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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA: Se scoppia l’intelligenza” |
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tARTICOLI DEL 12-15 settembre
2008 #TOP
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Articoli
Israele/Palestina (25)
Intercettazioni, prova generale
( da "Unita,
L'" del 12-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: paesi occidentali e fu inutile far loro osservare che altrove (se si esclude il caso dello stato di Israele) l'immunità di mandato riguardava il capo dello Stato e, in qualche caso, del parlamento ma, in nessun caso, il capo del potere esecutivo che, invece , era alla base, per dichiarazione esplicita, del caso italiano. E, anche oggi , si parlano due lingue che non si incontrano.
LA
BOMBA DEGLI AYATOLLAH FRA GIUDIZI E PREGIUDIZI
( da "Corriere
della Sera" del 12-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il Pakistan e Israele". Come tutte le notizie di agenzia, il suo intervento è stato sintetizzato, quindi non conosco l'argomentazione o se nell'estratto è stato snaturato il contenuto. Non ritiene, visti sia i continui richiami dell'Onu e le minacce Usa al leader iraniano Ahmadinejad, sia le dichiarazioni del ministro della Difesa israeliano Ehud Barak (
Da
che pulpito viene la predica iraniana
( da "Opinione,
L'" del 12-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: e cioè che dopo le ripetute minacce all'esistenza di Israele da parte iraniana e la corsa al riarmo atomico che quest'ultima prosegue indisturbata davanti all'indifferenza mondiale, il governo israeliano dovrebbe prendere in seria considerazione l'eventualità di rapire Mahmoud Ahmedinejad, il presidente dell'Iran.
Anche
per Frattini, la Siria svolge "un ruolo strategico"
( da "Opinione,
L'" del 12-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Moallem ha ribadito che Hamas e Hezbollah "non sono movimenti terroristi". E che il ritiro israeliano dalle alture del Golan è "una condizione su cui non si deve discutere" prima di riprendere il dialogo. Damasco, insomma, non cambia di un millimetro. E' questo il regime che noi dovremmo incoraggiare?.
Se
è anti-Usa il crimine è meno grave
( da "Giornale.it,
Il" del 12-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: equilibrio che contiene la più alta dose di democrazia possibile in un Paese arabo del Medio Oriente, salvo che in Israele dove gli arabi israeliani godono di diritti civili che nessun arabo non israeliano si sogna. Gli americani sono andati a stanare Al Qaida e adesso Al Qaida è in rotta e si rifugia nel Maghreb, dilagando in rotta verso il Marocco, la Libia, la Tunisia, l'Algeria.
ISRAELE
In cambio di Shalit liberi i capi di Hamas
( da "Unita,
L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele
pronto a liberare i capi di Hamas Ecco la lista top secret: 40 big tra i
detenuti palestinesi da scarcerare in cambio del soldato Shalit Quasi chiusa la
trattativa. Dietro ( da "Unita, L'"
del 13-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: mo anniversario degli accordi di riconoscimento reciproco fra Israele e Olp, il rais palestinese ha rilasciato al quotidiano israeliano Haaretz una intervista improntata a scetticismo in cui ha riferito che nei negoziati con il premier Ehud Olmert "non sono stati registrati successi" e che nelle questioni principali sono solo state messe sul tavolo "proposte diverse".
La
ministra Livni in testa nelle primarie Per i sondaggi sarà la nuova premier
( da "Unita,
L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Per Israele. Cinque giorni all'uscita di scena di Ehud Olmert. Secondo un sondaggio pubblicato ieri dal quotidiano Yedioth Ahronoth, la ministra degli Esteri israeliana Tzipi Livni vincerà piuttosto agevolmente le primarie di Kadima, in programma il 17 settembre, e potrà rimpiazzare così Ehud Olmert alla guida del governo,
All'armi
son fascisti ( da "Unita, L'"
del 13-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: moine per il governo di Israele attualmente in carica, hanno deliberatamente ignorato la sarabanda revisionista o, al massimo, reagito con una cordiale tiratina d'orecchi. C'è persino qualcuno che è arrivato a candidarsi con questo centro-destra (e sottolineo "questo") anche se nell'alleanza c'è un partito di irrisolto orientamento xenofobo e talora frange dichiaratamente neonaziste.
Italia
contro Israele negli euro-playoff
( da "Corriere
della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
2008-09-13
num: - pag: 59 categoria: REDAZIONALE Under 21 Italia contro Israele negli
euro-playoff MALMÖ - Sarà Israele l'avversario della nazionale Under 21 nei playoff
di qualificazione agli Europei
<Da
Alemanno e La Russa parole irritanti>
( da "Corriere
della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sede meno opportuna" (ovvero in Israele) ha espresso un giudizio che, se lasciato "a una persona che non ha legami genealogici di alcun genere con il regime littorio" può anche "non fare scandalo", ma che se arriva da un esponente di spicco di un partito post-fascista come fu l'Msi assume un "connotato ambiguo e irritante".
Senza
la neurotrofina topi e uomini non decidono
( da "Corriere
della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: di GIUSEPPE REMUZZI categoria: REDAZIONALE Convegno in Israele Il bilancio degli studi Senza la neurotrofina topi e uomini non decidono Le neurotrofine sono piccole proteine secrete dal sistema nervoso e governano vita e morte delle cellule nervose. Il fattore di crescita NGF scoperto da Rita Levi Montalcini è un tipo di neurotrofina.
<La
storia degli ebrei oscurata dalla Shoah E dalla prudenza>
( da "Corriere
della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: mentre in Israele si è meno ossessionati dai fantasmi dell'antisemitismo, si è più disposti a scrivere una storia degli ebrei nelle sue luci e nelle sue ombre. Anche se in Israele da una ventina d'anni la popolarità degli studi sulla Shoah ha ridotto in posizione marginale le ricerche sulla storia ebraica antica,
Sfilano
i guardiani dei ranch ( da "Stampa, La"
del 13-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele,
Belgio e Stati Uniti". Il più importante raduno italiano, l'esposizione
canina di Milano, ne aveva contati
Una
ricetta semplice e antica ( da "Stampa, La"
del 14-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: in età ottomana era tanto diffusa nel Mediterraneo che tale pietanza era diffuse rapidamente e in Palestina affermandosi anche in ambiente ebraico. Negli Stati Uniti il termine più corrente per definire questo piatto è "shish kebab", anche se tale nome dovrebbe essere più propriamente assegnato agli spiedini iraniani fatti con carne macinata e per lo più accompagnati da riso.
Fini:
lo strappo solitario e il gelo dei colonnelli
( da "Unita,
L'" del 14-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: stacco netto rispetto alla distinzione finiana in Israele tra "male assoluto" nazifascista, e pagine fasciste anteriori, non tutte negative. No, stavolta c'è stato molto di più in Fini. Un vero capovolgimento di Fiuggi: l'antifascismo come valore fondante e positivo. Condito da un'altra, decisiva notazione storiografica, sull'intero fascismo stavolta.
Lerner:
penso alla fidanzata di Frattini ( da "Unita, L'"
del 14-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: su Israele. Ora vorrei fare una trasmissione sulla nostra fabbrica della vanità, su come questa fabbrica serva a fare soldi, partendo dalle foto della nuova fidanzata del ministro Frattini apparsa con stivali e frustino su Vanity, oppure da quella della ministra Gelmini in versione Audrey Hepburn su Panorama.
"anche
la destra sia antifascista" fini piega alemanno e la russa - mauro favale
( da "Repubblica,
La" del 14-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Come quello pronunciato nel 2003 durante il viaggio in Israele sul "fascismo come male assoluto". Già nei giorni scorsi, era già filtrata l'irritazione del presidente della Camera dopo le uscite dei suoi colonnelli. Giovedì c'era stato l'incontro con il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Ieri, "lo strappo".
Il
silenzio degli Alleati sui campi di sterminio
( da "Giornale.it,
Il" del 14-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: quanto dibatte lo storico israelita Theodore S. Hamerow, docente all'Università del Wisconsin, nell'autorevole e provocatorio Why We Watched: Europe, America, and the Holocaust (Norton & Company, pagg. 576, euro 30,25), esaminando la responsabilità dell'inazione alleata, a suo parere non giustificata dalla strategia bellica, bensì piegatasi alle forme di antisemitismo in Francia,
Far
pace con i buoni sentimenti ( da "Giornale.it, Il"
del 14-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Uscito in Israele negli anni '70, il libro viene pubblicato per la prima volta in Italia. È ambientato durante la guerra del Kippur: ebrei e arabi, israeliani e palestinesi, sono alle prese con la realtà mediorientale. Tra dolori, commozioni, contraddizioni e ragioni degli uni e degli altri.
Al
Qaeda infiltrata nei campi profughi del Sud Libano Fonti di intelligence temono
attacchi anche contro i soldati dell'Unifil
( da "Unita,
L'" del 15-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: destabilizzare il confine tra il Paese dei Cedri e Israele; colpire al cuore i "crociati" dell'Unifil, e tra essi i soldati italiani, considerati i più pericolosi perché i "più benvoluti" dalla popolazione locale. Il network terrorista di Bin Laden ha avviato una campagna di reclutamento dei miliziani delle fazioni radicali palestinesi in un campo profughi del Sud Libano,
La
pericolosa deriva del berlusconismo
( da "Unita,
L'" del 15-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: della Palestina e d'Israele, è un mondo in cui un paese democratico di tutto ha bisogno meno che di un nuovo tipo di dittatore avido (nella sua capacità di prendere e inghiottire tutto) e crudele (nella sua capacità di passare sopra i problemi dei lavoratori e dei pensionati, degli emigrati e di chi non la pensa come lui).
Olmert:
<No ai pogrom contro i palestinesi>
( da "Corriere
della Sera" del 15-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: REDAZIONALE Israele/1 Olmert: "No ai pogrom contro i palestinesi" TEL AVIV - Duro commento di Ehud Olmert al raid condotto sabato in un villaggio nel Nord della Cisgiordania da un gruppo di coloni israeliani. In seguito al ferimento di un bambino ebreo nella colonia di Yitzhar, decine di individui hanno devastato la vicina Assira al-
<E'
la linea di Fiuggi ma ha forzato la mano>
( da "Corriere
della Sera" del 15-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: durante la sua prima visita in Israele, definì il fascismo "un male assoluto", collegando il giudizio soprattutto alla stagione finale del mussolinismo, la sua sortita mi parve persino troppo caricata, eccessiva. Ma adesso che ha chiuso la partita e completato il periplo, c'è da levarsi il cappello per le future ricadute politiche".
Borsani:
"Aspetto ancora che la sinistra condanni i crimini degli
antifascisti" ( da "Giornale.it, Il"
del 15-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Mi ricordo quanto Giorgio Almirante ammirasse Moshe Dayan e quanto ci raccomandasse di stare con Israele". Almirante diceva "non rinnegare e non restaurare". "Il fascismo è stato un movimento irripetibile. Dittatura? Ma nel resto del mondo cosa c'era? Mica democrazia dappertutto. E poi non è detto che la democrazia coincida sempre con la libertà.
( da "Unita, L'" del 12-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nicola Tranfaglia L
a pubblicazione su un settimanale vicino al Presidente del Consiglio di brani
di telefonate di Romano Prodi è stata qualche giorno fa il pretesto per una
polemica, ancora una volta, sulla riforma della giustizia e, in particolare,
sul disegno di legge Alfano che limita le intercettazioni della magistratura ai
reati con pene edittali oltre i dieci anni e punisce i giornalisti che le
pubblicano con pene da uno a tre anni, cresciute fino a cinque anni se sono
pubblici ufficiali. Il fatto è significativo. Il ddl Alfano sarà una sorta di
prova generale per i rapporti politico-parlamentari tra maggioranza e
opposizioni e il problema non riguarda soltanto le intercettazioni ma la
riforma generale sulla giustizia che prevede la divisione delle carriere dei
magistrati e la collocazione dei pm in una condizione più vicina al potere
esecutivo. Non a caso un magistrato come Pietro Grasso, noto per la sua
moderazione, ha ammonito la classe politica ad agire con prudenza: collocare i
pm vicino all'esecutivo è quello che fece il regime fascista e le conseguenze
sarebbero nocive alla libertà delle indagini che sono essenziali per il
controllo di giustizia al centro di un'effettiva democrazia liberale. Grasso sa
che la storia del nostro paese conta più dei problemi astratti di ordinamento e
che in Italia la vicinanza dei giudici, o di parte di essi, al potere ha
conseguenze necessarie di indebolimento di quel controllo. Peraltro
l'intimidazione dei giornalisti, nel caso delle intercettazioni, influisce
sull'altro pilastro della nostra democrazia: se si affievolisce il controllo di
giustizia e, nello stesso tempo, si indebolisce quello della pubblica opinione,
il risultato è garantito. In un paese nel quale le reti televisive sono tutte
(o quasi) in mano al capo del governo e i giornali liberi si contano sulle dita
di una sola mano, l'uno e l'altro controllo sono complementari. Se si
indebolisce il primo, e l'altro non riesce a reagire, quel che succede a
livello penale diventa opaco e i pericoli per la nostra democrazia crescono in
maniera progressiva. Sembrano concetti di elementare buon senso quelli
enunciati fino a qui. Ma il dialogo con la maggioranza non è meno difficile di
quel che è accaduto, agli inizi dell'estate, a proposito del lodo Alfano. Anche
allora il dialogo divenne impossibile perché gli esponenti del centro-destra
non fecero che ripetere fino alla noia che si trattava di un provvedimento
adottato allo stesso modo da tutti i paesi occidentali e fu
inutile far loro osservare che altrove (se si esclude il caso dello stato di Israele) l'immunità di mandato riguardava il capo dello Stato e, in
qualche caso, del parlamento ma, in nessun caso, il capo del potere esecutivo
che, invece , era alla base, per dichiarazione esplicita, del caso italiano. E,
anche oggi , si parlano due lingue che non si incontrano. È difficile
trovare in Italia chi non si renda conto della necessità e dell'urgenza di una
riforma che renda la giustizia rapida ed efficiente, oltre che giusta, e questo
dipende con tutta evidenza non dalla divisione delle carriere ma da maggiori
risorse dello Stato e da un'organizzazione interna migliore, oltre che da un
mutamento delle procedure e da una maggiore preparazione sia dei magistrati che
del personale ausiliario. Su questo aspetto dovrebbe esserci in parlamento il
massimo della concordia e, quindi, si potrebbe arrivare in poco tempo
all'approvazione di una legge di riforma ma è chiaro che diverso è il discorso
che riguarda la divisione delle carriere o la limitazione dei mezzi per le
indagini che si affaccia nel disegno di legge Alfano. L'ex ministro della
Giustizia, Mastella, vorrebbe convincere l'attuale parlamento a ritornare al
testo che venne approvato due anni soltanto dalla Camera e decadde per la crisi
di governo ma forse non si rende conto che è proprio il legame tra la legge
sulle intercettazioni e quella più generale sull'amministrazione della
giustizia che rende impossibile l'accordo tra maggioranza e opposizioni. Del
resto, il maggior partito dell'opposizione, il Partito Democratico, ha
presentato propri disegni di legge sulle materie della giustizia e non può
certo accettare, così come sono, i provvedimenti del governo Berlusconi ma
dovrà vedere se quelle proposte saranno accettate, e in quale misura,
dall'esecutivo. Resta l'atteggiamento di fondo della destra italiana sulla
giustizia che identifica il problema piuttosto che nella mancanza di risorse,
nella cattiva organizzazione e nel complesso delle procedure,
nell'atteggiamento dei magistrati e nello loro preteso colore politico. Si è
rispolverata nei media e in politica un'espressione linguistica del tutto fuori
luogo adottata molti decenni fa per i seguaci di Peron (il cosiddetto
"giustizialismo ") per bollare di fanatismo chi vuole semplicemente
l'applicazione delle leggi e del dettato costituzionale, senza sconti e
speciose amnistie. Come si fa a trovare un accordo in parlamento con chi ha
dimenticato la lezione di Tocqueville sui due pilastri della democrazia
liberale (la giustizia e la libertà di stampa ) e difende con le unghie e con i
denti un assetto televisivo condannato dalla Corte Costituzionale e dalla Corte
di Giustizia europea?.
( da "Corriere della Sera" del 12-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-09-12 num: - pag: 45
categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano LA BOMBA DEGLI AYATOLLAH FRA
GIUDIZI E PREGIUDIZI Ho letto, da un'agenzia di stampa, del suo intervento al
dibattito di "Cortina InConTra". Lei ha risposto, durante la
discussione, alla domanda sul nucleare iraniano: "Sarebbe una cosa positiva,
servirebbe a stabilizzare il Medioriente" e ha continuato: "L'Iran,
dotandosi dell'atomica, farebbe esattamente lo stesso che hanno fatto la Cina,
la Russia, il Pakistan e Israele".
Come tutte le notizie di agenzia, il suo intervento è stato sintetizzato,
quindi non conosco l'argomentazione o se nell'estratto è stato snaturato il
contenuto. Non ritiene, visti sia i continui richiami dell'Onu e le minacce Usa
al leader iraniano Ahmadinejad, sia le dichiarazioni del ministro della Difesa
israeliano Ehud Barak ("L'Iran con l'atomica è una minaccia
all'ordine mondiale"), che sia stata una volontà della presidenza Bush
"tenere sulla corda" il Medioriente condannando l'espansione nucleare
di una sola nazione? Ritiene, inoltre, che una futura gestione McCain o Obama
possa portare a una normalizzazione dell'area? Andrea Sillioni Bolsena (Vt)
Caro Sillioni, N on credo di avere detto che l'atomica iraniana
"servirebbe a stabilizzare il Medio Oriente". Se l'Iran decidesse di
costruirla (il governo di Teheran nega che queste siano le sue intenzioni),
altri Paesi della regione, come l'Egitto e la Turchia, non mancherebbero di
seguirne l'esempio. Siamo quindi interessati a evitare che l'Iran abbia un'arma
nucleare. Ma saremmo poco realisti, d'altro canto, se non constatassimo che la
politica di non proliferazione, così tenacemente difesa da Washington e da
altri Stati già dotati di armi nucleari, sta fallendo. La prima responsabilità
è dei Paesi abbienti e in particolare degli Stati Uniti. Le ricordo che il
trattato di non proliferazione comprendeva clausole sul disarmo che i Paesi
nucleari non hanno applicato a se stessi. E ricordo infine che l'Iran è oggi
circondato da Stati militarmente nucleari. Sono nucleari la Russia e la Cina
sulle sue frontiere settentrionali. Sono nucleari l'India e il Pakistan. è
nucleare Israele. E sono nucleari beninteso gli Stati
Uniti, oggi attestati con le loro truppe sulle frontiere occidentali e
orientali del-l'Iran. La situazione sarebbe forse diversa se i Paesi nucleari
avessero dimostrato al mondo di essere pronti a eliminare progressivamente i
loro arsenali. A giudicare dai suoi rapporti con l'India, il Pakistan e Israele, l'America sembra ritenere che il possesso dell'arma
nucleare sia lecito o illecito a seconda dei rapporti che il Paese interessato
ha con Washington. Può accadere così che il Pakistan sia considerato meno
pericoloso del-l'Iran, frequentemente qualificato come "Stato
canaglia". Ma il Pakistan è un Paese di recente formazione, afflitto da
una lunga serie di colpi di Stato, diviso fra gruppi tribali che spesso
sfuggono quasi interamente al controllo del potere centrale; mentre l'Iran è un
vecchio Stato dove l'identità nazionale e il senso delle istituzioni sono più
forti e radicate. Esiste infine un altro fattore di cui ho parlato su questa
pagina in diverse occasioni. L'arma nucleare è fondamentalmente un deterrente.
Non può essere usata per aggredire perché esporrebbe l'aggressore a una catastrofica
rappresaglia. Ma può essere usata politicamente per far comprendere
all'aggressore che il suo proprietario è pronto, se necessario, a farne uso.
Non è un'arma per vincere, è un'arma per non perdere. Non è un'arma per
aggredire, è un'arma per non essere aggrediti. è questa forse la ragione per
cui gli Stati Uniti vogliono impedire a Teheran di fabbricarla. Un Iran dotato
di armi nucleari sarebbe meno vulnerabile di quanto sia oggi. Un'ultima
considerazione. Non credo che l'arma nucleare possa essere "disinventata
" e non credo che la proliferazione, al punto in cui siamo, possa venire
arrestata. Abbiamo esempi, d'altro canto, in cui il possesso della bomba ha
costretto due nemici a convivere. è accaduto nel caso degli Stati Uniti e
dell'Unione Sovietica, dell'India e del Pakistan. Potrebbe accadere domani in
altri conflitti regionali.
( da "Opinione, L'" del 12-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Ven, 12 Set
2008 Edizione 191 del 12-09-2008 Rapire Ahmadinejad? La gaffe del ministro
Eitan provoca la reazione di Teheran all'Onu Da che pulpito viene la predica
iraniana di Michael Sfaradi Il segretario Generale dell'Onu Ban Ki Moon, si è
visto recapitare una missiva urgente proveniente dall'ambasciatore iraniano
che, come al solito, chiede una ferma condanna di Israele
per le minacce verso la Repubblica Islamica dell'Iran. Tutto questo per una
dichiarazione di Raffael Eitan, leader del partito dei pensionati e ministro
senza portafoglio del governo Olmert, che si è lasciato scappare, durante una
trasmissione televisiva, una frase quanto meno inopportuna; e cioè che dopo le ripetute minacce all'esistenza di Israele da parte iraniana e la corsa al riarmo atomico che quest'ultima
prosegue indisturbata davanti all'indifferenza mondiale, il governo israeliano
dovrebbe prendere in seria considerazione l'eventualità di rapire Mahmoud
Ahmedinejad, il presidente dell'Iran. Se a dichiarare una cosa del
genere fosse stato un altro esponente del parlamento non ci sarebbe stata una
levata di scudi di questo tipo e questa dichiarazione non avrebbe trovato posto
sui giornali nemmeno in ultima pagina dopo la pubblicità dei supermercati; ma
trattandosi proprio di Eitan le cose cambiano aspetto. Sì, perché il vecchio
pensionato è colui che comandò il gruppo operativo del Mossad che sequestrò ed
arrestò, nel 1960, Adolf Eichmann, l'ideatore ed organizzatore della soluzione
finale del popolo ebraico; per cui uno che con sequestri eccellenti ha già
avuto a che fare. Considerando che il grido "Morte ad Israele"
è la colonna sonora di ogni apparizione in pubblico di Mahmoud Ahmedinejad e
del suo degno "compagno di merende" Hassan Nasrallah il capo di
Hezbollah, rimane il fatto, tragico e comico allo stesso tempo, dell'infinita
"faccia di bronzo", con la quale le autorità iraniane riescono sempre
a mistificare i fatti e a girarli a loro favore, senza che qualcuno abbia il
coraggio di dire loro che il mondo non è disposto a farsi trascinare da un
pazzo e dai suoi servi verso la terza guerra mondiale e che la storia non ha
bisogno di un nuovo Hitler in salsa mediorientale. Nessuno, almeno fino ad ora,
ha detto a chiare lettere che questo verrà loro impedito, con le buone, e se
servisse anche con le cattive. Ora, grazie ad una dichiarazione sicuramente
inopportuna, ma che viene da una persona che, vista l'età, avrà anche qualche
problema che non gli permette più di filtrare ciò che dice, ci aspettiamo di
rivedere il copione dell'Onu inutile e cioè Ban Ki Moon che anziché rispedire
la "barzelletta delle minacce" al mittente invierà la richiesta di
condanna iraniana al Consiglio di Sicurezza che emetterà una nuova ed superflua
condanna ad Israele, facendo nuovamente vedere al
mondo come funziona il più grande ente inutile che l'essere umano sia mai
riuscito a realizzare.
( da "Opinione, L'" del 12-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Ven, 12 Set
2008 Edizione 191 del 12-09-
( da "Giornale.it, Il" del 12-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 218 del
2008-09-12 pagina 0 Se è anti-Usa il crimine è meno grave di Paolo Guzzanti Ha
assolutamente ragione Giuseppe De Bellis: l'11 settembre è stato inghiottito
dalle sabbie mobili della memoria. Io ho ancor fra i denti il pulviscolo
vetroso di Ground Zero e vedo ancora con i miei occhi le famiglie davanti alle
foto sui muri, i bambini senza padre, i padri senza bambini, gente comune,
brava gente, lavoratori, gli eroici vigili del fuoco con tanti nomi italiani
assorbiti nella nube diabolica del fuoco di una guerra scatenata dalle forze
del male contro la civiltà occidentale, contro la nostra eguaglianza delle
donne con gli uomini, delle nostre leggi sociali, dell'educazione nelle scuole,
del rispetto. Ma c'è una ragione in più per questo affondamento nella memoria.
Guardate la bara con cui l'11 settembre è viene sepolto nel cimitero delle emozioni,
e da quello dei fatti storici epocali. Non vedete che cosa c'è scritto su
quella bara? Ve lo tradurrò. C'è scritto: “L'11 settembre è stato un crimine
contro l'umanità”. Qualcuno di voi dirà: ebbene? Non è forse vero? Certo che è
stato un crimine contro l'umanità. E io vi rispondo: no, non è vero. è stato un
crimine contro gli Stati Uniti d'America, non contro l'umanità: non contro il
Venezuela, non contro l'Antartide, non contro l'Uganda, non contro la Grecia. è
stato un attacco mortale contro la collettività umana formata da decine di
milioni di emigrati da tutto il mondo che si chiama Stati Uniti d'America.
Controprova: ve la sentireste voi di dire che aver gasato e bruciato sei
milioni di ebrei è stato un crimine contro l'umanità o piuttosto che fu un
crimine indelebile e inarrivabile contro gli ebrei? E i due crimini, Shoah e 11
settembre, incomparabili per dimensioni numeriche e morali, hanno questo in
comune: che antisemiti e antiamericani (spesso la stessa razza) sussurrano, e
spesso gridano: "Se la sono voluta! Finalmente! Ci sarà qualche buona
ragione per cui sono tanto odiati, se li ardono nei forni o nelle torri".
Ricorderemo quell'11 settembre per i brindisi dei nemici dell'Occidente e
dell'America. Ricordiamo le folle impazzite per il delitto: impazzite di gioia.
Non dimenticheremo mai l'11 settembre. è di ieri la notizia secondo cui i
popoli dell'Europa e degli Stati Uniti sono oggi più uniti che mai nella
tornata paura del pericolo russo. Un'altra indagine ha mostrato che gli
italiani sono fra tutti i popoli europei i più filoamericani. Io non so se sia
vero, ma questo dicono i numeri. Ciò vuol dire anche che l'11 settembre non può
essere fatto sparire nella palude della memoria con la pietra al collo del
“crimine contro l'umanità” che non vuol dire assolutamente niente, salvo che
con questo sotterfugio si cercò fin dall'inizio di castrare l'America e negarle
il diritto e il dovere di agire e reagire, è un “crimine contro l'umanità”, che
cosa volete fare contro una tale entità metafisica? Nulla. Dovrebbe forse
ribellarsi l'umanità intera, ma l'umanità intera ha altro a cui pensare.
L'importante è che non si muova l'America, l'importante è impastoiare
l'America, intimidire l'America. Invece l'America si è mossa e, operando
nell'amara e spesso errata guerra irachena, non ha fatto ciò che i russi hanno
fatto in Cecenia, dove hanno massacrato, bombardato e trucidato migliaia di
civili, donne e bambini. Gli americani hanno lavorato nella polvere, nel
sangue, sotto gli insulti, sotto il controllo dei fotografi americani che,
loro, hanno denunciato le famose torture, e gli americani poi hanno vinto, come
ha riconosciuto per prima l'Associated Press, perché l'Irak è avviato verso un
nuovo equilibrio che contiene la più alta dose di
democrazia possibile in un Paese arabo del Medio Oriente, salvo che in Israele dove gli arabi israeliani godono di diritti civili che nessun
arabo non israeliano si sogna. Gli americani sono andati a stanare Al Qaida e
adesso Al Qaida è in rotta e si rifugia nel Maghreb, dilagando in rotta verso
il Marocco, la Libia, la Tunisia, l'Algeria. Al Qaida si rintana nelle
montagne afgane forte anche del sostegno pakistano e la partita mortale si sta
svolgendo lì, lenta e inesorabile e sono sicuro che l'Occidente, compresi noi
italiani, la vincerà. Con fatica, errori, correzioni, ma la vincerà. L'11
settembre morirono dentro gli aerei lanciati contro le due Torri anche degli
amici del padre di mia moglie. Non li conoscevo, ma mi arrivò l'onda d'urto del
dolore e della disperazione. Mi arrivarono nel cervello le loro telefonate
mentre volavano verso la morte. Ho visto il Pentagono colpito, quello che
secondo gli infernali amici occidentali di Al Qaida non sarebbe mai stato
colpito. Tutta un'invenzione. Gli esseri diabolici e ignoranti, malvagi e
irridenti, sciocchi e rabbiosi, seguitano a dire che gli americani le due torri
se le sono buttate giù da soli per avere il pretesto di intervenire in Irak.
Come se avessero avuto bisogno di una carneficina del genere. Gente che non
conosce l'America se non attraverso torbide fantasie, gente che odia l'America
anche in America, dove l'autodenigrazione è diventata uno sport nazionale
specialmente di cineasti e intellettuali di mezza tacca. Sono passati sette
anni. Mia figlia Liv Liberty, come la statua della libertà, nacque pochi giorni
prima dell'11 settembre del 2001 e ancora non sa che cosa sia il mondo,
percependo dai telegiornali alcuni brandelli di misterioso orrore di cui non ha
ancora contezza. Ma noi sì, noi abbiamo contezza. Noi ricordiamo, noi non
perdiamo la memoria, noi portiamo alta la fiaccola di quel delitto che fu la
dichiarazione di guerra contro l'America e contro l'Occidente. Lo so, quando si
dice Occidente o “Civiltà Occidentale” saltano su i soliti tarli che sciorinano
l'elenco dei tremendi delitti dell'Occidente. Ma noi siamo parte della
collettività che ha creato le leggi, l'eguaglianza, la cultura, la matematica,
la fisica, il progresso, il diritto alla felicità che è il caposaldo della
nostra civiltà. La dichiarazione d'indipendenza americana riconosce agli esseri
umani tre diritti fondamentali, proprio quelli che formano i nomi di mia
figlia: Vita, Libertà, Diritto alla felicità. Per questo l'Occidente è ancora
una piccola cittadella da difendere, per questo l'11 settembre va preso per
quello che è: un attacco alla nazione più avanzata e garante della civiltà più
alta del genere umano, un attacco mortale che non dobbiamo né perdonare, né
dimenticare. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
UNA LUNGA TRATTATIVA
quasi giunta in porto. Nella lista top secret 40 big tra i detenuti
palestinesi, tra loro anche lo speaker del Parlamento dei Territori. I nomi
scelti dagli integralisti per indebolire Abu Mazen. De Giovannangeli a pagina
13.
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La scelta dei nomi
c'è anche l'obiettivo degli integralisti di indebolire Abu Mazen di Umberto De
Giovannangeli LA LIBERTÀ per i capi politici di Hamas in cambio del soldato
Shalit. È più di una ipotesi. È l'approdo, da mettere a punto, di una lunga
trattativa mediata dall'Egitto tra Israele e il
movimento islamico palestinese vincitore delle elezioni (gennaio 2006) nei
Territori e che dal giugno
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cinque giorni al
"momento della verità". Per Kadima. Per Israele. Cinque giorni all'uscita di scena di Ehud Olmert. Secondo un
sondaggio pubblicato ieri dal quotidiano Yedioth Ahronoth, la ministra degli
Esteri israeliana Tzipi Livni vincerà piuttosto agevolmente le primarie di
Kadima, in programma il 17 settembre, e potrà rimpiazzare così Ehud Olmert alla
guida del governo, diventando la prima premier donna dai tempi di Golda
Meir. Il sondaggio, condotto su 850 membri di Kadima e con un margine di errore
del 4,5%, prevede una vittoria di Livni con 15 punti percentuali di vantaggio
sul principale sfidante, l'attuale ministro dei Trasporti Shaul Mofaz. Un altro
sondaggio pubblicato dal quotidiano Maariv dà alla Livni un margine di vittoria
di ben 18 punti. Kadima ha organizzato le primarie per rimpiazzare il premier
Olmert, coinvolto in uno scandalo di corruzione, che ha già annunciato la sua
decisione di dimettersi dopo la consultazione del 17. Nonostante queste
indicazioni, l'esito dello scontro tra Livni e Mofaz è tutt'altro che deciso.
Ad affermarlo sono fonti di Kadima. Gli altri due contendenti (Meir Shitrit e
Avi Dichter) non hanno probabilità di successo, concordano quasi tutti gli
opinionisti.In base ai regolamenti interni, per aggiudicarsi la qualifica di
leader del partito occorre conquistare almeno il 40 per cento dei voti. Se ciò
non avvenisse al primo turno, occorrerà attendere l'esito del secondo, il 24
settembre.Gli aventi diritto al voto sono 73.500, ma secondo fonti di Kadima si
presenteranno in effetti alle urne solo 28-38 mila membri del partito.
Complessivamente, la fazione della Livni ritiene di avere 13-16 mila
simpatizzanti, mentre quella di Mofaz stima la propria forza in 11-15 mila
persone. In queste condizioni - viene spiegato - l'esito del voto dipenderà in
maniera determinante dalle capacità organizzative: ossia dalla efficienza dei
due principali candidati nel portare i propri seguaci alle urne.Secondo le
fonti di Kadima, un'altra circostanza potrebbe contribuire a restringere il
divario fra la Livni e Mofaz: la prima è particolarmente forte fra gli
attivisti di Kadima del "primo minuto" (quelli che hanno aderito al
partito nel 2006,sulla spinta della emozione per il coma in cui sprofondò il
fondatore del partito, Ariel Sharon) mentre Mofaz è più popolare fra i nuovi
iscritti, degli ultimi mesi. Secondo queste fonti, mentre i primi sembrano meno
propensi ad andare al voto il 17 settembre, gli altri danno l'impressione
opposta. La Livni è dunque ancora ritenuta in vantaggio, ma in misura inferiore
rispetto a quella indicata nei titoli dei giornali. u.d.g.
( da "Unita, L'" del 13-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Moni Ovadia I
recenti episodi di riabilitazione della memoria fascista e segnatamente
repubblichina che hanno avuto come protagonisti l'apologeta della croce
celtica, l'attuale sindaco di Roma Gianni Alemanno e il ministro della Difesa
Ignazio La Russa, sono solo l'ultimo e più grave episodio della tossicosi
revisionista che ammorba l'ecosistema politico culturale del Belpaese. Da quasi
oltre un ventennio, più o meno dalla discesa in campo di Berlusconi, vengono
riversati neri liquami tossici nelle discariche televisive per impregnare il
terreno del senso comune dei teleutenti sprovvisti di coscienza storica, poco o
male informati e di molti giovani che non ricevono una vera formazione. Questa
materia inquinata, viene sparsa con abbondanza soprattutto per il tramite delle
pompe dell'anticomunismo viscerale, forma virulenta e degradata di un démi
penser isterico e strumentale. L'anticomunismo viscerale assomiglia in modo
impressionante a certe forme di parossistiche di antisemitismo tipiche di paesi
in cui gli ebrei, un tempo numerosi, vi si trovano oggi a poche centinaia. La
doppia esternazione di Alemanno e La Russa è gravissima perché viene da
rappresentanti del governo che hanno giurato fedeltà alla Costituzione
Repubblicana. La nostra Carta, ha ragione Francesco Storace quando lo fa
notare, non è un totem in sé, ma è fondata su principi universalmente sacri che
si chiamano uguaglianza, libertà, solidarietà, inviolabilità dell'essere umano,
giustizia sociale, universalità. Questi valori, per qualsiasi autentico
democratico, sono non negoziabili ed irrinunciabili. Per chi si richiama
all'eredità fascista, o anche solo la tollera come veniale, no! Per capirlo e
toccarlo con mano non c'è bisogno di ritornare ai tempi del manganello,
dell'olio di ricino, del "bivacco per i miei manipoli", dei roghi
delle Case del Popolo e dell'assassinio degli esponenti avversi. È sufficiente
ricordare i fatti di Genova del 2001. Come siamo arrivati a questo disastro?
Sì, disastro! In un paese serio, diciamo solo a titolo di esempio, la Germania
Federale, i due esponenti della destra avrebbero immediatamente dovuto
rassegnare le dimissioni e scusarsi con l'intero paese per le ignobili
dichiarazioni. Da noi invece questo non accade, noi siamo arrivati a questo punto
per quel turpe vizio nazionale che è la sedicente "moderazione",
pretesa figlia di una presunta bonomia, quella per intenderci degli
"italiani brava gente". Detto carattere italiano, ha avuto facile
gioco nel pretendere ed ottenere sottovalutazione e immunità per gli orrendi
crimini fascisti, tolleranza verso il revanscismo repubblichino e, dulcis in
fundo, la semi beatificazione di uno dei peggiori criminali del Novecento, il
vigliacco, opportunista, traditore e razzista per convenienza Benito Mussolini.
Tutte le sirene che cantano per il centro-destra, anche le più seducenti, hanno
ovviamente sviolinato a più non posso con la scusa di favorire un'altra delle
peggiori truffe nazionali, la sedicente "riconciliazione", ma grave è
anche l'atteggiamento pavido di una parte dell'opposizione, sia riformista, sia
radicale, che con aria penitente ha accettato il commercio revisionista anche
flagellandosi coram populo pur di farsi perdonare la colpa di essere stati
comunisti. La responsabilità più grave, mio parere, ricade invece su alcuni
esponenti istituzionali delle comunità ebraiche italiane che, in cambio di
quattro moine per il governo di Israele
attualmente in carica, hanno deliberatamente ignorato la sarabanda revisionista
o, al massimo, reagito con una cordiale tiratina d'orecchi. C'è persino
qualcuno che è arrivato a candidarsi con questo centro-destra (e sottolineo
"questo") anche se nell'alleanza c'è un partito di irrisolto
orientamento xenofobo e talora frange dichiaratamente neonaziste. Le
parole dure, calunniose e vigliacche ai limiti della denuncia, questi signori
hanno preferito riservarle a quei dissidenti, ebrei e non, che democraticamente
criticano la politica di occupazione e colonizzazione delle terre palestinesi.
In questa circostanza sento come non appropriato il chiudere le mie riflessioni
con accenti negativi. Ho letto sulla stampa che il Presidente della Camera, on.
Gianfranco Fini, è profondamente irritato per il comportamento dei suoi
colonnelli. Voglio credere che la sua irritazione sia sincera e che abbia seria
intenzione di rimuovere dalla politica italiana le derive nostalgiche. Mi
permetto di fargli una proposta: negli archivi Rai giace un film della Bbc
intitolato "The Fascist Legacy", L'eredità fascista. La Rai lo ha
acquistato tempo addietro e mai trasmesso, sospetto per ovvie ragioni. Fini,
che oggi rappresenta la terza carica della Repubblica, chieda che venga messo
in onda su Rai
( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-09-13 num: - pag:
59 categoria: REDAZIONALE Under 21 Italia contro Israele negli
euro-playoff MALMÖ - Sarà Israele l'avversario della nazionale
Under 21 nei playoff di qualificazione agli Europei
( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-09-13 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE "Avvenire" "Da Alemanno e La Russa parole
irritanti" ROMA - Il titolo è duro, come severo è l'intero commento che
L'Avvenire dedica al caso: "L'errore che non va mai fatto perché lambisce
le coscienze". E l'errore imperdonabile, appunto, è quello compiuto in
primo luogo da Gianni Alemanno e in seconda battuta da Ignazio La Russa: aver
parlato il primo del fascismo negando che sia stato "il male
assoluto", come da definizione di Fini, e l'aver il secondo in qualche
modo difeso chi militò nella Repubblica di Salò. è soprattutto il sindaco di
Roma comunque - che come il collega di partito non vuole tornare oggi
sull'argomento considerandolo "chiuso" - nel mirino di Sergio Soave,
autore del commento. Perché nella "sede meno
opportuna" (ovvero in Israele) ha espresso un giudizio
che, se lasciato "a una persona che non ha legami genealogici di alcun
genere con il regime littorio" può anche "non fare scandalo", ma
che se arriva da un esponente di spicco di un partito post-fascista come fu
l'Msi assume un "connotato ambiguo e irritante". E c'è di più.
Perché Alemanno, da sindaco di Roma "rappresenta tutta la città, e la
città martire delle Fosse Ardeatine sente dolorosamente le ferite della sua
stagione più nera". Quella sensibilità insomma "non andava
ferita", e Soave ammette che probabilmente Alemanno non voleva farlo, ma
"ha dato l'impressione di far prevalere una specie di orgoglio personale
sui doveri di rappresentanza generale". E va oltre l'editorialista del
quotidiano dei vescovi italiani, perché paragona Alemanno al suo predecessore
al Campidoglio, Walter Veltroni, che pure "probabilmente ritiene che
nemmeno il comunismo sia stato "il male assoluto"" ma "non
lo ha mai detto" quando era sindaco di Roma. Quale allora la spiegazione
di un errore considerato tanto grave? "C'è chi pensa - ipotizza Soave -
che l'esternazione di Alemanno, al pari di quella del ministro della Difesa,
sia la spia di una difficoltà identitaria che si presenta nel momento in cui An
è chiamata a fondersi nel popolo della Libertà", ma la speranza è invece
che "si sia trattato solo di un errore dettato da imperizia". In ogni
caso, "anche sul piano educativo bisogna sempre vigilare". E magari
ribadire, e correggere, come c'è chi si aspetta che oggi Fini faccia nel suo
intervento alla Festa dei giovani di An Atreju.
( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Scienza - data: 2008-09-13 num: - pag: 33 autore: di GIUSEPPE REMUZZI categoria: REDAZIONALE Convegno in Israele Il bilancio degli studi Senza la neurotrofina topi e uomini non
decidono Le neurotrofine sono piccole proteine secrete dal sistema nervoso e
governano vita e morte delle cellule nervose. Il fattore di crescita NGF
scoperto da Rita Levi Montalcini è un tipo di neurotrofina. Da lì a
volerle studiare nelle malattie degenerative del cervello il passo era breve. E
poi s'è pensato di farne un farmaco. Negli animali malattie del cervello che
nessuno era mai stato capace di curare guarivano. Ma i dottori hanno avuto
troppa fretta: nell'Alzheimer, nel Parkinson e in tante malattie dell'uomo le
neurotrofine non funzionavano. Così si è tornati in laboratorio. "Vita e
morte nel sistema nervoso", un simposio che si è appena svolto in Israele, fa il punto sulle scoperte degli ultimi anni.
Neurotrofine ce sono più d'una, e non solo nei vertebrati ma anche negli
insetti: lo ha visto Alicia Hidalgo a Birmingham in Inghilterra. Dal momento che
insetti, vermi e uomo vengono da uno stesso antenato, è verosimile che le
neurotrofine abbiano avuto un ruolo determinante nei processi di formazione del
sistema nervoso fin dai tempi remoti. E se oggi le nostre cellule nervose si
dispongono in quel modo è grazie ai recettori delle neurotrofine. Scienziati
del London Research Institute guidati da Giampietro Schiavo hanno privato certi
topi di uno di questi recettori: il loro sistema nervoso si sviluppava male.
Pietro Calissano del CNR di Roma ha chiarito perché ci si ammala se i fattori
neurotrofici sono carenti. Si accumula beta amiloide (una proteina che ripara
il tessuto nervoso) ma se l'amiloide è in eccesso le cellule muoiono. Quando
succede nell'uomo si arriva alla demenza senile. Le neurotrofine del cervello e
una in particolare, BDNF, condizionano il comportamento: lo ha dimostrato Bai
Lu del National Institute of Health negli Stati Uniti. Se si elimina BDNF i
topi non sanno più decidere, ripetono le stesse mosse come in preda a
un'ossessione, perdono la memoria. E' quanto accade nell'uomo con la
schizofrenia. Questi studi aprono prospettive nuove. Fare arrivare i fattori
neurotrofici dove servono si potrà, forse, con la terapia genica. Ma come? Si
prende il gene che forma la proteina neurotrofica e lo si spedisce dentro il
cervello facendolo trasportare da un virus che non si replica. Così le cellule
aumenteranno il loro patrimonio di fattori neurotrofici e le lesioni
regrediranno. Poi il cervello, che sa ripararsi da solo, farà il resto. Bisogna,
però, agire in fretta. L'origine La demenza senile compare quando calano o
spariscono le preziose "sostanze".
( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-09-13 num: - pag: 48 categoria:
REDAZIONALE Confronti Un pamphlet di Ariel Toaff critica Carlo Ginzburg e
Adriano Prosperi ed elogia Ernst Nolte "La storia degli ebrei oscurata
dalla Shoah E dalla prudenza" di DINO MESSINA L a Shoah rischia di far
velo alle millenarie vicende del popolo ebraico sino alla metà del Novecento. E
una storia lunga e complessa, con gli ebrei non necessariamente nella parte
delle vittime, viene finalizzata a quella dell'antisemitismo. Ecco la tesi
politicamente scorretta, a tratti convincente, a tratti sostenuta in maniera troppo
veemente e personale, di Ebraismo virtuale (Rizzoli), il pamphlet che Ariel
Toaff ha appena pubblicato sull'onda dello scandalo suscitato dal suo Pasque di
sangue, il volume edito dal Mulino e ritirato dalle librerie nel 2007, dopo gli
attacchi del mondo accademico e religioso, poi ripubblicato nel febbraio di
quest'anno in una nuova edizione corretta. Lo storico dell'Università Bar-Ilan
parte da una domanda: perché Pasque di sangue, libro che parla di "omicidi
rituali, infanticidi... tutti avvenimenti di oltre cinque secoli fa, ancora
prima che Cristoforo Colombo scoprisse l'America", ha suscitato così aspre
reazioni, tanto da essere accusato di favorire l'antisemitismo? La risposta che
lo studioso si dà è nell'esistenza di "un ebraismo virtuale e oleografico,
fatto di vittime invertebrate e di martiri innocenti... un ebraismo senza
macchia, ma con molta paura, anzi ossessionato dalla paura e alla continua
ricerca di difensori a buon mercato o di apologeti ignoranti". Un
atteggiamento, sostiene Toaff, diffuso soprattutto tra gli ebrei della
diaspora, dove vige una visione acritica disposta a sostenere "ogni scelta
politica dei governanti israeliani", qualunque sia il partito al comando.
Pronta ad appoggiare materialmente le scelte politiche di Gerusalemme, ma ben
lontana dalla vita reale e soprattutto dal dibattito intellettuale che si
svolge nella Terra dei Padri. Così tra gli ebrei della diaspora, in Italia come
negli Stati Uniti, si afferma una cultura che non può allontanarsi dai canoni
del politicamente corretto, mentre in Israele si è meno ossessionati dai fantasmi dell'antisemitismo, si è più
disposti a scrivere una storia degli ebrei nelle sue luci e nelle sue ombre.
Anche se in Israele da una ventina d'anni la popolarità degli studi sulla Shoah ha
ridotto in posizione marginale le ricerche sulla storia ebraica antica,
medioevale, moderna, e persino quella del sionismo, Ariel Toaff afferma che lì
la ricerca è più libera e produttiva. E per sostenerlo cita tra l'altro i due
fascicoli della rivista Zion dedicati nel 1993 e nel 1994 dalla Società storica
israeliana "ai temi della violenza, del sangue e della vendetta presso gli
ebrei delle terre di lingua tedesca". Peccato, dice lo studioso, che quei
testi fossero scritti in ebraico, "una lingua morta per gli storici
dell'antisemitismo, che volentieri si vedono costretti a ignorarli nelle
bibliografie dei loro lavori successivi sugli stessi temi". In questa
parte del saggio Toaff riprende il cuore di Pasque di sangue, affermando la
necessità di studiare senza pregiudizi la storia degli ashkenaziti, la comunità
ebraica dell'Europa nordorientale che spesso condivise cultura e pregiudizi dei
cristiani, al punto da usare nella farmacopea e anche nei riti religiosi sangue
umano e animale o prodotti da esso derivati, nonostante il divieto biblico. Il
rapporto con i cristiani, ricorda lo studioso, era fatto di scambi, compromessi
ma anche di conflitti violenti, con le persecuzioni antisemite scatenate
periodicamente, soprattutto a partire dalla prima crociata, e l'odio
anticristiano che si manifestava soprattutto nei riti della Pasqua ebraica. In
questo contesto nacque la menzogna dei sacrifici rituali di bambini cristiani,
un'accusa infamante dalla quale scaturì per esempio il processo per Simonino,
il bambino trovato morto nel 1475 e poi beatificato. Le accuse del sangue, dice
Toaff, erano inventate. Ma ciò non toglie che in alcuni casi gli ebrei si
macchiarono di delitti. Fonti ebraiche riportano per esempio che "nel
ducato di Champagne a Brie-Comte-Robert nel 1192 un cristiano omicida era stato
appeso alla forca (o crocifisso) dagli ebrei durante il carnevale di Purim,
provocando il successivo immancabile massacro di tutta la comunità
ebraica". Toaff insomma rivendica in questo libro il diritto di parlare
della parte più scomoda della storia ebraica. E lo fa invocando
inaspettatamente il pensiero di Ernst Nolte: "Non si può che essere
d'accordo con Ernst Nolte quando, riferendosi soprattutto alla Shoah ma non
soltanto, sostiene che l'asprezza velenosa e negativa di un evento storico non
soltanto costituisce una minaccia per la libera ricerca, ma finisce con lo
svuotarla completamente di contenuti validi, riducendola a narrazione
mitologica". L'autorità dello storico revisionista viene usata contro
quella di due altri grandi studiosi che criticarono aspramente Pasque di
sangue: Carlo Ginzburg, accusato di aver abbandonato il metodo del paradigma
indiziario, da lui stesso creato; Adriano Prosperi, colpevole di leggere la
persecuzione antiebraica dell'Inquisizione in chiave troppo finalizzata alla
Shoah. Toaff si toglie più di un sassolino dalla scarpa, non soltanto in ambito
accademico. Ricorda per esempio che "la giornalista, ora neoeletta nel
Parlamento italiano, Fiamma Nirenstein" lo accusò di "fare il
vampiro" con gli ebrei "dopo aver confessato candidamente di non aver
letto il mio libro". La stessa superficialità imputa ad Abe Foxman,
"l'onnipotente direttore dell'Antidefamation League di New York"
intervenuto "con mano pesante" contro un libro che non aveva letto.
Toaff non risparmia nemmeno la comunità ebraica romana, accusata di aver
contribuito ad eleggere a sindaco di Roma "l'ex fascista Gianni Alemanno
". L'unica nota tenera la riserva in conclusione al padre, l'ex rabbino
capo di Roma Elio Toaff, violento critico di Pasque di sangue ma che per il
figlio rimane "la principale guida morale e intellettuale". Tra
sfoghi personali e polemica culturale, Ebraismo virtuale è una lettura
appassionante. Ariel Toaff ci avrebbe più convinti se avesse spiegato perché ritirò
dalle librerie la prima versione di Pasque di sangue, chiarendo nella
riedizione alcuni passi ambigui: per esempio, come di fatto suggerito da
Ginzburg, che gli infanticidi di cui erano accusati gli ebrei rientrano nella
categoria dei miti e non dei riti. La ricerca "Portare alla luce anche gli
episodi meno edificanti del conflitto con i cristiani" Giuseppe Alberti,
"Martirio di san Simonino", tela del 1677 (Trento).
( da "Stampa, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La star del raduno
sarà il valdostano "Fiddledeedee" campione del mondo Meeting. Oggi e domani
alla Croix Noire di Aosta si svolge l'Australian Shepherd Gold Cup Saranno 125
i cani da pastore impegnati in passerelle e prove di agility, aperte a tutte le
razze [FIRMA]SILVIA TAGLIAFERRI AOSTA Si chiamano Australian Shepherd, ma sono
nati in America una decina di anni fa per fare la guardia al bestiame nei
ranch. I pastori australiani, detti Aussie, sono cani di media grandezza, dal
manto morbido e dal carattere affettuoso: aspetti che stanno conquistando un
pubblico crescente anche in Italia. Gli appassionati, ma anche i curiosi,
potranno vederli all'Australian Shepherd Gold Cup, oggi e domani alla Croix
Noire di Aosta. Il meeting internazionale, organizzato dall'Iasa (Italian
Australian Shepherd Association), è il primo evento nel suo genere a livello
europeo. "Abbiamo raggiunto ottimi risultati in termini di partecipazione
- commenta Claudio Aureli, presidente Iasa -, aspettiamo 125 esemplari da
Italia, Francia, Germania, Ungheria, Spagna, Svizzera, Israele, Belgio e
Stati Uniti". Il più importante raduno italiano, l'esposizione canina di
Milano, ne aveva contati
( da "Stampa, La" del 14-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
UN PIATTO, UNA
STORIA Una ricetta semplice e antica Il Kebap, detto anche Kebab, è un piatto,
a base di carne, tipico della gastronomia turca, persiana e araba. Il grande
successo, dovuto al gusto e all'economicità della pietanza, lo ha fatto
diffondere molto rapidamente anche in Europa. Il piatto più tipico è il
"Döner Kebab": si tratta di Kebab preparato con pane bianco arabo dal
gusto, aspetto e consistenza molto simile alla focaccia italiana che viene poi
condito con verdure varie e salse a scelta del cliente. Poi c'è il panino arabo
con "Dürüm Kebab" che si differenzia dal Döner per l'utilizzo di un
altro tipo di pane arabo, più simile ad una piadina romagnola. In Europa
Occidentale è divenuto piuttosto popolare grazie all'immigrazione araba e
turca. Kebab significa letteralmente "carne arrostita". La cucina
turca, in età ottomana era tanto diffusa nel Mediterraneo
che tale pietanza era diffuse rapidamente e in Palestina
affermandosi anche in ambiente ebraico. Negli Stati Uniti il termine più
corrente per definire questo piatto è "shish kebab", anche se tale
nome dovrebbe essere più propriamente assegnato agli spiedini iraniani fatti
con carne macinata e per lo più accompagnati da riso. In Germania, per
la forte presenza turca, il suo nome invece è semplicemente "döner",
panino. Si trovano dunque numerose versioni del "kebab", a seconda
dei paesi e delle culture, e lo stesso termine può riferirsi a differenti
tradizioni culinarie. Insomma, un piatto davvero da scoprire, da gustare, e da
apprezzare come il frutto di una cultura gastronomica diversa dalla nostra ma
non per questo non ricca di gusti, fascino e aromi.
( da "Unita, L'" del 14-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Bruno Gravagnuolo Segue
dalla Prima Terzo, a parte la buona fede di chi scelse la Rsi, "i
resistenti stavano dalla parte giusta, i repubblichini dalla parte
sbagliata". Già, e Fini usa proprio il termine dispregiativo
"repubblichini", per indicare gli adepti di Salò, lo stesso termine
contestato da quanti a destra hanno sempre rivendicato alla Rsi la dignità di
un'idea statale e di patria. Certo ne ha fatta di strada quel Fini che a fine
anni '80 parlava di "fascismo del 2000". Nei primi anni '90 di
Mussolini come "del più grande statista del 900". E ne ha fatta anche
rispetto alla svolta Fiuggi, del 1995. Quando l'antifascismo veniva da lui
definito "momento necessario di passaggio, negativo e non valore in
positivo". Come pure c'è uno "stacco netto
rispetto alla distinzione finiana in Israele tra
"male assoluto" nazifascista, e pagine fasciste anteriori, non tutte
negative. No, stavolta c'è stato molto di più in Fini. Un vero capovolgimento
di Fiuggi: l'antifascismo come valore fondante e positivo. Condito da un'altra,
decisiva notazione storiografica, sull'intero fascismo stavolta. E cioè,
ha detto Fini, non si possono isolare nel regime alcuni "fotogrammi",
ma va dato un giudizio di insieme. E quel giudizio nel Presidente della Camera
è globalmente negativo. Per la dittatura, la violenza, la guerra e l'alleanza
con nazismo. Di più. Accennando alla "memoria condivisa", Fini ha
citato Ciampi e la sua pedagogia civile. Che privilegia la memoria
costituzionale antifascista (non la marmellata delle memorie). All'insegna di
una patria democratica, e non del "nazionalismo", che per Fini è
male. Dunque occorre dare atto a Fini di onestà e di coerenza. In una col
tentativo di ritagliarsi un ruolo decente di leader della destra democratica
europea. Anche sotto lo stimolo di una polemica "antirevisionista"
contro le ambiguità post-fasciste, che qualche frutto lo ha dato. Senonché qui
nascono i problemi. Dentro An e guardando al futuro Pdl di Berlusconi. Tanto
per cominciare già ieri Fini è stato contestato da uno di quei giovani ai quali
parlava. Gli stessi ragazzi che portarono fiori sulle tombe dei saloini a
Nettuno. "Sei stato chiaro ma non coerente!", ha gridato uno di loro.
Mentre altri dissentivano e abbandonavano la sala. Poi, ai lati di An, sono
arrivate le proteste furiose di Storace, di Fiore di Fn e di Donna Assunta:
"Fomenta le divisioni tra italiani, dà la stura all'antifascismo, ha
gettato la maschera, se ne vada se crede...". Ma il vero punto è un altro.
Sono le reazioni sbigottite e compresse di due dei colonnelli contro i quali è
diretto lo strappo di Fini. Vale a dire Alemanno e La Russa, protagonisti di
esternazioni che avevano oltremodo irritato Fini in questi giorni. Il primo -
che aveva rivalutato un fascismo "buono" contro Salò - se l'è cavata
nel pomeriggio con una dichiarazione che ribadisce il "percorso di
Fiuggi". Condiviso ed "elaborato da tutto il gruppo dirigente di An
compreso il sottoscritto (Alemanno, n.d.r)". Quasi a voler chiudere in
anticipo illazioni e sospetti di dissenso, in realtà per troncare e sopire
scontri col leader. La Russa invece, dopo aver dato segni di stupore ed essersi
rifiutato di commentare a caldo, ha precisato con disagio che il suo ultimo
discorso dell'8 settembre davanti a Napolitano, era solo un intervento sulla
"memoria condivisa". E che perciò non c'è alcun problema con Fini.
Dunque una questione aperta c'è in An, a parte l'adesione "convinta"
di altri colonnelli come Gasparri e Bocchino. E non mancherà di palesarsi, sia
rispetto alla fusione annunciata con Fi, sia rispetto agli equilibri interni,
di An. Sia infine rispetto a una platea di militanti ed elettori che già
facevano fatica a condividere la timida svolta di Fiuggi. Sicché non è
infondato dire, come ha fatto Veltroni a Cortona, che le parole di Fini sono un
"grande passo avanti", ma "rientrano in un'evoluzione
personale", se raffrontate alla posizioni di Alemanno e La Russa. Salvate
il soldato Fini in An? Vedremo. Al momento però i giochi sono abbastanza
incerti, sul destino dell'identità post-fascista in attesa di finire nel Pdl.
E, quanto a quest'aspetto, resta aperto un altro tema. Anzi due: il rapporto
Fini/Berlusconi. Se il primo, con la sua "revisione", entra alla
grande nel Ppe e può aspirare concorrere da Premier, il secondo, proteso al
Quirinale, si candida ormai di fatto a vero leader post-fascista. Vanno in tal
senso gli umori "anti-antifascisti" del Cavaliere. La sua ostilità
alla Costituzione da lui definita "sovietica", il disamore per la
Resistenza, la descrizione del fascismo come innocua dittatura. E da ultimo,
anche l'esaltazione del genio italico coloniale e dello squadrista Italo Balbo.
Regalata guarda caso da Berlusconi proprio ai giovani di An. Fini antifascista
moderato e Berlusconi post-fascista e presidenzialista? Sarebbe l'ennesima
giravolta dell'Italia di destra vecchia e nuova. Giravolta trasformista. E
pericolosa.
( da "Unita, L'" del 14-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Mi confronto
sempre con punti di vista opposti ai miei per capire e sapere..." Lerner:
penso alla fidanzata di Frattini... di Toni Jop R icomincia, domani sera su
La7, da Tavaroli, lo spione Telecom in studio, di fronte a Massimo Mucchetti,
uno degli spiati. Lerner dice: se cercate una foto del potere italiano,
dell'intreccio tra imprenditori e politica, eccovela e buona visione. Noi, che
abbiamo negli occhi le trascrizioni delle intercettazioni di questa creativa
ragnatela di scambi, di relazioni, di favori, di contatti che doveva servire il
processo di assestamento del sistema Italia, mangeremo il rospo. Qualcosa
accadrà in quello studio e se e quando accadrà non avverrà comunque in
un'ottica di servizio al potere: nient'altro che la condizione minima di ogni
informazione giornalistica e tuttavia tradita da un mare di servitù televisive
ansiose di scodinzolare. Cos'è che ci convince che le scalinate tv di Lerner
abbiano un dna pulito? Forse il fatto che gioca a carte scoperte, non cerca di
smerciare imparzialità o equidistanze, sta da una parte ma rispetta la sua
curiosità e di conseguenza anche i nidi di vipere nei quali affonda spesso le
mani; vuol capire, sapere e per questo sta al gioco delle cose; ti regala la
sensazione che ogni trasmissione, per quanto preparata, sia un modesto ma
sincero percorso di conoscenza che matura passo dopo passo, un'avventura, sua
prima che del pubblico, dalla quale lui, il conduttore, può addirittura uscire
con le ossa rotte, c'è una quota di rischio... Vero? Falso? "Vero. Ogni
tanto le prendo. Mi è successo. Le ho buscate, ricordo, da un sindaco di Verona
che è riuscito a far passare come ovvie le sue cose sugli immigrati, con
Cacciari che gli dava ragione...Comunque, dal mio punto di vista, sempre meglio
che ospitare la solita compagnia di giro di politici che a turno goffamente
giustificano le sorprendenti svolte delle cose dei nostri giorni...".
Avrai il tuo daffare con Tavaroli, allora. Tutti e due sapete con chi parlate
in tv, ma lui sa con chi parli tu mentre tu puoi non sapere con chi lui stia
parlando davanti alle telecamere... "Sta tutto qui: cerco di raccontare
senza assecondare, cerco una giusta misura...è una formula che contiene il
rischio in modo strutturale...". Così neanche il tuo albero genealogico ha
misteri: sicuro sei un nipotino di Rousseau... "Ci provo a stare
aggrappato alla razionalità, anche dentro questa scatola tv che sappiamo vivere
di suggestioni, di messaggi sbliminali, di malumori. Continuo in questo a
sentirmi un giornalista della carta stampata prestato al video dove mi illudo
possa passare anche il ragionamento. Del resto, credo che anche la mia età e il
mio passato mi mettano nella necessità di provarci...". Strano. Una morale
legata al tempo anagrafico del corpo in tv non è fatto consueto, anzi...
"Ma Obama è molto più giovane di me che fra poco compirò 54 anni e si
considerano giovani in politica i miei coetanei, ma non lo sono, non sono
"giovani". Giovani sono quelli dai quali mi attendo l'elaborazione di
nuovi linguaggi anche televisivi, di nuove tecniche. A noi tocca un lavoro di
testimonianza, una certa forma di resistenza se si vuole al pensiero corrente,
ricorrendo a un tono pacato che evochi il nuovo senso civile degli
italiani...". Sempre più strano. Sei fuorimoda perché hai uno sguardo
prospettico sul presente dotato di una focale piuttosto lunga, mentre tutti si
guardano le punte delle scarpe, eppure, scusa, sei un "must" perché
oggi più che mai quello sguardo è una linea di frontiera avanzata e infatti opportunamente
parli di testimonianza. È l'altalena della nostra civiltà che ti spinge in
alto: sei importante proprio perché in qualche modo "fuorimoda"...
"Mettiamola anche sul piacere. Fare tv oggi puntando sull'analfabetismo
del tuo pubblico, abbassarsi o peggio adulare il popolo tv con luoghi comuni:
tutto questo è noioso per me. Credo sia giusto stimare il tuo pubblico e ne ho
avuto conferma imbastendo riflessioni sull'anima, su Gesù, su
Israele. Ora vorrei fare una trasmissione sulla nostra fabbrica della
vanità, su come questa fabbrica serva a fare soldi, partendo dalle foto della
nuova fidanzata del ministro Frattini apparsa con stivali e frustino su Vanity,
oppure da quella della ministra Gelmini in versione Audrey Hepburn su Panorama...Insomma,
continuerò a confrontarmi con punti di vista radicalmente opposti ai
miei". Finché il revisionismo riuscirà a mettere la Rivoluzione del 1789
tra gli eventi all'indice... "Resto dell'idea che gli uomini siano tutti
uguali. Se oggi Larussa e Alemanno si dicono patrioti e sostengono che in fondo
il fascismo non era così male, ecco credo che non stiano ricorrendo a residui
di militanza: mi pare che questa cultura corrisponda all'umore di un paese in
cui il nazionalismo identitario è considerato più importante dei principi democratici;
se si muovono così è perché elettoralmente interpretano una pulsione
diffusa...Mi limito a raccogliere tutto questo, senza puzza al naso...Invece di
scandalizzarci, andiamo a vedere perché...". TELEVISIONE Domani su La7
torna il suo "Infedele" e si tuffa nei file riservati della Telecom.
Gad Lerner rischia ogni volta e lo dice: "Qualche volta ne sono uscito
anche con le ossa rotte". Ma senza truccare le carte.
( da "Repubblica, La" del 14-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Anche la
destra sia antifascista" Fini piega Alemanno e La Russa "Rsi dalla
parte sbagliata". Veltroni: grande passo avanti "Le leggi razziali
sono state un abominio, il fascismo fu tutto negativo" MAURO FAVALE ROMA -
"Colgo l'occasione per mettere i puntini sulle "i"".
Esordisce così, il presidente della Camera Gianfranco Fini ospite di
"Atreju", la festa dei giovani di An. E i "puntini"
diventano parole nettissime di condanna del fascismo e della Rsi, la Repubblica
di Salò, cinque giorni dopo le celebrazioni dell'otto settembre e il carico di
polemiche scaturito dalle parole di due dei maggiori esponenti del suo partito,
il ministro della Difesa, Ignazio La Russa e il sindaco di Roma, Gianni
Alemanno. "La destra politica italiana e a maggior ragione i giovani ?
afferma Fini davanti ad una silenziosa platea ? devono senza ambiguità dire che
si riconoscono in alcuni valori della nostra Costituzione: libertà, uguaglianza
e giustizia sociale. Valori che hanno guidato e guidano la destra e che sono, a
pieno titolo, antifascisti". Sembra rivolgersi a La Russa quando dice che
"non si può equiparare chi stava da una parte e combatteva per una causa
giusta e chi, fatta salva la buonafede, stava dalla parte sbagliata". E ne
ha per Alemanno quando spiega che "la storia non si può isolare in
fotogrammi. Le leggi razziali sono state un infame abominio ma il fascismo è
tutto negativo". Il pubblico si lascia andare in un applauso solo quando
il presidente della Camera ricorda che "non tutti gli antifascisti erano
democratici". Fini, poi, ringrazia il lavoro di Carlo Azeglio Ciampi per
"costruire una memoria condivisa" e, quando un giovane di Forza
Italia che lo intervista lo invita a parlare del '68 perché "fascismo e
antifascismo non ci interessano più", lui è lo gela: "La storia non è
dire "scordiamoci il passato", non è mettere le cose sotto il
tappeto". La tradizionale intervista alla festa dei giovani di An (la
stessa durante la quale Silvio Berlusconi, tre giorni fa, aveva elogiato il
fascista Italo Balbo) diventa, per Fini, l'occasione per un discorso a lungo
ponderato. Come quello pronunciato nel 2003 durante il
viaggio in Israele sul "fascismo come male assoluto". Già nei giorni
scorsi, era già filtrata l'irritazione del presidente della Camera dopo le
uscite dei suoi colonnelli. Giovedì c'era stato l'incontro con il capo dello
Stato Giorgio Napolitano. Ieri, "lo strappo". "Un grande
passo avanti" lo definisce Walter Veltroni che, in polemica con Alemanno,
ha lasciato il Comitato promotore del Museo della Shoa a Roma. Per il leader
del Pd, però, le parole di Fini "rientrano in un'evoluzione personale. Lo
stesso non si può dire per alcuni esponenti del suo partito". Da An
aspettano quattro ore. Poi, quasi in contemporanea, arrivano i commenti di
Alemanno e La Russa. Prima il sindaco di Roma: "Le dichiarazioni del
presidente Fini chiudono definitivamente le polemiche di questi giorni: tutto
il gruppo dirigente di An, compreso il sottoscritto, ha elaborato le tesi di
Fiuggi, ha guidato il partito in questi anni e non può non ritrovarsi in questo
percorso e in queste dichiarazioni". Poi il ministro della Difesa: "Concordo
pienamente con Fini come a suo tempo ho plaudito alle parole di Violante, ai
libri di Pansa e alla musica di De Gregori". Nessuno si smarca dalle
parole di Fini. Tutto l'arco parlamentare ne apprezza la chiarezza. Il
presidente del Senato, Renato Schifani ricorda che "l'antifascismo,
nell'assetto istituzionale del nostro Paese, è fuori discussione".
Nell'opposizione, Antonio Di Pietro commenta così: "è una non notizia.
Tutti dovrebbero sapere che il fascismo è stata una tragedia per il Paese.
Quello che il presidente della Camera dice se lo ricorda proprio adesso di
doverlo dire? Mi pare che sia troppo tardi". Per Pier Ferdinando Casini
"una democrazia matura non dovrebbe avere bisogno di precisazioni: il
fascismo è fascismo, il comunismo è comunismo. La democrazia è un altro film.
Sono cose che si imparano all'asilo della politica". Fuori dal parlamento,
invece, il clima è diverso. A destra c'è malessere per quella condanna e
Francesco Storace non si nasconde: "Fini vuole riportare l'Italia indietro
di sessant'anni, rinfocola odi. C'ha messo quarant'anni per scoprire
l'antifascismo, che a Fiuggi era strumento e ora è issato a valore". E
aggiunge: "Si può essere democratici senza essere antifascisti".
( da "Giornale.it, Il" del 14-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 220 del
2008-09-14 pagina 20 Il silenzio degli Alleati sui campi di sterminio di Aridea
Fezzi Price È ormai documentato che durante la Seconda guerra mondiale gli
Alleati fossero a conoscenza fin dal 1942 dei campi di sterminio nazisti.
Tuttavia nulla fu fatto nei successivi tre anni per arrestare il genocidio
degli ebrei europei. È quanto dibatte lo storico israelita
Theodore S. Hamerow, docente all'Università del Wisconsin, nell'autorevole e
provocatorio Why We Watched: Europe, America, and the Holocaust (Norton &
Company, pagg. 576, euro 30,25), esaminando la responsabilità dell'inazione
alleata, a suo parere non giustificata dalla strategia bellica, bensì piegatasi
alle forme di antisemitismo in Francia, Gran Betagna, America e Canada
che negli anni '30 costituirono un ostacolo a dare asilo degli ebrei
perseguitati. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 14-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 220 del
2008-09-14 pagina 21 Far pace con i buoni sentimenti di Marina Gersony Saranno
le donne le future portatrici di pace? Nel suo nuovo romanzo David Grossman
sceglie di parlare attraverso una voce femminile. È la storia di una madre che
con un gesto disperato fugge dai militari che le annunciano la morte del
figlio. Un libro che Grossman aveva iniziato prima della morte di suo figlio
Uri nella guerra in Libano contro Hezbollah (A un cerbiatto somiglia il mio
amore, trad. Alessandra Shomroni, prezzo e pagine da definire). Ma il romanzo
non indugia nell'autocommiserazione: lo scrittore ci consegna ancora una volta
una riflessione lucida sulla colpa e sulla distruttività umana. Ma anche sui
sentimenti. E ancora riflessioni ne Il rapporto di Philippe Claudel (Ponte alle
Grazie, pagg. 288, euro 15, trad. Francesco Bruno): Brodeck, un sopravvissuto,
torna al villaggio provato dall'occupazione nazista, dove gli abitanti lo
marchiano come l'Anderer, l'Altro (anche se la parola ebreo non appare mai...).
È l'inizio di una convivenza difficile, l'origine di un crimine collettivo, che
rende indispensabile una ricostruzione dei fatti. Brodeck è l'unico che può
farlo. Anche se scavare vuol dire scoprire che nessuno è innocente. Rifugio,
infine, è il romanzo di Sami Michael, nato a Bagdad nel 1926, candidato al
Nobel per la Letteratura, uno dei pochissimi scrittori israeliani a essere
pubblicato anche nei Paesi arabi (La Giuntina, pagg. 350, euro 17, trad. Dalia
Padoa). Uscito in Israele negli anni
'70, il libro viene pubblicato per la prima volta in Italia. È ambientato
durante la guerra del Kippur: ebrei e arabi, israeliani e palestinesi, sono
alle prese con la realtà mediorientale. Tra dolori, commozioni, contraddizioni
e ragioni degli uni e degli altri...m.gersony@gmail.com © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Unita, L'" del 15-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Al Qaeda
infiltrata nei campi profughi del Sud Libano" Fonti di intelligence temono
attacchi anche contro i soldati dell'Unifil di Umberto De Giovannangeli I
TENTACOLI della "piovra" Al Qaeda sul Sud Libano. Con un duplice
proposito: destabilizzare il confine tra il Paese dei Cedri
e Israele; colpire al cuore i "crociati" dell'Unifil, e tra essi
i soldati italiani, considerati i più pericolosi perché i "più
benvoluti" dalla popolazione locale. Il network terrorista di Bin Laden ha
avviato una campagna di reclutamento dei miliziani delle fazioni radicali
palestinesi in un campo profughi del Sud Libano, vicino all'area di
influenza del movimento sciita Hezbollah e all'area di responsabilità
dell'Unifil, che l'organizzazione di Osama considera rispettivamente
"eretici" e "crociati". Lo afferma il quotidiano panarabo
al Hayat citando anonime fonti della sicurezza giordana, secondo cui
"esponenti qaedisti sono attualmente in Libano e stanno tentando di
stabilire contatti con alcuni gruppi di base ad Ain el Helwe, il campo, alle
porte di Sidone, a
( da "Unita, L'" del 15-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Luigi Cancrini Lia
Angeletti Viviamo in Europa, in uno dei Paesi più ricchi del mondo, mondo che è
percorso tuttavia dalla sofferenza silenziosa dei vinti, da storie di
emarginazione e violenza che non fanno notizia. Vorremmo dare spazio, in questa
pagina, alla voce di chi rimane fuori dalla grande corsa che ci coinvolge
tutti, parlando dei diritti negati a chi non è abbastanza forte per difenderli.
Sono proprio le storie di chi non vede rispettati i propri diritti a far
partire il bisogno di una politica intesa come ricerca appassionata e paziente
di un mondo migliore di quello che abbiamo costruito finora. Scrivete a cstfr@
( da "Corriere della Sera" del 15-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-09-15 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Israele/1 Olmert: "No ai pogrom
contro i palestinesi" TEL AVIV - Duro commento di Ehud Olmert al raid
condotto sabato in un villaggio nel Nord della Cisgiordania da un gruppo di
coloni israeliani. In seguito al ferimento di un bambino ebreo nella colonia di
Yitzhar, decine di individui hanno devastato la vicina Assira al-Kabalya
ferendo otto palestinesi. "Gesto intollerabile, qui non ci saranno pogrom
contro non-ebrei" ha detto Olmert, utilizzando un'espressione usata per
indicare orrori patiti dagli ebrei nella Diaspora. Parole di condanna e
incentivi: il governo ha discusso un piano di indennizzo per i coloni pronti a
lasciare alcuni insediamenti. "Che Olmert pensi ai suoi problemi
giudiziari", ha ribattuto un esponente dei coloni.
( da "Corriere della Sera" del 15-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-15 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Cossiga "La Russa e Alemanno? Errore" "E' la linea
di Fiuggi ma ha forzato la mano" to anche le interpretazioni più
minimaliste, no? "Ha tagliato gli ultimi ponti con quel passato, nel
rispetto della verità storica. Il fascismo calpestò la libertà e la dignità di
un intero popolo, vale a dire i diritti primari. Questo è il primo delitto,
contro la persona e quindi contro la democrazia. Questo è l'autentico distinguo
che vale per ogni forma di totalitarismo, ed era tempo di riconoscerlo, come ha
fatto lui ora. Altro che sconfessare la dittatura solo a metà - come hanno
graziosamente concesso alcuni esponenti della destra - a partire dalle leggi
razziali del 1938, quasi che prima di quella data il regime fosse stato
"dolce" e, in definitiva, accettabile. Quando Fini, durante la sua prima visita in Israele, definì il
fascismo "un male assoluto", collegando il giudizio soprattutto alla
stagione finale del mussolinismo, la sua sortita mi parve persino troppo
caricata, eccessiva. Ma adesso che ha chiuso la partita e completato il
periplo, c'è da levarsi il cappello per le future ricadute politiche".
A quali conseguenze pensa? "Ha cancellato ogni residua ambiguità. E' come
se avesse scavato un solco invalicabile e avesse detto: noi siamo una destra
democratica e dunque, allo stesso modo di qualsiasi altra destra europea, ci
riconosciamo nei valori dell'antifascismo... chi non si schiera con noi, rimane
indietro rispetto a ogni velleità di emancipazione democratica". Marzio
Breda ROMA - "Entrambi hanno detto quello che pensano senza tenere conto
che uno, Gianni Alemanno, è il sindaco della capitale, e l'altro, Ignazio La
Russa, è nientepopodimeno che il ministro della Difesa ". Il presidente
emerito della Repubblica Francesco Cossiga ritiene che chi milita in un partito
"le cui origini sono certamente nel fascismo di Salò certe cose non le può
dire, non può cioè sostenere le stesse cose che, tra gli applausi generali, ha
detto Luciano Violante sui ragazzi di Salò". E allo stesso modo, per il
senatore a vita, Gianfranco Fini che è il leader più autorevole di quello
stesso partito - Alleanza nazionale - ha compiuto "un azzardo quando ha
sostenuto "siamo tutti antifascisti"...". Presidente, perché
sarebbe stato un azzardo? "Mi sembra che abbia usato un'espressione
davvero eccessiva. Ripeto: affermare di questi tempi che la destra deve aderire
ai valori antifascisti è una forzatura. Bastava che dicesse: "Oggi alla
destra aderiscono giovani che non sono fascisti", oppure "la destra
di oggi è democratica". Del resto la categoria dei democratici è assai vasta,
e comprende, per certi versi, anche i comunisti. Non solo. Occorre poi
considerare che il termine "antifascismo", che ha trionfato fino a
qualche tempo fa, è stato quello coniato dal Komintern quando affermò che chi
era anticomunista era al contempo fascista e non poteva essere parimenti
antifascista. Ricordo a questo proposito che i socialdemocratici, che erano
anticomunisti, furono bollati come "socialfascisti" ". Senatore,
Alemanno ha sostenuto che il fascismo non fu il "male assoluto" sino
alla promulgazione delle leggi razziali. "Ha esagerato. Si sarebbe dovuto
limitare a ripetere le stesse tesi dell'ex comunista Renzo De Felice contenute
nei suoi libri su Mussolini e il fascismo e nel volume-intervista a Pasquale
Chessa, nei quali da storico sostenne che il fascismo, a parte i gravi torti,
era stato un regime che aveva modernizzato l'Italia dal punto di vista
economico. L'avere difeso strenuamente queste sue argomentazioni finì per farlo
considerare da alcuni storici di matrice marxista come il padre del
revisionismo. Anche se a onore del vero fu il segretario del Pci Palmiro
Togliatti ad aprire la strada della pacificazione con la famosa amnistia che fu
maldigerita dalla base comunista tanto che all'epoca lo stesso Togliatti cercò
di accreditare la tesi che fosse stata la Dc a imporla". Torniamo a Fini.
è davvero convinto, presidente, che abbia compiuto una forzatura?
"Certamente. Del resto rimarcando in maniera molto netta che la scelta di
Fiuggi è irreversibile ha voluto bloccare la campagna contro il sindaco di Roma
e il ministro della Difesa. Fini però non si è reso conto che così facendo ha
suscitato un vespaio più grosso". E quale sarebbe? "Un vespaio l'ha
creato innanzitutto dentro il partito costringendo la giovane Meloni a dei contorcimenti
lessicali per fare digerire la cosa alla base del partito e ciò non avverrà
tanto rapidamente. Tutti fuori del partito hanno applaudito e del resto che
altro potevano fare se non battere le mani e dire bene bravo Fini. Ma io mi
domando: se i discendenti di Edda Ciano saltassero fuori a dire "siamo
antifascisti", oppure Alessandra Mussolini affermasse "ripudio il
nonno e sono antifascista", beh il rischio sarebbe che il mio amico
Diliberto correrebbe loro incontro e offrirebbe la tessera dei comunisti. E a
questo punto che succederebbe? ". Lorenzo Fuccaro \\ Bastava che
Gianfranco Fini dicesse "oggi alla destra aderiscono giovani che non sono
fascisti".
( da "Giornale.it, Il" del 15-09-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 37 del 2008-09-15
pagina 0 Borsani: "Aspetto ancora che la sinistra condanni i crimini degli
antifascisti" di Redazione "Non ho bisogno di fare dichiararazioni
per dimostrare di essere libero e democratico" Milano - Gianfranco Fini
chiede alla destra di diventare antifascista. "Forse il potere val sempre
una messa". Carlo Borsani, ex assessore in Regione Lombardia, oggi
presidente dell'Istituto nazionale tumori di Milano e membro della direzione
nazionale di An, non la manda giù. "Personalmente mi riconosco nei valori
della libertà, dell'uguaglianza e della giustizia sociale senza bisogno di
dichiararmi antifascista". Di nome fa Carlo. Come il padre. Cieco di
guerra, eroica medaglia d'oro, aderì alla Repubblica sociale. A 27 anni i
partigiani lo fucilarono. Il 29 aprile, a guerra finita, insieme al sacerdote
arrivato per confessarlo. Poi, per sfregio, in giro per Milano su un carretto
delle immondizie. Carlo (figlio) era nel grembo di mamma. Papà non lo vide mai.
Ne porta il nome. Con orgoglio. Borsani, per Fini che vent'anni fa parlava del
fascismo del Duemila, suo padre stava dalla parte sbagliata. "L'8 settembre
per l'Italia fu un disastro. Il momento della scelte diverse. Allora una
generazione educata ai valori della patria, dell'onore e della coerenza, scelse
in assoluta coscienza di arruolarsi nella Rsi". Nonostante le leggi
razziali? "Nessuno in Italia sapeva cosa stesse succedendo agli ebrei. Io
l'ho chiesto più volte a mia madre. E lei me l'ha confermato". La destra
italiana ancora oggi è accusata di razzismo e antisemitismo. "Macché
antisemitismo. Mi ricordo quanto Giorgio Almirante
ammirasse Moshe Dayan e quanto ci raccomandasse di stare con Israele". Almirante diceva "non rinnegare e non
restaurare". "Il fascismo è stato un movimento irripetibile.
Dittatura? Ma nel resto del mondo cosa c'era? Mica democrazia dappertutto. E
poi non è detto che la democrazia coincida sempre con la libertà. Può
anche essere una tirannide". Affermazione forte. "Anni fa se non
andavi d'accordo con il pensiero dominante venivi picchiato, allontanato da
scuola, perdevi il lavoro. Uccidere un fascista non era un reato".
Vent'anni di fascismo e più di sessanta che se ne discute. Un'anomalia
italiana? "Certo. E io non accetto strumentalizzazioni. L'equazione “se
sei antifascista sei democratico, altrimenti no”. Si dimentica che la maggior
parte dei partigiani combatté per portare in Italia il comunismo, la dittatura
dell'Urss di Stalin?". Le daranno del solito fascista. "Ho fatto
politica, ho amministrato. Nemmeno gli avversari hanno potuto accusarmi di non
tenere alla libertà. Finché tutte le forze rappresentative dell'antifascismo non
avranno pronunciato parole di netta di condanna, non solo verso le politiche e
le ideologie di cui la sua componente antifascista antidemocratica era
portatrice, ma anche verso i crimini di cui fu responsabile, continuerò a non
accettare il tentativo di costringermi a dichiararmi antifascista per
dimostrare il mio essere libero e democratico". Per incontrarci, era il
titolo dell'ultimo editoriale scritto da Carlo (padre) Borsani su Repubblica
fascista. Da fascista, rivolto a chi fascista non era. giovanni.dellafrattina@ilgiornale.it
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.