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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA:

Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DAL  1° al 3 maggio 2008        #TOP



Report "Israele/Palestina"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Israele/Palestina (86)


Indice degli articoli

Sezione principale: Israele/Palestina

Se un post fascista ci allarma per il relativismo culturale ( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

ANCHE LA TRADIZIONALE Festa del non lavoro , ovvero il Primo Maggio di Forte Prenesti ( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Storico israeliano: a Gaza in atto una pulizia etnica Pappe rilancia la sua tesi a pochi giorni dal 60 anniversario della nascita dello Stato ebraico ( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Ingrao: "bene chiedere pacificazione ma la resistenza non si cancella" - alberto custodero ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Grillo, un "vaffa" tra i libri - massimo novelli ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Elicotteri e mitragliatrici alla scala maazel: "il mio 1984 vi farà paura" - mariella tanzarella ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Che notte di lustrini per la gitana del maggio - ilaria ciuti ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Bononia docet ma non la coerenza - franco carinci ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Bononia docet... - franco carinci ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Francesca parisini ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Il libano in guerra ricorda rossellini ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Alemanno ridisegna roma "rimuovere l'ara pacis" - alessandra longo ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

<Nessun pericolo ma verificheremo> ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Vattimo e Jebreal ospiti da Lerner ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

<Agli amici ebrei dico: non portate vessilli> ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Simboli ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Torino, vietate le bandiere d'Israele ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

<È una scelta razzista La questura sbaglia> ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

SARÀ la prolusione del decano degli scrittori israeliani Aharon Appelfeld ad inaugurare mercole ( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Gerusalemme IL suo amico Philip Roth lo aveva scritto già vent'anni ( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Un mondo di righe Esce oggi Di fabbrica si muore (Manni) il libro di Alessandro Langiu e Maurizio Portaluri che racconta la storia di Nicola Lovecchio, operaio del petrolchimico di ( da "Liberazione" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Sbancor, la nostra "talpa" che aveva previsto l'11 settembre ( da "Liberazione" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Avvisi A chi inviare le notizie Le iniziative di partito devono essere inviate - esclusivamente - alla compagna Lina Bianconi, con almeno due giorni di anticipo, all'indirizzo orat ( da "Liberazione" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

La prova della fascia tricolore. C'è stato anche questo nella intermina ( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Prima il pranzo con l'ambasciatore israeliano, poi il brindisi con i consiglieri Pdl ( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Libano. Dopo 33 giorni di bombardamenti, scatta una fragile tregua all'ennesima guerra tra Israele e ( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Israele: per la Shoah, il paese si ferma ( da "Voce d'Italia, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Gli "imperdibili"? ( da "Stampa, La" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

RITORNIAMO AL DIALOGO ( da "Stampa, La" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Le mille voci ( da "Stampa, La" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

IL DIALOGO COME METODO ( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Sotto le bombe ( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Il dibattito con lo storico Benny Morris ( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

La <lista di Simon Wiesenthal> Caccia agli ultimi dieci nazisti ( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

I sessant'anni di Israele: storia di una guerra infinita ( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Il Chelsea cancella Liverpool e Mourinho ( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

L'invito di Alemanno: i nominati da Veltroni dovrebbero dimettersi ( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Un'altra Repubblica ( da "Manifesto, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Bertinotti contestato al corteo di Torino, bandiere israeliane bruciate dai centri sociali ( da "Giornale.it, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

La bomba siriana incombe sulla pace ( da "Opinione, L'" del 02-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Il coraggioso Rettore vieta un confronto all'università ( da "Opinione, L'" del 02-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina

Correggio scende in camposulle magliette del Parma ( da "Secolo XIX, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Nuova bufera su Olmert<Abusò di fondi elettorali> ( da "Secolo XIX, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Librolandia, vertice sulla sicurezza si tratta per la visita di napolitano - massimo novelli ( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Gli orfani della protesta a prescindere ( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Inchiesta sul rogo in piazza - meo ponte ( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Gli orfani della protesta - salvatore tropea ( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Gaza, aviazione israeliana non responsabile delle vittime civili di Beit Hanun ( da "Voce d'Italia, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Lo Stato che c'è e quello che manca ( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Maledizione toscana Canestri che illudono poi passa il Maccabi ( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Gli ebrei della diaspora possono vivere fuori da Israele ma non possono vivere senza Israele ( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Wiesel: lo Stato d'Israele è un sogno realizzato Il Premio Nobel dice a l'Unità: ma so anche che la realtà rispetto ai sogni è più contraddittoria Ora spero che israeliani e palest ( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Hanno vietato le bandiere di Israele Bugie della destra sulla Fiera del libro ( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Torino, contestazioni per Bertinotti Bruciate le bandiere d'Israele e Usa ( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Segue omertà ( da "Riformista, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Torino 1 Si profilano nuovi scontri ( da "Riformista, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Champions la storia di grant, l'anti-mourinho che guiderà il chelsea a mosca ( da "Riformista, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Torino 2 L'ex ministro minimizza e pensa al congresso ( da "Riformista, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

"Lo stato del Mondo", il volume curato dall'agenzia di stampa internazionale Reuters, racconta in oltre 500 scatti il primo lustro di vita del ventunesimo secolo ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Israele, Olmert nei guai: sotto inchiesta per fondi neri ( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Convegno sulla "pulizia etnica" all'università è già polemica ( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Torino, bruciate le bandiere israeliane bertinotti contestato, sinistra divisa - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Le bandiere nel falò della vergogna A PAGINA 13 UNIVERSITÀ E POLEMICHE Un convegno anti-Fiera con Ramadan ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Focus ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Israele, Olmert interrogato dalla polizia ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Sotto le bombe , viaggio in taxi nel Libano della guerra ( da "Manifesto, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Gaza senza depuratori, liquami a mare ( da "Manifesto, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Convegno anti-Fiera con Ramadan, università sotto accusa ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Siena stecca sul più bello L'Europa resta un sogno ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Il Pdl scrive ad Amato: no a veti sulla stella di David ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Quei simboli <vietati> nel falò della vergogna ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Bandiere di Israele e Usa bruciate Fischi e cori contro Bertinotti ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Paladino della convivenza ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

LA GUIDA / ISRAELE PAESE OSPITE ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Scrittori d'Israele, rompiamo gli argini che ci isolano dall'oceano arabo ( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

A TORINO sta per cominciare la Fiera del Libro. Quest'anno è dedicata alla tormentata ( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Medio Oriente, il Quartetto ammonisce Israele: <Stop alle nuove colonie> ( da "Liberazione" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Una borsa di studio in ricordo di Angelo Frammartino ( da "Liberazione" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Dedichiamo l'avvio del "Tekfestival 2008" ad una riflessione sul mondo del lavoro ch ( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

ROMA - Sarà la prolusione del decano degli scrittori israeliani Aharon Appelfeld a inaugurare m ( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

TEL AVIV - L'effetto "sushi" non è ancora arrivato nonostante il prezzo del riso sia sa ( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

La polemica relativa alla presenza di Israele come ospite d'onore della XXI edizione della Fiera del ( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

TORINO - La Festa del lavoro degenerata in un atto di assoluta inciviltà, la Fiera del libro tr ( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Io, ebrea, per Vattimo (e Lerner) sono "fascista" ( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

E' Bertinotti il più applaudito a Torino Ma fa notizia la protesta di 10 ragazzi ( da "Liberazione" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Sanità, Lombardia e Israele sempre più vicine ( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina


Articoli

Se un post fascista ci allarma per il relativismo culturale (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del IL RITRATTO Le evoluzioni del capo An giunto là dov'era già arrivata la Pivetti: Fiuggi, il Duce grande statista, il viaggio in Israele... Se un post fascista ci allarma per il relativismo culturale... Oreste Pivetta Segue dalla Prima Ha ringraziato tutti, il presidente Napolitano e i presidenti prima di Napolitano, Ciampi e Cossiga, ha dimenticato Scalfaro, ha ringraziato i suoi elettori, ma anche quanti non l'hanno mai votato e non lo voterebbero mai. Non ha ringraziato Berlusconi. Lo ringrazierà privatamente, dimenticando le brutte parole di qualche mese fa quando Berlusconi sciolse Forza Italia e pure An, perchè in fondo a Berlusconi Gianfranco Fini deve moltissimo, dal giorno in cui nel lontano 1993 proprio Berlusconi, un po' prima di darsi lui stesso alla politica, lo indicò come ideale sindaco di Roma, il candidato per cui, lui, il tycoon milanese delle televisioni e delle imprese immobiliari, avrebbe votato. Quella volta Fini non passò, ma la sua carriera prese il volo, quel volo che neppure la svolta di Fiuggi, ancora ieri definita epocale dal solito Tg5, non gli avrebbe da sola mai consentito. Da quel momento si cominciò a parlare di Fini sdoganato, liberato dalla morsa della vecchia cultura, dei vecchi simboli assai inquietanti, della memoria fascista. Fini moderno e faccia liberale della destra italiana. Salvo poi, ancora ieri, rivendicare i vecchi valori di un "uomo di parte" ("...i valori che hanno ispirato il mio impegno politico"). Senza imbarazzo. Non era, in aula, a Montecitorio, il momento delle precisazioni, ma qualche chiarimento sarebbe necessario a proposito di qualità dell'impegno per un personaggio entrato trentenne alla Camera, quando ancora ardeva la fiamma del Msi, segretario del Fronte della Gioventù, erede designato da Giorgio Almirante (uno dei ragazzi di Salò, appunto) e suo successore nel lontano 1987. Un successore che poteva mostrare la faccia per bene e l'abito scuro, il profilo insomma di un interprete senza lampi e senza spranghe della politica neofascista o post fascista, al quale pochi anni dopo la svolta capitò di definire (sulla Stampa) "Mussolini il più grande statista del secolo", ritrattando più in là (nel 2002), interpellato da una Jena televisiva, preferendogli Einaudi, De Gasperi e Giolitti, sicuramente alla ricerca di una strada nuova (che gli illuminò Berlusconi), sicuramente ancorato ai primi amori... Come riflettevano il discorso di investitura e l'incertezza e contradditorietà di alcuni passi. Ad esempio la citazione del 25 Aprile, che per Fini è la festa delle libertà e della Liberazione, ma non è mai la festa della Resistenza o della lotta antifascista, nella convinzione che fecero tutto gli americani per cacciare i tedeschi e nell'idea che in fondo fascisti e antifascisti fossero solo competitori di una guerra civile, dopo la quale e dopo tanti anni non ci dovrebbe essere che la pacificazione, la fine dei rancori, la condivisione della storia da parte di vincitori e vinti, secondo il vecchio linguaggio del nuovo revisionismo. Con il 25 Aprile Fini ha voluto ricordare anche il Primo Maggio, un'altra festa di bandiere rosse, che oggi per lui significa "morti bianche", la strage dimenticata, ma significa anche equità, giustizia sociale, sviluppo economico, fino alla "concordia tra capitale e lavoro", qualcosa di corporativo, cancellate classi e lotta di classe, secondo l'infelice onda lunga dei tempi, nel "tramonto delle ideologie classiste e veteroliberiste del Novecento" e nella "sfida della globalizzazione". Tra 25 Aprile e Primo Maggio, Fini ha infilato una domanda, se "63 anni dopo la Liberazione, la nostra libertà corra pericoli...". Ha risposto di sì, spiegando che il pericolo giunge "dal diffuso e crescente relativismo culturale e morale; dalla errata convinzione che libertà significhi pienezza di diritti e assenza di doveri e finanche di regole". L'accusa al "relativismo culturale e morale", mette paura pronunciato da chi si è appena lasciato alla spalle una regime che la questione la risolveva aprendo le galere e annichilendo il pluralismo del pensiero. Da chi solo pochi anni fa non s'era negato di proclamare: "Nessuno può chiederci abiure della nostra matrice fascista" (1990); "Ci sono fasi in cui la libertà non è tra i valori preminenti" (1994). Sono anni lontani, ma neppure troppo, se si pensa all'evoluzione non solo di un uomo ma di un intero movimento politico. E quanto il cammino sia stato e sia ancora contrastato e contradditorio lo confermano le polemiche e le rotture dentro quella destra nella quale le anime sono tante, molte tuttavia ancora legate a Fini, malgrado le scissioni e l'ostilità alle più appariscenti "prove" della sua svolta: dal viaggio in Israele (quando definì le leggi razziali del fascismo come male assoluto del ventesimo secolo) al sostegno alla proposta dei Dico (per i diritti delle coppie di fatto) o del voto agli immigrati. Qualcuno ha accusato Fini di debolezza di stile: l'avrebbero voluto un po' più ampolloso. Ci è sembrato scolastico e poco berlusconiano, cautamente ma tenacemente post fascista, con il piglio di quelli che vincendo cinque a zero scelgono l'understatement.

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ANCHE LA TRADIZIONALE Festa del non lavoro , ovvero il Primo Maggio di Forte Prenesti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del di Federico Fiume ANCHE LA TRADIZIONALE "Festa del non lavoro", ovvero il Primo Maggio di Forte Prenestino, sarà dedicata al drammatico tema delle morti bianche e a quello della precarietà. Due temi inevitabilmente intrecciati e affrontati dall'area dei Centri Sociali con una radicale critica al sistema capitalista che li genera. Il programma, partito già ieri con i primi concerti,propone sin dal primo pomeriggio la musica di diversi Sound System, il rockabilly dei milanesi Back Seat Boogie Trio ed il rap dei sudafricani ETC Crew. Sempre nel pomeriggio spazio anche per spettacoli teatrali, per un contest di writing e per la capoeira del Grupo São Bento Pequeno. Attivi anche alcuni spazi tematici con mostre, materiale informativo, proiezioni, interventi su temi come la Palestina, le morti sul lavoro, l'antiproibizionismo, ecc. Alle 22,00 parte il programma serale con altri spettacoli teatrali e i concerti di LNRipley e Dub Sync, formazioni che coinvolgono artisti ben noti come Ninja, batterista dei Subsonica e alcuni elementi degli Africa Unite. Gli LNRipley sono un progetto elettro dub punk'n'bass di Torino capace di generare spinte ritmiche ed energetiche di enorme potenza, con un tenore di bpm che non scende mai sotto i 170. Siamo quasi ai limiti dell'hardcore, ma gestito con una qualità tecnica di primissimo livello ed un impatto assolutamente folgorante, basta ascoltare il loro omonimo album d'esordio per Casasonica, o anche solo la cover di Killing in the Name dei Rage Against the Machin, per rendersene conto. Elettronica ma non solo, dato che alla batteria siede Ninja e oltre a lui la sezione ritmica prevede ben due bassi, uno dei quali nelle mani di Pierfunk, il primo bassista dei Subsonica. I Dub Sync vedono Madaski al mixer ed elettronica, Paolo Baldini al basso, Papa Nico alle percussioni e Bunna alla voce. Quasi una versione electro-dub degli Africa Unite, basata però su un repertorio inèdito, oltre che sulle partiture elettroniche del Madasky solista e sulla riproposizione in una chiave originale di brani di Africa Unite, Madaski e B.R. Stylers. Anche al Circolo degli artisti si festeggia il Primo Maggio con un pomeriggio di grigliate, giochi e dj set all'aperto nel giardino del locale e la sera con il concerto del cantautore newyorkese Adam Green. Forte Prenestino via F. Delpino Ingresso a sottoscrizione.

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Storico israeliano: a Gaza in atto una pulizia etnica Pappe rilancia la sua tesi a pochi giorni dal 60 anniversario della nascita dello Stato ebraico (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Storico israeliano: a Gaza in atto una pulizia etnica Pappe rilancia la sua tesi a pochi giorni dal 60° anniversario della nascita dello Stato ebraico di Umberto De Giovannangeli IL SUO ULTIMO LIBRO è destinato a scatenare dibattito e polemiche. Per il profilo del suo autore e per la tesi sostenuta. L'autore è uno degli intellettuali più scomodi di Israele e per Israele: Ilan Pappe. Storico, saggista, nato ad Haifa da genitori ebrei sfuggiti alla persecuzione nazista, Pappe ha insegnato per anni ad Haifa per poi trasferirsi all'Università di Exeter. Il libro in questione è "La pulizia etnica della Palestina" (Fazi Editore), Partiamo dall'attualità. E dalla tragedia di Gaza. Israele giustifica l'assedio della Striscia come atto di difesa. È una giustificazione accettabile? "Assolutamente no. Non è una giustificazione accettabile. L'assedio della Striscia di Gaza è una forma di punizione collettiva pensata per aumentare la pressione sui palestinesi perché abbandonino qualsiasi forma di resistenza e accettino di sopravvivere in quella che è una vera e propria gigantesca prigione costruita per loro". Israele sostiene che la sofferenza della popolazione civile di Gaza è responsabilità assoluta dell'"organizzazione terroristica denominata Hamas". Qual è la sua opinione in merito? "I rappresentanti di Hamas sono stati eletti democraticamente nel gennaio 2006 e pertanto sono i legali rappresentanti dei palestinesi residenti a Gaza. Qualunque rifiuto a negoziare con loro non potrà che prolungare la sofferenza per entrambe le parti in conflitto". Tra pochi giorni Israele celebrerà il 60mo della sua fondazione. Quale bilancio trarre? "Sfortunatamente, come ho cercato di spiegare ne La pulizia etnica della Palestina, il sistema di valori su cui si fonda lo Stato d'Israele fin dalla sua nascita non è fra i più nobili, essendo strutturato attorno a una ideologia etnocentrica che pone come prioritaria la necessità di avere uno Stato ebraico con una solida maggioranza ebraica che controlli larga parte dei territori palestinesi. Nel creare il proprio Stato-nazione, il movimento sionista non condusse una guerra che "tragicamente, ma inevitabilmente" portò all'espulsione di parte della popolazione nativa, ma fu l'opposto: l'obiettivo principale era la pulizia etnica di tutta la Palestina, che il movimento ambiva per il suo nuovo Stato. Questa visione non è cambiata affatto dal 1948 ad oggi. Il valore di uno Stato a base etnica è ancora al di sopra di qualunque diritto umano o civile". In Italia è appena uscito il suo ultimo libro, "La pulizia etnica in Palestina" (Fazi Editore). Su cosa fonda questo grave atto d'accusa? "Dopo un'attenta considerazione di quanto è realmente accaduto nel 1948, sono arrivato alla conclusione che l'unica definizione giuridicamente e moralmente corretta per descrivere fedelmente quanto realizzato dagli israeliani era proprio quello di pulizia etnica. È un termine giuridico che descrive qualunque tentativo da parte di un gruppo etnico di cacciarne un altro da un'area geografica condivisa, il che spiega esattamente la strategia israeliana. Ed è anche un concetto morale, che fa rientrare questo tipo di politiche nel campo dei crimini contro l'umanità. Mi lasci aggiungere che è nostro dovere strappare dall'oblio la semplice ma orribile storia della pulizia etnica della Palestina, un crimine contro l'umanità che Israele ha voluto negare e far dimenticare al mondo. Non tanto per un atto di ricostruzione storiografica o per un dovere professionale, ma per una decisione morale, in assoluto il primo passo da compiere se vogliamo che la riconciliazione possa avere una possibilità e la pace possa mettere le radici nelle terre lacerate di Palestina e Israele". Quella che lei racconta è dunque una pace impossibile? "No, tutt'altro. Resto convinto che Israele non ha altra scelta che quella di trasformarsi spontaneamente, un giorno, in uno Stato civile e democratico. Che ciò sia possibile, lo vediamo dalle strette relazioni sociali che palestinesi ed ebrei hanno intessuto, malgrado tutto, nel corso di questi lunghi e travagliati anni, sia dentro che fuori Israele. Quella pace, lo sappiamo, è a portata di mano: lo sappiamo, soprattutto, dalla maggioranza dei palestinesi che hanno rifiutato di lasciarsi disumanizzare da decenni di brutale occupazione israeliana e che, nonostante gli anni di espulsione e di occupazione, credono ancora nella riconciliazione. Ma la finestra di opportunità non starà aperta per sempre. Israele può essere destinato a restare ancora un Paese pieno di collera, le sue azioni e la sua condotta dettate dall'oltranzismo nazionalista e dal fanatismo religioso, la fisionomia del suo popolo permanentemente alterata dalla giusta vendetta. Ma per quanto tempo possiamo continuare a chiedere, se non a sperare, che i nostri fratelli e sorelle palestinesi continuino ad avere fiducia in noi e non soccombano completamente alla disperazione al dolore in cui sono precipitate le loro vite l'anno in cui Israele eresse la sua fortezza sopra i loro villaggi e le loro città distrutte?".

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Ingrao: "bene chiedere pacificazione ma la resistenza non si cancella" - alberto custodero (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Un predecessore giudica il discorso di Fini. Cofferati: mi ha fatto piacere il riferimento a 25 aprile e 1° maggio Ingrao: "Bene chiedere pacificazione ma la Resistenza non si cancella" Ingrao: "Bene chiedere pacificazione ma la Resistenza non si cancella" ALBERTO CUSTODERO ROMA - "Bene ha fatto Fini a chiedere la pacificazione. Ma il suo partito è stato dalla parte degli oppressori". Il richiamo del neo presidente della Camera, Gianfranco Fini, leader di An, ai "valori condivisi del 25 aprile", ha suscitato l'apprezzamento di un suo illustre predecessore, Pietro Ingrao, padre nobile della sinistra storica italiana. Ingrao, tuttavia, ha voluto ricordare a Fini - che non ha mai citato il nazifascismo, riferendosi genericamente a tutti i totalitarismi - che "cosa è stata la Resistenza, la guerra di Liberazione". Con il leader di An che da anni tenta di scrollarsi di dosso la scomoda e pesante eredità del fascismo (arrivando a dire in Israele che "fu parte del male assoluto"), Ingrao, partigiano durante l'Occupazione, ha aperto ieri, forse per la prima volta, un dialogo sulla Resistenza. "Anch'io - ha dichiarato Ingrao - vorrei la pacificazione. Ma per averla, dobbiamo ricordare quale tragedia umana ha attraversato il secolo scorso. Ricordare dunque. Ma anche insegnare a scuola. I miei nipoti devono sapere cosa fu quel tempo, le atrocità e le speranze degli italiani che si batterono per la libertà. Indicherei un libro da leggere: le lettere dei condannati a morte della Resistenza. Giovani che i nazisti decisero di uccidere. Prima di morire scrissero i loro ultimi pensieri. E ognuno di essi si concludeva con una speranza: "verrà un giorno...". è infatti venuto il giorno della libertà. E verrà quello della pacificazione". Commenti positivi, con opportuni distinguo, al discorso di Fini sono arrivati anche dal presidente dell'Anpi Tino Casali. "Le parole di Fini sono scontate - ha detto il presidente dei partigiani - non mi hanno sorpreso. I valori dell'antifascismo e della Resistenza che ancora oggi qualcuno vuole mettere in sordina, come democrazia, libertà e giustizia, vanno ricordati non solo durante i discorsi ufficiali. Ma tutti i giorni. Se ieri, all'indomani delle elezioni, un tassista che ha votato Forza Italia mi ha detto che bisogna tornare a gridare il motto fascista "boia chi molla", significa che la democrazia va ancora difesa ogni giorno, per dare un contributo essenziale al progresso civile e sociale di cui il Paese in questo momento ha un gran bisogno". Soddisfatto per il riferimento di Fini al Primo Maggio (festa dei lavoratori che fu soppressa durante il ventennio), l'ex leader storico della Cgil, oggi sindaco di Bologna, Sergio Cofferati. "Sono contento - ha detto - che abbia pronunciato queste parole. Mi fa piacere che ci sia un riconoscimento così esplicito dei valori che ho sempre sentito miei e che so di milioni di persone". Per l'ex presidente del Senato, Franco Marini, ex segretario della Cisl, "il discorso di Fini è stato ampio, dai toni assolutamente rassicuranti. Quindi voluto. Come ex sindacalista, mi ha fatto particolarmente piacere". Più critico un altro ex leader della Cisl, Pierre Carniti che, dopo aver giudicato il discorso di Fini nel suo complesso "equilibrato", ha sottolineato il silenzio sul Fascismo. "Visto che Fini ha espresso implicitamente un giudizio negativo sui "totalitarismi" - ha chiosato Carniti - forse era il caso di dire che gli italiani nel Ventesimo secolo hanno sperimentato il fascismo. E quindi dobbiamo essere grati a tutti quelli che hanno combattuto per la Liberazione".

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Grillo, un "vaffa" tra i libri - massimo novelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XIII - Torino Grillo, un "vaffa" tra i libri Il comico sarà protagonista dell'ultimo giorno della Fiera Gli organizzatori: "Venga pure, gli daremo anche una sala, ma niente comizi" MASSIMO NOVELLI Rolando Picchioni vorrebbe "una Fiera assolutamente normale". Ma il nobile auspicio del presidente della Fondazione per il libro, la musica e la cultura è messo a dura prova a poco più di una settimana dall'apertura della gran kermesse del Lingotto. Come se non bastassero le polemiche, spesso montate ad arte, sull'invito a Israele, e pure le voci sulla presunta proibizione delle bandiere dello Stato di Tel Aviv per ragioni di ordine pubblico, ieri peraltro smentite seccamente da Stefano Berrettoni, questore di Torino, ecco una nuova possibile gatta da pelare: lunedì, giorno di chiusura di Librolandia, al Lingotto sarà di scena Beppe Grillo. Il comico genovese, che ora ha indossato i panni del capopopolo e il 25 aprile scorso proprio a Torino ha riempito piazza San Carlo, ufficialmente andrà allo stand della Casaleggio Associati, l'agenzia milanese che gestisce le varie attività dell'inventore del cosiddetto Vaffa-Day: dagli spettacoli ai libri, dai dvd al blog. La sua presenza, tuttavia, richiamerà una considerevole folla e di conseguenza aumenterà il lavoro e le preoccupazioni degli organizzatori di Librolandia. Su Grillo, i promotori della Fiera sono molto netti: "Se verrà, vedremo di trovare una sala adatta per ospitarlo. Sia chiaro, però, che si dovrà trattare della presentazione del suo libro e non di un intervento politico. La Fiera è un luogo dove, istituzionalmente, si discute di libri e dove non si fanno comizi". In attesa del comico, c'è da registrare la dichiarazione del questore torinese in merito a quanto scritto da alcuni quotidiani a proposito delle bandiere di Israele. "Non ho mai parlato di divieto di bandiere israeliane o non israeliane, - ha affermato Berrettoni - "il divieto riguarda tutte le manifestazioni pubbliche nell'area esterna alla Fiera del Libro per l'8 maggio", in occasione della visita del capo dello Stato, che la inaugurerà alle 10 del mattino. "Il divieto - ha continuato - riguarda qualsiasi manifestazione esterna. La mia è stata una scelta dettata esclusivamente da considerazioni di ordine pubblico. Quanto verrà deciso all'interno della Fiera non è di mia pertinenza: ne prenderò semplicemente atto per predisporre i servizi idonei". Il tam tam mediatico, però, è tale che ieri, nel giorno della smentita della Questura, il quotidiano "Il Riformista" ha annunciato che uscirà nelle edicole, l'8 maggio, "incartato" dalla bandiera di Israele. La motivazione? "Era già nostra intenzione - ha spiegato la direzione del giornale - festeggiare così il sessantesimo compleanno di Israele. Ma tanto più è giusto farlo adesso, dopo la decisione del questore di Torino, che, vietando i cortei contro Israele, ha anche vietato le bandiere israeliane che l'associazione Appuntamento a Gerusalemme voleva esporre per salutare Giorgio Napolitano. Chi dunque vorrà mostrare quella bandiera, potrà farlo esponendo una copia del Riformista". Una bella trovata politico-pubblicitaria, senza dubbio. Peccato che sia stata ideata, almeno in parte, sulla base di una notizia destituita di fondamento.

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Elicotteri e mitragliatrici alla scala maazel: "il mio 1984 vi farà paura" - mariella tanzarella (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XIII - Milano Rumori di guerra mischiati alle note: "L'incubo di Orwell è ancora attuale" Elicotteri e mitragliatrici alla Scala Maazel: "Il mio 1984 vi farà paura" MARIELLA TANZARELLA Non è la prima volta che un'opera classica esprime concetti legati alla situazione politica del momento. Ma nel caso di questo 1984, musicato da Lorin Maazel, che lo dirigerà da domani alla Scala, si respira all'ennesimo grado il senso del contemporaneo. Non solo il romanzo di George Orwell è stato scritto, si può dire, l'altro ieri, nel 1948. Non solo le sue cupe profezie socio-politiche si rivelano, purtroppo, sempre più verosimili. Ma il maestro, assieme alla sua ottima squadra di collaboratori, a partire dal regista Robert Lepage, ha profuso nell'allestimento tutto ciò che poteva amplificare questo senso di "qui e adesso", stabilendo, spiega, "una forte correlazione con gli avvenimenti dell'attualità": la parte sonora, per esempio, oltre alla musica vera e propria include "rumore di pale d'elicottero, di mitragliatrici che falciano la gente, di bombe che esplodono, di sirene di ambulanze". Con un risultato che può atterrire per il messaggio sinistro che trasmette: attenzione, uomini, perché il Grande Fratello non è un'invenzione letteraria, ma una realtà più incombente di quanto sembri. Lo stesso Maazel, infatti, dice che "Lo spettacolo fa paura, fa piangere, perché si capisce che non c'è speranza, che alla fine sarà davvero così se noi non facciamo niente". Maazel non smette di sottolinearlo: "Lo vediamo oggi nel mondo, il potere distrugge gli individui, fin nel loro intimo. Succede in molti Paesi, ma noi non facciamo nessun riferimento particolare: non è escluso, però, che il pubblico ne possa trovare". Sullo sfondo di una scenografia dominata dai toni dell'acciaio, con l'eccezione della luce bianca e accecante che inonda perennemente la stanza in cui viene rinchiuso il protagonista (una forma di tortura, anche quella), l'opera si avvale di una quantità straordinaria di tecnologia modernissima: luci, suoni, immagini di guerre più o meno recenti (dalla Seconda Guerra Mondiale al Vietnam, dall'Afghanistan alla Palestina e all'Iraq) proiettate sulle pareti. E così, il palco reale della Scala viene sacrificato, perché ospita due grandi proiettori. Ma va bene: "è un soggetto attuale, quindi è giusto usare la tecnologia _ spiega il maestro. _ Non l'avrei mai fatto per un'opera di soggetto arcaico". Intanto, Maazel lavora alla colonna sonora di un film sulle due Coree. E accarezza il progetto di scrivere un musical: " Se trovo il soggetto giusto, lo farò".

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Che notte di lustrini per la gitana del maggio - ilaria ciuti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XI - Firenze Ségolène e Sophia belle e ammirate nella platea gremita per l'eroina che paga con la morte la libertà indomita Che notte di lustrini per la gitana del Maggio Non c'è un posto libero nel teatro gli applausi scoppiano per Mehta ILARIA CIUTI (segue dalla prima di cronaca) Eppure non è la sola donna di fama internazionale ad approdare a teatro. Dopo di lei con il responsabile della commissione cultura di Palazzo Vecchio, Dario Nardella, un'altra icona, questa volta di donna moderna e impegnata, comunque bella, comunque la prima donna nella storia di Francia a superare, anche se poi sconfitta, il primo turno nella corsa alla presidenza della Repubblica, Ségolène Royal, in vacanza in Toscana insieme a due dei quattro figli e pronta a visitare oggi la mostra di Fattori. "Sono felice di essere qui - dice Ségolène - l'opera mi piace ma dipende da quale. Amo molto Carmen perché io sono una donna impegnata, mi piacciono le donne impegnate e Carmen lo è contro le ingiustizie, fa quello che il popolo le chiede". Racconta Royal che è in Toscana per vacanze e per lavoro: "Sto scrivendo un libro con il sociologo Alain Touraine, ho con me il mio portatile e intanto mi occupo di cultura toscana. Ho qui molti amici, Andreà (vedi il segretario del Pd toscano Manciulli, ndr), Claudiò (vedi Martini, ndr) che vedrò domani. Sono solo desolata del risultato delle elezioni italiane, quello di Roma è inquietante, meno male che c'è la Toscana. Il populismo è pericoloso, basta vedere anche in Francia tutte le promesse non mantenute di Sarkozy. Ma il Pd ha avuto troppo poco tempo, bisogna trovare risposte, rivedere i problemi: la modernizzazione, l'identità, l'immigrazione". Non c'è un posto libero a teatro. C'è la musica, Andrea Bocelli nel palco del soprintendente Giambrone, Mirella Freni in quello centrale: "Ero Micaela a vent'anni". Accanto a lei ci sono le istituzioni al completo, i presidenti di Regione e Provincia, Martini e Renzi, il sindaco Domenici, il questore Tagliente. Ci sono l'ambasciatore d'Israele Gideon Meir, il console di Francia Bernard Micaud, l'ex ministro Vannino Chiti, il rettore Marinelli. C'è la moda di Salvatore Ferragamo, figlio del presidente della maison Ferruccio, e un'elegantissima Eva Cavalli. C'è l'industria con la presidente toscana Antonella Mansi. Soprattutto si sentono il fermento e la grande attesa ancora prima che apra il sipario sulla storia di Carmen, la sigaraia di Siviglia che nell'immaginario collettivo occupa a rotazione il posto della donna sensuale, capricciosa, imprevedibile, forte, appassionata, sciupa-maschi, e che è in realtà la donna che paga con la morte la sua indomita libertà, compresa quella di amare quando e come vuole. Un'altra "donna contro" di questo Maggio. E' una Carmen che accende la curiosità da prima che si apra il sipario: ha uno dei tenori più amati, Marcello Alvarez, ha la Carmen del momento, la bellissima cantante russa Julia Gertseva che per di più è anche una grande attrice. Ma il regista spagnolo Saura, che sveste la troppo scarna regia di qualsiasi spagnolismo, è stato contestato a Valencia e si sussurra nei corridoi non sia stato gradito dal tenore argentino e abbia sollevato perplessità perfino in Mehta. Ma già dall'appassionato e energico attacco di Mehta scoppiano gli applausi e si ripetono a scienza aperta per i cantanti. Poi, sì, nel foyer si dice che la regia è un po' freddina ma che lo spettacolo è bello, che Alvarez ha una gran voce, che Carmen è bella, che Escamillo (Ildebrando D'Arcangelo) è formidabile.

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Bononia docet ma non la coerenza - franco carinci (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina III - Bologna L'intervento Bononia docet ma non la coerenza FRANCO CARINCI BONONIA docet. Sarà, ma non sempre e non certo nella vicenda Vattimo, condotta more solito all'insegna di un rigore nelle parole e di un lassismo nei comportamenti, con ad unico filo rosso il politically correct. La richiesta del collettivo degli studenti di avere un'aula dove permettere a Vattimo di esporre e difendere la sua tesi a favore di un boicottaggio della Fiera del libro, vista e vissuta come simpatetica a Israele, doveva essere accolta, per ragioni di principio e di opportunità. Di principio, perchè non si vede come si poteva negare a un professore universitario a pieno titolo - cioè non per il mero biglietto di visita, ma per autorevolezza scientifica - di dire la sua; né agli studenti di starlo a sentire: il tema era ed è del tutto irrilevante, perchè è regola fondamentale di un sistema democratico da noi consacrato costituzionalmente che non sia sindacabile il diritto di libera manifestazione del proprio pensiero, anche al fine di persuadere una cerchia più larga. Obiettare, come si è fatto che all'interno dell'Università non si può parlar contro, o che lo si può fare solo in contraddittorio fa un po' sorridere: quando si parla, si parla sempre contro, direttamente o indirettamente, contro tutti o molti o alcuni o uno solo; e se lo fa un professore, di norma lo fa ex catedra , con la sua brava lezione che spesso non tollera né interruzioni né domande finali, senza che sia previsto alcun duetto cantilenante. A parte il principio c'era l'opportunità. E' ben noto che questi gruppi cercano visibilità pubblica e non per nulla avevano questa volta scelto un personaggio come Vattimo, sicché, se si voleva farne parlare in lungo e in largo, questa era la maniera giusta; non solo, il divieto avrebbe avuto un senso solo se si fosse stati in grado di garantirne l'osservanza, cosa che già a priori si dava per esclusa. SEGUE A PAGINA VII.

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Bononia docet... - franco carinci (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina IX - Bologna BONONIA DOCET... FRANCO CARINCI (segue dalla prima di cronaca) E allora? Beh, come anticipato, la ragione va ricercata nella politically correct, cioè dover evidenziare ufficialmente una presa di distanza rispetto a una iniziativa che metteva sotto accusa Israele, sulla base della discutibile convinzione che esso debba essere considerato l'unico erede e unico gestore in monopolio della shoah. Una volta salvata lo "coscienza", è andata in scena la seconda parte della commedia. Il collettivo ha debitamente preannunciato che avrebbe occupato un'aula dell'Università, dopo di che ha proceduto alla messa in atto con Vattimo, accolto come un trionfatore, con un mistico rigurgito di trasgressione. Nessuno si è mosso, tranne il Preside della Facoltà che si è aggirato patetico nei dintorni dell'aula, offrendo il suo petto a schermo di eventuali danneggiamenti. Anche qui il politically correct, per cui a fronte di comportamenti scorretti degli studenti non è ammessa nessuna azione né preventiva, come si sarebbe potuto fare chiudendo in anticipo la facoltà, né successiva, non dico sul piano penale, ma almeno sul piano disciplinare. Si parla e si straparla di tolleranza zero, ma come garantire il rispetto delle regole per gli extracomunitari o per i comunitari indisciplinati, quando non siamo in grado di farlo per i cittadini. Forse vale un criterio di due pesi e di due misure? Sarebbe opportuno dire solo quello che si può fare e fare quel che si dice.

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Francesca parisini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XV - Bologna Dal 7 all'11 maggio attorno alla Manifattura delle Arti proiezioni, dibattiti cine-gastronomici FRANCESCA PARISINI Un menu di 150 titoli, di cui una sessantina in concorso, per parlare di cibo buono, pulito e giusto, ovvero rispettoso di chi lo produce, di chi lo consuma e dell'ambiente. E' "Slow Food on film", il festival dedicato alla cultura del mangiare organizzato dalla Cineteca di Bologna e da Slow Food. Gli schermi dei cinema Lumière e Arlecchino, dove si tengono la maggior parte delle proiezioni, si accendono dal 7 all'11 maggio, ma ad essere coinvolta sarà tutta la zona della Manifattura delle Arti che ospiterà, oltre ad incontri con gli autori, retrospettive e tavole rotonde, un goloso programma gastronomico di cui diamo conto sotto. "Rischiamo di divertirci", commenta con una battuta l'assessore alla cultura Angelo Guglielmi. La giornata 'tipo' comincerà alle 10 del mattino al Lumière con la replica delle pellicole in concorso che la sera precedente (dalle 20.15, al Lumière) metteranno a confronto modi diversi di raccontare la cultura del cibo. La gara si dipana in quattro sezioni: "Best Food Feature", ovvero cinque lungometraggi della passata stagione (tra cui "Cous cous" di Kechiche e "Il vento fa il suo giro" di Diritti); "Docs competition" dedicata a documentari che cambieranno il nostro modo di guardare nel piatto; "Short competition", con temi che vanno dalla simbologia legata a una tazza di the ("Coffee&Allah" del neozelandese Urale), al conflitto israeliano-palestinese servito sui piatti di due ristoranti rivali ("West bank story" di Ari Sandel). Ultima sezione in concorso, "Best tv series" che ha già scelto il suo vincitore: è "Cookin'in the denger zone" di Marc Perkins, serie trasmessa dalla Bbc per raccontare un viaggio dell'autore nelle zone più impervie del mondo, lette attraverso un invito a pranzo. Il pomeriggio è dedicato agli eventi speciali, alle retrospettive e agli incontri con gli autori. Tra i primi segnaliamo "Storia di Terra e di Rezdore", apertura della manifestazione mercoledì 7 alle 16 al Lumière, in compagnia di Luciana Littizzetto, Carlo Petrini, Alice Waters e Sergio Cofferati. Si tratta di un documentario curato dalla Cineteca stessa con 200 interviste tra agricoltori e cuoche, mondine e cantori, per ricostruire la cultura contadina ed enogastronomica modenese. Le retrospettive, invece, presentano quattro filoni. Il primo, "Focus d'autore", porterà a Bologna ospiti illustri come Otar Iosseliani che mercoledì (ore 18 al Lumière) presenterà il suo "Giardini in autunno", mentre domenica (ore 22.30 al Lumière) ci sarà l'anteprima della versione ridigitalizzata e rimontata dei documentari di Vittorio De Seta. Segnaliamo infine sempre per le retrospettive "Ricette da ridire", una sorta di blob cine-gastronomico condotto da Vito e con spezzoni che hanno per protagonisti personaggi come Aldo Fabrizi, Ugo Tognazzi, Andy Luotto e molti altri. Dulcis in fundo in questo racconto giornaliero, "Un film nel piatto", l'evento che per quattro sere propone pellicole a cui seguirà la degustazione al Mambo, il Museo d'Arte Moderna, di un piatto a tema (10 euro). Si comincia il 7 maggio con "McLibel", storia di un postino e di un giardiniere che hanno sfidato il colosso di McDonald. Si prosegue giovedì con "Sik-Gaek", grande gara di cucina in salsa coreana condita con musical hollywoodiano. Venerdì è la volta di "La graine et le mulet", film francese che ha incantato il pubblico del festival di Venezia del 2007, infine sabato "A table in heaven" su Sirico Maccioni, titolare di Le Cirque, leggenda della ristorazione newyorkese (proiezioni all'Arlecchino alle ore 20). "Non in ultimo, il festival darà spazio alla presentazione di due archivi - ha concluso Gianluca Farinelli, direttore della Cineteca - quello Artusi e quello Camporesi di cui lanceremo l'inizio dei lavori di catalogazione". Info al sito www. slowfoodonfilm. com o 051.2194826.

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Il libano in guerra ricorda rossellini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Spettacoli Il Libano in guerra ricorda Rossellini Estate 2006, all'indomani dei bombardamenti del Libano. Sciita emigrata a Dubai, Zeina è in cerca del figlio di sei anni e della sorella, cui ha affidato il bambino per risparmiargli la propria crisi coniugale. Un tassista, Tony, accetta di accompagnarla nel sud del paese, attraverso un paesaggio devastato dalle bombe; li accompagna la radio del taxi, recitando in un lugubre salmodiare i nomi delle vittime. Mentre sbarcano i primi baschi blu, parte della popolazione inneggia a Hezbollah, maledicendo Israele e il "grande Satana" americano. Dapprima l'uomo, che è di confessione cristiana, sembra interessato solo al compenso. Poco a poco, però, gli occasionali compagni di viaggio scoprono la reciproca umanità. Appreso che il bambino è stato raccolto da una troupe di giornalisti francesi, vanno a cercarlo in un monastero. Non è da happy-end, però, il film del libanese Aractingi. Senza ricorrere ai ricatti del mélo, il regista mette a fuoco quelle che sono le prime vittime delle guerre in corso sullo scenario mondiale: la popolazione civile indifesa, i bambini e le donne. è passato molto tempo da quando Rossellini e il nostro neorealismo fecero qualcosa di simile; ma il mondo non può dirsi molto migliorato.(r.n.).

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Alemanno ridisegna roma "rimuovere l'ara pacis" - alessandra longo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Alemanno ridisegna Roma "Rimuovere l'Ara Pacis" L'accusa: è invasiva. Nuovi dirigenti nelle spa comunali La "notte bianca" in bassa stagione. Protezione civile chiamata a ruoli di vigilanza ALESSANDRA LONGO ROMA - "La teca dell'Ara Pacis è un intervento invasivo. Va rimossa". Gianni Alemanno non ha ancora messo la fascia da sindaco (lo farà a metà maggio quando si insedierà la giunta) e già usa il piccone virtuale per abbattere la Roma di Veltroni e Rutelli. Fare presto: cambiare la capitale ("In autunno sarà già diversa", promette il neo primo cittadino). Dunque, si parte dai simboli. E la struttura in vetro e travertino, realizzata dall'architetto americano Richard Meier a protezione del monumento in onore di Augusto il vittorioso, diventa il nemico da abbattere. Via da lì, una ruspa "smonti la teca e la rimonti in periferia", come promesso in campagna elettorale. Parte così Alemanno, che si sente il Gandalf di Tolkien nella sua lotta contro il male. E annuncia che metterà mano anche al centro storico dove "ci sono interventi negativi da rivedere". Nella sua prima conferenza stampa nella sala della Protomoteca in Campidoglio (e poi all'immancabile "Porta a Porta") il sindaco di Roma, l'ex giovane leader decisionista del Fronte della Gioventù, rende esplicite le linee del cambiamento. Si vira da subito sulla sicurezza (Alemanno loda il "modello New York", pensa a vigili urbani armati, promossi per legge a polizia giudiziaria, e s'inventa i volontari della Protezione civile "che, quando non ci sono terremoti, presidiano il territorio", evitando così la nordica e inquietante ronda fai da te); e ancora: azione immediata contro Rom e clandestini ("Via i delinquenti, sgombero dei 25 accampamenti abusivi nati sul lassismo dei centrosinistra e trasferimento in periferia di quelli regolari"); di più: notti bianche sì, ma solo in "bassa stagione"; festa del cinema sì ma solo se "abbinata al David di Donatello" e comunque finalizzata alla promozione del cinema italiano...". No Veltroni, no Clooney. Più parla e più reimposta, cancella, la città che, per 15 anni, ha governato il centrosinistra dandole il suo imprinting culturale. Un po' di spoil system non guasta: i dirigenti delle 80 municipalizzate nominati da Veltroni dovrebbero "avere la sensibilità istituzionale di dimettersi". E spiace per i 31 funzionari esterni chiamati dal predecessore in Campidoglio. Anche loro se ne dovranno andare ("Erano troppi") mentre sono confermati i 280 dirigenti di ruolo interni. Scrosciano applausi sinceri. Ci sono in prima fila la moglie Isabella e il figlio Manfredi. E una signora che si fa notare, borsetta, cintura e giacca leopardate. Roma cambia, diceva lo slogan di Alemanno. La storia della Teca da rimuovere fa effetto tra i cronisti. Da Vespa, il neosindaco corregge il tiro. Prima di tutto, dice, "le priorità forti sono altre", e poi "faremo un referendum tra i cittadini". Così va meglio, più democratico. Dovrebbe essere una conferenza stampa ma, in realtà, sono venuti in massa gli amici di An e si trasforma in una festa, con deputati, consiglieri comunali, le famiglie dei tassisti che tifano sul fondo. Che giorno! Il Campidoglio a Gianni e la Camera a Gianfranco. L'unico trombato è il forzista Alfredo Antoniozzi, candidato alla Provincia, battuto da Nicola Zingaretti ma ride felice lo stesso. Alemanno confessa: "Ho capito che cosa intendeva Veltroni quando parlava del suo ufficio con balconcino sui Fori. Mi sono affacciato e davvero da lì si ha la sensazione di essere al centro del mondo". Un trionfo così rende doveroso un pensiero agli avversari stracciati. Perciò, dopo l'insediamento della giunta, "costituiremo una commissione Attali per Roma con personalità di alto profilo nazionale e internazionale". Altro che fascista. "Oggi la destra chiude un percorso". Prima di ricevere le chiavi della città dal prefetto Mario Morcone, Alemanno racconta di un pranzo cui teneva molto: "Ho mangiato con l'ambasciatore di Israele. Le immagini sbagliate, i tentativi di demonizzare, li riconsegno alla polemica politica, non devono più sporcare le istituzioni e il ruolo del sindaco". No, a quella tavola non c'era Domenico Gramazio (che invece festeggia in Campidoglio), protagonista qualche anno fa, a Gerusalemme, di una storica "gaffe" quando disse: "La destra fascista? Mai avuto a che fare con la deportazione degli ebrei!". Guardiamo avanti, dice Alemanno. E annuncia la benevolenza di Berlusconi nei confronti di Roma: "Gli ho parlato. Mi ha detto: "Ti saremo vicini"".

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<Nessun pericolo ma verificheremo> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-30 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Comunità ebraica "Nessun pericolo ma verificheremo" Il "paletto" che la Comunità ebraica ha subito piazzato in mezzo ai risultati elettorali di Roma s'ispira al monito divino che in questi giorni di Pesach, la Pasqua ebraica, è stato ricordato nei "seder", le cene delle famiglie ebraiche: il primo comandamento dato a Mosè sul Sinai. "Ricordati che tu sei stato schiavo in terra d'Egitto". Eccolo lì il valore che Riccardo Pacifici, presidente della Comunità Ebraica di Roma, ha voluto ricordare a caldo a Gianni Alemanno: l'accoglienza, il rispetto dell'altro, il dialogo tra le colture. Un biglietto da visita che accompagnava gli "auguri" per l'elezione e le assicurazioni avute subito dopo dal neoeletto. Ma ieri, mentre l'ambasciatore d'Israele Gideon Meir chiamava Alemanno per "congratularsi", in Israele i giornali sono usciti con pagine piene di antichi spettri. "Yediot Ahronot" ha accompagnato il servizio con una foto di Alemanno che saluta col braccio teso. "Maariv" gli ha affiancato una foto di Mussolini. "Haaretz" ha ricordato che "per la prima volta da sessant'anni la Destra controlla Roma". L'inviato del "Maariv" ha scritto che "65 anni dopo la caduta del dittatore Benito Mussolini, i seguaci della sua linea fascista tornano a conquistare Roma". "Yediot Ahronot" è riandato poi ad Alemanno militante nella destra radicale, menzionandone l'impegno ora a proseguire con i viaggi della memoria ad Auschwitz e la costruzione del Museo della Shoà. "Beh - commenta Roberto Coen della formazione di sinistra "Per i giovani" -. Senza esagerare un timore c'è. è che ci possa essere una doppia linea di Alemanno, politically correct per l'esterno, più compiacente all'interno del proprio elettorato verso gruppi giovanili. Certi siti non sono stati ancora ripuliti...". Aggiunge Massimo Misano, eletto di "Per Israele": "Ci sono anziani, tra noi, preoccupati. Non per Alemanno, ma per il suo elettorato in parte nostalgica. I commercianti invece sono contenti della svolta...". "Sbagliato demonizzarlo - aggiunge Tobia Zevi, coordinatore del consiglio - . Però Alemanno dovrà mostrarsi credibile sul piano dei valori che l'ebraismo rappresenta in città". Da Montecitorio i neoeletti del Pdl Fiamma Nirenstein e Alessandro Ruben respingono le suggestioni dei media israeliani. "Da Israele ho ricevuto solo congratulazioni premette Fiamma Nirenstein -. Parlo tutti i giorni con israeliani, non ho percepito timori. Semmai rallegramenti per la svolta in atto. Tutti si attendono ora il ripristino di una politica simpatetica con Israele e contro il terrorismo". Aggiunge Alessandro Ruben: "Alemanno segue la linea tracciata da Fini, è una garanzia per il futuro. Non si è apparentato con Storace. Il passato è passato. Vedremo col tempo". Tacciono il rabbino capo Riccardo Di Segni (cita solo gli "auguri " ad Alemanno e Zingaretti) e il presidente dell'Ucei Renzo Gattegna ("mantengo il riserbo della campagna elettorale "). "Titoli e articoli dei giornali israeliani non sempre coincidono - dice il Presidente Riccardo Pacifici - . Nella Comunità registriamo tre atteggiamenti su Alemanno. Preoccupazione, e non solo da parte di anziani. Attesa e verifica, anche perché diversamente da Fini Alemanno ci ha frequentato poco (ma dopo Fiuggi non ha mai contestato il suo leader). Infine, euforia di chi si è mobilitato per lui. Sono le sfaccettature della Comunità. Il successo di Alemanno è stato alimentato anche dalle preoccupazioni per le posizioni di D'Alema. Ora noi dobbiamo ricordarci che grazie invece all'amministrazione Veltroni Roma è stata un'isola felice in Europa, diversamente da altre capitali europee non ha registrato dal Duemila un solo attacco contro di noi. Tutto ciò andrà mantenuto, all'insegna dei valori che rivendichiamo. Solo così si potrà anche consolidare nell'interesse di tutti una destra conservatrice antifascista come in Gran Bretagna, Francia, Germania. Certo, ci sono sacche di protesta in Azione Giovani, su questo vigiliamo. Come non vedere i saluti romani? Quelle simbologie, credo, saranno però estranee al governo della città". Riccardo Pacifici Fiamma Nirenstein Paolo Brogi.

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Vattimo e Jebreal ospiti da Lerner (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-04-30 num: - pag: 52 categoria: BREVI Vattimo e Jebreal ospiti da Lerner "Ma cosa vogliono questi ebrei?": Gad Lerner (foto) e il 60Ë? anniversario della nascita dello Stato di Israele. Il giornalista ne parla tra gli altri con Dviri, Vattimo, Jebreal. L'infedele La7, ore 21.10.

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<Agli amici ebrei dico: non portate vessilli> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Chiara Saraceno "Agli amici ebrei dico: non portate vessilli" MILANO - "Se fossi a Torino inviterei i miei amici ebrei a non andare a sventolare le loro bandiere l'8 maggio". Chiara Saraceno, sociologa e saggista torinese, in questi giorni è a Berlino ma segue quanto sta accadendo intorno alla Fiera del libro con apprensione. "Premesso che ciascuno ha il diritto di sventolare la bandiera che vuole, farlo in questo caso potrebbe essere rischioso". Cosa teme? "Che qualcuno colga l'occasione per provocare, che sia il pretesto per lasciarsi andare ad atti violenti. In certe situazioni, anche stimati colleghi rischiano di compiere delle stupidaggini". Meglio lasciare a casa le bandiere. "Io la penso come lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua: Israele ha il diritto di esistere ma non come esiste ora. Se le bandiere che verranno sventolate l'8 maggio significano "stiamo con Israele qualsiasi cosa faccia", motivo in più per lasciarle a casa. Sarebbe anche un gesto di pace e distensione nei confronti di chi chiede il boicottaggio della Fiera". Niente vessilli, un'alternativa? "Piuttosto dei bei cartelli per spiegare le proprie ragioni e magari per mandare dei segnali verso Israele stesso". Quali segnali? "Ci sono altre strade oltre il muro contro muro" R. Riz.

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Simboli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria: BREVI Simboli \\ No a quelle bandiere se il loro significato è stare con Israele qualsiasi cosa faccia.

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Torino, vietate le bandiere d'Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Torino, vietate le bandiere d'Israele Fiera del Libro, la questura nega il permesso per tutte le manifestazioni Misure speciali di sicurezza: il saluto di Napolitano avverrà prima dell'apertura al pubblico TORINO - La Questura di Torino vieta ogni manifestazione per l'8 maggio, giorno di inaugurazione della XXI Fiera del Libro. Non sarà autorizzato il previsto corteo dei centri sociali e di chi boicotta la Fiera per protesta contro la presenza di Israele come Paese ospite, ma neppure il presidio con le bandiere israeliane promosso dal gruppo romano "Appuntamento a Gerusalemme", lo stesso che aveva chiesto e ottenuto la presenza del Capo dello Stato in segno di solidarietà con la manifestazione libraria. "è un divieto assurdo, noi vogliamo soltanto salutare gioiosamente Napolitano con le bandiere del Paese ospite", la replica. Più prudente la posizione dell'Unione delle Comunità Ebraiche, che attende l'esito di un incontro fissato per oggi tra il suo presidente Renzo Gattegna e il Viminale. Già nei giorni scorsi, e in via informale, la Questura aveva "sconsigliato " a chi all'interno delle Comunità voleva enfatizzare il momento dell'apertura ogni iniziativa pubblica. Ora però il divieto totale potrebbe assumere il sapore di un'imposizione che rischia di mettere sullo stesso piano qualunque iniziativa, dai saluti con le bandierine ai cortei per il boicottaggio. "La cosa più importante per noi - spiega con diplomazia Claudia De Benedetti, che l'Ucei ha delegato alle vicende che riguardano la Fiera di Torino - è la gratitudine che vogliamo esprimere a Napolitano per la sua presenza. Ma siamo fiduciosi che si potranno vedere tante bandiere, portate dalle singole persone, sventolare alla Fiera nel giorno dell' inaugurazione". Il sentiero della trattativa è stretto, strettissimo, e si gioca tutto sulle parole di ieri sera del questore Stefano Berrettoni: "Per esclusive ragioni di ordine pubblico saranno vietate tutte le manifestazioni fuori dal perimetro della Fiera. Ciò che accade all'interno non è di mia competenza e mi limiterò a prenderne atto per predisporre le misure opportune". Le bandiere con la stella di David vietate all'esterno, dunque, potrebbero ricomparire, magari più piccole, all'interno del Lingotto. Ma la tensione crescente a Torino ha suggerito anche alla presidenza della Repubblica una linea di estrema prudenza: il saluto inaugurale di Napolitano e la sua successiva visita ad alcuni padiglioni avverranno in una Fiera non ancora aperta al pubblico, alla sola presenza delle (pur numerose) autorità invitate per l'occasione, compresi naturalmente i rappresentanti dello Stato di Israele e delle Comunità ebraiche. Polemiche e confronti ravvicinati tra amici e nemici di Israele potrebbero giungere però anche prima dell'8 maggio. Per lunedì e martedì prossimi, infatti, è in programma all'Università di Torino - nella sala lauree di Scienze Politiche - un seminario internazionale, "Le democrazie occidentali e la pulizia etnica in Palestina ", che fin dal titolo dichiara in quale filone di pensiero politico e culturale intenda collocarsi. Il programma spiega il resto: da un lato intellettuali e docenti universitari come lo storico Sergio D'Orsi e il filosofo Gianni Vattimo (che ieri era all'Università di Bologna per un'altra iniziativa anti- Fiera), dall'altro esponenti del mondo arabo contrari alla presenza di Israele a Torino, come Tariq Ramadan. E per concludere, nel pomeriggio di martedì, una tavola rotonda con i vari comitati del "no": No War, no Tav, no Dal Molin, no Fiera Libro. "Come Università, la nostra filosofia è quella della massima apertura al confronto - chiarisce il rettore Ezio Pelizzetti -. è un seminario a carattere scientifico. Del resto, siamo stati gli unici in Italia a ospitare insieme, ben due volte quest'anno, l'Università ebraica e quella palestinese di Gerusalemme". Nel Lingotto Lunedì un seminario all'Università. Ospiti: da Vattimo agli intellettuali arabi contro la presenza di Israele Scritte contro Le scritte comparse sui muri del Lingotto lo scorso febbraio, per protestare contro la presenza di Israele alla Fiera Vera Schiavazzi.

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<È una scelta razzista La questura sbaglia> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Ugo Volli "è una scelta razzista La questura sbaglia" MILANO - "Ritengo un fatto grave che il questore abbia vietato le manifestazioni con le bandiere d'Israele l'8 maggio quando la stessa Questura ha autorizzato la manifestazione nazionale degli autonomi che si terrà il 10 maggio, cioè due giorni dopo l'inaugurazione della Fiera del libro e sempre a Torino. Quello che sta accadendo è molto grave". Ugo Volli, professore di Semiotica all'Università di Torino, è a dir poco arrabbiato per il divieto di sventolare la bandiera d'Israele davanti al Lingotto. Professore, per la Questura sono ragioni di sicurezza. "Mi pare invece una scelta razzista. Come aver obbligato, il 25 aprile a Milano, la Brigata ebraica a riporre le sue bandiere. Mi auguro che il nuovo ministro dell'Interno chiederà ragione di questi comportamenti ai questori di Torino e Milano". Cosa intende fare l'8 maggio? "Rispetterò il divieto ma sto pensando di presentarmi con la bandiera d'Israele nell'aula della facoltà di Scienze Politiche dove Gianni Vattimo e Angelo D'Orsi terranno il convegno "Pulizia etnica in Palestrina". Un appuntamento che è stato autorizzato senza problemi nonostante la violenza del titolo. Al solito due pesi e due misure. Voglio vedere se il questore mi impedirà di portare la bandiera con la stella di David in università". R. Riz.

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SARÀ la prolusione del decano degli scrittori israeliani Aharon Appelfeld ad inaugurare mercole (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dì prossimo la Fiera del Libro a Torino, mai come quest'anno sotto i riflettori internazionali. La decisione del questore di Torino di vietare ogni tipo di manifestazione per giovedì, il giorno in cui al Lingotto ci sarà il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha ridato fiato alle polemiche che da mesi imperversano per la scelta degli organizzatori di designare Israele come paese ospite. Decisione presa molto male dall'Associazione "Appuntamento a Gerusalemme" che invece avrebbe voluto accogliere il presidente con bandiere israeliane. "Una decisione assurda - hanno detto - noi volevamo solo ringraziare il presidente della sua presenza". Dal canto suo il questore Berrettoni ha precisato che si tratta di "una scelta dettata solo da considerazioni di ordine pubblico. Il divieto riguarda infatti qualsiasi manifestazione esterna. Quanto avverrà all'interno della Fiera non è di mia pertinenza. Ne prenderò atto per predisporre i servizi idonei" Il divieto ha anche colpito i giovani dei centri sociali e di Free Palestine che avevano chiesto di allestire gazebi nella zona antistante l'entrata, per il volantinaggio e il dialogo con intellettuali e scrittori. Regolarmente autorizzati, invece la manifestazione di sabato del Free Palestine che prevede un collegamento video con Ilan Pappé, storico israeliano docente a Haifa e il convegno di lunedì e martedì prossimo all'Università sul tema "Pulizia etnica della Palestina". In questa occasione ci saranno intellettuali e docenti universitari come Sergio d'Orsi e Gianni Vattimo e dall'altra parte esponenti del mondo arabo contrari alla presenza di Israele a Torino come Tariq Ramadam. Lo stesso Vattimo, che è reduce dall'occupazione simbolica della Facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna per il boicottaggio della Fiera, ha sostenuto ieri sera all'Infedele di Gad Lerner che "il boicottaggio è un modo democratico di opporsi a qualcosa, l'apartheid in Sudafrica è stata combattuta con il boicottaggio". Come si sa gli scrittori arabi hanno aderito quasi all'unanimità all'appello al boicottaggio. Non ci saranno i cinque scrittori di lingua araba e di passaporto israeliano (Ali Taha, Nidà Krouri, Hussein Muhanna, Walid El Faroum e Mufleh Naara)."Ha prevalso la logica collettiva su quella individuale - dice il direttore della Fiera Ernesto Ferrero - Così anche gli scrittori che hanno detto di essere personalmente contrari al boicottaggio, hanno rinunziato a venire. Peccato, è stata persa un'occasione, utile soprattutto per loro. Ma è spiegabile, la situazione di conflitto c'è ed è molto forte". Ma le polemiche sembrano aver fatto crescere la Fiera dove ci saranno oltre 1400 espositori tra cui 75 new entry: "L'effetto che ne è derivato è che siamo diventati famosi da Al Jazeera al New York Times", dice un po' celiando Ferrero. E annunzia una sorpresa finale. Accanto a intellettuali come Bodei, Reale, La Capria che parleranno della bellezza in tutte le sue forme, accanto a grandi scrittori ospiti come Vidal, Pahor, Marias, Paasilinna, Falcones, ci sarà Beppe Grillo. Parlerà l'ultimo giorno, lunedì. Nella Sala Gialla. Di cosa ancora non si sa. Che sia in programma una postilla magari in chiave libraria al suo recente v.day torinese? R.M.

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Gerusalemme IL suo amico Philip Roth lo aveva scritto già vent'anni (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di FRANCESCO OLIVO Gerusalemme IL suo amico Philip Roth lo aveva scritto già vent'anni fa: l'atroce passato di Aharon Appelfeld, il ghetto, il campo di concentramento e la fuga solitaria per le foreste dell'Europa, è la drammatica antitesi del calore umano e familiare che quest'uomo trasmette a chi se lo trova di fronte. Nella sua casa su due piani, in un piccolo paese a dieci chilometri da Gerusalemme, nella strada che porta a Tel Aviv, Appelfeld accoglie i suoi ospiti con una cordialità non comune. Poi, una volta seduto in piccolo divano sovrastato da libri ("è il mio regno" dice sorridendo), comincia a raccontare le mille avventure di un'esistenza assolutamente unica. È sconvolgente la serenità con la quale spiega le atrocità subite nel passato quando era solo un bambino, assai raro poi descrivere con lucidità la vita quotidiana in uno Stato che convive con un'ansia perenne. Eppure la quiete di questa casa, il tono intimo e misurato di questa persona non stupiranno i lettori dei suoi libri. Guanda ha pubblicato in questi giorni la ristampa Storia di una vita, l'autobiografia a frammenti di Appelfeld, già edito in passato da Giuntina. Impossibile restare indifferenti davanti a una vicenda umana così drammatica, ma mai descritta con toni strappalacrime. Il dramma e l'assurdità della Shoah emerge con frasi taglienti, secche che finiscono per essere più incisive di mille aggettivi. Eppure quando qualcuno lo definisce uno "scrittore dell'Olocausto", lui non ci sta: "Non esiste questa categoria, gli artisti si dividono in validi e meno validi". Con la stessa passione, calda e composta, mercoledì prossimo si troverà a inaugurare il Salone del libro di Torino, nell'edizione più contestata della sua storia, per le proteste che alcuni intellettuali musulmani, e non, hanno scatenato di fronte alla scelta di ricevere Israele come ospite d'onore. "L'unica cosa da boicottare è la parola boicottaggio risponde Appelfeld se ci sono proteste, venite a parlarne da letterati a letterati. La cultura è dialogo, comprensione reciproca. Io chiedo di essere giudicato come scrittore non come abitante di uno Stato". Difficile con lui metterla sul piano dell'attualità. "La politica ti porta a essere superficiale, o si è bianchi o neri, un linguaggio fatto di slogan che lascia emergere la parte oscura dell'animo umano. Gli scrittori invece si devono occupare della verità, andare dritti alle emozioni profonde. Quelli che si schierano con un partito poi sono costretti a difenderne tutte le posizioni a discapito di tutto il resto". Eppure in Israele non è facile restare neutrali e qualcuno glielo ha ricordato, "e infatti io ho le mie opinioni, ma ne parlo ai miei vicini o agli amici e quando discutiamo non faccio pesare il fatto di essere un artista". Alle polemiche dei boicottatori, però, non si sottrae: "Si contesta agli scrittori di andare all'estero per difendere il governo quando si sa che gli invitati sono quasi tutti di sinistra, come possono essere usati dallo Stato? È assurdo". L'appartenenza a Israele ormai è parte integrante della sua vita, ma in quel ragazzino arrivato qui da solo nel 1946, dopo tre anni di fuga dalle persecuzioni, l'appartenenza politica e culturale era una condizione molto sfumata. L'infanzia l'ha trascorsa nella Bucovina, in Romania, in una famiglia colta e assimilata al punto di non lasciare spazio alla religione. Ci pensarono i nazisti a ricordare tragicamente agli Appelfeld l'appartenenza al popolo ebraico: la madre venne uccisa durante i mesi del ghetto e il padre finì nel lager con il piccolo Aharon. "La mia identità oggi è divisa in tre parti. Sono, per prima cosa, un ebreo, per questo sono finito nel ghetto, nel campo di concentramento. Poi mi definisco israeliano, perché vivo qui da 63 anni. Ma sono anche europeo, quella è la mia cultura di base". La sua autobiografia però non ripercorre il passato in maniera strettamente cronologica, alcune cose mancano, come il lager ad esempio: "In quei luoghi le persone perdono l'80 per cento della propria umanità, è il corpo a svanire, come potrei descrivere di gente trasformata in insetti, dopo due settimane senza cibo non sei più nulla. Ma in mente quelle immagini le porto sempre". Altro silenzio cala sui carnefici, "di loro non scrivo mai, perché non capisco il loro animo. Non appartengono all'umanità". Ciò nonostante Appelfeld non si chiude mai nella solitudine del sopravvissuto e ascoltarlo a Torino vorrà dire imparare qualcosa: "sono ancora certo di poter spiegare quello che è successo".

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Un mondo di righe Esce oggi Di fabbrica si muore (Manni) il libro di Alessandro Langiu e Maurizio Portaluri che racconta la storia di Nicola Lovecchio, operaio del petrolchimico di (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Manfredonia, e della sua ricerca di risposte sulla genesi di una malattia devastante che non gli lascia alcuna speranza Un mondo di righe Esce oggi Di fabbrica si muore (Manni) il libro di Alessandro Langiu e Maurizio Portaluri che racconta la storia di Nicola Lovecchio, operaio del petrolchimico di Manfredonia, e della sua ricerca di risposte sulla genesi di una malattia devastante che non gli lascia alcuna speranza. La prima parte è un lavoro di indagine, quasi un reportage, che denuncia i misteri del petrolchimico, mentre la seconda è un testo di teatro denuncia che spiazza e commuove... Palermo Una giornata di mobilitazione dei precari ed alle precarie giunta alla 4° edizione: PalermoMayDay . E ti aspetta alle 18 al Teatro Massimo con street parade, improvvisazioni, teatro e carri sound system. Poi tutt* all'Ex Karcere tra cucina, bar e musica. Cagliari Un buon film per il 1° maggio? A tempo pieno di Laurent Cantet oggi e domani alle 21 Schermi Rubati in via San Giacomo 80. Muro Leccese (Le) Aperitivo salentino, mostra e poi la presentazione del dvd Mascarimirì 10 anni La Storia domani alle 19 La Bussola in via Malta. Campomarino (Ta) A cura dell'Arci concerto per il 1° Maggio alle 16.30. Bari Molte le proposte per la Festa dei lavoratori curata dalla Cgil: gazebo in piazza del Ferrarese, alle 18 Otto Panzer Show per i più piccoli, musica e gran finale con Peppe Barra. Molfetta (Ba) Artigiani e produttori, agricoltura naturale, enogastronomia vegetariana, baratto e poi lab, cortometraggi, dibattito su Antipsichiatria, boicottaggio e consumo critico , Banda del Tempo... Non puoi mancare alla Fiera delle Autoproduzioni. Un'altra economia è possibile alle 10 a Le Macerie in via dei Lavoratori. Foggia Tutto pronto per il primomaggio del Kollettivo di Lettere, comune e Arci: alle 18 nell'anfiteatro di parco San Felice arrivano sei giovani band che cantano di lavoro e morti bianche e poi reggae e ironia con i Suoni Mudù. Matera Gerardo Ferrara di Radio Onda d'Urto presenta il cd In terra zapatista domani alle 19 piazza San Rocco con foto, musica, biodegustazioni e collegamento in streaming audio-video con il Chiapas. Moliterno (Pz) Un passo politico per denunciare che le morti bianche sono il segno di quanto il lavoro sia svilito e divenuto precario. Oggi si intitola agli operai della ThyssenKrupp e a Adriano Angeloni operaio della Vibac di Viggiano anch'esso perito in un incidente di lavoro, l'ex Biblioteca comunale. Frosinone Un 1° Maggio di poco lavoro, ma di grande musica con Elisabetta Citterio live + Michaela Ferriello Cantina Mediterraneo; venerdì combat folk con Legittimo Brigantaggio . Roma All'indomani dell'appuntamento elettorale, che ha di fatto spostato pericolosamente a destra l'asse politico italiano, le comunità immigrate ti invitano a partecipare all'incontro-dibattito Immigrati: quali politiche dopo il voto del 13 Aprile? Alle 18 al Capodanno del Bengala, parco Centocelle in via Casilina 706 con Carlo Moccaldi. Il 1° Maggio al Corto Circuito? La rivoluzione della Forchetta per i 13 anni dell'Osteria: alle 13 aperitivo, pranzo, fave e pecorino e Folkisciotte live; prenotati al 3404709723. E al Forte Prenestino? La Festa del non lavoro prosegue con un allegro pranzone alle 13 e poi fino al tramonto musica con Red Iguana + Age + Terradunione, teatro con "Wobblies: Joe Hill, uno di loro" con TeatriOFFesi, Roda di Capoeira, mostre, allegro cenone e ancora teatro e musica... grandi come al solito! Una storia vera di anoressia: Il rumore dei miei passi per la regia di Stefano Dionisi da oggi al 4 maggio alle 21 Teatro Le Salette in vicolo del Campanile 14. Videoproiezione di Mi piace lavorare - Mobbing di F. Comencini domani alle 21.30 Casale Podere Rosa. Al Qube per festeggiare in modo diverso il 1° Maggio con Presi per Caso live e il loro progetto di riabilitazione dedicato a Gino Girolimoni. Grigliate, giochi, dj set e fave & pecorino alle 12 al Circolo degli Artisti e alle 21.30 Adam Green live + Laura Merling; domani Cinematografo Poveraria presenta H2Odio di Alex Infascelli e alle 23 Omogenic la serata glbt con Paola Dee e Valeria dj. Primo Maggio surf'n'roll al Micca con Rocket Dogs + Surfadelic + Memphis Extravaganza; domani Dadaumpa con l'inimitabile Luzy L. Tam Tam Morolà + Tamburi di Goréè live Locanda Atlantide; venerdì Mannarino tra musica, teatro e poesia. From Uk David Rodigan live al Brancaleone + Bitty McLean + One Love Hi Pawa ; venerdì Andrea Lombardo + Apotropia. Il microfestival di immagini e suoni tra sperimentazioni e divagazioni Snob Night domani al Rialto S. Ambrogio. Il duo di dj inglesi The Sharp Boys domani al Qube. Punk rock con The Leeches live domani al Mads. Il grande coro svedese Angelhoms Oratoriekor domani alle 20.30 Chiesa S. M. della Scala in piazza della Scala. Blues e non solo con Mississippi Mood domani al Big Mama. Teatro all'Ex Snia Viscosa: domani alle 21 Matutateatro in Garbatella e poi Circoscquilibrato Show e Il principe azzurro è gay by Officine. Emozioni senza censura con Eir live domani al Lian. Gran bel cinema - come al solito - al Grauco di via Perugia 34: per "Cronologia italiana. Gli Anni 30" alle 19 Roma 1926 - 1943 di Nicola caracciolo e Gianni Borgna; alle 20 Gli uomini, che mascalzoni! di Mario Camerini e alle 21.15 1860 di Alessandro Blasetti. Venerdì 2 maggio è la volta di "Percorso orientale. Hong Kong": alle 17 Infernal Affairs 1 di Andrew Lau e Alan Mak, seguito dalle parti 2 e 3. Il film di Paolo Benvenuti Confortorio domani alle 17 Biblioteca comunale di Ostia in via A. Cozza 7. Per le strade della città, a bordo dell'EcoBus di LifeGate, suona la musica emergente con Talenti per Natura 2008 , l'unico contest a impatto zero. Dal 3 al 19 maggio in tante piazze... iscriviti cliccando www.lifegate.it! Calcata (Vt) Passeggiata nella Valle del Treja alla ricerca di erbe commestibili, picnic e incontro "amarcord": La Festa dei Precursori con il circolo vegetariano. Altidona (Ap) Un racconto di un capitolo dimenticato, o per troppo tempo taciuto, della Resistenza europea: Stefano Tassinari ci parla del suo Il vento contro (Tropea) domani alle 21 al Teatro comunale. Perugia Infopoint Emergency al concerto del 1° Maggio con Paola Turci in piazza IV Novembre. Livorno Prosegue alla Fortezza Nuova la Terza Sagra del Precario : alle 19 aperitivo dj set e poi Le Gorille + Mental Cube; domani The Sweat Monotorakiki e dj set. Siena Si apre oggi nei Magazzini del Sale Un muro non basta , per capire cosa è il muro che non permette al popolo israeliano di vedere la tragedia dei palestinesi. Firenze La cinerassegna sul '68 alla Cineteca di via Reginaldo Giuliani 374 si conclude con Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi alle 21.30. Apericinema alle 20 alla Casa del Popolo di Settgnano in via di San Romano 1 e alle 21 Segreti di Stato il film di Paolo Benvenuti sulla strage di Portella della Ginestra dove nel 1947, secondo la versione comune, Salvatore Giuliano e la sua banda spararono per istigazione della mafia sui lavoratori che festeggiavano il Primo Maggio e la vittoria della sinistra nelle elezioni siciliane, provocando 11 morti e decine di feriti. Pannonica Jam Session al Covo del Cpa Fi Sud. San Casciano (Fi) La sindaca Ornella Signorini e Francesca Chiavacci presidente Arci Firenze partecipano alla celebrazione del 50° della Casa del Popolo alle 10.30. Pranzo sociale alle 12.30 e alle 16.30 il video "La Casa dei Popoli. Cinquanta anni di storia". Sesto F. (Fi) Parte alle 10.30 dall'Istituto Ernesto de Martino a Villa San Lorenzo al Prato il corteo per il 1° Maggio e si snoda per le vie della città. Alle 15 grande musica con 1871 Bandita la Commune de Paris + Suonatori Terra Terra + Apuamater + i Fratelli Rossi + La Banda K100 + i compagni della Lega di Cultura di Piadena e cibo e vino e... pugni chiusi. Pisa Con Rebeldia il 1° Maggio è La precarietà non è sfiga e ti aspetta alle 10 al Bastione San Gallo con le grandi pulizie, con il pranzo, tour guidato e aperitivo live con i Gatti Mezzi. Forlimpopoli (Fc) E' organizzata da Barcobaleno in collaborazione con Cgil, Cisl e Uil Ben Venga Maggio , la Festa dei Lavoratori che nel pomeriggio musica con Arte Novecento; alle 17 il dibattito con Davide Drudi a nome dei sindacati e poi la Taranta dei Colombraro. Bologna Stand di Emergency e altre associazioni e realtà, musica e tanto altro alla Festa dei Lavoratori in piazza Maggiore. Nella centrale Galleria Accursio, alle 18.30 si inaugura Bologna orgogliosa, 1978-2008 , la mostra fotografica a cura del Cassero, che celebra 30 anni di orgoglio gay "alla bolognese". Carpi (Mo) Festeggia il 1° Maggio con Statuto in concerto in piazza. Reggio Emilia Infopoint Emergency in piazza Prampolini per Pollicino in Fiera. Montecchio (Re) Un 1° Maggio con la Sagra d'arte contadina a Villa Aiola, tra prodotti artigianali, dimostrazioni di antichi mestieri e infopoint Emergency. Taneto (Re) Con "Le dimensioni del mio caos" Caparezza live domani Fuori Orario. Cervignano (Ud) Anche quest'anno scendiamo in piazza per dire no ad un'opera devastante e inutile e che costa 32 milioni di euro a km (per ora...). Dalla Val Susa al Friuli continua la lotta: Corteo No Tav alle 9.30. Ancora a casa? Torbole (Tn) Al parco delle Busatte Festa del 1° Maggio e banchetto di Emergency. Borgo V. (Tn) Concerto per il 1° Maggio nella Giornata dedicata alla sicurezza sul lavoro : alle 18.30 p.za De Gasperi con Guigo Foddis e Le Voci di Maestrale. Pavia E' tutta a cura delle comunità migranti - ma ringraziamo il csa Barattolo che ci ha informato - la Festa dei lavoratori di tutto il mondo : alle 11 ritrovo nell'area Vul con pranzo al sacco (ognun per sé) e corteo. Ispra (Va) C'è anche Emergency alla Festa Anpi tra memoria e futuro. Gardone (Bs) Festa e concerti e infopoint Emergency a cura del Comitato 1° Maggio dalle 15 alle 23. Rovato (Bs) Colombia, donne e sindacalisti contro discriminazione e violenza : domani alle 18 cs 28 Maggio con Carmelis Arrieta Suarez del Colectivo Horizonte de Paz e Anna Camposampiero del gruppo internazionale SdL intercategoriale. E cena tipica. Osnago (Lc) Blues con Red Rooster's Band Arci La Locomotiva. Milano Piazze solidali, in collaborazione con Cgil, organizza un 1° maggio all'insegna dei diritti sul lavoro e per il lavoro : tradizionale corteo per le vie del centro e poi in largo Marinai d'Italia concerto dell'Orchestra Verdi, "risottata" alle 19, mercatino di prodotti solidali, tanta musica e il libro di Ketty Carraffa Positivo??!! Da una storia di vita alle tutele e diritti delle lavoratrici precarie. La scelta della maternità a dispetto del lavoro atipico (Nidil Cgil). EuroMayDay 2008 : alle 15 in piazza 24 Maggio e poi al Leoncavallo jam session con Pjotr Trio, Radio babylon e One Off. Suoni della Louisiana con Olympia Ragtime Band domani alla Scighera. Torino Un'azione scenica e musicale contro il lavoro ridotto a merce: Poema precario domani alle 21 Chiesa Ss. Pietro e Paolo. Rivalta (To) Grande Festa dei Lavoratori al Bocciodromo Arri di via Monte Ortigara 32 targata Arci: dalle 13 grigliata o menù vegetariano, ritmi latino americani e poi Quarzonero + Kardia e i canti della Resistenza di Malecorde. Oleggio (No) Infopoint Emergency alla Fiera Agricola dalle 9 alle 18. Omegna (Vb) Storie, canti e discanti ri/costituenti di lavori e non lavori alle 21 con i Cantosociale circolo operaio Ferraris. Murialdo (Sv) Perché delegare non serve: Un primo maggio per la sicurezza e la salute in fabbrica e inaugurazione di un monumento ai lavoratori morti nella lavorazione del talco e della grafite nella Cartiera. Alle 10 con Gianpiero Icardo della Cub, Gennaro Valerio del Registro dei Mesoteliomi dell'Istituto dei Tumori di Genoca, Piero Baral lavoratore della talco grafite della Val Chisone e Maurizio Loschi di Medicina democratica. 01/05/2008.

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Sbancor, la nostra "talpa" che aveva previsto l'11 settembre (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ci ha lasciati un amico, un militante che ha saputo raccontare le catastrofi del presente, dall'economia alla guerra Sbancor, la nostra "talpa" che aveva previsto l'11 settembre Girolamo De Michele Nell'agosto 2001 alcuni compagni del movimento di Genova e Seattle ricevono un documento messo in circolazione da un militante dal nome allora poco noto e dall'oscuro significato: Sbancor. Il documento si intitola: La fine del pensiero unico. Dalla crisi del neoliberismo ai nuovi scenari politici . È un'analisi sulla recessione già in atto (attenzione alle date: qualcuno avrebbe poi raccontato che la recessione economica è stata causata dall'11/9), una recessione destinata ad essere sempre più dura. L'analisi mette in evidenza come il welfare sia incapace non solo estemporaneamente, ma strutturalmente di reggere il peso di un'economia globalizzata, al cui centro c'è la perenne minaccia di una crisi di sovrapproduzione; come quindi il welfare necessiti, periodicamente, di una domanda indotta dall'esterno del sistema attraverso una guerra: il warfare come chiave per uscire dalla recessione, come insostituibile stampella del welfare. E conclude (di nuovo, occhio alle date: le Torri Gemelle sono ancora in piedi, nell'agosto newyorkese): "L'America, almeno dal tempo di Bush senior, sta cercando di superare un ostacolo psicologico: la sindrome del Viet-Nam che gli impedisce di far funzionare sul serio il warfare. C'è quasi riuscita con la guerra del Golfo e con il Kossovo. Dove potrà provare una prossima "guerra"? La Palestina è la miccia. Sempre accesa. Chi ha provato a spegnerla ha fatto una brutta fine, come Rabin. Quanto è lunga la miccia e fino a dove può bruciare? La polveriera non è in Medioriente. Il Medioriente al massimo è la seconda parte della miccia. La polveriera è in un punto imprecisato delle frontiere della cosiddetta area "turanica" (Iran, Afghanistan, Tagikistan, Khirghisistan, Azerbaijan, Uzsbekistan, Pakistan.) Da secoli è il ventre molle della Russia, ma (attenzione) è il ventre molle anche della Cina. Dalle etnie Uigure (turche) si risale verso lo Xin Xiang : il più grande bacino minerario e petrolifero del mondo. Da li si controlla tutta l'Eurasia. Si controllano le "pipe lines" del III° millennio. Da lì passano le vie della droga. Da li passano i mercanti di schiavi che riforniscono le industrie e i commerci di tutto il mondo. "La via della Seta". La "Via della Seta" però incomincia a Gerusalemme. È qui che i "fondamentalisti" di tutte le religioni da millenni hanno segnato il luogo della battaglia fra le "civilizzazioni": la piana di Armageddon. Sì lo so: può sembrare follia. Che c'entrano gli interessi economici con le antiche leggende? C'entrano. Il denaro è il terreno del simbolico. Quando non può nutrirsi di numeri deve nutrirsi di sangue. Oggi il dibattito alla corte imperiale è se consentire Armageddon e accendere la miccia che brucierà fino al centro dell'Eurasia, oppure no. A favore ci sono fondamentalisti ebraici e gli ultraprotestanti millenaristi. C'è Richard Armitage e i vecchi delinquenti della Cia, gli ultimi di "Phoenix", quelli dello scandalo Watergate e Iran-Contras, quelli che hanno armato i "talebani"". Il mese dopo la profezia s'invera: l'attentato alle Due Torri, la guerra in Afghanistan, l'invasione dell'Iraq. Quel compagno, Sbancor, non c'è più. Per anni le sue analisi sono state il motore primo delle inchieste, della controinformazione, del lavoro di rete del movimento, almeno nella sua fase "alta". Da vecchio sessantottino, si sentiva una specie di papà che osservava divertito e ironico i "ragazzini" di Rekombinant, Indymedia, Carmilla: a volte bastava un semplice post ("un uccellino mi ha detto") per scatenare i segugi in una caccia alla notizia. Anche nella redazione di Report hanno avuto modo di apprezzare questo vecchio saggio che svelava i segreti della finanza: e qualche volta, oscurato nel volto e distorto nella voce, è comparso lui stesso a far luce su qualche piccolo mistero. Sbancor non amava farsi chiamare per nome, e non solo perché (non è un mistero) lavorava come analista in un importante gruppo finanziario italiano. Il suo nickname ha un senso, e una ragione. Sbancor, ovvero S/Bancor: col fittizio nome di "Bancor" l' Espresso pubblicava negli anni Sessanta articoli scritti da Eugenio Scalfari e Guido Carli, il governatore della Banca d'Italia. Ma anche, Bancor era il nome della fittizia moneta europea che Keynes aveva proposto di coniare in luogo delle monete nazionali. C'era tutto un programma di contro-finanza, in questo nick. Che nacque quando, alla vigilia delle guerre nell'ex Yugoslavia, Sbancor scrisse un documento che ottenne firme autorevoli nel campo economico e finanziario. Un documento che diceva, in sintesi: sta per esplodere una polveriera nei Balcani, possiamo evitarlo utilizzando l'oro delle banche nazionali, ormai inutile perché l'euro non è vincolato al cambio aureo, per un gigantesco piano Marshall. La guerra scoppia, e Sbancor, vestito in abito blu ("la mia tuta da lavoro", diceva) o di felponi neri, diventa un'infaticabile talpa nel campo nemico della grande finanza. Nel 1999 scrive Diario di guerra (DeriveApprodi), sulla "guerra umanitaria" del Kosovo; nel 2003 American Nightmare (Nuovi Mondi Media), un romanzo-pretesto che, facendo l'occhiolino ad American Tabloid di Ellroy, fa il punto sui misteri dell'11/9 alla luce di cinquant'anni di storia nascosta. E poi una serie di pezzi che, sul web, analizzano scenari nazionali ed internazionali, cortocircuitando documenti finanziari ed analisi geopolitiche, romanzi e statistiche. Aveva, Sbancor, il dono raro di vedere relazioni e connessioni dove altri vedevano sparse membra senza nesso: e a queste reti di connessione dava senso, con un gusto narrativo che lo stava portando a scrivere un nuovo romanzo, del quale parlava da anni, su uno dei maggiori misteri della storia italiana. Non gli è bastato il tempo. Lascia un vuoto enorme, ma anche un'eredità preziosa nel metodo di lavoro. Mai come ora forse, in tempi in cui è dubbio che la terra possa essere lieve, si attaglia al suo cuore generoso il motto: "ben scavato, vecchia talpa"! 01/05/2008.

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Avvisi A chi inviare le notizie Le iniziative di partito devono essere inviate - esclusivamente - alla compagna Lina Bianconi, con almeno due giorni di anticipo, all'indirizzo orat (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ori Avvisi A chi inviare le notizie Le iniziative di partito devono essere inviate - esclusivamente - alla compagna Lina Bianconi, con almeno due giorni di anticipo, all'indirizzo oratori.prc@rifondazione.it, complete di tutti i dati. Saranno pubblicate solo nell'edizione del giorno in cui esse si svolgono. Inchiesta sul Partito: un blog per aprire il dibattito Dal febbraio scorso il Dipartimento Inchiesta del Prc ha aperto sulle pagine dell'area organizzazione-inchiesta del sito www.rifondazione.it un blog finalizzato a aprire e arricchire la discussione sul lavoro svolto nel corso della seconda fase dell'inchiesta nazionale sul Partito. Intendiamo mettere a disposizione degli uomini e delle donne di Rifondazione e della Sinistra uno spazio pubblico partecipato, dove la crisi della politica e della rappresentanza che investe anche la nostra parte politica possa essere discussa a partire dalla realtà concreta dei territori, dalle buone pratiche così come dalle mancanze messe in luce in un anno di lavoro di inchiesta. Il contributo che chiediamo a chi ci visita è quello di partecipare all'elaborazione e all'interpretazione delle informazioni, a partire dal vissuto e dalle esperienze di ciascuno sui territori, sui luoghi di studio e di lavoro, dove più forte si avverte il bisogno di partecipazione e mobilitazione. L'inchiesta infatti ha fatto emergere come le strutture di base di Rifondazione, o i singoli compagni e le compagne anche in collaborazione con realtà di movimento, siano attivamente coinvolti in una serie ricchissima di esperienze, di lotte, di vertenze territoriali. Non esiste ancora su questo un archivio o un'efficiente rete di comunicazione, né "verticale" (dalla periferia al centro e viceversa), né "orizzontale". Di qui il rischio che non siano adeguatamente valorizzate, che si disperdano senza incidere efficacemente sulle pratiche del Partito, o anche che seguano impostazioni diverse e contraddittorie, senza essere sottoposte a un confronto e un dibattito ampio. Il blog vuole essere una rete di comunicazione (certo non unica, né autosufficiente) e di confronto tra le diverse esperienze. Aspettiamo il contributo di tutte e tutti. Vita di partito Convocazioni E' convocata a Roma sabato 10 maggio dalle 10 alle 19 e domenica 11 maggio dalle 9 alle 16.30 nella sede della federazione, via Squarcialupo 58, la riunione del Comitato politico nazionale . Lazio Attivo degli iscritti e delle iscritte domani alle 18 al circolo di Rifondazione Comunista di Palombara Sabina (Rm) . Abruzzo Riunione del Comitato politico federale domani alle 20.30 nella sede della della federazione di Teramo , via della Cittadella 9; interviene Marco Gelmini, segretario regionale. Iniziative dai territori Lombardia La tradizione continua... Appuntamento dalle 11 nell'area feste di Gaggiano (Mi) , via Gramsci 36, con salamelle, patatine, pesciolini e ottima cucina a prezzi popolari; durante la serata verrà presentato il dvd Il sessantotto , realizzato da Elio Giarrusso; a seguire, proiezione di foto e testimonianze sul '68. Primomaggioinpiazza . Dalle 15 in piazza della Resistenza, a Bagnolo Mella (Bs) , festa del 1° Maggio organizzata dal circolo "Dolores Ibarruri": nel corso della giornata, "Sound Blaze" e "Zodiacx" in concerto. Veneto Festa del 1° Maggio per non morire di lavoro, contro la precarietà, per salari e stipendi europei. Alle 11 alla fonderia Anselmi a Camposampiero (Pd) , commemorazione degli operai morti sul lavoro; alle 13 pranzo multietnico nell'ex sala cinema della parrocchia San Pietro, a cura dell'associazione Yapoo e Rete migrante dell'alta padovana. Prenotazioni presso la federazione Prc scrivendo a rifcompd@alice.it, 0498726028, 0495224646. Musica e concerto, con microfono aperto a tutti contro la precarietà e i bassi salari, dalle 16 a Este (Pd) in piazza Maggiore. Alle 11.30 presso Loima srl, a Borgoricco (Pd) , commemorazione degli operai morti sul lavoro . Festa del 1° Maggio dalle 17 alle 23 in piazza delle Erbe, a Padova , musica, stand gastronomico e microfono aperto a tutti contro la precarietà e i bassi salari; con la musica di "Maurizietto e gli uragani" e lo spettacolo di Capoeira e percussioni. Festa internazionale del lavoro : dalle 9.30 alle 13 a Chioggia (Ve) in corso del Popolo (davanti alla Loggia dei Bandi). Friuli Venezia Giulia Manifestazione per il Primo Maggio a Trieste : appuntamento alle 8.30 alla Casa del Popolo "Gramsci", via Ponziana 14. Alle 14 a Opicina, ai giardino del Prosvetni, via del Ricreatorio 1, inizia la festa del 1° Maggio : alle 16.30 saluto, alle 17 concerto del Coro partigiano triestino Pinko Tomazic; a seguire, esibizione del complesso mladi kraski muzikanti e in serata ritmi etno rock balcanici con i Kraski Ovcarji. Per gli amanti del cinema, alle 20.30, proiezione del film "Apnea" di R. Dordit. Domani alle 18 incontro-dibattito "Lavoro, precarietà e salario"; alle 20 serata danzante con il complesso Le mitiche Pirie; alle 20.30 proiezione del film "La strada dei capelli. Il mestiere che portò Elva in giro per il mondo" di F. Valla; a seguire, "Realities Kosova/o. Voci di minoranze dimenticate" di E. Ciuk. Festa del Primo Maggio anche a Sottolongera, alla Casa del Popolo "G. Canciani", via Masaccio 24: alle 13 si pranza tutti assieme, alle 19 saluto del Primo Maggio e dalle 20 ballo con i Move & Groove. Inoltre, mostra fotografica per il trentennale dall'apertura della Casa del Popolo e vasto assortimento di libri antifascisti. Emilia Romagna Iniziativa sul Primo Maggio alle 9.30 in piazza del Nettuno a Bologna , organizzata dai circoli Centro storico e Universitario, con distribuzione di volantini, garofani e gadget vari. Toscana Primo Maggio, festa dei lavoratori : sicurezza sul lavoro, lotta alla precarietà, potere di acquisto e di contrattazione. Un'intera giornata a Pisa , al circolo Arci di Campo, con buon cibo, chiachciere, vino rosso, canti, balli, spazio giochi e videoproiezioni; per il pranzo popolare è richiesto un contributo di 12 euro. Festa dei comunista dei lavoratori dalle 16 a Poggibonsi (Si) , località Montemorli: si discute di Palestina con esponenti del Comitato popolare contro l'assedio di Gaza; Gamal Elkoudary, parlamentare palestinese e presidente del Comitato popolare contro l'assedio di Gaza; Sameh Habeeb, coordinatore; Ramy Abdu, portavoce. Inoltre, musica e ristorazione. Puglia Primo Maggio . Iniziativa alle 11 a Bari , al giardino Garibaldi, davanti al monumento dedicato agli invalidi sul lavoro. 01/05/2008.

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La prova della fascia tricolore. C'è stato anche questo nella intermina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di DAVIDE DESARIO La prova della fascia tricolore. C'è stato anche questo nella interminabile e indimenticabile giornata del neo sindaco. Sì, perché già questa mattina Gianni Alemanno dovrà presenziare il suo primo appuntamento ufficiale: l'inaugurazione, al fianco del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, del monumento ai caduti sul lavoro. E dovrà farlo con la fascia, appunto. E quella lasciata da Walter Veltroni era troppo lunga. Così dopo prima di raggiungere gli studi della Rai per partecipare a "Porta a Porta", Alemanno si è chiuso qualche minuto nel suo ufficio e se l'è fatta accorciare. Dopop il pranzo con l'ambsciatore di Israele a Roma, Alemanno è arrivato in Campidoglio alle 15. Per la prima volta, a bordo della macchina del sindaco: una Fiat Croma. E' sceso proprio ai piedi della Lupa. Completo grigio, camicia bianca, cravatta blu e le immancabili Hogan Interactive di pelle nera. E' stato subito assediato da fotografi e cameraman. Qualcuno gli ha passato un tricolore e lui, sorridente, lo ha sventolato salendo sulla Scalinata di Sisto IV. C'è stato tempo anche per un brindisi. Subito dopo la conferenza stampa nella sala della protomoteca, Alemanno ha invitato i consiglieri eletti del Pdl nel suo ufficio: da Bordoni a Malcotti, da Marsilio alla Mennuni hanno fatto cin-cin con una bottiglia di spumante. Molta, troppa, curiosità per il balconcino sui Fori Imperiali tanto caro a Veltroni. E Alemanno è dovuto intervenire poichè ad un certo punto si erano affacciati in cinque: "Fate attenzione, venite via - ha richiamato i consiglieri - Mi hanno detto che ci si può andare massimo tre per volta".

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Prima il pranzo con l'ambasciatore israeliano, poi il brindisi con i consiglieri Pdl (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

E Gianni si fece accorciare la fascia di Walter Prima il pranzo con l'ambasciatore israeliano, poi il brindisi con i consiglieri Pdl.

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Libano. Dopo 33 giorni di bombardamenti, scatta una fragile tregua all'ennesima guerra tra Israele e (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

D Hezbollah dopo che questi hanno assalito una pattuglia e preso in ostaggio due soldati israeliani il 12 luglio 2006. Zeina, libanese emigrata a Dubai, sfrutta la pace provvisoria per tornare nel Libano del Sud e mettersi in cerca dei suoi due bambini aiutata dal tassista Tony. Sotto le bombe racconta il recente passato senza specularci (mai un cadavere; niente politica astratta ma reazioni sul concreto) aggiungendo qualcosa al nostro orizzonte percettivo. Il Libano è ancora un paese con paesaggi da togliere il fiato. In questa terra martoriata dalla guerra, una donna molto bella e un uomo molto scaltro viaggiano superando ostacoli fisici, problemi burocratici e una vera guerra che si svolgeva a pochi metri dal set. Cinema in presa diretta che supera in complessità i reportage tv dal Libano. E' grazie ai paesaggi splendidi filmati da Aractingi che la presenza del conflitto è ancora più opprimente e dolorosa. Convincenti i protagonisti Nada Abou Farhat e Georges Khabbaz. Strana coppia in bilico tra possibile amore e guerra ineluttabile. (f. alò).

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Israele: per la Shoah, il paese si ferma (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 01-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Una citta' immobile per due minuti, per ricordare Israele: per la Shoah, il paese si ferma Alle 11:00 locali la lettura dei nomi delle vittime dell'Olocausto Gerusalemme, 1 mag. - Alle 10:00 di questa mattina (le 09:00 in Italia) Israele si è fermata per due minuti. La città è rimasta immobile per tutta la durata dell'ululato delle sirene, per ricordare i sei milioni di ebrei uccisi nei campi di sterminio nazisti. Oggi è, infatti, il Giorno della Shoah. Al suono delle sirene la gente nelle strade si è fermata, il traffico automobilistico si è bloccato e tutte le attività negli uffici e nelle fabbriche sono stati interrotte. Le bandiere nazionali pendono a mezz'asta, i luoghi di ritrovo sono chiusi e tutte le emittenti dedicano programmi di rievocazione e di testimonianze di sopravvissuti ai campi. Alle 11:00 locali è iniziata la lettura dei nomi delle vittime dell'Olocausto e lo stesso avverrà anche in altre località del paese. Valentina Pellegrino.

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Gli "imperdibili"? (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 02-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Una caccia personale Centinaia di incontri, dibattiti, tavole rotonde, spettacoli. Milleseicento autori e relatori. Il programma della Fiera è una caccia al tesoro in cui ognuno potrà trovare la sua pepita. Da non mancare le conversazioni sul motivo conduttore dell'edizione 2008, la Bellezza. Qui il parterre annovera star della filosofia come Remo Bodei, Sergio Givone, Giovanni Reale, antichisti come Luciano Canfora e Paul Zanker, scrittori come Raffaele La Capria, Valerio M. Manfredi, Domenico Starnone, Alberto Manguel, etologi come Danilo Mainardi. Tra gli ospiti stranieri, l'americano Gore Vidal, lo spagnolo Javier Marías, il finlandese Paasilinna, il francese Forest, due bestselleristi come l'americano Clive Cussler e il barcellonese Ildefonso Falcones, l'australiana d'America Geraldine Brooks. Su tutti il grande vecchio Boris Pahor, sloveno di Trieste: dopo quarant'anni il suo "Necropoli" è finalmente riconosciuto come un capolavoro. Da ascoltare in blocco i venti scrittori d'Israele, guidati dal decano Aharon Appelfeld, Abraham Yehoshua e Meir Shalev. Il grande registra francese Claude Lanzmann porterà l'edizione dvd del suo colossale docu-film sulla Shoah. Da non perdere Dario Fo impegnato sull'ambiente, o star del giornalismo come Eugenio Scalfari, Gian Antonio Stella & Marco Rizzo, Giovanni Floris, Mario Calabresi, uno degli autori più prenotati dalle scuole. Nell'Arena Piemonte da non mancare anche i sorprendenti autori (e i musicisti) di Lingua Madre. Molte presenze femminili, dal continente indiano alla Turchia e all'Africa, custodi della memoria e dell'umano. Prevedibilmente affollati i dibattiti sui grandi temi della società civile: Giustizia, Casta, Mafia, terrorismo, il caso Moro, i fantasmi del Sessantotto. Senza dimenticare i centenari: Pavese, Vittorini, Guareschi. Spettacolo e musica. Gli attori dell'Ambra Jovinelli di Roma leggeranno l'emozionante reportage di Ezio Mauro sulla tragedia della ThyssenKrupp. Massimiliano Finazzer Flory dedica un collage teatral-musicale a Borges, Michele di Mauro porta un reading-spettacolo sullo "scandalo della Bellezza", Ascanio Celestini il suo "Parole sante". Il pianista Giovanni Allevi, Elisa e Max Pezzali arrivano al Lingotto come autori di libri, anche. Giovedì 8 si apre con l'orchestra di Nazareth e RadioDer-wish. Sabato concerto della cantautrice israeliana Nurit Hirsh, domenica il complesso kletzmer Trio Jerusalem. Lunedì in chiusura una serata dedicata al poeta cileno César Vallejo, con la voce calda e potente della peruviana Tania Libertad, icona della musica latino-americana.

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RITORNIAMO AL DIALOGO (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 02-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il saluto delle istituzioni RITORNIAMO AL DIALOGO DI MERCEDES BRESSO PRESIDENTE DELLA REGIONE PIEMONTE Il tema della Fiera è quest'anno la Bellezza, concetto su cui in ogni epoca e ogni civiltà si sono confrontati filosofi, teologi, scrittori, musicisti, pittori, architetti, urbanisti. La Bellezza intesa come canone estetico ma anche come questione etica, espressione della creatività, rapporto armonico tra tradizione e innovazione. E proprio a testimonianza di come "vecchio" e "nuovo" possano coesistere, la Fiera ripropone alcuni dei propri simboli, come la Torre dei Libri, immagine unitaria di Regione, Provincia e Comune di Torino, Terrazza Piemonte e Lingua Madre, accanto a molte nuove iniziative, come ad esempio le molte che animeranno il Bookstock Village, lo spazio dedicato ai più giovani, all'interno del quale l'area "Study in Piemonte" sarà un luogo innovativo e interculturale. A Torino e al Piemonte è legata una forte e sentita tradizione editoriale, in questi anni la città è tornata ad essere centro di iniziative di successo legate ai libri, da Torino Capitale Mondiale del Libro al Circolo dei Lettori, che ci hanno fatto scoprire come la lettura possa essere non solo un piacere solitario, ma anche una bella esperienza da condividere. Con questo spirito, il mio augurio è che la Fiera possa svolgersi, come ogni anno, all'insegna della partecipazione e del dialogo costruttivo tra culture, e che le tante polemiche scatenate dalla scelta di Israele quale ospite possano lasciare spazio alla conoscenza con gli scrittori e la letteratura di quel Paese.

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Le mille voci (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 02-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

LA 21ª FIERA INTERNAZIONALE DEL LIBRO I TEMI E IL PAESE OSPITE Le mille voci della nuova Israele ELENA LOEWENTHAL Non c'è davvero che l'imbarazzo della scelta. Da Ron Leshem a Savyon Liebrecht, da Aharon Appelfeld a Orly Castel Bloom, da Meir Shalev a Boris Zaidmann, passando per tanti altri. Il paese ospite della Fiera del Libro di quest'anno è, come già si sa ai quattro angoli del mondo sulla scorta di ormai datate polemiche, Israele. Che arriva a Torino non solo con i suoi primi sessant'anni di vita, ma soprattutto con una letteratura tanto varia quanto sorprendente, anche per chi magari già conosce a menadito i romanzi di Yehoshua, Grossman, Oz. Senza togliere nulla all'indiscusso e indiscutibile valore di questi tre narratori, è altrettanto vero che essi annoverano una vasta schiera di colleghi, più o meno conosciuti all'estero. Italia compresa. Il bello di questa occasione in Fiera sta dunque anche nel fatto che visitatori e lettori potranno ascoltare grandi classici, come Meir Shalev ("Il ragazzo e la colomba" è l'ultimo suo romanzo da poco uscito per Frassinelli), come Yehoshua (di cui è recentemente uscito "Fuoco amico", Einaudi) e Aharon Appelfeld (del quale Guanda manda in libreria in questi giorni "Storia della mia vita"). Ma potranno anche e soprattutto lanciare uno sguardo sull'orizzonte più ampio e variegato della letteratura di Israele, incontrando tanti nuovi autori. Come è, ad esempio, Boris Zaidmann, un graphic designer e pubblicitario nato a Kishinev (Unione Sovietica) nel 1963, il cui primo romanzo s'intitola "Hemingway e la pioggia di uccelli morti" (pubblicato in Italia dal Saggiatore) e racconta la storia di un bambino a cavallo fra due mondi. Quello di un'infanzia sovietica, opprimente ma pur sempre carica di ricordi e nostalgia, e l'Israele dove il piccolo Tolik approda con i genitori. Un vasto universo di scrittura femminile ha poi anch'esso voce (anzi, tante!) fra gli stand e le sale del Lingotto. Savyon Liebrecht ("Le donne di mio padre" è il suo ultimo titolo in italiano, per e/o) è una voce delicata che scava nell'intimo, esplorando gli animi di chi ha vissuto il trauma della Shoah. Orly Castel Bloom ("Dolly City", per Stampa Alternativa) è invece la "madrina" di tutti i cannibali israeliani, e questo romanzo grottesco e sanguinolento, pieno di autoironia, spiega bene perché. Avirama Golan ("I corvi", per La Giuntina) offre uno spaccato della società israeliana di oggi. Ma naturalmente sono ancora tante altre le scrittrici israeliane in Fiera. Così come i loro colleghi sull'altra metà del cielo, fra cui Sami Michael, che racconta l'universo scomparso degli ebrei iracheni, Etgar Keret, fantasioso scrittore carico di un humour irresistibile, versatile autore di graphic novel nonché regista di successo. E anche il giovane Ron Leshem, autore del romanzo da cui s'è poi tratto il film "Beaufort", è una personalità complessa, ricca di sfaccettature. Tutti, ciascuno a suo modo, raccontano i mille volti di un paese nuovo e antico al tempo stesso.

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IL DIALOGO COME METODO (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-05-01 num: - pag: 1 autore: di ANGELO PANEBIANCO categoria: REDAZIONALE L'APERTURA DEL PARLAMENTO IL DIALOGO COME METODO I l discorso con il quale il neo-presidente della Camera Gianfranco Fini ha salutato i deputati sembra uno di quei discorsi destinati a lasciare il segno. Con la sua elezione e con le sue parole, Fini è uscito del tutto dal cono d'ombra in cui - ma prima della vittoria di Gianni Alemanno a Roma - si era trovato relegato a causa delle modalità con cui era avvenuta l'aggregazione fra Forza Italia e An e del successo elettorale della Lega. Col suo discorso Fini ha inteso imporre una forte, personale impronta sulla legislatura che si apre ma anche, implicitamente, definire, dal suo punto di vista, l'identità del nuovo centrodestra. Almeno quattro passaggi del suo discorso sono apparsi finalizzati a questo scopo. In primo luogo, l'omaggio, irrituale, a Papa Benedetto XVI, che ha immediatamente seguito il più consueto omaggio al presidente della Repubblica. E' in nome del principio della laicità delle istituzioni, dice Fini, che il Parlamento deve riconoscere il ruolo della religione cristiana come cemento dell'identità culturale italiana. Con questo richiamo Fini ha inteso anche ricordare che il centrodestra, in Italia come al Comune di Roma, non mancherà mai di difendere l'identità cristiana del Paese. Questo aspetto è ulteriormente rafforzato da un altro passaggio, quello in cui, dopo avere reso omaggio alla Liberazione e alla riconquistata libertà, Fini ha sostenuto che oggi la minaccia non viene più dai totalitarismi ma dal relativismo culturale e morale. E' un altro punto su cui Fini ha voluto ribadire la sua consonanza con la lezione del Pontefice. Implicitamente, egli ha così anche affermato un aspetto centrale, dal suo punto di vista, dell'identità politica del centrodestra. Ma ci sono almeno altri due passaggi, politicamente assai salienti. Il primo è quello in cui ha ringraziato due ex presidenti della Repubblica, Cossiga e Ciampi (ma, significativamente, non Scalfaro) per il contributo che diedero all'abbattimento degli steccati lasciati dalla storia e alla ricostituzione di una memoria condivisa. Tante cose sono accadute dai tempi di Fiuggi e Fini aveva già dato una fortissima accelerazione al superamento delle divisioni passate, soprattutto nella veste di ministro degli Esteri del precedente governo Berlusconi (il viaggio in Israele fu, a questo fine, decisivo). Ma ora, dopo la sua elezione e il suo discorso, un'epoca della storia della Repubblica si è davvero chiusa. Ci aspettano di sicuro altre divisioni ma non più quelle del passato. Da ultimo, Fini (come già Schifani in Senato) ha ribadito la necessità di un accordo fra maggioranza e opposizione sulle riforme. Più che un richiamo rituale è stata un'implicita presa di posizione contro tendenze di segno contrario che potrebbero facilmente manifestarsi. Alcune delle condizioni che giocavano a favore di un dialogo costruttivo fra maggioranza e opposizione si sono infatti indebolite. C'è una maggioranza che ha vinto tanto e potrebbe essere tentata (sbagliando) di "fare da sola" anche in materie in cui l'accordo con l'opposizione è indispensabile. E c'è un leader del Pd, Walter Veltroni, indebolito dalle sconfitte e, quindi, più condizionato, con meno margini per trattare con la maggioranza. Il richiamo di Fini è servito anche a ricordare alle due parti che senza collaborazione non si potrà fare il bene del Paese.

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Sotto le bombe (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-01 num: - pag: 51 autore: di PAOLO MEREGHETTI categoria: REDAZIONALE Sugli schermi Le riprese del regista Aractingi durante le incursioni israeliane nel 2006. Storia di famiglie spezzate e Islam radicale Sotto le bombe Quando la guerra diventa un vero set: in Libano alla ricerca di un bambino "Non abbiamo il diritto di vivere" dice a un certo momento la protagonista del film. E nel tono c'è più rassegnazione che rabbia. O meglio: una rabbia che è diventata rassegnazione per le tante volte che quell'idea è tornata in mente a Zeina e alla persone come lei, quelle che il destino ha fatto nascere in una zona della terra devastata da sempre dalla guerra. Sotto le bombe, presentato con successo alle Giornate degli Autori di Venenzia 2007 e poi al Sundance Festival, è il "diario" di questo stato d'animo, la registrazione fatta con la macchina da presa di un calvario che sembra non finire mai e che costringe le persone a fare i conti con quello che di peggio si portano dentro: la paura, l'odio, la disperazione. è ambientato nel Libano del Sud, durante la guerra dei "33 giorni", a cavallo tra luglio e agosto 2006, perché il regista Philippe Aractingi è nato lì, a Beirut, nel 1964, ma avrebbe potuto svolgersi ovunque, in una delle tante aree dove i giorni di guerra superano quelli di pace. L'idea di girare un film proprio "sotto le bombe" gli è venuta mentre stava a Parigi, nel luglio 2006, quando Israele ha deciso di bombardare il Libano per reagire al rapimento di due suoi soldati da parte di Hezbollah. "Quando scoppia una guerra la tua vita cambia in modo radicale, - ha dichiarato il regista a Maria Grosso sul Manifesto -improvvisamente non hai più una casa, non puoi più andare al lavoro e ti accorgi che i tuoi programmi non hanno più senso. Allora la rabbia si impossessa di te e cominci a sentire che odi quanto ti sta succedendo. Tutto questo però rischia di distruggerti e così senti che è necessario fare qualcosa per difenderti dal rancore e dall'inerzia. Senza più aspettare, immediatamente. è nata così, dentro di me, l'insopportabile urgenza di fare il film in quel momento, perché era quello l'istante in cui la guerra stava accadendo ". E così, recuperando un'idea su cui stava lavorando da tempo (fare un film i cui protagonisti si muovessero in uno scenario tragico e reale), Aractingi è partito per il Libano per filmare il suo Paese "sotto le bombe". Poi, appena finiti i giorni dei bombardamenti ma con città e strade ancora devastate dalla guerra, ha girato le scene con due attori professionisti (mentre tutti i comprimari erano presi dalla strada), cercando l'equilibrio tra le due parti in sede di montaggio. La storia racconta il viaggio da Beirut verso il Sud del Libano di una donna sciita, Zeina (Nada Abou Farhat), e del tassista cristiano Tony (Georges Khabbaz) che ha accettato di accompagnarla, alla ricerca del figlio di sei anni mandato a vivere solo qualche settimana prima della guerra dalla zia. Emigrata a Dubai, Zeina pensava così di risparmiare al figlio i traumi della separazione che si stava consumando tra i genitori, ma non aveva fatto i conti con le tensioni che agitano quella terra. Per questo sbarca in Libano, con l'angoscia di chi non ha più notizie da dieci giorni della sorella e del figlio. All'inizio il rapporto tra l'uomo e la donna è duro e sospettoso: lui pensa solo al guadagno, lei ha paura di essere abbandonata o imbrogliata. Ma di pari passo con la scoperta di un Paese martoriato e sanguinante, dove i corpi spariti sotto le macerie fanno il paio con le "sparizioni" di tratti di strada cancellati dalle bombe, i rapporti tra i due si stemperano e i dolori che ognuno si porta dentro (anche Tony non vede da tempo i figli, emigrati in Israele con la madre) finiscono per accomunarli in un unico percorso di sofferenza. Perché è tutta una nazione che ha perso qualche cosa, che non trova più qualcuno, che è costretta a fare i conti con la paura e la disperazione. Aractingi gira il suo film con l'intensità del regista cinematografico e la determinazione del documentarista, attento a non prevaricare mai uno sull'altro. Concede poche scene melodrammatiche ai suoi due attori (concentrate nella notte che passano in un hotel) ma usa l'intensità della loro recitazione per favorire l'identificazione con lo spettatore e sottolineare il dramma personale che ognuno dei due si porta dentro. E intanto usa l'occhio del documentario per non perdere mai di vista il quadro d'insieme, per raccontare la Storia e la Cronaca, senza voler dividere i libanesi in buoni e cattivi (c'è chi, evidentemente vicina all'islamismo più radicale, considera "martiri" i corpi sotto le macerie e chi, all'opposto, vede in Israele l'unica soluzione ai propri problemi) ma preoccupato soprattutto di restituire a chi guarda la dolorosa complessità di una tale tragedia. E il fatto che nel film non si vedano mai cadaveri o scene cruente anche se si parla continuamente di morte, la dice lunga sulla moralità di un regista che non vuole sfruttare il dolore dei suoi connazionali per fare "spettacolo" ma si preoccupa in ogni scena di mettere davanti agli occhi degli spettatori cosa voglia dire davvero essere costretti a vivere continuamente "sotto le bombe". Paura A sinistra, l'attrice Nada Abou Farhat in "Sotto le bombe" del regista libanese Philippe Aractingi (sotto). In alto, un'altra scena del film girato in gran parte durante i bombardamenti dell'estate 2006.

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Il dibattito con lo storico Benny Morris (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-01 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE A Milano Il dibattito con lo storico Benny Morris "Israele. La storia di un paese in guerra da sessant'anni". Questo il titolo del dibattito, che si svolgerà il 5 maggio alle 18, nella Sala Buzzati (via Balzan, Milano), organizzato dalla Fondazione "Corriere della Sera". in occasione dell'uscita del nuovo numero de "L'Europeo". Intervengono il giornalista ed editorialista del Corriere, Antonio Ferrari, e Benny Morris, scrittore e storico, docente di Storia alla Ben Gurion University di Beersheba. Coordina il direttore dell'"Europeo" Daniele Protti. Morris è l'autore, tra l'altro, di "Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista 1881-2001" (Rizzoli).

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La <lista di Simon Wiesenthal> Caccia agli ultimi dieci nazisti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-01 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE Olocausto Il centro ebraico indica i criminali hitleriani "most wanted" La "lista di Simon Wiesenthal" Caccia agli ultimi dieci nazisti Al via l'operazione in America Latina e in Europa I ricercatori del centro intitolato al celebre ex deportato convinti che gli ex criminali di guerra siano ancora vivi WASHINGTON - Dieci nomi. Dieci criminali di guerra nazisti. Li vogliono prendere prima che sia la morte a farlo. Per questo i ricercatori del Centro Simon Wiesenthal hanno battezzato la caccia "L'ultima possibilità". Una missione che punta alla cattura dei gerarchi nascosti e di quelli che vivono come persone normali. Per individuare i primi può essere importante l'aiuto dei cittadini che magari possono riconoscere nel vecchietto vicino di casa una delle "belve". Per i secondi sarà fondamentale l'aiuto dei governi. Troppi Paesi sono apatici o restii nel riaprire i vecchi dossier e a indagare su storie così lontane. Nel 2007 vi sono state, in tutto il mondo, 1.019 inchieste legate alle stragi compiute durante il secondo conflitto, quest'anno sono molte meno. Per dare una scossa il Centro Wiesenthal ha preparato una lista - diffusa in anticipo dalla Associated Press - con i dieci "most wanted", i più ricercati. Una campagna che sarà lanciata questa estate e riguarderà due aree geografiche: l'America Latina, tradizionale rifugio per gli eredi di Hitler e i gerarchi coinvolti negli eccidi; l'Europa, dove tanti dei ricercati hanno trovato ospitalità malgrado le loro gravi responsabilità. L'elenco si apre con il dottor Aribert Heim, 93 anni. è scomparso nel 1962 e gli investigatori del Centro Wiesenthal hanno in mano una lettera del nazista che risale all'86. Molti indizi hanno portato a sospettare che il suo nascondiglio fosse in Spagna, ma le indagini fin qui svolte dalla polizia non hanno prodotto risultati. "Crediamo che sia ancora vivo", ha affermato il direttore del centro Ephraim Zuroff, aggiungendo che è stata posta una taglia di 485 mila dollari. Heim è responsabile della morte di centinaia di ebrei internati a Mauthausen. Le testimonianze raccolte dopo la Seconda guerra mondiale hanno fornito particolari raccapriccianti sul sadismo del dottore, che spesso usava i prigionieri come cavie: "Tra tutti i medici del Lager, Heim era il più terribile". Al secondo posto nella galleria degli orrori c'è John Demjanjuk. Guardiano nei Lager, di origine ucraina, diventato poi cittadino americano è già stato arrestato e poi rimesso in libertà. Oggi è impegnato in una battaglia legale per evitare di essere espulso verso Germania, Polonia o la stessa Ucraina. è al centro di una inchiesta in Ungheria, Sandor Kepiro, responsabile della morte di un migliaio di civili in Serbia. Pur essendo stato condannato due volte, non ha mai espiato la pena. Milivoj Asner, capo della polizia segreta filo-nazista in Croazia, ha trovato un insperato aiuto in Austria, dove si è rifugiato. I croati ne hanno chiesto l'estradizione scontrandosi però con il rifiuto di Vienna. Motivo: non è nelle condizioni di essere interrogato o processato. Non dissimile il caso di Soeren Kam, oggi in Germania e coinvolto in un omicidio. Berlino sostiene che non vi sono prove sufficienti a suo carico e si è opposta all'estradizione in Danimarca. Cavilli ai quali si appigliano i legali degli altri ricercati: Heinrich Boere e Algimantas Dailide in Germania, Charles (Karoly) Zentai in Australia, Mikhail Gorshkow in Estonia, Harry Mannil in Venezuela. Tra i primi dieci non compare Alois Brunner. Le autorità austriache hanno emesso un mandato di cattura, in aggiunta a quello deciso dalla Francia, ma molti esperti non escludono sia morto. Assistente di Adolf Eichmann, lo stratega della soluzione finale, ha mandato oltre 140 mila persone nei campi di sterminio. Dopo la guerra si sarebbe rifugiato in Siria e il Mossad israeliano avrebbe tentato di eliminarlo con un libro-bomba inviato al suo appartamento di Damasco. In seguito ad una crescente campagna internazionale i siriani lo avrebbero invitato a lasciare il Paese. Nel 2001 sono state raccolte segnalazioni interessanti ma divergenti. Brunner potrebbe essersi nascosto in Spagna o in Sud America, contando sulla catena di solidarietà di vecchi camerati e giovani adepti. Guido Olimpio.

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I sessant'anni di Israele: storia di una guerra infinita (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-01 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE L'Europeo Reportage e analisi: così è sopravvissuto lo Stato ebraico I sessant'anni di Israele: storia di una guerra infinita "Quando venni qui a Sde Boker, quindici anni fa, non c'era nulla. Non un albero, che dico, non un filo d'erba. Gli alberi li abbiamo piantati noi". Era ormai ritirato dalla politica Ben Gurion nel 1969, e ancora amava incontrare nel suo kibbutz nel deserto del Negev, gli inviati europei, e raccontare - come disse all'Europeo - il "miracolo" della vita rubata al deserto, il "miracolo " della nascita di Israele. "Ci sono momenti - confessò - in cui il cuore mi scoppiava in petto per la responsabilità che mi assumevo di guidare un popolo di scampati agli orrori della guerra". Era il 14 maggio 1948 quando Ben Gurion proclamò l'indipendenza dello Stato ebraico. Sessant'anni di storia, e del conflitto - quello arabo-israeliano - più intrattabile del mondo, sul numero dell'Europeo in edicola con il Corriere domani, riletti attraverso i grandi reportage di Giorgio Bocca, Paolo Monelli e di Alberto Moravia, le spregiudicate analisi del sempre vittorioso generale Moshe Dayan (vedere il suo "trattato" sul Vietnam, aiuta a capire il Libano e l'Iraq), le foto dei giganti Robert Capa e Elliot Erwitt ma anche quelle di uno dei maggiori fotoreporter d'oggi, l'italiano Paolo Pellegrin. Se volete capire cos'era quell'impresa di un popolo di scampati, leggete le pagine di Oriana Fallaci: sono scritte appena nel 1973, quando di ritorno dal Vietnam si fermò in un kibbutz a incontrare gli ebrei-italiani, i Segre, i Sereni, i Morpurgo: e ammirata, scoprì che si erano "strappati il loro Paese di dosso come ci si strappa la pelle. E assieme a questa pelle gettarono via gli agi, i morbidi letti, le carriere e se ne andarono a lavorare di vanga nel kibbutz, tra le vipere, la fatica, la fame, le fucilate degli arabi. Non dimenticarono mai la loro lingua italiana: non impararono mai bene l'ebraico. Non smisero mai di preferire la pastasciutta e il caffè, di seguirle partite di calcio. Non persero mai la nostalgia del palazzi. E mantennero sempre un agonizzante dualismo che solo i loro figli potranno cancellare". Il senso dell'impresa, e quello della tragedia. La propria, ma anche quella palestinese. Sei guerre, e la nakba degli arabi, la catastrofe di un popolo tutt'ora senza patria. Sessant'anni sono tanti per rileggere le cose in prospettiva storica. Per capire l'origine delle Stato ebraico - come dice Piero Ostellino - non basta "il luogo comune secondo cui la nascita d'Israele sarebbe figlia del senso di colpa dell'Europa per lo sterminio di sei milioni ebrei". C'è un prima e un dopo l'Olocausto. Ci sono gli errori e le scelte suicide degli arabi. Lo capisce bene Giorgio Bocca, quando sul canale di Suez nel 1957 legge il bluff militarista del "dittatore" egiziano Nasser e vede il suo esercito addestrato dai sovietici squagliarsi al sole del Sinai. Il kibbutz, le donne che negli anni '50 (!) ottengono l'educazione sessuale nelle scuole, l'utopia socialista. Ma ci sono anche le difficoltà, gli smarrimenti e i deliri degli ultimi anni. Fa pensare l'intervista di Fiamma Nirenstein al rabbino razzista Meir Kahane, "un tragico lapsus storico, il duro che vuole cacciare gli arabi da Israele". Ben Gurion non amava le città, "per me è un errore costruirle". Chissà cosa direbbe se vedesse i ragazzi di Tel Aviv a passeggio nelle strade lente di Neve Tzedek. Sessant'anni dopo, colpisce vedere quanto Israele è diversa dall'idea che ne avevano Theodor Herzl e anche Ben Gurion, e però quanto a quello spirito è rimasta ostinatamente fedele. Mara Gergolet La gioia Un uomo scende in piazza, portando in braccio una bambina, il 14 maggio 1948: Ben Gurion ha appena proclamato l'indipendenza della Stato ebraico. La guerra con gli arabi iniziò il giorno dopo: solo il primo di sei conflitti.

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Il Chelsea cancella Liverpool e Mourinho (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-05-01 num: - pag: 55 categoria: REDAZIONALE Champions Vittoria ai supplementari, protagonisti l'ivoriano e il tecnico Grant che fa dimenticare l'allenatore-star Il Chelsea cancella Liverpool e Mourinho Doppietta di Drogba, ora la finale inglese contro il Manchester Torres pareggia l'iniziale vantaggio dei Blues. La svolta: il rigore assegnato da Rosetti e trasformato da Lampard DAL NOSTRO INVIATO LONDRA - Sarà anche quello speciale, José Mourinho, del resto l'appellativo se l'era dato da solo, ma intanto a riuscire là dove lo Special One non era mai arrivato ci ha pensato uno normale, ma che più normale non si può. Ha tutte le ragioni per inginocchiarsi in mezzo al campo, Avram Grant: il suo, e stavolta è davvero il caso di dirlo, Chelsea ha cancellato il tabù Liverpool ed è in finale di Champions League, storico traguardo per un gruppo che mai era arrivato così lontano in Europa. Sono serviti due tempi supplementari, ma alla fine il Chelsea ha battuto il Liverpool proprio sul suo terreno, il cuore e la determinazione. Così, nell'enclave d'Inghilterra che sarà Mosca il prossimo 21 maggio il Chelsea prolungherà il duello con il Manchester United, due squadre a pari punti in Premier League e finaliste in Coppacampioni. E mai il confine tra doppietta storica e beffa crudele potrebbe essere più sottile. Non di beffa deve invece parlare Rafa Benitez, tecnico del Liverpool che del Chelsea era stato fino a ieri la bestia nera, dovrebbe farsi un esame di coscienza. Che il tecnico spagnolo avesse fiutato aria grama per i suoi Reds lo si era capito alla vigilia, quando aveva lanciato provocazioni nemmeno troppo sottili sul cascatore Drogba e sull'arbitro casalingo Rosetti. Morale: il fischietto italiano gli ha fischiato contro un rigore ineccepibile. Quanto al cascatore, be', quello ha segnato i due gol che hanno scritto la parola fallimento sulla stagione del Liverpool. Qualificazione meritata, quella del Chelsea: il successo costruito sull'autogollonzo di Riise all'andata è stato legittimato da un Chelsea che ha dimostrato di avere più fame degli avversari. Vogliamo dare qualche merito ad Avram Grant, il tecnico israeliano bersaglio preferito di critica, pubblico e giocatori? Diamoglielo. Intanto, ha puntato su Lampard, ancora sotto choc per la morte della madre, dato alla vigilia in panchina e invece gigantesco in campo, capace di vincere il duello con il suo dirimpettaio Gerrard e di segnare il rigore- qualificazione, festeggiato con lacrime di commozione. E per trovare a Lamps un posto negli 11 che fecero l'impresa, Grant ha schierato un magnifico Essien esterno di difesa, lasciandogli libertà di scambiarsi come e quando voleva con Makelele. Di fatto, ha dato al Chelsea il totale controllo del centrocampo. Il gol di Drogba dopo 33' del primo tempo sembrava la logica conseguenza di un dominio territoriale. Ma una sfida con il Liverpool di Benitez non è mai banale. Perché succede che nella ripresa al Chelsea viene il braccino corto, e l'inconsistente Benayoun si inventa uno slalom spettacolare e un assist per l'altrettanto inconsistente Torres: minuto 19, gol dell'1-1 e via di supplementari. Ma quando sembra che i Reds possano conquistare la qualificazione alla loro maniera, arrivano nell'ordine: gol annullato a Essien per fuorigioco di 4 giocatori del Chelsea, fallo netto da rigore di Hyppya su Ballack e trasformazione commossa di Lampard, gol numero 80 con la maglia dei Blues di Drogba, rete di Babel dalla distanza a 3 minuti dal fischio finale, giusto per tenere sulla graticola fino all'ultimo Stamford Bridge. E infine la festa del Chelsea, con i tifosi che intonano la Kalinka: Roman Abramovich potrà tornare a Mosca da trionfatore, dopo averla lasciata con le valigie di cartone e qualche miliardo di dollari alla volta di Londra. Tutto grazie a un allenatore normale, ma che più normale non si può. Roberto De Ponti Doppietta Didier Drogba, 2 gol per conquistare la finale (Rawcliffe/Insidefoto).

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L'invito di Alemanno: i nominati da Veltroni dovrebbero dimettersi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-01 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il neosindaco Pranzo con l'ambasciatore israeliano L'invito di Alemanno: i nominati da Veltroni dovrebbero dimettersi "A Roma tolleranza zero". Telefonata con Bettini Primo giorno in Campidoglio. L'attacco all'ex primo cittadino: abbiamo trovato due miliardi di disavanzo ROMA - Roma segua "l'esempio di New York, il motto tolleranza zero deve essere il nostro": il neosindaco punta sulla sicurezza, oltre all'abbattimento della teca dell'Ara Pacis e a "prendere a calci chi non lavora ". E se il cantautore Antonello Venditti dice che "da ministro lui era più a sinistra di tanti del centrosinistra", Alemanno risponde: "Se essere di sinistra vuol dire fare politiche a favore dei cittadini, allora la mia politica sarà molto più a sinistra di quella di chi sostiene di essere di sinistra". La prima volta di Alemanno sindaco comincia e finisce in tv, da Uno Mattina a Porta a Porta: nel mezzo, ci sono il balcone sui Fori "dal quale sembra di essere al centro del mondo", il pranzo con l'ambasciatore dell o Stato d'Israele Ghideon Meir - "non sono fascista ", dice alla radio israeliana - e ancora, ci sono la richiesta di dimissioni per "tutti quelli nominati da Veltroni ", il no alle ronde anche se "si potrebbero utilizzare i volontari della protezione civile" e la promessa di sgomberare i campi rom illegali; ma non si dica che è un sindaco sceriffo: "Gli sceriffi non mi piacciono"; e poi ci sono foto, brindisi. E una telefonata con l'uomo del Pd Goffredo Bettini: risposta a congratulazioni istituzionali, comunque un primo contatto; c'è la conferenza stampa coi fedelissimi, "venite, la mia guardia Regia". Per Roma, "in autunno i primi risultati". Giornata memorabile per la destra romana: con Fini a presiedere la Camera e "con me in Campidoglio si conclude il percorso di legittimazione"; Giorgia Meloni, che è della Garbatella, si commuove. Alemanno no: la sicurezza è priorità "perché coinvolge i più deboli". Ecco la prima richiesta al governo: "Un decreto sulla falsariga di quello fatto da Prodi. Per il patto per la sicurezza sarà necessario nominare un commissario straordinario, può essere il prefetto". Primi provvedimenti? "Lo sgombero dei campi rom illegali: porteremo le persone in quelli legali e comunque lontano dai centri abitati. Veltroni ha chiesto un decreto legge a Prodi solo dopo l'omicidio Reggiani". Altra stoccata al centrosinistra: "Abbiamo trovato due miliardi di disavanzo". Alessandro Capponi Il saluto Alemanno con moglie e figlio salutano dal balcone del nuovo ufficio con vista sui Fori.

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Un'altra Repubblica (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 02-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ida Dominijanni Trecentotrentacinque voti e diciannove applausi - tre dei quali bipartisan, altri trasversali a ranghi sparsi - segnano l'approdo del processo di legittimazione democratica della destra post-fascista in Italia. Gianfranco Fini siede nello scranno più alto della camera dei deputati, terza carica dello Stato, due giorni dopo la conquista del Campidoglio di Gianni Alemanno. Sono due prime volte nella storia della Repubblica. Dicono che cade un tabu, ma in verità a cadere è il fondamento antifascista della Costituzione, e poi chi l'ha detto che i tabu devono cadere tutti? Da ieri, non dal '92 quando non crollò nessun tabu ma solo un sistema politico corrotto, siamo in un'altra Repubblica e alla Camera si vede anche a occhio: Fini presiede, la sinistra non c'è. Ci sono voluti diciannove anni, la lunga autodissoluzione del Pci, l'avvento del profeta Berlusconi, lo scongelamento nelle acque di Fiuggi dell'Msi, un bipolarismo e poi un bipartitismo fatti dall'alto, un tentativo fallito di costituzionalizzare la destra una e trina del '94, un serial televisivo ininterrotto, dosi massicce di revisionismo storico sulle buone ragioni dei ragazzi di Salò e sulle colpe di comunisti, socialisti e socialdemocratici e alla fine ce l'abbiamo fatta. Un paese finalmente normale? Fini non è Alemanno e in Parlamento non brinda come farà per radio Alemanno alla legittimazione conquistata: si limita a praticarla dall'alto scranno, con le dovute astuzie e cautele. Omaggia Napolitano e solo per il suo tramite la Costituzione (impegnando la legislatura a cambiarla, e senza steccati sulla prima parte), garantisce con algido disincanto che le ideologie antidemocratiche del Novecento sono morte e sepolte (insabbiando sotto la condanna dei totalitarismi europei quella dell'italico regime), incassa "il traguardo ormai raggiunto" della memoria condivisa e della pacificazione nazionale, e vola nel XXI secolo in compagnia di Benedetto XVI innalzando la bandiera della libertà. Quale? Non quella celebrata "doverosamente" dal 25 aprile, che ormai è al sicuro, ma quella minacciata dal male assoluto di oggi, che non è più il fascismo come aveva concesso in Israele bensì il relativismo culturale. "La libertà è minacciata nello stesso momento in cui nel suo nome si teorizza una presunta impossibilità di definire ciò che è giusto e ciò che non lo è". Presidente "di parte ma imparziale", come si autodefinisce, Fini sarà anche il testimone e l'arbitro del Vero e del Giusto? Dal secolo delle ideologie e dei totalitarismi si può sempre uscire con un po' di fondamentalismo, raccomandandosi che venga bene impartito in famiglia e a scuola. Il resto è contorno, tanto post-ideologico quanto saldamente di destra. L'omaggio più deferente è al papa e alle radici cristiane non dell'Europa ma "della nostra patria", l'orizzonte è quello mediterraneo dei tre monoteismi ma non si va oltre, le parole più rotonde sono nazione e tricolore, il lavoro passa da fondamento della Repubblica a motore dell'economia alleato con l'impresa e i magistrati da garanti dei diritti a sentinelle dell'ordine alleate con la polizia, lo Stato ritroverà autorità e i cittadini sicurezza. A Roma, per tradurre, ci saranno meno stupri. La seduta è finita, la transizione pure. Dalla fine, si sa, si vede meglio anche l'inizio. C'era un partito fascista extracostituzionale, oggi c'è una destra democratica. C'era una sinistra costituzionale, oggi c'è un partito democratico. Eppure, la democrazia non sembra scoppiare di salute.

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Bertinotti contestato al corteo di Torino, bandiere israeliane bruciate dai centri sociali (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 02-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 104 del 2008-05-02 pagina 0 Bertinotti contestato al corteo di Torino, bandiere israeliane bruciate dai centri sociali di Redazione L'ex presidente della Camera contestato da un gruppo di giovani dei centri sociali costretto a lasciare il corteo mentre raggiungeva gli striscioni di Rifondazione. A fuoco due bandiere d'Israele e una americana Torino - Fausto Bertinotti è stato contestato questa mattina a Torino dai centri sociali. E' accaduto prima che iniziasse la manifestazione del primo maggio in piazza Vittorio dove c'era il concentramento del corteo. Quando l'ex presidente della Camera si è avvicinato agli striscioni e alle bandiere di Rifondazione Comunista, un gruppo di giovani dei centri sociali lo hanno praticamente fatto allontanare contestandogli la politica del governo di centro sinistra e la sua partecipazione alla Fiera del Libro di Torino. Queste infatti le spiegazioni date dai contestatori. A questo punto Bertinotti si è allontanato dalle file di Rifondazione Comunista. Bertinotti è atteso per uno degli incontri dedicati dalla Fiera del Libro alle "parole" della Costituzione: a lui spetta il dibattito sull' articolo 1 e sulla parola "lavoro". Bruciate bandiere israeliane Al termine del corteo del Primo maggio, intorno all'una, in piazza San Carlo, i giovani dei centri sociali di Torino e dell' associazione Free Palestine hanno bruciato due bandiere israeliane e una americana. Questo in segno di protesta per la decisione della Fiera del Libro di Torino (7-12 maggio) di ospitare ufficialmente Israele nell' anno del suo sessantesimo anniversario. Bandiere tenute insieme da un bastone di legno con il quale sono state trascinate nel corso della manifestazione, da piazza Vittorio a piazza San Carlo. Dopo aver lanciato alcuni fumogeni, nel centro della piazza, quando le circa 30.000 persone che hanno partecipato alla manifestazione si erano quasi tutte allontanate, i giovani di Askatasuna e altri gruppi, hanno dato fuoco alle tre bandiere dopo averle inzuppate di benzina. "Atto di inciviltà" "Un atto di inciviltà che proprio nel momento in cui ci si appresta a celebrare la festa per i 60 anni di Israele a Torino, è inammissibile in uno stato democratico". Così Claudia De Benedetti dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane ha definito gli atti antisraeliani di Torino. "Ritengo - ha aggiunto - che questi atti non giovino al sereno svolgimento di una manifestazione che vedrà la presenza del presidente Napolitano a fianco di tanti amici di Israele. E sono sono preoccupata per un atto che testimonia un clima ostile e di ignoranza e pregiudizio. Una vera e propria censura culturale". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La bomba siriana incombe sulla pace (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 02-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Ven, 02 Mag 2008 Edizione 84 del 01-05-2008 Come il regime di Damasco alimenta la crisi La bomba siriana incombe sulla pace di Stefano Magni Solo da questa settimana si è potuto vedere quanto la Siria fosse vicina alla bomba atomica. Il direttore della Cia Michael Hayden ha rivelato che: "Nel giro di un anno dal completamento del nuovo impianto, (i Siriani) avrebbero potuto produrre sufficiente plutonio per la costruzione di una o due testate nucleari". Il programma è stato distrutto dal raid degli aerei con la Stella di David del settembre scorso, ma sia i progetti del regime di Damasco che la stessa risposta militare israeliana erano rimasti un segreto. Il presidente George W. Bush aveva tutte le prove per dimostrare la costruzione dell'impianto siriano con l'assistenza tecnica nordcoreana. Ma ha atteso a mostrarle pubblicamente al Congresso degli Stati Uniti per evitare di infiammare le tensioni regionali. Ma cosa voleva fare un regime come quello siriano armato di "una o due testate nucleari"? A cosa mirava proprio quel regime che il governo Prodi aveva sempre considerato come un interlocutore fondamentale per la soluzione della crisi mediorientale? Il dittatore Bashar al Assad, ieri, ha negato di voler interrompere i contatti con l'Iran e con Hezbollah. In questo modo dichiara di voler respingere le due condizioni principali chieste da Gerusalemme in cambio di un accordo di pace. Nella stessa giornata di ieri, il dittatore siriano riceveva anche una telefonata del candidato presidente libanese Michel Suleiman (la cui elezione è stata rinviata per la diciottesima volta, proprio a causa della pressione delle fazioni filo-siriane), che suona più come una resa che non come un accordo. Il mancato presidente del Paese dei Cedri, secondo i media libanesi, avrebbe anche parlato di un coordinamento tra le forze armate dei due Paesi, compreso l'addestramento di militari libanesi in Siria, una pratica che era stata interrotta dopo il ritiro delle forze di Damasco nel 2005. Sempre dalla Siria, inoltre, il leader di Hamas in esilio Khaled Meshaal ha spiegato che cosa intende per "tregua" (quella per cui è in corso una trattativa al Cairo): un espediente per prendere tempo, nell'ambito della guerra contro Israele. Insomma, tutto fa pensare che il regime di Damasco non vuol contribuire positivamente al processo di pace. Ma la scoperta del suo programma nucleare aggiunge un livello di allarme in più. Sembra che l'opinione pubblica non abbia ancora realizzato la gravità della notizia. Una volta assimilata, che effetto potrebbe fare sul processo di pace?.

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Il coraggioso Rettore vieta un confronto all'università (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 02-05-2008)
Pubblicato anche in: (Opinione, L')

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Ven, 02 Mag 2008 Edizione 84 del 01-05-2008 BOLOGNA ? Calzolari prova a impedire un dibattito anti-israeliano Il coraggioso Rettore vieta un confronto all'università di Graziano Girotti Il Rettore dell'Università di Bologna, Pier Ugo Calzolari, non ha concesso al Collettivo (forse il maiuscolo è eccessivo) autonomo studentesco l'uso di un'aula della Facoltà di Lettere e Filosofia per ospitare un dibattito in sostegno del boicottaggio della Fiera del Libro di Torino. Perché boicottarla? vi chiederete. Semplice. Gli organizzatori della manifestazione si sono macchiati di un peccato mortale: hanno invitato lo Stato di Israele in occasione del sessantesimo anniversario della sua fondazione. In realtà, il dibattito si è svolto ugualmente perché l'aula è stata occupata. Protagonista dell'incontro quel campione di dialogo democratico che risponde al nome di Gianni Vattimo. Calzolari, che si era mosso in accordo col preside della Facoltà, Giuseppe Sassatelli, aveva ricevuto l'appoggio di una parte consistente dei docenti dell'Alma Mater, tutti d'accordo nel dire "no". E pure di un esponente del Popolo della Libertà come il consigliere regionale Ubaldo Salomoni. Per quel che conta ora riceve anche il nostro, di plauso. Al Magnifico, in passato, non abbiamo lesinato critiche. Come quando non disse una parola (anzi, forse una la disse: ma molto sottovoce) contro le mancate promesse di Prodi in tema di finanziamenti agli atenei più virtuosi. Ma in questa occasione bisogna riconoscere che ha tenuto un comportamento coraggioso e controcorrente. Anzi, coraggioso proprio perché controcorrente. In un ambiente politicamente super-corretto come quello universitario, sbilanciarsi a favore di un nemico storico della sinistra da piazza e da salotto, di quella sinistra presuntivamente colta che fa spuntare l'Espresso dalla giacca a garanzia della propria superiorità genetica; sbilanciarsi ? dicevamo ? a favore di un nemico storico come Gerusalemme richiede una certa dose di fegato. Soprattutto quando si tratta di un Rettore, per di più a Bologna. Sarà stato il disastro elettorale della sinistra estrema sul piano nazionale (bissato alle comunali di Roma), sarà stata la virata a destra dell'amministrazione Cofferati, che in una manciata di giorni ha scippato all'opposizione due argomenti forti come le ronde e la moschea, sarà stato quello che volete: fatto sta che le dure parole di Calzolari contro i fan di Vattimo sono risuonate come lo schiaffo del buon padre di famiglia al figlio che non ha voglia di crescere. "L'iniziativa degli studenti ? aveva detto ? avrebbe lo scopo e l'effetto di accrescere le divisioni e le fratture. L'Università non può agevolare una linea di condotta di questo tipo". Bene, bravo, bis. Come tutti i figli duri di comprendonio che si beccano un manrovescio, anche i ragazzi del Collettivo hanno messo il broncio rispolverando minacce e retorica da fine anni Sessanta. Prima di procedere alle vie di fatto se ne erano usciti con frasi del tipo "se il Rettore non farà passi indietro dalla sua decisione di negarci uno spazio dove svolgere l'assemblea, prenderemo ugualmente la parola. Contrasteremo questo abuso di potere arrogante, liberticida, oscurantista e antidemocratico in maniera attiva, garantendoci comunque uno spazio nella Facoltà di Lettere, occupandola se necessario". Insomma, nella sostanza nulla di diverso dai loro padri che si laureavano quarant'anni fa col 18 politico. La forma mentis è quella. Sputata. Siccome ritengono di avere la verità rivelata in tasca e siccome i principi democratici valgono per loro e non per gli altri, in modo "democratico" fanno quello che gli garba. Le regole valgono sempre per gli altri, non per se stessi. Se poi a dar manforte a questi bamboccioni della politica (nel senso di viziati perché abituati a fare e dire quello che vogliono) arriva un cattivo maestro come Vattimo, allora il cerchio si chiude.

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Correggio scende in camposulle magliette del Parma (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Arte, pubblicità, sport Per la prima volta una mostra promossa attraverso il calcio la sinergiaCollaborazione per lanciare l'esposizione che si aprirà il 20 settembre 03/05/2008 luciano caprile PER LA PRIMA volta nella storia del calcio italiano una mostra d'arte di caratura internazionale sponsorizzerà una squadra di calcio di serie A. Succederà domani quando il Parma affronterà il Genoa allo stadio Tardini indossando una versione speciale della maglia crociata: porterà infatti impresso il logo della rassegna su Antonio Allegri detto il Correggio che si aprirà il 20 settembre nelle sale della Galleria Nazionale e al Teatro Farnese. In questo modo singolare il Parma FC e il Comitato "Correggio" intendono inaugurare una sinergia che consenta la massima diffusione e visibilità a un evento che darà lustro alla città. Infine, con questa partnership, il Parma diventerà a sua volta sponsor della manifestazione. Tanto per usare un termine calcistico, la notizia coglie in contropiede l'intero mondo sportivo non abituato a certi connubi culturali anche se similitudini artistiche hanno interessato alcuni campioni del pallone: l'avvocato Agnelli, squisito cultore dell'arte di ogni tempo, non aveva forse battezzato Alessandro Del Piero col soprannome di Pinturicchio, celebrandone così la raffinatezza del tocco, degno delle pennellate del maestro perugino? E l'estasi contemplativa di altri propugnatori del bello si sarà senz'altro attivata, e mantenuta magari segreta per non suscitare accuse di eresia, di fronte alle magie pedatorie di rari, celebrati campioni. Di più non si è fatto, almeno sino a questa notizia che apre nuovi orizzonti. Ma, stando così le cose, come comportarsi? Come rispondere? C'è una grande differenza fra l'esibizione orgogliosa di cultura e quella di marchi spiccatamente commerciali. Sarebbe bello che il Genoa potesse recuperare in extremis e ostentare domani sul petto rosso e blu quel Valerio Castello che esposto al Museo di Palazzo Reale, sperando che Marco Borriello aggredisca la rete avversaria con la veemenza offerta sulla tela, qualche secolo fa, dal Cavalier Tempesta. Sulla carta pittorica la partita è impari ma occorre insistere. Con un messaggio a Riccardo Garrone, che di arte se ne intende possedendo una collezione invidiabile di pittura del Novecento e avendo un figlio artista, e Enrico Preziosi, che potrebbe d'incanto elevare i suoi Giochi a sconosciute e innovative "preziosità". Solo così si può sperare che nell'immediato futuro, sull'onda felice del campionato, Genova ritorni a essere Superba replicando con l'arte all'arte anche sul manto verde degli stadi. 03/05/2008 Parma. Torna Gnam, il festival che che coniuga gastronomia e cultura. Fotografia, cinema, teatro e letteratura saranno protagoniste per un mese a partire da oggi nella capitale italiana del gusto con mostre, incontri, rassegne di film e spettacoli teatrali. Tra i partecipanti Martin Parr, Carl Warner, Shane Waltener, Mario De Biasi, Laura Delli Colli, Arturo Delle Donne. L'iniziativa è organizzata in collaborazione con Cibus 2008, il Salone internazionale dell'alimentazione che si terrà dal 5 all'8 maggio. Per informazioni si può consultare il sito: www.gnamfestival.eu. (Nella foto un'opera di Carl Warner) 03/05/2008 Torino. Intorno alla Fiera del Libro quest'anno dedicata a Israele, che aprirà giovedì, non si placano le polemiche. La prima riguarda Fiamma Nirenstein, giornalista e neo parlamentare per il Pdl che annuncia sul suo blog di non voler più presentare un libro insieme a Gad Lerner: "Non parteciperò con lui alla presentazione dell'importante libro del professore Della Pergola. Non intendo sedermi con chi non reagisce a casa sua alla peggiore delle diffamazioni gratuite nei miei confronti, oltretutto da parte di una persona notoriamente squilibrata sull'argomento mediorientale". La Nirenstein si riferisce a quanto accaduto mercoledì scorso durante "L'infedele" condotto su La7 da Gad Lerner: "Il professore Gianni Vattimo, sostenendo che non c'è niente di strano e che è anzi oggi dovuto dare agli ebrei del nazista o del fascista quando questo corrisponda, secondo lui, a verità, ha fatto questo esempio: "Il povero Vauro è stato punito dall'Ordine dei Giornalisti per aver accusato Fiamma Nirenstein di essere fascista: ha fatto benissimo, perché la Nirenstein è fascista e più che fascista. Gad Lerner non ha battuto ciglio, non ha reagito in nessun modo, non ha sentito neppure il dovere di invitare il suo ospite a moderare le ingiurie in assenza della diretta interessata". La seconda polemica, invece, è scoppiata su un convegno organizzato all'Università da "Free Palestine" per discutere della "pulizia etnica" che sarebbe praticata da Israele. Immediata la protesta dell'Associazione Italia-Israele che ha inviato una lettera al rettore dell'ateneo Ezio Pelizzetti chiedendogli perché abbia concesso spazio a una simile iniziativa per di più"senza contraddittorio". Scrittori, artisti, docenti universitari, intellettuali e poeti di diversi Paesi, tra cui Tariq Ramadan, avrebbero voluto esprimere il loro dissenso nei confronti di Israele durante la Fiera del Libro. Non potranno farlo e, quindi, alla vigilia della kermesse torinese si svolgerà il convegno di denuncia. L'appuntamento è per lunedì e martedì prossimi. Il titolo del convegno è"Le democrazie occidentali e la pulizia etnica della Palestina" e sarà l'occasione per spiegare le ragioni del boicottaggio della Fiera. "L'iniziativa" l'organizzatore Alfredo Tradardi "si inserisce in un filone di boicottaggio culturale nato nel 2004-2005 in Palestina e poi allargatosi nel mondo, soprattutto nelle università inglesi ed europee, promosso dalla stessa società civile palestinese e da formazioni e intellettuali israeliani. Non siamo nemici degli israeliani, ma siamo molto critici nei confronti del governo di Tel Aviv che dopo il 9 luglio 2005, quando la Corte Internazionale di Giustizia ha giudicato illegale il Muro nei territori palestinesi occupati, ne ha proseguito la costruzione". Il convegno prende il nome dall'omonimo libro di Ilan Pappe, nato ad Haifa da genitori ebrei, ora residente in Gran Bretagna, "La pulizia etnica della Palestina" che sostiene, sulla base di documenti segreti e dell'archivio del Ministero della Difesa israeliano, come la pulizia etnica dei palestinesi è iniziata negli anni '30 con la schedatura dei villaggi. 03/05/2008.

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Nuova bufera su Olmert<Abusò di fondi elettorali> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nuova bufera su Olmert"Abusò di fondi elettorali" israele Tel Aviv. In un'atmosfera tesissima e di insolita segretezza, la procura generale israeliana ha lanciato una nuova inchiesta nei confronti del primo ministro Ehud Olmert, che questa volta sembra accusato di abusi con fondi elettorali. Quasi un peccato veniale rispetto alle ben più gravi accuse di corruzione ricevute in passato e dalle quali finora Olmert è sempre uscito indenne. Eppure il procuratore generale Menachem Mazuz, con una procedura normalmente riservata a casi più eclatanti, ha disposto un interrogatorio "urgente" del primo ministro, concedendogli un preavviso di appena 48 ore, e infine secretando tutti gli atti dell'inchiesta. Al punto che nei confronti del quotidiano Yediot Ahronot, che questa mattina aveva rivelato presunti retroscena dell'inchiesta, è stato avviato un procedimento giudiziario per violazione del segreto. Olmert è stato raggiunto questa mattina nella sua residenza di Gerusalemme da funzionari della polizia antifrode, ed ascoltato per circa 90 minuti. La riservatezza che circonda l'inchiesta non ha finora consentito di ricostruirne l'esatta portata, ma i pochi dettagli filtrati non sembrano rivelare l'esistenza di uno scandalo tale da mettere a repentaglio la sopravvivenza politica del primo ministro, e quindi del processo di pace che da mesi sta lentamente tentando di portare avanti con l'Autorità nazionale palestinese. Secondo giornalisti del quotidiano Maariv, Olmert verrebbe accusato di aver percepito fondi raccolti da un imprenditore ebreo-americano, e destinati a finanziare un paio di campagne elettorali alla fine degli Anni '90. La legge israeliana pone forti limiti per questo tipo di donazioni, ma è altrettanto risaputo come tali limiti vengano spesso violati. 03/05/2008.

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Librolandia, vertice sulla sicurezza si tratta per la visita di napolitano - massimo novelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina IV - Torino Librolandia, vertice sulla sicurezza si tratta per la visita di Napolitano Bandiere bruciate e convegno all'ateneo, è polemica "Italia-Israele" al rettore: non dia spazi a chi accusa Tel Aviv di pulizia etnica in Palestina MASSIMO NOVELLI "Stiamo lavorando a una soluzione che, in occasione dell'inaugurazione della Fiera internazionale del libro, nella mattina di giovedì 8 maggio, da parte del capo dello Stato Giorgio Napolitano, rispetti le esigenze di tutti e renda compatibili sicurezza, funzionalità, tempi e interessi commerciali degli editori". Dopo la nuova riunione in Prefettura, e alla luce delle divergenze con il Quirinale in merito alle modalità della visita di Napolitano, Rolando Picchioni ha giocato una nuova carta. Si è trattato di individuare un percorso per il presidente della Repubblica, non reso noto, che da un lato garantisca il massimo della sicurezza e dall'altro non contempli, per la mattina dell'8, un Lingotto blindato e chiuso. Il presidente della Fondazione per il libro, la musica e la cultura non aggiunge altro, anche per non fare salire ancora il volume delle polemiche, che è già piuttosto alto. Sempre ieri, si sono registrate numerose prese di posizione in merito al rogo di due bandiere di Israele e di una degli Stati Uniti, un'azione avvenuta ai margini del corteo del primo maggio. Ma è polemica anche con il rettore dell'Università Ezio Pelizzetti accusato dall'Associazione Italia-Israele di aver concesso spazio a un meeting dedicato alla "pulizia etnica di Israele in Palestina". Il convegno è organizzato da Free Palestine durerà due giorni, il 5 e 6 maggio, e vedrà la partecipazione di Tariq Ramadan, docente ad Oxford, Kyoto e Londra, e promotore del boicottaggio della Fiera, i docenti torinesi Gianni Vattimo, Angelo D'Orsi e Diana Carminati, che lavora nella rete di Donne in nero. L'iniziativa ha suscitato la reazione di Italia-Israele che non approva la concessione degli spazi dell'Ateneo, per di più "senza contradditorio". Ma è il clamoroso gesto di protesta del Primo Maggio a scatenare le polemiche. "Bruciare la bandiera di un Paese è un atto vandalico di intolleranza molto grave, non merita altro che riprovazione. Qualunque possano essere le ragioni politiche, nulla giustifica questi comportamenti". Così ha commentato Mercedes Bresso presidente della Regione. "In questo periodo - ha aggiunto - ne abbiamo visti tanti di atteggiamenti intolleranti nei confronti di un invito che è una cosa assolutamente normale, corretta, e per di più non ha niente a che vedere con la politica". Secondo la presidente, "tutti coloro che pensano di usare questi strumenti per criticare la scelta, ottengono come risultato solo di aumentare la solidarietà e di aumentare l'importanza della Fiera". "Sono fatti che si commentano da soli". è la risposta di Rolando Picchioni, che, riferendosi all'incendio delle bandiere, afferma di "essere profondamente dispiaciuto che non si riesca ad instaurare un colloquio civile, anche duro ma onesto, con chi vuole cavalcare in modo così violento quella che può essere un'occasione per portare un contributo alla comprensione dei fatti e quindi ad una soluzione del problema". Netto è poi Ernesto Ferrero, direttore della Fiera del libro: "La cultura non ha bandiera, è di tutti, come è di tutti una cultura grande e libera quale quella israeliana". L'odio politico, continua lo scrittore torinese, "oltre ad essere sterile, è l'esatto contrario dei valori che sono legati alla civiltà del libro. Per la Comunità ebraica cittadina si è in presenza "del gesto di ben delimitati e identificati gruppuscoli di estremisti, ed è particolarmente grave che si sia voluto strumentalizzare un evento quale la festa dei lavoratori per recare oltraggio a Paesi terzi, che dovrebbero, comunque, essere cari a tutti i sinceri democratici". Sul fronte di chi appoggia il boicottaggio della Fiera per l'invito a Israele, interviene un esponente del centro sociale Askatasuna: "Bruciare le bandiere di Israele e degli Stati Uniti "non è un gesto ostile nei confronti delle popolazioni di quei paesi, ma delle loro istituzioni". Che conclude: "Nel bruciare le bandiere c'è, innanzitutto, la volontà di fare un gesto simbolico che possa essere riportato anche in Medio Oriente, perché vogliamo che i palestinesi sappiano che in Italia ci sono ragazzi che sostengono la loro resistenza. Comunque non si tratta di un gesto ostile, né nei confronti degli ebrei né degli israeliani, ma dello Stato di Israele, del suo esercito, del suo governo. E non c'è stata, da parte nostra, alcuna equiparazione fra Israele e il nazismo".

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Gli orfani della protesta a prescindere (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina III - Torino Gli orfani della protesta a prescindere La contestazione a Fausto Bertinotti e il rogo di alcune bandiere di Israele e degli Usa. Il passato che riemerge con la stanca riproposizione di riti già più volte celebrati e comunque sempre alimentati da quella presunzione di infallibilità che a Stuart Mill ricordava "gli ateniesi e Socrate, gli ebrei e Cristo, Marco Aurelio e i cristiani". Tu sbagli e io che sono nel giusto te lo ricordo e lo faccio a modo mio cercando la visibilità a ogni costo e sfidando per questo il rischio di autoconfinarmi nella perenne adolescenza di certe marginalità politiche e culturali. Subito a ridosso della tornata elettorale, l'ultimo Primo Maggio torinese ha mostrato anche questo sulla piazza che pochi giorni prima i "grillini" avevano riempito oltre ogni previsione e che le istituzioni, il sindacato, i lavoratori hanno "affollato" come sempre, forse con qualche defezione ormai scontata se non si ricorre all'additivo dello spettacolo. SEGUE A PAGINA II.

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Inchiesta sul rogo in piazza - meo ponte (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina V - Torino Allo studio altre misure per evitare problemi durante il Salone Inchiesta sul rogo in piazza Il questore: "Ora pensiamo a non alimentare tensioni" La Digos tiene d'occhio il tam-tam degli antagonisti: "Si preparano" La manifestazione organizzata da Free Palestine non potrà raggiungere il Lingotto MEO PONTE Sarà consegnato nei prossimi giorni alla Procura della Repubblica di Torino il rapporto della Digos su quando accaduto giovedì mattina al termine del corteo del Primo Maggio quando alcuni esponenti dell'area antagonista hanno bruciato due bandiere israeliane e una americana per protestare contro la scelta di invitare Israele come ospite d'onore alla Fiera Internazionale del Libro. "Bruciare bandiere è comunque un reato - sottolineano gli investigatori - e di conseguenza aprire un'inchiesta sull'episodio del Primo Maggio è obbligatorio, un atto dovuto". I responsabili del gesto, riprese peraltro dalle telecamere, sarebbero già stati individuati e negli uffici della Digos si sta completando il rapporto destinato all'autorità giudiziaria. Ciò che però preoccupa i responsabili dell'ordine pubblico cittadino è il sospetto che ciò che è avvenuto in piazza giovedì scorso possa essere stato il preludio di manifestazioni più violente quando il Salone del libro aprirà i battenti. Il prefetto ieri ha ribadito che la bandiera di Israele sarà regolarmente esposta. "In tutti i luoghi dove ne é prevista l'esposizione secondo il protocollo diplomatico" sottolineano in Prefettura smentendo per l'ennesima volta che si sia mai pensato di nascondere il vessillo israeliano per paura di "eccitare ulteriormente gli animi". In compenso il questore Stefano Berrettoni, che è poi il diretto responsabile dell'ordine pubblico in città, ha già annunciato il divieto per qualsiasi manifestazione pubblica all'esterno del Lingotto nel giorno dell'inaugurazione, quando è prevista la visita del presidente Napolitano. Invece il sabato successivo, la mobilitazione nazionale promossa dall'Assemblea Free Palestine di Torino e dal Forum Palestina per il 10 maggio contro la partecipazione di Israele alla Fiera del Libro non potrà raggiungere l'area espositiva dove il corteo si sarebbe dovuto concludere. Il questore ha anche vietato presidi fissi nei dintorni del Lingotto. Per ragioni di ordine pubblico quindi il corteo invece di raggiungere via Nizza dovrà proseguire su via Genova sino a superare la sede della Fiera. Grande apprensione c'è poi per l'arrivo a Torino del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che inaugurerà il Salone. Anche ieri mattina l'argomento è stato affrontato in prefettura in una riunione con tutti i rappresentanti delle forze dell'ordine. Secondo indiscrezioni qualcuno avrebbe addirittura proposto di chiudere la Fiera durante l'intervento del presidente della Repubblica in modo da evitare qualsiasi rischio di inopportune contestazioni. Il timore è che, nonostante i divieti e le precauzioni prese dal questore per prevenire eventuali gesti dimostrativi, qualcuno alla fine riesca a farsi beffe del servizio approntato da polizia e carabinieri per garantire un normale svolgimento della giornata. Di certo il tam tam sotterraneo attraverso il quale comunicano certi ambienti, secondo gli investigatori della Digos, ha già chiamato a raccolta quanti intendono dimostrare contro la presenza di Israele. "Tenteranno di certo qualcosa - profetizzano gli investigatori - da parte nostra terremo gli occhi aperti per evitare sgradevoli sorprese".

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Gli orfani della protesta - salvatore tropea (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina IV - Torino GLI ORFANI DELLA PROTESTA SALVATORE TROPEA Ora se non si vuol cedere alla tentazione di considerare una debolezza da inguaribili nostalgici il rispetto per alcune ricorrenze è lecito pensare che il Primo Maggio debba sopravvivere come icona del lavoro da tenere in conto e non da consegnare al deposito delle cose di cui sbarazzarsi. Il corteo da piazza Vittorio a piazza San Carlo, con o senza la presenza dei grandi leader sindacali e politici, nei momenti più esaltanti come in quelli tristi nei quali è transitato il movimento dei lavoratori torinesi, non ha perduto il suo fascino, resistendo alla forza invasiva del disimpegno e del blog. Nell'immaginario collettivo ha conservato la freschezza evocativa del celebre "Quarto Stato" di Pellizza da Volpedo in quell'incedere orgoglioso e fiero di chi ha davanti un futuro alto in cui credere. Giovedì, si è (ri) ascoltato anche l'Inno dei lavoratori che non è un rap ma non guasta. C'erano tante facce note ma anche tanti giovani. E anche questo non guasta. Anzi. Non tirava aria di reducismo e neppure di partecipazione dovuta. Si avvertiva una continuità storica e l'attaccamento a un valore che il sindaco Sergio Chiamparino ha fatto bene a sottolineare. Anche se i risultati elettorali possono aver suggerito il sospetto che dietro le bandiere della sinistra avanzassero i soldati napoleonici dopo la Beresina più che i rappresentanti del "Quarto Stato". "Abbiamo vissuto tempi migliori", hanno pensato e detto in molti a commento di un clima che un diverso risultato elettorale probabilmente avrebbe reso meno malmostoso. Ma senza rassegnazione, senza il bisogno di confondersi col popolo di Diliberto che, affrancato finalmente delle incombenze di governo, ha sentito la necessità liberatoria di riesumare Marx e Stalin sulle note dell'Inno sovietico. O con gli "orfani" della protesta "a prescindere" che da sempre officiano in coda al corteo salmodiando un copione immutato. La coreografia sarebbe stata diversa con un risultato elettorale meno punitivo per la sinistra? E' possibile che se lo siano chiesto Piero Fassino, Bertinotti, Chiamparino, Mercedes Bresso, i segretari di Cgil, Cisl e Uil. Ma quelli di loro che, al pari di molti altri partecipanti al corteo, hanno superato da qualche anno la "linea d'ombra" devono avere trovato senza difficoltà una risposta nella triste ripetitività di certi comportamenti. Non consolatoria ma pur sempre amara nella constatazione del loro riaffacciarsi a distanza di anni senza soluzione di continuità. Questa volta è toccato a Fausto Bertinotti pagare per una temporanea appartenenza governativa mai digerita dagli "impediti" pronti a rinnegare ogni responsabilità sull'altare del tutto e subito. Era successo sulla stessa piazza di Torino in altri tempi: ai socialisti di Nenni, nella seconda metà degli anni Sessanta, era stato rimproverato aspramente il loro ingresso nel centro sinistra al grido di "traditori" e "rosso antico". Quarant'anni dopo, e nella stagione del nuovo riformismo, l'obiettivo è lo stesso. E anche le motivazioni: sbagliate oggi come allora. Al pari del rogo delle bandiere, indicativo di un'intolleranza che si perpetua mutando soltanto nella geografia dei "nemici" di turno. Il tema della sicurezza sul lavoro, adeguatamente rappresentato nel corteo e proposto con forza nei discorsi, unitamente ad altri argomenti di attualità, ha interpretato di gran lunga in modo più efficace lo spirito del Primo Maggio. Nel loro paziente realismo i lavoratori torinesi, non soltanto quelli della Thyssen, hanno colto questo spirito. Che poi è quello che merita un seguito, mentre il rito della protesta rimane come l'atto di un estremismo goliardico al quale se ne aggiungerà un altro alla prossima occasione. Che abbia vinto o perduto la sinistra, che al salone del libro ci sia Israele o un altro paese, che gli americani abbiano o meno abbandonato l'Iraq, poco importa. Chi vuole acclamare Grillo o bruciare bandiere troverà sempre una sua ragione per farlo.

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Gaza, aviazione israeliana non responsabile delle vittime civili di Beit Hanun (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri A Londra intanto si riunisce il Quartetto Gaza, aviazione israeliana non responsabile delle vittime civili di Beit Hanun Morti per "deflagrazioni secondarie" Gaza, 3 mag. – La responsabilità della morte di una madre palestinese e dei suoi quattro figli, avvenuta lunedì scorso a Beit Hanun, non è da attribuire all'aviazione israeliana. Sono i risultati di un'inchiesta portata a termine dall'esercito di Tel Aviv, secondo cui i cinque palestinesi sarebbero sì morti nel corso di un'operazione delle forze israeliane, ma non a causa del razzo lanciato dai militari, bensì per una “deflagrazione secondaria” di materiale esplosivo in possesso di un miliziano palestinese che si trovava lì vicino. Il portavoce dell'esercito israeliano, che ha riportato gli esiti dell'inchiesta, ha diffuso alla stampa un filmato in cui si vedono due attacchi consecutivi contro miliziani palestinesi. Quello che il rapporto mostra è che in entrambi i casi si evidenziano deflagrazioni secondarie, di cui viene sottolineata la potenza distruttiva, maggiore rispetto a quella dei razzi lanciati dall'aviazione. Il portavoce ha inoltre espresso dolore per la morte di persone innocenti, la cui responsabilità è di Hamas “che agisce tra la popolazione civile, e che la utilizza come scudo umano”. Intanto sempre ieri il Quartetto (composto da Usa, Russia, Ue e Onu) si è riunito a Londra per fare il punto della situazione sul processo di pace tra israeliani e palestinesi. In un comunicato diffuso in occasione della riunione, si esprime preoccupazione per le condizioni di vita all'interno della Striscia, da quando nel giugno 2007 l'embargo israeliano ha interrotto l'importazione di generi di prima necessità, bloccando l'economia palestinese e aggravando la situazione della popolazione civile. S.S.

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Lo Stato che c'è e quello che manca (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Lo Stato che c'è e quello che manca Moni Ovadia La storia dell'umanità non ha mai proceduto secondo i principi della logica e della giustizia anche se, talora e parzialmente, ha visto prevalere le ragioni del diritto e della democrazia. Più spesso la storia ha visto il farsi delle aspirazioni di una parte ai danni di una o di più altre parti. Il potente, tendenzialmente, ha sempre sopraffatto il debole e in più di una circostanza, irreversibilmente. La vittima, in questi casi, non ha potuto neppure "beneficiare" di tardive e postume lacrime di coccodrillo. Intorno alla metà del secolo scorso tuttavia il mondo è stato testimone di un accanimento storico che vide contestualmente e simultaneamente la redenzione e la dannazione di due vittime, inequivocabilmente vittime. Parlo di palestinesi e israeliani. Ricorre quest'anno, proprio in questi giorni, il sessantesimo anniversario dello "Yom Atzmaut", il Giorno dell'Indipendenza dello Stato d'Israele. Questo stesso anniversario i palestinesi lo chiamano "Nakhba", catastrofe. Gli ebrei che allora avevano scelto di costruire il proprio focolare nazionale nella Palestina mandataria, erano i sopravvissuti allo sterminio nazista. Quelle vittime della più brutale ferocia perpetrata a danno di esseri umani su propri simili nel corso della pur sanguinaria storia dell'uomo, erano mosse da un impegno sacrale: fondare una casa in cui mai più un ebreo sarebbe stato carne da macello per i deliri antisemiti e benché il Sionismo fosse allora un movimento laico, era giunto alla decisione irrevocabile che quel luogo non poteva che essere nella "Terra Santa". La dirigenza sionista volle rendere quell'aspirazione ideale self-evident sul piano pratico lanciando in tutto il mondo uno slogan che fosse difficilmente confutabile in sé: "una terra senza popolo per un popolo senza terra". Gli ebrei in Israele, e la stragrande maggioranza degli ebrei nel mondo, avevano spasmodicamente bisogno di credere a quelle parole, e vi credettero. Erano false e lo sapevano anche i dirigenti sionisti di allora, prova ne sia il fatto che accettarono a grande maggioranza la risoluzione Onu dei "due popoli e due Stati" in quella terra. Quali che siano le opinioni sugli eventi successivi, un fatto rimane inconfutabile: 60 anni fa iniziava per gli ebrei di Israele e per la maggioranza degli ebrei nella Diaspora, una nuova e luminosa storia. Per i palestinesi era invece l'inizio di un calvario, di una spoliazione senza fine, di una perdita di tutto ciò a cui un popolo che vive in una terra aspira. Tutto ciò 60 anni fa. E oggi? Per Israele le promesse si sono realizzate anche se a prezzo della perdita di molte vite, di cinque guerre e del sangue sparso dal terrorismo. Per i palestinesi le cose sono, se è possibile, peggiorate. Quarant'anni di ininterrotta occupazione e colonizzazione - con tutto il devastante stillicidio di demolizione e di espropriazione abusiva di case, estensione inesorabile delle colonie, sradicamento di centinaia di migliaia di ulivi, distruzione di riferimenti topografici attuate con programmatica determinazione, erezione di un muro che separa palestinesi da palestinesi, migliaia di morti civili - li hanno privati di quasi tutto. La spoliazione è progredita sotto lo sguardo indifferente della comunità internazionale in nome di un giusto complesso di colpa che però viene ingiustamente scaricato sul popolo palestinese. "L'abbandono dei palestinesi non può in alcun modo rappresentare l'espiazione per l'abbandono dell'ebraismo europeo commesso settant'anni fa, né renderà alcun servigio alla causa della sicurezza di Israele e del suo popolo", scrive Henri Siegman, ex Presidente del Congresso Ebraico Americano, in un articolo pubblicato da Al Hayyat il 23 aprile scorso. Si tratta di uno fra i più acuti esperti del conflitto israelo-palestinese. Ora, i governi israeliani hanno legittimato tutti i loro comportamenti illegali e ingiusti motivandoli con l'esigenza non negoziabile della sicurezza di Israele. Sia chiaro, la sicurezza è un problema drammatico e reale, ma colonizzazione, occupazione e spoliazione dei palestinesi, nulla vi hanno a che fare come acutamente osserva Siegman: "(...) Nessun governo che abbia serie intenzioni riguardo alla proposta "due popoli due stati" come soluzione al conflitto, avrebbe proseguito nell'ininterrotto furto e frammentazione della terra palestinese che, come capirebbe anche un bambino, rende impossibile la creazione di uno stato palestinese. (...) Nessuna iniziativa di pace può avere successo se la spoliazione del popolo palestinese diverrà irreversibile". In occasione del sessantesimo anniversario della creazione dello Stato d'Israele ci saranno molte celebrazioni. Vi sono, specialmente nella sinistra "radicale", persone che vivono questi eventi come un inaccettabile vulnus e bruciano bandiere, chiedono boicottaggi per protestare contro la politica israeliana, col risultato che, di fatto, colpiscono la cultura e la letteratura che di quella società sono la parte migliore finendo, a mio parere, col danneggiare la causa palestinese. Il problema non è la celebrazione dello Stato di Israele, il problema è la mancata celebrazione di un pari Stato palestinese. Speriamo che a furia di menzogne e velleitarismi non diventi troppo tardi. Mala Tempora.

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Maledizione toscana Canestri che illudono poi passa il Maccabi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del EUROLEGA Siena parte forte, poi la rimonta Maledizione toscana Canestri che illudono poi passa il Maccabi di Salvatore Maria Righi inviato a Madrid LO GUARDI, Derrick Sharp, e pensi che per fare una vita da mediano non è mica necessario giocare a pallone. Anni trentasette, dodici col Maccabi, cioè Israele infilato dentro una canottiera gialla. A vederlo non è esattamente un cigno del parquet, ma proprio quei due metri cubi di muscoli e mestieraccio, incazzati per giunta, si sono piazzati damblè tra Siena e la sua prima finale di Eurolega, la settima da quando il mondo Fiba è stato buttato giù come il muro. Ha ragione Ligabue, sono quelli lì che zitti zitti passano alla storia. Sharp e Bynum, un altro trattore che fai prima a saltarlo che girarci intorno, ma prova a spostarlo. Trenta minuti di Montepaschi, quello che va come un Casio e a volte sembra che non ci sia bisogno nemmeno di Pianigiani a guidarlo, e poi loro due a suonare la carica. Fine della favola, fine dell'Europa (85-92), ma con grande dignità, e l'immancabile canto della verbena questa volta esportato dalle parti del Prado. Fino a quel momento, che peccato, poco, pochissimo Maccabi. Ossia sette milioni di israeliani, censimento del 2006, che quando si alza per aria la palla arancione cominciano a soffiarci contro, a saltare, ballare e far baccano. Qualcosa conterà, se domani sera la squadra di Zvi Sherf, un altro vecchio lupo di mare dei canestri, gioca la quarta finale negli ultimi cinque anni. Per Siena, alla terza volta nel poker che conta in Europa, sarebbe stata come detto la prima, coronamento di due stagioni da predatore in Italia e in Europa. Erano sulla buona strada anche ieri, nel Pabellon Deportivo tra calle de Goya e plaza Salvador Dalì, perché per quasi tre quarti la partita era tutta dei toscani. Venti a otto nel primo quarto, un pronti via famelico per una squadra - Siena - che non è un crotalo fulminante, non ha il talento e nemmeno il fisico, ma è bravissima a fare il boa, che ti macina e ti soffoca inesorabile. 45 a 33 all'intervallo, con una patta nel parziale col senno di poi davvero infausta. Poi il secondo tempo, con la marea di israeliani che montava sulle tribune e i verdi del Mangia, la metà a occhio e croce, che cominciavano a preoccuparsi. Siena però non ha grandi peccati, non deve mettersi in croce. Ha fatto tutto come sempre, solo che invece di stritolare lentamente l'avversario, si è fermata e si è fatta risucchiare. E lì, a tiro delle zampate della coppia meno bella e più efficace del mondo, Sharp e Bynum, la partita ha cambiato padrone. Tre risicati punti di differenza: 64-61, Siena aggrappata con la disperazione al suo sogno, un quarto giocato in modo furibondo da tutti e due, a colpi di spingarda e orgoglio. Otto bombe quasi filate, nemmeno nella Nba, sissignori, peccato però che sei erano gialle. L'ultimo a mollare, quando perfino il piccolo grande Mc Intyre trottolava spaesato, è stato Ksistof Lavrinovic, il lunghissimo baltico, quattro punti per l'ultima parità (78-78) a due minuti dal gong, poi l'azione simbolo della resa di Siena. Bynum, il Landini in canottiera, si mangia l'area e va su. È poco più di uno e ottanta, e insieme a lui salta Ksistof (duecentodieci centimetri), ossia come andare a sbattere con un armadio a muro. Il cozzo c'è, ma quasi ne esce peggio Lavrinovic. Will Bynum, l'uomo di marmo, oltre a non fare un piega, infila anche la palla e col tiro libero fa un +3 (78-81) letale per il morale. Questa è la vita, un parquet con le luci streboscopiche, i video per ricordare i cinquant'anni della coppa campioni, con eroi di ieri e dell'altro ieri, e poi ti manda a casa uno che sembra il piccolo Arnold trentenne. Bravo lui, bravo il Maccabi, ma brava anche Siena che ha portato un'altra volta i suoi cinquantamila del Palio al centro del canestro. e gli ultimi biglietti trovati su Ebay, un po' cari, ma si vive una volta sola, o no?.

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Gli ebrei della diaspora possono vivere fuori da Israele ma non possono vivere senza Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del "Gli ebrei della diaspora possono vivere fuori da Israele ma non possono vivere senza Israele".

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Wiesel: lo Stato d'Israele è un sogno realizzato Il Premio Nobel dice a l'Unità: ma so anche che la realtà rispetto ai sogni è più contraddittoria Ora spero che israeliani e palest (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Wiesel: lo Stato d'Israele è un sogno realizzato Il Premio Nobel dice a l'Unità: ma so anche che la realtà rispetto ai sogni è più contraddittoria "Ora spero che israeliani e palestinesi possano vivere fianco a fianco. Senza l'odio che predica Hamas" di Umberto De Giovannangeli SE C'È UN UOMO, un intellettuale, un grande scrittore che può aiutarci a non cancellare il passato e al tempo stesso guardare al futuro, questi è Elie Wiesel. Guardare al passato, alla tragedia immane della Shoah e insieme celebrare i 60 anni dello Stato d'Israele. Due eventi che s'intrecciano indissolubilmente nelle riflessioni del Nobel per la Pace, che ad Auschwitz e Buchenwald trascorse 11 mesi. Ricordare non è solo un tributo dovuto ai milioni di donne e di uomini annientati nei lager nazisti. "L'antisemitismo e l'odio razziale - avverte Wiesel - sono parte del nostro presente. Sottovalutarne la portata sarebbe un imperdonabile errore". Non dimenticare perché "senza memoria non c'è futuro". Israele ha celebrato l'altro ieri la Giornata della Shoah e tra pochi giorni festeggerà il 60° della sua fondazione. Passato e presente s'intrecciano indissolubilmente. C'è chi sostiene che occorra liberarsi dal fardello della memoria dell'Olocausto. "Non sono assolutamente d'accordo. Guai se accettassimo questo assunto. E non lo dico solo in memoria delle vittime, milioni di vittime della Shoah o per il dovuto rispetto ai sopravvissuti. Lo dico per le giovani generazioni. Perché una società che cancella la memoria collettiva è destinata a non avere futuro. Nell'oblio delle coscienze tutto si stempera in un unicum indistinto. Per nessuna ragione al mondo è possibile cancellare la distinzione tra carnefice e vittima. Ed ancor oggi l'Olocausto insegna che quando una comunità viene perseguitata tutto il mondo ne resta colpito". Più volte si è fatto riferimento all'unicità dell'Olocausto. C'è chi contesta questa affermazione. Cosa ha rappresentato nella storia dell'umanità, oltre che per il popolo ebraico, la Shoah? "Ha rappresentato il Male assoluto, a cui ha corrisposto la determinazione assoluta nel pianificare e mettere in atto l'annientamento di un intero popolo. Questo è stato l'Olocausto e in questo consiste la sua novità: per la prima volta nella storia, si intendeva eliminare dalla faccia della terra un popolo. Gli ebrei non furono perseguitati o sterminati per motivi specifici, perché credevano o non credevano in Dio, perché erano ricchi o poveri, di destra o di sinistra: no, gli ebrei venivano deportati, torturati, uccisi per il semplice fatto di essere tali. Perché erano colpevoli di esistere: questo è l'orrore incancellabile della Shoah. Un orrore che si vorrebbe replicare". A cosa si riferisce? "Alle reiterate affermazioni del presidente iraniano, secondo cui non c'è stato Olocausto nel passato, ma ci sarà nel futuro. E non si dica che sono elucubrazioni di un fanatico, perché questo fanatico è il capo di uno Stato teocratico che sta procedendo a tappe forzate verso il riarmo nucleare. Sarebbe un errore mettere in dubbio la sua determinazione. Un errore che non solo Israele ma tutto il mondo libero non può permettersi di commettere. Vede, io appartengo ad una generazione che ha imparato sulla propria pelle a prendere sul serio le parole del nemico. Anche perché queste parole sono accompagnate da fatti indiscutibili: è l'Iran che fornisce armi e denaro agli Hezbollah libanesi. C'è l'Iran dietro le più pericolose organizzazioni terroristiche mediorientali". Teheran e gli Hezbollah accusano Israele di perpetrare il genocidio dei palestinesi. "È una falsità, una accusa vergognosa. Bene hanno fatto gli ambasciatori occidentali ad alzarsi e andarsene dopo che il rappresentante della Libia al Consiglio di Sicurezza Onu aveva accomunato la situazione a Gaza con i lager nazisti. Quell'individuo avrebbe dovuto passare anche un solo minuto ad Auschwitz o Treblinka, ma forse costui è un fan del gran muftì di Gerusalemme che fu grande seguace di Hitler. La verità è che ai Gheddafi, agli Ahmadinejad, a Hezbollah della sofferenza dei palestinesi non è mai importato nulla. Cosa vogliono realmente? Concessioni territoriali? No. La creazione di uno Stato palestinese che viva fianco a fianco a Israele, cosa che personalmente mi auguro? Niente affatto. Il loro unico obiettivo è la distruzione di Israele, ed è per questo che l'Iran sta realizzando il suo arsenale nucleare". Cosa ha rappresentato per lei la nascita d'Israele? "L'alba dei nostri sogni. L'affermazione del diritto del popolo ebraico ad un suo focolaio nazionale. Un diritto difeso a caro prezzo in questi 60 anni. Difeso contro eserciti potenti e oggi contro un nemico ancor più pericoloso perché animato da un culto della morte che non conosce limiti. Mi riferisco ai terroristi suicidi che non sono nient'altro che criminali contro l'umanità, pervasi dallo stesso odio che infiammava i nazisti. Certo, la realtà non ha la limpidezza, la linearità riflesse in un sogno. Essa è sempre più spigolosa, sfaccettata, contraddittoria. Lo è anche per ciò che riguarda Israele. Tuttavia, ciò che più conta è che con la nascita dello Stato d'Israele si sia realizzata l'aspirazione, che è stata l'essenza del sionismo, di collegare un popolo a una terra. In questa ottica, 60 anni dopo si può dire che per ogni ebreo Israele è il sogno che si è fatto realtà". Israele e la Diaspora ebraica. Sessant'anni dopo. Come descrivere in una frase questo rapporto? "Gli ebrei possono vivere fuori da Israele ma non possono vivere senza Israele. Io, Elie Wiesel, non potrei più vivere senza Israele. Ecco cos'è ancor oggi Israele: l'unico posto al mondo dove gli ebrei possono difendere se stessi". E Israele potrà un giorno vivere in pace con i palestinesi? "È la speranza che so di condividere con la grandissima maggioranza degli israeliani consapevoli, al pari del loro governo, che non esiste altra soluzione che quella di due Stati che vivano fianco a fianco, optando per la pace. Ma perché ciò possa accadere è necessario che i palestinesi comprendano che non è con l'odio e la violenza praticati da gruppi estremisti come Hamas che vedranno realizzate un giorno le loro aspirazioni".

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Hanno vietato le bandiere di Israele Bugie della destra sulla Fiera del libro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del TORINO "Hanno vietato le bandiere di Israele" Bugie della destra sulla Fiera del libro È ancora polemica sulla fiera dal libro di Torino. Con la destra ancora a creare pseudo-questioni. Stavolta sulla bandiera di Israele. Giovedì infatti due vessilli - uno israeliano e l'altro statunitense - erano stati bruciati al termine del corteo del 1° maggio in città, sembra ad opera di esponenti dei centri sociali. Ieri però il Pdl è partito lancia in resta, come paladino di un diritto di bandiera mai negato. Mantovano e Quagliarello infatti hanno scritto ad Amato chiedendo che si adoperi contro l'"eccesso di zelo di un funzionario del ministero che ella guida. Ci riferiamo alla decisione del prefetto di Torino, adottata per asserite regioni di ordine pubblico, di vietare l'esposizione della bandiera di Israele in occasione della inaugurazione, il prossimo 8 maggio, della Fiera del libro". Fatto a cui lo stesso prefetto torinese Paolo Padoin ha risposto a stretto giro: "Mai posto divieti di esposizione di bandiere". Quella d'Israele sarà "regolarmente esposta nei luoghi in cui ne è prevista l'esposizione": "Esiste un divieto disposto dal signor Questore (Stefano Berrettoni, ndr) - precisa una nota della Prefettura - di effettuare qualsiasi manifestazione pubblica all'esterno dell'area espositiva nel giorno dell'inaugurazione", il prossimo 8 maggio. Nessun divieto di esposizione di bandiere però, conclude la nota, è stato "ovviamente mai posto". Fatto sta che però ieri mattina si è comunque deciso di ampliare le misure di sicurezza: il divieto di manifestazione e presidi nella zona adiacente al Lingotto-Fiere si è esteso a tutta la durata dell'evento, dall'8 al 12 maggio, e non solo - come era previsto inizialmente - il giorno dell'inaugurazione, giovedì 8 maggio, che per l'occasione vedrà la presenza anche del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma ieri a Torino la polemica ha avuto anche un'altra coda. A sollevarla Fiamma Nirestein, che ha annunciato che non parteciperà come previsto alla presentazione del libro del professore Della Pergola a Torino insieme a Gad Lerner, reo a suo dire, durante una puntata del suo L'Infedele, di "non aver battuto ciglio" quando Gianni Vattimo ha apostrofato la neo eletta Pdl come "fascista", "sostenendo - ricorda Nirestein in una nota - che non c'è niente di strano e che è anzi oggi dovuto dare agli ebrei di nazisti o di fascisti quando questo corrisponda (secondo lui) a verità".

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Torino, contestazioni per Bertinotti Bruciate le bandiere d'Israele e Usa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Torino, contestazioni per Bertinotti Bruciate le bandiere d'Israele e Usa Da Torino a Torino, da un primo maggio all'altro, per Fausto Bertinotti in 24 mesi il mondo sembra capovolto. Due anni fa, fresco di elezione alla presidenza della Camera, aveva scelto la festa dei lavoratori per il suo debutto in piazza da terza carica dello Stato. L'altro ieri, fresco di severa bocciatura nelle urne, l'ex leader della Sinistra Arcobaleno ha dovuto invece incassare, sempre a Torino, una scomposta contestazione. È accaduto prima che iniziasse la manifestazione, in piazza Vittorio, dove c'era il concentramento del corteo. Quando l'ex presidente della Camera si è avvicinato agli striscioni e alle bandiere di Rifondazione Comunista, un gruppo di giovani dei centri sociali lo hanno praticamente fatto allontanare contestandogli la politica del governo di centrosinistra e la sua partecipazione alla Fiera del Libro di Torino. Bertinotti è infatti atteso per uno degli incontri dedicati alle "parole" della Costituzione: a lui spetta il dibattito sull'articolo 1 e sulla parola "lavoro". A quel punto il dirigente dimissionario si è allontanato da quello spezzone del corteo. Secondo il suo portavoce, Vittorio Mucci, si è trattato al massimo di una decina di persone: "Poi - racconta ancora il collaboratore di Bertinotti - abbiamo fatto tutto il corteo in testa, e ora siamo tornati con lo spezzone di Rifondazione. Ha stretto mani, gli hanno scattato fotografie, è stato riempito di incoraggiamenti. Ma questo, evidentemente, non fa notizia...". Circa un'ora più tardi c'è stato l'incontro e il lungo abbraccio tra lo stesso Bertinotti e l'ex ministro Paolo Ferrero, divisi nei giorni scorsi dai modi in cui hanno interpretato la disfatta elettorale. E attorno a loro gli applausi. Ferrero esprime "piena solidarietà a Fausto" e spiega che la contestazione "è assurda, assolutamente minoritaria e ininfluente rispetto alla grande manifestazione di Torino a cui abbiamo partecipato entrambi. La dura opposizione alla politica repressiva del governo di Israele e il sostegno alla lotta del popolo palestinese per la creazione di un proprio Stato non c'entrano infatti nulla con la Fiera del Libro che si svolgerà a Torino dalla prossima settimana. Io stesso parteciperò alla Fiera per discutere di immigrazione e politiche di inclusione sociale e culturale dei migranti". Ma a quelli dei centro sociali queste spiegazioni non bastano: a fine corteo, infatti, hanno bruciato le bandiere di Israele e degli Stati Uniti.

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Segue omertà (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Segue omertà Anche se, in verità, non è il mondo alla rovescia. È una certa sinistra che non riuscendo, per fortuna, a rovesciare il mondo reale, vuole impedire ai cervelli di funzionare. Alcune cose colpiscono. La prima è la ristretta base politica dei boicottatori. Oltre al partito di Diliberto, ai gruppi filo-palestinesi, a intellettuali girovaghi come Vattimo, il boicottaggio non ha avuto straordinarie adesioni. Tuttavia la determinazione a boicottare ha creato un problema di ordine pubblico, quindi la ristretta base politica è molto aggressiva e potenzialmente violenta. Tuttavia nel fronte anti-boicottaggio o, per dir così, a-boicottaggio della sinistra esiste un'ampia zona omertosa, di simpatia, di adesione occulta. È questo il territorio da indagare. Mi chiedo: ma se la decisione di portare la bandiera di Israele invece di prenderla "Appuntamento a Gerusalemme" l'avessero presa i sindacati, i partiti di sinistra, in prima fila il Pd, ci sarebbe stato un problema di ordine pubblico? Ovvero l'ampiezza dei promotori di amicizia verso lo Stato ebraico non avrebbe dissuaso gli aggressori e tolto alibi al prefetto? È ovvio che penso che la risposta sia "sì". So bene che nel vasto mondo della sinistra vi sono molte critiche verso Israele. Non le condivido ma sono legittime. Ma stiamo discutendo della politica di un governo o della esistenza e della storia di uno Stato? Il problema è che è difficile marciare a favore di una democrazia, in questo dannato paese. E questo è il problema della sinistra. Molti sottovalutano il divorzio che si sta consumando fra sinistra e comunità ebraiche. Alcuni esponenti della sinistra si rivolgono alle comunità in modo esigente solo per chiedere critiche a Israele o per fermare l'avanzata elettorale della destra. Troppo comodo. Non c'è mai stato - tranne nelle date anniversarie e tranne pochi esponenti della sinistra - un solo momento di solidarietà attiva e incondizionata verso lo Stato di Israele. Questa di Torino era la volta buona. Questa della bandiera esposta nelle strade nel giorno della Fiera sarebbe stata l'occasione giusta. Ci sarà il Riformista. Bisogna continuare a chiedersi perché accade tutto questo. Penso che fra le cose del Novecento che tardiamo a buttare sa mare c'è il terzomondismo, figlio decrepito dell'antimperialismo. C'è l'antioccidentalismo della sinistra. C'è il giustificazionismo di ogni cultura che confligge con i disprezzati valori occidentali. Quello che non si vede è il miracolo di Israele, un paese assediato da sessant'anni che è multireligioso, multirazziale, multietnico, con livelli tecnologici altissimi, protezione sociale imponente, una classe dirigente politica e militare che la pubblica opinione rovescia come un guanto. È, scusate se è poco, una democrazia. Lasciamo perdere cosa c'è dall'altra parte della barricata. Gli amici di Israele amano i palestinesi. Sarà un gran giorno quello in cui la pace vedrà di fronte due forti democrazie. È per questo che la bandiera con la stella di Davide noi ce la teniamo. Peppino Caldarola 03/05/2008.

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Torino 1 Si profilano nuovi scontri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Torino 1 Si profilano nuovi scontri Il prefetto fa una mezza marcia indietro I centri sociali invece preparano altri falò La questura di Torino annuncia: nessun presidio fuori dalla Fiera del Libro. I centri sociali rispondono: ci mobiliteremo lo stesso. E preparano convegni, presidi, gazebo che culmineranno nel corteo anti-Israele del 10 maggio, cui parteciperanno manifestanti da tutta Italia. "Non escludo che bruceremo altre bandiere israeliane e americane. Anche perché non capisco dove stia la violenza nel bruciare le bandiere": Lele Rizzo, portavoce di Askatasuna (il gruppo che insieme ad altri centri sociali ha dato fuoco a due bandiere israeliane e americane durante il corteo del primo maggio a Torino) annuncia ancora battaglia. Contro lo Stato di Israele e contro la Fiera del Libro che ne esporrà la bandiera. A meno di una settimana dall'inizio dell'evento la questura ha esteso a tutte le giornate della manifestazione il divieto di presidi fissi all'esterno della Fiera, inizialmente previsto solo per la giornata inaugurale che vedrà la partecipazione del presidente della Repubblica Napolitano. Lo ha annunciato il questore Stefano Berrettoni al termine di una riunione tenutasi ieri. Un altro chiarimento, ieri, è arrivato dalla prefettura di Torino: "Mai posto divieti di esposizione di bandiere" ha detto il prefetto Paolo Padoin. Il quale, in una nota diramata alle agenzie, ha smentito le notizie relative ad un presunto suo divieto di esporre la bandiera di Israele imposto per mantenere l'ordine pubblico, riportato dalla stampa il primo maggio. "La bandiera di Israele sarà regolarmente esposta nei luoghi ove l'ente organizzatore lo ha previsto quale paese ospite della Fiera" ha affermato il prefetto di Torino provando a chiudere il caso. Dopo che, nel corso della giornata, alcuni avevano chiesto l'intervento del ministero dell'Interno per garantire la regolare esposizione della bandiera di Israele, come i deputati del Pdl Mantovano e Quagliariello. Sui disordini del primo maggio sta indagando la questura dei Torino, ma all'orizzonte già se ne prevedono altri. In una giornata in cui la condanna per quanto avvenuto è stata ferma da parte di tutto il mondo politico, il portavoce di Askatasuna, Lele Rizzo, spiega al Riformista che il primo maggio è stato solo l'inizio di una mobilitazione ben più ampia. Che culminerà la manifestazione anti-Israele del 10 maggio alla quale hanno aderito numerosi centri sociali e associazioni filopalestinesi. Basta andare sul sito www.infoaut.org per capire che non sarà affatto un pranzo di gala. I manifestanti, infatti, si stanno preparando a disattendere le indicazioni del prefetto. Dice Rizzo: "Noi manteniamo ferma la nostra posizione sul boicottaggio di Israele. Il primo maggio, bruciando le bandiere, abbiamo rotto il silenzio. E lo faremo anche il 10 con un corteo che parte dal centro e arriva al Salone del libro". La scelta della Fiera del libro di esporre la bandiera di Israele per i contestatori è del tutto inaccettabile: "Noi giudichiamo lo Stato di Israele fondato sull'apartheid. E non possiamo stare in silenzio di fronte al genocidio del popolo palestinese. Ecco perché vogliamo il boicottaggio. Perché sul Tibet questa parola si può pronunciare e su Israele no? Se andiamo a contare i bambini morti in Tibet e quelli palestinesi sono di più questi ultimi. Quali sarebbero i motivi per cui Israele a Torino è ospite d'onore?". A sentire le parole di Rizzo esporre la bandiera israeliana rappresenta una specie di dichiarazione di guerra: "È una scelta precisa, una scelta politica: non solo per quello che succede oggi in Palestina, ma perché ricordare il 1948 non significa solo ricordare la nascita di Israele ma anche celebrare la Nakbah, la catastrofe per il popolo palestinese: i profughi in fuga, i villaggi distrutti, le decine di migliaia di morti". Rizzo spera che la protesta varchi i cancelli della Fiera: "Chiediamo a tutti quelli che si sentono di esporre simboli palestinesi come il kefia". Nel mirino dei contestatori anche quella sinistra, da Bertinotti a Ferrero, che sarà presente al salone: "Certo che muoviamo dei rimproveri a Rifondazione. Dobbiamo capire da che parte sta: con gli oppressi o con gli oppressori. Il nostro slogan è "da che parte stare lo sappiamo". In questo momento bisogna difendere la causa di tutti i palestinesi". Anche di Hamas? "Hamas non è una struttura terroristica". 03/05/2008.

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Champions la storia di grant, l'anti-mourinho che guiderà il chelsea a mosca (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Champions la storia di grant, l'anti-mourinho che guiderà il chelsea a mosca Avram non festeggia la finale e va ad Auschwitz Londra. "Scusate ma per me questa era una giornata difficile, in Israele si celebra il giorno delle vittime dell'Olocausto: io persi la mia famiglia. Posso essere soddisfatto, oggi, non felice". Mentre i giornalisti di tutto il mondo lo stringevano d'assedio fuori dalla sala stampa di Stamford Bridge, Avram Grant, l'allenatore del Chelsea che con una straordinaria prestazione aveva staccato il biglietto per Mosca e per la prima finale di Champions nella storia dei Blues, rispondeva così a sorrisi e strette di mano. Per lui, nato il 4 maggio del 1955 a Petah Tikva in Israele, il 30 aprile resta la data del dolore e del ricordo: quel suo inginocchiarsi a centrocampo dopo il triplice fischio finale era qualcosa più di un gesto di giubilo, era una sorta di ringraziamento per aver tramutato per qualche ora il male in bene. E il giorno dopo, a nemmeno ventiquattro ore dal trionfo, è volato ad Auschwitz insieme alla moglie Tzofit, noto volto televisivo israeliano, al figlio quattordicenne Daniel e alla dodicenne Romi per partecipare a una cerimonia commemorativa durante la quale ha tenuto un discorso ricordando la storia del padre, ora ottantenne, Meir. Il quale nel 1941 abbandonò la Polonia per la Russia insieme alla sua famiglia per sfuggire alle persecuzioni naziste e vide tutta la sua famiglia morire di freddo e stenti in Siberia: "Aveva 15 anni e li ha visti morire uno ad uno, ha scavato le fosse e li ha seppelliti con le sue mani", ha dichiarato un commosso Grant alla folla. "Mio padre, nonostante tutto, è sempre stato un ottimista e ha sempre amato il genere umano. Ma ancora oggi mi dice che quando va a letto la sera e chiude gli occhi rivede quella foresta gelata della Siberia". Insomma, Avram Grant ha celebrato a modo suo il trionfo: con sobrietà e stile. L'esatto contrario di quanto faceva il predecessore, quel Josè Mourinho, gigione e pieno di sé, corrispettivo calcistico del Walter Chiari più autoreferenziale. Il portoghese avrebbe abbracciato i suoi ragazzi e poi sarebbe andato sotto la Shed, la curva di Stamford Bridge, a godersi l'idolatria della folla e quell'intonare il suo nome sulle note del Rigoletto: lui, come massima espressione di trasporto, li avrebbe omaggiati come una wave, il saluto con la mano tipico dei primi ministri quando entrano al 10 di Downing Street. Così diversi, così accomunati dal destino. Mourinho è giunto a Londra e dopo cinquant'anni ha riportato il Chelsea nell'élite del calcio inglese, Avram Grant si è ritrovato catapultato sulla panchina dei Blues il 20 settembre del 2007 e tra lo scetticismo generale - condito da una buona dose di antisemitismo degenerato anche in minacce esplicite di morte - è arrivato dove mai nessuno prima: finale della vecchia Coppa Campioni nella Mosca del patron Roman Abramovich e contro i mostri sacri del Manchester United, già regolati in campionato, di Sir Alex Ferguson. Non male per un uomo arrivato in Inghilterra nel 2006 per diventare direttore tecnico del Portsmouth e ritrovatosi sul tetto del mondo in un anno e mezzo. Avram Grant per tutti, tabloid impietosi in testa, era un John Smith, un Giovanni Rossi, il tipo qualunque chiamato a prendere il posto del Big One: insomma, una missione impossibile. Così non è stato, nonostante le accuse di essere approdato sulla panchina dei Blues solo per l'amicizia personale con Abramovich lo abbiano rincorso fino a poche settimane fa. Grant comincia la sua carriera di allenatore molto presto, nel 1972, quando, all'età di diciotto anni, diventa responsabile delle giovanili dell'Hapoel Petah Tikva, la squadra della sua città natale. Nel 1986, dopo quattordici anni di gavetta, approda alla guida della prima squadra e comincia a vedere tracciato il proprio destino professionale. In due anni, 1990 e 1991, vince due Toto Cup - una competizione minore del calcio israeliano che ha però la caratteristica di garantire il più alto premio in denaro di tutte le manifestazioni nazionali - e riporta l'Hapoel Petah Tikva nell'élite del calcio d'Israele dopo venticinque anni di anonimato. Nel 1991, ultimo anno di guida della squadra, perde nell'arco di tre giorni sia il campionato che la Coppa d'Israele contro il Maccabi Haifa in quella che in patria viene ancora ricordata come la "doppia rapina": l'anno dopo, per colmo della sfortuna, l'Hapoel Petah Tikva vince la sua seconda Coppa d'Israele. Ma Avram Grant non c'è più, è approdato al calcio che conta diventando allenatore del Maccabi Tel Aviv dove vince subito il campionato con tredici punti di distacco sulla seconda. Dopo anni di alterne fortune, nel 2002 sostituisce il danese Richard Moellen Nielsen alla guida della nazionale israeliana, di cui è diventato il coach più giovane di tutti i tempi. La prima prova non è esaltante: Israele non riesce a qualificarsi ai mondiali del 2006 arrivando terzo nel suo girone dietro Francia e Svizzera pur non avendo mai perso e ottenendo quattro vittorie e sei pareggi. Poi arrivò il 2006, l'anno dello sbarco in Inghilterra al Portsmouth come direttore tecnico alla corte di Harry Redknapp. L'esperienza della Premiership non è esaltante, i Pompeys arrivano quart'ultimi e si salvano all'ultima giornata dalla retrocessione condannando il Birmingham City. Insomma, un po' poco dopo i fasti israeliani. L'anno dopo, l'8 luglio 2007, la grande occasione. L'amico personale Roman Abramovich lo chiama al Chelsea come direttore generale, un salto di qualità che vede Avram Grant passare dal blu provinciale e poco vincente di Portsmouth a quello scintillante di Stamford Bridge. Ma il Chelsea, come tutti i suoi tifosi sanno, è un club strano: il 20 settembre dello scorso anno Avram Grant si ritrova catapultato sulla panchina dei Blues dopo il polemico addio di José Mourinho, entrato in rotta di collisione con Roman Abramovich e desideroso di una nuova esperienza all'estero. L'esordio è di quelli da incubo. Tre giorni dopo la nomina il Chelsea affronta il Manchester United e perde 2 a 0. Le critiche sono feroci, la stampa vuole la sua testa e anche i tifosi, ancora innamorati di José Mourinho e ormai abituati a stazionare nei quartieri alti della classifica. Nemmeno la vittoria per 2 a 1 in Champions League contro il Valencia serve a molto, Grant diviene oggetto insieme alla moglie di minacce di morte esplicite con toni profondamente antisemiti che costringono il general manager del Chelsea, Bruce Buck, a intervenire in prima persona chiedendo la vigilanza di Scotland Yard. Ma il tempo passa e sedici vittorie di fila riportano i Blues in lotta per la zona Champions e in finale di Coppa di Lega contro il Tottenham al Wembley Stadium il 24 febbraio scorso: sconfitta per 2 a 1 con un gol di Jonathan Woodgate nei tempi supplementari di fronte al padre Meir, giunto a Londra per vedere il primo, vero trionfo dell'amato figlio. Una tragedia: perdere la finale e soprattutto un derby per i tifosi è davvero troppo. Le critiche tornano ancora più aspre, la sua panchina comincia a traballare nonostante Abramovich gli abbia appena fatto firmare un contratto quadriennale. L'eliminazione dalla FA Cup l'8 marzo contro il Barnsley sembra la classica goccia destinata a far traboccare il vaso. Ma Grant, a dispetto di tutto, ha due armi segrete su cui fare affidamento: la sua forza di volontà incrollabile e l'affetto e la stima dei giocatori, pronti a sacrificarsi per lui e la squadra. Il resto è storia recente: l'aggancio alla testa della classifica ai danni del Manchester United battuto 2 a 1 a Stamford Bridge il 26 aprile e la finale di Mosca raggiunta con una partita perfetta contro il Liverpool, bestia nera di Josè Mourinho che venne eliminato per ben due volte da Rafa Benitez. L'epilogo è ancora tutto da scrivere ma Evram Grant è già nella storia del club londinese, il signor John Smith ha portato i Blues alla loro prima finale di Champions e a un possibile quanto insperato "double". Alla faccia dei suoi detrattori e del suo predecessore. Avram Grant, il predestinato, nato il 4 maggio 1955 a Petah Tikva, Israele. (M. Bot.) 03/05/2008.

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Torino 2 L'ex ministro minimizza e pensa al congresso (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Torino 2 L'ex ministro minimizza e pensa al congresso Ferrero: "Avrei invitato anche i palestinesi Rifondazione? Ricominciamo da tre" Prima sdrammatizza sui disordini di Torino: "Le manifestazioni contro Israele non vanno criminalizzate". Poi traccia la rotta per il suo partito: "Bisogna ripartire dall'opposizione sociale a Berlusconi". E infine lancia un monito in vista del congresso: "Rifondazione non si scioglie". L'ex ministro Paolo Ferrero, in una conversazione col Riformista , analizza le principali questioni in campo. A partire dalle contestazione anti-Israele a Torino: "È legittimo che ci possano essere forme di contestazione, anche se non condivisibili. Non sono d'accordo con il boicottaggio, ma bisogna lottare affinché i palestinesi abbiano uno Stato e contro la repressione di Israele. Serve un impegno più netto per obbligare Israele a fare passi in avanti. È una condizione inaccettabile". Ferrero sarà ospite della fiera del libro di Torino dove presenterà il suo volume sull'immigrazione, ma mette le distanze: "Parteciperò con una piccola bandiera palestinese sul bavero della giacca. La nostra linea è "due popoli, due Stati". Non era opportuno che solo Israele fosse ospite d'onore. Io avrei ospitato israeliani e palestinesi". La contestazione a Bertinotti su Israele è stato l'ultimo di una serie di episodi che hanno mostrato una distanza della sinistra-sinistra dal suo popolo. Dice Ferrero: "Il punto di fondo è che con l'esperienza del governo Prodi alcune aspettative sono andate deluse. Su tutti i temi fondamentali il Pd ha mediato con i poteri forti: sulla precarietà con Confindustria, sulla laicità col Vaticano, sulla tassazione delle rendite con assicurazioni e banche". E qui l'ex ministro individua le ragioni della disfatta: "Il nostro popolo è esigente e a un certo punto non ha capito più a cosa servivamo". Di chi sono le responsabilità? "Voglio dire chiaramente che siamo tutti responsabili. Io per primo. L'errore è all'origine: abbiamo sbagliato all'ultimo congresso la valutazione dei rapporti di forza. Abbiamo pensato che si sarebbe potuto avere uno spostamento a sinistra e invece c'è stata una linea tesa al risanamento più che alla distribuzione". Ferrero non vuol sentir parlare dei veleni che agitano il suo partito. E, parafrasando Troisi, afferma: "Si deve ripartire da tre". In primo luogo, dice, va archiviato l'Arcobaleno: "La sinistra va ricostruita a partire dal basso, in forme democratiche e in modo che la gente capisca la nostra utilità sociale. Dobbiamo costruire le Case della sinistra sul territorio. L'Arcobaleno è stato gestito dall'alto. Ora dobbiamo ribaltare la piramide. A chi dice acceleriamo non rispondo "andiamo piano", ma rispondo "rovesciamo la piramide"". Secondo: "Va costruita una opposizione sociale senza dare per scontato che la gente stia con noi. A partire da alcuni temi fondamentali: contratti, salari, grandi opere". Terzo: "Rifondazione è utile per l'oggi e per il domani. Non va sciolta perché è una risorsa e non un ostacolo. Ma, pur essendo necessaria, non è sufficiente: va costruita una forza dal basso e plurale". Sul questo punto Ferrero marca le distanze da Bertinotti, Giordano, Vendola: "Alla fine di un processo costituente non c'è più quello che c'era prima, cioè Rifondazione. Per questo penso al modello Flm: non una semplice federazione tra partiti ma una rete di associazioni che preveda coordinamenti comuni". Rifondazione è divisa anche tra chi vuole un congresso a tesi e chi lo vuole a mozioni. Dice Ferrero: "Proprio perché bisogna far ripartire Rifondazione penso che si debba fare un congresso che discute e che favorisca la partecipazione. Ho proposto di fare un congresso a tesi, cioè unitario. Se invece si parte su mozioni contrapposte l'elemento plebiscitario è molto forte e questo processo fa saltare Rifondazione. D'altronde se nell'ultimo comitato politico nessuno ha proposto di sciogliere Rifondazione ci sono, tra noi, molti elementi comuni". È vero che vuole spostare il congresso a ottobre? "Mai pensata una cosa del genere. Va fatto a luglio". Quale è, in sintesi, la linea Ferrero? "Se Rifondazione si scioglie in un nuovo soggetto della sinistra non più comunista, la Costituente di Diliberto va avanti. E la sinistra si trova divisa tra una parte comunista e una no: sarebbe un disastro, una sconfitta del nostro progetto di Rifondazione, nata per tenere assieme comunismo e innovazione. Quella che propongo è l'unica ipotesi unitaria sul campo. Quelle degli altri spaccano tutto in due e ognuno spera di essere il pezzo più grande". (de angelis) 03/05/2008.

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"Lo stato del Mondo", il volume curato dall'agenzia di stampa internazionale Reuters, racconta in oltre 500 scatti il primo lustro di vita del ventunesimo secolo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

> A sinistra, i sostenitori di Viktor Yushchenko durante le elezioni in Ucraina. In alto, un guerrigliero cetnico (Bosnia). Sotto, un'anziana palestinese non vuole cedere la propria terra all'esercito israeliano.

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Israele, Olmert nei guai: sotto inchiesta per fondi neri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 105 del 2008-05-03 pagina 16 Israele, Olmert nei guai: sotto inchiesta per fondi neri di Gian Micalessin Il grande sopravvissuto stavolta rischia di non farcela. Dopo aver resistito agli affondi della commissione d'inchiesta sulla guerra in Libano ed essere uscito indenne da almeno tre precedenti indagini, il premier israeliano Ehud Olmert rischia di finir stritolato dagli intrecci tra politica e finanza che hanno accompagnato la sua ascesa alla leadership. A far più notizia e a rendere più precaria la posizione di Olmert contribuisce non tanto la gravità delle accuse quanto la loro segretezza. Una segretezza che il procuratore generale Menahem Mazuz, terrore di tutti i politici e principale artefice delle dimissioni dell'ex presidente Moshev Katsav, vuole mantenere a tutti i costi. Per preservarla ieri mattina ha spedito a casa del premier l'unità anti frode della polizia concedendo l'autorizzazione a tenerlo sotto torchio per oltre 90 minuti. La procedura, avviata con sole 48 ore di preavviso, non ha molti precedenti e fa pensare a qualcosa di serio e delicato. Secondo le indiscrezioni raccolte dal quotidiano Yediot Ahronot il colpo fatale alla carriera del premier potrebbe esser scaturito dall'interrogatorio di un imprenditore americano caduto sotto le grinfie dell'unità anti frode durante un recente viaggio in Israele. L'uomo, conosciuto per i suoi rapporti con il premier, avrebbe ammesso finanziamenti elettorali e giri di denaro non autorizzati che coinvolgono Shula Zaken, il capo gabinetto di Olmert quand'era ministro dell'Industria e del Commercio nell'esecutivo di Ariel Sharon. Solo 24 ore prima di piombare nella residenza del primo ministro il commissario David Cohen e i suoi uomini avevano dedicato una giornata a spremere l'ex capo gabinetto del ministero dell'Industria. La determinazione con cui un procuratore navigato come Mazuz ha difeso l'urgenza e la segretezza di un'indagine, che in caso d'insuccesso potrebbe costargli il posto, fa pensare a prove e sospetti ben documentati. E così, ieri, un coro di parlamentari si è affrettato a chiedere a Olmert un'immediata autosospensione dalla carica di premier. Gli affondi più pericolosi, al di là di quelli scontati dell'opposizione del Likud e della destra, sono arrivati dall'alleato di governo laburista. "Il premier non può continuare a guidare il Paese mentre è sottoposto a una seria inchiesta che comporta il sospetto di gravi crimini" - ha detto la signora Shelly Yachimovich parlando a nome di tutti i deputati laburisti, ma soprattutto a nome del grande capo Ehud Barak, l'inflessibile ministro della Difesa ormai pronto a tornare alla guida del Paese. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Convegno sulla "pulizia etnica" all'università è già polemica (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'appuntamento organizzato da Free Palestine. Protesta di Italia-Israele Convegno sulla "pulizia etnica" all'università è già polemica Fiamma Nirenstein ha detto no al dibattito con Gad Lerner TORINO - Dopo il rogo delle bandiere torna a salire la tensione intorno alla Fiera del Libro di Torino dove Israele è ospite d'onore . La manifestazione sarà inaugurata giovedì prossimo da Giorgio Napolitano. Ma già il 5 e 6 maggio ci sarà una polemica anteprima all'Università con il convegno organizzato da "Free Palestine" dal titolo: "Le democrazie occidentali e la pulizia etnica della Palestina". Tra i relatori lo scrittore Tariq Ramadan, gli italiani Gianni Vattimo, Angelo D'Orsi e Diana Carminati, l'israeliano Aharon Shabtai. "Un appuntamento per raccontare una verità scomoda che il governo di Tel Aviv vuole nascondere", sosteneva ieri Alfredo Tradardi, uno degli organizzatori, aggiungendo che "l'organizzazione del convegno era stata proposta nei mesi scorsi agli stessi vertici della Fiera del Libro" senza che, evidentemente, si sia trovato un accordo. L'iniziativa è stata invece duramente criticata dall'associazione Italia-Israele che ieri ha chiesto "al rettore dell'università di Torino di esprimersi contro il convegno" ospitato nei locali della facoltà di Scienze politiche. Secondo il vicepresidente dell'associazione Emanuel Segre Amar, "stupisce che l'università sia sede di un evento fin dal titolo profondamente aggressivo nei confronti dello stato di Israele". Il momento più delicato dell'intera settimana sarà comunque sabato 10 maggio quando "Free Palestine" ha convocato a Torino una manifestazione nazionale contro la Fiera del libro. Obiettivo degli organizzatori era quello di raggiungere il Lingotto, sede dei padiglioni della kermesse dell'editoria italiana. Ma ieri il questore di Torino ha disposto che il corteo rimanga molto lontano e sfili ad alcuni isolati di distanza. Vietati anche i banchetti fissi nell'area del Lingotto. Ancora una volta le autorità torinesi hanno ripetuto ieri che non è mai stato impartito alcun divieto di esporre le bandiere israeliane in occasione della Fiera torinese. Una notizia totalmente priva di fondamento che è circolata nei giorni scorsi facendo ulteriormente salire la tensione intorno alla manifestazione dell'editoria. Ancora ieri in Prefettura si discutevano con il Quirinale i dettagli della visita di Napolitano. La Presidenza della Repubblica preferirebbe che tutto avvenisse giovedì mattina prima dell'apertura al pubblico, in modo da evitare rischi per la sicurezza. Ad aumentare le polemiche ieri sera Fiamma Nirenstein ha annunciato che non parteciperà al dibattito in programma alla Fiera con Gad Lerner. La parlamentare ha giustificato la sua scelta con il fatto che Lerner non l'avrebbe difesa pubblicamente di fronte agli attacchi di Gianni Vattimo nel corso di una puntata dell'Infedele. Vattimo aveva dato alla Nirenstein della "fascista" e Lerner aveva replicato: "Chi dà del fascista a un ebreo sa di volerlo ferire, umiliare, colpire in qualche cosa di doloroso". (p.g.).

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Torino, bruciate le bandiere israeliane bertinotti contestato, sinistra divisa - paolo griseri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Torino, bruciate le bandiere israeliane Bertinotti contestato, sinistra divisa 1° maggio, centri sociali all'attacco contro la Fiera del libro L'amarezza dell'ex presidente della Camera "Questa è davvero dura" PAOLO GRISERI TORINO - Fausto Bertinotti è "un venduto", "simbolo di una sinistra vecchia che accetta di partecipare alla Fiera del libro, indifferente alle sofferenze del popolo palestinese". Quando il gruppo di militanti del centro sociale Askatasuna si avvicina minaccioso allo striscione di Rifondazione, l'ex presidente della Camera osserva impietrito: "Abbiamo perso tante volte - commenterà più tardi - ma, anche se siamo abituati, questa è davvero dura". è duro dover cedere proprio a Torino all'assalto di quattro ex ragazzi dei centri sociali e doversi rifugiare, su consiglio della Digos, in testa al corteo, tra i rappresentanti di quella sinistra istituzionale che Rifondazione ha spesso criticato, tra Chiamparino e Fassino. Bertinotti non ci sta e più tardi tornerà indietro rimettendosi dietro lo striscione del suo partito, fianco a fianco con Paolo Ferrero, il suo antagonista nel dibattito che sta dividendo Rifondazione: "Ci mancherebbe - commenta Bertinotti con i dirigenti locali del partito - che oggi la notizia diventasse che mi hanno costretto a uscire dal corteo". Più tardi, quando il grosso della tradizionale manifestazione del Primo Maggio ha già lasciato piazza San Carlo, la notizia della giornata sarà un'altra. Protagonisti i militanti dello stesso centro sociale che entrano in scena per l'altrettanto tradizionale controcomizio. Questa volta il tema sono "le sofferenze del popolo palestinese" e "il silenzio complice di larga parte della sinistra borghese" con i suoi "squallidi personaggi". Il gruppo entra in piazza trascinando tre bandiere israeliane e una statunitense chiazzate di sangue. Un uomo sulla quarantina le solleva da terra mentre un altro le inzuppa di benzina. Lo speaker scandisce i nomi delle bambine morte nell'ultimo raid israeliano. Un uomo con il cappello da baseball avvicina una fiaccola alla base delle bandiere che bruciano in breve tempo. Una piccola folla di militanti applaude. In pochi istanti passano in secondo piano i morti sul lavoro della Thyssen, i problemi della sicurezza nei cantieri, i temi scelti dal sindacato per la festa di quest'anno. è indubitabilmente il falò dei centri sociali a bucare il video, a marchiare il Primo Maggio torinese. La reazione al gesto è immediata. Protesta la Comunità ebraica italiana, deplorano gli esponenti di tutti i partiti, si riaprono le discussioni sulla tutela dell'ordine pubblico in vista dell'imminente apertura della Fiera del Libro che ha invitato a Torino, come ospiti d'onore, gli scrittori di Israele. Il centro sociale Askatasuna sente il bisogno di far sapere, attraverso un portavoce, che "non c'era nel nostro gesto nessun atteggiamento razzista", che "si è trattato di un atto contro il governo e non contro il popolo di Israele". In realtà la scelta è servita a surriscaldare il clima in vista delle contestazioni dei prossimi giorni quando il principale appuntamento dell'editoria italiana sarà il nuovo palcoscenico mediatico sul quale conquistare visibilità. Al Primo Maggio torinese la sinistra si era presentata nuovamente divisa. Andato in frantumi nelle urne il progetto della Sinistra Arcobaleno, Oliviero Diliberto e Fausto Bertinotti hanno sfilato nel centro di Torino ciascuno per conto suo, dietro i simboli di partito precedenti al 13 aprile. E I Comunisti italiani hanno scelto la festa del lavoro per "tornare alla falce e martello e alla parola comunista. La loro assenza sulla scheda - ha spiegato Diliberto ai cronisti - è uno dei motivi della nostra sconfitta". Così, oltre alle vecchie griffes, il gruppo dirigente del Pdci ha sfilato inalberando i ritratti dei padri fondatori, compreso Stalin, e ha scelto l'inno sovietico come colonna sonora del corteo salutandolo a pugno chiuso.

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Le bandiere nel falò della vergogna A PAGINA 13 UNIVERSITÀ E POLEMICHE Un convegno anti-Fiera con Ramadan (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-05-03 num: - pag: 1 autore: di MAGDI CRISTIANO ALLAM categoria: REDAZIONALE Israele a Torino IL ROGO IN PIAZZA Le bandiere nel falò della vergogna A PAGINA 13 UNIVERSITà E POLEMICHE Un convegno anti-Fiera con Ramadan di GIANNA FREGONARA A PAGINA 12.

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Focus (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-05-03 num: - pag: 1 categoria: BREVI Focus Università: in cattedra i parenti di 24 rettori di Antonio Castaldo alle pagine 8 e 9 Cultura Gay Talese contro gli scrittori ipocriti di Alessandra Farkas apagina39 Spettacoli "1984", la prima di Maazel scuote la Scala di Enrico Girardi apagina46 Oggi L'Europeo In edicola da oggi l'Europeo dedicato ai 60 anni d'Israele 7,90 euro più il prezzo del quotidiano.

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Israele, Olmert interrogato dalla polizia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-03 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Inchiesta su presunti "fondi neri" Israele, Olmert interrogato dalla polizia GERUSALEMME - Il premier israeliano Ehud Olmert (foto) è stato interrogato ieri dalla squadra investigativa anti-frode su ordine del Procuratore generale dello Stato, Menachem Mazuz, per una vicenda di presunti "fondi neri" legati alla sua elezioni a sindaco di Gerusalemme nel 1999. L'ufficio di Olmert ha comunicato che il premier "intende collaborare con i magistrati ed è certo che presto emergerà la verità e svaniranno i sospetti nei suoi confronti".

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Sotto le bombe , viaggio in taxi nel Libano della guerra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Sotto le bombe", viaggio in taxi nel Libano della guerra Girato nei giorni dell'attacco israeliano, il film di Philippe Aractingi, tra fiction e realtà, restituisce il dolore di un paese C.Pi. "Realizzare un film sotto le bombe era la sola arma che avevo per esorcizzare la mia paura". Così Philippe Aractingi racconta il suo Sous les bombes, e in effetti il secondo film del regista franco-libanese, autore di una quarantina di documentari e del musical di grande successo (purtroppo mai giunto in Italia) Bosta, è una "finzione" la cui messinscena viene continuamente destabilizzata dalla realtà. Tangibile, violenta. Luglio 2006, il Libano nei giorni dell'attacco israeliano. I bombardamenti devastano l'intero paese. Una donna arriva a Beirut da Dubai il giorno della tregua. Cerca di raggiungere il sud, la zona più selvaggiamente colpita, è lì che si concentra la presenza degli hezbollah cacciati dall'esercito israeliano, per ritrovare il figlio e la sorella. Nessuno accetta di accompagnarla, le strade sono pericolose, i ponti distrutti, finché un taxista la prende. La donna è sciita, l'uomo è cristiano, basterebbe questo a dirci la storia del Libano ... La donna è distrutta dall'ansia, l'uomo cerca di calmarla con la musica della radio. Il viaggio è duro, quasi impossibile, le cose di tutti i giorni come trovare un hotel diventano imprese epiche. Ambiguo all'inizio, pronto come tanti altri a speculare sulla guerra, il taxista si rivela pian piano anche lui coi suoi fardelli, il fratello che in passato aveva collaborato con gli israeliani. Il riferimento di Aractingi è quasi esplicitamente Rossellini di Germania anno zero, con la realtà che "invade" e permea la struttura della finzione: lì erano le macerie naziste in presa diretta, qui sono le bombe israeliane che fanno esplodere un paese in cui decenni di guerra civile (alla quale peraltro Israele non è stato estraneo, e non solo col massacro di Sabra e Chatila) hanno lasciato un'instabile fragilità. Macchina da presa in spalla, niente trucco né set costruiti, Aractingi si muove vicino ai suoi attori/personaggi, la sublime Nada Abou Farhat e Georges Khabbaz altrettanto efficace, rinchiusi nella stanchezza dell'angusta automobile o nelle stanze d'albergo che li obbligano all'intimità. Intorno a loro il mondo della guerra, quello che ci mostrano senza volto, ormai quasi dei "figuranti" i tg e l'informazione: profughi, giornalisti, militari, associazioni umanitarie... I piani scivolano l'uno nell'altro, i personaggi divengono persone, i gesti e le cose cambiano di senso: seduzione, potere, sesso, denaro sono prove di vita in mezzo alle rovine e al lutto, alla miseria di un'"economia della guerra" che non è solo questione di traffici ma è qualcosa che si imprime nel cuore, nella testa, che ha segnato intere generazioni. La scommessa di Aractingi comincia dalla rappresentazione, riguarda la sincerità possibile nel confronto con la guerra che sembra ormai formattata dalle immagini dominanti. "Documentando" la vita si trasforma in elemento narrativo ma questo non significa che il regista ne faccia un uso emozionalmente ammiccante. Non ci sono macerie e nemmeno cadaveri nel film, la forza del racconto è il suo pudore e la sua continua tensione all'onestà.

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Gaza senza depuratori, liquami a mare (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Si aggrava la crisi ambientale a causa del blocco israeliano: senza carburante per gli impianti, negli ultimi tre mesi finiti nel Mediterraneo fra i 50 e i 60 milioni di litri di acque di scarico Michele Giorgio Gerusalemme Nella Gaza delle mille emergenze causate dal blocco israeliano, si aggrava pericolosamente la crisi ambientale. Negli ultimi tre mesi, per il mancato funzionamento dei depuratori, i palestinesi sono stati costretti a gettare nel Mediterraneo fra i 50 e i 60 milioni di litri di acque di scarico non trattate. L'allarme è stato lanciato da Ocha, l'agenzia Onu per il coordinamento degli affari umanitari. Le acque nere venivano normalmente pompate nei bacini di depurazione, ma questa operazione è resa impossibile dalle continue interruzioni di erogazione dell'elettricità, dovute alle ridotte forniture di carburante da parte Israele. Dallo Stato ebraico arriva una parte dell'elettricità richiesta e la Centrale elettrica di Gaza continua ad operare, anche se sotto le sue potenzialità. Ma non basta. La corrente, distribuita a turno e solo per alcune ore nelle varie aree della Striscia, non consente di tenere in funzione costantemente il meccanismo di trattamento e smaltimento delle acque di scarico. Mancano peraltro parti di ricambio per i macchinari e le sostanze chimiche usate nel procedimento di depurazione. Nei punti della costa dove avviene lo scarico, l'acqua è marrone e maleodorante e nei centri abitati, per il sovraccarico del sistema fognario, le acque nere si riversano in strada minacciando interi quartieri. A nord di Gaza è ancora vivo il ricordo dell'onda di liquami che due anni fa sommerse il villaggio beduino di Umm Nasser, facendo diverse vittime. Il rapporto di Ocha perciò lancia l'allarme sui possibili rischi per la salute e l'incolumità della popolazione ed i pescatori locali denunciano morie di pesci. A rischio sono peraltro le coste israeliane visto che le acque putride minacciano l'impianto di desalinizzazione di Ashqelon. Il pericolo però non scuote le autorità di Israele che continuano la politica di sospensione di gran parte delle forniture di carburante a Gaza. "Alla fine di aprile sarebbe dovuto partire un progetto, tra i 7 e i 15milioni di dollari, per il trattamento delle acque di scarico di Gaza ma Israele non consente il passaggio dei macchinari - ha denunciato Ocha - Un impianto in grado di depurare 60 milioni di metri cubi di acque nere che potrebbero essere utilizzate per l'agricoltura. Ma da mesi è tutto fermo. Così come il nuovo impianto da costruire nel nord di Gaza". L'Autorità Israeliana per le Acque, attraverso il portavoce Uri Schor, respinge l'accusa e dice che Israele sta aiutando la realizzazione dei progetti. La realtà però dice altro e l'emergenza tocca ogni aspetto della vita dei palestinesi. Un recente rapporto Onu sottolinea che la popolazione di Gaza ha già oltrepassato la soglia oltre la quale vi sono rischi di denutrizione, con il 66% dei salari dedicata all'acquisto di cibo: il 5% in più di quanto non accada in Somalia. Una situazione che rende i palestinesi ancora più vulnerabili di fronte alla crisi alimentare mondiale che ha causato un forte rialzo dei prezzi. Due giorni fa è stato un Primo Maggio di grande sconforto a Gaza e centinaia di lavoratori rimasti disoccupati hanno annunciato di voler mettere in vendita i propri organi "come ultima risorsa per sfamare le famiglie". I sindacati hanno riferito che a causa del blocco israeliano centinaia di aziende medie e piccole sono state costrette a chiudere i battenti e a licenziare decine di migliaia di dipendenti. E' crollata anche l'agricoltura per la chiusura dei valichi che impedisce qualunque tipo di esportazione e giovedì, con un gesto di disperazione, agricoltori e muratori hanno bruciato in pubblico i propri attrezzi da lavoro. Una crisi enorme alla quale il Quartetto per il Medio Oriente riunito ieri a Londra, non ha risposto. I rappresentanti di Usa, Russia, Onu e Ue si sono guardati bene dal criticare la pressione israeliana su Gaza, anche se hanno chiesto a Tel Aviv di fermare le espansione delle colonie ebraiche nella Cisgiordania occupata. In crisi è anche Ehud Olmert. La magistratura è di nuovo alle calcagna del premier che vanta il record poco invidiabile di leader israeliano più indagato della storia del paese. Ieri Olmert è stato interrogato dalla squadra investigativa anti-frode per quasi due ore su perché sospettato di aver ricevuto fondi illeciti. L'inchiesta riguarda la raccolta da parte di un cittadino statunitense di offerte per il finanziamento delle elezioni municipali di Gerusalemme e per le elezioni primarie nel Likud negli anni 1999-2000. Olmert avrebbe incassato mazzette poi finite su conti in Israele e all'estero.

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Convegno anti-Fiera con Ramadan, università sotto accusa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-03 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE La polemica A Scienze politiche confronto sulla "pulizia etnica in Palestina". L'associazione Italia-Israele al rettore: date voce all'intolleranza Convegno anti-Fiera con Ramadan, università sotto accusa E la Nirenstein annulla il dibattito con Lerner: all'Infedele non ha fermato Vattimo che mi chiamava fascista ROMA - è di nuovo polemica sulla Fiera del Libro che si aprirà giovedì prossimo a Torino. Al centro, il controconvegno organizzato, lunedì e martedì all'Università, dai fautori del boicottaggio della manifestazione culturale del Lingotto per protestare contro il Paese ospite, Israele. Il titolo dell'evento antiisraeliano, costruito da Free Palestine e ospitato a Scienze politiche, è già di per sé un programma: si discute delle "democrazie occidentali e la pulizia etnica in Palestina" praticata, sostengono gli organizzatori, da Israele. Ma è la presenza di un personaggio controverso come Tariq Ramadan, che non solo è il promotore del boicottaggio insieme a intellettuali come Gianni Vattimo ma è anche unanimemente riconosciuto come uno dei più importanti ideologi dell'islamismo fondamentalista molto vicino ad Hamas, a scatenare la protesta israeliana. Ieri l'associazione Italia-Israele ha scritto al rettore dell'Università Ezio Pellizzetti: "Stupisce - scrive il vicepresidente Emanuel Segre Amar - che un'Università fortemente impegnata nel processo di dialogo tra israeliani e palestinesi abbia accettato di essere la sede di un evento che esprime fin dal titolo una posizione massimalista e aggressiva nei confronti dello Stato d'Israele. Ospitando Ramadan, già giudicato "indesiderabile" da diversi atenei, come quello di Bologna, l'Università di Torino dà voce a un messaggio di estrema violenza e intolleranza politica e culturale". E intanto è proprio uno degli attivisti più impegnati nel boicottaggio di Israele, Gianni Vattimo, a far litigare ferocemente due giornalisti che saranno tra i protagonisti della Fiera: Fiamma Nirenstein e Gad Lerner. Il casus belli è l'ultima puntata dell'Infedele condotto da Lerner in cui Vattimo dà della fascista alla neo deputata del Pdl ("e lo trovo un complimento perché è molto peggio"). La Nirenstein, che accusa Lerner di non averla difesa o di non aver almeno spiegato che cosa stesse succedendo, ha annullato un incontro della Fiera in cui insieme a Lerner avrebbe dovuto presentare un libro del demografo dell'Università ebraica di Gerusalemme Sergio Della Pergola: "Sarò all'inaugurazione, ma non intendo sedermi con chi non reagisce a casa sua alla peggiore delle diffamazioni gratuite nei miei confronti, oltretutto da parte di una persona notoriamente squilibrata sull'argomento mediorientale ". Lerner non parla e risponde con la trascrizione della sua replica a Vattimo. Ma la presenza della Nirenstein è definitivamente annullata. Gianna Fregonara.

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Siena stecca sul più bello L'Europa resta un sogno (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-05-03 num: - pag: 51 categoria: REDAZIONALE Eurolega Montepaschi ko, in finale il Maccabi col Cska Siena stecca sul più bello L'Europa resta un sogno DAL NOSTRO INVIATO MADRID - Siena vola giù dal muro giallo del Maccabi che aveva quasi scalato: da margini sempre confortanti (anche +18) al disastro di una rimonta incassata e trangugiata come fiele. Casca, la Siena che si dimostra presuntuosa e acerba per il massimo obiettivo, e si fa pure male perché per la terza volta in altrettante presenze alla Final Four la combinazione della porta del paradiso s'incanta: nelle precedenti circostanze ci poteva stare, stavolta è più grave. La partita che assegna il titolo rimane dunque al di là dell'uscio: il Maccabi la giocherà per la nona volta, inseguendo il quinto centro; l'Italia sarà di nuovo rappresentata dal volto cereo di Ettore Messina, che con il suo Cska Mosca patisce a lungo ma infine doma i baschi di Vitoria sotto gli occhi del Re di Spagna. Mai sottovalutare il cuore dei ragazzi di Tel Aviv, sia che abbiano le fattezze di certi squadroni del passato, sia che siano un gruppo estemporaneo e tendente all'indisciplina quale la formazione attuale. La lezione la impara Simone Pianigiani, l'allenatore che si impomata come Scariolo e che vede scivolare la sua creatura su una pista di gel: nella "bambola" del Montepaschi perde bussola e orizzonte e finisce arrostito da Zvi Sherf, l'ex guidatore di autobus che firma un capolavoro. Attenuante parziale: a cavallo tra terzo e ultimo quarto, sul 64-56, l'arbitro spagnolo Herrezuelo dà un "tecnico" per simulazione a Lavrinovic, caduto mentre bussava con Vujcic. Fischio sbagliato: il replay mostra che il lituano non s'è inventato nulla. Il Maccabi, comunque, massimizza il regalo con otto punti di fila che portano al sorpasso (64-67). In realtà lo svarione del fischietto ha funzionato come la legge di Murphy su un Montepaschi che s'era già inguaiato da sé. Dopo un primo tempo perfetto, sospinta da McIntyre e dalla difesa di Stonerook (quando s'è dovuto sedere per i falli, sono partiti i guai), Siena ha cominciato ad accontentarsi. L'inizio della fine è coinciso con la patta del secondo quarto (25-25 il parziale della frazione) e con l'affondo abortito; il terzo tempo è stato da coma vigile (un solo canestro su azione), il quarto da coma profondo. Ormai impaurito e sgonfio, tradito dalla falsa medicina delle triple (11 su 45!!), il Montepaschi si è esposto al maglio israeliano. Il Maccabi, che in avvio era stato solo Eliyahu, sgusciante nelle incursioni a centro area, ha issato la bandiera dell'eterno Sharp (37 anni, un'infinità di tiri decisivi nella sua carriera: ieri non s'è smentito) e ha liberato Garcia, brasiliano con trascorsi Nba. Rimontata, toreata e matata. Da non credere che Siena si sia smarrita. "Ai ragazzi, all'intervallo, ho detto che 12 punti da recuperare erano una fesseria" gongolava Sherf. "Non ho nulla da rimproverare, alla fine hanno deciso degli episodi, compresa quella scelta dell'arbitro" ribatteva Pianigiani aggiungendo una lettura tecnica: "Non potendo avere Kaukenas, devo puntare sul tiro da fuori. Ma se non entra...". è plausibile, però gli suggeriamo di andare a fondo sugli aspetti emotivi, se è vero che il Montepaschi continua a soffrire l'incontro secco. Giratela come volete, resta una grande occasione sprecata. Dopo la finalina di domani, a casa a piedi per punizione. Flavio Vanetti Al tappeto I 17 punti di Romain Sato, qui in palleggio, non sono bastati a Siena (Guillen/Epa).

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Il Pdl scrive ad Amato: no a veti sulla stella di David (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-03 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Il questore: vessilli non proibiti Il Pdl scrive ad Amato: no a veti sulla stella di David TORINO - Tutte le manifestazioni saranno vietate nel giorno dell'inaugurazione della kermesse libraria. Ma chi vuole sostenere la scelta di Israele non demorde, ed è quindi prevedibile che le bandiere bianche e azzurre si vedranno lo stesso: il tam tam dei promotori incoraggia a sventolarle davanti alle biglietterie. Ieri, il prefetto Padoin ha precisato che non è vietata "la bandiera in quanto tale", ma le sue parole, dopo quelle del Questore Berrettoni ("Nessuna manifestazione, nessun presidio, ragioni di ordine pubblico"), sono state oggetto di una lettera di protesta di due esponenti del Pdl, Mantovano e Quagliarello al ministro dell'Interno Amato: "Torino è stata al centro di manifestazioni antisemite ed è quindi sacrosanto che si colga l'occasione della Fiera per ribadire il no ad ogni censura verso uno Stato libero. Confidiamo che Amato voglia intervenire per chiarire l'eccesso di zelo di un funzionario". Nessun divieto per ora, alla manifestazione nazionale dei centri sociali e di Free Palestine contro la Fiera prevista per il 10 maggio. V. Sch. Alfredo Mantovano.

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Quei simboli <vietati> nel falò della vergogna (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-03 num: - pag: 13 autore: di MAGDI CRISTIANO ALLAM categoria: REDAZIONALE Il commento Il rischio di destabilizzare lo Stato di diritto Quei simboli "vietati" nel falò della vergogna Ora è evidente che in Italia le bandiere israeliane non possono essere pacificamente sventolate condividendo il diritto alla vita dello Stato ebraico nel sessantesimo della sua fondazione, ma possono essere platealmente date alle fiamme per ostentare il disprezzo del valore cardine della civiltà umana. Che orrore vedere un angolo del centro di Torino trasformato dagli estremisti dei centri sociali alla stregua della Gaza dei terroristi islamici che si esaltano bruciando le bandiere israeliane e americane. Noi siamo certi che le forze dell'ordine riusciranno a individuare e consegnare alla giustizia gli incappucciati con la kefiah palestinese che emulando le gesta dei militanti di Hamas hanno acceso il falò della vergogna a piazza San Carlo, così non dubitiamo che la magistratura farà rispettare rigorosamente la legge. Che, ahimè, prevede una semplice ammenda da 100 a 1000 euro (Legge 24 febbraio 2006, n. 85, "Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione "). Purtroppo non solo non è una sanzione adeguata al teppismo di professionisti dell'eversione che odiano lo Stato che ingenuamente e erroneamente li tollera, ma non è neppure una valida deterrenza per sconsigliare i giovani a non ricorrere all'uso della violenza per imporre il proprio arbitrio. Ebbene, in assenza di un'inversione di tendenza sul piano concettuale e di una strategia politica di contrasto radicale, finiamo per rendere sempre più arduo il compito delle forze dell'ordine, oltretutto sempre più indebolite dalla carenza di mezzi e di uomini, costringendole a barcamenarsi tra il rispetto della legge anche quando non sanziona e non previene il crimine, e la necessità di adempiere al proprio dovere istituzionale di reprimere la violenza e scongiurare l'eversione. Ciò inevitabilmente può portare a commettere errori di natura politica e strategica da parte di chi dovrebbe limitarsi a far rispettare la legge. Ciò si è verificato con una serie di divieti, annunciati e poi parzialmente smentiti, di manifestare sventolando le bandiere israeliane all'esterno dell'ingresso della Fiera del Libro di Torino e di ogni forma di manifestazione nella giornata inaugurale l'8 maggio quando interverrà il capo dello Stato Napolitano. Perché è assolutamente sbagliato limitare l'affermazione esplicita e pubblica della condivisione del diritto alla vita di uno Stato pienamente legittimato dall'Onu. Così come è fuorviante mettere sullo stesso piano chi difende il diritto alla vita di Israele e coloro che, adottando le posizioni degli estremisti palestinesi, di fatto negano tale diritto. Facciamo bene attenzione a non incorrere nell'errore di immaginare che l'insieme della vicenda di esaurisca nei furori eversivi di pochi incappucciati. Questi sono l'espressione operativa di un'ideologia laicista, vetero-comunista, anti-globalista e filo-islamica che ha una presenza anche militante nel mondo della po-litica, della magistratura e dell'università, che strumentalizzano la legalità per destabilizzare lo stato di diritto e disgregare le fondamenta della civiltà occidentale. è con questa realtà subdola e letale che dobbiamo confrontarci se vogliamo veramente impedire che dopo il rogo delle bandiere israeliane ci ritroveremo ad assistere all'assassinio degli ebrei, poi alla persecuzione dei cristiani, quindi alla sottomissione di tutti i musulmani che non sono a immagine e somiglianza dei burattinai del terrorismo islamico, infine al tracollo della nostra nazione e della nostra civiltà. Tutto questo è già accaduto in Medio Oriente all'indomani della nascita di Israele il 14 maggio 1948. E tutto ciò rischia tragicamente di riproporsi anche nell'Italia e nell'Occidente succubi del relativismo etico e prostrati al nichilismo islamico. www.corriere.it/allam www.magdiallam.it.

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Bandiere di Israele e Usa bruciate Fischi e cori contro Bertinotti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-03 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Primo Maggio Proteste per la kermesse del libro dedicata allo stato ebraico con l'ex leader prc ospite Bandiere di Israele e Usa bruciate Fischi e cori contro Bertinotti I centri sociali a Torino: Fausto con gli assassini. E poi: torna nei salotti L'ex presidente della Camera si sfoga con i suoi collaboratori: corteo mesto. Poi l'abbraccio con Ferrero TORINO - "Mi pare un corteo un po' mesto", aveva appena commentato, quasi parlando tra sé e sé, Fausto Bertinotti. Aveva ragione: dopo le contestazioni dell'inizio rivolte proprio a lui, "colpevole" agli occhi di un gruppo di giovani dei centri sociali di partecipare alla Fiera del Libro che ha Israele come paese ospite, il 1Ë? Maggio torinese si è concluso in modo ancor più triste, col rogo in piazza di tre bandiere con la stella di David e una americana. Un gesto compiuto da una piccola minoranza, che però rischia di diventare simbolicamente il più importante della giornata e che ha già suscitato condanna e preoccupazione proprio in vista della Fiera, che giovedì sarà inaugurata dal presidente Napolitano. L'ex presidente della Camera aveva iniziato la sua mattinata a Torino, nella stessa città che due anni prima lo aveva accolto tra gli applausi dopo l'elezione a Montecitorio, di buon'ora, prendendo un caffè con Pietro Marcenaro, deputato pd. I guai sono iniziati quando Bertinotti, accompagnato dai "fedelissimi" Gennaro Migliore e Gianni Favaro, si è avvicinato allo striscione di Rifondazione, che attendeva di partire a pochi metri da quelli dei Comunisti Italiani e dei centri sociali "antagonisti". Un gruppo di ragazzi che, avvolti nella kefiah palestinese, stavano distribuendo un volantino contro la Fiera del Libro lo ha circondato minacciosamente: "Vai con gli assassini israeliani, vergognati". Nello stesso momento, sotto gli occhi non proprio solidali degli ex alleati del Pdci, da un altro gruppo partiva lo slogan "Bertinotti, torna nei salotti". A difenderlo sono stati, tra l'altro, alcuni militanti del Pd: qualche insulto, qualche spintone, poi la decisione dell'entourage di accompagnarlo da un'altra parte del corteo, molto più avanti, dove lo attendeva il sindaco Sergio Chiamparino. Erano le 9,30. Tre ore dopo, in piazza San Carlo, a manifestazione ufficialmente finita, gli stessi giovani contestatori cospargevano di benzina e incendiavano le bandiere di Israele e Usa: una sessantina i ragazzi coinvolti, secondo la Questura che indaga sull'episodio. La sinistra torinese ha vissuto così una delle sue giornate più controverse, il diario di piazza di una sconfitta elettorale ben lontana dall'essere elaborata. E Bertinotti ne è stato l'osservatore privilegiato, solo o quasi ai bordi del corteo, pronto a stringere mani e a abbracciare le decine e decine di militanti che venivano a salutarlo ("Fausto, mi dispiace", "Ricominciamo insieme a te", "Non mollare", e lui a tutti "Grazie, siete molto cari, buon 1Ë? Maggio, vedremo...") ma anche a fare domande ai suoi accompagnatori. "Chi sono quelli? Ma quante bandiere della Uil...", e poi ancora abbracci, ma anche faccia a faccia con le persone: "L'ho votata nel '96, poi basta", oppure "Fai rimettere il nome del partito, Arcobaleno non piace ", e così via. Alle 12,30 la decisione di tornare indietro, tra i compagni di partito, e il lungo abbraccio con Paolo Ferrero, leader dell'opposizione nel Prc ("Non mi candido a nulla, voglio che si riparta dal basso"). E i cugini separati del Pdci che a poca distanza, guidati dall'ex ministro Oliviero Diliberto, sceglievano la strade dell'identità esasperata, con le note dell'inno sovietico e le bandiere di Cuba e della Cina. Vera Schiavazzi LO SPECIALE TORINO di A. Bergonzoni, F. Cutri, S. Michael, C. Taglietti alle pagine 42 e 43 Al corteo A destra, alcuni giovani dei centri sociali, con la kefiah palestinese, danno fuoco alle bandiere di Usa e Israele. Sopra, l'incontro di Fausto Bertinotti con una partecipante al corteo. A sinistra, il servizio d'ordine che trattiene i contestatori dell'ex presidente della Camera.

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Paladino della convivenza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-03 num: - pag: 43 categoria: BREVI Paladino della convivenza Ebreo iracheno, nato a Bagdad nel 1926 e trasferitosi in Israele nel '49, Sami Michael è uno dei pochi scrittori israeliani a essere pubblicato anche nei paesi arabi. Il tema della convivenza è centrale nei suoi romanzi.

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LA GUIDA / ISRAELE PAESE OSPITE (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-03 num: - pag: 43 categoria: BREVI LA GUIDA / ISRAELE PAESE OSPITE La Fiera internazionale del libro si svolge dall'8 al 12 maggio al Lingotto Fiere, a Torino, in via Nizza 208. Orari: giovedì, domenica e lunedì 10-22; venerdì e sabato fino alle 23. Biglietto 8 euro. Info: www.fieralibro.it. Quest'anno il Paese ospite è Israele con una serie di dibattiti e incontri. Tra i nomi, Aharon Appelfeld, Abraham Yehoshua, Benny Morris, Etgar Keret, Sami Michael, Meir Shalev. Previsti anche spettacoli e una rassegna di film al Museo del Cinema.

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Scrittori d'Israele, rompiamo gli argini che ci isolano dall'oceano arabo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-03 num: - pag: 43 autore: di SAMI MICHAEL categoria: REDAZIONALE L'intervento Sami Michael e l'impegno della letteratura a 60 anni dalla nascita dello stato ebraico Scrittori d'Israele, rompiamo gli argini che ci isolano dall'oceano arabo I n veste di scrittore ebreo-israeliano, fuggito all'età di ventidue anni dall'Iraq (nazione nella quale non sono mai più tornato) e che ha raggiunto quella di 81, scopro che una delle principali esperienze da me vissute è stata la perdita della mia lingua madre e l'acquisizione di un nuovo idioma. Malgrado sia riuscito, a prezzo di uno sforzo immenso, a passare dall'arabo all'ebraico nell'esercizio della scrittura, sono rimasto lo stesso uomo solo che per tutta la vita si è mosso lungo la linea di odio e di guerra che divide le due parti del conflitto israelo-palestinese. Uno scrittore israeliano appartenente all'élite culturale cara all'establishment espresse una volta un singolare desiderio: "Vorrei trascorrere una notte sotto il letto degli arabi per sentire cosa pensano di noi...". Tale fantasia riflette la situazione tragica della nostra regione. A sessant'anni dalla sua fondazione lo stato di Israele può registrare al suo attivo notevoli successi: un'agricoltura sviluppata in un ambiente desertico, un ottimo sistema di istruzione, una tecnologia avanzata, una letteratura fiorente, un regime democratico di cui gode soprattutto la popolazione ebraica. Ma a dispetto di tutto ciò Israele si trova ad affrontare le stesse sfide che aveva davanti a sé il giorno della sua fondazione. è ancora un'isola solitaria, straniera e mal accettata in un oceano arabo. E continua a reagire a questa delicata situazione con immutata alienazione. Gli ebrei, che nel corso della storia hanno sempre dato prova di un'eccellente capacità di dialogo con l'ambiente circostante, nella loro nuova nazione non sono stati capaci di mantenere questa abitudine. La società israeliana mostra un'ignoranza spaventosa delle usanze, della cultura e dei valori dei suoi vicini arabi e registra una tendenza sempre maggiore a proclamarsi parte della cultura europea. A tale ignoranza non fa eccezione la moderna letteratura ebraica che in passato era parte integrante del milieu in mezzo alla quale fioriva - fosse quello andaluso, iracheno, europeo o statunitense. L'odierna letteratura ebraico-israeliana si ritrova isolata nel cuore del mondo arabo, così come gli arabi sono estranei alla vita intellettuale israeliana. Tale situazione è pericolosa poiché induce a descrivere l'altro in una luce negativa, a tratti minacciosa e terrificante. Non c'è giustificazione a questa ignoranza. Arabi ed ebrei, per lunghe epoche, hanno tenuto alta la fiaccola della cultura universale. Le Mille e una notte è un'opera emblematica dell'incontro di culture diverse. Scrittori ebrei hanno adottato la cultura in mezzo alla quale vivevano. Né ebrei né arabi hanno sentito in passato il bisogno di nascondersi sotto il letto dell'altro per sapere cosa pensa. Per fugare la solitudine nella quale mi sono ritrovato in Israele ho tradotto dall'arabo, mia lingua madre, La Trilogia del Cairo dell'egiziano Naghib Mahfuz, premio Nobel per la letteratura. In ogni riga, in ogni frase dell'opera di questo scrittore si può apprendere quale sia il pensiero di un arabo sensato e fedele al proprio popolo. è triste constatare che la maggior parte degli scrittori di ambo le parti si nutrano della propaganda velenosa degli estremisti e voltino le spalle all'opera intellettuale dell'altro. Mia madre è morta a un'età molto avanzata. Fino al giorno della sua morte ho parlato con lei in arabo mentre amo i miei figli in ebraico. Ho letto in arabo nella città in cui vivo, Haifa, che ho descritto in ebraico ai lettori israeliani. Sono orgoglioso di affermare che il bagaglio culturale dei miei figli si è arricchito di entrambe le culture di cui si sono nutriti. Nei giorni in cui risuonano grida di guerra e minacce di sterminio sono felice di ogni incontro culturale, di ogni fiera del libro. Un arabo e un ebreo potrebbero rimanere uccisi dallo stesso fucile, ma il medesimo libro potrebbe recare a entrambi uguale piacere. Oggi, sessant'anni dopo la fondazione dello stato di Israele, abbiamo bisogno di libri migliori per guarire dalle cicatrici, per superare i ricordi amari, per porre fine alle guerre. è in questo spirito che ho accettato l'invito giuntomi dall'Italia di partecipare alla prossima Fiera del libro di Torino. E con un senso di soddisfazione ho anche accettato di tenere un intervento, nell'ambito della fiera, davanti a un pubblico arabo. Traduzione di Alessandra Shomroni L'incontro con Sami Michael alla Fiera del Libro per la rassegna La cultura d'Israele è domenica 11 maggio alle 17 MICHELE TRANQUILLINI ILLUSTRAZIONE DI RICKY ROSEN / SABA (CONTRASTO) \\ Sono fuggito dall'Iraq a 22 anni. Malgrado sia riuscito con uno sforzo immenso a passare nella scrittura dall'arabo all'ebraico, resto un uomo solo che si muove lungo una linea di odio \\ Arabi ed ebrei per secoli si sono incontrati, lo dimostra "Le Mille e una notte". Oggi c'è ignoranza della cultura dei nostri vicini e una tendenza crescente a sentirsi parte della cultura europea.

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A TORINO sta per cominciare la Fiera del Libro. Quest'anno è dedicata alla tormentata (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di VINCENZO CERAMI A TORINO sta per cominciare la Fiera del Libro. Quest'anno è dedicata alla tormentata terra di Israele, un'occasione per far circolare le idee, discutere, anche scontrarsi, ma sempre parlando di pace, di una pace che sappiamo difficile da raggiungere. Qualcuno ha colto l'occasione per mettere in scena il proprio dissenso bruciando la bandiera di Israele. Il gesto è stato teatrale, drammatico, esibito da chi non vuole riconoscere a quel territorio la legittimità di Stato. Il luogo scelto per un gesto così aggressivo è doppiamente sbagliato. Protagonisti della Fiera di Torino sono i libri, per definizione oggetti artistici che contengono verità non ufficiali, sentimenti non codificati, passioni non scontate, verità che la politica fatalmente trascura e che pure raccontano la vita e la morte delle persone. Tutti sappiamo che gran parte degli scrittori israeliani è molto critica nei confronti del proprio governo, non perde occasione di denunciare l'impotenza, l'incapacità ad agire affinché tutto il territorio Mediorientale possa trovare un modus vivendi che col tempo si trasformi in pace e collaborazione costruttiva. Tuttavia non bisogna dimenticare che la spirale della violenza è mantenuta in vita dal terrorismo inarrestabile e dal fanatismo religioso degli integralisti. Ma le storie narrate dagli scrittori israeliani vanno al di là della contingenza politica e diplomatica. Il romanzo o la poesia, per loro natura non sono schiacciati sull'immediato, anche quando parlano del presente. Il dialogo, il conoscersi nel fondo, lo scambio delle esperienze letterarie e artistiche aiutano l'amicizia tra i popoli molto di più di quanto crediamo. Senza la conoscenza dell'altro, della sua vita, dei suoi sogni, dei suoi lutti, si è condannati alla cecità e alla solitudine. La pace è solo una parola se non vediamo e non immaginiamo nemmeno cosa voglino dire tragedia e lutto, e anche cosa vuol dire vivere nella pace, nella sicurezza, negli affetti. Bruciare bandiere anche in occasione di un incontro internazionale di scrittori che non possono non anelare alla pace, è gesto incongruo, sgraziato, controproducente, e soprattutto violento come un atto bellico. I libri di Torino parlano di esseri umani, non di ciò che tutti i giorni vediamo in televisione. E gli esseri umani, tutti, a qualsiasi nazione appartengano, non hanno bandiere.

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Medio Oriente, il Quartetto ammonisce Israele: <Stop alle nuove colonie> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Richiamo anche ai paesi arabi: "Aiutate di più i palestinesi" Medio Oriente, il Quartetto ammonisce Israele: "Stop alle nuove colonie" Nessuna nuova colonia in Cisgiordania per non compromettere i già fragili negoziati. Il monito a Israele è arrivato ieri dal Quartetto per il Medio Oriente che comprende le diplomazie di Stati Uniti, Onu, Russia e Unione europea. Ieri il Quartetto si è riunito a Londra per fare il punto sul processo di pace e al termine dell'incontro, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, ha invitato il governo israeliano a congelare la costruzione - già decisa - di nuovi insediamenti. Ma la diplomazia internazionale se l'è presa anche con i paesi arabi, invitandoli a ricordarsi dei palestinesi e ad aiutarli finanziariamente. Alla riunione erano infatti invitati anche i principali paesi donatori, e si è parlato di come risolvere lo stallo non solo delle trattative ma anche della disastrata economia palestinese. Per Washington, i paesi arabi non farebbero abbastanza per l'Anp. Condoleezza Rice, pur senza citare espressamente alcuna capitale, è stata comunque molto chiara: "E' importante - ha detto il segretario di Stato Usa - che si rispettino gli impegni economici. I paesi che hanno maggiori risorse non devono cercare il modo di contribuire al minimo, ma tentare di aiutare al massimo". Una vera e propria strigliata che Rice ha spiegato fornendo qualche cifra: solo tre Paesi della Lega Araba hanno fatto quest'anno donazioni importanti. Secondo i dati statunitensi, i donatori stranieri avrebbero promesso 1,55 miliardi di dollari (circa un miliardo di euro) in aiuti economici all'Anp. Oltre 700 milioni dovevano arrivare dalla Lega Araba. Della cifra promessa dall'organismo del Cairo, finora sono stati consegnati solo 153 milioni di dollari, sborsati da Arabia Saudita, Emirati Arabi e Algeria. Presente alla riunione, anche il premier palestinese Salam Fayyad il quale ha denunciato il mancato arrivo degli aiuti promessi: "A noi palestinesi - ha detto - viene chiesto di costruire e rafforzare le istituzioni e rilanciare la nostra capacità di governo, compresa la sicurezza. Alla comunità internazionale dei donatori viene chiesto di fornirci i fondi necessari per fare tutte queste cose". Intanto in Israele è polemica per le conclusioni dell'inchiesta sulla morte di una madre e dei suoi quattro bambini, avvenuta lunedì scorso nella Striscia di Gaza. Durante gli scontri tra militari israeliani e miliziani di Hamas, una cannonata aveva colpito la loro casa nel camnpo profughi di Beit Hanoun, radendola al suolo. Il quotidiano "Ha'aretz", in un durissimo editoriale, aveva chiesto un'indagine esemplare. Ma l'inchiesta si è già conclusa con l'assoluzione dell'esercito israeliano. A uccidere la donna e i suoi figli - secondo il rapporto di una commissione militare - sarebbe stato "lo scoppio del materiale esplosivo trasportato dai militanti colpiti", e non i due missili israeliani sparati contro la casa dove la famiglia era riunita per la colazione. st.p. 03/05/2008.

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Una borsa di studio in ricordo di Angelo Frammartino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Su Gerusalemme e sulla sua centralità nella questione palestinese Una borsa di studio in ricordo di Angelo Frammartino Alessandro Ambrosin Il ricordo di Angelo Frammartino non è un'immagine sbiadita, ma un modo di guardare la vita. È in questa frase che si racchiude il senso che anima la memoria di Angelo, nella continuità di credere nei valori che egli stesso non aveva mai abbandonato. Un mondo migliore fondato sulla cultura della pace e dei valori civili senza nessuna distinzione di appartenenza religiosa, geografica, sociale e politica. Due anni fa Angelo, appena 24enne, si recò a Gerusalemme per partecipare a un campo di animazione per bambini palestinesi e la tragica sera del dieci agosto fu assassinato. Dopo la sua morte gli ideali e i valori che stava portando avanti, attraverso una ricerca pratica, intellettuale e di passione hanno continuato a resistere. Per questo motivo è stata istituita una borsa di studio in suo nome, che offre la possibilità, specialmente agli studenti che non hanno i mezzi economici, di affrontare un percorso della conoscenza. Sono tredici le borse di studio che per il secondo anno consecutivo la Fondazione Angelo Frammartino ha promosso con il sostegno dell'Associazione "Amici di Angelo", del Comune e della Provincia di Roma, della Regione Lazio, della Cgil e dell'Università La Sapienza. Ai futuri vincitori per ogni singola borsa saranno messi a disposizione dai 3.500 ai 4.000 euro. Il progetto, che ha lo scopo di promuovere e incentivare le opportunità di studio in tema di pace, diritti, convivenza e cooperazione internazionale, è stato presentato il 28 aprile scorso nell'aula Giulio Cesare al comune di Monterotondo alla presenza di Paolo Masini, organizzatore dell'evento, Don Luigi Ciotti, Piero Marrazzo, presidente della regione Lazio, Guglielmo Epifani, segretario nazionale della Cgil, Fausto Bertinotti, presidente della Camera e Franco Giordano segretario di Rifondazione Comunista. Il tema proposto per le borse di studio per l'anno 2008, è la città di Gerusalemme, per il ruolo simbolico che rappresenta e per la centralità di questo luogo in termini storici, politici e di snodo verso una possibile risoluzione del conflitto tra Israele e Palestina. Diversi sono gli spunti che potranno essere approfonditi attraverso delle ricerche sviluppate all'interno dei percorsi tematici stabiliti. Dall'approfondimento storico, politico, territoriale, mitologico e sociale della città, all'aspetto religioso, all'organizzazione occupazionale, alle violazioni dei diritti del lavoro, fino all'elaborazione di prospettive future per le nuove generazioni  di israeliani e palestinesi attraverso la scoperta di percorsi e luoghi di aggregazione. Al bando che avrà una durata di sei mesi potranno partecipare i laureati italiani e stranieri, i quali avranno la possibilità di essere affiancati da un tutor messo a disposizione dell'Università La Sapienza e della collaborazione e del coordinamento di tutte le associazioni che aderiscono e fanno parte della Fondazione Frammartino. Questo bando di concorso, che terminerà il 15 giugno, è soprattutto un modo per far crescere nella società la cultura della pace, quale presupposto necessario per risolvere le drammatiche questioni che attraversano tutto il pianeta. 03/05/2008.

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Dedichiamo l'avvio del "Tekfestival 2008" ad una riflessione sul mondo del lavoro ch (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Dedichiamo l'avvio del "Tekfestival 2008" ad una riflessione sul mondo del lavoro che partirà con la sonorizzazione dal vivo da parte degli Yo Yo Mundi di Sciopero (1924) di Ejzen?tejn". Spiegano così gli organizzatori le linee guida che caratterizzeranno la settima edizione del festival di cinema indipendente, in programma da martedì alla Sala Trevi e al cinema Farnese. Circa 80 titoli, tra cortometraggi, documentari e lunghi (molti dei quali in anteprima italiana ed europea), verranno suddivisi nelle due sale e proiettati a ciclo continuo dalle 16 a mezzanotte, con le tematiche che spazieranno dalla globalizzazione alla guerra, dalla costruzione della memoria storica al potere dei mass media, fino a concezioni più filosofiche come la divisione tra Nord e Sud del mondo o la relazione tra generi e generazioni. Il focus di quest'anno sarà dedicato al regista e artista Harun Farocki, di cui verranno mostrati 8 titoli compresa la ricreazione della video installazione di "Deep Play". Tra i tanti film in programma mercoledì 7 alla Sala Trevi il doc Pasolini Pa Palesatine, un viaggio in Palestina ripercorrendo i sopralluoghi de "Il Vangelo secondo Matteo" di Pasolini. Si chiude invece domenica 11 al Farnese con corti e doc di recente produzione provenienti da Islanda e Finlandia. Info: www.tekfestival.it. P.P.M.

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ROMA - Sarà la prolusione del decano degli scrittori israeliani Aharon Appelfeld a inaugurare m (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ercoledì prossimo la Fiera del Libro, mai come quest'anno sotto i riflettori internazionale per la scelta degli organizzatori di designare Israele come paese ospite. E a Torino verranno a scrittori che appartengono a generazioni diverse, una autentica passerella per una letteratura che si è conquistata uno spazio sempre più vasto nel favore dei lettori europei grazie alla sua capacità di coniugare il senso delle radici con una speciale attenzione per "l'altro", affrontando i conflitti e le contraddizioni che lacerano le società contemporanee e che si riflettono esasperate nel microcosmo medio-orientale. Da Appelfeld (Guanda sta pubblicando l'opera omnia), a un altro scrittore che incarna le ragioni del confronto multiculturale quale l'irakeno Sami Michael, rifugiato in Israele nel 1949, che ha imparato l'ebraico come una lingua straniera e ha pubblicato nel 1974 il suo primo romanzo, dal titolo significativo: Gli uomini sono uguali, ma alcuni lo sono di più. Con loro Zvi Yanai, la cui parabola esistenziale è molto simile a quella di Appelfeld (l'ebraismo come lenta conquista che sostituisce l'identità europea d'origine). Molto attesa giovedì la partecipazione di Abraham B. Yehoshua con il suo nuovo romanzo Fuoco amico. Accanto a loro, scrittori dell'età di mezzo, come Meir Shalev, particolarmente caro a Erri De Luca, che consiglia il suo nuovo romanzo, Il ragazzo e la colomba, Frassinelli, a "chi vuole gustare una storia con l'intelligenza del cuore"; Alon Altaras (che insegna in Italia e si è rivelato un efficace pontiere tra le due culture), Etgar Keret (è anche uomo di cinema, e racconta con humour i paradossi della vita quotidiana), Ron Leshem (il suo Tredici soldati, che è diventato anche un film, è ambientato durante guerra del Libano). Particolarmente significativa la partecipazione delle scrittrici: Savyon Liebrecht, Zeruya Shalev, Avirama Golan, Shifra Horn, Sara Shilo, Orly Castel-Bloom, Lizzie Doron. Sabato sera un reading di poesia con Shimon Adaf, Maya Bejerano, Ori Bernstein, Tali Latowicki, Ronny Someck.. La presenza degli autori israeliani alla Fiera consente a un autorevole gruppo di storici e di studiosi di ripercorrere criticamente una storia tormentata, e di mettere in luce quei gruppi e quelle iniziative che vedono ormai da tempo israeliani e palestinesi lavorare insieme per sperimentare sul campo nuovi modelli di convivenza. Ma anche di rivisitare le grandi esperienze culturali dell'ebraismo (il rabbino Adin Steinsaltz, vero leader spirituale e autore di una monumentale edizione commentata del Talmud in ebraico moderno, in dialogo con Enzo Bianchi), della Shoah (quella italiana in specie, a settant'anni dalle leggi razziali), anche in occasione della pubblicazione della "grande opera" Utet) e della tormentata storia dei rapporti tra israeliani e palestinesi, con la partecipazione, tra gli altri, di storici e studiosi quali Dan Diner, Stefano Levi della Torre, Simon Levis Sullam e Idith Zerthal. R.M.

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TEL AVIV - L'effetto "sushi" non è ancora arrivato nonostante il prezzo del riso sia sa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ERIC SALERNO TEL AVIV - L'effetto "sushi" non è ancora arrivato nonostante il prezzo del riso sia salito alle stelle anche in questa metropoli che la gente ama definire la "New York del Mediterraneo". Si respira aria di benessere, di sviluppo costante, frenetica. Ristoranti pieni (anche quelli delle prelibatezze giapponesi tanto alla moda), alberghi stracolmi di turisti e pellegrini (ebrei qui, cristiani ed ebrei a Gerusalemme), lussuosi appartamenti vista mare acquistati a prezzi strabilianti ancora prima di venir costruiti come un attico su tre piani appena messo in vendita a 30 milioni di dollari (poco meno di venti milioni di euro). L'effetto subprime e la crisi del dollaro, moneta alla quale lo shekel era strettamente imparentata fin dalla nascita per essere ora scaricata senza complimenti, non si sente ancora e i media garantiscono che Israele è un'isola fiorente, un'oasi di benessere socio-economico in un mondo in crisi. E il conflitto? C'è ma non si vede. E quando si vede, garantisce Ronny, israeliana religiosa impegnata a sinistra, si preferisce volgere altrove l'attenzione. Si guarda all'oggi, poco al domani e, soltanto in occasione delle feste comandate, al passato. Sessant'anni per un uomo o una donna sono una tappa importante nella vita. Per un Paese sono pochi, ma Israele s'appresta a celebrare sei decadi d'esistenza consapevole di aver vinto una sfida, di aver realizzato la prima parte, quanto meno, di un grande sogno. "Lo stato ebraico non è così vulnerabile come i suoi sostenitori insistono, né così duro e calcolatore come immaginano i suoi critici", sostiene Gershom Gorenberg, scrittore e attivista politico, ma se vuole "continuare a sopravvivere, contro ogni aspettativa", deve "fare i conti con la propria mitologia". Gli israeliani, se li ascolti, sono i primi a demolire tutto ciò che c'è di positivo e riuscito in questo Paese senza rendersi conto che pregi e difetti rientrano nel processo di normalizzazione. Quella arrivata, disse molti anni fa il padre della patria Ben Gurion, con l'apparire nei viali alberati di Tel Aviv, a distanza discreta dalla sua bianca architettura Bauhaus, di una prostituta. Ve ne sono molte, di prostitute, qui oggi. E la società uscita dagli anni tormentati dell'infanzia è, tutto sommato, normale come quella americana (il modello preferito dalla maggioranza) e italiana (la seconda scelta). La corruzione a tutti i livelli è una piaga, ma il figlio dell'ex premier Sharon è in carcere, l'ex ministro del Lavoro è stato appena riconosciuto colpevole di aver accettato una bustarella, il premier Olmert è un perenne indagato e, per reati sessuali, l'ex presidente Katzav rischia la galera. Nonostante l'opinione che l'uomo della strada ha del proprio Paese, le contraddizioni e i conflitti interni o rimangono inalterati o tendono a scemare. Il divario tra ricchi e poveri è aumentato ma il numero dei poveri è diminuito. Gli ultraortodossi, così temuti da laici e tradizionalisti per la loro aggressività e voglia di imporre restrizioni socio-religiose, non aumentano nonostante ogni famiglia produca una media di dieci bambini. I figli del milione d'immigrati russi dell'ultima ondata si vanno sempre più integrando anche se poi salta fuori qualche antisemita a imbrattare con scritte orribili mura e internet. La percentuale di quelli che vanno a vedere le partite di calcio è la metà degli appassionati di teatro. Tutti elementi che emergono dalle statistiche ufficiali, dalle consuete analisi alla vigilia delle feste che, però, tralasciano due aspetti fondamentali della realtà: la situazione degli arabi israeliani, un quinto della popolazione, e il conflitto ("E' una guerra, chiamiamola così", insiste Gad, imprenditore "sempre più di destra" di Tel Aviv) con i palestinesi e il resto del mondo arabo. Il complesso dello struzzo, a cui si riferiva l'impegnata Ronny, salta all'occhio ovunque. Nei locali alternativi di Gerusalemme, sulla spiaggia di Tel Aviv, nei viali di Haifa, città dove la pacifica convivenza tra ebrei e arabi dovrebbe costituire un esempio per tutti. "La gente - spiega Ronny aggiustandosi il copricapo - non è indifferente al conflitto, realmente non sa quello che succede a Gaza". Possibile? Con quello che riferiscono, giorno dopo giorno, mese dopo mese, radio e televisione e giornali, è difficile crederlo. Forse non vogliono vedere? "E' un rifiuto psicologico. La gente è stanca di vedere e soffrire e capire". Un alibi facile? La maggioranza, dicono i sondaggi, vuole la pace. Ma vai sul concreto e si scopre che soltanto il 25 per cento degli ebrei israeliani è disposto a restituire alla Siria le alture del Golan in cambio della fine del conflitto. E appena più del 55 per cento è disposta a fare le indispensabili "concessioni" ai palestinesi. "A sessant'anni, questo Paese ha bisogno di un leader, ma ha soltanto Olmert, un politico che non ha la forza di fare la pace", spiega Moshe Maoz, esperto di Siria e da sempre fautore del dialogo. E così mentre s'avvicinano il giorno dell'Indipendenza e le visite di Bush e di altri capi di stato e di governo che dimostrano a parole e con le loro azioni come Israele è lungi dall'essere isolato e odiato, lo scrittore e poeta Yitzhak Laor dalla sua abitazione di Tel Aviv riassume l'empasse nel trasformare il vecchio sogno di "esistere in pace", in realtà. "Tireremo fuori i vecchi fucili Sten e le vecchie canzoni, e per l'ennesima volta racconteremo la storia dei convogli che ruppero l'assedio di Gerusalemme. L'immagine è più piacevole di quella dell'eroismo di Gaza".

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La polemica relativa alla presenza di Israele come ospite d'onore della XXI edizione della Fiera del (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Libro è partita all'inizio dell'anno. Prima in ambienti vicini ai Comunisti italiani, ai quali poi si è aggiunta Rifondazione. La protesta ha preso la forma di un boicottaggio dell'evento, inizialmente da parte di scrittori arabi e musulmani, scatenando una ridda di reazioni politiche.

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TORINO - La Festa del lavoro degenerata in un atto di assoluta inciviltà, la Fiera del libro tr (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Asformata nella fiera dell'intolleranza, e adesso una nuova polemica ad agitare il sonno di Torino e degli organizzatori di una kermesse che di letterario conserva sempre meno. La presenza di Tariq Ramadan (promotore del boicottaggio di Israele alla Fiera) al convegno in programma lunedì e martedì organizzato da "Free Palestine" in cui si parla di "pulizia etnica" dei palestinesi, ha provocato una dura lettera di protesta dell'Associazione Italia-Israele al rettore dell'Università, Ezio Pelizzetti, che ospita l'evento. "Noi non siamo nemici di Israele - sostiene uno dei promotori del convegno, Alfredo Tradardi - ma siamo molto critici nei confronti del governo di Tel Aviv". L'Associazione Italia-Israele, invece, protesta per il fatto che ci sia Tariq Ramadan al dibattito. In questo modo - affermano - l'Università di Torino "dà voce a un messaggio di estrema violenza e intolleranza politica e culturale". Ma a scatenare reazioni piene di sdegno è stato soprattutto quanto accaduto a Torino nella piazza del primo maggio. il corteo organizzato nel capoluogo piemontese con la partecipazione tra gli altri dell'ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti, contestato per la sua annunciata presenza alla Fiera del Libro, del segretario pdci, Oliviero Diliberto che invece dice "sono stato applaudito", del sindaco Sergio Chiamparino, di sindacalisti, e oltre 30.000 persone, è terminato con l'incendio di due bandiere israeliane e una americana intorno all'una in piazza San Carlo. Piene di sdegno le reazioni. Claudia De Benedetti, dell'Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei), definisce il gesto "un atto di inciviltà", di "censura culturale" e il presidente dell'Unione, Renzo Gattegna, afferma la necessità di "impedire che l'appuntamento di Torino si svolga in un'atmosfera di ostilità e di pregiudizio"". Per Pier Ferdinando Casini "Bruciare le bandiere di Israele è un atto di oltraggio non solo a quel popolo, alla sua storia e alle sue sofferenze, ma all'intera civiltà occidentale, quindi anche a noi stessi". E mentre la questura di Torino continua ad indagare, le istituzioni locali condannano l'accaduto e dai vertici della Fiera del libro viene ancora una volta ricordato che "la cultura non ha bandiere" e che "la Fiera è sempre stata aperta a tutte le voci in campo", ha ricordato il presidente, Rolando Picchioni. "La bandiera d'Israele sarà regolarmente esposta alla Fiera del Libro" ha fatto sapere il Prefetto di Torino, Paolo Padoin, sperando che il gesto del primo maggio rimanga un episodio isolato. Oltre alle bandiere bruciate ci sono infatti anche le bandiere negate. La prefettura ha smentito ancora una volta le notizie relative ad un presunto divieto in occasione della Fiera del Libro. "Esiste un divieto disposto dal Questore - precisa una nota della Prefettura - di effettuare qualsiasi manifestazione pubblica all'esterno dell'area espositiva nel giorno dell'inaugurazione", il prossimo 8 maggio. Nessun divieto di esposizione di bandiere però, conclude la nota, è stato "ovviamente mai posto". La mobilitazione nazionale promossa dal Forum Palestina per sabato 10 maggio, quindi, per ragioni di ordine pubblico non potrà raggiungere il Lingotto, sede della kermesse, di fronte al quale il corteo si sarebbe dovuto concludere.

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Io, ebrea, per Vattimo (e Lerner) sono "fascista" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 105 del 2008-05-03 pagina 0 Io, ebrea, per Vattimo (e Lerner) sono "fascista" di Fiamma Nirenstein L'incendio delle bandiere di Israele a Torino e l'oltraggiosa conferenza anti-israeliana che sarà ospitata da lunedì presso l'Università di quella città in cui sta per aprire la Fiera del Libro, sono fantasmi fra le macerie di una cultura che affonda. Sono eventi culturalmente e moralmente già seppelliti, ciò che vediamo oggi è solo il loro ectoplasma, non fanno parte di nessun dibattito degno di questo nome, sono come il comunismo e il fascismo: nessuno, se non i volontari del ridicolo, possono più indossarli. Arafat negli anni Settanta andò in visita in Vietnam dove, consigliato da alti ufficiali vietnamiti, capì che per fare avanzare la sua causa doveva conquistare i cuori e le menti degli intellettuali della sinistra, e riuscì a farlo soprattutto sulla parola "occupazione": la lotta contro l'"occupazione " era una lotta pacifista, senza l'"occupazione " la pace sarebbe stata garantita. Tutti oggi sanno benissimo che le cose sono andate molto diversamente: se da una parte con l'Egitto e la Giordania il ritorno di territori occupati ha significato un trattato di pace, i palestinesi e gli hezbollah in Libano hanno dimostrato con la pratica costante del terrorismo e del rifiuto religioso e ideologico dell'esistenza stessa di un Stato ebraico che la pretesa di Arafat faceva acqua esattamente come la sua culla ideologica, quella della Guerra Fredda, in cui aveva amorevolmente tirato su gli intellettuali e i giornalisti di tutto il mondo. Molti se lo sono dimenticato, ma le città palestinesi nel corso dell'opera dell'accordo di Oslo furono tutte sgomberate; a Camp David Arafat rifiutò ogni offerta e lanciò l'Intifada del terrore suicida; dopo lo sgombero di Gaza da parte del terribile orco Sharon, Hamas si accanì in crimini anche contro la propria popolazione: chi dopo tutto questo è fermo ancora al mito di Israele imperialista e forse anche, come dicono ormai in pochi pazzi, nazista, dimostra solo che la sua cervice è dura e ancorata alla nostalgia di schemi decrepiti. Mercoledì durante il programma di Gad Lerner L'Infedele mi sono sentita dare della "fascista, più che fascista " da Gianni Vattimo per motivi che non cerco neppure di capire tanto sono allucinati. Il conduttore, Gad Lerner, non ha battuto ciglio, non ha reagito in alcun modo, non si è sentito neppure in dovere di invitare il suo ospite a moderare le ingiurie in assenza della diretta interessata. Per questo motivo, non parteciperò con Lerner, alla Fiera di Torino, alla presentazione dell'importante libro del professor Della Pergola: non intendo sedermi con chi non reagisce a casa sua alla peggiore delle diffamazioni. Ma la posizione di Vattimo, per fortuna, oggi non è certo maggioritaria: quando il 25 Aprile ho marciato a Milano sotto le bandiere della Brigata Ebraica che combatté per liberare l'Italia dal nazifascismo, ho visto solo gente che ci applaudiva. La verità della storia di Israele dal 1948 a oggi è quella di un Paese assediato dal terrorismo che ha cercato la pace in ogni modo e ha la sola colpa di difendersi cercando di evitare di colpire la popolazione civile che il nemico usa come scudo umano. La bandiera d'Israele esiste fin dalla metà dell' 800, quando per la prima volta sventolò a Rishon le Tzion, un'eroica colonia dissodata dalle mani dei seguaci del fondatore della lingua ebraica moderna Eliezer Ben Yehuda; porta i colori bianco e azzurro del tallit della tradizione ebraica perseguitata in tutto il mondo, porta la Stella di David. Speriamo che il ministro Giuliano Amato dia nuove indicazioni alla Prefettura di Torino, in modo che questa bandiera possa sventolare liberamente nel giorno dell'apertura della Fiera del Libro per dare il benvenuto al presidente Giorgio Napolitano e per festeggiare i sessant'anni dell'unica democrazia del Medioriente. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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E' Bertinotti il più applaudito a Torino Ma fa notizia la protesta di 10 ragazzi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'abbraccio con Ferrero E' Bertinotti il più applaudito a Torino Ma fa notizia la protesta di 10 ragazzi Dieci persone, non di più, hanno contestato Fausto Bertinotti poco prima che iniziasse il corteo del Primo maggio torinese. L'ex presidente della Camera si stava avvicinando allo spezzone di Rifondazione comunista, di cui è stato segretario dal '94 al momento di assumere la terza carica dello Stato, due anni fa. Oggetto della contestazione di Piazza Vittorio, luogo tradizionale di concentramento, la politica del Prc nel governo Prodi e la partecipazione di Bertinotti alla prossima Fiera del Libro di Torino - nel mirino delle critiche per il posto d'onore dedicato all'editoria israeliana. Bertinotti è atteso al Lingotto per uno degli incontri dedicati alle parole della Costituzione. A lui, a lungo sindacalista proprio a Torino, spetterà il dibattito sull'articolo 1, parola chiave: Lavoro. Così, il primo maggio di 30mila lavoratori, nella città dove l'inisicurezza ha ammazzato sette operai della ThyssenKrupp, si trasforma nell'ingigantimento di un fatto marginale accaduto prima della partenza compiuto da uno sparuto gruppo orbitante nella non meglio precisata area dei centri sociali. Le agenzie si accorgeranno anche di un drappo israeliano che va a fuoco, sempre a margine del corteo a uso e consumo di telecamere e di dichiarazioni indignate del Pdl. Il comitato di gestione del Prc, che cura la vita del partito dopo le dimissioni di Giordano, esprime immediatamente la più completa e affettuosa solidarietà a Bertinotti notando come le contestazioni siano state poca cosa rispetto all'accoglienza calorosa riservata all'ex candidato premier della Sinistra l'Arcobaleno nel primo maggio torinese. Bertinotti, infatti, ha partecipato al corteo in un clima sereno, dietro lo striscione del Prc, e in compagnia dell'ex ministro Paolo Ferrero, piemontese a sua volta, circondati da una folla che - a detta delle stesse agenzie - non smetteva di applaudirli. "Insomma Bertinotti è stato il leader più applaudito oggi a Torino, e al tempo stesso più contestato", registrava l'Ansa. "Forte e silenziosa" la presenza dell'ex presidente della Camera che proprio qui ricevette una clamorosa investitura popolare, il primo maggio di due anni fa. Un silenzio che sarà interrotto fra sette giorni al Lingotto di Torino. Proprio di Ferrero, dopo un lungo abbraccio col compagno di partito, le prime parole di solidarietà contro l'assurda contestazione, "assolutamente minoritaria e ininfluente". L'unico dissenso tra i due è su come far ripartire la sinistra. Per Ferrero bisogna ripartire dall'opposzione a Berlusconi per dimostrare "la nostra utilità sociale", costruendo il movimento dal basso, senza l' accelerazione sulla costruzione del soggetto unico voluta da Bertinotti. La dura opposizione alla politica repressiva dello Stato di Israele e il sostegno alla lotta del popolo palestinese per la creazione di uno stato indipendente "non c'entrano nulla - secondo Ferrero - con la Fiera del Libro". Lui stesso sarà tra gli ospiti per discutere di politiche di inclusione sociale per i migranti. che.ant. 03/05/2008.

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Sanità, Lombardia e Israele sempre più vicine (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 03-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Prosegue il lavoro in comune Sanità, Lombardia e Israele sempre più vicine Yaacov Ben-Yizri, ministro della Sanità israeliano, parlerà con il primo ministro Olmert per fare in modo che il progetto sanitario con la Regione Lombardia sia tra i primi punti nell agenda per gli accordi bilaterali tra Italia e Israele. A riportarlo è l assessore alla Sanità Luciano Bresciani, a margine del forum della scienza e tecnologia di Tel Aviv. "Questo piano è il proseguimento dell accordo di collaborazione firmato un mese fa al Pirellone che stabiliva i campi in cui i due Stati collaboreranno per migliorare le rispettive sanità. Contiamo di entrare in azione già tra 15 giorni - ha spiegato Bresciani -. Questa esperienza con Israele sarà uno dei motori che spingerà il progresso della sanità, della scienza e della tecnologia di entrambi gli Stati. Il ministro israeliano ha fortemente sottolineato il sentimento di fratellanza e questo è dovuto alle due sanità di eccellenza, ma anche al fatto che siamo due popoli che difendono le loro identità culturali e territoriali". L accordo tra Lombardia e Israele servirà anche a risolvere le criticità nella gestione sanitaria presenti nei due Paesi, ad esempio quella della medicina sul territorio. "In Israele ci sono molti meno ospedali che da noi - conclude Bresciani - e sono a minaccia di aggressione; per questo, hanno organizzato molto l assistenza sanitaria sul territorio, e noi dovremo sviluppare la nostra sanità in questo modo, soprattutto per fare fronte alle crescenti cronicità". [Data pubblicazione: 01/05/2008].

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