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DOSSIER “INTERCETTAZIONI”

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tARTICOLI DEL  7-7-2008       #TOP



Report "Intercettazioni"

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Indice delle sezioni

Intercettazioni (62)


Indice degli articoli

Sezione principale: Intercettazioni

Immigrati soccorsi a largo di Lampedusa ( da "Corriere.it" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: SABATO OLTRE 80 PERSONE INTERCETTATE - Sabato 28 clandestini su un' imbarcazione di vetroresina erano stati intercettati a 55 miglia a sud di Pozzallo, nel mare ragusano e un altro natante con una sessantina di persone era stato intercettato a 69 miglia a Sud di Malta.

Con i magistrati manager la giustizia spende meno ( da "Corriere.it" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: poi si intercetta. Fatti salvi i motivi di urgenza, s'intende.". Altra questione: le revoche delle intercettazioni. Spesso si lasciano scadere i termini per i quali l'intercettazione è stata richiesta (in media un mese) anche se dopo i primi 10-15 giorni è ragionevole supporre che da quella linea non verranno indicazioni utili per le indagini.

Bondi: dialogo o perdiamo tutti fassino: se fate un passo indietro - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: E anche sulle intercettazioni, che Berlusconi era tentato di trasformare in un decreto legge, Fassino chiede al centrodestra di ripensarci e di affidare la materia al disegno di legge, così come per l'immunità delle alte cariche dello Stato. In conclusione "se si vuole reintrodurre un clima civile nel Paese bisogna intanto partire da qui.

L'allarme dei magistrati: volontariato e "malattie" così i boss riannodano le trame - salvo palazzolo ( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: I magistrati, che intercettano familiari e complici, hanno il sospetto che dietro quelle lettere ci siano messaggi. Tutti da decifrare. A Provenzano, invece, scrivono in tanti dal mondo dei liberi. L'interlocutore più curioso resta Mario Colapesce, via del Silenzio 43, Palermo.

Berlusconi, nuovo attacco ai magistrati "ma il governo è unito, bossi scherza" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: E, naturalmente, le intercettazioni. Che hanno provocato qualche scossone pure in famiglia. Così, dinanzi alle proteste della moglie Veronica, il Cavaliere preferisce rispondere solo con una battuta riferendosi a "Repubblica": "Lasciate stare. siete voi che le fate dei ritratti fantastici".

Andrea montanari ( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: o il decreto per fermare la pubblicazione delle intercettazioni. E soprattutto teme che il muro contro muro con l'opposizione faccia naufragare un'altra volta il federalismo. Un lungo filo verde di inquietudine da qualche giorno unisce la base leghista ai dirigenti del Carroccio. Dalla Lombardia al Veneto, al Piemonte fino addirittura all'Emilia Romagna.

L'onda lunga del porto investe la culmv - massimo calandri marco preve ( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: come confermano le decine di intercettazioni telefoniche. C'era tra il ricco broker e il portuale comunista, un fronte comune. Ma questo non voleva dire che Batini avesse violato le regole. Nei suoi confronti, infatti c'era, fino a pochi giorni fa, solo la denuncia per occupazione abusiva, in relazione al mancato pagamento di canoni all'Autorithy per i capannoni di viale Africa.

Genova, lo scandalo del porto il re dei camalli indagato per truffa - massimo calandri marco preve ( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Ci sono molte telefonate intercettate dalla guardia di finanza in cui è possibile scoprire che tra Novi e Batini - così distanti per credo politico ed appartenenza sociale - esisteva in realtà un dialogo fitto, con richieste e contrattazioni, con una grande vicinanza sulle questioni contingenti.

"non sono l'arbitro di moggi" bertini e gli anni di calciopoli - fulvio bianchi roma ( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Si sono basati solo sul traffico telefonico, sui tabulati, non hanno un'intercettazione su di me: tutti ragionamenti presunti per cercare di dimostrare che noi parlavamo con Moggi". E se la giustizia sportiva l'assolve o le dà magari solo due mesi come Paparesta? Lei ormai non può più arbitrare, è fuori per sempre.

Bindi: quella piazza non è dei girotondi contro il cavaliere 10 milioni di firme - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Le intercettazioni sulla vita privata del Cavaliere, andrebbero pubblicate ugualmente? "Invocare la privacy da parte degli uomini politici come se nel privato gli fosse consentito tutto, non mi convince. Una uomo, una donna pubblici che hanno responsabilità nei confronti del proprio paese, possono permettersi in privato di fare cose inconfessabili?

Brevi, schede e richiami 3 ( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: norme sulle intercettazioni, impronte prelevate ai rom. Repubblica Tv 16.55 chi l'ha visto? Il caso ancora aperto del rapimento di Emanuela Orlandi, venticinque anni dopo la sua scomparsa. La trasmissione di Federica Sciarelli entrerà nell'appartamento della Banda della Magliana dove si custodivano le persone sequestrate e dove si sospetta sia stata tenuta anche Emanuela.

Berlusconi: Bossi scherza . E su Vicenza fa un regalo a Bush Dal G8 in Giappone il premier rassicura sugli impegni presi per la base Usa e glissa sulle tensioni con il Carroccio ( da "Unita, L'" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Sventato il pericolo intercettazioni, lancia spot sul "lavoro fantastico" del governo e "sull'innesto di giovani" (parola chiave anti-gossip). Lontano mille miglia si occupa dei problemi degli italiani (a casa fa il contrario): entro il 23 luglio sparirà la "monnezza" dalle strade campane (ha convinto Piemonte, Lombardia,

Un premier senza paura ( da "Unita, L'" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: non si disperde nei decreti sulle intercettazioni (tutti i Paesi del mondo hanno una chiara e sufficiente legislazione al riguardo: basterebbe rispettarla) ma cerca di costruire un modello di Stato. Non è proprio questo il compito di quello che chiamiamo "statista"? In questo quadro, la politica religiosa del governo spagnolo merita di essere considerata per quel che propone,

( Fr. Co.) ( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettazioni. Da parte del governo deve esserci il ritiro dell'emendamento per bloccare i processi contenuto nel decreto sicurezza, perchè avrebbe effetti devastanti su tanti processi che riguardano la sicurezza dei cittadini. Come si è deciso di evitare il decreto sulle intercettazioni, così adesso credo si debba avere un senso di responsabilità togliendo qualcosa che non solo

Saccà, dalle attricette al rosario ( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: come si sa ormai dalle intercettazioni. Ora perdona tutti, giudici inclusi; cita san Paolo, invita a "non vendicarsi, ma a cedere il posto all'ira divina". In attesa dell'ira, offre il suo martirio al pubblico. A lui capita. Tra bulgari e bulgare, attrici pazze, politici infuriati e/o richiestivi, Saccà è sempre riuscito a trovare una sua (tormentata)

La violenza inconfessabile nascosta nel turpiloquio ( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Privato di Francesco Alberoni La violenza inconfessabile nascosta nel turpiloquio L e intercettazioni telefoniche pubblicate sui giornali ci hanno rivelato che il turpiloquio è diffuso ovunque. Di solito i bambini non dicono parolacce perché la maggior parte dei genitori gliele proibisce anche se ci sono sempre più eccezioni alla regola.

Palamara (Anm): il dialogo con Letta ha evitato scioperi ( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Abbiamo appreso di provvedimenti concernenti le intercettazioni, l'introduzione della norma sul reato di clandestinità, le norme blocca-processi, i tagli alle spese della giustizia ed infine la riduzione degli stipendi". Da un po' non si parla d'altro sui giornali e in tv. Il ministro, però, ha detto che non tornerà indietro.

Caselli: problemi gravi, il corteo è legittimo ( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: dal cosiddetto "blocca-processi", a certi profili in tema di intercettazioni, fino ai tagli pesantissimi al bilancio della giustizia che si ritrovano nella Finanziaria, invece di risolvere la crisi sono destinate ad aggravarla ". Conclusione: "Di fronte a tutto questo, a me sembra legittimo prendere posizione.

Il Garante, la Stasi e l'amore di Kohl ( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: senza la severa e testarda garanzia del Garante della privacy non avremmo forse assistito, tramite sciami di intercettazioni fuoriuscite casualmente dalle Procure, allo scempio della vita privata di cittadini nemmeno indagati dall'autorità giudiziaria? Non saremmo forse stati sommersi da telefonate senza reato dove viene lacerato ogni velo di riservatezza?

Film e programmi ( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Un giorno intercetta una conversazione in cui viene pianificato l'omicidio di un capo di Stato africano. Prima tv. The Interpreter Canale 5, ore 21.10 Morgan Freeman in difesa degli schiavi La storia (vera) di 53 schiavi "colpevoli" di essersi ribellati e di aver preso il possesso della loro nave-negriera, la Amistad.

Forse è ora di accantonare l'emendamento blocca-processi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: la trappola delle intercettazioni, con tutti i pettegolezzi che ne sono seguiti. La credibilità del governo e del suo capo resta per Bossi essenziale, se non si vuole rinunciare ad attuare le priorità del programma. Vale a dire il federalismo fiscale, soprattutto, nonché gli interventi economici per i redditi medio-bassi.

Berlusconi: Pd con i giustizialisti, come nel fascismo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: durante la vetrina giapponese per intercettazioni ancora non rese note e molto private. "Ma io sono sereno – afferma – continuiamo a lavorare; non credo che sia qualcosa a cui dare tutta questa importanza anche se c'è qualcuno che soffia sul fuoco". Insomma, piccole vicende del "cortile Italia" che non sono certo "il problema dei problemi" su cui specula l'

Faenza: restituisco tutto, ma il tesoro non esiste ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Sarò stato seguito io, o intercettato, mio padre, mio fratello, mia moglie, chiunque sia, cioè, non ci sono movimenti di denaro o occultamento di denaro. Io nel giro Calza- Arbia non c'entro niente. Io ho passato il 2004 di ricatti continui, di soprusi da parte di Arbia, di attacchi".

Per Camera e Senato è tempo di straordinari ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: dallo stop ai processi alle intercettazioni, con l'appendice, se così si può dire, del pugno duro nei confronti dell'immigrazione. Camera e Senato riaprono tra oggi e domani un'altrasettimana, l'ennesima dall'avvio della legislatura, che potrebbe riservare non poche sorprese e veder crescere i veleni tra i partiti.

Blogger, gli ultimi antipotenti al potere ( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Obama e John McCain a creare una squadra di collaboratori il cui unico scopo è di scandagliare internet, per capire l'aria che tira, per intercettare le manovre diffamatorie, talvolta per promuoverle sotto mentite spoglie. Il bello di internet è che permette di sperimentare formule giornalistiche sempre nuove. Prendiamo Drudge Report, geniale invenzione di Matt Drudge. Che cos'è?

Mi spiano, ergo sum ( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: ergo sum ROBERTO BARBOLINI Vivere con il Grande fratello Niente nomi e tanti "te lo dico a voce": il dilagare delle intercettazioni ha cambiato il modo di parlare al telefono. Un po' per choc, un po' per chic. "S ai, ho conosciuto il tuo amico". "Quale amico?" "Il bolognese". "Il Bolognese è un ristorante". "Possibile che tu non capisca?" "Bologna, mortadella.

Saccà nisciuno è fesso ( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Saccà nisciuno è fesso MARIO SECHI intervista esclusiva Agostino Saccà, il grande intercettato, parla a tutto campo. E senza ipocrisie. I politici? Mi chiamavano tutti: di destra, di centro, di sinistra. I raccomandati? Ci sono, poi bisogna selezionare i migliori. Le pressioni del palazzo? Quelle per le attrici sono il meno: conta di più l'informazione.

A Genova e dintorni tira forte il Maestrale ( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Si sono infatti imbattuti in alcune intercettazioni telefoniche (come potevano mancare?) in cui Burlando caldeggia per il cda dell'aeroporto Tirreno Bianchi, console della compagnia portuale Pietro Chiesa e consigliere regionale del Pdci. Oltre, prevedibilmente, a essere promotore della Maestrale.

'Ndrangheta? Quale 'ndr angheta? ( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Si gestisce il mercato di Piemonte e Lombardia, come testimoniano le intercettazioni del clan Pippicella che smistava chili di droga da un telefono pubblico di un bar di Natile vecchio. "Mandano i referenti a Bogotà per acquistare cocaina" dice Gratteri. "Le 'ndrine fanno cartello per comprare 2-3 tonnellate alla volta".

Intercettazioni, ecco i numeri veri ( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: da cui sembra che altrove si intercetti molto meno che in Italia. Chi ha ragione? Se il criterio è il confronto con altri paesi, dobbiamo dire che non sapremo mai se in Italia si intercetta troppo o troppo poco. Infatti, qualsiasi intercettazione deve essere autorizzata dalla magistratura, mentre in altri paesi esistono altri soggetti istituzionali,

Sommario ( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Saccà nisciuno è fesso di Mario Sechi 26 intercettazioni Mi spiano, ergo sum di Roberto Barbolini indiscreto 31 Di Pietro investe nel suo Molise; a Napoli arriva anche l'allarme cimitero copertina 39 BABY LADRI La vita dei bambini schiavi di Giacomo Amadori attualità 54 Nuove lobby A Genova e dintorni tira forte il Maestrale di Gianluigi Nuzzi 56 vacanze italiane Renato Brunetta.

Il mistero delle intercettazioni scomparse ( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Sono state intercettate così oltre 45 mila conversazioni, poi trasferite su 50 cd-rom. Insieme con le testimonianze di dieci ex ospiti della comunità che accusano Gelmini di averli molestati, le intercettazioni costituiscono uno degli elementi essenziali su cui si fonda la richiesta di rinvio a giudizio dell'ex sacerdote.

Sfida all'Ok Corral con i giustizialisti ( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: E così è un inseguirsi di voci su presunte intercettazioni a sfondo erotico-ministeriale e confidenze d'alcova su cui non è apposto alcun segreto giudiziario. Una campagna che ha una diabolica efficacia e che non è nuova. Trent'anni fa, con un mix forcaiolo e gossiparo molto simile, L'Espresso riuscì ad abbattere Giovanni Leone.

Quel che resta di Renatino ( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Il suo nome però è comparso nelle intercettazioni telefoniche relative alla cessione dell'hotel Kursaal di Montecatini Terme. A Minardi sono certamente rimasti numerosi beni mobili: gioielli e articoli di lusso. Il fratello gemello di Renatino, Luciano, che oggi ha 54 anni, e il fratello minore Marco, 42 anni, sono invece titolari di un ristorante-pizzeria in Trastevere,

Giustizia Senza limiti, anche per le spese ( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: C'è il governo che lavora a un decreto legge per porre limiti alle intercettazioni e alla loro pubblicazione. Insieme a tutto ciò restano altre emergenze come l'inaccettabile lunghezza dei processi e la certezza della pena, per risolvere le quali oggi sembra impossibile un punto di incontro tra maggioranza e opposizione.

Bossa nova, compleanno rap ( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: La mia idea era proprio intercettare i giovani. Dopo sono stato io a chiedergli di collaborare e lui si è portato molti amici". Come la vocalist Fergie, o il rapper brasiliano Marcelo D2, ma anche star come Stevie Wonder e Justin Timberlake, che hanno reso vecchi classici del samba supersuccessi nelle radio Usa.

Scongiuri giapponesi ( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Fra le telefonate intercettate dalla magistratura, e per ora non finite sulla stampa, ce ne sarebbero anche alcune a luci rosse che riguarderebbero Berlusconi ed alcune giovani e belle ministre del suo governo. Le indiscrezioni hanno riempito quotidiani e riviste.

Cosa ne pensano i lib-lib di Julius ( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: August 2007 (20) Trackback recenti Giornalettismo: Le intercettazioni di Silvio distrutte? Meno male Giornalettismo: Scajola e la concorrenza che non c'è Phastidio.net: Ancora sulle distorsioni al mercato... Giornalettismo: Roma Città Aperta? The Mote in God's Eye: Rinegoziazione dei mutui casa, qualche considerazione.

FARINA INSACCATA - RACCOMANDAZIONI? 'STI CAZZI! TUTTI SEGNALANO TUTTI - ALLA FINE HO DETTO NO A LETIZIA MORATTI, NO A BERLUSCONI, NO A GIANNI LETTA E A TANTISSIMI ALTRI - LA SINIST ( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Pizzi Disintegrato dalle intercettazioni sul caso Rai e reintegrato per sentenza sul posto di lavoro. Agostino Saccà, direttore di Rai Fiction indagato dalla procura di Napoli in un'inchiesta di veline e veleni, ha conosciuto in questi mesi il doppio volto della giustizia.

BERLUSCONI-SACCÀ: GLI ATTI VANNO A ROMA - SONDAGGIO: GLI ITALIANI CON SILVIO IL PD CHIAMA LA LEGA MARONI SFANCULA LA CURIA BETTINI RICUCE CON RUTELLI L'ANM: DIALOGO CON LET ( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: anche decidere sull'eventuale distruzione delle intercettazioni telefoniche non rilevanti sotto il profilo giudiziario. 2 - SONDAGGIO EUROMEDIA, CON BERLUSCONI 6 ITALIANI SU 10? (Asca) - Sei italiani su dieci hanno piena fiducia nel governo. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi gode di un gradimento personale del 61,5%.

Telefonate Berlusconi-Saccà Inchiesta trasferita a Roma ( da "Repubblica.it" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: LE TELEFONATE INTERCETTATE Il provvedimento dichiara l'incompetenza territoriale dell'autorità giudiziaria partenopea, e trasferisce il giudizio al Tribunale di Roma. Nulla il gip ha detto però sulla richiesta avanzata dalla procura di chiedere al Parlamento l'autorizzazione a utilizzare le intercettazioni di Berlusconi.

Rai, Berlusconi-Saccà l'indagine sarà trasferita a Roma ( da "Stampaweb, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: utilizzazione delle intercettazioni telefoniche nei confronti di Berlusconi. Gli atti saranno quindi trasmessi alla Procura della Repubblica di Roma che dovrà riesaminare la vicenda giudiziaria. L'autorità giudiziaria della Capitale sarà chiamata anche a pronunciarsi sulla distruzione delle telefonate di carattere privato o comunque ritenute irrilevanti sotto il profilo processuale.

Rai-Berlusconi: atti trasferiti a Roma ( da "Corriere.it" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: utilizzazione delle intercettazioni telefoniche nei confronti di Berlusconi. Gli atti saranno quindi trasmessi alla Procura della Repubblica di Roma che dovrà riesaminare la vicenda giudiziaria. L'autorità giudiziaria della capitale sarà chiamata anche a pronunciarsi sulla distruzione delle telefonate di carattere privato o comunque ritenute irrilevanti sotto il profilo processuale.

Rai-Berlusconi: indagine trasferita a Roma ( da "Panorama.it" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: utilizzazione delle intercettazioni telefoniche nei confronti di Berlusconi. Gli atti saranno quindi trasmessi alla Procura della Repubblica di Roma che dovrà riesaminare la vicenda giudiziaria. L'autorità giudiziaria della Capitale sarà chiamata anche a pronunciarsi sulla distruzione delle telefonate di carattere privato o comunque ritenute irrilevanti sotto il profilo processuale.

Giustizia: senza limiti, anche per le spese ( da "Panorama.it" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: C'è il governo che lavora a un decreto legge per porre limiti alle intercettazioni e alla loro pubblicazione. Insieme a tutto ciò restano altre emergenze come l'inaccettabile lunghezza dei processi e la certezza della pena, per risolvere le quali oggi sembra impossibile un punto di incontro tra maggioranza e opposizione.

SILVIO IL PETTEGOLO BERLUSCONI È L'INVENTORE DELLA REPUBBLICA DEL GOSSIP UN'AUTO-CANNIBALICA VISIBILITÀ CHE HA UN PREZZO - HA TRASFORMATO IL PERSONALE IN PUBBLICO, OGGI NON SI ( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Perché Berlusconi può anche aver ragione rispetto ai colloqui telefonici intercettati. O comunque si può umanamente capire. Ma al tempo stesso egli è davvero l'ultimo a potersi lamentare della cultura del pettegolezzo; e non solo per i modelli che da Dinasty al Grande Fratello la tv commerciale ha introdotto nell'immaginario italiano.

In arrivo una revisione di norme e metodi per le adozioni ( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Alfano: il ddl intercettazioni si chiamerà "salva-privacy". Non sarà più un decreto legge quello sulle intercettazioni, ma un disegno di legge che si chiamerà "salva-privacy". L'annuncio arriva dal ministro della Giustizia Angelino Alfano nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri.

Processi e tranelli Andrea Scarchilli, 07 luglio 2008, 16:06 La maggioranza propone di far slittare ... ( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: a pronunciarsi sul destino delle intercettazioni. Le sei sulle quali i pm partenopei avevano chiesto che fosse dato il via libera alla richiesta in Parlamento. E le altre, quelle di cui si è tanto vociferato, la cui pubblicazione metterebbe in imbarazzo in premier. Queste, i pm volevano fossero distrutte perché non hanno, dicono, attinenza con l'indagine.

Processi e tranelli ( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: a pronunciarsi sul destino delle intercettazioni. Le sei sulle quali i pm partenopei avevano chiesto che fosse dato il via libera alla richiesta in Parlamento. E le altre, quelle di cui si è tanto vociferato, la cui pubblicazione metterebbe in imbarazzo in premier. Queste, i pm volevano fossero distrutte perché non hanno, dicono, attinenza con l'indagine.

Una Bibbia moderna ( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Spariranno quindi le intercettazioni più "gossipare" sulle performances erotiche del premier e sulle presunte abilità "orali" di una o più ministre del governo in carica considerate penalmente irrilevanti e, ci si augura, salterà l'indecente decreto sulle intercettazioni.

VENTURA: MENO ORMONI, PIÙ ARMANI RCS-TV VIA DIGICAST ROSSELLA TORNA A "PANORAMA" (RUBRICA) - WINTOUR IN CASA BELLINI - L'ISPETTORE ELKANN BONDI & MANUELA CARRÀ IN BILICO D ( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: escamotage trasparente" per risolvere il nodo intercettazioni. A porcellum, porcellum e mezzo. 11 - Non disturbate Pierfurby Casini a fine luglio, sarà a Todi per un convegno con il titolo che rispecchia i sogni mai sopiti dei neo-Dc in sedicesimo: "Il bipartitismo che non c'è". Se solo sapesse che legge elettorale ha in mente in Cavaliere.

Italease, Faenza: restituisco tutto, ma il tesoro non esiste ( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Sarò stato seguito io, o intercettato, mio padre, mio fratello, mia moglie, chiunque sia, cioè, non ci sono movimenti di denaro o occultamento di denaro. Io nel giro Calza-Arbia non c'entro niente. Io ho passato il 2004 di ricatti continui, di soprusi da parte di Arbia, di attacchi".

Giro-girotondi ( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: contro le intercettazioni, lodo Alfano. E al di là di tutte le polemiche e le rettifiche che potrebbero aggiungersi sino all'ultimo istante, di certo sul palco campeggerà uno striscione: "La legge è uguale per tutti". O almeno così dovrebbe essere. Torna dunque la stagione inugurata nell'ormai febbraio del 2002 da Nanni Moretti,

A DAGOSPIA "SONO IL RESPONSABILE DI ...COM: L'INTERCETTAZIONE È CHIARAMENTE FALSA, (CHIARAMENTE? MICA TANTO. NDD) - VORREI UNA PICCOLA PUNTUALIZZAZIONE" LA "PUNTUALIZZAZIONE" È ARR ( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettazione sull'utenza di Confalonieri - 23.04.08 / durata: 8:49 minuti e Dagospia si autocensura'. Successivamente, a quanto apprende l'ADNKRONOS, l'intercettazione alla quale si riferiva il sito curato da Roberto D'Agostino sarebbe chiaramente falsa.

DAGOSPIA CONTRO CHI, PRIVO DI FATTI REALI, SI ROTOLA NEL FANGO DEL REALITY DEGENERAZIONE-MEDIA: DAI TITOLI AL BIGNAMINO DELLE PRESUNTE INTERCETTAZIONI L'IRA DI CONFALONIERI: UNA MO ( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: La prima pagina di LIBERO del 5 Luglio scorso Ma quello che ci interessa di più è l'uso e abuso mediatico delle intercettazioni: dall'articolo di D'Avanzo su La Repubblica che fa un bignamino delle presunte conversazioni pruriginose del Cav. a "Libero" che spara il 5 luglio una fotona della Mara Carfagna in prima pagina e titola: "La ministra che ha rivitalizzato il governo".

KIDMAN NEOMAMMA BRITNEY OSPITE DI MADONNA LOHAN LESBICA "PASSIVA" UN RUSSO PER NAOMI - JIM CARREY IN BIKINI - BOLLE: DOPO IL BALLETTO, IL CINEMA CASTRO ALLE FARC: RIVOLUZIO ( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: I due sono stati intercettati a Londra, al concerto dei Radiohead. Una serata speciale che non si e' conclusa li': i due sono infatti tornati insieme a casa dell'attore, dalla quale Lily e' uscita solo la mattina dopo, poco prima dell'ora di pranzo. Cio' che colpisce e' la differenza di eta' tra i due: ben 15 anni tra il 35enne Jude e la bella 20enne Lily.

OK LODO ALFANO, STOP BLOCCAPROCESSI BOSSI: IL CAV? UN PO' PERSEGUITATO, UN PO' COGLIONE - LEGGE ELETTORALE EUROPEE, DILEMMA WALTERLOO SILVIO OLIMPICO - "FAMIGLIA CRISTIANA": IT ( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: INTERCETTAZIONI, BOSSI: LA NORMA PASSERA', IO LA VOTERO'? (Agi) - La norma sulle intercettazione, inserita nel pacchetto sicurezza del ministro degli interni Roberto Maroni, "passera'". Lo assicura il leader della Lega e ministro delle Riforme, Umberto Bossi, in un'intervista rilasciata venerdi' scorso a Telelombardai e che andra'

Giustizia, stop alla "blocca-processi" ( da "Stampaweb, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Intercettazioni, a Roma gli atti Intanto da Napoli è giunta la notizia del trasferimento del procedimento che riguarda il premier alla procura di Roma: il gip di Napoli Luigi Giordano ha dichiarato l'incompetenza territoriale della Procura partenopea sul procedimento in corso su una ipotesi di reato di corruzione che vede indagato il premier Silvio Berlusconi per una vicenda di segnalazioni

Intercettazioni, Dagospia: basta con le bufale avvelenate sul Web ( da "Stampaweb, La" del 07-07-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: prende posizione sulla falsa intercettazione pubblicata su un sito on line finito all'attenzione della Procura di Roma, che sarebbe intenzionata ad oscurarla. "Quello che ci interessa di più - osserva D'Agostino - è l'uso e abuso mediatico delle intercettazioni: dall'articolo di D'Avanzo su La Repubblica che fa un bignamino delle presunte conversazioni pruriginose del Cav.

Lo salvi chi può ( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: a pronunciarsi sul destino delle intercettazioni. Le sei sulle quali i pm partenopei avevano chiesto che fosse dato il via libera alla richiesta in Parlamento. E le altre, quelle di cui si è tanto vociferato, la cui pubblicazione metterebbe in imbarazzo in premier. Queste, i pm volevano fossero distrutte perché non hanno, dicono, attinenza con l'indagine.

Lo salvi chi può Andrea Scarchilli , 07 luglio 2008, 21:56 Sì della conferenza dei capigruppo al cam... ( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: a pronunciarsi sul destino delle intercettazioni. Le sei sulle quali i pm partenopei avevano chiesto che fosse dato il via libera alla richiesta in Parlamento. E le altre, quelle di cui si è tanto vociferato, la cui pubblicazione metterebbe in imbarazzo in premier. Queste, i pm volevano fossero distrutte perché non hanno, dicono, attinenza con l'indagine.

Leadership e consenso ( da "Stampa, La" del 07-07-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: governo intende varare in materia di intercettazioni telefoniche; una percentuale ancora più alta (65,3) non è favorevole alla sospensione dei processi alle più alte cariche dello Stato durante il loro mandato (lodo Alfano); e i contrari salgono addirittura al 73,4% di fronte all'ipotesi di bloccare per un anno i processi per i reati che prevedono una condanna inferiore ai dieci anni (


Articoli

Immigrati soccorsi a largo di Lampedusa (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

IMMIGRAZIONE Immigrati soccorsi a largo di Lampedusa Sono 171 i clandestini intercettati dalla Marina militare. Fra loro 33 donne e 5 bambini ROMA - Sono 133 in tutto gli immigrati clandestini soccorsi domenica al largo di Lampedusa e portati nel cpt dell'isola. Diversi gli interventi della marina militare. Il primo alle 4.35 della mattina, quando una nave della marina militare ha risposto a una richiesta di soccorso partita da un telefono satellitare e ha individuato a 69 miglia dalla costa un natante con 68 migranti clandestini, tra cui 10 donne e tre bambini. Un altro intervento è stato effettuato alle 5.04 dalla marina militare e da una motovedetta della guardia di finanza che a 40 miglia a largo dalla costa ha soccorso un'imbarcazione con 65 immigrati, 15 donne e 2 minori. Infine una motovedetta della guardia costiera, la Cp269, è intervenuta per portare in salvo 38 persone tra cui 8 donne.I clandestini sono stati trasferiti nel centro d'identificazione di Lampedusa, che finora ospitava 380 persone. SABATO OLTRE 80 PERSONE INTERCETTATE - Sabato 28 clandestini su un' imbarcazione di vetroresina erano stati intercettati a 55 miglia a sud di Pozzallo, nel mare ragusano e un altro natante con una sessantina di persone era stato intercettato a 69 miglia a Sud di Malta. stampa |.

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Con i magistrati manager la giustizia spende meno (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il caso pilota La procura di Bolzano è riuscita ad abbattere costi e accelerare procedure con i contributi del Fondo sociale europeoIl futuro Una Carta dei servizi per chi ha a che fare con le aule giudiziarie e bilanci verificabili sulle spese degli uffici Con i magistrati manager la giustizia spende meno E si accorciano i tempi dei processi "Cominciamo da una cosa facile facile: la cortesia, che poi è sempre un biglietto da visita. Se arriva qualcuno che sbaglia porta la risposta giusta non è "io non c'entro, se ne occupa un altro ufficio". Diventa: "Io non c'entro ma ora l'accompagno", oppure "ora le mostro dove andare". Siamo talmente poco abituati alla cortesia che un giorno mi è arrivato un mazzo di fiori da un'avvocatessa di Mantova solo perché al telefono le avevano passato me per errore e io l'ho tenuta in linea finché non ho trovato l'ufficio e la pratica che cercava. Sembrava scandalizzata che lo facessi io e non un centralinista.". E' così Cuno Tarfusser, il procuratore capo a Bolzano: fanatico del buon servizio anche per questioni minute come quella dell'avvocatessa mantovana. Parola d'ordine: efficienza. Nemico dell'iper-burocrazia, Tarfusser è riuscito a diventare un modello per gli uffici giudiziari di tutt'Italia ottenendo per primo (e aprendo la strada a tutti gli altri) un finanziamento di 200 mila euro dal Fondo Sociale Europeo. Era il 2004: con quei soldi il Fondo accettò una scommessa, lui una sfida. Tarfusser era convinto che il suo "progetto pilota di riorganizzazione e ottimizzazione della procura di Bolzano" potesse funzionare. E a giudicare col senno del poi si può dire: ha funzionato davvero. Così bene che dal Fondo è arrivata la disponibilità a rimettere in campo nuovi finanziamenti (passando attraverso le Regioni che poi li distribuiscono) e che i guardasigilli Mastella prima e Alfano poi, hanno preso a modello il "caso Bolzano". L'intenzione è replicarlo nelle altre sedi giudiziarie. Ed è per questo che il procuratore altoatesino è stato convocato più volte a Roma: il ministero vuole capire come estendere al resto del Paese le sue "best practices". L'ultima seduta romana è di pochi giorni fa, alla Commissione giustizia della Camera. Da lì la presidente Giulia Buongiorno fa sapere che "sì, le buone pratiche del procuratore Tarfusser meritano tutto il nostro aiuto. Bolzano ha creato una specie di tam tam dell'efficienza e noi ora stiamo raccogliendo le idee che vengono anche da altri magistrati, per esempio il presidente del tribunale di Torino, Barbuto. Stiamo mettendo assieme ogni spunto e poi si potrà pensare a tradurre tutto questo in un disegno di legge partendo dall'idea base di Bolzano: umanizzare, valorizzare e ottimizzare le risorse umane riducendo gli sprechi. Si tratta di cose semplici ma efficaci". Un esempio? L'atto di citazione di un testimone. Di solito sono due righe per dire "venga alla tal ora nel palazzo di giustizia tal dei tali". A Bolzano allegano la piantina della città, danno indicazioni su come raggiungere il tribunale e dove trovare parcheggio. Altro esempio: non è raro arrivare a un'udienza, a un interrogatorio, a un incidente probatorio e sentirsi dire che è tutto rinviato. A Bolzano, salvo emergenze dell'ultima ora, si avvisano le parti evitando a tutti inutili perdite di tempo. Avvocati-procura, un binomio spesso a tasso zero di cooperazione. Eppure nella procura altoatesina si cerca di tener conto delle esigenze (soprattutto quelle amministrative) della difesa: con questionari periodici per avere indicazioni su suggerimenti e necessità dei legali e per sapere se sono soddisfatti del servizio. Realizzato il progetto finanziato per il periodo 2000-2006, Bolzano è già schierata in prima fila per avere altre risorse dal Fondo sociale europeo per il 2007-2013. E il risultato più evidente che porta "in dote" riguarda la riduzione dei costi: più che dimezzati (65% in meno) nel giro di nemmeno tre anni. La procura bolzanina sosteneva spese di giustizia per 2 milioni di euro nel 2003, prima che partisse il piano di riorganizzazione. Nel 2006 la cifra per la giustizia era di 620.000 euro. "I numeri sono già in sé significativi - dice lo stesso Tarfusser -. Lo sono ancora di più se si pensa che la mole di lavoro è rimasta invariata e la qualità del servizio è addirittura migliorata. Come abbiamo fatto? Faccio l'esempio delle intercettazioni, che per le procure sono un capitolo di spesa consistente. Io non accetto più l'espressione "fonte confidenziale mi ha detto." per partire con una raffica di telefoni sotto controllo. Pretendo prima un'indagine ordinaria, informative documentate e valutazione dei responsabili di polizia, carabinieri o chicchessia. Che si assumano anche loro delle responsabilità: che mi dicano "qui si deve procedere per questo e quest'altro motivo". Prima tutto questo, poi si intercetta. Fatti salvi i motivi di urgenza, s'intende.". Altra questione: le revoche delle intercettazioni. Spesso si lasciano scadere i termini per i quali l'intercettazione è stata richiesta (in media un mese) anche se dopo i primi 10-15 giorni è ragionevole supporre che da quella linea non verranno indicazioni utili per le indagini. "Ecco, di solito i pm pensano "lasciamo scadere i termini e poi non rinnoviamo più". E' sbagliato. La giustizia costa. Se non serve tenere sotto controllo una linea si revoca tutto, subito", si infervora Tarfusser. "E il discorso vale anche per i servizi di pedinamento e appostamento". Nella "produzione" di efficienza Bolzano mette in conto anche la pubblicazione di una Carta dei servizi (informazioni pratiche con un linguaggio a misura di cittadino per ogni genere di operazione) e dei bilanci sociali (il rendiconto annuale relativo a ciascun settore e prestazione della procura); poi c'è la riorganizzazione dell'ufficio dei pubblici ministeri, ciascuno dei quali dispone di quattro ufficiali di polizia giudiziaria, "con beneficio dei tempi dell'amministrazione della giustizia ordinaria", assicura Tarfusser. Il procuratore cita con orgoglio la sua (primo Ufficio giudiziario in Italia) "Certificazione ISO 9001-2000" (valutata dalla Dekra Certification di Milano): è una sorta di "bollino blu" che testimonia il sistema di qualità usato nelle procedure amministrative, garanzia del fatto che si è capaci di pianificare e portare a buon fine le proprie attività. Ci riusciranno anche gli altri? Le procure dell'Aquila e di Pescara sono "sulla via di Bolzano"! dall'inizio dell'anno. Con l'aiuto della società di consulenza padovana Emme & Erre (la stessa che ha lavorato per Bolzano) preparano ciascuna un sito Internet interattivo e una carta dei servizi da sottoporre a settembre al Fondo europeo. E con l'autunno debutteranno anche i progetti selezionati dal Ministero della giustizia tra i cento uffici giudiziari che vorrebbero riorganizzarsi. Nel frattempo Bolzano chiede al futuro altra efficienza "perché ai limiti di miglioramento non c'è mai fine", per dirla con Tarfusser. Se dal Fondo sociale arriveranno gli attesi nuovi finanziamenti, stavolta si punterà con più decisione che in passato al miglioramento del rapporto con l'utenza: per esempio si cercherà di creare uno sportello virtuale che garantisca il dialogo continuo fra la procura e l'esterno, che sia abbastanza interattivo da rivelare lo stato di un procedimento a chi è autorizzato a conoscerlo, che controlli la gestione delle pratiche in tempo reale, che elimini i mille passaggi cartacei delle cancellerie di oggi. Non sarà facile "ma io ho la presunzione di sapere dove mettere le mani", valuta Tarfusser. Sembra una promessa. Giusi Fasano stampa |.

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Bondi: dialogo o perdiamo tutti fassino: se fate un passo indietro - gianluca luzi (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il ministro della Cultura si appella alle "esigenze del Paese". Ma Cicchitto: andare avanti Bondi: dialogo o perdiamo tutti Fassino: se fate un passo indietro L'ex segretario dei Ds: il governo si convinca dell'assoluta inopportunità di sospendere i processi, poi si potrà discutere GIANLUCA LUZI ROMA - "Se non riusciremo a superare insieme il fattore giustizia che finora ha impedito l'approdo a una democrazia normale, alla fine della legislatura la sconfitta sarà di tutti". Il ministro Bondi rilancia il dialogo con l'opposizione, anche se attribuisce a Veltroni "la responsabilità maggiore di questa impasse". Ma alla vigilia del via libera delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia del pacchetto sicurezza che contiene l'emendamento salva-premier, lo scontro sulla Giustizia fra maggioranza e opposizione non registra alcuna tregua. Anche se nel centrodestra la Lega lavora per una soluzione, timorosa che il muro contro muro si rifletta negativamente sulla futura approvazione del federalismo fiscale. L'invito del ministro Bondi nasce dalla necessità di riprendere il dialogo sulle riforme non solo perché era nel programma di tutti e due gli schieramenti ma anche perché - fa notare il ministro della Cultura - "il Paese lo esige". La riforme "vanno fatte insieme e non possono essere parziali", quindi il Pd deve "avere il coraggio di ammettere che fra le riforme ci deve essere anche la Giustizia, perché l'invasione di campo di certi magistrati e del Csm è sotto gli occhi di tutti". Ma prima di tornare a parlare di una possibilità di dialogo, il Pd vuole che la norma blocca-processi venga tolta di mezzo. Per Fassino c'è tempo fino all'inizio del dibattito parlamentare. "Credo che non si giustifichi in nessun modo il provvedimento che congela per un anno tutti i processi che destano allarme sociale tra i cittadini, soltanto perchè il presidente del Consiglio teme un processo su di sé". Quindi Fassino si augura che "sia pure all'ultimo minuto, il governo si convinca dell'assoluta inopportunità di procedere su questa strada e non insista nel chiedere un congelamento dei processi". E anche sulle intercettazioni, che Berlusconi era tentato di trasformare in un decreto legge, Fassino chiede al centrodestra di ripensarci e di affidare la materia al disegno di legge, così come per l'immunità delle alte cariche dello Stato. In conclusione "se si vuole reintrodurre un clima civile nel Paese bisogna intanto partire da qui. Dopodichè - conclude Fassino - se il centrodestra torna sui suoi passi e si torna a una condizione di normalità, allora si può riprendere la strada di un confronto sulle questioni istituzionali". Per ora, almeno fino a quando Berlusconi sarà in Giappone, non ci sono segni di avvicinamento: "Non mi pare che allo stato ci siano ripensamenti", conclude Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera.

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L'allarme dei magistrati: volontariato e "malattie" così i boss riannodano le trame - salvo palazzolo (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Cronaca L'allarme dei magistrati: volontariato e "malattie" così i boss riannodano le trame SALVO PALAZZOLO PALERMO - I magistrati del pool antimafia non riuscivano davvero a capire perché i corleonesi delle stragi rinchiusi al 41 bis avessero così tanto interesse per le attività di volontariato dentro il carcere. Per qualche tempo, fra le sbarre del penitenziario dell'Aquila, sembrò che i padrini di Cosa nostra avessero d'un tratto intrapreso la strada della rieducazione. Leoluca Bagarella nominò addirittura un volontario come suo tutore. Lo stesso giorno fecero la stessa scelta Francesco Giuliano, Luigi Giacalone e Salvatore Benigno. Il capo e i suoi killer di fiducia. Al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria qualcuno cominciò a sospettare che attraverso i volontari potessero passare messaggi da una cella all'altra. Adesso un'inchiesta sta verificando che i tutori, anche inconsapevolmente, non siano diventati strumento di comunicazione di messaggi illeciti, fra i boss e le loro famiglie. Negli ultimi mesi, i magistrati delle Dda hanno segnalato questo e tanti altri casi, lavorando fianco a fianco con i vertici del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Perché il 41 bis non è più un sistema blindato. Dopo la cattura del capo di Cosa nostra, Bernardo Provenzano, è stata registrata una "certa fibrillazione" nelle celle dei mafiosi, così spiegano gli inquirenti. Perché c'è in gioco la successione, al massimo vertice e nei clan. Così, i corleonesi di Riina e Provenzano, che mai hanno avuto dimestichezza con la penna, sono diventati dei grafomani. Gli uffici posta e censura sono stati intasati. I mafiosi si scrivono fra di loro, discettando di calcio e delle belle giornate. Si mandano anche cartoline. Bagarella ha scritto pure ad alcuni "colleghi" della camorra e della Sacra corona unita. I magistrati, che intercettano familiari e complici, hanno il sospetto che dietro quelle lettere ci siano messaggi. Tutti da decifrare. A Provenzano, invece, scrivono in tanti dal mondo dei liberi. L'interlocutore più curioso resta Mario Colapesce, via del Silenzio 43, Palermo. Neanche a dirlo, indirizzo che non esiste. E Colapesce non è un nome qualsiasi: è il protagonista di una leggenda, quella dell'uomo che era in grado di arrivare a nuoto in qualsiasi porto. Magari per portare notizie, quelle che servirebbero ai boss. Questa corrispondenza è oggetto di un'altra indagine. Dice il sostituto procuratore Michele Prestipino, che spesso si è occupato di mafiosi che riuscivano a essere capi nonostante il carcere duro: "La vera ratio della norma sul 41 bis non è infliggere un regime punitivo ma solo impedire o fortemente attenuare la comunicazione fra i mafiosi detenuti e quelli in libertà. Questione che ha oggi priorità perché la gran parte dei quadri dirigenti dell'organizzazione è detenuta: così si spiegano i tentativi di riuscire a ottenere indicazioni e notizie, per poi elaborare le strategie e passarle all'esterno". Forse è per questa ragione che dopo la cattura di Provenzano i padrini al carcere duro si ammalano più spesso. Sanno che per le visite devono essere trasportati in centri medici esterni: un'occasione in più per allontanarsi dal carcere duro, e magari incontrare altri colleghi "in malattia". Pure questo hanno segnalato i magistrati. La commissione parlamentare antimafia della precedente legislatura aveva aperto un'inchiesta sulle falle del 41 bis. L'allora vicepresidente Lumia aveva scoperto che nei penitenziari italiani il carcere duro non è mai stato tale, innanzitutto per le strutture: le celle dovrebbero essere distanziate, e invece sono accanto, anche di fronte. Qualche volta, ai magistrati non è rimasto che sollecitare l'amministrazione penitenziaria a fare spostamenti di cella.

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Berlusconi, nuovo attacco ai magistrati "ma il governo è unito, bossi scherza" - claudio tito (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Berlusconi, nuovo attacco ai magistrati "Ma il governo è unito, Bossi scherza" Il Cavaliere da Tokyo: certi giudici si muovono come nel '92 Il premier al telefono con gli alleati del Carroccio per ricucire CLAUDIO TITO DAL NOSTRO INVIATO TOKYO - Nella magistratura c'è ancora chi vuole ribaltare il voto popolare. Si tratta di una "minoranza" che però "non è mai doma". Davanti al giardino che abbellisce la sede dell'ambasciata italiana in Giappone, Silvio Berlusconi perfeziona l'ultimo affondo contro le toghe. Prima di volare ad Hokkaido per partecipare al G8, torna sulla politica interna. Non usa certo i termini pesantissimi dei giorni scorsi, anzi cerca di misurare le parole. Ma alla fine una "stoccatina" non riesce proprio a trattenerla. L'altro ieri aveva parlato di "ritorno al fascismo", adesso se la prende con i giudici che si muovono come hanno già fatto nel '92. E poi difende il suo esecutivo: non lo preoccupano le esternazioni di Bossi che a suo giudizio "ogni tanto ama divertirsi". Eppure i segnali lanciati dalla Lega stanno via via diventando più assillanti. Anche durante le passeggiate nel centro di Tokyo e nella visita all'Istituto di cultura italiano, il Cavaliere ha risposto alle telefonate provenienti dall'Italia. Quasi tutte rivolte ad ammorbidire i toni, a distendere i rapporti. Ha parlato con Roberto Calderoli che gli trasmesso un messaggio di Bossi. Il Carroccio non vuole uno scontro all'ultimo sangue con l'opposizione per non compromettere una seria riforma federalista che deve passare per la modifica della Costituzione. E mette sul piatto della bilancia gli emendamenti "sospendi-processi". Così, il premier prova a sfumare la polemica. "Tutti mi chiedono di ritirare quegli emendamenti - dice a i suoi - ci devo pensare. In questi giorni prenderemo una decisione. Non lo escludo, ma voglio garanzie concrete". Naturalmente le assicurazioni di cui parla sono il Lodo Alfano o un rallentamento delle inchieste di Napoli e Milano. E, naturalmente, le intercettazioni. Che hanno provocato qualche scossone pure in famiglia. Così, dinanzi alle proteste della moglie Veronica, il Cavaliere preferisce rispondere solo con una battuta riferendosi a "Repubblica": "Lasciate stare. siete voi che le fate dei ritratti fantastici". Nel frattempo ribadisce che nell'esecutivo c'è "grandissima unità" e se il senatùr da ragione a Walter Veltroni sulla breve durata della compagine ministeriale, lui ribatte sorridendo: "A Umberto piace divertirsi ogni tanto". Mentre al segretario del Pd "non possiamo negargli almeno la speranza". E comunque, aggiunge quasi riferendosi al gossip degli ultimi giorni, "sono molto soddisfatto della squadra di governo e l'innesto di questi giovani è stato fantastico". Sui magistrati, invece, la voce diventa più severa. Berlusconi si rivolge solo a quella "corrente piccola" che si muove ancora come se fosse nel 1992. Non è un caso, allora, insiste il presidente del Consiglio, che "in tutti i miei sondaggi la loro popolarità sia in calo. Pensate che la fiducia nei giudici è solo nel 6% del nostro elettorato. Questo è il portato dell'azione di certi magistrati. Mentre la popolarità del governo è in costante ascesa". Sul tavolo del governo adesso, oltre alla lotta all'inflazione, Berlusconi mette la battaglia contro i rifiuti di Napoli ("é diventata la mia principale occupazione ma dal 23 luglio non ci sarà più monnezza nelle strade e si chiuderà pure l'appalto per il termovalorizzatore di Salerno. La Lega ha persino dato il via libera allo smaltimento in alcune regioni del nord") e guarda con invidia alla capitale giapponese che in pieno centro ha ben 7 termovalorizzatori. Poi, nell'agenda di Palazzo Chigi c'è l'Alitalia ("stiamo continuando a lavorare e presto troveremo una soluzione"), la Robin Hood tax per "aiutare i più deboli" e un piano casa. "Io penserei a dei quartieri che siano delle "New city" come Milano 2 o Milano 3". Ma per questo, dice, serve una "nuova mentalità". E pensando alla sua attività di imprenditore del settore guarda con invidia proprio al Giappone: "Qui c'è un'attività edilizia continuativa. Da noi si pensa all'edilizia in modo negativo come se si trattasse di mera speculazione. Per avere una concessione sembra chi sa che. Milano, rispetto a Tokyo, è decenni indietro".

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Andrea montanari (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

ANDREA MONTANARI MILANO - Il monito di Umberto Bossi a Berlusconi ("C'è troppo bordello, il governo rischia") ha fatto emergere in un sol colpo tutti i malumori e le inquietudini del popolo leghista. Che non accetta più, dopo tante promesse, di vedere i propri problemi scavalcati nelle priorità da questioni come la norma "blocca processi" o il decreto per fermare la pubblicazione delle intercettazioni. E soprattutto teme che il muro contro muro con l'opposizione faccia naufragare un'altra volta il federalismo. Un lungo filo verde di inquietudine da qualche giorno unisce la base leghista ai dirigenti del Carroccio. Dalla Lombardia al Veneto, al Piemonte fino addirittura all'Emilia Romagna. Accomunati da un solo slogan: "Curate il Berlusca. Tenetelo nei binari del tram. Perché a volte deraglia". Un argomento che tiene banco anche durante i fili diretti a Radio Padania e nelle feste lumbàrd. "Sul fatto che Bossi abbia solo voluto divertirsi, come ha detto ieri Berlusconi, starei attento ? spiega il coordinatore delle segreterie nazionali della Lega e ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli ? Mi sembra che tutto rischi di bloccarsi su un problema marginale. I problemi del Paese sono altri". "Sabato all'inaugurazione della festa della Lega di Carpaneto Piacentino ? racconta l'onorevole leghista Matteo Salvini ? non si parlava d'altro. Come a Paderno, a Solaro e ad Albusciuago (tre roccaforti del Carroccio, ndr). Tutti contenti dell'operato dei nostri ministri, ma disorientati dalle continue polemiche sollevate da Berlusconi. Avrà le sue ragioni, ma di questo passo a settembre il federalismo ce lo sogniamo. La gente dice che il vero problema è che oggi si è precari anche a 55 anni. Se continua questa guerra, alla fine la sinistra riformista rimarrà nell'angolo e avrà voce solo Di Pietro, che di federalismo non sa nulla". Non è piaciuta ai colonnelli leghisti nemmeno la decisione del governo di chiedere alle regioni del Nord di smaltire i rifiuti di Napoli. "Se fosse toccato a me decidere avrei detto di no ? chiarisce a scanso di equivoci il capo gruppo alla Camera e segretario piemontese della Lega Roberto Cota ? Bossi ha detto che saranno le singole regioni a decidere se ricevere o meno i rifiuti". Scelta che non è andata giù nemmeno a Giampaolo Gobbo, sindaco di Treviso e segretario della Liga Veneta. "Speriamo che per avere la carota del federalismo non ci costringano a prendere altre bastonate ? si sfoga anche il capogruppo del Carroccio nel consiglio regionale lombardo Stefano Galli ? Mi sembra evidente che i problemi del Paese siano altri. Speriamo che questo continuo compromesso non continui per cinque anni. Il Nord ha già pagato a sufficienza. Bossi ha fatto bene a intervenire. Ci voleva. è gusto preoccuparsi se qualcuno si concentra più sui suoi problemi che su quelli del Paese". Rincara la dose l'assessore lombardo al Territorio leghista Davide Boni: "Certo che tra la nostra gente c'è sofferenza. Non possiamo ingoiare rospi all'infinito". Di mal di pancia tra i militanti parla anche l'eurodeputato del Carroccio Mario Borghezio. "C'è il rischio ? dice ? di impantanarsi in questioni che riguardano la polemica ideologica e il gossip più che la sostanza. Consiglierei a Berlusconi di ripassarsi i fondamentali della buona arte del governo. Non si può prendere sempre a calci l'opposizione, semmai cercare di convincerla a fare intese su cose concrete che interessano a tutti gli italiani. La gente non fa sconti a nessuno e fa bene. Sono loro che non arrivano alla quarta settimana".

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L'onda lunga del porto investe la culmv - massimo calandri marco preve (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)

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Pagina III - Genova L'onda lunga del porto investe la Culmv Batini segue la sorte di Novi e finisce nel registro degli indagati MASSIMO CALANDRI MARCO PREVE A pensare che iniziò tutto, nel settembre del 2006, da una baracca abusiva, da una segnalazione di routine della capitaneria, da un magistrato allampanato arrivato da poco in procura, sembra quasi incredibile che a neppure due anni di distanza quel battito d'ali di farfalla abbia poi provocato un vero e proprio terremoto tra i granitici moli del porto di Genova. L'ultima scossa ha il suo epicentro al nono piano del palazzo di giustizia e tra poche ore trasmetterà i suoi effetti fino a San Benigno fino alla storica sede della Culmv. Perché nell'atto di conclusione delle indagini sul filone più importante, quello sulla spartizione del Multipurpose e sui presunti abusi dell'ex presidente dell'Autorità portuale Giovanni Novi, ebbene in quell'elenco che comprende manager, funzionari, armatori e terminalisti, c'è anche uno dei custodi morali della storia di Genova. C'è il console Paride Batini. La sua iscrizione al registro degli indagati per la vicenda del finanziamento da un milione e 800 mila euro (solo metà erogati) è stata decisa proprio negli ultimi giorni, quando mancavano solo pochi tasselli ed era necessario rivedere alcuni documenti, consultarne anche di nuovi. Si era cominciato a capire che la posizione del console poteva essere a rischio quando in aprile i giudici del riesame che avevano accolto l'istanza di sequestro dei beni avanzata dalla procura, avevano puntato l'indice anche nei confronti della Culmv: "La Compagnia Unica non può giuridicamente essere ritenuta "terzo estraneo al reato", in quanto utilizzatrice dei profitti che ne sono derivati". Il messaggio rivolto ai pm Walter Cotugno, Mario Morisani ed Enrico Zucca era piuttosto chiaro: voi potete ritenere che Novi abbia forzato la mano per ottenere la benevolenza dei camalli ma non è escluso che anche Batini possa avergli dato l'appiglio, fornito consigli, in altre parole aver concorso nel reato. Certo i rapporti tra i due erano strettissimi come confermano le decine di intercettazioni telefoniche. C'era tra il ricco broker e il portuale comunista, un fronte comune. Ma questo non voleva dire che Batini avesse violato le regole. Nei suoi confronti, infatti c'era, fino a pochi giorni fa, solo la denuncia per occupazione abusiva, in relazione al mancato pagamento di canoni all'Autorithy per i capannoni di viale Africa. Anche questa vicenda, però, secondo i pm, rappresentava un altro esempio di benevolenza di palazzo San Giorgio nei confronti di Batini. E alla fine si è deciso di iscrivere anche lui nel registro degli indagati. In settimana è probabile che vengano notificati cosiddetti "acip" (avviso conclusione indagini preliminari). Per ora gli indagati sono: Giovanni Novi; Sergio Maria Carbone, docente universitario e consulente legale di Novi; l'armatore Aldo Grimaldi; il terminalista Aldo Spinelli; l'ex segretario generale Sandro Carena e il suo successore, oggi anche lui ex, Erido Moscatelli, più diversi direttori dell'Autorità Portuale, fra i quali Roberto Cepollina, Andrea Pieracci e Marco Sanguineri, Alessandra Busnelli. Un'altra posizione che è stata oggetto di particolari approfondimenti è quella di Giuseppe Novaresi, avvocato dello Stato indagato fino ad oggi per corruzione. L'ipotesi della procura era che avesse fornito al Comitato Portuale, che poi avrebbe dato il via libera alla spartizione del Multipurpose, un parere favorevole per ottenere così da Novi il prolungamento di un contratto di consulenza. Una tesi che era stata respinta in due occasioni dal giudice delle indagini preliminari e dal tribunale del riesame. La procura ha comunque continuato a raccogliere elementi. Non è però escluso che con la conclusione formale dell'inchiesta i pm possano decidere di modificare il capo d'imputazione, magari lasciando cadere la corruzione e optando per un'altra contestazione.

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Genova, lo scandalo del porto il re dei camalli indagato per truffa - massimo calandri marco preve (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)

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Cronaca Genova, lo scandalo del porto il re dei camalli indagato per truffa Un giro da 1,8 milioni. Nel mirino manager e armatori Dopo gli arresti e il sequestro di una parte dell'area, la chiusura delle indagini L'accusa: soldi agli scaricatori in cambio di appoggi Batini è da 24 anni il numero uno MASSIMO CALANDRI MARCO PREVE GENOVA - Paride Batini, lo storico console dei camalli genovesi, è stato iscritto nel registro degli indagati della procura del capoluogo ligure. I magistrati ipotizzano una truffa da un milione e 800mila, denaro che sarebbe stato concesso dall'Autorità portuale agli scaricatori senza un motivo lecito. Quei soldi erano il prezzo per assicurarsi la solidarietà dei "duri" delle banchine nella quotidiana lotta tra la stessa Autorità portuale ed alcuni terminalisti. Così sostengono i pubblici ministeri. Nei prossimi giorni chiuderanno formalmente un'inchiesta clamorosa che ha smascherato un complicato intreccio di interessi tra i maggiorenti della città. Per capire quanto sia profonda la ferita nel ventre di Genova, basta dare un'occhiata ad alcuni destinatari degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, che saranno notificati nel corso della settimana. C'è Giovanni Novi, che fu presidente dell'Authority nel periodo preso in esame dagli inquirenti e che a febbraio fu arrestato per concussione e turbativa d'asta. C'è il professor Sergio Maria Carbone, docente universitario e prestigioso avvocato. Ci sono l'armatore Aldo Grimaldi, il terminalista Aldo Spinelli, due ex segretari generale dell'Autorità portuale come Sandro Carena ed Erido Moscatelli. C'è Giuseppe Novaresi, avvocato dello Stato. E da qualche giorno c'è anche lui, Paride Batini. L'uomo che nel giugno del '60 fu tra i leader della rivolta antifascista genovese, e da 24 anni è alla testa della Compagnia Unica Lavoratori del Porto. Quasi un eroe per un migliaio di scaricatori, che per il coraggio e la determinazione mostrate in tante lotte sindacali lo seguirebbero fino alla morte. Un uomo-chiave nei traffici del porto, fondamentali per l'economia della città, e un punto di riferimento per tutta la sinistra del capoluogo ligure. Sembrava impossibile potesse finire coinvolto in questo scandalo delle banchine dove si mescolano accuse di turbativa d'asta, corruzione, falso, concussione e - appunto - truffa. Ma l'iscrizione nel registro degli indagati è inevitabile, perché la Compagnia Unica è protagonista della vicenda giudiziaria. E Batini ne è il rappresentante legale. Inoltre, vale la pena di ricordare che nel corso dell'inchiesta il nome del console è stato più volte messo in stretta relazione con quello di Novi, l'ex presidente dell'Authority, che è il perno dell'intera vicenda giudiziaria. Addirittura l'assegnazione, da lui caldeggiata, di una porzione del terminal alla Tirrena, ha portato al sequestro dell'intera banchina occupata dalla compagnia di navigazione. Ci sono molte telefonate intercettate dalla guardia di finanza in cui è possibile scoprire che tra Novi e Batini - così distanti per credo politico ed appartenenza sociale - esisteva in realtà un dialogo fitto, con richieste e contrattazioni, con una grande vicinanza sulle questioni contingenti. Cercando di fare chiarezza sulla spartizione del Multipurpose, una banchina che secondo i pm venne assegnata violando la legge, gli investigatori hanno messo gli occhi anche su di un finanziamento da 1.728.000 euro deliberato nel 2006 dal comitato portuale a favore dei camalli. Ufficialmente il denaro doveva rimborsare le spese sostenute dalla Culmv quando tre anni fa gestì, tra mille difficoltà operative, il Multipurpose. Con quei soldi - sostengono invece i pm Walter Cotugno, Mario Morisani ed Enrico Zucca - Novi si sarebbe garantito l'appoggio di Batini. Prima della bufera giudiziaria, alla Compagnia Unica era già stata versata una prima tranche di 864.000 euro. Quando i giudici del Riesame decisero di accogliere la richiesta di sequestro del denaro (che non fu trovato nella casse degli scaricatori: vennero così congelati i beni di Novi), spiegarono chiaramente in un passaggio: "La Compagnia Unica non può giuridicamente essere ritenuta "terzo estraneo al reato", in quanto utilizzatrice dei profitti che ne sono derivati". In altre parole: Novi potrebbe aver deciso in autonomia di beneficiare i camalli, ma anche Batini potrebbe averlo sollecitato, oppure aver concorso in altra maniera nella truffa. In questi mesi di indagini, ma anche di chiacchiere e sospetti, Paride Batini si è prima schierato apertamente dalla parte di Novi - il cui mandato stava scadendo, e che lui propose di rinnovare per "almeno" altri otto mesi - e si è apertamente scontrato con il suo successore, Luigi Merlo. Ha risposto alle accuse, passando regolarmente al contrattacco. Con determinazione, secondo il suo stile. Proprio nei giorni scorsi, quando avrebbe dovuto essere versata la seconda tranche del finanziamento incriminato, i sindacati hanno mandato un ultimatum a Merlo che più o meno suonava così: "Quei soldi ce li dovete. Abbiamo lavorato e ci spettano. Subito".

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"non sono l'arbitro di moggi" bertini e gli anni di calciopoli - fulvio bianchi roma (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Sport Juve-Milan All'attacco Feci soltanto un errore in quella partita: fermai Kakà lanciato a rete Avevo altre cinque gare per far male ai rossoneri "Non gli rispondo è fuori per decisione tecnica" "Non sono l'arbitro di Moggi" Bertini e gli anni di Calciopoli "Mai favorito la Juve. Ho sbagliato anche a vantaggio di altri" FULVIO BIANCHI ROMA Scrivono i pm di Napoli, Narducci e Beatrice: "Moggi e Fabiani, quali istigatori, compivano atti fraudolenti finalizzati ad influire sul risultato dell'incontro (Juventus-Milan 0-0 del 18 dicembre 2004, ndr), esito perseguito dal Bertini che si adoperava per il raggiungimento di un risultato comunque favorevole alla squadra di Moggi...". Che risponde ai magistrati l'arbitro (ormai ex arbitro) Paolo Bertini, promotore finanziario di Arezzo, 44 anni proprio oggi, 110 partite in serie A, 5 anni da internazionale, indagato per associazione a delinquere a Napoli e "dismesso" venerdì scorso per "normale avvicendamento" dai ranghi arbitrali? Lontano dai processi che presto verranno, Paolo Bertini parla per la prima volta e si difende con questa intervista a Repubblica: "Posso spiegare tutto, le accuse sono generiche e io sono pronto a controbattere. Iniziamo proprio da quella partita. La ricordo bene: l'unico errore che mi possono imputare può essere stato l'ammonizione di Thuram...". Fermò il gioco senza concedere il vantaggio a Kakà: un bel danno per il Milan, no? "Rileggiamola bene quella partita, ma per favore rileggiamo anche le altre: vedono solo gli aspetti, eventuali, pro Juventus. E quelli negativi? Niente, non sono nemmeno citati. C'è stato anche un fallo di mano di Costacurta, contestato al limite dell'area, e poi quell'anno io il Milan lo diressi ben 6 volte, il massimo consentito. Sa come finì? Il pari di Torino, già detto, poi cinque successi dei rossoneri, compreso uno contestatissimo al 95' a Bergamo, con gol di Pirlo. Se avessi voluto favorire la Juve avrei benissimo potuto farlo, no? Se ero davvero l'uomo di Moggi, sa quante occasioni avrei avuto per poter danneggiare il Milan? Non scherziamo. Sono pronto a dimostrare tutto, e dati alla mano: macché arbitro pro-Juventus...". E dei sorteggi arbitrali che dice? "Li facevate voi giornalisti, no? Li truccavate voi? Anche voi eravate complici di quel sistema corrotto? I sorteggi, lo ha dimostrato già un tribunale, non erano affatto falsi". Gussoni ha deciso venerdì scorso di mandarla via per motivi tecnici. "Non me lo aspettavo proprio. Quali sono queste scelte tecniche se lo scorso anno non ho mai potuto arbitrare perché mi avevano sospeso? Prima si sono inventati una nuova norma ad hoc, proprio per far fuori me e Paparesta. Adesso questa motivazione... Io mi sono sempre allenato, stavo benissimo, meglio di prima: perché non mi hanno fatto giudicare da una commissione medica? Il 19 aprile scorso Gussoni mi mandò una lettera dove mi avvisava che non potevo più nemmeno frequentare le sedi arbitrali, non potevo fare più niente: mi avevano condannato senza nemmeno aspettare che fossi processato. Dimenticando che io ero già stato assolto dalla giustizia sportiva, da Ruperto e pure da Sandulli. Ma loro sostenevano che arrecavo gravi danni d'immagine al settore arbitrale. Poi, mi hanno escluso per motivi tecnici. Non ci siamo proprio: vedremo se la loro decisione è corretta o meno. Mi hanno fatto una carognata, ma io li denuncio tutti. Da Gussoni alla Figc...". Il 22 luglio c'è il processo davanti alla Disciplinare Figc per le famose schede Sim di Moggi: che fa, patteggia anche lei come Paparesta? "Non ci penso nemmeno. Io sono tranquillissimo. Ho chiesto, tramite il mio avvocato Mauro Messeri, le carte del patteggiamento di Paparesta, della Juve e del Messina, e non so perché la Figc non ce l'ha volute dare. Mi accusano per l'articolo 1, per comportamento scorretto: non per illecito. Ma se Collina parlava con Meani del Milan ed è stato fatto designatore: la giustizia è uguale per tutti? Non mi sembra proprio...". Ma com'è la vera storia delle Sim? Ve le aveva date Moggi per parlare con lui di nascosto... "Io non ho mai visto tessere svizzere. Ora c'è anche il processo penale a Napoli (il 13 ottobre il gup decide i rinvii a giudizio, ndr) che avrà purtroppo tempi lunghissimi. Si sono basati solo sul traffico telefonico, sui tabulati, non hanno un'intercettazione su di me: tutti ragionamenti presunti per cercare di dimostrare che noi parlavamo con Moggi". E se la giustizia sportiva l'assolve o le dà magari solo due mesi come Paparesta? Lei ormai non può più arbitrare, è fuori per sempre. "Vediamo che succede, non starò certo con le mani in mano". Come ha vissuto questi anni? Qualche suo collega ha perso il lavoro, due si sono gravemente ammalati, un altro è entrato in depressione... "E' stato terribile. Ho perso almeno tre anni di arbitraggio (circa 150.000 euro in meno a stagione, ndr): ma il danno enorme, per me è stato quello di immagine. Per mia fortuna però mangio anche senza arbitraggio: ma le assicuro che questa storia non è finita qui".

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Bindi: quella piazza non è dei girotondi contro il cavaliere 10 milioni di firme - giovanna casadio (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Errore con Tonino L'esponente pd: "A differenza del 2002 stavolta c'è un partito che organizza. Ma chi pensava a un premier-statista s'è sbagliato" Bindi: quella piazza non è dei girotondi contro il Cavaliere 10 milioni di firme Noi e Di Pietro? Io lo dissi: siamo riusciti ad andare soli e male accompagnati. Però è inutile riandare alle cose passate GIOVANNA CASADIO ROMA - Lei era una girotondina convinta, onorevole Rosy Bindi. Andrà in piazza Navona domani? "Ho partecipato ai girotondi e penso sia un valore l'indignazione politica spontanea. Ma la piazza dell'8 luglio è convocata da Di Pietro; il motore di quella manifestazione è un partito, Italia dei valori, non la rete dei girotondi né mi pare che ci sia qualcosa che possa richiamare l'esperienza del 2002. Allora la sveglia al Palazzo fu suonata da un'indignazione diffusa che adesso non ritrovo. E poi il mio partito, il Pd, in questo momento ha preso consapevolezza della gravità di ciò che sta avvenendo: ci ritroveremo in una grande manifestazione in autunno e intanto raccoglieremo le firme della petizione in difesa della democrazia, Veltroni dice cinque milioni di firme, io penso anche dieci milioni". Però Di Pietro cresce nei consensi, secondo i sondaggi. Forse l'opposizione riformista del Pd non emoziona, non coinvolge? "Non mi pare proprio che il Pd debba avere l'ossessione di Di Pietro. Mi auguro che la piazza dell'8 luglio non sia contro i Democratici, a me certi toni sguaiati non sono piaciuti, il "magnaccia" di Di Pietro a Berlusconi meno che mai e gli attacchi al presidente Napolitano. Mi chiedo: il paese ha bisogno di emozioni per reagire a questo humus culturale ed etico o piuttosto gli sono necessarie motivazioni profonde. Serve creare un movimento contro il berlusconismo, non dimentichiamo che il premier è il proprietario della più grande industria culturale del paese: non una piazza, ma cento, mille, diecimila piazze in tutta Italia per la raccolta delle firme a difesa della democrazia e della Costituzione". Berlusconi è sempre il Caimano? "Berlusconi è ancora Berlusconi. Una cosa è certa: non è cambiato, chi aveva pensato di avere di fronte uno statista con cui dialogare, si era sbagliato". Veltroni dice che se il governo fa marcia indietro sulla norma "blocca processi", il dialogo può riprendere: lei è d'accordo? "La discussione è superflua, il Guardasigilli, Alfano ha detto che non ci saranno marce indietro". Bossi però fa insolitamente da pontiere tra Pdl e Pd? "è interessante l'atteggiamento del leader della Lega. Berlusconi è ingombrante per il paese ed è imbarazzante per la sua maggioranza e anche per la sua famiglia". Le intercettazioni sulla vita privata del Cavaliere, andrebbero pubblicate ugualmente? "Invocare la privacy da parte degli uomini politici come se nel privato gli fosse consentito tutto, non mi convince. Una uomo, una donna pubblici che hanno responsabilità nei confronti del proprio paese, possono permettersi in privato di fare cose inconfessabili? Io dico di no, ci vuole un'etica privata". Tornando a Di Pietro. Era meglio per il Pd non allearsi con lui? "Io dissi allora: siamo riusciti ad andare soli e male accompagnati, non l'ho condiviso. Ma è inutile riandare al passato. A me interessa che il Pd abbia ripreso la strada dell'Ulivo e si impegni ora a fare un nuovo centrosinistra, la solitudine non è il nostro futuro e non possiamo illuderci che sia la strada per vincere le prossime elezioni politiche. Il Pd è stato frutto di un precipitare di eventi, di accelerazioni. Sulle alleanze non vedo la fretta di scegliere, la Sinistra, l'Udc, Di Pietro, o "di nuovo tutti insieme" come ha detto Bettini. Ci vuole un po' di saggia prudenza. Ascoltare il paese, occuparsi dei problemi degli italiani e resistere. La crisi italiana si sta aggravando e Berlusconi tiene occupato il paese, il Parlamento con i suoi problemi, con l'indulto mascherato del "blocca processi", con lo scontro istituzionale". Sa che tanti "bindiani" e ulivisti hanno aderito alla piazza dipietrista? "So che Giovanni Bachelet ha aderito, sono contenta perché lui è un girotondino vero e la piazza comunque va sempre ascoltata.

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Brevi, schede e richiami 3 (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

In difesa della costituzione Ezio Mauro, direttore di Repubblica , l'attore Moni Ovadia, la scrittrice Dacia Maraini, il presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida, il docente di diritto Costituzionale Beniamino Caravita e il presidente dell'Associazione costituzionalisti italiani Alessandro Pace discuteranno dei rischi per la Carta Costituzionale, alla luce dei recenti sviluppi delle vicende politiche. Lodo Alfano, norme sulle intercettazioni, impronte prelevate ai rom. Repubblica Tv 16.55 chi l'ha visto? Il caso ancora aperto del rapimento di Emanuela Orlandi, venticinque anni dopo la sua scomparsa. La trasmissione di Federica Sciarelli entrerà nell'appartamento della Banda della Magliana dove si custodivano le persone sequestrate e dove si sospetta sia stata tenuta anche Emanuela. Rai Tre 21.05 premio ischia di giornalismo Timothy Garton Ash riceve il premio internazionale di giornalismo, giunto alla 29ma edizione, nel Castello Aragonese di Ischia. La serata sarà condotta da Milly Carlucci. Tra i giornalisti premiati, Giulio Anselmi, Mauro Mazza e Carlo Verdelli. RaiUno 23.20.

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Berlusconi: Bossi scherza . E su Vicenza fa un regalo a Bush Dal G8 in Giappone il premier rassicura sugli impegni presi per la base Usa e glissa sulle tensioni con il Carroccio (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Berlusconi: "Bossi scherza". E su Vicenza fa un regalo a Bush Dal G8 in Giappone il premier rassicura "sugli impegni presi per la base Usa" e glissa sulle tensioni con il Carroccio di Natalia Lombardo/ Roma REGALINO di compleanno all'amico George W. Bush: Silvio Berlusconi conferma che manterrà "gli impegni presi con gli Usa per la base "Dal Molin" a Vicenza. Una volontà che il premier sottolinea con una nota ufficiale, partendo proprio "dalle polemiche in merito all'ampliamento della base", e quindi dice che "è utile e opportuno" ricordare a tutti "il dovere di rispettare gli impegni internazionali liberamente assunti dall'Italia e ribaditi nel corso degli anni da governi di diversa maggioranza politica". Arrivati tutti e due nell'isola giapponese di Hokkaido per il G8, Berlusconi avrebbe contattato il presidente Usa (che è al suo ultimo G8) per fargli gli auguri di compleanno. Da qui la necessità di rassicurare l'alleato privilegiato, soprattutto di fronte a quelli che il premier chiama i "tentativi di alimentare false aspettative sulla possibilità di rimettere in discussione una decisione già presa e pertanto irreversibile". Niente stop all'ampliamento della base Nato di Vicenza, quindi, anche se il Tar ha accolto la sospensiva. Ma il premier fa capire di voler adottare il metodo Napoli: passare sopra (forse anche letteralmente) all'opposizione delle comunità locali. Prima di partire per Hokkaido Berlusconi si è lasciato affascinare dagli avveniristici edifici di Tokyo (eppure si scandalizzò nel vedere i progetti di grattacieli per l'Expo di Milano). E cerca di parare i colpi sparati da Bossi a due passi da casa sua ad Arcore, mentre Silvio dormiva nella notte nipponica. Quel dare ragione a Veltroni sul governo a rischio ("c'è un bordello", aveva detto il Senatur). "Ma no, Bossi ogni tanto ama divertirsi. È solo quello, c'è una grandissima unità in questo governo", minimizza il premier nella residenza dell'ambasciatore italiano, Mario Bova. Ancora in tenuta da viveur (camicia blu notte e giacca scura), Berlusconi si sente rafforzato dalle vitamine arrivate dall'Italia (o meglio, dal "Corriere della Sera"): il sondaggio Ispo di Renato Mannheimer che vede schizzare la sua popolarità dal 47% di maggio al 56% di luglio, e precipitare quella dei magistrati al 50%, rispetto al 53% del 2007 e il picco del 67% nel 1994, anno della scesa in campo di Silvio. Dati di cui era a conoscenza, dice, dai suoi "istituti". E rincara: "I miei sondaggi danno la fiducia in tutta la magistratura, ahimé, al 6%". "In questo momento come governo siamo in costante ascesa, però i giudici scendono", gongola il presidente del Consiglio, che anche ieri snocciola il rosario dell'anti-magistratura, ma solo contro una "corrente piccola, che però non è mai doma, e continua a tentare di sovvertire i risultati elettorali". Tentativi che, per Berlusconi, partono dal '92 con Mani Pulite; ma da Tokyo ha caricato la dose, "sembra di essere tornati all'avvento del fascismo". Dell'opposizione si fa beffa: per Veltroni il governo non dura cinque anni? "Non possiamo certamente negargli la speranza... questo non possiamo impedirglielo", commenta Silvio IV con un maligna soavità. In Giappone Berlusconi ricompone i pezzi, fa shopping, ammira Bulgari e Prada, visita l'Istituto di Cultura italiano allestito da Gae Aulenti, dove viene accolto con Apicella in filodiffusione. Sventato il pericolo intercettazioni, lancia spot sul "lavoro fantastico" del governo e "sull'innesto di giovani" (parola chiave anti-gossip). Lontano mille miglia si occupa dei problemi degli italiani (a casa fa il contrario): entro il 23 luglio sparirà la "monnezza" dalle strade campane (ha convinto Piemonte, Lombardia, Veneto e Puglia a smaltirla, soprattutto ha convinto la Lega); sul caro prezzi annuncia accordi con le grandi catene: e poi reclamizza il "piano casa" alla Fanfani: edilizia vintage, rispetto alla futuribile Tokyo, che guarda con invidia.

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Un premier senza paura (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Un premier senza paura Luigi Bonanate Segue dalla Prima Mentre in Italia facevamo i conti per stabilire definitivamente se il prodotto nazionale lordo spagnolo avesse davvero superato quello italiano, Zapatero ? e questa è davvero una notizia ? faceva politica. La faceva proponendo la ridiscussione della legge sull'aborto, sulle lungaggini delle pratiche per il divorzio, sulla morte assistita, sulla presenza o meno dei crocefissi nelle aule, sui funerali di Stato cattolici: tutti temi di chiara impostazione sociale su cui il premier ha chiamato al dibattito le assise del suo partito, il Psoe. Zapatero ha capito che la politica deve dettare, più che i contenuti, le procedure secondo le quali evolve una società. Proprio questo è la democrazia in azione: dibattiti e discussioni destinati non a stabilire che cosa sia vero o giusto (anche se tutti abbiamo il dovere di ricercarlo) ma cosa appaia più equilibrato a una pubblica opinione. A questo servono le elezioni. Quando la politica svolge la sua funzione di regolatore della vita sociale anche i treni possono arrivare in orario (come effettivamente in modo stupefacente succede in Spagna) senza aver bisogno del fascismo. Già, il fascismo spagnolo: è caduto da quasi un quarto di secolo, ma in molti di noi è rimasto vivo lo stereotipo di una Spagna "cattolicissima", che non fu invece altro che uno degli artifici mediatici del regime franchista per accreditarsi come un governo tradizionale e storico. La cultura spagnola ? dopo il "siglo de oro" e fino al franchismo ? non ha mai sofferto di crisi religiose come è successo alla Germania o alla Francia con le guerre di religione. Si può essere cattolici senza esser fascisti e, a dire il vero, la maggior parte dei fascisti non sono veri cattolici. Sembra proprio questa la chiave di volta che consente a Zapatero di vincere le elezioni sia quando sono politiche sia quando si svolgono all'interno del partito: adesso è stato riconfermato (terza volta) alla segreteria del Psoe: senza rivali. Era successo ? chi se lo ricorda ancora? ? anche a Bettino Craxi, qui da noi, che venne addirittura rieletto, nel 1984, per acclamazione, suscitando il famoso articolo di Bobbio sulla democrazia dell'applauso. La differenza, con Zapatero, è che al posto della demagogia si fa politica: anche in questo il modello-Zapatero appare tanto diverso da quello della maggior parte dei suoi colleghi europei. Il suo è un governo che lavora tutti i giorni, per così dire, e non si intorcina in improbabili riforme della giustizia, non si disperde nei decreti sulle intercettazioni (tutti i Paesi del mondo hanno una chiara e sufficiente legislazione al riguardo: basterebbe rispettarla) ma cerca di costruire un modello di Stato. Non è proprio questo il compito di quello che chiamiamo "statista"? In questo quadro, la politica religiosa del governo spagnolo merita di essere considerata per quel che propone, e non sulla base di stucchevoli pregiudizi sull'anti-clericalismo o sul laicismo. La riaffermazione della laicità, invece, è uno dei capisaldi proprio di quelle radici cattoliche dell'Europa che ? giova non dimenticarlo ? si nutrono anche di universalismo, tolleranza, interculturalità e libertà (anche religiosa: e per tutti). Quale credente vorrebbe mai vedere la sua religione imposta ai non credenti con le baionette? E così Zapatero, al potere da cinque anni, ha sempre seguito una linea coerente senza trasformarsi o piegarsi di fronte a difficoltà occasionali. E curiosamente, i risultati non solo sono giunti senza troppe difficoltà ma anche senza grande chiasso: si è discusso di più in Italia, senza concluder nulla, di coppie di fatto o di matrimoni gay che non in Spagna. In Spagna tutto ciò è ormai acquisito e la società spagnola non si è disgregata, mentre in Italia non se ne è fatto nulla ? come dire: abbiamo perso tempo e la società non si è migliorata per nulla, non ha saputo dare prova della benché minima capacità di auto-riformarsi. Il modello-Zapatero ? il potere non logora chi sa far politica (chi vuole lo applichi anche a Berlusconi) ? potrebbe esserci particolarmente utile nel momento in cui, ai confini dell'Europa, si annuncia un nuovo grande, intricatissimo, conflitto religioso. O politico? La Corte costituzionale turca sta, verosimilmente, per mettere fuori legge il partito politico che ha espresso niente meno che il Primo ministro in carica, Erdogan, con l'accusa di violazione dei princìpi laici e a-confessionali della Costituzione turca, voluta da Atatürk ormai un secolo fa, al termine di una storia, quella dell'un tempo grandissimo, potentissimo e religiosissimo impero turco. Che politica e religione non dovessero mescolarsi e reciprocamente sfruttarsi è una lezione che i turchi sembrano aver dimenticato tanto che corrono verso una crisi istituzionale estrema che rischia, tra l'altro, di escluderli definitivamente dalla rincorsa del treno europeo.Anche per questo diciamoci che, di religione e crocefissi, di veli che coprono la donna sul capo, sul viso o sul corpo, si può discutere senza che nessuno debba gridare allo scandalo: questa sì sarebbe una bella notizia. Rispettare tutti vuol dire rispettare usi e costumi di chiunque, in quanto portatori di storie, saggezza popolare, tradizioni. Invece che scontrarsi a ogni passo, potrebbero meglio convivere le une con le altre se accettassimo di parlarne e discuterne senza arroganza, senza pregiudizi, sena paura di perdere: in democrazia c'è sempre modo di rifarsi. C'è stato un tempo in cui il crocefisso veniva brandito come una clava: se Dio vuole, proprio i cattolici se ne sono liberati, e ora possiamo darci programmi di discussione evoluti e consapevoli. Si può far politica anche senza anatemi. Anzi, è ancora meglio.

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( Fr. Co.) (sezione: Intercettazioni)

( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Veltroni: "Se il governo ritira la norma blocca-processi, il clima cambia" commenti - | | 5 luglio 2008 "Con il ritiro dell'emendamento per bloccare i processi si potrebbero creare le condizioni per un clima diverso". Lo ha affermato il segretario del Pd, Walter Veltroni, prima di lasciare il congresso nazionale del Partito socialista, oggi 5 luglio. L'intervento era cominciato tra i fischi della platea "Si parla molto - ha continuato Veltroni - della qualità e degli interventi dell'opposizione, che ha già ottenuto risultati come il ritiro del decreto legge su Retequattro e la decisione di non presentare il dl sulle intercettazioni. Da parte del governo deve esserci il ritiro dell'emendamento per bloccare i processi contenuto nel decreto sicurezza, perchè avrebbe effetti devastanti su tanti processi che riguardano la sicurezza dei cittadini. Come si è deciso di evitare il decreto sulle intercettazioni, così adesso credo si debba avere un senso di responsabilità togliendo qualcosa che non solo non c'entra nulla col dl sicurezza ma che, se inserito, viola proprio la sicurezza dei cittadini. Se tolgono il blocca-processi è chiaro che il clima diventa diverso. Se invece resta, ci sarà un inasprimento generale del clima". "Non so se questo Governo reggerà cinque anni - ha proseguito Veltroni -. Dopo poche settimane ci sono già segni in questo senso. In un mese l'opposizione ha ottenuto risultati: é riuscita ad ottenere dal Governo un atteggiamento meno irrazionale". Sempre sul modo di condurre il ruolo di minoranza parlamentare, Veltroni ha preso le distanze dalle ultime uscite dell'Italia dei Valori, sottolineando che il Pd e il partito di Di Pietro sono "due opposizioni diverse". E ha spiegato: "Certi toni di una opposizione di tipo vecchio sono quelli che preferisce Berlusconi, perché quando gli si dà del magnaccia, a fronte di cose che Berlusconi dice del tutto inaccettabili e di comportamenti assolutamente estranei da qualsiasi logica, gli si fa un grande favore". Ai cronisti che gli chiedevano se anche lui vedesse del "fango" addosso alla figura del premier, Veltroni ha risposto così: "Da anni nel Paese c'è questo clima che però viene alimentato quando si dicono quelle cose sui magistrati che si sono dette ieri. Abbiamo fatto uno sforzo per portare l'Italia fuori dal passato - ha concluso Velroni - ma ci sono invece coloro che invece vogliono tenerla inchiodata a un tempo che dovremmo considerare passato". Riguardo ai temi economici, Veltroni ha sostenuto che le famiglie italiane rischiano un "autunno durissimo". E ha spiegato: "Per molte famiglie fronteggiare questo aumento dei prezzi, in un Paese che sta arrivando alla crescita zero, può determinare un ulteriore allargamento di quella differenza sociale che nel nostro Paese sta diventando insopportabile". Veltroni ha anche sottolineato il ruolo della politica dei tassi praticata dalla Banca Centrale Europea: "L'intervento della Bce sui tassi può indebolire la condizione di 500mila famiglie". L'arrivo di Walter Veltroni al congresso Ps è stato accolto da prolungati fischi. Le contestazioni hanno costretto Ugo Intini ad interrompere il suo intervento per circa un minuto. "A differenza di altri, che hanno mandato dei delegati, io sono qui di persona perchè ho rispetto per il vostro congresso", si è rivolto alla platea il segretario del Pd, sottolineando poi "che nella storia del centrosinistra italiano ci sono stati molti momenti nei quali ci sono state divisioni e momenti in cui si è espresso dissenso". Veltroni ha poi auspicato che"diverse forze" possano sconfiggere il demone della divisione che "tanto ha contribuito a quello che è successo".

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Saccà, dalle attricette al rosario (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-07 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il manager sotto inchiesta Saccà, dalle attricette al rosario di MARIA LAURA RODOTA' E' un grande momento per la religione cattolica. Silvio Berlusconi, premier e divorziato, insiste per fare la comunione. Agostino Saccà, direttore di Raifiction appena reintegrato dopo la sospensione causa presunto smistamento di attrici e veline nelle sue produzioni per conto terzi, fa sapere di aver riscoperto Dio sulla via di Damasco; come san Paolo, da ex gran (presunto) peccatore si ripropone come condottiero spirituale. Lele Mora prende i voti. No, la terza notizia non è vera; il resto sì, la novità è Saccà. "Dedico a Dio il mio dolore" ha detto a Bruno Volpe del sito cattolico Vatispy (non sarà un nome un po' blasfemo, ndr? A quando il Vatillionaire?). E comunque, ha spiegato al Corriere, "sono sempre stato uomo di fede, benché talvolta dormiente". Ora, per espiare e far espiare gli spettatori, annuncia due fiction su temi sacri; una vita del fondatore dell'Opus Dei, una serie tratta dalle lettere di San Paolo. Amen. Il fervore è intenso e sicuramente sincero. Saccà - che della Rai, sempre con Berlusconi, è stato direttore generale - pare un uomo tormentato. Ha fatto una grande carriera, ma a rileggerla sembra più una via crucis (e alla fine "sono stato messo in croce", infatti). E' stato un uomo potente; ma come certi Mangiamorte dei romanzi di Harry Potter ha sempre agito sotto l'ala e nel timore di qualche importantissimo, crudele Tu-sai-chi. Ha affrontato molte prove e molte critiche, dall'editto bulgaro (Berlusconi da Sofia contro Biagi-Santoro-Luttazzi; in effetti sparirono dalla Rai) all'attrice bulgara (Michelle Bonev, da lui proposta come opinionista nel Sanremo 2003; in effetti c'erano opinioniste migliori). E molto altro; come si sa ormai dalle intercettazioni. Ora perdona tutti, giudici inclusi; cita san Paolo, invita a "non vendicarsi, ma a cedere il posto all'ira divina". In attesa dell'ira, offre il suo martirio al pubblico. A lui capita. Tra bulgari e bulgare, attrici pazze, politici infuriati e/o richiestivi, Saccà è sempre riuscito a trovare una sua (tormentata) visibilità. Magari desiderata, e umana. Però il Saccà santo subito, neo-autorità morale grazie alla ri-conversione, può anche irritare qualcuno, come succede con i cambi di plot improbabili delle nostre serie tv (aveva avuto una crisi mistica anche Cesare Cesaroni, nella fiction omonima; ma il personaggio è meno profondo di Saccà e la serie è di Canale 5, purtroppo, purtroppo per la Rai). Chi è La conversione Saccà ha raccontato che le vicende giudiziarie gli hanno ridato la fede.

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La violenza inconfessabile nascosta nel turpiloquio (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-07 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Pubblico&Privato di Francesco Alberoni La violenza inconfessabile nascosta nel turpiloquio L e intercettazioni telefoniche pubblicate sui giornali ci hanno rivelato che il turpiloquio è diffuso ovunque. Di solito i bambini non dicono parolacce perché la maggior parte dei genitori gliele proibisce anche se ci sono sempre più eccezioni alla regola. L'esplosione avviene fra i preadolescenti e gli adolescenti che ne fanno sfoggio anche per strada. E sono soprattutto le ragazzine che, con volto angelico, vomitano spaventose oscenità. è un processo iniziatico che un tempo avveniva solo nei maschi, molto più tardi, verso i 18 anni, col servizio militare o all'università. In università le oscenità erano addirittura scritte su un foglio, il papiro, che la matricola doveva portare sempre con sé. Oggi il rito di passaggio avviene a 12 o 13 anni, quando i ragazzi entrano nel gruppo dei pari dove si sentono adulti, quindi liberi di fare quello che vogliono. Incominciano così una doppia vita e un doppio linguaggio: morigerato con i genitori e osceno con i compagni. Socialmente il linguaggio osceno è una rivolta, espressione di sfrenatezza e di trasgressione, perciò diventa parossistico nei movimenti rivoluzionari. Ricordo che a Trento, nel 1968, molti studenti non riuscivano a dire due parole senza infilarvi una bestemmia o un'oscenità. Però a farlo erano solo i seguaci, la massa amorfa. I capi avevano sempre un linguaggio rigoroso e appropriato, non schiamazzavano, non urlavano, non "si lasciavano andare", ma conservavano autodisciplina e autocontrollo. è quello che avviene in televisione, dove i conduttori restano freddi e invece stimolano i loro ospiti a gridare, a insultarsi, insomma a perdere il controllo. Nel campo erotico le donne di solito sono più controllate degli uomini, a meno che non siano malcontente del loro capo, dei loro amori e dei loro amanti. Quelle consapevoli del proprio valore e della propria dignità dicono qualche parolaccia solo ogni tanto come battuta scherzosa. Quando sono innamorate sono dolcissime, non ne dicono affatto, e anzi cercano le parole più adatte per esprimere i propri sentimenti. Il linguaggio osceno infatti svaluta, distrugge; quello amoroso esalta, riunisce. Concludendo, il turpiloquio indica sempre violenza, mancanza di controllo, sfrenatezza. Tutte le oscenità che leggiamo nelle intercettazioni pubblicate ai giornali derivano dal fatto che la gente al telefono non ha davanti a sé l'interlocutore concreto e parla in modo impulsivo, senza freni. Non metterebbe certo le stesse parole per iscritto. www.corriere.it/alberoni \\ Il doppio linguaggio dei 13enni: corretto a casa, fuori osceno.

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Palamara (Anm): il dialogo con Letta ha evitato scioperi (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-07 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE La magistratura Palamara (Anm): il dialogo con Letta ha evitato scioperi MILANO - è passato un mese da quando avete applaudito il ministro della Giustizia Angelo Alfano al congresso dell'Associazione nazionale magistrati da lei presieduta, dottor Luca Palamara. Luna di miele finita? "Ci eravamo lasciati con una frase del ministro Alfano che diceva: "Il vostro programma è il nostro". Ma poi non è stato così perché è venuta fuori una discrasia, direi, tra le prime affermazioni del ministro e le iniziative annunciate successivamente dal governo. Abbiamo appreso di provvedimenti concernenti le intercettazioni, l'introduzione della norma sul reato di clandestinità, le norme blocca-processi, i tagli alle spese della giustizia ed infine la riduzione degli stipendi". Da un po' non si parla d'altro sui giornali e in tv. Il ministro, però, ha detto che non tornerà indietro. "Fino ad ora ci siamo limitati a fare delle considerazioni tecniche relative alle ripercussioni di quelle iniziative sui processi perché sono provvedimenti che finirebbero in prima battuta per danneggiare i cittadini. A noi interessa che il sistema-giustizia funzioni, non facciamo politica né intendiamo farla, ma con forza vogliamo far sentire la nostra voce quando determinate misure anziché migliorare la situazione vanno nel senso esattamente opposto. Oltretutto, abbiamo dovuto oggettivamente riscontrare la mancanza di rigore tecnico negli annunciati provvedimenti governativi". Cosa farete? Non abbiamo intenzione, per ora, di fare scioperi. è certo che se non fosse arrivato un segno di disponibilità da parte del sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Gianni Letta difficilmente si sarebbe potuto evitarlo". Qual è stato questo segno arrivato da Letta? "Si è impegnato a promuovere una revisione della norma che avrebbe inciso pesantemente sulle retribuzioni dei magistrati, in particolare di quelli più giovani". Però siete entrati lo stesso in stato di agitazione. "La magistratura vive un forte momento di sofferenza e di disagio perché non vuole più ricoprire il ruolo di supplente di tutte le carenze organizzative nella giustizia". Il ministro Roberto Calderoli vi ha invitato a superare il muro contro muro. "Da parte nostra c'è e ci sarà sempre la disponibilità a suggerire proposte migliorative del sistema e quindi a confrontarci con tutti coloro che intenderanno ascoltare". Giuseppe Guastella Anm Il presidente dell'Anm Luca Palamara, eletto lo scorso maggio con il voto unanime di Unicost, Magistratura democratica e Movimento per la giustizia.

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Caselli: problemi gravi, il corteo è legittimo (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-07 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Il procuratore di Torino "Non sono questioni che riguardano la magistratura, ma tutti i cittadini" Caselli: problemi gravi, il corteo è legittimo MILANO - Nel merito dei singoli provvedimenti non vuole entrare. Sull'immunità per le più alte cariche dello Stato preferisce non dire nulla: "Sono temi sui quali si è già espressa l'Associazione nazionale magistrati. Che, per altro, è in stato di agitazione". In compenso, circa l'opportunità di organizzare una manifestazione sulla giustizia non ha dubbi: "A me sembra più che legittimo". Asciutto, lapidario, il procuratore di Torino Gian Carlo Caselli, uno dei magistrati che hanno impersonato la lotta alla mafia in Italia, parla alla vigilia della protesta dei girotondini contro i provvedimenti del governo in tema di giustizia, etichettati (non da lui, ma da chi animerà il corteo) come "leggi canaglia". L'appuntamento ha diviso il centrosinistra: Di Pietro e l'Italia dei valori saranno in piazza, il Partito democratico no. Sia Veltroni che D'Alema hanno dichiarato di non condividere l'iniziativa. Caselli la pensa diversamente. "In questo momento - dice - i problemi della giustizia sono tanti e molto gravi". Non solo: "Le soluzioni prospettate, dal cosiddetto "blocca-processi", a certi profili in tema di intercettazioni, fino ai tagli pesantissimi al bilancio della giustizia che si ritrovano nella Finanziaria, invece di risolvere la crisi sono destinate ad aggravarla ". Conclusione: "Di fronte a tutto questo, a me sembra legittimo prendere posizione. A patto che lo si faccia sempre in modo civile e dialettico". Secondo il procuratore torinese, il fatto che su questi problemi, "che sono gravissimi", l'opinione pubblica faccia sentire la sua voce non è solo legittimo. In qualche modo è naturale che i cittadini si preoccupino di quello che succede alla giustizia. "Perché non si tratta di guai "della magistratura" - spiega Caselli -, ma di problemi del Paese: di tutti gli italiani. Se la giustizia funziona sempre peggio, il risultato è che la sicurezza e i diritti delle persone non sono tutelati a dovere ". Quindi chiude, con parole che illustrano quello che a chi lavora nei palazzi di giustizia appare come un corto circuito: "Che la politica parli così tanto di sicurezza, per poi non realizzare le condizioni necessarie a garantirla, direi che è per lo meno contradditorio". Mario Porqueddu LA LETTERA di Virginio Rognoni nelle Opinioni Chi è Gian Carlo Caselli, nato ad Alessandria nel 1939, è il procuratore di Torino \\ Se la giustizia funziona sempre peggio, il risultato è che la sicurezza e i diritti non sono tutelati Che la politica parli così tanto di sicurezza, per poi non realizzare le condizioni necessarie a garantirla, direi che è per lo meno contraddittorio.

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Il Garante, la Stasi e l'amore di Kohl (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-07-07 num: - pag: 28 categoria: REDAZIONALE Particelle elementari di Pierluigi Battista Il Garante, la Stasi e l'amore di Kohl S tavolta non ci si può davvero lamentare: quei (circa) 21 milioni di euro annui sono soldi ben spesi. Altro che sprechi e spese insensate. Se non ci fossero quei (circa) 21 milioni di euro annui che provvedono al sostentamento dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, senza la severa e testarda garanzia del Garante della privacy non avremmo forse assistito, tramite sciami di intercettazioni fuoriuscite casualmente dalle Procure, allo scempio della vita privata di cittadini nemmeno indagati dall'autorità giudiziaria? Non saremmo forse stati sommersi da telefonate senza reato dove viene lacerato ogni velo di riservatezza? Non avremmo forse letto sui giornali le sintesi delle trascrizioni dei brogliacci dei riassunti del concentrato di intercettazioni in teoria già distrutte, prive di ogni rilevanza penale, compendio pruriginoso di migliaia e migliaia di conversazioni telefoniche messe sotto controllo dall'autorità giudiziaria e passate in blocco al sistema mediatico? No, per fortuna, corazzata da quei (circa) 21 milioni di euro, la voce dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali si è alzata chiara e forte, è risuonata come severo monito, per impedire che le parole di leader politici, dirigenti tv, attrici emerse o in via di faticosa emersione esplodessero stracciando ogni parvenza di privatezza che pure, come ha ricordato ieri sul Corriere Angelo Panebianco richiamando l'articolo 15 della nostra Costituzione ("La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili "), dovrebbe rappresentare un valore degno di tutela. No, abbiamo l'ufficio del Garante della privacy guidato da Francesco Pizzetti qui in Italia. Mica come la Germania dell'Est comunista, dove la Stasi (ricorda Libero) scandagliava con la sua rete telefonico-spionistica ogni fiato dell'allora cancelliere dell'Ovest Helmut Kohl con una raccolta di faldoni che, messi in fila, raggiungevano i 300 metri di lunghezza e dove gli argomenti delle conversazioni rubate venivano accuratamente disposti per ordine alfabetico, compresa la elle di Liebe (amore). No, qui si spendono (circa) 21 milioni di euro di garanzia della privacy per evitare che in Italia gli eventuali affari di Liebe (amore) passino da un ufficio giudiziario ai giornali. Il Garante della privacy ha invece emesso comunicati infuocati per impedire il balletto di dicerie scollacciate su premier e ministre che certo avrebbe degradato il costume della battaglia politica in una Nazione così attenta alla tutela della privacy. Ha fatto sì, con il suo intervento tempestivo, che non avesse a ripetersi lo sconcio delle intercettazioni pubblicate durante il caso Unipol quando Massimo D'Alema tuonava: "Non si può crocifiggere in questo modo un cittadino", e Piero Fassino lamentava "l'intreccio perverso tra informazione e politica", e Giuliano Amato notava accorato "la follia tutta italiana" secondo la quale "qualunque cosa venga detta al telefono se poi tocca incidentalmente un processo, esce quale che sia la rilevanza". Grazie al Garante della privacy questa vergogna è finita. Le intercettazioni irrilevanti non sono più pubblicate dai giornali. Ventuno milioni di euro (circa) ben spesi. \\ Ventun milioni in bilancio per vigilare sulla nostra privacy.

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Film e programmi (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-07-07 num: - pag: 52 categoria: BREVI Film e programmi Kidman, l'interprete che sapeva troppo Silvia (Nicole Kidman, foto) lavora come interprete all'Onu. Un giorno intercetta una conversazione in cui viene pianificato l'omicidio di un capo di Stato africano. Prima tv. The Interpreter Canale 5, ore 21.10 Morgan Freeman in difesa degli schiavi La storia (vera) di 53 schiavi "colpevoli" di essersi ribellati e di aver preso il possesso della loro nave-negriera, la Amistad. L'abolizionista Morgan Freeman (foto) li difende. Amistad Retequattro, ore 23.20 Milly Carlucci premia i giornalisti Milly Carlucci (foto), dal Castello Aragonese di Ischia, conduce la serata del Premio internazionale di giornalismo. Il riconoscimento più ambito va a Timothy Garton Ash. Premio Ischia Raiuno, ore 23.20 Il bianco Kutcher e la sposa nera Remake di un classico ("Indovina chi viene a cena?"). Stavolta però, l'ospite è bianco (Ashton Kutcher, foto) e vorrebbe sposare la figlia di una coppia di afroamericani. Prima tv. Indovina chi Raiuno, ore 21.20 La classe operaia si dà allo strip tease Un gruppo di disoccupati inglesi, per raggranellare un po' di soldi, decide di montare uno spettacolo di spogliarello da loro danzato, recitato e interpretato. Li guida Robert Carlyle (foto). Full Monty Canale 5, ore 23.45 Bluvertigo, "reunion" da Paola Maugeri Da Paola Maugeri, il ritorno dei Bluvertigo (foto). Durante la serata vengono riproposti tutti i più grandi successi del gruppo ma anche qualche inedito. Non mancano aneddoti e racconti. Storytellers Mtv, ore 21.

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Forse è ora di accantonare l'emendamento blocca-processi (sezione: Intercettazioni)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-07-06 - pag: 12 autore: Forse è ora di accantonare l'emendamento blocca-processi I ntorno al fatidico emendamento "blocca- processi" si va addensando un fronte ampio di quanti, a vario titolo, hanno motivi di non essere favorevoli, se non francamente ostili. Lasciamo da parte gli esponenti dell'opposizione, che sono contrari per principio. Quello che conta è che anche all'interno della maggioranza l'area di chi considera la norma irrinunciabile si va riducendo. Sotto questo aspetto, l'ipotesi avanzata dal ministro della Lega Roberto Calderoli acquista un particolare significato. Calderoli, come è noto, è un esponente di primo piano del Carroccio e il suo punto di vista riflette in questo caso quello di Umberto Bossi. Ora, che il leader leghista non sia affatto contento di come vanno le cose nel governo è evidente quasi ogni giorno. Egli giudica alquanto dilettantesco il modo in cui Berlusconi ha affrontato, prima, la questione del processo Mills e, poi, la trappola delle intercettazioni, con tutti i pettegolezzi che ne sono seguiti. La credibilità del governo e del suo capo resta per Bossi essenziale, se non si vuole rinunciare ad attuare le priorità del programma. Vale a dire il federalismo fiscale, soprattutto, nonché gli interventi economici per i redditi medio-bassi. Ecco perché le uscite di Calderoli esprimono bene il disagio e la preoccupazione della Lega. Il ministro propone in sostanza di eliminare l'emendamento "blocca-processi " in cambio di una rapida approvazionedel lodo Alfano sull'immunità delle quattro alte cariche. Posizione piuttosto similea quella di un partito esterno alla coalizione: l'Udc di Casini. Come dire: sgombriamo in fretta il tavolo da questi temi avvelenati, così che Berlusconi - finalmente rasserenato possa riprendere a guidare l'esecutivo. C'è da dire che le inquietudini della Lega sono condivise almeno in parte da Alleanza Nazionale, come si è visto quando il presidente della Camera, Fini, ha operato per convincere Berlusconi a mettere da parte il decreto sulle intercettazioni. Ma non basta. Dietro le crescenti riserve, incuneatesi ormai dentro la maggioranza, è facile cogliere l'impazienza del Quirinale. Napolitano non fa mistero di vedere con favore il ritiro dell'emendamento (contestato, fra l'altro, da numerosi costituzionalisti). E nessuno esclude che possa far sentire la sua voce prima che le Camere abbiano finito di occuparsi del "pacchetto sicurezza ". Del resto, nei giorni scorsi il Capo dello Stato ha avuto un ruolo tutt'altro che marginale nel ricondurre Berlusconi a un certo realismo: dalla faccenda del decreto anti-spionaggio telefonico all'intervista televisiva di giovedì cui il premier ha rinunciato. Se ne deduce che Napolitano è forse in grado di ottenere qualcosa dal capo del governo. In primo luogo, una gestione meno schizofrenica dell'"affare giustizia". Anche perché il presidente del Consiglio continua a ripetere che la "blocca-processi" non è una legge "ad personam" e che egli non intende avvalersene. Ragion di più per sbarazzarsene al più presto, visto che sullo sfondo si delinea ormai l'immunità prevista dal lodo Alfano. Oltretutto, la rinuncia governativa all'emendamento costringerebbe Veltroni ad assumere una posizione più chiara. Ieri il leader del Pd - fischiato al congresso dei socialisti, decisi a presentarsi come il nucleo realmente riformista del nuovo centrosinistra - ha lasciato capire di aver bisogno di un "segno" per tenere le distanze da Di Pietro. Ma questo non è un buon argomento per Berlusconi. www.ilsole24ore.com Online "Il Punto" di Stefano Folli 7 il PUNTO DI Stefano Folli L'idea di Calderoli indica il disagio leghista e può sbloccare l'impasse parlamentare.

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Berlusconi: Pd con i giustizialisti, come nel fascismo (sezione: Intercettazioni)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-07-06 - pag: 12 autore: Berlusconi: Pd con i giustizialisti, come nel fascismo Gerardo Pelosi TOKYO. Dal nostro inviato Quello della sinistra è un giustizialismo d'altri tempi, che ricorda "l'avvento". Silvio Berlusconi non pronuncia mai la parola "fascismo". Ma sicuramente è lì che vuole arrivare sancendo, dopo appena due mesi, la fine di ogni possibile intesa con il Pd di Veltroni ancora troppo succube "dei vecchi e nuovi giustizialisti". Il premier non vorrebbe parlare di politica interna. Vorrebbe solo godersi la sua prima volta in Giappone. Ma qualcosa gli scappa di dire mentre entra ed esce dai negozi di Ginza Crossing. Del palazzo di Armani visita ogni piano. Poi, prima di uscire, si fa passare al telefono lo stilista milanese. Propone che lui e gli altri stilisti italiani allestiscano ognuno una suite che dovrà ospitare i capi di Stato e di Governo per il G8 dell'anno prossimo alla Maddalena. Nel negozio alla moda Kyu Kyodo compra una serie di segnalibri, tre o quattro ventagli e una decina di buste per matrimoni (quelle che i giapponesi usano per le offerte in denaro agli sposi). Poi un caffè da Cova, una sosta al Tokyo Internationial Forum e una rapida occhiata al palazzo Hermes di Renzo Piano."Che posto stupendo – dice ai giornalisti nella pausa di decompressione prima di volare oggi in Hokkaido per partecipare al G8 – milioni di persone che vivono in maniera ordinata. Non c'è sporcizia. è un posto bellissimo". Con il suo vecchio amico ed ex premier giapponese, Junichiro Koizumi, Berlusconi passa in rassegna le emergenze del mondo che saranno da lunedì sul tavolo degli otto a Toyako nel Nord del Paese. Gli propone di collaborare con la nuova Università del pensiero liberale in Brianza e Koizumi accetta anche perché, spiega il premier, "si trova a mezz'ora dalla Scala di Milano che lui ama moltissimo". Di Koizumi Berlusconi apprezza la capacità di leadership che lo rende ancora il vero regista del partito liberaldemocratico. E lì il pensiero torna all'Italia. Chiuso nella stanza dell'albergo Imperial, proprio di fronte agli imponenti giardini del Palazzo imperiale, Berlusconi quasi non si accorge di una "piccola" scossa di terremoto del quinto grado con epicentro poco fuori Tokyo. Gli pesa dover pensare al rischio di una "berlina mediatica" durante la vetrina giapponese per intercettazioni ancora non rese note e molto private. "Ma io sono sereno – afferma – continuiamo a lavorare; non credo che sia qualcosa a cui dare tutta questa importanza anche se c'è qualcuno che soffia sul fuoco". Insomma, piccole vicende del "cortile Italia" che non sono certo "il problema dei problemi" su cui specula l'informazione. Quanto all'opposizione fine della luna di miele se mai c'è stata. "è ormai su una linea giustizialista e la lasciamo lì". è troppo forte il salto nel passato compiuto da una sinistra vittima di "giustizialisti nuovi e vecchi, alcuni talmente vecchi che sembra di essere tornati ai tempi dell'avvento...". Più che logico pensare a un solo pericoloso "avvento" quello del fascismo proprio mentre a Roma un esponente del Pdl Italo Bocchino parla di "toni sfascisti" di Walter Veltroni. Dopo il bagno di folla a Ginza, il premier si immerge nei lunghi briefing con l'ambasciatore Mario Bova e con lo sherpa del G8 l'ambasciatore Giampiero Massolo. Non prima di avere espresso alcune valutazioni anche sui temi dell'economia internazionale. L'aumento dei prezzi preoccupa. "Il problema più grave è come fermare la speculazione ", afferma Berlusconi (si veda articolo a pagina 3). Il premier si dice infine favorevole alla defiscalizzazione degli aumenti sulla benzina. "Ne avevamo già parlato in sede europea – osserva – e fui proprio io a fare la proposta". DA TOKYO Il premier rivolge un pensiero alla situazione che ha lasciato in Italia, poi vede Koizumi e gli parla dell'università liberale.

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Faenza: restituisco tutto, ma il tesoro non esiste (sezione: Intercettazioni)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-07-06 - pag: 7 autore: Faenza: restituisco tutto, ma il tesoro non esiste Il banchiere ai Pm: vittima di Arbia, Calza bugiardo Raffaella Calandra Morya Longo Il 5 febbraio nega di avere incassato soldi. L'8 maggio si scusa con il Gip per l'amnesia e ammette di avere messo in tasca 700mila euro in contanti, usati subito per comprare una casa. Poi ricorda di averne presi altri 200mila: questa volta per ristrutturarla. Ma l'ex amministratore delegato di Banca Italease, Massimo Faenza, non ammette mai – di fronte ai magistrati e ai giudici che lo interrogano – di avere messo in tasca altri soldi o di averli portati all'estero.Poco importa se i suoi ex soci ( tra cui l'ex direttore delle comunicazioni di Italease, Pino Arbia) sostengono di avergli dato 3,5 milioni. Poco importa se le indagini dei Pm Giulia Perrotti e Roberto Pellicano abbiano evidenziato numerose distrazioni di fondi dalla banca, per oltre 30 milioni di euro. In tutti gli interrogatori – che il Sole 24 Ore ha visionato integralmente – Faenza nega. Anzi, accusa i suoi ex soci di dire "falsità" e di averlo addirittura minacciato. Promette di restituire tutto quello (poco) che ha. E, interrogato durante la detenzione a San Vittore, arriva ad implorare gli inquirenti: "Non parlerò più con queste persone per tutta quanta la mia vita, cercherò di fare un altro lavoro. Io non li ho presi questi 3 milioni e mezzo". Le indagini della Procura di Milano sul caso di Banca Italease e dei derivati speculativi venduti alla clientela si sono ormai chiuse. Ma un elemento resta ancora nel-la nebbia più totale: gli oltre 30 milioni di euro "distratti" (cioè sottratti) dalle casse della banca –secondo la Procura – da Faenza e i suoi soci, dove sono finiti? Gli inquirenti accusano gli indagati di avere creato una struttura "parallela" alla banca: alcuni mediatori venivano pagati in modo "ingiustificato " e questo consentiva agli indagati di"appropriarsi illecitamente " delle commissioni gonfiate.Insomma:secondo la ricostruzione della Procura la banca pagava ad alcuni consulenti parcelle super,e questi soldi venivano poi spartiti tra Faenza e i suoi soci. è stato anche trovato un conto in Svizzera in cui passavano, tramite il mediatore Leonardo Gresele e Arbia, i denari che dovevano poi finire ai membri della presunta associazione. Ma gli innumerevoli interrogatori dei protagonisti non chiariscono nulla. Anzi: tutti negano buona parte delle accuse e – almeno stando alle loro dichiarazioni – si scaricano la colpa a vicenda. Molte delle accuse partono da Pino Arbia. L'ex direttore delle comunicazioni esterne di Banca Italease riferisce infatti ai Pm di avere consegnato a Faenza 3,5 milioni di euro: soldi "ritornati" dalle commissioni pagate ai mediatori da Banca Italease. Racconta che i denari pagati da un mediatore, Leonardo Gresele, finivano in un suo conto svizzero e poi in parte girati a Faenza. Ma quest'ultimo nega. "Arbia di falsità purtroppo ne ha dette una valangata – afferma nell'interrogatorio dell'8 maggio –, come le hanno dette anche gli altri". Gli unici soldi che Faenza ammette di avere preso –solo nel secondo interrogatorio, però – sono 700mila euro in relazione all'operazione di un cliente di Italease: Danieli. "Questo avviene nell'aprile, maggio, giugno 2005", ricorda. Arbia gli porta i soldi in contanti, perché Faenza doveva acquistare una casa da intestare alla moglie: "Li ho dati al signore che m'ha venduto la casa – ricorda – cioè lui me li ha dati e io glieli ho dati. Le sto dicendo la verità". Successivamente Faenza ammette anche altri 200mila euro,pagati –sempre in contanti – da un altro indagato, Roberto Fabbri, per un'altra operazione. "Me li porta direttamente a Milano – ricorda – e li ho usati per ristrutturare casa: me li sono portati direttamente a Roma e ho iniziato a pagare il falegname, la ditta che mi ha fatto i lavori. La cucina l'ho pagata 28- 30mila euro...". I magistrati dimostrano più volte di non credere alle parole di Faenza. Sono convinti che, da qualche parte, ci siano altri soldi nascosti. Ma lui continua a negare. "Io non ho conti esteri, e questo penso che ormai sia appurato – si difende Faenza –. Sarò stato seguito io, o intercettato, mio padre, mio fratello, mia moglie, chiunque sia, cioè, non ci sono movimenti di denaro o occultamento di denaro. Io nel giro Calza- Arbia non c'entro niente. Io ho passato il 2004 di ricatti continui, di soprusi da parte di Arbia, di attacchi". Poi aggiunge: "Io ho sbagliato a fare la prima operazione "Danieli", mi ha trascinato a fondo, perché da quel momento in poi è stata una minaccia continua. Siamo finiti quasi alle mani... ". Insomma: Faenza rigetta l'accusa di essere stato a capo – come dicono i Pm – dell'associazione a delinquere e, anzi, sostienedi essere stato minacciato e ricattato dagli altri. Il problema è che Arbia non la pensa così. E neppure Claudio Calza,il principale mediatore dellavecchia gestione di Banca Italease. "Mi dicevano di fatturare una certa cifra e io quella fatturavo – sostiene Calza nel suo interrogatorio del 26 gennaio –. Se fatta pari a 100 la commissione, loro l'hanno spezzettata, hanno dato una parte a me e una parte a terzi " non ne so nulla. A marzo, però, anche Calza ammette alcuni pagamenti. Il primo nel 2004, quando Arbia gli chiese una somma di circa 150mila euro. Poi Arbia gli chiede di "stornare" una parte della commissione incassata per un'operazione importante (Parco dei Medici)a Gresele.Successivamente lo stesso Faenza gli conferma "di continuare a dare una mano a Gresele". E così via: i racconti di Calza vanno avanti. Il mistero resta dunque fitto. Come siano andate le cose, e se ci sia un "tesoro", saranno le autorità a dimostrarlo. Solo una cosa è certa: il motivo per cui Banca Italease non finanziò Stefano Ricucci e Gianpiero Fiorani, come gli chiese un banchiere di Deutsche Bank, quando la Popolare di Lodi stava cercando di scalare AntonVeneta. Faenza lo racconta: "Il vice presidente mio era Piero Montani dell'AntonVeneta, quindi avremmo dovuto deliberare un fido per scalare AntonVeneta... sarebbe stato un po' imbarazzante ". Ed è stata un fortuna: l'imbarazzo di allora ha probabilmente evitato a Faenza il ben più imbarazzante seguito della fallita scalata ad AntonVeneta. I MISTERI RESTANO Di fatto, tutti gli indagati si sono scaricati le colpe l'uno con l'altro, ma i lati oscuri della vicenda sono rimasti senza spiegazione.

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Per Camera e Senato è tempo di straordinari (sezione: Intercettazioni)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-07-07 - pag: 11 autore: L'agenda. Nove Dl da convertire prima delle vacanze Per Camera e Senato è tempo di straordinari Roberto Turno Nove decreti legge da incassare entro le vacanze col carico da novanta di una manovra triennale che il Governo, costi quel che costi, vuole trasformare in legge in non più di trenta giorni reali di lavori parlamentari. Per le Camere è tempo di straordinari. E tra le forze politiche sale la tensione, non senza malumori nella stessa maggioranza, anche per l'inasprirsi del confronto su quello che è diventato l'argomento clou dei primi mesi di vita anche del Berlusconi quater: le scelte sulla giustizia, dallo stop ai processi alle intercettazioni, con l'appendice, se così si può dire, del pugno duro nei confronti dell'immigrazione. Camera e Senato riaprono tra oggi e domani un'altrasettimana, l'ennesima dall'avvio della legislatura, che potrebbe riservare non poche sorprese e veder crescere i veleni tra i partiti. Ufficialmente, i calendari dei lavori delle due assemblee e delle commissioni legislative continuano a segnalare soprattutto le votazioni dei decreti legge. Con queste precise priorità già elencate in agenda: il decreto legge sulla manovra (ma anche il Ddl collegato) e le misure sull'immigrazione (e sui processi) alla Camera; e al Senato le proroghe fiscali, l'abolizione dell'Ici sulla prima casa con la rinegoziazione dei mutui e la detassazione degli straordinari solo nel lavoro privato, lo smaltimento dei rifiuti in Campania. Ma anche il voto delle due aule sul Dpef 2009-2013, da oggi in aula alla Camera e da domani al Senato, sul quale salgono non solo le proteste dell'opposizione, ma anche delle Regioni e degli enti locali e dei sindacati. Questo, almeno, dice l'ufficialità degli ordini del giorno nell'indicare le priorità dei lavori e i loro risultati prevedibili. Ma a pesare è anche il "sotto traccia", non sempre del tutto evidente, dei calendari delle commissioni, dove il Governo, come in una partita a scacchi, vorrebbe che avanzassero a passo di carica anche altri disegni di legge ordinari sui quali il premier ha puntato tutto e che, in altri casi, rappresentano l'altra faccia delle misure fin qui messe in cantiere da Palazzo Chigi e inviate alle Camere. Sono almeno quattro, equamente distribuiti tra i due rami del Parlamento, i provvedimenti che il Governo considera in pole position: intercettazioni telefoniche (Camera), stop ai processi penali per le quattro alte cariche dello Stato (Camera), misure contro l'assenteismo nella pubblica amministrazione (Senato), Ddl sull'immigrazione (Senato). Senza scordare che inqualche caso c'è già traccia dell'iter in aula, anche in tempi brevissimi: si tratta del "lodo Alfano" (o "Schifani bis") sui processi alle alte cariche dello Stato, che è in calendario a Montecitorio prima della fine di luglio, con la prospettiva di un passaggio altrettanto rapido al Senato per il via libera definitivo prima delle vacanze. è in questo scenario politicamente delicato, sotto l'occhio vigile del capo dello Stato, che il Parlamento comincia la seconda settimana di luglio. Col fardello in più dell'accavallarsi dei lavori e dunque di un prevedibile e continuo ingorgo parlamentare. Non a caso circola con sempre maggiore forza l'ipotesi di nuove richieste di voti di fiducia da parte del Governo, anche a dispetto della sua schiacciante superiorità numerica. E tra gli indiziati potrebbe esserci proprio la manovra triennale d'estate: si discute infatti di un maxi emendamento ad hoc, magari anche accorpando al Dl 112 buona parte del Ddl collegato appena inviato alla Camera. Se così fosse, è chiaro, la tensione politica, già altissima, salirebbe alle stelle. LE PRIORITà Montecitorio alle prese con manovra e immigrazione, mentre a Palazzo Madama l'ingorgo è su Ici, Fisco e rinegoziazione dei mutui.

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Blogger, gli ultimi antipotenti al potere (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 27 del 2008-07-07 pagina 0 Blogger, gli ultimi antipotenti al potere di Marcello Foa La tv e i grandi media li snobbavano: oggi questi siti dominano l'informazione, sono diventati giornali e fanno business. "Siamo alla fase tre. Ora noi filtriamo le notizie" Un tempo erano New York Times, Washington Post e Wall Street Journal a tenere sulla corda il mondo politico. Oggi non più, o meglio: non solo. La carta stampata continua a essere molto influente e, se alle copie tirate si aggiungono i contatti sui siti internet, ci si accorge che queste gloriose testate sono sempre più lette. Ma il loro potere d'influire sui partiti e sull'opinione pubblica non è più esclusivo. Nuovi media hanno conquistato prestigio, autorevolezza, visibilità. Dove? Sulla rete, naturalmente. Come? Con i blog e quei siti anomali, a cui per tanto tempo, molte grandi firme del giornalismoamericano (e fior di editori) non hanno creduto. Li guardavano dall'alto, talvolta con una punta di disprezzo, persuasi che i diari on line mai avrebbero potuto competere con loro. Ora invece li rincorrono. Negli Stati Uniti non c'è giornalista di grido che non abbia il proprio blog, che non cerchi il dialogo con i lettori, incoraggiato dalla propria testata. E cambiano le abitudini. Ora ti alzi al mattino e oltre a dare un'occhiata al Times, accendi il computer per dare un'occhiata ai titoli di Drudge Report, Huffington Post, Politico o ai post di Andrew Sullivan o di Daily Kos. Fanno tendenza, muovono milioni di contatti e spesso riescono a innescare il tam-tam tra gli internauti, che è diventato importante al punto da indurre Barack Obama e John McCain a creare una squadra di collaboratori il cui unico scopo è di scandagliare internet, per capire l'aria che tira, per intercettare le manovre diffamatorie, talvolta per promuoverle sotto mentite spoglie. Il bello di internet è che permette di sperimentare formule giornalistiche sempre nuove. Prendiamo Drudge Report, geniale invenzione di Matt Drudge. Che cos'è? Un sito? Un blog? Né l'uno né l'altro: è un portale che rilancia gli articoli dagli altri siti. Il segreto del successo sta nella selezione e nella disinvoltura delle scelte: Matt, che è cresciuto a Hollywood, ha il senso della notizia e del pettegolezzo. Monta e smonta avvenimenti a piacimento, dà il tono, spesso la linea.E quando interviene in esclusiva è devastante. Fu lui, ad esempio, nel 1998 a rivelare la relazione tra Monica Lewinsky e Bill Clinton dopo che il settimanale Newsweek si era rifiutato di pubblicare lo scoop ritenendolo inopportuno. Lui a pubblicare le foto di Obama mentre indossa un abito tribale somalo. Già, Obama. Per molti anni Drudge è stato considerato un populista di destra, da qualche tempo però strizza l'occhio al candidato afroamericano. E secondo alcuni politologi il suo sostegno sarebbe stato decisivo nelle primarie democratiche. Esagerazioni? Forse, ma il suo sito riceve decine di milioni di visite all'anno e Matt guadagna ha un reddito di 800mila dollari. Niente male. Huffington Post rappresenta invece il primo caso di blog che è cresciuto al punto di trasformarsi in un vero giornale on line. Merito di Arianna Huffington, che in realtà non è americana ma greca e che ha saputo mettere a frutto le sue relazioni nell'alta società americana, coltivate ai tempi del matrimonio con il miliardario Michael Huffington. Per anni giornalista di punta, la rossa Arianna nel 2005, all'età di 55 anni, decise di mettersi in proprio fondando il suo blog, di orientamento progressista. E convinse molti bei nomi della politica e dell'economia Usa, talvolta sotto anonimato, a scrivere qualche post. Pertinenti, pungenti, talvolta spregiudicati: un successo, tanto che la spumeggiante Arianna ha creato una vera redazione, che ora produce scoop in continuazione e commenti sempre sagaci. Da mesi è il blog più letto al mondo e Time ha inserito la sua fondatrice tra le cento donne più influenti della Terra. Andrew Sullivan, un conservatore gay, invece non ha cambiato formula: il suo continua a essere un normale blog. Negli anni Novanta era direttore di The NewRepublic, ma si accorse ben presto che il suo sito aveva più lettori della rivista, da cui si dimise nel 1996, diventando un freelance e soprattutto un blogger. Time lo reclutò, ospitando il suo The Daily Dish sul proprio portale, ma nel 2007 i dirigenti di Atlantic Monthly gli hanno offerto di più ed è emigrato sul loro sito, portando con sé un pubblico sterminato. Nell'ultimo anno il suo blog ha registrato 40 milioni di pagine viste. E che dire di Politico? Qui trovano accoglienza alcuni dei più raffinati giornalisti politici che, liberi dai vincoli delle redazioni, danno liberamente sfogo al proprio talento. Molta sostanza, tante informazioni: grazie alla campagna per le presidenziali, Politico ottiene la definitiva consacrazione come il portale per seguire la politica Usa. Certo, solo un sito su un milione ce la fa. La maggior parte dei blog vive per poche settimane o vivacchia nell'anonimato. Aben vedere Drudge, Huffington o Sullivan non sono emersi dal nulla: quando hanno iniziato l'avventura in rete erano giornalisti affermati. Avevano contatti, visibilità, esperienza. Ma hanno avuto il merito di credere in internet e di tentare la carriera fuori dagli schemi. L'audacia è stata premiata. E grazie a loro il blog vive una nuova, promettente stagione. http://blog.ilgiornale.it/ foa © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Mi spiano, ergo sum (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Mi spiano, ergo sum ROBERTO BARBOLINI Vivere con il Grande fratello Niente nomi e tanti "te lo dico a voce": il dilagare delle intercettazioni ha cambiato il modo di parlare al telefono. Un po' per choc, un po' per chic. "S ai, ho conosciuto il tuo amico". "Quale amico?" "Il bolognese". "Il Bolognese è un ristorante". "Possibile che tu non capisca?" "Bologna, mortadella. Adesso ci sono: alludi all'ex premier". "Macché". "Allora all'uomo delle cooperative, molto vicino a quel tale yachtman di Gallipoli detto anche "Facci sognare"". "Zitto, niente nomi. Meglio che parliamo di persona". "Non preoccuparti, sarò abbottonatissimo. Dove c'incontriamo?" "In via del Ghibellin fuggiasco". "Meglio all'angolo tra via Cigno di Busseto e la piazza dove sorge il teatro del Piermarini". "Intendi quello dove cantava la Divina, amata dall'armatore greco che portava lo stesso nome dello Stagirita, quando si esibiva nella città cara a Bonvesin de la Riva?". "Precisamente". "Ok, ci vediamo lì alle 4. E tanti saluti anche a lei, signor maresciallo, che sicuramente ci sta ascoltando". Ecco, prima di tutto niente nomi, propri o altrui. Tra i pronomi, sconsigliati quelli possessivi: distinguere tra il mio e il vostro può essere pericoloso, di questi tempi, in Italia. Verbi? Usarli solo se indispensabile: indicano azioni e si sa che solo chi non fa non falla. Molto meglio gli aggettivi e gli avverbi, soprattutto se vaghi. Ma il sale del discorso, nell'era delle intercettazioni globali, è la perifrasi, ovvero l'arte del dire prendendola alla larga. Con l'aggiunta, a mo' di vezzo ironico e scaramantico, d'un saluto al nemico che ascolta. E peggio per il fantomatico maresciallo se non sa, o non ricorda, che il Ghibellin fuggiasco è Dante, lo Stagirita è Aristotele, la Divina è Maria Callas, la città di Bonvesin è Milano e lo yachtman di Gallipoli, tanto per fare un "exemplum fictum", si chiama Massimo D'Alema. Questa conversazione è un esempio, immaginario ma non troppo, del nuovo chic comunicativo che lo tsunami delle intercettazioni sta imponendo alle conversazioni telefoniche degli italiani che contano, o credono di contare, qualcosa. Si tratta di circa 59 milioni di persone, più o meno quanti sono i commissari in pectore della nazionale di calcio. Bambini inclusi. Anch'essi colpiti da quell'inesorabile sindrome (il Ghibellin fuggiasco la chiamerebbe legge del contrappasso) che costringe il popolo a più alta vocazione telefonica del mondo a parlare in perfetto stile "aumm aumm". O, peggio, a interrompere bruscamente la comunicazione. Passi quando vedi l'uomo d'affari che stacca la batteria del cellulare prima di fare quattro chiacchiere con gli amici faccendieri al circolo del golf. Ma c'è pure la massaia che taglia corto con un enigmatico "Ti richiamo dal fisso" mentre chiacchiera del campeggio estivo con l'amica. E non lo fa certo per risparmiare sulla tariffa telefonica. Parliamoci chiaro: saremo pure paranoici, maniaci, incapaci di sentirci innocenti e perciò ossessionati dall'incubo del Grande fratello in ascolto. Ma siamo soprattutto egomaniaci, in inconfessabile crisi di autostima al pensiero di non essere degni d'intercettazione e quindi di non contare nulla. Mi spiano, dunque esisto: bisogna festeggiare. Stasera, al ristorante con gli amici, ordinerò pasticcio di mais e pesce veloce del Baltico. Peggio per lei, signor maresciallo, che dovrà accontentarsi di polenta e baccalà.

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Saccà nisciuno è fesso (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Saccà nisciuno è fesso MARIO SECHI intervista esclusiva Agostino Saccà, il grande intercettato, parla a tutto campo. E senza ipocrisie. I politici? Mi chiamavano tutti: di destra, di centro, di sinistra. I raccomandati? Ci sono, poi bisogna selezionare i migliori. Le pressioni del palazzo? Quelle per le attrici sono il meno: conta di più l'informazione. Qualche nome? Sto scrivendo un libro... Disintegrato dalle intercettazioni sul caso Rai e reintegrato per sentenza sul posto di lavoro. Agostino Saccà, direttore di Rai Fiction indagato dalla procura di Napoli in un'inchiesta di veline e veleni, ha conosciuto in questi mesi il doppio volto della giustizia. Saccà è un tipo coriaceo, dall'identikit multiforme. È la quintessenza del dirigente Rai, ha la consuetudine a trattare con il potere, presenta qualche aspetto decisamente démodé, come la passione per i formalisti russi, ed è passato ai disonori delle cronache come il collettore delle raccomandazioni. Saccà è la Rai, di tutto, di più. Saccà, è da molto tempo che non usa il telefonino? No, lo uso continuamente, addirittura a fine mattina s'era esaurita la batteria di uno dei miei due cellulari. La mia vita non è cambiata. Che impressione le ha fatto leggere le sue telefonate con Silvio Berlusconi? Non credevo potesse mai accadere, anche se avevo visto tante cose in passato, ma ritenevo a ragione di essere nel giusto perché non avevo nulla da nascondere. Allora non immaginavo vi fosse un Grande orecchio che praticamente ascolta tutti perché tutti parlano con tutti. Lei ha visto il materiale dell'inchiesta che la riguarda? Sì, le telefonate sono quelle di un pezzo dell'establishment italiano, non solo politico. La chiamavano un po' tutti; destra, sinistra, centro. Tutti segnalavano delle persone, sempre in maniera molto garbata. L'Italia è un paese fondato sul lavoro o sulla raccomandazione? Guardi, penso che vada così in tutto il mondo. Le industrie serie usano le segnalazioni come degli agenti e poi le sottopongono all'esame di meccanismi neutrali di selezione. E lei i raccomandati li selezionava? Sempre. Avevo costituito gruppi collegiali per valutare i provini. Berlusconi la chiama per segnalarle attrici come Evelina Manna, Elena Russo e Antonella Troise. Lei che fa? Le indico al capostruttura per il provino, che viene poi valutato da una commissione che io ho istituito. I miei predecessori facevano di testa loro. Col senno di poi, ho fatto bene per due ragioni: per garantire la qualità e per proteggermi. Sapendo di essere sottoposto a chiamate, potevo rispondere che non ero solo a decidere e dire "non ci posso fare nulla". Un mio amico un po' ruvido mi ha detto: "Ma Agostino, ho letto tutte 'ste cose, tutti chiamano, chiamano, poi fai lavorare solo quelli bravi. e 'sti cazzi, se tutto funziona come dici tu, va bene". Perché la Rai è un'azienda dove è necessaria la raccomandazione? Non penso solo alla Rai, ma dappertutto. Il sistema è così in tutti i paesi, solo che all'estero sono più coperti, passano meno attraverso la politica e più grazie alle lobby degli amici e dei sistemi di potere. La cosa importante è che i meccanismi di selezione siano neutrali. Alla fine io ho detto no a Letizia Moratti, no a Berlusconi, no a Gianni Letta e a tantissimi altri. Perciò sono uscito da questa vicenda più forte di prima. Non vorrà far credere che lei era una centrale telefonica che riceveva chiamate da tutti e diceva no a tutti... No, non dicevo sempre no a tutti. Ma ho messo in piedi un meccanismo di selezione molto severo e in questo caso sono stato fortunato. La severità editoriale, il rigore sono la base del successo. Un attore sbagliato può bloccarti il set, far innervosire il protagonista, il direttore della fotografia e il regista. Così alla fine si perde il prodotto. È una questione di estetica del racconto. È vero che tra le persone che ha aiutato c'è la fidanzata di un sodale politico di Walter Veltroni? Era un consigliere comunale, ma non l'ho aiutata io. E qui mi fermo. Lei è di destra o di sinistra? Sono sempre stato di sinistra. Solo che la sinistra oggi sta a destra. L'attenzione ai più deboli e il garantismo oggi sono da quella parte. Dopo questa vicenda c'è qualcuno che l'ha delusa tra i suoi amici di un tempo? No, la stima e l'attenzione di tanti amici sono rimaste, anche a sinistra e da persone molto importanti. Lei è un berlusconiano di sinistra? Io ero e sono un socialista. Cosa pensa di Bettino Craxi? È stato un grande. L'ex presidente della Rai Enrico Manca ricordava che "anche il Pci raccomandava". Cosa è cambiato nel sistema rispetto alla Prima repubblica? Allora la raccomandazione era più organica, c'era come una sorta di canale diretto fra i partiti e i rappresentanti della Rai. Oggi invece telefonano i leader, conta il rapporto individuale tra il dirigente e il leader politico. In passato era una questione di partito, di politica culturale e propaganda. Il suo deve essere un mestiere poco allegro. Sempre al telefono a ricevere chiamate di raccomandazione. Cerchiamo di essere obiettivi: ne avrò ricevute una o due a settimana di quelle chiamate. E se le concentriamo in 4 anni... Io non avrei mai tollerato una richiesta meno che educata e perbene. Sono più i no che ho detto dei sì. Credo che Berlusconi mi abbia sempre stimato proprio per i miei no. Perché pensa questo? Perché Berlusconi ha l'etica dell'impresa. Anche se non sono intimo di Berlusconi (non sono mai andato a Villa Certosa o ad Arcore), lo conosco bene e quindi so che è un uomo che mette insieme due fattori: massimo risultato con il minimo costo. Berlusconi di fronte alla logica dell'impresa si arrende. Immagino che il suo non fosse l'unico telefono bollente di Viale Mazzini. Appunto, non scherziamo. Il presidente della Rai Claudio Petruccioli dice che il suo comportamento non è in linea con quello di un dirigente della Rai. Sandro Curzi, un uomo di passioni, ha detto che la fiction è il comparto più forte e vincente. Lo stesso presidente Petruccioli ha sostenuto che la fiction è il settore industriale ed editoriale da portare per esempio per la riforma dell'azienda. Che vuol dire questo? L'efficienza industriale non tollera intrusioni e questo significa che io non ho tollerato intrusioni. E siccome le altre cose dell'azienda non sono indicate come modelli, allora che Petruccioli vada a guardare da altre parti. Lui lo sa cosa voglio dire. Lo stimo, è un uomo equilibrato e intelligente, ma stavolta non lo capisco. Io sono un uomo che ha onorato la Rai. C'è qualcuno che le deve la carriera? Molti. Ho preso Fiorello che s'era spento alla Mediaset. Ho preso Panariello quando non era nessuno e ho investito su di lui. Ho recuperato Morandi, lanciato lo show di Celentano. Si è guardato molto in questa storia al "lato b" della faccenda, alle femmine. Ma immagino che le raccomandazioni non arrivassero solo per le belle donne ma anche per gli uomini. Assolutamente sì. Persone importanti chiamavano per segnalare anche attori bravi. Fu lei a licenziare Enzo Biagi? Non è assolutamente vero. Questa è la più grande bugia dopo l'accusa di Goebbels ai comunisti per l'incendio del Reichstag. Finché era vivente Biagi non ho mai querelato nessuno, oggi che lui non c'è più voglio non solo una verità storica ma anche giudiziaria. Perché lo fa solo oggi? Perché con Biagi eravamo amici. Mi voleva molto bene e lui quando Roberto Zaccaria e Pier Luigi Celli mi mandarono via da Raiuno mi difese sul Corriere della sera. Fu Biagi a chiamare due personaggi importantissimi di questo Paese per dire "state facendo un errore ad allontanare Saccà". L'accordo per l'uscita di Biagi per la Rai fu molto oneroso. Certo. E Biagi quella cifra se la meritava tutta perché era un grande amico della Rai. Berlusconi è il dominus di "Raiset"? Raiset non esiste. La Mediaset non ha avuto mai tante botte come quando sono stati scelti gli uomini di Berlusconi in Rai. Pensi a cosa ho fatto io a Raiuno e da direttore generale, pensi a cosa ha fatto Flavio Cattaneo, che in sostanza ha aggredito il salvadanaio della Mediaset, cosa senza precedenti. Raiset è una banalità. Un equilibrio tra le due aziende c'è sempre stato, anche quando presidente della Rai era Zaccaria, che era un nemico ideologico di Berlusconi, ma un amico della Rai e dunque consapevole del bilancio e dell'equilibrio in un mercato difficile. Torniamo alle raccomandazioni. Che cosa hanno in comune Antonella Troise, Evelina Manna ed Elena Russo? Tutti gli attori cercano un posto, ma c'è un problema: tutti vogliono essere protagonisti, però protagonisti si nasce. Andare a letto con un dirigente Rai o con un politico potente aiuta o no? Il confronto e il conflitto tra i sessi si gioca in mille modi. Così va il mondo da sempre, non è che voglio essere disincantato, è un dato antropologico. E non mi scandalizza. E cosa la scandalizza allora? Mi scandalizza se una raccomandata leva il posto a una che è brava. Questa è una delle ragioni per cui non ho mai fatto passare chi non lo meritava. Qual è l'errore più grande che ha fatto? Tutti fanno errori. Piccoli e grandi. Io credo di aver commesso un peccato d'orgoglio intellettuale, di vanità. Sentirsi un po' pieni del successo. Ma non tanto per la vita sociale, io non esco mai e vivo in una casa di 60 metri quadrati, è il narcisismo di lavorare sull'immaginario del Paese e se azzecchi una fiction puoi cambiare una cultura. Questo dà un senso di potenza. Il direttore generale Cappon dice che lei parlava con la concorrenza per organizzare la sua società di produzione. Parlare con la concorrenza è normale. Lui dice una cosa non vera in atti. E cioè che io, per organizzare la mia uscita dalla Rai, preferissi la concorrenza. Quello che dice Cappon è negato in atti, nelle intercettazioni e nelle dichiarazioni di Luca di Montezemolo e Corrado Passera, i miei partner in questa operazione a cui poi si sarebbe aggiunto Ratan Tata. Era un progetto molto importante. Già il fatto che questi personaggi credessero in me la dice lunga sul valore che mi viene attribuito e dicono molto anche dell'invidia che queste cose generano sui mediocri. La Mediaset poteva essere un cliente, non un socio. Perché Cappon ce l'ha con lei? Forse la risposta è nei risultati che ho avuto. Però Giovanni Minoli l'ha difesa a spada tratta... Minoli ha una grande intelligenza e un grande cuore. Con me hanno funzionato entrambi. Cosa l'ha divertita in questo periodo? Mio figlio mi ha fatto tanto ridere quando mi ha detto: "Papà, sta' tranquillo che non c'è buona azione in questo paese che resti impunita". Che impressione le hanno fatto i magistrati? Ci ho parlato una sola volta, li ho visti molto presi dal loro lavoro, ma se devo essere franco mi sembra che pestino l'acqua nel mortaio. Scriverà un libro su questa vicenda? Sì. Farà tremare qualcuno? Non mi interessa far tremare qualcuno, voglio raccontare me e questa storia, come nasce e si sviluppa. È una storia di puttane e o di sputtanamento? Né di puttane né di sputtanamento. È una storia molto seria, lo specchio di qualcosa di profondo che è avvenuto nel Paese, dove si è combattuta una grande battaglia negli ultimi 15 anni tra i vecchi apparati politici e una nuova classe dirigente che si è raccolta intorno a Berlusconi. La guerra si è conclusa con le ultime elezioni. In Italia un governo può cadere per una storia di letto? Sarebbe un paese finito, da piangere. Lei ha una figlia: se volesse fare l'attrice, le consiglierebbe di farsi raccomandare? No, le consiglierei di studiare. Prima di tutto devi avere talento, attori si nasce. Poi studio, studio, studio. Se la mia nipotina (mia figlia fa altro) volesse fare l'attrice, le direi: ma sei proprio sicura? Perché dopo non puoi fare altro mestiere. I politici ci marciano su questa storia delle attrici e della Rai? I politici non sono assatanati, molte segnalazioni sono anche figlie del collegio elettorale, del consenso. Penso che a loro interessi di più l'informazione. Ha visto il film "Le vite degli altri"? Sì e l'ho amato molto. Ci si è ritrovato? Sì, quando le intercettazioni finiscono sui giornali e telegiornali è un po' come stare nella Germania di Erich Honecker dominata dalla Stasi. Ma là erano toccati solo i nemici del regime, qui in Italia può capitare a tutti. Che cosa non va nella tv italiana? Manca il gusto del lavoro ben fatto: ci si affida al programma che tira al momento. Abbiamo i reality che sono in crisi, io l'ho detto 5 anni fa. L'iperbole si nutre d'iperbole e alla fine che fai? La roulette russa in diretta? Chi sono gli ipocriti in questa storia di raccomandati? Le persone che fanno esattamente quello che lei ha visto, ce ne sono alcune che lo fanno più di tutti e ora si indignano. Per carità! Ci sarà tempo. Tornerà a lavorare in Rai? Il giudice ha deciso così, poi vediamo. Sicuramente scrivo un libro sulla mia vita, partendo proprio da questa vicenda perché io ho passato una prova incredibile e mi piacerebbe che la passassero i miei critici. Sarebbe bello.

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A Genova e dintorni tira forte il Maestrale (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

A Genova e dintorni tira forte il Maestrale GIANLUIGI NUZZI Nuove lobby Manager e finanzieri, medici, amministratori pubblici, il leader dei camalli: tutti insieme in un club che fa riferimento a Claudio Burlando, il "presidentissimo" della Liguria. E che un libro passa sotto la lente d'ingrandimento. Il potere in Liguria lo trovavi il lunedì, serata di scopone al ristorante Europa, galleria Mazzini a Genova. Piano superiore, inaccessibile ai più: ai pochi tavoli il petroliere Riccardo Garrone, il terminalista Aldo Spinelli, l'imprenditore siderurgico Vittorio Malacalza. Lì era cresciuto "l'uomo che ormai in Liguria conta più di chiunque altro", ovvero il "presidentissimo" a capo della regione, Claudio Burlando. Che due cronisti come Ferruccio Sansa e Marco Preve raccontano in Il partito del cemento (Chiarelettere). Burlando rappresenta un sistema di potere, di "amici degli amici", una ragnatela che anima relazioni, affari, cordate. Nulla di illegale, certo, ma si ripetono i conflitti di interessi, le situazioni inopportune, che i due cronisti inanellano una dopo l'altra. Il punto di partenza per tracciare il perimetro del nuovo potere è sempre un club. Non certo quello un po' sbiadito e vintage dell'Europa. Il nuovo club porta le insegne dell'associazione culturale che vuole accompagnare la sinistra ligure nella travagliata crescita e metamorfosi. Si chiama Maestrale e si legge, ovviamente, Burlando. "Si tratta di un soggetto chiave" scrivono Sansa e Preve "per capire l'idea di politica che domina a Genova. Dentro ci sono persone di tutte le provenienze e di molti orientamenti diversi, dallo psicologo Paolo Crepet a grandi attori come Mariangela Melato e Moni Ovadia, passando per personaggi televisivi come Claudio Bisio e Maurizio Crozza". Questo in superficie. Scavando un po' viene fuori altro: "Quasi il 10 per cento dei sostenitori dell'associazione privata Maestrale ha avuto una nomina dall'ente pubblico guidato dallo stesso presidente dell'associazione". Ecco Edoardo Bozzo, presidente della Filse, la finanziaria regionale, o Simone Stagnaro, "nominato su diretta designazione della giunta presieduta da Burlando membro della sezione regionale di controllo della Corte dei conti". Ecco gli incarichi "apparentemente diversi da quelli di sua competenza", come quello affidato a Piero Lazzeri, che da spedizioniere si è "ritrovato a occupare una poltrona all'Ente Teatro Stabile di Genova". Un capitolo a parte merita il socio promotore Franco Lazzarini, socio della Ital Brokers, la prima società di brokeraggio assicurativo in Italia. Era di Lazzarini l'automobile con la quale a settembre Burlando imboccò contromano il raccordo autostradale. In perfetto stile casta, agli agenti sbigottiti della Stradale mostrò il tesserino da parlamentare e se ne andò. Solo quando la storia finì sui giornali il prefetto gli sospese la patente per un anno. Ed è sempre di Lazzarini la villa dove vive Burlando. "Pago un regolare affitto", puntualizza lui. Fin qui le coincidenze. Lazzarini e la sua società dialogano con le amministrazioni pubbliche e ottengono commesse, vincono appalti. Negli anni con il ministero dell'Interno, con la Regione Liguria, con le Ferrovie, quando Burlando era ministro dei Trasporti. È opportuno che un politico divida casa, auto e passioni con un fornitore della res publica? Se lo chiedono non solo gli autori del libro. Nella Maestrale troviamo anche una nutrita pattuglia di soci di Lazzarini. Come Giovanni Pisani, socio della Interconsult, a sua volta socia della Ital Brokers di Lazzarini. Un anno fa Pisani è stato nominato nel cda della Sviluppo Genova sps. Un altro socio della Interconsult e della Maestrale è Franco Pronzato: è stato consigliere dell'ex ministro Pierluigi Bersani (Ds), è passato all'aeroporto di Genova per poi finire nel consiglio dell'Enac. E sempre nello scalo del capoluogo troviamo altri due promotori della Maestrale: l'ex sindaco Beppe Pericu, senza compenso, e l'avvocato Marco Arato, un Burlando boy. La lista prosegue con altri nomi di rilievo come Marcello Danovaro, candidato alle amministrative per il centrosinistra: è stato nominato alla Consulta per le attività culturali. Oppure quell'icona dei camalli genovesi, l'intramontabile Paride Batini, chiuso nel suo eskimo alla guida della Culmy, la compagnia dei lavoratori portuali. Insomma un ambiente trasversale. Come si sono potuti accorgere i magistrati titolari dell'inchiesta Fronte del porto, che cercava i motivi delle assegnazioni di banchine e terminal. Si sono infatti imbattuti in alcune intercettazioni telefoniche (come potevano mancare?) in cui Burlando caldeggia per il cda dell'aeroporto Tirreno Bianchi, console della compagnia portuale Pietro Chiesa e consigliere regionale del Pdci. Oltre, prevedibilmente, a essere promotore della Maestrale. L'esclusivo club è aperto anche a immobiliaristi e architetti. Come Vittorio Grattarola, che da assessore all'Urbanistica condivise la vicenda giudiziaria di Burlando, dall'arresto all'assoluzione. Grattarola, con un altro membro della Maestrale, l'immobiliarista Mario Giacomazzi, sta edificando un contestato complesso residenziale nel quartiere di Albaro. Situazione fotocopia nella "commissione sanità" della Maestrale. Molti dei dottori indicati hanno ricevuto promozioni nell'era Burlando. Alcuni "sono passati grazie a una norma che consentiva la nomina di medici senza concorso".

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'Ndrangheta? Quale 'ndr angheta? (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

'Ndrangheta? Quale 'ndr angheta? GIANLUIGI NUZZI Calabria segreta Viaggio a Natile, dove stando a un pentito ci sarebbero 500 affiliati alla criminalità organizzata: un uomo su due. Ma dove il sindaco giura: "Qui la mafia non esiste". Mimmo Calcaterra veste di nero da quando il fratello Rocco si è dato pentito. "Una vergogna" sibila. "Ha deciso di morire senza funerale". Più che paura d'essere ammazzato per vendetta, Mimmo è sopraffatto dal "disonore", travolto dalla "scelta infame" del fratello di raccontare ai giudici dell'antimafia di Torino le segrete cose della Locride. E qui a Natile di Careri, cerniera della 'ndrangheta tra Platì-San Luca e le cosche di Bovalino, svegliarsi con un vicino di casa acconciato a pentito è uno shock, soprattutto se scheda i compaesani. A uno a uno, svelando che "a Natile c'è la più alta percentuale di affiliati di 'ndrangheta: 500 su 2.400 abitanti". Tolte le 1.249 donne, vuol dire un uomo su due. Pippicella, Callipari, Ietto e Cua: i quattro cognomi più diffusi tra Careri e le frazioni Natile vecchio e nuovo coincidono con quelli delle cosche. E il legame di sangue diventa formidabile chiave di lettura per interpretare Calcaterra vestito a lutto. "La 'ndrangheta è impermeabile al pentitismo" sostiene Nicola Gratteri, magistrato. "Sono 2 mila i collaboratori della camorra, 1.000 quelli della mafia, in Calabria se ne contano appena 50. Sulla costa ionica non ce n'è nemmeno uno con il grado di capo locale". "Siamo tutti parenti" ripetono all'anagrafe in comune. A Natile i matrimoni tra primi cugini sono prassi come quelli combinati, indispensabili per saldare il cosiddetto "locale di 'ndrangheta", direttorio tra le grandi famiglie della zona. E tutti indicano che se Natile è cresciuto nell'atlante criminale, come afferma Rocco il pentito, lo si deve alle parentele acquisite tramite i figli. Come quelle di Pietro Cua, ucciso per strada, che sposando i due figli maschi era diventato consuocero del capoclan di Platì, Pasquale Barbaro "U nigru", e del boss emergente di Locri, Antonio Cordì. Natile cresce mimetizzandosi con quella sirena romantica che alle 7 segna il lavoro a operai e agricoltori, alle 8 suona per gli impiegati, poi per le pause pranzo e ancora a fine giornata. Natile rimane aggrappato al luogo comune del paese in miseria del Sud: case fatiscenti, strade abbandonate. Dei 1.847 contribuenti il 79 per cento dichiara meno di 5 mila euro annui, il 40 per cento addirittura zero. A sentire poi il sindaco, Gaetano Pippicella, eletto dall'unica lista che si è presentata, rivedi il film di Roberto Benigni Johnny Stecchino: "Qui abbiamo due grandi problemi", dice serafico. Quali, sindaco? "Innanzitutto la disoccupazione al 46 per cento". E poi? "La viabilità. Da trent'anni si parla della bretella Bagnara-Bovalino...". Scusi, e la 'ndrangheta? "Dove c'è mafia ci sono soldi e qui non ne vedo. L'unica alta densità è appunto la disoccupazione. Qui non esiste la mafia, non c'è niente di gerarchico, si tratta di delinquenza normale. D'estate vengono i turisti tedeschi in pullman, si inoltrano nelle montagne dell'Aspromonte, vengono loro offerti formaggio, olive... Questa è mafia? Ci sono alcuni vecchi che nemmeno escono di casa e vengono dipinti come boss". E il collaboratore di giustizia? "Questo pentito viveva a Torino, veniva qui solo in vacanza nel mese d'agosto. Che ne sa di Natile?". Peccato che proprio l'arteria di Bovalino, appalti da 835 milioni di euro, stia "stimolando gli appetiti delle cosche locali" scrivono i carabinieri del Ros "certamente alla ricerca di una partecipazione ai lavori". Per questo la microcriminalità a Natile è assente. Le chiavi sono in vista, lasciate nella serratura fuori dalla porta di notte, quelle dell'auto infilate nel cruscotto. Ai carabinieri arrivano 5-6 denunce l'anno: un attrezzo sparito a un vecchio contadino, un confine spostato. La pace: si risolve tutto tra famiglie, anche l'incidente stradale: "Vada, vada appuntato, a che serve? Sistemiamo tra noi, non è successo niente". Così la politica, tutto si confonde. Sindaco, lei è di destra o di sinistra? "Che vuole che le dica? Nella mia lista c'è di tutto, dal Pd ad An". Tutti parenti, compresi i consiglieri comunali con i boss. Anche al comprensorio scolastico di Natile si sente ripetere l'adagio della mafia inesistente. La negazione, però, diventa conferma della sua presenza soffocante. Il direttore Sebastiano Natoli: "Non c'è criminalità, non vede la scuola com'è linda? Sono stato 16 anni a Platì, come posso parlare male di paesi come questi?". Già. Lo fanno invece, con coraggio, gli alunni e gli insegnanti che cercano una strada. Basta salire a Careri, scuola media, unica sezione, aula di terza. "Che cos'è la 'ndrangheta?" chiede il cronista. Silenzio. Minuti di silenzio. L'insegnante d'italiano, Franca Donato, stimola, suggerisce, ma nessuno parla. Poi un pianto dirotto. Lacrime di Miriam, amica di Francesco Fortugno, il vicepresidente della regione assassinato nel 2005: "Ognuno deve avere la propria libertà, chi ha ucciso il mio padrino deve finire in carcere". Parla e ha occhi tra dolore e ammirazione. Quell'uomo non c'è più, innocenza e morte si mescolano. Vito, unico maschio della classe: "Ci impediscono di vivere". E poi Erminia: "Con i cattivi solo ciao ciao, la criminalità è una minaccia". Assuntina traccia il perimetro: "Ci sono tante persone che fanno del male alla nostra terra. Careri è una gabbia". Nemmeno insegnare è semplice: "A Natile ti scontri con problemi di disadattamento" spiega un'insegnante che supplica l'anonimato. "Padri in carcere o latitanti. I piccoli emulano i grandi, famiglie assenti e spunta sempre il leader, il bullo... Facevo supplenza e non accettavano la mia disciplina. Tra loro parlavano di 'ndrangheta, che si fa la vita facile, si guadagnano soldi". Così si cresce, a silenzio e violenza. Marco e Francesco S. sono minorenni e già vivono soli. A casa loro i carabinieri trovano una Beretta 7.65. Perché qui, come allo Zen di Palermo o a Tirana o dove volete voi, la pistola è un simbolo. A 18 anni chiedono il porto d'armi senza andare a caccia. È un titolo d'onore come il "dott." che altrove tanti ambiscono davanti al nome. "Una volta l'arsenale era qualche fucile e un paio di pistole" racconta Gratteri. "Negli ultimi tempi, invece, abbiamo sequestrato dieci bazooka, 5-6 chili di plastico C3 o C4, sei missili terra-aria. Tutta roba che arriva dalla ex Iugoslavia tramite la Sacra corona unita". Qui la povertà è disperazione per alcuni e foglia di fico per altri: "Case diroccate e dentro troviamo il lusso" spiega alla Criminalpol lo specialista delle cosche della zona. "Nel cortile interno sono parcheggiate Bmw da 150 mila euro. Case magari senza numero civico perché costruite abusivamente. Una volta ho dovuto ammanettare un vigile urbano perché non ci indicava la casa di un boss da arrestare. Solo dopo 20 chilometri verso il carcere ha capito che non scherzavamo. Siamo tornati indietro. "Vi porto, ma prima dell'irruzione fatemi andar via"". Se provi a chiedere all'ufficio tecnico del comune il numero di abusi edilizi denunciato negli anni, ti rispondono come un disco rotto: "Nel 2007 uno, nel 2008 uno". Sempre così. Ma se mafia significa innanzitutto una certa mentalità, la storia di Rocco Calcaterra non è un segno di cambiamento isolato. Elisa Messineo, psichiatra del carcere di Reggio Calabria: "Oggi i boss in massima sicurezza chiedono aiuto terapeutico, chi per disagio, chi per fingere follia. Solo pochi anni fa questo era impensabile. Certo, i detenuti di Natile (una trentina), i boss, deridono il killer della piana che ingoiava feci e urina, tirando su le formiche con la lingua e abbaiando come un cane alla luna pur di finire in manicomio giudiziario. L'onore prima di tutto. Essere membro della 'ndrangheta in paese è prestigioso". E redditizio. "Persino i lavori per rifare un marciapiede assicurano controllo della manodopera" sottolinea Messineo. "E così le assunzioni dei forestali stagionali". Alla Fiumara, zona impervia di Natile, tra le piante si coltiva marijuana, portando l'irrigazione con tubi sottili per chilometri su terrazzamenti lontani, sfuggendo ai controlli. Ma Natile vuole crescere, e allora qui si gestisce il traffico di cocaina, dopo la stagione dei rapimenti che ha contato 147 sequestri, finiti nel sangue o con riscatti miliardari. Di quel periodo è rimasta solo la Pietra Kappa, monolite alle porte del paese, i fotogrammi della libertà di Cesare Casella che bussa a una porta proprio di Natile dopo 743 giorni in mano ai banditi delle 'ndrine. Oggi da Natile partono gli ordini. Si investe in Australia con il latitante Vincenzo Medici. Si gestisce il mercato di Piemonte e Lombardia, come testimoniano le intercettazioni del clan Pippicella che smistava chili di droga da un telefono pubblico di un bar di Natile vecchio. "Mandano i referenti a Bogotà per acquistare cocaina" dice Gratteri. "Le 'ndrine fanno cartello per comprare 2-3 tonnellate alla volta". Perché gli affari si dividono, ovviamente, in famiglia. Sono o non sono tutti parenti? (gianluigi.nuzzi@mondadori.it).

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Intercettazioni, ecco i numeri veri (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

FATTI & CREDENZE Intercettazioni, ecco i numeri veri LUCA RICOLFI Tre fatti sono difficilmente contestabili: intercettiamo molto più che in passato, nel 2007 abbiamo toccato il massimo storico, le differenze fra distretti giudiziari sono enormi. Parlando di intercettazioni i numeri si sprecano. Pare che le persone con i telefoni controllati siano circa 100 mila. Qualche magistrato ha detto che, in realtà, sono "solo" 20-30 mila, perché le persone controllate sono di meno dei telefoni sotto controllo (un intercettato può avere più di un telefono) e gli apparecchi controllati sono di meno dei decreti di autorizzazione (perché questi ultimi includerebbero le proroghe). Qualche giornale, sulla base di valutazioni spannometriche del ministro della Giustizia, ha parlato di oltre 3 milioni di cittadini ascoltati, includendo nel calcolo anche le persone non controllate ma che cascano nella rete in quanto conversano al telefono con un soggetto intercettato. Per dimostrare che le intercettazioni in Italia sono troppe il ministero della Giustizia si è anche preoccupato di fornire i dati di altri cinque paesi (perché solo cinque? Perché proprio quei cinque? Qual è la fonte?), da cui sembra che altrove si intercetti molto meno che in Italia. Chi ha ragione? Se il criterio è il confronto con altri paesi, dobbiamo dire che non sapremo mai se in Italia si intercetta troppo o troppo poco. Infatti, qualsiasi intercettazione deve essere autorizzata dalla magistratura, mentre in altri paesi esistono altri soggetti istituzionali, per esempio i servizi segreti, la polizia o le autorità di borsa, che possono farlo senza chiedere l'autorizzazione dei magistrati e senza rendere pubblico il numero delle intercettazioni. Quindi le statistiche basate sulle sole autorizzazioni della magistratura non sono confrontabili, ed è perciò impossibile costruire una graduatoria fra paesi: siamo e resteremo in balia dei nostri pregiudizi e delle nostre credenze. Se però cambiamo punto di vista, e ci chiediamo non se intercettiamo troppo rispetto agli altri paesi, ma se intercettiamo troppo rispetto al passato, qualche cosa siamo in grado di dire. Combinando le informazioni frammentarie fornite dal ministero della Giustizia negli ultimi 11 anni, possiamo tentare di ricostruire due miniserie storiche del numero di decreti di intercettazione fra il 1992 e il 2007. La prima serie va dal 1992 al 1996 e dice che in quel periodo il numero di intercettazioni (decreti) è più che raddoppiato, in particolare ha avuto un balzo in avanti (+58,5 per cento) fra il 1995 e il 1996. La seconda serie va dal 2001 al 2007, ma è difficile da confrontare con la prima perché non è chiaro se i decreti sono computati nello stesso modo. Quel che possiamo dire con sicurezza è che anche in questo secondo periodo il numero di intercettazioni è aumentato di molto, con un grande balzo fra il 2001 e il 2003. Oggi le intercettazioni sono 4 volte più numerose che nel 2001, e dai primi dati disponibili paiono essere aumentate anche nell'ultimo anno (13,1 per cento). Quanto al periodo intermedio, che va dal 1996 al 2001 e dunque coincide con la prima legislatura del centrosinistra, il numero delle intercettazioni pare essersi approssimativamente dimezzato, sempre che le vecchie statistiche del ministero siano confrontabili con le nuove. A questa variabilità nel tempo del ricorso alle intercettazioni si accompagna una non minore variabilità nello spazio, ossia fra distretti giudiziari. A Milano il rapporto fra utenze intercettate e procedimenti penali presso i tribunali è più di due volte quello di Torino, e oltre 15 volte quello di Taranto. Conclusione? Nessuno potrà mai sapere se l'Italia intercetta troppo o troppo poco rispetto agli altri paesi, ma tre fatti sono difficilmente contestabili: intercettiamo molto di più che in passato, nel 2007 abbiamo toccato il massimo storico, le differenze fra distretti giudiziari sono enormi. Forse qualcuno dovrebbe spiegarci perché.

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Sommario (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Sommario SOMMARIO sommario Panorama del 10 luglio 2008 primo piano 20 inteRVISTA Saccà nisciuno è fesso di Mario Sechi 26 intercettazioni Mi spiano, ergo sum di Roberto Barbolini indiscreto 31 Di Pietro investe nel suo Molise; a Napoli arriva anche l'allarme cimitero copertina 39 BABY LADRI La vita dei bambini schiavi di Giacomo Amadori attualità 54 Nuove lobby A Genova e dintorni tira forte il Maestrale di Gianluigi Nuzzi 56 vacanze italiane Renato Brunetta. Vorrei fare il fannullone (ma non ci riesco) di Stefania Berbenni 60 Sanità Lo strano caso del dottor Huscher di Carmelo Abbate 62 Calabria segreta 'Ndrangheta? Quale 'ndrangheta? di Gianluigi Nuzzi 66 Caso Gelmini Il mistero delle intercettazioni scomparse di Ignazio Ingrao 68 Banda della Magliana Quel che resta di Renatino di Ignazio Ingrao 73 In Laguna Malati di gioco curati al casinò di Gianluca Amadori 74 ritratti Questa è l'Italia di Valori di Stefano Lorenzetto esteri 82 Scenari Africa al bivio di Stella Pende 84 intervista Sceicco creato dalla Cia di Stella Pende 90 Confronti L'Europa delle multe di Anna Jannello economia 96 Occupazione Impiegati per caso di Raffaella Galvani 102 Soldi & crisi Tassi, l'effetto domino che blocca l'economia di Edmondo Rho 105 INTERVISTA Internet sono io, qui spiego perché di Marco De Martino scienze 110 FUTURO Cern, la città sotterranea delle meraviglie di Luca Sciortino 115 Oltre il caso Santa Rita Vera sfida per un medico è prendersi cura di Marco Venturino 118 SALUTE Epatite B, dilemma vaccino di Gianna Milano 121 scoperte in corso 122 PICCOLE DOSI cultura 128 Musica e narrativa Scrivere al pianoforte di Manuela Grassi 132 Intervista Beecroft: ho paura dei nudi che espongo di Stefano Pirovano 136 Roma Con i colori per le strade di Terry Marocco 138 SCAFFALE 139 IL CAFFÈ spettacoli 142 Colonne sonore Quel ritornello che fa badabum cha cha di Gianni Poglio 146 INcontro Bossa nova, compleanno rap di Andrea Rimado 148 INTERVISTA Non chiamatemi la sorella della first lady di Valeria Gandus 151 Prossimamente in sala Nuovo cinema Medusa di Laura Delli Colli 152 Boss da prima visione Padrino innamorato di Guja Visigalli 155 VISTI E SENTITI società 158 Pensieri inconfessabili I segreti degli uomini sposati di Stefania Vitulli 164 Ferie fai da tech Vacanze last second di Guido Castellano 170 MODA Le sfilate di Parigi di Antonella Matarrese 173 INTERVISTA Il mio mestiere è cucire abiti alle star 181 periscopio a cura di Chiara Risolo opinioni 19 l'editoriale di Maurizio Belpietro 29 l'arcitaliano di Giuliano Ferrara 45 fuori porta di Bruno Vespa 89 l'europeo di Sergio Romano 94 il graffio di Fiamma Nirenstein 194 fatti&credenze di Luca Ricolfi rubriche 25 il peggiore di Augusto Minzolini 36 onorevoli colleghi di Carlo Puca 51 tazebao di Lino Jannuzzi 53 controcampo di G. Baget Bozzo 55 perline di Enzino Meucci 155 il film di Piera Detassis 156 agenda a cura di Guja Visigalli 175 panoramauto a cura di Saverio Villa 177 futuro a cura di Luciano Santilli 186 catalogo dei viventi di G. Dell'Arti & M. Parrini 189 lettere 193 mascalzonate di Giorgio Forattini.

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Il mistero delle intercettazioni scomparse (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il mistero delle intercettazioni scomparse IGNAZIO INGRAO Caso Gelmini Le registrazioni originali delle conversazioni sulle quali si fonda l'accusa di molestie e abusi sessuali sembrano finite nel nulla. Ma nel giallo di don Pierino spuntano strani biglietti, contraddizioni, detenuti che parlano di pressioni e denaro... Le intercettazioni telefoniche mettono in crisi il pubblico ministero di Terni, Barbara Mazzullo, titolare dell'inchiesta a carico di Pierino Gelmini, l'ex sacerdote (oggi ridotto allo stato laicale) fondatore della comunità Incontro per il recupero di giovani tossicodipendenti, indagato per molestie e abusi sessuali. I difensori di Gelmini, Filippo Dinacci e Lanfranco Frezza, contestano infatti la validità delle registrazioni telefoniche che accuserebbero il fondatore della comunità Incontro e i suoi più stretti collaboratori. Il pm Mazzullo ha fatto intercettare per 3 mesi consecutivi (dal 9 marzo al 7 giugno 2007) le 12 linee telefoniche del centralino della comunità. Per registrare la mole enorme di chiamate la procura è dovuta ricorrere a un server esterno, noleggiato presso una società privata, la Redi di Latina. Sono state intercettate così oltre 45 mila conversazioni, poi trasferite su 50 cd-rom. Insieme con le testimonianze di dieci ex ospiti della comunità che accusano Gelmini di averli molestati, le intercettazioni costituiscono uno degli elementi essenziali su cui si fonda la richiesta di rinvio a giudizio dell'ex sacerdote. Secondo gli inquirenti, coordinati dal capo della squadra mobile di Terni, Luca Sarcoli, dalle telefonate registrate emergerebbe come due stretti collaboratori di Gelmini, Giampaolo Nicolasi e Pierluigi La Rocca, con offerte di denaro e di lavoro, avrebbero cercato di indurre uno degli accusatori, Giovanni Preziuso, a ritrattare. Ma non si sa dove siano finite le registrazioni originali di queste conversazioni. Fino a questo momento la procura ha messo a disposizione delle parti solo i cd. I legali di Gelmini hanno chiesto di poter confrontare i cd con le tracce originali ma, come spiega Dinacci a Panorama, "se le registrazioni originali sono state distrutte, attraverso la ripulitura del server, sarebbero inutilizzabili. Sono state infatti riversate sui cd senza che a tale operazione sia stata consentita la presenza dei difensori, così come previsto invece dal Codice di procedura penale". Centinaia di pagine di trascrizioni delle conversazioni tra gli accusatori di Gelmini, i loro familiari e gli operatori della comunità rischiano così di non poter essere utilizzate in sede processuale. Gelmini, che un anno fa si trovava nella bufera, assediato da tv e giornali, ora attende con fiducia la prossima udienza dinanzi al giudice dell'udienza preliminare di Terni, Pierluigi Panariello, fissata per il 15 luglio. In tale occasione saranno chiamati a testimoniare il capo della squadra mobile, Luca Sarcoli, e l'ispettrice che ha condotto le indagini, Anna Maria Mancini. Il procuratore della repubblica di Terni, Fausto Cardella, afferma: "Tutte le questioni sollevate saranno dibattute in aula. Riterrei non solo deontologicamente scorretto ma anche poco rispettoso nei confronti delle parti e dello stesso giudice esprimere qualsiasi opinione fuori dall'ambito processuale". Dalle controindagini dei legali di Gelmini emergerebbero inoltre nuovi elementi che potrebbero mettere in crisi le testimonianze degli ex ospiti della comunità. Spunta un biglietto che due accusatori dell'ex sacerdote (Mario Saragò e Livio Romeo) si sarebbero scambiati nella biblioteca della comunità mostrando le loro vere intenzioni. E c'è un'intervista rilasciata dallo stesso Saragò a una tv locale, nel mese di agosto 2007, nella quale il giovane afferma: "Mi chiedo come la gente metta in giro queste notizie infamanti su don Pierino. Per me don Pierino è tutto. Sicuramente sarà un discorso di invidia da parte di queste persone che avevano già rubato in comunità". Meno di tre mesi dopo Saragò si presenta dinanzi all'autorità giudiziaria per accusare Gelmini di averlo molestato. Ancora più contraddittoria, secondo i difensori dell'ex sacerdote, sarebbe la posizione del principale accusatore, Michele Iacobbe. Dalle sue dichiarazioni, rese dinanzi alla direzione distrettuale antimafia di Bari nel giugno 2005, hanno preso il via le indagini. Iacobbe ribadisce le accuse già formulate nel 2000 (il processo venne archiviato): Gelmini lo avrebbe molestato insieme con un altro giovane di Isernia, Pasquale Di Leonardo. Ma nel dicembre 2006 Iacobbe di fronte a tutti gli ospiti della comunità chiede scusa a Gelmini e aggiunge: "Il cuore che ha don Pierino non ce l'ha nessuno, è una persona speciale che trasmette amore, pace, serenità, tutto". Venti giorni dopo, Iacobbe torna spontaneamente in procura e al pm Mazzullo ribadisce le accuse. Nel maggio 2008 un nuovo colpo di scena: un detenuto torinese, Riccardo Bonetta, afferma di aver conosciuto in carcere Iacobbe, il quale gli avrebbe confidato che si era inventato tutto per estorcere denaro a Gelmini. I legali dell'ex sacerdote si preparano anche a dimostrare come in molte delle situazioni descritte dagli accusatori (feste, raduni con le famiglie) sarebbe stato impossibile per Gelmini abusare dei ragazzi, poiché l'ex sacerdote era continuamente sotto gli occhi di tutti. Infine alcuni testimoni indicati dallo stesso Iacobbe avrebbero palesemente contraddetto le sue dichiarazioni. Gli inquirenti difendono la completezza del lavoro e denunciano tentativi di inquinamento delle indagini messi in atto dagli accusati. Inoltre mettono in evidenza come Gelmini, per soddisfare le sue richieste sessuali, avrebbe ripetutamente minacciato di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di numerosi personaggi politici influenti. Si tratta di accuse pesanti e circostanziate ma, ancora una volta, l'esito di un processo che sembrava scontato è appeso a un filo. Quello del telefono.

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Sfida all'Ok Corral con i giustizialisti (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

EDITORIALE Sfida all'Ok Corral con i giustizialisti MAURIZIO BELPIETRO Il duello per Berlusconi appare all'ultimo sangue e non è sicuro che vincerà la legge. Il problema dell'irresponsabilità dell'azione penale non riguarda solo lui, ma la democrazia. Prima delle elezioni avevo consigliato a Silvio Berlusconi, dalle colonne di Panorama, di tenersi alla larga dai temi della giustizia. C'è tanto da fare che quelli, pensavo, possono venire dopo. Non immaginavo però che la giustizia, per mano di alcuni suoi più smaniosi amministratori, le avrebbe ancora una volta escogitate tutte per non tenersi alla larga da lui. Credevo che la stagione dello scontro tra politica e toghe potesse considerarsi finita e che la caccia al Cavaliere fosse avviata a conclusione, soprattutto perché l'area ideologica in cui certi pm avevano trovato in passato legittimazione era uscita devastata dal confronto elettorale. Con il senno di poi, mi sbagliavo: quella che pareva una legislatura cominciata bene, capace di metter mano ai guai del Paese, sta precipitando in un vortice di veleni in cui rischia di essere risucchiato lo stesso governo. L'operazione, diversamente dal passato, non mira ad abbattere il presidente del Consiglio per via giudiziaria, ma a demolirne l'immagine pubblica, a minarne il profilo istituzionale, così da renderlo impresentabile, in Italia e all'estero. Qualcuno pensa che le telefonate, i pettegolezzi, le spiate dal buco della serratura possano fare molto più di una condanna in primo grado, soprattutto se la sentenza rischia di essere riformata nel secondo o in Cassazione per evidenti vizi di forma. Non importa che nelle chiacchiere bollenti non si ravvisino profili di reato: bastano quelli provocanti di belle ragazze in cerca di una parte. E così è un inseguirsi di voci su presunte intercettazioni a sfondo erotico-ministeriale e confidenze d'alcova su cui non è apposto alcun segreto giudiziario. Una campagna che ha una diabolica efficacia e che non è nuova. Trent'anni fa, con un mix forcaiolo e gossiparo molto simile, L'Espresso riuscì ad abbattere Giovanni Leone. Il presidente della Repubblica fu descritto come un tangentista anche se era innocente, fu ritratto in copertina come un clown, fu messo in croce per le sue amicizie, fu sbeffeggiato perché aveva una bella moglie e dei figli dipinti come monelli. Grazie alla codardia del suo partito, la Dc, e alla protervia dell'opposizione, il Pci, il capo dello Stato fu accompagnato alla porta, salvo poi essere riabilitato vent'anni dopo. La giornalista dell'Espresso che si era resa responsabile di quella caccia all'uomo fu condannata, ma nessuno lo ricorda più. Così come nessuno rammenta che, per un curioso caso, Leone fu l'unico presidente favorevole alla separazione delle carriere tra pm e giudici: in un messaggio alle Camere ammonì il Parlamento sul lassismo giudiziario, invocando meno scarcerazioni facili, soprattutto meno ferie e concorsi e formazione più scrupolosi per i magistrati. Rinviò alle Camere la legge sull'elezione dei membri del Csm, la stessa che in seguito alla reiterazione del Parlamento aprì le porte dell'organo di autogoverno delle toghe alle correnti e alla politicizzazione. Chi credesse dunque che il problema della giustizia e dell'uso politico che alcuni gruppi editoriali fanno della giustizia e del pettegolezzo siano un problema esclusivamente di Berlusconi sbaglierebbe. Il problema della giustizia, della sua ideologizzazione e dell'irresponsabilità dell'azione penale, mischiato al ruolo che alcuni centri giustizialisti svolgono, non riguarda solo il Cavaliere, ma la democrazia stessa. Il tema non è sorto nel 1994, con la discesa in campo di Berlusconi, ma tiene banco dal giorno in cui è nata la Repubblica. Nel 1954 il ministro Michele De Pietro (quasi un omonimo dell'attuale leader della corrente forcaiola) cercò di porre un argine a un potere giudiziario che si autoamministra con un'autonomia che anche all'estero giudicarono non avere eguali in Europa continentale. Ma la riforma fu bloccata dalle proteste dei giudici. Ogni tentativo di rompere l'intangibilità dei magistrati nel corso degli anni si è infranto contro lo strapotere delle toghe. Dal referendum sulla responsabilità civile alla riforma del Csm, ogni prova si è risolta in ulteriore rafforzamento dei giudici. Quella in cui è impegnato Berlusconi appare dunque come una sfida all'Ok Corral, un duello all'ultimo sangue, dove non è sicuro che a vincere sarà la legge, anche se si presenta sotto le ali della giustizia.

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Quel che resta di Renatino (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Quel che resta di Renatino IGNAZIO INGRAO Banda della Magliana Una fitta rete di legami con la criminalità ma anche con alti prelati. E poi un tesoro: soldi (tanti), gioielli, immobili... Ecco che fine ha fatto l'eredità di Enrico De Pedis, nome tornato al centro del caso Orlandi. "Mio marito è morto incensurato". Si rifiuta di parlare con i giornalisti Carla Di Giovanni, 61 anni, vedova di Enrico De Pedis, detto "Renatino", boss della banda della Magliana. Carla ripete solo la sua paradossale verità: Renatino, infatti, venne ucciso il 2 febbraio 1990, in via del Pellegrino a Roma, all'età di 36 anni senza essere stato condannato. Arrestato nel 1984 e scarcerato per decorrenza dei termini, fu assolto nel 1989 nel primo processo alla banda della Magliana. Nel successivo, nel 1994, i reati di De Pedis vennero dichiarati "estinti per morte del reo". Ma cosa resta della famiglia De Pedis? Dove sono finite le numerose donne del "Dandy", come lo ha soprannominato Giancarlo De Cataldo in Romanzo criminale? E, soprattutto, che fine ha fatto il tesoro di Renatino, accumulato in 15 anni di attività criminale? Panorama ha cercato di scoprirlo. Carla Di Giovanni, la vedova, vive con il padre Aldo e la madre ammalata in un bell'appartamento nel quartiere Prati, a due passi da piazza Mazzini. È la casa di famiglia dove Di Giovanni è tornata a vivere dopo l'uccisione del marito. Originaria della zona di Testaccio, la famiglia Di Giovanni è descritta da tutti i vicini come una famiglia perbene: un figlio funzionario di banca, morto per una grave malattia qualche anno fa, la madre casalinga, il padre ex impiegato dello Iacp (Istituto autonomo case popolari, oggi Ater) e bravo cabarettista con Pippo Franco. Anche Carla entra all'Ater come segretaria all'inizio degli anni 70, e tuttora lavora nella sede centrale, a lungotevere Tor di Nona. Alta, castana, prosperosa, viene subito notata a Testaccio da Enrico De Pedis, di 7 anni più giovane di lei. Al padre di Carla e allo zio, titolare di una pescheria, non piace il giro di Renatino e dei suoi amici. Così tutta la famiglia si trasferisce nel quartiere Prati. Ma l'amore contrastato del giovane boss emergente con la bella ragazza di buona famiglia resiste all'ostilità dei parenti e ai tradimenti di lui. Uscito dal carcere, De Pedis sposa Carla nella primavera 1989, nella Basilica di Sant'Apollinare, a due passi da piazza Navona. Celebra Piero Vergari, che De Pedis ha conosciuto nel carcere di Regina Coeli come cappellano. La festa, con la banda della Magliana al completo, è al night Jackie'O, allora di proprietà di Giuseppe De Tomasi, detto "Sergione", responsabile degli investimenti "finanziari" della banda. La felicità di Carla dura poco: passano pochi mesi e Renatino muore vittima di una guerra interna alla banda, tra la costola di Testaccio e quella della Magliana. Il corpo dapprima viene tumulato al cimitero Verano; qualche giorno dopo la famiglia chiede a don Vergari di trasferire la salma nella cripta della Basilica di Sant'Apollinare, un privilegio riservato solo alla nobiltà e ai principi della Chiesa. Di Giovanni spiega di voler rispettare la volontà del marito, che il giorno del matrimonio nella basilica avrebbe detto: "Il giorno che mi tocca, piuttosto che al cimitero mi piacerebbe essere portato qui". In realtà alcuni testimoni avrebbero visto al Verano la vedova litigare con l'amante di Renatino, Sabrina Minardi, pochi giorni dopo il funerale. Con una lettera inviata al cardinale Ugo Poletti, allora vicario del Papa per la diocesi di Roma, datata 6 marzo 1990, Vergari presenta il boss ucciso come un generoso benefattore. Dopo soli 4 giorni il cardinale Poletti rilascia il nullaosta per la tumulazione di Renatino nella cripta della basilica. Il 24 aprile 1990 la salma è già nella nuova tomba. "I lavori di costruzione del sepolcro costarono circa 37 milioni e furono eseguiti da una ditta di fiducia del Vaticano" ricorda la vedova, alla quale, fino al 1997, venne consegnata persino la chiave di accesso alla cripta. Originario della provincia di Perugia, molto amico del cardinale Pericle Felici, Vergari, oggi 72 anni, è stato anche officiale presso il Supremo tribunale della Segnatura apostolica. Così descrive i suoi rapporti con De Pedis: "Fuori dal carcere ci siamo visti più volte: nella chiesa e altre volte fuori, per caso. Mai ho veduto o saputo nulla dei suoi rapporti con gli altri, tranne la conoscenza dei suoi familiari. Aveva il passaporto per poter andare liberamente all'estero. Mi ha aiutato molto per preparare le mense che organizzavo per i poveri". E mostra una lettera autografa del cardinale Poletti, datata 10 gennaio 1991 (pochi mesi dopo il trasferimento della salma di Renatino), dove si legge: "Caro don Piero, ho ricevuto il generoso assegno per l'Opera delle vocazioni sacerdotali a Roma. Grazie per il tuo inesauribile entusiasmo ecclesiale e per il tuo generoso impegno". Sulla vita privata di Vergari sono circolate anche insinuazioni, mai dimostrate, che hanno fatto pensare che potesse essere stato ricattato dalla banda. Restano da chiarire i rapporti tra il cardinale Poletti e la banda della Magliana. Secondo alcuni testimoni, il porporato avrebbe celebrato il matrimonio di Anna Maria, la figlia maggiore di Enrico Nicoletti, il cassiere della banda. Non ci sono riscontri a queste affermazioni. Ma, secondo i magistrati, Poletti avrebbe avuto un ruolo nella vendita di un complesso immobiliare, composto da tre ville e da un parco di oltre 24 mila metri quadrati, sulla via Ardeatina, di proprietà dell'Opera Francesco Saverio Oddasso, riconducibile al Vicariato. Nel 1983 il complesso fu venduto per 1 miliardo 190 milioni di lire alla società immobiliare Cofim (Commerciale finanziaria immobiliare), che aveva come soci i figli di Nicoletti, Anna Maria e Antonio. Sette anni dopo fu valutato 27 miliardi di lire. Ne consegue, osserva Otello Lupacchini, giudice istruttore del processo alla banda della Magliana che "l'immobile era stato ceduto a un prezzo assai inferiore al valore reale". Confiscata e ceduta al Comune di Roma, la villa è diventata la Casa del jazz. Nel 1995 sono stati sequestrati a Nicoletti beni per un valore di oltre 800 miliardi di lire: immobili in Lazio, Sardegna, Veneto, Abruzzo, Toscana, più numerose auto di lusso. Molti erano stati acquistati per conto di Renatino. La vedova Carla ha ereditato una villa a Ischia e una a Cerveteri. Meno beneficiata, almeno in apparenza, l'ex amante del boss, Sabrina Minardi, che ha riaperto il caso di Emanuela Orlandi, sostenendo che la banda della Magliana avrebbe compiuto il sequestro su ordine del vescovo Paul Marcinkus. L'appartamento in cui viveva Minardi in via Elio Vittorini, zona Eur, è stato venduto. Il suo nome però è comparso nelle intercettazioni telefoniche relative alla cessione dell'hotel Kursaal di Montecatini Terme. A Minardi sono certamente rimasti numerosi beni mobili: gioielli e articoli di lusso. Il fratello gemello di Renatino, Luciano, che oggi ha 54 anni, e il fratello minore Marco, 42 anni, sono invece titolari di un ristorante-pizzeria in Trastevere, il Popi Popi. Tuttavia, questo sommario censimento non basta a dar conto dell'immenso tesoro di Renatino che sembra essere svanito. Solo con i videopoker e il gioco d'azzardo il boss della banda della Magliana incassava "almeno 20 milioni a settimana" ritiene il pm Andrea De Gasperis. A quel tempo erano riconducibili alla banda anche numerosi locali notturni a Roma: oltre al Jackie'O, il Clef e il ristorante La graticola. "De Pedis ricorreva a prestanome sia per le attività illecite, come gioco d'azzardo e traffico di stupefacenti, sia per le attività lecite nel campo immobiliare e commerciale. Perciò, dopo la sua uccisione, non è stato facile per i familiari tornare in possesso dei suoi beni" spiega Lupacchini. l.

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Giustizia Senza limiti, anche per le spese (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Giustizia Senza limiti, anche per le spese STEFANO VESPA Scontro fra poteri Sempre più duro il faccia a faccia tra politici e magistrati. Sul tappeto il caso Csm, i costi troppo elevati, la lunghezza dei processi. Mentre si profila un nuovo elemento di attrito: quello sui benefici ai detenuti. Nella guerra senza esclusione di colpi che si combatte sulla giustizia è ormai chiaro che alla fine non ci potrà essere pareggio. C'è il Consiglio superiore della magistratura che, nonostante l'intervento del presidente della Repubblica, è andato avanti per la sua strada esprimendo un parere sulla costituzionalità di un decreto, proprio quello che Giorgio Napolitano ha detto che non può fare. C'è una parte dell'opposizione che per il Pdl "è pronta alla spallata finale". C'è il governo che lavora a un decreto legge per porre limiti alle intercettazioni e alla loro pubblicazione. Insieme a tutto ciò restano altre emergenze come l'inaccettabile lunghezza dei processi e la certezza della pena, per risolvere le quali oggi sembra impossibile un punto di incontro tra maggioranza e opposizione. Nel frattempo un sondaggio per Panorama (vedere a pagina 49) conferma che il limite di sopportazione da parte dei cittadini è stato raggiunto e forse superato: il 93,2 per cento è d'accordo sul fatto che un magistrato che sbaglia debba risponderne; l'89,7 pensa che debba essere allontanato dalla magistratura chi è lento nel lavoro e libera gli accusati per decorrenza dei termini; il 78,4 ritiene che i magistrati dovrebbero essere controllati da un organo indipendente, dunque non dal Csm com'è oggi. La lettera inviata il 1° luglio da Napolitano al vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, è riuscita a evitare, o almeno a rinviare, uno scontro istituzionale dalle conseguenze imprevedibili. In sintesi, il capo dello Stato conferma la liceità dei pareri sui progetti di legge, non il "vaglio di costituzionalità" che spetta solo alla Consulta. Ma certo le ultime mosse di tutti i giocatori in campo non lasciano ben sperare. I limiti entro i quali l'organo di autogoverno delle toghe può esprimersi sono definiti dalla legge istitutiva del 1958: il Csm "dà pareri al ministro, sui disegni di legge concernenti l'ordinamento giudiziario, l'amministrazione della giustizia e su ogni altro oggetto comunque attinente alle predette materie". L'annuncio di un parere sulla costituzionalità del cosiddetto emendamento salva processi al decreto sicurezza (che prevede lo stop per 1 anno ai processi per reati sotto i 10 anni di pena e commessi entro il 30 giugno 2002, compreso quello in cui Silvio Berlusconi è imputato di corruzione a Milano) ha portato al Quirinale i presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini. "Ci sarebbero gli estremi per sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato" riflette Filippo Berselli (An-Pdl), presidente della commissione Giustizia del Senato. La bocciatura da parte del Csm della norma "salva processi" è risultata dunque uno schiaffo a Napolitano, ancora più grave perché arrivato appena Mancino aveva finito di leggere la lettera spedita dal Quirinale. "L'unica differenza nel testo è l'eliminazione della parola "costituzionalità"" fa notare Gianfranco Anedda, membro laico del Csm per il Pdl, "lasciando però il riferimento al principio di ragionevolezza che è proprio della Consulta". Un modo, secondo Anedda, di rivendicare la propria autonomia con l'evidente contraddizione (oltre allo sgarbo istituzionale) di voler essere autonomi perfino da chi presiede lo stesso Csm, cioè il presidente della Repubblica. "C'è uno spezzone politico e giudiziario che intende dare la spallata al governo e combatte l'ultima battaglia a tutti i costi" dice Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. L'obiettivo è quello "di aumentare i consensi attorno ai forcaioli". Per questo Cicchitto non sottovaluta Antonio Di Pietro, "che puntando alla spallata punta in realtà a egemonizzare il Pd" indicando la strada dello scontro a oltranza. È evidente come in questa situazione affrontare i mali del pianeta giustizia sia molto difficile. La commissione Giustizia del Senato sta discutendo il disegno di legge sulla sicurezza (che comprende il contestato reato di immigrazione clandestina, con l'opposizione contraria anche alla semplice aggravante): Berselli conta di approvarlo entro il 17 luglio, pur prevedendo almeno 200 emendamenti. Intanto, un primo passo bipartisan è stato compiuto il 2 luglio, quando la commissione ha approvato all'unanimità un'indagine sull'efficienza della spesa del sistema giudiziario. Visto che avere più soldi è impossibile, occorre una maggiore efficienza. Cinque i punti dell'indagine: razionalizzare le spese obbligatorie, come le notifiche; risparmiare su procedure quotidiane, per esempio convalidare il fermo nel carcere evitando la traduzione del fermato davanti al giudice; valutare lo stato delle sperimentazioni sui risparmi possibili nelle intercettazioni e con una migliore organizzazione del lavoro, come dimostrato dalla procura di Bolzano; valutare quanti soldi sono disponibili in depositi bancari e postali, inutilizzati da tempo, e ovviare alla mancata riscossione delle spese di giustizia dopo la condanna; infine favorire le sanzioni amministrative con una contestuale depenalizzazione e, in campo civile, un maggiore ricorso alla conciliazione. L'efficienza è la priorità anche per Lanfranco Tenaglia (Pd), ministro ombra della Giustizia: "Abbiamo già presentato una proposta organica, che prevede l'assunzione di 2.200 cancellieri, la riforma delle circoscrizioni giudiziarie e un maggiore uso della telematica". Visto che l'accorpamento degli uffici giudiziari minori scatenerebbe delle rivolte, Tenaglia ipotizza anche "organici unici per uffici limitrofi, che presuppongono mobilità e flessibilità". Un altro scontro è certo sulla legge Gozzini. Berselli da tempo punta a riformare i benefici ai detenuti: "Va eliminata la liberazione anticipata, cioè lo sconto automatico di 45 giorni ogni 6 mesi di reclusione" spiega il senatore del Pdl "e l'affidamento ai servizi sociali dev'essere consentito per pene fino a 1 anno e non fino a 3 anni come ora. E vanno allungati i tempi per ottenere la semilibertà". L'opposizione ha altre idee: "La Gozzini ha dato ottimi risultati" replica Tenaglia. "Anziché eliminarla, aumentiamo il potere di valutazione del giudice di sorveglianza sui singoli casi. Piuttosto, vogliamo modificare la ex Cirielli sui tempi della prescrizione dei reati, troppo bassa anche per quelli più gravi". Efficienza e certezza della pena, evidentemente, hanno significati diversi a seconda dei vocabolari politici.

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Bossa nova, compleanno rap (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Bossa nova, compleanno rap ANDREA RIMADO INcontro Come fa il sound brasiliano a piacere così tanto anche agli under 20? Lo spiega Sergio Mendes, che sta per arrivare in Italia e che con l'ingrediente hip-hop ha scalato le classifiche. Un'onda lunga cinquant'anni, che ha bagnato prima la spiaggia di Ipanema e poi il resto del mondo. Fatta di samba vestito di jazz, amore balneare, sole, cielo e ragazze dal passo irresistibile. La bossa nova compie mezzo secolo di vita, ma non lo dimostra. Il governo brasiliano l'ha dichiarata patrimonio immateriale del paese. Rio de Janeiro, sua culla, offre lo stesso paesaggio e le stesse vibrazioni di allora. E molti dei suoi protagonisti (o i loro figliocci) continuano a suonarla. Le avvisaglie erano cominciate prima, ma è il 1958 l'anno in cui la voce di Elizete Cardoso consacra in un disco le melodie di Antonio Carlos Jobim e i versi di Vinicius de Moraes. Sempre quell'anno un ragazzo di Bahia timido fino alla nevrosi, di nome João Gilberto, dalle radio di tutto il Brasile canta una canzone dal titolo divenuto poi leggendario, Chega de saudade: basta "saudade" (traduzione approssimativa: nostalgia). È un manifesto senza esserlo. Soprattutto è una maniera nuova di fare samba con parole leggere, rime baciate e una voce confidenziale, vibrante di swing. Per caso, una notte a Rio, qualcuno la battezza bossa nova. L'onda invade tutto. E pensare che La ragazza di Ipanema arriverà solo nel 1962, firmata anche questa volta da Tom e Vinicius. Da lì a poco quel samba magico incontra il sax di Stan Getz e il successo planetario, ininterrotto fino a oggi. Il disco Getz/Gilberto, atto di nascita del jazz-samba, è un long-seller imbattuto. Lo stile bossa ha invaso moda, pubblicità, cinema, spesso fino a nascondere il resto della musica brasiliana, trasformando Rio in una cartolina fatta di mare blu e ragazze flessuose. Immagine forse semplificata, ma che non ha mai smesso di sedurre. "Per me il segreto è che si tratta essenzialmente di grandi, bellissime canzoni" dice oggi Sergio Mendes. Se esiste qualcuno che conosce la formula degli ingredienti di cui è fatto il cocktail perfetto, quello è lui. Il pianista di Rio de Janeiro, 67 anni, oggi cittadino di Los Angeles che si definisce "uno zingaro", già nel 1966 aveva venduto milioni di copie con la sua versione di Màs que nada di Jorge Ben Jor. E 2 anni fa, con il cd Timeless, ne ha venduto un altro milione. Ha preso vecchi classici della bossa nova e li ha vestiti con l'hip-hop dei Black Eyed Peas e del suo leader Will.i.am. Però avverte: "Odio i cliché. La mia è un'avventura musicale sempre diversa. E non da ora. Il mio gruppo dei primi anni Sessanta, il Bossa Rio, era già una cosa completamente nuova". Adesso, con il cd Encanto, ideale seguito del precedente, punta a scalare di nuovo le classifiche. Sempre in compagnia del rapper californiano, oltre che di uno stuolo di giovani provenienti dai quattro angoli del pianeta: dal colombiano Juanes a Jovanotti. Racconta: "È stato Will.i.am a cercarmi, confesso che io non sapevo chi fosse. Ho incontrato questo ragazzo nero elegantissimo con un pacco di miei vecchi dischi in vinile sotto il braccio: voleva che glieli autografassi. Mi ha raccontato che ascoltava la mia musica da quando aveva 14 anni". Mendes continua: "Lì mi si è accesa la lampadina. La mia idea era proprio intercettare i giovani. Dopo sono stato io a chiedergli di collaborare e lui si è portato molti amici". Come la vocalist Fergie, o il rapper brasiliano Marcelo D2, ma anche star come Stevie Wonder e Justin Timberlake, che hanno reso vecchi classici del samba supersuccessi nelle radio Usa. Come si spiega? "Prendiamo Màs que nada" risponde Mendes "l'ho incisa 40 anni fa e rifatta adesso: medesimo successo. La sua forza sta nella melodia". Certo la forza del rap gioca un ruolo decisivo nella rilettura "contemporanea", come la definisce Mendes, di queste vecchie canzoni: "Ma non mi considero prigioniero del rap" precisa il pianista "perché non voglio essere ripetitivo. A me piace tutto, ascolto jazz, r'n'b, tarantella, tango. In Encanto il rap c'è solo in due pezzi, è molto più presente Carlinhos Brown" afferma, parlando del percussionista e cantante baiano ex membro dei Tribalistas, che firma pezzi come il trainante Funky Bahia. "E uno come Carlinhos non ha certo bisogno del rap". Affermazioni e ibridazioni che farebbero rabbrividire i puristi. "Ognuno fa quello che gli pare. Sono orgoglioso di aver fatto parte dell'epoca della bossa nova, ma vado avanti per la mia strada. Oggi i miei ascoltatori hanno tra i 15 e i 40 anni e succede una cosa bellissima. Spesso i loro genitori mi scoprono grazie ai figli". L'Encanto di Sergio Mendes (il segreto della formula) è forse un tocco capace di fermare il tempo. Ma la saudade? "Ne soffro, ma torno sempre. Per l'ultimo disco ho viaggiato mesi tra Rio e Bahia. E non è di sicuro l'ultimo capitolo".

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Scongiuri giapponesi (sezione: Intercettazioni)

( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Leo Sansone, 07 luglio 2008, 10:42 Il graffio Se fosse superstizioso (non è detto che non lo sia), Silvio Berlusconi farebbe gli scongiuri dal Giappone. Finora gli è andata bene. Ma ora parlerà o non parlerà Miriam Raffaella Bartolini in Berlusconi? O meglio: parlerà o no Veronica Lario, il più conosciuto nome d'arte assunto dalla moglie del Cavaliere quando faceva l'attrice? Una cosa è sicura: Berlusconi l'ha incontrata, le ha parlato ripetutamente per telefono. E, per ora, la moglie tace. "Sono fango e pettegolezzi senza fondamento", ha assicurato venerdì il presidente del Consiglio. In una formalissima conferenza stampa a Palazzo Chigi sull'attività del governo, ha seccamente smentito il gossip a sfondo sessuale che da una settimana occupa le pagine dei giornali. Poi è partito per il vertice del G8, che da ieri si tiene nel paese del sol levante. La tensione è altissima. Fra le telefonate intercettate dalla magistratura, e per ora non finite sulla stampa, ce ne sarebbero anche alcune a luci rosse che riguarderebbero Berlusconi ed alcune giovani e belle ministre del suo governo. Le indiscrezioni hanno riempito quotidiani e riviste. Fra i primi a scriverne è stato Vittorio Feltri, direttore di "Libero". In un articolo ha parlato di intercettazioni telefoniche arrivate ai giornali; pericolose per Berlusconi, ha precisato, non sul piano penale, ma su quello della "gnocca". Fedele Confalonieri, in una intervista al "Corriere della Sera", ha negato ogni veridicità alle indiscrezioni in circolazione ed ha commentato: "Può capitare al telefono di parlare in modo pruriginoso". Del resto, ha aggiunto il presidente di Mediaset e grande amico del Cavaliere, "Mozart pizzicava il sedere alle cameriere". Così è scattato l'allarme Veronica Lario. Per "il goliardismo" e "il bullismo da paese" di Berlusconi, come lo ha definito Confalonieri, è già scoppiato un caso un anno e mezzo fa. La signora Lario, di solito molto riservata, in una lettera aperta pubblicata in prima pagina da "la Repubblica" il 31 gennaio 2007, chiedeva pubbliche scuse al marito, dopo i troppi galanti complimenti indirizzati ad altre donne. Immediatamente arrivarono le pubbliche scuse dell'allora leader dell'opposizione. "Cara Veronica, eccoti le mie scuse. Ero recalcitrante in privato, perché sono giocoso, ma anche orgoglioso", disse, chiudendo il caso. Quelli furono pesanti contrasti finiti sui giornali anche per questioni economiche. La seconda moglie del Cavaliere, precisarono i giornali, chiedeva una quota di riguardo dell'impero Fininvest anche per i suoi tre figli, considerati penalizzati rispetto a quelli avuti dal marito nel primo matrimonio. Il presidente del Consiglio non vuole che la vicenda si ripeta. Così ora ha un occhio rivolto al Giappone e due in Italia. Berlusconi, da oggi a mercoledì in missione nel Sol levante per la riunione dei paesi del G8, non passerà delle giornate tranquille. Il presidente del Consiglio dovrà affrontare, con gli altri sette capi di governo a Sapporo, le emergenze dei prezzi boom di petrolio ed alimentari. Ma avrà l'attenzione doppiamente rivolta all'Italia: per gli attacchi piovuti al 'blocca-processi' e al lodo Alfano (gli permetterebbero di uscire indenne dal processo Mills), per i contrasti sorti con l'alleato Umberto Bossi e per le eventuali reazioni della moglie al gossip a luci rosse. Ci sono tre possibili problemi connessi: il primo è famigliare; il secondo è economico, il terzo è politico. Già, ci potrebbe essere anche un problema politico se Veronica chiedesse conto a Berlusconi di eventuali telefonate non propriamente eleganti. Il Cavaliere di Arcore aspetta ed incrocia le dita. Si augura che le intercettazioni, se esistono, non vengano pubblicate dai quotidiani e spera che Veronica non scenda in campo con delle accuse. Una moglie che contesta il marito presidente del Consiglio e leader della maggioranza non è certo una bella pubblicità. E' già successo varie volte: all'inizio del 2007, è accaduto quando la signora Lario in Berlusconi appoggiò la scelta pacifista in Iraq, contestando quella militare. E' successo quando Walter Veltroni la invitò, per "le sue curiosità culturali" e per la sua indipendenza, ad entrare nel Partito democratico. Non furono bei momenti per il Cavaliere l'intrusione del pubblico nel suo privato famigliare e viceversa. Non è certo bello, ma è una delle conseguenze e delle degenerazioni del sistema politico leaderistico e maggioritario all'americana, voluto sia dal presidente del Consiglio e sia dal segretario del Pd. La moglie Veronica, per Berlusconi, potrebbe diventare più temibile di Veltroni, di Prodi, di D'Alema, di Rutelli, di Amato, di Di Pietro. Un suo attacco potrebbe risultare più delicato da affrontare del conflitto d'interessi fra i suoi poteri pubblici di presidente del Consiglio e i suoi interessi privati (aziendali e giudiziari). Rapporti famigliari e politica rischiano d'intrecciarsi in un corto circuito. "Io perdo tutti quelli che amo. Non ti voglio perdere", dice Sharon Stone, nel film Basic Istinct. Dove non poté Veltroni con Berlusconi, forse potrebbe Veronica. Il loro, comunque, è un legame antico. Si conobbero dal 1980 quando Veronica era una attrice e il Cavaliere un imprenditore, hanno convissuto e poi si sono sposati nel 1990, dopo che il Cavaliere ottenne il divorzio dalla prima moglie. Il rapporto, anche se fra uno strappo e l'altro, finora è andato avanti.

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Cosa ne pensano i lib-lib di Julius (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

In questo blog abbiamo più volte "sfottuto" il nostro Julius per la sua ansia Pop. L'inutile e dannosa Robin tax, la populistica esclusione dei ricchi (solo 70mila? solo due dei quali in piazza di Spagna a Roma?) dai benefici Ici sulla prima casa, la card per gli anziani, la lotta contro la speculazione. E via dicendo. Anzi, già che ci siamo, gli insopportabili slogan contro il "mercatismo". Senza considerare la mancata liberalizzazione per eccellenza: e cioè la riduzione delle imposte sui redditi o per lo meno una prospettiva di riduzione. Che il Dpef non ci da. Insomma quello che pensiamo sul Julius pop per i nostri commensali (che spesso hanno anche criticato il cuoco) è pietanza nota, anche se non a tutti gradita. Ieri è arrivata in cucina una mail di David Baccini, intitolata "Tremonti il socialista ci porterà al disastro". Vi inoltro le prime righe: "sono sconcertato per il comportamento schizoide del Ministro Tremonti, nel quale non ho mai riposto alcuna fiducia e che affonderà il Governo, ma sopratutto per il "sentiment filogovernista-filotremontiano antimercato" di Giannino: scioccante davvero. Altrettanto sconcerto va verso l'IBL, che di fronte ad accuse tremontiane al mercato, a chi (praticamente l'intero popolo europeo) non si riconosce nel nuovo meta-stato soviet-europeo, alla speculazione, al profitto, a chi si dice liberista, a chi esige basse tasse, a chi disconosce l'efficacia della redistribuzione (Robin Tax ed altre puttanate) .. l'IBL tace, in conformità Gianniniana". Be' in effetti si può condividere con Baccini un certo stato di solitudine da queste parti. Difficile trovare conforto a sinistra (lo devo spiegare ancora una volta?), ma anche nei punti di riferimento dei liberali classici, sembra che ci sia un po' una corsa a non disturbare il manovratore. La paura di Prodi e accoliti non ci può rinchiudere in un angolo. Non ci deve spingere verso un'accettazione muta dei provvedimenti governativi. Insomma se Julius ha deciso di fare una corsa di popolarità con l'adorato Cav, son cavoli suoi. Non di Noi italiani che abbiamo votato un governo immaginato liberale. Scritto in Berlusconi IV Non commentato " (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 03Jul 08 Bce senza pop La Bce ha deciso di alzare al 4,25 per cento i tassi di interesse in Europa, con un ritocco all'insù di un quarto di punto. I governi di mezza Europa (Francia e persino Germania) le avevano chiesto di non farlo. D'altronde l'economia non gira e l'inflazione (arrivata al 4 per cento massimo da 16 anni) è più dovuta al rincaro delle materie prime che ad una forte domanda di consumo. Chi ha ragione? La Bce non risponde a nessuno. I governi Ue, invece, ai propri elettori. In questa vicenda il differente grado di responsabilità (accountability) ha un peso. La politica sembra più attenta al momento, al breve termine. Palese il caso italiano: subito una dilazione sulla rata dei mutui (accordo Tremonti-Abi) ma tra 20 anni si paga il conto. Subito la card sociale per i pensionati più poveri, ma non si riducono permanentemente le imposte dirette. Subito la tassa sugli odiati banchieri-petrolieri, ma domani si rifaranno con aumenti sui consumatori. Il respiro immediato è ciò che conta, nel lungo periodo (come diceva qualcuno che al cuoco non piace tanto) saremo tutti morti. I banchieri centrali "irresponsabili" per costituzione si possono permettere l'impopolarità. Sanno che non possono alimentare aspettative inflattive. La rincorsa prezzi-salari-prezzi è micidiale come dimostrano gli anni 70. E ci sono i primi segni. La furia sindacale In Italia contro l'inflazione programmata fissata ll'1,7 per cento nel Dpef (e qui bene ha fatto Julius), il costo del lavoro in Spagna salito al 5,7 per cento; l'aumento salariale dei pubblici dipendenti tedeschi fissato quest'anno al 5 per cento. I Banchieri centrali saranno spietati, ma sanno che un un po' di veleno nel corpaccione europeo oggi, è meglio di un infarto certo domani. Non accondiscendono alla nuova ventata pop della politica europea. Scritto in pol economica Commenti ( 14 ) " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 03Jul 08 Rosicchiare la Mela Tra pochi giorni arriva in Italia un oggetto di culto. Sì qualche volta anche in questa zuppa si assaporano pietanze leggere. Si tratta del nuovo telefonino 3g della Apple. Come sapete il cuoco ha una certa passione per la Mela. Oggi il sole 24ore ha anticipato i possibili piani tariffari che Vodafone e Tim applicheranno al mitico gadget. Lo diciamo subito: troppo cari. Il nuovo telefono è pensato per stare spesso collegato, anche in remoto, su internet. Insomma brucia bytes su bytes. Gli operatori invece fanno finta di nulla e nelle loro ipotesi di abbonamento prevedono tariffe flat fino a 1gb (Tim) e 600 Mb (Vodafone). Un po' tirchietti. C'è da scommettere che i mela maniaci che vorranno aver subito l'oggetto del desiderio pagheranno un biglietto di ingresso piuttosto caro: e a riscuoterlo non sarà la Apple, ma i due gestori di telefonia. Scritto in Varie Commenti ( 2 ) " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 22Jun 08 Appunti in manovra La manovra presentata dal governo vale quasi 35 miliardi di euro, per il prossimo triennio. Anche se alcuni effetti (per un paio di miliarducci) si faranno sentire da quest'anno. In sintesi si riduce la spesa pubblica corrente del 2 per cento nel triennio: si sforbiciano risorse per gli enti locali (-9.2 miliardi), la pa, la sanità (-5 miliardi), la scuola (-8 miliardi e meno 100mila prof) e altro ancora. La pressione fiscale sale, alla fine del triennio, al 42,9 per cento del Pil (più 0.1 rispetto all'eredità prodiana). Questa manovra ci permetterà nel 2011 di avere un rapporto tra debito e pil inferiore al 100 per cento. La manovra è fatta per la gran parte dalla riduzione di spesa pubblica e questo è un bene. Nel 2011 la spesa pubblica dovrebbe fermarsi (si fa per dire posto che in termini assoluti aumenta) a 753 miliardi di euro (compresi 86 miliardi di interessi sul debito), il 38.3 per cento del nostro Pil. C'è un aumento delle imposte per il primo anno quantificabile in 4 miliardi: si fanno piangere quelli che Julius ha indentificato come i "ricchi": petrolieri, elettricisti, banchieri, manageroni e cooperatori. In altre parti della zuppa abbiamo già detto cosa pensiamo della Robin tax e recentemente in maniera caustica ma chiara lo ha scritto anche il perfido Boeri su Republik. Obiettivamente il peso delle maggiori entrate sul complesso della manovra è risibile e dunque con una alca selzer possiamo digerirlo. Resta la parta migliore della manovra: Citiamo, gustandoli assai, alcuni ingredienti in modo disordinato: abolizione dell'obbligo della tracciabilità dei compensi, morte dell'elenco fornitori, semplificazioni sulla privacy e sulla tenuta dei libri per le imprese. E ancora divieto di cumulo tra pensione e lavoro, impresa in un giorno, rateizzazioni ruoli, liberalizzazione dei servizi pubblici locali, ripristino della superBiag e stop della limitazione dell'uso dei contati a 5000 euo. Uffff. Niente male. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 13 ) " (2 votes, average: 2.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 13Jun 08 Fuoco amico Cari commensali, le nostre ultime discussioni sono nate da alcune provocazioni che ho voluto fare su alcune misure pop annunciate dal governo Berlsuconi. Ho parlato, e male, della Robin tax e dei tetti agli stipendi, e financo delle esclusioni Ici. Non ho parlato della giusta richiesta del nucleare, delle ottime misure su premi e straordinari e sulle ipotesi di riforma della pa. Insomma sono stato fazioso, più che fazioso. Devo una spiegazione. Quando un governo ha davanti a sè cinque anni di legislatura e ne ha avuti altrettanti dietro alle spalle, ha una grande carta per provare a riformare il nostro benedetto Stato. Mi sarei immaginato una partenza sprint. Avrei voluto la medesima decisione mostrata su Napoli, anche sull'economia. Insomma avrei voluto un esecutivo meno pop e più impop. Chiessenefrega delle critiche popolari, quanto si ha un tratto preciso e univoco. Assecondare gli umori o frenarsi per non essere criticati da sinistra non vuol dire essere democratici. Probabilmente questo è il miglior governo che potessimo votare. Ma le difese d'ufficio sono una spezia che non piace al cuoco di questa zuppa. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 15 ) " (2 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Jun 08 Robin pop L'idea di tassare i petrolieri per i loro extraprofitti (ma chi quantifica e come l'extra? ed è l'unico settore ad avere extra? e nel futuro tutti gli extra saranno da bastonare?) ha l'aria di essere l'idea più pop degli ultimi giorni. 1. Lo Stato, attraverso l'iva, ha già portato a casa tasse extra dai profitti extra del barile extra. Si calcola che in un anno esso ammonti già a 500 milioni. Insomma se proprio crede lo stato potrebbe rinunciare a parte dell'Iva applicata sulla benzina che in Italia è al 20 per cento e in altri paesi europei è al 16 per cento. 2. I profitti maggiori sono realizzati da chi buca e spilla petrolio. Su 1,6 milioni di barili consumati al giorno in Italia, meno di 100mila sono di produzione domestica. Dunque toccare le royalties sui buchi rende poco niente. 3. Il petroliere di gran lunga più ricco d'Italia si chiama l'Eni per un terzo proprietà dello stato. Fattura quasi 90 miliardi di euro con utile vicino ai 10 miliardi (pari al fatturato totale di Erg, secondo petroliere in Italia) ed ha un margine operativo di 20 miliardi. Tassare i petrolieri in Italia, vuol dire per lo Stato tassare se stesso: una partita di giro. 4. Annunciare un'imposta che può facilmente essere traslata sul consumatore ha effetti perversi. Basti pensare che il rincaro di 1 centesimo del costo finale al consumatore della benzina vale per le compagnie petrolifere 500 milioni di euro. Sono solo alcune notazioni, peraltro imprecise poichè ancora non è preciso l'imponibile della nuova tassa. Ad esempio se veniesse colpita la raffinazione, il discorso sarebbe parzialmente diverso. Resta l'idea molto pop che la manina dello Stato asi occupi degli affari privati. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 28 ) " (4 votes, average: 2.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 27May 08 L'Ici pop dei Liberali pop Il governo Berlusconi ha promesso in campagna elettorale di eliminare l'Ici sulla prima casa. Lo ha fatto con l'eccezione degli immobili accatastati a/1, a/8 e a/9. Il motivo è che sono immobili di lusso. Non vogliamo aprire una discussione sull'essenza di questa imposta. Piuttosto ci interessa determinare la ragione politica per la quale siano stati esclusi dal beneficio i proprietari di immobili, cosiddetti di lusso. E la ragione, cari commensali, è semplice: demagogia allo stato puro. Vedete, alcune manovre fiscali opportune questo governo non potrà farle per motivi di bilancio: e lo possiamo capire. Ma sull'Ici pop non ci siamo. Le "abitazioni di tipo signorile" accatastate così in Italia ammontano alla ridicola cifra di 35701 (trentacinquemila e rotti), di ville (burocraticamente chiamate a/8) ce ne sono 34.141 e infine ci sono 2397 tra castelli e palazzi di pregio. Insomma ci sono 72mila "ricchi" che non godranno dell'esenzione Ici, su 31 milioni di immobili in Italia. Posto, come si capisce, che estendere lo sconto anche a costoro non sarebbe stato un salasso, resta il pop. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 30 ) " (4 votes, average: 2.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 25May 08 Mutui e azzzzzardi Vi segnalo un bel articolo di Claudi Borghi sul Giornale di un paio di giorni fa. Si parla dell'intesa governo-banche sulla rimodulazione dei mutui a tasso variabile. Borghi dice chiaramente e subito che "non si tratta di un regalo" e mette in chiaro (è il caso di dirlo, vista la semplicità con cui spiega la manovra) la portata del provvedimento. Due sole notazioni aggiuntive e provocatorie. 1. Gli economisti lo chiamano moral azard: è la circostanza per la quale un individuo o un impresa assume rischi alti sapendo che poi alla fine qualcun altro sarà tenuto a pagare per il comportamento che eventualmente si è rivelato troppo rischioso. Ebbene ci si può domandare se questo intervento dello Stato non crei l'impressione che gli errori di valutazione dei cittadini possano essere sempre e comunque sanati dal legislatore. Chi ha contratto un mutuo a tasso variabile sapeva che il tasso sarebbe potuto cambiare. L'ha fatto perchè inizialmente i saggi erano bassi, ma poi quando sono saliti, zac ci pensa l'aiuto di mamma stato-banche. 2. La convezione pensata da governo-abi ha un forte effetto di riduzione della concorrenza. Chiunque avesse avuto una rata alta avrebbe (grazie alla Bersani, per la verità molto osteggiata dalle banche) potuto verificare offerte alternative per portare il mutuo in banche alla ricerca di nuovi clienti e dunque disposte ad applicare condizioni migliori. Con la rimodulazione prevista dalla convenzione, si fa tutto in casa. Dunque le banche si tengono stretti i propri clienti: gli fanno diventare la rata fissa e se li tengono così in portafoglio per decine di anni. Senza alcun rischio che qualche istituto bancario particolarmente aggressivo vada a rompere loro le scatole. I circa 1,5 milioni di italiani con la rata alta otterranno un beneficio temporaneo a cambiare il mutuo in fisso e per di più ai tassi del 2006, ma l'Italia perderà in termini di concorrenza del sistema e di educazione finanziaria dei suoi cittadini. Scritto in pol economica Commenti ( 23 ) " (4 votes, average: 2.75 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15May 08 Dietro la lavagna/2 A proposito di stipendi d'oro, perchè non pensare ad una tassazione eccezionale per chi ha case con più di trenta camere? Oppure perchè non aumentare la tassazione su chi ha la barca più lunga di trenta metri? E ancora perchè non tassare i proprietari di Ferrari e Lamborghini? Anzi, ideona, perchè non introdurre una imposta eccezionale per coloro che hanno un diamante superiore ai tre carati, colore f, e inclusioni wsi? Ma veramente risolviamo i problemi della finanza pubblica con manovre e annunci così pop e demagogici come quello di tassare gli stipendi dei manager? I ricconi, per la verità in gran parte antiberlusconiani, non hanno certamente bisogno del sottoscritto per essere difesi. Fa proprio rabbia dover essere costretti a difendere questa categoria e con essa il principio che le retribuzioni e i suoi eventuali tetti, in uno stato liberale, non li definisce lo Stato. Chissà perchè mi viene in mente un manifesto sinistro il cui refrain era: Anche i ricchi piangono, con una barca sullo sfondo. Tremonti dietro alla lavagna per quattro-cinque ore. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 31 ) " (8 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10May 08 Dietro alla lavagna/1 Prima dichiarazione ufficiale del ministro dell'Ambiente: "Ringrazio tantissimo Alfonso". Per Alfonso, la Presti-Giacomo intende Pecoraro Scanio. Ma non basta: "Ha fatto tanto in questi due anni per questo motivo con lui intendo mantenere un rapporto". Complimenti al neo ministro. Ci resta il dubbio se i suoi ringraziamenti si riferiscono specificatamente ai veti sui termovalorizzatori (caso Campania, ma non solo), a quelli sul nucleare, o a quelli sui rigassificatori? O piuttosto se i ringraziamenti ad Alfonso siano giustificati per la la composizione della commissione del Via, o per la retorica veteroambientalista, o per le ultime nomine fatte in fretta e furia al ministero, o per i viaggi pagati in alberghi extralusso su cui indaga la magistratura? Gentile Presti-Alfonso sono questi i motivi per cui intende mantenere un rapporto? Un rapporto, sia detto per inciso al neoministro, che gli italiani votando il suo partito e cancellando quello dei verdi, avrebbero voluto vedere raso al suolo. Per il ministro dell'ambiente, due ore dietro alla lavagna. E non fiati. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 24 ) " (9 votes, average: 4.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Nato a Roma, vivo a Milano. Lavoro da qualche anno al Giornale e scrivo di economia e finanza. Tutti gli articoli di Nicola Porro su ilGiornale.it contatti Categorie Berlusconi IV (7) burocrazia (1) citazioni (2) finanza (10) pol economica (20) Varie (33) Ultime discussioni stefano: Caro Antonino Rodolico, il governo non ha nessuna intenzione di abbassare le tasse, non per i prossimi due... alcambi: L'aumento del tasso di sconto deciso dalla BCE provoca: 1) Maggior costo per coloro che hanno... mauro: Dissento dal moral azard citato nell'articolo. Nessuno si assume rischi che altri pagheranno. I rischi... ENIO TERRACCIANO: Vi ricordate l'Italia con la lira poche ma buone, vedete l'Italia con l'euro... mauro: Ringraziamo tutti insieme la Bce che invece di abbassare il tasso di sconto, dando respiro al dollaro (che... 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FARINA INSACCATA - RACCOMANDAZIONI? 'STI CAZZI! TUTTI SEGNALANO TUTTI - ALLA FINE HO DETTO NO A LETIZIA MORATTI, NO A BERLUSCONI, NO A GIANNI LETTA E A TANTISSIMI ALTRI - LA SINIST (sezione: Intercettazioni)

( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

RA OGGI STA A DESTRA? Mario Sechi per "Panorama" © Foto U.Pizzi"> Agostino Saccà © Foto U.Pizzi Disintegrato dalle intercettazioni sul caso Rai e reintegrato per sentenza sul posto di lavoro. Agostino Saccà, direttore di Rai Fiction indagato dalla procura di Napoli in un'inchiesta di veline e veleni, ha conosciuto in questi mesi il doppio volto della giustizia. Saccà è un tipo coriaceo, dall'identikit multiforme. È la quintessenza del dirigente Rai, ha la consuetudine a trattare con il potere, presenta qualche aspetto decisamente démodé, come la passione per i formalisti russi, ed è passato ai disonori delle cronache come il collettore delle raccomandazioni. Saccà è la Rai, di tutto, di più. Saccà, è da molto tempo che non usa il telefonino? No, lo uso continuamente, addirittura a fine mattina s'era esaurita la batteria di uno dei miei due cellulari. La mia vita non è cambiata. Che impressione le ha fatto leggere le sue telefonate con Silvio Berlusconi? Non credevo potesse mai accadere, anche se avevo visto tante cose in passato, ma ritenevo a ragione di essere nel giusto perché non avevo nulla da nascondere. Allora non immaginavo vi fosse un Grande orecchio che praticamente ascolta tutti perché tutti parlano con tutti. Lei ha visto il materiale dell'inchiesta che la riguarda? Sì, le telefonate sono quelle di un pezzo dell'establishment italiano, non solo politico. La chiamavano un po' tutti; destra, sinistra, centro. Tutti segnalavano delle persone, sempre in maniera molto garbata. L'Italia è un paese fondato sul lavoro o sulla raccomandazione? Guardi, penso che vada così in tutto il mondo. Le industrie serie usano le segnalazioni come degli agenti e poi le sottopongono all'esame di meccanismi neutrali di selezione. E lei i raccomandati li selezionava? Sempre. Avevo costituito gruppi collegiali per valutare i provini. Foto G.Cozzi"> Evelina Manna Foto G.Cozzi Berlusconi la chiama per segnalarle attrici come Evelina Manna, Elena Russo e Antonella Troise. Lei che fa? Le indico al capostruttura per il provino, che viene poi valutato da una commissione che io ho istituito. I miei predecessori facevano di testa loro. Col senno di poi, ho fatto bene per due ragioni: per garantire la qualità e per proteggermi. Sapendo di essere sottoposto a chiamate, potevo rispondere che non ero solo a decidere e dire "non ci posso fare nulla". Un mio amico un po' ruvido mi ha detto: "Ma Agostino, ho letto tutte 'ste cose, tutti chiamano, chiamano, poi fai lavorare solo quelli bravi? e 'sti cazzi, se tutto funziona come dici tu, va bene". Perché la Rai è un'azienda dove è necessaria la raccomandazione? Non penso solo alla Rai, ma dappertutto. Il sistema è così in tutti i paesi, solo che all'estero sono più coperti, passano meno attraverso la politica e più grazie alle lobby degli amici e dei sistemi di potere. La cosa importante è che i meccanismi di selezione siano neutrali. Alla fine io ho detto no a Letizia Moratti, no a Berlusconi, no a Gianni Letta e a tantissimi altri. Perciò sono uscito da questa vicenda più forte di prima. Non vorrà far credere che lei era una centrale telefonica che riceveva chiamate da tutti e diceva no a tutti... No, non dicevo sempre no a tutti. Ma ho messo in piedi un meccanismo di selezione molto severo e in questo caso sono stato fortunato. La severità editoriale, il rigore sono la base del successo. Un attore sbagliato può bloccarti il set, far innervosire il protagonista, il direttore della fotografia e il regista. Così alla fine si perde il prodotto. È una questione di estetica del racconto. È vero che tra le persone che ha aiutato c'è la fidanzata di un sodale politico di Walter Veltroni? Era un consigliere comunale, ma non l'ho aiutata io. E qui mi fermo. Lei è di destra o di sinistra? Sono sempre stato di sinistra. Solo che la sinistra oggi sta a destra. L'attenzione ai più deboli e il garantismo oggi sono da quella parte. Dopo questa vicenda c'è qualcuno che l'ha delusa tra i suoi amici di un tempo? No, la stima e l'attenzione di tanti amici sono rimaste, anche a sinistra e da persone molto importanti. Lei è un berlusconiano di sinistra? Io ero e sono un socialista. Cosa pensa di Bettino Craxi? È stato un grande. Antonella Troise L'ex presidente della Rai Enrico Manca ricordava che "anche il Pci raccomandava". Cosa è cambiato nel sistema rispetto alla Prima repubblica? Allora la raccomandazione era più organica, c'era come una sorta di canale diretto fra i partiti e i rappresentanti della Rai. Oggi invece telefonano i leader, conta il rapporto individuale tra il dirigente e il leader politico. In passato era una questione di partito, di politica culturale e propaganda. Il suo deve essere un mestiere poco allegro. Sempre al telefono a ricevere chiamate di raccomandazione. Cerchiamo di essere obiettivi: ne avrò ricevute una o due a settimana di quelle chiamate. E se le concentriamo in 4 anni... Io non avrei mai tollerato una richiesta meno che educata e perbene. Sono più i no che ho detto dei sì. Credo che Berlusconi mi abbia sempre stimato proprio per i miei no. Perché pensa questo? Perché Berlusconi ha l'etica dell'impresa. Anche se non sono intimo di Berlusconi (non sono mai andato a Villa Certosa o ad Arcore), lo conosco bene e quindi so che è un uomo che mette insieme due fattori: massimo risultato con il minimo costo. Berlusconi di fronte alla logica dell'impresa si arrende. Immagino che il suo non fosse l'unico telefono bollente di Viale Mazzini. Appunto, non scherziamo. Il presidente della Rai Claudio Petruccioli dice che il suo comportamento non è in linea con quello di un dirigente della Rai. Sandro Curzi, un uomo di passioni, ha detto che la fiction è il comparto più forte e vincente. Lo stesso presidente Petruccioli ha sostenuto che la fiction è il settore industriale ed editoriale da portare per esempio per la riforma dell'azienda. Che vuol dire questo? L'efficienza industriale non tollera intrusioni e questo significa che io non ho tollerato intrusioni. E siccome le altre cose dell'azienda non sono indicate come modelli, allora che Petruccioli vada a guardare da altre parti. Lui lo sa cosa voglio dire. Lo stimo, è un uomo equilibrato e intelligente, ma stavolta non lo capisco. Io sono un uomo che ha onorato la Rai. C'è qualcuno che le deve la carriera? Molti. Ho preso Fiorello che s'era spento alla Mediaset. Ho preso Panariello quando non era nessuno e ho investito su di lui. Ho recuperato Morandi, lanciato lo show di Celentano. Si è guardato molto in questa storia al "lato b" della faccenda, alle femmine. Ma immagino che le raccomandazioni non arrivassero solo per le belle donne ma anche per gli uomini. Assolutamente sì. Persone importanti chiamavano per segnalare anche attori bravi. Fu lei a licenziare Enzo Biagi? Non è assolutamente vero. Questa è la più grande bugia dopo l'accusa di Goebbels ai comunisti per l'incendio del Reichstag. Finché era vivente Biagi non ho mai querelato nessuno, oggi che lui non c'è più voglio non solo una verità storica ma anche giudiziaria. © Foto U.Pizzi"> Elena Russo © Foto U.Pizzi Perché lo fa solo oggi? Perché con Biagi eravamo amici. Mi voleva molto bene e lui quando Roberto Zaccaria e Pier Luigi Celli mi mandarono via da Raiuno mi difese sul Corriere della sera. Fu Biagi a chiamare due personaggi importantissimi di questo Paese per dire "state facendo un errore ad allontanare Saccà". L'accordo per l'uscita di Biagi per la Rai fu molto oneroso. Certo. E Biagi quella cifra se la meritava tutta perché era un grande amico della Rai. Berlusconi è il dominus di "Raiset"? Raiset non esiste. La Mediaset non ha avuto mai tante botte come quando sono stati scelti gli uomini di Berlusconi in Rai. Pensi a cosa ho fatto io a Raiuno e da direttore generale, pensi a cosa ha fatto Flavio Cattaneo, che in sostanza ha aggredito il salvadanaio della Mediaset, cosa senza precedenti. Raiset è una banalità. Un equilibrio tra le due aziende c'è sempre stato, anche quando presidente della Rai era Zaccaria, che era un nemico ideologico di Berlusconi, ma un amico della Rai e dunque consapevole del bilancio e dell'equilibrio in un mercato difficile. Torniamo alle raccomandazioni. Che cosa hanno in comune Antonella Troise, Evelina Manna ed Elena Russo? Tutti gli attori cercano un posto, ma c'è un problema: tutti vogliono essere protagonisti, però protagonisti si nasce. Andare a letto con un dirigente Rai o con un politico potente aiuta o no? Il confronto e il conflitto tra i sessi si gioca in mille modi. Così va il mondo da sempre, non è che voglio essere disincantato, è un dato antropologico. E non mi scandalizza. E cosa la scandalizza allora? Mi scandalizza se una raccomandata leva il posto a una che è brava. Questa è una delle ragioni per cui non ho mai fatto passare chi non lo meritava. Qual è l'errore più grande che ha fatto? Tutti fanno errori. Piccoli e grandi. Io credo di aver commesso un peccato d'orgoglio intellettuale, di vanità. Sentirsi un po' pieni del successo. Ma non tanto per la vita sociale, io non esco mai e vivo in una casa di 60 metri quadrati, è il narcisismo di lavorare sull'immaginario del Paese e se azzecchi una fiction puoi cambiare una cultura. Questo dà un senso di potenza. Il direttore generale Cappon dice che lei parlava con la concorrenza per organizzare la sua società di produzione. Parlare con la concorrenza è normale. Lui dice una cosa non vera in atti. E cioè che io, per organizzare la mia uscita dalla Rai, preferissi la concorrenza. Quello che dice Cappon è negato in atti, nelle intercettazioni e nelle dichiarazioni di Luca di Montezemolo e Corrado Passera, i miei partner in questa operazione a cui poi si sarebbe aggiunto Ratan Tata. Era un progetto molto importante. Già il fatto che questi personaggi credessero in me la dice lunga sul valore che mi viene attribuito e dicono molto anche dell'invidia che queste cose generano sui mediocri. La Mediaset poteva essere un cliente, non un socio. Perché Cappon ce l'ha con lei? Forse la risposta è nei risultati che ho avuto. © Foto U.Pizzi"> Gianni Minoli © Foto U.Pizzi Però Giovanni Minoli l'ha difesa a spada tratta... Minoli ha una grande intelligenza e un grande cuore. Con me hanno funzionato entrambi. Cosa l'ha divertita in questo periodo? Mio figlio mi ha fatto tanto ridere quando mi ha detto: "Papà, sta' tranquillo che non c'è buona azione in questo paese che resti impunita". Che impressione le hanno fatto i magistrati? Ci ho parlato una sola volta, li ho visti molto presi dal loro lavoro, ma se devo essere franco mi sembra che pestino l'acqua nel mortaio. Scriverà un libro su questa vicenda? Sì. Farà tremare qualcuno? Non mi interessa far tremare qualcuno, voglio raccontare me e questa storia, come nasce e si sviluppa. È una storia di puttane e o di sputtanamento? Né di puttane né di sputtanamento. È una storia molto seria, lo specchio di qualcosa di profondo che è avvenuto nel Paese, dove si è combattuta una grande battaglia negli ultimi 15 anni tra i vecchi apparati politici e una nuova classe dirigente che si è raccolta intorno a Berlusconi. La guerra si è conclusa con le ultime elezioni. In Italia un governo può cadere per una storia di letto? Sarebbe un paese finito, da piangere. Lei ha una figlia: se volesse fare l'attrice, le consiglierebbe di farsi raccomandare? No, le consiglierei di studiare. Prima di tutto devi avere talento, attori si nasce. Poi studio, studio, studio. Se la mia nipotina (mia figlia fa altro) volesse fare l'attrice, le direi: ma sei proprio sicura? Perché dopo non puoi fare altro mestiere. I politici ci marciano su questa storia delle attrici e della Rai? I politici non sono assatanati, molte segnalazioni sono anche figlie del collegio elettorale, del consenso. Penso che a loro interessi di più l'informazione. Ha visto il film "Le vite degli altri"? Sì e l'ho amato molto. Ci si è ritrovato? Sì, quando le intercettazioni finiscono sui giornali e telegiornali è un po' come stare nella Germania di Erich Honecker dominata dalla Stasi. Ma là erano toccati solo i nemici del regime, qui in Italia può capitare a tutti. Che cosa non va nella tv italiana? Manca il gusto del lavoro ben fatto: ci si affida al programma che tira al momento. Abbiamo i reality che sono in crisi, io l'ho detto 5 anni fa. L'iperbole si nutre d'iperbole e alla fine che fai? La roulette russa in diretta? Chi sono gli ipocriti in questa storia di raccomandati? Le persone che fanno esattamente quello che lei ha visto, ce ne sono alcune che lo fanno più di tutti e ora si indignano. Per carità! Ci sarà tempo? Tornerà a lavorare in Rai? Il giudice ha deciso così, poi vediamo. Sicuramente scrivo un libro sulla mia vita, partendo proprio da questa vicenda perché io ho passato una prova incredibile e mi piacerebbe che la passassero i miei critici. Sarebbe bello. Dagospia 07 Luglio 2008.

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BERLUSCONI-SACCÀ: GLI ATTI VANNO A ROMA - SONDAGGIO: GLI ITALIANI CON SILVIO IL PD CHIAMA LA LEGA MARONI SFANCULA LA CURIA BETTINI RICUCE CON RUTELLI L'ANM: DIALOGO CON LET (sezione: Intercettazioni)

( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

BERLUSCONI-SACCÀ: GLI ATTI VANNO A ROMA - SONDAGGIO: GLI ITALIANI CON SILVIO ? IL PD CHIAMA LA LEGA ? MARONI SFANCULA LA CURIA ? BETTINI RICUCE CON RUTELLI ? L'ANM: DIALOGO CON LETTA PER EVITARE SCIOPERI? 1 ? GIP NAPOLI, GLI ATTI SU BERLUSCONI VANNO A ROMA (Agi) - Il gip di Napoli Luigi Giordano ha dichiarato l'incompetenza territoriale della Procura partenopea sul procedimento in corso su una ipotesi di reato di corruzione che vede indagato il premier Silvio Berlusconi per una vicenda di segnalazioni al manager Rai Agostino Sacca' di attrici da inserire in cast di fiction. Il gip ha disposto il trasferimento degli atti a Roma, accogliendo una richiesta in merito avanzata dai legali del presidente del Consiglio Nicolo' Ghedini e Michele Cerabona. Il provvedimento e' stato depositato questa mattina in cancelleria. Giordano, quindi, non si e' pronunciato sulla richiesta del pm Vincenzo Piscitelli, titolare delle indagini, di portare in Parlamento l'istanza per utilizzare alcune conversazioni telefoniche tra il premier e Sacca'. L'autorita' giudiziaria romana dovra' anche decidere sull'eventuale distruzione delle intercettazioni telefoniche non rilevanti sotto il profilo giudiziario. 2 - SONDAGGIO EUROMEDIA, CON BERLUSCONI 6 ITALIANI SU 10? (Asca) - Sei italiani su dieci hanno piena fiducia nel governo. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi gode di un gradimento personale del 61,5%. Sono questi alcuni dati di un sondaggio commissionato a fine giugno dal premier a 'Euromedia research' e pubblicato oggi da 'il Giornale'. Cala la fiducia verso la magistratura che arriva al 18%, e si riduce addirittura al 6% tra gli elettori di centrodestra. Cresce il Pdl arrivando al 39,8%, nel complesso la maggioranza otterrebbe il 49,4%; mentre cala la fiducia nel Pd e Idv che insieme si ferma al 35%. La sinistra arcobaleno, secondo i dati riportati da Euromedia, raddoppia i consensi e dal 3,1% di aprile passa al 5,5%. 4,5% di gradimento per l'Udc. Differenza sostanziale con il sondaggio commissionato da Repubblica anche sul gradimento del segretario del Pd Walter Veltroni: per Euromedia e' al 30% (partenza 38% ad aprile). 3 - ROBIN TAX: AUTORITA' ENERGIA ADOTTA MISURE DI VIGILANZA ANTI-RINCARI? (Asca) - L'Autorita' per l'energia ha adottato alcune 'Disposizioni urgenti in materia di vigilanza sul rispetto del divieto di traslazione della maggiorazione d'imposta'. La decisione e' stata adottata per dare concreta attuazione alle disposizioni del decreto-legge giugno 2008, n. 112 del ministro dell'Economia che assegnano al Regolatore il compito di vigilare sulla corretta applicazione della 'Robin Hood Tax' 'evitando che le imprese possano adottare condotte idonee ad eludere il divieto e a comprometterne la finalita' di tutela dei consumatori'. 'L'esercizio di questo compito - si legge nel testo della Delibera - impone all'Autorita' di adottare con la massima celerita' le prime disposizioni necessarie per iniziare da subito l'attivita' di vigilanza, tenuto conto delle ragioni d'urgenza che hanno determinato l'adozione del decreto-legge n. 112/08 e dell'immediata applicazione della maggiorazione d'imposta'. 4 - BETTINI: RUTELLI GRANDISSIMO SINDACO MA CICLO POLITICO SI E' CHIUSO? (Adnkronos) - Francesco Rutelli "ha accettato e combattuto con estrema generosita', umilta' e convinzione" alle ultime elezioni per il Campidoglio e "di questo gli sono grato , insieme a tutti i Democratici romani. E' stato un grandissimo sindaco, il fondatore del ciclo riformista romano", ma "non e' riuscito , in poco tempo, a far riemergere il suo profilo civico, prevalendo, cosi', quello politico: di un leader che si e' esposto in battaglie dure e inevitabilmente di parte". Lo scrive, in una lettera a 'Repubblica', il coordinatore del Pd Goffredo Bettini, tornando sulle polemiche degli ultimi giorni sulla sconfitta alle ultime amministrative nella Capitale. "Questo -dice ancora l'esponente del Partito democratico- ha reso piu' problematico il consenso verso la sua candidatura. Si potrebbe aggiungere (e Dio sa quanto carico mi sono fatto della sconfitta) che un ciclo politico, anche il mio, si e' chiuso a Roma. Un modello e una strategia sono da reinventare.Con dirigenti piu' giovani, nuovi e responsabilizzati pienamente. Ma questo non significa svalutare gli anni fantastici del riformismo romano di cui anche io e Rutelli siamo stati protagonisti insieme". 5 - MARONI: DALLA CURIA SOLO INSULTI, PENSINO AI CITTADINI? (Ansa) - La Curia di Milano invece di lanciare 'insulti' dovrebbe occuparsi de i diritti dei cittadini milanesi 'che non possono girare liberamente nel loro quartiere'. E' la risposta del ministro dell'Interno Roberto Maroni, in una intervista al 'Corriere della sera', alle critiche di monsignor Bottoni per la volonta' di trasferire la moschea di viale Jenner. 'Di fronte ad accuse pretestuose e pregiudizi il governo va avanti' attacca Maroni: 'Mi hanno dato del razzista, del nazista e adesso ancora ingiurie. Io seguo la mia linea: non rispondo, spiego'. E ricorda che anche l'Unicef aveva usato 'parole dure' per il censimento nei campi nomadi. Ma il presidente 'ha capito, dopo aver parlato con me, e ha deciso di collaborare'. Per Maroni le critiche arrivano 'per scarsa informazione'. Nel caso di Milano, infatti, non si tratta, dice, di chiudere la moschea ma di 'trasferirla in un altro luogo dove siano rispettate le norme igienico-sanitarie, urbanistiche, e i regolamenti comunali'. Il termine per risolvere la questione e' 'fine agosto', ma l'accordo arrivera' gia' 'nei prossimi giorni' perche' 'il direttore del centro islamico 'ha gia' dichiarato la propria disponibilita' al trasferimento'. L'esponente del Carroccio nega poi che ci siano problemi all'interno della maggioranza: 'Il governo - dice - e' forte e unito' e quelle di Bossi sono state solo espressioni 'colorite per riportare al centro dell'attenzione il federalismo'. Proprio sul federalismo Maroni sottolinea che la maggioranza i numeri li ha, quindi 'non ha bisogno di nessuno'. Tuttavia si lavorera' per trovare un accordo almeno con il Pd perche' 'Bossi vuole fortemente che la legge sia condivisa dall'opposizione'. Nessuna paura, comunque, di un nuovo referendum, perche' 'se davvero Veltroni decidesse di raccogliere le firme sul federalismo fiscale arriverebbe allo zero per cento dei consensi. Il suo sarebbe un suicidio politico'. 6 - CASINI: SI' ALL'IMMUNITA' SENZA 'BLOCCA-PROCESSI'? (Agi) - "La maggioranza deve togliere dal decreto sicurezza la norma folle con la quale, per bloccare un processo, se ne bloccano centomila, alla faccia dell'esigenza di reprimere la delinquenza e di dare tranquillita' ai cittadini". E' la proposta del leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini dalle colonne del 'Corriere della Sera' circa i provvedimenti sulla giustizia. "L'opposizione - spiega l'esponente centrista - deve dichiarare la propria disponibilta' a dare la corsia preferenziale al lodo Alfano. Il lodo Alfano e' discutibile come lo era quello Schifani: se la maggioranza lo ha come priorita' saranno i cittadini, alle elezioni, a dare un giudizio su questo suo comportamento. Comunque - aggiunge Casini - e' chiaro che se il centrodestra ha cento parlamentari di differenza non lo si blocca con l'ostruzionismo o facendo i girotondi per strada. Questo e' infantilismo politico, non e' fare opposizione con serieta'. Oltre tutto in questo modo si espone a grave imbarazzo il capo dello Stato". Per Casini "l'opposizione dovrebbe garantire alla maggioranza che, entro luglio, il ddl Alfano venga esaminato in Parlamento". E sul modo di fare opposizione il leader dell'Udc dice: "Berlusconi va incalzato per quello che fa. Non serve fare un'opposizione ideologica, che peraltro noi dell'Udc non potremmo fare perche' quel che ci divide dal Pdl non e' l'ideologia, ma la sfiducia su una formula governativa che temiamo non produrra' risultati utili al paese. Quindi - conclude Casini - bisogna confrontarsi su cose concrete". 7 - PARISI: IN PIAZZA PERCHE' NEL PD C'E' VUOTO DI DEMOCRAZIA ? BINDI: MANIFESTAZIONE NON E' DEI GIROTONDI MA DI DI PIETRO? (Ansa) - I militanti del Pd che domani scenderanno in piazza non lo faranno 'contro Veltroni' ma contro il 'vuoto di democrazia' del partito. Ne e' convinto Arturo Parisi, che in una lettera al 'Corriere della Sera' spiega perche' lui non partecipera' alla manifestazione sulla giustizia. Manifestazione che, spiega Rosy Bindi sulla 'Stampa', in realta' non e' dei girotondi perche' 'e' stata convocata da Di Pietro'. Per Parisi il dissenso interno del Pd si manifesta in piazza perche' all'interno mancano 'luoghi dove fare sentire la propria voce' e anche 'modi per elaborare il proprio disagio di fronte alla contraddittoria girandola di posizioni del partito'. Pur ribadendo la sua linea di 'nitida e aperta opposizione alla segreteria', Parisi conferma che non sara' in piazza, per non rischiare che la sua voce 'venga confusa con quella di chi persegue scopi diversi da quelli ufficiali', cioe' quel Di Pietro 'unico scelto a incarnare l'eccezione alla regola dell'andare da soli'. 'Siamo riusciti ad andare soli e male accompagnati' gli fa eco Rosy Bindi, secondo la quale il fatto che la manifestazione dell'8 luglio sia organizzata da un partito la rende 'diversa' dall'esperienza dei girotondi del 2002: 'Allora - spiega - la sveglia fu suonata da un'indignazione diffusa che adesso non trovo'. Di uguale, pero', resta il premier: 'Berlusconi e' ancora Berlusconi. Una cosa e' certa, non e' cambiato, chi pensava di avere di fronte uno statista si era sbagliato'. E contro il Cavaliere, Bindi si dice sicura che il Pd sapra' raccogliere non cinque milioni, come dice Veltroni, ma 'dieci milioni di firme'. 8 - PALAMARA: DIALOGO CON LETTA EVITA SCIOPERI? (Apcom) - "Non abbiamo intenzione, per ora, di fare scioperi. E' certo che se non fosse arrivato un segno di disponibilità da parte del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta difficilmente si sarebbe potuto evitarlo". Lo afferma in un'intervista al 'Corriere della Sera' il presidente dell'ANM Luca Palamara. Letta "si è impegnato a promuovere una revisione della norma che avrebbe inciso pesantemente sulle retribuzioni dei magistrati, in particolare di quelli più giovani", aggiunge Palamara. 9 - CASCINI (ANM): TOGHE PRONTE A SCIOPERO SE RESTANO TAGLI? (ANSA) - I magistrati sono pronti allo sciopero se il governo non stralcera' il decreto che taglia gli stipendi 'de l 15-20 per cento'. Lo sottolinea in una intervista alla 'Stampa' Giuseppe Cascini, segretario dell'Associazione nazionale magistrati, chiarendo pero' che non si tratta di uno sciopero 'per questioni politiche', ma prettamente 'sindacali'. Le toghe insomma non sono in agitazione 'in un'ottica ideologica', ma per contrastare i tagli per le risorse della giustizia. Su questioni come la norma che sospende i processi o l'introduzione del reato di clandestinita' 'protestiamo' ma solo 'a parole'. Diverso e' invece se si assiste a 'interventi che vanno contro l'efficienza degli uffici'. 'Toccare le retribuzioni - spiega il segretario dell'Anm - significa non considerare la giustizia una priorita''. Per ora comunque non sono in calendario iniziative di sciopero, ma dipendera' dalle scelte del governo, perche' 'un decreto legge del genere o si toglie o si lascia'. E se resta, per i magistrati 'lo sciopero resta l'ultima arma'. 10 - COSSIGA: PRESENTERO' DDL PER SCIOPERO MAGISTRATI? (ANSA) - Francesco Cossiga presentera' nei prossimi giorni un disegno di legge al Senato per prevedere che gli appartenenti all'ordine giudiziario possano scioperare. Il testo, spiega il senatore a vita, 'prevede sanzioni amministrative tra cui la decadenza dall'ufficio e anche penali che devono essere comminate ai magistrati che non osservino i limiti e modalita' previste. In un apposito articolo viene stabilito che i Pm che, su segnalazione dell'autorita' di pubblica sicurezza o su rapporto dell'Autorita' giudiziaria o su indicazione del ministro della Giustizia, non esercitano l'azione penale siano puntiti con le stesse pene previste per i reati contro la personalita' interna dello Stato'. 11 - COSSIGA DJ SU RADIODUE, PRESTIGIACOMO LA PIU' BELLA? (Adnkronos) - Durante la trasmissione radiofonica "Un giorno da pecora" condotta da Claudio Sabelli Fioretti e Federica Gentile su Radio2, il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga si e' improvvisato dj. Con il nome d'arte di "Dj Kappa" Cossiga ha lanciato i dischi (suoi preferiti Burt Bacharach, Ray Charles, Elton John), ha commentato le musiche ed ha interagito con gli ospiti della puntata, Enrico Mentana, Giorgio Faletti, Chicco Testa, Antonio Caprarica. "Non mi sono mai divertito tanto in una trasmissione radiofonica", ha detto Cossiga proponendosi come conduttore di una trasmissione dal titolo "Aspettando Dj Kappa". In un momento di trasporto, parlando con una sua vecchia fiamma di Sassari, ha dato anche il suo numero privato in diretta, poi ha invitato il premier Berlusconi a costruirsi una villa a Capalbio. Cossiga ha escluso che i recenti gossip possano influire negativamente sulle possibilita' di Berlusconi di diventare presidente della Repubblica ("gli italiani si divertono a sentire queste telefonate"). Infine ha dato i suoi giudizi sull'avvenenza delle ministre ("la piu' bella e' la Prestigiacomo, la Brambilla e' carina, la Meloni e' graziosa, la Carfagna e' elegante"). 12 - NAPOLITANO RICEVE VERTICE 'GRUPPO DEI ROMANISTI'? (Ansa) - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto questa mattina al Quirinale il Presidente del Gruppo dei Romanisti, Umberto Mariotti Bianchi, con il Vice Presidente, Franco Onorati, che gli hanno consegnato il volume 'Strenna dei Romanisti'. Lo rende noto un comunicato del Quirinale. 13 - SORO 'CHIAMA' LA LEGA: HA DIVERSA SENSIBILITA'? (Apcom) - "Nel Carroccio c'è una sensibilità diversa rispetto al resto della maggioranza". Lo sostiene Antonello Soro, capogruppo del Pd alla Camera, in una intervista sulla 'Stampa'. Secondo Soro "è ovvio" che la Lega, "di fronte ai suoi elettori, adesso soffra a dover concorrere a una amnistia mascherata come quella contenuta nella norma blocca-processi", anche perché nella campagna elettorale del 2008 il partito di Bossi ha sostenuto una battaglia contro l'indulto. Sulla speranza della Lega di vedere concretizzato il federalismo fiscale, il capogruppo alla Camera del Pd dice: "Bossi sa che tutto questo non può essere fatto in un clima di muro contro muro". Circa la proposta di Calderoli di sostituire la norma blocca-processi con l'immunità per le alte cariche dello Stato, Soro è netto: "La risposta è no, perchè si toglie un pasticcio e se ne fa un altro". "Non possiamo accettare uno scambio tra norme o una trattativa parallela. Si può discutere di tutela per le alte cariche, ma non è questa una materia di decretazione d'urgenza e ancora meno lo è dentro un provvedimento sulla sicurezza dei cittadini", conclude Soro. Dagospia 07 Luglio 2008.

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Telefonate Berlusconi-Saccà Inchiesta trasferita a Roma (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica.it" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

NAPOLI - Trasferiti a Roma gli atti del procedimento contro Silvio Berlusconi sospettato di aver raccomandato alcune attrici all'ex direttore di Rai fiction Agostino Saccà con l'obiettivo di arrivare a spostare i voti di alcuni senatori del centrosinistra e raggiunge l'obiettivo di far cadere il governo Prodi. Lo ha deciso il gip di Napoli Luigi Giordano, accogliendo la richiesta dei legali del premier, fondata sul fatto che le telefonate "cruciali" per il reato contestato al Cavaliere - allora capo dell'opposizione - avvennero mentre i due interlocutori erano a Roma. LE TELEFONATE INTERCETTATE Il provvedimento dichiara l'incompetenza territoriale dell'autorità giudiziaria partenopea, e trasferisce il giudizio al Tribunale di Roma. Nulla il gip ha detto però sulla richiesta avanzata dalla procura di chiedere al Parlamento l'autorizzazione a utilizzare le intercettazioni di Berlusconi. L'autorità giudiziaria della capitale sarà chiamata anche a pronunciarsi sulla distruzione delle telefonate di carattere privato o comunque ritenute irrilevanti sotto il profilo processuale. "Soddisfazione" per la decisione di trasferire il procedimento a Roma è stata espressa da Nicolò Ghedini, parlamentare di Forza Italia e difensore del premier: "Scelta su prove documentarie e testimoniali inoppugnabili". Secondo la Procura di Napoli, Saccà usava il suo ruolo nella televisione pubblica e piazzava le attrici segnalate per ricevere dal Cavaliere un aiuto nella sua futura attività privata ("Agostino, ti contraccambierò quando sarai imprenditore"). E anche per Berlusconi talvolta il fine ultimo sarebbe stato quello di convincere un parlamentare di centrosinistra a passare dalla sua parte provocando la crisi del governo Prodi: quella che lui chiamava "operazione libertaggio". (7 luglio 2008.

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Rai, Berlusconi-Saccà l'indagine sarà trasferita a Roma (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampaweb, La" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

NAPOLI Gli atti del procedimento a carico del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, con l'accusa di corruzione per la vicenda delle raccomandazioni di attrici all'ex direttore di Rai Fiction Agostino Saccà, sono stati trasferiti a Roma. La decisione è stata presa dal gip di Napoli Luigi Giordano, il quale ha accolto le richieste dei legali del premier che avevano dichiarato l'incompetenza territoriale dei magistrati partenopei. Il provvedimento è stato depositato stamattina nella cancelleria del giudice per le indagini preliminari. Il gip, sostenendo che la competenza territoriale è del Tribunale di Roma, non si è pertanto pronunciato sulla richiesta avanzata dal pm Vincenzo Piscitelli di inoltrare al Parlamento l'istanza per autorizzare l'utilizzazione delle intercettazioni telefoniche nei confronti di Berlusconi. Gli atti saranno quindi trasmessi alla Procura della Repubblica di Roma che dovrà riesaminare la vicenda giudiziaria. L'autorità giudiziaria della Capitale sarà chiamata anche a pronunciarsi sulla distruzione delle telefonate di carattere privato o comunque ritenute irrilevanti sotto il profilo processuale. LINK OPINIONI Chi paga la fine del dialogo  FEDERICO GEREMICCA VOTA Intercettazioni, è scontro aperto. State con Berlusconi o Di Pietro?.

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Rai-Berlusconi: atti trasferiti a Roma (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Accolta la richiesta della difesa Rai-Berlusconi: atti trasferiti a Roma L'inchiesta sulle segnalazioni delle attrici a Saccà per le fiction sulla tv di Stato passa nella capitale ROMA - Tutto da rifare. Gli atti del procedimento contro il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per la vicenda di presunte segnalazioni di alcune attrici all'ex direttore generale di Rai Fiction, Agostino Saccà, sono stati trasferiti a Roma. Lo ha deciso il gip di Napoli, Luigi Giordano, che ha dichiarato la incompetenza territoriale dell'autorità giudiziaria partenopea. Il giudice ha accolto la richiesta dei legali di Berlusconi, gli avvocati Michele Cerabona e Niccolò Ghedini. L'INCHIESTA - Il provvedimento è stato depositato nella cancelleria del giudice per le indagini preliminari. Il gip, sostenendo che la competenza territoriale è del Tribunale di Roma, non si è pertanto pronunciato sulla richiesta avanzata dal pm Vincenzo Piscitelli di inoltrare al Parlamento l'istanza per autorizzare l'utilizzazione delle intercettazioni telefoniche nei confronti di Berlusconi. Gli atti saranno quindi trasmessi alla Procura della Repubblica di Roma che dovrà riesaminare la vicenda giudiziaria. L'autorità giudiziaria della capitale sarà chiamata anche a pronunciarsi sulla distruzione delle telefonate di carattere privato o comunque ritenute irrilevanti sotto il profilo processuale. Nell'ambito dell'inchiesta, Berlusconi è accusato di corruzione in concorso con Saccà per le segnalazioni delle attrici da inserire nei cast di fiction prodotte dalla Rai. I legali di Berlusconi nell'udienza preliminare di venerdì scorso avevano portato all'attenzione del gip Luigi Giordano i risultati di una indagine difensiva in base alla quale le telefonate "cruciali" per il reato contestato agli indagati erano avvenute mentre i due interlocutori erano a Roma. BERLUSCONI - E rispondendo ai giornalisti sulla decisione del gip di Napoli, Berlusconi, in missione in Giappone dove si sta tenendo il G8, ha dichiarato: "Ah si? Non lo sapevo, bene, bene. Era logico, la competenza è lì. E se poi vediamo quello che era... vabbè , non voglio parlarne". stampa |.

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Rai-Berlusconi: indagine trasferita a Roma (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama.it" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Rai-Berlusconi: indagine trasferita a Roma Posted By redazione On 7/7/2008 @ 13:00 In Headlines | No Comments Gli atti del procedimento contro Silvio Berlusconi per la vicenda di segnalazioni di attrice all'ex dg di Rai Fiction, Agostino Saccà, sono stati trasferiti a Roma. Lo ha deciso il gip di Napoli, Luigi Giordano, che ha dichiarato la incompetenza territoriale dell'autorità giudiziaria partenopea. Il giudice ha accolto la richiesta dei legali di Berlusconi, gli avvocati Michele Cerabona e Niccolò Ghedini. Il provvedimento è stato depositato stamattina nella cancelleria del giudice per le indagini preliminari. Il gip, sostenendo che la competenza territoriale è del Tribunale di Roma, non si è pertanto pronunciato sulla richiesta avanzata dal pm Vincenzo Piscitelli di inoltrare al Parlamento l'istanza per autorizzare l'utilizzazione delle intercettazioni telefoniche nei confronti di Berlusconi. Gli atti saranno quindi trasmessi alla Procura della Repubblica di Roma che dovrà riesaminare la vicenda giudiziaria. L'autorità giudiziaria della Capitale sarà chiamata anche a pronunciarsi sulla distruzione delle telefonate di carattere privato o comunque ritenute irrilevanti sotto il profilo processuale. Nell'ambito dell'inchiesta, Berlusconi è accusato di corruzione in concorso con Saccà per le segnalazioni di alcune attrici da inserire nei cast di fiction prodotte dalla Rai. Uno dei legali di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, ha espresso soddisfazione per la decisione del Gip partenopeo. "Abbiamo presentato prove documentali e testimoniali in base alle quali il giudice ha correttamente trasmesso il processo a Roma - ha commentato - le telefonate si erano svolte a Roma".

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Giustizia: senza limiti, anche per le spese (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama.it" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Giustizia: senza limiti, anche per le spese Posted By stefano.vespa On 6/7/2008 @ 17:13 In Headlines | 3 Comments [1] Nella guerra senza esclusione di colpi che si combatte sulla giustizia è ormai chiaro che alla fine non ci potrà essere pareggio. C'è il Consiglio superiore della magistratura che, nonostante l'intervento del presidente della Repubblica, è andato avanti per la sua strada esprimendo un parere sulla costituzionalità di un decreto, proprio quello che Giorgio Napolitano ha detto che non può fare. C'è una parte dell'opposizione che per il Pdl "è pronta alla spallata finale". C'è il governo che lavora a un decreto legge per porre limiti alle intercettazioni e alla loro pubblicazione. Insieme a tutto ciò restano altre emergenze come l'inaccettabile lunghezza dei processi e la certezza della pena, per risolvere le quali oggi sembra impossibile un punto di incontro tra maggioranza e opposizione. Nel frattempo un sondaggio per Panorama conferma che il limite di sopportazione da parte dei cittadini è stato raggiunto e forse superato: il 93,2 per cento è d'accordo sul fatto che un magistrato che sbaglia debba risponderne; l'89,7 pensa che debba essere allontanato dalla magistratura chi è lento nel lavoro e libera gli accusati per decorrenza dei termini; il 78,4 ritiene che i magistrati dovrebbero essere controllati da un organo indipendente, dunque non dal Csm com'è oggi. La lettera inviata il 1 luglio da Napolitano al vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, è riuscita a evitare, o almeno a rinviare, uno scontro istituzionale dalle conseguenze imprevedibili. In sintesi, il capo dello Stato conferma la liceità dei pareri sui progetti di legge, non il "vaglio di costituzionalità" che spetta solo alla Consulta. Ma certo le ultime mosse di tutti i giocatori in campo non lasciano ben sperare. I limiti entro i quali l'organo di autogoverno delle toghe può esprimersi sono definiti dalla legge istitutiva del 1958: il Csm "dà pareri al ministro, sui disegni di legge concernenti l'ordinamento giudiziario, l'amministrazione della giustizia e su ogni altro oggetto comunque attinente alle predette materie". L'annuncio di un parere sulla costituzionalità del cosiddetto emendamento salva processi al decreto sicurezza (che prevede lo stop per 1 anno ai processi per reati sotto i 10 anni di pena e commessi entro il 30 giugno 2002, compreso quello in cui Silvio Berlusconi è imputato di corruzione a Milano) ha portato al Quirinale i presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini. "Ci sarebbero gli estremi per sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato" riflette Filippo Berselli (An-Pdl), presidente della commissione Giustizia del Senato. La bocciatura da parte del Csm della norma "salva processi" è risultata dunque uno schiaffo a Napolitano, ancora più grave perché arrivato appena Mancino aveva finito di leggere la lettera spedita dal Quirinale. "L'unica differenza nel testo è l'eliminazione della parola "costituzionalità"" fa notare Gianfranco Anedda, membro laico del Csm per il Pdl, "lasciando però il riferimento al principio di ragionevolezza che è proprio della Consulta". Un modo, secondo Anedda, di rivendicare la propria autonomia con l'evidente contraddizione (oltre allo sgarbo istituzionale) di voler essere autonomi perfino da chi presiede lo stesso Csm, cioè il presidente della Repubblica. "C'è uno spezzone politico e giudiziario che intende dare la spallata al governo e combatte l'ultima battaglia a tutti i costi" dice Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. L'obiettivo è quello "di aumentare i consensi attorno ai forcaioli". Per questo Cicchitto non sottovaluta Antonio Di Pietro, "che puntando alla spallata punta in realtà a egemonizzare il Pd" indicando la strada dello scontro a oltranza. È evidente come in questa situazione affrontare i mali del pianeta giustizia sia molto difficile. La commissione Giustizia del Senato sta discutendo il disegno di legge sulla sicurezza (che comprende il contestato reato di immigrazione clandestina, con l'opposizione contraria anche alla semplice aggravante): Berselli conta di approvarlo entro il 17 luglio, pur prevedendo almeno 200 emendamenti. Intanto, un primo passo bipartisan è stato compiuto il 2 luglio, quando la commissione ha approvato all'unanimità un'indagine sull'efficienza della spesa del sistema giudiziario. Visto che avere più soldi è impossibile, occorre una maggiore efficienza. Cinque i punti dell'indagine: razionalizzare le spese obbligatorie, come le notifiche; risparmiare su procedure quotidiane, per esempio convalidare il fermo nel carcere evitando la traduzione del fermato davanti al giudice; valutare lo stato delle sperimentazioni sui risparmi possibili nelle intercettazioni e con una migliore organizzazione del lavoro, come dimostrato dalla procura di Bolzano; valutare quanti soldi sono disponibili in depositi bancari e postali, inutilizzati da tempo, e ovviare alla mancata riscossione delle spese di giustizia dopo la condanna; infine favorire le sanzioni amministrative con una contestuale depenalizzazione e, in campo civile, un maggiore ricorso alla conciliazione. L'efficienza è la priorità anche per Lanfranco Tenaglia (Pd), ministro ombra della Giustizia: "Abbiamo già presentato una proposta organica, che prevede l'assunzione di 2.200 cancellieri, la riforma delle circoscrizioni giudiziarie e un maggiore uso della telematica". Visto che l'accorpamento degli uffici giudiziari minori scatenerebbe delle rivolte, Tenaglia ipotizza anche "organici unici per uffici limitrofi, che presuppongono mobilità e flessibilità". Un altro scontro è certo sulla legge Gozzini. Berselli da tempo punta a riformare i benefici ai detenuti: "Va eliminata la liberazione anticipata, cioè lo sconto automatico di 45 giorni ogni 6 mesi di reclusione" spiega il senatore del Pdl "e l'affidamento ai servizi sociali dev'essere consentito per pene fino a 1 anno e non fino a 3 anni come ora. E vanno allungati i tempi per ottenere la semilibertà". L'opposizione ha altre idee: "La Gozzini ha dato ottimi risultati" replica Tenaglia. "Anziché eliminarla, aumentiamo il potere di valutazione del giudice di sorveglianza sui singoli casi. Piuttosto, vogliamo modificare la ex Cirielli sui tempi della prescrizione dei reati, troppo bassa anche per quelli più gravi". Efficienza e certezza della pena, evidentemente, hanno significati diversi a seconda dei vocabolari politici.

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SILVIO IL PETTEGOLO BERLUSCONI È L'INVENTORE DELLA REPUBBLICA DEL GOSSIP UN'AUTO-CANNIBALICA VISIBILITÀ CHE HA UN PREZZO - HA TRASFORMATO IL PERSONALE IN PUBBLICO, OGGI NON SI (sezione: Intercettazioni)

( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

SILVIO IL PETTEGOLO ? BERLUSCONI È L'INVENTORE DELLA REPUBBLICA DEL GOSSIP ? UN'AUTO-CANNIBALICA VISIBILITÀ CHE HA UN PREZZO - HA TRASFORMATO IL PERSONALE IN PUBBLICO, OGGI NON SI PUÒ LAMENTARE? Filippo Ceccarelli per "la Repubblica" Silvio canterino con il suo menestrello Apicella La sera dell'8 aprile di quest'anno, all'apice della campagna elettorale, l'uomo politico che in questi giorni condanna gossip negativi e pettegolezzi inquinanti ha rivelato a una sua giovanissima e omonima fan incontrata sui bastioni di Alghero di essere stato concepito dai suoi genitori in un boschetto: "E' per questo che mi chiamo Silvio, che viene da "selva"". E quindi: "Indaga anche tu con i tuoi.... " Nella penultima campagna elettorale, del resto, nel febbraio 2006, sempre in Sardegna l'allora presidente del Consiglio Berlusconi aveva pubblicamente promesso la propria astinenza sessuale, che sarebbe una faccenda piuttosto privata, in cambio della vittoria. All'offerta votiva, del tutto inedita nella storia politica italiana, era stato chiamato a cerimoniere un incauto sacerdote. Qualche giorno dopo si è saputo che nottetempo, in un estremo e inusitato sforzo propagandistico, il Cavaliere aveva telefonato a una hot-line - trovando peraltro un'operatrice già ampiamente convinta di votare Forza Italia. L'intemerata berlusconiana contro la "pornopolitica" (espressione coniata alla fine degli anni settanta da Mino Pecorelli) era comunque di là da venire. Pochi giorni fa, in prima fila alla messa Vip di Portorotondo, il presidente ha ritenuto di aprire platealmente la questione della comunione ai divorziati rivolgendosi al vescovo, durante la liturgia. Che la fede sia una questione personale è tutto da dimostrare, anche se in genere si tratta di argomenti delicati, che non si vanno a strombazzare. Ebbene: di Berlusconi, da un paio di giorni severo cultore della serietà e della riservatezza, il giorno dopo i maggiori quotidiani hanno intervistato non uno, ma due confessori, don Corsani e don Zuliani, entrambi giustamente prodighi di buone parole. L'esistenza di un terzo confessore, don Rossi, "cappellano di Arcore", si deve allo stesso Cavaliere, che ne ha parlato di recente dal palco durante un'altra indimenticabile performance davanti ai circoli di Dell'Utri. Don Rossi "era molto generoso quando gli confessavamo le nostre birichinate, io ero più birichino di Marcello". Nell'accordargli una piccolissima penitenza, secondo Berlusconi, il sacerdote dava conto della propria benevolenza: "Se io fossi nelle sue condizioni, non sa cosa farei!". Il problema, continuava il futuro nemico del gossip fra le risate del pubblico, è che "mia moglie l'è venuto a sapere": dal che don Rossi venne allontanato. Tutto questo per indicare i contenuti e le modalità espressive attraverso i quali di norma - ma gli esempi possono riempire un volume d'enciclopedia - a partire da se stesso il presidente del Consiglio concepisce, misura e fissa i confini tra sfera pubblica e privata. Ma tutto questo, anche, per chiedersi se ci si rende conto dell'importanza che il gossip ha assunto nel discorso pubblico. Se non sia divenuta l'unità di misura della macchina comunicativa e un elemento distintivo dell'odierna classe politica. E se per caso non sia sfuggito di mano a quest'ultima, con esiti al momento del tutto imprevedibili. Come quel cartello comparso a Vicenza nel corteo contro l'allargamento della base militare americana: "Veronica, scrivi una lettera anche a Prodi!". Perché Berlusconi può anche aver ragione rispetto ai colloqui telefonici intercettati. O comunque si può umanamente capire. Ma al tempo stesso egli è davvero l'ultimo a potersi lamentare della cultura del pettegolezzo; e non solo per i modelli che da Dinasty al Grande Fratello la tv commerciale ha introdotto nell'immaginario italiano. Il punto vero è che quell'entità che con qualche pigrizia si definisce gossip è la classica arma a doppio taglio. E nessuno come Berlusconi a tal punto l'ha utilizzata da aver trasformato ciò che era personale in pubblico. Vedi il riverbero della sua immagine che straborda, il valore assegnato alla ricchezza, l'energia del lusso, la suggestione dei paesaggi e della compagnia, l'insediamento di un stile signorile e cortigiano (maggiordomo, cuoco, musico, trainer, guardie, servi). Vedi ancora l'ostensione dei graffi e dei lividi dopo i bagni di folla e la barzelletta, la canzonetta, la battuta galante o machista. E il rito dello shopping, i gioielli alle parlamentari, i cambi di costume di scena, gli interventi estetici e sanitari, il linguaggio, i gestacci, i desideri e tutto quanto insomma da sempre Berlusconi innesca come spontaneo dispositivo per attirare l'attenzione su di sé nel modo più efficace: dandosi in pasto. Difficile pensare che questa auto-cannibalica visibilità non abbia un prezzo, o non comporti un contrappasso. Così come al netto del moralismo, dell'ipocrisia o di qualsiasi impostazione berlusco-centrica, è facile pensare che nel vuoto delle ideologie e nel deserto dei progetti il gossip sia già diventato qualcosa che certo influenza la narrazione di questa Terza, forse, Repubblica. Si pensi alla partita giocatasi attorno alla malattia di Bossi; alle vicissitudini coniugali di Fini; alle implicazioni economiche che tengono insieme il leader centrista Casini e il suocero. Si pensi al fatto che durante l'ultimo congresso ds si parlò di "mobbing"; o all'assai plausibile ipotesi che fra le concause del disastro elettorale di Rifondazione ci siano le frivolezze e le vanità mondane dei Bertinotti. Tutto è talmente pubblico, oggi, e tutto è al tempo stesso così terribilmente privato da far venire il sospetto che non si possa fermare vietando o distruggendo delle intercettazioni telefoniche Dagospia 07 Luglio 2008.

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In arrivo una revisione di norme e metodi per le adozioni (sezione: Intercettazioni)

( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

4 luglio 2008 In arrivo una revisione di norme e metodi per le adozioni di Nicoletta Cottone È in arrivo una profonda revisione di norme e metodi sulle adozioni. Lo ha annunciato il Cavaliere nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. Il Cavaliere ha espresso una "estrema soddisfazione per la squadra e per il lavoro fatto" in questi due primi mesi di governo. "Siamo riusciti - spiega il premier - a fare un lavoro eccezionale, andiamo dritti verso la realizzazione degli impegni elettorali anche grazie all'esperienza dei precedenti cinque anni". Parla dei contributi dati dai nuovi ministri con la loro "vitalità e giovinezza". E i ministri parlano dei risultati conseguiti. Alfano: il ddl intercettazioni si chiamerà "salva-privacy". Non sarà più un decreto legge quello sulle intercettazioni, ma un disegno di legge che si chiamerà "salva-privacy". L'annuncio arriva dal ministro della Giustizia Angelino Alfano nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. Alfano ha auspicato che il Parlamento lo approvi "come primo provvedimento dopo la pausa estiva". Alfano si dice soddisfatto del lavoro avviato di "riequilibrio tra i poteri dello Stato" e si dice convinto che "se alcune norme non avessero incrociato il destino del premier avrebbero ottenuto il plauso della sinistra". Sacconi: entro luglio una nuova norma sulla giustizia sul lavoro. Entro luglio ci sarà una nuova norma sulla giustizia sul lavoro, parola del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Sacconi ha anche ricordato quanto fatto finora dal suo ministero: la deregolazione della gestione dei rapporti di lavoro che non riduce le tutele, la fine del divieto di cumulo tra reddito da lavoro e pensione. "Per quanto riguarda la salute è stata commissariata con una decisione tempestiva la sanità del Lazio - ha detto Sacconi - che avrà un incremento di finanziamenti, ma contemporaneamente una sana gestione". Prestigiacomo: il Governo Prodi ha lasciato 159 provvedimenti da esaminare. Il governo Prodi, ha sottolineato il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, ha lasciato in eredità 159 provvedimenti in materia ambientale non portati a compimento. "E' una paralisi gravissima per il Paese e per l'ambiente. Molti di questi investimenti riguardano centrali eoliche". È evidente, ha aggiunto la Prestigiacomo, "come questa sia un'azione urgente" e "l'obiettivo è di azzerare il pregresso da qui a fine anno. Quello che è inaccettabile è la paralisi". Carfagna: presto un garante di infanzia e adolescenza. Il ministero delle Pari opportunità ha allo studio l'istituzione del garante per l'infanzia e l'adolescenza. "Abbiamo introdotto una nuova figura di reato contro lo stalking, giustificata dall'inadeguatezza del codice contro figura di reato odiosa - ha detto il ministro Mara Carfagna - Il secondo ddl già varato contro la violenza sessuale tende a rafforzare la tutela penale introducendo delle aggravanti. Le prossime misure allo studio del ministero riguarderanno i temi dell'infanzia e dei minori, un vero e proprio pacchetto infanzia con l'istituzione di un garante per infanzia e adolescenza. È anche allo studio l'istituzione di un osservatorio sulla parità di accesso alla sanità". La Russa: ringraziamento ai soldati di Napoli. "I soldati a Napoli dimostrano l'amore per l'Italia". Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa sottolinea che "molti dei nostri uomini non si sarebbero mai immaginati, quando hanno deciso di prendere questa strada, di ritrovarsi in questa situazione. A loro va il mio ringraziamento". Il ministro ha espresso soddisfazione per la "squadra compatta e unita nel dare risposte ai problemi della gente" e questo è un aspetto "non meno importante dei risultati" dell'Esecutivo. 4 luglio 2008.

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Processi e tranelli Andrea Scarchilli, 07 luglio 2008, 16:06 La maggioranza propone di far slittare ... (sezione: Intercettazioni)

( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Processi e tranelli Andrea Scarchilli, 07 luglio 2008, 16:06 La maggioranza propone di far slittare l'esame del decreto sicurezza, con l'annesso emendamento salva premier, in cambio della rapida approvazione del lodo Alfano. Apparentemente una mano tesa all'opposizione, in realtà una mossa dettata dalla strategia parlamentare e dall'attesa sul versante processuale Maggioranza all'attacco sulla giustizia. Il ministro dei Rapporti con il Parlamento Elio Vito ha annunciato in mattinata che stasera, alla conferenza dei capigruppo dove si decide il calendario settimanale dei lavori della Camera, il centrodestra chiederà l'inversione dell'esame dei due provvedimenti che stanno a cuore al presidente del Consiglio, perché lo proteggono dai procedimenti giudiziari in cui è coinvolto. Il vecchio programma parlava di un decreto sicurezza, quello che contiene il famoso emendamento che bloccherebbe il processo Mills in cui Silvio Berlusconi è accusato corruzione in atti giudiziari, all'esame dei deputati già domani. E il lodo Alfano, lo scudo dai processi alle quattro più alte cariche dello stato, votato da almeno un ramo del Parlamento entro la pausa di agosto. Vito ha annunciato che Popolo della libertà e Lega Nord chiederanno l'esame rapido e immediato della Camera del provvedimento messo a punto dal ministro della Giustizia di Berlusconi. In seconda battuta i deputati dovranno esaminare decreto con annesso emendamento salva premier. E renderlo legge entro il 24 luglio, data di scadenza per la conversione. Pena, la decadenza di norme parecchio simboliche per la maggioranza, come l'aggravante di clandestinità per gli immigrati che commettono reati. L'annuncio di Vito è in apparenza una mediazione tra le richieste dell'opposizione e la tabella di marcia originaria, quella che prevedeva la strettissima successione di approvazioni dell'emendamento blocca processi e del più onnicomprensivo, e affidabile, lodo Alfano. In realtà, si tratta di una mossa tattica che mira a dividere il fronte già parecchio disarcionato dell'opposizione e attendere, sull'altro versante, gli sviluppi delle vicende processuali del premier. Giurisprudenza e strategia parlamentare si fondono. Non è un caso che, in questo frangente, il più ascoltato dalla maggioranza sia Niccolò Ghedini, luogotenente perfetto nel campo da battaglia che è diventata la garanzia di immunità del presidente del Consiglio. Ghedini, infatti, difende le sorti di Berlusconi sia in Tribunale da avvocato personale, sia in Parlamento in qualità di deputato membro della commissione Giustizia. La richiesta della maggioranza è un cuneo piantato tra l'Udc e il Partito democratico, che negli ultimi giorni parevano esser riusciti a stabilire un fronte comune. Patto in cui, nelle intenzioni del segretario del Pd Walter Veltroni, lo scudo crociato avrebbe dovuto passo dopo passo sostituire un'Italia dei valori con cui la divergenza ha superato, con le divisioni registrate al momento dell'organizzazione della manifestazione di domani di piazza Navona, il livello di guardia. La maggioranza sembra accogliere quanto chiesto dal leader Udc Pier Ferdinando Casini in un'intervista al "Corriere della Sera" di oggi. Ecco la proposta dell'ex presidente della Camera: "La maggioranza deve togliere dal decreto sicurezza la norma folle con la quale per bloccare un processo se ne bloccano centomila". In cambio, l'opposizione "deve dichiarare la propria disponibilità a dare la corsia preferenziale al lodo Alfano". Appunto, la maggioranza ha offerto all'opposizione di manifestare questa disponibilità, ma senza farsi carico del ritiro dell'emendamento salva premier. Scontato il no a qualsiasi apertura da parte dell'Italia dei valori, resta da verificare (ed è quanto vuole fare la maggioranza) l'atteggiamento di Pd e Udc. Rimarranno uniti? Casini si accontenterà della sospensione, i democratici terranno fede all'intransigenza con cui chiedevano cancellazione del blocca processi e contemporanea architettura costituzionale (con validità a partire dalla prossima legislatura) per il lodo Alfano? Oppure i due partiti, o magari uno solo di essi, consapevoli che comunque Berlusconi arriverà in fondo al guado, si prenderanno il risultato parziale (tattico) del blocco momentaneo dell'emendamento salva premier per tentare di cambiarlo in aula in un secondo tempo e si rassegneranno all'approvazione veloce del lodo? Questo si vedrà stasera, intorno alle 20, quando si riuniranno i capigruppo di Montecitorio. Dunque, la richiesta di inversione da un lato è una palla avvelenata per l'opposizione. Dall'altro, ed è quello che più conta, è a costo zero. Approvare subito il lodo Alfano renderebbe superfluo l'emendamento al decreto sicurezza. La successione è già messa a punto. Sì della Camera in settimana allo scudo per le quattro cariche dello stato, a seguire nuovo approdo a Montecitorio (con emendamenti già discussi nelle commissione riuniti) del decreto sicurezza, che sarebbe approvato senza problemi prima della scadenza del 24 luglio, magari con l'ausilio della fiducia. In sostanziale contemporanea, il Senato si occuperebbe del secondo passaggio dello striminzito lodo. Quanto al ritiro o meno del contestato emendamento, poco dipenderà dall'atteggiamento dell'opposizione. Molto di più, dall'udienza di giovedì, in cui si saprà se il giudice Nicoletta Gandus sarà ricusato dal processo Mills. In caso affermativo i tempi del procedimento si allungherebbero, e l'emendamento sarebbe del tutto superfluo. Potrebbe allora essere addolcito, magari con una semplice indicazione di principio sui processi da fare subito. Peraltro inutile, perché già ampiamente contenuta in più di una circolare del Csm ai magistrati, ma necessaria per non dare l'idea di un passo indietro troppo vistoso. Nel caso la richiesta di ricusazione venga respinta, si tratterà di confrontare i tempi parlamentari con quelli del processo. Se le sorti del lodo saranno incerte e rischierà di non vedere la luce prima delle ferie, sì all'emendamento in versione strong. Se invece lo scudo starà viaggiando spedito, si potrà cambiare il blocca processi e renderlo meno vincolante, come detto. Le Aule sono diverse, insomma, e la partita si gioca tra Montecitorio, Palazzo Madama, il Palazzo di Giustizia di Milano (quello del processo Mills) e la quarta sede, cambiata oggi. Il processo in cui è coinvolto l'ex direttore generale della Rai Agostino Saccà si sposta da Napoli a Roma. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari Luigi Giordano, per la felicità del Cavaliere, vista la presunta ostilità minore della Procura della capitale. L'atto era scontato, visto che le conversazioni incriminate sono partite dalla città eterna. Saranno i magistrati di Roma, quindi, a pronunciarsi sul destino delle intercettazioni. Le sei sulle quali i pm partenopei avevano chiesto che fosse dato il via libera alla richiesta in Parlamento. E le altre, quelle di cui si è tanto vociferato, la cui pubblicazione metterebbe in imbarazzo in premier. Queste, i pm volevano fossero distrutte perché non hanno, dicono, attinenza con l'indagine.

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Processi e tranelli (sezione: Intercettazioni)

( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)

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Andrea Scarchilli, 07 luglio 2008, 16:06 La maggioranza propone di far slittare l'esame del decreto sicurezza, con l'annesso emendamento salva premier, in cambio della rapida approvazione del lodo Alfano. Apparentemente una mano tesa all'opposizione, in realtà una mossa dettata dalla strategia parlamentare e dall'attesa sul versante processuale Maggioranza all'attacco sulla giustizia. Il ministro dei Rapporti con il Parlamento Elio Vito ha annunciato in mattinata che stasera, alla conferenza dei capigruppo dove si decide il calendario settimanale dei lavori della Camera, il centrodestra chiederà l'inversione dell'esame dei due provvedimenti che stanno a cuore al presidente del Consiglio, perché lo proteggono dai procedimenti giudiziari in cui è coinvolto. Il vecchio programma parlava di un decreto sicurezza, quello che contiene il famoso emendamento che bloccherebbe il processo Mills in cui Silvio Berlusconi è accusato corruzione in atti giudiziari, all'esame dei deputati già domani. E il lodo Alfano, lo scudo dai processi alle quattro più alte cariche dello stato, votato da almeno un ramo del Parlamento entro la pausa di agosto. Vito ha annunciato che Popolo della libertà e Lega Nord chiederanno l'esame rapido e immediato della Camera del provvedimento messo a punto dal ministro della Giustizia di Berlusconi. In seconda battuta i deputati dovranno esaminare decreto con annesso emendamento salva premier. E renderlo legge entro il 24 luglio, data di scadenza per la conversione. Pena, la decadenza di norme parecchio simboliche per la maggioranza, come l'aggravante di clandestinità per gli immigrati che commettono reati. L'annuncio di Vito è in apparenza una mediazione tra le richieste dell'opposizione e la tabella di marcia originaria, quella che prevedeva la strettissima successione di approvazioni dell'emendamento blocca processi e del più onnicomprensivo, e affidabile, lodo Alfano. In realtà, si tratta di una mossa tattica che mira a dividere il fronte già parecchio disarcionato dell'opposizione e attendere, sull'altro versante, gli sviluppi delle vicende processuali del premier. Giurisprudenza e strategia parlamentare si fondono. Non è un caso che, in questo frangente, il più ascoltato dalla maggioranza sia Niccolò Ghedini, luogotenente perfetto nel campo da battaglia che è diventata la garanzia di immunità del presidente del Consiglio. Ghedini, infatti, difende le sorti di Berlusconi sia in Tribunale da avvocato personale, sia in Parlamento in qualità di deputato membro della commissione Giustizia. La richiesta della maggioranza è un cuneo piantato tra l'Udc e il Partito democratico, che negli ultimi giorni parevano esser riusciti a stabilire un fronte comune. Patto in cui, nelle intenzioni del segretario del Pd Walter Veltroni, lo scudo crociato avrebbe dovuto passo dopo passo sostituire un'Italia dei valori con cui la divergenza ha superato, con le divisioni registrate al momento dell'organizzazione della manifestazione di domani di piazza Navona, il livello di guardia. La maggioranza sembra accogliere quanto chiesto dal leader Udc Pier Ferdinando Casini in un'intervista al "Corriere della Sera" di oggi. Ecco la proposta dell'ex presidente della Camera: "La maggioranza deve togliere dal decreto sicurezza la norma folle con la quale per bloccare un processo se ne bloccano centomila". In cambio, l'opposizione "deve dichiarare la propria disponibilità a dare la corsia preferenziale al lodo Alfano". Appunto, la maggioranza ha offerto all'opposizione di manifestare questa disponibilità, ma senza farsi carico del ritiro dell'emendamento salva premier. Scontato il no a qualsiasi apertura da parte dell'Italia dei valori, resta da verificare (ed è quanto vuole fare la maggioranza) l'atteggiamento di Pd e Udc. Rimarranno uniti? Casini si accontenterà della sospensione, i democratici terranno fede all'intransigenza con cui chiedevano cancellazione del blocca processi e contemporanea architettura costituzionale (con validità a partire dalla prossima legislatura) per il lodo Alfano? Oppure i due partiti, o magari uno solo di essi, consapevoli che comunque Berlusconi arriverà in fondo al guado, si prenderanno il risultato parziale (tattico) del blocco momentaneo dell'emendamento salva premier per tentare di cambiarlo in aula in un secondo tempo e si rassegneranno all'approvazione veloce del lodo? Questo si vedrà stasera, intorno alle 20, quando si riuniranno i capigruppo di Montecitorio. Dunque, la richiesta di inversione da un lato è una palla avvelenata per l'opposizione. Dall'altro, ed è quello che più conta, è a costo zero. Approvare subito il lodo Alfano renderebbe superfluo l'emendamento al decreto sicurezza. La successione è già messa a punto. Sì della Camera in settimana allo scudo per le quattro cariche dello stato, a seguire nuovo approdo a Montecitorio (con emendamenti già discussi nelle commissione riuniti) del decreto sicurezza, che sarebbe approvato senza problemi prima della scadenza del 24 luglio, magari con l'ausilio della fiducia. In sostanziale contemporanea, il Senato si occuperebbe del secondo passaggio dello striminzito lodo. Quanto al ritiro o meno del contestato emendamento, poco dipenderà dall'atteggiamento dell'opposizione. Molto di più, dall'udienza di giovedì, in cui si saprà se il giudice Nicoletta Gandus sarà ricusato dal processo Mills. In caso affermativo i tempi del procedimento si allungherebbero, e l'emendamento sarebbe del tutto superfluo. Potrebbe allora essere addolcito, magari con una semplice indicazione di principio sui processi da fare subito. Peraltro inutile, perché già ampiamente contenuta in più di una circolare del Csm ai magistrati, ma necessaria per non dare l'idea di un passo indietro troppo vistoso. Nel caso la richiesta di ricusazione venga respinta, si tratterà di confrontare i tempi parlamentari con quelli del processo. Se le sorti del lodo saranno incerte e rischierà di non vedere la luce prima delle ferie, sì all'emendamento in versione strong. Se invece lo scudo starà viaggiando spedito, si potrà cambiare il blocca processi e renderlo meno vincolante, come detto. Le Aule sono diverse, insomma, e la partita si gioca tra Montecitorio, Palazzo Madama, il Palazzo di Giustizia di Milano (quello del processo Mills) e la quarta sede, cambiata oggi. Il processo in cui è coinvolto l'ex direttore generale della Rai Agostino Saccà si sposta da Napoli a Roma. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari Luigi Giordano, per la felicità del Cavaliere, vista la presunta ostilità minore della Procura della capitale. L'atto era scontato, visto che le conversazioni incriminate sono partite dalla città eterna. Saranno i magistrati di Roma, quindi, a pronunciarsi sul destino delle intercettazioni. Le sei sulle quali i pm partenopei avevano chiesto che fosse dato il via libera alla richiesta in Parlamento. E le altre, quelle di cui si è tanto vociferato, la cui pubblicazione metterebbe in imbarazzo in premier. Queste, i pm volevano fossero distrutte perché non hanno, dicono, attinenza con l'indagine.

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Una Bibbia moderna (sezione: Intercettazioni)

( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Raffaele Deidda, 07 luglio 2008, 15:16 Spigolando Commentando l'affaire delle telefonate hard del Cavaliere con esponenti del governo, ci si potrebbe muovere nell'orizzonte del rivisitato passaggio biblico de "In principio era la gnocca". Già perchè è in essa che originano le complicazione che affliggono oggi il premier Dal vangelo secondo Silvio, commentato da Vittorio Feltri : "In principio era la gnocca." E' un vangelo moderno, che svecchia quello ormai datato di San Giovanni, che recita: "In principio era il Verbo". Quello di Silvio è il vangelo dell'homo novus, dell'uomo di fede che si candida a passare alla storia come statista illuminato e timorato di Dio, dell'apostolo divorziato difensore della famiglia che tanto vorrebbe accostarsi al sacramento della comunione ma che, secondo l'indicazione di Papa Benedetto XVI, deve accontentarsi di "trovare comunque nel desiderio di comunione e nella partecipazione all'Eucaristia una forza e una efficacia salvatrice". In questi acculturati tempi moderni dove i dogmi teologici lasciano il tempo che trovano e dove autorevoli quotidiani filogovernativi possono commentare a proposito delle marachelle erotiche del Cavaliere: "Eddai, diciamoci la verità, a chi non piace la gnocca?" (se un gay usasse un linguaggio simile per manifestare i suoi desideri e le sue preferenze sessuali sarebbe immediatamente tacciato di essere "frocio"), non dovrebbe sussistere alcun tipo di problema, per i tanti cattolici che hanno votato Berlusconi, ad accettare il nuovo vangelo. Il problema è, secondo lo stesso storico dei vangeli burlusconiani, Feltri, che la gnocca, lungi da rappresentare quella catarsi che avvicina al godimento dello spirito e che può costituire una "efficacia salvatrice", costituisce, purtroppo, un guaio. Eh si, perchè la gnocca inizialmente si comporta bene: è sottomessa, adorante, con gli occhioni sgranati e le forme seducenti fa uscire di senno i maschi, anche quelli più navigati (soprattutto nelle navi da crociera dove, ai tempi dell'apostolo Silvio, erano i maschietti ad intrattenere le gnocche ma invecchiando, si sa...). Poi però la gnocca s'incattivisce e vuole sempre di più a fronte dei servigi resi e, se non viene accontentata, è capace di raccontare cose poco simpatiche nei confronti del proprio benefattore. Insomma, non c'è davvero più religione! Un tempo le gnocche si ritenevano soddisfatte quando ricevevano in regalo un appartamento oppure un negozio. Lo statista Craxi, ad esempio, era arrivato a regalare una televisione ad una sua protetta. L'attrice Antonella Troise, ad esempio, secondo il Cavaliere dice in giro cose pazzesche (quali, forse non sarà mai dato saperlo) sul suo benefattore Silvio: sta diventando pericolosa. E che dire di quelle le cui pretese vanno oltre le parti negli spettacoli di varietà o nelle fictions Rai e ambiscono ad incarichi ministeriali? Valle ad accontentare tutte, nonostante l'infinita disponibilità dell'apostolo Silvio! Ecco quindi spiegato il teorema di Feltri: la gnocca è un guaio, come volevasi dimostrare. Il guaio è dato dal fatto che, mentre per l'elettore berlusconiano può rafforzarsi il mito del Cavaliere di quasi 72 anni reduce, fra l'altro, da un cancro alla prostata, tombeur de femmes di ogni tipo e nazionalità ma con spiccata predilezione per parlamentari e ministre, per magistrati e giornalisti le intercettazioni telefoniche "hard" del Cavaliere (le ultime notizie le danno prossime al macero in quanto ritenute irrilevanti per il prosieguo dell'inchiesta Berlusconi-Saccà.) potevano essere ghiottonerie da aggiungere come gustoso e piccante contorno all'accusa di corruzione contestata al premier in concorso con il direttore di Rai Fiction. Spariranno quindi le intercettazioni più "gossipare" sulle performances erotiche del premier e sulle presunte abilità "orali" di una o più ministre del governo in carica considerate penalmente irrilevanti e, ci si augura, salterà l'indecente decreto sulle intercettazioni. Compatibilmente con i tempi della giustizia italiana si dovrebbe invece tenere il processo per i fatti che secondo gli inquirenti "non possono essere ricondotti al pur diffuso costume della cosiddetta raccomandazione" perché le attrici risultano tutte "verosimilmente legate da rapporti di amicizia" con Berlusconi. Rapporti di cui il premier non fa mistero oppure asseritamente da utilizzarsi in qualche modo nella campagna di reclutamento dei senatori". La considerazione più immediata, che sappiamo non far parte del "comune sentire" del 47% degli italiani che hanno votato Berlusconi, è che può esserci un dibattito animato in merito all'opportunità o meno di pubblicare le conversazioni fra personaggi che rivestano incarichi pubblici e amministrano risorse della collettività, ci si può azzuffare fra maggioranze e opposizioni sulla congruità dei decreti salva-premier e blocca processi, ma una cosa dovrebbe essere indiscutibilmente chiara: in nessun altro paese che si ritiene civile e democratico potrebbe fare il premier un signore che ha scambiato quegli affidamenti mercenari con un pubblico dipendente, seppure con la qualifica di manager, che a sua volta non potrebbe più ricoprire in alcun modo un incarico di responsabilità in un'azienda di stato. E' una considerazione sicuramente di parte questa nostra, se Arturo Diaconale ritiene che: "L'opinione pubblica italiana non è ottusamente calvinista. E' elasticamente cattolica. E capisce perfettamente la differenza tra i peccati veniali della carne e quelli mortali che possono mandare in malora l'intera società nazionale". Qualcuno potrebbe ricordare a Diaconale e a tutti i berluscones orgogliosi di avere un capo con "due attributi così" che per aver commesso un peccato "veniale della carne" (usciamo dalla metafora della mela, per favore) Adamo ed Eva furono cacciati dal paradiso terrestre? E se Berlusconi lascia il governo insieme alle sue giovani e avvenenti ministre, siamo davvero sicuri che vada in malora l'intera società nazionale o che non sia invece un fatto che, per usare le parole del Papa sul desiderio di comunione, contiene una forza e un'efficacia salvatrice?.

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VENTURA: MENO ORMONI, PIÙ ARMANI RCS-TV VIA DIGICAST ROSSELLA TORNA A "PANORAMA" (RUBRICA) - WINTOUR IN CASA BELLINI - L'ISPETTORE ELKANN BONDI & MANUELA CARRÀ IN BILICO D (sezione: Intercettazioni)

( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

VENTURA: MENO ORMONI, PIÙ ARMANI ? RCS-TV VIA DIGICAST ? ROSSELLA TORNA A "PANORAMA" (RUBRICA) - WINTOUR IN CASA BELLINI - L'ISPETTORE ELKANN ? BONDI & MANUELA ? CARRÀ IN BILICO ?DJ KAPPA ? MIX & CHIC? 1 - Dopo Dolce & Gabbana, Alessandro Dell'Acqua, Valentino Garavani e Dsquared la Ventura studia un look nuovo di zecca. Per la sesta edizione dell'isola dei Penosi la vestira' il Gran Maestro Giorgio Armani... 2 - Rcs si prepara a sbarcare nel mondo della Tv. Il Gruppo sta comprando tutte le frequenze e reti di Digicast per costruire delle reti televisive tematiche. A capo del business l'ad Antonello Perricone. 3 - Chi l'ha detto che Anne Wintour, la potente direttrice di "Vogue", è un diavolo di Prada? Macchè, tutto da riscrivere vista la professionale dolcezza con la quale ha ricevuto, in coppia inedita con Mario Bellini, architetto e designer milanese, gli ospiti di un cocktail molto, ma molto riservato. Dove? A Milano, nel pieno centro, a casa e nel giardino profumato di gardenie appunto di Bellini. Strana coppia, ma ben riuscita a detta degli invitati, un elenco non molto lungo, ma superesclusivo: Tom Ford, Giorgio Armani, Miuccia Prada, Dolce e Gabbana, Donatella e Allegra Versace, Roberto Cavalli, Angela e Margherita Missoni, Alessandra Facchinetti (primadonna di Valentino, timida anche in una casa privata), Suzy Menkes (unica e temibile giornalista, con piccola macchina digitale sempre all'occhio, solo per ricordo personale) vista a braccetto con Elena, la padrona di casa. Una Lady Wintour simpatica? Possibile? Ebbene sì, anche se con poco appetito, grande preparazione sui vini italiani, e decisa vocazione a coltivare relazioni privilegiate. Per una volta lontana da giornalisti e fotografi. Che voglia sconfinare (anche) nell'architettura e nel design? 3 - Record storico di presenze a Villa Taverna, l'ambasciatore Ronald "Pennellone" Spogli quest'anno aveva invitato oltre 3000 persone alla festa del 4 luglio, in buona parte giovani coppie di sconosciuti con le "lei" particolarmente scosciate e prodighe di décolleté, spesso senza reggiseno, e tacchi a spillo vertiginosi che si infilavano agevolmente nelle zolle erbose. "Tanta gnocca così non si era mai vista" hanno commentato i veterani del ricevimento per l'Independence Day, chiedendosi con insistenza chi fossero tutti questi nuovi ospiti... 4 - Chissà perché Alain Elkann pensa che il ruolo di consigliere del ministro per i Beni Culturali sia quello di ispezionare i musei (dopo gli Uffizi a Firenze, lunedì è prevista una sua improvvisata a Brera, a Milano)... 5 - A proposito di Sandro Don Abbondi, il ministro ha trascorso tutto il weekend in Versilia e seduta accanto a lui, sul sedile posteriore della vettura ministeriale, c'era sempre e immancabilmente la bionda deputata piemontese Manuela Repetti... 6 ? Dove andava sabato sera alla Stazione Termini a Roma Marco Travaglio? 7 - Battutaccia che circola a Montecitorio circa il congresso dei Verdi di Pecoraro Scanio in programma la prossima settimana a Chianciano: "Ci sono sei mozioni e altrettanti candidati alla segreteria, quasi di più dei partecipanti al congresso..." 8 - Dal "Corriere della Sera" - Ci sono dubbi sul ritorno in Rai di "Carramba che fortuna", programma che avrebbe dovuto segnare anche il ritorno di Raffaella Carrà su Raiuno. La decisione finale sarà presa oggi, in un incontro in Rai tra l'artista e il direttore Fabrizio Del Noce. I problemi ? secondo quanto si è appreso ? sono legati alla difficoltà di trovare "storie rigorosamente vere" come vuole la Carrà e questo sta allungando i tempi di uno show che invece deve essere pronto rapidamente per le 11 puntate previste il mercoledì sera su Raiuno, a partire dal 17 settembre. 9 - Carlo Rossella per "Il Foglio" ? Frau Merkel è arrivata in Giappone al G8 con i blazer presidenziali, molto teutonici, di Bettina Schoenbach. E mancherà invece il suo parrucchiere Udo Walz, così carino e bravo. 10 - Maurizio Crippa per "Il Foglio" ? Calderoli ha un "escamotage trasparente" per risolvere il nodo intercettazioni. A porcellum, porcellum e mezzo. 11 - Non disturbate Pierfurby Casini a fine luglio, sarà a Todi per un convegno con il titolo che rispecchia i sogni mai sopiti dei neo-Dc in sedicesimo: "Il bipartitismo che non c'è". Se solo sapesse che legge elettorale ha in mente in Cavaliere... 12 - (Adnkronos) - Durante la trasmissione radiofonica "Un giorno da pecora" condotta da Claudio Sabelli Fioretti e Federica Gentile su Radio2, il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga si e' improvvisato dj. Con il nome d'arte di "Dj Kappa" Cossiga ha lanciato i dischi (suoi preferiti Burt Bacharach, Ray Charles, Elton John), ha commentato le musiche ed ha interagito con gli ospiti della puntata, Enrico Mentana, Giorgio Faletti, Chicco Testa, Antonio Caprarica. "Non mi sono mai divertito tanto in una trasmissione radiofonica", ha detto Cossiga proponendosi come conduttore di una trasmissione dal titolo "Aspettando Dj Kappa". In un momento di trasporto, parlando con una sua vecchia fiamma di Sassari, ha dato anche il suo numero privato in diretta, poi ha invitato il premier Berlusconi a costruirsi una villa a Capalbio. Cossiga ha escluso che i recenti gossip possano influire negativamente sulle possibilita' di Berlusconi di diventare presidente della Repubblica ("gli italiani si divertono a sentire queste telefonate"). Infine ha dato i suoi giudizi sull'avvenenza delle ministre ("la piu' bella e' la Prestigiacomo, la Brambilla e' carina, la Meloni e' graziosa, la Carfagna e' elegante"). 13 - La Repubblica - Palombella d'oro per Nanni Moretti, che entra nella Hall of Fame del nuoto. Il regista e protagonista di "Palombella rossa" verrà premiato a Malaga, sede degli Europei di pallanuoto, con il Gold Medallion Award, premio annuale ad un ex atleta che si sia distinto in campo scientifico o culturale. 14 - La Repubblica - Mourinho ama esagerare e non bada a spese. E così l'allenatore dell'Inter ha affittato una villa sul lago di Como dotata addirittura di un eliporto. La casa, che fu dimora dello scomparso industriale della seta, Ratti, si trova al centro di un ampio parco, con tanto di serre, piscina e campi da tennis. 15 ? La rifondarola e scrittrice Angela Scarparo su http://www.ilpostodeilibri.it - E' con la morte nel cuore, credete, che a partire dal 14 maggio 2008 per fare debito onore all'insediamento del IV Governo Berlusconi e per tutto il tempo che il suddetto Governo, con relativo Sottogoverno resterà in carica, IL POSTO DEI LIBRI si chiamerà pure IL POSTO DELLA FREGNA. 16 - Presentazione romana di Mix&Chic, il nuovo libro di Fabiana Giacomotti: giovedì sera, con Irene Ghergo, Nicoletta Fiorucci, Angelo Bucarelli e Carlo Rossella. 17 ? Carlito Rossella torna sul luogo del diletto: una rubrica di società & costume sul periodico di cui fu direttore, "Panorama". 18 - Sarà un incontro molto atteso, quello di lunedì 7 luglio con il giornalista Marco Travaglio, che sarà ospite alla "Tigulliana 2008", il "caffè letterario" ideato e condotto da Marco Delpino a Santa Margherita Ligure. L'evento, che gode del patrocinio del Comune di S. Margherita Ligure, è stato anticipato proprio di un giorno per via della manifestazione romana del giorno dopo. L'incontro, intitolato "Libertà di parola", avrà luogo nella Sala Congressi del Grand Hotel Miramare (con inizio alle ore 17). Marco Travaglio riceverà il Premio Internazionale "Golfo del Tigullio" per il giornalismo e presenterà il suo ultimo libro "Se li conosci li eviti" (Chiarelettere). All'iniziativa parteciperà anche il giornalista Paolo M. Di Stefano e il Gen. Nicolò Bozzo, che è stato per molti anni il "braccio destro" del Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa. In occasione dell'incontro di lunedì, Marco Travaglio anticiperà dunque a Santa Margherita Ligure alcuni dei temi caldi della manifestazione che sarà promossa da Grillo e Di Pietro. 19 ? Corriere della Sera - Anselmi, direttore de "La Stampa", è il vincitore della XXIX edizione del Premio Ischia di Giornalismo per la sezione dedicata all'informazione scritta. Con lui sono stati premiati ieri (al Castello Aragonese di Ischia) Mauro Mazza, direttore del Tg2 (televisione); Giuliano De Risi, direttore dell'Agi (agenzie di stampa); Daniela Ducoli di Radio Montecarlo (radio); Carlo Verdelli, direttore de "La Gazzetta dello Sport" (informazione sportiva). Timothy Garton Ash, editorialista del "New York Times" e del "Wall Street Journal", è invece il vincitore della sezione dedicata al giornalismo internazionale. "Bush ha reagito all'11 settembre in maniera sicuramente sbagliata, ma dettata dal bisogno di dare una risposta forte ? ha detto ieri Garton Ash durante il dibattito pubblico che ha accompagnato la cerimonia di premiazione ?. Stiamo pagando le conseguenze di quel suo errore: in questo senso il segnale positivo arriva da Obama e dal suo orientamento più vicino alla posizione europea". Dagospia 07 Luglio 2008.

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Italease, Faenza: restituisco tutto, ma il tesoro non esiste (sezione: Intercettazioni)

( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

6 Luglio 2008 Italease, Faenza: restituisco tutto, ma il tesoro non esiste di Raffaella Calandra e Morya Longo Il 5 febbraio nega di avere incassato soldi. L'8 maggio si scusa con il Gip per l'amnesia e ammette di avere messo in tasca 700mila euro in contanti, usati subito per comprare una casa. Poi ricorda di averne presi altri 200mila: questa volta per ristrutturarla. Ma l'ex amministratore delegato di Banca Italease, Massimo Faenza, non ammette mai di fronte ai magistrati e ai giudici che lo interrogano di avere messo in tasca altri soldi o di averli portati all'estero. Poco importa se i suoi ex soci (tra cui l'ex direttore delle comunicazioni di Italease, Pino Arbia) sostengono di avergli dato 3,5 milioni. Poco importa se le indagini dei Pm Giulia Perrotti e Roberto Pellicano abbiano evidenziato numerose distrazioni di fondi dalla banca, per oltre 30 milioni di euro. In tutti gli interrogatori che il Sole 24 Ore ha visionato integralmente Faenza nega. Anzi, accusa i suoi ex soci di dire "falsità" e di averlo addirittura minacciato. Promette di restituire tutto quello (poco) che ha. E, interrogato durante la detenzione a San Vittore, arriva ad implorare gli inquirenti: "Non parlerò più con queste persone per tutta quanta la mia vita, cercherò di fare un altro lavoro. Io non li ho presi questi 3 milioni e mezzo". Le indagini della Procura di Milano sul caso di Banca Italease e dei derivati speculativi venduti alla clientela si sono ormai chiuse. Ma un elemento resta ancora nella nebbia più totale: gli oltre 30 milioni di euro "distratti" (cioè sottratti) dalle casse della banca secondo la Procura da Faenza e i suoi soci, dove sono finiti? Gli inquirenti accusano gli indagati di avere creato una struttura "parallela" alla banca: alcuni mediatori venivano pagati in modo "ingiustificato" e questo consentiva agli indagati di "appropriarsi illecitamente" delle commissioni gonfiate. Insomma: secondo la ricostruzione della Procura la banca pagava ad alcuni consulenti parcelle super, e questi soldi venivano poi spartiti tra Faenza e i suoi soci. È stato anche trovato un conto in Svizzera in cui passavano, tramite il mediatore Leonardo Gresele e Arbia, i denari che dovevano poi finire ai membri della presunta associazione. Ma gli innumerevoli interrogatori dei protagonisti non chiariscono nulla. Anzi: tutti negano buona parte delle accuse e almeno stando alle loro dichiarazioni si scaricano la colpa a vicenda. Molte delle accuse partono da Pino Arbia. L'ex direttore delle comunicazioni esterne di Banca Italease riferisce infatti ai Pm di avere consegnato a Faenza 3,5 milioni di euro: soldi "ritornati" dalle commissioni pagate ai mediatori da Banca Italease. Racconta che i denari pagati da un mediatore, Leonardo Gresele, finivano in un suo conto svizzero e poi in parte girati a Faenza. Ma quest'ultimo nega. "Arbia di falsità purtroppo ne ha dette una valangata afferma nell'interrogatorio del l'8 maggio , come le hanno dette anche gli altri". Gli unici soldi che Faenza ammette di avere preso solo nel secondo interrogatorio, però sono 700mila euro in relazione al l'operazione di un cliente di Italease: Danieli. "Questo avviene nell'aprile, maggio, giugno 2005", ricorda. Arbia gli porta i soldi in contanti, perché Faenza doveva acquistare una casa da intestare alla moglie: "Li ho dati al signore che m'ha venduto la casa ricorda cioè lui me li ha dati e io glieli ho dati. Le sto dicendo la verità". Successivamente Faenza ammette anche altri 200mila euro, pagati sempre in contanti da un altro indagato, Roberto Fabbri, per un'altra operazione. "Me li porta direttamente a Milano ricorda e li ho usati per ristrutturare casa: me li sono portati direttamente a Roma e ho iniziato a pagare il falegname, la ditta che mi ha fatto i lavori. La cucina l'ho pagata 28-30mila euro...". I magistrati dimostrano più volte di non credere alle parole di Faenza. Sono convinti che, da qualche parte, ci siano altri soldi nascosti. Ma lui continua a negare. "Io non ho conti esteri, e questo penso che ormai sia appurato si difende Faenza . Sarò stato seguito io, o intercettato, mio padre, mio fratello, mia moglie, chiunque sia, cioè, non ci sono movimenti di denaro o occultamento di denaro. Io nel giro Calza-Arbia non c'entro niente. Io ho passato il 2004 di ricatti continui, di soprusi da parte di Arbia, di attacchi". Poi aggiunge: "Io ho sbagliato a fare la prima operazione "Danieli", mi ha trascinato a fondo, perché da quel momento in poi è stata una minaccia continua. Siamo finiti quasi alle mani...". Insomma: Faenza rigetta l'accusa di essere stato a capo come dicono i Pm dell'associazione a delinquere e, anzi, sostiene di essere stato minacciato e ricattato dagli altri. Il problema è che Arbia non la pensa così. E neppure Claudio Calza, il principale mediatore della vecchia gestione di Banca Italease. "Mi dicevano di fatturare una certa cifra e io quella fatturavo sostiene Calza nel suo interrogatorio del 26 gennaio . Se fatta pari a 100 la commissione, loro l'hanno spezzettata, hanno dato una parte a me e una parte a terzi" non ne so nulla. A marzo, però, anche Calza ammette alcuni pagamenti. Il primo nel 2004, quando Arbia gli chiese una somma di circa 150mila euro. Poi Arbia gli chiede di "stornare" una parte della commissione incassata per un'operazione importante (Parco dei Medici) a Gresele. Successivamente lo stesso Faenza gli conferma "di continuare a dare una mano a Gresele". E così via: i racconti di Calza vanno avanti. Il mistero resta dunque fitto. Come siano andate le cose, e se ci sia un "tesoro", saranno le autorità a dimostrarlo. Solo una cosa è certa: il motivo per cui Banca Italease non finanziò Stefano Ricucci e Gianpiero Fiorani, come gli chiese un banchiere di Deutsche Bank, quando la Popolare di Lodi stava cercando di scalare AntonVeneta. Faenza lo racconta: "Il vice presidente mio era Piero Montanidell'AntonVeneta, quindi avremmo dovuto deliberare un fido per scalare AntonVeneta... sarebbe stato un po' imbarazzante". Ed è stata un fortuna: l'imbarazzo di allora ha probabilmente evitato a Faenza il ben più imbarazzante seguito della fallita scalata ad AntonVeneta. 6 Luglio 2008.

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Giro-girotondi (sezione: Intercettazioni)

( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Emiliano Sbaraglia, 07 luglio 2008, 17:12 Politica L'otto luglio di Piazza Navona porta con sé tutti gli strascichi e le polemiche di questi giorni, oltre che una serie di adesioni composite, tra le quali a sorpresa arriva anche quella del deputato Pd Giovanni Bachelet. Le ultime bordate di Travaglio: "Con i magistrati Berlusconi si comporta da estorsore, come la mafia palermitana con i commercianti". Grillo conferma la videoconferenza Piazza Navona potrebbe rappresentare lo spartiacque di questa prima parte del "Berlusconi poker", non tanto per la maggioranza, quanto per la vita prossima futura dell'opposizione parlamentare. Gli ultimi giorni che hanno preceduto l'appuntamento, fissato per martedì alle ore 18, sono stati come si sa contraddistinti da una serie di precisazioni, adesioni, contro-adesioni e marce indietro, non ultima la oscillante posizione di un apparentemente confuso Arturo Parisi. Il quale, in ultima istanza, pare aver deciso in che modo partecipare all'evento: "Non sono tra i promotori -scrive Parisi al "Corriere"-; e non esporrò la mia voce al rischio che venga confusa con quella di chi persegue scopi diversi da quelli ufficiali. Sarò tuttavia tra i cittadini, e in particolare tra i Democratici per ascoltare la loro voce, per parlare con loro, e condividere la loro protesta e il loro disagio". La strategia scelta da Parisi sembra dunque quella di proporsi come punto di riferimento e rappresentante dei manifestanti democrat che saranno presenti al "No Cav. Day" (come lo ha battezzato Antonio Di Pietro), visto che, stando alle indiscrezioni provenienti proprio dal sito del partito dell'ex magistrato (oltre che da quello di Micromega), dovrebbero essere molti gli elettori Pd che parteciperanno alle manifestazione, chissà se muniti di bandiere o altri "segnali" di riconoscimento politico. E sulla stessa lunghezza d'onda di Parisi navigherà anche Michele Barbi, prodiano di prima generazione, altro esponente della "opposizione" interna al "veltronismo": "Sarò in Piazza Navona con coloro che vogliono manifestare", perché secondo Barbi Berlusconi rimane "portatore di un conflitto di interessi in materia di giustizia e di affari talmente grande da snaturare istituzioni fondamentali dello stato democratico, oltre che mortificare il principio di uguaglianza dei cittadini. A Berlusconi -spiega Barbi-, occorre opporsi per promuovere la riforma civile e morale di cui l'Italia ha assoluto bisogno". Con il passar delle ore aumentano le adesioni di carattere politico/partitico. Oltre Sinistra democratica, che aveva aderito nei giorni scorsi, confermano la loro partecipazione anche il Partito comunista dei lavoratori di Ferrando, mentre l'ex ministro Paolo Ferrero ha annunciato la partecipazione sua e degli aderenti alla sua mozione congressuale di Rifondazione comunista. Presente anche l'ex capogruppo dei Verdi Angelo Bonelli e dei Comunisti italiani Manuela Palermi. Dar rilevare poi in extremis un altro "transfuga" occasionale del Pd, il deputato cattolico Giovanni Bachelet, figlio del giurista nonché vice presidente Csm Vittorio, ucciso dalle Br il 12 febbraio del 1980. Tra le componenti individuali della cosiddetta società civile, Umberto Eco non potrà essere in piazza ma ha reso nota la sua adesione, insieme a Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Marco Revelli, Don Gallo, Oliviero Beha, Lidia Ravera, Luciano Gallino, Dacia Maraini, Gianni Vattimo, Margherita Hack, Nicola Tranfaglia, Giorgio Cremaschi, Pier Giorgio Odifreddi. Come ormai tutti sanno, la presenza di Beppe Grillo sarà invece garantita in videoconferenza. Dal palco, oltre ai tre promotori Flores D'Arcais Pardi e Colombo, prenderanno la parola Rita Borsellino, lo stesso Andrea Camilleri (che leggerà alcune delle sue ultime poesie), lo scrittore e attore Moni Ovadia; e, naturalmente, Marco Travaglio, che proprio a poco più di ventiquattr'ore dalla manifestazione è tornato con toni certo poco concilianti sulle motivazioni di questo atteso quanto polemico otto luglio. Il giornalista prende di mira Berlusconi definendo i suoi metodi nei confronti dei magistrati "estorsivi", paragonandoli a quelli utilizzati dalla mafia palermitana contro i commercianti: "Rispetto a Palermo a Roma c'è un signore che arriva al potere e immediatamente comincia a rovinare la giustizia, a sfasciare tutto. E dopo aver completamente ridotto alla rovina i magistrati si manifesta qualcuno che offre loro il dialogo, che in questo caso si chiama Lodo-Alfano". Secondo Travaglio "è una tecnica estorsiva che a Palermo si chiama racket, a Roma si chiama dialogo. Alla fine, se i magistrati cedono ha vinto l'estorsore, che politicamente parlando si chiama presidente del Consiglio". Parole che certo non rasserenano il clima, alle quali se ne aggiungono altre che chiamano in causa (seppur non in forma così pressante come si vorrebbe lasciar intendere) il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, attorno al quale si è svolta gran parte della discussione sul "vado-non vado" in piazza, soprattutto nel confronto Pd-Idv. Parlando di provvedimenti già messi in cantiere dal governo, Travaglio ricorda che "nell'Italia del 2008 sono già passate un paio di leggi razziali e altre sono in preparazione. Una l'ha approvata il capo dello Stato senza batter ciglio. Si chiama aggravante speciale per gli extra-comunitari clandestini". Una legge che secondo Travaglio vìola la Costituzione laddove "stabilisce che tutti devono essere uguali di fronte alla legge... ...Per questo bisogna manifestare contro una serie di provvedimenti-spot, alcuni razzisti, alcuni incostituzionali. Una legge incostituzionale al giorno -conclude-, tanto poi il capo dello Stato non le potrà mica bocciare tutte. Qualcuna in nome del dialogo sarà costretto a concederla". A caldo, viene da dire che, con quello che costa, forse si poteva risparmiare un po' di benzina così a piene mani gettata sul fuoco... Ad ogni modo, gli organizzatori sperano e prevedono circa ventimila persone per questo "No Cav. Day", le "furbate" del quale per i promotori della manifestazione dall'inizio del governo sono riconoscibili individuandone essenzialmente tre: emendamento "salva-premier", "legge-bavaglio" contro le intercettazioni, lodo Alfano. E al di là di tutte le polemiche e le rettifiche che potrebbero aggiungersi sino all'ultimo istante, di certo sul palco campeggerà uno striscione: "La legge è uguale per tutti". O almeno così dovrebbe essere. Torna dunque la stagione inugurata nell'ormai febbraio del 2002 da Nanni Moretti, proprio da quello stesso palco di Piazza Navona? Per ora la risposta non può che essere "sì e no". L'importante è non rischiare, come i girotondi che si facevano da bambini, di trovarsi alla fine sempre allo stesso punto di partenza.

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A DAGOSPIA "SONO IL RESPONSABILE DI ...COM: L'INTERCETTAZIONE È CHIARAMENTE FALSA, (CHIARAMENTE? MICA TANTO. NDD) - VORREI UNA PICCOLA PUNTUALIZZAZIONE" LA "PUNTUALIZZAZIONE" È ARR (sezione: Intercettazioni)

( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

IVATA DALLA PROCURA: SITO VERSO OSCURAMENTO RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: A Dagospia. Sono il responsabile di ?.com L'intercettazione è chiaramente falsa, vorrei una piccola puntualizzazione prima di trovarmi folle inferocite sotto casa. Grazie, LPR RISPOSTA Chiaramente? Mah, mica tanto. Comunque, tale manciata di cattivo gusto la riservi per i suoi amici più intimi. INTERCETTAZIONI: PROCURA ROMA VERSO OSCURAMENTO SITO CON FALSA TELEFONATA BERLUSCONI (Adnkronos) - A quanto apprende l'ADNKRONOS, la magistratura romana sarebbe in procinto di oscurare il sito, registrato alle Antille, che ha pubblicato il testo di una falsa telefonata tra Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri. DAGOSPIA: SU UN SITO ON LINE PRESUNTA TELEFONATA BERLUSCONI-CONFALONIERI (CHE SI RIVELA FALSA)? (Adnkronos) - Comincerebbero a circolare on line presunte intercettazioni telefoniche avviate dalla Procura di Napoli nell'ambito del caso Berlusconi- Sacca'. A darne notizia e' il sito 'Dagospia', curato da Roberto D'Agostino, che ha scelto di autocensurarsi e non rivelare l'indirizzo del sito. 'Sito -si legge sopra un grande punto interrogativo- mette in rete la telefonata Cav.-Fidel (prima o poi doveva accadere); intercettazione sull'utenza di Confalonieri - 23.04.08 / durata: 8:49 minuti e Dagospia si autocensura'. Successivamente, a quanto apprende l'ADNKRONOS, l'intercettazione alla quale si riferiva il sito curato da Roberto D'Agostino sarebbe chiaramente falsa. 'Ormai e' scoppiato quello che tutti potevano immaginare. Cio' che viene fatto oggi per goliardia viene preso per vera. E' talmente andata avanti questa realta' di pornocrazia, tra sesso e politica, che non si riesce piu' a distinguere tra il vero e falso', osserva D'Agostino, che a breve annuncera' la palese infondatezza del testo dell'intercettazione pubblicata su un sito registrato alle Antille, il cui indirizzo on line non e' stato rivelato. Dagospia 07 Luglio 2008.

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DAGOSPIA CONTRO CHI, PRIVO DI FATTI REALI, SI ROTOLA NEL FANGO DEL REALITY DEGENERAZIONE-MEDIA: DAI TITOLI AL BIGNAMINO DELLE PRESUNTE INTERCETTAZIONI L'IRA DI CONFALONIERI: UNA MO (sezione: Intercettazioni)

( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

NTATURA - GHEDINI: SU INTERNET UN FALSO PLATEALE 1 ? LA MERDA NEL VENTILATORE Il caso del sito che ha messo in rete una lettera falsa di una conversazione tra Berlusconi e Confalonieri è la spia delle degenerazioni che stanno avvenendo nel mondo dell'informazione. Ma prima di tutto, con l'intervento di Dagospia, abbiamo sgonfiato nel giro di pochi minuti una bufala che impazzava sul web e via passaparola. L'era della verosimiglianza è finita: perché è il modo più facile e vigliacco di gettare fango sulle persone. Che poi si giustificano: ma era tutto uno scherzo? Infatti mai abbiamo nemmeno pensato di pubblicare l'indirizzo del sito né tantomeno un testo che giudicare postribolare è poco. La prima pagina di LIBERO del 5 Luglio scorso Ma quello che ci interessa di più è l'uso e abuso mediatico delle intercettazioni: dall'articolo di D'Avanzo su La Repubblica che fa un bignamino delle presunte conversazioni pruriginose del Cav. a "Libero" che spara il 5 luglio una fotona della Mara Carfagna in prima pagina e titola: "La ministra che ha rivitalizzato il governo". (Ora nell'articolino Berlusconi parla semplicemente di "ministri giovani" e del loro "contributo di vitalità", di qui alla "rivitalizzazione"?). Ma ormai la degenerazione-mediatica che sta prendendo il sopravvento preferisce, in mancanza dei fatti reali, di buttarsi sul reality. Al vero che non c'è, avanti col verosimile, ingannando tutti e infilando altra merda nel ventilatore. Ecco perché abbiamo subito precisato che, vere o false o verosimili, quelle conversazioni non sarebbero mai apparse su Dagospia. La mattina abbiamo ancora voglia di guardare la nostra faccia allo specchio. Senza vergognarsi. Roberto D'Agostino © Foto U.Pizzi"> Niccolò Ghedini con Silvio Berlusconi ed Elio Vito © Foto U.Pizzi 2 - CONFALONIERI: UN FALSO LA TELEFONATA CON BERLUSCONI? (Adnkronos) - Il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, con riferimento alla pubblicazione via web di una presunta conversazione telefonica tra lo stesso presidente di Mediaset e il premier Silvio Berlusconi, 'dichiara che si tratta di un falso e di un'evidente montatura costruita per recare grave danno alla reputazione dei soggetti interessati'. Fedele Confalonieri, si legge nella nota, 'diffida quindi ogni organo di informazione alla diffusione in tutto o in parte di questa falsa telefonata la cui pubblicazione sarebbe gravemente e gratuitamente diffamatoria. Contro chi dovesse contravvenire saranno proposte tutte le azioni giudiziarie in ogni sede competente'. 3 - INTERCETTAZIONI, GHEDINI: SU INTERNET NE CIRCOLA UNA FALSA? (Agi) - "In relazione alla pubblicazione in un sito Internet di una comunicazione telefonica, asseritamente intercorsa nell'ambito di un procedimento penale fra il presidente Berlusconi ed il dottor Confalonieri, si tratta con assoluta evidenza di un falso plateale completamente inventato e surrettiziamente costruito". E' Niccolo' Ghedini, deputato Pdl e avvocato del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ad affermarlo in una nota. Dagospia 07 Luglio 2008.

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KIDMAN NEOMAMMA BRITNEY OSPITE DI MADONNA LOHAN LESBICA "PASSIVA" UN RUSSO PER NAOMI - JIM CARREY IN BIKINI - BOLLE: DOPO IL BALLETTO, IL CINEMA CASTRO ALLE FARC: RIVOLUZIO (sezione: Intercettazioni)

( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

KIDMAN NEOMAMMA ? BRITNEY OSPITE DI MADONNA ? LOHAN LESBICA "PASSIVA" ? UN RUSSO PER NAOMI - JIM CARREY IN BIKINI - BOLLE: DOPO IL BALLETTO, IL CINEMA ? CASTRO ALLE FARC: RIVOLUZIONE SÌ, OSTAGGI NO? Nicole Kidman 1 ? NICOLE KIDMAN HA DATO ALLA LUCE UNA BAMBINA? (Ap) - Nicole Kidman ha dato alla luce una bambina oggi a Nashville nello Stato del Tennessee (Usa). Ne ha dato notizia il manager del cantante Keith Urban, marito dell'attrice australiana e padre della piccola. 2 - MADONNA, BRITNEY OSPITE DEL SUO STIKCKY AND SWEET TOUR? (Agi) - Le avevamo viste duettare in 'Me Against the Music' e baciarsi agli Mtv Music Awards del 2003, ora potrebbero affronte insieme la folla da stadio. Sembra infatti che Madonna abbia chiesto a Britney Spears di partecipare ad alcune date del suo prossimo 'Sticky and Sweet tour'. A riferirlo al Sun e' una fonte anonima secondo la quale le due dive starebbero registrando insieme anche un video che sara' poi trasmesso sul palco durante il live show. Doppia possibilita' dunque per la 'Toxic girl' che in questa occasione potrebbe rilanciare la sua carriera musicale e tornare sulla cresta dell'onda. 3 - LINDSAY LOHAN LA "PASSIVA" DELLA COPPIA? (Agi) - E' Lindsay 'la passiva' della coppia. La sua relazione lesbica con la dj Samantha Ronson, dato ormai per assodata da tutti i mezzi di comunicazione del mondo, si arricchisce di nuovi dettagli. Fonti vicine alla coppia di fidanzate, hanno rivelato al magazine 'Female First' che e' la 22enne attrice a ricoprire il ruolo di 'passiva' della coppia. I suoi amici hanno riferito infatti che l'attrice di 'Mean Girls' ha assunto la parte della sottomessa aggiungendo particolari scottanti: 'Lindsay e Samantha adorano stare in casa e, si', e' vero, dormono nello stesso letto'. Inoltre, dicono, la coppia ha acquistato alcuni 'sex toys' anche se 'Lindsay e Samantha hanno fatto una specie di patto per non esagerare'. Jim Carrey con Jenny McCarthy 4 - JIM CARREY, AL MARE COL COSTUME DELLA SUA JENNY? (Agi) - Irresistibile nei suoi film, altrettanto nella vita. Jim Carrey non sembra cambiare molto in assenza di un regista e di una macchina da presa. Cosi', in occasione della festivita' del 4 luglio, si e' prodotto in una delle sue performance 'strappa risate'. A Malibu' insieme alla sua compagna, l'ex playmate Jenny McCarthy, l'attore ha scelto una tenuta quantomeno bizzarra per qualche ora di mare: il costume della sua fidanzata. I paparazzi, che avevano inevitabilmente seguito la coppia, si sono sbizzarriti quando Jenny e' arrivata in spiaggia con un costume nero dalla scollatura mozzafiato. Ma si sono sbizzarriti ancora di piu' quando, qualche minuto dopo, e' comparso sulla sabbia anche 'Ace Ventura' con un improbabile - per lui - costume da donna. Il 45enne attore, come se nulla fosse, ha trascorso cosi' la sua giornata tra sole e mare, sotto lo sguardo divertito e incredulo della bellissima partner. Il video su www.tmz.com (http://www.tmz.com/2008/07/05/jim-carrey-ace-ventura-swimsuit-detective) 5 - BOLLE: DOPO IL BALLETTO, IL CINEMA? (Apcom) - Pensa al cinema Roberto Bolle, ma soltanto quando deciderà di smettere con la danza. "Il cinema? Se ricevessi delle proposte interessanti, perché no! Un'esperienza sporadica com'è successo a Nureyev e a Baryshnikov. Sono cresciuto con film come Il sole a mezzanotte e Due vite, una svolta: fare film come quelli per me sarebbe un sogno", ha dichiarato l'etoile internazionale che il 13 luglio ballerà sul sagrato del Duomo di Milano. "Ho ballato a Londra per la Regina, per il Papa, a Torino per le Olimpiadi. Ora danzerò sul sagrato, concesso in via eccezionale, di fronte a migliaia di persone. Me ne vorranno i piemontesi, - prosegue in un'intervista sul settimanale 'Grazia' in edicola domani. ma nonostante le mie origini, mi sento milanese, Milano è la mia casa, la mia città". Si ritiene felice anche del fatto che stia cambiando la considerazione dei ballerini uomini. "Pensi che quando ero a Hollywood sono stato invitato a molti party ed ero sempre l'unico ballerino. Se ci sono sponsor che credono nella danza, ben vengano. Sono in nuovi mecenati - chiude Bolle - e la danza esce così dai suoi confini". 6 - UNA NUOVA FIAMMA PER JUDE LAW, E' MODELLA LILY COLE? (Agi) - Nuova fiamma per Jude Law. L'attore inglese, costantemente seguito dai paparazzi, e' stato avvistato in compagnia della top model Lily Cole. I due sono stati intercettati a Londra, al concerto dei Radiohead. Una serata speciale che non si e' conclusa li': i due sono infatti tornati insieme a casa dell'attore, dalla quale Lily e' uscita solo la mattina dopo, poco prima dell'ora di pranzo. Cio' che colpisce e' la differenza di eta' tra i due: ben 15 anni tra il 35enne Jude e la bella 20enne Lily. Fidel Castro 7 - CASTRO ALLE FARC: "LIBERATE GLI OSTAGGI MA NON ARRENDETEVI"? Da "La Stampa" - Il leader cubano Fidel Castro ha consigliato alle Farc colombiane, in un intervento apparso sul sito "Cubadebate", la liberazione senza condizioni di tutti gli ostaggi, ma "senza deporre le armi". Castro ha giustificato il mancato invito a deporre le armi dicendo che "negli ultimi 50 anni, quelli che l'hanno fatto non sono sopravvissuti alla pace". 8 - CRISI CHIESA ANGLICANA - DIALOGO COL VATICANO DEI VESCOVI ANTI-GAY? Da "La Stampa " - Un gruppo di vescovi anglicani ostili alla consacrazione vescovile di gay (nella foto Gene Robinson) e donne ha aperto un canale segreto di dialogo col Vaticano in vista di "legami più stretti con Roma". Lo ha pubblicato il Sunday Telegraph confermando la grave crisi in cui si dibatte la chiesa fondata da Enrico VIII nel 1535. Il domenicale londinese dice di conoscere l'identità dei vescovi. Foto da GQ"> Naomi Campbell Foto da GQ 9 - UN MAGNATE RUSSO NUOVO AMORE DI NAOMI Da "Il Giornale" - È un prestante oligarca russo che ha fatto i soldi con il mattone l'ultimo fidanzato di Naomi Campbell. Secondo i gossip raccolti dal tabloid Mail on Sunday la bizzosa supermodella ha conosciuto Vladislav Doronin, soprannominato "il Donald Trump di Mosca", a maggio durante il Festival di Cannes e da allora, dopo il colpo di fulmine, sono inseparabili. Quarantasei anni molto ben portati, con una fortuna che si aggira sui due miliardi di euro, Doronin è considerato uno dei più appetibili scapoli di Russia. 10 - KNIGHTLEY E PENN ALLA MOSTRA DEL CINEMA Da "Il Giornale" - Le nuove opere di Kitano, Jonathan Demme, Makhmalbaf, Winterbottom, Tran Anh Hung, Miyazaki, Sean Penn doppio protagonista con "Milk" e "Crossing over", "Manolete", con Adrien Brody e Penelope Cruz, e fra le altre star, oltre a Clooney e Pitt per il film "Burn after reading", Keira Knightley (per "The Duchess") o la coppia De Niro-Pacino per "Righteous Kill". Sono fra le indiscrezioni a proposito del programma della 65ª Mostra del Cinema di Venezia. Dagospia 07 Luglio 2008.

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OK LODO ALFANO, STOP BLOCCAPROCESSI BOSSI: IL CAV? UN PO' PERSEGUITATO, UN PO' COGLIONE - LEGGE ELETTORALE EUROPEE, DILEMMA WALTERLOO SILVIO OLIMPICO - "FAMIGLIA CRISTIANA": IT (sezione: Intercettazioni)

( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

OK LODO ALFANO, STOP BLOCCAPROCESSI ? BOSSI: IL CAV? UN PO' PERSEGUITATO, UN PO' COGLIONE - LEGGE ELETTORALE EUROPEE, DILEMMA WALTERLOO ? SILVIO OLIMPICO - "FAMIGLIA CRISTIANA": ITALIA COME TITANIC? © Foto U.Pizzi"> Angelino Alfano con Sandro Bondi © Foto U.Pizzi 1 - Subito dopo l'estate, passata l'attenzione per i decreti sui temi della giustizia e per il lodo Alfano, il Cavaliere presenterà il disegno di legge per la modifica della legge elettorale per le europee, a cui i suoi consiglieri stanno già lavorando. Un vero bivio per Walterloo: se manterrà l'impegno a non trattare con il governo passerà l'ipotesi del premier con sbarramento almeno al 5 per cento (con l'obiettivo dichiarato di lasciare fuori Udc e Di Pietro), se invece il Pd si siederà al tavolo con Berlusconi subirà il logoramento e gli attacchi dei girotondini dipietristi qualunque sia l'accordo finale, in attesa del "redde rationem" del dopo voto nel 2009... 2 - COMMISSIONI CAMERA ACCANTONANO "BLOCCAPROCESSI"? (Agi) - Le commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera hanno accantonato l'esame dell'articolo 2 ter del dl sicurezza che contiene la cosiddetta 'bloccaprocessi'. Le commissioni, che stanno votando gli emendamenti al decreto, hanno stabilito di accantonare l'esame della norma fino alle ore 20, quando e' stata convocata la conferenza dei capigruppo, mentre l'esame del resto del dl prosegue. Durante la riunione della capigruppo il governo dovrebbe proporre di anticipare l'esame del lodo Alfano e subito dopo dovrebbe annunciare la volonta' di far decadere la 'bloccaprocessi'. 3 - INTERCETTAZIONI, BOSSI: LA NORMA PASSERA', IO LA VOTERO'? (Agi) - La norma sulle intercettazione, inserita nel pacchetto sicurezza del ministro degli interni Roberto Maroni, "passera'". Lo assicura il leader della Lega e ministro delle Riforme, Umberto Bossi, in un'intervista rilasciata venerdi' scorso a Telelombardai e che andra' in onda questa sera. "Berlusconi - ha detto Bossi - l'ha messa dentro nella legge Maroni e quindi passera'. Passera' perche' andro' a votare anch'io". Poi, il leader della Lega aggiunge: "Tutti sanno che Berlusconi un po' e' perseguitato, un po' e' coglione lui. Per parlare di certe cose al telefono...". 4 - BERLUSCONI: PENSO CHE ANDRÒ ALLE OLIMPIADI? (Agi) - Silvio Berlusconi non rinuncera' ad andare a Pechino. E' quanto spiega parlando con i giornalisti durante una pausa del summit del G8. "Sono propenso per il si' - spiega il presidente del Consiglio - anche se devo ancora parlare con Sarkozy e Bush". Berlusconi in realta' premette di non aver ancora deciso e di volersi "uniformare con le decisioni prese da tutti io - aggiunge pero' il premier - ho sempre sostenuto che le Olimpiadi sono nate per affratellare i popoli e si tratta di un'occasione da non perdere e' quindi per questo che andro'. © Foto U.Pizzi"> Silvio Berlusconi © Foto U.Pizzi 5 - MAFIA, VELTRONI: ALLENTARE 41 BIS SAREBBE UNO SCANDALO? (Agi) - "Condivido la preoccupazione e la rabbia dei familiari delle vittime di mafia sul 41 bis. Certe decisioni che stanno allentando il regime carcerario per boss mafiosi, responsabili di omicidi e attentati, sono ingiustificate e rischiano di vanificare la lotta dello Stato alle cosche e alla malavita organizzata". Lo afferma Walter Veltroni nella nota in cui aggiunge che "su questo preoccupa anche il silenzio del governo che appare occupato, sui temi della giustizia, a polemizzare con la magistratura piu' che ad affrontare problemi come questo" "Senza un severo controllo e senza che sia spezzato il rapporto tra i boss in carcere e l'organizzazione mafiosa sul territorio - sottolinea il segretario Pd - il rischio e' quello di ridare fiato alla mafia. Il 41 bis e' sempre stato l'ossessione dei capi mafiosi, evidentemente perche' efficace. Puo' e probabilmente deve essere riformato, come chiedono anche magistrati in prima linea, ma nel senso di assicurare maggiore efficacia all'obiettivo di tagliare le comunicazioni tra chi dalle celle cerca ancora di tirare i fili della criminalita'". 6 - SICUREZZA, PD-IDV CHIAMANO IN CAUSA FINI SU EMENDAMENTI A DL? (Agi) - Scontro in commissione Affari Costituzionali e Giustizia, ora al lavoro per l'esame del Dl sicurezza. Il Pd, con l'appoggio successivo dell'Idv, ha chiesto di richiedere al presidente della Camera, Gianfranco Fini, un'opinione sulla dichiarazione di inammissibilita' di alcuni emendamenti presentati dalle due opposizioni e la presidenza delle commissioni ha accolto la richiesta. Questa mattina nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia si e' proceduto alla illustrazione degli emendamenti. "La presidenza della prima e la seconda commissione ha presentato l'elenco degli emendamenti su cui non e' stata data l'ammissibilita' - racconta l'ex ministro delle Pari Opportunita' Barbara Pollastrini - tra questi c'e' un emendamento proposto da Pd, Idv e dall'Udc per inserire nei criteri di urgenza le norme di contrasto alle molestie costanti alle donne e l'aumento dei resti dei maltrattamenti in famiglia. Sono stati resi inammissibili, perche', a detta della presidenza possono seguire l'iter normale del ddl. Per questo motivo l'onorevole Zaccaria ha chiesto di rinviare a Fini la scelta". "Si e' negata ogni urgenza, insomma - sottolinea la parlamentare - per le norme in difesa delle donne, mentre e' stata riconosciuta per gli interessi di un singolo". L'Idv ha appoggiato questa richiesta del Pd: "Se Fini non revochera' l'inammissibilita', per consentire una pacata discussione sugli emendamenti che abbiamo presentato, la nostra battaglia sara' ancora piu' dura - spiega l'esponente dell'Idv Federico Palomba - il 60 per cento degli emendamenti dell'Idv, che corrisponde al 75 per cento di tutti gli emendamenti dichiarati inammissibili, e' stato falcidiato. E' evidente l'intento punitivo nei confronti di un partito come il nostro che si e' sempre opposto alle norme salva-premier". 7 - INTERCETTAZIONI, MANTOVANO: PM NAPOLI DOVEVANO PENSARE A RIFIUTI? (Agi) - "Se una procura che non e' territorialmente competente si occupa di atti urgenti per non perdere le prove e' comprensibile, ma come e' possibile che si classifichino oltre 9 mila intercettazioni di mesi e mesi come se fossero atti urgenti?". Lo afferma il sottosegretario al ministero dell'Interno Alfredo Mantovano commentando la notizia dello trasferimento degli atti del processo che riguarda Agostino Sacca' e Silvio Berlusconi per la vicenda di segnalazioni di attrici da Napoli a Roma . "La procura di Napoli - aggiunge il sottosegretario - si e' sempre detta, poi, contraria in larga parte al decreto rifiuti. Ora, alla luce della decisione di oggi del Gip, mi chiedo se non fosse stato meglio che gli uffici giudiziari di Napoli si fossero occupati dei rifiuti, anziche' di fatti di Roma non penalmente rilevanti...". © Foto U.Pizzi"> Antonio Di Pietro © Foto U.Pizzi 8 - DI PIETRO: IO NON PENSO A BERLUSCONI MA AGLI ITALIANI? (Agi) - "Sui giornali si parla sempre di Di Pietro contro Berlusconi, come se io non ci dormissi la notte pensando a lui, ma non e' cosi'". Lo ha detto a Trieste il presidente di Italia dei Valori Antonio Di Pietro parlando in vista della campagna di tesseramento del partito. "Io la notte dormo tranquillamente e penso a tutto meno che a Berlusconi. Io invece - ha aggiunto - non dormo la notte pensando ai grandi problemi che hanno gli italiani e che non vengono affrontati perche' parlamento e governo dal primo giorno si devono preoccupare dei problemi suoi e non dei problemi degli italiani. E cosi' - aggiunge Di Pietro - quando sento dire tutti i giorni che io ce l'ho con Berlusconi io ribalto l'accusa e dico che con tutti i problemi che ha il governo deve pensare solamente a quelli di Berlusconi e non ai nostri". 9 - "FAMIGLIA CRISTIANA": PAESE RISCHIA LA FINE DEL TITANIC? (Agi) - "L'orchestrina continua a suonare ma il Titanic affonda". Famiglia Cristiana evoca il grande disastro transoceanico per descrivere la situazione dell'Italia di oggi. "Che gliene puo' importare - si chiede - di intercettazioni, lodo Alfano per le alte cariche, leggi blocca processi, telefonate imbarazzanti del Cavaliere, ministre chiacchierate, grembiulino a scuola?". L'Italia, rileva il settimanale cattolico, "chiede piu' serieta' e ministri di carattere per risollevare il Paese". Per questo, secondo Famiglia Cristiana, "in una delle stagioni piu' dure, prima che il Paese imploda tra crisi e proteste, a tutti e' chiesto di fare un passo indietro". Infatti, "i problemi non si sviano con le campagne per le impronte dei bimbi rom, cosi' come l'opposizione non s'illuda di rifarsi il trucco cambiando strategia a ogni folata di vento. Ci sarebbe - conclude l'articolo una via migliore: un nuovo patto per l'Italia. Non osiamo chiamarlo Governo di unita' nazionale (passando dal federalismo solidale), ma qualcosa che gli assomigli, certamente si'". 10 - PD, TORNANO I "CORAGGIOSI": VENERDI' E SABATO RUTELLIANI A CONVEGNO? (Adnkronos) - "Coraggio versus paura" e' il titolo della due giorni organizzata da 'Glocus', il think thank fondato e presieduto da Linda Lanzillotta. Tra venerdi' e sabato i 'coraggiosi' di Francesco Rutelli e non solo si ritroveranno a Montecatini per un seminario che, partendo dalla sconfitta elettorale e dal ruolo che la 'paura' ha avuto nell'esito del voto, spinge il Pd ad imboccare 'coraggiosamente' una via di piu' marcato riformismo. Con una piattoforma di fondo che va dalla richiesta di una svolta piu' liberista a quella di impugnare con maggiore decisione le politiche della sicurezza. © Foto U.Pizzi"> Francesco Rutelli © Foto U.Pizzi Il seminario si aprira' venerdi' mattina con Linda Lanzillotta e Paolo Gentiloni che introdurranno una sezione di lavori con il sondaggista Nando Pagnoncelli che argomentera' il tema: "Come ha giocato la paura nelle ultime elezioni". Nel pomeriggio saranno quattro i capitoli affrontati: "Dall'Europa ai territori, modernizzare le Istituzioni" con Franco Bassanini; "Rompere le barriere per tornare a crescere" con Fiorella Kostoris, docente di Economia all'Universita' La Sapienza di Roma (e ex-moglie del ministro dell'Economia del governo Prodi, Tommaso Padoa Schioppa); "Politica e Territori" con una relazione del presidente della provincia di Firenze, Matteo Renzi , e introduzione di Ermete Realacci ed infine "Laicita' e Multiculturalismo" con Mario Marazziti della Comunita' di Sant'Egidio. Nella serata di venerdi' ci sara' invece una relazione di Massimo Cacciari dal titolo "Fede e politica". Sabato mattina ci sara' una prima parte di seminario con il resoconto delle sessioni di lavoro e discussione generale da parte dei quattro relatori Bassinini, Kostoris, Renzi e Marazziti. Quindi la tavola conclusiva attorno alle 12 con gli interventi di Enzo Bianco, Sergio Chiamparino, Nicola Rossi, Bruno Tabacci e Francesco Rutelli. Dagospia 07 Luglio 2008.

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Giustizia, stop alla "blocca-processi" (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampaweb, La" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

ROMA Il governo stoppa la norma "bloccaprocessi" e, contemporaneamente, anticipa l'esame da parte della Camera del lodo Alfano. Questa l'ipotesi di mediazione che è in campo da stamane, dopo alcuni giorni di riflessione e di sondaggi informali tra esecutivo e opposizioni. A dare il placet a questa ipotesi ci sono tutta la maggioranza e l'Udc, il Pd non alzerebbe le barricate, mentre resta il no di Idv che per domani ha indetto la manifestazione "no-Cav" a piazza Navona. Alla idea di sorpasso tra lodo Alfano e "bloccaprocessi", dunque, si sarebbe giunti, grazie all'opera di mediazione messa in atto soprattutto, a quanto si apprende, da Gianni Letta, dalla Lega e dal presidente della Camera Gianfranco Fini. La mediazione della Lega L'obiettivo è quello di raffreddare il clima teso tra maggioranza e minoranza, oltre che il livello di tensione nei confronti della magistratura, come più volte sollecitato dal Capo dello Stato. Intercettazioni, a Roma gli atti Intanto da Napoli è giunta la notizia del trasferimento del procedimento che riguarda il premier alla procura di Roma: il gip di Napoli Luigi Giordano ha dichiarato l'incompetenza territoriale della Procura partenopea sul procedimento in corso su una ipotesi di reato di corruzione che vede indagato il premier Silvio Berlusconi per una vicenda di segnalazioni al manager Rai Agostino Saccà ed ha disposto il trasferimento degli atti a Roma, accogliendo una richiesta in merito avanzata dai legali del presidente del Consiglio Nicolò Ghedini e Michele Cerabona. Tempi stretti per il dl Il governo dunque chiederà alla conferenza dei capigruppo di Montecitorio "di anticipare in aula l'esame del lodo Alfano rispetto al decreto sicurezza e alla manovra" ha confermato il ministro dei Rapporti con il parlamento Elio Vito. L'intenzione, ha assicurato, è comunque di "garantire i tempi di conversione dei decreti, che sono stretti". E subito dopo, in aula, Vito dovrebbe annunciare che il governo intende decaduto l'articolo "bloccaprocessi". Il Pd non alza barricate "Oggi il problema che noi poniamo è la norma "blocca processi"" ha affermato il capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro, commentando l'annuncio fatto dal ministro Vito. "Per noi viene prima la decisione del ritiro sul blocca processi. Se poi le due cose - sottolinea Soro - arrivano contemporaneamente è una cosa positiva, per noi non sarebbe motivo di contrasto, ma la prima cosa è l'eliminazione della blocca processì".

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Intercettazioni, Dagospia: basta con le bufale avvelenate sul Web (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampaweb, La" del 07-07-2008)
Pubblicato anche in: (Stampaweb, La)

Argomenti: Intercettazioni

"Il caso del sito che ha messo in rete una lettera falsa di una conversazione tra Berlusconi e Confalonieri è la spia delle degenerazioni che stanno avvenendo nel mondo dell'informazione. Ma prima di tutto, con l'intervento di Dagospia, abbiamo sgonfiato nel giro di pochi minuti una bufala che impazzava sul web e via passaparola. L'era della verosimiglianza è finita: perchè è il modo più facile e vigliacco di gettare fango sulle persone. Che poi si giustificano: ma era tutto uno scherzo? Infatti mai abbiamo nemmeno pensato di pubblicare l'indirizzo del sito nè tantomeno un testo che giudicare postribolare è poco". Così Roberto D'Agostino, curatore del sito Dagospia, prende posizione sulla falsa intercettazione pubblicata su un sito on line finito all'attenzione della Procura di Roma, che sarebbe intenzionata ad oscurarla. "Quello che ci interessa di più - osserva D'Agostino - è l'uso e abuso mediatico delle intercettazioni: dall'articolo di D'Avanzo su La Repubblica che fa un bignamino delle presunte conversazioni pruriginose del Cav. a "Libero" che spara il 5 luglio una fotona della Mara Carfagna in prima pagina e titola: "La ministra che ha rivitalizzato il governo". (Ora nell'articolino Berlusconi parla semplicemente di "ministri giovani" e del loro "contributo di vitalità", di qui alla "rivitalizzazione"?). Ma ormai la degenerazione-mediatica che sta prendendo il sopravvento preferisce, in mancanza dei fatti reali, di buttarsi sul reality. Al vero che non c'è, avanti col verosimile, ingannando tutti e infilando altra m... nel ventilatore". "Ecco perchè - conclude D'Agostino - abbiamo subito precisato che, vere o false o verosimili, quelle conversazioni non sarebbero mai apparse su Dagospia. La mattina abbiamo ancora voglia di guardare la nostra faccia allo specchio. Senza vergognarsi". + Intercettazioni Rai, il caso Berlusconi-Saccà sarà trasferito a Roma.

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Lo salvi chi può (sezione: Intercettazioni)

( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Andrea Scarchilli , 07 luglio 2008, 21:56 Sì della conferenza dei capigruppo al cambio di calendario: Montecitorio approverà prima il lodo Alfano, poi passerà a discutere il decreto sicurezza. La maggioranza non ha annunciato modifiche all'emendamento salva premier. Restano da verificare l'andamento dei lavori parlamentari connesso a quello dei processi in cui è coinvolto Berlusconi La maggioranza muove una pedina nel complicato scacchiere della giustizia. La conferenza dei capigruppo ha deciso, a maggioranza (contrari Partito democratico e Italia dei valori) di modificare il calendario dei lavori in aula, e in particolare, dare la precedenza al lodo Alfano (che doveva iniziare a essere discusso negli ultimi giorni del mese) rispetto al decreto sicurezza, già approvato dal Senato. Il decreto contiene anche il contestatissimo emendamento blocca processi, quello che dà la precedenza ai processi con pena di almeno dieci anni di carcere e stoppa per un anno gli altri, compreso quello in cui è coinvolto, a Milano, Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziaria. Il voto finale sul lodo Alfano, che garantisce uno scudo per le quattro più alte cariche dello stato, è previsto tra mercoledì e giovedì. L'opposizione ha chiesto che non vengano contingentati i tempi della discussione, visto che si tratta di una norma di "eccezionale rilevanza politica". Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha convocato la giunta per il regolamento per verificare se esiste la possibilità di accogliere la richiesta. L'anticipazione del lodo Alfano non è stata accompagnato da un ritiro "ufficiale" dell'emendamento blocca processi. La maggioranza aspetta, e la mossa di oggi non è, come si è detto, un viatico per la ripresa del dialogo. Si intrecciano, piuttosto, la strategia parlamentare (con l'obiettivo di allontanare il Pd dall'Udc) con la necessità di conoscere gli sviluppi processuali delle vicende in cui è implicato il premier. Non è un caso che, in questo frangente, il più ascoltato dalla maggioranza sia Niccolò Ghedini, luogotenente perfetto nel campo da battaglia che è diventata la garanzia di immunità del presidente del Consiglio. Ghedini, infatti, difende le sorti di Berlusconi sia in Tribunale da avvocato personale, sia in Parlamento in qualità di deputato membro della commissione Giustizia. La richiesta, accolta, della maggioranza è un cuneo piantato tra l'Udc e il Partito democratico, che negli ultimi giorni parevano esser riusciti a stabilire un fronte comune. Patto in cui, nelle intenzioni del segretario del Pd Walter Veltroni, lo scudo crociato avrebbe dovuto passo dopo passo sostituire un'Italia dei valori con cui la divergenza ha superato, con le divisioni registrate al momento dell'organizzazione della manifestazione di domani di piazza Navona, il livello di guardia. La maggioranza sembra accogliere quanto chiesto dal leader Udc Pier Ferdinando Casini in un'intervista al "Corriere della Sera" di oggi (lunedì). Questa era la proposta dell'ex presidente della Camera: "La maggioranza deve togliere dal decreto sicurezza la norma folle con la quale per bloccare un processo se ne bloccano centomila". In cambio, l'opposizione "deve dichiarare la propria disponibilità a dare la corsia preferenziale al lodo Alfano". Appunto, la maggioranza ha offerto all'opposizione di manifestare questa disponibilità, ma senza farsi carico del ritiro dell'emendamento salva premier. Rimane nel dubbio, a confondere le opposizioni e disarcionare il fronte unito. Nel pomeriggio di oggi, il segretario dello scudo crociato Lorenzo Cesa ribadiva a Sky Tg24 la disponibilità del suo partito a discutere subito il lodo Alfano, addirittura esteso ai parlamentari. Dunque, la richiesta di inversione da un lato è una palla avvelenata per l'opposizione. Dall'altro, ed è quello che più conta, è a costo zero. Approvare subito il lodo Alfano renderebbe superfluo l'emendamento al decreto sicurezza. La successione è già messa a punto. Sì della Camera in settimana allo scudo per le quattro cariche dello stato, a seguire nuovo approdo a Montecitorio (con emendamenti già discussi nelle commissione riunite) del decreto sicurezza, che sarebbe approvato senza problemi prima della scadenza del 24 luglio, magari con l'ausilio della fiducia. In sostanziale contemporanea, il Senato si occuperebbe del secondo passaggio dello striminzito lodo. Quanto al ritiro o meno del contestato emendamento, poco dipenderà dall'atteggiamento dell'opposizione. Molto di più, dall'udienza di giovedì, in cui si saprà se il giudice Nicoletta Gandus sarà ricusato dal processo Mills. In caso affermativo i tempi del procedimento si allungherebbero, e l'emendamento sarebbe del tutto superfluo. Potrebbe allora essere addolcito, magari con una semplice indicazione di principio sui processi da fare subito. Peraltro inutile, perché già ampiamente contenuta in più di una circolare del Csm ai magistrati, ma necessaria per non dare l'idea di un passo indietro troppo vistoso. Nel caso la richiesta di ricusazione venga respinta, si tratterà di confrontare i tempi parlamentari con quelli del processo. Se le sorti del lodo saranno incerte e rischierà di non vedere la luce prima delle ferie, sì all'emendamento in versione strong. Se invece lo scudo starà viaggiando spedito, si potrà cambiare il blocca processi e renderlo meno vincolante, come detto. In caso di modifiche all'emendamento, sarà necessario un nuovo passaggio al Senato di tutto il decreto. La Lega Nord ha ricevuto, in questo senso, ampie rassicurazioni che i tempi saranno rispettati. Le Aule sono diverse, insomma, e la partita si gioca tra Montecitorio, Palazzo Madama, il Palazzo di Giustizia di Milano (quello del processo Mills) e la quarta sede, cambiata oggi. Il processo in cui è coinvolto l'ex direttore generale della Rai Agostino Saccà si sposta da Napoli a Roma. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari Luigi Giordano, per la felicità del Cavaliere, vista la presunta ostilità minore della Procura della capitale. L'atto era scontato, visto che le conversazioni incriminate sono partite dalla città eterna. Saranno i magistrati di Roma, quindi, a pronunciarsi sul destino delle intercettazioni. Le sei sulle quali i pm partenopei avevano chiesto che fosse dato il via libera alla richiesta in Parlamento. E le altre, quelle di cui si è tanto vociferato, la cui pubblicazione metterebbe in imbarazzo in premier. Queste, i pm volevano fossero distrutte perché non hanno, dicono, attinenza con l'indagine.

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Lo salvi chi può Andrea Scarchilli , 07 luglio 2008, 21:56 Sì della conferenza dei capigruppo al cam... (sezione: Intercettazioni)

( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Lo salvi chi può Andrea Scarchilli , 07 luglio 2008, 21:56 Sì della conferenza dei capigruppo al cambio di calendario: Montecitorio approverà prima il lodo Alfano, poi passerà a discutere il decreto sicurezza. La maggioranza non ha annunciato modifiche all'emendamento salva premier. Restano da verificare l'andamento dei lavori parlamentari connesso a quello dei processi in cui è coinvolto Berlusconi La maggioranza muove una pedina nel complicato scacchiere della giustizia. La conferenza dei capigruppo ha deciso, a maggioranza (contrari Partito democratico e Italia dei valori) di modificare il calendario dei lavori in aula, e in particolare, dare la precedenza al lodo Alfano (che doveva iniziare a essere discusso negli ultimi giorni del mese) rispetto al decreto sicurezza, già approvato dal Senato. Il decreto contiene anche il contestatissimo emendamento blocca processi, quello che dà la precedenza ai processi con pena di almeno dieci anni di carcere e stoppa per un anno gli altri, compreso quello in cui è coinvolto, a Milano, Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziaria. Il voto finale sul lodo Alfano, che garantisce uno scudo per le quattro più alte cariche dello stato, è previsto tra mercoledì e giovedì. L'opposizione ha chiesto che non vengano contingentati i tempi della discussione, visto che si tratta di una norma di "eccezionale rilevanza politica". Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha convocato la giunta per il regolamento per verificare se esiste la possibilità di accogliere la richiesta. L'anticipazione del lodo Alfano non è stata accompagnato da un ritiro "ufficiale" dell'emendamento blocca processi. La maggioranza aspetta, e la mossa di oggi non è, come si è detto, un viatico per la ripresa del dialogo. Si intrecciano, piuttosto, la strategia parlamentare (con l'obiettivo di allontanare il Pd dall'Udc) con la necessità di conoscere gli sviluppi processuali delle vicende in cui è implicato il premier. Non è un caso che, in questo frangente, il più ascoltato dalla maggioranza sia Niccolò Ghedini, luogotenente perfetto nel campo da battaglia che è diventata la garanzia di immunità del presidente del Consiglio. Ghedini, infatti, difende le sorti di Berlusconi sia in Tribunale da avvocato personale, sia in Parlamento in qualità di deputato membro della commissione Giustizia. La richiesta, accolta, della maggioranza è un cuneo piantato tra l'Udc e il Partito democratico, che negli ultimi giorni parevano esser riusciti a stabilire un fronte comune. Patto in cui, nelle intenzioni del segretario del Pd Walter Veltroni, lo scudo crociato avrebbe dovuto passo dopo passo sostituire un'Italia dei valori con cui la divergenza ha superato, con le divisioni registrate al momento dell'organizzazione della manifestazione di domani di piazza Navona, il livello di guardia. La maggioranza sembra accogliere quanto chiesto dal leader Udc Pier Ferdinando Casini in un'intervista al "Corriere della Sera" di oggi (lunedì). Questa era la proposta dell'ex presidente della Camera: "La maggioranza deve togliere dal decreto sicurezza la norma folle con la quale per bloccare un processo se ne bloccano centomila". In cambio, l'opposizione "deve dichiarare la propria disponibilità a dare la corsia preferenziale al lodo Alfano". Appunto, la maggioranza ha offerto all'opposizione di manifestare questa disponibilità, ma senza farsi carico del ritiro dell'emendamento salva premier. Rimane nel dubbio, a confondere le opposizioni e disarcionare il fronte unito. Nel pomeriggio di oggi, il segretario dello scudo crociato Lorenzo Cesa ribadiva a Sky Tg24 la disponibilità del suo partito a discutere subito il lodo Alfano, addirittura esteso ai parlamentari. Dunque, la richiesta di inversione da un lato è una palla avvelenata per l'opposizione. Dall'altro, ed è quello che più conta, è a costo zero. Approvare subito il lodo Alfano renderebbe superfluo l'emendamento al decreto sicurezza. La successione è già messa a punto. Sì della Camera in settimana allo scudo per le quattro cariche dello stato, a seguire nuovo approdo a Montecitorio (con emendamenti già discussi nelle commissione riunite) del decreto sicurezza, che sarebbe approvato senza problemi prima della scadenza del 24 luglio, magari con l'ausilio della fiducia. In sostanziale contemporanea, il Senato si occuperebbe del secondo passaggio dello striminzito lodo. Quanto al ritiro o meno del contestato emendamento, poco dipenderà dall'atteggiamento dell'opposizione. Molto di più, dall'udienza di giovedì, in cui si saprà se il giudice Nicoletta Gandus sarà ricusato dal processo Mills. In caso affermativo i tempi del procedimento si allungherebbero, e l'emendamento sarebbe del tutto superfluo. Potrebbe allora essere addolcito, magari con una semplice indicazione di principio sui processi da fare subito. Peraltro inutile, perché già ampiamente contenuta in più di una circolare del Csm ai magistrati, ma necessaria per non dare l'idea di un passo indietro troppo vistoso. Nel caso la richiesta di ricusazione venga respinta, si tratterà di confrontare i tempi parlamentari con quelli del processo. Se le sorti del lodo saranno incerte e rischierà di non vedere la luce prima delle ferie, sì all'emendamento in versione strong. Se invece lo scudo starà viaggiando spedito, si potrà cambiare il blocca processi e renderlo meno vincolante, come detto. In caso di modifiche all'emendamento, sarà necessario un nuovo passaggio al Senato di tutto il decreto. La Lega Nord ha ricevuto, in questo senso, ampie rassicurazioni che i tempi saranno rispettati. Le Aule sono diverse, insomma, e la partita si gioca tra Montecitorio, Palazzo Madama, il Palazzo di Giustizia di Milano (quello del processo Mills) e la quarta sede, cambiata oggi. Il processo in cui è coinvolto l'ex direttore generale della Rai Agostino Saccà si sposta da Napoli a Roma. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari Luigi Giordano, per la felicità del Cavaliere, vista la presunta ostilità minore della Procura della capitale. L'atto era scontato, visto che le conversazioni incriminate sono partite dalla città eterna. Saranno i magistrati di Roma, quindi, a pronunciarsi sul destino delle intercettazioni. Le sei sulle quali i pm partenopei avevano chiesto che fosse dato il via libera alla richiesta in Parlamento. E le altre, quelle di cui si è tanto vociferato, la cui pubblicazione metterebbe in imbarazzo in premier. Queste, i pm volevano fossero distrutte perché non hanno, dicono, attinenza con l'indagine.

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Leadership e consenso (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampa, La" del 07-07-2008)
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Argomenti: Intercettazioni

Federico Geremicca Leadership e consenso CHI PAGA LA FINE DEL DIALOGO Se non l'avevano convinto - come, evidentemente, non l'avevano convinto - le opinioni espresse dalla larga maggioranza degli osservatori politici e dei commentatori, magari può riuscirci il verdetto giunto attraverso uno degli strumenti ai quali spesso Silvio Berlusconi ricorre nei momenti delle scelte delicate: il sondaggio. Più della metà degli italiani (52,5%) non è d'accordo sul tipo di provvedimento che il governo intende varare in materia di intercettazioni telefoniche; una percentuale ancora più alta (65,3) non è favorevole alla sospensione dei processi alle più alte cariche dello Stato durante il loro mandato (lodo Alfano); e i contrari salgono addirittura al 73,4% di fronte all'ipotesi di bloccare per un anno i processi per i reati che prevedono una condanna inferiore ai dieci anni (fonte Demos per la Repubblica). Il risultato è un calo netto dell'apprezzamento del premier: dal 61,4% al 46,4 in appena due mesi (analogo sondaggio Ipso per il Corriere della Sera segnala invece quell'apprezzamento in crescita). I dati che citavamo, per quanto qualcuno potesse considerarli scontati, appaiono inequivoci. E certo dovrebbero far riflettere un leader che ha fatto della sintonia col comune sentire del Paese uno dei suoi punti di maggior forza. Non solo. Anche la seconda manifestazione di insofferenza in pochi giorni arrivata da Umberto Bossi ("Veltroni dice che il governo cadrà presto? Ha ragione, se tutti i giorni c'è un bordello...") forse merita un'attenzione meno frettolosa di quella riservatagli dal premier ("Bossi ogni tanto ama divertirsi"). Infatti, se è vero che la Lega non ha alcuna intenzione (né interesse) a porre problemi all'esecutivo (Bossi: "Non saremo così imbecilli da far cadere il governo"), è chiaro che anche la pazienza leghista ha un limite. A nutrire la tolleranza del Carroccio c'è, naturalmente, l'obiettivo storico del federalismo, che però andrà prima o poi centrato, visto che è inseguito da oltre un decennio. E qualche attenzione il premier dovrebbe riservarla anche al lavoro di certi ministri leghisti, come Maroni: che, impegnato a tener fede alle promesse fatte in materia di sicurezza, è a volte sommerso di critiche (da parte del mondo cattolico, dell'opposizione e delle istituzioni europee) rispetto alle quali raramente si alza la voce del premier, impegnato com'è nella sua personalissima guerra alla magistratura ed all'opposizione. La quale opposizione, del resto, farebbe bene a non cullare troppo la speranza che possa essere la "quinta colonna" leghista a liquidare il governo in carica, mettendo mano con urgenza - al contrario - a tutto quel che ha da fare per rendersi più incisiva e credibile. Il sondaggio che citavamo all'inizio, infatti, segnala un calo verticale nell'apprezzamento delle mosse di Veltroni (dal 65% di due mesi fa al 40% di oggi) ed una sensibile riduzione dei potenziali consensi elettorali del Pd (dal 33,2% al 29): giudizi che dovrebbero preoccupare lo stato maggiore del Partito democratico almeno quanto Berlusconi dovrebbe esser impensierito dal verdetto sulle cosiddette leggi ad personam, che sono da alcune settimane la sostanza, la cifra, dell'agire dell'esecutivo. Ora sul Pd stanno per abbattersi le prevedibili e scontate polemiche per la scelta di non essere in piazza, domani, con Di Pietro e il mondo dei girotondi: non è detto che non sia un bene, e addirittura un'occasione per meglio definire il carattere e l'"anima" del nuovo partito (che sembra voler spostare, con raccolte di firme e manifestazioni in autunno, la sua attenzione sulla difficile situazione economica del Paese). Un'ultima annotazione: sia il premier che il leader dell'opposizione appaiono in calo di consensi rispetto ad appena due mesi fa. È difficile sfuggire alla sensazione che ciò sia in qualche misura determinato dalla guerriglia quotidiana che è tornata padrona del Paese, rigettandolo indietro di anni. Si era molto discusso del clima non barricadiero che aveva caratterizzato l'ultima campagna elettorale e del tentativo di dialogo che ne era nato in avvio di legislatura. La si può pensare, naturalmente, come si vuole: ma appare incontestabile che, a parte tutti gli altri danni, i primi a pagare il prezzo della rottura consumata siano proprio coloro i quali l'hanno voluta o determinata. Ci pensino, Veltroni e Berlusconi. In fondo la legislatura è appena cominciata.

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