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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA: Se scoppia l’intelligenza” |
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Articoli
Israele/Palestina
(54)
C'è il corteo, Bertinotti annulla il dibattito (
da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: perché alla manifestazione indetta da Free Palestine Rifondazione comunista non aveva aderito, a differenza del Pdci nonché di Sinistra critica e del Partito comunista dei lavoratori. Bertinotti però ha fatto sapere che sarà presente alla fiera oggi in due occasioni, una al mattino nell'ambito di un ciclo di incontri promossi dalla fiera stessa sulle "7 parole della Costituzione"
I boicottatori non arrivano, e l'assedio lo fa la polizia (
da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: stato di Israele. E siamo arrivati alle 14, quando una visita veloce alle vie che portano da Via Genova a Via Nizza porta alla "scoperta" che sono presidiate da camionette della polizia o dei carabinieri o della finanza. Via Genova è vuota e un funzionario di polizia informa un gruppo di ragazzi a una fermata del bus che "per motivi di ordine pubblico il traffico è stato deviato"
Bandiere bruciate. Solo in fotografia (
da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Solo in fotografia Solo slogan per la Palestina e contro Israele da parte dei "duri" di mezza Italia. I temuti scontri non ci sono stati ma la polizia ha militarizzato la città penalizzando proprio il salone del libro Luca Fazio Giorgio Salvetti Inviati a Torino "Uff...fammi una bella ripresa sulle bandiere che bruciano".
A Torino vince la Palestina (
da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Delusi i profeti di sventura: il corteo dei "boicottatori" sfila tranquillo fino a pochi metri dalla Fiera del libro dedicata a Israele. In migliaia, con slogan e qualche fumogeno, danno una voce al dramma dei palestinesi PAGINA 7.
Giorno di polemiche (
da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: "Il boicottaggio contro Israele, come il boicottaggio contro qualunque altro Paese del mondo - dice - non è un'attività eversiva, ma una forma libera di espressione del proprio dissenso, eppure hanno speso fiumi e fiumi di propaganda e di retorica per criminalizzare i movimenti di solidarietà con la Palestina".
In bella mostra (
da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Emilia, 54 Prima personale in un museo italiano per l'artista israeliano. Fino al 18 maggio. Ingresso 1 euro. Orario: 9.00-19.00 [martedì- domenica]. Info: 06671070400. PAINTINGS Mondo Bizzarro Gallery via R. Emilia, 32c Personale dell'artista veneziano Saturno Buttò. Fino al 3 giugno. Orario: 11.30- 19.
Agenda ( da "Manifesto, Il"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: FIRENZE Arci e Palestina Oggi alle 20, al circolo Arci Vie Nuove in viale Giannotti, incontro e cena con i cooperanti di sette organizzazioni palestinesi che lavorano insieme all'Arci in attività a favore dell'infanzia e dell'adolescenza, prenotel 055.683.388.
Viaggio nella rabbia anti sciita dei bastioni sunniti (
da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: non è un eroe della resistenza contro Israele ma un "codardo". "Verrà presto il giorno in cui pagherà per i crimini che ha commesso", avverte con tono perentorio, non mancando di lanciare accuse anche al premier Fuad Siniora. "Deve farsi da parte - afferma - perché è troppo debole e non sa come affrontare Hezbollah, è venuto il momento dei fatti,
Schifani: "minano il dialogo" (
da "Repubblica, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Sull'altro fronte, la capogruppo dei senatori del Partito democratico Anna Finocchiaro ha solidarizzato con Schifani, mentre il leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro difende Travaglio. BUZZANCA, NOVELLI, PALESTINI E TITO ALLE PAGINE 2 E 3.
"c'è chi vuole minare il dialogo" schifani
all'attacco, bufera sulla rai - silvio buzzanca leandro palestini (
da "Repubblica, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Inaccettabili fare accuse così gravi senza contraddittorio" SILVIO BUZZANCA LEANDRO PALESTINI ROMA - "Attaccano il clima di dialogo, usano fatti inconsistenti o manipolati". Renato Schifani appare in serata al Tg1 e replica all'affondo di Marco Travaglio che sabato sera, invitato da Fabio Fazio a "Che tempo che fa", lo aveva accusato di avere "avuto amicizie mafiose".
Ernesto ferrero "noi, un luogo per il dialogo" -
torino ( da "Repubblica, La"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: TORINO Prima le contestazioni contro Israele e l'allarme generale, rivelatosi del tutto infondato come ha rimarcato il sindaco Sergio Chiamparino, per il corteo della sinistra radicale filopalestinese. Poi, a salone avviato e consolidato dalla presenza del capo dello Stato Giorgio Napolitano, ancora e soprattutto politica.
Il concorso di lingua madre ti aiuta a uscire dal carcere -
federica cravero ( da "Repubblica, La"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Accanto allo stand, grande successo per il ristorante etnico voluto dalla Regione e realizzato dal ristorante di Maison Musique, che propone piatti ispirati alle cucine del mondo e in particolare a quella kosher, in omaggio alla partecipazione di Israele come paese ospite.
Brevi, schede e richiami 2 (
da "Repubblica, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: scrittori di israele Alle
Gad lerner propone prete come "giusto" d'israele (
da "Repubblica, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele TORINO - Don Martino Michelone, parroco di Moransengo morto nel 1979, su proposta di Gad Lerner diventerà Giusto d'Israele per aver salvato dai nazisti Luciano Segre e la famiglia. Lo hanno annunciato ieri a Casale Monferrato al Festival della cultura ebraica "Oyoyoy" Lerner e lo stesso Segre che all'epoca dei fatti aveva 10 anni.
De-generazioni il romanzo del giovane geissen fotografa
un'epoca ( da "Riformista, Il"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il progetto di un romanzo epico su Israele, per il quale ha incassato - e sperperato - il congruo anticipo di un editore newyorkese e una manciata di quelle tristi vicende sentimentali da terzo millennio che i giornalisti americani hanno battezzato con una mezza dozzina di neologismi: dating, hooking up, eccetera, eccetera.
Paura su misura (
da "Unita, L'" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele, si svuota la Fiera del Libro. A Torino tensione ma niente incidenti. Il corteo pro Palestina fa calare le presenze alla Fiera. Macché Israele, la sinistra sfila contro se stessa. Perfetta, o quasi, rappresentazione di un sabato torinese, quello che avrebbe dovuto, secondo le previsioni degli stessi organi di stampa,
Firmo la mozione di Nichi, lo sosterrò da militante al
congresso Bertinotti alla Fiera del libro discute con Ostellino e Paco Ignacio
Taibo II: A sinistra c'è un grande vuoto da r (
da "Unita, L'" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: la proposta di boicottare la Fiera del libro per via dell'invito a Israele, che avrebbe preferito veder difendere i diritti del popolo palestinese con una manifestazione che avesse nella piattaforma la formula "due popoli due Stati". Quello che gli ha dato fastidio è che si sia detto che ha annullato l'incontro previsto per sabato perché temeva contestazioni.
Sorpasso di Obama nella corsa ai superdelegati. Ma Hillary
resiste: vado avanti Time mette in copertina il senatore nero: È lui il
vincitore . Dopo le polemiche si dimette un suo c (
da "Unita, L'" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: e riconoscerà lo Stato di Israele e rinnegherà il proprio passato". Quello che a scuola chiamano un periodo ipotetico dell'irrealtà. Malley, un analista presso l'International Crisis Group di Washington specializzato nel conflitto arabo-israeliano, ha replicato dagli schermi della Nbc: "Quello che faccio è incontrare ogni sorta di persone e stilare rapporti su quello che dicono.
Salone del Libro, paura su misura (
da "Unita, L'" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: suggellata tra le bancarelle del Salone la pace in Israele, in quelle stanze non si sarebbe costruita una speranza di vita per i palestinesi, ma un segnale lo si sarebbe potuto dare. Detto che lo Stato d'Israele non si tocca, forse si sarebbe potuto discutere del suo governo. Soprattutto si sarebbero potute esaltare, tra le differenze, le contiguità della cultura degli uni e degli altri,
Fallito il <G8 dei libri>. E chiusura in netta
ripresa ( da "Giornale.it, Il"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele ha tenuto lontano un po' di pubblico. Ma nel fine settimana presenze in crescita nostro inviato a Torino Fallito il G8 dei libri. Fallito anche il boicottaggio della manifestazione culturale accusata dai centri sociali, dalla sinistra antagonista e dagli attivisti pro Palestina di essere una celebrazione di Israele nel 60º della fondazione.
Moratti-Bloomberg rilancio per la Triennale <Nessun caso
Sgarbi> ( da "Corriere della Sera"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: REDAZIONALE Il sindaco CERIMONIA PER I 60 ANNI DI ISRAELE Moratti-Bloomberg rilancio per la Triennale "Nessun caso Sgarbi" Dopo Tokio, New York. Letizia Moratti, nel doppio ruolo di sindaco e assessore alla Cultura, accompagna il collega Bloomberg in visita alla Triennale e prepara lo sbarco dell'esposizione milanese nella Grande Mela.
IL CONFLITTO avvenuto in Libano è incomprensibile. Il governo
di Fuad Siniora l'aveva ( da "Messaggero, Il"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Nei negoziati di pace in corso fra questa ed Israele, sicuramente l'Hezbollah sarebbe stato perdente. Quindi ha approfittato dell'occasione offertagli da Siniora per una reazione preventiva. Ha dimostrato ancora una volta di essere efficiente e forte. Ha occupato le roccaforti sunnite di Beirut praticamente senza incontrare resistenza.
Ha riaffermato il suo diritto di essere uno Stato nello
Stato libanese. Ha screditato il gov (
da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Nei negoziati di pace in corso fra questa ed Israele, sicuramente l'Hezbollah sarebbe stato perdente. Quindi ha approfittato dell'occasione offertagli da Siniora per una reazione preventiva. Ha dimostrato ancora una volta di essere efficiente e forte. Ha occupato le roccaforti sunnite di Beirut praticamente senza incontrare resistenza.
La pace dovrebbe essere considerata la condizione umana
naturale , e invece la guer ( da "Messaggero, Il"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Amare considerazioni del presidente israeliano Shimon Peres contenute nella sua prefazione al libro di Uri Savir, Colloqui di pace. Imparare a salvare il mondo ogni giorno (Luca Sossella editore, 209 pagine, 15 euro). Savir sa di che cosa parla: tra il 1993 e il 1996 negoziatore israeliano degli Accordi di Oslo, fondatore nel '96 del Peres Centre for Peace e nel 2001 dell'
ROMA Franco Frattini ha mosso gli ambasciatori e fatto
arrivare ai libanesi e ai paesi inte (
da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Mentre Israele teme sempre più l'asse hezbollah-Iran, che va rafforzandosi pericolosamente. Gli amici del Libano, Friends of Lebanon, stasera si riuniranno in una conferenza telefonica (tra i quali l'Italia, la Francia, l'Egitto, il Canada...) per analizzare la situazione e discutere come e cosa fare, in quale altro modo ci si può muovere per disinnescare la miccia-
Aldo Moro. Sicuro. E' l'anno giusto. A trent'anni dalla sua
morte non può ( da "Messaggero, Il"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 68 oppure lo Stato d'Israele che compie 60 anni". "E perché, le elezioni americane? Il Papa alla Sapienza? Non potrebbero essere temi perfetti?". "Fidatevi. Non chiedetemi perché, ma sento che per l'analisi del testo uscirà Svevo o Pirandello". Poco più di un mese alla maturità: gli indovini del toto- traccia sono già al lavoro.
È FAMOSA, e risponde a verità, la risposta della teologa
tedesca Dorothée Solle a ( da "Messaggero, Il"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Shimon Peres e Yasser Arafat, israele e la Palestina, la partita della pace. Stasera i cantanti, e gli uomini dello spettacolo, si fanno calciatori, come i calciatori si fanno ormai uomini di spettacolo andando in campo altrui nei mille spot televisivi. Anche questo è uno spot, certo: è lo spot del cuore, della solidarietà.
Formidabile quell'incontro: Nazionale Cantanti contro All
Stars for Peace, una squadra d'e ( da "Messaggero, Il"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Uno spettacolo unico, in campo e in tribuna, dove sedevano, vicini, il leader dell'Autorità nazionale palestinese Yasser Arafat e l'ex premier israeliano Shimon Peres, e con loro l'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Per la cronaca, i campioni di All Stars ebbero la meglio: 6-5.
Docu-Fiction mmm1/2 Sotto le bombe di Ph (
da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33 giorni della guerra israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con sguardo attento e rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o uccisioni sullo schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è ancora più straziante). Nessuna speculazione politica.
L'ATTACCO è scattato venerdì notte. Hacker di Israele e
Argentina hanno colpito Torin ( da "Messaggero, Il"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Francesco Tetro E' con il XVIII sec. che, grazie al (
da "Tempo, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: A lui gli israeliti romani devono pertanto la cessazione della clausura del loro quartiere e la memoria di Don Michelangelo è ancora viva nel loro cuore, per i numerosi interventi che elargì anche al di fuori del ruolo politico pur brevemente esercitato.
Fiera del libro, tra le righe il mistero di Israele (
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: tra le righe il mistero di Israele Torino.. Il Salone racconta la complessità del paese mediorientale --> La contestazione sembra avere provocato l'effetto contrario: è ancora più evidente l'interesse dei visitatori del Salone di Torino per il mistero Israele, letto, osservato e interpretato attraverso i suoi libri e i suoi autori.
Fiera del Libro (
da "Giornale.it, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: l'ambasciatore israeliano a Roma. Un riconoscimento che fino a oggi è stato assegnato a 21mila persone di quarantadue Paesi. In seguito fu invitata in Israele insieme a una delegazione di Giusti che avevano subito l'occupazione tedesca. Ida piantò un albero che porta il suo nome, da allora immortalato nella pietra.
<Nessun rimpasto in giunta> (
da "Giornale.it, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: anni di Israele. Caso Sgarbi a parte, la Moratti ha infine escluso per il momento altri movimenti in giunta: gli incontri che sta tenendo in questi giorni con i partiti della maggioranza non sono "in vista di un potenziale rimpasto", spiega. La scorsa settimana ha incontrato il gruppo di An, domani vedrà i coordinatori regionali e locali di Forza Italia ma "
Ressa agli stand. Oggi alle 22 si chiude (
da "Stampa, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele. Migliaia di persone avevano lavorato a ben altro". Umberto Cortellazzi, responsabile vendite di Mondadori per il Nord Italia, racconta che s'è venduto più del 2007 da Einaudi, Mondadori e Piemme; parla addirittura di "vendite raddoppiate rispetto alla domenica dell'anno scorso, con un più 20% complessivo" il direttore editoriale di Bollati Boringhieri Francesco Cataluccio.
L'informazione deformata e Israele spiegati da Pagliara (
da "Stampa, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: INCONTRO L'informazione deformata e Israele spiegati da Pagliara Il Master in Giornalismo dell'Università di Torino, in collaborazione con l'Ordine dei Giornalisti e Stampa Subalpina, organizza venerdì 9 maggio un incontro con l'inviato della Rai Claudio Pagliara sul tema "Israele e informazione deformata".
Io PdL al corteo per la Palestina Al tanto temuto corteo
per la Palestina io, elettore del (
da "Stampa, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Siti versus Dostoevskij (
da "Corriere della Sera" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: con i media tutti occupati da Israele e Palestina. Una risposta - assai negativa - al quesito è arrivata comunque da Walter Siti, che in un'intervista data a Nicoletta Tiliacos sul Foglio (la serie "Scrittori e popolo", in cui già sono apparsi Berardinelli e Ballestra, è indispensabile per chi voglia capire lo smarrimento della cultura di sinistra dopo i risultati di aprile)
Le surreali ragazze di Israele (
da "Corriere della Sera" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele DAL NOSTRO INVIATO TORINO - Coraggiose, provocatorie, stralunate, a volte scabrose: sono le ragazze di Israele. Questa Fiera che ha archiviato definitivamente le polemiche (ieri c'è stato addirittura un incontro tra l'imam Pallavicini e il parlamentare leghista Mario Borghezio, oggi si chiude) ha fatto conoscere meglio alcune delle voci femminili più originali di Medio Oriente
<Nella musica né destra né sinistra> (
da "Corriere della Sera" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ombelico del mondo" è stato primo in classifica in Israele e in Palestina). Poi ci sono novità positive: è successo qualcosa. Un partito come il Pd, un personaggio come Veltroni. Quando non hai i risultati che ti aspetti stai male. Ma ti fortifichi. Il prossimo album, pardon, la prossima legislatura vedrà un Veltroni più forte.
Torino affluenza in calo, il pieno di visibilità l'ha fatto
vattimo ( da "Riformista, Il"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: non si può mettere sullo stesso piano chi fa l'ultra-filo-israeliano e chi fa l'ultra-anti-israeliano - e ancor di più, infausta, sul piano logistico, perché la concomitanza delle feste in Israele e in tutto il mondo ha reso meno unica l'edizione e impedito che fossero presenti Amos Oz e David Grossman, che hanno preferito stare in Israele per i festeggiamenti.
Gli Studenti Padani in campo a difesa della libertà del
Tibet ( da "Padania, La"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Mentre i centri sociali e la sinistra estrema scenderanno oggi in piazza contro Israele nel capoluogo piemontese noi, contemporaneamente, sciopereremo nelle scuole del Nord a favore del popolo tibetano" afferma Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord e coordinatore federale del Movimento Giovani Padani, di cui gli Studenti Padani sono una ramificazione.
La scorretteza e la (
da "Padania, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele è il vero nemico e il comunismo sinistroide il suo attuale carnefice, alla faccia dell Anpi e dei resistenti. Oggi bisognerebbe parlare un linguaggio che sia vicino alla gente (ma la sinistra per carenza mentale non ci arriverà mai), federalismo, sicurezza, tasse, libertà, scuola, salute, invece loro,
Nel palazzo delle pagine c'è il mistero Israele (
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: è il mistero Israele Torino.. La Fiera del libro racconta un ricchissimo crogiolo etnico e linguistico --> DAL NOSTRO INVIATO CARLO FIGARI Torino. "Se un alieno arrivasse a Torino e vedesse questa manifestazione si farebbe un'idea di un mondo privilegiato dove la gente protesta perché hanno invitato noi scrittori ebrei liberali a parlare dei nostri libri"
Libano, la guerra si sposta sui monti (
da "Stampa, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: capitale e quelle a ridosso del confine con la Siria e Israele, sono state investite ieri dall'offensiva militare dell'opposizione guidata da Hezbollah, lanciata contro le milizie filogovernative. Dopo una mattinata di apparentemente calma a Beirut, dove l'esercito aveva preso posizione nelle zone fino alla sera prima controllate dalle milizie sciite, lasciando che seguaci dell'
L'Isola e la Madre che viene dal mare (
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: non ha un territorio ricevuto da Dio, come il popolo di Israele. Non si dà l'Arabia dell'Islam, che altre religioni non possono calpestare. Per il cristiano non c'è una particolare terra santa perché tutto l'universo per lui è santo. Santo è soprattutto il cuore dell'uomo, se vi albergano fede, speranza e amore.
Sanità, Lombardia e Israele sempre più vicine (
da "Padania, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Prosegue il lavoro in comune Sanità, Lombardia e Israele sempre più vicine Yaacov Ben-Yizri, ministro della Sanità israeliano, parlerà con il primo ministro Olmert per fare in modo che il progetto sanitario con la Regione Lombardia sia tra i primi punti nell agenda per gli accordi bilaterali tra Italia e Israele.
Libano, italiani evacuati mentre esplode la guerra (
da "Padania, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sostenendo che la responsabilità dell escalation di violenza sia imputabile di Stati Uniti e Israele. E mentre la guerra corre , arriva il monito flebile e inascoltato delle Nazioni Unite: il governo e le forze di opposizione libanesi pongano fine alle violenze e avviino un negoziato che consenta di superare le "divergenze politiche" all origine della nuova crisi di Beirut.
Linguaggio cosiddetto corretto: figlio venerabile del
relativo ( da "Padania, La"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: in seguito al blocco imposto da Israele. E che dire del massacro degli armeni e dei greci da parte dei turchi? Qualcuno ha deciso che la Turchia debba entrare nell Unione Europea e non importa nulla che quel Paese si ostini a ritenere che quei due genocidi semplicemente non ci siano mai stati e che quindi sia reato anche solo parlarne.
Golpe Hezbollah I miliziani occupano con la forza Beirut (
da "Padania, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele ha accusato l'Iran di fomentare gli scontri, ma
Teheran ha respinto e rilanciato: "Gli sforzi avventurosi e gli interventi
degli Stati Uniti e del regime sionista sono la causa principale del caos nel
Libano". La Siria, che fino al
Ahmadinejad: Israele è un cadavere marcio (
da "Padania, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele è un cadavere marcio Il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, torna ad attaccare Israele nel giorno della Fiera del libro di Torino, proprio mentre lo stato ebraico festeggia i sessant anni della sua esistenza. Ahmadinejad afferma che le celebrazioni in corso in tutto il mondo non riusciranno a salvare il cadavere marcio e puzzolente di Israele.
Facce da palcoscenico e da tivù (
da "Stampa, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Grande Vecchio della kermesse, che parla con Kalhed Fouad Allam su Israele e la Fiera; a condurre l'incontro è Francesca Paci (accesso con biglietto gratuito Green Point, ingresso Pad. 3). Vip che gioca in casa, Luciana Littizzetto incontra il 9 al Caffè Pedrocchi (ore 15,30) Marco Lodoli per parlare del suo romanzo "Sorella".
Contro ( da "Stampa, La"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: invito a Israele come paese ospite della Fiera hanno organizzato varie iniziative di protesta e controinformazione. E' annunciato un presidio-gazebo tutti i giorni di fronte al Lingotto (ma il prefetto ha vietato i presidii esterni alla Fiera), mentre sabato 10 si terrà la manifestazione nazionale per la Palestina indetta dall'Assemblea Free Palestine di Torino e dal Forum Palestina (
( da "Manifesto,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Sinistra in fiera C'è
il corteo, Bertinotti annulla il dibattito Era atteso ieri pomeriggio alla
Fiera del libro di Torino per presentare la rivista "Alternative per il
socialismo" (che dirige), discutendo delle prospettive della sinistra dopo
la sconfitta, proprio in contemporanea con il corteo. Ma Fausto Bertinotti
all'ultimo momento ha rinunciato a partecipare. Non resi noti i motivi della
defezione, nemmeno dagli organizzatori dell'evento, anche se probabilmente l'ex
presidente della Camera ha voluto evitare la concomitanza con la
manifestazione, che lo avrebbe esposto al rischio di contestazioni come era già
accaduto al corteo torinese del primo maggio, dove era stato bersaglio di
qualche fischio. Probabilmente stavolta non sarebbe andata allo stesso modo,
visto che i sostenitori del boicottaggio erano da tutt'altra parte e non sono
entrati all'interno, ma è chiaro che questa volta anche la minima contestazione
avrebbe avuto un forte impatto mediatico. Dunque, meglio non rischiare, specie
in un momento come questo molto delicato per il Prc, che si avvia verso un
congresso non facile e la figura dell'ex segretario è un po' appannata dalla
sconfitta. Anche perché alla manifestazione indetta da Free
Palestine Rifondazione comunista non aveva aderito, a differenza del Pdci
nonché di Sinistra critica e del Partito comunista dei lavoratori. Bertinotti
però ha fatto sapere che sarà presente alla fiera oggi in due occasioni, una al
mattino nell'ambito di un ciclo di incontri promossi dalla fiera stessa sulle
"7 parole della Costituzione", e al pomeriggio in un incontro
con lo scrittore Paco Ignacio Taibo II.
( da "Manifesto,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Clima disteso e
surreale tra gli stand della Fiera. I blocchi fanno calare drasticamente i
visitatori e gli editori di sinistra propongono: lunedì porte aperte Benedetto
Vecchi Inviato a Torino Padiglioni pieni, uomini e donne che passano da uno
stand all'altro, chiedendo informazioni su questo o quel romanzo. Chi riconosce
un autore tra i volti che si aggirano per la Fiera internazionale del libro
chiede autografi o dediche stringendo con mani tremanti il libro da poco
acquistato. Ma alle 14 il clima diventa irreale. Le porte laterali vengono
chiuse, facendo salire vertiginosamente la temperatura interna. Perché
chiudete? Domanda d'obbligo per un tabagista che non vuol fare un km per andare
ad assumere la sua dose di nicotina. La risposta lascia di sasso: "Motivi
di ordine pubblico. Siamo stati informati che proveranno ad assaltare la Fiera
usando gli ingressi laterali". Il luogo dove dirigersi è quello dell'ingresso
principale. Il piazzale è pieno di uomini, donne e scolaresche che prendono il
sole. Il clima è disteso e rilassato. Chi è alla Fiera a tutto pensa meno che
alla manifestazione che sta prendendo forma a qualche km da qui. L'unica nota
stonata è che le biglietterie sono quasi deserte. I commenti degli espositori
sono unanimi sul fatto che gli scorsi anni il sabato era giorno di pienone, con
file che si snodavano per decine e decine di metri. Quest'anno no. La distanza
tra il crescente nervosismo della vigilanza interna, delle forze dell'ordine e
il clima da scampagnata dei visitatori è sempre più marcata al trascorrere dei
minuti. Comincia a circolare sempre più insistente la notizia che Fausto
Bertinotti ha annullato il suo incontro con i lettori della rivista Alternative
per il socialismo dedicato alla sconfitta della sinistra. Richiesta di conferma
allo sportello delle informazioni. "Sì, l'incontro è annullato". Per
quali motivi? "Non lo sappiamo". Di sicuro, l'ex presidente della
Camera aveva mandato segnali abbastanza inequivocabili sul suo disagio a
discutere delle prospettive della sinistra dopo il tonfo elettorale della
Sinistra arcobaleno mentre fuori un'altra sinistra manifestava contro la
decisione della Fiera del libro di dedicare questa edizione allo stato di Israele. E siamo arrivati alle 14, quando una visita veloce alle vie che
portano da Via Genova a Via Nizza porta alla "scoperta" che sono
presidiate da camionette della polizia o dei carabinieri o della finanza. Via
Genova è vuota e un funzionario di polizia informa un gruppo di ragazzi a una
fermata del bus che "per motivi di ordine pubblico il traffico è stato
deviato". Per cercare un trasporto pubblico bisognava farsi un bel
po' di strada a piedi. Sarà per questo motivo che le biglietterie all'ingresso
continuano ad essere deserte. Alla fine il Lingotto è diventato una specie di
fortino assediato. Ma non dai manifestanti, bensì dalla cintura di sicurezza
stesa dalle forze dell'ordine attorno agli stabilimenti. Poi arriva la notizia
che il Tg4 ha invitato gli editori a chiudere gli stand perché stanno arrivando
i boicottatori. Nessuno ha visto la tv, ma il nervosismo tra gli espositori
sale immediatamente. Tutti lamentano che fino a ieri la presenza di pubblico
era diminuita e che gli affari languivano. Se poi ci si mette pure
l'allarmismo, anche i volenterosi che volevano arrivare al Lingotto sono
dissuasi dal venire. Questi i commenti unanimi che accomunano case editrici
mainstream e quelle piccole, di qualità e che hanno nel loro catalogo titoli che
manifestano solidarietà al popolo palestinese. In serata molte piccole case
editrici democratiche e di sinistra chiederanno agli organizzatori di aprire la
Fiera lunedì senza far pagare il biglietto, in segno di riconciliazione con i
boicottatori e per far fronte alla diminuzione di pubblico. Chi è rimasto
all'interno della Fiera avverte un disagio per una rappresentazione mediatica
di una situazione che non corrisponde al clima di disinteresse, se non
indifferenza, manifestata dal pubblico rispetto alle polemiche dei giorni
scorsi. Sostenere che le biglietterie vuote siano un'adesione al boicottaggio è
certo un'esagerazione. Pensare che l'interruzione del flusso di pubblico
dipenda dal clima di "allarme" è molto più realistico. Ipotizzare che
la contrazione di pubblico è dovuto alla pessima situazione economica è la
strada che nessuno ha percorso. Ma chi viene al Lingotto guarda molto le
copertine, sfoglia i libri, poi lascia il mattoncino di carta lì dove l'ha
trovato. Alla fine si diffonde come un virus la notizia che sta arrivando il
corteo. Il nervosismo della vigilanza è al diapason, mentre le forze
dell'ordine transennano ciò che non era già stato transennato. Il corteo è sì
giunto. Alcuni interventi e poi si scioglie. All'interno del Lingotto tutto procede
come prima. Con la speranza che le porte laterali siano finalmente riaperte,
perché il caldo all'interno è da estate avanzata.
( da "Manifesto,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
In migliaia a Torino
alla manifestazione per il boicottaggio della Fiera del libro. Un corteo
pacifico Bandiere bruciate. Solo in fotografia Solo slogan
per la Palestina e contro Israele da parte dei "duri" di
mezza Italia. I temuti scontri non ci sono stati ma la polizia ha militarizzato
la città penalizzando proprio il salone del libro Luca Fazio Giorgio Salvetti
Inviati a Torino "Uff...fammi una bella ripresa sulle bandiere che
bruciano". Sorpresa. Eccole, ma sono in fotografia, anzi
gigantografia, quasi in testa al corteo, solo uno dei tanti striscioni, e la
scritta "Israele non è un ospite d'onore". Sgrandangolate
da sotto, da una ventina di telecamere disperate, forse fanno notizia lo
stesso. Ma forse non è abbastanza. In effetti Torino era stata preparata a ben
altro, tipo "settemila spranghe stanno arrivando in città". E
circolavano già le voci sull'indirizzo, numero civico compreso, dove andare a
gustarsi gli scontri con la polizia. Un nuovo G8, o giù di lì. Si spiega così
l'atmosfera che alle 15,30 raggela i trenta gradi di via Madama Cristina, nelle
orecchie fischia il tema di Ennio Morricone quando teneva tutti col fiato
sospeso nei film di Sergio Leone. Stanno arrivando! Il corteo dei cattivi è là,
sullo sfondo. "Signora mi faccia un piacere, si fa fotografare mentre
abbassa la saracinesca?". Un raffica di clic che tramortisce. "Signora,
dia retta a me, cambi strada, non passi di là". Torino è stata
terrorizzata, sono tutti chiusi i negozi lungo i quattro chilometri da
percorrere verso il Lingotto, per strada non c'è in giro nessuno, i più
coraggiosi stanno alla finestra per assistere allo spettacolo. Si capisce
perché (dopo gli occupanti dell'esercito israeliano) i più bersagliati, dai
megafoni ma anche nelle chiacchiere tra amici, siano i giornalisti. Ce n'è per
tutti, Liberazione e il manifesto compresi, "hanno seguito in maniera
indecente questa giornata di mobilitazione". Con queste parole è
cominciato il corteo. Sì, ma gli scontri? "Una cazzata, tutto
inventato". Il boicottaggio in sé ha spaventato molti, creato malintesi,
disturbato le coscienze di chi non può far finta di non vedere che a Torino
comunque si stava preparando a sfilare una parte della sinistra che ha il
diritto di manifestare contro la politica dello stato di Israele
e per il popolo palestinese. Tanto più se le modalità (i toni, i gesti, gli
argomenti, le sfumature) sono quelle che si sono viste ieri pomeriggio.
Difficile, considerata la pressione e le provocazioni (di Fini, per esempio),
riuscire a gestire in modo così "pulito" una piazza dove si sono
mescolati i cosiddetti "duri" di mezza Italia: c'era Milano, Roma,
Napoli, Genova, Padova, Pisa, Perugia...e naturalmente l'attenta regia del
centro sociale torinese Askatasuna, tutti circondati da decine di bandiere
palestinesi. Soli. Visto che la sinistra (ex) parlamentare si è data, fatta
eccezione per Sinistra Critica, il Pcdl di Ferrando (e il Prc, ma della Val di
Susa). Non una scritta sui muri, non un lancio di oggetti alle "forze
dell'ordine" (a centinaia nascoste nelle vie laterali), anzi, anche un
lungo passaggio silenzioso in via Genova - "per favore, facciamo piano per
rispetto ai malati dell'ospedale Le Molinette" - e per finire anche
"le navette per riportare i compagni verso la stazione".
Organizzazione perfetta. Possibile? E il plotone di giornalisti aggrappati al
fattaccio? Costretti a fare avanti e indietro per scovare la notizia, ma è una
sola. I manifestanti sono 10 mila, lo dicono loro e senza nemmeno esagerare
granché. Certo non è stata una festa, poca musica, molti discorsi, ragionamenti
complessi ma sensati e pochi slogan, dove non si va troppo per il sottile,
"Palestina libera, Israele
assassina". Non si può togliere lo sguardo dai tre bambini - è un'altra
gigantografia - con il corpo martoriato, sono Rudeine, Musaab e Salah, e non si
può rimanere indifferenti davanti ai nomi degli ultimi palestinesi uccisi poche
ore fa. Gli organizzatori del corteo sono offesi perché la stampa ha attribuito
loro la volontà di boicottare i libri, continuano a ripeterlo, loro hanno
invitato anche scrittori israeliani. Sfila un signore ebreo, alto, con la
bandiera israeliana, l'unica del corteo, e la scritta "not in my
name". Davanti al Lingotto, improvvisamente, sale la tensione. Una sirena
squarcia il silenzio che scuote il piazzale, "no niente - comunica per
radio un pezzo grosso della polizia - sono solo i vigili che spaccano la
minchia". E infatti sono loro che sfrecciano scortando un carro attrezzi,
tutto qui. Il corteo, finalmente, diventa assemblea, a quattro metri di
distanza da un muro di agenti in assetto anti sommossa a difesa della fiera del
libro. In quei quattro metri, decine di telecamere puntano per l'ultimo
disperato tentativo. Uff...ancora niente. Tocca accontentarsi di un fumogeno
viola che sfuma sui titoli di coda. Davide, che per tutto il giorno ha cercato
di comunicare con i torinesi aggrappati ai balconi, interviene: "Calma,
non abbiamo mai cercato lo scontro con la polizia, per noi il corteo finisce
qui davanti al Lingotto. Ciò che là dentro continuano a spacciare per cultura è
solo marketing politico, la nostra è una scelta chiara ed esplicita: noi siamo
dalla parte degli oppressi e contro gli oppressori, ed è normale così".
L'obiettivo è stato raggiunto: far sentire la voce della Palestina
alla Fiera del Libro. Si poteva fare in mille modi diversi, ma si poteva anche
discuterne da subito semplicemente per quello che poi è stato. Un semplice
riuscitissimo corteo. Fine. Del resto, come aveva previsto una vecchia volpe
del movimento quando ancora aleggiavano le settemila spranghe , "è una
giornata, poi passa...ormai siamo diventati filosofi".
( da "Manifesto,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Delusi
i profeti di sventura: il corteo dei "boicottatori" sfila tranquillo fino
a pochi metri dalla Fiera del libro dedicata a Israele.
In migliaia, con slogan e qualche fumogeno, danno una voce al dramma dei
palestinesi PAGINA 7.
( da "Manifesto,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Qui Lingotto Giorno di
polemiche Il presidente della Fiera: "In crisi per colpa dei media"
"La Fiera ha patito i danni di giornate di titoli sui giornali che parlavano
di assalto alla diligenza. Ha patito della chiusura di via Nizza per la
manifestazione e di un'informazione che ha trattato questa situazione non forse
con la dovuta attenzione". L'affondo è del presidente della Fiera del
Libro, Rolando Picchioni. Che ha risposto nella serata di ieri alle polemiche
di molte case editrici sul crollo degli ingressi: "I dati - ha aggiunto -
rivelano come il calo abbia interessato soprattutto i visitatori occasionali, i
curiosi, mentre i fedelissimi, i lettori forti, hanno assolutamente tenuto,
come dimostra anche il fatturato degli editori in Fiera e la vendita negli
stand, come quello del Book Design Space, dove sono stati acquistati
soprattutto i libri più cari". Caruso: delusi gli avvoltoi di destra e di
sinistra "Gli avvoltoi delusi di destra e di sinistra restano a bocca
asciutta: non una bandiera bruciata, non una vetrina infranta, non un atto di
violenza, centinaia di poliziotti impegnati nel dolce far nulla mentre mafiosi
e affaristi girano indisturbati per le nostre città". Ormai
extraparlamentare, torna l'ex disobbediente Francesco Caruso, più agguerrito e
movimentista che mai. "Il boicottaggio contro Israele, come il boicottaggio contro
qualunque altro Paese del mondo - dice - non è un'attività eversiva, ma una
forma libera di espressione del proprio dissenso, eppure hanno speso fiumi e
fiumi di propaganda e di retorica per criminalizzare i movimenti di solidarietà
con la Palestina".
Zingaretti: tutti devono opporsi al boicottaggio di Israele
Da Torino a Roma, dove il neopresidente della Provincia Nicola Zingaretti ha
fatto visita ieri a uno stand del Pd, a Campo de' Fiori, che esponeva una
bandiera con la stella di David e vendeva libri israeliani proprio per dire no
al boicottaggio, ed ha esortato "tutti" a opporsi al boicottaggio
della presenza di Israele alla Fiera del Libro.
( da "Manifesto,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
CAPOLAVORI CHE
RITORNANO Palazzo Ruspoli via del Corso 418 Oltre cento opere di grandi
maestri, fra cui La Madonna col Bambino di Bartolomeo Montagna, un Tintoretto
Ritratto di gentiluomo con cappa bordata di ermellino, dalle collezioni del
Gruppo Banca Popolare di Vicenza. Fino al 15 giugno. Orario: 10.00- 19.30
[tutti i giorni, lunedì chiusa]. Biglietti da
( da "Manifesto,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
FIRENZE La musica è
classica Stasera e domani alle
( da "Manifesto,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dal valico di al-Kaa a Tripoli,
a ritroso della grande fuga attraverso l'unico varco rimasto per lasciare il
paese Viaggio nella rabbia anti sciita dei bastioni sunniti Michele Giorgio
Tripoli Il valico di al-Kaa è la finestra del Libano sul mondo. Certo si dice
che oggi riaprirà l'aeroporto di Beirut ma in realtà regna l'incertezza sul
futuro immediato dello scalo internazionale, isolato da Hezbollah e dai suoi
alleati in risposta ai provvedimenti del governo contro la rete di
comunicazione indipendente del movimento sciita. E sino a quando il valico di
Masnaa a sud della Bekaa continuerà a rimanere chiuso per gli scontri che si
ripetono nella vicina Shtura, al-Kaa nel nord del Libano, almeno fino a ieri,
era l'unica via d'uscita e di ingresso nel paese sconvolto da violenze che fanno
temere una nuova guerra civile. Al valico la gente si ammassa. Scappano i
lavoratori siriani che tornano in patria temendo di venir coinvolti nel
confronto armato tra i miliziani sunniti sostenitori del governo
filo-occidentale e quelli dell'opposizione capeggiata da Hezbollah. Ma partono
anche intere famiglie, che passando per la Siria si dirigono in Giordania. Un
viaggio in auto che, inclusi i controlli da superare in ben di tre frontiere,
può portare via anche una intera giornata, nonostante i chilometri da
percorrere siano appena poche centinaia. "Non credevo che il Libano
sarebbe arrivato tanto vicino ad una nuova guerra civile - dice Maisa al-Sader,
residente a Baalbek - e invece continuiamo a commettere gli stessi
errori". Il marito, Ziad, da parte sua punta l'indice contro il governo di
Fuad Siniora che da queste parti, nella Valle della Bekaa, dove sventolano un
po' ovunque le bandiere gialle di Hezbollah, non ha molti sostenitori.
"Quelli del "14 marzo" (il fronte antisiriano) vogliono regalare
il Libano ai nemici sionisti e agli americani ma non ci riusciranno",
afferma l'uomo senza temere di parlare a voce alta. A qualche metro un paio di
giovani, con una smorfia, manifestano il loro dissenso. Tutti gli altri si
mostrano indifferenti, preoccupati soltanto di recuperare qualche posizione
nella fila scomposta davanti al controllo passaporti. Dall'altra parte del
vetro poliziotti con gli occhi rossi e gonfi dalla stanchezza si affannano a
maneggiare timbri e documenti. L'unico che appare meno provato dalla pesante
giornata di lavoro è il militare responsabile per i visti d'ingresso. Negli
ultimi quattro giorni sono state ben poche le persone entrate in Libano.
Qualche giornalista straniero, i diplomatici e uomini d'affari arabi
preoccupati per il futuro dei loro investimenti. Chi ora passa per quel valico
lo fa solo per andare via. Raggiungere Tripoli non è semplice arrivando da
al-Kaa. Occorre aggirare il Monte Libano e tornare verso il nord, lungo la
costa. Transitando per Jbeil e le vicine cittadine cristiane non si nota alcun
segno di tensione ma solo un insolito scarso traffico automobilistico. A
Tripoli il clima è ben diverso, anche se la città vive la sua vita di tutti i
giorni. In questa roccaforte storica del sunnismo, che ospita esponenti del
salafismo più oltranzista e sostiene il leader della maggioranza di governo
Saad Hariri, il blitz dei militanti sciiti che, venerdì, in pochi attimi hanno
occupato l'intera Beirut Ovest, la zona musulmana, è stato come la violazione
di una "linea rossa". Abed, 23 anni, studente di architettura, non si
definisce "religioso". Ma quanto è accaduto a Beirut lo sconvolge.
"Tanti mi avevano detto che gli sciiti non sono veri musulmani - dice - mi
ero rifiutato di accettare questa discriminazione ma quando ho visto cosa hanno
fatto (a Beirut) e cosa hanno distrutto (i media di Hariri, ndr) mi sono reso
conto che noi sunniti non possiamo rimanere passivi e che (gli sciiti) non
dovranno mai avere potere". Per Ahmed, 27 anni, amico e collega
universitario di Abed, il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, non è un eroe della resistenza contro Israele ma un "codardo". "Verrà presto il giorno in cui
pagherà per i crimini che ha commesso", avverte con tono perentorio, non
mancando di lanciare accuse anche al premier Fuad Siniora. "Deve farsi da
parte - afferma - perché è troppo debole e non sa come affrontare Hezbollah, è
venuto il momento dei fatti, le parole non servono più". L'idea
della vendetta, della rappresaglia per l'umiliazione subita a Beirut prevale a
Tripoli e in molte altre località del nord, in particolare ad Akkar, bastione
dell'ortodossia sunnita. Ieri ad alimentare il desiderio di rivincita sono
state anche la strage a Tariq Jadide di sei persone durante i funerali di
militante di Mustaqbal, il partito di Hariri, e l' uccisione di un attivista
sunnita ad Halba nel nord del paese. La guerra civile forse è evitata - almeno
questo è quello che tanti libanesi preferiscono pensare in queste ore dopo
l'annunciato ritiro dei miliziani dalle strade di Beirut - ma il Libano
potrebbe presto essere preso in una spirale di ritorsioni e vendette.
( da "Repubblica,
La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il centrodestra
all'attacco vuole un intervento sui vertici dell'azienda. Anche il Pd contro il
giornalista. Solo Di Pietro lo difende Schifani: "Minano il dialogo"
Bufera sulla Rai per le frasi di Travaglio. Fazio chiede scusa in tv ROMA -
Continuano le polemiche per l'attacco di Marco Travaglio a Renato Schifani nel
corso della trasmissione di Rai Tre Che tempo che fa. Il presidente del Senato
ha respinto le accuse del giornalista, spiegando che si riferiscono a
"fatti inesistenti o manipolati" ed ha aggiunto che in questo modo
"qualcuno vuole minare il dialogo tra maggioranza e opposizione".
Intanto è bufera sulla Rai. Fabio Fazio, nella puntata di ieri del suo
programma, ha chiesto scusa in diretta. Ed ha letto un comunicato del direttore
generale di viale Mazzini in cui Claudio Cappon si è dissociato "a nome
della Rai", ha manifestato la "più alta considerazione e
rispetto" nei confronti del presidente del Senato" e ha definito
quanto accaduto "un comportamento inaccettabile per il Servizio
Pubblico". Ma il centrodestra non è soddisfatto e chiede un intervento sui
vertici dell'azienda. Sull'altro fronte, la capogruppo dei
senatori del Partito democratico Anna Finocchiaro ha solidarizzato con
Schifani, mentre il leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro difende
Travaglio. BUZZANCA, NOVELLI, PALESTINI E TITO ALLE PAGINE 2 E 3.
( da "Repubblica,
La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"C'è chi vuole
minare il dialogo" Schifani all'attacco, bufera sulla Rai Il Pdl: "Da
Travaglio agguato premeditato". Le scuse di Cappon e Fazio Finocchiaro, Pd
"Inaccettabili fare accuse così gravi senza
contraddittorio" SILVIO BUZZANCA LEANDRO PALESTINI ROMA - "Attaccano
il clima di dialogo, usano fatti inconsistenti o manipolati". Renato
Schifani appare in serata al Tg1 e replica all'affondo di Marco Travaglio che
sabato sera, invitato da Fabio Fazio a "Che tempo che fa", lo aveva
accusato di avere "avuto amicizie mafiose". Il presidente del
Senato usa toni pacati, lontani da quelli di altri esponenti del Pdl,
soprattutto quelli di An. Schifani dà una spiegazione tutta politica
dell'affondo di Travaglio. "Si tratta di fatti inconsistenti e manipolati
che non hanno dignità di generare sospetti. La verità è che qualcuno vuole
minare il dialogo ed il confronto costruttivo che ha caratterizzato l'inizio di
questa legislatura", dice il presidente del Senato. Un attacco, che,
ammonisce però Schifani, non fermerà il lavoro per "abbattere gli steccati
e lavorare insieme. Ce lo chiede il Paese, ce lo chiede anche il capo dello
Stato". Una risposta arrivata ieri sera, poco prima che Fazio nella
puntata di "Che tempo che fa" chiedesse scusa al presidente del
Senato e leggesse un comunicato del direttore generale della Rai Claudio Cappon
che prendeva le distanze dalle dichiarazioni di Travaglio, definite
"inescusabile". E dalle parole di Travaglio si è
"dissociato"anche il direttore di RaiTre Paolo Ruffini. La scelta di
Viale Mazzini non placa però il centrodestra. Nel Pdl sono convinti che si sia
trattato di "un agguato" televisivo premeditato. Maurizio Gasparri,
in serata, insiste negli attacchi e fa sapere: "La Rai crede che tutto si
chiuda dopo le offese a Schifani con la letterina di Cappon? E Fazio vuole gli
applausi dopo le flebili scuse e l'invito al presidente del Senato? Si scusa
con il pubblico?". Intanto il ministro Altero Matteoli giudica l'attacco
del giornalista una "vergognosa imboscata" televisiva. Il forzista
Enrico La Loggia aggiunge di "avere assistito ancora una volta ad un
episodio che denota l'uso distorto della tv di Stato". E Italo Bocchino
chiede un "intervento del Garante". Giudizi severi questa volta
arrivano però anche dal Pd. Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato, "trova
inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di
collusione mafiosa, nei confronti del presidente del Senato". E Marco
Follini, responsabile informazione del Pd, aggiunge: "Nella politica come
nell'informazione occorrono rispetto e misura. Travaglio non ci trascinerà di
certo nella giungla". Ben diverso è invece l'atteggiamento di Antonio Di
Pietro. Il leader dell'Idv è solidale con Travaglio. "Ha fatto
semplicemente il suo dovere raccontando quel che sono i fatti". - ha detto
l'ex ministro - Un giornalista che racconta, citando episodi specifici, non ha
bisogno di alcun contraddittorio". Gli fa eco Fabrizio Cicchitto,
capogruppo Pdl alla Camera: "Calunniate, calunniate, qualche cosa rimarrà,
ma lo scopo di questa provocazione è così evidente che nessuno ci casca".
Intanto Giuliano Urbani apre un altro fronte. Secondo il consigliere forzista
del Cda la colpa non ricade solo su Travaglio, ma va cercata "in molti
altri uffici: dal conduttore della trasmissione al direttore di rete, dal
direttore generale allo stesso Consiglio d'amministrazione che li ha investiti
dei rispettivi incarichi". Le parole di Urbani fanno presagire che della
vicenda finirà per occuparsi anche il Cda. Magari con la richiesta da parte del
Pdl di far cadere qualche testa eccellente all'interno della struttura di
RaiTre. Anche per questo Carlo Rognoni si chiede: "Perché Gasparri se la
piglia con il direttore generale Cappon dicendo in questo caso bugie?".
Secondo il consigliere del Cda Rai, Forza Italia si è presa tutte le cariche e
adesso manda "avanti Gasparri per dire che almeno in Rai il dg lo
vorrebbero loro". Sandro Curzi, altro membro del Cda, dice: "La
diretta è una cosa dura da gestire. Ma il problema forse è Travaglio. Sembra
che si vogliono creare delle difficoltà alla Rai. Travaglio sapeva benissimo di
creare un ulteriore scandalo". E in questo scenario va ricordato che il
Cda Rai scadrà a fine mese.
( da "Repubblica,
La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Ernesto Ferrero
"Noi, un luogo per il dialogo" TORINO Prima le
contestazioni contro Israele e l'allarme generale, rivelatosi del tutto infondato come ha
rimarcato il sindaco Sergio Chiamparino, per il corteo della sinistra radicale
filopalestinese. Poi, a salone avviato e consolidato dalla presenza del capo
dello Stato Giorgio Napolitano, ancora e soprattutto politica. Si è
registrata la passerella di alcuni esponenti del governo Berlusconi, da Bondi a
Schifani, e si è proseguito con Fausto Bertinotti, che ha invitato a ripartire
dalla "coscienza di classe". Quindi il culmine con Marco Travaglio e
Beppe Grillo, quest'ultimo però in diretta da casa sua, impegnati a prendere di
mira il presidente del Senato Schifani. La morale della favola è che le
polemiche, in un modo o nell'altro, fanno bene alla Fiera del Libro,
soprattutto se a governare c'è il centrodestra. Con un giorno d'anticipo
rispetto alla chiusura odierna della manifestazione di Torino, Ernesto Ferrero,
direttore della kermesse torinese, traccia un bilancio sostanzialmente
positivo: "Sta andando benissimo, lo dimostra la folla straripante che
domenica, passati finalmente allarmismi esagerati e paure, ha gremito
letteralmente la fiera. Del resto, non è nemmeno vero che il corteo di sabato
abbia svuotato il Lingotto. Chi era già dentro, ci è rimasto. Certo, le
tensioni alimentate artificialmente e altri fattori, come lo sciopero dei
trasporti pubblici di venerdì, hanno magari scoraggiato qualcuno, ma quando si
è ritornati alla normalità non ci sono stati più problemi. E abbiamo avuto di
nuovo i grandi numeri di sempre". Anche sull'invito a Israele,
Ferrero non fa marcia indietro: "Assolutamente no, nessun ripensamento.
Abbiamo avuto convegni e dibattiti con tantissimo pubblico e ospiti
straordinari come Yehoshua, Appelfeld, Etgar Keret, Meir Shalev, l'irakeno Sami
Michael, per non parlare degli altri. Che cosa volete di più? Si è capito che
la Fiera del Libro è un luogo di dialogo e di confronto, non un posto blindato.
Basterebbe soltanto ricordare quante persone hanno seguito l'incontro fra Enzo
Bianchi e il rabbino Adin Steinsaltz, la presentazione del libro di Eugenio
Scalfari, il dibattito con Travaglio, Santoro e De Magistris".
Inossidabile Fiera del Libro, dunque. Ha avuto un inizio difficile, lo ha
superato, ha recuperato nel finale con il suo oceano di convegni, relatori,
personaggi famosi a vario titolo. Il prossimo anno, per par condicio, si cambia
casacca: saranno di scena l'Egitto, con palestinesi e israeliani insieme (ma
con il beneficio dell'inventario).
( da "Repubblica,
La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina VI - Torino Il
concorso di Lingua Madre ti aiuta a uscire dal carcere Il premio della
multiculturalità a una detenuta ghanese Talenti stranieri allo stand voluto
dalla Regione Oggi tocca a Romania e Tunisia Grande successo per il ristorante
etnico, ispirato quest'anno alla cucina kosher FEDERICA CRAVERO è arrivata
terza, ma è lei la vincitrice d'onore del concorso Lingua Madre, ideato da
Daniela Finocchi prendendo spunto dallo spazio che ogni anno la Regione
Piemonte organizza alla Fiera del libro all'insegna della multiculturalità e
della commistione di culture. Herrety Kessiwaah, 33 anni, è originaria del
Ghana e vive in Italia, nel carcere di Trapani. Grazie a una collaborazione con
il ministero della Giustizia, infatti, il concorso si è allargato non solo alle
donne straniere residenti in Italia, ma anche alle detenute. E oggi a
mezzogiorno, nello stand di Lingua Madre, sarà premiata di persona, dopo che
per due mesi si sono tessuti rapporti fittissimi tra i vertici del concorso e
il sistema penitenziario, per riuscire a organizzare la trasferta. Un doppio
regalo, il premio e un paio di giorni fuori dalle sbarre, per l'autrice del
racconto Nanà, che vuol dire "regina", come diventa l'autrice quando
racconta l'atmosfera del suo paese. Prima classificata è stata Claudiléia Lemes
Dias, 29 anni, brasiliana trasferita a Roma, che ha partecipato con l'ironico
Fps 25. Al secondo posto si è classificata Fatima Ahmed, 59 anni, nata in
Cambogia da madre somala e padre indo-vietnamita e trasferita sul Lago
Maggiore, che ha scritto Gocce di ricordi. Premio speciale invece per Francesca
Mautino, 25 anni, che vive a San Salvario e con Scintille colorate ha vinto la
sezione per le donne italiane che raccontano le straniere. La premiazione di
oggi è solo uno dei momenti che in questi giorni hanno conquistato l'attenzione
del pubblico alla Fiera. Da Lingua Madre, infatti, sono passati nomi come
Younis Tawfik, Giovanna Zucconi e Predrag Matvejevic, che sono intervenuti a
presentare i più diversi autori stranieri. Molti di loro, pur essendo tradotti
in Italia, hanno preferito leggere brani dei loro libri o le loro poesie in
lingua originale, madre appunto, per far assaporare al pubblico la musicalità
di idiomi spesso sconosciuti. Tra gli appuntamenti più interessanti di ieri La
quarta moglie, della canadese Alissa York, che è andata a scavare nella realtà
della poligamia in una comunità di mormoni di fine Ottocento, o quello
dell'iraniana Marina Nemat, che in Prigioniera a Teheran ha raccontato la sua
storia di cristiana sotto Khomeini: rinchiusa in prigione finì per sposare il
carceriere che la salvò, prima di fuggire all'estero. Oggi invece alle 15
Andrea Bajani introduce lo scrittore romeno Mihai Mircea Butcovan, autore di
Allunaggio di un immigrato illuminato, che racconta l'amore di un romeno per
una giovane militante leghista. Alle 16 invece Francesco Leggio incontra il
tunisino Kamel Riahi, che in arabo ha scritto Bisturi, non ancora tradotto in
Italia. La formula di Lingua Madre alterna ai reading momenti di world music.
Stasera alle
( da "Repubblica,
La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Gli animali di mainardi
Alle
( da "Repubblica,
La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cronaca Monferrato Gad
Lerner propone prete come "Giusto" d'Israele TORINO - Don Martino Michelone, parroco di Moransengo morto nel
1979, su proposta di Gad Lerner diventerà Giusto d'Israele per aver salvato dai nazisti Luciano Segre e la famiglia. Lo
hanno annunciato ieri a Casale Monferrato al Festival della cultura ebraica
"Oyoyoy" Lerner e lo stesso Segre che all'epoca dei fatti aveva 10
anni.
( da "Riformista,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
De-generazioni il
romanzo del giovane geissen fotografa un'epoca La disperazione di Sam,
dimenticato da Google Dimenticati da internet, ci sembra quasi di non esistere
Sam ha ventotto anni. Alle sue spalle ci sono una laurea a Harvard, il progetto di un romanzo epico su Israele, per il quale ha incassato - e sperperato - il congruo anticipo
di un editore newyorkese e una manciata di quelle tristi vicende sentimentali
da terzo millennio che i giornalisti americani hanno battezzato con una mezza
dozzina di neologismi: dating, hooking up, eccetera, eccetera. Il vero
problema di Sam, però, è altrove. Come accade sempre più frequentemente, i suoi
crucci esistenziali si sono trasferiti online. Fino a un paio di anni fa,
quando digitava il suo nome, Samuel Mitnick, su Google, venivano fuori due o
trecento risultati. Siti letterari che proclamavano la notizia del suo talento,
piccoli blog raffinati che lo includevano tra le giovani promesse della narrativa,
ex compagni di corso che ne ricordavano le gesta sul campus più prestigioso
dell'Ivy League. Col passare del tempo, però, il numero delle citazioni ha
iniziato a assottigliarsi. Quasi ogni giorno, Sam si collega a internet solo
per assistere al progressivo, inesorabile declino della sua presenza nel mondo.
A un certo punto, il numero dei risultati cala al di sotto della barra dei
cento per poi assottigliarsi sempre più rapidamente: ottanta, sessanta,
venticinque... Disperato, Sam si rivolge al call center di Google. "Non
c'è nulla che possa fare per combattere questo fenomeno umiliante?".
Cortesemente, all'altro capo del filo, l'operatore gli consiglia di "fare
qualcosa di notevole". Anziché sedersi a tavolino e partorire finalmente il
tanto sospirato romanzo, a quel punto, Sam si rivolge a un amico hacker per
chiedergli di mettere a punto un trucco qualsiasi che consenta di conservare
traccia, su Google, delle pagine sulle quali è stato menzionato. Quello, però,
si rivela tutt'altro che entusiasta. E così, Sam deve affrontare, in completa
solitudine, la paura più grande della sua generazione: la sparizione virtuale.
Man mano che diminuiscono le citazioni su Google Sam comincia a dubitare della
sua stessa esistenza. Se un tempo si diceva che una guerra non aveva luogo, a
meno che non ci fossero le telecamere a riprenderla, oggi, nell'epoca dei
personal media, la situazione si è generalizzata. Nulla, neppure il fatto più
intimo o privato, accade realmente a meno che non produca una ricaduta
mediatica di qualche genere: un filmato su you-tube, un post sul blog di un
amico o - per lo meno - un micragnoso scambio di sms. Ciò che non viene
immortalato e comunicato non esiste. Dall'inizio dei tempi, la personalità
degli individui si costituisce interagendo con gli altri. Non era mai accaduto,
però, che la coscienza di sé fosse completamente esternalizzata e sottoposta a
una contabilità minuziosa e implacabile. Oggi, tutti - non solo le star e i
personaggi pubblici - possono misurare la loro popolarità su Google, rivedere i
loro momenti più felici - o più imbarazzanti - su You Tube e quantificare il
numero esatto dei loro amici su Facebook. Presto, un algoritmo made in Seattle
catturerà la nostra anima infinitamente meglio di una raccolta di poesie o di
una stagione dall'analista. Una speranza, però, forse c'è ancora. Sam Mitnick,
infatti non è una creatura in carne e ossa: è l'invenzione di Keith Geissen, un
giovane romanziere russo-americano che ha appena dato alle stampe All the Sad
Young Literary Men per i tipi della Viking Penguin. Il che dimostra, se non
altro, che la letteratura - per quanto obsoleta e low tech - può ancora
aiutarci a capire il mondo che ci circonda. Perfino quello virtuale.
12/05/2008.
( da "Unita, L'"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Paura su misura Oreste Pivetta Salone del Libro Si legge la delusione
nei titoli di molti dei grandi giornali italiani. I ribelli sono andati al bar.
Sfila il corteo anti-Israele, si
svuota la Fiera del Libro. A Torino tensione ma niente incidenti. Il corteo pro
Palestina fa calare le
presenze alla Fiera. Macché Israele, la sinistra sfila contro se stessa. Perfetta, o quasi,
rappresentazione di un sabato torinese, quello che avrebbe dovuto, secondo le
previsioni degli stessi organi di stampa, ripresentarci il ferro e il
fuoco e magari il sangue di Genova. segue a pagina 24.
( da "Unita, L'"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del "Firmo la mozione di Nichi, lo sosterrò da militante al
congresso" Bertinotti alla Fiera del libro discute con Ostellino e Paco
Ignacio Taibo II: "A sinistra c'è un grande vuoto da riempire" di
Simone Collini inviato a Torino FIRMERÀ la mozione Vendola e, seppure a modo
suo, farà campagna congressuale quando il confronto dentro Rifondazione
comunista entrerà nel vivo. Fausto Bertinotti fa alla Fiera del libro la sua
prima uscita pubblica dopo la batosta elettorale del 14 aprile. Stringe mani,
autografa libri, si fa fotografare con i tanti che lo avvicinano e glielo
chiedono. Segnali di stima e affetto che gli fanno ritrovare il sorriso, dopo
un mese di ritiro dalla scena, ma che non gli fanno cambiare idea circa il non
voler più ricoprire incarichi da dirigente politico. Però seppure "da
militante", come sottolinea rispondendo a chi lo avvicina per qualche
domanda, si impegnerà per "riempire il vuoto che si è creato nella
sinistra italiana". Nella stagione congressuale del Prc appena avviata e
poi oltre. Perché se "non parlo di politica" è la premessa con cui
blocca l'approccio del giornalista che gli chiede un commento sulle vicende
politiche, Bertinotti è comunque intenzionato a occuparsi "sempre di più
di cultura politica". Lo farà nelle vesti di presidente della Fondazione
Camera dei deputati, evitando di entrare nelle beghe quotidiane e nei classici
botta e risposta, ma comunque facendo sentire il suo peso. Un esempio del
taglio che avranno i suoi interventi lo ha dato ieri, parlando di lavoro e
Costituzione con Piero Ostellino la mattina e poi, nel pomeriggio con lo
scrittore Paco Ignazio Taibo II, del "mondo ridotto a un grande mercato",
della necessità di una rivoluzione "che non è l'assalto al Palazzo
d'Inverno ma il processo di superamento dell'ordine esistente", del fatto
che "la coscienza di classe è necessaria ma non sufficiente, perché deve
coniugarsi con la libera ricerca individuale del proprio destino". Solo
passeggiando tra gli stand del Lingotto e dopo che qualche resistenza è stata
superata vola più basso. "Firmerò la mozione Vendola", conferma,
"e mi fa piacere l'accoglienza che ha avuto l'annuncio della sua candidatura
a segretario". Non vuole commentare le decisioni prese al comitato
politico del Prc, però assicura: "Parteciperò alla campagna
congressuale". Si aspetta un bel congresso? "Sicuramente sarà un
congresso importante", risponde cambiando categoria e lasciando intendere
che non tutto quello che succederà nelle prossime settimane nel Prc apparterrà
al piano della bellezza. "C'è un vuoto da riempire nella sinistra italiana
e questo appuntamento offrirà un grande contributo per farlo". Nei
confronti dei manifestanti filopalestinesi che ventiquattr'ore prima hanno
sfilato a Torino gridando "Bertinotti peggio dell'antrace" non sembra
nutrire risentimenti. Si cuce la bocca quando gli si chiede un commento, ma chi
ci ha parlato nei giorni scorsi sa che l'ex presidente della Camera ha
giudicato fin da subito "un errore" la proposta
di boicottare la Fiera del libro per via dell'invito a Israele, che avrebbe preferito veder
difendere i diritti del popolo palestinese con una manifestazione che avesse
nella piattaforma la formula "due popoli due Stati". Quello che gli
ha dato fastidio è che si sia detto che ha annullato l'incontro previsto per
sabato perché temeva contestazioni. In realtà, spiega il suo staff,
Bertinotti aveva chiesto al direttore della Fiera Ernesto Ferrero di
concentrare in una sola giornata tutti gli incontri circa un mese fa, cioè ben
prima delle contestazioni alla manifestazione di Torino del 1 maggio. Che
comunque appartengono al passato. Dentro al Lingotto chi lo avvicina lo fa per
ringraziarlo e per chiedergli di non abbandonare la politica attiva. Lui
sorride, stringe mani e va avanti.
( da "Unita, L'"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione
del Sorpasso di Obama nella corsa ai superdelegati. Ma Hillary resiste: vado
avanti Time mette in copertina il senatore nero: "È lui il
vincitore". Dopo le polemiche si dimette un suo consigliere criticato per
aver incontrato esponenti di Hamas di Roberto Rezzo / New York GIRO DI BOA
Barack Obama per la prima volta dall'inizio delle primarie sorpassa Hillary
Clinton nel numero di superdelegati che lo appoggiano. Ma un suo consi- gliere
è costretto a dimettersi tra le polemiche per aver incontrato i leader di
Hamas. L'argomento è considerato particolarmente scottante per Obama, che
ancora stenta a convincere la comunità ebraica americana di essere un deciso e
affidabile alleato di Israele. Nel fine settimana
appello di Clinton ai sostenitori: "Non abbandonatemi, possiamo ancora
farcela. La strada è in salita, ma non impossibile". Il settimanale Time
non le crede e mette Obama in copertina sotto il titolo: "E il vincitore
è..". Sono quasi 800 i leader del Partito democratico che siedono di
diritto alla convention di Denver. L'ultimo conteggio dell'Associated Press ne
attribuisce
( da "Unita, L'"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Salone del Libro, paura su misura Oreste Pivetta Segue dalla
Prima La segnalazione più precisa, più ironica e pungente, ci giunge dal
Giornale: la sinistra, appunto, che si divide un'altra volta, Bertinotti nel
mirino della contestazione. Perché Rifondazione ha dato forfait e Bertinotti,
che aveva preferito le sale del Salone, poi ha disertato anche quelle. Niente.
"Cane che abbaiò non morde", scrive ancora il Giornale. In questo
caso a torto, perché quelli di Askatasuna, il centro sociale, o di Free
Palestine, in testa nell'organizzazione del corteo anti Lingotto, avranno
abbaiato ma non avevano alcuna intenzione di mordere (da segnalare l'ossimoro
di un occhiello che si legge in una pagina interna della Stampa: "I falchi
di Askatasuna: nessuno sfidi la polizia"...). Tutti, centri sociali e
associazioni varie e comitati unitari di base, la scorsa settimana, avevano tante
volte manifestato l'intenzione di un corteo per la Palestina,
in pace però, per alzare bandiere della Palestina
durante giornate in cui si sono viste soprattutto quelle di Israele.
Avevano anche spiegato (anche sull'Unità attraverso la voce di un
rappresentante di Askatasuna) che le bandiere bruciate in coda al Primo Maggio
dovevano solo giocare da richiamo per la stampa. Che ha accolto l'invito,
interpretando il messaggio come un annuncio di guerra e iniziando così a
tempestarci di "zone rosse", violenze annunciate, bandiere offese,
come se il finesettimana dovesse diventare un sabato di guerra. Incurante della
cauta tranquillità del sindaco Chiamparino e persino della misura del prefetto
e del questore, che assicuravano come di "zone rosse" non si dovesse
parlare, dal momento che il Salone del libro doveva sempre considerarsi aperto
al pubblico, assicuravano la massima vigilanza ma anche dell'inesistenza di
notizie d'allarme. Si fanno i conti dei danni e, evidentemente, con il
rammarico di alcuni, non si elencano vetrine rotte, ma solo biglietti
invenduti: è calata l'affluenza. Naturalmente si tenta di addebitare il calo
alla minaccia rappresentata dai manifestanti (che si sono mantenuti ben lontani
dal Lingotto, come in doverosa cultura legalitaria avevano concordato con il
prefetto, e che per giunta erano solo poche migliaia), senza ombra
d'autocritica e d'allusione al peso dell'allarmismo diffuso. Se si scrive una
volta, due volte, tre volte che il sabato sarà un girone d'inferno attorno al
Lingotto, è ovvio che molti preferiscana rimanere a casa. Agitando lo spettro
della guerra civile, sono un po' riusciti nell'impresa: il boicottaggio Che non
sia successo nulla è un sollievo. La dimostrazione che si possano manifestare
anche in modo fragoroso convinzioni aspre nella loro alterità, senza danni,
senza botte, senza lacrimogeni in mezzo, conforta. Sta nelle regole e nelle
espressioni della democrazia. Peccato che a Torino, malgrado i tentativi di
molti, si sia persa una occasione. Non si sarebbe suggellata
tra le bancarelle del Salone la pace in Israele, in quelle stanze non si sarebbe costruita una speranza di vita
per i palestinesi, ma un segnale lo si sarebbe potuto dare. Detto che lo Stato
d'Israele non si tocca,
forse si sarebbe potuto discutere del suo governo. Soprattutto si sarebbero
potute esaltare, tra le differenze, le contiguità della cultura degli uni e
degli altri, il malessere di una parte e lo strazio dell'altra,
sconfessare certe immagini militaresche e bombarole. In quella terra tormentata
(usiamo pure il plurale: in quelle terre tormentate) ci sono anime che soffrono
e menti che si tormentano: la cultura, a interrogarla senza reticenze, ne
offrirebbe un quadro ricco. Peccato che le domande siano rimaste in silenzio.
Colpa di chi ha pensato che bastasse un corteo per porle e di chi non ha osato
abbastanza per raccoglierle. Sinceramente pensiamo che dal Salone del libro,
ventennale ormai, sarebbe stato necessario il coraggio di rappresentare con la
certezza di uno Stato anche la conseguenza dei conflitti. Ma, come qualcuno ha
già scritto e detto, la complessità è una parola che mette paura.
( da "Giornale.it,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 19 del 2008-05-12
pagina 27 Fallito il "G8 dei libri". E chiusura in netta ripresa di
Caterina Soffici La mobilitazione della sinistra antagonista anti-Israele ha tenuto lontano un po' di pubblico.
Ma nel fine settimana presenze in crescita nostro inviato a Torino Fallito il
G8 dei libri. Fallito anche il boicottaggio della manifestazione culturale
accusata dai centri sociali, dalla sinistra antagonista e dagli attivisti pro Palestina di essere una celebrazione di Israele nel 60º della fondazione.
Alla Fiera di Torino è il giorno in cui si tira un respiro di sollievo.
Maurizio Poma, direttore di Biella Intraprendere, società che gestisce la
vendita degli stand e dei biglietti, fa un primo bilancio, anche se del tutto
ufficioso (per i dati ufficiali bisognerà aspettare la chiusura dell'evento,
domani sera): "C'è un calo oggettivo delle classi e dei ragazzi, mentre
per gli ingressi normali siamo in linea con l'anno scorso. Sabato pomeriggio,
nelle ore della manifestazione pro Palestina, c'è
ovviamente stato un calo. Però in serata si è abbondantemente recuperato".
Le camionette della polizia e dei carabinieri stazionano ancora davanti ai
cancelli del Lingotto, ma la paura è passata. Paura che però ha inciso sulle
presenze dei primi due giorni, giovedì e venerdì, quando molte scolaresche
hanno deciso di rinunciare alla tradizionale passeggiata tra i libri. Qualche
scuola, non molte e soprattutto da fuori Torino, ha deciso di disdire la
prenotazione per i laboratori dedicati a bambini e ragazzi. Gli stessi
organizzatori spiegano che le cronache allarmanti dei giornali hanno indotto
genitori e presidi a cancellare gli appuntamenti. Anche dalla Fondazione per il
Libro dicono di essere contenti: "Non abbiamo ricevuto proteste dagli
editori e questo significa che tutto procede come di consueto. Se non
vendessero, verrebbero subito a lamentarsi... ". In effetti anche gli
editori confermano questa prima panoramica ufficiosa e casereccia. Maurizio
Turchetta, direttore generale libri della Mondadori, conferma che le vendite
nello stand della più grande casa editrice italiana sono lievemente superiori
rispetto a quelle del 2007. Alla Rizzoli invece avevano notato un calo tra
giovedì e venerdì ma nel weekend la situazione è tornata assolutamente nella
norma. Lo stesso per Laterza e Feltrinelli (i titoli più venduti I barbari di
Alessandro Baricco e un autore israeliano, Amos Oz con La vita fa rima con la
morte). Anzi, forse proprio il fragore mediatico che ha accompagnato questa
edizione, con presenza del capo dello Stato, servizi su tutti i telegiornali
nazionali e grande spazio sui quotidiani, hanno alla fine aiutato a catalizzare
l'attenzione su un evento culturale molto popolare che ogni anno alla fine
della cinque giorni di maratona libraria totalizza trecentomila ingressi. Ieri,
domenica, giornata tradizionalmente dedicata alle famiglie con figliolanza al
seguito, sono stati 100mila, come l'anno scorso. Dalla Fiera è tutto:
boicottaggio fallito anche sul fronte editoriale. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Corriere
della Sera" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-05-12 num: - pag: 1 autore: di
PAOLA D'AMICO categoria: REDAZIONALE Il sindaco CERIMONIA
PER I 60 ANNI DI ISRAELE Moratti-Bloomberg rilancio per la Triennale
"Nessun caso Sgarbi" Dopo Tokio, New York. Letizia Moratti, nel
doppio ruolo di sindaco e assessore alla Cultura, accompagna il collega
Bloomberg in visita alla Triennale e prepara lo sbarco dell'esposizione milanese
nella Grande Mela. A PAGINA 4.
( da "Messaggero,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di CARLO JEAN IL
CONFLITTO avvenuto in Libano è incomprensibile. Il governo di Fuad Siniora
l'aveva provocato il 6 maggio, con la sua dichiarazione di voler smantellare la
rete di telecomunicazioni autonoma dell'Hezbollah e l'annuncio della
sostituzione del generale sciita responsabile della sicurezza dell'aeroporto
internazionale di Beirut. Questi aveva permesso all'Hezbollah di installare
videocamere per controllare il movimento dei passeggeri. Nonostante i suoi
propositi bellicosi, il governo ha ceduto dopo cinque giorni, quasi senza
opporre resistenza. Non hanno combattuto neppure le milizie sunnite. L'esercito
libanese poi non l'ha appoggiato. Anzi, il suo capo di Stato maggiore il
generale Michel Suleiman, che forse mercoledì prossimo diventerà Presidente
della Repubblica ha criticato le decisioni di Siniora definendole avventate e
anche peggio. Forse l'esercito non è intervenuto per il timore di spaccarsi in
fazioni etniche e religiose, e di dar vita ad una guerra civile. Può darsi però
anche che abbia ritenuto impossibile lo smantellamento della rete di
comunicazioni dell'Hezbollah. Gli esperti affermano che sotto il profilo
tecnico non sarebbe stato possibile, per le strette connessioni che essa ha con
la rete nazionale delle telecomunicazioni. Anch'essa sarebbe stata distrutta.
Poi, sarebbe stato difficile individuare le tratte in fibra ottica costruite
dagli Hezbollah, con l'aiuto di ingegneri iraniani. Infine, sarebbe facile per
il "Partito di Dio" rimetterle in funzione. L'Hezbollah ha così
ottenuto un grande successo, senza sforzo e con poche vittime: in tutto, una
quarantina di morti. La limitazione della violenza sembra denotare la sua
volontà di non costringere l'esercito ad intervenire e di affermarsi come forza
nazionale. Ha riaffermato il suo diritto di essere uno Stato nello Stato
libanese. Ha screditato il governo Siniora, sostenuto dagli Usa, dall'Ue e da
tutti i Paesi sunniti, in primo luogo dall'Arabia Saudita. Ha consolidato il
suo prestigio sia all'interno del Libano che nell'intero Medio Oriente. La sua
vittoria è stata anche una dell'Iran e forse anche della Siria. Riguardo alla
Siria, il "forse" è d'obbligo. Nei negoziati di
pace in corso fra questa ed Israele, sicuramente l'Hezbollah sarebbe stato perdente. Quindi ha
approfittato dell'occasione offertagli da Siniora per una reazione preventiva.
Ha dimostrato ancora una volta di essere efficiente e forte. Ha occupato le
roccaforti sunnite di Beirut praticamente senza incontrare resistenza.
Ha evitato ogni scontro con l'esercito, della cui neutralità nel suo
"colpo di Stato" doveva aver ricevuto qualche assicurazione. I
rapporti fra la Siria e l'Hezbollah sono stati sempre complessi. Nei negoziati
di pace fra Siria e Israele, l'Hezbollah sarebbe
inevitabilmente sacrificato. Un'avvisaglia al riguardo è stata l'uccisione a
Damasco lo scorso febbraio, da parte dei servizi segreti siriani, del capo
militare di Hezbollah, il mitico Imad Mughniyah. L'aspirazione del presidente
Assad di esercitare una forte influenza sul Libano e sulla sua economia non è
d'altronde vista con favore dall'Hezbollah. Il "Partito di Dio"
esercita non solo un completo controllo sul lucroso traffico della droga
proveniente dall'Asia Centrale, ma è anche una potenza finanziaria. Di esso si
avvale Teheran per aggirare le restrizioni delle sanzioni impostegli dalla
comunità internazionale. Con una presenza siriana i suoi affari ne
soffrirebbero. La sua forte reazione alla sfida del governo è quindi
comprensibile. Meno chiaro è perché Siniora abbia deciso di sfidare
l'Hezbollah. Non poteva non sapere di non avere alcuna speranza di contrastarne
l'inevitabile reazione. Sicuramente non lo ha fatto su pressioni americane o
sunnite. Non l'ha fatto neppure nella speranza di provocare un intervento di Israele. Esso è bloccato non tanto dall'accusa di corruzione
che pende sul capo del primo ministro Ehud Olmert, quanto dal fatto che deve
risolvere il problema di Gaza e la minaccia di Hamas, prima di occuparsi
dell'Hezbollah, cosa che prima o poi dovrà fare. L'unica spiegazione possibile
è che la "dichiarazione di guerra all'Hezbollah" come l'ha definita
il suo capo, sceicco Hassan Nasrallah sia stata sollecitata dalla stessa Siria.
Due possono essere state le ragioni di Damasco. La prima è per dimostrare che,
senza la sua presenza, il Libano rischia di cadere nel sanguinoso caos di una
guerra civile. Né l'Europa né gli Usa potrebbero farci nulla. Hanno altri
problemi più urgenti. La seconda ragione è che la Siria che con grande dispetto
dell'Iran e dell'Hezbollah aveva partecipato ad Annapolis lo scorso novembre al
negoziato di pace sul Medio Oriente e aperto recentemente colloqui di pace con Israele abbia voluto dare un segnale positivo a Gerusalemme,
sostenendo le forze moderate in Libano. Poi, per qualche ragione nascosta
certamente connessa con i delicati equilibri interni non l'ha fatto, lasciando
Siniora a sbrigarsela da solo. Con l'Hezbollah vincitore e con l'esercito
neutrale nei suoi confronti, non c'è neppure da pensare di irrobustire le
regole d'ingaggio dell'Unifil
( da "Messaggero,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di CARLO JEAN Ha
riaffermato il suo diritto di essere uno Stato nello Stato libanese. Ha
screditato il governo Siniora, sostenuto dagli Usa, dall'Ue e da tutti i Paesi
sunniti, in primo luogo dall'Arabia Saudita. Ha consolidato il suo prestigio
sia all'interno del Libano che nell'intero Medio Oriente. La sua vittoria è
stata anche la vittoria dell'Iran e forse anche della Siria. Riguardo alla
Siria, il "forse" è d'obbligo. Nei negoziati di
pace in corso fra questa ed Israele, sicuramente l'Hezbollah sarebbe stato perdente. Quindi ha approfittato
dell'occasione offertagli da Siniora per una reazione preventiva. Ha dimostrato
ancora una volta di essere efficiente e forte. Ha occupato le roccaforti
sunnite di Beirut praticamente senza incontrare resistenza. Ha evitato
ogni scontro con l'esercito, della cui neutralità nel suo "colpo di
Stato" doveva aver ricevuto qualche assicurazione. I rapporti fra la Siria
e l'Hezbollah sono stati sempre complessi. Nei negoziati di pace fra Siria e Israele, l'Hezbollah sarebbe inevitabilmente sacrificato.
Un'avvisaglia al riguardo è stata l'uccisione a Damasco lo scorso febbraio, da
parte dei servizi segreti siriani, del capo militare di Hezbollah, il mitico
Imad Mughniyah. L'aspirazione del presidente Assad di esercitare una forte
influenza sul Libano e sulla sua economia non è d'altronde vista con favore
dall'Hezbollah. Il "Partito di Dio" esercita non solo un completo
controllo sul lucroso traffico della droga proveniente dall'Asia Centrale, ma è
anche una potenza finanziaria. Di esso si avvale Teheran per aggirare le
restrizioni delle sanzioni impostegli dalla comunità internazionale. Con una
presenza siriana i suoi affari ne soffrirebbero. La sua forte reazione alla
sfida del governo è quindi comprensibile. Meno chiaro è perché Siniora abbia
deciso di sfidare l'Hezbollah. Non poteva non sapere di non avere alcuna
speranza di contrastarne l'inevitabile reazione. Sicuramente non lo ha fatto su
pressioni americane o sunnite. Non l'ha fatto neppure nella speranza di
provocare un intervento di Israele. Esso è bloccato
non tanto dall'accusa di corruzione che pende sul capo del primo ministro Ehud
Olmert, quanto dal fatto che deve risolvere il problema di Gaza e la minaccia
di Hamas, prima di occuparsi dell'Hezbollah, cosa che dovrà inevitabilmente
fare. L'unica spiegazione possibile è che la "dichiarazione di guerra
all'Hezbollah" come l'ha definita il suo capo, sceicco Hassan Nasrallah
sia stata sollecitata dalla stessa Siria. Due possono essere state le ragioni
di Damasco. La prima è per dimostrare che, senza la sua presenza, il Libano
rischia di cadere nel sanguinoso caos di una guerra civile. Né l'Europa né gli
Usa potrebbero farci nulla. Hanno altri problemi più urgenti. La seconda
ragione è che la Siria ( che con grande dispetto dell'Iran e dell'Hezbollah aveva
partecipato ad Annapolis lo scorso novembre al negoziato di pace sul Medio
Oriente e aperto recentemente colloqui di pace con Israele
) abbia voluto dare un segnale positivo a Gerusalemme, sostenendo le forze
moderate in Libano. Poi, per qualche ragione nascosta certamente connessa con i
delicati equilibri interni non l'ha fatto, lasciando Siniora a sbrigarsela da
solo. Con l'Hezbollah vincitore e con l'esercito neutrale nei suoi confronti,
non c'è neppure da pensare di irrobustire le regole d'ingaggio dell'Unifil
( da "Messaggero,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di PIER PAOLO PITTAU La
pace "dovrebbe essere considerata la condizione umana naturale", e
invece "la guerra sembra essere l'unica costante della nostra
storia"; addirittura "la pace è l'intervallo tra le guerre". Amare considerazioni del presidente israeliano Shimon Peres
contenute nella sua prefazione al libro di Uri Savir, Colloqui di pace.
Imparare a salvare il mondo ogni giorno (Luca Sossella editore, 209 pagine, 15
euro). Savir sa di che cosa parla: tra il 1993 e il 1996 negoziatore israeliano
degli Accordi di Oslo, fondatore nel '96 del Peres Centre for Peace e nel 2001
dell'organizzazione internazionale The Glocal Forum, si batte per
smantellare una cultura della guerra dalla profonde radici e costruire una
solida cultura della pace. "La pace dice deve essere una
rivoluzione". E questa rivoluzione può essere attuata scrive Uri Savir
illustrando le lezioni tratte dalla sua lunga esperienza di mediatore di cui
traccia le tappe fondamentali, anche romane attraverso la conciliazione di
quattro elementi del peacemaking che si sovrappongono: la pace partecipativa,
cioè "un processo di decentramento basato sulla cooperazione di attori
locali nell'utilizzare opportunità economiche globali per la pace",
l'ecologia della pace, ossia "la creazione di una cultura della pace basata
sulla comunicazione dei valori di tolleranza e coesistenza", il
peacebuilding e una diplomazia creativa che realizzi "una sensazione
globale di sicurezza e di crescita economica".
( da "Messaggero,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di CLAUDIO RIZZA ROMA
Franco Frattini ha mosso gli ambasciatori e fatto arrivare ai libanesi e ai
paesi interessati il messaggio italiano: "Bisogna sfruttare la finestra
d'opportunità che si è appena aperta e raggiungere subito un compromesso che
stabilizzi la situazione in Libano". Uno dei messi più importanti è stato
l'ambasciatore al Cairo, Pacifico, che gode adesso della posizione di
osservatore permanente in seno alla Lega Araba, grazie al lavoro diplomatico
svolto dall'ex ministro D'Alema. Frattini ha chiesto a Moussa, il segretario
generale della Lega araba, di farsi dare un mandato pieno per esercitare
"subito" una mediazione sul teatro libanese, tornando immediatamente
a Beirut per fare da paciere tra partiti e fazioni, tra sunniti e sciiti. La
riunione straordinaria della Lega araba al Cairo, ha partorito un appello
urgente per la fine immediata delle violenze armate e dei bombardamenti, anche
se la Siria ha disertato la riunione. La Lega sta discutendo l'adozione di una
iniziativa di pace araba in tre punti per risolvere la crisi. Tre punti che la
Farnesina appoggia e conosce bene: 1) la creazione di un governo di unità
nazionale equilibrato, diverso da come lo immagina il premier Siniora, in cui
vi sia una divisione paritaria tra le due parti senza che nessuna prevalga
sull'altra. 2) l'elezione, già martedì prossimo, alla presidenza libanese del
capo dell'esercito il generale Suleiman, che si è messo in mezzo tra Siniora e
gli hezbollah. 3) la prospettiva di modificare la complicata legge elettorale
libanese, che non corrisponde al semplice principio di "una testa un
voto", cosa che invece gli hezbollah chiedono con forza. Se queste tre
condizioni si verificassero, la situazione a Beirut sarebbe stabilizzata e i
rischi di una guerra civile verrebbero allontanati. Ed è su questa mediazione
che si sta muovendo la Lega, spinta dai paesi amici. Mentre
Israele teme sempre più
l'asse hezbollah-Iran, che va rafforzandosi pericolosamente. Gli amici del
Libano, Friends of Lebanon, stasera si riuniranno in una conferenza telefonica
(tra i quali l'Italia, la Francia, l'Egitto, il Canada...) per analizzare la
situazione e discutere come e cosa fare, in quale altro modo ci si può muovere
per disinnescare la miccia-Beirut. L'esordio di Frattini è stata una
vera full immersion, la Farnesina è rimasta schierata in prima linea. Cosa che
è stata apprezzata anche a sinistra, come segno di una efficace politica di
segno bipartisan.
( da "Messaggero,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di VERONICA CURSI
"Aldo Moro. Sicuro. E' l'anno giusto. A trent'anni dalla sua morte non può
esserci traccia più azzeccata". "No, no, troppo prevedibile:
quest'anno, secondo me, escono i moti studenteschi del '68
oppure lo Stato d'Israele
che compie 60 anni". "E perché, le elezioni americane? Il Papa alla
Sapienza? Non potrebbero essere temi perfetti?". "Fidatevi. Non
chiedetemi perché, ma sento che per l'analisi del testo uscirà Svevo o
Pirandello". Poco più di un mese alla maturità: gli indovini del toto-
traccia sono già al lavoro. Da giorni, infatti, su Internet, migliaia di
maturandi-bookmakers stanno cominciando a interrogarsi su quali possano essere
le tracce del tanto temuto esame di Stato. E tra i 26 mila studenti romani che
il 18 giugno affronteranno la maturità, c'è già chi, sulla traccia di Moro, è
pronto a metterci la mano sul fuoco. Tra pronostici, soffiate o semplici
supposizioni, la figura del presidente della Democrazia Cristiana a trent'anni
dalla sua scomparsa, è infatti in pole position, come possibilità d'uscita, tra
le dritte degli studenti. Anche se, ora dopo ora, si fanno sempre più
insistenti le voci che riguardano i moti studenteschi del '68 - di cui ricorre
il quarantesimo anniversario - lo Stato di Israele o
la Costituzione italiana che quest'anno, compiono entrambi sessant'anni. Come
ogni anno, sperando di azzeccarci prima o poi, gli studenti romani hanno dato
il via alla caccia alla prova scritta. Tema di attualità, analisi del testo,
versione di greco: cosa uscirà quest'anno? Ognuno dice la sua, snocciolando
percentuali e previsioni la cui provenienza non è dato sapere. C'è chi dice di
aver torchiato il prof (come se potesse dare qualche anticipazione) per avere
"notizie fondate". Chi ha fatto uno studio meticoloso sulle prove
degli ultimi anni ed è pronto a giurare che il 18 giugno per l'analisi del
testo, uscirà un testo in prosa di Svevo o Pirandello che secondo Giulio,
studente del Talete "sono gli autori più gettonati perché non escono da
molto tempo". Tra sondaggi, come quello appena partito su Maturando.net, e
forum, basta farsi un giro su Studenti.it, il toto-maturità impazza tra gli
studenti alle prese con l'esame di Stato. Spuntano fuori indovini e chiromanti,
soprattutto per la prima prova scritta. Mille le idee sul possibile tema
d'attualità: Olimpiadi e questione tibetana, Il premio nobel Al Gore e
l'inquinamento. Ma anche l'azione dell'Unione europea contro la pena di morte.
Antisemitismo e discriminazione razziale a 70 anni dall'approvazione delle
leggi razziali. E pronostici, i ragazzi, li danno anche sulla seconda prova, la
versione di greco, in programma il 19 giugno. Per Matteo, studente del Mamiani,
"potrebbero uscire Platone e Senofonte che quest'anno sembrano gli autori
più quotati". Anche se Manuele, studente del Virgilio, è pronto a
scommettere che "la versione sarà di Polibio, Lisia, Tucidide o Platone:
me l'ha detto l'insegnante che mi da ripetizioni". Previsioni, queste, che
mandano nel pallone i già stressatissimi maturandi, come Lidia, studente del
Mameli, che giura: "se esce Tucidide, mi sparo. Ho sette in Greco ma
quello lì non è Greco, è ostrogoto!". E altre che sbaragliano qualsiasi
tipo di statistica, come quelle messe in rete da Paola: "Per me esce
un'altra volta Dante. E' vero che è già uscito due volte recentemente, ma
potrebbero farlo apposta proprio perché nessuno se lo aspetta". Nel
dubbio, aspettando che qualcuno si munisca di palla di vetro, Giulio, studente
del Tasso da un consiglio a tutti i maturandi: "ragazzi studiate, è da
quando sono nato che fanno previsioni e non c'hanno mai azzeccato...".
( da "Messaggero,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di PIERO MEI È FAMOSA,
e risponde a verità, la risposta della teologa tedesca Dorothée Solle a chi le
chiedeva come avrebbe spiegato il concetto di felicità a un bambino: "Non
glielo spiegherei rispose ma gli darei un pallone e lo farei giocare". E
questo è il calcio: la felicità. E' anche, ai giorni nostri, la sola
"religione" davvero globale: le regole sono le stesse ovunque, che si
tratti di un college inglese per un nipotino di uno Zio Paperone non tirchio o
di una sgarrupata strada bombardata di Baghdad o Kabul, di un campo d'erba
innaffiata tutti i giorni e tagliata quando si deve nel parco d'uno sceicco che
invita gli amici a una partitella tra di loro o della polvere sanguinante d'un
campo profughi della Palestina. E' quasi sempre
uguale, il calcio: il più scarso in porta, la conta per la palla. Ed è, il
calcio, il più grande maestro di geografia: lì è Madrid, quella del Real, lì è
Malmoe, laggiù il Brasile delle superstelle, di là ancora il Giappone di
Nakata. I nostri ragazzi stanno crescendo europei molto più per la Champions
League che non per le circolari di Bruxelles: potrà anche non piacere, ma è
così. Il calcio, poi, è quella partita infinita che non termina mai con
l'ultimo fischio dell'arbitro, al novantesimo più recupero come ormai è norma,
trenta secondi per ogni sostituzione, più gli infortuni e le perdite di tempo.
Prosegue, la partita: prosegue al bar, alla televisione, alla lettura del
giornale, in ufficio, in macchina all'ascolto di una delle tante radio che lo
ripropongono; prosegue fino alla prossima, che neppure quella finirà mai e il
gioco è così globale ed eterno. Muove e smuove di tutto: l'orrore anche, quello
del tifo accecato, se è tifo, di chi uccide per un nonnulla (non c'è mai una
ragione, comunque, che valga una vita); anche la corruzione, anche il doping,
tutto il peggio di noi che si rispecchia nel rettangolo di calcio, in quello
ben curato e rasato assai più che in quello che ti annebbia di polvere. Anche
questo sì, ma pure il cuore. Il cuore d'ogni uomo. E' la partita di questa sera
all'Olimpico, la partita del cuore, la Nazionale dei cantanti contro Unica, che
è la squadra di Francesco Totti. "Sei unica" fece stampare Francesco
su una celebre maglietta che portava sotto quella sua e della sua Roma. Unica
era Ilary, era la Roma, erano due amori, dunque. La partita del cuore torna
all'Olimpico dove nacque, e dove ha conosciuto serate memorabili, come quella
che portò in tribuna, con il presidente Ciampi a tenerli (e non solo
idealmente) per mano, Shimon Peres e Yasser Arafat, israele
e la Palestina, la partita
della pace. Stasera i cantanti, e gli uomini dello spettacolo, si fanno
calciatori, come i calciatori si fanno ormai uomini di spettacolo andando in
campo altrui nei mille spot televisivi. Anche questo è uno spot, certo: è lo
spot del cuore, della solidarietà. E' l'idea che sempre dovrebbe
governare lo sport, dove l'avversario non è il nemico ed in questa distinzione
non c'è una diminuzione dell'impegno agonistico, ma anzi ce n'è di più. Non
sono solo canzonette quelle dei cantanti, né solo calci a un pallone quelli dei
campioni, persone che hanno vissuto la loro vita, le loro esperienze, che sono
stati modello talvolta di sani valori e buoni principi (tal'altra meno, ma
questo è un discorso diverso), e che questa sera mettono in campo il corpo e
l'anima. Sì, il fine è quello di battere i Maradona, sportivamente; o quello di
dire: noi non sapremo cantare o recitare come voi, ma dateci un pallone. Il
fine sarà l'amicizia che si cementa negli spogliatoi, che sono una specie di
zona franca dove dirsi di tutto, dove tutto può accadere, ma la vita è fuori di
lì, la concorrenza, il primadonnismo, tutto è fuori di lì. Il fine è,
specialmente e soprattutto, quello della solidarietà. Quello di aiutare tutti
coloro, e nel mondo sono tanti che non puoi contarli tutti, che non hanno avuto
in sorte la buona voca né la buona gamba, e, se pure le avessero avute, non
avrebbero potuto utilizzarle che intorno a loro mancavano le strutture
possibile. Il fine è quello, appagante anche, della solidarietà. Facciamo quel
che possiamo, dicono i ragazzi in campo, che appartengano al mondo dello
spettacolo o a quello dello sport (due mondi che ormai s'intersecano sempre
più, non solo per le unioni "campionevelina" aspettando quelle
"campionessetronista"); facciamo quel che possiamo, rispondono le
migliaia di persone che questa sera andranno allo stadio. Con l'idea felice,
gli uni, del bambino che gioca con il pallone, e gli altri di assistere a
qualcosa di divertente, che non è solo sentir cantare Ramazzotti ma vederlo
provare a recitare la parte del Totti (lui preferirebbe Del Piero). Qualcosa per
cui, in questo caso come in nessun altro mai, neppure nelle domeniche più belle
del campionato, "il biglietto valeva la pena di essere pagato". Non è
una pena, la sera della partita del cuore, la sera in cui tutti tifano per
tutti, che dunque toglie alla "religione" calcio il suo potente
"fondamentalismo". Ha scritto qualcuno: "Sembra che esistano
solo due cose sinceramente universali: la guerra e il calcio". Sarebbe
bello che ne esistesse soltanto una. Partite come quella del cuore hanno aperto
la strada e la continuano. E questa sera all'Olimpico un altro mattone sarà
aggiunto a questa casa dei desideri, non per costruire un muro, ma un progetto
di solidarietà.
( da "Messaggero,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ccezione composta da
artisti e campioni palestinesi e israeliani, con un allenatore
"mondiale" del calibro di Pelè e un testimonial "stellare"
come sir Sean Connery. La sera del 25 maggio del 2000 allo Stadio Olimpico la
Partita del Cuore giocò per il più nobile e ambizioso degli obiettivi: la Pace.
Uno spettacolo unico, in campo e in tribuna, dove sedevano,
vicini, il leader dell'Autorità nazionale palestinese Yasser Arafat e l'ex
premier israeliano Shimon Peres, e con loro l'allora presidente della
Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Per la cronaca, i campioni di All Stars ebbero
la meglio: 6-5.
( da "Messaggero,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ilippe Aractingi, con
Nada Abou Farhat, Georges Khabbaz UN UOMO, una donna, un paese devastato da una
guerra lampo. Lui, cristiano, guida il taxi. Lei, sciita, cerca il figlio che
aveva lasciato nel Sud, dalla zia. Troveranno profughi, terrore, crateri,
distruzione materiale e morale. Ma anche nel Libano piegato dai missili e
minato dalle divisioni intestine, c'è spazio per un brandello di umanità. Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33 giorni della
guerra israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con sguardo attento
e rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o uccisioni sullo
schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è ancora più
straziante). Nessuna speculazione politica. Non conta attribuire colpe,
solo raccontare la pena di ogni guerra, sotto qualsiasi cielo. Quattro Fontane.
( da "Messaggero,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
O, bloccando e
cancellando tutti i contenuti dei server di Rock Television. Un bel guaio per
l' emittente italiana attiva su internet e ai primi posti degli ascolti di
settore in vari paesi del mondo grazie a quattordici siti internazionali.
Fortunatamente per la tv di Marco Di Buono (conosciuto anche per il suo lavoro
di attore nel mondo della tv) la struttura romana dell'emittente ha resistito e
così nel giro di dodici ore le trasmissioni sono riprese. La denuncia alla
Polizia postale di Rock Television fa esplicito riferimento alla pirateria
informatica. Ma c'è qualcuno dietro gli hacker-pirati? Questa la domanda che
circola in un mondo televisivo (quello via internet) in costante crescita e
lontano da ogni assestamento, con una concorrenza quindi davvero feroce.
alberto.guarnieri ilmessaggero.it.
( da "Tempo, Il"
del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Francesco Tetro
E' con il XVIII sec. che, grazie al ... Francesco Tetro E' con il XVIII sec.
che, grazie al diffondersi dell'Illuminismo, in molti paesi d'Europa, in
particolare in quella Germania che due secoli dopo sarà protagonista del
progetto dell' Olocausto, presero piede l'idea dell'emancipazione degli ebrei
ed il riconoscimento della loro parità come persone. Tale processo però fu
lungo e pose problemi perfino all'interno dello stesso mondo ebraico che doveva
ripensare sia il proprio inserimento nella società, sia la conservazione della
propria identità culturale. Sarà la rivoluzione americana (1776) e francese
(1789) a vedere riconosciuti agli ebrei pieni diritti come cittadini, ma alla
ventata francese a Roma e nel Lazio seguirà però la Restaurazione: agli ebrei
verranno tolti gli Atti di Emancipazione e in vari luoghi d'Italia si
ricostituirono i farnigerati e sovraffollati ghetti. I moti rivoluzionari del 1848
che videro un'attiva partecipazione degli ebrei, portarono finalmente al
conseguimento di una condizione positiva e paritaria, che però si realizzò del
tutto, nell'Europa occidentale, solo intorno al
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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Torino. Il Salone racconta la complessità del paese mediorientale Fiera del
libro, tra le righe il mistero di Israele Torino.. Il
Salone racconta la complessità del paese mediorientale --> La contestazione
sembra avere provocato l'effetto contrario: è ancora più evidente l'interesse
dei visitatori del Salone di Torino per il mistero Israele,
letto, osservato e interpretato attraverso i suoi libri e i suoi autori. Una
vastissima letteratura, celebrata dalla presenza dei "campioni"
arrivati in forze. Un successo crescente, di titoli e di vendite, che Fiera
conferma in pieno. Il festival è così anche una grande occasione per esplorare
le contraddizioni e la vitalità di un Paese in bilico, attraverso le
testimonianze, gli incontri e le presentazioni. FIGARI A PAGINA 48.
( da "Giornale.it,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 19 del 2008-05-12
pagina 27 Fiera del Libro di Marina Gersony da Torino Non poteva che essere così:
nonostante i cortei sgangherati e i tentativi di boicottaggio ininfluenti, il
bilancio della Fiera del Libro di Torino, che si chiude oggi, è più che
positivo. L'offerta culturale è stata di alto profilo e ha mantenuto le
promesse. Ne abbiamo avuto ulteriore prova ieri mattina, con l'intervento di
Sandro Toth (ora Zvi Yanai), scrittore israeliano che ha regalato al pubblico
del Lingotto un momento di grande impatto emotivo. Come Aharon Appelfeld, al
quale è stato paragonato (in realtà sono molto diversi), anche la sua
testimonianza, raccolta nel libro Il fratello perduto (Bompiani, pagg. 444,
euro 19), affonda nel periodo più buio del '900. È l'ennesima, purtroppo,
epopea di una famiglia distrutta dai conflitti e dalle circostanze anche se,
come ogni storia di guerra, possiede una sua tragica unicità. "Ho
raccontato la mia vita - ha spiegato l'autore - lasciando volutamente dei vuoti
che ognuno può riempire come meglio crede. È una vicenda come il formaggio
Emmenthal, con tanti buchi. E il lettore potrà farsi tutte le domande che
vuole". Una cosa è certa: la vita è una roulette, tutto sta nel nascere al
posto giusto e al momento giusto, altrimenti il tuo destino è segnato. E
Sandro-Zvi è nato nel posto e nel momento sbagliato. Anche se poi, alla fine,
la ruota gira per tutti. Sono gli anni dei conflitti in Europa. La madre è
un'ebrea austriaca, ballerina; il padre un cantante lirico ungherese,
protestante. Sono artisti, giovani e un po' incoscienti. O meglio, spensierati
come solo lo si può essere a quell'età. Tra una tournée e l'altra nascono
quattro figli, in Italia, tra cui Sandro e un altro bimbo che scomparirà; un
fratello, forse reale o forse inventato, che diventerà l'interlocutore
principale del libro. Escamotage letterario o no, l'autore non lo rivela. Yanai
viene a sapere dell'esistenza di un certo Romolo Benvenuti, professore
universitario a Roma. Decide di scrivergli una lettera, e così fra i due inizia
una corrispondenza prima professionale, poi sempre più personale. Fin quando
gli porrà la domanda che lo tormenta da sempre: "Sei tu mio fratello,
Romolo Toth, nato a Catanzaro nel 1933, affidato a una balia e, per qualche
misteriosa ragione, lasciato presso di lei?". Arriva la seconda guerra
mondiale, le persecuzioni e le leggi razziali. La nonna viene uccisa in un
lager polacco, la mamma muore, il padre finisce in Ungheria e la balia, Ida, si
prende cura di tre orfani, fino a che, a guerra finita, non li affida ai
soldati della Brigata Ebraica per portarli in Palestina
dove vive uno zio materno. Ed è proprio la balia a occupare un ruolo centrale
nel racconto di Yanai. "Ida era un membro della famiglia, per noi è stata
una seconda madre. Aveva conosciuto i nostri genitori nella sua città natale,
Monselice, vicino a Padova. Ci seguì in tutti i nostri trasferimenti e i nostri
vagabondaggi per l'Italia. Quando siamo rimasti orfani si è presa cura di noi
sfidando ogni pericolo e mettendo a repentaglio la propria vita. Eravamo stati
battezzati e cresimati, ma il rischio che scoprissero le nostre radici ebraiche
era sempre presente. Come scrisse Primo Levi a proposito della figura stupenda
di Lorenzo in Se questo è un uomo, anche l'umanità di Ida era pura e
incontaminata". Non a caso il 24 febbraio 1993 lo Yad Vashem (il memoriale
ufficiale di Israele delle vittime ebree
dell'Olocausto) decise di riconoscere Giusto tra le nazioni Ida Brunello Lenti,
la tutrice dei tre piccoli orfani abbandonati dagli uomini e da Dio. L'annuncio
le fu recapitato nell'aprile del 1993 e fu invitata a incontrare Avi Panzer, l'ambasciatore israeliano a Roma. Un riconoscimento che fino a
oggi è stato assegnato a 21mila persone di quarantadue Paesi. In seguito fu
invitata in Israele insieme
a una delegazione di Giusti che avevano subito l'occupazione tedesca. Ida
piantò un albero che porta il suo nome, da allora immortalato nella pietra.
Questo è solo un passaggio della lunga testimonianza di Yanai che oltre a
descrivere questa toccante vicenda umana e i personaggi straordinari che le
ruotano intorno, rappresenta la lenta conquista dell'ebraismo che sostituisce
(ma non dimentica) l'identità europea d'origine. m.gersony@ilgiornale.it ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 19 del 2008-05-12
pagina 2 "Nessun rimpasto in giunta" di Chiara Campo (...)
"valuteremo più concretamente la possibilità che la Triennale apra una
sede anche lì". Accompagnato dalla compagna Diana Taylor e dal vicesindaco
Kevin Sheekey, Bloomberg ha pranzato nell'abitazione del sindaco. Un menu
preparato da Pietro, il cuoco di casa Moratti: aspic di prosciutto affumicato,
asparagi e uovo di quaglia, corona di riso con asparagi, salsa di zafferano e
cialda croccante alle mandorle, filetto di vitello con crema di zafferano e
pinoli incorniciato di pane di mais, mousse di caffè, cannella, pere e biscotto
al riso soffiato, focacce e pane fatto in casa a base di spinaci, basilico,
vaniglia, carote e pomodoro. Tra una portata e l'altra, il sindaco di New York
ha chiesto alla collega la ricetta per lanciare l'Ecopass anche nella Grande
Mela: "Ha avuto difficoltà a farlo e mi ha chiesto degli approfondimenti -
ha riferito la Moratti -, ma è molto interessato". Dopo la Triennale,
Michael Bloomberg è andato a far visita al premier Silvio Berlusconi nella sua
residenza di Arcore, mentre la Moratti ha raggiunto a Palazzo Clerici un altro
sindaco straniero, quello di Tel Aviv Ron Huldai, per partecipare insieme alla
cerimonia per festeggiare i sessant'anni di Israele. Caso Sgarbi a parte, la Moratti
ha infine escluso per il momento altri movimenti in giunta: gli incontri che
sta tenendo in questi giorni con i partiti della maggioranza non sono "in
vista di un potenziale rimpasto", spiega. La scorsa settimana ha
incontrato il gruppo di An, domani vedrà i coordinatori regionali e locali di
Forza Italia ma "in una logica di normali appuntamenti". Gli
assessori - per ora - possono dormire sonni tranquilli. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa,
La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi Ressa agli stand.
Oggi alle 22 si chiude Rinascimento[FIRMA]GIOVANNA FAVRO "La Fiera è oggi
quel che doveva essere negli altri giorni. Passata la tempesta, vedo finalmente
tra i padiglioni il primo giorno di Fiera normale, con una folla enorme di
lettori". Parole di Ernesto Ferrero, direttore di Librolandia, ieri
mattina: archiviate le proteste e i timori per il corteo, al Lingotto è mutata
l'aria. Una domenica di assalto agli stand, con code alle biglietterie fin
dalla mattina. Difficilmente la folla di ieri ripianerà i minori afflussi di
pubblico di sabato pomeriggio, tradizionale picco d'affluenza, perché pure la
domenica è sempre stata caldissima. Però, quando stasera la Fiera chiuderà, e si
esamineranno luci e ombre, a raddolcire gli animi non saranno solo gli 80 chili
di torta finale. Anche ieri gli editori hanno confermato il buon andamento
delle vendite, e per il sindaco Sergio Chiamparino "il boicottaggio
politico non è riuscito: ne è prova il fatto che i visitatori sono aumentati
appena finita la manifestazione". Assenti gli annunciati D'Alema e Casini,
ieri si sono tuffati nella Fiera Fausto Bertinotti e Piero Fassino, mentre
negli uffici è cominciata la conta dei biglietti dei visitatori in vista del
saldo finale. I calcoli sono complicati da intoppi curiosi. Maurizio Poma, il
direttore di Biella Intraprendere, la società che organizza la Fiera, rivela le
ragioni di un piccolo giallo. Centinaia di ragazzini non sono stati conteggiati
alle barriere delle biglietterie, ma risultano aver frequentato i laboratori.
Motivo? Venerdì un calo di tensione ha bloccato il server di Librolandia,
facendo saltare il sistema informatico. Nella finestra di black-out, i
prenotati ai laboratori sono stati comunque fatti entrare. Secondo intoppo: il
camion di Radio Dj, che staziona vicino alle biglietterie. Gli impulsi della
trasmissione radiofonica hanno mandato in tilt i lettori di pass e badge, che
operano in radiofrequenza. Si è creato un certo scompiglio, prima che fosse
chiarito il malfunzionamento. Ieri c'è stata ressa nei convegni, e s'è esaurita
con ore d'anticipo la capienza delle sale per Paco Ignacio Taibo II, Vittorio
Sgarbi, Eugenio Scalfari in dialogo con Antonio Gnoli, Giorgio Faletti in duetto
con Antonio Ricci. C'è stata calca per "Mani sporche" con Gomez,
Santoro e Travaglio, con spintoni e proteste per entrare. Fischi e urla ci pure
al termine dell'appuntamento, con Travaglio apostrofato da cori di
"Buffone!": alle 15,30 era previsto nella stessa sala Magdi Allam, ma
non c'è stato verso di far mollare i microfoni ai relatori di "Mani
sporche" fino alle 16,15. Dure proteste di chi aspettava Allam, un
pubblico opposto a quello di Santoro. Anche il sindaco ieri ha puntato il dito
contro i media, accusati d'aver enfatizzato gli allarmi sulla sicurezza, e
Librolandia è decisa ad approfondire la faccenda: ha affidato uno studio a
Renato Mannheimer, per verificare se sia esistito un nesso tra notizie e
biglietterie. In attesa dei conteggi ufficiali, ieri gli editori hanno tratto
le somme. Antonio Sellerio ha venduto più libri dell'anno scorso: "Peccato
che si sia parlato poco dei convegni, e moltissimo delle polemiche legate
all'invito ad Israele. Migliaia di
persone avevano lavorato a ben altro". Umberto Cortellazzi, responsabile
vendite di Mondadori per il Nord Italia, racconta che s'è venduto più del 2007
da Einaudi, Mondadori e Piemme; parla addirittura di "vendite raddoppiate
rispetto alla domenica dell'anno scorso, con un più 20% complessivo" il
direttore editoriale di Bollati Boringhieri Francesco Cataluccio. Stima
nel 15% l'aumento di vendite Francesco Pedicini, direttore di produzione di
Fazi, e segna un progresso sul 2007 Renzo Ginepro, direttore commerciale di
Adelphi. Roseo il bilancio dello stand di Israele
(molti titoli esauriti) e 2500 bandiere vendute, "più di quante erano le
persone del corteo". La Fiera chiude alle 22. Alle 19,30 gran finale con
il campione del mondo di torte Fabrizio Galla di San Sebastiano Po. Prepara
( da "Stampa,
La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
INCONTRO
L'informazione deformata e Israele
spiegati da Pagliara Il Master in Giornalismo dell'Università di Torino, in
collaborazione con l'Ordine dei Giornalisti e Stampa Subalpina, organizza venerdì
9 maggio un incontro con l'inviato della Rai Claudio Pagliara sul tema "Israele e
informazione deformata". Il giornalista incontra il pubblico e gli
studenti del master al Palazzo del Rettorato, in via Po 17, dalle ore 11. Nato
a Frosinone il 2 giugno 1958, professionista dal 1984, Pagliara inizia la sua
carriera dapprima alla Stampa e poi nella televisione di Stato come
corrispondente da Parigi per il Tg2. Dopo aver ricoperto la carica di
responsabile del settori esteri per il telegiornale della seconda rete, si
trasferisce in Medio Oriente, dove, da sette anni, dirige l'ufficio di
corrispondenza della Rai a Gerusalemme. Ospite a Torino in occasione della
Fiera del Libro, presenta una video-intervista di 25 minuti allo scrittore
israeliano Abraham Yehoshua. \.
( da "Stampa,
La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Popolo della Libertà,
ero in prima fila; lontano dalle bandiere rosse, in mezzo alle quali mi sentivo
a disagio, e accanto ai palestinesi in esilio. Perché i diritti umani non sono
di destra o di sinistra; non hanno colore politico: valgono per i palestinesi
come per i tibetani, per gli ebrei come per i birmani. Ma il disagio maggiore
l'ho provato per l'ostilità preconcetta della stampa, che prima ha
preannunciato scenari da guerriglia urbana (e non è successo nulla) e ha
accusato i dimostranti di antisemitismo (mentre tutti i volantini affermavano
la pari dignità di arabi ed ebrei). Poi, al momento di tirare le somme, non ha
saputo andare oltre la mera contabilità, come se essere in minoranza
significasse automaticamente avere torto. Durante il Ventennio, anche gli
antifascisti erano in minoranza; avevano torto anche loro? PAOLO BUSCAGLINO
STRAMBIO Un altro orso avvelenato In località Lecce dei Marsi, in Abruzzo, è
stato avvelenato un altro orso. Si tratta di un adulto di sesso femminile. Sembra
sia morto dopo lunga agonia. Ai bracconieri, ai cacciatori, agli allevatori, a
tutti coloro che infliggono tormenti inutili agli animali, vorrei ricordare che
la sofferenza degli animali è del tutto simile a quella dei bambini piccoli. È
una sofferenza allo stato puro; una sofferenza senza speranza. I bimbi
piccolissimi e gli animali non hanno la possibilità di pensare: questo dolore
atroce mi passerà, si attenuerà. Quel povero orso ha sofferto senza sperare che
qualcuno potesse aiutarlo. Ha sofferto e basta, come soffrono i bambini
piccoli. I cacciatori hanno dalla loro parte la legge civile, ma non la legge
morale; i bracconieri vanno contro l'una e l'altra. Sperino di non imbattersi
mai nella sofferenza senza speranza. ATTILIO DONI Bel coraggio contro i
lavavetri Il neosindaco di Roma dichiara pomposamente che bisogna "avere
coraggio" nei confronti dei lavavetri stranieri dei semafori. Francamente
non vedo che coraggio sia necessario all'amministrazione di una grande città
nell'affrontare una sparuta minoranza di poveracci senz'arte né parte, potendo
anche contare sull'appoggio di una popolazione in gran parte incattivita dai
disagi e dalla propaganda anti-immigrati. PAOLO BERSANI, ROMA Per contrastare
gli Hezbollah In un primo momento in Libano, soprattutto al Sud, dove staziona
il nostro contingente dell'Unifil, comandato dal generale Claudio Graziano,
viene garantito quell'equilibrio interno applicando la risoluzione 1701
dell'Onu. Visto l'esplodere di una nuova guerriglia intrapresa dalle fazioni sciite
degli Hezbollah, che fomentano un espandersi in quei territori di violenza e
sangue, sarebbe opportuno non lasciare l'iniziativa a questi gruppi
terroristici, ma anzi rafforzare l'intesa diplomatica con le forze occidentali
per respingere l'onda d'urto degli attentati, e se necessario aumentare il
numero di militari impegnati nella missione. ETTORE FERRERO Chi si ricorda di
Peppino Impastato? La statura morale e politica di Aldo Moro è fuori
discussione. Ma i media e le istituzioni dovrebbero evitare le sperequazioni
commemorative. Nella notte tra l'8 e il 9 maggio 1978, pressoché in
contemporanea con l'uccisione dello statista, veniva trucidato Peppino
Impastato, reo di una contrapposizione imbarazzante al boss mafioso Gaetano
Badalamenti. L'esecuzione di Moro ha suscitato scalpore, com'era giusto e
logico accadesse. Ma perché non tributare una pur concisa nota in memoria anche
di Impastato? ANDREA RANDIGHIERI La pensione a prescindere Sono passato davanti
a un gazebo e ho visto alcuni con magliette bianche che riportavano "Ho
lavorato 35 anni - Prendo 428 euro di pensione". Manca un dato, e cioè
quanto abbia pagato di contributi durante i 35 anni in quanto la pensione non è
un "regalo" ma un sistema dove prima si versano i contributi e poi si
prende la pensione; se poi uno versa i contributi minimi previsti nel corso
della sua vita lavorativa, al momento della pensione prenderà una cifra
correlata ai versamenti contributivi. Ho notato invece che anche dei giovani
portavano delle magliette con scritto: "Lavoro da un anno - Prenderò xx
euro di pensione". Il giovane può anche farsi una pensione integrativa,
peraltro detraibile dall'imponibile e quindi con vantaggi fiscali, ma se uno
pensa di pagare pochi contributi durante la vita lavorativa e poi di avere una
buona pensione... significa che nessuno ha spiegato a quel giovane che il
sistema pensionistico si basa sul concetto del prima paghi e poi ricevi! Invece
molti pensano che lo Stato debba pagare la pensione... a prescindere. MARIO
LAURO C'era una volta l'autolettura Sino all'ultima bolletta era possibile
segnalare agevolmente l'autolettura del contatore del gas utilizzando Internet
e, in alternativa, anche telefonicamente. Era un servizio utile per prevenire
eventuali esborsi in eccesso causati da letture presunte superiori al reale. Da
poche settimane Eni Gas ha cambiato le procedure e risulta praticamente
impossibile, sia tramite Internet sia tramite chiamata all'800-900-700,
effettuare o fornire il valore di autolettura. Se si entra in sessione su Internet
il sistema rimane in attesa per un tempo indefinito, mentre se si desidera
consultare i propri dati catastali di fornitura questi non esistono, pur
essendo stati a suo tempo forniti. Se si prova la via telefonica al numero
sopra citato il servizio di risposta automatica viene troncato subito dopo aver
indicato che è necessario essere provvisti di: nome cliente, nome intestatario,
codice fiscale, indirizzo di fornitura, uso che viene fatto del gas, matricola
del contatore, lettura del contatore. È presumibile che ci si trovi di fronte a
un disservizio architettato ad arte, perché non ritengo credibile che non ne
sia stato verificato il funzionamento. LUCIANO CALZAVARA BAVENO (VB).
( da "Corriere
della Sera" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-05-12 num: - pag: 29 categoria:
REDAZIONALE CALENDARIO di RANIERI POLESE Siti versus Dostoevskij Ci salverà la
bellezza? Sulla domanda (Dostoevskij, "L'idiota") scelta come tema
del Salone di Torino non si sono spese molte parole, con i
media tutti occupati da Israele e Palestina.
Una risposta - assai negativa - al quesito è arrivata comunque da Walter Siti,
che in un'intervista data a Nicoletta Tiliacos sul Foglio (la serie
"Scrittori e popolo", in cui già sono apparsi Berardinelli e
Ballestra, è indispensabile per chi voglia capire lo smarrimento della cultura
di sinistra dopo i risultati di aprile) dice: "Appena un contrasto
si fa marcato, questo paese lo smussa, lo silenzia, lo evita. In Italia, del
resto, è facile fuggire nella bellezza. è successo nel '500, quando non
contavamo più nulla e abbiamo inventato la nostra arte migliore. Anche ora, a
destra e sinistra, ci rassicuriamo con il patrimonio artistico più grande del
mondo, il glamour e l'italian style. Una soluzione decorativa e regressiva, un
modo per essere da un'altra parte".
( da "Corriere
della Sera" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - NAZIONALE
- sezione: Terza Pagina - data: 2008-05-12 num: - pag: 31 categoria:
REDAZIONALE Fiera Scabrose, coraggiose, provocatorie: voci femminili originali
Le surreali ragazze di Israele DAL
NOSTRO INVIATO TORINO - Coraggiose, provocatorie, stralunate, a volte scabrose:
sono le ragazze di Israele.
Questa Fiera che ha archiviato definitivamente le polemiche (ieri c'è stato
addirittura un incontro tra l'imam Pallavicini e il parlamentare leghista Mario
Borghezio, oggi si chiude) ha fatto conoscere meglio alcune delle voci
femminili più originali di Medio Oriente e dintorni. Così mentre il
salone si era aperto con Dalia Sofer, ebrea che ha vissuto nel-l'Iran della
rivoluzione khomeinista e con l'israeliana Zeruya Shalev, cantore di un
universo femminile dominato dalla claustrofobia dei rapporti in cui, a volte,
irrompe violentemente l'erotismo, ieri si è avviato alla conclusione con Shifra
Horn e Orly Castel-Bloom. La Horn, prima di dedicarsi all'attualità con
l'ultimo libro Inno alla gioia (Fazi) dove ha raccontato la storia di una madre
che perde il figlio in un attacco suicida, ha messo in luce la sua vena più
surreale, basti pensare a La più bella tra le donne, in cui la bambina più
carina di Gerusalemme diventa la donna più grassa della città al punto da schiacciare
con il suo peso il marito causandone la morte. La Castel-Bloom va anche oltre
il surreale. Elena Loewenthal nell'introduzione a Dolly City (Stampa
Alternativa) la descrive come il riferimento della letteratura postmoderna
israeliana proprio per il suo modo di decostruire non solo le tecniche
narrative ma, in questo caso, anche il mito della "yiddishe mame", la
mamma iperprotettiva e alla fine dei conti castratrice, che usa il corpo del
figlio (adottato, o meglio trovato abbandonato in un sacco) come terreno di
coltura del suo delirio. La protagonista infatti è una vera mamma splatter che
apre il romanzo uccidendo con un forcone il becchino che dovrebbe seppellire il
suo cane, una mamma cannibale che fa a pezzi il figlio nell'intento malato di
proteggerlo dalle malattie, dall'esterno, dalla vita stessa. "Ho scritto
questo libro quando ero incinta e avevo appena perso mio padre - ci ha
raccontato Orly Castel- Bloom -. Ero terrorizzata dall'idea di crescere un
bambino in quello che mi sembrava essere un perenne stato di emergenza. Il
romanzo è stato un atto terapeutico, dopo mi sono sentita liberata".
Peccato che il libro sia stato preso molto seriamente e l'autrice sia stata
accusata di essere, nella realtà, una cattiva madre. La linfa che nutre la narrativa
di entrambe queste scrittrici, anche quando raccontano le storie più
improbabili o provocatorie, è proprio la loro terra. "Scrivo questo perché
sono cresciuta a Gerusalemme, una babele assurda dove può succedere qualunque
cosa" dice la Horn. "In Israele si vive un'
emergenza continua - dice la Castel- Bloom, che risiede a Tel Aviv - temo ogni
giorno per la vita dei miei figli, ma non ho mai pensato nemmeno un attimo di
farli vivere da un'altra parte. Quando è nato mio figlio, ventidue anni fa, ho
pensato che non avrebbe fatto il servizio militare perché non ce ne sarebbe più
stato bisogno. Adesso invece è nell'esercito, l'emergenza continua e io
continuo a preoccuparmi ". Cristina Taglietti Dall'alto: Orly Castel
-Bloom, Dalia Sofer, Zeruya Shalev.
( da "Corriere
della Sera" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-12 num: - pag: 35 categoria:
REDAZIONALE Safari tour Il rapper in concerto: molto spazio alla tecnologia e
uso abbondante di immagini da YouTube "Nella musica né destra né
sinistra" Jovanotti: punto sull'amore. Poca politica, ma sullo schermo c'è
Tienanmen Settemila fan a Rimini per lo show multimediale "Non amo il
minimalismo nel rock, i miei idoli sono Springsteen e gli U2" RIMINI -
L'amore è un romantico rap. Potrebbe essere il titolo del nuovo "Safari
Tour" di Jovanotti che ha debuttato sabato, in un contesto tecnologico e
multimediale esagerato, al "105Stadium" di Rimini davanti a settemila
spettatori. Uno show multimediale, con uso abbondante di immagini
"rubate" su YouTube e spalmate su megaschermo, una tensione sonora e
ritmica estrema (ben due batterie sul palco), decine di trovate spettacolari
come un gorilla che entra in scena per la canzone "L'albero", un
Jovanotti con giacca luminescente modello "Cavaliere Elettrico"
all'inizio, e poi in smoking - bastone e cilindro- nel finale. In mezzo due ore
di sudore, scatenamento, in una sorta di doccia scozzese fra cesellati inni
all'amore e sequenze violentissime coi megaschermi che alternavano le immagini
più svariate: Riccardo Muti, Zubin Mehta, Toscanini, una fucilazione tratta da
La montagna sacra di Jodorowsky, Piazza Tienanmen... E prima dello show canzoni
di De Gregori e Celentano a manetta. Tanto amore e tanta carne al fuoco, ma
niente spazio ai buonismi terzomondisti e alla politica. E quando Jovanotti
tenta, nel finale di scrivere sullo schermo, con un nuovo e sofisticato
meccanismo interattivo, la parola Pace, il "giocattolo" si inceppa.
Non mancano omaggi e citazioni autorevoli. "Teresa ha gli occhi secchi e
guarda verso il mare", canta citando "Rimini" di De Andrè,
mentre sul finale Domenico Modugno lo accompagna nella sua "Piove"
(con un espediente tecnologico). Poi la scena è tutta di "Mister
Volare" con "Vecchio Frac". Come si spiega la vocazione amorosa
dello show? Dell'ultimo album il pubblico ha apprezzato soprattutto
dichiarazioni d'amore da manuale come "A te" e "Dove ho visto
te". Jovanotti aggiunge altri struggenti camei come "Serenata
rap", "Una storia d'amore", "Chissà se stai dormendo
", "Morirò d'amore", "Ti sposerò", "Mi fido di
te" più scatenamenti di ottimismo puro quali "Penso positivo",
"L'albero", "Tanto ", "L'ombelico del mondo",
pieni di slogan efficaci. In scena è dunque un rapper rassicurante, che ogni
papà accetterebbe senza imbarazzi. Fra gli effetti speciali più incredibili una
lunga diretta goliardico-acustica dai camerini, la proiezione "live "
da un telescopio del pianeta Saturno, e una maschera tribale che a un certo
punto si sovrappone con assoluta perfezione alle facce dei musicisti grazie a
un software che riconosce gli occhi di ciascuno. Show chiaroscurato, mai
noioso. Che Jovanotti definisce "un giocattolo fantastico con le due
batterie che ho copiato dai Genesis, con uno schermo usato come psichedelia
scenica. Quando non canto d'amore il suono deve essere uno schiaffo, stordire.
Non amo il minimalismo. I miei idoli sono Springsteen e gli U2. Avevo deciso
già sei mesi fa di puntare su uno spettacolo che fosse emozione pura, segno e
non parola, mito e non logos". E tutto l'impegno ecologico, pacifista,
antinucleare? "A volte... non so a chi credere come dice Antonacci ".
L'amore può essere un buon rifugio dopo uno smacco elettorale? "Premetto
che la musica non è né di destra né di sinistra (e mi fa piacere anche che
Bondi mi apprezzi, tant'è che "L'ombelico del
mondo" è stato primo in classifica in Israele e in Palestina). Poi ci sono novità positive: è successo qualcosa. Un partito
come il Pd, un personaggio come Veltroni. Quando non hai i risultati che ti
aspetti stai male. Ma ti fortifichi. Il prossimo album, pardon, la prossima
legislatura vedrà un Veltroni più forte. Ma saranno anni difficili...
". Mario Luzzatto Fegiz Debutto "Safari Tour" di Jovanotti (nel
tondo e durante il concerto) ha debuttato sabato davanti a settemila
spettatori.
( da "Riformista,
Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Torino affluenza in calo,
il pieno di visibilità l'ha fatto vattimo Era la Fiera del Libro, ma di libri
si è parlato poco Torino. Non potendo far ballare i numeri, come invece
avviene, tra questura e manifestanti, per le manifestazioni di piazza, alla
Fiera del libro ballano le valutazioni sui numeri. Sabato ci si muoveva tra gli
stand come non capitava da anni, di scolaresche ce ne erano meno del solito.
Tutti sono d'accordo sul fatto che l'affluenza sia visibilmente in calo. Anche
se dopo "la situazione è drammatica" di Piccioni, Ferrero ha
individuato una fascia oraria per dire che in serata, rispetto a quella del
sabato dell'anno scorso, è andata bene. La colpa, oggettivamente, è della
tensione che è salita grazie ai media dentro i quali hanno soffiato politici
come Gianfranco Fini, improvvido nel comparare due bandiere bruciate a Torino
alla morte per pestaggio del ragazzo di Verona. Si sono pubblicate foto che
ritraevano ragazzi bendati con fumogeni e attorno cortine di fumo che chissà
cosa facevano temere. Ma alla manifestazione non è successo niente, non si sono
neanche bruciate bandiere. E non c'erano nemmeno quattromila persona, ma un
rapporto quasi uno a uno tra manifestanti, pacifici, e poliziotti,
ultra-statici. Altro che "zona rossa", si è giocato a uomo. Col
solito catenaccio all'italiana. Personaggi di scarsissimo peso politico, tra
gli organizzatori dei centri sociali, hanno ottenuto grande spazio mediatico
senza aver prodotto nulla. Nulla di quello che volevano loro, nessun messaggio
infatti è arrivato, solo fumo e il rilancio della kefiah come foulard di mezza
stagione; ma nulla è stato prodotto, per fortuna, di quello che le Cassandre
attribuivano alla manifestazione, deprecando non tanto quello che avevano fatto
nei giorni scorsi, ma quello che sicuramente, secondo loro, avrebbero fatto
dopo. Chi ha guadagnato molto, in termini di visibilità, è lo scaltrissimo
professore Gianni Vattimo. Il quale non credo abbia dubbi sul dilemma della
fiera: è più cretino un cretino o chi gli dà retta? Per alcuni editori l'errore
è alla base, nella scelta di Ernesto Ferrero di optare per Israele,
al posto dell'Egitto, come previsto inizialmente, per festeggiare i 60 anni
della sua Costituzione. Questa "deliberata coincidenza" ha
politicizzato la manifestazione. È un dato di fatto, oggettivo. Mentre non è
oggettivo, anche se suggestivo, che sarebbe stato possibile e felice provare a
imbastire uno spazio per i palestinesi come ospiti d'onore, scrittori senza
stato. La scelta d'Israele ha turbato il clima della
Fiera del libro, inibito l'abilità diplomatica dello stesso Ferrero. Come? I
falchi filo-israeliani si sono sommati ai corvi del malaugurio anti-israeliani
in un unico coro gracidante. Sia chiaro che la scelta di Israele
è una scelta indiscutibile: una volta che è stata fatta non può essere messa in
discussione sotto alcun punto - e ridicoli tutti gli ibridi alla Dario Fo che
ne sono derivati, della serie vengo ma con distinguo, non parlo del libro sul
petrolio ma di Palestina - proprio come lo stato d'Israele. La fiera ha rispecchiato la pessima ideologia del
"né con me né senza di me" di quanti vogliono subordinare Israele a uno stato palestinese. Ma bisogna ammettere che,
indubbiamente, la scelta è stata infausta. Sul piano mediatico, perché ha
prestato troppo facilmente il fianco alle strumentalizzazioni di segno
contrario e non opposto - non si può mettere sullo stesso
piano chi fa l'ultra-filo-israeliano e chi fa l'ultra-anti-israeliano - e ancor
di più, infausta, sul piano logistico, perché la concomitanza delle feste in Israele e in tutto il mondo ha reso meno
unica l'edizione e impedito che fossero presenti Amos Oz e David Grossman, che
hanno preferito stare in Israele per i festeggiamenti. D'altronde, se il giorno del
compleanno ti fanno una festa, ma è dall'altra parte del mondo, uno ringrazia,
certo, ma difficilmente potrà essere presente. La bellezza, forse, ci salverà,
ma la furbizia o l'ingenuità, no. La manifestazione è stata irrilevante, sul
piano politico e del dibattito, c'erano vecchi sessantottini, nel senso di sessantotto
anni, e giovani belli e in posa come The dreamer . Purtroppo, però, con il calo
di affluenza o comunque con il cono d'ombra in cui i libri sono finiti, ha
vinto il boicottaggio. Non quello attivo, troppo deficiente, ma un
"boicottaggio passivo". 12/05/2008.
( da "Padania,
La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Iniziative nelle scuole
di tutto il Nord Gli Studenti Padani in campo a difesa della libertà del Tibet
FRANCESCA MORANDI Con scioperi, manifestazioni e volantinaggio in 500 scuole
del Nord gli Studenti Padani faranno sentire la loro voce a difesa del popolo
tibetano, che lotta da oltre 60 anni contro la Cina per la propria libertà,
identità e religione. Tra le iniziative previste ci sono un concerto rock e una
parata di macchine che esporranno le bandiere del Tibet, esibite anche alle
finestre di qualche centinaio di istituti scolastici della Padania. Sarà
organizzata anche una raccolta di firme a sostegno del Tibet che sarà inviata
al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mentre già ieri il
consigliere leghista Mario Carossa ha presentato una mozione sulla questione
tibetana al Comune di Torino. "Mentre i centri sociali
e la sinistra estrema scenderanno oggi in piazza contro Israele nel capoluogo piemontese noi,
contemporaneamente, sciopereremo nelle scuole del Nord a favore del popolo
tibetano" afferma Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord e coordinatore
federale del Movimento Giovani Padani, di cui gli Studenti Padani sono una
ramificazione. "La differenza tra la Lega e il mondo dell
antagonismo di sinistra è questa: loro sono contro l autodeterminazione dei
popoli, noi a favore della Libertà e della Democrazia", precisa l
esponente leghista, che sarà presente oggi a Milano alle 12.30 allo sciopero
organizzato all istituto Ettore Conti in via De Vincenti
( da "Padania,
La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Rimediate ai guasti di
Prodi CARLO BARBIERI Genova La scorretteza e la prevaricazione non hanno più
limiti! Un Governo, in via di liquidazione, non soddisfatto dei disastri
compiuti in ogni campo, ha nominato, in tutta fretta, in queste ultime ore,
numerosi alti funzionari di gradimento, ha attentato alla legge 40, rafforzata
dal referendum, forzandone l interpretazione con nuove linee/guida ad hoc, e
non pago della persecuzione fiscale instaurata, ha violato, ancora una volta,
la libertà e la riservatezza dei cittadini sbattendo su internet le loro
dichiarazioni reddituali. La drastrica limitazione della circolazione del
contante non era sufficiente. Mi auguro che la nuova compagine governativa si
metta al più presto all opera per rimediare ai numerosi guasti, abrogando ogni
norma persecutoria e liberticida e ristabilendo l ordine democratico.
Clandestini, Prodi e C. sono complici! MARIO VISCOVO Torino Si susseguono in
questi ultimi giorni sbarchi di clandestini in Sicilia ed in Sardegna. Notiamo
che continua ad esserci una reale complicità del nostro Governo (in vita ancora
per pochi giorni) con i trafficanti di esseri umani. Nessun contrasto alle
imbarcazioni, uscita della nostra marina nella acque internazionali (oltre
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Pagina 348
Torino. La Fiera del libro racconta un ricchissimo crogiolo etnico e
linguistico Nel palazzo delle pagine c'è il mistero Israele
Torino.. La Fiera del libro racconta un ricchissimo crogiolo etnico e
linguistico --> DAL NOSTRO INVIATO CARLO FIGARI Torino. "Se un alieno
arrivasse a Torino e vedesse questa manifestazione si farebbe un'idea di un
mondo privilegiato dove la gente protesta perché hanno invitato noi scrittori
ebrei liberali a parlare dei nostri libri", dice Etgar Keret, uno degli
autori giovani più affermati in patria e ora anche in Italia. Una battuta la
sua, per chiudere una vicenda che ha avvelenato il clima di festa e di amicizia
che si respira nel Salone dei libri colorato di bandiere di ogni paese e con
esposti migliaia di volumi di ogni autore e argomento. Qui puoi trovare
veramente tutto: dai titoli del Premi Nobel ai best sellers mondiali, dai testi
esoterici alle Suore Paoline, dal romanzo di moda al libretto del più
sconosciuto aspirante romanziere di provincia che a Torino spera di avere un
palcoscenico e un trampolino di lancio. Anche se per la sua presentazione in
sala ci sono sole tre persone: l'autore, l'editore e la moglie (dell'uno o
dell'altro, chissà). Ma il Salone è questo e molto altro, una kermesse
travolgente che richiama in cinque giorni trecentomila visitatori. Mentre fuori
dal Lingotto dove si svolge la ventesima edizione del Salone del libro, si
spengono gli echi della contestazione antagonista conclusa senza incidenti,
all'interno editori e scrittori israeliani continuano a tenere banco negli
incontri e nello stand azzurro d'Israele,
superaffollato di gente, giornalisti e telecamere. Se la contestazione voleva
rovinare la festa, ha ottenuto l'effetto contrario perché a Torino gli editori
e gli scrittori ebrei hanno sempre avuto un largo spazio e seguito. Abituati a
convivere con la guerra, ad andare a scuola col mitra sotto braccio, ad ascoltare
ogni giorno bollettini di attentati, hanno affrontato la protesta
anti-israeliana con il loro tipico spirito. Cioè, hanno portato avanti il
programma di eventi come se niente stesse succedendo all'esterno. Invitati al
Salone come ospiti d'onore per celebrare il sessantesimo anniversario della
fondazione dello Stato d'Israele sono arrivati qui in
forze con i loro campioni dell'editoria (Aharon Appelfeld, Abraham Yehoshua con
il suo ultimo bestseller Fuoco Amico ), scrittrici affermate come Savyon Liebrecht
e Zeruya Shalev, l'ebreo irakeno Sami Michael che ha parlato dei suoi libri e
del conflitto mai finito nel suo paese natale, il rabbino Adin Steinsaltz
autore di una monumentale edizione commentata del Talmud. E c'è anche Shlomo
Venezia, uno dei pochissimi superstiti dei Sonderkommando, le squadre speciali
di prigionieri incaricati di svuotare i forni crematori dei lager nazisti e che
a loro volta venivano poi uccisi perché non raccontessero. L'italiano Venezia
invece si è salvato ed ha potuto raccontare con un bellissimo, commovente e
agghiacciante libro dallo scorso dicembre sempre in classifica dei più venduti.
Alla Shoah è riservato un ampio spazio nello stand israeliano, con i libri del
Nobel Elie Wiesel, Irène Nèmirovski, Primo Levi e le tante testimonianze dei
sopravvissuti. E ci sono uomini di spettacolo come il regista Amos Gitai. E
giornalisti ebrei italiani, come Gad Lerner e Fiamma Nirenstein che discutono
del conflitto mediorientale o Elena Loewenthal che parla di donne nella storia
e nella cultura ebraica. Nello stand si vendono tanti libri (i più richiesti
naturamente Grossman, Oz, Yehoshua), bandierine con la stella di David,
cappellini e gadget. Fuori il Trio Jerusalem suona musica Kletzemer. Nella sala
Azzurra poeti israeliani (Adaf, Bejerano, Ori Bernstein, Tali Latowicki)
recitano in ebraico, yiddish, inglese e italiano in una babele di lingue che è
anche lo specchio del crogiolo linguistico ed etnico del loro paese oggi
sessantenne. "È la nostra festa, siamo qui per parlare della nostra storia
e della nostra letteratura", dice Etgar Keret in inglese chiarissimo. Il
libro più noto in Italia è Pizzeria Kamikaze per l'editrice romana E/O che lo
ha lanciato e che continua a pubblicarlo. I suoi sono raccolte di racconti
brevi, al massimo una decina di pagine, meglio quattro o cinque. Racconti di
vita ordinaria, molti indirizzati ai bambini. È uno degli autori emergenti, i
quarantenni che affrontano i problemi del Duemila. Questa fiera è l'occasione
per approfondire una letteratura sempre più vasta e importante che più di ogni
reportage o analisi politica ci aiuta a capire un mondo complesso com'è Israele, tra Intifada, muri di confine e reticolati, razzi e
rappresaglie, territori occupati e il processo di pace che non finisce mai.
"Molti scrittori israeliani, soprattutto i giovani, rifuggono tutto ciò
che è tradizione, legame con le radici, ed al tempo stesso si tengono lontani
dalle tematiche dei conflitti. Vedono Israele come un
piccolo paese provinciale da cui vorrebbero andarsene", spiega Shulim
Vogelmann trentenne direttore editoriale della Giuntina di Firenze, l'unica
casa editrice italiana specializzata in letteratura ebraica. Dopo aver tradotto
e pubblicato (prima in Italia) tutto Elie Wiesel, negli ultimi anni ha
realizzato un catalogo per portare il meglio e le novità della letteratura
contemporanea. "Keret, come Castelbloom ed altri, sono un tipico esempio
di questi scrittori che con i loro personaggi surreali e distaccati dalla
realtà esprimono bene il desiderio di fuga. Ma dall'altra parte ci sono anche
molti autori (Leshem, Barbash, Sara Shilo) che mettono al centro della loro
narrativa la realtà. Solo la letteratura ci mostra le tante facce della nostra
vita quotidiana, vista dalla parte israeliana, ma anche dalla parte palestinese.
La storia e il dramma degli altri che i nostri scrittori sanno esplorare e
raccontare senza inibizioni, ideologie o veti politici". È il caso dei
grandi narratori come il trio Oz, Yehoshua e Grossman che nei loro romanzi
fanno continuamente riflettere sulla realtà di un paese in bilico. Nello stand
israeliano gli editori parlano del successo crescente dei loro autori:
"Siamo un popolo affamato di letteratura. In un paese con una popolazione
di sette milioni di persone che si esprimono in una lingua, l'ebraico,
incomprensibile altrove nel mondo, si pubblicano seimila titoli all'anno, per
una tiratura complessiva di 10 milioni di copie. Quattromila sono le novità, il
40 per cento sono testi originali, il resto traduzioni". Dai loro dati
emergono le sfaccettature di un paese "diverso" in tutto:
"Considerando che la popolazione araba, gli immigrati russi e gli
ultraortodossi non leggono la nostra letteratura, alla fine risulta che gli
israeliani laici acquistano in media quattro, cinque libri all'anno". E
sfatano il mito dell'ebreo avaro: "Almeno in questo campo siamo
sicuramente generosi: l'87 per cento non esita a prestare i propri libri".
Per quanto riguarda gli autori è David Grossman lo scrittore oggi più amato nel
suo paese, secondo un sondaggio stabilito dalla rete di librerie Zomet Sfarim.
Qualcuno con cui correre è il suo titolo più apprezzato. A sorpresa il secondo
posto è stato conquistato dal giovane giornalista romanziere Ron Leshem, autore
del libro pacifista 13 soldati . Seguono poi Meir Shalev, Eshkol Neò ed Ergart
Keret. Stranamente Yehoshua è solo undicesimo e Amos Oz diciasettesimo. Ma i
due "veterani" si consolano con i dati di vendita italiani dove sono
sempre i più richiesti.
( da "Stampa,
La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
OGGI ARRIVA IL
SEGRETARIO DELLA LEGA ARABA Libano, la guerra si sposta sui monti
[FIRMA]LORENZO TROMBETTA BEIRUT Dopo la Beirut sunnita, ora anche le montagne
druse a Est della capitale e quelle a ridosso del confine
con la Siria e Israele,
sono state investite ieri dall'offensiva militare dell'opposizione guidata da
Hezbollah, lanciata contro le milizie filogovernative. Dopo una mattinata di
apparentemente calma a Beirut, dove l'esercito aveva preso posizione nelle zone
fino alla sera prima controllate dalle milizie sciite, lasciando che seguaci
dell'opposizione rinforzassero le loro barricate invece di rimuoverle,
il pomeriggio s'è riscaldato con l'inizio della battaglia sulle montagne druse.
Gli scontri sono stati tra i seguaci di Talal Arslan, alleato del Partito di
Dio, il cui clan è storicamente rivale di quello dei Jumblat. Le schermaglie si
sono trasferite dai villaggi drusi e quelli vicini sciiti. Gli uomini di Arslan
sono stati appoggiati in modo massiccio dalle unità di Hezbollah, che dalle
loro postazioni nella periferia meridionale di Beirut, poco lontano in linea
d'aria dalle colline druse, hanno per ore martellato le posizioni dei
filogovernativi. Lo scenario già visto di Beirut s'è ripetuto ieri in montagna
anche per quanto riguarda l'atteggiamento seguito dall'esercito: dopo aver
lasciato combattere i due schieramenti, i soldati hanno atteso la capitolazione
dei seguaci di Jumblat per accogliere l'appello dei belligeranti e assumere
finalmente posizione tra essi. Si è anche sparato a Tripoli, nel Nord, dove i
combattimenti tra gli uomini del Partito di Dio e quelli fedeli al premier Siniora
hanno provocato almeno due morti e cinque feriti. Oggi è atteso in Libano e in
Siria il segretario generale della Lega Araba Amr Moussa che cercherà di
proporre una soluzione politica alla crisi libanese.
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Prima Pagina Pagina 2
Il viaggio della Madonna di Bonaria L'Isola e la Madre che viene dal mare Il
viaggio della Madonna di Bonaria di Salvatore Cubeddu --> di Salvatore
Cubeddu La Vergine verrà dal mare. A iniziare da domani. La riceveranno le
autorità, il clero e il popolo cristiano nelle diocesi che hanno già, ciascuna,
un protettore, il loro antico martire. A Porto Scuso, nel Sulcis, la Madonna di
Bonaria incontrerà i correligionari di Antioco l'africano. A Oristano quelli di
Archelao e Lussorio, uccisi a Forum Traiani. Gavino a Porto Torres, Simplicio a
Olbia. Ad Arbatax verrà accolta dai Barbaricini, che rinunciarono alle divinità
delle pietre, delle piante e dell'acqua quattrocento anni dopo tutti gli altri.
Papa Gregorio Magno, nel 600 dopo Cristo, forzò la loro resistenza alla
conversione passando attraverso le autorità. Forse allora non è per caso che
gli studiosi della religiosità dei sardi ancora riflettono sui problemi di
inculturazione del cristianesimo all'interno della Sardegna! La Vergine di
Bonaria e i settecento naviganti faranno il periplo delle nostre coste. È una forma
originale e inedita di pellegrinaggio da parte di una Chiesa che in questi anni
spesso percorre le strade dell'Isola. Da Gesturi a Laconi, per la pace. Da
Sanluri a Villacidro, contro il sottosviluppo del mondo. Da Oristano a
Bonarcado, per cercare rimedio ai nostri mali e offrirci reciproca accoglienza.
Il cristianesimo, religione universale, non ha un
territorio ricevuto da Dio, come il popolo di Israele. Non si dà l'Arabia dell'Islam, che altre religioni non possono
calpestare. Per il cristiano non c'è una particolare terra santa perché tutto
l'universo per lui è santo. Santo è soprattutto il cuore dell'uomo, se vi
albergano fede, speranza e amore. Né esiste tempio di pietra che sia
superiore alla presenza di Dio negli affamati, negli assetati di giustizia, nei
migranti e nei fratelli sofferenti. La Chiesa si mette in cammino perché ai
credenti è dato offrire senso e significato alla trasformazione della propria
terra. Sono il sudore e le giuste azioni degli uomini a rendere santo il loro
mondo. La Vergine è già venuta dal mare. Nel 1370 la Casteddu catalana era
circondata dai sardi del re d'Arborea e stava per cadere. Se Lei, il Bambino e
i Santi tutti fossero stati interessati agli esiti delle nostre guerre, Mariano
IV avrebbe liberato la Sardegna e come patrona massima avremmo forse avuto la
Madonna di Bonacatu. Evidentemente la geopolitica umana non coincide con quella
di Nostro Signore. E comunque, la Madonna è sempre Lei, seppure cambia il luogo
dove la veneriamo. Non si dà prosperità per i popoli se la battaglia per una
propria libertà non si congiunge ai valori più alti. Un'altra Vergine con
Bambino ci è stata portata attraverso il mare di Sardegna dalla corrente del
golfo, nel 1936. Anch'essa dagli "iberici lidi"! Una statua annerita
dal fuoco. La Madonna di San Vero mostra nel suo corpo bruciato i segni di
quella guerra fratricida. Le immagini sono vere quando servono a noi per
ricordarci quello che siamo e a Dio per richiamarci a ciò che invece possiamo
essere. Dunque, attraverso molteplici sbarchi, la Madonna di Bonaria visiterà i
sardi. Per la prima volta tutti. La madre che si circonda dei suoi figli. Un
incontro capace anche di riconciliarci con il nostro mare! Perché il colle di
Bonaria in Cagliari e i santuari nuragici di tutta l'Isola contengono gli
stessi ex-voto: le navicelle dei nostri naviganti attraverso il vasto mondo.
Perché vadano, perché ritornino a casa.
( da "Padania,
La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Prosegue
il lavoro in comune Sanità, Lombardia e Israele
sempre più vicine Yaacov Ben-Yizri, ministro della Sanità israeliano, parlerà
con il primo ministro Olmert per fare in modo che il progetto sanitario con la
Regione Lombardia sia tra i primi punti nell agenda per gli accordi bilaterali
tra Italia e Israele. A riportarlo è l
assessore alla Sanità Luciano Bresciani, a margine del forum della scienza e
tecnologia di Tel Aviv. "Questo piano è il proseguimento dell accordo di
collaborazione firmato un mese fa al Pirellone che stabiliva i campi in cui i
due Stati collaboreranno per migliorare le rispettive sanità. Contiamo di
entrare in azione già tra 15 giorni - ha spiegato Bresciani -. Questa
esperienza con Israele sarà uno dei motori che
spingerà il progresso della sanità, della scienza e della tecnologia di
entrambi gli Stati. Il ministro israeliano ha fortemente sottolineato il
sentimento di fratellanza e questo è dovuto alle due sanità di eccellenza, ma
anche al fatto che siamo due popoli che difendono le loro identità culturali e
territoriali". L accordo tra Lombardia e Israele
servirà anche a risolvere le criticità nella gestione sanitaria presenti nei
due Paesi, ad esempio quella della medicina sul territorio. "In Israele ci sono molti meno ospedali che da noi - conclude
Bresciani - e sono a minaccia di aggressione; per questo, hanno organizzato
molto l assistenza sanitaria sul territorio, e noi dovremo sviluppare la nostra
sanità in questo modo, soprattutto per fare fronte alle crescenti
cronicità". [Data pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania,
La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Guerra. È guerra vera.
E non solo perchè il bilancio di sangue in Libano inizia a sfuggire dal
controllo né per gli scontri che si aggravano a Beirut e dintorni. Oranai la
città è sotto lo stretto controllo dei miliziani Hezbollah, la resa nei
quartieri ad ovest dei sostenitori armati del governo non ha fatto altro che
aprire il varco. Pooco conta se la debole Unione europea continua a a sotenere
la maggioranza in carica o se l Onu fa appello alle parti perchP dialoghino e
trovino il modo per tornare a trattare. Il premier Siniora grida che "i
golpisti non vinceranno". E aggiunge: "Hezbollah ci ha dichiarato
guerra. Non siamo stati noi a dichiarare guerra a Hezbollah, è stata Hezbollah
a dichiarare guerra a noi". In questa prima ufficiale e disperata prima
dichiarazione pubblica del premier da quando sono iniziate le violenze a Beirut
nei giorni scorsi si comprende l ingarbugliarsi della situazione. Il Partito di
Dio ha deciso di "definire il destino del Libano e dei libanesi",
accusando il primo ministro in un intervento in tv. "Ho chiesto al comando
dell'esercito di assumersi la sua piena responsabilità per proteggere i
libanesi e preservare la pace civile. Ho insistito affinché l esercito facesse
fronte ai suoi doveri nazionali, senza esitazioni e ritardi, cosa che invece
ancora non ha fatto", ha accusato Fuad Sinioram che continua a rassicurare
i libanesi, promettendo che il Paese non cadrà "nelle mani dei golpisti".
E aggiunge: "Non accetteremo che Hezbollah e le sue armi rimangano nelle
condizioni attuali, le armi non ci metteranno paura, non torneremo sulle nostre
decisioni, anche se utilizzeranno le loro armi più di quanto abbiano fatto fino
ad ora". Ieri il bilancio delle vittime non ha accennato a fermarsi: sei
morti e venti feriti sono il risultato di una sparatoria durante un funerale a
Beirut (la sparatoria è avvenuta nel quartiere sunnita Tariq al Jedida alle
esequie di un uomo ucciso venerdì), altre sette persone sarebbero morte in
scontri avvenuti ad Aley, circa
( da "Padania,
La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Giuseppe Reguzzoni Un
lettore non più giovanissimo, ma attento e coraggioso, mi chiede di spiegare
che cosa sia questo politicamente corretto a cui ho fatto riferimento sull Eco
e con cui sembro avercela così tanto. Ben volentieri, tanto più che sono in
crisi di astinenza da domande dei miei venticinque lettori, il che, in una
rubrica che si intitola di pensieri e di parole non è mica una cosa da ridere.
Per cominciare da una primissima, breve definizione, il politicamente corretto
è ciò di cui non è bene parlare in pubblico perché disturba. Disturba chi?
Ovviamente chi fissa i limiti della nostra libertà e controlla l opinione
pubblica, i cosiddetti poteri forti , transnazionali e anti-identitari. Mi
concedete di essere politicamente corretto e di non fare nomi, ma solo esempi?
Nella lista (ma su che base le fanno queste liste?) pubblicata da un
settimanale americano dei cinquecento personaggi più influenti al mondo ci sono
il Dalai Lama e Mia Farrow, ma non c è il Papa. Un politico di razza riceve
qualche milione di voti, e un presidente elegggiucchiato come molti sanno dal
parlamentuncolo appena liquidato, con alle spalle l apologia dei carri armati
sovietici sulle carni e sul sangue dei dimostranti di Budapest, si permette di
nicchiare sull opportunità di figure più ossequiose delle istituzioni . Arriva
il giorno della memoria e in tutte le scuole per ordine non si sa di chi, si
piantano rose bianche, si propongono film (peraltro molto belli) sui lager
nazisti e sull antisemitismo e, intanto, si tace sui ducento bambini
palestinesi morti in tre mesi per mancanza di paracetamolo e farmaci di base
nella striscia di Gaza, in seguito al blocco imposto da Israele. E che dire del massacro degli
armeni e dei greci da parte dei turchi? Qualcuno ha deciso che la Turchia debba
entrare nell Unione Europea e non importa nulla che quel Paese si ostini a
ritenere che quei due genocidi semplicemente non ci siano mai stati e che
quindi sia reato anche solo parlarne. Arriva Natale e, puntualmente,
qualche consiglio comunale a maggioranza rimbambita si ostina a decretare che
insegnare Tu scendi dalle stelle nelle scuole materne comunali è una violazione
del pluralismo religioso, visto che su centocinquanta bambini ce ne sono dieci
musulmani e due induisti. E se non lo fa il consiglio comunale c è sempre una
maestra pronta (oddio il livello di certe maestre nelle scuole elementari di
Stato...!) a far togliere il disegnino con la culla e l asino e il bue perché è
meglio mettere le stelline, che non urtano la sensibilità di nessuno. C è stato
persino il caso di un paesino della bergamasca dove un assessore multiculti
multiprogressista di paese ha pensato a un cimitero senza croci, per rispetto
all alta percentuale di immigrati . Almeno l avessero chiesto loro! Ma no, dal
punto di vista della psicoanalisi siamo al masochismo (piacere di farsi male),
da quello degli amministratori (ahi, l allegoria del buon Governo!) alla demenza
autodistruttiva, da quello culturale (del tutto implicito e passivo nei casi
citati) siamo appunto al politicamente corretto . L idea di politicamente
corretto nasce dall incontro bastardo tra i resti del puritanesimo anglosassone
e americano e le spoglie ideologiche del sessantottismo marxista: è una
religione dell umanità che ha al suo centro il dogma assoluto che non vi sono
verità, ma che tutto è relativo e che considera inquietante e quindi da
silenziare chiunque si ostini a cercare o riconoscere delle verità o delle
identità. Il politicamente corretto, essendo una sorta di religione civile, ha
una sua casta sacerdotale e un suo magistero, vigile, occhiuto e inquisitorio.
Il suo culto è quello della pace universale (in nome della quale si possono fare
guerre preventive o meno), della tolleranza (che impone il divieto di Ogm e
della sperimentazione sugli animali e consente quella sui bambini non nati,...
pardon, feti!), del rispetto delle idee altrui (che vieta al papa di
intervenire alla sapienza, dopo che vi era stato invitato). E ha ovviamente un
suo linguaggio, veicolato da cosce lunghe televisive e progressiste o da
insegnanti a ciò appositamente aggiornate/i: non si dice più marito o moglie e,
ormai, nemmeno compagno o compagna, ma solo partner , così non si lede la
sensibilità delle coppie gay; non si dice marocchino, ma extracomunitario, che
è poi l erede lessicale del più vecchio e demodè persona di colore . Già,
perché quando sentiamo l espressione extracomunitario di solito pensiamo a un ticinese
di Lugano o una turista texana o norvegese. Il cosiddetto politicamente
corretto pretende di essere la neutralizzazione radicale di tutto ciò che può
essere conflittuale, dunque di tutto ciò che è vivo. La sua irrazionalità è
evidente nei suoi assiomi: l 11 settembre dimostra il pericolo del fanatismo
religioso, le religioni sono state motivo di conflitto dunque eliminiamo le
religioni. Che è come dire: i delitti di gelosia, quelli che una volta si
chiamavano delitti d onore, mostrano i pericoli legati alla vita sessuale,
dunque eliminano il sesso. Difatti il politicamente corretto non è un idea né,
men che meno, un sistema razionale, è solo un irrazionalissimo laccio imposto
alla nostra libertà di essere, inconsistente e viscido come un lombrico, ma velenoso
come un amanita, capace di succhiarti via l anima. Grazie a Dio, o per fortuna,
i venerabili maestri di questo magistero hanno per ora sottovalutato le
capacità di resistenza dal basso. [Data pubblicazione: 11/05/2008].
( da "Padania,
La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Libano verso la guerra civile:
11 morti Frattini: pronti a evacuare gli italiani Golpe Hezbollah I miliziani
occupano con la forza Beirut Notte di fuoco a Beirut. Alba da guerra civile in
Libano. E in meno di 48 ore, manu militari, Beirut ovest è finita nelle mani di
Hezbollah che ha preso il controllo dei principali quartieri sunniti e di
diversi tra quelli dove è presente anche una componente cristiano-maronita.
Almeno 11 persone sono morte e altre 30 sono rimaste ferite negli scontri della
notte tra giovedì e venerdì a Beirut fra sciiti del partito Hezbollah e sunniti
sostenitori del governo filoccidentale di Fouad Siniora. Ad accendere la miccia
il discorso, l altro ieri, del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah. Da ieri
mattina la zona occidentale della città è caduta nelle mani del partito di Dio.
I miliziani di Hezbollah ora controllano i quartieri di Zarif, Zokak al-Blat,
Malla, Corniche al-Mazraa e stanno dando battaglia alle forze di sicurezza
regolari ad Hamra. Inoltre, a Koyratem un razzo ha colpito il muro esterno della
residenza del leader della maggioranza parlamentare filo-occidentale, Saad
Hariri (fortunatamente senza causare vittime), mentre il porto della capitale
libanese è stato chiuso fino a data da destinarsi, a seguito delle precarie
condizioni di sicurezza. A ciò si aggiunge che ieri due reti televisive
pro-governative, Future TV e al-Ekhbariya TV, hanno dovuto interrompere le
trasmissioni dopo essere state minacciate da Hezbollah e da Amal, l altro
partito sciita libanese. Ma nemmeno la stampa filo governativa è stata
risparmiata. La sede del quotidiano al-Mustaqbal, dell omonimo partito del
leader druso Walid Jumblatt, nella notte è stata data alle fiamme. Scontri e
violenze sono continuati per tutta la mattinata e per buona parte del
pomeriggio di ieri, quando, secondo fonti della sicurezza libanese al sito web
della tv satellitare al Arabiya, non c era piú nessuno ad opporsi ai
combattenti dell opposizione dopo che i miliziani degli Hezbollah hanno messo
sotto il loro controllo tutta la parte occidentale della capitale . Deplorando
profondamente la violenza scoppiata a Beirut, l Unione europea ha invitato
tutte le parti a porre fine agli scontri, a cessare i blocchi stradali, ad
aprire l aeroporto e a evitare ulteriori violenze. L ondata di violenza a Beirut,
invece, non sembra aver toccato il sud del Libano, dove opera il contingente di
Unifil II, la missione Onu nel Paese dei cedri, della quale l Italia fa parte e
ha il comando con il generale Claudio Graziano. L Italia ha pronto un piano di
evacuazione dei connazionali. Nel Libano vi sono al momento 600 italiani,
mentre quelli che si trovano nelle zone interessate dagli scontri, il centro
della città, sono circa una cinquantina. Il ministro degli Esteri, Franco
Frattini, ha dato istruzione all Unità di Crisi della Farnesina di trasferire
quelli che si trovano nella zona centrale della città, e che ne faranno
richiesta, in aree più sicure con l aiuto dell esercito libanese, non appena vi
saranno le condizioni per intervenire. Si è svolta anche una riunione di
coordinamento europea perché a livello continentale si stanno predisponendo
misure analoghe. Israele ha
accusato l'Iran di fomentare gli scontri, ma Teheran ha respinto e rilanciato:
"Gli sforzi avventurosi e gli interventi degli Stati Uniti e del regime
sionista sono la causa principale del caos nel Libano". La Siria, che fino
al
( da "Padania,
La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Le ire del presidente iraniano
nel giorno dei sessant anni dello stato Ebraico Ahmadinejad: Israele è un cadavere marcio Il presidente iraniano, Mahmoud
Ahmadinejad, torna ad attaccare Israele nel giorno della Fiera del libro di Torino, proprio mentre lo
stato ebraico festeggia i sessant anni della sua esistenza. Ahmadinejad afferma
che le celebrazioni in corso in tutto il mondo non riusciranno a salvare il
cadavere marcio e puzzolente di Israele. Coloro che pensano che organizzando feste per l
anniversario si possa salvare o riportare in vita questo cadavere marcio e
puzzolente si sbagliano di grosso e devono sapere che i loro nomi saranno
registrati nella lista dei criminali sionisti , ha dichiarato il presidente
iraniano incontrando i nuovi deputati eletti al Parlamento. Ahmadinejad, che ha
definito la Shoah una leggenda e che ha più volte invocato la cancellazione
dello Stato ebraico dalla carta geografica, è anche tornato a prevedere la fine
imminente di Israele. Oggi sono in discussione le
ragioni stesse dell esistenza del regime sionista , ha aggiunto Ahmadinejad,
sottolineando, una volta ancora, che questo regime è instradato verso
l'annientamento . Israele è arrivato alla fine come un
ratto morto dopo essere stato colpito dai libanesi , ha quindi proseguito,
riferendosi alla guerra con Hezbollah del luglio-agosto del 2006. Dal dicembre
2005 la menzogna dell Olocausto è diventata martellante nei sermoni televisivi
del venerdì in Iran. I talk show sulla tv pubblica mostrano storici che
sbeffeggiano le camere a gas; l agenzia di stampa iraniana ha creato una
piattaforma di negazionisti da tutto il mondo e il centro religioso di Qom ha
annunciato progetti di ricerca contro i difensori dell Olocausto . L opzione di
un nuovo crimine epocale contro gli ebrei è stato elevato a politica
governativa. Le ultime affermazioni di Ahmadinejad fanno parte di una retorica
antisemita e antisionista che unisce il negazionismo alla promessa di
liquidazione nucleare. Non era mai successo dalla fondazione d Israele. [Data pubblicazione: 10/05/2008].
( da "Stampa,
La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Al Lingotto per ridere
e per pensare Mondo dello spettacolo e libri, parole e sketch, musica, scherzi,
recitazione e oralità. Per ridere o per riflettere, come sempre sono tanti i
protagonisti della tv e del palcoscenico presenti alla Fiera del Lingotto. Con
incontri, spettacoli e altro, fanno la gioia di chi vuol vederli per una volta
"da vicino". Dal teatro al Nobel, venerdì 9 alle
( da "Stampa,
La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Incontri cinema e
proteste I movimenti che contestano l'invito a Israele come paese ospite della Fiera
hanno organizzato varie iniziative di protesta e controinformazione. E'
annunciato un presidio-gazebo tutti i giorni di fronte al Lingotto (ma il
prefetto ha vietato i presidii esterni alla Fiera), mentre sabato 10 si terrà
la manifestazione nazionale per la Palestina indetta dall'Assemblea Free Palestine di Torino e dal Forum Palestina (concentramento alle