alle 21 BdM Il Fiore di via delle Dalie. Firenze Discutiamo di una
risorsa finita e preziosa e "contesa": La gestione dell'acqua, tra
emergenze e programmazione . Alle 21 Sms Rifredi con Giorgio Federici del
Dipartimento di Ingegneria civile e ambientale, Oscar Galli del Cispel e Carlo
Brandini ricercatore del Cnr. Musiche, ritmi e danze dal Brasile con Veronica
Fascione Quartetto al Covo del Cpa Fi-Sud. Empoli (Fi) Da non perdere il film
di Marc Forster Il cacciatore di aquiloni alle 22 csa Intifada. Pisa La lotta
del Movimento Sem Terra contro le monoculture estensive, gli ogm e i
biocombustibili, raccontata in prima persona: Agrobusiness e fame nel mondo: il
caso Brasile alle 21.30 Rebeldìa in via Battisti 51 con Marco Della Pina
docente di Scienze per la Pace dell'Università di Pisa e Ana Hanauer dei Sem
Terra. A cura di Fratelli dell'Uomo. Lucca Nel settembre del '76, sette ragazzi
e ragazze di La Plata furono sequestrati, brutalizzati e assassinati perché
reclamavano il "boleto estudiantil", una riduzione del biglietto
dell'autobus per gli studenti... La notte delle matite spezzate il film di H.
Olivera alle 21.30 Vino e Kino via della Dogana 6 per "L'Argentina dei
Generali". Prato Conferenza stampa per la presentazione del docufilm
Improvvisamente l'inverno scorso di Gustav Hofer e Luca Ragazzi, in proiezione
il 20 maggio in anteprima regionale al cinema Terminale per la Terza Giornata
Mondiale contro l'Omofobia . Alle 10 Caffè al Teatro in via Verdi 28. Bologna
Luca Alessandrini direttore dell'Istituto storico Parri discute con lo storico
Jean Pierre Rioux del suo saggio La France perd la mémoire (Perrin) alle 18
Delegation Culturelle in via de' Marchi 4. ABC Pride. Ricostituenti per la
nostra coscienza politica alle 21 al Cassero di via Don Minzoni 18:
"Orecchie da mercati", ovvero la politica italiana e il
riconoscimento dei diritti dei gay, lesbiche e transessuali. Con Franco
Grillini, Ezio Menzione, Francesca Polo e Titti de Simone. Una pietra miliare della
sperimentazione cinematografica: La jetée di Chris Marker alle 22 Lab Crash.
Venezia In collaborazione con la Provincia, Emergency organizza la conferenza
internazionale Costruire medicina in Africa: principi e strategie alle 11.30
Isola di San Servolo. Trento Per la Giornata mondiale contro l'omofobia, Coppie
omosessuali, coppie genitoriali: una realtà anche in Italia : alle 20.30 Aula
409 della facoltà di Sociologia dell'Università con Giuseppina La Delfa
presidente di Famiglie Arcobaleno, il sociologo Luca Trappolin, la
psicopedagogista Emanuela Zambotti, Alessandra Senettin presidenta di Poum.
Brescia Anche in Sicilia ci sono i tesori: quelli degli appalti, dei traffici
illeciti. Un tesoro saccheggiato da imprenditori, politici e mafiosi... Leo
Sisti presenta il suo libro L'isola del tesoro alle 20.30 Un Mondo di Carta
v.lo Beccaria 10. Con Fernando Scarlata del comitato antimafia Peppino
Impastato. Milano Letteratura e lavoro: Dalla fabbrica al call center (la
scomparsa dei tempi migliori) alle 21 Biblioteca via Frisi 2 con Alberto
Bellocchio sindacalista e scrittore e Massimo Rizza critico, poeta e direttore
di "Il Segnale". Argentina: ieri e oggi, memoria, lotta e resistenza.
Gaviotas Blindadas III il documentario di Susana Vazquèz sulla storia del Prt -
Erp, alle 21 Comuna Baires di via Parenzo 7. E dibattito con Susana, Mascarò,
Cine Americano, Cine Insurgente. Ska, reggae e combat folk Sound System by
Resident dj's csa Vittoria. Il film di David Guggenheim Una scomoda verità alle
21 Arci Metromondo via E. Ponti 40. Jam session con Armando Nicosia Trio al
Baretto del Leoncavallo; cinema alle 20 all'Hempt Bar con "The harder they
come" + The Rockers e alle 23 Luv Messender da Barcellona. Prosegue
Re-Visioni l'aperitivo fotografico alle 18 La Scighera in via Candiani 131,
stavolta per "parlare" del progetto Bovisa, e alle 22 Poetry Slam 6 ,
la sfida poetica matta e santa, discreta e spudorata. Arcore (Mi) Jam session
di musiche e danze popolari alle 21 Arci Blob via Casati 31. Nerviano (Mi)
Documento di un'epoca, un percorso nelle radici operaie: Lo Stabilimento.
Cultura materiale e documenti del mondo operaio , la mostra di attrezzi di
lavoro, strumenti di fabbrica e oggetti di vita quotidiana che si apre alle 21
al Palazzo municipale. Rosate (Mi) Ricordiamo con lo storico Giorgio Villani le
Storie e luoghi comuni della memoria. Dalla Liberazione alla Costituzione .
Alle 18 in Municipio. Segrate (Mi) Dalla California le bizzarrie e le bislacche
sperimentazioni degli Xiu Xiu live + Chris Garneau + I Date Fritz Lang @
Magnolia. Sesto S. Giovanni (Mi) Uguali in tutto, tranne che nella squadra del
cuore: Derby chanson con Claudio Sanfilippo e Marco Massa alle 22 Il Maglio via
Granelli. Torino Sergio e Mauro di Ya Basta e Renza del Comitato Chiapas ci
parlano del progetto Cafè Rebelde Zapatista, della campagna Los zapatistas no
estan solos , della Carovana estiva in Chiapas alle 21 csoa Gabrio di via
Revello 3. E poi il video Construir Autonomia di Riot Generation Video e mostra
fotografica. Genova Nuovo appuntamento per Collasso energetico, Festival delle
Energie con il Teatro Cargo: alle 18.30 Oratorio di S. Filippo conferenza
aperitivo Nucleare sì nucleare no e alle 21 Storie di scorie di e con Ulderico
Pesce. 15/05/2008.
( da "Opinione, L'" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è
Gio, 15 Mag 2008 Edizione 95 del 15-05-2008 Medio Oriente I palestinesi "festeggiano" Israele: un razzo su Ashkelon di Giorgio Bastiani I palestinesi hanno
"celebrato" il sessantesimo anniversario della "Nakba"
("catastrofe" in arabo), cioè la nascita dello Stato di Israele. Non solo si sono svolte
manifestazioni violente, come quelle che si sono tenute in Cisgiordania e nei
campi profughi in Libano, ma un razzo katyusha (modello Grad) è stato
lanciato da Gaza contro Ashkelon, città meridionale di Israele.
E ha centrato in pieno un centro commerciale, provocando, stando a un primo
bilancio, il ferimento di 14 persone. Una madre e la sua bambina sono tra i
feriti: la madre è grave. Altre due persone, finite sotto le macerie, sono
state liberate dai soccorsi. Stando ai testimoni, la sirena di allarme è
suonata solo pochi secondi prima dell'impatto: data la velocità dell'ordigno e
la relativa vicinanza di Ashkelon da Gaza, non era possibile un preavviso più
lungo. L'attacco è stato immediatamente rivendicato dalla Jihad Islamica,
proprio alla fine dell'incontro al vertice tra il presidente statunitense
George W. Bush e il premier israeliano Ehud Olmert a Gerusalemme. "Non
possiamo tollerare continui attacchi contro civili innocenti" - ha
dichiarato il capo del governo israeliano - "Si spera di non dover agire
contro Hamas in altro modo, utilizzando tutto il potenziale militare che sinora
Israele non ha ancora impiegato per porre fine
all'aggressione". Secondo il parlamentare del Likud (il partito
conservatore) Gideon Saar, l'attacco è proprio il risultato della "debole
politica di auto-contenimento" seguita sinora dal governo del partito
Kadima. Il Likud e l'ex premier Binyamin Netanyahu hanno sempre chiesto
un'operazione militare su larga scala contro Gaza, ormai nelle mani di Hamas e
terreno libero per molte altre organizzazioni terroristiche islamiche, tra cui
la Jihad e cellule di Al Qaeda. Il fatto che dalla città meridionale
palestinese sia stato lanciato un razzo Grad, un'arma di concezione sovietica
in uso nelle forze iraniane, è un'ulteriore dimostrazione dell'intensità del contrabbando
dall'Iran alla Palestina. I servizi segreti israeliani
avevano denunciato da tempo l'esistenza di un traffico di equipaggiamento
militare, via mare, dall'Iran alla Striscia di Gaza, anche senza passare
dall'Egitto. Dal valico di Rafah, infatti, è impossibile far passare razzi
tanto grandi. Il regime di Teheran, non solo non nasconde, ma rivendica
apertamente il suo sostegno ai movimenti armati islamisti del Medio Oriente.
Nella mattinata di ieri, l'ex ambasciatore iraniano a Damasco, nonché consigliere
dell'ayatollah Khamenei, aveva dichiarato al quotidiano Al Sharq Al Awsat, che:
"L'imam Khomeini e la Repubblica Islamica dell'Iran consideravano la
questione palestinese come propria. A quanto sappiamo, il movimento di Hamas e
della Jihad Islamica sono nati dopo la vittoria della Rivoluzione Islamica,
sono stati ispirati dall'imam Khomeini e dalla resistenza che lui guidò".
Questo discorso non è solo storico, secondo il diplomatico iraniano:
"Questa resistenza si è materializzata in Libano con la formazione di
Hezbollah e dopo ha preso piede in Palestina. Di
fatto, i figli della resistenza libanese e palestinese sono figli legittimi
della Repubblica Islamica dell'Iran, spiritualmente e moralmente".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cartoon
choc su Sabra e Chatila Immagini choc sulla strage di Sabra
e Chatila del 1982 nel film israeliano in concorso oggi, "Waltz with
Bashir", sono piombate ieri sera nelle prime proiezioni stampa. Firmato da
Ari Folman, il film (nella foto) racconta in animazione un'esperienza davvero
vissuta dal regista, ex soldato israeliano. E alla fine mostra le immagini vere
della strage: corpi decomposti tra le macerie di Beirut.
( da "Stampa, La" del 15-05-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)
Argomenti: Israele/Palestina
Saper
spendere Lo scrittore iracheno scelto dai Rotary per l'impegno nel dialogo tra
culture Simonetta simonetta.conti@mailbox.lastampa.it [FIRMA]ANDREA ROSSI
Nemico di ogni integralismo. Fautore di una lettura moderna delle tradizioni,
anche religiose. Sempre in prima linea nello sforzo per promuovere la
tolleranza e la comprensione tra persone di diversa origine, rispettando e valorizzando
le differenze culturali, sociali e religiose. Con queste motivazioni, ieri sera
all'Unione Industriale, Younis Tawfik ha ricevuto il premio Bruno Caccia,
giunto all'edizione numero 23, il riconoscimento che ogni anno i 28 Rotary club
del torinese assegnano a chi - cittadino o istituzione - si è distinto nella
tutela dell'interesse pubblico. Tawfik, nato cinquanta anni fa a Mosul, in
Iraq, ha ricevuto il riconoscimento dalle mani di Guido Caccia, figlio del
magistrato - prima Sostituto procuratore a Torino, poi Procuratore ad Aosta,
quindi nuovamente a Torino, alla Procura Generale e infine Procuratore Capo di
Torino - ucciso dalla criminalità organizzata il 26 giugno 1983. Alla cerimonia
erano presenti diverse personalità delle istituzioni, civili e militari;
esponenti della magistratura, dell'associazionismo e della comunità araba
torinese. Numerosi i presidenti dei Rotary club della cintura torinese, gli
ideatori di questo premio nato per ricordare un membro del Rotary, ma
soprattutto "un grande magistrato vittima di un barbaro omicidio",
come ha ricordato durante la cerimonia Renato Dealessi, presidente del Rotary
Club Torino 45° Parallelo. "Questa giornata, che mi riempie di commozione,
è il riconoscimento non solo a me e alla mia storia personale, ma a tutta la
comunità araba che si riconosce nei valori del dialogo. Una comunità che lavora
da anni per favorire l'integrazione", ha detto lo scrittore iracheno - che
insegna anche all'Università di Genova - dopo la premiazione. E ha citato, come esempio significativo, l'ultima edizione della Fiera del
Libro, quando una fetta importante della comunità araba torinese "ha
sostenuto la scelta di non boicottare la presenza di Israele come nazione ospite, scegliendo invece di partecipare alla
manifestazione e portandovi le insegne della pace".