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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA: Se scoppia l’intelligenza” |
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tARTICOLI DEL 12-13 luglio
2008 #TOP
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Articoli
Israele/Palestina
(42)
Unione per il Mediterraneo l'Europa abbraccia il Sud (
da "Secolo XIX, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: A Israele e ai palestinesi: ma senza riferimenti precisi, un po' di ipocrisia potrebbe passare. Paolo Crecchi crecchi@ilsecoloxix.it 12/07/2008 = Le sorelle Carla e Giovanna con il marito Ermanno Virgiglietti, le figlie e le nipoti comunicano a quanti le hanno voluto bene che Fernanda Borrone ved.
Berlusconi abbraccia abu mazen: "la pace è
vicina" ( da "Repubblica, La"
del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: politica estera è partito con una poderosa svolta verso gli Stati Uniti e verso Israele, ma col passare delle settimane la svolta (che c'è stata, ed è stata radicale) è stata ammorbidita e resa più accettabile anche per partner tradizionali dell'Italia come i Paesi arabi avversari di Israele. Nei suoi incontri romani con Napolitano, Berlusconi, Frattini, Prodi, D'Alema, Alemanno,
Abu Mazen: l'Italia può aiutare la pace Nella conferenza
stampa con Berlusconi il presidente palestinese sottolinea che Roma ha buoni
rapporti sia con Israele che con l'Anp. Il pre (
da "Unita, L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: palestinese sottolinea che Roma ha buoni rapporti sia con Israele che con l'Anp. Il premier promette sostegno economico di Umberto De Giovannangeli LA PACE IN MEDIO ORIENTE passa ancora per Roma. Una pace fondata sul principio di due popoli, due Stati. Una pace che ha bisogno oggi di un sostegno concreto, politico ed economico, alla leadership moderata di Mahmud Abbas (Abu Mazen)
Agenda Religioni (
da "Stampa, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ITALIA ISRAELE L'associazione Italia Israele organizza lunedì 14 luglio un incontro con Rav Luciano Caro, rabbino capo della Comunità Ebraica di Ferrara, sul tema del "Silenzio nella tradizione ebraica". A partire dalle 20,30 alla Fondazione Camis de Fonseca in via Pietro Micca 14.
Libano, costituito Governo di Unita' Nazionale (
da "Voce d'Italia, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: oltre che migliorare le relazioni con il vicino Israele. Tra i punti ancora da risolvere il possibile scambio di prigionieri tra l'esercito israeliano ed Hezbollah, previsto nei prossimi mesi e la definizione dello status della stessa milizia sciita, la quale molti vorrebbero vedere incorporata nell'esercito regolare libanese.
Berlusconi ad Abu Mazen: pace vicina grazie a noi
vecchietti ( da "Corriere della Sera"
del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Nonostante il cambio di governo abbia di sicuro segnato un riavvicinamento ad Israele. Pochi giorni fa a Gerusalemme, nel corso della visita del ministro Frattini, è stato stabilito che l'Italia avrà summit periodici con Israele, "un nuovo dialogo strategico". In conferenza stampa è stato chiesto ad Abu Mazen: sarà l'Iran a pregiudicare la pace?
Nuove accuse, <Olmert ha i giorni contati> (
da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: REDAZIONALE Israele L'ex delfino di Sharon avrebbe chiesto più rimborsi "ufficiali" per lo stesso viaggio. L'opposizione: si dimetta Nuove accuse, "Olmert ha i giorni contati" Due ore di interrogatorio, si aggrava la posizione del premier indagato per frode Venerdì nero per il successore di Sharon mentre il Libano è tornato a sperare:
A Sabra e Shatila, per non dimenticare (
da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele che per 800.000 palestinesi significò l'espulsione dalle loro terre e l'inizio di un'esistenza da profughi, il Comitato per non dimenticare Sabra e Shatila torna tra i rifugiati palestinesi in Libano. Anche quest'anno il viaggio - nato per iniziativa del giornalista del manifesto Stefano Chiarini (scomparso il 3 febbraio 2007)
Mosca: Inutile, lo confermano i test iraniani (
da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele e le basi americane nella regione mediorientale. È quanto basta per fare dichiarare al generale Henry Obering, direttore dell'agenzia di difesa missilistica americana, che "i test iraniani enfatizzano l'urgenza di quanto stiamo facendo": Obering è sicuro che "nei prossimi due anni Tehran riuscirà a produrre missili in grado di raggiungere l'
Rimborsi fasulli: Olmert di nuovo dalla polizia, e rischia
grosso ( da "Manifesto, Il"
del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ISRAELE Rimborsi fasulli: Olmert di nuovo dalla polizia, e rischia grosso (Mi.Gio.) Annunciata tante volte e altrettante volte evitata in extremis, la fine della carriera politica di Ehud Olmert sembra davvero arrivata. Ieri la polizia ha sottoposto a un interrogatorio (il terzo) durato alcune ore il premier israeliano,
Ue e Iran, entro luglio nuovi round (
da "Liberazione" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ieri l'ayatollah Kashani ha tuonato contro Usa e Israele ("Se ci attaccano se ne pentiranno"), ma gli analisti Usa spiegano che un attacco non sembra affatto all'ordine del giorno e che, anzi, il fare la voce grossa di questi giorni (test missilistici di Teheran compresi) è un possibile preludio a qualche forma di trattative.
<Non ci vuole nessuna guerra occidentale, a Teheran la
rivoluzione la faranno le donne> (
da "Liberazione" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Anche senza le azioni che potrebbe innescare per le sue sparate contro Israele Dott. Sadr, ci faccia una fotografia del suo Paese La situazione è tale che la gente ha perso la direzione, la bussola: i vari componenti del regime hanno perso i punti di riferimento comune, ciò che li univa, e pertanto i rimedi che si potevano trovare per le divisioni interne non funzionano più.
Avvisi A chi inviare le notizie Le iniziative di partito
devono essere inviate - esclusivamente - alla compagna Lina Bianconi, con almeno
due giorni di anticipo, all'indirizzo orat (
da "Liberazione" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Alle 19 "Palestina: parliamone!" iniziativa organizzata dal Centro Donna e le Donne in Nero. Alle 22.30 il concerto dei Gallara. Fino al 20 luglio, per riprendere poi dal 24 al 27 luglio Ecofesta al Podere Operaio in via del Marginone a Montecarlo (Lu) : dibattiti, video, libri, musica, ristorante, bar e.
Voci su esercitazioni militari Usa-Israele in chiave
anti-Iran fanno impennare l'oro nero (
da "Messaggero, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 12 Luglio 2008 Chiudi Voci su esercitazioni militari Usa-Israele in chiave anti-Iran fanno impennare l'oro nero.
ROMA - La pace in Medio Oriente non è mai stata mai così
vicina . E l'Italia &# ( da "Messaggero, Il"
del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: è un problema non solo di Israele e dei palestinesi, ma di tutti noi che abitiamo nel Mediterraneo". La "qualità " dei due protagonisti dei negoziati insomma - il premier israeliano Ehud Olmert e appunto il presidente dell'Anp Abbas - fa ben sperare Berlusconi, che non si è lasciato sfuggire l'occasione per un siparietto con un Abu Mazen: "È una persona straordinaria"
GERUSALEMME - Aerei israeliani si stanno esercitando nello
spazio aereo iracheno e usano le piste di (
da "Messaggero, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano Jerusalem Post. "Completamente prive di fondamento". Secca è stata nel pomeriggio di ieri la smentita di un portavoce dell'Aviazione israeliana (Iaf). Ma non sufficiente a mettere fine a rivelazioni sempre di fonte irachene, secondo le quali nella provincia di Anbar arriverebbero di notte jet israeliani provenienti dallo spazio aereo giordano e atterrerebbero in una pista
IN ISRAELE ARIA DI CRISI DI GOVERNO (
da "Messaggero, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 12 Luglio 2008 Chiudi IN ISRAELE ARIA DI CRISI DI GOVERNO Nuove accuse di corruzione al premier L'opposizione: Olmert si deve dimettere.
Amici/nemici il premier italiano offre denari e vede la
pace in medio oriente ( da "Riformista, Il"
del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Intanto il premier israeliano sprofonda nei guai giudiziari Ha evitato commenti sull'Iran, ricordando che Teheran nel 2002 si impegnò nell'iniziativa araba che offriva a Israele la normalizzazione dei rapporti con 57 paesi islamici in cambio del ritiro dai territori palestinesi, ma ha aggiunto: "Sulle armi nucleari auspico solamente che la regione del Medio Oriente ne sia scevra"
Abu Mazen in Italia: Pace in MO con aiuto italiano (
da "Voce d'Italia, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: appoggiare il processo di pace tra Israele e Palestina. E' questa la posizione ufficiale del nostro Paese, espressa dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al termine dell'incontro, tenutosi ieri, con Abu Mazen, leader dell'Autorità Nazionale Palestinese. Secondo Berlusconi la soluzione del conflitto è vicina: "Abbiamo offerto la sede di Erice e l'
Giro di mazzette Olmert interrogato (
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Gerusalemme Il mondo politico israeliano è in fermento dopo che ieri quattro inquirenti della polizia israeliana hanno sottoposto per ore il premier Ehud Olmert a un interrogatorio (il terzo) definito "molto teso". Già accusato di aver ricevuto dal finanziere statunitense Morris Talansky mazzette per un valore complessivo di 150 mila dollari,
Unione per il Mediterraneostorico disgelo Siria-Libano (
da "Secolo XIX, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: "tutto il suo contributo a un futuro accordo di pace fra Israele e la Siria". Insomma: politica estera francese. A questo pensava Sarkozy durante la campagna elettorale, quando illustrava i benefici dell'Upm. Se non si fosse messa di mezzo Angela Merkel, preoccupata per la nascita di una piccola Ue nella Ue.
Frattini: <Evitiamo i nuovi colonialismi> (
da "Secolo XIX, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: "Più che rifererendosi all'Iraq, è osservando quanto accaduto in Palestina o nel Parlamento egiziano che gli Stati Uniti hanno potuto verificare che se si tenta di esportare un modello occidentale, all'europea, si possono avere risultati opposti a quelli attesi. Si diceva: elezioni, elezioni, libere elezioni.
Fra due "nemici" seduti così vicino una stretta
di mano cambierebbe la storia - (segue dalla prima pagina) bernardo valli (
da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: L'israeliano Ehud Barak non usa mezzi termini quando dice che se si potesse dissociare la Siria dall'Iran, quest'ultimo verrebbe ridimensionato, e quindi il mondo potrebbe respirare meglio. E aggiunge che "quando sarà venuto il momento, Israele saprà prendere decisioni difficili".
Al club med promesse di pace e crisi petrolifera -
giampiero martinotti ( da "Repubblica, La"
del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: presto per dialogare con Israele" Scambio di ambasciatori fra Damasco e Beirut Nuove minacce dall'Iran GIAMPIERO MARTINOTTI dal nostro corrispondente PARIGI - E' ancora troppo presto per parlare di un negoziato diretto tra Siria e Libano, ma Bachar al Assad è pronto ad andare avanti: accetta uno scambio di ambasciatori con il Libano e riconosce così,
Sarkozy sdogana Assad, il presidente siriano all'Eliseo
Rotto l'isolamento di Damasco. Oggi a Parigi il vertice sognato da Nicolas:
riuniti 44 Paesi europei e mediterranei (
da "Unita, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele. Sarkozy ha infatti preparato tutto affinché il 13 luglio non si celebri solo la nascita della nuova Unione, ma anche la prova generale della riconciliazione in Medio Oriente: il premier israeliano Ehud Olmert siederà accanto al collega palestinese Abu Mazen, e anche il presidente siriano Bashar al-Assad tornerà per la prima volta ad avere un posto al tavolo della diplomazia
Per la pace serve riconoscere i due Stati (
da "Unita, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: i colloqui tra Siria e Israele, la tregua tra Israele e Hamas, l'impegno per la pace dei Paesi arabi". Ma al tempo stesso, al pari di Veltroni, è preoccupato per la situazione iraniana. Secondo Fassino, bisogna "sminare il dossier su Teheran, che può diventare il punto di crisi del processo di pace", perché la vicenda "non si può circoscrivere solo a quel Paese,
FRONTIERA SUD (
da "Stampa, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: importanti aperture della Siria nei confronti di Libano e Israele. Anche se il testo della Dichiarazione che tutti firmeranno rimarrà incerto, in alcuni delicati passaggi, fino all'ultimo. E anche se non sappiamo ancora da dove verranno i cospicui fondi necessari per la realizzazione dei "progetti", e quali nuove strutture si dovranno creare per far sì che i sogni si realizzino.
Assad incontra Sarkozy: sì alla pace con Israele (
da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sì alla pace con Israele PARIGI - Stretta di mano tra Nicolas Sarkozy e il presidente siriano Assad (foto) al summit di Parigi per il lancio dell'Unione per il Mediterraneo. Assad chiede alla Francia di essere l'intermediario di colloqui diretti con Israele. "Il Medio Oriente da troppo tempo aspetta buone notizie", ha osservato Sarkozy.
Così Damasco torna tra i <presentabili>: la mossa di
Bashar e l'azzardo dell'Eliseo ( da "Corriere della Sera"
del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: di unirsi agli Usa per favorire colloqui diretti con Israele. Le promesse sono suggestive, però i dubbi rimangono perché gli impegni suonano in parte contraddittori. Ne basterebbe uno solo per suggerire prudenza. è vero che il Libano è stato nuovamente pacificato, ma a un prezzo esorbitante: il governo filo-occidentale avrà infatti anche 11 ministri dell'opposizione filo-siriana,
Il giorno di Sarkozy, riparte il dialogo Siria-Libano (
da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Oggi tavolo allargato al premier israeliano Olmert, con la prospettiva che - grazie alla Francia - si vada oltre il dialogo indiretto fra Siria e Israele, attualmente affidato alla mediazione turca, anche se per Sarkozy i tempi sono ancora "prematuri". "Il Medio Oriente da troppo tempo attende buone notizie.
L'Iran agli Usa: <Se ci attaccate distruggeremo 32
vostre basi> ( da "Liberazione"
del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Secondo gli esperti militari di Teheran questa nuova generazione di missili è in grado di raggiungere anche il territorio israeliano. Una retorica che fa da contraltare alle dichiarazioni che sempre in questi giorni arrivano dai vertici del regime sciita tese a ribadire che l'Iran di per sé non ha intenzione di attaccare nessuno, ma solo di difendersi in caso venisse colpita.
Beirut, i giorni dopo la tempesta tra macerie e odore di
morte ( da "Liberazione"
del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: terzo conflitto israelo-libanese. Non sapremo facilmente quanto tempo prima era stato pianificato dall'esercito israeliano, quello che sappiamo è l'evento usato per legittimare l'inizio dell'Operazione "Giusta Retribuzione". Il 12 luglio 2006 miliziani di Hezbollah colpiscono due pattuglie israeliane sulla linea di confine uccidendo tre soldati dell'
Stretta di mano tra i presidenti siriano e libanese con la mediazione
di Sarkozy Assad all'Eliseo: sì alla pace con Israele (
da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 13 Luglio 2008 Chiudi Stretta di mano tra i presidenti siriano e libanese con la mediazione di Sarkozy Assad all'Eliseo: sì alla pace con Israele.
La leadership sarebbe stata francese, ma i fondi quelli
destinati dall ( da "Messaggero, Il"
del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: per la presenza di Israele al Summit; in Turchia, per il sospetto che Parigi contraria alla sua ammissione all'Ue volesse darle un contentino, offrendole un posto al tavolo dell'Unione mediterranea. La diplomazia francese ha dovuto fare "macchina indietro". Il progetto è stato così "de-francesizzato" ed europeizzato, cambiando anche di nome.
Un missile iraniano "Shahab 3" in grado di
trasportare testate nucleari, sfila a Teheran d (
da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 13 Luglio 2008 Chiudi Un missile iraniano "Shahab 3" in grado di trasportare testate nucleari, sfila a Teheran di fronte a un ritratto di Khomeini. Sotto, un militare Usa di guardia a una base missilistica a Jaffa, in Israele, che ospita i "Patriot".
Risposta iraniana alle prove di blitz di Tel Aviv:
Annienteremo anche lo Stato d'Israele (
da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 13 Luglio 2008 Chiudi Risposta iraniana alle prove di blitz di Tel Aviv: "Annienteremo anche lo Stato d'Israele".
PARIGI - La storica nascita dell'Unione per il Mediterraneo
con 47 tra capi di Stato e di gover (
da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Sarkozy ha spiegato che "non ci sono ancora le condizioni per negoziati diretti di pace tra Israele e la Siria". La Siria, però, è determinata a normalizzare i rapporti con il Libano. Assad, da parte sua, ha auspicato che "la Francia, con gli Usa, possa portare tutto il suo contributo a un futuro accordo di pace fra Israele e la Siria".
ROMA - Abbiamo avuto uno scambio di idee ed abbiamo fatto
una ricognizione sulla situazione, e (
da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: riconoscimento dello Stato di Palestina e la sicurezza ed il riconoscimento dello Stato di Israele". Così il segretario del Pd Walter Veltroni al termine di un incontro tra una delegazione del Partito Democratico di cui faceva parte anche il ministro ombra degli Esteri Piero Fassino ed il presidente dell'Anp Abu Mazen, ha spiegato ieri i contenuti del colloquio durato più di un'ora.
TEHERAN - E' sempre più incandescente la guerra, per ora
fortunatamente soltanto mediatica (
da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano ai nostri siti nucleari, l'Iran colpirà 32 basi Usa e il cuore di Israele", ha assicurato ieri Mojtaba Zolnur, vice rappresentante della Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, in seno ai Guardiani della rivoluzione (Pasdaran). La tensione fra la Repubblica islamica e l'Occidente per il braccio di ferro sul programma nucleare di Teheran si era aggravata negli ultimi giorni,
VELTRONI INCONTRA IL PRESIDENTE ANP (
da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 13 Luglio 2008 Chiudi VELTRONI INCONTRA IL PRESIDENTE ANP "La soluzione è il riconoscimento dei due Stati, Palestina e Israele".
Pace piu' vicina tra Israele e Palestina (
da "Voce d'Italia, La" del 13-07-2008)
+ 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: vicina tra Israele e Palestina A Parigi Olmert e Abbas collaborano per la pace Parigi, 13 lug. - Nel corso di una dichiarazione congiunta con il leader palestinese Mahmoud Abbas e il presidente francese Nicolas Sarkozy, il premier israeliano Ehud Olmert ha dichiarato che " i negoziati israelo-palestinesi non sono mai stati cosi vicini alla possibilità di arrivare ad un accordo"
Pace nel medioriente: Italia in prima fila (
da "Voce d'Italia, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: accordo che sigli la pace fra Israele e i palestinesi, proposta dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al termine dell'incontro con il presidente dell'Anp Abu Mazen, non può che trovare la comunità ericina e trapanese favorevole, disponibile e orgogliosa, di poter ospitare un evento di portata storica per il millennio, nei secoli atteso e desiderato dai popoli del mondo"
( da "Secolo XIX, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Domani a
parigi Domani il vertice con 40 capi di Stato sancisce la nascita dell'alleanza
Parigi. Nicolas Sarkozy avrebbe voluto limitarla ai paesi rivieraschi, ma la Germania
si è opposta perché rischiava di costituire una sorta di alternativa alla Ue.
Non sarà così, l'Unione per il Mediterraneo metterà insieme quaranta Paesi
compresi quelli neppure bagnati dal mare, e tuttavia getterà un ponte tra il
Sud e il Sud, quello d'Europa e quello del mondo. L'appuntamento è per domani,
a Parigi. Mancherà il colonnello Gheddafi, che non ha perso l'occasione per
inveire contro l'Occidente, ma Sarko ha stroncato sul nascere le polemiche
gratificando le esternazioni del leader libico di un aggettivo,
"poetiche", decisamente indovinato: ognuno può interpretarlo come
meglio crede, nessuno trovarlo offensivo. L'Unione per il Mediterraneo riprende
un discorso interrotto a Barcellona tredici anni fa partendo da un presupposto molto
semplice: senza una diagnosi complessiva, mediterranea appunto, nessun problema
dell'Europa meridionale potrà mai essere risolto. L'immigrazione, per esempio,
ma anche l'inquinamento o il trasporto delle merci. E siccome uno degli
obiettivi dichiarati è la realizzazione delle autostrade del mare, ecco che
Genova si troverà al centro del dibattito e dovrà essere adeguatamente
supportata dallo Stato italiano per strappare il ruolo di capolinea rispetto a
Marsiglia o a Barcellona. Ovviamente, il primo risultato da raggiungere sarà
quello di una pace stabile, senza la quale non sono immaginabili commerci e
partenariati. E al di là dell'inevitabile retorica, sono in molti a sperare che
gli interessi economici riescano dove non hanno potuto decenni di iniziative
diplomatiche. Non a caso sono subito arrivati i commenti ottimistici di Abu
Mazen, il presidente palestinese, e assume una valenza storica la
partecipazione del presidente siriano, Bashar al-Assad, alla parata militare
del 14 luglio sugli Champs Elysées. Il rais di Damasco sarebbe stato invitato
comunque (la parata, apposta disdegnata da Chirac, segna il ritorno della Siria
all'onor del mondo dopo quattro anni di isolamento internazionale) ma è
significativo che i giornali siriani abbiano sottolineato come Assad parteciperà
ai lavori dell'Ump e Parigi sia "la porta per l'Europa". Non solo. Ci
saranno il presidente egiziano Hosni Mubarak, che si candida ufficiosamente a
una delle due presidenze comuni previste dalla road map, il leader turco Recep
Erdogan, che potrà cominciare l'opera di persuasione nei confronti della
Francia per poter entrare nella Ue, il capo dello stato libanese Michel
Suleiman che siederà accanto ad Assad, e anche questo particolare sarà
registrato come storico. A rappresentare l'Italia, il presidente del consiglio
Silvio Berlusconi. Nel documento finale, che sarà firmato domenica, sono
indicati i principali obiettivi che l'Ump si propone di raggiungere. Tanto per
cominciare l'istituzione dovrà risultare assolutamente democratica, "le
decisioni vengono prese in assoluta parità dai soci". In campo economico,
sarà accelerata la creazione di una zona di libero scambio. Sul fronte
ambientale, il Mediterraneo dovrà essere disinquinato entro il 2020 e sarà
creato un sistema che sfrutti l'immenso potenziale di energia solare della
sponda sud. Nascerà poi una protezione civile comune. L'Upm si impegna infine a
costruire un'agenzia per lo sviluppo delle piccole e medie imprese, a
potenziare l'Università euro-mediterranea appena fondata in Slovenia e a dar vita
alla Banca del Mediterraneo. Certo, restano nodi politici irrisolti. I leader
delle due sponde sono spaccati sulla definizione di terrorismo da inserire
nella dichiarazione finale, perché gli europei vorrebbero condannarlo in tutte
le sue forme mentre gli arabi propongono di sancire "una condanna ferma e
il rigetto di ogni tentativo di associare la religione o la cultura con il
terrorismo". Difficile intesa, su questo punto. Più facile che venga
accolto il riferimento alla "fine delle occupazioni e all'oppressione dei
popoli", anche se tutti sanno bene a chi ci si riferisce. A Israele e
ai palestinesi: ma senza riferimenti precisi, un po' di ipocrisia potrebbe
passare. Paolo Crecchi crecchi@ilsecoloxix.it 12/07/2008 = Le sorelle Carla e
Giovanna con il marito Ermanno Virgiglietti, le figlie e le nipoti comunicano a
quanti le hanno voluto bene che Fernanda Borrone ved. Santoro è tornata
alla casa del Padre. I funerali saranno celebrati sabato 12 alle ore 8.15
presso la Parrocchia di N.S. delle Grazie e San Gerolamo. La nostra cara verrà
tumulata nella tomba di famiglia a Zeme Lomellina. La Generale Pompe Funebri
Spa Tel. 010.41.42.41 Amici e Collaboratori della P.L.Ferrari partecipano al
dolore del caro Stefano per la perdita del papà Antonio Calza = È mancato
all'affetto dei suoi cari Giovanni Cassissa (Mario) di anni 96 Ne danno il
triste annuncio la figlia Cristina con Gianni, il figlio Lorenzo con Lisetta e
i nipoti Alberto e Vittorio. I funerali avranno luogo oggi 12 luglio alle ore 9
nella Chiesa Parrocchiale di Casella, indi per il cimitero locale. La presente
vale da partecipazione e ringraziamento. Casella, 12 luglio 2008. Onoranze
Funebri Balduini. Tel. 010.96.51.314. = È mancato al nostro affetto Ferdinando
Cilento A funerali avvenuti, come da sua espressa volontà, con dolore lo
annunciano la moglie Cicci Secomandi, il figlio Filippo con Sabrina. Genova, 12
luglio 2008 La Generale Pompe Funebri Spa Tel. 010.41.42.41 = È mancato
all'affetto dei suoi cari Mario Delucchi Ne danno il triste annuncio la moglie
Rina, i figli Maurizio e Giuliana con Marco. I funerali avranno luogo oggi
sabato 12 luglio alle ore 17 nell' Abbazia S. Siro di Struppa. La presente
quale partecipazione e ringraziamento. La Generale Pompe Funebri Spa Tel.
010.41.42.41 Paolo Corradi partecipa commosso al grave dolore di Giuliana per
la perdita del papà Mario Delucchi Il Presidente, il Direttore Generale, i
colleghi di Confindustria Genova partecipano al grave lutto di Giuliana per la
perdita del papà Mario Delucchi Nini con Marina, Arnoud, Eric e Nicole, Mauro e
Silvia con la piccola Martina sono affettuosamente vicini in questo triste
momento a Caterina, Giuli, Marco, Maurizio e parenti tutti per la scomparsa del
carissimo Mario e porgono le più sentite condoglianze. Annarosa Miele, Massimo
Laiolo e lo staff Aristea sono vicini a Giuliana e famiglia per la perdita del
caro Papà Marco Bisagno è vicino a Giuliana e famiglia per la perdita del Papà
Luciano e Maria Teresa Bruzzo partecipano al dolore di Wally, Paola e Gianluca
per la perdita del DOTTORE Giuliano Fontana Il Coro Monte Cauriol ricordando la
dipartita dell'amico sincero Giuliano partecipa al dolore della moglie Vallì e
fraternamente si stringe attorno al figlio e corista Gianluca. Gabriella
Citroli è vicina nel dolore a Wally e figli per la perdita del DOTTORE Giuliano
Fontana = È mancato all'affetto dei suoi cari GEOMETRA Egidio Gaggero di anni
80 Ne danno il triste annuncio la moglie Carla, le figlie Fulvia e Maria, il
genero Marco, le nipoti Silvia, Elisa e Francesca, amici e parenti tutti. I
funerali avranno luogo oggi sabato 12 luglio alle ore 11,45 nella Parrocchia
della Natività N.S. Gesù Cristo in Sestri Ponente. Un particolare
ringraziamento a tutto il personale dell'assistenza domiciliare ospedaliera di
Sestri Ponente. La presente quale partecipazione e ringraziamento. La Generale
Pompe Funebri Spa Tel. 010.41.42.41 Egidio l'ultimo dei nostri tanti zii
Gaggero ci ha lasciati. Lidia e Franco Toscano con i figli Corrado e Francesca,
con Cristina ed i nipoti, abbracciano con tanto affetto Carla, Fulvia e Maria.
= È mancato all'affetto dei suoi cari Vittorino Gregori Ne danno il doloroso
annuncio il figlio Ubaldo con Vilma e Dea. I funerali si svolgeranno lunedì 14
luglio alle ore 10 nella chiesa parrocchiale di San Martino D'Albaro. Il Santo
Rosario viene recitato questa sera sabato alle ore 19.00 nella suddetta
parrocchia. Genova 12 luglio 2008 La Generale Pompe Funebri Spa Tel.
010.41.42.41 I Condomini di Via Passaggi 9 partecipano al dolore dei famigliari
per la scomparsa di Vittorino Gregori Il grande cuore di Gigi Ispulla non batte
più. Ci mancherai, Gigi. Ci mancherà la tua voce, la tua allegria, la tua gioia
di vivere. Restano i ricordi dei momenti condivisi. Resta una sconfinata
nostalgia. Resta una parte di te nei nostri cuori. Un bacio grande, Gigi. Le
zie Adriana, Lina, Lisa e i cugini Carmelina, Carmelo, Domenico, Luisa, Mimmo,
Nando e Patrizia con le loro famiglie. = Amorevolmente assistito è mancato
all'affetto dei suoi cari Paolo Moda Ne danno il doloroso annuncio la moglie,
il figlio, la nuora e i nipoti. I funerali si svogono oggi sabato alle ore
11,45 presso l'Abbazia di San Siro di Struppa. Un particolare ringraziamento al
dottor Roberto Spina e agli infermieri Marina e Salvatore per le amorevole cure
prestate. La presente quale partecipazione e ringraziamento. Genova 12 luglio
2008 La Generale Pompe Funebri Spa Tel. 010.41.42.41 Gli amici della Piemme
sono vicini a Vittorio e alla sua famiglia per la scomparsa del papà Paolo
Annamaria Faganelli, con i figli Antonella e Gabriele Liberti, si unisce con
affetto e dolore al grave lutto che ha colpito la famiglia Montecucchi per la
perdita di Riccardo Gli amici, colleghi e volontari del piano regolatore
sociale abbracciano affettuosamente Massimo Montecucchi per la scomparsa del
Figlio Gli amici Beppe Pellegrini, Roberto Cordini, Romano Merlo e Walter
Rupalti si stringono affettuosamente a Massimo nel triste momento della
scomparsa dell'adorato figlio Riccardo Montecucchi Gian e Attilio Poggi e
famiglie sono vicini a Massimo, Giulia e Lucia per la prematura scomparsa del
caro Riccardo I colleghi della Direzione Territorio Sviluppo Economico e
ambiente, si uniscono all'immenso dolore di Massimo, Giulia e Lucia per la
prematura scomparsa dell'amato Riccardo Ricordando la cara zia Rita Costantino,
Sandra e figli si uniscono al dolore della Famiglia Noli. Graziella Carissimi
partecipa commossa al lutto dei familiari per la perdita dell'indimenticabile
Ettore Prati = È mancato all'affetto dei suoi cari Riccardo Senatori Ne danno
il doloroso annuncio la moglie, i figli e i famigliari tutti. I funerali si
svolgono sabato 12 luglio alle ore 10 presso la Chiesa di Santa Margherita di
Marassi. Genova, 12 luglio 2008 La Generale Pompe Funebri Spa Tel. 010.41.42.41
L'Amministratore ed i condomini tutti di Via Viazzi 6 si uniscono al grande
dolore della famiglia per la scomparsa del signor Riccardo Senatori I colleghi
del Consultorio Famigliare del Distretto Sanitario 9, partecipano al dolore
della collega Anna Frigerio per la perdita della Madre = Circondata dall'Amore
della sua famiglia, è mancata Maria Giancarla Sposini in Verde di anni 68 Con
immenso dolore lo annunciano il marito Elio, i figli Sandro con Laura, Pavel,
Serghei, David con Michela e Sara e parenti tutti. I funerali avranno luogo
sabato 12 c.m. alle ore 10 nella chiesa parrocchiale S. Caterina di Via Napoli.
Un sentito ringraziamento a medici, infermieri e volontari dell'Hospice Gigi
Ghirotti per le amorevoli cure prestate. Si prega di non inviare fiori ma
devolvere eventuali offerte all'Associazione Gigi Ghirotti. La presente vale da
partecipazione e ringraziamento. La Generale Pompe Funebri SpA Tel. 010414241
Pavel, Serghei e la piccola Sara salutano nonna Giangi I consuoceri Rossella e
Leo Di Rosa, profondamente rattristati, sono vicini a Elio e partecipano al suo
dolore per la scomparsa della moglie Giancarla I collaboratori del Laboratorio
di Analisi Colombo partecipano al profondo dolore di Sandro per la scomparsa
della mamma Giancarla Le famiglie Lari, Orofino e Vitriolo si uniscono al
dolore della famiglia verde per la scomparsa di Giancarla Carmelo e Barbara
abbracciano e sono vicini ad Elio, Sandro e David per la perdita della cara
Gian Ciao Gian ti ringraziamo per l'affetto che ci hai sempre dato. Sarà impossibile
dimenticarti. Enza, Federico, Rosanna, Ferruccio. Le sorelle, il fratello, il
cognato, la cognata e i nipoti piangono commossi la perdita della carissima
Caterina Volpara (Rina) unendosi al dolore della famiglia Sagripanti tutta. La
famiglia di Luigi Repetto ringrazia il personale tutto della Casa di Riposo S.
Caterina di Crocefieschi per l'assistenza prestata al loro caro.
1988â??12â??luglioâ??2008 Caterina Lastrico (Marieta) Un vuoto incolmabile un
grande affetto perduto. I tuoi cari. 2007â??12â??luglioâ??2008 Ricordando
Minuccia amica di sempre con affetto Mariella, Daniela, Teresa.
Pieroâ??eâ??Lilliâ??Ravano Dopo quarant'anni il nostro affetto è sempre grande
come allora e il loro ricordo sempre vivo, è tuttora per noi un conforto e un
esempio da seguire. I figli e le loro famiglie. Questa sera alle ore 19,30
nella Chiesa dell'Immacolata sarà celebrata una Messa di suggragio. 12/07/2008
' 12/07/2008 un maredue spondeLa collaborazione fra i Paesi delle due sponde
potrà servire a garantire la pace abu mazenpresidente palestinese 12/07/2008.
( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il
leader palestinese a Roma ieri ha incontrato anche il presidente Napolitano e
il ministro degli Esteri Frattini Berlusconi abbraccia Abu Mazen: "La pace
è vicina" In serata i colloqui con Prodi e D'Alema, più cauti sull'esito
dei negoziati ROMA - Il presidente palestinese Abu Mazen a Roma: una visita
apparentemente di routine, che ha riservato all'ospite il meglio
dell'accoglienza politica italiana, ma senza produrre annunci roboanti o
straordinari. Per Berlusconi "la pace in Medio Oriente non è mai stata
così vicina, e l'Italia è pronta a dare il suo contributo"; per Abu Mazen
l'Italia rimane un "partner determinante, solidale con la causa
palestinese". E invece proprio in questa apparente normalità degli
incontri romani del raìs palestinese sta la chiave di lettura di questo
viaggio. Il governo Berlusconi in politica estera è partito
con una poderosa svolta verso gli Stati Uniti e verso Israele, ma col passare delle settimane la svolta (che c'è stata, ed è
stata radicale) è stata ammorbidita e resa più accettabile anche per partner
tradizionali dell'Italia come i Paesi arabi avversari di Israele. Nei suoi incontri romani con
Napolitano, Berlusconi, Frattini, Prodi, D'Alema, Alemanno, il leader
palestinese ha trovato la conferma di un interesse politico di tutta la classe
politica italiana al Medio Oriente, un interesse che eventualmente è indebolito
soltanto dalle incertezze della politica nazionale. Ieri a Palazzo Chigi Abu
Mazen e Silvio Berlusconi hanno dato prova del buon rapporto tra le due parti.
Il leader palestinese ha confermato che l'Italia governata dal centrodestra
"è importante per il processo di pace in Medio Oriente", e poi che
"le posizioni dell'Italia sono solide, a sostegno del popolo e dalla causa
palestinese". Berlusconi ha esibito abbracci, baci ed elogi per il suo
ospite, "Abu Mazen è una persona straordinaria, ha esperienza e pazienza.
Io e lui siamo coetanei, due saggi vecchietti?". Il premier poi ha fatto
sua una valutazione politica poco comune in questi mesi: "L'accordo in Medio
Oriente non è mai stato così vicino, io sono ottimista. Anche Bush lo è sulla
possibilità di raggiungere un accordo entro la scadenza del suo mandato
presidenziale". L'Italia, dice Berlusconi, è pronta a "spendersi con
gli amici israeliani e palestinesi per arrivare entro la fine dell'anno a un
accordo che preveda sue stati". Abu Mazen, che ha invitato Berlusconi a
Ramallah, ha fatto un accenno sulla possibilità di riprendere il dialogo con
Hamas, che ormai da più di un anno controlla la Striscia di Gaza: per Abu Mazen
il dialogo sarà possibile "se Hamas accetterà l'iniziativa yemenita
approvata al vertice di Damasco per la conciliazione interpalestinese". In
serata Abu Mazen ha visto i leader del governo precedente, Romano Prodi e
Massimo D'Alema. Con l'ex premier che non ha resistito alla tentazione di una
stoccata per l'ottimismo esibito da Berlusconi: "Parlare di ottimismo in
Medio Oriente mi sembra fuori posto, parlare di minor pessimismo mi sembra più
corretto". (v.n.).
( da "Unita, L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del Abu Mazen: l'Italia può aiutare la pace Nella
conferenza stampa con Berlusconi il presidente palestinese
sottolinea che Roma ha buoni rapporti sia con Israele che con l'Anp. Il premier promette sostegno economico di Umberto
De Giovannangeli LA PACE IN MEDIO ORIENTE passa ancora per Roma. Una pace
fondata sul principio di due popoli, due Stati. Una pace che ha bisogno oggi di
un sostegno concreto, politico ed economico, alla leadership moderata di Mahmud
Abbas (Abu Mazen). "Ho ri- badito il forte sostegno dell'Italia
affinchè il processo di pace abbia un risultato che ci auguriamo
definitivo" e "la ferma volontà dell'Italia di aiutare questo
processo" anche economicamente. Così Silvio Berlusconi nella conferenza
stampa congiunta con il presidente palestinese a Palazzo Chigi. Berlusconi si è
detto particolarmente "lieto di accogliere il presidente palestinese
nuovamente a Roma" ed ha spiegato di aver avuto già in passato modo di
conoscerlo, "apprezzandolo e mettendomi al suo fianco per il suo grande
progetto di pace". "Dal primo momento - dice il presidente del
Consiglio rivolgendosi direttamente ad Abu Mazen - ho sempre ammirato la sua
capacità di lavoro, il suo coraggio, la sua determinazione e la sua
pazienza".E il colloquio di ieri - ha concluso Berlusconi dicendosi
ottimista sull'esito dei negoziati tra israeliani e palestinesi - è stato
utilissimo per "fare il punto in cui si trova il processo di pace e per
capire quali sono le nostre possibilità di intervenire affinchè certi contrasti
possano essere risolti e superati". Nel sostegno al dialogo
israelo-palestinese si manifesta una continuità sostanziale nella politica
estera italiana. Continuità rimarcata nell'incontro avuto in mattinata da Abu
Mazen al Quirinale con il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e che si
manifesta anche negli incontri, "cordialissimi", che in serata Abu
Mazen ha avuto con l'ex premier Romano Prodi e l'ex titolare della Farnesina,
Massimo D'Alema. Continuità che vivrà oggi nell'incontro che il rais
palestinese avrà in un albergo romano con il leader del Pd, Walter Veltroni, e
il ministro degli Esteri del governo-ombra, Piero Fassino. Il presidente
palestinese si è detto "orgoglioso dei solidi rapporti" fra italiani
e palestinesi fin dai tempi di Yasser Arafat ed ha sottolineato con piacere
come "le posizioni dell'Italia siano state sempre forti e salde nel
sostegno al popolo palestinese. "Sono ottimista" per una soluzione
positiva del processo di pace in Medio Oriente grazie alla "qualità dei
due protagonisti che dovranno stringere l'accordo, cioè il premier israeliano
Ehud Olmert e il presidente dell'Anp Abu Mazen, rileva Berlusconi. Il premier
sottolinea come non si è mai stati così vicini" ad una conclusione
positiva dei negoziati di pace tra israeliani e palestinesi, e ribadisce
l'offerta di Erice come sede italiana per la fase finale dei negoziati.
"L'Italia gode di ottimi rapporti con lo Stato di Israele
e il popolo palestinese: per questa ragione può svolgere un ruolo rilevante nel
processo di pace", afferma Abu Mazen che ha invitato Berlusconi a visitare
i Territori "quando lo riterrà opportuno". Il sostegno all'Anp e la
chiusura al movimento integralista palestinese Hamas: "Siamo stati noi a
spingere perchè Hamas fosse messo nella black list", rivendica il
presidente del Consiglio. Se Hamas accetta "tutte le condizioni"
poste dall'iniziativa araba e dall'accordo stabilito al vertice di Damasco il
dialogo può ripartire anche sul fronte interno palestinese, dice Abu Mazen
auspicando "conciliazione" tra i palestinesi. Il rais affronta anche
la questione del nucleare iraniano schierandosi per un "Medio Oriente
denuclearizzato". A Palazzo Chigi c'è tempo anche per un abbraccio e per
una nuovo siparietto del Cavaliere. Lodando Abu Mazen per le sue qualità,
Berlusconi lo definisce "una persona straordinaria", che unisce
"l'entusiasmo proprio dei giovani" alla "concretezza, la
pazienza, l'esperienza di... noi vecchietti", dice sorridendo il presidente
del Consiglio mentre abbraccia Abu Mazen. Sì perchè, aggiunge il premier
rivolgendosi verso la platea di cronisti e fotografi che immortalano la scena
con una marea di flash, "siamo coetanei...". In serata gli incontri
con Prodi e D'Alema: "Abu Mazen è assai meno pessimista di qualche mese
fa. Le difficoltà sono note ma c'è una volontà nel non creare tensioni
ulteriori", afferma l'ex presidente del Consiglio al termine del
colloquio, durato quasi un'ora, con il rais palestinese . Prodi riferisce che sono
stati presi in esame tutti i "problemi sul tappeto, i vari sforzi per il
processo di pace, le difficili conversazioni che comunque inducono a sperare
per il futuro tra Olmert e Abu Mazen, fra Hamas e Fatah, tra siriani e
israeliani".
( da "Stampa, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
APPUNTAMENTI,
INCONTRI, CELEBRAZIONI Agenda Religioni A CURA DI DANIELE SILVA LA SALA DELLA
COMUNITÀ Comincia ad Acqui Terme, l'edizione 2008 del corso interregionale per
operatori culturali e pastorali della sala della comunità, organizzato
dall'Acec (Associazione Cattolica Esercenti Cinema). Il programma del corso si
articola in tre giorni, da venerdì
( da "Voce d'Italia, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri
Assegnati undici ministri all'opposizione, uno ad Hezbollah Libano, costituito
Governo di Unita' Nazionale Siniora: "L'obiettivo e' ridare ai cittadini
la fiducia nelle istituzioni" Beirut, 12 lug. – I leader politici libanesi
hanno concordato ieri la composizione del nuovo governo di unità nazionale,
guidato di nuovo da Fuad Siniora, il primo sotto la presidenza del neo-eletto
Michel Suleiman. All'opposizione verranno assegnati 11 dei 30 seggi di governo,
il che garantirà diritto di veto sulle decisioni del premier. L'annuncio è
stato dato ieri dal segretario generale del Parlamento libanese, Suhayl Bohji,
seguito dal discorso in diretta televisiva di Fuad Sinora, il quale ha
dichiarato che il nuovo governo ha come principale obiettivo quello di “ridare
fiducia ai cittadini nelle istituzioni e nella vita pubblica, e di preparare
nel modo più trasparente possibile le prossime elezioni legislative del
( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-12 num: - pag: 12
categoria: REDAZIONALE A Roma Il presidente del Consiglio al leader
palestinese: "Confido nelle qualità dei protagonisti" Berlusconi ad
Abu Mazen: pace vicina grazie a noi vecchietti ROMA - Berlusconi è ottimista,
dice che "mai la soluzione del problema mediorientale è stata così
vicina", mai così possibile "la coesistenza pacifica tra israeliani e
palestinesi, due popolazioni e due Stati". Abu Mazen non si sbilancia,
dice che l'Italia ha ottimi rapporti con i paesi arabi e con Israele,
che Berlusconi ha molte relazioni internazionali e dunque: "L'Italia e il
suo premier svolgeranno un ruolo importante". Un'ora di colloquio a
Palazzo Chigi, fra il presidente del Consiglio e il presidente dell'Autorità
Palestinese, nel pomeriggio. Due leader differenti, almeno nei comportamenti
esteriori. Caldo ed estroverso Berlusconi. Misurato e cauto l'uomo che tenta di
fare da guida al popolo palestinese. Alla fine, la soddisfazione di Berlusconi
che racconta come Bush in Giappone gli abbia ricordato l'impegno a ottenere
risultati prima dell'elezione del nuovo presidente Usa, e gli abbia
manifestato, anche lui, ottimismo. In realtà, il processo di pace attraversa un
momento di stallo. Anche se ad Annapolis fu formulato l'auspicio che entro il
2008 i negoziati diano il via allo Stato palestinese. Berlusconi ha offerto la
sede siciliana di Erice "per le ultime fasi del negoziato". E Abu
Mazen (Berlusconi lo ha chiamato con il suo vero nome, Mahmoud Abbas) ha
invitato il premier italiano a visitare i Territori. Il presidente palestinese
si è anche complimentato con Berlusconi per la vittoria elettorale. Nonostante il cambio di governo abbia di sicuro segnato un
riavvicinamento ad Israele.
Pochi giorni fa a Gerusalemme, nel corso della visita del ministro Frattini, è
stato stabilito che l'Italia avrà summit periodici con Israele, "un nuovo dialogo
strategico". In conferenza stampa è stato chiesto ad Abu Mazen: sarà
l'Iran a pregiudicare la pace? Risposta, indiretta: "Noi
auspichiamo che il Medio Oriente intero sia privo di armi nucleari". Altra
domanda: è possibile la ripresa del dialogo con Hamas, il partito palestinese
che controlla la striscia di Gaza? "Se Hamas accetterà le condizioni
dell'iniziativa yemenita al vertice di Damasco, il dialogo potrà continuare
". Vale a dire: se Hamas permetterà il ripristino della situazione prima
della presa militare del potere (giugno 2007). In chiusura, Berlusconi dice di
confidare soprattutto nella qualità dei protagonisti: "Olmert, di cui mi
onoro di essere amico e Abbas, persona straordinaria, ha l'entusiasmo dei
giovani e la concretezza, la pazienza ed esperienza di noi vecchietti: siamo
coetanei ". Berlusconi è del settembre '36, Abu Mazen del marzo '35. La
giornata del presidente palestinese è cominciata con gli incontri al Quirinale
con Napolitano e in Campidoglio con Alemanno, ed è finita con l'ex premier
Prodi ("Ho trovato Abu Mazen meno pessimista di qualche mese fa") e
con l'ex ministro degli Esteri, D'Alema. A. Gar. Coetanei Berlusconi abbraccia
Abu Mazen: il primo è nato nel settembre '36, il leader palestinese nel marzo
'35 Due leader, due popoli "Mi onoro di essere amico di Olmert. E il
presidente dell'Anp è pieno di entusiasmo e pazienza".
( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-12 num: - pag: 12
categoria: REDAZIONALE Israele L'ex delfino di Sharon avrebbe chiesto più rimborsi
"ufficiali" per lo stesso viaggio. L'opposizione: si dimetta Nuove
accuse, "Olmert ha i giorni contati" Due ore di interrogatorio, si
aggrava la posizione del premier indagato per frode Venerdì nero per il
successore di Sharon mentre il Libano è tornato a sperare: ieri è nato
il governo di unità nazionale DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - Avevano
promesso: "Non useremo i guanti bianchi". E sono stati di parola. Per
riguardo al suo rango sono andati ad interrogarlo nella sua residenza
ufficiale, ma è stata l'unica cortesia - peraltro dovuta - che gli hanno
concesso. Il venerdì nero di Ehud Olmert, traballante primo ministro
israeliano, è cominciato presto, ieri mattina. Gli investigatori del Nucleo
Antifrode hanno suonato alla sua porta con le borse gonfie di carte, guidati
dal capo del Nucleo, il brigadiere generale Shlomi Ayalon: il frutto di un
viaggio negli Stati Uniti, dove i poliziotti hanno trovato altre prove contro
il premier. Carte che dimostrerebbero come l'allora sindaco di Gerusalemme in
più occasioni (anche come ministro del Commercio e dell'Industria) si fosse
fatto rimborsare più volte lo stesso viaggio. Presentando la medesima nota
spese a diverse organizzazioni ebraiche che si erano offerte di sponsorizzarlo,
ma chiedendo un rimborso "ufficiale" anche allo Stato. I viaggi
incriminati sono avvenuti fra il 1993 e il
( da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
PROFUGHI
PALESTINESI A Sabra e Shatila, per non dimenticare Nel 60° anniversario della
Nakba, la fondazione dello Stato d'Israele che per 800.000 palestinesi significò l'espulsione dalle loro
terre e l'inizio di un'esistenza da profughi, il Comitato per non dimenticare
Sabra e Shatila torna tra i rifugiati palestinesi in Libano. Anche quest'anno
il viaggio - nato per iniziativa del giornalista del manifesto Stefano Chiarini
(scomparso il 3 febbraio 2007) - mira a conoscere la realtà dei circa
400.000 rifugiati nel Paese dei cedri e a organizzare iniziative di solidarietà
nei loro confronti. Le delegazioni del Comitato - fin dalla prima, nel 2001 -
hanno sottolineato la necessità di non abbandonare i rifugiati palestinesi, che
scompaiono regolarmente da ogni agenda internazionale. Il viaggio avrà luogo da
venerdì
( da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
SCUDO
SPAZIALE Mosca: "Inutile, lo confermano i test iraniani" Junko Terao
"Lo scudo spaziale non serve e la minaccia dei missili iraniani è una pura
invenzione degli Stati uniti per giustificare il loro progetto militare".
Mosca torna ad attaccare il disegno difensivo di Washington attraverso le
parole del ministro degli esteri Sergei Lavrov, che ieri ha commentato così i
due test missilistici iraniani, la cui minaccia per gli Stati uniti e suoi
alleati europei - ha affermato - si è rivelata inconsistente. In effetti il
progetto dello scudo spaziale prevede l'installazione di basi missilistiche Usa
in Polonia e stazioni radar nella Repubblica Ceca, che quindi sarebbero al
sicuro. Ma la gittata del missile Shahab-3, testato nei giorni scorsi dalle
Guardie della rivoluzione, è di 2mila chilometri: in grado di raggiungere, in
un eventuale attacco, Israele e le
basi americane nella regione mediorientale. È quanto basta per fare dichiarare
al generale Henry Obering, direttore dell'agenzia di difesa missilistica
americana, che "i test iraniani enfatizzano l'urgenza di quanto stiamo
facendo": Obering è sicuro che "nei prossimi due anni Tehran riuscirà
a produrre missili in grado di raggiungere l'Europa". Anche il
segretario di stato americano Condoleezza Rice, in questi giorni in Europa
orientale oltre, ha dichiarato che "gli Stati uniti non esiteranno ad
intervenire per difendere Israele". Mosca
dichiarato martedì che non esiterà a usare la forza se necessario contro il
dispiegamento dei missili usa alle porte di casa sua. Nel frattempo Tehran ha
fatto sapere che la prossima settimana il capo negoziatore sul nucleare Saeed
Jalili incontrerà a Ginevra il rappresentante per la politica estera
dell'Unione europea Javier Solana. L'incontro segue la missione di Solana,
volato a Tehran lo scorso giugno con una serie di offerte delle potenze
mondiali (il gruppo "5 più 1") per convincere gli iraniani ad
abbandonare il loro programma nucleare. Quanto allo "scudo" spaziale,
all'inizio di questa settimana Washington ha firmato un accordo con la
Repubblica Ceca - accordo da mesi contestato dalla popolazione scesa più volte
in piazza a manifestare - che permetterà la costruzione di una stazione radar
in vista del completamento dello scudo previsto per il
( da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
ISRAELE Rimborsi fasulli: Olmert di nuovo dalla polizia, e rischia
grosso (Mi.Gio.) Annunciata tante volte e altrettante volte evitata in
extremis, la fine della carriera politica di Ehud Olmert sembra davvero
arrivata. Ieri la polizia ha sottoposto a un interrogatorio (il terzo) durato
alcune ore il premier israeliano, già accusato di aver ricevuto dal finanziere
statunitense Morris Talansky mazzette per 150mila dollari nell'arco di quindici
anni. Olmert ieri ha ricevuto un'altra brutta sorpresa: si è sentito contestare
di aver chiesto "rimborsi multipli" per viaggi all'estero effettuati
negli anni dal 1998 al 2005, quando era sindaco di Gerusalemme e,
successivamente, in qualità di ministro dell'industria e del commercio. Avrebbe
in questo modo accumulato altri 100mila dollari. Il primo ministro ha negato
ogni responsabilità ma nel mondo politico israeliano la tempesta è stata
immediata, anche perché allo stato attuale ci sono ben sei inchieste della
polizia aperte nei suoi confronti. Appelli alle sue dimissioni sono giunti da
destra e da sinistra. Il suo partito, Kadima - che terrà le elezioni primarie a
metà settembre - gli chiede di farsi da parte subito. Ancora una volta l'ago
della bilancia potrebbe essere rappresentato dal partito laburista di Ehud
Barak, scomodo alleato di governo, che ha già detto di volere lo scioglimento
della Knesset e elezioni anticipate al più presto.
( da "Liberazione" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La trattativa
sul nucleare Ue e Iran, entro luglio nuovi round L'Alto rappresentante per la
politica estera dell'Ue, Javier Solana, e il capo negoziatore iraniano, Saeed
Jalili, si incontreranno il 19 luglio a Ginevra per "proseguire il
negoziato" sul programma nucleare iraniano. Lo ha reso noto un portavoce
del segretariato del Consiglio supremo della sicurezza nazionale, Ahmad Khadem
al Melleh, all'agenzia ufficiale della Repubblica islamica. Si tratta del primo
incontro tra Solana e Jalili dopo la consegna della risposta iraniana al
pacchetto di incentivi proposto dal '5+1' (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia,
Cina e Russia più la Germania) in cambio della sospensione da parte di Teheran
delle attività di arricchimento dell'uranio. L'ufficio di Solana ha confermato
che si lavora ad un incontro, ma ha spiegato che la data non è confermata. Ieri l'ayatollah Kashani ha tuonato contro Usa e Israele ("Se ci attaccano se ne
pentiranno"), ma gli analisti Usa spiegano che un attacco non sembra
affatto all'ordine del giorno e che, anzi, il fare la voce grossa di questi
giorni (test missilistici di Teheran compresi) è un possibile preludio a
qualche forma di trattative. La settimana prossima a Washington
arriveranno diversi alti esponenti dell'intelligence e della diplomazia
israeliana per discutere di Iran. A proposito dei test missilistici, Mosca ha
colto l'occasione per ribadire la contrarietà allo scudo spaziale: "Quei
missili hanno la gittata di 2mila chilometri, e non rappresentano una minaccia
per l'Europa", ha detto il ministro Lavrov. 12/07/2008.
( da "Liberazione" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Non
ci vuole nessuna guerra occidentale, a Teheran la rivoluzione la faranno le
donne" Valerio Venturi Hamid Sadr, intellettuale iraniano, sceneggiatore e
autore celebrato in tutta Europa, è scettico sul futuro del proprio Paese. La
speranza, però, sta proprio nello sgretolamento lento, nell'implosione a cui il
regime, inesorabilmente si avvicina. Ahmainejad potrebbe soccombere anche senza
le bombe americane. Anche senza le azioni che potrebbe
innescare per le sue sparate contro Israele Dott. Sadr, ci faccia una fotografia del suo Paese La situazione
è tale che la gente ha perso la direzione, la bussola: i vari componenti del
regime hanno perso i punti di riferimento comune, ciò che li univa, e pertanto
i rimedi che si potevano trovare per le divisioni interne non funzionano più.
Il problema grande, visto dalla parte della gente, è che non si sa cosa vuole
questo regime; al tempo stesso, il popolo stesso non sa nemmeno cosa
desiderare. Non ci sono obiettivi, sogni da realizzare, problemi quotidiani cui
occorre trovare soluzioni? La gente ha problemi a tutti i livelli,
quotidianamente, perché questo sistema crea problemi: è fatto apposta, non per
risolverli. Porto un esempio: a Teheran, dei numerosissimi parchi cittadini,
uno è stato trasformato con accesso solo per le donne. Questo luogo è
recintato, non si può vedere e lì le mogli e le figlie possono fare sport in
libertà e senza velo. Però questa trovata ha rafforzato il sessismo nella
società iraniana, così come gli autobus divisi, le scuole separate. Trovate che
approfondiscono il solco tra uomo e donna, anche se in apparenza sembravano
soluzioni. Solo solo esempi. Ogni volta che il regime tenta di risolvere un
problema ne crea altri. Questo vale per tutti i settori: sociale, economico,
stampa... è sempre incapace di offrire soluzioni. E il fatto è che una via di
fuga non la vede la gente dentro e non la vedono gli intellettuali fuori dal
Paese. Un intervento internazionale potrebbe essere d'aiuto? In questa domanda
esiste un problema. La gente in Iran pensa che le soluzioni che vengono da
fuori sono negli interessi di qualche nazione e contro l'Iran. Tutta la
propaganda del regime ha avuto un certo successo, in tal senso. Io posso
pensare a qualsiasi cosa, ma questo non incide sull'opinione pubblica. Non
crede esista una "cosa migliore" da fare? Io come intellettuale - e
molte forze democratiche - pensiamo che occorre fare fronte a pari livello per
democrazia e la pace: tradotto in parole spicciole, per tenere lo status quo
finché il sistema stesso, che è avviato verso l'autodistruzione, si sgretoli
dall'interno. Sono convinto che ogni azione militare possa ritardare il
processo democratico in Iran. Quindi meglio che Usa e altri restino alla porta
Come dicevo prima il sistema ha perso sua coesione, a prescindere dalle azioni.
Anche il regime dello Scià non è caduto con la rivoluzione, che non l'ha
buttato giù ma ha solo dato la spinta. Basti pensare alla vicenda del nucleare:
ci sono varie opinioni, pertanto la crisi è approfondita e porterà al crollo
del regime. Qual è il ruolo giocato dalle donne all'interno di questo processo
e per l'Iran del futuro? Importante: il ruolo che stanno svolgendo oggi è
quello di far aumentare le contraddizioni del potere; nell'aumentare le crisi
del regime, ed è compito di prim'ordine. Non a caso ho portato l'esempio del
sessismo. Le richieste delle donne portano il regime alla crisi. Per chi ha un
pensiero fondamentalista, ogni modernizzazione significa che se le donne hanno
dei loro diritti, è come se aprissero le gambe, e la vedono cosa inammissibile.
Per questo ciò che riguarda le donne mina alla base il sistema. Oggi, a
proposito di donne, si parla molto di Ingrid Betancourt. Merita il Nobel per la
pace? Abbiamo imparato una cosa dalla nostra rivoluzione: non bisogna prestare
attenzione alle persone ma alle idee. Se commettono errori è difficile
liberarsene, è successo a noi con Komehini. Non bisogna costruirsi eroi. Anche
perchè comunque poi gli eroi li esponi, li metti nel mirino, come l'ex primo
ministro dell'Iran che è stato assassinato. Certamente merita il Nobel, però
bisogna tenere presente che il premio non deve renderla un eroe intoccabile, nè
esporla. Noi abbiamo esperienza con la nostra premio Nobel: quando ha iniziato
a dire cose discutibili è diventata intoccabile. Poi fare di una persona una
guida, lo ripeto, è pericoloso: se scomparisse, tutto il movimento che la
sostiene crollerebbe: ci vogliono programmi e non persone. Torniamo all'Iran:
crede che la religione sia un'opportunità o un problema per il Paese? Il
problema è che la religione trova un ruolo preoccupante quando ci sono spazi
lasciati vuoti. La natura non accetta vuoti per cui vanno riempiti gli spazi
vergini, nella società. Ma la religione non deve occupare spazio per diventare
determinante. È un principio che vale per tutte le nazioni. Noi abbiamo pagato
carissimo prezzo per questo, e ci stiamo specializzando, quindi possiamo
aiutare altri a non cadere nella stessa trappola. Di che cosa si sta occupando
oggi? Ho consegnato alla stampa il mio terzo romanzo e sto lavorando al
successivo; oltre a scrivere mi sposto da un paese all'altro a parlare, sono il
commesso viaggiatore della cultura (ride) . L'anno scorso, per esempio, ho
fatto 14 convegni internazionali. Questo faccio nella vita. Poi sono uno
specialista di Kafka. Scrittore mittleuropeo amato da Sadr, iraniano
naturalizzato austriaco che aspetta da lontano che la corrente butti giù gli
ultimi calcinacci di un governo che - è sicuro - prima o poi cadrà. 12/07/2008.
( da "Liberazione" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ori
Avvisi A chi inviare le notizie Le iniziative di partito devono essere inviate
- esclusivamente - alla compagna Lina Bianconi, con almeno due giorni di anticipo,
all'indirizzo oratori.prc@rifondazione.it, complete di tutti i dati. Saranno
pubblicate solo nell'edizione del giorno in cui esse si svolgono. Vita di
partito Piemonte Congresso della federazione di Alessandria . Interviene come
garante Sergio Boccadutri. Congresso della federazione di Asti , alle 9.15 al
circolo "Remo Dovano" in via Pietro Chiesa 20. Interviene come
garante Gianni Naggi. Congresso della federazione di Torino oggi e domani.
Interviene come garante Claudio Grassi. Congresso della federazione di Vercelli
. Interviene come garante Marco Albertario. Congresso della federazione di
Novara , alle 9 presso la Sala del Quartiere Nord in via Fara 39. Interviene
come garante Ferruccio Donini. Liguria Congresso della federazione di Genova . Interviene
come garante Roberta Fantozzi. Congresso della federazione di La Spezia .
Interviene come garante Mimmo Caporusso. Lombardia Congresso della federazione
di Bergamo , alle 9.45 presso la Sala del Mutuo Soccorso in via Zambonate 33.
Interviene come garante Graziella Mascia. Congresso della federazione di Milano
oggi e domani. Interviene come garante Paolo Ferrero. Congresso della
federazione di Monza e Brianza . Interviene come garante Gianni Confalonieri.
Veneto Congresso della federazione di Verona oggi e domani. Interviene come
garante Mauro Tosi. Friuli Venezia Giulia Congresso della federazione di
Gorizia . Interviene come garante Gino Sperandio. Congresso della federazione
di Pordenone . Interviene come garante Beatrice Giavazzi. Congresso della
federazione di Trieste . Interviene come garante Igor Kocijancic. Trentino Alto
Adige Congresso della federazione di Trento . Interviene come garante Gabriella
Stramaccioni. Emilia Romagna Congresso della federazione di Ferrara .
Interviene come garante Simone Oggionni. Congresso della federazione di Parma
oggi e domani. Interviene come garante Claudio Bellotti. Congresso della
federazione di Piacenza . Interviene come garante Ferdinando Mainardi. Toscana
Congresso della federazione di Firenze . Interviene come garante Giovanni Russo
Spena. Congresso della federazione di Pisa , alle 8.30 presso il circolo Arci
di "Pisanova" in via Frascani, zona Cisanello-Isola Verde. Interviene
come garante Giovanna Capelli. Congresso della federazione di Pistoia oggi e domani.
Interviene come garante Mauro Cimaschi. Marche Congresso della federazione di
Ancona oggi e domani. Interviene come garante Alberto Burgio. Congresso della
federazione di Pesaro oggi e domani. Interviene come garante Erminia Emprin.
Lazio Congresso della federazione di Castelli oggi e domani. Congresso della
federazione di Tivoli oggi e domani. Interviene come garante Guido Mozzetta.
Congresso della federazione di Viterbo oggi e domani. Abruzzo Congresso del
circoolo di Capistrello (Aq) alle 17.30. Congresso del circolo di L'Aquila alle
15.30 presso il circolo cittadino. Per il documento 1 "Manifesto per la
Rifondazione" interviene Maurizio Acerbo. Congresso del circolo di Liscia
(Ch) alle 18. Congresso del circolo di Guardiagrele (Ch) alle 15. Congresso del
circolo di Santa Maria Imbaro (Ch) alle 19. Campania Congresso della
federazione di Avellino oggi e domani. Congresso della federazione di Napoli
oggi e domani presso la Città della Scienza. Puglia Congresso della federazione
di Bari oggi e domani. Interviene come garante Titti De Simone. Congresso della
federazione di Brindisi oggi e domani. Interviene come garante Maria Campese.
Congresso della federazione di Taranto . Interviene come garante Ramon
Mantovani. Sicilia Congresso della federazione di Agrigento . Iniziative dei
territori Lombardia La federazione di Bergamo aderisce alla campagna promossa
dall'Arci contro la schedatura dei bambini rom. In segno di solidarietà durante
il congresso provinciale del Prc che si chiude oggi, tutti i delegati rilasceranno
le loro impronte. Tutti i circoli del partito organizzeranno banchetti per
raccogliere le impronte dei cittadini. La raccolta proseguirà anche durante la
festa di "Liberazione" di Torre Boldone (Bg) prevista dal 15 al 24
agosto. Feste di "Liberazione" Lombardia Oggi e domani ultimi giorni
della festa dei circoli di zona Casorate Primo, Motta Visconti, Bereguardo a
Bubbiano (Mi) , con due serate di ballo. Continua fino al 15 luglio Liberafesta
( da "Messaggero, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
12 Luglio 2008 Chiudi Voci su esercitazioni militari Usa-Israele in
chiave anti-Iran fanno impennare l'oro nero.
( da "Messaggero, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
12
Luglio 2008 Chiudi ROMA - La pace in Medio Oriente "non è mai stata mai
così vicina". E l'Italia è pronta a dare tutto il suo contributo,
spendendo la sua autorevolezza con gli "amici" israeliani e
palestinesi per arrivare entro la fine dell'anno ad un accordo che preveda la
creazione di "due Stati indipendenti e sovrani". Cambiano i governi
insomma, ma il "forte sostegno" di Roma al processo di pace in Terra
Santa resta immutato. È questo il messaggio pieno di "ottimismo" che
il premier Silvio Berlusconi ha consegnato ieri sera a Palazzo Chigi al
presidente palestinese Abu Mazen, con il quale - durante la conferenza stampa -
ha dimostrato un feeling personale oltre che politico. Un ottimismo, quello
manifestato da Berlusconi, che il leader dell'Anp - da giovedì a Roma in visita
ufficiale - ha pienamente condiviso, ringraziando l'Italia per il decennale
sostegno "al popolo palestinese" e accogliendo a braccia aperte
"il ruolo fondamentale" che Roma può svolgere nella regione grazie ai
suoi "ottimi rapporti" sia con Israele che
con i Paesi arabi. "Potete avvicinare i diversi punti di vista", ha
spiegato Abu Mazen, che ha invitato Berlusconi a visitare i Territori
palestinesi e ha definito "molto interessante" anche la proposta
ribadita dal premier di una sede italiana - Erice, in provincia di Trapani -
per la fase finale dei negoziati tra israeliani e palestinesi. "Siamo
pronti a fare ciò che il presidente palestinese Abu Mazen riterrà che possiamo
fare assieme a lui e al governo israeliano", ha assicurato il presidente
del Consiglio, e "contiamo, visto l'ottimismo espresso anche dal
presidente Usa Bush, di avere una soluzione definitiva in un periodo breve".
Perchè quello della Terra santa "è un problema non
solo di Israele e dei
palestinesi, ma di tutti noi che abitiamo nel Mediterraneo". La
"qualità " dei due protagonisti dei negoziati insomma - il premier
israeliano Ehud Olmert e appunto il presidente dell'Anp Abbas - fa ben sperare
Berlusconi, che non si è lasciato sfuggire l'occasione per un siparietto con un
Abu Mazen: "È una persona straordinaria", ha detto il
Cavaliere, perchè sa unire "l'entusiasmo proprio dei giovani" alla
"concretezza, la pazienza, l'esperienza di noi vecchietti", ha
aggiunto sorridendo Berlusconi mentre abbracciava Abu Mazen. Sì perchè, ha
spiegato il premier rivolgendosi verso la platea di cronisti e fotografi che
immortalano la scena con una marea di flash, "noi due siamo coetanei...".
Nella sua giornata romana fitta di impegni, il presidente palestinese era stato
ricevuto in mattinata al Quirinale dal capo dello Stato Giorgio Napolitano, in
Campidoglio dal sindaco di Roma Gianni Alemanno e a colazione alla Farnesina
dal ministro degli Esteri Franco Frattini. Con tutti Abu Mazen ha ricordato la
"storia millenaria" che unisce il popolo italiano e quello
palestinese, ringraziando l'Italia per l'amicizia dimostrata all'Anp. È di
qualche giorno fa, infatti, l'annuncio di Frattini da Ramallah, di ulteriori 20
milioni di euro destinati dalla cooperazione italiana all'amministrazione
palestinese, che si aggiungono ai 220 milioni impegnati dai vari governi
italiani negli ultimi dieci anni. Un contributo finanziario che Berlusconi ha
assicurato continuerà ad aiutare Fatah e il popolo palestinese. A dimostrazione
di un rapporto a tutto campo con l'Italia, al di là del colore dei governi, Abu
Mazen ha incontrato anche Romano Prodi e il predecessore di Frattini alla
Farnesina, Massimo D'Alema. Con l'ex premier che non ha resistito alla
tentazione di una "punzecchiatura" per l'ottimismo profuso da
Berlusconi: "Parlare di ottimismo in Medio Oriente mi sembra fuori posto,
parlare di minor pessimismo mi sembra corretto", ha osservato il
Professore con i cronisti subito dopo il colloquio con Abbas. "Abu Mazen è
assai meno pessimista di qualche mese fa. Le difficoltà sono note - ha aggiunto
Prodi - ma c'è una volontà nel non creare tensioni ulteriori".
( da "Messaggero, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
12 Luglio
2008 Chiudi GERUSALEMME - Aerei israeliani si stanno esercitando nello spazio
aereo iracheno e usano le piste di atterraggio di basi americane per prepararsi
a un eventuale attacco contro i siti nucleari dell'Iran. La rivelazione
proveniva ieri da fonti del Ministero della Difesa dell'Iraq ed era riportata
da network iracheni. La stessa notizia, con l'aggiunta che la presenza di aerei
israeliani era stata individuata in alcune basi Usa, era stata poi rilanciata
da fonti iraniane e ripresa dall'edizione online del giornale israeliano Jerusalem Post. "Completamente prive di
fondamento". Secca è stata nel pomeriggio di ieri la smentita di un
portavoce dell'Aviazione israeliana (Iaf). Ma non sufficiente a mettere fine a
rivelazioni sempre di fonte irachene, secondo le quali nella provincia di Anbar
arriverebbero di notte jet israeliani provenienti dallo spazio aereo giordano e
atterrerebbero in una pista vicino alla città di Hadita. Secondo le
suddette fonti, decollando da basi americane in Iraq, i caccia israeliani
potrebbero giungere la località di Bushehr -dov'è una centrale iraniana- nel
"tempo record" di cinque minuti. In un periodo in cui si susseguono
minacce di imminenti attacchi aerei israeliani sull'Iran -l'ultima, seppur
implicita, è stata giovedì del ministro della Difesa israeliano Ehud Barak- e
controminacce di Teheran di colpire con missili Tel Aviv, le rivelazioni di
ieri erano destinate a inasprire i toni della polemica. Gli ultimi test
missilistici effettuati nei giorni scorsi dal pasdaran iraniani hanno
dimostrato che gli aeroporti iracheni le basi Usa sono alla portata dei vettori
degli ayatollah. Per questa ragione è intervenuto ieri pomeriggio il generale
Mohammad al-Aksari, portavoce del Ministero della Difesa di Bagdad per gettare
acqua sul fuoco della polemica. "Non abbiamo alcune evidenza di jet
israeliani in esercitazione nei nostri cieli e nei nostri aeroporti" ha
affermato il generale. Da Teheran, però, è stato ribadito che i militari
iracheni controllano solo nove delle 18 provincie dell'Iraq e che aeroporti
come quello vicino a Hadita sono "nelle mani" degli americani. La
nuova polemica giunge mentre il mondo politico israeliano era in piena bufera.
Ieri quattro inquirenti della polizia hanno sottoposto per ore il premier Ehud
Olmert ad un interrogatorio (il terzo) definito "molto teso". Oltre
all'accusa di aver preso "mazzette" è stata contestata al premier
anche quella di aver chiesto il rimborso di missioni all'estero a istituzioni
diverse per il medesimo viaggio, creando così gradualmente un "fondo
parallelo" di circa 100 mila dollari che gli serviva - secondo la polizia
- a finanziare altre attività. Da diversi partiti della opposizione, di destra
e di sinistra, sono giunti accorati appelli ad Olmert affinché si dimetta.
( da "Messaggero, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
12 Luglio 2008 Chiudi IN ISRAELE ARIA DI CRISI DI GOVERNO Nuove
accuse di corruzione al premier L'opposizione: Olmert si deve dimettere.
( da "Riformista, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Amici/nemici
il premier italiano offre denari e vede la pace in medio oriente Abu Mazen da
Berlusconi, Olmert in procura Secondo il Cavaliere "l'accordo non è mai
stato così vicino". Intanto il premier israeliano
sprofonda nei guai giudiziari Ha evitato commenti sull'Iran, ricordando che
Teheran nel 2002 si impegnò nell'iniziativa araba che offriva a Israele la normalizzazione dei rapporti con
57 paesi islamici in cambio del ritiro dai territori palestinesi, ma ha
aggiunto: "Sulle armi nucleari auspico solamente che la regione del Medio
Oriente ne sia scevra". Certo, il riferimento potrebbe valere per
Teheran quanto per lo stato ebraico, ma tanto è bastato al presidente dell'Anp
Abu Mazen, ieri e oggi in visita a Roma, ad avere il plauso del presidente del
consiglio Silvio Berlusconi che lo ha accolto con tutti gli onori riservati ai
capi di stato, con tanto di conferenza congiunta al termine di una giornata
fitta di incontri. Il clima è stato quello solito, con il presidente dell'Anp a
congratularsi per la vittoria elettorale di Berlusconi, e il Cavaliere a far
battute sull'età avanzata di entrambi. Ma l'incontro ha segnato un passaggio
non da poco nella strategia del premier sul Medio Oriente, come conferma il
riconoscimento di Abu Mazen del "ruolo estremamente influente nel processo
di pace" che l'Italia potrebbe svolgere, avendone tutti "i
requisiti". Abu Mazen, rimasto negli ultimi mesi al margine delle
difficili trattative per giungere a una tregua tra lo stato ebraico e Hamas,
resta il punto di riferimento (l'unico disponibile, peraltro) per l'Occidente
che spera di rispettare gli impegni presi ad Annapolis di una pace da
raggiungere entro la fine di quest'anno. "La volontà dell'Italia è di
continuare a sostenere economicamente la sua parte e il suo popolo", ha
detto Berlusconi al presidente dell'Anp, schierandosi apertamente con Fatah, il
partito di Abu Mazen uscito perdente dalle elezioni del 2006 che consegnarono i
territori a Hamas e che segnarono l'avvio di una parabola drammatica che ora si
consuma nel limbo di Gaza. Berlusconi ci tiene ad "aiutare questo processo
di pace" (ha anche offerto la sede di Erice per i negoziati israelo-palestinesi)
sulle cui note la Casa Bianca di Geroge W. Bush intende intonare il canto del
cigno: "Noi facemmo inserire Hamas nella black-list come organizzazione
terroristica" ricordava ieri annunciando anche il sostegno economico di
cui godranno le parti politiche impegnate nella pace, il famoso piano Marshall
per la Palestina che il Cavaliere ha rilanciato appena
tornato a Palazzo Chigi. "Sono ottimista. L'accordo fra israeliani e
palestinesi non è mai stato così vicino. Questo anche grazie alle qualità di Abbas
e Olmert", ha concluso il premier italiano. Berlusconi e Abu Mazaen, però,
sanno di stare facendo i conti senza considerare la variabile impazzita della
politica israeliana. Il premier israeliano Ehud Olmert è sotto il fuoco
incrociato del parlamento e dell'autorità giudiziaria. A pochi mesi
dall'inevitabile rinnovo della Knesset, un altro capitolo si è aggiunto allo
scandalo sui presunti finanziamenti illegali ricevuti da Olmert da un uomo
d'affari ebreo americano: ora il premier è accusato anche di essersi fatto
rimborsare più di una volta, ripresentando le stesse ricevute, le spese
sostenute nei viaggi all'estero quando era sindaco di Gerusalemme e ministro
dell'Industria. Ieri, Olmert è stato interrogato per la terza volta dagli
inquirenti, un "colloquio" durato più di due ore, al termine del
quale la polizia israeliana ha reso noto che ci sarebbero nuovi e
"gravi" elementi a carico del leader di Kadima: spulciando tra i
documenti e ascoltando le testimonianze nell'ambito dell'inchiesta sul finanziamento
occulto di cui avrebbe goduto il premier, sarebbero emersi dettagli che hanno
portato ad aprire un nuovo filone d'indagine, stavolta per truffa ai danni
dello stato. Gli investigatori ieri hanno comunicato che Olmert è ufficialmente
indagato, ma il premier ha già fatto sapere che si dimetterà soltanto se sarà
incriminato al termine dell'inchiesta. Inchiesta che sembra andare molto più
veloce del previsto, e che rischia di collidere con l'appuntamento settembrino
delle primarie di Kadima, nelle quali si deciderà chi sarà il successore di
Olmert. Fra i nomi in lizza, molto probabilmente, il suo non ci sarà. Nel
partito lo accusano di aver usato Kadima "come un giubbotto
antiproiettile", mentre i suoi collaboratori parlano di accanimento contro
il premier, protestando per le continue fughe di notizie dagli uffici degli
inquirenti. "Le minacce della polizia mi ricordano altri periodi e altri
regimi - ha detto il consigliere per la comunicazione del premier, Amir Dan -
Avete mai visto la polizia di un paese democratico che parla in questo modo
contro un primo ministro eletto?". Forse Silvio Berlusconi saprebbe che
cosa rispondergli. 12/07/2008.
( da "Voce d'Italia, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Politica
Solidarieta' espressa anche dal presidente Napolitano Abu Mazen in Italia: Pace
in MO con aiuto italiano Dopo l'incontro con Berlusconi Roma, 12 lug. -
L'Italia ha dato il proprio impegno formale nell'appoggiare
il processo di pace tra Israele e Palestina.
E' questa la posizione ufficiale del nostro Paese, espressa dal presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi al termine dell'incontro, tenutosi ieri, con Abu
Mazen, leader dell'Autorità Nazionale Palestinese. Secondo Berlusconi la
soluzione del conflitto è vicina: "Abbiamo offerto la sede di Erice e l'ospitalità
delle delegazioni per arrivare alle ultime fasi del negoziato che non ci pare
sia mai stato cosi vicino alle conclusioni. Ci sembra che l'obiettivo della
pace e di una coesistenza pacifica di due Stati indipendenti sia così
importante e che le differenze possano essere superate", ha dichiarato
infatti il premier. L'impegno dell'Italia arriva al termine della visita di Abu
Mazen in Italia, durante la quale il presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano ha espresso tutto il proprio sostegno nei confronti del "forte
legame" che unisce il popolo italiano e il popolo palestinese. Massimo Miato.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 12-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Pagina
110 Giro di mazzette Olmert interrogato --> Gerusalemme
Il mondo politico israeliano è in fermento dopo che ieri quattro inquirenti
della polizia israeliana hanno sottoposto per ore il premier Ehud Olmert a un
interrogatorio (il terzo) definito "molto teso". Già accusato di aver
ricevuto dal finanziere statunitense Morris Talansky mazzette per un valore
complessivo di 150 mila dollari, Olmert ieri ha avuto la sgradita
sorpresa di sentirsi contestare nuove accuse: di aver chiesto rimborsi multipli
per missioni compiute all'estero negli anni 1998-2005, quando fungeva da
sindaco di Gerusalemme e poi da ministro dell'industria e del commercio. Per la
stessa missione, sospetta la polizia, esigeva rimborsi da due-tre istituzioni
pubbliche diverse, a loro insaputa. I fondi così accumulati sono valutati in
100 mila dollari.
( da "Secolo XIX, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi a
parigi nasce l'upm Sarkozy media. E i due leader annunciano l'apertura di
ambasciate Parigi. Ascoltate i Parlamenti. Alla vigilia del vertice che
battezzerà l'Unione per il Mediterraneo è l'italiano Gianfranco Fini,
presidente della Camera dei deputati, a chiedere a Sarkozy che il nascituro
organismo "non esprima soltanto la voce dei governi". Una nobile
aspirazione, ma è probabile che il presidente francese abbia sbuffato assai
dietro le quinte. Per lui, addirittura, l'Upm avrebbe dovuto costituire un
organismo capace di incidere nella politica maghrebina e mediorientale: già non
voleva che ne facessero parte i paesi non rivieraschi, figuratevi come lo può
allettare una prospettiva assemblearista. Tant'è. Ieri Sarkozy ha incontrato in
un hotel parigino il leader egiziano Hosni Mubarak, che assieme a lui
co-presiederà il summit. Poi ha ricevuto il presidente libanese Michel Suleiman
e quello siriano Bashar al-Assad, al quale ha promesso di restituire la visita
entro la metà di settembre. E qui è arrivato il primo risultato. Il presidente
siriano, rompendo anni di isolamento diplomatico, ha annunciato il ripristino
di relazioni diplomatiche con il Libano - con ambasciate che apriranno nelle
rispettive capitali - e ha chiesto alla Francia di portare, insieme agli Stati
Uniti, "tutto il suo contributo a un futuro accordo di
pace fra Israele e la
Siria". Insomma: politica estera francese. A questo pensava Sarkozy
durante la campagna elettorale, quando illustrava i benefici dell'Upm. Se non
si fosse messa di mezzo Angela Merkel, preoccupata per la nascita di una
piccola Ue nella Ue... E tuttavia l'alleanza fra la sponda nord e la
sponda sud del Mediterraneo può davvero sortire effetti benefici:
politicamente, economicamente, culturalmente. Oggi arriverà anche il presidente
del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, con gli appunti dei ministri
maggiormente interessati. Particolarmente importante quello di Altero Matteoli,
responsabile dei Trasporti, a proposito delle autostrade del mare. Berlusconi
terrà nel pomeriggio due incontri bilaterali: il primo con il presidente
libanese Michel Suleiman e il secondo con il premier turco Recep Erdogan. Sul
tappeto, il contingente italiano a Beirut e l'entrata nella Ue di Ankara.
Contrarissima la Francia di Sarkozy, è proprio l'Italia di Berlusconi (ma con
Prodi era la stessa cosa) a sostenere l'ingresso dei turchi nell'Unione,
soprattutto come antidoto alla deriva fondamentalista: è chiaro che una Turchia
forte e moderata ai confini del mondo islamico rappresenterebbe un modello da
seguire per le moltitudini arabe. Domani il premier italiano inconterà invece
il collega israeliano Ehud Olmert, e quindi siederà nel palco allestito a place
de la Concorde per seguire la tradizionale sfilata del 14 luglio. Mentre Parigi
si fa bella per la duplice ricorrenza, la festa nazionale e la nascita
dell'Upm, dal mondo arabo non arrivano soltanto incoraggiamenti. Ecco cosa si
chiede, polemicamente, il quotidiano egiziano Asharq al Awsat: "Gli europei
vogliono discutere della pulizia delle acque del Mediterraneo, mentre nessuno
stato arabo è interessato al problema; l'Europa si entusiasma per un utilizzo
futuro dell'energia solare per sostituire il petrolio mentre gli stati della
sponda sud contano sul petrolio; gli stessi regimi al potere da una parte sono
democratici, mentre dall'altra sono totalitari... Di quale unione
parliamo"? Eppure, proprio il contatto fra il presidente siriano Assad e
quello libanese Suleiman, favorito da Sarkozy e spalleggiato da Mubarak,
potrebbe essere il primo risultato dell'alleanza mediterranea. Già questo è un
risultato storico, destinato ad aprire nuovi scenari nella questione
mediorientale: e chissà che nelle prossime ore non si registri qualche altra
clamorosa apertura. Allo stesso Gheddafi, che ha rifiutato di partecipare
lanciando invettive contro l'Europa e l'Occidente, la nascitura Upm ha lasciato
le porte aperte. I grandi progetti, si sa, hanno sempre gestazioni difficili.
Paolo Crecchi crecchi@ilsecoloxix.it 13/07/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Frattini:
"Evitiamo i nuovi colonialismi" l'intervista Il ministro degli
Esteri: "La Francia ha fatto bene ad allargare l'alleanza". Il
futuro: "Genova si deve muovere, è un'occasione" 13/07/2008 dalla
prima pagina Tradotto dal politichese? "Fissare un'agenda, stabilire
impegni e diritti, responsabilizzare la riva sud con una partecipazione diretta
a tutti i processi evolutivi dell'Unione per il Mediterraneo. Solo così si
possono far funzionare gli scambi interculturali e interreligiosi, che sono il
presupposto di un modello di democrazia praticabile". Ministro, sta
dicendo che ci sono state imposizioni... "Non forzi i concetti. Tutto ciò
che è stato tentato fino ad oggi per promuovere una sinergia fra le due sponde
del Mediterraneo ha avuto come base la buona fede degli Stati e dei loro governi.
Nondimeno, in questo sforzo si è potuta dare la sensazione, magari sbagliata,
che si volessero proporre e imporre modelli precotti. La vera svolta per fare
dell'Upm un progetto di successo è evitare anche solo di dare una simile
sensazione. Gli aspetti psicologici pesano in economia quanto nelle questioni
diplomatiche". Quando parla di modelli precotti allude anche al proposito
degli Usa di esportare la democrazia in Iraq? "Più che
rifererendosi all'Iraq, è osservando quanto accaduto in Palestina o nel Parlamento egiziano che
gli Stati Uniti hanno potuto verificare che se si tenta di esportare un modello
occidentale, all'europea, si possono avere risultati opposti a quelli attesi.
Si diceva: elezioni, elezioni, libere elezioni. Ebbene, in Palestina ha vinto Hamas, che è una organizzazione
terroristica, mentre in Egitto la "Fratellanza Musulmana"è risultata
la vera vincitrice. Non è esattamente ciò che gli Usa e l'Occidente si
aspettavano". Perché un altro errore è puntare a forme di coesione
economico-finanziaria anziché politico-culturale. "La stessa Ue deve
superare questo guado. Tuttavia, mi creda, magari riuscissimo a creare
un'unione economica del Mediterraneo. Sarà difficile, anzi, proprio perché l'Ue
non ha ancora una sua dimensione politica e questo fatto pesa su tutti i
processi che la coinvolgono". Dunque? "Abbiamo in ogni caso un primo
obiettivo: creare un'area di libero mercato entro il 2010. Io credo che poi la
scadenza sarà il 2011, ma fa poca differenza. Insieme a questa scelta dovrà
esserci quella di una banca dedicata alle piccole e medie imprese. Se ci
muoveremo con lo spirito di una cogestione dei processi, io credo che nell'area
del Mediterraneo avremo tempi più rapidi nel realizzare una coesione politica
fra Nord e Sud mirata ad attrarre investimenti nell'area meridionale". Ma
questa posizione dell'Italia quanto è condivisa nell'Upm? "Molto. C'è
consapevolezza che non esiste alternativa: il partenariato è per definizione un
istituto fra pari e qualsiasi correttivo sarebbe vissuto come una nuova forma
di colonialismo. Già questo non basta a convincere un leader come il colonnello
Gheddafi, si figuri se si prospettasse anche solo lontanamente un'Upm che non
garantisce parità fra gli attori politici". Magari bisogna spiegarlo anche
a Sarkozy, che voleva un'Upm solo fra i Paesi che si affacciano sul
Mediterraneo, assegnando un ruolo preminente per la Francia. "Ma lui ha
avuto il grande merito di modificare subito la sua proposta quando abbiamo
fatto presente che i Paesi continentali dell'Ue non potevano accettare di
essere esclusi dall'iniziativa. Il problema non era tanto un rischio di
sovrapposizione all'Ue, e quindi di un suo indebolimento, quanto quello che
cittadini dell'area mediterranea meridionale si trovano in tutta Europa e, quindi,
non è pensabile che la Germania, per fare un esempio, non sia interessata
all'Upm". Allora si può essere ottimisti anche a proposito
dell'atteggiamento che assumerà Gheddafi... "Io lo sono, ma ci vorrà più
tempo. Soprattutto, saranno i fatti e i comportamenti nostri a contare. Non
basteranno le parole e le enunciazioni di principio". In chiave
euro-afro-mediterraneo anche città come Genova aspirano a cogliere delle
occasioni. Le autostrade del mare sono uno dei temi in agenda e il capoluogo
ligure ha cose da dire e da fare. "Con infrastrutture, energia, commercio
e piccole e medie imprese, quello delle autostrade del mare è uno degli
argomenti strategici. Apre grandi prospettive, pure in chiave di difesa
ambientale. Parliamo di trasporti che dovranno muoversi su navi moderne e
sicure, quindi a doppio scafo protetto per evitare ogni forma di inquinamento,
e parliamo di sviluppo portuale". Genova dovrà battere la concorrenza di
Barcellona e Marsiglia: il governo la asseconderà? "Nessun dubbio e aver
ripreso un'opera come il Terzo valico ferroviario è già un segnale forte in
questa direzione. E' un'infrastruttura che serve alla città, alla Liguria e al
Paese. Bisogna sempre ricordare, però, che l'azione di un governo va sostenuta
anche in sede locale, quindi Genova faccia quanto le compete per vincere questa
sfida". A che cosa allude? "A nulla di specifico che riguardi Genova,
piuttosto all'atteggiamento generalizzato delle amministrazioni locali, le
quali spesso ritengono che il governo possa fare tutto. Purtroppo non è così.
Ma il fatto che lei abbia citato le opportunità che Upm apre per Genova, mi
spinge a un'ulteriore riflessione". Sarebbe? "Ciò dimostra come le
relazioni fra il Nord e il Sud del Mediterraneo siano importanti per l'Ue
stessa, quindi quan to il gioco politico sia davvero fra pari". Con la
differenza che l'Ue può gettare sullo scacchiere internazionale la sua forza
intrinseca, non propriamente la stessa dei Paesi meridionali del Mediterraneo.
"E' vero e l'Upm, da questo punto di vista, è un test. Se non riusciamo ad
avere un ruolo determinante nel Mediterraneo, in pratica a casa nostra,
scordiamoci di poterlo avere, che so, in Afghanistan. E, comunque, l'Ue deve
saper costruire un asse anche verso il quadrante orientale, il Caucaso, i
Balcani, la Russia, passando da una politica di vicinato a una politica di più
stringente partecipazione". Il che romperebbe davvero lo schema di un
mondo bipolare, prima basato sul dualismo Usa-Urss e oggi incardinato su ciò
che resta della guerra fredda, con Cina e India pronte a sbilanciare i nuovi
equilibri. "La funzione dell'Ue è essere il perno di una politica che dia
pace e stabilità e crescita economica al mondo. Il Mediterraneo è un crocevia
di questa azione e sciogliere il nodo mediorientale è la condizione di base per
dispiegare, poi, un'azione che garantisca stabilmente uno sviluppo
pacifico". luigi leone leone@ilsecoloxix.it 13/07/2008 ' 13/07/2008 la
posizionedell'italiaLa sfida si vince solo con un vero rapporto paritario tra
il Nord e il Sud franco frattiniministro degli Esteri 13/07/2008.
( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Fra due
"nemici" seduti così vicino una stretta di mano cambierebbe la Storia
L'appuntamento è diventato meno ambizioso ma sarà il teatro di grandi manovre
politiche Olmert e il leader siriano avrebbero potuto offrire alla grande
cerimonia un colpo di scena (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) BERNARDO VALLI Quindi
oggi a Parigi ci saranno tutti i capi di Stato e di governo europei più quelli
della sponda Sud. Totale: 43 presenti. Il solo assente sarà Gheddafi, che ha
deciso di snobbare l'appuntamento. Un appuntamento molto meno ambizioso del
previsto (l'Unione Mediterranea iniziale è stata ridimensionata a Unione per il
Mediterraneo, e i temi principali saranno l'inquinamento e l'energia solare),
ma molto più spettacolare, visto il numero dei partecipanti. La grandiosità
compenserà lo svuotamento del progetto originario. L'ironia sarebbe tuttavia
fuori posto. Infatti se l'adunata di Parigi non segna la nascita dell'Unione
mediterranea vagheggiata da Sarkozy (ma ricalca di fatto il più modesto
Processo di Barcellona, vecchio di quasi tre lustri), il pletorico vertice
sotto l'Arco di Trionfo non sarà un semplice avvenimento folcloristico. Sarà il
teatro di tante manovre politiche con la possibilità di colpi di scena
destinati a incidere non sui rapporti tra le due sponde del Mediterraneo ma
sulla crisi mediorientale di cui anche il Mediterraneo è il cuore. Se
l'obiettivo che Sarkozy originariamente si proponeva è in larga parte mancato,
la grande cerimonia che sembrava destinata ad essere fine a se stessa offre
occasioni impensate. Basta dare un'occhiata ai protagonisti. Quello
mediorientali, beninteso, gli altri sono comparse di riguardo. Anzitutto
ritorna in società Bashar al Assad, presidente della Siria, Paese incluso dagli
americani nell'Asse del Male, alleato dell'Iran e sostenitore degli Hezbollah,
nemici di Israele. Dopo l'assassinio di Rafik Hariri,
il primo ministro libanese, Jacques Chirac, suo grande amico (al punto che,
abbandonato l'Eliseo, vive in un appartamento parigino della famiglia Hariri),
escluse con decisione Assad dai suoi interlocutori mediorientali, ritenendo la
Siria responsabile dell'assassinio. Il successore, Nicolas Sarkozy, ha chiuso
quel capitolo e ha invitato il presidente siriano non solo alla riunione
mediterranea ma anche alla parata del 14 luglio, infischiandosene di chi
ricorda che i siriani furono complici degli attentati di Beirut contro i parà
francesi negli anni Ottanta. L'audace passo di Sarkozy è stato ripagato, poiché
Assad ha annunciato a Parigi che Beirut e Damasco si scambieranno delle
ambasciate: vale a dire che la Siria non considera più il Libano una sua
provincia, ma lo riconosce come Stato sovrano. Nella storia mediorientale è un
evento storico. Tante tragedie sono avvenute nella regione per il rifiuto della
Siria di riconoscere l'indipendenza del Libano e per la tenacia con cui cercava
di tenerlo sotto il suo controllo, con la forza o con gli intrighi. Altro
protagonista del vertice parigino è l'israeliano Ehud Olmert, primo ministro
del più potente Paese mediorientale ma anche il più malandato uomo politico
della regione. Al punto che il quotidiano di Gerusalemme Haaretz ha definito il
viaggio di Olmert in Francia "l'ultimo respiro di un moribondo".
Moribondo politico, s'intende, perché entro luglio il milionario americano
Morris Talansky deve spiegare davanti ai giudici israeliani come e perché ha
versato 150 mila dollari all'amico Olmert. Promuovere un'importante iniziativa,
compiere un gesto coraggioso da vero uomo di Stato prima di quella scadenza
giudiziaria eviterebbe forse al Primo Ministro una dimissione senza gloria o
delle elezioni anticipate ad alto rischio. Il suo ministro della Difesa, il
laburista Ehud Barak, non aspetta altro, e il capo del Likud, il leader di
destra Benyamin Netanyhau, è dello stesso avviso, perché pensa non a torto di
poter prendere il posto di Olmert. è opinione assai diffusa in Israele, tra gli avversari di Ehud Olmert, che egli, di
solito tanto prudente, abbia avviato negli ultimi tempi numerose azzardate
iniziative diplomatiche in tutte le direzioni per salvare quel po' di prestigio
che gli resta come Primo Ministro. Dopo avere ripreso all'improvviso in maggio,
tramite la Turchia, i negoziati con la Siria, Olmert ha annunciato la sua
presenza a Parigi sapendo che vi avrebbe trovato Bashar al Assad. Ci sarà una
stretta di mano tra Olmert e Assad durante il soggiorno parigino? O una
fotografia fianco a fianco? Sarebbe una prima assoluta. Molti ritengono impossibile
un avvenimento tanto plateale. Il protocollo francese, è stato spiegato, ha
studiato le cose in modo che gli avversari non si trovino mai troppo vicini. E
lo stesso Nicolas Sarkozy ha tenuto a precisare ieri che i tempi non sono
maturi per un dialogo diretto tra Damasco e Gerusalemme. Nessuno pensava che ci
potesse essere una pace siro-israeliana all'ombra dell'Arco di Trionfo nelle
prossime ore. Ma una certa suspense resta sulla possibilità di un gesto
distensivo destinato ad assumere un forte valore simbolico, in vista di un
dialogo diretto nel prossimo futuro. In fondo gli invitati sono in tutto una
quarantina, non tanti da non potersi incontrare. Tutti i Primi Ministri
israeliani, ad eccezione di Sharon, hanno sognato invano di essere gli autori di
una pace con la Siria, che resta un paese chiave della regione. Per Olmert
sarebbe un salvagente che gli eviterebbe di naufragare negli affari giudiziari.
O perlomeno che ne ritarderebbe gli effetti. è quel che pensano, non senza
perfidia, i suoi nemici. Prevarranno alla fine gli interessi di Israele, ai quali Olmert deve piegarsi. Resta tuttavia che
Parigi offre, se non un'occasione di pace, perlomeno la tentazione di un bel
gesto. Da anni, dal 2004, da quando Assad (succeduto nel 2000 al padre, detto il
"Bismarck del Medio Oriente") è andato in visita ufficiale a
Istanbul, i turchi sono diventati i mediatori tra Israele
e la Siria. Negoziati indiretti avrebbero persino consentito di raggiungere
un'intesa di massima sull'evacuazione (in dieci- quindici anni) del Golan
occupato dagli israeliani, e delle rive del Lago di Tiberiade. Le puntuali
crisi hanno poi aperto lunghi silenzi. Ma la posta in gioco essendo altissima,
il dialogo a distanza è ripreso. La Siria è alleata dell'Iran ed è il cordone
ombelicale che unisce l'Iran agli Hezbollah. L'israeliano
Ehud Barak non usa mezzi termini quando dice che se si potesse dissociare la
Siria dall'Iran, quest'ultimo verrebbe ridimensionato, e quindi il mondo
potrebbe respirare meglio. E aggiunge che "quando sarà venuto il momento, Israele saprà prendere decisioni
difficili". Quali? Restituire il Golan occupato nel '67, e da
allora rimasta una rivendicazione irrinunciabile per Damasco? Ma Damasco esige
altro. Avrebbe chiesto in cambio, per divorziare dall'Iran, un trattamento
finanziario e militare simile a quello concesso dagli Stati Uniti all'Egitto. E
questo George W. Bush lo rifiuta, e lascia la Siria nell'Asse del Male. Si può
concludere che la festa per un'Unione mediterranea mancata avrebbe un finale a
sorpresa, e comunque grandioso, se l'israeliano Olmert cercasse il siriano
Assad e gli stringesse la mano. O viceversa. In fondo saranno lì a due passi
l'uno dall'altro. Ma chi osa sperare tanto? Forse neppure Sarkozy. Il quale ha
tuttavia avuto ragione di invitare Assad. L'annuncio dello scambio di
ambasciate tra Beirut e Damasco valeva una messa, anche solenne, a Parigi.
( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Al Club
Med promesse di pace e crisi petrolifera Oggi il vertice con 43 Stati. Assad da
Sarkozy: "E' presto per dialogare con Israele" Scambio di ambasciatori
fra Damasco e Beirut Nuove minacce dall'Iran GIAMPIERO MARTINOTTI dal nostro
corrispondente PARIGI - E' ancora troppo presto per parlare di un negoziato
diretto tra Siria e Libano, ma Bachar al Assad è pronto ad andare avanti: accetta
uno scambio di ambasciatori con il Libano e riconosce così, per la prima
volta, l'indipendenza di Beirut, dando un pegno della sua volontà di continuare
sulla strada del dialogo. Il vertice dell'Unione per il Mediterraneo, che si
svolge oggi pomeriggio al Grand Palais, avrà almeno permesso di riportare in
primo piano il processo di pace in Medio Oriente. Con una sola nota dissonante:
Assad dice che l'Iran non ha nessuna intenzione di avere l'arma atomica,
Nicolas Sarkozy gli ha chiesto di convincere Teheran a dare una prova concreta
di questa supposta volontà. E questo proprio mentre ieri l'Iran ha minacciato
di colpire Israele e 32 basi americane in caso di un
attacco contro il suo territorio. Il vertice di oggi non darà risultati
clamorosi per la collaborazione fra le due rive del Mediterraneo - i temi sono
generici si va dall'acqua alla crisi petrolifera, dall'ambiente alla sicurezza
alimentare - il documento finale sarà probabilmente generico. Ma la riunione
permette di mettere attorno allo stesso tavolo il primo ministro israeliano,
Ehud Olmert, e i capi di numerosi Stati arabi, fra cui, appunto, la Siria e il
Libano. I diplomatici hanno dato fondo alla loro inesauribile fantasia per
riuscire a collocare tutti secondo un ordine alfabeticamente corretto e
politicamente accettabile. E in fondo la riunione di oggi sarà seguita
soprattutto per scrutare Olmert e Assad, per i quali una stretta di mano è
forse prematura, ma che potrebbero lanciarsi un segnale, anche se nessuno sa
dire quale potrebbe essere. Riunire 43 paesi è il maggiore successo raccolto da
Sarkozy, cui il presidente libanese, Michel Suleiman, e quello siriano hanno
lasciato l'onore di annunciare lo scambio di ambasciatori tra i due paesi per
la prima volta dalla loro indipendenza. Un gesto che apre un nuovo capitolo
nella tragica e tumultuosa storia mediorientale. Assad ha anche fatto il punto
sui negoziati indiretti aperti con Israele grazie alla
mediazione turca: secondo il presidente siriano, i tempi non sono ancora maturi
per una trattativa diretta, alla quale ha detto di voler associare, oltre agli
Stati Uniti, la Francia, ringraziando così Sarkozy per averlo aiutato a uscire
dal suo isolamento. Ma non passeranno meno di sei mesi prima di vedere
israeliani e siriani parlarsi direttamente, dato che l'attuale amministrazione
statunitense, ha detto Assad, non è interessata al processo di pace in Medio
Oriente. Infine, la questione iraniana. Il leader siriano ha ripetuto di non
credere che Teheran voglia la bomba atomica e ha chiesto che le armi di
distruzione di massa scompaiano da tutta la regione. Sarkozy gli ha chiesto di
far pressione sul regime iraniano perché porti le prove per dimostrare che non
lavora per avere l'arma atomica. Oggi, ci saranno altri incontri, compreso
quello fra Olmert e Mahmoud Abbas. Nel pomeriggio, sotto la grande volta in
vetro del Grand Palais, Sarkozy e l'egiziano Mubarak presiederanno la
"grande messa" mediterranea. Tutti sperano che Olmert e Assad si
scambino un segnale, sia pur timido.
( da "Unita, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del Sarkozy sdogana Assad, il presidente siriano
all'Eliseo Rotto l'isolamento di Damasco. Oggi a Parigi il vertice sognato da
Nicolas: riuniti 44 Paesi europei e mediterranei / Roma SDOGANA LA SIRIA Fa da
testimone alla stretta di mano tra il rais di Damasco Bashar al-Assad e il suo
omologo libanese Michel Suleiman. Offre una cornice di prestigio per un nuovo
faccia a faccia tra l'israeliano Olmert e il palestinese Abu Mazen. Alla
vigilia della festa nazionale della Francia, il suo presidente Nicolas Sarkozy
le ha preparato un regalo degno di un sovrano: oggi Parigi sarà la capitale
dell'Europa e del Mediterraneo, sul suo suolo nascerà l'unione di popoli più
grande della storia e all'ombra dell'Eliseo si assisterà alle prove generali
della sperabile riconciliazione in Medio Oriente. E Sarkozy è già pronto,
sull'uscio del Grand Palais, ad accogliere i 44 capi di Stato e di Governo (gli
unici assenti il leader libico Gheddafi, polemico col vertice, e il re del
Marocco Mohammed VI, quest'ultimo sostituito dal fratello, il principe Moulay
Rashid.) delle due sponde che metteranno la loro firma sul certificato di
nascita dell'Unione per il Mediterraneo (Upm), il "sogno" di Sarkò
che oggi diventa realtà. Sebbene l'Unione che sarà battezzata oggi nell'atteso
vertice di Parigi sia una versione rivista e corretta del progetto iniziale di
Sarkozy, al presidente francese resterà comunque il "brevetto" e gli
onori: è con lui che capi di Stato della sponda Sud dialogano, e si è
accreditato anche come mediatore per il Medio Oriente (soppiantando Tony
Blair), riuscendo a portare attorno allo stesso tavolo Siria, Algeria, Autorità
nazionale palestinese e Israele.
Sarkozy ha infatti preparato tutto affinché il 13 luglio non si celebri solo la
nascita della nuova Unione, ma anche la prova generale della riconciliazione in
Medio Oriente: il premier israeliano Ehud Olmert siederà accanto al collega
palestinese Abu Mazen, e anche il presidente siriano Bashar al-Assad tornerà
per la prima volta ad avere un posto al tavolo della diplomazia
internazionale, dopo l'assassinio dell'ex premier libanese Rafik Hariri e i
sospetti mai chiariti di un coinvolgimento diretto della Siria. E per essere
sicuro che tutto vada per il verso giusto, e che il conflitto arabo-israeliano
non torni a mettersi di traverso nelle aspirazioni all'unità dell'area
euro-mediterranea, il presidente francese ha avviato fin da ieri incontri
bilaterali con Olmert e Abu Mazen, poi con Assad e il presidente libanese
Michel Suleiman. Un primo risultato è già stato ottenuto: il presidente Assad
"è fortemente determinato a stabilire relazioni diplomatiche con il
Libano", recita un comunicato congiunto franco-siriano divulgato al termine
dell'incontro tra Sarkozy e Assad. Nel comunicato, il presidente siriano
"ha auspicato che la Francia, con gli Usa, possa portare tutto il suo
contributo a un futuro accordo di pace fra Israele e
la Siria". Un'apertura di credito subito rilanciata nella conferenza
stampa congiunta dal presidente francese - che entro la metà di settembre si
recherà in visita ufficiale a Damasco -. Sarkozy conferma che il Libano e la
Siria apriranno ambasciate nelle loro rispettive capitali. "Avverrà
presto", gli fa eco Assad, che aveva a suo fianco il presidente libanese
Michel Suleiman e l'emiro del Qatar Hamad ben Khalifa al-Thani. "La Siria
può svolgere un ruolo essenziale nella stabilizzazione del Medio Oriente",
rimarca il capo dell'Eliseo che delinea il primo, impegnativo banco di prova
per Damasco: l'Iran. Allo "sdoganato" Assad, Sarkozy chiede di
"convincere" Teheran a fornire "prove concrete e non solo
intenzioni" che non intende dotarsi di armi nucleari. Immediata la
risposta del presidente siriano: "Riferiremo all'Iran quanto detto -
assicura Assad - anche se riteniamo , sulla base delle nostre informazioni, che
(Teheran) non abbia alcuna intenzione di fabbricare armi nucleari". È il
ricco preludio del "Sarkò-day". u.d.g.
( da "Unita, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del VELTRONI-ABU MAZEN "Per la pace serve
riconoscere i due Stati" ROMA La posizione di Walter Veltroni non cambia:
bisogna riconoscere lo Stato palestinese e al tempo stesso garantire la
sicurezza di Israele. Il segretario del Partito
Democratico, accompagnato dal Ministro degli Esteri del governo ombra, Piero Fassino,
ha incontrato ieri a Roma il presidente dell'Autorità Palestinese, Abu Mazen.
"È stato uno scambio di idee molto interessante", ha dichiarato il
leader del Pd. Veltroni ha raccontato come Abu Mazen abbia guardato con favore
al fatto che l'attuale governo italiano sia in linea con la politica estera
messa in atto dall'esecutivo precedente. Il segretario del Pd ha sottolineato
come in Medio Oriente siano stati fatti dei passi in avanti, in particolar modo
"la stabilizzazione del Libano", ma si è detto convinto che si debba
arrivare a una soluzione complessiva, per la quale occorre "l'impegno
delle comunità internazionali, l'Europa, la Russia, gli Usa e la Lega
Araba". La stessa convinzione è stata espressa da Piero Fassino. Anche
l'ex segretario dei Ds vede dei segnali incoraggianti nell'area,
"l'elezione del presidente in Libano, la formazione del governo di unità
nazionale, i colloqui tra Siria e Israele, la tregua tra Israele e Hamas, l'impegno per la pace dei Paesi arabi". Ma al
tempo stesso, al pari di Veltroni, è preoccupato per la situazione iraniana.
Secondo Fassino, bisogna "sminare il dossier su Teheran, che può diventare
il punto di crisi del processo di pace", perché la vicenda "non si
può circoscrivere solo a quel Paese, ma investe l'intero Medio Oriente e
la stabilità dell'area".
( da "Stampa, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Arrigo
Levi FRONTIERA SUD Il progetto di Nicolas Sarkozy di una "Unione per il
Mediterraneo" non ha avuto finora, e non soltanto in Italia, una buona
stampa. Perfino in Francia i commenti più autorevoli parlano di "un
progetto che unisce ambizioni e incertezze". Ma anche i più scettici, che
hanno a lungo giudicato che si trattasse soltanto di "una trovata alla
Sarkozy", che sarebbe forse abortita prima di nascere, debbono prendere
atto che oggi, 13 luglio, vigilia del "Quatorze Juillet", si
riuniranno a Parigi i capi di Stato o di governo di 43 Paesi (salvo imprevisti,
i Paesi rappresentati dovrebbero essere in tutto 47), per discutere di questa
"trovata". Anzi, per mettere in moto, concretamente, un
"programma di progetti" ("centinaia di progetti concreti",
dicono gli ideatori francesi), che dovrebbe coinvolgerli in iniziative comuni
nel campo dell'economia, delle tecnologie, dell'alimentazione, delle
infrastrutture, della sicurezza, dell'antiterrorismo, della cultura, dei
problemi delle migrazioni. L'obiettivo ultimo è di ripetere il miracolo
dell'unificazione europea, creando un po' alla volta una grande "area di
pace e cooperazione" in una regione che fu già la culla della civiltà
occidentale, ma anche il teatro di innumerevoli conflitti, fino ai giorni
nostri. Della sua idea di una "Unione del Mediterraneo" Sarkozy parlò
per la prima volta nell'ottobre
( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-13 num: - pag: 1
categoria: REDAZIONALE Vertice La Siria apre anche al Libano, polemiche a
Parigi Assad incontra Sarkozy: sì alla pace con Israele PARIGI - Stretta di mano tra
Nicolas Sarkozy e il presidente siriano Assad (foto) al summit di Parigi per il
lancio dell'Unione per il Mediterraneo. Assad chiede alla Francia di essere l'intermediario
di colloqui diretti con Israele. "Il Medio Oriente da troppo tempo aspetta buone
notizie", ha osservato Sarkozy. Polemiche anti-Assad a Parigi:
"Sbagliato riceverlo". Al summit storico incontro anche tra Assad e
il presidente libanese Suleiman. I due leader hanno annunciato l'apertura di
ambasciate a Damasco e Beirut. A PAGINA
( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-13 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE L'analisi Così Damasco torna tra i
"presentabili": la mossa di Bashar e l'azzardo dell'Eliseo DAL NOSTRO
INVIATO PARIGI - Per Bashar el Assad è il più grande successo della sua
presidenza. Atteso nella forma, ben oltre le attese nella sostanza. Ieri a
Parigi, infatti, la Siria è stata sostanzialmente depennata dall'elenco dei
cosiddetti Paesi-canaglia, che destabilizzano il Medio Oriente e sponsorizzano
il terrorismo. Rientra quindi nel consesso dei "presentabili" grazie
a Nicolas Sarkozy, che ha cancellato sette anni di gelo, e tre anni di
gravissimi sospetti, affiorati il 14 febbraio del 2005 dopo l'assassinio
dell'ex premier libanese Rafik Hariri, grande amico della Francia e soprattutto
dell'ex presidente Jacques Chirac, che sui mandanti di quella strage non ha mai
avuto dubbi. Che cosa è successo per spingere uno dei più solidi amici europei
degli Stati Uniti, appunto Sarkozy, a sdoganare Damasco, parlando di
"progressi storici"? Vi sono almeno cinque motivi per spiegarla: la
necessità di allontanare la Siria dal pericolo numero uno, l'Iran, o almeno di
utilizzare Bashar per ottenere garanzie sul nucleare dall'alleato Ahmadinejad;
la ripresa dei colloqui indiretti, via Turchia, tra Damasco e Gerusalemme,
nella speranza di arrivare a quell'accordo di pace che sfuggì, a pochi metri
dal traguardo, nel 2000; la decisione della Siria di sostenere l'elezione del
nuovo presidente libanese, Michel Suleiman, favorendo gli accordi di Doha, e di
avviare - lo ha promesso ieri Bashar - relazioni diplomatiche con il Libano,
ritenuto un "protettorato", quindi privato da decenni dell'autonomia
e della propria dignità nazionale; la volontà, reiterata da Assad, di
utilizzare la sua influenza con Hezbollah ed Hamas, e la richiesta alla Francia
di unirsi agli Usa per favorire colloqui diretti con Israele. Le promesse sono suggestive,
però i dubbi rimangono perché gli impegni suonano in parte contraddittori. Ne
basterebbe uno solo per suggerire prudenza. è vero che il Libano è stato
nuovamente pacificato, ma a un prezzo esorbitante: il governo filo-occidentale avrà
infatti anche 11 ministri dell'opposizione filo-siriana, con diritto di
veto su qualsiasi legge. Senza dimenticare che, tra gli accordi sottobanco
potrebbe esserci la volontà di ritardare l'avvio del processo internazionale
sull'assassinio di Hariri, che imbarazza il regime di Damasco. Allora, è un
"grande mercanteggio" come scrive Raghida Dergham su Al-Hayat? Oppure
Bashar è diventato più "opportunista", come ha detto lo scrittore
Michel Kilo, che fu condannato a tre anni per le critiche al regime di Assad?
Probabilmente sono vere entrambe le interpretazioni. Perché la Siria ha forse
cominciato a realizzare che l'alleanza con Teheran rischia di trasformarsi in
un abbraccio mortale per un Paese che rivendica orgogliosamente la laicità
delle proprie istituzioni. Certo, senza l'ardita scommessa di Sarkozy sarebbe
stato assai difficile riaprire le porte a Damasco. Che ha ottenuto persino
l'impegno di una visita di Stato a metà settembre del presidente francese,
intenzionato a continuare nel Medio Oriente la sua intelligente ma
spregiudicata strategia. Di certo, l'invito a Bashar el Assad al vertice euro-
mediterraneo e lunedì alla sfilata del 14 luglio è un'apertura di credito
rischiosa, che ha procurato all'Eliseo aspre critiche dai militari e dalle
organizzazioni per il rispetto dei diritti umani. Ma Sarkozy ha voluto
provarci: perché, come il Medio Oriente insegna, senza atti di coraggio non si
va da nessuna parte. Antonio Ferrari PER SAPERNE DI PIù Approfondimenti audio,
informazioni, commenti sui retroscena del vertice di Parigi e i protagonisti
della partita mediorientale direttamente sul sito www.corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-13 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE Il giorno di Sarkozy, riparte il dialogo Siria-Libano
Assad: "Sì alla pace con Israele". Oggi a
Parigi il lancio dell'Unione Mediterranea Storica stretta di mano tra i
presidenti Assad e Suleiman a 3 anni dall'omicidio Hariri: annunciata
l'apertura di ambasciate a Damasco e Beirut. Da Washington
"congratulazioni" (con riserve). Sarkozy chiede alla Siria di mediare
con Teheran sul nucleare DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - Per un giorno,
Parigi è capitale d'Europa e del Mediterraneo. E passano da qui le speranze di
pace in Medio Oriente, con prove di dialogo fra Siria e Libano e la prospettiva
di colloqui diretti fra Damasco e Gerusalemme. Ieri pomeriggio, storica stretta
di mano, alla presenza di Nicolas Sarkozy, fra il presidente siriano Assad e il
presidente libanese Suleiman, che hanno annunciato l'apertura di ambasciate a
Damasco e a Beirut. Un gesto che, da parte della Siria, significa
riconoscimento pieno ed effettivo di frontiere e indipendenza del Libano. Oggi tavolo allargato al premier israeliano Olmert, con la
prospettiva che - grazie alla Francia - si vada oltre il dialogo indiretto fra
Siria e Israele,
attualmente affidato alla mediazione turca, anche se per Sarkozy i tempi sono
ancora "prematuri". "Il Medio Oriente da troppo tempo attende
buone notizie. Oggi ne abbiamo una storica", ha commentato il presidente
francese che incassa, già alla vigilia, la prima conseguenza del progetto -
l'Unione per il Mediterraneo - da lui sognato e voluto invitando a Parigi 42
capi di Stato e di governo nella cornice simbolica delle grandi occasioni: il
Grand Palais (sede della prima esposizione universale) e la tradizionale festa
della Bastiglia. I grandi disegni politici camminano su idee semplici quanto
ambiziose. L'Unione per il Mediterraneo - il "mare nostrum" del XXI
secolo, crocevia di culture e scambi commerciali fra il Nord europeo, il Nord
Africa e il Medio Oriente - è una di queste. Nicolas Sarkozy l'ha lanciata
all'indomani della sua elezione all'Eliseo e prova a darle concretezza oggi. Da
mesi, i preparativi sono scanditi da riserve (della Germania in particolare,
che guarda ad Est e si preoccupa di chi paga il conto), diffidenze (della
Turchia, che paventa un premio di consolazione sul cammino incerto di adesione
all'Europa), sospetti di neocolonialismo (Libia) e scetticismo: inevitabile
quando il quotidiano realismo si confronta con sogni di pace, dialogo,
progresso. Nell'impresa, Sarkozy - come presidente di turno dell'Ue - si gioca
la credibilità di statista e ne fa un test di ambizioni e consapevolezza della
stessa "potenza" europea. Gli ostacoli, enormi, sono di varia natura.
Divario economico, standard di democrazia, presenza di dittatori e autocrati,
conflitto mediorientale. E i rischi che la "grande intuizione" si
riduca a un carrozzone burocratico, condannato all'impotenza da fondi lesinati
e interessi divergenti, esistono. Ma i segnali di impegno e buona volontà sono
altrettanto forti. Il primo è la presenza stessa del presidente Assad, dopo
sette anni di ostracismo e tensioni diplomatiche connesse alla crisi libanese e
all'assassinio dell'ex premier libanese Hariri. Una visita che divide ma che
apre concrete premesse di dialogo in tutta l'area. Il vertice a tre con il
presidente libanese e oggi il colloquio con il premier israeliano sono di
portata storica per la pace in Medio Oriente. La Francia torna ad essere un
playmaker nell'area e Sarkozy (invitato a Damasco entro l'estate) pur correndo
il rischio di una sorta di riabilitazione della Siria, diventa il fautore di
dialogo e stabilità. Il presidente francese ha chiesto alla Siria di farsi
carico delle apprensioni per i programmi nucleari dell'Iran e di
"convincere" Teheran a fornire "prove" concrete a proposito
della versione militare di questi programmi. Naturalmente, non ha firmato
cambiali in bianco, ricordando a Damasco i progressi ancora da compiere sulla
strada della democrazia. Come hanno fatto anche gli Usa, congratulandosi in
serata per l'apertura delle relazioni diplomatiche con il Libano. "Spero
che la Francia, con gli Stati Uniti, possa portare tutto il suo contributo ad
un futuro accordo di pace fra Israele e Siria",
ha detto Assad che ha assicurato il sostegno solidale al "fratello
presidente " Suleiman e al governo del Libano appena nato. Oggi vedremo se
il clima della vigilia porterà altre buone notizie. Soprattutto concrete.
L'utopia della rifondazione dei rapporti in questa area cruciale passa anche
per la definizione di progetti in vari campi: ambiente, energia, cooperazione
marittima, ricerca, immigrazione, collaborazione antiterrorismo. è il primo
passo per il futuro di 461 milioni di cittadini del grande "lago ".
Massimo Nava Benvenuto Nicolas Sarkozy accoglie il leader siriano Assad.
( da "Liberazione" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Crisi
del nucleare, il ministro degli esteri di Teheran Mottaki: "La reazione
sarà distruttiva" L'Iran agli Usa: "Se ci attaccate distruggeremo 32
vostre basi" Nuove minacciose dichiarazioni da parte della Repubblica
sciita nei confronti degli Stati Uniti sullo sfondo della lunga crisi del
programma nucleare iraniano, dossier irrisolto e foriero di nuovi conflitti in
un'area del pianeta già devastata dalle guerre post 11 settembre. Anche se la
prospettiva di una nuova guerra nell'area appare attualmente improbabile,
l'escalation di dichiarazioni più o meno bellicose da parte dei contrendenti
sta alimentando un clima preoccupante. Ieri l'ennesimo capitolo della saga. Se
i siti nucleari presenti sul territorio venissero attaccati dall'aviazione Usa,
l'Iran non resterà infatti con le mani in mano, rispondendo prontamente
all'offesa. "Siamo in grado di colpire e di distruggere 32 basi militari
americane nel Golfo e in Medio Oriente", ha dichiarato ieri all'agenzia
Fars Mojtaba Zoalnor viceleader spirituale delle Guardie della Rivoluzione.
Spiegando che le basi statunitensi sono sotto il tiro dei missili a lunga
gittata Shahab3 testati peraltro nei giorni scorsi dallo Stato maggiore dei
pasdaran nei cieli del Golfo persico. Secondo gli esperti
militari di Teheran questa nuova generazione di missili è in grado di
raggiungere anche il territorio israeliano. Una retorica che fa da contraltare
alle dichiarazioni che sempre in questi giorni arrivano dai vertici del regime
sciita tese a ribadire che l'Iran di per sé non ha intenzione di attaccare
nessuno, ma solo di difendersi in caso venisse colpita. Ed il ministro
degli Esteri, Manoucher Mottaki, ieri ha ribadito che gli Stati Uniti, ancora impegnati
nei difficili fronti in Afghanistan ed Iraq, non possono permettersi di aprirne
un terzo: "Se gli Usa decidessero di attaccare, la nostra risposta sarebbe
distruttiva perché non hanno la capacità di affrontare una nuova crisi".
Insomma parole di fuoco, in qualche modo speculari al pressing
dell'amministrazione Bush, che non ha ancora del tutto rinunciato a una
soluzione di forza. Magari non scatenando una vera e propria guerra, ma piccoli
raid mirati contro alcune installazioni nucleari. Basterebbe questo ad
accendere la miccia della reazione iraniana contro le basi statunitensi. Gli
Stati Uniti hanno decine e decine di basi militari disseminate in ogni parte
del mondo, di dimensioni e importanza variabili. In Medio Oriente la colonia
più numerosa. Secondo i dati del Pentagono aggiornati al 2006 con l'aggiunta di
alcuni elementi tratti dal sito Kelebekler.com, le basi americane sono dieci in
Arabia Saudita, dieci in Turchia, sei nel Bahrein, sei in Egitto, quattro in
Qatar, due in Kuwait una in Oman ed Emirati arabi. red.es 13/07/2008.
( da "Liberazione" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il 13
luglio 2006 iniziavano le ostilità tra Israele ed
Hezbollah. Un mese di conflitto, 1200 civili uccisi, il Paese in ginocchio
Beirut, i giorni dopo la tempesta tra macerie e odore di morte Valentina
Perniciaro Due anni. Sono passati due anni dall'ultimo attacco al Libano, sesta
guerra arabo-israeliana in 60 anni, terzo conflitto
israelo-libanese. Non sapremo facilmente quanto tempo prima era stato
pianificato dall'esercito israeliano, quello che sappiamo è l'evento usato per
legittimare l'inizio dell'Operazione "Giusta Retribuzione". Il 12
luglio 2006 miliziani di Hezbollah colpiscono due pattuglie israeliane sulla
linea di confine uccidendo tre soldati dell'Idf e facendone prigionieri
altri due, Ehud Goldwasser e Eldad Regev, durante un'operazione che il leader
del Partito di Dio, Hasan Nasrallah, denominerà "Operazione Giusta
Ricompensa". Territorio dell'attacco è proprio la linea di confine tra Israele e Libano, nella zona di sicurezza tra i due stati
che Israele aveva occupato dal 1978 per 23 anni.
"Se i soldati non saranno riconsegnati riporteremo il Libano indietro di
20 anni", da questa dichiarazione del Capo di Stato Maggiore israeliano
alla scientifica realizzazione di questo piano passano meno di 24 ore. Il 13
luglio, alle prime ore dell'alba iniziano i bombardamenti dell'aviazione
dell'Israel Defence Force che puntano a colpire le principali infrastrutture.
In poche ore viene imposto il blocco aereo e navale, bombardato l'aereoporto
internazionale, distrutta l'autostrada che collega Beirut con la vicina
Damasco, in Siria. La sesta Guerra durerà poco più di un mese; cesserà
ufficialmente il 14 agosto anche se le operazioni nelle zone più calde
termineranno realmente l'8 settembre (le truppe israeliane lasceranno
completamente il paese solo a dicembre). Un conflitto che in 32 giorni uccide
1200 civili, di cui il 30% sotto i 13 anni ed ha completamente devastato un
paese che aveva iniziato da poco a ricostruirsi dopo vent'anni di Guerra civile
e d'occupazione militare. I numeri sono impressionanti: l'Idf ha sparato più di
centomila colpi, distruggendo 600 kilometri di strade, 73 ponti, aereoporti,
impianti di depurazione dell'acqua, centrali elettriche, 350 scuole, 2 ospedali
e più di 130.000 case. Per 32 giorni i caccia di Tel Aviv non hanno mai cessato
di colpire, polverizzando la quasi totalità dei villaggi dell'estremo meridione
del paese, quella fertile striscia di terra tra il fiume Litani e il confine
israeliano. Ma è stata anche la zona della resistenza, l'area che ha bloccato
l'avanzata delle truppe di terra, distruggendo decine di Merkava (gli
"invincibili" tank dello Tsahal) e uccidendo molti uomini delle
truppe speciali d'assalto. Le milizie di Hezbollah hanno resistito in modo
inaspettato, sfruttando decine di chilometri di cunicoli e avanzata tecnologia,
colpendo di sorpresa i preparatissimi soldati israeliani che per diverse
settimane si sono impantanati attorno ai villaggi di Bint Jbeil e Marun al-Ras.
Il cessate il fuoco viene dichiarato, con l'intermediazione delle Nazioni
Unite, il 14 agosto 2006. Le truppe di Tel Aviv tornano a casa, per la prima
volta senza la vittoria in pugno, mentre Hezbollah ordina a tutti i profughi di
tornare rapidamente per riscostruire il paese e festeggiare la "divina vittoria":
il Libano è completamente distrutto, le perdite umane ed economiche sono
incalcolabili. Il confine tra Siria e Libano a pochi giorni dall'inizio della
tregua, appare come un'infinita colonna di camion, carichi di scorte
alimentari, che da quasi 40 giorni attendevano un lasciapassare, sotto il
cocente sole dell'antilibano. Un confine totalmente mutato da centinaia di
famiglie che tentano di tornare a casa con il loro carico di materassi, figli,
dolore e speranza di trovare ancora pezzi del proprio passato in vita. I ponti
lungo il percorso sembrano adagiati al suolo da mani enormi e macabre, quasi
fossero precipitati intatti, addormentati a terra come lingue d'asfalto senza
senso. La vecchia Pontiac che deve portarci in città percorre solamente strade
secondarie; le autostrade (modernissime rispetto al resto del Medioriente) sono
fantasmi che accompagnano il percorso da lontano, inagibili, spezzate da
crateri non aggirabili. Beirut appare sempre dall'alto, insieme al mare. Solo
da lontano sembra la città di sempre. Anche prima di quest'ultimo delirio
bellico era la città delle contraddizioni, con una ricostruzione opulenta e
occidentale che affiancava i nuovi grattacieli agli scheletri delle case
crivellate, accavallava il lusso ostentato dei padroni della speculazione
edilizia a campi profughi sovraffollati e periferie poverissime. A poche ore
dal cessate il fuoco il centro città ostenta la tranquillità immutata, l'illeso
potere d'acquisto delle classi dirigenti, degli speculatori della
ricostruzione, la bellezza disarmante di corpi femminili esposti sul lungo mare
come una Miami mediterranea. Ma basta fare poca strada su un taxi collettivo
per scontrarsi faccia a faccia con quella tempesta d'odio cieco appena
terminata, con le donne d'un altro colore. La strada per l'aereoporto
internazionale è sempre stata manifesto di questo contrasto: si lasciano i
luminosi grattaceli costeggiare gli accessi ai campi profughi palestinesi di
Sabra e Chatila, tristemente noti per il massacro del 1982. Ora è la strada della
polvere, dell'odore insopportabile, la strada percorsa da chi smuove macerie e
tenta di ricominciare, la strada perlustrata da chi vuole vedere realmente cosa
è successo, cosa è stato l'ultimo attacco. Riattraversare le minuscole viuzze
del campo non è molto diverso dall'ultima volta, se non per uno stupore
maggiore negli occhi di chi ci vede arrivare; quei vicoli hanno sempre vissuto
nella distruzione, a causa di una ricostruzione mai permessa, da quel settembre
di 24 anni prima. Raida, la giovane donna drusa che anni prima ci aveva portato
a visitare molti campi del sud del paese è stata difficile da trovare, ma
sapevo che i bimbi di Chatila me l'avrebbero fatta raggiungere. Arrivo al
termine di una lezione di formazione al lavoro per giovani disoccupate del
campo. E' un abbraccio che trasmette tutta la guerra; il suo volto
inevitabilmente cambiato, provato. "Il terrore dei bombardamenti non ci
lascia e non lascia nessuno. I bambini, ma non solo, non riescono ancora a
dormire; ricominciare questa volta sembra più faticoso del solito. Anche se ci
siamo abituati. Tutto è stato colpito, dal cielo e dal mare; sono stati usati
armamenti sconosciuti, bombe di ogni genere. Non potrò mai dimenticare quel
bombardamento silenzioso, quelle bombe che esplodevano enormi senza fare alcun
rumore, se non quello del cemento che si frantumava". La strada dai campi
al quartiere sciita di Haret Hreik, roccaforte Hizballah, è breve. Il ponte che
separa le due zone è abbattuto. Arrivare ad Haret Hreik ha volatilizzato la
capacità di parlare, la lucidità, anche la capacità di respirare perché l'aria
non era più definibile tale. E' polvere, polvere irrespirabile: le bombe hanno
colpito il quartiere a tappeto, ci si trova davanti a palazzi di dieci piani
completamente distrutti, a strade, piazze, negozi, scuole colpite da ogni tipo
di armamento. Un quartiere avvolto da un'atmosfera silenziosa, malgrado il
formicaio di persone che lavorano incessantemente per rimuovere le macerie e
tentare l'inizio della ricostruzione. Un silenzio inaspettato, al centro
dell'inferno. Guardando i palazzi dalla strada si entra in quella che era la
vita di migliaia di famiglie, si viola con lo sguardo ognuna di quelle stanze
con ancora armadi aperti e cornici appese: l'ennesima violenza perpetrata contro
la dignità e l'intimità di quelle persone. Un negozio di vestiti da sposa non
si piega alla polvere e alla devastazione e mostra il vestito più bello. La
sposa di Haret Hreik cattura lo sguardo, immobile ed elegante; insegna a
sopportare quell'orrore. Guarda orgogliosa davanti a sé: monito d'eleganza e
resistenza. E' il simbolo di quello che ho davanti e che non so descrivere né
spiegare. Lei sembra conoscere la strada per riprendere un respiro normale, lei
sembra sorridere a quella polvere maleodorante: è lì a dimostrare che si può
ancora ricominciare. 13/07/2008.
( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
13 Luglio 2008 Chiudi Stretta di mano tra i presidenti siriano e
libanese con la mediazione di Sarkozy Assad all'Eliseo: sì alla pace con Israele.
( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
13
Luglio 2008 Chiudi di CARLO JEAN La leadership sarebbe stata francese, ma i
fondi quelli destinati dall'Ue al Partenariato euro-mediterraneo (Pem), nato
nel 1995 dal processo di Barcellona. La proposta aveva provocato veementi
proteste tedesche, sia perché era stata formulata senza consultare
preventivamente la Germania, sia perché anche Berlino ritiene interessante il
potenziale del Mediterraneo per la propria economia. Inoltre, la formula di
Sarkozy avrebbe potuto dividere l'Ue. Diffidenze e sospetti erano sorti anche a
Sud ed a Est. In Algeria, per l'invadenza e l'arroganza francese; in Libia, per la presenza di Israele al Summit; in Turchia, per il sospetto che Parigi contraria alla
sua ammissione all'Ue volesse darle un contentino, offrendole un posto al
tavolo dell'Unione mediterranea. La diplomazia francese ha dovuto fare
"macchina indietro". Il progetto è stato così
"de-francesizzato" ed europeizzato, cambiando anche di nome.
Al summit di Parigi parteciperà tutta l'Ue. Ma in che cosa l'Upm è differente
dalla Pem di Barcellona? È una buona idea? Quali sono le sue possibilità di
riuscita e quali le potenzialità che il Mediterraneo offre all'Europa? Dal 1995
ad oggi, la situazione è mutata sia per l'Ue che per il Mediterraneo.
Barcellona era soprattutto politica. Cercava di concretizzare le grandi
speranze di pace in Medio Oriente, suscitate dagli accordi di Oslo, nonché di
frenare l'instabilità del Sud perché non contagiasse l'Europa. La domanda del
Sud d'integrazione nell'Ue era molto superiore all'offerta da parte dei Paesi europei.
Il Mediterraneo era considerato soprattutto una barriera difensiva del Nord,
che il Pem avrebbe dovuto irrobustire. L'Ue era impegnata ad integrare l'Est,
il quale ne assorbiva tutte le risorse finanziarie e l'attenzione politica. I
fondi per il Mediterraneo erano molto limitati. Rispetto alle centinaia di euro
per abitante investiti annualmente nell'Est, quelli per il Sud si sono aggirati
dall'inizio della Pem sui dieci euro all'anno. Nel piano 2007-13 non sono
superiori a dodici. E l'Ue ha fatto sapere a Parigi che non è disponibile a
destinare all'Upm fondi oltre quelli già previsti per il Pem. Allora,
l'iniziativa francese è tutto fumo e niente arrosto? No! Se la politica
continua a dividere il bacino, l'economia sta unendolo. La situazione in Medio
Oriente sta migliorando. Ne è prova la visita del presidente siriano Assad
all'Eliseo, che sarà ricambiata da Sarkozy a settembre. La globalizzazione ha
fatto il suo ingresso in Mediterraneo. Dal 2000, la crescita economica dei
Paesi del Sud è stata doppia di quella europea. Anche il Pil pro capite sta
aumentando. Si sono moltiplicati gli investimenti esteri (Ide). Ciò dimostra
l'attrattività di queste economie. Nell'ultimo quinquennio, gli Ide hanno
superato i 200 miliardi di euro: più di venti volte i fondi della Pem. Nel 2006
sono stati inferiori solo a quelli verso la Cina: 59 contro 69 miliardi di
euro. Se il 35% degli Ide proviene dall'Europa, i "fondi sovrani"
delle "petromonarchie" del Golfo hanno raggiunto il 30% del totale,
mentre cresce la quota dei Paesi emergenti: India, Cina e Brasile. Un altro
mutamento positivo consiste nel fatto che gli investimenti del settore
energetico sono oggi inferiori a quelli infrastrutturali ed a quelli relativi a
joint ventures industriali. Anche le Pmi stanno delocalizzando i loro impianti
al Sud, specie in Egitto e Turchia. Il Mediterraneo non è più percepito come
pericolo, quanto un'opportunità. Le differenze Nord-Sud si traducono in
potenziali cooperazioni. L'Ue invecchia ed è priva di idrocarburi. Al contrario
dell'Africa settentrionale e del Medio Oriente. L'atout dell'Europa è di esser
integrata. I Paesi mediterranei rimangono invece divisi. Meno del 5% del
commercio è Sud-Sud. La creazione entro il 2010 di un'Area di libero scambio
del Mediterraneo, che si proponeva il Pem, è ormai impraticabile. C'è da
augurarsi che l'Upm riesca a smuovere le acque. Non si conoscono ancora i
dettagli del programma che verrà abbozzato a Parigi, per essere approvato entro
novembre ed iniziare entro l'anno. Si sa solo che l'iniziativa sarà
co-presieduta dalla Francia e dall'Egitto; che verrà costituito un
segretariato; che il programma iniziale mirerà ad armonizzare le iniziative già
in corso almeno in quattro settori: l'ecologico (disinquinamento del mare),
l'energetico (energia solare, anche da esportare in Europa), l'infrastrutturale
(autostrada dal Marocco a Suez e "autostrade del mare", in
particolare porti attrezzati per navi porta-containers) e la protezione civile.
Dal successo della Upm l'Italia trarrebbe grandi vantaggi. Nel breve periodo,
per il dinamismo registrato negli ultimi anni dalle nostre esportazioni. A più
lungo termine, per il potenziale di sviluppo che la Regione offre alla nostra
economia.
( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
13 Luglio 2008 Chiudi Un missile iraniano "Shahab 3" in
grado di trasportare testate nucleari, sfila a Teheran di fronte a un ritratto
di Khomeini. Sotto, un militare Usa di guardia a una base missilistica a Jaffa,
in Israele, che ospita i
"Patriot".
( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
13 Luglio 2008 Chiudi Risposta iraniana alle prove di blitz di Tel
Aviv: "Annienteremo anche lo Stato d'Israele".
( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
13
Luglio 2008 Chiudi PARIGI - La storica nascita dell'Unione per il Mediterraneo con
47 tra capi di Stato e di governo dell'Europa e dei Paesi che si affacciano sul
"Mare Nostrum" è stata preceduta ieri da un faccia a faccia fino a
qualche mese fa impensabile: quello tra il siriano Assad e il francese Sarkozy.
Il tradizionale pragmatismo e la lungimiranza del regime siriano alla fine sono
stati premiati: dopo esser stato bandito per quattro anni dalla scena politica
che conta, il rais di Damasco Bashar al-Assad ha varcato il portone dell'Eliseo
per sancire la fine ufficiale dell'isolamento internazionale del suo Paese.
L'ultimo incontro risale al giugno 2002: dopo sei anni da quella visita
parigina, il "dottor Bashar" è ancora al potere, essendo riuscito a
salvare il suo regime, in piedi da 38 anni, da numerosi scossoni regionali:
l'invasione dell'Iraq del
( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
13
Luglio 2008 Chiudi ROMA - "Abbiamo avuto uno scambio di idee ed abbiamo
fatto una ricognizione sulla situazione, e noi ad Abu Mazen abbiamo ribadito la
nostra linea. E cioè che per la pace l'unica soluzione è il riconoscimento dello Stato di Palestina e la sicurezza ed il riconoscimento dello Stato di Israele". Così il segretario del Pd
Walter Veltroni al termine di un incontro tra una delegazione del Partito
Democratico di cui faceva parte anche il ministro ombra degli Esteri Piero
Fassino ed il presidente dell'Anp Abu Mazen, ha spiegato ieri i contenuti del
colloquio durato più di un'ora. Veltroni si è detto convinto che per
arrivare ad una soluzione per la questione mediorientale occorra la
"pressione anche delle comunità internazionali". Il segretario del Pd
ha inoltre raccontato come il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese
Abu Mazen abbia guardato con favore il fatto che il governo italiano sia in
linea con la politica estera messa in campo dal governo Prodi. "Ci sono
dei passi in avanti importanti - ha sottolineato il segretario del Pd - come la
stabilizzazione del Libano, ma contemporaneamente resta la preoccupazione per
l'Iran e la costruzione della bomba atomica". I segnali di pericolo che
arrivano da Teheran impongono, ha ribadisto il segretario del Pd
"l'impegno delle comunità internazionali: l'Europa, la Russia, gli Stati
Uniti e la lega Araba". Convinto che uno dei tasselli fondamentali per le
sorti del Medio Oriente sia rappresentato dell'Iran si è dichiarato anche Piero
Fassino.
( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
13
Luglio 2008 Chiudi TEHERAN - E' sempre più incandescente la guerra, per ora
fortunatamente soltanto mediatica, che si combatte nel Golfo tra proclami,
minacce ed esercitazioni "muscolari". "In caso di attacco
americano o israeliano ai nostri siti nucleari, l'Iran
colpirà 32 basi Usa e il cuore di Israele", ha assicurato ieri Mojtaba Zolnur, vice rappresentante
della Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, in seno ai Guardiani della
rivoluzione (Pasdaran). La tensione fra la Repubblica islamica e l'Occidente
per il braccio di ferro sul programma nucleare di Teheran si era aggravata
negli ultimi giorni, dopo che l'Iran aveva minacciato di "mettere a
ferro e fuoco Tel Aviv" se attaccato, e i Pasdaran avevano effettuato
manovre nel Golfo durante le quali erano stati lanciati alcuni missili a lunga
gittata, tra i quali una versione aggiornata dello Shahab-
( da "Messaggero, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
13 Luglio 2008 Chiudi VELTRONI INCONTRA IL PRESIDENTE ANP "La
soluzione è il riconoscimento dei due Stati, Palestina e Israele".
( da "Voce d'Italia, La" del 13-07-2008)
Pubblicato anche in: (Voce d'Italia, La)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri
Medio-Oriente Pace piu' vicina tra Israele e Palestina A Parigi Olmert e Abbas collaborano per la pace Parigi, 13 lug.
- Nel corso di una dichiarazione congiunta con il leader palestinese Mahmoud
Abbas e il presidente francese Nicolas Sarkozy, il premier israeliano Ehud
Olmert ha dichiarato che " i negoziati israelo-palestinesi non sono mai
stati cosi vicini alla possibilità di arrivare ad un accordo".
Proprio questo pomeriggio a Parigi verrà celebrata la nascita dell'Unione per
il Mediterraneo, con l'appoggio dicapi di Stato e di governo dell'Ue e della
sponda Sud del 'Mare Nostrum'. "Questo è un momento straordinario - ha
sottolineato Olmert - L'atmosfera non è quella di uno scontro ma della volontà di
arrivare a una maggiore comprensione. Prossimamente verranno prese decisioni
gravi e importanti che ci porteranno ad una fase in cui finora non siamo mai
stati". Sulla stessa linea anche il pensiero di Abbas che ha da tempo
iniziato negoziati approfonditi con Olmert e con il ministro degli Esteri
israeliano Tzipi Livni e ha manifestatola volontà di intraprendere sforzi seri
per ottenere la pace. Sforzi congiunti con l'Ue anche per affrontare quello che
Olmert definisce "il pericolo più grande", ovvero i difficili
rapporti con l'Iran.
( da "Voce d'Italia, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Politica
Per Berlusconi Italia candidata a luogo di firma degli accordi di pace
internazionali Pace nel medioriente: Italia in prima fila Proposta la
candidatura di Erice in Sicilia Erice, 13 Lug.- La sicilia potrebbe avere un
ruolo determinante nel processo di pace in medioriente alla ribalta delle
cronache internazonali di questi utlimi giorni. Berlusconi avrebbe candidato
l'Italia ad ospitare la fase finale delle trattative di pace offrendo la
cittadina di Erice in Sicilia come luogo dell'incontro. Entusiasta naturalmente
il sindaco della cittadina medioevale posta a circa