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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA:

Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DEL  12-13 luglio 2008      #TOP



Report "Israele/Palestina"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Israele/Palestina (42)


Indice degli articoli

Sezione principale: Israele/Palestina

Unione per il Mediterraneo l'Europa abbraccia il Sud ( da "Secolo XIX, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: A Israele e ai palestinesi: ma senza riferimenti precisi, un po' di ipocrisia potrebbe passare. Paolo Crecchi crecchi@ilsecoloxix.it 12/07/2008 = Le sorelle Carla e Giovanna con il marito Ermanno Virgiglietti, le figlie e le nipoti comunicano a quanti le hanno voluto bene che Fernanda Borrone ved.

Berlusconi abbraccia abu mazen: "la pace è vicina" ( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: politica estera è partito con una poderosa svolta verso gli Stati Uniti e verso Israele, ma col passare delle settimane la svolta (che c'è stata, ed è stata radicale) è stata ammorbidita e resa più accettabile anche per partner tradizionali dell'Italia come i Paesi arabi avversari di Israele. Nei suoi incontri romani con Napolitano, Berlusconi, Frattini, Prodi, D'Alema, Alemanno,

Abu Mazen: l'Italia può aiutare la pace Nella conferenza stampa con Berlusconi il presidente palestinese sottolinea che Roma ha buoni rapporti sia con Israele che con l'Anp. Il pre ( da "Unita, L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: palestinese sottolinea che Roma ha buoni rapporti sia con Israele che con l'Anp. Il premier promette sostegno economico di Umberto De Giovannangeli LA PACE IN MEDIO ORIENTE passa ancora per Roma. Una pace fondata sul principio di due popoli, due Stati. Una pace che ha bisogno oggi di un sostegno concreto, politico ed economico, alla leadership moderata di Mahmud Abbas (Abu Mazen)

Agenda Religioni ( da "Stampa, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ITALIA ISRAELE L'associazione Italia Israele organizza lunedì 14 luglio un incontro con Rav Luciano Caro, rabbino capo della Comunità Ebraica di Ferrara, sul tema del "Silenzio nella tradizione ebraica". A partire dalle 20,30 alla Fondazione Camis de Fonseca in via Pietro Micca 14.

Libano, costituito Governo di Unita' Nazionale ( da "Voce d'Italia, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: oltre che migliorare le relazioni con il vicino Israele. Tra i punti ancora da risolvere il possibile scambio di prigionieri tra l'esercito israeliano ed Hezbollah, previsto nei prossimi mesi e la definizione dello status della stessa milizia sciita, la quale molti vorrebbero vedere incorporata nell'esercito regolare libanese.

Berlusconi ad Abu Mazen: pace vicina grazie a noi vecchietti ( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Nonostante il cambio di governo abbia di sicuro segnato un riavvicinamento ad Israele. Pochi giorni fa a Gerusalemme, nel corso della visita del ministro Frattini, è stato stabilito che l'Italia avrà summit periodici con Israele, "un nuovo dialogo strategico". In conferenza stampa è stato chiesto ad Abu Mazen: sarà l'Iran a pregiudicare la pace?

Nuove accuse, <Olmert ha i giorni contati> ( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: REDAZIONALE Israele L'ex delfino di Sharon avrebbe chiesto più rimborsi "ufficiali" per lo stesso viaggio. L'opposizione: si dimetta Nuove accuse, "Olmert ha i giorni contati" Due ore di interrogatorio, si aggrava la posizione del premier indagato per frode Venerdì nero per il successore di Sharon mentre il Libano è tornato a sperare:

A Sabra e Shatila, per non dimenticare ( da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele che per 800.000 palestinesi significò l'espulsione dalle loro terre e l'inizio di un'esistenza da profughi, il Comitato per non dimenticare Sabra e Shatila torna tra i rifugiati palestinesi in Libano. Anche quest'anno il viaggio - nato per iniziativa del giornalista del manifesto Stefano Chiarini (scomparso il 3 febbraio 2007)

Mosca: Inutile, lo confermano i test iraniani ( da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele e le basi americane nella regione mediorientale. È quanto basta per fare dichiarare al generale Henry Obering, direttore dell'agenzia di difesa missilistica americana, che "i test iraniani enfatizzano l'urgenza di quanto stiamo facendo": Obering è sicuro che "nei prossimi due anni Tehran riuscirà a produrre missili in grado di raggiungere l'

Rimborsi fasulli: Olmert di nuovo dalla polizia, e rischia grosso ( da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ISRAELE Rimborsi fasulli: Olmert di nuovo dalla polizia, e rischia grosso (Mi.Gio.) Annunciata tante volte e altrettante volte evitata in extremis, la fine della carriera politica di Ehud Olmert sembra davvero arrivata. Ieri la polizia ha sottoposto a un interrogatorio (il terzo) durato alcune ore il premier israeliano,

Ue e Iran, entro luglio nuovi round ( da "Liberazione" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ieri l'ayatollah Kashani ha tuonato contro Usa e Israele ("Se ci attaccano se ne pentiranno"), ma gli analisti Usa spiegano che un attacco non sembra affatto all'ordine del giorno e che, anzi, il fare la voce grossa di questi giorni (test missilistici di Teheran compresi) è un possibile preludio a qualche forma di trattative.

<Non ci vuole nessuna guerra occidentale, a Teheran la rivoluzione la faranno le donne> ( da "Liberazione" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Anche senza le azioni che potrebbe innescare per le sue sparate contro Israele Dott. Sadr, ci faccia una fotografia del suo Paese La situazione è tale che la gente ha perso la direzione, la bussola: i vari componenti del regime hanno perso i punti di riferimento comune, ciò che li univa, e pertanto i rimedi che si potevano trovare per le divisioni interne non funzionano più.

Avvisi A chi inviare le notizie Le iniziative di partito devono essere inviate - esclusivamente - alla compagna Lina Bianconi, con almeno due giorni di anticipo, all'indirizzo orat ( da "Liberazione" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Alle 19 "Palestina: parliamone!" iniziativa organizzata dal Centro Donna e le Donne in Nero. Alle 22.30 il concerto dei Gallara. Fino al 20 luglio, per riprendere poi dal 24 al 27 luglio Ecofesta al Podere Operaio in via del Marginone a Montecarlo (Lu) : dibattiti, video, libri, musica, ristorante, bar e.

Voci su esercitazioni militari Usa-Israele in chiave anti-Iran fanno impennare l'oro nero ( da "Messaggero, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 12 Luglio 2008 Chiudi Voci su esercitazioni militari Usa-Israele in chiave anti-Iran fanno impennare l'oro nero.

ROMA - La pace in Medio Oriente non è mai stata mai così vicina . E l'Italia &# ( da "Messaggero, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: è un problema non solo di Israele e dei palestinesi, ma di tutti noi che abitiamo nel Mediterraneo". La "qualità " dei due protagonisti dei negoziati insomma - il premier israeliano Ehud Olmert e appunto il presidente dell'Anp Abbas - fa ben sperare Berlusconi, che non si è lasciato sfuggire l'occasione per un siparietto con un Abu Mazen: "È una persona straordinaria"

GERUSALEMME - Aerei israeliani si stanno esercitando nello spazio aereo iracheno e usano le piste di ( da "Messaggero, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano Jerusalem Post. "Completamente prive di fondamento". Secca è stata nel pomeriggio di ieri la smentita di un portavoce dell'Aviazione israeliana (Iaf). Ma non sufficiente a mettere fine a rivelazioni sempre di fonte irachene, secondo le quali nella provincia di Anbar arriverebbero di notte jet israeliani provenienti dallo spazio aereo giordano e atterrerebbero in una pista

IN ISRAELE ARIA DI CRISI DI GOVERNO ( da "Messaggero, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 12 Luglio 2008 Chiudi IN ISRAELE ARIA DI CRISI DI GOVERNO Nuove accuse di corruzione al premier L'opposizione: Olmert si deve dimettere.

Amici/nemici il premier italiano offre denari e vede la pace in medio oriente ( da "Riformista, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Intanto il premier israeliano sprofonda nei guai giudiziari Ha evitato commenti sull'Iran, ricordando che Teheran nel 2002 si impegnò nell'iniziativa araba che offriva a Israele la normalizzazione dei rapporti con 57 paesi islamici in cambio del ritiro dai territori palestinesi, ma ha aggiunto: "Sulle armi nucleari auspico solamente che la regione del Medio Oriente ne sia scevra"

Abu Mazen in Italia: Pace in MO con aiuto italiano ( da "Voce d'Italia, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: appoggiare il processo di pace tra Israele e Palestina. E' questa la posizione ufficiale del nostro Paese, espressa dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al termine dell'incontro, tenutosi ieri, con Abu Mazen, leader dell'Autorità Nazionale Palestinese. Secondo Berlusconi la soluzione del conflitto è vicina: "Abbiamo offerto la sede di Erice e l'

Giro di mazzette Olmert interrogato ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Gerusalemme Il mondo politico israeliano è in fermento dopo che ieri quattro inquirenti della polizia israeliana hanno sottoposto per ore il premier Ehud Olmert a un interrogatorio (il terzo) definito "molto teso". Già accusato di aver ricevuto dal finanziere statunitense Morris Talansky mazzette per un valore complessivo di 150 mila dollari,

Unione per il Mediterraneostorico disgelo Siria-Libano ( da "Secolo XIX, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "tutto il suo contributo a un futuro accordo di pace fra Israele e la Siria". Insomma: politica estera francese. A questo pensava Sarkozy durante la campagna elettorale, quando illustrava i benefici dell'Upm. Se non si fosse messa di mezzo Angela Merkel, preoccupata per la nascita di una piccola Ue nella Ue.

Frattini: <Evitiamo i nuovi colonialismi> ( da "Secolo XIX, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Più che rifererendosi all'Iraq, è osservando quanto accaduto in Palestina o nel Parlamento egiziano che gli Stati Uniti hanno potuto verificare che se si tenta di esportare un modello occidentale, all'europea, si possono avere risultati opposti a quelli attesi. Si diceva: elezioni, elezioni, libere elezioni.

Fra due "nemici" seduti così vicino una stretta di mano cambierebbe la storia - (segue dalla prima pagina) bernardo valli ( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: L'israeliano Ehud Barak non usa mezzi termini quando dice che se si potesse dissociare la Siria dall'Iran, quest'ultimo verrebbe ridimensionato, e quindi il mondo potrebbe respirare meglio. E aggiunge che "quando sarà venuto il momento, Israele saprà prendere decisioni difficili".

Al club med promesse di pace e crisi petrolifera - giampiero martinotti ( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: presto per dialogare con Israele" Scambio di ambasciatori fra Damasco e Beirut Nuove minacce dall'Iran GIAMPIERO MARTINOTTI dal nostro corrispondente PARIGI - E' ancora troppo presto per parlare di un negoziato diretto tra Siria e Libano, ma Bachar al Assad è pronto ad andare avanti: accetta uno scambio di ambasciatori con il Libano e riconosce così,

Sarkozy sdogana Assad, il presidente siriano all'Eliseo Rotto l'isolamento di Damasco. Oggi a Parigi il vertice sognato da Nicolas: riuniti 44 Paesi europei e mediterranei ( da "Unita, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele. Sarkozy ha infatti preparato tutto affinché il 13 luglio non si celebri solo la nascita della nuova Unione, ma anche la prova generale della riconciliazione in Medio Oriente: il premier israeliano Ehud Olmert siederà accanto al collega palestinese Abu Mazen, e anche il presidente siriano Bashar al-Assad tornerà per la prima volta ad avere un posto al tavolo della diplomazia

Per la pace serve riconoscere i due Stati ( da "Unita, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: i colloqui tra Siria e Israele, la tregua tra Israele e Hamas, l'impegno per la pace dei Paesi arabi". Ma al tempo stesso, al pari di Veltroni, è preoccupato per la situazione iraniana. Secondo Fassino, bisogna "sminare il dossier su Teheran, che può diventare il punto di crisi del processo di pace", perché la vicenda "non si può circoscrivere solo a quel Paese,

FRONTIERA SUD ( da "Stampa, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: importanti aperture della Siria nei confronti di Libano e Israele. Anche se il testo della Dichiarazione che tutti firmeranno rimarrà incerto, in alcuni delicati passaggi, fino all'ultimo. E anche se non sappiamo ancora da dove verranno i cospicui fondi necessari per la realizzazione dei "progetti", e quali nuove strutture si dovranno creare per far sì che i sogni si realizzino.

Assad incontra Sarkozy: sì alla pace con Israele ( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sì alla pace con Israele PARIGI - Stretta di mano tra Nicolas Sarkozy e il presidente siriano Assad (foto) al summit di Parigi per il lancio dell'Unione per il Mediterraneo. Assad chiede alla Francia di essere l'intermediario di colloqui diretti con Israele. "Il Medio Oriente da troppo tempo aspetta buone notizie", ha osservato Sarkozy.

Così Damasco torna tra i <presentabili>: la mossa di Bashar e l'azzardo dell'Eliseo ( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: di unirsi agli Usa per favorire colloqui diretti con Israele. Le promesse sono suggestive, però i dubbi rimangono perché gli impegni suonano in parte contraddittori. Ne basterebbe uno solo per suggerire prudenza. è vero che il Libano è stato nuovamente pacificato, ma a un prezzo esorbitante: il governo filo-occidentale avrà infatti anche 11 ministri dell'opposizione filo-siriana,

Il giorno di Sarkozy, riparte il dialogo Siria-Libano ( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Oggi tavolo allargato al premier israeliano Olmert, con la prospettiva che - grazie alla Francia - si vada oltre il dialogo indiretto fra Siria e Israele, attualmente affidato alla mediazione turca, anche se per Sarkozy i tempi sono ancora "prematuri". "Il Medio Oriente da troppo tempo attende buone notizie.

L'Iran agli Usa: <Se ci attaccate distruggeremo 32 vostre basi> ( da "Liberazione" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Secondo gli esperti militari di Teheran questa nuova generazione di missili è in grado di raggiungere anche il territorio israeliano. Una retorica che fa da contraltare alle dichiarazioni che sempre in questi giorni arrivano dai vertici del regime sciita tese a ribadire che l'Iran di per sé non ha intenzione di attaccare nessuno, ma solo di difendersi in caso venisse colpita.

Beirut, i giorni dopo la tempesta tra macerie e odore di morte ( da "Liberazione" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: terzo conflitto israelo-libanese. Non sapremo facilmente quanto tempo prima era stato pianificato dall'esercito israeliano, quello che sappiamo è l'evento usato per legittimare l'inizio dell'Operazione "Giusta Retribuzione". Il 12 luglio 2006 miliziani di Hezbollah colpiscono due pattuglie israeliane sulla linea di confine uccidendo tre soldati dell'

Stretta di mano tra i presidenti siriano e libanese con la mediazione di Sarkozy Assad all'Eliseo: sì alla pace con Israele ( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 13 Luglio 2008 Chiudi Stretta di mano tra i presidenti siriano e libanese con la mediazione di Sarkozy Assad all'Eliseo: sì alla pace con Israele.

La leadership sarebbe stata francese, ma i fondi quelli destinati dall ( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: per la presenza di Israele al Summit; in Turchia, per il sospetto che Parigi contraria alla sua ammissione all'Ue volesse darle un contentino, offrendole un posto al tavolo dell'Unione mediterranea. La diplomazia francese ha dovuto fare "macchina indietro". Il progetto è stato così "de-francesizzato" ed europeizzato, cambiando anche di nome.

Un missile iraniano "Shahab 3" in grado di trasportare testate nucleari, sfila a Teheran d ( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 13 Luglio 2008 Chiudi Un missile iraniano "Shahab 3" in grado di trasportare testate nucleari, sfila a Teheran di fronte a un ritratto di Khomeini. Sotto, un militare Usa di guardia a una base missilistica a Jaffa, in Israele, che ospita i "Patriot".

Risposta iraniana alle prove di blitz di Tel Aviv: Annienteremo anche lo Stato d'Israele ( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 13 Luglio 2008 Chiudi Risposta iraniana alle prove di blitz di Tel Aviv: "Annienteremo anche lo Stato d'Israele".

PARIGI - La storica nascita dell'Unione per il Mediterraneo con 47 tra capi di Stato e di gover ( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Sarkozy ha spiegato che "non ci sono ancora le condizioni per negoziati diretti di pace tra Israele e la Siria". La Siria, però, è determinata a normalizzare i rapporti con il Libano. Assad, da parte sua, ha auspicato che "la Francia, con gli Usa, possa portare tutto il suo contributo a un futuro accordo di pace fra Israele e la Siria".

ROMA - Abbiamo avuto uno scambio di idee ed abbiamo fatto una ricognizione sulla situazione, e ( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: riconoscimento dello Stato di Palestina e la sicurezza ed il riconoscimento dello Stato di Israele". Così il segretario del Pd Walter Veltroni al termine di un incontro tra una delegazione del Partito Democratico di cui faceva parte anche il ministro ombra degli Esteri Piero Fassino ed il presidente dell'Anp Abu Mazen, ha spiegato ieri i contenuti del colloquio durato più di un'ora.

TEHERAN - E' sempre più incandescente la guerra, per ora fortunatamente soltanto mediatica ( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano ai nostri siti nucleari, l'Iran colpirà 32 basi Usa e il cuore di Israele", ha assicurato ieri Mojtaba Zolnur, vice rappresentante della Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, in seno ai Guardiani della rivoluzione (Pasdaran). La tensione fra la Repubblica islamica e l'Occidente per il braccio di ferro sul programma nucleare di Teheran si era aggravata negli ultimi giorni,

VELTRONI INCONTRA IL PRESIDENTE ANP ( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 13 Luglio 2008 Chiudi VELTRONI INCONTRA IL PRESIDENTE ANP "La soluzione è il riconoscimento dei due Stati, Palestina e Israele".

Pace piu' vicina tra Israele e Palestina ( da "Voce d'Italia, La" del 13-07-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: vicina tra Israele e Palestina A Parigi Olmert e Abbas collaborano per la pace Parigi, 13 lug. - Nel corso di una dichiarazione congiunta con il leader palestinese Mahmoud Abbas e il presidente francese Nicolas Sarkozy, il premier israeliano Ehud Olmert ha dichiarato che " i negoziati israelo-palestinesi non sono mai stati cosi vicini alla possibilità di arrivare ad un accordo"

Pace nel medioriente: Italia in prima fila ( da "Voce d'Italia, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: accordo che sigli la pace fra Israele e i palestinesi, proposta dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al termine dell'incontro con il presidente dell'Anp Abu Mazen, non può che trovare la comunità ericina e trapanese favorevole, disponibile e orgogliosa, di poter ospitare un evento di portata storica per il millennio, nei secoli atteso e desiderato dai popoli del mondo"


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Unione per il Mediterraneo l'Europa abbraccia il Sud (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Domani a parigi Domani il vertice con 40 capi di Stato sancisce la nascita dell'alleanza Parigi. Nicolas Sarkozy avrebbe voluto limitarla ai paesi rivieraschi, ma la Germania si è opposta perché rischiava di costituire una sorta di alternativa alla Ue. Non sarà così, l'Unione per il Mediterraneo metterà insieme quaranta Paesi compresi quelli neppure bagnati dal mare, e tuttavia getterà un ponte tra il Sud e il Sud, quello d'Europa e quello del mondo. L'appuntamento è per domani, a Parigi. Mancherà il colonnello Gheddafi, che non ha perso l'occasione per inveire contro l'Occidente, ma Sarko ha stroncato sul nascere le polemiche gratificando le esternazioni del leader libico di un aggettivo, "poetiche", decisamente indovinato: ognuno può interpretarlo come meglio crede, nessuno trovarlo offensivo. L'Unione per il Mediterraneo riprende un discorso interrotto a Barcellona tredici anni fa partendo da un presupposto molto semplice: senza una diagnosi complessiva, mediterranea appunto, nessun problema dell'Europa meridionale potrà mai essere risolto. L'immigrazione, per esempio, ma anche l'inquinamento o il trasporto delle merci. E siccome uno degli obiettivi dichiarati è la realizzazione delle autostrade del mare, ecco che Genova si troverà al centro del dibattito e dovrà essere adeguatamente supportata dallo Stato italiano per strappare il ruolo di capolinea rispetto a Marsiglia o a Barcellona. Ovviamente, il primo risultato da raggiungere sarà quello di una pace stabile, senza la quale non sono immaginabili commerci e partenariati. E al di là dell'inevitabile retorica, sono in molti a sperare che gli interessi economici riescano dove non hanno potuto decenni di iniziative diplomatiche. Non a caso sono subito arrivati i commenti ottimistici di Abu Mazen, il presidente palestinese, e assume una valenza storica la partecipazione del presidente siriano, Bashar al-Assad, alla parata militare del 14 luglio sugli Champs Elysées. Il rais di Damasco sarebbe stato invitato comunque (la parata, apposta disdegnata da Chirac, segna il ritorno della Siria all'onor del mondo dopo quattro anni di isolamento internazionale) ma è significativo che i giornali siriani abbiano sottolineato come Assad parteciperà ai lavori dell'Ump e Parigi sia "la porta per l'Europa". Non solo. Ci saranno il presidente egiziano Hosni Mubarak, che si candida ufficiosamente a una delle due presidenze comuni previste dalla road map, il leader turco Recep Erdogan, che potrà cominciare l'opera di persuasione nei confronti della Francia per poter entrare nella Ue, il capo dello stato libanese Michel Suleiman che siederà accanto ad Assad, e anche questo particolare sarà registrato come storico. A rappresentare l'Italia, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Nel documento finale, che sarà firmato domenica, sono indicati i principali obiettivi che l'Ump si propone di raggiungere. Tanto per cominciare l'istituzione dovrà risultare assolutamente democratica, "le decisioni vengono prese in assoluta parità dai soci". In campo economico, sarà accelerata la creazione di una zona di libero scambio. Sul fronte ambientale, il Mediterraneo dovrà essere disinquinato entro il 2020 e sarà creato un sistema che sfrutti l'immenso potenziale di energia solare della sponda sud. Nascerà poi una protezione civile comune. L'Upm si impegna infine a costruire un'agenzia per lo sviluppo delle piccole e medie imprese, a potenziare l'Università euro-mediterranea appena fondata in Slovenia e a dar vita alla Banca del Mediterraneo. Certo, restano nodi politici irrisolti. I leader delle due sponde sono spaccati sulla definizione di terrorismo da inserire nella dichiarazione finale, perché gli europei vorrebbero condannarlo in tutte le sue forme mentre gli arabi propongono di sancire "una condanna ferma e il rigetto di ogni tentativo di associare la religione o la cultura con il terrorismo". Difficile intesa, su questo punto. Più facile che venga accolto il riferimento alla "fine delle occupazioni e all'oppressione dei popoli", anche se tutti sanno bene a chi ci si riferisce. A Israele e ai palestinesi: ma senza riferimenti precisi, un po' di ipocrisia potrebbe passare. Paolo Crecchi crecchi@ilsecoloxix.it 12/07/2008 = Le sorelle Carla e Giovanna con il marito Ermanno Virgiglietti, le figlie e le nipoti comunicano a quanti le hanno voluto bene che Fernanda Borrone ved. Santoro è tornata alla casa del Padre. I funerali saranno celebrati sabato 12 alle ore 8.15 presso la Parrocchia di N.S. delle Grazie e San Gerolamo. La nostra cara verrà tumulata nella tomba di famiglia a Zeme Lomellina. La Generale Pompe Funebri Spa Tel. 010.41.42.41 Amici e Collaboratori della P.L.Ferrari partecipano al dolore del caro Stefano per la perdita del papà Antonio Calza = È mancato all'affetto dei suoi cari Giovanni Cassissa (Mario) di anni 96 Ne danno il triste annuncio la figlia Cristina con Gianni, il figlio Lorenzo con Lisetta e i nipoti Alberto e Vittorio. I funerali avranno luogo oggi 12 luglio alle ore 9 nella Chiesa Parrocchiale di Casella, indi per il cimitero locale. La presente vale da partecipazione e ringraziamento. Casella, 12 luglio 2008. Onoranze Funebri Balduini. Tel. 010.96.51.314. = È mancato al nostro affetto Ferdinando Cilento A funerali avvenuti, come da sua espressa volontà, con dolore lo annunciano la moglie Cicci Secomandi, il figlio Filippo con Sabrina. Genova, 12 luglio 2008 La Generale Pompe Funebri Spa Tel. 010.41.42.41 = È mancato all'affetto dei suoi cari Mario Delucchi Ne danno il triste annuncio la moglie Rina, i figli Maurizio e Giuliana con Marco. I funerali avranno luogo oggi sabato 12 luglio alle ore 17 nell' Abbazia S. Siro di Struppa. La presente quale partecipazione e ringraziamento. La Generale Pompe Funebri Spa Tel. 010.41.42.41 Paolo Corradi partecipa commosso al grave dolore di Giuliana per la perdita del papà Mario Delucchi Il Presidente, il Direttore Generale, i colleghi di Confindustria Genova partecipano al grave lutto di Giuliana per la perdita del papà Mario Delucchi Nini con Marina, Arnoud, Eric e Nicole, Mauro e Silvia con la piccola Martina sono affettuosamente vicini in questo triste momento a Caterina, Giuli, Marco, Maurizio e parenti tutti per la scomparsa del carissimo Mario e porgono le più sentite condoglianze. Annarosa Miele, Massimo Laiolo e lo staff Aristea sono vicini a Giuliana e famiglia per la perdita del caro Papà Marco Bisagno è vicino a Giuliana e famiglia per la perdita del Papà Luciano e Maria Teresa Bruzzo partecipano al dolore di Wally, Paola e Gianluca per la perdita del DOTTORE Giuliano Fontana Il Coro Monte Cauriol ricordando la dipartita dell'amico sincero Giuliano partecipa al dolore della moglie Vallì e fraternamente si stringe attorno al figlio e corista Gianluca. Gabriella Citroli è vicina nel dolore a Wally e figli per la perdita del DOTTORE Giuliano Fontana = È mancato all'affetto dei suoi cari GEOMETRA Egidio Gaggero di anni 80 Ne danno il triste annuncio la moglie Carla, le figlie Fulvia e Maria, il genero Marco, le nipoti Silvia, Elisa e Francesca, amici e parenti tutti. I funerali avranno luogo oggi sabato 12 luglio alle ore 11,45 nella Parrocchia della Natività N.S. Gesù Cristo in Sestri Ponente. Un particolare ringraziamento a tutto il personale dell'assistenza domiciliare ospedaliera di Sestri Ponente. La presente quale partecipazione e ringraziamento. La Generale Pompe Funebri Spa Tel. 010.41.42.41 Egidio l'ultimo dei nostri tanti zii Gaggero ci ha lasciati. Lidia e Franco Toscano con i figli Corrado e Francesca, con Cristina ed i nipoti, abbracciano con tanto affetto Carla, Fulvia e Maria. = È mancato all'affetto dei suoi cari Vittorino Gregori Ne danno il doloroso annuncio il figlio Ubaldo con Vilma e Dea. I funerali si svolgeranno lunedì 14 luglio alle ore 10 nella chiesa parrocchiale di San Martino D'Albaro. Il Santo Rosario viene recitato questa sera sabato alle ore 19.00 nella suddetta parrocchia. Genova 12 luglio 2008 La Generale Pompe Funebri Spa Tel. 010.41.42.41 I Condomini di Via Passaggi 9 partecipano al dolore dei famigliari per la scomparsa di Vittorino Gregori Il grande cuore di Gigi Ispulla non batte più. Ci mancherai, Gigi. Ci mancherà la tua voce, la tua allegria, la tua gioia di vivere. Restano i ricordi dei momenti condivisi. Resta una sconfinata nostalgia. Resta una parte di te nei nostri cuori. Un bacio grande, Gigi. Le zie Adriana, Lina, Lisa e i cugini Carmelina, Carmelo, Domenico, Luisa, Mimmo, Nando e Patrizia con le loro famiglie. = Amorevolmente assistito è mancato all'affetto dei suoi cari Paolo Moda Ne danno il doloroso annuncio la moglie, il figlio, la nuora e i nipoti. I funerali si svogono oggi sabato alle ore 11,45 presso l'Abbazia di San Siro di Struppa. Un particolare ringraziamento al dottor Roberto Spina e agli infermieri Marina e Salvatore per le amorevole cure prestate. La presente quale partecipazione e ringraziamento. Genova 12 luglio 2008 La Generale Pompe Funebri Spa Tel. 010.41.42.41 Gli amici della Piemme sono vicini a Vittorio e alla sua famiglia per la scomparsa del papà Paolo Annamaria Faganelli, con i figli Antonella e Gabriele Liberti, si unisce con affetto e dolore al grave lutto che ha colpito la famiglia Montecucchi per la perdita di Riccardo Gli amici, colleghi e volontari del piano regolatore sociale abbracciano affettuosamente Massimo Montecucchi per la scomparsa del Figlio Gli amici Beppe Pellegrini, Roberto Cordini, Romano Merlo e Walter Rupalti si stringono affettuosamente a Massimo nel triste momento della scomparsa dell'adorato figlio Riccardo Montecucchi Gian e Attilio Poggi e famiglie sono vicini a Massimo, Giulia e Lucia per la prematura scomparsa del caro Riccardo I colleghi della Direzione Territorio Sviluppo Economico e ambiente, si uniscono all'immenso dolore di Massimo, Giulia e Lucia per la prematura scomparsa dell'amato Riccardo Ricordando la cara zia Rita Costantino, Sandra e figli si uniscono al dolore della Famiglia Noli. Graziella Carissimi partecipa commossa al lutto dei familiari per la perdita dell'indimenticabile Ettore Prati = È mancato all'affetto dei suoi cari Riccardo Senatori Ne danno il doloroso annuncio la moglie, i figli e i famigliari tutti. I funerali si svolgono sabato 12 luglio alle ore 10 presso la Chiesa di Santa Margherita di Marassi. Genova, 12 luglio 2008 La Generale Pompe Funebri Spa Tel. 010.41.42.41 L'Amministratore ed i condomini tutti di Via Viazzi 6 si uniscono al grande dolore della famiglia per la scomparsa del signor Riccardo Senatori I colleghi del Consultorio Famigliare del Distretto Sanitario 9, partecipano al dolore della collega Anna Frigerio per la perdita della Madre = Circondata dall'Amore della sua famiglia, è mancata Maria Giancarla Sposini in Verde di anni 68 Con immenso dolore lo annunciano il marito Elio, i figli Sandro con Laura, Pavel, Serghei, David con Michela e Sara e parenti tutti. I funerali avranno luogo sabato 12 c.m. alle ore 10 nella chiesa parrocchiale S. Caterina di Via Napoli. Un sentito ringraziamento a medici, infermieri e volontari dell'Hospice Gigi Ghirotti per le amorevoli cure prestate. Si prega di non inviare fiori ma devolvere eventuali offerte all'Associazione Gigi Ghirotti. La presente vale da partecipazione e ringraziamento. La Generale Pompe Funebri SpA Tel. 010414241 Pavel, Serghei e la piccola Sara salutano nonna Giangi I consuoceri Rossella e Leo Di Rosa, profondamente rattristati, sono vicini a Elio e partecipano al suo dolore per la scomparsa della moglie Giancarla I collaboratori del Laboratorio di Analisi Colombo partecipano al profondo dolore di Sandro per la scomparsa della mamma Giancarla Le famiglie Lari, Orofino e Vitriolo si uniscono al dolore della famiglia verde per la scomparsa di Giancarla Carmelo e Barbara abbracciano e sono vicini ad Elio, Sandro e David per la perdita della cara Gian Ciao Gian ti ringraziamo per l'affetto che ci hai sempre dato. Sarà impossibile dimenticarti. Enza, Federico, Rosanna, Ferruccio. Le sorelle, il fratello, il cognato, la cognata e i nipoti piangono commossi la perdita della carissima Caterina Volpara (Rina) unendosi al dolore della famiglia Sagripanti tutta. La famiglia di Luigi Repetto ringrazia il personale tutto della Casa di Riposo S. Caterina di Crocefieschi per l'assistenza prestata al loro caro. 1988â??12â??luglioâ??2008 Caterina Lastrico (Marieta) Un vuoto incolmabile un grande affetto perduto. I tuoi cari. 2007â??12â??luglioâ??2008 Ricordando Minuccia amica di sempre con affetto Mariella, Daniela, Teresa. Pieroâ??eâ??Lilliâ??Ravano Dopo quarant'anni il nostro affetto è sempre grande come allora e il loro ricordo sempre vivo, è tuttora per noi un conforto e un esempio da seguire. I figli e le loro famiglie. Questa sera alle ore 19,30 nella Chiesa dell'Immacolata sarà celebrata una Messa di suggragio. 12/07/2008 ' 12/07/2008 un maredue spondeLa collaborazione fra i Paesi delle due sponde potrà servire a garantire la pace abu mazenpresidente palestinese 12/07/2008.

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Berlusconi abbraccia abu mazen: "la pace è vicina" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il leader palestinese a Roma ieri ha incontrato anche il presidente Napolitano e il ministro degli Esteri Frattini Berlusconi abbraccia Abu Mazen: "La pace è vicina" In serata i colloqui con Prodi e D'Alema, più cauti sull'esito dei negoziati ROMA - Il presidente palestinese Abu Mazen a Roma: una visita apparentemente di routine, che ha riservato all'ospite il meglio dell'accoglienza politica italiana, ma senza produrre annunci roboanti o straordinari. Per Berlusconi "la pace in Medio Oriente non è mai stata così vicina, e l'Italia è pronta a dare il suo contributo"; per Abu Mazen l'Italia rimane un "partner determinante, solidale con la causa palestinese". E invece proprio in questa apparente normalità degli incontri romani del raìs palestinese sta la chiave di lettura di questo viaggio. Il governo Berlusconi in politica estera è partito con una poderosa svolta verso gli Stati Uniti e verso Israele, ma col passare delle settimane la svolta (che c'è stata, ed è stata radicale) è stata ammorbidita e resa più accettabile anche per partner tradizionali dell'Italia come i Paesi arabi avversari di Israele. Nei suoi incontri romani con Napolitano, Berlusconi, Frattini, Prodi, D'Alema, Alemanno, il leader palestinese ha trovato la conferma di un interesse politico di tutta la classe politica italiana al Medio Oriente, un interesse che eventualmente è indebolito soltanto dalle incertezze della politica nazionale. Ieri a Palazzo Chigi Abu Mazen e Silvio Berlusconi hanno dato prova del buon rapporto tra le due parti. Il leader palestinese ha confermato che l'Italia governata dal centrodestra "è importante per il processo di pace in Medio Oriente", e poi che "le posizioni dell'Italia sono solide, a sostegno del popolo e dalla causa palestinese". Berlusconi ha esibito abbracci, baci ed elogi per il suo ospite, "Abu Mazen è una persona straordinaria, ha esperienza e pazienza. Io e lui siamo coetanei, due saggi vecchietti?". Il premier poi ha fatto sua una valutazione politica poco comune in questi mesi: "L'accordo in Medio Oriente non è mai stato così vicino, io sono ottimista. Anche Bush lo è sulla possibilità di raggiungere un accordo entro la scadenza del suo mandato presidenziale". L'Italia, dice Berlusconi, è pronta a "spendersi con gli amici israeliani e palestinesi per arrivare entro la fine dell'anno a un accordo che preveda sue stati". Abu Mazen, che ha invitato Berlusconi a Ramallah, ha fatto un accenno sulla possibilità di riprendere il dialogo con Hamas, che ormai da più di un anno controlla la Striscia di Gaza: per Abu Mazen il dialogo sarà possibile "se Hamas accetterà l'iniziativa yemenita approvata al vertice di Damasco per la conciliazione interpalestinese". In serata Abu Mazen ha visto i leader del governo precedente, Romano Prodi e Massimo D'Alema. Con l'ex premier che non ha resistito alla tentazione di una stoccata per l'ottimismo esibito da Berlusconi: "Parlare di ottimismo in Medio Oriente mi sembra fuori posto, parlare di minor pessimismo mi sembra più corretto". (v.n.).

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Abu Mazen: l'Italia può aiutare la pace Nella conferenza stampa con Berlusconi il presidente palestinese sottolinea che Roma ha buoni rapporti sia con Israele che con l'Anp. Il pre (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Abu Mazen: l'Italia può aiutare la pace Nella conferenza stampa con Berlusconi il presidente palestinese sottolinea che Roma ha buoni rapporti sia con Israele che con l'Anp. Il premier promette sostegno economico di Umberto De Giovannangeli LA PACE IN MEDIO ORIENTE passa ancora per Roma. Una pace fondata sul principio di due popoli, due Stati. Una pace che ha bisogno oggi di un sostegno concreto, politico ed economico, alla leadership moderata di Mahmud Abbas (Abu Mazen). "Ho ri- badito il forte sostegno dell'Italia affinchè il processo di pace abbia un risultato che ci auguriamo definitivo" e "la ferma volontà dell'Italia di aiutare questo processo" anche economicamente. Così Silvio Berlusconi nella conferenza stampa congiunta con il presidente palestinese a Palazzo Chigi. Berlusconi si è detto particolarmente "lieto di accogliere il presidente palestinese nuovamente a Roma" ed ha spiegato di aver avuto già in passato modo di conoscerlo, "apprezzandolo e mettendomi al suo fianco per il suo grande progetto di pace". "Dal primo momento - dice il presidente del Consiglio rivolgendosi direttamente ad Abu Mazen - ho sempre ammirato la sua capacità di lavoro, il suo coraggio, la sua determinazione e la sua pazienza".E il colloquio di ieri - ha concluso Berlusconi dicendosi ottimista sull'esito dei negoziati tra israeliani e palestinesi - è stato utilissimo per "fare il punto in cui si trova il processo di pace e per capire quali sono le nostre possibilità di intervenire affinchè certi contrasti possano essere risolti e superati". Nel sostegno al dialogo israelo-palestinese si manifesta una continuità sostanziale nella politica estera italiana. Continuità rimarcata nell'incontro avuto in mattinata da Abu Mazen al Quirinale con il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e che si manifesta anche negli incontri, "cordialissimi", che in serata Abu Mazen ha avuto con l'ex premier Romano Prodi e l'ex titolare della Farnesina, Massimo D'Alema. Continuità che vivrà oggi nell'incontro che il rais palestinese avrà in un albergo romano con il leader del Pd, Walter Veltroni, e il ministro degli Esteri del governo-ombra, Piero Fassino. Il presidente palestinese si è detto "orgoglioso dei solidi rapporti" fra italiani e palestinesi fin dai tempi di Yasser Arafat ed ha sottolineato con piacere come "le posizioni dell'Italia siano state sempre forti e salde nel sostegno al popolo palestinese. "Sono ottimista" per una soluzione positiva del processo di pace in Medio Oriente grazie alla "qualità dei due protagonisti che dovranno stringere l'accordo, cioè il premier israeliano Ehud Olmert e il presidente dell'Anp Abu Mazen, rileva Berlusconi. Il premier sottolinea come non si è mai stati così vicini" ad una conclusione positiva dei negoziati di pace tra israeliani e palestinesi, e ribadisce l'offerta di Erice come sede italiana per la fase finale dei negoziati. "L'Italia gode di ottimi rapporti con lo Stato di Israele e il popolo palestinese: per questa ragione può svolgere un ruolo rilevante nel processo di pace", afferma Abu Mazen che ha invitato Berlusconi a visitare i Territori "quando lo riterrà opportuno". Il sostegno all'Anp e la chiusura al movimento integralista palestinese Hamas: "Siamo stati noi a spingere perchè Hamas fosse messo nella black list", rivendica il presidente del Consiglio. Se Hamas accetta "tutte le condizioni" poste dall'iniziativa araba e dall'accordo stabilito al vertice di Damasco il dialogo può ripartire anche sul fronte interno palestinese, dice Abu Mazen auspicando "conciliazione" tra i palestinesi. Il rais affronta anche la questione del nucleare iraniano schierandosi per un "Medio Oriente denuclearizzato". A Palazzo Chigi c'è tempo anche per un abbraccio e per una nuovo siparietto del Cavaliere. Lodando Abu Mazen per le sue qualità, Berlusconi lo definisce "una persona straordinaria", che unisce "l'entusiasmo proprio dei giovani" alla "concretezza, la pazienza, l'esperienza di... noi vecchietti", dice sorridendo il presidente del Consiglio mentre abbraccia Abu Mazen. Sì perchè, aggiunge il premier rivolgendosi verso la platea di cronisti e fotografi che immortalano la scena con una marea di flash, "siamo coetanei...". In serata gli incontri con Prodi e D'Alema: "Abu Mazen è assai meno pessimista di qualche mese fa. Le difficoltà sono note ma c'è una volontà nel non creare tensioni ulteriori", afferma l'ex presidente del Consiglio al termine del colloquio, durato quasi un'ora, con il rais palestinese . Prodi riferisce che sono stati presi in esame tutti i "problemi sul tappeto, i vari sforzi per il processo di pace, le difficili conversazioni che comunque inducono a sperare per il futuro tra Olmert e Abu Mazen, fra Hamas e Fatah, tra siriani e israeliani".

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Agenda Religioni (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

APPUNTAMENTI, INCONTRI, CELEBRAZIONI Agenda Religioni A CURA DI DANIELE SILVA LA SALA DELLA COMUNITÀ Comincia ad Acqui Terme, l'edizione 2008 del corso interregionale per operatori culturali e pastorali della sala della comunità, organizzato dall'Acec (Associazione Cattolica Esercenti Cinema). Il programma del corso si articola in tre giorni, da venerdì 11 a domenica 13 luglio: alle 16 del venerdì i saluti di Monsignor Pier Giorgio Micchiardi e l'intervento di Francesco Giraldo Segratario Generale ACEC. Il 12 incontri con Rossella Gambetti dell'Università Cattolica di Milano (alle 9), Giancarlo Giraud (alle 15, su Cineforum e cinema d'essai) e con suor Manuela Rabazza e Edoardo Tallone su "Educare con il cinema" alle 17. Nella giornata conclusiva di domenica 13 la messa comunitaria alle 9, prima dell'incontro con Roberto Bassano di Microcinema su "Cinema digitale: una risorsa per le sale delle comunità" (ore 9,45) e della tavola rotonda conclusiva con i rappresentanti dell'Acec. Informazioni allo 011/8125128 e acec.torino@fastwebnet.it. FRUTTUARIA RESTAURATA Entrano nel vivo le celebrazioni per San Tiburzio, patrono di San Benigno Canavese. Di particolare interesse è l'inaugurazione del chiostro restaurato dell'Abbazia di Fruttuaria, prevista venerdì 11 luglio alle 18 alla presenza delle autorità comunali e regionali, oltre che del direttore regionale per i Beni Culturali Liliana Pittarello All'interno dell'abbazia è allestito il percorso di visita "Mille anni di storia attraverso le strutture dell'Abbazia di Guglielmo di Volpiano". L'Abbazia è visitabile eccezionalmente anche durante la notte bianca di sabato 12 e nel pomeriggio del 13 luglio. Fino al 15 luglio il palazzo comunale di San Benigno ospita la mostra "Progetti di luce a Fruttuaria", a cura del Politecnico di Torino. ITALIA ISRAELE L'associazione Italia Israele organizza lunedì 14 luglio un incontro con Rav Luciano Caro, rabbino capo della Comunità Ebraica di Ferrara, sul tema del "Silenzio nella tradizione ebraica". A partire dalle 20,30 alla Fondazione Camis de Fonseca in via Pietro Micca 14. Informazioni: info@italia-israele.org. SANT'IGNAZIO Com'è tradizione durante l'estate, il santuario di Sant'Ignazio di Pessinetto (vicino a Lanzo) ospita nella settimana tra il 13 e il 18 luglio un corso di esercizi spirituali per sacerdoti, religiosi e diaconi con monsignor Massimo Giustetti, vescovo emerito di Biella. Informazioni allo 0123/504156.

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Libano, costituito Governo di Unita' Nazionale (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Assegnati undici ministri all'opposizione, uno ad Hezbollah Libano, costituito Governo di Unita' Nazionale Siniora: "L'obiettivo e' ridare ai cittadini la fiducia nelle istituzioni" Beirut, 12 lug. – I leader politici libanesi hanno concordato ieri la composizione del nuovo governo di unità nazionale, guidato di nuovo da Fuad Siniora, il primo sotto la presidenza del neo-eletto Michel Suleiman. All'opposizione verranno assegnati 11 dei 30 seggi di governo, il che garantirà diritto di veto sulle decisioni del premier. L'annuncio è stato dato ieri dal segretario generale del Parlamento libanese, Suhayl Bohji, seguito dal discorso in diretta televisiva di Fuad Sinora, il quale ha dichiarato che il nuovo governo ha come principale obiettivo quello di “ridare fiducia ai cittadini nelle istituzioni e nella vita pubblica, e di preparare nel modo più trasparente possibile le prossime elezioni legislative del 2009”. Del governo farà parte anche la milizia sciita Hezbollah, la quale conterà con la presenza di un ministro. La nascita del nuovo governo, pattuita lo scorso 21 maggio a Doha grazie alla mediazione del Qatar, mette la parola fine ad una profonda crisi istituzionale iniziata un anno e mezzo fa con l'uscita dal governo di Hezbollah, e che la scorsa primavera aveva rischiato di sfociare in una nuova guerra civile dopo i tentativi di Siniora di arginare l'operato della milizia sciita Hezbollah. Secondo gli accordi alla coalizione guidata dal premier spettano 16 ministri, mentre tre membri del governo verrano scelti direttamente dal Presidente Michel Suleiman, personalità considerata superpartes, e non vincolata a ninguna fazione libanese. Soddisfazione per la formazione del nuovo governo è stata manifestata dal Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, il quale in una nota ha dichiarato che “si tratta di un importante passo avanti nell'attuazione delle intese di Doha che testimonia della volontà di tutte le forze politiche libanesi di procedere armonicamente nel processo di stabilizzazione del Paese”. “Il Libano – ha aggiunto il ministro - merita la pace e la sicurezza che solo un'intesa solida e duratura tra tutte le sue componenti può assicurare. Il nuovo governo sarà chiamato alla dura prova di tentare, nuovamente, di normalizzare la situazione politica e sociale del paese, oltre che migliorare le relazioni con il vicino Israele. Tra i punti ancora da risolvere il possibile scambio di prigionieri tra l'esercito israeliano ed Hezbollah, previsto nei prossimi mesi e la definizione dello status della stessa milizia sciita, la quale molti vorrebbero vedere incorporata nell'esercito regolare libanese. Il nuovo gabinetto guidato da Siniora dovrà inoltre cercare di porre un limite alle ingerenze della vicina Siria, considerata il vicino più influente nella politica interna del paese. Andrea Venturini.

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Berlusconi ad Abu Mazen: pace vicina grazie a noi vecchietti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-12 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE A Roma Il presidente del Consiglio al leader palestinese: "Confido nelle qualità dei protagonisti" Berlusconi ad Abu Mazen: pace vicina grazie a noi vecchietti ROMA - Berlusconi è ottimista, dice che "mai la soluzione del problema mediorientale è stata così vicina", mai così possibile "la coesistenza pacifica tra israeliani e palestinesi, due popolazioni e due Stati". Abu Mazen non si sbilancia, dice che l'Italia ha ottimi rapporti con i paesi arabi e con Israele, che Berlusconi ha molte relazioni internazionali e dunque: "L'Italia e il suo premier svolgeranno un ruolo importante". Un'ora di colloquio a Palazzo Chigi, fra il presidente del Consiglio e il presidente dell'Autorità Palestinese, nel pomeriggio. Due leader differenti, almeno nei comportamenti esteriori. Caldo ed estroverso Berlusconi. Misurato e cauto l'uomo che tenta di fare da guida al popolo palestinese. Alla fine, la soddisfazione di Berlusconi che racconta come Bush in Giappone gli abbia ricordato l'impegno a ottenere risultati prima dell'elezione del nuovo presidente Usa, e gli abbia manifestato, anche lui, ottimismo. In realtà, il processo di pace attraversa un momento di stallo. Anche se ad Annapolis fu formulato l'auspicio che entro il 2008 i negoziati diano il via allo Stato palestinese. Berlusconi ha offerto la sede siciliana di Erice "per le ultime fasi del negoziato". E Abu Mazen (Berlusconi lo ha chiamato con il suo vero nome, Mahmoud Abbas) ha invitato il premier italiano a visitare i Territori. Il presidente palestinese si è anche complimentato con Berlusconi per la vittoria elettorale. Nonostante il cambio di governo abbia di sicuro segnato un riavvicinamento ad Israele. Pochi giorni fa a Gerusalemme, nel corso della visita del ministro Frattini, è stato stabilito che l'Italia avrà summit periodici con Israele, "un nuovo dialogo strategico". In conferenza stampa è stato chiesto ad Abu Mazen: sarà l'Iran a pregiudicare la pace? Risposta, indiretta: "Noi auspichiamo che il Medio Oriente intero sia privo di armi nucleari". Altra domanda: è possibile la ripresa del dialogo con Hamas, il partito palestinese che controlla la striscia di Gaza? "Se Hamas accetterà le condizioni dell'iniziativa yemenita al vertice di Damasco, il dialogo potrà continuare ". Vale a dire: se Hamas permetterà il ripristino della situazione prima della presa militare del potere (giugno 2007). In chiusura, Berlusconi dice di confidare soprattutto nella qualità dei protagonisti: "Olmert, di cui mi onoro di essere amico e Abbas, persona straordinaria, ha l'entusiasmo dei giovani e la concretezza, la pazienza ed esperienza di noi vecchietti: siamo coetanei ". Berlusconi è del settembre '36, Abu Mazen del marzo '35. La giornata del presidente palestinese è cominciata con gli incontri al Quirinale con Napolitano e in Campidoglio con Alemanno, ed è finita con l'ex premier Prodi ("Ho trovato Abu Mazen meno pessimista di qualche mese fa") e con l'ex ministro degli Esteri, D'Alema. A. Gar. Coetanei Berlusconi abbraccia Abu Mazen: il primo è nato nel settembre '36, il leader palestinese nel marzo '35 Due leader, due popoli "Mi onoro di essere amico di Olmert. E il presidente dell'Anp è pieno di entusiasmo e pazienza".

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Nuove accuse, <Olmert ha i giorni contati> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-12 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Israele L'ex delfino di Sharon avrebbe chiesto più rimborsi "ufficiali" per lo stesso viaggio. L'opposizione: si dimetta Nuove accuse, "Olmert ha i giorni contati" Due ore di interrogatorio, si aggrava la posizione del premier indagato per frode Venerdì nero per il successore di Sharon mentre il Libano è tornato a sperare: ieri è nato il governo di unità nazionale DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - Avevano promesso: "Non useremo i guanti bianchi". E sono stati di parola. Per riguardo al suo rango sono andati ad interrogarlo nella sua residenza ufficiale, ma è stata l'unica cortesia - peraltro dovuta - che gli hanno concesso. Il venerdì nero di Ehud Olmert, traballante primo ministro israeliano, è cominciato presto, ieri mattina. Gli investigatori del Nucleo Antifrode hanno suonato alla sua porta con le borse gonfie di carte, guidati dal capo del Nucleo, il brigadiere generale Shlomi Ayalon: il frutto di un viaggio negli Stati Uniti, dove i poliziotti hanno trovato altre prove contro il premier. Carte che dimostrerebbero come l'allora sindaco di Gerusalemme in più occasioni (anche come ministro del Commercio e dell'Industria) si fosse fatto rimborsare più volte lo stesso viaggio. Presentando la medesima nota spese a diverse organizzazioni ebraiche che si erano offerte di sponsorizzarlo, ma chiedendo un rimborso "ufficiale" anche allo Stato. I viaggi incriminati sono avvenuti fra il 1993 e il 2006. In un clima di "grande tensione ", come assicura chi ha assistito alle due infinite ore di interrogatorio, ad Olmert sono state dunque contestate nuove e più gravi accuse. E i poliziotti lo hanno avvertito che ora è ufficialmente indagato per frode, e che tutto quello che dirà potrà essere usato contro di lui in un'aula di tribunale. Con brutale chiarezza la polizia in un comunicato ufficiale ha definito "gravi" le prove contro il primo ministro, ricordando che al suo posto un cittadino comune sarebbe già stato arrestato da tempo, mentre a lui è stato concesso anche di stabilire date e durata degli interrogatori. Una dichiarazione che ha suscitato le ire dei collaboratori di Olmert, che parlano di una "campagna personale" della polizia contro il premier. Nello stesso giorno in cui il Libano è tornato a sperare (dopo quasi due anni di paralisi, ieri è stato finalmente annunciato il nuovo governo di unità nazionale, con un solo ministero, quello del Lavoro, a Hezbollah, che però ha preteso il diritto di veto), all'erede di Sharon è stato inferto il colpo decisivo. "A mezzogiorno, quando le auto bianche con i lampeggiatori blu se ne andranno, Olmert cesserà di servire come primo ministro", scrive su Haaretz Amir Oren, in un durissimo editoriale. "Ufficialmente sono richieste certe procedure per un ordinato trasferimento dei poteri, ma in pratica la sua carriera di primo ministro è finita venerdì mattina". Secondo Oren, ma non solo secondo lui, è ormai questione di giorni, forse di ore: quando si conoscerà con esattezza il contenuto delle nuove accuse, "i muri cominceranno a tremare ". Del resto era stato lo stesso Olmert a promettere che, in caso di incriminazione, si sarebbe dimesso. Anche i sondaggi sono contro di lui: secondo quello organizzato da Yedioth Ahronoth, il 57% degli elettori di Kadima- il partito fondato da Sharon che Olmert guida - il primo ministro non dovrebbe nemmeno partecipare alle primarie di metà settembre, che decideranno la guida del partito. Il 79% pensa che dovrebbe anche dimettersi subito, mentre solo uno sparuto 17% crede che dovrebbe restare al suo posto. A settembre, dicono al partito, lui comunque non sarà in corsa. "Finora ha usato il partito come un giubbotto antiproiettile - accusano da Kadima - ma c'è un limite". La sua testa la chiedono ovviamente a gran voce anche dall'opp osizione: il Likud, per anni casa- madre di Sharon e del suo sfortunato delfino, chiede ai laburisti di uscire dal governo, per provocare una crisi e andare alle elezioni. Fino a ieri le accuse contro il premier erano basate solo sulle donazioni del miliardario americano Morris Talansky, che aveva ammesso di avergli versato almeno 150 mila dollari. Danaro che Olmert aveva ammesso di aver ricevuto, definendo però i versamenti "normali contributi elettorali ". Ma stavolta è diverso: secondo il Nucleo Antifrode i rimborsi spese multipli (in tutto più di 100 mila dollari) erano finiti tutti sul conto della sua agenzia di viaggi, la Rishon Tours, e utilizzati per decine di altri viaggi all'estero. Privati, e sempre in compagnia della famiglia. Giuliano Gallo L'analisi "Ufficialmente sono ancora richieste certe procedure, ma di fatto la sua carriera è finita venerdì mattina" Sindaco Ehud Olmert è stato primo cittadino di Gerusalemme dal 1993 al 2003 Famiglia Con la moglie Aliza, artista di sinistra: hanno quattro figli biologici e una figlia adottiva Eredità Storico braccio destro di Sharon, Olmert è con lui nel ritiro del 2005 e poi in Kadima.

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A Sabra e Shatila, per non dimenticare (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

PROFUGHI PALESTINESI A Sabra e Shatila, per non dimenticare Nel 60° anniversario della Nakba, la fondazione dello Stato d'Israele che per 800.000 palestinesi significò l'espulsione dalle loro terre e l'inizio di un'esistenza da profughi, il Comitato per non dimenticare Sabra e Shatila torna tra i rifugiati palestinesi in Libano. Anche quest'anno il viaggio - nato per iniziativa del giornalista del manifesto Stefano Chiarini (scomparso il 3 febbraio 2007) - mira a conoscere la realtà dei circa 400.000 rifugiati nel Paese dei cedri e a organizzare iniziative di solidarietà nei loro confronti. Le delegazioni del Comitato - fin dalla prima, nel 2001 - hanno sottolineato la necessità di non abbandonare i rifugiati palestinesi, che scompaiono regolarmente da ogni agenda internazionale. Il viaggio avrà luogo da venerdì 12 a venerdì 19 settembre. Per informazioni contattare Stefania Limiti al 339 2423219.

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Mosca: Inutile, lo confermano i test iraniani (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

SCUDO SPAZIALE Mosca: "Inutile, lo confermano i test iraniani" Junko Terao "Lo scudo spaziale non serve e la minaccia dei missili iraniani è una pura invenzione degli Stati uniti per giustificare il loro progetto militare". Mosca torna ad attaccare il disegno difensivo di Washington attraverso le parole del ministro degli esteri Sergei Lavrov, che ieri ha commentato così i due test missilistici iraniani, la cui minaccia per gli Stati uniti e suoi alleati europei - ha affermato - si è rivelata inconsistente. In effetti il progetto dello scudo spaziale prevede l'installazione di basi missilistiche Usa in Polonia e stazioni radar nella Repubblica Ceca, che quindi sarebbero al sicuro. Ma la gittata del missile Shahab-3, testato nei giorni scorsi dalle Guardie della rivoluzione, è di 2mila chilometri: in grado di raggiungere, in un eventuale attacco, Israele e le basi americane nella regione mediorientale. È quanto basta per fare dichiarare al generale Henry Obering, direttore dell'agenzia di difesa missilistica americana, che "i test iraniani enfatizzano l'urgenza di quanto stiamo facendo": Obering è sicuro che "nei prossimi due anni Tehran riuscirà a produrre missili in grado di raggiungere l'Europa". Anche il segretario di stato americano Condoleezza Rice, in questi giorni in Europa orientale oltre, ha dichiarato che "gli Stati uniti non esiteranno ad intervenire per difendere Israele". Mosca dichiarato martedì che non esiterà a usare la forza se necessario contro il dispiegamento dei missili usa alle porte di casa sua. Nel frattempo Tehran ha fatto sapere che la prossima settimana il capo negoziatore sul nucleare Saeed Jalili incontrerà a Ginevra il rappresentante per la politica estera dell'Unione europea Javier Solana. L'incontro segue la missione di Solana, volato a Tehran lo scorso giugno con una serie di offerte delle potenze mondiali (il gruppo "5 più 1") per convincere gli iraniani ad abbandonare il loro programma nucleare. Quanto allo "scudo" spaziale, all'inizio di questa settimana Washington ha firmato un accordo con la Repubblica Ceca - accordo da mesi contestato dalla popolazione scesa più volte in piazza a manifestare - che permetterà la costruzione di una stazione radar in vista del completamento dello scudo previsto per il 2012. L'accordo col governo polacco per l'installazione di una base con dieci missili intercettatori non è ancora stato raggiunto e secondo gli ultimi sondaggi il 53% della popolazione è contrario alla base americana. Nei giorni scorsi il ministro degli esteri Radoslaw Sikorski è volato a Washington per incontrare Condoleeza Rice, la principale sostenitrice, insieme a Bush, del progetto, ma le condizioni di Varsavia non sono ancora state accettate dagli americani. La Polonia, in cambio della concessione del permesso di installare i dieci interecettatori, vorrebbe la fornitura di batterie di Patriot per difendersi da attacchi di missili a media e lunga gittata. Ma per ora Washington ha concesso i Patriot solo per un anno.

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Rimborsi fasulli: Olmert di nuovo dalla polizia, e rischia grosso (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

ISRAELE Rimborsi fasulli: Olmert di nuovo dalla polizia, e rischia grosso (Mi.Gio.) Annunciata tante volte e altrettante volte evitata in extremis, la fine della carriera politica di Ehud Olmert sembra davvero arrivata. Ieri la polizia ha sottoposto a un interrogatorio (il terzo) durato alcune ore il premier israeliano, già accusato di aver ricevuto dal finanziere statunitense Morris Talansky mazzette per 150mila dollari nell'arco di quindici anni. Olmert ieri ha ricevuto un'altra brutta sorpresa: si è sentito contestare di aver chiesto "rimborsi multipli" per viaggi all'estero effettuati negli anni dal 1998 al 2005, quando era sindaco di Gerusalemme e, successivamente, in qualità di ministro dell'industria e del commercio. Avrebbe in questo modo accumulato altri 100mila dollari. Il primo ministro ha negato ogni responsabilità ma nel mondo politico israeliano la tempesta è stata immediata, anche perché allo stato attuale ci sono ben sei inchieste della polizia aperte nei suoi confronti. Appelli alle sue dimissioni sono giunti da destra e da sinistra. Il suo partito, Kadima - che terrà le elezioni primarie a metà settembre - gli chiede di farsi da parte subito. Ancora una volta l'ago della bilancia potrebbe essere rappresentato dal partito laburista di Ehud Barak, scomodo alleato di governo, che ha già detto di volere lo scioglimento della Knesset e elezioni anticipate al più presto.

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Ue e Iran, entro luglio nuovi round (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La trattativa sul nucleare Ue e Iran, entro luglio nuovi round L'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Javier Solana, e il capo negoziatore iraniano, Saeed Jalili, si incontreranno il 19 luglio a Ginevra per "proseguire il negoziato" sul programma nucleare iraniano. Lo ha reso noto un portavoce del segretariato del Consiglio supremo della sicurezza nazionale, Ahmad Khadem al Melleh, all'agenzia ufficiale della Repubblica islamica. Si tratta del primo incontro tra Solana e Jalili dopo la consegna della risposta iraniana al pacchetto di incentivi proposto dal '5+1' (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Cina e Russia più la Germania) in cambio della sospensione da parte di Teheran delle attività di arricchimento dell'uranio. L'ufficio di Solana ha confermato che si lavora ad un incontro, ma ha spiegato che la data non è confermata. Ieri l'ayatollah Kashani ha tuonato contro Usa e Israele ("Se ci attaccano se ne pentiranno"), ma gli analisti Usa spiegano che un attacco non sembra affatto all'ordine del giorno e che, anzi, il fare la voce grossa di questi giorni (test missilistici di Teheran compresi) è un possibile preludio a qualche forma di trattative. La settimana prossima a Washington arriveranno diversi alti esponenti dell'intelligence e della diplomazia israeliana per discutere di Iran. A proposito dei test missilistici, Mosca ha colto l'occasione per ribadire la contrarietà allo scudo spaziale: "Quei missili hanno la gittata di 2mila chilometri, e non rappresentano una minaccia per l'Europa", ha detto il ministro Lavrov. 12/07/2008.

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<Non ci vuole nessuna guerra occidentale, a Teheran la rivoluzione la faranno le donne> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Non ci vuole nessuna guerra occidentale, a Teheran la rivoluzione la faranno le donne" Valerio Venturi Hamid Sadr, intellettuale iraniano, sceneggiatore e autore celebrato in tutta Europa, è scettico sul futuro del proprio Paese. La speranza, però, sta proprio nello sgretolamento lento, nell'implosione a cui il regime, inesorabilmente si avvicina. Ahmainejad potrebbe soccombere anche senza le bombe americane. Anche senza le azioni che potrebbe innescare per le sue sparate contro Israele Dott. Sadr, ci faccia una fotografia del suo Paese La situazione è tale che la gente ha perso la direzione, la bussola: i vari componenti del regime hanno perso i punti di riferimento comune, ciò che li univa, e pertanto i rimedi che si potevano trovare per le divisioni interne non funzionano più. Il problema grande, visto dalla parte della gente, è che non si sa cosa vuole questo regime; al tempo stesso, il popolo stesso non sa nemmeno cosa desiderare. Non ci sono obiettivi, sogni da realizzare, problemi quotidiani cui occorre trovare soluzioni? La gente ha problemi a tutti i livelli, quotidianamente, perché questo sistema crea problemi: è fatto apposta, non per risolverli. Porto un esempio: a Teheran, dei numerosissimi parchi cittadini, uno è stato trasformato con accesso solo per le donne. Questo luogo è recintato, non si può vedere e lì le mogli e le figlie possono fare sport in libertà e senza velo. Però questa trovata ha rafforzato il sessismo nella società iraniana, così come gli autobus divisi, le scuole separate. Trovate che approfondiscono il solco tra uomo e donna, anche se in apparenza sembravano soluzioni. Solo solo esempi. Ogni volta che il regime tenta di risolvere un problema ne crea altri. Questo vale per tutti i settori: sociale, economico, stampa... è sempre incapace di offrire soluzioni. E il fatto è che una via di fuga non la vede la gente dentro e non la vedono gli intellettuali fuori dal Paese. Un intervento internazionale potrebbe essere d'aiuto? In questa domanda esiste un problema. La gente in Iran pensa che le soluzioni che vengono da fuori sono negli interessi di qualche nazione e contro l'Iran. Tutta la propaganda del regime ha avuto un certo successo, in tal senso. Io posso pensare a qualsiasi cosa, ma questo non incide sull'opinione pubblica. Non crede esista una "cosa migliore" da fare? Io come intellettuale - e molte forze democratiche - pensiamo che occorre fare fronte a pari livello per democrazia e la pace: tradotto in parole spicciole, per tenere lo status quo finché il sistema stesso, che è avviato verso l'autodistruzione, si sgretoli dall'interno. Sono convinto che ogni azione militare possa ritardare il processo democratico in Iran. Quindi meglio che Usa e altri restino alla porta Come dicevo prima il sistema ha perso sua coesione, a prescindere dalle azioni. Anche il regime dello Scià non è caduto con la rivoluzione, che non l'ha buttato giù ma ha solo dato la spinta. Basti pensare alla vicenda del nucleare: ci sono varie opinioni, pertanto la crisi è approfondita e porterà al crollo del regime. Qual è il ruolo giocato dalle donne all'interno di questo processo e per l'Iran del futuro? Importante: il ruolo che stanno svolgendo oggi è quello di far aumentare le contraddizioni del potere; nell'aumentare le crisi del regime, ed è compito di prim'ordine. Non a caso ho portato l'esempio del sessismo. Le richieste delle donne portano il regime alla crisi. Per chi ha un pensiero fondamentalista, ogni modernizzazione significa che se le donne hanno dei loro diritti, è come se aprissero le gambe, e la vedono cosa inammissibile. Per questo ciò che riguarda le donne mina alla base il sistema. Oggi, a proposito di donne, si parla molto di Ingrid Betancourt. Merita il Nobel per la pace? Abbiamo imparato una cosa dalla nostra rivoluzione: non bisogna prestare attenzione alle persone ma alle idee. Se commettono errori è difficile liberarsene, è successo a noi con Komehini. Non bisogna costruirsi eroi. Anche perchè comunque poi gli eroi li esponi, li metti nel mirino, come l'ex primo ministro dell'Iran che è stato assassinato. Certamente merita il Nobel, però bisogna tenere presente che il premio non deve renderla un eroe intoccabile, nè esporla. Noi abbiamo esperienza con la nostra premio Nobel: quando ha iniziato a dire cose discutibili è diventata intoccabile. Poi fare di una persona una guida, lo ripeto, è pericoloso: se scomparisse, tutto il movimento che la sostiene crollerebbe: ci vogliono programmi e non persone. Torniamo all'Iran: crede che la religione sia un'opportunità o un problema per il Paese? Il problema è che la religione trova un ruolo preoccupante quando ci sono spazi lasciati vuoti. La natura non accetta vuoti per cui vanno riempiti gli spazi vergini, nella società. Ma la religione non deve occupare spazio per diventare determinante. È un principio che vale per tutte le nazioni. Noi abbiamo pagato carissimo prezzo per questo, e ci stiamo specializzando, quindi possiamo aiutare altri a non cadere nella stessa trappola. Di che cosa si sta occupando oggi? Ho consegnato alla stampa il mio terzo romanzo e sto lavorando al successivo; oltre a scrivere mi sposto da un paese all'altro a parlare, sono il commesso viaggiatore della cultura (ride) . L'anno scorso, per esempio, ho fatto 14 convegni internazionali. Questo faccio nella vita. Poi sono uno specialista di Kafka. Scrittore mittleuropeo amato da Sadr, iraniano naturalizzato austriaco che aspetta da lontano che la corrente butti giù gli ultimi calcinacci di un governo che - è sicuro - prima o poi cadrà. 12/07/2008.

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Avvisi A chi inviare le notizie Le iniziative di partito devono essere inviate - esclusivamente - alla compagna Lina Bianconi, con almeno due giorni di anticipo, all'indirizzo orat (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ori Avvisi A chi inviare le notizie Le iniziative di partito devono essere inviate - esclusivamente - alla compagna Lina Bianconi, con almeno due giorni di anticipo, all'indirizzo oratori.prc@rifondazione.it, complete di tutti i dati. Saranno pubblicate solo nell'edizione del giorno in cui esse si svolgono. Vita di partito Piemonte Congresso della federazione di Alessandria . Interviene come garante Sergio Boccadutri. Congresso della federazione di Asti , alle 9.15 al circolo "Remo Dovano" in via Pietro Chiesa 20. Interviene come garante Gianni Naggi. Congresso della federazione di Torino oggi e domani. Interviene come garante Claudio Grassi. Congresso della federazione di Vercelli . Interviene come garante Marco Albertario. Congresso della federazione di Novara , alle 9 presso la Sala del Quartiere Nord in via Fara 39. Interviene come garante Ferruccio Donini. Liguria Congresso della federazione di Genova . Interviene come garante Roberta Fantozzi. Congresso della federazione di La Spezia . Interviene come garante Mimmo Caporusso. Lombardia Congresso della federazione di Bergamo , alle 9.45 presso la Sala del Mutuo Soccorso in via Zambonate 33. Interviene come garante Graziella Mascia. Congresso della federazione di Milano oggi e domani. Interviene come garante Paolo Ferrero. Congresso della federazione di Monza e Brianza . Interviene come garante Gianni Confalonieri. Veneto Congresso della federazione di Verona oggi e domani. Interviene come garante Mauro Tosi. Friuli Venezia Giulia Congresso della federazione di Gorizia . Interviene come garante Gino Sperandio. Congresso della federazione di Pordenone . Interviene come garante Beatrice Giavazzi. Congresso della federazione di Trieste . Interviene come garante Igor Kocijancic. Trentino Alto Adige Congresso della federazione di Trento . Interviene come garante Gabriella Stramaccioni. Emilia Romagna Congresso della federazione di Ferrara . Interviene come garante Simone Oggionni. Congresso della federazione di Parma oggi e domani. Interviene come garante Claudio Bellotti. Congresso della federazione di Piacenza . Interviene come garante Ferdinando Mainardi. Toscana Congresso della federazione di Firenze . Interviene come garante Giovanni Russo Spena. Congresso della federazione di Pisa , alle 8.30 presso il circolo Arci di "Pisanova" in via Frascani, zona Cisanello-Isola Verde. Interviene come garante Giovanna Capelli. Congresso della federazione di Pistoia oggi e domani. Interviene come garante Mauro Cimaschi. Marche Congresso della federazione di Ancona oggi e domani. Interviene come garante Alberto Burgio. Congresso della federazione di Pesaro oggi e domani. Interviene come garante Erminia Emprin. Lazio Congresso della federazione di Castelli oggi e domani. Congresso della federazione di Tivoli oggi e domani. Interviene come garante Guido Mozzetta. Congresso della federazione di Viterbo oggi e domani. Abruzzo Congresso del circoolo di Capistrello (Aq) alle 17.30. Congresso del circolo di L'Aquila alle 15.30 presso il circolo cittadino. Per il documento 1 "Manifesto per la Rifondazione" interviene Maurizio Acerbo. Congresso del circolo di Liscia (Ch) alle 18. Congresso del circolo di Guardiagrele (Ch) alle 15. Congresso del circolo di Santa Maria Imbaro (Ch) alle 19. Campania Congresso della federazione di Avellino oggi e domani. Congresso della federazione di Napoli oggi e domani presso la Città della Scienza. Puglia Congresso della federazione di Bari oggi e domani. Interviene come garante Titti De Simone. Congresso della federazione di Brindisi oggi e domani. Interviene come garante Maria Campese. Congresso della federazione di Taranto . Interviene come garante Ramon Mantovani. Sicilia Congresso della federazione di Agrigento . Iniziative dei territori Lombardia La federazione di Bergamo aderisce alla campagna promossa dall'Arci contro la schedatura dei bambini rom. In segno di solidarietà durante il congresso provinciale del Prc che si chiude oggi, tutti i delegati rilasceranno le loro impronte. Tutti i circoli del partito organizzeranno banchetti per raccogliere le impronte dei cittadini. La raccolta proseguirà anche durante la festa di "Liberazione" di Torre Boldone (Bg) prevista dal 15 al 24 agosto. Feste di "Liberazione" Lombardia Oggi e domani ultimi giorni della festa dei circoli di zona Casorate Primo, Motta Visconti, Bereguardo a Bubbiano (Mi) , con due serate di ballo. Continua fino al 15 luglio Liberafesta 2008 a Crema presso gli impianti di rugby in via Toffetti 49. Emilia Romagna Inizia oggi e prosegue fino al 29 luglio la festa provinciale al Parco Togliatti di Bologna : dibattiti, cucina locale e musica. Toscana Fino al 20 luglio la festa al Parco Urbano a Montespertoli (Fi) : dibattiti, musica, ristorante, pizzeria. Si conclude oggi LiberaFesta 2008 negli Impianti sportivi di Roselle (Gr) con una serata all'insegna di cucina e musica locale. Alle 19 "Palestina: parliamone!" iniziativa organizzata dal Centro Donna e le Donne in Nero. Alle 22.30 il concerto dei Gallara. Fino al 20 luglio, per riprendere poi dal 24 al 27 luglio Ecofesta al Podere Operaio in via del Marginone a Montecarlo (Lu) : dibattiti, video, libri, musica, ristorante, bar e... 12/07/2008.

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Voci su esercitazioni militari Usa-Israele in chiave anti-Iran fanno impennare l'oro nero (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

12 Luglio 2008 Chiudi Voci su esercitazioni militari Usa-Israele in chiave anti-Iran fanno impennare l'oro nero.

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ROMA - La pace in Medio Oriente non è mai stata mai così vicina . E l'Italia &# (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

12 Luglio 2008 Chiudi ROMA - La pace in Medio Oriente "non è mai stata mai così vicina". E l'Italia è pronta a dare tutto il suo contributo, spendendo la sua autorevolezza con gli "amici" israeliani e palestinesi per arrivare entro la fine dell'anno ad un accordo che preveda la creazione di "due Stati indipendenti e sovrani". Cambiano i governi insomma, ma il "forte sostegno" di Roma al processo di pace in Terra Santa resta immutato. È questo il messaggio pieno di "ottimismo" che il premier Silvio Berlusconi ha consegnato ieri sera a Palazzo Chigi al presidente palestinese Abu Mazen, con il quale - durante la conferenza stampa - ha dimostrato un feeling personale oltre che politico. Un ottimismo, quello manifestato da Berlusconi, che il leader dell'Anp - da giovedì a Roma in visita ufficiale - ha pienamente condiviso, ringraziando l'Italia per il decennale sostegno "al popolo palestinese" e accogliendo a braccia aperte "il ruolo fondamentale" che Roma può svolgere nella regione grazie ai suoi "ottimi rapporti" sia con Israele che con i Paesi arabi. "Potete avvicinare i diversi punti di vista", ha spiegato Abu Mazen, che ha invitato Berlusconi a visitare i Territori palestinesi e ha definito "molto interessante" anche la proposta ribadita dal premier di una sede italiana - Erice, in provincia di Trapani - per la fase finale dei negoziati tra israeliani e palestinesi. "Siamo pronti a fare ciò che il presidente palestinese Abu Mazen riterrà che possiamo fare assieme a lui e al governo israeliano", ha assicurato il presidente del Consiglio, e "contiamo, visto l'ottimismo espresso anche dal presidente Usa Bush, di avere una soluzione definitiva in un periodo breve". Perchè quello della Terra santa "è un problema non solo di Israele e dei palestinesi, ma di tutti noi che abitiamo nel Mediterraneo". La "qualità " dei due protagonisti dei negoziati insomma - il premier israeliano Ehud Olmert e appunto il presidente dell'Anp Abbas - fa ben sperare Berlusconi, che non si è lasciato sfuggire l'occasione per un siparietto con un Abu Mazen: "È una persona straordinaria", ha detto il Cavaliere, perchè sa unire "l'entusiasmo proprio dei giovani" alla "concretezza, la pazienza, l'esperienza di noi vecchietti", ha aggiunto sorridendo Berlusconi mentre abbracciava Abu Mazen. Sì perchè, ha spiegato il premier rivolgendosi verso la platea di cronisti e fotografi che immortalano la scena con una marea di flash, "noi due siamo coetanei...". Nella sua giornata romana fitta di impegni, il presidente palestinese era stato ricevuto in mattinata al Quirinale dal capo dello Stato Giorgio Napolitano, in Campidoglio dal sindaco di Roma Gianni Alemanno e a colazione alla Farnesina dal ministro degli Esteri Franco Frattini. Con tutti Abu Mazen ha ricordato la "storia millenaria" che unisce il popolo italiano e quello palestinese, ringraziando l'Italia per l'amicizia dimostrata all'Anp. È di qualche giorno fa, infatti, l'annuncio di Frattini da Ramallah, di ulteriori 20 milioni di euro destinati dalla cooperazione italiana all'amministrazione palestinese, che si aggiungono ai 220 milioni impegnati dai vari governi italiani negli ultimi dieci anni. Un contributo finanziario che Berlusconi ha assicurato continuerà ad aiutare Fatah e il popolo palestinese. A dimostrazione di un rapporto a tutto campo con l'Italia, al di là del colore dei governi, Abu Mazen ha incontrato anche Romano Prodi e il predecessore di Frattini alla Farnesina, Massimo D'Alema. Con l'ex premier che non ha resistito alla tentazione di una "punzecchiatura" per l'ottimismo profuso da Berlusconi: "Parlare di ottimismo in Medio Oriente mi sembra fuori posto, parlare di minor pessimismo mi sembra corretto", ha osservato il Professore con i cronisti subito dopo il colloquio con Abbas. "Abu Mazen è assai meno pessimista di qualche mese fa. Le difficoltà sono note - ha aggiunto Prodi - ma c'è una volontà nel non creare tensioni ulteriori".

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GERUSALEMME - Aerei israeliani si stanno esercitando nello spazio aereo iracheno e usano le piste di (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

12 Luglio 2008 Chiudi GERUSALEMME - Aerei israeliani si stanno esercitando nello spazio aereo iracheno e usano le piste di atterraggio di basi americane per prepararsi a un eventuale attacco contro i siti nucleari dell'Iran. La rivelazione proveniva ieri da fonti del Ministero della Difesa dell'Iraq ed era riportata da network iracheni. La stessa notizia, con l'aggiunta che la presenza di aerei israeliani era stata individuata in alcune basi Usa, era stata poi rilanciata da fonti iraniane e ripresa dall'edizione online del giornale israeliano Jerusalem Post. "Completamente prive di fondamento". Secca è stata nel pomeriggio di ieri la smentita di un portavoce dell'Aviazione israeliana (Iaf). Ma non sufficiente a mettere fine a rivelazioni sempre di fonte irachene, secondo le quali nella provincia di Anbar arriverebbero di notte jet israeliani provenienti dallo spazio aereo giordano e atterrerebbero in una pista vicino alla città di Hadita. Secondo le suddette fonti, decollando da basi americane in Iraq, i caccia israeliani potrebbero giungere la località di Bushehr -dov'è una centrale iraniana- nel "tempo record" di cinque minuti. In un periodo in cui si susseguono minacce di imminenti attacchi aerei israeliani sull'Iran -l'ultima, seppur implicita, è stata giovedì del ministro della Difesa israeliano Ehud Barak- e controminacce di Teheran di colpire con missili Tel Aviv, le rivelazioni di ieri erano destinate a inasprire i toni della polemica. Gli ultimi test missilistici effettuati nei giorni scorsi dal pasdaran iraniani hanno dimostrato che gli aeroporti iracheni le basi Usa sono alla portata dei vettori degli ayatollah. Per questa ragione è intervenuto ieri pomeriggio il generale Mohammad al-Aksari, portavoce del Ministero della Difesa di Bagdad per gettare acqua sul fuoco della polemica. "Non abbiamo alcune evidenza di jet israeliani in esercitazione nei nostri cieli e nei nostri aeroporti" ha affermato il generale. Da Teheran, però, è stato ribadito che i militari iracheni controllano solo nove delle 18 provincie dell'Iraq e che aeroporti come quello vicino a Hadita sono "nelle mani" degli americani. La nuova polemica giunge mentre il mondo politico israeliano era in piena bufera. Ieri quattro inquirenti della polizia hanno sottoposto per ore il premier Ehud Olmert ad un interrogatorio (il terzo) definito "molto teso". Oltre all'accusa di aver preso "mazzette" è stata contestata al premier anche quella di aver chiesto il rimborso di missioni all'estero a istituzioni diverse per il medesimo viaggio, creando così gradualmente un "fondo parallelo" di circa 100 mila dollari che gli serviva - secondo la polizia - a finanziare altre attività. Da diversi partiti della opposizione, di destra e di sinistra, sono giunti accorati appelli ad Olmert affinché si dimetta.

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IN ISRAELE ARIA DI CRISI DI GOVERNO (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

12 Luglio 2008 Chiudi IN ISRAELE ARIA DI CRISI DI GOVERNO Nuove accuse di corruzione al premier L'opposizione: Olmert si deve dimettere.

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Amici/nemici il premier italiano offre denari e vede la pace in medio oriente (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Amici/nemici il premier italiano offre denari e vede la pace in medio oriente Abu Mazen da Berlusconi, Olmert in procura Secondo il Cavaliere "l'accordo non è mai stato così vicino". Intanto il premier israeliano sprofonda nei guai giudiziari Ha evitato commenti sull'Iran, ricordando che Teheran nel 2002 si impegnò nell'iniziativa araba che offriva a Israele la normalizzazione dei rapporti con 57 paesi islamici in cambio del ritiro dai territori palestinesi, ma ha aggiunto: "Sulle armi nucleari auspico solamente che la regione del Medio Oriente ne sia scevra". Certo, il riferimento potrebbe valere per Teheran quanto per lo stato ebraico, ma tanto è bastato al presidente dell'Anp Abu Mazen, ieri e oggi in visita a Roma, ad avere il plauso del presidente del consiglio Silvio Berlusconi che lo ha accolto con tutti gli onori riservati ai capi di stato, con tanto di conferenza congiunta al termine di una giornata fitta di incontri. Il clima è stato quello solito, con il presidente dell'Anp a congratularsi per la vittoria elettorale di Berlusconi, e il Cavaliere a far battute sull'età avanzata di entrambi. Ma l'incontro ha segnato un passaggio non da poco nella strategia del premier sul Medio Oriente, come conferma il riconoscimento di Abu Mazen del "ruolo estremamente influente nel processo di pace" che l'Italia potrebbe svolgere, avendone tutti "i requisiti". Abu Mazen, rimasto negli ultimi mesi al margine delle difficili trattative per giungere a una tregua tra lo stato ebraico e Hamas, resta il punto di riferimento (l'unico disponibile, peraltro) per l'Occidente che spera di rispettare gli impegni presi ad Annapolis di una pace da raggiungere entro la fine di quest'anno. "La volontà dell'Italia è di continuare a sostenere economicamente la sua parte e il suo popolo", ha detto Berlusconi al presidente dell'Anp, schierandosi apertamente con Fatah, il partito di Abu Mazen uscito perdente dalle elezioni del 2006 che consegnarono i territori a Hamas e che segnarono l'avvio di una parabola drammatica che ora si consuma nel limbo di Gaza. Berlusconi ci tiene ad "aiutare questo processo di pace" (ha anche offerto la sede di Erice per i negoziati israelo-palestinesi) sulle cui note la Casa Bianca di Geroge W. Bush intende intonare il canto del cigno: "Noi facemmo inserire Hamas nella black-list come organizzazione terroristica" ricordava ieri annunciando anche il sostegno economico di cui godranno le parti politiche impegnate nella pace, il famoso piano Marshall per la Palestina che il Cavaliere ha rilanciato appena tornato a Palazzo Chigi. "Sono ottimista. L'accordo fra israeliani e palestinesi non è mai stato così vicino. Questo anche grazie alle qualità di Abbas e Olmert", ha concluso il premier italiano. Berlusconi e Abu Mazaen, però, sanno di stare facendo i conti senza considerare la variabile impazzita della politica israeliana. Il premier israeliano Ehud Olmert è sotto il fuoco incrociato del parlamento e dell'autorità giudiziaria. A pochi mesi dall'inevitabile rinnovo della Knesset, un altro capitolo si è aggiunto allo scandalo sui presunti finanziamenti illegali ricevuti da Olmert da un uomo d'affari ebreo americano: ora il premier è accusato anche di essersi fatto rimborsare più di una volta, ripresentando le stesse ricevute, le spese sostenute nei viaggi all'estero quando era sindaco di Gerusalemme e ministro dell'Industria. Ieri, Olmert è stato interrogato per la terza volta dagli inquirenti, un "colloquio" durato più di due ore, al termine del quale la polizia israeliana ha reso noto che ci sarebbero nuovi e "gravi" elementi a carico del leader di Kadima: spulciando tra i documenti e ascoltando le testimonianze nell'ambito dell'inchiesta sul finanziamento occulto di cui avrebbe goduto il premier, sarebbero emersi dettagli che hanno portato ad aprire un nuovo filone d'indagine, stavolta per truffa ai danni dello stato. Gli investigatori ieri hanno comunicato che Olmert è ufficialmente indagato, ma il premier ha già fatto sapere che si dimetterà soltanto se sarà incriminato al termine dell'inchiesta. Inchiesta che sembra andare molto più veloce del previsto, e che rischia di collidere con l'appuntamento settembrino delle primarie di Kadima, nelle quali si deciderà chi sarà il successore di Olmert. Fra i nomi in lizza, molto probabilmente, il suo non ci sarà. Nel partito lo accusano di aver usato Kadima "come un giubbotto antiproiettile", mentre i suoi collaboratori parlano di accanimento contro il premier, protestando per le continue fughe di notizie dagli uffici degli inquirenti. "Le minacce della polizia mi ricordano altri periodi e altri regimi - ha detto il consigliere per la comunicazione del premier, Amir Dan - Avete mai visto la polizia di un paese democratico che parla in questo modo contro un primo ministro eletto?". Forse Silvio Berlusconi saprebbe che cosa rispondergli. 12/07/2008.

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Abu Mazen in Italia: Pace in MO con aiuto italiano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Politica Solidarieta' espressa anche dal presidente Napolitano Abu Mazen in Italia: Pace in MO con aiuto italiano Dopo l'incontro con Berlusconi Roma, 12 lug. - L'Italia ha dato il proprio impegno formale nell'appoggiare il processo di pace tra Israele e Palestina. E' questa la posizione ufficiale del nostro Paese, espressa dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al termine dell'incontro, tenutosi ieri, con Abu Mazen, leader dell'Autorità Nazionale Palestinese. Secondo Berlusconi la soluzione del conflitto è vicina: "Abbiamo offerto la sede di Erice e l'ospitalità delle delegazioni per arrivare alle ultime fasi del negoziato che non ci pare sia mai stato cosi vicino alle conclusioni. Ci sembra che l'obiettivo della pace e di una coesistenza pacifica di due Stati indipendenti sia così importante e che le differenze possano essere superate", ha dichiarato infatti il premier. L'impegno dell'Italia arriva al termine della visita di Abu Mazen in Italia, durante la quale il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso tutto il proprio sostegno nei confronti del "forte legame" che unisce il popolo italiano e il popolo palestinese. Massimo Miato.

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Giro di mazzette Olmert interrogato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 12-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Pagina 110 Giro di mazzette Olmert interrogato --> Gerusalemme Il mondo politico israeliano è in fermento dopo che ieri quattro inquirenti della polizia israeliana hanno sottoposto per ore il premier Ehud Olmert a un interrogatorio (il terzo) definito "molto teso". Già accusato di aver ricevuto dal finanziere statunitense Morris Talansky mazzette per un valore complessivo di 150 mila dollari, Olmert ieri ha avuto la sgradita sorpresa di sentirsi contestare nuove accuse: di aver chiesto rimborsi multipli per missioni compiute all'estero negli anni 1998-2005, quando fungeva da sindaco di Gerusalemme e poi da ministro dell'industria e del commercio. Per la stessa missione, sospetta la polizia, esigeva rimborsi da due-tre istituzioni pubbliche diverse, a loro insaputa. I fondi così accumulati sono valutati in 100 mila dollari.

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Unione per il Mediterraneostorico disgelo Siria-Libano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi a parigi nasce l'upm Sarkozy media. E i due leader annunciano l'apertura di ambasciate Parigi. Ascoltate i Parlamenti. Alla vigilia del vertice che battezzerà l'Unione per il Mediterraneo è l'italiano Gianfranco Fini, presidente della Camera dei deputati, a chiedere a Sarkozy che il nascituro organismo "non esprima soltanto la voce dei governi". Una nobile aspirazione, ma è probabile che il presidente francese abbia sbuffato assai dietro le quinte. Per lui, addirittura, l'Upm avrebbe dovuto costituire un organismo capace di incidere nella politica maghrebina e mediorientale: già non voleva che ne facessero parte i paesi non rivieraschi, figuratevi come lo può allettare una prospettiva assemblearista. Tant'è. Ieri Sarkozy ha incontrato in un hotel parigino il leader egiziano Hosni Mubarak, che assieme a lui co-presiederà il summit. Poi ha ricevuto il presidente libanese Michel Suleiman e quello siriano Bashar al-Assad, al quale ha promesso di restituire la visita entro la metà di settembre. E qui è arrivato il primo risultato. Il presidente siriano, rompendo anni di isolamento diplomatico, ha annunciato il ripristino di relazioni diplomatiche con il Libano - con ambasciate che apriranno nelle rispettive capitali - e ha chiesto alla Francia di portare, insieme agli Stati Uniti, "tutto il suo contributo a un futuro accordo di pace fra Israele e la Siria". Insomma: politica estera francese. A questo pensava Sarkozy durante la campagna elettorale, quando illustrava i benefici dell'Upm. Se non si fosse messa di mezzo Angela Merkel, preoccupata per la nascita di una piccola Ue nella Ue... E tuttavia l'alleanza fra la sponda nord e la sponda sud del Mediterraneo può davvero sortire effetti benefici: politicamente, economicamente, culturalmente. Oggi arriverà anche il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, con gli appunti dei ministri maggiormente interessati. Particolarmente importante quello di Altero Matteoli, responsabile dei Trasporti, a proposito delle autostrade del mare. Berlusconi terrà nel pomeriggio due incontri bilaterali: il primo con il presidente libanese Michel Suleiman e il secondo con il premier turco Recep Erdogan. Sul tappeto, il contingente italiano a Beirut e l'entrata nella Ue di Ankara. Contrarissima la Francia di Sarkozy, è proprio l'Italia di Berlusconi (ma con Prodi era la stessa cosa) a sostenere l'ingresso dei turchi nell'Unione, soprattutto come antidoto alla deriva fondamentalista: è chiaro che una Turchia forte e moderata ai confini del mondo islamico rappresenterebbe un modello da seguire per le moltitudini arabe. Domani il premier italiano inconterà invece il collega israeliano Ehud Olmert, e quindi siederà nel palco allestito a place de la Concorde per seguire la tradizionale sfilata del 14 luglio. Mentre Parigi si fa bella per la duplice ricorrenza, la festa nazionale e la nascita dell'Upm, dal mondo arabo non arrivano soltanto incoraggiamenti. Ecco cosa si chiede, polemicamente, il quotidiano egiziano Asharq al Awsat: "Gli europei vogliono discutere della pulizia delle acque del Mediterraneo, mentre nessuno stato arabo è interessato al problema; l'Europa si entusiasma per un utilizzo futuro dell'energia solare per sostituire il petrolio mentre gli stati della sponda sud contano sul petrolio; gli stessi regimi al potere da una parte sono democratici, mentre dall'altra sono totalitari... Di quale unione parliamo"? Eppure, proprio il contatto fra il presidente siriano Assad e quello libanese Suleiman, favorito da Sarkozy e spalleggiato da Mubarak, potrebbe essere il primo risultato dell'alleanza mediterranea. Già questo è un risultato storico, destinato ad aprire nuovi scenari nella questione mediorientale: e chissà che nelle prossime ore non si registri qualche altra clamorosa apertura. Allo stesso Gheddafi, che ha rifiutato di partecipare lanciando invettive contro l'Europa e l'Occidente, la nascitura Upm ha lasciato le porte aperte. I grandi progetti, si sa, hanno sempre gestazioni difficili. Paolo Crecchi crecchi@ilsecoloxix.it 13/07/2008.

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Frattini: <Evitiamo i nuovi colonialismi> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Frattini: "Evitiamo i nuovi colonialismi" l'intervista Il ministro degli Esteri: "La Francia ha fatto bene ad allargare l'alleanza". Il futuro: "Genova si deve muovere, è un'occasione" 13/07/2008 dalla prima pagina Tradotto dal politichese? "Fissare un'agenda, stabilire impegni e diritti, responsabilizzare la riva sud con una partecipazione diretta a tutti i processi evolutivi dell'Unione per il Mediterraneo. Solo così si possono far funzionare gli scambi interculturali e interreligiosi, che sono il presupposto di un modello di democrazia praticabile". Ministro, sta dicendo che ci sono state imposizioni... "Non forzi i concetti. Tutto ciò che è stato tentato fino ad oggi per promuovere una sinergia fra le due sponde del Mediterraneo ha avuto come base la buona fede degli Stati e dei loro governi. Nondimeno, in questo sforzo si è potuta dare la sensazione, magari sbagliata, che si volessero proporre e imporre modelli precotti. La vera svolta per fare dell'Upm un progetto di successo è evitare anche solo di dare una simile sensazione. Gli aspetti psicologici pesano in economia quanto nelle questioni diplomatiche". Quando parla di modelli precotti allude anche al proposito degli Usa di esportare la democrazia in Iraq? "Più che rifererendosi all'Iraq, è osservando quanto accaduto in Palestina o nel Parlamento egiziano che gli Stati Uniti hanno potuto verificare che se si tenta di esportare un modello occidentale, all'europea, si possono avere risultati opposti a quelli attesi. Si diceva: elezioni, elezioni, libere elezioni. Ebbene, in Palestina ha vinto Hamas, che è una organizzazione terroristica, mentre in Egitto la "Fratellanza Musulmana"è risultata la vera vincitrice. Non è esattamente ciò che gli Usa e l'Occidente si aspettavano". Perché un altro errore è puntare a forme di coesione economico-finanziaria anziché politico-culturale. "La stessa Ue deve superare questo guado. Tuttavia, mi creda, magari riuscissimo a creare un'unione economica del Mediterraneo. Sarà difficile, anzi, proprio perché l'Ue non ha ancora una sua dimensione politica e questo fatto pesa su tutti i processi che la coinvolgono". Dunque? "Abbiamo in ogni caso un primo obiettivo: creare un'area di libero mercato entro il 2010. Io credo che poi la scadenza sarà il 2011, ma fa poca differenza. Insieme a questa scelta dovrà esserci quella di una banca dedicata alle piccole e medie imprese. Se ci muoveremo con lo spirito di una cogestione dei processi, io credo che nell'area del Mediterraneo avremo tempi più rapidi nel realizzare una coesione politica fra Nord e Sud mirata ad attrarre investimenti nell'area meridionale". Ma questa posizione dell'Italia quanto è condivisa nell'Upm? "Molto. C'è consapevolezza che non esiste alternativa: il partenariato è per definizione un istituto fra pari e qualsiasi correttivo sarebbe vissuto come una nuova forma di colonialismo. Già questo non basta a convincere un leader come il colonnello Gheddafi, si figuri se si prospettasse anche solo lontanamente un'Upm che non garantisce parità fra gli attori politici". Magari bisogna spiegarlo anche a Sarkozy, che voleva un'Upm solo fra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, assegnando un ruolo preminente per la Francia. "Ma lui ha avuto il grande merito di modificare subito la sua proposta quando abbiamo fatto presente che i Paesi continentali dell'Ue non potevano accettare di essere esclusi dall'iniziativa. Il problema non era tanto un rischio di sovrapposizione all'Ue, e quindi di un suo indebolimento, quanto quello che cittadini dell'area mediterranea meridionale si trovano in tutta Europa e, quindi, non è pensabile che la Germania, per fare un esempio, non sia interessata all'Upm". Allora si può essere ottimisti anche a proposito dell'atteggiamento che assumerà Gheddafi... "Io lo sono, ma ci vorrà più tempo. Soprattutto, saranno i fatti e i comportamenti nostri a contare. Non basteranno le parole e le enunciazioni di principio". In chiave euro-afro-mediterraneo anche città come Genova aspirano a cogliere delle occasioni. Le autostrade del mare sono uno dei temi in agenda e il capoluogo ligure ha cose da dire e da fare. "Con infrastrutture, energia, commercio e piccole e medie imprese, quello delle autostrade del mare è uno degli argomenti strategici. Apre grandi prospettive, pure in chiave di difesa ambientale. Parliamo di trasporti che dovranno muoversi su navi moderne e sicure, quindi a doppio scafo protetto per evitare ogni forma di inquinamento, e parliamo di sviluppo portuale". Genova dovrà battere la concorrenza di Barcellona e Marsiglia: il governo la asseconderà? "Nessun dubbio e aver ripreso un'opera come il Terzo valico ferroviario è già un segnale forte in questa direzione. E' un'infrastruttura che serve alla città, alla Liguria e al Paese. Bisogna sempre ricordare, però, che l'azione di un governo va sostenuta anche in sede locale, quindi Genova faccia quanto le compete per vincere questa sfida". A che cosa allude? "A nulla di specifico che riguardi Genova, piuttosto all'atteggiamento generalizzato delle amministrazioni locali, le quali spesso ritengono che il governo possa fare tutto. Purtroppo non è così. Ma il fatto che lei abbia citato le opportunità che Upm apre per Genova, mi spinge a un'ulteriore riflessione". Sarebbe? "Ciò dimostra come le relazioni fra il Nord e il Sud del Mediterraneo siano importanti per l'Ue stessa, quindi quan to il gioco politico sia davvero fra pari". Con la differenza che l'Ue può gettare sullo scacchiere internazionale la sua forza intrinseca, non propriamente la stessa dei Paesi meridionali del Mediterraneo. "E' vero e l'Upm, da questo punto di vista, è un test. Se non riusciamo ad avere un ruolo determinante nel Mediterraneo, in pratica a casa nostra, scordiamoci di poterlo avere, che so, in Afghanistan. E, comunque, l'Ue deve saper costruire un asse anche verso il quadrante orientale, il Caucaso, i Balcani, la Russia, passando da una politica di vicinato a una politica di più stringente partecipazione". Il che romperebbe davvero lo schema di un mondo bipolare, prima basato sul dualismo Usa-Urss e oggi incardinato su ciò che resta della guerra fredda, con Cina e India pronte a sbilanciare i nuovi equilibri. "La funzione dell'Ue è essere il perno di una politica che dia pace e stabilità e crescita economica al mondo. Il Mediterraneo è un crocevia di questa azione e sciogliere il nodo mediorientale è la condizione di base per dispiegare, poi, un'azione che garantisca stabilmente uno sviluppo pacifico". luigi leone leone@ilsecoloxix.it 13/07/2008 ' 13/07/2008 la posizionedell'italiaLa sfida si vince solo con un vero rapporto paritario tra il Nord e il Sud franco frattiniministro degli Esteri 13/07/2008.

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Fra due "nemici" seduti così vicino una stretta di mano cambierebbe la storia - (segue dalla prima pagina) bernardo valli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Fra due "nemici" seduti così vicino una stretta di mano cambierebbe la Storia L'appuntamento è diventato meno ambizioso ma sarà il teatro di grandi manovre politiche Olmert e il leader siriano avrebbero potuto offrire alla grande cerimonia un colpo di scena (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) BERNARDO VALLI Quindi oggi a Parigi ci saranno tutti i capi di Stato e di governo europei più quelli della sponda Sud. Totale: 43 presenti. Il solo assente sarà Gheddafi, che ha deciso di snobbare l'appuntamento. Un appuntamento molto meno ambizioso del previsto (l'Unione Mediterranea iniziale è stata ridimensionata a Unione per il Mediterraneo, e i temi principali saranno l'inquinamento e l'energia solare), ma molto più spettacolare, visto il numero dei partecipanti. La grandiosità compenserà lo svuotamento del progetto originario. L'ironia sarebbe tuttavia fuori posto. Infatti se l'adunata di Parigi non segna la nascita dell'Unione mediterranea vagheggiata da Sarkozy (ma ricalca di fatto il più modesto Processo di Barcellona, vecchio di quasi tre lustri), il pletorico vertice sotto l'Arco di Trionfo non sarà un semplice avvenimento folcloristico. Sarà il teatro di tante manovre politiche con la possibilità di colpi di scena destinati a incidere non sui rapporti tra le due sponde del Mediterraneo ma sulla crisi mediorientale di cui anche il Mediterraneo è il cuore. Se l'obiettivo che Sarkozy originariamente si proponeva è in larga parte mancato, la grande cerimonia che sembrava destinata ad essere fine a se stessa offre occasioni impensate. Basta dare un'occhiata ai protagonisti. Quello mediorientali, beninteso, gli altri sono comparse di riguardo. Anzitutto ritorna in società Bashar al Assad, presidente della Siria, Paese incluso dagli americani nell'Asse del Male, alleato dell'Iran e sostenitore degli Hezbollah, nemici di Israele. Dopo l'assassinio di Rafik Hariri, il primo ministro libanese, Jacques Chirac, suo grande amico (al punto che, abbandonato l'Eliseo, vive in un appartamento parigino della famiglia Hariri), escluse con decisione Assad dai suoi interlocutori mediorientali, ritenendo la Siria responsabile dell'assassinio. Il successore, Nicolas Sarkozy, ha chiuso quel capitolo e ha invitato il presidente siriano non solo alla riunione mediterranea ma anche alla parata del 14 luglio, infischiandosene di chi ricorda che i siriani furono complici degli attentati di Beirut contro i parà francesi negli anni Ottanta. L'audace passo di Sarkozy è stato ripagato, poiché Assad ha annunciato a Parigi che Beirut e Damasco si scambieranno delle ambasciate: vale a dire che la Siria non considera più il Libano una sua provincia, ma lo riconosce come Stato sovrano. Nella storia mediorientale è un evento storico. Tante tragedie sono avvenute nella regione per il rifiuto della Siria di riconoscere l'indipendenza del Libano e per la tenacia con cui cercava di tenerlo sotto il suo controllo, con la forza o con gli intrighi. Altro protagonista del vertice parigino è l'israeliano Ehud Olmert, primo ministro del più potente Paese mediorientale ma anche il più malandato uomo politico della regione. Al punto che il quotidiano di Gerusalemme Haaretz ha definito il viaggio di Olmert in Francia "l'ultimo respiro di un moribondo". Moribondo politico, s'intende, perché entro luglio il milionario americano Morris Talansky deve spiegare davanti ai giudici israeliani come e perché ha versato 150 mila dollari all'amico Olmert. Promuovere un'importante iniziativa, compiere un gesto coraggioso da vero uomo di Stato prima di quella scadenza giudiziaria eviterebbe forse al Primo Ministro una dimissione senza gloria o delle elezioni anticipate ad alto rischio. Il suo ministro della Difesa, il laburista Ehud Barak, non aspetta altro, e il capo del Likud, il leader di destra Benyamin Netanyhau, è dello stesso avviso, perché pensa non a torto di poter prendere il posto di Olmert. è opinione assai diffusa in Israele, tra gli avversari di Ehud Olmert, che egli, di solito tanto prudente, abbia avviato negli ultimi tempi numerose azzardate iniziative diplomatiche in tutte le direzioni per salvare quel po' di prestigio che gli resta come Primo Ministro. Dopo avere ripreso all'improvviso in maggio, tramite la Turchia, i negoziati con la Siria, Olmert ha annunciato la sua presenza a Parigi sapendo che vi avrebbe trovato Bashar al Assad. Ci sarà una stretta di mano tra Olmert e Assad durante il soggiorno parigino? O una fotografia fianco a fianco? Sarebbe una prima assoluta. Molti ritengono impossibile un avvenimento tanto plateale. Il protocollo francese, è stato spiegato, ha studiato le cose in modo che gli avversari non si trovino mai troppo vicini. E lo stesso Nicolas Sarkozy ha tenuto a precisare ieri che i tempi non sono maturi per un dialogo diretto tra Damasco e Gerusalemme. Nessuno pensava che ci potesse essere una pace siro-israeliana all'ombra dell'Arco di Trionfo nelle prossime ore. Ma una certa suspense resta sulla possibilità di un gesto distensivo destinato ad assumere un forte valore simbolico, in vista di un dialogo diretto nel prossimo futuro. In fondo gli invitati sono in tutto una quarantina, non tanti da non potersi incontrare. Tutti i Primi Ministri israeliani, ad eccezione di Sharon, hanno sognato invano di essere gli autori di una pace con la Siria, che resta un paese chiave della regione. Per Olmert sarebbe un salvagente che gli eviterebbe di naufragare negli affari giudiziari. O perlomeno che ne ritarderebbe gli effetti. è quel che pensano, non senza perfidia, i suoi nemici. Prevarranno alla fine gli interessi di Israele, ai quali Olmert deve piegarsi. Resta tuttavia che Parigi offre, se non un'occasione di pace, perlomeno la tentazione di un bel gesto. Da anni, dal 2004, da quando Assad (succeduto nel 2000 al padre, detto il "Bismarck del Medio Oriente") è andato in visita ufficiale a Istanbul, i turchi sono diventati i mediatori tra Israele e la Siria. Negoziati indiretti avrebbero persino consentito di raggiungere un'intesa di massima sull'evacuazione (in dieci- quindici anni) del Golan occupato dagli israeliani, e delle rive del Lago di Tiberiade. Le puntuali crisi hanno poi aperto lunghi silenzi. Ma la posta in gioco essendo altissima, il dialogo a distanza è ripreso. La Siria è alleata dell'Iran ed è il cordone ombelicale che unisce l'Iran agli Hezbollah. L'israeliano Ehud Barak non usa mezzi termini quando dice che se si potesse dissociare la Siria dall'Iran, quest'ultimo verrebbe ridimensionato, e quindi il mondo potrebbe respirare meglio. E aggiunge che "quando sarà venuto il momento, Israele saprà prendere decisioni difficili". Quali? Restituire il Golan occupato nel '67, e da allora rimasta una rivendicazione irrinunciabile per Damasco? Ma Damasco esige altro. Avrebbe chiesto in cambio, per divorziare dall'Iran, un trattamento finanziario e militare simile a quello concesso dagli Stati Uniti all'Egitto. E questo George W. Bush lo rifiuta, e lascia la Siria nell'Asse del Male. Si può concludere che la festa per un'Unione mediterranea mancata avrebbe un finale a sorpresa, e comunque grandioso, se l'israeliano Olmert cercasse il siriano Assad e gli stringesse la mano. O viceversa. In fondo saranno lì a due passi l'uno dall'altro. Ma chi osa sperare tanto? Forse neppure Sarkozy. Il quale ha tuttavia avuto ragione di invitare Assad. L'annuncio dello scambio di ambasciate tra Beirut e Damasco valeva una messa, anche solenne, a Parigi.

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Al club med promesse di pace e crisi petrolifera - giampiero martinotti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Al Club Med promesse di pace e crisi petrolifera Oggi il vertice con 43 Stati. Assad da Sarkozy: "E' presto per dialogare con Israele" Scambio di ambasciatori fra Damasco e Beirut Nuove minacce dall'Iran GIAMPIERO MARTINOTTI dal nostro corrispondente PARIGI - E' ancora troppo presto per parlare di un negoziato diretto tra Siria e Libano, ma Bachar al Assad è pronto ad andare avanti: accetta uno scambio di ambasciatori con il Libano e riconosce così, per la prima volta, l'indipendenza di Beirut, dando un pegno della sua volontà di continuare sulla strada del dialogo. Il vertice dell'Unione per il Mediterraneo, che si svolge oggi pomeriggio al Grand Palais, avrà almeno permesso di riportare in primo piano il processo di pace in Medio Oriente. Con una sola nota dissonante: Assad dice che l'Iran non ha nessuna intenzione di avere l'arma atomica, Nicolas Sarkozy gli ha chiesto di convincere Teheran a dare una prova concreta di questa supposta volontà. E questo proprio mentre ieri l'Iran ha minacciato di colpire Israele e 32 basi americane in caso di un attacco contro il suo territorio. Il vertice di oggi non darà risultati clamorosi per la collaborazione fra le due rive del Mediterraneo - i temi sono generici si va dall'acqua alla crisi petrolifera, dall'ambiente alla sicurezza alimentare - il documento finale sarà probabilmente generico. Ma la riunione permette di mettere attorno allo stesso tavolo il primo ministro israeliano, Ehud Olmert, e i capi di numerosi Stati arabi, fra cui, appunto, la Siria e il Libano. I diplomatici hanno dato fondo alla loro inesauribile fantasia per riuscire a collocare tutti secondo un ordine alfabeticamente corretto e politicamente accettabile. E in fondo la riunione di oggi sarà seguita soprattutto per scrutare Olmert e Assad, per i quali una stretta di mano è forse prematura, ma che potrebbero lanciarsi un segnale, anche se nessuno sa dire quale potrebbe essere. Riunire 43 paesi è il maggiore successo raccolto da Sarkozy, cui il presidente libanese, Michel Suleiman, e quello siriano hanno lasciato l'onore di annunciare lo scambio di ambasciatori tra i due paesi per la prima volta dalla loro indipendenza. Un gesto che apre un nuovo capitolo nella tragica e tumultuosa storia mediorientale. Assad ha anche fatto il punto sui negoziati indiretti aperti con Israele grazie alla mediazione turca: secondo il presidente siriano, i tempi non sono ancora maturi per una trattativa diretta, alla quale ha detto di voler associare, oltre agli Stati Uniti, la Francia, ringraziando così Sarkozy per averlo aiutato a uscire dal suo isolamento. Ma non passeranno meno di sei mesi prima di vedere israeliani e siriani parlarsi direttamente, dato che l'attuale amministrazione statunitense, ha detto Assad, non è interessata al processo di pace in Medio Oriente. Infine, la questione iraniana. Il leader siriano ha ripetuto di non credere che Teheran voglia la bomba atomica e ha chiesto che le armi di distruzione di massa scompaiano da tutta la regione. Sarkozy gli ha chiesto di far pressione sul regime iraniano perché porti le prove per dimostrare che non lavora per avere l'arma atomica. Oggi, ci saranno altri incontri, compreso quello fra Olmert e Mahmoud Abbas. Nel pomeriggio, sotto la grande volta in vetro del Grand Palais, Sarkozy e l'egiziano Mubarak presiederanno la "grande messa" mediterranea. Tutti sperano che Olmert e Assad si scambino un segnale, sia pur timido.

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Sarkozy sdogana Assad, il presidente siriano all'Eliseo Rotto l'isolamento di Damasco. Oggi a Parigi il vertice sognato da Nicolas: riuniti 44 Paesi europei e mediterranei (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 13-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Sarkozy sdogana Assad, il presidente siriano all'Eliseo Rotto l'isolamento di Damasco. Oggi a Parigi il vertice sognato da Nicolas: riuniti 44 Paesi europei e mediterranei / Roma SDOGANA LA SIRIA Fa da testimone alla stretta di mano tra il rais di Damasco Bashar al-Assad e il suo omologo libanese Michel Suleiman. Offre una cornice di prestigio per un nuovo faccia a faccia tra l'israeliano Olmert e il palestinese Abu Mazen. Alla vigilia della festa nazionale della Francia, il suo presidente Nicolas Sarkozy le ha preparato un regalo degno di un sovrano: oggi Parigi sarà la capitale dell'Europa e del Mediterraneo, sul suo suolo nascerà l'unione di popoli più grande della storia e all'ombra dell'Eliseo si assisterà alle prove generali della sperabile riconciliazione in Medio Oriente. E Sarkozy è già pronto, sull'uscio del Grand Palais, ad accogliere i 44 capi di Stato e di Governo (gli unici assenti il leader libico Gheddafi, polemico col vertice, e il re del Marocco Mohammed VI, quest'ultimo sostituito dal fratello, il principe Moulay Rashid.) delle due sponde che metteranno la loro firma sul certificato di nascita dell'Unione per il Mediterraneo (Upm), il "sogno" di Sarkò che oggi diventa realtà. Sebbene l'Unione che sarà battezzata oggi nell'atteso vertice di Parigi sia una versione rivista e corretta del progetto iniziale di Sarkozy, al presidente francese resterà comunque il "brevetto" e gli onori: è con lui che capi di Stato della sponda Sud dialogano, e si è accreditato anche come mediatore per il Medio Oriente (soppiantando Tony Blair), riuscendo a portare attorno allo stesso tavolo Siria, Algeria, Autorità nazionale palestinese e Israele. Sarkozy ha infatti preparato tutto affinché il 13 luglio non si celebri solo la nascita della nuova Unione, ma anche la prova generale della riconciliazione in Medio Oriente: il premier israeliano Ehud Olmert siederà accanto al collega palestinese Abu Mazen, e anche il presidente siriano Bashar al-Assad tornerà per la prima volta ad avere un posto al tavolo della diplomazia internazionale, dopo l'assassinio dell'ex premier libanese Rafik Hariri e i sospetti mai chiariti di un coinvolgimento diretto della Siria. E per essere sicuro che tutto vada per il verso giusto, e che il conflitto arabo-israeliano non torni a mettersi di traverso nelle aspirazioni all'unità dell'area euro-mediterranea, il presidente francese ha avviato fin da ieri incontri bilaterali con Olmert e Abu Mazen, poi con Assad e il presidente libanese Michel Suleiman. Un primo risultato è già stato ottenuto: il presidente Assad "è fortemente determinato a stabilire relazioni diplomatiche con il Libano", recita un comunicato congiunto franco-siriano divulgato al termine dell'incontro tra Sarkozy e Assad. Nel comunicato, il presidente siriano "ha auspicato che la Francia, con gli Usa, possa portare tutto il suo contributo a un futuro accordo di pace fra Israele e la Siria". Un'apertura di credito subito rilanciata nella conferenza stampa congiunta dal presidente francese - che entro la metà di settembre si recherà in visita ufficiale a Damasco -. Sarkozy conferma che il Libano e la Siria apriranno ambasciate nelle loro rispettive capitali. "Avverrà presto", gli fa eco Assad, che aveva a suo fianco il presidente libanese Michel Suleiman e l'emiro del Qatar Hamad ben Khalifa al-Thani. "La Siria può svolgere un ruolo essenziale nella stabilizzazione del Medio Oriente", rimarca il capo dell'Eliseo che delinea il primo, impegnativo banco di prova per Damasco: l'Iran. Allo "sdoganato" Assad, Sarkozy chiede di "convincere" Teheran a fornire "prove concrete e non solo intenzioni" che non intende dotarsi di armi nucleari. Immediata la risposta del presidente siriano: "Riferiremo all'Iran quanto detto - assicura Assad - anche se riteniamo , sulla base delle nostre informazioni, che (Teheran) non abbia alcuna intenzione di fabbricare armi nucleari". È il ricco preludio del "Sarkò-day". u.d.g.

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Per la pace serve riconoscere i due Stati (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 13-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del VELTRONI-ABU MAZEN "Per la pace serve riconoscere i due Stati" ROMA La posizione di Walter Veltroni non cambia: bisogna riconoscere lo Stato palestinese e al tempo stesso garantire la sicurezza di Israele. Il segretario del Partito Democratico, accompagnato dal Ministro degli Esteri del governo ombra, Piero Fassino, ha incontrato ieri a Roma il presidente dell'Autorità Palestinese, Abu Mazen. "È stato uno scambio di idee molto interessante", ha dichiarato il leader del Pd. Veltroni ha raccontato come Abu Mazen abbia guardato con favore al fatto che l'attuale governo italiano sia in linea con la politica estera messa in atto dall'esecutivo precedente. Il segretario del Pd ha sottolineato come in Medio Oriente siano stati fatti dei passi in avanti, in particolar modo "la stabilizzazione del Libano", ma si è detto convinto che si debba arrivare a una soluzione complessiva, per la quale occorre "l'impegno delle comunità internazionali, l'Europa, la Russia, gli Usa e la Lega Araba". La stessa convinzione è stata espressa da Piero Fassino. Anche l'ex segretario dei Ds vede dei segnali incoraggianti nell'area, "l'elezione del presidente in Libano, la formazione del governo di unità nazionale, i colloqui tra Siria e Israele, la tregua tra Israele e Hamas, l'impegno per la pace dei Paesi arabi". Ma al tempo stesso, al pari di Veltroni, è preoccupato per la situazione iraniana. Secondo Fassino, bisogna "sminare il dossier su Teheran, che può diventare il punto di crisi del processo di pace", perché la vicenda "non si può circoscrivere solo a quel Paese, ma investe l'intero Medio Oriente e la stabilità dell'area".

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FRONTIERA SUD (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Arrigo Levi FRONTIERA SUD Il progetto di Nicolas Sarkozy di una "Unione per il Mediterraneo" non ha avuto finora, e non soltanto in Italia, una buona stampa. Perfino in Francia i commenti più autorevoli parlano di "un progetto che unisce ambizioni e incertezze". Ma anche i più scettici, che hanno a lungo giudicato che si trattasse soltanto di "una trovata alla Sarkozy", che sarebbe forse abortita prima di nascere, debbono prendere atto che oggi, 13 luglio, vigilia del "Quatorze Juillet", si riuniranno a Parigi i capi di Stato o di governo di 43 Paesi (salvo imprevisti, i Paesi rappresentati dovrebbero essere in tutto 47), per discutere di questa "trovata". Anzi, per mettere in moto, concretamente, un "programma di progetti" ("centinaia di progetti concreti", dicono gli ideatori francesi), che dovrebbe coinvolgerli in iniziative comuni nel campo dell'economia, delle tecnologie, dell'alimentazione, delle infrastrutture, della sicurezza, dell'antiterrorismo, della cultura, dei problemi delle migrazioni. L'obiettivo ultimo è di ripetere il miracolo dell'unificazione europea, creando un po' alla volta una grande "area di pace e cooperazione" in una regione che fu già la culla della civiltà occidentale, ma anche il teatro di innumerevoli conflitti, fino ai giorni nostri. Della sua idea di una "Unione del Mediterraneo" Sarkozy parlò per la prima volta nell'ottobre 2006, in piena campagna elettorale. Diventato Presidente, rilanciò questa "idea" nel marzo 2007, durante una visita in Marocco. Escludeva allora dall'iniziativa i Paesi europei non affacciati al Mediterraneo. Dopo una brusca frenata, per validi motivi, dei tedeschi, degli spagnoli e di altri, il progetto si è aperto a tutti i 27 Paesi dell'Unione Europea e a tutti i Paesi rivieraschi, dalla Turchia al Marocco, e si è esplicitamente ricollegato al "Processo di Barcellona", creato nel 1995. Il titolo ufficiale dell'iniziativa è oggi: "Il processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo". La proposta francese è tanto ambiziosa quando indefinita. Ma ha ragione l'Economist quando dice che dietro il "Club Med" di Sarkozy si trova il germe di un'idea brillante, e forse "l'inizio di qualcosa di esaltante". La differenza, rispetto al "Processo di Barcellona", è che in questo rilancio di una iniziativa di cooperazione e pace nel Mediterraneo si impegna uno dei Grandi dell'Europa, la Francia, e si gioca la reputazione un capo di Stato ambizioso come Nicolas Sarkozy. Si può rimanere ugualmente incerti sulle probabilità di successo. Si può giudicare troppo enfatico il linguaggio di uno degli ispiratori del progetto, Henri Guaino, quando parla di voler realizzare quello che fu "il sogno di Augusto e di Alessandro Magno". Sembra anzi che i primi a essere un po' imbarazzati da questo linguaggio siano stati i "grands commis" del ministero degli Esteri francese quando hanno dovuto mettersi duramente al lavoro per fare accettare a tanti governi divisi da rivalità e conflitti di presentarsi tutti a Parigi il 13 luglio. Per fortuna, quella francese è ancora una grande diplomazia. E sarebbe da sciocchi non compiacersi del successo iniziale della Francia, che ha avuto ieri una prima e concreta manifestazione, superiore alle attese, con le importanti aperture della Siria nei confronti di Libano e Israele. Anche se il testo della Dichiarazione che tutti firmeranno rimarrà incerto, in alcuni delicati passaggi, fino all'ultimo. E anche se non sappiamo ancora da dove verranno i cospicui fondi necessari per la realizzazione dei "progetti", e quali nuove strutture si dovranno creare per far sì che i sogni si realizzino. Per ora si parla di un "segretariato permanente" e di due Presidenti. Stasera ne sapremo di più. Ma pensiamo un momento ai problemi che hanno impegnato negli ultimi anni tutta l'attenzione dei Paesi dell'Unione Europea: la realizzazione, ancora incompiuta, di nuove istituzioni della stessa Unione; l'assorbimento nell'Unione dei nuovi Paesi membri dell'Europa dell'Est. Niente da obiettare, ovviamente. Queste erano e rimangono priorità assolute. Abbiamo stravolto e democratizzato tutto il quadro politico europeo. Abbiamo visto arretrare le frontiere della grande Russia, che si chiamava Unione Sovietica, di centinaia di chilometri, e mentre l'impero sovietico andava a pezzi per conto suo, abbiamo in realtà assicurato alla Federazione Russa (anche se Mosca non sembra averlo ben capito) frontiere di pace, come non le ha mai avute prima. Abbiamo fatto dei miracoli. Ma l'iniziativa di Sarkozy ci richiama a una realtà che rischiavamo di dimenticare: il Mediterraneo è la nostra frontiera meridionale. I Paesi dell'altra riva sono nostri confinanti. I loro problemi economici e politici sono anche nostri. La nostra pace e sicurezza dipenderà dallo sviluppo di relazioni di pace dove ci sono ancora conflitti; dal progresso economico della Riva Sud; dalla nascita e dal consolidamento di regimi democratici là dove vigono ancora autocrazie e totalitarismi, e dal superamento di quella che ci auguriamo sarà soltanto una fase transitoria - la fase del fondamentalismo estremista e terrorista - nella secolare storia dell'islamismo. Scherziamo pure sul sogno di Sarkozy di "rifare l'Impero Romano". Ma se questo sogno promuoverà iniziative capaci di creare le condizioni per il superamento delle minacce alla nostra pace e sicurezza che vengono dal Sud, saremo tutti più sicuri, in un mondo più giusto. Auguriamoci dunque che il progetto di "Sarko" vada avanti. E noi italiani, in particolare, smettiamola di tormentarci con le nostre fastidiose beghe interne per impegnarci a fondo in questa iniziativa: proprio perché siamo forse più consapevoli di altri dell'immensa complessità dei problemi del Mediterraneo. Ricordate il conflitto israelo-palestinese?.

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Assad incontra Sarkozy: sì alla pace con Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-13 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Vertice La Siria apre anche al Libano, polemiche a Parigi Assad incontra Sarkozy: sì alla pace con Israele PARIGI - Stretta di mano tra Nicolas Sarkozy e il presidente siriano Assad (foto) al summit di Parigi per il lancio dell'Unione per il Mediterraneo. Assad chiede alla Francia di essere l'intermediario di colloqui diretti con Israele. "Il Medio Oriente da troppo tempo aspetta buone notizie", ha osservato Sarkozy. Polemiche anti-Assad a Parigi: "Sbagliato riceverlo". Al summit storico incontro anche tra Assad e il presidente libanese Suleiman. I due leader hanno annunciato l'apertura di ambasciate a Damasco e Beirut. A PAGINA 5 A. Ferrari e Nava.

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Così Damasco torna tra i <presentabili>: la mossa di Bashar e l'azzardo dell'Eliseo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-13 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE L'analisi Così Damasco torna tra i "presentabili": la mossa di Bashar e l'azzardo dell'Eliseo DAL NOSTRO INVIATO PARIGI - Per Bashar el Assad è il più grande successo della sua presidenza. Atteso nella forma, ben oltre le attese nella sostanza. Ieri a Parigi, infatti, la Siria è stata sostanzialmente depennata dall'elenco dei cosiddetti Paesi-canaglia, che destabilizzano il Medio Oriente e sponsorizzano il terrorismo. Rientra quindi nel consesso dei "presentabili" grazie a Nicolas Sarkozy, che ha cancellato sette anni di gelo, e tre anni di gravissimi sospetti, affiorati il 14 febbraio del 2005 dopo l'assassinio dell'ex premier libanese Rafik Hariri, grande amico della Francia e soprattutto dell'ex presidente Jacques Chirac, che sui mandanti di quella strage non ha mai avuto dubbi. Che cosa è successo per spingere uno dei più solidi amici europei degli Stati Uniti, appunto Sarkozy, a sdoganare Damasco, parlando di "progressi storici"? Vi sono almeno cinque motivi per spiegarla: la necessità di allontanare la Siria dal pericolo numero uno, l'Iran, o almeno di utilizzare Bashar per ottenere garanzie sul nucleare dall'alleato Ahmadinejad; la ripresa dei colloqui indiretti, via Turchia, tra Damasco e Gerusalemme, nella speranza di arrivare a quell'accordo di pace che sfuggì, a pochi metri dal traguardo, nel 2000; la decisione della Siria di sostenere l'elezione del nuovo presidente libanese, Michel Suleiman, favorendo gli accordi di Doha, e di avviare - lo ha promesso ieri Bashar - relazioni diplomatiche con il Libano, ritenuto un "protettorato", quindi privato da decenni dell'autonomia e della propria dignità nazionale; la volontà, reiterata da Assad, di utilizzare la sua influenza con Hezbollah ed Hamas, e la richiesta alla Francia di unirsi agli Usa per favorire colloqui diretti con Israele. Le promesse sono suggestive, però i dubbi rimangono perché gli impegni suonano in parte contraddittori. Ne basterebbe uno solo per suggerire prudenza. è vero che il Libano è stato nuovamente pacificato, ma a un prezzo esorbitante: il governo filo-occidentale avrà infatti anche 11 ministri dell'opposizione filo-siriana, con diritto di veto su qualsiasi legge. Senza dimenticare che, tra gli accordi sottobanco potrebbe esserci la volontà di ritardare l'avvio del processo internazionale sull'assassinio di Hariri, che imbarazza il regime di Damasco. Allora, è un "grande mercanteggio" come scrive Raghida Dergham su Al-Hayat? Oppure Bashar è diventato più "opportunista", come ha detto lo scrittore Michel Kilo, che fu condannato a tre anni per le critiche al regime di Assad? Probabilmente sono vere entrambe le interpretazioni. Perché la Siria ha forse cominciato a realizzare che l'alleanza con Teheran rischia di trasformarsi in un abbraccio mortale per un Paese che rivendica orgogliosamente la laicità delle proprie istituzioni. Certo, senza l'ardita scommessa di Sarkozy sarebbe stato assai difficile riaprire le porte a Damasco. Che ha ottenuto persino l'impegno di una visita di Stato a metà settembre del presidente francese, intenzionato a continuare nel Medio Oriente la sua intelligente ma spregiudicata strategia. Di certo, l'invito a Bashar el Assad al vertice euro- mediterraneo e lunedì alla sfilata del 14 luglio è un'apertura di credito rischiosa, che ha procurato all'Eliseo aspre critiche dai militari e dalle organizzazioni per il rispetto dei diritti umani. Ma Sarkozy ha voluto provarci: perché, come il Medio Oriente insegna, senza atti di coraggio non si va da nessuna parte. Antonio Ferrari PER SAPERNE DI PIù Approfondimenti audio, informazioni, commenti sui retroscena del vertice di Parigi e i protagonisti della partita mediorientale direttamente sul sito www.corriere.it.

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Il giorno di Sarkozy, riparte il dialogo Siria-Libano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-13 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il giorno di Sarkozy, riparte il dialogo Siria-Libano Assad: "Sì alla pace con Israele". Oggi a Parigi il lancio dell'Unione Mediterranea Storica stretta di mano tra i presidenti Assad e Suleiman a 3 anni dall'omicidio Hariri: annunciata l'apertura di ambasciate a Damasco e Beirut. Da Washington "congratulazioni" (con riserve). Sarkozy chiede alla Siria di mediare con Teheran sul nucleare DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - Per un giorno, Parigi è capitale d'Europa e del Mediterraneo. E passano da qui le speranze di pace in Medio Oriente, con prove di dialogo fra Siria e Libano e la prospettiva di colloqui diretti fra Damasco e Gerusalemme. Ieri pomeriggio, storica stretta di mano, alla presenza di Nicolas Sarkozy, fra il presidente siriano Assad e il presidente libanese Suleiman, che hanno annunciato l'apertura di ambasciate a Damasco e a Beirut. Un gesto che, da parte della Siria, significa riconoscimento pieno ed effettivo di frontiere e indipendenza del Libano. Oggi tavolo allargato al premier israeliano Olmert, con la prospettiva che - grazie alla Francia - si vada oltre il dialogo indiretto fra Siria e Israele, attualmente affidato alla mediazione turca, anche se per Sarkozy i tempi sono ancora "prematuri". "Il Medio Oriente da troppo tempo attende buone notizie. Oggi ne abbiamo una storica", ha commentato il presidente francese che incassa, già alla vigilia, la prima conseguenza del progetto - l'Unione per il Mediterraneo - da lui sognato e voluto invitando a Parigi 42 capi di Stato e di governo nella cornice simbolica delle grandi occasioni: il Grand Palais (sede della prima esposizione universale) e la tradizionale festa della Bastiglia. I grandi disegni politici camminano su idee semplici quanto ambiziose. L'Unione per il Mediterraneo - il "mare nostrum" del XXI secolo, crocevia di culture e scambi commerciali fra il Nord europeo, il Nord Africa e il Medio Oriente - è una di queste. Nicolas Sarkozy l'ha lanciata all'indomani della sua elezione all'Eliseo e prova a darle concretezza oggi. Da mesi, i preparativi sono scanditi da riserve (della Germania in particolare, che guarda ad Est e si preoccupa di chi paga il conto), diffidenze (della Turchia, che paventa un premio di consolazione sul cammino incerto di adesione all'Europa), sospetti di neocolonialismo (Libia) e scetticismo: inevitabile quando il quotidiano realismo si confronta con sogni di pace, dialogo, progresso. Nell'impresa, Sarkozy - come presidente di turno dell'Ue - si gioca la credibilità di statista e ne fa un test di ambizioni e consapevolezza della stessa "potenza" europea. Gli ostacoli, enormi, sono di varia natura. Divario economico, standard di democrazia, presenza di dittatori e autocrati, conflitto mediorientale. E i rischi che la "grande intuizione" si riduca a un carrozzone burocratico, condannato all'impotenza da fondi lesinati e interessi divergenti, esistono. Ma i segnali di impegno e buona volontà sono altrettanto forti. Il primo è la presenza stessa del presidente Assad, dopo sette anni di ostracismo e tensioni diplomatiche connesse alla crisi libanese e all'assassinio dell'ex premier libanese Hariri. Una visita che divide ma che apre concrete premesse di dialogo in tutta l'area. Il vertice a tre con il presidente libanese e oggi il colloquio con il premier israeliano sono di portata storica per la pace in Medio Oriente. La Francia torna ad essere un playmaker nell'area e Sarkozy (invitato a Damasco entro l'estate) pur correndo il rischio di una sorta di riabilitazione della Siria, diventa il fautore di dialogo e stabilità. Il presidente francese ha chiesto alla Siria di farsi carico delle apprensioni per i programmi nucleari dell'Iran e di "convincere" Teheran a fornire "prove" concrete a proposito della versione militare di questi programmi. Naturalmente, non ha firmato cambiali in bianco, ricordando a Damasco i progressi ancora da compiere sulla strada della democrazia. Come hanno fatto anche gli Usa, congratulandosi in serata per l'apertura delle relazioni diplomatiche con il Libano. "Spero che la Francia, con gli Stati Uniti, possa portare tutto il suo contributo ad un futuro accordo di pace fra Israele e Siria", ha detto Assad che ha assicurato il sostegno solidale al "fratello presidente " Suleiman e al governo del Libano appena nato. Oggi vedremo se il clima della vigilia porterà altre buone notizie. Soprattutto concrete. L'utopia della rifondazione dei rapporti in questa area cruciale passa anche per la definizione di progetti in vari campi: ambiente, energia, cooperazione marittima, ricerca, immigrazione, collaborazione antiterrorismo. è il primo passo per il futuro di 461 milioni di cittadini del grande "lago ". Massimo Nava Benvenuto Nicolas Sarkozy accoglie il leader siriano Assad.

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L'Iran agli Usa: <Se ci attaccate distruggeremo 32 vostre basi> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 13-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Crisi del nucleare, il ministro degli esteri di Teheran Mottaki: "La reazione sarà distruttiva" L'Iran agli Usa: "Se ci attaccate distruggeremo 32 vostre basi" Nuove minacciose dichiarazioni da parte della Repubblica sciita nei confronti degli Stati Uniti sullo sfondo della lunga crisi del programma nucleare iraniano, dossier irrisolto e foriero di nuovi conflitti in un'area del pianeta già devastata dalle guerre post 11 settembre. Anche se la prospettiva di una nuova guerra nell'area appare attualmente improbabile, l'escalation di dichiarazioni più o meno bellicose da parte dei contrendenti sta alimentando un clima preoccupante. Ieri l'ennesimo capitolo della saga. Se i siti nucleari presenti sul territorio venissero attaccati dall'aviazione Usa, l'Iran non resterà infatti con le mani in mano, rispondendo prontamente all'offesa. "Siamo in grado di colpire e di distruggere 32 basi militari americane nel Golfo e in Medio Oriente", ha dichiarato ieri all'agenzia Fars Mojtaba Zoalnor viceleader spirituale delle Guardie della Rivoluzione. Spiegando che le basi statunitensi sono sotto il tiro dei missili a lunga gittata Shahab3 testati peraltro nei giorni scorsi dallo Stato maggiore dei pasdaran nei cieli del Golfo persico. Secondo gli esperti militari di Teheran questa nuova generazione di missili è in grado di raggiungere anche il territorio israeliano. Una retorica che fa da contraltare alle dichiarazioni che sempre in questi giorni arrivano dai vertici del regime sciita tese a ribadire che l'Iran di per sé non ha intenzione di attaccare nessuno, ma solo di difendersi in caso venisse colpita. Ed il ministro degli Esteri, Manoucher Mottaki, ieri ha ribadito che gli Stati Uniti, ancora impegnati nei difficili fronti in Afghanistan ed Iraq, non possono permettersi di aprirne un terzo: "Se gli Usa decidessero di attaccare, la nostra risposta sarebbe distruttiva perché non hanno la capacità di affrontare una nuova crisi". Insomma parole di fuoco, in qualche modo speculari al pressing dell'amministrazione Bush, che non ha ancora del tutto rinunciato a una soluzione di forza. Magari non scatenando una vera e propria guerra, ma piccoli raid mirati contro alcune installazioni nucleari. Basterebbe questo ad accendere la miccia della reazione iraniana contro le basi statunitensi. Gli Stati Uniti hanno decine e decine di basi militari disseminate in ogni parte del mondo, di dimensioni e importanza variabili. In Medio Oriente la colonia più numerosa. Secondo i dati del Pentagono aggiornati al 2006 con l'aggiunta di alcuni elementi tratti dal sito Kelebekler.com, le basi americane sono dieci in Arabia Saudita, dieci in Turchia, sei nel Bahrein, sei in Egitto, quattro in Qatar, due in Kuwait una in Oman ed Emirati arabi. red.es 13/07/2008.

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Beirut, i giorni dopo la tempesta tra macerie e odore di morte (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 13-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il 13 luglio 2006 iniziavano le ostilità tra Israele ed Hezbollah. Un mese di conflitto, 1200 civili uccisi, il Paese in ginocchio Beirut, i giorni dopo la tempesta tra macerie e odore di morte Valentina Perniciaro Due anni. Sono passati due anni dall'ultimo attacco al Libano, sesta guerra arabo-israeliana in 60 anni, terzo conflitto israelo-libanese. Non sapremo facilmente quanto tempo prima era stato pianificato dall'esercito israeliano, quello che sappiamo è l'evento usato per legittimare l'inizio dell'Operazione "Giusta Retribuzione". Il 12 luglio 2006 miliziani di Hezbollah colpiscono due pattuglie israeliane sulla linea di confine uccidendo tre soldati dell'Idf e facendone prigionieri altri due, Ehud Goldwasser e Eldad Regev, durante un'operazione che il leader del Partito di Dio, Hasan Nasrallah, denominerà "Operazione Giusta Ricompensa". Territorio dell'attacco è proprio la linea di confine tra Israele e Libano, nella zona di sicurezza tra i due stati che Israele aveva occupato dal 1978 per 23 anni. "Se i soldati non saranno riconsegnati riporteremo il Libano indietro di 20 anni", da questa dichiarazione del Capo di Stato Maggiore israeliano alla scientifica realizzazione di questo piano passano meno di 24 ore. Il 13 luglio, alle prime ore dell'alba iniziano i bombardamenti dell'aviazione dell'Israel Defence Force che puntano a colpire le principali infrastrutture. In poche ore viene imposto il blocco aereo e navale, bombardato l'aereoporto internazionale, distrutta l'autostrada che collega Beirut con la vicina Damasco, in Siria. La sesta Guerra durerà poco più di un mese; cesserà ufficialmente il 14 agosto anche se le operazioni nelle zone più calde termineranno realmente l'8 settembre (le truppe israeliane lasceranno completamente il paese solo a dicembre). Un conflitto che in 32 giorni uccide 1200 civili, di cui il 30% sotto i 13 anni ed ha completamente devastato un paese che aveva iniziato da poco a ricostruirsi dopo vent'anni di Guerra civile e d'occupazione militare. I numeri sono impressionanti: l'Idf ha sparato più di centomila colpi, distruggendo 600 kilometri di strade, 73 ponti, aereoporti, impianti di depurazione dell'acqua, centrali elettriche, 350 scuole, 2 ospedali e più di 130.000 case. Per 32 giorni i caccia di Tel Aviv non hanno mai cessato di colpire, polverizzando la quasi totalità dei villaggi dell'estremo meridione del paese, quella fertile striscia di terra tra il fiume Litani e il confine israeliano. Ma è stata anche la zona della resistenza, l'area che ha bloccato l'avanzata delle truppe di terra, distruggendo decine di Merkava (gli "invincibili" tank dello Tsahal) e uccidendo molti uomini delle truppe speciali d'assalto. Le milizie di Hezbollah hanno resistito in modo inaspettato, sfruttando decine di chilometri di cunicoli e avanzata tecnologia, colpendo di sorpresa i preparatissimi soldati israeliani che per diverse settimane si sono impantanati attorno ai villaggi di Bint Jbeil e Marun al-Ras. Il cessate il fuoco viene dichiarato, con l'intermediazione delle Nazioni Unite, il 14 agosto 2006. Le truppe di Tel Aviv tornano a casa, per la prima volta senza la vittoria in pugno, mentre Hezbollah ordina a tutti i profughi di tornare rapidamente per riscostruire il paese e festeggiare la "divina vittoria": il Libano è completamente distrutto, le perdite umane ed economiche sono incalcolabili. Il confine tra Siria e Libano a pochi giorni dall'inizio della tregua, appare come un'infinita colonna di camion, carichi di scorte alimentari, che da quasi 40 giorni attendevano un lasciapassare, sotto il cocente sole dell'antilibano. Un confine totalmente mutato da centinaia di famiglie che tentano di tornare a casa con il loro carico di materassi, figli, dolore e speranza di trovare ancora pezzi del proprio passato in vita. I ponti lungo il percorso sembrano adagiati al suolo da mani enormi e macabre, quasi fossero precipitati intatti, addormentati a terra come lingue d'asfalto senza senso. La vecchia Pontiac che deve portarci in città percorre solamente strade secondarie; le autostrade (modernissime rispetto al resto del Medioriente) sono fantasmi che accompagnano il percorso da lontano, inagibili, spezzate da crateri non aggirabili. Beirut appare sempre dall'alto, insieme al mare. Solo da lontano sembra la città di sempre. Anche prima di quest'ultimo delirio bellico era la città delle contraddizioni, con una ricostruzione opulenta e occidentale che affiancava i nuovi grattacieli agli scheletri delle case crivellate, accavallava il lusso ostentato dei padroni della speculazione edilizia a campi profughi sovraffollati e periferie poverissime. A poche ore dal cessate il fuoco il centro città ostenta la tranquillità immutata, l'illeso potere d'acquisto delle classi dirigenti, degli speculatori della ricostruzione, la bellezza disarmante di corpi femminili esposti sul lungo mare come una Miami mediterranea. Ma basta fare poca strada su un taxi collettivo per scontrarsi faccia a faccia con quella tempesta d'odio cieco appena terminata, con le donne d'un altro colore. La strada per l'aereoporto internazionale è sempre stata manifesto di questo contrasto: si lasciano i luminosi grattaceli costeggiare gli accessi ai campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila, tristemente noti per il massacro del 1982. Ora è la strada della polvere, dell'odore insopportabile, la strada percorsa da chi smuove macerie e tenta di ricominciare, la strada perlustrata da chi vuole vedere realmente cosa è successo, cosa è stato l'ultimo attacco. Riattraversare le minuscole viuzze del campo non è molto diverso dall'ultima volta, se non per uno stupore maggiore negli occhi di chi ci vede arrivare; quei vicoli hanno sempre vissuto nella distruzione, a causa di una ricostruzione mai permessa, da quel settembre di 24 anni prima. Raida, la giovane donna drusa che anni prima ci aveva portato a visitare molti campi del sud del paese è stata difficile da trovare, ma sapevo che i bimbi di Chatila me l'avrebbero fatta raggiungere. Arrivo al termine di una lezione di formazione al lavoro per giovani disoccupate del campo. E' un abbraccio che trasmette tutta la guerra; il suo volto inevitabilmente cambiato, provato. "Il terrore dei bombardamenti non ci lascia e non lascia nessuno. I bambini, ma non solo, non riescono ancora a dormire; ricominciare questa volta sembra più faticoso del solito. Anche se ci siamo abituati. Tutto è stato colpito, dal cielo e dal mare; sono stati usati armamenti sconosciuti, bombe di ogni genere. Non potrò mai dimenticare quel bombardamento silenzioso, quelle bombe che esplodevano enormi senza fare alcun rumore, se non quello del cemento che si frantumava". La strada dai campi al quartiere sciita di Haret Hreik, roccaforte Hizballah, è breve. Il ponte che separa le due zone è abbattuto. Arrivare ad Haret Hreik ha volatilizzato la capacità di parlare, la lucidità, anche la capacità di respirare perché l'aria non era più definibile tale. E' polvere, polvere irrespirabile: le bombe hanno colpito il quartiere a tappeto, ci si trova davanti a palazzi di dieci piani completamente distrutti, a strade, piazze, negozi, scuole colpite da ogni tipo di armamento. Un quartiere avvolto da un'atmosfera silenziosa, malgrado il formicaio di persone che lavorano incessantemente per rimuovere le macerie e tentare l'inizio della ricostruzione. Un silenzio inaspettato, al centro dell'inferno. Guardando i palazzi dalla strada si entra in quella che era la vita di migliaia di famiglie, si viola con lo sguardo ognuna di quelle stanze con ancora armadi aperti e cornici appese: l'ennesima violenza perpetrata contro la dignità e l'intimità di quelle persone. Un negozio di vestiti da sposa non si piega alla polvere e alla devastazione e mostra il vestito più bello. La sposa di Haret Hreik cattura lo sguardo, immobile ed elegante; insegna a sopportare quell'orrore. Guarda orgogliosa davanti a sé: monito d'eleganza e resistenza. E' il simbolo di quello che ho davanti e che non so descrivere né spiegare. Lei sembra conoscere la strada per riprendere un respiro normale, lei sembra sorridere a quella polvere maleodorante: è lì a dimostrare che si può ancora ricominciare. 13/07/2008.

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Stretta di mano tra i presidenti siriano e libanese con la mediazione di Sarkozy Assad all'Eliseo: sì alla pace con Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)

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13 Luglio 2008 Chiudi Stretta di mano tra i presidenti siriano e libanese con la mediazione di Sarkozy Assad all'Eliseo: sì alla pace con Israele.

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La leadership sarebbe stata francese, ma i fondi quelli destinati dall (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

13 Luglio 2008 Chiudi di CARLO JEAN La leadership sarebbe stata francese, ma i fondi quelli destinati dall'Ue al Partenariato euro-mediterraneo (Pem), nato nel 1995 dal processo di Barcellona. La proposta aveva provocato veementi proteste tedesche, sia perché era stata formulata senza consultare preventivamente la Germania, sia perché anche Berlino ritiene interessante il potenziale del Mediterraneo per la propria economia. Inoltre, la formula di Sarkozy avrebbe potuto dividere l'Ue. Diffidenze e sospetti erano sorti anche a Sud ed a Est. In Algeria, per l'invadenza e l'arroganza francese; in Libia, per la presenza di Israele al Summit; in Turchia, per il sospetto che Parigi contraria alla sua ammissione all'Ue volesse darle un contentino, offrendole un posto al tavolo dell'Unione mediterranea. La diplomazia francese ha dovuto fare "macchina indietro". Il progetto è stato così "de-francesizzato" ed europeizzato, cambiando anche di nome. Al summit di Parigi parteciperà tutta l'Ue. Ma in che cosa l'Upm è differente dalla Pem di Barcellona? È una buona idea? Quali sono le sue possibilità di riuscita e quali le potenzialità che il Mediterraneo offre all'Europa? Dal 1995 ad oggi, la situazione è mutata sia per l'Ue che per il Mediterraneo. Barcellona era soprattutto politica. Cercava di concretizzare le grandi speranze di pace in Medio Oriente, suscitate dagli accordi di Oslo, nonché di frenare l'instabilità del Sud perché non contagiasse l'Europa. La domanda del Sud d'integrazione nell'Ue era molto superiore all'offerta da parte dei Paesi europei. Il Mediterraneo era considerato soprattutto una barriera difensiva del Nord, che il Pem avrebbe dovuto irrobustire. L'Ue era impegnata ad integrare l'Est, il quale ne assorbiva tutte le risorse finanziarie e l'attenzione politica. I fondi per il Mediterraneo erano molto limitati. Rispetto alle centinaia di euro per abitante investiti annualmente nell'Est, quelli per il Sud si sono aggirati dall'inizio della Pem sui dieci euro all'anno. Nel piano 2007-13 non sono superiori a dodici. E l'Ue ha fatto sapere a Parigi che non è disponibile a destinare all'Upm fondi oltre quelli già previsti per il Pem. Allora, l'iniziativa francese è tutto fumo e niente arrosto? No! Se la politica continua a dividere il bacino, l'economia sta unendolo. La situazione in Medio Oriente sta migliorando. Ne è prova la visita del presidente siriano Assad all'Eliseo, che sarà ricambiata da Sarkozy a settembre. La globalizzazione ha fatto il suo ingresso in Mediterraneo. Dal 2000, la crescita economica dei Paesi del Sud è stata doppia di quella europea. Anche il Pil pro capite sta aumentando. Si sono moltiplicati gli investimenti esteri (Ide). Ciò dimostra l'attrattività di queste economie. Nell'ultimo quinquennio, gli Ide hanno superato i 200 miliardi di euro: più di venti volte i fondi della Pem. Nel 2006 sono stati inferiori solo a quelli verso la Cina: 59 contro 69 miliardi di euro. Se il 35% degli Ide proviene dall'Europa, i "fondi sovrani" delle "petromonarchie" del Golfo hanno raggiunto il 30% del totale, mentre cresce la quota dei Paesi emergenti: India, Cina e Brasile. Un altro mutamento positivo consiste nel fatto che gli investimenti del settore energetico sono oggi inferiori a quelli infrastrutturali ed a quelli relativi a joint ventures industriali. Anche le Pmi stanno delocalizzando i loro impianti al Sud, specie in Egitto e Turchia. Il Mediterraneo non è più percepito come pericolo, quanto un'opportunità. Le differenze Nord-Sud si traducono in potenziali cooperazioni. L'Ue invecchia ed è priva di idrocarburi. Al contrario dell'Africa settentrionale e del Medio Oriente. L'atout dell'Europa è di esser integrata. I Paesi mediterranei rimangono invece divisi. Meno del 5% del commercio è Sud-Sud. La creazione entro il 2010 di un'Area di libero scambio del Mediterraneo, che si proponeva il Pem, è ormai impraticabile. C'è da augurarsi che l'Upm riesca a smuovere le acque. Non si conoscono ancora i dettagli del programma che verrà abbozzato a Parigi, per essere approvato entro novembre ed iniziare entro l'anno. Si sa solo che l'iniziativa sarà co-presieduta dalla Francia e dall'Egitto; che verrà costituito un segretariato; che il programma iniziale mirerà ad armonizzare le iniziative già in corso almeno in quattro settori: l'ecologico (disinquinamento del mare), l'energetico (energia solare, anche da esportare in Europa), l'infrastrutturale (autostrada dal Marocco a Suez e "autostrade del mare", in particolare porti attrezzati per navi porta-containers) e la protezione civile. Dal successo della Upm l'Italia trarrebbe grandi vantaggi. Nel breve periodo, per il dinamismo registrato negli ultimi anni dalle nostre esportazioni. A più lungo termine, per il potenziale di sviluppo che la Regione offre alla nostra economia.

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Un missile iraniano "Shahab 3" in grado di trasportare testate nucleari, sfila a Teheran d (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)

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13 Luglio 2008 Chiudi Un missile iraniano "Shahab 3" in grado di trasportare testate nucleari, sfila a Teheran di fronte a un ritratto di Khomeini. Sotto, un militare Usa di guardia a una base missilistica a Jaffa, in Israele, che ospita i "Patriot".

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Risposta iraniana alle prove di blitz di Tel Aviv: Annienteremo anche lo Stato d'Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

13 Luglio 2008 Chiudi Risposta iraniana alle prove di blitz di Tel Aviv: "Annienteremo anche lo Stato d'Israele".

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PARIGI - La storica nascita dell'Unione per il Mediterraneo con 47 tra capi di Stato e di gover (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

13 Luglio 2008 Chiudi PARIGI - La storica nascita dell'Unione per il Mediterraneo con 47 tra capi di Stato e di governo dell'Europa e dei Paesi che si affacciano sul "Mare Nostrum" è stata preceduta ieri da un faccia a faccia fino a qualche mese fa impensabile: quello tra il siriano Assad e il francese Sarkozy. Il tradizionale pragmatismo e la lungimiranza del regime siriano alla fine sono stati premiati: dopo esser stato bandito per quattro anni dalla scena politica che conta, il rais di Damasco Bashar al-Assad ha varcato il portone dell'Eliseo per sancire la fine ufficiale dell'isolamento internazionale del suo Paese. L'ultimo incontro risale al giugno 2002: dopo sei anni da quella visita parigina, il "dottor Bashar" è ancora al potere, essendo riuscito a salvare il suo regime, in piedi da 38 anni, da numerosi scossoni regionali: l'invasione dell'Iraq del 2003, a cui sono seguiti tre anni di continue accuse rivolte a Damasco di fomentare il terrorismo nel Paese dei due fiumi; l'omicidio, nel febbraio 2005, dell'ex premier libanese Rafik Hariri, crimine per cui la Siria è accusata da più parti di esser coinvolta; il conseguente ritiro, nella primavera dello stesso anno, delle truppe siriane dal Libano, dopo una presenza di 29 anni. Nel lungo faccia a faccia, Sarkozy ha invitato Assad a cercare di "convincere l'Iran" a fornire "le prove" del fatto che non vuole ottenere le armi atomiche. Lo stesso presidente francese ha sottolineato di aver "chiesto alla Siria di aiutare risolvere la questione iraniana", sottolineando che la Francia non può accettare l'idea di un Iran con le armi nucleare. Il presidente siriano ha risposto di non ritenere che Teheran stia preparando una bomba atomica e che la soluzione alla crisi sul nucleare iraniano "deve essere politica". "Chiaramente - ha aggiunto Assad - noi riferiremo all'Iran quanto è stato detto, ma noi pensiamo, per tutte le informazioni che abbiamo, che non abbia intenzione di fabbricare armi nucleari". Per quanto riguarda la situazione complessiva in Medio Oriente, Sarkozy ha spiegato che "non ci sono ancora le condizioni per negoziati diretti di pace tra Israele e la Siria". La Siria, però, è determinata a normalizzare i rapporti con il Libano. Assad, da parte sua, ha auspicato che "la Francia, con gli Usa, possa portare tutto il suo contributo a un futuro accordo di pace fra Israele e la Siria". E, proprio all'Eliseo, ha avuto un altro storico incontro, quello con il presidente libanese Michel Suleiman. E' stato lo stesso Assad ad annunciare che presto Siria e Libano apriranno ambasciate nelle rispettive capitali, a suggello della normalizzazione dei rapporti. Grande assente la Libia, il summit per la nascita di "Eurafrica", l'Unione per il Mediterraneo si tiene oggi al Grand Palais. Oltre ai 47 capi di Stato e di governo, saranno presenti anche il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso, il presidente dell'Unione africana Jean Ping, il segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon, e l'emiro del Qatar, Hamad Bin Khalifa al Thani, presidente del consiglio di cooperazione degli Stati arabi del Golfo. Nelle vesti di moderatori, il presidente francese Nicolas Sarkozy e quello egiziano Mohamed Hosni Mubarak siederanno in testa alla tavola rotonda e pronunceranno i discorsi di apertura e di chiusura. Il dibattito verterà su quattro temi: acqua, energia e sicurezza alimentare; ambiente, protezione civile e sicurezza marina; educazione, ricerca, cultura e mobilità; dialogo politico. Alla fine almeno sette saranno i progetti comuni a essere lanciati: la pulizia del Mediterraneo, la creazione di un "piano solare mediterraneo", la realizzazione di autostrade del mare, la protezione civile, l'apertura di una Università del Mediterraneo e di un progetto Erasmus mediterraneo, la creazione di un'agenzia di sostegno alla creazione delle piccole e medie imprese e infine il lancio di un progetto per la sicurezza alimentare.

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ROMA - Abbiamo avuto uno scambio di idee ed abbiamo fatto una ricognizione sulla situazione, e (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

13 Luglio 2008 Chiudi ROMA - "Abbiamo avuto uno scambio di idee ed abbiamo fatto una ricognizione sulla situazione, e noi ad Abu Mazen abbiamo ribadito la nostra linea. E cioè che per la pace l'unica soluzione è il riconoscimento dello Stato di Palestina e la sicurezza ed il riconoscimento dello Stato di Israele". Così il segretario del Pd Walter Veltroni al termine di un incontro tra una delegazione del Partito Democratico di cui faceva parte anche il ministro ombra degli Esteri Piero Fassino ed il presidente dell'Anp Abu Mazen, ha spiegato ieri i contenuti del colloquio durato più di un'ora. Veltroni si è detto convinto che per arrivare ad una soluzione per la questione mediorientale occorra la "pressione anche delle comunità internazionali". Il segretario del Pd ha inoltre raccontato come il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen abbia guardato con favore il fatto che il governo italiano sia in linea con la politica estera messa in campo dal governo Prodi. "Ci sono dei passi in avanti importanti - ha sottolineato il segretario del Pd - come la stabilizzazione del Libano, ma contemporaneamente resta la preoccupazione per l'Iran e la costruzione della bomba atomica". I segnali di pericolo che arrivano da Teheran impongono, ha ribadisto il segretario del Pd "l'impegno delle comunità internazionali: l'Europa, la Russia, gli Stati Uniti e la lega Araba". Convinto che uno dei tasselli fondamentali per le sorti del Medio Oriente sia rappresentato dell'Iran si è dichiarato anche Piero Fassino.

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TEHERAN - E' sempre più incandescente la guerra, per ora fortunatamente soltanto mediatica (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

13 Luglio 2008 Chiudi TEHERAN - E' sempre più incandescente la guerra, per ora fortunatamente soltanto mediatica, che si combatte nel Golfo tra proclami, minacce ed esercitazioni "muscolari". "In caso di attacco americano o israeliano ai nostri siti nucleari, l'Iran colpirà 32 basi Usa e il cuore di Israele", ha assicurato ieri Mojtaba Zolnur, vice rappresentante della Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, in seno ai Guardiani della rivoluzione (Pasdaran). La tensione fra la Repubblica islamica e l'Occidente per il braccio di ferro sul programma nucleare di Teheran si era aggravata negli ultimi giorni, dopo che l'Iran aveva minacciato di "mettere a ferro e fuoco Tel Aviv" se attaccato, e i Pasdaran avevano effettuato manovre nel Golfo durante le quali erano stati lanciati alcuni missili a lunga gittata, tra i quali una versione aggiornata dello Shahab-3, in grado, secondo Teheran, di raggiungere il territorio israeliano. Ad alimentare ulteriormente questa tensione - che ha contribuito alla nuova impennata dei prezzi del petrolio, di cui l'Iran beneficia come quarto produttore mondiale di greggio - sono state anche una serie di voci incontrollabili. Come quella diffusa venerdì da un sito iracheno, secondo le quali l'aviazione israeliana starebbe svolgendo operazioni segrete di addestramento in una base Usa in Iraq in vista di un attacco contro l'Iran. La notizia, ha detto da Israele un portavoce militare, è "completamente priva di fondamento". Nei giorni scorsi poi, Israele non aveva smentito un articolo del New York Times secondo il quale l'aviazione dello Stato ebraico aveva condotto all'inizio di giugno un'esercitazione aerea sul Mediterraneo per simulare un attacco alla Repubblica islamica. L'operazione, nome in codice "Glorious Spartan 08", sarebbe stata effettauata a sud di Creta, con la partecipazione di oltre 100 caccia F15 e F16, con l'ausilio di aerea da rifornimento. Il teatro dell'operazione israeliana non sarebbe stato scelto a caso: la distanza infatti è di 1.500 chilometri, la stessa che divide lo Stato ebraico dall'impianto nucleare di Natanz, in territorio iraniano. Ieri, il portavoce del governo iraniano, Gholamhossein Elham, si è detto convinto che un attacco degli Usa o di Israele sarebbe "una follia" e ha aggiunto di ritenere improbabile tale ipotesi. Dal canto suo il ministro degli Esteri, Manuchehr Mottaki, ha ribadito che la risposta della Repubblica islamica a un eventuale attacco sarebbe "distruttiva", ma ha affermato anche che Washington e Tel Aviv "non hanno le capacità di affrontare una nuova crisi" nella regione. Concetto questo espresso nei giorni scorsi dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad al "D8" (gli otto Paesi islamici in via di sviluppo) a Kuala Lampur. "Un attacco americano all'Iran sarebbe un suicidio politico per George W. Bush". Ahmadinejad aveva poi spiegato che il suo popolo "è pronto a difendere il proprio Paese nell'eventualità di un tentativo di fermare il programma nucleare della nazione. Il popolo iraniano taglierà qualunque dito prema il grilletto". Ancora più esplicito il comandante dei "Pasdaran": "In caso di attacco bloccheremo lo stretto di Hormuz", l'imbuto tra penisola arabica e Iran attraverso cui passa il 40% del greggio della regione.

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VELTRONI INCONTRA IL PRESIDENTE ANP (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

13 Luglio 2008 Chiudi VELTRONI INCONTRA IL PRESIDENTE ANP "La soluzione è il riconoscimento dei due Stati, Palestina e Israele".

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Pace piu' vicina tra Israele e Palestina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 13-07-2008)
Pubblicato anche in: (Voce d'Italia, La)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Medio-Oriente Pace piu' vicina tra Israele e Palestina A Parigi Olmert e Abbas collaborano per la pace Parigi, 13 lug. - Nel corso di una dichiarazione congiunta con il leader palestinese Mahmoud Abbas e il presidente francese Nicolas Sarkozy, il premier israeliano Ehud Olmert ha dichiarato che " i negoziati israelo-palestinesi non sono mai stati cosi vicini alla possibilità di arrivare ad un accordo". Proprio questo pomeriggio a Parigi verrà celebrata la nascita dell'Unione per il Mediterraneo, con l'appoggio dicapi di Stato e di governo dell'Ue e della sponda Sud del 'Mare Nostrum'. "Questo è un momento straordinario - ha sottolineato Olmert - L'atmosfera non è quella di uno scontro ma della volontà di arrivare a una maggiore comprensione. Prossimamente verranno prese decisioni gravi e importanti che ci porteranno ad una fase in cui finora non siamo mai stati". Sulla stessa linea anche il pensiero di Abbas che ha da tempo iniziato negoziati approfonditi con Olmert e con il ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni e ha manifestatola volontà di intraprendere sforzi seri per ottenere la pace. Sforzi congiunti con l'Ue anche per affrontare quello che Olmert definisce "il pericolo più grande", ovvero i difficili rapporti con l'Iran.

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Pace nel medioriente: Italia in prima fila (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Politica Per Berlusconi Italia candidata a luogo di firma degli accordi di pace internazionali Pace nel medioriente: Italia in prima fila Proposta la candidatura di Erice in Sicilia Erice, 13 Lug.- La sicilia potrebbe avere un ruolo determinante nel processo di pace in medioriente alla ribalta delle cronache internazonali di questi utlimi giorni. Berlusconi avrebbe candidato l'Italia ad ospitare la fase finale delle trattative di pace offrendo la cittadina di Erice in Sicilia come luogo dell'incontro. Entusiasta naturalmente il sindaco della cittadina medioevale posta a circa 800 metri di altezza e già sede del centro di cultura scinetifica E. Majorana presieduto dal fisico Antonino Zichichi once luogo di millenaria cultura ed incrocio di popoli. Per il primo cittadino "La ricandidatura della città di Erice per accogliere un incontro tra le parti al fine di arrivare alle ultime fasi di un accordo che sigli la pace fra Israele e i palestinesi, proposta dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al termine dell'incontro con il presidente dell'Anp Abu Mazen, non può che trovare la comunità ericina e trapanese favorevole, disponibile e orgogliosa, di poter ospitare un evento di portata storica per il millennio, nei secoli atteso e desiderato dai popoli del mondo". "E' dovere di tutte le nazioni civili- ha continuato il sindaco- e delle comunità democratiche favorire ogni utile processo di pace in Medio Oriente, a fronte della necessaria conquista di un valore universale quale quello della Pace. A maggior ragione, tale sensibilità deve essere avvertita dai paesi e comunità che sul Mediterraneo si affacciano, anche in considerazione che a breve, cadute dogane e dazi, da nord a sud, da est ad ovest, si apriranno le autostrade del mare che, inevitabilmente, se da un lato trasporteranno merci e ricchezza, a maggior ragione dall'altro necessitano di garanzie di cooperazione, dialogo e tolleranza fra comunità, religioni e tradizioni culturali diverse. Nel mezzo del Mediterraneo e nella storia dei tempi Erice è stata sempre riconosciuta come un faro amico a cui guardavano con favore i popoli dei naviganti. La storia del tempo che verrà potrebbe destinare ad Erice,ed alla Sicilia tutta dunque, il ruolo di isola della pace, dialogo e incontro fra le civiltà e i cittadini del mondo, per cominciare dal Mediterraneo, non resta adesso che aspettare. Alessandro De Bartolomeo politica@voceditalia.it.

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