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tARTICOLI DEL 23-24 giugno
2008 #TOP
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Articoli
Intercettazioni (64)
E' Zegna il campione della moda maschile
( da "Corriere
Economia Online" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: caro per intercettare il favore dei consumatori della upper class, come dimostra l'ottima valutazione ottenuta da Zegna. E nemmeno si tratta soltanto di un problema di creatività. Molto ha a che fare con l'intensità del rapporto che si instaura, mentre gli stilisti di moda maschile spesso lavorano in un vuoto pneumatico e hanno difficoltà a capire le valutazioni dei loro clienti"
Frodi
e sprechi: i piani per rifare il bilancio Ue
( da "Corriere
Economia Online" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: è rimasto intatto e le risorse sono state in gran parte intercettate dalla criminalità organizzata". Compromesso In sostanza la politica di bilancio della Ue è il risultato di un compromesso raggiunto faticosamente tra i governi, sottoposto agli strappi delle lobby di riferimento (agricoltori e costruttori in testa) e messo a dura prova da una gestione bucherellata dalle frodi (
Sono
i cattolici "tiepidi" lo zoccolo duro del pdl - (segue dalla prima
pagina) ilvo diamanti ( da "Repubblica, La"
del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: la differenza espressa dal voto dei cattolici praticanti si riduce a circa l'1% L'Udc, da parte sua, ha effettivamente intercettato una quota di cattolici quasi doppia rispetto al proprio peso elettorale. Il 10% dei cattolici praticanti assidui. Che, però, sul totale dei voti validi, significa non più del 3%. Poco per garantire ai cattolici peso e rappresentanza.
Clandestino
ucciso dal caldo sul tir tragedia a venezia, altri 5 in salvo - meo ponte
( da "Repubblica,
La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: la Marina militare e la Guardia di Finanza hanno intercettato ieri pomeriggio ben quattro imbarcazioni con a bordo 242 clandestini: due sono state bloccate nel porto di Lampedusa, una nella maggiore delle isole Pelagie e l'ultima quando aveva appena attraccato all'Isola dei Conigli. Al mattino, con tre diversi sbarchi, a Lampedusa erano arrivati altri 132 disperati.
Il
tesoretto che vale la raccolta differenziata - federico valerio
( da "Repubblica,
La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: differenziata condominiale avviati a Sestri e Pontedecimo permetterà di intercettare elevati flussi di materiali post consumo di qualità, finalizzati al riciclo e che saranno ben pagati dal Conai. Uno studio effettuato da Italia Nostra con la partecipazione di 100 famiglie italiane, ha dimostrato che una famiglia adeguatamente informata e motivata riesce, senza particolari problemi,
Rifiuti,
via libera alla discarica di chiaiano - roberto fuccillo
( da "Repubblica,
La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: ovvero che non arrivino prodotti spuri come quelli radioattivi partiti per la Germania e intercettati anche di recente prima che arrivassero alla discarica di Savignano. Ci sarà poi un percorso di verifiche che porterà alla apertura non prima di tre mesi. Il sito sarà sottoposto a bonifica, poi a regolare valutazione di impatto ambientale.
Mancino
frena sul blocca processi "ancora nessun parere dal csm" - alberto
custodero ( da "Repubblica, La"
del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: la norma sulla sospensione dei processi e quelle sulle intercettazioni, sul finanziamento ai partiti e ai loro giornali. Sulla polemica fra governo e magistratura è intervenuto, dai microfoni di Sky, anche il parlamentare del Pdl e legale di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, secondo il quale il Csm, "o almeno una parte di esso, vuole o tenta di avere un ruolo politico,
Veltroni:
no alla sindrome della spallata - umberto rosso
( da "Repubblica,
La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: a fini personali del consenso elettorale ricevuto dagli elettori": contro la sospensione dei processi, il blocco delle intercettazioni, la salva-Retequattro, il finanziamento pubblico ai partiti e ai giornali di partito. "Saranno l'occasione per mostrare un altro paese, il paese che vorremmo". Per la sua battaglia l'ex pm chiama a raccolta a tutti. A cominciare dal Pd.
La
xv edizione al palazzo delle esposizioni di roma - roma
( da "Repubblica,
La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettati dai giovani ora in mostra alla Quadriennale: così dimostra il trentottenne Stefano Bonacci con il suo neon piramidale, le sedie in ferro e vetro. Ma non è una tranquilla e silente lettura del passato prossimo. La Quadriennale è un coacervo di colori, di gialli, di rossi, di azzurri, una divertente babele di voci deformate,
Vuole
un movimento in stile Grillo Tra i quesiti, Rete4 finanziamento a partiti e
giornali, intercettazioni ( da "Unita, L'"
del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Stai consultando l'edizione del Vuole un movimento in "stile Grillo" Tra i quesiti, Rete4 finanziamento a partiti e giornali, intercettazioni.
Non
è in atto una competizione a chi fa più opposizione ci tiene a precisare s
( da "Unita,
L'" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: e poi le intercettazioni ed anche il salva Rete4. E via dicendo. Ce n'è per tutti. Con i tempi e i modi dovuti dato che si tratta di decreti ma anche di disegni di legge. Due manifestazione per lanciare un segnale preciso. E per far fare un salto di qualità, secondo Di Pietro, all'opposizione "che c'è, e l'avete vista in Parlamento"
In
piazza non solo contro il governo
( da "Unita,
L'" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intervento sulle intercettazioni telefoniche e sui processi in corso; un'altra simbolica che attiene ai caratteri del governo italiano, ormai (al di là che lo sia davvero o meno) gestito nella "cerimonia mediatica" come un regime effettivo. È una prassi consolidata, quella di annunciare per contribuire alla formazione di un certo senso comune.
E
Di Pietro annuncia un <grappolo di referendum>
( da "Corriere
della Sera" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: dalla legge salva-Rete4 a quelle che impediscono l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche per arrivare poi a escludere il finanziamento ai giornali e ai partiti". L'idea dell'ex pm è quella di "offrire lo spaccato di un altro Paese: l'Italia che vorremmo". A suo giudizio, infatti, l'Italia sta vivendo "un'emergenza democratica".
Una
spia tra <canali istituzionali> per aiutare il faccendiere
( da "Corriere
della Sera" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: come gli disse in una telefonata intercettata. Lui spiegò "che aveva coperto Marcello" intendendo, secondo i carabinieri, il senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri. Due ore dopo Grancini richiamò la poliziotta, preoccupata di fargli capire "che l'aver consultato la banca dati non voleva significare alcuna mancanza di fiducia o sospetto sul suo conto"
Il
gesuita e l'accusa per mafia <Favori? No, solo leggerezza>
( da "Corriere
della Sera" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Cioè questa sacrestia dove Grancini, intercettato, diceva di portare colonnelli, generali e altri che volevano parlare con il senatore Del-l'Utri, al riparo da eventuali microspie. Lei che ne sapeva? "Niente. Lui mi annunciava che c'era un onorevole o un altro, anche se i nomi non li ricordo.
Italia
matada ( da "Corriere della Sera"
del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Buffon ha raddrizzato la barca intercettando il penalty di Guiza ma Di Natale (che errore affidare al meno esperto degli attaccanti su piazza una responsabilità del genere!) calciava in maniera indegna. Così, rigore decisivo di Fabregas e... arriba EspaÑa. In attesa di analisi ovviamente meno frettolose, prendiamo atto del fallimento di Cassano,
E
Di Pietro pensa ai referendum ( da "Giornale.it, Il"
del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: la raccolta di firme dovrebbe portare alle urne per cancellare alcune "leggi ad personam". Le tematiche? "Finanziamento pubblico ai giornali di partito, finanziamento ai partiti, intercettazioni, norma salva-Rete4 e sospensione dei processi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Bobo
Craxi ci riprova <Io, pugile suonato pronto all'ultimo ko>
( da "Giornale.it,
Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Il freno alle intercettazioni? "Giusto. Il mercimonio telefonico c'è solo in Italia". L'uso dei militari per l'ordine pubblico? "Un'idiozia. Meglio aumentare polizia e Cc. Pensi che mi avrebbero dato l'Expo per Milano se fossi stato il rappresentante di un Paese che pullula di militari come Beirut?
Alla
Finanza 15mila soffiate ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract:
Nessun
creditoa telefonate anonime e interventi tempestivi: così le Fiamme gialle
hanno intercettato la fiducia dei cittadini, meno disposti di un tempo a
lasciar correre davanti a finte ricevute, prodotti falsi e venditori abusivi.
Articolo u pagina
Il
popolo cattolico disperso in politica
( da "Repubblica.it"
del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: la differenza espressa dal voto dei cattolici praticanti si riduce a circa l'1% L'Udc, da parte sua, ha effettivamente intercettato una quota di cattolici quasi doppia rispetto al proprio peso elettorale. Il 10% dei cattolici praticanti assidui. Che, però, sul totale dei voti validi, significa non più del 3%. Poco per garantire ai cattolici peso e rappresentanza.
L'ambizione
segreta di Violante ( da "Panorama"
del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazioni, dove prevede l'obbligo di astenersi per il magistrato che rilascia dichiarazioni sulle indagini che conduce e sul dovere del capo dell'ufficio di sostituire il magistrato che rivela i segreti dell'ufficio". Infine ha polemizzato col pm di Milano Armando Spataro e ha proposto di affidare le indagini sulle fughe di notizie a una procura diversa da quella in cui si
Giustizia
Tutti i retroscena di uno scontro
( da "Panorama"
del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: le corsie preferenziali per alcuni reati e il provvedimento sulle intercettazioni hanno un solo obiettivo: riequilibrare il rapporto fra politica e toghe e tra accusa e difesa. Il cortocircuito tra politica e giustizia fa scintille dall'inizio degli anni Novanta e nessun elettricista finora è stato in grado di ricollegare i cavi e far scendere l'alta tensione.
Ecco
il testamento ideologico del badante-guerrigliero
( da "Panorama"
del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Le intercettazioni della Digos di Napoli raccontano un'altra storia. In una telefonata del luglio 2007 un capo dell'organizzazione dice a Sinnathurai: "Abbiamo bisogno di molti soldi, voi dovete lavorare 24 ore al giorno per prendere il denaro. Voi dovete costringerli con la forza, dovete mettere paura alla gente".
Il
patto con Berlusconi durerà ( da "Panorama"
del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Su questioni come le intercettazioni, il trattato di Lisbona e altro ci sono stati distinguo della Lega. (Bossi risponde con un gesto della mano che minimizza, ndr). C'è chi, come il presidente emerito Francesco Cossiga, ipotizza che la Lega voglia svolgere un ruolo di interdizione tipo quello dell'Udc se non di Rifondazione comunista.
Intercettazioni:
è solo colpa dei cronisti? ( da "Panorama"
del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: L'OPINIONE Intercettazioni: è solo colpa dei cronisti? MAURIZIO BELPIETRO A proposito d'intercettazioni, alcuni tra i commentatori più seri hanno osservato che con la nuova legge non si sarebbero scoperti i raggiri della Popolare di Lodi e gli orrori della clinica Santa Rita.
Politica
e magistrati: tutti i retroscena di uno scontro
( da "Panorama.it"
del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazioni, che hanno un unico filo rosso: il riequilibrio del rapporto tra politica e magistratura, il bilanciamento tra accusa e difesa nella cornice del "Giusto processo". Scudo per le alte cariche. L'Italia a differenza della Francia e della Spagna non ha una norma che tuteli le alte cariche dello Stato da inchieste che potenzialmente possono creare un conflitto fra la giustizia
BOTTE
DA ORBI SULLA GIUSTIZIA - BOCCHINO: RIFORMARE IL CSM; MARONI: SANZIONARLO;
COSSIGA: STRALCIARE LODO SCHIFANI; BOSSI: SILVIO OSSESSIONATO MA HA RAGIONE E
INTANTO WALTER VA I ( da "Dagospia.com"
del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Vedi le intercettazioni: per 15 giorni si e' andati avanti nel dire che era una legge per sterilizzare il processo di Napoli e poi si e' scoperto che i titoli di reato -conclude Ghedini- erano ricompresi e c'era perfino una norma transitoria che lasciava intatto quel processo.
Clienti
del casinò rapinati a Bordighera ( da "Stampa, La"
del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: è stata intercettata da una pattuglia di carabinieri allertata da una telefonata fatta al 112 della coppia svizzera. I militari, pistole in pugno, hanno bloccato l'auto con i tre giovani francesi a bordo che, di fronte alle armi spianate, si sono lasciati ammanettare senza opporre la minima resistenza.
VITA
DA BOBO IL SECONDOGENITO DI CRAXI CI RIPROVA: IO, PUGILE SUONATO PRONTO ALL'ULTIMO
KO L'EXPO È MERITO MIO STEFANIA HA IL MIO RUOLO? EMULAZIONE, CON UN'ONCIA DI
PUERILE R ( da "Dagospia.com"
del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Il freno alle intercettazioni? "Giusto. Il mercimonio telefonico c'è solo in Italia". L'uso dei militari per l'ordine pubblico? "Un'idiozia. Meglio aumentare polizia e Cc. Pensi che mi avrebbero dato l'Expo per Milano se fossi stato il rappresentante di un Paese che pullula di militari come Beirut?
A
MAGLIE STRETTE FATE SAPERE AL CAV CHE STEFANO PARISI È UN GRAN FIGO MARCEGAGLIA
& MATONE, DUE CHE PARLANO CHIARO TETTAMANZI COME MARTINI: NO MILANO, NO
PARTY LE "APPARIZI ( da "Dagospia.com"
del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: per le baby prostitute intercettate sul territorio. Lo ha spiegato la capo di gabinetto del Dicastero Simonetta Matone, nel suo intervento al convegno internazionale sulla Giornata mondiale del bambino in corso a Roma. ''Nella mia esperienza nella giustizia minorile - ha spiegato Matone - il 90% delle prostitute intercettate a Roma nelle maxi retate erano minorenni.
Un
grand hotel di nome Fornesighe ( da "Corriere delle Alpi"
del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: idea è semplice ma non per questo scontata anche perchè in giro per l'Italia e l'Europa esempi di alberghi diffusi hanno intercettato importanti flussi turistici. "Il turismo legato alle comunità locali è in aumento e le grandi catene di hotel spesso snaturano il rapporto tra il turista e il paesaggio, tanto che essere a Roma o New York è la stessa cosa", il commento di Reolon.
Servizi
inutili ( da "Corriere delle Alpi"
del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: secolo di italico spionaggio e democratiche intercettazioni meritano un unico commento. Limitare e controllare fortemente le intercettazioni, cancellando nel contempo attuali (e futuri?) processi, Sembrano però parti di una progettualità più ampia, che non solo rassomiglia parecchio a quella del buon Licio Gelli, ma costringe a ricordare (e sarebbe ora) le lodi affettuose che l'
Borse
contraffatte ma pagamenti regolari
( da "Stampa,
La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: "sui 300 mila euro l'anno, e anche oltre", che peraltro si svolgeva in maniera "cristallina", nel senso che Casetta ordinava al telefono a Bezzi gli accessori (come è emerso dalle intercettazioni) e, quando li riceveva, pagava regolarmente con ricevute bancarie. Prossima udienza sarà il 18 settembre.
Cambia
l'accusa resta l'orrore - adriano sofri
( da "Repubblica,
La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: atroce e ottuso delle conversazioni intercettate e pubblicate, abbia potuto eccedere (per cinismo, per ottusità, per atrocità) la stessa realtà dell'operato degli interlocutori. Ora la derubricazione dei reati per i quali medici e amministratori sono imputati, rilevante sul piano penale, non scalfisce l'impressione morale suscitata dalle loro parole e comportamenti.
"santa
rita, interventi inutili ma non omicidi" - sandro de riccardis oriana liso
( da "Repubblica,
La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: le intercettazioni, delineano un quadro accusatorio che sostanzialmente regge. Una motivazione tecnica, quella del collegio presieduto dal giudice Enrico Tranfa, che si riassume così: le perizie mediche disposte dalla procura non hanno chiarito oltre ogni ragionevole dubbio se i cinque anziani pazienti siano morti per quelle operazioni (
Come
vedono all'estero il "biutiful cauntri" - corrado augias
( da "Repubblica,
La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Ci indigna il decreto sul divieto delle intercettazioni telefoniche. Così, il traffico illecito dei rifiuti diventa ancora più facile. Le ecomafie ringraziano. Impedendo l'uso delle intercettazioni, si nega alle indagini un importante strumento contro un reato odioso che compromette la salute di intere comunità e avvilisce il Paese.
Il
pd e lo stato di grazia del cavaliere - marc lazar
( da "Repubblica,
La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: come dimostrano le misure sulle intercettazioni telefoniche e sulla sospensione dei processi che intende far approvare. Dal canto suo l'opposizione, che sta toccando con mano la profonda verità dell'antico adagio vae victis, è depressa e lacerata. Le questioni che la dividono sono legione, dalla spiegazione dell'insuccesso elettorale al futuro del partito;
Accusato
del delitto del tabaccaio fa sciopero della fame: "non c'entro"
( da "Repubblica,
La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Contro di loro gli inquirenti hanno in mano mesi di intercettazioni. "Si è vero, alcune frasi su Monetti le ho anche dette, ma ero ubriaco e si parlava del più e del meno - ha confessato ieri La Piana - però non pensavo affatto che potesse esserci un omicidio, e io sto pagando per un'accusa troppo grave, e non è giusto.
Tribunale
caos, operai tra i fascicoli - dario del porto
( da "Repubblica,
La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: operai tra i fascicoli Gip in rivolta: "Atti su arresti e intercettazioni alla mercè di tutti" DARIO DEL PORTO Lavori in corso, ma tra i fascicoli processuali. Uffici giudiziari "trasformati senza preavviso in un cantiere con decine di operai", dove faldoni contenenti "notizie riservatissime" si ritrovano abbandonati "alla mercè di chiunque".
L'inchiesta
sul porto si allarga alle acciaierie - marco preve
( da "Repubblica,
La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazione tra Novi e Carbone che per il primo fa ipotizzare alla procura un tentativo di concussione ai danni dell'industriale Riva per obbligarlo ad utilizzare i lavoratori della Pietro Chiesa. "Ho spiegato agli inquirenti - racconta Bianchi - che la legge sulla portualità consente a Riva di scaricare in autonomia solo merci che debbano essere utilizzate nel processo produttivo
"così
la giustizia va contro i poveri"
( da "Repubblica,
La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Nelle inchieste per stupro spesso si usano le intercettazioni. Tutto buttato via". Un'amnistia mascherata? "No, io non penso a questo. I processi che salteranno sono tanti, ma molti sarebbero saltati comunque, avviati alla prescrizione, perché non si riesce a farli. Sono settemila solo quelli già istruiti in attesa di essere fissati dal Tribunale.
Milano,
si ricomincia: in cinquecento al primo girotondo Dalla Chiesa: è forte
l'indignazione civile per le leggi ad personam e l'attacco ai giudici. Lo
slogan: Noi facciamo da sol ( da "Unita, L'"
del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Nel mirino dei manifestanti soprattutto le leggi che vogliono limitare l'uso delle intercettazioni e la Schifani bis, o "salva premier", che punta a mettere al riparo Silvio Berlusconi dagli effetti del processo Mills. L'appello era stato lanciato dal "Comitato milanese per la legalità" e dall'esponente del pd meneghino Nando Dalla Chiesa.
Il
tempo dell'opposizione ( da "Unita, L'"
del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: annunciato un disegno di legge sulle intercettazioni che ne restringerà all'estremo l'uso ai magistrati e impedirà ai giornalisti di parlarne: un plumbeo silenzio coatto. Ed è alle porte un nuovo tentativo di dare protezione definitiva al capo del governo, dissimulata con l'ampliamento del beneficio non solo alle cinque alte cariche dello stato ma anche ai giudici costituzionali.
Al
Tappone ( da "Unita, L'"
del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: già nella legge sulle intercettazioni è previsto qualcosa di simile: per arrestare o indagare un sacerdote, il magistrato è tenuto ad avvertire il suo vescovo; per indagare o arrestare un vescovo, deve avvisare il Segretario di Stato vaticano. Il che lascia supporre che, per indagare eventualmente sul Segretario di Stato, si debba chiedere il permesso al Papa;
Clinica
degli orrori Brega resta in carcere ma non per omicidio Il Riesame: interventi
inutili però non mortali Il primario in galera per truffa e lesioni gravi
( da "Unita,
L'" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: conversazioni intercettate risulta come l'attività di Brega fosse notoriamente ispirata ad un'aggressività chirurgica sostanzialmente funzionale al conseguimento di indebiti profitti in danno del servizio sanitario nazionale". I giudici scrivono anche di "gravi indizi di colpevolezza a carico del primario non solo in merito alla truffa aggravata ma anche in relazione alle lesioni volontarie.
Il
ritorno dei Girotondi: no al decreto salva-processi
( da "Corriere
della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: ci sono anche le nuove norme sulle intercettazioni, lo spregio della libertà di stampa e l'attacco all'indipendenza della magistratura ". Ma soprattutto, il cosiddetto "lodo Schifani-bis": "Non esiste Paese in Europa in cui una legge già dichiarata incostituzionale venga ripresentata a distanza di tre anni.
COLPEVOLEZZA
( da "Corriere
della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: discorsi" intercettati o registrati, con la loro potenza suggestiva e la sensazione potentissima di verità che da essi promana, si trasformano, prima ancora di ogni valutazione giudiziaria, in surrogati delle prove che devono essere ancora confermate. E i "mostri", che peraltro non hanno bisogno di additivi per confermarne,
<Mi
fido soltanto di lui Aspetterò che esca per mostrargli gli esami>
( da "Corriere
della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: E le intercettazioni? Ornella: "Non crediamo a una parola ". E gli interventi definiti dai pm "inutili"? "Falsità". Perfino Piergiorgio Maggi, che compare nell'ordinanza per aver subito "lesioni personali gravi", lesioni commesse "con l'aggravante di aver agito con crudeltà sulla persona", ecco, perfino Maggi è dall'inizio nel partito dei pro.
<Una
cieca adesione al sistema truffaldino di illeciti gravissimi>
( da "Corriere
della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: i giudici riportano un'intercettazione depositata dai pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano. Il medico era stato licenziato dalla Santa Rita nell'autunno scorso, quando emersero le prime notizie sull'inchiesta. Collaborava con la Clinica San Carlo di Milano e al telefono diceva: "Comunque, se tutto va così, questa settimana.
Sicurezza,
l'offerta di Di Pietro <Io speaker dell'opposizione>
( da "Corriere
della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: per raccogliere le firme necessarie ai referendum con cui abrogare "le norme per limitare le intercettazioni, quelle su Rete4, sul finanziamento ai giornali di partito e alla casta". Di Pietro conferma di volere rimanere un alleato di Walter Veltroni e del Pd. Tuttavia li invita "a prendere atto che da soli non vanno da nessuna parte".
Ancora
sbarchi a Lampedusa Arrivi in Sardegna
( da "Sole
24 Ore, Il" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: barconi intercettati a sud dell'isola-Stato lungo la rotta verso la Sicilia. Nel fine settimana l'ondata di immigrati irregolari ha investito anche la Sardegna: ieri 16 algerini sono sbarcati a Porto Pino, in provincia di Cagliari. Con quelli intercettati domenicae sabato si è raggiunta quota 130: si tratta in maggioranza di persone di nazionalità algerina che partono da Annaba,
Le
colline di Hemingway silhouette di racconto che fu subito un classico
( da "Corriere
della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Che quella conversazione di due sconosciuti sia stata davvero intercettata da Hemingway - in una stazione, in Spagna, negli anni Trenta. Può darsi che a discutere a quel modo fossero stati lo stesso Hemingway e una delle sue donne, non si sa quando, o dove. O una coppia di amici. O che si trattasse di pura invenzione, anche se tutto suona così "naturale".
Cocaina:
poliziotto in manette <Lo stipendio non bastava>
( da "Corriere
della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: diretta dal funzionario Luca Armeni, ha effettuato una ventina di perquisizioni, tutte sul litorale, nelle abitazioni di altrettanti indagati. Per gli investigatori il ruolo del poliziotto era quello di dare appoggio logistico alla banda. I riscontri ai sospetti della Mobile sarebbero arrivati anche da intercettazioni telefoniche.
Governance
leggera per l'export ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Come intercettare i fondi sovrani? Gli Usa si sono chiesti come rendere trasparente la gestione dei fondi sovrani. In Germania una recente legge prevede autorizzazioni in alcuni settori specifici. Io credo che la riflessione la debba fare l'Europa in quanto tale, perché spesso le imprese sono intra-europee,
<Tremonti
taglia anche i fondi per i mezzi pubblici>
( da "Corriere
del Veneto" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: dallo stop alle intercettazioni. Così si demotivano le forze dell'ordine, già penalizzate dall'ennesimo taglio dei fondi destinati a dotarle dei mezzi adeguati. Non ce la fanno più nemmeno i Comuni, che senza l'Ici fino alla fine dell'anno non avranno certezze sul bilancio, anche perchè continuano a ricevere fondi statali in base all'ormai superato parametro della spesa storica,
Cromo,
1000 ettari al veleno ( da "Stampa, La"
del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract:
Indagano
sulla sinistra? Puniti e allontanati Sul premier? Seggio sicuro
( da "Giornale.it,
Il" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: quella delle intercettazioni a Piero Fassino ("Abbiamo una banca") e Massimo D'Alema ("Vai Consorte, facci sognare"), oltre che all'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio. La Forleo disse che l'allora ministro degli Esteri aveva telefonato a magistrati milanesi per accomodare l'inchiesta che lo riguardava, e che il procuratore generale Blandini le chiese di soprassedere.
Condanna
senza appello: sei italiani su dieci non si fidano dei giudici
( da "Giornale.it,
Il" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Il dato non fa che confermare un trend iniziato da tempo - ma intercettato politicamente finora solo dalle forze del centrodestra - che ha visto salire la sicurezza in cima alle preoccupazioni degli italiani, e parallelamente calare la fiducia nelle istituzioni delegate al controllo e all'applicazione delle leggi.
<Mi
fido soltanto di lui Aspetterò che esca per mostrargli gli esami>
( da "Corriere.it"
del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: E le intercettazioni? Ornella: "Non crediamo a una parola ". E gli interventi definiti dai pm "inutili"? "Falsità". Perfino Piergiorgio Maggi, che compare nell'ordinanza per aver subito "lesioni personali gravi", lesioni commesse "con l'aggravante di aver agito con crudeltà sulla persona", ecco, perfino Maggi è dall'inizio nel partito dei pro.
Vip
e cocaina, in dirittura d'arrivo altre due inchieste della Procura
( da "Stampa,
La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: "Stiamo lavorando sulle intercettazioni e sulle dichiarazioni rilasciate dai protagonisti di questa inchiesta" si limita a confermare Landolfi. Il fatto che ci siano di fatto ben tre differenti filoni giudiziari con due stralci, conferma che le posizioni al vaglio degli inquirenti sono diversificate tra loro.
Fano:
tenta furto, arrestato dopo inseguimento
( da "gomarche.it"
del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Scoperti, i tre si sono dati alla fuga a bordo di un auto rubata ma sono stati intercettati da una gazzella nei pressi di Fano. Dopo aver provocato un incidente stradale, i malviventi hanno continuato la loro corsa a piedi. I carabinieri sono riusciti a bloccare solo uno dei tre, che è stato arrestato.
TRAVAGLIO:
VEDO CHE IL BUGIARDO CON LE MECHES NON DEMORDE - CHI TOCCA LA SINISTRA MUORE,
CHI TOCCA BERLUSCONI VA IN PARLAMENTO FOLLIERI E LA GIUSTIZIA U.S.A. IL CASO
ORLANDI ( da "Dagospia.com"
del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: telefonato al mio avvocato per sapere come mai le mie tesi sulla legge-bavaglio del governo Berlusconi in materia di intercettazioni collimassero con le sue. L'avvocato gli ha detto che l'ho consultato per verificare la correttezza alcune cose che intendevo scrivere. Questo non si chiama copiare: si chiama controllare le informazioni prima di scrivere, come fa ogni buon giornalista.
TRAVAGLISSIMO
SUL CAV: AL TAPPONE POTREBBE SOSPENDERE PER UN ANNO IL DIVIETO DI RICEVERE L'EUCARESTIA
A TUTTI I BATTEZZATI NEL '39, DIVORZIATI NELL'85, SOTTO IL METRO E 60, E COL C
( da "Dagospia.com"
del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: già nella legge sulle intercettazioni è previsto qualcosa di simile: per arrestare o indagare un sacerdote, il magistrato è tenuto ad avvertire il suo vescovo; per indagare o arrestare un vescovo, deve avvisare il Segretario di Stato vaticano. Il che lascia supporre che, per indagare eventualmente sul Segretario di Stato, si debba chiedere il permesso al Papa;
Alcune
settimane fa Berlusconi aveva affermato che, quando incombono grandi emergenze,
rispettare la ( da "Stampa, La"
del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: con ritmi incalzanti per dimostrare determinazione e disorientare gli avversari, limitazioni delle intercettazioni, meno notizie sui giornali in materia di indagini penali, sospensione dei processi, nuovo lodo Schifani a copertura delle alte cariche dello Stato, in grado di eludere, se possibile, le vecchie censure della Corte Costituzionale.
( da "Corriere Economia Online" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Fil di Ferrè E'
Zegna il campione della moda maschile a cura di Giusi Ferrè Ma agli uomini
interessa davvero la moda? Quella lieta follia di sfilate, show, collezioni che
ogni sei mesi propone un guardaroba tutto nuovo definito una volta rivoluzione
aristocratica, un'altra streetwear borghese, un'altra ancora casual formale?
Basta vedere la sorprendente classifica dei dieci uomini più eleganti del mondo
stilata dal mensile americano Esquire e arrivata puntuale nel momento in cui
cominciano le presentazioni del menswear per la primavera/estate 2009 per
capire quanto sia incerta la situazione. Prevedibilmente, è citato Barack Obama
per la semplicità del suo abbigliamento, composto di un classico completo scuro
rischiarato dalla camicia bianca. Ma nella lista appare anche il roccioso Fabio
Capello, commissario tecnico della nazionale di calcio inglese che, secondo la
rivista, con il suo modo di vestire ricorda il postino Pat, un personaggio dei
cartoni animati in 3d molto noto in Gran Bretagna e le cui avventure sono
approdate recentemente anche da noi. Della graduatoria fa parte Lapo Elkann,
che colpisce per la "sfrontatezza" nella scelta dell'abbigliamento:
cappellaccio di lana blu, pantaloni colorati e giacca di lino beige. Come
spiega Catherine Hayward, la direttrice di Esquire , il criterio di queste
scelte è la personalità. "Gli uomini importanti sanno come vestirsi e
spesso si adattano a una particolare uniforme. Ogni personaggio presente nella
nostra lista, ha aggirato i tradizionali modi di vestire e ha creato un proprio
stile". Non è nemmeno importante che i capi siano costosissimi, come
rileva a sorpresa l'indagine condotta dal Luxury Institute di New York tra
consumatori maschi ad alto reddito. Un campione ben individuato: 803 milionari
con un reddito medio di 348.000 dollari l'anno e un patrimonio non inferiore ai
3,6 milioni di dollari. Valutate le risposte in base sia all'età, sia ai
profili utilizzati nella più recente Survey of Consumer Finances realizzata per
conto delle Federal Reserve, è risultato Ermenegildo Zegna il campione del
lusso virile, seguito da Armani e Brioni. Approvazione piena dell'Italian
Style, dunque, anche se Milton Predosa, amministratore delegato del Luxury
Institute, sottolinea: "Non è necessario essere il brand più caro per intercettare il favore dei consumatori della upper
class, come dimostra l'ottima valutazione ottenuta da Zegna. E nemmeno si
tratta soltanto di un problema di creatività. Molto ha a che fare con
l'intensità del rapporto che si instaura, mentre gli stilisti di moda maschile
spesso lavorano in un vuoto pneumatico e hanno difficoltà a capire le
valutazioni dei loro clienti". Sarebbe interessante realizzare una
ricerca simile anche in Cina dove, secondo Gaetano Marzotto, presidente di
Pitti Immagine, l'uomo è più favorevole ad acquistare un capo di tipo classico
ed elegantemente duraturo, che rappresenti il savoir faire italiano, mentre sui
mercati maturi si registra una forte richiesta di capi che definisce smart
casual . Con abilità, il fashion system italiano è pronto a soddisfare entrambe
le richieste: non a caso il menswear ha chiuso il 2007 con un giro d'affari di
8,6 miliardi di euro, con un aumento del 6% rispetto all'anno precedente grazie
all'eccellente andamento delle esportazioni salite a 5,1 miliardi di euro: più 6,8%.
Performance da record in Russia (+37,3%) e in Cina/Hong Kong (+20%), mentre in
Europa la crescita è risultata più modesta: +4,4%. Scarso il consumo in Italia
che per quest'anno si prevede in frenata. E questa non è proprio una sorpresa.
( da "Corriere Economia Online" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Bruxelles al bivio
Dopo il "no" irlandese, le prime mosse per rilanciare l'integrazione
Frodi e sprechi: i piani per rifare il bilancio Ue Monti: più risorse per le
nuove priorità, ma dico no alla tassa comunitaria. Moltrasio (Confindustria):
basta soldi per il Sud I soldi sono pochi. E pure spesi male. Forse non c'è
niente di meglio che partire dal bilancio per spiegare la crisi dell'Unione
europea. Solo 130 miliardi di euro all'anno per reggere una costruzione di 27
Paesi e 470 milioni di cittadini, quando lo Stato Italiano, per esempio,
spende, nei dodici mesi, sei volte di più. Il confronto tra la base materiale e
le ambizioni economiche e politiche della Ue sta diventando grottesco. Nel
( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Sono i cattolici
"tiepidi" lo zoccolo duro del Pdl E il voto complica il rapporto
Chiesa-politica Il 34% dei praticanti ha votato per Veltroni, il 48% per
Berlusconi (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) ILVO DIAMANTI Come, in fondo, è avvenuto
in campagna elettorale, per tacita, reciproca intesa fra i due maggiori
candidati premier. A Berlusconi, d'altronde, non piace aprire grandi e
laceranti discussioni fra gli elettori; i suoi, in particolare. Preferisce
dialogare con la gerarchia in modo diretto. A tu per tu. Rassicurando il
Pontefice sul sostegno alle famiglie e alle scuole cattoliche. Oppure invitando
un vescovo a spendersi affinché la Chiesa permetta ai divorziati di "fare
la comunione" (quindi anche, ma non solo, a lui: per evitare il sospetto
di una indulgenza "ad personam"). Le posizioni della Chiesa, inoltre,
in questa fase non favoriscono una specifica parte politica. Sui temi bioetici
e sulla famiglia la gerarchia ecclesiastica è in contrasto con il
Centrosinistra. Ma avviene il contrario in materia di sicurezza e di
immigrazione. Così, la "questione cattolica", in Italia, non sembra
più al centro del dibattito politico. Anche la polemica di Famiglia Cristiana
sul ruolo dei cattolici nel PD avrebbe avuto un impatto mediatico assai
maggiore qualche mese fa, quando i Democratici erano al governo. Mentre ora
sono la minoranza della minoranza. Tuttavia, è lo stesso risultato elettorale
ad aver complicato il rapporto tra Chiesa e politica. Dopo la fine della Dc -
il partito dei cattolici ? la Chiesa ha scelto di agire in proprio sui temi di
maggiore interesse. La gerarchia è intervenuta in modo diretto, insieme a
gruppi, circoli e comitati del mondo cattolico. Ha investito con maggiore
decisione sulla comunicazione e sui media. Dai quotidiani (L'Osservatore
Romano, l'Avvenire, Famiglia Cristiana) alle emittenti radiotelevisive.
Sostenuta da intellettuali e media "non" cattolici. Anzi: laici; atei
(più o meno) devoti. Raccolti intorno al Foglio di Giuliano Ferrara. Una
"Chiesa extraparlamentare", l'ha definita Sandro Magister in un
lucido saggio di alcuni anni fa (pubblicato dall'Ancora del Mediterraneo).
Capace di promuovere massicce campagne di opinione. Disposta a "scendere
in campo" direttamente, come ha fatto in occasione del referendum sulla
procreazione assistita. Questo modello è stato ispirato e guidato dal cardinale
Camillo Ruini. Che ieri si è congedato dal ruolo di "vicario" di
Roma, dopo quasi 18 anni. Esortando i vescovi, nel commiato, a non essere
"sudditi". Di certo non lo sono stati negli ultimi 20 anni. Semmai il
contrario. Tuttavia, questa linea oggi appare in discussione. Per funzionare,
esige una Chiesa in grado di orientare, almeno in parte, le scelte elettorali
dei cattolici. In modo da premiare oppure punire le forze politiche, in base
alla coerenza con le posizioni della Chiesa. Capace, ancora, di influire sulle
scelte legislative, attraverso parlamentari "fedeli". Come un
"gruppo di pressione" (non diremo "lobby", per non generare
equivoci) in grado di esercitare una "pressione" efficace. Ciò non è
avvenuto, in questa fase. Giuliano Ferrara (ancora lui) ha denunciato, dopo le
recenti elezioni, l'indebolirsi della presenza dei cattolici e degli esponenti
vicini alla Chiesa: nell'attuale governo e nei posti-chiave dei principali
partiti. Conseguenza implicita della scelta della Chiesa di non scegliere. Di
non schierarsi apertamente. E, semmai, di appoggiare l'Udc di Casini e di
Pezzotta. Coltivando una tentazione neodemocristiana. Una critica esplicita
alla strategia "extraparlamentare" di Ruini. Le recenti elezioni,
d'altra parte, sottolineano come, dopo la Dc, sia finita anche l'era dell'unità
politica dei cattolici. In modo, forse, definitivo. Lo mostrano i dati
dell'indagine condotta dal Laboratorio di Studi Politici dell'Università di
Urbino (LaPolis) nelle settimane successive al voto (campione nazionale di
oltre 3300 casi). I cattolici confermano, come nel recente passato, di essere
orientati prevalentemente a centrodestra. Il 34% di coloro che frequentano
assiduamente la messa domenicale ha, infatti, votato per Veltroni (il 30% per
il PD); il 48% per Berlusconi (il 41% PdL). Tuttavia, la differenza rispetto al
totale dei votanti non è eccessivo. Fra i cattolici praticanti, infatti, il Pd
ottiene 3 punti e mezzo in meno rispetto a quanto avviene fra i votanti
nell'insieme. Il contrario del PdL. Tuttavia, conviene rammentare che quanti
vanno regolarmente a Messa (secondo l'Osservatorio socio-religioso triveneto,
diretto da Gian Antonio Battistella e Alessandro Castegnaro) costituiscono una
quota di poco inferiore al 30% della popolazione. Per cui, rispetto al
risultato ottenuto dal Pd e dal PdL fra i votanti nel complesso, la differenza espressa dal voto dei cattolici praticanti si
riduce a circa l'1% L'Udc, da parte sua, ha effettivamente intercettato una
quota di cattolici quasi doppia rispetto al proprio peso elettorale. Il 10% dei
cattolici praticanti assidui. Che, però, sul totale dei voti validi, significa
non più del 3%. Poco per garantire ai cattolici peso e rappresentanza.
Anche perché, comunque, il 90% dei cattolici ha votato diversamente. Dati molto
simili emergono da altre ricerche (Itanes, nella parte curata da Luigi Ceccarini;
dati Ipsos, nelle analizzati da Paolo Segatti e Cristiano Vezzoni). Anche per
questo riteniamo che i progetti neocentristi volti ad allargare la base
elettorale dell'Udc non produrranno effetti significativi. Visto che la
presenza radicale nel Pd non pare averne indebolito la capacità di attrarre il
voto cattolico. Peraltro, nella base elettorale dei principali partiti (Udc
esclusa), i cattolici praticanti costituiscono una porzione significativa, ma
minoritaria. E, sui temi sociali ed etici, esprimono posizioni maggiormente
vicine alla parte politica di riferimento piuttosto che alla Chiesa. Semmai, la
preferenza per il Centrodestra appare molto più evidente fra i cattolici che
esercitano la pratica religiosa in modo saltuario. Una componente, peraltro, ampia
degli elettori (circa un quarto del totale), poco sensibile agli insegnamenti
ecclesiastici. Animati da grande fiducia nella Chiesa, questi cattolici
interpretano e praticano una religione secolarizzata e privatizzata. Più simile
al "senso comune" che a una professione di fede esercitata con
coerenza. L'influenza della Chiesa, per essere davvero influente, deve
rivolgersi in particolare a questo popolo di "fedeli tiepidi".
Peraltro, più tradizionalisti e orientati a destra, sui temi etici ma anche sociali.
Tuttavia, la "missione" perseguita da Benedetto XVI non dimostra
indulgenza verso il relativismo religioso ed etico. Al contrario, mira a
recintare il "campo religioso", tracciando confini chiari fra la
verità dei cattolici e quella degli altri. Per questo potrebbe avvenire che la
Chiesa abbandoni la via extraparlamentare. Che la gerarchia cattolica concentri
la propria pressione (e la propria "missione") sulla politica e i
politici. Cattolici e non. Ma, ancor prima, sugli stessi cattolici. Soprattutto,
i più "relativi". Per rafforzare il potere di rappresentanza della
Chiesa. E, forse prima ancora, per "educarli". Per trasformare la
loro fede da relativa in assoluta.
( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Cronaca Clandestino
ucciso dal caldo sul tir tragedia a Venezia, altri
( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina II - Genova
L'intervento Considerato il risparmio procurato alla collettività, sarebbe
giusto premiare i condomini più virtuosi, riducendo la Tia Il tesoretto che vale
la raccolta differenziata FEDERICO VALERIO (segue dalla prima di cronaca)
Passare dalle campane ai sistemi di raccolta differenziata
condominiale avviati a Sestri e Pontedecimo permetterà di intercettare elevati
flussi di materiali post consumo di qualità, finalizzati al riciclo e che
saranno ben pagati dal Conai. Uno studio effettuato da Italia Nostra con la
partecipazione di 100 famiglie italiane, ha dimostrato che una famiglia
adeguatamente informata e motivata riesce, senza particolari problemi, a
separare più dell'80% dei propri scarti, con caratteristiche conformi alle
richieste del mercato del riciclo. Questo dato trova conferma nei tanti comuni
(Varese, Cinisello Balsamo, Montebelluna, Capannori?) e quartieri di grandi
città (Reggio Emilia, Roma, Torino, Bari?) che hanno già adottato il sistema di
raccolta porta a porta, con raccolte differenziate superiori al 60% e con punte
dell' 80% (Consorzio Priula, nel Trevigiano). Questo significa che una famiglia
di tre persone, in media, riesce a differenziare 453 chili all'anno dei propri
scarti, che in base alla composizione vale per il Conai 53 euro. Se poi si
calcola che i circa 150 chili di organico che la stessa famiglia può separare,
trasformati in compost valgono altri 12 euro si raggiunge un valore commerciale
dei materiali post consumo separati e riclicabili pari a 65 euro per famiglia.
Ma il conto non finisce qui. Tutto quello che si ricicla non deve essere
smaltito e visto che smaltire una tonnellata di rifiuti costa in media 90 euro,
la fatica della nostra famigliola tipo, per separare alla fonte i propri
scarti, vale altri 40 euro per mancate spese di smaltimento. E in totale, il
guadagno e il risparmio indotto, grazie all'impegno di questa famiglia
riciclona vale 106 euro all'anno. E' un valore economico che non si può
ignorare nella stima della Tariffa di Igiene Urbana (TIA) da far pagare ai
genovesi: chi fa raccolta differenziata e produce meno rifiuti, deve pagare
meno di chi non fa raccolta differenziata e produce più rifiuti. E questa giustizia
fiscale è resa possibile proprio dai sistemi di raccolta differenziata
condominiale che si stanno sperimentando a Genova. Il modo più semplice, rapido
ed economico è quello di applicare ai condomini, una tariffa proporzionale al
volume del cassonetto condominiale per l'indifferenziato non riciclabile che lo
stesso condominio decide di adottare. Ovviamente l'accesso ad ogni cassonetto
sarà riservato al proprio condominio di riferimento. E' quello che già si fa
con successo in altre città italiane: provare per credere.
( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Cronaca Rifiuti, via
libera alla discarica di Chiaiano Bertolaso: aprirà fra tre mesi e sarà
presidiata dall'esercito. "Ma niente sostanze pericolose" La promessa
del sottosegretario: arriveranno non più di mille tonnellate al giorno
trasportate da piccoli mezzi ROBERTO FUCCILLO NAPOLI - Aprirà, d'intesa con
autorità e popolazioni locali, con tutte le garanzie del caso, ma aprirà, fra
tre mesi. Dopo un mese di polemiche e scontri, anche di piazza, avviati col
decreto che Silvio Berlusconi venne a presentare proprio a Napoli, Guido
Bertolaso ha finalmente tracciato l'iter della discarica di Chiaiano. Lo ha
fatto ieri, al termine di un paio di ore di riunione con le autorità locali dei
Comuni interessati. Bertolaso ha confermato che le analisi sul sito ? come anticipato
due settimane fa da "Repubblica" ? sono positive, ma esistono ancora
problemi tecnici da risolvere insieme, cominciando con un'altra riunione in
programma oggi, con quei tecnici della controparte che finora hanno sostenuto
la non adeguatezza del sito e che ieri non erano stati convocati. Due i
problemi principali per Bertolaso: le strade per arrivare alla discarica, che
attraversano un centro abitato, e la qualità dei rifiuti. Sul primo punto il
sottosegretario promette non più di 1000 tonnellate al giorno, meno della
produzione giornaliera di Napoli. E si useranno "mezzi piccoli, che
arriveranno solo in certe ore per dare meno disagio". Sulla qualità ecco
la garanzia che a Chiaiano arriveranno solo rifiuti tal quale, e non rifiuti
pericolosi, "nonostante quello che dice il decreto". Inoltre la
Protezione civile attuerà a luglio una raccolta differenziata per la zona nord
di Napoli, pensando a un futuro in cui in discarica possa arrivare solo rifiuto
secco. è un insieme di indicazioni che abbassano il possibile carico ambientale
per Chiaiano. Fino al punto da non escludere che la cava venga utilizzata per
meno delle 700 mila tonnellate di capienza previste. Se nel frattempo il resto
del ciclo andrà bene, facendo funzionare la differenziata e avviando anche i
termovalorizzatori, la quantità finale da depositare nel sito potrebbe essere
minore di quel limite. Tra l'altro, proprio sul termovalorizzatore di Acerra
Bertolaso ha ribadito che "il governo sta studiando le modalità per andare
avanti con i lavori. La raccolta differenziata è prioritaria, ma Acerra è la
seconda priorità, poi vengono le discariche sufficienti per smaltire quanto si
produce". Aprirà dunque Chiaiano. Ma senza atti di imperio. Sarà sito di
interesse nazionale, dunque controllato da forze dell'ordine e forze armate. Ma
anche su questo punto Bertolaso tenta di tranquillizzare affermando che questo
darà garanzie sulla qualità dei conferimenti, ovvero che
non arrivino prodotti spuri come quelli radioattivi partiti per la Germania e
intercettati anche di recente prima che arrivassero alla discarica di
Savignano. Ci sarà poi un percorso di verifiche che porterà alla apertura non
prima di tre mesi. Il sito sarà sottoposto a bonifica, poi a regolare
valutazione di impatto ambientale. Conclusione: "I primi
conferimenti avverranno non prima di tre mesi da oggi". Obiettivo ottobre,
dunque. Fino ad allora si dovrebbe sopperire con Savignano e Sant'Arcangelo
Trimonte, che apre fra una settimana, e che a sua volta sostituirà la discarica
in via di esaurimento di Serre Macchia Soprana. Nel frattempo Bertolaso dovrà
curare anche il fronte europeo. Martedì sarà a Bruxelles per concordare le
modifiche da apportare al decreto, specie sulla qualità dei rifiuti e delle
emissioni, punti sui quali sui quali l'Unione europea minaccia di bocciare il
decreto stesso.
( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Mancino frena sul
blocca processi "Ancora nessun parere dal Csm" Colloquio con
Napolitano. Sacconi: il "vaffa" contro le toghe Alfano: dal Colle un
importante contributo di chiarezza e serenità ALBERTO CUSTODERO ROMA - Sul
giudizio di incostituzionalità della norma blocca-processi (e salva-premier),
il Csm frena. Nicola Mancino, vice presidente del Consiglio superiore della
magistratura, ha avuto, ieri mattina, un colloquio con il capo dello Stato (che
è anche presidente del Csm). è stato il Quirinale a chiarire che "a
tutt'oggi, non c'è alcuna bozza di parere elaborata e approvata dalla
commissione competente" a proposito del decreto legge sulla sicurezza in
discussione al Senato che prevede la sospensione per un anno dei processi per
fatti anteriori al giugno 2002. "Nulla al riguardo - ha aggiunto la nota -
è stato concordato tra i due correlatori, i consiglieri Livio Pepino e Fabio
Roia". Poiché, dunque, il lavoro del Csm è ancora in corso, e di
conseguenza nessun documento poteva essere stato sottoposto all'attenzione del
vicepresidente del Csm e del presidente della Repubblica ai fini di un
successivo inserimento all'ordine del giorno del Plenum, per il senatore
Mancino "sono state aperte polemiche immotivate su un parere
inesistente". Il richiamo del capo dello Stato a rispettare i processi
istituzionali aperti, senza esprimere valutazioni preventive, è un messaggio
arrivato al premier Silvio Berlusconi e apprezzato dal ministro della
Giustizia, Angelino Alfano. "Esprimo un giudizio positivo sulla nota del
Quirinale", ha commentato il portavoce del governo, Paolo Bonaiuti.
"L'iniziativa del presidente della Repubblica offre un importantissimo
contributo di chiarezza e serenità", gli ha fatto eco il Guardasigilli. Il
richiamo del Colle è stato interpretato in tutt'altro modo, però, dal leader
dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, secondo cui Mancino "non ha
fatto nessuna marcia indietro". "Semplicemente - ha spiegato Di
Pietro - è uscito dal cuore di qualcuno ciò che è nella ragione e che verrà
confermato ufficialmente dal Csm nei prossimi giorni". "C'è
un'emergenza democratica", ha tuonato il leader dell'Italia dei valori.
Poi, parafrasando l'articolo della Costituzione sull'obbligo dell'azione penale
(e riferendosi alla mobilitazione proposta per il prossimo autunno dal
segretario del Pd, Walter Veltroni), il leader dell'Idv ha detto: "Non c'è
bisogno di aspettare novembre per l'"azione popolare": bisogna fare
subito una manifestazione, o a Montecitorio, o a Piazza Navona". Sull'onda
dell'appello alla mobilitazione, oggi, alle 18, davanti al Tribunale di Milano
si terrà un presidio dei girotondi in difesa della Costituzione e della
giustizia organizzato da Nando Dalla Chiesa e dal Comitato per la legalità. Di
Pietro, dopo aver spiegato che raccoglierà le firme utilizzando Internet, ha
rivelato di aver intenzione di promuovere "un grappolo di referendum"
contro le leggi più inique annunciate da Berlusconi: fra queste, la norma sulla sospensione dei processi e quelle sulle
intercettazioni, sul finanziamento ai partiti e ai loro giornali. Sulla
polemica fra governo e magistratura è intervenuto, dai microfoni di Sky, anche
il parlamentare del Pdl e legale di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, secondo
il quale il Csm, "o almeno una parte di esso, vuole o tenta di avere un
ruolo politico, soprattutto quando è al governo il centrodestra".
Mentre l'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli taglia corto sulle
polemiche sollevata dalla salva-premier ("l'obbligo dell'azione penale è
una finzione perché i giudici, non riuscendo a svolgere tutti i processi,
scelgono quelli da portare avanti"), il ministro del Lavoro, Maurizio
Sacconi ha spiegato, ieri, il suo "vaffa..." pronunciato il giorno
prima alla festa della Cisl. "Era un insulto - ha precisato il ministro -
indirettamente rivolto a una parte, minoritaria, della magistratura
politicizzata".
( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Veltroni: no alla
sindrome della spallata "Ma il governo ci riporta nel passato". E Di
Pietro raduna l'altra opposizione Il leader del Pd alla festa dell'Anpi con
Vendola, candidato segretario del Prc UMBERTO ROSSO dal nostro inviato
CASTELLAMMARE DI STABIA - Scorre le ultime dichiarazioni di Walter Veltroni,
"noi non ci faremo prendere dalla sindrome della spallata, la nostra
strategia è di maggiore respiro". Dalla Campania, dove ha convocato
d'urgenza lo stato maggiore del suo partito, Di Pietro formalmente è d'accordo
con il segretario del Pd. "Nessuna competizione con Walter, non vogliamo
fare i primi della classe". Di fatto, però, Tonino è venuto a battezzare
"l'altra opposizione" a Berlusconi. Durissima, senza sconti, e
immediata. "Siamo all'emergenza democratica. Faremo opposizione in
Parlamento, nelle piazze e con tanti referendum contro la vergogna delle leggi
ad uso e consumo del Cavaliere". Via libera perciò ad una operazione che
cambia pelle al suo partito. Mettendo insieme Leoluca Orlando e Beppe Grillo.
Pino Pisicchio e i girotondi di Pardi e Flores. Beppe Giulietti e gli orfani
della sinistra arcobaleno. E che strizza l'occhio al Parisi che sul Corriere
della Sera ha chiesto la testa di Veltroni, per provare ad agganciare così
anche i malpancisti del loft. "Rispetto le preoccupazioni di Arturo, sono
serie, indicano una difficoltà di percorso" ammicca il leader dell'Italia
dei Valori. All'ex ministro della Difesa, Veltroni ieri dalla Festa dell'Anpi
(dove c'era anche Nichi Vendola, candidato alla segreteria di Rifondazione) ha
risposto che "la nostra gara non sono i cento metri, la nostra strategia
la faremo vivere nei prossimi anni". Ma è proprio sui "tempi"
che Tonino ha deciso di lanciare la sua sfida, gettandosi nello spazio di
mercato politico lasciato vuoto. Il Pd promuove una manifestazione contro il
governo per l'autunno? L'Idv ne farà due. La prima a giorni, quando il
pacchetto sicurezza passerà dal Senato alla Camera, con presidio e raccolta
firme in piazza Montecitorio o piazza Navona. L'altra a settembre, in occasione
della Festa del partito a Vasto. "Non pretendo "ius primae
noctis" per la manifestazione ma uno "ius" sì. Mica possiamo
scendere in piazza quando i buoi sono scappati, a leggi approvate". Il Pd
ragiona su tattiche e tecniche di sbarramento parlamentare? Tonino mette in
pista un "grappolo" di referendum per bocciare l'uso "a fini personali del consenso elettorale ricevuto dagli elettori":
contro la sospensione dei processi, il blocco delle intercettazioni, la
salva-Retequattro, il finanziamento pubblico ai partiti e ai giornali di
partito. "Saranno l'occasione per mostrare un altro paese, il paese che
vorremmo". Per la sua battaglia l'ex pm chiama a raccolta a tutti. A
cominciare dal Pd. "Non credo proprio che il popolo dei democratici
dirà di no. Certo, con i vertici del partito è difficile capire con chi
parlare". Ma Di Pietro nella sua nuova veste di acchiappa-oppositori pensa
a un coinvolgimento più largo possibile, a cominciare dal popolo dei grillini,
"può essere una grande opportunità". Follini difende Veltroni dagli
attacchi di Parisi, "vecchio rito tribale la decapitazione del
leader". Così come fanno Realacci, "la maggioranza del partito non
vuole un cambio di leadership" e Fioroni: "Senza Walter, Ds e
Margherita si ritroverebbero oggi come il Prc". Tonino guarda e aspetta di
vedere come va finire dentro il loft. "Mi auguro - concede - che possano
superare presto le difficoltà". Intanto con Walter sembra pace fatta sulla
questione della presidenza della Vigilanza, con Leoluca Orlando ancora in
corsa, "Veltroni è stato brava a respingere il tentativo del Pdl di
spaccare l'opposizione".
( da "Repubblica, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Cultura la xv edizione
Al palazzo delle esposizioni di roma Una divertente babele di voci deformate e
stridori violenti a opera di novantanove artisti non più giovanissimi. Manca un
filo conduttore e sarà il pubblico a decidere il titolo della manifestazione I
tulipani tanto amati dai sultani richiamano le donne col burqa L'omaggio a
Fabro e all'Arte Povera evocata da neon e sedie di ferro L'orso tutto rosa
ricoperto da Big Babol e immerso nella spazzatura ROMA Un collage di ritagli di
fotografie attaccati su pannelli di legno per formare un tulipano. Ma il fiore
in realtà nasce dal rovesciamento dell'immagine di donne vestite, fasciate,
nascoste dal tradizionale burqa musulmano. è questa l'opera che Bruna Esposito
presenta fino al 14 settembre al Palazzo delle Esposizioni di Roma in occasione
della XV edizione della Quadriennale a cui partecipano novantanove artisti
(catalogo Marsilio). La scelta del tulipano non è casuale: ha ispirato
l'iconografia artistica e artigianale orientale e turca in particolare sin dai
tempi più remoti. è risaputa la passione per i tulipani da parte dei sultani
della dinastia ottomana, che ritenevano il fiore di buon auspicio. Nelle
porcellane, nelle piastrelle, nei tappeti, nelle stoffe ottomane si ritrovano
immagini di tulipani che ornano e arricchiscono le vesti dei sultani, le pareti
delle loro stanze, le loro stoviglie, i loro tappeti. Uno dei giardini del
palazzo imperiale di Istanbul, il famoso Topkapi, è dedicato proprio ai
tulipani. è in questo modo che la Esposito si inserisce nel dibattito sul velo
che sta infiammando la Turchia: porta Roma verso il Vicino Oriente, la trascina
su questioni ben più complicate della Quadriennale, l'istituzione che ha il
compito di promuovere l'arte contemporanea italiana, il cui nome deriva dalla
cadenza con la quale si svolge l'esposizione. La Quadriennale prese forma nel
1927 con l'idea di accentrare a Roma la migliore produzione dell'arte
figurativa nazionale, lasciando alla Biennale veneziana lo svolgimento di
manifestazioni internazionali. Per il pieno decollo dell'iniziativa fu decisiva
la figura di Cipriano Efisio Oppo, artista, scrittore, deputato al Parlamento
del Regno e segretario nazionale del sindacato delle belle arti, nonché
segretario generale delle prime quattro edizioni della manifestazione romana, a
cominciare da quella del 1931 quando per l'inaugurazione arrivò Benito
Mussolini in persona. Oggi le alte gerarchie sin sono viste poco. Solo
Gianfranco Fini ha visitato, privatamente, la mostra, il vernissage è toccato
al nuovo assessore alla cultura di Roma, Umberto Croppi, e il taglio del nastro
a Isabella Rauti Alemanno, moglie del sindaco della capitale, seguita dal
presidente della Fondazione Quadriennale, Gino Agnese, uomo della destra ma in
carica durante tutti i governi di centro-sinistra. Da un punto di vista
statistico, questa edizione presenta novantanove artisti la cui età media è
intorno ai 45 anni, ma un terzo è sotto i 35, uno su tre è donna, il 30 per
cento è nato o vive a Roma. Sono stati scelti da cinque curatori di varia estrazione
critica: Chiara Bertola, Lorenzo Canova, Bruno Corà, Daniela Lancioni, Claudio
Spadoni. Da un punto di vista critico non vi sono grandi novità, sorprese o
scoperte (Grazia Toderi e Alessandra Tesi, ad esempio, erano presenti fin
dall'edizione del 1996). Ma l'allestimento, semplice e pulito, che ha
trasformato gli spazi segnati dalle colonne del Palazzo - da poco restaurato -
in tante sale, in "white cube", permette una lettura assai piacevole
e forse assicura un gran successo di pubblico, ormai pronto a correre in nome
dell'arte contemporanea. Accadeva, per la verità, nel passato: la celebre
Quadriennale del 1935, che esaltò la Scuola Romana, portò al Palazzo delle
Esposizioni 350.000 visitatori. Chissà come andrà questa edizione dove il
pubblico è chiamato anche a dare un titolo attraverso un questionario
consegnato insieme al biglietto d'ingresso. Non c'è un fil rouge ad unire gli
artisti. Nelle discussioni tra i curatori - ammette Chiara Bertola - è stata
subito scartata l'ipotesi di individuare un tema e un titolo generico sotto il
quale forzare nomi sparsi di artisti italiani. L'ultima parola dunque la dirà
"il popolo" di questa edizione che parte con un omaggio a Luciano
Fabro, scomparso un anno fa, con un monumentale marmo che occupa l'atrio di Pio
Piacentini che ha per titolo Autunno. Fabro è uno dei maestri di quell'Arte
Povera che continua a lanciare segnali, intercettati dai
giovani ora in mostra alla Quadriennale: così dimostra il trentottenne Stefano
Bonacci con il suo neon piramidale, le sedie in ferro e vetro. Ma non è una
tranquilla e silente lettura del passato prossimo. La Quadriennale è un
coacervo di colori, di gialli, di rossi, di azzurri, una divertente babele di
voci deformate, di tonfi misteriosi, di stridori violenti. Sono provocati
dal video di Daniele Puppi, che amplifica in maniera luciferina il modesto
rumore di una serata di ginnastica casalinga, o dai centocinquanta altoparlanti
di Elisabetta Benassi che formano la scritta They Live We sleep, frase ripetuta
all'infinito da un bambino, da un pensionato. è l'arte che diventa spettacolare
e spettacolo: Secolo XXII di Bernhard Rudiger, con il visitatore chiamato a far
suonare un disco di ghisa che ha la forma di un Ufo; la Maserati nascosta da
aculei di vetro di Luca Pancrazzi; le vedute di città del Messico, Parigi,
Algeri, intagliate con il bisturi da Elisabetta Di Maggio sopra profumati
saponi di Marsiglia; la visione di porte e finestre in resina poliestere di
Loris Cecchini. In questo caotico universo convivono Mario Airò, Stefano
Arienti, l'orso su due zampe di Maurizio Savini che guarda nello spioncino di
una porta mentre affonda nella spazzatura. è tutto rosa, ricoperto dalle gomme
da masticare Big Babol. è finto come è finta la carta da parati di Francesco
Simeti. è invece di porcellana il grande ulivo di Luisa Rabbia, è in resina la
scatola di "E una risata vi seppellirà" con cui Lara Favaretto rende
omaggio a Gino De Dominicis, solo apparentemente sono fotografie quelle di
Vanessa Beecroft, Matteo Basilè e Paola Pivi: sono la testimonianza, il frutto
di complesse performance. è un viaggio reso avvolgente e misterioso dal buio
video di Ra di Martino, ma anche spaventoso da quello di Nico Vascellari. Un
viaggio che diviene socialmente impegnato grazie al video di Gea Casolaro,
bell'omaggio ai morti sul lavoro, poi reso tranquillo da Andrea Aquilanti, che
all'immagine connette il disegno, dai dipinti di Paolo Chiasera e dai pastelli
di Giuseppe Caccavale. Foto, video, installazioni e un buon numero di dipinti
marcano dunque questa Quadriennale che non ha un'unica chiave di lettura. A
ogni artista è stata chiesta una sola opera e quel che viene fuori è una
visione sfuocata di questa Italia dove si è considerati giovani a quarant'anni,
mentre nel resto del mondo il successo arride a venticinque. Anche i tulipani
sono il frutto dell'impegno di una signora ormai vicina ai cinquant'anni.
Nell'arte, come nel resto, c'è poco da star tranquilli.
( da "Unita, L'" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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consultando l'edizione del Vuole un movimento in "stile Grillo" Tra i
quesiti, Rete4 finanziamento a partiti e giornali, intercettazioni.
( da "Unita, L'" del 23-06-2008)
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l'edizione del "Non è in atto una competizione a chi fa più
opposizione" ci tiene a precisare subito Antonio Di Pietro, in apertura
della Conferenza programmatica dell'Italia dei Valori, convocata in tutta
fretta davanti "all'emergenza democratica" che il Paese sta vivendo.
"Il rapporto con gli alleati non è messo in discussione e noi non vogliamo
essere i primi della classe mentre è una coalizione che può far meglio
l'opposizione" rassicura assicurando che lui non chiede nessun "ius
primae noctis", ma "ius, quello sì, non si discute". Però
qualche preoccupazione Di Pietro non la nasconde. C'è il "rispetto e
l'apprezzamento per le parole di Arturo Parisi che indicano un percorso"
su cui sarà bene riflettere. C'è l'inquietudine per il dibattito interno al Pd
"in cui spero torni presto il sereno". Ma c'è anche l'apprezzamento
per la coerenza mostrata dal Partito democratico nel sostenere la candidatura
di Leoluca Orlando a presidente della Commissione di Vigilanza, mentre
contravvenendo ad ogni regola e con la consueta arroganza "la maggioranza
avrebbe voluto decidere anche questo". L'alleanza, dunque, regge. Lo stile
si conferma diverso. Così Antonio Di Pietro che da subito ha fatto conoscere il
suo dissenso ad una manifestazione dopo l'estate, traccia il suo percorso di
lotta. In piazza subito "nel giorno in cui il decreto passerà dal Senato
alla Camera". In piazza in autunno a sostegno del "grappolo di
referendum" che annuncia per cancellare, a mezzo della volontà popolare,
le nefandezze delle leggi che Berlusconi sta disegnando a sua misura e non
"per rispondere ai problemi della gente" che lo ha votato proprio per
questo ed ora si trova tra le priorità una legge salva premier di cui nessuno,
se non il Cavaliere, avverte la necessità impellente. Ma referendum anche per
togliere il finanziamento ai giornali e ai partiti, e poi
le intercettazioni ed anche il salva Rete4. E via dicendo. Ce n'è per tutti.
Con i tempi e i modi dovuti dato che si tratta di decreti ma anche di disegni
di legge. Due manifestazione per lanciare un segnale preciso. E per far fare un
salto di qualità, secondo Di Pietro, all'opposizione "che c'è, e l'avete
vista in Parlamento". E a quella che verrà "che dovrà saldare
l'attività parlamentare con la partecipazione popolare" e che avrà come
primo obbiettivo le leggi ad personam. Poi giù con "il grappolo" di
referendum destinati a far esplodere, come bombe, nell'immaginario collettivo
le contraddizioni e gli interessi che ancora una volta Berlusconi ha messo al
primo posto della sua attività di governo. Mentre "un premier dovrebbe
avere ben chiaro che la corruzione in atti giudiziari è un reato grave e che un
presidente del Consiglio dovrebbe correre dal proprio giudice invece di andare
in Parlamento per farsi fare leggi su misura". La piazza. Quella reale e
quella mediatica, la rete come strumento di aggregazione e di espressione di
volontà. "Perché dovremmo aspettare novembre quando per quell'epoca
potremmo già avere raccolto le firme" chiosa Di Pietro che non ci sta
"a chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati". Anticipa,
dunque, i tempi il leader dell'Italia dei Valori. Prevede la cura ancor prima
che il male abbia fatto tutto il suo percorso. Ma lui ha ben chiaro come andrà a
finire. E si dice d'accordo con le indiscrezioni che sarebbero filtrate dal Csm
sull'incostituzionalità del "salva premier" e che per lui, pur
davanti alla precisazione che non c'è stata ancora nessuna valutazione, resta
"una fuga di notizie su quello che accadrà". Tutto scritto. Perché è
così. "È una recidiva. Per un'altra volta si cerca di sostenere che
qualcuno può essere diverso rispetto alla legge e che può chiedere l'immunità
quando è già sotto processo". La raccolta di firme sarà sostenuto da personaggi
noti, a cominciare con molta probabilità, da Beppe Grillo, anche se Di Pietro
punta su "un movimento spontaneo come rugiada al mattino". Ma sarà un
banco di prova anche per questa opposizione del confronto quotidiano. Non si
sbilancia Di Pietro sul sostegno che potrebbe venire alla sua iniziativa dal
Partito democratico. "Forse non ci aiuteranno a raccogliere le firme ma
vorrei capire come faranno a dire di no: una cosa è il Pd e un'altra è il
popolo del Pd".
( da "Unita, L'" del 23-06-2008)
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l'edizione del In piazza non solo contro il governo Vincenzo Vita È importante
la mobilitazione proposta per il prossimo autunno dal segretario del Partito
democratico, Walter Veltroni. È bene, infatti, cambiare passo nell'opposizione
al governo Berlusconi, senza - per cortesia! - aprire un dibattito surreale se
e come questo significhi tornare all'antiberlusconismo (??). C'è un
diffusissimo disagio morale che attraversa un paese ferito dalle leggi e dagli
emendamenti ad personam, dagli spot di politica economica che a conti fatti
penalizzano, tanto per cambiare, i ceti meno abbienti, gli "invisibili",
dagli attacchi ai magistrati e ai giornalisti. Alle libertà, alla cultura, dopo
il taglio - tanto per cominciare - di 160 milioni di euro della già
modestissima spesa culturale. Attorno alla giustizia si gioca una doppia
partita: quella reale per condizionare l'autonomia della magistratura, fino
all'intervento sulle intercettazioni telefoniche e sui
processi in corso; un'altra simbolica che attiene ai caratteri del governo
italiano, ormai (al di là che lo sia davvero o meno) gestito nella "cerimonia
mediatica" come un regime effettivo. È una prassi consolidata, quella di
annunciare per contribuire alla formazione di un certo senso comune. Per
questo è essenziale scendere in piazza, accompagnando il movimento al progetto
e per opporsi ad una deriva reazionaria. La manifestazione lanciata da
Micromega non pare alternativa, o viceversa. Anzi. Et et, non aut aut. È nostro
compito, come già si realizzò nel 2002 e 2003 con le manifestazioni (sì, anche
i girotondi) sulla pace, per l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per la
giustizia giusta, per i diritti e le libertà, dalla cultura all'informazione,
tornare nella società in carne e ossa. Insomma, che si avvii una mobilitazione
multiforme, fatta dalla battaglia quotidiana e da grandi appuntamenti, da
iniziative diverse ma accomunate dall'urgenza etica, prima ancora che politica,
di sconfiggere il berlusconismo. Quest'ultimo non è solo un fatto
politico-politico, bensì una miscela di populismo e autoritarismo, vale a dire
la destra dell'età postmoderna, che non ha molto a che spartire con il vecchio
conservatorismo, costituendone anzi una sostituzione quasi conflittuale. È il
nuovo mix tra localismi corporativi e snaturamento dello Stato di diritto. Con
il sottofondo di tanti programmi della vecchia televisione generalista.
( da "Corriere della Sera" del 23-06-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-23 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE "Contro le leggi ad personam" E Di Pietro annuncia un
"grappolo di referendum" DAL NOSTRO INVIATO CASTELLAMMARE DI STABIA (Napoli)
- "Osserviamo con rispetto e apprensione quanto sta avvenendo all'interno
del Pd. E con rispetto e apprensione valutiamo le preoccupazioni espresse da
Arturo Parisi, il quale indica anche un percorso da seguire". Antonio Di
Pietro scandisce con lentezza le parole quando commenta l'intervista dell'ex
ministro della Difesa, assai critica nei confronti di Walter Veltroni, tanto da
auspicare un avvicendamento alla guida del Pd. Il leader dell'Italia dei valori
è qui per una due giorni dedicata a mettere a punto la macchina organizzativa
in vista di una campagna contro il governo Berlusconi. Il passaggio che dedica
alle vicende interne al Pd fa parte di un ragionamento dedicato al rapporto con
gli alleati e al tipo di opposizione che deve essere fatta. Di Pietro non
intende "entrare in competizione con loro né fare il primo della classe,
dato che gli interessi sono comuni e c'è bisogno di essere forti e uniti".
Tuttavia è evidente che l'Idv si candida a essere il perno di un'opposizione
risoluta all'attuale maggioranza. Ed è proprio per questo che traccia una
strada sulla quale spera di incontrare, se non tutto il gruppo dirigente del
Pd, certo "buona parte dei suoi elettori". In questo quadro si
inserisce la campagna annunciata dallo stesso Di Pietro per promuovere un
"grappolo di referendum contro le leggi ad personam a incominciare dalle
norme salva-processi, dalla legge salva-Rete4 a quelle che
impediscono l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche per arrivare poi a
escludere il finanziamento ai giornali e ai partiti". L'idea dell'ex pm è
quella di "offrire lo spaccato di un altro Paese: l'Italia che
vorremmo". A suo giudizio, infatti, l'Italia sta vivendo
"un'emergenza democratica". Occorre, dunque, contrastare chi,
"abusando della funzione e del ruolo che gli hanno dato i cittadini con il
voto, intende violare la legge in nome degli italiani". La raccolta delle
firme, quando i provvedimenti avranno la forma di leggi compiute, si accompagna
a una serie di manifestazioni di piazza, che potrebbero segnare il ritorno alla
stagione dei girotondi. Di Pietro annuncia già che "quando il decreto
sulla sicurezza che contiene le norme salva-processi approderà alla Camera
organizzeremo un presidio h 24 davanti a Montecitorio per richiamare
l'attenzione dei cittadini sull'operato dei deputati e allo stesso tempo
terremo un sit in a Piazza Navona". Lorenzo Fuccaro Emergenza Per il
leader dell'Idv Antonio Di Pietro c'è "un'emergenza democratica".
( da "Corriere della Sera" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-06-23 num: - pag: 25 categoria:
REDAZIONALE Il nuovo filone romano Una spia tra "canali
istituzionali" per aiutare il faccendiere ROMA - C'è un capitolo
dell'inchiesta sui tentativi di bloccare i processi in Cassazione, chiamata
"mafia e massoneria", che gli inquirenti palermitani considerano
particolarmente inquietante. Perché ci sono tracce di contatti con "canali
istituzionali" che permettevano al faccendiere Rodolfo Grancini
considerato l'architetto del sistema messo in piedi per evitare il carcere ai
vari "clienti" - di scoprire chi indagava sul suo conto. Lui,
Grancini, contava sull'appoggio di una poliziotta, Francesca Surdo, per
controllare sull'archivio informatico lo stato dei procedimenti a carico delle
persone di cui s'interessava. Di qui l'accusa di "accesso abusivo"
nei confronti dei due che, ad esempio, fecero accertamenti su un sorvegliato
speciale di Mazara del Vallo già arrestato per mafia. Ma un giorno del luglio
2006 la Surdo decise di interrogare il computer sulla posizione dello stesso
Grancini, scoprendo che aveva "una cosina per una storia di assegni",
come gli disse in una telefonata intercettata. Lui spiegò
"che aveva coperto Marcello" intendendo, secondo i carabinieri, il
senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri. Due ore dopo Grancini richiamò la
poliziotta, preoccupata di fargli capire "che l'aver consultato la banca
dati non voleva significare alcuna mancanza di fiducia o sospetto sul suo
conto", scrivono i pubblici ministeri. Ma Grancini insisté:
"Sai che mi hanno detto? Io ho chiamato gli amici miei, poi te lo dirò,
"quella ha battuto su... su la tastiera... del ministero degli
Interni"... Non si fanno queste cose". La poliziotta chiese scusa, e
Grancini spiegò: "Semplicemente ho fatto fare una telefonata e ho appurato
se era vero o no, tutto qua... Qualche amico ce l'ho anche io", concluse
ridendo. Poi riparlarono di Dell'Utri, ma per i magistrati antimafia è
allarmante il fatto che "Grancini, in tempo reale, aveva saputo da altri
canali istituzionali (e da sue non meglio specificate fonti)" che la Surdo
s'era interessata della sua posizione processuale. Il giudice palermitano che
ha ordinato gli arresti del faccendiere e della poliziotta ha trasmesso per
competenza questa parte dell'inchiesta alla Procura di Roma che ora proseguirà
le indagini. Gio. Bia.
( da "Corriere della Sera" del 23-06-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-06-23 num: - pag: 25 categoria:
REDAZIONALE Padre Romanin Parla il sacerdote coinvolto nell'inchiesta su clan e
massoni Il gesuita e l'accusa per mafia "Favori? No, solo leggerezza"
"Mi hanno dettato le lettere di raccomandazione e le ho firmate. Gli
onorevoli in parrocchia? Li facevo entrare ma non assistevo agli incontri"
ROMA - "Io so che c'è la mafia in Sicilia, la 'ndrangheta in Calabria e la
camorra a Napoli. Conosco qualcosa di Lucky Luciano, il gangster americano che
avrebbe aiutato lo sbarco in Sicilia durante la seconda guerra mondiale. Altro
sinceramente non saprei dire...", spiega nel suo italiano inquinato dalla
cadenza inglese padre Ferruccio Romanin. Eppure proprio lui, gesuita rettore
della chiesa di Sant'Ignazio a Roma, che confusamente ricorda la bomba che
uccise il giudice Falcone - "in quegli anni stavo in Australia..." -
si ritrova a 79 anni indagato per concorso in associazione mafiosa. La scorsa
settimana i magistrati della Procura di Palermo l'hanno interrogato, dopo avergli
fatto perquisire casa e ufficio. "Sono venuti alle 3 del mattino e hanno
preso due computer, una rubrica, tre agende, fogli di carta intestata. Non so
perché". Forse perché lei ha scritto una lettera di raccomandazione per il
figlio del capomafia di Trapani Mariano Agate, per esempio, sostenendo di
conoscerlo anche se non era vero. Com'è accaduto? "è accaduto perché me
l'ha chiesto una persona che conoscevo da anni, Rodolfo Grancini (arrestato e
indagato anche lui per concorso con la mafia, corruzione e altro, ndr) il quale
mi disse che questo Agate e un altro ragazzo erano finiti in prigione per dei
misfatti che normalmente non commettevano, e che meritavano un po' d'aiuto. Lui
mi ha dettato le lettere e io le ho firmate. Ho sbagliato, non avrei dovuto, ma
il mio atteggiamento è quello di essere sempre disponibile verso chiunque si
presenta e chiede aiuto. Ho commesso una grave leggerezza, ma pensavo che
quello che Grancini mi suggeriva fosse vero. Lui comunque non ha mai parlato né
di mafia né di capomafia". Come ha conosciuto il "faccendiere "
Grancini? "Io sono andato in Australia quando avevo 9 anni, per
raggiungere mio padre emigrante, e lì sono diventato gesuita e ho lavorato
quasi ininterrottamente tra scuole e parrocchie. Sono rientrato in Italia nel
2001, e dopo un po' è venuto questo signore, accreditandosi come un
intermediario che aveva aiutato e sostenuto altri conventi, che poteva
raccogliere fondi e aiutare la chiesa. Anche se poi sui nostri conti correnti
lui non ha versato soldi. Io non ho indagato, mi sono fidato e gli ho offerto
ospitalità nei locali della parrocchia". Cioè questa
sacrestia dove Grancini, intercettato, diceva di portare colonnelli, generali e
altri che volevano parlare con il senatore Del-l'Utri, al riparo da eventuali
microspie. Lei che ne sapeva? "Niente. Lui mi annunciava che c'era un
onorevole o un altro, anche se i nomi non li ricordo. Mi parlava
dell'amico Dell'Utri, di Berlusconi, ma io qui non li ho mai visti. E non
assistevo agli incontri. Io li facevo entrare come faccio entrare gli inquilini
dei palazzi vicini per le riunioni di condominio, Grancini diceva che gli
incontri erano per il progetto di costituire una libera università. Poi si
voleva accreditare come rappresentante della chiesa verso l'esterno, i miei
superiori mi dissero di interrompere i contatti e io lo feci. Se avessi seguito
quella disposizione quando s'è ripresentato nel 2006, con la richiesta delle
lettere per quei ragazzi, sarebbe stato meglio". Ora è rammaricato per
avergli dato di fiducia? Si sente tradito? "Io non voglio giudicare, è un
compito che spetta ai magistrati. Il mio è ascoltare le persone, e voglio
continuare a farlo. Certo sono addolorato per quello che è successo, anche se
rientra in ciò che ho sempre cercato di fare nei mei 60 anni da gesuita:
disponibilità verso gli altri. Io non sono abituato a chiedere informazioni su
chi domanda aiuto, e vorrei continuare così". Ha fiducia che l'inchiesta
giudiziaria possa chiarire tutto? "Non lo so, lo spero. In verità sono un
po' preoccupato. Ho vissuto quasi tutta la vita in Australia, dove c'è una
corte suprema composta da 7 giudici che possono prendere decisioni anche con
una maggioranza di 4 contro 3: se il verdetto su un unico fatto provoca una
simile divisione, come si può credere alla giustizia esatta? Ho il massimo
rispetto per i magistrati e per il sistema giudiziario italiano, ma vedremo
come andrà a finire". Giovanni Bianconi.
( da "Corriere della Sera" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-06-23 num: - pag: 40 categoria:
REDAZIONALE Italia matada Eliminata dalla Spagna ai rigori Si chiude con Donadoni.
Torna Lippi DA UNO DEI NOSTRI INVIATI VIENNA - Adesso che avremmo dovuto
camminare con le nostre gambe, visto che nessuno avrebbe più potuto darci una
mano, ci ritroviamo sbattuti fuori da un Europeo giocato sempre sull'orlo della
crisi. Nessuno ci poteva aiutare più, ieri: non Van Basten, già rientrato ad
Amsterdam, e nemmeno la fortuna perché la fortuna aiuta gli audaci e ieri,
contro una Spagna che in attacco aveva le polveri fradice, l'Italia ha giocato
una partita di avvilente pochezza, rispolverando a tratti il vecchio catenaccio
che credevamo definitivamente sparito dal nostro repertorio. Ce ne andiamo da
Euro 2008 battuti ai rigori, stavolta il miracolo di Berlino non si può
riprodurre perché quella di Lippi era una squadra tosta e quella di Donadoni
una formazione che ha cancellato il gol dai suoi schemi: 0-0 fino ai
supplementari poi, dal dischetto, ha sbagliato De Rossi, Buffon
ha raddrizzato la barca intercettando il penalty di Guiza ma Di Natale (che
errore affidare al meno esperto degli attaccanti su piazza una responsabilità
del genere!) calciava in maniera indegna. Così, rigore decisivo di Fabregas
e... arriba EspaÑa. In attesa di analisi ovviamente meno frettolose, prendiamo
atto del fallimento di Cassano, dell'acerbo Aquilani e, more solito, di
Luca Toni che, baffi o non baffi, ha ribadito una condizione fisica straziante.
Donadoni, capoccione, è affondato con lui e, a stretto giro di posta, ne
pagherà le conseguenze. A breve infatti l'annuncio del ritorno in azzurro di
Marcello Lippi. Quella di ieri sera è stata tutta un'altra musica rispetto alla
devastante partita dei russi contro l'Olanda. Là c'era da stropicciarsi gli
occhi per la meraviglia, qui il ritmo base è stato sostanzialmente da balera. I
russi correvano come degli ossessi, Spagna e Italia hanno fatto dell' andamento
lento il leit motiv della loro sfida. Certo, non sempre è oro tutto quello che
riluce e un conto è giocare a Basilea, con il termometro bloccato su
temperature accettabili, e un altro è finire nell'enorme forno del Prater a 31
gradi sul far della sera: però qui si è ruminato calcio mentre là, la sera
prima, abbiamo visto i marziani. I nostri avversari, come sempre, hanno cercato
di sviluppare i loro attacchi dopo una serie di passaggi laterali. Noi, tranne
un paio di spunti portati da Cassano prima dell'eclissi totale (sua), raramente
siamo riusciti a trascinare il pallone sulle fasce per poi armare la testa di
Toni. Nel tentativo di cambiare un po' le carte in tavola, nonno Aragones non
ha trovato di meglio che spostare Silva da sinistra a destra, ottenendone in
cambio un paio di rasoterra che hanno pericolosamente avvicinato la nostra
porta. La bruttezza della partita, l'impossibilità di sbloccarla con azioni
lineari e dunque la necessità di un cambio di passo, induceva i due allenatori
ad intervenire sul centrocampo. Donadoni accantonava l'anonimo Perrotta per
inserire Camoranesi (che quasi subito trovava la palla-gol chiudendo una
macchinosa trama azzurra sul piede di Casillas), il suo collega spagnolo provava
con Cazorla e Fabregas per Iniesta e Xavi. Il risultato era che, dopo un
velleitario avvio di ripresa degli spagnoli, gli azzurri si preparavano ai
tempi supplementari con un catenaccio d'antan. Aveva voglia, Donadoni, di
richiamare Cassano (sparito troppo presto dalla ribalta) per riproporre Di
Natale: gli schemi azzurri prevedevano difatti la difesa ad oltranza e in
queste condizioni non c'era possibilità di alimentare l'attacco. In uno dei
rari rovesciamenti di fronte Toni, in mezza rovesciata, rubava poi a Grosso il
ghiotto traversone destrorso di Di Natale. Allegria... Aragones, vedendo
l'Italia alle corde, provava a tagliare la testa al toro richiamando
l'incavolatissimo Torres (ma non doveva essere uno dei fenomeni dell'Europeo?)
per inserire Daniel Guiza, il pichichi, cioè il capocannoniere della Liga ma a
metterci in angustie era il solito Silva in avvio dei tempi supplementari, cui
peraltro replicava Di Natale (colpo di testa), costringendo Casillas ad un
mezzo miracolo. Poi zero assoluto fino alla fine, con gli spagnoli che
sprecavano parecchio esibendo pure loro dei bei piedi quadrati, nonostante
l'ingresso di Del Piero al posto di Aquilani (troppo ingessato il ragazzo).
Inevitabile che con i calci di rigore calasse il sipario su questa Italia senza
arte né parte. Alberto Costa Un fallimento Spedizione fallimentare, Toni in
condizione straziante. Che errore far battere il rigore a Di Natale Delusione
In alto, i giocatori azzurri pietrificati dalla sconfitta; sopra, il capitano
Buffon (Staccioli/Insidefoto, Dalder/Reuters).
( da "Giornale.it, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 25 del 2008-06-23
pagina 4 E Di Pietro pensa ai referendum di Redazione Roma. "Un grappolo
di referendum". Questa la proposta del leader dell'Italia dei valori
Antonio Di Pietro per "abrogare le norme più inique del governo
Berlusconi". Per l'ex pm, la raccolta di firme dovrebbe
portare alle urne per cancellare alcune "leggi ad personam". Le
tematiche? "Finanziamento pubblico ai giornali di partito, finanziamento
ai partiti, intercettazioni, norma salva-Rete4 e sospensione dei
processi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 25 del 2008-06-23
pagina 14 Bobo Craxi ci riprova "Io, pugile suonato pronto all'ultimo
ko" di Giancarlo Perna Il secondogenito di Bettino, ex sottosegretario
agli Esteri: "Mi hanno trombato tre volte, ma corro alle Europee"
Quando lo raggiungo al Caffè con terrazza su Villa Borghese, Bobo Craxi ha già
consumato una bibita, sgranocchia pistacchi e fuma Marlboro. L'ex
sottosegretario agli Esteri è blandamente ciclotimico e la mattina non carbura
se non pasteggia con larghezza. La prima reazione appena mi scorge, è ordinarsi
un caffè. Poi dice: "Ciao". "Sembri un plenipotenziario, Bobo.
Ti è rimasta l'impronta della Farnesina", dico. È abbagliante nell'abito
blu e cravatta in tinta. "Ho riflettuto tanto se mettere o no la cravatta",
dice e si assesta gli occhialoni scuri da agente segreto. "E...?".
"Mi sono vestito così per educazione verso di te", dice e mi instilla
un senso di colpa per avere il colletto aperto. "Nella serie di interviste
ai trombati, ci stai a pennello: sei un trombato doppio. Nel 2006 e nel
2008". "Le trombature sono più di due. Ho anche quelle alle Europee.
Ma con l'attuale sistema, non si è trombati. O si è nominati o non si è".
"La politica fa per te?". "Si fa politica anche fuori delle
istituzioni", dice, ordina una minerale e si accende una sigaretta.
"Sei cambiato dopo l'esperienza nel governo Prodi?", chiedo. A me
sembra più mansueto e sicuro del solito. "Una tappa importante. La cosa
che mi manca di più è l'intensità di un lavoro fatto con passione". "Il
bilancio?". "Molto positivo. Ho fatto percorso netto...".
"Chi si loda si imbroda", lo avverto, sapendolo incline a
considerarsi l'ombelico del mondo. "Giudica tu. Italia riammessa nel
Consiglio di sicurezza dell'Onu; entrata nella Commissione dei Diritti umani;
ottenuta la moratoria sulla pena di morte; Milano si è aggiudicata
l'Expo". "Tutto grazie a te?". "Per la maggior parte".
Ingurgita una manciata di pistacchi e aggiunge: "In un'azienda avrei avuto
un aumento, invece mi hanno licenziato". "Lo Sdi, tuo e di Boselli,
ha preso lo 0,9 per cento dei voti. I socialisti sono spariti", osservo,
riportandolo a terra. "Un buco nell'acqua, ma non mi rassegno all'idea dei
vincitori sconfitti. Solo in Italia, chi ha vinto per la Storia, noi e la Dc, è
senza avvenire. Un'eccezione in Europa dove, ovunque, la sinistra coincide coi
socialisti, i conservatori coi popolari". "Ti resta la scappatoia del
Pd di Veltroni". "Non devo scappare da nessuna parte. Il Pd non
corrisponde alle mie idee. La sua decisione di scaricarci è stato un errore madornale
anche sul piano elettorale. Ha spinto tanti socialisti a punire Veltroni,
votando la destra". "Tu e tua sorella, Stefania, siete su fronti
opposti. Come va tra voi?", chiedo. Mentre riflette, giungono dal vicino
zoo barriti, ruggiti e altri colloqui tra fiere. "Non bene. Aggiungo che
mi dispiace", dice Bobo dopo un po'. "Stefania è sottosegretario agli
Esteri come lo eri tu. Emulazione fratricida?". "Emulazione, con
un'oncia di puerile rivalità. Trovo sbagliato il suo incarico. Se c'è una
vistosa diversità tra nostro padre e Berlusconi, è la politica estera.
L'allergia al multilateralismo del Cav, la subalternità a Bush... Mi auguro che
Stefania si batta per le cause giuste... Penso che lo farà". "Tuo
papà ti stimava?". "Che domande!", esclama. "Mi voleva
bene. Parlava con me", dice poi imbarazzato. "Filippo Facci, che a
Bettino era vicino, dice che eri fonte di preoccupazioni". "Ah, sì?!,
Ah, sì?!. Be', tutti i figli lo sono per i padri. Ognuno si guardi nelle
proprie famiglie. Sul legame con mio padre ho scritto un libro. Non penso che
Facci l'abbia letto". "Che opinione hai di te?". "Sono
mediamente intelligente e di carattere aperto". "Nobile o
meschino?". "Né l'uno, né l'altro. Ho 44 anni e non mi sento più un
ragazzo. Ho preso ogni decisione con la mia testa. L'ho fatto rimanendo legato
alla comunità socialista. Se fossi stato opportunista, avrei fatto altre
scelte". "Perché critichi Stefania che sta col Cav? Era amico di tuo
padre e ti ha fatto deputato la sola volta che lo sei stato". "Non
critico. Considero una sconfitta che una parte dei socialisti rinunci a
ricostruire la propria casa, preferendo quella di altri. Un socialista non
milita nell'emisfero conservatore che è alternativo al proprio. Per un
dirigente di partito è un errore di grammatica politica. Lo sbagliato non sono
io che voglio mantenere, sia pure sconfitto, la mia identità". "Ti
sei intruppato con gli ex comunisti e con Di Pietro che, come disse Bettino di
sé, "mi hanno ucciso". "Compito dei socialisti è cambiare la
sinistra in meglio, attraverso il riformismo moderno. Rinunciare a svolgerlo, è
accettare la propria sconfitta. Lo sbagliato nella sinistra è Di Pietro".
"E dalli con "lo sbagliato", è un solecismo, lo rimprovero.
"Parlando di Di Pietro lo strafalcione ci sta bene", assicura, mentre
un colpo di vento fa volare i miei appunti. "Il Cielo ti punisce",
dice Bobo e se la gode vedendomi raccattare i foglietti carponi. Detesti il
Cav? "Continua a starmi simpatico". Di lui hai detto: "Ha dato
al mondo una pessima immagine dell'Italia. Ha fatto solo disastri".
"Esagerazioni propagandistiche. Ma Berlusconi fa cose che, agli occhi del
mondo, appaiono incomprensibili. Ora, mi auguro faccia bene. Però, se il
buongiorno si vede dal mattino, non ci siamo". Hai anche detto: "Ha
fatto una politica estera di lazzi e pacche sulle spalle". Ma piace a
Bush, Putin, Sarkozy. "Bush è uscente. Io critico il suo atteggiamento
verso gli arabi che ci ha alienato simpatie fondamentali per l'Italia. Non ho
digerito il voltafaccia suo e di Frattini verso Arafat. Portò Arafat
all'isolamento e alla morte. Pagina sgradevole". La tua politica estera è
invece quella della telefonata adulatoria a un tizio di Hamas, terroristi che
vogliono la distruzione di Israele. "Il tizio è il primo ministro palestinese
il quale, cinque giorni fa, ha concluso una tregua con Israele. Come vedi,
promuovevo auspici che si sono realizzati". Israele ha regalato Gaza ai
palestinesi. Loro la usano per il tiro al piccione su Israele. "Che ci sia
un'arretratezza di fondo delle classi dirigenti palestinesi, è scontato. La
morte di Arafat è tra le cause di questa eterna guerra". Sei filoarabo
spinto. Gratitudine per l'accoglienza tunisina a tuo papà? "La
riconoscenza per il presidente Ben Alì resterà per sempre". Quella di tuo
padre fu latitanza o esilio? "Latitante è uno che scappa. Mio padre è
stato fermo in un posto, difeso in armi da un esercito. Difficile chiamarlo
latitante". Hammamet ha dedicato una strada a Bettino. Di Pietro ha detto
che in Italia non lo permetterebbe. "Di Pietro non è la legge. Nel
decennale della morte fioriranno diverse strade. Penso anche a Milano. Di
solito sono vie periferiche e assolate, vorrei invece un luogo simbolico. Come
vorrei delle targhe, qui visse, qui lavorò, ecc". A Roma, Alemanno ha proposto
di intestare a tuo padre il Largo dell'Hotel Raphael, dove visse.
"Alemanno ha mescolato un po' tutto, da Almirante a Berlinguer. Il Largo
del Raphael a me va bene. Purché non dedichi poi ad Almirante Valle Giulia dove
il capo del Msi si presentò coi mazzieri. Né via Caetani, dove fu ritrovato
Moro, a Berlinguer che contribuì alla sua morte capeggiando il partito della
fermezza". Di Pietro ha già detto che sulla targa a Craxi vorrà la
scritta: "Morto latitante". "Di Pietro non sarà ricordato come
grande ministro, ma come un pm ossessionato che non ha saputo reinventarsi una
vita. Giustizialista anche in politica". Le prime mosse del governo?
"Buone sull'equità fiscale e sul lavoro. Non convincente, a volte dannose,
sul resto". Il freno alle intercettazioni? "Giusto.
Il mercimonio telefonico c'è solo in Italia". L'uso dei militari per
l'ordine pubblico? "Un'idiozia. Meglio aumentare polizia e Cc. Pensi che
mi avrebbero dato l'Expo per Milano se fossi stato il rappresentante di un
Paese che pullula di militari come Beirut?". La sospensione dei
processi alle alte cariche? "Berlusconi doveva parlarne in campagna
elettorale. Non è che prima vinci e poi fai quello che c..zo ti pare. Nella
sostanza, è giusto che il primo ministro possa governare libero dai processi".
Col referendum antinucleare, Bettino ci ha lasciato una pesante eredità. Il Cav
vuole cancellarlo. "Non è l'eredità di mio padre, ma di milioni di
italiani attraverso un voto democratico. Per tornare al nucleare ci vorranno
tempi biblici. Sono più per il sole e il vento che per l'atomo". La pace
tra maggioranza e opposizione è finita. "Meglio. L'opposizione deve
incalzare. Certo, non nel modo sguaiato di Di Pietro. Ma se lo fa con
intelligenza, può mettere in crisi il governo". Che farai ora, Bobo?
"A settembre nasce una mia Fondazione in nome di Bettino. Poi mi guarderò
attorno. Delle aziende vogliono utilizzare la mia esperienza per
internazionalizzare le loro imprese. Intanto viaggio per tenere rapporti, in
Mauritania, Algeria, Libano, Tunisia. Poi, voglio candidarmi alle
Europee". Non ti sono bastati i ko? "Un vecchio pugile ha bisogno di
risalire sul ring per farsi suonare un'ultima volta". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Sole-24 Ore del
lunedì sezione: PRIMA data: 2008-06-23 - pag: 1 autore: LE SEGNALAZIONI AL 117
Alla Finanza 15mila "soffiate" di Elio Silva B o llato in origine
come "il telefono degli spioni fiscali", il servizio 117 della
Guardia di finanza sta vivendo una seconda primavera. Più di 25mila
segnalazioni utili nel 2007, di cui quasi 15mila per violazioni tributarie vere
e proprie. Nessun creditoa telefonate anonime e interventi
tempestivi: così le Fiamme gialle hanno intercettato la fiducia dei cittadini,
meno disposti di un tempo a lasciar correre davanti a finte ricevute, prodotti
falsi e venditori abusivi. Articolo u pagina
( da "Repubblica.it" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
DOPO il voto, le
polemiche intorno al rapporto fra Chiesa e politica sembrano meno accese. La
netta vittoria del Centrodestra, anzitutto, ha espunto dall'agenda parlamentare
i temi etici, che tante polemiche avevano sollevato, soprattutto nel
Centrosinistra. Per questo, le materie che hanno ostacolato il breve percorso
del governo Prodi (coppie di fatto, fecondazione assistita, eutanasia)
probabilmente verranno accantonate. Mentre difficilmente il Centrodestra
rivedrà la 194, che regola l'interruzione della gravidanza, come vorrebbero le
gerarchie ecclesiastiche. D'altronde, il Pdl ha lasciato solo Giuliano Ferrara
a combattere la sua battaglia per la moratoria contro l'aborto. È probabile
che, sull'argomento, prevalga la rimozione. Come, in fondo, è avvenuto in
campagna elettorale, per tacita, reciproca intesa fra i due maggiori candidati
premier. A Berlusconi, d'altronde, non piace aprire grandi e laceranti
discussioni fra gli elettori; i suoi, in particolare. Preferisce dialogare con
la gerarchia in modo diretto. A tu per tu. Rassicurando il Pontefice sul
sostegno alle famiglie e alle scuole cattoliche. Oppure invitando un vescovo a
spendersi affinché la Chiesa permetta ai divorziati di "fare la
comunione" (quindi anche, ma non solo, a lui: per evitare il sospetto di
una indulgenza "ad personam"). Le posizioni della Chiesa, inoltre, in
questa fase non favoriscono una specifica parte politica. Sui temi bioetici e
sulla famiglia la gerarchia ecclesiastica è in contrasto con il Centrosinistra.
Ma avviene il contrario in materia di sicurezza e di immigrazione. Così, la
"questione cattolica", in Italia, non sembra più al centro del
dibattito politico. Anche la polemica di Famiglia Cristiana sul ruolo dei
cattolici nel PD avrebbe avuto un impatto mediatico assai maggiore qualche mese
fa, quando i Democratici erano al governo. Mentre ora sono la minoranza della
minoranza. Tuttavia, è lo stesso risultato elettorale ad aver complicato il
rapporto tra Chiesa e politica. Dopo la fine della Dc - il partito dei
cattolici - la Chiesa ha scelto di agire in proprio sui temi di maggiore
interesse. La gerarchia è intervenuta in modo diretto, insieme a gruppi,
circoli e comitati del mondo cattolico. Ha investito con maggiore decisione
sulla comunicazione e sui media. Dai quotidiani (L'Osservatore Romano,
l'Avvenire, Famiglia Cristiana) alle emittenti radiotelevisive. Sostenuta da
intellettuali e media "non" cattolici. Anzi: laici; atei (più o meno)
devoti. Raccolti intorno al Foglio di Giuliano Ferrara. Una "Chiesa
extraparlamentare", l'ha definita Sandro Magister in un lucido saggio di
alcuni anni fa (pubblicato dall'Ancora del Mediterraneo). Capace di promuovere
massicce campagne di opinione. Disposta a "scendere in campo"
direttamente, come ha fatto in occasione del referendum sulla procreazione
assistita. Questo modello è stato ispirato e guidato dal cardinale Camillo
Ruini. Che ieri si è congedato dal ruolo di "vicario" di Roma, dopo
quasi 18 anni. Esortando i vescovi, nel commiato, a non essere
"sudditi". Di certo non lo sono stati negli ultimi 20 anni. Semmai il
contrario. Tuttavia, questa linea oggi appare in discussione. Per funzionare,
esige una Chiesa in grado di orientare, almeno in parte, le scelte elettorali
dei cattolici. In modo da premiare oppure punire le forze politiche, in base
alla coerenza con le posizioni della Chiesa. Capace, ancora, di influire sulle
scelte legislative, attraverso parlamentari "fedeli". Come un
"gruppo di pressione" (non diremo "lobby", per non generare
equivoci) in grado di esercitare una "pressione" efficace. Ciò non è
avvenuto, in questa fase. Giuliano Ferrara (ancora lui) ha denunciato, dopo le
recenti elezioni, l'indebolirsi della presenza dei cattolici e degli esponenti
vicini alla Chiesa: nell'attuale governo e nei posti-chiave dei principali
partiti. Conseguenza implicita della scelta della Chiesa di non scegliere. Di
non schierarsi apertamente. E, semmai, di appoggiare l'Udc di Casini e di
Pezzotta. Coltivando una tentazione neodemocristiana. Una critica esplicita alla
strategia "extraparlamentare" di Ruini. Le recenti elezioni, d'altra
parte, sottolineano come, dopo la Dc, sia finita anche l'era dell'unità
politica dei cattolici. In modo, forse, definitivo. Lo mostrano i dati
dell'indagine condotta dal Laboratorio di Studi Politici dell'Università di
Urbino (LaPolis) nelle settimane successive al voto (campione nazionale di
oltre 3300 casi). I cattolici confermano, come nel recente passato, di essere
orientati prevalentemente a centrodestra. Il 34% di coloro che frequentano
assiduamente la messa domenicale ha, infatti, votato per Veltroni (il 30% per
il PD); il 48% per Berlusconi (il 41% PdL). Tuttavia, la differenza rispetto al
totale dei votanti non è eccessivo. Fra i cattolici praticanti, infatti, il Pd
ottiene 3 punti e mezzo in meno rispetto a quanto avviene fra i votanti
nell'insieme. Il contrario del PdL. Tuttavia, conviene rammentare che quanti
vanno regolarmente a Messa (secondo l'Osservatorio socio-religioso triveneto,
diretto da Gian Antonio Battistella e Alessandro Castegnaro) costituiscono una
quota di poco inferiore al 30% della popolazione. Per cui, rispetto al
risultato ottenuto dal Pd e dal PdL fra i votanti nel complesso, la differenza espressa dal voto dei cattolici praticanti si
riduce a circa l'1% L'Udc, da parte sua, ha effettivamente intercettato una
quota di cattolici quasi doppia rispetto al proprio peso elettorale. Il 10% dei
cattolici praticanti assidui. Che, però, sul totale dei voti validi, significa
non più del 3%. Poco per garantire ai cattolici peso e rappresentanza.
Anche perché, comunque, il 90% dei cattolici ha votato diversamente. Dati molto
simili emergono da altre ricerche (Itanes, nella parte curata da Luigi
Ceccarini; dati Ipsos, nelle analizzati da Paolo Segatti e Cristiano Vezzoni).
Anche per questo riteniamo che i progetti neocentristi volti ad allargare la
base elettorale dell'Udc non produrranno effetti significativi. Visto che la
presenza radicale nel Pd non pare averne indebolito la capacità di attrarre il
voto cattolico. Peraltro, nella base elettorale dei principali partiti (Udc
esclusa), i cattolici praticanti costituiscono una porzione significativa, ma
minoritaria. E, sui temi sociali ed etici, esprimono posizioni maggiormente
vicine alla parte politica di riferimento piuttosto che alla Chiesa. Semmai, la
preferenza per il Centrodestra appare molto più evidente fra i cattolici che
esercitano la pratica religiosa in modo saltuario. Una componente, peraltro,
ampia degli elettori (circa un quarto del totale), poco sensibile agli
insegnamenti ecclesiastici. Animati da grande fiducia nella Chiesa, questi
cattolici interpretano e praticano una religione secolarizzata e privatizzata.
Più simile al "senso comune" che a una professione di fede esercitata
con coerenza. L'influenza della Chiesa, per essere davvero influente, deve
rivolgersi in particolare a questo popolo di "fedeli tiepidi".
Peraltro, più tradizionalisti e orientati a destra, sui temi etici ma anche
sociali. Tuttavia, la "missione" perseguita da Benedetto XVI non
dimostra indulgenza verso il relativismo religioso ed etico. Al contrario, mira
a recintare il "campo religioso", tracciando confini chiari fra la
verità dei cattolici e quella degli altri. Per questo potrebbe avvenire che la
Chiesa abbandoni la via extraparlamentare. Che la gerarchia cattolica concentri
la propria pressione (e la propria "missione") sulla politica e i
politici. Cattolici e non. Ma, ancor prima, sugli stessi cattolici.
Soprattutto, i più "relativi". Per rafforzare il potere di
rappresentanza della Chiesa. E, forse prima ancora, per "educarli".
Per trasformare la loro fede da relativa in assoluta. (23 giugno 2008.
( da "Panorama" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
TAZEBAO L'ambizione
segreta di Violante LINO JANNUZZI Luciano Violante continua nella sua marcia di
allontanamento dal suo passato di Vishinskj all'italiana e di capo del partito dei
giudici. Aveva già riabilitato Bettino Craxi, definendolo "capro
espiatorio", e Giulio Andreotti, scaricando Gian Carlo Caselli. Nelle
ultime settimane ha partecipato alle celebrazioni per Giorgio Almirante
("Ha ricondotto alla democrazia gli italiani che avevano aderito alla
Repubblica sociale") e ha censurato Michele Santoro e Marco Travaglio
("Fanno solo pettegolezzi, che c'entrano costoro con la sinistra?"),
ha deplorato le "intemperanze" di Clementina Forleo e si è schierato
con il governo contro il Csm e l'Associazione magistrati: "Sono
assolutamente con la legge sulle intercettazioni, dove
prevede l'obbligo di astenersi per il magistrato che rilascia dichiarazioni
sulle indagini che conduce e sul dovere del capo dell'ufficio di sostituire il
magistrato che rivela i segreti dell'ufficio". Infine ha polemizzato col
pm di Milano Armando Spataro e ha proposto di affidare le indagini sulle fughe
di notizie a una procura diversa da quella in cui si sono verificate.
Una sola cosa resta da fare a Violante, controfirmare l'emendamento presentato
dalla maggioranza al decreto sulla sicurezza, quello che prevede la sospensione
di un anno per i processi che non provocano allarme sociale (compreso quello
contro David Mills e Silvio Berlusconi) e schierarsi a favore del lodo
Schifani. Se farà anche questo, avrà finalmente i voti dei senatori e dei
deputati del centrodestra per essere eletto alla Corte costituzionale.
( da "Panorama" del 23-06-2008)
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Giustizia Tutti i
retroscena di uno scontro ROBERTO MARTINELLI E MARIO SECHI Politica e
magistrati Lo scudo per le alte cariche dello Stato, le
corsie preferenziali per alcuni reati e il provvedimento sulle intercettazioni
hanno un solo obiettivo: riequilibrare il rapporto fra politica e toghe e tra
accusa e difesa. Il cortocircuito tra politica e giustizia fa scintille
dall'inizio degli anni Novanta e nessun elettricista finora è stato in grado di
ricollegare i cavi e far scendere l'alta tensione. Come anticipato da
Panorama, il sogno del dialogo tra Pdl e Pd si è spento sul muro alzato dalla
magistratura contro le riforme della maggioranza. Silvio Berlusconi pensa che
il governo debba essere giudicato sul piano della sua azione politica e non per
le inchieste e i processi che, dal
( da "Panorama" del 23-06-2008)
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Ecco il testamento
ideologico del badante-guerrigliero GIACOMO AMADORI Terrorismo La polizia ha
fermato 33 presunte tigri tamil, uno dei gruppi più sanguinari al mondo.
Panorama aveva parlato con il capo. Ecco la sua verità. Gli abitanti di Trivero,
provincia di Biella, all'alba di mercoledì 18 pensavano di trovarsi sul set di
un film d'azione: decine di poliziotti, volanti con i lampeggianti accesi. In
una frazione vivono quasi 200 cittadini dello Sri Lanka, di etnia tamil. Gente
che non aveva mai dato problemi. Fino al colpo di scena, l'operazione Home
tigers, guidata dalla Digos e dalla procura di Napoli, che ha portato in
carcere 33 cittadini dello Sri Lanka in tutta Italia, con l'accusa di far parte
di uno dei gruppi terroristici più sanguinari e temuti del mondo, le tigri
tamil (Liberation tigers of tamil eelam, Ltte, riquadro a pagina 83). Sei di
loro, compresa una donna di 31 anni, abitavano a Trivero. Tra questi Civarajah
Sinnathurai, 42 anni, professione operaio tintore, un passato da badante e
giostraio, secondo gli inquirenti il capo italiano delle tigri tamil. Panorama
lo ha incontrato 60 ore prima del fermo e l'ha intervistato. Un documento
esclusivo che è quasi il testamento ideologico del leader tamil. Al suo fianco
Nanthan Kanthanathan, 39 anni, operaio, coordinatore degli 800 tamil di Reggio
Emilia, per gli investigatori il braccio destro di Sinnathurai. Nel colloquio
il presunto terrorista, poche ore prima di finire in carcere, ha annunciato che
"eventuali arresti non fermeranno la lotta per l'indipendenza del popolo
tamil". L'occasione per incontrare Sinnathurai è un "ponku
tamil", una manifestazione di rivendicazione, organizzata in piazza
Argentina a Milano domenica 15 giugno e autorizzata per la prima volta in
Italia: un evento per compattare le file dopo la messa al bando delle tigri da
parte dell'Unione Europea e il conseguente avvio di inchieste in diversi paesi,
come la Francia, dove il 1° aprile 2007 sono finiti in prigione 24 attivisti.
Alla dimostrazione nel capoluogo lombardo partecipano 300-400 militanti,
provenienti da molte città: Biella, Reggio Emilia, Torino, Genova, Mantova,
Napoli. Sinnathurai e Kanthanathan, baffi e camicia bianca, coordinano
coreografie e interventi. Gli adulti innalzano il ritratto di Velupillai
Prabhakaran, il capo e fondatore del gruppo terroristico, i bambini sventolano
bandierine con il simbolo delle Ltte, con due fucili incrociati e un sole che
irraggia proiettili. Per gli inquirenti napoletani, Sinnathurai è il
rappresentante delle tigri in Italia, l'uomo che organizzava la raccolta dei
fondi da inviare ai guerriglieri che combattono in Sri Lanka. Era lui a tenere
i rapporti con il "Grande", il tesoriere europeo di stanza a Zurigo:
era stato lui ad accogliere l'emissario francese che aveva illustrato ai
fratelli italiani la nuova campagna di finanziamento Morire per vivere.
L'obiettivo: pagare meno, ma pagare tutti. E così Sinnathurai e soci avrebbero
costretto i tamil italiani a versare 1 euro al giorno, senza eccezioni.
Nessuno, secondo gli investigatori, sfuggiva al controllo dell'organizzazione,
capace di schedare tutti i tamil sbarcati in Italia. Chi versava l'obolo
riceveva in cambio una ricevuta, una specie di lasciapassare per tornare in
patria, gli altri rischiavano ritorsioni nei territori occupati dalle Ltte.
Sinnathurai, con Panorama, si difende: "La storia del racket è propaganda.
La verità è che ci sono dei tamil che collaborano con i cingalesi: fanno
un'offerta e poi vanno a dire di essere stati costretti da noi". Le intercettazioni della Digos di Napoli raccontano un'altra
storia. In una telefonata del luglio 2007 un capo dell'organizzazione dice a
Sinnathurai: "Abbiamo bisogno di molti soldi, voi dovete lavorare 24 ore
al giorno per prendere il denaro. Voi dovete costringerli con la forza, dovete
mettere paura alla gente". Il leader italiano obbedisce e riferisce
ai sottoposti. Diverse donne chiamano Sinnathurai, preoccupate per i loro
uomini. Lui taglia corto: "È un obbligo dare un contributo economico e
militare per ogni famiglia". Per gli investigatori le tigri sono un'élite
militare che soggioga una maggioranza di tamil pacifici, costringendoli a
offrire uomini e mezzi alla guerriglia. Sinnathurai non è d'accordo: "In
questo momento in tutta Europa ci sono migliaia di persone che manifestano a
favore delle tigri, lottano per la nostra indipendenza, il popolo è con
loro". In realtà i manifestanti milanesi sono una sparuta minoranza
rispetto alla maggioranza che ha disertato il "ponku". Gli
organizzatori chiedono un minuto di silenzio per i "martiri morti in
guerra". In piazza Argentina i kamikaze delle Ltte sono considerati eroi:
"I nostri nemici hanno carri armati, aerei che bombardano e noi per
fermarli abbiamo solo il nostro spirito" dichiara Sinnathurai. "Il
popolo tamil si deve difendere". Sterminando migliaia di civili?
"Questo non è giusto. Però sacrificare la propria vita contro i militari è
necessario. Se non reagiamo ci massacreranno tutti. Noi non ce l'abbiamo con la
popolazione cingalese, ma con il governo". In realtà solo nell'ultimo anno
circa 200 civili sono stati uccisi dalle tigri, soprattutto con attacchi
kamikaze sui pullman. Sinnathurai continua la sua arringa: "È la guerra.
Noi combattiamo per l'indipendenza, la convenzione di Ginevra riconosce il nostro
diritto a farlo. Ma il governo dello Sri Lanka, attraverso i media, è riuscito
a far inserire le tigri tamil nella lista dei gruppi terroristici. Sino
all'anno scorso le Ltte potevano venire in Europa, parlare con i leader
politici, una nostra rappresentante ha incontrato il vostro presidente Carlo
Azeglio Ciampi. E tuttora l'Unione Europea non ci tratta come Bin Laden".
Però recenti indagini a livello internazionale hanno evidenziato rapporti tra
le Ltte e Al Qaeda. Comunque essere marchiati come terroristi ha complicato gli
affari delle tigri: "Il governo dello Sri Lanka blocca il denaro che
arriva dalle nostre associazioni nel mondo, perché dice che va ai terroristi, e
per questo sta fermando anche gli aiuti umanitari verso il nord, la parte
controllata dai guerriglieri. In quell'area non può entrare neanche la Croce
rossa e molte organizzazioni umanitarie se ne sono andate. Mi chiedo perché ai
tempi dello tsunami l'Italia ha inviato cinque camion di aiuti ai guerriglieri
e tutto è andato per il meglio. Non eravamo terroristi allora?".
L'inchiesta napoletana sta approfondendo anche questo punto, per capire se
parte dei fondi per il maremoto del 2004 sia stata dirottata sulla guerriglia.
Nel frattempo in Europa sono aumentati i controlli: "Ma noi riusciamo lo stesso
a far arrivare i soldi al nostro popolo" assicura Sinnathurai. A Milano
pioviggina, da un piccolo gazebo parte l'inno delle tigri: "Ecco la
bandiera che si innalza in cielo...". Il capo issa il vessillo, poi con il
cronista ammette: "Sappiamo che è un simbolo al bando, ma in tutte le
nostre case si trovano le bandiere delle tigri. La legge lo vieta, eppure la
nostra gente continua a tenerle". Sinnathurai, poche ore prima
dell'arresto, sapeva di rischiare l'accusa di eversione: "La possibilità
c'è, ma con manifestazioni come questa cerchiamo di far capire agli italiani
che non siamo terroristi, che lottiamo per l'indipendenza". Il presunto
capo ha dichiarato a Panorama che eventuali arresti non fermeranno la causa
rivoluzionaria: "In Francia le manifestazioni continuano, le sedi delle
associazioni sono ancora aperte e lavorano. Noi andiamo avanti". In piazza
la gente applaude alla memoria di un "guerrigliero" morto d'infarto.
Sinnathurai accende un braciere per commemorare i martiri, poi domanda: "E
il governo dello Sri Lanka, visti i massacri che compie, in che lista lo
mettiamo?". Non ha paura di esporsi: "Gli emissari dell'ambasciata in
questo momento ci stanno tenendo sotto controllo, ci stanno fotografando.
Prendono informazioni. Ora il mio timore è che mandino i soldati a casa di mia
madre". Per gli inquirenti, però, il lavoro di intelligence era la
specialità di Sinnathurai. Nel suo computer, sequestrato un anno fa, la polizia
ha trovato le foto di cingalesi che manifestavano per la pace a Bologna. In
primo piano molti bambini.
( da "Panorama" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il patto con
Berlusconi durerà PAOLA SACCHI Lega "La sicurezza andava affrontata
subito. Adesso parte il federalismo fiscale". Umberto Bossi nella sua
prima intervista da ministro nega dissapori all'interno della maggioranza. E
garantisce: "Manterremo il patto con Berlusconi fino alla fine". Se
non fosse per il lampeggiante spento sulla Volvo verde e tre carabinieri che
discretamente controllano, nessuno direbbe che la sera di domenica 15 giugno al
ristorante Il giardino nel Parco, sul Ticino, a Motta Visconti, presso Milano,
c'è un ministro. Ma qui, dove lo festeggiano con un bagno di folla, giovani
soprattutto, che non lo molla fino alle ore piccole, nessuno chiama Umberto
Bossi "ministro", tutti lo chiamano "Umberto". Acclamato
più delle miss Padania che sfilano in passerella. Il leader della Lega nord,
ministro per le Riforme e il federalismo, elegante nel completo blu di seta,
protetto dalla sua gente di sempre, quei volontari bergamaschi "che non mi
hanno mai abbandonato", tamburella con le dita al ritmo del cha-cha-cha.
Reduce da un altro bagno di folla la sera prima a Miradolo, sorride
soddisfatto. E con Panorama fa un primo bilancio dell'attività di governo. Con
una sottolineatura: "Il patto con Silvio Berlusconi lo manterremo fino
alla fine". Quanto alla richiesta del premier di congelare per un anno i
processi con pene inferiori a 10 anni, la posizione della Lega è stata già
esplicitata dal capogruppo a Montecitorio Roberto Cota, sulla Padania, che ha
affermato: "È giusta. Serve a tamponare i danni causati
dall'indulto". Quale bilancio si sente di fare delle cose decise finora
dal governo? Un bilancio normale. Di cose ne abbiamo fatte, a cominciare dalla
parte sulla sicurezza del ministro dell'Interno Roberto Maroni, che era tra le
prime questioni da affrontare. E poi adesso parte il federalismo fiscale. Su questioni come le intercettazioni, il trattato di Lisbona e
altro ci sono stati distinguo della Lega. (Bossi risponde con un gesto della
mano che minimizza, ndr). C'è chi, come il presidente emerito Francesco
Cossiga, ipotizza che la Lega voglia svolgere un ruolo di interdizione tipo
quello dell'Udc se non di Rifondazione comunista. Stupidaggini. Il patto
con Berlusconi non si tocca? Con Berlusconi noi abbiamo stretto un patto e lo
manterremo fino alla fine. È contento del no dell'Irlanda al trattato di
Lisbona? Io mi aspettavo che lo bocciassero, perché l'Europa ha commesso troppi
errori, a cominciare dall'agricoltura. La terra è vita: non si possono pagare i
contadini per non produrre. Errori che hanno creato molti nemici sul territorio.
Tutti gli allevatori che si vedono portare via la fattoria e le mucche certo
non votano a favore dell'Europa. Ma ora che succede? Berlusconi vuole andare
avanti con il trattato e alcuni esponenti della Lega hanno già chiesto un
referendum anche in l'Italia. Va tenuto? Sappiamo che il referendum non
passerebbe. Allora è inutile farlo, io non lo chiedo. Quindi la strada non è
quella della consultazione? No, penso che bisogna definire un accordo nuovo,
dare all'Europa la direzione favorevole ai popoli, perché a votare sono i
popoli, non gli stati. L'Europa ha fatto troppi errori e gli errori si pagano.
Sul federalismo fiscale il punto è se il testo base debba essere quello della
Regione Lombardia (80 per cento di Iva e 15 per cento di Irpef trattenute localmente
e fondo perequativo al 50 per cento) o quello della conferenza Stato-regioni
che garantirebbe alle regioni più povere un fondo perequativo al 100 per cento
per esempio sulla sanità. Come troverete la soluzione? La "quadra" la
troveremo d'accordo con la sinistra. Stiamo già lavorando. Una parte dei soldi
deve restare sul territorio, poi si può discutere su quale percentuale. Il
discorso è aperto. Però il meccanismo è quello. A sinistra Walter Veltroni è in
difficoltà. È sempre lui l'interlocutore principale o è Massimo D'Alema?
Vediamo cosa esce adesso a Roma perché i debiti del comune li ha fatti
Veltroni. È un brutto affare perché nemmeno Giulio Tremonti (il ministro
dell'Economia, ndr) riuscirà a far pagare ai comuni il debito di Roma. La Lega
non è d'accordo con il ripianamento del deficit romano? No. I comuni non
possono ripianare il debito romano. Il comune dovrà vendere le sue aziende,
come ha fatto Milano. D'altra parte il sindaco Gianni Alemanno può dire
tranquillamente che non è colpa sua, che ha ereditato una situazione
fallimentare. Quindi o mette le tasse ai cittadini o deve vendere i beni del
comune. Ne ho parlato proprio oggi con Letizia Moratti, sindaco di Milano: come
farà lei a dire ai suoi di cittadini che dovranno pagare le tasse per ripianare
il debito romano? Voi avete avuto parole di apprezzamento per il capo dello
Stato Giorgio Napolitano. Come sono i rapporti? A me e alla Lega Napolitano è
simpatico. Perché? Perché in un mondo di matti lui è una persona equilibrata.
Ha il ritratto del presidente nel suo ufficio da ministro? Sì, nel mio
ministero c'è il ritratto di Napolitano. La Lega nei sondaggi continua a volare
(è al 10 per cento) e cresce anche al Centro. Pensa in prospettiva a un partito
federalista nazionale che arriverà anche a Sud? Abbiamo provato a crescere, a
fare politica anche al Sud. Ma finora non ci siamo riusciti. Ci riproverete?
Sì. Può darsi che ci si metta a camminare anche al Sud. Come è cambiata la sua
vita con il rientro a Roma? È rimasta uguale. Ma, sebbene in giro ci siano
manifesti che bollano me e Tremonti come nemici di Roma, alla gente siamo
simpatici. Mi fermano per strada e mi dicono: anche noi vorremmo votare per la
Lega.
( da "Panorama" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
L'OPINIONE
Intercettazioni: è solo colpa
dei cronisti? MAURIZIO BELPIETRO A proposito d'intercettazioni, alcuni tra i
commentatori più seri hanno osservato che con la nuova legge non si sarebbero
scoperti i raggiri della Popolare di Lodi e gli orrori della clinica Santa
Rita. Balle. In
entrambi i casi non sono state le chiacchiere telefoniche carpite dalle procure
a squarciare il velo sulle malefatte, ma le gole profonde: un ex dipendente nel
caso della banca, un esposto anonimo per quello dei medici. Aggiungo di più: le
intercettazioni non basterebbero a sorreggere un'incriminazione. Come dice un
giudice, spesso si tratta più di colore che di notizie di reato: quelle,
semmai, stanno negli accertamenti. I capi d'accusa contro i chirurghi della
Santa Rita non trovano fondamento nelle frasi ciniche pronunciate al telefono,
bensì nelle cartelle cliniche contraffatte. E ad accusare gli scalatori di
Antonveneta e Bnl non sono certo gli sms delle amanti. A proposito di gossip,
mi sono spesso chiesto perché i pm non cancellino dagli atti giudiziari i
messaggi amorosi, le conversazioni da bar e perfino le volgarità. Penso che lo
facciano a uso e consumo dei giornali, per suscitare l'attenzione dell'opinione
pubblica, talvolta per anticipare, talvolta per celebrare, un processo a mezzo
stampa: là dove non arriva il tribunale arrivano i quotidiani. Credo di poterlo
dire con cognizione di causa: sono uno dei direttori che dalle conversazioni
telefoniche ha ricavato il maggior numero di scoop, dal bacio schioccato via
filo da Gianpiero Fiorani sulla fronte di Antonio Fazio al "siamo padroni
di una banca?" di Piero Fassino, per finire con "siamo sistemati per
la vita" del paparazzo che colse Silvio Sircana in un viale di prostituti.
Nonostante ciò, ho spesso denunciato l'uso perverso delle intercettazioni,
soprattutto di quelle penalmente irrilevanti. I giornalisti fanno il loro
mestiere: stampare le notizie, soprattutto quelle ghiotte. Tocca ai magistrati
evitare di mettere nei fascicoli chiacchiere private che rischiano di
screditare degli innocenti. Ecco perché non mi piace il disegno di legge del
governo, perché scarica tutte le colpe solo sui cronisti. I pm potranno
continuare a intercettare, e lo faranno aggirando i divieti che impediscono di
mettere sotto controllo i telefoni per certi reati (basterà contestarne di più
gravi). Le chiacchiere rubate finiranno agli atti, a disposizione di avvocati,
e saranno diffuse con il passaparola. Come nel caso dello scudo a tutela delle
alte cariche dello Stato, il governo invece delle scorciatoie dovrebbe
percorrere la strada maestra, che è quella di punire i magistrati che abusano
delle intercettazioni. Tutto il resto rischia di essere peggio del rimedio.
( da "Panorama.it" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Politica e magistrati: tutti i retroscena di
uno scontro Posted By redazione On 21/6/2008 @ 10:19 In Headlines, NotiziaHome
| 5 Comments [1] di Roberto Martinelli e Mario Sechi Il cortocircuito tra politica
e giustizia fa scintille dall'inizio degli anni Novanta e nessun elettricista
finora è stato in grado di ricollegare i cavi e far scendere l'alta tensione.
Come anticipato da Panorama, [2] il sogno del dialogo tra Pdl e Pd si è spento
sul muro alzato dalla magistratura contro le riforme della maggioranza. Silvio
Berlusconi pensa che il governo debba essere [3] giudicato sul piano della sua
azione politica e non per le inchieste e i processi che, dal
( da "Dagospia.com" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
BOTTE DA ORBI SULLA
GIUSTIZIA - BOCCHINO: RIFORMARE IL CSM; MARONI: SANZIONARLO; COSSIGA:
STRALCIARE LODO SCHIFANI; BOSSI: SILVIO OSSESSIONATO MA HA RAGIONE ? E INTANTO
WALTER VA IN PEZZI? © Foto U.Pizzi"> L'onorevole Bocchino starà
pensando alle ri-forme della Carfagna? © Foto U.Pizzi 1 - IL PDL: "FORSE È
ORA DI RIFORMARE IL CSM"? Da "La Stampa" - "È grave
costituzionalmente che mentre il Parlamento sta discutendo di un provvedimento
il Csm abbia avviato anche solo l'iter per un parere": è duro l'attacco
del vicepresidente dei deputati del Pdl Italo Bocchino che sottolinea come
"forse è ora che il Parlamento si interroghi se non sia arrivato il
momento di riformare il Csm". Il comportamento del Csm è "di grande
gravità, ai limiti della costituzionalità perchè nel corso dell'esame il
Parlamento discute un testo e può anche modificarlo. Solo dopo il via libera
definitivo la Corte Costituzionale può esprimere una valutazione, non certo il
Csm". 2 - MARONI: SANZIONARE IL FALSO PARERE DEL CSM? (Apcom) - Il Csm
dovrebbe "aprire un'indagine" sul falso parere relativo al
provvedimento salva-premier, secondo il ministro dell'Interno Roberto Maroni.
"Quel finto parere è servito per fare grandi titoli su giornali e
telegiornali così da accusare il governo. Una cosa grave su cui non si può
lasciar correre. C'è stato un attacco a un organo costituzionale, che è
l'esecutivo, e credo che questo atto debba essere sanzionato penalmente",
afferma Maroni in un'intervista al 'Giornale'. L'esponente della Lega difende
le norme in discussione, ma sottolinea che "si può e si deve" tornare
al dialogo con l'opposizione. Il decreto sicurezza, afferma, "è un lavoro
di grande qualità che cambierà profondamente il Paese. Mi spiace si stia
sfruttando il pretesto del presunto attacco ai magistrati per cercare di
screditare il provvedimento. Anche perché credo che anche gli emendamenti
'sospendi-processi' siano sacrosanti. Mi auguro che passata la buriana, la
sinistra torni a sedersi al tavolo del confronto. E devo dire che sul punto
sono ottimista". 3 - COSSIGA: UNICA VIA E' STRALCIARE IL LODO SCHIFANI? (Adnkronos)
- Stralciare dal dl sulla sicurezza le norme che sospendono i processi per le
alte cariche dello Stato e fare in modo che, il cosidetto lodo-Schifani, venga
inserito in un apposito ddl per favorire una pausa di riflessione e alleggerire
il clima di scontro tra governo e maggioranza da un lato, magistratura e
opposizione dall'altro. E' la strada suggerita in una lettera aperta
indirizzata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dal senatore a
vita Francesco Cossiga, pubblicata sul "Corriere della Sera".
"Moralmente e politicamente d'accordo" con le finalita' del
'lodo-Schifani', Cossiga ritiene che ad "esso si possa dare legittimamente
forza di legge solo con norme di legge costituzionale". "Non approvo
-scrive il presidente emerito della Repubblica- le invettive rivolte alla
magistratura con parole di grande pesantezza e per di piu' pronunciate
all'estero, dal presidente del Consiglio. Ma considero pericolosa la svolta
'girotondina' e la 'chiamata in piazza' da parte dell'onorevole Veltroni, il 'comunista
che non e' mai stato comunista', segretario di quel Pd per il quale io ho
votato ma che certamente non votero' piu' almeno fino a quando egli ne sara'
segretario. © Foto U.Pizzi"> Silvio Berlusconi con Nicolò Ghedini e
Gianni Letta © Foto U.Pizzi 4 - GHEDINI: BERLUSCONI NON USERA' LA LEGGE
BLOCCA-PROCESSI? (Adnkronos) - "Quella legge che chiamate
'blocca-processi', Berlusconi non la usera'". Lo afferma Nicolo' Ghedini,
parlamentare del Pdl e legale di fiducia del presidente del Consiglio che in un'intervista
alla "Stampa" riprende la questione dei processi contro il premier e
torna a sostenere una legge che tuteli le alte cariche dello Stato dagli
eccessi di giustizialismo. Non e' vero, assicura Ghedini, che Berlusconi vuole
depotenziare il ruolo della magistratura. "Io e Berlusconi -dichiara il
parlamentare del Pdl- diciamo da anni che esiste in Italia una grande
magistratura, ce la prendiamo solo con alcuni giudici politicizzati e cosa
succede? Che l'Anm si straccia le vesti e il Csm apre pratiche di tutela".
La legge per bloccare i processi minori "e' utile a tutti i
cittadini" ed e' una "cosa diversa dalla questione dell
immunita'". Ghedini nega quindi che si tratti di un provvedimento ad
personam, tagliato su misura per il Cavaliere. "Io ero contrario alla
legge per l'immunita' delle alte cariche dello Stato, perche' vorrei finire il
processo. Il punto e' che ci siamo accorti che qualsiasi cosa venisse da noi
proposta sulla giustizia, veniva parametrata alla situazione processuale di
Berlusconi. Vedi le intercettazioni: per 15 giorni si e'
andati avanti nel dire che era una legge per sterilizzare il processo di Napoli
e poi si e' scoperto che i titoli di reato -conclude Ghedini- erano ricompresi
e c'era perfino una norma transitoria che lasciava intatto quel processo.
Nessuno, ovviamente, si e' scusato con il premier". 5 - BOSSI: SILVIO HA
RAGIONE MA È OSSESSIONATO DAI GIUDICI? Dice Umberto Bossi intervistato da Paolo
Berizzi su "la Repubblica": "Sui magistrati, a questo giro,
Berlusconi ha ragione. Il problema è che lui poi esagera un tantino, è troppo
ossessionato da queste cose., ha troppa paura di finire in galera. Mandassero
me in galera, se vogliono, così la gente ha una buona ragione per fare la
rivoluzione (ride)? © Foto U.Pizzi"> Renatino Brunetta © Foto U.Pizzi 6
- BRUNETTA CONTRO LE REGIONI "ROSSE": "LÌ COMPRANO I VOTI, NON
C'È DEMOCRAZIA"? Da "la Repubblica" - "Il centrodestra ha
vinto in tutta Italia. Rimangono alcune piccole zone dove normalmente il voto
viene comprato e dove non c'è la democrazia". Il ministro della Funzione
pubblica Renato Brunetta "denuncia" le cosiddette regioni rosse, dove
il voto al centrosinistra, secondo lui, è figlio di una burocrazia gonfiata ad
arte. Parlando in Umbria Brunetta dice: "Questa è la regione che ha tra i
tassi più elevati di pubblici dipendenti di tutto il Paese e non per produrre
beni o servizi pubblici, ma per produrre clientela e consenso pubblico. Le
giunte rosse dell'Umbria - ha proseguito Brunetta - si sono per anni comprate
il consenso producendo posti di lavoro finti nella burocrazia". Per
questo, e solo per questo, in "alcune piccole zone d'Italia" la
sinistra continua a vincere. 7 - CASTELLI: GOVERNANCE EXPO 2015 SU FALSARIGA
SISTEMA DUALE? (Adnkronos) - La governance per l'organizzazione dell'Expo 2015
sara' strutturata "sulla falsariga del sistema duale delle societa' per
azioni. Ci sara' un comitato organizzativo con un presidente e anche un
comitato di sorveglianza, in modo da garantire sia gli interventi che la loro
trasparenza". Lo ha detto il sottosegretario al Ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti, Roberto Castelli, a margine dell'assemblea
annuale di Assolombarda, in corso alla Fiera di Rho-Pero, alle porte di Milano.
Per Castelli occorre puntare "sul lavoro di squadra. Ci devono essere
dentro tutti. Guai a dividerci". 8 - BETTINI: DA PARISI ATTACCO VIOLENTO E
FUORI MISURA? (Adnkronos)- "Mi colpisce e mi amareggia l'attacco al Pd e a
Veltroni, cosi' violento e fuori misura. Discutere e' necessario ma farlo a colpi
di piccone e' insensato". Lo afferma il coordinatore del Pd, Goffredo
Bettini, che commenta in un'intervista al "Corriere della Sera" la
dura requisitoria pronunciata ieri da Arturo Parisi che ha chiesto le
dimissioni di Walter Veltroni e un radicale cambio di linea del partito.
"Ma cosa vuole Parisi? -domanda Bettini- Veltroni e' stato chiamato da
tutti in un momento di sbandamento e di lotta nel centro sinistra, Ha
mobilitato milioni di persone, ha costruito il partito, ha fatto una campagna
elettorale appassionata e innovativa, suscitando tente energie". "E'
facile dare lezioni -prosegue Bettini rivolgendosi a Parisi- quando si e'
sempre 'trasportati' da chi fa la fatica e ha il coraggio di mettere la faccia
in prima persona. Nel centro sinistra ci sono troppi commentatori perennemente
garantiti". 9 - FRANCESCHINI: VELTRONI RESTA E CHI LO LOGORA INDEBOLISCE
PARTITO? (Adnkronos) - "E' ricominciato lo sport nazionale dei gruppi
dirigenti del centrosinistra: logorare il leader. Questa disciplina va abolita.
Veltroni ha ricevuto il mandato per costruire un partito e prepararsi a vincere
le elezioni politiche come candidato premier. Solo un disonesto puo' pensare
che il suo compito fosse invece quello di fare il Pd e conquistare Palazzo
Chigi in appena tre mesi". Lo afferma il vice segretario del Pd, Dario
Franceschini, che in un'intervista alla "Repubblica" mette in guardia
il gruppo dirigente democratico sulle conseguenze che potrebbe avere per il
partito costringere Walter Veltroni alle dimissioni. Parisi e' netto. Dice che
bisogna cambiare subito il leader, altrimenti la crisi trascinera' nel baratro
l'intero Pd. "E dov'e' la notizia? Parisi -replica Franceschini- fa cosi'
da 15 anni. Pensa che ogni momento positivo sia merito suo e ogni difficolta'
sia figlia invece della tragica colpa di non aver seguito i suoi preziosi
consigli. Parisi approva, Parisi collabora: quella sarebbe stata la novita' da
titolo". Ma davvero Veltroni puo' ricandidarsi alle prossime elezioni?
"Penso che questo sia il mandato che ha ricevuto. A meno che qualcuno, in
modo disonesto, pensi che il suo compito fosse costruire il Pd e vincere contro
il centrodestra in tre mesi e in quelle condizioni". Il vicesegretario del
Pd assicura che il congresso si fara' in tempi ragionevoli. "Per carita',
nessuno vuole sottrarsi. Avremo il congresso nazionale. Sarei un pazzo a dire
che non si tocca niente per cinque anni. Anzi. Ma per mutare le cose serve
profondita' di analisi e tempo. Prendiamo il tema dell'opposizione. Cosa
dovevamo fare: metterci a sbraitare subito contro il mostro Berlusconi?
Sapevamo -prosegue Franceschini- che sarebbero arrivate puntuali le occasioni
per opporci. E vedrete che non ci manca ne' la forza ne' la voce per
contrastare il Cavaliere". © Foto U.Pizzi"> Francesco Cossiga ©
Foto U.Pizzi 10 - USTICA: COSSIGA PARLA (FU MISSILE FRANCESE) E SI RIAPRE
INCHIESTA? (Italpress) - A quasi 28 anni dalla strage di Ustica, le
dichiarazioni del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga fanno
riaprire l'inchiesta alla Procura di Roma e ridanno delle speranze ai familiari
delle vittime. "Credo sia importante chiedere alla Francia tramite
rogatorie internazionali, che la magistratura puo' fare, le notizie che il
presidente Cossiga dirama", sottolinea ai microfoni del Tgr Sicilia Daria
Bonfietti, presidente dell'Associazione Familiari delle Vittime della strage di
Ustica. "Se e' la politica che oggi rilascia dichiarazioni che altro non
fanno che confermare quello a cui il giducie era arrivato per altra strada,
questo cambia veramente il corso di questa inchiesta che per noi e' sempre
stata dolorosa sia come parenti delle vittime, sia come cittadini
italiani", spiega sempre al Tgr Sicilia Fortuna Davi', vedova di Michele,
morto insieme ad altre 80 persone il 27 giugno 1980 nel disastro aereo del DC-9
Itavia diretto da Bologna a Palermo. Secondo l'ex presidente della Repubblica
Francesco Cossiga ad abbattere l'aereo sarebbe stato un missile a risonanza, e
quindi non ad impatto, lanciato da un aereo della Marina militare francese,
informata del fatto che quella stessa sera sarebbe passato nei cieli di Ustica
un velivolo con a bordo il leader libico Muammar Gheddafi. 11 - TRANFAGLIA
LASCIA IL PDCI: NO A PARTITINO DEI COMUNISTI? (Agi) - Lo storico Nicola
Tranfaglia ha lasciato il Pdci, perche' contrario alla "nuova strategia
del partito, che punta all'unita' dei comunisti e pone in secondo piano la
costruzione di una sinistra unita. Ritengo - ha spiegato - sia un errore di
fondo che rischia di creare un piccolo Partito comunista non rappresentato in
Parlamento e incapace di influire sulla politica italiana". Solidali con
Tranfaglia si dicono tra gli altri Katia Bellillo e Umberto Guidoni promotori
della mozione congressuale alternativa a quella del segretario, Oliviero
Diliberto: il Pdci - affermano - sta subendo "una vera e propria mutazione
genetica, una mutazione 'rizziana' (dalle posizioni dell'europarlamentare Marco
Rizzo, ndr) massimalista, settaria e profondamente antiunitaria, sino a
dichiarare nel documento congressuale 'l'incompatibilita' con il Pd'. Noi ci
batteremo perche' il nostro partito scelga la strada dell'unita' a sinistra,
vera ragione della sua nascita e della sua natura". 12 - QUIRINALE: ROCCO
CANGELOSI NOMINATO CONSIGLIERE DIPLOMATICO? (Ansa) - L'Ambasciatore Rocco
Cangelosi ha assunto l'incarico di Consigliere diplomatico del Presidente della
Repubblica e Direttore dell'Ufficio Affari Diplomatici della Presidenza della
Repubblica. All'Ambasciatore Roberto Nigido, che ha concluso la sua carriera
diplomatica, il presidente della Repubblica ha rivolto un caloroso
ringraziamento per la collaborazione con cui ha assolto, dal settembre del
( da "Stampa, La" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
TRE FRANCESI
ARRESTATI DAI CARABINIERILA DONNA HA RIPORTATO LEGGERE FERITE. RECUPERATO IL
BOTTINO, POCO MENO DI 500 EURO Clienti del casinò rapinati a Bordighera
[FIRMA]GIAN PIERO MORETTI VENTIMIGLIA La lussuosa Chrysler decappottabile rosso
fuoco "Le Baron" con targa svizzera posteggiata davanti al casinò di
Mentone non era passata inosservata a tre giovani - uno francese, di lontane
origini italiane, due magrebini - residenti nella città di confine francese. E
quando i proprietari - una coppia sulla sessantina di Zurigo - dopo aver dato
la mancia al posteggiatore, sono partiti alla volta dell'Italia, li hanno
seguiti, senza dare nell'occhio, a bordo di una Audi nera con il chiaro intento
di rapinarli. Autostrada, Ventimiglia, casello di Bordighera. Fino alla rotonda
di Sant'Ampelio dove la coppia ha posteggiato l'auto e si è diretta verso un
albergo del lungomare. Marito e moglie avevano percorso pochi passi quando i
tre si sono avvicinati, hanno colpito la donna scaraventandola a terra, le
hanno strappato la borsa, e sono fuggiti a fari spenti nella speranza di
impedire l'identificazione della targa. Ma hanno fatto poca strada. Nei pressi
di largo Torino, a Ventimiglia, la Audi nera targata 06, è
stata intercettata da una pattuglia di carabinieri allertata da una telefonata
fatta al 112 della coppia svizzera. I militari, pistole in pugno, hanno
bloccato l'auto con i tre giovani francesi a bordo che, di fronte alle armi
spianate, si sono lasciati ammanettare senza opporre la minima resistenza.
In macchina avevano ancora la borsa della donna con 200 franchi svizzeri, 300
euro, carte di credito e documenti. Dopo una breve sosta nella caserma di via
Chiappori per l'identificazione, il terzetto è stato trasferito nel carcere di
Valle Armea, a Sanremo. La donna, cadendo a terra, ha riportato qualche
contusione e si è fatta medicare all'ospedale Saint Charles di Bordighera.
Prognosi di pochi giorni. I tre, tutti giovanissimi, sono Marc Gilbert
Gatticchi, 22 anni, lontane origini italiane; Rachid Hebri, 22 anni, e il
fratello Abdelkader di 23, entrambi algerini. In base ai primi accertamenti il
terzetto non avrebbe precedenti penali. Almeno in Italia i loro nomi sono
totalmente sconosciuti alle forze dell'ordine. Ai carabinieri hanno detto di
essere stati attratti dalla decappottabile e di avere deciso la rapina quando i
proprietari sono usciti sorridenti dal casinò. "Eravamo certi che avessero
vinto...Ci è andata male" hanno detto mentre, con le lacrime agli occhi,
li portavano via. La refurtiva è stata restituita agli svizzeri che hanno
ringraziato i carabinieri per la tempestività dell'intervento.
( da "Dagospia.com" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
VITA DA BOBO ? IL
SECONDOGENITO DI CRAXI CI RIPROVA: IO, PUGILE SUONATO PRONTO ALL'ULTIMO KO ?
L'EXPO È MERITO MIO ? STEFANIA HA IL MIO RUOLO? EMULAZIONE, CON UN'ONCIA DI
PUERILE RIVALITÀ? Giancarlo Perna per "Il Giornale" © Foto U.Pizzi">
Bobo Craxi con sua moglie Scintilla © Foto U.Pizzi Il secondogenito di Bettino,
ex sottosegretario agli Esteri: "Mi hanno trombato tre volte, ma corro
alle Europee". E sull'Expo di Milano: "In gran parte è merito mio:
invece di premiarmi, mi hanno licenziato" Quando lo raggiungo al Caffè con
terrazza su Villa Borghese, Bobo Craxi ha già consumato una bibita, sgranocchia
pistacchi e fuma Marlboro. L'ex sottosegretario agli Esteri è blandamente
ciclotimico e la mattina non carbura se non pasteggia con larghezza. La prima
reazione appena mi scorge, è ordinarsi un caffè. Poi dice: "Ciao".
"Sembri un plenipotenziario, Bobo. Ti è rimasta l'impronta della
Farnesina", dico. È abbagliante nell'abito blu e cravatta in tinta.
"Ho riflettuto tanto se mettere o no la cravatta", dice e si assesta
gli occhialoni scuri da agente segreto. "E...?". "Mi sono
vestito così per educazione verso di te", dice e mi instilla un senso di
colpa per avere il colletto aperto. "Nella serie di interviste ai
trombati, ci stai a pennello: sei un trombato doppio. Nel 2006 e nel
2008". "Le trombature sono più di due. Ho anche quelle alle Europee.
Ma con l'attuale sistema, non si è trombati. O si è nominati o non si è".
"La politica fa per te?". "Si fa politica anche fuori delle
istituzioni", dice, ordina una minerale e si accende una sigaretta.
"Sei cambiato dopo l'esperienza nel governo Prodi?", chiedo. A me
sembra più mansueto e sicuro del solito. "Una tappa importante. La cosa
che mi manca di più è l'intensità di un lavoro fatto con passione".
"Il bilancio?". "Molto positivo. Ho fatto percorso
netto...". "Chi si loda si imbroda", lo avverto, sapendolo
incline a considerarsi l'ombelico del mondo. "Giudica tu. Italia riammessa
nel Consiglio di sicurezza dell'Onu; entrata nella Commissione dei Diritti
umani; ottenuta la moratoria sulla pena di morte; Milano si è aggiudicata
l'Expo". © Foto U.Pizzi"> Stefania Craxi © Foto U.Pizzi
"Tutto grazie a te?". "Per la maggior parte". Ingurgita una
manciata di pistacchi e aggiunge: "In un'azienda avrei avuto un aumento,
invece mi hanno licenziato". "Lo Sdi, tuo e di Boselli, ha preso lo
0,9 per cento dei voti. I socialisti sono spariti", osservo, riportandolo
a terra. "Un buco nell'acqua, ma non mi rassegno all'idea dei vincitori
sconfitti. Solo in Italia, chi ha vinto per la Storia, noi e la Dc, è senza
avvenire. Un'eccezione in Europa dove, ovunque, la sinistra coincide coi
socialisti, i conservatori coi popolari". "Ti resta la scappatoia del
Pd di Veltroni". "Non devo scappare da nessuna parte. Il Pd non
corrisponde alle mie idee. La sua decisione di scaricarci è stato un errore
madornale anche sul piano elettorale. Ha spinto tanti socialisti a punire
Veltroni, votando la destra". "Tu e tua sorella, Stefania, siete su
fronti opposti. Come va tra voi?", chiedo. Mentre riflette, giungono dal
vicino zoo barriti, ruggiti e altri colloqui tra fiere. "Non bene.
Aggiungo che mi dispiace", dice Bobo dopo un po'. "Stefania è
sottosegretario agli Esteri come lo eri tu. Emulazione fratricida?".
"Emulazione, con un'oncia di puerile rivalità. Trovo sbagliato il suo
incarico. Se c'è una vistosa diversità tra nostro padre e Berlusconi, è la
politica estera. L'allergia al multilateralismo del Cav, la subalternità a
Bush... Mi auguro che Stefania si batta per le cause giuste... Penso che lo
farà". "Tuo papà ti stimava?". "Che domande!",
esclama. "Mi voleva bene. Parlava con me", dice poi imbarazzato.
"Filippo Facci, che a Bettino era vicino, dice che eri fonte di
preoccupazioni". "Ah, sì?!, Ah, sì?!. Be', tutti i figli lo sono per
i padri. Ognuno si guardi nelle proprie famiglie. Sul legame con mio padre ho
scritto un libro. Non penso che Facci l'abbia letto". "Che opinione
hai di te?". "Sono mediamente intelligente e di carattere
aperto". "Nobile o meschino?". "Né l'uno, né l'altro. Ho 44
anni e non mi sento più un ragazzo. Ho preso ogni decisione con la mia testa.
L'ho fatto rimanendo legato alla comunità socialista. Se fossi stato
opportunista, avrei fatto altre scelte". Bettino Craxi "Perché
critichi Stefania che sta col Cav? Era amico di tuo padre e ti ha fatto
deputato la sola volta che lo sei stato". "Non critico. Considero una
sconfitta che una parte dei socialisti rinunci a ricostruire la propria casa,
preferendo quella di altri. Un socialista non milita nell'emisfero conservatore
che è alternativo al proprio. Per un dirigente di partito è un errore di
grammatica politica. Lo sbagliato non sono io che voglio mantenere, sia pure
sconfitto, la mia identità". "Ti sei intruppato con gli ex comunisti
e con Di Pietro che, come disse Bettino di sé, "mi hanno ucciso".
"Compito dei socialisti è cambiare la sinistra in meglio, attraverso il
riformismo moderno. Rinunciare a svolgerlo, è accettare la propria sconfitta.
Lo sbagliato nella sinistra è Di Pietro". "E dalli con "lo
sbagliato", è un solecismo, lo rimprovero. "Parlando di Di Pietro lo
strafalcione ci sta bene", assicura, mentre un colpo di vento fa volare i
miei appunti. "Il Cielo ti punisce", dice Bobo e se la gode vedendomi
raccattare i foglietti carponi. Detesti il Cav? "Continua a starmi
simpatico". Di lui hai detto: "Ha dato al mondo una pessima immagine
dell'Italia. Ha fatto solo disastri". "Esagerazioni propagandistiche.
Ma Berlusconi fa cose che, agli occhi del mondo, appaiono incomprensibili. Ora,
mi auguro faccia bene. Però, se il buongiorno si vede dal mattino, non ci
siamo". Hai anche detto: "Ha fatto una politica estera di lazzi e
pacche sulle spalle". Ma piace a Bush, Putin, Sarkozy. "Bush è
uscente. Io critico il suo atteggiamento verso gli arabi che ci ha alienato
simpatie fondamentali per l'Italia. Non ho digerito il voltafaccia suo e di
Frattini verso Arafat. Portò Arafat all'isolamento e alla morte. Pagina
sgradevole". © Foto U.Pizzi"> Bobo Craxi © Foto U.Pizzi La tua
politica estera è invece quella della telefonata adulatoria a un tizio di
Hamas, terroristi che vogliono la distruzione di Israele. "Il tizio è il
primo ministro palestinese il quale, cinque giorni fa, ha concluso una tregua
con Israele. Come vedi, promuovevo auspici che si sono realizzati".
Israele ha regalato Gaza ai palestinesi. Loro la usano per il tiro al piccione
su Israele. "Che ci sia un'arretratezza di fondo delle classi dirigenti
palestinesi, è scontato. La morte di Arafat è tra le cause di questa eterna
guerra". Sei filoarabo spinto. Gratitudine per l'accoglienza tunisina a
tuo papà? "La riconoscenza per il presidente Ben Alì resterà per
sempre". Quella di tuo padre fu latitanza o esilio? "Latitante è uno
che scappa. Mio padre è stato fermo in un posto, difeso in armi da un esercito.
Difficile chiamarlo latitante". Hammamet ha dedicato una strada a Bettino.
Di Pietro ha detto che in Italia non lo permetterebbe. "Di Pietro non è la
legge. Nel decennale della morte fioriranno diverse strade. Penso anche a
Milano. Di solito sono vie periferiche e assolate, vorrei invece un luogo
simbolico. Come vorrei delle targhe, qui visse, qui lavorò, ecc". A Roma,
Alemanno ha proposto di intestare a tuo padre il Largo dell'Hotel Raphael, dove
visse. "Alemanno ha mescolato un po' tutto, da Almirante a Berlinguer. Il
Largo del Raphael a me va bene. Purché non dedichi poi ad Almirante Valle
Giulia dove il capo del Msi si presentò coi mazzieri. Né via Caetani, dove fu
ritrovato Moro, a Berlinguer che contribuì alla sua morte capeggiando il
partito della fermezza". Di Pietro ha già detto che sulla targa a Craxi
vorrà la scritta: "Morto latitante". "Di Pietro non sarà
ricordato come grande ministro, ma come un pm ossessionato che non ha saputo
reinventarsi una vita. Giustizialista anche in politica". Le prime mosse
del governo? "Buone sull'equità fiscale e sul lavoro. Non convincente, a
volte dannose, sul resto". Il freno alle
intercettazioni? "Giusto. Il mercimonio telefonico c'è solo in
Italia". L'uso dei militari per l'ordine pubblico? "Un'idiozia. Meglio
aumentare polizia e Cc. Pensi che mi avrebbero dato l'Expo per Milano se fossi
stato il rappresentante di un Paese che pullula di militari come Beirut?".
La sospensione dei processi alle alte cariche? "Berlusconi doveva parlarne
in campagna elettorale. Non è che prima vinci e poi fai quello che c..zo ti
pare. Nella sostanza, è giusto che il primo ministro possa governare libero dai
processi". Col referendum antinucleare, Bettino ci ha lasciato una pesante
eredità. Il Cav vuole cancellarlo. "Non è l'eredità di mio padre, ma di
milioni di italiani attraverso un voto democratico. Per tornare al nucleare ci
vorranno tempi biblici. Sono più per il sole e il vento che per l'atomo".
La pace tra maggioranza e opposizione è finita. "Meglio. L'opposizione
deve incalzare. Certo, non nel modo sguaiato di Di Pietro. Ma se lo fa con
intelligenza, può mettere in crisi il governo". Che farai ora, Bobo?
"A settembre nasce una mia Fondazione in nome di Bettino. Poi mi guarderò
attorno. Delle aziende vogliono utilizzare la mia esperienza per
internazionalizzare le loro imprese. Intanto viaggio per tenere rapporti, in
Mauritania, Algeria, Libano, Tunisia. Poi, voglio candidarmi alle
Europee". Non ti sono bastati i ko? "Un vecchio pugile ha bisogno di
risalire sul ring per farsi suonare un'ultima volta". Dagospia 23 Giugno
2008.
( da "Dagospia.com" del 23-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
A MAGLIE STRETTE ? FATE
SAPERE AL CAV CHE STEFANO PARISI È UN GRAN FIGO ? MARCEGAGLIA & MATONE, DUE
CHE PARLANO CHIARO ? TETTAMANZI COME MARTINI: NO MILANO, NO PARTY ? LE
"APPARIZIONI" DEGLI UFO? Maria Giovanna Maglie per Dagospia Caro
Dago, ti prego di far sapere al Cav che Stefano Parisi è un gran figo. Tanto
perché si regoli. Mgm © Foto U.Pizzi"> Emma Marcegaglia © Foto U.Pizzi
1 - VAI EMMA, PARLA CHIARO? Chissà perché gli appelli a politici e istituzioni
che fa la neo presidente di Confindustria mi piacciono di più di quelli di
LucaLuca. "Vediamo segnali preoccupanti di deterioramento del clima
politico a 50 giorni dall'inizio della nuova legislatura, che potrebbero
compromettere la stagione delle riforme", ha detto la Marcegaglia,
precisando poi che "occorrono riforme profonde, impopolari e
coraggiose". "Non siamo più in una stagione di ordinaria
amministrazione. Facciamo appello alle forze politiche perché guardino al bene
comune del Paese con un dialogo costruttivo", ha proseguito la
Marcegaglia. "Bisogna affrontare riforme economiche e riforme
istituzionali, come per esempio il federalismo fiscale. Non bisogna cadere
nell'errore di tornare nell'atmosfera dei quindici anni precedenti", ha
concluso. 2 - VAI MATONE, UNA CHE HA SEMPRE PARLATO CHIARO? Il Ministero per le
Pari Opportunita' sta mettendo mano alla legge sulla prostituzione individuando
una misura per promuovere un ''rimpatrio agevolato'' e un ''rientro protetto in
famiglia'' per le baby prostitute intercettate sul
territorio. Lo ha spiegato la capo di gabinetto del Dicastero Simonetta Matone,
nel suo intervento al convegno internazionale sulla Giornata mondiale del
bambino in corso a Roma. ''Nella mia esperienza nella giustizia minorile - ha
spiegato Matone - il 90% delle prostitute intercettate a Roma nelle maxi retate
erano minorenni. Sono convinta, e ho convinto anche la mia ministro
(sublime), che non possiamo limitarci a rinchiuderle da qualche parte - ha
concluso - ma dobbiamo creare canali preferenziali per garantire loro un
rimpatrio preferenziale e il reinserimento in famiglia, dove possibile''. ©
Foto U.Pizzi"> Simonetta Matone con Emilio Albertario © Foto U.Pizzi 3
- TETTAMANZI COME MARTINI, DEV'ESSERE L'ARIA DI MILANO? Da L'Occidentale.it,
scritto da Garteno Quagliarello,letto e sottoscritto da mgm. Rivendicare un
ruolo pubblico per la religione non significa certo volere Chiese che facciano
da ancelle al potere politico. Per questo vanno rispettate le opinioni che
provengono da esponenti della Chiesa, sia quando queste rafforzano le posizioni
della propria parte, sia quando invece le contrastano. Ma rispetto vuol dire
anche essere disposti al contraddittorio quando proprio non si è d'accordo. E'
questo il caso dell'intervista sulla sicurezza a Milano rilasciata a La
Repubblica dal cardinale Dionigi Tettamanzi. Detto senza giri di parole, ci è
sembrata una intervista irresponsabile, di quelle che veicolano un residuo
antico di sovvertivismo antistatale che da tempo dovrebbe aver abbandonato la
Chiesa italiana. Non si contesta certamente il fatto che la Chiesa si rivolga
ai più deboli e che ricerchi un rapporto con loro anche quando questi sono
colpevoli e ancor più quando sono disperati. Ma questo rapporto non può
svilupparsi al riparo dal rispetto del principio di realtà. A cosa serve, come
fa Tettamanzi, stigmatizzare la paura, la solitudine, la difficoltà
dell'incontro, se non si cala tutto ciò nelle drammatiche condizioni di alcuni
quartieri delle grandi città dove, purtroppo, accade sempre più di sovente che
gli incontri possano veicolare violenza, aggressioni, reati odiosi come lo
stupro, a volte persino l'omicidio, dove gli anziani vivono quotidianamente
esposti al pericolo? © Foto La Presse"> Il cardinale Dionigi Tettamanzi
© Foto La Presse Può essere sufficiente, di fronte alle vittime della violenza,
spiegare loro come fa l'arcivescovo di Milano che alcune misure, talvolta anche
drastiche ma di certo esemplari, "aumentano il senso di smarrimento e di
solitudine", e che "la solitudine cessa se si sperimenta la bellezza
dell'incontro"? Affinché l'appello alla ricerca della bellezza formulato
dal Cardinale abbia un senso non snobistico, è necessario che si abbia lo
spazio interiore per ricercarla al netto delle preoccupazioni che le nostre
metropoli trasmettono con crescente urgenza. Altrimenti si tratta di un appello
che sa di salotto radical chic. 4 - COME DA NOI LA MADONNA? Centinaia di
avvistamenti di Ufo sono stati segnalati ieri in Galles al tabloid britannico
'Sun'. Le segnalazioni all'indomani dell'incontro ravvicinato di un elicottero
della polizia con un misterioso oggetto volante nella notte tra giovedi' e
venerdi' vicino ad una base militare nei pressi di Cardiff. Negli ultimi mesi
diversi piloti di aerei di linea hanno segnalato almeno due o tre incontri con
Ufo nei pressi del canale di Bristol. Dagospia 23 Giugno 2008.
( da "Corriere delle Alpi" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
La Provincia preme
per la realizzazione di un albergo diffuso, alcuni proprietari sono interessati
Un grand hotel di nome Fornesighe Reolon: "Sarebbe il sito ideale".
Si pensa anche all'Alpago e Cibiana Il progetto è ambizioso: ospitare i turisti
nelle tradizionali abitazioni della frazione zoldana FORNO DI ZOLDO. Un paese
fatto di pietra e di legno, testimonianze visibili di un passato che - al di là
dei tanti richiami alle tradizioni e alle radici - potrebbe tradursi in moneta
sonante. E scusate se è poco. La provincia candida Fornesighe a primo esempio
di albergo diffuso del Bellunese. Un attestato di stima, ma anche un banco di
prova, soprattutto per quei residenti che hanno già dimostrato un certo
interesse verso il progetto. "Tutto dipende da loro", afferma il presidente
della Provincia Sergio Reolon. "L'ente può aiutarli, ma la spinta decisiva
è sempre del privato". Insomma, aiutati che la Provincia ti aiuta. L'idea è semplice ma non per questo scontata anche perchè in giro
per l'Italia e l'Europa esempi di alberghi diffusi hanno intercettato
importanti flussi turistici. "Il turismo legato alle comunità locali è in
aumento e le grandi catene di hotel spesso snaturano il rapporto tra il turista
e il paesaggio, tanto che essere a Roma o New York è la stessa cosa", il commento
di Reolon. Da qui il salto di qualità, creando per l'appunto un albergo
diffuso. Concetto molto più facile a dirsi che a farsi. Per Fornesighe il
progetto consisterebbe nell'ospitare i turisti nelle caratteristiche abitazioni
del paese creando un'unica reception alla quale affiancare i servizi tipici
degli hotel, dal ristorante ai parcheggi. "Non si costruisce nulla di
nuovo, semmai si valorizza e si recupera l'esistente", afferma Reolon. Ma
la valorizzazione è soltanto un aspetto. "Mettendo a disposizione una o
più camere", continua sempre Reolon, "il privato può integrare il suo
reddito". Né più, né meno di quanto già succede per i bed and breakfast.
Fornesighe poi - a sentire Reolon - "sarebbe il paese ideale". Per il
paesaggio, per le abitazioni tradizionali (scampate alle temperie del tempo e
alle bizze della storia) e per la vicinanza a delle grandi attrazioni naturali
come il Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi, al museo di Messner e al
comprensorio sciistico del Civetta. Reolon dichiara pieno appoggio a tutti quei
privati che vorranno avventurarsi in quella che sembra un'autentica sfida:
"Troveremo il modo di intercettare finanziamenti e allegerire gli aspetti
burocratici". Nonostante sia una delle più accreditate Fornesighe è
soltanto una delle località candidate. "Pensiamo anche a Cibiana e ad
alcuni paesi dell'Alpago", conclude Reolon. (cr.ar.).
( da "Corriere delle Alpi" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Servizi inutili
pagati da noi cittadini SONO un cittadino molto arrabbiato. Nella mattinata di
mercoledì 18 giugno nella frazione di Caleipo vedo il mezzo della pulizia
strade con i suoi operatori eseguire appunto la pulitura delle vie del paese.
Mi risulta anche di altre frazioni. Queste strade, però, erano già state pulite
dagli stessi due giorni addietro, lunedì 16 giugno, e pioveva. Ma manco quel
giorno avevano bisogno. in quanto pulite non molte settimane fa (e ha quasi sempre
piovuto). Anche l'anno scorso ho visto più volte le macchine operatrici
all'opera senza necessità perfino nelle stradine di campagna. Sono arrabbiato
prima di tutto perché penso che questa amministrazione comunale di Belluno
trascura per carenza di soldi, servizi, manutenzioni (vedi via Calmada, tratto
Bieter, via Valle S. Mamante, via Col de Gou) e le asfaltature richieste, poi
butta i soldi per pagare, senza controllo sulle attività, delle società che
erogano servizi per il comune. Servizi in questo caso inutili. Igino D'Incà
BELLUNO Non ci resta che inviare una lettera a Spiderman LA LEGGE di Toto e
quella di Bernardo: il primo non era un principe e il secondo non fu
l'affettuoso assistente del grande Diego de la Vega, alias Zorro. Ma tra
telefoni liberi e processi fastidiosi, più che ridere conviene riflettere,
anche se è evidente che mezzo secolo di italico spionaggio
e democratiche intercettazioni meritano un unico commento. Limitare e
controllare fortemente le intercettazioni, cancellando nel contempo attuali (e
futuri?) processi, Sembrano però parti di una progettualità più ampia, che non
solo rassomiglia parecchio a quella del buon Licio Gelli, ma costringe a
ricordare (e sarebbe ora) le lodi affettuose che l'attuale destra
governativa (cioè tutti) tesseva con solerzia sui "Kamaraden" Videla
e Pinochet. Non sono passati molti anni da allora, e pare addirittura che in
quel periodo Stalin fosse morto già da un pezzo. "Che storie" la
cronologia!! O forse illusioni di gioventù: anch'io da piccolo credevo che Mao
fosse comunista. Ma per tornare "a bomba", argomento su cui la nostra
destra possiede uno storico e corposo data-base (mancano solo i colpevoli,
facezie), quello che appare evidente è il disegno complessivo di colpire e
massacrare qualsiasi equilibrio esistente, costruendo scientemente contrasti
culturali e sociali sui quali il populismo sudamericano di questi
"Aficionados" del potere ad ogni costo possa intervenire con
religiosa ideologica e sognante durezza. Mentre d'altro canto (faccetta nera
remix?) è impossibile non cogliere la sottile linea bianca che unisce un
quindicennio di calcolata disinformazione e di sputtanamento continuo portati
avanti dalla "Banda Bassotto" nei confronti di qualsivoglia
avversario politico. Riabilitare il Nazismo nostrano, ipotizzare la fine del
sindacato, dileggiare 25 aprile e costituzione, sia pur senza dimenticare gli
ovvi e umani limiti di talune situazioni, sono metodoligie che non hanno nulla
di nuovo. Nessun regime fascista omise di creare e utilizzare, nei soliti e
dolorosi modi, la paura del diverso, del comunista e del sindacalista. E' una
semplice statistica derivante da poche e facili letture. Che sia Roma, Verona o
Belluno la questione non cambia, questi sono solo esteticamente più
"fini". E così, mentre tutta la sinistra radicale conta (si fa per
dire), il Pd attende (di valutare eventuali positivi ritorni). Per noi resterà
un'unica possibilità, inviare un mail a Spiderman. Moreno Barbieri Verdi di
Belluno Ma il Pd del nord non interessa a nessuno? MI SORPRENDE che di un
Partito Democratico del Nord sembri importare proprio a nessuno, di un partito
di Veltroni, "ma anche" di Cacciari e Cofferati, che completi la sua
nascita strutturandosi in maniera federale: nessun "democratico" locale
sembra spenderci troppe energie, forse perché in fondo gli eletti vengono
decisi a Roma? Credo che i territori che fortemente lo vogliano e che
dimostrino di sapersi bene gestire debbano avere una propria autonoma struttura
e dirigenza, che sia leale interfaccia col partito "romano", a cui
devono spettare le decisioni e i poteri per le tematiche riguardanti l'intero
Paese. A me pare che in particolare Veneto e Lombardia avrebbero energie e
motivazioni per rappresentare il primo nucleo, un PD del Nord per imporre seri
tentativi di affrontare tematiche come la sicurezza e una società
"accogliente" ma ordinata, il federalismo fiscale, un produttivo
rapporto fra istituzioni e piccola impresa, la questione delle Province a
statuto speciale, una miglior relazione con gli emergenti regioni dell'est
Europa. Penso che sarebbe utile per tutti, anche per il resto d'Italia, per
sperare che i problemi - in presa diretta coi cittadini amministrati - vengano
governati e regolati e non lasciati marcire o continuamente rimandati nelle soluzioni.
Chi fortemente lo vuole e dimostri di saperlo fare deve poter auto gestirsi
come del resto avviene per il Csu, anima bavarese del Cdu tedesco o i partiti
catalani in Spagna: certo se non dimostriamo di volerlo fermamente, non
possiamo pretendere ci arrivi per gentile concessione altrui. Angelo Menel
TRICHIANA La realtà snellita da ogni speranza ALLORA è vero che a forza di
snellire si arriva all'osso. Sessantadue lavoratori a tempo determinato
rappresentano il grasso in eccesso per un'azienda il cui peso supera di poco i
settecento dipendenti. Sessantadue differenti personalità, passati attraverso
il filtro dell'omologazione, diventano Personale in esubero. E qualsiasi
dissertazione intorno al concetto di flessibilità non meriterebbe ulteriore
spreco di tempo, se non fosse per l'improvvisa impennata di espressioni,
mutuate dalla letteratura gestionale anglo-orientale, che hanno accompagnato
alla porta le risorse umane in eccesso. Perchè se la congiuntura economica
sorride solo agli speculatori, se l'economia tira quanto l'intercity Canova
(soppresso per eccesso di perdita), l'unica forma di ristrutturazione aziendale
perseguibile parla ormai un paio di lingue appena: il giapponese e l'inglese.
Certo, dire Kaizen suona meglio di "cambiare per migliorare";
etichettare come muda ogni spreco, dalla semplice riparazione del prodotto al
lavoratore dipendente non impegnato just in time, acquista nell'immediato tutte
le caratteristiche dell'onomatopea. Muda! Si potrebbe ridere amaro, giocando
con le parole. Ma il pensiero snello impone concisione, niente più subordinate
nè figure retoriche, via ogni aggettivo superfluo e avverbio d'intralcio: il
predicato deve lavorare. E quel che è più, il soggetto viene completamente
omesso dal ciclo della sintassi produttiva. Toyotismo è la cura contro la
crisi, "eliminazione dello spreco" il suo credo. Ebbene, si può
giocare al piccolo economista e salvare tutte le aziende del mondo, si può
coccolare gli azionisti tutti, garantendo linfa ai profitti; ma se si preclude
alla massa di lavoratori la possibilità di essere artefici della propria
felicità, tanto vale tornare nelle piazze a cantare Contessa, perchè
l'alternativa è la flessibilizzazione della società intera, il precariato non
solo come stile di vita, ma vera e propria forma mentis, quella che già ora fa
dire ai più giovani, allenati alle somministrazioni temporanee a tempo
indeterminato: destra e sinistra uguali sono. Sessantadue individui laggiù, in
strada, le promesse disattese, un quotidiano da ricostruire e un altro lavoro a
termine per un salario di vergogna. La realtà snellita da ogni speranza
Fabrizio Zandegiacomo Dipendente Luxottica Pederobba L'autore e l'amore QUESTA
una poesia dal titolo "L'autore". L'autore si siede sulla sedia e
scrive parole indefinite del verbo infinito amare Paolo De Nard Multe al Duomo:
le regole devono essere rispettate IN MERITO alle multe "selvagge" ai
fedeli anziani davanti il Duomo, voglio spendere due considerazioni. Fare il
vigile urbano è un lavoro delicato e difficile. Ci sono stati nella
quotidianità amicizie troncate, causa il fare rispettare giustamente le norme
anche a qualche amico. Io non voglio fare il difensore di nessuno, però le
regole vanno rispettate, anche per i divieti di sosta. I vigili urbani sono
sottoorganico da anni e non è facile controllare il territorio, allora tante
volte non possono essere flessibili per far rispettare le regole. Io mi auguro
che con l'aumento dell'organico, si faccia più prevenzione per i divieti di
sosta, senza tartassare i cittadini che attendono altri interventi molto più
importanti per il quieto vivere. E se andiamo a leggere i cinquanta e passa
articoli della polizia urbana ci accorgiamo che pochi vengano applicati, basta
vedere lo sfalcio dell'erba a ridosso della strade di competenza dei privati.
Se non vengono sfalciati, vanno sanzionati i proprietari, basta girare attorno
per constatare il problema. Ci sono tante norme per il decoro urbano ed altro,
che le sanzioni per i divieti di sosta sono dei palliativi in confronto ad
altre cose più importanti, tipo i furti nelle case ecc., che la polizia locale
potrebbe benissimo contribuire a prevenire in sinergia con le forze dell'ordine
nazionali. Francesco Pingitore Consigliere comunale An Dopo 60 anni, la storia
deve essere più oggettiva ANCHE se non direttamente indirizzatami è evidente
che la lettera apparsa sulle pagine del Corriere a forma del signor Luciano
Padovani, altro presidente Anpi, si riferisce alla mia richiesta di intitolare
una via alle vittime dei partigiani. Concordo con lui che la storia la devono
scriverla gli storici; qualcuno di questi fa riferimento ai diari dei capi
partigiani e qualcuno fa riferimento a diari di parroci e ai verbali dei
carabinieri; certo che la storia dopo ben oltre i 60 anni dovrebbe essere
oggettiva e non certo di parte. Solo qualche anno fa veniva negata l'esistenza
delle foibe. La mia visione della democrazia contempla come fattore essenziale
il confronto, per lui essere democratici vuol dire pensarla solo ed
esclusivamente alla sua maniera. Come ormai abitudine in questi casi chi si
permette di cantare fuori dal vostro coro viene definito fascista e al di là di
ogni "democratica" interpretazione viene processato per le eventuali
ed ipotetiche intenzioni. La pesante ondata di emigrazione del dopo guerra per
la maggior parte di chi ne fu protagonista ebbe come riferimento le miniere del
Belgio; la loro bandiera comune era la fame e per molti di loro il premio si
chiamò silicosi. Alcuni altri, condannati e perseguitati da quella magistratura
che ora viene invocata, emigrarono verso paesi compiacenti; tornarono
amnistiati, naturalmente l'amnistia valse anche per i fascisti che comunque
l'avevano attesa in carcere, e acclamati dai fratelli liberatori ebbero come
premi cariche ed incarichi. Concordo ancora una volta con Lei; per certe cose
ci vuole la magistratura. Promuovere oggi nuovi interventi in tal senso sarebbe
senza dubbio anacronistico; pochi i testimoni ancora in vita e con la lentezza
della giustizia italiana rischieremo di non averne più nessuno al momento
buono. Dobbiamo per forza fidarci delle sentenze già emesse, oltre a quelle che
riguardarono individui singoli possiamo valutare ad esempio (una per tutte) la
Nº 1829 del 18 giugno 1953 della corte di cassazione che esclude l'annessione
al Reich della provincia di Belluno e del resto dell'Alpenvorland. Per cui
probabilmente qualcuno in quella Italia aveva un padrone a Berlino, ma
certamente altri lo avevano a Mosca. Ermen Gretti Grazie ambientalisti Verdi
per essere maturati SARA' che il verde è il colore della Lega, sarà che il
verde indica speranza, sarà che verde sono i miei occhi, ma soprattutto sarà
che un ex speaker televisivo "nostrano", molto tempo fa disse:
"Saranno verdi perché non sono ancora maturi", riferendosi al gruppo
"Verdi" che stava nascendo a Belluno. E mi trovai d'accordo,
"allora". Ma ultimamente devo dire che sono "maturati",
molto "maturati" nel loro pensiero. Mi riferisco all'amico Marco
Scapin che da sempre si batte per l'ambiente. Concordo per la prima volta con
lui, su di un tema in ambito animale (quale io sono). Ottima la sua idea di
fare dei prosciuti di leghisti, se il prodotto dovesse avere successo ce ne
vorranno molti di più di leghisti. C'è però qualche leghista solo per interesse
e il prosciutto andrebbhe "rancido", ma vi assicuro cari lettori che
la stragrande maggioranza di leghisti lo è per convinzione, perciò i loro
prosciutti saranno ottimi. Se poi si pensa di fare anche un prodotto di
nicchia, come il prosciutto di orso, e pure leghista, sarebbe una leccornia per
tutti, perché gusterebbero un prodotto che sa di genuinità, schiettezza,
sincerità, obbiettività, giustizia sociale e soprattutto di altruismo, perciò
assaporate pure il prosciutto d'orso, sperando sia contagioso nelle cose sopra
descritte. Ringrazio l'amico Marco Scapin per la sua valutazione
cultural-gastronomica in salsa leghista, un sincero abbraccio. Ringrazio anche
Moreno Barbieri, per la sua lettera sui "cassonetti con calotta" e
concordo in pieno la sua analisi. Un servizio al cittadino non si fa con il
settore affaristico dei produttori di calotte, come qualcuno ipotizza, sono
oltresì molto contento che abbia verificato e constatato che qualsiasi
amministrazione sia al governo, i "tiratori di giacchetta", affaristi
non mancano mai. Ho soltanto un "piccolo" rimpianto, quello di non
aver accettato l'assessorato all'ambiente, penso ne avremmo viste delle belle,
ma vedrete in futuro che anche da normale cittadino, qualche piccola
"atomica" scuoterà il sistema ambientale, settore "scoaze"
(abbiate un pò di pazienza), sto documentando il tutto. Perciò ringrazio ancora
Moreno Barbieri per lo spunto, in fondo qualcosa in comune ce l'abbiamo:
"i capelli", pardon solo i bulbi dei capelli. Ciao Moreno
"saluda casa, an baso al porzel", l'amico Orso. Grazie ambientalisti
"Verdi" per essere maturati in fretta. Orso Grigio Lega Nord.
( da "Stampa, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
PROCESSO. FINANZIERI
TESTIMONI Borse contraffatte ma pagamenti regolari "Il marchio su borse,
pochette, cinture, foulard era riprodotto fedelmente, mentre il materiale e le
rifiniture erano di qualità inferiore rispetto ai prodotti autentici" che,
però, rappresentavano i modelli migliori dei cataloghi originali. È quanto ha
riferito uno dei periti incaricati di esaminare i numerosi accessori griffati
con i migliori nomi dell'Alta Moda internazionale (Hermès, Dolce&Gabbana,
Vuitton, Fendi, Gucci, Prada, Biagiotti, Chanel, Rocco Barocco, Venturi e
altri) e sequestrati, nell'aprile 2004, dalla Guardia di finanza durante
un'indagine finalizzata a far emergere la commercializzazione di merce
contraffatta. Erano state incriminate 4 persone, di cui due - le alessandrine
Antonietta Casetta, 63 anni, e la figlia Monica Pozzato, 38, difese
dall'avvocato Franco Giolito - hanno già patteggiato la pena. Per le altre due
- Antonella Bezzi, 55 anni, di Rimini, e Silvia Orfano, 45, di Alessandria, difese
da Alexia Cellerino - si svolge il processo. Bezzi è accusata di
commercializzazione di prodotti contraffatti, che furono trovati nel suo
negozio di Rimini e di cui riforniva anche Casetta; Orfano di favoreggiamento
per aver celato un'agendina di Casetta mentre era in corso la perquisizione
delle fiamme gialle. I finanzieri, sentiti ieri mattina al processo, hanno
detto che si trattava di un giro d'affari consistente, "sui
300 mila euro l'anno, e anche oltre", che peraltro si svolgeva in maniera
"cristallina", nel senso che Casetta ordinava al telefono a Bezzi gli
accessori (come è emerso dalle intercettazioni) e, quando li riceveva, pagava
regolarmente con ricevute bancarie. Prossima udienza sarà il 18 settembre.
( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Cronaca CAMBIA L'ACCUSA
RESTA L'ORRORE ADRIANO SOFRI I titoli sbrigativi della prima ora su alcuni siti
- "Il Tribunale del riesame scagiona i medici" - inducono a un grosso
fraintendimento. è vero bensì che il tribunale del riesame ha corretto le
imputazioni ai medici della Santa Rita, escludendo che ci siano prove di
un'intenzione omicida e aggravata dalla crudeltà, come avevano ritenuto
l'accusa e i suoi periti per cinque casi di morte, e ventilato per molti altri.
Restano confermati gli addebiti di lesioni gravissime e truffa aggravata alla
sanità pubblica, che sono tremendi. è un fatto che nella reazione sgomenta alla
notizia dell'indagine la specifica imputazione di omicidio volontario aveva
colpito assai meno della esibizione di indifferenza umana e di corruzione intima
e disinvolta dei protagonisti. Avevo scritto fra l'altro: "Persone
sofferenti si mettevano nelle loro mani, e le loro mani, in solido, le
storpiavano fino alla morte per amore del denaro... Questi della Santa Rita,
come li restituiscono le carte dell'accusa e le registrazioni delle telefonate,
non sono né buoni né cattivi, né esaltati né depressi: sono solo fedeli al
tariffario". Tutto questo viene ribadito, e duramente, dal tribunale del
riesame. Chi, come ho fatto anch'io, ha provato a descrivere i propri ed altrui
sentimenti nei confronti della "bassa macelleria" della clinica
milanese, deve prendere atto della correzione sulla volontà omicida ed
efferata, e augurarsi ancora - che cosa? Che il linguaggio di volta in volta
cinico, sordido, atroce e ottuso delle conversazioni
intercettate e pubblicate, abbia potuto eccedere (per cinismo, per ottusità,
per atrocità) la stessa realtà dell'operato degli interlocutori. Ora la
derubricazione dei reati per i quali medici e amministratori sono imputati,
rilevante sul piano penale, non scalfisce l'impressione morale suscitata dalle
loro parole e comportamenti. C'è un altro augurio? Quando si scopre
qualcosa di così disumano da far esclamare: "Non ci posso credere!",
da far intitolare alla "clinica degli orrori", da indurre alla
rivolta o, peggio, alla rassegnata costernazione, si può desiderare che le
accuse non siano smentite né rimpicciolite, per non dover correggere le proprie
parole scandalizzate, per non sentire sprecata quella costernazione così
dolorosa. Dal disgusto per le conversazioni dei medici e degli amministratori
della Santa Rita non si tornerà più indietro, né da una diffidenza spaventata o
risentita di pressoché qualunque paziente nei confronti di pressoché qualunque
medico, ma se si appurasse che le loro azioni siano state meno gravi e
criminali di come sono apparse ai primi inquirenti e a tutti noi, non avremmo
che da esserne sollevati. Magari per una volta ciò cui "non possiamo
credere" si mostrasse davvero incredibile.
( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Cronaca "Santa Rita,
interventi inutili ma non omicidi" La decisione del Tribunale. I parenti
dei pazienti morti: nessuna fiducia nella giustizia Per il primario Brega
Massone restano le accuse di lesioni gravissime e truffa SANDRO DE RICCARDIS
ORIANA LISO MILANO - Resta in carcere Pier Paolo Brega Massone, il primario di
chirurgia toracica della clinica Santa Rita. Ma tira un parziale sospiro di
sollievo: perché ieri i giudici del Tribunale del riesame hanno stabilito che
le morti dei cinque pazienti che gli sono valse, tra le altre accuse, quella di
omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, non possono essere direttamente
riconducibili alla sua decisione di operare. Quindi, pur restando indagato
anche per questa accusa, il primario - per i giudici - potrebbe lasciare il
carcere. Sono gli altri reati, ovvero le lesioni colpose su 86 pazienti, la
truffa al Sistema sanitario nazionale e il falso, a far sì che per ora il
medico non torni a casa. Il tribunale, infatti, è chiaro su un punto: le
indagini della Guardia di finanza coordinate dai pm Grazia Pradella e Tiziana
Siciliano, le relazioni dell'Asl e dei periti, le
intercettazioni, delineano un quadro accusatorio che sostanzialmente regge. Una
motivazione tecnica, quella del collegio presieduto dal giudice Enrico Tranfa,
che si riassume così: le perizie mediche disposte dalla procura non hanno
chiarito oltre ogni ragionevole dubbio se i cinque anziani pazienti siano morti
per quelle operazioni (comunque inutili) oppure perché già debilitati
dalle gravissime patologie di cui soffrivano. "L'inopportunità
dell'intervento anche per il connesso aumento delle sofferenze per il paziente
è cosa assolutamente altra dall'essere l'intervento chirurgico (di cui neppure
si evidenziano imperfezioni o anomalie di esecuzione) causa in concreto della
morte". Così scrivono i giudici per spiegare che - non essendo state fatte
le autopsie - "il nesso di causalità non risulta adeguatamente delineato
in concreto". Ora toccherà alla procura, che ieri ha accolto con sorpresa
l'annullamento di quella parte dell'ordinanza del gip, provare quel nesso,
mentre Giuseppe Canella, il difensore che ha sostenuto il Riesame per Brega
Massone si dice "soddisfatto perché i giudici hanno stabilito che manca la
prova sul nesso causale tra interventi e morti, ma ovviamente dispiaciuto
perché non hanno deciso per la scarcerazione". Restano le storie di cinque
morti. Antonio Schiavo, 85 anni, un'operazione "non preceduta dai
necessari accertamenti e ad alto rischio"; Giuseppina Vailati Canta, 83
anni, deceduta dopo un'operazione "inspiegabile"; Aurelia De Vecchi,
80 anni, sottoposta a un "intervento privo di qualsivoglia
giustificazione"; Franca Colombi, 65 anni, due interventi
"inspiegabili e controproducenti"; Maria Luisa Scocchetti, 65 anni,
un'operazione che "appare come puro accanimento". "Ormai non ho
più fiducia nella giustizia. Mia sorella è morta. Ci siamo chiesti se fare
causa alla clinica. Ho detto ai miei parenti di lasciar perdere", dice il
fratello, Riziero Scocchetti. "Maria Luisa era una malata terminale, avevo
chiesto che venisse sedata, invece ha sofferto fino all'ultimo".
Rassegnazione e rabbia. Con i ricordi dei propri cari che diventano ancora più
vivi a ogni nuova tappa delle indagini. Non si arrendono le altre vittime della
Santa Rita e neanche i tanti medici e infermieri che aspettano il parere
dell'Asl per riaprire la clinica. Ieri con voto unanime il Consiglio comunale
ha chiesto alla Regione di rivedere il sistema degli accreditamenti alle
strutture private e al sindaco di costituirsi parte civile nell'eventuale
processo.
( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
C aro Augias, il
documentario 'Biutiful Cauntri' il 16 luglio esce nella sale parigine, dopo
essere stato proiettato al Parlamento europeo. E' importante per noi che ne
siamo gli autori, ma soprattutto per la Campania, per l'Italia che ciò che
raccontiamo diventi patrimonio a livello comunitario. Abbiamo voluto raccontare
i mali di una Regione ma anche le sue occasioni sprecate. Sappiamo che la
Campania non è solo 'Biutiful Cauntri', ma nascondere ciò che indigna non aiuta
ad affrontare la realtà. Non guardare significa rinunciare a lottare. E oggi
nel nostro Paese c'è ancora molto per cui lottare. Sia chiaro che la Campania è
una regione d'Europa, è Italia. Non si può illudere il Paese che il problema
dei rifiuti campani si risolve solo con la forza. L'emergenza rifiuti non
dipende dalla volontà di cittadini che ne pagano invece le conseguenze. Quando
le amministrazioni hanno avviato progetti di gestione dei rifiuti, la risposta
dei cittadini è stata positiva quanto quella delle regioni più virtuose. Ci indigna il decreto sul divieto delle intercettazioni
telefoniche. Così, il traffico illecito dei rifiuti diventa ancora più facile.
Le ecomafie ringraziano. Impedendo l'uso delle intercettazioni, si nega alle
indagini un importante strumento contro un reato odioso che compromette la
salute di intere comunità e avvilisce il Paese. Esmeralda Calabria,
Andrea D'Ambrosio, Peppe Ruggiero peruggiero@tiscali. it H o rivisto il
documentario in un cinema all'estero. In una città straniera fa ancora più
impressione. Anche perché, avendo dovuto parlare in un paio di occasioni
davanti a un pubblico di quella stessa città, le domande che mi sono sentito
rivolgere con più insistenza sono state: come mai Napoli è ridotta una
pattumiera? Come mai avete rieletto Berlusconi? Non sono mai stato dell'idea di
Andreotti che i panni sporchi si devono lavare in casa. Penso alla
cinematografia americana, al fatto che tutto ciò che sappiamo sulla violenza e
sul male dell'America, è dalla stessa America che lo abbiamo saputo. Tuttavia quelle
insistenti domande (alle quali è difficile rispondere cercando di equilibrare i
toni), la cupa attenzione della sala alla proiezione del documentario, mi hanno
messo a disagio. Estraggo dalla lettera degli autori un'osservazione precisa.
Se il Parlamento sfornerà la legge sulle intercettazioni com'è stata concepita,
le ecomafie potranno tranquillamente telefonarsi quantità e compensi dei loro
luridi traffici certe, almeno per quel versante, dell'impunità. E' possibile
che dei parlamentari, per quanto inclini all'obbedienza, non si rendano conto
che impedire le intercettazioni è un lusso che non ci possiamo permettere con
il livello di criminalità che esiste in certe zone? Quando si sono voluti
sospendere certi processi abbiamo visto a quali sottigliezze giuridiche si è
stati capaci di arrivare per mettere al riparo alcune persone. Se proprio si
vogliono limitare le intercettazioni, non si potrebbero almeno studiare
meccanismi giuridici di analoga efficacia per mettere al riparo dai criminali
intere popolazioni? Oltre al buon nome del Paese?.
( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Commenti Il pd e lo
stato di grazia del cavaliere MARC LAZAR In Italia l'opposizione sta vivendo i
tormenti e i dilemmi classici dell'indomani di un voto segnato da una severa
sconfitta, e dell'instaurarsi di uno stato di grazia tra il vincitore e l'opinione
pubblica. Non solo Berlusconi ha vinto le elezioni del 13 ? 14 aprile, ma ha
ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi nelle due camere. Forte di una
maggioranza ben più solida e compatta di quella riportata nel 2001, il
presidente del Consiglio ha inizialmente sorpreso i suoi avversari con un
comportamento più compito del solito, con qualche segno d'apertura verso
l'opposizione e alcune dichiarazioni incisive sulle riforme di cui l'Italia ha
bisogno. L'uomo sembrava voler dare la prova della sua metamorfosi. Non
appariva più come l'antipolitico degli esordi, e neppure come un politico ormai
esperto nell'arte di condurre le sue truppe alla vittoria, oggetto di
un'ammirazione entusiastica o di una netta avversione; voleva presentarsi come
un vero capo di Stato responsabile e misurato. Di fatto però, il Cavaliere è un
vero Giano bifronte: l'altra sua faccia, quella legata ai suoi interessi
personali, è sempre lì, come dimostrano le misure sulle
intercettazioni telefoniche e sulla sospensione dei processi che intende far
approvare. Dal canto suo l'opposizione, che sta toccando con mano la profonda
verità dell'antico adagio vae victis, è depressa e lacerata. Le questioni che
la dividono sono legione, dalla spiegazione dell'insuccesso elettorale al
futuro del partito; e nell'immediato riguardano l'azione da condurre a
fronte del nuovo potere. In un primo tempo il PD e il suo governo ombra erano
tentati di aprire un dialogo costruttivo col governo. Quest'atteggiamento è la
logica prosecuzione della campagna di Veltroni, che ha voluto evitare un
antiberlusconismo ripetitivo, secondo lui ormai logoro e inefficace; e
corrisponde inoltre a un'interpretazione plausibile dei risultati elettorali
della primavera scorsa. Le ultime elezioni sono state caratterizzate dal voto
massiccio in favore dei due schieramenti di centro-destra e di centro-sinistra,
che hanno raccolto l'84,3% dei suffragi. Al termine di una campagna globalmente
assai più pacata delle precedenti, questa scelta degli elettori si può
considerare come l'espressione della volontà di dare al vincitore una
maggioranza chiara per consentirgli di governare, e di un desiderio di
normalizzazione del clima politico. Restando sordi a questo messaggio per
lanciarsi in uno scontro intransigente si accontenterebbero i simpatizzanti più
radicali, ma a costo di deludere i moderati. Per converso, con un atteggiamento
più morbido si rischierebbe di perdere gli ultimi appoggi a sinistra e di
indisporre ulteriormente i molti astensionisti (che hanno raggiunto stavolta,
col 19%, il tasso più elevato della storia della Repubblica). Se questo è uno
dei dilemmi del PD, ve ne sono altri anche più gravi. In uno stato di grazia
come quello di cui gode oggi Berlusconi, tutto ciò che l'opposizione ha da
dire, persino sul decreto di sospensione dei processi ? una disposizione fatta
su misura per il premier, che non ha equivalenti in nessun Paese del mondo ? è
manifestamente poco ascoltato. Disertare l'emiciclo del Senato è un gesto
simbolico forte e spettacolare; ma la sua efficacia presso l'opinione pubblica
è tutta da dimostrare. Una situazione comparabile si era verificata in Francia
dopo la netta vittoria di Sarkozy contro Ségolène Royal, nel maggio 2007. Il
presidente, allora sulla cresta di un'immensa onda di simpatia, si era concesso
il maligno piacere di disorientare ulteriormente un PS in pieno trauma per
l'insuccesso della sua candidata, aprendo il suo governo ad alcuni socialisti e
personalità della sinistra. E sul fronte delle riforme aveva aperto un così
gran numero di cantieri da dare il capogiro ai francesi. Il PS pensò di aver
trovato argomenti forti contro di lui denunciando le sue lussuose vacanze,
l'uso degli aerei privati dei suoi amici miliardari, le sue ingerenze nel mondo
dei media e i suoi primi passi falsi politici. Tutto inutile: i francesi
sembravano ipnotizzati dal vincitore. Ma lo stesso Nicolas Sarkozy ha fatto da
solo ciò che l'opposizione non era riuscita a fare. In pochi mesi,
moltiplicando gli errori, ha dilapidato il suo capitale di simpatia (le
opinioni favorevoli sono passate dal 69% dell'estate scorsa al 38% di oggi).
Non è certo però che Berlusconi segua il suo esempio ? Al di là di una critica
ferma (che non vuol dire settaria) del governo, il PD sa di dover preparare la
riconquista. Un'impresa ardua, in vista della quale deve mettere a punto una
strategia, elaborare un'identità, costruire il partito e risolvere la questione
della leadership. Ma soprattutto, il PD deve analizzare le ragioni profonde del
successo di Silvio Berlusconi. Ciò presuppone due cose: da un lato, prendere
meglio la misura della solidità e della profondità; dall'altro, comprendere
bene come gli italiani percepiscono Berlusconi. A questo riguardo, un recente
sondaggio franco-italiano sul Cavaliere, realizzato dall'IFOP-SWG, è passato in
gran parte inosservato, mentre potrebbe essere senz'altro istruttivo, anche
perché contempla una dimensione comparativa con Sarkozy. Il 59% degli italiani
pensa che Berlusconi abbia la stoffa del presidente del Consiglio; il 58%
ritiene che voglia veramente cambiare le cose, e che agisca efficacemente
contro la criminalità e l'insicurezza; il 56% giudica positivamente la sua
politica economica. Competenza, spirito riformista e capacità di dare
protezione: queste le qualità che gli vengono attribuite. Dunque il PD,
piuttosto che abbandonarsi a dispute interne, incomprensibili per la
maggioranza della popolazione, dovrebbe tentare di riannodare i legami con i
cittadini, e in particolare con le fasce più popolari; e costruire la propria
credibilità puntando sulle preoccupazioni essenziali degli italiani, che
secondo il suddetto sondaggio sono il carovita e i problemi dell'occupazione e
della sicurezza. (Traduzione di Elisabetta Horvat).
( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina IV - Torino
L'agguato Interrogato un'ora e mezza dal pm: "Io ho solo parlato di Monetti
tra un bicchiere e l'altro" Accusato del delitto del tabaccaio fa sciopero
della fame: "Non c'entro" Rinchiuso nella sua cella, Roberto La
Piana, soprannominato "Serranda", ha iniziato da oltre due settimane
lo sciopero della fame. E' dimagrito già dieci chili. E ieri mattina è stato
portato davanti al pm Livia Locci che lo accusa di omicidio e rapina nei
confronti del tabaccaio ammazzato in corso Orbassano, Claudio Monetti, per
spiegare i motivi per cui ha intrapreso il digiuno forzato. Accompagnato
dall'avvocato difensore Gianluca Orlando, La Piana è stato interrogato dal
magistrato per oltre un'ora e mezza. "Non posso essere accusato di
omicidio - ha detto La Piana - è un'accusa troppo grave, io non ho affatto
partecipato alla rapina, non ho nemmeno avuto nulla in cambio". Roberto La
Piana, che deve il suo soprannome al mestiere di riparatore di tapparelle e
serrande, era stato arrestato il 22 novembre scorso, insieme al barista
Francesco Eramo considerato il basista del colpo. Davanti al bancone del bar
"Marsol", in via Monfalcone 21, un locale a pochi isolati dalla
tabaccheria della vittima, in piazza Santa Rita, La Piana ed Eramo, secondo
l'accusa, avevano progettato il colpo tra un bicchiere e l'altro: il barista
aveva bisogno di soldi e intendeva fare una rapina, il cliente avrebbe fornito
la dritta su chi aggredire, il tabaccaio Monetti appunto, offrendo indicazioni
utili sulle sue abitudini e informazioni fondamentali sui suoi spostamenti. Contro di loro gli inquirenti hanno in mano mesi di intercettazioni.
"Si è vero, alcune frasi su Monetti le ho anche dette, ma ero ubriaco e si
parlava del più e del meno - ha confessato ieri La Piana - però non pensavo
affatto che potesse esserci un omicidio, e io sto pagando per un'accusa troppo
grave, e non è giusto. Non posso essere accusato di omicidio per una
informazione buttata lì e che non mi ha dato nulla in cambio". Il
magistrato e il suo avvocato difensore gli hanno spiegato che al di là delle
sue dichiarazioni, lo sciopero della fame non sarebbe servito a nulla,
consigliandogli di smettere per non mettere in pericolo la propria vita.
"Sicuramente quando ci sarà il processo ci batteremo per dimostrare
l'infondatezza dell'accusa di omicidio - ha spiegato il difensore Orlando - e
riteniamo di poter dimostrare la estraneità completa di La Piana alla
rapina". In carcere, oltre a Eramo e La Piana, erano finiti anche Maurizio
Pergola e Fedele Paradiso, considerati gli autori materiali del colpo e
dell'omicidio. (s.mart.).
( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina VIII - Napoli
Tribunale caos, operai tra i fascicoli Gip in rivolta:
"Atti su arresti e intercettazioni alla mercè di tutti" DARIO DEL
PORTO Lavori in corso, ma tra i fascicoli processuali. Uffici giudiziari
"trasformati senza preavviso in un cantiere con decine di operai",
dove faldoni contenenti "notizie riservatissime" si ritrovano
abbandonati "alla mercè di chiunque". è la denuncia
sottoscritta dai magistrati della sezione Gip in un documento indirizzato al
presidente del Tribunale, al Procuratore generale e al Csm. I giudici
protestano per le modalità con le quali è iniziata, ieri mattina, la
ristrutturazione delle stanze. E avvertono: "La dissennata decisione di
avviare i lavori durante l'orario di servizio, senza preavviso, determinerà il
blocco di tutte le nostre attività" definite dalle toghe "già al
tracollo per le ultime vicende", con riferimento all'istituzione dei
collegi per le decisioni sulle misure cautelari in materia di rifiuti.
"Questo - si legge nel documento - significherà scadenza delle
intercettazioni, impossibilità di provvedere con la dovuta riservatezza alle
ordinarie attività di ufficio: siamo praticamente ridotti come in un corridoio
con viavai di pubblico". Ieri mattina, evidenziano i magistrati, gli
uffici al dodicesimo piano della Torre B, il primo dei cinque livelli che
ospitano la sezione, apparivano "devastati, con le pareti abbattute"
e operai che lavoravano tra fascicoli delicati come richieste di ordinanze
cautelari o di intercettazioni telefoniche. "Notizie sulla cui
divulgazione - avvertono adesso le toghe - questi giudici non si assumono
alcuna responsabilità". La ristrutturazione, ad avviso dei gip,
"dovrà essere realizzata con modalità che non intralcino il lavoro".
Sulla protesta dei gip interviene anche il presidente della giunta distrettuale
dell'Anm, Sergio Amato: "Questo episodio è la goccia che fa traboccare il
vaso - afferma - Il fatto che i colleghi si ritrovino con operai e pareti
abbattute nelle stanze dove ci sono atti coperti da segreto istruttorio, è
francamente inaccettabile, lo dico da pubblico ministero. Se a questo
aggiungiamo i problemi legati alla carenza di personale e alle nuove competenze
in materia ambientale, si può ben comprendere il malessere dei giudici di
quella sezione". Il presidente del Tribunale, Carlo Alemi, replica:
"Il progetto è stato approvato nell'ottobre 2007 con l'accordo del
presidente e del coordinatore della sezione gip ed era stato comunicato a tutti
i colleghi. L'obiettivo della ristrutturazione è quello di garantire ai gip una
migliore sistemazione, recuperando locali per i giudici e il personale. Siamo
partiti immediatamente perché dobbiamo organizzare le cancellerie per i collegi
istituiti dalla riforma: le cancellerie dei collegi coincidono perfettamente
con le unità operative previste nel progetto di riorganizzazione. Capisco che
ci possa essere qualche disagio, ma è fuori luogo la preoccupazione sulla
sicurezza dei fascicoli: gli operai lavorano sotto il controllo del personale
di cancelleria e dei funzionari del tribunale che presiedono stabilmente a
queste operazioni".
( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina VI - Genova L'inchiesta
sul porto si allarga alle acciaierie Il console dei "carbuné":
"Riva poteva scaricare solo merci per il suo impianto" Sul ruolo di
Novaresi sentito anche l'ex capo dell'avvocatura dello Stato MARCO PREVE E'
iniziata ieri, con la convocazione del console dei "carbuné" e con
l'ex capo dell'Avvocatura di Stato, l'ultima tornata di interrogatori
dell'inchiesta sulla spartizione del terminal Multipurpose. Il pm Walter
Cotugno, che ha indagato tra gli altri l'ex presidente dell'Autorithy Giovanni
Novi e il suo consulente legale Sergio Maria Carbone, a fine mese chiuderà le
indagini. Ieri, nel suo ufficio, il magistrato ha sentito in veste di testimoni
Tirreno Bianchi e Giuseppe Cipparrone. "Sono stato chiamato per fornire
chiarimenti sulla vicenda degli smarchi alle acciaierie di Riva" spiega il
console della compagnia Pietro Chiesa. Il filone è quello che nasce dal un intercettazione tra Novi e Carbone che per il primo fa ipotizzare
alla procura un tentativo di concussione ai danni dell'industriale Riva per
obbligarlo ad utilizzare i lavoratori della Pietro Chiesa. "Ho spiegato
agli inquirenti - racconta Bianchi - che la legge sulla portualità consente a
Riva di scaricare in autonomia solo merci che debbano essere utilizzate nel
processo produttivo dello stabilimento di Cornigliano o di zone
limitrofe. Noi ritenevamo che dopo la chiusura dell'altoforno certi prodotti
venissero destinati alla vendita, e comunque partivano per la Lombardia o la
Germania. Il magistrato e la finanza mi hanno detto che nell'atto di
concessione dell'Autorità non compare questo riferimento io mi sono impegnato a
fornire documentazione a sostegno di questa esposizione, che è poi quella
prevista dalla legge. Delle decisioni in merito di Novi e Carbone io poi non
ero a conoscenza". Giuseppe Cipparrone, invece, è stato sentito in merito
alla posizione di Giuseppe Novaresi, l'avvocato dello stato coinvolto a causa
di un suo parere di sostegno a Novi nella contestata spartizione del
Multipurpose. A Cipparrone, che ha diretto l'Avvocatura genovese fino al 2001,
il pm avrebbe chiesto delucidazioni sulle consulenze private - previste dalla
legge - e autorizzate che Novaresi aveva avuto, in periodi distinti, sia con
l'Autorità Portuale che con banca Carige.
( da "Repubblica, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina V - Bologna
L'analisi del procuratore Di Nicola "Così la giustizia va contro i
poveri" Procuratore Enrico Di Nicola, ha visto i numeri dei processi che
verranno bloccati dall'emendamento Berlusconi? "Non amo le statistiche.
Per me conta la qualità. Dico solo che con questa norma hanno approfittato del
fatto che la giustizia non funziona per rivolgere la giustizia contro i
poveretti, favorendo i potenti". I poveretti? "Sì, gli immigrati
arrestati e processati per direttissima, per esempio. Sarà sempre più ampio il
gap tra i diseredati del mondo e quelli favoriti dalla depenalizzazione del
falso in bilancio e del diritto societario. Per non parlare delle vittime di
tanti reati odiosi che non avranno giustizia. Come si sentiranno? Come si
sentiranno i testimoni che sono andati in aula più volte perdendo tempo e
danaro, magari sopportando le minacce degli imputati per fare il loro dovere, e
ora vedono tutto azzerato?" Vitali dice che lo stop sarà economicamente
molto oneroso. "E i soldi sprecati in processi che non andranno mai a
sentenza? Le indagini per omicidio colposo con medici imputati si basano sulle
perizie, per esempio. Nelle inchieste per stupro spesso si
usano le intercettazioni. Tutto buttato via". Un'amnistia mascherata?
"No, io non penso a questo. I processi che salteranno sono tanti, ma molti
sarebbero saltati comunque, avviati alla prescrizione, perché non si riesce a
farli. Sono settemila solo quelli già istruiti in attesa di essere fissati dal
Tribunale. Un numero enorme. Anche noi pm ci regoliamo diversamente se
un procedimento è indultabile. Però giudichiamo caso per caso. L'avvocato viene
e ci dice che c'è stata una costituzione di parte civile? Ne teniamo conto.
Come l'omicidio colposo. Può essere urgente, può meritare un canale prioritario
perché queste vicende spesso hanno risvolti morali e sociali. Ora non ci verrà più
consentito usare certi strumenti di grande giustizia e civiltà". (p.c.).
( da "Unita, L'" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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l'edizione del Milano, si ricomincia: in cinquecento al primo girotondo Dalla Chiesa:
è forte l'indignazione civile per le leggi ad personam e l'attacco ai giudici.
Lo slogan: "Noi facciamo da soli" di Giuseppe Caruso/ Milano Più di
cinquecento persone, per manifestare contro le nuove leggi vergogna volute dal
governo di Silvio Berlusconi. Ieri, nel tardo pomeriggio, in una Milano preda
del caldo africano, si sono trovate davanti al palazzo di giustizia, dando un
nuovo segnale contro quanto si prepara, in materia di giustizia, nel parlamento
italiano. Nel mirino dei manifestanti soprattutto le leggi
che vogliono limitare l'uso delle intercettazioni e la Schifani bis, o
"salva premier", che punta a mettere al riparo Silvio Berlusconi
dagli effetti del processo Mills. L'appello era stato lanciato dal
"Comitato milanese per la legalità" e dall'esponente del pd meneghino
Nando Dalla Chiesa. Al presidio erano presenti anche esponenti di alcuni
partiti, come Rifondazione Comunista, Sinistra Europea, Sinistra Democratica,
Italia dei Valori, Verdi, Dalla Chiesa ha spiegato che il presidio di ieri
"non è una ripetizione di cose già viste, ma una risposta della gente che
spinta dall'indignazione civile ha aderito al nostro appello. È stata una bella
manifestazione proprio perché artigianale, con cittadini che si sono
riconosciuti nello slogan "noi facciamo da soli" ed hanno dato un
segno tangibile di impegno, nonostante il giorno feriale ed il gran
caldo". Monguzzi, consigliere regionale dei Verdi, ha detto che "la
manifestazione è prima di tutto un' utile risposta civile alle iniziative del
governo che mettono in crisi, per l'ennesima volta, l'amministrazione della
giustizia nel nostro paese. Siamo qui per dire no alle norme anti
intercettazione, l'emendamento salvapremier, ma soprattutto per una giustizia
giusta per tutti, senza distinzioni di razza o di censo o di posizione politica
e non certo in polemica con qualcuno della sinistra". I manifestanti hanno
esposto diversi striscioni per protestare contro il governo Berlusconi e
distribuito volantini che citavano la Costituzione e che riportavano le frasi
"No a qualsiasi provvedimento salva-premier", "L'innominato è
tornato, mascherato e infuriato", ed il borrelliano "Resistere,
resistere, resistere". "Basta leggi ad personam", era uno degli
striscioni che sono stati esposti durante il presidio, mentre alcuni
manifestanti ne hanno sistemato uno, proprio davanti all'ingresso del vecchio
palazzo di giustizia, su cui campeggiava la scritta: "Fatti processare
buffone!" In un piccolo palco allestito all'ultimo momento si sono
alternati a parlare esponenti politici e cittadini comuni, che hanno spiegato i
motivi per cui erano lì. Il presidio di ieri non sarà l'unica iniziativa per
protestare contro le nuove leggi vergogna.
( da "Unita, L'" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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l'edizione del Il tempo dell'opposizione Pancho Pardi Caro Direttore, in pochi
giorni la maggioranza ha reso sempre più chiare le sue vere intenzioni. Nel
decreto legge sulla sicurezza, con grave sgarbo verso il Quirinale, ha
introdotto a sorpresa una misura per sospendere i processi per reati cosiddetti
di minore allarme sociale. Individuati in modo da farvi rientrare il processo
Mills, in cui il presidente del consiglio è imputato di corruzione in affari
giudiziari. Così, per salvarlo si danneggiano decine di migliaia di parti lese,
cui verrà negata giustizia. È poi annunciato un disegno di
legge sulle intercettazioni che ne restringerà all'estremo l'uso ai magistrati
e impedirà ai giornalisti di parlarne: un plumbeo silenzio coatto. Ed è alle
porte un nuovo tentativo di dare protezione definitiva al capo del governo,
dissimulata con l'ampliamento del beneficio non solo alle cinque alte cariche
dello stato ma anche ai giudici costituzionali. È evidente l'ipocrisia
della misura: solo una carica, solo una persona ne ha davvero bisogno. Non
solo, Berlusconi pretende che la protezione dai processi si allunghi oltre il
suo quinquennio al governo per avere la possibilità di candidarsi anche al
Quirinale: convinzione che è il più esplicito commento all'impossibilità delle
sue aspirazioni. Insomma, leggi con larghi profili di incostituzionalità
marciano a passo di carica in Parlamento. Ora, tra giugno e luglio, non fra tre
o quattro mesi. L'esigenza di promuovere un'iniziativa pubblica tempestiva in
cui opposizione parlamentare e libera cittadinanza possano esprimere la loro
visione alternativa delle cose era stata espressa in una lettera aperta che
Furio Colombo, Beppe Giulietti e chi scrive avevano rivolto, tramite MicroMega
on line, ai leader dei due partiti di opposizione. Di Pietro ha aderito subito.
Dopo qualche giorno di riflessione Veltroni ha preferito indicare la
prospettiva di una grande manifestazione in autunno. Ora è molto probabile che
anche in autunno la maggioranza proponga leggi che non ci piaceranno, ma quelle
in questione sono in aula e in commissione adesso, in questi giorni. Sono già
in parte andate al voto e presto vi andranno tutte. Come ha già osservato
Flores d'Arcais ieri l'altro su queste pagine, è immaginabile protestare in
autunno per leggi approvate all'inizio d'estate? Né il rinvio della
manifestazione può essere motivato con la consapevolezza che purtroppo la
maggioranza ha i numeri per far passare qualsiasi cosa. Da questa obbiettiva
condizione di inferiorità non si può uscire rinunciando all'espressione
tempestiva del proprio pensiero. I numeri la maggioranza li avrà anche in
autunno. E proprio perché li ha, e li avrà, chi non è d'accordo ha il diritto e
anche il dovere di manifestarlo. La pesantezza delle sconfitte subite è cocente
e deve produrre un generale ripensamento da parte nostra, ma non può indurci a
riconoscere nell'avversario meriti superiori all'entità temibile della sua
forza attuale. Ricavata peraltro da una legge elettorale che ha distorto in
profondità il rapporto tra voto popolare e rappresentanza politica, negata a
quasi due milioni di cittadini di sinistra. In ogni caso la vittoria elettorale
non scioglie il presidente del consiglio dai vincoli della legge, né potrà mai
essere un condono tombale sulle sue numerose vicende giudiziarie, da cui è
uscito più volte forzando la legge a proprio esclusivo vantaggio, né tantomeno
sul suo mai risolto conflitto d'interessi, mostruosità ignota in tutto
l'universo democratico. Come sarà possibile discutere di riforme istituzionali
con chi è abituato a trasformare in diritto solo la propria forza ed è pronto a
brandirla con virulenza contro la magistratura? Con chi ha il controllo dei
principali mezzi d'informazione e fa passare attraverso di essi solo la propria
voce e riduce a caricatura la voce degli altri? E che senso ha pensare a
riforme istituzionali incardinate sul rafforzamento del potere esecutivo senza
curarsi della possibilità che quel potere rafforzato finisca nelle mani di chi
ha già il controllo personale di mezzi extraistituzionali negati a tutti gli
altri competitori? L'opposizione ha appena cominciato la difficile via della
propria rinascita. Non può pensare di fare anche un solo miglio di strada senza
la discussione continua con la propria gente, delusa ma non scoraggiata. È
urgente la ripresa di un contatto diretto tra l'opposizione parlamentare e
tutti coloro che, molti o pochi, non vogliono rinunciare al protagonismo
civile. La censura alle intercettazioni e il nuovo Lodo Schifani sono alle
porte. Prepariamoci tutti per una manifestazione a brevissima scadenza, entro
non più di due settimane. Ogni ritardo è incoraggiamento alla rinuncia.
www.liberacittadinanza.it.
( da "Unita, L'" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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l'edizione del Al Tappone Marco Travaglio Si era pure messo un Panama bianco,
modello Al Capone, sul capino bitumato, per impressionare il vescovo e farsi
dare la comunione anche se è un massone divorziato. "Fate in fretta a
cambiare queste regola", gli ha intimato, non bastandogli quelle che cambia
ogni giorno lui per salvarsi dai processi. Ma il vescovo di Tempio-Ampurias,
Sebastiano Sanguinetti, che in confessionale ne ha visti sfilare di peggiori,
non s'è lasciato intimidire: "Per queste deroghe, lei che può, si rivolga
a chi è più in alto di me". Non si sa se alludesse solo al Papa, che Al
Tappone considera un suo pari grado, o direttamente al Padreterno, col quale
potrebbero sorgere alcune incomprensioni. Soprattutto a proposito di certe
usanze dell'illustre Padre della Chiesa di scuola arcoriana: tipo allungare
mazzette per comprare politici (Craxi) o giudici (Mondadori), accumulare fondi
neri in paradisi fiscali, magnificare l'evasione fiscale alle feste della
Finanza, frequentare mafiosi travestiti da stallieri. Usanze non compatibili
col VII comandamento, "Non rubare", che pare non sia ancora
depenalizzato. Ieri, su Repubblica, Berselli suggeriva all'aspirante
comunicando di chiedere, "prima della comunione, la confessione". Ma
non vorremmo essere nei panni del confessore (a parte il superlavoro che gli
capiterebbe tra capo e collo, nel giro di due minuti diventerebbe una
"tonaca rossa", sarebbe accusato di fare un "uso politico della
confessione" e poi ricusato a vantaggio di qualche collega di Brescia).
Immediata- mente le tv e i giornali al seguito han cominciato a interpellare
altri divorziati e peccatori famosi, ma anche qualche confessore di vip, per
lanciare una gara di solidarietà in favore del Cavaliere in astinenza da ostie.
Il pover'uomo soffre tanto che bisogna far qualcosa, profittando delle norme
ora in discussione in Parlamento. Si potrebbe sospendere per un anno il divieto
di partecipare all'eucarestia a tutti i battezzati nel 1939, sotto il metro e
60 e col cranio asfaltato, che abbiano divorziato nel 1985, risposandosi nel
1990 con donne chiamate Veronica nel corso di cerimonie civili officiate da
Paolo Pillitteri, avendo come testimoni Bettino e Anna Craxi, Confalonieri e
Letta. Così si darebbe il tempo al Parlamento e al Vaticano di concordare un
Lodo Schifani-Bagnasco che modifichi contemporaneamente la Costituzione
Italiana e il Codice di Diritto Canonico, con una deroga all'indissolubilità
del matrimonio per tutte le alte cariche dello Stato e della Chiesa, divorziate
e non, che consenta loro di accostarsi alla santa comunione per tutta la durata
del mandato. Si badi bene, non significa una licenza di divorziare sine die: il
divieto ricomparirebbe alla scadenza dell'incarico, in ossequio al principio di
eguaglianza. Del resto, già nella legge sulle
intercettazioni è previsto qualcosa di simile: per arrestare o indagare un
sacerdote, il magistrato è tenuto ad avvertire il suo vescovo; per indagare o
arrestare un vescovo, deve avvisare il Segretario di Stato vaticano. Il che
lascia supporre che, per indagare eventualmente sul Segretario di Stato, si
debba chiedere il permesso al Papa; e per indagare - Dio non voglia -
sul Papa, rivolgersi direttamente al Padreterno. Ecco, basterebbe estendere il
Lodo a preti, vescovi, segretario di Stato e Papa per risparmiare fatica. Si
dirà: ma il Segretario di Stato, il Papa e la stragrande maggioranza dei preti
e dei vescovi non commettono reati. Embè? Nemmeno i presidenti delle Camere,
della Repubblica e della Consulta hanno processi. Ma li si immunizza lo stesso,
perché non si noti troppo che l'unico autoimmune è Al Tappone. Altrimenti, come
per la legge bloccaprocessi, lo si costringe al triplo salvo mortale carpiato
con avvitamento: farsi le leggi per sé e poi a dichiarare che chiederà di non
beneficiarne (ben sapendo, peraltro, che le leggi valgono per tutti, anche per
lui). E dire che negli anni 80, liquidata la prima moglie, il Cainano aveva
accarezzato una soluzione che tagliava la testa al toro: come rivela il suo
confessore, don Antonio Zuliani, aveva pensato di "chiedere l'abolizione delle
prime nozze alla Sacra Rota. Ma poi non ha voluto". Si sa com'è questa
Sacra Rota: infestata di toghe rosse. Peccato, perché all'epoca era ancora in
piena attività l'avvocato Previti, che per vincere le cause perse aveva un
sistema infallibile. Senza bisogno di cambiare le leggi. Ora d'Aria.
( da "Unita, L'" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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l'edizione del Clinica degli orrori Brega resta in carcere ma non per omicidio Il
Riesame: interventi inutili però non mortali Il primario in galera per truffa e
lesioni gravi di Giuseppe Caruso/ Milano DECISIONI Solo lesioni gravi, nessun
tentativo di omicidio. I giudici del Tribunale del riesame milanese,
confermando la galera al medico del Santa Rita, Pierpaolo Brega Massone. Ne
hanno tuttavia alleggerito la posizione, rispetto al quadro che era stato deli-
neato dai pubblici ministeri Tiziana Siciliano e Grazia Pradella. "Il
nesso di causalità tra l'intervento chirurgico e il decesso dei pazienti, uno
solo dei quali morto in sala operatoria, non risulta adeguatamente delineato in
concreto" scrivono i giudici. Il primario di chirurgia toracica così
rimane in carcere per la possibilità di poter inquinare le prove sugli 87 episodi
di lesioni volontarie aggravate e per la truffa al servizio sanitario
nazionale, ma non per i 5 omicidi contestati dalla procura con una
ricostruzione che era stata convalidata dal gip Micaela Curami. "Non sono
stati effettuati né contestualmente ai decessi né successivamente le autopsie
sui pazienti", hanno scritto ancora i giudici, "neppure risultano
prospettate leggi statistiche indicative del grado di probabilità che in quei
casi l'intervento chirurgico determinasse la morte. In alcun modo risulta
scandagliato il profilo della possibile ingerenza di un fattore causale
alternativo. Ma l'inopportunità dell'intervento chirurgico è cosa assolutamente
altra dall'essere l'intervento stesso causa in concreto della morte del
paziente". I giudici hanno una posizione diversa dai pubblici ministeri
Siciliano e Pradella e dal gip Curami soltanto per quanto concerne i tentati
omicidi, perché sul reso danno pienamente ragione ai loro colleghi. Spiegando
che "emerge chiaramente come l'attività chirurgica del Brega fosse connotata
da evidenti profili di illiceità penalmente rilevante con una sistematicità e
continuità che già da sole basterebbero a qualificare la volontarietà degli
interventi. Dalle conversazioni intercettate risulta come
l'attività di Brega fosse notoriamente ispirata ad un'aggressività chirurgica
sostanzialmente funzionale al conseguimento di indebiti profitti in danno del
servizio sanitario nazionale". I giudici scrivono anche di "gravi
indizi di colpevolezza a carico del primario non solo in merito alla truffa
aggravata ma anche in relazione alle lesioni volontarie. L'imponenza del
fenomeno è indicativo di una scelta pianificata che vede come artefice
principale Pierpaolo Brega Massone che quegli interventi realizzava".
Quindi secondo i giudici Brega Massone era consapevole che l'intervento
chirurgico avrebbe causato una menomazione, non certo necessaria, al paziente,
mutilando in assenza di qualsiasi necessità. Il Riesame ha confermato che
quelle operazioni erano "inutili e ingiustificate, in assenza di stati
patologici". Brega inoltre viene descritto come persona "non
meritevole della minima fiducia". E per questo non ha ottenuto nemmeno la
concessione degli arresti domiciliari, il vero obbiettivo dei suoi legali.
Intanto l'indagine prosegue. Un'altra persona, un medico anestesista, è stato
iscritto nel registro degli indagati dai pubblici ministeri. Numerosi verbali
di interrogatorio sono stati secretati perché chi ha parlato ha fatto altri
nomi. L'inchiesta così è destinata ad allargarsi con la richiesta al gip di
altri provvedimenti cautelari, che potrebbero arrivare tra pochi giorni.
( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-06-24 num: - pag: 4
categoria: REDAZIONALE La manifestazione In centinaia rispondono all'appello di
Dalla Chiesa e protestano davanti al Palazzo di giustizia Il ritorno dei
Girotondi: no al decreto salva-processi "Ma il Pd quando arriva? A
ottobre". Di fronte a Palazzo di giustizia la battuta passa di bocca in
bocca. Almeno settecento persone ieri hanno risposto all'appello a manifestare
per la legalità e contro le "leggi ad personam" lanciato nei giorni
scorsi da Nando Dalla Chiesa. A dire il vero, alla fine, una singola bandiera
del Partito democratico si è vista. Però, l'assenza di una rappresentanza
ufficiale del partito di Walter Veltroni è stata è stata decisamente
contestata. Per dirla con Ottavia Piccolo: "Si è un po' persa
un'occasione. Se aspettiamo un altro po'...". L'attrice allarga le
braccia: "Non dispero però che le cose cambino in fretta. Per essere
autoconvocati, siamo in tanti, e credo che il messaggio al partito arriverà
chiaro: d'altronde, nessuno può accettare provvedimenti del genere. Queste non
sono leggi ad personam, sono leggi ad Silvio ". C'è però chi la lasciato
Palazzo Marino per partecipare alla manifestazione, il consigliere Pd Ettore
Martinelli. Che ammette: "Nel partito ci sono alcune paure, si teme che
manifestazioni di questo tipo possano essere accusate di populismo e demagogia.
Ma quella che rischiamo di vivere, dal punto di vista del diritto, è un'autentica
emergenza democratica". Poi, la manifestazione comincia. Attacca Dalla
Chiesa: "Su certe questioni non si può transigere: un conto è il dialogo
con la maggioranza, altra cosa è lasciare che si metta l'interesse personale
davanti a quello pubblico". Secondo il fondatore di Società civile,
"il problema non è soltanto il processo Mills- Berlusconi, ci sono anche le nuove norme sulle intercettazioni, lo spregio
della libertà di stampa e l'attacco all'indipendenza della magistratura ".
Ma soprattutto, il cosiddetto "lodo Schifani-bis": "Non esiste
Paese in Europa in cui una legge già dichiarata incostituzionale venga
ripresentata a distanza di tre anni. Questo in Italia non era mai
accaduto prima". Slogan e cartelli Messaggi contro il ministro Alfano sui
cartelli esposti davanti al Tribunale M. Cre.
( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-06-24 num: - pag: 1 autore: di
PIERLUIGI BATTISTA categoria: REDAZIONALE L'ISTINTO DI COLPEVOLEZZA I l
tribunale del Riesame di Milano non è stato affatto indulgente con l'ex
primario della clinica Santa Rita, Pier Paolo Braga Massone, descritto anzi
nell'ordinanza come un chirurgo "socialmente pericoloso ", dedito
all'esercizio della sua professione come "strumento di indebito
profitto". Riconoscendo che non esistono prove sufficienti per trattenerlo
in carcere con l'accusa di omicidio volontario e per stabilire un nesso certo
tra le operazioni del personale medico della clinica e la morte di alcuni
pazienti, i giudici non smettono infatti di insistere sulla condotta
riprovevole dei medici usi a "interventi chirurgici inutili, fortemente
invasivi e mutilanti" per fini truffaldini. Nessun
"innocentismo", dunque. Solo che tra un truffatore e un omicida
esiste una differenza fondamentale. E questa differenza fondamentale finisce
troppo spesso per essere ignorata da un diffuso istinto di colpevolezza
preventiva, privo di filtro giudiziario, anzi animato e intensificato da un
contesto verbale di orrore che suscita comprensibile furore e indignazione, ma
mai l'attesa di riscontri che diano solidità alla certezza diffusa della colpa.
Non c'entrano i magistrati. C'entra l'ansia sociale e mediatica di accorciare,
semplificare, forzare l'esito di un'inchiesta destinata a un impatto micidiale
sulla sensibilità pubblica, però prescindendo a priori dalle prove di un delitto
mostruoso di cui si pensa di costruire preventivamente l'identikit. Nel
( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-24 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Pazienti a favore "Mi fido soltanto di lui Aspetterò che esca
per mostrargli gli esami" DAL NOSTRO INVIATO STRADELLA (Pavia) - C'è un
cassetto. E dentro ci sono degli esami clinici. "Li ho appena
ritirati". Cosa dicono? "Non lo so". Non li fa vedere, non ha
fretta, angoscia? "Li può vedere solo il dottore. Io mi fido solo del
dottore". è in carcere. "Uscirà. Lo aspetto. Lo sa, che lo sto
aspettando. Ho mandato una lettera, in cella". Beatrice Ghezzi, già
paziente - insieme a un fratello, e ad altre "duecento persone
almeno", qui nell'Oltrepò - del chirurgo, ha iniziato la missiva così:
"Ci sentiamo orfani". La signora Ornella, che ha avuto il papà curato
"dal nostro dottore" (con un'operazione, "avrebbe rischiato. Il
dottore non l'ha operato, considerava l'intervento rischioso. Solo
chemioterapia. Mio padre è deceduto, però almeno si è spento senza patire le
pene dell'inferno "), anziché una lettera ha spedito un telegramma.
"Sei il migliore". Indecisa tra missiva e telegramma, e comunque sia
quel che sia "partirà a giorni", è la 34enne Monica: "Ero
disperata. Ho girato più ospedali: non sapevano che fare. Sono andata dal
dottore. E mi ha salvata. Certo, devo stare attenta. Devo fare visite. Una
l'avevo in programma il 15 giugno". Il 15 è passato. "Non fa nulla:
mi deve visitare lui. E mi visiterà". Non lo chiamano né per nome, per
paura di mancargli di rispetto, né per cognome, per non essere troppo distanti.
Lo chiamano il dottore. Quel dottore che l'Ordine dei medici di Pavia ha
sospeso. Cambia qualcosa, la decisione del Riesame? Giorgio Rondini, a lungo
presidente dell'Ordine: "Una marcia indietro? Impossibile. Ci sono le indagini
in corso. Diciamocelo: si parla di accuse serie, non di un raffreddore... E
diciamoci che magari è innocente". Innocente. I pazienti nemmeno la
premettono, la frase "è innocente". Per loro, la questione, e dunque
il dilemma, non si pone. Beatrice Ghezzi: "Una persona splendida. Ora, non
auguro a nessuno di doverci capitare. Dovesse capitare un brutto male,
inviterei chiunque ad andare dal dottore. A farsi guarire dal dottore".
Guardate che rimane detenuto, e che certe accuse restano. Monica: "Cadranno
anche quelle". Sicura? "Sicura". E le
intercettazioni? Ornella: "Non crediamo a una parola ". E gli
interventi definiti dai pm "inutili"? "Falsità". Perfino
Piergiorgio Maggi, che compare nell'ordinanza per aver subito "lesioni
personali gravi", lesioni commesse "con l'aggravante di aver agito
con crudeltà sulla persona", ecco, perfino Maggi è dall'inizio nel partito
dei pro. Aveva raccontato, Maggi: "A volte manco faceva pagare.
"Non ti preoccupare, vai"". Maggi è di Stradella. Oltrepò.
Bacino e terra di Pier Paolo Brega Massone e del figlio. Il padre adottivo, era
primario a Broni. Noto. Notissimo. Circondato da leggende. Si racconta avesse
ricevuto un'onorificenza dalla regina d'Inghilterra, dopo che in battaglia ne
aveva curato alcuni soldati. "Pier Paolo, a nemmeno vent'anni passava le
giornata in sala operatoria, accanto al padre" ha raccontato lo pneumologo
e compagno d'università Angelo Corsico. Poi è diventato grande, ed è finito
alla Santa Rita, quindi in cella. Lì, tra le lettere. Ornella: "Gli ho
scritto: "Tieni duro"". Postilla: "Deve tenere duro per
lui, ma soprattutto per noi. Siamo noi, i pazienti, quelli che stanno male, che
hanno bisogno, che sono senza dottore ". \\ è una persona splendida.
Inviterei chiunque ad andare a farsi curare, e guarire, dal dottore Andrea
Galli.
( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-24 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE L'ordinanza "Una cieca adesione al sistema truffaldino di
illeciti gravissimi" MILANO - Sono severe le considerazioni dei giudici
del Tribunale del riesame su Pier Paolo Brega Massone. Dopo aver annullato
l'ordinaza di custodia cautelare del gip Curami per gli omicidi volontari in
relazione alla morte di cinque pazienti operati alla Santa Rita tra il 2005 e
il 2006, sferzano l'indagato sulle rimanenti accuse della Procura, che continua
le indagini su altre 15 morti sospette. Per dimostrare che c'è concreto rischio
che Brega Massone, se scarcerato, commetta altre truffe ai danni del servizio
sanitario attraverso il sistema dei Drg falsi o gonfiati o che faccia altre
lesioni gravissime, i giudici riportano un'intercettazione
depositata dai pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano. Il medico era stato
licenziato dalla Santa Rita nell'autunno scorso, quando emersero le prime
notizie sull'inchiesta. Collaborava con la Clinica San Carlo di Milano e al
telefono diceva: "Comunque, se tutto va così, questa settimana...
questo mese gli faccio quattro polmoni, sono per loro 44.000 euro che non
vedono neanche morti, poi facciamo il conto a fine mese... perché tutti i drg
di questi sfigati che operano, dal primo fino all'ultimo, sono massimo 3.000
euro... per farne undici devono farne minimo quattro o cinque... solo gli
ortopedici mi stanno dietro... fanno un casino sono in tre o quattro che
operano". I giudici sono convinti che "dalle intercettazioni emerga
limpidamente come l'attività del Brega fosse notoriamente inspirata a
un'aggressività chirurgica sostanzialmente funzionale al conseguimento di
indebiti e ingenti profitti in danno del servizio sanitario" e che chi
fosse una "plateale e sistematica non necessità" degli interventi.
Anche se "il collegio non ritiene sia possibile ricollegare le morti agli
interventi chirurgici ", rileva che per i reati di truffa e falso e per le
lesioni aggravate dalla crudeltà "l'indagine è basata su fonti molteplici
ma assolutamente convergenti nella loro valenza gravemente indiziante", in
particolare sugli 86 "interventi chirurgici non necessari ma realizzati
proprio per lucrare i rimborsi ". Conclusioni alle quali era arrivato
anche il consulente della clinica che, chiamato un anno fa a controbattere i
rilievi di una verifica Asl, in un'intercettazione definisce
"sconcertanti" gli interventi e definisce Brega un "c....... che
fa del male agli altri... Ecco, qualcuno può peccare per imperizia.. non..
per...cosa non te lo so dire". Dopo aver scritto che si è "di fronte
ad una proclività a delinquere" e a una "pervicace se non addirittura
cieca adesione ad un sistema truffaldino, insistentemente e fermamente perseguito
attraverso la commissione di gravissimi illeciti", il Tribunale del
riesame rivela che c'era anche stato chi in clinica aveva tentato di opporsi
alle iniziative di Braga Massone. Sono stati gli anestesisti Giuseppe Sala
(domiciliari) e Piera Masetti a dirlo. E lo conferma una lettera del direttore
sanitario dopo la "brutale reazione " del chirurgo contro una collega
che aveva "manifestato il suo dissenso". Non merita la libertà
perché, nonostante tutto, il medico sotto accusa non ha manifestato "nessun
ripensamento" o "rivisitazione critica della propria condotta
connotata da una cieca aggressività chirurgica" e, anzi, quando emerge
l'esistenza dell'inchiesta, le intercettazioni dimostrano che è
"alacremente impegnato a minacciare i membri della sua équipe se non gli avessero
offerto sostegno" e a tentare di inquinare le prove. Confermata per i
giudici anche la "pericolosità sociale" che è amplificata da costante
"asservimento dell'esericizio della chirurgia presso la clinica Santa Rita
a strumento di indebito profitto, facendo confluire indebite erogazioni di
denaro pubblico a vantaggio proprio e della struttura sanitaria con danno per
l'ente erogatore e pregiudizio per l'intera collettività, distogliendo
importanti risorse finanziarie da impieghi corrispondenti agli interessi
generali e mortificando il paziente, degradato a strumento di profitti
illeciti". In ansia I dipendenti della clinica Santa Rita, medici e
infermieri, in ansia per il loro futuro e scioccati per quanto successo durante
gli interventi chirurgici si incontrano in assemblea per discutere come
affrontare lo scandalo (Newpress) G. Gua. LEGGI le intercettazioni
sull'inchiesta della clinica Santa Rita di Milano su www.corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-06-24 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE
No dell'Udc: facciamo da soli Sicurezza, l'offerta di Di Pietro "Io
speaker dell'opposizione" DAL NOSTRO INVIATO CASTELLAMMARE DI STABIA
(Napoli) - ( l.fu.) "Propongo al Pd e all'Udc di fare io il relatore unico
dell'opposizione quando il decreto sulla sicurezza con le norme salva-processi
arriverà alla Camera". Antonio Di Pietro, chiudendo i lavori della
conferenza programmatica, lancia l'idea - subito respinta dai centristi:
"Grazie ma facciamo da soli", dice Michele Vietti - mentre ripete che
le prossime battaglie si faranno anche nelle piazze per contrastare quella che
definisce "l'emergenza rifiuti in politica". E contro di essa l'ex pm
è pronto a scatenare le sue truppe quando giungerà "l'ora X" per raccogliere le firme necessarie ai referendum con cui
abrogare "le norme per limitare le intercettazioni, quelle su Rete4, sul
finanziamento ai giornali di partito e alla casta". Di Pietro conferma di
volere rimanere un alleato di Walter Veltroni e del Pd. Tuttavia li invita
"a prendere atto che da soli non vanno da nessuna parte".
Anche perché l'Italia dei valori è una "forza alternativa di governo né
può essere confusa con la sinistra massimalista". E apre un nuovo fronte:
sfidare sul suo stesso terreno la Lega Nord, aprendo al "federalismo fiscale
che serve più al Sud che al Nord".
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-06-24 - pag: 16 autore: Ancora sbarchi a
Lampedusa Arrivi in Sardegna Va avanti senza sosta la scia di gommoni carichi
di clandestini verso Lampedusa (nella foto immigrati tratti in salvo dalla
Guardia costiera). Ieri le imbarcazioni fermate a largo delle Pelagie sono
state sette: trasportavano anche molte donne e un bambino e in totale le
persone approdate sulle coste siciliane sono state 342. Altri 58 immigrati sono
stati soccorsi dalla marina maltese: viaggiavano su due barconi
intercettati a sud dell'isola-Stato lungo la rotta verso la Sicilia. Nel fine
settimana l'ondata di immigrati irregolari ha investito anche la Sardegna: ieri
16 algerini sono sbarcati a Porto Pino, in provincia di Cagliari. Con quelli
intercettati domenicae sabato si è raggiunta quota 130: si tratta in
maggioranza di persone di nazionalità algerina che partono da Annaba, il
punto più vicino alle coste sarde. LAPRESSE.
( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-06-24 num: - pag: 47 categoria:
REDAZIONALE L'arte della brevità da Boccaccio a Voltaire, da Stevenson a Kafka
Le colline di Hemingway silhouette di racconto che fu subito un classico Un
modello a cui si è ispirato anche Carver di GIOVANNI MARIOTTI è uno scrittore,
un americano, si chiama Ernest Hemingway e niente sa della coppia seduta al
tavolo lì accanto. La coppia ha ordinato due birre, dos cervezas. Fa caldo,
nella piccola stazione, fra dorsi di colline scorticate e bianchicce, da
qualche parte, nella valle dell'Ebro. Colline che sembrano elefanti. Elefanti
bianchi. A dirlo è la donna, e l'uomo osserva, un po' prosaicamente, di non
avere mai visto elefanti di quel colore. "Non potresti" dice la
donna. Forse vuol dire che gli elefanti bianchi sono un pensiero suo, uno dei
molti che lui ignora e che comunque non sarebbe in grado di capire. Mancano
quaranta minuti al passaggio del treno da Barcellona, direzione Madrid.
Terminate le birre, la ragazza chiede di provare una bibita che non ha mai
assaggiato. Ha visto una scritta che la reclamizza. Il nome suggerisce che sia
a base di anice. Si chiama Anis del Toro. Neanche l'uomo ha mai assaggiato un
Anis del Toro. Si tratta di forestieri, gente che viaggia. L'uomo viene
"dagli Stati". Per l'altro (lo scrittore che abbiamo immaginato
seduto al tavolo accanto) non è difficile capirlo: dall'accento, dagli abiti,
dal modo di fare; e infatti Hemingway lo chiamerà, sin dalle prime righe,
"l'americano". Quanto alla ragazza, da dove venga non si sa - né lo
sapremo mai. In ogni caso l'Anis è delizioso. Fosse stato pernod, avrebbe
saputo di Francia; o ouzo, di Grecia. Il gusto sarà lo stesso, più o meno; ma
si tratta di Anis del Toro, e sa di Spagna. Dice la ragazza: "Volevo
assaggiare questa nuova bibita. è tutto quello che facciamo, no? Guardare cose
e assaggiare nuove bibite". In questo consiste la loro vita. Ma si capisce
che la ragazza non ne è soddisfatta; che non le basta. Vorrebbe altro. La sua
constatazione è intrisa di amarezza. Amarezza e tensione trapelano, del resto,
da ogni frammento della conversazione. "è davvero un'operazione
semplicissima " dice l'uomo: "non la si può neanche chiamare
un'operazione". La ragazza: "E cosa faremo dopo?". L'uomo:
"Staremo benissimo dopo. Come stavamo prima... Non devi aver paura.
Conosco un sacco di gente che l'ha fatto". La ragazza: "E tu lo vuoi
davvero?" L'uomo: "Credo che sia la cosa migliore. Ma non voglio che
tu lo faccia, se davvero non vuoi". La ragazza: "Allora lo farò.
Perché di me non m'importa nulla". L'uomo: "Come sarebbe?". La
ragazza: "Di me non m'importa nulla". L'uomo: "Beh, importa a
me". La ragazza: "Oh sì. Ma a me no. E lo farò e poi tutto andrà
bene". L'uomo: "Non voglio che tu lo faccia se la pensi così".
La conversazione prosegue, più o meno sullo stesso tono. I due bevono ancora:
altre birre, altro Anis. Poi il treno viene annunciato. Non sapremo mai quale
sarà il destino di quella coppia: se lei "lo farà" oppure "non
lo farà"; se si separeranno o vivranno insieme; se saranno felici o
infelici. Non è poi detto che le cose siano andate come ho immaginato. Che quella conversazione di due sconosciuti sia stata davvero
intercettata da Hemingway - in una stazione, in Spagna, negli anni Trenta. Può
darsi che a discutere a quel modo fossero stati lo stesso Hemingway e una delle
sue donne, non si sa quando, o dove. O una coppia di amici. O che si trattasse
di pura invenzione, anche se tutto suona così "naturale". In
ogni caso era essenziale che le voci giungessero a noi come voci di
sconosciuti. Il racconto si intitola Colline come elefanti bianchi. Poche
pagine, ma è il più bel racconto di Hemingway. Il suo capolavoro, credo,
romanzi inclusi. Tutto è basato su un'omissione. Se qualcuno pronunciasse la
parola "aborto" (che è la cosa di cui la coppia discute, come il lettore
capisce benissimo), la piccola musica desolata che ci accompagna durante la
lettura, dalla prima all'ultima riga, tacerebbe di colpo, e tutto si ridurrebbe
a un chiacchiericcio sgradevole. Di tanto in tanto, non troppo spesso ma
neanche troppo di rado, affiora, nel mondo delle cose scritte, una nuova Forma.
Penso che sia accaduto quando Hemingway scrisse Colline come elefanti bianchi.
Naturalmente le Forme non nascono a casaccio, ma al momento dovuto, e in
rapporto a cose che accadono. Quando Hemingway registrò quella conversazione
ellittica di due sconosciuti, sullo sfondo di un paesaggio arido, da tempo la
fotografia permetteva di fissare le più fuggevoli configurazioni della vita, e
gli impressionisti avevano sviluppato l'arte di catturare le sensazioni. Più che
a un racconto, siamo davanti alla silhouette di un racconto. Manca una vero
inizio, manca un finale; eppure il lettore non ha l'impressione che manchi
qualcosa. Quando fu scritto, Colline come elefanti bianchi era un racconto
"moderno"; oggi è un classico, con una sua discendenza (anche se non
credo che i suoi prosecutori, come Raymond Carver, abbiano potuto perfezionare
un genere nato perfetto). La brevità non è una Forma, ma una matrice di forme.
Basti pensare alla poesia: lo haiku, il distico, il sonetto sono forme nate
dalla brevità. Quanto alle narrazioni corte, tutti sappiamo che si sono
incarnate nel corso dei secoli in moltissime Forme: dalla favola di animali al
conte philosophique, dalla parabola evangelica alla tranche de vie, dalla
novella italiana alla tradizione anglosassone della short story. Il Calandrino
di Boccaccio e il Candido di Voltaire, il dottor Jekyll di Stevenson e il
Gregorio Samsa di Kafka fanno parte di un patrimonio enorme. Se il marketing
editoriale non sembra oggi apprezzare il genere racconto, né stimolarne la
produzione (anche per questo l'iniziativa del "Corriere" ha un
senso), le narrazioni brevi sono qualcosa di molto naturale, di radicato nelle
nostre abitudini di fruitori: tutti abbiamo cominciato da lì, ai tempi in cui
ascoltavamo dalla voce di nostra madre le storie di Cenerentola o di Pollicino.
Per quanto riguarda gli scrittori, il "corto" è una palestra che
permette tentativi di ogni genere, azzardi, invenzioni libere, esercizi di
stile. E persino (lo dimostra Colline come elefanti bianchi) di mirare a un
traguardo che l'autore di romanzi lunghi non potrà mai raggiungere, essendo
fuori della sua portata: la perfezione del cammeo. Ernest Hemingway (1899-1961)
nella sua casa dell'Avana detta "Finca VigÍa" (J. Tore/Magnum).
( da "Corriere della Sera" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera -
ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-06-24 num: - pag: 4 categoria:
REDAZIONALE Nettuno L'agente accusato di aver trasportato stupefacenti Cocaina:
poliziotto in manette "Lo stipendio non bastava" "Non riuscivo
ad arrivare alla fine del mese. Avevo problemi economici, per questo ho
iniziato a trafficare in cocaina... ". è questa la spiegazione che un
assistente della polizia stradale di Latina, S.C., 38 anni, ha dato ai suoi
colleghi della Squadra mobile mentre veniva arrestato insieme con G.C., di 58,
considerato dagli investigatori il coordinatore di un traffico di droga dalla
Bolivia al litorale di Anzio e Nettuno. L'agente avrebbe noleggiato un'auto per
andare a prendere un corriere della cocaina a Milano. Uno dei tanti viaggi in
aereo, via Amsterdam o Madrid, che avrebbero consentito a una banda di
trafficanti di importare in poco tempo circa dieci chili di cocaina, nascosta
nei doppifondi dei trolley, grazie alla complicità di un cittadino boliviano
che si occupava dei contatti con i "cartelli" sudamericani.
Quest'ultimo è stato arrestato nei mesi scorsi, durante le indagini scattate
tre anni fa, dopo essere sbarcato con la cocaina all'aeroporto di Fiumicino.
Altri quattro corrieri sono finiti in manette in circostanze analoghe. E ieri la
sezione Criminalità organizzata della Mobile, diretta dal
funzionario Luca Armeni, ha effettuato una ventina di perquisizioni, tutte sul
litorale, nelle abitazioni di altrettanti indagati. Per gli investigatori il
ruolo del poliziotto era quello di dare appoggio logistico alla banda. I
riscontri ai sospetti della Mobile sarebbero arrivati anche da intercettazioni
telefoniche.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-06-24 - pag: 31 autore: Intervista. Parla
Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo economico: avviata un'azione di
semplificazione e coordinamento degli interventi "Governance leggera per
l'export" Testo unico, Sportelli Italia, missioni ad hoc e riforme degli
enti nell'agenda del Governo Alfredo Sessa Sono passati pochi anni, ma sembrano
anni luce. è difficile per Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo
economico, trovare continuità rispetto alla sua precedente esperienza di
Governo, quella del 2001-06, quando ricopriva la carica di vice ministro con
delega al Commercio internazionale. è troppo cambiato il mondo nel frattempo,
ed è troppo cambiato anche l'atteggiamento delle imprese.Ora che nel terzo
Governo Berlusconi torna a occuparsi di internazionalizzazione, Urso, 51 anni,
preferisce parlare di "un nuovo inizio". è tutto nuovo, infatti, il
lavoro da fare e sono nuove le sfide. Se all'epoca"il sistema produttivo
italiano aveva la percezione solo del rischio della globalizzazione, e non
delle opportunità ", oggi invece "le imprese italiane si sono in
buona parte internazionalizzate ". E devono essere aiutate a muoversi in
un contesto dove"non esiste un mondo unitario in via di sviluppo, e dove
nonè più concepibile una governance della globalizzazione basata solo sugli
accordi commerciali. Ci vuole anche la governance della politica monetaria e
ambientale, degli standard lavorativi e delle grandi migrazioni". Il
commercio internazionale, del resto, è in cerca di identità:l'Europa è rimasta
ligia alla bandiera del multilateralismo, mentre gli Usa hanno concluso molti
accordi bilaterali. "Adesso noi chiediamo che anche l'Europa – dice Urso –
concluda nel frattempo accordi bilaterali che sono di suo prioritario
interesse". In questo nuovo contesto assistiamo alla ripresa dell'export
italiano. Quali sono i motivi? I motivi sono diversi, ma convergenti. C'è un
fenomeno,quello della media impresa italiana, che ha la dimensione giusta per
essere presente almeno nei mercati della Nuova Europa e del Mediterraneo. In
più noi, con la Germania, cresciamo nell'export forse perché, a differenza di
altri Paesi sviluppati, non abbiamo rinunciato all'industria. Inoltre le nostre
imprese hanno saputo alzare il livello tecnologico dei loro prodotti. Lo
dimostra il fatto che la principale voce delle nostre esportazioni, quella che
cresce di più, è proprio l'automazione, le macchine utensili, quindi prodotti
tecnologicamente avanzati. Abbiamo saputo puntare su prodotti di qualità, e
infatti cresciamo soprattutto nei segmenti a più alto valore. Come pensate di
accompagnare le imprese all'estero? In questo "secondo tempo" di
Governo e di globalizzazione noi vorremmo dedicarci soprattutto a missioni
settoriali, per esempio nell'energia, nella logistica, nelle infrastrutture,
nella grande distribuzione. Mi riferisco anche ai grandi eventi, come Shanghai
2010, o le Olimpiadi invernali di Sochi 2014. Vogliamo lavorare per target e
per asset. Ho l'idea di fare una missione a breve per quanto riguarda l'Expo di
Shanghai, mentre in questi giorni saremo a Mosca con 50 imprese per fare
conoscere al Comitato olimpico di Sochi le potenzialità del nostro sistema.
Continueranno le missioni di sistema con Confindustria? Assolutamente sì. Il
ministro Scajola ha annunciato la nostra volontà di giungere a una vera e
propria cabina di regìa,che ci consenta di mettere a sistema, con un progetto
comune e pluriennale, di legislatura, le varie missioni, alcune delle quali
sono in programma per la seconda parte dell'anno, in modo particolare in
Israele e Vietnam. Un'altra missione dovrebbe svolgersi nella prima parte del
( da "Corriere del Veneto" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere del Veneto
- PADOVA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-06-24 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE La Finanziaria La denuncia del Pd: "Proprio adesso che gli utenti
aumentano del 9%". Giaretta "Decurtazioni inique" "Tremonti
taglia anche i fondi per i mezzi pubblici" VENEZIA - Proprio adesso che i
veneti, convinti anche dai continui rincari di benzina e gasolio, si sono
decisi a utilizzare di più i mezzi pubblici (+9% di utenti), il governo ha
deciso di tagliare fondi anche a questo settore. Lo denunciano il senatore
Paolo Giaretta e Giovanni Gallo, rispettivamente segretario veneto e capogruppo
in Consiglio regionale del Pd, nel commentare la prima bozza di Finanziaria
firmata Giulio Tremonti. "Il Veneto perderà 50 milioni di euro destinati a
nuovi interventi e altri
( da "Stampa, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
AMBIENTE.RIUNIONE
DELLA COMMISSIONE REGIONALE A SPINETTA Analisi Già scavati 19 dei 20 pozzi
previsti Cromo,
( da "Giornale.it, Il" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 149 del
2008-06-24 pagina 6 Indagano sulla sinistra? Puniti e allontanati Sul premier?
Seggio sicuro di Stefano Filippi Esemplari i casi del gip Forleo e del pm De
Magistris: dopo aver aperto inchieste che coinvolgevano Fassino, D'Alema e
Mastella sono subito incappati in provvedimenti disciplinari L'onorevole
Niccolò Ghedini, avvocato padovano e consigliere giuridico del presidente del
Consiglio, va giù duro. "Fuori dalle stanze dei palazzi di giustizia c'è
un cartello: chi tocca la sinistra muore, chi tocca Silvio Berlusconi va in
Parlamento". Come se i palazzacci fossero cabine dell'alta tensione,
quelle con il teschio nero e le ossa incrociate sul portoncino zincato.
Forzature del difensore del premier? Ghedini cita il caso di Gerardo
D'Ambrosio, ex capo del pool Mani pulite di Milano che guidò la pattuglia di
pubblici ministeri contro la Prima repubblica e adesso, neppure troppo contento
della nuova vita cominciata dopo la pensione da magistrato, siede per la
seconda volta in Senato, prima Ds e ora Pd. Se un giudice tocca i fili
sbagliati, resta fulminato. Chiedere conferma a Clementina Forleo, gip di
Milano che denunciò pressioni di politici, giunte a lei anche attraverso
colleghi e denunciate alla Procura di Brescia, per influenzare le decisioni che
doveva prendere nell'inchiesta Unipol-Bnl-Antonveneta. Quella sulle allegre
finanze rosse, quella delle intercettazioni a Piero Fassino
("Abbiamo una banca") e Massimo D'Alema ("Vai Consorte, facci
sognare"), oltre che all'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio. La
Forleo disse che l'allora ministro degli Esteri aveva telefonato a magistrati
milanesi per accomodare l'inchiesta che lo riguardava, e che il procuratore
generale Blandini le chiese di soprassedere. Di solito il Consiglio
superiore della magistratura e l'Associazione nazionale magistrati fanno
quadrato attorno alle toghe, in questa occasione no: il giudice ha in corso un
procedimento disciplinare per incompatibilità ambientale ed è stato chiesto il
suo trasferimento. Chiedere conferma anche a Luigi De Magistris, il sostituto
procuratore di Catanzaro che nell'inchiesta "Why not?" aveva
intercettato il premier Romano Prodi e il guardasigilli Clemente Mastella.
Anche per lui procedimento disciplinare al Csm e richiesta di trasferimento
avanzata dal ministro indagato, ovviamente dopo che il procuratore gli aveva
tolto i fascicoli scottanti per presunta incompatibilità. Per un'altra
inchiesta, quella sulle "toghe lucane" in cui era coinvolto tra gli
altri il sottosegretario diessino Filippo Bubbico, Mastella ha chiesto
nuovamente il trasferimento di De Magistris: la notizia dell'allontanamento è
giunta 24 ore dopo le dimissioni del ministro della Giustizia. Chi assembla i
contatti giusti, invece, sbarca in Parlamento. Gerardo D'Ambrosio, capofila del
pool che smantellò Dc e Psi per poi concentrarsi su chi ne ereditò una larga
fetta di voti (Berlusconi e Forza Italia), era stato trionfalmente preceduto da
uno dei suoi bracci operativi, Antonio Di Pietro, due volte ministro, eletto
alla Camera con l'Ulivo nel 1996 al motto di "Io quello lì lo
sfascio": e "quello" non occorre ricordare chi sia. Felice
Casson, senatore democratico al pari di D'Ambrosio, tra le principali
benemerenze che l'hanno lanciato nell'agone politico (prima del Senato tentò,
infelicemente, di diventare sindaco di Venezia), aveva un lungo elenco di
inchieste su Gladio, la strage di Peteano, i servizi segreti deviati. La
neoeletta deputata del Pd Donatella Ferranti, magistrato viterbese, è stata per
anni il segretario generale del Csm, stretta collaboratrice dei vicepresidenti
Virginio Rognoni e Nicola Mancino: in quella veste ha anche istruito le
pratiche del caso Forleo. Né va dimenticata la neosenatrice democratica Silvia
Della Monica, ex capo dipartimento del ministro Barbara Pollastrini, che
quand'era procuratore aggiunto di Perugia fu protagonista dell'inchiesta contro
due agenti del Servizio centrale operativo della polizia che intercettarono al
bar Mandara la conversazione tra i giudici Renato Squillante e Francesco
Misiani poi usata dall'accusa nel processo Sme-Ariosto a carico, tra gli altri,
di Silvio Berlusconi e Cesare Previti. Microspia rotta, cd rotto, manipolazioni
accertate dal perito della procura, appunti presi su tovagliolini di carta. Ma
il procuratore Della Monica archiviò tutto senza disporre ulteriori indagini né
chiedere approfondimenti sui colleghi milanesi Colombo e Boccassini. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 149 del 2008-06-24
pagina 7 Condanna senza appello: sei italiani su dieci non si fidano dei
giudici di Paolo Bracalini Un sondaggio commissionato da "La
Repubblica" smentisce la sinistra e rivela anche che il 55 per cento dei
cittadini è favorevole al decreto "blocca processi" varato dal
governo da Milano I processi lumaca, gli errori impuniti dei giudici,
l'incertezza della pena, i criminali in libertà, il senso crescente di
insicurezza. Le preoccupazioni degli italiani in materia di giustizia sembrano
ben altre rispetto a quelle di Veltroni e Di Pietro. Mentre l'opposizione
intraprende una campagna contro il decreto "blocca processi",
additando lo spettro di un "regime" che si autoassolve facendo leggi
ad personam, gli italiani convivono con altre paure e il Paese registrato dai
sondaggisti sembra sempre più lontano da quello descritto dalle cassandre
dipietriste. Basta leggere i risultati di un'indagine fatta dall'istituto Ipr
Marketing, che ha per cliente un quotidiano non certo amico della maggioranza
come La Repubblica, pubblicato proprio nei giorni della polemica
sull'emendamento "salva premier", nel momento cioè in cui si
inaugurava la nuova stagione "di lotta" del Pd veltroniano. Il
risultato è tutt'altro che in linea con gli allarmi del Pd: la maggioranza degli
intervistati (55%) condivide l'emendamento del governo sulla sospensione dei
processi, che il 45% considera uno strumento utile per abbreviare il corso
della giustizia in Italia. E se arriva al 90% la percentuale di elettori del
Pdl favorevole all'emendamento, è curioso registrare quel 27% di elettori del
Pd e dell'Idv che approva la nuova norma. Ma il dato generale che emerge dal
sondaggio dell'istituto è la poca fiducia degli italiani nel sistema giustizia
e quindi il favore con cui si guarda ai tentativi di riformarla. Il 59% degli
italiani, infatti, giudica negativamente il funzionamento della giustizia nel
nostro Paese. Non sorprende la scomposizione della percentuale per aree
politiche: gli scontenti della magistratura sono il 90% nell'elettorato di
Berlusconi, il 30% in quello del Pd e Idv e il 73% invece tra chi ha votato
l'Udc. Il dato non fa che confermare un trend iniziato da
tempo - ma intercettato politicamente finora solo dalle forze del centrodestra
- che ha visto salire la sicurezza in cima alle preoccupazioni degli italiani,
e parallelamente calare la fiducia nelle istituzioni delegate al controllo e
all'applicazione delle leggi. Non è un caso che l'Eurispes a gennaio,
nel suo rapporto annuale, abbia descritto gli italiani come un popolo pessimista
sull'azione della magistratura, non degna di fiducia per il 57,5 per cento
degli intervistati (e nel 2007 erano il 61%), con un picco addirittura dell'83%
tra i giovani fino a 24 anni. Se si domanda agli esperti il motivo di questa
crisi di credibilità della giustizia italiana, molti la indicheranno nella
lentezza dei processi, nell'inefficienza di un sistema che appare
autoreferenziale, immune da ogni responsabilità e poi nell'incertezza della
pena (con l'indulto come esempio di massima indifferenza rispetto alla domanda
di sicurezza) tra i fattori determinanti sull'opinione pubblica. Ed è sempre
l'Eurispes ad aver analizzato il funzionamento bizantino della giustizia in
Italia. Qualche cifra: il 69,7 per cento dei processi presi in considerazione
nel 2006 non si è concluso con una sentenza, ma è stato rinviato ad altra
udienza. Di questi rinvii, il 9,2 per cento è causato dall'assenza del giudice,
mentre l'1,8 da problemi pratici (mancanza di un fascicolo, assenza
dell'interprete, del trascrittore o dell'aula). Un processo penale dura in
media 240 giorni, uno civile 902. Poi c'è la questione delle sanzioni per i
magistrati che sbagliano. Secondo un sondaggio della Ipsos, nel novembre
scorso, il 74% degli italiani è favorevole a rendere i giudici responsabili
civilmente per gli errori commessi, magari con una sospensione dall'attività
(63%) o con una penalizzazione sulla carriera (86%). © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Corriere.it" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pazienti a favore
"Mi fido soltanto di lui Aspetterò che esca per mostrargli gli esami"
Il caso della clinica Santa Rita di Milano DAL NOSTRO INVIATO STRADELLA (Pavia)
C'è un cassetto. E dentro ci sono degli esami clinici. "Li ho appena
ritirati". Cosa dicono? "Non lo so". Non li fa vedere, non ha
fretta, angoscia? "Li può vedere solo il dottore. Io mi fido solo del
dottore". È in carcere. "Uscirà. Lo aspetto. Lo sa, che lo sto
aspettando. Ho mandato una lettera, in cella". Beatrice Ghezzi, già
paziente insieme a un fratello, e ad altre "duecento persone almeno",
qui nell'Oltrepò del chirurgo, ha iniziato la missiva così: "Ci sentiamo
orfani". La signora Ornella, che ha avuto il papà curato "dal nostro
dottore" (con un'operazione, "avrebbe rischiato. Il dottore non l'ha
operato, considerava l'intervento rischioso. Solo chemioterapia. Mio padre è
deceduto, però almeno si è spento senza patire le pene dell'inferno "),
anziché una lettera ha spedito un telegramma. "Sei il migliore".
Indecisa tra missiva e telegramma, e comunque sia quel che sia "partirà a
giorni", è la 34enne Monica: "Ero disperata. Ho girato più ospedali:
non sapevano che fare. Sono andata dal dottore. E mi ha salvata. Certo, devo
stare attenta. Devo fare visite. Una l'avevo in programma il 15 giugno".
Il 15 è passato. "Non fa nulla: mi deve visitare lui. E mi visiterà".
Non lo chiamano né per nome, per paura di mancargli di rispetto, né per
cognome, per non essere troppo distanti. Lo chiamano il dottore. Quel dottore
che l'Ordine dei medici di Pavia ha sospeso. Cambia qualcosa, la decisione del
Riesame? Giorgio Rondini, a lungo presidente dell'Ordine: "Una marcia
indietro? Impossibile. Ci sono le indagini in corso. Diciamocelo: si parla di
accuse serie, non di un raffreddore... E diciamoci che magari è innocente".
Innocente. I pazienti nemmeno la premettono, la frase "è innocente".
Per loro, la questione, e dunque il dilemma, non si pone. Beatrice Ghezzi:
"Una persona splendida. Ora, non auguro a nessuno di doverci capitare.
Dovesse capitare un brutto male, inviterei chiunque ad andare dal dottore. A
farsi guarire dal dottore". Guardate che rimane detenuto, e che certe
accuse restano. Monica: "Cadranno anche quelle". Sicura?
"Sicura". E le intercettazioni? Ornella:
"Non crediamo a una parola ". E gli interventi definiti dai pm
"inutili"? "Falsità". Perfino Piergiorgio Maggi, che
compare nell'ordinanza per aver subito "lesioni personali gravi",
lesioni commesse "con l'aggravante di aver agito con crudeltà sulla
persona", ecco, perfino Maggi è dall'inizio nel partito dei pro.
Aveva raccontato, Maggi: "A volte manco faceva pagare. "Non ti
preoccupare, vai"". Maggi è di Stradella. Oltrepò. Bacino e terra di
Pier Paolo Brega Massone e del figlio. Il padre adottivo, era primario a Broni.
Noto. Notissimo. Circondato da leggende. Si racconta avesse ricevuto
un'onorificenza dalla regina d'Inghilterra, dopo che in battaglia ne aveva
curato alcuni soldati. "Pier Paolo, a nemmeno vent'anni passava le
giornata in sala operatoria, accanto al padre" ha raccontato lo pneumologo
e compagno d'università Angelo Corsico. Poi è diventato grande, ed è finito
alla Santa Rita, quindi in cella. Lì, tra le lettere. Ornella: "Gli ho
scritto: "Tieni duro"". Postilla: "Deve tenere duro per
lui, ma soprattutto per noi. Siamo noi, i pazienti, quelli che stanno male, che
hanno bisogno, che sono senza dottore ". Andrea Galli stampa |.
( da "Stampa, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
PRESTO IL "FINE
INDAGINI"CON TRE NUOVI IMPUTATI Vip e cocaina, in dirittura d'arrivo altre
due inchieste della Procura SAVONA Vip e cocaina. Oppure Operazione Inferno. La
recente raffica di perquisizioni nelle abitazioni di tredici savonesi e
l'avviso di conclusione indagini per quattro dei cinque arrestati del blitz di
gennaio (Luciano Ferro, Agim Lataj, Francesco Perugino e Danilo Re,
quest'ultimo accusato solo di ricettazione di metalli), coordinato dal
sostituto procuratore Alberto Landolfi non è l'unico sviluppo giudizario della
vicenda. La posizione del quinto arrestato, Fabrizio C., è stata infatti
stralciata in vista di un possibile patteggiamento, mentre Landolfi sta
chiudendo le indagini nei confronti di almento altre due persone, a suo tempo
denunciate a piede libero e per le quali il "415 bis", ovvero
l'avviso di conclusioni indagini, è imminente. Insomma, la vicenda è tutt'altro
che conclusa e non si escludono ulteriori colpi di scena. "Stiamo
lavorando sulle intercettazioni e sulle dichiarazioni rilasciate dai
protagonisti di questa inchiesta" si limita a confermare Landolfi. Il
fatto che ci siano di fatto ben tre differenti filoni giudiziari con due
stralci, conferma che le posizioni al vaglio degli inquirenti sono
diversificate tra loro. Così come diversificate, almeno dal punto di
vista dei riscontri, sarebbero quelle delle persone oggetto delle perquisizioni
di una settimana fa. "Dalle intercettazioni risultavano anche altri nomi -
conclude il magistrato - però soltanto in alcuni casi c'erano dichiarazioni di
chi aveva ceduto o visto cedere stupefacenti. E per questi casi abbiamo fatto
le nostre verifiche".
( da "gomarche.it" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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> Cronaca > Fano: tenta furto, arrestato dopo inseguimento Martedì 24
Giugno 2008 16:03 Fano: tenta furto, arrestato dopo inseguimento Ieri notte il
tentativo di furto da parte di tre cittadini extracmunitari ai danni di una
tabaccheria di Lucrezia (PU) si è trasformato in un inseguimento rocambolesco.
FANO - Ieri notte il tentativo di furto in una tabaccheria di Lucrezia (PU) si
è trasformato in un'azione rocambolesca. Tre cittadini extracomunitari intorno
alle 3.30, sono stati visti da una donna mentre stavano tentando di compiere un
furto ai danni di una tabaccheria. Scoperti, i tre si sono
dati alla fuga a bordo di un auto rubata ma sono stati intercettati da una
gazzella nei pressi di Fano. Dopo aver provocato un incidente stradale, i
malviventi hanno continuato la loro corsa a piedi. I carabinieri sono riusciti
a bloccare solo uno dei tre, che è stato arrestato.
( da "Dagospia.com" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
TRAVAGLIO: VEDO CHE
IL BUGIARDO CON LE MECHES NON DEMORDE - CHI TOCCA LA SINISTRA MUORE, CHI TOCCA
BERLUSCONI VA IN PARLAMENTO ? FOLLIERI E LA GIUSTIZIA U.S.A. ? IL CASO ORLANDI
? DAGO E FURIO? Riceviamo e pubblichiamo: © Foto U.Pizzi"> Marco
Travaglio © Foto U.Pizzi Lettera 1 Caro Dago, vedo che il bugiardo con le
mèches non demorde. Mi accusa di aver copiato, in un articolo scritto il sabato
14 giugno e pubblicato dall'Unità domenica mattina 15 giugno, frasi uscite
identiche sull'Ansa nel pomeriggio di domenica 15 giugno. Gli rispondo che non
ho copiato un bel nulla, anche perché l'Ansa da cui avrei copiato è uscita 24
ore dopo rispetto a quando ho scritto l'articolo. Se sapesse leggere,
conoscerebbe la fiaba del lupo e dell'agnello. Invece non sa leggere, dunque
scrive che è "costretto a ribadire" la sua balla: e cioè che avrei
"copiato un lungo intervento del mio avvocato senza citarlo".
Quell'intervento, semplicemente, non esiste e dunque non ho copiato nulla.
Dice, il bugiardo, di aver "verificato la faccenda alla fonte" con il
mio avvocato. In realtà, ha telefonato al mio avvocato per
sapere come mai le mie tesi sulla legge-bavaglio del governo Berlusconi in
materia di intercettazioni collimassero con le sue. L'avvocato gli ha detto che
l'ho consultato per verificare la correttezza alcune cose che intendevo
scrivere. Questo non si chiama copiare: si chiama controllare le informazioni
prima di scrivere, come fa ogni buon giornalista. Una prassi, dunque,
sconosciuta al nostro bugiardo con le mèches. Marco Travaglio Lettera 2 Caro
Dago, so che è un'opinione "Anti-Italiana", ma forse è un bene che
l'Italia abbia perso. Un'eventuale vittoria sarebbe stata subito letta da tutti
i Tg come un successo governativo - valanghe di dichiarazioni alè-oh-oh di
politici tricolori e di veline poppute - o peggio ancora come un successo
"bipartisan", frutto del "dialogo", dell' opposizione
"autunno-inverno"... E vai con gli editoriali sull'Expo..sulla
"Nazione" ricomposta,etc.etc.. Invece l'inno di Crozza
("Zapatero!") spazza il campo desolato della sconfitta e ci ricorda
che l'Europa è sempre piu' lontana e forse ci prenderò a calci. Mimmo Lombezzi
Lettera 3 Caro Dago, leggo ora dell'arresto di Follieri. Sarà curioso vedere
come se la caverà con la giustizia americana. Temo però per lui che termini
come prescrizione, indulto e sospensione della pena non vadano molto di moda
oltreoceano... Colin
( da "Dagospia.com" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
RANIO ASFALTATO?
Marco Travaglio per "l'Unità" Si era pure messo un Panama bianco, modello
Al Capone, sul capino bitumato, per impressionare il vescovo e farsi dare la
comunione anche se è un massone divorziato. "Fate in fretta a cambiare
queste regola", gli ha intimato, non bastandogli quelle che cambia ogni
giorno lui per salvarsi dai processi. Ma il vescovo di Tempio-Ampurias,
Sebastiano Sanguinetti, che in confessionale ne ha visti sfilare di peggiori,
non s'è lasciato intimidire: "Per queste deroghe, lei che può, si rivolga
a chi è più in alto di me". Non si sa se alludesse solo al Papa, che Al
Tappone considera un suo pari grado, o direttamente al Padreterno, col quale
potrebbero sorgere alcune incomprensioni. Soprattutto a proposito di certe
usanze dell'illustre Padre della Chiesa di scuola arcoriana: tipo allungare
mazzette per comprare politici (Craxi) o giudici (Mondadori), accumulare fondi
neri in paradisi fiscali, magnificare l'evasione fiscale alle feste della
Finanza, frequentare mafiosi travestiti da stallieri. Usanze non compatibili
col VII comandamento, "Non rubare", che pare non sia ancora
depenalizzato. Ieri, su Repubblica, Berselli suggeriva all'aspirante
comunicando di chiedere, "prima della comunione, la confessione". Ma
non vorremmo essere nei panni del confessore (a parte il superlavoro che gli
capiterebbe tra capo e collo, nel giro di due minuti diventerebbe una
"tonaca rossa", sarebbe accusato di fare un "uso politico della
confessione" e poi ricusato a vantaggio di qualche collega di Brescia).
Immediatamente le tv e i giornali al seguito han cominciato a interpellare
altri divorziati e peccatori famosi, ma anche qualche confessore di vip, per
lanciare una gara di solidarietà in favore del Cavaliere in astinenza da ostie.
Il pover'uomo soffre tanto che bisogna far qualcosa, profittando delle norme
ora in discussione in Parlamento. Si potrebbe sospendere per un anno il divieto
di partecipare all'eucarestia a tutti i battezzati nel 1939, sotto il metro e
60 e col cranio asfaltato, che abbiano divorziato nel 1985, risposandosi nel
1990 con donne chiamate Veronica nel corso di cerimonie civili officiate da
Paolo Pillitteri, avendo come testimoni Bettino e Anna Craxi, Confalonieri e
Letta. Così si darebbe il tempo al Parlamento e al Vaticano di concordare un
Lodo Schifani-Bagnasco che modifichi contemporaneamente la Costituzione
Italiana e il Codice di Diritto Canonico, con una deroga all'indissolubilità
del matrimonio per tutte le alte cariche dello Stato e della Chiesa, divorziate
e non, che consenta loro di accostarsi alla santa comunione per tutta la durata
del mandato. Si badi bene, non significa una licenza di divorziare sine die: il
divieto ricomparirebbe alla scadenza dell'incarico, in ossequio al principio di
eguaglianza. Del resto, già nella legge sulle
intercettazioni è previsto qualcosa di simile: per arrestare o indagare un
sacerdote, il magistrato è tenuto ad avvertire il suo vescovo; per indagare o
arrestare un vescovo, deve avvisare il Segretario di Stato vaticano. Il che
lascia supporre che, per indagare eventualmente sul Segretario di Stato, si
debba chiedere il permesso al Papa; e per indagare - Dio non voglia -
sul Papa, rivolgersi direttamente al Padreterno. Ecco, basterebbe estendere il
Lodo a preti, vescovi, segretario di Stato e Papa per risparmiare fatica. Si
dirà: ma il Segretario di Stato, il Papa e la stragrande maggioranza dei preti
e dei vescovi non commettono reati. Embè? Nemmeno i presidenti delle Camere,
della Repubblica e della Consulta hanno processi. Ma li si immunizza lo stesso,
perché non si noti troppo che l'unico autoimmune è Al Tappone. Altrimenti, come
per la legge bloccaprocessi, lo si costringe al triplo salvo mortale carpiato
con avvitamento: farsi le leggi per sé e poi a dichiarare che chiederà di non
beneficiarne (ben sapendo, peraltro, che le leggi valgono per tutti, anche per
lui). E dire che negli anni 80, liquidata la prima moglie, il Cainano aveva
accarezzato una soluzione che tagliava la testa al toro: come rivela il suo
confessore, don Antonio Zuliani, aveva pensato di "chiedere l'abolizione
delle prime nozze alla Sacra Rota. Ma poi non ha voluto". Si sa com'è
questa Sacra Rota: infestata di toghe rosse. Peccato, perché all'epoca era
ancora in piena attività l'avvocato Previti, che per vincere le cause perse
aveva un sistema infallibile. Senza bisogno di cambiare le leggi. Dagospia 24
Giugno 2008.
( da "Stampa, La" del 24-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Legge può diventare
opinabile. Parlava del caso Napoli e della sua immondizia. Si riferiva, in
particolare, alle infrazioni compiute in Campania da alcuni funzionari nel nome
di un asserito interesse generale e criticava le indagini penali compiute
nonché le misure cautelari assunte nei confronti dei responsabili delle
infrazioni. Se agire era necessario per risolvere un gravissimo problema,
occorreva comunque operare, qualunque cosa stabilissero le leggi. Nei limiti
posti, il problema poteva anche costituire oggetto di discussione fra i
giuristi. Non sempre rispettare alla lettera la legge corrisponde all'interesse
pubblico del momento. Una legge inadeguata alla situazione può recare danno
anziché sollievo. Fino a che punto, allora, nel nome del rispetto della
legalità, è ragionevole rischiare di non risolvere i problemi? Fino a che punto
l'osservanza del precetto può essere, invece, sacrificata all'esigenza di
salvaguardare gli interessi minacciati? Legalità è sempre, e soltanto, rispetto
della norma o può diventare, talvolta, tutela concreta, per necessità, degli
interessi in gioco? Teoricamente si possono sostenere entrambe le posizioni. Si
può affermare che la legge deve essere rispettata sempre e comunque, pena la
perdita di autorità dello Stato; si può affermare che in via del tutto
eccezionale, quando sono minacciati interessi vitali delle persone, è
consentito infrangerla nel nome di una ragionevole valutazione degli interessi
in gioco. La prima tesi corrisponde a una visione formale e rigorosa della
legalità; la seconda inquadra il tema nella prospettiva di una valutazione
anche di sostanza. In questa seconda ipotesi la legalità è comunque salva, si
dice, poiché a cose fatte dovrebbe essere in ogni caso un giudice a stabilire se
vi era lo stato di necessità idoneo a giustificare la condotta. Qualche giorno
fa, alzando i toni contro la magistratura politicizzata che lo avrebbe
dolosamente vessato, parlando addirittura di magistrati eversivi che si
sarebbero infiltrati nell'istituzione giudiziaria per contrastarlo, Berlusconi
ha fornito un ulteriore suo concetto di legalità. Quando un Governo ha ricevuto
un mandato forte dagli elettori e governa pertanto direttamente in nome del
popolo, ha diritto di gestire il potere senza intralci o impedimenti. Sarà il
popolo, a fine legislatura, a giudicare la sua azione, approvando o bocciando,
con il voto, l'attività compiuta. In questa prospettiva poco spazio deve essere
lasciato ai controlli in corso d'opera, siano essi politici da parte dell'opposizione,
giuridici da parte degli organi di garanzia, di legalità da parte di una
magistratura indipendente. L'opposizione, se è rigorosa, deve essere
considerata automaticamente faziosa, gli organi di garanzia, se possibile,
devono essere resi domestici con riforme che ne sviliscano i poteri, la
magistratura deve essere a sua volta contenuta. Quest'ultima esigenza
costituisce priorità assoluta. In tale prospettiva si spiegano le iniziative
legislative in materia di giustizia. Con un disegno articolato e complesso sono
state progressivamente programmate, con ritmi incalzanti
per dimostrare determinazione e disorientare gli avversari, limitazioni delle
intercettazioni, meno notizie sui giornali in materia di indagini penali,
sospensione dei processi, nuovo lodo Schifani a copertura delle alte cariche
dello Stato, in grado di eludere, se possibile, le vecchie censure della Corte
Costituzionale. Chissà quant'altro ancora, a questo punto, verrà
progettato, nella medesima direzione, nei mesi prossimi venturi. Ecco che si
profila, allora, il volto nuovo dello Stato di diritto voluto dal presidente
del Consiglio. Non si tratta più, soltanto, di valutare come legittime condotte
antigiuridiche necessarie per fronteggiare asserite situazioni d'eccezione,
come egli aveva sostenuto alcune settimane fa a Napoli in un clima politico
ancora molto diverso. Con una escalation di progetti, con l'innalzamento dei
toni, con l'aggressività delle parole, egli sembra, oggi, volere instaurare un
nuovo sistema di governo sostanzialmente senza regole e controlli, introdurre
una nuova Costituzione materiale. In questo modo, egli sostiene, il governo
potrà diventare più efficiente, risolvere finalmente i molti problemi
incancreniti, rilanciare il Paese. Gli italiani avranno finalmente più
sviluppo, più benessere, più felicità. Poche sono, a questo punto, le
discussioni possibili fra i giuristi. O si accetta il nuovo concetto di
legalità o lo si rifiuta in blocco. Non sono più possibili mezzi termini,
parziali benedizioni, condiscendenze. Fino a ieri si era sperato che un nuovo
clima di non contrapposizione fra maggioranza e opposizione potesse favorire
l'accordo per un approccio ragionevole al tema delle indispensabili riforme
elettorali e costituzionali. Oggi il barometro segna, purtroppo, tempesta.
Abbozzare, condividere, acconsentire diventa molto più difficile, forse
impossibile.