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tARTICOLI DEL 7-7-2008 #TOP
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Articoli
Intercettazioni (62)
Immigrati soccorsi a largo di Lampedusa
( da "Corriere.it"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract:
SABATO OLTRE
80 PERSONE INTERCETTATE - Sabato 28 clandestini su un' imbarcazione di
vetroresina erano stati intercettati a
Con
i magistrati manager la giustizia spende meno
( da "Corriere.it"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: poi si intercetta. Fatti salvi i motivi di urgenza, s'intende.". Altra questione: le revoche delle intercettazioni. Spesso si lasciano scadere i termini per i quali l'intercettazione è stata richiesta (in media un mese) anche se dopo i primi 10-15 giorni è ragionevole supporre che da quella linea non verranno indicazioni utili per le indagini.
Bondi:
dialogo o perdiamo tutti fassino: se fate un passo indietro - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: E anche sulle intercettazioni, che Berlusconi era tentato di trasformare in un decreto legge, Fassino chiede al centrodestra di ripensarci e di affidare la materia al disegno di legge, così come per l'immunità delle alte cariche dello Stato. In conclusione "se si vuole reintrodurre un clima civile nel Paese bisogna intanto partire da qui.
L'allarme
dei magistrati: volontariato e "malattie" così i boss riannodano le
trame - salvo palazzolo ( da "Repubblica, La"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: I magistrati, che intercettano familiari e complici, hanno il sospetto che dietro quelle lettere ci siano messaggi. Tutti da decifrare. A Provenzano, invece, scrivono in tanti dal mondo dei liberi. L'interlocutore più curioso resta Mario Colapesce, via del Silenzio 43, Palermo.
Berlusconi,
nuovo attacco ai magistrati "ma il governo è unito, bossi scherza" -
claudio tito ( da "Repubblica, La"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: E, naturalmente, le intercettazioni. Che hanno provocato qualche scossone pure in famiglia. Così, dinanzi alle proteste della moglie Veronica, il Cavaliere preferisce rispondere solo con una battuta riferendosi a "Repubblica": "Lasciate stare. siete voi che le fate dei ritratti fantastici".
Andrea
montanari ( da "Repubblica, La"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: o il decreto per fermare la pubblicazione delle intercettazioni. E soprattutto teme che il muro contro muro con l'opposizione faccia naufragare un'altra volta il federalismo. Un lungo filo verde di inquietudine da qualche giorno unisce la base leghista ai dirigenti del Carroccio. Dalla Lombardia al Veneto, al Piemonte fino addirittura all'Emilia Romagna.
L'onda
lunga del porto investe la culmv - massimo calandri marco preve
( da "Repubblica,
La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: come confermano le decine di intercettazioni telefoniche. C'era tra il ricco broker e il portuale comunista, un fronte comune. Ma questo non voleva dire che Batini avesse violato le regole. Nei suoi confronti, infatti c'era, fino a pochi giorni fa, solo la denuncia per occupazione abusiva, in relazione al mancato pagamento di canoni all'Autorithy per i capannoni di viale Africa.
Genova,
lo scandalo del porto il re dei camalli indagato per truffa - massimo calandri
marco preve ( da "Repubblica, La"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Ci sono molte telefonate intercettate dalla guardia di finanza in cui è possibile scoprire che tra Novi e Batini - così distanti per credo politico ed appartenenza sociale - esisteva in realtà un dialogo fitto, con richieste e contrattazioni, con una grande vicinanza sulle questioni contingenti.
"non
sono l'arbitro di moggi" bertini e gli anni di calciopoli - fulvio bianchi
roma ( da "Repubblica, La"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Si sono basati solo sul traffico telefonico, sui tabulati, non hanno un'intercettazione su di me: tutti ragionamenti presunti per cercare di dimostrare che noi parlavamo con Moggi". E se la giustizia sportiva l'assolve o le dà magari solo due mesi come Paparesta? Lei ormai non può più arbitrare, è fuori per sempre.
Bindi:
quella piazza non è dei girotondi contro il cavaliere 10 milioni di firme -
giovanna casadio ( da "Repubblica, La"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Le intercettazioni sulla vita privata del Cavaliere, andrebbero pubblicate ugualmente? "Invocare la privacy da parte degli uomini politici come se nel privato gli fosse consentito tutto, non mi convince. Una uomo, una donna pubblici che hanno responsabilità nei confronti del proprio paese, possono permettersi in privato di fare cose inconfessabili?
Brevi,
schede e richiami 3 ( da "Repubblica, La"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: norme sulle intercettazioni, impronte prelevate ai rom. Repubblica Tv 16.55 chi l'ha visto? Il caso ancora aperto del rapimento di Emanuela Orlandi, venticinque anni dopo la sua scomparsa. La trasmissione di Federica Sciarelli entrerà nell'appartamento della Banda della Magliana dove si custodivano le persone sequestrate e dove si sospetta sia stata tenuta anche Emanuela.
Berlusconi:
Bossi scherza . E su Vicenza fa un regalo a Bush Dal G8 in Giappone il premier
rassicura sugli impegni presi per la base Usa e glissa sulle tensioni con il
Carroccio ( da "Unita, L'"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Sventato il pericolo intercettazioni, lancia spot sul "lavoro fantastico" del governo e "sull'innesto di giovani" (parola chiave anti-gossip). Lontano mille miglia si occupa dei problemi degli italiani (a casa fa il contrario): entro il 23 luglio sparirà la "monnezza" dalle strade campane (ha convinto Piemonte, Lombardia,
Un
premier senza paura ( da "Unita, L'"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: non si disperde nei decreti sulle intercettazioni (tutti i Paesi del mondo hanno una chiara e sufficiente legislazione al riguardo: basterebbe rispettarla) ma cerca di costruire un modello di Stato. Non è proprio questo il compito di quello che chiamiamo "statista"? In questo quadro, la politica religiosa del governo spagnolo merita di essere considerata per quel che propone,
(
Fr. Co.) ( da "Sole 24 Ore Online, Il"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazioni. Da parte del governo deve esserci il ritiro dell'emendamento per bloccare i processi contenuto nel decreto sicurezza, perchè avrebbe effetti devastanti su tanti processi che riguardano la sicurezza dei cittadini. Come si è deciso di evitare il decreto sulle intercettazioni, così adesso credo si debba avere un senso di responsabilità togliendo qualcosa che non solo
Saccà,
dalle attricette al rosario ( da "Corriere della Sera"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: come si sa ormai dalle intercettazioni. Ora perdona tutti, giudici inclusi; cita san Paolo, invita a "non vendicarsi, ma a cedere il posto all'ira divina". In attesa dell'ira, offre il suo martirio al pubblico. A lui capita. Tra bulgari e bulgare, attrici pazze, politici infuriati e/o richiestivi, Saccà è sempre riuscito a trovare una sua (tormentata)
La
violenza inconfessabile nascosta nel turpiloquio
( da "Corriere
della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Privato di Francesco Alberoni La violenza inconfessabile nascosta nel turpiloquio L e intercettazioni telefoniche pubblicate sui giornali ci hanno rivelato che il turpiloquio è diffuso ovunque. Di solito i bambini non dicono parolacce perché la maggior parte dei genitori gliele proibisce anche se ci sono sempre più eccezioni alla regola.
Palamara
(Anm): il dialogo con Letta ha evitato scioperi
( da "Corriere
della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Abbiamo appreso di provvedimenti concernenti le intercettazioni, l'introduzione della norma sul reato di clandestinità, le norme blocca-processi, i tagli alle spese della giustizia ed infine la riduzione degli stipendi". Da un po' non si parla d'altro sui giornali e in tv. Il ministro, però, ha detto che non tornerà indietro.
Caselli:
problemi gravi, il corteo è legittimo
( da "Corriere
della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: dal cosiddetto "blocca-processi", a certi profili in tema di intercettazioni, fino ai tagli pesantissimi al bilancio della giustizia che si ritrovano nella Finanziaria, invece di risolvere la crisi sono destinate ad aggravarla ". Conclusione: "Di fronte a tutto questo, a me sembra legittimo prendere posizione.
Il
Garante, la Stasi e l'amore di Kohl
( da "Corriere
della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: senza la severa e testarda garanzia del Garante della privacy non avremmo forse assistito, tramite sciami di intercettazioni fuoriuscite casualmente dalle Procure, allo scempio della vita privata di cittadini nemmeno indagati dall'autorità giudiziaria? Non saremmo forse stati sommersi da telefonate senza reato dove viene lacerato ogni velo di riservatezza?
Film
e programmi ( da "Corriere della Sera"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Un giorno intercetta una conversazione in cui viene pianificato l'omicidio di un capo di Stato africano. Prima tv. The Interpreter Canale 5, ore 21.10 Morgan Freeman in difesa degli schiavi La storia (vera) di 53 schiavi "colpevoli" di essersi ribellati e di aver preso il possesso della loro nave-negriera, la Amistad.
Forse
è ora di accantonare l'emendamento blocca-processi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: la trappola delle intercettazioni, con tutti i pettegolezzi che ne sono seguiti. La credibilità del governo e del suo capo resta per Bossi essenziale, se non si vuole rinunciare ad attuare le priorità del programma. Vale a dire il federalismo fiscale, soprattutto, nonché gli interventi economici per i redditi medio-bassi.
Berlusconi:
Pd con i giustizialisti, come nel fascismo
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: durante la vetrina giapponese per intercettazioni ancora non rese note e molto private. "Ma io sono sereno – afferma – continuiamo a lavorare; non credo che sia qualcosa a cui dare tutta questa importanza anche se c'è qualcuno che soffia sul fuoco". Insomma, piccole vicende del "cortile Italia" che non sono certo "il problema dei problemi" su cui specula l'
Faenza:
restituisco tutto, ma il tesoro non esiste
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Sarò stato seguito io, o intercettato, mio padre, mio fratello, mia moglie, chiunque sia, cioè, non ci sono movimenti di denaro o occultamento di denaro. Io nel giro Calza- Arbia non c'entro niente. Io ho passato il 2004 di ricatti continui, di soprusi da parte di Arbia, di attacchi".
Per
Camera e Senato è tempo di straordinari
( da "Sole
24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: dallo stop ai processi alle intercettazioni, con l'appendice, se così si può dire, del pugno duro nei confronti dell'immigrazione. Camera e Senato riaprono tra oggi e domani un'altrasettimana, l'ennesima dall'avvio della legislatura, che potrebbe riservare non poche sorprese e veder crescere i veleni tra i partiti.
Blogger,
gli ultimi antipotenti al potere ( da "Giornale.it, Il"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Obama e John McCain a creare una squadra di collaboratori il cui unico scopo è di scandagliare internet, per capire l'aria che tira, per intercettare le manovre diffamatorie, talvolta per promuoverle sotto mentite spoglie. Il bello di internet è che permette di sperimentare formule giornalistiche sempre nuove. Prendiamo Drudge Report, geniale invenzione di Matt Drudge. Che cos'è?
Mi
spiano, ergo sum ( da "Panorama"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: ergo sum ROBERTO BARBOLINI Vivere con il Grande fratello Niente nomi e tanti "te lo dico a voce": il dilagare delle intercettazioni ha cambiato il modo di parlare al telefono. Un po' per choc, un po' per chic. "S ai, ho conosciuto il tuo amico". "Quale amico?" "Il bolognese". "Il Bolognese è un ristorante". "Possibile che tu non capisca?" "Bologna, mortadella.
Saccà
nisciuno è fesso ( da "Panorama"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Saccà nisciuno è fesso MARIO SECHI intervista esclusiva Agostino Saccà, il grande intercettato, parla a tutto campo. E senza ipocrisie. I politici? Mi chiamavano tutti: di destra, di centro, di sinistra. I raccomandati? Ci sono, poi bisogna selezionare i migliori. Le pressioni del palazzo? Quelle per le attrici sono il meno: conta di più l'informazione.
A
Genova e dintorni tira forte il Maestrale
( da "Panorama"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Si sono infatti imbattuti in alcune intercettazioni telefoniche (come potevano mancare?) in cui Burlando caldeggia per il cda dell'aeroporto Tirreno Bianchi, console della compagnia portuale Pietro Chiesa e consigliere regionale del Pdci. Oltre, prevedibilmente, a essere promotore della Maestrale.
'Ndrangheta?
Quale 'ndr angheta? ( da "Panorama"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Si gestisce il mercato di Piemonte e Lombardia, come testimoniano le intercettazioni del clan Pippicella che smistava chili di droga da un telefono pubblico di un bar di Natile vecchio. "Mandano i referenti a Bogotà per acquistare cocaina" dice Gratteri. "Le 'ndrine fanno cartello per comprare 2-3 tonnellate alla volta".
Intercettazioni,
ecco i numeri veri ( da "Panorama"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: da cui sembra che altrove si intercetti molto meno che in Italia. Chi ha ragione? Se il criterio è il confronto con altri paesi, dobbiamo dire che non sapremo mai se in Italia si intercetta troppo o troppo poco. Infatti, qualsiasi intercettazione deve essere autorizzata dalla magistratura, mentre in altri paesi esistono altri soggetti istituzionali,
Sommario
( da "Panorama"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Saccà nisciuno è fesso di Mario Sechi 26 intercettazioni Mi spiano, ergo sum di Roberto Barbolini indiscreto 31 Di Pietro investe nel suo Molise; a Napoli arriva anche l'allarme cimitero copertina 39 BABY LADRI La vita dei bambini schiavi di Giacomo Amadori attualità 54 Nuove lobby A Genova e dintorni tira forte il Maestrale di Gianluigi Nuzzi 56 vacanze italiane Renato Brunetta.
Il
mistero delle intercettazioni scomparse
( da "Panorama"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Sono state intercettate così oltre 45 mila conversazioni, poi trasferite su 50 cd-rom. Insieme con le testimonianze di dieci ex ospiti della comunità che accusano Gelmini di averli molestati, le intercettazioni costituiscono uno degli elementi essenziali su cui si fonda la richiesta di rinvio a giudizio dell'ex sacerdote.
Sfida
all'Ok Corral con i giustizialisti
( da "Panorama"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: E così è un inseguirsi di voci su presunte intercettazioni a sfondo erotico-ministeriale e confidenze d'alcova su cui non è apposto alcun segreto giudiziario. Una campagna che ha una diabolica efficacia e che non è nuova. Trent'anni fa, con un mix forcaiolo e gossiparo molto simile, L'Espresso riuscì ad abbattere Giovanni Leone.
Quel
che resta di Renatino ( da "Panorama"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Il suo nome però è comparso nelle intercettazioni telefoniche relative alla cessione dell'hotel Kursaal di Montecatini Terme. A Minardi sono certamente rimasti numerosi beni mobili: gioielli e articoli di lusso. Il fratello gemello di Renatino, Luciano, che oggi ha 54 anni, e il fratello minore Marco, 42 anni, sono invece titolari di un ristorante-pizzeria in Trastevere,
Giustizia
Senza limiti, anche per le spese ( da "Panorama"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: C'è il governo che lavora a un decreto legge per porre limiti alle intercettazioni e alla loro pubblicazione. Insieme a tutto ciò restano altre emergenze come l'inaccettabile lunghezza dei processi e la certezza della pena, per risolvere le quali oggi sembra impossibile un punto di incontro tra maggioranza e opposizione.
Bossa
nova, compleanno rap ( da "Panorama"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: La mia idea era proprio intercettare i giovani. Dopo sono stato io a chiedergli di collaborare e lui si è portato molti amici". Come la vocalist Fergie, o il rapper brasiliano Marcelo D2, ma anche star come Stevie Wonder e Justin Timberlake, che hanno reso vecchi classici del samba supersuccessi nelle radio Usa.
Scongiuri
giapponesi ( da "AprileOnline.info"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Fra le telefonate intercettate dalla magistratura, e per ora non finite sulla stampa, ce ne sarebbero anche alcune a luci rosse che riguarderebbero Berlusconi ed alcune giovani e belle ministre del suo governo. Le indiscrezioni hanno riempito quotidiani e riviste.
Cosa
ne pensano i lib-lib di Julius ( da "Giornale.it, Il"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: August 2007 (20) Trackback recenti Giornalettismo: Le intercettazioni di Silvio distrutte? Meno male Giornalettismo: Scajola e la concorrenza che non c'è Phastidio.net: Ancora sulle distorsioni al mercato... Giornalettismo: Roma Città Aperta? The Mote in God's Eye: Rinegoziazione dei mutui casa, qualche considerazione.
FARINA
INSACCATA - RACCOMANDAZIONI? 'STI CAZZI! TUTTI SEGNALANO TUTTI - ALLA FINE HO
DETTO NO A LETIZIA MORATTI, NO A BERLUSCONI, NO A GIANNI LETTA E A TANTISSIMI
ALTRI - LA SINIST ( da "Dagospia.com"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Pizzi Disintegrato dalle intercettazioni sul caso Rai e reintegrato per sentenza sul posto di lavoro. Agostino Saccà, direttore di Rai Fiction indagato dalla procura di Napoli in un'inchiesta di veline e veleni, ha conosciuto in questi mesi il doppio volto della giustizia.
BERLUSCONI-SACCÀ:
GLI ATTI VANNO A ROMA - SONDAGGIO: GLI ITALIANI CON SILVIO IL PD CHIAMA LA LEGA
MARONI SFANCULA LA CURIA BETTINI RICUCE CON RUTELLI L'ANM: DIALOGO CON LET
( da "Dagospia.com"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: anche decidere sull'eventuale distruzione delle intercettazioni telefoniche non rilevanti sotto il profilo giudiziario. 2 - SONDAGGIO EUROMEDIA, CON BERLUSCONI 6 ITALIANI SU 10? (Asca) - Sei italiani su dieci hanno piena fiducia nel governo. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi gode di un gradimento personale del 61,5%.
Telefonate
Berlusconi-Saccà Inchiesta trasferita a Roma
( da "Repubblica.it"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: LE TELEFONATE INTERCETTATE Il provvedimento dichiara l'incompetenza territoriale dell'autorità giudiziaria partenopea, e trasferisce il giudizio al Tribunale di Roma. Nulla il gip ha detto però sulla richiesta avanzata dalla procura di chiedere al Parlamento l'autorizzazione a utilizzare le intercettazioni di Berlusconi.
Rai,
Berlusconi-Saccà l'indagine sarà trasferita a Roma
( da "Stampaweb,
La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: utilizzazione delle intercettazioni telefoniche nei confronti di Berlusconi. Gli atti saranno quindi trasmessi alla Procura della Repubblica di Roma che dovrà riesaminare la vicenda giudiziaria. L'autorità giudiziaria della Capitale sarà chiamata anche a pronunciarsi sulla distruzione delle telefonate di carattere privato o comunque ritenute irrilevanti sotto il profilo processuale.
Rai-Berlusconi:
atti trasferiti a Roma ( da "Corriere.it"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: utilizzazione delle intercettazioni telefoniche nei confronti di Berlusconi. Gli atti saranno quindi trasmessi alla Procura della Repubblica di Roma che dovrà riesaminare la vicenda giudiziaria. L'autorità giudiziaria della capitale sarà chiamata anche a pronunciarsi sulla distruzione delle telefonate di carattere privato o comunque ritenute irrilevanti sotto il profilo processuale.
Rai-Berlusconi:
indagine trasferita a Roma ( da "Panorama.it"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: utilizzazione delle intercettazioni telefoniche nei confronti di Berlusconi. Gli atti saranno quindi trasmessi alla Procura della Repubblica di Roma che dovrà riesaminare la vicenda giudiziaria. L'autorità giudiziaria della Capitale sarà chiamata anche a pronunciarsi sulla distruzione delle telefonate di carattere privato o comunque ritenute irrilevanti sotto il profilo processuale.
Giustizia:
senza limiti, anche per le spese ( da "Panorama.it"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: C'è il governo che lavora a un decreto legge per porre limiti alle intercettazioni e alla loro pubblicazione. Insieme a tutto ciò restano altre emergenze come l'inaccettabile lunghezza dei processi e la certezza della pena, per risolvere le quali oggi sembra impossibile un punto di incontro tra maggioranza e opposizione.
SILVIO
IL PETTEGOLO BERLUSCONI È L'INVENTORE DELLA REPUBBLICA DEL GOSSIP
UN'AUTO-CANNIBALICA VISIBILITÀ CHE HA UN PREZZO - HA TRASFORMATO IL PERSONALE
IN PUBBLICO, OGGI NON SI ( da "Dagospia.com"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Perché Berlusconi può anche aver ragione rispetto ai colloqui telefonici intercettati. O comunque si può umanamente capire. Ma al tempo stesso egli è davvero l'ultimo a potersi lamentare della cultura del pettegolezzo; e non solo per i modelli che da Dinasty al Grande Fratello la tv commerciale ha introdotto nell'immaginario italiano.
In
arrivo una revisione di norme e metodi per le adozioni
( da "Sole
24 Ore Online, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Alfano: il ddl intercettazioni si chiamerà "salva-privacy". Non sarà più un decreto legge quello sulle intercettazioni, ma un disegno di legge che si chiamerà "salva-privacy". L'annuncio arriva dal ministro della Giustizia Angelino Alfano nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri.
Processi
e tranelli Andrea Scarchilli, 07 luglio 2008, 16:06 La maggioranza propone di
far slittare ... ( da "AprileOnline.info"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: a pronunciarsi sul destino delle intercettazioni. Le sei sulle quali i pm partenopei avevano chiesto che fosse dato il via libera alla richiesta in Parlamento. E le altre, quelle di cui si è tanto vociferato, la cui pubblicazione metterebbe in imbarazzo in premier. Queste, i pm volevano fossero distrutte perché non hanno, dicono, attinenza con l'indagine.
Processi
e tranelli ( da "AprileOnline.info"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: a pronunciarsi sul destino delle intercettazioni. Le sei sulle quali i pm partenopei avevano chiesto che fosse dato il via libera alla richiesta in Parlamento. E le altre, quelle di cui si è tanto vociferato, la cui pubblicazione metterebbe in imbarazzo in premier. Queste, i pm volevano fossero distrutte perché non hanno, dicono, attinenza con l'indagine.
Una
Bibbia moderna ( da "AprileOnline.info"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Spariranno quindi le intercettazioni più "gossipare" sulle performances erotiche del premier e sulle presunte abilità "orali" di una o più ministre del governo in carica considerate penalmente irrilevanti e, ci si augura, salterà l'indecente decreto sulle intercettazioni.
VENTURA:
MENO ORMONI, PIÙ ARMANI RCS-TV VIA DIGICAST ROSSELLA TORNA A
"PANORAMA" (RUBRICA) - WINTOUR IN CASA BELLINI - L'ISPETTORE ELKANN
BONDI & MANUELA CARRÀ IN BILICO D
( da "Dagospia.com"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: escamotage trasparente" per risolvere il nodo intercettazioni. A porcellum, porcellum e mezzo. 11 - Non disturbate Pierfurby Casini a fine luglio, sarà a Todi per un convegno con il titolo che rispecchia i sogni mai sopiti dei neo-Dc in sedicesimo: "Il bipartitismo che non c'è". Se solo sapesse che legge elettorale ha in mente in Cavaliere.
Italease,
Faenza: restituisco tutto, ma il tesoro non esiste
( da "Sole
24 Ore Online, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Sarò stato seguito io, o intercettato, mio padre, mio fratello, mia moglie, chiunque sia, cioè, non ci sono movimenti di denaro o occultamento di denaro. Io nel giro Calza-Arbia non c'entro niente. Io ho passato il 2004 di ricatti continui, di soprusi da parte di Arbia, di attacchi".
Giro-girotondi
( da "AprileOnline.info"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: contro le intercettazioni, lodo Alfano. E al di là di tutte le polemiche e le rettifiche che potrebbero aggiungersi sino all'ultimo istante, di certo sul palco campeggerà uno striscione: "La legge è uguale per tutti". O almeno così dovrebbe essere. Torna dunque la stagione inugurata nell'ormai febbraio del 2002 da Nanni Moretti,
A
DAGOSPIA "SONO IL RESPONSABILE DI ...COM: L'INTERCETTAZIONE È CHIARAMENTE
FALSA, (CHIARAMENTE? MICA TANTO. NDD) - VORREI UNA PICCOLA
PUNTUALIZZAZIONE" LA "PUNTUALIZZAZIONE" È ARR
( da "Dagospia.com"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazione sull'utenza di Confalonieri - 23.04.08 / durata: 8:49 minuti e Dagospia si autocensura'. Successivamente, a quanto apprende l'ADNKRONOS, l'intercettazione alla quale si riferiva il sito curato da Roberto D'Agostino sarebbe chiaramente falsa.
DAGOSPIA
CONTRO CHI, PRIVO DI FATTI REALI, SI ROTOLA NEL FANGO DEL REALITY
DEGENERAZIONE-MEDIA: DAI TITOLI AL BIGNAMINO DELLE PRESUNTE INTERCETTAZIONI
L'IRA DI CONFALONIERI: UNA MO ( da "Dagospia.com"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: La prima pagina di LIBERO del 5 Luglio scorso Ma quello che ci interessa di più è l'uso e abuso mediatico delle intercettazioni: dall'articolo di D'Avanzo su La Repubblica che fa un bignamino delle presunte conversazioni pruriginose del Cav. a "Libero" che spara il 5 luglio una fotona della Mara Carfagna in prima pagina e titola: "La ministra che ha rivitalizzato il governo".
KIDMAN
NEOMAMMA BRITNEY OSPITE DI MADONNA LOHAN LESBICA "PASSIVA" UN RUSSO
PER NAOMI - JIM CARREY IN BIKINI - BOLLE: DOPO IL BALLETTO, IL CINEMA CASTRO
ALLE FARC: RIVOLUZIO ( da "Dagospia.com"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: I due sono stati intercettati a Londra, al concerto dei Radiohead. Una serata speciale che non si e' conclusa li': i due sono infatti tornati insieme a casa dell'attore, dalla quale Lily e' uscita solo la mattina dopo, poco prima dell'ora di pranzo. Cio' che colpisce e' la differenza di eta' tra i due: ben 15 anni tra il 35enne Jude e la bella 20enne Lily.
OK
LODO ALFANO, STOP BLOCCAPROCESSI BOSSI: IL CAV? UN PO' PERSEGUITATO, UN PO'
COGLIONE - LEGGE ELETTORALE EUROPEE, DILEMMA WALTERLOO SILVIO OLIMPICO - "FAMIGLIA
CRISTIANA": IT ( da "Dagospia.com"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: INTERCETTAZIONI, BOSSI: LA NORMA PASSERA', IO LA VOTERO'? (Agi) - La norma sulle intercettazione, inserita nel pacchetto sicurezza del ministro degli interni Roberto Maroni, "passera'". Lo assicura il leader della Lega e ministro delle Riforme, Umberto Bossi, in un'intervista rilasciata venerdi' scorso a Telelombardai e che andra'
Giustizia,
stop alla "blocca-processi"
( da "Stampaweb,
La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Intercettazioni, a Roma gli atti Intanto da Napoli è giunta la notizia del trasferimento del procedimento che riguarda il premier alla procura di Roma: il gip di Napoli Luigi Giordano ha dichiarato l'incompetenza territoriale della Procura partenopea sul procedimento in corso su una ipotesi di reato di corruzione che vede indagato il premier Silvio Berlusconi per una vicenda di segnalazioni
Intercettazioni,
Dagospia: basta con le bufale avvelenate sul Web
( da "Stampaweb,
La" del 07-07-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: prende posizione sulla falsa intercettazione pubblicata su un sito on line finito all'attenzione della Procura di Roma, che sarebbe intenzionata ad oscurarla. "Quello che ci interessa di più - osserva D'Agostino - è l'uso e abuso mediatico delle intercettazioni: dall'articolo di D'Avanzo su La Repubblica che fa un bignamino delle presunte conversazioni pruriginose del Cav.
Lo
salvi chi può ( da "AprileOnline.info"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: a pronunciarsi sul destino delle intercettazioni. Le sei sulle quali i pm partenopei avevano chiesto che fosse dato il via libera alla richiesta in Parlamento. E le altre, quelle di cui si è tanto vociferato, la cui pubblicazione metterebbe in imbarazzo in premier. Queste, i pm volevano fossero distrutte perché non hanno, dicono, attinenza con l'indagine.
Lo
salvi chi può Andrea Scarchilli , 07 luglio 2008, 21:56 Sì della conferenza dei
capigruppo al cam... ( da "AprileOnline.info"
del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: a pronunciarsi sul destino delle intercettazioni. Le sei sulle quali i pm partenopei avevano chiesto che fosse dato il via libera alla richiesta in Parlamento. E le altre, quelle di cui si è tanto vociferato, la cui pubblicazione metterebbe in imbarazzo in premier. Queste, i pm volevano fossero distrutte perché non hanno, dicono, attinenza con l'indagine.
Leadership
e consenso ( da "Stampa, La"
del 07-07-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: governo intende varare in materia di intercettazioni telefoniche; una percentuale ancora più alta (65,3) non è favorevole alla sospensione dei processi alle più alte cariche dello Stato durante il loro mandato (lodo Alfano); e i contrari salgono addirittura al 73,4% di fronte all'ipotesi di bloccare per un anno i processi per i reati che prevedono una condanna inferiore ai dieci anni (
( da "Corriere.it" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
IMMIGRAZIONE
Immigrati soccorsi a largo di Lampedusa Sono 171 i clandestini intercettati
dalla Marina militare. Fra loro 33 donne e 5 bambini ROMA - Sono
( da "Corriere.it" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il caso pilota La
procura di Bolzano è riuscita ad abbattere costi e accelerare procedure con i
contributi del Fondo sociale europeoIl futuro Una Carta dei servizi per chi ha
a che fare con le aule giudiziarie e bilanci verificabili sulle spese degli
uffici Con i magistrati manager la giustizia spende meno E si accorciano i
tempi dei processi "Cominciamo da una cosa facile facile: la cortesia, che
poi è sempre un biglietto da visita. Se arriva qualcuno che sbaglia porta la
risposta giusta non è "io non c'entro, se ne occupa un altro
ufficio". Diventa: "Io non c'entro ma ora l'accompagno", oppure
"ora le mostro dove andare". Siamo talmente poco abituati alla
cortesia che un giorno mi è arrivato un mazzo di fiori da un'avvocatessa di
Mantova solo perché al telefono le avevano passato me per errore e io l'ho
tenuta in linea finché non ho trovato l'ufficio e la pratica che cercava.
Sembrava scandalizzata che lo facessi io e non un centralinista.". E' così
Cuno Tarfusser, il procuratore capo a Bolzano: fanatico del buon servizio anche
per questioni minute come quella dell'avvocatessa mantovana. Parola d'ordine:
efficienza. Nemico dell'iper-burocrazia, Tarfusser è riuscito a diventare un
modello per gli uffici giudiziari di tutt'Italia ottenendo per primo (e aprendo
la strada a tutti gli altri) un finanziamento di 200 mila euro dal Fondo
Sociale Europeo. Era il 2004: con quei soldi il Fondo accettò una scommessa,
lui una sfida. Tarfusser era convinto che il suo "progetto pilota di
riorganizzazione e ottimizzazione della procura di Bolzano" potesse
funzionare. E a giudicare col senno del poi si può dire: ha funzionato davvero.
Così bene che dal Fondo è arrivata la disponibilità a rimettere in campo nuovi
finanziamenti (passando attraverso le Regioni che poi li distribuiscono) e che
i guardasigilli Mastella prima e Alfano poi, hanno preso a modello il
"caso Bolzano". L'intenzione è replicarlo nelle altre sedi
giudiziarie. Ed è per questo che il procuratore altoatesino è stato convocato
più volte a Roma: il ministero vuole capire come estendere al resto del Paese
le sue "best practices". L'ultima seduta romana è di pochi giorni fa,
alla Commissione giustizia della Camera. Da lì la presidente Giulia Buongiorno
fa sapere che "sì, le buone pratiche del procuratore Tarfusser meritano
tutto il nostro aiuto. Bolzano ha creato una specie di tam tam dell'efficienza
e noi ora stiamo raccogliendo le idee che vengono anche da altri magistrati,
per esempio il presidente del tribunale di Torino, Barbuto. Stiamo mettendo
assieme ogni spunto e poi si potrà pensare a tradurre tutto questo in un
disegno di legge partendo dall'idea base di Bolzano: umanizzare, valorizzare e
ottimizzare le risorse umane riducendo gli sprechi. Si tratta di cose semplici
ma efficaci". Un esempio? L'atto di citazione di un testimone. Di solito
sono due righe per dire "venga alla tal ora nel palazzo di giustizia tal
dei tali". A Bolzano allegano la piantina della città, danno indicazioni
su come raggiungere il tribunale e dove trovare parcheggio. Altro esempio: non
è raro arrivare a un'udienza, a un interrogatorio, a un incidente probatorio e
sentirsi dire che è tutto rinviato. A Bolzano, salvo emergenze dell'ultima ora,
si avvisano le parti evitando a tutti inutili perdite di tempo.
Avvocati-procura, un binomio spesso a tasso zero di cooperazione. Eppure nella
procura altoatesina si cerca di tener conto delle esigenze (soprattutto quelle
amministrative) della difesa: con questionari periodici per avere indicazioni su
suggerimenti e necessità dei legali e per sapere se sono soddisfatti del
servizio. Realizzato il progetto finanziato per il periodo 2000-2006, Bolzano è
già schierata in prima fila per avere altre risorse dal Fondo sociale europeo
per il 2007-2013. E il risultato più evidente che porta "in dote"
riguarda la riduzione dei costi: più che dimezzati (65% in meno) nel giro di
nemmeno tre anni. La procura bolzanina sosteneva spese di giustizia per 2
milioni di euro nel 2003, prima che partisse il piano di riorganizzazione. Nel
2006 la cifra per la giustizia era di 620.000 euro. "I numeri sono già in
sé significativi - dice lo stesso Tarfusser -. Lo sono ancora di più se si
pensa che la mole di lavoro è rimasta invariata e la qualità del servizio è
addirittura migliorata. Come abbiamo fatto? Faccio l'esempio delle
intercettazioni, che per le procure sono un capitolo di spesa consistente. Io
non accetto più l'espressione "fonte confidenziale mi ha detto." per
partire con una raffica di telefoni sotto controllo. Pretendo prima un'indagine
ordinaria, informative documentate e valutazione dei responsabili di polizia,
carabinieri o chicchessia. Che si assumano anche loro delle responsabilità: che
mi dicano "qui si deve procedere per questo e quest'altro motivo".
Prima tutto questo, poi si intercetta. Fatti salvi i motivi
di urgenza, s'intende.". Altra questione: le revoche delle
intercettazioni. Spesso si lasciano scadere i termini per i quali
l'intercettazione è stata richiesta (in media un mese) anche se dopo i primi 10-15
giorni è ragionevole supporre che da quella linea non verranno indicazioni
utili per le indagini. "Ecco, di solito i pm pensano "lasciamo
scadere i termini e poi non rinnoviamo più". E' sbagliato. La giustizia
costa. Se non serve tenere sotto controllo una linea si revoca tutto,
subito", si infervora Tarfusser. "E il discorso vale anche per i
servizi di pedinamento e appostamento". Nella "produzione" di
efficienza Bolzano mette in conto anche la pubblicazione di una Carta dei
servizi (informazioni pratiche con un linguaggio a misura di cittadino per ogni
genere di operazione) e dei bilanci sociali (il rendiconto annuale relativo a
ciascun settore e prestazione della procura); poi c'è la riorganizzazione
dell'ufficio dei pubblici ministeri, ciascuno dei quali dispone di quattro
ufficiali di polizia giudiziaria, "con beneficio dei tempi
dell'amministrazione della giustizia ordinaria", assicura Tarfusser. Il
procuratore cita con orgoglio la sua (primo Ufficio giudiziario in Italia)
"Certificazione ISO 9001-2000" (valutata dalla Dekra Certification di
Milano): è una sorta di "bollino blu" che testimonia il sistema di
qualità usato nelle procedure amministrative, garanzia del fatto che si è
capaci di pianificare e portare a buon fine le proprie attività. Ci riusciranno
anche gli altri? Le procure dell'Aquila e di Pescara sono "sulla via di
Bolzano"! dall'inizio dell'anno. Con l'aiuto della società di consulenza
padovana Emme & Erre (la stessa che ha lavorato per Bolzano) preparano
ciascuna un sito Internet interattivo e una carta dei servizi da sottoporre a
settembre al Fondo europeo. E con l'autunno debutteranno anche i progetti
selezionati dal Ministero della giustizia tra i cento uffici giudiziari che
vorrebbero riorganizzarsi. Nel frattempo Bolzano chiede al futuro altra
efficienza "perché ai limiti di miglioramento non c'è mai fine", per
dirla con Tarfusser. Se dal Fondo sociale arriveranno gli attesi nuovi
finanziamenti, stavolta si punterà con più decisione che in passato al
miglioramento del rapporto con l'utenza: per esempio si cercherà di creare uno
sportello virtuale che garantisca il dialogo continuo fra la procura e
l'esterno, che sia abbastanza interattivo da rivelare lo stato di un
procedimento a chi è autorizzato a conoscerlo, che controlli la gestione delle
pratiche in tempo reale, che elimini i mille passaggi cartacei delle
cancellerie di oggi. Non sarà facile "ma io ho la presunzione di sapere
dove mettere le mani", valuta Tarfusser. Sembra una promessa. Giusi Fasano
stampa |.
( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il ministro della
Cultura si appella alle "esigenze del Paese". Ma Cicchitto: andare
avanti Bondi: dialogo o perdiamo tutti Fassino: se fate un passo indietro L'ex
segretario dei Ds: il governo si convinca dell'assoluta inopportunità di
sospendere i processi, poi si potrà discutere GIANLUCA LUZI ROMA - "Se non
riusciremo a superare insieme il fattore giustizia che finora ha impedito
l'approdo a una democrazia normale, alla fine della legislatura la sconfitta
sarà di tutti". Il ministro Bondi rilancia il dialogo con l'opposizione,
anche se attribuisce a Veltroni "la responsabilità maggiore di questa
impasse". Ma alla vigilia del via libera delle commissioni Affari
costituzionali e Giustizia del pacchetto sicurezza che contiene l'emendamento
salva-premier, lo scontro sulla Giustizia fra maggioranza e opposizione non
registra alcuna tregua. Anche se nel centrodestra la Lega lavora per una
soluzione, timorosa che il muro contro muro si rifletta negativamente sulla
futura approvazione del federalismo fiscale. L'invito del ministro Bondi nasce
dalla necessità di riprendere il dialogo sulle riforme non solo perché era nel
programma di tutti e due gli schieramenti ma anche perché - fa notare il
ministro della Cultura - "il Paese lo esige". La riforme "vanno
fatte insieme e non possono essere parziali", quindi il Pd deve
"avere il coraggio di ammettere che fra le riforme ci deve essere anche la
Giustizia, perché l'invasione di campo di certi magistrati e del Csm è sotto
gli occhi di tutti". Ma prima di tornare a parlare di una possibilità di
dialogo, il Pd vuole che la norma blocca-processi venga tolta di mezzo. Per
Fassino c'è tempo fino all'inizio del dibattito parlamentare. "Credo che
non si giustifichi in nessun modo il provvedimento che congela per un anno
tutti i processi che destano allarme sociale tra i cittadini, soltanto perchè
il presidente del Consiglio teme un processo su di sé". Quindi Fassino si
augura che "sia pure all'ultimo minuto, il governo si convinca
dell'assoluta inopportunità di procedere su questa strada e non insista nel chiedere
un congelamento dei processi". E anche sulle
intercettazioni, che Berlusconi era tentato di trasformare in un decreto legge,
Fassino chiede al centrodestra di ripensarci e di affidare la materia al
disegno di legge, così come per l'immunità delle alte cariche dello Stato. In
conclusione "se si vuole reintrodurre un clima civile nel Paese bisogna
intanto partire da qui. Dopodichè - conclude Fassino - se il
centrodestra torna sui suoi passi e si torna a una condizione di normalità,
allora si può riprendere la strada di un confronto sulle questioni
istituzionali". Per ora, almeno fino a quando Berlusconi sarà in Giappone,
non ci sono segni di avvicinamento: "Non mi pare che allo stato ci siano
ripensamenti", conclude Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera.
( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Cronaca L'allarme
dei magistrati: volontariato e "malattie" così i boss riannodano le
trame SALVO PALAZZOLO PALERMO - I magistrati del pool antimafia non riuscivano
davvero a capire perché i corleonesi delle stragi rinchiusi al 41 bis avessero
così tanto interesse per le attività di volontariato dentro il carcere. Per
qualche tempo, fra le sbarre del penitenziario dell'Aquila, sembrò che i
padrini di Cosa nostra avessero d'un tratto intrapreso la strada della
rieducazione. Leoluca Bagarella nominò addirittura un volontario come suo
tutore. Lo stesso giorno fecero la stessa scelta Francesco Giuliano, Luigi
Giacalone e Salvatore Benigno. Il capo e i suoi killer di fiducia. Al
Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria qualcuno cominciò a sospettare
che attraverso i volontari potessero passare messaggi da una cella all'altra.
Adesso un'inchiesta sta verificando che i tutori, anche inconsapevolmente, non
siano diventati strumento di comunicazione di messaggi illeciti, fra i boss e le
loro famiglie. Negli ultimi mesi, i magistrati delle Dda hanno segnalato questo
e tanti altri casi, lavorando fianco a fianco con i vertici del Dipartimento
dell'amministrazione penitenziaria. Perché il 41 bis non è più un sistema
blindato. Dopo la cattura del capo di Cosa nostra, Bernardo Provenzano, è stata
registrata una "certa fibrillazione" nelle celle dei mafiosi, così
spiegano gli inquirenti. Perché c'è in gioco la successione, al massimo vertice
e nei clan. Così, i corleonesi di Riina e Provenzano, che mai hanno avuto
dimestichezza con la penna, sono diventati dei grafomani. Gli uffici posta e
censura sono stati intasati. I mafiosi si scrivono fra di loro, discettando di
calcio e delle belle giornate. Si mandano anche cartoline. Bagarella ha scritto
pure ad alcuni "colleghi" della camorra e della Sacra corona unita. I magistrati, che intercettano familiari e complici, hanno il
sospetto che dietro quelle lettere ci siano messaggi. Tutti da decifrare. A
Provenzano, invece, scrivono in tanti dal mondo dei liberi. L'interlocutore più
curioso resta Mario Colapesce, via del Silenzio 43, Palermo. Neanche a
dirlo, indirizzo che non esiste. E Colapesce non è un nome qualsiasi: è il
protagonista di una leggenda, quella dell'uomo che era in grado di arrivare a
nuoto in qualsiasi porto. Magari per portare notizie, quelle che servirebbero
ai boss. Questa corrispondenza è oggetto di un'altra indagine. Dice il
sostituto procuratore Michele Prestipino, che spesso si è occupato di mafiosi
che riuscivano a essere capi nonostante il carcere duro: "La vera ratio
della norma sul 41 bis non è infliggere un regime punitivo ma solo impedire o
fortemente attenuare la comunicazione fra i mafiosi detenuti e quelli in
libertà. Questione che ha oggi priorità perché la gran parte dei quadri
dirigenti dell'organizzazione è detenuta: così si spiegano i tentativi di
riuscire a ottenere indicazioni e notizie, per poi elaborare le strategie e
passarle all'esterno". Forse è per questa ragione che dopo la cattura di
Provenzano i padrini al carcere duro si ammalano più spesso. Sanno che per le
visite devono essere trasportati in centri medici esterni: un'occasione in più
per allontanarsi dal carcere duro, e magari incontrare altri colleghi "in
malattia". Pure questo hanno segnalato i magistrati. La commissione
parlamentare antimafia della precedente legislatura aveva aperto un'inchiesta
sulle falle del 41 bis. L'allora vicepresidente Lumia aveva scoperto che nei
penitenziari italiani il carcere duro non è mai stato tale, innanzitutto per le
strutture: le celle dovrebbero essere distanziate, e invece sono accanto, anche
di fronte. Qualche volta, ai magistrati non è rimasto che sollecitare
l'amministrazione penitenziaria a fare spostamenti di cella.
( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Berlusconi, nuovo
attacco ai magistrati "Ma il governo è unito, Bossi scherza" Il
Cavaliere da Tokyo: certi giudici si muovono come nel '92 Il premier al
telefono con gli alleati del Carroccio per ricucire CLAUDIO TITO DAL NOSTRO
INVIATO TOKYO - Nella magistratura c'è ancora chi vuole ribaltare il voto
popolare. Si tratta di una "minoranza" che però "non è mai
doma". Davanti al giardino che abbellisce la sede dell'ambasciata italiana
in Giappone, Silvio Berlusconi perfeziona l'ultimo affondo contro le toghe.
Prima di volare ad Hokkaido per partecipare al G8, torna sulla politica
interna. Non usa certo i termini pesantissimi dei giorni scorsi, anzi cerca di
misurare le parole. Ma alla fine una "stoccatina" non riesce proprio
a trattenerla. L'altro ieri aveva parlato di "ritorno al fascismo",
adesso se la prende con i giudici che si muovono come hanno già fatto nel '92.
E poi difende il suo esecutivo: non lo preoccupano le esternazioni di Bossi che
a suo giudizio "ogni tanto ama divertirsi". Eppure i segnali lanciati
dalla Lega stanno via via diventando più assillanti. Anche durante le
passeggiate nel centro di Tokyo e nella visita all'Istituto di cultura
italiano, il Cavaliere ha risposto alle telefonate provenienti dall'Italia.
Quasi tutte rivolte ad ammorbidire i toni, a distendere i rapporti. Ha parlato
con Roberto Calderoli che gli trasmesso un messaggio di Bossi. Il Carroccio non
vuole uno scontro all'ultimo sangue con l'opposizione per non compromettere una
seria riforma federalista che deve passare per la modifica della Costituzione.
E mette sul piatto della bilancia gli emendamenti
"sospendi-processi". Così, il premier prova a sfumare la polemica.
"Tutti mi chiedono di ritirare quegli emendamenti - dice a i suoi - ci
devo pensare. In questi giorni prenderemo una decisione. Non lo escludo, ma
voglio garanzie concrete". Naturalmente le assicurazioni di cui parla sono
il Lodo Alfano o un rallentamento delle inchieste di Napoli e Milano. E, naturalmente, le intercettazioni. Che hanno provocato qualche
scossone pure in famiglia. Così, dinanzi alle proteste della moglie Veronica,
il Cavaliere preferisce rispondere solo con una battuta riferendosi a
"Repubblica": "Lasciate stare. siete voi che le fate dei
ritratti fantastici". Nel frattempo ribadisce che nell'esecutivo
c'è "grandissima unità" e se il senatùr da ragione a Walter Veltroni
sulla breve durata della compagine ministeriale, lui ribatte sorridendo:
"A Umberto piace divertirsi ogni tanto". Mentre al segretario del Pd
"non possiamo negargli almeno la speranza". E comunque, aggiunge
quasi riferendosi al gossip degli ultimi giorni, "sono molto soddisfatto
della squadra di governo e l'innesto di questi giovani è stato
fantastico". Sui magistrati, invece, la voce diventa più severa.
Berlusconi si rivolge solo a quella "corrente piccola" che si muove
ancora come se fosse nel 1992. Non è un caso, allora, insiste il presidente del
Consiglio, che "in tutti i miei sondaggi la loro popolarità sia in calo.
Pensate che la fiducia nei giudici è solo nel 6% del nostro elettorato. Questo
è il portato dell'azione di certi magistrati. Mentre la popolarità del governo
è in costante ascesa". Sul tavolo del governo adesso, oltre alla lotta
all'inflazione, Berlusconi mette la battaglia contro i rifiuti di Napoli
("é diventata la mia principale occupazione ma dal 23 luglio non ci sarà
più monnezza nelle strade e si chiuderà pure l'appalto per il
termovalorizzatore di Salerno. La Lega ha persino dato il via libera allo
smaltimento in alcune regioni del nord") e guarda con invidia alla
capitale giapponese che in pieno centro ha ben 7 termovalorizzatori. Poi,
nell'agenda di Palazzo Chigi c'è l'Alitalia ("stiamo continuando a
lavorare e presto troveremo una soluzione"), la Robin Hood tax per
"aiutare i più deboli" e un piano casa. "Io penserei a dei quartieri
che siano delle "New city" come Milano 2 o Milano 3". Ma per
questo, dice, serve una "nuova mentalità". E pensando alla sua
attività di imprenditore del settore guarda con invidia proprio al Giappone:
"Qui c'è un'attività edilizia continuativa. Da noi si pensa all'edilizia in
modo negativo come se si trattasse di mera speculazione. Per avere una
concessione sembra chi sa che. Milano, rispetto a Tokyo, è decenni
indietro".
( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ANDREA MONTANARI
MILANO - Il monito di Umberto Bossi a Berlusconi ("C'è troppo bordello, il
governo rischia") ha fatto emergere in un sol colpo tutti i malumori e le inquietudini
del popolo leghista. Che non accetta più, dopo tante promesse, di vedere i
propri problemi scavalcati nelle priorità da questioni come la norma
"blocca processi" o il decreto per fermare la
pubblicazione delle intercettazioni. E soprattutto teme che il muro contro muro
con l'opposizione faccia naufragare un'altra volta il federalismo. Un lungo
filo verde di inquietudine da qualche giorno unisce la base leghista ai
dirigenti del Carroccio. Dalla Lombardia al Veneto, al Piemonte fino addirittura
all'Emilia Romagna. Accomunati da un solo slogan: "Curate il
Berlusca. Tenetelo nei binari del tram. Perché a volte deraglia". Un
argomento che tiene banco anche durante i fili diretti a Radio Padania e nelle
feste lumbàrd. "Sul fatto che Bossi abbia solo voluto divertirsi, come ha
detto ieri Berlusconi, starei attento ? spiega il coordinatore delle segreterie
nazionali della Lega e ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli ? Mi
sembra che tutto rischi di bloccarsi su un problema marginale. I problemi del
Paese sono altri". "Sabato all'inaugurazione della festa della Lega
di Carpaneto Piacentino ? racconta l'onorevole leghista Matteo Salvini ? non si
parlava d'altro. Come a Paderno, a Solaro e ad Albusciuago (tre roccaforti del
Carroccio, ndr). Tutti contenti dell'operato dei nostri ministri, ma
disorientati dalle continue polemiche sollevate da Berlusconi. Avrà le sue
ragioni, ma di questo passo a settembre il federalismo ce lo sogniamo. La gente
dice che il vero problema è che oggi si è precari anche a 55 anni. Se continua
questa guerra, alla fine la sinistra riformista rimarrà nell'angolo e avrà voce
solo Di Pietro, che di federalismo non sa nulla". Non è piaciuta ai
colonnelli leghisti nemmeno la decisione del governo di chiedere alle regioni
del Nord di smaltire i rifiuti di Napoli. "Se fosse toccato a me decidere
avrei detto di no ? chiarisce a scanso di equivoci il capo gruppo alla Camera e
segretario piemontese della Lega Roberto Cota ? Bossi ha detto che saranno le
singole regioni a decidere se ricevere o meno i rifiuti". Scelta che non è
andata giù nemmeno a Giampaolo Gobbo, sindaco di Treviso e segretario della
Liga Veneta. "Speriamo che per avere la carota del federalismo non ci
costringano a prendere altre bastonate ? si sfoga anche il capogruppo del
Carroccio nel consiglio regionale lombardo Stefano Galli ? Mi sembra evidente
che i problemi del Paese siano altri. Speriamo che questo continuo compromesso
non continui per cinque anni. Il Nord ha già pagato a sufficienza. Bossi ha
fatto bene a intervenire. Ci voleva. è gusto preoccuparsi se qualcuno si
concentra più sui suoi problemi che su quelli del Paese". Rincara la dose
l'assessore lombardo al Territorio leghista Davide Boni: "Certo che tra la
nostra gente c'è sofferenza. Non possiamo ingoiare rospi all'infinito". Di
mal di pancia tra i militanti parla anche l'eurodeputato del Carroccio Mario
Borghezio. "C'è il rischio ? dice ? di impantanarsi in questioni che
riguardano la polemica ideologica e il gossip più che la sostanza. Consiglierei
a Berlusconi di ripassarsi i fondamentali della buona arte del governo. Non si
può prendere sempre a calci l'opposizione, semmai cercare di convincerla a fare
intese su cose concrete che interessano a tutti gli italiani. La gente non fa
sconti a nessuno e fa bene. Sono loro che non arrivano alla quarta
settimana".
( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina III - Genova
L'onda lunga del porto investe la Culmv Batini segue la sorte di Novi e finisce
nel registro degli indagati MASSIMO CALANDRI MARCO PREVE A pensare che iniziò
tutto, nel settembre del 2006, da una baracca abusiva, da una segnalazione di
routine della capitaneria, da un magistrato allampanato arrivato da poco in
procura, sembra quasi incredibile che a neppure due anni di distanza quel
battito d'ali di farfalla abbia poi provocato un vero e proprio terremoto tra i
granitici moli del porto di Genova. L'ultima scossa ha il suo epicentro al nono
piano del palazzo di giustizia e tra poche ore trasmetterà i suoi effetti fino
a San Benigno fino alla storica sede della Culmv. Perché nell'atto di
conclusione delle indagini sul filone più importante, quello sulla spartizione
del Multipurpose e sui presunti abusi dell'ex presidente dell'Autorità portuale
Giovanni Novi, ebbene in quell'elenco che comprende manager, funzionari,
armatori e terminalisti, c'è anche uno dei custodi morali della storia di
Genova. C'è il console Paride Batini. La sua iscrizione al registro degli
indagati per la vicenda del finanziamento da un milione e 800 mila euro (solo
metà erogati) è stata decisa proprio negli ultimi giorni, quando mancavano solo
pochi tasselli ed era necessario rivedere alcuni documenti, consultarne anche
di nuovi. Si era cominciato a capire che la posizione del console poteva essere
a rischio quando in aprile i giudici del riesame che avevano accolto l'istanza
di sequestro dei beni avanzata dalla procura, avevano puntato l'indice anche
nei confronti della Culmv: "La Compagnia Unica non può giuridicamente
essere ritenuta "terzo estraneo al reato", in quanto utilizzatrice
dei profitti che ne sono derivati". Il messaggio rivolto ai pm Walter
Cotugno, Mario Morisani ed Enrico Zucca era piuttosto chiaro: voi potete
ritenere che Novi abbia forzato la mano per ottenere la benevolenza dei camalli
ma non è escluso che anche Batini possa avergli dato l'appiglio, fornito
consigli, in altre parole aver concorso nel reato. Certo i rapporti tra i due
erano strettissimi come confermano le decine di
intercettazioni telefoniche. C'era tra il ricco broker e il portuale comunista,
un fronte comune. Ma questo non voleva dire che Batini avesse violato le
regole. Nei suoi confronti, infatti c'era, fino a pochi giorni fa, solo la
denuncia per occupazione abusiva, in relazione al mancato pagamento di canoni
all'Autorithy per i capannoni di viale Africa. Anche questa vicenda,
però, secondo i pm, rappresentava un altro esempio di benevolenza di palazzo
San Giorgio nei confronti di Batini. E alla fine si è deciso di iscrivere anche
lui nel registro degli indagati. In settimana è probabile che vengano
notificati cosiddetti "acip" (avviso conclusione indagini
preliminari). Per ora gli indagati sono: Giovanni Novi; Sergio Maria Carbone,
docente universitario e consulente legale di Novi; l'armatore Aldo Grimaldi; il
terminalista Aldo Spinelli; l'ex segretario generale Sandro Carena e il suo
successore, oggi anche lui ex, Erido Moscatelli, più diversi direttori
dell'Autorità Portuale, fra i quali Roberto Cepollina, Andrea Pieracci e Marco
Sanguineri, Alessandra Busnelli. Un'altra posizione che è stata oggetto di
particolari approfondimenti è quella di Giuseppe Novaresi, avvocato dello Stato
indagato fino ad oggi per corruzione. L'ipotesi della procura era che avesse
fornito al Comitato Portuale, che poi avrebbe dato il via libera alla
spartizione del Multipurpose, un parere favorevole per ottenere così da Novi il
prolungamento di un contratto di consulenza. Una tesi che era stata respinta in
due occasioni dal giudice delle indagini preliminari e dal tribunale del
riesame. La procura ha comunque continuato a raccogliere elementi. Non è però
escluso che con la conclusione formale dell'inchiesta i pm possano decidere di
modificare il capo d'imputazione, magari lasciando cadere la corruzione e
optando per un'altra contestazione.
( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Cronaca Genova, lo
scandalo del porto il re dei camalli indagato per truffa Un giro da 1,8
milioni. Nel mirino manager e armatori Dopo gli arresti e il sequestro di una
parte dell'area, la chiusura delle indagini L'accusa: soldi agli scaricatori in
cambio di appoggi Batini è da 24 anni il numero uno MASSIMO CALANDRI MARCO
PREVE GENOVA - Paride Batini, lo storico console dei camalli genovesi, è stato
iscritto nel registro degli indagati della procura del capoluogo ligure. I
magistrati ipotizzano una truffa da un milione e 800mila, denaro che sarebbe
stato concesso dall'Autorità portuale agli scaricatori senza un motivo lecito.
Quei soldi erano il prezzo per assicurarsi la solidarietà dei "duri"
delle banchine nella quotidiana lotta tra la stessa Autorità portuale ed alcuni
terminalisti. Così sostengono i pubblici ministeri. Nei prossimi giorni
chiuderanno formalmente un'inchiesta clamorosa che ha smascherato un complicato
intreccio di interessi tra i maggiorenti della città. Per capire quanto sia
profonda la ferita nel ventre di Genova, basta dare un'occhiata ad alcuni
destinatari degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, che saranno
notificati nel corso della settimana. C'è Giovanni Novi, che fu presidente
dell'Authority nel periodo preso in esame dagli inquirenti e che a febbraio fu
arrestato per concussione e turbativa d'asta. C'è il professor Sergio Maria
Carbone, docente universitario e prestigioso avvocato. Ci sono l'armatore Aldo
Grimaldi, il terminalista Aldo Spinelli, due ex segretari generale
dell'Autorità portuale come Sandro Carena ed Erido Moscatelli. C'è Giuseppe
Novaresi, avvocato dello Stato. E da qualche giorno c'è anche lui, Paride
Batini. L'uomo che nel giugno del '60 fu tra i leader della rivolta
antifascista genovese, e da 24 anni è alla testa della Compagnia Unica
Lavoratori del Porto. Quasi un eroe per un migliaio di scaricatori, che per il
coraggio e la determinazione mostrate in tante lotte sindacali lo seguirebbero
fino alla morte. Un uomo-chiave nei traffici del porto, fondamentali per
l'economia della città, e un punto di riferimento per tutta la sinistra del
capoluogo ligure. Sembrava impossibile potesse finire coinvolto in questo
scandalo delle banchine dove si mescolano accuse di turbativa d'asta,
corruzione, falso, concussione e - appunto - truffa. Ma l'iscrizione nel
registro degli indagati è inevitabile, perché la Compagnia Unica è protagonista
della vicenda giudiziaria. E Batini ne è il rappresentante legale. Inoltre,
vale la pena di ricordare che nel corso dell'inchiesta il nome del console è
stato più volte messo in stretta relazione con quello di Novi, l'ex presidente
dell'Authority, che è il perno dell'intera vicenda giudiziaria. Addirittura
l'assegnazione, da lui caldeggiata, di una porzione del terminal alla Tirrena,
ha portato al sequestro dell'intera banchina occupata dalla compagnia di navigazione.
Ci sono molte telefonate intercettate dalla guardia di
finanza in cui è possibile scoprire che tra Novi e Batini - così distanti per
credo politico ed appartenenza sociale - esisteva in realtà un dialogo fitto,
con richieste e contrattazioni, con una grande vicinanza sulle questioni
contingenti. Cercando di fare chiarezza sulla spartizione del
Multipurpose, una banchina che secondo i pm venne assegnata violando la legge,
gli investigatori hanno messo gli occhi anche su di un finanziamento da 1.728.000
euro deliberato nel 2006 dal comitato portuale a favore dei camalli.
Ufficialmente il denaro doveva rimborsare le spese sostenute dalla Culmv quando
tre anni fa gestì, tra mille difficoltà operative, il Multipurpose. Con quei
soldi - sostengono invece i pm Walter Cotugno, Mario Morisani ed Enrico Zucca -
Novi si sarebbe garantito l'appoggio di Batini. Prima della bufera giudiziaria,
alla Compagnia Unica era già stata versata una prima tranche di 864.000 euro.
Quando i giudici del Riesame decisero di accogliere la richiesta di sequestro
del denaro (che non fu trovato nella casse degli scaricatori: vennero così
congelati i beni di Novi), spiegarono chiaramente in un passaggio: "La
Compagnia Unica non può giuridicamente essere ritenuta "terzo estraneo al
reato", in quanto utilizzatrice dei profitti che ne sono derivati".
In altre parole: Novi potrebbe aver deciso in autonomia di beneficiare i
camalli, ma anche Batini potrebbe averlo sollecitato, oppure aver concorso in
altra maniera nella truffa. In questi mesi di indagini, ma anche di chiacchiere
e sospetti, Paride Batini si è prima schierato apertamente dalla parte di Novi
- il cui mandato stava scadendo, e che lui propose di rinnovare per
"almeno" altri otto mesi - e si è apertamente scontrato con il suo
successore, Luigi Merlo. Ha risposto alle accuse, passando regolarmente al
contrattacco. Con determinazione, secondo il suo stile. Proprio nei giorni
scorsi, quando avrebbe dovuto essere versata la seconda tranche del
finanziamento incriminato, i sindacati hanno mandato un ultimatum a Merlo che
più o meno suonava così: "Quei soldi ce li dovete. Abbiamo lavorato e ci
spettano. Subito".
( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Sport Juve-Milan
All'attacco Feci soltanto un errore in quella partita: fermai Kakà lanciato a rete
Avevo altre cinque gare per far male ai rossoneri "Non gli rispondo è
fuori per decisione tecnica" "Non sono l'arbitro di Moggi"
Bertini e gli anni di Calciopoli "Mai favorito la Juve. Ho sbagliato anche
a vantaggio di altri" FULVIO BIANCHI ROMA Scrivono i pm di Napoli,
Narducci e Beatrice: "Moggi e Fabiani, quali istigatori, compivano atti
fraudolenti finalizzati ad influire sul risultato dell'incontro (Juventus-Milan
0-0 del 18 dicembre 2004, ndr), esito perseguito dal Bertini che si adoperava
per il raggiungimento di un risultato comunque favorevole alla squadra di
Moggi...". Che risponde ai magistrati l'arbitro (ormai ex arbitro) Paolo
Bertini, promotore finanziario di Arezzo, 44 anni proprio oggi, 110 partite in
serie A, 5 anni da internazionale, indagato per associazione a delinquere a
Napoli e "dismesso" venerdì scorso per "normale
avvicendamento" dai ranghi arbitrali? Lontano dai processi che presto
verranno, Paolo Bertini parla per la prima volta e si difende con questa intervista
a Repubblica: "Posso spiegare tutto, le accuse sono generiche e io sono
pronto a controbattere. Iniziamo proprio da quella partita. La ricordo bene:
l'unico errore che mi possono imputare può essere stato l'ammonizione di
Thuram...". Fermò il gioco senza concedere il vantaggio a Kakà: un bel
danno per il Milan, no? "Rileggiamola bene quella partita, ma per favore
rileggiamo anche le altre: vedono solo gli aspetti, eventuali, pro Juventus. E
quelli negativi? Niente, non sono nemmeno citati. C'è stato anche un fallo di
mano di Costacurta, contestato al limite dell'area, e poi quell'anno io il
Milan lo diressi ben 6 volte, il massimo consentito. Sa come finì? Il pari di
Torino, già detto, poi cinque successi dei rossoneri, compreso uno
contestatissimo al 95' a Bergamo, con gol di Pirlo. Se avessi voluto favorire
la Juve avrei benissimo potuto farlo, no? Se ero davvero l'uomo di Moggi, sa
quante occasioni avrei avuto per poter danneggiare il Milan? Non scherziamo.
Sono pronto a dimostrare tutto, e dati alla mano: macché arbitro
pro-Juventus...". E dei sorteggi arbitrali che dice? "Li facevate voi
giornalisti, no? Li truccavate voi? Anche voi eravate complici di quel sistema
corrotto? I sorteggi, lo ha dimostrato già un tribunale, non erano affatto
falsi". Gussoni ha deciso venerdì scorso di mandarla via per motivi
tecnici. "Non me lo aspettavo proprio. Quali sono queste scelte tecniche
se lo scorso anno non ho mai potuto arbitrare perché mi avevano sospeso? Prima
si sono inventati una nuova norma ad hoc, proprio per far fuori me e Paparesta.
Adesso questa motivazione... Io mi sono sempre allenato, stavo benissimo,
meglio di prima: perché non mi hanno fatto giudicare da una commissione medica?
Il 19 aprile scorso Gussoni mi mandò una lettera dove mi avvisava che non
potevo più nemmeno frequentare le sedi arbitrali, non potevo fare più niente:
mi avevano condannato senza nemmeno aspettare che fossi processato.
Dimenticando che io ero già stato assolto dalla giustizia sportiva, da Ruperto
e pure da Sandulli. Ma loro sostenevano che arrecavo gravi danni d'immagine al
settore arbitrale. Poi, mi hanno escluso per motivi tecnici. Non ci siamo
proprio: vedremo se la loro decisione è corretta o meno. Mi hanno fatto una
carognata, ma io li denuncio tutti. Da Gussoni alla Figc...". Il 22 luglio
c'è il processo davanti alla Disciplinare Figc per le famose schede Sim di
Moggi: che fa, patteggia anche lei come Paparesta? "Non ci penso nemmeno.
Io sono tranquillissimo. Ho chiesto, tramite il mio avvocato Mauro Messeri, le
carte del patteggiamento di Paparesta, della Juve e del Messina, e non so
perché la Figc non ce l'ha volute dare. Mi accusano per l'articolo 1, per
comportamento scorretto: non per illecito. Ma se Collina parlava con Meani del
Milan ed è stato fatto designatore: la giustizia è uguale per tutti? Non mi
sembra proprio...". Ma com'è la vera storia delle Sim? Ve le aveva date
Moggi per parlare con lui di nascosto... "Io non ho mai visto tessere
svizzere. Ora c'è anche il processo penale a Napoli (il 13 ottobre il gup
decide i rinvii a giudizio, ndr) che avrà purtroppo tempi lunghissimi. Si sono basati solo sul traffico telefonico, sui tabulati, non
hanno un'intercettazione su di me: tutti ragionamenti presunti per cercare di
dimostrare che noi parlavamo con Moggi". E se la giustizia sportiva
l'assolve o le dà magari solo due mesi come Paparesta? Lei ormai non può più
arbitrare, è fuori per sempre. "Vediamo che succede, non starò
certo con le mani in mano". Come ha vissuto questi anni? Qualche suo
collega ha perso il lavoro, due si sono gravemente ammalati, un altro è entrato
in depressione... "E' stato terribile. Ho perso almeno tre anni di
arbitraggio (circa 150.000 euro in meno a stagione, ndr): ma il danno enorme,
per me è stato quello di immagine. Per mia fortuna però mangio anche senza
arbitraggio: ma le assicuro che questa storia non è finita qui".
( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Errore con Tonino
L'esponente pd: "A differenza del 2002 stavolta c'è un partito che
organizza. Ma chi pensava a un premier-statista s'è sbagliato" Bindi:
quella piazza non è dei girotondi contro il Cavaliere 10 milioni di firme Noi e
Di Pietro? Io lo dissi: siamo riusciti ad andare soli e male accompagnati. Però
è inutile riandare alle cose passate GIOVANNA CASADIO ROMA - Lei era una
girotondina convinta, onorevole Rosy Bindi. Andrà in piazza Navona domani?
"Ho partecipato ai girotondi e penso sia un valore l'indignazione politica
spontanea. Ma la piazza dell'8 luglio è convocata da Di Pietro; il motore di
quella manifestazione è un partito, Italia dei valori, non la rete dei
girotondi né mi pare che ci sia qualcosa che possa richiamare l'esperienza del
2002. Allora la sveglia al Palazzo fu suonata da un'indignazione diffusa che
adesso non ritrovo. E poi il mio partito, il Pd, in questo momento ha preso
consapevolezza della gravità di ciò che sta avvenendo: ci ritroveremo in una
grande manifestazione in autunno e intanto raccoglieremo le firme della
petizione in difesa della democrazia, Veltroni dice cinque milioni di firme, io
penso anche dieci milioni". Però Di Pietro cresce nei consensi, secondo i
sondaggi. Forse l'opposizione riformista del Pd non emoziona, non coinvolge?
"Non mi pare proprio che il Pd debba avere l'ossessione di Di Pietro. Mi
auguro che la piazza dell'8 luglio non sia contro i Democratici, a me certi
toni sguaiati non sono piaciuti, il "magnaccia" di Di Pietro a
Berlusconi meno che mai e gli attacchi al presidente Napolitano. Mi chiedo: il
paese ha bisogno di emozioni per reagire a questo humus culturale ed etico o
piuttosto gli sono necessarie motivazioni profonde. Serve creare un movimento
contro il berlusconismo, non dimentichiamo che il premier è il proprietario
della più grande industria culturale del paese: non una piazza, ma cento,
mille, diecimila piazze in tutta Italia per la raccolta delle firme a difesa
della democrazia e della Costituzione". Berlusconi è sempre il Caimano?
"Berlusconi è ancora Berlusconi. Una cosa è certa: non è cambiato, chi
aveva pensato di avere di fronte uno statista con cui dialogare, si era
sbagliato". Veltroni dice che se il governo fa marcia indietro sulla norma
"blocca processi", il dialogo può riprendere: lei è d'accordo?
"La discussione è superflua, il Guardasigilli, Alfano ha detto che non ci
saranno marce indietro". Bossi però fa insolitamente da pontiere tra Pdl e
Pd? "è interessante l'atteggiamento del leader della Lega. Berlusconi è
ingombrante per il paese ed è imbarazzante per la sua maggioranza e anche per
la sua famiglia". Le intercettazioni sulla vita
privata del Cavaliere, andrebbero pubblicate ugualmente? "Invocare la
privacy da parte degli uomini politici come se nel privato gli fosse consentito
tutto, non mi convince. Una uomo, una donna pubblici che hanno responsabilità
nei confronti del proprio paese, possono permettersi in privato di fare cose
inconfessabili? Io dico di no, ci vuole un'etica privata". Tornando
a Di Pietro. Era meglio per il Pd non allearsi con lui? "Io dissi allora:
siamo riusciti ad andare soli e male accompagnati, non l'ho condiviso. Ma è
inutile riandare al passato. A me interessa che il Pd abbia ripreso la strada
dell'Ulivo e si impegni ora a fare un nuovo centrosinistra, la solitudine non è
il nostro futuro e non possiamo illuderci che sia la strada per vincere le
prossime elezioni politiche. Il Pd è stato frutto di un precipitare di eventi,
di accelerazioni. Sulle alleanze non vedo la fretta di scegliere, la Sinistra,
l'Udc, Di Pietro, o "di nuovo tutti insieme" come ha detto Bettini.
Ci vuole un po' di saggia prudenza. Ascoltare il paese, occuparsi dei problemi
degli italiani e resistere. La crisi italiana si sta aggravando e Berlusconi
tiene occupato il paese, il Parlamento con i suoi problemi, con l'indulto
mascherato del "blocca processi", con lo scontro istituzionale".
Sa che tanti "bindiani" e ulivisti hanno aderito alla piazza dipietrista?
"So che Giovanni Bachelet ha aderito, sono contenta perché lui è un
girotondino vero e la piazza comunque va sempre ascoltata.
( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
In difesa della
costituzione Ezio Mauro, direttore di Repubblica , l'attore Moni Ovadia, la
scrittrice Dacia Maraini, il presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio
Onida, il docente di diritto Costituzionale Beniamino Caravita e il presidente
dell'Associazione costituzionalisti italiani Alessandro Pace discuteranno dei
rischi per la Carta Costituzionale, alla luce dei recenti sviluppi delle
vicende politiche. Lodo Alfano, norme sulle
intercettazioni, impronte prelevate ai rom. Repubblica Tv 16.55 chi l'ha visto?
Il caso ancora aperto del rapimento di Emanuela Orlandi, venticinque anni dopo
la sua scomparsa. La trasmissione di Federica Sciarelli entrerà nell'appartamento
della Banda della Magliana dove si custodivano le persone sequestrate e dove si
sospetta sia stata tenuta anche Emanuela. Rai Tre 21.05 premio ischia di
giornalismo Timothy Garton Ash riceve il premio internazionale di giornalismo,
giunto alla 29ma edizione, nel Castello Aragonese di Ischia. La serata sarà
condotta da Milly Carlucci. Tra i giornalisti premiati, Giulio Anselmi, Mauro
Mazza e Carlo Verdelli. RaiUno 23.20.
( da "Unita, L'" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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l'edizione del Berlusconi: "Bossi scherza". E su Vicenza fa un regalo
a Bush Dal G8 in Giappone il premier rassicura "sugli impegni presi per la
base Usa" e glissa sulle tensioni con il Carroccio di Natalia Lombardo/ Roma
REGALINO di compleanno all'amico George W. Bush: Silvio Berlusconi conferma che
manterrà "gli impegni presi con gli Usa per la base "Dal Molin"
a Vicenza. Una volontà che il premier sottolinea con una nota ufficiale,
partendo proprio "dalle polemiche in merito all'ampliamento della
base", e quindi dice che "è utile e opportuno" ricordare a tutti
"il dovere di rispettare gli impegni internazionali liberamente assunti
dall'Italia e ribaditi nel corso degli anni da governi di diversa maggioranza
politica". Arrivati tutti e due nell'isola giapponese di Hokkaido per il
G8, Berlusconi avrebbe contattato il presidente Usa (che è al suo ultimo G8)
per fargli gli auguri di compleanno. Da qui la necessità di rassicurare
l'alleato privilegiato, soprattutto di fronte a quelli che il premier chiama i
"tentativi di alimentare false aspettative sulla possibilità di rimettere
in discussione una decisione già presa e pertanto irreversibile". Niente
stop all'ampliamento della base Nato di Vicenza, quindi, anche se il Tar ha accolto
la sospensiva. Ma il premier fa capire di voler adottare il metodo Napoli:
passare sopra (forse anche letteralmente) all'opposizione delle comunità
locali. Prima di partire per Hokkaido Berlusconi si è lasciato affascinare
dagli avveniristici edifici di Tokyo (eppure si scandalizzò nel vedere i
progetti di grattacieli per l'Expo di Milano). E cerca di parare i colpi
sparati da Bossi a due passi da casa sua ad Arcore, mentre Silvio dormiva nella
notte nipponica. Quel dare ragione a Veltroni sul governo a rischio ("c'è
un bordello", aveva detto il Senatur). "Ma no, Bossi ogni tanto ama
divertirsi. È solo quello, c'è una grandissima unità in questo governo",
minimizza il premier nella residenza dell'ambasciatore italiano, Mario Bova.
Ancora in tenuta da viveur (camicia blu notte e giacca scura), Berlusconi si
sente rafforzato dalle vitamine arrivate dall'Italia (o meglio, dal
"Corriere della Sera"): il sondaggio Ispo di Renato Mannheimer che
vede schizzare la sua popolarità dal 47% di maggio al 56% di luglio, e precipitare
quella dei magistrati al 50%, rispetto al 53% del 2007 e il picco del 67% nel
1994, anno della scesa in campo di Silvio. Dati di cui era a conoscenza, dice,
dai suoi "istituti". E rincara: "I miei sondaggi danno la
fiducia in tutta la magistratura, ahimé, al 6%". "In questo momento
come governo siamo in costante ascesa, però i giudici scendono", gongola
il presidente del Consiglio, che anche ieri snocciola il rosario
dell'anti-magistratura, ma solo contro una "corrente piccola, che però non
è mai doma, e continua a tentare di sovvertire i risultati elettorali".
Tentativi che, per Berlusconi, partono dal '92 con Mani Pulite; ma da Tokyo ha
caricato la dose, "sembra di essere tornati all'avvento del
fascismo". Dell'opposizione si fa beffa: per Veltroni il governo non dura
cinque anni? "Non possiamo certamente negargli la speranza... questo non
possiamo impedirglielo", commenta Silvio IV con un maligna soavità. In
Giappone Berlusconi ricompone i pezzi, fa shopping, ammira Bulgari e Prada,
visita l'Istituto di Cultura italiano allestito da Gae Aulenti, dove viene
accolto con Apicella in filodiffusione. Sventato il
pericolo intercettazioni, lancia spot sul "lavoro fantastico" del
governo e "sull'innesto di giovani" (parola chiave anti-gossip).
Lontano mille miglia si occupa dei problemi degli italiani (a casa fa il
contrario): entro il 23 luglio sparirà la "monnezza" dalle strade
campane (ha convinto Piemonte, Lombardia, Veneto e Puglia a smaltirla,
soprattutto ha convinto la Lega); sul caro prezzi annuncia accordi con le
grandi catene: e poi reclamizza il "piano casa" alla Fanfani:
edilizia vintage, rispetto alla futuribile Tokyo, che guarda con invidia.
( da "Unita, L'" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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l'edizione del Un premier senza paura Luigi Bonanate Segue dalla Prima Mentre
in Italia facevamo i conti per stabilire definitivamente se il prodotto
nazionale lordo spagnolo avesse davvero superato quello italiano, Zapatero ? e
questa è davvero una notizia ? faceva politica. La faceva proponendo la
ridiscussione della legge sull'aborto, sulle lungaggini delle pratiche per il
divorzio, sulla morte assistita, sulla presenza o meno dei crocefissi nelle
aule, sui funerali di Stato cattolici: tutti temi di chiara impostazione
sociale su cui il premier ha chiamato al dibattito le assise del suo partito,
il Psoe. Zapatero ha capito che la politica deve dettare, più che i contenuti,
le procedure secondo le quali evolve una società. Proprio questo è la
democrazia in azione: dibattiti e discussioni destinati non a stabilire che
cosa sia vero o giusto (anche se tutti abbiamo il dovere di ricercarlo) ma cosa
appaia più equilibrato a una pubblica opinione. A questo servono le elezioni.
Quando la politica svolge la sua funzione di regolatore della vita sociale
anche i treni possono arrivare in orario (come effettivamente in modo
stupefacente succede in Spagna) senza aver bisogno del fascismo. Già, il
fascismo spagnolo: è caduto da quasi un quarto di secolo, ma in molti di noi è
rimasto vivo lo stereotipo di una Spagna "cattolicissima", che non fu
invece altro che uno degli artifici mediatici del regime franchista per accreditarsi
come un governo tradizionale e storico. La cultura spagnola ? dopo il
"siglo de oro" e fino al franchismo ? non ha mai sofferto di crisi
religiose come è successo alla Germania o alla Francia con le guerre di
religione. Si può essere cattolici senza esser fascisti e, a dire il vero, la
maggior parte dei fascisti non sono veri cattolici. Sembra proprio questa la
chiave di volta che consente a Zapatero di vincere le elezioni sia quando sono
politiche sia quando si svolgono all'interno del partito: adesso è stato
riconfermato (terza volta) alla segreteria del Psoe: senza rivali. Era successo
? chi se lo ricorda ancora? ? anche a Bettino Craxi, qui da noi, che venne
addirittura rieletto, nel 1984, per acclamazione, suscitando il famoso articolo
di Bobbio sulla democrazia dell'applauso. La differenza, con Zapatero, è che al
posto della demagogia si fa politica: anche in questo il modello-Zapatero
appare tanto diverso da quello della maggior parte dei suoi colleghi europei.
Il suo è un governo che lavora tutti i giorni, per così dire, e non si
intorcina in improbabili riforme della giustizia, non si
disperde nei decreti sulle intercettazioni (tutti i Paesi del mondo hanno una
chiara e sufficiente legislazione al riguardo: basterebbe rispettarla) ma cerca
di costruire un modello di Stato. Non è proprio questo il compito di quello che
chiamiamo "statista"? In questo quadro, la politica religiosa del
governo spagnolo merita di essere considerata per quel che propone, e
non sulla base di stucchevoli pregiudizi sull'anti-clericalismo o sul laicismo.
La riaffermazione della laicità, invece, è uno dei capisaldi proprio di quelle
radici cattoliche dell'Europa che ? giova non dimenticarlo ? si nutrono anche
di universalismo, tolleranza, interculturalità e libertà (anche religiosa: e
per tutti). Quale credente vorrebbe mai vedere la sua religione imposta ai non
credenti con le baionette? E così Zapatero, al potere da cinque anni, ha sempre
seguito una linea coerente senza trasformarsi o piegarsi di fronte a difficoltà
occasionali. E curiosamente, i risultati non solo sono giunti senza troppe
difficoltà ma anche senza grande chiasso: si è discusso di più in Italia, senza
concluder nulla, di coppie di fatto o di matrimoni gay che non in Spagna. In
Spagna tutto ciò è ormai acquisito e la società spagnola non si è disgregata,
mentre in Italia non se ne è fatto nulla ? come dire: abbiamo perso tempo e la
società non si è migliorata per nulla, non ha saputo dare prova della benché
minima capacità di auto-riformarsi. Il modello-Zapatero ? il potere non logora
chi sa far politica (chi vuole lo applichi anche a Berlusconi) ? potrebbe
esserci particolarmente utile nel momento in cui, ai confini dell'Europa, si
annuncia un nuovo grande, intricatissimo, conflitto religioso. O politico? La
Corte costituzionale turca sta, verosimilmente, per mettere fuori legge il
partito politico che ha espresso niente meno che il Primo ministro in carica,
Erdogan, con l'accusa di violazione dei princìpi laici e a-confessionali della
Costituzione turca, voluta da Atatürk ormai un secolo fa, al termine di una
storia, quella dell'un tempo grandissimo, potentissimo e religiosissimo impero
turco. Che politica e religione non dovessero mescolarsi e reciprocamente
sfruttarsi è una lezione che i turchi sembrano aver dimenticato tanto che
corrono verso una crisi istituzionale estrema che rischia, tra l'altro, di
escluderli definitivamente dalla rincorsa del treno europeo.Anche per questo
diciamoci che, di religione e crocefissi, di veli che coprono la donna sul
capo, sul viso o sul corpo, si può discutere senza che nessuno debba gridare
allo scandalo: questa sì sarebbe una bella notizia. Rispettare tutti vuol dire
rispettare usi e costumi di chiunque, in quanto portatori di storie, saggezza
popolare, tradizioni. Invece che scontrarsi a ogni passo, potrebbero meglio
convivere le une con le altre se accettassimo di parlarne e discuterne senza
arroganza, senza pregiudizi, sena paura di perdere: in democrazia c'è sempre
modo di rifarsi. C'è stato un tempo in cui il crocefisso veniva brandito come
una clava: se Dio vuole, proprio i cattolici se ne sono liberati, e ora
possiamo darci programmi di discussione evoluti e consapevoli. Si può far
politica anche senza anatemi. Anzi, è ancora meglio.
( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Veltroni: "Se
il governo ritira la norma blocca-processi, il clima cambia" commenti - |
| 5 luglio 2008 "Con il ritiro dell'emendamento per bloccare i processi si
potrebbero creare le condizioni per un clima diverso". Lo ha affermato il
segretario del Pd, Walter Veltroni, prima di lasciare il congresso nazionale
del Partito socialista, oggi 5 luglio. L'intervento era cominciato tra i fischi
della platea "Si parla molto - ha continuato Veltroni - della qualità e
degli interventi dell'opposizione, che ha già ottenuto risultati come il ritiro
del decreto legge su Retequattro e la decisione di non presentare il dl sulle intercettazioni. Da parte del governo deve esserci il ritiro
dell'emendamento per bloccare i processi contenuto nel decreto sicurezza,
perchè avrebbe effetti devastanti su tanti processi che riguardano la sicurezza
dei cittadini. Come si è deciso di evitare il decreto sulle intercettazioni,
così adesso credo si debba avere un senso di responsabilità togliendo qualcosa
che non solo non c'entra nulla col dl sicurezza ma che, se inserito,
viola proprio la sicurezza dei cittadini. Se tolgono il blocca-processi è
chiaro che il clima diventa diverso. Se invece resta, ci sarà un inasprimento
generale del clima". "Non so se questo Governo reggerà cinque anni -
ha proseguito Veltroni -. Dopo poche settimane ci sono già segni in questo
senso. In un mese l'opposizione ha ottenuto risultati: é riuscita ad ottenere
dal Governo un atteggiamento meno irrazionale". Sempre sul modo di
condurre il ruolo di minoranza parlamentare, Veltroni ha preso le distanze
dalle ultime uscite dell'Italia dei Valori, sottolineando che il Pd e il
partito di Di Pietro sono "due opposizioni diverse". E ha spiegato:
"Certi toni di una opposizione di tipo vecchio sono quelli che preferisce
Berlusconi, perché quando gli si dà del magnaccia, a fronte di cose che
Berlusconi dice del tutto inaccettabili e di comportamenti assolutamente
estranei da qualsiasi logica, gli si fa un grande favore". Ai cronisti che
gli chiedevano se anche lui vedesse del "fango" addosso alla figura
del premier, Veltroni ha risposto così: "Da anni nel Paese c'è questo clima
che però viene alimentato quando si dicono quelle cose sui magistrati che si
sono dette ieri. Abbiamo fatto uno sforzo per portare l'Italia fuori dal
passato - ha concluso Velroni - ma ci sono invece coloro che invece vogliono
tenerla inchiodata a un tempo che dovremmo considerare passato". Riguardo
ai temi economici, Veltroni ha sostenuto che le famiglie italiane rischiano un
"autunno durissimo". E ha spiegato: "Per molte famiglie
fronteggiare questo aumento dei prezzi, in un Paese che sta arrivando alla
crescita zero, può determinare un ulteriore allargamento di quella differenza
sociale che nel nostro Paese sta diventando insopportabile". Veltroni ha
anche sottolineato il ruolo della politica dei tassi praticata dalla Banca
Centrale Europea: "L'intervento della Bce sui tassi può indebolire la
condizione di 500mila famiglie". L'arrivo di Walter Veltroni al congresso
Ps è stato accolto da prolungati fischi. Le contestazioni hanno costretto Ugo
Intini ad interrompere il suo intervento per circa un minuto. "A
differenza di altri, che hanno mandato dei delegati, io sono qui di persona
perchè ho rispetto per il vostro congresso", si è rivolto alla platea il
segretario del Pd, sottolineando poi "che nella storia del centrosinistra
italiano ci sono stati molti momenti nei quali ci sono state divisioni e
momenti in cui si è espresso dissenso". Veltroni ha poi auspicato
che"diverse forze" possano sconfiggere il demone della divisione che
"tanto ha contribuito a quello che è successo".
( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-07 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Il manager sotto inchiesta Saccà, dalle attricette al rosario di
MARIA LAURA RODOTA' E' un grande momento per la religione cattolica. Silvio
Berlusconi, premier e divorziato, insiste per fare la comunione. Agostino
Saccà, direttore di Raifiction appena reintegrato dopo la sospensione causa
presunto smistamento di attrici e veline nelle sue produzioni per conto terzi,
fa sapere di aver riscoperto Dio sulla via di Damasco; come san Paolo, da ex
gran (presunto) peccatore si ripropone come condottiero spirituale. Lele Mora
prende i voti. No, la terza notizia non è vera; il resto sì, la novità è Saccà.
"Dedico a Dio il mio dolore" ha detto a Bruno Volpe del sito
cattolico Vatispy (non sarà un nome un po' blasfemo, ndr? A quando il
Vatillionaire?). E comunque, ha spiegato al Corriere, "sono sempre stato
uomo di fede, benché talvolta dormiente". Ora, per espiare e far espiare
gli spettatori, annuncia due fiction su temi sacri; una vita del fondatore
dell'Opus Dei, una serie tratta dalle lettere di San Paolo. Amen. Il fervore è
intenso e sicuramente sincero. Saccà - che della Rai, sempre con Berlusconi, è
stato direttore generale - pare un uomo tormentato. Ha fatto una grande
carriera, ma a rileggerla sembra più una via crucis (e alla fine "sono
stato messo in croce", infatti). E' stato un uomo potente; ma come certi
Mangiamorte dei romanzi di Harry Potter ha sempre agito sotto l'ala e nel
timore di qualche importantissimo, crudele Tu-sai-chi. Ha affrontato molte
prove e molte critiche, dall'editto bulgaro (Berlusconi da Sofia contro
Biagi-Santoro-Luttazzi; in effetti sparirono dalla Rai) all'attrice bulgara
(Michelle Bonev, da lui proposta come opinionista nel Sanremo 2003; in effetti
c'erano opinioniste migliori). E molto altro; come si sa
ormai dalle intercettazioni. Ora perdona tutti, giudici inclusi; cita san
Paolo, invita a "non vendicarsi, ma a cedere il posto all'ira
divina". In attesa dell'ira, offre il suo martirio al pubblico. A lui
capita. Tra bulgari e bulgare, attrici pazze, politici infuriati e/o
richiestivi, Saccà è sempre riuscito a trovare una sua (tormentata)
visibilità. Magari desiderata, e umana. Però il Saccà santo subito,
neo-autorità morale grazie alla ri-conversione, può anche irritare qualcuno,
come succede con i cambi di plot improbabili delle nostre serie tv (aveva avuto
una crisi mistica anche Cesare Cesaroni, nella fiction omonima; ma il
personaggio è meno profondo di Saccà e la serie è di Canale 5, purtroppo,
purtroppo per la Rai). Chi è La conversione Saccà ha raccontato che le vicende
giudiziarie gli hanno ridato la fede.
( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-07 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Pubblico&Privato di Francesco Alberoni La
violenza inconfessabile nascosta nel turpiloquio L e intercettazioni telefoniche
pubblicate sui giornali ci hanno rivelato che il turpiloquio è diffuso ovunque.
Di solito i bambini non dicono parolacce perché la maggior parte dei genitori
gliele proibisce anche se ci sono sempre più eccezioni alla regola.
L'esplosione avviene fra i preadolescenti e gli adolescenti che ne fanno
sfoggio anche per strada. E sono soprattutto le ragazzine che, con volto
angelico, vomitano spaventose oscenità. è un processo iniziatico che un tempo
avveniva solo nei maschi, molto più tardi, verso i 18 anni, col servizio
militare o all'università. In università le oscenità erano addirittura scritte
su un foglio, il papiro, che la matricola doveva portare sempre con sé. Oggi il
rito di passaggio avviene a 12 o 13 anni, quando i ragazzi entrano nel gruppo
dei pari dove si sentono adulti, quindi liberi di fare quello che vogliono.
Incominciano così una doppia vita e un doppio linguaggio: morigerato con i
genitori e osceno con i compagni. Socialmente il linguaggio osceno è una
rivolta, espressione di sfrenatezza e di trasgressione, perciò diventa
parossistico nei movimenti rivoluzionari. Ricordo che a Trento, nel 1968, molti
studenti non riuscivano a dire due parole senza infilarvi una bestemmia o
un'oscenità. Però a farlo erano solo i seguaci, la massa amorfa. I capi avevano
sempre un linguaggio rigoroso e appropriato, non schiamazzavano, non urlavano,
non "si lasciavano andare", ma conservavano autodisciplina e
autocontrollo. è quello che avviene in televisione, dove i conduttori restano
freddi e invece stimolano i loro ospiti a gridare, a insultarsi, insomma a
perdere il controllo. Nel campo erotico le donne di solito sono più controllate
degli uomini, a meno che non siano malcontente del loro capo, dei loro amori e
dei loro amanti. Quelle consapevoli del proprio valore e della propria dignità
dicono qualche parolaccia solo ogni tanto come battuta scherzosa. Quando sono
innamorate sono dolcissime, non ne dicono affatto, e anzi cercano le parole più
adatte per esprimere i propri sentimenti. Il linguaggio osceno infatti svaluta,
distrugge; quello amoroso esalta, riunisce. Concludendo, il turpiloquio indica
sempre violenza, mancanza di controllo, sfrenatezza. Tutte le oscenità che
leggiamo nelle intercettazioni pubblicate ai giornali derivano dal fatto che la
gente al telefono non ha davanti a sé l'interlocutore concreto e parla in modo
impulsivo, senza freni. Non metterebbe certo le stesse parole per iscritto.
www.corriere.it/alberoni \\ Il doppio linguaggio dei 13enni: corretto a casa,
fuori osceno.
( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-07 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE La magistratura Palamara (Anm): il dialogo con Letta ha evitato
scioperi MILANO - è passato un mese da quando avete applaudito il ministro
della Giustizia Angelo Alfano al congresso dell'Associazione nazionale
magistrati da lei presieduta, dottor Luca Palamara. Luna di miele finita?
"Ci eravamo lasciati con una frase del ministro Alfano che diceva:
"Il vostro programma è il nostro". Ma poi non è stato così perché è
venuta fuori una discrasia, direi, tra le prime affermazioni del ministro e le
iniziative annunciate successivamente dal governo. Abbiamo
appreso di provvedimenti concernenti le intercettazioni, l'introduzione della
norma sul reato di clandestinità, le norme blocca-processi, i tagli alle spese
della giustizia ed infine la riduzione degli stipendi". Da un po' non si
parla d'altro sui giornali e in tv. Il ministro, però, ha detto che non tornerà
indietro. "Fino ad ora ci siamo limitati a fare delle
considerazioni tecniche relative alle ripercussioni di quelle iniziative sui
processi perché sono provvedimenti che finirebbero in prima battuta per
danneggiare i cittadini. A noi interessa che il sistema-giustizia funzioni, non
facciamo politica né intendiamo farla, ma con forza vogliamo far sentire la
nostra voce quando determinate misure anziché migliorare la situazione vanno
nel senso esattamente opposto. Oltretutto, abbiamo dovuto oggettivamente
riscontrare la mancanza di rigore tecnico negli annunciati provvedimenti
governativi". Cosa farete? Non abbiamo intenzione, per ora, di fare
scioperi. è certo che se non fosse arrivato un segno di disponibilità da parte
del sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Gianni Letta
difficilmente si sarebbe potuto evitarlo". Qual è stato questo segno
arrivato da Letta? "Si è impegnato a promuovere una revisione della norma
che avrebbe inciso pesantemente sulle retribuzioni dei magistrati, in
particolare di quelli più giovani". Però siete entrati lo stesso in stato
di agitazione. "La magistratura vive un forte momento di sofferenza e di
disagio perché non vuole più ricoprire il ruolo di supplente di tutte le
carenze organizzative nella giustizia". Il ministro Roberto Calderoli vi
ha invitato a superare il muro contro muro. "Da parte nostra c'è e ci sarà
sempre la disponibilità a suggerire proposte migliorative del sistema e quindi
a confrontarci con tutti coloro che intenderanno ascoltare". Giuseppe
Guastella Anm Il presidente dell'Anm Luca Palamara, eletto lo scorso maggio con
il voto unanime di Unicost, Magistratura democratica e Movimento per la
giustizia.
( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-07 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Il procuratore di Torino "Non sono questioni che riguardano la
magistratura, ma tutti i cittadini" Caselli: problemi gravi, il corteo è
legittimo MILANO - Nel merito dei singoli provvedimenti non vuole entrare.
Sull'immunità per le più alte cariche dello Stato preferisce non dire nulla:
"Sono temi sui quali si è già espressa l'Associazione nazionale magistrati.
Che, per altro, è in stato di agitazione". In compenso, circa
l'opportunità di organizzare una manifestazione sulla giustizia non ha dubbi:
"A me sembra più che legittimo". Asciutto, lapidario, il procuratore
di Torino Gian Carlo Caselli, uno dei magistrati che hanno impersonato la lotta
alla mafia in Italia, parla alla vigilia della protesta dei girotondini contro
i provvedimenti del governo in tema di giustizia, etichettati (non da lui, ma
da chi animerà il corteo) come "leggi canaglia". L'appuntamento ha
diviso il centrosinistra: Di Pietro e l'Italia dei valori saranno in piazza, il
Partito democratico no. Sia Veltroni che D'Alema hanno dichiarato di non
condividere l'iniziativa. Caselli la pensa diversamente. "In questo
momento - dice - i problemi della giustizia sono tanti e molto gravi". Non
solo: "Le soluzioni prospettate, dal cosiddetto
"blocca-processi", a certi profili in tema di intercettazioni, fino
ai tagli pesantissimi al bilancio della giustizia che si ritrovano nella
Finanziaria, invece di risolvere la crisi sono destinate ad aggravarla ".
Conclusione: "Di fronte a tutto questo, a me sembra legittimo prendere
posizione. A patto che lo si faccia sempre in modo civile e
dialettico". Secondo il procuratore torinese, il fatto che su questi problemi,
"che sono gravissimi", l'opinione pubblica faccia sentire la sua voce
non è solo legittimo. In qualche modo è naturale che i cittadini si preoccupino
di quello che succede alla giustizia. "Perché non si tratta di guai
"della magistratura" - spiega Caselli -, ma di problemi del Paese: di
tutti gli italiani. Se la giustizia funziona sempre peggio, il risultato è che
la sicurezza e i diritti delle persone non sono tutelati a dovere ".
Quindi chiude, con parole che illustrano quello che a chi lavora nei palazzi di
giustizia appare come un corto circuito: "Che la politica parli così tanto
di sicurezza, per poi non realizzare le condizioni necessarie a garantirla,
direi che è per lo meno contradditorio". Mario Porqueddu LA LETTERA di
Virginio Rognoni nelle Opinioni Chi è Gian Carlo Caselli, nato ad Alessandria
nel 1939, è il procuratore di Torino \\ Se la giustizia funziona sempre peggio,
il risultato è che la sicurezza e i diritti non sono tutelati Che la politica
parli così tanto di sicurezza, per poi non realizzare le condizioni necessarie
a garantirla, direi che è per lo meno contraddittorio.
( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-07-07 num: - pag: 28 categoria:
REDAZIONALE Particelle elementari di Pierluigi Battista Il Garante, la Stasi e
l'amore di Kohl S tavolta non ci si può davvero lamentare: quei (circa) 21
milioni di euro annui sono soldi ben spesi. Altro che sprechi e spese
insensate. Se non ci fossero quei (circa) 21 milioni di euro annui che
provvedono al sostentamento dell'Autorità garante per la protezione dei dati
personali, senza la severa e testarda garanzia del Garante
della privacy non avremmo forse assistito, tramite sciami di intercettazioni
fuoriuscite casualmente dalle Procure, allo scempio della vita privata di
cittadini nemmeno indagati dall'autorità giudiziaria? Non saremmo forse stati
sommersi da telefonate senza reato dove viene lacerato ogni velo di
riservatezza? Non avremmo forse letto sui giornali le sintesi delle
trascrizioni dei brogliacci dei riassunti del concentrato di intercettazioni in
teoria già distrutte, prive di ogni rilevanza penale, compendio pruriginoso di
migliaia e migliaia di conversazioni telefoniche messe sotto controllo
dall'autorità giudiziaria e passate in blocco al sistema mediatico? No, per
fortuna, corazzata da quei (circa) 21 milioni di euro, la voce dell'Autorità
garante per la protezione dei dati personali si è alzata chiara e forte, è
risuonata come severo monito, per impedire che le parole di leader politici,
dirigenti tv, attrici emerse o in via di faticosa emersione esplodessero
stracciando ogni parvenza di privatezza che pure, come ha ricordato ieri sul
Corriere Angelo Panebianco richiamando l'articolo 15 della nostra Costituzione
("La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di
comunicazione sono inviolabili "), dovrebbe rappresentare un valore degno
di tutela. No, abbiamo l'ufficio del Garante della privacy guidato da Francesco
Pizzetti qui in Italia. Mica come la Germania dell'Est comunista, dove la Stasi
(ricorda Libero) scandagliava con la sua rete telefonico-spionistica ogni fiato
dell'allora cancelliere dell'Ovest Helmut Kohl con una raccolta di faldoni che,
messi in fila, raggiungevano i
( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-07-07 num: - pag: 52
categoria: BREVI Film e programmi Kidman, l'interprete che sapeva troppo Silvia
(Nicole Kidman, foto) lavora come interprete all'Onu. Un
giorno intercetta una conversazione in cui viene pianificato l'omicidio di un
capo di Stato africano. Prima tv. The Interpreter Canale 5, ore 21.10 Morgan
Freeman in difesa degli schiavi La storia (vera) di 53 schiavi
"colpevoli" di essersi ribellati e di aver preso il possesso della
loro nave-negriera, la Amistad. L'abolizionista Morgan Freeman (foto) li
difende. Amistad Retequattro, ore 23.20 Milly Carlucci premia i giornalisti
Milly Carlucci (foto), dal Castello Aragonese di Ischia, conduce la serata del
Premio internazionale di giornalismo. Il riconoscimento più ambito va a Timothy
Garton Ash. Premio Ischia Raiuno, ore 23.20 Il bianco Kutcher e la sposa nera
Remake di un classico ("Indovina chi viene a cena?"). Stavolta però,
l'ospite è bianco (Ashton Kutcher, foto) e vorrebbe sposare la figlia di una
coppia di afroamericani. Prima tv. Indovina chi Raiuno, ore 21.20 La classe
operaia si dà allo strip tease Un gruppo di disoccupati inglesi, per
raggranellare un po' di soldi, decide di montare uno spettacolo di spogliarello
da loro danzato, recitato e interpretato. Li guida Robert Carlyle (foto). Full
Monty Canale 5, ore 23.45 Bluvertigo, "reunion" da Paola Maugeri Da
Paola Maugeri, il ritorno dei Bluvertigo (foto). Durante la serata vengono
riproposti tutti i più grandi successi del gruppo ma anche qualche inedito. Non
mancano aneddoti e racconti. Storytellers Mtv, ore 21.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Sole-24 Ore sezione:
POLITICA E SOCIETA data: 2008-07-06 - pag: 12 autore: Forse è ora di
accantonare l'emendamento blocca-processi I ntorno al fatidico emendamento
"blocca- processi" si va addensando un fronte ampio di quanti, a
vario titolo, hanno motivi di non essere favorevoli, se non francamente ostili.
Lasciamo da parte gli esponenti dell'opposizione, che sono contrari per
principio. Quello che conta è che anche all'interno della maggioranza l'area di
chi considera la norma irrinunciabile si va riducendo. Sotto questo aspetto,
l'ipotesi avanzata dal ministro della Lega Roberto Calderoli acquista un
particolare significato. Calderoli, come è noto, è un esponente di primo piano
del Carroccio e il suo punto di vista riflette in questo caso quello di Umberto
Bossi. Ora, che il leader leghista non sia affatto contento di come vanno le
cose nel governo è evidente quasi ogni giorno. Egli giudica alquanto
dilettantesco il modo in cui Berlusconi ha affrontato, prima, la questione del
processo Mills e, poi, la trappola delle intercettazioni,
con tutti i pettegolezzi che ne sono seguiti. La credibilità del governo e del
suo capo resta per Bossi essenziale, se non si vuole rinunciare ad attuare le
priorità del programma. Vale a dire il federalismo fiscale, soprattutto, nonché
gli interventi economici per i redditi medio-bassi. Ecco perché le
uscite di Calderoli esprimono bene il disagio e la preoccupazione della Lega.
Il ministro propone in sostanza di eliminare l'emendamento
"blocca-processi " in cambio di una rapida approvazionedel lodo
Alfano sull'immunità delle quattro alte cariche. Posizione piuttosto similea
quella di un partito esterno alla coalizione: l'Udc di Casini. Come dire:
sgombriamo in fretta il tavolo da questi temi avvelenati, così che Berlusconi -
finalmente rasserenato possa riprendere a guidare l'esecutivo. C'è da dire che
le inquietudini della Lega sono condivise almeno in parte da Alleanza
Nazionale, come si è visto quando il presidente della Camera, Fini, ha operato
per convincere Berlusconi a mettere da parte il decreto sulle intercettazioni.
Ma non basta. Dietro le crescenti riserve, incuneatesi ormai dentro la
maggioranza, è facile cogliere l'impazienza del Quirinale. Napolitano non fa
mistero di vedere con favore il ritiro dell'emendamento (contestato, fra
l'altro, da numerosi costituzionalisti). E nessuno esclude che possa far
sentire la sua voce prima che le Camere abbiano finito di occuparsi del
"pacchetto sicurezza ". Del resto, nei giorni scorsi il Capo dello
Stato ha avuto un ruolo tutt'altro che marginale nel ricondurre Berlusconi a un
certo realismo: dalla faccenda del decreto anti-spionaggio telefonico
all'intervista televisiva di giovedì cui il premier ha rinunciato. Se ne deduce
che Napolitano è forse in grado di ottenere qualcosa dal capo del governo. In
primo luogo, una gestione meno schizofrenica dell'"affare giustizia".
Anche perché il presidente del Consiglio continua a ripetere che la
"blocca-processi" non è una legge "ad personam" e che egli
non intende avvalersene. Ragion di più per sbarazzarsene al più presto, visto
che sullo sfondo si delinea ormai l'immunità prevista dal lodo Alfano.
Oltretutto, la rinuncia governativa all'emendamento costringerebbe Veltroni ad
assumere una posizione più chiara. Ieri il leader del Pd - fischiato al congresso
dei socialisti, decisi a presentarsi come il nucleo realmente riformista del
nuovo centrosinistra - ha lasciato capire di aver bisogno di un
"segno" per tenere le distanze da Di Pietro. Ma questo non è un buon
argomento per Berlusconi. www.ilsole24ore.com Online "Il Punto" di
Stefano Folli 7 il PUNTO DI Stefano Folli L'idea di Calderoli indica il disagio
leghista e può sbloccare l'impasse parlamentare.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-07-06 - pag: 12 autore: Berlusconi: Pd con
i giustizialisti, come nel fascismo Gerardo Pelosi TOKYO. Dal nostro inviato
Quello della sinistra è un giustizialismo d'altri tempi, che ricorda
"l'avvento". Silvio Berlusconi non pronuncia mai la parola
"fascismo". Ma sicuramente è lì che vuole arrivare sancendo, dopo
appena due mesi, la fine di ogni possibile intesa con il Pd di Veltroni ancora
troppo succube "dei vecchi e nuovi giustizialisti". Il premier non
vorrebbe parlare di politica interna. Vorrebbe solo godersi la sua prima volta in
Giappone. Ma qualcosa gli scappa di dire mentre entra ed esce dai negozi di
Ginza Crossing. Del palazzo di Armani visita ogni piano. Poi, prima di uscire,
si fa passare al telefono lo stilista milanese. Propone che lui e gli altri
stilisti italiani allestiscano ognuno una suite che dovrà ospitare i capi di
Stato e di Governo per il G8 dell'anno prossimo alla Maddalena. Nel negozio
alla moda Kyu Kyodo compra una serie di segnalibri, tre o quattro ventagli e
una decina di buste per matrimoni (quelle che i giapponesi usano per le offerte
in denaro agli sposi). Poi un caffè da Cova, una sosta al Tokyo Internationial
Forum e una rapida occhiata al palazzo Hermes di Renzo Piano."Che posto
stupendo – dice ai giornalisti nella pausa di decompressione prima di volare oggi
in Hokkaido per partecipare al G8 – milioni di persone che vivono in maniera
ordinata. Non c'è sporcizia. è un posto bellissimo". Con il suo vecchio
amico ed ex premier giapponese, Junichiro Koizumi, Berlusconi passa in rassegna
le emergenze del mondo che saranno da lunedì sul tavolo degli otto a Toyako nel
Nord del Paese. Gli propone di collaborare con la nuova Università del pensiero
liberale in Brianza e Koizumi accetta anche perché, spiega il premier, "si
trova a mezz'ora dalla Scala di Milano che lui ama moltissimo". Di Koizumi
Berlusconi apprezza la capacità di leadership che lo rende ancora il vero
regista del partito liberaldemocratico. E lì il pensiero torna all'Italia.
Chiuso nella stanza dell'albergo Imperial, proprio di fronte agli imponenti giardini
del Palazzo imperiale, Berlusconi quasi non si accorge di una
"piccola" scossa di terremoto del quinto grado con epicentro poco
fuori Tokyo. Gli pesa dover pensare al rischio di una "berlina
mediatica" durante la vetrina giapponese per
intercettazioni ancora non rese note e molto private. "Ma io sono sereno –
afferma – continuiamo a lavorare; non credo che sia qualcosa a cui dare tutta
questa importanza anche se c'è qualcuno che soffia sul fuoco". Insomma,
piccole vicende del "cortile Italia" che non sono certo "il
problema dei problemi" su cui specula l'informazione. Quanto
all'opposizione fine della luna di miele se mai c'è stata. "è ormai su una
linea giustizialista e la lasciamo lì". è troppo forte il salto nel
passato compiuto da una sinistra vittima di "giustizialisti nuovi e
vecchi, alcuni talmente vecchi che sembra di essere tornati ai tempi
dell'avvento...". Più che logico pensare a un solo pericoloso
"avvento" quello del fascismo proprio mentre a Roma un esponente del
Pdl Italo Bocchino parla di "toni sfascisti" di Walter Veltroni. Dopo
il bagno di folla a Ginza, il premier si immerge nei lunghi briefing con
l'ambasciatore Mario Bova e con lo sherpa del G8 l'ambasciatore Giampiero
Massolo. Non prima di avere espresso alcune valutazioni anche sui temi
dell'economia internazionale. L'aumento dei prezzi preoccupa. "Il problema
più grave è come fermare la speculazione ", afferma Berlusconi (si veda
articolo a pagina 3). Il premier si dice infine favorevole alla
defiscalizzazione degli aumenti sulla benzina. "Ne avevamo già parlato in
sede europea – osserva – e fui proprio io a fare la proposta". DA TOKYO Il
premier rivolge un pensiero alla situazione che ha lasciato in Italia, poi vede
Koizumi e gli parla dell'università liberale.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-07-06 - pag: 7 autore: Faenza: restituisco
tutto, ma il tesoro non esiste Il banchiere ai Pm: vittima di Arbia, Calza
bugiardo Raffaella Calandra Morya Longo Il 5 febbraio nega di avere incassato
soldi. L'8 maggio si scusa con il Gip per l'amnesia e ammette di avere messo in
tasca 700mila euro in contanti, usati subito per comprare una casa. Poi ricorda
di averne presi altri 200mila: questa volta per ristrutturarla. Ma l'ex
amministratore delegato di Banca Italease, Massimo Faenza, non ammette mai – di
fronte ai magistrati e ai giudici che lo interrogano – di avere messo in tasca
altri soldi o di averli portati all'estero.Poco importa se i suoi ex soci ( tra
cui l'ex direttore delle comunicazioni di Italease, Pino Arbia) sostengono di
avergli dato 3,5 milioni. Poco importa se le indagini dei Pm Giulia Perrotti e
Roberto Pellicano abbiano evidenziato numerose distrazioni di fondi dalla
banca, per oltre 30 milioni di euro. In tutti gli interrogatori – che il Sole
24 Ore ha visionato integralmente – Faenza nega. Anzi, accusa i suoi ex soci di
dire "falsità" e di averlo addirittura minacciato. Promette di
restituire tutto quello (poco) che ha. E, interrogato durante la detenzione a
San Vittore, arriva ad implorare gli inquirenti: "Non parlerò più con
queste persone per tutta quanta la mia vita, cercherò di fare un altro lavoro.
Io non li ho presi questi 3 milioni e mezzo". Le indagini della Procura di
Milano sul caso di Banca Italease e dei derivati speculativi venduti alla
clientela si sono ormai chiuse. Ma un elemento resta ancora nel-la nebbia più
totale: gli oltre 30 milioni di euro "distratti" (cioè sottratti)
dalle casse della banca –secondo la Procura – da Faenza e i suoi soci, dove
sono finiti? Gli inquirenti accusano gli indagati di avere creato una struttura
"parallela" alla banca: alcuni mediatori venivano pagati in modo
"ingiustificato " e questo consentiva agli indagati
di"appropriarsi illecitamente " delle commissioni
gonfiate.Insomma:secondo la ricostruzione della Procura la banca pagava ad
alcuni consulenti parcelle super,e questi soldi venivano poi spartiti tra
Faenza e i suoi soci. è stato anche trovato un conto in Svizzera in cui
passavano, tramite il mediatore Leonardo Gresele e Arbia, i denari che dovevano
poi finire ai membri della presunta associazione. Ma gli innumerevoli
interrogatori dei protagonisti non chiariscono nulla. Anzi: tutti negano buona
parte delle accuse e – almeno stando alle loro dichiarazioni – si scaricano la
colpa a vicenda. Molte delle accuse partono da Pino Arbia. L'ex direttore delle
comunicazioni esterne di Banca Italease riferisce infatti ai Pm di avere
consegnato a Faenza 3,5 milioni di euro: soldi "ritornati" dalle
commissioni pagate ai mediatori da Banca Italease. Racconta che i denari pagati
da un mediatore, Leonardo Gresele, finivano in un suo conto svizzero e poi in
parte girati a Faenza. Ma quest'ultimo nega. "Arbia di falsità purtroppo
ne ha dette una valangata – afferma nell'interrogatorio dell'8 maggio –, come
le hanno dette anche gli altri". Gli unici soldi che Faenza ammette di
avere preso –solo nel secondo interrogatorio, però – sono 700mila euro in
relazione all'operazione di un cliente di Italease: Danieli. "Questo
avviene nell'aprile, maggio, giugno 2005", ricorda. Arbia gli porta i
soldi in contanti, perché Faenza doveva acquistare una casa da intestare alla
moglie: "Li ho dati al signore che m'ha venduto la casa – ricorda – cioè
lui me li ha dati e io glieli ho dati. Le sto dicendo la verità".
Successivamente Faenza ammette anche altri 200mila euro,pagati –sempre in contanti
– da un altro indagato, Roberto Fabbri, per un'altra operazione. "Me li
porta direttamente a Milano – ricorda – e li ho usati per ristrutturare casa:
me li sono portati direttamente a Roma e ho iniziato a pagare il falegname, la
ditta che mi ha fatto i lavori. La cucina l'ho pagata 28- 30mila euro...".
I magistrati dimostrano più volte di non credere alle parole di Faenza. Sono
convinti che, da qualche parte, ci siano altri soldi nascosti. Ma lui continua
a negare. "Io non ho conti esteri, e questo penso che ormai sia appurato –
si difende Faenza –. Sarò stato seguito io, o intercettato,
mio padre, mio fratello, mia moglie, chiunque sia, cioè, non ci sono movimenti
di denaro o occultamento di denaro. Io nel giro Calza- Arbia non c'entro
niente. Io ho passato il 2004 di ricatti continui, di soprusi da parte di
Arbia, di attacchi". Poi aggiunge: "Io ho sbagliato a fare la
prima operazione "Danieli", mi ha trascinato a fondo, perché da quel
momento in poi è stata una minaccia continua. Siamo finiti quasi alle mani...
". Insomma: Faenza rigetta l'accusa di essere stato a capo – come dicono i
Pm – dell'associazione a delinquere e, anzi, sostienedi essere stato minacciato
e ricattato dagli altri. Il problema è che Arbia non la pensa così. E neppure
Claudio Calza,il principale mediatore dellavecchia gestione di Banca Italease.
"Mi dicevano di fatturare una certa cifra e io quella fatturavo – sostiene
Calza nel suo interrogatorio del 26 gennaio –. Se fatta pari a 100 la
commissione, loro l'hanno spezzettata, hanno dato una parte a me e una parte a
terzi " non ne so nulla. A marzo, però, anche Calza ammette alcuni
pagamenti. Il primo nel 2004, quando Arbia gli chiese una somma di circa
150mila euro. Poi Arbia gli chiede di "stornare" una parte della
commissione incassata per un'operazione importante (Parco dei Medici)a
Gresele.Successivamente lo stesso Faenza gli conferma "di continuare a
dare una mano a Gresele". E così via: i racconti di Calza vanno avanti. Il
mistero resta dunque fitto. Come siano andate le cose, e se ci sia un
"tesoro", saranno le autorità a dimostrarlo. Solo una cosa è certa:
il motivo per cui Banca Italease non finanziò Stefano Ricucci e Gianpiero
Fiorani, come gli chiese un banchiere di Deutsche Bank, quando la Popolare di
Lodi stava cercando di scalare AntonVeneta. Faenza lo racconta: "Il vice
presidente mio era Piero Montani dell'AntonVeneta, quindi avremmo dovuto
deliberare un fido per scalare AntonVeneta... sarebbe stato un po' imbarazzante
". Ed è stata un fortuna: l'imbarazzo di allora ha probabilmente evitato a
Faenza il ben più imbarazzante seguito della fallita scalata ad AntonVeneta. I
MISTERI RESTANO Di fatto, tutti gli indagati si sono scaricati le colpe l'uno
con l'altro, ma i lati oscuri della vicenda sono rimasti senza spiegazione.
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Sole-24 Ore del lunedì
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-07-07 - pag: 11 autore: L'agenda. Nove
Dl da convertire prima delle vacanze Per Camera e Senato è tempo di
straordinari Roberto Turno Nove decreti legge da incassare entro le vacanze col
carico da novanta di una manovra triennale che il Governo, costi quel che
costi, vuole trasformare in legge in non più di trenta giorni reali di lavori
parlamentari. Per le Camere è tempo di straordinari. E tra le forze politiche
sale la tensione, non senza malumori nella stessa maggioranza, anche per
l'inasprirsi del confronto su quello che è diventato l'argomento clou dei primi
mesi di vita anche del Berlusconi quater: le scelte sulla giustizia, dallo stop ai processi alle intercettazioni, con l'appendice, se
così si può dire, del pugno duro nei confronti dell'immigrazione. Camera e
Senato riaprono tra oggi e domani un'altrasettimana, l'ennesima dall'avvio
della legislatura, che potrebbe riservare non poche sorprese e veder crescere i
veleni tra i partiti. Ufficialmente, i calendari dei lavori delle due
assemblee e delle commissioni legislative continuano a segnalare soprattutto le
votazioni dei decreti legge. Con queste precise priorità già elencate in
agenda: il decreto legge sulla manovra (ma anche il Ddl collegato) e le misure
sull'immigrazione (e sui processi) alla Camera; e al Senato le proroghe
fiscali, l'abolizione dell'Ici sulla prima casa con la rinegoziazione dei mutui
e la detassazione degli straordinari solo nel lavoro privato, lo smaltimento
dei rifiuti in Campania. Ma anche il voto delle due aule sul Dpef 2009-2013, da
oggi in aula alla Camera e da domani al Senato, sul quale salgono non solo le
proteste dell'opposizione, ma anche delle Regioni e degli enti locali e dei
sindacati. Questo, almeno, dice l'ufficialità degli ordini del giorno
nell'indicare le priorità dei lavori e i loro risultati prevedibili. Ma a
pesare è anche il "sotto traccia", non sempre del tutto evidente, dei
calendari delle commissioni, dove il Governo, come in una partita a scacchi, vorrebbe
che avanzassero a passo di carica anche altri disegni di legge ordinari sui
quali il premier ha puntato tutto e che, in altri casi, rappresentano l'altra
faccia delle misure fin qui messe in cantiere da Palazzo Chigi e inviate alle
Camere. Sono almeno quattro, equamente distribuiti tra i due rami del
Parlamento, i provvedimenti che il Governo considera in pole position:
intercettazioni telefoniche (Camera), stop ai processi penali per le quattro
alte cariche dello Stato (Camera), misure contro l'assenteismo nella pubblica
amministrazione (Senato), Ddl sull'immigrazione (Senato). Senza scordare che
inqualche caso c'è già traccia dell'iter in aula, anche in tempi brevissimi: si
tratta del "lodo Alfano" (o "Schifani bis") sui processi
alle alte cariche dello Stato, che è in calendario a Montecitorio prima della
fine di luglio, con la prospettiva di un passaggio altrettanto rapido al Senato
per il via libera definitivo prima delle vacanze. è in questo scenario
politicamente delicato, sotto l'occhio vigile del capo dello Stato, che il
Parlamento comincia la seconda settimana di luglio. Col fardello in più
dell'accavallarsi dei lavori e dunque di un prevedibile e continuo ingorgo
parlamentare. Non a caso circola con sempre maggiore forza l'ipotesi di nuove
richieste di voti di fiducia da parte del Governo, anche a dispetto della sua
schiacciante superiorità numerica. E tra gli indiziati potrebbe esserci proprio
la manovra triennale d'estate: si discute infatti di un maxi emendamento ad
hoc, magari anche accorpando al Dl 112 buona parte del Ddl collegato appena
inviato alla Camera. Se così fosse, è chiaro, la tensione politica, già
altissima, salirebbe alle stelle. LE PRIORITà Montecitorio alle prese con
manovra e immigrazione, mentre a Palazzo Madama l'ingorgo è su Ici, Fisco e
rinegoziazione dei mutui.
( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 27 del 2008-07-07
pagina 0 Blogger, gli ultimi antipotenti al potere di Marcello Foa La tv e i
grandi media li snobbavano: oggi questi siti dominano l'informazione, sono
diventati giornali e fanno business. "Siamo alla fase tre. Ora noi
filtriamo le notizie" Un tempo erano New York Times, Washington Post e
Wall Street Journal a tenere sulla corda il mondo politico. Oggi non più, o
meglio: non solo. La carta stampata continua a essere molto influente e, se
alle copie tirate si aggiungono i contatti sui siti internet, ci si accorge che
queste gloriose testate sono sempre più lette. Ma il loro potere d'influire sui
partiti e sull'opinione pubblica non è più esclusivo. Nuovi media hanno
conquistato prestigio, autorevolezza, visibilità. Dove? Sulla rete,
naturalmente. Come? Con i blog e quei siti anomali, a cui per tanto tempo,
molte grandi firme del giornalismoamericano (e fior di editori) non hanno
creduto. Li guardavano dall'alto, talvolta con una punta di disprezzo, persuasi
che i diari on line mai avrebbero potuto competere con loro. Ora invece li
rincorrono. Negli Stati Uniti non c'è giornalista di grido che non abbia il
proprio blog, che non cerchi il dialogo con i lettori, incoraggiato dalla
propria testata. E cambiano le abitudini. Ora ti alzi al mattino e oltre a dare
un'occhiata al Times, accendi il computer per dare un'occhiata ai titoli di
Drudge Report, Huffington Post, Politico o ai post di Andrew Sullivan o di
Daily Kos. Fanno tendenza, muovono milioni di contatti e spesso riescono a
innescare il tam-tam tra gli internauti, che è diventato importante al punto da
indurre Barack Obama e John McCain a creare una squadra di
collaboratori il cui unico scopo è di scandagliare internet, per capire l'aria
che tira, per intercettare le manovre diffamatorie, talvolta per promuoverle
sotto mentite spoglie. Il bello di internet è che permette di sperimentare
formule giornalistiche sempre nuove. Prendiamo Drudge Report, geniale
invenzione di Matt Drudge. Che cos'è? Un sito? Un blog? Né l'uno né
l'altro: è un portale che rilancia gli articoli dagli altri siti. Il segreto
del successo sta nella selezione e nella disinvoltura delle scelte: Matt, che è
cresciuto a Hollywood, ha il senso della notizia e del pettegolezzo. Monta e
smonta avvenimenti a piacimento, dà il tono, spesso la linea.E quando
interviene in esclusiva è devastante. Fu lui, ad esempio, nel
( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Mi spiano, ergo sum ROBERTO BARBOLINI Vivere con il Grande fratello Niente
nomi e tanti "te lo dico a voce": il dilagare delle intercettazioni
ha cambiato il modo di parlare al telefono. Un po' per choc, un po' per chic.
"S ai, ho conosciuto il tuo amico". "Quale amico?" "Il
bolognese". "Il Bolognese è un ristorante". "Possibile che
tu non capisca?" "Bologna, mortadella. Adesso ci sono: alludi
all'ex premier". "Macché". "Allora all'uomo delle
cooperative, molto vicino a quel tale yachtman di Gallipoli detto anche
"Facci sognare"". "Zitto, niente nomi. Meglio che parliamo
di persona". "Non preoccuparti, sarò abbottonatissimo. Dove
c'incontriamo?" "In via del Ghibellin fuggiasco". "Meglio
all'angolo tra via Cigno di Busseto e la piazza dove sorge il teatro del
Piermarini". "Intendi quello dove cantava la Divina, amata
dall'armatore greco che portava lo stesso nome dello Stagirita, quando si
esibiva nella città cara a Bonvesin de la Riva?". "Precisamente".
"Ok, ci vediamo lì alle 4. E tanti saluti anche a lei, signor maresciallo,
che sicuramente ci sta ascoltando". Ecco, prima di tutto niente nomi,
propri o altrui. Tra i pronomi, sconsigliati quelli possessivi: distinguere tra
il mio e il vostro può essere pericoloso, di questi tempi, in Italia. Verbi?
Usarli solo se indispensabile: indicano azioni e si sa che solo chi non fa non
falla. Molto meglio gli aggettivi e gli avverbi, soprattutto se vaghi. Ma il
sale del discorso, nell'era delle intercettazioni globali, è la perifrasi, ovvero
l'arte del dire prendendola alla larga. Con l'aggiunta, a mo' di vezzo ironico
e scaramantico, d'un saluto al nemico che ascolta. E peggio per il fantomatico
maresciallo se non sa, o non ricorda, che il Ghibellin fuggiasco è Dante, lo
Stagirita è Aristotele, la Divina è Maria Callas, la città di Bonvesin è Milano
e lo yachtman di Gallipoli, tanto per fare un "exemplum fictum", si
chiama Massimo D'Alema. Questa conversazione è un esempio, immaginario ma non
troppo, del nuovo chic comunicativo che lo tsunami delle intercettazioni sta
imponendo alle conversazioni telefoniche degli italiani che contano, o credono
di contare, qualcosa. Si tratta di circa 59 milioni di persone, più o meno
quanti sono i commissari in pectore della nazionale di calcio. Bambini inclusi.
Anch'essi colpiti da quell'inesorabile sindrome (il Ghibellin fuggiasco la
chiamerebbe legge del contrappasso) che costringe il popolo a più alta
vocazione telefonica del mondo a parlare in perfetto stile "aumm
aumm". O, peggio, a interrompere bruscamente la comunicazione. Passi
quando vedi l'uomo d'affari che stacca la batteria del cellulare prima di fare
quattro chiacchiere con gli amici faccendieri al circolo del golf. Ma c'è pure
la massaia che taglia corto con un enigmatico "Ti richiamo dal fisso"
mentre chiacchiera del campeggio estivo con l'amica. E non lo fa certo per
risparmiare sulla tariffa telefonica. Parliamoci chiaro: saremo pure paranoici,
maniaci, incapaci di sentirci innocenti e perciò ossessionati dall'incubo del
Grande fratello in ascolto. Ma siamo soprattutto egomaniaci, in inconfessabile
crisi di autostima al pensiero di non essere degni d'intercettazione e quindi
di non contare nulla. Mi spiano, dunque esisto: bisogna festeggiare. Stasera,
al ristorante con gli amici, ordinerò pasticcio di mais e pesce veloce del
Baltico. Peggio per lei, signor maresciallo, che dovrà accontentarsi di polenta
e baccalà.
( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Saccà
nisciuno è fesso MARIO SECHI intervista esclusiva Agostino Saccà, il grande
intercettato, parla a tutto campo. E senza ipocrisie. I politici? Mi chiamavano
tutti: di destra, di centro, di sinistra. I raccomandati? Ci sono, poi bisogna
selezionare i migliori. Le pressioni del palazzo? Quelle per le attrici sono il
meno: conta di più l'informazione. Qualche nome? Sto scrivendo un libro... Disintegrato
dalle intercettazioni sul caso Rai e reintegrato per sentenza sul posto di
lavoro. Agostino Saccà, direttore di Rai Fiction indagato dalla procura di
Napoli in un'inchiesta di veline e veleni, ha conosciuto in questi mesi il
doppio volto della giustizia. Saccà è un tipo coriaceo, dall'identikit multiforme.
È la quintessenza del dirigente Rai, ha la consuetudine a trattare con il
potere, presenta qualche aspetto decisamente démodé, come la passione per i
formalisti russi, ed è passato ai disonori delle cronache come il collettore
delle raccomandazioni. Saccà è la Rai, di tutto, di più. Saccà, è da molto
tempo che non usa il telefonino? No, lo uso continuamente, addirittura a fine
mattina s'era esaurita la batteria di uno dei miei due cellulari. La mia vita
non è cambiata. Che impressione le ha fatto leggere le sue telefonate con
Silvio Berlusconi? Non credevo potesse mai accadere, anche se avevo visto tante
cose in passato, ma ritenevo a ragione di essere nel giusto perché non avevo
nulla da nascondere. Allora non immaginavo vi fosse un Grande orecchio che praticamente
ascolta tutti perché tutti parlano con tutti. Lei ha visto il materiale
dell'inchiesta che la riguarda? Sì, le telefonate sono quelle di un pezzo
dell'establishment italiano, non solo politico. La chiamavano un po' tutti;
destra, sinistra, centro. Tutti segnalavano delle persone, sempre in maniera
molto garbata. L'Italia è un paese fondato sul lavoro o sulla raccomandazione?
Guardi, penso che vada così in tutto il mondo. Le industrie serie usano le
segnalazioni come degli agenti e poi le sottopongono all'esame di meccanismi
neutrali di selezione. E lei i raccomandati li selezionava? Sempre. Avevo
costituito gruppi collegiali per valutare i provini. Berlusconi la chiama per
segnalarle attrici come Evelina Manna, Elena Russo e Antonella Troise. Lei che
fa? Le indico al capostruttura per il provino, che viene poi valutato da una
commissione che io ho istituito. I miei predecessori facevano di testa loro.
Col senno di poi, ho fatto bene per due ragioni: per garantire la qualità e per
proteggermi. Sapendo di essere sottoposto a chiamate, potevo rispondere che non
ero solo a decidere e dire "non ci posso fare nulla". Un mio amico un
po' ruvido mi ha detto: "Ma Agostino, ho letto tutte 'ste cose, tutti
chiamano, chiamano, poi fai lavorare solo quelli bravi. e 'sti cazzi, se tutto
funziona come dici tu, va bene". Perché la Rai è un'azienda dove è
necessaria la raccomandazione? Non penso solo alla Rai, ma dappertutto. Il
sistema è così in tutti i paesi, solo che all'estero sono più coperti, passano
meno attraverso la politica e più grazie alle lobby degli amici e dei sistemi
di potere. La cosa importante è che i meccanismi di selezione siano neutrali.
Alla fine io ho detto no a Letizia Moratti, no a Berlusconi, no a Gianni Letta
e a tantissimi altri. Perciò sono uscito da questa vicenda più forte di prima.
Non vorrà far credere che lei era una centrale telefonica che riceveva chiamate
da tutti e diceva no a tutti... No, non dicevo sempre no a tutti. Ma ho messo
in piedi un meccanismo di selezione molto severo e in questo caso sono stato
fortunato. La severità editoriale, il rigore sono la base del successo. Un
attore sbagliato può bloccarti il set, far innervosire il protagonista, il
direttore della fotografia e il regista. Così alla fine si perde il prodotto. È
una questione di estetica del racconto. È vero che tra le persone che ha
aiutato c'è la fidanzata di un sodale politico di Walter Veltroni? Era un
consigliere comunale, ma non l'ho aiutata io. E qui mi fermo. Lei è di destra o
di sinistra? Sono sempre stato di sinistra. Solo che la sinistra oggi sta a
destra. L'attenzione ai più deboli e il garantismo oggi sono da quella parte.
Dopo questa vicenda c'è qualcuno che l'ha delusa tra i suoi amici di un tempo?
No, la stima e l'attenzione di tanti amici sono rimaste, anche a sinistra e da
persone molto importanti. Lei è un berlusconiano di sinistra? Io ero e sono un
socialista. Cosa pensa di Bettino Craxi? È stato un grande. L'ex presidente
della Rai Enrico Manca ricordava che "anche il Pci raccomandava".
Cosa è cambiato nel sistema rispetto alla Prima repubblica? Allora la
raccomandazione era più organica, c'era come una sorta di canale diretto fra i
partiti e i rappresentanti della Rai. Oggi invece telefonano i leader, conta il
rapporto individuale tra il dirigente e il leader politico. In passato era una
questione di partito, di politica culturale e propaganda. Il suo deve essere un
mestiere poco allegro. Sempre al telefono a ricevere chiamate di
raccomandazione. Cerchiamo di essere obiettivi: ne avrò ricevute una o due a
settimana di quelle chiamate. E se le concentriamo in 4 anni... Io non avrei
mai tollerato una richiesta meno che educata e perbene. Sono più i no che ho
detto dei sì. Credo che Berlusconi mi abbia sempre stimato proprio per i miei
no. Perché pensa questo? Perché Berlusconi ha l'etica dell'impresa. Anche se
non sono intimo di Berlusconi (non sono mai andato a Villa Certosa o ad
Arcore), lo conosco bene e quindi so che è un uomo che mette insieme due
fattori: massimo risultato con il minimo costo. Berlusconi di fronte alla
logica dell'impresa si arrende. Immagino che il suo non fosse l'unico telefono
bollente di Viale Mazzini. Appunto, non scherziamo. Il presidente della Rai
Claudio Petruccioli dice che il suo comportamento non è in linea con quello di
un dirigente della Rai. Sandro Curzi, un uomo di passioni, ha detto che la
fiction è il comparto più forte e vincente. Lo stesso presidente Petruccioli ha
sostenuto che la fiction è il settore industriale ed editoriale da portare per
esempio per la riforma dell'azienda. Che vuol dire questo? L'efficienza
industriale non tollera intrusioni e questo significa che io non ho tollerato
intrusioni. E siccome le altre cose dell'azienda non sono indicate come
modelli, allora che Petruccioli vada a guardare da altre parti. Lui lo sa cosa
voglio dire. Lo stimo, è un uomo equilibrato e intelligente, ma stavolta non lo
capisco. Io sono un uomo che ha onorato la Rai. C'è qualcuno che le deve la
carriera? Molti. Ho preso Fiorello che s'era spento alla Mediaset. Ho preso
Panariello quando non era nessuno e ho investito su di lui. Ho recuperato
Morandi, lanciato lo show di Celentano. Si è guardato molto in questa storia al
"lato b" della faccenda, alle femmine. Ma immagino che le
raccomandazioni non arrivassero solo per le belle donne ma anche per gli
uomini. Assolutamente sì. Persone importanti chiamavano per segnalare anche
attori bravi. Fu lei a licenziare Enzo Biagi? Non è assolutamente vero. Questa
è la più grande bugia dopo l'accusa di Goebbels ai comunisti per l'incendio del
Reichstag. Finché era vivente Biagi non ho mai querelato nessuno, oggi che lui
non c'è più voglio non solo una verità storica ma anche giudiziaria. Perché lo
fa solo oggi? Perché con Biagi eravamo amici. Mi voleva molto bene e lui quando
Roberto Zaccaria e Pier Luigi Celli mi mandarono via da Raiuno mi difese sul
Corriere della sera. Fu Biagi a chiamare due personaggi importantissimi di
questo Paese per dire "state facendo un errore ad allontanare Saccà".
L'accordo per l'uscita di Biagi per la Rai fu molto oneroso. Certo. E Biagi
quella cifra se la meritava tutta perché era un grande amico della Rai.
Berlusconi è il dominus di "Raiset"? Raiset non esiste. La Mediaset
non ha avuto mai tante botte come quando sono stati scelti gli uomini di Berlusconi
in Rai. Pensi a cosa ho fatto io a Raiuno e da direttore generale, pensi a cosa
ha fatto Flavio Cattaneo, che in sostanza ha aggredito il salvadanaio della
Mediaset, cosa senza precedenti. Raiset è una banalità. Un equilibrio tra le
due aziende c'è sempre stato, anche quando presidente della Rai era Zaccaria,
che era un nemico ideologico di Berlusconi, ma un amico della Rai e dunque
consapevole del bilancio e dell'equilibrio in un mercato difficile. Torniamo
alle raccomandazioni. Che cosa hanno in comune Antonella Troise, Evelina Manna
ed Elena Russo? Tutti gli attori cercano un posto, ma c'è un problema: tutti
vogliono essere protagonisti, però protagonisti si nasce. Andare a letto con un
dirigente Rai o con un politico potente aiuta o no? Il confronto e il conflitto
tra i sessi si gioca in mille modi. Così va il mondo da sempre, non è che
voglio essere disincantato, è un dato antropologico. E non mi scandalizza. E
cosa la scandalizza allora? Mi scandalizza se una raccomandata leva il posto a
una che è brava. Questa è una delle ragioni per cui non ho mai fatto passare
chi non lo meritava. Qual è l'errore più grande che ha fatto? Tutti fanno
errori. Piccoli e grandi. Io credo di aver commesso un peccato d'orgoglio
intellettuale, di vanità. Sentirsi un po' pieni del successo. Ma non tanto per
la vita sociale, io non esco mai e vivo in una casa di
( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
A Genova e dintorni
tira forte il Maestrale GIANLUIGI NUZZI Nuove lobby Manager e finanzieri,
medici, amministratori pubblici, il leader dei camalli: tutti insieme in un
club che fa riferimento a Claudio Burlando, il "presidentissimo"
della Liguria. E che un libro passa sotto la lente d'ingrandimento. Il potere
in Liguria lo trovavi il lunedì, serata di scopone al ristorante Europa,
galleria Mazzini a Genova. Piano superiore, inaccessibile ai più: ai pochi
tavoli il petroliere Riccardo Garrone, il terminalista Aldo Spinelli,
l'imprenditore siderurgico Vittorio Malacalza. Lì era cresciuto "l'uomo
che ormai in Liguria conta più di chiunque altro", ovvero il
"presidentissimo" a capo della regione, Claudio Burlando. Che due
cronisti come Ferruccio Sansa e Marco Preve raccontano in Il partito del
cemento (Chiarelettere). Burlando rappresenta un sistema di potere, di
"amici degli amici", una ragnatela che anima relazioni, affari,
cordate. Nulla di illegale, certo, ma si ripetono i conflitti di interessi, le
situazioni inopportune, che i due cronisti inanellano una dopo l'altra. Il
punto di partenza per tracciare il perimetro del nuovo potere è sempre un club.
Non certo quello un po' sbiadito e vintage dell'Europa. Il nuovo club porta le
insegne dell'associazione culturale che vuole accompagnare la sinistra ligure
nella travagliata crescita e metamorfosi. Si chiama Maestrale e si legge,
ovviamente, Burlando. "Si tratta di un soggetto chiave" scrivono
Sansa e Preve "per capire l'idea di politica che domina a Genova. Dentro
ci sono persone di tutte le provenienze e di molti orientamenti diversi, dallo
psicologo Paolo Crepet a grandi attori come Mariangela Melato e Moni Ovadia,
passando per personaggi televisivi come Claudio Bisio e Maurizio Crozza".
Questo in superficie. Scavando un po' viene fuori altro: "Quasi il 10 per
cento dei sostenitori dell'associazione privata Maestrale ha avuto una nomina
dall'ente pubblico guidato dallo stesso presidente dell'associazione".
Ecco Edoardo Bozzo, presidente della Filse, la finanziaria regionale, o Simone
Stagnaro, "nominato su diretta designazione della giunta presieduta da
Burlando membro della sezione regionale di controllo della Corte dei
conti". Ecco gli incarichi "apparentemente diversi da quelli di sua
competenza", come quello affidato a Piero Lazzeri, che da spedizioniere si
è "ritrovato a occupare una poltrona all'Ente Teatro Stabile di
Genova". Un capitolo a parte merita il socio promotore Franco Lazzarini,
socio della Ital Brokers, la prima società di brokeraggio assicurativo in
Italia. Era di Lazzarini l'automobile con la quale a settembre Burlando imboccò
contromano il raccordo autostradale. In perfetto stile casta, agli agenti
sbigottiti della Stradale mostrò il tesserino da parlamentare e se ne andò.
Solo quando la storia finì sui giornali il prefetto gli sospese la patente per
un anno. Ed è sempre di Lazzarini la villa dove vive Burlando. "Pago un
regolare affitto", puntualizza lui. Fin qui le coincidenze. Lazzarini e la
sua società dialogano con le amministrazioni pubbliche e ottengono commesse,
vincono appalti. Negli anni con il ministero dell'Interno, con la Regione
Liguria, con le Ferrovie, quando Burlando era ministro dei Trasporti. È
opportuno che un politico divida casa, auto e passioni con un fornitore della
res publica? Se lo chiedono non solo gli autori del libro. Nella Maestrale
troviamo anche una nutrita pattuglia di soci di Lazzarini. Come Giovanni
Pisani, socio della Interconsult, a sua volta socia della Ital Brokers di
Lazzarini. Un anno fa Pisani è stato nominato nel cda della Sviluppo Genova
sps. Un altro socio della Interconsult e della Maestrale è Franco Pronzato: è
stato consigliere dell'ex ministro Pierluigi Bersani (Ds), è passato
all'aeroporto di Genova per poi finire nel consiglio dell'Enac. E sempre nello
scalo del capoluogo troviamo altri due promotori della Maestrale: l'ex sindaco
Beppe Pericu, senza compenso, e l'avvocato Marco Arato, un Burlando boy. La
lista prosegue con altri nomi di rilievo come Marcello Danovaro, candidato alle
amministrative per il centrosinistra: è stato nominato alla Consulta per le
attività culturali. Oppure quell'icona dei camalli genovesi, l'intramontabile
Paride Batini, chiuso nel suo eskimo alla guida della Culmy, la compagnia dei
lavoratori portuali. Insomma un ambiente trasversale. Come si sono potuti
accorgere i magistrati titolari dell'inchiesta Fronte del porto, che cercava i
motivi delle assegnazioni di banchine e terminal. Si sono
infatti imbattuti in alcune intercettazioni telefoniche (come potevano
mancare?) in cui Burlando caldeggia per il cda dell'aeroporto Tirreno Bianchi,
console della compagnia portuale Pietro Chiesa e consigliere regionale del
Pdci. Oltre, prevedibilmente, a essere promotore della Maestrale.
L'esclusivo club è aperto anche a immobiliaristi e architetti. Come Vittorio
Grattarola, che da assessore all'Urbanistica condivise la vicenda giudiziaria
di Burlando, dall'arresto all'assoluzione. Grattarola, con un altro membro
della Maestrale, l'immobiliarista Mario Giacomazzi, sta edificando un
contestato complesso residenziale nel quartiere di Albaro. Situazione fotocopia
nella "commissione sanità" della Maestrale. Molti dei dottori
indicati hanno ricevuto promozioni nell'era Burlando. Alcuni "sono passati
grazie a una norma che consentiva la nomina di medici senza concorso".
( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
'Ndrangheta? Quale
'ndr angheta? GIANLUIGI NUZZI Calabria segreta Viaggio a Natile, dove stando a un
pentito ci sarebbero 500 affiliati alla criminalità organizzata: un uomo su
due. Ma dove il sindaco giura: "Qui la mafia non esiste". Mimmo
Calcaterra veste di nero da quando il fratello Rocco si è dato pentito.
"Una vergogna" sibila. "Ha deciso di morire senza
funerale". Più che paura d'essere ammazzato per vendetta, Mimmo è
sopraffatto dal "disonore", travolto dalla "scelta infame"
del fratello di raccontare ai giudici dell'antimafia di Torino le segrete cose
della Locride. E qui a Natile di Careri, cerniera della 'ndrangheta tra
Platì-San Luca e le cosche di Bovalino, svegliarsi con un vicino di casa
acconciato a pentito è uno shock, soprattutto se scheda i compaesani. A uno a
uno, svelando che "a Natile c'è la più alta percentuale di affiliati di
'ndrangheta: 500 su 2.400 abitanti". Tolte le 1.249 donne, vuol dire un
uomo su due. Pippicella, Callipari, Ietto e Cua: i quattro cognomi più diffusi
tra Careri e le frazioni Natile vecchio e nuovo coincidono con quelli delle
cosche. E il legame di sangue diventa formidabile chiave di lettura per
interpretare Calcaterra vestito a lutto. "La 'ndrangheta è impermeabile al
pentitismo" sostiene Nicola Gratteri, magistrato. "Sono 2 mila i
collaboratori della camorra, 1.000 quelli della mafia, in Calabria se ne contano
appena 50. Sulla costa ionica non ce n'è nemmeno uno con il grado di capo
locale". "Siamo tutti parenti" ripetono all'anagrafe in comune.
A Natile i matrimoni tra primi cugini sono prassi come quelli combinati,
indispensabili per saldare il cosiddetto "locale di 'ndrangheta",
direttorio tra le grandi famiglie della zona. E tutti indicano che se Natile è
cresciuto nell'atlante criminale, come afferma Rocco il pentito, lo si deve
alle parentele acquisite tramite i figli. Come quelle di Pietro Cua, ucciso per
strada, che sposando i due figli maschi era diventato consuocero del capoclan
di Platì, Pasquale Barbaro "U nigru", e del boss emergente di Locri,
Antonio Cordì. Natile cresce mimetizzandosi con quella sirena romantica che
alle 7 segna il lavoro a operai e agricoltori, alle 8 suona per gli impiegati,
poi per le pause pranzo e ancora a fine giornata. Natile rimane aggrappato al
luogo comune del paese in miseria del Sud: case fatiscenti, strade abbandonate.
Dei 1.847 contribuenti il 79 per cento dichiara meno di 5 mila euro annui, il
40 per cento addirittura zero. A sentire poi il sindaco, Gaetano Pippicella,
eletto dall'unica lista che si è presentata, rivedi il film di Roberto Benigni
Johnny Stecchino: "Qui abbiamo due grandi problemi", dice serafico.
Quali, sindaco? "Innanzitutto la disoccupazione al 46 per cento". E
poi? "La viabilità. Da trent'anni si parla della bretella
Bagnara-Bovalino...". Scusi, e la 'ndrangheta? "Dove c'è mafia ci
sono soldi e qui non ne vedo. L'unica alta densità è appunto la disoccupazione.
Qui non esiste la mafia, non c'è niente di gerarchico, si tratta di delinquenza
normale. D'estate vengono i turisti tedeschi in pullman, si inoltrano nelle
montagne dell'Aspromonte, vengono loro offerti formaggio, olive... Questa è
mafia? Ci sono alcuni vecchi che nemmeno escono di casa e vengono dipinti come
boss". E il collaboratore di giustizia? "Questo pentito viveva a
Torino, veniva qui solo in vacanza nel mese d'agosto. Che ne sa di
Natile?". Peccato che proprio l'arteria di Bovalino, appalti da 835
milioni di euro, stia "stimolando gli appetiti delle cosche locali"
scrivono i carabinieri del Ros "certamente alla ricerca di una
partecipazione ai lavori". Per questo la microcriminalità a Natile è
assente. Le chiavi sono in vista, lasciate nella serratura fuori dalla porta di
notte, quelle dell'auto infilate nel cruscotto. Ai carabinieri arrivano 5-6
denunce l'anno: un attrezzo sparito a un vecchio contadino, un confine
spostato. La pace: si risolve tutto tra famiglie, anche l'incidente stradale:
"Vada, vada appuntato, a che serve? Sistemiamo tra noi, non è successo
niente". Così la politica, tutto si confonde. Sindaco, lei è di destra o
di sinistra? "Che vuole che le dica? Nella mia lista c'è di tutto, dal Pd
ad An". Tutti parenti, compresi i consiglieri comunali con i boss. Anche
al comprensorio scolastico di Natile si sente ripetere l'adagio della mafia
inesistente. La negazione, però, diventa conferma della sua presenza
soffocante. Il direttore Sebastiano Natoli: "Non c'è criminalità, non vede
la scuola com'è linda? Sono stato 16 anni a Platì, come posso parlare male di
paesi come questi?". Già. Lo fanno invece, con coraggio, gli alunni e gli
insegnanti che cercano una strada. Basta salire a Careri, scuola media, unica
sezione, aula di terza. "Che cos'è la 'ndrangheta?" chiede il
cronista. Silenzio. Minuti di silenzio. L'insegnante d'italiano, Franca Donato,
stimola, suggerisce, ma nessuno parla. Poi un pianto dirotto. Lacrime di
Miriam, amica di Francesco Fortugno, il vicepresidente della regione
assassinato nel 2005: "Ognuno deve avere la propria libertà, chi ha ucciso
il mio padrino deve finire in carcere". Parla e ha occhi tra dolore e
ammirazione. Quell'uomo non c'è più, innocenza e morte si mescolano. Vito,
unico maschio della classe: "Ci impediscono di vivere". E poi
Erminia: "Con i cattivi solo ciao ciao, la criminalità è una
minaccia". Assuntina traccia il perimetro: "Ci sono tante persone che
fanno del male alla nostra terra. Careri è una gabbia". Nemmeno insegnare
è semplice: "A Natile ti scontri con problemi di disadattamento"
spiega un'insegnante che supplica l'anonimato. "Padri in carcere o
latitanti. I piccoli emulano i grandi, famiglie assenti e spunta sempre il
leader, il bullo... Facevo supplenza e non accettavano la mia disciplina. Tra
loro parlavano di 'ndrangheta, che si fa la vita facile, si guadagnano
soldi". Così si cresce, a silenzio e violenza. Marco e Francesco S. sono
minorenni e già vivono soli. A casa loro i carabinieri trovano una Beretta
7.65. Perché qui, come allo Zen di Palermo o a Tirana o dove volete voi, la
pistola è un simbolo. A 18 anni chiedono il porto d'armi senza andare a caccia.
È un titolo d'onore come il "dott." che altrove tanti ambiscono
davanti al nome. "Una volta l'arsenale era qualche fucile e un paio di
pistole" racconta Gratteri. "Negli ultimi tempi, invece, abbiamo
sequestrato dieci bazooka, 5-6 chili di plastico C3 o C4, sei missili
terra-aria. Tutta roba che arriva dalla ex Iugoslavia tramite la Sacra corona
unita". Qui la povertà è disperazione per alcuni e foglia di fico per
altri: "Case diroccate e dentro troviamo il lusso" spiega alla
Criminalpol lo specialista delle cosche della zona. "Nel cortile interno
sono parcheggiate Bmw da 150 mila euro. Case magari senza numero civico perché
costruite abusivamente. Una volta ho dovuto ammanettare un vigile urbano perché
non ci indicava la casa di un boss da arrestare. Solo dopo
( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
FATTI & CREDENZE
Intercettazioni, ecco i numeri veri LUCA RICOLFI Tre
fatti sono difficilmente contestabili: intercettiamo molto più che in passato,
nel 2007 abbiamo toccato il massimo storico, le differenze fra distretti
giudiziari sono enormi. Parlando di intercettazioni i numeri si sprecano. Pare
che le persone con i telefoni controllati siano circa 100 mila. Qualche
magistrato ha detto che, in realtà, sono "solo" 20-30 mila, perché le
persone controllate sono di meno dei telefoni sotto controllo (un intercettato
può avere più di un telefono) e gli apparecchi controllati sono di meno dei
decreti di autorizzazione (perché questi ultimi includerebbero le proroghe).
Qualche giornale, sulla base di valutazioni spannometriche del ministro della
Giustizia, ha parlato di oltre 3 milioni di cittadini ascoltati, includendo nel
calcolo anche le persone non controllate ma che cascano nella rete in quanto
conversano al telefono con un soggetto intercettato. Per dimostrare che le
intercettazioni in Italia sono troppe il ministero della Giustizia si è anche
preoccupato di fornire i dati di altri cinque paesi (perché solo cinque? Perché
proprio quei cinque? Qual è la fonte?), da cui sembra che
altrove si intercetti molto meno che in Italia. Chi ha ragione? Se il criterio
è il confronto con altri paesi, dobbiamo dire che non sapremo mai se in Italia
si intercetta troppo o troppo poco. Infatti, qualsiasi intercettazione deve
essere autorizzata dalla magistratura, mentre in altri paesi esistono altri
soggetti istituzionali, per esempio i servizi segreti, la polizia o le
autorità di borsa, che possono farlo senza chiedere l'autorizzazione dei
magistrati e senza rendere pubblico il numero delle intercettazioni. Quindi le
statistiche basate sulle sole autorizzazioni della magistratura non sono
confrontabili, ed è perciò impossibile costruire una graduatoria fra paesi:
siamo e resteremo in balia dei nostri pregiudizi e delle nostre credenze. Se
però cambiamo punto di vista, e ci chiediamo non se intercettiamo troppo
rispetto agli altri paesi, ma se intercettiamo troppo rispetto al passato,
qualche cosa siamo in grado di dire. Combinando le informazioni frammentarie
fornite dal ministero della Giustizia negli ultimi 11 anni, possiamo tentare di
ricostruire due miniserie storiche del numero di decreti di intercettazione fra
il 1992 e il 2007. La prima serie va dal 1992 al 1996 e dice che in quel
periodo il numero di intercettazioni (decreti) è più che raddoppiato, in
particolare ha avuto un balzo in avanti (+58,5 per cento) fra il 1995 e il
1996. La seconda serie va dal 2001 al 2007, ma è difficile da confrontare con
la prima perché non è chiaro se i decreti sono computati nello stesso modo.
Quel che possiamo dire con sicurezza è che anche in questo secondo periodo il
numero di intercettazioni è aumentato di molto, con un grande balzo fra il 2001
e il 2003. Oggi le intercettazioni sono 4 volte più numerose che nel 2001, e
dai primi dati disponibili paiono essere aumentate anche nell'ultimo anno (13,1
per cento). Quanto al periodo intermedio, che va dal 1996 al 2001 e dunque
coincide con la prima legislatura del centrosinistra, il numero delle
intercettazioni pare essersi approssimativamente dimezzato, sempre che le
vecchie statistiche del ministero siano confrontabili con le nuove. A questa
variabilità nel tempo del ricorso alle intercettazioni si accompagna una non
minore variabilità nello spazio, ossia fra distretti giudiziari. A Milano il
rapporto fra utenze intercettate e procedimenti penali presso i tribunali è più
di due volte quello di Torino, e oltre 15 volte quello di Taranto. Conclusione?
Nessuno potrà mai sapere se l'Italia intercetta troppo o troppo poco rispetto
agli altri paesi, ma tre fatti sono difficilmente contestabili: intercettiamo
molto di più che in passato, nel 2007 abbiamo toccato il massimo storico, le
differenze fra distretti giudiziari sono enormi. Forse qualcuno dovrebbe
spiegarci perché.
( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Sommario SOMMARIO
sommario Panorama del 10 luglio 2008 primo piano 20 inteRVISTA Saccà nisciuno è fesso di Mario Sechi 26 intercettazioni Mi
spiano, ergo sum di Roberto Barbolini indiscreto 31 Di Pietro investe nel suo
Molise; a Napoli arriva anche l'allarme cimitero copertina 39 BABY LADRI La
vita dei bambini schiavi di Giacomo Amadori attualità 54 Nuove lobby A Genova e
dintorni tira forte il Maestrale di Gianluigi Nuzzi 56 vacanze italiane Renato
Brunetta. Vorrei fare il fannullone (ma non ci riesco) di Stefania
Berbenni 60 Sanità Lo strano caso del dottor Huscher di Carmelo Abbate 62
Calabria segreta 'Ndrangheta? Quale 'ndrangheta? di Gianluigi Nuzzi 66 Caso
Gelmini Il mistero delle intercettazioni scomparse di Ignazio Ingrao 68 Banda
della Magliana Quel che resta di Renatino di Ignazio Ingrao
( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il mistero delle
intercettazioni scomparse IGNAZIO INGRAO Caso Gelmini Le registrazioni
originali delle conversazioni sulle quali si fonda l'accusa di molestie e abusi
sessuali sembrano finite nel nulla. Ma nel giallo di don Pierino spuntano
strani biglietti, contraddizioni, detenuti che parlano di pressioni e denaro...
Le intercettazioni telefoniche mettono in crisi il pubblico ministero di Terni,
Barbara Mazzullo, titolare dell'inchiesta a carico di Pierino Gelmini, l'ex
sacerdote (oggi ridotto allo stato laicale) fondatore della comunità Incontro
per il recupero di giovani tossicodipendenti, indagato per molestie e abusi
sessuali. I difensori di Gelmini, Filippo Dinacci e Lanfranco Frezza,
contestano infatti la validità delle registrazioni telefoniche che
accuserebbero il fondatore della comunità Incontro e i suoi più stretti
collaboratori. Il pm Mazzullo ha fatto intercettare per 3 mesi consecutivi (dal
9 marzo al 7 giugno 2007) le 12 linee telefoniche del centralino della
comunità. Per registrare la mole enorme di chiamate la procura è dovuta
ricorrere a un server esterno, noleggiato presso una società privata, la Redi
di Latina. Sono state intercettate così oltre 45 mila
conversazioni, poi trasferite su 50 cd-rom. Insieme con le testimonianze di
dieci ex ospiti della comunità che accusano Gelmini di averli molestati, le
intercettazioni costituiscono uno degli elementi essenziali su cui si fonda la
richiesta di rinvio a giudizio dell'ex sacerdote. Secondo gli
inquirenti, coordinati dal capo della squadra mobile di Terni, Luca Sarcoli,
dalle telefonate registrate emergerebbe come due stretti collaboratori di
Gelmini, Giampaolo Nicolasi e Pierluigi La Rocca, con offerte di denaro e di
lavoro, avrebbero cercato di indurre uno degli accusatori, Giovanni Preziuso, a
ritrattare. Ma non si sa dove siano finite le registrazioni originali di queste
conversazioni. Fino a questo momento la procura ha messo a disposizione delle
parti solo i cd. I legali di Gelmini hanno chiesto di poter confrontare i cd con
le tracce originali ma, come spiega Dinacci a Panorama, "se le
registrazioni originali sono state distrutte, attraverso la ripulitura del
server, sarebbero inutilizzabili. Sono state infatti riversate sui cd senza che
a tale operazione sia stata consentita la presenza dei difensori, così come
previsto invece dal Codice di procedura penale". Centinaia di pagine di
trascrizioni delle conversazioni tra gli accusatori di Gelmini, i loro
familiari e gli operatori della comunità rischiano così di non poter essere
utilizzate in sede processuale. Gelmini, che un anno fa si trovava nella
bufera, assediato da tv e giornali, ora attende con fiducia la prossima udienza
dinanzi al giudice dell'udienza preliminare di Terni, Pierluigi Panariello,
fissata per il 15 luglio. In tale occasione saranno chiamati a testimoniare il
capo della squadra mobile, Luca Sarcoli, e l'ispettrice che ha condotto le
indagini, Anna Maria Mancini. Il procuratore della repubblica di Terni, Fausto
Cardella, afferma: "Tutte le questioni sollevate saranno dibattute in
aula. Riterrei non solo deontologicamente scorretto ma anche poco rispettoso
nei confronti delle parti e dello stesso giudice esprimere qualsiasi opinione
fuori dall'ambito processuale". Dalle controindagini dei legali di Gelmini
emergerebbero inoltre nuovi elementi che potrebbero mettere in crisi le
testimonianze degli ex ospiti della comunità. Spunta un biglietto che due
accusatori dell'ex sacerdote (Mario Saragò e Livio Romeo) si sarebbero
scambiati nella biblioteca della comunità mostrando le loro vere intenzioni. E
c'è un'intervista rilasciata dallo stesso Saragò a una tv locale, nel mese di
agosto 2007, nella quale il giovane afferma: "Mi chiedo come la gente
metta in giro queste notizie infamanti su don Pierino. Per me don Pierino è
tutto. Sicuramente sarà un discorso di invidia da parte di queste persone che
avevano già rubato in comunità". Meno di tre mesi dopo Saragò si presenta
dinanzi all'autorità giudiziaria per accusare Gelmini di averlo molestato.
Ancora più contraddittoria, secondo i difensori dell'ex sacerdote, sarebbe la
posizione del principale accusatore, Michele Iacobbe. Dalle sue dichiarazioni,
rese dinanzi alla direzione distrettuale antimafia di Bari nel giugno 2005,
hanno preso il via le indagini. Iacobbe ribadisce le accuse già formulate nel
2000 (il processo venne archiviato): Gelmini lo avrebbe molestato insieme con
un altro giovane di Isernia, Pasquale Di Leonardo. Ma nel dicembre 2006 Iacobbe
di fronte a tutti gli ospiti della comunità chiede scusa a Gelmini e aggiunge:
"Il cuore che ha don Pierino non ce l'ha nessuno, è una persona speciale
che trasmette amore, pace, serenità, tutto". Venti giorni dopo, Iacobbe
torna spontaneamente in procura e al pm Mazzullo ribadisce le accuse. Nel
maggio 2008 un nuovo colpo di scena: un detenuto torinese, Riccardo Bonetta,
afferma di aver conosciuto in carcere Iacobbe, il quale gli avrebbe confidato
che si era inventato tutto per estorcere denaro a Gelmini. I legali dell'ex
sacerdote si preparano anche a dimostrare come in molte delle situazioni
descritte dagli accusatori (feste, raduni con le famiglie) sarebbe stato
impossibile per Gelmini abusare dei ragazzi, poiché l'ex sacerdote era
continuamente sotto gli occhi di tutti. Infine alcuni testimoni indicati dallo
stesso Iacobbe avrebbero palesemente contraddetto le sue dichiarazioni. Gli
inquirenti difendono la completezza del lavoro e denunciano tentativi di
inquinamento delle indagini messi in atto dagli accusati. Inoltre mettono in
evidenza come Gelmini, per soddisfare le sue richieste sessuali, avrebbe
ripetutamente minacciato di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di
numerosi personaggi politici influenti. Si tratta di accuse pesanti e
circostanziate ma, ancora una volta, l'esito di un processo che sembrava scontato
è appeso a un filo. Quello del telefono.
( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
EDITORIALE Sfida
all'Ok Corral con i giustizialisti MAURIZIO BELPIETRO Il duello per Berlusconi
appare all'ultimo sangue e non è sicuro che vincerà la legge. Il problema
dell'irresponsabilità dell'azione penale non riguarda solo lui, ma la
democrazia. Prima delle elezioni avevo consigliato a Silvio Berlusconi, dalle
colonne di Panorama, di tenersi alla larga dai temi della giustizia. C'è tanto
da fare che quelli, pensavo, possono venire dopo. Non immaginavo però che la
giustizia, per mano di alcuni suoi più smaniosi amministratori, le avrebbe
ancora una volta escogitate tutte per non tenersi alla larga da lui. Credevo
che la stagione dello scontro tra politica e toghe potesse considerarsi finita
e che la caccia al Cavaliere fosse avviata a conclusione, soprattutto perché
l'area ideologica in cui certi pm avevano trovato in passato legittimazione era
uscita devastata dal confronto elettorale. Con il senno di poi, mi sbagliavo:
quella che pareva una legislatura cominciata bene, capace di metter mano ai
guai del Paese, sta precipitando in un vortice di veleni in cui rischia di
essere risucchiato lo stesso governo. L'operazione, diversamente dal passato,
non mira ad abbattere il presidente del Consiglio per via giudiziaria, ma a
demolirne l'immagine pubblica, a minarne il profilo istituzionale, così da
renderlo impresentabile, in Italia e all'estero. Qualcuno pensa che le
telefonate, i pettegolezzi, le spiate dal buco della serratura possano fare
molto più di una condanna in primo grado, soprattutto se la sentenza rischia di
essere riformata nel secondo o in Cassazione per evidenti vizi di forma. Non
importa che nelle chiacchiere bollenti non si ravvisino profili di reato:
bastano quelli provocanti di belle ragazze in cerca di una parte. E così è un inseguirsi di voci su presunte intercettazioni a
sfondo erotico-ministeriale e confidenze d'alcova su cui non è apposto alcun
segreto giudiziario. Una campagna che ha una diabolica efficacia e che non è
nuova. Trent'anni fa, con un mix forcaiolo e gossiparo molto simile, L'Espresso
riuscì ad abbattere Giovanni Leone. Il presidente della Repubblica fu
descritto come un tangentista anche se era innocente, fu ritratto in copertina
come un clown, fu messo in croce per le sue amicizie, fu sbeffeggiato perché
aveva una bella moglie e dei figli dipinti come monelli. Grazie alla codardia
del suo partito, la Dc, e alla protervia dell'opposizione, il Pci, il capo
dello Stato fu accompagnato alla porta, salvo poi essere riabilitato vent'anni
dopo. La giornalista dell'Espresso che si era resa responsabile di quella
caccia all'uomo fu condannata, ma nessuno lo ricorda più. Così come nessuno
rammenta che, per un curioso caso, Leone fu l'unico presidente favorevole alla
separazione delle carriere tra pm e giudici: in un messaggio alle Camere ammonì
il Parlamento sul lassismo giudiziario, invocando meno scarcerazioni facili,
soprattutto meno ferie e concorsi e formazione più scrupolosi per i magistrati.
Rinviò alle Camere la legge sull'elezione dei membri del Csm, la stessa che in
seguito alla reiterazione del Parlamento aprì le porte dell'organo di
autogoverno delle toghe alle correnti e alla politicizzazione. Chi credesse
dunque che il problema della giustizia e dell'uso politico che alcuni gruppi
editoriali fanno della giustizia e del pettegolezzo siano un problema
esclusivamente di Berlusconi sbaglierebbe. Il problema della giustizia, della
sua ideologizzazione e dell'irresponsabilità dell'azione penale, mischiato al
ruolo che alcuni centri giustizialisti svolgono, non riguarda solo il Cavaliere,
ma la democrazia stessa. Il tema non è sorto nel 1994, con la discesa in campo
di Berlusconi, ma tiene banco dal giorno in cui è nata la Repubblica. Nel 1954
il ministro Michele De Pietro (quasi un omonimo dell'attuale leader della
corrente forcaiola) cercò di porre un argine a un potere giudiziario che si
autoamministra con un'autonomia che anche all'estero giudicarono non avere
eguali in Europa continentale. Ma la riforma fu bloccata dalle proteste dei
giudici. Ogni tentativo di rompere l'intangibilità dei magistrati nel corso
degli anni si è infranto contro lo strapotere delle toghe. Dal referendum sulla
responsabilità civile alla riforma del Csm, ogni prova si è risolta in
ulteriore rafforzamento dei giudici. Quella in cui è impegnato Berlusconi appare
dunque come una sfida all'Ok Corral, un duello all'ultimo sangue, dove non è
sicuro che a vincere sarà la legge, anche se si presenta sotto le ali della
giustizia.
( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Quel che resta di
Renatino IGNAZIO INGRAO Banda della Magliana Una fitta rete di legami con la
criminalità ma anche con alti prelati. E poi un tesoro: soldi (tanti),
gioielli, immobili... Ecco che fine ha fatto l'eredità di Enrico De Pedis, nome
tornato al centro del caso Orlandi. "Mio marito è morto incensurato".
Si rifiuta di parlare con i giornalisti Carla Di Giovanni, 61 anni, vedova di Enrico
De Pedis, detto "Renatino", boss della banda della Magliana. Carla
ripete solo la sua paradossale verità: Renatino, infatti, venne ucciso il 2
febbraio
( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Giustizia Senza limiti,
anche per le spese STEFANO VESPA Scontro fra poteri Sempre più duro il faccia a
faccia tra politici e magistrati. Sul tappeto il caso Csm, i costi troppo
elevati, la lunghezza dei processi. Mentre si profila un nuovo elemento di
attrito: quello sui benefici ai detenuti. Nella guerra senza esclusione di
colpi che si combatte sulla giustizia è ormai chiaro che alla fine non ci potrà
essere pareggio. C'è il Consiglio superiore della magistratura che, nonostante
l'intervento del presidente della Repubblica, è andato avanti per la sua strada
esprimendo un parere sulla costituzionalità di un decreto, proprio quello che
Giorgio Napolitano ha detto che non può fare. C'è una parte dell'opposizione
che per il Pdl "è pronta alla spallata finale". C'è
il governo che lavora a un decreto legge per porre limiti alle intercettazioni
e alla loro pubblicazione. Insieme a tutto ciò restano altre emergenze come
l'inaccettabile lunghezza dei processi e la certezza della pena, per risolvere
le quali oggi sembra impossibile un punto di incontro tra maggioranza e
opposizione. Nel frattempo un sondaggio per Panorama (vedere a pagina
49) conferma che il limite di sopportazione da parte dei cittadini è stato
raggiunto e forse superato: il 93,2 per cento è d'accordo sul fatto che un
magistrato che sbaglia debba risponderne; l'89,7 pensa che debba essere
allontanato dalla magistratura chi è lento nel lavoro e libera gli accusati per
decorrenza dei termini; il 78,4 ritiene che i magistrati dovrebbero essere
controllati da un organo indipendente, dunque non dal Csm com'è oggi. La
lettera inviata il 1° luglio da Napolitano al vicepresidente del Csm, Nicola
Mancino, è riuscita a evitare, o almeno a rinviare, uno scontro istituzionale
dalle conseguenze imprevedibili. In sintesi, il capo dello Stato conferma la
liceità dei pareri sui progetti di legge, non il "vaglio di
costituzionalità" che spetta solo alla Consulta. Ma certo le ultime mosse
di tutti i giocatori in campo non lasciano ben sperare. I limiti entro i quali
l'organo di autogoverno delle toghe può esprimersi sono definiti dalla legge
istitutiva del 1958: il Csm "dà pareri al ministro, sui disegni di legge
concernenti l'ordinamento giudiziario, l'amministrazione della giustizia e su
ogni altro oggetto comunque attinente alle predette materie". L'annuncio
di un parere sulla costituzionalità del cosiddetto emendamento salva processi
al decreto sicurezza (che prevede lo stop per 1 anno ai processi per reati
sotto i 10 anni di pena e commessi entro il 30 giugno 2002, compreso quello in
cui Silvio Berlusconi è imputato di corruzione a Milano) ha portato al
Quirinale i presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini.
"Ci sarebbero gli estremi per sollevare un conflitto di attribuzione tra
poteri dello Stato" riflette Filippo Berselli (An-Pdl), presidente della
commissione Giustizia del Senato. La bocciatura da parte del Csm della norma
"salva processi" è risultata dunque uno schiaffo a Napolitano, ancora
più grave perché arrivato appena Mancino aveva finito di leggere la lettera
spedita dal Quirinale. "L'unica differenza nel testo è l'eliminazione
della parola "costituzionalità"" fa notare Gianfranco Anedda,
membro laico del Csm per il Pdl, "lasciando però il riferimento al
principio di ragionevolezza che è proprio della Consulta". Un modo,
secondo Anedda, di rivendicare la propria autonomia con l'evidente
contraddizione (oltre allo sgarbo istituzionale) di voler essere autonomi
perfino da chi presiede lo stesso Csm, cioè il presidente della Repubblica.
"C'è uno spezzone politico e giudiziario che intende dare la spallata al
governo e combatte l'ultima battaglia a tutti i costi" dice Fabrizio
Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. L'obiettivo è quello "di
aumentare i consensi attorno ai forcaioli". Per questo Cicchitto non
sottovaluta Antonio Di Pietro, "che puntando alla spallata punta in realtà
a egemonizzare il Pd" indicando la strada dello scontro a oltranza. È
evidente come in questa situazione affrontare i mali del pianeta giustizia sia
molto difficile. La commissione Giustizia del Senato sta discutendo il disegno
di legge sulla sicurezza (che comprende il contestato reato di immigrazione
clandestina, con l'opposizione contraria anche alla semplice aggravante):
Berselli conta di approvarlo entro il 17 luglio, pur prevedendo almeno 200
emendamenti. Intanto, un primo passo bipartisan è stato compiuto il 2 luglio,
quando la commissione ha approvato all'unanimità un'indagine sull'efficienza
della spesa del sistema giudiziario. Visto che avere più soldi è impossibile,
occorre una maggiore efficienza. Cinque i punti dell'indagine: razionalizzare
le spese obbligatorie, come le notifiche; risparmiare su procedure quotidiane,
per esempio convalidare il fermo nel carcere evitando la traduzione del fermato
davanti al giudice; valutare lo stato delle sperimentazioni sui risparmi
possibili nelle intercettazioni e con una migliore organizzazione del lavoro,
come dimostrato dalla procura di Bolzano; valutare quanti soldi sono
disponibili in depositi bancari e postali, inutilizzati da tempo, e ovviare
alla mancata riscossione delle spese di giustizia dopo la condanna; infine
favorire le sanzioni amministrative con una contestuale depenalizzazione e, in
campo civile, un maggiore ricorso alla conciliazione. L'efficienza è la
priorità anche per Lanfranco Tenaglia (Pd), ministro ombra della Giustizia:
"Abbiamo già presentato una proposta organica, che prevede l'assunzione di
2.200 cancellieri, la riforma delle circoscrizioni giudiziarie e un maggiore
uso della telematica". Visto che l'accorpamento degli uffici giudiziari
minori scatenerebbe delle rivolte, Tenaglia ipotizza anche "organici unici
per uffici limitrofi, che presuppongono mobilità e flessibilità". Un altro
scontro è certo sulla legge Gozzini. Berselli da tempo punta a riformare i benefici
ai detenuti: "Va eliminata la liberazione anticipata, cioè lo sconto
automatico di 45 giorni ogni 6 mesi di reclusione" spiega il senatore del
Pdl "e l'affidamento ai servizi sociali dev'essere consentito per pene
fino a 1 anno e non fino a 3 anni come ora. E vanno allungati i tempi per
ottenere la semilibertà". L'opposizione ha altre idee: "La Gozzini ha
dato ottimi risultati" replica Tenaglia. "Anziché eliminarla,
aumentiamo il potere di valutazione del giudice di sorveglianza sui singoli
casi. Piuttosto, vogliamo modificare la ex Cirielli sui tempi della
prescrizione dei reati, troppo bassa anche per quelli più gravi".
Efficienza e certezza della pena, evidentemente, hanno significati diversi a
seconda dei vocabolari politici.
( da "Panorama" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Bossa nova,
compleanno rap ANDREA RIMADO INcontro Come fa il sound brasiliano a piacere così
tanto anche agli under 20? Lo spiega Sergio Mendes, che sta per arrivare in
Italia e che con l'ingrediente hip-hop ha scalato le classifiche. Un'onda lunga
cinquant'anni, che ha bagnato prima la spiaggia di Ipanema e poi il resto del
mondo. Fatta di samba vestito di jazz, amore balneare, sole, cielo e ragazze
dal passo irresistibile. La bossa nova compie mezzo secolo di vita, ma non lo
dimostra. Il governo brasiliano l'ha dichiarata patrimonio immateriale del
paese. Rio de Janeiro, sua culla, offre lo stesso paesaggio e le stesse
vibrazioni di allora. E molti dei suoi protagonisti (o i loro figliocci)
continuano a suonarla. Le avvisaglie erano cominciate prima, ma è il
( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Leo Sansone, 07
luglio 2008, 10:42 Il graffio Se fosse superstizioso (non è detto che non lo
sia), Silvio Berlusconi farebbe gli scongiuri dal Giappone. Finora gli è andata
bene. Ma ora parlerà o non parlerà Miriam Raffaella Bartolini in Berlusconi? O
meglio: parlerà o no Veronica Lario, il più conosciuto nome d'arte assunto
dalla moglie del Cavaliere quando faceva l'attrice? Una cosa è sicura:
Berlusconi l'ha incontrata, le ha parlato ripetutamente per telefono. E, per
ora, la moglie tace. "Sono fango e pettegolezzi senza fondamento", ha
assicurato venerdì il presidente del Consiglio. In una formalissima conferenza
stampa a Palazzo Chigi sull'attività del governo, ha seccamente smentito il
gossip a sfondo sessuale che da una settimana occupa le pagine dei giornali.
Poi è partito per il vertice del G8, che da ieri si tiene nel paese del sol
levante. La tensione è altissima. Fra le telefonate
intercettate dalla magistratura, e per ora non finite sulla stampa, ce ne
sarebbero anche alcune a luci rosse che riguarderebbero Berlusconi ed alcune
giovani e belle ministre del suo governo. Le indiscrezioni hanno riempito quotidiani
e riviste. Fra i primi a scriverne è stato Vittorio Feltri, direttore di
"Libero". In un articolo ha parlato di intercettazioni telefoniche
arrivate ai giornali; pericolose per Berlusconi, ha precisato, non sul piano
penale, ma su quello della "gnocca". Fedele Confalonieri, in una
intervista al "Corriere della Sera", ha negato ogni veridicità alle
indiscrezioni in circolazione ed ha commentato: "Può capitare al telefono
di parlare in modo pruriginoso". Del resto, ha aggiunto il presidente di
Mediaset e grande amico del Cavaliere, "Mozart pizzicava il sedere alle
cameriere". Così è scattato l'allarme Veronica Lario. Per "il
goliardismo" e "il bullismo da paese" di Berlusconi, come lo ha
definito Confalonieri, è già scoppiato un caso un anno e mezzo fa. La signora
Lario, di solito molto riservata, in una lettera aperta pubblicata in prima
pagina da "la Repubblica" il 31 gennaio 2007, chiedeva pubbliche
scuse al marito, dopo i troppi galanti complimenti indirizzati ad altre donne.
Immediatamente arrivarono le pubbliche scuse dell'allora leader
dell'opposizione. "Cara Veronica, eccoti le mie scuse. Ero recalcitrante
in privato, perché sono giocoso, ma anche orgoglioso", disse, chiudendo il
caso. Quelli furono pesanti contrasti finiti sui giornali anche per questioni
economiche. La seconda moglie del Cavaliere, precisarono i giornali, chiedeva
una quota di riguardo dell'impero Fininvest anche per i suoi tre figli,
considerati penalizzati rispetto a quelli avuti dal marito nel primo
matrimonio. Il presidente del Consiglio non vuole che la vicenda si ripeta.
Così ora ha un occhio rivolto al Giappone e due in Italia. Berlusconi, da oggi
a mercoledì in missione nel Sol levante per la riunione dei paesi del G8, non
passerà delle giornate tranquille. Il presidente del Consiglio dovrà
affrontare, con gli altri sette capi di governo a Sapporo, le emergenze dei
prezzi boom di petrolio ed alimentari. Ma avrà l'attenzione doppiamente rivolta
all'Italia: per gli attacchi piovuti al 'blocca-processi' e al lodo Alfano (gli
permetterebbero di uscire indenne dal processo Mills), per i contrasti sorti
con l'alleato Umberto Bossi e per le eventuali reazioni della moglie al gossip
a luci rosse. Ci sono tre possibili problemi connessi: il primo è famigliare;
il secondo è economico, il terzo è politico. Già, ci potrebbe essere anche un
problema politico se Veronica chiedesse conto a Berlusconi di eventuali
telefonate non propriamente eleganti. Il Cavaliere di Arcore aspetta ed
incrocia le dita. Si augura che le intercettazioni, se esistono, non vengano
pubblicate dai quotidiani e spera che Veronica non scenda in campo con delle
accuse. Una moglie che contesta il marito presidente del Consiglio e leader
della maggioranza non è certo una bella pubblicità. E' già successo varie
volte: all'inizio del 2007, è accaduto quando la signora Lario in Berlusconi
appoggiò la scelta pacifista in Iraq, contestando quella militare. E' successo
quando Walter Veltroni la invitò, per "le sue curiosità culturali" e
per la sua indipendenza, ad entrare nel Partito democratico. Non furono bei
momenti per il Cavaliere l'intrusione del pubblico nel suo privato famigliare e
viceversa. Non è certo bello, ma è una delle conseguenze e delle degenerazioni
del sistema politico leaderistico e maggioritario all'americana, voluto sia dal
presidente del Consiglio e sia dal segretario del Pd. La moglie Veronica, per
Berlusconi, potrebbe diventare più temibile di Veltroni, di Prodi, di D'Alema,
di Rutelli, di Amato, di Di Pietro. Un suo attacco potrebbe risultare più delicato
da affrontare del conflitto d'interessi fra i suoi poteri pubblici di
presidente del Consiglio e i suoi interessi privati (aziendali e giudiziari).
Rapporti famigliari e politica rischiano d'intrecciarsi in un corto circuito.
"Io perdo tutti quelli che amo. Non ti voglio perdere", dice Sharon
Stone, nel film Basic Istinct. Dove non poté Veltroni con Berlusconi, forse
potrebbe Veronica. Il loro, comunque, è un legame antico. Si conobbero dal 1980
quando Veronica era una attrice e il Cavaliere un imprenditore, hanno
convissuto e poi si sono sposati nel 1990, dopo che il Cavaliere ottenne il
divorzio dalla prima moglie. Il rapporto, anche se fra uno strappo e l'altro,
finora è andato avanti.
( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
In questo blog
abbiamo più volte "sfottuto" il nostro Julius per la sua ansia Pop.
L'inutile e dannosa Robin tax, la populistica esclusione dei ricchi (solo
70mila? solo due dei quali in piazza di Spagna a Roma?) dai benefici Ici sulla
prima casa, la card per gli anziani, la lotta contro la speculazione. E via
dicendo. Anzi, già che ci siamo, gli insopportabili slogan contro il
"mercatismo". Senza considerare la mancata liberalizzazione per
eccellenza: e cioè la riduzione delle imposte sui redditi o per lo meno una
prospettiva di riduzione. Che il Dpef non ci da. Insomma quello che pensiamo
sul Julius pop per i nostri commensali (che spesso hanno anche criticato il
cuoco) è pietanza nota, anche se non a tutti gradita. Ieri è arrivata in cucina
una mail di David Baccini, intitolata "Tremonti il socialista ci porterà
al disastro". Vi inoltro le prime righe: "sono sconcertato per il
comportamento schizoide del Ministro Tremonti, nel quale non ho mai riposto
alcuna fiducia e che affonderà il Governo, ma sopratutto per il "sentiment
filogovernista-filotremontiano antimercato" di Giannino: scioccante
davvero. Altrettanto sconcerto va verso l'IBL, che di fronte ad accuse
tremontiane al mercato, a chi (praticamente l'intero popolo europeo) non si
riconosce nel nuovo meta-stato soviet-europeo, alla speculazione, al profitto,
a chi si dice liberista, a chi esige basse tasse, a chi disconosce l'efficacia
della redistribuzione (Robin Tax ed altre puttanate) .. l'IBL tace, in
conformità Gianniniana". Be' in effetti si può condividere con Baccini un
certo stato di solitudine da queste parti. Difficile trovare conforto a
sinistra (lo devo spiegare ancora una volta?), ma anche nei punti di
riferimento dei liberali classici, sembra che ci sia un po' una corsa a non
disturbare il manovratore. La paura di Prodi e accoliti non ci può rinchiudere
in un angolo. Non ci deve spingere verso un'accettazione muta dei provvedimenti
governativi. Insomma se Julius ha deciso di fare una corsa di popolarità con
l'adorato Cav, son cavoli suoi. Non di Noi italiani che abbiamo votato un
governo immaginato liberale. Scritto in Berlusconi IV Non commentato " (No
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 03Jul 08 Bce senza pop La Bce ha
deciso di alzare al 4,25 per cento i tassi di interesse in Europa, con un
ritocco all'insù di un quarto di punto. I governi di mezza Europa (Francia e
persino Germania) le avevano chiesto di non farlo. D'altronde l'economia non
gira e l'inflazione (arrivata al 4 per cento massimo da 16 anni) è più dovuta
al rincaro delle materie prime che ad una forte domanda di consumo. Chi ha
ragione? La Bce non risponde a nessuno. I governi Ue, invece, ai propri
elettori. In questa vicenda il differente grado di responsabilità
(accountability) ha un peso. La politica sembra più attenta al momento, al
breve termine. Palese il caso italiano: subito una dilazione sulla rata dei
mutui (accordo Tremonti-Abi) ma tra 20 anni si paga il conto. Subito la card
sociale per i pensionati più poveri, ma non si riducono permanentemente le
imposte dirette. Subito la tassa sugli odiati banchieri-petrolieri, ma domani
si rifaranno con aumenti sui consumatori. Il respiro immediato è ciò che conta,
nel lungo periodo (come diceva qualcuno che al cuoco non piace tanto) saremo
tutti morti. I banchieri centrali "irresponsabili" per costituzione
si possono permettere l'impopolarità. Sanno che non possono alimentare
aspettative inflattive. La rincorsa prezzi-salari-prezzi è micidiale come
dimostrano gli anni 70. E ci sono i primi segni. La furia sindacale In Italia
contro l'inflazione programmata fissata ll'1,7 per cento nel Dpef (e qui bene
ha fatto Julius), il costo del lavoro in Spagna salito al 5,7 per cento;
l'aumento salariale dei pubblici dipendenti tedeschi fissato quest'anno al 5
per cento. I Banchieri centrali saranno spietati, ma sanno che un un po' di
veleno nel corpaccione europeo oggi, è meglio di un infarto certo domani. Non
accondiscendono alla nuova ventata pop della politica europea. Scritto in pol
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post a un amico 03Jul 08 Rosicchiare la Mela Tra pochi giorni arriva in Italia
un oggetto di culto. Sì qualche volta anche in questa zuppa si assaporano
pietanze leggere. Si tratta del nuovo telefonino 3g della Apple. Come sapete il
cuoco ha una certa passione per la Mela. Oggi il sole 24ore ha anticipato i
possibili piani tariffari che Vodafone e Tim applicheranno al mitico gadget. Lo
diciamo subito: troppo cari. Il nuovo telefono è pensato per stare spesso
collegato, anche in remoto, su internet. Insomma brucia bytes su bytes. Gli
operatori invece fanno finta di nulla e nelle loro ipotesi di abbonamento
prevedono tariffe flat fino a 1gb (Tim) e 600 Mb (Vodafone). Un po' tirchietti.
C'è da scommettere che i mela maniaci che vorranno aver subito l'oggetto del
desiderio pagheranno un biglietto di ingresso piuttosto caro: e a riscuoterlo
non sarà la Apple, ma i due gestori di telefonia. Scritto in Varie Commenti ( 2
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 22Jun 08
Appunti in manovra La manovra presentata dal governo vale quasi 35 miliardi di
euro, per il prossimo triennio. Anche se alcuni effetti (per un paio di
miliarducci) si faranno sentire da quest'anno. In sintesi si riduce la spesa
pubblica corrente del 2 per cento nel triennio: si sforbiciano risorse per gli
enti locali (-9.2 miliardi), la pa, la sanità (-5 miliardi), la scuola (-8
miliardi e meno 100mila prof) e altro ancora. La pressione fiscale sale, alla
fine del triennio, al 42,9 per cento del Pil (più 0.1 rispetto all'eredità
prodiana). Questa manovra ci permetterà nel 2011 di avere un rapporto tra
debito e pil inferiore al 100 per cento. La manovra è fatta per la gran parte
dalla riduzione di spesa pubblica e questo è un bene. Nel 2011 la spesa
pubblica dovrebbe fermarsi (si fa per dire posto che in termini assoluti
aumenta) a 753 miliardi di euro (compresi 86 miliardi di interessi sul debito),
il 38.3 per cento del nostro Pil. C'è un aumento delle imposte per il primo
anno quantificabile in 4 miliardi: si fanno piangere quelli che Julius ha
indentificato come i "ricchi": petrolieri, elettricisti, banchieri,
manageroni e cooperatori. In altre parti della zuppa abbiamo già detto cosa
pensiamo della Robin tax e recentemente in maniera caustica ma chiara lo ha
scritto anche il perfido Boeri su Republik. Obiettivamente il peso delle
maggiori entrate sul complesso della manovra è risibile e dunque con una alca
selzer possiamo digerirlo. Resta la parta migliore della manovra: Citiamo,
gustandoli assai, alcuni ingredienti in modo disordinato: abolizione
dell'obbligo della tracciabilità dei compensi, morte dell'elenco fornitori,
semplificazioni sulla privacy e sulla tenuta dei libri per le imprese. E ancora
divieto di cumulo tra pensione e lavoro, impresa in un giorno, rateizzazioni
ruoli, liberalizzazione dei servizi pubblici locali, ripristino della superBiag
e stop della limitazione dell'uso dei contati a 5000 euo. Uffff. Niente male.
Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 13 ) " (2 votes, average: 2.5 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 13Jun 08 Fuoco amico Cari commensali, le
nostre ultime discussioni sono nate da alcune provocazioni che ho voluto fare
su alcune misure pop annunciate dal governo Berlsuconi. Ho parlato, e male,
della Robin tax e dei tetti agli stipendi, e financo delle esclusioni Ici. Non
ho parlato della giusta richiesta del nucleare, delle ottime misure su premi e
straordinari e sulle ipotesi di riforma della pa. Insomma sono stato fazioso,
più che fazioso. Devo una spiegazione. Quando un governo ha davanti a sè cinque
anni di legislatura e ne ha avuti altrettanti dietro alle spalle, ha una grande
carta per provare a riformare il nostro benedetto Stato. Mi sarei immaginato
una partenza sprint. Avrei voluto la medesima decisione mostrata su Napoli,
anche sull'economia. Insomma avrei voluto un esecutivo meno pop e più impop.
Chiessenefrega delle critiche popolari, quanto si ha un tratto preciso e
univoco. Assecondare gli umori o frenarsi per non essere criticati da sinistra
non vuol dire essere democratici. Probabilmente questo è il miglior governo che
potessimo votare. Ma le difese d'ufficio sono una spezia che non piace al cuoco
di questa zuppa. Scritto in Berlusconi IV Commenti ( 15 ) " (2 votes,
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L'idea di tassare i petrolieri per i loro extraprofitti (ma chi quantifica e
come l'extra? ed è l'unico settore ad avere extra? e nel futuro tutti gli extra
saranno da bastonare?) ha l'aria di essere l'idea più pop degli ultimi giorni.
1. Lo Stato, attraverso l'iva, ha già portato a casa tasse extra dai profitti
extra del barile extra. Si calcola che in un anno esso ammonti già a 500
milioni. Insomma se proprio crede lo stato potrebbe rinunciare a parte dell'Iva
applicata sulla benzina che in Italia è al 20 per cento e in altri paesi
europei è al 16 per cento. 2. I profitti maggiori sono realizzati da chi buca e
spilla petrolio. Su 1,6 milioni di barili consumati al giorno in Italia, meno
di 100mila sono di produzione domestica. Dunque toccare le royalties sui buchi
rende poco niente. 3. Il petroliere di gran lunga più ricco d'Italia si chiama
l'Eni per un terzo proprietà dello stato. Fattura quasi 90 miliardi di euro con
utile vicino ai 10 miliardi (pari al fatturato totale di Erg, secondo
petroliere in Italia) ed ha un margine operativo di 20 miliardi. Tassare i
petrolieri in Italia, vuol dire per lo Stato tassare se stesso: una partita di
giro. 4. Annunciare un'imposta che può facilmente essere traslata sul
consumatore ha effetti perversi. Basti pensare che il rincaro di 1 centesimo
del costo finale al consumatore della benzina vale per le compagnie petrolifere
500 milioni di euro. Sono solo alcune notazioni, peraltro imprecise poichè
ancora non è preciso l'imponibile della nuova tassa. Ad esempio se veniesse
colpita la raffinazione, il discorso sarebbe parzialmente diverso. Resta l'idea
molto pop che la manina dello Stato asi occupi degli affari privati. Scritto in
Berlusconi IV Commenti ( 28 ) " (4 votes, average: 2.5 out of 5) Loading
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questo post a un amico 27May
( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
RA OGGI STA A
DESTRA? Mario Sechi per "Panorama" © Foto U.Pizzi"> Agostino
Saccà © Foto U.Pizzi Disintegrato dalle intercettazioni sul
caso Rai e reintegrato per sentenza sul posto di lavoro. Agostino Saccà,
direttore di Rai Fiction indagato dalla procura di Napoli in un'inchiesta di
veline e veleni, ha conosciuto in questi mesi il doppio volto della giustizia.
Saccà è un tipo coriaceo, dall'identikit multiforme. È la quintessenza del
dirigente Rai, ha la consuetudine a trattare con il potere, presenta qualche
aspetto decisamente démodé, come la passione per i formalisti russi, ed è
passato ai disonori delle cronache come il collettore delle raccomandazioni.
Saccà è la Rai, di tutto, di più. Saccà, è da molto tempo che non usa il
telefonino? No, lo uso continuamente, addirittura a fine mattina s'era esaurita
la batteria di uno dei miei due cellulari. La mia vita non è cambiata. Che
impressione le ha fatto leggere le sue telefonate con Silvio Berlusconi? Non
credevo potesse mai accadere, anche se avevo visto tante cose in passato, ma
ritenevo a ragione di essere nel giusto perché non avevo nulla da nascondere.
Allora non immaginavo vi fosse un Grande orecchio che praticamente ascolta
tutti perché tutti parlano con tutti. Lei ha visto il materiale dell'inchiesta
che la riguarda? Sì, le telefonate sono quelle di un pezzo dell'establishment
italiano, non solo politico. La chiamavano un po' tutti; destra, sinistra,
centro. Tutti segnalavano delle persone, sempre in maniera molto garbata.
L'Italia è un paese fondato sul lavoro o sulla raccomandazione? Guardi, penso
che vada così in tutto il mondo. Le industrie serie usano le segnalazioni come
degli agenti e poi le sottopongono all'esame di meccanismi neutrali di
selezione. E lei i raccomandati li selezionava? Sempre. Avevo costituito gruppi
collegiali per valutare i provini. Foto G.Cozzi"> Evelina Manna Foto
G.Cozzi Berlusconi la chiama per segnalarle attrici come Evelina Manna, Elena
Russo e Antonella Troise. Lei che fa? Le indico al capostruttura per il
provino, che viene poi valutato da una commissione che io ho istituito. I miei
predecessori facevano di testa loro. Col senno di poi, ho fatto bene per due
ragioni: per garantire la qualità e per proteggermi. Sapendo di essere
sottoposto a chiamate, potevo rispondere che non ero solo a decidere e dire
"non ci posso fare nulla". Un mio amico un po' ruvido mi ha detto:
"Ma Agostino, ho letto tutte 'ste cose, tutti chiamano, chiamano, poi fai
lavorare solo quelli bravi? e 'sti cazzi, se tutto funziona come dici tu, va
bene". Perché la Rai è un'azienda dove è necessaria la raccomandazione?
Non penso solo alla Rai, ma dappertutto. Il sistema è così in tutti i paesi,
solo che all'estero sono più coperti, passano meno attraverso la politica e più
grazie alle lobby degli amici e dei sistemi di potere. La cosa importante è che
i meccanismi di selezione siano neutrali. Alla fine io ho detto no a Letizia
Moratti, no a Berlusconi, no a Gianni Letta e a tantissimi altri. Perciò sono
uscito da questa vicenda più forte di prima. Non vorrà far credere che lei era
una centrale telefonica che riceveva chiamate da tutti e diceva no a tutti...
No, non dicevo sempre no a tutti. Ma ho messo in piedi un meccanismo di
selezione molto severo e in questo caso sono stato fortunato. La severità
editoriale, il rigore sono la base del successo. Un attore sbagliato può
bloccarti il set, far innervosire il protagonista, il direttore della
fotografia e il regista. Così alla fine si perde il prodotto. È una questione
di estetica del racconto. È vero che tra le persone che ha aiutato c'è la
fidanzata di un sodale politico di Walter Veltroni? Era un consigliere
comunale, ma non l'ho aiutata io. E qui mi fermo. Lei è di destra o di
sinistra? Sono sempre stato di sinistra. Solo che la sinistra oggi sta a
destra. L'attenzione ai più deboli e il garantismo oggi sono da quella parte.
Dopo questa vicenda c'è qualcuno che l'ha delusa tra i suoi amici di un tempo?
No, la stima e l'attenzione di tanti amici sono rimaste, anche a sinistra e da
persone molto importanti. Lei è un berlusconiano di sinistra? Io ero e sono un
socialista. Cosa pensa di Bettino Craxi? È stato un grande. Antonella Troise
L'ex presidente della Rai Enrico Manca ricordava che "anche il Pci
raccomandava". Cosa è cambiato nel sistema rispetto alla Prima repubblica?
Allora la raccomandazione era più organica, c'era come una sorta di canale
diretto fra i partiti e i rappresentanti della Rai. Oggi invece telefonano i
leader, conta il rapporto individuale tra il dirigente e il leader politico. In
passato era una questione di partito, di politica culturale e propaganda. Il
suo deve essere un mestiere poco allegro. Sempre al telefono a ricevere
chiamate di raccomandazione. Cerchiamo di essere obiettivi: ne avrò ricevute
una o due a settimana di quelle chiamate. E se le concentriamo in 4 anni... Io
non avrei mai tollerato una richiesta meno che educata e perbene. Sono più i no
che ho detto dei sì. Credo che Berlusconi mi abbia sempre stimato proprio per i
miei no. Perché pensa questo? Perché Berlusconi ha l'etica dell'impresa. Anche
se non sono intimo di Berlusconi (non sono mai andato a Villa Certosa o ad
Arcore), lo conosco bene e quindi so che è un uomo che mette insieme due fattori:
massimo risultato con il minimo costo. Berlusconi di fronte alla logica
dell'impresa si arrende. Immagino che il suo non fosse l'unico telefono
bollente di Viale Mazzini. Appunto, non scherziamo. Il presidente della Rai
Claudio Petruccioli dice che il suo comportamento non è in linea con quello di
un dirigente della Rai. Sandro Curzi, un uomo di passioni, ha detto che la
fiction è il comparto più forte e vincente. Lo stesso presidente Petruccioli ha
sostenuto che la fiction è il settore industriale ed editoriale da portare per
esempio per la riforma dell'azienda. Che vuol dire questo? L'efficienza
industriale non tollera intrusioni e questo significa che io non ho tollerato
intrusioni. E siccome le altre cose dell'azienda non sono indicate come modelli,
allora che Petruccioli vada a guardare da altre parti. Lui lo sa cosa voglio
dire. Lo stimo, è un uomo equilibrato e intelligente, ma stavolta non lo
capisco. Io sono un uomo che ha onorato la Rai. C'è qualcuno che le deve la
carriera? Molti. Ho preso Fiorello che s'era spento alla Mediaset. Ho preso
Panariello quando non era nessuno e ho investito su di lui. Ho recuperato
Morandi, lanciato lo show di Celentano. Si è guardato molto in questa storia al
"lato b" della faccenda, alle femmine. Ma immagino che le
raccomandazioni non arrivassero solo per le belle donne ma anche per gli
uomini. Assolutamente sì. Persone importanti chiamavano per segnalare anche
attori bravi. Fu lei a licenziare Enzo Biagi? Non è assolutamente vero. Questa
è la più grande bugia dopo l'accusa di Goebbels ai comunisti per l'incendio del
Reichstag. Finché era vivente Biagi non ho mai querelato nessuno, oggi che lui
non c'è più voglio non solo una verità storica ma anche giudiziaria. © Foto
U.Pizzi"> Elena Russo © Foto U.Pizzi Perché lo fa solo oggi? Perché con
Biagi eravamo amici. Mi voleva molto bene e lui quando Roberto Zaccaria e Pier
Luigi Celli mi mandarono via da Raiuno mi difese sul Corriere della sera. Fu
Biagi a chiamare due personaggi importantissimi di questo Paese per dire "state
facendo un errore ad allontanare Saccà". L'accordo per l'uscita di Biagi
per la Rai fu molto oneroso. Certo. E Biagi quella cifra se la meritava tutta
perché era un grande amico della Rai. Berlusconi è il dominus di
"Raiset"? Raiset non esiste. La Mediaset non ha avuto mai tante botte
come quando sono stati scelti gli uomini di Berlusconi in Rai. Pensi a cosa ho
fatto io a Raiuno e da direttore generale, pensi a cosa ha fatto Flavio
Cattaneo, che in sostanza ha aggredito il salvadanaio della Mediaset, cosa
senza precedenti. Raiset è una banalità. Un equilibrio tra le due aziende c'è
sempre stato, anche quando presidente della Rai era Zaccaria, che era un nemico
ideologico di Berlusconi, ma un amico della Rai e dunque consapevole del
bilancio e dell'equilibrio in un mercato difficile. Torniamo alle
raccomandazioni. Che cosa hanno in comune Antonella Troise, Evelina Manna ed
Elena Russo? Tutti gli attori cercano un posto, ma c'è un problema: tutti
vogliono essere protagonisti, però protagonisti si nasce. Andare a letto con un
dirigente Rai o con un politico potente aiuta o no? Il confronto e il conflitto
tra i sessi si gioca in mille modi. Così va il mondo da sempre, non è che
voglio essere disincantato, è un dato antropologico. E non mi scandalizza. E cosa
la scandalizza allora? Mi scandalizza se una raccomandata leva il posto a una
che è brava. Questa è una delle ragioni per cui non ho mai fatto passare chi
non lo meritava. Qual è l'errore più grande che ha fatto? Tutti fanno errori.
Piccoli e grandi. Io credo di aver commesso un peccato d'orgoglio
intellettuale, di vanità. Sentirsi un po' pieni del successo. Ma non tanto per
la vita sociale, io non esco mai e vivo in una casa di
( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
BERLUSCONI-SACCÀ:
GLI ATTI VANNO A ROMA - SONDAGGIO: GLI ITALIANI CON SILVIO ? IL PD CHIAMA LA
LEGA ? MARONI SFANCULA LA CURIA ? BETTINI RICUCE CON RUTELLI ? L'ANM: DIALOGO
CON LETTA PER EVITARE SCIOPERI? 1 ? GIP NAPOLI, GLI ATTI SU BERLUSCONI VANNO A
ROMA (Agi) - Il gip di Napoli Luigi Giordano ha dichiarato l'incompetenza
territoriale della Procura partenopea sul procedimento in corso su una ipotesi
di reato di corruzione che vede indagato il premier Silvio Berlusconi per una
vicenda di segnalazioni al manager Rai Agostino Sacca' di attrici da inserire
in cast di fiction. Il gip ha disposto il trasferimento degli atti a Roma,
accogliendo una richiesta in merito avanzata dai legali del presidente del
Consiglio Nicolo' Ghedini e Michele Cerabona. Il provvedimento e' stato
depositato questa mattina in cancelleria. Giordano, quindi, non si e'
pronunciato sulla richiesta del pm Vincenzo Piscitelli, titolare delle
indagini, di portare in Parlamento l'istanza per utilizzare alcune
conversazioni telefoniche tra il premier e Sacca'. L'autorita' giudiziaria
romana dovra' anche decidere sull'eventuale distruzione
delle intercettazioni telefoniche non rilevanti sotto il profilo giudiziario. 2
- SONDAGGIO EUROMEDIA, CON BERLUSCONI 6 ITALIANI SU 10? (Asca) - Sei italiani
su dieci hanno piena fiducia nel governo. Il presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi gode di un gradimento personale del 61,5%. Sono questi alcuni
dati di un sondaggio commissionato a fine giugno dal premier a 'Euromedia
research' e pubblicato oggi da 'il Giornale'. Cala la fiducia verso la
magistratura che arriva al 18%, e si riduce addirittura al 6% tra gli elettori
di centrodestra. Cresce il Pdl arrivando al 39,8%, nel complesso la maggioranza
otterrebbe il 49,4%; mentre cala la fiducia nel Pd e Idv che insieme si ferma
al 35%. La sinistra arcobaleno, secondo i dati riportati da Euromedia,
raddoppia i consensi e dal 3,1% di aprile passa al 5,5%. 4,5% di gradimento per
l'Udc. Differenza sostanziale con il sondaggio commissionato da Repubblica
anche sul gradimento del segretario del Pd Walter Veltroni: per Euromedia e' al
30% (partenza 38% ad aprile). 3 - ROBIN TAX: AUTORITA' ENERGIA ADOTTA MISURE DI
VIGILANZA ANTI-RINCARI? (Asca) - L'Autorita' per l'energia ha adottato alcune
'Disposizioni urgenti in materia di vigilanza sul rispetto del divieto di traslazione
della maggiorazione d'imposta'. La decisione e' stata adottata per dare
concreta attuazione alle disposizioni del decreto-legge giugno 2008, n. 112 del
ministro dell'Economia che assegnano al Regolatore il compito di vigilare sulla
corretta applicazione della 'Robin Hood Tax' 'evitando che le imprese possano
adottare condotte idonee ad eludere il divieto e a comprometterne la finalita'
di tutela dei consumatori'. 'L'esercizio di questo compito - si legge nel testo
della Delibera - impone all'Autorita' di adottare con la massima celerita' le
prime disposizioni necessarie per iniziare da subito l'attivita' di vigilanza,
tenuto conto delle ragioni d'urgenza che hanno determinato l'adozione del
decreto-legge n. 112/08 e dell'immediata applicazione della maggiorazione
d'imposta'. 4 - BETTINI: RUTELLI GRANDISSIMO SINDACO MA CICLO POLITICO SI E'
CHIUSO? (Adnkronos) - Francesco Rutelli "ha accettato e combattuto con
estrema generosita', umilta' e convinzione" alle ultime elezioni per il
Campidoglio e "di questo gli sono grato , insieme a tutti i Democratici
romani. E' stato un grandissimo sindaco, il fondatore del ciclo riformista
romano", ma "non e' riuscito , in poco tempo, a far riemergere il suo
profilo civico, prevalendo, cosi', quello politico: di un leader che si e'
esposto in battaglie dure e inevitabilmente di parte". Lo scrive, in una
lettera a 'Repubblica', il coordinatore del Pd Goffredo Bettini, tornando sulle
polemiche degli ultimi giorni sulla sconfitta alle ultime amministrative nella
Capitale. "Questo -dice ancora l'esponente del Partito democratico- ha
reso piu' problematico il consenso verso la sua candidatura. Si potrebbe
aggiungere (e Dio sa quanto carico mi sono fatto della sconfitta) che un ciclo
politico, anche il mio, si e' chiuso a Roma. Un modello e una strategia sono da
reinventare.Con dirigenti piu' giovani, nuovi e responsabilizzati pienamente.
Ma questo non significa svalutare gli anni fantastici del riformismo romano di
cui anche io e Rutelli siamo stati protagonisti insieme". 5 - MARONI:
DALLA CURIA SOLO INSULTI, PENSINO AI CITTADINI? (Ansa) - La Curia di Milano
invece di lanciare 'insulti' dovrebbe occuparsi de i diritti dei cittadini
milanesi 'che non possono girare liberamente nel loro quartiere'. E' la
risposta del ministro dell'Interno Roberto Maroni, in una intervista al
'Corriere della sera', alle critiche di monsignor Bottoni per la volonta' di
trasferire la moschea di viale Jenner. 'Di fronte ad accuse pretestuose e
pregiudizi il governo va avanti' attacca Maroni: 'Mi hanno dato del razzista,
del nazista e adesso ancora ingiurie. Io seguo la mia linea: non rispondo,
spiego'. E ricorda che anche l'Unicef aveva usato 'parole dure' per il
censimento nei campi nomadi. Ma il presidente 'ha capito, dopo aver parlato con
me, e ha deciso di collaborare'. Per Maroni le critiche arrivano 'per scarsa
informazione'. Nel caso di Milano, infatti, non si tratta, dice, di chiudere la
moschea ma di 'trasferirla in un altro luogo dove siano rispettate le norme
igienico-sanitarie, urbanistiche, e i regolamenti comunali'. Il termine per
risolvere la questione e' 'fine agosto', ma l'accordo arrivera' gia' 'nei
prossimi giorni' perche' 'il direttore del centro islamico 'ha gia' dichiarato
la propria disponibilita' al trasferimento'. L'esponente del Carroccio nega poi
che ci siano problemi all'interno della maggioranza: 'Il governo - dice - e'
forte e unito' e quelle di Bossi sono state solo espressioni 'colorite per
riportare al centro dell'attenzione il federalismo'. Proprio sul federalismo
Maroni sottolinea che la maggioranza i numeri li ha, quindi 'non ha bisogno di
nessuno'. Tuttavia si lavorera' per trovare un accordo almeno con il Pd perche'
'Bossi vuole fortemente che la legge sia condivisa dall'opposizione'. Nessuna
paura, comunque, di un nuovo referendum, perche' 'se davvero Veltroni decidesse
di raccogliere le firme sul federalismo fiscale arriverebbe allo zero per cento
dei consensi. Il suo sarebbe un suicidio politico'. 6 - CASINI: SI'
ALL'IMMUNITA' SENZA 'BLOCCA-PROCESSI'? (Agi) - "La maggioranza deve
togliere dal decreto sicurezza la norma folle con la quale, per bloccare un
processo, se ne bloccano centomila, alla faccia dell'esigenza di reprimere la
delinquenza e di dare tranquillita' ai cittadini". E' la proposta del
leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini dalle colonne del 'Corriere della Sera'
circa i provvedimenti sulla giustizia. "L'opposizione - spiega l'esponente
centrista - deve dichiarare la propria disponibilta' a dare la corsia
preferenziale al lodo Alfano. Il lodo Alfano e' discutibile come lo era quello
Schifani: se la maggioranza lo ha come priorita' saranno i cittadini, alle
elezioni, a dare un giudizio su questo suo comportamento. Comunque - aggiunge
Casini - e' chiaro che se il centrodestra ha cento parlamentari di differenza
non lo si blocca con l'ostruzionismo o facendo i girotondi per strada. Questo
e' infantilismo politico, non e' fare opposizione con serieta'. Oltre tutto in
questo modo si espone a grave imbarazzo il capo dello Stato". Per Casini
"l'opposizione dovrebbe garantire alla maggioranza che, entro luglio, il
ddl Alfano venga esaminato in Parlamento". E sul modo di fare opposizione
il leader dell'Udc dice: "Berlusconi va incalzato per quello che fa. Non
serve fare un'opposizione ideologica, che peraltro noi dell'Udc non potremmo
fare perche' quel che ci divide dal Pdl non e' l'ideologia, ma la sfiducia su
una formula governativa che temiamo non produrra' risultati utili al paese.
Quindi - conclude Casini - bisogna confrontarsi su cose concrete". 7 -
PARISI: IN PIAZZA PERCHE' NEL PD C'E' VUOTO DI DEMOCRAZIA ? BINDI:
MANIFESTAZIONE NON E' DEI GIROTONDI MA DI DI PIETRO? (Ansa) - I militanti del
Pd che domani scenderanno in piazza non lo faranno 'contro Veltroni' ma contro
il 'vuoto di democrazia' del partito. Ne e' convinto Arturo Parisi, che in una
lettera al 'Corriere della Sera' spiega perche' lui non partecipera' alla
manifestazione sulla giustizia. Manifestazione che, spiega Rosy Bindi sulla
'Stampa', in realta' non e' dei girotondi perche' 'e' stata convocata da Di
Pietro'. Per Parisi il dissenso interno del Pd si manifesta in piazza perche'
all'interno mancano 'luoghi dove fare sentire la propria voce' e anche 'modi
per elaborare il proprio disagio di fronte alla contraddittoria girandola di
posizioni del partito'. Pur ribadendo la sua linea di 'nitida e aperta
opposizione alla segreteria', Parisi conferma che non sara' in piazza, per non
rischiare che la sua voce 'venga confusa con quella di chi persegue scopi
diversi da quelli ufficiali', cioe' quel Di Pietro 'unico scelto a incarnare
l'eccezione alla regola dell'andare da soli'. 'Siamo riusciti ad andare soli e
male accompagnati' gli fa eco Rosy Bindi, secondo la quale il fatto che la
manifestazione dell'8 luglio sia organizzata da un partito la rende 'diversa' dall'esperienza
dei girotondi del 2002: 'Allora - spiega - la sveglia fu suonata da
un'indignazione diffusa che adesso non trovo'. Di uguale, pero', resta il
premier: 'Berlusconi e' ancora Berlusconi. Una cosa e' certa, non e' cambiato,
chi pensava di avere di fronte uno statista si era sbagliato'. E contro il
Cavaliere, Bindi si dice sicura che il Pd sapra' raccogliere non cinque
milioni, come dice Veltroni, ma 'dieci milioni di firme'. 8 - PALAMARA: DIALOGO
CON LETTA EVITA SCIOPERI? (Apcom) - "Non abbiamo intenzione, per ora, di
fare scioperi. E' certo che se non fosse arrivato un segno di disponibilità da
parte del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta
difficilmente si sarebbe potuto evitarlo". Lo afferma in un'intervista al
'Corriere della Sera' il presidente dell'ANM Luca Palamara. Letta "si è
impegnato a promuovere una revisione della norma che avrebbe inciso
pesantemente sulle retribuzioni dei magistrati, in particolare di quelli più
giovani", aggiunge Palamara. 9 - CASCINI (ANM): TOGHE PRONTE A SCIOPERO SE
RESTANO TAGLI? (ANSA) - I magistrati sono pronti allo sciopero se il governo
non stralcera' il decreto che taglia gli stipendi 'de l 15-20 per cento'. Lo
sottolinea in una intervista alla 'Stampa' Giuseppe Cascini, segretario dell'Associazione
nazionale magistrati, chiarendo pero' che non si tratta di uno sciopero 'per
questioni politiche', ma prettamente 'sindacali'. Le toghe insomma non sono in
agitazione 'in un'ottica ideologica', ma per contrastare i tagli per le risorse
della giustizia. Su questioni come la norma che sospende i processi o
l'introduzione del reato di clandestinita' 'protestiamo' ma solo 'a parole'.
Diverso e' invece se si assiste a 'interventi che vanno contro l'efficienza
degli uffici'. 'Toccare le retribuzioni - spiega il segretario dell'Anm -
significa non considerare la giustizia una priorita''. Per ora comunque non
sono in calendario iniziative di sciopero, ma dipendera' dalle scelte del
governo, perche' 'un decreto legge del genere o si toglie o si lascia'. E se
resta, per i magistrati 'lo sciopero resta l'ultima arma'. 10 - COSSIGA:
PRESENTERO' DDL PER SCIOPERO MAGISTRATI? (ANSA) - Francesco Cossiga presentera'
nei prossimi giorni un disegno di legge al Senato per prevedere che gli
appartenenti all'ordine giudiziario possano scioperare. Il testo, spiega il
senatore a vita, 'prevede sanzioni amministrative tra cui la decadenza
dall'ufficio e anche penali che devono essere comminate ai magistrati che non
osservino i limiti e modalita' previste. In un apposito articolo viene
stabilito che i Pm che, su segnalazione dell'autorita' di pubblica sicurezza o
su rapporto dell'Autorita' giudiziaria o su indicazione del ministro della
Giustizia, non esercitano l'azione penale siano puntiti con le stesse pene
previste per i reati contro la personalita' interna dello Stato'. 11 - COSSIGA
DJ SU RADIODUE, PRESTIGIACOMO LA PIU' BELLA? (Adnkronos) - Durante la
trasmissione radiofonica "Un giorno da pecora" condotta da Claudio
Sabelli Fioretti e Federica Gentile su Radio2, il presidente emerito della
Repubblica Francesco Cossiga si e' improvvisato dj. Con il nome d'arte di
"Dj Kappa" Cossiga ha lanciato i dischi (suoi preferiti Burt
Bacharach, Ray Charles, Elton John), ha commentato le musiche ed ha interagito
con gli ospiti della puntata, Enrico Mentana, Giorgio Faletti, Chicco Testa,
Antonio Caprarica. "Non mi sono mai divertito tanto in una trasmissione
radiofonica", ha detto Cossiga proponendosi come conduttore di una
trasmissione dal titolo "Aspettando Dj Kappa". In un momento di
trasporto, parlando con una sua vecchia fiamma di Sassari, ha dato anche il suo
numero privato in diretta, poi ha invitato il premier Berlusconi a costruirsi
una villa a Capalbio. Cossiga ha escluso che i recenti gossip possano influire
negativamente sulle possibilita' di Berlusconi di diventare presidente della
Repubblica ("gli italiani si divertono a sentire queste telefonate").
Infine ha dato i suoi giudizi sull'avvenenza delle ministre ("la piu'
bella e' la Prestigiacomo, la Brambilla e' carina, la Meloni e' graziosa, la
Carfagna e' elegante"). 12 - NAPOLITANO RICEVE VERTICE 'GRUPPO DEI
ROMANISTI'? (Ansa) - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha
ricevuto questa mattina al Quirinale il Presidente del Gruppo dei Romanisti,
Umberto Mariotti Bianchi, con il Vice Presidente, Franco Onorati, che gli hanno
consegnato il volume 'Strenna dei Romanisti'. Lo rende noto un comunicato del
Quirinale. 13 - SORO 'CHIAMA' LA LEGA: HA DIVERSA SENSIBILITA'? (Apcom) -
"Nel Carroccio c'è una sensibilità diversa rispetto al resto della
maggioranza". Lo sostiene Antonello Soro, capogruppo del Pd alla Camera,
in una intervista sulla 'Stampa'. Secondo Soro "è ovvio" che la Lega,
"di fronte ai suoi elettori, adesso soffra a dover concorrere a una
amnistia mascherata come quella contenuta nella norma blocca-processi",
anche perché nella campagna elettorale del 2008 il partito di Bossi ha
sostenuto una battaglia contro l'indulto. Sulla speranza della Lega di vedere
concretizzato il federalismo fiscale, il capogruppo alla Camera del Pd dice:
"Bossi sa che tutto questo non può essere fatto in un clima di muro contro
muro". Circa la proposta di Calderoli di sostituire la norma
blocca-processi con l'immunità per le alte cariche dello Stato, Soro è netto: "La
risposta è no, perchè si toglie un pasticcio e se ne fa un altro".
"Non possiamo accettare uno scambio tra norme o una trattativa parallela.
Si può discutere di tutela per le alte cariche, ma non è questa una materia di
decretazione d'urgenza e ancora meno lo è dentro un provvedimento sulla
sicurezza dei cittadini", conclude Soro. Dagospia 07 Luglio 2008.
( da "Repubblica.it" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
NAPOLI - Trasferiti
a Roma gli atti del procedimento contro Silvio Berlusconi sospettato di aver
raccomandato alcune attrici all'ex direttore di Rai fiction Agostino Saccà con
l'obiettivo di arrivare a spostare i voti di alcuni senatori del centrosinistra
e raggiunge l'obiettivo di far cadere il governo Prodi. Lo ha deciso il gip di
Napoli Luigi Giordano, accogliendo la richiesta dei legali del premier, fondata
sul fatto che le telefonate "cruciali" per il reato contestato al
Cavaliere - allora capo dell'opposizione - avvennero mentre i due interlocutori
erano a Roma. LE TELEFONATE INTERCETTATE Il provvedimento
dichiara l'incompetenza territoriale dell'autorità giudiziaria partenopea, e
trasferisce il giudizio al Tribunale di Roma. Nulla il gip ha detto però sulla
richiesta avanzata dalla procura di chiedere al Parlamento l'autorizzazione a
utilizzare le intercettazioni di Berlusconi. L'autorità giudiziaria
della capitale sarà chiamata anche a pronunciarsi sulla distruzione delle
telefonate di carattere privato o comunque ritenute irrilevanti sotto il
profilo processuale. "Soddisfazione" per la decisione di trasferire
il procedimento a Roma è stata espressa da Nicolò Ghedini, parlamentare di
Forza Italia e difensore del premier: "Scelta su prove documentarie e
testimoniali inoppugnabili". Secondo la Procura di Napoli, Saccà usava il
suo ruolo nella televisione pubblica e piazzava le attrici segnalate per
ricevere dal Cavaliere un aiuto nella sua futura attività privata
("Agostino, ti contraccambierò quando sarai imprenditore"). E anche
per Berlusconi talvolta il fine ultimo sarebbe stato quello di convincere un
parlamentare di centrosinistra a passare dalla sua parte provocando la crisi
del governo Prodi: quella che lui chiamava "operazione libertaggio".
(7 luglio 2008.
( da "Stampaweb, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
NAPOLI Gli atti del
procedimento a carico del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, con
l'accusa di corruzione per la vicenda delle raccomandazioni di attrici all'ex
direttore di Rai Fiction Agostino Saccà, sono stati trasferiti a Roma. La
decisione è stata presa dal gip di Napoli Luigi Giordano, il quale ha accolto
le richieste dei legali del premier che avevano dichiarato l'incompetenza
territoriale dei magistrati partenopei. Il provvedimento è stato depositato stamattina
nella cancelleria del giudice per le indagini preliminari. Il gip, sostenendo
che la competenza territoriale è del Tribunale di Roma, non si è pertanto
pronunciato sulla richiesta avanzata dal pm Vincenzo Piscitelli di inoltrare al
Parlamento l'istanza per autorizzare l'utilizzazione delle
intercettazioni telefoniche nei confronti di Berlusconi. Gli atti saranno
quindi trasmessi alla Procura della Repubblica di Roma che dovrà riesaminare la
vicenda giudiziaria. L'autorità giudiziaria della Capitale sarà chiamata anche
a pronunciarsi sulla distruzione delle telefonate di carattere privato o
comunque ritenute irrilevanti sotto il profilo processuale. LINK
OPINIONI Chi paga la fine del dialogo FEDERICO GEREMICCA VOTA Intercettazioni, è scontro aperto. State con Berlusconi o Di
Pietro?.
( da "Corriere.it" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Accolta la richiesta
della difesa Rai-Berlusconi: atti trasferiti a Roma L'inchiesta sulle
segnalazioni delle attrici a Saccà per le fiction sulla tv di Stato passa nella
capitale ROMA - Tutto da rifare. Gli atti del procedimento contro il presidente
del Consiglio Silvio Berlusconi per la vicenda di presunte segnalazioni di
alcune attrici all'ex direttore generale di Rai Fiction, Agostino Saccà, sono
stati trasferiti a Roma. Lo ha deciso il gip di Napoli, Luigi Giordano, che ha
dichiarato la incompetenza territoriale dell'autorità giudiziaria partenopea.
Il giudice ha accolto la richiesta dei legali di Berlusconi, gli avvocati
Michele Cerabona e Niccolò Ghedini. L'INCHIESTA - Il provvedimento è stato
depositato nella cancelleria del giudice per le indagini preliminari. Il gip, sostenendo
che la competenza territoriale è del Tribunale di Roma, non si è pertanto
pronunciato sulla richiesta avanzata dal pm Vincenzo Piscitelli di inoltrare al
Parlamento l'istanza per autorizzare l'utilizzazione delle
intercettazioni telefoniche nei confronti di Berlusconi. Gli atti saranno
quindi trasmessi alla Procura della Repubblica di Roma che dovrà riesaminare la
vicenda giudiziaria. L'autorità giudiziaria della capitale sarà chiamata anche
a pronunciarsi sulla distruzione delle telefonate di carattere privato o
comunque ritenute irrilevanti sotto il profilo processuale. Nell'ambito
dell'inchiesta, Berlusconi è accusato di corruzione in concorso con Saccà per
le segnalazioni delle attrici da inserire nei cast di fiction prodotte dalla
Rai. I legali di Berlusconi nell'udienza preliminare di venerdì scorso avevano
portato all'attenzione del gip Luigi Giordano i risultati di una indagine
difensiva in base alla quale le telefonate "cruciali" per il reato
contestato agli indagati erano avvenute mentre i due interlocutori erano a
Roma. BERLUSCONI - E rispondendo ai giornalisti sulla decisione del gip di
Napoli, Berlusconi, in missione in Giappone dove si sta tenendo il G8, ha
dichiarato: "Ah si? Non lo sapevo, bene, bene. Era logico, la competenza è
lì. E se poi vediamo quello che era... vabbè , non voglio parlarne".
stampa |.
( da "Panorama.it" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Rai-Berlusconi: indagine trasferita a Roma
Posted By redazione On 7/7/2008 @ 13:00 In Headlines | No Comments Gli atti del
procedimento contro Silvio Berlusconi per la vicenda di segnalazioni di attrice
all'ex dg di Rai Fiction, Agostino Saccà, sono stati trasferiti a Roma. Lo ha
deciso il gip di Napoli, Luigi Giordano, che ha dichiarato la incompetenza
territoriale dell'autorità giudiziaria partenopea. Il giudice ha accolto la
richiesta dei legali di Berlusconi, gli avvocati Michele Cerabona e Niccolò
Ghedini. Il provvedimento è stato depositato stamattina nella cancelleria del
giudice per le indagini preliminari. Il gip, sostenendo che la competenza
territoriale è del Tribunale di Roma, non si è pertanto pronunciato sulla
richiesta avanzata dal pm Vincenzo Piscitelli di inoltrare al Parlamento
l'istanza per autorizzare l'utilizzazione delle
intercettazioni telefoniche nei confronti di Berlusconi. Gli atti saranno
quindi trasmessi alla Procura della Repubblica di Roma che dovrà riesaminare la
vicenda giudiziaria. L'autorità giudiziaria della Capitale sarà chiamata anche
a pronunciarsi sulla distruzione delle telefonate di carattere privato o
comunque ritenute irrilevanti sotto il profilo processuale. Nell'ambito
dell'inchiesta, Berlusconi è accusato di corruzione in concorso con Saccà per
le segnalazioni di alcune attrici da inserire nei cast di fiction prodotte
dalla Rai. Uno dei legali di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, ha espresso
soddisfazione per la decisione del Gip partenopeo. "Abbiamo presentato
prove documentali e testimoniali in base alle quali il giudice ha correttamente
trasmesso il processo a Roma - ha commentato - le telefonate si erano svolte a
Roma".
( da "Panorama.it" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Giustizia: senza limiti, anche per le spese
Posted By stefano.vespa On 6/7/2008 @ 17:13 In Headlines | 3 Comments [1] Nella
guerra senza esclusione di colpi che si combatte sulla giustizia è ormai chiaro
che alla fine non ci potrà essere pareggio. C'è il Consiglio superiore della
magistratura che, nonostante l'intervento del presidente della Repubblica, è
andato avanti per la sua strada esprimendo un parere sulla costituzionalità di
un decreto, proprio quello che Giorgio Napolitano ha detto che non può fare.
C'è una parte dell'opposizione che per il Pdl "è pronta alla spallata
finale". C'è il governo che lavora a un decreto legge
per porre limiti alle intercettazioni e alla loro pubblicazione. Insieme a
tutto ciò restano altre emergenze come l'inaccettabile lunghezza dei processi e
la certezza della pena, per risolvere le quali oggi sembra impossibile un punto
di incontro tra maggioranza e opposizione. Nel frattempo un sondaggio
per Panorama conferma che il limite di sopportazione da parte dei cittadini è
stato raggiunto e forse superato: il 93,2 per cento è d'accordo sul fatto che
un magistrato che sbaglia debba risponderne; l'89,7 pensa che debba essere
allontanato dalla magistratura chi è lento nel lavoro e libera gli accusati per
decorrenza dei termini; il 78,4 ritiene che i magistrati dovrebbero essere
controllati da un organo indipendente, dunque non dal Csm com'è oggi. La
lettera inviata il 1 luglio da Napolitano al vicepresidente del Csm, Nicola
Mancino, è riuscita a evitare, o almeno a rinviare, uno scontro istituzionale
dalle conseguenze imprevedibili. In sintesi, il capo dello Stato conferma la
liceità dei pareri sui progetti di legge, non il "vaglio di
costituzionalità" che spetta solo alla Consulta. Ma certo le ultime mosse
di tutti i giocatori in campo non lasciano ben sperare. I limiti entro i quali
l'organo di autogoverno delle toghe può esprimersi sono definiti dalla legge
istitutiva del 1958: il Csm "dà pareri al ministro, sui disegni di legge
concernenti l'ordinamento giudiziario, l'amministrazione della giustizia e su
ogni altro oggetto comunque attinente alle predette materie". L'annuncio
di un parere sulla costituzionalità del cosiddetto emendamento salva processi
al decreto sicurezza (che prevede lo stop per 1 anno ai processi per reati
sotto i 10 anni di pena e commessi entro il 30 giugno 2002, compreso quello in
cui Silvio Berlusconi è imputato di corruzione a Milano) ha portato al
Quirinale i presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini.
"Ci sarebbero gli estremi per sollevare un conflitto di attribuzione tra
poteri dello Stato" riflette Filippo Berselli (An-Pdl), presidente della
commissione Giustizia del Senato. La bocciatura da parte del Csm della norma
"salva processi" è risultata dunque uno schiaffo a Napolitano, ancora
più grave perché arrivato appena Mancino aveva finito di leggere la lettera
spedita dal Quirinale. "L'unica differenza nel testo è l'eliminazione
della parola "costituzionalità"" fa notare Gianfranco Anedda,
membro laico del Csm per il Pdl, "lasciando però il riferimento al
principio di ragionevolezza che è proprio della Consulta". Un modo,
secondo Anedda, di rivendicare la propria autonomia con l'evidente
contraddizione (oltre allo sgarbo istituzionale) di voler essere autonomi
perfino da chi presiede lo stesso Csm, cioè il presidente della Repubblica.
"C'è uno spezzone politico e giudiziario che intende dare la spallata al
governo e combatte l'ultima battaglia a tutti i costi" dice Fabrizio
Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. L'obiettivo è quello "di
aumentare i consensi attorno ai forcaioli". Per questo Cicchitto non
sottovaluta Antonio Di Pietro, "che puntando alla spallata punta in realtà
a egemonizzare il Pd" indicando la strada dello scontro a oltranza. È
evidente come in questa situazione affrontare i mali del pianeta giustizia sia
molto difficile. La commissione Giustizia del Senato sta discutendo il disegno
di legge sulla sicurezza (che comprende il contestato reato di immigrazione
clandestina, con l'opposizione contraria anche alla semplice aggravante):
Berselli conta di approvarlo entro il 17 luglio, pur prevedendo almeno 200
emendamenti. Intanto, un primo passo bipartisan è stato compiuto il 2 luglio,
quando la commissione ha approvato all'unanimità un'indagine sull'efficienza
della spesa del sistema giudiziario. Visto che avere più soldi è impossibile,
occorre una maggiore efficienza. Cinque i punti dell'indagine: razionalizzare
le spese obbligatorie, come le notifiche; risparmiare su procedure quotidiane,
per esempio convalidare il fermo nel carcere evitando la traduzione del fermato
davanti al giudice; valutare lo stato delle sperimentazioni sui risparmi
possibili nelle intercettazioni e con una migliore organizzazione del lavoro,
come dimostrato dalla procura di Bolzano; valutare quanti soldi sono
disponibili in depositi bancari e postali, inutilizzati da tempo, e ovviare
alla mancata riscossione delle spese di giustizia dopo la condanna; infine
favorire le sanzioni amministrative con una contestuale depenalizzazione e, in
campo civile, un maggiore ricorso alla conciliazione. L'efficienza è la
priorità anche per Lanfranco Tenaglia (Pd), ministro ombra della Giustizia:
"Abbiamo già presentato una proposta organica, che prevede l'assunzione di
2.200 cancellieri, la riforma delle circoscrizioni giudiziarie e un maggiore
uso della telematica". Visto che l'accorpamento degli uffici giudiziari
minori scatenerebbe delle rivolte, Tenaglia ipotizza anche "organici unici
per uffici limitrofi, che presuppongono mobilità e flessibilità". Un altro
scontro è certo sulla legge Gozzini. Berselli da tempo punta a riformare i
benefici ai detenuti: "Va eliminata la liberazione anticipata, cioè lo
sconto automatico di 45 giorni ogni 6 mesi di reclusione" spiega il
senatore del Pdl "e l'affidamento ai servizi sociali dev'essere consentito
per pene fino a 1 anno e non fino a 3 anni come ora. E vanno allungati i tempi
per ottenere la semilibertà". L'opposizione ha altre idee: "La
Gozzini ha dato ottimi risultati" replica Tenaglia. "Anziché
eliminarla, aumentiamo il potere di valutazione del giudice di sorveglianza sui
singoli casi. Piuttosto, vogliamo modificare la ex Cirielli sui tempi della
prescrizione dei reati, troppo bassa anche per quelli più gravi".
Efficienza e certezza della pena, evidentemente, hanno significati diversi a
seconda dei vocabolari politici.
( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
SILVIO IL PETTEGOLO
? BERLUSCONI È L'INVENTORE DELLA REPUBBLICA DEL GOSSIP ? UN'AUTO-CANNIBALICA
VISIBILITÀ CHE HA UN PREZZO - HA TRASFORMATO IL PERSONALE IN PUBBLICO, OGGI NON
SI PUÒ LAMENTARE? Filippo Ceccarelli per "la Repubblica" Silvio
canterino con il suo menestrello Apicella La sera dell'8 aprile di quest'anno,
all'apice della campagna elettorale, l'uomo politico che in questi giorni
condanna gossip negativi e pettegolezzi inquinanti ha rivelato a una sua
giovanissima e omonima fan incontrata sui bastioni di Alghero di essere stato
concepito dai suoi genitori in un boschetto: "E' per questo che mi chiamo
Silvio, che viene da "selva"". E quindi: "Indaga anche tu
con i tuoi.... " Nella penultima campagna elettorale, del resto, nel
febbraio 2006, sempre in Sardegna l'allora presidente del Consiglio Berlusconi
aveva pubblicamente promesso la propria astinenza sessuale, che sarebbe una faccenda
piuttosto privata, in cambio della vittoria. All'offerta votiva, del tutto
inedita nella storia politica italiana, era stato chiamato a cerimoniere un
incauto sacerdote. Qualche giorno dopo si è saputo che nottetempo, in un
estremo e inusitato sforzo propagandistico, il Cavaliere aveva telefonato a una
hot-line - trovando peraltro un'operatrice già ampiamente convinta di votare
Forza Italia. L'intemerata berlusconiana contro la "pornopolitica"
(espressione coniata alla fine degli anni settanta da Mino Pecorelli) era
comunque di là da venire. Pochi giorni fa, in prima fila alla messa Vip di
Portorotondo, il presidente ha ritenuto di aprire platealmente la questione
della comunione ai divorziati rivolgendosi al vescovo, durante la liturgia. Che
la fede sia una questione personale è tutto da dimostrare, anche se in genere
si tratta di argomenti delicati, che non si vanno a strombazzare. Ebbene: di
Berlusconi, da un paio di giorni severo cultore della serietà e della
riservatezza, il giorno dopo i maggiori quotidiani hanno intervistato non uno,
ma due confessori, don Corsani e don Zuliani, entrambi giustamente prodighi di
buone parole. L'esistenza di un terzo confessore, don Rossi, "cappellano
di Arcore", si deve allo stesso Cavaliere, che ne ha parlato di recente
dal palco durante un'altra indimenticabile performance davanti ai circoli di
Dell'Utri. Don Rossi "era molto generoso quando gli confessavamo le nostre
birichinate, io ero più birichino di Marcello". Nell'accordargli una
piccolissima penitenza, secondo Berlusconi, il sacerdote dava conto della
propria benevolenza: "Se io fossi nelle sue condizioni, non sa cosa
farei!". Il problema, continuava il futuro nemico del gossip fra le risate
del pubblico, è che "mia moglie l'è venuto a sapere": dal che don
Rossi venne allontanato. Tutto questo per indicare i contenuti e le modalità
espressive attraverso i quali di norma - ma gli esempi possono riempire un
volume d'enciclopedia - a partire da se stesso il presidente del Consiglio
concepisce, misura e fissa i confini tra sfera pubblica e privata. Ma tutto
questo, anche, per chiedersi se ci si rende conto dell'importanza che il gossip
ha assunto nel discorso pubblico. Se non sia divenuta l'unità di misura della
macchina comunicativa e un elemento distintivo dell'odierna classe politica. E
se per caso non sia sfuggito di mano a quest'ultima, con esiti al momento del
tutto imprevedibili. Come quel cartello comparso a Vicenza nel corteo contro
l'allargamento della base militare americana: "Veronica, scrivi una
lettera anche a Prodi!". Perché Berlusconi può anche
aver ragione rispetto ai colloqui telefonici intercettati. O comunque si può
umanamente capire. Ma al tempo stesso egli è davvero l'ultimo a potersi
lamentare della cultura del pettegolezzo; e non solo per i modelli che da
Dinasty al Grande Fratello la tv commerciale ha introdotto nell'immaginario
italiano. Il punto vero è che quell'entità che con qualche pigrizia si
definisce gossip è la classica arma a doppio taglio. E nessuno come Berlusconi
a tal punto l'ha utilizzata da aver trasformato ciò che era personale in
pubblico. Vedi il riverbero della sua immagine che straborda, il valore
assegnato alla ricchezza, l'energia del lusso, la suggestione dei paesaggi e
della compagnia, l'insediamento di un stile signorile e cortigiano
(maggiordomo, cuoco, musico, trainer, guardie, servi). Vedi ancora l'ostensione
dei graffi e dei lividi dopo i bagni di folla e la barzelletta, la canzonetta,
la battuta galante o machista. E il rito dello shopping, i gioielli alle
parlamentari, i cambi di costume di scena, gli interventi estetici e sanitari,
il linguaggio, i gestacci, i desideri e tutto quanto insomma da sempre
Berlusconi innesca come spontaneo dispositivo per attirare l'attenzione su di
sé nel modo più efficace: dandosi in pasto. Difficile pensare che questa
auto-cannibalica visibilità non abbia un prezzo, o non comporti un
contrappasso. Così come al netto del moralismo, dell'ipocrisia o di qualsiasi
impostazione berlusco-centrica, è facile pensare che nel vuoto delle ideologie
e nel deserto dei progetti il gossip sia già diventato qualcosa che certo
influenza la narrazione di questa Terza, forse, Repubblica. Si pensi alla
partita giocatasi attorno alla malattia di Bossi; alle vicissitudini coniugali
di Fini; alle implicazioni economiche che tengono insieme il leader centrista
Casini e il suocero. Si pensi al fatto che durante l'ultimo congresso ds si
parlò di "mobbing"; o all'assai plausibile ipotesi che fra le
concause del disastro elettorale di Rifondazione ci siano le frivolezze e le
vanità mondane dei Bertinotti. Tutto è talmente pubblico, oggi, e tutto è al
tempo stesso così terribilmente privato da far venire il sospetto che non si
possa fermare vietando o distruggendo delle intercettazioni telefoniche
Dagospia 07 Luglio 2008.
( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
4 luglio 2008 In arrivo
una revisione di norme e metodi per le adozioni di Nicoletta Cottone È in
arrivo una profonda revisione di norme e metodi sulle adozioni. Lo ha
annunciato il Cavaliere nel corso della conferenza stampa al termine del
Consiglio dei ministri. Il Cavaliere ha espresso una "estrema
soddisfazione per la squadra e per il lavoro fatto" in questi due primi
mesi di governo. "Siamo riusciti - spiega il premier - a fare un lavoro
eccezionale, andiamo dritti verso la realizzazione degli impegni elettorali
anche grazie all'esperienza dei precedenti cinque anni". Parla dei
contributi dati dai nuovi ministri con la loro "vitalità e
giovinezza". E i ministri parlano dei risultati conseguiti. Alfano: il ddl intercettazioni si chiamerà
"salva-privacy". Non sarà più un decreto legge quello sulle
intercettazioni, ma un disegno di legge che si chiamerà
"salva-privacy". L'annuncio arriva dal ministro della Giustizia
Angelino Alfano nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei
ministri. Alfano ha auspicato che il Parlamento lo approvi "come
primo provvedimento dopo la pausa estiva". Alfano si dice soddisfatto del
lavoro avviato di "riequilibrio tra i poteri dello Stato" e si dice
convinto che "se alcune norme non avessero incrociato il destino del
premier avrebbero ottenuto il plauso della sinistra". Sacconi: entro
luglio una nuova norma sulla giustizia sul lavoro. Entro luglio ci sarà una
nuova norma sulla giustizia sul lavoro, parola del ministro del Lavoro,
Maurizio Sacconi. Sacconi ha anche ricordato quanto fatto finora dal suo
ministero: la deregolazione della gestione dei rapporti di lavoro che non
riduce le tutele, la fine del divieto di cumulo tra reddito da lavoro e
pensione. "Per quanto riguarda la salute è stata commissariata con una
decisione tempestiva la sanità del Lazio - ha detto Sacconi - che avrà un
incremento di finanziamenti, ma contemporaneamente una sana gestione".
Prestigiacomo: il Governo Prodi ha lasciato 159 provvedimenti da esaminare. Il
governo Prodi, ha sottolineato il ministro dell'Ambiente Stefania
Prestigiacomo, ha lasciato in eredità 159 provvedimenti in materia ambientale
non portati a compimento. "E' una paralisi gravissima per il Paese e per
l'ambiente. Molti di questi investimenti riguardano centrali eoliche". È evidente,
ha aggiunto la Prestigiacomo, "come questa sia un'azione urgente" e
"l'obiettivo è di azzerare il pregresso da qui a fine anno. Quello che è
inaccettabile è la paralisi". Carfagna: presto un garante di infanzia e
adolescenza. Il ministero delle Pari opportunità ha allo studio l'istituzione
del garante per l'infanzia e l'adolescenza. "Abbiamo introdotto una nuova
figura di reato contro lo stalking, giustificata dall'inadeguatezza del codice
contro figura di reato odiosa - ha detto il ministro Mara Carfagna - Il secondo
ddl già varato contro la violenza sessuale tende a rafforzare la tutela penale
introducendo delle aggravanti. Le prossime misure allo studio del ministero
riguarderanno i temi dell'infanzia e dei minori, un vero e proprio pacchetto
infanzia con l'istituzione di un garante per infanzia e adolescenza. È anche
allo studio l'istituzione di un osservatorio sulla parità di accesso alla
sanità". La Russa: ringraziamento ai soldati di Napoli. "I soldati a
Napoli dimostrano l'amore per l'Italia". Il ministro della Difesa, Ignazio
La Russa sottolinea che "molti dei nostri uomini non si sarebbero mai
immaginati, quando hanno deciso di prendere questa strada, di ritrovarsi in
questa situazione. A loro va il mio ringraziamento". Il ministro ha espresso
soddisfazione per la "squadra compatta e unita nel dare risposte ai
problemi della gente" e questo è un aspetto "non meno importante dei
risultati" dell'Esecutivo. 4 luglio 2008.
( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Processi e tranelli Andrea
Scarchilli, 07 luglio 2008, 16:06 La maggioranza propone di far slittare
l'esame del decreto sicurezza, con l'annesso emendamento salva premier, in
cambio della rapida approvazione del lodo Alfano. Apparentemente una mano tesa
all'opposizione, in realtà una mossa dettata dalla strategia parlamentare e
dall'attesa sul versante processuale Maggioranza all'attacco sulla giustizia.
Il ministro dei Rapporti con il Parlamento Elio Vito ha annunciato in mattinata
che stasera, alla conferenza dei capigruppo dove si decide il calendario
settimanale dei lavori della Camera, il centrodestra chiederà l'inversione
dell'esame dei due provvedimenti che stanno a cuore al presidente del
Consiglio, perché lo proteggono dai procedimenti giudiziari in cui è coinvolto.
Il vecchio programma parlava di un decreto sicurezza, quello che contiene il
famoso emendamento che bloccherebbe il processo Mills in cui Silvio Berlusconi
è accusato corruzione in atti giudiziari, all'esame dei deputati già domani. E
il lodo Alfano, lo scudo dai processi alle quattro più alte cariche dello
stato, votato da almeno un ramo del Parlamento entro la pausa di agosto. Vito
ha annunciato che Popolo della libertà e Lega Nord chiederanno l'esame rapido e
immediato della Camera del provvedimento messo a punto dal ministro della
Giustizia di Berlusconi. In seconda battuta i deputati dovranno esaminare
decreto con annesso emendamento salva premier. E renderlo legge entro il 24
luglio, data di scadenza per la conversione. Pena, la decadenza di norme parecchio
simboliche per la maggioranza, come l'aggravante di clandestinità per gli
immigrati che commettono reati. L'annuncio di Vito è in apparenza una
mediazione tra le richieste dell'opposizione e la tabella di marcia originaria,
quella che prevedeva la strettissima successione di approvazioni
dell'emendamento blocca processi e del più onnicomprensivo, e affidabile, lodo
Alfano. In realtà, si tratta di una mossa tattica che mira a dividere il fronte
già parecchio disarcionato dell'opposizione e attendere, sull'altro versante,
gli sviluppi delle vicende processuali del premier. Giurisprudenza e strategia
parlamentare si fondono. Non è un caso che, in questo frangente, il più
ascoltato dalla maggioranza sia Niccolò Ghedini, luogotenente perfetto nel
campo da battaglia che è diventata la garanzia di immunità del presidente del
Consiglio. Ghedini, infatti, difende le sorti di Berlusconi sia in Tribunale da
avvocato personale, sia in Parlamento in qualità di deputato membro della
commissione Giustizia. La richiesta della maggioranza è un cuneo piantato tra
l'Udc e il Partito democratico, che negli ultimi giorni parevano esser riusciti
a stabilire un fronte comune. Patto in cui, nelle intenzioni del segretario del
Pd Walter Veltroni, lo scudo crociato avrebbe dovuto passo dopo passo
sostituire un'Italia dei valori con cui la divergenza ha superato, con le
divisioni registrate al momento dell'organizzazione della manifestazione di
domani di piazza Navona, il livello di guardia. La maggioranza sembra
accogliere quanto chiesto dal leader Udc Pier Ferdinando Casini in
un'intervista al "Corriere della Sera" di oggi. Ecco la proposta
dell'ex presidente della Camera: "La maggioranza deve togliere dal decreto
sicurezza la norma folle con la quale per bloccare un processo se ne bloccano
centomila". In cambio, l'opposizione "deve dichiarare la propria
disponibilità a dare la corsia preferenziale al lodo Alfano". Appunto, la
maggioranza ha offerto all'opposizione di manifestare questa disponibilità, ma
senza farsi carico del ritiro dell'emendamento salva premier. Scontato il no a
qualsiasi apertura da parte dell'Italia dei valori, resta da verificare (ed è
quanto vuole fare la maggioranza) l'atteggiamento di Pd e Udc. Rimarranno
uniti? Casini si accontenterà della sospensione, i democratici terranno fede
all'intransigenza con cui chiedevano cancellazione del blocca processi e
contemporanea architettura costituzionale (con validità a partire dalla
prossima legislatura) per il lodo Alfano? Oppure i due partiti, o magari uno
solo di essi, consapevoli che comunque Berlusconi arriverà in fondo al guado,
si prenderanno il risultato parziale (tattico) del blocco momentaneo
dell'emendamento salva premier per tentare di cambiarlo in aula in un secondo
tempo e si rassegneranno all'approvazione veloce del lodo? Questo si vedrà
stasera, intorno alle 20, quando si riuniranno i capigruppo di Montecitorio.
Dunque, la richiesta di inversione da un lato è una palla avvelenata per
l'opposizione. Dall'altro, ed è quello che più conta, è a costo zero. Approvare
subito il lodo Alfano renderebbe superfluo l'emendamento al decreto sicurezza.
La successione è già messa a punto. Sì della Camera in settimana allo scudo per
le quattro cariche dello stato, a seguire nuovo approdo a Montecitorio (con
emendamenti già discussi nelle commissione riuniti) del decreto sicurezza, che
sarebbe approvato senza problemi prima della scadenza del 24 luglio, magari con
l'ausilio della fiducia. In sostanziale contemporanea, il Senato si occuperebbe
del secondo passaggio dello striminzito lodo. Quanto al ritiro o meno del
contestato emendamento, poco dipenderà dall'atteggiamento dell'opposizione.
Molto di più, dall'udienza di giovedì, in cui si saprà se il giudice Nicoletta
Gandus sarà ricusato dal processo Mills. In caso affermativo i tempi del
procedimento si allungherebbero, e l'emendamento sarebbe del tutto superfluo.
Potrebbe allora essere addolcito, magari con una semplice indicazione di
principio sui processi da fare subito. Peraltro inutile, perché già ampiamente
contenuta in più di una circolare del Csm ai magistrati, ma necessaria per non
dare l'idea di un passo indietro troppo vistoso. Nel caso la richiesta di
ricusazione venga respinta, si tratterà di confrontare i tempi parlamentari con
quelli del processo. Se le sorti del lodo saranno incerte e rischierà di non
vedere la luce prima delle ferie, sì all'emendamento in versione strong. Se
invece lo scudo starà viaggiando spedito, si potrà cambiare il blocca processi
e renderlo meno vincolante, come detto. Le Aule sono diverse, insomma, e la
partita si gioca tra Montecitorio, Palazzo Madama, il Palazzo di Giustizia di
Milano (quello del processo Mills) e la quarta sede, cambiata oggi. Il processo
in cui è coinvolto l'ex direttore generale della Rai Agostino Saccà si sposta da
Napoli a Roma. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari Luigi
Giordano, per la felicità del Cavaliere, vista la presunta ostilità minore
della Procura della capitale. L'atto era scontato, visto che le conversazioni
incriminate sono partite dalla città eterna. Saranno i magistrati di Roma,
quindi, a pronunciarsi sul destino delle intercettazioni.
Le sei sulle quali i pm partenopei avevano chiesto che fosse dato il via libera
alla richiesta in Parlamento. E le altre, quelle di cui si è tanto vociferato,
la cui pubblicazione metterebbe in imbarazzo in premier. Queste, i pm volevano
fossero distrutte perché non hanno, dicono, attinenza con l'indagine.
( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Andrea Scarchilli,
07 luglio 2008, 16:06 La maggioranza propone di far slittare l'esame del
decreto sicurezza, con l'annesso emendamento salva premier, in cambio della rapida
approvazione del lodo Alfano. Apparentemente una mano tesa all'opposizione, in
realtà una mossa dettata dalla strategia parlamentare e dall'attesa sul
versante processuale Maggioranza all'attacco sulla giustizia. Il ministro dei
Rapporti con il Parlamento Elio Vito ha annunciato in mattinata che stasera,
alla conferenza dei capigruppo dove si decide il calendario settimanale dei
lavori della Camera, il centrodestra chiederà l'inversione dell'esame dei due
provvedimenti che stanno a cuore al presidente del Consiglio, perché lo
proteggono dai procedimenti giudiziari in cui è coinvolto. Il vecchio programma
parlava di un decreto sicurezza, quello che contiene il famoso emendamento che
bloccherebbe il processo Mills in cui Silvio Berlusconi è accusato corruzione
in atti giudiziari, all'esame dei deputati già domani. E il lodo Alfano, lo
scudo dai processi alle quattro più alte cariche dello stato, votato da almeno
un ramo del Parlamento entro la pausa di agosto. Vito ha annunciato che Popolo
della libertà e Lega Nord chiederanno l'esame rapido e immediato della Camera
del provvedimento messo a punto dal ministro della Giustizia di Berlusconi. In
seconda battuta i deputati dovranno esaminare decreto con annesso emendamento
salva premier. E renderlo legge entro il 24 luglio, data di scadenza per la
conversione. Pena, la decadenza di norme parecchio simboliche per la
maggioranza, come l'aggravante di clandestinità per gli immigrati che
commettono reati. L'annuncio di Vito è in apparenza una mediazione tra le richieste
dell'opposizione e la tabella di marcia originaria, quella che prevedeva la
strettissima successione di approvazioni dell'emendamento blocca processi e del
più onnicomprensivo, e affidabile, lodo Alfano. In realtà, si tratta di una
mossa tattica che mira a dividere il fronte già parecchio disarcionato
dell'opposizione e attendere, sull'altro versante, gli sviluppi delle vicende
processuali del premier. Giurisprudenza e strategia parlamentare si fondono.
Non è un caso che, in questo frangente, il più ascoltato dalla maggioranza sia
Niccolò Ghedini, luogotenente perfetto nel campo da battaglia che è diventata
la garanzia di immunità del presidente del Consiglio. Ghedini, infatti, difende
le sorti di Berlusconi sia in Tribunale da avvocato personale, sia in
Parlamento in qualità di deputato membro della commissione Giustizia. La
richiesta della maggioranza è un cuneo piantato tra l'Udc e il Partito
democratico, che negli ultimi giorni parevano esser riusciti a stabilire un
fronte comune. Patto in cui, nelle intenzioni del segretario del Pd Walter
Veltroni, lo scudo crociato avrebbe dovuto passo dopo passo sostituire
un'Italia dei valori con cui la divergenza ha superato, con le divisioni
registrate al momento dell'organizzazione della manifestazione di domani di
piazza Navona, il livello di guardia. La maggioranza sembra accogliere quanto
chiesto dal leader Udc Pier Ferdinando Casini in un'intervista al
"Corriere della Sera" di oggi. Ecco la proposta dell'ex presidente
della Camera: "La maggioranza deve togliere dal decreto sicurezza la norma
folle con la quale per bloccare un processo se ne bloccano centomila". In
cambio, l'opposizione "deve dichiarare la propria disponibilità a dare la
corsia preferenziale al lodo Alfano". Appunto, la maggioranza ha offerto
all'opposizione di manifestare questa disponibilità, ma senza farsi carico del
ritiro dell'emendamento salva premier. Scontato il no a qualsiasi apertura da
parte dell'Italia dei valori, resta da verificare (ed è quanto vuole fare la
maggioranza) l'atteggiamento di Pd e Udc. Rimarranno uniti? Casini si
accontenterà della sospensione, i democratici terranno fede all'intransigenza
con cui chiedevano cancellazione del blocca processi e contemporanea
architettura costituzionale (con validità a partire dalla prossima legislatura)
per il lodo Alfano? Oppure i due partiti, o magari uno solo di essi,
consapevoli che comunque Berlusconi arriverà in fondo al guado, si prenderanno
il risultato parziale (tattico) del blocco momentaneo dell'emendamento salva
premier per tentare di cambiarlo in aula in un secondo tempo e si rassegneranno
all'approvazione veloce del lodo? Questo si vedrà stasera, intorno alle 20,
quando si riuniranno i capigruppo di Montecitorio. Dunque, la richiesta di
inversione da un lato è una palla avvelenata per l'opposizione. Dall'altro, ed
è quello che più conta, è a costo zero. Approvare subito il lodo Alfano
renderebbe superfluo l'emendamento al decreto sicurezza. La successione è già
messa a punto. Sì della Camera in settimana allo scudo per le quattro cariche
dello stato, a seguire nuovo approdo a Montecitorio (con emendamenti già
discussi nelle commissione riuniti) del decreto sicurezza, che sarebbe
approvato senza problemi prima della scadenza del 24 luglio, magari con
l'ausilio della fiducia. In sostanziale contemporanea, il Senato si occuperebbe
del secondo passaggio dello striminzito lodo. Quanto al ritiro o meno del
contestato emendamento, poco dipenderà dall'atteggiamento dell'opposizione.
Molto di più, dall'udienza di giovedì, in cui si saprà se il giudice Nicoletta
Gandus sarà ricusato dal processo Mills. In caso affermativo i tempi del
procedimento si allungherebbero, e l'emendamento sarebbe del tutto superfluo.
Potrebbe allora essere addolcito, magari con una semplice indicazione di principio
sui processi da fare subito. Peraltro inutile, perché già ampiamente contenuta
in più di una circolare del Csm ai magistrati, ma necessaria per non dare
l'idea di un passo indietro troppo vistoso. Nel caso la richiesta di
ricusazione venga respinta, si tratterà di confrontare i tempi parlamentari con
quelli del processo. Se le sorti del lodo saranno incerte e rischierà di non
vedere la luce prima delle ferie, sì all'emendamento in versione strong. Se
invece lo scudo starà viaggiando spedito, si potrà cambiare il blocca processi
e renderlo meno vincolante, come detto. Le Aule sono diverse, insomma, e la
partita si gioca tra Montecitorio, Palazzo Madama, il Palazzo di Giustizia di
Milano (quello del processo Mills) e la quarta sede, cambiata oggi. Il processo
in cui è coinvolto l'ex direttore generale della Rai Agostino Saccà si sposta
da Napoli a Roma. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari Luigi
Giordano, per la felicità del Cavaliere, vista la presunta ostilità minore
della Procura della capitale. L'atto era scontato, visto che le conversazioni
incriminate sono partite dalla città eterna. Saranno i magistrati di Roma,
quindi, a pronunciarsi sul destino delle intercettazioni.
Le sei sulle quali i pm partenopei avevano chiesto che fosse dato il via libera
alla richiesta in Parlamento. E le altre, quelle di cui si è tanto vociferato,
la cui pubblicazione metterebbe in imbarazzo in premier. Queste, i pm volevano
fossero distrutte perché non hanno, dicono, attinenza con l'indagine.
( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)
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Raffaele Deidda, 07
luglio 2008, 15:16 Spigolando Commentando l'affaire delle telefonate hard del
Cavaliere con esponenti del governo, ci si potrebbe muovere nell'orizzonte del
rivisitato passaggio biblico de "In principio era la gnocca". Già
perchè è in essa che originano le complicazione che affliggono oggi il premier
Dal vangelo secondo Silvio, commentato da Vittorio Feltri : "In principio
era la gnocca." E' un vangelo moderno, che svecchia quello ormai datato di
San Giovanni, che recita: "In principio era il Verbo". Quello di
Silvio è il vangelo dell'homo novus, dell'uomo di fede che si candida a passare
alla storia come statista illuminato e timorato di Dio, dell'apostolo
divorziato difensore della famiglia che tanto vorrebbe accostarsi al sacramento
della comunione ma che, secondo l'indicazione di Papa Benedetto XVI, deve
accontentarsi di "trovare comunque nel desiderio di comunione e nella
partecipazione all'Eucaristia una forza e una efficacia salvatrice". In
questi acculturati tempi moderni dove i dogmi teologici lasciano il tempo che
trovano e dove autorevoli quotidiani filogovernativi possono commentare a
proposito delle marachelle erotiche del Cavaliere: "Eddai, diciamoci la
verità, a chi non piace la gnocca?" (se un gay usasse un linguaggio simile
per manifestare i suoi desideri e le sue preferenze sessuali sarebbe
immediatamente tacciato di essere "frocio"), non dovrebbe sussistere
alcun tipo di problema, per i tanti cattolici che hanno votato Berlusconi, ad
accettare il nuovo vangelo. Il problema è, secondo lo stesso storico dei
vangeli burlusconiani, Feltri, che la gnocca, lungi da rappresentare quella
catarsi che avvicina al godimento dello spirito e che può costituire una
"efficacia salvatrice", costituisce, purtroppo, un guaio. Eh si,
perchè la gnocca inizialmente si comporta bene: è sottomessa, adorante, con gli
occhioni sgranati e le forme seducenti fa uscire di senno i maschi, anche
quelli più navigati (soprattutto nelle navi da crociera dove, ai tempi
dell'apostolo Silvio, erano i maschietti ad intrattenere le gnocche ma
invecchiando, si sa...). Poi però la gnocca s'incattivisce e vuole sempre di
più a fronte dei servigi resi e, se non viene accontentata, è capace di
raccontare cose poco simpatiche nei confronti del proprio benefattore. Insomma,
non c'è davvero più religione! Un tempo le gnocche si ritenevano soddisfatte
quando ricevevano in regalo un appartamento oppure un negozio. Lo statista
Craxi, ad esempio, era arrivato a regalare una televisione ad una sua protetta.
L'attrice Antonella Troise, ad esempio, secondo il Cavaliere dice in giro cose
pazzesche (quali, forse non sarà mai dato saperlo) sul suo benefattore Silvio:
sta diventando pericolosa. E che dire di quelle le cui pretese vanno oltre le
parti negli spettacoli di varietà o nelle fictions Rai e ambiscono ad incarichi
ministeriali? Valle ad accontentare tutte, nonostante l'infinita disponibilità
dell'apostolo Silvio! Ecco quindi spiegato il teorema di Feltri: la gnocca è un
guaio, come volevasi dimostrare. Il guaio è dato dal fatto che, mentre per
l'elettore berlusconiano può rafforzarsi il mito del Cavaliere di quasi 72 anni
reduce, fra l'altro, da un cancro alla prostata, tombeur de femmes di ogni tipo
e nazionalità ma con spiccata predilezione per parlamentari e ministre, per
magistrati e giornalisti le intercettazioni telefoniche "hard" del
Cavaliere (le ultime notizie le danno prossime al macero in quanto ritenute
irrilevanti per il prosieguo dell'inchiesta Berlusconi-Saccà.) potevano essere
ghiottonerie da aggiungere come gustoso e piccante contorno all'accusa di
corruzione contestata al premier in concorso con il direttore di Rai Fiction. Spariranno quindi le intercettazioni più "gossipare"
sulle performances erotiche del premier e sulle presunte abilità
"orali" di una o più ministre del governo in carica considerate
penalmente irrilevanti e, ci si augura, salterà l'indecente decreto sulle
intercettazioni. Compatibilmente con i tempi della giustizia italiana si
dovrebbe invece tenere il processo per i fatti che secondo gli inquirenti
"non possono essere ricondotti al pur diffuso costume della cosiddetta raccomandazione"
perché le attrici risultano tutte "verosimilmente legate da rapporti di
amicizia" con Berlusconi. Rapporti di cui il premier non fa mistero oppure
asseritamente da utilizzarsi in qualche modo nella campagna di reclutamento dei
senatori". La considerazione più immediata, che sappiamo non far parte del
"comune sentire" del 47% degli italiani che hanno votato Berlusconi,
è che può esserci un dibattito animato in merito all'opportunità o meno di
pubblicare le conversazioni fra personaggi che rivestano incarichi pubblici e
amministrano risorse della collettività, ci si può azzuffare fra maggioranze e
opposizioni sulla congruità dei decreti salva-premier e blocca processi, ma una
cosa dovrebbe essere indiscutibilmente chiara: in nessun altro paese che si
ritiene civile e democratico potrebbe fare il premier un signore che ha
scambiato quegli affidamenti mercenari con un pubblico dipendente, seppure con
la qualifica di manager, che a sua volta non potrebbe più ricoprire in alcun
modo un incarico di responsabilità in un'azienda di stato. E' una
considerazione sicuramente di parte questa nostra, se Arturo Diaconale ritiene
che: "L'opinione pubblica italiana non è ottusamente calvinista. E'
elasticamente cattolica. E capisce perfettamente la differenza tra i peccati
veniali della carne e quelli mortali che possono mandare in malora l'intera
società nazionale". Qualcuno potrebbe ricordare a Diaconale e a tutti i
berluscones orgogliosi di avere un capo con "due attributi così" che
per aver commesso un peccato "veniale della carne" (usciamo dalla
metafora della mela, per favore) Adamo ed Eva furono cacciati dal paradiso
terrestre? E se Berlusconi lascia il governo insieme alle sue giovani e
avvenenti ministre, siamo davvero sicuri che vada in malora l'intera società
nazionale o che non sia invece un fatto che, per usare le parole del Papa sul
desiderio di comunione, contiene una forza e un'efficacia salvatrice?.
( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
VENTURA: MENO ORMONI,
PIÙ ARMANI ? RCS-TV VIA DIGICAST ? ROSSELLA TORNA A "PANORAMA"
(RUBRICA) - WINTOUR IN CASA BELLINI - L'ISPETTORE ELKANN ? BONDI & MANUELA
? CARRÀ IN BILICO ?DJ KAPPA ? MIX & CHIC? 1 - Dopo Dolce & Gabbana,
Alessandro Dell'Acqua, Valentino Garavani e Dsquared la Ventura studia un look
nuovo di zecca. Per la sesta edizione dell'isola dei Penosi la vestira' il Gran
Maestro Giorgio Armani... 2 - Rcs si prepara a sbarcare nel mondo della Tv. Il
Gruppo sta comprando tutte le frequenze e reti di Digicast per costruire delle
reti televisive tematiche. A capo del business l'ad Antonello Perricone. 3 -
Chi l'ha detto che Anne Wintour, la potente direttrice di "Vogue", è
un diavolo di Prada? Macchè, tutto da riscrivere vista la professionale dolcezza
con la quale ha ricevuto, in coppia inedita con Mario Bellini, architetto e
designer milanese, gli ospiti di un cocktail molto, ma molto riservato. Dove? A
Milano, nel pieno centro, a casa e nel giardino profumato di gardenie appunto
di Bellini. Strana coppia, ma ben riuscita a detta degli invitati, un elenco
non molto lungo, ma superesclusivo: Tom Ford, Giorgio Armani, Miuccia Prada,
Dolce e Gabbana, Donatella e Allegra Versace, Roberto Cavalli, Angela e
Margherita Missoni, Alessandra Facchinetti (primadonna di Valentino, timida
anche in una casa privata), Suzy Menkes (unica e temibile giornalista, con
piccola macchina digitale sempre all'occhio, solo per ricordo personale) vista
a braccetto con Elena, la padrona di casa. Una Lady Wintour simpatica?
Possibile? Ebbene sì, anche se con poco appetito, grande preparazione sui vini
italiani, e decisa vocazione a coltivare relazioni privilegiate. Per una volta
lontana da giornalisti e fotografi. Che voglia sconfinare (anche)
nell'architettura e nel design? 3 - Record storico di presenze a Villa Taverna,
l'ambasciatore Ronald "Pennellone" Spogli quest'anno aveva invitato
oltre 3000 persone alla festa del 4 luglio, in buona parte giovani coppie di
sconosciuti con le "lei" particolarmente scosciate e prodighe di
décolleté, spesso senza reggiseno, e tacchi a spillo vertiginosi che si
infilavano agevolmente nelle zolle erbose. "Tanta gnocca così non si era
mai vista" hanno commentato i veterani del ricevimento per l'Independence
Day, chiedendosi con insistenza chi fossero tutti questi nuovi ospiti... 4 -
Chissà perché Alain Elkann pensa che il ruolo di consigliere del ministro per i
Beni Culturali sia quello di ispezionare i musei (dopo gli Uffizi a Firenze,
lunedì è prevista una sua improvvisata a Brera, a Milano)... 5 - A proposito di
Sandro Don Abbondi, il ministro ha trascorso tutto il weekend in Versilia e
seduta accanto a lui, sul sedile posteriore della vettura ministeriale, c'era
sempre e immancabilmente la bionda deputata piemontese Manuela Repetti... 6 ?
Dove andava sabato sera alla Stazione Termini a Roma Marco Travaglio? 7 -
Battutaccia che circola a Montecitorio circa il congresso dei Verdi di Pecoraro
Scanio in programma la prossima settimana a Chianciano: "Ci sono sei
mozioni e altrettanti candidati alla segreteria, quasi di più dei partecipanti
al congresso..." 8 - Dal "Corriere della Sera" - Ci sono dubbi
sul ritorno in Rai di "Carramba che fortuna", programma che avrebbe
dovuto segnare anche il ritorno di Raffaella Carrà su Raiuno. La decisione
finale sarà presa oggi, in un incontro in Rai tra l'artista e il direttore
Fabrizio Del Noce. I problemi ? secondo quanto si è appreso ? sono legati alla
difficoltà di trovare "storie rigorosamente vere" come vuole la Carrà
e questo sta allungando i tempi di uno show che invece deve essere pronto
rapidamente per le 11 puntate previste il mercoledì sera su Raiuno, a partire
dal 17 settembre. 9 - Carlo Rossella per "Il Foglio" ? Frau Merkel è
arrivata in Giappone al G8 con i blazer presidenziali, molto teutonici, di Bettina
Schoenbach. E mancherà invece il suo parrucchiere Udo Walz, così carino e
bravo. 10 - Maurizio Crippa per "Il Foglio" ? Calderoli ha un "escamotage trasparente" per risolvere il nodo
intercettazioni. A porcellum, porcellum e mezzo. 11 - Non disturbate Pierfurby Casini
a fine luglio, sarà a Todi per un convegno con il titolo che rispecchia i sogni
mai sopiti dei neo-Dc in sedicesimo: "Il bipartitismo che non c'è".
Se solo sapesse che legge elettorale ha in mente in Cavaliere... 12 -
(Adnkronos) - Durante la trasmissione radiofonica "Un giorno da
pecora" condotta da Claudio Sabelli Fioretti e Federica Gentile su Radio2,
il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga si e' improvvisato dj.
Con il nome d'arte di "Dj Kappa" Cossiga ha lanciato i dischi (suoi preferiti
Burt Bacharach, Ray Charles, Elton John), ha commentato le musiche ed ha
interagito con gli ospiti della puntata, Enrico Mentana, Giorgio Faletti,
Chicco Testa, Antonio Caprarica. "Non mi sono mai divertito tanto in una
trasmissione radiofonica", ha detto Cossiga proponendosi come conduttore
di una trasmissione dal titolo "Aspettando Dj Kappa". In un momento
di trasporto, parlando con una sua vecchia fiamma di Sassari, ha dato anche il
suo numero privato in diretta, poi ha invitato il premier Berlusconi a
costruirsi una villa a Capalbio. Cossiga ha escluso che i recenti gossip
possano influire negativamente sulle possibilita' di Berlusconi di diventare
presidente della Repubblica ("gli italiani si divertono a sentire queste
telefonate"). Infine ha dato i suoi giudizi sull'avvenenza delle ministre
("la piu' bella e' la Prestigiacomo, la Brambilla e' carina, la Meloni e'
graziosa, la Carfagna e' elegante"). 13 - La Repubblica - Palombella d'oro
per Nanni Moretti, che entra nella Hall of Fame del nuoto. Il regista e
protagonista di "Palombella rossa" verrà premiato a Malaga, sede
degli Europei di pallanuoto, con il Gold Medallion Award, premio annuale ad un
ex atleta che si sia distinto in campo scientifico o culturale. 14 - La
Repubblica - Mourinho ama esagerare e non bada a spese. E così l'allenatore
dell'Inter ha affittato una villa sul lago di Como dotata addirittura di un
eliporto. La casa, che fu dimora dello scomparso industriale della seta, Ratti,
si trova al centro di un ampio parco, con tanto di serre, piscina e campi da
tennis. 15 ? La rifondarola e scrittrice Angela Scarparo su
http://www.ilpostodeilibri.it - E' con la morte nel cuore, credete, che a
partire dal 14 maggio 2008 per fare debito onore all'insediamento del IV
Governo Berlusconi e per tutto il tempo che il suddetto Governo, con relativo
Sottogoverno resterà in carica, IL POSTO DEI LIBRI si chiamerà pure IL POSTO
DELLA FREGNA. 16 - Presentazione romana di Mix&Chic, il nuovo libro di
Fabiana Giacomotti: giovedì sera, con Irene Ghergo, Nicoletta Fiorucci, Angelo
Bucarelli e Carlo Rossella. 17 ? Carlito Rossella torna sul luogo del diletto:
una rubrica di società & costume sul periodico di cui fu direttore,
"Panorama". 18 - Sarà un incontro molto atteso, quello di lunedì 7
luglio con il giornalista Marco Travaglio, che sarà ospite alla
"Tigulliana 2008", il "caffè letterario" ideato e condotto
da Marco Delpino a Santa Margherita Ligure. L'evento, che gode del patrocinio
del Comune di S. Margherita Ligure, è stato anticipato proprio di un giorno per
via della manifestazione romana del giorno dopo. L'incontro, intitolato
"Libertà di parola", avrà luogo nella Sala Congressi del Grand Hotel
Miramare (con inizio alle ore 17). Marco Travaglio riceverà il Premio
Internazionale "Golfo del Tigullio" per il giornalismo e presenterà
il suo ultimo libro "Se li conosci li eviti" (Chiarelettere).
All'iniziativa parteciperà anche il giornalista Paolo M. Di Stefano e il Gen.
Nicolò Bozzo, che è stato per molti anni il "braccio destro" del Gen.
Carlo Alberto Dalla Chiesa. In occasione dell'incontro di lunedì, Marco
Travaglio anticiperà dunque a Santa Margherita Ligure alcuni dei temi caldi
della manifestazione che sarà promossa da Grillo e Di Pietro. 19 ? Corriere
della Sera - Anselmi, direttore de "La Stampa", è il vincitore della
XXIX edizione del Premio Ischia di Giornalismo per la sezione dedicata
all'informazione scritta. Con lui sono stati premiati ieri (al Castello
Aragonese di Ischia) Mauro Mazza, direttore del Tg2 (televisione); Giuliano De
Risi, direttore dell'Agi (agenzie di stampa); Daniela Ducoli di Radio
Montecarlo (radio); Carlo Verdelli, direttore de "La Gazzetta dello
Sport" (informazione sportiva). Timothy Garton Ash, editorialista del
"New York Times" e del "Wall Street Journal", è invece il
vincitore della sezione dedicata al giornalismo internazionale. "Bush ha
reagito all'11 settembre in maniera sicuramente sbagliata, ma dettata dal
bisogno di dare una risposta forte ? ha detto ieri Garton Ash durante il
dibattito pubblico che ha accompagnato la cerimonia di premiazione ?. Stiamo
pagando le conseguenze di quel suo errore: in questo senso il segnale positivo
arriva da Obama e dal suo orientamento più vicino alla posizione europea".
Dagospia 07 Luglio 2008.
( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
6 Luglio 2008
Italease, Faenza: restituisco tutto, ma il tesoro non esiste di Raffaella
Calandra e Morya Longo Il 5 febbraio nega di avere incassato soldi. L'8 maggio
si scusa con il Gip per l'amnesia e ammette di avere messo in tasca 700mila
euro in contanti, usati subito per comprare una casa. Poi ricorda di averne
presi altri 200mila: questa volta per ristrutturarla. Ma l'ex amministratore
delegato di Banca Italease, Massimo Faenza, non ammette mai di fronte ai
magistrati e ai giudici che lo interrogano di avere messo in tasca altri soldi
o di averli portati all'estero. Poco importa se i suoi ex soci (tra cui l'ex
direttore delle comunicazioni di Italease, Pino Arbia) sostengono di avergli
dato 3,5 milioni. Poco importa se le indagini dei Pm Giulia Perrotti e Roberto
Pellicano abbiano evidenziato numerose distrazioni di fondi dalla banca, per
oltre 30 milioni di euro. In tutti gli interrogatori che il Sole 24 Ore ha
visionato integralmente Faenza nega. Anzi, accusa i suoi ex soci di dire
"falsità" e di averlo addirittura minacciato. Promette di restituire
tutto quello (poco) che ha. E, interrogato durante la detenzione a San Vittore,
arriva ad implorare gli inquirenti: "Non parlerò più con queste persone
per tutta quanta la mia vita, cercherò di fare un altro lavoro. Io non li ho
presi questi 3 milioni e mezzo". Le indagini della Procura di Milano sul
caso di Banca Italease e dei derivati speculativi venduti alla clientela si
sono ormai chiuse. Ma un elemento resta ancora nella nebbia più totale: gli
oltre 30 milioni di euro "distratti" (cioè sottratti) dalle casse
della banca secondo la Procura da Faenza e i suoi soci, dove sono finiti? Gli
inquirenti accusano gli indagati di avere creato una struttura
"parallela" alla banca: alcuni mediatori venivano pagati in modo
"ingiustificato" e questo consentiva agli indagati di
"appropriarsi illecitamente" delle commissioni gonfiate. Insomma:
secondo la ricostruzione della Procura la banca pagava ad alcuni consulenti
parcelle super, e questi soldi venivano poi spartiti tra Faenza e i suoi soci.
È stato anche trovato un conto in Svizzera in cui passavano, tramite il
mediatore Leonardo Gresele e Arbia, i denari che dovevano poi finire ai membri
della presunta associazione. Ma gli innumerevoli interrogatori dei protagonisti
non chiariscono nulla. Anzi: tutti negano buona parte delle accuse e almeno
stando alle loro dichiarazioni si scaricano la colpa a vicenda. Molte delle
accuse partono da Pino Arbia. L'ex direttore delle comunicazioni esterne di
Banca Italease riferisce infatti ai Pm di avere consegnato a Faenza 3,5 milioni
di euro: soldi "ritornati" dalle commissioni pagate ai mediatori da
Banca Italease. Racconta che i denari pagati da un mediatore, Leonardo Gresele,
finivano in un suo conto svizzero e poi in parte girati a Faenza. Ma
quest'ultimo nega. "Arbia di falsità purtroppo ne ha dette una valangata
afferma nell'interrogatorio del l'8 maggio , come le hanno dette anche gli
altri". Gli unici soldi che Faenza ammette di avere preso solo nel secondo
interrogatorio, però sono 700mila euro in relazione al l'operazione di un cliente
di Italease: Danieli. "Questo avviene nell'aprile, maggio, giugno
2005", ricorda. Arbia gli porta i soldi in contanti, perché Faenza doveva
acquistare una casa da intestare alla moglie: "Li ho dati al signore che
m'ha venduto la casa ricorda cioè lui me li ha dati e io glieli ho dati. Le sto
dicendo la verità". Successivamente Faenza ammette anche altri 200mila
euro, pagati sempre in contanti da un altro indagato, Roberto Fabbri, per
un'altra operazione. "Me li porta direttamente a Milano ricorda e li ho
usati per ristrutturare casa: me li sono portati direttamente a Roma e ho
iniziato a pagare il falegname, la ditta che mi ha fatto i lavori. La cucina
l'ho pagata 28-30mila euro...". I magistrati dimostrano più volte di non
credere alle parole di Faenza. Sono convinti che, da qualche parte, ci siano
altri soldi nascosti. Ma lui continua a negare. "Io non ho conti esteri, e
questo penso che ormai sia appurato si difende Faenza . Sarò
stato seguito io, o intercettato, mio padre, mio fratello, mia moglie, chiunque
sia, cioè, non ci sono movimenti di denaro o occultamento di denaro. Io nel
giro Calza-Arbia non c'entro niente. Io ho passato il 2004 di ricatti continui,
di soprusi da parte di Arbia, di attacchi". Poi aggiunge: "Io
ho sbagliato a fare la prima operazione "Danieli", mi ha trascinato a
fondo, perché da quel momento in poi è stata una minaccia continua. Siamo
finiti quasi alle mani...". Insomma: Faenza rigetta l'accusa di essere
stato a capo come dicono i Pm dell'associazione a delinquere e, anzi, sostiene
di essere stato minacciato e ricattato dagli altri. Il problema è che Arbia non
la pensa così. E neppure Claudio Calza, il principale mediatore della vecchia
gestione di Banca Italease. "Mi dicevano di fatturare una certa cifra e io
quella fatturavo sostiene Calza nel suo interrogatorio del 26 gennaio . Se
fatta pari a 100 la commissione, loro l'hanno spezzettata, hanno dato una parte
a me e una parte a terzi" non ne so nulla. A marzo, però, anche Calza
ammette alcuni pagamenti. Il primo nel 2004, quando Arbia gli chiese una somma
di circa 150mila euro. Poi Arbia gli chiede di "stornare" una parte
della commissione incassata per un'operazione importante (Parco dei Medici) a
Gresele. Successivamente lo stesso Faenza gli conferma "di continuare a dare
una mano a Gresele". E così via: i racconti di Calza vanno avanti. Il
mistero resta dunque fitto. Come siano andate le cose, e se ci sia un
"tesoro", saranno le autorità a dimostrarlo. Solo una cosa è certa:
il motivo per cui Banca Italease non finanziò Stefano Ricucci e Gianpiero
Fiorani, come gli chiese un banchiere di Deutsche Bank, quando la Popolare di
Lodi stava cercando di scalare AntonVeneta. Faenza lo racconta: "Il vice
presidente mio era Piero Montanidell'AntonVeneta, quindi avremmo dovuto deliberare
un fido per scalare AntonVeneta... sarebbe stato un po' imbarazzante". Ed
è stata un fortuna: l'imbarazzo di allora ha probabilmente evitato a Faenza il
ben più imbarazzante seguito della fallita scalata ad AntonVeneta. 6 Luglio
2008.
( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)
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Emiliano Sbaraglia, 07
luglio 2008, 17:12 Politica L'otto luglio di Piazza Navona porta con sé tutti
gli strascichi e le polemiche di questi giorni, oltre che una serie di adesioni
composite, tra le quali a sorpresa arriva anche quella del deputato Pd Giovanni
Bachelet. Le ultime bordate di Travaglio: "Con i magistrati Berlusconi si
comporta da estorsore, come la mafia palermitana con i commercianti".
Grillo conferma la videoconferenza Piazza Navona potrebbe rappresentare lo
spartiacque di questa prima parte del "Berlusconi poker", non tanto
per la maggioranza, quanto per la vita prossima futura dell'opposizione
parlamentare. Gli ultimi giorni che hanno preceduto l'appuntamento, fissato per
martedì alle ore 18, sono stati come si sa contraddistinti da una serie di
precisazioni, adesioni, contro-adesioni e marce indietro, non ultima la
oscillante posizione di un apparentemente confuso Arturo Parisi. Il quale, in
ultima istanza, pare aver deciso in che modo partecipare all'evento: "Non
sono tra i promotori -scrive Parisi al "Corriere"-; e non esporrò la
mia voce al rischio che venga confusa con quella di chi persegue scopi diversi
da quelli ufficiali. Sarò tuttavia tra i cittadini, e in particolare tra i
Democratici per ascoltare la loro voce, per parlare con loro, e condividere la
loro protesta e il loro disagio". La strategia scelta da Parisi sembra
dunque quella di proporsi come punto di riferimento e rappresentante dei
manifestanti democrat che saranno presenti al "No Cav. Day" (come lo
ha battezzato Antonio Di Pietro), visto che, stando alle indiscrezioni
provenienti proprio dal sito del partito dell'ex magistrato (oltre che da
quello di Micromega), dovrebbero essere molti gli elettori Pd che
parteciperanno alle manifestazione, chissà se muniti di bandiere o altri
"segnali" di riconoscimento politico. E sulla stessa lunghezza d'onda
di Parisi navigherà anche Michele Barbi, prodiano di prima generazione, altro
esponente della "opposizione" interna al "veltronismo":
"Sarò in Piazza Navona con coloro che vogliono manifestare", perché
secondo Barbi Berlusconi rimane "portatore di un conflitto di interessi in
materia di giustizia e di affari talmente grande da snaturare istituzioni
fondamentali dello stato democratico, oltre che mortificare il principio di
uguaglianza dei cittadini. A Berlusconi -spiega Barbi-, occorre opporsi per
promuovere la riforma civile e morale di cui l'Italia ha assoluto
bisogno". Con il passar delle ore aumentano le adesioni di carattere
politico/partitico. Oltre Sinistra democratica, che aveva aderito nei giorni
scorsi, confermano la loro partecipazione anche il Partito comunista dei
lavoratori di Ferrando, mentre l'ex ministro Paolo Ferrero ha annunciato la
partecipazione sua e degli aderenti alla sua mozione congressuale di
Rifondazione comunista. Presente anche l'ex capogruppo dei Verdi Angelo Bonelli
e dei Comunisti italiani Manuela Palermi. Dar rilevare poi in extremis un altro
"transfuga" occasionale del Pd, il deputato cattolico Giovanni
Bachelet, figlio del giurista nonché vice presidente Csm Vittorio, ucciso dalle
Br il 12 febbraio del 1980. Tra le componenti individuali della cosiddetta
società civile, Umberto Eco non potrà essere in piazza ma ha reso nota la sua
adesione, insieme a Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Marco Revelli, Don
Gallo, Oliviero Beha, Lidia Ravera, Luciano Gallino, Dacia Maraini, Gianni
Vattimo, Margherita Hack, Nicola Tranfaglia, Giorgio Cremaschi, Pier Giorgio
Odifreddi. Come ormai tutti sanno, la presenza di Beppe Grillo sarà invece
garantita in videoconferenza. Dal palco, oltre ai tre promotori Flores D'Arcais
Pardi e Colombo, prenderanno la parola Rita Borsellino, lo stesso Andrea
Camilleri (che leggerà alcune delle sue ultime poesie), lo scrittore e attore
Moni Ovadia; e, naturalmente, Marco Travaglio, che proprio a poco più di
ventiquattr'ore dalla manifestazione è tornato con toni certo poco concilianti
sulle motivazioni di questo atteso quanto polemico otto luglio. Il giornalista
prende di mira Berlusconi definendo i suoi metodi nei confronti dei magistrati
"estorsivi", paragonandoli a quelli utilizzati dalla mafia
palermitana contro i commercianti: "Rispetto a Palermo a Roma c'è un
signore che arriva al potere e immediatamente comincia a rovinare la giustizia,
a sfasciare tutto. E dopo aver completamente ridotto alla rovina i magistrati
si manifesta qualcuno che offre loro il dialogo, che in questo caso si chiama
Lodo-Alfano". Secondo Travaglio "è una tecnica estorsiva che a
Palermo si chiama racket, a Roma si chiama dialogo. Alla fine, se i magistrati
cedono ha vinto l'estorsore, che politicamente parlando si chiama presidente
del Consiglio". Parole che certo non rasserenano il clima, alle quali se
ne aggiungono altre che chiamano in causa (seppur non in forma così pressante
come si vorrebbe lasciar intendere) il presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano, attorno al quale si è svolta gran parte della discussione sul
"vado-non vado" in piazza, soprattutto nel confronto Pd-Idv. Parlando
di provvedimenti già messi in cantiere dal governo, Travaglio ricorda che "nell'Italia
del 2008 sono già passate un paio di leggi razziali e altre sono in
preparazione. Una l'ha approvata il capo dello Stato senza batter ciglio. Si
chiama aggravante speciale per gli extra-comunitari clandestini". Una
legge che secondo Travaglio vìola la Costituzione laddove "stabilisce che
tutti devono essere uguali di fronte alla legge... ...Per questo bisogna
manifestare contro una serie di provvedimenti-spot, alcuni razzisti, alcuni
incostituzionali. Una legge incostituzionale al giorno -conclude-, tanto poi il
capo dello Stato non le potrà mica bocciare tutte. Qualcuna in nome del dialogo
sarà costretto a concederla". A caldo, viene da dire che, con quello che
costa, forse si poteva risparmiare un po' di benzina così a piene mani gettata
sul fuoco... Ad ogni modo, gli organizzatori sperano e prevedono circa
ventimila persone per questo "No Cav. Day", le "furbate"
del quale per i promotori della manifestazione dall'inizio del governo sono
riconoscibili individuandone essenzialmente tre: emendamento "salva-premier",
"legge-bavaglio" contro le intercettazioni, lodo
Alfano. E al di là di tutte le polemiche e le rettifiche che potrebbero
aggiungersi sino all'ultimo istante, di certo sul palco campeggerà uno
striscione: "La legge è uguale per tutti". O almeno così dovrebbe
essere. Torna dunque la stagione inugurata nell'ormai febbraio del 2002 da
Nanni Moretti, proprio da quello stesso palco di Piazza Navona? Per ora
la risposta non può che essere "sì e no". L'importante è non
rischiare, come i girotondi che si facevano da bambini, di trovarsi alla fine
sempre allo stesso punto di partenza.
( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)
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IVATA DALLA PROCURA:
SITO VERSO OSCURAMENTO RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: A Dagospia. Sono il responsabile
di ?.com L'intercettazione è chiaramente falsa, vorrei una piccola
puntualizzazione prima di trovarmi folle inferocite sotto casa. Grazie, LPR
RISPOSTA Chiaramente? Mah, mica tanto. Comunque, tale manciata di cattivo gusto
la riservi per i suoi amici più intimi. INTERCETTAZIONI: PROCURA ROMA VERSO
OSCURAMENTO SITO CON FALSA TELEFONATA BERLUSCONI (Adnkronos) - A quanto
apprende l'ADNKRONOS, la magistratura romana sarebbe in procinto di oscurare il
sito, registrato alle Antille, che ha pubblicato il testo di una falsa
telefonata tra Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri. DAGOSPIA: SU UN SITO ON
LINE PRESUNTA TELEFONATA BERLUSCONI-CONFALONIERI (CHE SI RIVELA FALSA)?
(Adnkronos) - Comincerebbero a circolare on line presunte intercettazioni telefoniche
avviate dalla Procura di Napoli nell'ambito del caso Berlusconi- Sacca'. A
darne notizia e' il sito 'Dagospia', curato da Roberto D'Agostino, che ha
scelto di autocensurarsi e non rivelare l'indirizzo del sito. 'Sito -si legge
sopra un grande punto interrogativo- mette in rete la telefonata Cav.-Fidel
(prima o poi doveva accadere); intercettazione sull'utenza
di Confalonieri - 23.04.08 / durata: 8:49 minuti e Dagospia si autocensura'.
Successivamente, a quanto apprende l'ADNKRONOS, l'intercettazione alla quale si
riferiva il sito curato da Roberto D'Agostino sarebbe chiaramente falsa.
'Ormai e' scoppiato quello che tutti potevano immaginare. Cio' che viene fatto
oggi per goliardia viene preso per vera. E' talmente andata avanti questa
realta' di pornocrazia, tra sesso e politica, che non si riesce piu' a
distinguere tra il vero e falso', osserva D'Agostino, che a breve annuncera' la
palese infondatezza del testo dell'intercettazione pubblicata su un sito
registrato alle Antille, il cui indirizzo on line non e' stato rivelato.
Dagospia 07 Luglio 2008.
( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)
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NTATURA - GHEDINI:
SU INTERNET UN FALSO PLATEALE 1 ? LA MERDA NEL VENTILATORE Il caso del sito che
ha messo in rete una lettera falsa di una conversazione tra Berlusconi e
Confalonieri è la spia delle degenerazioni che stanno avvenendo nel mondo
dell'informazione. Ma prima di tutto, con l'intervento di Dagospia, abbiamo
sgonfiato nel giro di pochi minuti una bufala che impazzava sul web e via
passaparola. L'era della verosimiglianza è finita: perché è il modo più facile
e vigliacco di gettare fango sulle persone. Che poi si giustificano: ma era
tutto uno scherzo? Infatti mai abbiamo nemmeno pensato di pubblicare l'indirizzo
del sito né tantomeno un testo che giudicare postribolare è poco. La prima pagina di LIBERO del 5 Luglio scorso Ma quello che ci
interessa di più è l'uso e abuso mediatico delle intercettazioni: dall'articolo
di D'Avanzo su La Repubblica che fa un bignamino delle presunte conversazioni
pruriginose del Cav. a "Libero" che spara il 5 luglio una fotona
della Mara Carfagna in prima pagina e titola: "La ministra che ha
rivitalizzato il governo". (Ora nell'articolino Berlusconi parla
semplicemente di "ministri giovani" e del loro "contributo di
vitalità", di qui alla "rivitalizzazione"?). Ma ormai la
degenerazione-mediatica che sta prendendo il sopravvento preferisce, in
mancanza dei fatti reali, di buttarsi sul reality. Al vero che non c'è, avanti
col verosimile, ingannando tutti e infilando altra merda nel ventilatore. Ecco
perché abbiamo subito precisato che, vere o false o verosimili, quelle
conversazioni non sarebbero mai apparse su Dagospia. La mattina abbiamo ancora
voglia di guardare la nostra faccia allo specchio. Senza vergognarsi. Roberto
D'Agostino © Foto U.Pizzi"> Niccolò Ghedini con Silvio Berlusconi ed
Elio Vito © Foto U.Pizzi 2 - CONFALONIERI: UN FALSO LA TELEFONATA CON
BERLUSCONI? (Adnkronos) - Il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, con
riferimento alla pubblicazione via web di una presunta conversazione telefonica
tra lo stesso presidente di Mediaset e il premier Silvio Berlusconi, 'dichiara
che si tratta di un falso e di un'evidente montatura costruita per recare grave
danno alla reputazione dei soggetti interessati'. Fedele Confalonieri, si legge
nella nota, 'diffida quindi ogni organo di informazione alla diffusione in
tutto o in parte di questa falsa telefonata la cui pubblicazione sarebbe
gravemente e gratuitamente diffamatoria. Contro chi dovesse contravvenire
saranno proposte tutte le azioni giudiziarie in ogni sede competente'. 3 -
INTERCETTAZIONI, GHEDINI: SU INTERNET NE CIRCOLA UNA FALSA? (Agi) - "In
relazione alla pubblicazione in un sito Internet di una comunicazione telefonica,
asseritamente intercorsa nell'ambito di un procedimento penale fra il
presidente Berlusconi ed il dottor Confalonieri, si tratta con assoluta
evidenza di un falso plateale completamente inventato e surrettiziamente
costruito". E' Niccolo' Ghedini, deputato Pdl e avvocato del presidente
del Consiglio, Silvio Berlusconi, ad affermarlo in una nota. Dagospia 07 Luglio
2008.
( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)
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KIDMAN NEOMAMMA ? BRITNEY
OSPITE DI MADONNA ? LOHAN LESBICA "PASSIVA" ? UN RUSSO PER NAOMI -
JIM CARREY IN BIKINI - BOLLE: DOPO IL BALLETTO, IL CINEMA ? CASTRO ALLE FARC:
RIVOLUZIONE SÌ, OSTAGGI NO? Nicole Kidman 1 ? NICOLE KIDMAN HA DATO ALLA LUCE
UNA BAMBINA? (Ap) - Nicole Kidman ha dato alla luce una bambina oggi a
Nashville nello Stato del Tennessee (Usa). Ne ha dato notizia il manager del
cantante Keith Urban, marito dell'attrice australiana e padre della piccola. 2
- MADONNA, BRITNEY OSPITE DEL SUO STIKCKY AND SWEET TOUR? (Agi) - Le avevamo
viste duettare in 'Me Against the Music' e baciarsi agli Mtv Music Awards del
2003, ora potrebbero affronte insieme la folla da stadio. Sembra infatti che
Madonna abbia chiesto a Britney Spears di partecipare ad alcune date del suo prossimo
'Sticky and Sweet tour'. A riferirlo al Sun e' una fonte anonima secondo la
quale le due dive starebbero registrando insieme anche un video che sara' poi
trasmesso sul palco durante il live show. Doppia possibilita' dunque per la
'Toxic girl' che in questa occasione potrebbe rilanciare la sua carriera
musicale e tornare sulla cresta dell'onda. 3 - LINDSAY LOHAN LA
"PASSIVA" DELLA COPPIA? (Agi) - E' Lindsay 'la passiva' della coppia.
La sua relazione lesbica con la dj Samantha Ronson, dato ormai per assodata da
tutti i mezzi di comunicazione del mondo, si arricchisce di nuovi dettagli.
Fonti vicine alla coppia di fidanzate, hanno rivelato al magazine 'Female
First' che e' la 22enne attrice a ricoprire il ruolo di 'passiva' della coppia.
I suoi amici hanno riferito infatti che l'attrice di 'Mean Girls' ha assunto la
parte della sottomessa aggiungendo particolari scottanti: 'Lindsay e Samantha
adorano stare in casa e, si', e' vero, dormono nello stesso letto'. Inoltre,
dicono, la coppia ha acquistato alcuni 'sex toys' anche se 'Lindsay e Samantha
hanno fatto una specie di patto per non esagerare'. Jim Carrey con Jenny
McCarthy 4 - JIM CARREY, AL MARE COL COSTUME DELLA SUA JENNY? (Agi) -
Irresistibile nei suoi film, altrettanto nella vita. Jim Carrey non sembra
cambiare molto in assenza di un regista e di una macchina da presa. Cosi', in
occasione della festivita' del 4 luglio, si e' prodotto in una delle sue
performance 'strappa risate'. A Malibu' insieme alla sua compagna, l'ex
playmate Jenny McCarthy, l'attore ha scelto una tenuta quantomeno bizzarra per
qualche ora di mare: il costume della sua fidanzata. I paparazzi, che avevano
inevitabilmente seguito la coppia, si sono sbizzarriti quando Jenny e' arrivata
in spiaggia con un costume nero dalla scollatura mozzafiato. Ma si sono
sbizzarriti ancora di piu' quando, qualche minuto dopo, e' comparso sulla
sabbia anche 'Ace Ventura' con un improbabile - per lui - costume da donna. Il
45enne attore, come se nulla fosse, ha trascorso cosi' la sua giornata tra sole
e mare, sotto lo sguardo divertito e incredulo della bellissima partner. Il
video su www.tmz.com
(http://www.tmz.com/2008/07/05/jim-carrey-ace-ventura-swimsuit-detective) 5 -
BOLLE: DOPO IL BALLETTO, IL CINEMA? (Apcom) - Pensa al cinema Roberto Bolle, ma
soltanto quando deciderà di smettere con la danza. "Il cinema? Se
ricevessi delle proposte interessanti, perché no! Un'esperienza sporadica com'è
successo a Nureyev e a Baryshnikov. Sono cresciuto con film come Il sole a
mezzanotte e Due vite, una svolta: fare film come quelli per me sarebbe un
sogno", ha dichiarato l'etoile internazionale che il 13 luglio ballerà sul
sagrato del Duomo di Milano. "Ho ballato a Londra per la Regina, per il
Papa, a Torino per le Olimpiadi. Ora danzerò sul sagrato, concesso in via
eccezionale, di fronte a migliaia di persone. Me ne vorranno i piemontesi, -
prosegue in un'intervista sul settimanale 'Grazia' in edicola domani. ma
nonostante le mie origini, mi sento milanese, Milano è la mia casa, la mia
città". Si ritiene felice anche del fatto che stia cambiando la
considerazione dei ballerini uomini. "Pensi che quando ero a Hollywood
sono stato invitato a molti party ed ero sempre l'unico ballerino. Se ci sono
sponsor che credono nella danza, ben vengano. Sono in nuovi mecenati - chiude
Bolle - e la danza esce così dai suoi confini". 6 - UNA NUOVA FIAMMA PER
JUDE LAW, E' MODELLA LILY COLE? (Agi) - Nuova fiamma per Jude Law. L'attore
inglese, costantemente seguito dai paparazzi, e' stato avvistato in compagnia
della top model Lily Cole. I due sono stati intercettati a
Londra, al concerto dei Radiohead. Una serata speciale che non si e' conclusa
li': i due sono infatti tornati insieme a casa dell'attore, dalla quale Lily e'
uscita solo la mattina dopo, poco prima dell'ora di pranzo. Cio' che colpisce
e' la differenza di eta' tra i due: ben 15 anni tra il 35enne Jude e la bella
20enne Lily. Fidel Castro 7 - CASTRO ALLE FARC: "LIBERATE GLI
OSTAGGI MA NON ARRENDETEVI"? Da "La Stampa" - Il leader cubano
Fidel Castro ha consigliato alle Farc colombiane, in un intervento apparso sul
sito "Cubadebate", la liberazione senza condizioni di tutti gli
ostaggi, ma "senza deporre le armi". Castro ha giustificato il
mancato invito a deporre le armi dicendo che "negli ultimi 50 anni, quelli
che l'hanno fatto non sono sopravvissuti alla pace". 8 - CRISI CHIESA
ANGLICANA - DIALOGO COL VATICANO DEI VESCOVI ANTI-GAY? Da "La Stampa
" - Un gruppo di vescovi anglicani ostili alla consacrazione vescovile di
gay (nella foto Gene Robinson) e donne ha aperto un canale segreto di dialogo
col Vaticano in vista di "legami più stretti con Roma". Lo ha
pubblicato il Sunday Telegraph confermando la grave crisi in cui si dibatte la
chiesa fondata da Enrico VIII nel 1535. Il domenicale londinese dice di conoscere
l'identità dei vescovi. Foto da GQ"> Naomi Campbell Foto da GQ 9 - UN
MAGNATE RUSSO NUOVO AMORE DI NAOMI Da "Il Giornale" - È un prestante
oligarca russo che ha fatto i soldi con il mattone l'ultimo fidanzato di Naomi
Campbell. Secondo i gossip raccolti dal tabloid Mail on Sunday la bizzosa
supermodella ha conosciuto Vladislav Doronin, soprannominato "il Donald
Trump di Mosca", a maggio durante il Festival di Cannes e da allora, dopo
il colpo di fulmine, sono inseparabili. Quarantasei anni molto ben portati, con
una fortuna che si aggira sui due miliardi di euro, Doronin è considerato uno
dei più appetibili scapoli di Russia. 10 - KNIGHTLEY E PENN ALLA MOSTRA DEL
CINEMA Da "Il Giornale" - Le nuove opere di Kitano, Jonathan Demme,
Makhmalbaf, Winterbottom, Tran Anh Hung, Miyazaki, Sean Penn doppio
protagonista con "Milk" e "Crossing over",
"Manolete", con Adrien Brody e Penelope Cruz, e fra le altre star,
oltre a Clooney e Pitt per il film "Burn after reading", Keira Knightley
(per "The Duchess") o la coppia De Niro-Pacino per "Righteous
Kill". Sono fra le indiscrezioni a proposito del programma della 65ª
Mostra del Cinema di Venezia. Dagospia 07 Luglio 2008.
( da "Dagospia.com" del 07-07-2008)
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OK LODO ALFANO, STOP
BLOCCAPROCESSI ? BOSSI: IL CAV? UN PO' PERSEGUITATO, UN PO' COGLIONE - LEGGE
ELETTORALE EUROPEE, DILEMMA WALTERLOO ? SILVIO OLIMPICO - "FAMIGLIA
CRISTIANA": ITALIA COME TITANIC? © Foto U.Pizzi"> Angelino Alfano
con Sandro Bondi © Foto U.Pizzi 1 - Subito dopo l'estate, passata l'attenzione
per i decreti sui temi della giustizia e per il lodo Alfano, il Cavaliere
presenterà il disegno di legge per la modifica della legge elettorale per le
europee, a cui i suoi consiglieri stanno già lavorando. Un vero bivio per Walterloo:
se manterrà l'impegno a non trattare con il governo passerà l'ipotesi del
premier con sbarramento almeno al 5 per cento (con l'obiettivo dichiarato di
lasciare fuori Udc e Di Pietro), se invece il Pd si siederà al tavolo con
Berlusconi subirà il logoramento e gli attacchi dei girotondini dipietristi
qualunque sia l'accordo finale, in attesa del "redde rationem" del
dopo voto nel 2009... 2 - COMMISSIONI CAMERA ACCANTONANO
"BLOCCAPROCESSI"? (Agi) - Le commissioni Affari costituzionali e
Giustizia della Camera hanno accantonato l'esame dell'articolo 2 ter del dl
sicurezza che contiene la cosiddetta 'bloccaprocessi'. Le commissioni, che
stanno votando gli emendamenti al decreto, hanno stabilito di accantonare
l'esame della norma fino alle ore 20, quando e' stata convocata la conferenza
dei capigruppo, mentre l'esame del resto del dl prosegue. Durante la riunione
della capigruppo il governo dovrebbe proporre di anticipare l'esame del lodo
Alfano e subito dopo dovrebbe annunciare la volonta' di far decadere la
'bloccaprocessi'. 3 - INTERCETTAZIONI, BOSSI: LA NORMA
PASSERA', IO LA VOTERO'? (Agi) - La norma sulle intercettazione, inserita nel
pacchetto sicurezza del ministro degli interni Roberto Maroni,
"passera'". Lo assicura il leader della Lega e ministro delle
Riforme, Umberto Bossi, in un'intervista rilasciata venerdi' scorso a
Telelombardai e che andra' in onda questa sera. "Berlusconi - ha
detto Bossi - l'ha messa dentro nella legge Maroni e quindi passera'. Passera'
perche' andro' a votare anch'io". Poi, il leader della Lega aggiunge:
"Tutti sanno che Berlusconi un po' e' perseguitato, un po' e' coglione
lui. Per parlare di certe cose al telefono...". 4 - BERLUSCONI: PENSO CHE
ANDRÒ ALLE OLIMPIADI? (Agi) - Silvio Berlusconi non rinuncera' ad andare a
Pechino. E' quanto spiega parlando con i giornalisti durante una pausa del
summit del G8. "Sono propenso per il si' - spiega il presidente del
Consiglio - anche se devo ancora parlare con Sarkozy e Bush". Berlusconi
in realta' premette di non aver ancora deciso e di volersi "uniformare con
le decisioni prese da tutti io - aggiunge pero' il premier - ho sempre
sostenuto che le Olimpiadi sono nate per affratellare i popoli e si tratta di
un'occasione da non perdere e' quindi per questo che andro'. © Foto U.Pizzi">
Silvio Berlusconi © Foto U.Pizzi 5 - MAFIA, VELTRONI: ALLENTARE 41 BIS SAREBBE
UNO SCANDALO? (Agi) - "Condivido la preoccupazione e la rabbia dei
familiari delle vittime di mafia sul 41 bis. Certe decisioni che stanno
allentando il regime carcerario per boss mafiosi, responsabili di omicidi e
attentati, sono ingiustificate e rischiano di vanificare la lotta dello Stato
alle cosche e alla malavita organizzata". Lo afferma Walter Veltroni nella
nota in cui aggiunge che "su questo preoccupa anche il silenzio del
governo che appare occupato, sui temi della giustizia, a polemizzare con la
magistratura piu' che ad affrontare problemi come questo" "Senza un
severo controllo e senza che sia spezzato il rapporto tra i boss in carcere e
l'organizzazione mafiosa sul territorio - sottolinea il segretario Pd - il
rischio e' quello di ridare fiato alla mafia. Il 41 bis e' sempre stato
l'ossessione dei capi mafiosi, evidentemente perche' efficace. Puo' e
probabilmente deve essere riformato, come chiedono anche magistrati in prima
linea, ma nel senso di assicurare maggiore efficacia all'obiettivo di tagliare
le comunicazioni tra chi dalle celle cerca ancora di tirare i fili della
criminalita'". 6 - SICUREZZA, PD-IDV CHIAMANO IN CAUSA FINI SU EMENDAMENTI
A DL? (Agi) - Scontro in commissione Affari Costituzionali e Giustizia, ora al
lavoro per l'esame del Dl sicurezza. Il Pd, con l'appoggio successivo dell'Idv,
ha chiesto di richiedere al presidente della Camera, Gianfranco Fini,
un'opinione sulla dichiarazione di inammissibilita' di alcuni emendamenti
presentati dalle due opposizioni e la presidenza delle commissioni ha accolto
la richiesta. Questa mattina nelle commissioni Affari Costituzionali e
Giustizia si e' proceduto alla illustrazione degli emendamenti. "La presidenza
della prima e la seconda commissione ha presentato l'elenco degli emendamenti
su cui non e' stata data l'ammissibilita' - racconta l'ex ministro delle Pari
Opportunita' Barbara Pollastrini - tra questi c'e' un emendamento proposto da
Pd, Idv e dall'Udc per inserire nei criteri di urgenza le norme di contrasto
alle molestie costanti alle donne e l'aumento dei resti dei maltrattamenti in
famiglia. Sono stati resi inammissibili, perche', a detta della presidenza
possono seguire l'iter normale del ddl. Per questo motivo l'onorevole Zaccaria
ha chiesto di rinviare a Fini la scelta". "Si e' negata ogni urgenza,
insomma - sottolinea la parlamentare - per le norme in difesa delle donne,
mentre e' stata riconosciuta per gli interessi di un singolo". L'Idv ha
appoggiato questa richiesta del Pd: "Se Fini non revochera'
l'inammissibilita', per consentire una pacata discussione sugli emendamenti che
abbiamo presentato, la nostra battaglia sara' ancora piu' dura - spiega
l'esponente dell'Idv Federico Palomba - il 60 per cento degli emendamenti
dell'Idv, che corrisponde al 75 per cento di tutti gli emendamenti dichiarati
inammissibili, e' stato falcidiato. E' evidente l'intento punitivo nei
confronti di un partito come il nostro che si e' sempre opposto alle norme salva-premier".
7 - INTERCETTAZIONI, MANTOVANO: PM NAPOLI DOVEVANO PENSARE A RIFIUTI? (Agi) -
"Se una procura che non e' territorialmente competente si occupa di atti
urgenti per non perdere le prove e' comprensibile, ma come e' possibile che si
classifichino oltre 9 mila intercettazioni di mesi e mesi come se fossero atti
urgenti?". Lo afferma il sottosegretario al ministero dell'Interno Alfredo
Mantovano commentando la notizia dello trasferimento degli atti del processo
che riguarda Agostino Sacca' e Silvio Berlusconi per la vicenda di segnalazioni
di attrici da Napoli a Roma . "La procura di Napoli - aggiunge il
sottosegretario - si e' sempre detta, poi, contraria in larga parte al decreto
rifiuti. Ora, alla luce della decisione di oggi del Gip, mi chiedo se non fosse
stato meglio che gli uffici giudiziari di Napoli si fossero occupati dei
rifiuti, anziche' di fatti di Roma non penalmente rilevanti...". © Foto
U.Pizzi"> Antonio Di Pietro © Foto U.Pizzi 8 - DI PIETRO: IO NON PENSO
A BERLUSCONI MA AGLI ITALIANI? (Agi) - "Sui giornali si parla sempre di Di
Pietro contro Berlusconi, come se io non ci dormissi la notte pensando a lui,
ma non e' cosi'". Lo ha detto a Trieste il presidente di Italia dei Valori
Antonio Di Pietro parlando in vista della campagna di tesseramento del partito.
"Io la notte dormo tranquillamente e penso a tutto meno che a Berlusconi.
Io invece - ha aggiunto - non dormo la notte pensando ai grandi problemi che
hanno gli italiani e che non vengono affrontati perche' parlamento e governo dal
primo giorno si devono preoccupare dei problemi suoi e non dei problemi degli
italiani. E cosi' - aggiunge Di Pietro - quando sento dire tutti i giorni che
io ce l'ho con Berlusconi io ribalto l'accusa e dico che con tutti i problemi
che ha il governo deve pensare solamente a quelli di Berlusconi e non ai
nostri". 9 - "FAMIGLIA CRISTIANA": PAESE RISCHIA LA FINE DEL
TITANIC? (Agi) - "L'orchestrina continua a suonare ma il Titanic
affonda". Famiglia Cristiana evoca il grande disastro transoceanico per
descrivere la situazione dell'Italia di oggi. "Che gliene puo' importare -
si chiede - di intercettazioni, lodo Alfano per le alte cariche, leggi blocca
processi, telefonate imbarazzanti del Cavaliere, ministre chiacchierate,
grembiulino a scuola?". L'Italia, rileva il settimanale cattolico,
"chiede piu' serieta' e ministri di carattere per risollevare il
Paese". Per questo, secondo Famiglia Cristiana, "in una delle
stagioni piu' dure, prima che il Paese imploda tra crisi e proteste, a tutti e'
chiesto di fare un passo indietro". Infatti, "i problemi non si
sviano con le campagne per le impronte dei bimbi rom, cosi' come l'opposizione
non s'illuda di rifarsi il trucco cambiando strategia a ogni folata di vento.
Ci sarebbe - conclude l'articolo una via migliore: un nuovo patto per l'Italia.
Non osiamo chiamarlo Governo di unita' nazionale (passando dal federalismo
solidale), ma qualcosa che gli assomigli, certamente si'". 10 - PD,
TORNANO I "CORAGGIOSI": VENERDI' E SABATO RUTELLIANI A CONVEGNO?
(Adnkronos) - "Coraggio versus paura" e' il titolo della due giorni
organizzata da 'Glocus', il think thank fondato e presieduto da Linda
Lanzillotta. Tra venerdi' e sabato i 'coraggiosi' di Francesco Rutelli e non
solo si ritroveranno a Montecatini per un seminario che, partendo dalla
sconfitta elettorale e dal ruolo che la 'paura' ha avuto nell'esito del voto,
spinge il Pd ad imboccare 'coraggiosamente' una via di piu' marcato riformismo.
Con una piattoforma di fondo che va dalla richiesta di una svolta piu'
liberista a quella di impugnare con maggiore decisione le politiche della
sicurezza. © Foto U.Pizzi"> Francesco Rutelli © Foto U.Pizzi Il
seminario si aprira' venerdi' mattina con Linda Lanzillotta e Paolo Gentiloni
che introdurranno una sezione di lavori con il sondaggista Nando Pagnoncelli
che argomentera' il tema: "Come ha giocato la paura nelle ultime
elezioni". Nel pomeriggio saranno quattro i capitoli affrontati:
"Dall'Europa ai territori, modernizzare le Istituzioni" con Franco
Bassanini; "Rompere le barriere per tornare a crescere" con Fiorella
Kostoris, docente di Economia all'Universita' La Sapienza di Roma (e ex-moglie
del ministro dell'Economia del governo Prodi, Tommaso Padoa Schioppa);
"Politica e Territori" con una relazione del presidente della provincia
di Firenze, Matteo Renzi , e introduzione di Ermete Realacci ed infine
"Laicita' e Multiculturalismo" con Mario Marazziti della Comunita' di
Sant'Egidio. Nella serata di venerdi' ci sara' invece una relazione di Massimo
Cacciari dal titolo "Fede e politica". Sabato mattina ci sara' una
prima parte di seminario con il resoconto delle sessioni di lavoro e
discussione generale da parte dei quattro relatori Bassinini, Kostoris, Renzi e
Marazziti. Quindi la tavola conclusiva attorno alle 12 con gli interventi di
Enzo Bianco, Sergio Chiamparino, Nicola Rossi, Bruno Tabacci e Francesco
Rutelli. Dagospia 07 Luglio 2008.
( da "Stampaweb, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA Il governo
stoppa la norma "bloccaprocessi" e, contemporaneamente, anticipa
l'esame da parte della Camera del lodo Alfano. Questa l'ipotesi di mediazione che
è in campo da stamane, dopo alcuni giorni di riflessione e di sondaggi
informali tra esecutivo e opposizioni. A dare il placet a questa ipotesi ci
sono tutta la maggioranza e l'Udc, il Pd non alzerebbe le barricate, mentre
resta il no di Idv che per domani ha indetto la manifestazione
"no-Cav" a piazza Navona. Alla idea di sorpasso tra lodo Alfano e
"bloccaprocessi", dunque, si sarebbe giunti, grazie all'opera di
mediazione messa in atto soprattutto, a quanto si apprende, da Gianni Letta,
dalla Lega e dal presidente della Camera Gianfranco Fini. La mediazione della
Lega L'obiettivo è quello di raffreddare il clima teso tra maggioranza e
minoranza, oltre che il livello di tensione nei confronti della magistratura,
come più volte sollecitato dal Capo dello Stato. Intercettazioni, a Roma gli atti Intanto da Napoli è giunta la notizia del
trasferimento del procedimento che riguarda il premier alla procura di Roma: il
gip di Napoli Luigi Giordano ha dichiarato l'incompetenza territoriale della
Procura partenopea sul procedimento in corso su una ipotesi di reato di
corruzione che vede indagato il premier Silvio Berlusconi per una vicenda di
segnalazioni al manager Rai Agostino Saccà ed ha disposto il
trasferimento degli atti a Roma, accogliendo una richiesta in merito avanzata
dai legali del presidente del Consiglio Nicolò Ghedini e Michele Cerabona.
Tempi stretti per il dl Il governo dunque chiederà alla conferenza dei
capigruppo di Montecitorio "di anticipare in aula l'esame del lodo Alfano
rispetto al decreto sicurezza e alla manovra" ha confermato il ministro
dei Rapporti con il parlamento Elio Vito. L'intenzione, ha assicurato, è
comunque di "garantire i tempi di conversione dei decreti, che sono
stretti". E subito dopo, in aula, Vito dovrebbe annunciare che il governo
intende decaduto l'articolo "bloccaprocessi". Il Pd non alza
barricate "Oggi il problema che noi poniamo è la norma "blocca
processi"" ha affermato il capogruppo del Pd alla Camera, Antonello
Soro, commentando l'annuncio fatto dal ministro Vito. "Per noi viene prima
la decisione del ritiro sul blocca processi. Se poi le due cose - sottolinea
Soro - arrivano contemporaneamente è una cosa positiva, per noi non sarebbe
motivo di contrasto, ma la prima cosa è l'eliminazione della blocca processì".
( da "Stampaweb, La" del 07-07-2008)
Pubblicato anche in: (Stampaweb, La)
Argomenti: Intercettazioni
"Il caso del
sito che ha messo in rete una lettera falsa di una conversazione tra Berlusconi
e Confalonieri è la spia delle degenerazioni che stanno avvenendo nel mondo
dell'informazione. Ma prima di tutto, con l'intervento di Dagospia, abbiamo sgonfiato
nel giro di pochi minuti una bufala che impazzava sul web e via passaparola.
L'era della verosimiglianza è finita: perchè è il modo più facile e vigliacco
di gettare fango sulle persone. Che poi si giustificano: ma era tutto uno
scherzo? Infatti mai abbiamo nemmeno pensato di pubblicare l'indirizzo del sito
nè tantomeno un testo che giudicare postribolare è poco". Così Roberto
D'Agostino, curatore del sito Dagospia, prende posizione
sulla falsa intercettazione pubblicata su un sito on line finito all'attenzione
della Procura di Roma, che sarebbe intenzionata ad oscurarla. "Quello che
ci interessa di più - osserva D'Agostino - è l'uso e abuso mediatico delle
intercettazioni: dall'articolo di D'Avanzo su La Repubblica che fa un bignamino
delle presunte conversazioni pruriginose del Cav. a "Libero"
che spara il 5 luglio una fotona della Mara Carfagna in prima pagina e titola:
"La ministra che ha rivitalizzato il governo". (Ora nell'articolino
Berlusconi parla semplicemente di "ministri giovani" e del loro
"contributo di vitalità", di qui alla "rivitalizzazione"?).
Ma ormai la degenerazione-mediatica che sta prendendo il sopravvento
preferisce, in mancanza dei fatti reali, di buttarsi sul reality. Al vero che
non c'è, avanti col verosimile, ingannando tutti e infilando altra m... nel
ventilatore". "Ecco perchè - conclude D'Agostino - abbiamo subito
precisato che, vere o false o verosimili, quelle conversazioni non sarebbero
mai apparse su Dagospia. La mattina abbiamo ancora voglia di guardare la nostra
faccia allo specchio. Senza vergognarsi". + Intercettazioni
Rai, il caso Berlusconi-Saccà sarà trasferito a Roma.
( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Andrea Scarchilli ,
07 luglio 2008, 21:56 Sì della conferenza dei capigruppo al cambio di
calendario: Montecitorio approverà prima il lodo Alfano, poi passerà a discutere
il decreto sicurezza. La maggioranza non ha annunciato modifiche
all'emendamento salva premier. Restano da verificare l'andamento dei lavori
parlamentari connesso a quello dei processi in cui è coinvolto Berlusconi La
maggioranza muove una pedina nel complicato scacchiere della giustizia. La
conferenza dei capigruppo ha deciso, a maggioranza (contrari Partito
democratico e Italia dei valori) di modificare il calendario dei lavori in
aula, e in particolare, dare la precedenza al lodo Alfano (che doveva iniziare
a essere discusso negli ultimi giorni del mese) rispetto al decreto sicurezza,
già approvato dal Senato. Il decreto contiene anche il contestatissimo
emendamento blocca processi, quello che dà la precedenza ai processi con pena
di almeno dieci anni di carcere e stoppa per un anno gli altri, compreso quello
in cui è coinvolto, a Milano, Silvio Berlusconi per corruzione in atti
giudiziaria. Il voto finale sul lodo Alfano, che garantisce uno scudo per le
quattro più alte cariche dello stato, è previsto tra mercoledì e giovedì.
L'opposizione ha chiesto che non vengano contingentati i tempi della
discussione, visto che si tratta di una norma di "eccezionale rilevanza
politica". Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha convocato la giunta
per il regolamento per verificare se esiste la possibilità di accogliere la
richiesta. L'anticipazione del lodo Alfano non è stata accompagnato da un
ritiro "ufficiale" dell'emendamento blocca processi. La maggioranza
aspetta, e la mossa di oggi non è, come si è detto, un viatico per la ripresa
del dialogo. Si intrecciano, piuttosto, la strategia parlamentare (con
l'obiettivo di allontanare il Pd dall'Udc) con la necessità di conoscere gli
sviluppi processuali delle vicende in cui è implicato il premier. Non è un caso
che, in questo frangente, il più ascoltato dalla maggioranza sia Niccolò
Ghedini, luogotenente perfetto nel campo da battaglia che è diventata la
garanzia di immunità del presidente del Consiglio. Ghedini, infatti, difende le
sorti di Berlusconi sia in Tribunale da avvocato personale, sia in Parlamento
in qualità di deputato membro della commissione Giustizia. La richiesta,
accolta, della maggioranza è un cuneo piantato tra l'Udc e il Partito
democratico, che negli ultimi giorni parevano esser riusciti a stabilire un
fronte comune. Patto in cui, nelle intenzioni del segretario del Pd Walter
Veltroni, lo scudo crociato avrebbe dovuto passo dopo passo sostituire
un'Italia dei valori con cui la divergenza ha superato, con le divisioni
registrate al momento dell'organizzazione della manifestazione di domani di
piazza Navona, il livello di guardia. La maggioranza sembra accogliere quanto
chiesto dal leader Udc Pier Ferdinando Casini in un'intervista al
"Corriere della Sera" di oggi (lunedì). Questa era la proposta
dell'ex presidente della Camera: "La maggioranza deve togliere dal decreto
sicurezza la norma folle con la quale per bloccare un processo se ne bloccano
centomila". In cambio, l'opposizione "deve dichiarare la propria
disponibilità a dare la corsia preferenziale al lodo Alfano". Appunto, la
maggioranza ha offerto all'opposizione di manifestare questa disponibilità, ma
senza farsi carico del ritiro dell'emendamento salva premier. Rimane nel
dubbio, a confondere le opposizioni e disarcionare il fronte unito. Nel
pomeriggio di oggi, il segretario dello scudo crociato Lorenzo Cesa ribadiva a
Sky Tg24 la disponibilità del suo partito a discutere subito il lodo Alfano,
addirittura esteso ai parlamentari. Dunque, la richiesta di inversione da un
lato è una palla avvelenata per l'opposizione. Dall'altro, ed è quello che più
conta, è a costo zero. Approvare subito il lodo Alfano renderebbe superfluo
l'emendamento al decreto sicurezza. La successione è già messa a punto. Sì
della Camera in settimana allo scudo per le quattro cariche dello stato, a
seguire nuovo approdo a Montecitorio (con emendamenti già discussi nelle
commissione riunite) del decreto sicurezza, che sarebbe approvato senza
problemi prima della scadenza del 24 luglio, magari con l'ausilio della fiducia.
In sostanziale contemporanea, il Senato si occuperebbe del secondo passaggio
dello striminzito lodo. Quanto al ritiro o meno del contestato emendamento,
poco dipenderà dall'atteggiamento dell'opposizione. Molto di più, dall'udienza
di giovedì, in cui si saprà se il giudice Nicoletta Gandus sarà ricusato dal
processo Mills. In caso affermativo i tempi del procedimento si
allungherebbero, e l'emendamento sarebbe del tutto superfluo. Potrebbe allora
essere addolcito, magari con una semplice indicazione di principio sui processi
da fare subito. Peraltro inutile, perché già ampiamente contenuta in più di una
circolare del Csm ai magistrati, ma necessaria per non dare l'idea di un passo
indietro troppo vistoso. Nel caso la richiesta di ricusazione venga respinta,
si tratterà di confrontare i tempi parlamentari con quelli del processo. Se le
sorti del lodo saranno incerte e rischierà di non vedere la luce prima delle
ferie, sì all'emendamento in versione strong. Se invece lo scudo starà
viaggiando spedito, si potrà cambiare il blocca processi e renderlo meno
vincolante, come detto. In caso di modifiche all'emendamento, sarà necessario
un nuovo passaggio al Senato di tutto il decreto. La Lega Nord ha ricevuto, in
questo senso, ampie rassicurazioni che i tempi saranno rispettati. Le Aule sono
diverse, insomma, e la partita si gioca tra Montecitorio, Palazzo Madama, il
Palazzo di Giustizia di Milano (quello del processo Mills) e la quarta sede,
cambiata oggi. Il processo in cui è coinvolto l'ex direttore generale della Rai
Agostino Saccà si sposta da Napoli a Roma. Lo ha deciso il giudice per le
indagini preliminari Luigi Giordano, per la felicità del Cavaliere, vista la
presunta ostilità minore della Procura della capitale. L'atto era scontato,
visto che le conversazioni incriminate sono partite dalla città eterna. Saranno
i magistrati di Roma, quindi, a pronunciarsi sul destino
delle intercettazioni. Le sei sulle quali i pm partenopei avevano chiesto che
fosse dato il via libera alla richiesta in Parlamento. E le altre, quelle di
cui si è tanto vociferato, la cui pubblicazione metterebbe in imbarazzo in
premier. Queste, i pm volevano fossero distrutte perché non hanno, dicono,
attinenza con l'indagine.
( da "AprileOnline.info" del 07-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Lo salvi chi può
Andrea Scarchilli , 07 luglio 2008, 21:56 Sì della conferenza dei capigruppo al
cambio di calendario: Montecitorio approverà prima il lodo Alfano, poi passerà
a discutere il decreto sicurezza. La maggioranza non ha annunciato modifiche
all'emendamento salva premier. Restano da verificare l'andamento dei lavori
parlamentari connesso a quello dei processi in cui è coinvolto Berlusconi La
maggioranza muove una pedina nel complicato scacchiere della giustizia. La
conferenza dei capigruppo ha deciso, a maggioranza (contrari Partito democratico
e Italia dei valori) di modificare il calendario dei lavori in aula, e in
particolare, dare la precedenza al lodo Alfano (che doveva iniziare a essere
discusso negli ultimi giorni del mese) rispetto al decreto sicurezza, già
approvato dal Senato. Il decreto contiene anche il contestatissimo emendamento
blocca processi, quello che dà la precedenza ai processi con pena di almeno
dieci anni di carcere e stoppa per un anno gli altri, compreso quello in cui è
coinvolto, a Milano, Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziaria. Il
voto finale sul lodo Alfano, che garantisce uno scudo per le quattro più alte
cariche dello stato, è previsto tra mercoledì e giovedì. L'opposizione ha
chiesto che non vengano contingentati i tempi della discussione, visto che si
tratta di una norma di "eccezionale rilevanza politica". Il
presidente della Camera Gianfranco Fini ha convocato la giunta per il
regolamento per verificare se esiste la possibilità di accogliere la richiesta.
L'anticipazione del lodo Alfano non è stata accompagnato da un ritiro
"ufficiale" dell'emendamento blocca processi. La maggioranza aspetta,
e la mossa di oggi non è, come si è detto, un viatico per la ripresa del
dialogo. Si intrecciano, piuttosto, la strategia parlamentare (con l'obiettivo
di allontanare il Pd dall'Udc) con la necessità di conoscere gli sviluppi
processuali delle vicende in cui è implicato il premier. Non è un caso che, in
questo frangente, il più ascoltato dalla maggioranza sia Niccolò Ghedini,
luogotenente perfetto nel campo da battaglia che è diventata la garanzia di
immunità del presidente del Consiglio. Ghedini, infatti, difende le sorti di
Berlusconi sia in Tribunale da avvocato personale, sia in Parlamento in qualità
di deputato membro della commissione Giustizia. La richiesta, accolta, della
maggioranza è un cuneo piantato tra l'Udc e il Partito democratico, che negli
ultimi giorni parevano esser riusciti a stabilire un fronte comune. Patto in
cui, nelle intenzioni del segretario del Pd Walter Veltroni, lo scudo crociato
avrebbe dovuto passo dopo passo sostituire un'Italia dei valori con cui la
divergenza ha superato, con le divisioni registrate al momento
dell'organizzazione della manifestazione di domani di piazza Navona, il livello
di guardia. La maggioranza sembra accogliere quanto chiesto dal leader Udc Pier
Ferdinando Casini in un'intervista al "Corriere della Sera" di oggi
(lunedì). Questa era la proposta dell'ex presidente della Camera: "La
maggioranza deve togliere dal decreto sicurezza la norma folle con la quale per
bloccare un processo se ne bloccano centomila". In cambio, l'opposizione
"deve dichiarare la propria disponibilità a dare la corsia preferenziale
al lodo Alfano". Appunto, la maggioranza ha offerto all'opposizione di
manifestare questa disponibilità, ma senza farsi carico del ritiro
dell'emendamento salva premier. Rimane nel dubbio, a confondere le opposizioni
e disarcionare il fronte unito. Nel pomeriggio di oggi, il segretario dello
scudo crociato Lorenzo Cesa ribadiva a Sky Tg24 la disponibilità del suo partito
a discutere subito il lodo Alfano, addirittura esteso ai parlamentari. Dunque,
la richiesta di inversione da un lato è una palla avvelenata per l'opposizione.
Dall'altro, ed è quello che più conta, è a costo zero. Approvare subito il lodo
Alfano renderebbe superfluo l'emendamento al decreto sicurezza. La successione
è già messa a punto. Sì della Camera in settimana allo scudo per le quattro
cariche dello stato, a seguire nuovo approdo a Montecitorio (con emendamenti
già discussi nelle commissione riunite) del decreto sicurezza, che sarebbe
approvato senza problemi prima della scadenza del 24 luglio, magari con
l'ausilio della fiducia. In sostanziale contemporanea, il Senato si occuperebbe
del secondo passaggio dello striminzito lodo. Quanto al ritiro o meno del
contestato emendamento, poco dipenderà dall'atteggiamento dell'opposizione.
Molto di più, dall'udienza di giovedì, in cui si saprà se il giudice Nicoletta
Gandus sarà ricusato dal processo Mills. In caso affermativo i tempi del
procedimento si allungherebbero, e l'emendamento sarebbe del tutto superfluo.
Potrebbe allora essere addolcito, magari con una semplice indicazione di
principio sui processi da fare subito. Peraltro inutile, perché già ampiamente
contenuta in più di una circolare del Csm ai magistrati, ma necessaria per non
dare l'idea di un passo indietro troppo vistoso. Nel caso la richiesta di
ricusazione venga respinta, si tratterà di confrontare i tempi parlamentari con
quelli del processo. Se le sorti del lodo saranno incerte e rischierà di non
vedere la luce prima delle ferie, sì all'emendamento in versione strong. Se
invece lo scudo starà viaggiando spedito, si potrà cambiare il blocca processi
e renderlo meno vincolante, come detto. In caso di modifiche all'emendamento,
sarà necessario un nuovo passaggio al Senato di tutto il decreto. La Lega Nord
ha ricevuto, in questo senso, ampie rassicurazioni che i tempi saranno
rispettati. Le Aule sono diverse, insomma, e la partita si gioca tra
Montecitorio, Palazzo Madama, il Palazzo di Giustizia di Milano (quello del
processo Mills) e la quarta sede, cambiata oggi. Il processo in cui è coinvolto
l'ex direttore generale della Rai Agostino Saccà si sposta da Napoli a Roma. Lo
ha deciso il giudice per le indagini preliminari Luigi Giordano, per la
felicità del Cavaliere, vista la presunta ostilità minore della Procura della
capitale. L'atto era scontato, visto che le conversazioni incriminate sono
partite dalla città eterna. Saranno i magistrati di Roma, quindi, a pronunciarsi sul destino delle intercettazioni. Le sei sulle
quali i pm partenopei avevano chiesto che fosse dato il via libera alla
richiesta in Parlamento. E le altre, quelle di cui si è tanto vociferato, la
cui pubblicazione metterebbe in imbarazzo in premier. Queste, i pm volevano fossero
distrutte perché non hanno, dicono, attinenza con l'indagine.
( da "Stampa, La" del 07-07-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)
Argomenti: Intercettazioni
Federico Geremicca
Leadership e consenso CHI PAGA LA FINE DEL DIALOGO Se non l'avevano convinto -
come, evidentemente, non l'avevano convinto - le opinioni espresse dalla larga
maggioranza degli osservatori politici e dei commentatori, magari può riuscirci
il verdetto giunto attraverso uno degli strumenti ai quali spesso Silvio
Berlusconi ricorre nei momenti delle scelte delicate: il sondaggio. Più della
metà degli italiani (52,5%) non è d'accordo sul tipo di provvedimento che il governo intende varare in materia di intercettazioni telefoniche;
una percentuale ancora più alta (65,3) non è favorevole alla sospensione dei
processi alle più alte cariche dello Stato durante il loro mandato (lodo
Alfano); e i contrari salgono addirittura al 73,4% di fronte all'ipotesi di
bloccare per un anno i processi per i reati che prevedono una condanna
inferiore ai dieci anni (fonte Demos per la Repubblica). Il risultato è
un calo netto dell'apprezzamento del premier: dal 61,4% al