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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA:

Se scoppia l’intelligenza”

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tARTICOLI DEL  12-5-2008      #TOP



Report "Israele/Palestina"

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Indice delle sezioni

Israele/Palestina (54)


Indice degli articoli

Sezione principale: Israele/Palestina

C'è il corteo, Bertinotti annulla il dibattito ( da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: perché alla manifestazione indetta da Free Palestine Rifondazione comunista non aveva aderito, a differenza del Pdci nonché di Sinistra critica e del Partito comunista dei lavoratori. Bertinotti però ha fatto sapere che sarà presente alla fiera oggi in due occasioni, una al mattino nell'ambito di un ciclo di incontri promossi dalla fiera stessa sulle "7 parole della Costituzione"

I boicottatori non arrivano, e l'assedio lo fa la polizia ( da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: stato di Israele. E siamo arrivati alle 14, quando una visita veloce alle vie che portano da Via Genova a Via Nizza porta alla "scoperta" che sono presidiate da camionette della polizia o dei carabinieri o della finanza. Via Genova è vuota e un funzionario di polizia informa un gruppo di ragazzi a una fermata del bus che "per motivi di ordine pubblico il traffico è stato deviato"

Bandiere bruciate. Solo in fotografia ( da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Solo in fotografia Solo slogan per la Palestina e contro Israele da parte dei "duri" di mezza Italia. I temuti scontri non ci sono stati ma la polizia ha militarizzato la città penalizzando proprio il salone del libro Luca Fazio Giorgio Salvetti Inviati a Torino "Uff...fammi una bella ripresa sulle bandiere che bruciano".

A Torino vince la Palestina ( da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Delusi i profeti di sventura: il corteo dei "boicottatori" sfila tranquillo fino a pochi metri dalla Fiera del libro dedicata a Israele. In migliaia, con slogan e qualche fumogeno, danno una voce al dramma dei palestinesi PAGINA 7.

Giorno di polemiche ( da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Il boicottaggio contro Israele, come il boicottaggio contro qualunque altro Paese del mondo - dice - non è un'attività eversiva, ma una forma libera di espressione del proprio dissenso, eppure hanno speso fiumi e fiumi di propaganda e di retorica per criminalizzare i movimenti di solidarietà con la Palestina".

In bella mostra ( da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Emilia, 54 Prima personale in un museo italiano per l'artista israeliano. Fino al 18 maggio. Ingresso 1 euro. Orario: 9.00-19.00 [martedì- domenica]. Info: 06671070400. PAINTINGS Mondo Bizzarro Gallery via R. Emilia, 32c Personale dell'artista veneziano Saturno Buttò. Fino al 3 giugno. Orario: 11.30- 19.

Agenda ( da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: FIRENZE Arci e Palestina Oggi alle 20, al circolo Arci Vie Nuove in viale Giannotti, incontro e cena con i cooperanti di sette organizzazioni palestinesi che lavorano insieme all'Arci in attività a favore dell'infanzia e dell'adolescenza, prenotel 055.683.388.

Viaggio nella rabbia anti sciita dei bastioni sunniti ( da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: non è un eroe della resistenza contro Israele ma un "codardo". "Verrà presto il giorno in cui pagherà per i crimini che ha commesso", avverte con tono perentorio, non mancando di lanciare accuse anche al premier Fuad Siniora. "Deve farsi da parte - afferma - perché è troppo debole e non sa come affrontare Hezbollah, è venuto il momento dei fatti,

Schifani: "minano il dialogo" ( da "Repubblica, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Sull'altro fronte, la capogruppo dei senatori del Partito democratico Anna Finocchiaro ha solidarizzato con Schifani, mentre il leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro difende Travaglio. BUZZANCA, NOVELLI, PALESTINI E TITO ALLE PAGINE 2 E 3.

"c'è chi vuole minare il dialogo" schifani all'attacco, bufera sulla rai - silvio buzzanca leandro palestini ( da "Repubblica, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Inaccettabili fare accuse così gravi senza contraddittorio" SILVIO BUZZANCA LEANDRO PALESTINI ROMA - "Attaccano il clima di dialogo, usano fatti inconsistenti o manipolati". Renato Schifani appare in serata al Tg1 e replica all'affondo di Marco Travaglio che sabato sera, invitato da Fabio Fazio a "Che tempo che fa", lo aveva accusato di avere "avuto amicizie mafiose".

Ernesto ferrero "noi, un luogo per il dialogo" - torino ( da "Repubblica, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: TORINO Prima le contestazioni contro Israele e l'allarme generale, rivelatosi del tutto infondato come ha rimarcato il sindaco Sergio Chiamparino, per il corteo della sinistra radicale filopalestinese. Poi, a salone avviato e consolidato dalla presenza del capo dello Stato Giorgio Napolitano, ancora e soprattutto politica.

Il concorso di lingua madre ti aiuta a uscire dal carcere - federica cravero ( da "Repubblica, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Accanto allo stand, grande successo per il ristorante etnico voluto dalla Regione e realizzato dal ristorante di Maison Musique, che propone piatti ispirati alle cucine del mondo e in particolare a quella kosher, in omaggio alla partecipazione di Israele come paese ospite.

Brevi, schede e richiami 2 ( da "Repubblica, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: scrittori di israele Alle 15 in Sala Blu, per il ciclo "Scrittori di Israele", incontro con Boris Zaidman a cura di Valeria Gandus e Dario Voltolini. Altro incontro alle 18, sempre in Sala Blu, con Lizzie Doron, a cura di Elena Loewenthal e Shulim Vogelmann.

Gad lerner propone prete come "giusto" d'israele ( da "Repubblica, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele TORINO - Don Martino Michelone, parroco di Moransengo morto nel 1979, su proposta di Gad Lerner diventerà Giusto d'Israele per aver salvato dai nazisti Luciano Segre e la famiglia. Lo hanno annunciato ieri a Casale Monferrato al Festival della cultura ebraica "Oyoyoy" Lerner e lo stesso Segre che all'epoca dei fatti aveva 10 anni.

De-generazioni il romanzo del giovane geissen fotografa un'epoca ( da "Riformista, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il progetto di un romanzo epico su Israele, per il quale ha incassato - e sperperato - il congruo anticipo di un editore newyorkese e una manciata di quelle tristi vicende sentimentali da terzo millennio che i giornalisti americani hanno battezzato con una mezza dozzina di neologismi: dating, hooking up, eccetera, eccetera.

Paura su misura ( da "Unita, L'" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, si svuota la Fiera del Libro. A Torino tensione ma niente incidenti. Il corteo pro Palestina fa calare le presenze alla Fiera. Macché Israele, la sinistra sfila contro se stessa. Perfetta, o quasi, rappresentazione di un sabato torinese, quello che avrebbe dovuto, secondo le previsioni degli stessi organi di stampa,

Firmo la mozione di Nichi, lo sosterrò da militante al congresso Bertinotti alla Fiera del libro discute con Ostellino e Paco Ignacio Taibo II: A sinistra c'è un grande vuoto da r ( da "Unita, L'" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la proposta di boicottare la Fiera del libro per via dell'invito a Israele, che avrebbe preferito veder difendere i diritti del popolo palestinese con una manifestazione che avesse nella piattaforma la formula "due popoli due Stati". Quello che gli ha dato fastidio è che si sia detto che ha annullato l'incontro previsto per sabato perché temeva contestazioni.

Sorpasso di Obama nella corsa ai superdelegati. Ma Hillary resiste: vado avanti Time mette in copertina il senatore nero: È lui il vincitore . Dopo le polemiche si dimette un suo c ( da "Unita, L'" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: e riconoscerà lo Stato di Israele e rinnegherà il proprio passato". Quello che a scuola chiamano un periodo ipotetico dell'irrealtà. Malley, un analista presso l'International Crisis Group di Washington specializzato nel conflitto arabo-israeliano, ha replicato dagli schermi della Nbc: "Quello che faccio è incontrare ogni sorta di persone e stilare rapporti su quello che dicono.

Salone del Libro, paura su misura ( da "Unita, L'" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: suggellata tra le bancarelle del Salone la pace in Israele, in quelle stanze non si sarebbe costruita una speranza di vita per i palestinesi, ma un segnale lo si sarebbe potuto dare. Detto che lo Stato d'Israele non si tocca, forse si sarebbe potuto discutere del suo governo. Soprattutto si sarebbero potute esaltare, tra le differenze, le contiguità della cultura degli uni e degli altri,

Fallito il <G8 dei libri>. E chiusura in netta ripresa ( da "Giornale.it, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele ha tenuto lontano un po' di pubblico. Ma nel fine settimana presenze in crescita nostro inviato a Torino Fallito il G8 dei libri. Fallito anche il boicottaggio della manifestazione culturale accusata dai centri sociali, dalla sinistra antagonista e dagli attivisti pro Palestina di essere una celebrazione di Israele nel 60º della fondazione.

Moratti-Bloomberg rilancio per la Triennale <Nessun caso Sgarbi> ( da "Corriere della Sera" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: REDAZIONALE Il sindaco CERIMONIA PER I 60 ANNI DI ISRAELE Moratti-Bloomberg rilancio per la Triennale "Nessun caso Sgarbi" Dopo Tokio, New York. Letizia Moratti, nel doppio ruolo di sindaco e assessore alla Cultura, accompagna il collega Bloomberg in visita alla Triennale e prepara lo sbarco dell'esposizione milanese nella Grande Mela.

IL CONFLITTO avvenuto in Libano è incomprensibile. Il governo di Fuad Siniora l'aveva ( da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Nei negoziati di pace in corso fra questa ed Israele, sicuramente l'Hezbollah sarebbe stato perdente. Quindi ha approfittato dell'occasione offertagli da Siniora per una reazione preventiva. Ha dimostrato ancora una volta di essere efficiente e forte. Ha occupato le roccaforti sunnite di Beirut praticamente senza incontrare resistenza.

Ha riaffermato il suo diritto di essere uno Stato nello Stato libanese. Ha screditato il gov ( da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Nei negoziati di pace in corso fra questa ed Israele, sicuramente l'Hezbollah sarebbe stato perdente. Quindi ha approfittato dell'occasione offertagli da Siniora per una reazione preventiva. Ha dimostrato ancora una volta di essere efficiente e forte. Ha occupato le roccaforti sunnite di Beirut praticamente senza incontrare resistenza.

La pace dovrebbe essere considerata la condizione umana naturale , e invece la guer ( da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Amare considerazioni del presidente israeliano Shimon Peres contenute nella sua prefazione al libro di Uri Savir, Colloqui di pace. Imparare a salvare il mondo ogni giorno (Luca Sossella editore, 209 pagine, 15 euro). Savir sa di che cosa parla: tra il 1993 e il 1996 negoziatore israeliano degli Accordi di Oslo, fondatore nel '96 del Peres Centre for Peace e nel 2001 dell'

ROMA Franco Frattini ha mosso gli ambasciatori e fatto arrivare ai libanesi e ai paesi inte ( da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Mentre Israele teme sempre più l'asse hezbollah-Iran, che va rafforzandosi pericolosamente. Gli amici del Libano, Friends of Lebanon, stasera si riuniranno in una conferenza telefonica (tra i quali l'Italia, la Francia, l'Egitto, il Canada...) per analizzare la situazione e discutere come e cosa fare, in quale altro modo ci si può muovere per disinnescare la miccia-

Aldo Moro. Sicuro. E' l'anno giusto. A trent'anni dalla sua morte non può ( da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 68 oppure lo Stato d'Israele che compie 60 anni". "E perché, le elezioni americane? Il Papa alla Sapienza? Non potrebbero essere temi perfetti?". "Fidatevi. Non chiedetemi perché, ma sento che per l'analisi del testo uscirà Svevo o Pirandello". Poco più di un mese alla maturità: gli indovini del toto- traccia sono già al lavoro.

È FAMOSA, e risponde a verità, la risposta della teologa tedesca Dorothée Solle a ( da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Shimon Peres e Yasser Arafat, israele e la Palestina, la partita della pace. Stasera i cantanti, e gli uomini dello spettacolo, si fanno calciatori, come i calciatori si fanno ormai uomini di spettacolo andando in campo altrui nei mille spot televisivi. Anche questo è uno spot, certo: è lo spot del cuore, della solidarietà.

Formidabile quell'incontro: Nazionale Cantanti contro All Stars for Peace, una squadra d'e ( da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Uno spettacolo unico, in campo e in tribuna, dove sedevano, vicini, il leader dell'Autorità nazionale palestinese Yasser Arafat e l'ex premier israeliano Shimon Peres, e con loro l'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Per la cronaca, i campioni di All Stars ebbero la meglio: 6-5.

Docu-Fiction mmm1/2 Sotto le bombe di Ph ( da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33 giorni della guerra israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con sguardo attento e rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o uccisioni sullo schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è ancora più straziante). Nessuna speculazione politica.

L'ATTACCO è scattato venerdì notte. Hacker di Israele e Argentina hanno colpito Torin ( da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract:

Francesco Tetro E' con il XVIII sec. che, grazie al ( da "Tempo, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: A lui gli israeliti romani devono pertanto la cessazione della clausura del loro quartiere e la memoria di Don Michelangelo è ancora viva nel loro cuore, per i numerosi interventi che elargì anche al di fuori del ruolo politico pur brevemente esercitato.

Fiera del libro, tra le righe il mistero di Israele ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: tra le righe il mistero di Israele Torino.. Il Salone racconta la complessità del paese mediorientale --> La contestazione sembra avere provocato l'effetto contrario: è ancora più evidente l'interesse dei visitatori del Salone di Torino per il mistero Israele, letto, osservato e interpretato attraverso i suoi libri e i suoi autori.

Fiera del Libro ( da "Giornale.it, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: l'ambasciatore israeliano a Roma. Un riconoscimento che fino a oggi è stato assegnato a 21mila persone di quarantadue Paesi. In seguito fu invitata in Israele insieme a una delegazione di Giusti che avevano subito l'occupazione tedesca. Ida piantò un albero che porta il suo nome, da allora immortalato nella pietra.

<Nessun rimpasto in giunta> ( da "Giornale.it, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: anni di Israele. Caso Sgarbi a parte, la Moratti ha infine escluso per il momento altri movimenti in giunta: gli incontri che sta tenendo in questi giorni con i partiti della maggioranza non sono "in vista di un potenziale rimpasto", spiega. La scorsa settimana ha incontrato il gruppo di An, domani vedrà i coordinatori regionali e locali di Forza Italia ma "

Ressa agli stand. Oggi alle 22 si chiude ( da "Stampa, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele. Migliaia di persone avevano lavorato a ben altro". Umberto Cortellazzi, responsabile vendite di Mondadori per il Nord Italia, racconta che s'è venduto più del 2007 da Einaudi, Mondadori e Piemme; parla addirittura di "vendite raddoppiate rispetto alla domenica dell'anno scorso, con un più 20% complessivo" il direttore editoriale di Bollati Boringhieri Francesco Cataluccio.

L'informazione deformata e Israele spiegati da Pagliara ( da "Stampa, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: INCONTRO L'informazione deformata e Israele spiegati da Pagliara Il Master in Giornalismo dell'Università di Torino, in collaborazione con l'Ordine dei Giornalisti e Stampa Subalpina, organizza venerdì 9 maggio un incontro con l'inviato della Rai Claudio Pagliara sul tema "Israele e informazione deformata".

Io PdL al corteo per la Palestina Al tanto temuto corteo per la Palestina io, elettore del ( da "Stampa, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract:

Siti versus Dostoevskij ( da "Corriere della Sera" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: con i media tutti occupati da Israele e Palestina. Una risposta - assai negativa - al quesito è arrivata comunque da Walter Siti, che in un'intervista data a Nicoletta Tiliacos sul Foglio (la serie "Scrittori e popolo", in cui già sono apparsi Berardinelli e Ballestra, è indispensabile per chi voglia capire lo smarrimento della cultura di sinistra dopo i risultati di aprile)

Le surreali ragazze di Israele ( da "Corriere della Sera" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele DAL NOSTRO INVIATO TORINO - Coraggiose, provocatorie, stralunate, a volte scabrose: sono le ragazze di Israele. Questa Fiera che ha archiviato definitivamente le polemiche (ieri c'è stato addirittura un incontro tra l'imam Pallavicini e il parlamentare leghista Mario Borghezio, oggi si chiude) ha fatto conoscere meglio alcune delle voci femminili più originali di Medio Oriente

<Nella musica né destra né sinistra> ( da "Corriere della Sera" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ombelico del mondo" è stato primo in classifica in Israele e in Palestina). Poi ci sono novità positive: è successo qualcosa. Un partito come il Pd, un personaggio come Veltroni. Quando non hai i risultati che ti aspetti stai male. Ma ti fortifichi. Il prossimo album, pardon, la prossima legislatura vedrà un Veltroni più forte.

Torino affluenza in calo, il pieno di visibilità l'ha fatto vattimo ( da "Riformista, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: non si può mettere sullo stesso piano chi fa l'ultra-filo-israeliano e chi fa l'ultra-anti-israeliano - e ancor di più, infausta, sul piano logistico, perché la concomitanza delle feste in Israele e in tutto il mondo ha reso meno unica l'edizione e impedito che fossero presenti Amos Oz e David Grossman, che hanno preferito stare in Israele per i festeggiamenti.

Gli Studenti Padani in campo a difesa della libertà del Tibet ( da "Padania, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Mentre i centri sociali e la sinistra estrema scenderanno oggi in piazza contro Israele nel capoluogo piemontese noi, contemporaneamente, sciopereremo nelle scuole del Nord a favore del popolo tibetano" afferma Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord e coordinatore federale del Movimento Giovani Padani, di cui gli Studenti Padani sono una ramificazione.

La scorretteza e la ( da "Padania, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele è il vero nemico e il comunismo sinistroide il suo attuale carnefice, alla faccia dell Anpi e dei resistenti. Oggi bisognerebbe parlare un linguaggio che sia vicino alla gente (ma la sinistra per carenza mentale non ci arriverà mai), federalismo, sicurezza, tasse, libertà, scuola, salute, invece loro,

Nel palazzo delle pagine c'è il mistero Israele ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: è il mistero Israele Torino.. La Fiera del libro racconta un ricchissimo crogiolo etnico e linguistico --> DAL NOSTRO INVIATO CARLO FIGARI Torino. "Se un alieno arrivasse a Torino e vedesse questa manifestazione si farebbe un'idea di un mondo privilegiato dove la gente protesta perché hanno invitato noi scrittori ebrei liberali a parlare dei nostri libri"

Libano, la guerra si sposta sui monti ( da "Stampa, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: capitale e quelle a ridosso del confine con la Siria e Israele, sono state investite ieri dall'offensiva militare dell'opposizione guidata da Hezbollah, lanciata contro le milizie filogovernative. Dopo una mattinata di apparentemente calma a Beirut, dove l'esercito aveva preso posizione nelle zone fino alla sera prima controllate dalle milizie sciite, lasciando che seguaci dell'

L'Isola e la Madre che viene dal mare ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: non ha un territorio ricevuto da Dio, come il popolo di Israele. Non si dà l'Arabia dell'Islam, che altre religioni non possono calpestare. Per il cristiano non c'è una particolare terra santa perché tutto l'universo per lui è santo. Santo è soprattutto il cuore dell'uomo, se vi albergano fede, speranza e amore.

Sanità, Lombardia e Israele sempre più vicine ( da "Padania, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Prosegue il lavoro in comune Sanità, Lombardia e Israele sempre più vicine Yaacov Ben-Yizri, ministro della Sanità israeliano, parlerà con il primo ministro Olmert per fare in modo che il progetto sanitario con la Regione Lombardia sia tra i primi punti nell agenda per gli accordi bilaterali tra Italia e Israele.

Libano, italiani evacuati mentre esplode la guerra ( da "Padania, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sostenendo che la responsabilità dell escalation di violenza sia imputabile di Stati Uniti e Israele. E mentre la guerra corre , arriva il monito flebile e inascoltato delle Nazioni Unite: il governo e le forze di opposizione libanesi pongano fine alle violenze e avviino un negoziato che consenta di superare le "divergenze politiche" all origine della nuova crisi di Beirut.

Linguaggio cosiddetto corretto: figlio venerabile del relativo ( da "Padania, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in seguito al blocco imposto da Israele. E che dire del massacro degli armeni e dei greci da parte dei turchi? Qualcuno ha deciso che la Turchia debba entrare nell Unione Europea e non importa nulla che quel Paese si ostini a ritenere che quei due genocidi semplicemente non ci siano mai stati e che quindi sia reato anche solo parlarne.

Golpe Hezbollah I miliziani occupano con la forza Beirut ( da "Padania, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele ha accusato l'Iran di fomentare gli scontri, ma Teheran ha respinto e rilanciato: "Gli sforzi avventurosi e gli interventi degli Stati Uniti e del regime sionista sono la causa principale del caos nel Libano". La Siria, che fino al 2005 ha deciso la vita politica del vicino per decenni, ha ribadito che quanto accade nel Paese dei Cedri è un affare interno del Libano.

Ahmadinejad: Israele è un cadavere marcio ( da "Padania, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele è un cadavere marcio Il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, torna ad attaccare Israele nel giorno della Fiera del libro di Torino, proprio mentre lo stato ebraico festeggia i sessant anni della sua esistenza. Ahmadinejad afferma che le celebrazioni in corso in tutto il mondo non riusciranno a salvare il cadavere marcio e puzzolente di Israele.

Facce da palcoscenico e da tivù ( da "Stampa, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Grande Vecchio della kermesse, che parla con Kalhed Fouad Allam su Israele e la Fiera; a condurre l'incontro è Francesca Paci (accesso con biglietto gratuito Green Point, ingresso Pad. 3). Vip che gioca in casa, Luciana Littizzetto incontra il 9 al Caffè Pedrocchi (ore 15,30) Marco Lodoli per parlare del suo romanzo "Sorella".

Contro ( da "Stampa, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: invito a Israele come paese ospite della Fiera hanno organizzato varie iniziative di protesta e controinformazione. E' annunciato un presidio-gazebo tutti i giorni di fronte al Lingotto (ma il prefetto ha vietato i presidii esterni alla Fiera), mentre sabato 10 si terrà la manifestazione nazionale per la Palestina indetta dall'Assemblea Free Palestine di Torino e dal Forum Palestina (


Articoli

C'è il corteo, Bertinotti annulla il dibattito (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Sinistra in fiera C'è il corteo, Bertinotti annulla il dibattito Era atteso ieri pomeriggio alla Fiera del libro di Torino per presentare la rivista "Alternative per il socialismo" (che dirige), discutendo delle prospettive della sinistra dopo la sconfitta, proprio in contemporanea con il corteo. Ma Fausto Bertinotti all'ultimo momento ha rinunciato a partecipare. Non resi noti i motivi della defezione, nemmeno dagli organizzatori dell'evento, anche se probabilmente l'ex presidente della Camera ha voluto evitare la concomitanza con la manifestazione, che lo avrebbe esposto al rischio di contestazioni come era già accaduto al corteo torinese del primo maggio, dove era stato bersaglio di qualche fischio. Probabilmente stavolta non sarebbe andata allo stesso modo, visto che i sostenitori del boicottaggio erano da tutt'altra parte e non sono entrati all'interno, ma è chiaro che questa volta anche la minima contestazione avrebbe avuto un forte impatto mediatico. Dunque, meglio non rischiare, specie in un momento come questo molto delicato per il Prc, che si avvia verso un congresso non facile e la figura dell'ex segretario è un po' appannata dalla sconfitta. Anche perché alla manifestazione indetta da Free Palestine Rifondazione comunista non aveva aderito, a differenza del Pdci nonché di Sinistra critica e del Partito comunista dei lavoratori. Bertinotti però ha fatto sapere che sarà presente alla fiera oggi in due occasioni, una al mattino nell'ambito di un ciclo di incontri promossi dalla fiera stessa sulle "7 parole della Costituzione", e al pomeriggio in un incontro con lo scrittore Paco Ignacio Taibo II.

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I boicottatori non arrivano, e l'assedio lo fa la polizia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Clima disteso e surreale tra gli stand della Fiera. I blocchi fanno calare drasticamente i visitatori e gli editori di sinistra propongono: lunedì porte aperte Benedetto Vecchi Inviato a Torino Padiglioni pieni, uomini e donne che passano da uno stand all'altro, chiedendo informazioni su questo o quel romanzo. Chi riconosce un autore tra i volti che si aggirano per la Fiera internazionale del libro chiede autografi o dediche stringendo con mani tremanti il libro da poco acquistato. Ma alle 14 il clima diventa irreale. Le porte laterali vengono chiuse, facendo salire vertiginosamente la temperatura interna. Perché chiudete? Domanda d'obbligo per un tabagista che non vuol fare un km per andare ad assumere la sua dose di nicotina. La risposta lascia di sasso: "Motivi di ordine pubblico. Siamo stati informati che proveranno ad assaltare la Fiera usando gli ingressi laterali". Il luogo dove dirigersi è quello dell'ingresso principale. Il piazzale è pieno di uomini, donne e scolaresche che prendono il sole. Il clima è disteso e rilassato. Chi è alla Fiera a tutto pensa meno che alla manifestazione che sta prendendo forma a qualche km da qui. L'unica nota stonata è che le biglietterie sono quasi deserte. I commenti degli espositori sono unanimi sul fatto che gli scorsi anni il sabato era giorno di pienone, con file che si snodavano per decine e decine di metri. Quest'anno no. La distanza tra il crescente nervosismo della vigilanza interna, delle forze dell'ordine e il clima da scampagnata dei visitatori è sempre più marcata al trascorrere dei minuti. Comincia a circolare sempre più insistente la notizia che Fausto Bertinotti ha annullato il suo incontro con i lettori della rivista Alternative per il socialismo dedicato alla sconfitta della sinistra. Richiesta di conferma allo sportello delle informazioni. "Sì, l'incontro è annullato". Per quali motivi? "Non lo sappiamo". Di sicuro, l'ex presidente della Camera aveva mandato segnali abbastanza inequivocabili sul suo disagio a discutere delle prospettive della sinistra dopo il tonfo elettorale della Sinistra arcobaleno mentre fuori un'altra sinistra manifestava contro la decisione della Fiera del libro di dedicare questa edizione allo stato di Israele. E siamo arrivati alle 14, quando una visita veloce alle vie che portano da Via Genova a Via Nizza porta alla "scoperta" che sono presidiate da camionette della polizia o dei carabinieri o della finanza. Via Genova è vuota e un funzionario di polizia informa un gruppo di ragazzi a una fermata del bus che "per motivi di ordine pubblico il traffico è stato deviato". Per cercare un trasporto pubblico bisognava farsi un bel po' di strada a piedi. Sarà per questo motivo che le biglietterie all'ingresso continuano ad essere deserte. Alla fine il Lingotto è diventato una specie di fortino assediato. Ma non dai manifestanti, bensì dalla cintura di sicurezza stesa dalle forze dell'ordine attorno agli stabilimenti. Poi arriva la notizia che il Tg4 ha invitato gli editori a chiudere gli stand perché stanno arrivando i boicottatori. Nessuno ha visto la tv, ma il nervosismo tra gli espositori sale immediatamente. Tutti lamentano che fino a ieri la presenza di pubblico era diminuita e che gli affari languivano. Se poi ci si mette pure l'allarmismo, anche i volenterosi che volevano arrivare al Lingotto sono dissuasi dal venire. Questi i commenti unanimi che accomunano case editrici mainstream e quelle piccole, di qualità e che hanno nel loro catalogo titoli che manifestano solidarietà al popolo palestinese. In serata molte piccole case editrici democratiche e di sinistra chiederanno agli organizzatori di aprire la Fiera lunedì senza far pagare il biglietto, in segno di riconciliazione con i boicottatori e per far fronte alla diminuzione di pubblico. Chi è rimasto all'interno della Fiera avverte un disagio per una rappresentazione mediatica di una situazione che non corrisponde al clima di disinteresse, se non indifferenza, manifestata dal pubblico rispetto alle polemiche dei giorni scorsi. Sostenere che le biglietterie vuote siano un'adesione al boicottaggio è certo un'esagerazione. Pensare che l'interruzione del flusso di pubblico dipenda dal clima di "allarme" è molto più realistico. Ipotizzare che la contrazione di pubblico è dovuto alla pessima situazione economica è la strada che nessuno ha percorso. Ma chi viene al Lingotto guarda molto le copertine, sfoglia i libri, poi lascia il mattoncino di carta lì dove l'ha trovato. Alla fine si diffonde come un virus la notizia che sta arrivando il corteo. Il nervosismo della vigilanza è al diapason, mentre le forze dell'ordine transennano ciò che non era già stato transennato. Il corteo è sì giunto. Alcuni interventi e poi si scioglie. All'interno del Lingotto tutto procede come prima. Con la speranza che le porte laterali siano finalmente riaperte, perché il caldo all'interno è da estate avanzata.

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Bandiere bruciate. Solo in fotografia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

In migliaia a Torino alla manifestazione per il boicottaggio della Fiera del libro. Un corteo pacifico Bandiere bruciate. Solo in fotografia Solo slogan per la Palestina e contro Israele da parte dei "duri" di mezza Italia. I temuti scontri non ci sono stati ma la polizia ha militarizzato la città penalizzando proprio il salone del libro Luca Fazio Giorgio Salvetti Inviati a Torino "Uff...fammi una bella ripresa sulle bandiere che bruciano". Sorpresa. Eccole, ma sono in fotografia, anzi gigantografia, quasi in testa al corteo, solo uno dei tanti striscioni, e la scritta "Israele non è un ospite d'onore". Sgrandangolate da sotto, da una ventina di telecamere disperate, forse fanno notizia lo stesso. Ma forse non è abbastanza. In effetti Torino era stata preparata a ben altro, tipo "settemila spranghe stanno arrivando in città". E circolavano già le voci sull'indirizzo, numero civico compreso, dove andare a gustarsi gli scontri con la polizia. Un nuovo G8, o giù di lì. Si spiega così l'atmosfera che alle 15,30 raggela i trenta gradi di via Madama Cristina, nelle orecchie fischia il tema di Ennio Morricone quando teneva tutti col fiato sospeso nei film di Sergio Leone. Stanno arrivando! Il corteo dei cattivi è là, sullo sfondo. "Signora mi faccia un piacere, si fa fotografare mentre abbassa la saracinesca?". Un raffica di clic che tramortisce. "Signora, dia retta a me, cambi strada, non passi di là". Torino è stata terrorizzata, sono tutti chiusi i negozi lungo i quattro chilometri da percorrere verso il Lingotto, per strada non c'è in giro nessuno, i più coraggiosi stanno alla finestra per assistere allo spettacolo. Si capisce perché (dopo gli occupanti dell'esercito israeliano) i più bersagliati, dai megafoni ma anche nelle chiacchiere tra amici, siano i giornalisti. Ce n'è per tutti, Liberazione e il manifesto compresi, "hanno seguito in maniera indecente questa giornata di mobilitazione". Con queste parole è cominciato il corteo. Sì, ma gli scontri? "Una cazzata, tutto inventato". Il boicottaggio in sé ha spaventato molti, creato malintesi, disturbato le coscienze di chi non può far finta di non vedere che a Torino comunque si stava preparando a sfilare una parte della sinistra che ha il diritto di manifestare contro la politica dello stato di Israele e per il popolo palestinese. Tanto più se le modalità (i toni, i gesti, gli argomenti, le sfumature) sono quelle che si sono viste ieri pomeriggio. Difficile, considerata la pressione e le provocazioni (di Fini, per esempio), riuscire a gestire in modo così "pulito" una piazza dove si sono mescolati i cosiddetti "duri" di mezza Italia: c'era Milano, Roma, Napoli, Genova, Padova, Pisa, Perugia...e naturalmente l'attenta regia del centro sociale torinese Askatasuna, tutti circondati da decine di bandiere palestinesi. Soli. Visto che la sinistra (ex) parlamentare si è data, fatta eccezione per Sinistra Critica, il Pcdl di Ferrando (e il Prc, ma della Val di Susa). Non una scritta sui muri, non un lancio di oggetti alle "forze dell'ordine" (a centinaia nascoste nelle vie laterali), anzi, anche un lungo passaggio silenzioso in via Genova - "per favore, facciamo piano per rispetto ai malati dell'ospedale Le Molinette" - e per finire anche "le navette per riportare i compagni verso la stazione". Organizzazione perfetta. Possibile? E il plotone di giornalisti aggrappati al fattaccio? Costretti a fare avanti e indietro per scovare la notizia, ma è una sola. I manifestanti sono 10 mila, lo dicono loro e senza nemmeno esagerare granché. Certo non è stata una festa, poca musica, molti discorsi, ragionamenti complessi ma sensati e pochi slogan, dove non si va troppo per il sottile, "Palestina libera, Israele assassina". Non si può togliere lo sguardo dai tre bambini - è un'altra gigantografia - con il corpo martoriato, sono Rudeine, Musaab e Salah, e non si può rimanere indifferenti davanti ai nomi degli ultimi palestinesi uccisi poche ore fa. Gli organizzatori del corteo sono offesi perché la stampa ha attribuito loro la volontà di boicottare i libri, continuano a ripeterlo, loro hanno invitato anche scrittori israeliani. Sfila un signore ebreo, alto, con la bandiera israeliana, l'unica del corteo, e la scritta "not in my name". Davanti al Lingotto, improvvisamente, sale la tensione. Una sirena squarcia il silenzio che scuote il piazzale, "no niente - comunica per radio un pezzo grosso della polizia - sono solo i vigili che spaccano la minchia". E infatti sono loro che sfrecciano scortando un carro attrezzi, tutto qui. Il corteo, finalmente, diventa assemblea, a quattro metri di distanza da un muro di agenti in assetto anti sommossa a difesa della fiera del libro. In quei quattro metri, decine di telecamere puntano per l'ultimo disperato tentativo. Uff...ancora niente. Tocca accontentarsi di un fumogeno viola che sfuma sui titoli di coda. Davide, che per tutto il giorno ha cercato di comunicare con i torinesi aggrappati ai balconi, interviene: "Calma, non abbiamo mai cercato lo scontro con la polizia, per noi il corteo finisce qui davanti al Lingotto. Ciò che là dentro continuano a spacciare per cultura è solo marketing politico, la nostra è una scelta chiara ed esplicita: noi siamo dalla parte degli oppressi e contro gli oppressori, ed è normale così". L'obiettivo è stato raggiunto: far sentire la voce della Palestina alla Fiera del Libro. Si poteva fare in mille modi diversi, ma si poteva anche discuterne da subito semplicemente per quello che poi è stato. Un semplice riuscitissimo corteo. Fine. Del resto, come aveva previsto una vecchia volpe del movimento quando ancora aleggiavano le settemila spranghe , "è una giornata, poi passa...ormai siamo diventati filosofi".

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A Torino vince la Palestina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Delusi i profeti di sventura: il corteo dei "boicottatori" sfila tranquillo fino a pochi metri dalla Fiera del libro dedicata a Israele. In migliaia, con slogan e qualche fumogeno, danno una voce al dramma dei palestinesi PAGINA 7.

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Giorno di polemiche (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Qui Lingotto Giorno di polemiche Il presidente della Fiera: "In crisi per colpa dei media" "La Fiera ha patito i danni di giornate di titoli sui giornali che parlavano di assalto alla diligenza. Ha patito della chiusura di via Nizza per la manifestazione e di un'informazione che ha trattato questa situazione non forse con la dovuta attenzione". L'affondo è del presidente della Fiera del Libro, Rolando Picchioni. Che ha risposto nella serata di ieri alle polemiche di molte case editrici sul crollo degli ingressi: "I dati - ha aggiunto - rivelano come il calo abbia interessato soprattutto i visitatori occasionali, i curiosi, mentre i fedelissimi, i lettori forti, hanno assolutamente tenuto, come dimostra anche il fatturato degli editori in Fiera e la vendita negli stand, come quello del Book Design Space, dove sono stati acquistati soprattutto i libri più cari". Caruso: delusi gli avvoltoi di destra e di sinistra "Gli avvoltoi delusi di destra e di sinistra restano a bocca asciutta: non una bandiera bruciata, non una vetrina infranta, non un atto di violenza, centinaia di poliziotti impegnati nel dolce far nulla mentre mafiosi e affaristi girano indisturbati per le nostre città". Ormai extraparlamentare, torna l'ex disobbediente Francesco Caruso, più agguerrito e movimentista che mai. "Il boicottaggio contro Israele, come il boicottaggio contro qualunque altro Paese del mondo - dice - non è un'attività eversiva, ma una forma libera di espressione del proprio dissenso, eppure hanno speso fiumi e fiumi di propaganda e di retorica per criminalizzare i movimenti di solidarietà con la Palestina". Zingaretti: tutti devono opporsi al boicottaggio di Israele Da Torino a Roma, dove il neopresidente della Provincia Nicola Zingaretti ha fatto visita ieri a uno stand del Pd, a Campo de' Fiori, che esponeva una bandiera con la stella di David e vendeva libri israeliani proprio per dire no al boicottaggio, ed ha esortato "tutti" a opporsi al boicottaggio della presenza di Israele alla Fiera del Libro.

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In bella mostra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

CAPOLAVORI CHE RITORNANO Palazzo Ruspoli via del Corso 418 Oltre cento opere di grandi maestri, fra cui La Madonna col Bambino di Bartolomeo Montagna, un Tintoretto Ritratto di gentiluomo con cappa bordata di ermellino, dalle collezioni del Gruppo Banca Popolare di Vicenza. Fino al 15 giugno. Orario: 10.00- 19.30 [tutti i giorni, lunedì chiusa]. Biglietti da 10 a 4 euro. Info: 066874704. CINA XI SECOLO. ARTE FRA IDENTITÀ E TRASFORMAZIONE Palaexpò via Nazionale 194 Incontro ravvicinato con l'arte contemporanea cinese attraverso i lavori recenti di artisti quali: Chieh-Jen, Liu Xiadong, Wang Qinsgsong. Fino al 18 maggio. Ingresso intero 12.50 euro, ridotto 10 euro. Orario: 10.00- 20.00 [dom,mar,mer, giov], 10.00-22.30 [ven-sab, lunedì chiusa]. Info: 0639967500. DIPINTI DI FILIPPO DE PISIS DA UNA COLLEZIONE PRIVATA Galleria dell'Oca via del Vantaggio 45 Inaugura alle 18.30 la mostra dedicata al pittore scomparso nel 1956. Nei quadri fu capace di infondere con immediatezza istintiva la felicità inventiva e l'intensità lirica e drammatica del proprio animo. Fino all'11 giugno. Orario: 11.00-13.30-15.00-20.00 [mar-ven], 11.00-13.30 15.00-19.00 [sabato]. Info: 063612940. GIOVANNI BARONZIO E LA PITTURA A RIMINI NEL TRECENTO Palazzo Barberini via delle Quattro Fontane La pittura riminese del trecento, che propone dopo il restauro uno dei massimi capolavori di Baronzio: il grande dossale commissionato dai francescani per la loro chiesa di Villa Verucchio. Fino al 15 giugno. Orario: 10.00-19.00 [tutti i giorni, chiusa il lunedì]. Biglietti 5 euro intero, 3 euro ridotto + biglietto del museo. IDENTITÀ IN TRANSITO Museo delle Terme di Diocleziano via L. Einaudi, 87 Dedicato a Pedro Cano, artista spagnolo di fama internazionale. Fino all'8 giugno. Ingresso libero. Orario: 10.00-18.00 [tutti i giorni, chiusa il lunedì]. Info: 055217740. IGLÙ Nexdoor...artGalleria via di Montoro, 3 Personale dedicata all'artista nata a Parigi ma con cittadinanza americana, Courtney Smith. Ingresso libero. Fino al 1 giugno. Orario: 13.00-19.00 [martedì-sabato, mattina solo su appuntamento]. Info: 0645425048. I VOLTI DELL'ESILIO Tra/e Volte, p.zza di Porta San Giovanni, 10 In mostra 22 fotografie e una videoproiezione a cura di Alì Assaf e Koutaiba Al Janabi, a cura di Marco Rinaldi. Fino al 12 maggio. Orario: 17.00-20.00 [tutti i giorni, chiusa i festivi]. Info: 0670491663. IL 400 A ROMA Museo del Corso, via del Corso 320 Opere d'arte ma anche materiali storici, illustrativi e documentari che indagano su aspetti urbanistici, sociali e religiosi della mostra che propone opere di Donatello, Gentile da Fabriano, Mantegna. Fino al 7 settembre. Ingresso 9 euro intero, 7 euro ridotto. Orario: 10.00-20.00, giovedì e venerdì 10.00-23.00. Chiusa lunedì. Info: 066786209. JOAN MIRÒ Sala espositiva della Reale Accademia di Spagna p.zza San Pietro in Montorio, 3 Mostra dedicata a uno dei grandi protagonisti dell'arte del novecento. Fino al 25 maggio. Ingresso libero. Orario: 10.00-13.00 16.00-20.00 [dal martedì alla domenica, lunedì chiusa]. Info: 065812806. LA COLLECTION LAMBERT. VOYAGE À ROME Accademia di Francia v.le Trinità dei Monti, 1 Esposizione che presenta opere di oltre 30 artisti di fama internazionale come Cy Twombley, Claude Léveque e Giulio Paolini. Fino al 14 luglio. Ingresso 8 euro intero, 5 euro ridotto. Orario: 11.00-19.00 [tutti i giorni, lunedì chiusa]. Info: 0667611. MARK KOSTABI Galleria Tondinelli, via Quattro Fontane 128a Artista e compositore, californiano di nascita, viene proposta una personale di Kostabi che divide la sua attività tra New York e Roma. Fino al 12 maggio. Ingresso libero. Orario: 10.30-12.30 16.00-19.00 [lunedìsabato, domenica chiusa]. Info: 064744300. NAHUM TEVET Macro via R. Emilia, 54 Prima personale in un museo italiano per l'artista israeliano. Fino al 18 maggio. Ingresso 1 euro. Orario: 9.00-19.00 [martedì- domenica]. Info: 06671070400. PAINTINGS Mondo Bizzarro Gallery via R. Emilia, 32c Personale dell'artista veneziano Saturno Buttò. Fino al 3 giugno. Orario: 11.30- 19.30. Ingresso libero. Info: 0644247451. QUARTA FASE EMOZIONI PLASTICHE Museo Nazionale Strumenti musicali p.zza S. Croce in Gerusalemme 9a Inaugura alle 18.30 la personale con quaranta opere tra pittura e scultura di Paola Romano. Fino al 14 maggio. Orario: 10.00- 13.00 17.00-19.00 [tutti i giorni, lunedì chiusa], Info: 067014796. REALTÀ QUOTIDIANA Galleria AOCF58 via Flaminia, 58 In mostra fotografie di Fabio Marazzi. Fino al 9 maggio. Ingresso libero. Orario: 17.00- 19.30 [lun-ven, chiusa sab e giorni festivi]. Info: 063610411.

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Agenda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

FIRENZE La musica è classica Stasera e domani alle 21 in Orsanmichele (via Calzaiuoli) l'Orchestra da camera fiorentina guidata da Vincenzo Mariozzi (uno dei più apprezzati clarinettisti italiani qui in veste di direttore) esegue pagine di Puccini e Haydn, al violino Massimo Barrale. Domani alle 21 nella basilica di Santa Croce il Coro e l'Orchestra Desiderio da Settignano fondati nel 1989 e lo Studio Chor di Berlino diretti da Johanna Knauf danno vita alla "Stabat Mater" di Dvorak,solisti Sarina Maria Rausa (soprano),Patrizia Scivoletto (contralto),Alessandro Maffucci (tenore), Pavel Janowsky (basso). TOSCANA Musica e musiche Festa della musica oggi per tutto il giorno dalle 11 alle 23 a Tavarnelle val di Pesa sparsa per piazze chiese teatri, promossa dalla locale scuola di musica insieme a Barberino, occasione di incontro per solisti, cori, ensemble, orchestre, animata da ritmi di varia natura, classico ma anche jazz pop rock, e affiancata dalla prima "Rassegna giovani pianisti" che schiera solisti provenienti da diverse realtà musicali della regione. Oggi alle 18 a Siena nella basilica di Santa Maria a Provenzano verrà eseguito lo "Stabat Mater" di Pergolesi, eseguito da un gruppo di giovani artisti formato dal soprano Francesca Lazzeroni, il mezzosoprano Cinzia Nardozza, i violinisti Davide Nannoni e Tommaso Giovannuzzi, il violista Marco Pescarelli e il violoncellista Silvio Risaliti. LAMPORECCHIO Giallo in teatro Il neorestaurato teatro della cittadina sorto alla fine degli anni 20 e inaugurato lo scorso dicembre riapre le porte con un mini cartellone messo su da comune e associazione teatrale pistoiese, quasi un assaggio delle prossime stagioni. Si comincia stasera alle 21 con un appuntamento affidato a Giallo mare minimal teatro che presenta lo spettacolo "Per un attimo", scritto a quattro mani da Vania Pucci e la celebre astrofisica Margherita Hack, dove la narrazione è affiancata dall'uso di immagini realizzate a computer e che si occupa del tempo, dell'inafferrabile centralità che esso svolge nell'attraversare, regolare o sconvolgere la nostra vita. L'introduzione è affidata alle parole in video della stessa Hack,un po'scienziata un po'saggia. LIVORNO Diversamente liberi Sarà Bobo Rondelli con gli Ottavo Padiglione a chiudere la manifestazione promossa dal comune e dedicata ai giovani della città.Appuntamento alle 17 quando il cantautore labronico, dopo i Promenade e Licantropi special guest, si esibirà in piazza Cavallotti cantando fra l'altro la sua ultima canzone "Il cielo di tutti" tratta da una poesia di Rodari. In scaletta anche una serie di nuovi brani del prossimo album. In piazza anche i Talenti di strada col loro progetto "No public no art no love". FIRENZE Madri della Repubblica Nella sede del Quartiere 2, a villa Arrivabene in piazza Alberti, c'è in visione la bella mostra "Le Madri della Repubblica.Voci e volti delle donne nell'Assemblea Costituente". La mostra è in visione itinerante nei cinque Quartieri cittadini. Il libro da cui è tratta si può ordinare alla Libreria delle Donne in via Fiesolana 2b. L'orario di apertura ò analogo a quello del Q2. FIRENZE Chille a San Salvi I Chille de la Balanza stanno raccogliendo firme per salvare il progetto di ristrutturazione e trasformazione dell'ex cinema teatro di San Salvi, fatto che permetterebbe la permanenza della compagnia nell'area. Infotel 055.6236.195, si possono inviare le mail di adesione a chille@ats.it PISA Assemblea comunista Martedì alle 21, alla biblioteca Comunale in lungarno Galilei, si apre l'assemblea "Per la costruzione di un nuovo partito comunista", organizza l'appuntamento il Coordinamento per l'unità dei comunisti. FIRENZE Comunisti e sinistra Martedý? alle 21, alla sala Est Ovest in via Ginori 12, i circoli di Rifondazione comunista Angiolo Gracci e Ferrovieri Lavagnini organizzano l'incontro "Prospettive politiche e sociali per i comunisti e la sinistra", con interventi di Giorgio Cremaschi, Gianluigi Pegolo,Vincenzo Simoni, Sandro Targetti. FIRENZE Difesa della Costituzione Martedì alle 21, al circolo Arci Porta a Prato in via delle Porte Nuove 33, il Comitato fiorentino in difesa della Costituzione organizza l'incontro "I partiti politici e la partecipazione democratica. L'articolo 49 della Costituzione". TOSCANA Visioni d'essai Oggi a Firenze alle 21, alla Dea in borgo Pinti 42r, ci sono "Un chien andalou" e "L'age d'or" di Luis Bunuel. Domani a Lucca alle 21.30, a San Micheletto, il Circolo del Cinema presenta il mai distribuito e illuminante documentario sull'11 settembre "9-11. In plane site" diretto da William Lewis. EMPOLI Ciclofficina La Ciclofficina di Empoliciclabile in via Rozzalupi (area ex macelli) è un locale attrezzato, aperto al pubblico, dove ognuno può andare a riparare gratuitamente la propria bici tranne il costo dei pezzi di ricambio, e dove si possono chiedere consigli utili. La Ciclofficina è aperta il martedì e il giovedì dalle 16 alle 19, e il sabato dalle 9.30 alle 12.30. Infotel 335.7384.479. PISTOIA Spazi sociali Oggi alle 16, per le vie del centro cittadino, la performance itinerante di Purplehaze "A:A.A.", in difesa dello spazio sociale di via Pacinotti nell'area ex Breda est. FIRENZE Presidio Bobolino Domani alle 11, in via Madonna della Pace al Bobolino, presidio e denuncia anche alla magistratura contro la trasformazione in un parcheggio privato del giardino superiore delle ex Scuderie reali di Porta Romana. Organizza il Comitato Bobolino, intervengono anche Stefano Marmugi, Gregorio Malavolti, Ornella De Zordo, Stefano Alessandri, Iacopo Bianchi, Luca Ragazzo. FIRENZE Cpa cinema Domani alle 22.30, al Cpa Fi-sud in via Villamagna, le Officine cinematografiche e il Cpa offrono l'epocale "I pugni in tasca", diretto nel 1963 da Marco Bellocchio. TOSCANA Sotto le bombe a Belgrado Fino al 28 giugno su Punto Radio Cascina (91.1 e 91.6 fm in costa ovest, streaming su www.puntoradio.fm), ogni giorno alle 15.30 si può ascoltare il radiodramma "Sopra le teste di Belgrado: 78 giorni di bombardamenti "umanitari" raccontati da chi stava sotto", scritto, diretto e interpretato da Mario Mantilli. FIRENZE Dentro il cinema Domani alle 16.30, alla Mediateca regionale in via San Gallo 25, incontro del ciclo "Il cinema dentro. Dentro il cinema": su "I totalitarismi del cinema" interviene Massimo Tria. FIRENZE Incontri e libri Domani alle 16.30, in Consiglio regionale via Cavour 4, si apre l'incontro di Testimonianze "La solitudine del Tibet", con Severino Saccardi, Claudio Cardelli, Thupten Tenzin, Santo Lama Jimpa, Riccardo Nencini, e con video, letture e musica. Alle 17.30, alla Feltrinelli International in via Cavour 12r, l'autore Fabio Bazzani presenta il libro "Verità e potere" (Clinamen) e ne discute con Giuseppe Panella, Sergio Vitale, Anna Maria Bigio. Alle 17.30 allo Stensen l'incontro della Fondazione Stensen "Filosofia, scienza e bioetica nel dibattito contemporaneo " con Evandro Agazzi, Edoardo Boncinelli, Lucia Liguori, Fabio Minazzi, Paolo Rossi Monti. FIRENZE Arci e Palestina Oggi alle 20, al circolo Arci Vie Nuove in viale Giannotti, incontro e cena con i cooperanti di sette organizzazioni palestinesi che lavorano insieme all'Arci in attività a favore dell'infanzia e dell'adolescenza, prenotel 055.683.388.

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Viaggio nella rabbia anti sciita dei bastioni sunniti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dal valico di al-Kaa a Tripoli, a ritroso della grande fuga attraverso l'unico varco rimasto per lasciare il paese Viaggio nella rabbia anti sciita dei bastioni sunniti Michele Giorgio Tripoli Il valico di al-Kaa è la finestra del Libano sul mondo. Certo si dice che oggi riaprirà l'aeroporto di Beirut ma in realtà regna l'incertezza sul futuro immediato dello scalo internazionale, isolato da Hezbollah e dai suoi alleati in risposta ai provvedimenti del governo contro la rete di comunicazione indipendente del movimento sciita. E sino a quando il valico di Masnaa a sud della Bekaa continuerà a rimanere chiuso per gli scontri che si ripetono nella vicina Shtura, al-Kaa nel nord del Libano, almeno fino a ieri, era l'unica via d'uscita e di ingresso nel paese sconvolto da violenze che fanno temere una nuova guerra civile. Al valico la gente si ammassa. Scappano i lavoratori siriani che tornano in patria temendo di venir coinvolti nel confronto armato tra i miliziani sunniti sostenitori del governo filo-occidentale e quelli dell'opposizione capeggiata da Hezbollah. Ma partono anche intere famiglie, che passando per la Siria si dirigono in Giordania. Un viaggio in auto che, inclusi i controlli da superare in ben di tre frontiere, può portare via anche una intera giornata, nonostante i chilometri da percorrere siano appena poche centinaia. "Non credevo che il Libano sarebbe arrivato tanto vicino ad una nuova guerra civile - dice Maisa al-Sader, residente a Baalbek - e invece continuiamo a commettere gli stessi errori". Il marito, Ziad, da parte sua punta l'indice contro il governo di Fuad Siniora che da queste parti, nella Valle della Bekaa, dove sventolano un po' ovunque le bandiere gialle di Hezbollah, non ha molti sostenitori. "Quelli del "14 marzo" (il fronte antisiriano) vogliono regalare il Libano ai nemici sionisti e agli americani ma non ci riusciranno", afferma l'uomo senza temere di parlare a voce alta. A qualche metro un paio di giovani, con una smorfia, manifestano il loro dissenso. Tutti gli altri si mostrano indifferenti, preoccupati soltanto di recuperare qualche posizione nella fila scomposta davanti al controllo passaporti. Dall'altra parte del vetro poliziotti con gli occhi rossi e gonfi dalla stanchezza si affannano a maneggiare timbri e documenti. L'unico che appare meno provato dalla pesante giornata di lavoro è il militare responsabile per i visti d'ingresso. Negli ultimi quattro giorni sono state ben poche le persone entrate in Libano. Qualche giornalista straniero, i diplomatici e uomini d'affari arabi preoccupati per il futuro dei loro investimenti. Chi ora passa per quel valico lo fa solo per andare via. Raggiungere Tripoli non è semplice arrivando da al-Kaa. Occorre aggirare il Monte Libano e tornare verso il nord, lungo la costa. Transitando per Jbeil e le vicine cittadine cristiane non si nota alcun segno di tensione ma solo un insolito scarso traffico automobilistico. A Tripoli il clima è ben diverso, anche se la città vive la sua vita di tutti i giorni. In questa roccaforte storica del sunnismo, che ospita esponenti del salafismo più oltranzista e sostiene il leader della maggioranza di governo Saad Hariri, il blitz dei militanti sciiti che, venerdì, in pochi attimi hanno occupato l'intera Beirut Ovest, la zona musulmana, è stato come la violazione di una "linea rossa". Abed, 23 anni, studente di architettura, non si definisce "religioso". Ma quanto è accaduto a Beirut lo sconvolge. "Tanti mi avevano detto che gli sciiti non sono veri musulmani - dice - mi ero rifiutato di accettare questa discriminazione ma quando ho visto cosa hanno fatto (a Beirut) e cosa hanno distrutto (i media di Hariri, ndr) mi sono reso conto che noi sunniti non possiamo rimanere passivi e che (gli sciiti) non dovranno mai avere potere". Per Ahmed, 27 anni, amico e collega universitario di Abed, il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, non è un eroe della resistenza contro Israele ma un "codardo". "Verrà presto il giorno in cui pagherà per i crimini che ha commesso", avverte con tono perentorio, non mancando di lanciare accuse anche al premier Fuad Siniora. "Deve farsi da parte - afferma - perché è troppo debole e non sa come affrontare Hezbollah, è venuto il momento dei fatti, le parole non servono più". L'idea della vendetta, della rappresaglia per l'umiliazione subita a Beirut prevale a Tripoli e in molte altre località del nord, in particolare ad Akkar, bastione dell'ortodossia sunnita. Ieri ad alimentare il desiderio di rivincita sono state anche la strage a Tariq Jadide di sei persone durante i funerali di militante di Mustaqbal, il partito di Hariri, e l' uccisione di un attivista sunnita ad Halba nel nord del paese. La guerra civile forse è evitata - almeno questo è quello che tanti libanesi preferiscono pensare in queste ore dopo l'annunciato ritiro dei miliziani dalle strade di Beirut - ma il Libano potrebbe presto essere preso in una spirale di ritorsioni e vendette.

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Schifani: "minano il dialogo" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il centrodestra all'attacco vuole un intervento sui vertici dell'azienda. Anche il Pd contro il giornalista. Solo Di Pietro lo difende Schifani: "Minano il dialogo" Bufera sulla Rai per le frasi di Travaglio. Fazio chiede scusa in tv ROMA - Continuano le polemiche per l'attacco di Marco Travaglio a Renato Schifani nel corso della trasmissione di Rai Tre Che tempo che fa. Il presidente del Senato ha respinto le accuse del giornalista, spiegando che si riferiscono a "fatti inesistenti o manipolati" ed ha aggiunto che in questo modo "qualcuno vuole minare il dialogo tra maggioranza e opposizione". Intanto è bufera sulla Rai. Fabio Fazio, nella puntata di ieri del suo programma, ha chiesto scusa in diretta. Ed ha letto un comunicato del direttore generale di viale Mazzini in cui Claudio Cappon si è dissociato "a nome della Rai", ha manifestato la "più alta considerazione e rispetto" nei confronti del presidente del Senato" e ha definito quanto accaduto "un comportamento inaccettabile per il Servizio Pubblico". Ma il centrodestra non è soddisfatto e chiede un intervento sui vertici dell'azienda. Sull'altro fronte, la capogruppo dei senatori del Partito democratico Anna Finocchiaro ha solidarizzato con Schifani, mentre il leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro difende Travaglio. BUZZANCA, NOVELLI, PALESTINI E TITO ALLE PAGINE 2 E 3.

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"c'è chi vuole minare il dialogo" schifani all'attacco, bufera sulla rai - silvio buzzanca leandro palestini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"C'è chi vuole minare il dialogo" Schifani all'attacco, bufera sulla Rai Il Pdl: "Da Travaglio agguato premeditato". Le scuse di Cappon e Fazio Finocchiaro, Pd "Inaccettabili fare accuse così gravi senza contraddittorio" SILVIO BUZZANCA LEANDRO PALESTINI ROMA - "Attaccano il clima di dialogo, usano fatti inconsistenti o manipolati". Renato Schifani appare in serata al Tg1 e replica all'affondo di Marco Travaglio che sabato sera, invitato da Fabio Fazio a "Che tempo che fa", lo aveva accusato di avere "avuto amicizie mafiose". Il presidente del Senato usa toni pacati, lontani da quelli di altri esponenti del Pdl, soprattutto quelli di An. Schifani dà una spiegazione tutta politica dell'affondo di Travaglio. "Si tratta di fatti inconsistenti e manipolati che non hanno dignità di generare sospetti. La verità è che qualcuno vuole minare il dialogo ed il confronto costruttivo che ha caratterizzato l'inizio di questa legislatura", dice il presidente del Senato. Un attacco, che, ammonisce però Schifani, non fermerà il lavoro per "abbattere gli steccati e lavorare insieme. Ce lo chiede il Paese, ce lo chiede anche il capo dello Stato". Una risposta arrivata ieri sera, poco prima che Fazio nella puntata di "Che tempo che fa" chiedesse scusa al presidente del Senato e leggesse un comunicato del direttore generale della Rai Claudio Cappon che prendeva le distanze dalle dichiarazioni di Travaglio, definite "inescusabile". E dalle parole di Travaglio si è "dissociato"anche il direttore di RaiTre Paolo Ruffini. La scelta di Viale Mazzini non placa però il centrodestra. Nel Pdl sono convinti che si sia trattato di "un agguato" televisivo premeditato. Maurizio Gasparri, in serata, insiste negli attacchi e fa sapere: "La Rai crede che tutto si chiuda dopo le offese a Schifani con la letterina di Cappon? E Fazio vuole gli applausi dopo le flebili scuse e l'invito al presidente del Senato? Si scusa con il pubblico?". Intanto il ministro Altero Matteoli giudica l'attacco del giornalista una "vergognosa imboscata" televisiva. Il forzista Enrico La Loggia aggiunge di "avere assistito ancora una volta ad un episodio che denota l'uso distorto della tv di Stato". E Italo Bocchino chiede un "intervento del Garante". Giudizi severi questa volta arrivano però anche dal Pd. Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato, "trova inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del presidente del Senato". E Marco Follini, responsabile informazione del Pd, aggiunge: "Nella politica come nell'informazione occorrono rispetto e misura. Travaglio non ci trascinerà di certo nella giungla". Ben diverso è invece l'atteggiamento di Antonio Di Pietro. Il leader dell'Idv è solidale con Travaglio. "Ha fatto semplicemente il suo dovere raccontando quel che sono i fatti". - ha detto l'ex ministro - Un giornalista che racconta, citando episodi specifici, non ha bisogno di alcun contraddittorio". Gli fa eco Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera: "Calunniate, calunniate, qualche cosa rimarrà, ma lo scopo di questa provocazione è così evidente che nessuno ci casca". Intanto Giuliano Urbani apre un altro fronte. Secondo il consigliere forzista del Cda la colpa non ricade solo su Travaglio, ma va cercata "in molti altri uffici: dal conduttore della trasmissione al direttore di rete, dal direttore generale allo stesso Consiglio d'amministrazione che li ha investiti dei rispettivi incarichi". Le parole di Urbani fanno presagire che della vicenda finirà per occuparsi anche il Cda. Magari con la richiesta da parte del Pdl di far cadere qualche testa eccellente all'interno della struttura di RaiTre. Anche per questo Carlo Rognoni si chiede: "Perché Gasparri se la piglia con il direttore generale Cappon dicendo in questo caso bugie?". Secondo il consigliere del Cda Rai, Forza Italia si è presa tutte le cariche e adesso manda "avanti Gasparri per dire che almeno in Rai il dg lo vorrebbero loro". Sandro Curzi, altro membro del Cda, dice: "La diretta è una cosa dura da gestire. Ma il problema forse è Travaglio. Sembra che si vogliono creare delle difficoltà alla Rai. Travaglio sapeva benissimo di creare un ulteriore scandalo". E in questo scenario va ricordato che il Cda Rai scadrà a fine mese.

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Ernesto ferrero "noi, un luogo per il dialogo" - torino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Ernesto Ferrero "Noi, un luogo per il dialogo" TORINO Prima le contestazioni contro Israele e l'allarme generale, rivelatosi del tutto infondato come ha rimarcato il sindaco Sergio Chiamparino, per il corteo della sinistra radicale filopalestinese. Poi, a salone avviato e consolidato dalla presenza del capo dello Stato Giorgio Napolitano, ancora e soprattutto politica. Si è registrata la passerella di alcuni esponenti del governo Berlusconi, da Bondi a Schifani, e si è proseguito con Fausto Bertinotti, che ha invitato a ripartire dalla "coscienza di classe". Quindi il culmine con Marco Travaglio e Beppe Grillo, quest'ultimo però in diretta da casa sua, impegnati a prendere di mira il presidente del Senato Schifani. La morale della favola è che le polemiche, in un modo o nell'altro, fanno bene alla Fiera del Libro, soprattutto se a governare c'è il centrodestra. Con un giorno d'anticipo rispetto alla chiusura odierna della manifestazione di Torino, Ernesto Ferrero, direttore della kermesse torinese, traccia un bilancio sostanzialmente positivo: "Sta andando benissimo, lo dimostra la folla straripante che domenica, passati finalmente allarmismi esagerati e paure, ha gremito letteralmente la fiera. Del resto, non è nemmeno vero che il corteo di sabato abbia svuotato il Lingotto. Chi era già dentro, ci è rimasto. Certo, le tensioni alimentate artificialmente e altri fattori, come lo sciopero dei trasporti pubblici di venerdì, hanno magari scoraggiato qualcuno, ma quando si è ritornati alla normalità non ci sono stati più problemi. E abbiamo avuto di nuovo i grandi numeri di sempre". Anche sull'invito a Israele, Ferrero non fa marcia indietro: "Assolutamente no, nessun ripensamento. Abbiamo avuto convegni e dibattiti con tantissimo pubblico e ospiti straordinari come Yehoshua, Appelfeld, Etgar Keret, Meir Shalev, l'irakeno Sami Michael, per non parlare degli altri. Che cosa volete di più? Si è capito che la Fiera del Libro è un luogo di dialogo e di confronto, non un posto blindato. Basterebbe soltanto ricordare quante persone hanno seguito l'incontro fra Enzo Bianchi e il rabbino Adin Steinsaltz, la presentazione del libro di Eugenio Scalfari, il dibattito con Travaglio, Santoro e De Magistris". Inossidabile Fiera del Libro, dunque. Ha avuto un inizio difficile, lo ha superato, ha recuperato nel finale con il suo oceano di convegni, relatori, personaggi famosi a vario titolo. Il prossimo anno, per par condicio, si cambia casacca: saranno di scena l'Egitto, con palestinesi e israeliani insieme (ma con il beneficio dell'inventario).

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Il concorso di lingua madre ti aiuta a uscire dal carcere - federica cravero (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VI - Torino Il concorso di Lingua Madre ti aiuta a uscire dal carcere Il premio della multiculturalità a una detenuta ghanese Talenti stranieri allo stand voluto dalla Regione Oggi tocca a Romania e Tunisia Grande successo per il ristorante etnico, ispirato quest'anno alla cucina kosher FEDERICA CRAVERO è arrivata terza, ma è lei la vincitrice d'onore del concorso Lingua Madre, ideato da Daniela Finocchi prendendo spunto dallo spazio che ogni anno la Regione Piemonte organizza alla Fiera del libro all'insegna della multiculturalità e della commistione di culture. Herrety Kessiwaah, 33 anni, è originaria del Ghana e vive in Italia, nel carcere di Trapani. Grazie a una collaborazione con il ministero della Giustizia, infatti, il concorso si è allargato non solo alle donne straniere residenti in Italia, ma anche alle detenute. E oggi a mezzogiorno, nello stand di Lingua Madre, sarà premiata di persona, dopo che per due mesi si sono tessuti rapporti fittissimi tra i vertici del concorso e il sistema penitenziario, per riuscire a organizzare la trasferta. Un doppio regalo, il premio e un paio di giorni fuori dalle sbarre, per l'autrice del racconto Nanà, che vuol dire "regina", come diventa l'autrice quando racconta l'atmosfera del suo paese. Prima classificata è stata Claudiléia Lemes Dias, 29 anni, brasiliana trasferita a Roma, che ha partecipato con l'ironico Fps 25. Al secondo posto si è classificata Fatima Ahmed, 59 anni, nata in Cambogia da madre somala e padre indo-vietnamita e trasferita sul Lago Maggiore, che ha scritto Gocce di ricordi. Premio speciale invece per Francesca Mautino, 25 anni, che vive a San Salvario e con Scintille colorate ha vinto la sezione per le donne italiane che raccontano le straniere. La premiazione di oggi è solo uno dei momenti che in questi giorni hanno conquistato l'attenzione del pubblico alla Fiera. Da Lingua Madre, infatti, sono passati nomi come Younis Tawfik, Giovanna Zucconi e Predrag Matvejevic, che sono intervenuti a presentare i più diversi autori stranieri. Molti di loro, pur essendo tradotti in Italia, hanno preferito leggere brani dei loro libri o le loro poesie in lingua originale, madre appunto, per far assaporare al pubblico la musicalità di idiomi spesso sconosciuti. Tra gli appuntamenti più interessanti di ieri La quarta moglie, della canadese Alissa York, che è andata a scavare nella realtà della poligamia in una comunità di mormoni di fine Ottocento, o quello dell'iraniana Marina Nemat, che in Prigioniera a Teheran ha raccontato la sua storia di cristiana sotto Khomeini: rinchiusa in prigione finì per sposare il carceriere che la salvò, prima di fuggire all'estero. Oggi invece alle 15 Andrea Bajani introduce lo scrittore romeno Mihai Mircea Butcovan, autore di Allunaggio di un immigrato illuminato, che racconta l'amore di un romeno per una giovane militante leghista. Alle 16 invece Francesco Leggio incontra il tunisino Kamel Riahi, che in arabo ha scritto Bisturi, non ancora tradotto in Italia. La formula di Lingua Madre alterna ai reading momenti di world music. Stasera alle 20 in Sala Azzurra Tania Libertad terrà un concerto in onore di César Vallejo, il maggior poeta cileno con Pablo Neruda. Accanto allo stand, grande successo per il ristorante etnico voluto dalla Regione e realizzato dal ristorante di Maison Musique, che propone piatti ispirati alle cucine del mondo e in particolare a quella kosher, in omaggio alla partecipazione di Israele come paese ospite.

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Brevi, schede e richiami 2 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Gli animali di mainardi Alle 10.30 in Sala Azzurra, Danilo Mainardi su "La bella zoologia: il significato della bellezza nel mondo animale". ludus in fabula Alle 10.30 in Sala Rossa, presentazione del Progetto Ludorì 2008-2009, a cura dell'associazione culturale La Nottola di Minerva. diari partigiani Alle 11 in Sala Blu, si presenta il libro "Diari di un partigiano ebreo" di Emanuele Artom. Intervengono Alberto Cavaglion, Michele Sarfatti, Guri Schwarz e Luca Rastello. adotta uno scrittore Incontro finale e proiezione del documentario di "Adotta uno scrittore", con Andrea Bajani, Luca Bianchini, Gessica Franco Carlevero, Giuseppe Culicchia, Ernaldo Data, Gianni Farinetti, Gian Luca Favetto, Fabio Geda, Randa Ghazi, Davide Longo, Alessandra Montrucchio, Giancarlo Pastore, Alessandro Perissinotto, Emiliano Poddi, Luca Rastello, Enrico Remmert, Farian Sabahi,Younis Tawfik, Dario Voltolini, Hamid Ziarati. Introducono Andrea Comba e Rolando Picchioni. la notte più in là Alle 12 in Sala Azzurra, incontro con Mario Calabresi sul suo libro "Spingendo la notte più in là". Interviene Stefano Caselli, ci cui si proietta il documentario "Anni spietati. Una città e il terrorismo, Torino 1969-1982", dello stesso Caselli e di Davide Valentini. giardini del piemonte Alle 14 in Sala Blu, Elena Accati presenta il suo libro "I giardini del Piemonte", con Marina Paglieri, Paola Gullino, Francesco Merlo, Marco Devecchi, Andrea Vigetti. dov'è l'italia? Alle 14.30 in Sala Azzurra, "A che punto è l'Italia nella società?", con Victoria Cabello, Paul Ginsborg, Aldo Grasso, Chiara Saraceno, Maria Teresa Siniscalco, Maurizio Crosetti. scrittori di israele Alle 15 in Sala Blu, per il ciclo "Scrittori di Israele", incontro con Boris Zaidman a cura di Valeria Gandus e Dario Voltolini. Altro incontro alle 18, sempre in Sala Blu, con Lizzie Doron, a cura di Elena Loewenthal e Shulim Vogelmann. lingua madre Alle 15 all'Arena Piemonte, per Lingua Madre, lo scrittore romeno Mihai Mircea Butcovan, con Andrea Bajani. Altro incontro, alle 16 con il tunisino Kamel Riahi. le parole di celestini Alle 16 in Sala Gialla, "Parole sante", incontro con Ascanio Celestini. Accesso con biglietto gratuito da richiedere al Green Point, ingresso padiglione 3. primi romanzi Alle 16 in Sala Azzurra, "Primo romanzi a confronto. Romanzieri esordienti francesi e italiani", con Frédéric Brun, Fabio Geda, Francesco De Sanctis, Michele Tortorici, Manuela Vico. azzurro tenebra Alle 16.30 nello Spazio Autori Calligaris B, si presentano i libri "Azzurro tenebra" di Arpino e "Bracconieri di storie. Lettere inedite fra Giovanni Arpino e Osvaldo Soriano" di Massimo Novelli. putingrad Alle 16.30 in Sala Rossa, Leonardo Coen presenta "Putingrad. La Russia di zio Vladimir". Intervengono Ettore Boffano, Giulietto Chiesa, Paolo Garimberti. elisa scrive Alle 17.30 in Sala Gialla, Elisa presenta il suo libro "Un senso di me", con Paolo Ferrari. Biglietti presso Green Point. cina e diritti umani Incontro con il cardinale Joseph Zen, vescovo di Hong Kong. Intervengono Gerolamo Fazzini e Severino Poletto. sport e etica Alle 18 in Sala Azzurra, incontro su sport e etica con Paolo Anselmo, Paola Cardullo, Daniela Ceccarelli, Luigi Chiabrera, Franco Ferraresi, Sabrina Gonzatto, Giuliana Manica, Massimo Mauro, Claudio Sala, Fabrizio Tencone, Fabrizio Turco, Alessandra Comazzi e Giulio Graglia. la città fragile Alle 19.30 in Sala Rossa, "La città fragile", reading di Beppe Rosso e Filippo Taricco. storie dal traffic Alle 20 in Sala Azzurra, "IzzTrù. Storie dal Traffic 2007", proiezione del film di Chiara Pacilli, Paolo Ferrari, Cristina Sardo, Giacomo Mosconi. Intervengono Max Casacci e Manuel Agnelli.

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Gad lerner propone prete come "giusto" d'israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cronaca Monferrato Gad Lerner propone prete come "Giusto" d'Israele TORINO - Don Martino Michelone, parroco di Moransengo morto nel 1979, su proposta di Gad Lerner diventerà Giusto d'Israele per aver salvato dai nazisti Luciano Segre e la famiglia. Lo hanno annunciato ieri a Casale Monferrato al Festival della cultura ebraica "Oyoyoy" Lerner e lo stesso Segre che all'epoca dei fatti aveva 10 anni.

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De-generazioni il romanzo del giovane geissen fotografa un'epoca (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

De-generazioni il romanzo del giovane geissen fotografa un'epoca La disperazione di Sam, dimenticato da Google Dimenticati da internet, ci sembra quasi di non esistere Sam ha ventotto anni. Alle sue spalle ci sono una laurea a Harvard, il progetto di un romanzo epico su Israele, per il quale ha incassato - e sperperato - il congruo anticipo di un editore newyorkese e una manciata di quelle tristi vicende sentimentali da terzo millennio che i giornalisti americani hanno battezzato con una mezza dozzina di neologismi: dating, hooking up, eccetera, eccetera. Il vero problema di Sam, però, è altrove. Come accade sempre più frequentemente, i suoi crucci esistenziali si sono trasferiti online. Fino a un paio di anni fa, quando digitava il suo nome, Samuel Mitnick, su Google, venivano fuori due o trecento risultati. Siti letterari che proclamavano la notizia del suo talento, piccoli blog raffinati che lo includevano tra le giovani promesse della narrativa, ex compagni di corso che ne ricordavano le gesta sul campus più prestigioso dell'Ivy League. Col passare del tempo, però, il numero delle citazioni ha iniziato a assottigliarsi. Quasi ogni giorno, Sam si collega a internet solo per assistere al progressivo, inesorabile declino della sua presenza nel mondo. A un certo punto, il numero dei risultati cala al di sotto della barra dei cento per poi assottigliarsi sempre più rapidamente: ottanta, sessanta, venticinque... Disperato, Sam si rivolge al call center di Google. "Non c'è nulla che possa fare per combattere questo fenomeno umiliante?". Cortesemente, all'altro capo del filo, l'operatore gli consiglia di "fare qualcosa di notevole". Anziché sedersi a tavolino e partorire finalmente il tanto sospirato romanzo, a quel punto, Sam si rivolge a un amico hacker per chiedergli di mettere a punto un trucco qualsiasi che consenta di conservare traccia, su Google, delle pagine sulle quali è stato menzionato. Quello, però, si rivela tutt'altro che entusiasta. E così, Sam deve affrontare, in completa solitudine, la paura più grande della sua generazione: la sparizione virtuale. Man mano che diminuiscono le citazioni su Google Sam comincia a dubitare della sua stessa esistenza. Se un tempo si diceva che una guerra non aveva luogo, a meno che non ci fossero le telecamere a riprenderla, oggi, nell'epoca dei personal media, la situazione si è generalizzata. Nulla, neppure il fatto più intimo o privato, accade realmente a meno che non produca una ricaduta mediatica di qualche genere: un filmato su you-tube, un post sul blog di un amico o - per lo meno - un micragnoso scambio di sms. Ciò che non viene immortalato e comunicato non esiste. Dall'inizio dei tempi, la personalità degli individui si costituisce interagendo con gli altri. Non era mai accaduto, però, che la coscienza di sé fosse completamente esternalizzata e sottoposta a una contabilità minuziosa e implacabile. Oggi, tutti - non solo le star e i personaggi pubblici - possono misurare la loro popolarità su Google, rivedere i loro momenti più felici - o più imbarazzanti - su You Tube e quantificare il numero esatto dei loro amici su Facebook. Presto, un algoritmo made in Seattle catturerà la nostra anima infinitamente meglio di una raccolta di poesie o di una stagione dall'analista. Una speranza, però, forse c'è ancora. Sam Mitnick, infatti non è una creatura in carne e ossa: è l'invenzione di Keith Geissen, un giovane romanziere russo-americano che ha appena dato alle stampe All the Sad Young Literary Men per i tipi della Viking Penguin. Il che dimostra, se non altro, che la letteratura - per quanto obsoleta e low tech - può ancora aiutarci a capire il mondo che ci circonda. Perfino quello virtuale. 12/05/2008.

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Paura su misura (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Paura su misura Oreste Pivetta Salone del Libro Si legge la delusione nei titoli di molti dei grandi giornali italiani. I ribelli sono andati al bar. Sfila il corteo anti-Israele, si svuota la Fiera del Libro. A Torino tensione ma niente incidenti. Il corteo pro Palestina fa calare le presenze alla Fiera. Macché Israele, la sinistra sfila contro se stessa. Perfetta, o quasi, rappresentazione di un sabato torinese, quello che avrebbe dovuto, secondo le previsioni degli stessi organi di stampa, ripresentarci il ferro e il fuoco e magari il sangue di Genova. segue a pagina 24.

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Firmo la mozione di Nichi, lo sosterrò da militante al congresso Bertinotti alla Fiera del libro discute con Ostellino e Paco Ignacio Taibo II: A sinistra c'è un grande vuoto da r (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del "Firmo la mozione di Nichi, lo sosterrò da militante al congresso" Bertinotti alla Fiera del libro discute con Ostellino e Paco Ignacio Taibo II: "A sinistra c'è un grande vuoto da riempire" di Simone Collini inviato a Torino FIRMERÀ la mozione Vendola e, seppure a modo suo, farà campagna congressuale quando il confronto dentro Rifondazione comunista entrerà nel vivo. Fausto Bertinotti fa alla Fiera del libro la sua prima uscita pubblica dopo la batosta elettorale del 14 aprile. Stringe mani, autografa libri, si fa fotografare con i tanti che lo avvicinano e glielo chiedono. Segnali di stima e affetto che gli fanno ritrovare il sorriso, dopo un mese di ritiro dalla scena, ma che non gli fanno cambiare idea circa il non voler più ricoprire incarichi da dirigente politico. Però seppure "da militante", come sottolinea rispondendo a chi lo avvicina per qualche domanda, si impegnerà per "riempire il vuoto che si è creato nella sinistra italiana". Nella stagione congressuale del Prc appena avviata e poi oltre. Perché se "non parlo di politica" è la premessa con cui blocca l'approccio del giornalista che gli chiede un commento sulle vicende politiche, Bertinotti è comunque intenzionato a occuparsi "sempre di più di cultura politica". Lo farà nelle vesti di presidente della Fondazione Camera dei deputati, evitando di entrare nelle beghe quotidiane e nei classici botta e risposta, ma comunque facendo sentire il suo peso. Un esempio del taglio che avranno i suoi interventi lo ha dato ieri, parlando di lavoro e Costituzione con Piero Ostellino la mattina e poi, nel pomeriggio con lo scrittore Paco Ignazio Taibo II, del "mondo ridotto a un grande mercato", della necessità di una rivoluzione "che non è l'assalto al Palazzo d'Inverno ma il processo di superamento dell'ordine esistente", del fatto che "la coscienza di classe è necessaria ma non sufficiente, perché deve coniugarsi con la libera ricerca individuale del proprio destino". Solo passeggiando tra gli stand del Lingotto e dopo che qualche resistenza è stata superata vola più basso. "Firmerò la mozione Vendola", conferma, "e mi fa piacere l'accoglienza che ha avuto l'annuncio della sua candidatura a segretario". Non vuole commentare le decisioni prese al comitato politico del Prc, però assicura: "Parteciperò alla campagna congressuale". Si aspetta un bel congresso? "Sicuramente sarà un congresso importante", risponde cambiando categoria e lasciando intendere che non tutto quello che succederà nelle prossime settimane nel Prc apparterrà al piano della bellezza. "C'è un vuoto da riempire nella sinistra italiana e questo appuntamento offrirà un grande contributo per farlo". Nei confronti dei manifestanti filopalestinesi che ventiquattr'ore prima hanno sfilato a Torino gridando "Bertinotti peggio dell'antrace" non sembra nutrire risentimenti. Si cuce la bocca quando gli si chiede un commento, ma chi ci ha parlato nei giorni scorsi sa che l'ex presidente della Camera ha giudicato fin da subito "un errore" la proposta di boicottare la Fiera del libro per via dell'invito a Israele, che avrebbe preferito veder difendere i diritti del popolo palestinese con una manifestazione che avesse nella piattaforma la formula "due popoli due Stati". Quello che gli ha dato fastidio è che si sia detto che ha annullato l'incontro previsto per sabato perché temeva contestazioni. In realtà, spiega il suo staff, Bertinotti aveva chiesto al direttore della Fiera Ernesto Ferrero di concentrare in una sola giornata tutti gli incontri circa un mese fa, cioè ben prima delle contestazioni alla manifestazione di Torino del 1 maggio. Che comunque appartengono al passato. Dentro al Lingotto chi lo avvicina lo fa per ringraziarlo e per chiedergli di non abbandonare la politica attiva. Lui sorride, stringe mani e va avanti.

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Sorpasso di Obama nella corsa ai superdelegati. Ma Hillary resiste: vado avanti Time mette in copertina il senatore nero: È lui il vincitore . Dopo le polemiche si dimette un suo c (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Sorpasso di Obama nella corsa ai superdelegati. Ma Hillary resiste: vado avanti Time mette in copertina il senatore nero: "È lui il vincitore". Dopo le polemiche si dimette un suo consigliere criticato per aver incontrato esponenti di Hamas di Roberto Rezzo / New York GIRO DI BOA Barack Obama per la prima volta dall'inizio delle primarie sorpassa Hillary Clinton nel numero di superdelegati che lo appoggiano. Ma un suo consi- gliere è costretto a dimettersi tra le polemiche per aver incontrato i leader di Hamas. L'argomento è considerato particolarmente scottante per Obama, che ancora stenta a convincere la comunità ebraica americana di essere un deciso e affidabile alleato di Israele. Nel fine settimana appello di Clinton ai sostenitori: "Non abbandonatemi, possiamo ancora farcela. La strada è in salita, ma non impossibile". Il settimanale Time non le crede e mette Obama in copertina sotto il titolo: "E il vincitore è..". Sono quasi 800 i leader del Partito democratico che siedono di diritto alla convention di Denver. L'ultimo conteggio dell'Associated Press ne attribuisce 276 a Obama e 271,5 a Clinton. Quelli che non hanno ancora deciso da che parte schierarsi sono circa 200 e altri 40 saranno indicati a livello locale entro la fine di giugno. Nessuno dei due candidati è in grado di ottenere la nomination senza la maggioranza dei superdelegati. E se la situazione non fosse abbastanza ingarbugliata, il New York Times e il notiziario della rete Abc attribuiscono a Obama un margine di soli due voti. Obama ha un vantaggio di 163 voti tra i delegati sinora eletti durante attraverso le primarie e i caucus. Questo significa che Clinton deve conquistare un identico vantaggio tra i superdelegati per raggiungerlo. Restano 217 delegati in palio nelle sei consultazioni ancora in calendario. Gli ultimi sondaggi confermano che Clinton è favorita domani in West Virginia e il 20 maggio in Kentucky. Nello stesso giorno Obama dovrebbe prevalere in Oregon. Poiché i delegati sono attribuiti con il sistema proporzionale, tutto dipende da quale sarà lo scarto in termini percentuali: le vittorie sul filo del rasoio a questo punto diventano insignificanti. Rob Malley, consigliere politico di Obama per il Medio Oriente, ha lasciato ogni incarico nella campagna dopo che il Times di Londra, quotidiano appartenente alla News Corp. di Rupert Murdoch, ha documentato suoi passati incontri con esponenti palestinesi di Hamas. "Il senatore Obama è fermamente contrario a qualsiasi dialogo con Hamas, un gruppo terrorista che vuole la distruzione di Israele - si legge in una nota diffusa dal suo portavoce - Come presidente degli Stati Uniti, lavorerà per isolare Hamas e colpire le sue fonti di sostegno. Nessun dialogo sarà possibile sino a quando Hamas non rinuncerà al terrorismo e riconoscerà lo Stato di Israele e rinnegherà il proprio passato". Quello che a scuola chiamano un periodo ipotetico dell'irrealtà. Malley, un analista presso l'International Crisis Group di Washington specializzato nel conflitto arabo-israeliano, ha replicato dagli schermi della Nbc: "Quello che faccio è incontrare ogni sorta di persone e stilare rapporti su quello che dicono. È il mio lavoro e non ho mai cercato di nascondere incontri con nessuno". John McCain, rimasto praticamente nell'ombra nelle ultime settimane, si è impegnato a condurre una campagna senza colpi bassi e ha proposto di organizzare incontri pubblici con Obama per discutere i rispettivi programmi. "È un'idea bellissima", ha risposto il front runner democratico. Le buone intenzioni si scontrano con le anticipazioni che arrivano dal quartier generale conservatore. Il Republican National Committee è pronto a lanciare una campagna pubblicitaria da 20 milioni di dollari per caratterizzare Obama come un giovane inesperto non in sintonia con la maggioranza degli americani. L'obiettivo è di spingerlo sulla difensiva prima che possa sfruttare il vantaggio finanziario contro McCain. "Nel 1984 Ronald Reagan disse che non avrebbe sfruttato per fini politici la gioventù e l'inesperienza del suo opponente - mette in chiaro Frank Donatelli, vice presidente del Partito repubblicano - Bene, noi intendiamo fare proprio questo". Secondo gli ultimi dati disponibili, McCain ha raccolto 80 milioni di dollari e gliene restano in cassa undici. Obama ne ha raccolti 240 e gliene restano una quarantina. Il Partito repubblicano - che può già spendere per McCain - ha invece raccolto 31 milioni, quello democratico a malapena sei.

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Salone del Libro, paura su misura (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Salone del Libro, paura su misura Oreste Pivetta Segue dalla Prima La segnalazione più precisa, più ironica e pungente, ci giunge dal Giornale: la sinistra, appunto, che si divide un'altra volta, Bertinotti nel mirino della contestazione. Perché Rifondazione ha dato forfait e Bertinotti, che aveva preferito le sale del Salone, poi ha disertato anche quelle. Niente. "Cane che abbaiò non morde", scrive ancora il Giornale. In questo caso a torto, perché quelli di Askatasuna, il centro sociale, o di Free Palestine, in testa nell'organizzazione del corteo anti Lingotto, avranno abbaiato ma non avevano alcuna intenzione di mordere (da segnalare l'ossimoro di un occhiello che si legge in una pagina interna della Stampa: "I falchi di Askatasuna: nessuno sfidi la polizia"...). Tutti, centri sociali e associazioni varie e comitati unitari di base, la scorsa settimana, avevano tante volte manifestato l'intenzione di un corteo per la Palestina, in pace però, per alzare bandiere della Palestina durante giornate in cui si sono viste soprattutto quelle di Israele. Avevano anche spiegato (anche sull'Unità attraverso la voce di un rappresentante di Askatasuna) che le bandiere bruciate in coda al Primo Maggio dovevano solo giocare da richiamo per la stampa. Che ha accolto l'invito, interpretando il messaggio come un annuncio di guerra e iniziando così a tempestarci di "zone rosse", violenze annunciate, bandiere offese, come se il finesettimana dovesse diventare un sabato di guerra. Incurante della cauta tranquillità del sindaco Chiamparino e persino della misura del prefetto e del questore, che assicuravano come di "zone rosse" non si dovesse parlare, dal momento che il Salone del libro doveva sempre considerarsi aperto al pubblico, assicuravano la massima vigilanza ma anche dell'inesistenza di notizie d'allarme. Si fanno i conti dei danni e, evidentemente, con il rammarico di alcuni, non si elencano vetrine rotte, ma solo biglietti invenduti: è calata l'affluenza. Naturalmente si tenta di addebitare il calo alla minaccia rappresentata dai manifestanti (che si sono mantenuti ben lontani dal Lingotto, come in doverosa cultura legalitaria avevano concordato con il prefetto, e che per giunta erano solo poche migliaia), senza ombra d'autocritica e d'allusione al peso dell'allarmismo diffuso. Se si scrive una volta, due volte, tre volte che il sabato sarà un girone d'inferno attorno al Lingotto, è ovvio che molti preferiscana rimanere a casa. Agitando lo spettro della guerra civile, sono un po' riusciti nell'impresa: il boicottaggio Che non sia successo nulla è un sollievo. La dimostrazione che si possano manifestare anche in modo fragoroso convinzioni aspre nella loro alterità, senza danni, senza botte, senza lacrimogeni in mezzo, conforta. Sta nelle regole e nelle espressioni della democrazia. Peccato che a Torino, malgrado i tentativi di molti, si sia persa una occasione. Non si sarebbe suggellata tra le bancarelle del Salone la pace in Israele, in quelle stanze non si sarebbe costruita una speranza di vita per i palestinesi, ma un segnale lo si sarebbe potuto dare. Detto che lo Stato d'Israele non si tocca, forse si sarebbe potuto discutere del suo governo. Soprattutto si sarebbero potute esaltare, tra le differenze, le contiguità della cultura degli uni e degli altri, il malessere di una parte e lo strazio dell'altra, sconfessare certe immagini militaresche e bombarole. In quella terra tormentata (usiamo pure il plurale: in quelle terre tormentate) ci sono anime che soffrono e menti che si tormentano: la cultura, a interrogarla senza reticenze, ne offrirebbe un quadro ricco. Peccato che le domande siano rimaste in silenzio. Colpa di chi ha pensato che bastasse un corteo per porle e di chi non ha osato abbastanza per raccoglierle. Sinceramente pensiamo che dal Salone del libro, ventennale ormai, sarebbe stato necessario il coraggio di rappresentare con la certezza di uno Stato anche la conseguenza dei conflitti. Ma, come qualcuno ha già scritto e detto, la complessità è una parola che mette paura.

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Fallito il <G8 dei libri>. E chiusura in netta ripresa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 19 del 2008-05-12 pagina 27 Fallito il "G8 dei libri". E chiusura in netta ripresa di Caterina Soffici La mobilitazione della sinistra antagonista anti-Israele ha tenuto lontano un po' di pubblico. Ma nel fine settimana presenze in crescita nostro inviato a Torino Fallito il G8 dei libri. Fallito anche il boicottaggio della manifestazione culturale accusata dai centri sociali, dalla sinistra antagonista e dagli attivisti pro Palestina di essere una celebrazione di Israele nel 60º della fondazione. Alla Fiera di Torino è il giorno in cui si tira un respiro di sollievo. Maurizio Poma, direttore di Biella Intraprendere, società che gestisce la vendita degli stand e dei biglietti, fa un primo bilancio, anche se del tutto ufficioso (per i dati ufficiali bisognerà aspettare la chiusura dell'evento, domani sera): "C'è un calo oggettivo delle classi e dei ragazzi, mentre per gli ingressi normali siamo in linea con l'anno scorso. Sabato pomeriggio, nelle ore della manifestazione pro Palestina, c'è ovviamente stato un calo. Però in serata si è abbondantemente recuperato". Le camionette della polizia e dei carabinieri stazionano ancora davanti ai cancelli del Lingotto, ma la paura è passata. Paura che però ha inciso sulle presenze dei primi due giorni, giovedì e venerdì, quando molte scolaresche hanno deciso di rinunciare alla tradizionale passeggiata tra i libri. Qualche scuola, non molte e soprattutto da fuori Torino, ha deciso di disdire la prenotazione per i laboratori dedicati a bambini e ragazzi. Gli stessi organizzatori spiegano che le cronache allarmanti dei giornali hanno indotto genitori e presidi a cancellare gli appuntamenti. Anche dalla Fondazione per il Libro dicono di essere contenti: "Non abbiamo ricevuto proteste dagli editori e questo significa che tutto procede come di consueto. Se non vendessero, verrebbero subito a lamentarsi... ". In effetti anche gli editori confermano questa prima panoramica ufficiosa e casereccia. Maurizio Turchetta, direttore generale libri della Mondadori, conferma che le vendite nello stand della più grande casa editrice italiana sono lievemente superiori rispetto a quelle del 2007. Alla Rizzoli invece avevano notato un calo tra giovedì e venerdì ma nel weekend la situazione è tornata assolutamente nella norma. Lo stesso per Laterza e Feltrinelli (i titoli più venduti I barbari di Alessandro Baricco e un autore israeliano, Amos Oz con La vita fa rima con la morte). Anzi, forse proprio il fragore mediatico che ha accompagnato questa edizione, con presenza del capo dello Stato, servizi su tutti i telegiornali nazionali e grande spazio sui quotidiani, hanno alla fine aiutato a catalizzare l'attenzione su un evento culturale molto popolare che ogni anno alla fine della cinque giorni di maratona libraria totalizza trecentomila ingressi. Ieri, domenica, giornata tradizionalmente dedicata alle famiglie con figliolanza al seguito, sono stati 100mila, come l'anno scorso. Dalla Fiera è tutto: boicottaggio fallito anche sul fronte editoriale. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Moratti-Bloomberg rilancio per la Triennale <Nessun caso Sgarbi> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-05-12 num: - pag: 1 autore: di PAOLA D'AMICO categoria: REDAZIONALE Il sindaco CERIMONIA PER I 60 ANNI DI ISRAELE Moratti-Bloomberg rilancio per la Triennale "Nessun caso Sgarbi" Dopo Tokio, New York. Letizia Moratti, nel doppio ruolo di sindaco e assessore alla Cultura, accompagna il collega Bloomberg in visita alla Triennale e prepara lo sbarco dell'esposizione milanese nella Grande Mela. A PAGINA 4.

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IL CONFLITTO avvenuto in Libano è incomprensibile. Il governo di Fuad Siniora l'aveva (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di CARLO JEAN IL CONFLITTO avvenuto in Libano è incomprensibile. Il governo di Fuad Siniora l'aveva provocato il 6 maggio, con la sua dichiarazione di voler smantellare la rete di telecomunicazioni autonoma dell'Hezbollah e l'annuncio della sostituzione del generale sciita responsabile della sicurezza dell'aeroporto internazionale di Beirut. Questi aveva permesso all'Hezbollah di installare videocamere per controllare il movimento dei passeggeri. Nonostante i suoi propositi bellicosi, il governo ha ceduto dopo cinque giorni, quasi senza opporre resistenza. Non hanno combattuto neppure le milizie sunnite. L'esercito libanese poi non l'ha appoggiato. Anzi, il suo capo di Stato maggiore il generale Michel Suleiman, che forse mercoledì prossimo diventerà Presidente della Repubblica ha criticato le decisioni di Siniora definendole avventate e anche peggio. Forse l'esercito non è intervenuto per il timore di spaccarsi in fazioni etniche e religiose, e di dar vita ad una guerra civile. Può darsi però anche che abbia ritenuto impossibile lo smantellamento della rete di comunicazioni dell'Hezbollah. Gli esperti affermano che sotto il profilo tecnico non sarebbe stato possibile, per le strette connessioni che essa ha con la rete nazionale delle telecomunicazioni. Anch'essa sarebbe stata distrutta. Poi, sarebbe stato difficile individuare le tratte in fibra ottica costruite dagli Hezbollah, con l'aiuto di ingegneri iraniani. Infine, sarebbe facile per il "Partito di Dio" rimetterle in funzione. L'Hezbollah ha così ottenuto un grande successo, senza sforzo e con poche vittime: in tutto, una quarantina di morti. La limitazione della violenza sembra denotare la sua volontà di non costringere l'esercito ad intervenire e di affermarsi come forza nazionale. Ha riaffermato il suo diritto di essere uno Stato nello Stato libanese. Ha screditato il governo Siniora, sostenuto dagli Usa, dall'Ue e da tutti i Paesi sunniti, in primo luogo dall'Arabia Saudita. Ha consolidato il suo prestigio sia all'interno del Libano che nell'intero Medio Oriente. La sua vittoria è stata anche una dell'Iran e forse anche della Siria. Riguardo alla Siria, il "forse" è d'obbligo. Nei negoziati di pace in corso fra questa ed Israele, sicuramente l'Hezbollah sarebbe stato perdente. Quindi ha approfittato dell'occasione offertagli da Siniora per una reazione preventiva. Ha dimostrato ancora una volta di essere efficiente e forte. Ha occupato le roccaforti sunnite di Beirut praticamente senza incontrare resistenza. Ha evitato ogni scontro con l'esercito, della cui neutralità nel suo "colpo di Stato" doveva aver ricevuto qualche assicurazione. I rapporti fra la Siria e l'Hezbollah sono stati sempre complessi. Nei negoziati di pace fra Siria e Israele, l'Hezbollah sarebbe inevitabilmente sacrificato. Un'avvisaglia al riguardo è stata l'uccisione a Damasco lo scorso febbraio, da parte dei servizi segreti siriani, del capo militare di Hezbollah, il mitico Imad Mughniyah. L'aspirazione del presidente Assad di esercitare una forte influenza sul Libano e sulla sua economia non è d'altronde vista con favore dall'Hezbollah. Il "Partito di Dio" esercita non solo un completo controllo sul lucroso traffico della droga proveniente dall'Asia Centrale, ma è anche una potenza finanziaria. Di esso si avvale Teheran per aggirare le restrizioni delle sanzioni impostegli dalla comunità internazionale. Con una presenza siriana i suoi affari ne soffrirebbero. La sua forte reazione alla sfida del governo è quindi comprensibile. Meno chiaro è perché Siniora abbia deciso di sfidare l'Hezbollah. Non poteva non sapere di non avere alcuna speranza di contrastarne l'inevitabile reazione. Sicuramente non lo ha fatto su pressioni americane o sunnite. Non l'ha fatto neppure nella speranza di provocare un intervento di Israele. Esso è bloccato non tanto dall'accusa di corruzione che pende sul capo del primo ministro Ehud Olmert, quanto dal fatto che deve risolvere il problema di Gaza e la minaccia di Hamas, prima di occuparsi dell'Hezbollah, cosa che prima o poi dovrà fare. L'unica spiegazione possibile è che la "dichiarazione di guerra all'Hezbollah" come l'ha definita il suo capo, sceicco Hassan Nasrallah sia stata sollecitata dalla stessa Siria. Due possono essere state le ragioni di Damasco. La prima è per dimostrare che, senza la sua presenza, il Libano rischia di cadere nel sanguinoso caos di una guerra civile. Né l'Europa né gli Usa potrebbero farci nulla. Hanno altri problemi più urgenti. La seconda ragione è che la Siria che con grande dispetto dell'Iran e dell'Hezbollah aveva partecipato ad Annapolis lo scorso novembre al negoziato di pace sul Medio Oriente e aperto recentemente colloqui di pace con Israele abbia voluto dare un segnale positivo a Gerusalemme, sostenendo le forze moderate in Libano. Poi, per qualche ragione nascosta certamente connessa con i delicati equilibri interni non l'ha fatto, lasciando Siniora a sbrigarsela da solo. Con l'Hezbollah vincitore e con l'esercito neutrale nei suoi confronti, non c'è neppure da pensare di irrobustire le regole d'ingaggio dell'Unifil 2, in pratica di ordinarle di disarmare gli Hezbollah. A parte che la cosa richiederebbe una revisione completa della Risoluzione 1701 dell'ONU, non è pensabile che l'Occidente apra un nuovo fronte di guerra in Medio Oriente. L'unico a poterlo fare è Israele. Non lo farà in tempi brevi. Quando deciderà di attaccare in Libano, avrà il sostegno della Siria e la disapprovazione degli Usa, che cercano di coinvolgere Teheran nella stabilizzazione dell'Iraq.

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Ha riaffermato il suo diritto di essere uno Stato nello Stato libanese. Ha screditato il gov (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di CARLO JEAN Ha riaffermato il suo diritto di essere uno Stato nello Stato libanese. Ha screditato il governo Siniora, sostenuto dagli Usa, dall'Ue e da tutti i Paesi sunniti, in primo luogo dall'Arabia Saudita. Ha consolidato il suo prestigio sia all'interno del Libano che nell'intero Medio Oriente. La sua vittoria è stata anche la vittoria dell'Iran e forse anche della Siria. Riguardo alla Siria, il "forse" è d'obbligo. Nei negoziati di pace in corso fra questa ed Israele, sicuramente l'Hezbollah sarebbe stato perdente. Quindi ha approfittato dell'occasione offertagli da Siniora per una reazione preventiva. Ha dimostrato ancora una volta di essere efficiente e forte. Ha occupato le roccaforti sunnite di Beirut praticamente senza incontrare resistenza. Ha evitato ogni scontro con l'esercito, della cui neutralità nel suo "colpo di Stato" doveva aver ricevuto qualche assicurazione. I rapporti fra la Siria e l'Hezbollah sono stati sempre complessi. Nei negoziati di pace fra Siria e Israele, l'Hezbollah sarebbe inevitabilmente sacrificato. Un'avvisaglia al riguardo è stata l'uccisione a Damasco lo scorso febbraio, da parte dei servizi segreti siriani, del capo militare di Hezbollah, il mitico Imad Mughniyah. L'aspirazione del presidente Assad di esercitare una forte influenza sul Libano e sulla sua economia non è d'altronde vista con favore dall'Hezbollah. Il "Partito di Dio" esercita non solo un completo controllo sul lucroso traffico della droga proveniente dall'Asia Centrale, ma è anche una potenza finanziaria. Di esso si avvale Teheran per aggirare le restrizioni delle sanzioni impostegli dalla comunità internazionale. Con una presenza siriana i suoi affari ne soffrirebbero. La sua forte reazione alla sfida del governo è quindi comprensibile. Meno chiaro è perché Siniora abbia deciso di sfidare l'Hezbollah. Non poteva non sapere di non avere alcuna speranza di contrastarne l'inevitabile reazione. Sicuramente non lo ha fatto su pressioni americane o sunnite. Non l'ha fatto neppure nella speranza di provocare un intervento di Israele. Esso è bloccato non tanto dall'accusa di corruzione che pende sul capo del primo ministro Ehud Olmert, quanto dal fatto che deve risolvere il problema di Gaza e la minaccia di Hamas, prima di occuparsi dell'Hezbollah, cosa che dovrà inevitabilmente fare. L'unica spiegazione possibile è che la "dichiarazione di guerra all'Hezbollah" come l'ha definita il suo capo, sceicco Hassan Nasrallah sia stata sollecitata dalla stessa Siria. Due possono essere state le ragioni di Damasco. La prima è per dimostrare che, senza la sua presenza, il Libano rischia di cadere nel sanguinoso caos di una guerra civile. Né l'Europa né gli Usa potrebbero farci nulla. Hanno altri problemi più urgenti. La seconda ragione è che la Siria ( che con grande dispetto dell'Iran e dell'Hezbollah aveva partecipato ad Annapolis lo scorso novembre al negoziato di pace sul Medio Oriente e aperto recentemente colloqui di pace con Israele ) abbia voluto dare un segnale positivo a Gerusalemme, sostenendo le forze moderate in Libano. Poi, per qualche ragione nascosta certamente connessa con i delicati equilibri interni non l'ha fatto, lasciando Siniora a sbrigarsela da solo. Con l'Hezbollah vincitore e con l'esercito neutrale nei suoi confronti, non c'è neppure da pensare di irrobustire le regole d'ingaggio dell'Unifil 2, in pratica di ordinarle di disarmare gli Hezbollah. A parte che la cosa richiederebbe una revisione completa della Risoluzione 1701 dell'ONU, non è pensabile che l'Occidente apra un nuovo fronte di guerra in Medio Oriente. L'unico a poterlo fare è Israele. Non lo farà in tempi brevi. Quando deciderà di attaccare in Libano, avrà il sostegno della Siria e la disapprovazione degli Usa, che cercano di coinvolgere Teheran nella stabilizzazione dell'Iraq.

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La pace dovrebbe essere considerata la condizione umana naturale , e invece la guer (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di PIER PAOLO PITTAU La pace "dovrebbe essere considerata la condizione umana naturale", e invece "la guerra sembra essere l'unica costante della nostra storia"; addirittura "la pace è l'intervallo tra le guerre". Amare considerazioni del presidente israeliano Shimon Peres contenute nella sua prefazione al libro di Uri Savir, Colloqui di pace. Imparare a salvare il mondo ogni giorno (Luca Sossella editore, 209 pagine, 15 euro). Savir sa di che cosa parla: tra il 1993 e il 1996 negoziatore israeliano degli Accordi di Oslo, fondatore nel '96 del Peres Centre for Peace e nel 2001 dell'organizzazione internazionale The Glocal Forum, si batte per smantellare una cultura della guerra dalla profonde radici e costruire una solida cultura della pace. "La pace dice deve essere una rivoluzione". E questa rivoluzione può essere attuata scrive Uri Savir illustrando le lezioni tratte dalla sua lunga esperienza di mediatore di cui traccia le tappe fondamentali, anche romane attraverso la conciliazione di quattro elementi del peacemaking che si sovrappongono: la pace partecipativa, cioè "un processo di decentramento basato sulla cooperazione di attori locali nell'utilizzare opportunità economiche globali per la pace", l'ecologia della pace, ossia "la creazione di una cultura della pace basata sulla comunicazione dei valori di tolleranza e coesistenza", il peacebuilding e una diplomazia creativa che realizzi "una sensazione globale di sicurezza e di crescita economica".

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ROMA Franco Frattini ha mosso gli ambasciatori e fatto arrivare ai libanesi e ai paesi inte (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di CLAUDIO RIZZA ROMA Franco Frattini ha mosso gli ambasciatori e fatto arrivare ai libanesi e ai paesi interessati il messaggio italiano: "Bisogna sfruttare la finestra d'opportunità che si è appena aperta e raggiungere subito un compromesso che stabilizzi la situazione in Libano". Uno dei messi più importanti è stato l'ambasciatore al Cairo, Pacifico, che gode adesso della posizione di osservatore permanente in seno alla Lega Araba, grazie al lavoro diplomatico svolto dall'ex ministro D'Alema. Frattini ha chiesto a Moussa, il segretario generale della Lega araba, di farsi dare un mandato pieno per esercitare "subito" una mediazione sul teatro libanese, tornando immediatamente a Beirut per fare da paciere tra partiti e fazioni, tra sunniti e sciiti. La riunione straordinaria della Lega araba al Cairo, ha partorito un appello urgente per la fine immediata delle violenze armate e dei bombardamenti, anche se la Siria ha disertato la riunione. La Lega sta discutendo l'adozione di una iniziativa di pace araba in tre punti per risolvere la crisi. Tre punti che la Farnesina appoggia e conosce bene: 1) la creazione di un governo di unità nazionale equilibrato, diverso da come lo immagina il premier Siniora, in cui vi sia una divisione paritaria tra le due parti senza che nessuna prevalga sull'altra. 2) l'elezione, già martedì prossimo, alla presidenza libanese del capo dell'esercito il generale Suleiman, che si è messo in mezzo tra Siniora e gli hezbollah. 3) la prospettiva di modificare la complicata legge elettorale libanese, che non corrisponde al semplice principio di "una testa un voto", cosa che invece gli hezbollah chiedono con forza. Se queste tre condizioni si verificassero, la situazione a Beirut sarebbe stabilizzata e i rischi di una guerra civile verrebbero allontanati. Ed è su questa mediazione che si sta muovendo la Lega, spinta dai paesi amici. Mentre Israele teme sempre più l'asse hezbollah-Iran, che va rafforzandosi pericolosamente. Gli amici del Libano, Friends of Lebanon, stasera si riuniranno in una conferenza telefonica (tra i quali l'Italia, la Francia, l'Egitto, il Canada...) per analizzare la situazione e discutere come e cosa fare, in quale altro modo ci si può muovere per disinnescare la miccia-Beirut. L'esordio di Frattini è stata una vera full immersion, la Farnesina è rimasta schierata in prima linea. Cosa che è stata apprezzata anche a sinistra, come segno di una efficace politica di segno bipartisan.

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Aldo Moro. Sicuro. E' l'anno giusto. A trent'anni dalla sua morte non può (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di VERONICA CURSI "Aldo Moro. Sicuro. E' l'anno giusto. A trent'anni dalla sua morte non può esserci traccia più azzeccata". "No, no, troppo prevedibile: quest'anno, secondo me, escono i moti studenteschi del '68 oppure lo Stato d'Israele che compie 60 anni". "E perché, le elezioni americane? Il Papa alla Sapienza? Non potrebbero essere temi perfetti?". "Fidatevi. Non chiedetemi perché, ma sento che per l'analisi del testo uscirà Svevo o Pirandello". Poco più di un mese alla maturità: gli indovini del toto- traccia sono già al lavoro. Da giorni, infatti, su Internet, migliaia di maturandi-bookmakers stanno cominciando a interrogarsi su quali possano essere le tracce del tanto temuto esame di Stato. E tra i 26 mila studenti romani che il 18 giugno affronteranno la maturità, c'è già chi, sulla traccia di Moro, è pronto a metterci la mano sul fuoco. Tra pronostici, soffiate o semplici supposizioni, la figura del presidente della Democrazia Cristiana a trent'anni dalla sua scomparsa, è infatti in pole position, come possibilità d'uscita, tra le dritte degli studenti. Anche se, ora dopo ora, si fanno sempre più insistenti le voci che riguardano i moti studenteschi del '68 - di cui ricorre il quarantesimo anniversario - lo Stato di Israele o la Costituzione italiana che quest'anno, compiono entrambi sessant'anni. Come ogni anno, sperando di azzeccarci prima o poi, gli studenti romani hanno dato il via alla caccia alla prova scritta. Tema di attualità, analisi del testo, versione di greco: cosa uscirà quest'anno? Ognuno dice la sua, snocciolando percentuali e previsioni la cui provenienza non è dato sapere. C'è chi dice di aver torchiato il prof (come se potesse dare qualche anticipazione) per avere "notizie fondate". Chi ha fatto uno studio meticoloso sulle prove degli ultimi anni ed è pronto a giurare che il 18 giugno per l'analisi del testo, uscirà un testo in prosa di Svevo o Pirandello che secondo Giulio, studente del Talete "sono gli autori più gettonati perché non escono da molto tempo". Tra sondaggi, come quello appena partito su Maturando.net, e forum, basta farsi un giro su Studenti.it, il toto-maturità impazza tra gli studenti alle prese con l'esame di Stato. Spuntano fuori indovini e chiromanti, soprattutto per la prima prova scritta. Mille le idee sul possibile tema d'attualità: Olimpiadi e questione tibetana, Il premio nobel Al Gore e l'inquinamento. Ma anche l'azione dell'Unione europea contro la pena di morte. Antisemitismo e discriminazione razziale a 70 anni dall'approvazione delle leggi razziali. E pronostici, i ragazzi, li danno anche sulla seconda prova, la versione di greco, in programma il 19 giugno. Per Matteo, studente del Mamiani, "potrebbero uscire Platone e Senofonte che quest'anno sembrano gli autori più quotati". Anche se Manuele, studente del Virgilio, è pronto a scommettere che "la versione sarà di Polibio, Lisia, Tucidide o Platone: me l'ha detto l'insegnante che mi da ripetizioni". Previsioni, queste, che mandano nel pallone i già stressatissimi maturandi, come Lidia, studente del Mameli, che giura: "se esce Tucidide, mi sparo. Ho sette in Greco ma quello lì non è Greco, è ostrogoto!". E altre che sbaragliano qualsiasi tipo di statistica, come quelle messe in rete da Paola: "Per me esce un'altra volta Dante. E' vero che è già uscito due volte recentemente, ma potrebbero farlo apposta proprio perché nessuno se lo aspetta". Nel dubbio, aspettando che qualcuno si munisca di palla di vetro, Giulio, studente del Tasso da un consiglio a tutti i maturandi: "ragazzi studiate, è da quando sono nato che fanno previsioni e non c'hanno mai azzeccato...".

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È FAMOSA, e risponde a verità, la risposta della teologa tedesca Dorothée Solle a (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di PIERO MEI È FAMOSA, e risponde a verità, la risposta della teologa tedesca Dorothée Solle a chi le chiedeva come avrebbe spiegato il concetto di felicità a un bambino: "Non glielo spiegherei rispose ma gli darei un pallone e lo farei giocare". E questo è il calcio: la felicità. E' anche, ai giorni nostri, la sola "religione" davvero globale: le regole sono le stesse ovunque, che si tratti di un college inglese per un nipotino di uno Zio Paperone non tirchio o di una sgarrupata strada bombardata di Baghdad o Kabul, di un campo d'erba innaffiata tutti i giorni e tagliata quando si deve nel parco d'uno sceicco che invita gli amici a una partitella tra di loro o della polvere sanguinante d'un campo profughi della Palestina. E' quasi sempre uguale, il calcio: il più scarso in porta, la conta per la palla. Ed è, il calcio, il più grande maestro di geografia: lì è Madrid, quella del Real, lì è Malmoe, laggiù il Brasile delle superstelle, di là ancora il Giappone di Nakata. I nostri ragazzi stanno crescendo europei molto più per la Champions League che non per le circolari di Bruxelles: potrà anche non piacere, ma è così. Il calcio, poi, è quella partita infinita che non termina mai con l'ultimo fischio dell'arbitro, al novantesimo più recupero come ormai è norma, trenta secondi per ogni sostituzione, più gli infortuni e le perdite di tempo. Prosegue, la partita: prosegue al bar, alla televisione, alla lettura del giornale, in ufficio, in macchina all'ascolto di una delle tante radio che lo ripropongono; prosegue fino alla prossima, che neppure quella finirà mai e il gioco è così globale ed eterno. Muove e smuove di tutto: l'orrore anche, quello del tifo accecato, se è tifo, di chi uccide per un nonnulla (non c'è mai una ragione, comunque, che valga una vita); anche la corruzione, anche il doping, tutto il peggio di noi che si rispecchia nel rettangolo di calcio, in quello ben curato e rasato assai più che in quello che ti annebbia di polvere. Anche questo sì, ma pure il cuore. Il cuore d'ogni uomo. E' la partita di questa sera all'Olimpico, la partita del cuore, la Nazionale dei cantanti contro Unica, che è la squadra di Francesco Totti. "Sei unica" fece stampare Francesco su una celebre maglietta che portava sotto quella sua e della sua Roma. Unica era Ilary, era la Roma, erano due amori, dunque. La partita del cuore torna all'Olimpico dove nacque, e dove ha conosciuto serate memorabili, come quella che portò in tribuna, con il presidente Ciampi a tenerli (e non solo idealmente) per mano, Shimon Peres e Yasser Arafat, israele e la Palestina, la partita della pace. Stasera i cantanti, e gli uomini dello spettacolo, si fanno calciatori, come i calciatori si fanno ormai uomini di spettacolo andando in campo altrui nei mille spot televisivi. Anche questo è uno spot, certo: è lo spot del cuore, della solidarietà. E' l'idea che sempre dovrebbe governare lo sport, dove l'avversario non è il nemico ed in questa distinzione non c'è una diminuzione dell'impegno agonistico, ma anzi ce n'è di più. Non sono solo canzonette quelle dei cantanti, né solo calci a un pallone quelli dei campioni, persone che hanno vissuto la loro vita, le loro esperienze, che sono stati modello talvolta di sani valori e buoni principi (tal'altra meno, ma questo è un discorso diverso), e che questa sera mettono in campo il corpo e l'anima. Sì, il fine è quello di battere i Maradona, sportivamente; o quello di dire: noi non sapremo cantare o recitare come voi, ma dateci un pallone. Il fine sarà l'amicizia che si cementa negli spogliatoi, che sono una specie di zona franca dove dirsi di tutto, dove tutto può accadere, ma la vita è fuori di lì, la concorrenza, il primadonnismo, tutto è fuori di lì. Il fine è, specialmente e soprattutto, quello della solidarietà. Quello di aiutare tutti coloro, e nel mondo sono tanti che non puoi contarli tutti, che non hanno avuto in sorte la buona voca né la buona gamba, e, se pure le avessero avute, non avrebbero potuto utilizzarle che intorno a loro mancavano le strutture possibile. Il fine è quello, appagante anche, della solidarietà. Facciamo quel che possiamo, dicono i ragazzi in campo, che appartengano al mondo dello spettacolo o a quello dello sport (due mondi che ormai s'intersecano sempre più, non solo per le unioni "campionevelina" aspettando quelle "campionessetronista"); facciamo quel che possiamo, rispondono le migliaia di persone che questa sera andranno allo stadio. Con l'idea felice, gli uni, del bambino che gioca con il pallone, e gli altri di assistere a qualcosa di divertente, che non è solo sentir cantare Ramazzotti ma vederlo provare a recitare la parte del Totti (lui preferirebbe Del Piero). Qualcosa per cui, in questo caso come in nessun altro mai, neppure nelle domeniche più belle del campionato, "il biglietto valeva la pena di essere pagato". Non è una pena, la sera della partita del cuore, la sera in cui tutti tifano per tutti, che dunque toglie alla "religione" calcio il suo potente "fondamentalismo". Ha scritto qualcuno: "Sembra che esistano solo due cose sinceramente universali: la guerra e il calcio". Sarebbe bello che ne esistesse soltanto una. Partite come quella del cuore hanno aperto la strada e la continuano. E questa sera all'Olimpico un altro mattone sarà aggiunto a questa casa dei desideri, non per costruire un muro, ma un progetto di solidarietà.

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Formidabile quell'incontro: Nazionale Cantanti contro All Stars for Peace, una squadra d'e (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ccezione composta da artisti e campioni palestinesi e israeliani, con un allenatore "mondiale" del calibro di Pelè e un testimonial "stellare" come sir Sean Connery. La sera del 25 maggio del 2000 allo Stadio Olimpico la Partita del Cuore giocò per il più nobile e ambizioso degli obiettivi: la Pace. Uno spettacolo unico, in campo e in tribuna, dove sedevano, vicini, il leader dell'Autorità nazionale palestinese Yasser Arafat e l'ex premier israeliano Shimon Peres, e con loro l'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Per la cronaca, i campioni di All Stars ebbero la meglio: 6-5.

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Docu-Fiction mmm1/2 Sotto le bombe di Ph (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ilippe Aractingi, con Nada Abou Farhat, Georges Khabbaz UN UOMO, una donna, un paese devastato da una guerra lampo. Lui, cristiano, guida il taxi. Lei, sciita, cerca il figlio che aveva lasciato nel Sud, dalla zia. Troveranno profughi, terrore, crateri, distruzione materiale e morale. Ma anche nel Libano piegato dai missili e minato dalle divisioni intestine, c'è spazio per un brandello di umanità. Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33 giorni della guerra israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con sguardo attento e rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o uccisioni sullo schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è ancora più straziante). Nessuna speculazione politica. Non conta attribuire colpe, solo raccontare la pena di ogni guerra, sotto qualsiasi cielo. Quattro Fontane.

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L'ATTACCO è scattato venerdì notte. Hacker di Israele e Argentina hanno colpito Torin (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

O, bloccando e cancellando tutti i contenuti dei server di Rock Television. Un bel guaio per l' emittente italiana attiva su internet e ai primi posti degli ascolti di settore in vari paesi del mondo grazie a quattordici siti internazionali. Fortunatamente per la tv di Marco Di Buono (conosciuto anche per il suo lavoro di attore nel mondo della tv) la struttura romana dell'emittente ha resistito e così nel giro di dodici ore le trasmissioni sono riprese. La denuncia alla Polizia postale di Rock Television fa esplicito riferimento alla pirateria informatica. Ma c'è qualcuno dietro gli hacker-pirati? Questa la domanda che circola in un mondo televisivo (quello via internet) in costante crescita e lontano da ogni assestamento, con una concorrenza quindi davvero feroce. alberto.guarnieri ilmessaggero.it.

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Francesco Tetro E' con il XVIII sec. che, grazie al (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 12-05-2008)

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Stampa Francesco Tetro E' con il XVIII sec. che, grazie al ... Francesco Tetro E' con il XVIII sec. che, grazie al diffondersi dell'Illuminismo, in molti paesi d'Europa, in particolare in quella Germania che due secoli dopo sarà protagonista del progetto dell' Olocausto, presero piede l'idea dell'emancipazione degli ebrei ed il riconoscimento della loro parità come persone. Tale processo però fu lungo e pose problemi perfino all'interno dello stesso mondo ebraico che doveva ripensare sia il proprio inserimento nella società, sia la conservazione della propria identità culturale. Sarà la rivoluzione americana (1776) e francese (1789) a vedere riconosciuti agli ebrei pieni diritti come cittadini, ma alla ventata francese a Roma e nel Lazio seguirà però la Restaurazione: agli ebrei verranno tolti gli Atti di Emancipazione e in vari luoghi d'Italia si ricostituirono i farnigerati e sovraffollati ghetti. I moti rivoluzionari del 1848 che videro un'attiva partecipazione degli ebrei, portarono finalmente al conseguimento di una condizione positiva e paritaria, che però si realizzò del tutto, nell'Europa occidentale, solo intorno al 1870. A Roma la situazione era ovviamente più complessa, dato l'assetto politico della città e, in particolare, una recrudescenza dei divieti dopo la prima ventata democratica. Passarono pochissimi anni per vedere svanito il processo riformatore attuato dal pontefice Pio IX. Con l'ascesa al soglio pontificio di Pio IX, insieme ad un ristretto gruppo di nobili romani, la parte più moderata che rappresentava anche una compagine laica accettata dalla Chiesa (Aldobrandini, Massimo, Doria Pamphili e Gabrielli), Michelangelo Caetani, dopo aver avuto la carica di Presidente del moderato Circolo Romano, nel febbraio del 1848 venne nominato Ministro di Polizia nel governo presieduto dal cardinale Bofondi. Dalla prestigiosa carica però il Caetani si dimise nemmeno un mese dopo, sia per la debolezza e incertezza del pontefice, sia soprattutto per le pressioni della Curia conservatrice che aveva vanificato tante speranze. Michelangelo però nel breve tempo di partecipazione al nuovo governo si occupò attivamente degli ebrei (Palazzo Caetani confinava con il ghetto e la Parrochhia di famiglia era S. Angelo in Pescheria che si affaccia su via del Portico d'Ottavia), facendo eliminare i portoni del ghetto. A lui gli israeliti romani devono pertanto la cessazione della clausura del loro quartiere e la memoria di Don Michelangelo è ancora viva nel loro cuore, per i numerosi interventi che elargì anche al di fuori del ruolo politico pur brevemente esercitato. La riconoscenza della comunità ebraica romana non tardò ad esprimersi e questo avvenne nel 1895, tredici anni dopo la sua morte, in occasione del 25 Anniversario di Roma, finalmente riunita all'Italia, quando venne collocata nell'Aula delle Adunanze Consiliari dell'Università Israelitica di Roma il ritratto dell'illustre Caetani e la seguente epigrafe: "Oggi 20 settembre 1895, di sacra e nobile rimembranza, l'Università Israelitica di Roma inaugurò in questa Sala Consiliare l'onorata immagine di Don Michelangelo Caetani, Principe di Teano, come omaggio dell'ossequioso affetto, caramente serbato all'inclita memoria di lui, per il valido patrocinio, per la simpatia operosa, onde nel 1847 fu larga a questi israeliti i quali gli votarono nel cuore una gratitudine che non morrà". Michelangelo Caetani suggerì addirittura di restaurare le case del ghetto e di farle abitare a rotazione via via che procedevano i lavori, permettendo soprattutto ai meno agiati di uscire dalle miserie del quartiere che il sovraffollamento di almeno quattro secoli aveva reso invivibile.

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Fiera del libro, tra le righe il mistero di Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Prima Pagina Pagina 2 Torino. Il Salone racconta la complessità del paese mediorientale Fiera del libro, tra le righe il mistero di Israele Torino.. Il Salone racconta la complessità del paese mediorientale --> La contestazione sembra avere provocato l'effetto contrario: è ancora più evidente l'interesse dei visitatori del Salone di Torino per il mistero Israele, letto, osservato e interpretato attraverso i suoi libri e i suoi autori. Una vastissima letteratura, celebrata dalla presenza dei "campioni" arrivati in forze. Un successo crescente, di titoli e di vendite, che Fiera conferma in pieno. Il festival è così anche una grande occasione per esplorare le contraddizioni e la vitalità di un Paese in bilico, attraverso le testimonianze, gli incontri e le presentazioni. FIGARI A PAGINA 48.

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Fiera del Libro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 19 del 2008-05-12 pagina 27 Fiera del Libro di Marina Gersony da Torino Non poteva che essere così: nonostante i cortei sgangherati e i tentativi di boicottaggio ininfluenti, il bilancio della Fiera del Libro di Torino, che si chiude oggi, è più che positivo. L'offerta culturale è stata di alto profilo e ha mantenuto le promesse. Ne abbiamo avuto ulteriore prova ieri mattina, con l'intervento di Sandro Toth (ora Zvi Yanai), scrittore israeliano che ha regalato al pubblico del Lingotto un momento di grande impatto emotivo. Come Aharon Appelfeld, al quale è stato paragonato (in realtà sono molto diversi), anche la sua testimonianza, raccolta nel libro Il fratello perduto (Bompiani, pagg. 444, euro 19), affonda nel periodo più buio del '900. È l'ennesima, purtroppo, epopea di una famiglia distrutta dai conflitti e dalle circostanze anche se, come ogni storia di guerra, possiede una sua tragica unicità. "Ho raccontato la mia vita - ha spiegato l'autore - lasciando volutamente dei vuoti che ognuno può riempire come meglio crede. È una vicenda come il formaggio Emmenthal, con tanti buchi. E il lettore potrà farsi tutte le domande che vuole". Una cosa è certa: la vita è una roulette, tutto sta nel nascere al posto giusto e al momento giusto, altrimenti il tuo destino è segnato. E Sandro-Zvi è nato nel posto e nel momento sbagliato. Anche se poi, alla fine, la ruota gira per tutti. Sono gli anni dei conflitti in Europa. La madre è un'ebrea austriaca, ballerina; il padre un cantante lirico ungherese, protestante. Sono artisti, giovani e un po' incoscienti. O meglio, spensierati come solo lo si può essere a quell'età. Tra una tournée e l'altra nascono quattro figli, in Italia, tra cui Sandro e un altro bimbo che scomparirà; un fratello, forse reale o forse inventato, che diventerà l'interlocutore principale del libro. Escamotage letterario o no, l'autore non lo rivela. Yanai viene a sapere dell'esistenza di un certo Romolo Benvenuti, professore universitario a Roma. Decide di scrivergli una lettera, e così fra i due inizia una corrispondenza prima professionale, poi sempre più personale. Fin quando gli porrà la domanda che lo tormenta da sempre: "Sei tu mio fratello, Romolo Toth, nato a Catanzaro nel 1933, affidato a una balia e, per qualche misteriosa ragione, lasciato presso di lei?". Arriva la seconda guerra mondiale, le persecuzioni e le leggi razziali. La nonna viene uccisa in un lager polacco, la mamma muore, il padre finisce in Ungheria e la balia, Ida, si prende cura di tre orfani, fino a che, a guerra finita, non li affida ai soldati della Brigata Ebraica per portarli in Palestina dove vive uno zio materno. Ed è proprio la balia a occupare un ruolo centrale nel racconto di Yanai. "Ida era un membro della famiglia, per noi è stata una seconda madre. Aveva conosciuto i nostri genitori nella sua città natale, Monselice, vicino a Padova. Ci seguì in tutti i nostri trasferimenti e i nostri vagabondaggi per l'Italia. Quando siamo rimasti orfani si è presa cura di noi sfidando ogni pericolo e mettendo a repentaglio la propria vita. Eravamo stati battezzati e cresimati, ma il rischio che scoprissero le nostre radici ebraiche era sempre presente. Come scrisse Primo Levi a proposito della figura stupenda di Lorenzo in Se questo è un uomo, anche l'umanità di Ida era pura e incontaminata". Non a caso il 24 febbraio 1993 lo Yad Vashem (il memoriale ufficiale di Israele delle vittime ebree dell'Olocausto) decise di riconoscere Giusto tra le nazioni Ida Brunello Lenti, la tutrice dei tre piccoli orfani abbandonati dagli uomini e da Dio. L'annuncio le fu recapitato nell'aprile del 1993 e fu invitata a incontrare Avi Panzer, l'ambasciatore israeliano a Roma. Un riconoscimento che fino a oggi è stato assegnato a 21mila persone di quarantadue Paesi. In seguito fu invitata in Israele insieme a una delegazione di Giusti che avevano subito l'occupazione tedesca. Ida piantò un albero che porta il suo nome, da allora immortalato nella pietra. Questo è solo un passaggio della lunga testimonianza di Yanai che oltre a descrivere questa toccante vicenda umana e i personaggi straordinari che le ruotano intorno, rappresenta la lenta conquista dell'ebraismo che sostituisce (ma non dimentica) l'identità europea d'origine. m.gersony@ilgiornale.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Nessun rimpasto in giunta> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 19 del 2008-05-12 pagina 2 "Nessun rimpasto in giunta" di Chiara Campo (...) "valuteremo più concretamente la possibilità che la Triennale apra una sede anche lì". Accompagnato dalla compagna Diana Taylor e dal vicesindaco Kevin Sheekey, Bloomberg ha pranzato nell'abitazione del sindaco. Un menu preparato da Pietro, il cuoco di casa Moratti: aspic di prosciutto affumicato, asparagi e uovo di quaglia, corona di riso con asparagi, salsa di zafferano e cialda croccante alle mandorle, filetto di vitello con crema di zafferano e pinoli incorniciato di pane di mais, mousse di caffè, cannella, pere e biscotto al riso soffiato, focacce e pane fatto in casa a base di spinaci, basilico, vaniglia, carote e pomodoro. Tra una portata e l'altra, il sindaco di New York ha chiesto alla collega la ricetta per lanciare l'Ecopass anche nella Grande Mela: "Ha avuto difficoltà a farlo e mi ha chiesto degli approfondimenti - ha riferito la Moratti -, ma è molto interessato". Dopo la Triennale, Michael Bloomberg è andato a far visita al premier Silvio Berlusconi nella sua residenza di Arcore, mentre la Moratti ha raggiunto a Palazzo Clerici un altro sindaco straniero, quello di Tel Aviv Ron Huldai, per partecipare insieme alla cerimonia per festeggiare i sessant'anni di Israele. Caso Sgarbi a parte, la Moratti ha infine escluso per il momento altri movimenti in giunta: gli incontri che sta tenendo in questi giorni con i partiti della maggioranza non sono "in vista di un potenziale rimpasto", spiega. La scorsa settimana ha incontrato il gruppo di An, domani vedrà i coordinatori regionali e locali di Forza Italia ma "in una logica di normali appuntamenti". Gli assessori - per ora - possono dormire sonni tranquilli. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Ressa agli stand. Oggi alle 22 si chiude (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi Ressa agli stand. Oggi alle 22 si chiude Rinascimento[FIRMA]GIOVANNA FAVRO "La Fiera è oggi quel che doveva essere negli altri giorni. Passata la tempesta, vedo finalmente tra i padiglioni il primo giorno di Fiera normale, con una folla enorme di lettori". Parole di Ernesto Ferrero, direttore di Librolandia, ieri mattina: archiviate le proteste e i timori per il corteo, al Lingotto è mutata l'aria. Una domenica di assalto agli stand, con code alle biglietterie fin dalla mattina. Difficilmente la folla di ieri ripianerà i minori afflussi di pubblico di sabato pomeriggio, tradizionale picco d'affluenza, perché pure la domenica è sempre stata caldissima. Però, quando stasera la Fiera chiuderà, e si esamineranno luci e ombre, a raddolcire gli animi non saranno solo gli 80 chili di torta finale. Anche ieri gli editori hanno confermato il buon andamento delle vendite, e per il sindaco Sergio Chiamparino "il boicottaggio politico non è riuscito: ne è prova il fatto che i visitatori sono aumentati appena finita la manifestazione". Assenti gli annunciati D'Alema e Casini, ieri si sono tuffati nella Fiera Fausto Bertinotti e Piero Fassino, mentre negli uffici è cominciata la conta dei biglietti dei visitatori in vista del saldo finale. I calcoli sono complicati da intoppi curiosi. Maurizio Poma, il direttore di Biella Intraprendere, la società che organizza la Fiera, rivela le ragioni di un piccolo giallo. Centinaia di ragazzini non sono stati conteggiati alle barriere delle biglietterie, ma risultano aver frequentato i laboratori. Motivo? Venerdì un calo di tensione ha bloccato il server di Librolandia, facendo saltare il sistema informatico. Nella finestra di black-out, i prenotati ai laboratori sono stati comunque fatti entrare. Secondo intoppo: il camion di Radio Dj, che staziona vicino alle biglietterie. Gli impulsi della trasmissione radiofonica hanno mandato in tilt i lettori di pass e badge, che operano in radiofrequenza. Si è creato un certo scompiglio, prima che fosse chiarito il malfunzionamento. Ieri c'è stata ressa nei convegni, e s'è esaurita con ore d'anticipo la capienza delle sale per Paco Ignacio Taibo II, Vittorio Sgarbi, Eugenio Scalfari in dialogo con Antonio Gnoli, Giorgio Faletti in duetto con Antonio Ricci. C'è stata calca per "Mani sporche" con Gomez, Santoro e Travaglio, con spintoni e proteste per entrare. Fischi e urla ci pure al termine dell'appuntamento, con Travaglio apostrofato da cori di "Buffone!": alle 15,30 era previsto nella stessa sala Magdi Allam, ma non c'è stato verso di far mollare i microfoni ai relatori di "Mani sporche" fino alle 16,15. Dure proteste di chi aspettava Allam, un pubblico opposto a quello di Santoro. Anche il sindaco ieri ha puntato il dito contro i media, accusati d'aver enfatizzato gli allarmi sulla sicurezza, e Librolandia è decisa ad approfondire la faccenda: ha affidato uno studio a Renato Mannheimer, per verificare se sia esistito un nesso tra notizie e biglietterie. In attesa dei conteggi ufficiali, ieri gli editori hanno tratto le somme. Antonio Sellerio ha venduto più libri dell'anno scorso: "Peccato che si sia parlato poco dei convegni, e moltissimo delle polemiche legate all'invito ad Israele. Migliaia di persone avevano lavorato a ben altro". Umberto Cortellazzi, responsabile vendite di Mondadori per il Nord Italia, racconta che s'è venduto più del 2007 da Einaudi, Mondadori e Piemme; parla addirittura di "vendite raddoppiate rispetto alla domenica dell'anno scorso, con un più 20% complessivo" il direttore editoriale di Bollati Boringhieri Francesco Cataluccio. Stima nel 15% l'aumento di vendite Francesco Pedicini, direttore di produzione di Fazi, e segna un progresso sul 2007 Renzo Ginepro, direttore commerciale di Adelphi. Roseo il bilancio dello stand di Israele (molti titoli esauriti) e 2500 bandiere vendute, "più di quante erano le persone del corteo". La Fiera chiude alle 22. Alle 19,30 gran finale con il campione del mondo di torte Fabrizio Galla di San Sebastiano Po. Prepara 4 metri quadri di fragole e bavarese alla vaniglia, sormontati da un metro e mezzo di scultura di cioccolato.

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L'informazione deformata e Israele spiegati da Pagliara (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

INCONTRO L'informazione deformata e Israele spiegati da Pagliara Il Master in Giornalismo dell'Università di Torino, in collaborazione con l'Ordine dei Giornalisti e Stampa Subalpina, organizza venerdì 9 maggio un incontro con l'inviato della Rai Claudio Pagliara sul tema "Israele e informazione deformata". Il giornalista incontra il pubblico e gli studenti del master al Palazzo del Rettorato, in via Po 17, dalle ore 11. Nato a Frosinone il 2 giugno 1958, professionista dal 1984, Pagliara inizia la sua carriera dapprima alla Stampa e poi nella televisione di Stato come corrispondente da Parigi per il Tg2. Dopo aver ricoperto la carica di responsabile del settori esteri per il telegiornale della seconda rete, si trasferisce in Medio Oriente, dove, da sette anni, dirige l'ufficio di corrispondenza della Rai a Gerusalemme. Ospite a Torino in occasione della Fiera del Libro, presenta una video-intervista di 25 minuti allo scrittore israeliano Abraham Yehoshua. \.

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Io PdL al corteo per la Palestina Al tanto temuto corteo per la Palestina io, elettore del (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Popolo della Libertà, ero in prima fila; lontano dalle bandiere rosse, in mezzo alle quali mi sentivo a disagio, e accanto ai palestinesi in esilio. Perché i diritti umani non sono di destra o di sinistra; non hanno colore politico: valgono per i palestinesi come per i tibetani, per gli ebrei come per i birmani. Ma il disagio maggiore l'ho provato per l'ostilità preconcetta della stampa, che prima ha preannunciato scenari da guerriglia urbana (e non è successo nulla) e ha accusato i dimostranti di antisemitismo (mentre tutti i volantini affermavano la pari dignità di arabi ed ebrei). Poi, al momento di tirare le somme, non ha saputo andare oltre la mera contabilità, come se essere in minoranza significasse automaticamente avere torto. Durante il Ventennio, anche gli antifascisti erano in minoranza; avevano torto anche loro? PAOLO BUSCAGLINO STRAMBIO Un altro orso avvelenato In località Lecce dei Marsi, in Abruzzo, è stato avvelenato un altro orso. Si tratta di un adulto di sesso femminile. Sembra sia morto dopo lunga agonia. Ai bracconieri, ai cacciatori, agli allevatori, a tutti coloro che infliggono tormenti inutili agli animali, vorrei ricordare che la sofferenza degli animali è del tutto simile a quella dei bambini piccoli. È una sofferenza allo stato puro; una sofferenza senza speranza. I bimbi piccolissimi e gli animali non hanno la possibilità di pensare: questo dolore atroce mi passerà, si attenuerà. Quel povero orso ha sofferto senza sperare che qualcuno potesse aiutarlo. Ha sofferto e basta, come soffrono i bambini piccoli. I cacciatori hanno dalla loro parte la legge civile, ma non la legge morale; i bracconieri vanno contro l'una e l'altra. Sperino di non imbattersi mai nella sofferenza senza speranza. ATTILIO DONI Bel coraggio contro i lavavetri Il neosindaco di Roma dichiara pomposamente che bisogna "avere coraggio" nei confronti dei lavavetri stranieri dei semafori. Francamente non vedo che coraggio sia necessario all'amministrazione di una grande città nell'affrontare una sparuta minoranza di poveracci senz'arte né parte, potendo anche contare sull'appoggio di una popolazione in gran parte incattivita dai disagi e dalla propaganda anti-immigrati. PAOLO BERSANI, ROMA Per contrastare gli Hezbollah In un primo momento in Libano, soprattutto al Sud, dove staziona il nostro contingente dell'Unifil, comandato dal generale Claudio Graziano, viene garantito quell'equilibrio interno applicando la risoluzione 1701 dell'Onu. Visto l'esplodere di una nuova guerriglia intrapresa dalle fazioni sciite degli Hezbollah, che fomentano un espandersi in quei territori di violenza e sangue, sarebbe opportuno non lasciare l'iniziativa a questi gruppi terroristici, ma anzi rafforzare l'intesa diplomatica con le forze occidentali per respingere l'onda d'urto degli attentati, e se necessario aumentare il numero di militari impegnati nella missione. ETTORE FERRERO Chi si ricorda di Peppino Impastato? La statura morale e politica di Aldo Moro è fuori discussione. Ma i media e le istituzioni dovrebbero evitare le sperequazioni commemorative. Nella notte tra l'8 e il 9 maggio 1978, pressoché in contemporanea con l'uccisione dello statista, veniva trucidato Peppino Impastato, reo di una contrapposizione imbarazzante al boss mafioso Gaetano Badalamenti. L'esecuzione di Moro ha suscitato scalpore, com'era giusto e logico accadesse. Ma perché non tributare una pur concisa nota in memoria anche di Impastato? ANDREA RANDIGHIERI La pensione a prescindere Sono passato davanti a un gazebo e ho visto alcuni con magliette bianche che riportavano "Ho lavorato 35 anni - Prendo 428 euro di pensione". Manca un dato, e cioè quanto abbia pagato di contributi durante i 35 anni in quanto la pensione non è un "regalo" ma un sistema dove prima si versano i contributi e poi si prende la pensione; se poi uno versa i contributi minimi previsti nel corso della sua vita lavorativa, al momento della pensione prenderà una cifra correlata ai versamenti contributivi. Ho notato invece che anche dei giovani portavano delle magliette con scritto: "Lavoro da un anno - Prenderò xx euro di pensione". Il giovane può anche farsi una pensione integrativa, peraltro detraibile dall'imponibile e quindi con vantaggi fiscali, ma se uno pensa di pagare pochi contributi durante la vita lavorativa e poi di avere una buona pensione... significa che nessuno ha spiegato a quel giovane che il sistema pensionistico si basa sul concetto del prima paghi e poi ricevi! Invece molti pensano che lo Stato debba pagare la pensione... a prescindere. MARIO LAURO C'era una volta l'autolettura Sino all'ultima bolletta era possibile segnalare agevolmente l'autolettura del contatore del gas utilizzando Internet e, in alternativa, anche telefonicamente. Era un servizio utile per prevenire eventuali esborsi in eccesso causati da letture presunte superiori al reale. Da poche settimane Eni Gas ha cambiato le procedure e risulta praticamente impossibile, sia tramite Internet sia tramite chiamata all'800-900-700, effettuare o fornire il valore di autolettura. Se si entra in sessione su Internet il sistema rimane in attesa per un tempo indefinito, mentre se si desidera consultare i propri dati catastali di fornitura questi non esistono, pur essendo stati a suo tempo forniti. Se si prova la via telefonica al numero sopra citato il servizio di risposta automatica viene troncato subito dopo aver indicato che è necessario essere provvisti di: nome cliente, nome intestatario, codice fiscale, indirizzo di fornitura, uso che viene fatto del gas, matricola del contatore, lettura del contatore. È presumibile che ci si trovi di fronte a un disservizio architettato ad arte, perché non ritengo credibile che non ne sia stato verificato il funzionamento. LUCIANO CALZAVARA BAVENO (VB).

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Siti versus Dostoevskij (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-05-12 num: - pag: 29 categoria: REDAZIONALE CALENDARIO di RANIERI POLESE Siti versus Dostoevskij Ci salverà la bellezza? Sulla domanda (Dostoevskij, "L'idiota") scelta come tema del Salone di Torino non si sono spese molte parole, con i media tutti occupati da Israele e Palestina. Una risposta - assai negativa - al quesito è arrivata comunque da Walter Siti, che in un'intervista data a Nicoletta Tiliacos sul Foglio (la serie "Scrittori e popolo", in cui già sono apparsi Berardinelli e Ballestra, è indispensabile per chi voglia capire lo smarrimento della cultura di sinistra dopo i risultati di aprile) dice: "Appena un contrasto si fa marcato, questo paese lo smussa, lo silenzia, lo evita. In Italia, del resto, è facile fuggire nella bellezza. è successo nel '500, quando non contavamo più nulla e abbiamo inventato la nostra arte migliore. Anche ora, a destra e sinistra, ci rassicuriamo con il patrimonio artistico più grande del mondo, il glamour e l'italian style. Una soluzione decorativa e regressiva, un modo per essere da un'altra parte".

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Le surreali ragazze di Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-05-12 num: - pag: 31 categoria: REDAZIONALE Fiera Scabrose, coraggiose, provocatorie: voci femminili originali Le surreali ragazze di Israele DAL NOSTRO INVIATO TORINO - Coraggiose, provocatorie, stralunate, a volte scabrose: sono le ragazze di Israele. Questa Fiera che ha archiviato definitivamente le polemiche (ieri c'è stato addirittura un incontro tra l'imam Pallavicini e il parlamentare leghista Mario Borghezio, oggi si chiude) ha fatto conoscere meglio alcune delle voci femminili più originali di Medio Oriente e dintorni. Così mentre il salone si era aperto con Dalia Sofer, ebrea che ha vissuto nel-l'Iran della rivoluzione khomeinista e con l'israeliana Zeruya Shalev, cantore di un universo femminile dominato dalla claustrofobia dei rapporti in cui, a volte, irrompe violentemente l'erotismo, ieri si è avviato alla conclusione con Shifra Horn e Orly Castel-Bloom. La Horn, prima di dedicarsi all'attualità con l'ultimo libro Inno alla gioia (Fazi) dove ha raccontato la storia di una madre che perde il figlio in un attacco suicida, ha messo in luce la sua vena più surreale, basti pensare a La più bella tra le donne, in cui la bambina più carina di Gerusalemme diventa la donna più grassa della città al punto da schiacciare con il suo peso il marito causandone la morte. La Castel-Bloom va anche oltre il surreale. Elena Loewenthal nell'introduzione a Dolly City (Stampa Alternativa) la descrive come il riferimento della letteratura postmoderna israeliana proprio per il suo modo di decostruire non solo le tecniche narrative ma, in questo caso, anche il mito della "yiddishe mame", la mamma iperprotettiva e alla fine dei conti castratrice, che usa il corpo del figlio (adottato, o meglio trovato abbandonato in un sacco) come terreno di coltura del suo delirio. La protagonista infatti è una vera mamma splatter che apre il romanzo uccidendo con un forcone il becchino che dovrebbe seppellire il suo cane, una mamma cannibale che fa a pezzi il figlio nell'intento malato di proteggerlo dalle malattie, dall'esterno, dalla vita stessa. "Ho scritto questo libro quando ero incinta e avevo appena perso mio padre - ci ha raccontato Orly Castel- Bloom -. Ero terrorizzata dall'idea di crescere un bambino in quello che mi sembrava essere un perenne stato di emergenza. Il romanzo è stato un atto terapeutico, dopo mi sono sentita liberata". Peccato che il libro sia stato preso molto seriamente e l'autrice sia stata accusata di essere, nella realtà, una cattiva madre. La linfa che nutre la narrativa di entrambe queste scrittrici, anche quando raccontano le storie più improbabili o provocatorie, è proprio la loro terra. "Scrivo questo perché sono cresciuta a Gerusalemme, una babele assurda dove può succedere qualunque cosa" dice la Horn. "In Israele si vive un' emergenza continua - dice la Castel- Bloom, che risiede a Tel Aviv - temo ogni giorno per la vita dei miei figli, ma non ho mai pensato nemmeno un attimo di farli vivere da un'altra parte. Quando è nato mio figlio, ventidue anni fa, ho pensato che non avrebbe fatto il servizio militare perché non ce ne sarebbe più stato bisogno. Adesso invece è nell'esercito, l'emergenza continua e io continuo a preoccuparmi ". Cristina Taglietti Dall'alto: Orly Castel -Bloom, Dalia Sofer, Zeruya Shalev.

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<Nella musica né destra né sinistra> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-12 num: - pag: 35 categoria: REDAZIONALE Safari tour Il rapper in concerto: molto spazio alla tecnologia e uso abbondante di immagini da YouTube "Nella musica né destra né sinistra" Jovanotti: punto sull'amore. Poca politica, ma sullo schermo c'è Tienanmen Settemila fan a Rimini per lo show multimediale "Non amo il minimalismo nel rock, i miei idoli sono Springsteen e gli U2" RIMINI - L'amore è un romantico rap. Potrebbe essere il titolo del nuovo "Safari Tour" di Jovanotti che ha debuttato sabato, in un contesto tecnologico e multimediale esagerato, al "105Stadium" di Rimini davanti a settemila spettatori. Uno show multimediale, con uso abbondante di immagini "rubate" su YouTube e spalmate su megaschermo, una tensione sonora e ritmica estrema (ben due batterie sul palco), decine di trovate spettacolari come un gorilla che entra in scena per la canzone "L'albero", un Jovanotti con giacca luminescente modello "Cavaliere Elettrico" all'inizio, e poi in smoking - bastone e cilindro- nel finale. In mezzo due ore di sudore, scatenamento, in una sorta di doccia scozzese fra cesellati inni all'amore e sequenze violentissime coi megaschermi che alternavano le immagini più svariate: Riccardo Muti, Zubin Mehta, Toscanini, una fucilazione tratta da La montagna sacra di Jodorowsky, Piazza Tienanmen... E prima dello show canzoni di De Gregori e Celentano a manetta. Tanto amore e tanta carne al fuoco, ma niente spazio ai buonismi terzomondisti e alla politica. E quando Jovanotti tenta, nel finale di scrivere sullo schermo, con un nuovo e sofisticato meccanismo interattivo, la parola Pace, il "giocattolo" si inceppa. Non mancano omaggi e citazioni autorevoli. "Teresa ha gli occhi secchi e guarda verso il mare", canta citando "Rimini" di De Andrè, mentre sul finale Domenico Modugno lo accompagna nella sua "Piove" (con un espediente tecnologico). Poi la scena è tutta di "Mister Volare" con "Vecchio Frac". Come si spiega la vocazione amorosa dello show? Dell'ultimo album il pubblico ha apprezzato soprattutto dichiarazioni d'amore da manuale come "A te" e "Dove ho visto te". Jovanotti aggiunge altri struggenti camei come "Serenata rap", "Una storia d'amore", "Chissà se stai dormendo ", "Morirò d'amore", "Ti sposerò", "Mi fido di te" più scatenamenti di ottimismo puro quali "Penso positivo", "L'albero", "Tanto ", "L'ombelico del mondo", pieni di slogan efficaci. In scena è dunque un rapper rassicurante, che ogni papà accetterebbe senza imbarazzi. Fra gli effetti speciali più incredibili una lunga diretta goliardico-acustica dai camerini, la proiezione "live " da un telescopio del pianeta Saturno, e una maschera tribale che a un certo punto si sovrappone con assoluta perfezione alle facce dei musicisti grazie a un software che riconosce gli occhi di ciascuno. Show chiaroscurato, mai noioso. Che Jovanotti definisce "un giocattolo fantastico con le due batterie che ho copiato dai Genesis, con uno schermo usato come psichedelia scenica. Quando non canto d'amore il suono deve essere uno schiaffo, stordire. Non amo il minimalismo. I miei idoli sono Springsteen e gli U2. Avevo deciso già sei mesi fa di puntare su uno spettacolo che fosse emozione pura, segno e non parola, mito e non logos". E tutto l'impegno ecologico, pacifista, antinucleare? "A volte... non so a chi credere come dice Antonacci ". L'amore può essere un buon rifugio dopo uno smacco elettorale? "Premetto che la musica non è né di destra né di sinistra (e mi fa piacere anche che Bondi mi apprezzi, tant'è che "L'ombelico del mondo" è stato primo in classifica in Israele e in Palestina). Poi ci sono novità positive: è successo qualcosa. Un partito come il Pd, un personaggio come Veltroni. Quando non hai i risultati che ti aspetti stai male. Ma ti fortifichi. Il prossimo album, pardon, la prossima legislatura vedrà un Veltroni più forte. Ma saranno anni difficili... ". Mario Luzzatto Fegiz Debutto "Safari Tour" di Jovanotti (nel tondo e durante il concerto) ha debuttato sabato davanti a settemila spettatori.

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Torino affluenza in calo, il pieno di visibilità l'ha fatto vattimo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Torino affluenza in calo, il pieno di visibilità l'ha fatto vattimo Era la Fiera del Libro, ma di libri si è parlato poco Torino. Non potendo far ballare i numeri, come invece avviene, tra questura e manifestanti, per le manifestazioni di piazza, alla Fiera del libro ballano le valutazioni sui numeri. Sabato ci si muoveva tra gli stand come non capitava da anni, di scolaresche ce ne erano meno del solito. Tutti sono d'accordo sul fatto che l'affluenza sia visibilmente in calo. Anche se dopo "la situazione è drammatica" di Piccioni, Ferrero ha individuato una fascia oraria per dire che in serata, rispetto a quella del sabato dell'anno scorso, è andata bene. La colpa, oggettivamente, è della tensione che è salita grazie ai media dentro i quali hanno soffiato politici come Gianfranco Fini, improvvido nel comparare due bandiere bruciate a Torino alla morte per pestaggio del ragazzo di Verona. Si sono pubblicate foto che ritraevano ragazzi bendati con fumogeni e attorno cortine di fumo che chissà cosa facevano temere. Ma alla manifestazione non è successo niente, non si sono neanche bruciate bandiere. E non c'erano nemmeno quattromila persona, ma un rapporto quasi uno a uno tra manifestanti, pacifici, e poliziotti, ultra-statici. Altro che "zona rossa", si è giocato a uomo. Col solito catenaccio all'italiana. Personaggi di scarsissimo peso politico, tra gli organizzatori dei centri sociali, hanno ottenuto grande spazio mediatico senza aver prodotto nulla. Nulla di quello che volevano loro, nessun messaggio infatti è arrivato, solo fumo e il rilancio della kefiah come foulard di mezza stagione; ma nulla è stato prodotto, per fortuna, di quello che le Cassandre attribuivano alla manifestazione, deprecando non tanto quello che avevano fatto nei giorni scorsi, ma quello che sicuramente, secondo loro, avrebbero fatto dopo. Chi ha guadagnato molto, in termini di visibilità, è lo scaltrissimo professore Gianni Vattimo. Il quale non credo abbia dubbi sul dilemma della fiera: è più cretino un cretino o chi gli dà retta? Per alcuni editori l'errore è alla base, nella scelta di Ernesto Ferrero di optare per Israele, al posto dell'Egitto, come previsto inizialmente, per festeggiare i 60 anni della sua Costituzione. Questa "deliberata coincidenza" ha politicizzato la manifestazione. È un dato di fatto, oggettivo. Mentre non è oggettivo, anche se suggestivo, che sarebbe stato possibile e felice provare a imbastire uno spazio per i palestinesi come ospiti d'onore, scrittori senza stato. La scelta d'Israele ha turbato il clima della Fiera del libro, inibito l'abilità diplomatica dello stesso Ferrero. Come? I falchi filo-israeliani si sono sommati ai corvi del malaugurio anti-israeliani in un unico coro gracidante. Sia chiaro che la scelta di Israele è una scelta indiscutibile: una volta che è stata fatta non può essere messa in discussione sotto alcun punto - e ridicoli tutti gli ibridi alla Dario Fo che ne sono derivati, della serie vengo ma con distinguo, non parlo del libro sul petrolio ma di Palestina - proprio come lo stato d'Israele. La fiera ha rispecchiato la pessima ideologia del "né con me né senza di me" di quanti vogliono subordinare Israele a uno stato palestinese. Ma bisogna ammettere che, indubbiamente, la scelta è stata infausta. Sul piano mediatico, perché ha prestato troppo facilmente il fianco alle strumentalizzazioni di segno contrario e non opposto - non si può mettere sullo stesso piano chi fa l'ultra-filo-israeliano e chi fa l'ultra-anti-israeliano - e ancor di più, infausta, sul piano logistico, perché la concomitanza delle feste in Israele e in tutto il mondo ha reso meno unica l'edizione e impedito che fossero presenti Amos Oz e David Grossman, che hanno preferito stare in Israele per i festeggiamenti. D'altronde, se il giorno del compleanno ti fanno una festa, ma è dall'altra parte del mondo, uno ringrazia, certo, ma difficilmente potrà essere presente. La bellezza, forse, ci salverà, ma la furbizia o l'ingenuità, no. La manifestazione è stata irrilevante, sul piano politico e del dibattito, c'erano vecchi sessantottini, nel senso di sessantotto anni, e giovani belli e in posa come The dreamer . Purtroppo, però, con il calo di affluenza o comunque con il cono d'ombra in cui i libri sono finiti, ha vinto il boicottaggio. Non quello attivo, troppo deficiente, ma un "boicottaggio passivo". 12/05/2008.

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Gli Studenti Padani in campo a difesa della libertà del Tibet (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Iniziative nelle scuole di tutto il Nord Gli Studenti Padani in campo a difesa della libertà del Tibet FRANCESCA MORANDI Con scioperi, manifestazioni e volantinaggio in 500 scuole del Nord gli Studenti Padani faranno sentire la loro voce a difesa del popolo tibetano, che lotta da oltre 60 anni contro la Cina per la propria libertà, identità e religione. Tra le iniziative previste ci sono un concerto rock e una parata di macchine che esporranno le bandiere del Tibet, esibite anche alle finestre di qualche centinaio di istituti scolastici della Padania. Sarà organizzata anche una raccolta di firme a sostegno del Tibet che sarà inviata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mentre già ieri il consigliere leghista Mario Carossa ha presentato una mozione sulla questione tibetana al Comune di Torino. "Mentre i centri sociali e la sinistra estrema scenderanno oggi in piazza contro Israele nel capoluogo piemontese noi, contemporaneamente, sciopereremo nelle scuole del Nord a favore del popolo tibetano" afferma Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord e coordinatore federale del Movimento Giovani Padani, di cui gli Studenti Padani sono una ramificazione. "La differenza tra la Lega e il mondo dell antagonismo di sinistra è questa: loro sono contro l autodeterminazione dei popoli, noi a favore della Libertà e della Democrazia", precisa l esponente leghista, che sarà presente oggi a Milano alle 12.30 allo sciopero organizzato all istituto Ettore Conti in via De Vincenti 11 a Milano. "In occasione della fiera del libro di Torino gli ex alleati di Prodi e Veltroni scenderanno in piazza per chiedere la cancellazione di uno Stato e di un popolo, quello israeliano - dice ancora Grimoldi - Se veramente il Partito democratico vuole prendere le distanze da questi teppisti e dalle frange estremiste della sinistra lascino tutte le giunte locali dove governano con i comunisti italiani finanziando i centri sociali che metteranno a ferro e fuoco Torino". "In passato i comunisti difendevano i piccoli contro i grandi, oggi accade il contrario - osserva Lucio Brignoli, Coordinatore Federale del Movimento Studenti Padani (MSP) - Ricordo che quando ero studente alle scuole superiori, i movimenti studenteschi organizzavano spesso manifestazioni su questioni come quelle dei diritti civili e politici, anche a fronte di vicende internazionali. Oggi su un tema così attuale come quello del Tibet si riscontra, invece, un avvilente immobilismo, soprattutto da parte della sinistra. Questa è l ennesima dimostrazione di come i movimenti giovanili di sinistra siano pilotati politicamente dai partiti a cui fanno riferimento. La ragione è che si vuole evitare di criticare la Cina". "Libertà, autodeterminazione e indipendenza sono le parole d ordine della Lega Nord che coincidono con le richieste del Tibet - conclude Brignoli - Ecco perché ci stiamo battendo per sostenere la causa di un popolo che ha molte affinità con il nostro". Parole combattive giungono da Alberto Brignone, coordinatore piemontese degli Studenti Padani che afferma come "il movimento studentesco padano sia pronto a rompere la Grande Muraglia di propaganda, indifferenza e ambiguità costruita intorno alla Cina e alle prossime Olimpiadi". A commentare le iniziative di oggi interviene infine Alessandro Torrero, coordinatore provinciale dei Giovani Padani, secondo il quale "ancora una volta tutta la Lega Nord si schiera al fianco dei popoli oppressi, a prescindere dalla nazione e dagli interessi che muovono dietro". [Data pubblicazione: 10/05/2008].

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La scorretteza e la (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Rimediate ai guasti di Prodi CARLO BARBIERI Genova La scorretteza e la prevaricazione non hanno più limiti! Un Governo, in via di liquidazione, non soddisfatto dei disastri compiuti in ogni campo, ha nominato, in tutta fretta, in queste ultime ore, numerosi alti funzionari di gradimento, ha attentato alla legge 40, rafforzata dal referendum, forzandone l interpretazione con nuove linee/guida ad hoc, e non pago della persecuzione fiscale instaurata, ha violato, ancora una volta, la libertà e la riservatezza dei cittadini sbattendo su internet le loro dichiarazioni reddituali. La drastrica limitazione della circolazione del contante non era sufficiente. Mi auguro che la nuova compagine governativa si metta al più presto all opera per rimediare ai numerosi guasti, abrogando ogni norma persecutoria e liberticida e ristabilendo l ordine democratico. Clandestini, Prodi e C. sono complici! MARIO VISCOVO Torino Si susseguono in questi ultimi giorni sbarchi di clandestini in Sicilia ed in Sardegna. Notiamo che continua ad esserci una reale complicità del nostro Governo (in vita ancora per pochi giorni) con i trafficanti di esseri umani. Nessun contrasto alle imbarcazioni, uscita della nostra marina nella acque internazionali (oltre 80 miglia) per raccogliere i clandestini, successivamente liberi di circolare nel nostro Paese. Con preoccupazione apprendiamo che si parte anche dalla Tunisia, oltreche dalla incontrollabile Libia. I ministri Parisi, Amato avevano comunicato, oltre sei mesi fa, che a breve sarebbero stati organizzati pattugliamenti congiunti davanti alle coste africane per frenare il fenomeno; naturalmente non è stato fatto nulla in ossequio all ipocrita terzomondismo della sinistra. Spero che con Berlusconi le cose cambino. Certo il non rimpianto Pisanu nel 2001/2006 era stato di una esemplare inefficienza. Cambiano sigle, ma sono sempre rossi LUIGI RONZONI Seveso Cambiano sigla ma rimangono tali, si ritengono depositori della cultura, tronfi, ideologicamente convinti, il dubbio non li sfiora, la storia li condanna! Cambiano sigla ma rimangono tali, mentono sapendo di mentire perché la loro è sempre stata cultura del terrore (e la storia non è matrigna). Ipocriti, fingono di ripudiare il passato ma cambiano sigla e rimangono tali, si mimetizzano con nuovi simboli consci dei loro fallimenti (che mai confesseranno) piuttosto. Cambiano sigla e rimangono tali, tanti auguri per il nuovo governo. Il comunismo è vivo o morto? ENZO BERNASCONI Varese Le elezioni sono ormai acqua passata, ma assistendo alle varie celebrazioni (25 aprile - 1° maggio) e alle numerose interpretazioni delle varie Tv ne esce un quadro un po torbido: il comunismo è morto o è solo in rianimazione? Non si capisce un tubo, il tutto dipende dalla sobrietà di certi conduttori, prima di andare in onda dovrebbero soffiare nel palloncino, se trovati alterati gli andrebbe tolta la patente "verbale", un bel tacer... A Torino i compagni hanno zittito perfino l ex Presidente trombato Fausto Bertinotti; i suoi contestatori vogliono completare l opera Hitleriana, l olocausto va portato avanti, Israele è il vero nemico e il comunismo sinistroide il suo attuale carnefice, alla faccia dell Anpi e dei resistenti. Oggi bisognerebbe parlare un linguaggio che sia vicino alla gente (ma la sinistra per carenza mentale non ci arriverà mai), federalismo, sicurezza, tasse, libertà, scuola, salute, invece loro, con ideologie lontane anni luce dalla democrazia, pensano ancora e solo allo sterminio ebraico. Purtroppo sul lavoro si continua a morire, molto strumentalmente qualcuno ci marcia su, ma se i difensori delle vittime sono dei poltronari (gente che non ha mai faticato in vita sua, Epifani, Angeletti, Bonanni per primi), e i rappresentanti dei lavoratori se ne fregano, allora saremo punto e a capo. Frasi fatte dai pezzi grossi come "mai più tragedie di questo tipo" le sento da quando sono venuto al mondo, lavorare stanca, scioperare un po meno, e non si rischia nulla. Altro capitolo, quello delle tasse, per Padoa Schioppa... lasciamo perdere, per Visco, carognescamente vanno sbandierate ai quattro venti, paradossalmente in Italia "grazie alla privacy" non posso conoscere neppure il cognome di un ricoverato in ospedale, ma quanto è il suo reddito si. (Ròbb de màtt). L Ici, va pagata eccome, è l affitto dovuto per abitare in casa propria, altrimenti, a chi non gli garba, ceda la sua sudata dimora a qualche clandestino che tiene famiglia, se ne farà carico vita natural durante, non della tassa ovviamente. Veltroni facciamolo "Santo subito". Ha imbalsamato Prodi, ha azzeccato i comunisti privandoli della falce e martello, ha segato senza ritegno margherite ulivi e querce, ha reso felilci tanti "Verdi" "padani e con lui anche i "compagni piangono". Pure Rutelli il riciclato suo successore ha fatto flop e Totti solo per averlo inneggiato si sta ancora toccando i maroni, i calcoli li ha proprio sbagliati tutti, compresi i... suoi. E adesso vogliono fare il Pd del Nord, sicuramente un parto doloroso, e se fosse un altro aborto? Ai posteri l ardua sentenza! Che sconcio: uccidono e sono in libertà Leonardo CECCA Rivalta di Gazzola PC Caro Direttore, continua implacabile la sequenza di carcerati, macchiatisi di gravi delitti, rimessi in libertà per scadenza di termini, per mancata trascrizione delle motivazioni della sentenza e per altri cavili. Sono profano in materia di giustizia e delle norme che la regolano, ma da persona sensata, ed il mio pensiero è condiviso dai più, sono convinto che ben poca differenza esista tra chi per negligenza mette in libertà pericolosi criminali e chi li aiuta nelle loro nefandezze o arma loro la mano. Possibile che nulla si riesca a fare contro questo vergognoso sconcio? Perché persone pagate dallo Stato non devono essere perseguite per il lavoro che non svolgono e/o svolgono male e non subirne una giusta condanna per il pericolo che arrecano alla collettività. Gli italiani si augurano vivamente che il nuovo governo riesca ad eliminare questo sconcio che non ci fa affatto onore e getta del fango su quei magistrati che nonostante le innumerevoli difficoltà, create anche da colleghi poco seri, continuano imperterriti nel loro operato. Altarini scoperti per i boss progressisti BRUNO PISTONE Arese (MI) Caro direttore, non ho avuto mai la minima simpatia per il signor Visco, ma dopo che ha deciso di far divulgare i redditi degli Italiani ho almeno un motivo per ringraziarlo. Perché paragonando i redditi dei padroni dell' informazione (i giornalisti e i cosiddetti intellettuali) faccio una scoperta sensazionale. I boss dell' informazione progressista, quelli che gestiscono la RAI-TV come fosse una loro proprietà personale, con compensi stratosferici e in più sfruttando in centomila modi la personale pubblicità che ne ricavano (librerie, scaffali dei supermercati, pubblicità, ecc. ecc.) denunciano redditi modestissimi per la categoria a cui appartengono: fino a un quarantesimo dei loro colleghi che appaiono rarissimamente in TV! Visco ci ha finalmente dimostrato che proprio gli accaniti moralisti della TV3, quelli che conoscevamo come i più arroganti, sono anche sfacciati evasori fiscali. Se volessimo usare i loro stessi parametri, autentici delinquenti. Visco, dimogli bott de legnameé ROBERTO MANZONI Milano Geniale l ultima pensata del Visco! L agenzia delle entrate rende pubblici le dichiarazione dei redditi di tutti gli italiani. Era ora. Finalmente si potranno pianificare rapimenti , estorsioni o ricatti senza fatica. La pensata dell ormai ex (fortunatamente) ministro è il tipico esempio di delirio ideologico di una mente malata. Diamo a Visco quel che è di Visco ovvero bott de legnameè. Il garante della Privacy esiste ancora o è stato abolito? Aboliamolo sto 1° maggio RICCARDO ASCII Voglio esprimere tutta la mia contrarietà alla demagogia del primo maggio. In questa festa definita dei lavoratori e che in realtà da tempo è diventato un gigantesco spot di quelle organizzazioni composte da individui che per tutta la vita il lavoro lo hanno abilmente evitato, ho lavorato come ogni altro giorno, forse anche più. Invece di andare a far numero in piazza, ascoltando parole nella quali pur con tutta la buona volontà proprio non riesco a riconoscermi ho preferito lavorare come ogni altro giorno. Ho una certa allergia nei confronti delle feste e delle celebrazioni imposte dall'alto, mi ricordano il ventennio fascista quando non ci si poteva sottrarre alla manifestazione del partito nel centro della piazza. Bologna, i magistrati come tacciono... MASSIMO RONCATO A proposito della recente proposta di delibera del Comune di Bologna circa la dotazione di manganelli alla polizia municipale, non sarà forse inopportuno richiamare alla memoria quanto accadde una quindicina d'anni fa in quel di Taranto, allorché il sindaco dell'epoca tale Vito ( mi sfugge il nome di battesimo), non facendo mistero delle proprie simpatie mussoliniane, adottò un provvedimento tale e quale alle proposte avanzate ultimamente, con l'unica differenza che chiamò gli strumenti suddetti " paletti di segnalazione". Molti, se non tutti, non avranno certo dimenticato che in quell'occasione la magistratura fu assai solerte nell'intervenire e dichiarare illegittimo il provvedimento. Come mai, c'è da domandarsi, la voce dei giudici questa volta non si fa sentire? Forse perché, al posto di Vito, c'è Cofferati? Si ha comunque più che l'impressione che la tanto sbandierata certezza del diritto e terzietà della magistratura siano soltanto baggianate buone per grulli. Quei 140mila euro all Annunziata! Beppe Roncini Rossi Soverato (Cz) Nel corso dell'ultima assemblea degli azionisti Eni, uno di questi, presa la parola, ha fatto notare che alla realizzazione di Oil , il magazine trimestrale del gruppo, partecipava anche Lucia Annunziata. L'azionista particolarmente attento non ha perso occasione per chiedere all'amministratore delegato Scaroni quale fosse il compenso per le prestazioni della nota editorialista della Stampa, ex presidente Rai e scrittrice. È venuto fuori una busta paga di 140 mila euro, quasi 12 mila al mese, come riferito anche sul quotidiano Italia Oggi. Che in questo periodo di petrolio a caro prezzo le società che hanno a che fare con l'estrazione e la distribuzione del greggio si ritrovino con tanti di quei soldi in tasca da poterli sprecare a proprio piacimento era prevedibile, gradiremmo un po' di rispetto nei confronti di chi il pieno non può più permetterselo. Quello che ci incuriosisce è una quantificazione in termini di tempo dell'impegno della Annunziata per la preziosa collaborazione. In altre parole, quale potrebbe essere il costo orario di una professionista di quel calibro? Non si può sapere per questione di privacy. Non è vero. Senza necessariamente essere azionisti Eni, La Stampa o avere qualche amico in Rai, grazie ad uno degli ultimi decreti di Visco le dichiarazioni dei redditi degli italiani sono tutte in rete, chiunque le può spulciare a proprio piacimento e chi credeva che la tutela della privacy fosse una cosa importante dovrà ricredersi. Sicurezza, Lega cambia tutto LETTERA FIRMATA Saronno Ciao Lega, ormai ci siamo! Tra pochi giorni potrai iniziare a dire la tua e sono sicura che ci sarà un sensibile cambiamento sul tema sicurezza. Son stufa di andare per strada guardandomi sempre alle spalle,mi sento io straniera nella mia patria! Un saluto speciale al Senatür che ho visto in gran forma e a Maroni e Castelli. Forza! [Data pubblicazione: 03/05/2008].

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Nel palazzo delle pagine c'è il mistero Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Pagina 348 Torino. La Fiera del libro racconta un ricchissimo crogiolo etnico e linguistico Nel palazzo delle pagine c'è il mistero Israele Torino.. La Fiera del libro racconta un ricchissimo crogiolo etnico e linguistico --> DAL NOSTRO INVIATO CARLO FIGARI Torino. "Se un alieno arrivasse a Torino e vedesse questa manifestazione si farebbe un'idea di un mondo privilegiato dove la gente protesta perché hanno invitato noi scrittori ebrei liberali a parlare dei nostri libri", dice Etgar Keret, uno degli autori giovani più affermati in patria e ora anche in Italia. Una battuta la sua, per chiudere una vicenda che ha avvelenato il clima di festa e di amicizia che si respira nel Salone dei libri colorato di bandiere di ogni paese e con esposti migliaia di volumi di ogni autore e argomento. Qui puoi trovare veramente tutto: dai titoli del Premi Nobel ai best sellers mondiali, dai testi esoterici alle Suore Paoline, dal romanzo di moda al libretto del più sconosciuto aspirante romanziere di provincia che a Torino spera di avere un palcoscenico e un trampolino di lancio. Anche se per la sua presentazione in sala ci sono sole tre persone: l'autore, l'editore e la moglie (dell'uno o dell'altro, chissà). Ma il Salone è questo e molto altro, una kermesse travolgente che richiama in cinque giorni trecentomila visitatori. Mentre fuori dal Lingotto dove si svolge la ventesima edizione del Salone del libro, si spengono gli echi della contestazione antagonista conclusa senza incidenti, all'interno editori e scrittori israeliani continuano a tenere banco negli incontri e nello stand azzurro d'Israele, superaffollato di gente, giornalisti e telecamere. Se la contestazione voleva rovinare la festa, ha ottenuto l'effetto contrario perché a Torino gli editori e gli scrittori ebrei hanno sempre avuto un largo spazio e seguito. Abituati a convivere con la guerra, ad andare a scuola col mitra sotto braccio, ad ascoltare ogni giorno bollettini di attentati, hanno affrontato la protesta anti-israeliana con il loro tipico spirito. Cioè, hanno portato avanti il programma di eventi come se niente stesse succedendo all'esterno. Invitati al Salone come ospiti d'onore per celebrare il sessantesimo anniversario della fondazione dello Stato d'Israele sono arrivati qui in forze con i loro campioni dell'editoria (Aharon Appelfeld, Abraham Yehoshua con il suo ultimo bestseller Fuoco Amico ), scrittrici affermate come Savyon Liebrecht e Zeruya Shalev, l'ebreo irakeno Sami Michael che ha parlato dei suoi libri e del conflitto mai finito nel suo paese natale, il rabbino Adin Steinsaltz autore di una monumentale edizione commentata del Talmud. E c'è anche Shlomo Venezia, uno dei pochissimi superstiti dei Sonderkommando, le squadre speciali di prigionieri incaricati di svuotare i forni crematori dei lager nazisti e che a loro volta venivano poi uccisi perché non raccontessero. L'italiano Venezia invece si è salvato ed ha potuto raccontare con un bellissimo, commovente e agghiacciante libro dallo scorso dicembre sempre in classifica dei più venduti. Alla Shoah è riservato un ampio spazio nello stand israeliano, con i libri del Nobel Elie Wiesel, Irène Nèmirovski, Primo Levi e le tante testimonianze dei sopravvissuti. E ci sono uomini di spettacolo come il regista Amos Gitai. E giornalisti ebrei italiani, come Gad Lerner e Fiamma Nirenstein che discutono del conflitto mediorientale o Elena Loewenthal che parla di donne nella storia e nella cultura ebraica. Nello stand si vendono tanti libri (i più richiesti naturamente Grossman, Oz, Yehoshua), bandierine con la stella di David, cappellini e gadget. Fuori il Trio Jerusalem suona musica Kletzemer. Nella sala Azzurra poeti israeliani (Adaf, Bejerano, Ori Bernstein, Tali Latowicki) recitano in ebraico, yiddish, inglese e italiano in una babele di lingue che è anche lo specchio del crogiolo linguistico ed etnico del loro paese oggi sessantenne. "È la nostra festa, siamo qui per parlare della nostra storia e della nostra letteratura", dice Etgar Keret in inglese chiarissimo. Il libro più noto in Italia è Pizzeria Kamikaze per l'editrice romana E/O che lo ha lanciato e che continua a pubblicarlo. I suoi sono raccolte di racconti brevi, al massimo una decina di pagine, meglio quattro o cinque. Racconti di vita ordinaria, molti indirizzati ai bambini. È uno degli autori emergenti, i quarantenni che affrontano i problemi del Duemila. Questa fiera è l'occasione per approfondire una letteratura sempre più vasta e importante che più di ogni reportage o analisi politica ci aiuta a capire un mondo complesso com'è Israele, tra Intifada, muri di confine e reticolati, razzi e rappresaglie, territori occupati e il processo di pace che non finisce mai. "Molti scrittori israeliani, soprattutto i giovani, rifuggono tutto ciò che è tradizione, legame con le radici, ed al tempo stesso si tengono lontani dalle tematiche dei conflitti. Vedono Israele come un piccolo paese provinciale da cui vorrebbero andarsene", spiega Shulim Vogelmann trentenne direttore editoriale della Giuntina di Firenze, l'unica casa editrice italiana specializzata in letteratura ebraica. Dopo aver tradotto e pubblicato (prima in Italia) tutto Elie Wiesel, negli ultimi anni ha realizzato un catalogo per portare il meglio e le novità della letteratura contemporanea. "Keret, come Castelbloom ed altri, sono un tipico esempio di questi scrittori che con i loro personaggi surreali e distaccati dalla realtà esprimono bene il desiderio di fuga. Ma dall'altra parte ci sono anche molti autori (Leshem, Barbash, Sara Shilo) che mettono al centro della loro narrativa la realtà. Solo la letteratura ci mostra le tante facce della nostra vita quotidiana, vista dalla parte israeliana, ma anche dalla parte palestinese. La storia e il dramma degli altri che i nostri scrittori sanno esplorare e raccontare senza inibizioni, ideologie o veti politici". È il caso dei grandi narratori come il trio Oz, Yehoshua e Grossman che nei loro romanzi fanno continuamente riflettere sulla realtà di un paese in bilico. Nello stand israeliano gli editori parlano del successo crescente dei loro autori: "Siamo un popolo affamato di letteratura. In un paese con una popolazione di sette milioni di persone che si esprimono in una lingua, l'ebraico, incomprensibile altrove nel mondo, si pubblicano seimila titoli all'anno, per una tiratura complessiva di 10 milioni di copie. Quattromila sono le novità, il 40 per cento sono testi originali, il resto traduzioni". Dai loro dati emergono le sfaccettature di un paese "diverso" in tutto: "Considerando che la popolazione araba, gli immigrati russi e gli ultraortodossi non leggono la nostra letteratura, alla fine risulta che gli israeliani laici acquistano in media quattro, cinque libri all'anno". E sfatano il mito dell'ebreo avaro: "Almeno in questo campo siamo sicuramente generosi: l'87 per cento non esita a prestare i propri libri". Per quanto riguarda gli autori è David Grossman lo scrittore oggi più amato nel suo paese, secondo un sondaggio stabilito dalla rete di librerie Zomet Sfarim. Qualcuno con cui correre è il suo titolo più apprezzato. A sorpresa il secondo posto è stato conquistato dal giovane giornalista romanziere Ron Leshem, autore del libro pacifista 13 soldati . Seguono poi Meir Shalev, Eshkol Neò ed Ergart Keret. Stranamente Yehoshua è solo undicesimo e Amos Oz diciasettesimo. Ma i due "veterani" si consolano con i dati di vendita italiani dove sono sempre i più richiesti.

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Libano, la guerra si sposta sui monti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

OGGI ARRIVA IL SEGRETARIO DELLA LEGA ARABA Libano, la guerra si sposta sui monti [FIRMA]LORENZO TROMBETTA BEIRUT Dopo la Beirut sunnita, ora anche le montagne druse a Est della capitale e quelle a ridosso del confine con la Siria e Israele, sono state investite ieri dall'offensiva militare dell'opposizione guidata da Hezbollah, lanciata contro le milizie filogovernative. Dopo una mattinata di apparentemente calma a Beirut, dove l'esercito aveva preso posizione nelle zone fino alla sera prima controllate dalle milizie sciite, lasciando che seguaci dell'opposizione rinforzassero le loro barricate invece di rimuoverle, il pomeriggio s'è riscaldato con l'inizio della battaglia sulle montagne druse. Gli scontri sono stati tra i seguaci di Talal Arslan, alleato del Partito di Dio, il cui clan è storicamente rivale di quello dei Jumblat. Le schermaglie si sono trasferite dai villaggi drusi e quelli vicini sciiti. Gli uomini di Arslan sono stati appoggiati in modo massiccio dalle unità di Hezbollah, che dalle loro postazioni nella periferia meridionale di Beirut, poco lontano in linea d'aria dalle colline druse, hanno per ore martellato le posizioni dei filogovernativi. Lo scenario già visto di Beirut s'è ripetuto ieri in montagna anche per quanto riguarda l'atteggiamento seguito dall'esercito: dopo aver lasciato combattere i due schieramenti, i soldati hanno atteso la capitolazione dei seguaci di Jumblat per accogliere l'appello dei belligeranti e assumere finalmente posizione tra essi. Si è anche sparato a Tripoli, nel Nord, dove i combattimenti tra gli uomini del Partito di Dio e quelli fedeli al premier Siniora hanno provocato almeno due morti e cinque feriti. Oggi è atteso in Libano e in Siria il segretario generale della Lega Araba Amr Moussa che cercherà di proporre una soluzione politica alla crisi libanese.

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L'Isola e la Madre che viene dal mare (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Prima Pagina Pagina 2 Il viaggio della Madonna di Bonaria L'Isola e la Madre che viene dal mare Il viaggio della Madonna di Bonaria di Salvatore Cubeddu --> di Salvatore Cubeddu La Vergine verrà dal mare. A iniziare da domani. La riceveranno le autorità, il clero e il popolo cristiano nelle diocesi che hanno già, ciascuna, un protettore, il loro antico martire. A Porto Scuso, nel Sulcis, la Madonna di Bonaria incontrerà i correligionari di Antioco l'africano. A Oristano quelli di Archelao e Lussorio, uccisi a Forum Traiani. Gavino a Porto Torres, Simplicio a Olbia. Ad Arbatax verrà accolta dai Barbaricini, che rinunciarono alle divinità delle pietre, delle piante e dell'acqua quattrocento anni dopo tutti gli altri. Papa Gregorio Magno, nel 600 dopo Cristo, forzò la loro resistenza alla conversione passando attraverso le autorità. Forse allora non è per caso che gli studiosi della religiosità dei sardi ancora riflettono sui problemi di inculturazione del cristianesimo all'interno della Sardegna! La Vergine di Bonaria e i settecento naviganti faranno il periplo delle nostre coste. È una forma originale e inedita di pellegrinaggio da parte di una Chiesa che in questi anni spesso percorre le strade dell'Isola. Da Gesturi a Laconi, per la pace. Da Sanluri a Villacidro, contro il sottosviluppo del mondo. Da Oristano a Bonarcado, per cercare rimedio ai nostri mali e offrirci reciproca accoglienza. Il cristianesimo, religione universale, non ha un territorio ricevuto da Dio, come il popolo di Israele. Non si dà l'Arabia dell'Islam, che altre religioni non possono calpestare. Per il cristiano non c'è una particolare terra santa perché tutto l'universo per lui è santo. Santo è soprattutto il cuore dell'uomo, se vi albergano fede, speranza e amore. Né esiste tempio di pietra che sia superiore alla presenza di Dio negli affamati, negli assetati di giustizia, nei migranti e nei fratelli sofferenti. La Chiesa si mette in cammino perché ai credenti è dato offrire senso e significato alla trasformazione della propria terra. Sono il sudore e le giuste azioni degli uomini a rendere santo il loro mondo. La Vergine è già venuta dal mare. Nel 1370 la Casteddu catalana era circondata dai sardi del re d'Arborea e stava per cadere. Se Lei, il Bambino e i Santi tutti fossero stati interessati agli esiti delle nostre guerre, Mariano IV avrebbe liberato la Sardegna e come patrona massima avremmo forse avuto la Madonna di Bonacatu. Evidentemente la geopolitica umana non coincide con quella di Nostro Signore. E comunque, la Madonna è sempre Lei, seppure cambia il luogo dove la veneriamo. Non si dà prosperità per i popoli se la battaglia per una propria libertà non si congiunge ai valori più alti. Un'altra Vergine con Bambino ci è stata portata attraverso il mare di Sardegna dalla corrente del golfo, nel 1936. Anch'essa dagli "iberici lidi"! Una statua annerita dal fuoco. La Madonna di San Vero mostra nel suo corpo bruciato i segni di quella guerra fratricida. Le immagini sono vere quando servono a noi per ricordarci quello che siamo e a Dio per richiamarci a ciò che invece possiamo essere. Dunque, attraverso molteplici sbarchi, la Madonna di Bonaria visiterà i sardi. Per la prima volta tutti. La madre che si circonda dei suoi figli. Un incontro capace anche di riconciliarci con il nostro mare! Perché il colle di Bonaria in Cagliari e i santuari nuragici di tutta l'Isola contengono gli stessi ex-voto: le navicelle dei nostri naviganti attraverso il vasto mondo. Perché vadano, perché ritornino a casa.

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Sanità, Lombardia e Israele sempre più vicine (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Prosegue il lavoro in comune Sanità, Lombardia e Israele sempre più vicine Yaacov Ben-Yizri, ministro della Sanità israeliano, parlerà con il primo ministro Olmert per fare in modo che il progetto sanitario con la Regione Lombardia sia tra i primi punti nell agenda per gli accordi bilaterali tra Italia e Israele. A riportarlo è l assessore alla Sanità Luciano Bresciani, a margine del forum della scienza e tecnologia di Tel Aviv. "Questo piano è il proseguimento dell accordo di collaborazione firmato un mese fa al Pirellone che stabiliva i campi in cui i due Stati collaboreranno per migliorare le rispettive sanità. Contiamo di entrare in azione già tra 15 giorni - ha spiegato Bresciani -. Questa esperienza con Israele sarà uno dei motori che spingerà il progresso della sanità, della scienza e della tecnologia di entrambi gli Stati. Il ministro israeliano ha fortemente sottolineato il sentimento di fratellanza e questo è dovuto alle due sanità di eccellenza, ma anche al fatto che siamo due popoli che difendono le loro identità culturali e territoriali". L accordo tra Lombardia e Israele servirà anche a risolvere le criticità nella gestione sanitaria presenti nei due Paesi, ad esempio quella della medicina sul territorio. "In Israele ci sono molti meno ospedali che da noi - conclude Bresciani - e sono a minaccia di aggressione; per questo, hanno organizzato molto l assistenza sanitaria sul territorio, e noi dovremo sviluppare la nostra sanità in questo modo, soprattutto per fare fronte alle crescenti cronicità". [Data pubblicazione: 01/05/2008].

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Libano, italiani evacuati mentre esplode la guerra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Guerra. È guerra vera. E non solo perchè il bilancio di sangue in Libano inizia a sfuggire dal controllo né per gli scontri che si aggravano a Beirut e dintorni. Oranai la città è sotto lo stretto controllo dei miliziani Hezbollah, la resa nei quartieri ad ovest dei sostenitori armati del governo non ha fatto altro che aprire il varco. Pooco conta se la debole Unione europea continua a a sotenere la maggioranza in carica o se l Onu fa appello alle parti perchP dialoghino e trovino il modo per tornare a trattare. Il premier Siniora grida che "i golpisti non vinceranno". E aggiunge: "Hezbollah ci ha dichiarato guerra. Non siamo stati noi a dichiarare guerra a Hezbollah, è stata Hezbollah a dichiarare guerra a noi". In questa prima ufficiale e disperata prima dichiarazione pubblica del premier da quando sono iniziate le violenze a Beirut nei giorni scorsi si comprende l ingarbugliarsi della situazione. Il Partito di Dio ha deciso di "definire il destino del Libano e dei libanesi", accusando il primo ministro in un intervento in tv. "Ho chiesto al comando dell'esercito di assumersi la sua piena responsabilità per proteggere i libanesi e preservare la pace civile. Ho insistito affinché l esercito facesse fronte ai suoi doveri nazionali, senza esitazioni e ritardi, cosa che invece ancora non ha fatto", ha accusato Fuad Sinioram che continua a rassicurare i libanesi, promettendo che il Paese non cadrà "nelle mani dei golpisti". E aggiunge: "Non accetteremo che Hezbollah e le sue armi rimangano nelle condizioni attuali, le armi non ci metteranno paura, non torneremo sulle nostre decisioni, anche se utilizzeranno le loro armi più di quanto abbiano fatto fino ad ora". Ieri il bilancio delle vittime non ha accennato a fermarsi: sei morti e venti feriti sono il risultato di una sparatoria durante un funerale a Beirut (la sparatoria è avvenuta nel quartiere sunnita Tariq al Jedida alle esequie di un uomo ucciso venerdì), altre sette persone sarebbero morte in scontri avvenuti ad Aley, circa 20 km a est della capitale, tra i miliziani di Hezbollah e i drusi del Partito socialista progressista di Walid Jumblatt. Cinque i morti ad Halba, nella regione di Akkar. Altri combattimenti si sono registrati nella notte a Sidone, dove due persone sarebbero rimaste uccise, e a Tripoli. Ieri intanto una quindicina di italiani sono stati evacuati dalla parte ovest di Beirut sotto controllo dei miliziani del movimento sciita Hezbollah. L ambasciatore d'Italia in Libano ha garantito che "tutto si è svolto bene come previsto". Sul campo di guerra è invece di 21 morti e 86 feriti l ultimo bilancio dei combattimenti tra i miliziani di Hezbollah e le forze sunnite in Libano. Ma anche fronte esterno resta incandescente: l Iran ha respinto le accuse dell Occidente di ingerenza insieme alla Siria nella crisi libanese, sostenendo che la responsabilità dell escalation di violenza sia imputabile di Stati Uniti e Israele. E mentre la guerra corre , arriva il monito flebile e inascoltato delle Nazioni Unite: il governo e le forze di opposizione libanesi pongano fine alle violenze e avviino un negoziato che consenta di superare le "divergenze politiche" all origine della nuova crisi di Beirut. E l appello del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon. Mentre gli Stati Uniti vogliono che Hezbollah sia chiamato a "rispondere" delle nuove violenze a Beirut, e a tale scopo si stanno consultando con il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e con gli altri gioverni della regione per valutare le "misure" da adottare a tale scopo: lo afferma in un comunicato la Casa Bianca. [Data pubblicazione: 11/05/2008].

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Linguaggio cosiddetto corretto: figlio venerabile del relativo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Giuseppe Reguzzoni Un lettore non più giovanissimo, ma attento e coraggioso, mi chiede di spiegare che cosa sia questo politicamente corretto a cui ho fatto riferimento sull Eco e con cui sembro avercela così tanto. Ben volentieri, tanto più che sono in crisi di astinenza da domande dei miei venticinque lettori, il che, in una rubrica che si intitola di pensieri e di parole non è mica una cosa da ridere. Per cominciare da una primissima, breve definizione, il politicamente corretto è ciò di cui non è bene parlare in pubblico perché disturba. Disturba chi? Ovviamente chi fissa i limiti della nostra libertà e controlla l opinione pubblica, i cosiddetti poteri forti , transnazionali e anti-identitari. Mi concedete di essere politicamente corretto e di non fare nomi, ma solo esempi? Nella lista (ma su che base le fanno queste liste?) pubblicata da un settimanale americano dei cinquecento personaggi più influenti al mondo ci sono il Dalai Lama e Mia Farrow, ma non c è il Papa. Un politico di razza riceve qualche milione di voti, e un presidente elegggiucchiato come molti sanno dal parlamentuncolo appena liquidato, con alle spalle l apologia dei carri armati sovietici sulle carni e sul sangue dei dimostranti di Budapest, si permette di nicchiare sull opportunità di figure più ossequiose delle istituzioni . Arriva il giorno della memoria e in tutte le scuole per ordine non si sa di chi, si piantano rose bianche, si propongono film (peraltro molto belli) sui lager nazisti e sull antisemitismo e, intanto, si tace sui ducento bambini palestinesi morti in tre mesi per mancanza di paracetamolo e farmaci di base nella striscia di Gaza, in seguito al blocco imposto da Israele. E che dire del massacro degli armeni e dei greci da parte dei turchi? Qualcuno ha deciso che la Turchia debba entrare nell Unione Europea e non importa nulla che quel Paese si ostini a ritenere che quei due genocidi semplicemente non ci siano mai stati e che quindi sia reato anche solo parlarne. Arriva Natale e, puntualmente, qualche consiglio comunale a maggioranza rimbambita si ostina a decretare che insegnare Tu scendi dalle stelle nelle scuole materne comunali è una violazione del pluralismo religioso, visto che su centocinquanta bambini ce ne sono dieci musulmani e due induisti. E se non lo fa il consiglio comunale c è sempre una maestra pronta (oddio il livello di certe maestre nelle scuole elementari di Stato...!) a far togliere il disegnino con la culla e l asino e il bue perché è meglio mettere le stelline, che non urtano la sensibilità di nessuno. C è stato persino il caso di un paesino della bergamasca dove un assessore multiculti multiprogressista di paese ha pensato a un cimitero senza croci, per rispetto all alta percentuale di immigrati . Almeno l avessero chiesto loro! Ma no, dal punto di vista della psicoanalisi siamo al masochismo (piacere di farsi male), da quello degli amministratori (ahi, l allegoria del buon Governo!) alla demenza autodistruttiva, da quello culturale (del tutto implicito e passivo nei casi citati) siamo appunto al politicamente corretto . L idea di politicamente corretto nasce dall incontro bastardo tra i resti del puritanesimo anglosassone e americano e le spoglie ideologiche del sessantottismo marxista: è una religione dell umanità che ha al suo centro il dogma assoluto che non vi sono verità, ma che tutto è relativo e che considera inquietante e quindi da silenziare chiunque si ostini a cercare o riconoscere delle verità o delle identità. Il politicamente corretto, essendo una sorta di religione civile, ha una sua casta sacerdotale e un suo magistero, vigile, occhiuto e inquisitorio. Il suo culto è quello della pace universale (in nome della quale si possono fare guerre preventive o meno), della tolleranza (che impone il divieto di Ogm e della sperimentazione sugli animali e consente quella sui bambini non nati,... pardon, feti!), del rispetto delle idee altrui (che vieta al papa di intervenire alla sapienza, dopo che vi era stato invitato). E ha ovviamente un suo linguaggio, veicolato da cosce lunghe televisive e progressiste o da insegnanti a ciò appositamente aggiornate/i: non si dice più marito o moglie e, ormai, nemmeno compagno o compagna, ma solo partner , così non si lede la sensibilità delle coppie gay; non si dice marocchino, ma extracomunitario, che è poi l erede lessicale del più vecchio e demodè persona di colore . Già, perché quando sentiamo l espressione extracomunitario di solito pensiamo a un ticinese di Lugano o una turista texana o norvegese. Il cosiddetto politicamente corretto pretende di essere la neutralizzazione radicale di tutto ciò che può essere conflittuale, dunque di tutto ciò che è vivo. La sua irrazionalità è evidente nei suoi assiomi: l 11 settembre dimostra il pericolo del fanatismo religioso, le religioni sono state motivo di conflitto dunque eliminiamo le religioni. Che è come dire: i delitti di gelosia, quelli che una volta si chiamavano delitti d onore, mostrano i pericoli legati alla vita sessuale, dunque eliminano il sesso. Difatti il politicamente corretto non è un idea né, men che meno, un sistema razionale, è solo un irrazionalissimo laccio imposto alla nostra libertà di essere, inconsistente e viscido come un lombrico, ma velenoso come un amanita, capace di succhiarti via l anima. Grazie a Dio, o per fortuna, i venerabili maestri di questo magistero hanno per ora sottovalutato le capacità di resistenza dal basso. [Data pubblicazione: 11/05/2008].

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Golpe Hezbollah I miliziani occupano con la forza Beirut (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Libano verso la guerra civile: 11 morti Frattini: pronti a evacuare gli italiani Golpe Hezbollah I miliziani occupano con la forza Beirut Notte di fuoco a Beirut. Alba da guerra civile in Libano. E in meno di 48 ore, manu militari, Beirut ovest è finita nelle mani di Hezbollah che ha preso il controllo dei principali quartieri sunniti e di diversi tra quelli dove è presente anche una componente cristiano-maronita. Almeno 11 persone sono morte e altre 30 sono rimaste ferite negli scontri della notte tra giovedì e venerdì a Beirut fra sciiti del partito Hezbollah e sunniti sostenitori del governo filoccidentale di Fouad Siniora. Ad accendere la miccia il discorso, l altro ieri, del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah. Da ieri mattina la zona occidentale della città è caduta nelle mani del partito di Dio. I miliziani di Hezbollah ora controllano i quartieri di Zarif, Zokak al-Blat, Malla, Corniche al-Mazraa e stanno dando battaglia alle forze di sicurezza regolari ad Hamra. Inoltre, a Koyratem un razzo ha colpito il muro esterno della residenza del leader della maggioranza parlamentare filo-occidentale, Saad Hariri (fortunatamente senza causare vittime), mentre il porto della capitale libanese è stato chiuso fino a data da destinarsi, a seguito delle precarie condizioni di sicurezza. A ciò si aggiunge che ieri due reti televisive pro-governative, Future TV e al-Ekhbariya TV, hanno dovuto interrompere le trasmissioni dopo essere state minacciate da Hezbollah e da Amal, l altro partito sciita libanese. Ma nemmeno la stampa filo governativa è stata risparmiata. La sede del quotidiano al-Mustaqbal, dell omonimo partito del leader druso Walid Jumblatt, nella notte è stata data alle fiamme. Scontri e violenze sono continuati per tutta la mattinata e per buona parte del pomeriggio di ieri, quando, secondo fonti della sicurezza libanese al sito web della tv satellitare al Arabiya, non c era piú nessuno ad opporsi ai combattenti dell opposizione dopo che i miliziani degli Hezbollah hanno messo sotto il loro controllo tutta la parte occidentale della capitale . Deplorando profondamente la violenza scoppiata a Beirut, l Unione europea ha invitato tutte le parti a porre fine agli scontri, a cessare i blocchi stradali, ad aprire l aeroporto e a evitare ulteriori violenze. L ondata di violenza a Beirut, invece, non sembra aver toccato il sud del Libano, dove opera il contingente di Unifil II, la missione Onu nel Paese dei cedri, della quale l Italia fa parte e ha il comando con il generale Claudio Graziano. L Italia ha pronto un piano di evacuazione dei connazionali. Nel Libano vi sono al momento 600 italiani, mentre quelli che si trovano nelle zone interessate dagli scontri, il centro della città, sono circa una cinquantina. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha dato istruzione all Unità di Crisi della Farnesina di trasferire quelli che si trovano nella zona centrale della città, e che ne faranno richiesta, in aree più sicure con l aiuto dell esercito libanese, non appena vi saranno le condizioni per intervenire. Si è svolta anche una riunione di coordinamento europea perché a livello continentale si stanno predisponendo misure analoghe. Israele ha accusato l'Iran di fomentare gli scontri, ma Teheran ha respinto e rilanciato: "Gli sforzi avventurosi e gli interventi degli Stati Uniti e del regime sionista sono la causa principale del caos nel Libano". La Siria, che fino al 2005 ha deciso la vita politica del vicino per decenni, ha ribadito che quanto accade nel Paese dei Cedri è un affare interno del Libano. [Data pubblicazione: 10/05/2008].

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Ahmadinejad: Israele è un cadavere marcio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Le ire del presidente iraniano nel giorno dei sessant anni dello stato Ebraico Ahmadinejad: Israele è un cadavere marcio Il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, torna ad attaccare Israele nel giorno della Fiera del libro di Torino, proprio mentre lo stato ebraico festeggia i sessant anni della sua esistenza. Ahmadinejad afferma che le celebrazioni in corso in tutto il mondo non riusciranno a salvare il cadavere marcio e puzzolente di Israele. Coloro che pensano che organizzando feste per l anniversario si possa salvare o riportare in vita questo cadavere marcio e puzzolente si sbagliano di grosso e devono sapere che i loro nomi saranno registrati nella lista dei criminali sionisti , ha dichiarato il presidente iraniano incontrando i nuovi deputati eletti al Parlamento. Ahmadinejad, che ha definito la Shoah una leggenda e che ha più volte invocato la cancellazione dello Stato ebraico dalla carta geografica, è anche tornato a prevedere la fine imminente di Israele. Oggi sono in discussione le ragioni stesse dell esistenza del regime sionista , ha aggiunto Ahmadinejad, sottolineando, una volta ancora, che questo regime è instradato verso l'annientamento . Israele è arrivato alla fine come un ratto morto dopo essere stato colpito dai libanesi , ha quindi proseguito, riferendosi alla guerra con Hezbollah del luglio-agosto del 2006. Dal dicembre 2005 la menzogna dell Olocausto è diventata martellante nei sermoni televisivi del venerdì in Iran. I talk show sulla tv pubblica mostrano storici che sbeffeggiano le camere a gas; l agenzia di stampa iraniana ha creato una piattaforma di negazionisti da tutto il mondo e il centro religioso di Qom ha annunciato progetti di ricerca contro i difensori dell Olocausto . L opzione di un nuovo crimine epocale contro gli ebrei è stato elevato a politica governativa. Le ultime affermazioni di Ahmadinejad fanno parte di una retorica antisemita e antisionista che unisce il negazionismo alla promessa di liquidazione nucleare. Non era mai successo dalla fondazione d Israele. [Data pubblicazione: 10/05/2008].

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Facce da palcoscenico e da tivù (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Al Lingotto per ridere e per pensare Mondo dello spettacolo e libri, parole e sketch, musica, scherzi, recitazione e oralità. Per ridere o per riflettere, come sempre sono tanti i protagonisti della tv e del palcoscenico presenti alla Fiera del Lingotto. Con incontri, spettacoli e altro, fanno la gioia di chi vuol vederli per una volta "da vicino". Dal teatro al Nobel, venerdì 9 alle 18 in Sala Gialla c'è Dario Fo, Grande Vecchio della kermesse, che parla con Kalhed Fouad Allam su Israele e la Fiera; a condurre l'incontro è Francesca Paci (accesso con biglietto gratuito Green Point, ingresso Pad. 3). Vip che gioca in casa, Luciana Littizzetto incontra il 9 al Caffè Pedrocchi (ore 15,30) Marco Lodoli per parlare del suo romanzo "Sorella". Mentre Alessandro Bergonzoni (sempre venerdì ma in Arena Bookstock alle 11,30), il re dei giochi con le parole, affronta quelle della Costituzione italiana, insieme con Luca Sofri e Tullio De Mauro. Parole pure per Ascanio Celestini, che lunedì 12 alle 16 dopo l'incontro in Sala Gialla propone la proiezione del suo "Parole sante" (accesso con biglietto gratuito Green Point, ingresso Pad. 3); il documentario, prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci, dura 75 minuti e raccoglie le interviste realizzate ai protagonisti della lotta sindacale condotta dai lavoratori del più grande call center d'Italia, l'Atesia, che a Cinecittà impiega quasi 4.000 persone. I comici della trasmissione televisiva Colorado, invece, saranno alla Pagoda il 9 maggio alle 18 con Bruno Pizzul e altri personaggi: l'occasione per ridere e chiacchierare è il calcio, con la presentazione del libro fotografico "Fuori di pallone". Tornando a temi seri, tra gli appuntamenti "fuori Fiera" la Circoscrizione 3 e Amnesty International con la campagna mondiale "Mai più violenza sulle donne", sostengono il percorso intrapreso da Dacia Maraini, con l'allestimento dello spettacolo "Passi Affrettati" nel suggestivo spazio del Salone Beato Allamano, seguito dalla presentazione del volume e dall'incontro-dibattito con l'autrice sul tema della violenza alle donne. L'appuntamento è dunque in corso Ferrucci 12 sabato 10 alle 21,15. \.

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Contro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Incontri cinema e proteste I movimenti che contestano l'invito a Israele come paese ospite della Fiera hanno organizzato varie iniziative di protesta e controinformazione. E' annunciato un presidio-gazebo tutti i giorni di fronte al Lingotto (ma il prefetto ha vietato i presidii esterni alla Fiera), mentre sabato 10 si terrà la manifestazione nazionale per la Palestina indetta dall'Assemblea Free Palestine di Torino e dal Forum Palestina (concentramento alle 14 in corso Marconi). Al cinema Fratelli Marx (corso Belgio 53) è iniziata il 7 maggio e prosegue fino a venerdì 9 la quinta edizione della rassegna "Lo Sguardo di Handala 1948-2008 La Nakba" che rende omaggio a tre artisti morti per la causa palestinese, Ghassan Kanafani, Wael Zuaiter e Naji al-Ali. La serata di venerdì 9 è dedicata in particolare a Naji al-Ali, disegnatore, assassinato in esilio a Londra nel 1987: alle 20,30 verrà presentato il progetto "Per una nuova edizione di No al Silenziatore", il volume che raccoglie le vignette di Naji al-'Ali, e sarà proiettato il documentario su Naji al-Ali "An artist with vision" di Kasim Abid; alle 22, infine, viene proiettato "I'm in Jerusalem" di Mona Jaridi. Sempre venerdì 9 è previsto a Palazzo Nuovo un intervento di Tariq Ali sulla situazione palestinese e sulla contestazione della Fiera, a cura del Network antagonista torinese.

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