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DOSSIER “INTERCETTAZIONI”

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tARTICOLI DEL  23-24 giugno 2008      #TOP



Report "Intercettazioni"

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Indice delle sezioni

Intercettazioni (64)


Indice degli articoli

Sezione principale: Intercettazioni

E' Zegna il campione della moda maschile ( da "Corriere Economia Online" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: caro per intercettare il favore dei consumatori della upper class, come dimostra l'ottima valutazione ottenuta da Zegna. E nemmeno si tratta soltanto di un problema di creatività. Molto ha a che fare con l'intensità del rapporto che si instaura, mentre gli stilisti di moda maschile spesso lavorano in un vuoto pneumatico e hanno difficoltà a capire le valutazioni dei loro clienti"

Frodi e sprechi: i piani per rifare il bilancio Ue ( da "Corriere Economia Online" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: è rimasto intatto e le risorse sono state in gran parte intercettate dalla criminalità organizzata". Compromesso In sostanza la politica di bilancio della Ue è il risultato di un compromesso raggiunto faticosamente tra i governi, sottoposto agli strappi delle lobby di riferimento (agricoltori e costruttori in testa) e messo a dura prova da una gestione bucherellata dalle frodi (

Sono i cattolici "tiepidi" lo zoccolo duro del pdl - (segue dalla prima pagina) ilvo diamanti ( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: la differenza espressa dal voto dei cattolici praticanti si riduce a circa l'1% L'Udc, da parte sua, ha effettivamente intercettato una quota di cattolici quasi doppia rispetto al proprio peso elettorale. Il 10% dei cattolici praticanti assidui. Che, però, sul totale dei voti validi, significa non più del 3%. Poco per garantire ai cattolici peso e rappresentanza.

Clandestino ucciso dal caldo sul tir tragedia a venezia, altri 5 in salvo - meo ponte ( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: la Marina militare e la Guardia di Finanza hanno intercettato ieri pomeriggio ben quattro imbarcazioni con a bordo 242 clandestini: due sono state bloccate nel porto di Lampedusa, una nella maggiore delle isole Pelagie e l'ultima quando aveva appena attraccato all'Isola dei Conigli. Al mattino, con tre diversi sbarchi, a Lampedusa erano arrivati altri 132 disperati.

Il tesoretto che vale la raccolta differenziata - federico valerio ( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: differenziata condominiale avviati a Sestri e Pontedecimo permetterà di intercettare elevati flussi di materiali post consumo di qualità, finalizzati al riciclo e che saranno ben pagati dal Conai. Uno studio effettuato da Italia Nostra con la partecipazione di 100 famiglie italiane, ha dimostrato che una famiglia adeguatamente informata e motivata riesce, senza particolari problemi,

Rifiuti, via libera alla discarica di chiaiano - roberto fuccillo ( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: ovvero che non arrivino prodotti spuri come quelli radioattivi partiti per la Germania e intercettati anche di recente prima che arrivassero alla discarica di Savignano. Ci sarà poi un percorso di verifiche che porterà alla apertura non prima di tre mesi. Il sito sarà sottoposto a bonifica, poi a regolare valutazione di impatto ambientale.

Mancino frena sul blocca processi "ancora nessun parere dal csm" - alberto custodero ( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: la norma sulla sospensione dei processi e quelle sulle intercettazioni, sul finanziamento ai partiti e ai loro giornali. Sulla polemica fra governo e magistratura è intervenuto, dai microfoni di Sky, anche il parlamentare del Pdl e legale di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, secondo il quale il Csm, "o almeno una parte di esso, vuole o tenta di avere un ruolo politico,

Veltroni: no alla sindrome della spallata - umberto rosso ( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: a fini personali del consenso elettorale ricevuto dagli elettori": contro la sospensione dei processi, il blocco delle intercettazioni, la salva-Retequattro, il finanziamento pubblico ai partiti e ai giornali di partito. "Saranno l'occasione per mostrare un altro paese, il paese che vorremmo". Per la sua battaglia l'ex pm chiama a raccolta a tutti. A cominciare dal Pd.

La xv edizione al palazzo delle esposizioni di roma - roma ( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettati dai giovani ora in mostra alla Quadriennale: così dimostra il trentottenne Stefano Bonacci con il suo neon piramidale, le sedie in ferro e vetro. Ma non è una tranquilla e silente lettura del passato prossimo. La Quadriennale è un coacervo di colori, di gialli, di rossi, di azzurri, una divertente babele di voci deformate,

Vuole un movimento in stile Grillo Tra i quesiti, Rete4 finanziamento a partiti e giornali, intercettazioni ( da "Unita, L'" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Stai consultando l'edizione del Vuole un movimento in "stile Grillo" Tra i quesiti, Rete4 finanziamento a partiti e giornali, intercettazioni.

Non è in atto una competizione a chi fa più opposizione ci tiene a precisare s ( da "Unita, L'" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: e poi le intercettazioni ed anche il salva Rete4. E via dicendo. Ce n'è per tutti. Con i tempi e i modi dovuti dato che si tratta di decreti ma anche di disegni di legge. Due manifestazione per lanciare un segnale preciso. E per far fare un salto di qualità, secondo Di Pietro, all'opposizione "che c'è, e l'avete vista in Parlamento"

In piazza non solo contro il governo ( da "Unita, L'" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intervento sulle intercettazioni telefoniche e sui processi in corso; un'altra simbolica che attiene ai caratteri del governo italiano, ormai (al di là che lo sia davvero o meno) gestito nella "cerimonia mediatica" come un regime effettivo. È una prassi consolidata, quella di annunciare per contribuire alla formazione di un certo senso comune.

E Di Pietro annuncia un <grappolo di referendum> ( da "Corriere della Sera" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: dalla legge salva-Rete4 a quelle che impediscono l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche per arrivare poi a escludere il finanziamento ai giornali e ai partiti". L'idea dell'ex pm è quella di "offrire lo spaccato di un altro Paese: l'Italia che vorremmo". A suo giudizio, infatti, l'Italia sta vivendo "un'emergenza democratica".

Una spia tra <canali istituzionali> per aiutare il faccendiere ( da "Corriere della Sera" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: come gli disse in una telefonata intercettata. Lui spiegò "che aveva coperto Marcello" intendendo, secondo i carabinieri, il senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri. Due ore dopo Grancini richiamò la poliziotta, preoccupata di fargli capire "che l'aver consultato la banca dati non voleva significare alcuna mancanza di fiducia o sospetto sul suo conto"

Il gesuita e l'accusa per mafia <Favori? No, solo leggerezza> ( da "Corriere della Sera" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Cioè questa sacrestia dove Grancini, intercettato, diceva di portare colonnelli, generali e altri che volevano parlare con il senatore Del-l'Utri, al riparo da eventuali microspie. Lei che ne sapeva? "Niente. Lui mi annunciava che c'era un onorevole o un altro, anche se i nomi non li ricordo.

Italia matada ( da "Corriere della Sera" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Buffon ha raddrizzato la barca intercettando il penalty di Guiza ma Di Natale (che errore affidare al meno esperto degli attaccanti su piazza una responsabilità del genere!) calciava in maniera indegna. Così, rigore decisivo di Fabregas e... arriba EspaÑa. In attesa di analisi ovviamente meno frettolose, prendiamo atto del fallimento di Cassano,

E Di Pietro pensa ai referendum ( da "Giornale.it, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: la raccolta di firme dovrebbe portare alle urne per cancellare alcune "leggi ad personam". Le tematiche? "Finanziamento pubblico ai giornali di partito, finanziamento ai partiti, intercettazioni, norma salva-Rete4 e sospensione dei processi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Bobo Craxi ci riprova <Io, pugile suonato pronto all'ultimo ko> ( da "Giornale.it, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Il freno alle intercettazioni? "Giusto. Il mercimonio telefonico c'è solo in Italia". L'uso dei militari per l'ordine pubblico? "Un'idiozia. Meglio aumentare polizia e Cc. Pensi che mi avrebbero dato l'Expo per Milano se fossi stato il rappresentante di un Paese che pullula di militari come Beirut?

Alla Finanza 15mila soffiate ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Nessun creditoa telefonate anonime e interventi tempestivi: così le Fiamme gialle hanno intercettato la fiducia dei cittadini, meno disposti di un tempo a lasciar correre davanti a finte ricevute, prodotti falsi e venditori abusivi. Articolo u pagina 3 l'articolo prosegue in altra pagina.

Il popolo cattolico disperso in politica ( da "Repubblica.it" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: la differenza espressa dal voto dei cattolici praticanti si riduce a circa l'1% L'Udc, da parte sua, ha effettivamente intercettato una quota di cattolici quasi doppia rispetto al proprio peso elettorale. Il 10% dei cattolici praticanti assidui. Che, però, sul totale dei voti validi, significa non più del 3%. Poco per garantire ai cattolici peso e rappresentanza.

L'ambizione segreta di Violante ( da "Panorama" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettazioni, dove prevede l'obbligo di astenersi per il magistrato che rilascia dichiarazioni sulle indagini che conduce e sul dovere del capo dell'ufficio di sostituire il magistrato che rivela i segreti dell'ufficio". Infine ha polemizzato col pm di Milano Armando Spataro e ha proposto di affidare le indagini sulle fughe di notizie a una procura diversa da quella in cui si

Giustizia Tutti i retroscena di uno scontro ( da "Panorama" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: le corsie preferenziali per alcuni reati e il provvedimento sulle intercettazioni hanno un solo obiettivo: riequilibrare il rapporto fra politica e toghe e tra accusa e difesa. Il cortocircuito tra politica e giustizia fa scintille dall'inizio degli anni Novanta e nessun elettricista finora è stato in grado di ricollegare i cavi e far scendere l'alta tensione.

Ecco il testamento ideologico del badante-guerrigliero ( da "Panorama" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Le intercettazioni della Digos di Napoli raccontano un'altra storia. In una telefonata del luglio 2007 un capo dell'organizzazione dice a Sinnathurai: "Abbiamo bisogno di molti soldi, voi dovete lavorare 24 ore al giorno per prendere il denaro. Voi dovete costringerli con la forza, dovete mettere paura alla gente".

Il patto con Berlusconi durerà ( da "Panorama" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Su questioni come le intercettazioni, il trattato di Lisbona e altro ci sono stati distinguo della Lega. (Bossi risponde con un gesto della mano che minimizza, ndr). C'è chi, come il presidente emerito Francesco Cossiga, ipotizza che la Lega voglia svolgere un ruolo di interdizione tipo quello dell'Udc se non di Rifondazione comunista.

Intercettazioni: è solo colpa dei cronisti? ( da "Panorama" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: L'OPINIONE Intercettazioni: è solo colpa dei cronisti? MAURIZIO BELPIETRO A proposito d'intercettazioni, alcuni tra i commentatori più seri hanno osservato che con la nuova legge non si sarebbero scoperti i raggiri della Popolare di Lodi e gli orrori della clinica Santa Rita.

Politica e magistrati: tutti i retroscena di uno scontro ( da "Panorama.it" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettazioni, che hanno un unico filo rosso: il riequilibrio del rapporto tra politica e magistratura, il bilanciamento tra accusa e difesa nella cornice del "Giusto processo". Scudo per le alte cariche. L'Italia a differenza della Francia e della Spagna non ha una norma che tuteli le alte cariche dello Stato da inchieste che potenzialmente possono creare un conflitto fra la giustizia

BOTTE DA ORBI SULLA GIUSTIZIA - BOCCHINO: RIFORMARE IL CSM; MARONI: SANZIONARLO; COSSIGA: STRALCIARE LODO SCHIFANI; BOSSI: SILVIO OSSESSIONATO MA HA RAGIONE E INTANTO WALTER VA I ( da "Dagospia.com" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Vedi le intercettazioni: per 15 giorni si e' andati avanti nel dire che era una legge per sterilizzare il processo di Napoli e poi si e' scoperto che i titoli di reato -conclude Ghedini- erano ricompresi e c'era perfino una norma transitoria che lasciava intatto quel processo.

Clienti del casinò rapinati a Bordighera ( da "Stampa, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: è stata intercettata da una pattuglia di carabinieri allertata da una telefonata fatta al 112 della coppia svizzera. I militari, pistole in pugno, hanno bloccato l'auto con i tre giovani francesi a bordo che, di fronte alle armi spianate, si sono lasciati ammanettare senza opporre la minima resistenza.

VITA DA BOBO IL SECONDOGENITO DI CRAXI CI RIPROVA: IO, PUGILE SUONATO PRONTO ALL'ULTIMO KO L'EXPO È MERITO MIO STEFANIA HA IL MIO RUOLO? EMULAZIONE, CON UN'ONCIA DI PUERILE R ( da "Dagospia.com" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Il freno alle intercettazioni? "Giusto. Il mercimonio telefonico c'è solo in Italia". L'uso dei militari per l'ordine pubblico? "Un'idiozia. Meglio aumentare polizia e Cc. Pensi che mi avrebbero dato l'Expo per Milano se fossi stato il rappresentante di un Paese che pullula di militari come Beirut?

A MAGLIE STRETTE FATE SAPERE AL CAV CHE STEFANO PARISI È UN GRAN FIGO MARCEGAGLIA & MATONE, DUE CHE PARLANO CHIARO TETTAMANZI COME MARTINI: NO MILANO, NO PARTY LE "APPARIZI ( da "Dagospia.com" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: per le baby prostitute intercettate sul territorio. Lo ha spiegato la capo di gabinetto del Dicastero Simonetta Matone, nel suo intervento al convegno internazionale sulla Giornata mondiale del bambino in corso a Roma. ''Nella mia esperienza nella giustizia minorile - ha spiegato Matone - il 90% delle prostitute intercettate a Roma nelle maxi retate erano minorenni.

Un grand hotel di nome Fornesighe ( da "Corriere delle Alpi" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: idea è semplice ma non per questo scontata anche perchè in giro per l'Italia e l'Europa esempi di alberghi diffusi hanno intercettato importanti flussi turistici. "Il turismo legato alle comunità locali è in aumento e le grandi catene di hotel spesso snaturano il rapporto tra il turista e il paesaggio, tanto che essere a Roma o New York è la stessa cosa", il commento di Reolon.

Servizi inutili ( da "Corriere delle Alpi" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: secolo di italico spionaggio e democratiche intercettazioni meritano un unico commento. Limitare e controllare fortemente le intercettazioni, cancellando nel contempo attuali (e futuri?) processi, Sembrano però parti di una progettualità più ampia, che non solo rassomiglia parecchio a quella del buon Licio Gelli, ma costringe a ricordare (e sarebbe ora) le lodi affettuose che l'

Borse contraffatte ma pagamenti regolari ( da "Stampa, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: "sui 300 mila euro l'anno, e anche oltre", che peraltro si svolgeva in maniera "cristallina", nel senso che Casetta ordinava al telefono a Bezzi gli accessori (come è emerso dalle intercettazioni) e, quando li riceveva, pagava regolarmente con ricevute bancarie. Prossima udienza sarà il 18 settembre.

Cambia l'accusa resta l'orrore - adriano sofri ( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: atroce e ottuso delle conversazioni intercettate e pubblicate, abbia potuto eccedere (per cinismo, per ottusità, per atrocità) la stessa realtà dell'operato degli interlocutori. Ora la derubricazione dei reati per i quali medici e amministratori sono imputati, rilevante sul piano penale, non scalfisce l'impressione morale suscitata dalle loro parole e comportamenti.

"santa rita, interventi inutili ma non omicidi" - sandro de riccardis oriana liso ( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: le intercettazioni, delineano un quadro accusatorio che sostanzialmente regge. Una motivazione tecnica, quella del collegio presieduto dal giudice Enrico Tranfa, che si riassume così: le perizie mediche disposte dalla procura non hanno chiarito oltre ogni ragionevole dubbio se i cinque anziani pazienti siano morti per quelle operazioni (

Come vedono all'estero il "biutiful cauntri" - corrado augias ( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Ci indigna il decreto sul divieto delle intercettazioni telefoniche. Così, il traffico illecito dei rifiuti diventa ancora più facile. Le ecomafie ringraziano. Impedendo l'uso delle intercettazioni, si nega alle indagini un importante strumento contro un reato odioso che compromette la salute di intere comunità e avvilisce il Paese.

Il pd e lo stato di grazia del cavaliere - marc lazar ( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: come dimostrano le misure sulle intercettazioni telefoniche e sulla sospensione dei processi che intende far approvare. Dal canto suo l'opposizione, che sta toccando con mano la profonda verità dell'antico adagio vae victis, è depressa e lacerata. Le questioni che la dividono sono legione, dalla spiegazione dell'insuccesso elettorale al futuro del partito;

Accusato del delitto del tabaccaio fa sciopero della fame: "non c'entro" ( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Contro di loro gli inquirenti hanno in mano mesi di intercettazioni. "Si è vero, alcune frasi su Monetti le ho anche dette, ma ero ubriaco e si parlava del più e del meno - ha confessato ieri La Piana - però non pensavo affatto che potesse esserci un omicidio, e io sto pagando per un'accusa troppo grave, e non è giusto.

Tribunale caos, operai tra i fascicoli - dario del porto ( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: operai tra i fascicoli Gip in rivolta: "Atti su arresti e intercettazioni alla mercè di tutti" DARIO DEL PORTO Lavori in corso, ma tra i fascicoli processuali. Uffici giudiziari "trasformati senza preavviso in un cantiere con decine di operai", dove faldoni contenenti "notizie riservatissime" si ritrovano abbandonati "alla mercè di chiunque".

L'inchiesta sul porto si allarga alle acciaierie - marco preve ( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettazione tra Novi e Carbone che per il primo fa ipotizzare alla procura un tentativo di concussione ai danni dell'industriale Riva per obbligarlo ad utilizzare i lavoratori della Pietro Chiesa. "Ho spiegato agli inquirenti - racconta Bianchi - che la legge sulla portualità consente a Riva di scaricare in autonomia solo merci che debbano essere utilizzate nel processo produttivo

"così la giustizia va contro i poveri" ( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Nelle inchieste per stupro spesso si usano le intercettazioni. Tutto buttato via". Un'amnistia mascherata? "No, io non penso a questo. I processi che salteranno sono tanti, ma molti sarebbero saltati comunque, avviati alla prescrizione, perché non si riesce a farli. Sono settemila solo quelli già istruiti in attesa di essere fissati dal Tribunale.

Milano, si ricomincia: in cinquecento al primo girotondo Dalla Chiesa: è forte l'indignazione civile per le leggi ad personam e l'attacco ai giudici. Lo slogan: Noi facciamo da sol ( da "Unita, L'" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Nel mirino dei manifestanti soprattutto le leggi che vogliono limitare l'uso delle intercettazioni e la Schifani bis, o "salva premier", che punta a mettere al riparo Silvio Berlusconi dagli effetti del processo Mills. L'appello era stato lanciato dal "Comitato milanese per la legalità" e dall'esponente del pd meneghino Nando Dalla Chiesa.

Il tempo dell'opposizione ( da "Unita, L'" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: annunciato un disegno di legge sulle intercettazioni che ne restringerà all'estremo l'uso ai magistrati e impedirà ai giornalisti di parlarne: un plumbeo silenzio coatto. Ed è alle porte un nuovo tentativo di dare protezione definitiva al capo del governo, dissimulata con l'ampliamento del beneficio non solo alle cinque alte cariche dello stato ma anche ai giudici costituzionali.

Al Tappone ( da "Unita, L'" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: già nella legge sulle intercettazioni è previsto qualcosa di simile: per arrestare o indagare un sacerdote, il magistrato è tenuto ad avvertire il suo vescovo; per indagare o arrestare un vescovo, deve avvisare il Segretario di Stato vaticano. Il che lascia supporre che, per indagare eventualmente sul Segretario di Stato, si debba chiedere il permesso al Papa;

Clinica degli orrori Brega resta in carcere ma non per omicidio Il Riesame: interventi inutili però non mortali Il primario in galera per truffa e lesioni gravi ( da "Unita, L'" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: conversazioni intercettate risulta come l'attività di Brega fosse notoriamente ispirata ad un'aggressività chirurgica sostanzialmente funzionale al conseguimento di indebiti profitti in danno del servizio sanitario nazionale". I giudici scrivono anche di "gravi indizi di colpevolezza a carico del primario non solo in merito alla truffa aggravata ma anche in relazione alle lesioni volontarie.

Il ritorno dei Girotondi: no al decreto salva-processi ( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: ci sono anche le nuove norme sulle intercettazioni, lo spregio della libertà di stampa e l'attacco all'indipendenza della magistratura ". Ma soprattutto, il cosiddetto "lodo Schifani-bis": "Non esiste Paese in Europa in cui una legge già dichiarata incostituzionale venga ripresentata a distanza di tre anni.

COLPEVOLEZZA ( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: discorsi" intercettati o registrati, con la loro potenza suggestiva e la sensazione potentissima di verità che da essi promana, si trasformano, prima ancora di ogni valutazione giudiziaria, in surrogati delle prove che devono essere ancora confermate. E i "mostri", che peraltro non hanno bisogno di additivi per confermarne,

<Mi fido soltanto di lui Aspetterò che esca per mostrargli gli esami> ( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: E le intercettazioni? Ornella: "Non crediamo a una parola ". E gli interventi definiti dai pm "inutili"? "Falsità". Perfino Piergiorgio Maggi, che compare nell'ordinanza per aver subito "lesioni personali gravi", lesioni commesse "con l'aggravante di aver agito con crudeltà sulla persona", ecco, perfino Maggi è dall'inizio nel partito dei pro.

<Una cieca adesione al sistema truffaldino di illeciti gravissimi> ( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: i giudici riportano un'intercettazione depositata dai pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano. Il medico era stato licenziato dalla Santa Rita nell'autunno scorso, quando emersero le prime notizie sull'inchiesta. Collaborava con la Clinica San Carlo di Milano e al telefono diceva: "Comunque, se tutto va così, questa settimana.

Sicurezza, l'offerta di Di Pietro <Io speaker dell'opposizione> ( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: per raccogliere le firme necessarie ai referendum con cui abrogare "le norme per limitare le intercettazioni, quelle su Rete4, sul finanziamento ai giornali di partito e alla casta". Di Pietro conferma di volere rimanere un alleato di Walter Veltroni e del Pd. Tuttavia li invita "a prendere atto che da soli non vanno da nessuna parte".

Ancora sbarchi a Lampedusa Arrivi in Sardegna ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: barconi intercettati a sud dell'isola-Stato lungo la rotta verso la Sicilia. Nel fine settimana l'ondata di immigrati irregolari ha investito anche la Sardegna: ieri 16 algerini sono sbarcati a Porto Pino, in provincia di Cagliari. Con quelli intercettati domenicae sabato si è raggiunta quota 130: si tratta in maggioranza di persone di nazionalità algerina che partono da Annaba,

Le colline di Hemingway silhouette di racconto che fu subito un classico ( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Che quella conversazione di due sconosciuti sia stata davvero intercettata da Hemingway - in una stazione, in Spagna, negli anni Trenta. Può darsi che a discutere a quel modo fossero stati lo stesso Hemingway e una delle sue donne, non si sa quando, o dove. O una coppia di amici. O che si trattasse di pura invenzione, anche se tutto suona così "naturale".

Cocaina: poliziotto in manette <Lo stipendio non bastava> ( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: diretta dal funzionario Luca Armeni, ha effettuato una ventina di perquisizioni, tutte sul litorale, nelle abitazioni di altrettanti indagati. Per gli investigatori il ruolo del poliziotto era quello di dare appoggio logistico alla banda. I riscontri ai sospetti della Mobile sarebbero arrivati anche da intercettazioni telefoniche.

Governance leggera per l'export ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Come intercettare i fondi sovrani? Gli Usa si sono chiesti come rendere trasparente la gestione dei fondi sovrani. In Germania una recente legge prevede autorizzazioni in alcuni settori specifici. Io credo che la riflessione la debba fare l'Europa in quanto tale, perché spesso le imprese sono intra-europee,

<Tremonti taglia anche i fondi per i mezzi pubblici> ( da "Corriere del Veneto" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: dallo stop alle intercettazioni. Così si demotivano le forze dell'ordine, già penalizzate dall'ennesimo taglio dei fondi destinati a dotarle dei mezzi adeguati. Non ce la fanno più nemmeno i Comuni, che senza l'Ici fino alla fine dell'anno non avranno certezze sul bilancio, anche perchè continuano a ricevere fondi statali in base all'ormai superato parametro della spesa storica,

Cromo, 1000 ettari al veleno ( da "Stampa, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract:

Indagano sulla sinistra? Puniti e allontanati Sul premier? Seggio sicuro ( da "Giornale.it, Il" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: quella delle intercettazioni a Piero Fassino ("Abbiamo una banca") e Massimo D'Alema ("Vai Consorte, facci sognare"), oltre che all'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio. La Forleo disse che l'allora ministro degli Esteri aveva telefonato a magistrati milanesi per accomodare l'inchiesta che lo riguardava, e che il procuratore generale Blandini le chiese di soprassedere.

Condanna senza appello: sei italiani su dieci non si fidano dei giudici ( da "Giornale.it, Il" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Il dato non fa che confermare un trend iniziato da tempo - ma intercettato politicamente finora solo dalle forze del centrodestra - che ha visto salire la sicurezza in cima alle preoccupazioni degli italiani, e parallelamente calare la fiducia nelle istituzioni delegate al controllo e all'applicazione delle leggi.

<Mi fido soltanto di lui Aspetterò che esca per mostrargli gli esami> ( da "Corriere.it" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: E le intercettazioni? Ornella: "Non crediamo a una parola ". E gli interventi definiti dai pm "inutili"? "Falsità". Perfino Piergiorgio Maggi, che compare nell'ordinanza per aver subito "lesioni personali gravi", lesioni commesse "con l'aggravante di aver agito con crudeltà sulla persona", ecco, perfino Maggi è dall'inizio nel partito dei pro.

Vip e cocaina, in dirittura d'arrivo altre due inchieste della Procura ( da "Stampa, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: "Stiamo lavorando sulle intercettazioni e sulle dichiarazioni rilasciate dai protagonisti di questa inchiesta" si limita a confermare Landolfi. Il fatto che ci siano di fatto ben tre differenti filoni giudiziari con due stralci, conferma che le posizioni al vaglio degli inquirenti sono diversificate tra loro.

Fano: tenta furto, arrestato dopo inseguimento ( da "gomarche.it" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Scoperti, i tre si sono dati alla fuga a bordo di un auto rubata ma sono stati intercettati da una gazzella nei pressi di Fano. Dopo aver provocato un incidente stradale, i malviventi hanno continuato la loro corsa a piedi. I carabinieri sono riusciti a bloccare solo uno dei tre, che è stato arrestato.

TRAVAGLIO: VEDO CHE IL BUGIARDO CON LE MECHES NON DEMORDE - CHI TOCCA LA SINISTRA MUORE, CHI TOCCA BERLUSCONI VA IN PARLAMENTO FOLLIERI E LA GIUSTIZIA U.S.A. IL CASO ORLANDI ( da "Dagospia.com" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: telefonato al mio avvocato per sapere come mai le mie tesi sulla legge-bavaglio del governo Berlusconi in materia di intercettazioni collimassero con le sue. L'avvocato gli ha detto che l'ho consultato per verificare la correttezza alcune cose che intendevo scrivere. Questo non si chiama copiare: si chiama controllare le informazioni prima di scrivere, come fa ogni buon giornalista.

TRAVAGLISSIMO SUL CAV: AL TAPPONE POTREBBE SOSPENDERE PER UN ANNO IL DIVIETO DI RICEVERE L'EUCARESTIA A TUTTI I BATTEZZATI NEL '39, DIVORZIATI NELL'85, SOTTO IL METRO E 60, E COL C ( da "Dagospia.com" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: già nella legge sulle intercettazioni è previsto qualcosa di simile: per arrestare o indagare un sacerdote, il magistrato è tenuto ad avvertire il suo vescovo; per indagare o arrestare un vescovo, deve avvisare il Segretario di Stato vaticano. Il che lascia supporre che, per indagare eventualmente sul Segretario di Stato, si debba chiedere il permesso al Papa;

Alcune settimane fa Berlusconi aveva affermato che, quando incombono grandi emergenze, rispettare la ( da "Stampa, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: con ritmi incalzanti per dimostrare determinazione e disorientare gli avversari, limitazioni delle intercettazioni, meno notizie sui giornali in materia di indagini penali, sospensione dei processi, nuovo lodo Schifani a copertura delle alte cariche dello Stato, in grado di eludere, se possibile, le vecchie censure della Corte Costituzionale.


Articoli

E' Zegna il campione della moda maschile (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere Economia Online" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Fil di Ferrè E' Zegna il campione della moda maschile a cura di Giusi Ferrè Ma agli uomini interessa davvero la moda? Quella lieta follia di sfilate, show, collezioni che ogni sei mesi propone un guardaroba tutto nuovo definito una volta rivoluzione aristocratica, un'altra streetwear borghese, un'altra ancora casual formale? Basta vedere la sorprendente classifica dei dieci uomini più eleganti del mondo stilata dal mensile americano Esquire e arrivata puntuale nel momento in cui cominciano le presentazioni del menswear per la primavera/estate 2009 per capire quanto sia incerta la situazione. Prevedibilmente, è citato Barack Obama per la semplicità del suo abbigliamento, composto di un classico completo scuro rischiarato dalla camicia bianca. Ma nella lista appare anche il roccioso Fabio Capello, commissario tecnico della nazionale di calcio inglese che, secondo la rivista, con il suo modo di vestire ricorda il postino Pat, un personaggio dei cartoni animati in 3d molto noto in Gran Bretagna e le cui avventure sono approdate recentemente anche da noi. Della graduatoria fa parte Lapo Elkann, che colpisce per la "sfrontatezza" nella scelta dell'abbigliamento: cappellaccio di lana blu, pantaloni colorati e giacca di lino beige. Come spiega Catherine Hayward, la direttrice di Esquire , il criterio di queste scelte è la personalità. "Gli uomini importanti sanno come vestirsi e spesso si adattano a una particolare uniforme. Ogni personaggio presente nella nostra lista, ha aggirato i tradizionali modi di vestire e ha creato un proprio stile". Non è nemmeno importante che i capi siano costosissimi, come rileva a sorpresa l'indagine condotta dal Luxury Institute di New York tra consumatori maschi ad alto reddito. Un campione ben individuato: 803 milionari con un reddito medio di 348.000 dollari l'anno e un patrimonio non inferiore ai 3,6 milioni di dollari. Valutate le risposte in base sia all'età, sia ai profili utilizzati nella più recente Survey of Consumer Finances realizzata per conto delle Federal Reserve, è risultato Ermenegildo Zegna il campione del lusso virile, seguito da Armani e Brioni. Approvazione piena dell'Italian Style, dunque, anche se Milton Predosa, amministratore delegato del Luxury Institute, sottolinea: "Non è necessario essere il brand più caro per intercettare il favore dei consumatori della upper class, come dimostra l'ottima valutazione ottenuta da Zegna. E nemmeno si tratta soltanto di un problema di creatività. Molto ha a che fare con l'intensità del rapporto che si instaura, mentre gli stilisti di moda maschile spesso lavorano in un vuoto pneumatico e hanno difficoltà a capire le valutazioni dei loro clienti". Sarebbe interessante realizzare una ricerca simile anche in Cina dove, secondo Gaetano Marzotto, presidente di Pitti Immagine, l'uomo è più favorevole ad acquistare un capo di tipo classico ed elegantemente duraturo, che rappresenti il savoir faire italiano, mentre sui mercati maturi si registra una forte richiesta di capi che definisce smart casual . Con abilità, il fashion system italiano è pronto a soddisfare entrambe le richieste: non a caso il menswear ha chiuso il 2007 con un giro d'affari di 8,6 miliardi di euro, con un aumento del 6% rispetto all'anno precedente grazie all'eccellente andamento delle esportazioni salite a 5,1 miliardi di euro: più 6,8%. Performance da record in Russia (+37,3%) e in Cina/Hong Kong (+20%), mentre in Europa la crescita è risultata più modesta: +4,4%. Scarso il consumo in Italia che per quest'anno si prevede in frenata. E questa non è proprio una sorpresa.

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Frodi e sprechi: i piani per rifare il bilancio Ue (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere Economia Online" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Bruxelles al bivio Dopo il "no" irlandese, le prime mosse per rilanciare l'integrazione Frodi e sprechi: i piani per rifare il bilancio Ue Monti: più risorse per le nuove priorità, ma dico no alla tassa comunitaria. Moltrasio (Confindustria): basta soldi per il Sud I soldi sono pochi. E pure spesi male. Forse non c'è niente di meglio che partire dal bilancio per spiegare la crisi dell'Unione europea. Solo 130 miliardi di euro all'anno per reggere una costruzione di 27 Paesi e 470 milioni di cittadini, quando lo Stato Italiano, per esempio, spende, nei dodici mesi, sei volte di più. Il confronto tra la base materiale e le ambizioni economiche e politiche della Ue sta diventando grottesco. Nel 2000 l'Europa si era posta l'obiettivo di diventare l'area economica più competitiva del mondo entro il 2010 (era il titolo della cosiddetta "Agenda di Lisbona"). Ma in tutti questi anni ha destinato 5-6 miliardi alla ricerca e l'innovazione, mentre regalava 30-35 miliardi di euro all'anno alle grandi aziende agricole francesi, italiane, spagnole, ma anche inglesi e olandesi. Come avvisa l'Ocse, il 70% degli aiuti comunitari previsti dalla Pac (Politica agricola comune) è finito al 25% degli agricoltori più ricchi d'Europa. L'equazione francese Si può anche cambiare angolo visuale, come fa Mario Monti, già commissario a Bruxelles per 10 anni. Martedì primo luglio lo scalpitante Nikolas Sarkozy assumerà la carica di presidente di turno dell'Unione europea. Il programma, manco a dirlo, è fiammeggiante. Il leader francese, tra l'altro, propone un più stretto coordinamento europeo in materia industriale, energetica e ambientale. Monti osserva: "Sarebbe interessante sapere come Sarkozy pensi di conciliare l'idea di una politica industriale comune più attiva se non ha intenzione di aumentare l'ammontare del bilancio europeo rispetto al pil e se si prepara a difendere strenuamente le spese per l'agricoltura". Naturalmente non si può fare: l'equazione sarkoziana non torna. Ma perlomeno la riforma della Pac è stata messa in calendario: se ne comincerà a discutere (forse) alla fine del 2008.Sull'altra voce portante, la politica di coesione, tutto invece procede come se fossimo ancora negli anni '80 e '90. Il budget del 2008 stanzia per questa casella 57,9 miliardi, mentre il piano pluriennale 2007-2013 (le cosiddette "prospettive finanziarie") prevede 308 miliardi (il 35,7% del totale). Sono fondi utilizzabili per un ventaglio molto ampio di progetti: dalle grandi opere pubbliche al sostegno delle imprese. L'idea base è aiutare le "aree più svantaggiate" a raggiungere i Paesi più progrediti. Così entro il 2013 la Polonia riceverà 67 miliardi di euro, la Repubblica Ceca 26, l'Ungheria 25. Sono tanti? Dipende. Dalle cifre elaborate dall'Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale diretto da Paolo Magri) risulta che il contributo Ue consentirà ai Paesi dell'Est una crescita addizionale del pil compresa tra il 9% della Lituania e il 3,5% della Bulgaria. Il punto, però, è che pur correndo ai tassi di sviluppo attuali Paesi come Polonia, Bulgaria e Romania impiegheranno più di 15 anni per arrivare al 75% del pil europeo. Ciò vuol dire che per i prossimi quindici anni molti cittadini dell'Est saranno pronti a cercare fortuna altrove, in Francia, Germania, Italia, alimentando l'ormai noto corollario di ansie e paure (vere o false che siano): dall'idraulico polacco all'invasione rumena. Se si volesse accelerare il "riequilibrio", come il "no" irlandese al Trattato di Lisbona consiglierebbe, occorrerebbe fare di più (e meglio) per gli ex Paesi comunisti. Invece una quota consistente dei fondi 2007-2013 finirà ancora alla Spagna (35 miliardi), al Mezzogiorno d'Italia (28 miliardi) e perfino alla Gran Bretagna (10 miliardi). Con quali risultati? Andrea Moltrasio, vice presidente della Confindustria (con delega sull'Europa) è secco: "Come imprenditori non vogliamo più sentire parlare di fondi strutturali. Rappresentano uno strumento inadeguato che ha dato gli esiti che sono sotto gli occhi di tutti. Il gap infrastrutturale tra il Sud e il resto del Paese è rimasto intatto e le risorse sono state in gran parte intercettate dalla criminalità organizzata". Compromesso In sostanza la politica di bilancio della Ue è il risultato di un compromesso raggiunto faticosamente tra i governi, sottoposto agli strappi delle lobby di riferimento (agricoltori e costruttori in testa) e messo a dura prova da una gestione bucherellata dalle frodi (non solo in Italia). Visto che è così difficile cambiare l'agenda delle priorità, c'è chi suggerisce di aumentare le risorse a disposizione. Non chiedendo ulteriori contributi agli Stati (di fatto significherebbe imporre alla Germania di pagare ancora una volta il conto), ma piuttosto introducendo una "tassa europea". Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, poi, suggerisce il ripescaggio degli "eurobond", una specie di Bot emessi dalla Ue per finanziare le grandi opere (il primo a parlarne fu Jacques Delors, presidente della Commissione dal 1985 al 1995). "Si può approfondire senza tabù l'idea degli "eurobond", anche se non mi sembra un tema centrale e risolutivo ? nota ancora Monti ? ma sul versante fiscale occorre realismo. In questa fase possiamo aspettarci al massimo un maggior coordinamento tra le tasse dei diversi Paesi. Non mi sembra il momento, invece, di un prelievo comunitario. Qualcuno avrebbe buon gioco a dire che l'Europa vuole mettere le mani nelle tasche dei cittadini". La mano, comunque, ora passa a Sarkozy.

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Sono i cattolici "tiepidi" lo zoccolo duro del pdl - (segue dalla prima pagina) ilvo diamanti (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Sono i cattolici "tiepidi" lo zoccolo duro del Pdl E il voto complica il rapporto Chiesa-politica Il 34% dei praticanti ha votato per Veltroni, il 48% per Berlusconi (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) ILVO DIAMANTI Come, in fondo, è avvenuto in campagna elettorale, per tacita, reciproca intesa fra i due maggiori candidati premier. A Berlusconi, d'altronde, non piace aprire grandi e laceranti discussioni fra gli elettori; i suoi, in particolare. Preferisce dialogare con la gerarchia in modo diretto. A tu per tu. Rassicurando il Pontefice sul sostegno alle famiglie e alle scuole cattoliche. Oppure invitando un vescovo a spendersi affinché la Chiesa permetta ai divorziati di "fare la comunione" (quindi anche, ma non solo, a lui: per evitare il sospetto di una indulgenza "ad personam"). Le posizioni della Chiesa, inoltre, in questa fase non favoriscono una specifica parte politica. Sui temi bioetici e sulla famiglia la gerarchia ecclesiastica è in contrasto con il Centrosinistra. Ma avviene il contrario in materia di sicurezza e di immigrazione. Così, la "questione cattolica", in Italia, non sembra più al centro del dibattito politico. Anche la polemica di Famiglia Cristiana sul ruolo dei cattolici nel PD avrebbe avuto un impatto mediatico assai maggiore qualche mese fa, quando i Democratici erano al governo. Mentre ora sono la minoranza della minoranza. Tuttavia, è lo stesso risultato elettorale ad aver complicato il rapporto tra Chiesa e politica. Dopo la fine della Dc - il partito dei cattolici ? la Chiesa ha scelto di agire in proprio sui temi di maggiore interesse. La gerarchia è intervenuta in modo diretto, insieme a gruppi, circoli e comitati del mondo cattolico. Ha investito con maggiore decisione sulla comunicazione e sui media. Dai quotidiani (L'Osservatore Romano, l'Avvenire, Famiglia Cristiana) alle emittenti radiotelevisive. Sostenuta da intellettuali e media "non" cattolici. Anzi: laici; atei (più o meno) devoti. Raccolti intorno al Foglio di Giuliano Ferrara. Una "Chiesa extraparlamentare", l'ha definita Sandro Magister in un lucido saggio di alcuni anni fa (pubblicato dall'Ancora del Mediterraneo). Capace di promuovere massicce campagne di opinione. Disposta a "scendere in campo" direttamente, come ha fatto in occasione del referendum sulla procreazione assistita. Questo modello è stato ispirato e guidato dal cardinale Camillo Ruini. Che ieri si è congedato dal ruolo di "vicario" di Roma, dopo quasi 18 anni. Esortando i vescovi, nel commiato, a non essere "sudditi". Di certo non lo sono stati negli ultimi 20 anni. Semmai il contrario. Tuttavia, questa linea oggi appare in discussione. Per funzionare, esige una Chiesa in grado di orientare, almeno in parte, le scelte elettorali dei cattolici. In modo da premiare oppure punire le forze politiche, in base alla coerenza con le posizioni della Chiesa. Capace, ancora, di influire sulle scelte legislative, attraverso parlamentari "fedeli". Come un "gruppo di pressione" (non diremo "lobby", per non generare equivoci) in grado di esercitare una "pressione" efficace. Ciò non è avvenuto, in questa fase. Giuliano Ferrara (ancora lui) ha denunciato, dopo le recenti elezioni, l'indebolirsi della presenza dei cattolici e degli esponenti vicini alla Chiesa: nell'attuale governo e nei posti-chiave dei principali partiti. Conseguenza implicita della scelta della Chiesa di non scegliere. Di non schierarsi apertamente. E, semmai, di appoggiare l'Udc di Casini e di Pezzotta. Coltivando una tentazione neodemocristiana. Una critica esplicita alla strategia "extraparlamentare" di Ruini. Le recenti elezioni, d'altra parte, sottolineano come, dopo la Dc, sia finita anche l'era dell'unità politica dei cattolici. In modo, forse, definitivo. Lo mostrano i dati dell'indagine condotta dal Laboratorio di Studi Politici dell'Università di Urbino (LaPolis) nelle settimane successive al voto (campione nazionale di oltre 3300 casi). I cattolici confermano, come nel recente passato, di essere orientati prevalentemente a centrodestra. Il 34% di coloro che frequentano assiduamente la messa domenicale ha, infatti, votato per Veltroni (il 30% per il PD); il 48% per Berlusconi (il 41% PdL). Tuttavia, la differenza rispetto al totale dei votanti non è eccessivo. Fra i cattolici praticanti, infatti, il Pd ottiene 3 punti e mezzo in meno rispetto a quanto avviene fra i votanti nell'insieme. Il contrario del PdL. Tuttavia, conviene rammentare che quanti vanno regolarmente a Messa (secondo l'Osservatorio socio-religioso triveneto, diretto da Gian Antonio Battistella e Alessandro Castegnaro) costituiscono una quota di poco inferiore al 30% della popolazione. Per cui, rispetto al risultato ottenuto dal Pd e dal PdL fra i votanti nel complesso, la differenza espressa dal voto dei cattolici praticanti si riduce a circa l'1% L'Udc, da parte sua, ha effettivamente intercettato una quota di cattolici quasi doppia rispetto al proprio peso elettorale. Il 10% dei cattolici praticanti assidui. Che, però, sul totale dei voti validi, significa non più del 3%. Poco per garantire ai cattolici peso e rappresentanza. Anche perché, comunque, il 90% dei cattolici ha votato diversamente. Dati molto simili emergono da altre ricerche (Itanes, nella parte curata da Luigi Ceccarini; dati Ipsos, nelle analizzati da Paolo Segatti e Cristiano Vezzoni). Anche per questo riteniamo che i progetti neocentristi volti ad allargare la base elettorale dell'Udc non produrranno effetti significativi. Visto che la presenza radicale nel Pd non pare averne indebolito la capacità di attrarre il voto cattolico. Peraltro, nella base elettorale dei principali partiti (Udc esclusa), i cattolici praticanti costituiscono una porzione significativa, ma minoritaria. E, sui temi sociali ed etici, esprimono posizioni maggiormente vicine alla parte politica di riferimento piuttosto che alla Chiesa. Semmai, la preferenza per il Centrodestra appare molto più evidente fra i cattolici che esercitano la pratica religiosa in modo saltuario. Una componente, peraltro, ampia degli elettori (circa un quarto del totale), poco sensibile agli insegnamenti ecclesiastici. Animati da grande fiducia nella Chiesa, questi cattolici interpretano e praticano una religione secolarizzata e privatizzata. Più simile al "senso comune" che a una professione di fede esercitata con coerenza. L'influenza della Chiesa, per essere davvero influente, deve rivolgersi in particolare a questo popolo di "fedeli tiepidi". Peraltro, più tradizionalisti e orientati a destra, sui temi etici ma anche sociali. Tuttavia, la "missione" perseguita da Benedetto XVI non dimostra indulgenza verso il relativismo religioso ed etico. Al contrario, mira a recintare il "campo religioso", tracciando confini chiari fra la verità dei cattolici e quella degli altri. Per questo potrebbe avvenire che la Chiesa abbandoni la via extraparlamentare. Che la gerarchia cattolica concentri la propria pressione (e la propria "missione") sulla politica e i politici. Cattolici e non. Ma, ancor prima, sugli stessi cattolici. Soprattutto, i più "relativi". Per rafforzare il potere di rappresentanza della Chiesa. E, forse prima ancora, per "educarli". Per trasformare la loro fede da relativa in assoluta.

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Clandestino ucciso dal caldo sul tir tragedia a venezia, altri 5 in salvo - meo ponte (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Cronaca Clandestino ucciso dal caldo sul tir tragedia a Venezia, altri 5 in salvo Vercelli, 2 cadaveri di immigrati in autostrada. Ieri sbarcati in 500 L'uomo trovato tra scatoloni di abiti destinati ai negozi italiani. Forse era un iracheno E i due trovati in una cunetta morti durante il trasporto e abbandonati MEO PONTE ROMA - Per uno strano capriccio del destino li ha scoperti un ex clandestino: un camionista dell'ex Jugoslavia che oggi ha un permesso di soggiorno e lavora in Italia. Sabato sera aveva fermato il suo Tir in una piazzola di sosta al margine della bretella autostradale che collega Vercelli a Santhià. Ieri mattina si stava sgranchendo le gambe quando ha visto i due corpi in avanzato stato di decomposizione nella cunetta. "Due giovani extracomunitari - spiegano alla Squadra Mobile di Vercelli - forse magrebini. Nudi se non per le mutande boxer. Nessun segno di violenza sui loro corpi. Le tracce ipostatiche rilevano che sono morti da un'altra parte, forse due giorni fa e poi abbandonati al margine dell'autostrada. Probabilmente clandestini deceduti durante un trasporto". Come il giovane straniero stroncato dal caldo e dalla sete nel rimorchio di un camion greco nel porto di Venezia. Dicono che fosse iracheno e che per cercare un futuro lontano dall'inferno mesopotamico si fosse nascosto con altri cinque disperati come lui (marocchini, siriani e iraniani) nel rimorchio del camion. Ieri il personale del traghetto della Anek Lines, partito da Patrasso e diretto a Venezia, ha sentito strani rumori provenire dalla stiva dove erano stati imbarcati Tir e auto. I marinai hanno avvisato la polizia di frontiera di Venezia che poco dopo ha fatto la tragica scoperta. Nel rimorchio del camion che trasportava abbigliamento imbarcato a Patrasso c'erano sei uomini: cinque riuscivano ancora a chiedere aiuto, il sesto era disteso tra gli scatoloni di vestiti destinati ai negozi italiani, ucciso dalla calura che in quel cassone superava i cinquanta gradi. Tutte vittime dell'infame tratta che ogni giorno specula sulle speranze degli ultimi della terra. E che non si arresta mai. Basta scorrere i rapporti della polizia di frontiera per rendersene conto. Soltanto ieri 374 clandestini sono sbarcati in Sicilia, altri 94 in Sardegna e ventisette somali, tra cui otto donne, sono stati salvati da una motovedetta di Malta al largo delle coste libiche dopo la segnalazione di un peschereccio che avevano incrociato il barcone su cui navigavano. In tutto quasi cinquecento clandestini, disposti a giocarsi la vita pur di raggiungere l'Italia o qualsiasi altro paese europeo dove trovare un futuro senza fame. In Sicilia la Guardia Costiera, la Marina militare e la Guardia di Finanza hanno intercettato ieri pomeriggio ben quattro imbarcazioni con a bordo 242 clandestini: due sono state bloccate nel porto di Lampedusa, una nella maggiore delle isole Pelagie e l'ultima quando aveva appena attraccato all'Isola dei Conigli. Al mattino, con tre diversi sbarchi, a Lampedusa erano arrivati altri 132 disperati. E qualche ora dopo la Guardia Costiera aveva fermato nel porto 53 profughi appena scesi dal gommone con cui avevano attraversato il Canale di Sicilia. E a sessanta miglia a sud di Lampedusa una nave della Marina militare, la Fenice, ha intercettato un barcone con ottanta clandestini tra cui 15 donne e cinque bambini. Quasi tutti algerini invece gli immigrati bloccati sulle coste sud occidentali della Sardegna: 38, tutti giovani maschi, avvistati su tre barchini sabato pomeriggio, 33 fermati dai carabinieri di Carbonia dopo essere sbarcati nella notte sulle spiagge tra Porto Pino e Capo Teulada, 14 soccorsi all'alba a 25 miglia dalla riva sarda da un pattugliatore della Guardia di Finanza.

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Il tesoretto che vale la raccolta differenziata - federico valerio (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina II - Genova L'intervento Considerato il risparmio procurato alla collettività, sarebbe giusto premiare i condomini più virtuosi, riducendo la Tia Il tesoretto che vale la raccolta differenziata FEDERICO VALERIO (segue dalla prima di cronaca) Passare dalle campane ai sistemi di raccolta differenziata condominiale avviati a Sestri e Pontedecimo permetterà di intercettare elevati flussi di materiali post consumo di qualità, finalizzati al riciclo e che saranno ben pagati dal Conai. Uno studio effettuato da Italia Nostra con la partecipazione di 100 famiglie italiane, ha dimostrato che una famiglia adeguatamente informata e motivata riesce, senza particolari problemi, a separare più dell'80% dei propri scarti, con caratteristiche conformi alle richieste del mercato del riciclo. Questo dato trova conferma nei tanti comuni (Varese, Cinisello Balsamo, Montebelluna, Capannori?) e quartieri di grandi città (Reggio Emilia, Roma, Torino, Bari?) che hanno già adottato il sistema di raccolta porta a porta, con raccolte differenziate superiori al 60% e con punte dell' 80% (Consorzio Priula, nel Trevigiano). Questo significa che una famiglia di tre persone, in media, riesce a differenziare 453 chili all'anno dei propri scarti, che in base alla composizione vale per il Conai 53 euro. Se poi si calcola che i circa 150 chili di organico che la stessa famiglia può separare, trasformati in compost valgono altri 12 euro si raggiunge un valore commerciale dei materiali post consumo separati e riclicabili pari a 65 euro per famiglia. Ma il conto non finisce qui. Tutto quello che si ricicla non deve essere smaltito e visto che smaltire una tonnellata di rifiuti costa in media 90 euro, la fatica della nostra famigliola tipo, per separare alla fonte i propri scarti, vale altri 40 euro per mancate spese di smaltimento. E in totale, il guadagno e il risparmio indotto, grazie all'impegno di questa famiglia riciclona vale 106 euro all'anno. E' un valore economico che non si può ignorare nella stima della Tariffa di Igiene Urbana (TIA) da far pagare ai genovesi: chi fa raccolta differenziata e produce meno rifiuti, deve pagare meno di chi non fa raccolta differenziata e produce più rifiuti. E questa giustizia fiscale è resa possibile proprio dai sistemi di raccolta differenziata condominiale che si stanno sperimentando a Genova. Il modo più semplice, rapido ed economico è quello di applicare ai condomini, una tariffa proporzionale al volume del cassonetto condominiale per l'indifferenziato non riciclabile che lo stesso condominio decide di adottare. Ovviamente l'accesso ad ogni cassonetto sarà riservato al proprio condominio di riferimento. E' quello che già si fa con successo in altre città italiane: provare per credere.

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Rifiuti, via libera alla discarica di chiaiano - roberto fuccillo (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Cronaca Rifiuti, via libera alla discarica di Chiaiano Bertolaso: aprirà fra tre mesi e sarà presidiata dall'esercito. "Ma niente sostanze pericolose" La promessa del sottosegretario: arriveranno non più di mille tonnellate al giorno trasportate da piccoli mezzi ROBERTO FUCCILLO NAPOLI - Aprirà, d'intesa con autorità e popolazioni locali, con tutte le garanzie del caso, ma aprirà, fra tre mesi. Dopo un mese di polemiche e scontri, anche di piazza, avviati col decreto che Silvio Berlusconi venne a presentare proprio a Napoli, Guido Bertolaso ha finalmente tracciato l'iter della discarica di Chiaiano. Lo ha fatto ieri, al termine di un paio di ore di riunione con le autorità locali dei Comuni interessati. Bertolaso ha confermato che le analisi sul sito ? come anticipato due settimane fa da "Repubblica" ? sono positive, ma esistono ancora problemi tecnici da risolvere insieme, cominciando con un'altra riunione in programma oggi, con quei tecnici della controparte che finora hanno sostenuto la non adeguatezza del sito e che ieri non erano stati convocati. Due i problemi principali per Bertolaso: le strade per arrivare alla discarica, che attraversano un centro abitato, e la qualità dei rifiuti. Sul primo punto il sottosegretario promette non più di 1000 tonnellate al giorno, meno della produzione giornaliera di Napoli. E si useranno "mezzi piccoli, che arriveranno solo in certe ore per dare meno disagio". Sulla qualità ecco la garanzia che a Chiaiano arriveranno solo rifiuti tal quale, e non rifiuti pericolosi, "nonostante quello che dice il decreto". Inoltre la Protezione civile attuerà a luglio una raccolta differenziata per la zona nord di Napoli, pensando a un futuro in cui in discarica possa arrivare solo rifiuto secco. è un insieme di indicazioni che abbassano il possibile carico ambientale per Chiaiano. Fino al punto da non escludere che la cava venga utilizzata per meno delle 700 mila tonnellate di capienza previste. Se nel frattempo il resto del ciclo andrà bene, facendo funzionare la differenziata e avviando anche i termovalorizzatori, la quantità finale da depositare nel sito potrebbe essere minore di quel limite. Tra l'altro, proprio sul termovalorizzatore di Acerra Bertolaso ha ribadito che "il governo sta studiando le modalità per andare avanti con i lavori. La raccolta differenziata è prioritaria, ma Acerra è la seconda priorità, poi vengono le discariche sufficienti per smaltire quanto si produce". Aprirà dunque Chiaiano. Ma senza atti di imperio. Sarà sito di interesse nazionale, dunque controllato da forze dell'ordine e forze armate. Ma anche su questo punto Bertolaso tenta di tranquillizzare affermando che questo darà garanzie sulla qualità dei conferimenti, ovvero che non arrivino prodotti spuri come quelli radioattivi partiti per la Germania e intercettati anche di recente prima che arrivassero alla discarica di Savignano. Ci sarà poi un percorso di verifiche che porterà alla apertura non prima di tre mesi. Il sito sarà sottoposto a bonifica, poi a regolare valutazione di impatto ambientale. Conclusione: "I primi conferimenti avverranno non prima di tre mesi da oggi". Obiettivo ottobre, dunque. Fino ad allora si dovrebbe sopperire con Savignano e Sant'Arcangelo Trimonte, che apre fra una settimana, e che a sua volta sostituirà la discarica in via di esaurimento di Serre Macchia Soprana. Nel frattempo Bertolaso dovrà curare anche il fronte europeo. Martedì sarà a Bruxelles per concordare le modifiche da apportare al decreto, specie sulla qualità dei rifiuti e delle emissioni, punti sui quali sui quali l'Unione europea minaccia di bocciare il decreto stesso.

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Mancino frena sul blocca processi "ancora nessun parere dal csm" - alberto custodero (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Mancino frena sul blocca processi "Ancora nessun parere dal Csm" Colloquio con Napolitano. Sacconi: il "vaffa" contro le toghe Alfano: dal Colle un importante contributo di chiarezza e serenità ALBERTO CUSTODERO ROMA - Sul giudizio di incostituzionalità della norma blocca-processi (e salva-premier), il Csm frena. Nicola Mancino, vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, ha avuto, ieri mattina, un colloquio con il capo dello Stato (che è anche presidente del Csm). è stato il Quirinale a chiarire che "a tutt'oggi, non c'è alcuna bozza di parere elaborata e approvata dalla commissione competente" a proposito del decreto legge sulla sicurezza in discussione al Senato che prevede la sospensione per un anno dei processi per fatti anteriori al giugno 2002. "Nulla al riguardo - ha aggiunto la nota - è stato concordato tra i due correlatori, i consiglieri Livio Pepino e Fabio Roia". Poiché, dunque, il lavoro del Csm è ancora in corso, e di conseguenza nessun documento poteva essere stato sottoposto all'attenzione del vicepresidente del Csm e del presidente della Repubblica ai fini di un successivo inserimento all'ordine del giorno del Plenum, per il senatore Mancino "sono state aperte polemiche immotivate su un parere inesistente". Il richiamo del capo dello Stato a rispettare i processi istituzionali aperti, senza esprimere valutazioni preventive, è un messaggio arrivato al premier Silvio Berlusconi e apprezzato dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano. "Esprimo un giudizio positivo sulla nota del Quirinale", ha commentato il portavoce del governo, Paolo Bonaiuti. "L'iniziativa del presidente della Repubblica offre un importantissimo contributo di chiarezza e serenità", gli ha fatto eco il Guardasigilli. Il richiamo del Colle è stato interpretato in tutt'altro modo, però, dal leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, secondo cui Mancino "non ha fatto nessuna marcia indietro". "Semplicemente - ha spiegato Di Pietro - è uscito dal cuore di qualcuno ciò che è nella ragione e che verrà confermato ufficialmente dal Csm nei prossimi giorni". "C'è un'emergenza democratica", ha tuonato il leader dell'Italia dei valori. Poi, parafrasando l'articolo della Costituzione sull'obbligo dell'azione penale (e riferendosi alla mobilitazione proposta per il prossimo autunno dal segretario del Pd, Walter Veltroni), il leader dell'Idv ha detto: "Non c'è bisogno di aspettare novembre per l'"azione popolare": bisogna fare subito una manifestazione, o a Montecitorio, o a Piazza Navona". Sull'onda dell'appello alla mobilitazione, oggi, alle 18, davanti al Tribunale di Milano si terrà un presidio dei girotondi in difesa della Costituzione e della giustizia organizzato da Nando Dalla Chiesa e dal Comitato per la legalità. Di Pietro, dopo aver spiegato che raccoglierà le firme utilizzando Internet, ha rivelato di aver intenzione di promuovere "un grappolo di referendum" contro le leggi più inique annunciate da Berlusconi: fra queste, la norma sulla sospensione dei processi e quelle sulle intercettazioni, sul finanziamento ai partiti e ai loro giornali. Sulla polemica fra governo e magistratura è intervenuto, dai microfoni di Sky, anche il parlamentare del Pdl e legale di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, secondo il quale il Csm, "o almeno una parte di esso, vuole o tenta di avere un ruolo politico, soprattutto quando è al governo il centrodestra". Mentre l'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli taglia corto sulle polemiche sollevata dalla salva-premier ("l'obbligo dell'azione penale è una finzione perché i giudici, non riuscendo a svolgere tutti i processi, scelgono quelli da portare avanti"), il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi ha spiegato, ieri, il suo "vaffa..." pronunciato il giorno prima alla festa della Cisl. "Era un insulto - ha precisato il ministro - indirettamente rivolto a una parte, minoritaria, della magistratura politicizzata".

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Veltroni: no alla sindrome della spallata - umberto rosso (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Veltroni: no alla sindrome della spallata "Ma il governo ci riporta nel passato". E Di Pietro raduna l'altra opposizione Il leader del Pd alla festa dell'Anpi con Vendola, candidato segretario del Prc UMBERTO ROSSO dal nostro inviato CASTELLAMMARE DI STABIA - Scorre le ultime dichiarazioni di Walter Veltroni, "noi non ci faremo prendere dalla sindrome della spallata, la nostra strategia è di maggiore respiro". Dalla Campania, dove ha convocato d'urgenza lo stato maggiore del suo partito, Di Pietro formalmente è d'accordo con il segretario del Pd. "Nessuna competizione con Walter, non vogliamo fare i primi della classe". Di fatto, però, Tonino è venuto a battezzare "l'altra opposizione" a Berlusconi. Durissima, senza sconti, e immediata. "Siamo all'emergenza democratica. Faremo opposizione in Parlamento, nelle piazze e con tanti referendum contro la vergogna delle leggi ad uso e consumo del Cavaliere". Via libera perciò ad una operazione che cambia pelle al suo partito. Mettendo insieme Leoluca Orlando e Beppe Grillo. Pino Pisicchio e i girotondi di Pardi e Flores. Beppe Giulietti e gli orfani della sinistra arcobaleno. E che strizza l'occhio al Parisi che sul Corriere della Sera ha chiesto la testa di Veltroni, per provare ad agganciare così anche i malpancisti del loft. "Rispetto le preoccupazioni di Arturo, sono serie, indicano una difficoltà di percorso" ammicca il leader dell'Italia dei Valori. All'ex ministro della Difesa, Veltroni ieri dalla Festa dell'Anpi (dove c'era anche Nichi Vendola, candidato alla segreteria di Rifondazione) ha risposto che "la nostra gara non sono i cento metri, la nostra strategia la faremo vivere nei prossimi anni". Ma è proprio sui "tempi" che Tonino ha deciso di lanciare la sua sfida, gettandosi nello spazio di mercato politico lasciato vuoto. Il Pd promuove una manifestazione contro il governo per l'autunno? L'Idv ne farà due. La prima a giorni, quando il pacchetto sicurezza passerà dal Senato alla Camera, con presidio e raccolta firme in piazza Montecitorio o piazza Navona. L'altra a settembre, in occasione della Festa del partito a Vasto. "Non pretendo "ius primae noctis" per la manifestazione ma uno "ius" sì. Mica possiamo scendere in piazza quando i buoi sono scappati, a leggi approvate". Il Pd ragiona su tattiche e tecniche di sbarramento parlamentare? Tonino mette in pista un "grappolo" di referendum per bocciare l'uso "a fini personali del consenso elettorale ricevuto dagli elettori": contro la sospensione dei processi, il blocco delle intercettazioni, la salva-Retequattro, il finanziamento pubblico ai partiti e ai giornali di partito. "Saranno l'occasione per mostrare un altro paese, il paese che vorremmo". Per la sua battaglia l'ex pm chiama a raccolta a tutti. A cominciare dal Pd. "Non credo proprio che il popolo dei democratici dirà di no. Certo, con i vertici del partito è difficile capire con chi parlare". Ma Di Pietro nella sua nuova veste di acchiappa-oppositori pensa a un coinvolgimento più largo possibile, a cominciare dal popolo dei grillini, "può essere una grande opportunità". Follini difende Veltroni dagli attacchi di Parisi, "vecchio rito tribale la decapitazione del leader". Così come fanno Realacci, "la maggioranza del partito non vuole un cambio di leadership" e Fioroni: "Senza Walter, Ds e Margherita si ritroverebbero oggi come il Prc". Tonino guarda e aspetta di vedere come va finire dentro il loft. "Mi auguro - concede - che possano superare presto le difficoltà". Intanto con Walter sembra pace fatta sulla questione della presidenza della Vigilanza, con Leoluca Orlando ancora in corsa, "Veltroni è stato brava a respingere il tentativo del Pdl di spaccare l'opposizione".

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La xv edizione al palazzo delle esposizioni di roma - roma (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Cultura la xv edizione Al palazzo delle esposizioni di roma Una divertente babele di voci deformate e stridori violenti a opera di novantanove artisti non più giovanissimi. Manca un filo conduttore e sarà il pubblico a decidere il titolo della manifestazione I tulipani tanto amati dai sultani richiamano le donne col burqa L'omaggio a Fabro e all'Arte Povera evocata da neon e sedie di ferro L'orso tutto rosa ricoperto da Big Babol e immerso nella spazzatura ROMA Un collage di ritagli di fotografie attaccati su pannelli di legno per formare un tulipano. Ma il fiore in realtà nasce dal rovesciamento dell'immagine di donne vestite, fasciate, nascoste dal tradizionale burqa musulmano. è questa l'opera che Bruna Esposito presenta fino al 14 settembre al Palazzo delle Esposizioni di Roma in occasione della XV edizione della Quadriennale a cui partecipano novantanove artisti (catalogo Marsilio). La scelta del tulipano non è casuale: ha ispirato l'iconografia artistica e artigianale orientale e turca in particolare sin dai tempi più remoti. è risaputa la passione per i tulipani da parte dei sultani della dinastia ottomana, che ritenevano il fiore di buon auspicio. Nelle porcellane, nelle piastrelle, nei tappeti, nelle stoffe ottomane si ritrovano immagini di tulipani che ornano e arricchiscono le vesti dei sultani, le pareti delle loro stanze, le loro stoviglie, i loro tappeti. Uno dei giardini del palazzo imperiale di Istanbul, il famoso Topkapi, è dedicato proprio ai tulipani. è in questo modo che la Esposito si inserisce nel dibattito sul velo che sta infiammando la Turchia: porta Roma verso il Vicino Oriente, la trascina su questioni ben più complicate della Quadriennale, l'istituzione che ha il compito di promuovere l'arte contemporanea italiana, il cui nome deriva dalla cadenza con la quale si svolge l'esposizione. La Quadriennale prese forma nel 1927 con l'idea di accentrare a Roma la migliore produzione dell'arte figurativa nazionale, lasciando alla Biennale veneziana lo svolgimento di manifestazioni internazionali. Per il pieno decollo dell'iniziativa fu decisiva la figura di Cipriano Efisio Oppo, artista, scrittore, deputato al Parlamento del Regno e segretario nazionale del sindacato delle belle arti, nonché segretario generale delle prime quattro edizioni della manifestazione romana, a cominciare da quella del 1931 quando per l'inaugurazione arrivò Benito Mussolini in persona. Oggi le alte gerarchie sin sono viste poco. Solo Gianfranco Fini ha visitato, privatamente, la mostra, il vernissage è toccato al nuovo assessore alla cultura di Roma, Umberto Croppi, e il taglio del nastro a Isabella Rauti Alemanno, moglie del sindaco della capitale, seguita dal presidente della Fondazione Quadriennale, Gino Agnese, uomo della destra ma in carica durante tutti i governi di centro-sinistra. Da un punto di vista statistico, questa edizione presenta novantanove artisti la cui età media è intorno ai 45 anni, ma un terzo è sotto i 35, uno su tre è donna, il 30 per cento è nato o vive a Roma. Sono stati scelti da cinque curatori di varia estrazione critica: Chiara Bertola, Lorenzo Canova, Bruno Corà, Daniela Lancioni, Claudio Spadoni. Da un punto di vista critico non vi sono grandi novità, sorprese o scoperte (Grazia Toderi e Alessandra Tesi, ad esempio, erano presenti fin dall'edizione del 1996). Ma l'allestimento, semplice e pulito, che ha trasformato gli spazi segnati dalle colonne del Palazzo - da poco restaurato - in tante sale, in "white cube", permette una lettura assai piacevole e forse assicura un gran successo di pubblico, ormai pronto a correre in nome dell'arte contemporanea. Accadeva, per la verità, nel passato: la celebre Quadriennale del 1935, che esaltò la Scuola Romana, portò al Palazzo delle Esposizioni 350.000 visitatori. Chissà come andrà questa edizione dove il pubblico è chiamato anche a dare un titolo attraverso un questionario consegnato insieme al biglietto d'ingresso. Non c'è un fil rouge ad unire gli artisti. Nelle discussioni tra i curatori - ammette Chiara Bertola - è stata subito scartata l'ipotesi di individuare un tema e un titolo generico sotto il quale forzare nomi sparsi di artisti italiani. L'ultima parola dunque la dirà "il popolo" di questa edizione che parte con un omaggio a Luciano Fabro, scomparso un anno fa, con un monumentale marmo che occupa l'atrio di Pio Piacentini che ha per titolo Autunno. Fabro è uno dei maestri di quell'Arte Povera che continua a lanciare segnali, intercettati dai giovani ora in mostra alla Quadriennale: così dimostra il trentottenne Stefano Bonacci con il suo neon piramidale, le sedie in ferro e vetro. Ma non è una tranquilla e silente lettura del passato prossimo. La Quadriennale è un coacervo di colori, di gialli, di rossi, di azzurri, una divertente babele di voci deformate, di tonfi misteriosi, di stridori violenti. Sono provocati dal video di Daniele Puppi, che amplifica in maniera luciferina il modesto rumore di una serata di ginnastica casalinga, o dai centocinquanta altoparlanti di Elisabetta Benassi che formano la scritta They Live We sleep, frase ripetuta all'infinito da un bambino, da un pensionato. è l'arte che diventa spettacolare e spettacolo: Secolo XXII di Bernhard Rudiger, con il visitatore chiamato a far suonare un disco di ghisa che ha la forma di un Ufo; la Maserati nascosta da aculei di vetro di Luca Pancrazzi; le vedute di città del Messico, Parigi, Algeri, intagliate con il bisturi da Elisabetta Di Maggio sopra profumati saponi di Marsiglia; la visione di porte e finestre in resina poliestere di Loris Cecchini. In questo caotico universo convivono Mario Airò, Stefano Arienti, l'orso su due zampe di Maurizio Savini che guarda nello spioncino di una porta mentre affonda nella spazzatura. è tutto rosa, ricoperto dalle gomme da masticare Big Babol. è finto come è finta la carta da parati di Francesco Simeti. è invece di porcellana il grande ulivo di Luisa Rabbia, è in resina la scatola di "E una risata vi seppellirà" con cui Lara Favaretto rende omaggio a Gino De Dominicis, solo apparentemente sono fotografie quelle di Vanessa Beecroft, Matteo Basilè e Paola Pivi: sono la testimonianza, il frutto di complesse performance. è un viaggio reso avvolgente e misterioso dal buio video di Ra di Martino, ma anche spaventoso da quello di Nico Vascellari. Un viaggio che diviene socialmente impegnato grazie al video di Gea Casolaro, bell'omaggio ai morti sul lavoro, poi reso tranquillo da Andrea Aquilanti, che all'immagine connette il disegno, dai dipinti di Paolo Chiasera e dai pastelli di Giuseppe Caccavale. Foto, video, installazioni e un buon numero di dipinti marcano dunque questa Quadriennale che non ha un'unica chiave di lettura. A ogni artista è stata chiesta una sola opera e quel che viene fuori è una visione sfuocata di questa Italia dove si è considerati giovani a quarant'anni, mentre nel resto del mondo il successo arride a venticinque. Anche i tulipani sono il frutto dell'impegno di una signora ormai vicina ai cinquant'anni. Nell'arte, come nel resto, c'è poco da star tranquilli.

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Vuole un movimento in stile Grillo Tra i quesiti, Rete4 finanziamento a partiti e giornali, intercettazioni (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Vuole un movimento in "stile Grillo" Tra i quesiti, Rete4 finanziamento a partiti e giornali, intercettazioni.

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Non è in atto una competizione a chi fa più opposizione ci tiene a precisare s (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del "Non è in atto una competizione a chi fa più opposizione" ci tiene a precisare subito Antonio Di Pietro, in apertura della Conferenza programmatica dell'Italia dei Valori, convocata in tutta fretta davanti "all'emergenza democratica" che il Paese sta vivendo. "Il rapporto con gli alleati non è messo in discussione e noi non vogliamo essere i primi della classe mentre è una coalizione che può far meglio l'opposizione" rassicura assicurando che lui non chiede nessun "ius primae noctis", ma "ius, quello sì, non si discute". Però qualche preoccupazione Di Pietro non la nasconde. C'è il "rispetto e l'apprezzamento per le parole di Arturo Parisi che indicano un percorso" su cui sarà bene riflettere. C'è l'inquietudine per il dibattito interno al Pd "in cui spero torni presto il sereno". Ma c'è anche l'apprezzamento per la coerenza mostrata dal Partito democratico nel sostenere la candidatura di Leoluca Orlando a presidente della Commissione di Vigilanza, mentre contravvenendo ad ogni regola e con la consueta arroganza "la maggioranza avrebbe voluto decidere anche questo". L'alleanza, dunque, regge. Lo stile si conferma diverso. Così Antonio Di Pietro che da subito ha fatto conoscere il suo dissenso ad una manifestazione dopo l'estate, traccia il suo percorso di lotta. In piazza subito "nel giorno in cui il decreto passerà dal Senato alla Camera". In piazza in autunno a sostegno del "grappolo di referendum" che annuncia per cancellare, a mezzo della volontà popolare, le nefandezze delle leggi che Berlusconi sta disegnando a sua misura e non "per rispondere ai problemi della gente" che lo ha votato proprio per questo ed ora si trova tra le priorità una legge salva premier di cui nessuno, se non il Cavaliere, avverte la necessità impellente. Ma referendum anche per togliere il finanziamento ai giornali e ai partiti, e poi le intercettazioni ed anche il salva Rete4. E via dicendo. Ce n'è per tutti. Con i tempi e i modi dovuti dato che si tratta di decreti ma anche di disegni di legge. Due manifestazione per lanciare un segnale preciso. E per far fare un salto di qualità, secondo Di Pietro, all'opposizione "che c'è, e l'avete vista in Parlamento". E a quella che verrà "che dovrà saldare l'attività parlamentare con la partecipazione popolare" e che avrà come primo obbiettivo le leggi ad personam. Poi giù con "il grappolo" di referendum destinati a far esplodere, come bombe, nell'immaginario collettivo le contraddizioni e gli interessi che ancora una volta Berlusconi ha messo al primo posto della sua attività di governo. Mentre "un premier dovrebbe avere ben chiaro che la corruzione in atti giudiziari è un reato grave e che un presidente del Consiglio dovrebbe correre dal proprio giudice invece di andare in Parlamento per farsi fare leggi su misura". La piazza. Quella reale e quella mediatica, la rete come strumento di aggregazione e di espressione di volontà. "Perché dovremmo aspettare novembre quando per quell'epoca potremmo già avere raccolto le firme" chiosa Di Pietro che non ci sta "a chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati". Anticipa, dunque, i tempi il leader dell'Italia dei Valori. Prevede la cura ancor prima che il male abbia fatto tutto il suo percorso. Ma lui ha ben chiaro come andrà a finire. E si dice d'accordo con le indiscrezioni che sarebbero filtrate dal Csm sull'incostituzionalità del "salva premier" e che per lui, pur davanti alla precisazione che non c'è stata ancora nessuna valutazione, resta "una fuga di notizie su quello che accadrà". Tutto scritto. Perché è così. "È una recidiva. Per un'altra volta si cerca di sostenere che qualcuno può essere diverso rispetto alla legge e che può chiedere l'immunità quando è già sotto processo". La raccolta di firme sarà sostenuto da personaggi noti, a cominciare con molta probabilità, da Beppe Grillo, anche se Di Pietro punta su "un movimento spontaneo come rugiada al mattino". Ma sarà un banco di prova anche per questa opposizione del confronto quotidiano. Non si sbilancia Di Pietro sul sostegno che potrebbe venire alla sua iniziativa dal Partito democratico. "Forse non ci aiuteranno a raccogliere le firme ma vorrei capire come faranno a dire di no: una cosa è il Pd e un'altra è il popolo del Pd".

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In piazza non solo contro il governo (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del In piazza non solo contro il governo Vincenzo Vita È importante la mobilitazione proposta per il prossimo autunno dal segretario del Partito democratico, Walter Veltroni. È bene, infatti, cambiare passo nell'opposizione al governo Berlusconi, senza - per cortesia! - aprire un dibattito surreale se e come questo significhi tornare all'antiberlusconismo (??). C'è un diffusissimo disagio morale che attraversa un paese ferito dalle leggi e dagli emendamenti ad personam, dagli spot di politica economica che a conti fatti penalizzano, tanto per cambiare, i ceti meno abbienti, gli "invisibili", dagli attacchi ai magistrati e ai giornalisti. Alle libertà, alla cultura, dopo il taglio - tanto per cominciare - di 160 milioni di euro della già modestissima spesa culturale. Attorno alla giustizia si gioca una doppia partita: quella reale per condizionare l'autonomia della magistratura, fino all'intervento sulle intercettazioni telefoniche e sui processi in corso; un'altra simbolica che attiene ai caratteri del governo italiano, ormai (al di là che lo sia davvero o meno) gestito nella "cerimonia mediatica" come un regime effettivo. È una prassi consolidata, quella di annunciare per contribuire alla formazione di un certo senso comune. Per questo è essenziale scendere in piazza, accompagnando il movimento al progetto e per opporsi ad una deriva reazionaria. La manifestazione lanciata da Micromega non pare alternativa, o viceversa. Anzi. Et et, non aut aut. È nostro compito, come già si realizzò nel 2002 e 2003 con le manifestazioni (sì, anche i girotondi) sulla pace, per l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per la giustizia giusta, per i diritti e le libertà, dalla cultura all'informazione, tornare nella società in carne e ossa. Insomma, che si avvii una mobilitazione multiforme, fatta dalla battaglia quotidiana e da grandi appuntamenti, da iniziative diverse ma accomunate dall'urgenza etica, prima ancora che politica, di sconfiggere il berlusconismo. Quest'ultimo non è solo un fatto politico-politico, bensì una miscela di populismo e autoritarismo, vale a dire la destra dell'età postmoderna, che non ha molto a che spartire con il vecchio conservatorismo, costituendone anzi una sostituzione quasi conflittuale. È il nuovo mix tra localismi corporativi e snaturamento dello Stato di diritto. Con il sottofondo di tanti programmi della vecchia televisione generalista.

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E Di Pietro annuncia un <grappolo di referendum> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-23 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE "Contro le leggi ad personam" E Di Pietro annuncia un "grappolo di referendum" DAL NOSTRO INVIATO CASTELLAMMARE DI STABIA (Napoli) - "Osserviamo con rispetto e apprensione quanto sta avvenendo all'interno del Pd. E con rispetto e apprensione valutiamo le preoccupazioni espresse da Arturo Parisi, il quale indica anche un percorso da seguire". Antonio Di Pietro scandisce con lentezza le parole quando commenta l'intervista dell'ex ministro della Difesa, assai critica nei confronti di Walter Veltroni, tanto da auspicare un avvicendamento alla guida del Pd. Il leader dell'Italia dei valori è qui per una due giorni dedicata a mettere a punto la macchina organizzativa in vista di una campagna contro il governo Berlusconi. Il passaggio che dedica alle vicende interne al Pd fa parte di un ragionamento dedicato al rapporto con gli alleati e al tipo di opposizione che deve essere fatta. Di Pietro non intende "entrare in competizione con loro né fare il primo della classe, dato che gli interessi sono comuni e c'è bisogno di essere forti e uniti". Tuttavia è evidente che l'Idv si candida a essere il perno di un'opposizione risoluta all'attuale maggioranza. Ed è proprio per questo che traccia una strada sulla quale spera di incontrare, se non tutto il gruppo dirigente del Pd, certo "buona parte dei suoi elettori". In questo quadro si inserisce la campagna annunciata dallo stesso Di Pietro per promuovere un "grappolo di referendum contro le leggi ad personam a incominciare dalle norme salva-processi, dalla legge salva-Rete4 a quelle che impediscono l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche per arrivare poi a escludere il finanziamento ai giornali e ai partiti". L'idea dell'ex pm è quella di "offrire lo spaccato di un altro Paese: l'Italia che vorremmo". A suo giudizio, infatti, l'Italia sta vivendo "un'emergenza democratica". Occorre, dunque, contrastare chi, "abusando della funzione e del ruolo che gli hanno dato i cittadini con il voto, intende violare la legge in nome degli italiani". La raccolta delle firme, quando i provvedimenti avranno la forma di leggi compiute, si accompagna a una serie di manifestazioni di piazza, che potrebbero segnare il ritorno alla stagione dei girotondi. Di Pietro annuncia già che "quando il decreto sulla sicurezza che contiene le norme salva-processi approderà alla Camera organizzeremo un presidio h 24 davanti a Montecitorio per richiamare l'attenzione dei cittadini sull'operato dei deputati e allo stesso tempo terremo un sit in a Piazza Navona". Lorenzo Fuccaro Emergenza Per il leader dell'Idv Antonio Di Pietro c'è "un'emergenza democratica".

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Una spia tra <canali istituzionali> per aiutare il faccendiere (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 23-06-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-06-23 num: - pag: 25 categoria: REDAZIONALE Il nuovo filone romano Una spia tra "canali istituzionali" per aiutare il faccendiere ROMA - C'è un capitolo dell'inchiesta sui tentativi di bloccare i processi in Cassazione, chiamata "mafia e massoneria", che gli inquirenti palermitani considerano particolarmente inquietante. Perché ci sono tracce di contatti con "canali istituzionali" che permettevano al faccendiere Rodolfo Grancini considerato l'architetto del sistema messo in piedi per evitare il carcere ai vari "clienti" - di scoprire chi indagava sul suo conto. Lui, Grancini, contava sull'appoggio di una poliziotta, Francesca Surdo, per controllare sull'archivio informatico lo stato dei procedimenti a carico delle persone di cui s'interessava. Di qui l'accusa di "accesso abusivo" nei confronti dei due che, ad esempio, fecero accertamenti su un sorvegliato speciale di Mazara del Vallo già arrestato per mafia. Ma un giorno del luglio 2006 la Surdo decise di interrogare il computer sulla posizione dello stesso Grancini, scoprendo che aveva "una cosina per una storia di assegni", come gli disse in una telefonata intercettata. Lui spiegò "che aveva coperto Marcello" intendendo, secondo i carabinieri, il senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri. Due ore dopo Grancini richiamò la poliziotta, preoccupata di fargli capire "che l'aver consultato la banca dati non voleva significare alcuna mancanza di fiducia o sospetto sul suo conto", scrivono i pubblici ministeri. Ma Grancini insisté: "Sai che mi hanno detto? Io ho chiamato gli amici miei, poi te lo dirò, "quella ha battuto su... su la tastiera... del ministero degli Interni"... Non si fanno queste cose". La poliziotta chiese scusa, e Grancini spiegò: "Semplicemente ho fatto fare una telefonata e ho appurato se era vero o no, tutto qua... Qualche amico ce l'ho anche io", concluse ridendo. Poi riparlarono di Dell'Utri, ma per i magistrati antimafia è allarmante il fatto che "Grancini, in tempo reale, aveva saputo da altri canali istituzionali (e da sue non meglio specificate fonti)" che la Surdo s'era interessata della sua posizione processuale. Il giudice palermitano che ha ordinato gli arresti del faccendiere e della poliziotta ha trasmesso per competenza questa parte dell'inchiesta alla Procura di Roma che ora proseguirà le indagini. Gio. Bia.

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Il gesuita e l'accusa per mafia <Favori? No, solo leggerezza> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-06-23 num: - pag: 25 categoria: REDAZIONALE Padre Romanin Parla il sacerdote coinvolto nell'inchiesta su clan e massoni Il gesuita e l'accusa per mafia "Favori? No, solo leggerezza" "Mi hanno dettato le lettere di raccomandazione e le ho firmate. Gli onorevoli in parrocchia? Li facevo entrare ma non assistevo agli incontri" ROMA - "Io so che c'è la mafia in Sicilia, la 'ndrangheta in Calabria e la camorra a Napoli. Conosco qualcosa di Lucky Luciano, il gangster americano che avrebbe aiutato lo sbarco in Sicilia durante la seconda guerra mondiale. Altro sinceramente non saprei dire...", spiega nel suo italiano inquinato dalla cadenza inglese padre Ferruccio Romanin. Eppure proprio lui, gesuita rettore della chiesa di Sant'Ignazio a Roma, che confusamente ricorda la bomba che uccise il giudice Falcone - "in quegli anni stavo in Australia..." - si ritrova a 79 anni indagato per concorso in associazione mafiosa. La scorsa settimana i magistrati della Procura di Palermo l'hanno interrogato, dopo avergli fatto perquisire casa e ufficio. "Sono venuti alle 3 del mattino e hanno preso due computer, una rubrica, tre agende, fogli di carta intestata. Non so perché". Forse perché lei ha scritto una lettera di raccomandazione per il figlio del capomafia di Trapani Mariano Agate, per esempio, sostenendo di conoscerlo anche se non era vero. Com'è accaduto? "è accaduto perché me l'ha chiesto una persona che conoscevo da anni, Rodolfo Grancini (arrestato e indagato anche lui per concorso con la mafia, corruzione e altro, ndr) il quale mi disse che questo Agate e un altro ragazzo erano finiti in prigione per dei misfatti che normalmente non commettevano, e che meritavano un po' d'aiuto. Lui mi ha dettato le lettere e io le ho firmate. Ho sbagliato, non avrei dovuto, ma il mio atteggiamento è quello di essere sempre disponibile verso chiunque si presenta e chiede aiuto. Ho commesso una grave leggerezza, ma pensavo che quello che Grancini mi suggeriva fosse vero. Lui comunque non ha mai parlato né di mafia né di capomafia". Come ha conosciuto il "faccendiere " Grancini? "Io sono andato in Australia quando avevo 9 anni, per raggiungere mio padre emigrante, e lì sono diventato gesuita e ho lavorato quasi ininterrottamente tra scuole e parrocchie. Sono rientrato in Italia nel 2001, e dopo un po' è venuto questo signore, accreditandosi come un intermediario che aveva aiutato e sostenuto altri conventi, che poteva raccogliere fondi e aiutare la chiesa. Anche se poi sui nostri conti correnti lui non ha versato soldi. Io non ho indagato, mi sono fidato e gli ho offerto ospitalità nei locali della parrocchia". Cioè questa sacrestia dove Grancini, intercettato, diceva di portare colonnelli, generali e altri che volevano parlare con il senatore Del-l'Utri, al riparo da eventuali microspie. Lei che ne sapeva? "Niente. Lui mi annunciava che c'era un onorevole o un altro, anche se i nomi non li ricordo. Mi parlava dell'amico Dell'Utri, di Berlusconi, ma io qui non li ho mai visti. E non assistevo agli incontri. Io li facevo entrare come faccio entrare gli inquilini dei palazzi vicini per le riunioni di condominio, Grancini diceva che gli incontri erano per il progetto di costituire una libera università. Poi si voleva accreditare come rappresentante della chiesa verso l'esterno, i miei superiori mi dissero di interrompere i contatti e io lo feci. Se avessi seguito quella disposizione quando s'è ripresentato nel 2006, con la richiesta delle lettere per quei ragazzi, sarebbe stato meglio". Ora è rammaricato per avergli dato di fiducia? Si sente tradito? "Io non voglio giudicare, è un compito che spetta ai magistrati. Il mio è ascoltare le persone, e voglio continuare a farlo. Certo sono addolorato per quello che è successo, anche se rientra in ciò che ho sempre cercato di fare nei mei 60 anni da gesuita: disponibilità verso gli altri. Io non sono abituato a chiedere informazioni su chi domanda aiuto, e vorrei continuare così". Ha fiducia che l'inchiesta giudiziaria possa chiarire tutto? "Non lo so, lo spero. In verità sono un po' preoccupato. Ho vissuto quasi tutta la vita in Australia, dove c'è una corte suprema composta da 7 giudici che possono prendere decisioni anche con una maggioranza di 4 contro 3: se il verdetto su un unico fatto provoca una simile divisione, come si può credere alla giustizia esatta? Ho il massimo rispetto per i magistrati e per il sistema giudiziario italiano, ma vedremo come andrà a finire". Giovanni Bianconi.

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Italia matada (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-06-23 num: - pag: 40 categoria: REDAZIONALE Italia matada Eliminata dalla Spagna ai rigori Si chiude con Donadoni. Torna Lippi DA UNO DEI NOSTRI INVIATI VIENNA - Adesso che avremmo dovuto camminare con le nostre gambe, visto che nessuno avrebbe più potuto darci una mano, ci ritroviamo sbattuti fuori da un Europeo giocato sempre sull'orlo della crisi. Nessuno ci poteva aiutare più, ieri: non Van Basten, già rientrato ad Amsterdam, e nemmeno la fortuna perché la fortuna aiuta gli audaci e ieri, contro una Spagna che in attacco aveva le polveri fradice, l'Italia ha giocato una partita di avvilente pochezza, rispolverando a tratti il vecchio catenaccio che credevamo definitivamente sparito dal nostro repertorio. Ce ne andiamo da Euro 2008 battuti ai rigori, stavolta il miracolo di Berlino non si può riprodurre perché quella di Lippi era una squadra tosta e quella di Donadoni una formazione che ha cancellato il gol dai suoi schemi: 0-0 fino ai supplementari poi, dal dischetto, ha sbagliato De Rossi, Buffon ha raddrizzato la barca intercettando il penalty di Guiza ma Di Natale (che errore affidare al meno esperto degli attaccanti su piazza una responsabilità del genere!) calciava in maniera indegna. Così, rigore decisivo di Fabregas e... arriba EspaÑa. In attesa di analisi ovviamente meno frettolose, prendiamo atto del fallimento di Cassano, dell'acerbo Aquilani e, more solito, di Luca Toni che, baffi o non baffi, ha ribadito una condizione fisica straziante. Donadoni, capoccione, è affondato con lui e, a stretto giro di posta, ne pagherà le conseguenze. A breve infatti l'annuncio del ritorno in azzurro di Marcello Lippi. Quella di ieri sera è stata tutta un'altra musica rispetto alla devastante partita dei russi contro l'Olanda. Là c'era da stropicciarsi gli occhi per la meraviglia, qui il ritmo base è stato sostanzialmente da balera. I russi correvano come degli ossessi, Spagna e Italia hanno fatto dell' andamento lento il leit motiv della loro sfida. Certo, non sempre è oro tutto quello che riluce e un conto è giocare a Basilea, con il termometro bloccato su temperature accettabili, e un altro è finire nell'enorme forno del Prater a 31 gradi sul far della sera: però qui si è ruminato calcio mentre là, la sera prima, abbiamo visto i marziani. I nostri avversari, come sempre, hanno cercato di sviluppare i loro attacchi dopo una serie di passaggi laterali. Noi, tranne un paio di spunti portati da Cassano prima dell'eclissi totale (sua), raramente siamo riusciti a trascinare il pallone sulle fasce per poi armare la testa di Toni. Nel tentativo di cambiare un po' le carte in tavola, nonno Aragones non ha trovato di meglio che spostare Silva da sinistra a destra, ottenendone in cambio un paio di rasoterra che hanno pericolosamente avvicinato la nostra porta. La bruttezza della partita, l'impossibilità di sbloccarla con azioni lineari e dunque la necessità di un cambio di passo, induceva i due allenatori ad intervenire sul centrocampo. Donadoni accantonava l'anonimo Perrotta per inserire Camoranesi (che quasi subito trovava la palla-gol chiudendo una macchinosa trama azzurra sul piede di Casillas), il suo collega spagnolo provava con Cazorla e Fabregas per Iniesta e Xavi. Il risultato era che, dopo un velleitario avvio di ripresa degli spagnoli, gli azzurri si preparavano ai tempi supplementari con un catenaccio d'antan. Aveva voglia, Donadoni, di richiamare Cassano (sparito troppo presto dalla ribalta) per riproporre Di Natale: gli schemi azzurri prevedevano difatti la difesa ad oltranza e in queste condizioni non c'era possibilità di alimentare l'attacco. In uno dei rari rovesciamenti di fronte Toni, in mezza rovesciata, rubava poi a Grosso il ghiotto traversone destrorso di Di Natale. Allegria... Aragones, vedendo l'Italia alle corde, provava a tagliare la testa al toro richiamando l'incavolatissimo Torres (ma non doveva essere uno dei fenomeni dell'Europeo?) per inserire Daniel Guiza, il pichichi, cioè il capocannoniere della Liga ma a metterci in angustie era il solito Silva in avvio dei tempi supplementari, cui peraltro replicava Di Natale (colpo di testa), costringendo Casillas ad un mezzo miracolo. Poi zero assoluto fino alla fine, con gli spagnoli che sprecavano parecchio esibendo pure loro dei bei piedi quadrati, nonostante l'ingresso di Del Piero al posto di Aquilani (troppo ingessato il ragazzo). Inevitabile che con i calci di rigore calasse il sipario su questa Italia senza arte né parte. Alberto Costa Un fallimento Spedizione fallimentare, Toni in condizione straziante. Che errore far battere il rigore a Di Natale Delusione In alto, i giocatori azzurri pietrificati dalla sconfitta; sopra, il capitano Buffon (Staccioli/Insidefoto, Dalder/Reuters).

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E Di Pietro pensa ai referendum (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 25 del 2008-06-23 pagina 4 E Di Pietro pensa ai referendum di Redazione Roma. "Un grappolo di referendum". Questa la proposta del leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro per "abrogare le norme più inique del governo Berlusconi". Per l'ex pm, la raccolta di firme dovrebbe portare alle urne per cancellare alcune "leggi ad personam". Le tematiche? "Finanziamento pubblico ai giornali di partito, finanziamento ai partiti, intercettazioni, norma salva-Rete4 e sospensione dei processi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Bobo Craxi ci riprova <Io, pugile suonato pronto all'ultimo ko> (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 25 del 2008-06-23 pagina 14 Bobo Craxi ci riprova "Io, pugile suonato pronto all'ultimo ko" di Giancarlo Perna Il secondogenito di Bettino, ex sottosegretario agli Esteri: "Mi hanno trombato tre volte, ma corro alle Europee" Quando lo raggiungo al Caffè con terrazza su Villa Borghese, Bobo Craxi ha già consumato una bibita, sgranocchia pistacchi e fuma Marlboro. L'ex sottosegretario agli Esteri è blandamente ciclotimico e la mattina non carbura se non pasteggia con larghezza. La prima reazione appena mi scorge, è ordinarsi un caffè. Poi dice: "Ciao". "Sembri un plenipotenziario, Bobo. Ti è rimasta l'impronta della Farnesina", dico. È abbagliante nell'abito blu e cravatta in tinta. "Ho riflettuto tanto se mettere o no la cravatta", dice e si assesta gli occhialoni scuri da agente segreto. "E...?". "Mi sono vestito così per educazione verso di te", dice e mi instilla un senso di colpa per avere il colletto aperto. "Nella serie di interviste ai trombati, ci stai a pennello: sei un trombato doppio. Nel 2006 e nel 2008". "Le trombature sono più di due. Ho anche quelle alle Europee. Ma con l'attuale sistema, non si è trombati. O si è nominati o non si è". "La politica fa per te?". "Si fa politica anche fuori delle istituzioni", dice, ordina una minerale e si accende una sigaretta. "Sei cambiato dopo l'esperienza nel governo Prodi?", chiedo. A me sembra più mansueto e sicuro del solito. "Una tappa importante. La cosa che mi manca di più è l'intensità di un lavoro fatto con passione". "Il bilancio?". "Molto positivo. Ho fatto percorso netto...". "Chi si loda si imbroda", lo avverto, sapendolo incline a considerarsi l'ombelico del mondo. "Giudica tu. Italia riammessa nel Consiglio di sicurezza dell'Onu; entrata nella Commissione dei Diritti umani; ottenuta la moratoria sulla pena di morte; Milano si è aggiudicata l'Expo". "Tutto grazie a te?". "Per la maggior parte". Ingurgita una manciata di pistacchi e aggiunge: "In un'azienda avrei avuto un aumento, invece mi hanno licenziato". "Lo Sdi, tuo e di Boselli, ha preso lo 0,9 per cento dei voti. I socialisti sono spariti", osservo, riportandolo a terra. "Un buco nell'acqua, ma non mi rassegno all'idea dei vincitori sconfitti. Solo in Italia, chi ha vinto per la Storia, noi e la Dc, è senza avvenire. Un'eccezione in Europa dove, ovunque, la sinistra coincide coi socialisti, i conservatori coi popolari". "Ti resta la scappatoia del Pd di Veltroni". "Non devo scappare da nessuna parte. Il Pd non corrisponde alle mie idee. La sua decisione di scaricarci è stato un errore madornale anche sul piano elettorale. Ha spinto tanti socialisti a punire Veltroni, votando la destra". "Tu e tua sorella, Stefania, siete su fronti opposti. Come va tra voi?", chiedo. Mentre riflette, giungono dal vicino zoo barriti, ruggiti e altri colloqui tra fiere. "Non bene. Aggiungo che mi dispiace", dice Bobo dopo un po'. "Stefania è sottosegretario agli Esteri come lo eri tu. Emulazione fratricida?". "Emulazione, con un'oncia di puerile rivalità. Trovo sbagliato il suo incarico. Se c'è una vistosa diversità tra nostro padre e Berlusconi, è la politica estera. L'allergia al multilateralismo del Cav, la subalternità a Bush... Mi auguro che Stefania si batta per le cause giuste... Penso che lo farà". "Tuo papà ti stimava?". "Che domande!", esclama. "Mi voleva bene. Parlava con me", dice poi imbarazzato. "Filippo Facci, che a Bettino era vicino, dice che eri fonte di preoccupazioni". "Ah, sì?!, Ah, sì?!. Be', tutti i figli lo sono per i padri. Ognuno si guardi nelle proprie famiglie. Sul legame con mio padre ho scritto un libro. Non penso che Facci l'abbia letto". "Che opinione hai di te?". "Sono mediamente intelligente e di carattere aperto". "Nobile o meschino?". "Né l'uno, né l'altro. Ho 44 anni e non mi sento più un ragazzo. Ho preso ogni decisione con la mia testa. L'ho fatto rimanendo legato alla comunità socialista. Se fossi stato opportunista, avrei fatto altre scelte". "Perché critichi Stefania che sta col Cav? Era amico di tuo padre e ti ha fatto deputato la sola volta che lo sei stato". "Non critico. Considero una sconfitta che una parte dei socialisti rinunci a ricostruire la propria casa, preferendo quella di altri. Un socialista non milita nell'emisfero conservatore che è alternativo al proprio. Per un dirigente di partito è un errore di grammatica politica. Lo sbagliato non sono io che voglio mantenere, sia pure sconfitto, la mia identità". "Ti sei intruppato con gli ex comunisti e con Di Pietro che, come disse Bettino di sé, "mi hanno ucciso". "Compito dei socialisti è cambiare la sinistra in meglio, attraverso il riformismo moderno. Rinunciare a svolgerlo, è accettare la propria sconfitta. Lo sbagliato nella sinistra è Di Pietro". "E dalli con "lo sbagliato", è un solecismo, lo rimprovero. "Parlando di Di Pietro lo strafalcione ci sta bene", assicura, mentre un colpo di vento fa volare i miei appunti. "Il Cielo ti punisce", dice Bobo e se la gode vedendomi raccattare i foglietti carponi. Detesti il Cav? "Continua a starmi simpatico". Di lui hai detto: "Ha dato al mondo una pessima immagine dell'Italia. Ha fatto solo disastri". "Esagerazioni propagandistiche. Ma Berlusconi fa cose che, agli occhi del mondo, appaiono incomprensibili. Ora, mi auguro faccia bene. Però, se il buongiorno si vede dal mattino, non ci siamo". Hai anche detto: "Ha fatto una politica estera di lazzi e pacche sulle spalle". Ma piace a Bush, Putin, Sarkozy. "Bush è uscente. Io critico il suo atteggiamento verso gli arabi che ci ha alienato simpatie fondamentali per l'Italia. Non ho digerito il voltafaccia suo e di Frattini verso Arafat. Portò Arafat all'isolamento e alla morte. Pagina sgradevole". La tua politica estera è invece quella della telefonata adulatoria a un tizio di Hamas, terroristi che vogliono la distruzione di Israele. "Il tizio è il primo ministro palestinese il quale, cinque giorni fa, ha concluso una tregua con Israele. Come vedi, promuovevo auspici che si sono realizzati". Israele ha regalato Gaza ai palestinesi. Loro la usano per il tiro al piccione su Israele. "Che ci sia un'arretratezza di fondo delle classi dirigenti palestinesi, è scontato. La morte di Arafat è tra le cause di questa eterna guerra". Sei filoarabo spinto. Gratitudine per l'accoglienza tunisina a tuo papà? "La riconoscenza per il presidente Ben Alì resterà per sempre". Quella di tuo padre fu latitanza o esilio? "Latitante è uno che scappa. Mio padre è stato fermo in un posto, difeso in armi da un esercito. Difficile chiamarlo latitante". Hammamet ha dedicato una strada a Bettino. Di Pietro ha detto che in Italia non lo permetterebbe. "Di Pietro non è la legge. Nel decennale della morte fioriranno diverse strade. Penso anche a Milano. Di solito sono vie periferiche e assolate, vorrei invece un luogo simbolico. Come vorrei delle targhe, qui visse, qui lavorò, ecc". A Roma, Alemanno ha proposto di intestare a tuo padre il Largo dell'Hotel Raphael, dove visse. "Alemanno ha mescolato un po' tutto, da Almirante a Berlinguer. Il Largo del Raphael a me va bene. Purché non dedichi poi ad Almirante Valle Giulia dove il capo del Msi si presentò coi mazzieri. Né via Caetani, dove fu ritrovato Moro, a Berlinguer che contribuì alla sua morte capeggiando il partito della fermezza". Di Pietro ha già detto che sulla targa a Craxi vorrà la scritta: "Morto latitante". "Di Pietro non sarà ricordato come grande ministro, ma come un pm ossessionato che non ha saputo reinventarsi una vita. Giustizialista anche in politica". Le prime mosse del governo? "Buone sull'equità fiscale e sul lavoro. Non convincente, a volte dannose, sul resto". Il freno alle intercettazioni? "Giusto. Il mercimonio telefonico c'è solo in Italia". L'uso dei militari per l'ordine pubblico? "Un'idiozia. Meglio aumentare polizia e Cc. Pensi che mi avrebbero dato l'Expo per Milano se fossi stato il rappresentante di un Paese che pullula di militari come Beirut?". La sospensione dei processi alle alte cariche? "Berlusconi doveva parlarne in campagna elettorale. Non è che prima vinci e poi fai quello che c..zo ti pare. Nella sostanza, è giusto che il primo ministro possa governare libero dai processi". Col referendum antinucleare, Bettino ci ha lasciato una pesante eredità. Il Cav vuole cancellarlo. "Non è l'eredità di mio padre, ma di milioni di italiani attraverso un voto democratico. Per tornare al nucleare ci vorranno tempi biblici. Sono più per il sole e il vento che per l'atomo". La pace tra maggioranza e opposizione è finita. "Meglio. L'opposizione deve incalzare. Certo, non nel modo sguaiato di Di Pietro. Ma se lo fa con intelligenza, può mettere in crisi il governo". Che farai ora, Bobo? "A settembre nasce una mia Fondazione in nome di Bettino. Poi mi guarderò attorno. Delle aziende vogliono utilizzare la mia esperienza per internazionalizzare le loro imprese. Intanto viaggio per tenere rapporti, in Mauritania, Algeria, Libano, Tunisia. Poi, voglio candidarmi alle Europee". Non ti sono bastati i ko? "Un vecchio pugile ha bisogno di risalire sul ring per farsi suonare un'ultima volta". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Alla Finanza 15mila soffiate (sezione: Intercettazioni)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: PRIMA data: 2008-06-23 - pag: 1 autore: LE SEGNALAZIONI AL 117 Alla Finanza 15mila "soffiate" di Elio Silva B o llato in origine come "il telefono degli spioni fiscali", il servizio 117 della Guardia di finanza sta vivendo una seconda primavera. Più di 25mila segnalazioni utili nel 2007, di cui quasi 15mila per violazioni tributarie vere e proprie. Nessun creditoa telefonate anonime e interventi tempestivi: così le Fiamme gialle hanno intercettato la fiducia dei cittadini, meno disposti di un tempo a lasciar correre davanti a finte ricevute, prodotti falsi e venditori abusivi. Articolo u pagina 3 l'articolo prosegue in altra pagina.

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Il popolo cattolico disperso in politica (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica.it" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

DOPO il voto, le polemiche intorno al rapporto fra Chiesa e politica sembrano meno accese. La netta vittoria del Centrodestra, anzitutto, ha espunto dall'agenda parlamentare i temi etici, che tante polemiche avevano sollevato, soprattutto nel Centrosinistra. Per questo, le materie che hanno ostacolato il breve percorso del governo Prodi (coppie di fatto, fecondazione assistita, eutanasia) probabilmente verranno accantonate. Mentre difficilmente il Centrodestra rivedrà la 194, che regola l'interruzione della gravidanza, come vorrebbero le gerarchie ecclesiastiche. D'altronde, il Pdl ha lasciato solo Giuliano Ferrara a combattere la sua battaglia per la moratoria contro l'aborto. È probabile che, sull'argomento, prevalga la rimozione. Come, in fondo, è avvenuto in campagna elettorale, per tacita, reciproca intesa fra i due maggiori candidati premier. A Berlusconi, d'altronde, non piace aprire grandi e laceranti discussioni fra gli elettori; i suoi, in particolare. Preferisce dialogare con la gerarchia in modo diretto. A tu per tu. Rassicurando il Pontefice sul sostegno alle famiglie e alle scuole cattoliche. Oppure invitando un vescovo a spendersi affinché la Chiesa permetta ai divorziati di "fare la comunione" (quindi anche, ma non solo, a lui: per evitare il sospetto di una indulgenza "ad personam"). Le posizioni della Chiesa, inoltre, in questa fase non favoriscono una specifica parte politica. Sui temi bioetici e sulla famiglia la gerarchia ecclesiastica è in contrasto con il Centrosinistra. Ma avviene il contrario in materia di sicurezza e di immigrazione. Così, la "questione cattolica", in Italia, non sembra più al centro del dibattito politico. Anche la polemica di Famiglia Cristiana sul ruolo dei cattolici nel PD avrebbe avuto un impatto mediatico assai maggiore qualche mese fa, quando i Democratici erano al governo. Mentre ora sono la minoranza della minoranza. Tuttavia, è lo stesso risultato elettorale ad aver complicato il rapporto tra Chiesa e politica. Dopo la fine della Dc - il partito dei cattolici - la Chiesa ha scelto di agire in proprio sui temi di maggiore interesse. La gerarchia è intervenuta in modo diretto, insieme a gruppi, circoli e comitati del mondo cattolico. Ha investito con maggiore decisione sulla comunicazione e sui media. Dai quotidiani (L'Osservatore Romano, l'Avvenire, Famiglia Cristiana) alle emittenti radiotelevisive. Sostenuta da intellettuali e media "non" cattolici. Anzi: laici; atei (più o meno) devoti. Raccolti intorno al Foglio di Giuliano Ferrara. Una "Chiesa extraparlamentare", l'ha definita Sandro Magister in un lucido saggio di alcuni anni fa (pubblicato dall'Ancora del Mediterraneo). Capace di promuovere massicce campagne di opinione. Disposta a "scendere in campo" direttamente, come ha fatto in occasione del referendum sulla procreazione assistita. Questo modello è stato ispirato e guidato dal cardinale Camillo Ruini. Che ieri si è congedato dal ruolo di "vicario" di Roma, dopo quasi 18 anni. Esortando i vescovi, nel commiato, a non essere "sudditi". Di certo non lo sono stati negli ultimi 20 anni. Semmai il contrario. Tuttavia, questa linea oggi appare in discussione. Per funzionare, esige una Chiesa in grado di orientare, almeno in parte, le scelte elettorali dei cattolici. In modo da premiare oppure punire le forze politiche, in base alla coerenza con le posizioni della Chiesa. Capace, ancora, di influire sulle scelte legislative, attraverso parlamentari "fedeli". Come un "gruppo di pressione" (non diremo "lobby", per non generare equivoci) in grado di esercitare una "pressione" efficace. Ciò non è avvenuto, in questa fase. Giuliano Ferrara (ancora lui) ha denunciato, dopo le recenti elezioni, l'indebolirsi della presenza dei cattolici e degli esponenti vicini alla Chiesa: nell'attuale governo e nei posti-chiave dei principali partiti. Conseguenza implicita della scelta della Chiesa di non scegliere. Di non schierarsi apertamente. E, semmai, di appoggiare l'Udc di Casini e di Pezzotta. Coltivando una tentazione neodemocristiana. Una critica esplicita alla strategia "extraparlamentare" di Ruini. Le recenti elezioni, d'altra parte, sottolineano come, dopo la Dc, sia finita anche l'era dell'unità politica dei cattolici. In modo, forse, definitivo. Lo mostrano i dati dell'indagine condotta dal Laboratorio di Studi Politici dell'Università di Urbino (LaPolis) nelle settimane successive al voto (campione nazionale di oltre 3300 casi). I cattolici confermano, come nel recente passato, di essere orientati prevalentemente a centrodestra. Il 34% di coloro che frequentano assiduamente la messa domenicale ha, infatti, votato per Veltroni (il 30% per il PD); il 48% per Berlusconi (il 41% PdL). Tuttavia, la differenza rispetto al totale dei votanti non è eccessivo. Fra i cattolici praticanti, infatti, il Pd ottiene 3 punti e mezzo in meno rispetto a quanto avviene fra i votanti nell'insieme. Il contrario del PdL. Tuttavia, conviene rammentare che quanti vanno regolarmente a Messa (secondo l'Osservatorio socio-religioso triveneto, diretto da Gian Antonio Battistella e Alessandro Castegnaro) costituiscono una quota di poco inferiore al 30% della popolazione. Per cui, rispetto al risultato ottenuto dal Pd e dal PdL fra i votanti nel complesso, la differenza espressa dal voto dei cattolici praticanti si riduce a circa l'1% L'Udc, da parte sua, ha effettivamente intercettato una quota di cattolici quasi doppia rispetto al proprio peso elettorale. Il 10% dei cattolici praticanti assidui. Che, però, sul totale dei voti validi, significa non più del 3%. Poco per garantire ai cattolici peso e rappresentanza. Anche perché, comunque, il 90% dei cattolici ha votato diversamente. Dati molto simili emergono da altre ricerche (Itanes, nella parte curata da Luigi Ceccarini; dati Ipsos, nelle analizzati da Paolo Segatti e Cristiano Vezzoni). Anche per questo riteniamo che i progetti neocentristi volti ad allargare la base elettorale dell'Udc non produrranno effetti significativi. Visto che la presenza radicale nel Pd non pare averne indebolito la capacità di attrarre il voto cattolico. Peraltro, nella base elettorale dei principali partiti (Udc esclusa), i cattolici praticanti costituiscono una porzione significativa, ma minoritaria. E, sui temi sociali ed etici, esprimono posizioni maggiormente vicine alla parte politica di riferimento piuttosto che alla Chiesa. Semmai, la preferenza per il Centrodestra appare molto più evidente fra i cattolici che esercitano la pratica religiosa in modo saltuario. Una componente, peraltro, ampia degli elettori (circa un quarto del totale), poco sensibile agli insegnamenti ecclesiastici. Animati da grande fiducia nella Chiesa, questi cattolici interpretano e praticano una religione secolarizzata e privatizzata. Più simile al "senso comune" che a una professione di fede esercitata con coerenza. L'influenza della Chiesa, per essere davvero influente, deve rivolgersi in particolare a questo popolo di "fedeli tiepidi". Peraltro, più tradizionalisti e orientati a destra, sui temi etici ma anche sociali. Tuttavia, la "missione" perseguita da Benedetto XVI non dimostra indulgenza verso il relativismo religioso ed etico. Al contrario, mira a recintare il "campo religioso", tracciando confini chiari fra la verità dei cattolici e quella degli altri. Per questo potrebbe avvenire che la Chiesa abbandoni la via extraparlamentare. Che la gerarchia cattolica concentri la propria pressione (e la propria "missione") sulla politica e i politici. Cattolici e non. Ma, ancor prima, sugli stessi cattolici. Soprattutto, i più "relativi". Per rafforzare il potere di rappresentanza della Chiesa. E, forse prima ancora, per "educarli". Per trasformare la loro fede da relativa in assoluta. (23 giugno 2008.

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L'ambizione segreta di Violante (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

TAZEBAO L'ambizione segreta di Violante LINO JANNUZZI Luciano Violante continua nella sua marcia di allontanamento dal suo passato di Vishinskj all'italiana e di capo del partito dei giudici. Aveva già riabilitato Bettino Craxi, definendolo "capro espiatorio", e Giulio Andreotti, scaricando Gian Carlo Caselli. Nelle ultime settimane ha partecipato alle celebrazioni per Giorgio Almirante ("Ha ricondotto alla democrazia gli italiani che avevano aderito alla Repubblica sociale") e ha censurato Michele Santoro e Marco Travaglio ("Fanno solo pettegolezzi, che c'entrano costoro con la sinistra?"), ha deplorato le "intemperanze" di Clementina Forleo e si è schierato con il governo contro il Csm e l'Associazione magistrati: "Sono assolutamente con la legge sulle intercettazioni, dove prevede l'obbligo di astenersi per il magistrato che rilascia dichiarazioni sulle indagini che conduce e sul dovere del capo dell'ufficio di sostituire il magistrato che rivela i segreti dell'ufficio". Infine ha polemizzato col pm di Milano Armando Spataro e ha proposto di affidare le indagini sulle fughe di notizie a una procura diversa da quella in cui si sono verificate. Una sola cosa resta da fare a Violante, controfirmare l'emendamento presentato dalla maggioranza al decreto sulla sicurezza, quello che prevede la sospensione di un anno per i processi che non provocano allarme sociale (compreso quello contro David Mills e Silvio Berlusconi) e schierarsi a favore del lodo Schifani. Se farà anche questo, avrà finalmente i voti dei senatori e dei deputati del centrodestra per essere eletto alla Corte costituzionale.

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Giustizia Tutti i retroscena di uno scontro (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Giustizia Tutti i retroscena di uno scontro ROBERTO MARTINELLI E MARIO SECHI Politica e magistrati Lo scudo per le alte cariche dello Stato, le corsie preferenziali per alcuni reati e il provvedimento sulle intercettazioni hanno un solo obiettivo: riequilibrare il rapporto fra politica e toghe e tra accusa e difesa. Il cortocircuito tra politica e giustizia fa scintille dall'inizio degli anni Novanta e nessun elettricista finora è stato in grado di ricollegare i cavi e far scendere l'alta tensione. Come anticipato da Panorama, il sogno del dialogo tra Pdl e Pd si è spento sul muro alzato dalla magistratura contro le riforme della maggioranza. Silvio Berlusconi pensa che il governo debba essere giudicato sul piano della sua azione politica e non per le inchieste e i processi che, dal 1994 a oggi, si sono moltiplicati, senza mai arrivare a una condanna. Per questo, tra i primi atti del governo ci sono tre punti di riforma della giustizia, scudo per le alte cariche dello Stato, corsia preferenziale per certi tipi di reato e processo, intercettazioni, che hanno un unico filo rosso: il riequilibrio del rapporto tra politica e magistratura, il bilanciamento tra accusa e difesa nella cornice del "Giusto processo". Scudo per le alte cariche. L'Italia a differenza della Francia e della Spagna non ha una norma che tuteli le alte cariche dello Stato da inchieste che potenzialmente possono creare un conflitto fra la giustizia e la sovranità popolare. Parigi e Madrid hanno leggi che prevedono la sospensione dei procedimenti fino alla fine del mandato. Attenzione alle parole: non l'impunità (inaccettabile sul piano giuridico perché in contrasto con l'articolo 3 della Costituzione), ma la sospensione. Al cospetto di un "buco" giuridico così grande, davanti a Berlusconi si sono presentate due strade: 1) affrontare il giudizio del caso Mills, una eventuale condanna e poi puntare a una rapida assoluzione in appello; 2) riportare sui binari istituzionali il rapporto tra politica e giustizia. Il presidente del Consiglio aveva considerato anche la prima ipotesi, ma una serie di fattori rischiava di mandare all'aria, per via giudiziaria, un governo democraticamente eletto e con una larga maggioranza. Il primo di questi fattori riguardava i tempi dell'appello. La domanda che si sono posti a Palazzo Chigi è stata la seguente: può la presidenza del tribunale di Milano garantire lo svolgimento del processo d'appello in 3, 4 mesi, cioè in un periodo ragionevolmente breve? Cosa farà la procura generale e quanto peserà il clima di guerra che si è creato nell'Associazione nazionale magistrati? Quesiti che non hanno trovato una risposta soddisfacente. "Non possiamo dimenticare i rapporti internazionali" è stato l'altro punto critico messo a fuoco da Palazzo Chigi. Nessuno ha dimenticato il gesto sprezzante del vicepremier del Belgio, il socialista Elio Di Rupo, che nel 1994 si rifiutò di stringere la mano al ministro Giuseppe Tatarella considerandolo fascista. Figurarsi con un premier condannato. A Palazzo Chigi si sono trovati di fronte al conflitto irrisolto tra sovranità popolare e ordine giudiziario. Soluzione? L'unica possibile e alla luce del sole: rispolverare il lodo Maccanico che prevedeva la sospensione dei processi per le cinque più alte cariche dello Stato (presidente della Repubblica, presidenti di Camera e Senato, presidente del Consiglio e presidente della Corte costituzionale) e la ripresa dei procedimenti a fine mandato. Per farlo forse serve una legge costituzionale, certamente un disegno di legge. Tempi lunghi, ma la riforma appare non più rinviabile. Pena il caos istituzionale. Caos che nell'inchiesta sui fondi del Sisde che coinvolgeva il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro fu evitato con un escamotage (vedere l'editoriale a pagina 19) che sospese il giudizio sul Quirinale. Per sempre. Gerarchia dei processi. A questo punto, i consiglieri giuridici di Palazzo Chigi hanno considerato la circolare emanata 2 anni fa dal procuratore di Torino, Marcello Maddalena, che metteva in coda i procedimenti "azzoppati" dall'indulto, "prendeva atto dell'impossibilità di celebrare tutti i processi" e indicava quelli prioritari a partire da una certa data. I due emendamenti presentati dal governo al disegno di legge sulla sicurezza rispondono a questo principio d'efficienza, il primo interviene sulla formazione dei ruoli dell'udienza, il secondo sulla sospensione dei processi penali. Il caso Mills ricade in queste ipotesi. Maddalena non è il solo a sostenere la necessità di corsia speciale per alcuni reati. Piero Luigi Vigna, procuratore onorario della Corte di cassazione, ricorda: "Quando ero alla Direzione nazionale antimafia, avevo proposto una scala di reati da individuare. Questo criterio era già stato adottato quando, soppresso il pretore e stabilito il giudice unico, si indicò da parte del legislatore una scala di priorità di reati". Intercettazioni. Auspicate da destra e da sinistra, le nuove norme hanno diviso maggioranza e opposizione e incassato la protesta della magistratura. Era prevedibile che ciò accadesse, ma prima o dopo ci si renderà conto che una riforma parziale e non organica non risolverà il problema: evitare che il processo penale italiano, da garantista qual era nell'intenzione del legislatore, rischi di diventare ancor più giustizialista di quello che lo aveva preceduto. Che le nuove leve della magistratura, rappresentate dai vertici dell'Anm, siano contrarie a una riforma reale è naturale e anche comprensibile. In questi ultimi vent'anni non c'è stata inchiesta giudiziaria in cui non sia stata usata l'intercettazione telefonica e il vedersi privati di questo congegno le preoccupa non poco, perché la pubblica accusa rischia di dover tornare a svolgere un ruolo assai più responsabile di arbitro e controllore dell'istruttoria affidata alle indagini tradizionali di un tempo, alle moderne competenze scientifiche e, soprattutto, alla capacità degli ufficiali di polizia giudiziaria. L'intercettazione esiste da quando il vecchio codice fascista entrò in vigore prima della Carta costituzionale. Ma nessun magistrato o funzionario di polizia, neppure durante i lunghi decenni del rito inquisitorio, aveva mai fatto uso di questo mezzo d'indagine in maniera così invasiva. A dispetto delle regole del "Giusto processo", voluto dall'intero Parlamento italiano, poco importa se una telefonata chiama in causa un innocente quando i toni e i contenuti sono tutti da interpretare e valutare nel loro corretto significato. Paola Severino, docente di diritto penale e vicerettore della Luiss, ha messo in guardia le istituzioni sul rischio che "una volta costruite le regole e le sanzioni" queste corrono il rischio di restare "un vuoto simulacro, destinate a una totale o parziale disapplicazione". Le inchieste sulla violazione del segreto istruttorio non si fanno perché sconvolgerebbero l'organizzazione degli uffici che quel segreto custodiscono. Così i verbali arrivano, continueranno ad arrivare da lontani e incontrollabili centri d'ascolto e finiranno per fare la loro parte nei provvedimenti cautelari. Prima con i loro contenuti e poi con le registrazioni integrali raccolte in un apposito fascicolo destinato anch'esso a essere portato a conoscenza dell'indagato. Questo sistema consentirà al cronista, con qualche difficoltà in più, di renderle pubbliche sulla base di un'interpretazione del codice da parte di chi confonde volutamente la "discovery" tra le parti processuali e la fine del segreto investigativo. Con questo alibi si è arrivati a sostenere che grazie a tali scelte l'opinione pubblica è venuta a conoscenza in tempo reale di gravi episodi di malcostume amministrativo e finanziario. Ma prima che le intercettazioni diventassero lo strumento principe delle inchieste, la magistratura ha condotto una lunga serie d'indagini sul malcostume amministrativo e sulla corruzione politica. Gli scandali dell'Ingic, della sanità, di Fiumicino, del Cnen e lo stesso scandalo Lockheed non furono smascherati dai centri di ascolto, ma dalla professionalità degli inquirenti e dalla determinazione dei pm di un tempo antico che consideravano la professione come una sorta di sacerdozio laico. I giornali ebbero modo di informare i cittadini, sempre e compiutamente, facendo uso anche dell'ormai desueto strumento professionale che si chiamava giornalismo investigativo. Talvolta perfino usandolo in maniera strumentale e scorretta, come accadde quando si volle a tutti i costi coinvolgere in un'inchiesta un presidente della Repubblica, perbene e galantuomo, che fu tuttavia costretto a lasciare anzitempo il palazzo del Quirinale.

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Ecco il testamento ideologico del badante-guerrigliero (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Ecco il testamento ideologico del badante-guerrigliero GIACOMO AMADORI Terrorismo La polizia ha fermato 33 presunte tigri tamil, uno dei gruppi più sanguinari al mondo. Panorama aveva parlato con il capo. Ecco la sua verità. Gli abitanti di Trivero, provincia di Biella, all'alba di mercoledì 18 pensavano di trovarsi sul set di un film d'azione: decine di poliziotti, volanti con i lampeggianti accesi. In una frazione vivono quasi 200 cittadini dello Sri Lanka, di etnia tamil. Gente che non aveva mai dato problemi. Fino al colpo di scena, l'operazione Home tigers, guidata dalla Digos e dalla procura di Napoli, che ha portato in carcere 33 cittadini dello Sri Lanka in tutta Italia, con l'accusa di far parte di uno dei gruppi terroristici più sanguinari e temuti del mondo, le tigri tamil (Liberation tigers of tamil eelam, Ltte, riquadro a pagina 83). Sei di loro, compresa una donna di 31 anni, abitavano a Trivero. Tra questi Civarajah Sinnathurai, 42 anni, professione operaio tintore, un passato da badante e giostraio, secondo gli inquirenti il capo italiano delle tigri tamil. Panorama lo ha incontrato 60 ore prima del fermo e l'ha intervistato. Un documento esclusivo che è quasi il testamento ideologico del leader tamil. Al suo fianco Nanthan Kanthanathan, 39 anni, operaio, coordinatore degli 800 tamil di Reggio Emilia, per gli investigatori il braccio destro di Sinnathurai. Nel colloquio il presunto terrorista, poche ore prima di finire in carcere, ha annunciato che "eventuali arresti non fermeranno la lotta per l'indipendenza del popolo tamil". L'occasione per incontrare Sinnathurai è un "ponku tamil", una manifestazione di rivendicazione, organizzata in piazza Argentina a Milano domenica 15 giugno e autorizzata per la prima volta in Italia: un evento per compattare le file dopo la messa al bando delle tigri da parte dell'Unione Europea e il conseguente avvio di inchieste in diversi paesi, come la Francia, dove il 1° aprile 2007 sono finiti in prigione 24 attivisti. Alla dimostrazione nel capoluogo lombardo partecipano 300-400 militanti, provenienti da molte città: Biella, Reggio Emilia, Torino, Genova, Mantova, Napoli. Sinnathurai e Kanthanathan, baffi e camicia bianca, coordinano coreografie e interventi. Gli adulti innalzano il ritratto di Velupillai Prabhakaran, il capo e fondatore del gruppo terroristico, i bambini sventolano bandierine con il simbolo delle Ltte, con due fucili incrociati e un sole che irraggia proiettili. Per gli inquirenti napoletani, Sinnathurai è il rappresentante delle tigri in Italia, l'uomo che organizzava la raccolta dei fondi da inviare ai guerriglieri che combattono in Sri Lanka. Era lui a tenere i rapporti con il "Grande", il tesoriere europeo di stanza a Zurigo: era stato lui ad accogliere l'emissario francese che aveva illustrato ai fratelli italiani la nuova campagna di finanziamento Morire per vivere. L'obiettivo: pagare meno, ma pagare tutti. E così Sinnathurai e soci avrebbero costretto i tamil italiani a versare 1 euro al giorno, senza eccezioni. Nessuno, secondo gli investigatori, sfuggiva al controllo dell'organizzazione, capace di schedare tutti i tamil sbarcati in Italia. Chi versava l'obolo riceveva in cambio una ricevuta, una specie di lasciapassare per tornare in patria, gli altri rischiavano ritorsioni nei territori occupati dalle Ltte. Sinnathurai, con Panorama, si difende: "La storia del racket è propaganda. La verità è che ci sono dei tamil che collaborano con i cingalesi: fanno un'offerta e poi vanno a dire di essere stati costretti da noi". Le intercettazioni della Digos di Napoli raccontano un'altra storia. In una telefonata del luglio 2007 un capo dell'organizzazione dice a Sinnathurai: "Abbiamo bisogno di molti soldi, voi dovete lavorare 24 ore al giorno per prendere il denaro. Voi dovete costringerli con la forza, dovete mettere paura alla gente". Il leader italiano obbedisce e riferisce ai sottoposti. Diverse donne chiamano Sinnathurai, preoccupate per i loro uomini. Lui taglia corto: "È un obbligo dare un contributo economico e militare per ogni famiglia". Per gli investigatori le tigri sono un'élite militare che soggioga una maggioranza di tamil pacifici, costringendoli a offrire uomini e mezzi alla guerriglia. Sinnathurai non è d'accordo: "In questo momento in tutta Europa ci sono migliaia di persone che manifestano a favore delle tigri, lottano per la nostra indipendenza, il popolo è con loro". In realtà i manifestanti milanesi sono una sparuta minoranza rispetto alla maggioranza che ha disertato il "ponku". Gli organizzatori chiedono un minuto di silenzio per i "martiri morti in guerra". In piazza Argentina i kamikaze delle Ltte sono considerati eroi: "I nostri nemici hanno carri armati, aerei che bombardano e noi per fermarli abbiamo solo il nostro spirito" dichiara Sinnathurai. "Il popolo tamil si deve difendere". Sterminando migliaia di civili? "Questo non è giusto. Però sacrificare la propria vita contro i militari è necessario. Se non reagiamo ci massacreranno tutti. Noi non ce l'abbiamo con la popolazione cingalese, ma con il governo". In realtà solo nell'ultimo anno circa 200 civili sono stati uccisi dalle tigri, soprattutto con attacchi kamikaze sui pullman. Sinnathurai continua la sua arringa: "È la guerra. Noi combattiamo per l'indipendenza, la convenzione di Ginevra riconosce il nostro diritto a farlo. Ma il governo dello Sri Lanka, attraverso i media, è riuscito a far inserire le tigri tamil nella lista dei gruppi terroristici. Sino all'anno scorso le Ltte potevano venire in Europa, parlare con i leader politici, una nostra rappresentante ha incontrato il vostro presidente Carlo Azeglio Ciampi. E tuttora l'Unione Europea non ci tratta come Bin Laden". Però recenti indagini a livello internazionale hanno evidenziato rapporti tra le Ltte e Al Qaeda. Comunque essere marchiati come terroristi ha complicato gli affari delle tigri: "Il governo dello Sri Lanka blocca il denaro che arriva dalle nostre associazioni nel mondo, perché dice che va ai terroristi, e per questo sta fermando anche gli aiuti umanitari verso il nord, la parte controllata dai guerriglieri. In quell'area non può entrare neanche la Croce rossa e molte organizzazioni umanitarie se ne sono andate. Mi chiedo perché ai tempi dello tsunami l'Italia ha inviato cinque camion di aiuti ai guerriglieri e tutto è andato per il meglio. Non eravamo terroristi allora?". L'inchiesta napoletana sta approfondendo anche questo punto, per capire se parte dei fondi per il maremoto del 2004 sia stata dirottata sulla guerriglia. Nel frattempo in Europa sono aumentati i controlli: "Ma noi riusciamo lo stesso a far arrivare i soldi al nostro popolo" assicura Sinnathurai. A Milano pioviggina, da un piccolo gazebo parte l'inno delle tigri: "Ecco la bandiera che si innalza in cielo...". Il capo issa il vessillo, poi con il cronista ammette: "Sappiamo che è un simbolo al bando, ma in tutte le nostre case si trovano le bandiere delle tigri. La legge lo vieta, eppure la nostra gente continua a tenerle". Sinnathurai, poche ore prima dell'arresto, sapeva di rischiare l'accusa di eversione: "La possibilità c'è, ma con manifestazioni come questa cerchiamo di far capire agli italiani che non siamo terroristi, che lottiamo per l'indipendenza". Il presunto capo ha dichiarato a Panorama che eventuali arresti non fermeranno la causa rivoluzionaria: "In Francia le manifestazioni continuano, le sedi delle associazioni sono ancora aperte e lavorano. Noi andiamo avanti". In piazza la gente applaude alla memoria di un "guerrigliero" morto d'infarto. Sinnathurai accende un braciere per commemorare i martiri, poi domanda: "E il governo dello Sri Lanka, visti i massacri che compie, in che lista lo mettiamo?". Non ha paura di esporsi: "Gli emissari dell'ambasciata in questo momento ci stanno tenendo sotto controllo, ci stanno fotografando. Prendono informazioni. Ora il mio timore è che mandino i soldati a casa di mia madre". Per gli inquirenti, però, il lavoro di intelligence era la specialità di Sinnathurai. Nel suo computer, sequestrato un anno fa, la polizia ha trovato le foto di cingalesi che manifestavano per la pace a Bologna. In primo piano molti bambini.

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Il patto con Berlusconi durerà (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il patto con Berlusconi durerà PAOLA SACCHI Lega "La sicurezza andava affrontata subito. Adesso parte il federalismo fiscale". Umberto Bossi nella sua prima intervista da ministro nega dissapori all'interno della maggioranza. E garantisce: "Manterremo il patto con Berlusconi fino alla fine". Se non fosse per il lampeggiante spento sulla Volvo verde e tre carabinieri che discretamente controllano, nessuno direbbe che la sera di domenica 15 giugno al ristorante Il giardino nel Parco, sul Ticino, a Motta Visconti, presso Milano, c'è un ministro. Ma qui, dove lo festeggiano con un bagno di folla, giovani soprattutto, che non lo molla fino alle ore piccole, nessuno chiama Umberto Bossi "ministro", tutti lo chiamano "Umberto". Acclamato più delle miss Padania che sfilano in passerella. Il leader della Lega nord, ministro per le Riforme e il federalismo, elegante nel completo blu di seta, protetto dalla sua gente di sempre, quei volontari bergamaschi "che non mi hanno mai abbandonato", tamburella con le dita al ritmo del cha-cha-cha. Reduce da un altro bagno di folla la sera prima a Miradolo, sorride soddisfatto. E con Panorama fa un primo bilancio dell'attività di governo. Con una sottolineatura: "Il patto con Silvio Berlusconi lo manterremo fino alla fine". Quanto alla richiesta del premier di congelare per un anno i processi con pene inferiori a 10 anni, la posizione della Lega è stata già esplicitata dal capogruppo a Montecitorio Roberto Cota, sulla Padania, che ha affermato: "È giusta. Serve a tamponare i danni causati dall'indulto". Quale bilancio si sente di fare delle cose decise finora dal governo? Un bilancio normale. Di cose ne abbiamo fatte, a cominciare dalla parte sulla sicurezza del ministro dell'Interno Roberto Maroni, che era tra le prime questioni da affrontare. E poi adesso parte il federalismo fiscale. Su questioni come le intercettazioni, il trattato di Lisbona e altro ci sono stati distinguo della Lega. (Bossi risponde con un gesto della mano che minimizza, ndr). C'è chi, come il presidente emerito Francesco Cossiga, ipotizza che la Lega voglia svolgere un ruolo di interdizione tipo quello dell'Udc se non di Rifondazione comunista. Stupidaggini. Il patto con Berlusconi non si tocca? Con Berlusconi noi abbiamo stretto un patto e lo manterremo fino alla fine. È contento del no dell'Irlanda al trattato di Lisbona? Io mi aspettavo che lo bocciassero, perché l'Europa ha commesso troppi errori, a cominciare dall'agricoltura. La terra è vita: non si possono pagare i contadini per non produrre. Errori che hanno creato molti nemici sul territorio. Tutti gli allevatori che si vedono portare via la fattoria e le mucche certo non votano a favore dell'Europa. Ma ora che succede? Berlusconi vuole andare avanti con il trattato e alcuni esponenti della Lega hanno già chiesto un referendum anche in l'Italia. Va tenuto? Sappiamo che il referendum non passerebbe. Allora è inutile farlo, io non lo chiedo. Quindi la strada non è quella della consultazione? No, penso che bisogna definire un accordo nuovo, dare all'Europa la direzione favorevole ai popoli, perché a votare sono i popoli, non gli stati. L'Europa ha fatto troppi errori e gli errori si pagano. Sul federalismo fiscale il punto è se il testo base debba essere quello della Regione Lombardia (80 per cento di Iva e 15 per cento di Irpef trattenute localmente e fondo perequativo al 50 per cento) o quello della conferenza Stato-regioni che garantirebbe alle regioni più povere un fondo perequativo al 100 per cento per esempio sulla sanità. Come troverete la soluzione? La "quadra" la troveremo d'accordo con la sinistra. Stiamo già lavorando. Una parte dei soldi deve restare sul territorio, poi si può discutere su quale percentuale. Il discorso è aperto. Però il meccanismo è quello. A sinistra Walter Veltroni è in difficoltà. È sempre lui l'interlocutore principale o è Massimo D'Alema? Vediamo cosa esce adesso a Roma perché i debiti del comune li ha fatti Veltroni. È un brutto affare perché nemmeno Giulio Tremonti (il ministro dell'Economia, ndr) riuscirà a far pagare ai comuni il debito di Roma. La Lega non è d'accordo con il ripianamento del deficit romano? No. I comuni non possono ripianare il debito romano. Il comune dovrà vendere le sue aziende, come ha fatto Milano. D'altra parte il sindaco Gianni Alemanno può dire tranquillamente che non è colpa sua, che ha ereditato una situazione fallimentare. Quindi o mette le tasse ai cittadini o deve vendere i beni del comune. Ne ho parlato proprio oggi con Letizia Moratti, sindaco di Milano: come farà lei a dire ai suoi di cittadini che dovranno pagare le tasse per ripianare il debito romano? Voi avete avuto parole di apprezzamento per il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Come sono i rapporti? A me e alla Lega Napolitano è simpatico. Perché? Perché in un mondo di matti lui è una persona equilibrata. Ha il ritratto del presidente nel suo ufficio da ministro? Sì, nel mio ministero c'è il ritratto di Napolitano. La Lega nei sondaggi continua a volare (è al 10 per cento) e cresce anche al Centro. Pensa in prospettiva a un partito federalista nazionale che arriverà anche a Sud? Abbiamo provato a crescere, a fare politica anche al Sud. Ma finora non ci siamo riusciti. Ci riproverete? Sì. Può darsi che ci si metta a camminare anche al Sud. Come è cambiata la sua vita con il rientro a Roma? È rimasta uguale. Ma, sebbene in giro ci siano manifesti che bollano me e Tremonti come nemici di Roma, alla gente siamo simpatici. Mi fermano per strada e mi dicono: anche noi vorremmo votare per la Lega.

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Intercettazioni: è solo colpa dei cronisti? (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

L'OPINIONE Intercettazioni: è solo colpa dei cronisti? MAURIZIO BELPIETRO A proposito d'intercettazioni, alcuni tra i commentatori più seri hanno osservato che con la nuova legge non si sarebbero scoperti i raggiri della Popolare di Lodi e gli orrori della clinica Santa Rita. Balle. In entrambi i casi non sono state le chiacchiere telefoniche carpite dalle procure a squarciare il velo sulle malefatte, ma le gole profonde: un ex dipendente nel caso della banca, un esposto anonimo per quello dei medici. Aggiungo di più: le intercettazioni non basterebbero a sorreggere un'incriminazione. Come dice un giudice, spesso si tratta più di colore che di notizie di reato: quelle, semmai, stanno negli accertamenti. I capi d'accusa contro i chirurghi della Santa Rita non trovano fondamento nelle frasi ciniche pronunciate al telefono, bensì nelle cartelle cliniche contraffatte. E ad accusare gli scalatori di Antonveneta e Bnl non sono certo gli sms delle amanti. A proposito di gossip, mi sono spesso chiesto perché i pm non cancellino dagli atti giudiziari i messaggi amorosi, le conversazioni da bar e perfino le volgarità. Penso che lo facciano a uso e consumo dei giornali, per suscitare l'attenzione dell'opinione pubblica, talvolta per anticipare, talvolta per celebrare, un processo a mezzo stampa: là dove non arriva il tribunale arrivano i quotidiani. Credo di poterlo dire con cognizione di causa: sono uno dei direttori che dalle conversazioni telefoniche ha ricavato il maggior numero di scoop, dal bacio schioccato via filo da Gianpiero Fiorani sulla fronte di Antonio Fazio al "siamo padroni di una banca?" di Piero Fassino, per finire con "siamo sistemati per la vita" del paparazzo che colse Silvio Sircana in un viale di prostituti. Nonostante ciò, ho spesso denunciato l'uso perverso delle intercettazioni, soprattutto di quelle penalmente irrilevanti. I giornalisti fanno il loro mestiere: stampare le notizie, soprattutto quelle ghiotte. Tocca ai magistrati evitare di mettere nei fascicoli chiacchiere private che rischiano di screditare degli innocenti. Ecco perché non mi piace il disegno di legge del governo, perché scarica tutte le colpe solo sui cronisti. I pm potranno continuare a intercettare, e lo faranno aggirando i divieti che impediscono di mettere sotto controllo i telefoni per certi reati (basterà contestarne di più gravi). Le chiacchiere rubate finiranno agli atti, a disposizione di avvocati, e saranno diffuse con il passaparola. Come nel caso dello scudo a tutela delle alte cariche dello Stato, il governo invece delle scorciatoie dovrebbe percorrere la strada maestra, che è quella di punire i magistrati che abusano delle intercettazioni. Tutto il resto rischia di essere peggio del rimedio.

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Politica e magistrati: tutti i retroscena di uno scontro (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama.it" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Politica e magistrati: tutti i retroscena di uno scontro Posted By redazione On 21/6/2008 @ 10:19 In Headlines, NotiziaHome | 5 Comments [1] di Roberto Martinelli e Mario Sechi Il cortocircuito tra politica e giustizia fa scintille dall'inizio degli anni Novanta e nessun elettricista finora è stato in grado di ricollegare i cavi e far scendere l'alta tensione. Come anticipato da Panorama, [2] il sogno del dialogo tra Pdl e Pd si è spento sul muro alzato dalla magistratura contro le riforme della maggioranza. Silvio Berlusconi pensa che il governo debba essere [3] giudicato sul piano della sua azione politica e non per le inchieste e i processi che, dal 1994 a oggi, si sono moltiplicati, senza mai arrivare a una condanna. Per questo, tra i primi atti del governo ci sono tre punti di riforma della giustizia, scudo per le alte cariche dello Stato, corsia preferenziale per certi tipi di reato e processo, intercettazioni, che hanno un unico filo rosso: il riequilibrio del rapporto tra politica e magistratura, il bilanciamento tra accusa e difesa nella cornice del "Giusto processo". Scudo per le alte cariche. L'Italia a differenza della Francia e della Spagna non ha una norma che tuteli le alte cariche dello Stato da inchieste che potenzialmente possono creare un conflitto fra la giustizia e la sovranità popolare. Parigi e Madrid hanno leggi che prevedono la sospensione dei procedimenti fino alla fine del mandato. Attenzione alle parole: non l'impunità (inaccettabile sul piano giuridico perché in contrasto con l'articolo 3 della Costituzione), ma la sospensione. Al cospetto di un "buco" giuridico così grande, davanti a Berlusconi si sono presentate due strade: 1) affrontare il giudizio del caso Mills, una eventuale condanna e poi puntare a una rapida assoluzione in appello; 2) riportare sui binari istituzionali il rapporto tra politica e giustizia. Il presidente del Consiglio aveva considerato anche la prima ipotesi, ma una serie di fattori rischiava di mandare all'aria, per via giudiziaria, un governo democraticamente eletto e con una larga maggioranza. Il primo di questi fattori riguardava i tempi dell'appello. La domanda che si sono posti a Palazzo Chigi è stata la seguente: può la presidenza del tribunale di Milano garantire lo svolgimento del processo d'appello in 3, 4 mesi, cioè in un periodo ragionevolmente breve? Cosa farà la procura generale e quanto peserà il clima di guerra che si è creato nell'Associazione nazionale magistrati? Quesiti che non hanno trovato una risposta soddisfacente. "Non possiamo dimenticare i rapporti internazionali" è stato l'altro punto critico messo a fuoco da Palazzo Chigi. Nessuno ha dimenticato il gesto sprezzante del vicepremier del Belgio, il socialista Elio Di Rupo, che nel 1994 si rifiutò di stringere la mano al ministro Giuseppe Tatarella considerandolo fascista. Figurarsi con un premier condannato. A Palazzo Chigi si sono trovati di fronte al conflitto irrisolto tra sovranità popolare e ordine giudiziario. Soluzione? L'unica possibile e alla luce del sole: rispolverare il lodo Maccanico che prevedeva la sospensione dei processi per le cinque più alte cariche dello Stato (presidente della Repubblica, presidenti di Camera e Senato, presidente del Consiglio e presidente della Corte costituzionale) e la ripresa dei procedimenti a fine mandato. Per farlo forse serve una legge costituzionale, certamente un disegno di legge. Tempi lunghi, ma la riforma appare non più rinviabile. Pena il caos istituzionale. Caos che nell'inchiesta sui fondi del Sisde che coinvolgeva il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro fu evitato con un escamotage che sospese il giudizio sul Quirinale. Per sempre. Gerarchia dei processi. A questo punto, i consiglieri giuridici di Palazzo Chigi hanno considerato la circolare emanata 2 anni fa dal procuratore di Torino, Marcello Maddalena, che metteva in coda i procedimenti "azzoppati" dall'indulto, "prendeva atto dell'impossibilità di celebrare tutti i processi" e indicava quelli prioritari a partire da una certa data. I due emendamenti presentati dal governo al disegno di legge sulla sicurezza rispondono a questo principio d'efficienza, il primo interviene sulla formazione dei ruoli dell'udienza, il secondo sulla sospensione dei processi penali. Il caso Mills ricade in queste ipotesi. Maddalena non è il solo a sostenere la necessità di corsia speciale per alcuni reati. Piero Luigi Vigna, procuratore onorario della Corte di cassazione, ricorda: "Quando ero alla Direzione nazionale antimafia, avevo proposto una scala di reati da individuare. Questo criterio era già stato adottato quando, soppresso il pretore e stabilito il giudice unico, si indicò da parte del legislatore una scala di priorità di reati". Intercettazioni. Auspicate da destra e da sinistra, le nuove norme hanno diviso maggioranza e opposizione e incassato la protesta della magistratura. Era prevedibile che ciò accadesse, ma prima o dopo ci si renderà conto che una riforma parziale e non organica non risolverà il problema: evitare che il processo penale italiano, da garantista qual era nell'intenzione del legislatore, rischi di diventare ancor più giustizialista di quello che lo aveva preceduto. Che le nuove leve della magistratura, rappresentate dai vertici dell'Anm, siano contrarie a una riforma reale è naturale e anche comprensibile. In questi ultimi vent'anni non c'è stata inchiesta giudiziaria in cui non sia stata usata l'intercettazione telefonica e il vedersi privati di questo congegno le preoccupa non poco, perché la pubblica accusa rischia di dover tornare a svolgere un ruolo assai più responsabile di arbitro e controllore dell'istruttoria affidata alle indagini tradizionali di un tempo, alle moderne competenze scientifiche e, soprattutto, alla capacità degli ufficiali di polizia giudiziaria. L'intercettazione esiste da quando il vecchio codice fascista entrò in vigore prima della Carta costituzionale. Ma nessun magistrato o funzionario di polizia, neppure durante i lunghi decenni del rito inquisitorio, aveva mai fatto uso di questo mezzo d'indagine in maniera così invasiva. A dispetto delle regole del "Giusto processo", voluto dall'intero Parlamento italiano, poco importa se una telefonata chiama in causa un innocente quando i toni e i contenuti sono tutti da interpretare e valutare nel loro corretto significato. Paola Severino, docente di diritto penale e vicerettore della Luiss, ha messo in guardia le istituzioni sul rischio che "una volta costruite le regole e le sanzioni" queste corrono il rischio di restare "un vuoto simulacro, destinate a una totale o parziale disapplicazione". Le inchieste sulla violazione del segreto istruttorio non si fanno perché sconvolgerebbero l'organizzazione degli uffici che quel segreto custodiscono. Così i verbali arrivano, continueranno ad arrivare da lontani e incontrollabili centri d'ascolto e finiranno per fare la loro parte nei provvedimenti cautelari. Prima con i loro contenuti e poi con le registrazioni integrali raccolte in un apposito fascicolo destinato anch'esso a essere portato a conoscenza dell'indagato. Questo sistema consentirà al cronista, con qualche difficoltà in più, di renderle pubbliche sulla base di un'interpretazione del codice da parte di chi confonde volutamente la "discovery" tra le parti processuali e la fine del segreto investigativo. Con questo alibi si è arrivati a sostenere che grazie a tali scelte l'opinione pubblica è venuta a conoscenza in tempo reale di gravi episodi di malcostume amministrativo e finanziario. Ma prima che le intercettazioni diventassero lo strumento principe delle inchieste, la magistratura ha condotto una lunga serie d'indagini sul malcostume amministrativo e sulla corruzione politica. Gli scandali dell'Ingic, della sanità, di Fiumicino, del Cnen e lo stesso scandalo Lockheed non furono smascherati dai centri di ascolto, ma dalla professionalità degli inquirenti e dalla determinazione dei pm di un tempo antico che consideravano la professione come una sorta di sacerdozio laico. I giornali ebbero modo di informare i cittadini, sempre e compiutamente, facendo uso anche dell'ormai desueto strumento professionale che si chiamava giornalismo investigativo. Talvolta perfino usandolo in maniera strumentale e scorretta, come accadde quando si volle a tutti i costi coinvolgere in un'inchiesta un presidente della Repubblica, perbene e galantuomo, che fu tuttavia costretto a lasciare anzitempo il palazzo del Quirinale.

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BOTTE DA ORBI SULLA GIUSTIZIA - BOCCHINO: RIFORMARE IL CSM; MARONI: SANZIONARLO; COSSIGA: STRALCIARE LODO SCHIFANI; BOSSI: SILVIO OSSESSIONATO MA HA RAGIONE E INTANTO WALTER VA I (sezione: Intercettazioni)

( da "Dagospia.com" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

BOTTE DA ORBI SULLA GIUSTIZIA - BOCCHINO: RIFORMARE IL CSM; MARONI: SANZIONARLO; COSSIGA: STRALCIARE LODO SCHIFANI; BOSSI: SILVIO OSSESSIONATO MA HA RAGIONE ? E INTANTO WALTER VA IN PEZZI? © Foto U.Pizzi"> L'onorevole Bocchino starà pensando alle ri-forme della Carfagna? © Foto U.Pizzi 1 - IL PDL: "FORSE È ORA DI RIFORMARE IL CSM"? Da "La Stampa" - "È grave costituzionalmente che mentre il Parlamento sta discutendo di un provvedimento il Csm abbia avviato anche solo l'iter per un parere": è duro l'attacco del vicepresidente dei deputati del Pdl Italo Bocchino che sottolinea come "forse è ora che il Parlamento si interroghi se non sia arrivato il momento di riformare il Csm". Il comportamento del Csm è "di grande gravità, ai limiti della costituzionalità perchè nel corso dell'esame il Parlamento discute un testo e può anche modificarlo. Solo dopo il via libera definitivo la Corte Costituzionale può esprimere una valutazione, non certo il Csm". 2 - MARONI: SANZIONARE IL FALSO PARERE DEL CSM? (Apcom) - Il Csm dovrebbe "aprire un'indagine" sul falso parere relativo al provvedimento salva-premier, secondo il ministro dell'Interno Roberto Maroni. "Quel finto parere è servito per fare grandi titoli su giornali e telegiornali così da accusare il governo. Una cosa grave su cui non si può lasciar correre. C'è stato un attacco a un organo costituzionale, che è l'esecutivo, e credo che questo atto debba essere sanzionato penalmente", afferma Maroni in un'intervista al 'Giornale'. L'esponente della Lega difende le norme in discussione, ma sottolinea che "si può e si deve" tornare al dialogo con l'opposizione. Il decreto sicurezza, afferma, "è un lavoro di grande qualità che cambierà profondamente il Paese. Mi spiace si stia sfruttando il pretesto del presunto attacco ai magistrati per cercare di screditare il provvedimento. Anche perché credo che anche gli emendamenti 'sospendi-processi' siano sacrosanti. Mi auguro che passata la buriana, la sinistra torni a sedersi al tavolo del confronto. E devo dire che sul punto sono ottimista". 3 - COSSIGA: UNICA VIA E' STRALCIARE IL LODO SCHIFANI? (Adnkronos) - Stralciare dal dl sulla sicurezza le norme che sospendono i processi per le alte cariche dello Stato e fare in modo che, il cosidetto lodo-Schifani, venga inserito in un apposito ddl per favorire una pausa di riflessione e alleggerire il clima di scontro tra governo e maggioranza da un lato, magistratura e opposizione dall'altro. E' la strada suggerita in una lettera aperta indirizzata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dal senatore a vita Francesco Cossiga, pubblicata sul "Corriere della Sera". "Moralmente e politicamente d'accordo" con le finalita' del 'lodo-Schifani', Cossiga ritiene che ad "esso si possa dare legittimamente forza di legge solo con norme di legge costituzionale". "Non approvo -scrive il presidente emerito della Repubblica- le invettive rivolte alla magistratura con parole di grande pesantezza e per di piu' pronunciate all'estero, dal presidente del Consiglio. Ma considero pericolosa la svolta 'girotondina' e la 'chiamata in piazza' da parte dell'onorevole Veltroni, il 'comunista che non e' mai stato comunista', segretario di quel Pd per il quale io ho votato ma che certamente non votero' piu' almeno fino a quando egli ne sara' segretario. © Foto U.Pizzi"> Silvio Berlusconi con Nicolò Ghedini e Gianni Letta © Foto U.Pizzi 4 - GHEDINI: BERLUSCONI NON USERA' LA LEGGE BLOCCA-PROCESSI? (Adnkronos) - "Quella legge che chiamate 'blocca-processi', Berlusconi non la usera'". Lo afferma Nicolo' Ghedini, parlamentare del Pdl e legale di fiducia del presidente del Consiglio che in un'intervista alla "Stampa" riprende la questione dei processi contro il premier e torna a sostenere una legge che tuteli le alte cariche dello Stato dagli eccessi di giustizialismo. Non e' vero, assicura Ghedini, che Berlusconi vuole depotenziare il ruolo della magistratura. "Io e Berlusconi -dichiara il parlamentare del Pdl- diciamo da anni che esiste in Italia una grande magistratura, ce la prendiamo solo con alcuni giudici politicizzati e cosa succede? Che l'Anm si straccia le vesti e il Csm apre pratiche di tutela". La legge per bloccare i processi minori "e' utile a tutti i cittadini" ed e' una "cosa diversa dalla questione dell immunita'". Ghedini nega quindi che si tratti di un provvedimento ad personam, tagliato su misura per il Cavaliere. "Io ero contrario alla legge per l'immunita' delle alte cariche dello Stato, perche' vorrei finire il processo. Il punto e' che ci siamo accorti che qualsiasi cosa venisse da noi proposta sulla giustizia, veniva parametrata alla situazione processuale di Berlusconi. Vedi le intercettazioni: per 15 giorni si e' andati avanti nel dire che era una legge per sterilizzare il processo di Napoli e poi si e' scoperto che i titoli di reato -conclude Ghedini- erano ricompresi e c'era perfino una norma transitoria che lasciava intatto quel processo. Nessuno, ovviamente, si e' scusato con il premier". 5 - BOSSI: SILVIO HA RAGIONE MA È OSSESSIONATO DAI GIUDICI? Dice Umberto Bossi intervistato da Paolo Berizzi su "la Repubblica": "Sui magistrati, a questo giro, Berlusconi ha ragione. Il problema è che lui poi esagera un tantino, è troppo ossessionato da queste cose., ha troppa paura di finire in galera. Mandassero me in galera, se vogliono, così la gente ha una buona ragione per fare la rivoluzione (ride)? © Foto U.Pizzi"> Renatino Brunetta © Foto U.Pizzi 6 - BRUNETTA CONTRO LE REGIONI "ROSSE": "LÌ COMPRANO I VOTI, NON C'È DEMOCRAZIA"? Da "la Repubblica" - "Il centrodestra ha vinto in tutta Italia. Rimangono alcune piccole zone dove normalmente il voto viene comprato e dove non c'è la democrazia". Il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta "denuncia" le cosiddette regioni rosse, dove il voto al centrosinistra, secondo lui, è figlio di una burocrazia gonfiata ad arte. Parlando in Umbria Brunetta dice: "Questa è la regione che ha tra i tassi più elevati di pubblici dipendenti di tutto il Paese e non per produrre beni o servizi pubblici, ma per produrre clientela e consenso pubblico. Le giunte rosse dell'Umbria - ha proseguito Brunetta - si sono per anni comprate il consenso producendo posti di lavoro finti nella burocrazia". Per questo, e solo per questo, in "alcune piccole zone d'Italia" la sinistra continua a vincere. 7 - CASTELLI: GOVERNANCE EXPO 2015 SU FALSARIGA SISTEMA DUALE? (Adnkronos) - La governance per l'organizzazione dell'Expo 2015 sara' strutturata "sulla falsariga del sistema duale delle societa' per azioni. Ci sara' un comitato organizzativo con un presidente e anche un comitato di sorveglianza, in modo da garantire sia gli interventi che la loro trasparenza". Lo ha detto il sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Roberto Castelli, a margine dell'assemblea annuale di Assolombarda, in corso alla Fiera di Rho-Pero, alle porte di Milano. Per Castelli occorre puntare "sul lavoro di squadra. Ci devono essere dentro tutti. Guai a dividerci". 8 - BETTINI: DA PARISI ATTACCO VIOLENTO E FUORI MISURA? (Adnkronos)- "Mi colpisce e mi amareggia l'attacco al Pd e a Veltroni, cosi' violento e fuori misura. Discutere e' necessario ma farlo a colpi di piccone e' insensato". Lo afferma il coordinatore del Pd, Goffredo Bettini, che commenta in un'intervista al "Corriere della Sera" la dura requisitoria pronunciata ieri da Arturo Parisi che ha chiesto le dimissioni di Walter Veltroni e un radicale cambio di linea del partito. "Ma cosa vuole Parisi? -domanda Bettini- Veltroni e' stato chiamato da tutti in un momento di sbandamento e di lotta nel centro sinistra, Ha mobilitato milioni di persone, ha costruito il partito, ha fatto una campagna elettorale appassionata e innovativa, suscitando tente energie". "E' facile dare lezioni -prosegue Bettini rivolgendosi a Parisi- quando si e' sempre 'trasportati' da chi fa la fatica e ha il coraggio di mettere la faccia in prima persona. Nel centro sinistra ci sono troppi commentatori perennemente garantiti". 9 - FRANCESCHINI: VELTRONI RESTA E CHI LO LOGORA INDEBOLISCE PARTITO? (Adnkronos) - "E' ricominciato lo sport nazionale dei gruppi dirigenti del centrosinistra: logorare il leader. Questa disciplina va abolita. Veltroni ha ricevuto il mandato per costruire un partito e prepararsi a vincere le elezioni politiche come candidato premier. Solo un disonesto puo' pensare che il suo compito fosse invece quello di fare il Pd e conquistare Palazzo Chigi in appena tre mesi". Lo afferma il vice segretario del Pd, Dario Franceschini, che in un'intervista alla "Repubblica" mette in guardia il gruppo dirigente democratico sulle conseguenze che potrebbe avere per il partito costringere Walter Veltroni alle dimissioni. Parisi e' netto. Dice che bisogna cambiare subito il leader, altrimenti la crisi trascinera' nel baratro l'intero Pd. "E dov'e' la notizia? Parisi -replica Franceschini- fa cosi' da 15 anni. Pensa che ogni momento positivo sia merito suo e ogni difficolta' sia figlia invece della tragica colpa di non aver seguito i suoi preziosi consigli. Parisi approva, Parisi collabora: quella sarebbe stata la novita' da titolo". Ma davvero Veltroni puo' ricandidarsi alle prossime elezioni? "Penso che questo sia il mandato che ha ricevuto. A meno che qualcuno, in modo disonesto, pensi che il suo compito fosse costruire il Pd e vincere contro il centrodestra in tre mesi e in quelle condizioni". Il vicesegretario del Pd assicura che il congresso si fara' in tempi ragionevoli. "Per carita', nessuno vuole sottrarsi. Avremo il congresso nazionale. Sarei un pazzo a dire che non si tocca niente per cinque anni. Anzi. Ma per mutare le cose serve profondita' di analisi e tempo. Prendiamo il tema dell'opposizione. Cosa dovevamo fare: metterci a sbraitare subito contro il mostro Berlusconi? Sapevamo -prosegue Franceschini- che sarebbero arrivate puntuali le occasioni per opporci. E vedrete che non ci manca ne' la forza ne' la voce per contrastare il Cavaliere". © Foto U.Pizzi"> Francesco Cossiga © Foto U.Pizzi 10 - USTICA: COSSIGA PARLA (FU MISSILE FRANCESE) E SI RIAPRE INCHIESTA? (Italpress) - A quasi 28 anni dalla strage di Ustica, le dichiarazioni del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga fanno riaprire l'inchiesta alla Procura di Roma e ridanno delle speranze ai familiari delle vittime. "Credo sia importante chiedere alla Francia tramite rogatorie internazionali, che la magistratura puo' fare, le notizie che il presidente Cossiga dirama", sottolinea ai microfoni del Tgr Sicilia Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione Familiari delle Vittime della strage di Ustica. "Se e' la politica che oggi rilascia dichiarazioni che altro non fanno che confermare quello a cui il giducie era arrivato per altra strada, questo cambia veramente il corso di questa inchiesta che per noi e' sempre stata dolorosa sia come parenti delle vittime, sia come cittadini italiani", spiega sempre al Tgr Sicilia Fortuna Davi', vedova di Michele, morto insieme ad altre 80 persone il 27 giugno 1980 nel disastro aereo del DC-9 Itavia diretto da Bologna a Palermo. Secondo l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ad abbattere l'aereo sarebbe stato un missile a risonanza, e quindi non ad impatto, lanciato da un aereo della Marina militare francese, informata del fatto che quella stessa sera sarebbe passato nei cieli di Ustica un velivolo con a bordo il leader libico Muammar Gheddafi. 11 - TRANFAGLIA LASCIA IL PDCI: NO A PARTITINO DEI COMUNISTI? (Agi) - Lo storico Nicola Tranfaglia ha lasciato il Pdci, perche' contrario alla "nuova strategia del partito, che punta all'unita' dei comunisti e pone in secondo piano la costruzione di una sinistra unita. Ritengo - ha spiegato - sia un errore di fondo che rischia di creare un piccolo Partito comunista non rappresentato in Parlamento e incapace di influire sulla politica italiana". Solidali con Tranfaglia si dicono tra gli altri Katia Bellillo e Umberto Guidoni promotori della mozione congressuale alternativa a quella del segretario, Oliviero Diliberto: il Pdci - affermano - sta subendo "una vera e propria mutazione genetica, una mutazione 'rizziana' (dalle posizioni dell'europarlamentare Marco Rizzo, ndr) massimalista, settaria e profondamente antiunitaria, sino a dichiarare nel documento congressuale 'l'incompatibilita' con il Pd'. Noi ci batteremo perche' il nostro partito scelga la strada dell'unita' a sinistra, vera ragione della sua nascita e della sua natura". 12 - QUIRINALE: ROCCO CANGELOSI NOMINATO CONSIGLIERE DIPLOMATICO? (Ansa) - L'Ambasciatore Rocco Cangelosi ha assunto l'incarico di Consigliere diplomatico del Presidente della Repubblica e Direttore dell'Ufficio Affari Diplomatici della Presidenza della Repubblica. All'Ambasciatore Roberto Nigido, che ha concluso la sua carriera diplomatica, il presidente della Repubblica ha rivolto un caloroso ringraziamento per la collaborazione con cui ha assolto, dal settembre del 2005, l'incarico al Quirinale con grande dedizione e prestigio. Lo rende noto un comunicato del Quirinale. © Foto U.Pizzi"> Silvio Berlusconi © Foto U.Pizzi 13 - CONFESSORE BERLUSCONI, A MESSA IN GINOCCHIO COME SE RICEVESSE COMUNIONE? (Adnkronos) - "Non e' vero" che privatamente dia la Comunione al premier Silvio Berlusconi, "questa e' una fesseria" dice don Gabriele Corsani, il confessore del presidente del Consiglio, che, intervistato da "La Stampa", sottolinea: "Lui non mi ha mai chiesto di derogare: sa che c'e' una regola ed essendo molto attento vi si attiene". "Ricevere la Comunione e' portare Gesu' nel proprio cuore, anche dal punto di vista materiale. Esiste pero' -spiega don Gabriele- anche quella che si chiama comunione spirituale, che uno puo' fare anche senza ricevere l'Eucaristia. Ai funerali di Gaber, piuttosto che a quelli della sua mamma, al momento della Comunione l'ho visto mettersi tranquillamente in ginocchio in preghiera come se l'avesse ricevuta: stava facendo comunque un'esperienza spirituale forte. Poi pero', al di la' del problema di Silvio Berlusconi, la Chiesa si interroga da tempo sul tema Comunione ai divorziati". 14 - D'AMATO (PD): SUPERATE 2MILA FIRME CONTRO VIA DEDICATA AD ALMIRANTE? (Asca) - Proseguono le contestazioni sulla decisione di voler intitolare una via di Roma a Giorgio Almirante. Promotore dell'iniziativa Alessio D'Amato, consigliere regionale del Lazio del Pd che ha fondato un vero e proprio sito dedicato. 'Abbiamo abbondantemente - dichiara d'Amato - superato in pochi giorni le prime 2.000 adesioni, e' solo l'inizio: vogliamo infatti dare voce a tutti i cittadini romani che sono contrari all'uso della toponomastica per riscrivere la storia'. 'L'appello riportato - conclude D'Amato - sulla homepage e' la lettera di Maria Ferrari Luppi, sorella di un partigiano fucilato durante la Resistenza. Inoltre vi e' un'ampia raccolta di resoconti storici sulla figura di Giorgio Almirante. Il 10 luglio prossimo riuniro' quindi i primi sottoscrittori dell'appello presso la Festa de L'Unita' di Roma a Caracalla'. Dagospia 23 Giugno 2008.

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Clienti del casinò rapinati a Bordighera (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampa, La" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

TRE FRANCESI ARRESTATI DAI CARABINIERILA DONNA HA RIPORTATO LEGGERE FERITE. RECUPERATO IL BOTTINO, POCO MENO DI 500 EURO Clienti del casinò rapinati a Bordighera [FIRMA]GIAN PIERO MORETTI VENTIMIGLIA La lussuosa Chrysler decappottabile rosso fuoco "Le Baron" con targa svizzera posteggiata davanti al casinò di Mentone non era passata inosservata a tre giovani - uno francese, di lontane origini italiane, due magrebini - residenti nella città di confine francese. E quando i proprietari - una coppia sulla sessantina di Zurigo - dopo aver dato la mancia al posteggiatore, sono partiti alla volta dell'Italia, li hanno seguiti, senza dare nell'occhio, a bordo di una Audi nera con il chiaro intento di rapinarli. Autostrada, Ventimiglia, casello di Bordighera. Fino alla rotonda di Sant'Ampelio dove la coppia ha posteggiato l'auto e si è diretta verso un albergo del lungomare. Marito e moglie avevano percorso pochi passi quando i tre si sono avvicinati, hanno colpito la donna scaraventandola a terra, le hanno strappato la borsa, e sono fuggiti a fari spenti nella speranza di impedire l'identificazione della targa. Ma hanno fatto poca strada. Nei pressi di largo Torino, a Ventimiglia, la Audi nera targata 06, è stata intercettata da una pattuglia di carabinieri allertata da una telefonata fatta al 112 della coppia svizzera. I militari, pistole in pugno, hanno bloccato l'auto con i tre giovani francesi a bordo che, di fronte alle armi spianate, si sono lasciati ammanettare senza opporre la minima resistenza. In macchina avevano ancora la borsa della donna con 200 franchi svizzeri, 300 euro, carte di credito e documenti. Dopo una breve sosta nella caserma di via Chiappori per l'identificazione, il terzetto è stato trasferito nel carcere di Valle Armea, a Sanremo. La donna, cadendo a terra, ha riportato qualche contusione e si è fatta medicare all'ospedale Saint Charles di Bordighera. Prognosi di pochi giorni. I tre, tutti giovanissimi, sono Marc Gilbert Gatticchi, 22 anni, lontane origini italiane; Rachid Hebri, 22 anni, e il fratello Abdelkader di 23, entrambi algerini. In base ai primi accertamenti il terzetto non avrebbe precedenti penali. Almeno in Italia i loro nomi sono totalmente sconosciuti alle forze dell'ordine. Ai carabinieri hanno detto di essere stati attratti dalla decappottabile e di avere deciso la rapina quando i proprietari sono usciti sorridenti dal casinò. "Eravamo certi che avessero vinto...Ci è andata male" hanno detto mentre, con le lacrime agli occhi, li portavano via. La refurtiva è stata restituita agli svizzeri che hanno ringraziato i carabinieri per la tempestività dell'intervento.

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VITA DA BOBO IL SECONDOGENITO DI CRAXI CI RIPROVA: IO, PUGILE SUONATO PRONTO ALL'ULTIMO KO L'EXPO È MERITO MIO STEFANIA HA IL MIO RUOLO? EMULAZIONE, CON UN'ONCIA DI PUERILE R (sezione: Intercettazioni)

( da "Dagospia.com" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

VITA DA BOBO ? IL SECONDOGENITO DI CRAXI CI RIPROVA: IO, PUGILE SUONATO PRONTO ALL'ULTIMO KO ? L'EXPO È MERITO MIO ? STEFANIA HA IL MIO RUOLO? EMULAZIONE, CON UN'ONCIA DI PUERILE RIVALITÀ? Giancarlo Perna per "Il Giornale" © Foto U.Pizzi"> Bobo Craxi con sua moglie Scintilla © Foto U.Pizzi Il secondogenito di Bettino, ex sottosegretario agli Esteri: "Mi hanno trombato tre volte, ma corro alle Europee". E sull'Expo di Milano: "In gran parte è merito mio: invece di premiarmi, mi hanno licenziato" Quando lo raggiungo al Caffè con terrazza su Villa Borghese, Bobo Craxi ha già consumato una bibita, sgranocchia pistacchi e fuma Marlboro. L'ex sottosegretario agli Esteri è blandamente ciclotimico e la mattina non carbura se non pasteggia con larghezza. La prima reazione appena mi scorge, è ordinarsi un caffè. Poi dice: "Ciao". "Sembri un plenipotenziario, Bobo. Ti è rimasta l'impronta della Farnesina", dico. È abbagliante nell'abito blu e cravatta in tinta. "Ho riflettuto tanto se mettere o no la cravatta", dice e si assesta gli occhialoni scuri da agente segreto. "E...?". "Mi sono vestito così per educazione verso di te", dice e mi instilla un senso di colpa per avere il colletto aperto. "Nella serie di interviste ai trombati, ci stai a pennello: sei un trombato doppio. Nel 2006 e nel 2008". "Le trombature sono più di due. Ho anche quelle alle Europee. Ma con l'attuale sistema, non si è trombati. O si è nominati o non si è". "La politica fa per te?". "Si fa politica anche fuori delle istituzioni", dice, ordina una minerale e si accende una sigaretta. "Sei cambiato dopo l'esperienza nel governo Prodi?", chiedo. A me sembra più mansueto e sicuro del solito. "Una tappa importante. La cosa che mi manca di più è l'intensità di un lavoro fatto con passione". "Il bilancio?". "Molto positivo. Ho fatto percorso netto...". "Chi si loda si imbroda", lo avverto, sapendolo incline a considerarsi l'ombelico del mondo. "Giudica tu. Italia riammessa nel Consiglio di sicurezza dell'Onu; entrata nella Commissione dei Diritti umani; ottenuta la moratoria sulla pena di morte; Milano si è aggiudicata l'Expo". © Foto U.Pizzi"> Stefania Craxi © Foto U.Pizzi "Tutto grazie a te?". "Per la maggior parte". Ingurgita una manciata di pistacchi e aggiunge: "In un'azienda avrei avuto un aumento, invece mi hanno licenziato". "Lo Sdi, tuo e di Boselli, ha preso lo 0,9 per cento dei voti. I socialisti sono spariti", osservo, riportandolo a terra. "Un buco nell'acqua, ma non mi rassegno all'idea dei vincitori sconfitti. Solo in Italia, chi ha vinto per la Storia, noi e la Dc, è senza avvenire. Un'eccezione in Europa dove, ovunque, la sinistra coincide coi socialisti, i conservatori coi popolari". "Ti resta la scappatoia del Pd di Veltroni". "Non devo scappare da nessuna parte. Il Pd non corrisponde alle mie idee. La sua decisione di scaricarci è stato un errore madornale anche sul piano elettorale. Ha spinto tanti socialisti a punire Veltroni, votando la destra". "Tu e tua sorella, Stefania, siete su fronti opposti. Come va tra voi?", chiedo. Mentre riflette, giungono dal vicino zoo barriti, ruggiti e altri colloqui tra fiere. "Non bene. Aggiungo che mi dispiace", dice Bobo dopo un po'. "Stefania è sottosegretario agli Esteri come lo eri tu. Emulazione fratricida?". "Emulazione, con un'oncia di puerile rivalità. Trovo sbagliato il suo incarico. Se c'è una vistosa diversità tra nostro padre e Berlusconi, è la politica estera. L'allergia al multilateralismo del Cav, la subalternità a Bush... Mi auguro che Stefania si batta per le cause giuste... Penso che lo farà". "Tuo papà ti stimava?". "Che domande!", esclama. "Mi voleva bene. Parlava con me", dice poi imbarazzato. "Filippo Facci, che a Bettino era vicino, dice che eri fonte di preoccupazioni". "Ah, sì?!, Ah, sì?!. Be', tutti i figli lo sono per i padri. Ognuno si guardi nelle proprie famiglie. Sul legame con mio padre ho scritto un libro. Non penso che Facci l'abbia letto". "Che opinione hai di te?". "Sono mediamente intelligente e di carattere aperto". "Nobile o meschino?". "Né l'uno, né l'altro. Ho 44 anni e non mi sento più un ragazzo. Ho preso ogni decisione con la mia testa. L'ho fatto rimanendo legato alla comunità socialista. Se fossi stato opportunista, avrei fatto altre scelte". Bettino Craxi "Perché critichi Stefania che sta col Cav? Era amico di tuo padre e ti ha fatto deputato la sola volta che lo sei stato". "Non critico. Considero una sconfitta che una parte dei socialisti rinunci a ricostruire la propria casa, preferendo quella di altri. Un socialista non milita nell'emisfero conservatore che è alternativo al proprio. Per un dirigente di partito è un errore di grammatica politica. Lo sbagliato non sono io che voglio mantenere, sia pure sconfitto, la mia identità". "Ti sei intruppato con gli ex comunisti e con Di Pietro che, come disse Bettino di sé, "mi hanno ucciso". "Compito dei socialisti è cambiare la sinistra in meglio, attraverso il riformismo moderno. Rinunciare a svolgerlo, è accettare la propria sconfitta. Lo sbagliato nella sinistra è Di Pietro". "E dalli con "lo sbagliato", è un solecismo, lo rimprovero. "Parlando di Di Pietro lo strafalcione ci sta bene", assicura, mentre un colpo di vento fa volare i miei appunti. "Il Cielo ti punisce", dice Bobo e se la gode vedendomi raccattare i foglietti carponi. Detesti il Cav? "Continua a starmi simpatico". Di lui hai detto: "Ha dato al mondo una pessima immagine dell'Italia. Ha fatto solo disastri". "Esagerazioni propagandistiche. Ma Berlusconi fa cose che, agli occhi del mondo, appaiono incomprensibili. Ora, mi auguro faccia bene. Però, se il buongiorno si vede dal mattino, non ci siamo". Hai anche detto: "Ha fatto una politica estera di lazzi e pacche sulle spalle". Ma piace a Bush, Putin, Sarkozy. "Bush è uscente. Io critico il suo atteggiamento verso gli arabi che ci ha alienato simpatie fondamentali per l'Italia. Non ho digerito il voltafaccia suo e di Frattini verso Arafat. Portò Arafat all'isolamento e alla morte. Pagina sgradevole". © Foto U.Pizzi"> Bobo Craxi © Foto U.Pizzi La tua politica estera è invece quella della telefonata adulatoria a un tizio di Hamas, terroristi che vogliono la distruzione di Israele. "Il tizio è il primo ministro palestinese il quale, cinque giorni fa, ha concluso una tregua con Israele. Come vedi, promuovevo auspici che si sono realizzati". Israele ha regalato Gaza ai palestinesi. Loro la usano per il tiro al piccione su Israele. "Che ci sia un'arretratezza di fondo delle classi dirigenti palestinesi, è scontato. La morte di Arafat è tra le cause di questa eterna guerra". Sei filoarabo spinto. Gratitudine per l'accoglienza tunisina a tuo papà? "La riconoscenza per il presidente Ben Alì resterà per sempre". Quella di tuo padre fu latitanza o esilio? "Latitante è uno che scappa. Mio padre è stato fermo in un posto, difeso in armi da un esercito. Difficile chiamarlo latitante". Hammamet ha dedicato una strada a Bettino. Di Pietro ha detto che in Italia non lo permetterebbe. "Di Pietro non è la legge. Nel decennale della morte fioriranno diverse strade. Penso anche a Milano. Di solito sono vie periferiche e assolate, vorrei invece un luogo simbolico. Come vorrei delle targhe, qui visse, qui lavorò, ecc". A Roma, Alemanno ha proposto di intestare a tuo padre il Largo dell'Hotel Raphael, dove visse. "Alemanno ha mescolato un po' tutto, da Almirante a Berlinguer. Il Largo del Raphael a me va bene. Purché non dedichi poi ad Almirante Valle Giulia dove il capo del Msi si presentò coi mazzieri. Né via Caetani, dove fu ritrovato Moro, a Berlinguer che contribuì alla sua morte capeggiando il partito della fermezza". Di Pietro ha già detto che sulla targa a Craxi vorrà la scritta: "Morto latitante". "Di Pietro non sarà ricordato come grande ministro, ma come un pm ossessionato che non ha saputo reinventarsi una vita. Giustizialista anche in politica". Le prime mosse del governo? "Buone sull'equità fiscale e sul lavoro. Non convincente, a volte dannose, sul resto". Il freno alle intercettazioni? "Giusto. Il mercimonio telefonico c'è solo in Italia". L'uso dei militari per l'ordine pubblico? "Un'idiozia. Meglio aumentare polizia e Cc. Pensi che mi avrebbero dato l'Expo per Milano se fossi stato il rappresentante di un Paese che pullula di militari come Beirut?". La sospensione dei processi alle alte cariche? "Berlusconi doveva parlarne in campagna elettorale. Non è che prima vinci e poi fai quello che c..zo ti pare. Nella sostanza, è giusto che il primo ministro possa governare libero dai processi". Col referendum antinucleare, Bettino ci ha lasciato una pesante eredità. Il Cav vuole cancellarlo. "Non è l'eredità di mio padre, ma di milioni di italiani attraverso un voto democratico. Per tornare al nucleare ci vorranno tempi biblici. Sono più per il sole e il vento che per l'atomo". La pace tra maggioranza e opposizione è finita. "Meglio. L'opposizione deve incalzare. Certo, non nel modo sguaiato di Di Pietro. Ma se lo fa con intelligenza, può mettere in crisi il governo". Che farai ora, Bobo? "A settembre nasce una mia Fondazione in nome di Bettino. Poi mi guarderò attorno. Delle aziende vogliono utilizzare la mia esperienza per internazionalizzare le loro imprese. Intanto viaggio per tenere rapporti, in Mauritania, Algeria, Libano, Tunisia. Poi, voglio candidarmi alle Europee". Non ti sono bastati i ko? "Un vecchio pugile ha bisogno di risalire sul ring per farsi suonare un'ultima volta". Dagospia 23 Giugno 2008.

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A MAGLIE STRETTE FATE SAPERE AL CAV CHE STEFANO PARISI È UN GRAN FIGO MARCEGAGLIA & MATONE, DUE CHE PARLANO CHIARO TETTAMANZI COME MARTINI: NO MILANO, NO PARTY LE "APPARIZI (sezione: Intercettazioni)

( da "Dagospia.com" del 23-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

A MAGLIE STRETTE ? FATE SAPERE AL CAV CHE STEFANO PARISI È UN GRAN FIGO ? MARCEGAGLIA & MATONE, DUE CHE PARLANO CHIARO ? TETTAMANZI COME MARTINI: NO MILANO, NO PARTY ? LE "APPARIZIONI" DEGLI UFO? Maria Giovanna Maglie per Dagospia Caro Dago, ti prego di far sapere al Cav che Stefano Parisi è un gran figo. Tanto perché si regoli. Mgm © Foto U.Pizzi"> Emma Marcegaglia © Foto U.Pizzi 1 - VAI EMMA, PARLA CHIARO? Chissà perché gli appelli a politici e istituzioni che fa la neo presidente di Confindustria mi piacciono di più di quelli di LucaLuca. "Vediamo segnali preoccupanti di deterioramento del clima politico a 50 giorni dall'inizio della nuova legislatura, che potrebbero compromettere la stagione delle riforme", ha detto la Marcegaglia, precisando poi che "occorrono riforme profonde, impopolari e coraggiose". "Non siamo più in una stagione di ordinaria amministrazione. Facciamo appello alle forze politiche perché guardino al bene comune del Paese con un dialogo costruttivo", ha proseguito la Marcegaglia. "Bisogna affrontare riforme economiche e riforme istituzionali, come per esempio il federalismo fiscale. Non bisogna cadere nell'errore di tornare nell'atmosfera dei quindici anni precedenti", ha concluso. 2 - VAI MATONE, UNA CHE HA SEMPRE PARLATO CHIARO? Il Ministero per le Pari Opportunita' sta mettendo mano alla legge sulla prostituzione individuando una misura per promuovere un ''rimpatrio agevolato'' e un ''rientro protetto in famiglia'' per le baby prostitute intercettate sul territorio. Lo ha spiegato la capo di gabinetto del Dicastero Simonetta Matone, nel suo intervento al convegno internazionale sulla Giornata mondiale del bambino in corso a Roma. ''Nella mia esperienza nella giustizia minorile - ha spiegato Matone - il 90% delle prostitute intercettate a Roma nelle maxi retate erano minorenni. Sono convinta, e ho convinto anche la mia ministro (sublime), che non possiamo limitarci a rinchiuderle da qualche parte - ha concluso - ma dobbiamo creare canali preferenziali per garantire loro un rimpatrio preferenziale e il reinserimento in famiglia, dove possibile''. © Foto U.Pizzi"> Simonetta Matone con Emilio Albertario © Foto U.Pizzi 3 - TETTAMANZI COME MARTINI, DEV'ESSERE L'ARIA DI MILANO? Da L'Occidentale.it, scritto da Garteno Quagliarello,letto e sottoscritto da mgm. Rivendicare un ruolo pubblico per la religione non significa certo volere Chiese che facciano da ancelle al potere politico. Per questo vanno rispettate le opinioni che provengono da esponenti della Chiesa, sia quando queste rafforzano le posizioni della propria parte, sia quando invece le contrastano. Ma rispetto vuol dire anche essere disposti al contraddittorio quando proprio non si è d'accordo. E' questo il caso dell'intervista sulla sicurezza a Milano rilasciata a La Repubblica dal cardinale Dionigi Tettamanzi. Detto senza giri di parole, ci è sembrata una intervista irresponsabile, di quelle che veicolano un residuo antico di sovvertivismo antistatale che da tempo dovrebbe aver abbandonato la Chiesa italiana. Non si contesta certamente il fatto che la Chiesa si rivolga ai più deboli e che ricerchi un rapporto con loro anche quando questi sono colpevoli e ancor più quando sono disperati. Ma questo rapporto non può svilupparsi al riparo dal rispetto del principio di realtà. A cosa serve, come fa Tettamanzi, stigmatizzare la paura, la solitudine, la difficoltà dell'incontro, se non si cala tutto ciò nelle drammatiche condizioni di alcuni quartieri delle grandi città dove, purtroppo, accade sempre più di sovente che gli incontri possano veicolare violenza, aggressioni, reati odiosi come lo stupro, a volte persino l'omicidio, dove gli anziani vivono quotidianamente esposti al pericolo? © Foto La Presse"> Il cardinale Dionigi Tettamanzi © Foto La Presse Può essere sufficiente, di fronte alle vittime della violenza, spiegare loro come fa l'arcivescovo di Milano che alcune misure, talvolta anche drastiche ma di certo esemplari, "aumentano il senso di smarrimento e di solitudine", e che "la solitudine cessa se si sperimenta la bellezza dell'incontro"? Affinché l'appello alla ricerca della bellezza formulato dal Cardinale abbia un senso non snobistico, è necessario che si abbia lo spazio interiore per ricercarla al netto delle preoccupazioni che le nostre metropoli trasmettono con crescente urgenza. Altrimenti si tratta di un appello che sa di salotto radical chic. 4 - COME DA NOI LA MADONNA? Centinaia di avvistamenti di Ufo sono stati segnalati ieri in Galles al tabloid britannico 'Sun'. Le segnalazioni all'indomani dell'incontro ravvicinato di un elicottero della polizia con un misterioso oggetto volante nella notte tra giovedi' e venerdi' vicino ad una base militare nei pressi di Cardiff. Negli ultimi mesi diversi piloti di aerei di linea hanno segnalato almeno due o tre incontri con Ufo nei pressi del canale di Bristol. Dagospia 23 Giugno 2008.

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Un grand hotel di nome Fornesighe (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere delle Alpi" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

La Provincia preme per la realizzazione di un albergo diffuso, alcuni proprietari sono interessati Un grand hotel di nome Fornesighe Reolon: "Sarebbe il sito ideale". Si pensa anche all'Alpago e Cibiana Il progetto è ambizioso: ospitare i turisti nelle tradizionali abitazioni della frazione zoldana FORNO DI ZOLDO. Un paese fatto di pietra e di legno, testimonianze visibili di un passato che - al di là dei tanti richiami alle tradizioni e alle radici - potrebbe tradursi in moneta sonante. E scusate se è poco. La provincia candida Fornesighe a primo esempio di albergo diffuso del Bellunese. Un attestato di stima, ma anche un banco di prova, soprattutto per quei residenti che hanno già dimostrato un certo interesse verso il progetto. "Tutto dipende da loro", afferma il presidente della Provincia Sergio Reolon. "L'ente può aiutarli, ma la spinta decisiva è sempre del privato". Insomma, aiutati che la Provincia ti aiuta. L'idea è semplice ma non per questo scontata anche perchè in giro per l'Italia e l'Europa esempi di alberghi diffusi hanno intercettato importanti flussi turistici. "Il turismo legato alle comunità locali è in aumento e le grandi catene di hotel spesso snaturano il rapporto tra il turista e il paesaggio, tanto che essere a Roma o New York è la stessa cosa", il commento di Reolon. Da qui il salto di qualità, creando per l'appunto un albergo diffuso. Concetto molto più facile a dirsi che a farsi. Per Fornesighe il progetto consisterebbe nell'ospitare i turisti nelle caratteristiche abitazioni del paese creando un'unica reception alla quale affiancare i servizi tipici degli hotel, dal ristorante ai parcheggi. "Non si costruisce nulla di nuovo, semmai si valorizza e si recupera l'esistente", afferma Reolon. Ma la valorizzazione è soltanto un aspetto. "Mettendo a disposizione una o più camere", continua sempre Reolon, "il privato può integrare il suo reddito". Né più, né meno di quanto già succede per i bed and breakfast. Fornesighe poi - a sentire Reolon - "sarebbe il paese ideale". Per il paesaggio, per le abitazioni tradizionali (scampate alle temperie del tempo e alle bizze della storia) e per la vicinanza a delle grandi attrazioni naturali come il Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi, al museo di Messner e al comprensorio sciistico del Civetta. Reolon dichiara pieno appoggio a tutti quei privati che vorranno avventurarsi in quella che sembra un'autentica sfida: "Troveremo il modo di intercettare finanziamenti e allegerire gli aspetti burocratici". Nonostante sia una delle più accreditate Fornesighe è soltanto una delle località candidate. "Pensiamo anche a Cibiana e ad alcuni paesi dell'Alpago", conclude Reolon. (cr.ar.).

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Servizi inutili (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere delle Alpi" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Servizi inutili pagati da noi cittadini SONO un cittadino molto arrabbiato. Nella mattinata di mercoledì 18 giugno nella frazione di Caleipo vedo il mezzo della pulizia strade con i suoi operatori eseguire appunto la pulitura delle vie del paese. Mi risulta anche di altre frazioni. Queste strade, però, erano già state pulite dagli stessi due giorni addietro, lunedì 16 giugno, e pioveva. Ma manco quel giorno avevano bisogno. in quanto pulite non molte settimane fa (e ha quasi sempre piovuto). Anche l'anno scorso ho visto più volte le macchine operatrici all'opera senza necessità perfino nelle stradine di campagna. Sono arrabbiato prima di tutto perché penso che questa amministrazione comunale di Belluno trascura per carenza di soldi, servizi, manutenzioni (vedi via Calmada, tratto Bieter, via Valle S. Mamante, via Col de Gou) e le asfaltature richieste, poi butta i soldi per pagare, senza controllo sulle attività, delle società che erogano servizi per il comune. Servizi in questo caso inutili. Igino D'Incà BELLUNO Non ci resta che inviare una lettera a Spiderman LA LEGGE di Toto e quella di Bernardo: il primo non era un principe e il secondo non fu l'affettuoso assistente del grande Diego de la Vega, alias Zorro. Ma tra telefoni liberi e processi fastidiosi, più che ridere conviene riflettere, anche se è evidente che mezzo secolo di italico spionaggio e democratiche intercettazioni meritano un unico commento. Limitare e controllare fortemente le intercettazioni, cancellando nel contempo attuali (e futuri?) processi, Sembrano però parti di una progettualità più ampia, che non solo rassomiglia parecchio a quella del buon Licio Gelli, ma costringe a ricordare (e sarebbe ora) le lodi affettuose che l'attuale destra governativa (cioè tutti) tesseva con solerzia sui "Kamaraden" Videla e Pinochet. Non sono passati molti anni da allora, e pare addirittura che in quel periodo Stalin fosse morto già da un pezzo. "Che storie" la cronologia!! O forse illusioni di gioventù: anch'io da piccolo credevo che Mao fosse comunista. Ma per tornare "a bomba", argomento su cui la nostra destra possiede uno storico e corposo data-base (mancano solo i colpevoli, facezie), quello che appare evidente è il disegno complessivo di colpire e massacrare qualsiasi equilibrio esistente, costruendo scientemente contrasti culturali e sociali sui quali il populismo sudamericano di questi "Aficionados" del potere ad ogni costo possa intervenire con religiosa ideologica e sognante durezza. Mentre d'altro canto (faccetta nera remix?) è impossibile non cogliere la sottile linea bianca che unisce un quindicennio di calcolata disinformazione e di sputtanamento continuo portati avanti dalla "Banda Bassotto" nei confronti di qualsivoglia avversario politico. Riabilitare il Nazismo nostrano, ipotizzare la fine del sindacato, dileggiare 25 aprile e costituzione, sia pur senza dimenticare gli ovvi e umani limiti di talune situazioni, sono metodoligie che non hanno nulla di nuovo. Nessun regime fascista omise di creare e utilizzare, nei soliti e dolorosi modi, la paura del diverso, del comunista e del sindacalista. E' una semplice statistica derivante da poche e facili letture. Che sia Roma, Verona o Belluno la questione non cambia, questi sono solo esteticamente più "fini". E così, mentre tutta la sinistra radicale conta (si fa per dire), il Pd attende (di valutare eventuali positivi ritorni). Per noi resterà un'unica possibilità, inviare un mail a Spiderman. Moreno Barbieri Verdi di Belluno Ma il Pd del nord non interessa a nessuno? MI SORPRENDE che di un Partito Democratico del Nord sembri importare proprio a nessuno, di un partito di Veltroni, "ma anche" di Cacciari e Cofferati, che completi la sua nascita strutturandosi in maniera federale: nessun "democratico" locale sembra spenderci troppe energie, forse perché in fondo gli eletti vengono decisi a Roma? Credo che i territori che fortemente lo vogliano e che dimostrino di sapersi bene gestire debbano avere una propria autonoma struttura e dirigenza, che sia leale interfaccia col partito "romano", a cui devono spettare le decisioni e i poteri per le tematiche riguardanti l'intero Paese. A me pare che in particolare Veneto e Lombardia avrebbero energie e motivazioni per rappresentare il primo nucleo, un PD del Nord per imporre seri tentativi di affrontare tematiche come la sicurezza e una società "accogliente" ma ordinata, il federalismo fiscale, un produttivo rapporto fra istituzioni e piccola impresa, la questione delle Province a statuto speciale, una miglior relazione con gli emergenti regioni dell'est Europa. Penso che sarebbe utile per tutti, anche per il resto d'Italia, per sperare che i problemi - in presa diretta coi cittadini amministrati - vengano governati e regolati e non lasciati marcire o continuamente rimandati nelle soluzioni. Chi fortemente lo vuole e dimostri di saperlo fare deve poter auto gestirsi come del resto avviene per il Csu, anima bavarese del Cdu tedesco o i partiti catalani in Spagna: certo se non dimostriamo di volerlo fermamente, non possiamo pretendere ci arrivi per gentile concessione altrui. Angelo Menel TRICHIANA La realtà snellita da ogni speranza ALLORA è vero che a forza di snellire si arriva all'osso. Sessantadue lavoratori a tempo determinato rappresentano il grasso in eccesso per un'azienda il cui peso supera di poco i settecento dipendenti. Sessantadue differenti personalità, passati attraverso il filtro dell'omologazione, diventano Personale in esubero. E qualsiasi dissertazione intorno al concetto di flessibilità non meriterebbe ulteriore spreco di tempo, se non fosse per l'improvvisa impennata di espressioni, mutuate dalla letteratura gestionale anglo-orientale, che hanno accompagnato alla porta le risorse umane in eccesso. Perchè se la congiuntura economica sorride solo agli speculatori, se l'economia tira quanto l'intercity Canova (soppresso per eccesso di perdita), l'unica forma di ristrutturazione aziendale perseguibile parla ormai un paio di lingue appena: il giapponese e l'inglese. Certo, dire Kaizen suona meglio di "cambiare per migliorare"; etichettare come muda ogni spreco, dalla semplice riparazione del prodotto al lavoratore dipendente non impegnato just in time, acquista nell'immediato tutte le caratteristiche dell'onomatopea. Muda! Si potrebbe ridere amaro, giocando con le parole. Ma il pensiero snello impone concisione, niente più subordinate nè figure retoriche, via ogni aggettivo superfluo e avverbio d'intralcio: il predicato deve lavorare. E quel che è più, il soggetto viene completamente omesso dal ciclo della sintassi produttiva. Toyotismo è la cura contro la crisi, "eliminazione dello spreco" il suo credo. Ebbene, si può giocare al piccolo economista e salvare tutte le aziende del mondo, si può coccolare gli azionisti tutti, garantendo linfa ai profitti; ma se si preclude alla massa di lavoratori la possibilità di essere artefici della propria felicità, tanto vale tornare nelle piazze a cantare Contessa, perchè l'alternativa è la flessibilizzazione della società intera, il precariato non solo come stile di vita, ma vera e propria forma mentis, quella che già ora fa dire ai più giovani, allenati alle somministrazioni temporanee a tempo indeterminato: destra e sinistra uguali sono. Sessantadue individui laggiù, in strada, le promesse disattese, un quotidiano da ricostruire e un altro lavoro a termine per un salario di vergogna. La realtà snellita da ogni speranza Fabrizio Zandegiacomo Dipendente Luxottica Pederobba L'autore e l'amore QUESTA una poesia dal titolo "L'autore". L'autore si siede sulla sedia e scrive parole indefinite del verbo infinito amare Paolo De Nard Multe al Duomo: le regole devono essere rispettate IN MERITO alle multe "selvagge" ai fedeli anziani davanti il Duomo, voglio spendere due considerazioni. Fare il vigile urbano è un lavoro delicato e difficile. Ci sono stati nella quotidianità amicizie troncate, causa il fare rispettare giustamente le norme anche a qualche amico. Io non voglio fare il difensore di nessuno, però le regole vanno rispettate, anche per i divieti di sosta. I vigili urbani sono sottoorganico da anni e non è facile controllare il territorio, allora tante volte non possono essere flessibili per far rispettare le regole. Io mi auguro che con l'aumento dell'organico, si faccia più prevenzione per i divieti di sosta, senza tartassare i cittadini che attendono altri interventi molto più importanti per il quieto vivere. E se andiamo a leggere i cinquanta e passa articoli della polizia urbana ci accorgiamo che pochi vengano applicati, basta vedere lo sfalcio dell'erba a ridosso della strade di competenza dei privati. Se non vengono sfalciati, vanno sanzionati i proprietari, basta girare attorno per constatare il problema. Ci sono tante norme per il decoro urbano ed altro, che le sanzioni per i divieti di sosta sono dei palliativi in confronto ad altre cose più importanti, tipo i furti nelle case ecc., che la polizia locale potrebbe benissimo contribuire a prevenire in sinergia con le forze dell'ordine nazionali. Francesco Pingitore Consigliere comunale An Dopo 60 anni, la storia deve essere più oggettiva ANCHE se non direttamente indirizzatami è evidente che la lettera apparsa sulle pagine del Corriere a forma del signor Luciano Padovani, altro presidente Anpi, si riferisce alla mia richiesta di intitolare una via alle vittime dei partigiani. Concordo con lui che la storia la devono scriverla gli storici; qualcuno di questi fa riferimento ai diari dei capi partigiani e qualcuno fa riferimento a diari di parroci e ai verbali dei carabinieri; certo che la storia dopo ben oltre i 60 anni dovrebbe essere oggettiva e non certo di parte. Solo qualche anno fa veniva negata l'esistenza delle foibe. La mia visione della democrazia contempla come fattore essenziale il confronto, per lui essere democratici vuol dire pensarla solo ed esclusivamente alla sua maniera. Come ormai abitudine in questi casi chi si permette di cantare fuori dal vostro coro viene definito fascista e al di là di ogni "democratica" interpretazione viene processato per le eventuali ed ipotetiche intenzioni. La pesante ondata di emigrazione del dopo guerra per la maggior parte di chi ne fu protagonista ebbe come riferimento le miniere del Belgio; la loro bandiera comune era la fame e per molti di loro il premio si chiamò silicosi. Alcuni altri, condannati e perseguitati da quella magistratura che ora viene invocata, emigrarono verso paesi compiacenti; tornarono amnistiati, naturalmente l'amnistia valse anche per i fascisti che comunque l'avevano attesa in carcere, e acclamati dai fratelli liberatori ebbero come premi cariche ed incarichi. Concordo ancora una volta con Lei; per certe cose ci vuole la magistratura. Promuovere oggi nuovi interventi in tal senso sarebbe senza dubbio anacronistico; pochi i testimoni ancora in vita e con la lentezza della giustizia italiana rischieremo di non averne più nessuno al momento buono. Dobbiamo per forza fidarci delle sentenze già emesse, oltre a quelle che riguardarono individui singoli possiamo valutare ad esempio (una per tutte) la Nº 1829 del 18 giugno 1953 della corte di cassazione che esclude l'annessione al Reich della provincia di Belluno e del resto dell'Alpenvorland. Per cui probabilmente qualcuno in quella Italia aveva un padrone a Berlino, ma certamente altri lo avevano a Mosca. Ermen Gretti Grazie ambientalisti Verdi per essere maturati SARA' che il verde è il colore della Lega, sarà che il verde indica speranza, sarà che verde sono i miei occhi, ma soprattutto sarà che un ex speaker televisivo "nostrano", molto tempo fa disse: "Saranno verdi perché non sono ancora maturi", riferendosi al gruppo "Verdi" che stava nascendo a Belluno. E mi trovai d'accordo, "allora". Ma ultimamente devo dire che sono "maturati", molto "maturati" nel loro pensiero. Mi riferisco all'amico Marco Scapin che da sempre si batte per l'ambiente. Concordo per la prima volta con lui, su di un tema in ambito animale (quale io sono). Ottima la sua idea di fare dei prosciuti di leghisti, se il prodotto dovesse avere successo ce ne vorranno molti di più di leghisti. C'è però qualche leghista solo per interesse e il prosciutto andrebbhe "rancido", ma vi assicuro cari lettori che la stragrande maggioranza di leghisti lo è per convinzione, perciò i loro prosciutti saranno ottimi. Se poi si pensa di fare anche un prodotto di nicchia, come il prosciutto di orso, e pure leghista, sarebbe una leccornia per tutti, perché gusterebbero un prodotto che sa di genuinità, schiettezza, sincerità, obbiettività, giustizia sociale e soprattutto di altruismo, perciò assaporate pure il prosciutto d'orso, sperando sia contagioso nelle cose sopra descritte. Ringrazio l'amico Marco Scapin per la sua valutazione cultural-gastronomica in salsa leghista, un sincero abbraccio. Ringrazio anche Moreno Barbieri, per la sua lettera sui "cassonetti con calotta" e concordo in pieno la sua analisi. Un servizio al cittadino non si fa con il settore affaristico dei produttori di calotte, come qualcuno ipotizza, sono oltresì molto contento che abbia verificato e constatato che qualsiasi amministrazione sia al governo, i "tiratori di giacchetta", affaristi non mancano mai. Ho soltanto un "piccolo" rimpianto, quello di non aver accettato l'assessorato all'ambiente, penso ne avremmo viste delle belle, ma vedrete in futuro che anche da normale cittadino, qualche piccola "atomica" scuoterà il sistema ambientale, settore "scoaze" (abbiate un pò di pazienza), sto documentando il tutto. Perciò ringrazio ancora Moreno Barbieri per lo spunto, in fondo qualcosa in comune ce l'abbiamo: "i capelli", pardon solo i bulbi dei capelli. Ciao Moreno "saluda casa, an baso al porzel", l'amico Orso. Grazie ambientalisti "Verdi" per essere maturati in fretta. Orso Grigio Lega Nord.

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Borse contraffatte ma pagamenti regolari (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampa, La" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

PROCESSO. FINANZIERI TESTIMONI Borse contraffatte ma pagamenti regolari "Il marchio su borse, pochette, cinture, foulard era riprodotto fedelmente, mentre il materiale e le rifiniture erano di qualità inferiore rispetto ai prodotti autentici" che, però, rappresentavano i modelli migliori dei cataloghi originali. È quanto ha riferito uno dei periti incaricati di esaminare i numerosi accessori griffati con i migliori nomi dell'Alta Moda internazionale (Hermès, Dolce&Gabbana, Vuitton, Fendi, Gucci, Prada, Biagiotti, Chanel, Rocco Barocco, Venturi e altri) e sequestrati, nell'aprile 2004, dalla Guardia di finanza durante un'indagine finalizzata a far emergere la commercializzazione di merce contraffatta. Erano state incriminate 4 persone, di cui due - le alessandrine Antonietta Casetta, 63 anni, e la figlia Monica Pozzato, 38, difese dall'avvocato Franco Giolito - hanno già patteggiato la pena. Per le altre due - Antonella Bezzi, 55 anni, di Rimini, e Silvia Orfano, 45, di Alessandria, difese da Alexia Cellerino - si svolge il processo. Bezzi è accusata di commercializzazione di prodotti contraffatti, che furono trovati nel suo negozio di Rimini e di cui riforniva anche Casetta; Orfano di favoreggiamento per aver celato un'agendina di Casetta mentre era in corso la perquisizione delle fiamme gialle. I finanzieri, sentiti ieri mattina al processo, hanno detto che si trattava di un giro d'affari consistente, "sui 300 mila euro l'anno, e anche oltre", che peraltro si svolgeva in maniera "cristallina", nel senso che Casetta ordinava al telefono a Bezzi gli accessori (come è emerso dalle intercettazioni) e, quando li riceveva, pagava regolarmente con ricevute bancarie. Prossima udienza sarà il 18 settembre.

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Cambia l'accusa resta l'orrore - adriano sofri (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Cronaca CAMBIA L'ACCUSA RESTA L'ORRORE ADRIANO SOFRI I titoli sbrigativi della prima ora su alcuni siti - "Il Tribunale del riesame scagiona i medici" - inducono a un grosso fraintendimento. è vero bensì che il tribunale del riesame ha corretto le imputazioni ai medici della Santa Rita, escludendo che ci siano prove di un'intenzione omicida e aggravata dalla crudeltà, come avevano ritenuto l'accusa e i suoi periti per cinque casi di morte, e ventilato per molti altri. Restano confermati gli addebiti di lesioni gravissime e truffa aggravata alla sanità pubblica, che sono tremendi. è un fatto che nella reazione sgomenta alla notizia dell'indagine la specifica imputazione di omicidio volontario aveva colpito assai meno della esibizione di indifferenza umana e di corruzione intima e disinvolta dei protagonisti. Avevo scritto fra l'altro: "Persone sofferenti si mettevano nelle loro mani, e le loro mani, in solido, le storpiavano fino alla morte per amore del denaro... Questi della Santa Rita, come li restituiscono le carte dell'accusa e le registrazioni delle telefonate, non sono né buoni né cattivi, né esaltati né depressi: sono solo fedeli al tariffario". Tutto questo viene ribadito, e duramente, dal tribunale del riesame. Chi, come ho fatto anch'io, ha provato a descrivere i propri ed altrui sentimenti nei confronti della "bassa macelleria" della clinica milanese, deve prendere atto della correzione sulla volontà omicida ed efferata, e augurarsi ancora - che cosa? Che il linguaggio di volta in volta cinico, sordido, atroce e ottuso delle conversazioni intercettate e pubblicate, abbia potuto eccedere (per cinismo, per ottusità, per atrocità) la stessa realtà dell'operato degli interlocutori. Ora la derubricazione dei reati per i quali medici e amministratori sono imputati, rilevante sul piano penale, non scalfisce l'impressione morale suscitata dalle loro parole e comportamenti. C'è un altro augurio? Quando si scopre qualcosa di così disumano da far esclamare: "Non ci posso credere!", da far intitolare alla "clinica degli orrori", da indurre alla rivolta o, peggio, alla rassegnata costernazione, si può desiderare che le accuse non siano smentite né rimpicciolite, per non dover correggere le proprie parole scandalizzate, per non sentire sprecata quella costernazione così dolorosa. Dal disgusto per le conversazioni dei medici e degli amministratori della Santa Rita non si tornerà più indietro, né da una diffidenza spaventata o risentita di pressoché qualunque paziente nei confronti di pressoché qualunque medico, ma se si appurasse che le loro azioni siano state meno gravi e criminali di come sono apparse ai primi inquirenti e a tutti noi, non avremmo che da esserne sollevati. Magari per una volta ciò cui "non possiamo credere" si mostrasse davvero incredibile.

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"santa rita, interventi inutili ma non omicidi" - sandro de riccardis oriana liso (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Cronaca "Santa Rita, interventi inutili ma non omicidi" La decisione del Tribunale. I parenti dei pazienti morti: nessuna fiducia nella giustizia Per il primario Brega Massone restano le accuse di lesioni gravissime e truffa SANDRO DE RICCARDIS ORIANA LISO MILANO - Resta in carcere Pier Paolo Brega Massone, il primario di chirurgia toracica della clinica Santa Rita. Ma tira un parziale sospiro di sollievo: perché ieri i giudici del Tribunale del riesame hanno stabilito che le morti dei cinque pazienti che gli sono valse, tra le altre accuse, quella di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, non possono essere direttamente riconducibili alla sua decisione di operare. Quindi, pur restando indagato anche per questa accusa, il primario - per i giudici - potrebbe lasciare il carcere. Sono gli altri reati, ovvero le lesioni colpose su 86 pazienti, la truffa al Sistema sanitario nazionale e il falso, a far sì che per ora il medico non torni a casa. Il tribunale, infatti, è chiaro su un punto: le indagini della Guardia di finanza coordinate dai pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano, le relazioni dell'Asl e dei periti, le intercettazioni, delineano un quadro accusatorio che sostanzialmente regge. Una motivazione tecnica, quella del collegio presieduto dal giudice Enrico Tranfa, che si riassume così: le perizie mediche disposte dalla procura non hanno chiarito oltre ogni ragionevole dubbio se i cinque anziani pazienti siano morti per quelle operazioni (comunque inutili) oppure perché già debilitati dalle gravissime patologie di cui soffrivano. "L'inopportunità dell'intervento anche per il connesso aumento delle sofferenze per il paziente è cosa assolutamente altra dall'essere l'intervento chirurgico (di cui neppure si evidenziano imperfezioni o anomalie di esecuzione) causa in concreto della morte". Così scrivono i giudici per spiegare che - non essendo state fatte le autopsie - "il nesso di causalità non risulta adeguatamente delineato in concreto". Ora toccherà alla procura, che ieri ha accolto con sorpresa l'annullamento di quella parte dell'ordinanza del gip, provare quel nesso, mentre Giuseppe Canella, il difensore che ha sostenuto il Riesame per Brega Massone si dice "soddisfatto perché i giudici hanno stabilito che manca la prova sul nesso causale tra interventi e morti, ma ovviamente dispiaciuto perché non hanno deciso per la scarcerazione". Restano le storie di cinque morti. Antonio Schiavo, 85 anni, un'operazione "non preceduta dai necessari accertamenti e ad alto rischio"; Giuseppina Vailati Canta, 83 anni, deceduta dopo un'operazione "inspiegabile"; Aurelia De Vecchi, 80 anni, sottoposta a un "intervento privo di qualsivoglia giustificazione"; Franca Colombi, 65 anni, due interventi "inspiegabili e controproducenti"; Maria Luisa Scocchetti, 65 anni, un'operazione che "appare come puro accanimento". "Ormai non ho più fiducia nella giustizia. Mia sorella è morta. Ci siamo chiesti se fare causa alla clinica. Ho detto ai miei parenti di lasciar perdere", dice il fratello, Riziero Scocchetti. "Maria Luisa era una malata terminale, avevo chiesto che venisse sedata, invece ha sofferto fino all'ultimo". Rassegnazione e rabbia. Con i ricordi dei propri cari che diventano ancora più vivi a ogni nuova tappa delle indagini. Non si arrendono le altre vittime della Santa Rita e neanche i tanti medici e infermieri che aspettano il parere dell'Asl per riaprire la clinica. Ieri con voto unanime il Consiglio comunale ha chiesto alla Regione di rivedere il sistema degli accreditamenti alle strutture private e al sindaco di costituirsi parte civile nell'eventuale processo.

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Come vedono all'estero il "biutiful cauntri" - corrado augias (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

C aro Augias, il documentario 'Biutiful Cauntri' il 16 luglio esce nella sale parigine, dopo essere stato proiettato al Parlamento europeo. E' importante per noi che ne siamo gli autori, ma soprattutto per la Campania, per l'Italia che ciò che raccontiamo diventi patrimonio a livello comunitario. Abbiamo voluto raccontare i mali di una Regione ma anche le sue occasioni sprecate. Sappiamo che la Campania non è solo 'Biutiful Cauntri', ma nascondere ciò che indigna non aiuta ad affrontare la realtà. Non guardare significa rinunciare a lottare. E oggi nel nostro Paese c'è ancora molto per cui lottare. Sia chiaro che la Campania è una regione d'Europa, è Italia. Non si può illudere il Paese che il problema dei rifiuti campani si risolve solo con la forza. L'emergenza rifiuti non dipende dalla volontà di cittadini che ne pagano invece le conseguenze. Quando le amministrazioni hanno avviato progetti di gestione dei rifiuti, la risposta dei cittadini è stata positiva quanto quella delle regioni più virtuose. Ci indigna il decreto sul divieto delle intercettazioni telefoniche. Così, il traffico illecito dei rifiuti diventa ancora più facile. Le ecomafie ringraziano. Impedendo l'uso delle intercettazioni, si nega alle indagini un importante strumento contro un reato odioso che compromette la salute di intere comunità e avvilisce il Paese. Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio, Peppe Ruggiero peruggiero@tiscali. it H o rivisto il documentario in un cinema all'estero. In una città straniera fa ancora più impressione. Anche perché, avendo dovuto parlare in un paio di occasioni davanti a un pubblico di quella stessa città, le domande che mi sono sentito rivolgere con più insistenza sono state: come mai Napoli è ridotta una pattumiera? Come mai avete rieletto Berlusconi? Non sono mai stato dell'idea di Andreotti che i panni sporchi si devono lavare in casa. Penso alla cinematografia americana, al fatto che tutto ciò che sappiamo sulla violenza e sul male dell'America, è dalla stessa America che lo abbiamo saputo. Tuttavia quelle insistenti domande (alle quali è difficile rispondere cercando di equilibrare i toni), la cupa attenzione della sala alla proiezione del documentario, mi hanno messo a disagio. Estraggo dalla lettera degli autori un'osservazione precisa. Se il Parlamento sfornerà la legge sulle intercettazioni com'è stata concepita, le ecomafie potranno tranquillamente telefonarsi quantità e compensi dei loro luridi traffici certe, almeno per quel versante, dell'impunità. E' possibile che dei parlamentari, per quanto inclini all'obbedienza, non si rendano conto che impedire le intercettazioni è un lusso che non ci possiamo permettere con il livello di criminalità che esiste in certe zone? Quando si sono voluti sospendere certi processi abbiamo visto a quali sottigliezze giuridiche si è stati capaci di arrivare per mettere al riparo alcune persone. Se proprio si vogliono limitare le intercettazioni, non si potrebbero almeno studiare meccanismi giuridici di analoga efficacia per mettere al riparo dai criminali intere popolazioni? Oltre al buon nome del Paese?.

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Il pd e lo stato di grazia del cavaliere - marc lazar (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Commenti Il pd e lo stato di grazia del cavaliere MARC LAZAR In Italia l'opposizione sta vivendo i tormenti e i dilemmi classici dell'indomani di un voto segnato da una severa sconfitta, e dell'instaurarsi di uno stato di grazia tra il vincitore e l'opinione pubblica. Non solo Berlusconi ha vinto le elezioni del 13 ? 14 aprile, ma ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi nelle due camere. Forte di una maggioranza ben più solida e compatta di quella riportata nel 2001, il presidente del Consiglio ha inizialmente sorpreso i suoi avversari con un comportamento più compito del solito, con qualche segno d'apertura verso l'opposizione e alcune dichiarazioni incisive sulle riforme di cui l'Italia ha bisogno. L'uomo sembrava voler dare la prova della sua metamorfosi. Non appariva più come l'antipolitico degli esordi, e neppure come un politico ormai esperto nell'arte di condurre le sue truppe alla vittoria, oggetto di un'ammirazione entusiastica o di una netta avversione; voleva presentarsi come un vero capo di Stato responsabile e misurato. Di fatto però, il Cavaliere è un vero Giano bifronte: l'altra sua faccia, quella legata ai suoi interessi personali, è sempre lì, come dimostrano le misure sulle intercettazioni telefoniche e sulla sospensione dei processi che intende far approvare. Dal canto suo l'opposizione, che sta toccando con mano la profonda verità dell'antico adagio vae victis, è depressa e lacerata. Le questioni che la dividono sono legione, dalla spiegazione dell'insuccesso elettorale al futuro del partito; e nell'immediato riguardano l'azione da condurre a fronte del nuovo potere. In un primo tempo il PD e il suo governo ombra erano tentati di aprire un dialogo costruttivo col governo. Quest'atteggiamento è la logica prosecuzione della campagna di Veltroni, che ha voluto evitare un antiberlusconismo ripetitivo, secondo lui ormai logoro e inefficace; e corrisponde inoltre a un'interpretazione plausibile dei risultati elettorali della primavera scorsa. Le ultime elezioni sono state caratterizzate dal voto massiccio in favore dei due schieramenti di centro-destra e di centro-sinistra, che hanno raccolto l'84,3% dei suffragi. Al termine di una campagna globalmente assai più pacata delle precedenti, questa scelta degli elettori si può considerare come l'espressione della volontà di dare al vincitore una maggioranza chiara per consentirgli di governare, e di un desiderio di normalizzazione del clima politico. Restando sordi a questo messaggio per lanciarsi in uno scontro intransigente si accontenterebbero i simpatizzanti più radicali, ma a costo di deludere i moderati. Per converso, con un atteggiamento più morbido si rischierebbe di perdere gli ultimi appoggi a sinistra e di indisporre ulteriormente i molti astensionisti (che hanno raggiunto stavolta, col 19%, il tasso più elevato della storia della Repubblica). Se questo è uno dei dilemmi del PD, ve ne sono altri anche più gravi. In uno stato di grazia come quello di cui gode oggi Berlusconi, tutto ciò che l'opposizione ha da dire, persino sul decreto di sospensione dei processi ? una disposizione fatta su misura per il premier, che non ha equivalenti in nessun Paese del mondo ? è manifestamente poco ascoltato. Disertare l'emiciclo del Senato è un gesto simbolico forte e spettacolare; ma la sua efficacia presso l'opinione pubblica è tutta da dimostrare. Una situazione comparabile si era verificata in Francia dopo la netta vittoria di Sarkozy contro Ségolène Royal, nel maggio 2007. Il presidente, allora sulla cresta di un'immensa onda di simpatia, si era concesso il maligno piacere di disorientare ulteriormente un PS in pieno trauma per l'insuccesso della sua candidata, aprendo il suo governo ad alcuni socialisti e personalità della sinistra. E sul fronte delle riforme aveva aperto un così gran numero di cantieri da dare il capogiro ai francesi. Il PS pensò di aver trovato argomenti forti contro di lui denunciando le sue lussuose vacanze, l'uso degli aerei privati dei suoi amici miliardari, le sue ingerenze nel mondo dei media e i suoi primi passi falsi politici. Tutto inutile: i francesi sembravano ipnotizzati dal vincitore. Ma lo stesso Nicolas Sarkozy ha fatto da solo ciò che l'opposizione non era riuscita a fare. In pochi mesi, moltiplicando gli errori, ha dilapidato il suo capitale di simpatia (le opinioni favorevoli sono passate dal 69% dell'estate scorsa al 38% di oggi). Non è certo però che Berlusconi segua il suo esempio ? Al di là di una critica ferma (che non vuol dire settaria) del governo, il PD sa di dover preparare la riconquista. Un'impresa ardua, in vista della quale deve mettere a punto una strategia, elaborare un'identità, costruire il partito e risolvere la questione della leadership. Ma soprattutto, il PD deve analizzare le ragioni profonde del successo di Silvio Berlusconi. Ciò presuppone due cose: da un lato, prendere meglio la misura della solidità e della profondità; dall'altro, comprendere bene come gli italiani percepiscono Berlusconi. A questo riguardo, un recente sondaggio franco-italiano sul Cavaliere, realizzato dall'IFOP-SWG, è passato in gran parte inosservato, mentre potrebbe essere senz'altro istruttivo, anche perché contempla una dimensione comparativa con Sarkozy. Il 59% degli italiani pensa che Berlusconi abbia la stoffa del presidente del Consiglio; il 58% ritiene che voglia veramente cambiare le cose, e che agisca efficacemente contro la criminalità e l'insicurezza; il 56% giudica positivamente la sua politica economica. Competenza, spirito riformista e capacità di dare protezione: queste le qualità che gli vengono attribuite. Dunque il PD, piuttosto che abbandonarsi a dispute interne, incomprensibili per la maggioranza della popolazione, dovrebbe tentare di riannodare i legami con i cittadini, e in particolare con le fasce più popolari; e costruire la propria credibilità puntando sulle preoccupazioni essenziali degli italiani, che secondo il suddetto sondaggio sono il carovita e i problemi dell'occupazione e della sicurezza. (Traduzione di Elisabetta Horvat).

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Accusato del delitto del tabaccaio fa sciopero della fame: "non c'entro" (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina IV - Torino L'agguato Interrogato un'ora e mezza dal pm: "Io ho solo parlato di Monetti tra un bicchiere e l'altro" Accusato del delitto del tabaccaio fa sciopero della fame: "Non c'entro" Rinchiuso nella sua cella, Roberto La Piana, soprannominato "Serranda", ha iniziato da oltre due settimane lo sciopero della fame. E' dimagrito già dieci chili. E ieri mattina è stato portato davanti al pm Livia Locci che lo accusa di omicidio e rapina nei confronti del tabaccaio ammazzato in corso Orbassano, Claudio Monetti, per spiegare i motivi per cui ha intrapreso il digiuno forzato. Accompagnato dall'avvocato difensore Gianluca Orlando, La Piana è stato interrogato dal magistrato per oltre un'ora e mezza. "Non posso essere accusato di omicidio - ha detto La Piana - è un'accusa troppo grave, io non ho affatto partecipato alla rapina, non ho nemmeno avuto nulla in cambio". Roberto La Piana, che deve il suo soprannome al mestiere di riparatore di tapparelle e serrande, era stato arrestato il 22 novembre scorso, insieme al barista Francesco Eramo considerato il basista del colpo. Davanti al bancone del bar "Marsol", in via Monfalcone 21, un locale a pochi isolati dalla tabaccheria della vittima, in piazza Santa Rita, La Piana ed Eramo, secondo l'accusa, avevano progettato il colpo tra un bicchiere e l'altro: il barista aveva bisogno di soldi e intendeva fare una rapina, il cliente avrebbe fornito la dritta su chi aggredire, il tabaccaio Monetti appunto, offrendo indicazioni utili sulle sue abitudini e informazioni fondamentali sui suoi spostamenti. Contro di loro gli inquirenti hanno in mano mesi di intercettazioni. "Si è vero, alcune frasi su Monetti le ho anche dette, ma ero ubriaco e si parlava del più e del meno - ha confessato ieri La Piana - però non pensavo affatto che potesse esserci un omicidio, e io sto pagando per un'accusa troppo grave, e non è giusto. Non posso essere accusato di omicidio per una informazione buttata lì e che non mi ha dato nulla in cambio". Il magistrato e il suo avvocato difensore gli hanno spiegato che al di là delle sue dichiarazioni, lo sciopero della fame non sarebbe servito a nulla, consigliandogli di smettere per non mettere in pericolo la propria vita. "Sicuramente quando ci sarà il processo ci batteremo per dimostrare l'infondatezza dell'accusa di omicidio - ha spiegato il difensore Orlando - e riteniamo di poter dimostrare la estraneità completa di La Piana alla rapina". In carcere, oltre a Eramo e La Piana, erano finiti anche Maurizio Pergola e Fedele Paradiso, considerati gli autori materiali del colpo e dell'omicidio. (s.mart.).

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Tribunale caos, operai tra i fascicoli - dario del porto (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina VIII - Napoli Tribunale caos, operai tra i fascicoli Gip in rivolta: "Atti su arresti e intercettazioni alla mercè di tutti" DARIO DEL PORTO Lavori in corso, ma tra i fascicoli processuali. Uffici giudiziari "trasformati senza preavviso in un cantiere con decine di operai", dove faldoni contenenti "notizie riservatissime" si ritrovano abbandonati "alla mercè di chiunque". è la denuncia sottoscritta dai magistrati della sezione Gip in un documento indirizzato al presidente del Tribunale, al Procuratore generale e al Csm. I giudici protestano per le modalità con le quali è iniziata, ieri mattina, la ristrutturazione delle stanze. E avvertono: "La dissennata decisione di avviare i lavori durante l'orario di servizio, senza preavviso, determinerà il blocco di tutte le nostre attività" definite dalle toghe "già al tracollo per le ultime vicende", con riferimento all'istituzione dei collegi per le decisioni sulle misure cautelari in materia di rifiuti. "Questo - si legge nel documento - significherà scadenza delle intercettazioni, impossibilità di provvedere con la dovuta riservatezza alle ordinarie attività di ufficio: siamo praticamente ridotti come in un corridoio con viavai di pubblico". Ieri mattina, evidenziano i magistrati, gli uffici al dodicesimo piano della Torre B, il primo dei cinque livelli che ospitano la sezione, apparivano "devastati, con le pareti abbattute" e operai che lavoravano tra fascicoli delicati come richieste di ordinanze cautelari o di intercettazioni telefoniche. "Notizie sulla cui divulgazione - avvertono adesso le toghe - questi giudici non si assumono alcuna responsabilità". La ristrutturazione, ad avviso dei gip, "dovrà essere realizzata con modalità che non intralcino il lavoro". Sulla protesta dei gip interviene anche il presidente della giunta distrettuale dell'Anm, Sergio Amato: "Questo episodio è la goccia che fa traboccare il vaso - afferma - Il fatto che i colleghi si ritrovino con operai e pareti abbattute nelle stanze dove ci sono atti coperti da segreto istruttorio, è francamente inaccettabile, lo dico da pubblico ministero. Se a questo aggiungiamo i problemi legati alla carenza di personale e alle nuove competenze in materia ambientale, si può ben comprendere il malessere dei giudici di quella sezione". Il presidente del Tribunale, Carlo Alemi, replica: "Il progetto è stato approvato nell'ottobre 2007 con l'accordo del presidente e del coordinatore della sezione gip ed era stato comunicato a tutti i colleghi. L'obiettivo della ristrutturazione è quello di garantire ai gip una migliore sistemazione, recuperando locali per i giudici e il personale. Siamo partiti immediatamente perché dobbiamo organizzare le cancellerie per i collegi istituiti dalla riforma: le cancellerie dei collegi coincidono perfettamente con le unità operative previste nel progetto di riorganizzazione. Capisco che ci possa essere qualche disagio, ma è fuori luogo la preoccupazione sulla sicurezza dei fascicoli: gli operai lavorano sotto il controllo del personale di cancelleria e dei funzionari del tribunale che presiedono stabilmente a queste operazioni".

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L'inchiesta sul porto si allarga alle acciaierie - marco preve (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina VI - Genova L'inchiesta sul porto si allarga alle acciaierie Il console dei "carbuné": "Riva poteva scaricare solo merci per il suo impianto" Sul ruolo di Novaresi sentito anche l'ex capo dell'avvocatura dello Stato MARCO PREVE E' iniziata ieri, con la convocazione del console dei "carbuné" e con l'ex capo dell'Avvocatura di Stato, l'ultima tornata di interrogatori dell'inchiesta sulla spartizione del terminal Multipurpose. Il pm Walter Cotugno, che ha indagato tra gli altri l'ex presidente dell'Autorithy Giovanni Novi e il suo consulente legale Sergio Maria Carbone, a fine mese chiuderà le indagini. Ieri, nel suo ufficio, il magistrato ha sentito in veste di testimoni Tirreno Bianchi e Giuseppe Cipparrone. "Sono stato chiamato per fornire chiarimenti sulla vicenda degli smarchi alle acciaierie di Riva" spiega il console della compagnia Pietro Chiesa. Il filone è quello che nasce dal un intercettazione tra Novi e Carbone che per il primo fa ipotizzare alla procura un tentativo di concussione ai danni dell'industriale Riva per obbligarlo ad utilizzare i lavoratori della Pietro Chiesa. "Ho spiegato agli inquirenti - racconta Bianchi - che la legge sulla portualità consente a Riva di scaricare in autonomia solo merci che debbano essere utilizzate nel processo produttivo dello stabilimento di Cornigliano o di zone limitrofe. Noi ritenevamo che dopo la chiusura dell'altoforno certi prodotti venissero destinati alla vendita, e comunque partivano per la Lombardia o la Germania. Il magistrato e la finanza mi hanno detto che nell'atto di concessione dell'Autorità non compare questo riferimento io mi sono impegnato a fornire documentazione a sostegno di questa esposizione, che è poi quella prevista dalla legge. Delle decisioni in merito di Novi e Carbone io poi non ero a conoscenza". Giuseppe Cipparrone, invece, è stato sentito in merito alla posizione di Giuseppe Novaresi, l'avvocato dello stato coinvolto a causa di un suo parere di sostegno a Novi nella contestata spartizione del Multipurpose. A Cipparrone, che ha diretto l'Avvocatura genovese fino al 2001, il pm avrebbe chiesto delucidazioni sulle consulenze private - previste dalla legge - e autorizzate che Novaresi aveva avuto, in periodi distinti, sia con l'Autorità Portuale che con banca Carige.

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"così la giustizia va contro i poveri" (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina V - Bologna L'analisi del procuratore Di Nicola "Così la giustizia va contro i poveri" Procuratore Enrico Di Nicola, ha visto i numeri dei processi che verranno bloccati dall'emendamento Berlusconi? "Non amo le statistiche. Per me conta la qualità. Dico solo che con questa norma hanno approfittato del fatto che la giustizia non funziona per rivolgere la giustizia contro i poveretti, favorendo i potenti". I poveretti? "Sì, gli immigrati arrestati e processati per direttissima, per esempio. Sarà sempre più ampio il gap tra i diseredati del mondo e quelli favoriti dalla depenalizzazione del falso in bilancio e del diritto societario. Per non parlare delle vittime di tanti reati odiosi che non avranno giustizia. Come si sentiranno? Come si sentiranno i testimoni che sono andati in aula più volte perdendo tempo e danaro, magari sopportando le minacce degli imputati per fare il loro dovere, e ora vedono tutto azzerato?" Vitali dice che lo stop sarà economicamente molto oneroso. "E i soldi sprecati in processi che non andranno mai a sentenza? Le indagini per omicidio colposo con medici imputati si basano sulle perizie, per esempio. Nelle inchieste per stupro spesso si usano le intercettazioni. Tutto buttato via". Un'amnistia mascherata? "No, io non penso a questo. I processi che salteranno sono tanti, ma molti sarebbero saltati comunque, avviati alla prescrizione, perché non si riesce a farli. Sono settemila solo quelli già istruiti in attesa di essere fissati dal Tribunale. Un numero enorme. Anche noi pm ci regoliamo diversamente se un procedimento è indultabile. Però giudichiamo caso per caso. L'avvocato viene e ci dice che c'è stata una costituzione di parte civile? Ne teniamo conto. Come l'omicidio colposo. Può essere urgente, può meritare un canale prioritario perché queste vicende spesso hanno risvolti morali e sociali. Ora non ci verrà più consentito usare certi strumenti di grande giustizia e civiltà". (p.c.).

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Milano, si ricomincia: in cinquecento al primo girotondo Dalla Chiesa: è forte l'indignazione civile per le leggi ad personam e l'attacco ai giudici. Lo slogan: Noi facciamo da sol (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Milano, si ricomincia: in cinquecento al primo girotondo Dalla Chiesa: è forte l'indignazione civile per le leggi ad personam e l'attacco ai giudici. Lo slogan: "Noi facciamo da soli" di Giuseppe Caruso/ Milano Più di cinquecento persone, per manifestare contro le nuove leggi vergogna volute dal governo di Silvio Berlusconi. Ieri, nel tardo pomeriggio, in una Milano preda del caldo africano, si sono trovate davanti al palazzo di giustizia, dando un nuovo segnale contro quanto si prepara, in materia di giustizia, nel parlamento italiano. Nel mirino dei manifestanti soprattutto le leggi che vogliono limitare l'uso delle intercettazioni e la Schifani bis, o "salva premier", che punta a mettere al riparo Silvio Berlusconi dagli effetti del processo Mills. L'appello era stato lanciato dal "Comitato milanese per la legalità" e dall'esponente del pd meneghino Nando Dalla Chiesa. Al presidio erano presenti anche esponenti di alcuni partiti, come Rifondazione Comunista, Sinistra Europea, Sinistra Democratica, Italia dei Valori, Verdi, Dalla Chiesa ha spiegato che il presidio di ieri "non è una ripetizione di cose già viste, ma una risposta della gente che spinta dall'indignazione civile ha aderito al nostro appello. È stata una bella manifestazione proprio perché artigianale, con cittadini che si sono riconosciuti nello slogan "noi facciamo da soli" ed hanno dato un segno tangibile di impegno, nonostante il giorno feriale ed il gran caldo". Monguzzi, consigliere regionale dei Verdi, ha detto che "la manifestazione è prima di tutto un' utile risposta civile alle iniziative del governo che mettono in crisi, per l'ennesima volta, l'amministrazione della giustizia nel nostro paese. Siamo qui per dire no alle norme anti intercettazione, l'emendamento salvapremier, ma soprattutto per una giustizia giusta per tutti, senza distinzioni di razza o di censo o di posizione politica e non certo in polemica con qualcuno della sinistra". I manifestanti hanno esposto diversi striscioni per protestare contro il governo Berlusconi e distribuito volantini che citavano la Costituzione e che riportavano le frasi "No a qualsiasi provvedimento salva-premier", "L'innominato è tornato, mascherato e infuriato", ed il borrelliano "Resistere, resistere, resistere". "Basta leggi ad personam", era uno degli striscioni che sono stati esposti durante il presidio, mentre alcuni manifestanti ne hanno sistemato uno, proprio davanti all'ingresso del vecchio palazzo di giustizia, su cui campeggiava la scritta: "Fatti processare buffone!" In un piccolo palco allestito all'ultimo momento si sono alternati a parlare esponenti politici e cittadini comuni, che hanno spiegato i motivi per cui erano lì. Il presidio di ieri non sarà l'unica iniziativa per protestare contro le nuove leggi vergogna.

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Il tempo dell'opposizione (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Il tempo dell'opposizione Pancho Pardi Caro Direttore, in pochi giorni la maggioranza ha reso sempre più chiare le sue vere intenzioni. Nel decreto legge sulla sicurezza, con grave sgarbo verso il Quirinale, ha introdotto a sorpresa una misura per sospendere i processi per reati cosiddetti di minore allarme sociale. Individuati in modo da farvi rientrare il processo Mills, in cui il presidente del consiglio è imputato di corruzione in affari giudiziari. Così, per salvarlo si danneggiano decine di migliaia di parti lese, cui verrà negata giustizia. È poi annunciato un disegno di legge sulle intercettazioni che ne restringerà all'estremo l'uso ai magistrati e impedirà ai giornalisti di parlarne: un plumbeo silenzio coatto. Ed è alle porte un nuovo tentativo di dare protezione definitiva al capo del governo, dissimulata con l'ampliamento del beneficio non solo alle cinque alte cariche dello stato ma anche ai giudici costituzionali. È evidente l'ipocrisia della misura: solo una carica, solo una persona ne ha davvero bisogno. Non solo, Berlusconi pretende che la protezione dai processi si allunghi oltre il suo quinquennio al governo per avere la possibilità di candidarsi anche al Quirinale: convinzione che è il più esplicito commento all'impossibilità delle sue aspirazioni. Insomma, leggi con larghi profili di incostituzionalità marciano a passo di carica in Parlamento. Ora, tra giugno e luglio, non fra tre o quattro mesi. L'esigenza di promuovere un'iniziativa pubblica tempestiva in cui opposizione parlamentare e libera cittadinanza possano esprimere la loro visione alternativa delle cose era stata espressa in una lettera aperta che Furio Colombo, Beppe Giulietti e chi scrive avevano rivolto, tramite MicroMega on line, ai leader dei due partiti di opposizione. Di Pietro ha aderito subito. Dopo qualche giorno di riflessione Veltroni ha preferito indicare la prospettiva di una grande manifestazione in autunno. Ora è molto probabile che anche in autunno la maggioranza proponga leggi che non ci piaceranno, ma quelle in questione sono in aula e in commissione adesso, in questi giorni. Sono già in parte andate al voto e presto vi andranno tutte. Come ha già osservato Flores d'Arcais ieri l'altro su queste pagine, è immaginabile protestare in autunno per leggi approvate all'inizio d'estate? Né il rinvio della manifestazione può essere motivato con la consapevolezza che purtroppo la maggioranza ha i numeri per far passare qualsiasi cosa. Da questa obbiettiva condizione di inferiorità non si può uscire rinunciando all'espressione tempestiva del proprio pensiero. I numeri la maggioranza li avrà anche in autunno. E proprio perché li ha, e li avrà, chi non è d'accordo ha il diritto e anche il dovere di manifestarlo. La pesantezza delle sconfitte subite è cocente e deve produrre un generale ripensamento da parte nostra, ma non può indurci a riconoscere nell'avversario meriti superiori all'entità temibile della sua forza attuale. Ricavata peraltro da una legge elettorale che ha distorto in profondità il rapporto tra voto popolare e rappresentanza politica, negata a quasi due milioni di cittadini di sinistra. In ogni caso la vittoria elettorale non scioglie il presidente del consiglio dai vincoli della legge, né potrà mai essere un condono tombale sulle sue numerose vicende giudiziarie, da cui è uscito più volte forzando la legge a proprio esclusivo vantaggio, né tantomeno sul suo mai risolto conflitto d'interessi, mostruosità ignota in tutto l'universo democratico. Come sarà possibile discutere di riforme istituzionali con chi è abituato a trasformare in diritto solo la propria forza ed è pronto a brandirla con virulenza contro la magistratura? Con chi ha il controllo dei principali mezzi d'informazione e fa passare attraverso di essi solo la propria voce e riduce a caricatura la voce degli altri? E che senso ha pensare a riforme istituzionali incardinate sul rafforzamento del potere esecutivo senza curarsi della possibilità che quel potere rafforzato finisca nelle mani di chi ha già il controllo personale di mezzi extraistituzionali negati a tutti gli altri competitori? L'opposizione ha appena cominciato la difficile via della propria rinascita. Non può pensare di fare anche un solo miglio di strada senza la discussione continua con la propria gente, delusa ma non scoraggiata. È urgente la ripresa di un contatto diretto tra l'opposizione parlamentare e tutti coloro che, molti o pochi, non vogliono rinunciare al protagonismo civile. La censura alle intercettazioni e il nuovo Lodo Schifani sono alle porte. Prepariamoci tutti per una manifestazione a brevissima scadenza, entro non più di due settimane. Ogni ritardo è incoraggiamento alla rinuncia. www.liberacittadinanza.it.

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Al Tappone (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Al Tappone Marco Travaglio Si era pure messo un Panama bianco, modello Al Capone, sul capino bitumato, per impressionare il vescovo e farsi dare la comunione anche se è un massone divorziato. "Fate in fretta a cambiare queste regola", gli ha intimato, non bastandogli quelle che cambia ogni giorno lui per salvarsi dai processi. Ma il vescovo di Tempio-Ampurias, Sebastiano Sanguinetti, che in confessionale ne ha visti sfilare di peggiori, non s'è lasciato intimidire: "Per queste deroghe, lei che può, si rivolga a chi è più in alto di me". Non si sa se alludesse solo al Papa, che Al Tappone considera un suo pari grado, o direttamente al Padreterno, col quale potrebbero sorgere alcune incomprensioni. Soprattutto a proposito di certe usanze dell'illustre Padre della Chiesa di scuola arcoriana: tipo allungare mazzette per comprare politici (Craxi) o giudici (Mondadori), accumulare fondi neri in paradisi fiscali, magnificare l'evasione fiscale alle feste della Finanza, frequentare mafiosi travestiti da stallieri. Usanze non compatibili col VII comandamento, "Non rubare", che pare non sia ancora depenalizzato. Ieri, su Repubblica, Berselli suggeriva all'aspirante comunicando di chiedere, "prima della comunione, la confessione". Ma non vorremmo essere nei panni del confessore (a parte il superlavoro che gli capiterebbe tra capo e collo, nel giro di due minuti diventerebbe una "tonaca rossa", sarebbe accusato di fare un "uso politico della confessione" e poi ricusato a vantaggio di qualche collega di Brescia). Immediata- mente le tv e i giornali al seguito han cominciato a interpellare altri divorziati e peccatori famosi, ma anche qualche confessore di vip, per lanciare una gara di solidarietà in favore del Cavaliere in astinenza da ostie. Il pover'uomo soffre tanto che bisogna far qualcosa, profittando delle norme ora in discussione in Parlamento. Si potrebbe sospendere per un anno il divieto di partecipare all'eucarestia a tutti i battezzati nel 1939, sotto il metro e 60 e col cranio asfaltato, che abbiano divorziato nel 1985, risposandosi nel 1990 con donne chiamate Veronica nel corso di cerimonie civili officiate da Paolo Pillitteri, avendo come testimoni Bettino e Anna Craxi, Confalonieri e Letta. Così si darebbe il tempo al Parlamento e al Vaticano di concordare un Lodo Schifani-Bagnasco che modifichi contemporaneamente la Costituzione Italiana e il Codice di Diritto Canonico, con una deroga all'indissolubilità del matrimonio per tutte le alte cariche dello Stato e della Chiesa, divorziate e non, che consenta loro di accostarsi alla santa comunione per tutta la durata del mandato. Si badi bene, non significa una licenza di divorziare sine die: il divieto ricomparirebbe alla scadenza dell'incarico, in ossequio al principio di eguaglianza. Del resto, già nella legge sulle intercettazioni è previsto qualcosa di simile: per arrestare o indagare un sacerdote, il magistrato è tenuto ad avvertire il suo vescovo; per indagare o arrestare un vescovo, deve avvisare il Segretario di Stato vaticano. Il che lascia supporre che, per indagare eventualmente sul Segretario di Stato, si debba chiedere il permesso al Papa; e per indagare - Dio non voglia - sul Papa, rivolgersi direttamente al Padreterno. Ecco, basterebbe estendere il Lodo a preti, vescovi, segretario di Stato e Papa per risparmiare fatica. Si dirà: ma il Segretario di Stato, il Papa e la stragrande maggioranza dei preti e dei vescovi non commettono reati. Embè? Nemmeno i presidenti delle Camere, della Repubblica e della Consulta hanno processi. Ma li si immunizza lo stesso, perché non si noti troppo che l'unico autoimmune è Al Tappone. Altrimenti, come per la legge bloccaprocessi, lo si costringe al triplo salvo mortale carpiato con avvitamento: farsi le leggi per sé e poi a dichiarare che chiederà di non beneficiarne (ben sapendo, peraltro, che le leggi valgono per tutti, anche per lui). E dire che negli anni 80, liquidata la prima moglie, il Cainano aveva accarezzato una soluzione che tagliava la testa al toro: come rivela il suo confessore, don Antonio Zuliani, aveva pensato di "chiedere l'abolizione delle prime nozze alla Sacra Rota. Ma poi non ha voluto". Si sa com'è questa Sacra Rota: infestata di toghe rosse. Peccato, perché all'epoca era ancora in piena attività l'avvocato Previti, che per vincere le cause perse aveva un sistema infallibile. Senza bisogno di cambiare le leggi. Ora d'Aria.

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Clinica degli orrori Brega resta in carcere ma non per omicidio Il Riesame: interventi inutili però non mortali Il primario in galera per truffa e lesioni gravi (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Clinica degli orrori Brega resta in carcere ma non per omicidio Il Riesame: interventi inutili però non mortali Il primario in galera per truffa e lesioni gravi di Giuseppe Caruso/ Milano DECISIONI Solo lesioni gravi, nessun tentativo di omicidio. I giudici del Tribunale del riesame milanese, confermando la galera al medico del Santa Rita, Pierpaolo Brega Massone. Ne hanno tuttavia alleggerito la posizione, rispetto al quadro che era stato deli- neato dai pubblici ministeri Tiziana Siciliano e Grazia Pradella. "Il nesso di causalità tra l'intervento chirurgico e il decesso dei pazienti, uno solo dei quali morto in sala operatoria, non risulta adeguatamente delineato in concreto" scrivono i giudici. Il primario di chirurgia toracica così rimane in carcere per la possibilità di poter inquinare le prove sugli 87 episodi di lesioni volontarie aggravate e per la truffa al servizio sanitario nazionale, ma non per i 5 omicidi contestati dalla procura con una ricostruzione che era stata convalidata dal gip Micaela Curami. "Non sono stati effettuati né contestualmente ai decessi né successivamente le autopsie sui pazienti", hanno scritto ancora i giudici, "neppure risultano prospettate leggi statistiche indicative del grado di probabilità che in quei casi l'intervento chirurgico determinasse la morte. In alcun modo risulta scandagliato il profilo della possibile ingerenza di un fattore causale alternativo. Ma l'inopportunità dell'intervento chirurgico è cosa assolutamente altra dall'essere l'intervento stesso causa in concreto della morte del paziente". I giudici hanno una posizione diversa dai pubblici ministeri Siciliano e Pradella e dal gip Curami soltanto per quanto concerne i tentati omicidi, perché sul reso danno pienamente ragione ai loro colleghi. Spiegando che "emerge chiaramente come l'attività chirurgica del Brega fosse connotata da evidenti profili di illiceità penalmente rilevante con una sistematicità e continuità che già da sole basterebbero a qualificare la volontarietà degli interventi. Dalle conversazioni intercettate risulta come l'attività di Brega fosse notoriamente ispirata ad un'aggressività chirurgica sostanzialmente funzionale al conseguimento di indebiti profitti in danno del servizio sanitario nazionale". I giudici scrivono anche di "gravi indizi di colpevolezza a carico del primario non solo in merito alla truffa aggravata ma anche in relazione alle lesioni volontarie. L'imponenza del fenomeno è indicativo di una scelta pianificata che vede come artefice principale Pierpaolo Brega Massone che quegli interventi realizzava". Quindi secondo i giudici Brega Massone era consapevole che l'intervento chirurgico avrebbe causato una menomazione, non certo necessaria, al paziente, mutilando in assenza di qualsiasi necessità. Il Riesame ha confermato che quelle operazioni erano "inutili e ingiustificate, in assenza di stati patologici". Brega inoltre viene descritto come persona "non meritevole della minima fiducia". E per questo non ha ottenuto nemmeno la concessione degli arresti domiciliari, il vero obbiettivo dei suoi legali. Intanto l'indagine prosegue. Un'altra persona, un medico anestesista, è stato iscritto nel registro degli indagati dai pubblici ministeri. Numerosi verbali di interrogatorio sono stati secretati perché chi ha parlato ha fatto altri nomi. L'inchiesta così è destinata ad allargarsi con la richiesta al gip di altri provvedimenti cautelari, che potrebbero arrivare tra pochi giorni.

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Il ritorno dei Girotondi: no al decreto salva-processi (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-06-24 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE La manifestazione In centinaia rispondono all'appello di Dalla Chiesa e protestano davanti al Palazzo di giustizia Il ritorno dei Girotondi: no al decreto salva-processi "Ma il Pd quando arriva? A ottobre". Di fronte a Palazzo di giustizia la battuta passa di bocca in bocca. Almeno settecento persone ieri hanno risposto all'appello a manifestare per la legalità e contro le "leggi ad personam" lanciato nei giorni scorsi da Nando Dalla Chiesa. A dire il vero, alla fine, una singola bandiera del Partito democratico si è vista. Però, l'assenza di una rappresentanza ufficiale del partito di Walter Veltroni è stata è stata decisamente contestata. Per dirla con Ottavia Piccolo: "Si è un po' persa un'occasione. Se aspettiamo un altro po'...". L'attrice allarga le braccia: "Non dispero però che le cose cambino in fretta. Per essere autoconvocati, siamo in tanti, e credo che il messaggio al partito arriverà chiaro: d'altronde, nessuno può accettare provvedimenti del genere. Queste non sono leggi ad personam, sono leggi ad Silvio ". C'è però chi la lasciato Palazzo Marino per partecipare alla manifestazione, il consigliere Pd Ettore Martinelli. Che ammette: "Nel partito ci sono alcune paure, si teme che manifestazioni di questo tipo possano essere accusate di populismo e demagogia. Ma quella che rischiamo di vivere, dal punto di vista del diritto, è un'autentica emergenza democratica". Poi, la manifestazione comincia. Attacca Dalla Chiesa: "Su certe questioni non si può transigere: un conto è il dialogo con la maggioranza, altra cosa è lasciare che si metta l'interesse personale davanti a quello pubblico". Secondo il fondatore di Società civile, "il problema non è soltanto il processo Mills- Berlusconi, ci sono anche le nuove norme sulle intercettazioni, lo spregio della libertà di stampa e l'attacco all'indipendenza della magistratura ". Ma soprattutto, il cosiddetto "lodo Schifani-bis": "Non esiste Paese in Europa in cui una legge già dichiarata incostituzionale venga ripresentata a distanza di tre anni. Questo in Italia non era mai accaduto prima". Slogan e cartelli Messaggi contro il ministro Alfano sui cartelli esposti davanti al Tribunale M. Cre.

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COLPEVOLEZZA (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-06-24 num: - pag: 1 autore: di PIERLUIGI BATTISTA categoria: REDAZIONALE L'ISTINTO DI COLPEVOLEZZA I l tribunale del Riesame di Milano non è stato affatto indulgente con l'ex primario della clinica Santa Rita, Pier Paolo Braga Massone, descritto anzi nell'ordinanza come un chirurgo "socialmente pericoloso ", dedito all'esercizio della sua professione come "strumento di indebito profitto". Riconoscendo che non esistono prove sufficienti per trattenerlo in carcere con l'accusa di omicidio volontario e per stabilire un nesso certo tra le operazioni del personale medico della clinica e la morte di alcuni pazienti, i giudici non smettono infatti di insistere sulla condotta riprovevole dei medici usi a "interventi chirurgici inutili, fortemente invasivi e mutilanti" per fini truffaldini. Nessun "innocentismo", dunque. Solo che tra un truffatore e un omicida esiste una differenza fondamentale. E questa differenza fondamentale finisce troppo spesso per essere ignorata da un diffuso istinto di colpevolezza preventiva, privo di filtro giudiziario, anzi animato e intensificato da un contesto verbale di orrore che suscita comprensibile furore e indignazione, ma mai l'attesa di riscontri che diano solidità alla certezza diffusa della colpa. Non c'entrano i magistrati. C'entra l'ansia sociale e mediatica di accorciare, semplificare, forzare l'esito di un'inchiesta destinata a un impatto micidiale sulla sensibilità pubblica, però prescindendo a priori dalle prove di un delitto mostruoso di cui si pensa di costruire preventivamente l'identikit. Nel 2007, a Rignano Flaminio, sulla base di parole rese ancor più terribili da quella commistione di immaginazione e di realtà tipica del lessico infantile, l'Italia si convinse che una banda di pedofili (oramai anziane maestre d'asilo, una bidella, un benzinaio cingalese) si fosse resa responsabile di inenarrabili violenze ai danni dei bambini deportati nell'orrore dei "castelli cattivi". Quella presunta banda venne poi scagionata: semplicemente non esisteva, come non esistevano le prove di un delitto che aveva già provocato la reazione allarmata e disgustata del grosso dell'opinione pubblica. Il caso dei medici del Santa Rita è diverso, perché il venir meno dell'accusa principale, l'omicidio volontario, non cancella i traffici di una rete di truffatori che millantavano rimborsi gonfiati per arricchirsi sulla pelle dei malati. Ma è l'accusa principale che, prima ancora delle verifiche, viene a essere immediatamente metabolizzata come un dogma, una verità indiscutibile e anzi antefatto di mostruosità ancora maggiori, foriera di verità ancor più raccapriccianti. Un meccanismo inesorabile che spazza via ogni dubbio, qualsiasi prudenza. I "discorsi" intercettati o registrati, con la loro potenza suggestiva e la sensazione potentissima di verità che da essi promana, si trasformano, prima ancora di ogni valutazione giudiziaria, in surrogati delle prove che devono essere ancora confermate. E i "mostri", che peraltro non hanno bisogno di additivi per confermarne, come scrivono i giudici, l'immorale "pericolosità sociale ", vengono impiccati alle loro voci e agli spezzoni delle loro frasi prima ancora che alle conversazioni intercettate sia restituito un senso compiuto. Stavolta non la solita ed eterna disputa tra innocentisti e colpevolisti, ma la condanna morale preventiva che non ammette nessuna gradazione delle colpe. I giudici, invece, sono chiamati proprio a ricercare i gradi e la dimensione esatta di una colpa. Il contrario assoluto della fede in una verità preconfezionata.

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<Mi fido soltanto di lui Aspetterò che esca per mostrargli gli esami> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-24 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Pazienti a favore "Mi fido soltanto di lui Aspetterò che esca per mostrargli gli esami" DAL NOSTRO INVIATO STRADELLA (Pavia) - C'è un cassetto. E dentro ci sono degli esami clinici. "Li ho appena ritirati". Cosa dicono? "Non lo so". Non li fa vedere, non ha fretta, angoscia? "Li può vedere solo il dottore. Io mi fido solo del dottore". è in carcere. "Uscirà. Lo aspetto. Lo sa, che lo sto aspettando. Ho mandato una lettera, in cella". Beatrice Ghezzi, già paziente - insieme a un fratello, e ad altre "duecento persone almeno", qui nell'Oltrepò - del chirurgo, ha iniziato la missiva così: "Ci sentiamo orfani". La signora Ornella, che ha avuto il papà curato "dal nostro dottore" (con un'operazione, "avrebbe rischiato. Il dottore non l'ha operato, considerava l'intervento rischioso. Solo chemioterapia. Mio padre è deceduto, però almeno si è spento senza patire le pene dell'inferno "), anziché una lettera ha spedito un telegramma. "Sei il migliore". Indecisa tra missiva e telegramma, e comunque sia quel che sia "partirà a giorni", è la 34enne Monica: "Ero disperata. Ho girato più ospedali: non sapevano che fare. Sono andata dal dottore. E mi ha salvata. Certo, devo stare attenta. Devo fare visite. Una l'avevo in programma il 15 giugno". Il 15 è passato. "Non fa nulla: mi deve visitare lui. E mi visiterà". Non lo chiamano né per nome, per paura di mancargli di rispetto, né per cognome, per non essere troppo distanti. Lo chiamano il dottore. Quel dottore che l'Ordine dei medici di Pavia ha sospeso. Cambia qualcosa, la decisione del Riesame? Giorgio Rondini, a lungo presidente dell'Ordine: "Una marcia indietro? Impossibile. Ci sono le indagini in corso. Diciamocelo: si parla di accuse serie, non di un raffreddore... E diciamoci che magari è innocente". Innocente. I pazienti nemmeno la premettono, la frase "è innocente". Per loro, la questione, e dunque il dilemma, non si pone. Beatrice Ghezzi: "Una persona splendida. Ora, non auguro a nessuno di doverci capitare. Dovesse capitare un brutto male, inviterei chiunque ad andare dal dottore. A farsi guarire dal dottore". Guardate che rimane detenuto, e che certe accuse restano. Monica: "Cadranno anche quelle". Sicura? "Sicura". E le intercettazioni? Ornella: "Non crediamo a una parola ". E gli interventi definiti dai pm "inutili"? "Falsità". Perfino Piergiorgio Maggi, che compare nell'ordinanza per aver subito "lesioni personali gravi", lesioni commesse "con l'aggravante di aver agito con crudeltà sulla persona", ecco, perfino Maggi è dall'inizio nel partito dei pro. Aveva raccontato, Maggi: "A volte manco faceva pagare. "Non ti preoccupare, vai"". Maggi è di Stradella. Oltrepò. Bacino e terra di Pier Paolo Brega Massone e del figlio. Il padre adottivo, era primario a Broni. Noto. Notissimo. Circondato da leggende. Si racconta avesse ricevuto un'onorificenza dalla regina d'Inghilterra, dopo che in battaglia ne aveva curato alcuni soldati. "Pier Paolo, a nemmeno vent'anni passava le giornata in sala operatoria, accanto al padre" ha raccontato lo pneumologo e compagno d'università Angelo Corsico. Poi è diventato grande, ed è finito alla Santa Rita, quindi in cella. Lì, tra le lettere. Ornella: "Gli ho scritto: "Tieni duro"". Postilla: "Deve tenere duro per lui, ma soprattutto per noi. Siamo noi, i pazienti, quelli che stanno male, che hanno bisogno, che sono senza dottore ". \\ è una persona splendida. Inviterei chiunque ad andare a farsi curare, e guarire, dal dottore Andrea Galli.

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<Una cieca adesione al sistema truffaldino di illeciti gravissimi> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-24 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE L'ordinanza "Una cieca adesione al sistema truffaldino di illeciti gravissimi" MILANO - Sono severe le considerazioni dei giudici del Tribunale del riesame su Pier Paolo Brega Massone. Dopo aver annullato l'ordinaza di custodia cautelare del gip Curami per gli omicidi volontari in relazione alla morte di cinque pazienti operati alla Santa Rita tra il 2005 e il 2006, sferzano l'indagato sulle rimanenti accuse della Procura, che continua le indagini su altre 15 morti sospette. Per dimostrare che c'è concreto rischio che Brega Massone, se scarcerato, commetta altre truffe ai danni del servizio sanitario attraverso il sistema dei Drg falsi o gonfiati o che faccia altre lesioni gravissime, i giudici riportano un'intercettazione depositata dai pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano. Il medico era stato licenziato dalla Santa Rita nell'autunno scorso, quando emersero le prime notizie sull'inchiesta. Collaborava con la Clinica San Carlo di Milano e al telefono diceva: "Comunque, se tutto va così, questa settimana... questo mese gli faccio quattro polmoni, sono per loro 44.000 euro che non vedono neanche morti, poi facciamo il conto a fine mese... perché tutti i drg di questi sfigati che operano, dal primo fino all'ultimo, sono massimo 3.000 euro... per farne undici devono farne minimo quattro o cinque... solo gli ortopedici mi stanno dietro... fanno un casino sono in tre o quattro che operano". I giudici sono convinti che "dalle intercettazioni emerga limpidamente come l'attività del Brega fosse notoriamente inspirata a un'aggressività chirurgica sostanzialmente funzionale al conseguimento di indebiti e ingenti profitti in danno del servizio sanitario" e che chi fosse una "plateale e sistematica non necessità" degli interventi. Anche se "il collegio non ritiene sia possibile ricollegare le morti agli interventi chirurgici ", rileva che per i reati di truffa e falso e per le lesioni aggravate dalla crudeltà "l'indagine è basata su fonti molteplici ma assolutamente convergenti nella loro valenza gravemente indiziante", in particolare sugli 86 "interventi chirurgici non necessari ma realizzati proprio per lucrare i rimborsi ". Conclusioni alle quali era arrivato anche il consulente della clinica che, chiamato un anno fa a controbattere i rilievi di una verifica Asl, in un'intercettazione definisce "sconcertanti" gli interventi e definisce Brega un "c....... che fa del male agli altri... Ecco, qualcuno può peccare per imperizia.. non.. per...cosa non te lo so dire". Dopo aver scritto che si è "di fronte ad una proclività a delinquere" e a una "pervicace se non addirittura cieca adesione ad un sistema truffaldino, insistentemente e fermamente perseguito attraverso la commissione di gravissimi illeciti", il Tribunale del riesame rivela che c'era anche stato chi in clinica aveva tentato di opporsi alle iniziative di Braga Massone. Sono stati gli anestesisti Giuseppe Sala (domiciliari) e Piera Masetti a dirlo. E lo conferma una lettera del direttore sanitario dopo la "brutale reazione " del chirurgo contro una collega che aveva "manifestato il suo dissenso". Non merita la libertà perché, nonostante tutto, il medico sotto accusa non ha manifestato "nessun ripensamento" o "rivisitazione critica della propria condotta connotata da una cieca aggressività chirurgica" e, anzi, quando emerge l'esistenza dell'inchiesta, le intercettazioni dimostrano che è "alacremente impegnato a minacciare i membri della sua équipe se non gli avessero offerto sostegno" e a tentare di inquinare le prove. Confermata per i giudici anche la "pericolosità sociale" che è amplificata da costante "asservimento dell'esericizio della chirurgia presso la clinica Santa Rita a strumento di indebito profitto, facendo confluire indebite erogazioni di denaro pubblico a vantaggio proprio e della struttura sanitaria con danno per l'ente erogatore e pregiudizio per l'intera collettività, distogliendo importanti risorse finanziarie da impieghi corrispondenti agli interessi generali e mortificando il paziente, degradato a strumento di profitti illeciti". In ansia I dipendenti della clinica Santa Rita, medici e infermieri, in ansia per il loro futuro e scioccati per quanto successo durante gli interventi chirurgici si incontrano in assemblea per discutere come affrontare lo scandalo (Newpress) G. Gua. LEGGI le intercettazioni sull'inchiesta della clinica Santa Rita di Milano su www.corriere.it.

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Sicurezza, l'offerta di Di Pietro <Io speaker dell'opposizione> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-06-24 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE No dell'Udc: facciamo da soli Sicurezza, l'offerta di Di Pietro "Io speaker dell'opposizione" DAL NOSTRO INVIATO CASTELLAMMARE DI STABIA (Napoli) - ( l.fu.) "Propongo al Pd e all'Udc di fare io il relatore unico dell'opposizione quando il decreto sulla sicurezza con le norme salva-processi arriverà alla Camera". Antonio Di Pietro, chiudendo i lavori della conferenza programmatica, lancia l'idea - subito respinta dai centristi: "Grazie ma facciamo da soli", dice Michele Vietti - mentre ripete che le prossime battaglie si faranno anche nelle piazze per contrastare quella che definisce "l'emergenza rifiuti in politica". E contro di essa l'ex pm è pronto a scatenare le sue truppe quando giungerà "l'ora X" per raccogliere le firme necessarie ai referendum con cui abrogare "le norme per limitare le intercettazioni, quelle su Rete4, sul finanziamento ai giornali di partito e alla casta". Di Pietro conferma di volere rimanere un alleato di Walter Veltroni e del Pd. Tuttavia li invita "a prendere atto che da soli non vanno da nessuna parte". Anche perché l'Italia dei valori è una "forza alternativa di governo né può essere confusa con la sinistra massimalista". E apre un nuovo fronte: sfidare sul suo stesso terreno la Lega Nord, aprendo al "federalismo fiscale che serve più al Sud che al Nord".

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Ancora sbarchi a Lampedusa Arrivi in Sardegna (sezione: Intercettazioni)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-06-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-06-24 - pag: 16 autore: Ancora sbarchi a Lampedusa Arrivi in Sardegna Va avanti senza sosta la scia di gommoni carichi di clandestini verso Lampedusa (nella foto immigrati tratti in salvo dalla Guardia costiera). Ieri le imbarcazioni fermate a largo delle Pelagie sono state sette: trasportavano anche molte donne e un bambino e in totale le persone approdate sulle coste siciliane sono state 342. Altri 58 immigrati sono stati soccorsi dalla marina maltese: viaggiavano su due barconi intercettati a sud dell'isola-Stato lungo la rotta verso la Sicilia. Nel fine settimana l'ondata di immigrati irregolari ha investito anche la Sardegna: ieri 16 algerini sono sbarcati a Porto Pino, in provincia di Cagliari. Con quelli intercettati domenicae sabato si è raggiunta quota 130: si tratta in maggioranza di persone di nazionalità algerina che partono da Annaba, il punto più vicino alle coste sarde. LAPRESSE.

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Le colline di Hemingway silhouette di racconto che fu subito un classico (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-06-24 num: - pag: 47 categoria: REDAZIONALE L'arte della brevità da Boccaccio a Voltaire, da Stevenson a Kafka Le colline di Hemingway silhouette di racconto che fu subito un classico Un modello a cui si è ispirato anche Carver di GIOVANNI MARIOTTI è uno scrittore, un americano, si chiama Ernest Hemingway e niente sa della coppia seduta al tavolo lì accanto. La coppia ha ordinato due birre, dos cervezas. Fa caldo, nella piccola stazione, fra dorsi di colline scorticate e bianchicce, da qualche parte, nella valle dell'Ebro. Colline che sembrano elefanti. Elefanti bianchi. A dirlo è la donna, e l'uomo osserva, un po' prosaicamente, di non avere mai visto elefanti di quel colore. "Non potresti" dice la donna. Forse vuol dire che gli elefanti bianchi sono un pensiero suo, uno dei molti che lui ignora e che comunque non sarebbe in grado di capire. Mancano quaranta minuti al passaggio del treno da Barcellona, direzione Madrid. Terminate le birre, la ragazza chiede di provare una bibita che non ha mai assaggiato. Ha visto una scritta che la reclamizza. Il nome suggerisce che sia a base di anice. Si chiama Anis del Toro. Neanche l'uomo ha mai assaggiato un Anis del Toro. Si tratta di forestieri, gente che viaggia. L'uomo viene "dagli Stati". Per l'altro (lo scrittore che abbiamo immaginato seduto al tavolo accanto) non è difficile capirlo: dall'accento, dagli abiti, dal modo di fare; e infatti Hemingway lo chiamerà, sin dalle prime righe, "l'americano". Quanto alla ragazza, da dove venga non si sa - né lo sapremo mai. In ogni caso l'Anis è delizioso. Fosse stato pernod, avrebbe saputo di Francia; o ouzo, di Grecia. Il gusto sarà lo stesso, più o meno; ma si tratta di Anis del Toro, e sa di Spagna. Dice la ragazza: "Volevo assaggiare questa nuova bibita. è tutto quello che facciamo, no? Guardare cose e assaggiare nuove bibite". In questo consiste la loro vita. Ma si capisce che la ragazza non ne è soddisfatta; che non le basta. Vorrebbe altro. La sua constatazione è intrisa di amarezza. Amarezza e tensione trapelano, del resto, da ogni frammento della conversazione. "è davvero un'operazione semplicissima " dice l'uomo: "non la si può neanche chiamare un'operazione". La ragazza: "E cosa faremo dopo?". L'uomo: "Staremo benissimo dopo. Come stavamo prima... Non devi aver paura. Conosco un sacco di gente che l'ha fatto". La ragazza: "E tu lo vuoi davvero?" L'uomo: "Credo che sia la cosa migliore. Ma non voglio che tu lo faccia, se davvero non vuoi". La ragazza: "Allora lo farò. Perché di me non m'importa nulla". L'uomo: "Come sarebbe?". La ragazza: "Di me non m'importa nulla". L'uomo: "Beh, importa a me". La ragazza: "Oh sì. Ma a me no. E lo farò e poi tutto andrà bene". L'uomo: "Non voglio che tu lo faccia se la pensi così". La conversazione prosegue, più o meno sullo stesso tono. I due bevono ancora: altre birre, altro Anis. Poi il treno viene annunciato. Non sapremo mai quale sarà il destino di quella coppia: se lei "lo farà" oppure "non lo farà"; se si separeranno o vivranno insieme; se saranno felici o infelici. Non è poi detto che le cose siano andate come ho immaginato. Che quella conversazione di due sconosciuti sia stata davvero intercettata da Hemingway - in una stazione, in Spagna, negli anni Trenta. Può darsi che a discutere a quel modo fossero stati lo stesso Hemingway e una delle sue donne, non si sa quando, o dove. O una coppia di amici. O che si trattasse di pura invenzione, anche se tutto suona così "naturale". In ogni caso era essenziale che le voci giungessero a noi come voci di sconosciuti. Il racconto si intitola Colline come elefanti bianchi. Poche pagine, ma è il più bel racconto di Hemingway. Il suo capolavoro, credo, romanzi inclusi. Tutto è basato su un'omissione. Se qualcuno pronunciasse la parola "aborto" (che è la cosa di cui la coppia discute, come il lettore capisce benissimo), la piccola musica desolata che ci accompagna durante la lettura, dalla prima all'ultima riga, tacerebbe di colpo, e tutto si ridurrebbe a un chiacchiericcio sgradevole. Di tanto in tanto, non troppo spesso ma neanche troppo di rado, affiora, nel mondo delle cose scritte, una nuova Forma. Penso che sia accaduto quando Hemingway scrisse Colline come elefanti bianchi. Naturalmente le Forme non nascono a casaccio, ma al momento dovuto, e in rapporto a cose che accadono. Quando Hemingway registrò quella conversazione ellittica di due sconosciuti, sullo sfondo di un paesaggio arido, da tempo la fotografia permetteva di fissare le più fuggevoli configurazioni della vita, e gli impressionisti avevano sviluppato l'arte di catturare le sensazioni. Più che a un racconto, siamo davanti alla silhouette di un racconto. Manca una vero inizio, manca un finale; eppure il lettore non ha l'impressione che manchi qualcosa. Quando fu scritto, Colline come elefanti bianchi era un racconto "moderno"; oggi è un classico, con una sua discendenza (anche se non credo che i suoi prosecutori, come Raymond Carver, abbiano potuto perfezionare un genere nato perfetto). La brevità non è una Forma, ma una matrice di forme. Basti pensare alla poesia: lo haiku, il distico, il sonetto sono forme nate dalla brevità. Quanto alle narrazioni corte, tutti sappiamo che si sono incarnate nel corso dei secoli in moltissime Forme: dalla favola di animali al conte philosophique, dalla parabola evangelica alla tranche de vie, dalla novella italiana alla tradizione anglosassone della short story. Il Calandrino di Boccaccio e il Candido di Voltaire, il dottor Jekyll di Stevenson e il Gregorio Samsa di Kafka fanno parte di un patrimonio enorme. Se il marketing editoriale non sembra oggi apprezzare il genere racconto, né stimolarne la produzione (anche per questo l'iniziativa del "Corriere" ha un senso), le narrazioni brevi sono qualcosa di molto naturale, di radicato nelle nostre abitudini di fruitori: tutti abbiamo cominciato da lì, ai tempi in cui ascoltavamo dalla voce di nostra madre le storie di Cenerentola o di Pollicino. Per quanto riguarda gli scrittori, il "corto" è una palestra che permette tentativi di ogni genere, azzardi, invenzioni libere, esercizi di stile. E persino (lo dimostra Colline come elefanti bianchi) di mirare a un traguardo che l'autore di romanzi lunghi non potrà mai raggiungere, essendo fuori della sua portata: la perfezione del cammeo. Ernest Hemingway (1899-1961) nella sua casa dell'Avana detta "Finca VigÍa" (J. Tore/Magnum).

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Cocaina: poliziotto in manette <Lo stipendio non bastava> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-06-24 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Nettuno L'agente accusato di aver trasportato stupefacenti Cocaina: poliziotto in manette "Lo stipendio non bastava" "Non riuscivo ad arrivare alla fine del mese. Avevo problemi economici, per questo ho iniziato a trafficare in cocaina... ". è questa la spiegazione che un assistente della polizia stradale di Latina, S.C., 38 anni, ha dato ai suoi colleghi della Squadra mobile mentre veniva arrestato insieme con G.C., di 58, considerato dagli investigatori il coordinatore di un traffico di droga dalla Bolivia al litorale di Anzio e Nettuno. L'agente avrebbe noleggiato un'auto per andare a prendere un corriere della cocaina a Milano. Uno dei tanti viaggi in aereo, via Amsterdam o Madrid, che avrebbero consentito a una banda di trafficanti di importare in poco tempo circa dieci chili di cocaina, nascosta nei doppifondi dei trolley, grazie alla complicità di un cittadino boliviano che si occupava dei contatti con i "cartelli" sudamericani. Quest'ultimo è stato arrestato nei mesi scorsi, durante le indagini scattate tre anni fa, dopo essere sbarcato con la cocaina all'aeroporto di Fiumicino. Altri quattro corrieri sono finiti in manette in circostanze analoghe. E ieri la sezione Criminalità organizzata della Mobile, diretta dal funzionario Luca Armeni, ha effettuato una ventina di perquisizioni, tutte sul litorale, nelle abitazioni di altrettanti indagati. Per gli investigatori il ruolo del poliziotto era quello di dare appoggio logistico alla banda. I riscontri ai sospetti della Mobile sarebbero arrivati anche da intercettazioni telefoniche.

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Governance leggera per l'export (sezione: Intercettazioni)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-06-24 - pag: 31 autore: Intervista. Parla Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo economico: avviata un'azione di semplificazione e coordinamento degli interventi "Governance leggera per l'export" Testo unico, Sportelli Italia, missioni ad hoc e riforme degli enti nell'agenda del Governo Alfredo Sessa Sono passati pochi anni, ma sembrano anni luce. è difficile per Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo economico, trovare continuità rispetto alla sua precedente esperienza di Governo, quella del 2001-06, quando ricopriva la carica di vice ministro con delega al Commercio internazionale. è troppo cambiato il mondo nel frattempo, ed è troppo cambiato anche l'atteggiamento delle imprese.Ora che nel terzo Governo Berlusconi torna a occuparsi di internazionalizzazione, Urso, 51 anni, preferisce parlare di "un nuovo inizio". è tutto nuovo, infatti, il lavoro da fare e sono nuove le sfide. Se all'epoca"il sistema produttivo italiano aveva la percezione solo del rischio della globalizzazione, e non delle opportunità ", oggi invece "le imprese italiane si sono in buona parte internazionalizzate ". E devono essere aiutate a muoversi in un contesto dove"non esiste un mondo unitario in via di sviluppo, e dove nonè più concepibile una governance della globalizzazione basata solo sugli accordi commerciali. Ci vuole anche la governance della politica monetaria e ambientale, degli standard lavorativi e delle grandi migrazioni". Il commercio internazionale, del resto, è in cerca di identità:l'Europa è rimasta ligia alla bandiera del multilateralismo, mentre gli Usa hanno concluso molti accordi bilaterali. "Adesso noi chiediamo che anche l'Europa – dice Urso – concluda nel frattempo accordi bilaterali che sono di suo prioritario interesse". In questo nuovo contesto assistiamo alla ripresa dell'export italiano. Quali sono i motivi? I motivi sono diversi, ma convergenti. C'è un fenomeno,quello della media impresa italiana, che ha la dimensione giusta per essere presente almeno nei mercati della Nuova Europa e del Mediterraneo. In più noi, con la Germania, cresciamo nell'export forse perché, a differenza di altri Paesi sviluppati, non abbiamo rinunciato all'industria. Inoltre le nostre imprese hanno saputo alzare il livello tecnologico dei loro prodotti. Lo dimostra il fatto che la principale voce delle nostre esportazioni, quella che cresce di più, è proprio l'automazione, le macchine utensili, quindi prodotti tecnologicamente avanzati. Abbiamo saputo puntare su prodotti di qualità, e infatti cresciamo soprattutto nei segmenti a più alto valore. Come pensate di accompagnare le imprese all'estero? In questo "secondo tempo" di Governo e di globalizzazione noi vorremmo dedicarci soprattutto a missioni settoriali, per esempio nell'energia, nella logistica, nelle infrastrutture, nella grande distribuzione. Mi riferisco anche ai grandi eventi, come Shanghai 2010, o le Olimpiadi invernali di Sochi 2014. Vogliamo lavorare per target e per asset. Ho l'idea di fare una missione a breve per quanto riguarda l'Expo di Shanghai, mentre in questi giorni saremo a Mosca con 50 imprese per fare conoscere al Comitato olimpico di Sochi le potenzialità del nostro sistema. Continueranno le missioni di sistema con Confindustria? Assolutamente sì. Il ministro Scajola ha annunciato la nostra volontà di giungere a una vera e propria cabina di regìa,che ci consenta di mettere a sistema, con un progetto comune e pluriennale, di legislatura, le varie missioni, alcune delle quali sono in programma per la seconda parte dell'anno, in modo particolare in Israele e Vietnam. Un'altra missione dovrebbe svolgersi nella prima parte del 2009 in Russia. In una logica complessiva, che chiami in causa anche le Regioni. Tra l'altro abbiamo l'intenzione di assicurare il follow-up delle sei missioni realizzate durante il Governo Prodi. Noi chiediamo la continuità dell'azione pubblica. Il primo follow- up pensiamo di realizzarlo in India, nel prossimo autunno, con una missione nel settore delle macchine agricole. C'è una solida maggioranza di Governo, ci sono i presupposti per un'azione incisiva a sostegno dell'internazionalizzazione. Come intendete agire? L'idea è di fare una grande riforma, con la delega entro 18 mesi, che ci consenta di ammodernare il sistema istituzionale a servizio delle imprese. Sin dal primo provvedimento, quello sullo sviluppo, abbiamo inserito la tematica dell'internazionalizzazione. è un pacchetto che prevede sia la delega alla realizzazione di quel Testo Unico sul commercio con l'estero che raggruppi e semplifichi le 300 norme esistenti, sia la riforma di Ice, Simest, Finest e la riforma degli incentivi. Insieme a questo abbiamo presentato la semplificazione del disegno di legge sull'internazionalizzazione, che fu approvato nel 2005 nell'ultima parte della nostra legislatura, ma che è stato solo in parte attuato: noi vogliamo semplificare le procedure in modo da rendere possibile in modo veloce e organico la realizzazione degli sportelli unici all'estero: l'apertura in ogni Paese di uno Sportello Italia, cosa che si è già fatta in parte sulla base della buona volontà delle amministrazioni, ma che la legge deve ancora codificare. Sulla base di disposizioni legislative chiare si potrà realizzare in ogni Paese uno Sportello Italia con tutte le istituzioni ministeriali e gli enti. In quale altro modo si farà sistema? Abbiamo consentito per legge alla Simest di superare il tetto della partecipazione del 49% nel caso in cui le Regioni Obiettivo 1 affidino la gestione dei loro fondi per l'internazionalizzazione alla stessa Simest. In pratica, vorremmo evitare che ogni Regione avesse la tentazione di creare la propria società per l'internazionalizzazione, come avvenne per un motivo specifico straordinario con la Finest per il Nord-Est dopo la caduta del Muro di Berlino. Consentendo alla Simest di gestire i fondi, la partecipazione può arrivare al 79 per cento. Questo crea un sistema: dà la possibilità a un'unica società di gestire fondi nazionali, fondi regionali e fondi della società. Come funzionerà il coordinamento con gli Esteri? C'è piena collaborazione con gli Esteri e con palazzo Chigi nelle competenze che affidano allo Sviluppo economico internazionalizzazione e commercio estero. Nel restyling del disegno di legge sull'internazionalizzazione, inoltre, ci sono già le modalità operative per la cooperazione tra i ministeri. Come pensate di riorganizzare l'Ice? Puntiamo a una razionalizzazione dei compiti tra Ice e sistema camerale. è vero che l'uno è pubblico e l'altro è un ente privatistico, ma è altrettanto vero che in alcune parti la Camera di commercio può svolgere un compito sussidiario laddove non sia presente l'Ice. L'idea, che dobbiamo sviluppare, è che l'Ice con la sua rete di uffici all'estero possa essere il soggetto protagonista per la promozione dell'immagine dell'Italia nel mondo.E che possa svolgere in maniera organica all'estero anche funzioni per l'attrazione di capitali stranieri in Italia, compito di Sviluppo Italia nella parte nazionale. Su quali finanziamenti contate? C'è bisogno di risorse che non sono spese, ma sono investimenti. Ogni risorsa impiegata nella promozione all'estero è un investimento che produce reddito in Italia, e quindi anche entrate fiscali per lo Stato. Cercheremo di ottenere le risorse necessarie già nella prossima legge finanziaria, ma questo è un capitolo che si apre oggi. Come intercettare i fondi sovrani? Gli Usa si sono chiesti come rendere trasparente la gestione dei fondi sovrani. In Germania una recente legge prevede autorizzazioni in alcuni settori specifici. Io credo che la riflessione la debba fare l'Europa in quanto tale, perché spesso le imprese sono intra-europee, italo-tedesche, italo- francesi, e poi perché i fondi sovrani muovono capitali talmente ingenti che nessuno Stato, da solo, può fermare. Ma non c'è solo la logica difensiva. Bisogna chiedersi se l'Europa come tale non debba dotarsi, anche lei, per competere, di un fondo sovrano. è una riflessione che nasce dal fatto che la globalizzazione ha cambiato la gerarchia dell'economia mondiale più velocemente di quanto si potesse immaginare. è paradossale: mentre il mondo cresce meno di quanto dovrebbe per rispondere alle esigenze di sviluppo, all'interno di questa crescita insufficiente c'è una velocità di trasformazione delle gerarchie tra nazioni troppo veloce. alfredo.sessa@ilsole24ore.com "Anche l'Europa, come già fanno gli Usa, deve stringere intese bilaterali strategiche" "Follow-up per le missioni di Prodi Un fondo sovrano per l'Unione europea" Globalizzazione. Adolfo Urso: "L'Italia cresce nell'export anche perché non ha rinunciato all'industria" CREDIT????.

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<Tremonti taglia anche i fondi per i mezzi pubblici> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere del Veneto" del 24-06-2008)

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Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-06-24 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE La Finanziaria La denuncia del Pd: "Proprio adesso che gli utenti aumentano del 9%". Giaretta "Decurtazioni inique" "Tremonti taglia anche i fondi per i mezzi pubblici" VENEZIA - Proprio adesso che i veneti, convinti anche dai continui rincari di benzina e gasolio, si sono decisi a utilizzare di più i mezzi pubblici (+9% di utenti), il governo ha deciso di tagliare fondi anche a questo settore. Lo denunciano il senatore Paolo Giaretta e Giovanni Gallo, rispettivamente segretario veneto e capogruppo in Consiglio regionale del Pd, nel commentare la prima bozza di Finanziaria firmata Giulio Tremonti. "Il Veneto perderà 50 milioni di euro destinati a nuovi interventi e altri 23 a favore delle aziende di trasporto pubblico per i costi di gestione - rivelano i due- invece di 209 milioni ne riceveranno 186. E non è finita, sono stati decurtati, a livello nazionale, anche i previsti 300 milioni per il traffico ferroviario metropolitano, il 10% dei quali sarebbe dovuto arrivare nella nostra regione. Così si penalizzano le fasce più deboli, anche perchè le aziende di settore si rifaranno aumentando il costo dei biglietti". E poi ci sono i tagli alle Fiere di Padova e Verona (4 milioni di euro); alla sanità (- 24 milioni alla Rsa di Caorle, - 33 ai servizi riabilitativi di Malcesine, -12 al centro di formazione per disabili di Padova e - 18 al Codivilla-Putti di Cortina, cui si dovrebbero aggiungere altri 80 da togliere ai soldi assegnati al Veneto dal fondo sanitario nazionale per il 2009); allo sport (addio ai 6 milioni programmati per i Mondiali di ciclismo su pista del 2012 a Treviso e a quelli concessi ai Mondiali di volley maschile del 2010 a Verona); all'impresa (dirottati su Alitalia i 300 milioni stanziati dal governo Prodi per aiutare piccole e medie imprese a fare ricerca e innovazione). "Aggiungiamoci le condizioni più favorevoli per il rinnovo della concessione riservate alla società Autostrade - prosegue Giaretta - l'unica svincolata dal controllo sul collegamento introiti-reinvestimenti. Al Veneto si toglie l'ossigeno, al Comune di Roma si regalano 500 milioni di euro, giusto per festeggiare la vittoria. La manovra economica triennale varata dal governo Berlusconi è ingiusta e iniqua, perchè taglia 8 miliardi di euro in forma orizzontale e indiscriminata a Regioni e Comuni virtuosi e non. Senza distinguere, quindi premia lo spreco e non l'impegno. E per di più - chiude il senatore - penalizza le fasce più deboli della popolazione. L'eliminazione del-l'Ici sulla prima casa comporta un risparmio di 1200 euro a chi, come noi parlamentari, ha un buon stipendio. Ma non incide sul bilancio dei meno abbienti, ai quali Prodi questa tassa l'aveva tolta comunque. E poi la manovra farà aumentare del 2% la pressione fiscale ma non il potere d'acquisto dei ceti in difficoltà, non prevede l'aumento delle pensioni minime nè provvedimenti a sostegno delle famiglie". Scotta pure la questione sicurezza. "Con la solita legge su misura per Berlusconi, i processi per i reati di maggiore allarme sociale non solo si rimandano di un anno - spiega Gallo - ma vengono pure resi più difficoltosi dallo stop alle intercettazioni. Così si demotivano le forze dell'ordine, già penalizzate dall'ennesimo taglio dei fondi destinati a dotarle dei mezzi adeguati. Non ce la fanno più nemmeno i Comuni, che senza l'Ici fino alla fine dell'anno non avranno certezze sul bilancio, anche perchè continuano a ricevere fondi statali in base all'ormai superato parametro della spesa storica, totalmente disancorato dalla realtà". Michela Nicolussi Moro All'opposizione Il senatore Giaretta con Prodi.

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Cromo, 1000 ettari al veleno (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampa, La" del 24-06-2008)

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AMBIENTE.RIUNIONE DELLA COMMISSIONE REGIONALE A SPINETTA Analisi Già scavati 19 dei 20 pozzi previsti Cromo, 1000 ettari al veleno M. PU. Quasi pronta la "cintura sanitaria" ALESSANDRIA [FIRMA]MASSIMO PUTZU ALESSANDRIA Una fascia di 10 km quadrati. E' l'area attraversata dalla falda superficiale inquinata da cromo esavalente a Spinetta. Dopo un mese di emergenza, la zona è stata meglio circoscritta e si estende dall'esterno del polo chimico, percorre l'area dell'ex zuccherificio, supera l'ex statale 10 e arriva fino alla cascina Pederbona, prima del Bormida. L'ampiezza della superficie che ha registrato valori di cromo VI anche cinquanta volte oltre il limite fissato dalla legge, è stata fornita ieri durante la commissione regionale Ambiente, convocata nella sede della polizia municipale di Spinetta, alla quale hanno partecipato ma come semplice uditori, i componenti delle competenti commissioni comunali e provinciali. Autorizzati invece gli interventi del Comune di Alessandria, di Arpa e Asl e dei sindacati di categoria che hanno manifestato timori per l'occupazione. I consiglieri regionali hanno poi effettuato un sopralluogo al polo chimico. Il sindaco di Alessandria, Piercarlo Fabbio, ha sottolineato come dallo scoppio dell'emergenza, siano stati controllati 240 pozzi privati, dalle cui analisi Arpa si è potuto meglio circoscrivere l'inquinamento. "Per il momento tuttavia - ha continuato Fabbio - restano in vigore le ordinanze che oltre al divieto dell'uso irriguo e per il bestiame dell'acqua dei pozzi privati a Spinetta, prevedono anche la chiusura dell'acquedotto Solvay, fino alla certificazione della eliminazione degli elementi tossici". "E' sull'area d'inquinamento ora individuata con più precisione - ha aggiunto l'assessore provinciale all'Ambiente, Davide Sandalo - che si dovrà concentrare una prima fase della bonifica alla quale dovranno concorrere anche le tre aziende del polo chimico". L'assessore regionale all'Ambiente, Nicola de Ruggiero e il consigliere regionale di FI Ugo Cavallera, hanno invece sottolineato la necessità che la bonifica sia considerata a livello nazionale per ottenere fondi statali. Intanto sono tre gli interventi che il polo chimico ancora dovrà realizzare: dopo la riduzione della perdita d'acqua, opera per la quale la Solvay spende 5 milioni, uno è sulla fognatura che ora scarica in Bormida, poi sulla rete idrica da ammodernare ed il potenziamento della barriera idraulica che intercetterà le perdite di acqua "pulita" che appunto sono state ridotte ma non eliminate (fino a 60 metri cubi ora). "Con la riparazione del guasto della rete idrica interna che ha comportato la chiusura momentanea dell'impianto di Algofrene - ha continuato Fabbio - abbiamo voluto dare un segnale e che ha portato alla diminuzione da 8 a 3 metri dell'alto piezometico, anche se resta invariato il valore degli inquinanti". Domande e richieste di chiarimenti hanno formulato anche i consiglieri regionali, Deambrogio (Prc), Muliere (Pd), Giovine (Pensionati), Rossi (Lega) e Bocchio (An). S ono stati ultimati 19 dei 20 pozzi piezometrici realizzati da Amag che formeranno una sorta di triplice cinturazione sanitaria delle aree inquinate, in particolare attorno a quella del polo chimico. "Pozzi telecontrollati dall'Arpa, minuto per minuto, di proprietà pubblica - dice il sindaco di Alessandria, Piercarlo Fabbio -, realizzati in neanche un mese. L'ultimo in costruzione analizzerà la falda di profondità ed è in ritardo perché nello scavo ha incontrato le reti gas e anche a causa delle piogge della scorsa settimana". Raggiungono una profondità di 25-30 metri quadri garantendo un campionamento e analisi di terreno e dell'acqua fino ad una profondità di 6 metri, metro per metro. Alberto Maffiotti, direttore dell'Arpa di Alessandria, ieri in commissione regionale ambiente, ha poi sottolineato che la perdita d'acqua del polo chimico, ritenuta causa dell'inquinamento dell'area "incriminata", dovrebbe essersi verificato non prima del 2006. "Dal 2000 su un'area di 100 km quadri all'interno della quale ora abbiamo rilevato l'inquinamento - ha detto Maffiotti - ci sono stati segnali diversi, non preoccupanti. La situazione è cambiata invece recentemente e già prima che scoppiasse l'emergenza avevamo chiesto a Solvay di campionare l'acqua dei loro pozzi. "Ora, oltre a continuare a tenere sotto controllo la falda superficiale - ha continuato Maffiotti - analizzeremo sempre anche quella di profondità e verificheremo che gli interventi siano efficaci". Maria Brezzi del settore sanitario della Regione, ha comunicato che le analisi alla Pederbona, su acqua potabile, e poi sul latte, carni, fegato e reni di una bovina da sette anni in azienda, non hanno riscontrato problemi.

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Indagano sulla sinistra? Puniti e allontanati Sul premier? Seggio sicuro (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 24-06-2008)

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N. 149 del 2008-06-24 pagina 6 Indagano sulla sinistra? Puniti e allontanati Sul premier? Seggio sicuro di Stefano Filippi Esemplari i casi del gip Forleo e del pm De Magistris: dopo aver aperto inchieste che coinvolgevano Fassino, D'Alema e Mastella sono subito incappati in provvedimenti disciplinari L'onorevole Niccolò Ghedini, avvocato padovano e consigliere giuridico del presidente del Consiglio, va giù duro. "Fuori dalle stanze dei palazzi di giustizia c'è un cartello: chi tocca la sinistra muore, chi tocca Silvio Berlusconi va in Parlamento". Come se i palazzacci fossero cabine dell'alta tensione, quelle con il teschio nero e le ossa incrociate sul portoncino zincato. Forzature del difensore del premier? Ghedini cita il caso di Gerardo D'Ambrosio, ex capo del pool Mani pulite di Milano che guidò la pattuglia di pubblici ministeri contro la Prima repubblica e adesso, neppure troppo contento della nuova vita cominciata dopo la pensione da magistrato, siede per la seconda volta in Senato, prima Ds e ora Pd. Se un giudice tocca i fili sbagliati, resta fulminato. Chiedere conferma a Clementina Forleo, gip di Milano che denunciò pressioni di politici, giunte a lei anche attraverso colleghi e denunciate alla Procura di Brescia, per influenzare le decisioni che doveva prendere nell'inchiesta Unipol-Bnl-Antonveneta. Quella sulle allegre finanze rosse, quella delle intercettazioni a Piero Fassino ("Abbiamo una banca") e Massimo D'Alema ("Vai Consorte, facci sognare"), oltre che all'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio. La Forleo disse che l'allora ministro degli Esteri aveva telefonato a magistrati milanesi per accomodare l'inchiesta che lo riguardava, e che il procuratore generale Blandini le chiese di soprassedere. Di solito il Consiglio superiore della magistratura e l'Associazione nazionale magistrati fanno quadrato attorno alle toghe, in questa occasione no: il giudice ha in corso un procedimento disciplinare per incompatibilità ambientale ed è stato chiesto il suo trasferimento. Chiedere conferma anche a Luigi De Magistris, il sostituto procuratore di Catanzaro che nell'inchiesta "Why not?" aveva intercettato il premier Romano Prodi e il guardasigilli Clemente Mastella. Anche per lui procedimento disciplinare al Csm e richiesta di trasferimento avanzata dal ministro indagato, ovviamente dopo che il procuratore gli aveva tolto i fascicoli scottanti per presunta incompatibilità. Per un'altra inchiesta, quella sulle "toghe lucane" in cui era coinvolto tra gli altri il sottosegretario diessino Filippo Bubbico, Mastella ha chiesto nuovamente il trasferimento di De Magistris: la notizia dell'allontanamento è giunta 24 ore dopo le dimissioni del ministro della Giustizia. Chi assembla i contatti giusti, invece, sbarca in Parlamento. Gerardo D'Ambrosio, capofila del pool che smantellò Dc e Psi per poi concentrarsi su chi ne ereditò una larga fetta di voti (Berlusconi e Forza Italia), era stato trionfalmente preceduto da uno dei suoi bracci operativi, Antonio Di Pietro, due volte ministro, eletto alla Camera con l'Ulivo nel 1996 al motto di "Io quello lì lo sfascio": e "quello" non occorre ricordare chi sia. Felice Casson, senatore democratico al pari di D'Ambrosio, tra le principali benemerenze che l'hanno lanciato nell'agone politico (prima del Senato tentò, infelicemente, di diventare sindaco di Venezia), aveva un lungo elenco di inchieste su Gladio, la strage di Peteano, i servizi segreti deviati. La neoeletta deputata del Pd Donatella Ferranti, magistrato viterbese, è stata per anni il segretario generale del Csm, stretta collaboratrice dei vicepresidenti Virginio Rognoni e Nicola Mancino: in quella veste ha anche istruito le pratiche del caso Forleo. Né va dimenticata la neosenatrice democratica Silvia Della Monica, ex capo dipartimento del ministro Barbara Pollastrini, che quand'era procuratore aggiunto di Perugia fu protagonista dell'inchiesta contro due agenti del Servizio centrale operativo della polizia che intercettarono al bar Mandara la conversazione tra i giudici Renato Squillante e Francesco Misiani poi usata dall'accusa nel processo Sme-Ariosto a carico, tra gli altri, di Silvio Berlusconi e Cesare Previti. Microspia rotta, cd rotto, manipolazioni accertate dal perito della procura, appunti presi su tovagliolini di carta. Ma il procuratore Della Monica archiviò tutto senza disporre ulteriori indagini né chiedere approfondimenti sui colleghi milanesi Colombo e Boccassini. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Condanna senza appello: sei italiani su dieci non si fidano dei giudici (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 149 del 2008-06-24 pagina 7 Condanna senza appello: sei italiani su dieci non si fidano dei giudici di Paolo Bracalini Un sondaggio commissionato da "La Repubblica" smentisce la sinistra e rivela anche che il 55 per cento dei cittadini è favorevole al decreto "blocca processi" varato dal governo da Milano I processi lumaca, gli errori impuniti dei giudici, l'incertezza della pena, i criminali in libertà, il senso crescente di insicurezza. Le preoccupazioni degli italiani in materia di giustizia sembrano ben altre rispetto a quelle di Veltroni e Di Pietro. Mentre l'opposizione intraprende una campagna contro il decreto "blocca processi", additando lo spettro di un "regime" che si autoassolve facendo leggi ad personam, gli italiani convivono con altre paure e il Paese registrato dai sondaggisti sembra sempre più lontano da quello descritto dalle cassandre dipietriste. Basta leggere i risultati di un'indagine fatta dall'istituto Ipr Marketing, che ha per cliente un quotidiano non certo amico della maggioranza come La Repubblica, pubblicato proprio nei giorni della polemica sull'emendamento "salva premier", nel momento cioè in cui si inaugurava la nuova stagione "di lotta" del Pd veltroniano. Il risultato è tutt'altro che in linea con gli allarmi del Pd: la maggioranza degli intervistati (55%) condivide l'emendamento del governo sulla sospensione dei processi, che il 45% considera uno strumento utile per abbreviare il corso della giustizia in Italia. E se arriva al 90% la percentuale di elettori del Pdl favorevole all'emendamento, è curioso registrare quel 27% di elettori del Pd e dell'Idv che approva la nuova norma. Ma il dato generale che emerge dal sondaggio dell'istituto è la poca fiducia degli italiani nel sistema giustizia e quindi il favore con cui si guarda ai tentativi di riformarla. Il 59% degli italiani, infatti, giudica negativamente il funzionamento della giustizia nel nostro Paese. Non sorprende la scomposizione della percentuale per aree politiche: gli scontenti della magistratura sono il 90% nell'elettorato di Berlusconi, il 30% in quello del Pd e Idv e il 73% invece tra chi ha votato l'Udc. Il dato non fa che confermare un trend iniziato da tempo - ma intercettato politicamente finora solo dalle forze del centrodestra - che ha visto salire la sicurezza in cima alle preoccupazioni degli italiani, e parallelamente calare la fiducia nelle istituzioni delegate al controllo e all'applicazione delle leggi. Non è un caso che l'Eurispes a gennaio, nel suo rapporto annuale, abbia descritto gli italiani come un popolo pessimista sull'azione della magistratura, non degna di fiducia per il 57,5 per cento degli intervistati (e nel 2007 erano il 61%), con un picco addirittura dell'83% tra i giovani fino a 24 anni. Se si domanda agli esperti il motivo di questa crisi di credibilità della giustizia italiana, molti la indicheranno nella lentezza dei processi, nell'inefficienza di un sistema che appare autoreferenziale, immune da ogni responsabilità e poi nell'incertezza della pena (con l'indulto come esempio di massima indifferenza rispetto alla domanda di sicurezza) tra i fattori determinanti sull'opinione pubblica. Ed è sempre l'Eurispes ad aver analizzato il funzionamento bizantino della giustizia in Italia. Qualche cifra: il 69,7 per cento dei processi presi in considerazione nel 2006 non si è concluso con una sentenza, ma è stato rinviato ad altra udienza. Di questi rinvii, il 9,2 per cento è causato dall'assenza del giudice, mentre l'1,8 da problemi pratici (mancanza di un fascicolo, assenza dell'interprete, del trascrittore o dell'aula). Un processo penale dura in media 240 giorni, uno civile 902. Poi c'è la questione delle sanzioni per i magistrati che sbagliano. Secondo un sondaggio della Ipsos, nel novembre scorso, il 74% degli italiani è favorevole a rendere i giudici responsabili civilmente per gli errori commessi, magari con una sospensione dall'attività (63%) o con una penalizzazione sulla carriera (86%). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Mi fido soltanto di lui Aspetterò che esca per mostrargli gli esami> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 24-06-2008)

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Pazienti a favore "Mi fido soltanto di lui Aspetterò che esca per mostrargli gli esami" Il caso della clinica Santa Rita di Milano DAL NOSTRO INVIATO STRADELLA (Pavia) C'è un cassetto. E dentro ci sono degli esami clinici. "Li ho appena ritirati". Cosa dicono? "Non lo so". Non li fa vedere, non ha fretta, angoscia? "Li può vedere solo il dottore. Io mi fido solo del dottore". È in carcere. "Uscirà. Lo aspetto. Lo sa, che lo sto aspettando. Ho mandato una lettera, in cella". Beatrice Ghezzi, già paziente insieme a un fratello, e ad altre "duecento persone almeno", qui nell'Oltrepò del chirurgo, ha iniziato la missiva così: "Ci sentiamo orfani". La signora Ornella, che ha avuto il papà curato "dal nostro dottore" (con un'operazione, "avrebbe rischiato. Il dottore non l'ha operato, considerava l'intervento rischioso. Solo chemioterapia. Mio padre è deceduto, però almeno si è spento senza patire le pene dell'inferno "), anziché una lettera ha spedito un telegramma. "Sei il migliore". Indecisa tra missiva e telegramma, e comunque sia quel che sia "partirà a giorni", è la 34enne Monica: "Ero disperata. Ho girato più ospedali: non sapevano che fare. Sono andata dal dottore. E mi ha salvata. Certo, devo stare attenta. Devo fare visite. Una l'avevo in programma il 15 giugno". Il 15 è passato. "Non fa nulla: mi deve visitare lui. E mi visiterà". Non lo chiamano né per nome, per paura di mancargli di rispetto, né per cognome, per non essere troppo distanti. Lo chiamano il dottore. Quel dottore che l'Ordine dei medici di Pavia ha sospeso. Cambia qualcosa, la decisione del Riesame? Giorgio Rondini, a lungo presidente dell'Ordine: "Una marcia indietro? Impossibile. Ci sono le indagini in corso. Diciamocelo: si parla di accuse serie, non di un raffreddore... E diciamoci che magari è innocente". Innocente. I pazienti nemmeno la premettono, la frase "è innocente". Per loro, la questione, e dunque il dilemma, non si pone. Beatrice Ghezzi: "Una persona splendida. Ora, non auguro a nessuno di doverci capitare. Dovesse capitare un brutto male, inviterei chiunque ad andare dal dottore. A farsi guarire dal dottore". Guardate che rimane detenuto, e che certe accuse restano. Monica: "Cadranno anche quelle". Sicura? "Sicura". E le intercettazioni? Ornella: "Non crediamo a una parola ". E gli interventi definiti dai pm "inutili"? "Falsità". Perfino Piergiorgio Maggi, che compare nell'ordinanza per aver subito "lesioni personali gravi", lesioni commesse "con l'aggravante di aver agito con crudeltà sulla persona", ecco, perfino Maggi è dall'inizio nel partito dei pro. Aveva raccontato, Maggi: "A volte manco faceva pagare. "Non ti preoccupare, vai"". Maggi è di Stradella. Oltrepò. Bacino e terra di Pier Paolo Brega Massone e del figlio. Il padre adottivo, era primario a Broni. Noto. Notissimo. Circondato da leggende. Si racconta avesse ricevuto un'onorificenza dalla regina d'Inghilterra, dopo che in battaglia ne aveva curato alcuni soldati. "Pier Paolo, a nemmeno vent'anni passava le giornata in sala operatoria, accanto al padre" ha raccontato lo pneumologo e compagno d'università Angelo Corsico. Poi è diventato grande, ed è finito alla Santa Rita, quindi in cella. Lì, tra le lettere. Ornella: "Gli ho scritto: "Tieni duro"". Postilla: "Deve tenere duro per lui, ma soprattutto per noi. Siamo noi, i pazienti, quelli che stanno male, che hanno bisogno, che sono senza dottore ". Andrea Galli stampa |.

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Vip e cocaina, in dirittura d'arrivo altre due inchieste della Procura (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampa, La" del 24-06-2008)

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PRESTO IL "FINE INDAGINI"CON TRE NUOVI IMPUTATI Vip e cocaina, in dirittura d'arrivo altre due inchieste della Procura SAVONA Vip e cocaina. Oppure Operazione Inferno. La recente raffica di perquisizioni nelle abitazioni di tredici savonesi e l'avviso di conclusione indagini per quattro dei cinque arrestati del blitz di gennaio (Luciano Ferro, Agim Lataj, Francesco Perugino e Danilo Re, quest'ultimo accusato solo di ricettazione di metalli), coordinato dal sostituto procuratore Alberto Landolfi non è l'unico sviluppo giudizario della vicenda. La posizione del quinto arrestato, Fabrizio C., è stata infatti stralciata in vista di un possibile patteggiamento, mentre Landolfi sta chiudendo le indagini nei confronti di almento altre due persone, a suo tempo denunciate a piede libero e per le quali il "415 bis", ovvero l'avviso di conclusioni indagini, è imminente. Insomma, la vicenda è tutt'altro che conclusa e non si escludono ulteriori colpi di scena. "Stiamo lavorando sulle intercettazioni e sulle dichiarazioni rilasciate dai protagonisti di questa inchiesta" si limita a confermare Landolfi. Il fatto che ci siano di fatto ben tre differenti filoni giudiziari con due stralci, conferma che le posizioni al vaglio degli inquirenti sono diversificate tra loro. Così come diversificate, almeno dal punto di vista dei riscontri, sarebbero quelle delle persone oggetto delle perquisizioni di una settimana fa. "Dalle intercettazioni risultavano anche altri nomi - conclude il magistrato - però soltanto in alcuni casi c'erano dichiarazioni di chi aveva ceduto o visto cedere stupefacenti. E per questi casi abbiamo fatto le nostre verifiche".

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Fano: tenta furto, arrestato dopo inseguimento (sezione: Intercettazioni)

( da "gomarche.it" del 24-06-2008)

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Navigazione: Home > Cronaca > Fano: tenta furto, arrestato dopo inseguimento Martedì 24 Giugno 2008 16:03 Fano: tenta furto, arrestato dopo inseguimento Ieri notte il tentativo di furto da parte di tre cittadini extracmunitari ai danni di una tabaccheria di Lucrezia (PU) si è trasformato in un inseguimento rocambolesco. FANO - Ieri notte il tentativo di furto in una tabaccheria di Lucrezia (PU) si è trasformato in un'azione rocambolesca. Tre cittadini extracomunitari intorno alle 3.30, sono stati visti da una donna mentre stavano tentando di compiere un furto ai danni di una tabaccheria. Scoperti, i tre si sono dati alla fuga a bordo di un auto rubata ma sono stati intercettati da una gazzella nei pressi di Fano. Dopo aver provocato un incidente stradale, i malviventi hanno continuato la loro corsa a piedi. I carabinieri sono riusciti a bloccare solo uno dei tre, che è stato arrestato.

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TRAVAGLIO: VEDO CHE IL BUGIARDO CON LE MECHES NON DEMORDE - CHI TOCCA LA SINISTRA MUORE, CHI TOCCA BERLUSCONI VA IN PARLAMENTO FOLLIERI E LA GIUSTIZIA U.S.A. IL CASO ORLANDI (sezione: Intercettazioni)

( da "Dagospia.com" del 24-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

TRAVAGLIO: VEDO CHE IL BUGIARDO CON LE MECHES NON DEMORDE - CHI TOCCA LA SINISTRA MUORE, CHI TOCCA BERLUSCONI VA IN PARLAMENTO ? FOLLIERI E LA GIUSTIZIA U.S.A. ? IL CASO ORLANDI ? DAGO E FURIO? Riceviamo e pubblichiamo: © Foto U.Pizzi"> Marco Travaglio © Foto U.Pizzi Lettera 1 Caro Dago, vedo che il bugiardo con le mèches non demorde. Mi accusa di aver copiato, in un articolo scritto il sabato 14 giugno e pubblicato dall'Unità domenica mattina 15 giugno, frasi uscite identiche sull'Ansa nel pomeriggio di domenica 15 giugno. Gli rispondo che non ho copiato un bel nulla, anche perché l'Ansa da cui avrei copiato è uscita 24 ore dopo rispetto a quando ho scritto l'articolo. Se sapesse leggere, conoscerebbe la fiaba del lupo e dell'agnello. Invece non sa leggere, dunque scrive che è "costretto a ribadire" la sua balla: e cioè che avrei "copiato un lungo intervento del mio avvocato senza citarlo". Quell'intervento, semplicemente, non esiste e dunque non ho copiato nulla. Dice, il bugiardo, di aver "verificato la faccenda alla fonte" con il mio avvocato. In realtà, ha telefonato al mio avvocato per sapere come mai le mie tesi sulla legge-bavaglio del governo Berlusconi in materia di intercettazioni collimassero con le sue. L'avvocato gli ha detto che l'ho consultato per verificare la correttezza alcune cose che intendevo scrivere. Questo non si chiama copiare: si chiama controllare le informazioni prima di scrivere, come fa ogni buon giornalista. Una prassi, dunque, sconosciuta al nostro bugiardo con le mèches. Marco Travaglio Lettera 2 Caro Dago, so che è un'opinione "Anti-Italiana", ma forse è un bene che l'Italia abbia perso. Un'eventuale vittoria sarebbe stata subito letta da tutti i Tg come un successo governativo - valanghe di dichiarazioni alè-oh-oh di politici tricolori e di veline poppute - o peggio ancora come un successo "bipartisan", frutto del "dialogo", dell' opposizione "autunno-inverno"... E vai con gli editoriali sull'Expo..sulla "Nazione" ricomposta,etc.etc.. Invece l'inno di Crozza ("Zapatero!") spazza il campo desolato della sconfitta e ci ricorda che l'Europa è sempre piu' lontana e forse ci prenderò a calci. Mimmo Lombezzi Lettera 3 Caro Dago, leggo ora dell'arresto di Follieri. Sarà curioso vedere come se la caverà con la giustizia americana. Temo però per lui che termini come prescrizione, indulto e sospensione della pena non vadano molto di moda oltreoceano... Colinmckenzie - http://www.badtaste.it Lettera 4 Forleo-D'Alema, De Magistris-Prodi, D'Ambrosio (ma anche Di Pietro, Casson)-Berlusconi. E' proprio vero, caro Dago: chi tocca la sinistra muore, chi tocca Berlusconi va in Parlamento. Furia Colomba © Foto U.Pizzi"> Silvio Berlusconi © Foto U.Pizzi Lettera 5 GENTILDAGHI, in relazione alle dichiarazioni della super-teste Sabrina Minardi sul sequestro ORLANDI sembra veramente assurdo che gli inquirenti le ritengano interessanti. Ci sono alcuni punti che fanno perlomeno riflettere e sono i seguenti: 1 La povera Emanuela Orlandi sarebbe passata dalle mani della suddetta (all'epoca tossicodipendente) a quelle di un Sacerdote in "divisa" e infine affidata a una governante; sembra veramente un film con Bombolo e Lino Banfi e, in questo caso le indagini le avrebbe portate avanti "er monnezza". 2 Giulio Andreotti riceve tranquillamente a cena nella sua abitazione il noto latitante De Pedis con la sua amante che, viene accolta affettuosamente dalla moglie dello zio Giulio. 3 Paul Marcinkus si faceva addirittura portare dalla suddetta ragazze con le quali passare piacevoli momenti. 4 Uomini importanti con ruoli delicati che agivano cosi' con leggerezza, sembra veramente grottesco, ancor piu' grottesco se pensiamo alla madre di tutte le organizzazioni criminali dell'epoca (Cosa Nostra),dove la riservatezza e' una regola di vita, che decide di stringere rapporti di affari con lor signori tramite Pippo Calo'. Da questo quadretto i vari testaccini e maglianari, Andreotti, Marcinkus, Pippo Calo' e mafiosi vari escono come un gruppo di rincojoniti...per non parlare di come ne escono gli inquirenti. Frank63 Lettera 6 Caro Dago, credo finalmente di aver capito dove vuole andare a parare il nuovo governo: quale sia la sua politica. Fermo restando l'intento di rimbambire la popolazione (che senza alcun aiuto arriva al 6% di analfabetismo e che per il 75 % non legge un libro o un giornale da quando ha abbandonato gli studi)con TV e pedopornopubblicità; l'intenzione di applicare il Piano di Rinascita di Gelli (prima o poi tireranno fuori i grembiulini, ne sono certo); la necessità di aprire le galere ai poveracci - che faranno pure colore, ma sporcano - e di chiuderle per gli amici; la necessità di schierare l'esercito per difendere una simile politica; ora finalmente arriva l'immunità per il Presidente del consiglio (altri inquisiti non ne abbiamo ai vertici dello stato). Col placet del CSM, addirittura, che conduce la sua battaglia in meravigliosa solitudine, come se la legalità fosse un comma dei loro contratti di lavoro. Quindi, da quel che capisco, l'Italia che questo governo di pregiudicati e piduisti vuole, è ignorante, cafona, razzista, maleducata, nuda e cattolica. Ah: e naturalmente corrotta. E' per questo che gli elettori del centrodestra (chiamiamoli così va) hanno votato questo parlamento? Kilgore Trout Lettera 7 Cara Dagospia , preso dalla curiosità vado a leggere oggi l'emendamento cosiddetto salva - processi or ora votato dal senato e ne rimango francamente un po' sconvolto. Premetto che sono da lustri del mestiere, ma la sensazione è che chi ha redatto l'emendamento sia ignorante, nel senso che ignori la normale e corrente situazione dei processi nella media dei Tribunali italiani. Sto pensando alla devastante confusione delle Cancellerie con fax e comunicazioni di ogni tipo a difensori etc. della sospensione dei processi e poi, dopo un anno, della rifissazione delle udienze. Sto pensando al prolungarsi biblico dei procedimenti, dato che decorso l'anno ci vorrà altro tempo per la rifissazione delle udienze. Alla gioia delle parti civili e degli imputati, che dopo magari due udienze di prove si vedono sospendere per anni il processo. Certo, le parti civili possono iniziare la causa civile, buttando via tutto ciò che si è fatto fino ad allora ed affidandosi alla giustizia civile, che come è noto ha tempi altrettanto biblici di quella penale; certo, l'imputato, che sta male in attesa di una sentenza, può chiedere di rinunziare alla sospensione, salvo che questa sua richiesta verrà valutata dal giudicante che potrà negargliela, ed anzi, di fatto, gliela negherà. Sorvolo sul fatto che alla ripresa del processo occorrerà che il giudice che lo ha iniziato sia sempre lo stesso ed il Collegio nella medesima composizione; e sul fatto che, come forse l'inesistente ministro della giustizia non sa, già i Tribunali da tempo rinviavano le udienze di un processo da sette mesi ad un anno. Il mio non è un commento politico, è solamente tecnico: le profonde motivazioni che hanno spinto la maggioranza ad assumere un provvedimento eufemisticamente vomitevole non mi interessano. Mi interessa solo far emergere la ridicola preparazione di chi ci governa e comunque l'abisso fra il paese reale e quello del palazzo . Buster Brown ed il suo fido Medoro © Foto La Presse"> Raffaello Follieri con Anne Hathaway © Foto La Presse Lettera 8 Caro Dago, l'ingiusta critica che hai ricevuto da parte di Furio Colombo dimostra una volta di più come questi "santoni" intellettuali della sinistra interpretino il concetto di "libertà di espressione": a loro tutto deve concesso, se qualcun altro si permette di dire qualcosa allora è come minimo un "servo del regime", o nel migliore dei casi un antidemocratico. Fortunatamente il popolo sovrano li ha relegati in un angolo alle ultime elezioni, stufo di essere preso in giro da chi fa il comunista con appartamenti milionari a Roma centro e percepisce redditi da ultraborghese. E comunque ora e sempre evviva Dagospia! Guido Romano Lettera 9 Caro Dago ma chi reclama articoli inesatti . proprio Colombo, quello... ex direttore dell'Unità? Ahahahahaahah , ne ho letto poche di castronerie sul suo giornale !! Susy. Lettera 10 Rinfrescatemi la memoria: Furio Colombo e' sempre quell'ex dirigente FIAT che cerco' - col successo che sappiamo - di spacciare la Ritmo negli USA, ignorando che "Ritmo" era la marca di un goldone? Bstucc. Dagospia 24 Giugno 2008.

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TRAVAGLISSIMO SUL CAV: AL TAPPONE POTREBBE SOSPENDERE PER UN ANNO IL DIVIETO DI RICEVERE L'EUCARESTIA A TUTTI I BATTEZZATI NEL '39, DIVORZIATI NELL'85, SOTTO IL METRO E 60, E COL C (sezione: Intercettazioni)

( da "Dagospia.com" del 24-06-2008)

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RANIO ASFALTATO? Marco Travaglio per "l'Unità" Si era pure messo un Panama bianco, modello Al Capone, sul capino bitumato, per impressionare il vescovo e farsi dare la comunione anche se è un massone divorziato. "Fate in fretta a cambiare queste regola", gli ha intimato, non bastandogli quelle che cambia ogni giorno lui per salvarsi dai processi. Ma il vescovo di Tempio-Ampurias, Sebastiano Sanguinetti, che in confessionale ne ha visti sfilare di peggiori, non s'è lasciato intimidire: "Per queste deroghe, lei che può, si rivolga a chi è più in alto di me". Non si sa se alludesse solo al Papa, che Al Tappone considera un suo pari grado, o direttamente al Padreterno, col quale potrebbero sorgere alcune incomprensioni. Soprattutto a proposito di certe usanze dell'illustre Padre della Chiesa di scuola arcoriana: tipo allungare mazzette per comprare politici (Craxi) o giudici (Mondadori), accumulare fondi neri in paradisi fiscali, magnificare l'evasione fiscale alle feste della Finanza, frequentare mafiosi travestiti da stallieri. Usanze non compatibili col VII comandamento, "Non rubare", che pare non sia ancora depenalizzato. Ieri, su Repubblica, Berselli suggeriva all'aspirante comunicando di chiedere, "prima della comunione, la confessione". Ma non vorremmo essere nei panni del confessore (a parte il superlavoro che gli capiterebbe tra capo e collo, nel giro di due minuti diventerebbe una "tonaca rossa", sarebbe accusato di fare un "uso politico della confessione" e poi ricusato a vantaggio di qualche collega di Brescia). Immediatamente le tv e i giornali al seguito han cominciato a interpellare altri divorziati e peccatori famosi, ma anche qualche confessore di vip, per lanciare una gara di solidarietà in favore del Cavaliere in astinenza da ostie. Il pover'uomo soffre tanto che bisogna far qualcosa, profittando delle norme ora in discussione in Parlamento. Si potrebbe sospendere per un anno il divieto di partecipare all'eucarestia a tutti i battezzati nel 1939, sotto il metro e 60 e col cranio asfaltato, che abbiano divorziato nel 1985, risposandosi nel 1990 con donne chiamate Veronica nel corso di cerimonie civili officiate da Paolo Pillitteri, avendo come testimoni Bettino e Anna Craxi, Confalonieri e Letta. Così si darebbe il tempo al Parlamento e al Vaticano di concordare un Lodo Schifani-Bagnasco che modifichi contemporaneamente la Costituzione Italiana e il Codice di Diritto Canonico, con una deroga all'indissolubilità del matrimonio per tutte le alte cariche dello Stato e della Chiesa, divorziate e non, che consenta loro di accostarsi alla santa comunione per tutta la durata del mandato. Si badi bene, non significa una licenza di divorziare sine die: il divieto ricomparirebbe alla scadenza dell'incarico, in ossequio al principio di eguaglianza. Del resto, già nella legge sulle intercettazioni è previsto qualcosa di simile: per arrestare o indagare un sacerdote, il magistrato è tenuto ad avvertire il suo vescovo; per indagare o arrestare un vescovo, deve avvisare il Segretario di Stato vaticano. Il che lascia supporre che, per indagare eventualmente sul Segretario di Stato, si debba chiedere il permesso al Papa; e per indagare - Dio non voglia - sul Papa, rivolgersi direttamente al Padreterno. Ecco, basterebbe estendere il Lodo a preti, vescovi, segretario di Stato e Papa per risparmiare fatica. Si dirà: ma il Segretario di Stato, il Papa e la stragrande maggioranza dei preti e dei vescovi non commettono reati. Embè? Nemmeno i presidenti delle Camere, della Repubblica e della Consulta hanno processi. Ma li si immunizza lo stesso, perché non si noti troppo che l'unico autoimmune è Al Tappone. Altrimenti, come per la legge bloccaprocessi, lo si costringe al triplo salvo mortale carpiato con avvitamento: farsi le leggi per sé e poi a dichiarare che chiederà di non beneficiarne (ben sapendo, peraltro, che le leggi valgono per tutti, anche per lui). E dire che negli anni 80, liquidata la prima moglie, il Cainano aveva accarezzato una soluzione che tagliava la testa al toro: come rivela il suo confessore, don Antonio Zuliani, aveva pensato di "chiedere l'abolizione delle prime nozze alla Sacra Rota. Ma poi non ha voluto". Si sa com'è questa Sacra Rota: infestata di toghe rosse. Peccato, perché all'epoca era ancora in piena attività l'avvocato Previti, che per vincere le cause perse aveva un sistema infallibile. Senza bisogno di cambiare le leggi. Dagospia 24 Giugno 2008.

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Alcune settimane fa Berlusconi aveva affermato che, quando incombono grandi emergenze, rispettare la (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampa, La" del 24-06-2008)

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Legge può diventare opinabile. Parlava del caso Napoli e della sua immondizia. Si riferiva, in particolare, alle infrazioni compiute in Campania da alcuni funzionari nel nome di un asserito interesse generale e criticava le indagini penali compiute nonché le misure cautelari assunte nei confronti dei responsabili delle infrazioni. Se agire era necessario per risolvere un gravissimo problema, occorreva comunque operare, qualunque cosa stabilissero le leggi. Nei limiti posti, il problema poteva anche costituire oggetto di discussione fra i giuristi. Non sempre rispettare alla lettera la legge corrisponde all'interesse pubblico del momento. Una legge inadeguata alla situazione può recare danno anziché sollievo. Fino a che punto, allora, nel nome del rispetto della legalità, è ragionevole rischiare di non risolvere i problemi? Fino a che punto l'osservanza del precetto può essere, invece, sacrificata all'esigenza di salvaguardare gli interessi minacciati? Legalità è sempre, e soltanto, rispetto della norma o può diventare, talvolta, tutela concreta, per necessità, degli interessi in gioco? Teoricamente si possono sostenere entrambe le posizioni. Si può affermare che la legge deve essere rispettata sempre e comunque, pena la perdita di autorità dello Stato; si può affermare che in via del tutto eccezionale, quando sono minacciati interessi vitali delle persone, è consentito infrangerla nel nome di una ragionevole valutazione degli interessi in gioco. La prima tesi corrisponde a una visione formale e rigorosa della legalità; la seconda inquadra il tema nella prospettiva di una valutazione anche di sostanza. In questa seconda ipotesi la legalità è comunque salva, si dice, poiché a cose fatte dovrebbe essere in ogni caso un giudice a stabilire se vi era lo stato di necessità idoneo a giustificare la condotta. Qualche giorno fa, alzando i toni contro la magistratura politicizzata che lo avrebbe dolosamente vessato, parlando addirittura di magistrati eversivi che si sarebbero infiltrati nell'istituzione giudiziaria per contrastarlo, Berlusconi ha fornito un ulteriore suo concetto di legalità. Quando un Governo ha ricevuto un mandato forte dagli elettori e governa pertanto direttamente in nome del popolo, ha diritto di gestire il potere senza intralci o impedimenti. Sarà il popolo, a fine legislatura, a giudicare la sua azione, approvando o bocciando, con il voto, l'attività compiuta. In questa prospettiva poco spazio deve essere lasciato ai controlli in corso d'opera, siano essi politici da parte dell'opposizione, giuridici da parte degli organi di garanzia, di legalità da parte di una magistratura indipendente. L'opposizione, se è rigorosa, deve essere considerata automaticamente faziosa, gli organi di garanzia, se possibile, devono essere resi domestici con riforme che ne sviliscano i poteri, la magistratura deve essere a sua volta contenuta. Quest'ultima esigenza costituisce priorità assoluta. In tale prospettiva si spiegano le iniziative legislative in materia di giustizia. Con un disegno articolato e complesso sono state progressivamente programmate, con ritmi incalzanti per dimostrare determinazione e disorientare gli avversari, limitazioni delle intercettazioni, meno notizie sui giornali in materia di indagini penali, sospensione dei processi, nuovo lodo Schifani a copertura delle alte cariche dello Stato, in grado di eludere, se possibile, le vecchie censure della Corte Costituzionale. Chissà quant'altro ancora, a questo punto, verrà progettato, nella medesima direzione, nei mesi prossimi venturi. Ecco che si profila, allora, il volto nuovo dello Stato di diritto voluto dal presidente del Consiglio. Non si tratta più, soltanto, di valutare come legittime condotte antigiuridiche necessarie per fronteggiare asserite situazioni d'eccezione, come egli aveva sostenuto alcune settimane fa a Napoli in un clima politico ancora molto diverso. Con una escalation di progetti, con l'innalzamento dei toni, con l'aggressività delle parole, egli sembra, oggi, volere instaurare un nuovo sistema di governo sostanzialmente senza regole e controlli, introdurre una nuova Costituzione materiale. In questo modo, egli sostiene, il governo potrà diventare più efficiente, risolvere finalmente i molti problemi incancreniti, rilanciare il Paese. Gli italiani avranno finalmente più sviluppo, più benessere, più felicità. Poche sono, a questo punto, le discussioni possibili fra i giuristi. O si accetta il nuovo concetto di legalità o lo si rifiuta in blocco. Non sono più possibili mezzi termini, parziali benedizioni, condiscendenze. Fino a ieri si era sperato che un nuovo clima di non contrapposizione fra maggioranza e opposizione potesse favorire l'accordo per un approccio ragionevole al tema delle indispensabili riforme elettorali e costituzionali. Oggi il barometro segna, purtroppo, tempesta. Abbozzare, condividere, acconsentire diventa molto più difficile, forse impossibile.

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