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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA:

Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL  15-5-2008       #TOP



Report "Israele/Palestina"

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Indice delle sezioni

Israele/Palestina (85)


Indice degli articoli

Sezione principale: Israele/Palestina

"La mia storia di bimbo scampato alla Shoah" ( da "Stampa, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Giusti di Israele". Così, nel suo nome, sarà piantato un albero che incrementerà quella foresta cresciuta, in 60 anni, come segno tangibile di gratitudine a coloro che, rischiando la vita e senza pretendere nulla, hanno salvato molti ebrei. Segre, in occasione del festival Oyoyoy, ha raccontato di sé e della sua famiglia nella sinagoga stracolma di gente (

Ma non è una festa per musicisti ( da "Stampa, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano, spesso critico con il governo del proprio paese, diventato il simbolo tenacissimo della volontà di mantenere comunque aperta, attraverso la musica, la porta del dialogo. Ha fondato un'orchestra dove suonano assieme giovani musicisti arabi, israeliani e palestinesi, il suo libro La musica sveglia il tempo accoglie testimonianze e speranze di pace di artisti di molte nazioni

Bacchetta, sensori e partitura digitale sul podio debutta il maestro-robot - anna cepollaro roma ( da "Repubblica, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Un musicista della Filarmonica di Israele diceva di Rubinstein: "Quante note gli sono cadute sul tappeto, se ne potrebbe fare un'altra sinfonia"". E allora si parla di soldi: Honda ha versato circa un milione di dollari nel Fondo per l'educazione musicale della Detroit Symphony Orchestra.

Le stelle dell'Atpper i baby tennisti ( da "Secolo XIX, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Harel Levy (Israele)-Louk Sorensen (Irlanda) 6-4 6-2; Nicolas Devilder (Francia)-George Bastl (Svizzera) 6-3 3-6 6-2; Matthias Bachinger (Germania)-Michael Lammer (Svizzera) 7-5 6-4. Nell'ultima giornata del torneo di qualificazione del Memorial Tessitore avevano ottenuto il 'pass' per il tabellone principale il brasiliano Silva,

Messaggi sconfortanti dalla Fiera del libro La vitalità della cultura totalitaria non è esaurita ( da "Secolo XIX, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Per la Palestina, l'8 maggio 2008". Ma quando mai, ha detto il Nobel, "la cultura è stata qualche cosa a sé, astratta, metafisica, al di sopra di tutto e di tutti? La cultura è sempre stata un atto importante della politica, perché la politica assorbe in sé libertà, dignità dei popoli, giustizia delle leggi,

Torino l'incontro tra bertinotti e paco ignacio taibo II ( da "Riformista, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: i quarantaquattro gatti in fila per sei col resto di due al corteo anti-Israele. Ha incontrato un suo vecchio amico, Paco Ignacio Taibo II, che si è auto-ribattezzato il "karateca azteca" e ha un po' di problemi di salute, visto che non ha più la sua consueta lattina di Coca cola quando parla in pubblico: troppo zucchero nel sangue.

Libano si lotta e si negozia. E frattini ridisegna il nostro medio oriente ( da "Riformista, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: In Palestina invece "a differenza di Prodi e D'Alema sono contrario a trattare con Hamas". Da non confondere con Hezbollah, e questo spiega perché i palestinesi siano nella lista nera delle organizzazioni terroristiche e i libanesi no. "Hezbollah è una realtà più complessa" spiega Frattini.

Madri in carcere, immigrati, droga e incesti: che mondo allegro ( da "Unita, L'" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Da Israele un cartoon, Waltz With Bashir dell'ex soldato israeliano Ari Folman, ci porta indietro nel tempo: al 1982 anno del massacro di centinaia di palestinesi nei campi di Sabra e Shatila. E l'America? È noto lo sbarco sulla Croisette del Che Guevara di Soderbergh che sarà accompagnato da Two Lovers di James Gray,

L'Italia non abbandoni il mio Libano ( da "Unita, L'" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Neanche Israele si era spinto a tanto.". A garantire la tregua è l'esercito. "L'esercito ha dato riprova del suo spirito di servizio, garantendo l'unità nazionale e dimostrandosi un decisivo elemento di stabilità. Ma in prospettiva futura l'esercito non può surrogare altri poteri dello Stato, non può sostituirsi al governo,

Gli Amici del museo di Tel Aviv premiano Arnaldo Pomodoro Uomo dell'anno 2008 ( da "Corriere della Sera" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Milano ha appena celebrato il 60esimo anniversario dello Stato di Israele, l'associazione degli Amici del museo d'arte di Tel Aviv ha conferito ieri sera all'artista Arnaldo Pomodoro il titolo di "Uomo dell'Anno 2008": la stessa onorificenza con cui nelle ultime edizioni erano stati premiati lo scrittore Amos Oz, il premio Nobel Elie Wiesel, il direttore d'orchestra Zubin Metha.

Stefania Craxi <Agli Esteri, una passione di famiglia> ( da "Corriere della Sera" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Frattini ha confermato che tra le priorità c'è la difesa dello Stato di Israele, ma la situazione lì oggi è molto più esplosiva di quando il centrodestra ha preso certi orientamenti: le scelte sono diventate più complesse, e la sicurezza di Israele va di pari passo con la soluzione della questione nazionale palestinese.

Frattini sul libano "no ad hezbollah stato nello stato" ( da "Repubblica, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in Israele ed in altri Paesi della regione. Ieri sera, in un colloquio telefonico, Silvio Berlusconi ha espresso al presidente palestinese Abu Mazen il suo "pieno sostegno" al processo di pace e alla leadership moderata palestinese, invitando il presidente dell'Autorità nazionale palestinese in Italia.

L'Egitto a Israele: mediazione per Gaza ( da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il giovane caporale israeliano sequestrato nel giugno di due anni fa, non ci sarà tregua con i guerriglieri palestinesi della striscia di Gaza. Secondo l'edizione online del quotidiano "The Jerusalem Post", sarebbe stata questa la risposta del premier israeliano Ehud Olmert alla proposta del capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman,

In Libano Hezbollah segna un punto ( da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Iraq e Palestina", ha scritto ieri, spiegando che questa soluzione sarebbe il risultato della sconfitta della politica dell'amministrazione Bush di scontro frontale con le forze nazionaliste e islamiste in Medio Oriente. Il Libano, ha concluso, "potrà esistere come Stato unitario solo se la sua popolazione multietnica e multiconfessionale potrà vivere in un equilibrio di poteri"

Beirut torna alla normalità ( da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: colpivano la resistenza contro Bush e Israele, ma non mi aspettavo tanta violenza, tanti morti. Io la guerra civile l'ho già vista e non mi è piaciuta, non voglio vedere altra gente morire e spero che Nasrallah sappia cosa sta facendo", spiega visibilmente preoccupato. Le vendette sono il pericolo che molti intravedono nel prossimo futuro qui ad Hamra.

Paolo Woods, immagini di un rischioso métissage ( da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Basti pensare alla guerra dell'Iraq. Le immagini che più facilmente vengono in mente non sono spezzoni di tv, ma quelle fatte dai soldati americani a Abu Ghraib, le stesse dipinte sui muri in Palestina. Sono quelle che rimangono nell'immaginario collettivo.

Nostro servizio BEIRUT - L'esercito libanese ha annunciato che da oggi se nec ( da "Messaggero, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ovvero alla sanguinosa guerra tra Hezbollah e Israele. L'ex presidente Amin Gemayel, uno dei leader della maggioranza antisiriana, ha esortato i cristiani a rimanere uniti e ha aggiunto che prima che possa essere avviata qualsiasi forma di dialogo "vogliamo un impegno solenne dal leader di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah di fronte all'opinione pubblica,

E Caselli snobbò Israele ( da "Giornale.it, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 113 del 2008-05-13 pagina 9 E Caselli snobbò Israele di Redazione Niente convenevoli e neppure una stretta di mano. Ha scelto la via della fuga il capo della procura di Torino Giancarlo Caselli di fronte allo stand di Israele, il Paese ospite d'onore della ventunesima edizione della Fiera del Libro.

Non tutti i boicottaggi vengono per nuocere. Visitatori solo meno 3% ( da "Liberazione" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Finiti i giorni delle polemiche sulla presenza di Israele paese ospite e, di contro, il boicottaggio dei Free Palestine, il temuto crollo sull'affluenza di visitatori alla Fiera del Libro non c'è stato. Con un risultato "appena inferiore al 3% rispetto all'edizione passata" - che con 302mila visitatori era entrata di prepotenza nel guinness dei primati nella storia del Salone -

Il capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman è arrivato ieri in Israele per discutere di una possibile tregua nella Striscia di Gaza per la quale ha detto di avere <grandi aspe ( da "Liberazione" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: intelligence egiziana Omar Suleiman è arrivato ieri in Israele per discutere di una possibile tregua nella Striscia di Gaza per la quale ha detto di avere "grandi aspettative" Il capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman è arrivato ieri in Israele per discutere di una possibile tregua nella Striscia di Gaza per la quale ha detto di avere "grandi aspettative".

Rodolfo Lorenzoni No ( da "Tempo, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ieri ha anche ricevuto il nuovo ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, esprimendo la sua posizione riguardo il conflitto con i Palestinesi. "La Santa Sede - ha detto il Papa - riconosce la legittima esigenza di difesa di Israele e condanna tutte le forme di antisemitismo, e allo stesso tempo dichiara che tutti i popoli hanno diritto alle stesse opportunità per prosperare"

Mozart, Ravel e Beethoven al Conservatorio ( da "Voce d'Italia, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israel Philharmonic Orchestra, Baltimore Symphony, le Filarmoniche di San Pietroburgo e della BBC, l'Orchestre National de France e molte altre importanti compagini. E' stato ospite dei principali Festival musicali in tutto il mondo e la grande passione per il jazz e l'improvvisazione lo ha portato a fondare il Worldjazz Quartet.

Più forte dei boicottaggi ( da "Stampa, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: invito a Israele. Ma ormai è come se la loro creatura esista per conto proprio. Sarà difficile ammazzarla. Ed era difficile anche solo pensare di fiaccarla e indebolirla con le polemiche. Nel boicottaggio è precipitato un groviglio di motivazioni: c'era l'istintiva solidarietà per Davide contro Golia, per i palestinesi che lottano per la sopravvivenza come popolo;

Nel regno di Hezbollah: così il <Partito di Dio> ha imposto la sua legge ( da "Giornale.it, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: affaccia su Israele. Nel resto del Paese si combatte o si attende l'ora delle armi. A Tripoli i miliziani sunniti difendono il centro dagli assalti di gruppi filosiriani appoggiati dal Partito di Dio. Nei territori cristiani si teme il regolamento di conti tra i fedelissimi del generale Michel Aoun, il Quisling cristiano alleato con il Partito di Dio,

Testi cronometrati da leggere in bagno o di psicologia-fast.Vince l'effetto sorpresa ( da "Stampa, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, le poche decine di copie piazzate negli spazi dedicati a Camera e Senato faranno anche un po' sorridere. Ma a vedere di che si tratta, vince l'effetto sorpresa. Perché oltre alle commemorazioni - da La Pira a Goria - con il loro valore di documento storico, a sorpresa hanno trovato acquirenti anche discorsi parlamentari,

Il candidato americano preferito da Hamas ( da "Opinione, L'" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: arabi e nemici di Israele Il candidato americano preferito da Hamas di Stefano Magni Da sabato scorso, il candidato democratico Barack Obama ha perso un altro dei suoi sostenitori "imbarazzanti": l'esperto di Medio Oriente Robert Malley. Le dimissioni del consigliere per la politica mediorientale sono avvenute dopo mesi di polemiche sui suoi presunti contatti con Hamas,

Il Golan alla Siria? Come avere l'Iran ai confini di Israele ( da "Opinione, L'" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele e Siria, a trattare. Dimostrare perciò, sic stantibus rebus, fretta di concludere un'illusoria pace, scambiandola con i territori del Golan, con la Siria (magari per aiutare qualche leader politico israeliano a scrollarsi di dosso le non esaltanti vicende personali e a farsi bello con una pace apparente) sarebbe la prova provata della miopia della attuale classe dirigente

Camera, Berlusconi chiede dialogo al Pd: stabilità per crescere ( da "Giornale.it, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: quando ha parlato della necessità di riportare la pace in Medio Oriente attraverso la salvaguardia dell'identità storica di Israele e la costruzione di uno Stato per i Palestinesi. Alla fine del suo intervento, durato circa 27 minuti, i deputati del Pdl si sono alzati in piedi per tributargli una vera e propria standing ovation. Ma hanno battuto le mani a lungo anche esponenti del Pd.

Torino, vincono i sabotatori Corteo pacifico, Fiera vuota ( da "Padania, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: boicotta Israele", "Boicotta Israele, boicotta la fiera del libro 2008". Tra le tante scritte e striscioni anche l immagine di una bandiera d Israele a cui è affiancato il segno uguale e la svastica. All interno del corteo FreePalestina anche alcuni esponenti del mondo ebraico dissenzienti verso la politica dello Stato di Israele.

Il caso Torino una lezione per tutti Dopo aver paventato la solita ripetizione di Genova 2 ( da "Stampa, La" del 13-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: i timori per Torino non sono iniziati sui media, ma da una parte dell'opinione pubblica pro-Israele che ha fin dall'inizio esagerato le dimensione di quello che stava succedendo. Persino nel piccolo spazio di questa rubrica mi è capitato di invitare i vari intellettuali e politici pro Israele a non sopravvalutare quello che stava succedendo.

Ingannativoci dallapalestina ( da "Secolo XIX, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: con la fondazione di Israele, la sua famiglia va esule in Libano. Kanafani risiede poi a Damasco e nel Kuwait. Nel 1960, viene chiamato a Beirut dove dirige la parte letteraria della rivista del Movimento Nazionalista Arabo. Brillante giornalista, diventa nel 1969 il direttore dell'organo ufficiale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.

"con hezbollah parliamo ogni giorno" - francesca caferri ( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: mandato delle Nazioni Unite lo scopo della missione è quello di impedire atti ostili fra Israele e il Libano: se questo è il nostro compito le regole vanno benissimo - conclude Ruggiero - lo dimostra il fatto che da quando siamo qui non ci sono stati incidenti significativi e che la missione ha consentito all'esercito libanese di entrare in un territorio dove era assente da decenni.

Medio oriente il processo di pace? prescinde dalle vicende giudiziarie di olmert ( da "Riformista, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: prescinde dalle vicende giudiziarie di olmert Bush festeggia Israele e spera in Annapolis Mentre da Roma Silvio Berlusconi ribadiva il "vitale interesse" italiano a "contribuire alla più strenua difesa dell'esistenza e dell'identità storica di Israele", che "si specchia nel diritto indiscutibile dei palestinesi alla costruzione di uno stato indipendente", ieri George W.

Israele non resterà a guardare l'Iran che colonizza il Libano ( da "Giornale.it, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 14 pagina 18 Israele non resterà a guardare l'Iran che colonizza il Libano di Fiamma Nirenstein Mai il fronte diplomatico israeliano è stato così arruffato, da una parte immerso in cerimoniali d'onore e dall'altra invece in preoccupazioni tempestose. Da Gaza seguitano a cadere missili che hanno ucciso due volte in una settimana,

<Rimettiamo subito in moto il Paese l'Italia non ha più tempo da perdere> ( da "Giornale.it, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: di tensione in Medio oriente e contribuire alla più strenua difesa dell'esistenza e dell'identità storica di Israele, il cui diritto alla pace si specchia nel diritto indiscutibile dei palestinesi alla costruzione di uno Stato indipendente. (...) La riforma dettata dal voto del 13 e del 14 di aprile ha lineamenti che ai miei occhi, e non solo ai miei occhi, risultano chiarissimi.

Gli Indiana Jones tedeschi: <L'abbiamo trovata in Africa> ( da "Giornale.it, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che guidò il popolo di Israele in Palestina, cadde nella dimenticanza, fu riportata da Davide a Gerusalemme, fu custodita nel Santo dei Santi del tempio di Salomone, per svanire nel nulla quando le armate di Babilonia polverizzarono il sacrario. Non sappiamo se ripetesse a se stesso quei versi Iyasu il Grande, imperatore d'Etiopia,

Tanta famiglia e poca politica, i temi vincenti sulla Croisette ( da "Tempo, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Mentre "Waltz With Bashir" di Ari Folman, unico film di animazione in concorso, vede il regista, ex soldato israeliano, raccontare l'orrore di cui fu testimone nel 1982 del massacro di centinaia di Palestinesi da parte della milizia cristiana. D. D'I.

Israele e le donne ( da "Corriere della Sera" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Tempo Libero - data: 2008-05-14 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE Rassegna Israele e le donne Spazio alla scuola di cinema "Ma'ale" nel ciclo "Nuovo cinema israeliano" all'Oberdan (viale V.Veneto 2, tel. 02.77.40.63.00, e 5, più tessera e 3). Dalle 19 le donne protagoniste (originale con sottotitoli): "La moglie del Cohen" di E.

Lunari melodie di sconfinato desiderio ( da "Manifesto, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: durante il quale Palestine canta molto, in falsetto nenie arcaiche e come un muezzin arrabbiato frasi tipo teatro della crudeltà. Il clima si surriscalda, Palestine ci mette pochi accordi ribattuti al pianoforte, poi c'è di nuovo una distensione pacata, con suoni accattivanti e attirati dal principio della tonalità .

Bush: <La pace? Non c'è solo Olmert> ( da "Corriere della Sera" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, George W. Bush ha preso le distanze dal premier Ehud Olmert, inquisito per un caso di corruzione e sottoposto a forti pressioni perché si dimetta. In un'intervista ai media israeliani, Bush ha segnalato di non considerare Olmert indispensabile per la pace con i palestinesi, e ha indicato nel ministro degli esteri Tzipi Livni e nel ministro della difesa Ehud Barak il suo

S. Mattia a postolo Fu scelto come dodicesimo apostolo, tirato a sorte insieme a Giuseppe dop ( da "Messaggero, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: O il tradimento di Giuda. Alcuni dicono che predicò in Palestina, dove accusò i Giudei di aver crocefisso il Messia, e che per questo fu lapidato e infine decapitato.

L'emergenza sicurezza ha sbriciolato il Modello Roma. Ma ha consolidato un altro modell ( da "Messaggero, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: comprato direttamente dalla società di sicurezza del ministero della Difesa israeliano e cogestito dai carabinieri. E proprio in questi giorni il "Territorial Security Project" compie tre anni. E il bilancio, stando ai dati, non è trascurabile: riduzione tra il 30 e il 50% di furti, borseggi, rapine e atti vandalici e la scomparsa di episodi di pedofilia e esibizionismo sessuale.

Non è reale, non è fantastico: è fantareale. Quattro scrittori si ritrovano a Roma pe ( da "Messaggero, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Martedì 3 giugno, stesso posto, stessa ora, dagli Stati Uniti arriverà lo scrittore Ricky Moody. Venerdì 20 il cileno Javier Arguello. Gli incontri si chiuderanno mercoledì 24 settembre con il regista israeliano Etgar Keret. Per prenotazioni: fantareale@omero.it.

GERUSALEMME - Il tema, impegnativo, della Conferenza internazionale convocata da Shimon Pere ( da "Messaggero, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in occasione dei 60 anni d'Israele, a "guardare avanti". "Ciò che è stato scoperto in passato è nulla rispetto a ciò che scopriremo", ha detto il presidente israeliano nella seduta d'apertura. Parole cariche di speranza e ottimismo che nascondono le tensioni e le preoccupazioni d'oggi e di un domani alle porte.

Sotto le bombe ( da "Corriere della Sera" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: estate feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Centrale.

Ahmadinejad: <Israele? Un cadavere che cammina> ( da "Liberazione" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Presto i palestinesi lo spazzeranno via" Ahmadinejad: "Israele? Un cadavere che cammina" Alla vigilia delle celebrazioni per il 60mo anniversario di Israele, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad torna a minacciare lo Stato ebraico sostenendo che "sarà presto spazzato via". "Questo Stato terrorista e criminale viene sostenuto dalle potenze straniere",

Ecco la lettera che nega dio - enrico franceschini londra ( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: offerta dello stato di Israele di diventare il suo secondo presidente della repubblica, argomentava poi come segue il suo rapporto con l'ebraismo: "Per me la religione ebraica, come tutte le altre, è un'incarnazione delle superstizioni più infantili. E il popolo ebraico, del quale pur mi compiaccio di far parte e con la cui mentalità sento un'

Addio universal su sky arriva mgm - leandro palestini roma ( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: cinema classico americano Il 31 maggio lunga maratona di film LEANDRO PALESTINI ROMA conto alla rovescia per Studio Universal: il primo giugno il canale del grande cinema americano terminerà le sue trasmissioni. Al numero 320 della piattaforma Sky continuerà ad esserci il cinema, ma per soddisfare gli utenti satellitari arriverà quasi certamente il canale Metro Goldwyn Mayer Channel.

Le tre anime di Gerusalemme viste dalla coppia Coen-De Sanctis ( da "Voce d'Italia, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Cultura Nel mese del sessantesimo anniversario della nascita dello Stato d'Israele Le tre anime di Gerusalemme viste dalla coppia Coen-De Sanctis Il ritratto di una citta' unica al mondo Nel mese in cui cade il sessantesimo anniversario della nascita dello Stato di Israele, un viaggio a Gerusalemme con l'aiuto con i due giornalisti di Sky Tg24, Renato Coen e Federica De Sanctis.

Raid aerei israeliani a Gaza, uccisi due militanti ( da "Voce d'Italia, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: hanno divulgato la notizia di due militanti palestinesi rimasti uccisi e altri due feriti in un raid israeliano sulla Striscia di Gaza. L'Aviazione di Israele e' stata fatta intervenire due volte per stroncare la resistenza dei guerriglieri locali, che hanno ingaggiato scontri armati con le truppe di terra israeliane dopo l'incursione nel villaggio di Khouzza, vicino a Khan Younis.

Bush e Israele uniti contro i terroristi ( da "Voce d'Italia, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Bush e Israele uniti contro i terroristi Il presidente americano: "Israele grande amico degli Stati Uniti" Tel Aviv, 14 mag. - L' Air Force One, l'aereo del presidente Usa George W. Bush, è atterrato oggi nell' aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Si è aperta così la visita di due giorni del presidente Bush, giunto per festeggiare i 60 anni di Israele e di relazioni israelo-

Il "boomerang" libanese ( da "Opinione, L'" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: occasione per attaccare Israele: "Vogliamo capire come queste persone armate possano muoversi senza l'aiuto di Israele: forse è l'inizio di un complotto israelo-siriano per portare di nuovo il caos in Libano". Almeno su una cosa, insomma, tutti i politici mediorientali si trovano d'accordo: l'odio contro lo Stato ebraico.

TACCUINO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Una storia e una vita ebraica per il popolo di Israele: quella di Eli Coen". Medicina naturale. Domani alle 20.30, nella sede della Koesis, in via Luigia Sanfelice 2 al Vomero, seminario del dottor Paolo Scotto e di Gino Sansone, esperto di alimentazione naturale, sulla filosofia dello yin e dello yang tra ayurvedica e macrobiotica.

Nello stato dei minatori i pochi seggi in palio non minacciano obama più vicino alla nomination ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Obama più vicino alla nomination Dopo avere evitato per sette anni di recarsi in Israele, il presidente George W. Bush parte alla volta di Gerusalemme, per la seconda volta in quattro mesi, nella speranza di dare nuovo impulso ad un accordo di pace tra israeliani e palestinesi che appare sempre più remoto. Dopo la speranze sollevate dalla conferenza di Annapolis del novembre scorso,

AHMADINEJAD SUI 60 ANNI DI ISRAELE È IL COMPLEANNO DI UN MORTO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Le celebrazioni per il 60mo anniversario dello Stato di Israele sono come "i festeggimaneti per un uomo morto", che "non potrà riportarlo in vita". Lo ha detto ieri il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad aggiungendo: "Prima o poi Israele sarà cancellato ad opera del popolo palestinese, che ora sta tenendo a mente i nomi dei Paesi che sostengono il regime sionista".

La brillante e singolare avventura della ricercatrice e del professore ( da "Stampa, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano e i militanti Hezbollah, una donna parte da Dubai alla ricerca del figlio di sei anni e percorre in taxi un paese devastato. SPEED RACER Fantasy. Regia di Andy e Larry Wachowski, con Christina Ricci e Emile Hirsch. Gli autori di "Matrix" portano sullo schermo un cartone animato assai popolare in Giappone: lo spericolato pilota Speed Racer rifiuta le offerte di una potente

L'informazione deformata e Israele spiegati da Pagliara ( da "Stampa, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: INCONTRO L'informazione deformata e Israele spiegati da Pagliara Il Master in Giornalismo dell'Università di Torino, in collaborazione con l'Ordine dei Giornalisti e Stampa Subalpina, organizza venerdì 9 maggio un incontro con l'inviato della Rai Claudio Pagliara sul tema "Israele e informazione deformata".

Golpe Hezbollah I miliziani occupano con la forza Beirut ( da "Padania, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele ha accusato l'Iran di fomentare gli scontri, ma Teheran ha respinto e rilanciato: "Gli sforzi avventurosi e gli interventi degli Stati Uniti e del regime sionista sono la causa principale del caos nel Libano". La Siria, che fino al 2005 ha deciso la vita politica del vicino per decenni, ha ribadito che quanto accade nel Paese dei Cedri è un affare interno del Libano.

Ahmadinejad: Israele è un cadavere marcio ( da "Padania, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele è un cadavere marcio Il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, torna ad attaccare Israele nel giorno della Fiera del libro di Torino, proprio mentre lo stato ebraico festeggia i sessant anni della sua esistenza. Ahmadinejad afferma che le celebrazioni in corso in tutto il mondo non riusciranno a salvare il cadavere marcio e puzzolente di Israele.

Israele, razzo contro un supermarket ( da "Stampa, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ergastolo in Israele. Olmert e Bush, secondo la radio militare, hanno parlato a lungo anche della minaccia iraniana che incombe su Israele. Lo stato ebraico ha chiesto di essere allacciato a nuovi sistemi di allerta da attacchi missilistici. Solo il mese prossimo Bush farà sapere la propria posizione in merito, quando Olmert gli restituirà la visita.

Le gesta dello spericolato corridore per il ritorno dei fratelli di "Matrix" ( da "Stampa, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano e i militanti Hezbollah, una donna parte da Dubai alla ricerca del figlio di sei anni e percorre in taxi un paese devastato. SPEED RACER Fantasy. Regia di Andy e Larry Wachowski, con Christina Ricci e Emile Hirsch. Gli autori di "Matrix" portano sullo schermo un cartone animato assai popolare in Giappone: lo spericolato pilota Speed Racer rifiuta le offerte di una potente

Bush al compleanno di israele razzo di hamas su un supermarket - alberto stabile ( da "Repubblica, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: presidente americano e contro Israele. In aperto contrasto con le profferte di tregua avanzate in questi giorni con la mediazione egiziana, al Zahar urlava alla folla: "Non riconosceremo mai Israele! Mai! Il giorno della liberazione e del ritorno arriverà molto presto". Queste ultime parole sembravano riecheggiare nonostante la grande distanza quelle pronunciate dal presidente iraniano,

Bush sbarca in Israele Razzi palestinesi su Ashqelon: 20 feriti ( da "Giornale.it, Il" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 115 del 2008-05-15 pagina 18 Bush sbarca in Israele Razzi palestinesi su Ashqelon: 20 feriti di Redazione Accoglienza calorosa ieri in Israele per il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, giunto per festeggiare i 60 anni del Paese. Bush ha avuto lunghi colloqui con tutti i vertici politici e militari del Paese.

Fini ti fa parlare, ma dipende da quello che dici ( da "Unita, L'" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: tra acque di Fiuggi e visite in Israele. Di non avere ancora compiuto fino in fondo un percorso che forse ogni tanto va ricordato in tutti i suoi passaggi. Scampanella il presidente con la cravatta gialla. La maggioranza rumoreggia e lui non riesce a farla tacere. "Darmi la possibilità di parlare è un suo compito", gli ricorda Antonio Di Pietro.

Olmert accoglie l'amico Bush ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Bush, è stato accolto ieri con il massimo calore in Israele, dove è giunto per la seconda volta negli ultimi mesi e dove è considerato - come ha detto il premier israeliano, Ehud Olmert - "una grande persona, un leader e un amico". Bush vedrà il presidente Abu Mazen fra alcuni giorni in Egitto.

Sabato la chiusura a Quartu ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, Lettonia, Lichtenstein, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portorico, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Serbia, Slovenia, Spagna, Sud Africa, Svizzera, Taiwan, Turchia, Ungheria, Venezuela e Italia. Alla cerimonia inaugurale di domenica sera, oltre al sindaco di Sinnai Sandro Serreli, che ha dato il benvenuto dell'

La grande farsa della pace ( da "Manifesto, Il" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele La grande farsa della "pace" Zvi Schuldiner Il "grande processo di pace" mostra il suo fallimento ufficiale nel bel mezzo delle celebrazioni per i 60 anni di Israele. Il presidente Bush è arrivato a Gerusalemme per la seconda volta in pochi mesi, ma questa volta ormai non si sforza di nascondere il fallimento della grande farsa organizzata pochi mesi fa in Usa.

Bush a Tel Aviv: Patto di ferro ( da "Manifesto, Il" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: risolvere in breve tempo un conflitto vecchio quanto lo stato di israele stesso, è seguito solo scetticismo e disperazione. Il governo israeliano ha annunciato l'intenzione di proseguire le costruzioni nei grandi insediamenti colonici, perno centrale del conflitto. Gli Stati uniti hanno ammesso che Israele non riduce i posti di blocco, mantenendo infernale il quotidiano dei palestinesi.

Sessant'anni di Israele vissuti nel suo lato B ( da "Manifesto, Il" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele vissuti nel suo "lato B" Viaggio tra gli ex abitanti di Haifa, dal 1948 costretti a vivere nel campo profughi di Jenin. Tra anziani che non dimenticano la loro casa "occupata da non si sa chi", foto di ragazzi martiri e speranze in una futura pace che sembra una bestemmia Michelangelo Cocco Jenin Ammar Hussein Abu Mahmoud se le ricorda tutte le tappe della fuga che 60 anni

A LEGGERE questo bel libro di Renato Coen e Federica de Sanctis (entrambi giornalisti di ( da "Messaggero, Il" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Lì sono i resti del Tempio che Israele elevò al suo unico Dio. Una città specchio e barometro del mondo se non addirittura cuore del mondo. Una città che, almeno una volta nella vita, bisogna visitare. Segno di pace e di guerra, di odio e di amore, patria di nessuno e di tutti.

Luci accese sul Libano che rimane in balia degli scontri armati ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, motivo per cui mantiene le armi e una milizia, ha definito il network parte integrante della propria infrastruttura militare. Inoltre, il Consiglio dei ministri ha deciso di sostituire un ufficiale della sicurezza aeroportuale considerato troppo vicino al partito sciita dopo la scoperta dell'esistenza di una rete di telecamere controllate da Hezbollah lungo la strada che

Arabi ed ebrei a scuola insieme ( da "Corriere della Sera" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: REDAZIONALE SPAZIO OBERDAN Arabi ed ebrei a scuola insieme Chiude la rassegna "Nuovo Cinema Israeliano" all'Oberdan (viale V. Veneto 2, ingr. € 5 più tessera € 3). Oggi spicca alle ore 19 "Bridge Over the Wadi" (originale, sottotitoli italiani, 2006) di Barak e Tomer Heymann, documentario su una scuola dove convivono alunni arabi ed ebrei.

<Lo Stato ebraico sarà annientato> ( da "Corriere della Sera" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Le celebrazioni per i 60 anni non salveranno Israele dall'annientamento": lo ha affermato ieri Mahmoud Ahmadinejad (foto), in concomitanza con la visita di George W. Bush nello Stato ebraico. "Il regime sionista sta morendo - ha proseguito il presidente iraniano -, i criminali non potranno evitare l'ismihlal", traducibile con "annientamento", "distruzione".

Perché anche Israele fa parte della diaspora ( da "Corriere della Sera" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: DELLO STATO EBRAICO Perché anche Israele fa parte della diaspora A bbinare a Israele l'espressione 60Ë? anniversario, nella stessa frase o nello stesso concetto, appare in qualche modo assurdo e insignificante. Le questioni sotto i nostri occhi sono ben più antiche e al contempo più urgenti e moderne e occorre chiedersi: il sionismo ha rafforzato o scalzato la sicurezza degli ebrei?

Bush salda l'asse con Israele <Saremo sempre al vostro fianco> ( da "Corriere della Sera" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 60esimo anniversario della fondazione dello Stato di Israele - la Nabka, il giorno della catastrofe per i palestinesi - un missile lanciato da Gaza si è abbattuto su un centro commerciale di Ashkelon, ferendo una decina di persone tra cui una bambina di 6 anni. Il premier israeliano Olmert, allertato durante il colloquio con Bush, ha minacciato una rappresaglia senza precedenti:

<Niente golf: mi sacrifico per l'Iraq> ( da "Corriere della Sera" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in un'intervista dal sapore di una confessione, che ha sorpreso l'America e Israele, il presidente George W. Bush ha svelato di avere rinunciato al suo sport preferito per essere più vicino alle vittime dei due conflitti. "Devo dimostrare loro la mia solidarietà come meglio posso - ha detto testualmente il presidente -.

"Noi ebrei, meglio lontano da Israele" ( da "Stampa, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele è troppo corrotto dalla storia: vorrei un Paese meno romantico, meno politico, più ordinario". Che ne sarebbe delle radici in un altrove diverso da Israele? "Le radici bibliche, certo. All'alba dei suoi 60 anni Israele deve scegliere tra il bello e il necessario, se essere un museo o un attore della storia reale.

Tassare le banche o ridurre i costi? Il neoministro Tremonti non pensa che se le banche ha ( da "Stampa, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: si discute del presunto flop della manifestazione pro Palestina di sabato scorso. Ricordo che, prima di sabato, tutte le previsioni parlavano di circa 3/5 mila partecipanti. Alla fine, confrontate le cifre offerte da organizzatori e forze dell'ordine, il numero dei partecipanti è stato collocato verso la stima più ottimistica arrivando a parlare di circa ottomila manifestanti.

È di quattro persone il numero complessivo dei palestinesi che hanno perso la vita ieri mattina nella Striscia di Gaza, in seguito a tre diverse incursioni sferrate dalle forze mil ( da "Liberazione" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: è rimasto ucciso nel corso di uno dei due nuovi raid aerei compiuti da Israele nel settore sud dell'enclave palestinese: l'aviazione di Tel Aviv era stata fatta intervenire due volte per stroncare la resistenza dei guerriglieri locali, che hanno ingaggiato scontri armati con le truppe di terra dello Stato ebraico dopo che queste avevano fatto irruzione nel villaggio di Khouzza,

Bush in Israele, uniti contro l'Iran: <Cerca di destabilizzare la regione> ( da "Liberazione" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in Israele, uniti contro l'Iran: "Cerca di destabilizzare la regione" Da Gerusalemme, dove ieri è atterrato per una due giorni di incontri con le autorità israeliane e di celebrazioni per l'anniversario dei 60 anni dello Stato di Israele, il presidente americano George Bush ha accusato ieri l'Iran di voler destabilizzare la democrazia libanese tramite il partito sciita Hezbollah.

<Libano, guerra per procura tra Washington e Teheran> ( da "Liberazione" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che gli sciiti libanesi possono umiliare Israele, come è successo nel 2006. Bush crede che Israele possa spazzare via Heazbollah come dichiarano gli israeliani, ma ci crede giusto lui, perchè tutti sanno che non è possibile. Hezbollah dice a Israele siamo più forti che mai. Israele dice lo stesso, e Bush ci crede, non avendo capito la portata della sconfitta per Isreale nel 2006.

On the radio Radio Popolare Roma ospita alle 10 ( da "Liberazione" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: teatrale La Differenza ci racconta il suo viaggio in Palestina: Della città di Dio di Giovanni Greco alle 21 Spazio Zip via Mamiani 6. Roma Per la prima edizione di European Solar Days , settimana di iniziative sull'energia solare, alle 18 l'equocoop Equociquà! ospita una "lezione aperta" sull' impronta ecologica dei nostri consumi energetici e sugli utilizzi e le opportunità dell'

I palestinesi "festeggiano" Israele: un razzo su Ashkelon ( da "Opinione, L'" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: festeggiano" Israele: un razzo su Ashkelon di Giorgio Bastiani I palestinesi hanno "celebrato" il sessantesimo anniversario della "Nakba" ("catastrofe" in arabo), cioè la nascita dello Stato di Israele. Non solo si sono svolte manifestazioni violente, come quelle che si sono tenute in Cisgiordania e nei campi profughi in Libano,

CARTOON CHOC SU SABRA E CHATILA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: choc sulla strage di Sabra e Chatila del 1982 nel film israeliano in concorso oggi, "Waltz with Bashir", sono piombate ieri sera nelle prime proiezioni stampa. Firmato da Ari Folman, il film (nella foto) racconta in animazione un'esperienza davvero vissuta dal regista, ex soldato israeliano. E alla fine mostra le immagini vere della strage: corpi decomposti tra le macerie di Beirut.

Lo scrittore iracheno scelto dai Rotary per l'impegno nel dialogo tra culture ( da "Stampa, La" del 15-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: come esempio significativo, l'ultima edizione della Fiera del Libro, quando una fetta importante della comunità araba torinese "ha sostenuto la scelta di non boicottare la presenza di Israele come nazione ospite, scegliendo invece di partecipare alla manifestazione e portandovi le insegne della pace".


Articoli

"La mia storia di bimbo scampato alla Shoah" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Personaggio Il racconto di Luciano Segre in sinagoga "La mia storia di bimbo scampato alla Shoah" SILVANA MOSSANO CASALE MONFERRATO Io, bambino ebreo sfollato in una canonica per sfuggire alla deportazione nazista, chierichetto e cresimato dal vescovo Angrisani". Se oggi Luciano Segre, che aveva 5 anni quando, 70 anni fa, entrarono in vigore le Leggi razziali ha potuto tornare a Casale, dove è nato, per raccontare la sua storia a lieto fine è perché un giovane sacerdote, originario di Morano Po, e mandato a reggere la parrocchia di Moransengo, nell'Astigiano, ma in Diocesi di Casale, ospitò lui e la sua famiglia dal '43 al '45. Ora, Luciano Segre e il giornalista Gad Lerner stanno preparando la documentazione per chiedere che don Martino Michelone sia inserito nella lista dei "Giusti di Israele". Così, nel suo nome, sarà piantato un albero che incrementerà quella foresta cresciuta, in 60 anni, come segno tangibile di gratitudine a coloro che, rischiando la vita e senza pretendere nulla, hanno salvato molti ebrei. Segre, in occasione del festival Oyoyoy, ha raccontato di sé e della sua famiglia nella sinagoga stracolma di gente (presenti anche i suoi amici Romano Prodi e la moglie Flavia e, in prima fila, Tere Novarese Cerutti di cui Segre da fanciullo frequentò assiduamente la casa), a fianco di Lerner e del sindaco di Moransengo Piera Sesia. "Sono venuto al mondo - ha esordito con piglio vivace - in una casa in via Roma 46, dove i miei genitori avevano un negozio di stoffe". Segre, che ha poi fatto il consulente finanziario, ha ben viva la sua fanciullezza: dalle scorribande nel castello ("a catturare bisce da infilare nelle tasche delle bambine") alle restrizioni dovute alle Leggi razziali. "Mio padre non poteva più lavorare nel negozio, era proibito a un ebreo; lo gestiva mia madre che era cattolica. E, quando lavorava, mi lasciava da Valentina ed Ernesto Novarese, i genitori della Tere (presidente delle Officine Meccaniche Cerutti, ndr)". A Casale, ricorda Segre, la percezione nitida di pericolo si ebbe nel '42. "Scappammo a Cogne, dove incontrammo anche Elvira Pajetta, che aveva i figli in carcere. Ma, dopo il 25 luglio '43, neppure lì eravamo più sicuri". Così, "si decise di fuggire in Svizzera insieme agli Ovazza, banchieri torinesi; il capostipite, tra l'altro, era stato un convinto sostenitore di Mussolini". La partenza furtiva sarebbe avvenuta sul Lago Maggiore. Ma ci fu un imprevisto: "Mia cugina si perse in una escursione, così arrivammo tardi all'appuntamento e fu la nostra fortuna perché i contrabbandieri che avrebbero dovuto portarci in salvo ci avevano venduti: il prezzo del tradimento era duemila lire!". Gli Ovazza furono uccisi, i Segre fuggirono nelle Langhe e ripararono a Castino, campando di un "tesoretto" costituito da una scorta di stoffe. Finché un giorno, per rappresaglia a un'azione partigiana, "fummo messi contro un muro per essere fucilati. Ci fu una trattativa, i partigiani rilasciarono due tedeschi catturati e noi fummo risparmiati". Ma il posto non era più sicuro. Fu allora che i Segre chiesero ospitalità a don Michelone, già cliente del negozio di stoffe. Li ospitò nella canonica di Moransengo per un anno e mezzo. Il vescovo Angrisani ne era al corrente e, non solo diede l'approvazione, ma, quando andò a cresimare i bambini del paese, impartì la cresima anche al piccolo Luciano. "Ebreo e soldato di Cristo" ha rimarcato Segre. "Una bella questione teologica!" ha commentato mons. Antonio Gennaro. "Mio padre cantava in chiesa, io facevo il chierichetto e andavo con il parroco a benedire le case" ha proseguito Segre. "La benedizione con un chierichetto ebreo avrà avuto almeno valore doppio" ha commentato Lerner. Chierichetto ma anche molto discolo. "Un giorno imbracciai un mitra posato da un partigiano e sparai per gioco. Don Michelone riuscì a disarmarmi e poi mi prese a calci nel sedere". Nell'estate del '45 la famiglia Segre lasciò Moransengo. Salva. Grazie a un prete monferrino che non si è mai considerato un eroe. È stato, semplicemente, un uomo giusto.

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Ma non è una festa per musicisti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Contrappunto Sandro Cappelletto Ma non è una festa per musicisti Invitare Daniel Barenboim e la sua orchestra è stato il primo pensiero. Purtroppo le nostre date coincidevano con altri impegni del maestro". Ernesto Ferrero motiva così l'assenza dalla Fiera del direttore d'orchestra e scrittore israeliano, spesso critico con il governo del proprio paese, diventato il simbolo tenacissimo della volontà di mantenere comunque aperta, attraverso la musica, la porta del dialogo. Ha fondato un'orchestra dove suonano assieme giovani musicisti arabi, israeliani e palestinesi, il suo libro La musica sveglia il tempo accoglie testimonianze e speranze di pace di artisti di molte nazioni mediorientali. Da Berlino, i collaboratori di Barenboim confermano l'invito. "Peccato davvero", aggiunge Ferrero. "Tenteremo di averlo con noi il prossimo anno". Ma se lui e i suoi musicisti fossero venuti, dove avrebbero suonato? Mai come quest'anno, l'atteggiamento della Fiera verso la musica è stato contraddittorio. Molti sono stati i solisti, i gruppi invitati e senza alcuna preclusione, nella persuasione che la musica di tutta la fascia nordafricana e mediorientale testimoni - negli strumenti, nelle melodie, negli schemi ritmici, nel ricorrente impulso alla danza - una raggiunta pacifica convivenza di culture, tradizioni, risultati espressivi. E infatti nessun musicista ha pensato di "boicottare" la Fiera. Ma a questi ospiti non sono stati offerti i requisiti indispensabili alla dignità artistica. Domenica sera, nello spazio "Lingua Madre", la voce seducente, la versatilità linguistica, l'intensità della figura di Miriam Meghnagi hanno dovuto combattere contro la modestia dell'impianto di amplificazione, l'assalto di altri dibattiti e concerti che si stavano svolgendo a pochi metri di distanza, gli implacabili annunci diffusi dagli altoparlanti. Al punto che l'artista, mantenendo un autocontrollo ammirevole, ha cambiato il programma eliminando i brani più intimi, più a fil di voce. "Chi canta chiama la pace", ha detto la Meghnagi: oltre ogni polemica, la pacifica libertà della musica era la metafora più convincente della Fiera. Non è stata rispettata come merita.

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Bacchetta, sensori e partitura digitale sul podio debutta il maestro-robot - anna cepollaro roma (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Spettacoli Stasera il cyborg Asimo dirigerà la Detroit Orchestra in un concerto omaggio a Yo-Yo Ma Il fisico Di Giugno: meglio le persone. Polemico Daniel Oren: è un gioco pericoloso, uccide la musica Bacchetta, sensori e partitura digitale sul podio debutta il maestro-robot L'automa è alto 120 centimetri e pesa 52 chili: è la prima volta che affronta un compito "artistico" ANNA CEPOLLARO ROMA Non gli bastava saper camminare, salire e scendere le scale, correre e giocare a calcio. Stasera Asimo, il robot umanoide cui da anni stanno lavorando i tecnici giapponesi della Honda, alto 120 cm e pesante 52 chili, dirigerà la Detroit Symphony Orchestra in un concerto speciale per l'assegnazione del Premio alla carriera al celebre violoncellista cino-americano Yo-Yo Ma. In programma il brano "Impossible Dream", dal musical di Mitch Leigh intitolato "Man of la Mancha". E il giorno dopo, il robot dimostrerà la sua abilità davanti a centinaia di studenti. Questo ingresso nel mondo dell'arte è un altro passo nella lunga corsa della tecnologia verso l'imitazione delle azioni umane. Segretissimo, ovviamente, il software di Asimo (acronimo di Advanced Step in Innovative Mobility, un nome che nulla o quasi ha a che vedere con il maestro della fantascienza Isaac Asimov, l'inventore delle prime e celebri leggi della robotica). Ognuno dei suoi sedici processori sparsi per il corpo, gestiti da una "cpu" centrale (Central Processing Unit, cioè Unità centrale di elaborazione), agisce indipendentemente, così che le sue azioni sembrino "naturali", senza scatti. Le informazioni musicali sono registrate nella sua memoria digitale e la partitura, così come i visi, resta impressa in maniera indelebile nella sua memoria fisiognomica. I sofisticati sensori dei polsi gli permettono di maneggiare liberamente la bacchetta, regolando la forza del braccio. Infine, sul podio potrà muoversi con disinvoltura grazie al sistema predittivo che prepara i suoi movimenti con un anticipo di pochi microsecondi, facendo spostare di conseguenza il centro di gravità. Ma non tutti salutano l'avvento del robot-direttore come un nuovo passo nella fantascienza: cosa vecchia di vent'anni, sostiene per esempio il fisico Giuseppe Di Giugno, padre della "computer music". "Un precedente famoso è un robot giapponese con tastiera, con telecamera in testa che leggeva lo spartito. Nell'opera "Mort de Cléopatre" di Berlioz nel 2001 abbiamo fatto l'inverso: orchestra virtuale e direttore vero. Sarò un classico, ma, anche se ho molto sperimentato, preferisco le persone". Non è convinto neppure il direttore d'orchestra Daniel Oren. "Questo è tutto il contrario del fare musica. La musica è una cosa viva, calda e farla con un robot può essere solo un gioco, pericoloso se preso sul serio". Ma almeno un robot è preciso? "Ma l'arte è tutt'altro che precisione! Un musicista della Filarmonica di Israele diceva di Rubinstein: "Quante note gli sono cadute sul tappeto, se ne potrebbe fare un'altra sinfonia"". E allora si parla di soldi: Honda ha versato circa un milione di dollari nel Fondo per l'educazione musicale della Detroit Symphony Orchestra. "A parte quanto un'orchestra debba ad uno sponsor, in un progetto educativo il più importante obiettivo è quello di favorire l'espressività personale, la voce di ciascuno" è il parere di Elio Galvagno, fondatore dell'Istituto Suzuki Italiano, che sforna piccoli e grandi musicisti, tutt'altro che robottini. "Mi ricorda il film di Fellini, con un metronomo gigante al posto del direttore d'orchestra". Eppure, Jill Woodward, portavoce dell'Orchestra, assicura che si tratta di "un matrimonio interessante tra tecnologia e cultura. Siamo curiosi di vedere come Asimo interpreta il brano". Ma Oren proprio non approva: "Va bene che ci sono direttori freddi e impassibili, ma passare a un robot è troppo".

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Le stelle dell'Atpper i baby tennisti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Col xix al challenger di sanremo PROSEGUONO le grandi sfide della Sanremo Tennis Cup - 18° Memorial Piertomaso Tessitore, sui campi del Circolo Tennis Sanremo. Oggi, dalle 12, seconda giornata del Challenger Atp con un montepremi di 37.500 dollari. Sul campo centrale il primo incontro vedrà di fronte Francesco Aldi e lo spagnolo Gabriel Soler; debutterà poi la testa di serie numero 1, lo spagnolo Santiago Ventura con Alberto Giraudo, e di seguito il talento azzurro Thomas Fabbiano con il tedesco Brands. Stefano Ianni è stato sconfitto per 6-3 4-6 6-4 dal monegasco Benjamin Balleret. Gli altri risultati di ieri: Harel Levy (Israele)-Louk Sorensen (Irlanda) 6-4 6-2; Nicolas Devilder (Francia)-George Bastl (Svizzera) 6-3 3-6 6-2; Matthias Bachinger (Germania)-Michael Lammer (Svizzera) 7-5 6-4. Nell'ultima giornata del torneo di qualificazione del Memorial Tessitore avevano ottenuto il 'pass' per il tabellone principale il brasiliano Silva, 6-1 6-1 sul portoghese Tavares, Bastl, 7-6 6-2 sul portoghese Elias, Giraudo, 7-5 4-6 6-0 sull'ucraino Smirnov, e Ianni nel derby con Dell'Acqua. Nel frattempo proseguono le iniziative del Secolo XIX, partner del 18° Memorial Piertomaso Tessitore. Dopo quella riservata ai veterani (protagonisti domani), tocca ora ai baby tra gli 8 e i 14 anni, che partecipano a tornei, anche promo. Sui tagliandi, pubblicati sul Secolo XIX di oggi, domani e giovedì, dovranno essere indicati nome, cognome, telefono, data di nascita, circolo di appartenenza e maestro di tennis. I coupon dovranno essere consegnati alla sede del Circolo Tennis Sanremo, in corso Matuzia. I due vincitori saranno estratti a sorte nello stesso giorno in cui consegneranno il tagliando: avranno la possibilità di essere fotografati insieme ai grandi big della racchetta. Angelo Boselli .x/13/0805 Grandi sfide al Memorial Tessitore. Dopo i veterani il Decimonono fa spazio ai giovani con un tagliando da non perdere .x/13/0805.

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Messaggi sconfortanti dalla Fiera del libro La vitalità della cultura totalitaria non è esaurita (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dino Cofrancesco È passato il 25 Aprile, è passato il 1° Maggio, si è chiuso il Salone del libro di Torino. Tante analisi politiche, tante rievocazioni storiche, tanti dibattiti ideologici ma, al di là dello tsunami delle parole, o delle chiacchiere, resta un dato sconfortante: la vitalità del fascismo o, meglio, di quella mentalità totalitaria che, sotto il profilo culturale, rende indistinguibile il regime mussoliniano da quello comunista. A leggere certe dichiarazioni dei contestatori della Fiera torinese, infatti, c'è di che rimanere sconvolti. Cito, per tutte, l'intervista rilasciata da Dario Fo al manifesto - "Ci sarò. Per la Palestina, l'8 maggio 2008". Ma quando mai, ha detto il Nobel, "la cultura è stata qualche cosa a sé, astratta, metafisica, al di sopra di tutto e di tutti? La cultura è sempre stata un atto importante della politica, perché la politica assorbe in sé libertà, dignità dei popoli, giustizia delle leggi, pace. |?| E di colpo invece no! Si prende tutti quello che è cultura e si mette da parte come un fatto intoccabile, bisogna entrare a piedi giunti, 'togliti le scarpe infangate perché qui sei nel limbo?" . Va dato atto a Fo di una grande, liberatoria, chiarezza giacché mai, prima di ora, nell'Italia repubblicana, intellettuali e politici avevano liquidato, con poche incisive battute, la civiltà liberale. Quest'ultima, anche nei filosofi più lontani da Karl Popper o da Friedrich Hayek, come Benedetto Croce e Michael Walzer, aveva posto a fondamento della libertà morale, intellettuale, civile degli uomini la distinzione delle sfere: un conto è la politica, un conto è la scienza, un conto è il fare, un conto è il pensare. Persino Giovanni Gentile, ancora condizionato dal neoidealismo crociano, nel corso della Grande Guerra, aveva ricordato ai suoi connazionali che gli odiati tedeschi erano pur sempre il popolo che aveva espresso Kant e Goethe, Hegel e Schiller. Per Fo, tutto questo è reazione borghese, è mistificazione, è ideologia? di Mediaset. Nessun regalo più grande per il Cavaliere che, in tal modo, diventa l'erede legittimo di tradizioni allo studio e alle quali non ha certo dedicato tutta la sua vita. Dire al nostro letterato che la difesa del limbo, dove bisogna "togliersi le scarpe", è costata la vita e il carcere a quanti contestavano il Presidente Mao e il suo divieto a scrivere poesie, mentre gran parte del pianeta muore di fame, credo sinceramente che non serva a nulla. Forse è giunta l'ora di finirla con la retorica del dialogo e del "discutiamone insieme". Dalla metastasi totalitaria rivelata dall'intervista al Manifesto non si guarisce, specie quando si è avuta all'inizio un'acculturazione totalitaria, sia pure di diverso segno da quella successiva. Vale la pena, invece, chiedersi quante siano le famiglie ideologiche italiane che, distanti dall'impegno etico-politico di Fo, siano in grado di coglierne la potenziale valenza barbarica. Ed è qui che le note diventano davvero dolenti, giacché, a una rapida rassegna, viene in luce la sostanziale, generalizzata, condivisione della tesi per cui "la politica assorbe in sé libertà, dignità dei popoli, giustizia delle leggi, pace". E' davvero diversa l'ideologia di Micromega, di Repubblica, del manifesto che cancella, sostanzialmente, ogni distinzione tra etica, diritto, politica, scienza in nome di una concezione dell'impegno civico che non conosce domeniche? Che giudica ogni prodotto dell'arte o della scienza sulla base del "cui prodest?" per cui ogni tentativo fatto da sinistra, dai vari Franco De Benedetti o Luca Ricolfi o Michele Salvati, di individuare i punti di forza dell'avversario, che non siano riconducibili all'immaturità degli Italiani o alla gobettiana "autobiografia della nazione" (a ripescare quest'ultimo, decrepito, topos è stato il 28 aprile scorso su Repubblica persino un giurista del prestigio di Stefano Rodotà), diventa complicità o tradimento? E se si dà uno sguardo ai libri di storia, soprattutto contemporanea, ai manuali di educazione civica, ai compendi di letteratura italiana, non viene fuori l'insofferenza per un sapere che non fornisca armi e slogan a "chi porta avanti" la causa del progresso e dell'emancipazione dei popoli? È appena il caso di ricordare che questi abiti mentali impedirono a lungo di riconoscere la genialità di Leo Longanesi, di Ennio Flaiano, di Pietro Germi, del principe Antonio de Curtis, di Giovannino Guareschi, bollati tutti come "qualunquisti" perché pretendevano che nelle redazioni, a cinema o a teatro si ignorassero le tessere di partito. Si dirà che una parte cospicua della "cultura cattolica" non è da meno e che, sotto altro segno, gli stessi cortocircuiti della mente si ritrovano su Avvenire o sul giornale degli atei devoti, Il Foglio. E' innegabile. E tuttavia non può ignorarsi che quella cultura man mano che si sposta verso il centro, allontanandosi dal sostanziale illiberalismo della destra tradizionalista e della sinistra dossettiana, non solo si ricongiunge de facto al nocciolo duro del liberalismo classico ma apporta ad esso quasi un "supplemento d'anima", come mostra la grande lezione di Luigi Sturzo. È proprio vero, nella vita niente è inutile: Dario Fo ha portato al dibattito ideologico dei nostri giorni un contributo imprescindibile. Dino Cofrancesco è docente di Storia del pensiero politico all'Università di Genova. 13/05/2008 Ma andando verso il centro, certe posizioni finiscono per convergere sul liberalismo classico 13/05/2008.

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Torino l'incontro tra bertinotti e paco ignacio taibo II (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Torino l'incontro tra bertinotti e paco ignacio taibo II L'ultima rivoluzione di Fausto è demografica Torino. Meno Zapata e più Pancho Villa. È il nuovo slogan del subcomandante Fausto Bertinotti, finalmente presente alla Fiera del libro di Torino, domenica scorsa. Dopo che sabato, per l'incontro sul Socialismo, si era sottratto per non "irritare" i quarantaquattro gatti in fila per sei col resto di due al corteo anti-Israele. Ha incontrato un suo vecchio amico, Paco Ignacio Taibo II, che si è auto-ribattezzato il "karateca azteca" e ha un po' di problemi di salute, visto che non ha più la sua consueta lattina di Coca cola quando parla in pubblico: troppo zucchero nel sangue. L'ex presidente della Camera coglie la presentazione della biografia scritta da Taibo II su Pancho Villa per misurare la profondità delle ferite per la sconfitta elettorale. Non perde il gusto per la battuta, ma il tono è più malinconico che umoristico. "Siamo nella sala azzurra, tre anni fa eravamo nella sala rossa, un vero segno dei tempi". Confessa di aver, per anni, idolatrato "Zapata, mentre il povero Villa l'ho trascurato, e invece ho scoperto con questo libro che era un uomo complicato, un bandito, un governatore, un analfabeta ma anche uno che come prima cosa aveva fatto delle scuole. Non apparteneva ai miei moduli", però, ora, è una figura utile alla "nostra rivoluzione". Rivoluzione? Le guardie azzurre della Fiera drizzano le antenne, alla parola rivoluzione, ma poi si chiarisce qual è la rivoluzione. "Non la presa del palazzo d'Inverno, non l'assassinio del re". La rivoluzione è proletaria. Ma nel senso letterale, demografico. Fare molti figli. Sarà mica la svolta casiniana di Bertinotti? Taibo II racconta che durante la presentazione del libro, in giro per il Messico e non solo, ha trovato decine di persone che dicevano di essere discendenti di Villa. "Nel libro ho certificato 36 figli, 100 nipoti e 32 mogli, lui credeva nel matrimonio, non nel divorzio". Bertinotti sorride. Gusto il siparietto sull'estetica del beautiful looser. "Venendo qui con Paco - racconta Bertinotti - ci siamo chiesti chi è più esperto in sconfitte". Lo scrittore sostiene che i messicani sono secondi solo agli argentini, in quanto a gusto per le sconfitte, ma non ha fatto i conti con il bertinottismo. Il subcomandante Fausto non ha perso la grinta e il gusto per il paradosso: "Loro sono molto bravi a perdere - sorride amaro - ma anche noi abbiamo buone chance? è un buon punto di partenza, la sconfitta, ci sono sconfitte che insegnano più di tante vittorie". Visto che sarebbe un peccato sprecare tutto questo sapere, Bertinotti ha poi fatto sapere di appoggiare la candidatura di Nichi Vendola alla guida di Rifondazione comunista. Una piccola diatriba, tra Paco e Fausto, è avvenuta sulle letture che compongono la educazione sentimentale di un vero comunista. Paco, più veltronianamente, racconta dei libri, e un film, che segnano in maniera indelebile l'appartenenza alla sinistra. "Robin Hood, Sandokan e La Battaglia di Algeri . Ricordo che una volta, usciti dal cinema, ci ritrovammo i militari che battevano le armi sugli scudi, come nel film di Pontecorvo. Allora ci mettemmo a urlare come donne algerine, i messicani sono molto bravi nella imitazioni". Per Bertinotti, invece, "non ci si deve illudere che l'arte immunizzi" dal male, cioè il capitale. "Meglio leggere il capitolo Quinto del Capitale", sostiene, mentre il pubblico, perplesso, registra la perplessità di Paco. "Altrimenti poi ci stupiamo che colti musicisti siano nazistoidi". Paco dissente, perché ricorda di come la maggior parte dei suoi amici che avevano seguito un seminario marxista all'università sono poi andati a lavorare per le peggiori organizzazioni di destra, mentre a lottare, per la sinistra, sono rimasti in tre o poco più, i tre Moschettieri. Non pago, di Paco, da buon paroliere, rosso-azzurro, Fausto tira fuori due espressioni che Pietro Cheli, moderatore, deve spiegare a Paco. "Non servono nuovi pifferai per la rivoluzione, ma ognuno, nel suo ambito di produzione artistica o meno, deve tener presente la classe, il popolo, metteteci la parola che volete voi, per combattere l'alienazione". E poi, memore anche di come "militanti del '68 adesso siano al servizio del capitale", avvisa del rischio del "tradimento dei chierici". Comunque, la vera "sovversione", per Bertinotti, è quella dei "manager". È contro di loro, sabotando il loro bieco interesse, che bisogna fare la rivoluzione. Come? Facendo figli e prendendo maternità e paternità per bloccare la macchia alienante del capitale. Lavorate di meno e fate di più l'amore. Senza precauzioni. Hasta la sconfitta, siempre! 13/05/2008.

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Libano si lotta e si negozia. E frattini ridisegna il nostro medio oriente (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Libano si lotta e si negozia. E frattini ridisegna il nostro medio oriente Hezbollah vince ma rischia tutto Mentre il Libano conta i suoi morti di questi cinque giorni di violenza, un'ottantina secondo le ultime stime, la parola comincia a passare lentamente alla diplomazia. Anche quella italiana visto che ieri sera il ministro degli esteri Frattini ha partecipato a una conferenza telefonica che ha coinvolto il cosiddetto gruppo degli "Amici del Libano" - in primis la Rice - che sostengono il governo Siniora. Poche ore prima il neoministro - in un'intervista al programma Controcorrente di Sky Tg24 - aveva tracciato la mappa mediorientale - con annessa lista di amici e nemici - della sua Farnesina. Il Colonnello Gheddafi - malgrado la breve ma intensa crisi dei giorni scorsi - "può essere e deve essere un grande alleato dell'Italia". In Palestina invece "a differenza di Prodi e D'Alema sono contrario a trattare con Hamas". Da non confondere con Hezbollah, e questo spiega perché i palestinesi siano nella lista nera delle organizzazioni terroristiche e i libanesi no. "Hezbollah è una realtà più complessa" spiega Frattini. "Ma non può continuare ad essere uno stato nello stato". Frattini conferma che - anche se il traffico d'armi dalla Siria verso Libano destinazione Partito di Dio è un fatto assodato- "in situazioni di crisi non si possono cambiare regole d'ingaggio". In sintesi, il contingente - a sentire il neoministro - sconta in parte le scelte fatte dall'esecutivo precedente. Ma cambiar rotta adesso non si può. E la trattativa con Hezbollah va affidata alla Lega Araba. E probabilmente domani a Beirut la Lega Araba riuscirà a organizzare un importante summit tra le parti guidato dal suo segretario Amr Moussa. Il Premier Fouad Sinora, assieme ai più importanti esponenti della maggioranza Hariri e Gemayel, potrebbero sedersi ad uno stesso tavolo con Hassan Nasrallah, Nabih Berri, Presidente del Parlamento e leader di Amal e il generale Michel Aoun. Si lavora incessantemente perché questo avvenga, sperando che la tregua regga e con l'obiettivo di far nascere un governo presieduto dal Generale Suleiman, capo dell'esercito libanese. E proprio sul sessantaduenne Michel Suleiman sono riposte tutte le speranze per il futuro del Paese dei Cedri. Una vita per l'esercito, vincitore della gloriosa battaglia contro il gruppo sunnita Fateh Al Islam nel campo profughi di Nahr Bared, è stato candidato alla presidenza del Libano da entrambi gli schieramenti politici. L'esercito rappresenta al momento forse l'unica vera istituzione libanese e, malgrado sia formato da soli 70 mila uomini, ha lentamente ripreso il controllo del territorio. Ieri si è comunque combattuto ancora a Bab el-Tebbaneh, Jabal Mohsen, Bshamoun e Tripoli, mentre Beirut ha vissuto una giornata di relativa calma. Qualche scuola ha riaperto, così come alcuni negozi e locali. La gente è stanca, esasperata da questa cappa di violenza e tensione che continua a soffocare il Paese. La società civile, l'intellighenzia libanese, pronta per l'ennesima volta a venir fuori dalle macerie e a ricostruire, non è però così convinta, come la gran parte degli analisti, che Hezbollah sia l'unico grande vincitore di questi ultimi accadimenti libanesi. E si pensa che la scelta di non combattere, di non rispondere alle provocazioni degli sciiti, non sia solo la conseguenza di una evidente disparità militare. Il tentativo di golpe degli uomini di Nasrallah, per tanti libanesi, non ha avuto successo anche per la scelta di abbandonare il campo presa dai gruppi legati alla maggioranza governativa, che ha avuto il merito di salvare lo Stato da una nuova guerra civile. E svelato la vera identità di Hezbollah. Gli ultimi giorni cruenti del Libano avrebbero dimostrato la totale inaffidabilità del Partito di Dio, il soccombere dell'ala politica a quella militare e, con questo, il suo totale distacco dalla società civile. Solo due anni fa Hezbollah viveva il suo massimo splendore e il suo apparato militare, al-Muqawama al-Islamiyya, era considerato indispensabile per opporre un'adeguata resistenza armata alle possibili invasioni israeliane. Negli ultimi giorni è stato invece utilizzato per invadere le strade di Beirut, per saccheggiare, incendiare, brutalizzare una città e il suo territorio. Hezbollah avrebbe dilapidato, in qualche giorno, il suo essere "resistenza". La vittoria con i drusi di Walid Joumblat, per tradizione combattenti instancabili, difficili da stanare dalle loro roccaforti di montagna, non sarebbe stata così facile senza la scelta avversaria di astenersi dal conflitto. Fouad Sinora e i suoi alleati avrebbero insomma deciso, anche in base all'evidente inferiorità militare, di scegliere la strada dello Stato, dell'esercito, della democrazia, dimostrando di non essere un'alleanza di gruppi para militari, ma accreditandosi agli occhi della comunità internazionale come unici soggetti istituzionali credibili. Sicuramente Hezbollah non è così con le spalle al muro come nei sogni di tanti libanesi, ma comunque non troverà vita facile nel distruggere il germe democratico di quella gente. "Non dimentichi - mi dice al telefono da Beirut un giornalista del quotidiano As Safir - che i siriani sono stati in Libano trent'anni, ma non hanno cambiato le nostre teste. Sono stati costretti ad andar via dopo una manifestazione di un milione e mezzo di persone, il 14 marzo del 2005". Altri ipotizzano scenari più inquietanti. Paradossalmente la scelta di Hezbollah di alzare il livello dello scontro per estendere il potere sul Libano del nord, potrebbe incentivare l'organizzazione di piccoli e pericolosissimi gruppi armati salafiti, che troverebbero terreno fecondo nella galassia del fondamentalismo sunnita. In primis a Tripoli, dove in queste ore ancora si spara. Francesco De Leo 13/05/2008.

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Madri in carcere, immigrati, droga e incesti: che mondo allegro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del IL CONCORSO Dall'Argentina del regista Trapero al Belgio dei fratelli Dardenne, temi duri dagli altri paesi nella gara di Cannes Madri in carcere, immigrati, droga e incesti: che mondo allegro di Gabriella Gallozzi Se l'Italia a Cannes laverà un bel po' di panni sporchi (dalla camorra alla Repubblica di Salò, dall'immigrazione ai misteri andreottiani) gli altri paesi in corsa per la Palma d'oro (per un totale di 22 film) non saranno da meno nell'affrontare temi forti legati soprattutto al disagio sociale e familiare. La Francia in questo senso non si risparmia con i suoi tre film in concorso. Di scuola a rischio e alunni "difficili" racconta Entre le murs di quel Laurent Cantet che per primo ha portato al cinema (Risorse umane) la riflessione sul lavoro e sulle 35 ore. Riunione di famiglia con "cadavere" è quanto mette sul piatto uno dei più apprezzati atori francesi: Arnaud Desplechin con Conte de Noel. Mentre Philippe Garrel con La frontière de l'aube affronta il tema matrimonio dallo sguardo di un fotografo ossessionato dai sensi di colpa per la sua amante morta suicida. Come sempre i belgi fratelli Dardenne puntano la loro macchina da presa sul disagio sociale. E ne Le silance de Lorna la protagonista è una donna albanese clandestina che, per poter rimanere in Belgio, accetta il matrimonio con un tossicodipendente. L'Argentina schiera due autori emergenti: Pablo Trapero e Lucrecia Martel. Del primo è Leonora, drammatico racconto sull'esperienza carceraria di una donna e del suo bambino. Della seconda, invece, è un insolito noir, Mujer sin cabeza che parte da un incidente stradale in cui una donna investe un cane. Dal Brasile di Fernando Meirelles (quello della Città di dio) arriva Blindness con Julianne Moore e Gael Garcia Bernal alle prese con una metaforica epidemia di cecità che colpisce tutti. Mentre il celebre compatriota Walter Salles, in Linha de Passe fa la storia di quattro fratelli in lotta con la povertà di San Paolo che cercano il riscatto alla miseria nel calcio. Ancora drammi di famiglia a tinte davvero forti (quasi da tragedia classica) arrivano dall'Ungheria: Kornel Mundruczc in Delta mette in scena il trauma di uomo cacciato di casa dalla madre che al ritorno per il funerale del padre si troverà tra incesti ed omicidi. La Cina di Jia Zhangke sarà raccontata nel suo processo di industrializzazione, negli anni Sessanta, attraverso le vite di tre donne, protagoniste di 24 city. Da Singapore con My Magic di Eric Khoo arriva il disagio giovanile in chiave incestuosa: un ragazzo innamorato del padre che per sopravvivere fa il mangiafuoco. Giovani e "pericoli" adolescenziali e sono anche al centro di Adoration del canadese di origine armena Aton Egoyan. Qui si seguono i percorsi in rete degli adolescenti che camuffano la loro identità viaggiando su Internet, imbattendosi nel terrorismo o nelle fantasie giovanili delle più variegate. Di "una famiglia fallita e piena di bugie" ci racconta ancora il turco Nuri Bilge Ceylan, quello di Uzak. Stavolta nel nuovo Three Monkeys, come spiega lui stesso, "è una famiglia che cerca di ignorare la verità pur di rimanere insieme", proprio come le tre scimmiette, del titolo, che sono sorde, cieche e mute. La povertà di Los Angeles è il centro di Serbis del filippino Brillante Mendoza che racconta di una famiglia che vive in un cinema abbandonato. Da Israele un cartoon, Waltz With Bashir dell'ex soldato israeliano Ari Folman, ci porta indietro nel tempo: al 1982 anno del massacro di centinaia di palestinesi nei campi di Sabra e Shatila. E l'America? È noto lo sbarco sulla Croisette del Che Guevara di Soderbergh che sarà accompagnato da Two Lovers di James Gray, storia di un triangolo amoroso, e Changeling di Eastwood con Angelina Jolie, madre a cui scompare il figlio. Insomma, non mancheranno riflessioni e chiacchiere sugli "incubi" del nostro presente.

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L'Italia non abbandoni il mio Libano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del AHMED FATFATIl ministro libanese e collaboratore dell'ex premier Hariri: Hezbollah è un contropotere armato "L'Italia non abbandoni il mio Libano" di Umberto De Giovannangeli Il tono della sua voce dà conto della drammaticità del momento. Il contenuto delle sue affermazioni riflette l'incertezza del presente e proietta ombre sinistre sul futuro del Paese dei Cedri. Ahmed Fatfat, ministro dello Sport libanese, sunnita, uno dei più stretti collaboratori dell'ex premier Rafik Hariri, assassinato in un attentato il 14 febbraio 2005, è reduce da una drammatica riunione notturna del governo guidato da Fuad Sinora: "Si è anche discusso - racconta a l'Unità - di rassegnare le dimissioni, ma poi è prevalsa la determinazione a resistere. Dimettersi in questo momento avrebbe significato darla vinta a quanti, dentro e fuori il Libano, operano per disintegrare la nostra democrazia e frantumare l'integrità territoriale del Paese". Dopo giorni di violenti combattimenti, sembra che una tregua sia in atto. Ma è una tregua fragile, garantita dall'esercito. Ma basta questo per riportare il Paese alla normalità? "No, non può bastare. Perché una vera normalità significa ripristinare la vita democratica, permettere il funzionamento delle istituzioni, eleggere finalmente il nuovo capo dello Stato. Ma tutto ciò è precluso da una opposizione che agisce come un contropotere; un contropotere armato". C'è chi sostiene che dietro la prova di forza di Hezbollah vi sia la lunga mano di Iran e Siria. "Hezbollah continua a ricevere armi e finanziamenti da Teheran e Damasco, ed usa queste armi per imporre la propria volontà ai libanesi. Questo è un dato incontestabile. Ed è altrettanto incontestabile il fatto che il rafforzamento del processo di democratizzazione del Libano sia vissuto come una minaccia per quei regimi teocratici e autoritari che vedono nella democrazia una minaccia mortale per la loro esistenza. Il Libano fa paura per questo, perché rivendica libertà, democrazia, verità, giustizia contro nemici potenti, privi di scrupoli, che alla "Rivoluzione dei Cedri", una rivoluzione democratica e non violenta, hanno risposto con una lunga scia di attentati che hanno colpito parlamentari, intellettuali, giornalisti, ufficiali della sicurezza che si battevano per la piena sovranità nazionale del Libano". Il presente. "Il presente sono le decine di morti, i centinaia di feriti causati dal tentativo golpista attuato da Hezbollah. Neanche Israele si era spinto a tanto.". A garantire la tregua è l'esercito. "L'esercito ha dato riprova del suo spirito di servizio, garantendo l'unità nazionale e dimostrandosi un decisivo elemento di stabilità. Ma in prospettiva futura l'esercito non può surrogare altri poteri dello Stato, non può sostituirsi al governo, al parlamento, alle istituzioni proprie di una democrazia. La normalità per la quale ci battiamo non può conciliarsi alla lunga con le strade presidiate in massa dai blindati dell'esercito. La militarizzazione del Paese finirebbe per fare il gioco di chi pensa e agisce come un contropotere armato che come tale si confronta e detta le sue condizioni. Ma accettare questa situazione è sancire la morte del Libano democratico". Quella imboccata dal Libano è una via senza uscita? "Il rischio c'è ma per quanto riguarda le forze che hanno dato alla Coalizione del 14 marzo (la maggioranza antisiriana, ndr.) c'è la comune volontà di non lasciarci trascinare in una spirale di violenza che farebbe precipitare il Libano in una nuova, devastante, guerra civile. Non cadremo nella trappola di Hezbollah, il che, sia chiaro, non significa arrendersi all'arroganza delle armi ma, al contrario, significa rilanciare la sfida non violenta che ha caratterizzato il grande movimento popolare, che dette vita alla "Primavera di Beirut", un movimento che ha saputo rompere gli steccati dell'appartenenza etnica e religiosa, trovando la sua unità nel sentirsi, prima di tutto, Libanesi". Cosa si sente di chiedere in questo drammatico frangente all'Italia? "Di non far venir meno il suo sostegno alla democrazia libanese. L'Italia ha fatto molto per garantire la stabilizzazione del Sud Libano dopo la Guerra dei 34 giorni. Questo impegno non può venir meno e sono certo che questo appello non cadrà nel vuoto".

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Gli Amici del museo di Tel Aviv premiano Arnaldo Pomodoro Uomo dell'anno 2008 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-05-13 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Prima di lui Oz, Wiesel e Mehta Gli Amici del museo di Tel Aviv premiano Arnaldo Pomodoro Uomo dell'anno 2008 Le motivazioni Scultore, umanista, mecenate: un'attività molteplice e articolata, sempre nel segno dello "sviluppo di un rinnovato senso civico". Con questa motivazione, mentre anche Milano ha appena celebrato il 60esimo anniversario dello Stato di Israele, l'associazione degli Amici del museo d'arte di Tel Aviv ha conferito ieri sera all'artista Arnaldo Pomodoro il titolo di "Uomo dell'Anno 2008": la stessa onorificenza con cui nelle ultime edizioni erano stati premiati lo scrittore Amos Oz, il premio Nobel Elie Wiesel, il direttore d'orchestra Zubin Metha. Pomodoro è stato premiato nel corso di una serata di gala ospitata dalla Fondazione che porta il suo nome, e il riconoscimento gli è stato personalmente consegnato dal sindaco di Tel Aviv, Ron Huldai. Il ricavato della serata, al quale ha contribuito lo stesso Pomodoro con la donazione di tre sue opere, sarà interamente devoluto a favore della Scuola d'arte per ragazze e ragazzi disagiati del Museo d'arte di Tel Aviv. Scopo dell'associazione è, tra gli altri, quello di "promuovere la diffusione della cultura quale strumento e ponte di pace fra i diversi Paesi, senza distinzione di nazionalità, lingua, razza, colore o religione". La giuria internazionale del premio, presieduta da Arturo Schwarz con Anna Sikos e Pasolo Talso, ha voluto riconoscere a Pomodoro la sua "statura di scultore e umanista", il "contributo che con il suo lavoro ha portato all'arricchimento delle arti e delle lettere", quindi la sua "attività di mecenate verso i giovani artisti". Proprio ieri, a questo proposito, è stata presentata alla Fondazione la seconda edizione del Concorso internazionale promosso dallo scultore e dedicato ad artisti under 40, le cui opere saranno esposte da domani fino al 18 luglio nello spazio di via Solari. "Scultore, umanista e mecenate nel segno dello sviluppo di un rinnovato senso civico" Lo scultore Arnaldo Pomodoro, 81 anni, ha ricevuto ieri sera il premio di "Uomo dell'Anno 2008".

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Stefania Craxi <Agli Esteri, una passione di famiglia> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-13 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Dopo il fratello Stefania Craxi "Agli Esteri, una passione di famiglia" ROMA - ( g. fre.) Emozionata per la responsabilità verso il Paese e verso il cognome che porta, ieri sera ha giurato anche Stefania Craxi. è la terza di famiglia ad andare al governo, dopo il padre Bettino, e il fratello Bobo, che nel governo Prodi occupava il suo stesso posto: sottosegretario agli Esteri. "è stata la grande passione di mio padre, colui che ha portato l'Italia tra i grandi della Terra". Lei spera di occuparsi del Mediterraneo e di Medioriente, visto "che proprio in Libano ho portato i discorsi di mio padre tradotti in arabo". Ma non finirà anche lei come suo fratello che il giorno della nomina ha ricevuto i complimenti di Hamas. "Frattini ha confermato che tra le priorità c'è la difesa dello Stato di Israele, ma la situazione lì oggi è molto più esplosiva di quando il centrodestra ha preso certi orientamenti: le scelte sono diventate più complesse, e la sicurezza di Israele va di pari passo con la soluzione della questione nazionale palestinese. Ciò non vuol dire andare a braccetto con i terroristi". Su suo fratello ha solo poche parole: "Abbiamo una storia drammatica e grande, abbiamo altresì un grande esempio e siamo due persone adulte".

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Frattini sul libano "no ad hezbollah stato nello stato" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Teleconferenza Berlusconi-Abu Mazen Frattini sul Libano "No ad Hezbollah Stato nello Stato" ROMA - L'Italia sostiene lo "sforzo della Lega araba" per la nascita di un "forte governo di unità nazionale" in Libano, Hezbollah "deve capire che può dimenticarsi di essere, anche in futuro, uno Stato nello Stato". Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini ieri a Sky Tg24. Secondo il titolare della Farnesina, le forze militari e di polizia libanesi devono disarmare Hezbollah. Con questo movimento, ha osservato Frattini, "deve parlare la Lega araba, non è compito nostro dare legittimazione a chi vuole fare uno Stato nello Stato". Cautela sulla missione Unifil: "Le regole d'ingaggio per i nostri militari in Libano - ha dichiarato ieri mattina alla trasmissione radiofonica Gr Parlamento Rai 60 Minuti - sono una questione talmente delicata che non possono essere decise da Roma, da Parigi o da Berlino". Ha poi aggiunto: "Sono decisioni che si prendono innanzitutto con una valutazione di chi, come solo i militari, conosce sul territorio le reali condizioni di sicurezza". "Oggi parlare di cambiamento unilaterale delle regole di ingaggio della missione Unifil in Libano non è possibile data la situazione di crisi", ha sottolineato. In serata, i ministri degli Esteri dei Paesi "Amici del Libano" (tra cui Usa, Egitto, Francia, Germania, Italia e Arabia Saudita) hanno lanciato in teleconferenza un appello "affinché cessino tutte le violenze" e hanno manifestato "pieno sostegno alla missione della Lega araba e alle istituzioni costituzionali del paese". L'auspicio dell'Italia è che si arrivi quanto prima all'elezione di Michel Suleiman - capo dell'esercito libanese - alla presidenza della Repubblica. Con la successiva formazione di "un forte governo di unità nazionale". Presto, "prima dell'estate", Frattini compirà una missione in Libano, in Israele ed in altri Paesi della regione. Ieri sera, in un colloquio telefonico, Silvio Berlusconi ha espresso al presidente palestinese Abu Mazen il suo "pieno sostegno" al processo di pace e alla leadership moderata palestinese, invitando il presidente dell'Autorità nazionale palestinese in Italia.

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L'Egitto a Israele: mediazione per Gaza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Incontro Olmert-Suleiman: niente tregua con i palestinesi Senza un riferimento esplicito "al contrabbando di armi dal Sinai verso la Striscia" e alla liberazione di Gilad Shalit, il giovane caporale israeliano sequestrato nel giugno di due anni fa, non ci sarà tregua con i guerriglieri palestinesi della striscia di Gaza. Secondo l'edizione online del quotidiano "The Jerusalem Post", sarebbe stata questa la risposta del premier israeliano Ehud Olmert alla proposta del capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman, in visita ieri in Israele. Intanto, il quotidiano "Yédiot Aharonot", ha chiesto le dimissioni di Olmert, implicato in diverse inchieste di corruzione, la cui popolarità, stando ai sondaggi, sarebbe ormai al minimo storico. E nella striscia di Gaza, priva di carburante dal 9 aprile corso, ieri Israele ha ripreso l'erogazione di 450.000 litri di gasolio, consentendo all'unica centrale elettrica di riportare la corrente nella città di Gaza.

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In Libano Hezbollah segna un punto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Analisi In Libano Hezbollah segna un punto Michele Giorgio Si seppelliscono e piangono i morti ma dopo cinque giorni di combattimenti a Beirut, Tripoli, nel Jabal Druso e altre zone del Libano, la politica comincia finalmente a prendere il posto delle armi e ci si interroga sugli sbocchi della crisi più grave vissuta dal Libano dalla fine della guerra civile nel 1990. Su un punto nessuno ha dubbi. L'opposizione guidata da Hezbollah ha confermato una superiorità militare che nessuno può sfidare e soprattutto ha messo in chiaro che non esiterà a usareo la forza per impedire il disarmo della resistenza su cui insistono i rappresentanti del "fronte 14 marzo" che appoggiano il governo di Fuad Siniora. Certo, il blitz armato di Hezbollah non può non suscitare preoccupazione, non solo per i morti e i feriti provocati ma anche per gli attacchi distruttivi subìti dai mezzi d'informazione del campo avverso, che hanno il diritto di lavorare ed esprimere opinioni. Il movimento sciita peraltro aveva più volte escluso l'utilizzo delle armi contro gli altri libanesi. Tuttavia è innegabile che, spinto ad usare la forza dall'improvvisa, e sospetta per i tempi, decisione del governo Siniora di smantellare la rete di comunicazione di Hezbollah, il leader del movimento sciita Nasrallah ha finito per mettere in moto un quadro politico paralizzato da troppo tempo. La sconfitta militare ha automaticamente prodotto una sconfitta politica e la maggioranza di governo ora è in forte difficoltà: potrebbe esser costretta ad accettare quel compromesso con l'opposizione che per mesi ha rifiutato con ostinazione - e alle condizioni di Hezbollah. Siniora, Hariri e il leader druso Jumblatt cominciano a rendersi conto del passo falso compiuto una settimana fa ordinando l'eliminazione delle rete di comunicazioni autonoma di Hezbollah, che ha intepretato l'ordine come un primo attacco volto a disarmare la resistenza. "E' stata una disfatta totale per la maggioranza" - commentava ieri l'analista Osama Safaa, dell'Istituto per gli studi strategici di Beirut. "Per Hariri e Jumblatt è sfumata, forse definitivamente, la possibilità di ottenere un rapido disarmo della milizia sciita". A Beirut si prevede la prossima formazione di un governo transitorio formato da tecnici, se non addirittura di una giunta militare - lo scriveva ieri il quotidiano al-Anwar - con il compito di emendare la legge elettorale, sbilanciata a favore della maggioranza, e portare il Libano alle elezioni. Uno sviluppo che include la nomina a presidente della repubblica del capo di stato maggiore, Michel Suleiman - già indicato dai due schieramenti come il candidato di "consenso nazionale" - che ha conquistato altri consensi popolari tenendo lontane le forze armate dalle barricate dei miliziani delle due parti. Hezbollah peraltro è stato attento a non mettersi contro l'esercito, cui ha subito ceduto il controllo delle postazioni conquistate a Beirut ovest durante il suo blitz. In questo modo ha anche voluto rassicurare il Libano (e la consistente minoranza cristiana) che il suo non era un "colpo di stato" ma un regolamento di conti con due esponenti della maggioranza - Hariri e Jumblatt - schierati in modo accanito contro il movimento sciita. La missione della Lega Araba, che comincia domani, punterà a soluzioni immediate che non possono prescindere da ciò che è avvenuto sul terreno e dall'indebolimento della maggioranza di governo. Non è escluso che l'opposizione ottenga quel diritto di veto sulle questioni riguardanti la sicurezza del Libano che chiede da lungo tempo per aderire ad un governo di unità nazionale. Per il commentatore politico Rami Khoury, del Daily Star, quanto è avvenuto nei giorni scorsi potrebbe aver segnato una svolta inattesa in Medio Oriente. "Forse saremo testimoni di un condominio politico non dichiarato (in Libano) di Iran e Usa. Un modello anche per altre parti della regione, in particolare per Iraq e Palestina", ha scritto ieri, spiegando che questa soluzione sarebbe il risultato della sconfitta della politica dell'amministrazione Bush di scontro frontale con le forze nazionaliste e islamiste in Medio Oriente. Il Libano, ha concluso, "potrà esistere come Stato unitario solo se la sua popolazione multietnica e multiconfessionale potrà vivere in un equilibrio di poteri".

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Beirut torna alla normalità (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Beirut torna alla "normalità" I miliziani armati si sono ritirati, la popolazione respira ma paure e rancori restano. E a Tripoli e nelle zone druse si spara ancora Michele Giorgio Beirut I beirutini di Hamra ieri hanno trovato nelle edicole non solo i titoli preoccupati dei quotidiani ma anche il sorriso e i riccioli rossi della popstar Mariam Fares sulla copertina di una popolare rivista di moda. Un' immagine segno di una normalità che, sia pure a fatica, sta tornando nelle strade del cuore commerciale di Beirut Ovest, la zona musulmana della capitale libanese. Dopo giorni di chiusura e timori, finalmente hanno riaperto negozi, cafes e ristoranti e si sono rimesse in moto le attività quotidiane di questa parte della città. Non ci sono più i miliziani armati nelle strade e la popolazione respira dopo aver temuto una nuova guerra civile. Nel resto del Libano il quadro della situazione non è altrettanto confortante. Si è sparato ancora a Tripoli tra fazioni sunnite rivali, ed è pesante il bilancio che arriva dalle zone druse dove domenica si è combattuta, anche con l'uso di mortai, una delle più violente battaglie dall'inizio della crisi, tra combattenti di Hezbollah e del Partito socialista progressista di Walid Junblatt, il leader druso nemico del movimento sciita guidato da Hassan Nasrallah. In poche ore è salito ad almeno 60 il bilancio delle persone rimaste uccise nei combattimenti tra le forze fedeli al sunnita Saad Hariri e a Junblatt e i sostenitori dell'opposizione. Ma la normalità che riaffiora ad Hamra non basta a nascondere paure e rancori. Il blitz militare attuato da Hezbollah in risposta a quello del governo Siniora contro le rete di comunicazione autonoma del movimento sciita, ha provocato ferite che non sarà facile rimarginare in questo quartiere popolato in grande maggioranza da musulmani sunniti, molti dei quali sostenitori di Hariri, ma che è anche un punto di riferimento per tanti simpatizzanti della sinistra libanese schierata con l'opposizione. Gli umori talvolta sono indecifrabili, i dissapori diffusi: tra coloro che fino a qualche tempo fa erano amici con opinioni diverse e che ora si ritrovano in due campi avversi, tra chi si scopre più "militante" e persino tra fratelli. "A casa è un disastro - confessa Maher, sciarpa e occhialetti da intellettuale - siamo sunniti e così gran parte dei miei familiari sono con Hariri e infuriati con Hezbollah. Mio fratello Rafiq ed io invece abbiamo sempre appoggiato le resistenza e ammiriamo Nasrallah. E' una atmosfera pesante nella quale non è facile vivere". Abu Ali, taxista e comunista da sempre è dispiaciuto. "Da un lato so che Hezbollah doveva agire, non poteva rimanere immobile mentre gli altri (il governo Siniora, ndr) colpivano la resistenza contro Bush e Israele, ma non mi aspettavo tanta violenza, tanti morti. Io la guerra civile l'ho già vista e non mi è piaciuta, non voglio vedere altra gente morire e spero che Nasrallah sappia cosa sta facendo", spiega visibilmente preoccupato. Le vendette sono il pericolo che molti intravedono nel prossimo futuro qui ad Hamra. Ritorsioni mirate verso quelli che appartengono allo schieramento avverso, in particolare contro gli "amici di Nasrallah". Alcuni dei cafes e locali pubblici noti come ritrovi dei simpatizzanti dell'opposizione stentano ad aprire e i proprietari mantengono un profilo basso. Si teme il risentimento degli attivisti sunniti che avevano provato ad opporsi ad Hezbollah e ai suoi alleati ma che in poche ore sono stati sopraffatti, mandando in fumo i piani di chi, non solo in Libano, sperava di poter creare una forza capace di contrastare sul terreno lo strapotere militare degli sciiti. L'arrendevolezza dei combattenti sunniti è stata accolta con stupore a Beirut Ovest e, a quanto pare, a Washington. Secondo il Los Angeles Times, che cita fonti dei servizi di sicurezza libanesi, Washington per quasi un anno ha sostenuto in segreto la formazione di una milizia sunnita agli ordini di Saad Hariri e del suo partito Mustaqbal, dal nome "Security Plus" e forte di circa tremila uomini. Una "agenzia di sicurezza" costata milioni di dollari che si è sciolta come neve al sole dopo appena qualche ora di combattimenti con gli uomini di Hezbollah. I miliziani sunniti si sono arresi subito, consegnando le armi all'esercito e alcuni di loro hanno lanciato accuse a Saad Hariri, responsabile di averli lasciati soli e senza munizioni e ordini precisi. L'ansia della rivincita da parte dei sunniti più arrabbiati non riguarda solo Beirut Ovest ma anche Tripoli dove il gruppo "Incontro islamico" ha annunciato ieri di voler dar vita a una milizia per difendersi da Hezbollah. Il suo leader ed ex parlamentare Khaled al-Dahir ha spiegato di volersi fare giustizia da solo perché l'esercito libanese "non è in grado di garantire la sicurezza interna e di proteggere Beirut, obiettivo delle milizie sciite". "Gli ultimi avvenimenti hanno visto Beirut vittima delle bande criminali iraniane e del regime siriano - ha spiegato -. Per questo annunciamo la nascita della resistenza islamica nazionale per difendere il paese. I sunniti in Libano risponderanno agli attacchi contro i loro beni. Ne abbiamo tutte le possibilità". E nella Beirut delle divisioni laceranti tra musulmani e delle rese dei conti, sono emersi anche i giovani del Partito social-nazionale siriano (Psns), minuscola organizzazione politica libanese. Rimasto per anni ai margini della vita politica e poco influente ai vertici del fronte dell'opposizione, il Psns è improvvisamente riapparso con prepotenza sulla scena della più grave crisi dai tempi della guerra civile grazie, si dice, a finanziamenti siriani. Scomparsi i miliziani armati di Hezbollah e Amal, nelle stradine di Hamra sono rimasti loro, a tenere in piedi punti di "controllo". Un attività che per tanti è anche un lavoro. Figli della piccola borghesia impoverita dalla crisi economica e dall'inflazione si offrono come attivisti del Psns per 100 o 200 dollari al mese. Quelli che lavorano per Rafiq Hariri ne prendono 400 ma sono usciti battuti dalla battaglia di Hamra e a pattugliare le strade non ci vanno.

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Paolo Woods, immagini di un rischioso métissage (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Intervista con il reporter di Amsterdam che ha esposto i suoi scatti sulla conquista cinese dell'Africa al Palaexpò di Roma nell'ambito del festival FotoGrafia Volevamo mostrare qualcosa di diverso, che uscisse dall'ennesimo racconto sulla povertà e sulle malattie. Ci siamo domandati: cosa davvero sta cambiando in Africa? L'influenza dei cinesi è una questione enorme, rimarrà uno dei punti fermi della storia del continente, come la colonizzazione e la de-colonizzazione Arianna Di Genova Sono circa settecentomila i cinesi che si sono riversati lungo le strade dei villaggi, nel cuore pulsante delle città, dentro le intricate foreste africane. Sono lì per affari, a curare le sorti delle ultime propaggini del capitalismo e a inventare una nuova realtà di colonizzazione, che non condivide nulla con le forme del passato. Imprenditori e operai cinesi si mescolano alla manodopera locale e costruiscono infrastrutture in cambio di preziose materie prime che "barattano" con i governi africani, dittatori compresi, da poter poi utilizzare in patria. La Cina come nuova potenza economica si manifesta anche così, in quarantanove paesi africani. La storia è quella di sempre: narra di sfruttamenti, di relazioni difficili, di regole del mercato non sempre trasparenti. Le conquiste si fanno sul campo, a qualsiasi prezzo. Un fotografo, Paolo Woods (classe 1970, olandese, studi in Italia, ora lavora a Parigi) e un giornalista-inviato di Le Monde, Serge Michel, hanno deciso nel 2007 di passare un lungo periodo di tempo in quel continente per documentare cosa stava accadendo, quali nuove geografie umane e sociali si stavano disegnando. Parte di quello spinoso progetto è ora in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma, per il festival internazionale FotoGrafia (fino al 25 giugno) e presto sarà raccolto in un libro (pubblicato in Francia, in America e in Italia da Il Saggiatore). Nelle immagini, si fa la conoscenza di un industriale di Shanghai, arrivato in Nigeria nel 1970 dove ha realizzato un impero che include 15 fabbriche con 1600 operai, hotel, catene di ristoranti. Sulla penisola di Lekki, sta costruendo 544 villette per la Chevron. Poco oltre, c'è Chua Booan Lee; è in Congo e felice siede su una catasta di legno trasformato in strati. Li ha strappati alla foresta del paese per produrre impiallacciature. "Tendo sempre a fare dei reportage lunghi e su tematiche che non sono le più battute - spiega il fotografo Paolo Woods - Lavoro con il giornalista Serge Michel e insieme cerchiamo storie particolari. Un altro nostro progetto ha riguardato le vie del petrolio. Il reportage cominciava nella città di George Bush, Midland in Texas e terminava un anno dopo nella città natale di Saddam Hussein; fra i due, scorrevano dodici paesi produttori di petrolio. Poi Serge è stato mandato da Le Monde in Africa. Abbiamo deciso di tenerci lontani dagli stereotipi con cui si guarda a quel continente. Volevamo mostrare qualcosa di diverso, che uscisse dall'ennesima storia con dei lati miserabilisti e tutti e due ci siamo domandati: cosa davvero sta cambiando in Africa? L'influenza dei cinesi è una questione enorme, rimarrà uno dei punti fermi della storia africana, proprio come la colonizzazione e la de-colonizzazione. Da qui abbiamo iniziato a indagare". Come finanziate i progetti? Ci autofinanziamo, i nostri sono reportage lunghi e costosi, ma da qualche anno abbiamo una serie di partner (editori, riviste, giornali) che pre-comprano i servizi, o almeno vengono informati che ci saranno e li acquistano al nostro ritorno. Se la storia è buona e funziona, veniamo in qualche modo rimborsati. Crede di aver documentato una nuova colonizzazione? Ho dei problemi a parlare di nuova colonizzazione per i cinesi in Africa. Il riutilizzo della parola può portare fuori strada. Ciò che sta accadendo è qualcosa di diverso. Lì nulla funziona come la colonizzazione classica. La Cina è una potenza economica che procede secondo le regole del capitalismo, ma differentemente dalle altre grandi potenze occidentali, Stati uniti, Europa o Russia, ha un bacino di manodopera a prezzi bassissimi. E vive su una interazione fra stato e privato. È un caso anomalo. Quando abbiamo iniziato a fare questo reportage, siamo andati a vedere cosa fosse stato scritto sull'argomento. Tutti gli articoli (eccetto naturalmente quelli della stampa cinese) erano profondamente negativi, con titoli come "pericolo rosso", "i cinesi arrivano", "la nuova colonizzazione". Si puntava sui diritti umani. Ovviamente, c'è della verità in questo, ma quando siamo andati sul posto, ci siamo accorti che esisteva tutta un'altra serie di storie. I cinesi agiscono in maniera estremamente capitalistica, le regole le detta il mercato. Se si trovano a essere imprenditori in un paese dove c'è un dittatore che li lascia liberi, fanno man bassa. Dove c'è più democrazia, si adattano. Se non c'è nessun salario minimo, pagheranno una miseria, se è previsto, lo rispettano. Hanno una necessità enorme di manodopera africana. Inoltre, lavorano in modo diverso. Una compagnia occidentale che va a cercare il petrolio in Angola, chiede al governo quanto vuole per quel dato pozzo, paga la cifra e si impianta lì. I cinesi si mettono d'accordo con i governi locali: costruiscono infrastrutture, dighe, ferrovie, strade e in cambio chiedono l'utilizzo delle risorse, petrolio, bauxite, ferro, oro. E i rapporti fra imprenditori e operai locali? In Africa, ci sono anche tanti lavoratori cinesi, non solo imprenditori. Senza entrare nei clichés, direi che non ci sono al mondo due culture del lavoro più distanti. La real politik e la globalizzazione hanno obbligato cinesi e africani a condividere spazio, tempo, lavoro, senza nessuna affinità fra le loro culture. Avete avuto problemi nelle varie tappe del reportage? Le mie foto non sono mai rubate. Mi interessava passare del tempo con i cinesi. Io e Serge siamo così stati con loro intere giornate e settimane. Stare con gli operai africani era più semplice, ma essere dall'altra, molto meno. Volevamo documentare con numeri, immagini, frasi, quello che succedeva. Ci siamo resi conto che era una storia difficilissima. In Iraq, quando documentavamo il petrolio, sapevamo che le compagnie non volevano parlare con noi, quindi abbiamo proceduto intervistando la gente comune. In Africa, volevamo capire il cinese imprenditore, andare con lui nella foresta dove tagliava il legno, restare dove costruiva una diga. I cinesi non sono abituati alla stampa libera e hanno regole governative che vieta loro di parlare con i giornalisti. Passare attraverso questo muro è stato complicato. Come è iniziata la passione per la fotografia? Mi sono avvicinato al reportage negli anni 90, grazie a un collega italiano, Paolo Pellegrin, che mi aveva invitato a andare con lui in Kosovo, durante la guerra. La mia sensibilità si è mossa poi lontano dal reportage classico e ha sempre cercato di avvicinarsi a una fotografia di indagine, sociale, politica, antropologica. Continuo a fotografare in analogico, in medio formato, con una Hasselblad che è una macchina da studio, con una qualità maggiore delle digitali e che mi obbliga a una certa lentezza. Qualche maestro di riferimento? Alla base, ci sono maestri molto vecchi come Dorothea Lange perché aveva un approccio antropologico alla fotografia. Ma adoro anche Martin Parr. È distante dal mio lavoro, però penso che possa influire sui punti di vista e cambiarli. Che ruolo può avere oggi la fotografia nel flusso ininterrotto di informazioni cui siamo sottoposti? Un ruolo fondamentale, di approfondimento, non solo di superficie. Basti pensare alla guerra dell'Iraq. Le immagini che più facilmente vengono in mente non sono spezzoni di tv, ma quelle fatte dai soldati americani a Abu Ghraib, le stesse dipinte sui muri in Palestina. Sono quelle che rimangono nell'immaginario collettivo.

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Nostro servizio BEIRUT - L'esercito libanese ha annunciato che da oggi se nec (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nostro servizio BEIRUT - L'esercito libanese ha annunciato che da oggi se necessario userà la forza per imporre l'ordine e la legge nel Paese. "L'esercito fermerà le violazioni...nel rispetto della legge, anche se questo potrà portare all'uso della forza" si legge in una dichiarazione dei militari diffusa ieri sera. Nel documento viene sottolineato che l'esercito comincerà a far rispettare l'ordine a partire dalle 5 di questa mattina. Nella capitale libanese intanto la vita cerca di tornare a una parvenza di normalità. Ieri mattina molti negozi hanno aperto i battenti, anche nella parte ovest di Beirut teatro dei più violenti e sanguinosi scontri di giovedì scorso. Molti impiegati sono rientrati dalle "ferie forzate" e si sono recati al lavoro negli uffici pubblici. Diverse scuole sono invece rimaste chiuse. E chiuse da barricate sono ancora tante strade di Beirut, compresa quella per l'aeroporto internazionale. Ma ancora per poco. In vista dell'arrivo della delegazione della Lega Araba previsto per domani, è stato garantito che tutte le barriere e i sacchi di sabbia saranno rimossi per consentire la riapertura dello scalo e dei collegamenti con la città. L'esercito intanto ha preso posizione nella notte tra domenica e ieri nelle regioni a sud-est di Beirut teatro di scontri tra drusi e sciiti, anche con l'uso di mortai: una delle più violente battaglie dall'inizio della crisi tra miliziani di Hezbollah e sostenitori del Partito socialista progressista di Walid Jumblatt, il leader druso alleato del governo. Il bilancio delle vittime di domenica nelle zone druse, secondo alcune fonti, è di 36 morti e decine di feriti. Cifre che, se fossero, confermate porterebbero a circa 80 morti e oltre 200 feriti il totale da mercoledì scorso. Intanto a Tripoli, nel Nord, ieri si sono registrati nuovi scontri. Al Cairo la riunione straordinaria della Lega Araba ha stabilito di inviare una delegazione a Beirut guidata dal premier del Qatar Hamad bin Jasem per "tentare di trovare una soluzione alla crisi". La delegazione, di cui farà parte anche il segretario generale della Lega Amr Mussa, avrà incontri col premier Fuad Siniora, con il comandante dell'esercito, generale Michel Suleiman, col leader druso Walid Jumblatt, col leader cristiano dell'opposizione Michel Aoun e con il presidente del Parlamento, lo sciita Nabih Berri, che è anche uno dei leader dell'opposizione guidata da Hezbollah. I maggiori esponenti di maggioranza e opposizione hanno detto che la delegazione araba è la benvenuta, ma nessuno si illude che il suo tentativo di mediazione potrà avere successo. Aoun, che nel 2006 ha firmato un'intesa con Hezbollah, ha affermato senza mezzi termini che si tratta di un tentativo "inutile", perchè "le radici" della crisi risalgono proprio al 2006, ovvero alla sanguinosa guerra tra Hezbollah e Israele. L'ex presidente Amin Gemayel, uno dei leader della maggioranza antisiriana, ha esortato i cristiani a rimanere uniti e ha aggiunto che prima che possa essere avviata qualsiasi forma di dialogo "vogliamo un impegno solenne dal leader di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah di fronte all'opinione pubblica, ai Paesi arabi e all'Iran che non useranno le loro armi contro i libanesi". Secondo il quotidiano libanese al Anwar, l'obiettivo della Lega Araba sarebbe quello di giungere a un accordo tra le parti per "creare una giunta militare", un esecutivo cioè guidato dall'esercito, considerato "forza di equilibrio"" Il giornale osserva che non a caso la delegazione panaraba non include rappresentanti di Arabia saudita ed Egitto, che sostengono la maggioranza di governo in Libano, e della Siria che invece appoggia Hezbollah. R.Es.

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E Caselli snobbò Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 113 del 2008-05-13 pagina 9 E Caselli snobbò Israele di Redazione Niente convenevoli e neppure una stretta di mano. Ha scelto la via della fuga il capo della procura di Torino Giancarlo Caselli di fronte allo stand di Israele, il Paese ospite d'onore della ventunesima edizione della Fiera del Libro. Domenica mattina la sua presenza non è passata inosservata con il codazzo di agenti di scorta e la chioma incanutita. Telefonava con un cellulare mentre transitava davanti al padiglione. Invece di entrare, ha preferito proseguire. "Saremmo stati lieti se si fosse fermato - ha detto Pietro Giglio dell'associazione Italia Israele -, invece ha mandato un agente della sua scorta a dirci che preferiva non fermarsi. Ci siamo rimasti male". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Non tutti i boicottaggi vengono per nuocere. Visitatori solo meno 3% (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Torino, Fiera delle polemiche Non tutti i boicottaggi vengono per nuocere. Visitatori solo meno 3% Passato il temporale, al Lingotto è tornato il sereno. Finiti i giorni delle polemiche sulla presenza di Israele paese ospite e, di contro, il boicottaggio dei Free Palestine, il temuto crollo sull'affluenza di visitatori alla Fiera del Libro non c'è stato. Con un risultato "appena inferiore al 3% rispetto all'edizione passata" - che con 302mila visitatori era entrata di prepotenza nel guinness dei primati nella storia del Salone -, la macchina e l'affezione del pubblico dimostrano di aver retto l'effetto boicottaggio. Lo stesso che, appena qualche giorno addietro, aveva fatto scurire in volto più di una volta gli organizzatori. Che oggi, dopo giorni di forzato ottimismo, tirano un sospiro di sollievo alzando direttamente le braccia al cielo in segno di gioia. "Una Fiera che ha stracciato tutte le previsioni", recita l'incipit trionfante del comunicato stampa finale. Sostenuto da una dichiarazione del presidente della Fondazione per il libro, la musica e la cultura, Rolando Picchioni. "Come ha scritto oggi lo Ydiot Haharonot , il principale quotidiano isreaeliano, la risposta ai tentativi di boicottaggio gli italiani l'hanno data con i loro piedi". Era partita male e da come si era messa poteva finire pure peggio. Fino a sabato si era tentato in tutti i modi di minimizzare il dato provvisorio del 2% in meno di visitatori rispetto ai primi tre giorni di Fiera dello scorso anno. Dato che, a sentire le voci preoccupate degli editori e degli addetti ai lavori - e a dare uno sguardo ai corridoi agibili del Lingotto nel giorno solitamente considerato di punta -, appariva una cifra da migliori ipotesi. E in effetti a un'analisi più attenta dell'affluenza, è evidente come solo dopo aver superato i due momenti più critici - l'inaugurazione di giovedì scorso con il presidente Napolitano e il corteo nazionale del Forum Palestina di sabato pomeriggio - la Fiera sia tornata a salire. Bisogna ringraziare "la strepitosa perfomance di domenica 11 e di lunedì 12, con un +15% di visitatori dal 2007", se gli editori se ne tornano a casa contenti. Per alcuni giorni le annunciate proteste (che non ci sono state) e la bufala della zona rossa - concretizzatasi in un dispiegamento di forze dell'ordine tra i padiglioni del Lingotto - rischiavano seriamente di mandare in rosso le loro casse, minacciando seriamente il senso della loro presenza a Torino. Molto rumore per nulla, dunque, almeno stando alle percentuali di vendita, che hanno premiato grandi, piccoli e medi editori. Tra i libri più venduti Dacia Maraini e Andrea De Carlo per Rizzoli; Max Pezzali, Giorgio Faletti ed Enrico Brizzi per il ritorno della Baldini Castoldi Dalai; Paolo Giordano e Roberto Saviano per Mondadori; Sam Savage, Carlo Lucarelli ed Eugenio Scalfari per Einuadi. Percentuali a doppia cifra confermate anche tra i medio-piccoli (tra cui minimum fax, e/o, Voland, Nottetempo e Iperborea), stabile al 5% la percentuale dei libri rubati agli stand. Al suo secondo anno di vita il Bookstock Village conferma il suo successo; stesso discorso per Lingua Madre, la sezione dedicata ai meticciati e alle identità culturali. Ultimi dati non proprio irrilevanti: con 2.400 giornalisti accreditati mai come quest'anno la Fiera ha calamitato l'attenzione dei media, mentre dallo stand di Israele si contano 10mila volumi venduti ( Quando il pesciolino e lo squalo si incontrano per la prima volta il libro più gettonato) e sold out per molti altri. Incetta anche di gadget: ne sono stati venduto 30mila, tra cui 3mila bandiere israeliane. Forse non tutti i boicottaggi vengono per nuocere. Mo. Cap. 13/05/2008.

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Il capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman è arrivato ieri in Israele per discutere di una possibile tregua nella Striscia di Gaza per la quale ha detto di avere <grandi aspe (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman è arrivato ieri in Israele per discutere di una possibile tregua nella Striscia di Gaza per la quale ha detto di avere "grandi aspettative" Il capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman è arrivato ieri in Israele per discutere di una possibile tregua nella Striscia di Gaza per la quale ha detto di avere "grandi aspettative". Suleiman ha già incontrato il ministro israeliano della Difesa Ehud Barak e in giornata vedrà il capo della diplomazia Tzipi Livni e il primo ministro Ehud Olmert. Nelle prossime settimane è poi prevista una visita di Olmert in Egitto per esaminare con il presidente Hosni Mubarak della possibile tregua. La proposta egiziana, discussa con Hamas, prevede l'apertura del valico di Rafah fra la Striscia e l'Egitto e la cessazione di ogni operazione militare israeliana nella Striscia, in cambio della fine del lancio di missili e di altri attacchi contro Israele. Ma Olmert ha già detto di non essere disposto a parlare di tregua se non verrà contestualmente menzionata anche la liberazione di Gilad Shalit, rapito nel 2006 vicino alla Striscia di Gaza. Intanto gli israeliani hanno ripreso ieri la fornitura di combustibile alla Striscia di Gaza dopo una settimana di blocco. Quattro autobotti cariche di diesel industriale hanno attraversato il confine e si sono dirette verso l'unica centrale elettrica, chiusa sabato per mancanza di carburante. Tuttavia proprio nel pomeriggio un'altra donna israeliana è stata uccisa nello scoppio di un razzo sparato dalla Striscia di Gaza e deflagrato, centrando una casa, nella località di Yesha, a ridosso di Gaza. 13/05/2008.

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Rodolfo Lorenzoni No (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Rodolfo Lorenzoni No ... Rodolfo Lorenzoni No all'aborto e no alle leggi che lo consentono, perché l'aborto è una profonda ferita aperta nel corpo della società e averlo giuridicamente permesso non ha affatto risolto i problemi della donna e della famiglia. Benedetto XVI, proprio in occasione del trentesimo anniversario della approvazione della legge 194, torna a proclamare con chiarezza la posizione della Chiesa di Roma sull'interruzione della gravidanza, rivolgendosi agli esponenti del Movimento della Vita ricevuti in udienza. Il monito del Papa prende proprio spunto dall'analisi delle politiche che hanno reso legale l'aborto: "Se guardiamo ai tre decenni trascorsi - ha detto il Pontefice - e consideriamo la situazione attuale, dobbiamo riconoscere che difendere la vita oggi è diventato più difficile perché si è creata una mentalità di svilimento progressivo del suo valore". Da un perverso clima culturale, quindi, sono ineluttabilmente derivate delle legislazioni, come quella sull'aborto, contrarie alla vita umana e alla sua difesa; e la Chiesa si dichiara nuovamente contraria a queste politiche. Di più: Benedetto XVI chiede che le istituzioni si impegnino nella direzione contraria, ossia che si facciano carico di sostenere il nucleo fondamentale della società: "Occorre aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia, per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa nel non facile contesto sociale odierno". Perché la famiglia e la difesa della vita, al di là della fede che si professa, sono alla base di ogni civile convivenza. Le parole pronunciate del Papa naturalmente ricalcano e ribadiscono la dottrina del magistero della Chiesa, ma questa volta contengono un diretto riferimento alla situazione legislativa e a tutte quelle politiche che lasciano in solitudine le donne e le famiglie, tanto da indurle a decisioni dolorose e cariche di conseguenze negative. "Le istituzioni - ha proseguito Benedetto XVI - devono porre la famiglia e la vita al centro, perché molte e complesse sono le cause che portano a scelte come quella dell'aborto. L'interruzione di gravidanza va evitata anche se la gravidanza è difficile. Quindi la Chiesa non si stanca di ribadire che il valore sacro della vita di ogni uomo affonda le sue radici nel disegno del Creatore, e perciò stimola a promuovere ogni iniziativa per creare condizioni a sostegno dell'accoglienza della vita". La legge 194, a trent'anni della sua approvazione, continua dunque a trovare la Chiesa fermamente contraria, sia riguardo il suo spirito sia sui risultati della sua applicazione. Tanto che il Papa ha tenuto a ringraziare esplicitamente i membri del Movimento della Vita per la quantità di vite umane che essi hanno contribuito a salvare dalla morte. Benedetto XVI ieri ha anche ricevuto il nuovo ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, esprimendo la sua posizione riguardo il conflitto con i Palestinesi. "La Santa Sede - ha detto il Papa - riconosce la legittima esigenza di difesa di Israele e condanna tutte le forme di antisemitismo, e allo stesso tempo dichiara che tutti i popoli hanno diritto alle stesse opportunità per prosperare".

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Mozart, Ravel e Beethoven al Conservatorio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Spettacolo Continua la stagione della "Societa' dei Concerti" Mozart, Ravel e Beethoven al Conservatorio John Axelrod dirige l'Orchestra Sinfonica di Lucerna. Al suo fianco il pianista turco Fazil Say “Non è soltanto un pianista geniale: sarà sicuramente uno dei grandi artisti del XXI secolo” (Le Figaro, Parigi). Nato ad Ankara nel 1970, Fazil Say ha iniziato a studiare pianoforte e composizione nel locale conservatorio. A 17 anni una borsa di studio gli ha permesso di perfezionarsi a DÜsseldorf. Dal 1992 al 1995 ha proseguito gli studi a Berlino e nel 1994 ha vinto il Premio Young Concert Artists International Auditions di New York, che gli ha aperto immediatamente le porte della carriera internazionale. Suona regolarmente con la New York Philharmonic, Israel Philharmonic Orchestra, Baltimore Symphony, le Filarmoniche di San Pietroburgo e della BBC, l'Orchestre National de France e molte altre importanti compagini. E' stato ospite dei principali Festival musicali in tutto il mondo e la grande passione per il jazz e l'improvvisazione lo ha portato a fondare il Worldjazz Quartet. Accanto alla sua attività di pianista, Fazil Say affianca quella di compositore: Su commissione del Ministero della Cultura turco ha composto l'oratorio Nazim, su testi del celebre poeta turco Nazim Hikmet, eseguito per la prima volta nel 2001 ad Ankara. John Axelrod è nato a Houston e si è diplomato all'Università di Harvard nel 1988. E' direttore principale e musicale dell'Orchestra Sinfonica di Lucerna e della Sinfonietta Cracovia. Con queste formazioni dirige il repertorio classico e romantico e, vista la particolare attenzione alla musica contemporanea, molte opere in prima esecuzione. John Axelrod è anche fondatore e direttore artistico dell'OrchestraX di Houston in Texas. Con questa formazione, che non ha scopo di lucro, Axelrod porta avanti il progetto di attirare nuovo pubblico verso la musica classica attraverso il grande repertorio sinfonico e anche con nuovi mezzi interattivi e non tradizionali. L'orchestra Sinfonica di Lucerna è stata fondata nel 1806 e nei suoi duecento anni di attività ha dato un formidabile contributo alla vita musicale della città. Oltre alla stagione sinfonica partecipa alle produzioni operistiche, musical, ed è regolarmente invitata al famoso Festival di Lucerna. Opera nella nuovissima sala da concerti KKL disegnata da Jean Nouvel e ha acquisito notorietà internazionale anche grazie al suo unico e originale repertorio. Dalla stagione 2004/2005 il direttore musicale è John Axelrod che con il suo lavoro e la sua programmazione ha reso ancor più cosmopolita l'Orchestra, dedicando particolare attenzione alla musica nuova e contemporanea. Ogni anno un compositore-esecutore viene invitato per presentare nuovi progetti e alcune opere sono state appositamente commissionate e scritte per questa formazione da Wolfgang Rhim, Michael Gordon Thomas Larcher, Fazil Say. L'Orchestra Sinfonica di Lucerna è ospite della Società dei Concerti per la prima volta. Mercoledì 14 maggio alle ore 21 Sala Verdi del Conservatorio “G.Verdi” Via Conservatorio 12, Milano Orchestra Sinfonica di Lucerna direttore John Axelrod pianista Fazil Say W.A.Mozart: Il ratto del serraglio – Ouverture M.Ravel: Concerto in sol L.van Beethoven: Sinfonia n. 4 in si bem. magg. op.60 Biglietti: ordinari Eur. 25,00 – ridotti Eur. 20,00 Fondazione “La Società dei Concerti” Via Vittor Pisani, 31 - Milano tel: 02 66986956 fax: 02 66985700 info@soconcerti.it www.soconcerti.it Fabio Calderola fabio.calderola@voceditalia.it.

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Più forte dei boicottaggi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Appunto Giovanni De Luna Più forte dei boicottaggi Una sorta di organismo animale, carico di una prorompente vitalità, con suoi umori, le sue passioni, una propria fisicità corporea. Questo è sembrata la Fiera del Libro. Certo che l'efficienza e la capacità degli organizzatori sono state cruciali per farla nascere e tenerla in vita. E certamente sono emerse anche nella lucidità con cui hanno gestito l'invito a Israele. Ma ormai è come se la loro creatura esista per conto proprio. Sarà difficile ammazzarla. Ed era difficile anche solo pensare di fiaccarla e indebolirla con le polemiche. Nel boicottaggio è precipitato un groviglio di motivazioni: c'era l'istintiva solidarietà per Davide contro Golia, per i palestinesi che lottano per la sopravvivenza come popolo; ma c'erano anche gli echi di un livido antisemitismo, il tentativo di strappare ai media una certificazione di esistenza. Queste componenti non sono mai riuscite a fissarsi in un composto omogeneo, in una linea di intervento nitida e condivisa. E questo perché in partenza era sbagliato il giudizio sulla Fiera. Si è pensato al Lingotto come all'ennesima passerella politica, si è voluto inchiodare la manifestazione a una dimensione "ufficiale" e celebrativa, riducendola alla presenza di Israele o alla visita inaugurale di Napolitano. Ma guardare alla Fiera come a una sorta di G8 non aveva senso; non c'erano i potenti della Terra, ma solo migliaia di persone che si recavano al loro annuale appuntamento con i libri. Agli organizzatori del boicottaggio è sfuggita proprio la natura "animale" della Fiera; bastava immergersi nella corporeità delle code e delle calche agli stand per capire che il Lingotto si sottraeva alla sua tristezza abituale di "non luogo" per trasformarsi in una calda comunità di libri e di lettori. Così, in sede di bilancio conclusivo, ognuno può fare adesso le sue riflessioni. Agli organizzatori del boicottaggio va consegnato un curioso paradosso: grazie alla Fiera, la questione palestinese è stata per mesi al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica. Agli organizzatori della Fiera, la consapevolezza che anche le sfide più azzardate possono essere vinte fidandosi della vitalità animalesca della loro creatura. A Torino la certezza di poter contare su eventi culturali che non sono le brioche di Maria Antonietta, ma parte integrante dell'identità cittadina.

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Nel regno di Hezbollah: così il <Partito di Dio> ha imposto la sua legge (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 113 del 2008-05-13 pagina 16 Nel regno di Hezbollah: così il "Partito di Dio" ha imposto la sua legge di Gian Micalessin Le milizie sciite travolgono le ultime resistenze dei Drusi e sono padrone incontrastate del Paese. Il premier Siniora pronto alle dimissioni. In una settimana di scontri 81 i morti da Beirut Il primo ministro Fouad Siniora pronto alle dimissioni. Il governo diviso tra chi non molla e chi prepara un umiliante patteggiamento con Hezbollah. Il leader druso Walid Jumblatt sconfitto sulle montagne e prigioniero nella sua residenza di Beirut. L'ambasciatore saudita, rappresentante della nazione araba più vicina all'esecutivo, fuggito via mare per paura di rappresaglie. La Waterloo libanese è quasi completa. Beirut e le montagne dello Chouf sono i nuovi distretti dello stato filoiraniano di Hezbollah, i nuovi segmenti di quell'asse sciita che da Teheran attraversa l'Irak, la Siria e s'affaccia su Israele. Nel resto del Paese si combatte o si attende l'ora delle armi. A Tripoli i miliziani sunniti difendono il centro dagli assalti di gruppi filosiriani appoggiati dal Partito di Dio. Nei territori cristiani si teme il regolamento di conti tra i fedelissimi del generale Michel Aoun, il Quisling cristiano alleato con il Partito di Dio, e i maroniti di Samir Geagea e della famiglia di Gemayel schierati con Jumblatt e il governo Siniora. Il bilancio della prima settimana di scontri e battaglie è intanto di 81 morti e di 250 feriti, cifre senza precedenti dai tempi della sanguinosa guerra civile combattuta tra il 1975 e il 1989. La battaglia più crudele, più spietata si è consumata tra i villaggi di pietra dello Chouf, tra le case di Kmatiye, Ain Anoub, Eitan e Keyfoun. Tra quelle vallate del Monte Libano, mezz'ora di macchina a sud est della capitale, le fazioni druse alleate di Hezbollah hanno dato l'assalto alle abitazioni e ai palazzi dei fedelissimi di Walid Jumblatt, hanno ribaltato un ordine secolare costringendo alla resa la vecchia dinastia. È stata una battaglia difficile, crudele e cruenta. Walid Jumblatt, domenica pomeriggio, aveva piegato il capo implorando Talal Arslan, il nemico di famiglia rappresentante di una dinastia drusa rivale, di trattare la resa con Hezbollah. Molti uomini di Jumblatt non hanno, però, accettato di consegnare le armi, hanno continuato a combattere fino a ieri mattina quando assediati, isolati e senza più munizioni sono stati costretti a gettare la spugna. I 36 cadaveri raccolti ieri nei villaggi dello Chouf, tra cui almeno 16 con le divise del Partito di Dio, danno l'idea della durezza degli scontri. "Neppure Israele aveva mai osato tanto" - ripetevano ieri i drusi sconfitti mentre Talal Arslan raccoglieva le armi per conto di Hezbollah, sotto gli occhi di un esercito immobile e indifferente. A cinque giorni dal suo ultimatum il segretario generale di Hezbollah Hasan Nasrallah è, dunque, il nuovo incontrastato signore del Libano. E non concede pietà. Walid Jumblatt rischia di pagare con la vita le rivelazioni sulla rete telefonica clandestina di Hezbollah e sul generale Wafiq Shqeir, il capo della sicurezza dell'aeroporto che controllava lo scalo per conto del Partito di Dio. Barricato all'interno della sua residenza di Beirut il capo druso è, di fatto, un prigioniero sotto tiro. Fouad Siniora, invece, è schiavo del ricatto di Hezbollah. Sabato il premier aveva tentato di salvare la faccia trasferendo all'esercito l'inchiesta sulla rete telefonica clandestina e sul ruolo della "talpa" Wafiq Shqeir. Nasrallah, però, non s'accontenta, non concede l'onore delle armi ad un premier definito un "dipendente di Washington e Israele". Secondo molte fonti, il Partito di Dio terrà chiuso l'aeroporto e continuerà i suoi attacchi a macchia di leopardo fino a quando il governo non cancellerà ufficialmente la rimozione del generale Shqeir e legalizzerà con un decreto la rete telefonica clandestina. Vista la mala parata e l'inaffidabilità di un esercito che non ha mosso un dito per difendere gli alleati del governo, molti ministri sono pronti ad accettare la resa incondizionata e piegarsi ai voleri dell'opposizione appoggiata da Teheran e Siria. Siniora attaccato su tutti i fronti resiste, a quanto si dice, soltanto su incoraggiamento degli alleati di Parigi, Washington e Riad. Ma l'incrociatore americano Uss Cole rispedito in tutta fretta davanti alle coste libanesi rischia di diventare la sua ultima via di fuga. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Testi cronometrati da leggere in bagno o di psicologia-fast.Vince l'effetto sorpresa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

[FIRMA]SILVIA FRANCIA In confronto ai 10 mila libri e 30 mila gadget venduti nel solo stand d'Israele, le poche decine di copie piazzate negli spazi dedicati a Camera e Senato faranno anche un po' sorridere. Ma a vedere di che si tratta, vince l'effetto sorpresa. Perché oltre alle commemorazioni - da La Pira a Goria - con il loro valore di documento storico, a sorpresa hanno trovato acquirenti anche discorsi parlamentari, relazioni di commissioni bicamerali d'inchiesta, atti di convegni e conferenze. Bei tomi corposi, mica quisquilie. Non per nulla i responsabili delle due postazioni al Lingotto si dicono soddisfatti. D'accordo lo sconto Fiera del 20%, ma qui il "giro d'affari" è raddoppiato rispetto al 2007, anche se, a conti fatti, l'incasso è di soli 600 euro. "Non è fondamentale, comunque - commenta Franca Corsi per la Camera dei Deputati -, il nostro intento è quello di far conoscere le istituzioni e la Costituzione". Soddisfattissimo dei 160 scontrini battuti, anche il napoletano Paolo Sacchi, che per 3 euro vendeva il suo "Gioco delle motivazioni". "Ho dovuto fondare una casa editrice per vederlo stampato, perché nessuno voleva pubblicarlo - ammette l'autore, ex funzionario Aci - e per venire qui a Torino ho speso molto, 1600 euro circa. Ma, come ho promesso in famiglia, è stato l'ultimo esborso per promuovere il volume. Meno male che ha avuto successo". Successo, sì. Perché nei piccoli stand, dove a volte spazi esigui e postazione defilata penalizzano, il trionfo o lo scacco si misurano in unità o decine, quasi mai in centinaia. Lo stand della Calabria fa eccezione, con 300 volumi impacchettati, ma la cifra va divisa tra i 21 editori presenti in quei pochi metri quadrati. Ma la contentezza si misura altrimenti. Come allo stand della Calabria: "E' andata benissimo, meglio dello scorso anno", spiega Fulvio Mazza. "E, soprattutto, abbiamo conosciuto nuovi potenziali autori e firmato contratti". Che poi nella hit delle vendite ci sia "La principessa sul cocomero", fiaba pubblicata da "Coccole e caccole", in cui il principe ribelle sposa una fruttivendola, poco conta. C'è persino chi ha all'attivo un solo volume smerciato, ma non ne fa un dramma. Così alla postazione dell'Archivio Storico Olivetti, dove tra i bellissimi libri strenna si è piazzata sola una copia di fiabe illustrate da Luzzati. Sempre meglio delle affiches in tela a 150 euro: "Una è prenotata, ma chissà se verranno davvero a comperarla", spiega l'addetta. Della serie, prenderla con filosofia: forse proprio perché la "filosofia", in questo caso, non è quella dell'incasso, ma della promozione d'immagine. Non manca chi mugugna, sia pure con garbo. Alla location di "Vita universale", addobbata stile giardino dell'Eden, tra fiori, angioletti e poster con le mucche, si ammette la débâcle. "L'anno scorso andò molto meglio, anche perché qui, a fondo padiglione, non ci vede nessuno. Però i cd da meditazione "musica dell'anima" sono andati forte: abbiamo clienti che tornano tutti gli anni per incrementare la collezione". E se allo stand torinese di Daniela Piazza Editore si festeggia l'ultimo giorno di Fiera come "il più fruttuoso dei cinque, sia a livello di incassi che di interesse per i libri", da "Res Antiquae", un team di archeologhe romane festeggia le vendite: 100 magliette con la scritta dal libro di Geremia "Ingannevole è il cuore più di ogni altra cosa". Un tripudio anche a "Noi associazione", dove si è fatta promozione sociale in oratorio e si sono distribuiti opuscoli dal titolo "Gestione del circolo con servizio bar", ma s'è pure giocato a calciobalilla. Non particolarmente euforici, invece, i "signori del fumetto", di stanza nel padiglione 5, che spiegano: "E' andata meglio del 2007, quando eravamo confinati in uno spazio torrido. Ma anche quest'anno non si può dire che avessimo grande visibilità".

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Il candidato americano preferito da Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Mar, 13 Mag 2008 Edizione 93 del 13-05-2008 Barack Obama attira le simpatie di filo-arabi e nemici di Israele Il candidato americano preferito da Hamas di Stefano Magni Da sabato scorso, il candidato democratico Barack Obama ha perso un altro dei suoi sostenitori "imbarazzanti": l'esperto di Medio Oriente Robert Malley. Le dimissioni del consigliere per la politica mediorientale sono avvenute dopo mesi di polemiche sui suoi presunti contatti con Hamas, il partito islamista palestinese che, anche sul piano formale, è inserito nella lista nera delle organizzazioni terroriste del Dipartimento di Stato degli Usa. In sua difesa, Malley, ha smentito le accuse e ha dichiarato che per lavoro deve avere contatti con persone "piacevoli e spiacevoli". Robert Malley, infatti, fu consigliere speciale per gli affari arabo-israeliani di Bill Clinton dal 1998 al 2001. Fu anch'egli coinvolto in pieno dal fiasco di Camp David, quando Arafat rifiutò l'offerta mossa dall'allora premier israeliano Ehud Barak di uno Stato palestinese comprendente il 98% dei territori contesi. Dopo il fallimento di quella mediazione, Arafat tornò trionfalmente in Palestina mostrando al mondo il segno di vittoria. Meno di un mese dopo scoppiò la II Intifadah. E Malley ebbe il coraggio di attribuire la responsabilità del fiasco diplomatico al premier israeliano. Secondo la sua interpretazione, infatti, Barak formulò la sua offerta territoriale in un modo che "non poteva essere accettato" dalla controparte palestinese. Dopo lo scoppio delle ostilità nel Medio Oriente, Malley, membro dell'International Crisis Group (lo stesso centro studi che, nel 2006, suggeriva un ritiro delle truppe e un accordo con Iran e Siria per chiudere la partita in Iraq), ha mantenuto la sua posizione, suggerendo di estendere la trattativa anche a Hamas. L'ex consigliere di Clinton, infatti, iniziò a considerare l'Olp di Arafat come un'organizzazione ormai vetusta e non rappresentativa della reale volontà popolare palestinese, in quanto non comprendeva i movimenti islamisti. Al di là del suo "il lavoro mi obbliga a dialogare con gente piacevole e spiacevole", Robert Malley, stando a tutti i suoi precedenti articoli e dichiarazioni, considera Hamas non come un'organizzazione terroristica (nonostante gli attentati suicidi, il bombardamento continuo di Sderot, i continui proclami sulla volontà di annientare Israele, la sua inevitabile iscrizione nella lista nera del Dipartimento di Stato), ma come un partito con cui trattare. Barack Obama potrebbe essere "imbarazzato" per un simile sostegno, proprio nei giorni in cui dichiara che la difesa di Israele sarà una "priorità" della la sua politica estera. Ma prendere le distanze da certi suoi consiglieri o negare la paternità spirituale del pastore anti-americano Jeremiah Wright, potrebbe non bastare. Non occorre andare troppo indietro nel tempo per trovare un'altra macchia nella campagna del senatore afro-americano: l'adesione al suo blog di "Muslim Americans for Obama 08", un sito internet, pieno di post aggressivi contro la "lobby israeliana", linkato a tre associazioni islamiche sospette di collusione con il terrorismo islamico, in particolare con Hamas e i Fratelli Musulmani. Obama può anche dire "no grazie" a tutti questi elettori. Ma, come si chiede il candidato repubblicano McCain: "Domandatevi perché Hamas spera che sia Obama ad andare alla Casa Bianca".

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Il Golan alla Siria? Come avere l'Iran ai confini di Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Mar, 13 Mag 2008 Edizione 93 del 13-05-2008 Medio Oriente Il Golan alla Siria? Come avere l'Iran ai confini di Israele di Dimitri Buffa "Restituire in questo momento le alture del Golan alla Siria in cambio di una generica promessa di pace sarebbe come mettersi l'Iran dentro casa". A volte le cose più difficili e complicate delle trattative diplomatiche tra gli stati vanno spiegate al popolo nella maniera più semplice. Binyamin Netanyahu lo ha fatto ai primi di maggio in un'intervista a "La Stampa" che illustra, meglio di qualunque concione da pseudo esperto di geopolitica, perché Israele in questo periodo storico non può più permettersi di andare avanti a cercare una pace illudendosi che basti dare indietro terre per ottenerla. La grande illusione di una pace vicina con la Siria era arrivata il 24 aprile precedente. Bashar al Assad, secondo quanto riportava il quotidiano del Qatar "al-Watan" (la patria, ndr), in un'intervista concordata ad hoc, aveva riferito che il primo ministro israeliano Ehud Olmert aveva a sua volta espresso la sua disponibilità a cedere il Golan in cambio della pace con la Siria. Il presidente siriano spiegava poi che il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan aveva svolto un ruolo di mediazione tra Israele e la Siria. "Gli sforzi di mediazione tra Damasco e Tel Aviv sono aumentati sopo l'aggressione contro il Libano nell'estate del 2006 e dopo il trionfo della resistenza", aveva trionfalisticamente dichiarato sempre Assad. Aggiungendo che "in ogni caso, la Turchia è stata coinvolta circa un anno fa, nell'aprile 2007 e questo coinvolgimento ha dato risultati positivi e Olmert infatti avrebbe espresso al primo ministro turco la sua disponibilità a restituire il Golan". Fin qui l'esca, il ballon d'essay, che Assad si è giocato tramite la compiacente stampa della penisola araba. Ma sono bastate due settimane, con il golpe che Hezbollah ha fatto in Libano, al riparo da possibili incursioni israeliane (grazie a Unifil 2 che di fatto ha protetto il "Partito di Dio" da qualunque possibile intervento israeliano) per ristabilire la verità delle cose. Che è quella che coincide con il pensiero dell'ex premier Netanyahu. Già prima del golpe, teleguidato da Teheran peraltro, lo stesso Assad aveva parlato con toni ben diversi in un'altra intervista. Stavolta rilasciata al bravo Gianni Perrelli de "L'Espresso". Assad in questa intervista continuava a usare parole conciliatorie ma al contempo accusava Israele e l'America di non volere la pace. Cosa dimostrata a suo dire anche dalle "ingerenze" nel progetto nucleare "di pace" di Teheran. Il colpo di grazia alla possibilità di trattare con Assad tuttavia veniva sempre ai primi di maggio da una vicenda tutta interna al mondo politico e giudiziario israeliano: l'inchiesta sui presunti finanziamenti ricevuti e in parte ammessi dal premier in carica Ehud Olmert. Al momento in cui questo articolo viene stampato i venti che tirano sono quelli di dimissioni. Ma se pure Olmert dovesse restare in sella in questo momento risulterebbe oggettivamente dimezzato. Così come lo stesso attuale presidente Usa, George Bush, nel proprio periodo finale di "anatra zoppa" non si trova di certo nella posizione ideale per "costringere" i due storici nemici, Israele e Siria, a trattare. Dimostrare perciò, sic stantibus rebus, fretta di concludere un'illusoria pace, scambiandola con i territori del Golan, con la Siria (magari per aiutare qualche leader politico israeliano a scrollarsi di dosso le non esaltanti vicende personali e a farsi bello con una pace apparente) sarebbe la prova provata della miopia della attuale classe dirigente israeliana. Che non contenta di quanto sucesso in Libano nell'estate del 2006 metterebbe a rischio la sicurezza dello Stato ebraico a causa di palesi conflitti di interesse in cui si trova oggettivamente qualche leader politico attualmente a capo del governo. Difficile convincere gli israeliani che Israele possa davvero permettersi tutto ciò.

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Camera, Berlusconi chiede dialogo al Pd: stabilità per crescere (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 113 del 2008-05-13 pagina 0 Camera, Berlusconi chiede dialogo al Pd: stabilità per crescere di Redazione Il premier a Montecitorio: "Gli italiani ci hanno detto dividetevi, non combattetevi: positivo il governo ombra, ci sarà confronto". Poi le priorità: "Sicurezza, rifiuti, detassazione degli straordinari, abolizione dell'Ici e federalismo fiscale" Roma - Fiducia, stabilità, ottimismo, dialogo. Il premier Silvio Berlusconi ha parlato alla Camera dove ha pronunciato il discorso con cui ha chiesto la fiducia al governo. Ventisette minuti, interrotto 27 volte dagli applausi della maggioranza, (in tre casi i battimani sono stati bipartisan), chiusi con un triplice: "Vi ringrazio" prima di un "Viva l'Italia, viva il parlamento". Il Cavaliere è entrato nell'aula di Montecitorio e ha subito lanciato il suo programma di governo: "Il lavoro che ci aspetta per ridare slancio all'Italia richiede ottimismo e spirito di missione". Gli italiani hanno detto alla classe politica di mettere mano a riforme e "realizzarle in fretta perché l'Italia non ha tempo da perdere". Il governo non pensa di fare miracoli, ma sicuramente di "realizzare piccole e grandi cose forte del consenso democratico ottenuto dagli elettori" ha continuato Berlusconi nel suo intervento programmatico. Dialogo con l'opposizione Poi un messaggio al Pd: "Gli italiani ci hanno detto dividetevi, ma non ostacolatevi slealmente. Combattetevi ma non in nome delle vecchie ideologie. Il Paese non ci chiede compromessi al ribasso o mercanteggiamenti, ma che ognuno si assuma la responsabilità facendo prevalere il rispetto sulla litigiosità". Il presidente del Consiglio ha elogiato "la bellezza della politica del fare sulla litigiosità, il chiacchericcio e il terreno dell'inganno". Quindi il messaggio a Veltroni: "La parte maggiore dell'opposizione ha creato un suo strumento di osservazione e interlocuzione con il governo:il gabinetto ombra della tradizione anglosassone che può essere d'aiuto per fissare i termini della discussione, del dissenso e delle eventuali convergenze parlamentari, in particolare sulle urgenti e ben note modifiche da apportare al funzionamento del sistema politico e costituzionale". Rinnovato l'appello al dialogo: "Noi siamo pronti, noi siamo a disposizione. Nessuno si deve sentire escluso perché le riforme ora sono largamente condivise in questo parlamento. Serve una nuova legge elettorale". Il programma "Questo paese deve rialzarsi, ora deve venire il tempo della crescita dopo una lunga fase deludente" annuncia Berlusconi nel suo discorso alla Camera dei deputati. "Occorre una nuova fase. Crescere - ha detto il premier - non è soltanto un parametro economico, ma un segnale di civiltà. Crescere vuol dire valorizzare i talenti è dare una frustata vitale alla ricerca e all'istruzione, è padroneggiare proprio destino. Per questo serve ascoltare il grido di dolore del Nord e fare il federalismo fiscale". Quindi via con i progetti per il Paese: "Il reddito di chi lavora va sostenuto con la fiscalità generale. Chi si impegna a lavorare di più va aiutato con una sensibile detassazione dei suoi guadagni". Poi la cancellazione dell'Ici: "La tassazione sulla prima casa va abolita. La casa è un bene primario intorno al quale si creano le radici dell'identità sociale dei cittadini". Sicurezza "Noi non abbiamo mai cavalcato la paura, ma sbaglia chi nega la prima regola della democrazia che dice che sicurezza è sinonimo di libertà". Lo ha spiegato il Cavaliere. "La sicurezza della vita quotidiana deve essere pienamente ristabilita con norme in grado di riaffermare la sovranità della legge sul territorio dello Stato. Noi non cavalchiamo la paura, vogliamo liberare dalla paura i cittadini". Berlusconi dice no all'immigrazione "non governata" e pone l'accento sulla "fierezza" del popolo italiano tradizionalmente "ospitale". Così il premier, durante il discorso sulla fiducia, dedica un passaggio alle nuove migrazioni. "No all'immigrazione non governata perché dobbiamo essere padroni a casa nostrà ma essendo fieri della tradizionale ospitalità del popolo italiano". Temi etici "Crescere significa rimuovere le cause materiali dell'aborto" ha continuato il presidente del Consiglio, spiegando che l'Italia deve uscire "dal rischio detanalità" aiutando anche le donne con sostegni che consentano loro autonomia. Occorre poi, ha proseguito Berlusconi, "varare un grande piano nazionale per la vita e per l'infanzia" destinando "nuove e consistenti risorse al fine di incrementare lo sviluppo demografico". Occorre, secondo il premier, "contrastare alcune forme di precariato", ma senza "rifugiarsi nella logica dell'impiego non produttivo, di una certa pigrizia e forme abusive di non impegno" nel lavoro. Duro monito contro le morti bianche: "Dobbiamo rendere il lavoro più sicuro, in modo da mettere fine alla dolorosa e inaccettabile teoria delle morti bianche". Alitalia e le banche Il presidente del Consiglio ha detto che il nuovo governo chiederà "uno sforzo comune" alle banche a favore delle famiglie, dei giovani e dei consumatori e troverà una soluzione privata italiana per Alitalia. "Bisogna affrontare la situazione di relativo vantaggio del nostro sistema bancario chiedendo aiuto, uno sforzo comune" in favore di giovani, famiglie e per rendere sempre più orientata ai consumatori la rete economica italiana, ha detto Berlusconi. "Risolveremo positivamente la crisi di Alitalia, senza svendite, né rinazionalizzazioni, con il contributo decisivo degli imprenditori italiani". Gli applausi Il discorso di Berlusconi per ottenere la fiducia ha ricevuto 27 applausi di cui tre bipartisan: quando ha fatto riferimento alle forze dell'ordine; ai soldati Italia impegnati in missioni all'estero e quando ha parlato della necessità di riportare la pace in Medio Oriente attraverso la salvaguardia dell'identità storica di Israele e la costruzione di uno Stato per i Palestinesi. Alla fine del suo intervento, durato circa 27 minuti, i deputati del Pdl si sono alzati in piedi per tributargli una vera e propria standing ovation. Ma hanno battuto le mani a lungo anche esponenti del Pd. Il sottosegretario Gianni Letta attentissimo seguiva passo passo il discorso del Cavaliere scorrendo con il dito una copia del testo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Torino, vincono i sabotatori Corteo pacifico, Fiera vuota (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 13-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nessun incidente alla manifestazione pro-Palestina ma i visitatori restano lontani dal Lingotto per paura di disordini Torino, vincono i sabotatori Corteo pacifico, Fiera vuota Fabio Grosso É filato tutto liscio ieri a Torino alla Fiera del Libro. Nonostante i timori della vigilia per la contro-manifestazione del corteo FreePalestina , nessuna testa rotta, nessuna vetrina infranta, nessuno scontro con le forze dell ordine. Purtroppo l obbiettivo dei boicottatori della Fiera, anche senza violenze, è perfettamente riuscito, se si considera il calo drammatico di visitatori in una della giornate che storicamente raccoglie più pubblico. Sono infatti pesanti le conseguenze sull afflusso alla kermesse torinese. Il presidente della Fiera Rolando Piccioni parla di un sabato da dimenticare. E la medesima sensazione arriva dagli stand, dove si registra un calo di e visitatori. Anche nei giorni scorsi, giovedì e venerdì, contrariamente a quanto appariva in un primo momento per la giornata di ieri, si e' registrato un calo di ingressi di circa il 2%. A quanto pare, quindi, boicottaggio riuscito. Una cosa comunque è certa: da questo boicottaggio il popolo palestinese non ricaverà ancora una volta nulla. Per quanto riguarda nello specifico la marcia del corteo dei sabotatori , non si sono verificati incidenti, a parte qualche scaramuccia a base di fumogeni. La testa del corteo è arrivata comunque ai margini della zona off limits, in prossimità del Lingotto, dove era in corso la Fiera del Libro. In assetto antisommossa, centinaia tra poliziotti, Carabinieri e baschi verdi disposti su quattro file hanno impedito il corteo penetrasse nella cosiddetta zona rossa . Dal corteo si sono levati i soliti cori contro gli uomini delle Forze dell Ordine, definiti assassini e vari slogan pro- Palestina e contro Isreale. "Palestina libera, Palestina rossa"; "Intifada vincerà"; e poi "Israele assassina, giù le mani dalla Palestina" ed anche un nuovo slogan contro l ex presidente della Camera Fausto Bertinotti, che per i manifestanti sarebbe "peggio dell antrace". Sugli adesivi che alcuni ragazzi hanno attaccato sulle serrande abbassate dei negozi e sui pali lungo la strada si leggeva : "Ferma il sionismo, boicotta Israele", "Boicotta Israele, boicotta la fiera del libro 2008". Tra le tante scritte e striscioni anche l immagine di una bandiera d Israele a cui è affiancato il segno uguale e la svastica. All interno del corteo FreePalestina anche alcuni esponenti del mondo ebraico dissenzienti verso la politica dello Stato di Israele. "Siamo qui -afferma il professor Giorgio Forti dell Università degli studi di Milano sostenendo uno striscione sorregge Jewish against occupation - perché quello che Israele sta facendo in Palestina offende i palestinesi che sono perseguitati ma offende anche la nostra cultura ebraica che è tradizionalmente antinazionalista e internazionalista". Alla fine della manifestazione è cominciata la guerra della cifre (2.000 per le forze dell ordine, 8.000 per i promotori) del corteo che ha sfilato da Corso Marconi fino a Piazza Filzi. Molti negozianti hanno preferito abbassare le serrande, ma la giornata non ha registrato mai momenti di paura. Alcune persone hanno addirittura fotografato dai balconi di via Genova il passaggio del corteo. Limitati anche i disagi al traffico cittadino, nonostante il blocco di numerose vie al passaggio dei boicottatori . Da segnalare il gesto di civiltà dei manifestanti di fronte all ospedale delle Molinette: tutto il corteo si è infatti zittito in segno di rispetto nei confronti dei malati. [Data pubblicazione: 11/05/2008].

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Il caso Torino una lezione per tutti Dopo aver paventato la solita ripetizione di Genova 2 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 13-05-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)

Argomenti: Israele/Palestina

001 (sempre con la testa all'indietro, noi), la manifestazione di Torino della "sinistra antagonista" si è rivelata un flop. Il bello è che i primi a sembrarne sorpresi sono quelli che, come gli organi di informazione, hanno alimentato timori etc. In verità, a leggere bene gli articoli di prima di ieri, era prevedibile che la manifestazione finisse così. Frattanto, la Fiera del Libro ha avuto meno visitatori, i commercianti hanno chiuso i negozi e ora non sanno bene perché l'hanno fatto (come accadde a Firenze 2002). Ma quando cambierà il modo di lavorare su tali questioni? Di paure fasulle, in Italia, ne girano già tante. ROBERTO ROSSETTI Scommetto che se i giornali avessero sminuito i problemi posti dalla manifestazione contro Israele, oggi qualcuno ci avrebbe mosso l'accusa opposta a quella che muove lei: si sarebbe detto che noi giornalisti non sappiamo fare il nostro mestiere perché non vediamo le cose o, addirittura, che avevamo sottovalutato il pericolo perché magari simpatizzanti. Sa cosa si dice in giro, gentile Rossetti? Che quando non si sa su chi sparare si spara sulla stampa. Dunque, caro lettore, glielo dico affettuosamente: non se la prenda con noi. Se vogliamo essere precisi, i timori per Torino non sono iniziati sui media, ma da una parte dell'opinione pubblica pro-Israele che ha fin dall'inizio esagerato le dimensione di quello che stava succedendo. Persino nel piccolo spazio di questa rubrica mi è capitato di invitare i vari intellettuali e politici pro Israele a non sopravvalutare quello che stava succedendo. Può controllare. Un altro esempio? Gianfranco Fini, neo eletto presidente della Camera, nella sua prima uscita pubblica in tv, partecipando a "Porta a Porta", ha detto che le bandiere di Israele bruciate da parte della sinistra radicale di Torino configuravano un'intenzione più grave dell'aggressione di Verona (all'epoca l'aggredito non era ancora morto) perché questa non era un gesto con significati politici. L'importante, tuttavia, è che alla fine il corteo sia stato pacifico. Aspettandoselo o meno, credo che sia stato per tutti un sollievo. Conferma il risultato delle urne, che già ci hanno rivelato che la sinistra estrema oggi in Italia conta su un'adesione estremamente ridotta. A maggior ragione, varrebbe la pena di non demonizzarla, né esagerarne l'importanza. Dunque perché definire una manifestazione pacifica un "flop"? Chiamiamola una manifestazione democratica. Il caso Torino non è stato un fastidio per nessuno, in verità. Per una volta abbiamo tutti avuto una lezione: la moderazione dei toni e delle paure vanno di pari passo.

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Ingannativoci dallapalestina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Alla corte CON "INGANNATI", monologo di Nicola Pannelli (foto) liberamente tratto dal romanzo "Uomini sotto il sole" del palestinese Ghassan Kanafani, si inaugura questa sera (ore 20.30, ingresso libero) al teatro della Corte la rassegna di drammaturgia internazionale "Sguardi contemporanei", realizzata dal Teatro Stabile nell'ambito del progetto "Un palcoscenico tra terra e mare" promosso dal ministero per i Beni e le Attività Culturali e attuato con il contributo della Regione. Firmato da Gaea Riondino e messo in scena dallo stesso Nicola Pannelli, "Ingannati" attinge al romanzo scritto nel 1961 da Kanafani, per raccontare, con stile secco e preciso, la storia di tre palestinesi, emigranti clandestini, che scelgono di farsi chiudere dentro a un'autocisterna con la speranza di poter raggiungere il Kuwait. Nello spettacolo, Nicola Pannelli punta soprattutto sulla forza evocativa della parola teatrale, per far vivere sul palcoscenico della Corte un dramma umano, etico e sociale, che porta avanti il discorso del teatro di narrazione già valorizzato attraverso l'esperienza dell'associazione "Narramondo" da lui stesso fondata. Scrittore, poeta, giornalista, pittore e militante per la causa palestinese, Ghassan Kanafani è nato ad Acri nel 1936, quando la Palestina era sotto il mandato britannico. Nel 1948, con la fondazione di Israele, la sua famiglia va esule in Libano. Kanafani risiede poi a Damasco e nel Kuwait. Nel 1960, viene chiamato a Beirut dove dirige la parte letteraria della rivista del Movimento Nazionalista Arabo. Brillante giornalista, diventa nel 1969 il direttore dell'organo ufficiale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. L'8 Luglio 1972, a Beirut, rimane vittima di un attentato dinamitardo. "Ingannati" sarà in scena alla Corte sino a sabato prossimo. La rassegna "Sguardi contemporanei" proseguirà, sempre a ingresso libero, con "Daewoo" del francese François Bon (dal 20 al 24 maggio), "Tre stelle sopra il baldacchino" del tedesco Michael Zochow (dal 27 al 31 maggio), "Il buio di giorno" dello svedese Henning Mankell (dal 3 al 7 giugno) e con "Mojo - Atlantic Club" dell'inglese Jez Butterworth (dal 10 al 14 giugno). 14/05/2008.

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"con hezbollah parliamo ogni giorno" - francesca caferri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nella base di Tibnin, lontano dalle violenze di Beirut: "Situazione tranquilla" "Con Hezbollah parliamo ogni giorno" Tra i militari italiani dell'Unifil: noi non facciamo diplomazia Il generale: "Non possiamo che considerarlo un partito come gli altri" FRANCESCA CAFERRI DAL NOSTRO INVIATO TIBNIN - Fuori dai cancelli della base italiana di Tibnin, da qualche mese nuovi poster hanno affiancato quelli di Hassan Nasrallah. Vicino al volto sorridente del numero Uno di Hezbollah è comparso quello di Imad Mughniyeh, il capo militare del movimento, ucciso a febbraio da un'autobomba nel centro di Damasco. Alla loro presenza i militari italiani sono abituati, così come a trattare con esponenti del partito di Nasrallah. "Con gli uomini di Hezbollah noi parliamo tutti i giorni, è inevitabile qui", racconta il generale Paolo Ruggiero, capo del contingente italiano di Unifil (2900 uomini su 13mila in totale, il raggruppamento nazionale più ampio fra quelli schierati nelle fila delle Nazioni Unite nel sud del Libano). Da sette mesi questo napoletano dall'aria schietta vive a Tibnin, sede del comando italiano di Unifil, circondato da un mare di bandiere gialle e verdi di Hezbollah e dalle foto dei "martiri" del Partito di Dio, che occupano ogni strada nel sud del Libano. Dal suo ufficio Roma sembra lontana milioni di miglia: quasi naturale dunque che le parole del ministro degli Esteri Franco Frattini - che due giorni fa ha annunciato che l'Italia non dialogherà con Hezbollah o con i palestinesi di Hamas - qui arrivino ovattate. "Credo che si riferisse alle alte sfere diplomatiche - dice il generale - noi non possiamo che considerare Hezbollah come un partito politico rappresentato in parlamento. Se i suoi rappresentanti vincono in modo democratico le elezioni locali noi dobbiamo relazionarci con loro, così come con i sindaci di Amal (l'altro partito sciita, ndr) o con quelli eletti nelle comunità cristiane. Parlare con i leader locali fa parte del nostro lavoro". In questi giorni Tibnin sembra un'oasi felice rispetto al resto del Libano. Nelle strade del villaggio, come a Tiro, la città più grande della zona, la vita scorre come sempre: i negozi sono regolarmente aperti, gruppi di anziani fumano il narghilé, nugoli di motorini impazzano. I blindati con la bandiera delle Nazioni Unite passano e nessuno si volta a guardarli, tanto la loro presenza è diventata abituale. Un altro mondo per chi arriva da Beirut, dove neanche l'annuncio che l'esercito userà la forza contro chi prenderà di nuovo in mano le armi è riuscito a vincere la paura della gente. Il ciclone che ha colpito il paese si è fermato a nord del fiume Litani, complice la composizione religiosa del sud, abitato al 90% da sciiti e per questo, da sempre, roccaforte di Hezbollah. "Non abbiamo avuto nessun impatto significativo - conferma Ruggiero - c'è stata qualche sporadica manifestazione il giorno dello sciopero generale, ma nulla più. Le attività sono proseguite in modo normale e non abbiamo elevato il livello della sicurezza". Sarà la soddisfazione di aver contribuito a rendere più tranquilla quella che due anni fa era la zona più difficile del Libano, o solo il sapore del prossimo rientro a casa - fra pochi giorni la brigata Ariete cederà il posto alla Garibaldi dopo sette mesi di servizio - ma qui a Tibnin le polemiche sulla possibilità di cambiare le regole di ingaggio di Unifil che a Roma hanno accompagnato il cambio del governo sembrano non sconvolgere i militari: "In base al mandato delle Nazioni Unite lo scopo della missione è quello di impedire atti ostili fra Israele e il Libano: se questo è il nostro compito le regole vanno benissimo - conclude Ruggiero - lo dimostra il fatto che da quando siamo qui non ci sono stati incidenti significativi e che la missione ha consentito all'esercito libanese di entrare in un territorio dove era assente da decenni. Non vedo nulla da cambiare. Se si decidesse di passare da peacekeeping a peacenforcing (ovvero non vigilare sul rispetto della pace, ma imporla con la forza, ndr) allora avrebbe senso parlare di azioni militari dirette. Ma sarebbe un'altra missione. E occorrerebbe ricominciare tutto daccapo".

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Medio oriente il processo di pace? prescinde dalle vicende giudiziarie di olmert (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Medio oriente il processo di pace? prescinde dalle vicende giudiziarie di olmert Bush festeggia Israele e spera in Annapolis Mentre da Roma Silvio Berlusconi ribadiva il "vitale interesse" italiano a "contribuire alla più strenua difesa dell'esistenza e dell'identità storica di Israele", che "si specchia nel diritto indiscutibile dei palestinesi alla costruzione di uno stato indipendente", ieri George W. Bush anticipava il suo arrivo a Gerusalemme, dove da oggi sarà protagonista della tre giorni fulcro delle celebrazioni per il 60° anniversario dello stato ebraico, con un'intervista ad Haaretz in cui ha confermato di sperare in un accordo di pace con i palestinesi entro la fine dell'anno, nonostante i guai giudiziari del premier israeliano Ehud Olmert (sospettato di aver ricevuto illegalmente, alla fine degli anni '90, centinaia di migliaia di dollari dal finanziere americano Morris Talansky in cambio della confisca di terreni nella città santa per favorire amici dell'uomo d'affari) che starebbero mettendo a rischio gli accordi di Annapolis, ultima opportunità per Bush di chiudere in bellezza il suo secondo mandato con un'ipotesi concreta di soluzione per il conflitto mediorientale: Olmert è "persona onesta" e "pensatore strategico", ha dichiarato George W., ma il processo di pace dipende da lui quanto dai suoi possibili successori, l'attuale ministro degli Esteri Tzipi Livni e numero due di Kadima (il partito di Olmert) e quello della Difesa Ehud Barak che guida anche il Labour, visto che entrambi sono coinvolti nei negoziati in corso. Ma in Medio Oriente, a lavoro per la pace, non c'è solamente George Bush. Tony Blair è lì dall'inizio della settimana, nella sua nuova veste di inviato speciale del Quartetto, e ieri ha incassato il via libera da Israele alla riduzione delle restrizioni al transito di persone e merci in Cisgiordania. "Un primo passo, ma un passo significativo", ha annunciato lo statista britannico, ottimista sulla prospettiva di un miglioramento nelle condizioni di vita dei palestinesi. Peccato che Hamas continui ad apparire sorda di fronte a tali passi avanti. Il movimento islamico che controlla la Striscia di Gaza, ha infatti escluso che la liberazione di Gilad Shalit possa essere oggetto di un accordo di tregua con Israele: l'ennesimo schiaffo a Olmert che aveva appena indicato, ai mediatori egiziani, che proprio la sorte di Shalit rappresentava la chiave di volta di un possibile cessate il fuoco per la Striscia, dove ieri un palestinese è morto in un raid dell'aviazione israeliana su Gaza in risposta al lancio di qassam contro lo stato ebraico che lunedì era costato la vita a una donna israeliana. L'intransigenza di Hamas, che pesa il rilascio del soldato rapito quasi due anni pari alla liberazione di 1500 militanti palestinesi (fingendo di ignorare che così espone nuovamente la popolazione civile della Striscia alla reazione israeliana), non deve essere piaciuta all'Egitto che ha chiuso a tempo indeterminato il valico di Rafah, aperto nel fine settimana per permettere il passaggio di centinaia di palestinesi malati o feriti. Ma Hamas preferisce non capire, rilanciando provocatoriamente, per domani, nella Striscia come in Cisgiordania, manifestazioni per il 60° anniversario della nakba , la catastrofe, che coincide con la nascita dello stato di Israele. Benzina sul fuoco della tensione già alta sul fronte settentrionale. Israele, infatti, scruta con timore quanto sta accadendo in Libano, dove le stazioni radiotelevisive hanno ripreso a trasmettere, nonostante i focolai degli scontri non siano del tutto sopiti. Dalla Casa Bianca, Bush ha offerto il suo aiuto all'esercito libanese per disarmare Hezbollah, mentre l'Arabia Saudita ha richiamato il suo ambasciatore a Beirut, accusando l'Iran di essere il burattinaio che tira i fili del Partito di Dio. (s.o.) 14/05/2008.

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Israele non resterà a guardare l'Iran che colonizza il Libano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 114 del 2008-05-14 pagina 18 Israele non resterà a guardare l'Iran che colonizza il Libano di Fiamma Nirenstein Mai il fronte diplomatico israeliano è stato così arruffato, da una parte immerso in cerimoniali d'onore e dall'altra invece in preoccupazioni tempestose. Da Gaza seguitano a cadere missili che hanno ucciso due volte in una settimana, ieri è stata seppellita un'israeliana fatta a pezzi da un kassam sotto gli occhi del figlio; Omar Suleiman, plenipotenziario del rais egiziano Hosni Mubarak tratta, ospite di Olmert, una tregua con Hamas; è in arrivo George Bush insieme ad altri 13 capi di Stato per la Conferenza del presidente Shimon Peres in onore del 60° anniversario di Israele. Bush vuole vedere i risultati nella trattativa con Abu Mazen. Dall'altra parte, l'ombra del Libano incombe, e si ragiona sui possibili scenari futuri. Ci si prepara all'evenienza molto concreta che gli hezbollah, smantellato il governo di Fuad Siniora prendano il potere per i loro programmi di recupero della Siria nel loro scenario nazionale e di belligeranza filoiraniana. Allora, come dice Bibi Netanyahu, Israele si troverà ad avere due autentici confini con l'Iran di Ahmadinejad compreso quello settentrionale col Libano, dove gli hezbollah fanno dell'odio antisraeliano e dell'islamismo sciita il loro vessillo; per ora, si valuta però in Israele, il fronte interno li assorbe troppo ed è difficile a Nasrallah pensare a una guerra immediata. Ma presto accadrà necessariamente. Al sud, l'altro confine con l'Iran è ormai quello di Gaza. Hamas conduce una guerra d'odio integralista ed è proprio questo che preoccupa l'Egitto che non desidera affatto trovarsi in una situazione in cui uno scontro frontale fra Israele e Hamas porti l'Iran a espandere la sua influenza nel mondo arabo. L'Egitto e in generale i sunniti vogliono mantenere l'egemonia in tutto il mondo arabo, e per questo, molto preoccupata, una delegazione della lega araba sta recandosi alla volta di Beirut. Sempre per questo Suleiman in Israele si sforza tanto di arrivare a una Hudna, una tregua, ma le cose sono complicate dal rifiuto di Hamas di trattare la liberazione del soldato di leva Gilad Shalit rapito due anni fa, mentre richiede la liberazione di 450 prigionieri che hanno sulle mani il sangue di centinaia di israeliani uccisi in attentati terroristi. Israele spera negli egiziani e nei sauditi. Saud el Faisal, ministro degli Esteri saudita, l'ha detto chiaro: "Il sostegno iraniano agli hezbollah colpisce tutto l'equilibrio del mondo arabo". Intanto l'ambasciatore saudita ha lasciato Beirut. Tuttavia, gli Stati moderati difficilmente metteranno in campo forze militari per aiutare Fuad Siniora. Israele dunque, che insieme alla riunione di gabinetto ha convocato sul tema "Libano" anche il capo del Mossad e degli altri servizi fa varie ipotesi: se gli Hezbollah che sono riarmati dall'Iran e dalla Siria più di prima della guerra del 2006 (30mila missili) fanno del Libano un "Paese canaglia" in mano di un'organizzazione terrorista, allora, come ha detto Yair Peleg, ex generale dell'esercito, in caso di guerra le infrastrutture libanesi dovranno considerarsi obiettivi legittimi, e non come ai tempi della guerra del 2006, in cui coloro che avevano attaccato Israele, gli uomini di Nasrallah, non rappresentavano tutto il loro Paese. Sull'Unifil, il governo di Olmert che l'ha sempre presentata come un'acquisizione positiva anche di Israele, ma che aveva già giorni fa protestato per l'eccessivo riarmo degli hezbollah, sembra ora ripensare alla 1701, la risoluzione che la istituisce e ne stabilisce gli scopi: il ministro Yzchak Cohen dice per esempio che bisogna rivolgersi al consiglio di sicurezza dell'Onu per rinnovare un discorso sulla risoluzione 1701 con una piena condanna degli hezbollah. La risoluzione prometteva di garantire con la salvaguardia della pace e il disarmo degli hezbollah, la sovranità del governo libanese e quindi la centralità del ruolo del suo esercito. Ma oggi dalla paura che domina le dichiarazioni di Walid Jumblatt e di Gemayel con gli scontri con gli hezbollah, dal disastro di Saad Hariri, dal lassismo con cui si lascia che i posti di blocco, i media, i nodi nevralgici di tutta Beirut siano di fatto in mano a Nasrallah, sembra che l'esercito agli ordini di Michel Suleiman (l'omonimia è uno dei soliti scherzi della storia), generale che piacerebbe anche a Hezbollah come presidente, abbia prevedibilmente preferito di schierarsi, più o meno apertamente, con gli hezbollah o di non difendere i loro nemici drusi o maroniti. La componente sciita dell'esercito e la paura degli scontri con le milizie di Nasrallah hanno prima lasciato compiere il riarmo e poi, lo si vede chiaramente, hanno preferito non difendere le altre componenti. Tutto questo era prevedibile, e l'abbiamo previsto. Tutto il mondo, adesso ha a che fare con una situazione mediorentale che non è stata mai così esplosiva. L'Iran gestisce due forze estremiste dislocate in punti strategici, e per ora il mondo intero è bloccato dalla risoluzione 1701. Si può solo sperare che i Paesi sunniti decidano di farsi sentire forte e chiaro, e che la Libia venga convinta a non bloccare nuove risoluzioni del consiglio di Sicurezza. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Rimettiamo subito in moto il Paese l'Italia non ha più tempo da perdere> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 114 del 2008-05-14 pagina 2 "Rimettiamo subito in moto il Paese l'Italia non ha più tempo da perdere" di Silvio Berlusconi Signor presidente, onorevoli colleghi, il lavoro che ci aspetta per ridare fiducia e slancio all'Italia richiede ottimismo e spirito di missione. Gli elettori hanno raccolto e premiato il nostro comune appello a rendere più chiaro, più efficiente e controllabile il governo del Paese. Hanno ridotto drasticamente la frammentazione politica e hanno scelto con nettezza una maggioranza di governo e una opposizione, ciascuna con le proprie idee e passioni, ciascuna con la propria leadership. Il voto è stato un messaggio univoco alla classe dirigente, è stato la prima grande riforma di tante altre che sono necessarie. Gli italiani hanno preso la parola. Hanno messo a tacere con la loro voce sovrana il pessimismo rumoroso di chi non ama l'Italia e non crede nel suo futuro. (...) E hanno detto: noi vi mettiamo in grado di risollevare il Paese, sta a voi non deluderci. Dividetevi, hanno detto i cittadini, ma non ostacolatevi slealmente. Combattetevi anche, ma non in nome di vecchie ideologie. Prendete democraticamente le decisioni necessarie a risalire la china, rispettate il dissenso e tutelate le minoranze, che si esprimono dentro e fuori del Parlamento, ma dateci stabilità e impegno nell'azione di governo. Fate uno sforzo comune perché chi governa e chi esercita il controllo parlamentare sul governo possano fare, ciascuno nel suo ambito, il proprio mestiere. Fate funzionare le istituzioni della Repubblica, ci hanno ordinato gli elettori, riducete l'area della vanità e della cosiddetta visibilità della politica dei partiti, realizzate quanto avete promesso di realizzare, e realizzatelo in fretta. Perché una cosa è sicura: l'Italia non ha più tempo da perdere. Nella società italiana è maturata una nuova consapevolezza, dopo anni difficili e per certi aspetti tormentati. Si respira un nuovo clima, che si esprime nella nuova composizione delle Camere chiamate oggi a discutere della fiducia al governo. La parte maggiore dell'opposizione ha creato un suo strumento di osservazione e di interlocuzione con il governo: il gabinetto ombra di tradizione anglosassone, che può essere d'aiuto nel fissare i termini della discussione, del dissenso e delle eventuali convergenze parlamentari, in particolare sulle urgenti e ben note modifiche da apportare al funzionamento del sistema politico e costituzionale. L'aspirazione generale è che un confronto di idee e di interessi anche severo, anche rigoroso, non generi nuove risse ma una consultazione alla luce del sole, un dialogo concreto e trasparente, e poi scelte e decisioni ferme che abbiano riguardo esclusivamente agli interessi del Paese.(...) Il Paese non ci chiede compromessi al ribasso, confabulazioni segrete o mercanteggiamenti, ci spinge invece ad assumerci ciascuno la nostra parte di responsabilità con un metodo e una cultura che mettano il rispetto al posto della faziosità, che mettano una polemica vivace al posto della guerriglia paralizzante, che mettano la bellezza della politica capace di cambiare le cose e di migliorarle al posto della demagogia, del chiacchiericcio, del teatrino e dell'inganno. Noi faremo la parte che un forte consenso democratico ci ha assegnato. Non abbiamo promesso miracoli, ma intendiamo realizzare piccole e grandi cose. Partiremo da interventi di alto valore, insieme simbolico e concreto, come quelli che definiremo nel prossimo Consiglio dei ministri che terremo a Napoli. Punto primo. Lo scandalo dei rifiuti non smaltiti deve finire e finirà. Nessun grande Paese può convivere a lungo con una simile ferita al suo ambiente, all'igiene pubblica e al prestigio della sua immagine dentro e fuori i confini della nazione. Punto secondo. La casa è un bene primario intorno al quale prendono radici l'identità familiare, la capacità lavorativa e la stessa identità sociale stabile dei cittadini, e la tassazione sulla prima casa va definitivamente cancellata. Punto terzo. Il reddito di chi lavora va sostenuto anche dalla fiscalità generale, soprattutto in una fase in cui il divario tra prezzi e potere d'acquisto dei salari e degli stipendi si è fatto in certi casi intollerabile, e chi si impegna a lavorare di più e a contribuire alla competitività delle imprese va incoraggiato con una sensibile detassazione dei suoi guadagni. Punto quarto. La sicurezza della vita quotidiana deve essere pienamente ristabilita con norme di diritto e comportamenti preventivi e repressivi delle forze dell'ordine che siano in grado di riaffermare la sovranità della legge sul territorio dello Stato. Noi non cavalchiamo la paura, al contrario: noi vogliamo liberare dalla paura i cittadini, e in particolare le donne e gli anziani. (...) La sicurezza è un sinonimo della libertà, ed è proprio sulla tutela della sicurezza individuale che si fondano il patto di unione dei cittadini e la stessa legittimazione del potere pubblico. (...) Non mi attarderò sul lungo elenco delle cose da fare (...) Vorrei piuttosto collegare tutti i temi cruciali che abbiamo di fronte, anche al di là dei primi adempimenti di cui ho già parlato, alla vera grande questione che può determinare una svolta dal pessimismo paralizzante che circola oggi a quel vitale ottimismo e a quello spirito di missione comune di cui ho parlato all'inizio. Questo Paese deve rialzarsi, nel senso che ha tutte le potenzialità per rimettersi rapidamente in corsa e per tagliare il traguardo decisivo di un nuovo tempo della Repubblica: il tempo della crescita. Il problema principale del nostro Paese è di ricominciare a crescere dopo una lunga fase, e deludente, di riduzione delle prestazioni del nostro sistema economico e sociale. (...) Crescere significa anche rilanciare il Paese e i suoi talenti, significa formare nuove generazioni di lavoratori altamente qualificati, significa dare una "frustata" vitale alla ricerca e all'istruzione, significa ricominciare a padroneggiare il proprio destino senza lasciare indietro nessuno. Crescere vuol dire ascoltare il grido di dolore che si leva dal Nord e dai suoi standard europei di lavoro e di produzione, vuol dire incentivare forme di autogoverno federalista indispensabili a un'evoluzione unitaria della Repubblica, a partire dal federalismo fiscale solidale. Crescere significa promuovere il Sud del Paese considerandolo come una formidabile risorsa per lo sviluppo e sradicare il peso delle cattive abitudini e della criminalità organizzata (...) a vantaggio della libera creatività e della voglia di fare di tante intelligenze e volontà di cui sono ricche le regioni meridionali. Crescere significa rinnovare il paesaggio delle nostre infrastrutture, significa tornare ad essere un sistema di convenienze per gli investimenti degli altri Paesi del mondo, significa fornire a tutti gli italiani un nuovo potere di conoscenza e di uso delle tecnologie, significa ringiovanire l'Italia e farla uscire dal rischio della denatalità. Crescere significa promuovere la famiglia come nucleo di spinta dell'intera organizzazione sociale, significa dare alle donne nel lavoro e negli altri ruoli sociali, un sostegno per la loro autonomia, significa rimuovere le cause materiali dell'aborto e varare un grande piano nazionale per la vita e per la tutela dell'infanzia, destinando nuove e consistenti risorse al fine di incrementare lo sviluppo demografico. Crescere vuol dire aumentare la nostra capacità di scambio con il resto del mondo, vuol dire assorbire e integrare con ordine e saggezza le migrazioni interne ed esterne alla comunità di Paesi europei di cui facciamo parte, senza lasciarci penetrare da un senso oggi avvertibile di sconfitta e di chiusura di fronte alle difficoltà e ai rischi dell'immigrazione selvaggia e non regolata, e restando padroni in casa nostra ma fieri dell'antico spirito di accoglienza e dell'antica capacità di integrazione del nostro popolo. (...) Crescere vuol dire rivalutare il lavoro, renderlo più sicuro e qualificato, vuol dire fare subito e bene tutto ciò che è necessario per mettere fine alla infinita, dolorosa e inaccettabile teoria delle morti bianche. Crescere vuol dire contrastare la rassegnazione ad alcune forme di precariato particolarmente instabili e penalizzanti, ma senza ripararci nella logica del posto fisso e mal pagato, dell'immobilità sociale, della pigrizia educativa, della tolleranza verso forme abusive di mancato impegno nella realizzazione del lavoro come vocazione e come missione nella vita personale, particolarmente in alcuni settori della pubblica amministrazione. Per crescere dobbiamo affrontare una situazione difficile dei mercati finanziari, sfruttando la posizione di relativo vantaggio del nostro sistema bancario e chiedendo agli istituti di credito uno sforzo. (...) Dobbiamo fare una politica estera e di cooperazione allo sviluppo che sia idonea ad assicurare la capacità contrattuale del nostro sistema nel turbolento mercato delle materie prime, senza mai rinunciare a far sentire e a far pesare la nostra voce in Europa e nel mondo. (...) Dobbiamo tenere i conti in ordine, ridurre il peso del debito pubblico in proporzione al fatturato del Paese. Dobbiamo accrescere la volontà e la capacità di contrastare l'evasione fiscale, ristabilendo però il principio liberale secondo il quale le tasse non sono "belle in sé" e neppure un tributo moralistico al potere indiscusso dello Stato. Le imposte sono il corrispettivo che i cittadini devono allo Stato per i servizi che ricevono e sono quindi il presupposto e la garanzia del buon funzionamento dei servizi pubblici e la tutela di un equilibrio sociale responsabile, mai punitivo verso chi produce la ricchezza da ridistribuire con equità. Dobbiamo contrastare il calo di competitività del sistema economico. (...) Dobbiamo colpire i corporativismi e le chiusure difensive che in passato hanno tutelato soltanto i bisogni castali di un sistema assistenziale e dirigista che non ha fiducia nella libertà e nell'autonomia della società. Dobbiamo risolvere positivamente, contemperando l'interesse nazionale e le regole del mercato, una rilevante questione industriale come la crisi dell'Alitalia, senza svendere e senza rinazionalizzare, facendo appello al contributo decisivo della finanza e dell'impresa italiane. (...) La crescita della prosperità e del ruolo dell'Italia in Europa e nel mondo, nel segno della responsabilità occidentale e della ricerca di vie credibili alla pace, saranno la bussola della nostra politica come Paese fondatore del progetto europeo, come grande nazione mediterranea naturalmente chiamata alla cooperazione tra le due sponde del nostro mare, e come pilastro dell'amicizia tra Europa e Stati Uniti d'America. Solo un Paese in crescita, che dia segnali chiari di uno slancio e di un metodo nuovi per affermare la sua presenza sulla scena mondiale, può rinsaldare le proprie ambizioni, può sostenere le imprese di pacificazione e di promozione della libertà in cui sono impegnati migliaia di soldati italiani nel mondo. (...) È nostro vitale interesse ridurre i focolai di tensione in Medio oriente e contribuire alla più strenua difesa dell'esistenza e dell'identità storica di Israele, il cui diritto alla pace si specchia nel diritto indiscutibile dei palestinesi alla costruzione di uno Stato indipendente. (...) La riforma dettata dal voto del 13 e del 14 di aprile ha lineamenti che ai miei occhi, e non solo ai miei occhi, risultano chiarissimi. Innanzitutto nuova moralità nella politica e contrasto fermo e deciso nella piena unità civile del Paese nei confronti della criminalità organizzata. Riduzione di ogni forma di privilegio indebito e lotta a ogni forma di spreco del denaro pubblico. Efficienza nella spesa, riduzione del costo della pubblica amministrazione e moderazione nelle pretese fiscali dello Stato, che deve riuscire a semplificare e ridurre, sensibilmente e gradualmente, la pressione delle imposte sull'apparato produttivo e sui redditi familiari. Sicurezza dei cittadini e affermazione di una giustizia che abbia risorse e personale adatti a un moderno Stato di diritto. E qui il mio pensiero, riconoscente, il nostro pensiero va alle Forze dell'ordine e ai tanti magistrati che compiono in silenzio il proprio dovere. Per realizzare questo progetto di riscatto e di rilancio occorre che una volontà comune proceda a modifiche istituzionali che oggi, dopo la lunga fase di divisione del passato, sono sostanzialmente condivise da una larga maggioranza in questo Parlamento. (...) Noi siamo a disposizione, noi siamo pronti. Il dialogo può e deve cominciare da subito, non appena il governo sarà nel pieno possesso delle sue attribuzioni, all'indomani del voto di fiducia che vi chiediamo e che ci attendiamo da voi. Nessuno deve sentirsi escluso. Nella mia ormai consistente esperienza della vita pubblica e politica, seguita agli anni spesi nell'impegno di costruire impresa e ricchezza sociale, ho avuto qualche delusione e molte soddisfazioni. Non sono e non sono mai stato un uomo solo al comando. Ho sempre avuto fortissimo il senso della squadra, delle relazioni personali all'insegna della gentilezza e del garbo che sono i veri giacimenti culturali dell'identità italiana, all'insegna della solidarietà e della compattezza di un lavoro tipicamente collettivo com'è quello di guidare lo Stato. Ho sempre cercato di mostrare e di praticare, anche quando su di me soffiava il vento dell'acrimonia personale e la bufera della faziosità, il massimo possibile di rispetto per gli avversari politici. Non solo intendo continuare in questo sforzo, qualche volta fallito forse anche per una mia stanchezza o disattenzione, ma vorrei che questa disponibilità divenisse una regola, una buona, nuova regola della politica italiana. (...) Lo scontro per così dire "antropologico", tra diverse classi di umanità che si ritengono incomponibili e irriducibili, è ormai alle nostre spalle, deve restare alle nostre spalle. Abbiamo finalmente realizzato l'alternanza di forze diverse alla guida del governo, sottomettendoci alla logica del consenso e imparando con fatica che la Repubblica, i luoghi della sua memoria, i simboli della sua storia, sono patrimonio comune di tutti gli italiani, anche di quelli che si sono battuti per molti anni da parti opposte della barricata della storia. Facciamo tesoro di questa aria nuova, respiriamola a pieni polmoni. Se un governo è messo in grado di decidere, nel rispetto del mandato che gli hanno conferito gli elettori, non ha interesse a comportarsi in modo invasivo, a considerare colleghi e avversari come nemici. Se un'opposizione non trova intralci alla sua delicata funzione di controllo, se è messa in grado di costruire un suo progetto alternativo, non avrà interesse alcuno a mostrare un profilo negativo e muscolare in modo sistematico e irriflessivo, trasformando in cattiva propaganda la buona politica. Le sfide, signor Presidente, cari colleghi, sono sempre anche delle scommesse, degli azzardi. E ad aiutare tutti noi, invochiamo l'aiuto di Dio. Speriamo anche di avere fortuna. (...) Auguro a chi ci ascolta fuori da quest'aula di ritrovare l'orgoglio di sentirsi italiani, la fiducia in questa Nazione e l'amore per le nostre cento città. Auguro a tutti gli italiani di riprovare e condividere l'ammirazione che un'Italia in robusta ripresa e in corsa per i suoi primati saprà suscitare in futuro intorno a sé. Vi ringrazio, viva il Parlamento, viva l'Italia! © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Gli Indiana Jones tedeschi: <L'abbiamo trovata in Africa> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 114 del 2008-05-14 pagina 23 Gli Indiana Jones tedeschi: "L'abbiamo trovata in Africa" di Diana Alfieri Il sogno si riaccende: per i ricercatori dell'Università di Amburgo "lo scrigno dei Dieci Comandamenti è ad Axum, in Etiopia" Il sogno di migliaia di archeologi sta forse per diventare realtà: l'Arca dell'Alleanza, la preziosa cassa rivestita in oro in cui Mosè custodì le Tavole della Legge, forse è stata ritrovata. A darne l'annuncio il professor Ziegert dell'Università di Amburgo, che vanta di aver trovato i resti del palazzo della regina di Saba nei pressi di Axum, nel nord dell'Etiopia. Secondo lo scienziato tedesco l'Arca, unico reperto capace di insidiare il primato del Santo Graal nella classifica dei sogni di ogni cercatore di antichità, compresi quelli per fiction: chi non ricorda le avventure di Indiana Jones, la cui serie cinematografica parte proprio con la ricerca dell'Arca. Se gli emuli tedeschi di Harrison Ford hanno ragione, la preziosa reliquia sarebbe stata custodita proprio nel leggendario maniero della regina che fu moglie di Re Salomone e madre di Menelik. Il ragazzo, cresciuto con la madre, una volta diventato uomo avrebbe intrapreso un viaggio per conoscere il padre, che gli avrebbe nel loro primo e ultimo incontro affidato l'Arca, che il futuro re etiopico avrebbe portato con sé proprio ad Axum. La scoperta, qualora si rivelasse fondata, sarebbe una di quelle capaci di far tremare le fondamenta di musei e università, visto che può segnare la fine di una delle ricerche più appassionanti dell'uomo: già nel 1000 dopo Cristo avventurieri e nobili partivano alla volta dell'inestimabile contenitore dei Dieci Comandamenti: "Camminerò sulle vie dell'Arca dell'Alleanza, finché non assaggerò la polvere del luogo dove si cela, che più del miele è dolce...". Sono versi di Yehudah Ben Samuel Halevi (1075-1141), ebreo di Toledo in viaggio per la terra promessa. Esprimono l'appassionata venerazione per l'arca, che guidò il popolo di Israele in Palestina, cadde nella dimenticanza, fu riportata da Davide a Gerusalemme, fu custodita nel Santo dei Santi del tempio di Salomone, per svanire nel nulla quando le armate di Babilonia polverizzarono il sacrario. Non sappiamo se ripetesse a se stesso quei versi Iyasu il Grande, imperatore d'Etiopia, mentre nel 1691 attraversava a cavallo le colline dell'Abissinia per raggiungere la città sacra di Axum. Ma le cronache regali registrano in dettaglio il suo cerimoniale davanti all'arca, tra squilli di trombe, rulli di tamburo, fremiti di sistri e di cetre, inni e salmi di giubilo. Le chiavi dei sacerdoti dischiusero sei dei sette sigilli del forziere che custodiva l'arca e il suo favoloso contenuto: le Tavole della Legge. Ma il settimo sigillo cedette solo alla fede di Iyasu, che sfiorò il possente tabù con la sua mano, scambiò colloqui, ne assorbì la regale energia senza essere annientato dalle misteriose folgori che in passato avevano incenerito altri incauti manipolatori. Era giusto così, perché nelle vene di Iyasu scorreva il sangue di Ebna Hakim (Menelik), nato dagli amori di re Salomone e della regina di Saba: l'arca era il segno tangibile del suo privilegio, il segreto collante di una dinastia ininterrotta. Molti indizi conducono ad Axum, la città delle steli: il Kebra Nagast, un testo del IV sec. d. C., narra il trasferimento dell'arca da Gerusalemme all'Etiopia, con tappe sul Nilo. Ma nessuno sa con certezza se fosse l'arca autentica o una copia. Metodologicamente, sarebbe come cercare Troia usando i versi epici di Omero come un infallibile navigatore satellitare. Schliemann lo fece, ma c'è ancora chi lo svaluta come visionario. Vendyl Jones diede più credito al libro dei Maccabei, dove si legge che Geremia avrebbe nascosto l'arca in una grotta sul monte Nebo, a est del Mar Morto. Simbolo più che oggetto reale, il fantomatico parallelepipedo d'oro e di acacia (lo stesso legno imputrescibile che forse Noè uso nel suo cantiere, per l'altra "arca", con la quale, secondo i cabalisti, conserva segrete corrispondenze di proporzioni) l'Arca dell'Alleanza fluttua tra due mondi, storia e mito, fede e ragione: la sua sede è lo spirito, più che la polvere delle rovine. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Tanta famiglia e poca politica, i temi vincenti sulla Croisette (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Fil rouge Tanta famiglia e poca politica, i temi vincenti sulla Croisette Tanta famiglia, un po' di politica e un cartoon: questi i temi dei 22 film in corsa per la Palma d'oro. Stasera si apre con "Blindness" di Fernando Meirelles, con Julianne Moore, Mark Ruffalo e Gael Garcia Bernal. Tre i film francesi: "Entre Les Murs" di Laurent Cantet; "Conte de Noel" di Arnaud Desplechin con la Deneuve, Jean Paul Roussilon e i loro figli, Amalric, Devos e Chiara Mastroianni; e "La Frontiere de L'Aube" di Philippe Garrel, film interpretato dal figlio del regista Louis e da Laura Smet. Dal Belgio arrivano con "Le silence de Lorna" i fratelli Dardenne. Dagli Usa sbarcano "Two Lovers" di James Gray con Joachim Phoenix diviso dall'amore di due donne bellissime, Gwyneth Paltrow e Vinessa Sahaw; il "Che" di Steven Soderbergh, con Benicio Del Toro, e "Changeling" di Clint Eastwood con Angelina Jolie (nella foto). Mentre "Waltz With Bashir" di Ari Folman, unico film di animazione in concorso, vede il regista, ex soldato israeliano, raccontare l'orrore di cui fu testimone nel 1982 del massacro di centinaia di Palestinesi da parte della milizia cristiana. D. D'I.

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Israele e le donne (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-14 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE Rassegna Israele e le donne Spazio alla scuola di cinema "Ma'ale" nel ciclo "Nuovo cinema israeliano" all'Oberdan (viale V.Veneto 2, tel. 02.77.40.63.00, e 5, più tessera e 3). Dalle 19 le donne protagoniste (originale con sottotitoli): "La moglie del Cohen" di E. Cohen, "Eicha" di E. Shapiro, "The Orthodox Way" di I. Eshkol. (g.gros.).

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Lunari melodie di sconfinato desiderio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Al festival Angelica prima italiana di "Just Charles & Cello in The Romantic Chord", di La Monte Young e Marian Zazeela eseguita dal violoncellista Charles Curtis. E il gioioso minimalista Charlemagne Palestine Mario Gamba Bologna Un incanto già all'inizio. I drones di violoncello registrati accolgono il pubblico al Museo d'Arte Moderna di Bologna (10 maggio). Arredano la sala, si insediano nei cuori e nelle menti di persone pronte a un ascolto concentratissimo che durerà non meno di tre ore filate. Dopo alcuni minuti i drones dal vivo del violoncellista Charles Curtis si identificano dapprima con quelli registrati, li doppiano, dialogano con loro per somiglianza. Solo dopo qualche tempo si differenziano, gradualmente, quasi impercettibilmente. Suoni lunghi tenuti, dunque. Tenui, pensosi, affettuosi. Su una piattaforma ideale e ideativa del tutto aperta. La prima italiana di un lavoro del 2002-2005 di La Monte Young (compositore) e di Marian Zazeela (videoartista), Just Charles & Cello in The Romantic Chord, doveva essere il punto focale del festival Angelica. Sembra proprio che lo sia. Forte uniformità delle due fonti di suoni. A lungo. Ma la fluttuazione delle linee del Curtis live - è lui anche quello dei suoni "invariabili" registrati - si fa via via più marcata. E poi cominciano ad apparire, dal vivo, note (incantevoli) che formano vere frasi musicali. Melodie, insomma. Che seguono la "giusta intonazione", non la scala temperata ma la scala naturale degli armonici che precede il temperamento ma è stata ripresa da vari musicisti contemporanei, La Monte Young in primis. Il video che vediamo sulla parete è fatto di una sola immagine. Fissa e mutante nello stesso tempo. Dà un'impressione di fissità, ma, senza che sia quasi possibile accorgersi dei cambiamenti, i flessuosi segni geometrici che formano questo "mandala", e che sono il risultato di una scomposizione di lettere dell'alfabeto, si dispongono diversamente da com'erano pochi attimi prima, e le parti più illuminate acquistano maggiore o minore rilievo. Tutto sempre lentissimamente, con un processo che ben s'inscrive nell'idea di "infinito" perseguita da Young (tra le altre cose, compagno di vita di Zazeela). Ma adesso, dopo meno di un'ora dall'inizio, la musica si fa veramente sentimentale. Nobilmente. Un lirismo messo in atto con pochissime note: La Monte Young ha pur sempre un passato di fervente minimalista. Melodie arcane, melodie di desiderio gentile e sconfinato. Poi succede che nel "mandala" gli intrecci di forme si infittiscano e che le linee melodiche di Curtis, pur sottili ed essenziali, si articolino in vere divagazioni, in vere variazioni. Volendo si potrebbe pensare a un Preludio di Chopin. Curtis esegue una partitura scritta o improvvisa? Né una cosa né l'altra. Le sue note gli sono state cantate da Young durante lunghi periodi di gestazione dell'opera, lui le ha memorizzate, ora le ripete ma si presume che non sia rigidamete testuale. La coerenza del processo graduale, tra suoni unici tenuti e frasi assai ricche di note, è davvero magnifica. Il violoncellista è superlativo per il nitore della sonorità e per la capacità di concentrazione e abbandono. La trasmette agli ascoltatori, perché il tempo passa, siamo oltre le due ore, e aumenta la sintonia rilassata con l'evento sonoro-visivo in corso. Musica e immagini per nuovi hippies? Trasognati? Estatici? E se anche fosse? La cultura dei vecchi hippies era propulsiva (on the road, sì o no?), mica statica. L'estasi, il perdersi, erano un modo per cercare l'"oltre". Ma questa è musica per un altro genere di hippies, meno di bocca buona, intanto, cresciuti nel culto della complessità, nell'elogio del pensiero. La loro è affettività e perdizione di anime in connessione . Festival, questo Angelica, arrivato alla diciottesima edizione. Nella prima tranche è piuttosto gettato sul minimalismo, anche se la parola - dice Massimo Simonini, direttore artistico - è "consumata". C'è la scommessa di sentire che cosa combinano questi musicisti "essenzialisti", termine proposto da Simonini, alle prese con progetti inconsueti. Phill Niblock e La Monte Young l'hanno fatto sentire: sono vivi più che mai. Adesso tocca a Charlemagne Palestine, un altro minimalista storico, il più giocherellone (a volte francamente superficiale) di tutti. Al Teatro San Leonardo insieme al trio tedesco Perlonex: Ignaz Schick (elettronica, oggetti, giradischi), Joerg Maria Zege (chitarra, elettronica), Burkhard Beins (batteria, percussioni, oggetti). Un gruppo che fa musica noise, minimal, elettroacustica, ambient. L'avvio è "lunare". Di gran pregio. Nonostante i mezzi e i modi siano i più elementari, i meno ricercati, i più convenzionali. Palestine "suona" due diversi bicchieri pieni a metà di vino (che ogni tanto sorseggia) strofinando i bordi ben vicino al microfono. Sottili riverberi di chitarra, suoni sintetici in continuum. Tutto già sentito, risultato piacevole. Come il resto del concerto, durante il quale Palestine canta molto, in falsetto nenie arcaiche e come un muezzin arrabbiato frasi tipo teatro della crudeltà. Il clima si surriscalda, Palestine ci mette pochi accordi ribattuti al pianoforte, poi c'è di nuovo una distensione pacata, con suoni accattivanti e attirati dal principio della tonalità . Il 12 maggio cambia tutto. Una serata di omaggio a Olivier Messiaen, ad alcuni suoi allievi di varie epoche e, soprattutto, a uno strumento che si pronuncia al plurale, le ondes Martenot, che Messiaen contribuì molto a far conoscere ed apprezzare. Raramente si ascolta questo strumento elettronico ante litteram in una funzione solistica e in brani delicati. Questa volta accade. Lo suona Nadia Ratsimandresy in tandem col pianista Matteo Ramon Arevalos. Brani di Messiaen piuttosto classici e uno più moderno, Le merle noire (1951). Brani di Jaques Charpentier, di Tristan Murail e di un compositore vietnamita, N'Guyen-Thien Dao, sessantottenne, che non pare molto popolare ma che Messiaen riteneva tra i maggiori del suo tempo. Il suo brano per ondes Martenot e pianoforte preparato, l'elettrizzante Bai Tap, è il clou del concerto.

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Bush: <La pace? Non c'è solo Olmert> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-14 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Il leader Usa "scarica" il premier indagato Bush: "La pace? Non c'è solo Olmert" GERUSALEMME - Alla vigilia dell'arrivo oggi a Israele, George W. Bush ha preso le distanze dal premier Ehud Olmert, inquisito per un caso di corruzione e sottoposto a forti pressioni perché si dimetta. In un'intervista ai media israeliani, Bush ha segnalato di non considerare Olmert indispensabile per la pace con i palestinesi, e ha indicato nel ministro degli esteri Tzipi Livni e nel ministro della difesa Ehud Barak il suo possibile successore. Il premier "è un uomo onesto, un pensatore strategico, ama la famiglia, è facile parlargli, i nostri rapporti sono eccellenti" ha affermato Bush. Ma la pace non dipende da un uomo solo, ha aggiunto il presidente: "Non esiste un piano Olmert: esiste un piano governativo, i negoziati di pace li conduce la Livni con la partecipazione di Barak". Il mondo politico israeliano e quello americano si aspettavano da Bush una ferma dichiarazione di appoggio al premier, il suo più stretto alleato in Medio oriente. Da indiscrezioni della Casa Bianca, il presidente l'ha evitata per non dare l'impressione di interferire nella crisi di governo. Ma rinunciando a sostenerlo ne ha certamente indebolito la posizione e ha introdotto un'altra incognita nel processo di pace. Formalmente, Bush viene in Israele per celebrarne i 60 anni, ma in realtà per imprimere una spinta ai negoziati sulla Palestina. Un tentativo che rischia di fallire: Bush non andrà in Cisgiordania, né terrà un vertice a tre con il presidente palestinese Abu Mazen e Olmert. Ieri sera, Olmert da Gerusalemme ha tentato di parare il colpo, sostenendo che "ci sono dei progressi", senza precisare quali. Nell'intervista, George W. ha tuttavia espresso la speranza di un accordo entro la fine del suo mandato, e sollecitato la mediazione dell'Egitto e della Giordania. Bush ha anche denunciato l'Iran e la Siria per il loro intervento in Libano. "Condanno con forza l'azione di Hezbollah e dei suoi sponsor a Teheran e a Damasco - ha ammonito -. La comunità internazionale non permetterà loro di porre il Libano sotto il controllo straniero e togliergli la libertà" Ennio Caretto In visita Bush oggi in Israele.

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S. Mattia a postolo Fu scelto come dodicesimo apostolo, tirato a sorte insieme a Giuseppe dop (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

O il tradimento di Giuda. Alcuni dicono che predicò in Palestina, dove accusò i Giudei di aver crocefisso il Messia, e che per questo fu lapidato e infine decapitato.

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L'emergenza sicurezza ha sbriciolato il Modello Roma. Ma ha consolidato un altro modell (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di DAVIDE DESARIO L'emergenza sicurezza ha sbriciolato il Modello Roma. Ma ha consolidato un altro modello. Quello dell'Eur. E' qui infatti che, anticipando tutto e tutti, nel 2005 l'ente Eur ha investito due milioni di euro per installare un sofisticato sistema di videosorveglianza, comprato direttamente dalla società di sicurezza del ministero della Difesa israeliano e cogestito dai carabinieri. E proprio in questi giorni il "Territorial Security Project" compie tre anni. E il bilancio, stando ai dati, non è trascurabile: riduzione tra il 30 e il 50% di furti, borseggi, rapine e atti vandalici e la scomparsa di episodi di pedofilia e esibizionismo sessuale. Il sistema. Il TSP si basa sull'utilizzazione di 16 telecamere motorizzate a infrarossi con potenti zoom. Si tratta di telecamere ad alta risoluzione capaci di fornire immagini a 360 gradi, collegate in fibra ottica ad una "Control Room" ospitata dalla compagnia dei carabinieri. "Davanti alle telecamere c'è un nostro operatore che in caso di emergenza contatta subito i carabinieri - spiega l'amministratore delegato di Eur spa, Mauro Miccio - Le immagini, nel completo rispetto delle norme sulla Privacy, vengono archiviate per un periodo limitato e spesso sono tornate utili ai carabinieri per le loro indagini. E' un modello vincente che stiamo valutando di esportare in altre zone della città e non solo. E' venuto a vederne il funzionamento anche il capo della gendarmeria francese importare il nostro sistema a Parigi". Oltre alle telecamere ci sono le colonnine "Sos" collegate alla "Control Room" e dislocate nel quartiere e tre le "Safe zone" allestite in prossimità delle stazioni Magliana, Palalottomatica e Fermi della linea metropolitana B. Al cittadino in difficoltà basta premere un pulsante per collegarsi immediatamente con l'operatore della Centrale, pronto a fornire informazioni e assistenza. I risultati. In questi tre anni, grazie alle telecamere dell'Eur, i carabinieri hanno messo a segno importanti operazioni contro spacciatori, ladri, parcheggiatori abusivi, writer. Ma anche semplici interventi di aiuto alla cittadinanza. Come quello di qualche giorno fa quando grazie alle telecamere è stato individuato e riportato dal padre, un bambino che si era perso. "Quello dell'Eur è un esperimento importantissimo di collaborazione pubblico e privato - spiega il comandante del gruppo territoriale di Roma, Alessandro Casarsa - Il costo dell'impianto e quello del personale che 24 ore su 24 controlla i monitor è a carico del privato che però lavora all'interno della nostra caserma e appena vede qualcosa di sospetto dà l'allarme. Le immagini sono custodite e visionate solo da noi e le utilizziamo anche per indagini". Il futuro. L'ex presidente del XII municipio, Patrizia Prestipino (Margherita), ha chiesto alla società Eur di poter utilizzare, implementandolo, il loro sistema di videosorveglianza piuttosto che realizzarne uno nuovo il cui costo sarebbe eccessivo. Così grazie alle attuali 16 telecamere ne saranno aggiunte altre 20 per controllare soprattutto le aree dove si è sviluppato maggiormente il fenomeno delle baby prostitute, dei borseggi, dello spaccio e dei writers come viale Egeo, la zona di Piazzale Schuman e la zona del Fungo. "Porterò avanti il progetto - garantisce il neo presidente del XII, Pasquale Calzetta (Pdl) - La sicurezza dei cittadini è una nostra priorità. Intendo accelerare l'installazione degli occhi elettronici in collaborazione con la società Eur e nell'attesa, la notte, chiuderò alcune strade vicino al Fungo per contrastare il fenomeno della prostituzione".

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Non è reale, non è fantastico: è fantareale. Quattro scrittori si ritrovano a Roma pe (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

R parlare del nuovo genere letterario lanciato dalla Scuola di Scrittura Omero, che compie venti anni di vita. I fondatori, Paolo Restuccia ed Enrico Valenzi, hanno stilato un Manifesto del fantareale e ora artisti e narratori vengono a discuterne a Roma, perché un genere, quando si evolve, prende direzioni e fisionomie tutte da scoprire. Ieri c'è stato il primo incontro - presso la sala Congressi di Villa Maria (dalle 20,30 alle 22,30, ingresso gratuito), in largo Berchet 4 a Monteverde - con il narratore Luigi Serafini. Ha letto i testi Mario Cordova, voce italiana di Bruce Willis e Richard Gere. Martedì 3 giugno, stesso posto, stessa ora, dagli Stati Uniti arriverà lo scrittore Ricky Moody. Venerdì 20 il cileno Javier Arguello. Gli incontri si chiuderanno mercoledì 24 settembre con il regista israeliano Etgar Keret. Per prenotazioni: fantareale@omero.it.

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GERUSALEMME - Il tema, impegnativo, della Conferenza internazionale convocata da Shimon Pere (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ERIC SALERNO GERUSALEMME - Il tema, impegnativo, della Conferenza internazionale convocata da Shimon Peres è: "Fronteggiare il domani". Statisti in carica e a riposo, studiosi, giovani scienziati sono chiamati, in occasione dei 60 anni d'Israele, a "guardare avanti". "Ciò che è stato scoperto in passato è nulla rispetto a ciò che scopriremo", ha detto il presidente israeliano nella seduta d'apertura. Parole cariche di speranza e ottimismo che nascondono le tensioni e le preoccupazioni d'oggi e di un domani alle porte. George Bush, leader in uscita, parlerà questa sera alla Conferenza e domani dal podio della knesset, il parlamento, ma incontrando i corrispondenti israeliani ha voluto anticipare qualcosa. Nulla di nuovo nel suo definire l'Iran "la maggiore minaccia di lungo termine per la pace in Medio Oriente", così come non c'è nulla di nuovo nelle farneticanti dichiarazioni del leader iraniano rimbalzate da Teheran. Le celebrazioni per i sessanta anni d'Israele, ha detto Ahmadinejad, sono "come un funerale per un uomo morto". Riguardo ai negoziati con i palestinesi, Bush si è limitato ad auspicare "qualcosa di definitivo" - quantomeno la definizione delle frontiere di un futuro stato palestinese - entro la fine del suo mandato. Il presidente americano incontrerà Ehud Olmert ("E' onesto"). Ha ricordato che "il processo di pace non dipende da una sola persona" e non si fermerà nemmeno se il premier dovesse dimettersi a causa dello scandalo che lo coinvolge. Bush vedrà anche il presidente palestinese Mahmoud Abbas che gli ripeterà le parole dette ieri dal premier Salam Fayyad rivolgendosi agli israeliani: "Come potete festeggiare mentre il popolo di Palestina si lamenta sotto i vostri insediamenti, per i crimini dei vostri coloni, per l'assedio del vostro stato e per l'occupazione del vostro esercito? I festeggiamenti non hanno senso a meno che non si celebri insieme una pace giusta e durevole". Fayyad e Abbas, i più moderati dirigenti palestinesi, non nascondono la loro frustrazione. Così come nemmeno Condoleezza Rice è riuscita a fare nel criticare Israele per il costante rifiuto a non bloccare la costruzione negli insediamenti nei territori occupati. E serve a poco l'annuncio di Tony Blair, inviato del Quartetto per il Medio Oriente, per il quale Israele intende eliminare un blocco per alleggerire la pressione sulla popolazione civile della Cisgiordania. Ne restano ancora troppi e, inoltre, il portavoce militare ha voluto guadagnare tempo spiegando che tutto dipende da "considerazioni riguardo alla sicurezza". Gerusalemme, comunque, è pavesata di bandiere. Ed è stretta di una morsa di sicurezza: una delle operazioni più imponenti nella storia di questo paese. Quattordicimila poliziotti sono stati mobilitati, un po' per la Conferenza dei presidenti, molto per Bush, l'ospite d'onore che oltre alle parole rituali di benvenuto dovrà ascoltare il messaggio contenuto nel documento stilato dal professor Yehezkel Dror, presidente del Jewish People Policy Planning Institute, organismo collegato alla Conferenza stessa. La maggioranza dei politici contemporanea, vi si legge, è "pesantemente inadeguata" quando si tratta di condurre il mondo attuale verso il futuro.

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Sotto le bombe (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-14 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE DRAMMATICO Sotto le bombe YYYY Un road movie dal vero in taxi da Beirut nel Libano del Sud, mentre impazza la tregua nell'estate feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Centrale.

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Ahmadinejad: <Israele? Un cadavere che cammina> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il regime di Teheran: "Presto i palestinesi lo spazzeranno via" Ahmadinejad: "Israele? Un cadavere che cammina" Alla vigilia delle celebrazioni per il 60mo anniversario di Israele, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad torna a minacciare lo Stato ebraico sostenendo che "sarà presto spazzato via". "Questo Stato terrorista e criminale viene sostenuto dalle potenze straniere", ha tuonato Ahmadinejad, che nei giorni scorsi aveva definito Israele "un cadavere marcio". "Ma questo regime sarà presto spazzato via dai palestinesi". Quanto alle celebrazioni che inizieranno domani a Gerusalemme, in una conferenza stampa il numero uno del regime clericale di Teheran ha sparato in modo ancora più macabro: "è futile tenere una cerimonia di compleanno per qualcosa che è già morto". In passato, lo stesso Ahmadinejad aveva invocato la "cancellazione" dello Stato ebraico dalle carte geografiche, definendo "una leggenda" l'Olocausto. 14/05/2008.

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Ecco la lettera che nega dio - enrico franceschini londra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Scritta prima di morire sarà messa all'asta Svelato il rapporto tra il genio e le religioni Ecco la lettera che nega Dio I biografi si sono sempre scontrati sull'ateismo o la fede dello scienziato "In realtà, come tutte le grandi menti, sfugge a ogni catalogazione" ENRICO FRANCESCHINI LONDRA dal nostro corrispondente Mezzo secolo dopo la morte di Albert Einstein, il mistero sul rapporto tra il grande scienziato e la religione potrebbe essere stato finalmente risolto. Una lettera autografa finora poco conosciuta, rimasta chiusa dal 1955 ad oggi nel segreto di una collezione privata, sarà messa all'asta domani a Londra, rivelando forse per la prima volta con completezza il controverso pensiero dell'inventore della teoria della relatività su Dio e sulla fede. Fino ad ora, da opposte sponde del dibattito, accademici, biografi e commentatori avevano infatti sostenuto con uguale convinzione che Einstein fosse assolutamente ateo o che viceversa avesse sviluppato una qualche forma di fede religiosa. "La scienza senza la religione è zoppa", recita uno dei suoi celebri aforismi, "la religione senza la scienza è cieca". Di certo c'era soltanto che lo studioso, il quale era ebreo, ricevette da bambino un'educazione religiosa, frequentando una scuola elementare cattolica e prendendo lezioni private di ebraismo, dottrina di cui osservò i precetti, per esempio non mangiando carne di maiale fino all'età di 12 anni. Ma nella lettera ora venuta alla luce, Einstein definisce senza mezzi termini tutte le religioni "una superstizione infantile", afferma che la "parola dio" non ha per lui alcun significato e respinge l'idea che gli ebrei siano il popolo "eletto" prescelto dal Signore. "Per me, la parola dio non è niente di più che un'espressione e un prodotto dell'umana debolezza, e la Bibbia è una collezione di onorevoli ma primitive leggende, che a dire il vero sono piuttosto infantili", scriveva lo scienziato, il 3 gennaio 1954, un anno prima di morire, al filosofo Eric Gutkind, che gli aveva inviato una copia di un suo libro sulla religione. "Nessuna interpretazione, non importa quanto sottile, può farmi cambiare idea su questo", aggiungeva nella lettera a Gutkind. Einstein, che aveva rifiutato l'offerta dello stato di Israele di diventare il suo secondo presidente della repubblica, argomentava poi come segue il suo rapporto con l'ebraismo: "Per me la religione ebraica, come tutte le altre, è un'incarnazione delle superstizioni più infantili. E il popolo ebraico, del quale pur mi compiaccio di far parte e con la cui mentalità sento un'affinità profonda, per me non ha qualità differenti da quelle di qualsiasi altro popolo. Per quanto posso dire sulla base della mia esperienza, gli ebrei non sono migliori di altri esseri umani, a parte il fatto di essere protetti dai cancri peggiori perché hanno poco potere. In essi non vedo niente di eletto". Vergata a mano in tedesco, la lettera fu mesa all'asta e venduta nel 1955 e da allora non è mai più stata in possesso del pubblico, rimanendo nelle mani di un collezionista privato. Sarà messa all'asta domani dalla Bloomsbury Auctions di Londra, a un prezzo di partenza di 8 mila sterline, quasi 11 mila euro. Uno dei maggiori esperti britannici su Einstein, il professor John Brooke della Oxford University, ha ammesso, intervistato dal quotidiano Guardian, di non avere mai sentito parlare fino ad ora dell'esistenza di un tale prezioso documento. Era noto che, sin da giovanissimo, Einstein contestava la veridicità di molte storie bibliche; ma negli ultimi anni della sua vita fece riferimento a un "sentimento religioso cosmico", parole che vennero interpretate da alcuni biografi come una prova della sua fede. Lo scienziato manifestò più volte irritazione per il tentativo di credenti e non credenti di arruolarlo arbitrariamente in un campo o nell'altro. "L'eterno mistero del mondo", rispondeva a costoro, "è la sua comprensibilità". Dice ora al Guardian il professor Brooke: "Come tutte le grandi menti, Einstein non rientra nelle categorie in cui i polemisti tradizionali cercano di impacchettarlo. E' chiaro che egli provava rispetto per i valori religiosi contenuti nelle tradizioni giudaica e cristiana, ma ciò che lui intendeva per religione era qualcosa di molto più sottile di quanto comunemente si intende". La lettera ottenuta dalla casa d'aste londinese, sulla cui autenticità non paiono esserci dubbi, sembra tuttavia affermare in modo incontrovertibile il secolarismo come intima convinzione dello scienziato. Sebbene, nel caso di Albert Einstein, bisognerebbe sempre ricordare che tutto è relativo.

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Addio universal su sky arriva mgm - leandro palestini roma (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Spettacoli Mancato accordo per il rinnovo del contratto Addio Universal su Sky arriva Mgm Chiude il canale del grande cinema classico americano Il 31 maggio lunga maratona di film LEANDRO PALESTINI ROMA conto alla rovescia per Studio Universal: il primo giugno il canale del grande cinema americano terminerà le sue trasmissioni. Al numero 320 della piattaforma Sky continuerà ad esserci il cinema, ma per soddisfare gli utenti satellitari arriverà quasi certamente il canale Metro Goldwyn Mayer Channel. Piccolo mistero: perché scompare Studio Universal, un canale che ha dato buoni risultati di ascolto (tra i primi 15 canali di ascolto nell'ascolto mensile), con un marchio riconosciuto dal suo pubblico? è una questione di business. Il contratto di 5 anni, che scadeva in maggio, non è stato rinnovato con Sky "perché non si è raggiunto un accordo economico soddisfacente". Il presidente di Nbc-Universal Global Networks Italia, Luca Federico Cadura, ha scelto di non commentare la scomparsa del suo canale dal firmamento di Murdoch (del gruppo Nbc c'è il canale Hallmark che resta su Sky), ma con tutta probabilità Studio Universal ricomparirà sulla tv via Internet (Alice) o sul digitale terrestre con Premium di Mediaset. "Non è ancora stato preso nessun accordo, ma il brand con il nostro pubblico non si perderà", dicono dalla squadra di Studio Universal, proponendo per il 31 maggio una maratona con il meglio della cinematografia targata Universal. Dalle 6 del mattino e fino a mezzanotte, saranno trasmessi Ritorno al futuro, Apollo 13, Johnny English, Notting Hill, Billy Elliot , Il diario di Bridget Jones, Hulk, Replay 2-Scene al microscopio, Spartacus , A noi piace corto. Bei titoli, ma da Sky garantiscono che la nuova library della Metro Goldwyn Mayer non farà rimpiangere lo storico canale. Intanto, l'Unione nazionale consumatori e il Movimento consumatori fanno sapere che il Tribunale di Roma ha riconosciuto le ragioni degli abbonati Sky, ricorsi contro l'emittente per la distribuzione della rivista "Sky-Life". "La pay tv è stata condannata a restituire, a oltre 4 milioni di abbonati, i costi del mensile per un totale di 32 milioni di euro", fanno sapere dalle due organizzazioni. La vicenda risale ai primi di quest'anno, quando Sky aveva comunicato agli abbonati che dal primo marzo 2008, la rivista, in passato denominata "Sky Magazine" (inclusa nel pacchetto abbonamento) avrebbe comportato un ulteriore costo di 0,40 o 0,90 euro a numero per tutti gli utenti che non avessero disdetto il servizio. Ma per trovare traccia della comunicazione era necessario spulciare il magazine di gennaio e di febbraio.

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Le tre anime di Gerusalemme viste dalla coppia Coen-De Sanctis (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Nel mese del sessantesimo anniversario della nascita dello Stato d'Israele Le tre anime di Gerusalemme viste dalla coppia Coen-De Sanctis Il ritratto di una citta' unica al mondo Nel mese in cui cade il sessantesimo anniversario della nascita dello Stato di Israele, un viaggio a Gerusalemme con l'aiuto con i due giornalisti di Sky Tg24, Renato Coen e Federica De Sanctis. "Al termine di questo viaggio non possiamo dire con scientifica obiettività se Gerusalemme sia pace o guerra, convivenza o scontro, se sarà unita o divisa, migliore o peggiore della sua fama, sappiamo solo che c'è gente di tanti tipi, di tanti colori che, nonostante tutto, e tutto considerato, nella città santa cerca di vivere una vita possibilmente normale". Pietra, luce, roccia, sposa divina sono alcune delle immagini usate per indicare la città, l'unica al mondo santa per tre distinte religioni: Ebraismo, Cristianesimo e Islam. Simbolo della pace, Gerusalemme è in realtà lacerata e contesa. Il libro mostra i tanti volti di questa città carica di mistero e ricca di storia partendo dalla sua topografia: l'ebraica Gerusalemme Ovest, la Gerusalemme ultra ortodossa, l'araba Gerusalemme est e la città vecchia. Dalla mappa della città, dai volti della sua gente, emergono gli spunti per parlare di storia, attualità, vita quotidiana, aspetti politici e religiosi introdotti da virgolettati famosi quali il cardinal Martini, Padre Pizzaballa custode di Terrasanta, AbrahamYehoshua. E Gerusalemme non smette di attirare l'attenzione del mondo intero. Il suo volto sfaccettato cambia a seconda di chi lo guarda e nel giro di pochi metri: basta attraversare una strada per passare dalla Gerusalemme moderna e laica, dai tratti tipici di una metropoli europea, a quella araba, dall'aspetto tipicamente mediorientale, oppure per entrare nel quartiere degli ultraortodossi, una realtà senza tempo. La parte finale del libro è lasciata a chi la vede da lontano, dall'altra parte del mare e vuole lasciare la sua testimonianza: Rino Fisichella e Tullia Zevi sono solo alcune delle penne. Coen Renato, De Sanctis Federica, Gerusalemme, Le sue tre anime, la sua gente, il suo mistero, Sperling & Kupfer, pp. 280, euro 17,00, www.sperling.it Piero Barbaro piero.barbaro@voceditalia.it.

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Raid aerei israeliani a Gaza, uccisi due militanti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Incursione israeliana nel villaggio di Khouzza Raid aerei israeliani a Gaza, uccisi due militanti Due morti e due feriti nell'ennesimo scontro sulla Striscia di Gaza Gaza, 14 mag. - Fonti mediche locali hanno divulgato la notizia di due militanti palestinesi rimasti uccisi e altri due feriti in un raid israeliano sulla Striscia di Gaza. L'Aviazione di Israele e' stata fatta intervenire due volte per stroncare la resistenza dei guerriglieri locali, che hanno ingaggiato scontri armati con le truppe di terra israeliane dopo l'incursione nel villaggio di Khouzza, vicino a Khan Younis. L'incursione ufficialmente è stata motivata dalla ricerca delle basi di razzi Qassam, che due giorni fa hanno ucciso una israeliana di 70 anni vicino al deserto del Negev. Valeria Giangravè.

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Bush e Israele uniti contro i terroristi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Olmert: "Stati Uniti, pilastro strategico fondamentale della nostra sicurezza" Bush e Israele uniti contro i terroristi Il presidente americano: "Israele grande amico degli Stati Uniti" Tel Aviv, 14 mag. - L' Air Force One, l'aereo del presidente Usa George W. Bush, è atterrato oggi nell' aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Si è aperta così la visita di due giorni del presidente Bush, giunto per festeggiare i 60 anni di Israele e di relazioni israelo-americane. Il premier Ehud Olmert ha ringraziato Bush per il continuo sostegno da lui mostrato nei confronti dello stato ebraico, affermando: “Il presidente Bush è stato durante l'intera sua presidenza il nostro più stretto alleato e amico e l'alleanza con gli Stati Uniti è per noi un pilastro strategico fondamentale della nostra sicurezza”. Con la propria risposta, il presidente americano ha voluto poi sottolineare i valori comuni alla base delle due nazioni, affermando che i due Paesi hanno entrambi affrontato grandi sfide quando sono stati fondati, costruendo forti democrazie per proteggere le libertà date loro da Dio. “Israele e Stati Uniti sono stati fondati sugli stessi principi democratici e negli anni hanno costruito un'alleanza duratura contro i terroristi”. Bush ha infine concluso il suo breve intervento affermando di considerare la “Terra Santa un posto molto speciale” e il popolo di Israele un grande amico degli Stati Uniti. Giulia Fossati.

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Il "boomerang" libanese (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Mer, 14 Mag 2008 Edizione 94 del 14-05-2008 Teheran fomenta la rivolta, ma così viene accusata e isolata dai vicini arabi Il "boomerang" libanese di Giorgio Bastiani L'insurrezione di Hezbollah in Libano rientra negli interessi di Siria e Iran, rispettivamente rifugio sicuro e guida politica del movimento sciita. I regimi di Damasco e Teheran hanno dimostrato di poter scatenare a distanza la loro forza militare, lanciando un avvertimento a Israele nel momento del 60° anniversario della sua indipendenza e allo stesso tempo ai capi di Stato che oggi saranno in Medio Oriente a rendere omaggio al "regime sionista". Questa dimostrazione di forza, tuttavia, potrebbe rivelarsi un boomerang. La Lega Araba sta organizzando con urgenza una mediazione e ha inevitabilmente messo sul banco degli imputati proprio i regimi di Bashar al Assad e dell'ayatollah Khamenei. Il libanese Saad Hariri (del partito Al Mustaqbal) ha dichiarato ieri ad Al Jazeera, che: "Il 14 marzo 2005 abbiamo respinto l'egemonia e liberato il nostro Paese con il potere della nostra gente. Il 7 maggio scorso, l'egemonia della Siria e dell'Iran è tornata a Beirut con il potere delle armi, dell'oppressione e del terrore". Ma un monito severo arriva anche e soprattutto dall'Arabia Saudita, la monarchia che pure, negli ultimi mesi, si era riavvicinata agli interessi iraniani. Il suo ministro degli Esteri, Saud al Faisal, ieri ha parlato senza mezzi termini: "Certamente l'Iran sta sostenendo quel che accade in Libano, un golpe. Ciò avrà conseguenze sulle relazioni con tutti i Paesi arabi". Poi il principe saudita ha rivolto un appello a "tutte le parti della regione a rispettare l'indipendenza e la sovranità del Libano, a smettere di interferire nei suoi affari e di incitare le tensioni confessionali". Da questo punto di vista, l'Arabia Saudita è direttamente coinvolta. Lo scontro in Libano è riassumibile con: il sostegno esterno di una potenza sciita a un movimento rivoluzionario che si batte contro un governo sunnita relativamente amico dell'Occidente, cioé quel che la monarchia teme anche a casa sua. A Teheran, il presidente Ahmadinejad deve aver recepito il messaggio. Ha respinto le accuse di interferenze in Libano e ha sostenuto di volere "una soluzione amichevole" per quel Paese. Si è mostrato incredulo di fronte alle accuse del ministro saudita, minimizzando con un: "Probabilmente era solo arrabbiato quando ha detto quelle cose... ". Ma ne ha anche approfittato per lanciare l'ennesimo attacco contro Israele: "Questo Stato terrorista viene sostenuto dalle potenze straniere" - ha tuonato Ahmadinejad - "Ma presto sarà spazzato via dai palestinesi". Anche Saad Hariri, vittima della violenza delle milizie filo-iraniane, ieri ha colto l'occasione per attaccare Israele: "Vogliamo capire come queste persone armate possano muoversi senza l'aiuto di Israele: forse è l'inizio di un complotto israelo-siriano per portare di nuovo il caos in Libano". Almeno su una cosa, insomma, tutti i politici mediorientali si trovano d'accordo: l'odio contro lo Stato ebraico.

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TACCUINO (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Musica. Questa sera alle 21, da Farinella, in via Alabardieri, jam session con Marco Fasano, Alessandro Fontanarosa, Francesco Capriello, Giorgio Di Costanzo, Vincenzo Palumbo Poesia. Oggi alle 18, da Feltrinelli, in via San Tommaso d'Aquino, Pasquale Esposito e Mauro Giancaspro incontrano Alessandra Giordano in occasione della presentazione delle sue due raccolte di poesia. Conferenza. Domani alle 17, presso la comunità ebraica, in via Cappella Vecchia, conferenza di Ariel Finzi su "Una storia e una vita ebraica per il popolo di Israele: quella di Eli Coen". Medicina naturale. Domani alle 20.30, nella sede della Koesis, in via Luigia Sanfelice 2 al Vomero, seminario del dottor Paolo Scotto e di Gino Sansone, esperto di alimentazione naturale, sulla filosofia dello yin e dello yang tra ayurvedica e macrobiotica. Seguirà una cena biologica. Prenotazioni al 335/1603244 Volume. Domani alle 17.30 alla Fnac, in via Luca Giordano 59, presentazione del volume di Marisa D'Arrigo "Se i bambini non arrivano, l'esperienza della sterilità: il percorso e l'accompagnamento psicologico". Modera Titti Marrone. Interventi di Marilena Lucente, Paola Russo, Claudio Zullo, Anna Maria Romeo, Riccardo Talevi. Libro. Domani alle 17.30 nella Saletta rossa della Libreria Guida Portalba, "Lungo il marciapiede della vita ho riscoperto la grande attualità del Vangelo": Marco Demarco intervista Candido Cannavò storico direttore de "La gazzetta dello Sport" in occasione della presentazione del libro "Pretacci. Storie di uomini che portano il Vangelo sul marciapiede". Interverrà padre Luigi Merola Omeopatia. Venerdì alle 18, alla libreria Guida a Port'Alba, presentazione di "La similitudine in omeopatia. Cura dell'anima e del corpo... nei racconti di una paziente" di Daniela Salvucci, F.N. Editrice. Introdurrà Rosario Pennacchio. Sarà presente l'autrice. Lucani. Sabato, alle 17,30, all'associazione lucana G. Fortunato in via Tarantino 4, ore 17,30 ricordo dello storico Giacomo Racioppi nel centenario della morte. Relatori, Giampaolo D'Andrea e Domenico Mastrangelo. Sarà presente il sindaco di Moliterno Angela La Torraca. Domenica alla stessa ora selezione di brani operistici dal Don Pasquale. Interpreti: Laura Amalia Maddaluno; Gennaro Marasco; Andrea Langella; Walter Minichino. Al piano Diego Andrea Fiscella. Direzione Maria Pola. Convegno. Sabato dalle 9 all'hotel Continental Terme di Ischia, convegno sul tema "L'importanza di un corretto stile di vita: alimentazione, igiene e buone abitudini". Relatori: Claudio Semeraro, Alessandro Plebani, Lucia Alfonsi, Anna Virrengia. Documentario. Lunedì alle 16, presso l'Università Suor Orsola Benincasa, la Village Doc&Films organizza la presentazione del documentario "La trattativa. Il sequestro Cirillo", realizzato da Aldo Zappalà e Carlo Durante in coproduzione con Rai Educational.

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Nello stato dei minatori i pochi seggi in palio non minacciano obama più vicino alla nomination (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

LE PRIMARIE AMERICANE Nello Stato dei minatori i pochi seggi in palio non minacciano Obama più vicino alla nomination Dopo avere evitato per sette anni di recarsi in Israele, il presidente George W. Bush parte alla volta di Gerusalemme, per la seconda volta in quattro mesi, nella speranza di dare nuovo impulso ad un accordo di pace tra israeliani e palestinesi che appare sempre più remoto. Dopo la speranze sollevate dalla conferenza di Annapolis del novembre scorso, la pressioni americane per giungere ad una storica intesa non sembrano avere prodotto risultati concreti.

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AHMADINEJAD SUI 60 ANNI DI ISRAELE È IL COMPLEANNO DI UN MORTO (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

IRAN Teheran. Le celebrazioni per il 60mo anniversario dello Stato di Israele sono come "i festeggimaneti per un uomo morto", che "non potrà riportarlo in vita". Lo ha detto ieri il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad aggiungendo: "Prima o poi Israele sarà cancellato ad opera del popolo palestinese, che ora sta tenendo a mente i nomi dei Paesi che sostengono il regime sionista". Sempre ieri Ahmadinejad ha lanciato un invito al prossimo presidente americano a partecipare a un dibattito insieme a lui. "Lo scorso anno avevo invitato l'attuale presidente americano a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, ma aveva respinto l'invito. Ora che il suo mandato sta arrivando alla fine, sono pronto a riproporre l'incontro a uno dei candidati alla corsa alla Casa Bianca", ha dichiarato il leader iraniano. L'iraniano Ahmadinejad.

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La brillante e singolare avventura della ricercatrice e del professore (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

SOLO UN BACIO PER FAVORE La brillante e singolare avventura della ricercatrice e del professore Nessun bacio è innocente, nessuno è privo di significato e di conseguenze: da un bacio rubato può nascere una commedia leggera ed elegante come questa "Solo un bacio per favore", in cui una piccola storia muove il gioco dei sentimenti e dei desideri alla maniera del cinema di parola. Parte del triangolo è Stefano Accorsi, il marito, ormai in grado di recitare in francese per poi doppiarsi in italiano, accanto alla moglie, la ricercatrice scientifica Virginie Ledoyen, e a Emmanuel Mouret, un professore di matematica che chiede il bacio. Mouret (oltre che interprete e regista, sceneggiatore), 38 anni, considerato un Woody Allen francese, non superficiale, approfondisce la situazione con il timore di far soffrire l'altro. Il suo quarto lungometraggio è un poco evanescente e cincischiato, ma brillante e divertente. Lietta Tornabuoni ALLA RICERCA DELL'ISOLA... Fantasy. Regia di Mark Levin, Jennifer Flackett, con Abigail Breslin e Jodie Foster. La nota scrittrice di libti per infanzia Alexandra soccorre una piccola fan che le scrive un'accorata richiesta d'aiuto: il padre è scomparso. IL CACCIATORE DI AQUILONI Avventura. Regia di Marc Forster, con Khalid Abdalla e Atossa Leoni. La quarantennale amicizia tra Amir, figlio di un nobile di Kabul, e Hassan, figlio del suo servo. Dal best seller di Khaled Hosseini, dirige l'autore di "Monster's ball" e "Neverland". CARNERA Drammatico. Regia di Renzo Martinelli, con Andrea Iaia e Anna Valle. Il cineasta de "Il mercante di pietre" porta sullo schermo un mito sportivo italiano: Primo Carnera, pugile campione del mondo all'epoca del Duce. 10 COSE DI NOI Commedia drammatica. Regia di Brad Silberling, con Morgan Freeman e Paz Vega. L'autore di "Casper" e "City of angels" porta sullo schermo il rapporto di amicizia che s'instaura tra un attore in declino e una cassiera di supermercato. I DEMONI DI SAN PIETROBURGO Drammatico. Regia di Giuliano Montaldo. con Miki Manojlovic e Carolina Crescentini. La storia comincia nel 1860 a San Pietroburgo, quando una bomba uccide un membro della famiglia imperiale; Dostoevskij va a trovare in un ospedale psichiatrico un giovane che confessa di conoscere gli attentatori. IN AMORE, NIENTE REGOLE Commedia. Regia di George Clooney, con Clooney e Renée Zellweger. Negli Stati Uniti del 1925 Dodge Connolly è un esuberante campione di football che arruola nella sua squadra un giocatore presunto eroe di guerra. La storia non convince una giornalista. IRON MAN Fantasy. Regia di di Jon Favreau, con Robert Downey jr. e Terrence Howard. Il magnate Tony Stark si trasforma in un nuovo supereroe nemico del crimine. Dal fumetto della Marvel. L'ALTRA DONNA DEL RE Drammatico. Regia di Justin Chadwick, con Natalie Portman e Scarlett Johansson. La vicenda storica di Anna e Maria Bolena, le due sorelle che si contesero i favori di Enrico VIII: la prima riuscì a sposarlo, l'altra ne divenne l'amante. MONGOL Storico. Regia di Sergei Bodrov, con Tadanobu Asano e Khulan Chuluun. Il premio Oscar per "I prigionieri del Caucaso" rievoca la storia del leggendario Gengis Khan: l'adolescenza, l'ascesa al potere, i combattimenti sui territori della Mongolia. NOTTE BRAVA A LAS VEGAS Commedia. Regia di Tom Vaughan, con Cameron Diaz e Ashton Kutcher. Dopo una notte di eccessi a Las Vegas, Joy e Jack si ritrovano sposati e miliardari: tornati a New York cercano di risolvere la situazione e di dividersi. ORTONE E IL MONDO DEI CHI Cartoon. Regia di Jimmy Hayward e Steve Martino. Dai creatori de "L'era glaciale", la storia di un simpatico elefante che trova un mondo di pace, quello dei minuscoli Chi, in un fiore. RACCONTI DA STOCCOLMA Drammatico. Regia di Anders Nilsson, con Oldoz Javidi e Bahar Pars. Premio Amnesty International al Festival di Berlino, s'incentra sulla violenza domestica perpetrata nei confronti di tre donne in altrettante storie. SAW 4 Horror. Regia di Darren Lynn Bousman, con Tobin Bell e Costas Mandylor. Gli agenti Strahm e Perez aiutano il detective Hoffman nelle indagini sulla morte del serial killer "l'enigmista". SLIPSTREAM Drammatico. Regia di Anthony Hopkins, con Hopkins e Stella Arroyave. Uno sceneggiatore cinematografico vede improvvisamente popolarsi la sua esistenza dai personaggi che ha creato nei suoi scritti. SOPRAVVIVERE CON I LUPI Avventura. Regia di Vera Belmont, con Mathilde Goffart e Yaël Abecassis. Da un best seller autobiografico ambientato durante la seconda guerra mondiale, il viaggio di Misha, bambina ebrea di 6 anni che vive nel Belgio appena occupato dai nazisti e, alla deportazione dei genitori, riesce a fuggire e comincia a vagare attraverso l'Europa. SOTTO LE BOMBE Drammatico. Regia di Philippe Aractingi, con Nada Abou Farhat e Georges Khabbaz. Nel Libano del 2006, in seguito all'annuncio del cessate il fuoco tra l'esercito israeliano e i militanti Hezbollah, una donna parte da Dubai alla ricerca del figlio di sei anni e percorre in taxi un paese devastato. SPEED RACER Fantasy. Regia di Andy e Larry Wachowski, con Christina Ricci e Emile Hirsch. Gli autori di "Matrix" portano sullo schermo un cartone animato assai popolare in Giappone: lo spericolato pilota Speed Racer rifiuta le offerte di una potente multinazionale e decide di partecipare a un rischioso rally. IL TRENO PER IL DARJEELING Commedia. Regia di Wes Anderson, con Owen Wilson e Adrien Brody. Dall'autore de "I Tenenbaum", il "viaggio spirituale" attraverso l'India di tre fratelli che, dopo la morte del padre, cercano di ricucire i rapporti fra loro, da tempo inesistenti. THE HUNTING PARTY Drammatico. Regia di Richard Shepard, con Richard Gere e Terrence Howard. A cinque anni di distanza dalla fine del conflitto, un fotoreporter decide di tornare in Bosnia per andare alla ricerca di un noto criminale di guerra. A cura di Daniele Cavalla.

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L'informazione deformata e Israele spiegati da Pagliara (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

INCONTRO L'informazione deformata e Israele spiegati da Pagliara Il Master in Giornalismo dell'Università di Torino, in collaborazione con l'Ordine dei Giornalisti e Stampa Subalpina, organizza venerdì 9 maggio un incontro con l'inviato della Rai Claudio Pagliara sul tema "Israele e informazione deformata". Il giornalista incontra il pubblico e gli studenti del master al Palazzo del Rettorato, in via Po 17, dalle ore 11. Nato a Frosinone il 2 giugno 1958, professionista dal 1984, Pagliara inizia la sua carriera dapprima alla Stampa e poi nella televisione di Stato come corrispondente da Parigi per il Tg2. Dopo aver ricoperto la carica di responsabile del settori esteri per il telegiornale della seconda rete, si trasferisce in Medio Oriente, dove, da sette anni, dirige l'ufficio di corrispondenza della Rai a Gerusalemme. Ospite a Torino in occasione della Fiera del Libro, presenta una video-intervista di 25 minuti allo scrittore israeliano Abraham Yehoshua. \.

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Golpe Hezbollah I miliziani occupano con la forza Beirut (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Libano verso la guerra civile: 11 morti Frattini: pronti a evacuare gli italiani Golpe Hezbollah I miliziani occupano con la forza Beirut Notte di fuoco a Beirut. Alba da guerra civile in Libano. E in meno di 48 ore, manu militari, Beirut ovest è finita nelle mani di Hezbollah che ha preso il controllo dei principali quartieri sunniti e di diversi tra quelli dove è presente anche una componente cristiano-maronita. Almeno 11 persone sono morte e altre 30 sono rimaste ferite negli scontri della notte tra giovedì e venerdì a Beirut fra sciiti del partito Hezbollah e sunniti sostenitori del governo filoccidentale di Fouad Siniora. Ad accendere la miccia il discorso, l altro ieri, del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah. Da ieri mattina la zona occidentale della città è caduta nelle mani del partito di Dio. I miliziani di Hezbollah ora controllano i quartieri di Zarif, Zokak al-Blat, Malla, Corniche al-Mazraa e stanno dando battaglia alle forze di sicurezza regolari ad Hamra. Inoltre, a Koyratem un razzo ha colpito il muro esterno della residenza del leader della maggioranza parlamentare filo-occidentale, Saad Hariri (fortunatamente senza causare vittime), mentre il porto della capitale libanese è stato chiuso fino a data da destinarsi, a seguito delle precarie condizioni di sicurezza. A ciò si aggiunge che ieri due reti televisive pro-governative, Future TV e al-Ekhbariya TV, hanno dovuto interrompere le trasmissioni dopo essere state minacciate da Hezbollah e da Amal, l altro partito sciita libanese. Ma nemmeno la stampa filo governativa è stata risparmiata. La sede del quotidiano al-Mustaqbal, dell omonimo partito del leader druso Walid Jumblatt, nella notte è stata data alle fiamme. Scontri e violenze sono continuati per tutta la mattinata e per buona parte del pomeriggio di ieri, quando, secondo fonti della sicurezza libanese al sito web della tv satellitare al Arabiya, non c era piú nessuno ad opporsi ai combattenti dell opposizione dopo che i miliziani degli Hezbollah hanno messo sotto il loro controllo tutta la parte occidentale della capitale . Deplorando profondamente la violenza scoppiata a Beirut, l Unione europea ha invitato tutte le parti a porre fine agli scontri, a cessare i blocchi stradali, ad aprire l aeroporto e a evitare ulteriori violenze. L ondata di violenza a Beirut, invece, non sembra aver toccato il sud del Libano, dove opera il contingente di Unifil II, la missione Onu nel Paese dei cedri, della quale l Italia fa parte e ha il comando con il generale Claudio Graziano. L Italia ha pronto un piano di evacuazione dei connazionali. Nel Libano vi sono al momento 600 italiani, mentre quelli che si trovano nelle zone interessate dagli scontri, il centro della città, sono circa una cinquantina. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha dato istruzione all Unità di Crisi della Farnesina di trasferire quelli che si trovano nella zona centrale della città, e che ne faranno richiesta, in aree più sicure con l aiuto dell esercito libanese, non appena vi saranno le condizioni per intervenire. Si è svolta anche una riunione di coordinamento europea perché a livello continentale si stanno predisponendo misure analoghe. Israele ha accusato l'Iran di fomentare gli scontri, ma Teheran ha respinto e rilanciato: "Gli sforzi avventurosi e gli interventi degli Stati Uniti e del regime sionista sono la causa principale del caos nel Libano". La Siria, che fino al 2005 ha deciso la vita politica del vicino per decenni, ha ribadito che quanto accade nel Paese dei Cedri è un affare interno del Libano. [Data pubblicazione: 10/05/2008].

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Ahmadinejad: Israele è un cadavere marcio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 14-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Le ire del presidente iraniano nel giorno dei sessant anni dello stato Ebraico Ahmadinejad: Israele è un cadavere marcio Il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, torna ad attaccare Israele nel giorno della Fiera del libro di Torino, proprio mentre lo stato ebraico festeggia i sessant anni della sua esistenza. Ahmadinejad afferma che le celebrazioni in corso in tutto il mondo non riusciranno a salvare il cadavere marcio e puzzolente di Israele. Coloro che pensano che organizzando feste per l anniversario si possa salvare o riportare in vita questo cadavere marcio e puzzolente si sbagliano di grosso e devono sapere che i loro nomi saranno registrati nella lista dei criminali sionisti , ha dichiarato il presidente iraniano incontrando i nuovi deputati eletti al Parlamento. Ahmadinejad, che ha definito la Shoah una leggenda e che ha più volte invocato la cancellazione dello Stato ebraico dalla carta geografica, è anche tornato a prevedere la fine imminente di Israele. Oggi sono in discussione le ragioni stesse dell esistenza del regime sionista , ha aggiunto Ahmadinejad, sottolineando, una volta ancora, che questo regime è instradato verso l'annientamento . Israele è arrivato alla fine come un ratto morto dopo essere stato colpito dai libanesi , ha quindi proseguito, riferendosi alla guerra con Hezbollah del luglio-agosto del 2006. Dal dicembre 2005 la menzogna dell Olocausto è diventata martellante nei sermoni televisivi del venerdì in Iran. I talk show sulla tv pubblica mostrano storici che sbeffeggiano le camere a gas; l agenzia di stampa iraniana ha creato una piattaforma di negazionisti da tutto il mondo e il centro religioso di Qom ha annunciato progetti di ricerca contro i difensori dell Olocausto . L opzione di un nuovo crimine epocale contro gli ebrei è stato elevato a politica governativa. Le ultime affermazioni di Ahmadinejad fanno parte di una retorica antisemita e antisionista che unisce il negazionismo alla promessa di liquidazione nucleare. Non era mai successo dalla fondazione d Israele. [Data pubblicazione: 10/05/2008].

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Israele, razzo contro un supermarket (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

IL PREMIER FORSE COINVOLTO IN UNO SCANDALO DI CORRUZIONE POTREBBE LASCIARE AL MINISTRO DEGLI ESTERI, LA SIGNORA LIVNI Israele, razzo contro un supermarket [FIRMA]ALDO BAQUIS TEL AVIV Tornato a Gerusalemme per la seconda volta in quattro mesi, in occasione dei festeggiamenti per il 60.mo anniversario della fondazione dello Stato ebraico, il presidente George Bush è stato accolto con grande trasporto dai dirigenti israeliani che lo hanno acclamato "grande leader" e "grande amico". Ma fin dalle prime ore della visita, che durerà due giorni, Bush ha anche toccato con mano il malessere nei territori palestinesi dove per tutta la giornata si sono moltiplicate le manifestazioni per la "Nakba", ossia la "catastrofe" della nascita di Israele. Da Gaza un dirigente di Hamas, Mahmud a-Zahar, ha sostenuto che Bush "ha profanato la terra di Palestina". E in serata, mentre Bush discuteva con il premier Ehud Olmert dei problemi più assillanti della Regione - Iran, Libano, Gaza - dalla Striscia miliziani palestinesi hanno lanciato un razzo che ha centrato, 20 chilometri più a nord, una infermeria situata nel centro commerciale Hutzot di Ashkelon. L'attacco ha provocato il ferimento di una ventina di persone, quattro delle quali versano in condizioni gravi. E' giunto inoltre mentre la popolazione ebraica del Neghev che vive a ridosso di Gaza è esposta a lanci quotidiani di razzi e di colpi di mortaio. Ieri decine di famiglie del martoriato Kibbutz Kfar Aza hanno fatto sapere che, non volendo esporre oltre i figli ai continui attacchi, partiranno per un periodo indeterminato: uno sviluppo che è stato accolto con manifestazioni di giubilo fra i miliziani di Gaza. In vari scontri a Gaza con gli israeliani sono morti 4 (per altre fonti 6) miliziani di Hamas. Nelle conversazioni a Gerusalemme con Olmert, con i ministri Tzipi Livni (Esteri), Ehud Barak (Difesa) e con il capo di stato maggiore Gaby Ashkenazy, Bush ha ribadito una strenua opposizione a movimenti islamici radicali come Hamas e Hezbollah, ha denunciato le manovre iraniane "che destabilizzano il Libano", e ha espresso fiducia a personaggi pragmatici come il presidente palestinese Abu Mazen e il premier libanese Fuad Siniora. Ma nei sondaggi di opinione le azioni di Abu Mazen e del suo premier Salam Fayad sono in ribasso. Fra i dirigenti di Al Fatah l'unico in grado di prevalere nelle prossime elezioni presidenziali sui candidati di Hamas è Marwan Barghuti, che sconta l'ergastolo in Israele. Olmert e Bush, secondo la radio militare, hanno parlato a lungo anche della minaccia iraniana che incombe su Israele. Lo stato ebraico ha chiesto di essere allacciato a nuovi sistemi di allerta da attacchi missilistici. Solo il mese prossimo Bush farà sapere la propria posizione in merito, quando Olmert gli restituirà la visita. Ma in Israele la posizione del premier è minacciata da una indagine avviata dalla polizia su una intricata vicenda di finanziamenti politici che potrebbe essere interpretata come un tentativo di corruzione. Nel partito di governo Kadima c'è effervescenza e non si esclude che Olmert possa essere costretto a farsi da parte. In questa evenienza potrebbe spuntare la leadership della Livni, oggi vicepremier e ministro degli Esteri. Non a caso Bush, ieri a Gerusalemme, ha voluto incontrarla in privato per alcuni minuti.

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Le gesta dello spericolato corridore per il ritorno dei fratelli di "Matrix" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

SPEED RACER Le gesta dello spericolato corridore per il ritorno dei fratelli di "Matrix" Quattro ruote di fuoco. Auto rombanti e volanti, scontri e sorpassi sul circuito sfolgorante della corsa. Città colorate, radiose, splendenti come luna park. Fasci luminosi, ragazze vestite d'argento, esplosioni di fuochi d'artificio. Squilibrio del Tempo: le persone sono Anni Cinquanta, le automobili Anni Tremila. Larry e Andy Wachowski, i fratelli registi americani, 43 e 41 anni, autori geniali della trilogia di "Matrix", dopo cinque anni di assenza dirigono "Speed Racer", un film doppio, magnifico e divertente, sul giocattolo prediletto dagli esseri umani, l'automobile. Storia così: famiglia di artigiani dell'auto che non dimentica un figlio morto in corsa e non scoraggia l'altro figlio suo erede, contrasti con un industriale canaglia dell'auto, la loro onestà contro la corruzione dell'ambiente delle corse, buoni sentimenti, lietissimo fine. "Speed Racer" (Corridore Veloce) è un film di straordinaria padronanza e intelligenza cinematografica. Lietta Tornabuoni ALLA RICERCA DELL'ISOLA... Fantasy. Regia di Mark Levin, Jennifer Flackett, con Abigail Breslin e Jodie Foster. La nota scrittrice di libti per infanzia Alexandra soccorre una piccola fan che le scrive un'accorata richiesta d'aiuto: il padre è scomparso. IL CACCIATORE DI AQUILONI Avventura. Regia di Marc Forster, con Khalid Abdalla e Atossa Leoni. La quarantennale amicizia tra Amir, figlio di un nobile di Kabul, e Hassan, figlio del suo servo. Dal best seller di Khaled Hosseini, dirige l'autore di "Monster's ball" e "Neverland". CARNERA Drammatico. Regia di Renzo Martinelli, con Andrea Iaia e Anna Valle. Il cineasta de "Il mercante di pietre" porta sullo schermo un mito sportivo italiano: Primo Carnera, pugile campione del mondo all'epoca del Duce. 10 COSE DI NOI Commedia drammatica. Regia di Brad Silberling, con Morgan Freeman e Paz Vega. L'autore di "Casper" e "City of angels" porta sullo schermo il rapporto di amicizia che s'instaura tra un attore in declino e una cassiera di supermercato. I DEMONI DI SAN PIETROBURGO Drammatico. Regia di Giuliano Montaldo. con Miki Manojlovic e Carolina Crescentini. La storia comincia nel 1860 a San Pietroburgo, quando una bomba uccide un membro della famiglia imperiale; Dostoevskij va a trovare in un ospedale psichiatrico un giovane che confessa di conoscere gli attentatori. IN AMORE, NIENTE REGOLE Commedia. Regia di George Clooney, con Clooney e Renée Zellweger. Negli Stati Uniti del 1925 Dodge Connolly è un esuberante campione di football che arruola nella sua squadra un giocatore presunto eroe di guerra. La storia non convince una giornalista. IRON MAN Fantasy. Regia di di Jon Favreau, con Robert Downey jr. e Terrence Howard. Il magnate Tony Stark si trasforma in un nuovo supereroe nemico del crimine. Dal fumetto della Marvel. L'ALTRA DONNA DEL RE Drammatico. Regia di Justin Chadwick, con Natalie Portman e Scarlett Johansson. La vicenda storica di Anna e Maria Bolena, le due sorelle che si contesero i favori di Enrico VIII: la prima riuscì a sposarlo, l'altra ne divenne l'amante. MONGOL Storico. Regia di Sergei Bodrov, con Tadanobu Asano e Khulan Chuluun. Il premio Oscar per "I prigionieri del Caucaso" rievoca la storia del leggendario Gengis Khan: l'adolescenza, l'ascesa al potere, i combattimenti sui territori della Mongolia. NOTTE BRAVA A LAS VEGAS Commedia. Regia di Tom Vaughan, con Cameron Diaz e Ashton Kutcher. Dopo una notte di eccessi a Las Vegas, Joy e Jack si ritrovano sposati e miliardari: tornati a New York cercano di risolvere la situazione e di dividersi. ORTONE E IL MONDO DEI CHI Cartoon. Regia di Jimmy Hayward e Steve Martino. Dai creatori de "L'era glaciale", la storia di un simpatico elefante che trova un mondo di pace, quello dei minuscoli Chi, in un fiore. RACCONTI DA STOCCOLMA Drammatico. Regia di Anders Nilsson, con Oldoz Javidi e Bahar Pars. Premio Amnesty International al Festival di Berlino, s'incentra sulla violenza domestica perpetrata nei confronti di tre donne in altrettante storie. SAW 4 Horror. Regia di Darren Lynn Bousman, con Tobin Bell e Costas Mandylor. Gli agenti Strahm e Perez aiutano il detective Hoffman nelle indagini sulla morte del serial killer "l'enigmista". SLIPSTREAM Drammatico. Regia di Anthony Hopkins, con Hopkins e Stella Arroyave. Uno sceneggiatore cinematografico vede improvvisamente popolarsi la sua esistenza dai personaggi che ha creato nei suoi scritti. SOPRAVVIVERE CON I LUPI Avventura. Regia di Vera Belmont, con Mathilde Goffart e Yaël Abecassis. Da un best seller autobiografico ambientato durante la seconda guerra mondiale, il viaggio di Misha, bambina ebrea di 6 anni che vive nel Belgio appena occupato dai nazisti e, alla deportazione dei genitori, riesce a fuggire e comincia a vagare attraverso l'Europa. SOTTO LE BOMBE Drammatico. Regia di Philippe Aractingi, con Nada Abou Farhat e Georges Khabbaz. Nel Libano del 2006, in seguito all'annuncio del cessate il fuoco tra l'esercito israeliano e i militanti Hezbollah, una donna parte da Dubai alla ricerca del figlio di sei anni e percorre in taxi un paese devastato. SPEED RACER Fantasy. Regia di Andy e Larry Wachowski, con Christina Ricci e Emile Hirsch. Gli autori di "Matrix" portano sullo schermo un cartone animato assai popolare in Giappone: lo spericolato pilota Speed Racer rifiuta le offerte di una potente multinazionale e decide di partecipare a un rischioso rally. IL TRENO PER IL DARJEELING Commedia. Regia di Wes Anderson, con Owen Wilson e Adrien Brody. Dall'autore de "I Tenenbaum", il "viaggio spirituale" attraverso l'India di tre fratelli che, dopo la morte del padre, cercano di ricucire i rapporti fra loro, da tempo inesistenti. THE HUNTING PARTY Drammatico. Regia di Richard Shepard, con Richard Gere e Terrence Howard. A cinque anni di distanza dalla fine del conflitto, un fotoreporter decide di tornare in Bosnia per andare alla ricerca di un noto criminale di guerra. A cura di Daniele Cavalla.

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Bush al compleanno di israele razzo di hamas su un supermarket - alberto stabile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Bush al compleanno di Israele razzo di Hamas su un supermarket A Beirut il governo cancella le misure contro Hezbollah Il missile sparato da Gaza ferisce 15 persone. Nuove accuse a Iran e al partito di Dio ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - George W. Bush è tornato in Israele, appena quattro mesi dopo la sua ultima visita, per partecipare al "Birthday Party", alla festa di compleanno, dello Stato ebraico, "il nostro più forte amico e alleato in medio Oriente", come ha voluto ribadire al suo arrivo. Ma non si era ancora spenta l'eco degli inni nazionali sulla pista dell'aeroporto Ben Gurion che minacciosi segnali di guerra sono lampeggiati come saette notturne nel burrascoso cielo del Medio Oriente. Mentre il presidente americano s'incontrava con il premier israeliano, Ehud Omert, in questi giorni alle prese con un'inchiesta giudiziaria per illeciti finanziamenti elettorali, un razzo katyusha sparato dalla Striscia di Gaza s'abbatteva su di un centro commerciale ad Ashkelon, centrando l'ambulatorio situato all'ultimo piano. Quattro persone sono state ferite in modo grave, undici in maniera leggera, decine sono state curate per lo shock. L'attentato è stato rivendicato dal Fronte Popolare per Liberazione della Palestina-Comando Generale, un organizzazione marginale che tuttavia gode di quella sorta di silenzio-assenso garantito dal movimento islamico, Hamas, signore e padrone di Gaza, ai gruppi intransigenti che operano dall'interno della Striscia. L'attacco non è tuttavia giunto inatteso. Al mattino, l'aviazione israeliana aveva compiuto un bombardamento a Khan Yunis, uccidendo cinque o sei persone, fra cui, secondo fonti mediche palestinesi, due civili e il resto miliziani. Ma non è tutto. Bisogna ricordare che lo stesso giorno in cui gli israeliani celebrano la proclamazione dello Stato, or sono sessant'anni, i palestinesi ricordano la "Nakba", la catastrofe, quell'insieme di eventi (esodo, espulsioni, confisca delle case, distruzione dei villaggi, sconfitta dei contingenti arabi accorsi in loro aiuto) che segnò la guerra del 1948 e il loro destino. Così, mentre Bush, appena arrivato, riaffermava la natura strategica e le basi ideali del rapporto tra Stati Uniti e Israele, confermando per l'ennesima volta che l'America sarà sempre al fianco dello Stato ebraico, Mahmud Al Zahar, uno dei più alti dirigenti di Hamas, in un comizio a Gaza in occasione della "Nakba" si scagliava contro il presidente americano e contro Israele. In aperto contrasto con le profferte di tregua avanzate in questi giorni con la mediazione egiziana, al Zahar urlava alla folla: "Non riconosceremo mai Israele! Mai! Il giorno della liberazione e del ritorno arriverà molto presto". Queste ultime parole sembravano riecheggiare nonostante la grande distanza quelle pronunciate dal presidente iraniano, Ahmadinejad tornato ieri ad evocare per Israele un destino di distruzione. "Non serve festeggiare gli anniversari, questo regime terrorista e criminale sarà spazzato via dai palestinesi". Ecco dunque che, pur mantenendo una nota generale di fiducia e di ottimismo nel futuro, gli interventi del presidente americano nel suo primo giorno di vista in Israele, prima tappa di un viaggio che lo porterà anche in Egitto e in Arabia Saudita, hanno dovuto tener conto di ciò che gli avversari dicevano e facevano. Ed inevitabilmente negli interventi di Bush è emersa ancora quella contrapposizione fra moderati e intransigenti, tra sostenitori del dialogo e "asse del male", su cui il presidente americano ha basato la sua politica per il Medio Oriente. Bush ha accusato l'Iran di far di tutto per destabilizzare il Libano tramite gli Hezbollah i quali dopo essersi fatti passare per protettori dei libanesi contro Israele "hanno rivolto le armi contro il loro stesso popolo". Calcolo sbagliato: l'America continuerà a sostenere il premier Sinora. Quest'ultimo, tuttavia, ieri sera è stato costretto a ritirare le misure contro Hezbollah che avevano scatenato tre giorni di guerriglia. Bush è stato duro anche con Hamas, che "insiste nel volere la distruzione d'Israele e, come dimostra l'attacco ad Ashkelon, non è interessata alla pace". Ma gli Stati Uniti appoggeranno "quei palestinesi che vogliono vivere in pace con lo Stato ebraico". Leggi, il moderato presidente Mahmud Abbas. A sera, ospite d'onore della "Conferenza del presidente" organizzata da Shimon Peres per il sessantesimo anniversario, di fronte alle minacce dirette contro lo stato ebraico il presidente degli Stati Uniti ha esortato ad "essere forti contro chi uccide innocenti". Il che combacia con l'impegno assunto da Olmert di fare di tutto per stroncare i lanci di missili da Gaza. Bush ha poi riaffermato la sua incrollabile fede nella democrazia, nonostante i pessimi risultati che la sua idea d'imporre la democrazia con la forza laddove non è mai esistita, come ad esempio in Iraq, abbia dato pessimi risultati.

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Bush sbarca in Israele Razzi palestinesi su Ashqelon: 20 feriti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 115 del 2008-05-15 pagina 18 Bush sbarca in Israele Razzi palestinesi su Ashqelon: 20 feriti di Redazione Accoglienza calorosa ieri in Israele per il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, giunto per festeggiare i 60 anni del Paese. Bush ha avuto lunghi colloqui con tutti i vertici politici e militari del Paese. Ai giornalisti ha detto che è evidente che c'è uno sforzo iraniano dietro all'attuale instabilità in Libano e ha ribadito che gli Stati Uniti sosterranno il premier Siniora. Anche le attività di Hamas sono state condannate da Bush e dello stesso Olmert che - durante il colloquio - è stato informato sull'esplosione di un razzo palestinese nella città israeliana di Ashqelon, dove ha ferito oltre 20 persone (compresi alcuni bambini) colpendo un ambulatorio medico. Oggetto di discussione anche la minaccia nucleare iraniana. Israele chiede di essere allacciato a un sistema di preallarme messo a punto dagli Usa. Dietro le quinte pesava la debolezza politica dei protagonisti dei colloqui. Il futuro di Olmert, sotto indagine per corruzione, è incerto. Forse non a caso, durante un trasferimento George e Laura Bush hanno fatto salire a bordo della limousine il ministro israeliano degli esteri, Livni. Pochi minuti appena, che forse significano che a Washington si sta già pensando a un possibile dopo-Olmert, da cui potrebbe spuntare appunto la Livni, oggi vicepremier. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Fini ti fa parlare, ma dipende da quello che dici (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Fini ti fa parlare, ma "dipende da quello che dici" di Marcella Ciarnelli/ Roma Dato che è solo alla sua quinta seduta da presidente potrebbe appellarsi all'inesperienza, ovviamente del ruolo, dato che Gianfranco Fini in parlamento ci sta dal 1983 e dibattiti ne ha vissuti a migliaia, in tutti ruoli fino al più alto. Ma il presidente della Camera, la terza carica dello Stato, quando ieri mattina ha risposto in malo modo ad Antonio Di Pietro che gli chiedeva solo di svolgere il suo ruolo e di consentirgli di portare avanti il suo intervento, ovviamente di opposizione, senza essere disturbato dagli schiamazzi della maggioranza, non è sembrato un novellino in preda alle difficoltà. Piuttosto ha dato l'impressione di essere ancora un uomo di parte, ed anzi, di avere ancora dentro di sé i rigurgiti di un'appartenenza politica dalla quale pure ha preso le distanze negli anni, tra acque di Fiuggi e visite in Israele. Di non avere ancora compiuto fino in fondo un percorso che forse ogni tanto va ricordato in tutti i suoi passaggi. Scampanella il presidente con la cravatta gialla. La maggioranza rumoreggia e lui non riesce a farla tacere. "Darmi la possibilità di parlare è un suo compito", gli ricorda Antonio Di Pietro. "Lei non è nuovo di quest'aula e sa che è abbastanza naturale che ci sia, nei limiti...". "Solo quando riguarda me, però". E qui arriva lo scivolone. "Ovviamente dipende unicamente da ciò che si dice". Bruno Tabacci insorge "cosa vuol dire". Di Pietro, di rimando "Ha ragione signor presidente, dipende da quel che si dice: non bisogna disturbare il manovratore". L'intervento procede tra gli schiamazzi. Si sente "la grammatica" e "la Mercedes". Fini ogni tanto scampanella. E poi si prende la critica di un ex. Pierferdinando Casini interviene a nome dell'Udc. "Proprio perché dissento totalmente dalle cose che ha detto l'onorevole Di Pietro vorrei ricordarle che i parlamentari non possono essere sindacati, fatti ascoltare o meno a secondo di quello che dicono, altrimenti si apre un precedente assai pericoloso". Poi Fabrizio Cicchitto e Italo Bocchino, a nome di Forza Italia, si prendono la briga di relegare l'intervento di Casini ad "un complesso dell'ex che non per questo può pensare di dare lezioni ad altri". Il dibattito continua. Il leghista Cota interviene e si rivolge solo "al presidente Berlusconi e al ministro Bossi". Visione padana del parlamento nazionale il cui presidente conta, evidentemente, poco. E poi Walter Veltroni nel suo intervento a nome del Pd tornerà sul caso. "Voglio dire a noi tutti che dobbiamo abituarci anche ad ascoltare parole e opinioni che non condividiamo, ma ad ascoltarle con il rispetto che si deve a ciascuno in un'aula parlamentare" Il fastidio liquidatorio mostrato alla richiesta del leader dell'Italia dei Valori non è sembrato fine a sé stesso. Ma, al contrario, è sembrato figlio di una mancanza di consapevolezza del ruolo istituzionale che Fini è stato chiamato a ricoprire. Possono essere state parole non ponderate oppure una vera e propria gaffe. Però c'è da riflettere sul fatto che dopo la graduatoria della gravità dei reati tra la morte di un ragazzo e il bruciare una bandiera, spiegata nell'esordio a "Porta a Porta", ieri il presidente della Camera ha stabilito il principio che il silenzio e l'attenzione dell'aula possono dipendere dal contenuto di quanto l'oratore va affermando. Anche qui una graduatoria. Se affermi principi condivisibili hai diritto al rispetto, altrimenti ti prendi l'insulto e l'interruzione. Chi sia chiamato a stabilire l'interesse e la condivisibilità dei concetti espressi dall'oratore di turno resta tutto da vedere. Questo al momento Fini non l'ha spiegato. Anzi si è mostrato molto infastidito dal rumore suscitato dal caso. No comment a chi ha osato chiedergli una parola sulle reazioni alla sua frase. "Lei da quanto tempo sta qua?", sfida la giornalista. Lui fa il presidente da poco ed è evidente. Sempre che si tratti solo di inesperienza.

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Olmert accoglie l'amico Bush (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Pagina 111 Olmert accoglie l'amico Bush --> Gerusalemme Il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, è stato accolto ieri con il massimo calore in Israele, dove è giunto per la seconda volta negli ultimi mesi e dove è considerato - come ha detto il premier israeliano, Ehud Olmert - "una grande persona, un leader e un amico". Bush vedrà il presidente Abu Mazen fra alcuni giorni in Egitto.

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Sabato la chiusura a Quartu (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Provincia di Cagliari Pagina 1025 La cerimonia Sabato la chiusura a Quartu La cerimonia --> Aperto domenica sera, il campionato mondiale studentesco di pallavolo si chiuderà sabato a Quartu. A Sinnai, Settimo, Quartu, Uta, Assemini, Cagliari, Selargius, Monserrato, Elmas e Decimomannu si continuerà a giocare. Ieri Sinnai ha ospitato, in piazza Sant'Isidoro, il "Festival delle Nazioni". Protagoniste Austria, Belgio, Brasile, Bulgaria, Canada, Cile, Cina, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Iran, Israele, Lettonia, Lichtenstein, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portorico, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Serbia, Slovenia, Spagna, Sud Africa, Svizzera, Taiwan, Turchia, Ungheria, Venezuela e Italia. Alla cerimonia inaugurale di domenica sera, oltre al sindaco di Sinnai Sandro Serreli, che ha dato il benvenuto dell'amministrazione e dell'intera comunità, hanno partecipato il presidente della Regione Renato Soru, gli assessori regionali Maria Antonietta Mongiu ed Eliseo Secci, il direttore generale dell'ufficio scolastico regionale Armando Pietrella e il delegato della Federazione internazionale scolastica sportiva Andrea Delpin. "Una manifestazione", ha detto il sindaco Serreli, "di respiro mondiale capace di portare Sinnai, gli altri nove Comuni che ospitano i giochi e la Sardegna, all'attenzione generale. Un grande rischiamo come nelle attese". (ant. ser.).

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La grande farsa della pace (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Israele La grande farsa della "pace" Zvi Schuldiner Il "grande processo di pace" mostra il suo fallimento ufficiale nel bel mezzo delle celebrazioni per i 60 anni di Israele. Il presidente Bush è arrivato a Gerusalemme per la seconda volta in pochi mesi, ma questa volta ormai non si sforza di nascondere il fallimento della grande farsa organizzata pochi mesi fa in Usa. Il presidente israeliano Shimon Peres ha incassato un trionfo diplomatico e appare l'unico statista in un paese preoccupato per la debolezza del suo governo. SEGUE A PAGINA 11 Il Premier Olmert, così abile nell'impelagarsi in questioni illegali - dalle quali esce sempre "indenne" - è adesso impelagato fino al collo, indagato per concussione e corruzione e per i finanziamenti illeciti alle sue passate campagne elettorali. Già prima di questi avvisi di garanzia, la popolarità di Olmert non era certo al suo massimo, ma adesso è al minimo storico. E per far fronte al problema, che c'è di meglio se non la grande conferenza di Peres e il lustro degli incontri con così tanti statisti? Da Gorbachov a Kissinger, dai presidenti dei paesi baltici, ai grandi grandi capitalisti, tutto ha fatto paralizzare la città di Gerusalemme e ha "dato la stura" ai nostri leader che si sono autoentusiasmati per le celebrazioni dei 60 anni di Israele. Il problema sta nel fatto che le dichiarazioni di Olmert non convincono più nessuno e molti pensano che servano, ancora una volta, a distogliere l'opinione pubblica dai suoi problemi con la giustizia. Che c'è di meglio dell'arrivo di Bush? Il presidente americano a Annapolis aveva promesso la firma di un trattato di pace prima della fine del suo mandato. La sua visita di solo pochi mesi fa a Israele sembrava confermare la linea di un vero impegno di pace nella regione, però - a parte le parole - la realtà è ben diversa. La politica Americana di Bush, Cheney e I suoi compari ha significato quasi otto anni di recessione globale e il ritorno a pratiche che sembravano ormai dimenticate come quella dell'"imperialismo". Poco dopo l'11 settembre del 2001, l'amministrazione Bush ha trovato il pretesto per realizzare i piani dell'ala più aggressiva dell'amministrazione americana, l'ala che sostiene che il declino americano a livello globale può essere frenato solo con l'uso della forza, ossia mettendo in pratica in Afganistan e in Iraq la tesi dell'"asse del male". Però Halliburton e le società legate al gruppo Carlyle e a vari altri gruppi di Wall Street continuano a incassare guadagni straordinari. Molti sostengono che il prezzo enorme di un barile di petrolio incida solo sulle tasche di alcuni arabi avidi e corrotti, e dimenticano che gli enormi guadagni delle compagnie petrolifere americane, e non solo, sono cresciuti in modo esponenziale. Nel passato - e così anche oggi - si diceva che l'antisemitismo è il socialismo degli stupidi. Oggi questo vale anche per l'anti-islamismo che si è trasformato in uno dei più efficaci strumenti della politica della paura. In Israele, in Italia, in tutta Europa e nell'occidente in generale, l'anti-islamismo è uno dei tratti distintivi degli imbecilli che giocano al gioco della guerra. Bush e la "pace" In questo contesto è davvero ingenuo pensare che questa amministrazione americana possa cambiare gli assi portanti della sua politica. Le guerre americane costano centinaia di migliaia di milioni di dollari che non tutti pagano e da cui pochi traggono enormi profitti. La speranza delle negoziazioni con Abu Mazen e il suo gruppo è accompagnata dalle solite dichiarazioni per cui non si deve trattare con i terroristi. Ovvio: Hamas è un gruppo di criminali, non solo per gli attacchi alla popolazione civile israeliana, ma soprattutto perché è disposto a far pagare alla sua gente il prezzo altissimo della sua politica avventuriera e criminale. I missili,gli assassinii e le rappresaglie israeliane dell'ultima settimana sono il frutto della politica - ormai storica - di Hamas che pretende di proporre ogni accordo con il suo nemico come frutto della sua forza, della sua capacità militare. Tuttavia, non si tratta solo della necessità di trattare con Hamas: si tratta di arginare la politica americana, israeliana e europea che conduce alla divisione e alla frammentazione della società palestinese. Il dialogo con Hamas sarà un passaggio imprescindibile per tornare a quella unità palestinese che è la conditio sine qua non per ogni trattativa di pace significativa. Bush arriva con un messaggio in linea con la politica che ha imposto a livello globale e il suo contributo alla pace non può essere preso sul serio. I signori della guerra continueranno a impegnarsi a livello globale nella crociata "democratica" contro "l'asse del male", gli imbecilli e gli ingenui continueranno a seminare paura con il pericolo islamico e le popolazioni continueranno a pagare il prezzo di questa politica criminale. Continuare ad isolare Hamas vorrà dire inasprire il conflitto e aprire la porta a nuove azioni militari. La tranquillità nel sud di Israele o la liberazione del soldato Gilad Shalit non si avvicinano con questa politica cieca. zvi schuldiner (Trad. di Valentina Manacorda).

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Bush a Tel Aviv: Patto di ferro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Bush a Tel Aviv: "Patto di ferro" Battute di spirito e pacche sulle spalle durante l'incontro fra il presidente Usa e il suo omologo israeliano Shimon Peres, mentre protestano i deputati arabi alla Knesset Geraldina Colotti Ad accogliere il presidente degli Stati uniti George W. Bush, c'erano il suo omologo israeliano Shimon Peres e il premier Ehud Olmert. Una visita di due giorni, per festeggiare anche con un discorso alla Knesset ( il parlamento israeliano), i 60 anni della costituzione dello stato ebraico, che si è proclamato nazione il 14 maggio 1948. Sessant'anni di ferrea alleanza fra Washington e Tel Aviv, come hanno evidenziato Peres e Olmert nel breve indirizzo di saluto all'aeroporto che prende il nome dal primo presidente dello stato di Israele, David Ben Gurion: "Il presidente Bush - ha detto Olmert - è stato durante l'intera sua presidenza il nostro più stretto alleato e amico", e ancora: "l'alleanza con gli Stati uniti è un pilastro strategico fondamentale della nostra sicurezza". Bush ha risposto ribadendo i "valori comuni" e il reciproco impegno nella lotta al terrorismo. "Abbiamo costruito forti democrazie per proteggere le libertà che ci sono state date da Dio Onnipotente", ha affermato, e ha concluso il suo breve intervento dicendo di "considerare la Terra santa un posto molto speciale e il popolo di Israele un grande amico. Shalom". Una cerimonia che la stampa locale ha descritto "come un incontro tra vecchi amici" dal sapore poco protocollare, caratterizzato da battute di spirito, e grandi pacche sulla schiena. Di sessant'anni è però anche la durata del conflitto israelo-palestinese, nel giorno che per gli arabi rappresenta la Nakba, la catastrofe che provocò la cacciata o la fuga di oltre 700mila persone durante gli scontri del '48 che portarono alla costituzione dello stato ebraico in Palestina. E i nove deputati dei partiti arabi presenti alla Knesset hanno fatto sapere che boicotteranno il presidente Usa, assentandosi dall'aula, durante il discorso che terrà oggi in Parlamento per celebrare i sessant'anni. Per i deputati palestinesi, Bush è "responsabile della morte di centinaia di migliaia di persone nella regione". Dello stesso tono, le dichiarazioni del partito comunista Hadash, che ha definito il presidente Usa "criminale di guerra" per il suo "sostegno cieco" a Israele. "I festeggiamenti in corso, sono per il compleanno di un morto", ha invece tuonato il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, durante un comizio a Gorgan, nel nord dell'Iran, e ha anche dato un "consiglio" ai Paesi occidentali che festeggiano la nascita di Israele: "Devono sapere - ha detto - che se non smettono di sostenere questo regime, saranno inseriti nella lista dei criminali".Il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth ha poi riportato una dichiarazione del capo di Hamas, Mahmoud al-Zahar: "Abbiamo mandato in frantumi l'ipotesi di supremazia ebraica. La leggenda sionista di invincibilità è stata distrutta", ha detto Zahar. Questo, per Bush, è il secondo viaggio in Medioriente in quattro mesi, lui che in sette anni non aveva mai messo piede in Israele né nei Territori occupati, fino al gennaio scorso quando si era recato in Cisgiordania. Prima di salire sull'aereo per Tel aviv, il presidente Usa aveva detto di "continuare a credere al processo di pace" con i palestinesi. E, in un'intervista alla televisione israeliana aveva ribadito: "continueremo a lavorare duramente, e credo che potremo riuscire a definire uno Stato palestinese da qui allo scadere della mia presidenza", nel gennaio 2009. Sotto l'egida di Bush, nel novembre scorso ad Annapolis, Olmert e Abbas si erano impegnati a cercare, per la fine 2008, un accordo che portasse a termine la creazione di uno stato palestinese. Nei fatti, però, la visita di Bush non prevede alcun incontro fra Abbas e Olmert. Bush incontrerà Abbas solo il 17 maggio, in Egitto, ultima tappa di un viaggio che, dopo Tel Aviv, prevede l'Arabia saudita. Nei fatti, però, nei sei mesi seguiti alle dichiarazioni di Annapolis, alle promesse di risolvere in breve tempo un conflitto vecchio quanto lo stato di israele stesso, è seguito solo scetticismo e disperazione. Il governo israeliano ha annunciato l'intenzione di proseguire le costruzioni nei grandi insediamenti colonici, perno centrale del conflitto. Gli Stati uniti hanno ammesso che Israele non riduce i posti di blocco, mantenendo infernale il quotidiano dei palestinesi. Eppure, prima di incontrare Bush, Olmert aveva parlato di "progressi reali" compiuti nei negoziati con i palestinesi. Ma la credibilità del premier israeliano è in questo momento ai minimi storici, travolta dalle inchieste per corruzione in cui si trova implicato. Lunedì e martedì scorso, la polizia ha perquisito il comune di Gerusalemme e il ministero dell'Industria e del Commercio, in cui Olmert è stato sindaco e ministro. E, secondo un recente sondaggio, il 59 per cento degli israeliani vorrebbe che rassegnasse le dimissioni. Al riguardo, Bush ha detto ai media israeliani che, per lui, Olmert è "un tipo onesto", ma ha prudentemente aggiunto che i negoziati sono comunque questione che pertiene ai governi e non agli individui. Anche Abu Mazen, d'altronde, l'interlocutore sempre tenuto sulla corda da Olmert, non sembra certo in grado di imporre ai palestinesi divisi le concessioni che Olmert ritiene indispensabili per un accordo. Né le condizioni dell'aera sono tali da consentire al viaggio di Bush di essere qualcosa di diverso da una provocazione. La Casa bianca, d'altronde, ha fatto in modo di non suscitare eccessive aspettative, precisando che l'obiettivo principale della visita era di marcare l'importanza simbolica per israele del suo sessantesimo anniversario, ben sapendo quali risentimenti potessero provocare simili affermazioni.

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Sessant'anni di Israele vissuti nel suo lato B (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Sessant'anni di Israele vissuti nel suo "lato B" Viaggio tra gli ex abitanti di Haifa, dal 1948 costretti a vivere nel campo profughi di Jenin. Tra anziani che non dimenticano la loro casa "occupata da non si sa chi", foto di ragazzi martiri e speranze in una futura pace che sembra una bestemmia Michelangelo Cocco Jenin Ammar Hussein Abu Mahmoud se le ricorda tutte le tappe della fuga che 60 anni fa lo portò da Egzem a Jenin. "Egzem-Haifa, Haifa-Carmel, Carmel-Kfar Kara, Kfar Kara-Ara, Ara-Al Ajan, Al Ajan-Jenin", ripete sciorinando nomi di città e villaggi assieme ai grani del rosario islamico che tiene tra le dita. Un tragitto lungo un anno per scappare, a piedi, dall'avanzata delle truppe della Haganah che, in guerra contro gli eserciti arabi all'indomani della proclamazione dell'indipendenza d'Israele, conquistavano territori ben al di là di quelli assegnati allo Stato ebraico dalla partizione della Palestina prevista dalle Nazioni unite con la risoluzione 181. Hussein Abu Mahmoud riuscì a raggiungere Jenin con la fidanzata e attuale moglie Hamami, ma strada facendo dovette separarsi da cinque fratelli e tre sorelle, che trovarono rifugio in Iraq, Siria, Libano, Giordania, Kuwait. "A Egzem coltivavo orzo e grano. La mia era una vita felice. Qui, dopo un mese di cammino, mi ritrovai a dormire in scuole e moschee", racconta questo 77enne dal viso emaciato e gli occhi vispi incorniciati da una spessa montatura tartaruga. Il campo di Jenin, nel nord della Cisgiordania occupata, è a due passi dalla frontiera tracciata dopo l'armistizio del 1949, la Linea verde all'interno della quale le truppe d'occupazione israeliane e i circa 450.000 coloni della Cisgiordania dovrebbero ritirarsi per adempiere alle risoluzioni internazionali. La maggior parte dei 15.496 profughi ufficialmente residenti è originaria di Haifa e dei villaggi vicini alla città portuale. Le facciate delle case piene di fori di proiettile e gli striscioni con Saddam Hussein - che imbraccia un lanciarazzi Rpg o stringe la mano ad Arafat - ricordano che Jenin è una delle località più militanti e martoriate della Cisgiordania. Nel 1948 la Brigata Carmeli riuscì a strapparla solo per dieci giorni alle truppe irachene. In due settimane, dal 3 al 18 aprile del 2002, i soldati che l'ex premier Sharon aveva mandato ad assediare la roccaforte palestinese dalla quale erano partiti decine di attentatori suicidi per far strage in Israele, devastarono il campo (150 edifici distrutti e 27 milioni di dollari di danni secondo l'Onu) e fecero un numero imprecisato di vittime civili (tra le 50 e le 150, a seconda delle fonti) ma persero 23 uomini e si attirarono la condanna internazionale per la brutalità dell'intera operazione "Scudo difensivo" con cui, pochi giorni prima, era cominciata la rioccupazione delle principali città palestinesi. Sulle macerie di Hawashin, il quartiere del campo completamente distrutto durante l'invasione del 2002, ora sorgono palazzi a tre piani dalle facciate color crema. Si prova a ricominciare da capo. Come 60 anni fa, quando l'arrivo della Croce rossa permise la registrazione dei rifugiati e la distribuzione di pane e latte. L'Unrwa iniziò a operare solo il 1 maggio del 1950. Ci fu chi nelle tende allestite dall'Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati rimase anche quattro anni. Hussein Abu Mahmoud no. Lui mostra fiero la casa che subito iniziò a costruire con le sue mani e che negli anni ha allargato per destinare ai figli le nuove stanze. La Naqba (catastrofe) - la distruzione di oltre 400 tra città e villaggi e l'esodo di 750.000 palestinesi durante il conflitto arabo-israeliano del 1948 - cambiò la vita di Hussein Abu Mahmoud, che fece di necessità virtù e s'improvvisò fabbro, costruendo soprattutto lampade a olio, richiestissime per la mancanza di elettricità nei primi anni dopo il 1948. La famiglia di Hussein - come le altre 392 classificate "casi di particolare necessità" - riceve ogni tre mesi la razione di aiuti dell'Unrwa: tre chili di zucchero, altrettanti di riso, due litri d'olio, uno di latte in polvere, trenta chili di farina e dieci dollari a testa. "Nel campo non c'è lavoro, le nostre giornate sono scandite dai pasti e dal sonno: viviamo in gabbia", lamenta la figlia Shamia, seduta alla sinistra del vecchio. Dietro di loro, sulla parete, il ritratto incorniciato di una delle decine di vittime dell'Intifada, che i palestinesi chiamano shahid, martiri: il figlio Mahmoud, un miliziano delle Brigate dei martiri di Al Aqsa ucciso dall'esercito israeliano nel 2004, quando aveva 26 anni. Abbandonata nel limbo dell'esilio da oltre mezzo secolo, la folla di parenti e amici seduta sui tappeti del soggiorno attorno al patriarca non spera nell'aiuto di nessuno: né degli Stati uniti o della Gran Bretagna "che hanno sempre aiutato solo Israele", né dei governi arabi. "Non importa se siamo più deboli degli israeliani, abbiamo fede nei nostri diritti e in Allah: l'Hezbollah libanese ci ha dato l'esempio da seguire", esclama un cognato di Hussein. Tutti annuiscono convinti. Hussein nel 1987, in occasione d'una visita a uno zio che viveva ancora ad Haifa, tornò per un giorno ad Egzem. Al posto del suo villaggio però trovò un insediamento israeliano di cui non ricorda il nome: "La moschea e la vecchia scuola sono ancora lì, così come la mia casa, occupata non so da chi". Per Hussein il sionismo significa semplicemente che "gli ebrei vogliono tutta la nostra terra. Noi palestinesi vogliamo la pace con gli ebrei, ma nelle nostre terre e nelle nostre case". Dall'apertura degli archivi militari a metà degli anni '80 del secolo scorso, l'opera dei "nuovi storici" ha portato il dibattito sulla Naqba anche all'attenzione dello Stato ebraico. Studiosi come Ilan Pappé, Avi Shlaim e Benny Morris hanno contribuito a incrinare uno dei miti fondanti del sionismo, quello secondo cui Israele sarebbe stato fondato su "una terra senza popolo, per un popolo senza terra". A questa presa di coscienza non è corrisposto alcun passo avanti nell'esercizio del diritto al ritorno da parte dei profughi (sancito dalla risoluzione 194 delle Nazioni unite) che, con i loro discendenti, hanno raggiunto quota 4,5 milioni e il cui possibile rientro Israele descrive come un tentativo di distruzione dello Stato ebraico. I rifugiati di Jenin, che vivono in condizioni sempre più precarie, però lo reclamano con forza. "Grazie ai nostri 55 assistenti sociali riusciamo ad aiutare solo i più poveri tra i poveri" - spiega Najwa Abu Elheija, direttrice dei servizi sociali dell'Unrwa per il campo. "La situazione si è fatta drammatica da quando, con l'inizio della seconda Intifada, Israele impedisce ai palestinesi di andare a lavorare nello Stato ebraico". "Oltre alla disoccupazione - continua la donna - il problema principale è rappresentato dalle condizioni psicologiche dei bambini, costretti a vivere in un posto dove l'esercito compie irruzioni quotidiane, perquisendo le case e facendo uscire in strada anziani, donne e bambini, nel cuore della notte". A dare lavoro sono le Nazioni unite e l'Autorità palestinese, ma la metà della forza lavoro, che prestava servizio a giornata in Israele, è rimasta fuori dal mercato. Ogni famiglia ha avuto il suo lutto, anche quella di Ibrahim, un operatore dell'Unrwa. Suo fratello, membro delle Brigate Al Aqsa, è stato ucciso dai soldati dieci mesi fa. Una settimana dopo avrebbe compiuto 21 anni. In cima a una delle salite del campo spunta il "Cuneo Center for peace", una struttura per bimbi e ragazzi inaugurata il 10 marzo scorso grazie ai finanziamenti della città piemontese. A mostrare i computer e le stanze nuove di zecca è il padre di Ahmad Khatieb, un dodicenne morto tre anni fa nel corso di scontri a fuoco nel campo. Aveva in mano un mitra giocattolo che i soldati scambiarono per vero: gli spararono alla testa e al tronco. Ismail decise di donare gli organi di suo figlio, che hanno ridato la vita a sei israeliani: ebrei, arabi e drusi. All'ingresso del campo spicca il "Cavallo di Jenin", una scultura di Thomas Kilpper fatta con lamiere di metallo prese da automobili e case distrutte dall'esercito israeliano. I profughi di Jenin sono come Ismail, capaci di gesti di grande generosità, ma anche come Hussein, indisponibili a dimenticare i propri diritti. Un popolo tanto testardo che quel cavallo colorato, a ben guardarlo, sembra un mulo.

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A LEGGERE questo bel libro di Renato Coen e Federica de Sanctis (entrambi giornalisti di (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di MARCO GUIDI A LEGGERE questo bel libro di Renato Coen e Federica de Sanctis (entrambi giornalisti di Sky) viene spontaneo un pensiero: Gerusalemme è troppo e troppo poco insieme per una città sola. Il libro (si intitola appunto Gerusalemme, 260 pagine, 17 euro, Sperling&Kupfer) cerca di spiegare la città dalle tre anime, dalle tre religioni, dalle troppe culture. Gerusalemme ebraica (e piena di sottodivisioni: laici, osservanti, rigoristi...), islamica, cristiana (e anche qui ci si articola: cattolici, ortodossi, protestanti, armeni, copti, siriaci...) è non solo la città sacra alle tre religioni rivelate, ma è anche uno straordinario misto di luoghi santi, di moderno, di antichissimo, di incontro e di scontro. Facendo parlare i suoi abitanti più rappresentativi (filosofi, politici, scrittori, religiosi...) dei vari popoli e culture, descrivendo i quartieri moderni, quelli abitati dagli haredim (gli integralisti ebraici). E raccontando, nelle pagine forse più interessanti, la Gerusalemme vecchia, "un chilometro quadrato cinto da quattro chilometri di mura" dove le memorie di Gesù, Maometto, Davide, Abramo si mescolano tra loro, divisa nei quartieri ebraico, arabo, cristiano e armeno. Lì è possibile visitare la basilica del Santo Sepolcro, ma lì sorge anche la moschea che è stata eretta sul posto da dove il profeta Maometto sarebbe partito per il suo viaggio nei cieli. Lì sono i resti del Tempio che Israele elevò al suo unico Dio. Una città specchio e barometro del mondo se non addirittura cuore del mondo. Una città che, almeno una volta nella vita, bisogna visitare. Segno di pace e di guerra, di odio e di amore, patria di nessuno e di tutti. Un posto così vicino e così lontano da noi tutti. Eppure anche un posto dove vive gente comune. Anche se, stando allo scrittore Meir Shalev, gli abitanti di Gerusalemme "sono tutti pazzi, ciechi e orfani". Ma è padre Piazzaballa, Custode di Terrasanta a dirlo: "Vivendo qui ci si rende conto che il cuore del mondo batte a Gerusalemme". Certo la città del Monte Sion è ben lontana dall'essere quel luogo di pace che dovrebbe essere. Ma ed è un merito del libro il raccontarcelo, in realtà ci si può vivere in tanti modi diversi. C'è chi non mette piede nella parte storica da anni, chi non esce mai dal suo quartiere, chi ci ha preso casa ma non ci vive praticamente mai. Si può dire che ognuno abbia una sua Gerusalemme che non corrisponde a nessuna immagine di nessun altro. E anche questo è uno dei miracoli o, se volete, una delle maledizioni di questo luogo.

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Luci accese sul Libano che rimane in balia degli scontri armati (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti Pagina 315 Luci accese sul Libano che rimane in balia degli scontri armati --> In Libano si attende l'arrivo di una delegazione della lega araba nella vana speranza che porti qualche soluzione ai problemi interni. Intanto, la situazione non è tornata normale e in alcune aree al di fuori della capitale si continua a combattere e il numero dei morti è sempre più alto. Le milizie sciite di Hezbollah, movimento d'opposizione sostenuto da Siria e Iran, hanno conquistato con le armi la parte ovest della capitale in scontri durati tre giorni e iniziati martedì scorso. C'è chi già, tra la maggioranza appoggiata dalla comunità internazionale, parla di coup militare. Tutto è cominciato quando il governo di Fouad Siniora ha annunciato che avrebbe bloccato la rete di comunicazione in fibra ottica costruita da Hezbollah parallelamente a quella ufficiale statale. Il gruppo, che si vuole garante della sicurezza del Paese e movimento di "resistenza" a Israele, motivo per cui mantiene le armi e una milizia, ha definito il network parte integrante della propria infrastruttura militare. Inoltre, il Consiglio dei ministri ha deciso di sostituire un ufficiale della sicurezza aeroportuale considerato troppo vicino al partito sciita dopo la scoperta dell'esistenza di una rete di telecamere controllate da Hezbollah lungo la strada che conduce all'aeroporto. Il governo accusa il Partito di Dio di voler costruire uno Stato parallelo e di rivolgere le proprie armi verso l'interno piuttosto che verso l'esterno. In risposta alle richieste dell'esecutivo, le milizie sono scese in strada dando battaglia ai sostenitori sunniti del Mustaqbal (il futuro), gruppo di Saad Hariri, figlio dell'ex premier ucciso nel 2005 e oggi capo della maggioranza. Si è combattuto in zone miste, in prevalenza sunnite e sciite, nella parte ovest della città, in quartieri residenziali e commerciali centrali, in vie piene di vetrine: i miliziani con lanciarazzi sulle spalle hanno tenuto gli abitanti lontano dalle proprie case, molte vuote ancora oggi. I negozi, i pochi aperti, portano i segni della battaglia. Hezbollah ha programmaticamente conquistato le arterie principali verso l'aeroporto internazionale, ancora chiuso, le vie d'accesso ai valichi di frontiera del Paese, i quartier generali e le sezioni locali del Mustaqbal, ha bruciato e svuotato le sedi delle radio e delle televisioni vicine a Hariri, ha portato il combattimento in un quartiere come Hamra, simbolo della convivenza pacifica tra sette e confessioni diverse, regno dello shopping e dei caffè con i tavolini lungo il marciapiede. Il governo ha fatto a questo punto retromarcia: ha chiesto all'esercito di occuparsi della faccenda della rete di telecomunicazioni, ha cancellato la sospensione dell'ufficiale della sicurezza aeroportuale. In cambio, Hezbollah ha accettato di ritirare parte della sue milizie dalle strade delle zone conquistate che restano però completamente sotto il suo controllo nonostante il gruppo le abbia formalmente consegnate all'esercito, rimasto "neutrale" durante gli scontri, lasciando in pratica che il Partito di Dio portasse a termine il suo piano di attacco. I check point che oggi dividono Beirut, le cui zone cristiane a est sono rimaste intoccate, sono nella maggior parte dei casi guardati da soldati delle forze armate regolari, anche se rimangono in strada, senza mostrare le armi e bloccando il traffico, molti uomini delle diverse fazioni vicine a Hezbollah, che nel frattempo ha trasferito i combattimenti fuori città, sulle montagne che circondano la capitale e al nord. Domenica scorsa, infatti, dopo aver chiuso la partita con i sunniti di Hariri, le milizie sciite hanno combattuto anche nei villaggi drusi sulle colline a est di Beirut, sotto controllo del leader druso Walid Jumblatt, altro componente importante della maggioranza di governo. La città resta bloccata, la maggior parte dei negozi è chiusa, assieme a scuole e università, la circolazione quasi impossibile, mentre si teme che gli scontri si propaghino dalle montagne ad altre zone. A Tripoli, sulla costa nord, i sunniti combattono gruppi vicini al Partito di Dio. I negoziati tra le parti non sono iniziati, l'aeroporto resta chiuso e il Libano è in queste ore un Paese isolato. ROLLA SCOLARI.

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Arabi ed ebrei a scuola insieme (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-15 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE SPAZIO OBERDAN Arabi ed ebrei a scuola insieme Chiude la rassegna "Nuovo Cinema Israeliano" all'Oberdan (viale V. Veneto 2, ingr. € 5 più tessera € 3). Oggi spicca alle ore 19 "Bridge Over the Wadi" (originale, sottotitoli italiani, 2006) di Barak e Tomer Heymann, documentario su una scuola dove convivono alunni arabi ed ebrei. (g.gros.).

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<Lo Stato ebraico sarà annientato> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-15 num: - pag: 18 categoria: REDAZIONALE Ahmadinejad "Lo Stato ebraico sarà annientato" TEHERAN - "Le celebrazioni per i 60 anni non salveranno Israele dall'annientamento": lo ha affermato ieri Mahmoud Ahmadinejad (foto), in concomitanza con la visita di George W. Bush nello Stato ebraico. "Il regime sionista sta morendo - ha proseguito il presidente iraniano -, i criminali non potranno evitare l'ismihlal", traducibile con "annientamento", "distruzione".

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Perché anche Israele fa parte della diaspora (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-15 num: - pag: 50 autore: di CHRISTOPHER HITCHENS categoria: REDAZIONALE I 60 ANNI DELLO STATO EBRAICO Perché anche Israele fa parte della diaspora A bbinare a Israele l'espressione 60Ë? anniversario, nella stessa frase o nello stesso concetto, appare in qualche modo assurdo e insignificante. Le questioni sotto i nostri occhi sono ben più antiche e al contempo più urgenti e moderne e occorre chiedersi: il sionismo ha rafforzato o scalzato la sicurezza degli ebrei? Ha guarito la piaga secolare dell'antisemitismo oppure no? Fa parte del tikkun olam - il precetto che impone di curare e guarire il mondo - oppure ha causato un'altra lacerazione nel tessuto umano? Gli ebrei si ritrovano da entrambi i lati di questa discussione, come sempre. Ci sono i rabbini cassidici che ritengono sacrilego lo Stato ebraico, ma solo perché un tale Stato non può esistere prima dell'arrivo del Messia (che potrebbe tardare ancora a comparire). Ci sono gli ebrei di sinistra che provano vergogna che uno Stato coloniale si sia insediato sulle rovine di tanti villaggi palestinesi. Ci sono anche gli ebrei che collaborano con i cristiani ultraconservatori per scatenare l'Apocalisse, quando tutte le altre questioni diventeranno per forza irrilevanti. E, ovviamente, ci sono gli ebrei che continuano a sostenere a distanza Israele, oppure a vivere in quel piccolo Stato high-tech, sempre sull'orlo di una crisi di nervi, fatto bersaglio di molta violenza e crudeltà, che ha sempre ricambiato con altrettanta prontezza. Nessun'altra questione mi riporta alla mente F. Scott Fitzgerald e il suo aforisma sulla necessità di vivere in palese contraddizione. Forse rimpiango che Theodor Herzl e Chaim Weizmann siano riusciti a persuadere ebrei e gentili a creare uno Stato quasi utopico, fondato da operai e contadini, sulle sponde orientali del Mediterraneo? Sì. E mi auguro forse che l'aviazione israeliana sia in grado di individuare e distruggere tutti gli arsenali di Hezbollah, di Hamas e della Jihad islamica? Sì. Non penso forse che sia ridicolo che tanti dottori e studiosi viennesi, russi e tedeschi si siano lasciati attirare dalle lusinghe demenziali delle cosiddette profezie, anziché contribuire a secolarizzare e riformare le loro stesse società? Certamente. Provo orrore e disgusto al pensiero che un'intera nuova generazione di arabi palestinesi stia per nascere nelle stesse condizioni di espropriazione e occupazione già patite dai loro nonni e persino trisavoli? Assolutamente sì. Le questioni di principio e le questioni di crudo realismo hanno la tendenza a convergere, specie per chi non crede che il cielo abbia un ruolo da svolgere in queste faccende. Se non hai Dio dalla tua parte, perché diamine sei andato ad abitare a Gerusalemme? Israele non sarà lo Stato canaglia che molti lo accusano di essere - tra cui tanti pronti a giustificare i crimini di Siria e Iran - ma se poi corre il rischio molto peggiore di diventare uno Stato fallimentare? Meglio smettere di fare tante domande, a questo punto, e rispondiamo con chiarezza e onestà a una sola. Nel corso dei miei molti viaggi nella cosiddetta Terra Promessa, non sono mai riuscito a immaginare che uno Stato ebraico esisterà ancora tra cento anni. Uno Stato per gli ebrei, forse sì, ma non uno Stato ebraico… Per molto tempo la propaganda israeliana si è guardata bene dal far luce su questa distinzione cruciale. Se non si voleva altro che una striscia di territorio ebraico sulla costa e la pianura, come quella occupata dalla yishuv nell'epoca che ha preceduto la creazione dello Stato di Israele, la comunità internazionale avrebbe potuto facilmente situarla nel perimetro difensivo "occidentale ", o delle Nazioni Unite, oppure, successivamente, della Nato. Eh no!, dicono i sionisti, sono finiti i brutti tempi quando eravamo tanto ingenui da affidare la nostra difesa ai gentili. Benone. Ma stiamo attenti al seguito. Israele oggi dipende in tutto e per tutto dai non ebrei per la sua difesa e per di più opprime milioni di altri non ebrei che lo odiano e detestano dal profondo del cuore. Per quanto tempo pensate che il primo gruppo di non ebrei continuerà a difendere Israele dal secondo gruppo, e dai loro ricchissimi e numerosissimi consanguinei? In altre parole, il sionismo non ha fatto altro che rimpiazzare e spostare la questione dell'antisemitismo. Ai miei occhi, la società israeliana non è l'alternativa alla diaspora. Essa è parte della diaspora. Per dirla schiettamente, esistono oggi tre gruppi di sei milioni di ebrei. I primi sei milioni vivono nella terra che il movimento sionista chiamava Palestina. Altri sei milioni vivono negli Stati Uniti. E gli ultimi sei milioni sono distribuiti tra Russia, Francia, Inghilterra e Argentina. Solo il primo gruppo vive giornalmente sotto la minaccia di razzi lanciati da un popolo che odia gli ebrei. Dicono che l'ironia sia una specialità ebraica: non aggiungo altro. L'ultimo argomento, tuttavia, mi porta a concludere con la seguente osservazione. Chiunque pensi che l'antisemitismo sia una minaccia esclusivamente rivolta contro gli ebrei, si sbaglia. La storia ci dimostra qualcosa di assai diverso: l'odio per gli ebrei conduce infallibilmente alla barbarie e alla rovina, e gli Stati e i movimenti politici che lo promulgano sono condannati all'omicidio e al suicidio, come è stato dimostrato dalla Spagna cattolica e dalla Germania nazista. Oggi la "repubblica islamica" dell'Iran è un incubo innanzitutto per i suoi stessi cittadini, e una minaccia pestilenziale per i suoi vicini. E lo spettacolo più deprimente e degradante dell'ultimo decennio, per tutti coloro che amano la democrazia e il secolarismo, è la degenerazione del nazionalismo arabo-palestinese nell'inferno teocratico e criminale di Hamas e della Jihad islamica, dove il sito web della fazione dominante di Gaza vanta addirittura l'appoggio del Protocollo degli anziani di Sion. Tale oscenità non è da giustificare con facili scuse di disperazione dettata dall'occupazione, come altri fanatici religiosi quali Jimmy Carter - che è riuscito a incontrare i gangster di Hamas senza far menzione del loro manifesto razzista - vorrebbero far credere. (Allora le condizioni di vita a Gaza giustificano anche il massacro tra musulmani nel Darfur, in Iraq, in Pakistan o in Libano?). Questo punto cruciale invece costringe i non sionisti come me a chiedersi se, nonostante tutto, Israele debba essere difeso in quanto parte dell'Occidente democratico. è una domanda, questa, alla quale gli stessi israeliani non hanno ancora saputo dare una risposta pienamente convincente, e se davvero desiderano festeggiare il 60Ë? - per non parlare del 70Ë?- anniversario del loro Stato, dovrebbero affrettarsi a trovarne una. © New York Times Syndicate traduzione di Rita Baldassarre.

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Bush salda l'asse con Israele <Saremo sempre al vostro fianco> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-15 num: - pag: 18 categoria: REDAZIONALE Medio Oriente Razzo da Gaza su Ashkelon. Olmert minaccia una "reazione senza precedenti" Bush salda l'asse con Israele "Saremo sempre al vostro fianco" In Libano il governo revoca i provvedimenti contro l'Hezbollah Il presidente Usa e i 60 anni dello Stato ebraico: "Ottimista per la regione", ma con meno aspettative GERUSALEMME - Venuto con un messaggio di pace, Bush ha visto alzarsi lo spettro della guerra. Nel 60esimo anniversario della fondazione dello Stato di Israele - la Nabka, il giorno della catastrofe per i palestinesi - un missile lanciato da Gaza si è abbattuto su un centro commerciale di Ashkelon, ferendo una decina di persone tra cui una bambina di 6 anni. Il premier israeliano Olmert, allertato durante il colloquio con Bush, ha minacciato una rappresaglia senza precedenti: "Non tollereremo continui attacchi a civili innocenti - ha ammonito, il presidente americano affianco -. Sono inaccettabili e vi porremo fine. Spero che non dovremo reagire con una forza che non abbiamo ancora usato ". Bush lo ha spalleggiato accusando Hamas di minare le trattative di pace: "Continua a voler distruggere Israele, a cui diamo il nostro pieno sostegno come lo diamo ai palestinesi che vogliono convivere con esso". Alle celebrazioni serali del Sessantenario, però, davanti a mille invitati da tutto il mondo, Olmert ha cercato di tenere vive le speranze di pace: "Israele sta compiendo uno sforzo enorme nei negoziati, registriamo progressi che potrebbero produrre frutti entro la fine dell'anno", ha detto rivolto a Bush. Ma il presidente, che poco prima aveva definito lo Stato ebraico un "modello di democrazia" per il Medio Oriente e si era detto "ottimista sul futuro della regione", questa volta ha glissato. Di fatto, Bush ha ridotto le aspettative, così come in Iraq e Libano, sebbene nel giudizio del segretario di Stato Condoleezza Rice un accordo tra Israele e Palestina nel 2008 sia "improbabile, ma non impossibile". Più del colloquio tra Bush e Olmert, il ricevimento di gala ha rafforzato la sensazione che Usa e Stato ebraico formino oggi un asse inscindibile, sensazione che rischia di alienare loro ulteriormente i Paesi arabi. Il ricevimento è stato il "Thanksgiving day", la Festa del ringraziamento di Israele all'America, come l'ha chiamata il presidente israeliano Shimon Peres. Bush, ora commosso, ora divertito dagli elogi di Olmert - "Vorrei che fosse lui a determinare il mio indice di gradimento " - ha ricambiato: "Saremo sempre al vostro fianco". La stessa frase adoperata all'arrivo a proposito del premier libanese Siniora (che ieri sera ha revocato i provvedimenti contro l'Hezbollah): l'obbiettivo immediato del viaggio di Bush in Medio Oriente è impedire a Iran e Siria di interferire in Libano oltre che in Palestina: "Hezbollah vuole destabilizzare una giovane democrazia". Un tema su cui tornerà oggi nel discorso alla Knesset, il Parlamento israeliano. Ennio Caretto L'INTERVENTO di Christopher Hitchens nelle Opinioni.

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<Niente golf: mi sacrifico per l'Iraq> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-15 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE La scelta Il presidente: "Devo dimostrarmi solidale con le famiglie delle vittime come meglio posso" "Niente golf: mi sacrifico per l'Iraq" George W. non gioca dal 2003 in segno di rispetto per i morti in guerra Ma sacrificio, ha lasciato intendere Bush, non fu e non è un segnale di pentimento per la guerra in Iraq. Ha ribadito che attaccare fu necessario e che il ritiro immediato porterebbe a un'"apocalisse" GERUSALEMME - Ho smesso di giocare a golf in segno di rispetto per le famiglie dei nostri militari caduti in Iraq e in Afghanistan. Non voglio che le mamme che hanno appena perso i figli in guerra vedano il loro comandante in capo divertirsi. Più o meno con queste parole, in un'intervista dal sapore di una confessione, che ha sorpreso l'America e Israele, il presidente George W. Bush ha svelato di avere rinunciato al suo sport preferito per essere più vicino alle vittime dei due conflitti. "Devo dimostrare loro la mia solidarietà come meglio posso - ha detto testualmente il presidente -. Penso che se continuassi a giocare a golf mentre la guerra divampa manderei il messaggio sbagliato". Bush ha concesso l'intervista al quotidiano online Politico e al portale Yahoo! prima di partire da Washington per Gerusalemme. Alla domanda quali siano i momenti più difficili di un presidente, ha risposto: "Quando apprendi che qualcuno ha perso la vita in seguito a una tua decisione. Se la fede ti sorregge, tenti di partecipare al dolore dei suoi familiari. In queste circostanze, il buon Dio ti è di conforto". E senza esserne sollecitato ha aggiunto di avere appeso la mazza da golf al chiodo per questo motivo, quasi un fioretto affinché cessino i conflitti. "Lo decisi nell'agosto del 2003 - ha precisato Bush -. Fu il giorno che a Bagdad assassinarono Vieira de Mello, il rappresentante dell'Onu. Quei killer stroncarono la vita di un uomo per bene, ne fui informato mentre giocavo a golf, credo in Texas. Mi fecero uscire dal campo e dissi a me stesso che non valeva più la pena di giocare, che era meglio abbandonarlo ". Ma il piccolo sacrificio, ha lasciato intendere il presidente, non fu e non è un segnale di pentimento per la guerra in Iraq. Ribadendo che essa fu una necessità, Bush ha ammonito che se si ritirasse di colpo da Bagdad l'America si esporrebbe a un'altra "apocalisse ", un attentato come quello del 2001 alle Torri Gemelle a Manhattan: "Rafforzeremmo solo i nostri nemici, temo che accadrebbe se i democratici vincessero le elezioni ". Il comandante in capo non ha però rinunciato al ciclismo campestre, forse perché non lo considera un divertimento bensì un mezzo per tenersi in forma. E.C. Sul green George W. Bush gioca a golf in un club del Maine, luglio 2001. Da agosto 2003, dopo l'attentato all'Onu a Bagdad, il presidente Usa ha smesso di esercitarsi sul green, per rispetto ai caduti in Iraq.

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"Noi ebrei, meglio lontano da Israele" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Intervista Il newyorkese Safran Foer "Noi ebrei, meglio lontano da Israele" FRANCESCA PACI CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME George W. Bush celebra il 60° compleanno d'Israele brindando al Binyanei Hauma, il grattacielo a vetri all'ingresso di Gerusalemme sede della conferenza internazionale "Facing Tomorrow". Jonathan Safran Foer preferisce l'understatement raffinato del quartiere Yemin Moshe che in questi giorni ospita l'International Writers Festival, la versione israeliana della Fiera del libro. L'enfant prodige della letteratura americana, che a trent'anni vanta già due bestseller come Ogni cosa è illuminata e Molto forte, incredibilmente vicino, gioca sul prato con il figlio Sasha mentre la moglie, la scrittrice Nicole Krauss, firma autografi accanto ad Amos Oz. Prima di darle il cambio alla ribalta, Jonathan Safran Foer, Lacoste blu, jeans scuri e snikers come i suoi fan in attesa, racconta cosa significhi questo anniversario per lui, giovane ebreo di Brooklyn. La festa, oggi, è qui. Si sente un po' padrone di casa o solo un ospite? "È una senzazione forte, contrastastante come i miei sentimenti verso questo Paese. Sono venuto per i libri e non per la bandiera, ma è una bella esperienza. Ho molti legami con Israele, sono ebreo, parte della mia famiglia abita qui, non sono un qualsiasi americano in gita. Vado fiero della mia identità mista anche se è complicata, un caos di emozioni contraddittorie". Oltre il 50% degli ebrei vive all'estero. Secondo il columnist del quotidiano Yedioth Ahronoth, Sever Ploker, la diaspora si sta allontanando da Israele, quasi rimpiangesse, in fondo, l'identità ebraica debole ma cosmopolita precedente allo Stato nazionale. Cosa rappresenta per lei il mito della Terra Promessa? "La diaspora ebraica e gli ebrei d'Israele sono mondi lontani ed è vero che la distanza sta aumentando. È come portare due esemplari dello stesso animale in montagna e nel deserto, alla lunga diverranno animali diversi. In Israele respiri l'ansia della vittoria, la rivalsa, l'agonismo. Io, ebreo newyorkese, sono una minoranza negli Stati Uniti e ne traggo forza, ispirazione. Essere maggioranza assoluta è assai meno eccitante. Appena arrivo qui mi sento a casa, ma subito prevale il disagio. Credo che i veri eredi dell'umorismo ebraico e del senso della tragedia non siano in Israele ma in America. È come se nascendo, Israele avesse perduto qualcosa, come se il nazionalismo avesse prevalso sull'ebraismo. Un Paese costretto alla guerra perenne può produrre arte? Direi di no. Ho l'impressione che gli ebrei si coprano di gloria quando sono sparsi nel mondo: metterli tutti insieme nella stessa terra non è necessariamente una buona cosa". Ha passato due mesi a scrivere a Gerusalemme. Verrebbe a viverci? "Un anno forse, per sempre no. Non mi sento americano ma a New York c'è il mio mondo. L'idea di uno Stato ebraico mi piace, sarei pronto a costruirne uno con altri ebrei, ma non qui. Israele è troppo corrotto dalla storia: vorrei un Paese meno romantico, meno politico, più ordinario". Che ne sarebbe delle radici in un altrove diverso da Israele? "Le radici bibliche, certo. All'alba dei suoi 60 anni Israele deve scegliere tra il bello e il necessario, se essere un museo o un attore della storia reale. C'è un'altra via a questa trincea, accettare i compromessi, l'assimilazione, l'incontro con l'altro". Una qualità e un difetto d'Israele. "Amo la speranza di questa terra, l'unica al mondo che fa i conti ogni giorno con la minaccia d'essere annientata. Ma l'eccesso di speranza ha prodotto il suo opposto, un misto di malinconia e disperazione per quanto si è perso costruendo". Israeliani e palestinesi paiono condividere la mancanza di una visione. Gliene dia una: cosa accadrà domani? "Non credo che da queste parti manchi una visione: ce ne sono troppe. L'immagine del passato, il mito e la rivendicazione incombono sul futuro. Una pace che renda tutti felici è impossibile, il massimo sarebbe rendere tutti ugualmente infelici. Dovessi immaginare una storia qui, sarebbe interamente al presente".

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Tassare le banche o ridurre i costi? Il neoministro Tremonti non pensa che se le banche ha (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nno gli utili che hanno, magari è perché applicano costi esorbitanti ai loro clienti? Non sarebbe meglio ridurli, con un evidente vantaggio per tutti noi, piuttosto che permettere che il sistema bancario continui a comportarsi come sta facendo, tassarlo e poi magari con quel gettito finanzare Alitalia, sapendo che quei soldi mai torneranno a casa? Mi pare non sia un bell'inizio. Siamo al punto che la sinistra propone e tenta le liberalizzazioni e la destra propone tassazioni. Forse qualcosa mi sfugge. EUSEBIO FANTINI, VALLE MOSSO (BI) Il prezzo (nascosto) del nuovo governo Dopo l'insediamento del quarto governo Berlusconi, il neoministro Rotondi ha annunciato a Ballarò l'inizio della terza Repubblica. Il Cavaliere, forte di una vittoria elettorale schiacciante, ma densa di inquietanti motivazioni "in negativo", e conscio di dover attraversare zone impervie, tenta di accattivarsi la benevolenza delle popolazioni storicamente ostili. Staremo a vedere, esauriti i generi "civetta", cosa comparirà sul banco del nuovo governo e a quali prezzi. GIULIANO GHISOLFO Travaglio e l'onesto esame dei fatti La vicenda delle dichiarazioni di Travaglio sulle amicizie imbarazzanti del neo presidente del Senato Schifani e sull'ondata di indignazione e solidarietà scatenatasi tra i politici, con rare ma attese eccezioni come l'onorevole Di Pietro, e lo schierarsi, quasi compatto, di stampa e televisione al fianco del presidente del Senato, fa sorgere nel cittadino comune qualche dovuta perplessità, se si ripensa anche a quanto accaduto a latere delle dichiarazioni rilasciate tempo fa dall'attuale senatore Dell'Utri, che esaltò la memoria di un noto mafioso, definendolo un eroe. Indignazione e solidarietà non devono essere né gratuite né incondizionate, ma basarsi sull'onesta disamina dei fatti, altrimenti il richiamo al muro eretto dalla casta politica a difesa dei propri simili è inevitabile. In quanto ai giornalisti non sarebbe stato fuori luogo un forte invito ai politici, allora con Dell'Utri e adesso con Schifani, in quanto servitori dello stato, a rispettare la memoria ed i valori espressi in vita di altri servitori dello stato, morti per mano della mafia, come Falcone e Borsellino, ed a rispettare un giornalista come Travaglio che ha soltanto svolto il proprio dovere. GIAN FRANCESCO UBOLDINI Berlusconi e il Pd pensando al Quirinale Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel suo primo intervento alla Camera dei Deputati esalta il ruolo del maggior partito di opposizione: il Pd. Il quale contraccambia con fragorosi applausi. Un conoscente di lunga data affermò nel passato che pensare male è peccato però non si sbaglia quasi mai. In questa circostanza ho la presunzione di non sbagliarmi. Nel 2013 scadranno contemporaneamente il mandato del Presidente della Repubblica e l'attuale Legislatura. Berlusconi, con il convinto appoggio del Pd, prenderà il posto di Napolitano. Veltroni, o chi per lui, avrà così un avversario candidato premier del centro-destra sicuramente molto più debole di Berlusconi. A quel punto la mutua convenienza di grandi interessi potrà finalmente realizzarsi. SERGIO GAIOTTI PRESIDENTE DEL CIRCOLO "PARTECIPARE PER TESTIMONIARE", TORINO La malattia mentale dopo Basaglia Nel maggio 1978 i manicomi furono chiusi. Lo psichiatra veneziano Franco Basaglia lavorò già dal 1971 al progetto per un nuovo percorso terapeutico, conosciuto poi come "Legge Basaglia". E gli "internati" divennero cittadini. La legge 180 ha riabilitato il malato, spedendo in soffitta la "follia". Aver chiuso i manicomi non significa aver debellato la malattia. Questo no. Infatti in Italia 8 milioni e mezzo di adulti hanno sofferto di qualche disturbo mentale. E più di 12 milioni assumono giornalmente psicofarmaci. Ma oggi, rispetto a ieri, non si ha più vergogna per la malattia mentale. FABIO SÌCARI, BERGAMO Il Vaticano e le leggi americane Il Papa attacca la legislazione italiana e la legge 194. I cittadini italiani discutono le leggi italiane e possono tramite il parlamento italiano, o un referendum, chiedere la modifica o annullamento di una o più leggi italiane. Ma il Papa non è cittadino italiano. Non ho mai sentito che abbia chiesto il cambiamento di leggi inglesi, americane o cinesi. Questo vuol dire che il nostro presidente potrebbe, in base alla reciprocità, chiedere al Vaticano di modificare le sue leggi? Magari quella sul celibato?. STOJAN DEPRATO, SAN MAURIZIO CANAVESE (TO) Le parole giuste per la violenza La Stampa ha offerto in questi giorni diversi spunti di riflessione. Nella rubrica "Posta, risposta", ad esempio, si discute del presunto flop della manifestazione pro Palestina di sabato scorso. Ricordo che, prima di sabato, tutte le previsioni parlavano di circa 3/5 mila partecipanti. Alla fine, confrontate le cifre offerte da organizzatori e forze dell'ordine, il numero dei partecipanti è stato collocato verso la stima più ottimistica arrivando a parlare di circa ottomila manifestanti. Quindi perché parlare di flop? A meno che, con questo termine, non si voglia descrivere la frustrazione di chi già si pregustava scenari del tipo "luglio 2001 a Genova" con scontri tra manifestanti e forze di polizia. In questo caso che dire? Poveri noi... In un'altra pagina, invece, laddove si parla di sicurezza e si commenta il lancio di alcune bottiglie molotov contro un campo di zingari alla periferia di Novara, si definiscono gli autori del gesto come "quattro imbecilli". Non sarebbe meglio usare le parole giuste che la richezza della lingua italiana ci offre e chiamare i quattro valorosi autori del gesto che avrebbe potuto avere conseguenza devastanti per il loro vero nome? E cioè delinquenti? STEFANO SEMORILE (RAPALLO).

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È di quattro persone il numero complessivo dei palestinesi che hanno perso la vita ieri mattina nella Striscia di Gaza, in seguito a tre diverse incursioni sferrate dalle forze mil (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Itari israeliane È di quattro persone il numero complessivo dei palestinesi che hanno perso la vita ieri mattina nella Striscia di Gaza, in seguito a tre diverse incursioni sferrate dalle forze militari israeliane. Lo hanno reso noto fonti sanitarie palestinesi giunte sul posto, secondo cui due delle vittime erano dei miliziani di Hamas, le altre due invece dei semplici civili che stavano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Un membro delle Brigate Ezzedine al-Qassam, braccio armato del gruppo radicale palestinese che dal giugno 2006 controlla militarmente Gaza, è rimasto ucciso nel corso di uno dei due nuovi raid aerei compiuti da Israele nel settore sud dell'enclave palestinese: l'aviazione di Tel Aviv era stata fatta intervenire due volte per stroncare la resistenza dei guerriglieri locali, che hanno ingaggiato scontri armati con le truppe di terra dello Stato ebraico dopo che queste avevano fatto irruzione nel villaggio di Khouzza, vicino a Khan Younis. Ai combattimenti hanno preso parte estremisti dello stesso Hamas e miliziani della Jihad Islamica. Un diciottenne palestinese è invece stato crivellato di proiettili vicino al campo profughi di Jabaliyah, nella parte settentrionale della Striscia. Infine, un terzo bombardamento aereo nelle vicinanze di Khan Younis, sempre a nord di Gaza, ha causato la morte di un passante e di un attivista delle Brigate al-Quds, ala militare della Jihad. I guerriglieri palestinesi non hanno però tardato nella risposta alle incursioni israeliane; nel pomeriggio di ieri un razzo lanciato dalla città di Beit Lahiya, nella parte settentrionale della Striscia, è caduto su un centro commerciale di Ashkelon nel sud di Israele causando almeno 11 feriti di cui tre gravi, tra cui una bambina di sei anni. Ne hanno dato notizia fonti mediche locali, mentre i principali media hanno reso pubblica la rivendicazione della jihad islamica. Tre giorni giorni fa una donna era stata uccisa a Sderot da un razzo mentre venerdì scorso un uomo di 48 anni aveva perso la vita in un kibbutz per l'esplosione di alcuni colpi di mortaio. Sempre nella Striscia, militanti di Hamas e della Jihad islamica hanno commemorato, in concomitanza con le celebrazioni del 60esimo anniversario della nascita di Israele, la "Nakba" (catastrofe) del popolo palestinese costretto ad abbandonare i suoi territori. "Il mondo intero deve sapere che la nostra terra non è in vendita e che il nostro diritto alla resistenza è sacro. I fucili e i missili sono dei mezzi nobili per raggiungere fini nobili", ha detto nel corso della manifestazione Mahmoud Zahar, uno dei più influenti leader di Hamas. Celebrazioni della Nakba si sono tenute anche in Cisgiordania. 15/05/2008.

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Bush in Israele, uniti contro l'Iran: <Cerca di destabilizzare la regione> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Casa Bianca e Tel Aviv puntano il dito su Hezbollah. "Teheran ormai è al nostro confine" Bush in Israele, uniti contro l'Iran: "Cerca di destabilizzare la regione" Da Gerusalemme, dove ieri è atterrato per una due giorni di incontri con le autorità israeliane e di celebrazioni per l'anniversario dei 60 anni dello Stato di Israele, il presidente americano George Bush ha accusato ieri l'Iran di voler destabilizzare la democrazia libanese tramite il partito sciita Hezbollah. "Hezbollah è sostenuto dall'Iran e vi è uno sforzo iraniano per destabilizzare questa giovane democrazia. Gli Stati Uniti sono decisamente a fianco del governo Siniora", ha detto Bush, in una conferenza stampa congiunta a Gerusalemme assieme al primo ministro israeliano Ehud Olmert. "Hezbollah, il cosidetto protettore dei libanesi contro Israele, si è rivoltato contro la sua stessa gente", ha aggiunto il presidente, riferendosi ai recenti scontri in Libano fra sciiti e sunniti e fra sciiti e drusi. Dure anche le dichiarazioni dei responsabili di Israele, che tramite l'ambasciatore di Tel Aviv all'Onu hanno puntatgo il dito contro gli ayatollah, che solo il giorno prima tramite il presidente Mahmoud Ahmadinejad avevano ribadito di voler "cancellare Israele" dalla mappa del Medio Oriente. "L'Iran si trova ormai al nostro confine settentrionale", ha dichiarato l'ambasciatore all'Onu Dan Gillerman, descrivendo la situazione libanese dove il partito sciita Hezbollah, filosiriano e filoiraniano, sembra aver sempre più potere. "La situazione in Libano, fra i siriani e gli iraniani, sembra pessima. La risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza, che ha messo fine alla Seconda guerra del Libano, non viene realizzata. Quello che è estremamante allarmante è che l'Iran si trova al nostro confine settentrionale e in un certo senso anche a quello meridionale", ha aggiunto Gillerman di fronte all'assemblea, un riferimento alla presunta influenza che Teheran eserciterebbe ormai anche sui fondamentalisti sunniti di Hamas. Israele non ha ancora commentato la tensione di questi giorni in Libano, ma al consiglio dei ministri di domenica scorsa, scrive la stampa israeliana ieri, molti hanno espresso preoccupazione: il timore è che il "partito di Dio" degli sciiti diventi l'elemento guida in Libano, dopo aver completato il suo armamento e aver rafforzato il suo potere dalla guerra dell'estate 2006. L'argomento libanese è statao comunque uno dei temi principali del colloquio tra Olmert e Bush. Olmert e i ministri degli Esteri e della Difesa Tzipi Livni ed Ehud Barak hanno deciso di non intraprendere iniziative nei confronti della situazione libanese per permettere alla comunità internazionale di agire. "La risoluzione 1701 comprende elementi importanti, ma i soldati rapiti Ehud Goldwasser e Eldad Regev non sono stati rilasciati, l'embargo alle armi alle milizie guidate da Hezbollah non viene rispettato ed Hezbollah non è stato disarmato", ha proseguito Gillerman, riferendosi ai militari il cui sequestro ha dato il via alla guerra del 2006. "La comunità internazionale - ha esortato - dovrebbe agire, per il bene del Libano e per il bene dell'intera regione, per fermare questo pericoloso deterioramento". 15/05/2008.

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<Libano, guerra per procura tra Washington e Teheran> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Libano, guerra per procura tra Washington e Teheran" Francesca Marretta Londra Robert Fisk ci ha reso partecipi della storia dei nostri tempi raccontandoci il conflitto in Irlanda del Nord, la Rivoluzione dei Garofani portoghese, la guerra civile in Libano, la rivoluzione in Iran, la guerra del Golfo e l'Invasione dell'Iraq. Continua seguire la situazione in Medio Oriente come corrispondente del quotidiano britannico The Independent. Pluripremiato giornalsita e scrittore, Fisk fa base a Beirut Ovest da tent'anni. Gli abbiamo chiesto di aiutarci a capire cosa sta accadendo in Libano. La missione della Lega Araba a Beirut serve, come si apprende dalla stampa a potare al Libano un nuovo esecutivo guidato da una giuta militare? La lega Araba non ha alcun potere, riflette le spaccature e l'inerzia dei paesi arabi. Fallisce puntualmente ogni volta che interviene. Non serve a granchè qui in Libano. Per contro l'esercito è l'unica istituzione che funziona in questo paese. E una giunta militare al governo non rappresenterebbe una novitá, c'è giá stata. La sola cosa certa è che così come sono oggi le istituzioni non funzionano, quindi potrebbe essere una soluzione, ma temporanea, perchè quella che deve funzionare a livello istituzionale è la macchina amministrativa, e non è ideale che siano militari a gestirla. E un mio amico libanese mi ha detto, ne abbiamo avuti abbanza di generali al potere". In questa crisi l'esercito non è intervenuto. Cosa accadrebbe se lo facesse? "E' intervenuto all'inizio, ma non si è schierato. I militari hanno ha separato la gente che si confrontava per strada cercando di calmare la situazione. L'esercito libanese non puó assumere una posizione di forza tra i libanesi. L'esercito libanese è il Libano. Se prende parte al conflitto o se si schiera con una parte o con l'altra va in pezzi, e con esso andrebbe in pezzi il paese. Credi che la componente sciita interverrebbe sulla propria gente o quella cristiana contro altri cristiani? Se l'esercito interviene direttamente negli scontri non esite più. Lo abbiamo visto nel 1975. Non mi piacciono gli eserciti, ma in Libano se non ci fosse la presenza delle foze armate ci sarebbero per strada le milizie. E l'offerta di Bush di "aiuto" all'esercito libanese? Bush è un anatra zoppa e crede ancora di contare qualcosa. Per fortuna i libanesi sono molto più saggi di lui. Il sostegno dell'amministrazione americaba al governo Siniora si è trasformato in un bacio della morte. Bush dovrebbe capire che è molto meglio per lui restare fuori dal Libano, ma non ci arriva e finisce sempre per mettere le mani in pasta creando pasticci. Gli Stati Uniti non hanno capito bene che tipo di intervento da parte loro servirebbe in Libano, un paese che ha oggi un debito pubblico di quarantuno miliardi di dollari, con i prezzi in continuo aumento, il solo "intervento" necessario da parte degli Sati Uniti sarebbe un sostegno all'economia. L'intervento degli Usa in questa regione finisce invece per rivelarsi sempre inappropriato. Esiste il pericolo reale che la situazione sul terreno precipiti, fino a ripiombare in una guerra civile? "Io non credo che si arriverá a una nuova guerra civile. I libanesi non la vogliono. La guerra si fa per uccidere e vincere. E in questo paese hanno visto che nella guerra si muore, ma che nessuno vince. Credo al contrario possibile una nuova guerra tra Israele e Hezbollah. Il libano è un paese strano, confessionale, ma alla ricerca della modernitá. Qui vive una generazione di libanesi che durante la guerra civile è stata mandata a vivere e studiare a Londra, Parigi, in America. Il problema è che per modernizzare del tutto questa societá occorre de-confessionalizzarla. Ma questo non è possibile perché il Libano è basato sulla convivenza di diverse confessioni. L'assenza di terreno comune di discussione politica tra governo e opposizione si trasforma così in un cerino in mano. Basta una piccola frizione a farlo accendere. E quello che è accaduto nei giorni scorsi l'ho sentito arrivare. La crisi era nell'aria. Quando ho visto che chiudevano l'aeroporto, sunniti contro gli sciiti e gomme che bruciavano per strade ho capito che la situazione sarebbe precipitata. Sono appena tornato da Tripoli e devo dire che sono rimasto colpito dal livello di violenza raggiunto in questi giorni. Questa situazione potenzialmente incendiaria permarrá in questo paese fin quando persisterá la natura confessionale che lo contraddistingue. Ma, come dicevo, la gente ha troppa paura di un ritorno alla guerra civile e non la vuole". Ma che opzione hanno i cittadini che non imbracciano le armi? Nemmeno i Palestinesi di Gaza volevano trovarsi in mezzo a una guerra intestina. "La situazione è diversa. Non si puó fare un paragone. In Libano la gente obbedisce all'esercito, ne riconosce la legittimitá e l'autoritá. Hezbollah non punterebbe mai le armi contro l'esercito, come l'esercito non le punterebbe mai contro Hezbollah. Per le ragioni che ho spiegato prima sulla natura delle forze armate". Lei scrive che gli scontri di questi giorni in Libano sono il riflesso dell'opposizione tra l'asse di Usa e alleati versus Iran e alleati. Quella in corso in Libano è una guerra per procura tra Usa e Iran. Poco tempo fa stavo tenendo una conferenza e uno tra il pubblico, era un Hezbollah, mi ha chiesto Sig. Fisk che succederá in Libano? Io ho risposto che il problema è proprio il fatto che lo chiedeva a me. Avrebbe dovuto chiederlo al vicino di casa. E' chiaro quello che voglio dire? Queste sono domande a cui i libanesi devono dare risposte senza piú il perpetuo intervento dall'esterno. L'Iran vede la guerra per procura in maniera ideologica. Sa che Hezbollah non conqusterá Gerusalemme, ma sa che gli sciiti libanesi possono umiliare Israele, come è successo nel 2006. Bush crede che Israele possa spazzare via Heazbollah come dichiarano gli israeliani, ma ci crede giusto lui, perchè tutti sanno che non è possibile. Hezbollah dice a Israele siamo più forti che mai. Israele dice lo stesso, e Bush ci crede, non avendo capito la portata della sconfitta per Isreale nel 2006. E la situazione è di tensione continua. Come viene percepito Hezbollah nel paese, sopratutto dopo i fatti degli ultimi giorni? Dipende dalla religione di appartenteza. Piú in generale posso dire che subito dopo i fatti del 2006 i libanesi hanno mostrato apprezzamento per come Hezbollah aveva tenuto testa all'esercito israeliano. Poi si sono resi conto della scala della devastazione nel paese e delle conseguenze economiche della guerra. Quando poi Hezbollah è uscito dal governo in molti sono stati infastiditi dall'atteggiamento di Nasrallah che pareva voler governare il paese. Nasrallah è un uomo molto intelligente, ma quando parla dicendo che è in corso una guerra contro Hezbollah la sitauzione diventa pericolosa. Allo stesso modo in cui diventa pericolosa quando un leader cristiano parla di colpo di Stato. La violenza qui è sempre di natura settaria. Questi sono attegiamenti suscettibili di infuocare gli animi, perchè, ripeto, questa è una societá settaria. Il limite sta nel grado in cui si usano queste tensioni per scopi politici. Di conseguenza non mi sorprende che ci siano stati tanti morti in questa crisi. Al- Sharq al Awsar (quotidiano panarabo stampato a Londra, ndr.) ha titolato: "Mentre il Libano sta bruciando la Siria tratta con Israele". E' così? Non credo che Israele stia negoziando una restituzione del Golan alla Siria per il semplice fatto che Olmert è finito come politico e non puó potare avanti nessun negoziato che si possa considerare serio. La Siria vuole il Golan, ma se Israele glielo voleva restituire lo avrebbe giá fatto. In questo momento non esistono approcci alla pace in nessuna direzione nella Regione, né in Libano, né a Gaza, né in Iraq. E questa è la dimostrazione più evidente del totale fallimento della politica di intervento degli Stati Uniti in Medio Oriente. Come si esce dall'impasse politica attuale? La soluzione vera arriverá quando Usa, Iran e Siria si toglieranno di mezzo. E questo potrebbe anche succedere. Accadrá precisamente quando gli Usa dovranno lasciare l'Iraq, perchè non potranno farlo senza l'intervento di questi due paesi. Allora cambierá la musica (Mentre ci salutiamo Fisk deve rispondere a una chiamata locale) . Tanto per farti capire come vanno le cose sul terreno ti racconto quello che mi hanno appena detto al telefono. Gli uomini di Jumblatt (leader del gruppo druso filogovernativo) hanno catturato 25 Hezbollah. E' dovuto intervenire Nasrallah direttamente chiamando Jumblatt al telefono per chiedergli se gentilmente li faceva rilasciare. Jumblat gli ha risposto: si, se gentilmente rilasciate due dei nostri che tenete in mano voi. 15/05/2008.

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On the radio Radio Popolare Roma ospita alle 10 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

On the radio Radio Popolare Roma ospita alle 10.40 - sui 103.3 Fm o in streaming su www.radiopopolareroma.it - don Roberto Sardella, prete di strada e inventore della Scuola 725. Cosa ne pensa don Sardella del voto di Roma? Delle periferie che hanno virato a destra? Di Alemanno sindaco? Rende (Cs) Ultima proposta per la cinerassegna sul '68 al Dam dell'Unical: Maledetti vi amerò di Giordana alle 21. Baronissi (Sa) Incontriamo uno dei maggiori poeti contemporanei di lingua ebraica, Aharon Shabtai . Scandaloso, irregolare e oppositore delle politiche israeliane nei territori palestinesi. Alle 20 alla Casa della Poesia. Napoli Contro razzismo e xenofobia e contro il vile attentato a Ponticelli manifestazione in solidarietà con il popolo Rom alle 10 piazza Municipio. Un film documentario del 1984 diretto da Silvano Agosti sui diversi modi di vivere l'amore con interviste a una mamma, un bambino, un trans, una prostituta e un travestito. D'amore si vive : alle 21.30 Ateneo libertario in vico Verde Monteoliveto 4. Frosinone Un grande cantautore polistrumentista: The Niro live Arci Cantina Mediterraneo via A. Fabi 341. Frascati (Rm) La compagnia teatrale La Differenza ci racconta il suo viaggio in Palestina: Della città di Dio di Giovanni Greco alle 21 Spazio Zip via Mamiani 6. Roma Per la prima edizione di European Solar Days , settimana di iniziative sull'energia solare, alle 18 l'equocoop Equociquà! ospita una "lezione aperta" sull' impronta ecologica dei nostri consumi energetici e sugli utilizzi e le opportunità dell'energia solare. Alle 18 via Divisione Torino 51 con Serena Drigo e Alessandro Vezzil. Incontri di geopolitica sui nuovi scenari internazionali: "Il mondo in casa nostra", a cura di Punto Critico. Alle 18 Odradek via dei Banchi Vecchi 57 La guerra sempre più vicina. Crisi geopolitiche: le nuove frontiere della Nato, dall'Afghanistan al Kosovo con Simona Cataldi dell'Afghanistan Cisda e Jacopo Venier del PdCI. Giordano Bruno. La ragione è laica : alle 18 Rinascita via P. Alpino 48 con la saggista Maria Mantello docente di Filosofia e storia e Maria Barbalato di Generoso Procaccini editore. Antigone, insieme ad Arci, Asgi. Link, Ora d'Aria, Progetto Diritti, le comunità rumena, bengalese, senegalese, srilankese, curda organizzano un incontro contro il pacchetto sicurezza del governo Berlusconi, la direttiva Ue in materia di immigrati e rimpatri domani alle 10 Parlamento europeo in via IV Novembre 149. Amicizia, amore e rabbia in tre giovani vite che hanno voglia di fare a pugni col mondo: Marco Zarfati ci parla del suo libro Io ci sto (Fermento) alle 18 Feltrinelli viale Marconi 190. E' dedicato a Giordano Bruno Le fiamme e la ragione (Promo Music Books) il libro di Corrado Augias che l'autore presenta alle 21 Teatro Palladium. L'attore e regista Fabio Salvatore discute con Fabio Canino, Deborah Caprioglio, Sarah Maestri e Micaela Ramazzotti del suo primo romanzo Cancro, non mi fai paura (Aliberti) alle 18.30 Mondadori via San Vincenzo 10. Jam session di quartiere con Obamanno L'analisi del voto romano con anche M. Diletti e M. Toaldo del Centro per la Riforma dello Stato... perché non se ne parla solo a "Porta a porta". Con l'algerino Tahar Lamri e il suo libro I sessanta nomi dell'amore (Mangrovie) alle 19 libreria Giufà in via degli Aurunci 38. Inermi sono i popoli che soffrono la violenza della guerra, delle armi e della paura, ma la voglia di vivere fa risorgere, sempre: Massimo Zamboni presenta il suo cd + dvd + libro L'inerme è l'imbattibile (manifesto cd) alle 19.30 Rinascita viale Agosta 36. Un toccante ritratto di vita coniugale, un'accorata riflessione sull'amore, sottoposto all'impietosa prova del tempo: è Silvana (Avagliano) di Turi Vasile che l'autore presenta alle 18 libreria Croce corso V. Emanuele 156. Per "Incontro con l'Autore", Vincenzo Latronico ci parla del suo libro Ginnastica e rivoluzione (Bompiani) alle 18 Rinascita in via delle Botteghe Oscure 1; con Marino Sinibaldi e Flavio Soriga. Serata No Slappers al Villaggio globale con il concerto di profusione + Ilenia Volpe. One Love Hi Pawa al Brancaleone. Tra filetti di alici e rughetta, tagliatelle zucchine e speck, tacchino in salsa di noci e melograno (e tanto altro...) si snoda La Cena dei Maggioni alle 20.30, a cura dello Sci, alla Città dell'Utopia in via Valeriano 3f; prenotati entro stamattina allo 0659648311. Musiche brasiliane d'autore con Estegal Duo Il Pentagrappolo via Celimontana 21b. Rock con una giovane band capitanata da Mimmo Scola, degli Stoners: Crazy Fish Lettere Caffè via S. F. a Ripa 100. Ska reggae con Wogiagia Locanda Atlantide via dei Lucani 22. Quartetto di voci e pianoforte e swing: Mameli Voices Cotton Club via Bellinzona 2. Appassionati dei Genesis... e si sente: Unifaun - The Genesis Tribute Big Mama vicolo S. F. a Ripa 18. Musica latina ed internazionale in stile gipsy con Tierra Nueva Beba do Samba in via dei Messapi 8. Dal Giappone Boris + Growing al Circolo degli Artisti in via Casilina Vecchia 42. Ladispoli (Rm) Un film divertente e culturalmente stimolante: Harold e Maude di Hal Hashby alle 21 BdM Il Fiore di via delle Dalie. Firenze Discutiamo di una risorsa finita e preziosa e "contesa": La gestione dell'acqua, tra emergenze e programmazione . Alle 21 Sms Rifredi con Giorgio Federici del Dipartimento di Ingegneria civile e ambientale, Oscar Galli del Cispel e Carlo Brandini ricercatore del Cnr. Musiche, ritmi e danze dal Brasile con Veronica Fascione Quartetto al Covo del Cpa Fi-Sud. Empoli (Fi) Da non perdere il film di Marc Forster Il cacciatore di aquiloni alle 22 csa Intifada. Pisa La lotta del Movimento Sem Terra contro le monoculture estensive, gli ogm e i biocombustibili, raccontata in prima persona: Agrobusiness e fame nel mondo: il caso Brasile alle 21.30 Rebeldìa in via Battisti 51 con Marco Della Pina docente di Scienze per la Pace dell'Università di Pisa e Ana Hanauer dei Sem Terra. A cura di Fratelli dell'Uomo. Lucca Nel settembre del '76, sette ragazzi e ragazze di La Plata furono sequestrati, brutalizzati e assassinati perché reclamavano il "boleto estudiantil", una riduzione del biglietto dell'autobus per gli studenti... La notte delle matite spezzate il film di H. Olivera alle 21.30 Vino e Kino via della Dogana 6 per "L'Argentina dei Generali". Prato Conferenza stampa per la presentazione del docufilm Improvvisamente l'inverno scorso di Gustav Hofer e Luca Ragazzi, in proiezione il 20 maggio in anteprima regionale al cinema Terminale per la Terza Giornata Mondiale contro l'Omofobia . Alle 10 Caffè al Teatro in via Verdi 28. Bologna Luca Alessandrini direttore dell'Istituto storico Parri discute con lo storico Jean Pierre Rioux del suo saggio La France perd la mémoire (Perrin) alle 18 Delegation Culturelle in via de' Marchi 4. ABC Pride. Ricostituenti per la nostra coscienza politica alle 21 al Cassero di via Don Minzoni 18: "Orecchie da mercati", ovvero la politica italiana e il riconoscimento dei diritti dei gay, lesbiche e transessuali. Con Franco Grillini, Ezio Menzione, Francesca Polo e Titti de Simone. Una pietra miliare della sperimentazione cinematografica: La jetée di Chris Marker alle 22 Lab Crash. Venezia In collaborazione con la Provincia, Emergency organizza la conferenza internazionale Costruire medicina in Africa: principi e strategie alle 11.30 Isola di San Servolo. Trento Per la Giornata mondiale contro l'omofobia, Coppie omosessuali, coppie genitoriali: una realtà anche in Italia : alle 20.30 Aula 409 della facoltà di Sociologia dell'Università con Giuseppina La Delfa presidente di Famiglie Arcobaleno, il sociologo Luca Trappolin, la psicopedagogista Emanuela Zambotti, Alessandra Senettin presidenta di Poum. Brescia Anche in Sicilia ci sono i tesori: quelli degli appalti, dei traffici illeciti. Un tesoro saccheggiato da imprenditori, politici e mafiosi... Leo Sisti presenta il suo libro L'isola del tesoro alle 20.30 Un Mondo di Carta v.lo Beccaria 10. Con Fernando Scarlata del comitato antimafia Peppino Impastato. Milano Letteratura e lavoro: Dalla fabbrica al call center (la scomparsa dei tempi migliori) alle 21 Biblioteca via Frisi 2 con Alberto Bellocchio sindacalista e scrittore e Massimo Rizza critico, poeta e direttore di "Il Segnale". Argentina: ieri e oggi, memoria, lotta e resistenza. Gaviotas Blindadas III il documentario di Susana Vazquèz sulla storia del Prt - Erp, alle 21 Comuna Baires di via Parenzo 7. E dibattito con Susana, Mascarò, Cine Americano, Cine Insurgente. Ska, reggae e combat folk Sound System by Resident dj's csa Vittoria. Il film di David Guggenheim Una scomoda verità alle 21 Arci Metromondo via E. Ponti 40. Jam session con Armando Nicosia Trio al Baretto del Leoncavallo; cinema alle 20 all'Hempt Bar con "The harder they come" + The Rockers e alle 23 Luv Messender da Barcellona. Prosegue Re-Visioni l'aperitivo fotografico alle 18 La Scighera in via Candiani 131, stavolta per "parlare" del progetto Bovisa, e alle 22 Poetry Slam 6 , la sfida poetica matta e santa, discreta e spudorata. Arcore (Mi) Jam session di musiche e danze popolari alle 21 Arci Blob via Casati 31. Nerviano (Mi) Documento di un'epoca, un percorso nelle radici operaie: Lo Stabilimento. Cultura materiale e documenti del mondo operaio , la mostra di attrezzi di lavoro, strumenti di fabbrica e oggetti di vita quotidiana che si apre alle 21 al Palazzo municipale. Rosate (Mi) Ricordiamo con lo storico Giorgio Villani le Storie e luoghi comuni della memoria. Dalla Liberazione alla Costituzione . Alle 18 in Municipio. Segrate (Mi) Dalla California le bizzarrie e le bislacche sperimentazioni degli Xiu Xiu live + Chris Garneau + I Date Fritz Lang @ Magnolia. Sesto S. Giovanni (Mi) Uguali in tutto, tranne che nella squadra del cuore: Derby chanson con Claudio Sanfilippo e Marco Massa alle 22 Il Maglio via Granelli. Torino Sergio e Mauro di Ya Basta e Renza del Comitato Chiapas ci parlano del progetto Cafè Rebelde Zapatista, della campagna Los zapatistas no estan solos , della Carovana estiva in Chiapas alle 21 csoa Gabrio di via Revello 3. E poi il video Construir Autonomia di Riot Generation Video e mostra fotografica. Genova Nuovo appuntamento per Collasso energetico, Festival delle Energie con il Teatro Cargo: alle 18.30 Oratorio di S. Filippo conferenza aperitivo Nucleare sì nucleare no e alle 21 Storie di scorie di e con Ulderico Pesce. 15/05/2008.

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I palestinesi "festeggiano" Israele: un razzo su Ashkelon (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Gio, 15 Mag 2008 Edizione 95 del 15-05-2008 Medio Oriente I palestinesi "festeggiano" Israele: un razzo su Ashkelon di Giorgio Bastiani I palestinesi hanno "celebrato" il sessantesimo anniversario della "Nakba" ("catastrofe" in arabo), cioè la nascita dello Stato di Israele. Non solo si sono svolte manifestazioni violente, come quelle che si sono tenute in Cisgiordania e nei campi profughi in Libano, ma un razzo katyusha (modello Grad) è stato lanciato da Gaza contro Ashkelon, città meridionale di Israele. E ha centrato in pieno un centro commerciale, provocando, stando a un primo bilancio, il ferimento di 14 persone. Una madre e la sua bambina sono tra i feriti: la madre è grave. Altre due persone, finite sotto le macerie, sono state liberate dai soccorsi. Stando ai testimoni, la sirena di allarme è suonata solo pochi secondi prima dell'impatto: data la velocità dell'ordigno e la relativa vicinanza di Ashkelon da Gaza, non era possibile un preavviso più lungo. L'attacco è stato immediatamente rivendicato dalla Jihad Islamica, proprio alla fine dell'incontro al vertice tra il presidente statunitense George W. Bush e il premier israeliano Ehud Olmert a Gerusalemme. "Non possiamo tollerare continui attacchi contro civili innocenti" - ha dichiarato il capo del governo israeliano - "Si spera di non dover agire contro Hamas in altro modo, utilizzando tutto il potenziale militare che sinora Israele non ha ancora impiegato per porre fine all'aggressione". Secondo il parlamentare del Likud (il partito conservatore) Gideon Saar, l'attacco è proprio il risultato della "debole politica di auto-contenimento" seguita sinora dal governo del partito Kadima. Il Likud e l'ex premier Binyamin Netanyahu hanno sempre chiesto un'operazione militare su larga scala contro Gaza, ormai nelle mani di Hamas e terreno libero per molte altre organizzazioni terroristiche islamiche, tra cui la Jihad e cellule di Al Qaeda. Il fatto che dalla città meridionale palestinese sia stato lanciato un razzo Grad, un'arma di concezione sovietica in uso nelle forze iraniane, è un'ulteriore dimostrazione dell'intensità del contrabbando dall'Iran alla Palestina. I servizi segreti israeliani avevano denunciato da tempo l'esistenza di un traffico di equipaggiamento militare, via mare, dall'Iran alla Striscia di Gaza, anche senza passare dall'Egitto. Dal valico di Rafah, infatti, è impossibile far passare razzi tanto grandi. Il regime di Teheran, non solo non nasconde, ma rivendica apertamente il suo sostegno ai movimenti armati islamisti del Medio Oriente. Nella mattinata di ieri, l'ex ambasciatore iraniano a Damasco, nonché consigliere dell'ayatollah Khamenei, aveva dichiarato al quotidiano Al Sharq Al Awsat, che: "L'imam Khomeini e la Repubblica Islamica dell'Iran consideravano la questione palestinese come propria. A quanto sappiamo, il movimento di Hamas e della Jihad Islamica sono nati dopo la vittoria della Rivoluzione Islamica, sono stati ispirati dall'imam Khomeini e dalla resistenza che lui guidò". Questo discorso non è solo storico, secondo il diplomatico iraniano: "Questa resistenza si è materializzata in Libano con la formazione di Hezbollah e dopo ha preso piede in Palestina. Di fatto, i figli della resistenza libanese e palestinese sono figli legittimi della Repubblica Islamica dell'Iran, spiritualmente e moralmente".

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CARTOON CHOC SU SABRA E CHATILA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cartoon choc su Sabra e Chatila Immagini choc sulla strage di Sabra e Chatila del 1982 nel film israeliano in concorso oggi, "Waltz with Bashir", sono piombate ieri sera nelle prime proiezioni stampa. Firmato da Ari Folman, il film (nella foto) racconta in animazione un'esperienza davvero vissuta dal regista, ex soldato israeliano. E alla fine mostra le immagini vere della strage: corpi decomposti tra le macerie di Beirut.

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Lo scrittore iracheno scelto dai Rotary per l'impegno nel dialogo tra culture (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 15-05-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)

Argomenti: Israele/Palestina

Saper spendere Lo scrittore iracheno scelto dai Rotary per l'impegno nel dialogo tra culture Simonetta simonetta.conti@mailbox.lastampa.it [FIRMA]ANDREA ROSSI Nemico di ogni integralismo. Fautore di una lettura moderna delle tradizioni, anche religiose. Sempre in prima linea nello sforzo per promuovere la tolleranza e la comprensione tra persone di diversa origine, rispettando e valorizzando le differenze culturali, sociali e religiose. Con queste motivazioni, ieri sera all'Unione Industriale, Younis Tawfik ha ricevuto il premio Bruno Caccia, giunto all'edizione numero 23, il riconoscimento che ogni anno i 28 Rotary club del torinese assegnano a chi - cittadino o istituzione - si è distinto nella tutela dell'interesse pubblico. Tawfik, nato cinquanta anni fa a Mosul, in Iraq, ha ricevuto il riconoscimento dalle mani di Guido Caccia, figlio del magistrato - prima Sostituto procuratore a Torino, poi Procuratore ad Aosta, quindi nuovamente a Torino, alla Procura Generale e infine Procuratore Capo di Torino - ucciso dalla criminalità organizzata il 26 giugno 1983. Alla cerimonia erano presenti diverse personalità delle istituzioni, civili e militari; esponenti della magistratura, dell'associazionismo e della comunità araba torinese. Numerosi i presidenti dei Rotary club della cintura torinese, gli ideatori di questo premio nato per ricordare un membro del Rotary, ma soprattutto "un grande magistrato vittima di un barbaro omicidio", come ha ricordato durante la cerimonia Renato Dealessi, presidente del Rotary Club Torino 45° Parallelo. "Questa giornata, che mi riempie di commozione, è il riconoscimento non solo a me e alla mia storia personale, ma a tutta la comunità araba che si riconosce nei valori del dialogo. Una comunità che lavora da anni per favorire l'integrazione", ha detto lo scrittore iracheno - che insegna anche all'Università di Genova - dopo la premiazione. E ha citato, come esempio significativo, l'ultima edizione della Fiera del Libro, quando una fetta importante della comunità araba torinese "ha sostenuto la scelta di non boicottare la presenza di Israele come nazione ospite, scegliendo invece di partecipare alla manifestazione e portandovi le insegne della pace".

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