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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA: Se scoppia l’intelligenza” |
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tARTICOLI DAL 1° al 3 maggio
2008 #TOP
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Articoli
Israele/Palestina (86)
Se
un post fascista ci allarma per il relativismo culturale
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
ANCHE LA TRADIZIONALE
Festa del non lavoro , ovvero il Primo Maggio di Forte Prenesti
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Storico israeliano: a Gaza
in atto una pulizia etnica Pappe rilancia la sua tesi a pochi giorni dal 60
anniversario della nascita dello Stato ebraico
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ingrao: "bene
chiedere pacificazione ma la resistenza non si cancella" - alberto
custodero ( da "Repubblica, La"
del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Grillo, un
"vaffa" tra i libri - massimo novelli
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Elicotteri e
mitragliatrici alla scala maazel: "il mio 1984 vi farà paura" - mariella
tanzarella ( da "Repubblica, La"
del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Che notte di lustrini per
la gitana del maggio - ilaria ciuti
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Bononia docet ma non la
coerenza - franco carinci ( da "Repubblica, La"
del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Bononia docet... - franco
carinci ( da "Repubblica, La"
del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Francesca parisini
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il libano in guerra
ricorda rossellini ( da "Repubblica, La"
del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Alemanno ridisegna roma
"rimuovere l'ara pacis" - alessandra longo
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
<Nessun pericolo ma
verificheremo> ( da "Corriere della Sera"
del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Vattimo e Jebreal ospiti
da Lerner ( da "Corriere della Sera"
del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
<Agli amici ebrei dico:
non portate vessilli> ( da "Corriere della Sera"
del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Simboli
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Torino, vietate le
bandiere d'Israele ( da "Corriere della Sera"
del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
<È una scelta razzista
La questura sbaglia> ( da "Corriere della Sera"
del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
SARÀ la prolusione del
decano degli scrittori israeliani Aharon Appelfeld ad inaugurare mercole
( da "Messaggero,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Gerusalemme IL suo amico
Philip Roth lo aveva scritto già vent'anni
( da "Messaggero,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Un mondo di righe Esce
oggi Di fabbrica si muore (Manni) il libro di Alessandro Langiu e Maurizio
Portaluri che racconta la storia di Nicola Lovecchio, operaio del petrolchimico
di ( da "Liberazione"
del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Sbancor, la nostra
"talpa" che aveva previsto l'11 settembre
( da "Liberazione"
del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Avvisi A chi inviare le
notizie Le iniziative di partito devono essere inviate - esclusivamente - alla
compagna Lina Bianconi, con almeno due giorni di anticipo, all'indirizzo orat
( da "Liberazione"
del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La prova della fascia
tricolore. C'è stato anche questo nella intermina
( da "Messaggero,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Prima il pranzo con
l'ambasciatore israeliano, poi il brindisi con i consiglieri Pdl
( da "Messaggero,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Libano. Dopo 33 giorni di
bombardamenti, scatta una fragile tregua all'ennesima guerra tra Israele e
( da "Messaggero,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Israele: per la Shoah, il
paese si ferma ( da "Voce d'Italia, La"
del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Gli
"imperdibili"? ( da "Stampa, La"
del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
RITORNIAMO AL DIALOGO
( da "Stampa,
La" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Le mille voci
( da "Stampa,
La" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
IL DIALOGO COME METODO
( da "Corriere
della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Sotto le bombe
( da "Corriere
della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il dibattito con lo
storico Benny Morris ( da "Corriere della Sera"
del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La <lista di Simon
Wiesenthal> Caccia agli ultimi dieci nazisti
( da "Corriere
della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
I sessant'anni di Israele:
storia di una guerra infinita ( da "Corriere della Sera"
del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il Chelsea cancella Liverpool
e Mourinho ( da "Corriere della Sera"
del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'invito di Alemanno: i
nominati da Veltroni dovrebbero dimettersi
( da "Corriere
della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Un'altra Repubblica
( da "Manifesto,
Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Bertinotti contestato al
corteo di Torino, bandiere israeliane bruciate dai centri sociali
( da "Giornale.it,
Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La bomba siriana incombe
sulla pace ( da "Opinione, L'"
del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il coraggioso Rettore
vieta un confronto all'università
( da "Opinione,
L'" del 02-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina
Correggio scende in
camposulle magliette del Parma ( da "Secolo XIX, Il"
del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nuova bufera su
Olmert<Abusò di fondi elettorali>
( da "Secolo
XIX, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Librolandia, vertice sulla
sicurezza si tratta per la visita di napolitano - massimo novelli
( da "Repubblica,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Gli orfani della protesta
a prescindere ( da "Repubblica, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Inchiesta sul rogo in
piazza - meo ponte ( da "Repubblica, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Gli orfani della protesta
- salvatore tropea ( da "Repubblica, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Gaza, aviazione israeliana
non responsabile delle vittime civili di Beit Hanun
( da "Voce
d'Italia, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Lo Stato che c'è e quello
che manca ( da "Unita, L'"
del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Maledizione toscana
Canestri che illudono poi passa il Maccabi
( da "Unita,
L'" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Gli ebrei della diaspora
possono vivere fuori da Israele ma non possono vivere senza Israele
( da "Unita,
L'" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Wiesel: lo Stato d'Israele
è un sogno realizzato Il Premio Nobel dice a l'Unità: ma so anche che la realtà
rispetto ai sogni è più contraddittoria Ora spero che israeliani e palest
( da "Unita,
L'" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Hanno vietato le bandiere
di Israele Bugie della destra sulla Fiera del libro
( da "Unita,
L'" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Torino, contestazioni per
Bertinotti Bruciate le bandiere d'Israele e Usa
( da "Unita,
L'" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Segue omertà
( da "Riformista,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Torino 1 Si profilano
nuovi scontri ( da "Riformista, Il"
del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Champions la storia di
grant, l'anti-mourinho che guiderà il chelsea a mosca
( da "Riformista,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Torino 2 L'ex ministro
minimizza e pensa al congresso ( da "Riformista, Il"
del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Lo stato del
Mondo", il volume curato dall'agenzia di stampa internazionale Reuters,
racconta in oltre 500 scatti il primo lustro di vita del ventunesimo secolo
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Israele, Olmert nei guai:
sotto inchiesta per fondi neri ( da "Giornale.it, Il"
del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Convegno sulla
"pulizia etnica" all'università è già polemica
( da "Repubblica,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Torino, bruciate le
bandiere israeliane bertinotti contestato, sinistra divisa - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Le bandiere nel falò della
vergogna A PAGINA 13 UNIVERSITÀ E POLEMICHE Un convegno anti-Fiera con Ramadan
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Focus
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Israele, Olmert
interrogato dalla polizia ( da "Corriere della Sera"
del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Sotto le bombe , viaggio
in taxi nel Libano della guerra ( da "Manifesto, Il"
del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Gaza senza depuratori,
liquami a mare ( da "Manifesto, Il"
del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Convegno anti-Fiera con
Ramadan, università sotto accusa ( da "Corriere della Sera"
del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Siena stecca sul più bello
L'Europa resta un sogno ( da "Corriere della Sera"
del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il Pdl scrive ad Amato: no
a veti sulla stella di David ( da "Corriere della Sera"
del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Quei simboli
<vietati> nel falò della vergogna
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Bandiere di Israele e Usa
bruciate Fischi e cori contro Bertinotti
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Paladino della convivenza
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
LA GUIDA / ISRAELE PAESE
OSPITE ( da "Corriere della Sera"
del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Scrittori d'Israele,
rompiamo gli argini che ci isolano dall'oceano arabo
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
A TORINO sta per
cominciare la Fiera del Libro. Quest'anno è dedicata alla tormentata
( da "Messaggero,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Medio Oriente, il
Quartetto ammonisce Israele: <Stop alle nuove colonie>
( da "Liberazione"
del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Una borsa di studio in
ricordo di Angelo Frammartino ( da "Liberazione"
del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dedichiamo l'avvio del
"Tekfestival 2008" ad una riflessione sul mondo del lavoro ch
( da "Messaggero,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
ROMA - Sarà la prolusione
del decano degli scrittori israeliani Aharon Appelfeld a inaugurare m
( da "Messaggero,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
TEL AVIV - L'effetto
"sushi" non è ancora arrivato nonostante il prezzo del riso sia sa
( da "Messaggero,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La polemica relativa alla
presenza di Israele come ospite d'onore della XXI edizione della Fiera del
( da "Messaggero,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
TORINO - La Festa del
lavoro degenerata in un atto di assoluta inciviltà, la Fiera del libro tr
( da "Messaggero,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Io, ebrea, per Vattimo (e
Lerner) sono "fascista"
( da "Giornale.it,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
E' Bertinotti il più
applaudito a Torino Ma fa notizia la protesta di 10 ragazzi
( da "Liberazione"
del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Sanità, Lombardia e
Israele sempre più vicine ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del IL RITRATTO Le evoluzioni del capo An giunto là dov'era già
arrivata la Pivetti: Fiuggi, il Duce grande statista, il
viaggio in Israele... Se un
post fascista ci allarma per il relativismo culturale... Oreste Pivetta Segue
dalla Prima Ha ringraziato tutti, il presidente Napolitano e i presidenti prima
di Napolitano, Ciampi e Cossiga, ha dimenticato Scalfaro, ha ringraziato i suoi
elettori, ma anche quanti non l'hanno mai votato e non lo voterebbero mai.
Non ha ringraziato Berlusconi. Lo ringrazierà privatamente, dimenticando le
brutte parole di qualche mese fa quando Berlusconi sciolse Forza Italia e pure
An, perchè in fondo a Berlusconi Gianfranco Fini deve moltissimo, dal giorno in
cui nel lontano 1993 proprio Berlusconi, un po' prima di darsi lui stesso alla
politica, lo indicò come ideale sindaco di Roma, il candidato per cui, lui, il
tycoon milanese delle televisioni e delle imprese immobiliari, avrebbe votato.
Quella volta Fini non passò, ma la sua carriera prese il volo, quel volo che
neppure la svolta di Fiuggi, ancora ieri definita epocale dal solito Tg5, non
gli avrebbe da sola mai consentito. Da quel momento si cominciò a parlare di
Fini sdoganato, liberato dalla morsa della vecchia cultura, dei vecchi simboli
assai inquietanti, della memoria fascista. Fini moderno e faccia liberale della
destra italiana. Salvo poi, ancora ieri, rivendicare i vecchi valori di un
"uomo di parte" ("...i valori che hanno ispirato il mio impegno
politico"). Senza imbarazzo. Non era, in aula, a Montecitorio, il momento
delle precisazioni, ma qualche chiarimento sarebbe necessario a proposito di
qualità dell'impegno per un personaggio entrato trentenne alla Camera, quando
ancora ardeva la fiamma del Msi, segretario del Fronte della Gioventù, erede
designato da Giorgio Almirante (uno dei ragazzi di Salò, appunto) e suo
successore nel lontano 1987. Un successore che poteva mostrare la faccia per
bene e l'abito scuro, il profilo insomma di un interprete senza lampi e senza
spranghe della politica neofascista o post fascista, al quale pochi anni dopo
la svolta capitò di definire (sulla Stampa) "Mussolini il più grande
statista del secolo", ritrattando più in là (nel 2002), interpellato da
una Jena televisiva, preferendogli Einaudi, De Gasperi e Giolitti, sicuramente
alla ricerca di una strada nuova (che gli illuminò Berlusconi), sicuramente
ancorato ai primi amori... Come riflettevano il discorso di investitura e
l'incertezza e contradditorietà di alcuni passi. Ad esempio la citazione del 25
Aprile, che per Fini è la festa delle libertà e della Liberazione, ma non è mai
la festa della Resistenza o della lotta antifascista, nella convinzione che
fecero tutto gli americani per cacciare i tedeschi e nell'idea che in fondo
fascisti e antifascisti fossero solo competitori di una guerra civile, dopo la quale
e dopo tanti anni non ci dovrebbe essere che la pacificazione, la fine dei
rancori, la condivisione della storia da parte di vincitori e vinti, secondo il
vecchio linguaggio del nuovo revisionismo. Con il 25 Aprile Fini ha voluto
ricordare anche il Primo Maggio, un'altra festa di bandiere rosse, che oggi per
lui significa "morti bianche", la strage dimenticata, ma significa
anche equità, giustizia sociale, sviluppo economico, fino alla "concordia
tra capitale e lavoro", qualcosa di corporativo, cancellate classi e lotta
di classe, secondo l'infelice onda lunga dei tempi, nel "tramonto delle
ideologie classiste e veteroliberiste del Novecento" e nella "sfida
della globalizzazione". Tra 25 Aprile e Primo Maggio, Fini ha infilato una
domanda, se "63 anni dopo la Liberazione, la nostra libertà corra
pericoli...". Ha risposto di sì, spiegando che il pericolo giunge
"dal diffuso e crescente relativismo culturale e morale; dalla errata
convinzione che libertà significhi pienezza di diritti e assenza di doveri e
finanche di regole". L'accusa al "relativismo culturale e
morale", mette paura pronunciato da chi si è appena lasciato alla spalle
una regime che la questione la risolveva aprendo le galere e annichilendo il
pluralismo del pensiero. Da chi solo pochi anni fa non s'era negato di
proclamare: "Nessuno può chiederci abiure della nostra matrice
fascista" (1990); "Ci sono fasi in cui la libertà non è tra i valori
preminenti" (1994). Sono anni lontani, ma neppure troppo, se si pensa
all'evoluzione non solo di un uomo ma di un intero movimento politico. E quanto
il cammino sia stato e sia ancora contrastato e contradditorio lo confermano le
polemiche e le rotture dentro quella destra nella quale le anime sono tante,
molte tuttavia ancora legate a Fini, malgrado le scissioni e l'ostilità alle
più appariscenti "prove" della sua svolta: dal viaggio in Israele (quando definì le leggi razziali del fascismo come
male assoluto del ventesimo secolo) al sostegno alla proposta dei Dico (per i
diritti delle coppie di fatto) o del voto agli immigrati. Qualcuno ha accusato
Fini di debolezza di stile: l'avrebbero voluto un po' più ampolloso. Ci è
sembrato scolastico e poco berlusconiano, cautamente ma tenacemente post
fascista, con il piglio di quelli che vincendo cinque a zero scelgono
l'understatement.
( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del di Federico Fiume ANCHE LA TRADIZIONALE "Festa del non
lavoro", ovvero il Primo Maggio di Forte Prenestino, sarà dedicata al
drammatico tema delle morti bianche e a quello della precarietà. Due temi
inevitabilmente intrecciati e affrontati dall'area dei Centri Sociali con una
radicale critica al sistema capitalista che li genera. Il programma, partito
già ieri con i primi concerti,propone sin dal primo pomeriggio la musica di
diversi Sound System, il rockabilly dei milanesi Back Seat Boogie Trio ed il
rap dei sudafricani ETC Crew. Sempre nel pomeriggio spazio anche per spettacoli
teatrali, per un contest di writing e per la capoeira del Grupo São Bento
Pequeno. Attivi anche alcuni spazi tematici con mostre, materiale informativo,
proiezioni, interventi su temi come la Palestina, le morti sul lavoro,
l'antiproibizionismo, ecc. Alle 22,00 parte il programma serale con altri
spettacoli teatrali e i concerti di LNRipley e Dub Sync, formazioni che coinvolgono
artisti ben noti come Ninja, batterista dei Subsonica e alcuni elementi degli
Africa Unite. Gli LNRipley sono un progetto elettro dub punk'n'bass di
Torino capace di generare spinte ritmiche ed energetiche di enorme potenza, con
un tenore di bpm che non scende mai sotto i 170. Siamo quasi ai limiti
dell'hardcore, ma gestito con una qualità tecnica di primissimo livello ed un
impatto assolutamente folgorante, basta ascoltare il loro omonimo album
d'esordio per Casasonica, o anche solo la cover di Killing in the Name dei Rage
Against the Machin, per rendersene conto. Elettronica ma non solo, dato che
alla batteria siede Ninja e oltre a lui la sezione ritmica prevede ben due
bassi, uno dei quali nelle mani di Pierfunk, il primo bassista dei Subsonica. I
Dub Sync vedono Madaski al mixer ed elettronica, Paolo Baldini al basso, Papa
Nico alle percussioni e Bunna alla voce. Quasi una versione electro-dub degli
Africa Unite, basata però su un repertorio inèdito, oltre che sulle partiture
elettroniche del Madasky solista e sulla riproposizione in una chiave originale
di brani di Africa Unite, Madaski e B.R. Stylers. Anche al Circolo degli
artisti si festeggia il Primo Maggio con un pomeriggio di grigliate, giochi e
dj set all'aperto nel giardino del locale e la sera con il concerto del
cantautore newyorkese Adam Green. Forte Prenestino via F. Delpino Ingresso a
sottoscrizione.
( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Storico israeliano: a Gaza in atto una pulizia etnica Pappe
rilancia la sua tesi a pochi giorni dal 60° anniversario della nascita dello
Stato ebraico di Umberto De Giovannangeli IL SUO ULTIMO LIBRO è destinato a
scatenare dibattito e polemiche. Per il profilo del suo autore e per la tesi
sostenuta. L'autore è uno degli intellettuali più scomodi
di Israele e per Israele: Ilan Pappe. Storico, saggista,
nato ad Haifa da genitori ebrei sfuggiti alla persecuzione nazista, Pappe ha
insegnato per anni ad Haifa per poi trasferirsi all'Università di Exeter. Il libro
in questione è "La pulizia etnica della Palestina" (Fazi Editore), Partiamo dall'attualità. E dalla
tragedia di Gaza. Israele giustifica l'assedio della
Striscia come atto di difesa. È una giustificazione accettabile?
"Assolutamente no. Non è una giustificazione accettabile. L'assedio della
Striscia di Gaza è una forma di punizione collettiva pensata per aumentare la
pressione sui palestinesi perché abbandonino qualsiasi forma di resistenza e
accettino di sopravvivere in quella che è una vera e propria gigantesca
prigione costruita per loro". Israele sostiene
che la sofferenza della popolazione civile di Gaza è responsabilità assoluta
dell'"organizzazione terroristica denominata Hamas". Qual è la sua
opinione in merito? "I rappresentanti di Hamas sono stati eletti
democraticamente nel gennaio 2006 e pertanto sono i legali rappresentanti dei
palestinesi residenti a Gaza. Qualunque rifiuto a negoziare con loro non potrà
che prolungare la sofferenza per entrambe le parti in conflitto". Tra
pochi giorni Israele celebrerà il 60mo della sua
fondazione. Quale bilancio trarre? "Sfortunatamente, come ho cercato di
spiegare ne La pulizia etnica della Palestina, il
sistema di valori su cui si fonda lo Stato d'Israele fin
dalla sua nascita non è fra i più nobili, essendo strutturato attorno a una
ideologia etnocentrica che pone come prioritaria la necessità di avere uno
Stato ebraico con una solida maggioranza ebraica che controlli larga parte dei
territori palestinesi. Nel creare il proprio Stato-nazione, il movimento
sionista non condusse una guerra che "tragicamente, ma
inevitabilmente" portò all'espulsione di parte della popolazione nativa,
ma fu l'opposto: l'obiettivo principale era la pulizia etnica di tutta la Palestina, che il movimento ambiva per il suo nuovo Stato.
Questa visione non è cambiata affatto dal 1948 ad oggi. Il valore di uno Stato
a base etnica è ancora al di sopra di qualunque diritto umano o civile".
In Italia è appena uscito il suo ultimo libro, "La pulizia etnica in Palestina" (Fazi Editore). Su cosa fonda questo grave
atto d'accusa? "Dopo un'attenta considerazione di quanto è realmente
accaduto nel 1948, sono arrivato alla conclusione che l'unica definizione
giuridicamente e moralmente corretta per descrivere fedelmente quanto
realizzato dagli israeliani era proprio quello di pulizia etnica. È un termine
giuridico che descrive qualunque tentativo da parte di un gruppo etnico di
cacciarne un altro da un'area geografica condivisa, il che spiega esattamente
la strategia israeliana. Ed è anche un concetto morale, che fa rientrare questo
tipo di politiche nel campo dei crimini contro l'umanità. Mi lasci aggiungere
che è nostro dovere strappare dall'oblio la semplice ma orribile storia della
pulizia etnica della Palestina, un crimine contro
l'umanità che Israele ha voluto negare e far
dimenticare al mondo. Non tanto per un atto di ricostruzione storiografica o
per un dovere professionale, ma per una decisione morale, in assoluto il primo
passo da compiere se vogliamo che la riconciliazione possa avere una
possibilità e la pace possa mettere le radici nelle terre lacerate di Palestina e Israele". Quella
che lei racconta è dunque una pace impossibile? "No, tutt'altro. Resto
convinto che Israele non ha altra scelta che quella di
trasformarsi spontaneamente, un giorno, in uno Stato civile e democratico. Che
ciò sia possibile, lo vediamo dalle strette relazioni sociali che palestinesi
ed ebrei hanno intessuto, malgrado tutto, nel corso di questi lunghi e travagliati
anni, sia dentro che fuori Israele. Quella pace, lo
sappiamo, è a portata di mano: lo sappiamo, soprattutto, dalla maggioranza dei
palestinesi che hanno rifiutato di lasciarsi disumanizzare da decenni di
brutale occupazione israeliana e che, nonostante gli anni di espulsione e di
occupazione, credono ancora nella riconciliazione. Ma la finestra di
opportunità non starà aperta per sempre. Israele può
essere destinato a restare ancora un Paese pieno di collera, le sue azioni e la
sua condotta dettate dall'oltranzismo nazionalista e dal fanatismo religioso,
la fisionomia del suo popolo permanentemente alterata dalla giusta vendetta. Ma
per quanto tempo possiamo continuare a chiedere, se non a sperare, che i nostri
fratelli e sorelle palestinesi continuino ad avere fiducia in noi e non
soccombano completamente alla disperazione al dolore in cui sono precipitate le
loro vite l'anno in cui Israele eresse la sua fortezza
sopra i loro villaggi e le loro città distrutte?".
( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Un predecessore giudica
il discorso di Fini. Cofferati: mi ha fatto piacere il riferimento a 25 aprile
e 1° maggio Ingrao: "Bene chiedere pacificazione ma la Resistenza non si
cancella" Ingrao: "Bene chiedere pacificazione ma la Resistenza non
si cancella" ALBERTO CUSTODERO ROMA - "Bene ha fatto Fini a chiedere
la pacificazione. Ma il suo partito è stato dalla parte degli oppressori".
Il richiamo del neo presidente della Camera, Gianfranco Fini, leader di An, ai
"valori condivisi del 25 aprile", ha suscitato l'apprezzamento di un
suo illustre predecessore, Pietro Ingrao, padre nobile della sinistra storica
italiana. Ingrao, tuttavia, ha voluto ricordare a Fini - che non ha mai citato
il nazifascismo, riferendosi genericamente a tutti i totalitarismi - che
"cosa è stata la Resistenza, la guerra di Liberazione". Con il leader
di An che da anni tenta di scrollarsi di dosso la scomoda e pesante eredità del
fascismo (arrivando a dire in Israele che "fu parte del male assoluto"), Ingrao, partigiano
durante l'Occupazione, ha aperto ieri, forse per la prima volta, un dialogo
sulla Resistenza. "Anch'io - ha dichiarato Ingrao - vorrei la
pacificazione. Ma per averla, dobbiamo ricordare quale tragedia umana ha
attraversato il secolo scorso. Ricordare dunque. Ma anche insegnare a
scuola. I miei nipoti devono sapere cosa fu quel tempo, le atrocità e le
speranze degli italiani che si batterono per la libertà. Indicherei un libro da
leggere: le lettere dei condannati a morte della Resistenza. Giovani che i
nazisti decisero di uccidere. Prima di morire scrissero i loro ultimi pensieri.
E ognuno di essi si concludeva con una speranza: "verrà un
giorno...". è infatti venuto il giorno della libertà. E verrà quello della
pacificazione". Commenti positivi, con opportuni distinguo, al discorso di
Fini sono arrivati anche dal presidente dell'Anpi Tino Casali. "Le parole
di Fini sono scontate - ha detto il presidente dei partigiani - non mi hanno
sorpreso. I valori dell'antifascismo e della Resistenza che ancora oggi
qualcuno vuole mettere in sordina, come democrazia, libertà e giustizia, vanno
ricordati non solo durante i discorsi ufficiali. Ma tutti i giorni. Se ieri,
all'indomani delle elezioni, un tassista che ha votato Forza Italia mi ha detto
che bisogna tornare a gridare il motto fascista "boia chi molla",
significa che la democrazia va ancora difesa ogni giorno, per dare un
contributo essenziale al progresso civile e sociale di cui il Paese in questo
momento ha un gran bisogno". Soddisfatto per il riferimento di Fini al
Primo Maggio (festa dei lavoratori che fu soppressa durante il ventennio), l'ex
leader storico della Cgil, oggi sindaco di Bologna, Sergio Cofferati.
"Sono contento - ha detto - che abbia pronunciato queste parole. Mi fa
piacere che ci sia un riconoscimento così esplicito dei valori che ho sempre
sentito miei e che so di milioni di persone". Per l'ex presidente del
Senato, Franco Marini, ex segretario della Cisl, "il discorso di Fini è
stato ampio, dai toni assolutamente rassicuranti. Quindi voluto. Come ex
sindacalista, mi ha fatto particolarmente piacere". Più critico un altro
ex leader della Cisl, Pierre Carniti che, dopo aver giudicato il discorso di
Fini nel suo complesso "equilibrato", ha sottolineato il silenzio sul
Fascismo. "Visto che Fini ha espresso implicitamente un giudizio negativo
sui "totalitarismi" - ha chiosato Carniti - forse era il caso di dire
che gli italiani nel Ventesimo secolo hanno sperimentato il fascismo. E quindi
dobbiamo essere grati a tutti quelli che hanno combattuto per la
Liberazione".
( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XIII - Torino
Grillo, un "vaffa" tra i libri Il comico sarà protagonista
dell'ultimo giorno della Fiera Gli organizzatori: "Venga pure, gli daremo
anche una sala, ma niente comizi" MASSIMO NOVELLI Rolando Picchioni
vorrebbe "una Fiera assolutamente normale". Ma il nobile auspicio del
presidente della Fondazione per il libro, la musica e la cultura è messo a dura
prova a poco più di una settimana dall'apertura della gran kermesse del
Lingotto. Come se non bastassero le polemiche, spesso montate ad arte,
sull'invito a Israele, e pure le voci sulla presunta
proibizione delle bandiere dello Stato di Tel Aviv per ragioni di ordine
pubblico, ieri peraltro smentite seccamente da Stefano Berrettoni, questore di
Torino, ecco una nuova possibile gatta da pelare: lunedì, giorno di chiusura di
Librolandia, al Lingotto sarà di scena Beppe Grillo. Il comico genovese, che
ora ha indossato i panni del capopopolo e il 25 aprile scorso proprio a Torino
ha riempito piazza San Carlo, ufficialmente andrà allo stand della Casaleggio
Associati, l'agenzia milanese che gestisce le varie attività dell'inventore del
cosiddetto Vaffa-Day: dagli spettacoli ai libri, dai dvd al blog. La sua
presenza, tuttavia, richiamerà una considerevole folla e di conseguenza
aumenterà il lavoro e le preoccupazioni degli organizzatori di Librolandia. Su
Grillo, i promotori della Fiera sono molto netti: "Se verrà, vedremo di
trovare una sala adatta per ospitarlo. Sia chiaro, però, che si dovrà trattare
della presentazione del suo libro e non di un intervento politico. La Fiera è
un luogo dove, istituzionalmente, si discute di libri e dove non si fanno
comizi". In attesa del comico, c'è da registrare la dichiarazione del
questore torinese in merito a quanto scritto da alcuni quotidiani a proposito
delle bandiere di Israele. "Non ho mai parlato di
divieto di bandiere israeliane o non israeliane, - ha affermato Berrettoni -
"il divieto riguarda tutte le manifestazioni pubbliche nell'area esterna
alla Fiera del Libro per l'8 maggio", in occasione della visita del capo
dello Stato, che la inaugurerà alle 10 del mattino. "Il divieto - ha
continuato - riguarda qualsiasi manifestazione esterna. La mia è stata una
scelta dettata esclusivamente da considerazioni di ordine pubblico. Quanto
verrà deciso all'interno della Fiera non è di mia pertinenza: ne prenderò
semplicemente atto per predisporre i servizi idonei". Il tam tam
mediatico, però, è tale che ieri, nel giorno della smentita della Questura, il
quotidiano "Il Riformista" ha annunciato che uscirà nelle edicole,
l'8 maggio, "incartato" dalla bandiera di Israele. La motivazione? "Era già nostra intenzione - ha spiegato
la direzione del giornale - festeggiare così il sessantesimo compleanno di Israele. Ma tanto più è giusto farlo
adesso, dopo la decisione del questore di Torino, che, vietando i cortei contro
Israele, ha anche vietato
le bandiere israeliane che l'associazione Appuntamento a Gerusalemme voleva
esporre per salutare Giorgio Napolitano. Chi dunque vorrà mostrare
quella bandiera, potrà farlo esponendo una copia del Riformista". Una
bella trovata politico-pubblicitaria, senza dubbio. Peccato che sia stata
ideata, almeno in parte, sulla base di una notizia destituita di fondamento.
( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XIII - Milano
Rumori di guerra mischiati alle note: "L'incubo di Orwell è ancora
attuale" Elicotteri e mitragliatrici alla Scala Maazel: "Il mio 1984
vi farà paura" MARIELLA TANZARELLA Non è la prima volta che un'opera
classica esprime concetti legati alla situazione politica del momento. Ma nel
caso di questo 1984, musicato da Lorin Maazel, che lo dirigerà da domani alla
Scala, si respira all'ennesimo grado il senso del contemporaneo. Non solo il
romanzo di George Orwell è stato scritto, si può dire, l'altro ieri, nel 1948.
Non solo le sue cupe profezie socio-politiche si rivelano, purtroppo, sempre
più verosimili. Ma il maestro, assieme alla sua ottima squadra di
collaboratori, a partire dal regista Robert Lepage, ha profuso
nell'allestimento tutto ciò che poteva amplificare questo senso di "qui e
adesso", stabilendo, spiega, "una forte correlazione con gli
avvenimenti dell'attualità": la parte sonora, per esempio, oltre alla
musica vera e propria include "rumore di pale d'elicottero, di
mitragliatrici che falciano la gente, di bombe che esplodono, di sirene di
ambulanze". Con un risultato che può atterrire per il messaggio sinistro
che trasmette: attenzione, uomini, perché il Grande Fratello non è
un'invenzione letteraria, ma una realtà più incombente di quanto sembri. Lo
stesso Maazel, infatti, dice che "Lo spettacolo fa paura, fa piangere, perché
si capisce che non c'è speranza, che alla fine sarà davvero così se noi non
facciamo niente". Maazel non smette di sottolinearlo: "Lo vediamo
oggi nel mondo, il potere distrugge gli individui, fin nel loro intimo. Succede
in molti Paesi, ma noi non facciamo nessun riferimento particolare: non è
escluso, però, che il pubblico ne possa trovare". Sullo sfondo di una
scenografia dominata dai toni dell'acciaio, con l'eccezione della luce bianca e
accecante che inonda perennemente la stanza in cui viene rinchiuso il
protagonista (una forma di tortura, anche quella), l'opera si avvale di una
quantità straordinaria di tecnologia modernissima: luci, suoni, immagini di
guerre più o meno recenti (dalla Seconda Guerra Mondiale al Vietnam, dall'Afghanistan alla Palestina e all'Iraq) proiettate sulle pareti. E così, il palco reale
della Scala viene sacrificato, perché ospita due grandi proiettori. Ma va bene:
"è un soggetto attuale, quindi è giusto usare la tecnologia _ spiega il
maestro. _ Non l'avrei mai fatto per un'opera di soggetto arcaico".
Intanto, Maazel lavora alla colonna sonora di un film sulle due Coree. E
accarezza il progetto di scrivere un musical: " Se trovo il soggetto
giusto, lo farò".
( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XI - Firenze
Ségolène e Sophia belle e ammirate nella platea gremita per l'eroina che paga
con la morte la libertà indomita Che notte di lustrini per la gitana del Maggio
Non c'è un posto libero nel teatro gli applausi scoppiano per Mehta ILARIA
CIUTI (segue dalla prima di cronaca) Eppure non è la sola donna di fama
internazionale ad approdare a teatro. Dopo di lei con il responsabile della
commissione cultura di Palazzo Vecchio, Dario Nardella, un'altra icona, questa
volta di donna moderna e impegnata, comunque bella, comunque la prima donna
nella storia di Francia a superare, anche se poi sconfitta, il primo turno
nella corsa alla presidenza della Repubblica, Ségolène Royal, in vacanza in
Toscana insieme a due dei quattro figli e pronta a visitare oggi la mostra di
Fattori. "Sono felice di essere qui - dice Ségolène - l'opera mi piace ma
dipende da quale. Amo molto Carmen perché io sono una donna impegnata, mi
piacciono le donne impegnate e Carmen lo è contro le ingiustizie, fa quello che
il popolo le chiede". Racconta Royal che è in Toscana per vacanze e per
lavoro: "Sto scrivendo un libro con il sociologo Alain Touraine, ho con me
il mio portatile e intanto mi occupo di cultura toscana. Ho qui molti amici,
Andreà (vedi il segretario del Pd toscano Manciulli, ndr), Claudiò (vedi
Martini, ndr) che vedrò domani. Sono solo desolata del risultato delle elezioni
italiane, quello di Roma è inquietante, meno male che c'è la Toscana. Il
populismo è pericoloso, basta vedere anche in Francia tutte le promesse non
mantenute di Sarkozy. Ma il Pd ha avuto troppo poco tempo, bisogna trovare
risposte, rivedere i problemi: la modernizzazione, l'identità,
l'immigrazione". Non c'è un posto libero a teatro. C'è la musica, Andrea
Bocelli nel palco del soprintendente Giambrone, Mirella Freni in quello
centrale: "Ero Micaela a vent'anni". Accanto a lei ci sono le istituzioni
al completo, i presidenti di Regione e Provincia, Martini e Renzi, il sindaco
Domenici, il questore Tagliente. Ci sono l'ambasciatore d'Israele Gideon Meir, il console di
Francia Bernard Micaud, l'ex ministro Vannino Chiti, il rettore Marinelli. C'è
la moda di Salvatore Ferragamo, figlio del presidente della maison Ferruccio, e
un'elegantissima Eva Cavalli. C'è l'industria con la presidente toscana
Antonella Mansi. Soprattutto si sentono il fermento e la grande attesa
ancora prima che apra il sipario sulla storia di Carmen, la sigaraia di
Siviglia che nell'immaginario collettivo occupa a rotazione il posto della
donna sensuale, capricciosa, imprevedibile, forte, appassionata, sciupa-maschi,
e che è in realtà la donna che paga con la morte la sua indomita libertà,
compresa quella di amare quando e come vuole. Un'altra "donna contro"
di questo Maggio. E' una Carmen che accende la curiosità da prima che si apra
il sipario: ha uno dei tenori più amati, Marcello Alvarez, ha la Carmen del
momento, la bellissima cantante russa Julia Gertseva che per di più è anche una
grande attrice. Ma il regista spagnolo Saura, che sveste la troppo scarna regia
di qualsiasi spagnolismo, è stato contestato a Valencia e si sussurra nei
corridoi non sia stato gradito dal tenore argentino e abbia sollevato
perplessità perfino in Mehta. Ma già dall'appassionato e energico attacco di
Mehta scoppiano gli applausi e si ripetono a scienza aperta per i cantanti.
Poi, sì, nel foyer si dice che la regia è un po' freddina ma che lo spettacolo
è bello, che Alvarez ha una gran voce, che Carmen è bella, che Escamillo
(Ildebrando D'Arcangelo) è formidabile.
( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina III - Bologna
L'intervento Bononia docet ma non la coerenza FRANCO CARINCI BONONIA docet.
Sarà, ma non sempre e non certo nella vicenda Vattimo, condotta more solito all'insegna
di un rigore nelle parole e di un lassismo nei comportamenti, con ad unico filo
rosso il politically correct. La richiesta del collettivo degli studenti di
avere un'aula dove permettere a Vattimo di esporre e difendere la sua tesi a
favore di un boicottaggio della Fiera del libro, vista e
vissuta come simpatetica a Israele, doveva essere accolta, per ragioni di principio e di
opportunità. Di principio, perchè non si vede come si poteva negare a un
professore universitario a pieno titolo - cioè non per il mero biglietto di
visita, ma per autorevolezza scientifica - di dire la sua; né agli
studenti di starlo a sentire: il tema era ed è del tutto irrilevante, perchè è
regola fondamentale di un sistema democratico da noi consacrato
costituzionalmente che non sia sindacabile il diritto di libera manifestazione
del proprio pensiero, anche al fine di persuadere una cerchia più larga.
Obiettare, come si è fatto che all'interno dell'Università non si può parlar
contro, o che lo si può fare solo in contraddittorio fa un po' sorridere:
quando si parla, si parla sempre contro, direttamente o indirettamente, contro
tutti o molti o alcuni o uno solo; e se lo fa un professore, di norma lo fa ex
catedra , con la sua brava lezione che spesso non tollera né interruzioni né
domande finali, senza che sia previsto alcun duetto cantilenante. A parte il
principio c'era l'opportunità. E' ben noto che questi gruppi cercano visibilità
pubblica e non per nulla avevano questa volta scelto un personaggio come
Vattimo, sicché, se si voleva farne parlare in lungo e in largo, questa era la
maniera giusta; non solo, il divieto avrebbe avuto un senso solo se si fosse
stati in grado di garantirne l'osservanza, cosa che già a priori si dava per
esclusa. SEGUE A PAGINA VII.
( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina IX - Bologna BONONIA
DOCET... FRANCO CARINCI (segue dalla prima di cronaca) E allora? Beh, come
anticipato, la ragione va ricercata nella politically correct, cioè dover
evidenziare ufficialmente una presa di distanza rispetto a
una iniziativa che metteva sotto accusa Israele, sulla base della discutibile convinzione che esso debba essere
considerato l'unico erede e unico gestore in monopolio della shoah. Una volta
salvata lo "coscienza", è andata in scena la seconda parte della
commedia. Il collettivo ha debitamente preannunciato che avrebbe occupato
un'aula dell'Università, dopo di che ha proceduto alla messa in atto con
Vattimo, accolto come un trionfatore, con un mistico rigurgito di
trasgressione. Nessuno si è mosso, tranne il Preside della Facoltà che si è
aggirato patetico nei dintorni dell'aula, offrendo il suo petto a schermo di
eventuali danneggiamenti. Anche qui il politically correct, per cui a fronte di
comportamenti scorretti degli studenti non è ammessa nessuna azione né
preventiva, come si sarebbe potuto fare chiudendo in anticipo la facoltà, né
successiva, non dico sul piano penale, ma almeno sul piano disciplinare. Si
parla e si straparla di tolleranza zero, ma come garantire il rispetto delle
regole per gli extracomunitari o per i comunitari indisciplinati, quando non
siamo in grado di farlo per i cittadini. Forse vale un criterio di due pesi e
di due misure? Sarebbe opportuno dire solo quello che si può fare e fare quel
che si dice.
( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XV - Bologna
Dal 7 all'11 maggio attorno alla Manifattura delle Arti proiezioni, dibattiti
cine-gastronomici FRANCESCA PARISINI Un menu di 150 titoli, di cui una
sessantina in concorso, per parlare di cibo buono, pulito e giusto, ovvero
rispettoso di chi lo produce, di chi lo consuma e dell'ambiente. E' "Slow
Food on film", il festival dedicato alla cultura del mangiare organizzato
dalla Cineteca di Bologna e da Slow Food. Gli schermi dei cinema Lumière e
Arlecchino, dove si tengono la maggior parte delle proiezioni, si accendono dal
7 all'11 maggio, ma ad essere coinvolta sarà tutta la zona della Manifattura
delle Arti che ospiterà, oltre ad incontri con gli autori, retrospettive e
tavole rotonde, un goloso programma gastronomico di cui diamo conto sotto.
"Rischiamo di divertirci", commenta con una battuta l'assessore alla
cultura Angelo Guglielmi. La giornata 'tipo' comincerà alle 10 del mattino al
Lumière con la replica delle pellicole in concorso che la sera precedente
(dalle 20.15, al Lumière) metteranno a confronto modi diversi di raccontare la
cultura del cibo. La gara si dipana in quattro sezioni: "Best Food
Feature", ovvero cinque lungometraggi della passata stagione (tra cui
"Cous cous" di Kechiche e "Il vento fa il suo giro" di
Diritti); "Docs competition" dedicata a documentari che cambieranno
il nostro modo di guardare nel piatto; "Short competition", con temi
che vanno dalla simbologia legata a una tazza di the
("Coffee&Allah" del neozelandese Urale), al
conflitto israeliano-palestinese servito sui piatti di due ristoranti rivali
("West bank story" di Ari Sandel). Ultima sezione in concorso,
"Best tv series" che ha già scelto il suo vincitore: è
"Cookin'in the denger zone" di Marc Perkins, serie trasmessa dalla
Bbc per raccontare un viaggio dell'autore nelle zone più impervie del mondo,
lette attraverso un invito a pranzo. Il pomeriggio è dedicato agli eventi
speciali, alle retrospettive e agli incontri con gli autori. Tra i primi
segnaliamo "Storia di Terra e di Rezdore", apertura della
manifestazione mercoledì 7 alle 16 al Lumière, in compagnia di Luciana
Littizzetto, Carlo Petrini, Alice Waters e Sergio Cofferati. Si tratta di un
documentario curato dalla Cineteca stessa con 200 interviste tra agricoltori e
cuoche, mondine e cantori, per ricostruire la cultura contadina ed
enogastronomica modenese. Le retrospettive, invece, presentano quattro filoni.
Il primo, "Focus d'autore", porterà a Bologna ospiti illustri come
Otar Iosseliani che mercoledì (ore 18 al Lumière) presenterà il suo
"Giardini in autunno", mentre domenica (ore 22.30 al Lumière) ci sarà
l'anteprima della versione ridigitalizzata e rimontata dei documentari di Vittorio
De Seta. Segnaliamo infine sempre per le retrospettive "Ricette da
ridire", una sorta di blob cine-gastronomico condotto da Vito e con
spezzoni che hanno per protagonisti personaggi come Aldo Fabrizi, Ugo Tognazzi,
Andy Luotto e molti altri. Dulcis in fundo in questo racconto giornaliero,
"Un film nel piatto", l'evento che per quattro sere propone pellicole
a cui seguirà la degustazione al Mambo, il Museo d'Arte Moderna, di un piatto a
tema (10 euro). Si comincia il 7 maggio con "McLibel", storia di un
postino e di un giardiniere che hanno sfidato il colosso di McDonald. Si
prosegue giovedì con "Sik-Gaek", grande gara di cucina in salsa
coreana condita con musical hollywoodiano. Venerdì è la volta di "La
graine et le mulet", film francese che ha incantato il pubblico del
festival di Venezia del 2007, infine sabato "A table in heaven" su
Sirico Maccioni, titolare di Le Cirque, leggenda della ristorazione newyorkese
(proiezioni all'Arlecchino alle ore 20). "Non in ultimo, il festival darà spazio
alla presentazione di due archivi - ha concluso Gianluca Farinelli, direttore
della Cineteca - quello Artusi e quello Camporesi di cui lanceremo l'inizio dei
lavori di catalogazione". Info al sito www. slowfoodonfilm. com o
051.2194826.
( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Spettacoli Il Libano
in guerra ricorda Rossellini Estate 2006, all'indomani dei bombardamenti del
Libano. Sciita emigrata a Dubai, Zeina è in cerca del figlio di sei anni e
della sorella, cui ha affidato il bambino per risparmiargli la propria crisi
coniugale. Un tassista, Tony, accetta di accompagnarla nel sud del paese,
attraverso un paesaggio devastato dalle bombe; li accompagna la radio del taxi,
recitando in un lugubre salmodiare i nomi delle vittime. Mentre sbarcano i
primi baschi blu, parte della popolazione inneggia a Hezbollah, maledicendo Israele e il "grande Satana" americano. Dapprima l'uomo, che è
di confessione cristiana, sembra interessato solo al compenso. Poco a poco,
però, gli occasionali compagni di viaggio scoprono la reciproca umanità.
Appreso che il bambino è stato raccolto da una troupe di giornalisti francesi,
vanno a cercarlo in un monastero. Non è da happy-end, però, il film del
libanese Aractingi. Senza ricorrere ai ricatti del mélo, il regista mette a
fuoco quelle che sono le prime vittime delle guerre in corso sullo scenario
mondiale: la popolazione civile indifesa, i bambini e le donne. è passato molto
tempo da quando Rossellini e il nostro neorealismo fecero qualcosa di simile;
ma il mondo non può dirsi molto migliorato.(r.n.).
( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Alemanno ridisegna
Roma "Rimuovere l'Ara Pacis" L'accusa: è invasiva. Nuovi dirigenti
nelle spa comunali La "notte bianca" in bassa stagione. Protezione
civile chiamata a ruoli di vigilanza ALESSANDRA LONGO ROMA - "La teca
dell'Ara Pacis è un intervento invasivo. Va rimossa". Gianni Alemanno non
ha ancora messo la fascia da sindaco (lo farà a metà maggio quando si insedierà
la giunta) e già usa il piccone virtuale per abbattere la Roma di Veltroni e
Rutelli. Fare presto: cambiare la capitale ("In autunno sarà già diversa",
promette il neo primo cittadino). Dunque, si parte dai simboli. E la struttura
in vetro e travertino, realizzata dall'architetto americano Richard Meier a
protezione del monumento in onore di Augusto il vittorioso, diventa il nemico
da abbattere. Via da lì, una ruspa "smonti la teca e la rimonti in
periferia", come promesso in campagna elettorale. Parte così Alemanno, che
si sente il Gandalf di Tolkien nella sua lotta contro il male. E annuncia che
metterà mano anche al centro storico dove "ci sono interventi negativi da
rivedere". Nella sua prima conferenza stampa nella sala della Protomoteca
in Campidoglio (e poi all'immancabile "Porta a Porta") il sindaco di
Roma, l'ex giovane leader decisionista del Fronte della Gioventù, rende
esplicite le linee del cambiamento. Si vira da subito sulla sicurezza (Alemanno
loda il "modello New York", pensa a vigili urbani armati, promossi
per legge a polizia giudiziaria, e s'inventa i volontari della Protezione
civile "che, quando non ci sono terremoti, presidiano il territorio",
evitando così la nordica e inquietante ronda fai da te); e ancora: azione
immediata contro Rom e clandestini ("Via i delinquenti, sgombero dei 25
accampamenti abusivi nati sul lassismo dei centrosinistra e trasferimento in
periferia di quelli regolari"); di più: notti bianche sì, ma solo in
"bassa stagione"; festa del cinema sì ma solo se "abbinata al
David di Donatello" e comunque finalizzata alla promozione del cinema
italiano...". No Veltroni, no Clooney. Più parla e più reimposta,
cancella, la città che, per 15 anni, ha governato il centrosinistra dandole il
suo imprinting culturale. Un po' di spoil system non guasta: i dirigenti delle
80 municipalizzate nominati da Veltroni dovrebbero "avere la sensibilità
istituzionale di dimettersi". E spiace per i 31 funzionari esterni
chiamati dal predecessore in Campidoglio. Anche loro se ne dovranno andare
("Erano troppi") mentre sono confermati i 280 dirigenti di ruolo
interni. Scrosciano applausi sinceri. Ci sono in prima fila la moglie Isabella
e il figlio Manfredi. E una signora che si fa notare, borsetta, cintura e
giacca leopardate. Roma cambia, diceva lo slogan di Alemanno. La storia della
Teca da rimuovere fa effetto tra i cronisti. Da Vespa, il neosindaco corregge
il tiro. Prima di tutto, dice, "le priorità forti sono altre", e poi
"faremo un referendum tra i cittadini". Così va meglio, più
democratico. Dovrebbe essere una conferenza stampa ma, in realtà, sono venuti
in massa gli amici di An e si trasforma in una festa, con deputati, consiglieri
comunali, le famiglie dei tassisti che tifano sul fondo. Che giorno! Il
Campidoglio a Gianni e la Camera a Gianfranco. L'unico trombato è il forzista
Alfredo Antoniozzi, candidato alla Provincia, battuto da Nicola Zingaretti ma
ride felice lo stesso. Alemanno confessa: "Ho capito che cosa intendeva
Veltroni quando parlava del suo ufficio con balconcino sui Fori. Mi sono
affacciato e davvero da lì si ha la sensazione di essere al centro del
mondo". Un trionfo così rende doveroso un pensiero agli avversari stracciati.
Perciò, dopo l'insediamento della giunta, "costituiremo una commissione
Attali per Roma con personalità di alto profilo nazionale e
internazionale". Altro che fascista. "Oggi la destra chiude un
percorso". Prima di ricevere le chiavi della città dal prefetto Mario
Morcone, Alemanno racconta di un pranzo cui teneva molto: "Ho mangiato con
l'ambasciatore di Israele. Le immagini sbagliate, i tentativi di demonizzare, li
riconsegno alla polemica politica, non devono più sporcare le istituzioni e il
ruolo del sindaco". No, a quella tavola non c'era Domenico Gramazio (che
invece festeggia in Campidoglio), protagonista qualche anno fa, a Gerusalemme,
di una storica "gaffe" quando disse: "La destra fascista?
Mai avuto a che fare con la deportazione degli ebrei!". Guardiamo avanti,
dice Alemanno. E annuncia la benevolenza di Berlusconi nei confronti di Roma:
"Gli ho parlato. Mi ha detto: "Ti saremo vicini"".
( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-30 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Comunità ebraica "Nessun pericolo ma verificheremo" Il
"paletto" che la Comunità ebraica ha subito piazzato in mezzo ai
risultati elettorali di Roma s'ispira al monito divino che in questi giorni di
Pesach, la Pasqua ebraica, è stato ricordato nei "seder", le cene
delle famiglie ebraiche: il primo comandamento dato a Mosè sul Sinai.
"Ricordati che tu sei stato schiavo in terra d'Egitto". Eccolo lì il
valore che Riccardo Pacifici, presidente della Comunità Ebraica di Roma, ha
voluto ricordare a caldo a Gianni Alemanno: l'accoglienza, il rispetto
dell'altro, il dialogo tra le colture. Un biglietto da visita che accompagnava
gli "auguri" per l'elezione e le assicurazioni avute subito dopo dal
neoeletto. Ma ieri, mentre l'ambasciatore d'Israele Gideon Meir chiamava Alemanno
per "congratularsi", in Israele i giornali sono usciti con pagine piene di antichi spettri.
"Yediot Ahronot" ha accompagnato il servizio con una foto di Alemanno
che saluta col braccio teso. "Maariv" gli ha affiancato una foto di
Mussolini. "Haaretz" ha ricordato che "per la prima volta
da sessant'anni la Destra controlla Roma". L'inviato del
"Maariv" ha scritto che "65 anni dopo la caduta del dittatore
Benito Mussolini, i seguaci della sua linea fascista tornano a conquistare
Roma". "Yediot Ahronot" è riandato poi ad Alemanno militante
nella destra radicale, menzionandone l'impegno ora a proseguire con i viaggi
della memoria ad Auschwitz e la costruzione del Museo della Shoà. "Beh -
commenta Roberto Coen della formazione di sinistra "Per i giovani" -.
Senza esagerare un timore c'è. è che ci possa essere una doppia linea di
Alemanno, politically correct per l'esterno, più compiacente all'interno del
proprio elettorato verso gruppi giovanili. Certi siti non sono stati ancora
ripuliti...". Aggiunge Massimo Misano, eletto di "Per Israele": "Ci sono anziani, tra noi, preoccupati.
Non per Alemanno, ma per il suo elettorato in parte nostalgica. I commercianti
invece sono contenti della svolta...". "Sbagliato demonizzarlo -
aggiunge Tobia Zevi, coordinatore del consiglio - . Però Alemanno dovrà mostrarsi
credibile sul piano dei valori che l'ebraismo rappresenta in città". Da
Montecitorio i neoeletti del Pdl Fiamma Nirenstein e Alessandro Ruben
respingono le suggestioni dei media israeliani. "Da Israele
ho ricevuto solo congratulazioni premette Fiamma Nirenstein -. Parlo tutti i
giorni con israeliani, non ho percepito timori. Semmai rallegramenti per la
svolta in atto. Tutti si attendono ora il ripristino di una politica
simpatetica con Israele e contro il terrorismo".
Aggiunge Alessandro Ruben: "Alemanno segue la linea tracciata da Fini, è
una garanzia per il futuro. Non si è apparentato con Storace. Il passato è
passato. Vedremo col tempo". Tacciono il rabbino capo Riccardo Di Segni
(cita solo gli "auguri " ad Alemanno e Zingaretti) e il presidente
dell'Ucei Renzo Gattegna ("mantengo il riserbo della campagna elettorale
"). "Titoli e articoli dei giornali israeliani non sempre coincidono
- dice il Presidente Riccardo Pacifici - . Nella Comunità registriamo tre
atteggiamenti su Alemanno. Preoccupazione, e non solo da parte di anziani.
Attesa e verifica, anche perché diversamente da Fini Alemanno ci ha frequentato
poco (ma dopo Fiuggi non ha mai contestato il suo leader). Infine, euforia di
chi si è mobilitato per lui. Sono le sfaccettature della Comunità. Il successo
di Alemanno è stato alimentato anche dalle preoccupazioni per le posizioni di
D'Alema. Ora noi dobbiamo ricordarci che grazie invece all'amministrazione
Veltroni Roma è stata un'isola felice in Europa, diversamente da altre capitali
europee non ha registrato dal Duemila un solo attacco contro di noi. Tutto ciò
andrà mantenuto, all'insegna dei valori che rivendichiamo. Solo così si potrà
anche consolidare nell'interesse di tutti una destra conservatrice antifascista
come in Gran Bretagna, Francia, Germania. Certo, ci sono sacche di protesta in
Azione Giovani, su questo vigiliamo. Come non vedere i saluti romani? Quelle
simbologie, credo, saranno però estranee al governo della città". Riccardo
Pacifici Fiamma Nirenstein Paolo Brogi.
( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-04-30
num: - pag: 52 categoria: BREVI Vattimo e Jebreal ospiti da Lerner "Ma
cosa vogliono questi ebrei?": Gad Lerner (foto) e il 60Ë? anniversario
della nascita dello Stato di Israele. Il giornalista ne parla tra gli altri con Dviri, Vattimo, Jebreal.
L'infedele La7, ore 21.10.
( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Chiara Saraceno "Agli amici ebrei dico: non portate
vessilli" MILANO - "Se fossi a Torino inviterei i miei amici ebrei a
non andare a sventolare le loro bandiere l'8 maggio". Chiara Saraceno,
sociologa e saggista torinese, in questi giorni è a Berlino ma segue quanto sta
accadendo intorno alla Fiera del libro con apprensione. "Premesso che
ciascuno ha il diritto di sventolare la bandiera che vuole, farlo in questo
caso potrebbe essere rischioso". Cosa teme? "Che qualcuno colga
l'occasione per provocare, che sia il pretesto per lasciarsi andare ad atti
violenti. In certe situazioni, anche stimati colleghi rischiano di compiere
delle stupidaggini". Meglio lasciare a casa le bandiere. "Io la penso come lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua: Israele ha il diritto di esistere ma non
come esiste ora. Se le bandiere che verranno sventolate l'8 maggio significano
"stiamo con Israele
qualsiasi cosa faccia", motivo in più per lasciarle a casa. Sarebbe anche
un gesto di pace e distensione nei confronti di chi chiede il boicottaggio
della Fiera". Niente vessilli, un'alternativa? "Piuttosto dei
bei cartelli per spiegare le proprie ragioni e magari per mandare dei segnali
verso Israele stesso". Quali segnali? "Ci
sono altre strade oltre il muro contro muro" R. Riz.
( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13
categoria: BREVI Simboli \\ No a quelle bandiere se il loro significato è stare
con Israele qualsiasi cosa faccia.
( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Torino, vietate le bandiere d'Israele
Fiera del Libro, la questura nega il permesso per tutte le manifestazioni
Misure speciali di sicurezza: il saluto di Napolitano avverrà prima dell'apertura
al pubblico TORINO - La Questura di Torino vieta ogni manifestazione per l'8
maggio, giorno di inaugurazione della XXI Fiera del Libro. Non sarà autorizzato
il previsto corteo dei centri sociali e di chi boicotta la Fiera per protesta
contro la presenza di Israele come Paese ospite, ma
neppure il presidio con le bandiere israeliane promosso dal gruppo romano
"Appuntamento a Gerusalemme", lo stesso che aveva chiesto e ottenuto
la presenza del Capo dello Stato in segno di solidarietà con la manifestazione
libraria. "è un divieto assurdo, noi vogliamo soltanto salutare
gioiosamente Napolitano con le bandiere del Paese ospite", la replica. Più
prudente la posizione dell'Unione delle Comunità Ebraiche, che attende l'esito
di un incontro fissato per oggi tra il suo presidente Renzo Gattegna e il
Viminale. Già nei giorni scorsi, e in via informale, la Questura aveva
"sconsigliato " a chi all'interno delle Comunità voleva enfatizzare
il momento dell'apertura ogni iniziativa pubblica. Ora però il divieto totale potrebbe
assumere il sapore di un'imposizione che rischia di mettere sullo stesso piano
qualunque iniziativa, dai saluti con le bandierine ai cortei per il
boicottaggio. "La cosa più importante per noi - spiega con diplomazia
Claudia De Benedetti, che l'Ucei ha delegato alle vicende che riguardano la
Fiera di Torino - è la gratitudine che vogliamo esprimere a Napolitano per la
sua presenza. Ma siamo fiduciosi che si potranno vedere tante bandiere, portate
dalle singole persone, sventolare alla Fiera nel giorno dell'
inaugurazione". Il sentiero della trattativa è stretto, strettissimo, e si
gioca tutto sulle parole di ieri sera del questore Stefano Berrettoni:
"Per esclusive ragioni di ordine pubblico saranno vietate tutte le
manifestazioni fuori dal perimetro della Fiera. Ciò che accade all'interno non
è di mia competenza e mi limiterò a prenderne atto per predisporre le misure
opportune". Le bandiere con la stella di David vietate all'esterno,
dunque, potrebbero ricomparire, magari più piccole, all'interno del Lingotto.
Ma la tensione crescente a Torino ha suggerito anche alla presidenza della
Repubblica una linea di estrema prudenza: il saluto inaugurale di Napolitano e
la sua successiva visita ad alcuni padiglioni avverranno in una Fiera non
ancora aperta al pubblico, alla sola presenza delle (pur numerose) autorità
invitate per l'occasione, compresi naturalmente i
rappresentanti dello Stato di Israele e delle Comunità ebraiche. Polemiche e confronti ravvicinati tra
amici e nemici di Israele
potrebbero giungere però anche prima dell'8 maggio. Per lunedì e martedì
prossimi, infatti, è in programma all'Università di Torino - nella sala lauree
di Scienze Politiche - un seminario internazionale, "Le democrazie
occidentali e la pulizia etnica in Palestina ",
che fin dal titolo dichiara in quale filone di pensiero politico e culturale
intenda collocarsi. Il programma spiega il resto: da un lato intellettuali e
docenti universitari come lo storico Sergio D'Orsi e il filosofo Gianni Vattimo
(che ieri era all'Università di Bologna per un'altra iniziativa anti- Fiera),
dall'altro esponenti del mondo arabo contrari alla presenza di Israele a Torino, come Tariq Ramadan. E per concludere, nel
pomeriggio di martedì, una tavola rotonda con i vari comitati del
"no": No War, no Tav, no Dal Molin, no Fiera Libro. "Come
Università, la nostra filosofia è quella della massima apertura al confronto -
chiarisce il rettore Ezio Pelizzetti -. è un seminario a carattere scientifico.
Del resto, siamo stati gli unici in Italia a ospitare insieme, ben due volte
quest'anno, l'Università ebraica e quella palestinese di Gerusalemme". Nel
Lingotto Lunedì un seminario all'Università. Ospiti: da Vattimo agli
intellettuali arabi contro la presenza di Israele
Scritte contro Le scritte comparse sui muri del Lingotto lo scorso febbraio,
per protestare contro la presenza di Israele alla
Fiera Vera Schiavazzi.
( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Ugo Volli "è una scelta razzista La questura sbaglia"
MILANO - "Ritengo un fatto grave che il questore abbia
vietato le manifestazioni con le bandiere d'Israele l'8 maggio quando la stessa Questura ha autorizzato la
manifestazione nazionale degli autonomi che si terrà il 10 maggio, cioè due
giorni dopo l'inaugurazione della Fiera del libro e sempre a Torino. Quello che
sta accadendo è molto grave". Ugo Volli, professore di Semiotica
all'Università di Torino, è a dir poco arrabbiato per il divieto di sventolare
la bandiera d'Israele davanti al Lingotto. Professore,
per la Questura sono ragioni di sicurezza. "Mi pare invece una scelta
razzista. Come aver obbligato, il 25 aprile a Milano, la Brigata ebraica a
riporre le sue bandiere. Mi auguro che il nuovo ministro dell'Interno chiederà
ragione di questi comportamenti ai questori di Torino e Milano". Cosa
intende fare l'8 maggio? "Rispetterò il divieto ma sto pensando di
presentarmi con la bandiera d'Israele nell'aula della
facoltà di Scienze Politiche dove Gianni Vattimo e Angelo D'Orsi terranno il
convegno "Pulizia etnica in Palestrina". Un appuntamento che è stato
autorizzato senza problemi nonostante la violenza del titolo. Al solito due
pesi e due misure. Voglio vedere se il questore mi impedirà di portare la
bandiera con la stella di David in università". R. Riz.
( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dì prossimo la Fiera
del Libro a Torino, mai come quest'anno sotto i riflettori internazionali. La
decisione del questore di Torino di vietare ogni tipo di manifestazione per
giovedì, il giorno in cui al Lingotto ci sarà il presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano, ha ridato fiato alle polemiche che da
mesi imperversano per la scelta degli organizzatori di designare Israele come paese ospite. Decisione
presa molto male dall'Associazione "Appuntamento a Gerusalemme" che
invece avrebbe voluto accogliere il presidente con bandiere israeliane.
"Una decisione assurda - hanno detto - noi volevamo solo ringraziare il
presidente della sua presenza". Dal canto suo il questore
Berrettoni ha precisato che si tratta di "una scelta dettata solo da
considerazioni di ordine pubblico. Il divieto riguarda infatti qualsiasi
manifestazione esterna. Quanto avverrà all'interno della Fiera non è di mia
pertinenza. Ne prenderò atto per predisporre i servizi idonei" Il divieto
ha anche colpito i giovani dei centri sociali e di Free Palestine che avevano
chiesto di allestire gazebi nella zona antistante l'entrata, per il
volantinaggio e il dialogo con intellettuali e scrittori. Regolarmente
autorizzati, invece la manifestazione di sabato del Free Palestine che prevede
un collegamento video con Ilan Pappé, storico israeliano docente a Haifa e il
convegno di lunedì e martedì prossimo all'Università sul tema "Pulizia
etnica della Palestina". In questa occasione ci
saranno intellettuali e docenti universitari come Sergio d'Orsi e Gianni Vattimo
e dall'altra parte esponenti del mondo arabo contrari alla presenza di Israele a Torino come Tariq Ramadam. Lo stesso Vattimo, che
è reduce dall'occupazione simbolica della Facoltà di Lettere e Filosofia di
Bologna per il boicottaggio della Fiera, ha sostenuto ieri sera all'Infedele di
Gad Lerner che "il boicottaggio è un modo democratico di opporsi a
qualcosa, l'apartheid in Sudafrica è stata combattuta con il
boicottaggio". Come si sa gli scrittori arabi hanno aderito quasi
all'unanimità all'appello al boicottaggio. Non ci saranno i cinque scrittori di
lingua araba e di passaporto israeliano (Ali Taha, Nidà Krouri, Hussein
Muhanna, Walid El Faroum e Mufleh Naara)."Ha prevalso la logica collettiva
su quella individuale - dice il direttore della Fiera Ernesto Ferrero - Così
anche gli scrittori che hanno detto di essere personalmente contrari al
boicottaggio, hanno rinunziato a venire. Peccato, è stata persa un'occasione,
utile soprattutto per loro. Ma è spiegabile, la situazione di conflitto c'è ed è
molto forte". Ma le polemiche sembrano aver fatto crescere la Fiera dove
ci saranno oltre 1400 espositori tra cui 75 new entry: "L'effetto che ne è
derivato è che siamo diventati famosi da Al Jazeera al New York Times",
dice un po' celiando Ferrero. E annunzia una sorpresa finale. Accanto a
intellettuali come Bodei, Reale, La Capria che parleranno della bellezza in
tutte le sue forme, accanto a grandi scrittori ospiti come Vidal, Pahor,
Marias, Paasilinna, Falcones, ci sarà Beppe Grillo. Parlerà l'ultimo giorno,
lunedì. Nella Sala Gialla. Di cosa ancora non si sa. Che sia in programma una
postilla magari in chiave libraria al suo recente v.day torinese? R.M.
( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di FRANCESCO OLIVO
Gerusalemme IL suo amico Philip Roth lo aveva scritto già vent'anni fa:
l'atroce passato di Aharon Appelfeld, il ghetto, il campo di concentramento e
la fuga solitaria per le foreste dell'Europa, è la drammatica antitesi del
calore umano e familiare che quest'uomo trasmette a chi se lo trova di fronte.
Nella sua casa su due piani, in un piccolo paese a dieci chilometri da
Gerusalemme, nella strada che porta a Tel Aviv, Appelfeld accoglie i suoi
ospiti con una cordialità non comune. Poi, una volta seduto in piccolo divano
sovrastato da libri ("è il mio regno" dice sorridendo), comincia a
raccontare le mille avventure di un'esistenza assolutamente unica. È
sconvolgente la serenità con la quale spiega le atrocità subite nel passato
quando era solo un bambino, assai raro poi descrivere con lucidità la vita
quotidiana in uno Stato che convive con un'ansia perenne. Eppure la quiete di
questa casa, il tono intimo e misurato di questa persona non stupiranno i
lettori dei suoi libri. Guanda ha pubblicato in questi giorni la ristampa
Storia di una vita, l'autobiografia a frammenti di Appelfeld, già edito in
passato da Giuntina. Impossibile restare indifferenti davanti a una vicenda
umana così drammatica, ma mai descritta con toni strappalacrime. Il dramma e
l'assurdità della Shoah emerge con frasi taglienti, secche che finiscono per
essere più incisive di mille aggettivi. Eppure quando qualcuno lo definisce uno
"scrittore dell'Olocausto", lui non ci sta: "Non esiste questa
categoria, gli artisti si dividono in validi e meno validi". Con la stessa
passione, calda e composta, mercoledì prossimo si troverà a inaugurare il
Salone del libro di Torino, nell'edizione più contestata della sua storia, per
le proteste che alcuni intellettuali musulmani, e non, hanno
scatenato di fronte alla scelta di ricevere Israele come ospite d'onore. "L'unica cosa da boicottare è la
parola boicottaggio risponde Appelfeld se ci sono proteste, venite a parlarne
da letterati a letterati. La cultura è dialogo, comprensione reciproca. Io
chiedo di essere giudicato come scrittore non come abitante di uno Stato".
Difficile con lui metterla sul piano dell'attualità. "La politica ti porta
a essere superficiale, o si è bianchi o neri, un linguaggio fatto di slogan che
lascia emergere la parte oscura dell'animo umano. Gli scrittori invece si
devono occupare della verità, andare dritti alle emozioni profonde. Quelli che
si schierano con un partito poi sono costretti a difenderne tutte le posizioni
a discapito di tutto il resto". Eppure in Israele
non è facile restare neutrali e qualcuno glielo ha ricordato, "e infatti
io ho le mie opinioni, ma ne parlo ai miei vicini o agli amici e quando
discutiamo non faccio pesare il fatto di essere un artista". Alle
polemiche dei boicottatori, però, non si sottrae: "Si contesta agli
scrittori di andare all'estero per difendere il governo quando si sa che gli
invitati sono quasi tutti di sinistra, come possono essere usati dallo Stato? È
assurdo". L'appartenenza a Israele ormai è parte
integrante della sua vita, ma in quel ragazzino arrivato qui da solo nel 1946,
dopo tre anni di fuga dalle persecuzioni, l'appartenenza politica e culturale
era una condizione molto sfumata. L'infanzia l'ha trascorsa nella Bucovina, in
Romania, in una famiglia colta e assimilata al punto di non lasciare spazio
alla religione. Ci pensarono i nazisti a ricordare tragicamente agli Appelfeld l'appartenenza
al popolo ebraico: la madre venne uccisa durante i mesi del ghetto e il padre
finì nel lager con il piccolo Aharon. "La mia identità oggi è divisa in
tre parti. Sono, per prima cosa, un ebreo, per questo sono finito nel ghetto,
nel campo di concentramento. Poi mi definisco israeliano, perché vivo qui da 63
anni. Ma sono anche europeo, quella è la mia cultura di base". La sua
autobiografia però non ripercorre il passato in maniera strettamente
cronologica, alcune cose mancano, come il lager ad esempio: "In quei
luoghi le persone perdono l'80 per cento della propria umanità, è il corpo a
svanire, come potrei descrivere di gente trasformata in insetti, dopo due
settimane senza cibo non sei più nulla. Ma in mente quelle immagini le porto
sempre". Altro silenzio cala sui carnefici, "di loro non scrivo mai,
perché non capisco il loro animo. Non appartengono all'umanità". Ciò
nonostante Appelfeld non si chiude mai nella solitudine del sopravvissuto e
ascoltarlo a Torino vorrà dire imparare qualcosa: "sono ancora certo di
poter spiegare quello che è successo".
( da "Liberazione" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Manfredonia, e della
sua ricerca di risposte sulla genesi di una malattia devastante che non gli
lascia alcuna speranza Un mondo di righe Esce oggi Di fabbrica si muore (Manni)
il libro di Alessandro Langiu e Maurizio Portaluri che racconta la storia di
Nicola Lovecchio, operaio del petrolchimico di Manfredonia, e della sua ricerca
di risposte sulla genesi di una malattia devastante che non gli lascia alcuna
speranza. La prima parte è un lavoro di indagine, quasi un reportage, che
denuncia i misteri del petrolchimico, mentre la seconda è un testo di teatro
denuncia che spiazza e commuove... Palermo Una giornata di mobilitazione dei
precari ed alle precarie giunta alla 4° edizione: PalermoMayDay . E ti aspetta
alle 18 al Teatro Massimo con street parade, improvvisazioni, teatro e carri
sound system. Poi tutt* all'Ex Karcere tra cucina, bar e musica. Cagliari Un
buon film per il 1° maggio? A tempo pieno di Laurent Cantet oggi e domani alle
21 Schermi Rubati in via San Giacomo 80. Muro Leccese (Le) Aperitivo salentino,
mostra e poi la presentazione del dvd Mascarimirì 10 anni La Storia domani alle
19 La Bussola in via Malta. Campomarino (Ta) A cura dell'Arci concerto per il
1° Maggio alle 16.30. Bari Molte le proposte per la Festa dei lavoratori curata
dalla Cgil: gazebo in piazza del Ferrarese, alle 18 Otto Panzer Show per i più
piccoli, musica e gran finale con Peppe Barra. Molfetta (Ba) Artigiani e
produttori, agricoltura naturale, enogastronomia vegetariana, baratto e poi
lab, cortometraggi, dibattito su Antipsichiatria, boicottaggio e consumo
critico , Banda del Tempo... Non puoi mancare alla Fiera delle Autoproduzioni.
Un'altra economia è possibile alle
( da "Liberazione" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ci ha lasciati un
amico, un militante che ha saputo raccontare le catastrofi del presente,
dall'economia alla guerra Sbancor, la nostra "talpa" che aveva
previsto l'11 settembre Girolamo De Michele Nell'agosto 2001 alcuni compagni
del movimento di Genova e Seattle ricevono un documento messo in circolazione
da un militante dal nome allora poco noto e dall'oscuro significato: Sbancor.
Il documento si intitola: La fine del pensiero unico. Dalla crisi del
neoliberismo ai nuovi scenari politici . È un'analisi sulla recessione già in
atto (attenzione alle date: qualcuno avrebbe poi raccontato che la recessione
economica è stata causata dall'11/9), una recessione destinata ad essere sempre
più dura. L'analisi mette in evidenza come il welfare sia incapace non solo
estemporaneamente, ma strutturalmente di reggere il peso di un'economia
globalizzata, al cui centro c'è la perenne minaccia di una crisi di
sovrapproduzione; come quindi il welfare necessiti, periodicamente, di una
domanda indotta dall'esterno del sistema attraverso una guerra: il warfare come
chiave per uscire dalla recessione, come insostituibile stampella del welfare.
E conclude (di nuovo, occhio alle date: le Torri Gemelle sono ancora in piedi,
nell'agosto newyorkese): "L'America, almeno dal tempo di Bush senior, sta
cercando di superare un ostacolo psicologico: la sindrome del Viet-Nam che gli
impedisce di far funzionare sul serio il warfare. C'è quasi riuscita con la
guerra del Golfo e con il Kossovo. Dove potrà provare una prossima
"guerra"? La Palestina è la miccia. Sempre accesa. Chi ha provato a spegnerla ha fatto
una brutta fine, come Rabin. Quanto è lunga la miccia e fino a dove può
bruciare? La polveriera non è in Medioriente. Il Medioriente al massimo è la
seconda parte della miccia. La polveriera è in un punto imprecisato
delle frontiere della cosiddetta area "turanica" (Iran, Afghanistan,
Tagikistan, Khirghisistan, Azerbaijan, Uzsbekistan, Pakistan.) Da secoli è il
ventre molle della Russia, ma (attenzione) è il ventre molle anche della Cina.
Dalle etnie Uigure (turche) si risale verso lo Xin Xiang : il più grande bacino
minerario e petrolifero del mondo. Da li si controlla tutta l'Eurasia. Si
controllano le "pipe lines" del III° millennio. Da lì passano le vie
della droga. Da li passano i mercanti di schiavi che riforniscono le industrie
e i commerci di tutto il mondo. "La via della Seta". La "Via
della Seta" però incomincia a Gerusalemme. È qui che i
"fondamentalisti" di tutte le religioni da millenni hanno segnato il
luogo della battaglia fra le "civilizzazioni": la piana di
Armageddon. Sì lo so: può sembrare follia. Che c'entrano gli interessi
economici con le antiche leggende? C'entrano. Il denaro è il terreno del
simbolico. Quando non può nutrirsi di numeri deve nutrirsi di sangue. Oggi il
dibattito alla corte imperiale è se consentire Armageddon e accendere la miccia
che brucierà fino al centro dell'Eurasia, oppure no. A favore ci sono
fondamentalisti ebraici e gli ultraprotestanti millenaristi. C'è Richard
Armitage e i vecchi delinquenti della Cia, gli ultimi di "Phoenix",
quelli dello scandalo Watergate e Iran-Contras, quelli che hanno armato i
"talebani"". Il mese dopo la profezia s'invera: l'attentato alle
Due Torri, la guerra in Afghanistan, l'invasione dell'Iraq. Quel compagno,
Sbancor, non c'è più. Per anni le sue analisi sono state il motore primo delle
inchieste, della controinformazione, del lavoro di rete del movimento, almeno
nella sua fase "alta". Da vecchio sessantottino, si sentiva una
specie di papà che osservava divertito e ironico i "ragazzini" di
Rekombinant, Indymedia, Carmilla: a volte bastava un semplice post ("un
uccellino mi ha detto") per scatenare i segugi in una caccia alla notizia.
Anche nella redazione di Report hanno avuto modo di apprezzare questo vecchio
saggio che svelava i segreti della finanza: e qualche volta, oscurato nel volto
e distorto nella voce, è comparso lui stesso a far luce su qualche piccolo
mistero. Sbancor non amava farsi chiamare per nome, e non solo perché (non è un
mistero) lavorava come analista in un importante gruppo finanziario italiano.
Il suo nickname ha un senso, e una ragione. Sbancor, ovvero S/Bancor: col
fittizio nome di "Bancor" l' Espresso pubblicava negli anni Sessanta
articoli scritti da Eugenio Scalfari e Guido Carli, il governatore della Banca
d'Italia. Ma anche, Bancor era il nome della fittizia moneta europea che Keynes
aveva proposto di coniare in luogo delle monete nazionali. C'era tutto un
programma di contro-finanza, in questo nick. Che nacque quando, alla vigilia
delle guerre nell'ex Yugoslavia, Sbancor scrisse un documento che ottenne firme
autorevoli nel campo economico e finanziario. Un documento che diceva, in
sintesi: sta per esplodere una polveriera nei Balcani, possiamo evitarlo
utilizzando l'oro delle banche nazionali, ormai inutile perché l'euro non è
vincolato al cambio aureo, per un gigantesco piano Marshall. La guerra scoppia,
e Sbancor, vestito in abito blu ("la mia tuta da lavoro", diceva) o
di felponi neri, diventa un'infaticabile talpa nel campo nemico della grande
finanza. Nel 1999 scrive Diario di guerra (DeriveApprodi), sulla "guerra
umanitaria" del Kosovo; nel 2003 American Nightmare (Nuovi Mondi Media),
un romanzo-pretesto che, facendo l'occhiolino ad American Tabloid di Ellroy, fa
il punto sui misteri dell'11/9 alla luce di cinquant'anni di storia nascosta. E
poi una serie di pezzi che, sul web, analizzano scenari nazionali ed
internazionali, cortocircuitando documenti finanziari ed analisi geopolitiche,
romanzi e statistiche. Aveva, Sbancor, il dono raro di vedere relazioni e
connessioni dove altri vedevano sparse membra senza nesso: e a queste reti di
connessione dava senso, con un gusto narrativo che lo stava portando a scrivere
un nuovo romanzo, del quale parlava da anni, su uno dei maggiori misteri della
storia italiana. Non gli è bastato il tempo. Lascia un vuoto enorme, ma anche
un'eredità preziosa nel metodo di lavoro. Mai come ora forse, in tempi in cui è
dubbio che la terra possa essere lieve, si attaglia al suo cuore generoso il
motto: "ben scavato, vecchia talpa"! 01/05/2008.
( da "Liberazione" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ori Avvisi A chi
inviare le notizie Le iniziative di partito devono essere inviate -
esclusivamente - alla compagna Lina Bianconi, con almeno due giorni di
anticipo, all'indirizzo oratori.prc@rifondazione.it, complete di tutti i dati.
Saranno pubblicate solo nell'edizione del giorno in cui esse si svolgono.
Inchiesta sul Partito: un blog per aprire il dibattito Dal febbraio scorso il
Dipartimento Inchiesta del Prc ha aperto sulle pagine dell'area
organizzazione-inchiesta del sito www.rifondazione.it un blog finalizzato a
aprire e arricchire la discussione sul lavoro svolto nel corso della seconda
fase dell'inchiesta nazionale sul Partito. Intendiamo mettere a disposizione
degli uomini e delle donne di Rifondazione e della Sinistra uno spazio pubblico
partecipato, dove la crisi della politica e della rappresentanza che investe
anche la nostra parte politica possa essere discussa a partire dalla realtà
concreta dei territori, dalle buone pratiche così come dalle mancanze messe in
luce in un anno di lavoro di inchiesta. Il contributo che chiediamo a chi ci
visita è quello di partecipare all'elaborazione e all'interpretazione delle
informazioni, a partire dal vissuto e dalle esperienze di ciascuno sui
territori, sui luoghi di studio e di lavoro, dove più forte si avverte il
bisogno di partecipazione e mobilitazione. L'inchiesta infatti ha fatto
emergere come le strutture di base di Rifondazione, o i singoli compagni e le
compagne anche in collaborazione con realtà di movimento, siano attivamente
coinvolti in una serie ricchissima di esperienze, di lotte, di vertenze
territoriali. Non esiste ancora su questo un archivio o un'efficiente rete di
comunicazione, né "verticale" (dalla periferia al centro e
viceversa), né "orizzontale". Di qui il rischio che non siano
adeguatamente valorizzate, che si disperdano senza incidere efficacemente sulle
pratiche del Partito, o anche che seguano impostazioni diverse e
contraddittorie, senza essere sottoposte a un confronto e un dibattito ampio.
Il blog vuole essere una rete di comunicazione (certo non unica, né
autosufficiente) e di confronto tra le diverse esperienze. Aspettiamo il
contributo di tutte e tutti. Vita di partito Convocazioni E' convocata a Roma
sabato 10 maggio dalle 10 alle 19 e domenica 11 maggio dalle 9 alle 16.30 nella
sede della federazione, via Squarcialupo 58, la riunione del Comitato politico
nazionale . Lazio Attivo degli iscritti e delle iscritte domani alle 18 al
circolo di Rifondazione Comunista di Palombara Sabina (Rm) . Abruzzo Riunione
del Comitato politico federale domani alle 20.30 nella sede della della
federazione di Teramo , via della Cittadella 9; interviene Marco Gelmini,
segretario regionale. Iniziative dai territori Lombardia La tradizione
continua... Appuntamento dalle 11 nell'area feste di Gaggiano (Mi) , via
Gramsci 36, con salamelle, patatine, pesciolini e ottima cucina a prezzi
popolari; durante la serata verrà presentato il dvd Il sessantotto , realizzato
da Elio Giarrusso; a seguire, proiezione di foto e testimonianze sul '68.
Primomaggioinpiazza . Dalle
( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di DAVIDE DESARIO La
prova della fascia tricolore. C'è stato anche questo nella interminabile e
indimenticabile giornata del neo sindaco. Sì, perché già questa mattina Gianni
Alemanno dovrà presenziare il suo primo appuntamento ufficiale:
l'inaugurazione, al fianco del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, del monumento
ai caduti sul lavoro. E dovrà farlo con la fascia, appunto. E quella lasciata
da Walter Veltroni era troppo lunga. Così dopo prima di raggiungere gli studi
della Rai per partecipare a "Porta a Porta", Alemanno si è chiuso
qualche minuto nel suo ufficio e se l'è fatta accorciare. Dopop
il pranzo con l'ambsciatore di Israele a Roma, Alemanno è arrivato in Campidoglio alle 15. Per la prima
volta, a bordo della macchina del sindaco: una Fiat Croma. E' sceso proprio ai
piedi della Lupa. Completo grigio, camicia bianca, cravatta blu e le
immancabili Hogan Interactive di pelle nera. E' stato subito assediato
da fotografi e cameraman. Qualcuno gli ha passato un tricolore e lui,
sorridente, lo ha sventolato salendo sulla Scalinata di Sisto IV. C'è stato
tempo anche per un brindisi. Subito dopo la conferenza stampa nella sala della
protomoteca, Alemanno ha invitato i consiglieri eletti del Pdl nel suo ufficio:
da Bordoni a Malcotti, da Marsilio alla Mennuni hanno fatto cin-cin con una
bottiglia di spumante. Molta, troppa, curiosità per il balconcino sui Fori
Imperiali tanto caro a Veltroni. E Alemanno è dovuto intervenire poichè ad un
certo punto si erano affacciati in cinque: "Fate attenzione, venite via -
ha richiamato i consiglieri - Mi hanno detto che ci si può andare massimo tre
per volta".
( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
E
Gianni si fece accorciare la fascia di Walter Prima il pranzo con
l'ambasciatore israeliano, poi il brindisi con i consiglieri Pdl.
( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
D Hezbollah dopo che
questi hanno assalito una pattuglia e preso in ostaggio due soldati israeliani
il 12 luglio 2006. Zeina, libanese emigrata a Dubai, sfrutta la pace
provvisoria per tornare nel Libano del Sud e mettersi in cerca dei suoi due
bambini aiutata dal tassista Tony. Sotto le bombe racconta il recente passato
senza specularci (mai un cadavere; niente politica astratta ma reazioni sul
concreto) aggiungendo qualcosa al nostro orizzonte percettivo. Il Libano è
ancora un paese con paesaggi da togliere il fiato. In questa terra martoriata
dalla guerra, una donna molto bella e un uomo molto scaltro viaggiano superando
ostacoli fisici, problemi burocratici e una vera guerra che si svolgeva a pochi
metri dal set. Cinema in presa diretta che supera in complessità i reportage tv
dal Libano. E' grazie ai paesaggi splendidi filmati da Aractingi che la
presenza del conflitto è ancora più opprimente e dolorosa. Convincenti i
protagonisti Nada Abou Farhat e Georges Khabbaz. Strana coppia in bilico tra
possibile amore e guerra ineluttabile. (f. alò).
( da "Voce d'Italia, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Una citta'
immobile per due minuti, per ricordare Israele: per la Shoah, il paese si ferma
Alle 11:00 locali la lettura dei nomi delle vittime dell'Olocausto Gerusalemme,
1 mag. - Alle 10:00 di questa mattina (le 09:00 in Italia) Israele si è fermata per due minuti. La
città è rimasta immobile per tutta la durata dell'ululato delle sirene, per
ricordare i sei milioni di ebrei uccisi nei campi di sterminio nazisti.
Oggi è, infatti, il Giorno della Shoah. Al suono delle sirene la gente nelle
strade si è fermata, il traffico automobilistico si è bloccato e tutte le
attività negli uffici e nelle fabbriche sono stati interrotte. Le bandiere
nazionali pendono a mezz'asta, i luoghi di ritrovo sono chiusi e tutte le
emittenti dedicano programmi di rievocazione e di testimonianze di sopravvissuti
ai campi. Alle 11:00 locali è iniziata la lettura dei nomi delle vittime
dell'Olocausto e lo stesso avverrà anche in altre località del paese. Valentina
Pellegrino.
( da "Stampa, La" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Una caccia personale
Centinaia di incontri, dibattiti, tavole rotonde, spettacoli. Milleseicento autori
e relatori. Il programma della Fiera è una caccia al tesoro in cui ognuno potrà
trovare la sua pepita. Da non mancare le conversazioni sul motivo conduttore
dell'edizione 2008, la Bellezza. Qui il parterre annovera star della filosofia
come Remo Bodei, Sergio Givone, Giovanni Reale, antichisti come Luciano Canfora
e Paul Zanker, scrittori come Raffaele La Capria, Valerio M. Manfredi, Domenico
Starnone, Alberto Manguel, etologi come Danilo Mainardi. Tra gli ospiti
stranieri, l'americano Gore Vidal, lo spagnolo Javier Marías, il finlandese
Paasilinna, il francese Forest, due bestselleristi come l'americano Clive
Cussler e il barcellonese Ildefonso Falcones, l'australiana d'America Geraldine
Brooks. Su tutti il grande vecchio Boris Pahor, sloveno di Trieste: dopo
quarant'anni il suo "Necropoli" è finalmente riconosciuto come un
capolavoro. Da ascoltare in blocco i venti scrittori d'Israele, guidati dal decano Aharon
Appelfeld, Abraham Yehoshua e Meir Shalev. Il grande registra francese Claude
Lanzmann porterà l'edizione dvd del suo colossale docu-film sulla Shoah. Da non
perdere Dario Fo impegnato sull'ambiente, o star del giornalismo come Eugenio
Scalfari, Gian Antonio Stella & Marco Rizzo, Giovanni Floris, Mario
Calabresi, uno degli autori più prenotati dalle scuole. Nell'Arena Piemonte da
non mancare anche i sorprendenti autori (e i musicisti) di Lingua Madre. Molte
presenze femminili, dal continente indiano alla Turchia e all'Africa, custodi
della memoria e dell'umano. Prevedibilmente affollati i dibattiti sui grandi
temi della società civile: Giustizia, Casta, Mafia, terrorismo, il caso Moro, i
fantasmi del Sessantotto. Senza dimenticare i centenari: Pavese, Vittorini,
Guareschi. Spettacolo e musica. Gli attori dell'Ambra Jovinelli di Roma
leggeranno l'emozionante reportage di Ezio Mauro sulla tragedia della
ThyssenKrupp. Massimiliano Finazzer Flory dedica un collage teatral-musicale a
Borges, Michele di Mauro porta un reading-spettacolo sullo "scandalo della
Bellezza", Ascanio Celestini il suo "Parole sante". Il pianista
Giovanni Allevi, Elisa e Max Pezzali arrivano al Lingotto come autori di libri,
anche. Giovedì 8 si apre con l'orchestra di Nazareth e RadioDer-wish. Sabato
concerto della cantautrice israeliana Nurit Hirsh, domenica il complesso kletzmer
Trio Jerusalem. Lunedì in chiusura una serata dedicata al poeta cileno César
Vallejo, con la voce calda e potente della peruviana Tania Libertad, icona
della musica latino-americana.
( da "Stampa, La" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il saluto delle
istituzioni RITORNIAMO AL DIALOGO DI MERCEDES BRESSO PRESIDENTE DELLA REGIONE PIEMONTE
Il tema della Fiera è quest'anno la Bellezza, concetto su cui in ogni epoca e
ogni civiltà si sono confrontati filosofi, teologi, scrittori, musicisti,
pittori, architetti, urbanisti. La Bellezza intesa come canone estetico ma
anche come questione etica, espressione della creatività, rapporto armonico tra
tradizione e innovazione. E proprio a testimonianza di come "vecchio"
e "nuovo" possano coesistere, la Fiera ripropone alcuni dei propri
simboli, come la Torre dei Libri, immagine unitaria di Regione, Provincia e
Comune di Torino, Terrazza Piemonte e Lingua Madre, accanto a molte nuove
iniziative, come ad esempio le molte che animeranno il Bookstock Village, lo
spazio dedicato ai più giovani, all'interno del quale l'area "Study in
Piemonte" sarà un luogo innovativo e interculturale. A Torino e al
Piemonte è legata una forte e sentita tradizione editoriale, in questi anni la
città è tornata ad essere centro di iniziative di successo legate ai libri, da
Torino Capitale Mondiale del Libro al Circolo dei Lettori, che ci hanno fatto
scoprire come la lettura possa essere non solo un piacere solitario, ma anche
una bella esperienza da condividere. Con questo spirito, il
mio augurio è che la Fiera possa svolgersi, come ogni anno, all'insegna della
partecipazione e del dialogo costruttivo tra culture, e che le tante polemiche
scatenate dalla scelta di Israele quale ospite possano lasciare spazio alla conoscenza con gli
scrittori e la letteratura di quel Paese.
( da "Stampa, La" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
LA 21ª FIERA
INTERNAZIONALE DEL LIBRO I TEMI E IL PAESE OSPITE Le mille
voci della nuova Israele ELENA
LOEWENTHAL Non c'è davvero che l'imbarazzo della scelta. Da Ron Leshem a Savyon
Liebrecht, da Aharon Appelfeld a Orly Castel Bloom, da Meir Shalev a Boris
Zaidmann, passando per tanti altri. Il paese ospite della Fiera del Libro di
quest'anno è, come già si sa ai quattro angoli del mondo sulla scorta di ormai
datate polemiche, Israele. Che arriva a Torino
non solo con i suoi primi sessant'anni di vita, ma soprattutto con una
letteratura tanto varia quanto sorprendente, anche per chi magari già conosce a
menadito i romanzi di Yehoshua, Grossman, Oz. Senza togliere nulla
all'indiscusso e indiscutibile valore di questi tre narratori, è altrettanto
vero che essi annoverano una vasta schiera di colleghi, più o meno conosciuti
all'estero. Italia compresa. Il bello di questa occasione in Fiera sta dunque
anche nel fatto che visitatori e lettori potranno ascoltare grandi classici,
come Meir Shalev ("Il ragazzo e la colomba" è l'ultimo suo romanzo da
poco uscito per Frassinelli), come Yehoshua (di cui è recentemente uscito
"Fuoco amico", Einaudi) e Aharon Appelfeld (del quale Guanda manda in
libreria in questi giorni "Storia della mia vita"). Ma potranno anche
e soprattutto lanciare uno sguardo sull'orizzonte più ampio e variegato della
letteratura di Israele, incontrando tanti nuovi
autori. Come è, ad esempio, Boris Zaidmann, un graphic designer e pubblicitario
nato a Kishinev (Unione Sovietica) nel 1963, il cui primo romanzo s'intitola
"Hemingway e la pioggia di uccelli morti" (pubblicato in Italia dal
Saggiatore) e racconta la storia di un bambino a cavallo fra due mondi. Quello
di un'infanzia sovietica, opprimente ma pur sempre carica di ricordi e
nostalgia, e l'Israele dove il piccolo Tolik approda
con i genitori. Un vasto universo di scrittura femminile ha poi anch'esso voce
(anzi, tante!) fra gli stand e le sale del Lingotto. Savyon Liebrecht ("Le
donne di mio padre" è il suo ultimo titolo in italiano, per e/o) è una
voce delicata che scava nell'intimo, esplorando gli animi di chi ha vissuto il
trauma della Shoah. Orly Castel Bloom ("Dolly City", per Stampa
Alternativa) è invece la "madrina" di tutti i cannibali israeliani, e
questo romanzo grottesco e sanguinolento, pieno di autoironia, spiega bene
perché. Avirama Golan ("I corvi", per La Giuntina) offre uno spaccato
della società israeliana di oggi. Ma naturalmente sono ancora tante altre le
scrittrici israeliane in Fiera. Così come i loro colleghi sull'altra metà del
cielo, fra cui Sami Michael, che racconta l'universo scomparso degli ebrei
iracheni, Etgar Keret, fantasioso scrittore carico di un humour irresistibile,
versatile autore di graphic novel nonché regista di successo. E anche il
giovane Ron Leshem, autore del romanzo da cui s'è poi tratto il film
"Beaufort", è una personalità complessa, ricca di sfaccettature.
Tutti, ciascuno a suo modo, raccontano i mille volti di un paese nuovo e antico
al tempo stesso.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-05-01 num: - pag: 1 autore: di
ANGELO PANEBIANCO categoria: REDAZIONALE L'APERTURA DEL PARLAMENTO IL DIALOGO
COME METODO I l discorso con il quale il neo-presidente della Camera Gianfranco
Fini ha salutato i deputati sembra uno di quei discorsi destinati a lasciare il
segno. Con la sua elezione e con le sue parole, Fini è uscito del tutto dal
cono d'ombra in cui - ma prima della vittoria di Gianni Alemanno a Roma - si
era trovato relegato a causa delle modalità con cui era avvenuta l'aggregazione
fra Forza Italia e An e del successo elettorale della Lega. Col suo discorso
Fini ha inteso imporre una forte, personale impronta sulla legislatura che si
apre ma anche, implicitamente, definire, dal suo punto di vista, l'identità del
nuovo centrodestra. Almeno quattro passaggi del suo discorso sono apparsi
finalizzati a questo scopo. In primo luogo, l'omaggio, irrituale, a Papa
Benedetto XVI, che ha immediatamente seguito il più consueto omaggio al
presidente della Repubblica. E' in nome del principio della laicità delle
istituzioni, dice Fini, che il Parlamento deve riconoscere il ruolo della
religione cristiana come cemento dell'identità culturale italiana. Con questo
richiamo Fini ha inteso anche ricordare che il centrodestra, in Italia come al
Comune di Roma, non mancherà mai di difendere l'identità cristiana del Paese.
Questo aspetto è ulteriormente rafforzato da un altro passaggio, quello in cui,
dopo avere reso omaggio alla Liberazione e alla riconquistata libertà, Fini ha
sostenuto che oggi la minaccia non viene più dai totalitarismi ma dal
relativismo culturale e morale. E' un altro punto su cui Fini ha voluto
ribadire la sua consonanza con la lezione del Pontefice. Implicitamente, egli
ha così anche affermato un aspetto centrale, dal suo punto di vista,
dell'identità politica del centrodestra. Ma ci sono almeno altri due passaggi,
politicamente assai salienti. Il primo è quello in cui ha ringraziato due ex
presidenti della Repubblica, Cossiga e Ciampi (ma, significativamente, non
Scalfaro) per il contributo che diedero all'abbattimento degli steccati
lasciati dalla storia e alla ricostituzione di una memoria condivisa. Tante
cose sono accadute dai tempi di Fiuggi e Fini aveva già dato una fortissima
accelerazione al superamento delle divisioni passate, soprattutto nella veste
di ministro degli Esteri del precedente governo Berlusconi (il viaggio in Israele fu, a questo fine, decisivo). Ma ora, dopo la sua elezione e il
suo discorso, un'epoca della storia della Repubblica si è davvero chiusa. Ci
aspettano di sicuro altre divisioni ma non più quelle del passato. Da ultimo,
Fini (come già Schifani in Senato) ha ribadito la necessità di un accordo fra
maggioranza e opposizione sulle riforme. Più che un richiamo rituale è
stata un'implicita presa di posizione contro tendenze di segno contrario che
potrebbero facilmente manifestarsi. Alcune delle condizioni che giocavano a
favore di un dialogo costruttivo fra maggioranza e opposizione si sono infatti
indebolite. C'è una maggioranza che ha vinto tanto e potrebbe essere tentata
(sbagliando) di "fare da sola" anche in materie in cui l'accordo con
l'opposizione è indispensabile. E c'è un leader del Pd, Walter Veltroni,
indebolito dalle sconfitte e, quindi, più condizionato, con meno margini per
trattare con la maggioranza. Il richiamo di Fini è servito anche a ricordare
alle due parti che senza collaborazione non si potrà fare il bene del Paese.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-01 num: - pag: 51 autore: di
PAOLO MEREGHETTI categoria: REDAZIONALE Sugli schermi Le riprese del regista
Aractingi durante le incursioni israeliane nel 2006. Storia di famiglie
spezzate e Islam radicale Sotto le bombe Quando la guerra diventa un vero set:
in Libano alla ricerca di un bambino "Non abbiamo il diritto di
vivere" dice a un certo momento la protagonista del film. E nel tono c'è
più rassegnazione che rabbia. O meglio: una rabbia che è diventata rassegnazione
per le tante volte che quell'idea è tornata in mente a Zeina e alla persone
come lei, quelle che il destino ha fatto nascere in una zona della terra
devastata da sempre dalla guerra. Sotto le bombe, presentato con successo alle
Giornate degli Autori di Venenzia 2007 e poi al Sundance Festival, è il
"diario" di questo stato d'animo, la registrazione fatta con la
macchina da presa di un calvario che sembra non finire mai e che costringe le
persone a fare i conti con quello che di peggio si portano dentro: la paura,
l'odio, la disperazione. è ambientato nel Libano del Sud, durante la guerra dei
"33 giorni", a cavallo tra luglio e agosto 2006, perché il regista
Philippe Aractingi è nato lì, a Beirut, nel 1964, ma avrebbe potuto svolgersi
ovunque, in una delle tante aree dove i giorni di guerra superano quelli di
pace. L'idea di girare un film proprio "sotto le bombe" gli è venuta
mentre stava a Parigi, nel luglio 2006, quando Israele ha deciso di bombardare il
Libano per reagire al rapimento di due suoi soldati da parte di Hezbollah.
"Quando scoppia una guerra la tua vita cambia in modo radicale, - ha
dichiarato il regista a Maria Grosso sul Manifesto -improvvisamente non hai più
una casa, non puoi più andare al lavoro e ti accorgi che i tuoi programmi non
hanno più senso. Allora la rabbia si impossessa di te e cominci a
sentire che odi quanto ti sta succedendo. Tutto questo però rischia di
distruggerti e così senti che è necessario fare qualcosa per difenderti dal
rancore e dall'inerzia. Senza più aspettare, immediatamente. è nata così,
dentro di me, l'insopportabile urgenza di fare il film in quel momento, perché
era quello l'istante in cui la guerra stava accadendo ". E così,
recuperando un'idea su cui stava lavorando da tempo (fare un film i cui protagonisti
si muovessero in uno scenario tragico e reale), Aractingi è partito per il
Libano per filmare il suo Paese "sotto le bombe". Poi, appena finiti
i giorni dei bombardamenti ma con città e strade ancora devastate dalla guerra,
ha girato le scene con due attori professionisti (mentre tutti i comprimari
erano presi dalla strada), cercando l'equilibrio tra le due parti in sede di
montaggio. La storia racconta il viaggio da Beirut verso il Sud del Libano di
una donna sciita, Zeina (Nada Abou Farhat), e del tassista cristiano Tony
(Georges Khabbaz) che ha accettato di accompagnarla, alla ricerca del figlio di
sei anni mandato a vivere solo qualche settimana prima della guerra dalla zia.
Emigrata a Dubai, Zeina pensava così di risparmiare al figlio i traumi della
separazione che si stava consumando tra i genitori, ma non aveva fatto i conti
con le tensioni che agitano quella terra. Per questo sbarca in Libano, con
l'angoscia di chi non ha più notizie da dieci giorni della sorella e del
figlio. All'inizio il rapporto tra l'uomo e la donna è duro e sospettoso: lui
pensa solo al guadagno, lei ha paura di essere abbandonata o imbrogliata. Ma di
pari passo con la scoperta di un Paese martoriato e sanguinante, dove i corpi
spariti sotto le macerie fanno il paio con le "sparizioni" di tratti
di strada cancellati dalle bombe, i rapporti tra i due si stemperano e i dolori
che ognuno si porta dentro (anche Tony non vede da tempo i figli, emigrati in Israele con la madre) finiscono per accomunarli in un unico
percorso di sofferenza. Perché è tutta una nazione che ha perso qualche cosa,
che non trova più qualcuno, che è costretta a fare i conti con la paura e la
disperazione. Aractingi gira il suo film con l'intensità del regista
cinematografico e la determinazione del documentarista, attento a non
prevaricare mai uno sull'altro. Concede poche scene melodrammatiche ai suoi due
attori (concentrate nella notte che passano in un hotel) ma usa l'intensità
della loro recitazione per favorire l'identificazione con lo spettatore e
sottolineare il dramma personale che ognuno dei due si porta dentro. E intanto
usa l'occhio del documentario per non perdere mai di vista il quadro d'insieme,
per raccontare la Storia e la Cronaca, senza voler dividere i libanesi in buoni
e cattivi (c'è chi, evidentemente vicina all'islamismo più radicale, considera
"martiri" i corpi sotto le macerie e chi, all'opposto, vede in Israele l'unica soluzione ai propri problemi) ma preoccupato
soprattutto di restituire a chi guarda la dolorosa complessità di una tale
tragedia. E il fatto che nel film non si vedano mai cadaveri o scene cruente
anche se si parla continuamente di morte, la dice lunga sulla moralità di un
regista che non vuole sfruttare il dolore dei suoi connazionali per fare
"spettacolo" ma si preoccupa in ogni scena di mettere davanti agli
occhi degli spettatori cosa voglia dire davvero essere costretti a vivere
continuamente "sotto le bombe". Paura A sinistra, l'attrice Nada Abou
Farhat in "Sotto le bombe" del regista libanese Philippe Aractingi (sotto).
In alto, un'altra scena del film girato in gran parte durante i bombardamenti
dell'estate 2006.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-01 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE A Milano Il dibattito con lo storico Benny Morris
"Israele. La storia di
un paese in guerra da sessant'anni". Questo il titolo del dibattito, che
si svolgerà il 5 maggio alle 18, nella Sala Buzzati (via Balzan, Milano),
organizzato dalla Fondazione "Corriere della Sera". in occasione
dell'uscita del nuovo numero de "L'Europeo". Intervengono il
giornalista ed editorialista del Corriere, Antonio Ferrari, e Benny Morris,
scrittore e storico, docente di Storia alla Ben Gurion University di Beersheba.
Coordina il direttore dell'"Europeo" Daniele Protti. Morris è
l'autore, tra l'altro, di "Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista
1881-2001" (Rizzoli).
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-01 num: - pag: 19 categoria:
REDAZIONALE Olocausto Il centro ebraico indica i criminali hitleriani
"most wanted" La "lista di Simon Wiesenthal" Caccia agli
ultimi dieci nazisti Al via l'operazione in America Latina e in Europa I
ricercatori del centro intitolato al celebre ex deportato convinti che gli ex
criminali di guerra siano ancora vivi WASHINGTON - Dieci nomi. Dieci criminali
di guerra nazisti. Li vogliono prendere prima che sia la morte a farlo. Per
questo i ricercatori del Centro Simon Wiesenthal hanno battezzato la caccia
"L'ultima possibilità". Una missione che punta alla cattura dei
gerarchi nascosti e di quelli che vivono come persone normali. Per individuare
i primi può essere importante l'aiuto dei cittadini che magari possono
riconoscere nel vecchietto vicino di casa una delle "belve". Per i
secondi sarà fondamentale l'aiuto dei governi. Troppi Paesi sono apatici o
restii nel riaprire i vecchi dossier e a indagare su storie così lontane. Nel
2007 vi sono state, in tutto il mondo, 1.019 inchieste legate alle stragi
compiute durante il secondo conflitto, quest'anno sono molte meno. Per dare una
scossa il Centro Wiesenthal ha preparato una lista - diffusa in anticipo dalla
Associated Press - con i dieci "most wanted", i più ricercati. Una
campagna che sarà lanciata questa estate e riguarderà due aree geografiche:
l'America Latina, tradizionale rifugio per gli eredi di Hitler e i gerarchi
coinvolti negli eccidi; l'Europa, dove tanti dei ricercati hanno trovato
ospitalità malgrado le loro gravi responsabilità. L'elenco si apre con il
dottor Aribert Heim, 93 anni. è scomparso nel 1962 e gli investigatori del
Centro Wiesenthal hanno in mano una lettera del nazista che risale all'86.
Molti indizi hanno portato a sospettare che il suo nascondiglio fosse in
Spagna, ma le indagini fin qui svolte dalla polizia non hanno prodotto
risultati. "Crediamo che sia ancora vivo", ha affermato il direttore
del centro Ephraim Zuroff, aggiungendo che è stata posta una taglia di 485 mila
dollari. Heim è responsabile della morte di centinaia di ebrei internati a
Mauthausen. Le testimonianze raccolte dopo la Seconda guerra mondiale hanno
fornito particolari raccapriccianti sul sadismo del dottore, che spesso usava i
prigionieri come cavie: "Tra tutti i medici del Lager, Heim era il più
terribile". Al secondo posto nella galleria degli orrori c'è John
Demjanjuk. Guardiano nei Lager, di origine ucraina, diventato poi cittadino
americano è già stato arrestato e poi rimesso in libertà. Oggi è impegnato in
una battaglia legale per evitare di essere espulso verso Germania, Polonia o la
stessa Ucraina. è al centro di una inchiesta in Ungheria, Sandor Kepiro,
responsabile della morte di un migliaio di civili in Serbia. Pur essendo stato
condannato due volte, non ha mai espiato la pena. Milivoj Asner, capo della
polizia segreta filo-nazista in Croazia, ha trovato un insperato aiuto in
Austria, dove si è rifugiato. I croati ne hanno chiesto l'estradizione
scontrandosi però con il rifiuto di Vienna. Motivo: non è nelle condizioni di
essere interrogato o processato. Non dissimile il caso di Soeren Kam, oggi in
Germania e coinvolto in un omicidio. Berlino sostiene che non vi sono prove
sufficienti a suo carico e si è opposta all'estradizione in Danimarca. Cavilli
ai quali si appigliano i legali degli altri ricercati: Heinrich Boere e
Algimantas Dailide in Germania, Charles (Karoly) Zentai in Australia, Mikhail Gorshkow
in Estonia, Harry Mannil in Venezuela. Tra i primi dieci non compare Alois
Brunner. Le autorità austriache hanno emesso un mandato di cattura, in aggiunta
a quello deciso dalla Francia, ma molti esperti non escludono sia morto.
Assistente di Adolf Eichmann, lo stratega della soluzione finale, ha mandato
oltre 140 mila persone nei campi di sterminio. Dopo la
guerra si sarebbe rifugiato in Siria e il Mossad israeliano avrebbe tentato di
eliminarlo con un libro-bomba inviato al suo appartamento di Damasco. In
seguito ad una crescente campagna internazionale i siriani lo avrebbero
invitato a lasciare il Paese. Nel 2001 sono state raccolte segnalazioni
interessanti ma divergenti. Brunner potrebbe essersi nascosto in Spagna
o in Sud America, contando sulla catena di solidarietà di vecchi camerati e
giovani adepti. Guido Olimpio.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-01 num: - pag: 19 categoria:
REDAZIONALE L'Europeo Reportage e analisi: così è sopravvissuto lo Stato
ebraico I sessant'anni di Israele: storia di una
guerra infinita "Quando venni qui a Sde Boker, quindici anni fa, non c'era
nulla. Non un albero, che dico, non un filo d'erba. Gli alberi li abbiamo
piantati noi". Era ormai ritirato dalla politica Ben Gurion nel 1969, e
ancora amava incontrare nel suo kibbutz nel deserto del Negev, gli inviati
europei, e raccontare - come disse all'Europeo - il "miracolo" della
vita rubata al deserto, il "miracolo " della nascita di Israele. "Ci sono momenti - confessò - in cui il cuore
mi scoppiava in petto per la responsabilità che mi assumevo di guidare un
popolo di scampati agli orrori della guerra". Era il 14 maggio 1948 quando
Ben Gurion proclamò l'indipendenza dello Stato ebraico. Sessant'anni di storia,
e del conflitto - quello arabo-israeliano - più intrattabile del mondo, sul
numero dell'Europeo in edicola con il Corriere domani, riletti attraverso i
grandi reportage di Giorgio Bocca, Paolo Monelli e di Alberto Moravia, le
spregiudicate analisi del sempre vittorioso generale Moshe Dayan (vedere il suo
"trattato" sul Vietnam, aiuta a capire il Libano e l'Iraq), le foto
dei giganti Robert Capa e Elliot Erwitt ma anche quelle di uno dei maggiori
fotoreporter d'oggi, l'italiano Paolo Pellegrin. Se volete capire cos'era
quell'impresa di un popolo di scampati, leggete le pagine di Oriana Fallaci:
sono scritte appena nel 1973, quando di ritorno dal Vietnam si fermò in un
kibbutz a incontrare gli ebrei-italiani, i Segre, i Sereni, i Morpurgo: e
ammirata, scoprì che si erano "strappati il loro Paese di dosso come ci si
strappa la pelle. E assieme a questa pelle gettarono via gli agi, i morbidi
letti, le carriere e se ne andarono a lavorare di vanga nel kibbutz, tra le
vipere, la fatica, la fame, le fucilate degli arabi. Non dimenticarono mai la
loro lingua italiana: non impararono mai bene l'ebraico. Non smisero mai di
preferire la pastasciutta e il caffè, di seguirle partite di calcio. Non
persero mai la nostalgia del palazzi. E mantennero sempre un agonizzante
dualismo che solo i loro figli potranno cancellare". Il senso
dell'impresa, e quello della tragedia. La propria, ma anche quella palestinese.
Sei guerre, e la nakba degli arabi, la catastrofe di un popolo tutt'ora senza
patria. Sessant'anni sono tanti per rileggere le cose in prospettiva storica.
Per capire l'origine delle Stato ebraico - come dice Piero Ostellino - non
basta "il luogo comune secondo cui la nascita d'Israele
sarebbe figlia del senso di colpa dell'Europa per lo sterminio di sei milioni
ebrei". C'è un prima e un dopo l'Olocausto. Ci sono gli errori e le scelte
suicide degli arabi. Lo capisce bene Giorgio Bocca, quando sul canale di Suez
nel 1957 legge il bluff militarista del "dittatore" egiziano Nasser e
vede il suo esercito addestrato dai sovietici squagliarsi al sole del Sinai. Il
kibbutz, le donne che negli anni '50 (!) ottengono l'educazione sessuale nelle
scuole, l'utopia socialista. Ma ci sono anche le difficoltà, gli smarrimenti e
i deliri degli ultimi anni. Fa pensare l'intervista di Fiamma Nirenstein al
rabbino razzista Meir Kahane, "un tragico lapsus storico, il duro che vuole cacciare gli arabi da Israele". Ben Gurion non amava le città, "per me è un errore
costruirle". Chissà cosa direbbe se vedesse i ragazzi di Tel Aviv a
passeggio nelle strade lente di Neve Tzedek. Sessant'anni dopo, colpisce vedere
quanto Israele è diversa
dall'idea che ne avevano Theodor Herzl e anche Ben Gurion, e però quanto a
quello spirito è rimasta ostinatamente fedele. Mara Gergolet La gioia Un
uomo scende in piazza, portando in braccio una bambina, il 14 maggio 1948: Ben
Gurion ha appena proclamato l'indipendenza della Stato ebraico. La guerra con
gli arabi iniziò il giorno dopo: solo il primo di sei conflitti.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-05-01 num: - pag: 55 categoria:
REDAZIONALE Champions Vittoria ai supplementari, protagonisti l'ivoriano e il
tecnico Grant che fa dimenticare l'allenatore-star Il Chelsea cancella
Liverpool e Mourinho Doppietta di Drogba, ora la finale inglese contro il
Manchester Torres pareggia l'iniziale vantaggio dei Blues. La svolta: il rigore
assegnato da Rosetti e trasformato da Lampard DAL NOSTRO INVIATO LONDRA - Sarà
anche quello speciale, José Mourinho, del resto l'appellativo se l'era dato da
solo, ma intanto a riuscire là dove lo Special One non era mai arrivato ci ha
pensato uno normale, ma che più normale non si può. Ha tutte le ragioni per
inginocchiarsi in mezzo al campo, Avram Grant: il suo, e stavolta è davvero il
caso di dirlo, Chelsea ha cancellato il tabù Liverpool ed è in finale di
Champions League, storico traguardo per un gruppo che mai era arrivato così
lontano in Europa. Sono serviti due tempi supplementari, ma alla fine il
Chelsea ha battuto il Liverpool proprio sul suo terreno, il cuore e la
determinazione. Così, nell'enclave d'Inghilterra che sarà Mosca il prossimo 21 maggio
il Chelsea prolungherà il duello con il Manchester United, due squadre a pari
punti in Premier League e finaliste in Coppacampioni. E mai il confine tra
doppietta storica e beffa crudele potrebbe essere più sottile. Non di beffa
deve invece parlare Rafa Benitez, tecnico del Liverpool che del Chelsea era
stato fino a ieri la bestia nera, dovrebbe farsi un esame di coscienza. Che il
tecnico spagnolo avesse fiutato aria grama per i suoi Reds lo si era capito
alla vigilia, quando aveva lanciato provocazioni nemmeno troppo sottili sul
cascatore Drogba e sull'arbitro casalingo Rosetti. Morale: il fischietto
italiano gli ha fischiato contro un rigore ineccepibile. Quanto al cascatore,
be', quello ha segnato i due gol che hanno scritto la parola fallimento sulla
stagione del Liverpool. Qualificazione meritata, quella del Chelsea: il
successo costruito sull'autogollonzo di Riise all'andata è stato legittimato da
un Chelsea che ha dimostrato di avere più fame degli avversari. Vogliamo dare
qualche merito ad Avram Grant, il tecnico israeliano
bersaglio preferito di critica, pubblico e giocatori? Diamoglielo. Intanto, ha
puntato su Lampard, ancora sotto choc per la morte della madre, dato alla
vigilia in panchina e invece gigantesco in campo, capace di vincere il duello
con il suo dirimpettaio Gerrard e di segnare il rigore- qualificazione,
festeggiato con lacrime di commozione. E per trovare a Lamps un posto negli 11
che fecero l'impresa, Grant ha schierato un magnifico Essien esterno di difesa,
lasciandogli libertà di scambiarsi come e quando voleva con Makelele. Di fatto,
ha dato al Chelsea il totale controllo del centrocampo. Il gol di Drogba dopo
33' del primo tempo sembrava la logica conseguenza di un dominio territoriale.
Ma una sfida con il Liverpool di Benitez non è mai banale. Perché succede che
nella ripresa al Chelsea viene il braccino corto, e l'inconsistente Benayoun si
inventa uno slalom spettacolare e un assist per l'altrettanto inconsistente
Torres: minuto 19, gol dell'1-1 e via di supplementari. Ma quando sembra che i
Reds possano conquistare la qualificazione alla loro maniera, arrivano
nell'ordine: gol annullato a Essien per fuorigioco di 4 giocatori del Chelsea,
fallo netto da rigore di Hyppya su Ballack e trasformazione commossa di
Lampard, gol numero 80 con la maglia dei Blues di Drogba, rete di Babel dalla
distanza a 3 minuti dal fischio finale, giusto per tenere sulla graticola fino
all'ultimo Stamford Bridge. E infine la festa del Chelsea, con i tifosi che
intonano la Kalinka: Roman Abramovich potrà tornare a Mosca da trionfatore,
dopo averla lasciata con le valigie di cartone e qualche miliardo di dollari
alla volta di Londra. Tutto grazie a un allenatore normale, ma che più normale
non si può. Roberto De Ponti Doppietta Didier Drogba, 2 gol per conquistare la
finale (Rawcliffe/Insidefoto).
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-01 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Il neosindaco Pranzo con l'ambasciatore israeliano
L'invito di Alemanno: i nominati da Veltroni dovrebbero dimettersi "A Roma
tolleranza zero". Telefonata con Bettini Primo giorno in Campidoglio.
L'attacco all'ex primo cittadino: abbiamo trovato due miliardi di disavanzo
ROMA - Roma segua "l'esempio di New York, il motto tolleranza zero deve
essere il nostro": il neosindaco punta sulla sicurezza, oltre
all'abbattimento della teca dell'Ara Pacis e a "prendere a calci chi non
lavora ". E se il cantautore Antonello Venditti dice che "da ministro
lui era più a sinistra di tanti del centrosinistra", Alemanno risponde:
"Se essere di sinistra vuol dire fare politiche a favore dei cittadini,
allora la mia politica sarà molto più a sinistra di quella di chi sostiene di
essere di sinistra". La prima volta di Alemanno sindaco comincia e finisce
in tv, da Uno Mattina a Porta a Porta: nel mezzo, ci sono il balcone sui Fori
"dal quale sembra di essere al centro del mondo", il pranzo con
l'ambasciatore dell o Stato d'Israele Ghideon Meir -
"non sono fascista ", dice alla radio israeliana - e ancora, ci sono
la richiesta di dimissioni per "tutti quelli nominati da Veltroni ",
il no alle ronde anche se "si potrebbero utilizzare i volontari della
protezione civile" e la promessa di sgomberare i campi rom illegali; ma
non si dica che è un sindaco sceriffo: "Gli sceriffi non mi
piacciono"; e poi ci sono foto, brindisi. E una telefonata con l'uomo del
Pd Goffredo Bettini: risposta a congratulazioni istituzionali, comunque un
primo contatto; c'è la conferenza stampa coi fedelissimi, "venite, la mia
guardia Regia". Per Roma, "in autunno i primi risultati".
Giornata memorabile per la destra romana: con Fini a presiedere la Camera e
"con me in Campidoglio si conclude il percorso di legittimazione";
Giorgia Meloni, che è della Garbatella, si commuove. Alemanno no: la sicurezza
è priorità "perché coinvolge i più deboli". Ecco la prima richiesta
al governo: "Un decreto sulla falsariga di quello fatto da Prodi. Per il
patto per la sicurezza sarà necessario nominare un commissario straordinario,
può essere il prefetto". Primi provvedimenti? "Lo sgombero dei campi
rom illegali: porteremo le persone in quelli legali e comunque lontano dai
centri abitati. Veltroni ha chiesto un decreto legge a Prodi solo dopo
l'omicidio Reggiani". Altra stoccata al centrosinistra: "Abbiamo
trovato due miliardi di disavanzo". Alessandro Capponi Il saluto Alemanno
con moglie e figlio salutano dal balcone del nuovo ufficio con vista sui Fori.
( da "Manifesto, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ida Dominijanni
Trecentotrentacinque voti e diciannove applausi - tre dei quali bipartisan, altri
trasversali a ranghi sparsi - segnano l'approdo del processo di legittimazione
democratica della destra post-fascista in Italia. Gianfranco Fini siede nello
scranno più alto della camera dei deputati, terza carica dello Stato, due
giorni dopo la conquista del Campidoglio di Gianni Alemanno. Sono due prime
volte nella storia della Repubblica. Dicono che cade un tabu, ma in verità a
cadere è il fondamento antifascista della Costituzione, e poi chi l'ha detto
che i tabu devono cadere tutti? Da ieri, non dal '92 quando non crollò nessun
tabu ma solo un sistema politico corrotto, siamo in un'altra Repubblica e alla
Camera si vede anche a occhio: Fini presiede, la sinistra non c'è. Ci sono
voluti diciannove anni, la lunga autodissoluzione del Pci, l'avvento del
profeta Berlusconi, lo scongelamento nelle acque di Fiuggi dell'Msi, un
bipolarismo e poi un bipartitismo fatti dall'alto, un tentativo fallito di
costituzionalizzare la destra una e trina del '94, un serial televisivo
ininterrotto, dosi massicce di revisionismo storico sulle buone ragioni dei
ragazzi di Salò e sulle colpe di comunisti, socialisti e socialdemocratici e
alla fine ce l'abbiamo fatta. Un paese finalmente normale? Fini non è Alemanno
e in Parlamento non brinda come farà per radio Alemanno alla legittimazione
conquistata: si limita a praticarla dall'alto scranno, con le dovute astuzie e
cautele. Omaggia Napolitano e solo per il suo tramite la Costituzione
(impegnando la legislatura a cambiarla, e senza steccati sulla prima parte),
garantisce con algido disincanto che le ideologie antidemocratiche del
Novecento sono morte e sepolte (insabbiando sotto la condanna dei totalitarismi
europei quella dell'italico regime), incassa "il traguardo ormai
raggiunto" della memoria condivisa e della pacificazione nazionale, e vola
nel XXI secolo in compagnia di Benedetto XVI innalzando la bandiera della
libertà. Quale? Non quella celebrata "doverosamente" dal 25 aprile,
che ormai è al sicuro, ma quella minacciata dal male assoluto di oggi, che non è più il fascismo come aveva concesso in Israele bensì il relativismo culturale.
"La libertà è minacciata nello stesso momento in cui nel suo nome si
teorizza una presunta impossibilità di definire ciò che è giusto e ciò che non
lo è". Presidente "di parte ma imparziale", come si
autodefinisce, Fini sarà anche il testimone e l'arbitro del Vero e del Giusto?
Dal secolo delle ideologie e dei totalitarismi si può sempre uscire con un po'
di fondamentalismo, raccomandandosi che venga bene impartito in famiglia e a
scuola. Il resto è contorno, tanto post-ideologico quanto saldamente di destra.
L'omaggio più deferente è al papa e alle radici cristiane non dell'Europa ma
"della nostra patria", l'orizzonte è quello mediterraneo dei tre
monoteismi ma non si va oltre, le parole più rotonde sono nazione e tricolore,
il lavoro passa da fondamento della Repubblica a motore dell'economia alleato
con l'impresa e i magistrati da garanti dei diritti a sentinelle dell'ordine
alleate con la polizia, lo Stato ritroverà autorità e i cittadini sicurezza. A
Roma, per tradurre, ci saranno meno stupri. La seduta è finita, la transizione
pure. Dalla fine, si sa, si vede meglio anche l'inizio. C'era un partito
fascista extracostituzionale, oggi c'è una destra democratica. C'era una
sinistra costituzionale, oggi c'è un partito democratico. Eppure, la democrazia
non sembra scoppiare di salute.
( da "Giornale.it, Il" del 02-05-2008)
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N. 104 del
2008-05-02 pagina 0 Bertinotti contestato al corteo di Torino, bandiere
israeliane bruciate dai centri sociali di Redazione L'ex presidente della
Camera contestato da un gruppo di giovani dei centri sociali costretto a
lasciare il corteo mentre raggiungeva gli striscioni di Rifondazione. A fuoco
due bandiere d'Israele e una
americana Torino - Fausto Bertinotti è stato contestato questa mattina a Torino
dai centri sociali. E' accaduto prima che iniziasse la manifestazione del primo
maggio in piazza Vittorio dove c'era il concentramento del corteo. Quando l'ex
presidente della Camera si è avvicinato agli striscioni e alle bandiere di
Rifondazione Comunista, un gruppo di giovani dei centri sociali lo hanno
praticamente fatto allontanare contestandogli la politica del governo di centro
sinistra e la sua partecipazione alla Fiera del Libro di Torino. Queste infatti
le spiegazioni date dai contestatori. A questo punto Bertinotti si è
allontanato dalle file di Rifondazione Comunista. Bertinotti è atteso per uno
degli incontri dedicati dalla Fiera del Libro alle "parole" della
Costituzione: a lui spetta il dibattito sull' articolo 1 e sulla parola
"lavoro". Bruciate bandiere israeliane Al termine del corteo del
Primo maggio, intorno all'una, in piazza San Carlo, i giovani dei centri
sociali di Torino e dell' associazione Free Palestine hanno bruciato due
bandiere israeliane e una americana. Questo in segno di protesta per la
decisione della Fiera del Libro di Torino (7-12 maggio) di ospitare
ufficialmente Israele nell' anno del suo sessantesimo
anniversario. Bandiere tenute insieme da un bastone di legno con il quale sono
state trascinate nel corso della manifestazione, da piazza Vittorio a piazza
San Carlo. Dopo aver lanciato alcuni fumogeni, nel centro della piazza, quando
le circa 30.000 persone che hanno partecipato alla manifestazione si erano
quasi tutte allontanate, i giovani di Askatasuna e altri gruppi, hanno dato
fuoco alle tre bandiere dopo averle inzuppate di benzina. "Atto di
inciviltà" "Un atto di inciviltà che proprio nel momento in cui ci si
appresta a celebrare la festa per i 60 anni di Israele
a Torino, è inammissibile in uno stato democratico". Così Claudia De
Benedetti dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane ha definito gli atti
antisraeliani di Torino. "Ritengo - ha aggiunto - che questi atti non
giovino al sereno svolgimento di una manifestazione che vedrà la presenza del presidente
Napolitano a fianco di tanti amici di Israele. E sono
sono preoccupata per un atto che testimonia un clima ostile e di ignoranza e
pregiudizio. Una vera e propria censura culturale". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Opinione, L'" del 02-05-2008)
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Oggi è Ven, 02 Mag 2008
Edizione 84 del 01-05-2008 Come il regime di Damasco alimenta la crisi La bomba
siriana incombe sulla pace di Stefano Magni Solo da questa settimana si è
potuto vedere quanto la Siria fosse vicina alla bomba atomica. Il direttore
della Cia Michael Hayden ha rivelato che: "Nel giro di un anno dal
completamento del nuovo impianto, (i Siriani) avrebbero potuto produrre
sufficiente plutonio per la costruzione di una o due testate nucleari". Il
programma è stato distrutto dal raid degli aerei con la Stella di David del
settembre scorso, ma sia i progetti del regime di Damasco che la stessa
risposta militare israeliana erano rimasti un segreto. Il presidente George W.
Bush aveva tutte le prove per dimostrare la costruzione dell'impianto siriano
con l'assistenza tecnica nordcoreana. Ma ha atteso a mostrarle pubblicamente al
Congresso degli Stati Uniti per evitare di infiammare le tensioni regionali. Ma
cosa voleva fare un regime come quello siriano armato di "una o due
testate nucleari"? A cosa mirava proprio quel regime che il governo Prodi
aveva sempre considerato come un interlocutore fondamentale per la soluzione
della crisi mediorientale? Il dittatore Bashar al Assad, ieri, ha negato di
voler interrompere i contatti con l'Iran e con Hezbollah. In questo modo
dichiara di voler respingere le due condizioni principali chieste da
Gerusalemme in cambio di un accordo di pace. Nella stessa giornata di ieri, il
dittatore siriano riceveva anche una telefonata del candidato presidente
libanese Michel Suleiman (la cui elezione è stata rinviata per la diciottesima
volta, proprio a causa della pressione delle fazioni filo-siriane), che suona
più come una resa che non come un accordo. Il mancato presidente del Paese dei
Cedri, secondo i media libanesi, avrebbe anche parlato di un coordinamento tra
le forze armate dei due Paesi, compreso l'addestramento di militari libanesi in
Siria, una pratica che era stata interrotta dopo il ritiro delle forze di
Damasco nel 2005. Sempre dalla Siria, inoltre, il leader di Hamas in esilio Khaled
Meshaal ha spiegato che cosa intende per "tregua" (quella per cui è
in corso una trattativa al Cairo): un espediente per prendere tempo, nell'ambito della guerra contro Israele. Insomma, tutto fa pensare che il regime di Damasco non vuol
contribuire positivamente al processo di pace. Ma la scoperta del suo programma
nucleare aggiunge un livello di allarme in più. Sembra che l'opinione pubblica
non abbia ancora realizzato la gravità della notizia. Una volta
assimilata, che effetto potrebbe fare sul processo di pace?.
( da "Opinione, L'" del 02-05-2008)
Pubblicato anche in: (Opinione, L')
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Oggi è Ven, 02 Mag
2008 Edizione 84 del 01-05-2008 BOLOGNA ? Calzolari prova a impedire un
dibattito anti-israeliano Il coraggioso Rettore vieta un
confronto all'università di Graziano Girotti Il Rettore dell'Università di
Bologna, Pier Ugo Calzolari, non ha concesso al Collettivo (forse il maiuscolo
è eccessivo) autonomo studentesco l'uso di un'aula della Facoltà di Lettere e
Filosofia per ospitare un dibattito in sostegno del boicottaggio della Fiera
del Libro di Torino. Perché boicottarla? vi chiederete. Semplice. Gli
organizzatori della manifestazione si sono macchiati di un peccato mortale:
hanno invitato lo Stato di Israele in occasione del
sessantesimo anniversario della sua fondazione. In realtà, il dibattito si è
svolto ugualmente perché l'aula è stata occupata. Protagonista dell'incontro
quel campione di dialogo democratico che risponde al nome di Gianni Vattimo.
Calzolari, che si era mosso in accordo col preside della Facoltà, Giuseppe
Sassatelli, aveva ricevuto l'appoggio di una parte consistente dei docenti
dell'Alma Mater, tutti d'accordo nel dire "no". E pure di un
esponente del Popolo della Libertà come il consigliere regionale Ubaldo
Salomoni. Per quel che conta ora riceve anche il nostro, di plauso. Al Magnifico,
in passato, non abbiamo lesinato critiche. Come quando non disse una parola
(anzi, forse una la disse: ma molto sottovoce) contro le mancate promesse di
Prodi in tema di finanziamenti agli atenei più virtuosi. Ma in questa occasione
bisogna riconoscere che ha tenuto un comportamento coraggioso e controcorrente.
Anzi, coraggioso proprio perché controcorrente. In un ambiente politicamente
super-corretto come quello universitario, sbilanciarsi a favore di un nemico
storico della sinistra da piazza e da salotto, di quella sinistra
presuntivamente colta che fa spuntare l'Espresso dalla giacca a garanzia della
propria superiorità genetica; sbilanciarsi ? dicevamo ? a favore di un nemico
storico come Gerusalemme richiede una certa dose di fegato. Soprattutto quando
si tratta di un Rettore, per di più a Bologna. Sarà stato il disastro
elettorale della sinistra estrema sul piano nazionale (bissato alle comunali di
Roma), sarà stata la virata a destra dell'amministrazione Cofferati, che in una
manciata di giorni ha scippato all'opposizione due argomenti forti come le
ronde e la moschea, sarà stato quello che volete: fatto sta che le dure parole
di Calzolari contro i fan di Vattimo sono risuonate come lo schiaffo del buon
padre di famiglia al figlio che non ha voglia di crescere. "L'iniziativa
degli studenti ? aveva detto ? avrebbe lo scopo e l'effetto di accrescere le
divisioni e le fratture. L'Università non può agevolare una linea di condotta
di questo tipo". Bene, bravo, bis. Come tutti i figli duri di comprendonio
che si beccano un manrovescio, anche i ragazzi del Collettivo hanno messo il
broncio rispolverando minacce e retorica da fine anni Sessanta. Prima di
procedere alle vie di fatto se ne erano usciti con frasi del tipo "se il
Rettore non farà passi indietro dalla sua decisione di negarci uno spazio dove
svolgere l'assemblea, prenderemo ugualmente la parola. Contrasteremo questo
abuso di potere arrogante, liberticida, oscurantista e antidemocratico in
maniera attiva, garantendoci comunque uno spazio nella Facoltà di Lettere,
occupandola se necessario". Insomma, nella sostanza nulla di diverso dai
loro padri che si laureavano quarant'anni fa col 18 politico. La forma mentis è
quella. Sputata. Siccome ritengono di avere la verità rivelata in tasca e
siccome i principi democratici valgono per loro e non per gli altri, in modo
"democratico" fanno quello che gli garba. Le regole valgono sempre
per gli altri, non per se stessi. Se poi a dar manforte a questi bamboccioni
della politica (nel senso di viziati perché abituati a fare e dire quello che
vogliono) arriva un cattivo maestro come Vattimo, allora il cerchio si chiude.
( da "Secolo XIX, Il" del 03-05-2008)
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Arte, pubblicità,
sport Per la prima volta una mostra promossa attraverso il calcio la
sinergiaCollaborazione per lanciare l'esposizione che si aprirà il 20 settembre
03/05/2008 luciano caprile PER LA PRIMA volta nella storia del calcio italiano
una mostra d'arte di caratura internazionale sponsorizzerà una squadra di
calcio di serie A. Succederà domani quando il Parma affronterà il Genoa allo
stadio Tardini indossando una versione speciale della maglia crociata: porterà
infatti impresso il logo della rassegna su Antonio Allegri detto il Correggio
che si aprirà il 20 settembre nelle sale della Galleria Nazionale e al Teatro
Farnese. In questo modo singolare il Parma FC e il Comitato "Correggio"
intendono inaugurare una sinergia che consenta la massima diffusione e
visibilità a un evento che darà lustro alla città. Infine, con questa
partnership, il Parma diventerà a sua volta sponsor della manifestazione. Tanto
per usare un termine calcistico, la notizia coglie in contropiede l'intero
mondo sportivo non abituato a certi connubi culturali anche se similitudini
artistiche hanno interessato alcuni campioni del pallone: l'avvocato Agnelli,
squisito cultore dell'arte di ogni tempo, non aveva forse battezzato Alessandro
Del Piero col soprannome di Pinturicchio, celebrandone così la raffinatezza del
tocco, degno delle pennellate del maestro perugino? E l'estasi contemplativa di
altri propugnatori del bello si sarà senz'altro attivata, e mantenuta magari segreta
per non suscitare accuse di eresia, di fronte alle magie pedatorie di rari,
celebrati campioni. Di più non si è fatto, almeno sino a questa notizia che
apre nuovi orizzonti. Ma, stando così le cose, come comportarsi? Come
rispondere? C'è una grande differenza fra l'esibizione orgogliosa di cultura e
quella di marchi spiccatamente commerciali. Sarebbe bello che il Genoa potesse
recuperare in extremis e ostentare domani sul petto rosso e blu quel Valerio
Castello che esposto al Museo di Palazzo Reale, sperando che Marco Borriello
aggredisca la rete avversaria con la veemenza offerta sulla tela, qualche
secolo fa, dal Cavalier Tempesta. Sulla carta pittorica la partita è impari ma
occorre insistere. Con un messaggio a Riccardo Garrone, che di arte se ne intende
possedendo una collezione invidiabile di pittura del Novecento e avendo un
figlio artista, e Enrico Preziosi, che potrebbe d'incanto elevare i suoi Giochi
a sconosciute e innovative "preziosità". Solo così si può sperare che
nell'immediato futuro, sull'onda felice del campionato, Genova ritorni a essere
Superba replicando con l'arte all'arte anche sul manto verde degli stadi.
03/05/2008 Parma. Torna Gnam, il festival che che coniuga gastronomia e
cultura. Fotografia, cinema, teatro e letteratura saranno protagoniste per un
mese a partire da oggi nella capitale italiana del gusto con mostre, incontri,
rassegne di film e spettacoli teatrali. Tra i partecipanti Martin Parr, Carl
Warner, Shane Waltener, Mario De Biasi, Laura Delli Colli, Arturo Delle Donne.
L'iniziativa è organizzata in collaborazione con Cibus 2008, il Salone
internazionale dell'alimentazione che si terrà dal 5 all'8 maggio. Per
informazioni si può consultare il sito: www.gnamfestival.eu. (Nella foto
un'opera di Carl Warner) 03/05/2008 Torino. Intorno alla Fiera del Libro
quest'anno dedicata a Israele, che aprirà giovedì, non
si placano le polemiche. La prima riguarda Fiamma Nirenstein, giornalista e neo
parlamentare per il Pdl che annuncia sul suo blog di non voler più presentare
un libro insieme a Gad Lerner: "Non parteciperò con lui alla presentazione
dell'importante libro del professore Della Pergola. Non intendo sedermi con chi
non reagisce a casa sua alla peggiore delle diffamazioni gratuite nei miei
confronti, oltretutto da parte di una persona notoriamente squilibrata
sull'argomento mediorientale". La Nirenstein si riferisce a quanto
accaduto mercoledì scorso durante "L'infedele" condotto su La7 da Gad
Lerner: "Il professore Gianni Vattimo, sostenendo che non c'è niente di
strano e che è anzi oggi dovuto dare agli ebrei del nazista o del fascista
quando questo corrisponda, secondo lui, a verità, ha fatto questo esempio:
"Il povero Vauro è stato punito dall'Ordine dei Giornalisti per aver
accusato Fiamma Nirenstein di essere fascista: ha fatto benissimo, perché la
Nirenstein è fascista e più che fascista. Gad Lerner non ha battuto ciglio, non
ha reagito in nessun modo, non ha sentito neppure il dovere di invitare il suo
ospite a moderare le ingiurie in assenza della diretta interessata". La
seconda polemica, invece, è scoppiata su un convegno organizzato all'Università
da "Free Palestine" per discutere della "pulizia etnica" che sarebbe praticata da Israele. Immediata la protesta dell'Associazione Italia-Israele che ha inviato una lettera al
rettore dell'ateneo Ezio Pelizzetti chiedendogli perché abbia concesso spazio a
una simile iniziativa per di più"senza contraddittorio". Scrittori,
artisti, docenti universitari, intellettuali e poeti di diversi Paesi,
tra cui Tariq Ramadan, avrebbero voluto esprimere il loro dissenso nei
confronti di Israele durante la Fiera del Libro. Non
potranno farlo e, quindi, alla vigilia della kermesse torinese si svolgerà il
convegno di denuncia. L'appuntamento è per lunedì e martedì prossimi. Il titolo
del convegno è"Le democrazie occidentali e la pulizia etnica della Palestina" e sarà l'occasione per spiegare le ragioni
del boicottaggio della Fiera. "L'iniziativa" l'organizzatore Alfredo
Tradardi "si inserisce in un filone di boicottaggio culturale nato nel 2004-
( da "Secolo XIX, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nuova
bufera su Olmert"Abusò di fondi elettorali" israele Tel Aviv. In
un'atmosfera tesissima e di insolita segretezza, la procura generale israeliana
ha lanciato una nuova inchiesta nei confronti del primo ministro Ehud Olmert, che
questa volta sembra accusato di abusi con fondi elettorali. Quasi un peccato veniale rispetto
alle ben più gravi accuse di corruzione ricevute in passato e dalle quali
finora Olmert è sempre uscito indenne. Eppure il procuratore generale Menachem
Mazuz, con una procedura normalmente riservata a casi più eclatanti, ha
disposto un interrogatorio "urgente" del primo ministro,
concedendogli un preavviso di appena 48 ore, e infine secretando tutti gli atti
dell'inchiesta. Al punto che nei confronti del quotidiano Yediot Ahronot, che
questa mattina aveva rivelato presunti retroscena dell'inchiesta, è stato
avviato un procedimento giudiziario per violazione del segreto. Olmert è stato
raggiunto questa mattina nella sua residenza di Gerusalemme da funzionari della
polizia antifrode, ed ascoltato per circa 90 minuti. La riservatezza che
circonda l'inchiesta non ha finora consentito di ricostruirne l'esatta portata,
ma i pochi dettagli filtrati non sembrano rivelare l'esistenza di uno scandalo
tale da mettere a repentaglio la sopravvivenza politica del primo ministro, e
quindi del processo di pace che da mesi sta lentamente tentando di portare
avanti con l'Autorità nazionale palestinese. Secondo giornalisti del quotidiano
Maariv, Olmert verrebbe accusato di aver percepito fondi raccolti da un
imprenditore ebreo-americano, e destinati a finanziare un paio di campagne
elettorali alla fine degli Anni '90. La legge israeliana pone forti limiti per
questo tipo di donazioni, ma è altrettanto risaputo come tali limiti vengano
spesso violati. 03/05/2008.
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina IV - Torino
Librolandia, vertice sulla sicurezza si tratta per la visita di Napolitano
Bandiere bruciate e convegno all'ateneo, è polemica "Italia-Israele" al rettore: non dia spazi a chi accusa Tel
Aviv di pulizia etnica in Palestina MASSIMO NOVELLI
"Stiamo lavorando a una soluzione che, in occasione dell'inaugurazione
della Fiera internazionale del libro, nella mattina di giovedì 8 maggio, da
parte del capo dello Stato Giorgio Napolitano, rispetti le esigenze di tutti e
renda compatibili sicurezza, funzionalità, tempi e interessi commerciali degli
editori". Dopo la nuova riunione in Prefettura, e alla luce delle
divergenze con il Quirinale in merito alle modalità della visita di Napolitano,
Rolando Picchioni ha giocato una nuova carta. Si è trattato di individuare un
percorso per il presidente della Repubblica, non reso noto, che da un lato
garantisca il massimo della sicurezza e dall'altro non contempli, per la
mattina dell'8, un Lingotto blindato e chiuso. Il presidente della Fondazione
per il libro, la musica e la cultura non aggiunge altro, anche per non fare
salire ancora il volume delle polemiche, che è già piuttosto alto. Sempre ieri,
si sono registrate numerose prese di posizione in merito al
rogo di due bandiere di Israele e di una degli Stati Uniti, un'azione avvenuta ai margini del
corteo del primo maggio. Ma è polemica anche con il rettore dell'Università
Ezio Pelizzetti accusato dall'Associazione Italia-Israele di aver concesso spazio a un meeting dedicato alla "pulizia
etnica di Israele in Palestina". Il convegno è
organizzato da Free Palestine durerà due giorni, il 5 e 6 maggio, e vedrà la
partecipazione di Tariq Ramadan, docente ad Oxford, Kyoto e Londra, e promotore
del boicottaggio della Fiera, i docenti torinesi Gianni Vattimo, Angelo D'Orsi
e Diana Carminati, che lavora nella rete di Donne in nero. L'iniziativa ha
suscitato la reazione di Italia-Israele che non
approva la concessione degli spazi dell'Ateneo, per di più "senza
contradditorio". Ma è il clamoroso gesto di protesta del Primo Maggio a
scatenare le polemiche. "Bruciare la bandiera di un Paese è un atto
vandalico di intolleranza molto grave, non merita altro che riprovazione.
Qualunque possano essere le ragioni politiche, nulla giustifica questi
comportamenti". Così ha commentato Mercedes Bresso presidente della
Regione. "In questo periodo - ha aggiunto - ne abbiamo visti tanti di
atteggiamenti intolleranti nei confronti di un invito che è una cosa
assolutamente normale, corretta, e per di più non ha niente a che vedere con la
politica". Secondo la presidente, "tutti coloro che pensano di usare
questi strumenti per criticare la scelta, ottengono come risultato solo di
aumentare la solidarietà e di aumentare l'importanza della Fiera".
"Sono fatti che si commentano da soli". è la risposta di Rolando
Picchioni, che, riferendosi all'incendio delle bandiere, afferma di
"essere profondamente dispiaciuto che non si riesca ad instaurare un
colloquio civile, anche duro ma onesto, con chi vuole cavalcare in modo così
violento quella che può essere un'occasione per portare un contributo alla
comprensione dei fatti e quindi ad una soluzione del problema". Netto è
poi Ernesto Ferrero, direttore della Fiera del libro: "La cultura non ha
bandiera, è di tutti, come è di tutti una cultura grande e libera quale quella
israeliana". L'odio politico, continua lo scrittore torinese, "oltre
ad essere sterile, è l'esatto contrario dei valori che sono legati alla civiltà
del libro. Per la Comunità ebraica cittadina si è in presenza "del gesto
di ben delimitati e identificati gruppuscoli di estremisti, ed è
particolarmente grave che si sia voluto strumentalizzare un evento quale la
festa dei lavoratori per recare oltraggio a Paesi terzi, che dovrebbero, comunque,
essere cari a tutti i sinceri democratici". Sul fronte di chi appoggia il
boicottaggio della Fiera per l'invito a Israele,
interviene un esponente del centro sociale Askatasuna: "Bruciare le
bandiere di Israele e degli Stati Uniti "non è un
gesto ostile nei confronti delle popolazioni di quei paesi, ma delle loro
istituzioni". Che conclude: "Nel bruciare le bandiere c'è,
innanzitutto, la volontà di fare un gesto simbolico che possa essere riportato
anche in Medio Oriente, perché vogliamo che i palestinesi sappiano che in
Italia ci sono ragazzi che sostengono la loro resistenza. Comunque non si
tratta di un gesto ostile, né nei confronti degli ebrei né degli israeliani, ma
dello Stato di Israele, del suo esercito, del suo
governo. E non c'è stata, da parte nostra, alcuna equiparazione fra Israele e il nazismo".
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina III - Torino
Gli orfani della protesta a prescindere La contestazione a
Fausto Bertinotti e il rogo di alcune bandiere di Israele e degli Usa. Il passato che riemerge con la stanca
riproposizione di riti già più volte celebrati e comunque sempre alimentati da
quella presunzione di infallibilità che a Stuart Mill ricordava "gli
ateniesi e Socrate, gli ebrei e Cristo, Marco Aurelio e i cristiani".
Tu sbagli e io che sono nel giusto te lo ricordo e lo faccio a modo mio
cercando la visibilità a ogni costo e sfidando per questo il rischio di
autoconfinarmi nella perenne adolescenza di certe marginalità politiche e
culturali. Subito a ridosso della tornata elettorale, l'ultimo Primo Maggio
torinese ha mostrato anche questo sulla piazza che pochi giorni prima i
"grillini" avevano riempito oltre ogni previsione e che le
istituzioni, il sindacato, i lavoratori hanno "affollato" come
sempre, forse con qualche defezione ormai scontata se non si ricorre
all'additivo dello spettacolo. SEGUE A PAGINA II.
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina V - Torino Allo
studio altre misure per evitare problemi durante il Salone Inchiesta sul rogo
in piazza Il questore: "Ora pensiamo a non alimentare tensioni" La
Digos tiene d'occhio il tam-tam degli antagonisti: "Si preparano" La
manifestazione organizzata da Free Palestine non potrà raggiungere il Lingotto
MEO PONTE Sarà consegnato nei prossimi giorni alla Procura della Repubblica di
Torino il rapporto della Digos su quando accaduto giovedì mattina al termine
del corteo del Primo Maggio quando alcuni esponenti dell'area antagonista hanno
bruciato due bandiere israeliane e una americana per protestare contro la
scelta di invitare Israele come ospite d'onore alla
Fiera Internazionale del Libro. "Bruciare bandiere è comunque un reato -
sottolineano gli investigatori - e di conseguenza aprire un'inchiesta
sull'episodio del Primo Maggio è obbligatorio, un atto dovuto". I
responsabili del gesto, riprese peraltro dalle telecamere, sarebbero già stati
individuati e negli uffici della Digos si sta completando il rapporto destinato
all'autorità giudiziaria. Ciò che però preoccupa i responsabili dell'ordine
pubblico cittadino è il sospetto che ciò che è avvenuto in piazza giovedì
scorso possa essere stato il preludio di manifestazioni più violente quando il
Salone del libro aprirà i battenti. Il prefetto ieri ha
ribadito che la bandiera di Israele sarà regolarmente esposta. "In tutti i luoghi dove ne é
prevista l'esposizione secondo il protocollo diplomatico" sottolineano in
Prefettura smentendo per l'ennesima volta che si sia mai pensato di nascondere
il vessillo israeliano per paura di "eccitare ulteriormente gli
animi". In compenso il questore Stefano Berrettoni, che è poi il
diretto responsabile dell'ordine pubblico in città, ha già annunciato il
divieto per qualsiasi manifestazione pubblica all'esterno del Lingotto nel
giorno dell'inaugurazione, quando è prevista la visita del presidente
Napolitano. Invece il sabato successivo, la mobilitazione nazionale promossa
dall'Assemblea Free Palestine di Torino e dal Forum Palestina
per il 10 maggio contro la partecipazione di Israele
alla Fiera del Libro non potrà raggiungere l'area espositiva dove il corteo si
sarebbe dovuto concludere. Il questore ha anche vietato presidi fissi nei
dintorni del Lingotto. Per ragioni di ordine pubblico quindi il corteo invece
di raggiungere via Nizza dovrà proseguire su via Genova sino a superare la sede
della Fiera. Grande apprensione c'è poi per l'arrivo a Torino del presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano che inaugurerà il Salone. Anche ieri mattina
l'argomento è stato affrontato in prefettura in una riunione con tutti i
rappresentanti delle forze dell'ordine. Secondo indiscrezioni qualcuno avrebbe
addirittura proposto di chiudere la Fiera durante l'intervento del presidente
della Repubblica in modo da evitare qualsiasi rischio di inopportune
contestazioni. Il timore è che, nonostante i divieti e le precauzioni prese dal
questore per prevenire eventuali gesti dimostrativi, qualcuno alla fine riesca
a farsi beffe del servizio approntato da polizia e carabinieri per garantire un
normale svolgimento della giornata. Di certo il tam tam sotterraneo attraverso
il quale comunicano certi ambienti, secondo gli investigatori della Digos, ha
già chiamato a raccolta quanti intendono dimostrare contro la presenza di Israele. "Tenteranno di certo qualcosa - profetizzano
gli investigatori - da parte nostra terremo gli occhi aperti per evitare
sgradevoli sorprese".
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina IV - Torino
GLI ORFANI DELLA PROTESTA SALVATORE TROPEA Ora se non si vuol cedere alla
tentazione di considerare una debolezza da inguaribili nostalgici il rispetto
per alcune ricorrenze è lecito pensare che il Primo Maggio debba sopravvivere
come icona del lavoro da tenere in conto e non da consegnare al deposito delle
cose di cui sbarazzarsi. Il corteo da piazza Vittorio a piazza San Carlo, con o
senza la presenza dei grandi leader sindacali e politici, nei momenti più
esaltanti come in quelli tristi nei quali è transitato il movimento dei
lavoratori torinesi, non ha perduto il suo fascino, resistendo alla forza
invasiva del disimpegno e del blog. Nell'immaginario collettivo ha conservato
la freschezza evocativa del celebre "Quarto Stato" di Pellizza da
Volpedo in quell'incedere orgoglioso e fiero di chi ha davanti un futuro alto
in cui credere. Giovedì, si è (ri) ascoltato anche l'Inno dei lavoratori che
non è un rap ma non guasta. C'erano tante facce note ma anche tanti giovani. E
anche questo non guasta. Anzi. Non tirava aria di reducismo e neppure di
partecipazione dovuta. Si avvertiva una continuità storica e l'attaccamento a
un valore che il sindaco Sergio Chiamparino ha fatto bene a sottolineare. Anche
se i risultati elettorali possono aver suggerito il sospetto che dietro le
bandiere della sinistra avanzassero i soldati napoleonici dopo la Beresina più
che i rappresentanti del "Quarto Stato". "Abbiamo vissuto tempi
migliori", hanno pensato e detto in molti a commento di un clima che un
diverso risultato elettorale probabilmente avrebbe reso meno malmostoso. Ma
senza rassegnazione, senza il bisogno di confondersi col popolo di Diliberto
che, affrancato finalmente delle incombenze di governo, ha sentito la necessità
liberatoria di riesumare Marx e Stalin sulle note dell'Inno sovietico. O con
gli "orfani" della protesta "a prescindere" che da sempre
officiano in coda al corteo salmodiando un copione immutato. La coreografia
sarebbe stata diversa con un risultato elettorale meno punitivo per la
sinistra? E' possibile che se lo siano chiesto Piero Fassino, Bertinotti,
Chiamparino, Mercedes Bresso, i segretari di Cgil, Cisl e Uil. Ma quelli di
loro che, al pari di molti altri partecipanti al corteo, hanno superato da
qualche anno la "linea d'ombra" devono avere trovato senza difficoltà
una risposta nella triste ripetitività di certi comportamenti. Non consolatoria
ma pur sempre amara nella constatazione del loro riaffacciarsi a distanza di
anni senza soluzione di continuità. Questa volta è toccato a Fausto Bertinotti
pagare per una temporanea appartenenza governativa mai digerita dagli
"impediti" pronti a rinnegare ogni responsabilità sull'altare del
tutto e subito. Era successo sulla stessa piazza di Torino in altri tempi: ai
socialisti di Nenni, nella seconda metà degli anni Sessanta, era stato
rimproverato aspramente il loro ingresso nel centro sinistra al grido di
"traditori" e "rosso antico". Quarant'anni dopo, e nella
stagione del nuovo riformismo, l'obiettivo è lo stesso. E anche le motivazioni:
sbagliate oggi come allora. Al pari del rogo delle bandiere, indicativo di
un'intolleranza che si perpetua mutando soltanto nella geografia dei "nemici"
di turno. Il tema della sicurezza sul lavoro, adeguatamente rappresentato nel
corteo e proposto con forza nei discorsi, unitamente ad altri argomenti di
attualità, ha interpretato di gran lunga in modo più efficace lo spirito del
Primo Maggio. Nel loro paziente realismo i lavoratori torinesi, non soltanto
quelli della Thyssen, hanno colto questo spirito. Che poi è quello che merita
un seguito, mentre il rito della protesta rimane come l'atto di un estremismo
goliardico al quale se ne aggiungerà un altro alla prossima occasione. Che abbia vinto o perduto la sinistra, che al salone del libro ci
sia Israele o un altro
paese, che gli americani abbiano o meno abbandonato l'Iraq, poco importa. Chi
vuole acclamare Grillo o bruciare bandiere troverà sempre una sua ragione per
farlo.
( da "Voce d'Italia, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri A Londra
intanto si riunisce il Quartetto Gaza, aviazione israeliana non responsabile
delle vittime civili di Beit Hanun Morti per "deflagrazioni
secondarie" Gaza, 3 mag. – La responsabilità della morte di una madre
palestinese e dei suoi quattro figli, avvenuta lunedì scorso a Beit Hanun, non
è da attribuire all'aviazione israeliana. Sono i risultati di un'inchiesta
portata a termine dall'esercito di Tel Aviv, secondo cui i cinque palestinesi
sarebbero sì morti nel corso di un'operazione delle forze israeliane, ma non a
causa del razzo lanciato dai militari, bensì per una “deflagrazione secondaria”
di materiale esplosivo in possesso di un miliziano palestinese che si trovava
lì vicino. Il portavoce dell'esercito israeliano, che ha
riportato gli esiti dell'inchiesta, ha diffuso alla stampa un filmato in cui si
vedono due attacchi consecutivi contro miliziani palestinesi. Quello che il
rapporto mostra è che in entrambi i casi si evidenziano deflagrazioni
secondarie, di cui viene sottolineata la potenza distruttiva, maggiore
rispetto a quella dei razzi lanciati dall'aviazione. Il portavoce ha inoltre
espresso dolore per la morte di persone innocenti, la cui responsabilità è di
Hamas “che agisce tra la popolazione civile, e che la utilizza come scudo
umano”. Intanto sempre ieri il Quartetto (composto da Usa, Russia, Ue e Onu) si
è riunito a Londra per fare il punto della situazione sul processo di pace tra
israeliani e palestinesi. In un comunicato diffuso in occasione della riunione,
si esprime preoccupazione per le condizioni di vita all'interno della Striscia,
da quando nel giugno
( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione
del Lo Stato che c'è e quello che manca Moni Ovadia La storia dell'umanità non
ha mai proceduto secondo i principi della logica e della giustizia anche se,
talora e parzialmente, ha visto prevalere le ragioni del diritto e della
democrazia. Più spesso la storia ha visto il farsi delle aspirazioni di una
parte ai danni di una o di più altre parti. Il potente, tendenzialmente, ha
sempre sopraffatto il debole e in più di una circostanza, irreversibilmente. La
vittima, in questi casi, non ha potuto neppure "beneficiare" di
tardive e postume lacrime di coccodrillo. Intorno alla metà del secolo scorso
tuttavia il mondo è stato testimone di un accanimento storico che vide
contestualmente e simultaneamente la redenzione e la dannazione di due vittime,
inequivocabilmente vittime. Parlo di palestinesi e israeliani. Ricorre
quest'anno, proprio in questi giorni, il sessantesimo anniversario dello
"Yom Atzmaut", il Giorno dell'Indipendenza dello Stato d'Israele. Questo stesso anniversario i palestinesi lo chiamano
"Nakhba", catastrofe. Gli ebrei che allora avevano scelto di
costruire il proprio focolare nazionale nella Palestina
mandataria, erano i sopravvissuti allo sterminio nazista. Quelle vittime della
più brutale ferocia perpetrata a danno di esseri umani su propri simili nel
corso della pur sanguinaria storia dell'uomo, erano mosse da un impegno
sacrale: fondare una casa in cui mai più un ebreo sarebbe stato carne da
macello per i deliri antisemiti e benché il Sionismo fosse allora un movimento
laico, era giunto alla decisione irrevocabile che quel luogo non poteva che
essere nella "Terra Santa". La dirigenza sionista volle rendere
quell'aspirazione ideale self-evident sul piano pratico lanciando in tutto il
mondo uno slogan che fosse difficilmente confutabile in sé: "una terra
senza popolo per un popolo senza terra". Gli ebrei in Israele,
e la stragrande maggioranza degli ebrei nel mondo, avevano spasmodicamente
bisogno di credere a quelle parole, e vi credettero. Erano false e lo sapevano
anche i dirigenti sionisti di allora, prova ne sia il fatto che accettarono a
grande maggioranza la risoluzione Onu dei "due popoli e due Stati" in
quella terra. Quali che siano le opinioni sugli eventi successivi, un fatto
rimane inconfutabile: 60 anni fa iniziava per gli ebrei di Israele
e per la maggioranza degli ebrei nella Diaspora, una nuova e luminosa storia.
Per i palestinesi era invece l'inizio di un calvario, di una spoliazione senza
fine, di una perdita di tutto ciò a cui un popolo che vive in una terra aspira.
Tutto ciò 60 anni fa. E oggi? Per Israele le promesse
si sono realizzate anche se a prezzo della perdita di molte vite, di cinque
guerre e del sangue sparso dal terrorismo. Per i palestinesi le cose sono, se è
possibile, peggiorate. Quarant'anni di ininterrotta occupazione e
colonizzazione - con tutto il devastante stillicidio di demolizione e di
espropriazione abusiva di case, estensione inesorabile delle colonie,
sradicamento di centinaia di migliaia di ulivi, distruzione di riferimenti
topografici attuate con programmatica determinazione, erezione di un muro che
separa palestinesi da palestinesi, migliaia di morti civili - li hanno privati
di quasi tutto. La spoliazione è progredita sotto lo sguardo indifferente della
comunità internazionale in nome di un giusto complesso di colpa che però viene
ingiustamente scaricato sul popolo palestinese. "L'abbandono dei
palestinesi non può in alcun modo rappresentare l'espiazione per l'abbandono
dell'ebraismo europeo commesso settant'anni fa, né renderà alcun
servigio alla causa della sicurezza di Israele e del suo popolo", scrive Henri Siegman, ex Presidente del
Congresso Ebraico Americano, in un articolo pubblicato da Al Hayyat il 23
aprile scorso. Si tratta di uno fra i più acuti esperti del conflitto
israelo-palestinese. Ora, i governi israeliani hanno legittimato tutti i loro
comportamenti illegali e ingiusti motivandoli con l'esigenza non
negoziabile della sicurezza di Israele. Sia chiaro, la
sicurezza è un problema drammatico e reale, ma colonizzazione, occupazione e
spoliazione dei palestinesi, nulla vi hanno a che fare come acutamente osserva
Siegman: "(...) Nessun governo che abbia serie intenzioni riguardo alla
proposta "due popoli due stati" come soluzione al conflitto, avrebbe
proseguito nell'ininterrotto furto e frammentazione della terra palestinese
che, come capirebbe anche un bambino, rende impossibile la creazione di uno
stato palestinese. (...) Nessuna iniziativa di pace può avere successo se la
spoliazione del popolo palestinese diverrà irreversibile". In occasione
del sessantesimo anniversario della creazione dello Stato d'Israele
ci saranno molte celebrazioni. Vi sono, specialmente nella sinistra
"radicale", persone che vivono questi eventi come un inaccettabile
vulnus e bruciano bandiere, chiedono boicottaggi per protestare contro la
politica israeliana, col risultato che, di fatto, colpiscono la cultura e la
letteratura che di quella società sono la parte migliore finendo, a mio parere,
col danneggiare la causa palestinese. Il problema non è la celebrazione dello
Stato di Israele, il problema è la mancata
celebrazione di un pari Stato palestinese. Speriamo che a furia di menzogne e
velleitarismi non diventi troppo tardi. Mala Tempora.
( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione
del EUROLEGA Siena parte forte, poi la rimonta Maledizione toscana Canestri che
illudono poi passa il Maccabi di Salvatore Maria Righi inviato a Madrid LO
GUARDI, Derrick Sharp, e pensi che per fare una vita da mediano non è mica
necessario giocare a pallone. Anni trentasette, dodici col Maccabi, cioè Israele
infilato dentro una canottiera gialla. A vederlo non è esattamente un cigno del
parquet, ma proprio quei due metri cubi di muscoli e mestieraccio, incazzati
per giunta, si sono piazzati damblè tra Siena e la sua prima finale di
Eurolega, la settima da quando il mondo Fiba è stato buttato giù come il muro.
Ha ragione Ligabue, sono quelli lì che zitti zitti passano alla storia. Sharp e
Bynum, un altro trattore che fai prima a saltarlo che girarci intorno, ma prova
a spostarlo. Trenta minuti di Montepaschi, quello che va come un Casio e a
volte sembra che non ci sia bisogno nemmeno di Pianigiani a guidarlo, e poi
loro due a suonare la carica. Fine della favola, fine dell'Europa (85-92), ma
con grande dignità, e l'immancabile canto della verbena questa volta esportato
dalle parti del Prado. Fino a quel momento, che peccato, poco, pochissimo
Maccabi. Ossia sette milioni di israeliani, censimento del 2006, che quando si
alza per aria la palla arancione cominciano a soffiarci contro, a saltare,
ballare e far baccano. Qualcosa conterà, se domani sera la squadra di Zvi
Sherf, un altro vecchio lupo di mare dei canestri, gioca la quarta finale negli
ultimi cinque anni. Per Siena, alla terza volta nel poker che conta in Europa,
sarebbe stata come detto la prima, coronamento di due stagioni da predatore in
Italia e in Europa. Erano sulla buona strada anche ieri, nel Pabellon Deportivo
tra calle de Goya e plaza Salvador Dalì, perché per quasi tre quarti la partita
era tutta dei toscani. Venti a otto nel primo quarto, un pronti via famelico
per una squadra - Siena - che non è un crotalo fulminante, non ha il talento e
nemmeno il fisico, ma è bravissima a fare il boa, che ti macina e ti soffoca
inesorabile.
( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del "Gli ebrei della diaspora possono vivere fuori
da Israele ma non possono vivere senza Israele".
( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Wiesel: lo Stato d'Israele è un sogno
realizzato Il Premio Nobel dice a l'Unità: ma so anche che la realtà rispetto
ai sogni è più contraddittoria "Ora spero che israeliani e palestinesi
possano vivere fianco a fianco. Senza l'odio che predica Hamas" di Umberto
De Giovannangeli SE C'È UN UOMO, un intellettuale, un grande scrittore che può
aiutarci a non cancellare il passato e al tempo stesso guardare al futuro, questi
è Elie Wiesel. Guardare al passato, alla tragedia immane della Shoah e insieme
celebrare i 60 anni dello Stato d'Israele. Due eventi
che s'intrecciano indissolubilmente nelle riflessioni del Nobel per la Pace,
che ad Auschwitz e Buchenwald trascorse 11 mesi. Ricordare non è solo un
tributo dovuto ai milioni di donne e di uomini annientati nei lager nazisti.
"L'antisemitismo e l'odio razziale - avverte Wiesel - sono parte del
nostro presente. Sottovalutarne la portata sarebbe un imperdonabile errore".
Non dimenticare perché "senza memoria non c'è futuro". Israele ha celebrato l'altro ieri la Giornata della Shoah e
tra pochi giorni festeggerà il 60° della sua fondazione. Passato e presente
s'intrecciano indissolubilmente. C'è chi sostiene che occorra liberarsi dal
fardello della memoria dell'Olocausto. "Non sono assolutamente d'accordo.
Guai se accettassimo questo assunto. E non lo dico solo in memoria delle
vittime, milioni di vittime della Shoah o per il dovuto rispetto ai
sopravvissuti. Lo dico per le giovani generazioni. Perché una società che
cancella la memoria collettiva è destinata a non avere futuro. Nell'oblio delle
coscienze tutto si stempera in un unicum indistinto. Per nessuna ragione al
mondo è possibile cancellare la distinzione tra carnefice e vittima. Ed ancor
oggi l'Olocausto insegna che quando una comunità viene perseguitata tutto il
mondo ne resta colpito". Più volte si è fatto riferimento all'unicità
dell'Olocausto. C'è chi contesta questa affermazione. Cosa ha rappresentato
nella storia dell'umanità, oltre che per il popolo ebraico, la Shoah? "Ha
rappresentato il Male assoluto, a cui ha corrisposto la determinazione assoluta
nel pianificare e mettere in atto l'annientamento di un intero popolo. Questo è
stato l'Olocausto e in questo consiste la sua novità: per la prima volta nella
storia, si intendeva eliminare dalla faccia della terra un popolo. Gli ebrei
non furono perseguitati o sterminati per motivi specifici, perché credevano o
non credevano in Dio, perché erano ricchi o poveri, di destra o di sinistra:
no, gli ebrei venivano deportati, torturati, uccisi per il semplice fatto di
essere tali. Perché erano colpevoli di esistere: questo è l'orrore
incancellabile della Shoah. Un orrore che si vorrebbe replicare". A cosa
si riferisce? "Alle reiterate affermazioni del presidente iraniano,
secondo cui non c'è stato Olocausto nel passato, ma ci sarà nel futuro. E non
si dica che sono elucubrazioni di un fanatico, perché questo fanatico è il capo
di uno Stato teocratico che sta procedendo a tappe forzate verso il riarmo
nucleare. Sarebbe un errore mettere in dubbio la sua determinazione. Un errore
che non solo Israele ma tutto il mondo libero non può
permettersi di commettere. Vede, io appartengo ad una generazione che ha
imparato sulla propria pelle a prendere sul serio le parole del nemico. Anche
perché queste parole sono accompagnate da fatti indiscutibili: è l'Iran che
fornisce armi e denaro agli Hezbollah libanesi. C'è l'Iran dietro le più
pericolose organizzazioni terroristiche mediorientali". Teheran e gli
Hezbollah accusano Israele di perpetrare il genocidio
dei palestinesi. "È una falsità, una accusa vergognosa. Bene hanno fatto
gli ambasciatori occidentali ad alzarsi e andarsene dopo che il rappresentante
della Libia al Consiglio di Sicurezza Onu aveva accomunato la situazione a Gaza
con i lager nazisti. Quell'individuo avrebbe dovuto passare anche un solo
minuto ad Auschwitz o Treblinka, ma forse costui è un fan del gran muftì di
Gerusalemme che fu grande seguace di Hitler. La verità è che ai Gheddafi, agli
Ahmadinejad, a Hezbollah della sofferenza dei palestinesi non è mai importato
nulla. Cosa vogliono realmente? Concessioni territoriali? No. La creazione di
uno Stato palestinese che viva fianco a fianco a Israele,
cosa che personalmente mi auguro? Niente affatto. Il loro unico obiettivo è la
distruzione di Israele, ed è per questo che l'Iran sta
realizzando il suo arsenale nucleare". Cosa ha rappresentato per lei la
nascita d'Israele? "L'alba dei nostri sogni.
L'affermazione del diritto del popolo ebraico ad un suo focolaio nazionale. Un
diritto difeso a caro prezzo in questi 60 anni. Difeso contro eserciti potenti
e oggi contro un nemico ancor più pericoloso perché animato da un culto della
morte che non conosce limiti. Mi riferisco ai terroristi suicidi che non sono
nient'altro che criminali contro l'umanità, pervasi dallo stesso odio che
infiammava i nazisti. Certo, la realtà non ha la limpidezza, la linearità
riflesse in un sogno. Essa è sempre più spigolosa, sfaccettata, contraddittoria.
Lo è anche per ciò che riguarda Israele. Tuttavia, ciò
che più conta è che con la nascita dello Stato d'Israele
si sia realizzata l'aspirazione, che è stata l'essenza del sionismo, di
collegare un popolo a una terra. In questa ottica, 60 anni
dopo si può dire che per ogni ebreo Israele è il sogno che si è fatto realtà". Israele e la Diaspora ebraica.
Sessant'anni dopo. Come descrivere in una frase questo rapporto? "Gli
ebrei possono vivere fuori da Israele ma non possono vivere senza Israele. Io, Elie Wiesel, non potrei più vivere senza Israele. Ecco cos'è ancor oggi Israele: l'unico posto al mondo dove gli ebrei possono
difendere se stessi". E Israele potrà un giorno
vivere in pace con i palestinesi? "È la speranza che so di condividere con
la grandissima maggioranza degli israeliani consapevoli, al pari del loro
governo, che non esiste altra soluzione che quella di due Stati che vivano
fianco a fianco, optando per la pace. Ma perché ciò possa accadere è necessario
che i palestinesi comprendano che non è con l'odio e la violenza praticati da
gruppi estremisti come Hamas che vedranno realizzate un giorno le loro
aspirazioni".
( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del TORINO "Hanno vietato le bandiere di Israele" Bugie della destra sulla Fiera
del libro È ancora polemica sulla fiera dal libro di Torino. Con la destra
ancora a creare pseudo-questioni. Stavolta sulla bandiera di Israele. Giovedì infatti due vessilli -
uno israeliano e l'altro statunitense - erano stati bruciati al termine del
corteo del 1° maggio in città, sembra ad opera di esponenti dei centri
sociali. Ieri però il Pdl è partito lancia in resta, come paladino di un
diritto di bandiera mai negato. Mantovano e Quagliarello infatti hanno scritto
ad Amato chiedendo che si adoperi contro l'"eccesso di zelo di un
funzionario del ministero che ella guida. Ci riferiamo alla decisione del
prefetto di Torino, adottata per asserite regioni di ordine pubblico, di
vietare l'esposizione della bandiera di Israele in
occasione della inaugurazione, il prossimo 8 maggio, della Fiera del
libro". Fatto a cui lo stesso prefetto torinese Paolo Padoin ha risposto a
stretto giro: "Mai posto divieti di esposizione di bandiere". Quella
d'Israele sarà "regolarmente esposta nei luoghi
in cui ne è prevista l'esposizione": "Esiste un divieto disposto dal
signor Questore (Stefano Berrettoni, ndr) - precisa una nota della Prefettura -
di effettuare qualsiasi manifestazione pubblica all'esterno dell'area
espositiva nel giorno dell'inaugurazione", il prossimo 8 maggio. Nessun
divieto di esposizione di bandiere però, conclude la nota, è stato
"ovviamente mai posto". Fatto sta che però ieri mattina si è comunque
deciso di ampliare le misure di sicurezza: il divieto di manifestazione e
presidi nella zona adiacente al Lingotto-Fiere si è esteso a tutta la durata
dell'evento, dall'8 al 12 maggio, e non solo - come era previsto inizialmente -
il giorno dell'inaugurazione, giovedì 8 maggio, che per l'occasione vedrà la
presenza anche del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma ieri a
Torino la polemica ha avuto anche un'altra coda. A sollevarla Fiamma Nirestein,
che ha annunciato che non parteciperà come previsto alla presentazione del
libro del professore Della Pergola a Torino insieme a Gad Lerner, reo a suo
dire, durante una puntata del suo L'Infedele, di "non aver battuto
ciglio" quando Gianni Vattimo ha apostrofato la neo eletta Pdl come
"fascista", "sostenendo - ricorda Nirestein in una nota - che
non c'è niente di strano e che è anzi oggi dovuto dare agli ebrei di nazisti o
di fascisti quando questo corrisponda (secondo lui) a verità".
( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Torino, contestazioni per Bertinotti
Bruciate le bandiere d'Israele e Usa Da Torino a Torino, da un primo maggio all'altro, per Fausto
Bertinotti in 24 mesi il mondo sembra capovolto. Due anni fa, fresco di
elezione alla presidenza della Camera, aveva scelto la festa dei lavoratori per
il suo debutto in piazza da terza carica dello Stato. L'altro ieri,
fresco di severa bocciatura nelle urne, l'ex leader della Sinistra Arcobaleno
ha dovuto invece incassare, sempre a Torino, una scomposta contestazione. È
accaduto prima che iniziasse la manifestazione, in piazza Vittorio, dove c'era
il concentramento del corteo. Quando l'ex presidente della Camera si è
avvicinato agli striscioni e alle bandiere di Rifondazione Comunista, un gruppo
di giovani dei centri sociali lo hanno praticamente fatto allontanare
contestandogli la politica del governo di centrosinistra e la sua
partecipazione alla Fiera del Libro di Torino. Bertinotti è infatti atteso per
uno degli incontri dedicati alle "parole" della Costituzione: a lui
spetta il dibattito sull'articolo 1 e sulla parola "lavoro". A quel
punto il dirigente dimissionario si è allontanato da quello spezzone del
corteo. Secondo il suo portavoce, Vittorio Mucci, si è trattato al massimo di
una decina di persone: "Poi - racconta ancora il collaboratore di
Bertinotti - abbiamo fatto tutto il corteo in testa, e ora siamo tornati con lo
spezzone di Rifondazione. Ha stretto mani, gli hanno scattato fotografie, è
stato riempito di incoraggiamenti. Ma questo, evidentemente, non fa
notizia...". Circa un'ora più tardi c'è stato l'incontro e il lungo
abbraccio tra lo stesso Bertinotti e l'ex ministro Paolo Ferrero, divisi nei
giorni scorsi dai modi in cui hanno interpretato la disfatta elettorale. E
attorno a loro gli applausi. Ferrero esprime "piena solidarietà a
Fausto" e spiega che la contestazione "è assurda, assolutamente
minoritaria e ininfluente rispetto alla grande manifestazione di Torino a cui
abbiamo partecipato entrambi. La dura opposizione alla politica repressiva del
governo di Israele e il sostegno alla lotta del popolo
palestinese per la creazione di un proprio Stato non c'entrano infatti nulla
con la Fiera del Libro che si svolgerà a Torino dalla prossima settimana. Io
stesso parteciperò alla Fiera per discutere di immigrazione e politiche di
inclusione sociale e culturale dei migranti". Ma a quelli dei centro
sociali queste spiegazioni non bastano: a fine corteo, infatti, hanno bruciato
le bandiere di Israele e degli Stati Uniti.
( da "Riformista, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Segue omertà Anche
se, in verità, non è il mondo alla rovescia. È una certa sinistra che non
riuscendo, per fortuna, a rovesciare il mondo reale, vuole impedire ai cervelli
di funzionare. Alcune cose colpiscono. La prima è la ristretta base politica
dei boicottatori. Oltre al partito di Diliberto, ai gruppi filo-palestinesi, a
intellettuali girovaghi come Vattimo, il boicottaggio non ha avuto
straordinarie adesioni. Tuttavia la determinazione a boicottare ha creato un
problema di ordine pubblico, quindi la ristretta base politica è molto
aggressiva e potenzialmente violenta. Tuttavia nel fronte anti-boicottaggio o,
per dir così, a-boicottaggio della sinistra esiste un'ampia zona omertosa, di
simpatia, di adesione occulta. È questo il territorio da indagare. Mi chiedo:
ma se la decisione di portare la bandiera di Israele
invece di prenderla "Appuntamento a Gerusalemme" l'avessero presa i
sindacati, i partiti di sinistra, in prima fila il Pd, ci sarebbe stato un
problema di ordine pubblico? Ovvero l'ampiezza dei promotori di amicizia verso
lo Stato ebraico non avrebbe dissuaso gli aggressori e tolto alibi al prefetto?
È ovvio che penso che la risposta sia "sì". So bene che nel vasto
mondo della sinistra vi sono molte critiche verso Israele.
Non le condivido ma sono legittime. Ma stiamo discutendo della politica di un
governo o della esistenza e della storia di uno Stato? Il problema è che è
difficile marciare a favore di una democrazia, in questo dannato paese. E
questo è il problema della sinistra. Molti sottovalutano il divorzio che si sta
consumando fra sinistra e comunità ebraiche. Alcuni
esponenti della sinistra si rivolgono alle comunità in modo esigente solo per
chiedere critiche a Israele
o per fermare l'avanzata elettorale della destra. Troppo comodo. Non c'è mai
stato - tranne nelle date anniversarie e tranne pochi esponenti della sinistra
- un solo momento di solidarietà attiva e incondizionata verso lo Stato di Israele. Questa di Torino era la
volta buona. Questa della bandiera esposta nelle strade nel giorno della Fiera
sarebbe stata l'occasione giusta. Ci sarà il Riformista. Bisogna continuare a
chiedersi perché accade tutto questo. Penso che fra le cose del Novecento che
tardiamo a buttare sa mare c'è il terzomondismo, figlio decrepito
dell'antimperialismo. C'è l'antioccidentalismo della sinistra. C'è il
giustificazionismo di ogni cultura che confligge con i disprezzati valori
occidentali. Quello che non si vede è il miracolo di Israele,
un paese assediato da sessant'anni che è multireligioso, multirazziale,
multietnico, con livelli tecnologici altissimi, protezione sociale imponente,
una classe dirigente politica e militare che la pubblica opinione rovescia come
un guanto. È, scusate se è poco, una democrazia. Lasciamo perdere cosa c'è
dall'altra parte della barricata. Gli amici di Israele
amano i palestinesi. Sarà un gran giorno quello in cui la pace vedrà di fronte
due forti democrazie. È per questo che la bandiera con la stella di Davide noi
ce la teniamo. Peppino Caldarola 03/05/2008.
( da "Riformista, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Torino 1 Si profilano
nuovi scontri Il prefetto fa una mezza marcia indietro I centri sociali invece
preparano altri falò La questura di Torino annuncia: nessun presidio fuori
dalla Fiera del Libro. I centri sociali rispondono: ci mobiliteremo lo stesso.
E preparano convegni, presidi, gazebo che culmineranno nel corteo anti-Israele del 10 maggio, cui parteciperanno manifestanti da
tutta Italia. "Non escludo che bruceremo altre bandiere israeliane e
americane. Anche perché non capisco dove stia la violenza nel bruciare le
bandiere": Lele Rizzo, portavoce di Askatasuna (il gruppo che insieme ad
altri centri sociali ha dato fuoco a due bandiere israeliane e americane
durante il corteo del primo maggio a Torino) annuncia ancora battaglia. Contro
lo Stato di Israele e contro la Fiera del Libro che ne
esporrà la bandiera. A meno di una settimana dall'inizio dell'evento la
questura ha esteso a tutte le giornate della manifestazione il divieto di
presidi fissi all'esterno della Fiera, inizialmente previsto solo per la
giornata inaugurale che vedrà la partecipazione del presidente della Repubblica
Napolitano. Lo ha annunciato il questore Stefano Berrettoni al termine di una
riunione tenutasi ieri. Un altro chiarimento, ieri, è arrivato dalla prefettura
di Torino: "Mai posto divieti di esposizione di bandiere" ha detto il
prefetto Paolo Padoin. Il quale, in una nota diramata alle agenzie, ha smentito le notizie relative ad un presunto suo divieto di
esporre la bandiera di Israele imposto per mantenere l'ordine pubblico, riportato dalla stampa
il primo maggio. "La bandiera di Israele sarà regolarmente esposta nei luoghi ove l'ente organizzatore lo
ha previsto quale paese ospite della Fiera" ha affermato il prefetto di
Torino provando a chiudere il caso. Dopo che, nel corso della giornata,
alcuni avevano chiesto l'intervento del ministero dell'Interno per garantire la
regolare esposizione della bandiera di Israele, come i
deputati del Pdl Mantovano e Quagliariello. Sui disordini del primo maggio sta
indagando la questura dei Torino, ma all'orizzonte già se ne prevedono altri.
In una giornata in cui la condanna per quanto avvenuto è stata ferma da parte
di tutto il mondo politico, il portavoce di Askatasuna, Lele Rizzo, spiega al
Riformista che il primo maggio è stato solo l'inizio di una mobilitazione ben
più ampia. Che culminerà la manifestazione anti-Israele
del 10 maggio alla quale hanno aderito numerosi centri sociali e associazioni
filopalestinesi. Basta andare sul sito www.infoaut.org per capire che non sarà
affatto un pranzo di gala. I manifestanti, infatti, si stanno preparando a
disattendere le indicazioni del prefetto. Dice Rizzo: "Noi manteniamo
ferma la nostra posizione sul boicottaggio di Israele.
Il primo maggio, bruciando le bandiere, abbiamo rotto il silenzio. E lo faremo
anche il 10 con un corteo che parte dal centro e arriva al Salone del
libro". La scelta della Fiera del libro di esporre la bandiera di Israele per i contestatori è del tutto inaccettabile:
"Noi giudichiamo lo Stato di Israele fondato
sull'apartheid. E non possiamo stare in silenzio di fronte al genocidio del
popolo palestinese. Ecco perché vogliamo il boicottaggio. Perché sul Tibet
questa parola si può pronunciare e su Israele no? Se
andiamo a contare i bambini morti in Tibet e quelli palestinesi sono di più
questi ultimi. Quali sarebbero i motivi per cui Israele
a Torino è ospite d'onore?". A sentire le parole di Rizzo esporre la
bandiera israeliana rappresenta una specie di dichiarazione di guerra: "È
una scelta precisa, una scelta politica: non solo per quello che succede oggi
in Palestina, ma perché ricordare il 1948 non
significa solo ricordare la nascita di Israele ma
anche celebrare la Nakbah, la catastrofe per il popolo palestinese: i profughi
in fuga, i villaggi distrutti, le decine di migliaia di morti". Rizzo
spera che la protesta varchi i cancelli della Fiera: "Chiediamo a tutti
quelli che si sentono di esporre simboli palestinesi come il kefia". Nel
mirino dei contestatori anche quella sinistra, da Bertinotti a Ferrero, che
sarà presente al salone: "Certo che muoviamo dei rimproveri a
Rifondazione. Dobbiamo capire da che parte sta: con gli oppressi o con gli
oppressori. Il nostro slogan è "da che parte stare lo sappiamo". In
questo momento bisogna difendere la causa di tutti i palestinesi". Anche di
Hamas? "Hamas non è una struttura terroristica". 03/05/2008.
( da "Riformista, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Champions la storia
di grant, l'anti-mourinho che guiderà il chelsea a mosca Avram non festeggia la
finale e va ad Auschwitz Londra. "Scusate ma per me questa era una
giornata difficile, in Israele si celebra il giorno
delle vittime dell'Olocausto: io persi la mia famiglia. Posso essere
soddisfatto, oggi, non felice". Mentre i giornalisti di tutto il mondo lo
stringevano d'assedio fuori dalla sala stampa di Stamford Bridge, Avram Grant,
l'allenatore del Chelsea che con una straordinaria prestazione aveva staccato
il biglietto per Mosca e per la prima finale di Champions nella storia dei
Blues, rispondeva così a sorrisi e strette di mano. Per lui, nato il 4 maggio
del
( da "Riformista, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Torino
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
> A sinistra, i
sostenitori di Viktor Yushchenko durante le elezioni in Ucraina. In alto, un
guerrigliero cetnico (Bosnia). Sotto, un'anziana palestinese non vuole cedere
la propria terra all'esercito israeliano.
( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 105 del
2008-05-03 pagina 16 Israele,
Olmert nei guai: sotto inchiesta per fondi neri di Gian Micalessin Il grande
sopravvissuto stavolta rischia di non farcela. Dopo aver resistito agli affondi
della commissione d'inchiesta sulla guerra in Libano ed essere uscito indenne
da almeno tre precedenti indagini, il premier israeliano Ehud Olmert rischia di
finir stritolato dagli intrecci tra politica e finanza che hanno
accompagnato la sua ascesa alla leadership. A far più notizia e a rendere più
precaria la posizione di Olmert contribuisce non tanto la gravità delle accuse
quanto la loro segretezza. Una segretezza che il procuratore generale Menahem
Mazuz, terrore di tutti i politici e principale artefice delle dimissioni
dell'ex presidente Moshev Katsav, vuole mantenere a tutti i costi. Per
preservarla ieri mattina ha spedito a casa del premier l'unità anti frode della
polizia concedendo l'autorizzazione a tenerlo sotto torchio per oltre 90
minuti. La procedura, avviata con sole 48 ore di preavviso, non ha molti
precedenti e fa pensare a qualcosa di serio e delicato. Secondo le
indiscrezioni raccolte dal quotidiano Yediot Ahronot il colpo fatale alla
carriera del premier potrebbe esser scaturito dall'interrogatorio di un
imprenditore americano caduto sotto le grinfie dell'unità anti frode durante un
recente viaggio in Israele. L'uomo, conosciuto per i
suoi rapporti con il premier, avrebbe ammesso finanziamenti elettorali e giri
di denaro non autorizzati che coinvolgono Shula Zaken, il capo gabinetto di
Olmert quand'era ministro dell'Industria e del Commercio nell'esecutivo di
Ariel Sharon. Solo 24 ore prima di piombare nella residenza del primo ministro
il commissario David Cohen e i suoi uomini avevano dedicato una giornata a
spremere l'ex capo gabinetto del ministero dell'Industria. La determinazione
con cui un procuratore navigato come Mazuz ha difeso l'urgenza e la segretezza
di un'indagine, che in caso d'insuccesso potrebbe costargli il posto, fa
pensare a prove e sospetti ben documentati. E così, ieri, un coro di
parlamentari si è affrettato a chiedere a Olmert un'immediata autosospensione
dalla carica di premier. Gli affondi più pericolosi, al di là di quelli
scontati dell'opposizione del Likud e della destra, sono arrivati dall'alleato
di governo laburista. "Il premier non può continuare a guidare il Paese
mentre è sottoposto a una seria inchiesta che comporta il sospetto di gravi
crimini" - ha detto la signora Shelly Yachimovich parlando a nome di tutti
i deputati laburisti, ma soprattutto a nome del grande capo Ehud Barak,
l'inflessibile ministro della Difesa ormai pronto a tornare alla guida del
Paese. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'appuntamento
organizzato da Free Palestine. Protesta di Italia-Israele Convegno sulla "pulizia
etnica" all'università è già polemica Fiamma Nirenstein ha detto no al
dibattito con Gad Lerner TORINO - Dopo il rogo delle bandiere torna a salire la
tensione intorno alla Fiera del Libro di Torino dove Israele è ospite d'onore . La manifestazione sarà inaugurata
giovedì prossimo da Giorgio Napolitano. Ma già il 5 e 6 maggio ci sarà una
polemica anteprima all'Università con il convegno organizzato da "Free
Palestine" dal titolo: "Le democrazie occidentali e la pulizia etnica
della Palestina". Tra i relatori lo scrittore
Tariq Ramadan, gli italiani Gianni Vattimo, Angelo D'Orsi e Diana Carminati,
l'israeliano Aharon Shabtai. "Un appuntamento per raccontare una verità
scomoda che il governo di Tel Aviv vuole nascondere", sosteneva ieri
Alfredo Tradardi, uno degli organizzatori, aggiungendo che
"l'organizzazione del convegno era stata proposta nei mesi scorsi agli
stessi vertici della Fiera del Libro" senza che, evidentemente, si sia
trovato un accordo. L'iniziativa è stata invece duramente criticata dall'associazione
Italia-Israele che ieri ha chiesto "al rettore
dell'università di Torino di esprimersi contro il convegno" ospitato nei
locali della facoltà di Scienze politiche. Secondo il vicepresidente
dell'associazione Emanuel Segre Amar, "stupisce che l'università sia sede
di un evento fin dal titolo profondamente aggressivo nei confronti dello stato
di Israele". Il momento più delicato dell'intera
settimana sarà comunque sabato 10 maggio quando "Free Palestine" ha
convocato a Torino una manifestazione nazionale contro la Fiera del libro.
Obiettivo degli organizzatori era quello di raggiungere il Lingotto, sede dei
padiglioni della kermesse dell'editoria italiana. Ma ieri il questore di Torino
ha disposto che il corteo rimanga molto lontano e sfili ad alcuni isolati di
distanza. Vietati anche i banchetti fissi nell'area del Lingotto. Ancora una
volta le autorità torinesi hanno ripetuto ieri che non è mai stato impartito
alcun divieto di esporre le bandiere israeliane in occasione della Fiera
torinese. Una notizia totalmente priva di fondamento che è circolata nei giorni
scorsi facendo ulteriormente salire la tensione intorno alla manifestazione
dell'editoria. Ancora ieri in Prefettura si discutevano con il Quirinale i
dettagli della visita di Napolitano. La Presidenza della Repubblica
preferirebbe che tutto avvenisse giovedì mattina prima dell'apertura al
pubblico, in modo da evitare rischi per la sicurezza. Ad aumentare le polemiche
ieri sera Fiamma Nirenstein ha annunciato che non parteciperà al dibattito in
programma alla Fiera con Gad Lerner. La parlamentare ha giustificato la sua
scelta con il fatto che Lerner non l'avrebbe difesa pubblicamente di fronte
agli attacchi di Gianni Vattimo nel corso di una puntata dell'Infedele. Vattimo
aveva dato alla Nirenstein della "fascista" e Lerner aveva replicato:
"Chi dà del fascista a un ebreo sa di volerlo ferire, umiliare, colpire in
qualche cosa di doloroso". (p.g.).
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Torino, bruciate le
bandiere israeliane Bertinotti contestato, sinistra divisa 1° maggio, centri sociali
all'attacco contro la Fiera del libro L'amarezza dell'ex presidente della
Camera "Questa è davvero dura" PAOLO GRISERI TORINO - Fausto
Bertinotti è "un venduto", "simbolo di una sinistra vecchia che
accetta di partecipare alla Fiera del libro, indifferente alle sofferenze del
popolo palestinese". Quando il gruppo di militanti del centro sociale
Askatasuna si avvicina minaccioso allo striscione di Rifondazione, l'ex
presidente della Camera osserva impietrito: "Abbiamo perso tante volte - commenterà
più tardi - ma, anche se siamo abituati, questa è davvero dura". è duro
dover cedere proprio a Torino all'assalto di quattro ex ragazzi dei centri
sociali e doversi rifugiare, su consiglio della Digos, in testa al corteo, tra
i rappresentanti di quella sinistra istituzionale che Rifondazione ha spesso
criticato, tra Chiamparino e Fassino. Bertinotti non ci sta e più tardi tornerà
indietro rimettendosi dietro lo striscione del suo partito, fianco a fianco con
Paolo Ferrero, il suo antagonista nel dibattito che sta dividendo Rifondazione:
"Ci mancherebbe - commenta Bertinotti con i dirigenti locali del partito -
che oggi la notizia diventasse che mi hanno costretto a uscire dal
corteo". Più tardi, quando il grosso della tradizionale manifestazione del
Primo Maggio ha già lasciato piazza San Carlo, la notizia della giornata sarà
un'altra. Protagonisti i militanti dello stesso centro sociale che entrano in
scena per l'altrettanto tradizionale controcomizio. Questa volta il tema sono
"le sofferenze del popolo palestinese" e "il silenzio complice
di larga parte della sinistra borghese" con i suoi "squallidi
personaggi". Il gruppo entra in piazza trascinando tre bandiere israeliane
e una statunitense chiazzate di sangue. Un uomo sulla quarantina le solleva da
terra mentre un altro le inzuppa di benzina. Lo speaker scandisce i nomi delle
bambine morte nell'ultimo raid israeliano. Un uomo con il cappello da baseball
avvicina una fiaccola alla base delle bandiere che bruciano in breve tempo. Una
piccola folla di militanti applaude. In pochi istanti passano in secondo piano
i morti sul lavoro della Thyssen, i problemi della sicurezza nei cantieri, i
temi scelti dal sindacato per la festa di quest'anno. è indubitabilmente il
falò dei centri sociali a bucare il video, a marchiare il Primo Maggio
torinese. La reazione al gesto è immediata. Protesta la Comunità ebraica
italiana, deplorano gli esponenti di tutti i partiti, si riaprono le
discussioni sulla tutela dell'ordine pubblico in vista dell'imminente apertura della Fiera del Libro che ha invitato a
Torino, come ospiti d'onore, gli scrittori di Israele. Il centro sociale Askatasuna sente il bisogno di far sapere,
attraverso un portavoce, che "non c'era nel nostro gesto nessun
atteggiamento razzista", che "si è trattato di un atto contro il
governo e non contro il popolo di Israele". In realtà la scelta è servita a surriscaldare il
clima in vista delle contestazioni dei prossimi giorni quando il principale
appuntamento dell'editoria italiana sarà il nuovo palcoscenico mediatico sul
quale conquistare visibilità. Al Primo Maggio torinese la sinistra si era
presentata nuovamente divisa. Andato in frantumi nelle urne il progetto della
Sinistra Arcobaleno, Oliviero Diliberto e Fausto Bertinotti hanno sfilato nel
centro di Torino ciascuno per conto suo, dietro i simboli di partito precedenti
al 13 aprile. E I Comunisti italiani hanno scelto la festa del lavoro per
"tornare alla falce e martello e alla parola comunista. La loro assenza
sulla scheda - ha spiegato Diliberto ai cronisti - è uno dei motivi della
nostra sconfitta". Così, oltre alle vecchie griffes, il gruppo dirigente
del Pdci ha sfilato inalberando i ritratti dei padri fondatori, compreso
Stalin, e ha scelto l'inno sovietico come colonna sonora del corteo salutandolo
a pugno chiuso.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-05-03 num: - pag: 1
autore: di MAGDI CRISTIANO ALLAM categoria: REDAZIONALE Israele a Torino IL
ROGO IN PIAZZA Le bandiere nel falò della vergogna A PAGINA 13 UNIVERSITà E
POLEMICHE Un convegno anti-Fiera con Ramadan di GIANNA FREGONARA A PAGINA 12.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-05-03 num: - pag: 1 categoria:
BREVI Focus Università: in cattedra i parenti di 24 rettori
di Antonio Castaldo alle pagine 8 e 9 Cultura Gay Talese contro gli scrittori
ipocriti di Alessandra Farkas apagina39 Spettacoli "1984", la prima
di Maazel scuote la Scala di Enrico Girardi apagina46 Oggi L'Europeo In edicola
da oggi l'Europeo dedicato ai 60 anni d'Israele 7,90 euro più il prezzo del quotidiano.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-03 num: - pag: 16 categoria:
REDAZIONALE Inchiesta su presunti "fondi neri" Israele, Olmert interrogato dalla polizia GERUSALEMME - Il premier
israeliano Ehud Olmert (foto) è stato interrogato ieri dalla squadra
investigativa anti-frode su ordine del Procuratore generale dello Stato,
Menachem Mazuz, per una vicenda di presunti "fondi neri" legati alla
sua elezioni a sindaco di Gerusalemme nel
( da "Manifesto, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Sotto le
bombe", viaggio in taxi nel Libano della guerra Girato
nei giorni dell'attacco israeliano, il film di Philippe Aractingi, tra fiction
e realtà, restituisce il dolore di un paese C.Pi. "Realizzare un film
sotto le bombe era la sola arma che avevo per esorcizzare la mia paura".
Così Philippe Aractingi racconta il suo Sous les bombes, e in effetti il
secondo film del regista franco-libanese, autore di una quarantina di
documentari e del musical di grande successo (purtroppo mai giunto in Italia)
Bosta, è una "finzione" la cui messinscena viene continuamente
destabilizzata dalla realtà. Tangibile, violenta. Luglio 2006, il Libano nei
giorni dell'attacco israeliano. I bombardamenti devastano l'intero paese. Una
donna arriva a Beirut da Dubai il giorno della tregua. Cerca di raggiungere il
sud, la zona più selvaggiamente colpita, è lì che si concentra la presenza
degli hezbollah cacciati dall'esercito israeliano, per ritrovare il figlio e la
sorella. Nessuno accetta di accompagnarla, le strade sono pericolose, i ponti
distrutti, finché un taxista la prende. La donna è sciita, l'uomo è cristiano,
basterebbe questo a dirci la storia del Libano ... La donna è distrutta
dall'ansia, l'uomo cerca di calmarla con la musica della radio. Il viaggio è
duro, quasi impossibile, le cose di tutti i giorni come trovare un hotel
diventano imprese epiche. Ambiguo all'inizio, pronto come tanti altri a speculare
sulla guerra, il taxista si rivela pian piano anche lui coi suoi fardelli, il
fratello che in passato aveva collaborato con gli israeliani. Il riferimento di
Aractingi è quasi esplicitamente Rossellini di Germania anno zero, con la
realtà che "invade" e permea la struttura della finzione: lì erano le
macerie naziste in presa diretta, qui sono le bombe israeliane che fanno
esplodere un paese in cui decenni di guerra civile (alla quale peraltro Israele non è stato estraneo, e non solo col massacro di
Sabra e Chatila) hanno lasciato un'instabile fragilità. Macchina da presa in
spalla, niente trucco né set costruiti, Aractingi si muove vicino ai suoi
attori/personaggi, la sublime Nada Abou Farhat e Georges Khabbaz altrettanto
efficace, rinchiusi nella stanchezza dell'angusta automobile o nelle stanze
d'albergo che li obbligano all'intimità. Intorno a loro il mondo della guerra,
quello che ci mostrano senza volto, ormai quasi dei "figuranti" i tg
e l'informazione: profughi, giornalisti, militari, associazioni umanitarie... I
piani scivolano l'uno nell'altro, i personaggi divengono persone, i gesti e le
cose cambiano di senso: seduzione, potere, sesso, denaro sono prove di vita in
mezzo alle rovine e al lutto, alla miseria di un'"economia della
guerra" che non è solo questione di traffici ma è qualcosa che si imprime
nel cuore, nella testa, che ha segnato intere generazioni. La scommessa di
Aractingi comincia dalla rappresentazione, riguarda la sincerità possibile nel
confronto con la guerra che sembra ormai formattata dalle immagini dominanti.
"Documentando" la vita si trasforma in elemento narrativo ma questo
non significa che il regista ne faccia un uso emozionalmente ammiccante. Non ci
sono macerie e nemmeno cadaveri nel film, la forza del racconto è il suo pudore
e la sua continua tensione all'onestà.
( da "Manifesto, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Si
aggrava la crisi ambientale a causa del blocco israeliano: senza carburante per
gli impianti, negli ultimi tre mesi finiti nel Mediterraneo fra i 50 e i 60
milioni di litri di acque di scarico Michele Giorgio Gerusalemme Nella Gaza delle
mille emergenze causate dal blocco israeliano, si aggrava pericolosamente la
crisi ambientale.
Negli ultimi tre mesi, per il mancato funzionamento dei depuratori, i
palestinesi sono stati costretti a gettare nel Mediterraneo fra i 50 e i 60
milioni di litri di acque di scarico non trattate. L'allarme è stato lanciato
da Ocha, l'agenzia Onu per il coordinamento degli affari umanitari. Le acque
nere venivano normalmente pompate nei bacini di depurazione, ma questa
operazione è resa impossibile dalle continue interruzioni di erogazione
dell'elettricità, dovute alle ridotte forniture di carburante da parte Israele. Dallo Stato ebraico arriva una parte
dell'elettricità richiesta e la Centrale elettrica di Gaza continua ad operare,
anche se sotto le sue potenzialità. Ma non basta. La corrente, distribuita a
turno e solo per alcune ore nelle varie aree della Striscia, non consente di
tenere in funzione costantemente il meccanismo di trattamento e smaltimento
delle acque di scarico. Mancano peraltro parti di ricambio per i macchinari e
le sostanze chimiche usate nel procedimento di depurazione. Nei punti della
costa dove avviene lo scarico, l'acqua è marrone e maleodorante e nei centri
abitati, per il sovraccarico del sistema fognario, le acque nere si riversano in
strada minacciando interi quartieri. A nord di Gaza è ancora vivo il ricordo
dell'onda di liquami che due anni fa sommerse il villaggio beduino di Umm
Nasser, facendo diverse vittime. Il rapporto di Ocha perciò lancia l'allarme
sui possibili rischi per la salute e l'incolumità della popolazione ed i
pescatori locali denunciano morie di pesci. A rischio sono peraltro le coste
israeliane visto che le acque putride minacciano l'impianto di desalinizzazione
di Ashqelon. Il pericolo però non scuote le autorità di Israele
che continuano la politica di sospensione di gran parte delle forniture di
carburante a Gaza. "Alla fine di aprile sarebbe dovuto partire un
progetto, tra i 7 e i 15milioni di dollari, per il trattamento delle acque di
scarico di Gaza ma Israele non consente il passaggio
dei macchinari - ha denunciato Ocha - Un impianto in grado di depurare 60
milioni di metri cubi di acque nere che potrebbero essere utilizzate per
l'agricoltura. Ma da mesi è tutto fermo. Così come il nuovo impianto da
costruire nel nord di Gaza". L'Autorità Israeliana per le Acque,
attraverso il portavoce Uri Schor, respinge l'accusa e dice che Israele sta aiutando la realizzazione dei progetti. La
realtà però dice altro e l'emergenza tocca ogni aspetto della vita dei
palestinesi. Un recente rapporto Onu sottolinea che la popolazione di Gaza ha
già oltrepassato la soglia oltre la quale vi sono rischi di denutrizione, con
il 66% dei salari dedicata all'acquisto di cibo: il 5% in più di quanto non
accada in Somalia. Una situazione che rende i palestinesi ancora più
vulnerabili di fronte alla crisi alimentare mondiale che ha causato un forte
rialzo dei prezzi. Due giorni fa è stato un Primo Maggio di grande sconforto a
Gaza e centinaia di lavoratori rimasti disoccupati hanno annunciato di voler
mettere in vendita i propri organi "come ultima risorsa per sfamare le
famiglie". I sindacati hanno riferito che a causa del blocco israeliano
centinaia di aziende medie e piccole sono state costrette a chiudere i battenti
e a licenziare decine di migliaia di dipendenti. E' crollata anche
l'agricoltura per la chiusura dei valichi che impedisce qualunque tipo di
esportazione e giovedì, con un gesto di disperazione, agricoltori e muratori
hanno bruciato in pubblico i propri attrezzi da lavoro. Una crisi enorme alla
quale il Quartetto per il Medio Oriente riunito ieri a Londra, non ha risposto.
I rappresentanti di Usa, Russia, Onu e Ue si sono guardati bene dal criticare
la pressione israeliana su Gaza, anche se hanno chiesto a Tel Aviv di fermare le
espansione delle colonie ebraiche nella Cisgiordania occupata. In crisi è anche
Ehud Olmert. La magistratura è di nuovo alle calcagna del premier che vanta il
record poco invidiabile di leader israeliano più indagato della storia del
paese. Ieri Olmert è stato interrogato dalla squadra investigativa anti-frode
per quasi due ore su perché sospettato di aver ricevuto fondi illeciti.
L'inchiesta riguarda la raccolta da parte di un cittadino statunitense di
offerte per il finanziamento delle elezioni municipali di Gerusalemme e per le
elezioni primarie nel Likud negli anni 1999-2000. Olmert avrebbe incassato
mazzette poi finite su conti in Israele e all'estero.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-03 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE
La polemica A Scienze politiche confronto sulla "pulizia etnica in Palestina". L'associazione Italia-Israele al rettore: date voce
all'intolleranza Convegno anti-Fiera con Ramadan, università sotto accusa E la
Nirenstein annulla il dibattito con Lerner: all'Infedele non ha fermato Vattimo
che mi chiamava fascista ROMA - è di nuovo polemica sulla Fiera del Libro che
si aprirà giovedì prossimo a Torino. Al centro, il controconvegno
organizzato, lunedì e martedì all'Università, dai fautori del boicottaggio
della manifestazione culturale del Lingotto per protestare contro il Paese
ospite, Israele. Il titolo dell'evento antiisraeliano,
costruito da Free Palestine e ospitato a Scienze politiche, è già di per sé un
programma: si discute delle "democrazie occidentali e la pulizia etnica in
Palestina" praticata, sostengono gli
organizzatori, da Israele. Ma è la presenza di un
personaggio controverso come Tariq Ramadan, che non solo è il promotore del
boicottaggio insieme a intellettuali come Gianni Vattimo ma è anche
unanimemente riconosciuto come uno dei più importanti ideologi dell'islamismo
fondamentalista molto vicino ad Hamas, a scatenare la protesta israeliana. Ieri
l'associazione Italia-Israele ha scritto al rettore
dell'Università Ezio Pellizzetti: "Stupisce - scrive il vicepresidente
Emanuel Segre Amar - che un'Università fortemente impegnata nel processo di
dialogo tra israeliani e palestinesi abbia accettato di essere la sede di un
evento che esprime fin dal titolo una posizione massimalista e aggressiva nei
confronti dello Stato d'Israele. Ospitando Ramadan,
già giudicato "indesiderabile" da diversi atenei, come quello di
Bologna, l'Università di Torino dà voce a un messaggio di estrema violenza e
intolleranza politica e culturale". E intanto è proprio uno degli
attivisti più impegnati nel boicottaggio di Israele,
Gianni Vattimo, a far litigare ferocemente due giornalisti che saranno tra i
protagonisti della Fiera: Fiamma Nirenstein e Gad Lerner. Il casus belli è
l'ultima puntata dell'Infedele condotto da Lerner in cui Vattimo dà della
fascista alla neo deputata del Pdl ("e lo trovo un complimento perché è
molto peggio"). La Nirenstein, che accusa Lerner di non averla difesa o di
non aver almeno spiegato che cosa stesse succedendo, ha annullato un incontro
della Fiera in cui insieme a Lerner avrebbe dovuto presentare un libro del
demografo dell'Università ebraica di Gerusalemme Sergio Della Pergola:
"Sarò all'inaugurazione, ma non intendo sedermi con chi non reagisce a
casa sua alla peggiore delle diffamazioni gratuite nei miei confronti,
oltretutto da parte di una persona notoriamente squilibrata sull'argomento
mediorientale ". Lerner non parla e risponde con la trascrizione della sua
replica a Vattimo. Ma la presenza della Nirenstein è definitivamente annullata.
Gianna Fregonara.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-05-03 num: - pag: 51 categoria:
REDAZIONALE Eurolega Montepaschi ko, in finale il Maccabi col Cska Siena stecca
sul più bello L'Europa resta un sogno DAL NOSTRO INVIATO MADRID - Siena vola
giù dal muro giallo del Maccabi che aveva quasi scalato: da margini sempre
confortanti (anche +18) al disastro di una rimonta incassata e trangugiata come
fiele. Casca, la Siena che si dimostra presuntuosa e acerba per il massimo
obiettivo, e si fa pure male perché per la terza volta in altrettante presenze
alla Final Four la combinazione della porta del paradiso s'incanta: nelle
precedenti circostanze ci poteva stare, stavolta è più grave. La partita che
assegna il titolo rimane dunque al di là dell'uscio: il Maccabi la giocherà per
la nona volta, inseguendo il quinto centro; l'Italia sarà di nuovo
rappresentata dal volto cereo di Ettore Messina, che con il suo Cska Mosca
patisce a lungo ma infine doma i baschi di Vitoria sotto gli occhi del Re di
Spagna. Mai sottovalutare il cuore dei ragazzi di Tel Aviv, sia che abbiano le
fattezze di certi squadroni del passato, sia che siano un gruppo estemporaneo e
tendente all'indisciplina quale la formazione attuale. La lezione la impara
Simone Pianigiani, l'allenatore che si impomata come Scariolo e che vede
scivolare la sua creatura su una pista di gel: nella "bambola" del
Montepaschi perde bussola e orizzonte e finisce arrostito da Zvi Sherf, l'ex
guidatore di autobus che firma un capolavoro. Attenuante parziale: a cavallo
tra terzo e ultimo quarto, sul 64-
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-03 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE Il questore: vessilli non proibiti Il Pdl scrive ad Amato: no a
veti sulla stella di David TORINO - Tutte le manifestazioni saranno vietate nel
giorno dell'inaugurazione della kermesse libraria. Ma chi
vuole sostenere la scelta di Israele non demorde, ed è quindi prevedibile che le bandiere bianche e
azzurre si vedranno lo stesso: il tam tam dei promotori incoraggia a
sventolarle davanti alle biglietterie. Ieri, il prefetto Padoin ha precisato
che non è vietata "la bandiera in quanto tale", ma le sue parole,
dopo quelle del Questore Berrettoni ("Nessuna manifestazione,
nessun presidio, ragioni di ordine pubblico"), sono state oggetto di una
lettera di protesta di due esponenti del Pdl, Mantovano e Quagliarello al
ministro dell'Interno Amato: "Torino è stata al centro di manifestazioni
antisemite ed è quindi sacrosanto che si colga l'occasione della Fiera per
ribadire il no ad ogni censura verso uno Stato libero. Confidiamo che Amato
voglia intervenire per chiarire l'eccesso di zelo di un funzionario".
Nessun divieto per ora, alla manifestazione nazionale dei centri sociali e di
Free Palestine contro la Fiera prevista per il 10 maggio. V. Sch. Alfredo
Mantovano.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-03 num: - pag: 13 autore: di
MAGDI CRISTIANO ALLAM categoria: REDAZIONALE Il commento Il rischio di
destabilizzare lo Stato di diritto Quei simboli "vietati" nel falò
della vergogna Ora è evidente che in Italia le bandiere israeliane non possono
essere pacificamente sventolate condividendo il diritto alla vita dello Stato
ebraico nel sessantesimo della sua fondazione, ma possono essere platealmente
date alle fiamme per ostentare il disprezzo del valore cardine della civiltà
umana. Che orrore vedere un angolo del centro di Torino trasformato dagli
estremisti dei centri sociali alla stregua della Gaza dei terroristi islamici
che si esaltano bruciando le bandiere israeliane e americane. Noi siamo certi
che le forze dell'ordine riusciranno a individuare e consegnare alla giustizia
gli incappucciati con la kefiah palestinese che emulando le gesta dei militanti
di Hamas hanno acceso il falò della vergogna a piazza San Carlo, così non
dubitiamo che la magistratura farà rispettare rigorosamente la legge. Che,
ahimè, prevede una semplice ammenda da
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-03 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE Primo Maggio Proteste per la kermesse del libro dedicata allo stato
ebraico con l'ex leader prc ospite Bandiere di Israele e Usa bruciate Fischi e cori
contro Bertinotti I centri sociali a Torino: Fausto con gli assassini. E poi:
torna nei salotti L'ex presidente della Camera si sfoga con i suoi
collaboratori: corteo mesto. Poi l'abbraccio con Ferrero TORINO - "Mi pare
un corteo un po' mesto", aveva appena commentato, quasi parlando
tra sé e sé, Fausto Bertinotti. Aveva ragione: dopo le contestazioni
dell'inizio rivolte proprio a lui, "colpevole" agli occhi di un
gruppo di giovani dei centri sociali di partecipare alla Fiera del Libro che ha
Israele come paese ospite, il 1Ë? Maggio torinese si è
concluso in modo ancor più triste, col rogo in piazza di tre bandiere con la
stella di David e una americana. Un gesto compiuto da una piccola minoranza,
che però rischia di diventare simbolicamente il più importante della giornata e
che ha già suscitato condanna e preoccupazione proprio in vista della Fiera,
che giovedì sarà inaugurata dal presidente Napolitano. L'ex presidente della
Camera aveva iniziato la sua mattinata a Torino, nella stessa città che due
anni prima lo aveva accolto tra gli applausi dopo l'elezione a Montecitorio, di
buon'ora, prendendo un caffè con Pietro Marcenaro, deputato pd. I guai sono
iniziati quando Bertinotti, accompagnato dai "fedelissimi" Gennaro
Migliore e Gianni Favaro, si è avvicinato allo striscione di Rifondazione, che
attendeva di partire a pochi metri da quelli dei Comunisti Italiani e dei
centri sociali "antagonisti". Un gruppo di ragazzi che, avvolti nella
kefiah palestinese, stavano distribuendo un volantino contro la Fiera del Libro
lo ha circondato minacciosamente: "Vai con gli assassini israeliani,
vergognati". Nello stesso momento, sotto gli occhi non proprio solidali
degli ex alleati del Pdci, da un altro gruppo partiva lo slogan
"Bertinotti, torna nei salotti". A difenderlo sono stati, tra
l'altro, alcuni militanti del Pd: qualche insulto, qualche spintone, poi la
decisione dell'entourage di accompagnarlo da un'altra parte del corteo, molto
più avanti, dove lo attendeva il sindaco Sergio Chiamparino. Erano le 9,30. Tre
ore dopo, in piazza San Carlo, a manifestazione ufficialmente finita, gli
stessi giovani contestatori cospargevano di benzina e incendiavano le bandiere
di Israele e Usa: una sessantina i ragazzi coinvolti,
secondo la Questura che indaga sull'episodio. La sinistra torinese ha vissuto
così una delle sue giornate più controverse, il diario di piazza di una
sconfitta elettorale ben lontana dall'essere elaborata. E Bertinotti ne è stato
l'osservatore privilegiato, solo o quasi ai bordi del corteo, pronto a
stringere mani e a abbracciare le decine e decine di militanti che venivano a
salutarlo ("Fausto, mi dispiace", "Ricominciamo insieme a
te", "Non mollare", e lui a tutti "Grazie, siete molto
cari, buon 1Ë? Maggio, vedremo...") ma anche a fare domande ai suoi
accompagnatori. "Chi sono quelli? Ma quante bandiere della Uil...", e
poi ancora abbracci, ma anche faccia a faccia con le persone: "L'ho votata
nel '96, poi basta", oppure "Fai rimettere il nome del partito,
Arcobaleno non piace ", e così via. Alle 12,30 la decisione di tornare
indietro, tra i compagni di partito, e il lungo abbraccio con Paolo Ferrero,
leader dell'opposizione nel Prc ("Non mi candido a nulla, voglio che si
riparta dal basso"). E i cugini separati del Pdci che a poca distanza,
guidati dall'ex ministro Oliviero Diliberto, sceglievano la strade dell'identità
esasperata, con le note dell'inno sovietico e le bandiere di Cuba e della Cina.
Vera Schiavazzi LO SPECIALE TORINO di A. Bergonzoni, F. Cutri, S. Michael, C.
Taglietti alle pagine 42 e 43 Al corteo A destra, alcuni giovani dei centri
sociali, con la kefiah palestinese, danno fuoco alle bandiere di Usa e Israele. Sopra, l'incontro di Fausto Bertinotti con una
partecipante al corteo. A sinistra, il servizio d'ordine che trattiene i
contestatori dell'ex presidente della Camera.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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- NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-03 num: - pag:
43 categoria: BREVI Paladino della convivenza Ebreo iracheno, nato a Bagdad nel
1926 e trasferitosi in Israele nel '49, Sami Michael è uno dei pochi scrittori israeliani a
essere pubblicato anche nei paesi arabi. Il tema della convivenza è centrale
nei suoi romanzi.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-03 num: -
pag: 43 categoria: BREVI LA GUIDA / ISRAELE PAESE OSPITE La Fiera
internazionale del libro si svolge dall'8 al 12 maggio al Lingotto Fiere, a
Torino, in via Nizza 208. Orari: giovedì, domenica e lunedì 10-22; venerdì e
sabato fino alle 23. Biglietto 8 euro. Info: www.fieralibro.it.
Quest'anno il Paese ospite è Israele con una serie di
dibattiti e incontri. Tra i nomi, Aharon Appelfeld, Abraham Yehoshua, Benny
Morris, Etgar Keret, Sami Michael, Meir Shalev. Previsti anche spettacoli e una
rassegna di film al Museo del Cinema.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-03 num: - pag: 43 autore: di SAMI
MICHAEL categoria: REDAZIONALE L'intervento Sami Michael e l'impegno della
letteratura a 60 anni dalla nascita dello stato ebraico Scrittori d'Israele, rompiamo gli argini che ci
isolano dall'oceano arabo I n veste di scrittore ebreo-israeliano, fuggito
all'età di ventidue anni dall'Iraq (nazione nella quale non sono mai più
tornato) e che ha raggiunto quella di 81, scopro che una delle principali
esperienze da me vissute è stata la perdita della mia lingua madre e l'acquisizione
di un nuovo idioma. Malgrado sia riuscito, a prezzo di uno sforzo immenso, a
passare dall'arabo all'ebraico nell'esercizio della scrittura, sono rimasto lo
stesso uomo solo che per tutta la vita si è mosso lungo la linea di odio e di
guerra che divide le due parti del conflitto israelo-palestinese. Uno scrittore
israeliano appartenente all'élite culturale cara all'establishment espresse una
volta un singolare desiderio: "Vorrei trascorrere una notte sotto il letto
degli arabi per sentire cosa pensano di noi...". Tale fantasia riflette la
situazione tragica della nostra regione. A sessant'anni dalla sua fondazione lo
stato di Israele può registrare al suo attivo notevoli
successi: un'agricoltura sviluppata in un ambiente desertico, un ottimo sistema
di istruzione, una tecnologia avanzata, una letteratura fiorente, un regime
democratico di cui gode soprattutto la popolazione ebraica. Ma a dispetto di
tutto ciò Israele si trova ad affrontare le stesse
sfide che aveva davanti a sé il giorno della sua fondazione. è ancora un'isola
solitaria, straniera e mal accettata in un oceano arabo. E continua a reagire a
questa delicata situazione con immutata alienazione. Gli ebrei, che nel corso
della storia hanno sempre dato prova di un'eccellente capacità di dialogo con
l'ambiente circostante, nella loro nuova nazione non sono stati capaci di
mantenere questa abitudine. La società israeliana mostra un'ignoranza
spaventosa delle usanze, della cultura e dei valori dei suoi vicini arabi e
registra una tendenza sempre maggiore a proclamarsi parte della cultura
europea. A tale ignoranza non fa eccezione la moderna letteratura ebraica che
in passato era parte integrante del milieu in mezzo alla quale fioriva - fosse
quello andaluso, iracheno, europeo o statunitense. L'odierna letteratura
ebraico-israeliana si ritrova isolata nel cuore del mondo arabo, così come gli
arabi sono estranei alla vita intellettuale israeliana. Tale situazione è
pericolosa poiché induce a descrivere l'altro in una luce negativa, a tratti
minacciosa e terrificante. Non c'è giustificazione a questa ignoranza. Arabi ed
ebrei, per lunghe epoche, hanno tenuto alta la fiaccola della cultura
universale. Le Mille e una notte è un'opera emblematica dell'incontro di
culture diverse. Scrittori ebrei hanno adottato la cultura in mezzo alla quale
vivevano. Né ebrei né arabi hanno sentito in passato il bisogno di nascondersi
sotto il letto dell'altro per sapere cosa pensa. Per fugare la solitudine nella
quale mi sono ritrovato in Israele ho tradotto
dall'arabo, mia lingua madre, La Trilogia del Cairo dell'egiziano Naghib Mahfuz,
premio Nobel per la letteratura. In ogni riga, in ogni frase dell'opera di
questo scrittore si può apprendere quale sia il pensiero di un arabo sensato e
fedele al proprio popolo. è triste constatare che la maggior parte degli
scrittori di ambo le parti si nutrano della propaganda velenosa degli
estremisti e voltino le spalle all'opera intellettuale dell'altro. Mia madre è
morta a un'età molto avanzata. Fino al giorno della sua morte ho parlato con
lei in arabo mentre amo i miei figli in ebraico. Ho letto in arabo nella città
in cui vivo, Haifa, che ho descritto in ebraico ai lettori israeliani. Sono
orgoglioso di affermare che il bagaglio culturale dei miei figli si è
arricchito di entrambe le culture di cui si sono nutriti. Nei giorni in cui
risuonano grida di guerra e minacce di sterminio sono felice di ogni incontro
culturale, di ogni fiera del libro. Un arabo e un ebreo potrebbero rimanere
uccisi dallo stesso fucile, ma il medesimo libro potrebbe recare a entrambi
uguale piacere. Oggi, sessant'anni dopo la fondazione dello stato di Israele, abbiamo bisogno di libri migliori per guarire dalle
cicatrici, per superare i ricordi amari, per porre fine alle guerre. è in
questo spirito che ho accettato l'invito giuntomi dall'Italia di partecipare
alla prossima Fiera del libro di Torino. E con un senso di soddisfazione ho
anche accettato di tenere un intervento, nell'ambito della fiera, davanti a un
pubblico arabo. Traduzione di Alessandra Shomroni L'incontro con Sami Michael
alla Fiera del Libro per la rassegna La cultura d'Israele
è domenica 11 maggio alle 17 MICHELE TRANQUILLINI ILLUSTRAZIONE DI RICKY ROSEN
/ SABA (CONTRASTO) \\ Sono fuggito dall'Iraq a 22 anni. Malgrado sia riuscito
con uno sforzo immenso a passare nella scrittura dall'arabo all'ebraico, resto
un uomo solo che si muove lungo una linea di odio \\ Arabi ed ebrei per secoli
si sono incontrati, lo dimostra "Le Mille e una notte". Oggi c'è
ignoranza della cultura dei nostri vicini e una tendenza crescente a sentirsi
parte della cultura europea.
( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di VINCENZO CERAMI A
TORINO sta per cominciare la Fiera del Libro. Quest'anno è
dedicata alla tormentata terra di Israele, un'occasione per far circolare le idee, discutere, anche
scontrarsi, ma sempre parlando di pace, di una pace che sappiamo difficile da
raggiungere. Qualcuno ha colto l'occasione per mettere in scena il proprio
dissenso bruciando la bandiera di Israele. Il gesto è stato teatrale, drammatico, esibito da chi
non vuole riconoscere a quel territorio la legittimità di Stato. Il luogo
scelto per un gesto così aggressivo è doppiamente sbagliato. Protagonisti della
Fiera di Torino sono i libri, per definizione oggetti artistici che contengono
verità non ufficiali, sentimenti non codificati, passioni non scontate, verità
che la politica fatalmente trascura e che pure raccontano la vita e la morte
delle persone. Tutti sappiamo che gran parte degli scrittori israeliani è molto
critica nei confronti del proprio governo, non perde occasione di denunciare
l'impotenza, l'incapacità ad agire affinché tutto il territorio Mediorientale
possa trovare un modus vivendi che col tempo si trasformi in pace e
collaborazione costruttiva. Tuttavia non bisogna dimenticare che la spirale
della violenza è mantenuta in vita dal terrorismo inarrestabile e dal fanatismo
religioso degli integralisti. Ma le storie narrate dagli scrittori israeliani
vanno al di là della contingenza politica e diplomatica. Il romanzo o la
poesia, per loro natura non sono schiacciati sull'immediato, anche quando
parlano del presente. Il dialogo, il conoscersi nel fondo, lo scambio delle
esperienze letterarie e artistiche aiutano l'amicizia tra i popoli molto di più
di quanto crediamo. Senza la conoscenza dell'altro, della sua vita, dei suoi
sogni, dei suoi lutti, si è condannati alla cecità e alla solitudine. La pace è
solo una parola se non vediamo e non immaginiamo nemmeno cosa voglino dire
tragedia e lutto, e anche cosa vuol dire vivere nella pace, nella sicurezza,
negli affetti. Bruciare bandiere anche in occasione di un incontro internazionale
di scrittori che non possono non anelare alla pace, è gesto incongruo,
sgraziato, controproducente, e soprattutto violento come un atto bellico. I
libri di Torino parlano di esseri umani, non di ciò che tutti i giorni vediamo
in televisione. E gli esseri umani, tutti, a qualsiasi nazione appartengano,
non hanno bandiere.
( da "Liberazione" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Richiamo anche ai
paesi arabi: "Aiutate di più i palestinesi" Medio
Oriente, il Quartetto ammonisce Israele: "Stop alle nuove colonie" Nessuna nuova colonia in Cisgiordania
per non compromettere i già fragili negoziati. Il monito a Israele è arrivato ieri dal Quartetto
per il Medio Oriente che comprende le diplomazie di Stati Uniti, Onu, Russia e
Unione europea. Ieri il Quartetto si è riunito a Londra per fare il
punto sul processo di pace e al termine dell'incontro, il segretario generale
delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, ha invitato il governo israeliano a congelare
la costruzione - già decisa - di nuovi insediamenti. Ma la diplomazia
internazionale se l'è presa anche con i paesi arabi, invitandoli a ricordarsi
dei palestinesi e ad aiutarli finanziariamente. Alla riunione erano infatti
invitati anche i principali paesi donatori, e si è parlato di come risolvere lo
stallo non solo delle trattative ma anche della disastrata economia
palestinese. Per Washington, i paesi arabi non farebbero abbastanza per l'Anp.
Condoleezza Rice, pur senza citare espressamente alcuna capitale, è stata
comunque molto chiara: "E' importante - ha detto il segretario di Stato
Usa - che si rispettino gli impegni economici. I paesi che hanno maggiori
risorse non devono cercare il modo di contribuire al minimo, ma tentare di
aiutare al massimo". Una vera e propria strigliata che Rice ha spiegato
fornendo qualche cifra: solo tre Paesi della Lega Araba hanno fatto quest'anno
donazioni importanti. Secondo i dati statunitensi, i donatori stranieri
avrebbero promesso 1,55 miliardi di dollari (circa un miliardo di euro) in
aiuti economici all'Anp. Oltre 700 milioni dovevano arrivare dalla Lega Araba.
Della cifra promessa dall'organismo del Cairo, finora sono stati consegnati
solo 153 milioni di dollari, sborsati da Arabia Saudita, Emirati Arabi e
Algeria. Presente alla riunione, anche il premier palestinese Salam Fayyad il
quale ha denunciato il mancato arrivo degli aiuti promessi: "A noi
palestinesi - ha detto - viene chiesto di costruire e rafforzare le istituzioni
e rilanciare la nostra capacità di governo, compresa la sicurezza. Alla
comunità internazionale dei donatori viene chiesto di fornirci i fondi
necessari per fare tutte queste cose". Intanto in Israele
è polemica per le conclusioni dell'inchiesta sulla morte di una madre e dei
suoi quattro bambini, avvenuta lunedì scorso nella Striscia di Gaza. Durante
gli scontri tra militari israeliani e miliziani di Hamas, una cannonata aveva
colpito la loro casa nel camnpo profughi di Beit Hanoun, radendola al suolo. Il
quotidiano "Ha'aretz", in un durissimo editoriale, aveva chiesto
un'indagine esemplare. Ma l'inchiesta si è già conclusa con l'assoluzione
dell'esercito israeliano. A uccidere la donna e i suoi figli - secondo il
rapporto di una commissione militare - sarebbe stato "lo scoppio del
materiale esplosivo trasportato dai militanti colpiti", e non i due
missili israeliani sparati contro la casa dove la famiglia era riunita per la
colazione. st.p. 03/05/2008.
( da "Liberazione" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Su Gerusalemme e
sulla sua centralità nella questione palestinese Una borsa di studio in ricordo
di Angelo Frammartino Alessandro Ambrosin Il ricordo di Angelo Frammartino non
è un'immagine sbiadita, ma un modo di guardare la vita. È in questa frase che
si racchiude il senso che anima la memoria di Angelo, nella continuità di
credere nei valori che egli stesso non aveva mai abbandonato. Un mondo migliore
fondato sulla cultura della pace e dei valori civili senza nessuna distinzione
di appartenenza religiosa, geografica, sociale e politica. Due anni fa Angelo,
appena 24enne, si recò a Gerusalemme per partecipare a un campo di animazione
per bambini palestinesi e la tragica sera del dieci agosto fu assassinato. Dopo
la sua morte gli ideali e i valori che stava portando avanti, attraverso una
ricerca pratica, intellettuale e di passione hanno continuato a resistere. Per
questo motivo è stata istituita una borsa di studio in suo nome, che offre la
possibilità, specialmente agli studenti che non hanno i mezzi economici, di
affrontare un percorso della conoscenza. Sono tredici le borse di studio che
per il secondo anno consecutivo la Fondazione Angelo Frammartino ha promosso
con il sostegno dell'Associazione "Amici di Angelo", del Comune e
della Provincia di Roma, della Regione Lazio, della Cgil e dell'Università La
Sapienza. Ai futuri vincitori per ogni singola borsa saranno messi a
disposizione dai 3.500 ai 4.000 euro. Il progetto, che ha lo scopo di
promuovere e incentivare le opportunità di studio in tema di pace, diritti,
convivenza e cooperazione internazionale, è stato presentato il 28 aprile
scorso nell'aula Giulio Cesare al comune di Monterotondo alla presenza di Paolo
Masini, organizzatore dell'evento, Don Luigi Ciotti, Piero Marrazzo, presidente
della regione Lazio, Guglielmo Epifani, segretario nazionale della Cgil, Fausto
Bertinotti, presidente della Camera e Franco Giordano segretario di
Rifondazione Comunista. Il tema proposto per le borse di studio per l'anno
2008, è la città di Gerusalemme, per il ruolo simbolico che rappresenta e per
la centralità di questo luogo in termini storici, politici
e di snodo verso una possibile risoluzione del conflitto tra Israele e Palestina. Diversi sono gli spunti che potranno essere approfonditi
attraverso delle ricerche sviluppate all'interno dei percorsi tematici
stabiliti. Dall'approfondimento storico, politico, territoriale, mitologico e
sociale della città, all'aspetto religioso, all'organizzazione occupazionale,
alle violazioni dei diritti del lavoro, fino all'elaborazione di prospettive
future per le nuove generazioni di israeliani e palestinesi attraverso la
scoperta di percorsi e luoghi di aggregazione. Al bando che avrà una durata di
sei mesi potranno partecipare i laureati italiani e stranieri, i quali
avranno la possibilità di essere affiancati da un tutor messo a disposizione
dell'Università La Sapienza e della collaborazione e del coordinamento di tutte
le associazioni che aderiscono e fanno parte della Fondazione Frammartino. Questo
bando di concorso, che terminerà il 15 giugno, è soprattutto un modo per
far crescere nella società la cultura della pace, quale presupposto necessario
per risolvere le drammatiche questioni che attraversano tutto il pianeta.
03/05/2008.
( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Dedichiamo l'avvio
del "Tekfestival 2008" ad una riflessione sul mondo del lavoro che
partirà con la sonorizzazione dal vivo da parte degli Yo Yo Mundi di Sciopero
(1924) di Ejzen?tejn". Spiegano così gli organizzatori le linee guida che
caratterizzeranno la settima edizione del festival di cinema indipendente, in
programma da martedì alla Sala Trevi e al cinema Farnese. Circa 80 titoli, tra
cortometraggi, documentari e lunghi (molti dei quali in anteprima italiana ed
europea), verranno suddivisi nelle due sale e proiettati a ciclo continuo dalle
( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ercoledì prossimo la
Fiera del Libro, mai come quest'anno sotto i riflettori internazionale
per la scelta degli organizzatori di designare Israele come paese ospite. E a Torino verranno a scrittori che appartengono
a generazioni diverse, una autentica passerella per una letteratura che si è
conquistata uno spazio sempre più vasto nel favore dei lettori europei grazie
alla sua capacità di coniugare il senso delle radici con una speciale
attenzione per "l'altro", affrontando i conflitti e le
contraddizioni che lacerano le società contemporanee e che si riflettono
esasperate nel microcosmo medio-orientale. Da Appelfeld (Guanda sta pubblicando
l'opera omnia), a un altro scrittore che incarna le ragioni del confronto multiculturale
quale l'irakeno Sami Michael, rifugiato in Israele nel
1949, che ha imparato l'ebraico come una lingua straniera e ha pubblicato nel
1974 il suo primo romanzo, dal titolo significativo: Gli uomini sono uguali, ma
alcuni lo sono di più. Con loro Zvi Yanai, la cui parabola esistenziale è molto
simile a quella di Appelfeld (l'ebraismo come lenta conquista che sostituisce
l'identità europea d'origine). Molto attesa giovedì la partecipazione di
Abraham B. Yehoshua con il suo nuovo romanzo Fuoco amico. Accanto a loro,
scrittori dell'età di mezzo, come Meir Shalev, particolarmente caro a Erri De
Luca, che consiglia il suo nuovo romanzo, Il ragazzo e la colomba, Frassinelli,
a "chi vuole gustare una storia con l'intelligenza del cuore"; Alon
Altaras (che insegna in Italia e si è rivelato un efficace pontiere tra le due
culture), Etgar Keret (è anche uomo di cinema, e racconta con humour i
paradossi della vita quotidiana), Ron Leshem (il suo Tredici soldati, che è
diventato anche un film, è ambientato durante guerra del Libano).
Particolarmente significativa la partecipazione delle scrittrici: Savyon
Liebrecht, Zeruya Shalev, Avirama Golan, Shifra Horn, Sara Shilo, Orly
Castel-Bloom, Lizzie Doron. Sabato sera un reading di poesia con Shimon Adaf,
Maya Bejerano, Ori Bernstein, Tali Latowicki, Ronny Someck.. La presenza degli
autori israeliani alla Fiera consente a un autorevole gruppo di storici e di
studiosi di ripercorrere criticamente una storia tormentata, e di mettere in
luce quei gruppi e quelle iniziative che vedono ormai da tempo israeliani e
palestinesi lavorare insieme per sperimentare sul campo nuovi modelli di
convivenza. Ma anche di rivisitare le grandi esperienze culturali dell'ebraismo
(il rabbino Adin Steinsaltz, vero leader spirituale e autore di una monumentale
edizione commentata del Talmud in ebraico moderno, in dialogo con Enzo
Bianchi), della Shoah (quella italiana in specie, a settant'anni dalle leggi
razziali), anche in occasione della pubblicazione della "grande
opera" Utet) e della tormentata storia dei rapporti tra israeliani e
palestinesi, con la partecipazione, tra gli altri, di storici e studiosi quali
Dan Diner, Stefano Levi della Torre, Simon Levis Sullam e Idith Zerthal. R.M.
( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ERIC SALERNO TEL
AVIV - L'effetto "sushi" non è ancora arrivato nonostante il prezzo
del riso sia salito alle stelle anche in questa metropoli che la gente ama
definire la "New York del Mediterraneo". Si respira aria di
benessere, di sviluppo costante, frenetica. Ristoranti pieni (anche quelli delle
prelibatezze giapponesi tanto alla moda), alberghi stracolmi di turisti e
pellegrini (ebrei qui, cristiani ed ebrei a Gerusalemme), lussuosi appartamenti
vista mare acquistati a prezzi strabilianti ancora prima di venir costruiti
come un attico su tre piani appena messo in vendita a 30 milioni di dollari
(poco meno di venti milioni di euro). L'effetto subprime e la crisi del
dollaro, moneta alla quale lo shekel era strettamente
imparentata fin dalla nascita per essere ora scaricata senza complimenti, non
si sente ancora e i media garantiscono che Israele è un'isola fiorente, un'oasi di benessere socio-economico in un
mondo in crisi. E il conflitto? C'è ma non si vede. E quando si vede,
garantisce Ronny, israeliana religiosa impegnata a sinistra, si preferisce
volgere altrove l'attenzione. Si guarda all'oggi, poco al domani e,
soltanto in occasione delle feste comandate, al passato. Sessant'anni per un
uomo o una donna sono una tappa importante nella vita. Per un Paese sono pochi,
ma Israele s'appresta a celebrare sei decadi
d'esistenza consapevole di aver vinto una sfida, di aver realizzato la prima
parte, quanto meno, di un grande sogno. "Lo stato ebraico non è così
vulnerabile come i suoi sostenitori insistono, né così duro e calcolatore come
immaginano i suoi critici", sostiene Gershom Gorenberg, scrittore e
attivista politico, ma se vuole "continuare a sopravvivere, contro ogni
aspettativa", deve "fare i conti con la propria mitologia". Gli
israeliani, se li ascolti, sono i primi a demolire tutto ciò che c'è di
positivo e riuscito in questo Paese senza rendersi conto che pregi e difetti
rientrano nel processo di normalizzazione. Quella arrivata, disse molti anni fa
il padre della patria Ben Gurion, con l'apparire nei viali alberati di Tel
Aviv, a distanza discreta dalla sua bianca architettura Bauhaus, di una
prostituta. Ve ne sono molte, di prostitute, qui oggi. E la società uscita
dagli anni tormentati dell'infanzia è, tutto sommato, normale come quella
americana (il modello preferito dalla maggioranza) e italiana (la seconda
scelta). La corruzione a tutti i livelli è una piaga, ma il figlio dell'ex
premier Sharon è in carcere, l'ex ministro del Lavoro è stato appena
riconosciuto colpevole di aver accettato una bustarella, il premier Olmert è un
perenne indagato e, per reati sessuali, l'ex presidente Katzav rischia la
galera. Nonostante l'opinione che l'uomo della strada ha del proprio Paese, le
contraddizioni e i conflitti interni o rimangono inalterati o tendono a
scemare. Il divario tra ricchi e poveri è aumentato ma il numero dei poveri è
diminuito. Gli ultraortodossi, così temuti da laici e tradizionalisti per la
loro aggressività e voglia di imporre restrizioni socio-religiose, non
aumentano nonostante ogni famiglia produca una media di dieci bambini. I figli
del milione d'immigrati russi dell'ultima ondata si vanno sempre più integrando
anche se poi salta fuori qualche antisemita a imbrattare con scritte orribili
mura e internet. La percentuale di quelli che vanno a vedere le partite di
calcio è la metà degli appassionati di teatro. Tutti elementi che emergono
dalle statistiche ufficiali, dalle consuete analisi alla vigilia delle feste
che, però, tralasciano due aspetti fondamentali della realtà: la situazione
degli arabi israeliani, un quinto della popolazione, e il conflitto ("E'
una guerra, chiamiamola così", insiste Gad, imprenditore "sempre più
di destra" di Tel Aviv) con i palestinesi e il resto del mondo arabo. Il
complesso dello struzzo, a cui si riferiva l'impegnata Ronny, salta all'occhio
ovunque. Nei locali alternativi di Gerusalemme, sulla spiaggia di Tel Aviv, nei
viali di Haifa, città dove la pacifica convivenza tra ebrei e arabi dovrebbe
costituire un esempio per tutti. "La gente - spiega Ronny aggiustandosi il
copricapo - non è indifferente al conflitto, realmente non sa quello che
succede a Gaza". Possibile? Con quello che riferiscono, giorno dopo
giorno, mese dopo mese, radio e televisione e giornali, è difficile crederlo.
Forse non vogliono vedere? "E' un rifiuto psicologico. La gente è stanca
di vedere e soffrire e capire". Un alibi facile? La maggioranza, dicono i
sondaggi, vuole la pace. Ma vai sul concreto e si scopre che soltanto il 25 per
cento degli ebrei israeliani è disposto a restituire alla Siria le alture del
Golan in cambio della fine del conflitto. E appena più del 55 per cento è
disposta a fare le indispensabili "concessioni" ai palestinesi.
"A sessant'anni, questo Paese ha bisogno di un leader, ma ha soltanto
Olmert, un politico che non ha la forza di fare la pace", spiega Moshe
Maoz, esperto di Siria e da sempre fautore del dialogo. E così mentre
s'avvicinano il giorno dell'Indipendenza e le visite di Bush e di altri capi di
stato e di governo che dimostrano a parole e con le loro azioni come Israele è lungi dall'essere isolato e odiato, lo scrittore e
poeta Yitzhak Laor dalla sua abitazione di Tel Aviv riassume l'empasse nel
trasformare il vecchio sogno di "esistere in pace", in realtà.
"Tireremo fuori i vecchi fucili Sten e le vecchie canzoni, e per l'ennesima
volta racconteremo la storia dei convogli che ruppero l'assedio di Gerusalemme.
L'immagine è più piacevole di quella dell'eroismo di Gaza".
( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Libro è partita
all'inizio dell'anno. Prima in ambienti vicini ai Comunisti italiani, ai quali
poi si è aggiunta Rifondazione. La protesta ha preso la forma di un
boicottaggio dell'evento, inizialmente da parte di scrittori arabi e musulmani,
scatenando una ridda di reazioni politiche.
( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Asformata nella fiera
dell'intolleranza, e adesso una nuova polemica ad agitare il sonno di Torino e
degli organizzatori di una kermesse che di letterario conserva sempre meno. La presenza di Tariq Ramadan (promotore del boicottaggio di Israele alla Fiera) al convegno in programma
lunedì e martedì organizzato da "Free Palestine" in cui si parla di
"pulizia etnica" dei palestinesi, ha provocato una dura lettera di
protesta dell'Associazione Italia-Israele al rettore dell'Università, Ezio Pelizzetti, che ospita
l'evento. "Noi non siamo nemici di Israele
- sostiene uno dei promotori del convegno, Alfredo Tradardi - ma siamo molto
critici nei confronti del governo di Tel Aviv". L'Associazione Italia-Israele, invece, protesta per il fatto che ci sia Tariq
Ramadan al dibattito. In questo modo - affermano - l'Università di Torino
"dà voce a un messaggio di estrema violenza e intolleranza politica e
culturale". Ma a scatenare reazioni piene di sdegno è stato soprattutto
quanto accaduto a Torino nella piazza del primo maggio. il corteo organizzato
nel capoluogo piemontese con la partecipazione tra gli altri dell'ex presidente
della Camera, Fausto Bertinotti, contestato per la sua annunciata presenza alla
Fiera del Libro, del segretario pdci, Oliviero Diliberto che invece dice "sono
stato applaudito", del sindaco Sergio Chiamparino, di sindacalisti, e
oltre 30.000 persone, è terminato con l'incendio di due bandiere israeliane e
una americana intorno all'una in piazza San Carlo. Piene di sdegno le reazioni.
Claudia De Benedetti, dell'Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei),
definisce il gesto "un atto di inciviltà", di "censura
culturale" e il presidente dell'Unione, Renzo Gattegna, afferma la
necessità di "impedire che l'appuntamento di Torino si svolga in
un'atmosfera di ostilità e di pregiudizio"". Per Pier Ferdinando
Casini "Bruciare le bandiere di Israele è un atto
di oltraggio non solo a quel popolo, alla sua storia e alle sue sofferenze, ma
all'intera civiltà occidentale, quindi anche a noi stessi". E mentre la
questura di Torino continua ad indagare, le istituzioni locali condannano
l'accaduto e dai vertici della Fiera del libro viene ancora una volta ricordato
che "la cultura non ha bandiere" e che "la Fiera è sempre stata
aperta a tutte le voci in campo", ha ricordato il presidente, Rolando
Picchioni. "La bandiera d'Israele sarà
regolarmente esposta alla Fiera del Libro" ha fatto sapere il Prefetto di
Torino, Paolo Padoin, sperando che il gesto del primo maggio rimanga un
episodio isolato. Oltre alle bandiere bruciate ci sono infatti anche le
bandiere negate. La prefettura ha smentito ancora una volta le notizie relative
ad un presunto divieto in occasione della Fiera del Libro. "Esiste un
divieto disposto dal Questore - precisa una nota della Prefettura - di
effettuare qualsiasi manifestazione pubblica all'esterno dell'area espositiva
nel giorno dell'inaugurazione", il prossimo 8 maggio. Nessun divieto di
esposizione di bandiere però, conclude la nota, è stato "ovviamente mai
posto". La mobilitazione nazionale promossa dal Forum Palestina
per sabato 10 maggio, quindi, per ragioni di ordine pubblico non potrà
raggiungere il Lingotto, sede della kermesse, di fronte al quale il corteo si
sarebbe dovuto concludere.
( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 105 del
2008-05-03 pagina 0 Io, ebrea, per Vattimo (e Lerner) sono "fascista"
di Fiamma Nirenstein L'incendio delle bandiere di Israele a Torino e l'oltraggiosa
conferenza anti-israeliana che sarà ospitata da lunedì presso l'Università di
quella città in cui sta per aprire la Fiera del Libro, sono fantasmi fra le
macerie di una cultura che affonda. Sono eventi culturalmente e moralmente già
seppelliti, ciò che vediamo oggi è solo il loro ectoplasma, non fanno
parte di nessun dibattito degno di questo nome, sono come il comunismo e il
fascismo: nessuno, se non i volontari del ridicolo, possono più indossarli.
Arafat negli anni Settanta andò in visita in Vietnam dove, consigliato da alti
ufficiali vietnamiti, capì che per fare avanzare la sua causa doveva
conquistare i cuori e le menti degli intellettuali della sinistra, e riuscì a
farlo soprattutto sulla parola "occupazione": la lotta contro
l'"occupazione " era una lotta pacifista, senza l'"occupazione
" la pace sarebbe stata garantita. Tutti oggi sanno benissimo che le cose
sono andate molto diversamente: se da una parte con l'Egitto e la Giordania il
ritorno di territori occupati ha significato un trattato di pace, i palestinesi
e gli hezbollah in Libano hanno dimostrato con la pratica costante del
terrorismo e del rifiuto religioso e ideologico dell'esistenza stessa di un
Stato ebraico che la pretesa di Arafat faceva acqua esattamente come la sua
culla ideologica, quella della Guerra Fredda, in cui aveva amorevolmente tirato
su gli intellettuali e i giornalisti di tutto il mondo. Molti se lo sono
dimenticato, ma le città palestinesi nel corso dell'opera dell'accordo di Oslo
furono tutte sgomberate; a Camp David Arafat rifiutò ogni offerta e lanciò
l'Intifada del terrore suicida; dopo lo sgombero di Gaza da parte del terribile
orco Sharon, Hamas si accanì in crimini anche contro la propria popolazione: chi
dopo tutto questo è fermo ancora al mito di Israele
imperialista e forse anche, come dicono ormai in pochi pazzi, nazista, dimostra
solo che la sua cervice è dura e ancorata alla nostalgia di schemi decrepiti.
Mercoledì durante il programma di Gad Lerner L'Infedele mi sono sentita dare
della "fascista, più che fascista " da Gianni Vattimo per motivi che
non cerco neppure di capire tanto sono allucinati. Il conduttore, Gad Lerner,
non ha battuto ciglio, non ha reagito in alcun modo, non si è sentito neppure in
dovere di invitare il suo ospite a moderare le ingiurie in assenza della
diretta interessata. Per questo motivo, non parteciperò con Lerner, alla Fiera
di Torino, alla presentazione dell'importante libro del professor Della
Pergola: non intendo sedermi con chi non reagisce a casa sua alla peggiore
delle diffamazioni. Ma la posizione di Vattimo, per fortuna, oggi non è certo
maggioritaria: quando il 25 Aprile ho marciato a Milano sotto le bandiere della
Brigata Ebraica che combatté per liberare l'Italia dal nazifascismo, ho visto
solo gente che ci applaudiva. La verità della storia di Israele
dal
( da "Liberazione" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'abbraccio con
Ferrero E' Bertinotti il più applaudito a Torino Ma fa notizia la protesta di
10 ragazzi Dieci persone, non di più, hanno contestato Fausto Bertinotti poco
prima che iniziasse il corteo del Primo maggio torinese. L'ex presidente della
Camera si stava avvicinando allo spezzone di Rifondazione comunista, di cui è
stato segretario dal '94 al momento di assumere la terza carica dello Stato,
due anni fa. Oggetto della contestazione di Piazza Vittorio, luogo tradizionale
di concentramento, la politica del Prc nel governo Prodi e la partecipazione di
Bertinotti alla prossima Fiera del Libro di Torino - nel mirino delle critiche
per il posto d'onore dedicato all'editoria israeliana. Bertinotti è atteso al
Lingotto per uno degli incontri dedicati alle parole della Costituzione. A lui,
a lungo sindacalista proprio a Torino, spetterà il dibattito sull'articolo 1,
parola chiave: Lavoro. Così, il primo maggio di 30mila lavoratori, nella città
dove l'inisicurezza ha ammazzato sette operai della ThyssenKrupp, si trasforma
nell'ingigantimento di un fatto marginale accaduto prima della partenza
compiuto da uno sparuto gruppo orbitante nella non meglio precisata area dei
centri sociali. Le agenzie si accorgeranno anche di un
drappo israeliano che va a fuoco, sempre a margine del corteo a uso e consumo
di telecamere e di dichiarazioni indignate del Pdl. Il comitato di gestione del
Prc, che cura la vita del partito dopo le dimissioni di Giordano, esprime
immediatamente la più completa e affettuosa solidarietà a Bertinotti notando
come le contestazioni siano state poca cosa rispetto all'accoglienza
calorosa riservata all'ex candidato premier della Sinistra l'Arcobaleno nel
primo maggio torinese. Bertinotti, infatti, ha partecipato al corteo in un
clima sereno, dietro lo striscione del Prc, e in compagnia dell'ex ministro
Paolo Ferrero, piemontese a sua volta, circondati da una folla che - a detta
delle stesse agenzie - non smetteva di applaudirli. "Insomma Bertinotti è
stato il leader più applaudito oggi a Torino, e al tempo stesso più
contestato", registrava l'Ansa. "Forte e silenziosa" la presenza
dell'ex presidente della Camera che proprio qui ricevette una clamorosa
investitura popolare, il primo maggio di due anni fa. Un silenzio che sarà
interrotto fra sette giorni al Lingotto di Torino. Proprio di Ferrero, dopo un
lungo abbraccio col compagno di partito, le prime parole di solidarietà contro
l'assurda contestazione, "assolutamente minoritaria e ininfluente".
L'unico dissenso tra i due è su come far ripartire la sinistra. Per Ferrero
bisogna ripartire dall'opposzione a Berlusconi per dimostrare "la nostra
utilità sociale", costruendo il movimento dal basso, senza l'
accelerazione sulla costruzione del soggetto unico voluta da Bertinotti. La
dura opposizione alla politica repressiva dello Stato di Israele
e il sostegno alla lotta del popolo palestinese per la creazione di uno stato
indipendente "non c'entrano nulla - secondo Ferrero - con la Fiera del Libro".
Lui stesso sarà tra gli ospiti per discutere di politiche di inclusione sociale
per i migranti. che.ant. 03/05/2008.
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Prosegue
il lavoro in comune Sanità, Lombardia e Israele sempre più
vicine Yaacov Ben-Yizri, ministro della Sanità israeliano, parlerà con il primo
ministro Olmert per fare in modo che il progetto sanitario con la Regione
Lombardia sia tra i primi punti nell agenda per gli accordi bilaterali tra
Italia e Israele. A riportarlo è l assessore alla
Sanità Luciano Bresciani, a margine del forum della scienza e tecnologia di Tel
Aviv. "Questo piano è il proseguimento dell accordo di collaborazione
firmato un mese fa al Pirellone che stabiliva i campi in cui i due Stati
collaboreranno per migliorare le rispettive sanità. Contiamo di entrare in
azione già tra 15 giorni - ha spiegato Bresciani -. Questa esperienza con Israele sarà uno dei motori che spingerà il progresso della
sanità, della scienza e della tecnologia di entrambi gli Stati. Il ministro
israeliano ha fortemente sottolineato il sentimento di fratellanza e questo è
dovuto alle due sanità di eccellenza, ma anche al fatto che siamo due popoli
che difendono le loro identità culturali e territoriali". L accordo tra
Lombardia e Israele servirà anche a risolvere le
criticità nella gestione sanitaria presenti nei due Paesi, ad esempio quella
della medicina sul territorio. "In Israele ci
sono molti meno ospedali che da noi - conclude Bresciani - e sono a minaccia di
aggressione; per questo, hanno organizzato molto l assistenza sanitaria sul
territorio, e noi dovremo sviluppare la nostra sanità in questo modo,
soprattutto per fare fronte alle crescenti cronicità". [Data
pubblicazione: 01/05/2008].