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tARTICOLI DEL 5-6 luglio 2008 #TOP
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Articoli
Intercettazioni
(130)
Il premier non va in tv ma il rischio di scontro è
soltanto congelato ( da "Corriere.it"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Il presidente del Consiglio rischiava di evocare i fantasmi delle intercettazioni che sta cercando di esorcizzare; e dunque di ottenere in un colpo solo due risultati negativi: tendere ulteriormente i rapporti con magistratura e centrosinistra, e forse col Quirinale; e fare lievitare il fango che gli galleggia intorno.
Silvio in trincea: reagirò ai ricatti E il gradimento
torna a salire ( da "Corriere.it"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazioni, e l'ansia provocata dall'attesa di notizie, hanno accompagnato la giornata del Cavaliere, ne hanno segnato il volto e i ragionamenti: "Non si può più vivere in questo Paese. Che schifo". Chissà se quei fogli sparpagliati sulla scrivania hanno avuto l'effetto di riconciliarlo, perché i numeri riportati in grassetto descrivono quanto ancora sia forte il rapporto con
Tonino rispedisce Veltroni sul bus contrordine
compagni ( da "Giornale.it, Il"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
E Walter diventa il "premier ombra"
( da "Giornale.it,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
L'italia tira la cinghia consumi giù del 2,7% - aldo
fontanarosa ( da "Repubblica, La"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Le associazioni Adusbef e Federconsumatori, infine, premono su Palazzo Chigi perché ribalti la sua agenda: "Non possono pensare solo alle intercettazioni mentre i negozi sono vuoti. Si impegnino per aumentare di 1.200 euro il reddito di famiglie e pensionati".
"non temo i giudici, su di me solo fango" -
gianluca luzi ( da "Repubblica, La"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Ha anche congelato il decreto legge sulle intercettazioni che infatti non è uscito dal consiglio dei ministri di ieri mattina. Ma prima di partire per il G8 in Giappone Berlusconi ha voluto comunque lasciare il segno. Con una conferenza stampa in fine mattinata: "Fango su di me e i ministri.
"troppe critiche non fanno governare"
( da "Repubblica,
La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: le intercettazioni del Cavaliere. Il ministro Franco Frattini riassume l'umore dei presenti con una battuta: "Il soufflé sembra essersi sgonfiato, meno male". Poco più in là il Guardasigilli Alfano si confida: "Sulle intercettazioni avevo preparato un bel decreto-smart, molto breve, ma non avremmo comunque fatto in tempo a convertirlo.
Sul blocca processi lo spiraglio del premier
"quella norma potete pure cambiarla..." - liana milella
( da "Repubblica,
La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: voci sulle intercettazioni hard delle ministre ("Quello che scrivono i giornali è falso, non c'è nessuna conversazione registrata, solo fango contro di noi"), la definitiva conferma che non ci sarà un decreto sulle intercettazioni ("è inutile, non faremo in tempo a convertirlo"), la necessità di andare diritti sul lodo Alfano ("Dobbiamo approvarlo alla Camera per la fine di luglio"
Dietro il silenzio di veronica "voglio sapere la
verità" - (segue dalla prima pagina) dario cresto-dina
( da "Repubblica,
La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: inchiesta di Napoli nei confronti del premier e di Agostino Saccà, le intercettazioni telefoniche ordinate dai pm partenopei, sollevano un problema di "morale pubblica". Spostare l'attenzione sul privato significa confondere i temi, significa "distrarsi" e non aiuta il paese a capire "un fatto che potrebbe essere grave".
Dalla telepolitica alla pornopolitica - giovanni
valentini ( da "Repubblica, La"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: vertici di viale Mazzini per la vicenda delle intercettazioni telefoniche, la "liberazione" del servizio pubblico dalla politica torna urgentemente all'ordine del giorno. Se risulta che il dirigente di una qualsiasi azienda prende ordini da o fa accordi con il proprietario della maggiore azienda concorrente, dovrebbe essere innanzitutto l'Antitrust a intervenire per verificare l'
Il molesto Capezzone
( da "Unita,
L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: li manda in prima linea e li premia con le massime cariche (vedi Schifani). E questo è perfino più di quanto faccia per le sue "bambine>, come chiama in pubblico le veline dal fisico ministeriale. Come invece le chiami in privato giace nel segreto delle intercettazioni, ma è facile immaginarlo. FRONTE DEL VIDEO.
Chi getta fango
( da "Unita,
L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: da quelle intercettazioni risultasse che il presidente del consiglio avesse nominato ministro (o ministri) persona (o persone) per ragioni diverse da quelle politiche, la cosa potrebbe essere liquidata nella categoria del gossip? Anche Bill Clinton, nella torrida estate del '99, malgrado lo scandalo della giovane stagista Lewinsky,
Berlusconi: io, vittima del giustizialismo Adesso
dice: mi salvo senza nuove leggi. Patto scellerato tra sinistra riformista e
giacobini ( da "Unita, L'"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: ministri non è stato presentato il decreto sulle intercettazioni, per il momento, la cui conversione in legge sarebbe caduta a ricasco delle vacanze estive. In una conferenza stampa a Palazzo Chigi, Berlusconi va subito all'attacco difensivo sulla norma "blocca processi" contenuta nel decreto sicurezza in aula alla Camera: "È stato detto che è una norma ad personam ma non è così"
Tradizione orale
( da "Unita,
L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: non sono mai state intercettate da alcuna Procura. Non che non siano mai esistite: che non siano mai state ascoltate, registrate, trascritte. Ragioniamo: le porno-chiamate, semprechè esistano, non sono state depositate alle parti, ma segretate e custodite dalla Procura di Napoli in attesa di esser distrutte in quanto penalmente irrilevanti.
Al macero, anche gli accordi Rai-Biscione
( da "Unita,
L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: mai il contenuto delle migliaia di telefonate che vennero intercettate dalla procura di Milano che indagava sul fallimento Hdc. Molte di quelle conversazioni finirono sui giornali (fra queste la combine per nascondere i dati elettorali delle regionali in cui il centrosinistra stravinceva) quasi tutte, invece, sono state mandate al macero un mese fa perché penalmente irrileventi.
Un Paese impiccato al telefono rosso del Caimano
( da "Unita,
L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: edizione del Un Paese impiccato al telefono rosso del Caimano di Enrico Fierro / Roma Ma quelle intercettazioni piccantissime, ci sono o no? Perché tutti ne parlano, alcuni mantenendosi sulle "generali", altri entrando nei particolari più intimi della faccenda e facendo nomi: la tale ministra, la sottosegretaria, l'altra ministra ancora.
Berlusconi, non è gossip è uno scandalo politico
( da "Unita,
L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Indispettito dalla forzata rinuncia al decreto sulle intercettazioni, Berlusconi lancia l'ennesimo affondo contro i magistrati, la stampa e l'opposizione. E parla di "patto scellerato tra riformisti e giustizialisti". Come se l'ennesimo scandalo di questi giorni fosse una faccenda di gossip e non di regole violate e di arroganza politica.
8 luglio, i promotori Sarà protesta civile Sul palco
Travaglio, Colombo, Parisi, Sabina Guzzanti Fava: se ci sarà un attacco al
Colle ce ne andiamo via ( da "Unita, L'"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: sicurezza e intercettazioni, hanno spiegato in una conferenza stampa a Montecitorio il senso della manifestazione. Paolo Flores d'Arcais, Pancho Pardi e Furio Colombo hanno negato che ci sia alcuna divisione con il Pd. Anche Antonio Di Pietro ha in parte tentato di gettare acqua sul fuoco delle polemiche, dicendo: "Non posso immaginare guerre fratricide al nostro interno quando l'
C'è poco da spendere, le famiglie consumano meno
Flessione del 2,7% in maggio, la crisi è strutturale . Alimentari e servizi i
più colpiti ( da "Unita, L'"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: i consumi vanno a picco e il governo si occupa solo d'intercettazioni e grembiuli, dicono Adusbef e Federconsumatori. La situazione, dicono, è "drammatica": per modificarla "bisogna introdurre le tariffe sociali per luce e gas, e incrementare di almeno 1200 euro l'anno il potere di acquisto di lavoratori e pensionati, anche con strumenti fiscali".
L'opposizione riformista non aspetta l'autunno
( da "Unita,
L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: del governo sulle intercettazioni e proseguirebbe con il ritiro della norma salva-premier dal decreto sicurezza (il ministro ombra Pd, Tenaglia, ricorda che bloccherebbe "il 30% dei processi"). E ciò potrebbe avvenire all'interno di uno scambio che consentirebbe alla maggioranza di approvare il lodo Alfano in tempi rapidi (prima dell'estate,
Napolitano: rispetto per gli equilibri tra politica e
giustizia Una settimana al cardiopalma in cui il Quirinale-garante raccoglie un
atto di rispetto del premier. Per ora
( da "Unita,
L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: E se la forzatura del decreto legge sulle intercettazioni non c'è stata, anche davanti alla possibilità che il Quirinale potesse valutarlo per lungo tempo e poi, non ravvisando l'urgenza, magari rimandarlo al mittente, è anche vero che il Cavaliere troppe volte è sembrato voler rallentare la marcia, per poi riprenderla con maggior vigore all'improvviso,
Il Comitato di redazione de l'Unità con i fiduciari delle
redazioni di Bologna ( da "Unita, L'"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: del governo sulle intercettazioni che, non a caso, la Fnsi ha radicalmente contestato. La rappresentanza sindacale guarda, altresì, con interesse alla rinnovata attenzione per l'informazione locale e all'obiettivo di rivolgersi a un pubblico ampio, al mondo democratico, di centrosinistra e di sinistra, alle nuove genera- zioni,
L'Unità e le mille anime del centrosinistra Ieri alla
stazione di Trastevere mi ( da "Unita, L'"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Franco Rosi Intercettazioni: saranno "irrilevanti" ma sono indicative... Cara Unità, si dice che le telefonate intercorse tra Belusconi e Saccà - come quelle intercettate tra dirigenti, uomini politici e di affari - non andrebbero pubblicate perché "penalmente irrilevanti".
Preso nel paradiso del surf l'ex Nar Bragaglia Arrestato
in Brasile, latitante dall'82: condannato a 15 anni per banda armata e
detenzione di armi da guerra ( da "Unita, L'"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Lo hanno fatto attraverso servizi di osservazione, pedinamenti, intercettazioni ambientali e telefoniche. "Giovedì pomeriggio alle cinque la polizia brasiliana lo ha fermato. Noi osservavamo la scena. Prima gli hanno chiesto se fosse lui Paolo Luigi Rossini Lugo, il nome con cui era conosciuto in Brasile, e lui ha risposto di sì.
Rai, diario di un sospeso
( da "Unita,
L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: prima Minoli sulle pagine del Riformista dove era anche per la santificazione Saccà e dalle intercettazioni telefoniche si è capito il perché, poi il presidente Petruccioli che ha dichiarato al mondo intero: "I comportamenti documentati di Saccà sono incompatibili con l'esercizio di una funzione dirigente in Rai, infine il consigliere Rognoni anche lui contro.
Le mani dei boss sui lavori del golf resort decapitate
le famiglie mafiose di agrigento ( da "Repubblica, La"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: non sapendo di essere intercettato. Davilla sostiene che avrebbe voluto tagliare corto con quei rapporti. Ma l'amico lo invita a proseguire: "Gli dobbiamo lasciare la porta aperta, vediamo come". Nel mirino dei boss erano finiti i cantieri di una decina di appalti pubblici: Il raddoppio della bretella Menfi-Sciacca, il metanodotto Mazara-Menfi,
Un patto con la 'ndrangheta e il traffico di
stupefacenti dietro la scalata dei nuovi padrini
( da "Repubblica,
La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazioni della squadra mobile. Il piano del gruppo era giunto ormai in fase avanzata. Per questa ragione, la Procura ha deciso di intervenire, anche a costo di sacrificare i possibili sviluppi dell'indagine. Restano in libertà i nuovi quadri dirigenti di Bagheria, restano nel mistero i contatti che la mafia siciliana avrebbe ormai intrapreso con alcune potenti cosche calabresi.
Formaggi scaduti, la mukki nelle indagini
( da "Repubblica,
La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: In alcune intercettazioni del dicembre 2006 Russo e un suo collaboratore discutono della merce "totalmente scaduta" proveniente dalla Centrale del latte di Firenze e da una azienda di Brescia. "Noi quando arriva la merce mica ci mettiamo a guardare la scadenza - dice Russo - noi abbiamo i documenti, guardiamo il prodotto,
"ma bisogna aprire un confronto che coinvolga
tutta la coalizione" ( da "Repubblica, La"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercetta quell'area". Stesso appello che arriva anche da Riccardo Lenzi, della rete Unirsi, e da Paolo Orioli, membro del gruppo di lavoro per le primarie creato dal Pd bolognese. "Se Andreatta ritiene che le primarie debbano essere vere si candidi - dice la deputata Sandra Zampa - questa partita delle primarie deve chiudersi velocemente e bisogna che ci siano nomi veri e di peso
Tabaccheria pepe la moto della rapina era stata rubata
( da "Repubblica,
La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Le pattuglie hanno intercettato i pregiudicati mentre uscivano dalla tabaccheria, con i caschi calati sul viso, e salivano a bordo della Ducati rossa rubata da pochi giorni. Brevissimo l'inseguimento fino a via Lattanzio, con Masella in manette dopo una colluttazione con l'agente, il bottino recuperato e il complice in fuga a piedi.
Registrazioni "irrilevanti" così la
distruzione ( da "Repubblica, La"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Le conversazioni intercettate durante l'inchiesta Berlusconi-Saccà e ritenute "irrilevanti" ai fini del prosieguo del procedimento sono impresse su supporto informatico e custodite in un plico sigillato. Si tratta di alcune decine di colloqui che non sono stati trascritti e sul cui contenuto non è stata disposta consulenza.
Intercettazioni, il gip deciderà entro sette giorni -
dario del porto ( da "Repubblica, La"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Intercettazioni, il gip deciderà entro sette giorni Berlusconi chiede il trasferimento a Roma. Mills, rinforzata la ricusazione della Gandus DARIO DEL PORTO NAPOLI - Fair play a Napoli, scontro a Milano: sono i due binari paralleli lungo i quali cammina il luglio giudiziario di Silvio Berlusconi, diviso tra l'inchiesta Saccà e il processo Mills.
Nella terza repubblica del gossip silvio vittima del
chi la fa l'aspetti - filippo ceccarelli
( da "Repubblica,
La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Perché Berlusconi può anche aver ragione rispetto ai colloqui telefonici intercettati. O comunque si può umanamente capire. Ma al tempo stesso egli è davvero l'ultimo a potersi lamentare della cultura del pettegolezzo; e non solo per i modelli che da Dinasty al Grande Fratello la tv commerciale ha introdotto nell'immaginario italiano.
"il popolo del pd in piazza con noi" -
carmelo lopapa ( da "Repubblica, La"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: ma anche intercettazioni, presunte telefonate roventi del premier, scandali potenziali e pornopolitica. "Non ci interessa cosa fa dentro una camera da letto questo o quel personaggio - sintetizza Di Pietro - . Ma se c'è qualcuno che viene nominato ministro o viene assunto in Rai, è giusto che la pubblica opinione sappia chi è al governo e come utilizza il suo potere"
Il polverone del cavaliere - (segue dalla prima
pagina) ( da "Repubblica, La"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Mediaset è stato oscurato dal polverone suscitato dalle intercettazioni scabrose che tutti dicono di conoscere ma che nessuno di noi ha visto e che - come ha scritto D'Avanzo - sono state in parte distrutte e in parte messe sotto chiave a Napoli. Il monarca si è infastidito e ha usato tutti i suoi poteri, legislativo, economico e mediatico, per mettere a tacere le voci.
Obama inciampa sul ritiro dei soldati dall'Irak
( da "Giornale.it,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: le intercettazioni, la spilletta a stelle e strisce, il controllo sulle armi. Che cosa c'è rimasto? l'Irak, ed il cambio di posizione sta già arrivando" scrive il Washington Post. "Nel mio calendario di 16 mesi, se andate a controllare tutto quello che ho detto, ho sempre posto come condizione il fatto che le nostre truppe siano al sicuro"
I rom di Verona e chi deve chiedere scusa
( da "Giornale.it,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: in più aveva sconsideratamente richiesto di poter utilizzare alcune intercettazioni telefoniche che coinvolgevano parlamentari sacri alla sinistra. La gip Forleo potrà ora continuare l'inchiesta e ottenere quanto a suo tempo richiesto? E il Pg di Cassazione continuerà a essere considerato autorevole? Giovanni Volpi - Milano Mah © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Quel no a Matrix ha salvato Veltroni
( da "Giornale.it,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Pubblicando le intercettazioni sulla vita personale di Berlusconi e dei suoi ministri raccolte mediante intercettazioni, è stata violata ogni certezza del diritto privato e del diritto pubblico. La magistratura anomala è un problema per la democrazia, sia per la destra sia per la sinistra.
<La difendo, così la rovino>
( da "Giornale.it,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: altro ieri i pissi pissi bao bao su Mara Carfagna e le intercettazioni telefoniche erano roba che girava nei retrobottega della politica e in quegli ambienti mefitici che sono le redazioni dei giornali: sconcezze vere o asserite giravano da un politico a un giornalista e viceversa, ma restavano pur sempre tra pochi addetti ai lavori.
Calderoli: c'è una stradina per risolvere il nodo
intercettazioni ( da "Giornale.it, Il"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: 05 pagina 2 Calderoli: c'è una stradina per risolvere il nodo intercettazioni di Emanuela Fontana "Ne ho già parlato con il premier e con Letta" da Roma "C'è una soluzione, una stradina...". Ministro Calderoli, si riferisce alle intercettazioni, alla giustizia? Quale stradina? "C'è una soluzione, ne ho parlato con Letta e Berlusconi.
E sulle telefonate con Saccà il Gip prende tempo
( da "Giornale.it,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: tutti quei colloqui telefonici intercettati contenenti parti non penalmente rilevanti. Nell'attesa, però, è corso a rassicurare tutti il procuratore capo Giandomenico Lepore: "Tutte le intercettazioni ritenute irrilevanti per il prosieguo dell'inchiesta su Saccà e Berlusconi saranno distrutte nei prossimi giorni.
<Intercettazioni, l'Italia è fuorilegge>
( da "Giornale.it,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Intercettazioni, l'Italia è fuorilegge" di Redazione Roma. Mentre dall'Italia dei Valori continua il fuoco giustizialista sul governo, sono in molti a schierarsi per un intervento legislativo che ponga dei limiti alle intercettazioni. Il primo a prendere posizione in merito - nel corso di un convegno su giustizia e mass media -
I democratici ora ammettono: questo girotondo è contro
di noi ( da "Giornale.it, Il"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: provvedimenti in materia di giustizia e intercettazioni del governo Berlusconi, per vedere quanta gente c'è. "È inutile che preghino perché ne venga poca", smorza subito l'entusiasmo dei menagrami (bipartisan), "non sarà il giorno della conta". Anche perché, chiarisce, lo scopo è quello di "informare i cittadini sull'anomalia di un governo nato per le esigenze processuali di qualcuno"
Nella terza Repubblica del gossip Silvio vittima del
chi la fa l'aspetti ( da "Repubblica.it"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Perché Berlusconi può anche aver ragione rispetto ai colloqui telefonici intercettati. O comunque si può umanamente capire. Ma al tempo stesso egli è davvero l'ultimo a potersi lamentare della cultura del pettegolezzo; e non solo per i modelli che da Dinasty al Grande Fratello la tv commerciale ha introdotto nell'immaginario italiano.
Dietro il silenzio di Veronica "Voglio sapere la
verità" ( da "Repubblica.it"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: inchiesta di Napoli nei confronti del premier e di Agostino Saccà, le intercettazioni telefoniche ordinate dai pm partenopei, sollevano un problema di "morale pubblica". Spostare l'attenzione sul privato significa confondere i temi, significa "distrarsi" e non aiuta il paese a capire "un fatto che potrebbe essere grave".
E il Cavaliere mostrò i muscoli ai ministri
( da "Stampaweb,
La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: una pazzia non dialogare sulla riforme dello Stato mettendo in mezzo altre questioni come la giustizia, i processi e le intercettazioni. Su queste cose ora ci metto la testa io...". Anche An non considera un'ipotesi assurda stralciare la norma della discordia. "Se ne può ragionare. È diventata il cavallo di Troia di una opposizione - dice Ignazio La Russa - che non ha argomenti".
<F atti
( da "Corriere
della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: una delle principali vittime dei pettegolezzi sulle intercettazioni, ognuno spiega compìto quanto è stato realizzato dal proprio dicastero nei primi due mesi; e alla fine si volta verso il premier, in cerca di approvazione. Si indovina la voglia di uscire dal vicolo cieco nel quale la maggioranza si è infilata con il braccio di ferro istituzionale sulla legge "salva processi"
Il Colle: politica-giustizia, rispettare gli equilibri
( da "Corriere
della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Sulle intercettazioni nessuna estenuante trattativa col premier ROMA - Vanno "rispettati gli equilibri istituzionali costituzionalmente definiti, con particolare riguardo al difficile rapporto tra politica e giustizia". Insomma: bisogna evitare tracimazioni e forzature di una parte sull'altra e spegnere al più presto conflitti tra poteri che rischiano di disorientare l'
<Silvio bulletto al telefono Ma mai parlato di
ministre> ( da "Corriere della Sera"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: delle intercettazioni, perché a suo avviso "non era giusto varare un decreto" né "prendersela con i giornalisti". Invece avrebbe preferito che il premier fosse andato a Matrix, "glielo avevo consigliato, e non per trasformarsi in uno spaccamontagne ma per raccontare con toni pacati cos'ha fatto da quando è tornato al governo e cosa gli hanno fatto da quando è tornato al governo.
La mossa del premier: portare l'inchiesta da Napoli a
Roma ( da "Corriere della Sera"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazione dei telefoni delle aspiranti attrici e hanno registrato alcuni colloqui che però non vengono ritenuti rilevanti per l'inchiesta perché riguardano fatti privati che nulla hanno a che vedere con gli eventuali reati commessi. Per questo hanno deciso di non depositarle a disposizione delle parti e di procedere alla loro distruzione.
Giustizia Il Colle
( da "Corriere
della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: 2008-07-05 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Giustizia Il Colle San Marino intercettazioni vietate Il progetto di legge La Repubblica di San Marino (foto) ha già redatto un pdl per regolamentare le intercettazioni: divieto assoluto di intercettare in qualsiasi modo i capi di Stato, gli Eccellentissimi Capitani Reggenti.
Berlusconi: fango su di me e il governo
( da "Corriere
della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: oggetto di illazioni che sarebbero contenute in alcune intercettazioni. Anziché andare in tv, parla al Paese in un altro modo, dedicando "una piccola percentuale del nostro lavoro alla comunicazione ", al termine della riunione del Consiglio durante la quale non è stato approvato il decreto sulle intercettazioni.
Spogli: criticare sempre chi governa rende impossibile
la sua azione ( da "Corriere della Sera"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: sollevati dalla schiarita sulle intercettazioni, parlamentari, imprenditori, militari, accalcati ai piedi del palco con l'orchestra. Spogli non ha risparmiato osservazioni critiche al sistema Italia, "pieno di eccellenze" ma rigido, in cui l'incomunicabilità e la mancanza di sinergie frenano l'iniziativa, dove "la gioventù è troppo timorosa delle conseguenza di eventuali errori.
Londra, in coma la superspia <Una malattia
misteriosa> ( da "Corriere della Sera"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: il centro comunicazioni e intercettazioni) è stato portato in un ospedale londinese e intorno a lui è calato un cordone di mistero. Quattro giorni di buio, poi la notizia è filtrata e il Sun, potente giornale popolare con ottimi contatti nell'establishment, ora presenta la storia sotto il titolo inquietante: "Superspy in coma mystery".
Il <lodo> Calderoli: subito l'immunità, via la
blocca-processi ( da "Corriere della Sera"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: per il premier non è tanto o solo quello delle intercettazioni, al momento rimaste nei cassetti, se in qualche cassetto ancora giacciono. No, il problema è quel processo Mills, o qualche altro tentativo dei "giudici politicizzati di farmi fuori", che deve essere fermato, perché "così non si può andare avanti".
La poliziotta arrestata: un prezzario in Cassazione
( da "Corriere
della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Nelle telefonate intercettate tra il faccendiere e la poliziotta ricorre anche il nome del senatore di Forza Italia Marcello dell'Utri (a Orvieto Grancini gestiva uno dei suoi "circoli del buon governo", perquisito dopo gli arresti) del quale la Surdo dice: "Non l'ho mai conosciuto personalmente, anche se il Grancini parlava spessissimo di lui in tono molto confidenziale"
Del Noce: non mi candido a direttore generale Rai
( da "Corriere
della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: gli insulti intercettati? Felice di passare per "co..." nell'intercettazione di Saccà a Giancarlo Innocenzi, garante delle Comunicazioni: "Sì, m'ha fatto piacere, è venuto fuori che ho agito per il bene dell'azienda... Anche se le intercettazioni quando escono dall'alveo specifico di perseguire i reati mostrano una forza negativa e creano tensioni forti negli ambienti lavorativi.
Notizie in 2 minuti
( da "Corriere
della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: ciascuna pronte da settembre per essere intercettate dal telefonino o sul web. Sport Deferite Atalanta e Livorno Il procuratore federale ha deferito alla Disciplinare Atalanta e Livorno per responsabilità oggettiva, più un calciatore del club bergamasco e 4 livornesi, accusati di accordi per alterare i risultati delle due partite di campionato o per non aver denunciato il fatto.
E l'Annunziata sarà la badessa dei girotondi
( da "Giornale.it,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Le intercettazioni "servono", la privacy "non è uno scudo", "le storielle che circolano su Berlusconi mettono in imbarazzo". Capito? è questa la questione morale secondo suor Lucia da Sarno: un presidente del Consiglio democraticamente eletto deve passare il tempo a smentire "storielle".
Calderoli: <La mia ricetta per il nodo
intercettazioni> ( da "Giornale.it, Il"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: 159 del 2008-07-05 pagina 1 Calderoli: "La mia ricetta per il nodo intercettazioni" di Emanuela Fontana Il ministro Calderoli: "Le intercettazioni? Problema urgente. Ho una ricetta per risolverlo entro agosto". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Il Pd ora ammette: girotondo contro di noi
( da "Giornale.it,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: provvedimenti in materia di giustizia e intercettazioni del governo Berlusconi, per vedere quanta gente c'è. "è inutile che preghino perché ne venga poca", smorza subito l'entusiasmo dei menagrami (bipartisan), "non sarà il giorno della conta". Anche perché, chiarisce, lo scopo è quello di "informare i cittadini sull'anomalia di un governo nato per le esigenze processuali di qualcuno"
Veltroni: "Di Pietro non è un nemico"
Berlusconi: "L'opposizione è indietro"
( da "Stampaweb,
La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: legge su Retequattro e ha costretto il governo a non presentare il dl sulle intercettazioni. Mi aspetto ora il ritiro dell'emendamento "blocca processi" che, se invece fosse presentato, avrebbe effetti devastanti su tanti procedimenti che riguardano la sicurezza dei cittadini". Se il governo e la maggioranza fossero disponibili ad un ripensamento riguardo alla presentazione di un dl,
"L'Iran pronto ad attaccare Israele"
( da "Stampaweb,
La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: La miglior via per risolvere la questione consiste nell'uso della diplomazia e non in quello della forza militare”. Ma nel caso in cui il dialogo fallisse, le navi della Sesta flotta di Winnefeld sono strategicamente posizionate e attrezzate per intercettare i missili iraniani. + Finestra sull'America, di Maurizio Molinari commenti (0) scrivi.
<Fango su di me e sui ministri. Mi difenderò nei
processi> ( da "Corriere.it"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: argomento è ancora quello, scottante, delle intercettazioni e a parlare è Silvio Berlusconi. Il premier, al termine del Consiglio dei ministri, fa sapere però che "gli attacchi non impressionano" l'Esecutivo e che "quello che appare su stampa e televisioni è un panorama completamente diverso rispetto all'azione del governo.
(QUASI) TUTTI CONTRO PIERINO LE INTERCETTAZIONI
TELEFONICHE CHE INGUAIANO DON GELMINI SONO SPARITE I LEGALI DELL'EX SACERDOTE:
IL SUO PRINCIPALE ACCUSATORE HA DETTO DI AVERLO F
( da "Dagospia.com"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE CHE INGUAIANO DON GELMINI SONO SPARITE ? I LEGALI DELL'EX SACERDOTE: IL SUO PRINCIPALE ACCUSATORE HA DETTO DI AVERLO FATTO PER SOLDI? Ignazio Ingrao per "Panorama" Le intercettazioni telefoniche mettono in crisi il pubblico ministero di Terni, Barbara Mazzullo, titolare dell'inchiesta a carico di Pierino Gelmini,
Berlusconi: "C'è chi soffia sul fuoco"
( da "Giornale.it,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Redazione Il premier a Tokyo per il G8 torna sulle intercettazioni: ""Noi continuiamo a lavorare e io sono sempre stato tranquillo. L'opposizione "é ormai su una linea giustizialista e la lasciamo lì". Caro benzina: sì alla detassazione degli aumenti. "Fango sul mio governo, ma non mi fermeranno" Tokyo - "Non credo che sia qualcosa a cui dare tutta questa importanza" ed in ogni caso c'
"IL GIORNALE" DI BERLUSCONI VA ALL'ATTACCO DI
CARLO DE BENEDETTI: "'LA REPUBBLICA' VA PIANISSIMO: VENDE SOLO 379MILA
COPIE" PRIMI COLPI DELLA GUERRA DELLE INTERCETTAZIONI
( da "Dagospia.com"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: PRIMI COLPI DELLA GUERRA DELLE INTERCETTAZIONI? Da Il Giornale 1 - LA REPUBBLICA VA PIANISSIMO VENDE SOLO 379MILA COPIE Tempi durissimi per i quotidiani. Anche a Repubblica di Carlo De Benedetti non gioiscono. Se i dati della Fieg attestano una diffusione di poco sotto le 600mila copie (583.
"Senza blocca processi il clima cambia"
( da "Giornale.it,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: che ha già ottenuto risultati come il ritiro del dl su Retequattro e la decisione di non presentare il dl sulle intercettazioni. Da parte del governo - aggiunge ancora - deve esserci il ritiro dell'emendamento per bloccare i processi contenuto nel decreto sicurezza, perché avrebbe effetti devastanti su tanti processi che riguardano la sicurezza dei cittadini.
La protesta dei magistrati contro le misure del
Governo ( da "Corriere.it"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: le disposizioni sulle intercettazioni e il taglio delle risorse ROMA - I magistrati italiani, da stasera, entrano in stato di agitazione e si riservano l'adozione di altre misure per protestare contro gli interventi del Governo nel settore della giustizia. Tra queste la sospensione dei processi, le disposizioni sulle intercettazioni,
FIDEL NEI SECOLI "SILVIO, NONOSTANTE IL PESO
DEGLI ANNI E DEGLI INCARICHI, SI È PORTATO APPRESSO QUELL'ASPETTO GOLIARDICO,
L'ARIA DA BULLETTO DI PAESE CHE NON RIESCE A TENERSI, A
( da "Dagospia.com"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: delle intercettazioni, perché a suo avviso "non era giusto varare un decreto" né "prendersela con i giornalisti". Invece avrebbe preferito che il premier fosse andato a Matrix, "glielo avevo consigliato, e non per trasformarsi in uno spaccamontagne ma per raccontare con toni pacati cos'ha fatto da quando è tornato al governo e cosa gli hanno fatto da quando è tornato al governo.
Giustizia, toghe in agitazione "Vogliono
distruggere il sistema" ( da "Repubblica.it"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Tra queste la sospensione dei processi, le disposizioni sulle intercettazioni, il taglio delle risorse al settore giustizia e il taglio degli stipendi introdotto dall'art.69 del dl 112 (cosiddetto decreto manovra). "Si va verso la distruzione del sistema giustizia" commenta il presidente dell'Anm Luca Palamara.
Magistrati, proclamata l'agitazione
( da "Stampaweb,
La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: le disposizioni sulle intercettazioni, il taglio delle risorse al settore giustizia e il taglio degli stipendi introdotto dall'art.69 del dl 112 (cosiddetto decreto manovra). L'Anm ha, inoltre, convocato in seduta permanente il comitato direttivo centrale. Le toghe criticano, tra l'altro, la "drastica" riduzione delle risorse destinate alla giustizia con il taglio del 40%
"IL CAPOGRUPPO DONADI NON È UNO STRONZO" -
SE SI VUOLE SPUTTANARE MARA CARFAGNA SENZA PAGARNE LE CONSEGUENZE, E SENZA
PASSARE PER KILLER, NON C'È TECNICA MIGLIORE CHE FAR FINTA DI
( da "Dagospia.com"
del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: altro ieri i pissi pissi bao bao su Mara Carfagna e le intercettazioni telefoniche erano roba che girava nei retrobottega della politica e in quegli ambienti mefitici che sono le redazioni dei giornali: sconcezze vere o asserite giravano da un politico a un giornalista e viceversa, ma restavano pur sempre tra pochi addetti ai lavori.
Protesta delle toghe contro il Governo
( da "Corriere.it"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: decide lo stato di agitazione Scatta la protesta dei giudici Nel mirino la sospensione dei processi, le disposizioni sulle intercettazioni e il taglio di risorse e stipendi ROMA - I magistrati italiani, da sabato sera, hanno deciso di entrare in stato di agitazione e si riservano l'adozione di altre misure per protestare contro gli interventi del Governo nel settore della giustizia.
La mossa del premier: portare l'inchiesta da Napoli a
Roma ( da "Corriere.it"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazione dei telefoni delle aspiranti attrici e hanno registrato alcuni colloqui che però non vengono ritenuti rilevanti per l'inchiesta perché riguardano fatti privati che nulla hanno a che vedere con gli eventuali reati commessi. Per questo hanno deciso di non depositarle a disposizione delle parti e di procedere alla loro distruzione.
<Silvio bulletto al telefono. Ma mai parlato di
ministre> ( da "Corriere.it"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazioni, perché a suo avviso "non era giusto varare un decreto" né "prendersela con i giornalisti". MATRIX - Invece avrebbe preferito che il premier fosse andato a Matrix, "glielo avevo consigliato, e non per trasformarsi in uno spaccamontagne ma per raccontare con toni pacati cos'ha fatto da quando è tornato al governo e cosa gli hanno fatto da quando è tornato al governo.
La superspia in coma: è giallo
( da "Corriere.it"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: il centro comunicazioni e intercettazioni) è stato portato in un ospedale londinese e intorno a lui è calato un cordone di mistero. Quattro giorni di buio, poi la notizia è filtrata e il Sun, potente giornale popolare con ottimi contatti nell'establishment, ora presenta la storia sotto il titolo inquietante: "Superspy in coma mystery".
Veltroni: "via il blocca-processi e il clima
politico può cambiare" - mauro favale
( da "Repubblica,
La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: la decisione di non presentare un dl sulle intercettazioni". "Ora - continua Veltroni - credo si debba avere un senso di responsabilità, togliendo qualcosa che non solo non c'entra nulla col dl sicurezza ma che, se inserito, viola proprio la sicurezza dei cittadini". Un segnale di apertura per spostare la discussione sul lodo Alfano?
I magistrati pronti allo sciopero "il governo
distrugge la giustizia" - liana milella
( da "Repubblica,
La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: ci tolgono le intercettazioni, non avremo più segretari. Tutto questo accade perché non c'è più un'opposizione politica e il Csm è stato costretto a fare barriera". Le toghe sono in battaglia. Alfano replica senza sorpresa. Mentre da Roma gli leggono il comunicato dell'Anm lui li interrompe: "Me lo immaginavo, l'avevo già capito durante l'
"i giustizialisti ci riportano al fascismo"
- claudio tito ( da "Repubblica, La"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Il caso intercettazioni, il processo Mills e quello di Napoli restano un suo cruccio. Entità che anche nel Sol Levante si materializzano nell'afa giapponese. "Penso però - ripete Berlusconi - che siano un qualcosa che non dovrebbe avere tutta questa attenzione".
Clima nuovo se salta la blocca-processi Il leader Pd
contestato dai socialisti, poi gli applausi. Sfida al premier. Il governo? Non
dura 5 anni ( da "Unita, L'"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: e risultati li abbiamo ottenuti, come i mancati decreti sul salva Rete 4 e sulle intercettazioni. Martedì non saremo alla manifestazione dei girotondi a Roma". Veltroni piano piano ha conquistato gli applausi: "Avevate ragione voi nel '56 sui fatti d'Ungheria, e per primi avete parlato di coniugare giustizia sociale e libertà".
Tagli, magistrati sul piede di guerra Dopo
salvapremier e intercettazioni ecco il colpo agli stipendi: il governo ci
mortifica ( da "Unita, L'"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazioni ecco il colpo agli stipendi: il governo ci mortifica / Roma E ALLA FINE è arrivata la protesta. È stato il provvedimento sul taglio delle retribuzioni dei magistrati, contenuto nel cosiddetto "decreto manovra" - pratica- mente l'ultima goccia - , a far prendere al parlamentino delle toghe la decisione di indire lo stato di agitazione ad oltranza con la convocazione
Insonnia
( da "Unita,
L'" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: la domenica godersi qualche donnina, ma senza più telefonate sporcaccione, per non far godere gli intercettatori, infine provare a fare la Comunione da divorziati. Finito tutto questo lavoro, ci si accorge che s'è fatto tardi, anzi, che la gente, adesso, arriva a malapena alla seconda settimana del mese.
Martedì torna in piazza il popolo dei
"girotondi" ( da "Repubblica, La"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: sostengono gli organizzatori della manifestazione contro i nuovi provvedimenti adottati dall'esecutivo del Cavaliere sulle intercettazioni, il diritto di cronaca e la giustizia. "Poiché il maggior partito di opposizione ancora non ha ottemperato al mandato degli elettori, tocca ai cittadini auto-organizzarsi per testimoniare una ferma opposizione alla scelte del governo Berlusconi".
Silvio: il Pd è come Mani Pulite Bossi lo gela: ha
ragione Veltroni ( da "Unita, L'"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Ma sibila rabbia pensando allo strascico della questione intercettazioni - e su questo Bossi non lo tradisce: "A volte Berlusconi va giù troppo pesante ma qualche ragione ce l'ha" - viste con amarezza dalla moglie Veronica. "Soffiano sul fuoco...", accusa Silvio. I giornali ("l'importante è che voi giornalisti vi divertiate.
Il G8 in Giappone prova a gelare il petrolio Ma non
esiste una strategia anticrisi condivisa e Berlusconi si ributta sul nucleare
( da "Unita,
L'" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: per qualche giorno lontano dalle impubblicabili intercettazioni. Quindi? "Sono d'accordo sulla defiscalizzazione degli aumenti sulla benzina", continua. E proprio non riesce a esimersi: "Ne avevamo già parlato e fui proprio io a fare la proposta". L'intenzione di Berlusconi, in realtà, è quella di portare all'attenzione internazionale soprattutto la questione dell'energia nucleare.
Dal lodo-Calderoli alle stoccate a Tremonti la Lega
ribelle contro la linea del Capo ( da "Unita, L'"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Cavaliere minaccia fuoco e fiamme su magistrati e giornalisti causa intercettazioni bollenti? Bossi e compagni smettono la camicia verde delle ronde padane per vestire l'abito elegante dei moderatori, pronti anche a dar ragione a Veltroni sul nodo-giustizia. La conquista di un autonomo spazio politico è solo il primo passo verso il federalismo fiscale, e come tale non ammette incertezze.
Il boss da uccidere mandanti americani - sara scarafia
a pagina ix ( da "Repubblica, La"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Due degli arrestati, Modica e Carbone, sarebbero gli uomini del nuovo corso mafioso. Proprio Modica venne intercettato a Toronto dalla polizia canadese in un incontro con Filippo Casamento, storico boss della Pizza Connection, e Giovanni Inzerillo, rampollo del capomafia assassinato nel 1981. PALAZZOLO A PAGINA VIII.
I nuovi padrini incoronati oltreoceano - salvo
palazzolo ( da "Repubblica, La"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Di Matteo e Marzia Sabella gli hanno contestato un faldone di intercettazioni in cui si parla di racket e soprattutto del progetto di un omicidio. Obiettivo di Modica, Carbone e degli altri due fermati dalla squadra mobile era uno storico padrino di Bagheria, Pietro Lo Iacono: il gruppo avrebbe dovuto affrontarlo all'ingresso del lido Fondachello, fra Santa Flavia e Casteldaccia,
Arrestato un gestore di autogrill "spacciava
cocaina nei bagni" ( da "Repubblica, La"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Dopo alcuni giorni di appostamenti e intercettazioni,
venerdì sera l'uomo è stato fermato dai militari della stazione di Lainate
quando stava per cominciare il turno. Nella sua Opel Astra erano nascosti
E dietro l'operazione spuntano i paradisi fiscali -
marco preve ( da "Repubblica, La"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: E che viene ripetutamente citata anche nelle intercettazioni dell'inchiesta Mensopoli. L'imprenditore Paolo Ambrosini, che è uno dei tre detentori di quote, è infatti un amico di Roberto Alessio industriale della ristorazione indagato per corruzione. Alessio racconta che l'amico piemontese ha bisogno di presentazioni per la sua attività di costruttore.
Presidio contro le iniziative del governo
( da "Repubblica,
La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: fortissime limitazioni ai giudici circa la possibilità di disporre di intercettazioni telefoniche, senza le quali la maggior parte dei processi alla mafia e alla criminalità finanziaria non si sarebbero fatti". Il presidio di martedì pomeriggio, davanti alla Prefettura, vuole dare maggior forza all'appuntamento nazionale, che è convocato alla stessa ora (alle 18) in piazza Navona,
Stop ai processi assemblea aperta
( da "Repubblica,
La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: assemblea aperta sui temi caldi della sospensione dei processi, delle intercettazioni e della libertà di stampa. L'iniziativa è stata organizzata dal Comitato per lo Stato di Diritto che raccoglie avvocati, magistrati, docenti e cittadini. Presente anche l'associazione Libertà e Giustizia. (Nella foto Marcello Basilico).
"ma le signore mi ringraziano"
( da "Repubblica,
La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Firenze Buratti avrebbe intercettato il favore delle ricche vacanziere del nord "Ma le signore mi ringraziano" C'è chi sostiene sia "fumo negli occhi". Come Erminio Tucci, esponente del Pdl di Forte dei Marmi, dove la destra è all'opposizione. I maligni invece parlano di una promessa mantenuta nei confronti di chi gli ha dato la vittoria nelle amministrative della scorsa primavera,
"brutta aria per noi senegalesi" - mario
neri ( da "Repubblica, La"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Finora non è stato intercettato dai quad che percorrono la battigia dalle sette del mattino alle sei di sera. Scruta le orme delle ruote tacchettate. Oppure si affida al passaparola. Anche dei clienti, "perché molti sono gentili. Ci conoscono da anni e ci danno una mano, ma per un soffio ieri manca poco che mi beccano.
Le blue bell intercettate - michele mirabella
( da "Repubblica,
La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Pagina I - Bari Le blue bell intercettate MICHELE MIRABELLA Le parole sono spesso decisive. Dante coniatore di parole, le cura, non abbandona al destino ciò che inventa. Se ne assume le responsabilità. Berlusconi escogitò Forza Italia: prese una per una, due belle parole, messe insieme diventano un partito.
Con perrini il coiffeur diventa galleria
( da "Repubblica,
La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettare pubblici diversi. Così da Hair'in progress, coiffeur di via Amendola a Bari, può capitare di trovarsi di fronte a quadri e installazioni, vedere video artistici o partecipare a incontri culturali. Il titolare Marco Lavermicocca - imprenditore e coiffeur con la passione per la creatività contemporanea - ha programmato una serie di mostre dedicate in particolar modo
Gestire il dissenso sulla tav la sfida del
centrosinistra - ettore boffano ( da "Repubblica, La"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Quello di intercettare e guidare quel dissenso politico e antagonista che il voto di aprile ha cancellato dal Parlamento, ma che continua ad esistere e il cui problema non può essere affrontato solo con il compiacimento tutto veltroniano della semplificazione del quadro politico italiano.
Mario pintagro
( da "Repubblica,
La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: e dove non gli sarebbe stato difficile intercettare qualche centinaio di combattenti. Ma la segretezza dell'operazione non lo avrebbe permesso. E questo è un ulteriore merito di Pavia, che oltre a diffondere l'arte fotografica tra il popolo, conquistò un'ampia pagina nella storia della fotografia italiana proprio grazie a quest'impresa.
Mafia, addio al carcere duro per i boss - (segue dalla
prima pagina) salvo palazzolo ( da "Repubblica, La"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Intercettazioni, anche recenti, hanno ribadito: accanto alle grandi strategie, i boss hanno scelto di proseguire in silenzio la loro battaglia contro il 41 bis. Sommergendo di ricorsi i tribunali di sorveglianza. E qualche risultato sembra essere arrivato.
La gelmini a bossi: "inadeguata quanto te" -
andrea montanari ( da "Repubblica, La"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: parlare del contenuto delle intercettazioni telefoniche. Argomenti che fanno della Gelmini un bersaglio perfetto anche per il Senatur, che non potendo attaccare direttamente Berlusconi se la prende con chi, come lei, suscita qualche perplessità tra gli stessi forzisti. Come Valentina Aprea, che dopo cinque anni da sottosegretario di Letizia Moratti magari aspirava al gran salto.
Cala la fiducia in berlusconi e veltroni - (segue
dalla prima pagina) ilvo diamanti
( da "Repubblica,
La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: perché intercettano le paure diffuse nella società. Tuttavia - come dimostrano i dati del sondaggio - rispondere alle paure alimentandole ulteriormente, non genera consenso. Ma il contrario. 3. La contrarietà espressa da gran parte dei cittadini verso i progetti annunciati e, in parte, avviati dal governo: per limitare le intercettazioni telefoniche nelle indagini,
Bettini spara a zero su Rutelli Poi ritratta
( da "Giornale.it,
Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Su Rutelli niente di personale, "ho fatto riferimento alla convergenza di diversi elementi". Sul giustizialismo, nessun problema: "Mai cavalcate nella polemica politica le intercettazioni telefoniche prive di rilevanza penale". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Il gip di Verona diceva: <Non c'è rischio di
fuga> Ma i rom sono già spariti
( da "Giornale.it,
Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Le intercettazioni ci consegnano uno spaccato sconvolgente di criminalità e sfruttamento dei minori: "Quando ti prendo ti ammazzo a colpi di testa. Vengo dietro e ti uccido", minacciavano gli adulti, spietati. E ancora: "Se non mi porti i soldi quando torni qui ti faccio stuprare dai marocchini".
<Caro Bossi, io non avrò insegnato ma tu non sei un
costituzionalista> ( da "Giornale.it, Il"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: risponde Gelmini a chi le domanda delle intercettazioni che stanno mettendo in piazza gli affari privati del premier: "Non mi occupo di pettegolezzi. Il governo ogni giorno è impegnato per affrontare e risolvere le emergenze che abbiamo ereditato. Non ci interessano le questioni che ci distolgono dal nostro lavoro".
La banda di famiglia da 100mila euro al mese
( da "Giornale.it,
Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: utilizzando anche la compiacenza di alcuni direttori di banca spagnoli: "Lui sa tutto - dice Renato intercettato mentre parla con la moglie - ma lavorare in Spagna non mi piace, lì se ti scoprono sono troppo severi". Spesso il pagamento non viene fatto in denaro ma con la droga: "Mi paghi con la bianca così poi la rivendo al doppio del prezzo".
<Meglio francesi> Così vendevano anche i cognomi
( da "Giornale.it,
Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: come riportano le intercettazioni telefoniche. Se l'affare va in porto l'acquirente cambia il suo cognome, noto alle forze dell'ordine, con un altro pulito, tramandandolo ai propri figli. Con la registrazione all'anagrafe della nuova identità, la persona prima conosciuta dalle forze dell'ordine per aver commesso reati e subito condanne,
Il premier: "Il giustizialismo ricorda l'avvento
del fascismo" ( da "Stampaweb, La"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: in sedici anni siamo passati dagli avvisi di garanzia alle intercettazioni, dall'uso politico della giustizia a quello dello scandalismo. "L'ho già detto - ha osservato ieri Berlusconi a Tokyo - io sono sempre stato sereno. Noi continuiamo a lavorare. Sono i protagonisti dell'informazione ad alimentare queste voci.
I giudici sfidano il governo
( da "Stampa,
La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: lo stop alle intercettazioni. E' partita la protesta dei giudici, che sfidano l'esecutivo con lo stato di agitazione proclamato dall'Anm, anche per la riduzione delle spese al settore. Prima ancora di saperlo, il premier Berlusconi dal Giappone aveva dichiarato: sono sereno, ma in Italia c'è un clima giustizialista.
Sangalli: il made in Milano funziona Ma servono più
aiuti alle famiglie ( da "Corriere della Sera"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: che "ci fanno ben sperare in vista dell'Expo, evento di cui dobbiamo intercettare il massimo vantaggio e una ricaduta per tutta l'Italia, non solo per Milano". Ma c'è anche il lato B dell'assalto russo-giapponese alle vetrine del centro: "è la conferma delle difficoltà dei milanesi, di un momento economico critico".
Finti Miró e Picasso: sgominata gang internazionale
( da "Corriere
della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: sgominata gang internazionale Non sapevano di essere intercettati dai carabinieri e parlavano a ruota libera. Da una parte Elio Bonfiglioli, dall'altra il socio-pittore spagnolo Oswald Aulestia Bach. "Questo quadro perde colore da tutte le parti". Il consiglio: "Allora devi laccarlo". E ancora: "Il quadro è tutto macchiato, devo usare il viavà".
La svolta di Saccà: perdono i giudici, mi hanno ridato
la fede ( da "Corriere della Sera"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: REDAZIONALE Le intercettazioni Rai Il manager annuncia l'intenzione di realizzare due fiction sui temi sacri La svolta di Saccà: perdono i giudici, mi hanno ridato la fede ROMA - Lo diceva lui, che la Rai avrebbe dovuto farlo santo. Nell'attesa che a viale Mazzini qualcuno postuli la causa di beatificazione o che almeno si chiudano senza danno i procedimenti disciplinari a suo carico,
IL PREMIER E L'OPPOSIZIONE
( da "Corriere
della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Dei tre provvedimenti in cantiere uno solo va bene, quello sulle intercettazioni. Lo scandalo autentico è che a questo scandalo, a questa versione casereccia de Le vite degli altri, a questo circo mediatico- giudiziario da Terzo Mondo, non si sia posto fine già da molti anni. Di Pietro promuoverà un referendum?
Silvio: l'opposizione? Sembra il ritorno del fascismo
( da "Corriere
della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: viene continuamente minacciata dalla intercettazioni. La distanza non sembra solo geografica: "Io sono sereno - riassume - siete voi giornalisti che alimentate queste voci, vi piace soffiarci sopra, dentro, ma io credo che in Italia vi siano cose molto più importanti, che stiamo realizzando, a cominciare dalle riforme istituzionali".
Veltroni: clima diverso senza <blocca-processi>
( da "Corriere
della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Ma il clima politico resta teso e sullo sfondo resta l'ombra delle intercettazioni a luci rosse, di cui si parla da giorni ma che finora nessuno ha pubblicato. Berlusconi, da Tokyo, non manca di segnalare la sua irritazione: "Non credo che sia qualcosa a cui dare tutta questa importanza, ma in ogni caso c'è chi soffia sul fuoco".
Alfano: io non farò passi indietro Immunità
parlamentare, se ne può parlare ( da "Corriere della Sera"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: era proprio bisogno di paventare un decreto per bloccare la pubblicazione delle intercettazioni? "La ratio politica che ci ha portato al disegno di legge esce molto rafforzato dallo scadimento che ha reso centrale nel dibattito pubblico di questi giorni l'eventuale pubblicazione di ipotetiche intercettazioni il cui contenuto nessuno conosce".
Lodo Alfano
( da "Corriere
della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: una per la sospensione per un anno dei processi per reati con pene fino a 10 anni Intercettazioni Il ddl sulle intercettazioni prevede il divieto di intercettazioni, salvo per i reati di mafia e di terrorismo e l'inasprimento delle pene per chi le diffonde.
Gelmini all'attacco. Ma il senatur fa dietrofront
( da "Corriere
della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Dribblata anche la domanda su gossip e intercettazioni telefoniche, il ministro porta il discorso sul terreno a lei più congeniale in questo momento, vale a dire i problemi della scuola. "è un mondo che va riformato, serve un cambio di passo - dichiara - ma il primo problema sono le risorse.
Bossi: basta liti o il governo cade
( da "Corriere
della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Però le intercettazioni di massa non vanno bene" DAL NOSTRO INVIATO ARCORE (Milano) - "Veltroni dice che il governo cadrà presto? Ha ragione. Se tutti i giorni c'è una lite, se tutti i giorni c'è un bordello...". Umberto Bossi in gran forma. Partecipa alla festa del Carroccio di Arcore e si prepara a volare in Lapponia per i mondiali di calcio di "
Alitalia forte sul mercato interno Ecco il piano per
non farla morire ( da "Corriere della Sera"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: dovrebbe ricoprire il ruolo di un polo per il Nord capace di intercettare i passeggeri delle regioni settentrionali. Se dovessimo usare una formula facile facile si può dire che Malpensa avrà tanti voli quanti sarà in grado di riempirne e quindi la neo-Alitalia punterà a riportare al Nord tutte le rotte considerate redditizie.
<Stato di agitazione>, magistrati in rivolta
( da "Corriere
della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: come la blocca-processi o la limitazione dell'uso delle intercettazioni, fino ai tagli delle risorse finanziarie nel settore. All'"intransigente difesa dei valori costituzionali" i magistrati affiancano l'allarme per "la gravissima situazione di disfunzione degli uffici giudiziari e di disagio dei magistrati che vi lavorano".
Scelte per un nuovo dialogo tra premier e opposizione
( da "Corriere
della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: al pari della decisione di non procedere per decreto sulle intercettazioni) nei confronti dell'opposizione, sembra preludere a un abbandono di quel provvedimento. Come proposto saggiamente dal ministro Calderoli. Ci sono problemi, pur meno gravi, anche nella normativa volta a porre al riparo dall'azione giudiziaria le quattro più alte cariche dello Stato.
Con i magistrati manager la giustizia spende meno
( da "Corriere
della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: La procura bolzanina sosteneva spese di giustizia per 2 milioni di euro nel 2003, prima che partisse il piano di riorganizzazione. Nel 2006 la cifra per la giustizia era di 620.000 \\ Dalla riduzione delle intercettazioni inutili alla citazione motivata. Così abbiamo avviato la rivoluzione.
Il Paese in piena sfiducia Crollano Berlusconi e
Veltroni ( da "Repubblica.it"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: perché intercettano le paure diffuse nella società. Tuttavia - come dimostrano i dati del sondaggio - rispondere alle paure alimentandole ulteriormente, non genera consenso. Ma il contrario. 3. La contrarietà espressa da gran parte dei cittadini verso i progetti annunciati e, in parte, avviati dal governo: per limitare le intercettazioni telefoniche nelle indagini,
Mafia, addio al carcere duro così i boss si liberano
del 41 bis ( da "Repubblica.it"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Intercettazioni, anche recenti, hanno ribadito: accanto alle grandi strategie, i boss hanno scelto di proseguire in silenzio la loro battaglia contro il 41 bis. Sommergendo di ricorsi i tribunali di sorveglianza. E qualche risultato sembra essere arrivato.
"Sinistra giustizialista, lasciamola andare"
( da "Giornale.it,
Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: di Adalberto Signore Da Tokyo il presidente del Consiglio torna sulle intercettazioni: "Io sono sempre stato sereno, ma mentre il governo lavora c'è chi soffia sul fuoco". Berlusconi chiude al dialogo con un'opposizione che ricorda l'avvento del fascismo: "Sono tornati indietro e non di 16 anni, ma molto di più" nostro inviato a Tokyo Atterrato a Tokyo di prima mattina,
Il ministro Alfano <Io non farò passi indietro>
( da "Corriere.it"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: era proprio bisogno di paventare un decreto per bloccare la pubblicazione delle intercettazioni? "La ratio politica che ci ha portato al disegno di legge esce molto rafforzato dallo scadimento che ha reso centrale nel dibattito pubblico di questi giorni l'eventuale pubblicazione di ipotetiche intercettazioni il cui contenuto nessuno conosce".
Il piano per non farla morire
( da "Corriere.it"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: dovrebbe ricoprire il ruolo di un polo per il Nord capace di intercettare i passeggeri delle regioni settentrionali. Se dovessimo usare una formula facile facile si può dire che Malpensa avrà tanti voli quanti sarà in grado di riempirne e quindi la neo-Alitalia punterà a riportare al Nord tutte le rotte considerate redditizie.
APPENA SBARCATA DAL VOLO RIO-MALPENSA VERONICA AVREBBE
VISTO I LEGALI PERCHÈ LA PUBBLICAZIONE DELLE INTERCETTAZIONI AVREBBE FAVORITO
LA LARIO PERCHÉ IL GRUPPO ESPRESSO E MIELI NON
( da "Dagospia.com"
del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Le intercettazioni di Silvio hard-core erano - dicono gli "addetti ai livori" ? nelle manine del Gruppo Espresso e in quelle di Paolino Mieli. Quest'ultimo "a titolo personale", se si può dire, vale a dire non le avrebbe mai portate a via Solferino e consegnate al redazione.
Il gip di Verona diceva: "Non c'è rischio di
fuga". Ma i rom sono già spariti
( da "Giornale.it,
Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Le intercettazioni ci consegnano uno spaccato sconvolgente di criminalità e sfruttamento dei minori: "Quando ti prendo ti ammazzo a colpi di testa. Vengo dietro e ti uccido", minacciavano gli adulti, spietati. E ancora: "Se non mi porti i soldi quando torni qui ti faccio stuprare dai marocchini".
( da "Corriere.it" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il
Cdm di oggi non prevede il decreto però le sorprese restano possibili Il
ripensamento in extremis c'è stato. E con la rinuncia ad esternare la sua
irritazione in tv, Silvio Berlusconi ha evitato un'occasione vistosa per acuire
i contrasti sulla giustizia. L'opposizione più tetragona ironizza sul suo
comportamento. Ma altrove si avverte un senso di sollievo per una decisione
sofferta e responsabile. Il presidente del Consiglio
rischiava di evocare i fantasmi delle intercettazioni che sta cercando di
esorcizzare; e dunque di ottenere in un colpo solo due risultati negativi:
tendere ulteriormente i rapporti con magistratura e centrosinistra, e forse col
Quirinale; e fare lievitare il fango che gli galleggia intorno. Walter
Veltroni cerca di spostare l'attenzione su salari, crisi dell'Alitalia,
pensioni. Punta così a non essere condizionato da un'agenda dettata da Palazzo
Chigi. Forse, però, la sua voglia di parlare di questioni concrete serve anche
a disarmare la sinistra più estrema e l'alleato Antonio Di Pietro, che sulla
giustizia incalzano e criticano il Pd; e che l'8 faranno una manifestazione in
bilico fra antiberlusconismo e antipolitica tout court. Ma le incognite sulla
pubblicazione di qualche telefonata compromettente, seppure senza rilievo
penale, rimangono intatte. E tengono il premier ed i suoi collaboratori sulle
spine anche alla vigilia della partenza per la riunione del G8 in Giappone. Nel
programma del Consiglio dei ministri odierno non si parla di decreto. E questo
farebbe pensare che abbia prevalso la scelta di non scontentare Giorgio
Napolitano, convinto che sia meglio seguire la strada di un disegno di legge
parlamentare. Significherebbe anche non inasprire i rapporti con il
centrosinistra. Il martellamento del Pd sul fatto che il decreto peggiorerebbe
le cose, suona come un avvertimento e insieme un invito a non tirare la corda;
e dunque ad offrire agli oppositori un margine per non essere risucchiati
dall'estremismo. La sensazione è che però Berlusconi rimanga e si senta
comunque nell'angolo: minacciato, se non ricattato dalla prospettiva che
vengano rese pubbliche conversazioni nel tentativo di screditarlo e dunque di
logorarlo agli occhi dell'opinione pubblica. Pensare che una simile manovra
abbia gli effetti sperati non è affatto scontato; ma è indubbio che inserisce
dosi massicce di veleno e di tensione. Appare una specie di bomba ad orologeria
della quale non si sa né se né quando verrà innescata; e che tuttavia tende a
condizionare pesantemente le mosse di Berlusconi. Per questo, nonostante la sua
assenza ufficiale dall'ordine del giorno, nessuno esclude che nella riunione di
oggi a Palazzo Chigi alla fine rispunti il decreto. L'ipotesi che chi ha in
mano le intercettazioni possa diffonderle mentre il premier è in Giappone, non
viene considerata per nulla remota; e riflette un clima sovrastato dai
sospetti. Di Pietro non concede nulla, altrimenti si smentirebbe. "Almeno
adesso le cose sono chiare: loro facevano il decreto per impedire che venissero
pubblicate queste intercettazioni. Hanno capito che non le pubblicano più e
quindi non si fa più il decreto", infierisce. Parla di un Berlusconi
trovato "con le dita nella marmellata". E sostiene che questo servirà
a mostrare all'opinione pubblica di quale pasta sia fatto il governo. Il suo
schema non prevede la possibilità che il Cavaliere si avvantaggi della polemica
sulle intercettazioni; o che alla fine gli schizzi di fango colpiscano tutti. È
comprensibile: deve chiamare alla mobilitazione dell'8 luglio, e impedire che
si riduca ai "quattro gatti" preconizzati dal centrodestra, ma anche
dal Pd. Massimo Franco stampa |.
( da "Corriere.it" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il
retroscena Silvio in trincea: reagirò ai ricatti E il gradimento torna a salire
L'apparizione in tv sconsigliata al premier dai sondaggisti di fiducia: avrebbe
accreditato i pettegolezzi Non intende vivere sotto ricatto, Silvio Berlusconi:
"Non pensino che starei a guardare. Reagirei". C'è un clima da
Chicago anni Trenta nel Palazzo, il rischio di una guerra di dossier dalla
quale nessuno uscirebbe illeso. Lo stillicidio di voci sulla diffusione di
nuove e piccanti intercettazioni, e l'ansia provocata
dall'attesa di notizie, hanno accompagnato la giornata del Cavaliere, ne hanno
segnato il volto e i ragionamenti: "Non si può più vivere in questo Paese.
Che schifo". Chissà se quei fogli sparpagliati sulla scrivania hanno avuto
l'effetto di riconciliarlo, perché i numeri riportati in grassetto descrivono
quanto ancora sia forte il rapporto con l'opinione pubblica: nei suoi
sondaggi riservati il premier è tornato infatti a progredire, l'indice di
gradimento che la scorsa settimana era calato di due punti è risalito al 65%, e
gli analisti di cui si fida gli hanno fatto sapere che il trend è in ascesa,
che il prossimo rilevamento previsto per lunedì dovrebbe proiettarlo in avanti,
verso quel 67% che è stato il suo massimo storico da quando è tornato al
governo. "Altri, per quello che mi stanno facendo, pagherebbero caro. Non
io", ha sussurrato Berlusconi mostrando quelle cifre. Pier Ferdinando
Casini non ha avuto nemmeno bisogno di vederle. L'aveva preventivato, ad alcuni
interlocutori giorni fa l'aveva anche detto: "Non vi illudete. Non si
sconfigge così Silvio. Anzi, più verrà colpito in questo modo, più si
rafforzerà". E nonostante la settimana orribile, si sarebbe rafforzato
anche il Pdl, tanto che ieri il quotidiano Europa rivelava che il partito di
centrodestra sarebbe balzato al 41,5%, un dato impressionante che non avrebbe
nemmeno intaccato il consenso della Lega. Ma persino il Cavaliere ha imparato
che non si vive solo di sondaggi, che l'offensiva giudiziaria "e
spionistica" di cui si sente vittima rischia di pregiudicare la sua
strategia e di complicare la già difficile azione di governo. Avverte intorno a
sé l'accerchiamento, è sospettoso di tutto e di tutti. Ecco perché ieri i
maggiorenti di An a partire da Altero Matteoli e Ignazio La Russa si sono
pubblicamente detti favorevoli al varo di un decreto per impedire la
pubblicazione delle intercettazioni. Era un segnale per rassicurare il premier
dopo il suo colloquio con Gianfranco Fini, per fargli capire che nessuno sta
giocando a logorarlo. Il ministro per le Infrastrutture gliel'ha voluto
spiegare di persona. E non hanno lavorato solo gli alleati per cancellare dalla
sua mente vecchi incubi, come le manovre quirinalizie. Anche i suoi uomini più
fidati, a partire da Gianni Letta, si sono adoperati. C'è un motivo se il vice
capogruppo del Pdl al Senato, Gaetano Quagliariello, dice che "Giorgio
Napolitano non è Oscar Luigi Scalfaro", perché il capo dello Stato negli
ultimi due giorni ha lavorato per rasserenare il clima, pare non solo a livello
istituzionale, esercitando la sua moral suasion al fine di evitare ulteriori
danni all'immagine del Paese. Non c'è dubbio infatti che la pubblicazione di
certi colloqui avrebbe un impatto devastante, non soltanto sul governo. Ma
questa opera del Colle ha un prezzo per Berlusconi, porta con sé la richiesta
di evitare forzature legislative e nuove esternazioni polemiche. Di qui la
decisione del premier di non partecipare a Matrix. Anche i sondaggisti di
fiducia gli avrebbero sconsigliato l'intervento in tv, perché affrontando il
tema delle intercettazioni avrebbe accreditato il "gossip" e spinto i
media a darne ulteriore risalto. C'è poi un'altra questione, che è prioritaria
per lo staff del Cavaliere: bisogna concentrare gli sforzi per anestetizzare
l'offensiva processuale, per evitare che una sentenza di primo grado nel caso
Mills diventi una sentenza politica senza appello per il Cavaliere. E su questo
si mostrano tutti fiduciosi. Berlusconi no, almeno non del tutto. Teme ancora
l'agguato delle pubblicazioni scandalistiche, perciò non ha ancora smesso di
puntare al decreto, non è disposto a mollare sulla norma blocca-processi, né
accetta di abbandonare la sfida per le riforme nel campo della giustizia:
"Non pensiate che mi fermi. Andrò fino in fondo". È furibondo per le
tensioni che questa vicenda ha provocato in famiglia. È preoccupato, in
prospettiva, per le possibili ripercussioni politiche. Si rende conto che in
questo quadro logorato si potrebbe determinare un corto circuito tra le storie
pruriginose e le aspettative dell'opinione pubblica: il rischio è legato alla
situazione economica italiana. Le proiezioni della crescita che circolano a
Palazzo Chigi "sono drammatiche", come ammette un autorevole rappresentante
dell'esecutivo. Giulio Tremonti pare stia approntando un maxi-emendamento su
cui apporre la fiducia, che si farebbe autorizzare oggi dal Consiglio dei
ministri. "Ci sono cose in questo Paese che rendono difficile
governare", dice Berlusconi. Perciò non gli basta il conforto dei
sondaggi. Sa che quei dati sono una cambiale da onorare. Francesco Verderami
stampa |.
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Così
Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd
(almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro
e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani potrebbero essere in piazza: indovinate contro chi? Scritto in
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post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del
Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia.
Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi
e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo
dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del
Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione
con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto,
passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti
di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul
bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera
all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore
Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni
provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a
spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a
cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale
maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere
risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a
lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e
rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un
partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata
vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come
svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che
Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una
polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a
Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli.
Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (22 votes, average: 3.14 out
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Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le
sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito
di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra
radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto
degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che
Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio
molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere
all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di
un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare
quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e
radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi
insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex
ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni,
in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non
cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (29
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( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Così
Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd
(almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di
Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che
mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene.
Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv,
hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare
trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato.
Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e
movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire
che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita
Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la
piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni
Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo
d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto
per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi
vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore
della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo
invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani potrebbero essere in piazza: indovinate
contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 25 ) " (10 votes, average: 3.9 out
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bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e
Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura
Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la
Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano
il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai
servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano,
almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o
una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno
scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà,
scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (22 votes,
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post
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( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Economia
L'Italia tira la cinghia consumi giù del 2,7% Auto e cibo a picco. Imprese e
sindacati: aiuti dal governo Confcommercio avverte: i dati dimostrano che la
crisi è profonda e strutturale ALDO FONTANAROSA ROMA - Un italiano su due non è
mai entrato in un ristorante o anche solo in una pizzeria a giugno. Perfino
l'acquisto di pane, carne, frutta è in calo (a maggio). Figuriamoci, poi, se
possiamo cambiare il motorino o andare a teatro. Lussi che appartengono a
un'altra epoca. I dati della Confcommercio e degli agricoltori descrivono un
Paese votato al risparmio e in difficoltà. Al punto che il calo dei consumi, da
temporale passeggero, diventa un'altra cosa. E' un dato strutturale. A maggio -
dice Confcommercio - abbiamo speso il 2,7% in meno rispetto allo stesso mese
dell'anno precedente. Da gennaio a maggio, nell'arco dunque dei cinque mesi, la
flessione è pari all'1,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Gli
italiani "tagliano" cinema, teatro e biglietti per lo stadio. Ma
anche libri, riviste, cd, dvd. Comprano meno benzina (perché usano i mezzi
pubblici); meno auto e moto; meno caschi e pezzi di ricambio; meno biglietti
aerei (il calo dei "servizi per la mobilità" è del 13,5%). Qualche sigaretta
la fumiamo ancora e torniamo perfino a comprare scarpe e camicie. Ma questi due
settori (tabacchi e abbigliamento), anche se in lieve ripresa, registrano
comunque un segno negativo rispetto al maggio del 2007: meno 3,3 e meno 2,3%.
La Confederazione italiana agricoltori conferma che risparmiamo anche al
supermarket, dove abbiamo speso il 2,5% in meno (questo, nei primi 6 dell'anno
rispetto al primo semestre dell'anno prima). Sul nostro ideale scontrino ci
sono tutti segni negativi: pane, meno 5,5%; ortaggi, meno 5,5; frutta, meno
1,8; olio d'oliva, meno 5; carne bovina meno 3,4. La ragione, ovvio, è anche
nei costi. Il Centro Studi della Fipe Confcommercio sostiene che i prezzi
aumentano all'origine prima ancora che nei mercatini: cavolfiori e broccoli -
tanto per fare un esempio - costano il 106% in più (all'origine) rispetto al
2007. E il ristorante? La Coldiretti dice che 44 italiani su 100 non l'hanno
mai visto (a giugno). Mentre 71 famiglie ogni 100 pensano di andarci meno di
qui a settembre. Anche chi ha una casa al mare punta sulla cena casalinga, con
un impatto sul fatturato di bar e ristoranti. Da Arezzo, Emma Marcegaglia
spiega la sua ricetta per uscire da tanto buio: maggiore produttività dei
lavoratori, più salari, dunque a cascata più consumi. E se anche il calo delle
spese familiari è ormai regolare, il presidente degli industriali non lo
giudica né strutturale né irreversibile: "Se torniamo alla crescita, si
tornerà a spendere". Il centro studi Cerm invece teme proprio la natura
strutturale della crisi. La tagliola di inflazione e crescita zero ci porta
alla stagflazione. Gugliemo Epifani, capo della Cgil, ribadisce che la
Finanziaria deprimerà ancora la "dinamica dei consumi". Mentre
Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, chiede al governo una terapia d'urto,
congegnata con detrazioni fiscali per lavoratori e pensionati (la Uil
sottoscrive); di aiuti alle famiglie che hanno più figli; di "fondi"
per chi non è autosufficiente. Le associazioni Adusbef e
Federconsumatori, infine, premono su Palazzo Chigi perché ribalti la sua
agenda: "Non possono pensare solo alle intercettazioni mentre i negozi
sono vuoti. Si impegnino per aumentare di 1.200 euro il reddito di famiglie e
pensionati".
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
"Non
temo i giudici, su di me solo fango" Berlusconi: patto scellerato pd-giustizialisti.
E Bossi attacca la Gelmini: ministri deboli Napolitano: serve rispetto degli
equilibri costituzionali Bossi: dialogo GIANLUCA LUZI ROMA - A Matrix aveva
rinunciato, ascoltando il consiglio delle "colombe". Ha anche congelato il decreto legge sulle intercettazioni che
infatti non è uscito dal consiglio dei ministri di ieri mattina. Ma prima di
partire per il G8 in Giappone Berlusconi ha voluto comunque lasciare il segno.
Con una conferenza stampa in fine mattinata: "Fango su di me e i ministri.
Non temo i giudici". E con un messaggio ai giovani di Forza Italia in cui
accusa tutta la sinistra, anche quella riformista, di aver imboccato una
"deriva giustizialista che va assolutamente fermata". Due interventi
che tengono apertissimo il fronte di guerra con l'opposizione e con la
magistratura e fanno seguito alla motivazione con cui il premier aveva spiegato
la rinuncia a Matrix: "Il governo lavora e produce risultati, ma sui
giornali e in tv finisce solo il gossip delle intercettazioni. E tutto questo
lo spiegheremo agli italiani tramite gazebo che metteremo in tutte le
città". Un nuovo attacco di Berlusconi a magistrati e opposizione proprio
nel momento in cui il presidente della Repubblica Napolitano torna a
sottolineare che "le questioni più attuali e pressanti", devono
essere affrontate "con il più ampio concorso di forze politiche, nella
costante ricerca di sintesi il più possibile condivise e nel rispetto degli
equilibri istituzionali costituzionalmente definiti, con particolare riguardo
al difficile rapporto tra politica e giustizia". Forte del suo più recente
sondaggio che gli attribuisce una crescita dello 0,3 per cento anche
nell'ultima settimana, Berlusconi si è presentato in sala stampa con sei
ministri chiamati per un veloce spot dei risultati finora ottenuti. Ma la scena
era tutta del premier. Il presidente del consiglio è tornato ad accusare le
"toghe rosse". "Ci sono dei giudici che non accettano il
verdetto delle urne. - ha accusato il presidente del consiglio - Dal '
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Assist
al premier dell'ambasciatore Usa Spogli al ricevimento per il 4 luglio
"Troppe critiche non fanno governare" ROMA - Tra pochi mesi lascerà
l'incarico di ambasciatore degli Stati Uniti e, in occasione del suo ultimo
Independence Day a villa Taverna, Ronald Spogli ha lanciato agli italiani un
messaggio molto chiaro: bisogna governare con la "collaborazione" e
non con lo scontro permanente. Ai tremila invitati (molto centrodestra, Pd a
ranghi ridotti) per la festa del 4 luglio, Spogli rammenta l'esempio del
presidente Clinton, che "nel 1996 fece la riforma del welfare lavorando
con la maggioranza repubblicana del Congresso". E sottolinea che gli
americani "dopo l'11 settembre hanno avuto un periodo di bipartisanship
forzata, seguita poi dal ritorno a vecchie abitudini partigiane". Un
discorso molto politico e poco diplomatico, come quando si augura che i leader
italiani possano godere di "un ampio consenso che permetta loro di
lavorare insieme per il bene del Paese". E una tirata d'orecchie per
l'opposizione, che dovrebbe tener presente che "criticare sempre e
comunque chi ci governa rende impossibile governare". Perché "abbiamo
bisogno di democrazia, ma anche di un governo che governi". Per poi
concludere con un appello al dialogo: "Se gli italiani agiscono di comune
accordo tra loro, allora il successo sarà garantito". I molti ministri
presenti ascoltano con attenzione e annuiscono. Poi, tra décolleté abbronzati,
gessati sudati, birra e hotdog, il ricevimento riprende il suo corso. Il clima
che si respira tra gli ospiti del Pdl è di generale sollievo sul tema del
giorno: le intercettazioni del Cavaliere. Il ministro
Franco Frattini riassume l'umore dei presenti con una battuta: "Il soufflé
sembra essersi sgonfiato, meno male". Poco più in là il Guardasigilli
Alfano si confida: "Sulle intercettazioni avevo preparato un bel
decreto-smart, molto breve, ma non avremmo comunque fatto in tempo a convertirlo.
Però non è finita: vorrà dire che approveremo il disegno di legge a
settembre". Un altro ministro, Andrea Ronchi, si compiace del fatto che
"l'aria fetida di questi giorni sembra essersi dispersa e oggi anche
Berlusconi, durante il Consiglio dei ministri, sembrava più sereno". Anche
Gianfranco Fini (accompagnato da Elisabetta Tulliani, fasciata in un tubino
nero con un corpetto ricamato color avorio), prima di infilare l'uscita ammette
che "il clima per il governo effettivamente è meno pesante". (f.bei).
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Nuovi
segnali di disponibilità lanciati ieri dal presidente del Consiglio al
Quirinale dopo la decisione di non partecipare a Matrix Sul blocca processi lo
spiraglio del premier "Quella norma potete pure cambiarla..." La
linea ufficiale del governo non cambia. Alfano: niente stralci dal decreto
sicurezza In consiglio lo sfogo del premier: nulla contro di me, le
intercettazioni non esistono LIANA MILELLA ROMA - Una frase lasciata a metà.
Sospesa. Foriera di mutamenti che potrebbero non dispiacere all'opposizione,
tranquillizzare in parte il Quirinale, ma sollevare più di un problema
all'interno della maggioranza. Dove An e Lega mugugnano per le norme
salva-premier, che prima il Cavaliere pretende, salvo poi negare pubblicamente
che servano per lui allorquando i calendari processuali paiono essergli
favorevoli. Al centro di tutto c'è la sospensione per un anno dei processi per
reati fino a dieci anni che, col decreto sicurezza che la contiene, da
mercoledì sarà in aula alla Camera per il voto finale. E che fa il premier? A
metà della conferenza stampa ripete due volte che la norma non gli serve,
perché lui si difende "nei processi" e comunque "non se ne
avvarrà". Poi ecco il segnale: "Per quanto riguarda me e la mia parte
politica siamo disponibili a...". A fare che? Toglierla? Modificarla? E
come? Con un emendamento del governo? O col consenso a uno dell'opposizione?
Berlusconi vira su altro, le domande non sono ammesse. Mezz'ora dopo, in un
Transatlantico deserto, il Guardasigilli Angelino Alfano pare chiudere lo
spiraglio: "La norma resta, approveremo il testo com'è uscito dal
Senato". Perché sia chiaro, dopo mezza giornata, lo ribadisce al Tg1:
"Non crediamo proprio di dover procedere a uno stralcio". E diretto
contro la sinistra: "Non condividiamo neppure come la chiamano,
blocca-processi, e pensiamo che non ci sia ragione per ritirarla". Partita
chiusa dunque? Una svista di Berlusconi? Impensabile. Dietro quella frase c'è
ben altro. Perché la sospensione dei processi è stata sin dall'inizio un motivo
di forte conflitto col Quirinale che ha ripetutamente chiesto di tirarla via
dal decreto. Ora Berlusconi mette sul tavolo la disponibilità a farlo. Il
messaggio arriva a sorpresa nella conferenza stampa. Nella quale, in fotocopia,
fino a quel punto il premier aveva ripetuto esattamente quello che aveva detto
poco prima ai ministri. Lo sdegno per l'accavallarsi delle voci
sulle intercettazioni hard delle ministre ("Quello che scrivono i giornali
è falso, non c'è nessuna conversazione registrata, solo fango contro di
noi"), la definitiva conferma che non ci sarà un decreto sulle
intercettazioni ("è inutile, non faremo in tempo a convertirlo"), la
necessità di andare diritti sul lodo Alfano ("Dobbiamo approvarlo alla
Camera per la fine di luglio"). Nemmeno una parola sulla
sospensione dei processi. Quando Berlusconi ne parla si straniscono An e Lega.
I due partiti che, per avallare la norma quando fu presentata al Senato dai
relatori Vizzini e Berselli, avevano preteso una pubblica assunzione di responsabilità
del Cavaliere (e lui scrisse la lettera al presidente Schifani), ora si sentono
scavalcati. L'aennino Ignazio La Russa si precipita a dire che "sullo
stralcio è d'accordo". Poi, appresa la fermezza di Alfano, fa marcia
indietro. L'opposizione sta a guardare. La democratica Anna Finocchiaro non ha
dubbi: "Prima tolgano la norma blocca-processi. Poi discutiamo del lodo,
ma solo con legge costituzionale". La verità è che niente è ancora deciso.
Tutto, ancora una volta, dipende dai processi e dalla scansione delle udienze.
Alla luce dei quali Berlusconi ha lanciato un segnale distensivo del tipo
"vedete quello che dovete fare, io la norma posso toglierla o
modificarla". Magari, come dice il suo avvocato Niccolò Ghedini,
"accogliendo una proposta intelligente dell'opposizione, se ce la
faranno". Ma, a monte, sono le udienze che comandano. Lunedì quella per il
processo Mills, in cui verrà ufficializzato il futuro calendario. E si capirà
la tempistica del dibattimento. Giovedì, quando la Corte d'appello affronterà
la ricusazione contro la presidente Gandus. Giusto ieri Ghedini ha presentato
un'altra memoria per contestare una possibile incostituzionalità. Se la Corte
l'accogliesse, i tempi si allungherebbero. Solo a quel punto, col dibattito
sulla sicurezza già avviato in aula alla Camera, il premier sceglierà il da
farsi. Ma, chiedono gli alleati, se ne dovrà assumere in pieno la
responsabilità politica. Sia che la sospensione venga mantenuta sia che venga
tolta o attenuata. Il Colle sta a guardare, l'opposizione pure.
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Dietro
il silenzio di Veronica "Voglio sapere la verità" Confronto tra il
Cavaliere e la moglie a Macherio Dopo la rinuncia a Matrix il premier è volato
in Brianza. Due ore di colloquio nella villa Belvedere Smentito il ritorno delle
voci di un imminente divorzio. Lei non commenta le presunte telefonate hot
(SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DARIO CRESTO-DINA Almeno per ora, la signora
Berlusconi non parla. Spiega di non volere entrare in questo
"ciarpame", ma ha le idee chiare. Una sopra tutte, come ha confidato
a chi le sta vicino: l'inchiesta di Napoli nei confronti
del premier e di Agostino Saccà, le intercettazioni telefoniche ordinate dai pm
partenopei, sollevano un problema di "morale pubblica". Spostare
l'attenzione sul privato significa confondere i temi, significa
"distrarsi" e non aiuta il paese a capire "un fatto che potrebbe
essere grave". Non lo dice ma nella sua testa, nel suo modo di
pensare, Veronica è ancora più esplicita. A Napoli non si indaga su presunti
tradimenti coniugali. I magistrati di Napoli indagano il presidente del
consiglio e il responsabile della fiction in Rai per il presunto reato di
corruzione. E la corruzione è una morale "che rischia di essere ormai
consolidata in tutti gli ambienti". Questa dovrebbe essere l'unica cosa
importante, questi i fatti sui quali dovrebbe soffermarsi la riflessione delle
istituzioni, della politica e dell'opinione pubblica. Nessun interesse, quindi
a Macherio, sui gossip a luci rosse e sulle telefonate imbarazzanti nelle quali
il Cavaliere parlerebbe delle particolari qualità di alcune sue ministre. Da
villa Belvedere non usciranno lettere o interviste, anche se Veronica si sente
nuovamente ferita, ma non vuole recitare il ruolo della vittima. Se sto zitta,
avrebbe detto al marito, non vuole dire che non esisto. In altre parole: ditemi
come stanno esattamente le cose. Per questo motivo ha voluto avere precise
spiegazioni sui reali contorni della vicenda sia dall'avvocato del marito,
Nicolò Ghedini, chiamato mercoledì, sia dallo stesso Berlusconi che giovedì,
dopo avere annullato l'intervento a Matrix su suggerimento di Gianni Letta e
Fedele Confalonieri ("Silvio, sulla giustizia hai ragione, ma i modi sono
sbagliati", gli avrebbe detto il presidente di Mediaset), è volato a
Macherio alle nove di sera, ha cenato con la moglie, ha parlato con lei un paio
d'ore, per poi tornare a Roma ieri mattina in tempo per il consiglio dei
ministri. Forse più tranquillo, forse anche più avvertito. E non è da escludere
che i toni più cauti ostentati nella conferenza stampa successiva al Consiglio
siano stati in parte frutto del confronto avuto la sera prima con la moglie.
Silvio è dunque scampato alle unghie di Veronica? Per ora parrebbe di sì. Per
ora. E questa è una sottolineatura di non poco conto. Dalle fonti ufficiose di
villa Belvedere giunge anche l'ennesima smentita alle voci di divorzio
imminente fattesi di nuovo insistenti in questi ultimi giorni di alta marea
famigliare. Sono almeno dieci anni che Veronica Lario si trova di fronte a questa
domanda. Dieci anni di riflessioni amare e dolorose. In qualche occasione ha
risposto con una battuta: "Sono sempre stata lenta nel prendere le
decisioni". C'è da credere che ci pensi, ma che ancora una volta rimanderà
il passo. In realtà la moglie di Berlusconi ha sempre sacrificato i suoi
desideri all'equilibrio e alla serenità dei figli e ha combattuto con
determinazione e coraggio una battaglia personale per salvaguardare i diritti
di Eleonora, Barbara e Luigi nell'azienda del marito, arrivando a tagliare un
traguardo importante all'inizio del 2006, quando i tre ragazzi sono stati
inseriti nella "Holding quattordicesima" con il 21,42 per cento delle
quote Fininvest, la cassaforte dell'impero berlusconiano, la stessa quota
detenuta da Piersilvio e Marina, i figli che il Cavaliere ha avuto dalla prima
moglie. C'è un futuro da costruire per i più giovani. Luigi studia alla
Bocconi, è appassionato di finanza, ha una grande ammirazione per il padre
imprenditore e vuole seguirne le orme. Barbara ama la letteratura e l'editoria,
pensa di ritagliarsi un ruolo all'interno della Mondadori. Per il resto le
strade di Silvio e Veronica sono separate. Lei ha smesso da molto tempo l'abito
della first-lady. Ha scelto la riservatezza, la solitudine. La sua agenda è
rigorosamente divisa da quella del marito. Veronica è stata l'ultima volta a
Roma lo scorso inverno per la mostra di Rothko, una gita di poche ore. Poi ha
dedicato gran parte delle sue giornate al nipotino Alessandro, figlio di appena
otto mesi di Barbara, "l'unico uomo di cui sono innamorata". Infine è
stata per quasi due mesi in Cambogia, nel Laos e a Rio de Janeiro. è tornata in
Brianza da una decina di giorni, in tempo per scoprire che il dialogo tra il
governo e il pd di Veltroni, un confronto nel quale lei riponeva molte
speranze, "forse l'ultima chance per l'Italia", è naufragato sullo
scoglio della giustizia e dei principi costituzionali. Ora andrà qualche giorno
in Sardegna, poi negli Stati Uniti dove studia Eleonora. Di telefonate a luci
rosse non vuole parlare. "Ho già detto tutto ciò che penso un anno
fa", ha risposto a un'amica, invitandola a rileggere la lettera inviata a
"Repubblica" dopo gli apprezzamenti rivolti dal marito a Mara
Carfagna durante la cena di gala dei Telegatti: "Se non fossi già sposato,
la sposerei subito". Era il gennaio del 2007. Adesso Veronica pensa che
chi allora la criticò oggi, magari, possa ricredersi.
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Commenti
IL SABATO DEL VILLAGGIO DALLA TELEPOLITICA ALLA PORNOPOLITICA GIOVANNI
VALENTINI Non ha avuto il risalto che meritava la notizia che nei giorni scorsi
il Consiglio nazionale degli Utenti, l'organismo che rappresenta i
telespettatori presso l'Autorità di garanzia sulle Comunicazioni, ha chiesto
formalmente di mettere al bando maghi e cartomanti dalle televisioni italiane.
A suo giudizio, occorrono maggiori controlli sulle televendite e bisogna
eliminare dai palinsesti di radio e tv tutti i programmi basati sulla
"credulità popolare", perché questo "fenomeno deteriore"
serve soltanto a procurare "facili introiti". Secondo il Cnu,
"emittenti radiofoniche e televisive autorevoli, anche della Rai,
trasmettono programmi di astrologia addirittura collegati ai servizi di
informazione, con l'effetto di dare a essi un'autorevolezza e una credibilità
del tutto immeritata". La denuncia del Consiglio nazionale degli Utenti è
quantomai opportuna. Basti pensare che il giro d'affari di questo settore è
stimato in Italia fra i quattro e i sei miliardi di euro all'anno, senza
calcolare l'area dell'evasione fiscale. C'è tutta una platea di telespettatori,
composta da uomini e donne, per lo più anziani e di modeste condizioni
economiche, che si lascia suggestionare da imbonitori che predicono il futuro,
spesso condizionando o addirittura rovinando la vita di tanta povera gente. E
la capacità di persuasione occulta della tv, penetrando nelle nostre case a
qualsiasi ora del giorno e della notte, amplifica il loro potere mediatico
mettendoli in condizione ? appunto ? di abusare della credulità popolare. Ma i
maghi e i cartomanti da bandire in video non sono soltanto quelli che leggono
nella sfera di cristallo, nei fondi di caffè o nei segni dei tarocchi. Molti
parlano anche di politica e di economia, di riforme e di decreti, di giustizia
e di tasse. E forse sono ancora più insidiosi, perché si presentano in giacca e
cravatta, magari in doppiopetto, investiti di un mandato popolare o addirittura
di una responsabilità istituzionale. Attraverso la televisione, prima hanno
ottenuto un consenso o comunque un seguito e poi se lo spendono per curare i
propri interessi, i propri affari, i propri "facili introiti". * * *
Nel corso della settimana, lo stesso Consiglio degli Utenti ? presieduto da
Luca Borgomeo e formato da 11 membri indicati da 25 associazioni di rilievo
nazionale ? ha diffuso un altro comunicato, chiedendo di liberare la Rai dai
partiti e dare più potere alla società civile. Maghi e cartomanti a parte,
l'organismo dell'Agcom sottolinea "la continua perdita di significato e di
autorevolezza del servizio pubblico radiotelevisivo sempre più omologato ? e
perciò non distinguibile ? al sistema privato-commerciale". E in questa
chiave, anche il caso già citato dei programmi di astrologia collegati ai
servizi di informazione può essere esemplare. Con il ritorno di Agostino Saccà
alla guida di Rai Fiction, dopo la sospensione decisa dai vertici
di viale Mazzini per la vicenda delle intercettazioni telefoniche, la
"liberazione" del servizio pubblico dalla politica torna urgentemente
all'ordine del giorno. Se risulta che il dirigente di una qualsiasi azienda
prende ordini da o fa accordi con il proprietario della maggiore azienda
concorrente, dovrebbe essere innanzitutto l'Antitrust a intervenire per
verificare l'eventuale esistenza di un "cartello" ai danni
degli utenti. E se questa azienda è pubblica e l'interlocutore è anche il capo dell'opposizione,
predestinato a ridiventare capo del governo, allora il "magheggio"
appare in tutta la sua abnormità. Non si può dimenticare poi che ? al di là dei
rispettivi interessi personali, in affari o in natura ? qui le intercettazioni rivelano
una trama intessuta di politica, donne e tv che punta addirittura a mettere in
crisi il governo in carica e a capovolgere la maggioranza parlamentare sancita
dalle urne, con la disponibilità o almeno il coinvolgimento di un funzionario
pubblico. è vero: abbiamo sempre saputo che la Rai è un carrozzone, una greppia
e un'alcova di Stato. Ma francamente nessuno avrebbe mai potuto immaginare che
viale Mazzini si trasformasse in una nuova Bisanzio, con una tale caduta di
rapporti e di costumi. Un crollo verticale di moralità, proprio al centro
dell'impero mediatico, in quella che passa ancora per essere la più grande
azienda culturale del Paese, la fabbrica delle notizie e delle idee che
dovrebbe informare e formare la collettività. Mai come in questa torbida vicenda
la televisione pubblica era stata utilizzata come strumento di potere e moneta
di scambio, magari per intrecciare "liaisons dangereuses" o formulare
proposte indecenti, per dispensare e ottenere grazie o favori di ogni genere. E
per di più, da parte di chi si professa pubblicamente difensore della famiglia,
della religione, della Chiesa cattolica, spingendosi fino a chiedere al Papa di
riammettere i divorziati ai sacramenti, quasi in forza di un magistero
alternativo. Anche questo è abuso della credulità popolare. Non sono dunque
semplici "pettegolezzi", come dice con insofferenza ed eccessiva
disinvoltura il nostro presidente del Consiglio, quelli contenuti nei verbali
delle conversazioni telefoniche. Non è gossip né tantomeno "fango"
che qualcuno, dai palazzi di Giustizia o dalle redazioni dei giornali, vuole
gettare sul capo del governo e sui suoi ministri. Si tratta di fatti precisi e
concreti, atti, comportamenti, di cui ciascuno deve rispondere a se stesso e
soprattutto all'opinione pubblica, ai propri elettori e a tutti i cittadini.
Dalla telepolitica alla pornopolitica, il passo è breve. (sabatorepubblica.
it).
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Il molesto Capezzone Maria Novella Oppo DA GIORNI,
anzi ormai da mesi, tutte le voci ragionevoli sostengono che è ora di pensare a
salari e pensioni, anziché agli affari personali (e scandalosamente intimi) del
premier. Ma si continua a parlare quasi soltanto dei fatti suoi. I bisogni del
Paese non passano, perché in tutti i dibattiti tv un esercito di portavoce del
premier ripete ogni giorno le tesi d'ordinanza, tacitando gli altri e
costringendoli a precisare, negare, ricominciare da capo, senza poter imporre
diverse priorità. Perché è chiaro che il gioco lo dirigono loro. Soprattutto i
più molesti e striduli, che Berlusconi riconosce alla prima prova di prepotenza
televisiva e non se li lascia più sfuggire, neppure quando vengono dal campo
avverso (come l'insopportabile Capezzone). Anzi, li manda in prima linea e li
premia con le massime cariche (vedi Schifani). E questo è perfino più di quanto
faccia per le sue "bambine>, come chiama in pubblico le veline dal
fisico ministeriale. Come invece le chiami in privato giace nel segreto delle
intercettazioni, ma è facile immaginarlo. FRONTE DEL VIDEO.
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Chi getta fango Antonio Padellaro Se ci fosse ancora
Claudio Rinaldi, grande giornalista, avrebbe già tolto la pelle a tutti gli
ipocriti in livrea e moralisti un tanto al chilo che si stracciano le vesti e
invocano punizioni esemplari per la violata privacy di Silvio Berlusconi. Ma
Claudio non c'è più, scomparso ingiustamente un anno fa togliendoci un approdo
autorevole e robusto di verità nel marasma in cui annaspiamo. Proverò lo stesso
a immaginare cosa mi avrebbe detto, oggi, nella nostra immancabile
chiacchierata di fronte alla denuncia del premier sul "fango""
che i soliti magistrati gli avrebbero gettato addosso. Lasciando perdere il
consueto sondaggio sulla fiducia plebiscitaria degli italiani, neppure scalfita
e anzi accresciuta dalle voci sulle conversazioni pornopolitiche del premier
(ma allora perché negargliene la lettura?), a Claudio non sarebbe certamente
sfuggito il doppio salto mortale del cavaliere. Che, protagonista assoluto di
fangose conversazioni accusa gli altri di infangarlo pronto a sbranarli, come
accade al povero agnello nella favole di Fedro (superior stabat lupus). Ma se
questo è il medesimo Berlusconi che conosciamo da quindici anni forse lo
sarebbe di meno, o con qualche problema di più, se il suo redditizio
autovittimismo non si trovasse sempre davanti il tappeto di fiori stesogli
dalla pletora di azzeccagarbugli volontari o a contratto. Perché ha ragione
l'Espresso (che ha meritoriamente pubblicato le trascrizioni della Procura di
Napoli, poi saccheggiate dall'intera stampa italiana senza storcere tanto il
naso) nel segnalare che secondo la magistratura in quei dialoghi tra Berlusconi
e Saccà non ci sono solo gossip o innocue raccomandazioni. Ci sono trattative
per convincere parlamentari del centrosinistra a togliere il sostegno a Romano
Prodi, in cambio di benefici economici diretti e di opportune
"segnalazioni" di veline per questa o quella fiction. Non roba da
poco. E ci sono anche profili che attengono al conflitto d'interessi, con il
top manager Rai che studia affari con l'azienda rivale Mediaset, il tutto
bendetto da un componente dell'Autorità di controllo sulle comunicazioni. Di
altre conversazioni privatissime nulla sappiamo se non ciò che il micidiale
pettegolezzo collettivo ci va propinando perfino nei particolari più estremi.
Noi non ci crediamo ma se, come ipotizza Di Pietro dando ascolto alle voci, da quelle intercettazioni risultasse che il presidente del
consiglio avesse nominato ministro (o ministri) persona (o persone) per ragioni
diverse da quelle politiche, la cosa potrebbe essere liquidata nella categoria
del gossip? Anche Bill Clinton, nella torrida estate del '99, malgrado lo
scandalo della giovane stagista Lewinsky, continuò ad essere considerato
nei sondaggi come un buon presidente degli Stati Uniti. Ciononostante, una
volta smascherato, non si sottrasse alla crocifissione quotidiana di media e
avversari politici riconoscendo pubblicamente il suo errore e chiedendo scusa
agli americani, oltre che alla sua famiglia. Ma in Italia, dove il mondo gira
al rovescio è il premier impigliato in un'indagine sulla compravendita di
senatori che pretende le pubbliche scuse. Mentre delle altre telefonate, vedrai
caro Claudio, alla fine si farà un bel falò. Nessuno deve sapere. L'editoriale.
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Berlusconi: io, vittima del giustizialismo Adesso
dice: mi salvo senza nuove leggi. "Patto scellerato tra sinistra
riformista e giacobini" di Natalia Lombardo / Roma "IO MI SALVO da
solo, non ho bisogno di nuove norme", dice Berlusconi. Però non le
abolisce. Ha rinunciato a Matrix, ma ieri ha snocciolato in una conferenza stampa
le accuse contro giudici e stampa, Poi ha lanciato un missile su Veltroni:
"Patto scellera- to tra la sinistra che si dice riformista e l'ala
giacobina e giustizialista della società, con chi propugna il dominio della
magistratura sullo Stato e le istituzioni". È la dichiarazione di guerra
che il presidente del Consiglio ha lanciato dai cieli, in volo per recarsi al
G8 in Giappone, e che è stata letta in un raduno dei giovani del Pdl a Napoli.
"Fermare la deriva giustizialista", è lo striscione che sembra avere
dietro l'aereo.... E annuncia una nuova ondata di gazebo per una campagna di
comunicazione che contrapponga "i fatti" del governo al "fango
gettato dalla stampa" su di lui e sulle ministre. Ieri mattina nel
consiglio dei ministri non è stato presentato il decreto
sulle intercettazioni, per il momento, la cui conversione in legge sarebbe
caduta a ricasco delle vacanze estive. In una conferenza stampa a Palazzo
Chigi, Berlusconi va subito all'attacco difensivo sulla norma "blocca
processi" contenuta nel decreto sicurezza in aula alla Camera: "È
stato detto che è una norma ad personam ma non è così", indurisce
il tono, "rinuncio assolutamente a qualsiasi vantaggio. Io non ho bisogno
di nuove norme, mi sono sempre difeso nei processi" dai quali ne è uscito
assolto. Lo aveva già detto a Bruxelles, e anche ieri quindi ha ripetuto di non
voler usufruire del "salva-premier" (cosa della quale non è convinto
Ghedini, il suo avvocato deputato, nonostante sembra che ci sia un rallentamento
dei processi in corso). "Il premier non ha bisogno di essere salvato...Si
salva da solo per la sua autorevolezza", dice secco come un Re che difende
il trono. Però lascia balenare la possibilità di uno stralcio di quello che
chiama "il salva-tutti e non il salva-premier": per dimostrare che
non serve "a Berlusconi" bensì a non "sprecare il lavoro di
magistrati" su processi vicini alla prescrizione, Berlusconi si
ammorbidisce: "Non vogliamo insistere, siamo disponibili a..." e
torna a bomba, "visto che gli avversari la fanno passare come norma ad
personam e non di tutti". Ma ad escludere l'ipotesi di uno stralcio è il
ministro della Giustizia Alfano: "Il decreto si approva così come è stato
approvato dal Senato". E il Lodo subito dopo l'estate. Il ministro della
Difesa, Ignazio La Russa, conferma, apprezza e sottoscrive. Silvio Berlusconi
ieri ha seguito il "canovaccio" di ciò che avrebbe detto in tv a
Matrix, riveduto e corretto con la tesi di contrapporre "i fatti" del
governo (mostra anche un cartello) contro "il fango gettato dalla stampa e
i pettegolezzi". "Sui provincialissimi giornali finisce solo
spazzatura, e non parlo di quella di Napoli", ha detto ai ministri per per
lanciare la campagna comunicazione. In sala stampa è sorridente, Silvio IV.
cerca una penna, chiama Bertolaso, fa la regia dei posti per i sette ministri:
Sacconi, Alfano, Calderoli, La Russa, Rotondi e Mara Carfagna. Il premier cerca
di pulire il "fango" dal tailleur panna della ministra. difendendo
chi nel governo dà il "contributo di vitalità e giovinezza". E lei,
dignitosamente, regge al gossip e illustra (con dizione espigliatezza
televisiva) l'impegno del suo ministero contro la violenza sessuale ("e
nuove regole per l'adozione", aggiunge Berlusconi). Ma il leit motiv però
è lo stesso di sempre: contro "i giudici che non rispettano il verdetto
delle urne", quei "magistrati politicizzati e militanti che dal '94
inventano su di me accuse fasulle". Con gli immancabili sondaggi alla
mano,il premier si sente forte del "più zero virgola tre" per sé e
per il governo, "nonostante il fango mediatico". E per far capire che
è sempre lo stesso, il Caimano in doppio petto ha voluto spedire un colpo su
Veltroni prima di partire per il Giappone. Anzi, è stato diffuso quando era già
in volo, dopo le tre. Di nuovo il premier ha voluto associare Walter Veltroni a
Antonio Di Pietro. "E si dicono pure riformisti..." ha sibilato con i
suoi.
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Tradizione orale Marco Travaglio Vedere un intero
Paese e le sue più alte istituzioni appesi al pisello di un attempato latrin
lover in fregola senile, mentre i codici e la Costituzione vengono sfigurati a
immagine e somiglianza dell'augusto aggeggio, è già un bel vedere. Sentire poi
Al Tappone, cioè l'editore di "Chi" e di un'altra dozzina di giornali
e programmi di gossip, scagliarsi contro "il gossip che inquina la
politica", è anche un bel sentire. Come pure apprendere dalla sua
boccuccia che lui non si avvarrà della blocca-processi (tanto, per bloccare il
suo, basta che se ne avvalga Mills) né del Lodo Alfano (vuoi vedere che l'han
fatto per il capo dello Stato?). Ma forse il bello deve ancora venire: alfine
si potrebbe scoprire che le famose telefonate compromettenti, quelle sul
problematico alzabandiera e sulle tecniche più avanzate per propiziarlo
(punturine? pasticche? carrucole?), quelle sulle durissime selezioni sostenute
da alcune ministre come già dalle "strappone" di Raifiction, quelle
che han portato il Paese sull'orlo di una crisi istituzionale, non sono mai state intercettate da alcuna Procura. Non che non
siano mai esistite: che non siano mai state ascoltate, registrate, trascritte.
Ragioniamo: le porno-chiamate, semprechè esistano, non sono state depositate
alle parti, ma segretate e custodite dalla Procura di Napoli in attesa di esser
distrutte in quanto penalmente irrilevanti. Il che rende altamente
improbabile che siano giunte a qualche giornalista. Anche perché altrimenti
sarebbero già uscite: nessun giornalista degno di questo nome (a parte,
infatti, il direttore di "Europa") si terrebbe nel cassetto
l'eventuale prova che il premier ha sistemato in Parlamento o al governo
qualche sua amante. Dunque è pure possibile che Al Tappone abbia fatto tutto da
solo: lui solo sa quel che fa e dice al telefono, lui solo è convinto che i pm
agiscano tutti, come un sol uomo, non per fare Giustizia, ma per colpire lui. E
visto che lui, a furia di contare balle, finisce col crederci, ogni mattina
appena sveglio corre in edicola alla ricerca delle telefonate che lui solo
conosce, avendole fatte lui. Purtroppo per noi e per fortuna sua, finora è
rimasto deluso. Ma visto che domani è sempre un altro giorno, lui mette in
circolo indiscrezioni e pettegolezzi per preparare l'opinione pubblica in vista
del D-Day. Anzi, del Gnocca Day. Non a caso non sono i cronisti giudiziari, ma
i restroscenisti di Palazzo Grazioli e dintorni a raccontare quel che potrebbe
uscire sul pisello presidenziale e le sue numerose badanti, incollando
spizzichi e bocconi, sussurri e sospiri che trapelano dalla Magione
Presidenziale. Storie di boccucce di rosa, persino di ortaggi. Sarebbe davvero meraviglioso
se, autosuggestionato dalla sua coscienza sporca e dalla sua codona di paglia,
Al Tappone avesse montato da solo tutto l'ambaradàn: se cioè la psicosi da
intercettazioni fosse nient'altro che una colossale e grottesca
autointercettazione. Il risultato lo vediamo: nessuno ha ancora letto un rigo
di quelle telefonate, ma tutti ne conoscono ormai il contenuto. Tant'è che i
servi più servili si sono già attivati per salvare il padrone da se stesso,
intimando alla signorina Carfagna di dimettersi. Eh no, troppo comodo: prima di
lei deve dimettersi chi l'ha promossa deputato e ministro. E poi, a ruota,
tutti i ministri scelti dal Capo con lo stesso criterio: la cieca, prona
servile obbedienza al Capo. Tra Mara e Angiolino Jolie o James Bondi, per dire,
non c'è alcuna differenza. Sono tutte fotocopiatrici ad personam, solo che lei
è molto più carina. Dunque sia chiaro: giù le mani dalla Carfagna. E basta
parlare di "basso impero": quello, al confronto, era una cosa seria.
In fondo, Caligola s'era limitato a nominare senatore il suo cavallo. Mica un
asino. Piuttosto, quel che sta accadendo - tutti a parlare di telefonate che
nessuno ha letto - è una bella prova su strada di quel che ci attende quando
sarà in vigore la legge bavaglio sulle intercettazioni. Galera da
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Al macero, anche gli accordi Rai-Biscione Quando
venne travolta dallo scandalo fu costretta a lasciare il suo posto di direttore
del marketing strategico della Rai. Oggi, Deborah Bergamini siede in Parlamento
nelle fila del Pdl e nessuno conoscerà mai il contenuto
delle migliaia di telefonate che vennero intercettate dalla procura di Milano
che indagava sul fallimento Hdc. Molte di quelle conversazioni finirono sui giornali
(fra queste la combine per nascondere i dati elettorali delle regionali in cui
il centrosinistra stravinceva) quasi tutte, invece, sono state mandate al
macero un mese fa perché penalmente irrileventi. Fra queste anche alcune
di carattere "privatissimo" fatte dall'allora premier Berlusconi, ma
anche conversazioni fra i vertici di Mediaset e alcuni dirigenti Rai. Un
intrigo che guadagnò il nome di Raiset. Raiset.
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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consultando l'edizione del Un Paese impiccato al telefono
rosso del Caimano di Enrico Fierro / Roma Ma quelle intercettazioni piccantissime,
ci sono o no? Perché tutti ne parlano, alcuni mantenendosi sulle
"generali", altri entrando nei particolari più intimi della faccenda
e facendo nomi: la tale ministra, la sottosegretaria, l'altra ministra ancora.
Ma il bello della storia - si fa per dire - è che boatos, particolari da film
hard, battutine sulle preferenze sessuali del premier, addirittura dettagli sui
consigli che una delle telefoniste proponeva ad una sua interlocutrice su una
particolare pratica amatoria, li puoi sentire non tanto nelle redazioni dei
giornali, ma nel Palazzo. Basta farsi un giro alla buvette di Montecitorio e
limitarsi a tendere l'orecchio dalle parti dei deputati del Popolo delle
libertà, soprattutto i mancati ministri, gli aspiranti sottosegretari delusi e
quelli che da Arcore hanno avuto in regalo "solo" un seggio da
deputato. Insomma, quelli che hanno il dente più che avvelenato verso le
giovani e belle colleghe con scrivania in qualche ministero. L'incubo: escono o
non escono? "Ci sono, ci sono - riferiva ieri un parlamentare eletto al
Nord - e sono devastanti per l'immagine di Silvio e dell'intero governo".
Usciranno, è la domanda d'obbligo? La risposta è quella che Stefano
Sattaflores, professor Palumbo, riservò ai suoi amici in C'eravamo tanto amati:
"Boh". E allora chiediamo al nostro anonimo interlocutore perché
Berlusconi tema così tanto la diffusione di quelle telefonate
"porno-politiche". "Ma ragioniamo, qui - se le cose lette sui
giornali - dovessero essere vere, viene fuori l'immagine di un uomo di 72 anni,
dico 72, che passa buona parte delle ore notturne attaccato al telefono a farsi
consolare da qualche signorina, oppure a lamentarsi delle sue defaillance. Un
vecchio di 72 anni che non se ne perdeva una, e che - sempre se le cose lette
sono vere - avrebbe promosso alcune sue amanti al ruolo di ministre e
sottosegretarie. E tutto ciò non è devastante rispetto ad un Paese in crisi,
dove i vecchi di 72 anni hanno problemi di pensione, di aumenti dei prezzi, di
sanità che non funziona?.". Già, ma i sondaggi dicono che la stella del
Cavaliere è in ascesa, più forte e brillante che pria. "Sondaggi a parte,
chi pensa che gli italiani siano abituati a tutto si sbaglia, quando si parla
di amanti nominate al governo - sempre ammesso che sia vero - si toccano corde
molto sensibili". Machismi Chi a destra invece è sicuro che quelle
intercettazioni hard se diffuse non farebbero altro che aumentare il tasso di
simpatia e il consenso degli italiani nei confronti di Berlusconi è Vittorio
Feltri. "Ammettiamo che in teoria venga fuori il nome di una
ministra", ha detto al Riformista, "gli italiani sono tipi da bar
sport e penserebbero che quelli sono affari privati del Cavaliere e basta. a
quel punto la polemica ginecologica riguarderebbe i soliti moralisti della politica".
Detto questo, però, il direttore di Libero è preoccupato: "Abbiamo bisogno
di un premier, non di un frate trappista. Un premier che però ha un problema
che rischia di diventare politico: la gnocca". Mara e le altre Il nome
della ministra, quindi, che in realtà non è mai venuto fuori in modo esplicito.
Ci sono state allusioni, bisbiglii, ma il nome no. Eppure, sul Corsera di ieri,
compariva un lungo articolo, più un editoriale di Maria Laura Rodotà (Titolo:
"Colpe non sue, smettiamo di insultarla") che parlava della ministra
Mara Carfagna sotto attacco e della solidarietà bipartisan che la circonda. Ma
le ministre del governo Berlusconi sono quattro, una, Giorgia Meloni
(simpaticissima) si è subito tirata fuori in modo intelligente e spiritoso ("non
ho il fisico"), poi ci sono le sottosegretarie. Una la racconta Il
Riformista di ieri. "Ci sarebbero due ministre e una sottosegretaria,
ampiamente citate nei giorni scorsi. In particolare una di loro si
soffermerebbe con un'amica sul trattamento da riservare al Cavaliere alla
maniera di Monica (la stagista di Clinton, ndr).". Insomma,
"Berlusconi - scriveva Francesco Merlo su La Repubblica di ieri - non ha
fatto ministre le belle donne ma i propri disturbi, le proprie patologie
dissolutive". Roba da ultimi giorni di Pompei, insomma, un paese devastato
da una crisi economica spaventosa è nelle mani - sempre se i boatos che
soprattutto a destra circolano sono veri - di un uomo anziano senza più freni
inibitori e quei pudori che la funzione pubblica e l'età normalmente impongono.
Lo Stato sotto i tacchi Ma c'è di più, questa squallida vicenda rischia di
provocare danni enormi all'immagine internazionale del Paese e di infliggere un
duro colpo alla libertà di stampa e all'azione della magistratura. Berlusconi parla
di gossip, di una manovra a suo danno ordita dai soliti pm militanti, vuole
parlare in diretta tv alla Nazione, ma poi disdice appuntamenti, reagisce alla
sua crisi personale, familiare e politica, stringendo la mascella e indurendo i
toni. Non gli passa neppure per l'anticamera del cervello l'idea di parlare con
chiarezza al paese, di rendere tutto accessibile e trasparente, di ammettere
limiti e debolezze. Non gli piace il Clinton del caso Lewinsky che ammette e si
scusa. Solleva polveri per far dimenticare agli italiani il prossimo importante
processo che a Milano lo vede al centro di una inchiesta per corruzione in atti
giudiziari. Un'accusa gravissima per un uomo di Stato. C'è poi l'inchiesta di
Napoli, quella delle attricette raccomandate e dei tentativi di acquisto di
senatori per fare cadere il governo Prodi. Oltre il gossip c'è ben altro: il
tentativo di costruire un sorta di impero dello spettacolo, una mega-società
per la produzione di fiction e format tv cui stava lavorando Agostino Saccà e che
doveva vedere insieme Rai e Mediaset. Alla faccia delle concorrenza e della
pluralità si andava costruendo Raiset, un monolite culturale. Il Grande
Fratello del presidente ossessionato.
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Berlusconi, non è gossip è uno scandalo politico
"I sondaggi dimostrano che il fango senza fondamento dei pettegolezzi non
hanno scalfito la fiducia degli italiani nel governo". Indispettito dalla forzata rinuncia al decreto sulle
intercettazioni, Berlusconi lancia l'ennesimo affondo contro i magistrati, la
stampa e l'opposizione. E parla di "patto scellerato tra riformisti e
giustizialisti". Come se l'ennesimo scandalo di questi giorni fosse una
faccenda di gossip e non di regole violate e di arroganza politica.
Lombardo, Fierro, Flesca alle pagine 3 e 4.
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del 8 luglio, i promotori "Sarà protesta
civile" Sul palco Travaglio, Colombo, Parisi, Sabina Guzzanti Fava: se ci
sarà un attacco al Colle ce ne andiamo via di Giuseppe Vittori / Roma BEPPE
GRILLO non potrà esserci perché impegnato lontano da Roma, però interverrà a
piazza Navona in videoconferenza. E Arturo Parisi sarà sul palco. I promotori
dell'iniziativa dell'8 luglio contro le "leggi canaglia", vale a dire
i provvedimenti del governo in materia di sicurezza e
intercettazioni, hanno spiegato in una conferenza stampa a Montecitorio il
senso della manifestazione. Paolo Flores d'Arcais, Pancho Pardi e Furio Colombo
hanno negato che ci sia alcuna divisione con il Pd. Anche Antonio Di Pietro ha
in parte tentato di gettare acqua sul fuoco delle polemiche, dicendo: "Non
posso immaginare guerre fratricide al nostro interno quando l'opposizione,
in questo momento, deve essere unita più che mai"; in parte ha lanciato altri
messaggi al Pd e alle altre forze che hanno deciso di non aderire: "La
conta non ci interessa, e invito coloro che stanno all'opposizione a non tifare
che il proprio elettorato non venga". L'elenco delle adesioni lo fa
Flores: sul palco si alterneranno Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, Ascanio
Celestini, Andrea Camilleri, Rita Borsellino, Moni Ovadia, Lidia Ravera e
Arturo Parisi. "Ci sarà anche il professor Alexian Spinelli,
rappresentante del popolo Rom, e molti militanti del Pd - sostiene il direttore
di "Micromega" - che si stanno organizzando per essere presenti.
Oltre a semplici cittadini". Tre gli slogan scelti: "L'articolo 3
della Costituzione - spiega ancora Flores - che parla dell'eguaglianza dei
cittadini di fronte alla legge; poi, secondo slogan, la scritta che campeggia
in tutti i tribunali, "la legge è uguale per tutti". Infine, il
terzo: la frase di una sentenza della Corte Suprema degli Stati uniti del 1972
che sembra scritta per l'Italia di oggi". A citarla è Furio Colombo:
"Nessun governo potrà censurare la libertà di stampa affinché la stampa
sia libera di censurare i governi". Su quanti saranno in piazza martedì
prossimo, Pardi sottolinea: "Non abbiamo il complesso di piazza San
Giovanni. Anche se non ci sarà un milione di persone, l'importante è esserci e
lanciare un messaggio. Questa è un'iniziativa civile che punta a riaprire un
nuovo ciclo", a dimostrare anche che "piazza e riformismo vanno
perfettamente d'accordo". In un'intervista a Tv7 anticipata dal Tg1 della
sera Walter Veltroni fa sapere che non ci sta "ripensando"
sull'adesione del Pd: "Io ho rispetto per gli organizzatori, per chi ha
dato vita ai girotondi. In questi giorni ho letto tante cose. Non
condivido". E a quella che Marco Pannella definisce "la saga dei
moralisti" non ci saranno neanche i Radicali. Saranno invece in piazza
Sinistra critica e il Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando.
Sinistra democratica ha deciso di partecipare all'iniziativa già al congresso
di Chianciano dell'altra settimana, ma il movimento politico guidato da Claudio
Fava precisa che "non può essere una manifestazione polemica verso altre
forze del centrosinistra bensì un atto di protesta civile e di rinnovata
adesione ai principi della nostra Costituzione e delle sue Istituzioni",
che avrebbe preferito un'iniziativa "senza interventi di esponenti
politici", e soprattutto avverte: "Sarebbe un errore gravissimo se
dal palco venisse attaccata la Presidenza della Repubblica, se così fosse ce ne
andremmo cercando di convincere più gente possibile a fare altrettanto".
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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consultando l'edizione del C'è poco da spendere, le famiglie consumano meno
Flessione del 2,7% in maggio, la crisi è "strutturale". Alimentari e
servizi i più colpiti di Laura Matteucci/ Milano CROLLOI consumi calano ancora.
Tra redditi al palo e prezzi sempre più irraggiungibili, gli italiani fanno
quello che possono: comprano meno, si muovono meno, vanno meno al ristorante e
al cinema. E, ovviamente, quest'estate andranno meno in vacanza. A maggio
l'Indicatore dei consumi di Confcommercio registra una flessione del 2,7% delle
quantità rispetto al maggio 2007. Ma il vero problema è che si tratta del
settimo segno negativo consecutivo: nei primi cinque mesi, la flessione è stata
dell'1,8% contro il +1,1% dello stesso periodo del 2007. Una "crisi
strutturale e profonda", come dice Confcommercio. Un dato molto
preoccupante anche per Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che
coglie l'occasione per ripetere: quello della crescita "è un grande tema e
noi cercheremo di lavorare con i sindacati per andare nella direzione di
aumentare la produttività e attraverso questa aumentare anche i salari".
Perlomeno: "Bisogna chiedere al governo segnali per le fasce più deboli e
politiche di sostegno", ammette. Anche dal sindacato arriva un appello al
governo: "C'è una emergenza sociale. Il governo convochi subito le parti
sociali e affronti il tema della ripresa dei consumi con una terapia d'urto -
dice il segretario Cisl Raffaele Bonanni - Da giorni sollecitiamo le forze
politiche a ritrovare il senso della responsabilità rispetto alla gravità dei
problemi dell'economia, e alla insostenibile emergenza dei redditi dei
lavoratori e dei pensionati. I consumi sono bassi perchè stipendi e pensioni sono
troppo bassi". I sindacati chiedono "misure di crescita sul terreno
degli investimenti e dei consumi, sacrificate nella manovra 2009-2011".
Anche i consumatori tentano la carta del richiamo al senso di responsabilità: i consumi vanno a picco e il governo si occupa solo
d'intercettazioni e grembiuli, dicono Adusbef e Federconsumatori. La
situazione, dicono, è "drammatica": per modificarla "bisogna
introdurre le tariffe sociali per luce e gas, e incrementare di almeno 1200
euro l'anno il potere di acquisto di lavoratori e pensionati, anche con
strumenti fiscali". Vediamo i dati nel dettaglio. In caduta libera
i consumi per "beni e servizi ricreativi", ossia cinema, sport,
teatro ma anche cartoleria, libri e riviste o giochi, cd, dvd e articoli per il
campeggio: una voce in flessione del 4,9%, in ripresa comunque rispetto ad
aprile (-6%). Altre voci in picchiata sono i beni e servizi per la mobilità
(-13,5%), e alimentari, bevande e tabacchi (-3,3%, del resto in aprile il calo
fu del 4,4%). Segno meno anche per abbigliamento e calzature (-2,3%), ma in
ripresa rispetto ad aprile (-6,8%). L'aumento dei prezzi peserà anche sulle
vacanze. Secondo la Coldiretti il fatto che il 44% degli italiani a giugno non
sia "mai andata a cena fuori o al bar" è un segnale anche per le
vacanze. L'organizzazione, sulla base di un'indagine Axis per la Fipe, spiega
che il 48% tira la cinghia perchè ha meno soldi disponibili, e che nei prossimi
mesi il 71% "prevede di andare a mangiare con la stessa o con addirittura
minor frequenza di giugno". La spesa, intanto, si fa sempre di più alle
bancarelle. A ulteriore conferma, arrivano anche le stime della
Cia-Confederazione italiana agricoltori dei consumi alimentari nei primi sei
mesi dell'anno: in quantità, si è avuta una caduta di oltre il 2,5% rispetto
allo stesso periodo del 2007. I cali più accentuati si hanno per i derivati dei
cereali (-4,8%, con il pane a -5,5%), per gli ortaggi (-5,5%), per la frutta
(-1,8%), per l'olio (-5%), per la carne bovina (-3,4%). In controtendenza, invece,
l'andamento dei consumi di latte e derivati (+3%), soprattutto yogurt e
dessert, di pollame (+1,5%) e vino e spumanti (+2,5%). Nel complesso, gli
alimentari a giugno sono aumentati del 6,1% rispetto a un anno prima.
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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consultando l'edizione del L'opposizione riformista non aspetta l'autunno Tenere
insieme "questione sociale" e "difesa" di una
"democrazia a rischio". Veltroni non aspetta l'autunno e non offre
campo libero a Di Pietro e ai "nuovi girotondi". All'8 luglio di
Piazza Navona il leader Pd risponde lanciando la raccolta di "cinque milioni
di firme" per dire "no al governo che forza la mano sulla giustizia e
non fa nulla per salari e pensioni, né per le famiglie in affanno". La
manifestazione Pd annunciata per il dopo estate si organizza già da subito, in
sostanza. Sulla base di una "iniziativa di massa" che incalza il
governo. Cinque milioni di firme, numeri nettamente superiori alle adesioni su
cui potrà contare la manifestazione dell'8 luglio, anche se questa non
rappresenterà sicuramente un flop. II Pd, tuttavia, è attento a non contrapporre
la sua petizione su economia e giustizia all'appuntamento al quale ha aderito
anche Di Pietro. Veltroni, anzi, propone un Partito democratico "non
ostile" a Piazza Navona, ma che marca il proprio profilo d'opposizione
scegliendo strade diverse da quelle neo girotondine. E leggendo le parole del
leader Idv - "l'8 luglio non sarà il giorno della conta contro il Pd"
- o ricordando i toni con i quali ha stemperato interpretazioni anti loft
dell'appuntamento di Piazza Navona, si comprende che nessun destino rende
ineluttabile la rotta di collisione tra opposizione riformista e opposizione
"radicale". O la demonizzazione reciproca sulla scelta di date
diverse per scendere in piazza. Dipende anche dagli organizzatori, e dallo
stesso Di Pietro, la possibilità che l'8 luglio non divenga una scadenza
lacerante, a vantaggio di Berlusconi. Che ieri, dopo le firme anti-governo
annunciate da Veltroni, ha accusato "la sinistra riformista" di aver
siglato "un patto scellerato con l'ala giacobina e giustizialista della
società italiana". Toni belligeranti che contraddicono i fatti concreti
sui quali sta ragionando il premier su input di Gianni Letta. Il
Sottosegretario alla presidenza del Consiglio avrebbe sondato anche la
disponibilità di Veltroni per un percorso di "rasserenamento politico e
istituzionale" che possa permettere di rilanciare il dialogo sulle
riforme, sul quale insiste il Quirinale. Il tragitto parte dal "mezzo
passo indietro" (parole di Vannino Chiti) del governo
sulle intercettazioni e proseguirebbe con il ritiro della norma salva-premier
dal decreto sicurezza (il ministro ombra Pd, Tenaglia, ricorda che bloccherebbe
"il 30% dei processi"). E ciò potrebbe avvenire all'interno di uno
scambio che consentirebbe alla maggioranza di approvare il lodo Alfano in tempi
rapidi (prima dell'estate, come legge ordinaria e sondando la
disponibilità dell'opposizione a non ricorrere all'ostruzionismo). L'immunità
per le Alte cariche dello Stato, poi, potrebbe diventare oggetto di una legge
costituzionale da inserire nell'agenda delle riforme. Un percorso che sconta le
diffidenze dell'opposizione, ma anche quelle di Berlusconi. Il Cavaliere
pretenderebbe una sorta di salvacondotto d'impunità da far valere a Milano con
i giudici del processo Mills o, in alternativa, un rallentamento dei
procedimenti giudiziari - anche di quello napoletano - che investono
l'inquilino di Palazzo Chigi. Richieste che, evidentemente, il premier ritiene
praticabili, nella logica della giustizia uguale per tutti ma non per lui. E
che dovrebbero "rasserenarlo" ancor di più dopo la distruzione di
intercettazioni - più o meno imbarazzanti - considerate dai magistrati
"irrilevanti ai fini del processo". Il Cavaliere abbassa i toni - e
non procede per decreto - perché punta a ottenere per vie più morbide ciò che
dovrebbe incassare a prezzo di uno scontro con il Capo dello Stato? Ieri, in
realtà, Berlusconi si è scagliato ancora contro giudici e pm. "Avrà
abbassato i toni - commenta Veltroni - ma ha rivolto accuse che il premier di
un altro Paese non avrebbe mai fatto". È "il problema del rapporto
con la magistratura", in realtà, "a dominare il governo". La
nota.
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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consultando l'edizione del Napolitano: rispetto per gli equilibri tra politica
e giustizia Una settimana al cardiopalma in cui il Quirinale-garante raccoglie
un atto di rispetto del premier. Per ora di Marcella Ciarnelli/ Roma A LEGGERE
in filigrana, oltre le parole, il saluto che il Presidente della Repubblica ha
inviato ai socialisti riuniti in Congresso, si comprende che nel giorno della
tregua siglata nella mattinata da Silvio Berlusconi e che già nel pomeriggio
cominciava a mostrare qualche crepa, Giorgio Napolitano ha voluto ribadire
alcuni dei suoi convincimenti più forti. Un altro "messaggio in
bottiglia" che questa volta auspica abbia maggior fortuna rispetto a
quelli lanciati nei giorni della bufera più acuta. Ed ha voluto sottolineare la
necessità che non venga mai smarrita la strada maestra di un corretto rapporto
tra politica e giustizia secondo un equilibrio che, invece, in questi giorni è
stato troppe volte vicino a saltare con conseguenza negative davvero difficili
da prevedere. Il Capo dello Stato ha, dunque, scritto della necessità di una
"costante ricerca di sintesi il più possibile condivise nel rispetto degli
equilibri costituzionalmente definiti con particolare riguardo", ecco il
punto, "al difficile rapporto tra politica e giustizia". Nel momento
in cui lo scontro frontale ha rischiato di diventare quasi ineludibile il
Presidente ha scelto di sottolineare ancora una volta la necessità che ai
problemi del Paese si lavori -anche da posizioni differenti- per cercare di
trovare soluzioni che, se non potranno essere condivise nella totalità, portino
vantaggi a chi ne subisce il peso maggiore e cioè coloro che le conseguenze
delle norme le subiscono. La speranza è che ci sia un cambio di passo in
positivo rispetto alla conflittualità permanente che ha finora caratterizzare
un inizio di legislatura, pur nata all'insegna della volontà di dialogo. Almeno
sui grandi temi. E così non è stato. C'è bisogno di un rapporto dialettico tra
le istituzioni. Tanto più che in prospettiva, anche ravvicinata, ci sono tutta
una serie di ulteriori passaggi sia parlamentari che giudiziari che rischiano
di far diventare di nuovo alta la tensione che le parole di Berlusconi sembrano
aver solo affievolita. Molte le questioni aperte. Nelle aule di tribunale, in
quelle parlamentari. E se la forzatura del decreto legge
sulle intercettazioni non c'è stata, anche davanti alla possibilità che il
Quirinale potesse valutarlo per lungo tempo e poi, non ravvisando l'urgenza,
magari rimandarlo al mittente, è anche vero che il Cavaliere troppe volte è
sembrato voler rallentare la marcia, per poi riprenderla con maggior vigore
all'improvviso, fuori da ogni sede istituzionale. Il Colle ha seguito
l'evolversi di queste ultime giornate convulse con attenzione e preoccupazione.
Lo scontro tra maggioranza e opposizione ha messo a dura prova la tanto
auspicata dialettica costruttiva. E resta aperta, tra le altre, la questione
del decreto-sicurezza entro cui è stato infilato l'emendamento salva processi,
che al momento non sembra sarà ritirato, e che entro il 25 dovrà essere
approvato, pena la decadenza, per poi essere firmato dal Capo dello Stato. E'
quella firma che crea turbamenti al premier e, forse, l'ha convinto ad
abbassare i toni. Non si sa fino a quando.
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Comunicato del Comitato di Redazione sull'incontro
con il nuovo editore de l'Unità Il Comitato di redazione de l'Unità con i
fiduciari delle redazioni di Bologna e Firenze, insieme al segretario nazionale
della Fnsi, Franco Siddi, ha incontrato giovedì il presidente Renato Soru. Nel
corso dell'incontro il nuovo editore ha illustrato le linee guida di una
strategia per il rilancio de l'Unità. Il Cdr valuta positivamente il disegno
prospettato dall'editore che, partendo dalla valorizzazione della testata
fondata da Antonio Gramsci, che - come sottolineato dal presidente - ha le sue
radici nella storia della democrazia e della sinistra italiana, punta a uno
sviluppo multimediale che accompagni e anticipi le trasformazioni del panorama
dell'informazione, non solo italiana. La concezione del "marchio"
l'Unità come tratto identitario e unificante di un progetto, quello prospettato
dall'editore, che si articola nella carta stampata, nell'on-line, nella tv
digitale, perfino nelle iniziative culturali, può, infatti, aprire nuovi scenari
per il futuro della testata. E può permettere di mobilitare passioni e
iniziative utili a non ridurre, ma anzi a potenziare, le voci che si oppongono
a una visione addomesticata dell'informazione di cui è esempio il disegno di
legge "bavaglio" del governo sulle
intercettazioni che, non a caso, la Fnsi ha radicalmente contestato. La
rappresentanza sindacale guarda, altresì, con interesse alla rinnovata
attenzione per l'informazione locale e all'obiettivo di rivolgersi a un
pubblico ampio, al mondo democratico, di centrosinistra e di sinistra, alle
nuove genera- zioni, alle realtà sociali, al mondo cattolico. Il
giudizio positivo del Cdr sulla visione strategica della nuova proprietà,
naturalmente, dovrà essere confermato dalla verifica dei fatti concreti, dalle
scelte immediate dell'azienda a sostegno del giornale, dalla definizione del
piano industriale e di quello editoriale. Sarà determinante a questo proposito
la qualità dei rapporti tra l'editore e una rappresentanza sindacale vigile e
attenta alla difesa delle prerogative contrattuali, che si impegnerà da subito
per tutelare e valorizzare le professionalità di cui è ricca la redazione.
Professionalità mortificate, anche dal punto di vista economico, da logiche
aziendali cui è mancata negli ultimi anni una visione improntata allo sviluppo
del giornale. L'era del "contenimento" - che ha penalizzato il
quotidiano anche in edicola - speriamo sia stata definitivamente archiviata. Il
Cdr, da questo punto di vista, valuta positivamente la nomina del nuovo Consiglio
d'amministrazione della società editrice che, pur transitorio nella sua
composizione - visto che i progetti illustrati dal nuovo editore richiedono un
surplus di managerialità e di visione strategica - costituirà l'interlocutore
aziendale che mancava da mesi. L'Unità può ripartire in fretta, quindi, anche
proseguendo con gli impegni relativi alla ricapitalizzazione. Pur prendendo
atto del progetto di una Fondazione - senza fini di lucro - che dovrà detenere
la proprietà della testata, e al di là del rapporto costante che avrà con il
CdA, il Cdr ha chiesto al presidente Soru, che ha dato la sua positiva
disponibilità, un contatto costante e costruttivo che serva a determinare un
futuro positivo per il giornale. Il Cdr de l'Unità.
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del l'Unità e le mille anime del centrosinistra Ieri
alla stazione di Trastevere mi è capitato di ricevere, gratuitamente,
"Liberazione", il quotidiano dei comunisti italiani. Non lo avevo mai
letto e ci ho trovato molte idee della cosiddetta "sinistra
radicale". Io sono un convinto assertore del principio che "Al
Tappone", detto anche Burlesconi, debba smettere di condizionare il mondo
politico italiano. Per poter raggiungere questo obbiettivo occorre che tutto il
"centro sinistra" si ricompatti, si riunisca, per poter diventare
maggioranza. Se dobbiamo fare qualche rinuncia nelle nostre alleanze,
facciamole con qualche gruppo della ex Margherita (per esempio Rutelli e
qualche altro). Debbo subito dire che l'unico giornale che da spazio a tutto il
centro sinistra è "l'Unità". Dando questo spazio svolge anche un
lavoro di ricucitura fra le varie componenti del nostro mondo politico di
sinistra. Io naturalmente andrò alla manifestazione organizzata da Di Pietro e
a quella in autunno che organizzerà Veltroni. Ogni contatto che avrò - con
amici e compagni - sarà teso a riportare insieme la nostra unità, la nostra
unione, sempre per mandare a casa "Al Tappone". Sì, perchè mi
convinco sempre più che ogni giorno che passa è un avviarsi, non al fascismo,
ma al "berlusconismo" che è qualche cosa di più pacchiano del
fascismo, ma sicuramente un regime dove si fa tutto quello che dice una sola
persona, un solo padrone, spesso ridicolo. Padellaro, Colombo, Travaglio e
Soru, come possono fare per far diventare "l'Unità" il giornale, il
quotidiano che dà l'indirizzo unitario a tutto quel mondo che va dalla Bonino a
Di Pietro a Veltroni, dalla Rosi Bindi a Bertinotti, da... Franco
Rosi Intercettazioni:
saranno "irrilevanti" ma sono indicative... Cara Unità, si dice che le
telefonate intercorse tra Belusconi e Saccà - come quelle intercettate tra
dirigenti, uomini politici e di affari - non andrebbero pubblicate perché
"penalmente irrilevanti". Ma dal punto di vista morale,
culturale, del costume, della mentalità sono molto rilevanti: esse rivelano
volgarità, cinismo, disprezzo della donna, del bene comune, spregiudicatezza
nella gestione del potere e della cosa pubblica tutta usata a interessi di
parte o personale. Se queste cose diventano moralmente e politicamente irrilevanti,
anzi guadagnano consensi e approvazione e legittimazione popolare, vuol dire
che siamo in una situazione talmente degradata da lasciare del tutto sgomenti e
senza parola. Luigi Fioravanti Presidente del Consiglio o soltanto del suo
partito? Cara Unità, avete notato il cartellone riassuntivo dell'operato di
questo governo che Berlusconi aveva davanti al Consiglio dei ministri? A parte
il contenuto discutibile e dubbio, la cosa che fa maggiormente ribrezzo è
l'intestazione: Berlusconi, il Popolo delle Libertà. Vale a dire il suo
partito. Se si fosse davvero sentito lui stesso un uomo di Stato,
l'intestazione sarebbe dovuta essere diversa, tipo: Presidenza del Consiglio
dei ministri, Repubblica Italiana, o comunque qualcosa che riguardi tutti. No,
lui governa per il suo partito, che coincide con lui stesso. Governa per se
stesso e lo manifesta ormai senza ritegno. Non si maschera più. Che tutti
vedano, e soprattutto chi lèha votato. Dopotutto, dalla vittoria elettorale a
oggi, non ha mai detto che sarebbe stato a capo del governo di tutti gli
italiani. Mauro Medici Va bene che Caligola fece senatore il suo cavallo ma non
stiamo esagerando? Caligola fece senatore il suo cavallo... E tuttavia,
Caligola non era pazzo del tutto, dietro quella nomina si celava un ben preciso
disegno politico. In ogni modo non risulta che l'imperatore intrattenesse con
il quadrupede relazioni erotiche. Paolo Cova Capisco il Pd ma anche il bisogno
di protestare Capisco le preoccupazioni del Pd a manifestare in Piazza su
posizioni non sempre condivisibili, anche per i modi in cui si esprimono e nei
quali ho anch'io difficoltà a riconoscermi, tuttavia l'attacco alle
istituzioni, dal Parlamento al Capo dello Stato, alla magistratura è forte e
preoccupa gli elettori del Pd, che sentono l'urgenza di manifestare civilmente
il loro dissenso e di sostenere il diritto dei cittadini ad una giustizia in
tempi certi e uguale per tutti, come sentono fortemente il bisogno di
manifestare affinché l'informazione sia libera e la magistratura indipendente.
Si tratta di diritti sanciti dalla Costituzione e fondamentali perché un Paese
possa definirsi democratico. Ora sono messi in discussione e ora bisogna
difenderli. I parlamentari è giusto che svolgano il loro compito in Parlamento,
ma i cittadini non possono far finta di non sapere. Auspico che il Pd trovi il
modo di sostenere l'indignazione e la giusta protesta degli italiani, perché
senza questi contributi gli stessi parlamentari avranno difficoltà a condurre
con successo la loro battaglia in Parlamento. Angiola Oddi Come cittadino
anch'io mi sento "fratello di sangue" Cara Unità, Nando Dalla Chiesa
e Pina Maisano Grassi (che cito anch'io rispettando l'ordine alfabetico), da
"fratelli di sangue" quali sono, hanno scritto una lettera aperta al
magistrato "ignoto", che sicuramente nel pieno rispetto della
legalità, ha revocato il regime di detenzione previsto dal 41 bis per
l'ergastolano mafioso omicida e stragista, Nino Madonia. A differenza loro,
godo della fortuna di non avere la memoria di un padre e di un coniuge
vigliaccamente assassinati dalla criminalità organizzata, ma sento vivo il
bisogno di manifestarmi quale mi sento a mia volta, "fratello di
sangue" loro e di tutti i cittadini italiani che avvertono di essere
vittime delle mafie. Si fa un gran parlare in queste ore di intercettazioni che
non si dovrebbero ascoltare, e si afferma che dovrebbero essere comunque
tacitate, senza essere sfiorati dalla vergogna, per evocare così anche
l'immagine del "sasso in bocca" alla libera stampa, e dimenticando le
parole di Sandro Pertini, che affermava che "il peggiore scandalo è quello
di soffocare lo scandalo". Contemporaneamente colpisce come uno schiaffo
violento, il silenzio che ancora ha accompagnato il rievocare, non di una
intercettazione, ma di un discorso a due voci fatto in chiaro e ricordato da
Curzio Maltese su la Repubblica del 1 luglio, discorso svolto da Silvio
Berlusconi e Marcello Dell'Utri, per definire ""un eroe"
Vittorio Mangano, boss morto nel carcere di Pisa con una condanna per tre omicidi".
Non possiamo continuare a far finta di niente, cantare "fratelli
d'Italia" quando gioca una nazionale, e ignorare la nostra condizione di
"fratelli di sangue", a cui dobbiamo ad un tempo ribellarci per
rendere onore. Vittorio Melandri.
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Preso nel paradiso del surf l'ex Nar Bragaglia
Arrestato in Brasile, latitante dall'82: condannato a 15 anni per banda armata
e detenzione di armi da guerra Ha chinato la testa e ha detto: "Sì, sono
io". Pier Luigi Bragaglia non ha opposto alcuna resistenza agli agenti
della polizia brasiliana e, dopo aver detto di chiamarsi Paolo Luigi Rossini
Lugo, cittadino venezuelano, ha ammesso di essere l'ex Nar oggetto del mandato
d'arresto federale che gli è stato esibito. È finita così, dopo 26 anni, buona
parte dei quali trascorsi in Brasile, la latitanza dell'ex estremista nero. Lo
racconta uno degli investigatori del Ros che da aprile è sulle sue tracce e che
ha partecipato anche alle ultime fasi delle indagini, fino alla cattura. I
carabinieri sono arrivati in Brasile attraverso una serie di accertamenti che
hanno riguardato, tra l'altro, le persone con cui Bragaglia è rimasto in
contatto in questi anni, compresa la sua famiglia. "Gli elementi che
avevamo raccolto - spiega l'investigatore - ci hanno spinto fino a Ilhabela,
una piccola isola a poche miglia dalla costa e a
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Rai, diario di un sospeso Ho trascorso anch'io una
giornata al telefono e nel mio piccolo ho avuto grande solidarietà. Non mi
hanno chiamato i Fiorello, i Banfi, i Panariello, i grandi dello spettacolo, ma
tanti lavoratori della Rai per manifestarmi il loro affetto. Poi ho letto, come
sempre, i giornali e in alcuni ho visto la mia foto accanto a quella di
Agostino Saccà, e ho pensato che a volte il destino è proprio ingiusto, per il
direttore Saccà non per me. Osservando bene il suo volto ridente e la mano che
saluta i fotografi, probabilmente gli ho rovinato un po' la festa e
sinceramente me ne dispiaccio perché doveva essere il giorno del suo grande
ritorno, invece è diventato un po' anche il mio, anche se per me la porta era
girata dall'altro verso: in uscita. Mi sono venute in mente anche altre cose,
strane coincidenze, Aldo Grasso che recentemente ha scritto sulle pagine del
Corriere che uno che fa il "Libro nero della Rai" dovrebbe non solo
essere licenziato ma anche cacciato dall'azienda in cui lavora, e dopo poco mi
arriva un provvedimento di sospensione. Non ho rubato, non ho né molestato né
preso a male parole alcuna o alcuno, ho solo espresso un parere personale
attraverso un articolo pubblicato su l'Unità, su una vicenda, quella di Saccà
che andava avanti da troppi mesi, anche per un atto di giustizia nei suoi
riguardi. Ma anche un giudice di Roma si è espresso in questo senso, per
fortuna che quel tribunale non è la Rai altrimenti avrebbe rischiato qualche
giorno di allontanamento dal lavoro e dallo stipendio. In azienda lo hanno
fatto un po' tutti, prima Minoli sulle pagine del
Riformista dove era anche per la santificazione Saccà e dalle intercettazioni
telefoniche si è capito il perché, poi il presidente Petruccioli che ha
dichiarato al mondo intero: "I comportamenti documentati di Saccà sono
incompatibili con l'esercizio di una funzione dirigente in Rai, infine il
consigliere Rognoni anche lui contro. Pure a loro, immagino, arriverà
sicuramente un procedimento disciplinare. Accidenti dimenticavo gli amici
dell'Unità, a cui verranno tolti un po' di contributi per aver pubblicato il 4
maggio l'articolo incriminato, l'associazione Articolo
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina
VIII - Palermo Appalti, criminalità e politica: 33 arresti. Svelati rapporti
tra uomini d'onore e agenti dei servizi segreti Le mani dei boss sui lavori del
Golf resort decapitate le famiglie mafiose di Agrigento La regola mafiosa degli
appalti continua ad essere quella del tre per cento. Tanto erano costretti a
pagare gli imprenditori della provincia di Agrigento. O in denaro o in
forniture. E per chi non si adeguava c'erano pesanti minacce, anche con una
pistola puntata in faccia: così accadde a uno degli imprenditori impegnati
nella realizzazione del "Rocco Forte Golf Resort", una maxi opera a
Sciacca da 120 milioni di euro. Per qualche tempo, la vittima preferì non
lavorare più. Ma adesso le indagini dei carabinieri, coordinate dai pm
Gianfranco Scarfò e Rita Fulantelli, hanno messo fine ai ricatti. Il blitz scattato
ieri ha riguardato 33 persone: 9 erano già in cella, le altre sono state
bloccate con un provvedimento di fermo. Nell'elenco della Dda ci sono gli
uomini ritenuti al vertice delle famiglie di Sciacca (Accursio Dimino), Burgio,
dei mandamenti del Belice (Gino Guzzo), di Lucca Sicula (Salvatore Imbornone) e
Ribera (Franco Capizzi). "è una delle operazioni più importanti realizzate
nell'Agrigentino", dice il procuratore Francesco Messineo. Molti
imprenditori erano ricattati, quattro sarebbero stati complici. In manette sono
finiti Antonino Maggio, Vitino Cascio, Francesco Fontana e Biagio Smeraglia
(nella sua abitazione c'erano due rilevatori di microspie): trenta società sono
state sequestrate. Le cimici e le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia
hanno svelato i segreti di una mafia che in quella parte di Sicilia è ancora
potente, e soprattutto in grado di tessere grandi relazioni. Così, Gino Guzzo
era stato consigliere comunale della Dc e membro della commissione speciale per
la gestione dei fondi destinati alla ricostruzione dopo il terremoto del
Belice. A Burgio, invece, la lotta fra i fedelissimi di Giuseppe Falsone e
Maurizio Di Gati aveva avuto anche ripercussioni nella vita politica cittadina.
Durante la campagna elettorale del 2002, le due cosche che si contendevano il
potere avrebbero appoggiato i candidati che si sfidavano nell'urna. E i
contrasti proseguirono anche dopo l'elezione. Con una scia di attentati ai
rappresentanti in consiglio comunale. La lunga indagine dei carabinieri ha
messo ancora in luce personaggi che flirtavano con le cosche ma anche con altri
poteri. Nicolò Di Martino sarebbe stato vicino al clan di Burgio e alla
massoneria. L'imprenditore Mario Davilla avrebbe accettato visite di agenti dei
servizi segreti, nonostante la sua fedeltà alla cosca di Burgio: è lo stesso
Davilla a raccontarlo a Guzzo, non sapendo di essere
intercettato. Davilla sostiene che avrebbe voluto tagliare corto con quei
rapporti. Ma l'amico lo invita a proseguire: "Gli dobbiamo lasciare la porta
aperta, vediamo come". Nel mirino dei boss erano finiti i cantieri di una
decina di appalti pubblici: Il raddoppio della bretella Menfi-Sciacca, il
metanodotto Mazara-Menfi, l'acquedotto di Burgio. I mafiosi intercettati
erano agguerriti. Uno dei peggiori nemici era considerato il pm Luca Crescente,
morto d'infarto nel 2003: le sue indagini hanno portato lontano. s.p.
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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VIII - Palermo L'allarme Un patto con la 'ndrangheta e il traffico di
stupefacenti dietro la scalata dei nuovi padrini Un nuovo gruppo dirigente
avrebbe già sostituito i vecchi padrini fedeli a Bernardo Provenzano: è più di
una ipotesi per i magistrati e gli investigatori di polizia e carabinieri, che
non hanno mai smesso di indagare attorno a Bagheria. Il blitz "Grande mandamento",
del gennaio 2005, aveva portato in carcere tutti i padrini storici della
cittadina, dagli Eucaliptus ai Greco, poi le condanne e infine la cattura di
Provenzano avrebbe segnato la svolta. I primi segnali sono arrivati quando le
microspie della polizia hanno registrato richieste di pizzo e traffici di
droga: così è comparso il gruppo dei quattro finito in manette giovedì sera. Si
muovevano con sicurezza, vantando anche il possesso di armi micidiali. Ma
soprattutto, ostentando fedeltà a un nuovo gruppo dirigente. Da due mesi
andavano avanti le intercettazioni della squadra mobile. Il
piano del gruppo era giunto ormai in fase avanzata. Per questa ragione, la
Procura ha deciso di intervenire, anche a costo di sacrificare i possibili
sviluppi dell'indagine. Restano in libertà i nuovi quadri dirigenti di
Bagheria, restano nel mistero i contatti che la mafia siciliana avrebbe ormai
intrapreso con alcune potenti cosche calabresi. Proprio quest'ultimo
aspetto è da mesi all'attenzione della Direzione nazionale antimafia.
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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V - Firenze Formaggi scaduti, la Mukki nelle indagini Cedeva merce alla società
che poi "riciclava" illegalmente gli scarti La Tradel invece di fare
mangimi destinava i prodotti al consumo umano Per la Finanza ci sarebbero
"precise responsabilità" della Centrale Smaltire costa, riciclare può
essere invece fonte di guadagno. Sembrerebbe una pratica virtuosa, ma applicata
a mozzarelle e formaggi scaduti ha dato vita - secondo la Guardia di Finanza e
la magistratura di Cremona - a una colossale frode alimentare alla quale non
sembra estranea la Centrale del latte di Firenze. La Mukkilatte, infatti, era
una delle fornitrici di formaggi scaduti alla Tradel, la società di
Casalbuttano (Cremona) che si occupava del ritiro dal commercio di prodotti
lattiero-caseari e che, secondo le accuse, aveva messo in piedi "una
dolosa attività di riciclaggio e rigenerazione di prodotti non impiegabili
nella produzione di alimenti ad uso umano". Lavorando anche materiale
avariato e talora infettato da vermi e da escrementi di topi, la Tradel e le
consociate Megal e Sical rivendevano poi quella miscela - destinata nel
migliore dei casi ai mangimi per gli animali (ma anche su questo ci sarebbe da
discutere) - come "prodotto di prima qualità", sotto forma di pasta
omogenea di prodotto caseario semilavorato base per la fabbricazione di nuovi
formaggi "da destinare all'alimentazione umana". Questa attività di
riciclaggio di formaggi "sporchi" aveva fra i suoi protagonisti
(inconsapevoli o meno, questo lo deciderà la magistratura) anche la Centrale
del latte di Firenze. La Guardia di Finanza di Cremona ritiene che le
investigazioni abbiano configurato "precise responsabilità" a carico
di una serie di società, "le quali a vario titolo e al fine di trarre un
ingiusto profitto patrimoniale hanno concorso con Domenico Russo (a cui sono
riconducibili Tradel, Madel e Sical, e che mesi fa è stato arrestato - ndr)
nella adulterazione e nella contraffazione di sostanze alimentari
lattiero-casearie, rendendole pericolose per la salute pubblica". Nell'elenco
della Finanza figura anche la Centrale del latte di Firenze. Dal 2004 e fino al
settembre 2007 la Mukki ha consegnato alla Tradel i suoi formaggi e le sue
mozzarelle scadute. Roberto Saviano ha spiegato in "Gomorra" come
tanti industriali del centro-nord abbiano affidato lo smaltimento dei loro
rifiuti alla camorra grazie ai prezzi stracciati praticati dai clan, senza
preoccuparsi della destinazione di oli combustibili, prodotti chimici e altri
rifiuti pericolosi o tossici. Nel caso delle aziende lattiero-casearie che
conferivano i loro prodotti scaduti alla Tradel, la Finanza ha scoperto che non
solo non pagavano per lo smaltimento (che sarebbe costato 35 centesimi al
chilo) ma anzi venivano pagate dallo "smaltitore" (cifre da 0,01 centesimi
in su). E ciò costituisce, secondo gli inquirenti, un indizio inquietante circa
la consapevolezza da parte delle aziende fornitrici che i loro prodotti
scaduti, anche quelli ridotti in condizioni indescrivibili, sarebbero stati
rimessi in circolo. In alcune intercettazioni del dicembre
2006 Russo e un suo collaboratore discutono della merce "totalmente
scaduta" proveniente dalla Centrale del latte di Firenze e da una azienda
di Brescia. "Noi quando arriva la merce mica ci mettiamo a guardare la scadenza
- dice Russo - noi abbiamo i documenti, guardiamo il prodotto, lo
selezioniamo, lo sconfezioniamo dopodiché si fanno le verifiche
analitiche". Insomma, a sentir loro, sarebbero i fornitori a inviare merce
di pessima qualità. Alcune delle aziende fornitrici sono fortemente sospettate
di aver riacquistato i loro scarti rilavorati. La Mukki sul punto è categorica:
mai acquistato merce dalla ditta indagata per frode alimentare. Ma sulla sorte
degli scarti che consapevolezza c'era? "Il nostro problema - ha spiegato
il capitano Agostino Brigante della Finanza di Cremona - era quello di riuscire
a capire se le grandi aziende fossero consapevoli di dove finissero i loro
scarti: abbiamo scoperto che sapevano che i prodotti ritirati dal mercato
sarebbero stati rimessi in circolo". L'inchiesta, dunque, è tutt'altro che
conclusa. (f.s.).
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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II - Bologna Le minoranze chiedono consultazioni allargate anche alla sinistra
e all'Italia dei Valori "Ma bisogna aprire un confronto che coinvolga
tutta la coalizione" De Maria: c'è un eccesso di pessimismo del tutto
immotivato "Brutte sorprese nel 2009? Basta con questo immotivato
pessimismo". Il segretario provinciale del Pd Andrea De Maria stoppa così
l'allarme di Filippo Andreatta sulle primarie "blindate e
istituzionali" e invita chi vuole a presentarsi: "Finora l'unica
candidatura vera è quella di Sergio Cofferati, che è sindaco in carica. Il suo
è un nome "istituzionale" per forza, nessuno è blindato". Ma le
minoranze, dai bindiani ai prodiani, alzano la voce e chiedono dal palco
dell'assemblea cittadina di ieri sera "primarie di coalizione",
allargate alla sinistra e a Italia dei Valori. "Non capisco la polemica di
Andreatta e gliene parlerò - dice De Maria - io credo che per il 2009 partiamo
da un dato molto solido, che è quello delle politiche, dove abbiamo preso il
49% dei consensi. Questo non vuol dire che la vittoria sia già certa anche alle
amministrative, ma questo eccesso di autocritica che nasce all'interno del Pd
non aiuta ed è assolutamente immotivato". Sulla possibilità di una
candidatura dello stesso Andreatta poi, caldeggiata da alcune frange del
partito, De Maria apre la porta: "Mi dispiace se non si presenta, mi
pareva un'ottima candidatura". Ma se il segretario di via della Beverara
getta acqua sul fuoco, dal Pd cresce l'appello a primarie vere e aperte a tutta
l'alleanza. Non una competizione interna al partito insomma, ma aperta a tutta
la possibile coalizione. Una richiesta già fatta pubblicamente da Sinistra
Democratica e dalla rete Unirsi, e ora raccolta anche dalle diverse anime del Pd.
"Condivido l'allarme di Andreatta. Le primarie come le stiamo facendo
rischiano di diventare "blindate" sul nome del sindaco. Ma il
risultato del 2009 non va dato per scontato - dice il consigliere della ex
Margherita Giovanni Mazzanti, da sempre molto vicino al deputato "bindiano
Antonio La Forgia - e per riaprire davvero il dibattito bisogna fare primarie
di coalizione, solo così può esserci una competizione vera. Bisogna partire da
lì per ricostruire il rapporto con la sinistra, che con Cofferati abbiamo perso
per strada. Questo sindaco ha un problema politico, quello di non aver saputo
tenere insieme la sua coalizione". "Le primarie hanno un senso solo
se misurano la temperatura di tutto il centrosinistra, non solo del Pd"
spiega anche Andrea Papini, deputato Pd. "Per questo vanno allargate
all'intera coalizione. Da Italia dei valori a Sd. Cofferati non intercetta quell'area". Stesso appello che arriva anche da
Riccardo Lenzi, della rete Unirsi, e da Paolo Orioli, membro del gruppo di
lavoro per le primarie creato dal Pd bolognese. "Se Andreatta ritiene che
le primarie debbano essere vere si candidi - dice la deputata Sandra Zampa -
questa partita delle primarie deve chiudersi velocemente e bisogna che ci siano
nomi veri e di peso come il suo". Soddisfatto il consigliere di Sd
Gianguido Naldi: "Noi da tempo chiediamo che si apra la competizione anche
alle forze di sinistra e a candidati in grado di garantire la ricostruzione
dell'alleanza". Candidati, cioè, "diversi da Cofferati". (s.
b.).
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina
VII - Bari San Pasquale Tabaccheria Pepe la moto della rapina era stata rubata
"Non è stato un rischio. Solo lavoro". Con tre punti di sutura alla
testa, uno degli agenti della squadra mobile che ha fermato i baresi Vincenzo
Masella e Nicola Losito per la rapina alla tabaccheria Pepe, ripercorre così
l'accaduto. I due pregiudicati, di 26 e 23 anni, arrestati giovedì con l'accusa
di rapina aggravata, porto illegale di arma da fuoco, resistenza e violenza a
pubblico ufficiale, sono ora nel carcere di Bari. Mentre il giorno dopo, di
fronte al dirigente Luigi Liguori che ribadisce l'attenzione sul fronte della
sicurezza, uno dei poliziotti si schermisce: "L'operazione non è durata
più di tre minuti. In un turno di 9 ore, non è che un episodio". Come la
pistola calibro 7.65 brandita da uno dei due, prima contro le titolari e i
clienti della tabaccheria in via Amendola e poi, in strada, verso gli agenti. Le pattuglie hanno intercettato i pregiudicati mentre uscivano
dalla tabaccheria, con i caschi calati sul viso, e salivano a bordo della
Ducati rossa rubata da pochi giorni. Brevissimo l'inseguimento fino a via
Lattanzio, con Masella in manette dopo una colluttazione con l'agente, il
bottino recuperato e il complice in fuga a piedi. Si era rifugiato in un
negozio di ottica: "Qualcuno mi vuole picchiare". Per lui le manette
sono arrivate dopo un'ora. (francesca savino).
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Custodite
in plichi sigillati Registrazioni "irrilevanti" così la distruzione
NAPOLI - Le conversazioni intercettate durante l'inchiesta
Berlusconi-Saccà e ritenute "irrilevanti" ai fini del prosieguo del procedimento
sono impresse su supporto informatico e custodite in un plico sigillato. Si
tratta di alcune decine di colloqui che non sono stati trascritti e sul cui
contenuto non è stata disposta consulenza. La decisione sull'opportunità
di procedere alla distruzione delle telefonate dal contenuto privato spetta al
giudice, dopo aver sentito le parti interessate. Nei giorni scorsi, a seguito
delle indagini condotte dalla Procura di Napoli e sfociate nella richiesta di
rinvio a giudizio per corruzione avanzata nei confronti del premier e del
dirigente Rai, è stata instaurata la procedura davanti al giudice Luigi
Giordano. La questione viene trattata in un clima di grande riservatezza. Nel
caso in cui il gip dovesse accogliere la richiesta di mandare al macero le
intercettazioni, il provvedimento sarebbe poi affidato al pubblico ministero
per l'esecuzione. La Procura, a sua volta, darebbe incarico alla polizia
giudiziaria di procedere alla materiale eliminazione dei dialoghi. Il materiale
informatico viene reso definitivamente illegibile, mentre i documenti cartacei
finiscono nel tritacarte. (d.d.p.).
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Intercettazioni, il gip deciderà entro sette
giorni Berlusconi chiede il trasferimento a Roma. Mills, rinforzata la
ricusazione della Gandus DARIO DEL PORTO NAPOLI - Fair play a Napoli, scontro a
Milano: sono i due binari paralleli lungo i quali cammina il luglio giudiziario
di Silvio Berlusconi, diviso tra l'inchiesta Saccà e il processo Mills. In gran segreto, martedì scorso,
Niccolò Ghedini e Michele Cerabona, difensori del premier, e il pm della
Procura di Napoli, Vincenzo Piscitelli, titolare delle indagini che vedono il
premier imputato di corruzione in concorso con il dirigente Rai, hanno
concordato insieme al giudice Luigi Giordano di anticipare di un giorno
l'udienza fissata per decidere sulla sorte delle intercettazioni telefoniche
del Cavaliere. Una possibilità contemplata dall'ordinamento e dettata
dall'esigenza di tenere l'appuntamento al riparo dalla pressione mediatica che
sta accompagnando l'inchiesta. Ma soprattutto, una mossa indice di un clima di
gentlemen agreement tra le parti quasi inedito in vicende dall'impatto così
dirompente, oltre che impensabile alla luce dell'avvelenato dibattito politico
di queste ore. L'udienza si è dunque celebrata giovedì pomeriggio, in un Palazzo
di giustizia deserto. Il giudice si è riservato le conclusioni. Prima di
decidere sulla distruzione delle conversazioni giudicate irrilevanti, alcune
decine, e sull'eventuale trasmissione al Parlamento della richiesta di
autorizzazione all'utilizzo dei sei colloqui ritenuti rilevanti per la
posizione del premier, il magistrato dovrà sciogliere il nodo della competenza
territoriale. Secondo i legali di Berlusconi, il fascicolo deve essere
trasferito da Napoli a Roma. Il giudice Giordano dovrebbe depositare il
provvedimento entro la fine della settimana. Tutt'altra atmosfera, invece,
quella che si respira a Milano, dove il presidente del Consiglio è alle prese
con il processo sul caso Mills: la difesa di Berlusconi ha integrato con una
memoria aggiuntiva l'istanza di ricusazione nei confronti del presidente del
collegio Nicoletta Gandus. Gli avvocati del premier hanno sollevato eccezione
di incostituzionalità dell'articolo 39 del codice di procedura penale in
relazione ai criteri di valutazione delle ricusazioni. Norma che, a giudizio
della difesa, sarebbe contraria al dettato della Carta nella parte in cui
prevede la possibilità, per il giudice, di non astenersi anche quando gravi
ragioni di convenienza suggerirebbero il contrario. La documentazione è all'attenzione
della quinta Corte di Appello di Milano, che il 10 luglio dovrà valutare
l'istanza della quale. Il pg Laura Bertolè Viale si è espressa per
l'inammissibilità della richiesta. Il processo invece riprende lunedì: è
prevista la deposizione dei consulenti della difesa.
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il
premier ora si lamenta del pettegolezzo, ma prima si è dato pubblicamente in
pasto Nella terza Repubblica del gossip Silvio vittima del chi la fa l'aspetti
Prima del voto del 2006 prometteva l'astinenza sessuale in cambio di una
vittoria Nessuno come Berlusconi ha trasformato il personale in pubblico
FILIPPO CECCARELLI La sera dell'8 aprile di quest'anno, all'apice della
campagna elettorale, l'uomo politico che in questi giorni condanna gossip
negativi e pettegolezzi inquinanti ha rivelato a una sua giovanissima e omonima
fan incontrata sui bastioni di Alghero di essere stato concepito dai suoi
genitori in un boschetto: "E' per questo che mi chiamo Silvio, che viene
da "selva"". E quindi: "Indaga anche tu con i tuoi...
". Nella penultima campagna elettorale, del resto, nel febbraio 2006,
sempre in Sardegna l'allora presidente del Consiglio Berlusconi aveva
pubblicamente promesso la propria astinenza sessuale, che sarebbe una faccenda
piuttosto privata, in cambio della vittoria. All'offerta votiva, del tutto
inedita nella storia politica italiana, era stato chiamato a cerimoniere un
incauto sacerdote. Qualche giorno dopo si è saputo che nottetempo, in un
estremo e inusitato sforzo propagandistico, il Cavaliere aveva telefonato a una
hot-line - trovando peraltro un'operatrice già ampiamente convinta di votare
Forza Italia. L'intemerata berlusconiana contro la "pornopolitica"
(espressione coniata alla fine degli anni settanta da Mino Pecorelli) era
comunque di là da venire. Pochi giorni fa, in prima fila alla messa Vip di
Portorotondo, il presidente ha ritenuto di aprire platealmente la questione
della comunione ai divorziati rivolgendosi al vescovo, durante la liturgia. Che
la fede sia una questione personale è tutto da dimostrare, anche se in genere
si tratta di argomenti delicati, che non si vanno a strombazzare. Ebbene: di
Berlusconi, da un paio di giorni severo cultore della serietà e della
riservatezza, il giorno dopo i maggiori quotidiani hanno intervistato non uno,
ma due confessori, don Corsani e don Zuliani, entrambi giustamente prodighi di
buone parole. L'esistenza di un terzo confessore, don Rossi, "cappellano
di Arcore", si deve allo stesso Cavaliere, che ne ha parlato di recente
dal palco durante un'altra indimenticabile performance davanti ai circoli di
Dell'Utri. Don Rossi "era molto generoso quando gli confessavamo le nostre
birichinate, io ero più birichino di Marcello". Nell'accordargli una
piccolissima penitenza, secondo Berlusconi, il sacerdote dava conto della
propria benevolenza: "Se io fossi nelle sue condizioni, non sa cosa
farei!". Il problema, continuava il futuro nemico del gossip fra le risate
del pubblico, è che "mia moglie l'è venuto a sapere": dal che don
Rossi venne allontanato. Tutto questo per indicare i contenuti e le modalità
espressive attraverso i quali di norma - ma gli esempi possono riempire un
volume d'enciclopedia - a partire da se stesso il presidente del Consiglio
concepisce, misura e fissa i confini tra sfera pubblica e privata. Ma tutto
questo, anche, per chiedersi se ci si rende conto dell'importanza che il gossip
ha assunto nel discorso pubblico. Se non sia divenuta l'unità di misura della
macchina comunicativa e un elemento distintivo dell'odierna classe politica. E
se per caso non sia sfuggito di mano a quest'ultima, con esiti al momento del
tutto imprevedibili. Come quel cartello comparso a Vicenza nel corteo contro
l'allargamento della base militare americana: "Veronica, scrivi una
lettera anche a Prodi!". Perché Berlusconi può anche
aver ragione rispetto ai colloqui telefonici intercettati. O comunque si può
umanamente capire. Ma al tempo stesso egli è davvero l'ultimo a potersi
lamentare della cultura del pettegolezzo; e non solo per i modelli che da
Dinasty al Grande Fratello la tv commerciale ha introdotto nell'immaginario
italiano. Il punto vero è che quell'entità che con qualche pigrizia si
definisce gossip è la classica arma a doppio taglio. E nessuno come Berlusconi
a tal punto l'ha utilizzata da aver trasformato ciò che era personale in
pubblico. Vedi il riverbero della sua immagine che straborda, il valore
assegnato alla ricchezza, l'energia del lusso, la suggestione dei paesaggi e
della compagnia, l'insediamento di un stile signorile e cortigiano
(maggiordomo, cuoco, musico, trainer, guardie, servi). Vedi ancora l'ostensione
dei graffi e dei lividi dopo i bagni di folla e la barzelletta, la canzonetta,
la battuta galante o machista. E il rito dello shopping, i gioielli alle
parlamentari, i cambi di costume di scena, gli interventi estetici e sanitari,
il linguaggio, i gestacci, i desideri e tutto quanto insomma da sempre
Berlusconi innesca come spontaneo dispositivo per attirare l'attenzione su di
sé nel modo più efficace: dandosi in pasto. Difficile pensare che questa
auto-cannibalica visibilità non abbia un prezzo, o non comporti un
contrappasso. Così come al netto del moralismo, dell'ipocrisia o di qualsiasi
impostazione berlusco-centrica, è facile pensare che nel vuoto delle ideologie
e nel deserto dei progetti il gossip sia già diventato qualcosa che certo
influenza la narrazione di questa Terza, forse, Repubblica. Si pensi alla
partita giocatasi attorno alla malattia di Bossi; alle vicissitudini coniugali
di Fini; alle implicazioni economiche che tengono insieme il leader centrista
Casini e il suocero. Si pensi al fatto che durante l'ultimo congresso ds si
parlò di "mobbing"; o all'assai plausibile ipotesi che fra le
concause del disastro elettorale di Rifondazione ci siano le frivolezze e le
vanità mondane dei Bertinotti. Tutto è talmente pubblico, oggi, e tutto è al
tempo stesso così terribilmente privato da far venire il sospetto che non si
possa fermare vietando o distruggendo delle intercettazioni telefoniche.
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
"Il
popolo del Pd in piazza con noi" Flores attacca, Di Pietro frena. Moretti:
è mutato il Dna del Paese La mappa dei casi contestati. Libera-zione: una
follia azzerare votazioni nelle sezioni Grillo aderisce e manda un video Parisi
ci ripensa e mette in forse la sua presenza CARMELO LOPAPA ROMA - Il caimano
già campeggia sui manifesti, i girotondi ricominciano a ruotare. Roma, Piazza
Navona, martedì alle 18. Piazza per la giustizia indipendente, per
l'informazione libera e ovviamente antiberlusconiana. Sarà la stessa - e non a
caso - dalla quale l'urlo di Nanni Moretti ha scosso nel 2002 la sinistra
all'opposizione. Sarà aperta a tutti coloro che vorranno esserci, spiegano i
promotori Furio Colombro, Paolo Flores D'Arcais e Francesco Pancho Pardi nel
presentare l'iniziativa a Montecitorio. Niente "guerre fratricide al
nostro interno, l'opposizione deve essere unita" chiosa al loro fianco
Antonio Di Pietro per disinnescare la mina che l'8 luglio rischia di esplodere
tra lui e i democratici: "La conta non ci interessa e invito coloro che
stanno all'opposizione a non tifare che il proprio elettorato non venga. Chi
non vuole venire vada al mare". Certo, Veltroni, Franceschini e gli altri
big del Pd non ci saranno, ma, mette in chiaro il direttore di Micromega
Flores, "ci saranno molti militanti di base del Pd: si stanno mobilitando,
ci scrivono in tanti". Di Pietro si spinge oltre e l'appello lo rivolge
pure agli elettori del centrodestra. Il regista Moretti scioglierà lunedì la
riserva, se andare o meno. "Non sono molto ottimista per l'Italia - ha
detto ieri al Tg3 - . Il problema del Paese ormai è l'assuefazione. è successo
qualcosa nella testa della gente, è come se fosse cambiato il dna degli
italiani". Ha aderito ma alla fine non andrà, "perché impegnato"
dicono gli organizzatori, Beppe Grillo. Difficile non collegare l'assenza alle
polemiche dei giorni scorsi, in ultimo le accuse di qualunquismo
"pericoloso" rivoltegli da Rita Borsellino, anche lei sul palco. Il
comico-predicatore ha invitato i suoi internauti ad andare, ci sarà comunque un
suo messaggio in videoconferenza. E tanto basta per indurre Arturo Parisi,
unico politico che avrebbe dovuto prendere la parola l'8 luglio con Di Pietro,
a mettere in forse la sua partecipazione. L'adesione resta, l'ex ministro fa
sapere di apprezzare i contenuti ma non le "forme" dell'iniziativa:
avverte del rischio di una deriva qualunquista, non vorrebbe confondere la sua
"voce con quelle populiste che rischiano di segnare la
manifestazione". Al fianco dei promotori, sul palco si alterneranno Marco
Travaglio, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Andrea Camilleri, Rita Borsellino,
Beppe Giulietti, Moni Ovadia, Lidia Ravera, il professor Alexian Spinelli in
rappresentanza del popolo Rom. Ritorna il girotondino della prima ora Paul
Ginsborg. Sulla piazza sventoleranno anche bandiere rosse. Esponenti del Prc
(pur con distinguo) e del Pdci, di Sinistra democratica e del Pcl di Marco
Ferrando, le associazioni dell'ex Sinistra arcobaleno e la Sinistra critica.
Claudio Fava, segretario di Ds, già mette le mani avanti: sarebbero
"gravissimi" eventuali attacchi al capo dello Stato, in presenza dei
quali l'invito è ad abbandonare la piazza. Intanto Fava e i suoi esprimono
rammarico per la presenza sul palco di Di Pietro: "Avremmo preferito una
manifestazione senza interventi di esponenti politici". Non ci sarà, ma è
scontato, Piero Fassino ("Non vado in piazza con Di Pietro"), e per
analoghi motivi nemmeno Marco Pannella e i radicali ("Non andremo alla
saga dei moralisti"). Tre gli slogan attorno ai quali ruoterà la
manifestazione, elenca Flores: "L'articolo 3 della Costituzione, la
scritta che campeggia in tutti i tribunali "la legge è uguale per
tutti", una sentenza della corte suprema degli stati uniti del 1972 che
sembra scritta per l'Italia di oggi". Colombo la cita, a memoria:
"Nessun governo potrà censurare la libertà di stampa affinché la stampa
sia libera di censurare i governi". Al centro, non solo il lodo Alfano, la
norma blocca-processi e la "vergogna delle impronte ai bimbi rom", ma anche intercettazioni, presunte telefonate roventi del
premier, scandali potenziali e pornopolitica. "Non ci interessa cosa fa
dentro una camera da letto questo o quel personaggio - sintetizza Di Pietro - .
Ma se c'è qualcuno che viene nominato ministro o viene assunto in Rai, è giusto
che la pubblica opinione sappia chi è al governo e come utilizza il suo
potere". La macchina dell'8 luglio, molto volontariato e fai-da-te,
è in moto. I dipietristi stanno mobilitando poco meno di diecimila militanti.
L'obiettivo, per ora prudentemente taciuto, è di portare in piazza almeno 20
mila persone.
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Commenti
IL POLVERONE DEL CAVALIERE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) In una democrazia si
sarebbe discusso dello scandalo vero: e cioè l'incredibile commistione tra un
alto dirigente della tv pubblica e il leader politico proprietario della rete
concorrente. Invece il patto scellerato Rai-Mediaset è
stato oscurato dal polverone suscitato dalle intercettazioni scabrose che tutti
dicono di conoscere ma che nessuno di noi ha visto e che - come ha scritto
D'Avanzo - sono state in parte distrutte e in parte messe sotto chiave a
Napoli. Il monarca si è infastidito e ha usato tutti i suoi poteri,
legislativo, economico e mediatico, per mettere a tacere le voci. Da
padrone delle televisioni si è convocato per dare spiegazioni in una delle sue
reti e poi si è sconvocato. Quindi ha deciso di chiudere l'incidente, nel corso
di una conferenza stampa in cui non erano previste domande, con un monologo
dove si è presentato ancora come martire della magistratura. Fine della
ricreazione. Berlusconi ha detto che queste vicende non interessano agli
italiani. E' doppiamente vero. Primo, perché quello che interessa o non
interessa agli italiani, da molti anni, lo decide direttamente Berlusconi, da
dominus assoluto dell'informazione. Secondo, perché davvero sembra importare
poco. Quand'anche fosse deflagrato con la pubblicazione dei dialoghi veri,
ormai mandati al macero, il caso delle ministre forse non avrebbe suscitato
questo grande scandalo. Magari all'estero sì, ma non in Italia. La maggioranza
dei cittadini non si è scandalizzata neppure quando Berlusconi, in campagna
elettorale, ha definito "eroe" il boss mafioso Mangano. La
maggioranza dei cittadini non si scandalizza quando, ogni giorno, vengono
picconati pezzi di Costituzione e si attenta all'indipendenza della
magistratura. La maggioranza non si scandalizza per l'avanzata di un regime
feudale che trasforma i cittadini, poco a poco, in sudditi. A Berlusconi
l'elettorato ha dato stavolta una delega in bianco. Qualunque cosa abbia fatto,
faccia o dica, l'importante è che il premier mantenga la sua fama di mago e
risolva con un colpo di bacchetta la crisi, tramutando il declino in nuovo boom
economico. Una fede immotivata, visti i precedenti, ma nonostante questo
incrollabile. Meglio, tanto più incrollabile quanto più irrazionale. Tuttavia, poiché
nessuna comunità riesce a sopravvivere senza un'istanza etica, non sarebbe
giusto concludere che siamo diventato un paese totalmente amorale. Questa
sarebbe almeno una soluzione chiara. Siamo al contrario una nazione che pullula
di piccoli moralisti, ansiosi di ripristinare una legalità piccola ma feroce,
nei confronti della piccola criminalità. L'antipolitica s'incarica poi di
convogliare l'indignazione verso bersagli odaitissimi quanto irrilevanti.
L'aumento di stipendio di un consigliere comunale oggi provoca inauditi furori,
mentre "non interessa" che Berlusconi in quindici anni di politica si
sia arricchito più di quanto potranno fare migliaia di amministratori locali in
molte vite. Il mancato arresto di una borseggiatrice rom risulta assai più intollerabile
della sicura impunità di grandi bancarottiere, colpevoli di aver rovinato
migliaia di famiglie. La consulenza di poche centinaia di euro affidata da un
assessore a una lontana parente, magari capacissima, suscita un'ondata di
biasimo sociale, ben superiore all'eventuale nomina a ministro di un ex velina.
La circostanza che le ministre chiacchierate siano le stesse cui il premier
affida i solenni compiti di promuovere nel Paese una battaglia per la
meritocrazia e la pari dignità fra i sessi, aggiunge soltanto un tocco di
grottesco alla generale perdita di senso. In tanti anni di egemonia, il
berlusconismo è riuscito nel capolavoro. La vita pubblica italiana è ormai la
replica perfetta della poltiglia televisiva. Un blob grondante di volgarità e stupidità
dove si capisce benissimo chi comanda e chi serve, come si ottiene il successo,
quali sono il ruolo delle donne e i compiti del pubblico: applaudire e ridere a
comando. Chi non sta al gioco, è cancellato dallo schermo. Negli intervalli,
passano gli spot. Perfino il presidente del consiglio interrompe le conferenze
stampa ufficiali per far passare spot dei suoi manifesti di partito. Alle
minoranze dei non assueffatti, dei non rassegnati, fa male pensare al
patrimonio di civiltà, cultura, intelligenza, opportunità che questo paese ha
bruciato negli ultimi quindici anni per inseguire i problemi, le fantasie, i
deliri, i progetti di un piccolo uomo. Ma al momento non s'intravvedono
alternative all'orizzonte e i sondaggi che il Cavaliere sbandiera sono reali.
E' reale la perdita di memoria collettiva di una Macondo dove un giorno
bisognerà trovare nuovi nomi per le cose. S'è perso il ricordo stesso della
grandezza. Dopo aver riscritto la Costituzione materiale e la storia
repubblicana, forse nei prossimi anni si riscriverà anche la letteratura. Nella
prossima versione per le scuole dei I Promessi Sposi, Lucia la dà senza tante
storie a Don Rodrigo, che se ne vanta al cellulare con l'Innominato e gli
chiede di trovare un posto a lei e a Renzo. Don Abbondio siede da tempo alle
massime cariche dello stato, Azzeccagarbugli è ministro di giustizia. E'
difficile però cambiare il finale, Perché in questi casi, alla fine, arriva
sempre la catastrofe, arriva la peste. Per quanto Don Ferrante, ministro
dell'economia, sia molto ottimista.
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N.
159 del 2008-07-05 pagina 15 Obama inciampa sul ritiro dei soldati dall'Irak di
Redazione La stampa Usa attacca: Barack non sa decidere da Washington Un
candidato per tutte le stagioni, un nuovo Obama ma non migliorato. L'Irak
scatena la stampa americana sui radicali cambi di posizione dettata
dall'aggiustamento al centro del candidato democratico. "Le posizioni che
mutano con le stagioni di Obama si stanno moltiplicando: il Nafta, la riforma
del finanziamento elettorale, le intercettazioni, la
spilletta a stelle e strisce, il controllo sulle armi. Che cosa c'è rimasto?
l'Irak, ed il cambio di posizione sta già arrivando" scrive il Washington
Post. "Nel mio calendario di 16 mesi, se andate a controllare tutto quello
che ho detto, ho sempre posto come condizione il fatto che le nostre truppe
siano al sicuro" ha detto Obama ieri in North Dakota, roccaforte
repubblicana. Parole che sono state lette come una vera e propria frenata sul
ritiro, che è stato uno dei messaggi centrali delle primarie, tanto che il suo staff
ha convocato in tutta fretta una seconda conferenza stampa per correggere il
tiro. Affermando di non voler essere "frainteso" e di non volersi
lasciare "spazio di manovra sull'Irak", Obama ha ribadito che
"intende mette fine a questa guerra: il mio primo giorno di presidenza
convocherò il capo degli Stati Maggiori Riuniti e gli darò un nuovo
mandato". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N.
159 del 2008-07-05 pagina 42 I rom di Verona e chi deve chiedere scusa di
Redazione Fs: nessun ritorno al passato Notiamo con piacere che lo stesso
Petraroli, autore del pezzo pubblicato sulla sua testata sabato scorso "A
Trenitalia le macchine costano più dei ferrovieri", s'avvede di non poter
attribuire all'attuale gestione delle Ferrovie dello Stato le scelte prese nel
periodo 2001-2002. Una precisazione è tuttavia fondamentale per amor di verità:
non esiste alcun ritorno "ai vecchi metodi" così come descritto
nell'articolo. L'eliminazione delle stampanti Urmet non farà certo ripiombare
le Ferrovie dello Stato nel passato e non è neppure il presupposto - come è
stato scritto - per la riassunzione di personale. Anzi. Come ormai tutti sanno,
oggi la tecnologia web permette di mantenere vantaggi di produttività e
soluzioni molto più pratiche, come l'invio delle comunicazioni direttamente sul
palmare o la stampa di documenti da remoto. Infine, una annotazione: Trenitalia
non è il nuovo nome delle Fs, come erroneamente scritto nell'articolo ("Le
Fs, oggi Trenitalia..."), bensì la società di trasporto del Gruppo Fs, il
quale raccoglie sotto di sé molte altre società, ognuna delle quali con un suo
preciso core business. Per citarne solo alcune: Rfi, la società
dell'Infrastruttura, Italferr, la società d'Ingegneria, Grandi Stazioni e Cento
Stazioni. Federico Fabretti Direttore Centrale Relazione con i Media e
Redazione di Gruppo Grazie della precisazione. Berlusconi, Di Pietro e il
turpiloquio Un lettore sulla Stampa del 30 giugno sostiene che le espressioni
colorite che Di Pietro usa riferendosi al presidente del Consiglio,
rappresentano quanto molti italiani pensano di Berlusconi e prosegue elencando
le espressioni colorite che il presidente del Consiglio avrebbe usato da quando
è sceso in campo contro i suoi avversari politici, con ciò giustificando il
comportamento dell'ex magistrato di Mani Pulite e assolvendolo dal turpiloquio.
Parimenti si potrebbe, allora, affermare che, tanto per usare un'espressione
colorita, Di Pietro sia un imbecille perché questo è quanto pensano di lui
molti italiani, senza, però, considerare che se tutti propagassero ai quattro
venti quello che pensano avvocati e procure avrebbero il loro bel da fare. Enzo
Todaro - Canton Ticino Mi dissocio dal turpiloquio. Non siamo mica dei
Veronesi, noi. Per aiutare Di Pietro ci sarà "toga amica" L'onorevole
Ghedini ha preannunciato querela per diffamazione nei confronti di Di Pietro
per le sue offensive dichiarazioni sul presidente Berlusconi. Mi chiedo che
speranza ha di vincere la causa se a decidere sono i compagni/amici di Di
Pietro. Pochissime, è ovvio. Il disco rotto di Veltroni Ad ogni mosca che vola,
ormai, dobbiamo sentire il fastidioso disco che ripete le parole di Veltroni:
"il dialogo con la maggioranza è terminato"; evidentemente tale
musica è gradita al leader del Pd se ce la propina in continuazione, offendendo
tutti gli elettori che solo pochi mesi fa hanno voluto premiare Berlusconi: a
mio parere il comportamento dell'opposizione è gravissimo, primo perché ha
costruito un governo ombra e non una maggioranza responsabile; secondo perché
invita solo dopo pochi mesi dalle elezioni a scendere in piazza, segno evidente
che democrazia, serietà e correttezza non le conoscono nemmeno. Lettera firmata
e-mail Disco sempre più rotto. E rosso (come i suoi bilanci). Tutto aumenta, la
giustizia non paga Il primo luglio sono scattati gli ennesimi aumenti di luce e
gas. Naturalmente ciò comporterà ulteriori aumenti su tutti i generi di
consumo. Ma la nostra Giustizia che riesce a far processi a tutto e a tutti,
salvo poi farli decadere per svariati motivi, non potrebbe farne uno solo,
magari, ma portarlo a termine e affibbiare l'ergastolo a quei bischeri fra
Verdi, ambientalisti, ecologisti e fra quei giornalisti che li hanno sostenuti,
per danneggiamenti gravi al popolo italiano: per aver impedito l'adozione del
nucleare energetico? La nostra magistratura, piuttosto chiacchierata, per usare
un puro eufemismo, ne ricaverebbe senza dubbio riscatto e immediato prestigio,
mentre noi, poveri tartassati, spremuti e beffati, potremmo avere almeno la
magra consolazione di saperli al sicuro dall'ira popolare, e nell'impossibilità
assoluta di far ulteriori gravissimi danni al nostro Paese. Lettera firmata -
Genova Non confondiamo: i verdi sono già stati processati dalla storia e dagli
elettori. Ora chiedono scusa per l'errore (Chicco Testa) e stanno fuori dal
Parlamento. Ci è voluto un po', ma giustizia è stata fatta, senza bisogno di
invocare sempre i magistrati. Non siamo mica dei Travagli, noi. Il Csm e il
rispetto della Costituzione Condivido in pieno il contenuto dell'articolo a
firma Mauro Mellini. Berlusconi ha miliardi di ragioni per dire ciò che dice.
Non se ne può proprio più. Questi signori che hanno occupato posizioni di
potere, che non sono loro costituzionalmente riconosciute, la devono smettere
una volta per tutte. Se il presidente della Repubblica non se la sente di
preservare, com'è suo preciso dovere, nel rispetto del dettato costituzionale,
intervengano energicamente i presidenti di Camera e Senato. L'articolo 105
della Costituzione fissa tassativamente gli ambiti nei quali può e deve operare
il Csm. Gioacchino Gambatesa e-mail Lo ha ricordato anche il presidente
Napolitano. Ha visto? Sul caso Forleo Nell'assolvere Clementina Forleo, il Csm
ha platealmente sconfessato l'austero Procuratore Generale della Cassazione, il
quale invece ne aveva chiesto la condanna (censura e trasferimento d'ufficio)
con l'accusa di "abnorme comportamento": già indagava su Unipol e
Coop rossa, in più aveva sconsideratamente richiesto di
poter utilizzare alcune intercettazioni telefoniche che coinvolgevano
parlamentari sacri alla sinistra. La gip Forleo potrà ora continuare
l'inchiesta e ottenere quanto a suo tempo richiesto? E il Pg di Cassazione
continuerà a essere considerato autorevole? Giovanni Volpi - Milano Mah ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N.
159 del 2008-07-05 pagina 1 Quel no a Matrix ha salvato Veltroni di Gianni
Baget Bozzo Molti elettori di Berlusconi attendevano con animo sospeso e
interessato ma sereno la grande sfida del leader alla magistratura. Berlusconi
li ha delusi. Ma essi hanno capito. Egli ha rinunciato a formalizzare il
conflitto tra Parlamento e magistratura, un vero conflitto istituzionale su chi
comanda in una democrazia che è uno Stato di diritto: se il Parlamento o i
giudici. È una patologia inedita nella storia delle democrazie una magistratura
che è un potere definito dal Financial Times come "assoluto". La
sfida a Matrix ha mostrato che Berlusconi comprende la gravità del gioco che la
magistratura ha messo in campo. E sa bene che, se il suo elettorato reggerebbe
la prova, quello del Partito democratico non terrebbe. Alle elezioni di questo
Parlamento il Popolo della libertà si è presentato in condizioni diverse da
quelle che i suoi partiti avevano avuto in tutte le elezioni precedenti. In
quelle Berlusconi si è dimostrato come colui che difendeva dall'egemonia
comunista le istituzioni e la democrazia italiana. Ora le cose sono molto più
gravi, perché è in crisi il sistema Italia: non solo sul piano politico, ma su
quello economico, sociale, finanziario. È la crisi della vita, non quella della
libertà, il tema che Berlusconi ha posto all'elettore e che l'elettore ha
compreso. L'elettore ha affidato al centrodestra l'onere dello Stato, la cui
figura era da decenni collocata a sinistra dai comunisti e dai democristiani.
Ora stava al centrodestra guidato da Berlusconi il compito di esprimere una
direzione culturalmente diversa da quella originata dal Pci e dalla Dc. Era una
scelta assai diversa da quelle precedenti, perché partiva dal fatto che il
popolo aveva ormai compreso che la sinistra, anche nella forma del Pd, era un
vuoto politico. Il partito di quei magistrati che sono contro Berlusconi
avrebbe goduto se Berlusconi avesse posto il dito accusatorio sulla
magistratura come insieme. Ciò avrebbe permesso al partito delle toghe anomali
di mettere in difficoltà il Partito democratico e spingerlo verso il braccio
armato del giustizialismo, Antonio Di Pietro. Questa volta la manovra delle
intercettazioni tende a riportare il clima di guerra civile in Italia perché il
Pd è uscito dalle elezioni troppo debole per poter assumere, sia pure
dall'opposizione, la funzione di Stato. Destra e sinistra erano andate alle
elezioni senza attacchi personali tra i leader per permettere una
collaborazione formale sia nella gestione del Parlamento sia nelle riforme
della legge elettorale ed, eventualmente, della Costituzione. Dalle elezioni
politiche è risultato che il Pd non è una forza politica capace di avere la
fiducia di un elettorato che vuole la potenza dello Stato e il governo
dell'economia. Il tempo dunque appartiene al centro destra, è la sua ora, ma è
evidente che il governo Berlusconi, anche con il linguaggio di Giulio Tremonti,
ha creato uno spazio di intesa tra il linguaggio della destra e quello della
sinistra. La possibilità di salvare l'Italia spetta a una collaborazione
democratica che era già in corso e che ora magistrati anomali hanno voluto
interrompere, mettendo Veltroni in una situazione impossibile, quella di non
poter trovare il suo spazio tra Berlusconi e Di Pietro, tra il governo e la
piazza, tra le istituzioni e la magistratura anomala. Se Berlusconi avesse
formalizzato il conflitto con la magistratura, Veltroni sarebbe finito nelle
braccia di Di Pietro. L'elettorato del centrodestra aveva invece approvato la
collaborazione tra i due maggiori partiti. Pubblicando le
intercettazioni sulla vita personale di Berlusconi e dei suoi ministri raccolte
mediante intercettazioni, è stata violata ogni certezza del diritto privato e
del diritto pubblico. La magistratura anomala è un problema per la democrazia,
sia per la destra sia per la sinistra. L'elettore non ha desiderato,
votando Berlusconi, un nuovo conflitto con il linguaggio della guerra civile.
Comprende quindi che le sorti del Partito democratico, che la magistratura
anomala tiene "in gran dispitto" interessino anche il centrodestra.
Scegliendo di non formalizzare la rottura con la magistratura anomala andando a
Matrix, Berlusconi non ha fatto un passo indietro. Ha risposto al mandato degli
elettori, anche di quelli che avevano votato per Veltroni e non per Di Pietro.
Gianni Baget Bozzo bagetbozzo@ragionpolitica.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N.
159 del 2008-07-05 pagina 0 "La difendo, così la rovino", ecco il
tiro alla Carfagna di Michele Brambilla "Il commendator Bernasconi non è
un ladro": il titolo, apparso qualche anno fa su un quotidiano locale, è
rimasto nella storia di quella città e un po' anche in quella del giornalismo.
Stava in testa a un articolo di cronaca che dava conto delle specchiate virtù
di uno dei personaggi più in vista di quel piccolo mondo di provincia: un uomo
perbene, lavoro e famiglia, chiesa e associazionismo, tante cariche pubbliche.
Non sono vere, si leggeva, le voci su traffici, contrabbando, mazzette: tutte
balle. Senonché la mattina dopo il commendator Bernasconi tirò su il telefono e
chiamò il direttore del quotidiano per sollevarlo di peso: razza di idioti, che
cosa vi viene in mente? Nessuno - né un magistrato, né un giornale - aveva mai
accusato lo stimatissimo cumenda di alcunché, e quel titolo aveva tutto il
sapore della classica excusatio non petita. Da quel giorno in città
cominciarono a girare le voci sugli affari non troppo onesti del commendator
Bernasconi. Non sappiamo se quel titolo fu l'autogol di un ingenuo che credeva
di baciare la pantofola al potente di turno, oppure una coltellata nella
schiena inflitta con sadismo e ipocrisia. Ma non c'è bisogno di avere studiato
l'arte della propaganda dal dottor Goebbels per capire che se si vuole
sputtanare qualcuno senza pagarne le conseguenze, e senza passare per killer,
non c'è tecnica migliore che far finta di difenderlo. A Mara Carfagna, in
questi giorni e ieri in particolare, è stato applicato il trattamento del
commendator Bernasconi: si è detto e si è scritto smettiamo di insultarla,
merita la nostra solidarietà, è una vergogna che la stiano attaccando, non deve
dimettersi. Attacchi? E quali attacchi? E perché mai dovrebbe dimettersi? Così
deve aver pensato il lettore, semplice uomo della strada che nulla sapeva delle
voci sul conto del ministro per le Pari opportunità, e nulla avrebbe continuato
a sapere se sui giornali non fossero fioccati gli appelli pro-Carfagna, i
"basta con i veleni", le difese d'ufficio delle professioniste del
"mi sento offesa come donna". Fino all'altro ieri
i pissi pissi bao bao su Mara Carfagna e le intercettazioni telefoniche erano
roba che girava nei retrobottega della politica e in quegli ambienti mefitici
che sono le redazioni dei giornali: sconcezze vere o asserite giravano da un
politico a un giornalista e viceversa, ma restavano pur sempre tra pochi
addetti ai lavori. I lettori sapevano - ammesso che siano davvero
interessati - che c'erano, o almeno si diceva che c'erano, gossip scottanti,
telefonate sconvenienti, roba di sesso insomma. Ma tra chi e chi? Quelle intercettazioni
non si sa neanche se esistono e in ogni caso, ammesso che esistano, e che
qualche giornalista le abbia, non si possono pubblicare, o perlomeno non sta
bene pubblicarle. E allora, come far sapere Urbi et Orbi che è proprio lei, la
bella ministra, a essere chiacchierata? Come fare a rovinarla senza esibire
neanche la sbobinatura di un brigadiere? Ecco allora il lodo Bernasconi. Basta
un qualsiasi Massimo Donadi, capogruppo dell'Italia dei Valori: "Se Bill
Clinton avesse fatto Monica Lewinsky ministro, la vicenda sarebbe diventata di
rilevanza politica oppure no?". Ecco le prime paroline chiave. Monica
Lewinsky: per quale pratica è diventata nota Monica Lewinsky? Seconda parola
chiave: ministro. Chi sarà mai il ministro? Ci pensano i giornalisti a
completare l'opera. Uno, appena riportata la frase di Donadi, scrive: "Non
fa il nome della Carfagna ma...". Un altro aspetta qualche riga in più e
ci fa sapere: "La responsabile delle Pari opportunità, Mara Carfagna,
taglia corto: non mi occupo di intercettazioni". Il passo successivo è la
foglia di fico. Si raccolgono i pareri di una solidarietà trasversale. Politici
e intellettuali di destra e sinistra si stracciano le vesti, "il paragone
con la Lewinsky è una volgarità gratuita" dice una, "la colpa non è
sua" dice un'altra, non deve dimettersi; "poveretta, qui si mesta nel
fango", e intanto il fango finisce nel ventilatore. Mara Carfagna non la
conosco: mai vista né sentita. Se avesse fatto qualcosa di male, troverei
giusto che venisse cacciata. Ma vorrei che le accuse fossero certe, serie, e
soprattutto rivolte in modo leale. Non con l'artifizio peloso di un'ipocrita
difesa della privacy. Pubblicate le intercettazioni, piuttosto. Mostrate la
faccia, se davvero l'avete più pulita di quel lupanare della politica di cui si
parla. E a Donadi, quello dei Valori, vorrei dedicare in chiusura questo bel
titolo: "Il capogruppo Donadi non è uno stronzo". © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N.
159 del 2008-07-05 pagina 2 Calderoli: c'è una stradina per
risolvere il nodo intercettazioni di Emanuela Fontana "Ne ho già parlato
con il premier e con Letta" da Roma "C'è una soluzione, una
stradina...". Ministro Calderoli, si riferisce alle intercettazioni, alla
giustizia? Quale stradina? "C'è una soluzione, ne ho parlato con Letta e
Berlusconi. Sembra percorribile, ma vogliamo verificare la
percorribilità di tutti i canali. Vogliamo fare le cose in maniera trasparente,
non dico con il consenso dell'opposizione, perché purtroppo Veltroni sta
cambiando atteggiamento. Comunque con una non contrarietà". Può dire
qualcosa di più? Avete consultato il Quirinale? "Non dico niente! Sarà
comunque una cosa alla luce del sole, che verrà annunciata, senza segreti. La
scorsa legislatura ho dimostrato che qualche stradina in più rispetto ad altri
la conosco...". Trucchetto d'aula? "Non un trucco, un escamotage
trasparente". Le intercettazioni sul premier della procura di Napoli
stanno creando crepe nel governo? "Questo fatto delle intercettazioni non
lo vedo come un problema del Paese. Così come non vedo come qualcuno possa
parlare di attentato alla democrazia perché si vuole porre rimedio a un uso
indiscriminato delle intercettazioni. Dico: risolviamo questo problema subito,
togliamocelo dalle scatole prima di agosto. E torniamo a governare, che la
gente ne ha bisogno". Com'era l'atmosfera al Consiglio dei ministri?
"Normalissima, tranquillissima. Con la consapevolezza che stiamo facendo
tanto. Quel che ha fatto questo governo in questi primi due mesi ha
dell'incredibile, è più di quanto fatto da altri governi in legislature intere,
dalla sicurezza, all'immigrazione, all'Ici, con una semplificazione vera della
vita, e stiamo andando avanti sul versante delle riforme che ci attendono
presto, come il federalismo fiscale. Stiamo parlando di giorni, non di
anni". Bilancio positivo? Il "problema" della giustizia non lo
altera? "Noi stiamo lavorando, ma ti accorgi mentre lavori che qualcuno
sta parlando di altro, come se l'unica loro attività che cercano di vendere
sono i problemi del settore della giustizia. Sono cose importanti, ma è forse
più importante far mangiare il figlio alla fine del mese. Non so quanto alla
gente interessino questi problemi di giustizia. Interessano alla stampa".
Loro, l'opposizione. Crede ancora nel dialogo? "Io cerco sempre il
dialogo, non l'ho mai interrotto, per fare quelle riforme costituzionali che
sono dichiarate come assolutamente necessarie e condivise da una parte e
dall'altra. Se non le facciamo, tutta questa classe politica viene mandata al
macero". C'è la consapevolezza di questo nell'opposizione? "Io cerco
di sensibilizzarli su questo discorso. Per fortuna anche dalla loro parte ci
sono persone con la testa". Ma il loro messaggio alla gente ora è di
delegittimazione del governo. "Da un leader del partito di opposizione ti
saresti aspettato che non si sarebbe fatto tirare la giacchetta da Di Pietro.
Un leader vero non deve inseguire il consenso e basta. Le cose che tirano fuori
sono cose antiche che ogni tanto rispuntano. Se volevano farlo prima dovevano farlo
prima, lo facciano in futuro, ma ora fateci governare, punto. A me interessa
che un decreto legge sulla sicurezza a favore finalmente di Abele e non di
Caino venga approvato, mi interessa che passi la Finanziaria prima dell'estate,
far riprendere il Paese e far star meglio la gente". Comunicate poco
quello che fate? "Sento gente che è ancora in dubbio se pagare l'Ici o
meno. Certo è che se lavori tanto, fai fatica a fare anche il
comunicatore". Sui rifiuti è giusto che il Nord aiuti il Sud? "Sono
contrario, ma Berlusconi vuole ripulire Napoli entro dieci giorni. Sono
contrario ma non faccio le barricate". Appoggia il collega Maroni
sull'idea delle impronte nei campi rom anche ai bambini? "Le dovranno
prendere a tutti quando ci sarà una vera carta d'identità digitale. La Lega ha
fatto un lavoro enorme con Maroni sul pacchetto sicurezza". Insomma, le è
piaciuto tutto di questi due mesi al governo? "Sono perplesso che un clima
con l'opposizione su cui si stava lavorando si sia alterato". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
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N.
159 del 2008-07-05 pagina 5 E sulle telefonate con Saccà il Gip prende tempo di
Gian Marco Chiocci Tra una settimana il giudice Giordano deciderà se procedere.
I dialoghi irrilevanti saranno distrutti. Ma si temono trascrizioni pirata Utilizzarli
oppure no i colloqui di Silvio Berlusconi? Mandarli tutti al macero o chiedere
l'autorizzazione a usarne più d'uno? Rinviare a giudizio il capo del governo o
archiviare il caso? Gli interrogativi si sprecano all'interno della procura di
Napoli, quella che indagando sul manager Rai, Agostino Saccà, è incappata
dritta dritta nella voce del premier. Ieri è stata giornata di precisazioni,
temporeggiamenti, rassicurazioni. Il giudice per le indagini preliminari Luigi
Giordano, al termine di una breve udienza a cui hanno partecipato il pm e i
legali del premier, si è riservato di decidere sulla richiesta da inoltrare al
Parlamento per l'utilizzazione delle sei telefonate intercettate con le voci di
Saccà e Berlusconi. Lo stesso giudice, che si è preso una settimana di tempo,
sarà chiamato a pronunciarsi sulla questione di competenza territoriale
avanzata dagli avvocati Niccolò Ghedini e Michele Cerabona, difensori del
presidente del Consiglio, convinti assertori della competenza romana del
procedimento penale per corruzione incardinato a Napoli ("tutte le
telefonate sono partite da Roma"). Le intercettazioni, disposte dal pm
partenopeo Vincenzo Piscitelli, fanno parte del fascicolo riguardante alcune
produzioni di RaiFiction e le contestuali segnalazioni di attrici e soubrette
da inserire nei cast. Il prossimo 18 luglio è prevista l'udienza clou: il gup
Pasqualina Laviano dovrà dire l'ultima parola sulla richiesta di rinvio a
giudizio per Silvio Berlusconi. Solo dopo aver risolto il dilemma della
competenza territoriale il gip Giordano deciderà se distruggere, o meno, tutti quei colloqui telefonici intercettati contenenti parti non
penalmente rilevanti. Nell'attesa, però, è corso a rassicurare tutti il
procuratore capo Giandomenico Lepore: "Tutte le intercettazioni ritenute
irrilevanti per il prosieguo dell'inchiesta su Saccà e Berlusconi saranno
distrutte nei prossimi giorni. La procura di Napoli - ha detto - ha
depositato com'era doveroso le intercettazioni riguardanti il procedimento
avviato nei confronti del dottor Saccà. Quelle irrilevanti saranno
distrutte". Le rassicurazioni di rito arrivano in contemporanea alle
"rassicurazioni" al premier sulle colonne di Repubblica in merito
all'esistenza a Milano, e non a Napoli, di telefonate compromettenti tra il premier
e Confalonieri, telefonate che però sarebbero già finite al macero per volontà
del gip dell'inchiesta sul fallimento di Hdc, la società del sondaggista Luigi
Crespi. Ergo, Berlusconi può stare tranquillo. "Non esistono copie perché
il software utilizzato dalla ditta milanese che lavora, in appalto, per la
procura di Milano impedisce che i file-audio possano essere copiati senza
lasciarne traccia elettronica". Purtroppo, non è così. Le intercettazioni
audio che se copiate lasciano traccia, forse, sono davvero finite al macero. Ma
non si può dire altrettanto delle trascrizioni su carta dei file audio con i
colloqui fra il premier e Confalonieri: Repubblica dimostra di conoscerne i
contenuti attraverso pruriginose allusioni. Se davvero tutto (audio e cartaceo)
fosse finito al macero, nessuno saprebbe i segretissimi dettagli di quelle
chiamate. E invece, così non è. Se l'audio non si sente, carta canta. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
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N.
159 del 2008-07-05 pagina 5 "Intercettazioni, l'Italia è fuorilegge" di Redazione Roma. Mentre
dall'Italia dei Valori continua il fuoco giustizialista sul governo, sono in
molti a schierarsi per un intervento legislativo che ponga dei limiti alle
intercettazioni. Il primo a prendere posizione in merito - nel corso di un convegno
su giustizia e mass media - è il segretario generale del Garante per la
protezione dei dati personali, Giovanni Buttarelli: "L'Italia in materia
di intercettazioni è fuorilegge - ha spiegato -. Lo dice l'Autorità europea. È
indispensabile che i verbali rispondano a un'effettiva esigenza di informazione
e non alla curiosità morbosa. Mantenere la situazione attuale non giova a
nessuno". Stessa posizione per il leader Udc Pier Ferdinando Casini, che
pur contestando la scelta di intervenire con un decreto legge, reclama un
provvedimento: "Chi sostiene il contrario, come Di Pietro, è fuori dal
mondo". Contro l'ex pm - che continua a propugnare qualsiasi tipo di
intercettazione, anche non penalmente rilevante - si è schierato
sarcasticamente anche il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri:
"Di Pietro? Ormai sembra una via di mezzo tra Vito Catozzo di
"Drive-In" e Zorro di Franco e Ciccio". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
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N.
159 del 2008-07-05 pagina 8 I democratici ora ammettono: questo girotondo è
contro di noi di Stefano Casamassima da Roma Se volete fare un torto ad Antonio
Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, ditegli che andrete alla
manifestazione dell'8 luglio contro i provvedimenti in
materia di giustizia e intercettazioni del governo Berlusconi, per vedere
quanta gente c'è. "È inutile che preghino perché ne venga poca",
smorza subito l'entusiasmo dei menagrami (bipartisan), "non sarà il giorno
della conta". Anche perché, chiarisce, lo scopo è quello di
"informare i cittadini sull'anomalia di un governo nato per le esigenze
processuali di qualcuno". E soprattutto, ricorda Pancho Pardi,
senatore Idv e promotore della giornata di protesta, "senza avere il
complesso di piazza S. Giovanni" che tradotto significa "non si
aspettano un milione di persone". Intanto però, Paolo Flores d'Arcais,
direttore di Micromega e mentore del girotondo insieme a Furio Colombo, una
prima conta la fa: sul palco, spiega, si alterneranno Marco Travaglio, Sabina
Guzzanti, Ascanio Celestini, Andrea Camilleri, Rita Borsellino, Moni Ovadia e
Lidia Ravera. Chi invece sperava di urlare un "vaffa" a squarciagola
insieme a Beppe Grillo, si dovrà accontentare di farlo solo in videoconferenza.
Però, ricorda, Flores, "ci sarà anche il professor Alexian Spinelli,
rappresentante del popolo Rom, e molti militanti del Pd. Oltre a semplici
cittadini". E a Lucia Annunziata, che giusto ieri, al Riformista, chiariva
le sue ragioni: "Non si è mai visto in nessun Paese al mondo che un capo
di governo faccia una legge ad hoc per impedire l'uscita di notizie sul suo
conto. Le sente le voci su Berlusconi e alcuni membri del suo governo,
no?". E poco importa se non sono questioni strettamente politiche:
"La privacy - prosegue - non può essere usata come uno scudo sempre e
comunque". Intanto, dopo le titubanze dei giorni scorsi, anche Arturo
Parisi ha deciso per il "sì". Ma, avverte, "riconoscermi nei
contenuti e nella funzione della manifestazione non equivale a riconoscermi
nelle forme". Un atteggiamento a metà di un guado che dall'interno del Pd
non si pensa proprio di attraversare. Fassino, tranchant, "non ritiene di
manifestare con Di Pietro" dissentendo "dal suo modo di condurre la
battaglia politica". Non una novità, e a chi gli fa notare che in realtà
non è il leader dell'Idv la mente, risponde: "Se l'ispirazione è il
grillismo, ancora di più non ci vado". "È che è più facile dare una
gomitata a chi ti sta vicino che un colpo a chi ti sta davanti, specie se è più
grosso" rifletteva sere fa Massimo D'Alema dal festival dell'Unità
censurando l'iniziativa dell'ex pm di Mani Pulite. Che, ingenuamente, sarebbe
caduto nella rete del premier: "Farsi attirare da Berlusconi nell'ennesima
rissa sulla giustizia per poi fargli dire che non è questa l'emergenza, è un
gioco non intelligente". E resterà a Bologna Sergio Cofferati, che nel
2002 schierò la Cgil dalla parte dei girotondini, sostenendoli "su punti
specifici" e senza mettere sotto accusa "l'assetto politico
dell'opposizione". Un rischio da cui oggi il Pd non sarebbe pienamente al
riparo, visto che "se la manifestazione aprisse la partita tra le forze
che fronteggiano Berlusconi, sarebbe una rovina". Intanto, ad orologeria,
parte la controffensiva di Walter Veltroni che annuncia l'avvio di una
imponente petizione: "Cinque milioni di firme per dire "no" a un
governo che non rispetta le regole democratiche". Le firme, conclude il
segretario del Pd, "saranno la base della manifestazione che il Partito
democratico ha promosso per l'autunno". In serata Marco Pannella annuncia
in modo colorito che neanche i radicali presenzieranno. Anche perché, chiosa,
"abbiamo da dire qualcosa di più serio". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica.it" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
La
sera dell'8 aprile di quest'anno, all'apice della campagna elettorale, l'uomo
politico che in questi giorni condanna gossip negativi e pettegolezzi
inquinanti ha rivelato a una sua giovanissima e omonima fan incontrata sui
bastioni di Alghero di essere stato concepito dai suoi genitori in un
boschetto: "E' per questo che mi chiamo Silvio, che viene da
"selva"". E quindi: "Indaga anche tu con i tuoi... ".
Nella penultima campagna elettorale, del resto, nel febbraio 2006, sempre in
Sardegna l'allora presidente del Consiglio Berlusconi aveva pubblicamente
promesso la propria astinenza sessuale, che sarebbe una faccenda piuttosto
privata, in cambio della vittoria. All'offerta votiva, del tutto inedita nella
storia politica italiana, era stato chiamato a cerimoniere un incauto
sacerdote. Qualche giorno dopo si è saputo che nottetempo, in un estremo e
inusitato sforzo propagandistico, il Cavaliere aveva telefonato a una hot-line
- trovando peraltro un'operatrice già ampiamente convinta di votare Forza
Italia. L'intemerata berlusconiana contro la "pornopolitica"
(espressione coniata alla fine degli anni settanta da Mino Pecorelli) era
comunque di là da venire. Pochi giorni fa, in prima fila alla messa Vip di
Portorotondo, il presidente ha ritenuto di aprire platealmente la questione
della comunione ai divorziati rivolgendosi al vescovo, durante la liturgia. Che
la fede sia una questione personale è tutto da dimostrare, anche se in genere
si tratta di argomenti delicati, che non si vanno a strombazzare. Ebbene: di
Berlusconi, da un paio di giorni severo cultore della serietà e della
riservatezza, il giorno dopo i maggiori quotidiani hanno intervistato non uno,
ma due confessori, don Corsani e don Zuliani, entrambi giustamente prodighi di
buone parole. L'esistenza di un terzo confessore, don Rossi, "cappellano
di Arcore", si deve allo stesso Cavaliere, che ne ha parlato di recente
dal palco durante un'altra indimenticabile performance davanti ai circoli di
Dell'Utri. Don Rossi "era molto generoso quando gli confessavamo le nostre
birichinate, io ero più birichino di Marcello". Nell'accordargli una
piccolissima penitenza, secondo Berlusconi, il sacerdote dava conto della
propria benevolenza: "Se io fossi nelle sue condizioni, non sa cosa
farei!". Il problema, continuava il futuro nemico del gossip fra le risate
del pubblico, è che "mia moglie l'è venuto a sapere": dal che don
Rossi venne allontanato. Tutto questo per indicare i contenuti e le modalità
espressive attraverso i quali di norma - ma gli esempi possono riempire un
volume d'enciclopedia - a partire da se stesso il presidente del Consiglio
concepisce, misura e fissa i confini tra sfera pubblica e privata. Ma tutto
questo, anche, per chiedersi se ci si rende conto dell'importanza che il gossip
ha assunto nel discorso pubblico. Se non sia divenuta l'unità di misura della
macchina comunicativa e un elemento distintivo dell'odierna classe politica. E
se per caso non sia sfuggito di mano a quest'ultima, con esiti al momento del
tutto imprevedibili. Come quel cartello comparso a Vicenza nel corteo contro l'allargamento
della base militare americana: "Veronica, scrivi una lettera anche a
Prodi!". Perché Berlusconi può anche aver ragione
rispetto ai colloqui telefonici intercettati. O comunque si può umanamente
capire. Ma al tempo stesso egli è davvero l'ultimo a potersi lamentare della
cultura del pettegolezzo; e non solo per i modelli che da Dinasty al Grande
Fratello la tv commerciale ha introdotto nell'immaginario italiano. Il
punto vero è che quell'entità che con qualche pigrizia si definisce gossip è la
classica arma a doppio taglio. E nessuno come Berlusconi a tal punto l'ha
utilizzata da aver trasformato ciò che era personale in pubblico. Vedi il
riverbero della sua immagine che straborda, il valore assegnato alla ricchezza,
l'energia del lusso, la suggestione dei paesaggi e della compagnia,
l'insediamento di uno stile signorile e cortigiano (maggiordomo, cuoco, musico,
trainer, guardie, servi). Vedi ancora l'ostensione dei graffi e dei lividi dopo
i bagni di folla e la barzelletta, la canzonetta, la battuta galante o
machista. E il rito dello shopping, i gioielli alle parlamentari, i cambi di
costume di scena, gli interventi estetici e sanitari, il linguaggio, i
gestacci, i desideri e tutto quanto insomma da sempre Berlusconi innesca come
spontaneo dispositivo per attirare l'attenzione su di sé nel modo più efficace:
dandosi in pasto. Difficile pensare che questa auto-cannibalica visibilità non
abbia un prezzo, o non comporti un contrappasso. Così come al netto del
moralismo, dell'ipocrisia o di qualsiasi impostazione berlusco-centrica, è
facile pensare che nel vuoto delle ideologie e nel deserto dei progetti il
gossip sia già diventato qualcosa che certo influenza la narrazione di questa
Terza, forse, Repubblica. Si pensi alla partita giocatasi attorno alla malattia
di Bossi; alle vicissitudini coniugali di Fini; alle implicazioni economiche
che tengono insieme il leader centrista Casini e il suocero. Si pensi al fatto
che durante l'ultimo congresso ds si parlò di "mobbing"; o all'assai
plausibile ipotesi che fra le concause del disastro elettorale di Rifondazione
ci siano le frivolezze e le vanità mondane dei Bertinotti. Tutto è talmente
pubblico, oggi, e tutto è al tempo stesso così terribilmente privato da far
venire il sospetto che non si possa fermare vietando o distruggendo delle
intercettazioni telefoniche. (5 luglio 2008.
( da "Repubblica.it" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Ci
sono silenzi che nascondono dignità e dolore. Silenzi che pure fanno rumore. È
quanto accade a Veronica Lario, la moglie di Silvio Berlusconi. Per lei e per i
suoi figli è un altro momento di sofferenza, ma questa volta Veronica non farà
alcuna dichiarazione pubblica. Almeno per ora, la signora Berlusconi non parla.
Spiega di non volere entrare in questo "ciarpame", ma ha le idee
chiare. Una sopra tutte, come ha confidato a chi le sta vicino: l'inchiesta di Napoli nei confronti del premier e di Agostino
Saccà, le intercettazioni telefoniche ordinate dai pm partenopei, sollevano un
problema di "morale pubblica". Spostare l'attenzione sul privato
significa confondere i temi, significa "distrarsi" e non aiuta il
paese a capire "un fatto che potrebbe essere grave". Non lo
dice ma nella sua testa, nel suo modo di pensare, Veronica è ancora più
esplicita. A Napoli non si indaga su presunti tradimenti coniugali. I magistrati
di Napoli indagano il presidente del consiglio e il responsabile della fiction
in Rai per il presunto reato di corruzione. E la corruzione è una morale
"che rischia di essere ormai consolidata in tutti gli ambienti".
Questa dovrebbe essere l'unica cosa importante, questi i fatti sui quali
dovrebbe soffermarsi la riflessione delle istituzioni, della politica e
dell'opinione pubblica. Nessun interesse, quindi a Macherio, sui gossip a luci
rosse e sulle telefonate imbarazzanti nelle quali il Cavaliere parlerebbe delle
particolari qualità di alcune sue ministre. Da villa Belvedere non usciranno
lettere o interviste, anche se Veronica si sente nuovamente ferita, ma non
vuole recitare il ruolo della vittima. Se sto zitta, avrebbe detto al marito,
non vuole dire che non esisto. In altre parole: ditemi come stanno esattamente
le cose. Per questo motivo ha voluto avere precise spiegazioni sui reali
contorni della vicenda sia dall'avvocato del marito, Nicolò Ghedini, chiamato
mercoledì, sia dallo stesso Berlusconi che giovedì, dopo avere annullato
l'intervento a Matrix su suggerimento di Gianni Letta e Fedele Confalonieri
("Silvio, sulla giustizia hai ragione, ma i modi sono sbagliati", gli
avrebbe detto il presidente di Mediaset), è volato a Macherio alle nove di sera,
ha cenato con la moglie, ha parlato con lei un paio d'ore, per poi tornare a
Roma ieri mattina in tempo per il consiglio dei ministri. Forse più tranquillo,
forse anche più avvertito. E non è da escludere che i toni più cauti ostentati
nella conferenza stampa successiva al Consiglio siano stati in parte frutto del
confronto avuto la sera prima con la moglie. Silvio è dunque scampato alle
unghie di Veronica? Per ora parrebbe di sì. Per ora. E questa è una
sottolineatura di non poco conto. Dalle fonti ufficiose di villa Belvedere
giunge anche l'ennesima smentita alle voci di divorzio imminente fattesi di
nuovo insistenti in questi ultimi giorni di alta marea famigliare. Sono almeno
dieci anni che Veronica Lario si trova di fronte a questa domanda. Dieci anni
di riflessioni amare e dolorose. In qualche occasione ha risposto con una
battuta: "Sono sempre stata lenta nel prendere le decisioni". C'è da
credere che ci pensi, ma che ancora una volta rimanderà il passo. In realtà la
moglie di Berlusconi ha sempre sacrificato i suoi desideri all'equilibrio e
alla serenità dei figli e ha combattuto con determinazione e coraggio una
battaglia personale per salvaguardare i diritti di Eleonora, Barbara e Luigi
nell'azienda del marito, arrivando a tagliare un traguardo importante
all'inizio del 2006, quando i tre ragazzi sono stati inseriti nella
"Holding quattordicesima" con il 21,42 per cento delle quote
Fininvest, la cassaforte dell'impero berlusconiano, la stessa quota detenuta da
Piersilvio e Marina, i figli che il Cavaliere ha avuto dalla prima moglie. C'è
un futuro da costruire per i più giovani. Luigi studia alla Bocconi, è
appassionato di finanza, ha una grande ammirazione per il padre imprenditore e
vuole seguirne le orme. Barbara ama la letteratura e l'editoria, pensa di
ritagliarsi un ruolo all'interno della Mondadori. Per il resto le strade di
Silvio e Veronica sono separate. Lei ha smesso da molto tempo l'abito della
first-lady. Ha scelto la riservatezza, la solitudine. La sua agenda è
rigorosamente divisa da quella del marito. Veronica è stata l'ultima volta a
Roma lo scorso inverno per la mostra di Rothko, una gita di poche ore. Poi ha
dedicato gran parte delle sue giornate al nipotino Alessandro, figlio di appena
otto mesi di Barbara, "l'unico uomo di cui sono innamorata". Infine è
stata per quasi due mesi in Cambogia, nel Laos e a Rio de Janeiro. È tornata in
Brianza da una decina di giorni, in tempo per scoprire che il dialogo tra il
governo e il pd di Veltroni, un confronto nel quale lei riponeva molte speranze,
"forse l'ultima chance per l'Italia", è naufragato sullo scoglio
della giustizia e dei principi costituzionali. Ora andrà qualche giorno in
Sardegna, poi negli Stati Uniti dove studia Eleonora. Di telefonate a luci
rosse non vuole parlare. "Ho già detto tutto ciò che penso un anno
fa", ha risposto a un'amica, invitandola a rileggere la lettera inviata a
"Repubblica" dopo gli apprezzamenti rivolti dal marito a Mara
Carfagna durante la cena di gala dei Telegatti: "Se non fossi già sposato,
la sposerei subito". Era il gennaio del 2007. Adesso Veronica pensa che
chi allora la criticò oggi, magari, possa ricredersi. (5 luglio 2008.
( da "Stampaweb, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA
Con la sponda del Quirinale, nella maggioranza c'è chi si è messo a lavoro per
un difficile compromesso con il Pd sulla riforma federale (entro luglio verrà presentata
da Umberto Bossi), e sul "lodo Alfano" che sospende i processi per le
alte cariche dello Stato. Ma il macigno da rimuovere è sempre la norma
"blocca-processi" inserita nel decreto sicurezza contro il quale i
Democratici si preparano, con l'ostruzionismo in Parlamento, a sparare tutte le
loro munizioni. Un ostruzionismo che il governo è pronto a neutralizzare
ricorrendo al voto di fiducia. Prima di arrivare al redde rationem della
prossima settimana, il ministro leghista Roberto Calderoli vuole provare a
smussare gli angoli e aprire la strada del dialogo. "Basta con i pasticci
e il muro contro muro. Bisogna fare le cose alla luce del sole, in maniera
chiara e trasparente. E' una pazzia non dialogare sulla
riforme dello Stato mettendo in mezzo altre questioni come la giustizia, i
processi e le intercettazioni. Su queste cose ora ci metto la testa
io...". Anche An non considera un'ipotesi assurda stralciare la norma
della discordia. "Se ne può ragionare. È diventata il cavallo di Troia di una
opposizione - dice Ignazio La Russa - che non ha argomenti".
Dunque, una parte del centrodestra si sta muovendo sulla strada del dialogo. Ma
si tratta di una corsa contro il tempo, perché l'emendamento
"blocca-processi" arriva mercoledì nell'aula di Montecitorio. A non
credere nel miracolo di una sinistra che ragiona, è innanzitutto Silvio
Berlusconi. E il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, la mette così:
"Non vedo una resipiscenza del Pd. E poi noi scambi non ne facciamo".
Il vero problema per il Cavaliere non è il Pd che sa di poter piegare in
Parlamento con la forza dei numeri (e del voto di fiducia). Le condizioni per
rimuovere la norma salva-processi sono legate allo stop definitivo delle
"intercettazioni-fango" e, soprattutto, all'andamento dei processi di
Napoli e Milano: il primo potrebbe essere spostato a Roma, come chiesto dai
suoi avvocati, e il processo Mills dovrebbe rallentare la corsa delle udienze
prima di una sentenza. Comunque, al Consiglio dei ministri di ieri, Berlusconi
è apparso più tranquillo. Almeno così lo hanno descritto alcuni ministri: più
tranquillo e più sicuro di avere frenato l'attacco dei magistrati. Non si è
discusso del decreto sulle intercettazioni e del perché non è stato portato
all'attenzione del Cdm. "Nessuno - sostiene il ministro Elio Vito - aveva
previsto una cosa del genere. Era stato solo detto che c'erano le condizioni di
necessità e urgenza". Per la verità era stato proprio Berlusconi a
parlarne, martedì scorso a Napoli, in una conferenza stampa. Poi però le temute
"sexy-intercettazioni" non sono state pubblicate, il capo dello Stato
(insieme a Letta, Bossi e Fini) è intervenuto per convincere il premier a non
fare la mossa del decreto. Così, in Consiglio, Berlusconi ha perfino
minimizzato. Assicurando che il gossip sulle telefonate è tutta "roba
inventata, priva di fondamento, inesistente". Il premier ha aggiunto che
certa magistratura e i giustizialisti della sinistra pensano di poterlo
piegare, "ma forse cominceranno a capire che la musica è cambiata e questa
volta vinco io". Confortato dai sondaggi che vedono in crescita continua
sia il premier sia il governo, Berlusconi ritiene di avere saldamente in mano
il bastone del comando. E per far capire agli stessi ministri come funzionano
le cose anche dentro il governo, ha passato la parola a Gianni Letta che ha
riferito le nomine ai vertici di Inps, Inail e Inpdap. "Una speditezza da
consiglio di amministrazione", è stato il commento di un ministro
all'oscuro di queste decisioni. Finito il Consiglio dei ministri, un Berlusconi
sicuro e soddisfatto è sceso in sala stampa per incontrare i giornalisti. Con
lui ha voluto il ministro Mara Carfagna. "Mara, devi esserci anche tu
nella fossa dei leoni". Alla faccia dei gossip. LINK + Scontro fra
Berlusconi e Veltroni + Berlusconi: contro di me solo fango.
( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-05 num: - pag: 6
categoria: REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Strategia dei
"fatti" per compensare la battuta d'arresto "F atti "
contro "fango". Lo schema è abile, ed in qualche modo obbligato. Nel
momento in cui Silvio Berlusconi deve rinunciare all'offensiva parlamentare più
eclatante contro il potere giudiziario, vira. Continua a prendersela con
"certa magistratura" che vorrebbe "sovvertire il voto degli
italiani"; e col "patto scellerato fra riformisti e giustizialisti
". Ma il fondale di queste affermazioni già sentite tende a mostrare non
un governo assediato e traballante; piuttosto, una squadra coesa, operativa,
pronta a ostentare "i fatti", appunto. I sei ministri che il premier
schiera accanto a sé sono il contorno di una piccola autocelebrazione dei
risultati già conseguiti. A cominciare da Mara Carfagna, una
delle principali vittime dei pettegolezzi sulle intercettazioni, ognuno spiega
compìto quanto è stato realizzato dal proprio dicastero nei primi due mesi; e
alla fine si volta verso il premier, in cerca di approvazione. Si indovina la
voglia di uscire dal vicolo cieco nel quale la maggioranza si è infilata con il
braccio di ferro istituzionale sulla legge "salva processi" e
sul modo di fermare la pubblicazione di telefonate imbarazzanti. La scenografia
della sala- stampa di palazzo Chigi prevede la contrapposizione quasi visiva
fra un esecutivo tranquillamente al lavoro; e giudici, "giornali
provincialissimi" e l'opposizione, impegnati a occuparsi di "gossip".
è un'operazione di immagine che Berlusconi ha voluto per parlare al proprio
elettorato; e che i suoi hanno capito e approvato, dopo aver seguito un po'
disorientati le vicende degli ultimi giorni. Qualche dubbio dev'essere venuto
anche al governo, se ha deciso una campagna a base di "gazebo" per
spiegare al Paese le cose fatte; e se ammette che c'è stato un difetto di
comunicazione. L'insistenza rivela il dubbio che l'elettorato abbia percepito
una certa carenza di decisioni. Il tentativo è di tornare a parlare a tutta
l'opinione pubblica, nonostante le tensioni forti con i magistrati. Il richiamo
del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, al "rispetto degli equilibri
costituzionalmente definiti", soprattutto nel "difficile rapporto tra
politica e giustizia", conferma che il capitolo rimane aperto; e può
provocare lacerazioni in ogni momento. Sta spaccando sempre più la sinistra:
con Antonio Di Pietro avviato alla manifestazione dell'8 luglio e ad una
polemica intermittente col Pd ed il Quirinale; e Veltroni costretto a smarcarsi
e insieme ad inseguirlo, proponendo una raccolta-maratona di firme "contro
un governo", sostiene, "che non rispetta le regole democratiche"
e trascura salari e pensioni. è una posizione non facile, per il Pd, che il
premier tende ad associare all'antiberlusconismo ideologico. Ormai esisterebbe
solo la sinistra che "ha siglato un patto scellerato con l'ala giacobina e
giustizialista della società italiana, e propugna il dominio della
magistratura". è una deriva che il premier ritiene vada "assolutamente
fermata". D'altronde, i sondaggi gli dicono che per il momento, e
nonostante tutto, i consensi verso il governo continuano a salire. Non è chiaro
se sia merito suo o demerito dell'opposizione. Ma il vantaggio gli permette di
superare indenne battute d'arresto come quella degli ultimi giorni: anche se
l'impatto delle misure sulla sicurezza col Parlamento può rallentare i suoi
piani. \\ Battaglia della comunicazione tra il premier e Veltroni. I tormenti
del Pd.
( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-05 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE Il Colle: politica-giustizia, rispettare gli equilibri
Monito di Napolitano: "I nodi vanno risolti cercando sintesi il più
possibile condivise" Messaggio "calibrato" al congresso
socialista. Sulle intercettazioni nessuna estenuante
trattativa col premier ROMA - Vanno "rispettati gli equilibri
istituzionali costituzionalmente definiti, con particolare riguardo al
difficile rapporto tra politica e giustizia". Insomma: bisogna evitare
tracimazioni e forzature di una parte sull'altra e spegnere al più presto
conflitti tra poteri che rischiano di disorientare l'opinione pubblica e
di mettere ancora in torsione il sistema. A ripeterlo è il presidente della
Repubblica in un passo, calibrato ad hoc, di un suo messaggio d'auguri e di
buon lavoro al congresso nazionale del Partito socialista. Messaggio solo in
apparenza assimilabile ai tanti altri che vengono spediti dal Quirinale per
convegni, cerimonie e commemorazioni. Stavolta, infatti, chiamato in causa dai
temi del giorno riassunti nel saluto rivoltogli dai congressisti e che toccano
le questioni più attuali, Giorgio Napolitano trova modo di ribadire
raccomandazioni già lanciate più volte (e con scarsa udienza) nelle settimane
scorse. Sottolineando la necessità di affrontare i nodi irrisolti "con il
più ampio concorso di forze politiche, nella costante ricerca di sintesi il più
possibile condivise " e, alludendo appunto allo scontro in corso,
"nel rispetto degli equilibri istituzionali costituzionalmente
definiti". Dietro questa sortita del capo dello Stato c'è un preciso
retropensiero, che rimanda all'impegno bipartisan preso dalle forze politiche
prima e dopo il voto. Si era detto cioè che questa legislatura dovrà inaugurare
una stagione costituente, mirata a realizzare le riforme di cui il Paese ha
bisogno. Il clima iniziale era davvero positivo, con consolazione del Colle. Ma
la promessa è stata presto contraddetta da alcuni interventi in materia di
giustizia messi in cantiere dal governo, con l'inevitabile corollario di accuse
e controaccuse quando il premier è passato personalmente all'attacco delle
toghe. Il culmine delle polemiche si è toccato nelle ultime 48 ore, con il
busillis sul decreto intercettazioni, ritirato in extremis. A proposito del
quale sono state dette diverse inesattezze, per esempio che la marcia indietro
di Berlusconi era frutto di un pressing del presidente della Repubblica, al
termine di un'estenuante trattativa. Non è andata così per la semplice ragione
che su quel provvedimento Napolitano non aveva nulla da negoziare. Manteneva la
posizione espressa tempo fa, favorevole a un disegno di legge da discutere e
approvare in Parlamento. Spettava a Palazzo Chigi spiegare al Paese (e non
certo nel confessionale del Colle o nell'impropria sede di un talk show
televisivo) le ragioni di "necessità e urgenza" che rendevano
indispensabile il decreto e assumersi le relative responsabilità. Calcolati
costi e benefici di una simile iniziativa, il premier ha deciso di tornare sui
suoi passi, allentando almeno un po' delle tensioni. M. Br.
( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-05 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE Sette giorni "Nessuno può fargli la morale.
Indecenti certe inchieste" "Silvio bulletto al telefono Ma mai
parlato di ministre" Confalonieri: non farebbe cose che non può raccontare
SEGUE DALLA PRIMA Dice Confalonieri che "in questa storia nessuno può
scagliare una pietra contro Berlusconi. Infatti le pietre restano ammucchiate
lì per terra ". Nessuno meglio del presidente di Mediaset può spiegare il
premier, descriverne l'indole, il modo di vivere, e anche il resto. E
raccontando la storia del Cavaliere, arriva a identificarsi con l'amico che
licenziò dall'orchestrina perché passava troppo tempo a corteggiare le
signorine in sala invece di suonare. "Silvio, nonostante il peso degli
anni e degli incarichi, si è portato appresso quell'aspetto goliardico e
giovanilista, quell'aria da bulletto di paese che non riesce a tenersi, a
restare riservato. Credo che se dovesse fare una cosa per poi non dirla, si
risparmierebbe la fatica. Non la farebbe. è così, si attarda nei particolari, e
non fa distinzioni se discute di questioni aziendali, politiche o
private". Ma il privato di un presidente del Consiglio diventa cosa
pubblica, specie se le sue conversazioni piccanti finiscono nei brogliacci
delle Procure. "A parte il fatto che certe inchieste sono a mio avviso più
indecenti di certe battute, pensare che Berlusconi dovesse chiedere favori per
ottenere altri tipi di favori è un insulto alla sua intelligenza. Può capitare
al telefono di parlare in modo pruriginoso. Come tutti, anch'io sono a volte un
po' sboccatello. In privato succede. Ed è successo con Silvio, figurarsi.
Quando parla con me, magari per rilassarsi, non si risparmia. Però questa
storia di una conversazione in cui lui mi avrebbe raccontato di una
neoministra... Non è vera". Proprio su "questa storia" si è
concentrata l'attenzione dei media e della politica, perché non c'è dubbio che
avrebbe rilevanza politica se fosse vera, se il premier fosse stato mosso da
particolari virtù di una signorina per promuoverla ad incarichi ministeriali.
"Non è vero", ripete Confalonieri: "Me ne ricorderei",
sorride. Com'è diverso il tono Fedele Confalonieri della sua voce da quello che
aveva Berlusconi giorni fa, mentre parlava con l'amico delle "vergognose
insinuazioni " che iniziavano a circolare: "Vado orgoglioso dei
giovani che ho portato al governo. Dovresti vederli in Consiglio dei ministri,
Fedele. Mara Carfagna, per esempio, arriva sempre preparata. Discute in modo
appropriato. è brava. Ma c'è chi non aspetta che gettar fango. La verità è che
a sinistra vivono di invidia e si nutrono di sospetti". "Dammi retta,
non te la prendere". è difficile rimaner calmi, specie quando certe storie
mettono a rischio la serenità familiare. Ormai tra i politici circola voce che
il Cavaliere tema più Veronica Lario di Nicoletta Gandus, giudice del processo
Mills. Berlusconi ha cercato di smentire anche questa: "Veronica si è
calata nei panni della nonna, è sempre amorevole e presente. Di me si
disinteressa". Confalonieri, da amico vero, sa essere discreto e premuroso
con il premier. Raccontano che giovedì si fosse preoccupato, non vedendolo:
"Silvio, ti cerco da quattro ore. Dov'eri finito?". "Stavo al
telefono con mia moglie... Che casino ". "Lei dov'è, all'estero?
". "Ma quale estero, è a Macherio". Benedetto G8. Benedetto
visita in Giappone. E benedetto "Fidel", per il premier, perché il
capo del Biscione tenta di dare ad ogni cosa una "giusta dimensione
", sdrammatizzando se necessario. Così, dopo aver paragonato il Cavaliere
a figure storiche come Lenin e Mao, stavolta lo accosta a un genio della
musica, o almeno questo sembra voler fare quando ricorda che "Mozart
pizzicava il sedere alle cameriere". C'è una pausa tra la battuta e il
resto del discorso, serve a cambiar registro di voce, ad assumerne uno più
adatto all'argomento: "Non siamo quelli di vizi privati e pubbliche virtù,
però credo che un po' di sana ipocrisia sia il lubrificante della convivenza.
Sostenendo sempre la verità non è possibile campare". A volte Confalonieri
ha scelto di "campare" anche con l'amico Silvio. Infatti ha evitato
di dirgli che non era d'accordo sul modo in cui voleva affrontare il nodo delle intercettazioni, perché a suo avviso "non era giusto
varare un decreto" né "prendersela con i giornalisti". Invece
avrebbe preferito che il premier fosse andato a Matrix, "glielo avevo
consigliato, e non per trasformarsi in uno spaccamontagne ma per raccontare con
toni pacati cos'ha fatto da quando è tornato al governo e cosa gli hanno fatto
da quando è tornato al governo. Avrebbe potuto separare la verità dalle
infamie, e non sarebbe stato un atto di guerra, un attacco alle istituzioni.
Più semplicemente il presidente del Consiglio avrebbe parlato con il Paese che
l'ha scelto. Ma è prevalsa un'altra idea". è prevalsa l'idea di Gianni
Letta, "e siccome penso che ognuno debba fare il suo mestiere, mi attengo
a questa vecchia regola. Solo mi dispiace che sia passata l'immagine di un
Berlusconi messo sotto tutela, di un leader che va controllato perché incapace
di andare in tv e di gestirsi, come fosse uno che è sempre sul punto di
incespicare, un politico qualunque. Berlusconi è un grande comunicatore".
Francesco Verderami \\ Il paragone Dopo Lenin e Mao, ora per il Cavaliere
Confalonieri ricorre al genio della musica: "Mozart pizzicava il sedere
alle cameriere" Wolfgang A. Mozart.
( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-05 num: - pag: 2
categoria: REDAZIONALE La strategia Slitterà l'udienza del 18 luglio La mossa
del premier: portare l'inchiesta da Napoli a Roma ROMA - Hanno portato i
tabulati telefonici, le verifiche sulle celle agganciate dai portatili, le
testimonianze delle segretarie. E sulla base di questi dati hanno chiesto che
l'inchiesta venga trasferita a Roma. Perché, dicono gli avvocati, dimostrano
che lì sono avvenuti i contatti tra Silvio Berlusconi e Agostino Saccà e,
quindi, è la Procura della capitale a dover verificare se davvero ci fu
corruzione come viene contestato a entrambi. Se mai processo ci sarà - e appare
difficile vista l'approvazione del "lodo Alfano" - il premier non
vuole che venga celebrato a Napoli. In ogni caso si prende tempo, proprio in
attesa dell'entrata in vigore della norma che concede l'immunità alle cariche
istituzionali. Il giudice si è "riservato", il verdetto arriverà
entro una settimana. E soltanto se deciderà di non trasmettere gli atti potrà
stabilire se inviare al Parlamento le telefonate tra l'allora capo
dell'opposizione e il direttore dei Raifiction. Sei conversazioni avvenute tra
giugno e novembre del 2007, nel corso delle quali Berlusconi chiedeva a Saccà
di far lavorare in Rai alcune starlette e in cambio prometteva appoggio alla
carriera da imprenditore che l'alto funzionario della tv pubblica voleva
intraprendere. Sono queste le uniche conversazioni che i pubblici ministeri
ritengono utili per la richiesta di rinvio a giudizio per l'attuale capo del
governo. Durante gli accertamenti, i magistrati napoletani hanno disposto l'intercettazione dei telefoni delle aspiranti attrici e hanno
registrato alcuni colloqui che però non vengono ritenuti rilevanti per l'inchiesta
perché riguardano fatti privati che nulla hanno a che vedere con gli eventuali
reati commessi. Per questo hanno deciso di non depositarle a disposizione delle
parti e di procedere alla loro distruzione. Gli unici ad avere le bobine
restano dunque i magistrati e gli investigatori della Guardia di Finanza che
hanno condotto l'indagine. Sono i colloqui intorno ai quali tanto si è
favoleggiato in questi giorni e che lo stesso Berlusconi temeva venissero
divulgati, tanto da pensare di varare un decreto legge per impedirne la
pubblicazione. Soltanto quando si è avuta la certezza che si trattava di
trascrizioni non depositate, si è deciso di soprassedere. Ma visto il
rincorrersi delle indiscrezioni che avvelenano il dibattito politico di questi
giorni, rimane il timore che possa ripetersi quanto avvenuto durante
l'inchiesta Unipol quando stralci di una conversazione addirittura non
trascritta tra l'allora segretario Ds Piero Fassino e il presidente di Unipol
Giovanni Consorte finì sulle pagine de Il Giornale e si scatenarono le accuse
contro i pubblici ministeri. Il prossimo appuntamento del premier a Napoli è
fissato per il 18 luglio, giorno di inizio dell'udienza preliminare. "Ma
uno slittamento - chiarisce l'avvocato Niccolò Ghedini - appare scontato. Se il
giudice si dichiarerà incompetente, si ricomincia daccapo. Se si rimane a
Napoli, bisognerà comunque attendere che il Parlamento si pronunci
sull'utilizzo delle intercettazioni ". E Berlusconi potrebbe già essere
"coperto" dall'immunità. Fiorenza Sarzanini IL DUBBIO di Piero
Ostellino Il Csm e i pareri non richiesti nelle Opinioni Difensore Niccolò
Ghedini I colloqui "privati" Ancora in giro alcuni colloqui delle
attrici non trascritti: irrilevanti per l'indagine, restano a disposizione di
magistrati e Finanza.
( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-05
num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Giustizia Il Colle San Marino
intercettazioni vietate Il progetto di legge La Repubblica di San Marino (foto)
ha già redatto un pdl per regolamentare le intercettazioni: divieto assoluto di
intercettare in qualsiasi modo i capi di Stato, gli Eccellentissimi Capitani
Reggenti.
( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-05 num: - pag: 2
categoria: REDAZIONALE Berlusconi: fango su di me e il governo "Patto
scellerato riformisti-giustizialisti. Non ho bisogno di essere salvato, mi difendo
in tribunale" Conferenza stampa a Palazzo Chigi con sette esponenti del
governo: fatti contro i pettegolezzi senza fondamento ROMA - "Fatti"
contro "fango e pettegolezzi senza fondamento". E parlando di sé in
terza persona, Silvio Berlusconi aggiunge che "il presidente del Consiglio
non teme le frange politicizzate e militanti della magistratura che cercano di
sovvertire l'esito del voto". Il Cavaliere ha accanto, nella conferenza
stampa prima di volare in Giappone per il G8, sette ministri, compresa Mara
Carfagna, oggetto di illazioni che sarebbero contenute in
alcune intercettazioni. Anziché andare in tv, parla al Paese in un altro modo,
dedicando "una piccola percentuale del nostro lavoro alla comunicazione
", al termine della riunione del Consiglio durante la quale non è stato
approvato il decreto sulle intercettazioni. Questa "operazione
verità", facendo ricorso a migliaia di gazebo sparsi per l'Italia, servirà
a informare ogni settimana i cittadini del lavoro dell'esecutivo, perché,
accusa, "i nostri provincialissimi giornali" si occupano solo
"di piccole cose da cortile e non dei problemi seri". In questo
contesto Berlusconi rileva che "nei primi due mesi abbiamo compiuto un
lavoro eccezionale. Siamo andati diritti alla realizzazione dei nostri impegni
elettorali ". Ma di tutto questo, obietta, non c'è traccia "sulla
stampa e sulla tv: tutta l'attenzione si concentra su fatti che nulla hanno a
che vedere con l'attività di governo e si mette in primo piano l'attacco
continuo di certa magistratura contro chi è stato scelto dagli italiani per
governare e che si pensa debba essere cambiato con il sovvertimento del voto
degli italiani". Pausa. E poi scandisce: "Abbiamo una vasta
esperienza al riguardo e non ci facciamo "Fatto " Berlusconi, al
termine del Consiglio dei ministri, illustra la lista degli impegni mantenuti
nei primi mesi di governo certo impressionare da tentativi che sono andati a
buon fine nel 1994 e non possono che fallire nel 2008". Le "toghe
militanti" diventano così il suo bersaglio polemico: "Hanno mosso
contro di me accuse fasulle perché faceva loro comodo creare fango
mediatico". In serata, in un messaggio a un convegno di giovani per la
Libertà, precisa il concetto e invita a fermare "la deriva
giustizialista", quel "patto scellerato tra la sinistra che si
autodefinisce riformista e l'ala giacobina e giustizialista della società
italiana che propugna il dominio della magistratura sullo Stato, sulle
istituzioni sulla politica e sulla società". Parlando a Palazzo Chigi,
Berlusconi nota che "pettegolezzi senza fondamento occupano intere pagine
di giornali". Ma rileva anche con soddisfazione che "tutto ciò non ha
incontrato il consenso degli cittadini, perché nonostante questo fango che si
cerca di buttare senza fondamento su alcuni ministri e sul presidente del
Consiglio l'apprezzamento e la fiducia verso di loro sono continuati a
salire", con un incremento dello 0,3% nell'ultima settimana. Nella
puntigliosa enunciazione dei "fatti" difende tutti i provvedimenti a
tutela dei cittadini compreso quello noto come "blocca-processi ",
che l'opposizione sostiene essere stato concepito per favorirlo. Non è vero,
dice, "rinuncio a qualunque vantaggio, non ho bisogno di nuove norme, mi
sono sempre difeso nei processi e alla fine sono sempre stato assolto o per non
avere commesso il reato o perché il reato non sussiste". Quella è,
garantisce, "una norma salva-tutti. Il premier non ne bisogno. Si salva da
solo perché ha un'autorevolezza che è al di sopra di ogni possibile intervento
di questi magistrati politicizzati e militanti". Lorenzo Fuccaro GUARDA la
conferenza stampa di Berlusconi su www.corriere.it I gazebo \\ Faremo una
controffensiva mediatica per le strade e tra la gente tutti i fine settimana in
almeno 100 città italiane Il record \\ Sono il recordman universale dei
processi di tutta la storia dell'uomo e anche delle altre creature che vivono
sugli altri pianeti.
( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-05 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE Alla festa del 4 luglio I " consigli"
dell'ambasciatore Usa ai politici italiani Spogli: criticare sempre chi governa
rende impossibile la sua azione ROMA - Gran pienone nel giardino di Villa
Taverna ieri sera per il 232Ë? anniversario dell'Indipendenza americana: ad
ascoltare quello che potrebbe anche essere il suo ultimo discorso del 4 luglio
in Italia, l'ambasciatore Ronald Spogli ha invitato 3.500 ospiti, mille in più
dell'anno scorso. E come allora, anche ieri non ha fatto un saluto di rito. A
celebrare gli Stati Uniti, addentando hamburger e hot dog, spiedini e patatine,
c'erano ministri, visibilmente sollevati dalla schiarita
sulle intercettazioni, parlamentari, imprenditori, militari, accalcati ai piedi
del palco con l'orchestra. Spogli non ha risparmiato osservazioni critiche al
sistema Italia, "pieno di eccellenze" ma rigido, in cui
l'incomunicabilità e la mancanza di sinergie frenano l'iniziativa, dove
"la gioventù è troppo timorosa delle conseguenza di eventuali errori.
Poi è andato dritto al cuore della "crisi" politica italiana, con un
vero e proprio appello bipartisan. "Il mio augurio ai leader italiani è un
ampio consenso che permetta loro di lavorare insieme per il bene del Paese... a
livello politico criticare sempre e comunque chi ci governa rende impossibile
governare: abbiamo bisogno di democrazia ma anche di un governo che
governi". In modo ancora più esplicito, Spogli ha citato Clinton e la
riforma del welfare americano del '96, auspicando "una collaborazione
bipartisan", in America come in Italia e ha finito ringraziando "i
vari governi che si sono alternati per il loro talento e lo spirito
dimostrati". "Il governo italiano non si sottrae alle critiche -
replica subito il ministro degli Esteri Franco Frattini, tra gli ospiti di
Spogli - Ma deve essere lasciato governare". Ma in fondo ieri sera,
assenti Berlusconi che era in viaggio per Tokio e i leader dell'opposizione da
Casini a Veltroni, tra gli hamburger si parlava più delle cose italiane che dei
rapporti con gli Stati Uniti o della corsa alla Casa Bianca. "Meno male
che il soufflé delle intercettazioni si è sgonfiato", spiegava Frattini.
"Il clima era tremendo, ma sì, mi sembra che ora sia tornato il
sereno", sfuggiva il presidente della Camera Gianfranco Fini, coinvolto da
Gina Lollobrigida in una conversazione italo-americana con tanto di foto con
anziana fan. Arriva anche Francesco Cossiga sottobraccio a Marcello Pera.
Antonio Martino e signora, che secondo alcune indiscrezioni potrebbero
trasferirsi presto a Washington a rappresentare il governo italiano, sono al
centro della scena. Il procuratore Dambruoso chiede lumi a Frattini su un certo
posto da "vice", Gianni De Gennaro saluta in giro mentre il ministro
della Giustizia Angelino Alfano spiega che aveva preparato un decreto
"smart", cioè parcheggiabile ovunque, ma alla fine è stato meglio
rinviare il tema delle intercettazioni a settembre perché, come dice lì a
fianco il suo collega Ignazio La Russa, "ad agosto è più facile convertire
un mujaheddin che un decreto". Transita Bruno Vespa, segue Totò Cuffaro, salutano
presto Antonio Maccanico e Arturo Parisi: tocca a loro rappresentare
un'opposizione quasi del tutto assente. Gianna Fregonara \\ "Il mio
augurio è un ampio consenso tra i leader per il bene del Paese"
Independence day a Villa Taverna L'ambasciatore statunitense Ronald Spogli.
( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-05 num: - pag: 13
categoria: REDAZIONALE Veleni Dopo il caso Litvinenko servizi segreti in
allerta. Abuso di farmaci? Londra, in coma la superspia "Una malattia
misteriosa" Scotland Yard esclude per ora l'attentato. "E' troppo
protetto" Alex Allan guida l'intelligence da meno di un anno. E'
all'ospedale da 4 giorni. Riserbo assoluto delle autorità DAL NOSTRO
CORRISPONDENTE LONDRA - Lo ha trovato un vicino di casa lunedì mattina: il funzionario
più alto in grado nei servizi segreti britannici era disteso sul pavimento, in
coma. Alex Allan, 57 anni, presidente del Joint Intelligence Committee che
controlla MI5 (controspionaggio), MI6 (spionaggio all'estero) e GCHQ (il centro comunicazioni e intercettazioni) è stato portato in un
ospedale londinese e intorno a lui è calato un cordone di mistero. Quattro
giorni di buio, poi la notizia è filtrata e il Sun, potente giornale popolare
con ottimi contatti nell'establishment, ora presenta la storia sotto il titolo
inquietante: "Superspy in coma mystery". Il tabloid specula
sul fatto che dopo l'assassinio a Londra nel 2006 dell'ex colonnello del Kgb
Alexander Litvinenko, un altro caso di avvelenamento è sempre possibile. Gli
esperti di queste faccende pensano subito ai russi, che in un Paese come la
Gran Bretagna, affascinato e ossessionato dalle spy stories, sono sempre visti
come i sospetti "cattivi" in ogni ipotesi di complotto. Fonti
governative però hanno escluso che Allan possa essere stato vittima di un
attentato: "Era troppo elevato in grado, troppo di alto profilo per essere
un bersaglio realistico. è un funzionario statale, non può avere nemici nel
mondo delle spie". Anche Scotland Yard conferma di "non avere al
momento motivo di trattare il caso come sospetto". Ma qualcuno addentro a
queste cose sostiene che "una cosa del genere che capita a un uomo con
l'incarico di Allen fa pensare male, naturalmente". E poi c'è una zona
opaca nella vicenda: la "superspia" sarebbe stata colta dal malore
durante il fine settimana e sarebbe rimasta a terra sul pavimento di casa per
molte ore. Scompare il presidente del supercomitato dei servizi e nessuno lo
cerca? Allen ha sempre praticato sport, era considerato un uomo in forma
invidiabile. In ospedale sono stati mobilitati i tossicologi, che stanno
conducendo le loro analisi. Qualche mese fa Allan aveva perso la moglie, uccisa
da un tumore: possibile che abbia abusato di tranquillanti? "No, era
esuberante e ottimista come al solito", dicono gli amici. Questi i dubbi.
Ora le certezze. Alex Allan è un uomo molto potente. Guida il Joint
Intelligence Committee da meno di un anno: il comitato riceve e analizza tutti
i rapporti dei "servizi " e li filtra per il governo. Durante la
Guerra Fredda il JIC aggiornava Downing Street sulla forza militare sovietica;
nel 2003 fu al centro della crisi irachena e produsse i dossier che
inchiodarono Saddam Hussein (e che erano tutt'altro che accurati, come si
scoprì dopo l'invasione). Allan in passato è stato segretario privato del primo
ministro conservatore John Major e del laburista Tony Blair: un uomo per tutte
le stagioni. E anche un uomo brillante. Anche troppo brillante secondo alcuni.
Da ragazzo era maniaco di musica rock: capelli lunghi cotonati, chitarra sempre
in mano. La sua foto si può trovare ancora su un sito Internet di fan della
rockband Grateful Dead. Anche dopo essere entrato nelle stanze del potere, non
ha rinunciato ai lati più eccentrici. Durante uno sciopero dei trasporti si
fece fotografare in vestito gessato, valigetta dei documenti, ombrello,
bombetta: aggrappato al windsurf mentre discendeva il Tamigi diretto a
Whitehall. Fece scandalo e cadde anche in acqua, ma non smise di divertirsi e
anche quelle foto poco appropriate a un grand commis del Regno finirono sul web
per sua iniziativa. Quando fu nominato ai vertici dell'intelligence gli esperti
dissero che forse Alex Allan aveva dato troppe informazioni sulla sua vita. Che
nel suo ramo può essere sempre rischioso. Guido Santevecchi Primo segretario
Alex Allan è stato segretario personale dei premier Major e Blair (con lui
nella foto). Nel '99 Blair lo nominò "ambasciatore elettronico" per
aiutare l'industria ad affrontare Internet.
( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-05 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Dietro le quinte Il "lodo" Calderoli: subito l'immunità,
via la blocca-processi ROMA - A Silvio Berlusconi l'idea è piaciuta, tanto da
essersi fatto scappare davanti ai cronisti una raccomandazione al suo ministro
della Giustizia, Angelino Alfano: "Guarda che quella roba di Roberto mi
sembra interessante, può funzionare. Valutala, studiala, perché potrebbe
risolvere il problema...". Perché il "problema", a questo punto,
per il premier non è tanto o solo quello delle
intercettazioni, al momento rimaste nei cassetti, se in qualche cassetto ancora
giacciono. No, il problema è quel processo Mills, o qualche altro tentativo dei
"giudici politicizzati di farmi fuori", che deve essere fermato,
perché "così non si può andare avanti". Ecco allora
"l'idea di Roberto", ovvero del ministro Calderoli, per risolvere con
un colpo d'ala - azzardato, rischioso, ma indubbiamente ingegnoso - il problema
di dare immunità alle alte cariche istituzionali in tempi brevi e senza far
esplodere il conflitto totale tra magistratura, opposizione e Quirinale preso
nel mezzo. Visto che - è la sostanza della proposta - quello che fa veramente
insorgere giudici e centrosinistra è la norma blocca-processi che è stata
inserita nel decreto sicurezza votato dal Senato e adesso all'esame della
Camera, e visto che su questo punto sono prevedibili ostruzionismo
parlamentare, proteste, girotondi e quant'altro, perché non abolirne una parte
e sostituirla, per emendamento, con l'inserimento del lodo Alfano a tutela
delle alte cariche? La norma che salterebbe sarebbe solo una delle due
inserite, e definite appunto "blocca-processi": non quella generale
che dà una sorta di indirizzo alla magistratura perché si privilegino i
processi per reati gravi e non quelli che comunque sarebbero superati
dall'indulto, bensì quella che permette di sospendere per un anno i processi
per reati con pene fino a 10 anni commessi entro il 1Ë? dicembre 2001. La più
contestata, appunto. Al suo posto, verrebbe dunque inserito, nel ddl di
conversione del decreto, il lodo Alfano che - di per sé - non suscita la
contrarietà del Quirinale e in linea di principio nemmeno dei magistrati e
dell'opposizione. Alfano ha detto pubblicamente e a chiare lettere che il
blocca processi "non verrà stralciato" perché utile al Paese. Ma sul
tema è stato già consultato Maroni, che non ha obiezioni se è vero che il più
felice della soluzione sarebbe, oltre a Berlusconi, proprio quell'Umberto Bossi
stufo di procedere a piccoli strappi sulla giustizia e convinto che "il dente
va tolto una volta per tutte". E nemmeno An avrebbe da ridire, a
interpretare un sibillino La Russa: "Lo stralcio? Se ne può
parlare...". Insomma, la materia - esaminata dai tecnici del Cavaliere - è
già passata nelle mani di Gianni Letta, cui spetta l'incarico più difficile:
verificare con il Colle se la strada è percorribile (una riforma della portata
del lodo inserita in un decreto da convertire non è cosa di tutti i giorni) e
sondare l'opposizione se un eventuale "scambio" di questo tipo potrebbe
chiudere senza troppe ferite il match (il provvedimento dovrebbe infatti
tornare al Senato, e senza accordo i tempi rischierebbero di saltare).
Questione di giorni, forse di ore, per sapere se in un colpo solo, a sorpresa e
quasi incredibilmente, si potrà arrivare a chiudere l'emergenza
"salvapremier" con una mossa che sa di scacco matto. Paola Di Caro
L'emendamento Idea anti-ostruzionismo: nel dl sicurezza tutela per le alte
cariche al posto dello stop alle udienze.
( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-05 num: - pag: 17
categoria: REDAZIONALE Mafia e massoneria L'inchiesta sui processi aggiustati,
i verbali dell'agente: tariffe diverse per rinvii e informazioni La poliziotta
arrestata: un prezzario in Cassazione DAL NOSTRO INVIATO PALERMO - Ha
confessato, la poliziotta arrestata nell'inchiesta su mafia e massoneria che ha
sollevato il velo sul sistema per bloccare alcuni processi in Cassazione. Ha
ammesso di aver collaborato con il "faccendiere" Rodolfo Grancini -
in prigione anche lui, considerato il regista delle operazioni in favore di
mafiosi e non solo - e di aver aiutato il suo medico a ritardare il
pronunciamento di una sentenza, che infatti non arrivò. Interrogata il 2 luglio
nel carcere di Pagliarelli dai magistrati della Procura di Palermo, l'agente
scelto Francesca Surdo ha confermato almeno in parte l'impianto accusatorio,
che ora attende il vaglio da parte dei giudici del tribunale del riesame. E
anche se per i pubblici ministeri non è ancora una piena collaborazione, si
tratta di un tassello importante per l'indagine. Sistemato con una certa fatica
dall'indagata, che per due volte ha interrotto l'interrogatorio per consultarsi
col suo avvocato prima di rispondere. La deposizione dell'agente Surdo rivela
alcuni meccanismi dell'insabbiamento dei processi al "palazzaccio" di
Roma, con un tariffario che distingueva i diversi tipi di interventi per
insabbiare il fascicolo. "Grancini - ha raccontato - mi spiegò che i soldi
servivano per fare i depositi necessari all'occorrenza per corrompere personale
della Cassazione che avrebbe dovuto garantire che il processo non venisse
fissato... Mi disse più volte che aveva un amico impiegato che poteva
all'occorrenza corrompere, e che grazie a lui si sarebbe potuto raggiungere
questo obiettivo ". Subito dopo l'indagata ha aggiunto: "In merito
agli interventi illeciti che riusciva a fare in Cassazione, il Grancini mi
disse che il prezzario era diverso a seconda che si dovesse ottenere una
semplice visualizzazione dello stato del procedimento, ovvero si sarebbe dovuto
ottenere una dilazione nella trattazione del ricorso". La
"visualizzazione" fu quello che Grancini le chiese nell'agosto 2006,
presso il sistema informatico del ministero dell'Interno, per verificare la
posizione processuale del pregiudicato di Mazara del Vallo Giuseppe Burzotta,
già arrestato con l'accusa di associazione mafiosa. "Preciso - dice la
poliziotta - che Grancini mi motivò la sua richiesta poiché il Burzotta era
interessato assieme all'Accomando (imprenditore mazarese finito in carcere nel
2007, anche lui per mafia, ndr) per la realizzazione di un impianto di
riciclaggio patrocinato, a suo dire, dal Vaticano". Questa della Santa
Sede sembra fosse una vera fissazione per il faccendiere di Orvieto, che la
Surdo conobbe su un aereo, nella tratta Roma- Palermo, nel maggio 2006:
"Eravamo seduti accanto e iniziammo a chiacchierare. Lui si presentò,
dandomi un biglietto da visita, come funzionario del Vaticano in visita a
Mazara per ragioni ispettive della curia vescovile". Nei giorni successivi
si incontrarono più volte anche "presso la Chiesa di Sant'Ignazio",
la casa dei gesuiti il cui rettore, padre Romanin, si ritrova indagato per
concorso in associazione mafiosa per aver scritto delle lettere di
raccomandazione in favore di un paio di detenuti, sotto dettatura di Grancini. Nelle telefonate intercettate tra il faccendiere e la poliziotta
ricorre anche il nome del senatore di Forza Italia Marcello dell'Utri (a
Orvieto Grancini gestiva uno dei suoi "circoli del buon governo",
perquisito dopo gli arresti) del quale la Surdo dice: "Non l'ho mai
conosciuto personalmente, anche se il Grancini parlava spessissimo di lui in
tono molto confidenziale". Così come le parlò di un generale della
Guardia di Finanza "prossimo a transitare nei servizi segreti, che poteva
farmi entrare nei servizi". Nel giugno scorso li fece incontrare a un paio
di cene, fino a pochi giorni prima degli arresti. Dopo la diffusione della
notizia dell'inchiesta, alla Procura di Palermo sono giunte richieste di
notizie da altri uffici giudiziari che hanno avuto casi di procedimenti
bloccati in Cassazione. Giovanni Bianconi.
( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-07-05 num: - pag: 46
categoria: REDAZIONALE Viale Mazzini Il mandato attuale si conclude a ottobre
Del Noce: non mi candido a direttore generale Rai "Gli insulti? Ho fatto
l'interesse dell'azienda" Un poker di donne per l'estate. "Il mio
futuro? Potrei anche staccare se non ci fosse una collocazione interna"
ROMA - Il direttore Fabrizio Del Noce sta per imboccare l'ultimo rettilineo
alla guida di Raiuno: "Non si può fare a vita lo stesso mestiere, dopo sei
anni e mezzo... In autunno ci arrivo per necessità di cose, resto finché c'è
questo consiglio d'amministrazione. Lascerò senza un euro di debito, non la
rete sfasciata che ereditai io. La mia candidatura alla direzione generale è
prematura e, detto tra noi, non realistica. Se ritrovo una collocazione in
azienda bene, sennò si può anche andar via". E gli
insulti intercettati? Felice di passare per "co..."
nell'intercettazione di Saccà a Giancarlo Innocenzi, garante delle
Comunicazioni: "Sì, m'ha fatto piacere, è venuto fuori che ho agito per il
bene dell'azienda... Anche se le intercettazioni quando escono dall'alveo
specifico di perseguire i reati mostrano una forza negativa e creano tensioni
forti negli ambienti lavorativi. Io ho ricevuto segnalazioni e mai
raccomandazioni. Le segnalazioni aiutano a scoprire nuovi talenti. Mai fatto
l'ufficio di collocamento". Su Bonolis che Mediaset lascerà in panchina
per un anno se condurrà Sanremo: "Non interferisco ma è una scelta che
condivido, giusto che si prenda un sabbatico". Il Dopofestival soppresso?
"Nella nuova convenzione col Comune di Sanremo è previsto un
alleggerimento" (e il direttore del casinò, che tornava a ospitarlo, si
arrabbia perché contava nel traino per il rilancio). Su Chiambretti che sta per
convolare a Mediaset: "Lui vorrebbe quello che Raiuno non ha: le seconde
serate sono tutte occupate". Del Noce presenta il suo vivaio ("hanno
cominciato tutte con me"), quattro conduttrici di altrettante serate
speciali nell'estate di Raiuno: sarà una specie di test, se lo superano le
ritroviamo nel palinsesto invernale, ma se non saranno all'altezza, finge
affettuosamente di minacciare il direttore, verranno rispedite nelle retrovie.
A Viale Mazzini atmosfera da Billionaire di Briatore e signora (Gregoraci), e
infatti le senti che dicono: "T'ho vista in Sardegna... ". Tutte dal
sorriso esagerato e belle allo stesso modo come usa ora (mentre Gianni Ippoliti
a cui si deve un format parla al cellulare con la mano davanti come Cassano,
hai visto mai che gli intercettino il labiale), fanno a gara a chi è più
disinvolta e cercano di galvanizzare la platea come a una convention di
Publitalia, "questo è un programma che riguarda tutti, perché tutti noi...";
dicono "particolare" come parola magica in sostituzione di "un
attimino ", aderenze e tacchi a spillo tranne l'esordiente e la più
giovane coi suoi 25 anni Elisa Isoardi che fa perfino tenerezza: "è la mia
prima conferenza stampa, non so se devo dire tutto". C'è Caterina Balivo
citata nelle intercettazioni di cui si parlò per il suo arrivo a una cena in
compagnia di Del Noce, la prima in pista, conduttrice domani sera di Usa la
testa!, gara che tiene in allenamento la memoria. C'è un piccolo problema,
d'altra parte ci si mette pure il titolo... "Caterina - dice Del Noce -
lamenta che nel suo programma c'è troppo da pensare". E lei precisa:
"è un programma da servizio pubblico e ne sono fiera. è un game show,
d'estate si va in palestra, ci sono i massaggi, ma quello che resta è la nostra
mente, e questo è un po' un programma intelligente". C'è Eleonora Daniele,
più volte paparazzata alle feste del centrodestra, la cui unica trombatura fu a
un Grande fratello (entrò nella Casa e ne uscì subito: fu la sua fortuna), a
Ciak... si canta! il 26 luglio presenterà canzoni degli anni '60 e '70, da
Orietta Berti a Little Tony, dai Camaleonti ai Ricchi e Poveri, che avranno il
videoclip che non ebbero all'epoca, una gara tra filmati. Le ultime due girls
sono Veronica Maya ( Incredibile! sulle passioni degli italiani il 12 luglio) e
Elisa Isoardi ( Parenti talenti e dunque sui talenti in famiglia il 19). Tre
serate su quattro hanno il punto esclamativo nel titolo, si spera nelle
sorprese. Valerio Cappelli Squadra Da sinistra, Veronica Maya, Caterina Balivo,
il direttore Fabrizio Del Noce, Elisa Isoardi ed Eleonora Daniele.
( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-07-05 num: - pag: 56
categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Berlusconi contro i
magistrati: fango su di me Il premier contro i magistrati: fango su di me e sui
ministri; pettegolezzi senza fondamento. E ancora: non ho bisogno del dl, mi
difendo nei processi. Alcuni magistrati cercano di sovvertire l'ordine.
Veltroni: 5 milioni di firme a favore della democrazia Il segretario del Pd,
Veltroni, lancerà una petizione aperta alla firma degli italiani per
"difendere la democrazia e affermare l'urgenza di interventi sociali e a
difesa degli stipendi". Intervistato dal Tg1, Veltroni ha detto di
prevedere 5 milioni di firme contro il governo. Il governo: per Pompei stato
d'emergenza Il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza
nell'area archeologica di Pompei, come richiesto dal ministro dei Beni
culturali, Sandro Bondi, dal prefetto di Napoli e dalla Regione, per
intervenire con mezzi e poteri straordinari a difesa dell'immenso patrimonio
artistico, minacciato da "crescenti e gravi criticità". Focus
Retribuzioni: balzo nel settore pubblico Negli ultimi otto anni, dal 2000 al
2007 compresi, le retribuzioni di fatto dei dipendenti pubblici sono aumentate
del 35%, il doppio dell'inflazione. Lo ha scoperto il ministro Brunetta. I
salari del settore privato hanno messo a segno una crescita del 20%. Esteri In
coma a Londra il super 007 Mistero tra gli 007: il funzionario più alto in grado
nei servizi segreti britannici è stato trovato in coma nella sua casa a Londra.
Avvelenato? I sospetti arrivano fino ad Al Qaeda e ai russi. Cronache L'attore
Kim Rossi Stuart travolge un sub L'attore Kim Rossi Stuart è accusato di
lesioni gravissime per aver investito con un gommone un sub di 34 anni che ha
perso un braccio. L'incidente nelle acque di Civitavecchia. Economia Consumi in
crisi a maggio A maggio consumi in calo del 2,7% rispetto al maggio del 2007.
Lo segnala l'Indicatore di Confcommercio. è il settimo segno negativo
consecutivo. Per Confcommercio "questo dato fa sfumare l'ipotesi di uscire
entro breve da una crisi ormai strutturale". Cultura Houellebecq alla
madre: siete una generazione di falliti Michel Houellebecq risponde alle accuse
di essere un gran bugiardo contenute in un libro scritto dalla madre. E il più
controverso scrittore francese rilancia: voi siete una generazione di falliti.
Spettacoli La fiction per web e cellulare Ecco la prima fiction italiana per
cellulari e web, autoprodotta. "L'ospite perfetto - Room 4U" sarà
presentato al Roma Fiction Fest di lunedì. Per ora 30 puntate di 3 minuti ciascuna pronte da settembre per essere intercettate dal
telefonino o sul web. Sport Deferite Atalanta e Livorno Il procuratore federale
ha deferito alla Disciplinare Atalanta e Livorno per responsabilità oggettiva,
più un calciatore del club bergamasco e 4 livornesi, accusati di accordi per
alterare i risultati delle due partite di campionato o per non aver denunciato
il fatto. Via al Tour: doping nel mirino Lotta senza quartiere al
doping: sembra questo l'obiettivo numero uno del Tour de France 2008 che parte
oggi.
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N.
159 del 2008-07-05 pagina 0 E l'Annunziata sarà la badessa dei girotondi di
Federico Novella "Io tifendo la lippertà, anghe se non la gondivido,
nemmeno per zogno". L'aforisma martoriato dal dialetto campano,
nell'imitazione strabica di Sabina Guzzanti, rappresenta al meglio la filosofia
di Lucia Annunziata. Quella per cui prima di tutto viene il libero pensiero: ma
solo il suo. O al massimo quello della sua parte politica. Ma questo lo
sapevamo già. La cosa che stupisce è che la secolare girotondina del
giornalismo, ora sembra dar l'impressione (ma solo l'impressione) di
girotondare al centro. Prima, da divorziata, ha partecipato al family day. Poi,
pur professandosi "atea e marxista" ha promosso a pieni voti la
figura di Benedetto XVI. Adesso la festa dell'Annunziata sembra culminare con
l'intervista di ieri al Riformista, in cui la bombarola dell'etere si infila
addirittura l'abito da "badessa" (ipse dixit). E il ritornello
liturgico è uno solo: Berlusconi "si deve scusare". Non si sa di che,
non si sa perché, ma si deve scusare. Le intercettazioni
"servono", la privacy "non è uno scudo", "le storielle
che circolano su Berlusconi mettono in imbarazzo". Capito? è questa la questione
morale secondo suor Lucia da Sarno: un presidente del Consiglio
democraticamente eletto deve passare il tempo a smentire "storielle".
Mica deve occuparsi di economia, infrastrutture, sanità e lavoro: no, le
storielle prima di tutto. L'etichetta, sai. La moralità: in tutti i settori,
giornalismo compreso. E qui la Annunziata decisamente svacca. Gratta gratta, e
sotto il velo da badessa ritrovi la giovane sessantottina del Pdup, di cui
mantiene la puzza sotto al naso e l'aria presuntuosa di chi ti guarda dall'alto
in basso. "Prendiamo il caso Rai: che senso ha studiare giornalismo se poi
per entrare in Rai servono altre strade?", moralizza la madre superiora.
Proprio lei che - parola di Travaglio - è sempre stata "organica al
centrosinistra, una vera embedded della coalizione". Lei che del
giornalismo di parte e di partito ha fatto una missione di vita, ora che fa? Si
presenta come la carmelitana della situazione? Scusate, ma è il caso di dire
che non c'è più religione. Perché vedete: non possiamo che riderci sopra,
quando una come lei, sulle intercettazioni, parla di "esempio
americano", l'etica d'oltreoceano. Il vero problema è che oltreoceano non
esistono certi magistrati, e soprattutto non esistono certi giornalisti
militanti. E se esistono, non lavorano per lo Stato. E non gestiscono un
programma del servizio pubblico come fosse un soviet. Le regole del gioco,
nella trasmissione "In mezz'ora", di cui è la sovrana assoluta, sono
semplici e chiare: io faccio le domande, se poi non mi piace come rispondi ti
zittisco. è stato così con Fini. è stato così con Berlusconi, che a un certo
punto, nel bel mezzo di un'intervista, s'è alzato e se n'è andato dallo studio.
Motivo? In venti minuti di messa in onda, l'intervistato è stato interrotto 50
volte. Una media di 3 interruzioni al minuto. Più che un'intervista, sembrava
un attacco di singhiozzo fulminante. Ben diversa l'atmosfera con Bertinotti in
studio: in quel caso la lingua della conduttrice si afflosciò improvvisamente,
a tal punto da tendersi e arrotolarsi come una sciarpetta da stadio. Non a caso
l'Authority per le comunicazioni ha dovuto richiamarla all'ordine più volte per
violazioni della par condicio. Non a caso il presidente Rai Petruccioli ha
ammesso che è decisamente squilibrata (la trasmissione) sul versante sinistro.
E persino il già citato Travaglio arrivò a rimproverarla per essere stata
"gratuitamente e pretestuosamente aggressiva con Berlusconi" al fine
di conquistare "l'aureola da martire per rifarsi la verginità". A pesare
sul suo curriculum, difatti, la fumosa gestione della presidenza Rai: correva
l'anno 2003, e la nostra girotondina, in quel frangente, tutti i buoni
propositi libertari li ripone nel cassetto. I compagni di piazza gli
rimproverano d'aver ceduto alle lusinghe del potere, facendo spallucce davanti
alla temibile "censura di regime". Sabina Guzzanti, tra il serio e il
faceto, la accusa di aver sostituito il suo Raiot con il Maresciallo Rocca,
"gosì ristabiliamo l'eguilibrio demogratico". Da qui l'esigenza di
rimettersi subito la divisa, con un programma così spudoratamente schierato che
la Pravda al confronto è un quotidiano liberale. Ma lei in fondo non ne fa
mistero, non si presenta come super partes, anche perché nessuno dotato di un
barlume di coscienza le darebbe credito. In un'intervista al Manchester
Telegraph ha detto: "Tutti sanno come la penso: ero un leader politico nel
Sessantotto, sono stata inviata del Manifesto, sono stata eletta alla
presidenza Rai in virtù anche di questo fatto. Sarebbe stato ridicolo nasconderlo".
Appunto. Eviti di nasconderlo. Ed eviti i predicozzi. E soprattutto si tolga il
costume da badessa, che tanto non ci crede nessuno. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N.
159 del 2008-07-05 pagina 1 Calderoli: "La mia ricetta
per il nodo intercettazioni" di Emanuela Fontana Il ministro Calderoli:
"Le intercettazioni? Problema urgente. Ho una ricetta per risolverlo entro
agosto". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N.
159 del 2008-07-05 pagina 0 Il Pd ora ammette: girotondo contro di noi di
Stefano Casamassima Sinistra alla conta prima di scendere in piazza. D'Alema:
"E' una gomitata dal vicino": E Veltroni vuol raccogliere 5 milioni
di firme anti-governo. Girotondo attorno a Walter. Dì la tua da Roma Se volete
fare un torto ad Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, ditegli che
andrete alla manifestazione dell'8 luglio contro i provvedimenti
in materia di giustizia e intercettazioni del governo Berlusconi, per vedere
quanta gente c'è. "è inutile che preghino perché ne venga poca",
smorza subito l'entusiasmo dei menagrami (bipartisan), "non sarà il giorno
della conta". Anche perché, chiarisce, lo scopo è quello di
"informare i cittadini sull'anomalia di un governo nato per le esigenze
processuali di qualcuno". E soprattutto, ricorda Pancho Pardi,
senatore Idv e promotore della giornata di protesta, "senza avere il
complesso di piazza S. Giovanni" che tradotto significa "non si
aspettano un milione di persone". Intanto però, Paolo Flores d'Arcais,
direttore di Micromega e mentore del girotondo insieme a Furio Colombo, una
prima conta la fa: sul palco, spiega, si alterneranno Marco Travaglio, Sabina
Guzzanti, Ascanio Celestini, Andrea Camilleri, Rita Borsellino, Moni Ovadia e
Lidia Ravera. Chi invece sperava di urlare un "vaffa" a squarciagola
insieme a Beppe Grillo, si dovrà accontentare di farlo solo in videoconferenza.
Però, ricorda, Flores, "ci sarà anche il professor Alexian Spinelli,
rappresentante del popolo Rom, e molti militanti del Pd. Oltre a semplici
cittadini". E a Lucia Annunziata, che giusto ieri, al Riformista, chiariva
le sue ragioni: "Non si è mai visto in nessun Paese al mondo che un capo
di governo faccia una legge ad hoc per impedire l'uscita di notizie sul suo
conto. Le sente le voci su Berlusconi e alcuni membri del suo governo,
no?". E poco importa se non sono questioni strettamente politiche:
"La privacy - prosegue - non può essere usata come uno scudo sempre e
comunque". Intanto, dopo le titubanze dei giorni scorsi, anche Arturo
Parisi ha deciso per il "sì". Ma, avverte, "riconoscermi nei
contenuti e nella funzione della manifestazione non equivale a riconoscermi
nelle forme". Un atteggiamento a metà di un guado che dall'interno del Pd
non si pensa proprio di attraversare. Fassino, tranchant, "non ritiene di
manifestare con Di Pietro" dissentendo "dal suo modo di condurre la
battaglia politica". Non una novità, e a chi gli fa notare che in realtà
non è il leader dell'Idv la mente, risponde: "Se l'ispirazione è il
grillismo, ancora di più non ci vado". "è che è più facile dare una
gomitata a chi ti sta vicino che un colpo a chi ti sta davanti, specie se è più
grosso" rifletteva sere fa Massimo D'Alema dal festival dell'Unità
censurando l'iniziativa dell'ex pm di Mani Pulite. Che, ingenuamente, sarebbe
caduto nella rete del premier: "Farsi attirare da Berlusconi nell'ennesima
rissa sulla giustizia per poi fargli dire che non è questa l'emergenza, è un
gioco non intelligente". E resterà a Bologna Sergio Cofferati, che nel
2002 schierò la Cgil dalla parte dei girotondini, sostenendoli "su punti
specifici" e senza mettere sotto accusa "l'assetto politico
dell'opposizione". Un rischio da cui oggi il Pd non sarebbe pienamente al
riparo, visto che "se la manifestazione aprisse la partita tra le forze
che fronteggiano Berlusconi, sarebbe una rovina". Intanto, ad orologeria,
parte la controffensiva di Walter Veltroni che annuncia l'avvio di una
imponente petizione: "Cinque milioni di firme per dire “no” a un governo
che non rispetta le regole democratiche". Le firme, conclude il segretario
del Pd, "saranno la base della manifestazione che il Partito democratico
ha promosso per l'autunno". In serata Marco Pannella annuncia in modo
colorito che neanche i radicali presenzieranno. Anche perché, chiosa,
"abbiamo da dire qualcosa di più serio". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampaweb, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA
Il ritiro dell'emendamento "blocca processi" aiuterebbe a rasserenare
il clima politico. Lo ha sottolineato il segretario del Pd, Walter Veltroni, al
termine del suo intervento al congresso del Partito socialista in corso a Montecatini,
aggiungendo tuttavia che il Pd resta e resterà ostile al lodo-Alfano.
"Bene la nostra opposizione" "L'opposizione -ha premesso
Veltroni rivendicando i risultati dell'attività parlamentare- ha ottenuto il
ritiro del decreto legge su Retequattro e ha costretto il
governo a non presentare il dl sulle intercettazioni. Mi aspetto ora il ritiro
dell'emendamento "blocca processi" che, se invece fosse presentato,
avrebbe effetti devastanti su tanti procedimenti che riguardano la sicurezza dei
cittadini". Se il governo e la maggioranza fossero disponibili ad un
ripensamento riguardo alla presentazione di un dl, "è chiaro che
contribuirebbe a creare un clima diverso. Dopo aver evitato il dl sulle
intercettazioni, sarebbe opportuno un analogo senso di responsabilità togliendo
qualcosa che non c'entra nulla con la sicurezza dei cittadini". E poi:
"Non so se questo Governo reggerà 5 anni - ha detto - dopo poche settimane
ci sono già segni in questo senso". "Crescerà la differenza sociale"
"Rischiamo di andare incontro a un autunno durissimo - ha detto - per
molte famiglie fronteggiare questo aumento dei prezzi, in un Paese che sta
arrivando alla crescita zero, può determinare un ulteriore allargamento di
quella differenza sociale che nel nostro Paese sta diventando
insopportabile". Veltroni ha anche sottolineato il ruolo della politica
dei tassi praticata dalla Banca Centrale Europea: "L'intervento della Bce
sui tassi può indebolire la condizione di 500mila famiglie". Dopo essere
stato interrotto da alcuni fischi provenienti dalla platea, mentre parlava
dello stato attuale dell'opposizione, Veltroni si è rivolto direttamente ai
delegati: "Mi costringete a dire che Di Pietro non può essere il nemico
assoluto, quando si è governato insieme a lui, e ci si è seduti in Consiglio
dei Ministri per molto tempo, se no la gente non ci crede più". Applausi
per il segretario Pd, invece, quando ha ribadito il suo no alla manifestazione
dell'8 luglio. Berlusconi da Tokyo: "Opposizione? Lasciamoli su linea
giustizialista" L'opposizione "è ormai su una linea giustizialista e
la lasciamo lì". Lo ha ribadito il premier Silvio Berlusconi questa sera
da Tokyo. "Sono tornati indietro di molti anni", ha aggiunto il
Premier. "Sono tornati a dieci anni fa?", gli hanno chiesto i
giornalisti. "No, ancora più indietro", ha replicato Berlusconi.
( da "Stampaweb, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
L'Iran
è “un nemico imprevedibile”: per questo difendersi significa anticiparne le
mosse, preparandosi, ad esempio, a contrastare un probabile attacco
missilistico contro Israele. Suona come un accorato appello a non lasciarsi
sorprendere da nuove, gravi turbolenze in Medio Oriente l'articolo “Strategia
marittima nell'era del sangue e della fede”, firmato dall'ammiraglio James
Winnefeld per il mensile dell'Istituto navale americano “Proceedings”:
comandante della Sesta flotta americana nel Mediterraneo, Winnefeld ritiene che
gli Stati Uniti e la Nato abbiano il dovere di prepararsi fin da subito a
quello che appare “il caso più probabile al mondo di uso massiccio di missili
balistici”. Lo scoppio delle ostilità potrebbe essere prossimo e improvviso,
perchè l'Iran è alla ricerca di un pretesto per l'attacco, che potrebbe
arrivare a causa di un evento anche minimo e apparentemente trascurabile.
Teheran è sotto accusa, a Washington come a Tel Aviv, per il mistero in cui è
avvolto il suo programma nucleare: l'Iran continua a sostenere che le sue
attività nucleari sono solo mirate alla costruzione di centrali, visto che la
firma posta in calce al trattato per la non-proliferazione consente che del
nucleare si faccia un uso civile e pacifico, ma è forte il sospetto che sia
invece l'arsenale militare a beneficiare del lavoro sull'energia atomica. Le
preoccupazioni di Winnefeld fanno eco a quelle espresse dal suo diretto
superiore, l'ammiraglio Michael Mullen, comandante e presidente degli Stati
maggiori riuniti: “Un attacco missilistico potrebbe destabilizzare la regione e
aprire per le nostre truppe, già impegnate in Iraq e Afghanistan, un terzo
fronte indesiderato”, ammonisce Mullen, “La miglior via per
risolvere la questione consiste nell'uso della diplomazia e non in quello della
forza militare”. Ma nel caso in cui il dialogo fallisse, le navi della Sesta
flotta di Winnefeld sono strategicamente posizionate e attrezzate per
intercettare i missili iraniani. + Finestra sull'America, di Maurizio Molinari
commenti (0) scrivi.
( da "Corriere.it" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il
cavaliere: "Il premier si salva da solo". Alfano: la blocca-processi
resta "Fango su di me e sui ministri. Mi difenderò nei processi"
Berlusconi: "Pettegolezzi infondati. Ma attacchi non ci impressionano. Già
mantenuti molti impegni" Silvio Berlusconi (LaPresse) ROMA - I
"sondaggi confermano la fiducia degli italiani nel governo"
nonostante il "fango gettato sul presidente del Consiglio e sui
ministri" da "pettegolezzi senza fondamento". L'argomento è ancora quello, scottante, delle intercettazioni e a
parlare è Silvio Berlusconi. Il premier, al termine del Consiglio dei ministri,
fa sapere però che "gli attacchi non impressionano" l'Esecutivo e che
"quello che appare su stampa e televisioni è un panorama completamente
diverso rispetto all'azione del governo. L'attenzione - spiega il
premier - si concentra su fatti che nulla hanno a che vedere con il programma
di governo e portano in primo piano l'attacco continuo di certa magistratura a
chi deve governare scelto dal Paese, mentre si vuole sovvertire il voto
popolare". Il premier, affiancato in conferenza stampa dai ministri
Sacconi, Alfano, Calderoli, La Russa, Carfagna e Rotondi, prova dunque ad
allontanare i veleni sulle intercettazioni, spostando l'attenzione sull'azione
di governo ma nello stesso tempo difendendo la sua squadra. Con un cenno
esplicito ai "nuovi" ministri e ai contributi dati con la loro
"vitalità e giovinezza" ( il video). BLOCCA-PROCESSI - Nel
corso della conferenza stampa il premier ha anche fatto intendere che non si avvarrà
della norma che blocca i processi per le 5 più alte cariche dello Stato.
"Il premier non ha bisogno di essere salvato, si salva da solo", ha
detto Berlusconi, "ha un'autorevolezza che va oltre i magistrati
militarizzati e militanti". "Rinuncio a ogni vantaggio, non ho
bisogno di nuovo norme giudiziarie. Mi sono sempre difeso nei processi - ha
aggiunto il Cavaliere - e sono il recordman dei processi con 2.500
udienze". La norma blocca-processi in ogni caso resta, come conferma il
Guardasigilli Alfano. Sul tema della giustizia Berlusconi ha anche specificato
di non avere più intenzione di "acuire la polemica al di là di quanto sia
produttivo per tutti". APPELLO - Proprio contro la blocca-processi e
contro il lodo Alfano un gruppo di cento costituzionalisti ha firmato un
appello sottolineando che "l'immunità temporanea per reati comuni è
prevista solo nelle Costituzioni greca, portoghese, israeliana e francese con
riferimento però al solo Presidente della Repubblica, mentre analoga immunità
non è prevista per il Presidente del Consiglio e per i Ministri in alcun
ordinamento di democrazia parlamentare analogo al nostro, tanto meno
nell'ordinamento spagnolo più volte evocato, ma sempre inesattamente".
"Fatto": il tabellone del premier (Graffiti Press) IMPEGNI E GAZEBO -
"A due mesi dall'inizio dell'attività del governo" Berlusconi fa
sapere di essere "soddisfatto della squadra e del lavoro dell'Esecutivo:
un lavoro eccezionale - lo definisce il Cavaliere - che è andato diritto nella
realizzazione degli impegni elettorali". E proprio per "comunicare ai
cittadini le cose fatte dal governo" e sondare il gradimento sui
provvedimenti approvati dal governo Berlusconi rilancia i gazebo: "Saranno
attivi da questo fine settimana e per tutti i week end" spiega il premier.
RIFIUTI - Nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi il presidente del
Consiglio ha anche fatto riferimento all'emergenza rigiuti in Campania,
promettendo, a nome del governo che "nei prossimi 15 giorni saranno
rimossi interamente i rifiuti da tutte le strade della Campania, di Napoli e
provincia. Entro il 20 luglio non ci saranno più giacenze in strada con
l'assoluto impegno di non farle accumulare più" ha precisato il premier.
NAPOLI - Il nodo intercettazioni intanto resta in primo piano. E il gip di
Napoli, Luigi Giordano, si è riservato di decidere sulla richiesta da inoltrare
al Parlamento per utilizzare proprio le telefonate tra il presidente del
Consiglio, Silvio Berlusconi e l'ex direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà.
Il giudice dovrebbe pronunciarsi entro sette giorni e dovrà anche esprimersi in
merito alla questione di competenza territoriale sollevata dai legali del
premier che vorrebbero che il procedimento fosse trasferito nella capitale. Per
l'8 luglio, invece, è fissata l'udienza preliminare davanti al gup, Lia Paola
Laviano, che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio. stampa |.
( da "Dagospia.com" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
(QUASI)
TUTTI CONTRO PIERINO ? LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE CHE INGUAIANO
DON GELMINI SONO SPARITE ? I LEGALI DELL'EX SACERDOTE: IL SUO PRINCIPALE
ACCUSATORE HA DETTO DI AVERLO FATTO PER SOLDI? Ignazio Ingrao per
"Panorama" Le intercettazioni telefoniche mettono in crisi il
pubblico ministero di Terni, Barbara Mazzullo, titolare dell'inchiesta a carico
di Pierino Gelmini, l'ex sacerdote (oggi ridotto allo stato laicale)
fondatore della comunità Incontro per il recupero di giovani tossicodipendenti,
indagato per molestie e abusi sessuali. I difensori di Gelmini, Filippo Dinacci
e Lanfranco Frezza, contestano infatti la validità delle registrazioni
telefoniche che accuserebbero il fondatore della comunità Incontro e i suoi più
stretti collaboratori. Il pm Mazzullo ha fatto intercettare per 3 mesi
consecutivi (dal 9 marzo al 7 giugno 2007) le 12 linee telefoniche del
centralino della comunità. Per registrare la mole enorme di chiamate la procura
è dovuta ricorrere a un server esterno, noleggiato presso una società privata,
la Redi di Latina. Sono state intercettate così oltre 45 mila conversazioni,
poi trasferite su 50 cd-rom. Insieme con le testimonianze di dieci ex ospiti
della comunità che accusano Gelmini di averli molestati, le intercettazioni
costituiscono uno degli elementi essenziali su cui si fonda la richiesta di rinvio
a giudizio dell'ex sacerdote. Secondo gli inquirenti, coordinati dal capo della
squadra mobile di Terni, Luca Sarcoli, dalle telefonate registrate emergerebbe
come due stretti collaboratori di Gelmini, Giampaolo Nicolasi e Pierluigi La
Rocca, con offerte di denaro e di lavoro, avrebbero cercato di indurre uno
degli accusatori, Giovanni Preziuso, a ritrattare. Ma non si sa dove siano
finite le registrazioni originali di queste conversazioni. Fino a questo
momento la procura ha messo a disposizione delle parti solo i cd. I legali di
Gelmini hanno chiesto di poter confrontare i cd con le tracce originali ma,
come spiega Dinacci a Panorama, "se le registrazioni originali sono state
distrutte, attraverso la ripulitura del server, sarebbero inutilizzabili. Sono
state infatti riversate sui cd senza che a tale operazione sia stata consentita
la presenza dei difensori, così come previsto invece dal Codice di procedura
penale". Centinaia di pagine di trascrizioni delle conversazioni tra gli
accusatori di Gelmini, i loro familiari e gli operatori della comunità
rischiano così di non poter essere utilizzate in sede processuale. Gelmini, che
un anno fa si trovava nella bufera, assediato da tv e giornali, ora attende con
fiducia la prossima udienza dinanzi al giudice dell'udienza preliminare di
Terni, Pierluigi Panariello, fissata per il 15 luglio. In tale occasione
saranno chiamati a testimoniare il capo della squadra mobile, Luca Sarcoli, e
l'ispettrice che ha condotto le indagini, Anna Maria Mancini. Il procuratore della
repubblica di Terni, Fausto Cardella, afferma: "Tutte le questioni
sollevate saranno dibattute in aula. Riterrei non solo deontologicamente
scorretto ma anche poco rispettoso nei confronti delle parti e dello stesso
giudice esprimere qualsiasi opinione fuori dall'ambito processuale". Dalle
controindagini dei legali di Gelmini emergerebbero inoltre nuovi elementi che
potrebbero mettere in crisi le testimonianze degli ex ospiti della comunità.
Spunta un biglietto che due accusatori dell'ex sacerdote (Mario Saragò e Livio
Romeo) si sarebbero scambiati nella biblioteca della comunità mostrando le loro
vere intenzioni. E c'è un'intervista rilasciata dallo stesso Saragò a una tv
locale, nel mese di agosto 2007, nella quale il giovane afferma: "Mi chiedo
come la gente metta in giro queste notizie infamanti su don Pierino. Per me don
Pierino è tutto. Sicuramente sarà un discorso di invidia da parte di queste
persone che avevano già rubato in comunità". Meno di tre mesi dopo Saragò
si presenta dinanzi all'autorità giudiziaria per accusare Gelmini di averlo
molestato. Ancora più contraddittoria, secondo i difensori dell'ex sacerdote,
sarebbe la posizione del principale accusatore, Michele Iacobbe. Dalle sue
dichiarazioni, rese dinanzi alla direzione distrettuale antimafia di Bari nel
giugno 2005, hanno preso il via le indagini. Iacobbe ribadisce le accuse già
formulate nel 2000 (il processo venne archiviato): Gelmini lo avrebbe molestato
insieme con un altro giovane di Isernia, Pasquale Di Leonardo. Ma nel dicembre 2006
Iacobbe di fronte a tutti gli ospiti della comunità chiede scusa a Gelmini e
aggiunge: "Il cuore che ha don Pierino non ce l'ha nessuno, è una persona
speciale che trasmette amore, pace, serenità, tutto". Venti giorni dopo,
Iacobbe torna spontaneamente in procura e al pm Mazzullo ribadisce le accuse.
Nel maggio 2008 un nuovo colpo di scena: un detenuto torinese, Riccardo
Bonetta, afferma di aver conosciuto in carcere Iacobbe, il quale gli avrebbe
confidato che si era inventato tutto per estorcere denaro a Gelmini. I legali
dell'ex sacerdote si preparano anche a dimostrare come in molte delle
situazioni descritte dagli accusatori (feste, raduni con le famiglie) sarebbe
stato impossibile per Gelmini abusare dei ragazzi, poiché l'ex sacerdote era
continuamente sotto gli occhi di tutti. Infine alcuni testimoni indicati dallo
stesso Iacobbe avrebbero palesemente contraddetto le sue dichiarazioni. Gli
inquirenti difendono la completezza del lavoro e denunciano tentativi di
inquinamento delle indagini messi in atto dagli accusati. Inoltre mettono in
evidenza come Gelmini, per soddisfare le sue richieste sessuali, avrebbe
ripetutamente minacciato di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di
numerosi personaggi politici influenti. Si tratta di accuse pesanti e
circostanziate ma, ancora una volta, l'esito di un processo che sembrava
scontato è appeso a un filo. Quello del telefono. Dagospia 05 Luglio 2008.
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N.
159 del 2008-07-05 pagina 0 Berlusconi: "C'è chi soffia sul fuoco" di
Redazione Il premier a Tokyo per il G8 torna sulle
intercettazioni: ""Noi continuiamo a lavorare e io sono sempre stato
tranquillo. L'opposizione "é ormai su una linea giustizialista e la
lasciamo lì". Caro benzina: sì alla detassazione degli aumenti.
"Fango sul mio governo, ma non mi fermeranno" Tokyo - "Non credo
che sia qualcosa a cui dare tutta questa importanza" ed in ogni caso c'é
qualcuno che "soffia sul fuoco". Questa è l'opinione del premier
Silvio Berlusconi sull'intera vicenda delle intercettazioni. Il premier ha
brevemente parlato con i giornalisti a Tokyo, dove si trova in visita privata
in vista del G8, durante una passeggiata. "Non credo che questo sia il
problema dei problemi, è l'informazione che si è comportata in questo
modo", ha aggiunto. "Noi continuiamo a lavorare e io sono sempre
stato tranquillo, sono altri che hanno soffiato sul fuoco...".
L'opposizione "é ormai su una linea giustizialista e la lasciamo lì",
ha poi ribadito il premier. "Sono tornati indietro di molti anni", ha
aggiunto. "Sono tornati a dieci anni fa?", gli hanno chiesto i
giornalisti. "No, ancora più indietro", ha replicato Berlusconi.
Tassi, d'accordo con la Bce "In questo momento la cosa più importante è
combattere l'inflazione e questa politica della Bce, al momento, la trovo
giusta" ha spiegato a commentato l'ultimo rialzo dei tassi di un quarto di
punto deciso dalla Bce. Benzina, sì alla detassazione degli aumenti Il
presidente del Consiglio ha poi detto di essere d'accordo all'ipotesi di
tagliare le imposte agli aumenti della benzina. "Ne avevamo già parlato ed
io sono d'accordo che ci siano; sono stato io - ha precisato - che avevo
avanzato la proposto". Il problema è il caro petrolio "Al G8
parleremo soprattutto dell' aumento del prezzo del petrolio" e del fatto
che oggi "la cosa più importante è combattere la speculazione", ha
sottolineato ancora il Cavaliere. Nel rilevare che uno dei temi fondamentali
del momento, che verrà affrontato nel corso del vertice degli otto 'grandi', è
quello dell'aumento dei prezzi, il premier ha osservato che per combattere un
fenomeno mondiale come quello delle speculazioni serve ormai una sorta di
"cooperazione tra le democrazie". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Dagospia.com" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
"IL
GIORNALE" DI BERLUSCONI VA ALL'ATTACCO DI CARLO DE BENEDETTI: "'LA
REPUBBLICA' VA PIANISSIMO: VENDE SOLO 379MILA COPIE" ? PRIMI COLPI DELLA GUERRA DELLE INTERCETTAZIONI? Da Il Giornale 1
- LA REPUBBLICA VA PIANISSIMO VENDE SOLO 379MILA COPIE Tempi durissimi per i
quotidiani. Anche a Repubblica di Carlo De Benedetti non gioiscono. Se i dati
della Fieg attestano una diffusione di poco sotto le 600mila copie (583.418
per l'esattezza nel maggio 2008), i numeri delle vendite reali sono di molto
inferiori. Secondo un documento interno, infatti, la media del maggio 2008 è
pari a 379.357 copie, cioè oltre 200mila in meno di quelle dichiarate. E a
giugno è scesa ancora: 375.143. Particolarmente deboli le vendite del lunedì
quando Repubblica precipita a 328mila copie. Del resto la tendenza al ribasso del
quotidiano di Ezio Mauro è confermata anche dagli ultimi dati ufficiali: a
maggio Repubblica ha registrato un calo del 2,2 per cento, a fronte della
crescita di altri quotidiani (come il Giornale, +1,1 per cento). Tempi duri per
tutti, ma soprattutto per la stampa di opposizione. 2 - LA VINCENZI PERDE A
SCOMMESSA DEL VALICO E SI TINGE I CAPELLI Lo farà. Il sindaco di Genova, Marta
Vincenzi non si tira indietro. "Se si realizza il terzo valico ferroviario
tra Genova e la pianura padana mi tingerò i capelli" aveva scommesso mesi
fa. Oggi il governo Berlusconi si prepara a realizzare il terzo valico e lei,
di sinistra, si prepara ad andare dal parrucchiere. Alla notizia
dell'approvazione del progetto da parte del Cipe ha commentato "devo solo
decidere di quale colore tingermi". La Ferilli si spogliò in piazza per lo
scudetto della Roma e quindi due colpi di sole o una sfumatura sembrano un po'
pochino per un valico. Il sindaco dovrebbe si tingersi i capelli ma almeno
dello stesso colore del mare della sua città. Blu intenso. 3 - UN SENATO
FRANCESCANO La volontà di dialogo tra centrodestra e centrosinistra scarseggia
ed è così che per la causa cara al laicissimo presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano, potrebbero scendere in campo anche i frati francescani.
L'ordine del poverello di Assisi è intenzionato a portare al Senato un po' di
festeggiamenti del prossimo 4 ottobre, ricorrenza di San Francesco. I religiosi
del Sacro convento si sono appellati a Maurizio Gasparri, capogruppo del Popolo
delle libertà e lui ha girato la richiesta al presidente del Senato Renato
Schifani, che sta decidendo se concedere i locali di Palazzo Madama. Per I
frati una sfida difficile, quasi quanto quella vinta dal fondatore dell'ordine,
quando addomesticò il lupo di Gubbio. 4 - PANARIELLO E LA SATIRA POLITICA
Satira e politica vanno a braccetto. La differenza? È una sola: "Almeno a
noi la gente ride davanti...". Giorgio Panariello a tutto campo sui
colleghi che traggono spunto per le loro gag dai Palazzi: "In un Paese
dove il 90 per cento dei comici sono di sinistra ? ha detto presentando il
prossimo spettacolo, ClonatoZero ? con la propria forza politica
all'opposizione e il centrodestra alla maggioranza ci vanno a nozze". Il
comico fiorentino ha anche spiegato perché lui, pur essendo un comico, evita il
tema: "Io non faccio mai comicità con riferimento ai politici, anche
perché quando si fa satira politica ci si trova spesso davanti a delle
reazioni. Per rispondere a queste ci vuole anche una struttura, come Grillo,
che io non ho". 5 - IL FEDERALISMO CALCISTICO Il federalismo, almeno nel
calcio, è realtà. Archiviati, con tristezza, gli Europei, c'è comunque un
"pezzo" d'Italia impegnato in una competizione internazionale di
calcio: la Padania, che dal prossimo 7 luglio sarà impegnata nella lontana
Lapponia per il "Viva World Cup 2008", il Mondiale dei paesi
autonomisti organizzato dalla NF-Board. La squadra allenata da Leo Siegel
debutterà il 9 luglio contro la Provenza a Galliware. In gara ci saranno anche
Lapponia, Kurdistan e Siriaci. Al seguito del team anche Umberto Bossi. Il
Senatùr accompagnerà il figlio, Renzo, che dei biancoverdi è di fatto il team
manager. Ai vincitori, oltre la coppa, toccherà anche l'organizzazione
dell'edizione 2010 del torneo. 6 - CARLO GIOVANARDI APRE AI GAY MA ALLA
SINISTRA NON BASTA Neanche l'apertura ai gay nell'esercito porta consensi da
sinistra al Carlo Giovanardi. "Oggi ? ha detto il sottosegretario alla
Presidenza del Consiglio a Klauscondicio ? un gay può operare nell'esercito, ma
con misura. Lo stesso vale per un eterosessuale, non deve comportarsi da
puttaniere, per usare un termine brutale. Nell'esercito verrebbe richiamato per
condotta disdicevole. Non ci deve essere una manifestazione ostentata, vistosa
e invasive dell'orientamento sessuale tale da turbare l'attività dei
militari". Insomma, come dicevano i latini, in medio stat virtus, la virtù
sta nel mezzo. "Un importante Generale ? ha proseguito Giovanardi - fece
un'osservazione interessante. Prima l'omosessualità nelle caserme era seriamente
proibita, oggi è facoltativa, non vorrei che domani diventasse obbligatoria...
Credo che tutti possano entrare nell'esercito". Fin qui Giovanardi. E le
polemiche non sono mancate: da Grillini all'onorevole Anna Paola Concia è un
coro: "Il vero dramma nazionale è il permanere di quella cultura del
maschilismo che sta alla base delle violenze. Il problema dell'Esercito è un
altro, e cioè la permanenza di un fortissimo machismo". Dagospia 05 Luglio
2008.
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N.
159 del 2008-07-05 pagina 0 "Senza blocca processi il clima cambia" di
Redazione Il segretario del Pd: "Da parte del governo deve esserci il
ritiro dell'emendamento per bloccare i processi contenuto nel decreto
sicurezza, perché avrebbe effetti devastanti su tanti processi che riguardano
la sicurezza dei cittadini. Il governo non durerà cinque anni". Il Pdl
insorge, Cicchitto: "E' allo sbando" Montecatini Terme (Pistoia) -
Con il ritiro dell'emendamento per bloccare i processi si potrebbero creare le
condizioni per un clima diverso". Lo afferma il segretario del Pd, Walter Veltroni,
prima di lasciare il congresso nazionale del Partito socialista "Si parla
molto - prosegue Veltroni - della qualità e degli interventi dell'opposizione, che ha già ottenuto risultati come il ritiro del dl su
Retequattro e la decisione di non presentare il dl sulle intercettazioni. Da
parte del governo - aggiunge ancora - deve esserci il ritiro dell'emendamento
per bloccare i processi contenuto nel decreto sicurezza, perché avrebbe effetti
devastanti su tanti processi che riguardano la sicurezza dei cittadini.
Come si è deciso di evitare il decreto sulle intercettazioni, così adesso credo
si debba avere un senso di responsabilità togliendo qualcosa che non solo non
c'entra nulla col dl sicurezza ma che, se inserito, viola proprio la sicurezza
dei cittadini. Se tolgono il blocca-processi è chiaro che il clima diventa
diverso". "Sul disegno di legge Alfano - osserva ancora il segretario
del Pd - la nostra posizione è contraria nel merito, però è chiaro che alcune
delle violazioni più palesi sono state contrastate. Se invece resta il
blocca-processi - conclude - ci sarà un inasprimento generale del clima".
"C'é questo clima da anni nel Paese. Un clima che però viene alimentato
quando si dicono le cose sui magistrati dette ieri", aggiunge Veltroni, .
"Noi abbiamo fatto uno sforzo - prosegue - per portare l'Italia fuori dal
passato ma ci sono invece coloro che la vogliono tenere inchiodata ad un tempo
che invece dovrebbe proprio essere considerato passato". "Non so se
questo governo reggerà 5 anni. Mi pare di poter dire che ci sono già diversi
segnali positivi, perché l'opposizione sta ottenendo risultati importanti
riuscendo a far si che il governo abbia atteggiamenti meno irrazionali".
Cicchitto: è allo sbando Veltroni è allo sbando, sia per ciò che riguarda la
linea politica sia per quel che riguarda la propaganda". Lo afferma
Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. "Sul piano politico -
spiega Cicchitto - Veltroni oscilla fra ipotesi opposte: passa dall'esaltazione
dell'autosufficienza del Pd alla riproposizione di una sorta di fronte popolare
antiberlusconiano che dovrebbe andare da Rifondazione comunista all'Udc, da
Nichi Vendola a Casini. Francamente ci sembra un'operazione assai poco
credibile e, comunque, del tutto contraddittoria con l'impostazione originaria
che Veltroni ha dato del Pd, a testimonianza di una leadership assai fragile e
poco affidabile sul terreno della linea politica". "Sul piano della
propaganda - dice poi Cicchitto - Veltroni propone una raccolta di firme contro
il nulla perché l'unico pericolo che corre la democrazia italiana deriva dal
giustizialismo di un settore delle toghe, e dalla sistematica violazione del
segreto istruttorio, e dalla pratica reazionaria di Di Pietro e dell'Idv,
partito alleato del Pd. Per parte nostra, come ha annunciato il presidente
Berlusconi, come partiti del centrodestra e come gruppi parlamentari del Pdl
faremo gazebo in tutta Italia per spiegare ciò che sta facendo il governo. In
ogni caso ci auguriamo anche di ritrovare interlocutori con i quali, fermo
rimanendo le collocazioni di maggioranza e di opposizione ed anche le
differenti posizioni di merito, ricominciare a ragionare di riforme
costituzionali, federalismo e di leggi elettorali". Capezzone: pensi al
sua durata "Veltroni, anziché fare illazioni infondate sulla durata del
Governo, farebbe bene a preoccuparsi di se stesso e della sua permanenza alla
guida del Pd. Se va avanti così, al massimo potrà fare il collaboratore di Di
Pietro...", replica Daniele Capezzone, Pdl, portavoce di Forza Italia. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Corriere.it" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
L'associazione
nazionale dei magistrati decide lo stato di agitazione Scatta la protesta dei
giudici Nel mirino la sospensione dei processi, le
disposizioni sulle intercettazioni e il taglio delle risorse ROMA - I magistrati
italiani, da stasera, entrano in stato di agitazione e si riservano l'adozione
di altre misure per protestare contro gli interventi del Governo nel settore
della giustizia. Tra queste la sospensione dei processi, le disposizioni sulle
intercettazioni, il taglio delle risorse al settore giustizia e il
taglio degli stipendi introdotto dall'art.69 del dl 112 (cosiddetto decreto
manovra). L'Anm ha, inoltre, convocato in seduta permanente il comitato
direttivo centrale. stampa |.
( da "Dagospia.com" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
FIDEL
NEI SECOLI ? "SILVIO, NONOSTANTE IL PESO DEGLI ANNI E DEGLI INCARICHI, SI
È PORTATO APPRESSO QUELL'ASPETTO GOLIARDICO, L'ARIA DA BULLETTO DI PAESE CHE NON
RIESCE A TENERSI, A RESTARE RISERVATO"? Francesco Verderami per il
Corriere della Sera Dice Confalonieri che "in questa storia nessuno può
scagliare una pietra contro Berlusconi. Infatti le pietre restano ammucchiate
lì per terra ". Nessuno meglio del presidente di Mediaset può spiegare il
premier, descriverne l'indole, il modo di vivere, e anche il resto. E
raccontando la storia del Cavaliere, arriva a identificarsi con l'amico che
licenziò dall'orchestrina perché passava troppo tempo a corteggiare le signorine
in sala invece di suonare. "Silvio, nonostante il peso degli anni e degli
incarichi, si è portato appresso quell'aspetto goliardico e giovanilista,
quell'aria da bulletto di paese che non riesce a tenersi, a restare riservato.
Credo che se dovesse fare una cosa per poi non dirla, si risparmierebbe la
fatica. Non la farebbe. È così, si attarda nei particolari, e non fa
distinzioni se discute di questioni aziendali, politiche o private". Ma il
privato di un presidente del Consiglio diventa cosa pubblica, specie se le sue
conversazioni piccanti finiscono nei brogliacci delle Procure. "A parte il
fatto che certe inchieste sono a mio avviso più indecenti di certe battute,
pensare che Berlusconi dovesse chiedere favori per ottenere altri tipi di favori
è un insulto alla sua intelligenza. Può capitare al telefono di parlare in modo
pruriginoso. Come tutti, anch'io sono a volte un po' sboccatello. In privato
succede. Ed è successo con Silvio, figurarsi. Quando parla con me, magari per
rilassarsi, non si risparmia. Però questa storia di una conversazione in cui
lui mi avrebbe raccontato di una neoministra... Non è vera". Proprio su
"questa storia" si è concentrata l'attenzione dei media e della
politica, perché non c'è dubbio che avrebbe rilevanza politica se fosse vera,
se il premier fosse stato mosso da particolari virtù di una signorina per
promuoverla ad incarichi ministeriali. "Non è vero", ripete
Confalonieri: "Me ne ricorderei", sorride. Com'è diverso il tono
Fedele Confalonieri della sua voce da quello che aveva Berlusconi giorni fa,
mentre parlava con l'amico delle "vergognose insinuazioni " che
iniziavano a circolare: "Vado orgoglioso dei giovani che ho portato al
governo. Dovresti vederli in Consiglio dei ministri, Fedele. Mara Carfagna, per
esempio, arriva sempre preparata. Discute in modo appropriato. È brava. Ma c'è
chi non aspetta che gettar fango. La verità è che a sinistra vivono di invidia
e si nutrono di sospetti". "Dammi retta, non te la prendere". È
difficile rimaner calmi, specie quando certe storie mettono a rischio la
serenità familiare. Ormai tra i politici circola voce che il Cavaliere tema più
Veronica Lario di Nicoletta Gandus, giudice del processo Mills. Berlusconi ha
cercato di smentire anche questa: "Veronica si è calata nei panni della
nonna, è sempre amorevole e presente. Di me si disinteressa".
Confalonieri, da amico vero, sa essere discreto e premuroso con il premier.
Raccontano che giovedì si fosse preoccupato, non vedendolo: "Silvio, ti
cerco da quattro ore. Dov'eri finito?". "Stavo al telefono con mia
moglie... Che casino ". "Lei dov'è, all'estero? ". "Ma
quale estero, è a Macherio". Benedetto G8. Benedetto visita in Giappone. E
benedetto "Fidel", per il premier, perché il capo del Biscione tenta
di dare ad ogni cosa una "giusta dimensione ", sdrammatizzando se
necessario. Così, dopo aver paragonato il Cavaliere a figure storiche come
Lenin e Mao, stavolta lo accosta a un genio della musica, o almeno questo
sembra voler fare quando ricorda che "Mozart pizzicava il sedere alle cameriere".
C'è una pausa tra la battuta e il resto del discorso, serve a cambiar registro
di voce, ad assumerne uno più adatto all'argomento: "Non siamo quelli di
vizi privati e pubbliche virtù, però credo che un po' di sana ipocrisia sia il
lubrificante della convivenza. Sostenendo sempre la verità non è possibile
campare". A volte Confalonieri ha scelto di "campare" anche con
l'amico Silvio. Infatti ha evitato di dirgli che non era d'accordo sul modo in
cui voleva affrontare il nodo delle intercettazioni, perché
a suo avviso "non era giusto varare un decreto" né "prendersela
con i giornalisti". Invece avrebbe preferito che il premier fosse andato a
Matrix, "glielo avevo consigliato, e non per trasformarsi in uno
spaccamontagne ma per raccontare con toni pacati cos'ha fatto da quando è
tornato al governo e cosa gli hanno fatto da quando è tornato al governo.
Avrebbe potuto separare la verità dalle infamie, e non sarebbe stato un atto di
guerra, un attacco alle istituzioni. Più semplicemente il presidente del Consiglio
avrebbe parlato con il Paese che l'ha scelto. Ma è prevalsa un'altra
idea". È prevalsa l'idea di Gianni Letta, "e siccome penso che ognuno
debba fare il suo mestiere, mi attengo a questa vecchia regola. Solo mi
dispiace che sia passata l'immagine di un Berlusconi messo sotto tutela, di un
leader che va controllato perché incapace di andare in tv e di gestirsi, come
fosse uno che è sempre sul punto di incespicare, un politico qualunque.
Berlusconi è un grande comunicatore". Dagospia 05 Luglio 2008.
( da "Repubblica.it" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA
- Toghe in agitazione a oltranza. L'associazione nazionale magistrati ha deciso
la linea dura contro gli interventi del governo nel settore della giustizia. Tra queste la sospensione dei processi, le disposizioni sulle
intercettazioni, il taglio delle risorse al settore giustizia e il taglio degli
stipendi introdotto dall'art.69 del dl 112 (cosiddetto decreto manovra).
"Si va verso la distruzione del sistema giustizia" commenta il
presidente dell'Anm Luca Palamara. "Agitazione dai risvolti
politici", ribatte Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl.
Dura replica di Di Pietro: "Riflettano i soliti commentatori prezzolati
prima di accusare l'Anm". Il leghista Castelli non chiude al dialogo:
"Voglio capire le ragioni dei magistrati". Se l'articolo 69 (quello
sulla riduzione delle retribuzioni) non sarà cancellato, i giudici sono pronti
al blocco delle udienze e allo sciopero delle "supplenze", compiti
che non spettano ai magistrati, ma che da loro vengono svolti in assenza di
personale specializzato. Il parlamentino delle toghe, a maggioranza, ha
deliberato "lo stato di agitazione, riservando l'adozione di ogni misura
di protesta alla luce dell'evoluzione del quadro normativo" con la
convocazione permanente del comitato direttivo centrale "per seguire costantemente
gli sviluppi degli interventi sul sistema retributivo". Il documento è
stato approvato a larga maggioranza dagli esponenti di Unicost, Magistratura
democratica e Movimento per la giustizia. Magistratura indipendente, la
corrente più moderata delle toghe, ha votato un suo documento anch'esso
fortemente critico nei confronti della classe politica. Secondo l'Anm, "la
generalizzata sospensione dei processi in corso per fatti puniti con pena
inferiore ai 10 anni e commessi prima del giugno 2002, oltre a ledere i diritti
delle parti lese e a creare ingiustificate disparità di trattamento, comporterà
gravissime disfunzioni del processo penale. Inoltre - scrivono ancora i
magistrati - le disposizioni contenute nel disegno di legge in materia di
intercettazioni ridurrebbero drasticamente l'efficacia dell'azione di contrasto
all'illegalità". Ma in particolare i magistrati criticano la
"drastica" riduzione delle risorse destinate alla giustizia con il
taglio del 40% degli stanziamenti e il blocco delle assunzioni del personale
amministrativo". Per quanto riguarda il taglio delle retribuzioni
introdotto dall'articolo 69 del decreto manovra si segnala come ciò costituisca
"l'ulteriore svilimento della funzione giudiziaria e una penalizzazione
dei più giovani". "Un intervento peggiorativo senza precedenti sulla
struttura del trattamento retributivo dei magistrati", dice il documento
dell'Anm. Un peggioramento che "indurrà la sostanziale paralisi del
funzionamento del sistema e l'ulteriore svilimento della funzione giudiziaria".
"La gravissima situazione di disfunzione degli uffici giudiziari e di
disagio dei magistrati che vi lavorano impone un incisivo impegno di denuncia e
di protesta: a questo scopo l'Anm delibera di adottare iniziative dirette a
rappresentare all'opinione pubblica la grave situazione in cui versa la
giurisdizione e a ribadire le proposte capaci di dare risposte ai bisogni di
giustizia". Per il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro,
"i magistrati stanno semplicemente e doverosamente difendendo come ultima
frontiera della democrazia italiana il diritto costituzionale di ogni cittadino
di avere un giudice per far valere i provvedimenti". E a Fabrizio
Cicchitto che parla di "risvolti politici" dell'agitazione, l'ex pm
lancia un duro attacco: "Riflettano i soliti commentatori prezzolati prima
di accusare l'Anm". Intanto la Lega sembra non voler abbandonare la linea
della trattativa: "Questa settimana chiederò un incontro con i
rappresentanti dell'Anm per comprendere e far comprendere le rispettive
posizioni. Noi della Lega vogliamo trovare un filo di dialogo", dice
Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa. E per quanto
riguarda la proposta dell'esponente del carroccio, ovvero il cosidetto 'Lodo
Calderoli' (eliminare il blocca-processi per sostituirlo con uno scudo di un
anno per le alte cariche dello stato), "la nostra proposta - dice -
intendo sottoporla in primis all'Anm, voglio far capire che siamo tutti sulla
stessa barca. Per capirci, non è il caso che ognuno continui a suonare il suo strumento,
altrimenti si rischia di fare la fine del Titanic". (5 luglio 2008.
( da "Stampaweb, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA
I magistrati italiani, da stasera, entrano in stato di agitazione e si
riservano l'adozione di altre misure per protestare contro gli interventi del
Governo nel settore della giustizia. Tra queste la sospensione dei processi, le disposizioni sulle intercettazioni, il taglio delle risorse al
settore giustizia e il taglio degli stipendi introdotto dall'art.69 del dl 112
(cosiddetto decreto manovra). L'Anm ha, inoltre, convocato in seduta permanente
il comitato direttivo centrale. Le toghe criticano, tra l'altro, la
"drastica" riduzione delle risorse destinate alla giustizia con il
taglio del 40% degli stanziamenti e il blocco delle assunzioni del
personale amministrativo". Per quanto riguarda il taglio delle
retribuzioni introdotto dall'Art. 69 del decreto manovra si segnala come ciò
costituisca "l'ulteriore svilimento della funzione giudiziaria". La
reazione del Pdl Secondo Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia,
"con le sue decisioni e le sue minacce, l'Anm si conferma una vera e
propria curva militante, politicizzata e faziosa, più dedita a combattere una
battaglia di parte che non a tutelare gli interessi di tutti i cittadini. Ma
gli italiani hanno capito: e i sondaggi dimostrano che la credibilità della
magistratura organizzata è giunta a livelli minimi". Sulla stessa linea
Fabrizio Cicchitto: "È difficile non pensare che questa agitazione dei
magistrati, decisa a maggioranza da tre correnti su quattro, non abbia risvolti
politici", ragiona il presidente dei deputati del Pdl. La Lega spinge per
il dialogo Su una diversa sponda la Lega. Bossi, da una manifestazione ad
Arcore ribadisce che la Lega vuole il dialogo sulle riforme, anche se è pronta
alla lotta. "C'è troppo bordello", ammonisce il Senatur, sottolineando
che se si continua così il rischio è che Veltroni abbia ragione a prevedere una
fine prematura del Governo. E a confermare la pervicace volontà di dialogo del
Carroccio è anche Roberto Calderoli: "Chiederò un incontro all'Anm - fa
sapere - per esporre le nostre ragioni e sentire le loro. Voglio il dialogo.
Siamo tutti sulla stessa barca e rischiamo di fare la fine del Titanic".
Di Pietro: scelte disastrose Quanto alle opposizioni, sia Pd che Idv respingono
le accuse di faziosità politica rivolte ai magistrati dal Pdl. "Non è solo
un diritto ma un dovere da parte dell'associazione dei magistrati - dice
Antonio Di Pietro - segnalare per tempo le conseguenze disastrose e
irrimediabili" delle scelte del governo.
( da "Dagospia.com" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
DIFENDERLA...
Michele Brambilla per Il Giornale "Il commendator Bernasconi non è un
ladro": il titolo, apparso qualche anno fa su un quotidiano locale, è
rimasto nella storia di quella città e un po' anche in quella del giornalismo.
Stava in testa a un articolo di cronaca che dava conto delle specchiate virtù
di uno dei personaggi più in vista di quel piccolo mondo di provincia: un uomo
perbene, lavoro e famiglia, chiesa e associazionismo, tante cariche pubbliche.
Non sono vere, si leggeva, le voci su traffici, contrabbando, mazzette: tutte
balle. Senonché la mattina dopo il commendator Bernasconi tirò su il telefono e
chiamò il direttore del quotidiano per sollevarlo di peso: razza di idioti, che
cosa vi viene in mente? Nessuno - né un magistrato, né un giornale - aveva mai
accusato lo stimatissimo cumenda di alcunché, e quel titolo aveva tutto il
sapore della classica excusatio non petita. Da quel giorno in città
cominciarono a girare le voci sugli affari non troppo onesti del commendator
Bernasconi. Non sappiamo se quel titolo fu l'autogol di un ingenuo che credeva
di baciare la pantofola al potente di turno, oppure una coltellata nella
schiena inflitta con sadismo e ipocrisia. Ma non c'è bisogno di avere studiato
l'arte della propaganda dal dottor Goebbels per capire che se si vuole
sputtanare qualcuno senza pagarne le conseguenze, e senza passare per killer,
non c'è tecnica migliore che far finta di difenderlo. A Mara Carfagna, in
questi giorni e ieri in particolare, è stato applicato il trattamento del
commendator Bernasconi: si è detto e si è scritto smettiamo di insultarla,
merita la nostra solidarietà, è una vergogna che la stiano attaccando, non deve
dimettersi. Attacchi? E quali attacchi? E perché mai dovrebbe dimettersi? Così
deve aver pensato il lettore, semplice uomo della strada che nulla sapeva delle
voci sul conto del ministro per le Pari opportunità, e nulla avrebbe continuato
a sapere se sui giornali non fossero fioccati gli appelli pro-Carfagna, i "basta
con i veleni", le difese d'ufficio delle professioniste del "mi sento
offesa come donna". Fino all'altro ieri i pissi pissi
bao bao su Mara Carfagna e le intercettazioni telefoniche erano roba che girava
nei retrobottega della politica e in quegli ambienti mefitici che sono le
redazioni dei giornali: sconcezze vere o asserite giravano da un politico a un
giornalista e viceversa, ma restavano pur sempre tra pochi addetti ai lavori.
I lettori sapevano - ammesso che siano davvero interessati - che c'erano, o
almeno si diceva che c'erano, gossip scottanti, telefonate sconvenienti, roba
di sesso insomma. Ma tra chi e chi? Quelle intercettazioni non si sa neanche se
esistono e in ogni caso, ammesso che esistano, e che qualche giornalista le
abbia, non si possono pubblicare, o perlomeno non sta bene pubblicarle. E
allora, come far sapere Urbi et Orbi che è proprio lei, la bella ministra, a
essere chiacchierata? Come fare a rovinarla senza esibire neanche la
sbobinatura di un brigadiere? Ecco allora il lodo Bernasconi. Basta un
qualsiasi Massimo Donadi, capogruppo dell'Italia dei Valori: "Se Bill
Clinton avesse fatto Monica Lewinsky ministro, la vicenda sarebbe diventata di
rilevanza politica oppure no?". Ecco le prime paroline chiave. Monica
Lewinsky: per quale pratica è diventata nota Monica Lewinsky? Seconda parola
chiave: ministro. Chi sarà mai il ministro? Ci pensano i giornalisti a
completare l'opera. Uno, appena riportata la frase di Donadi, scrive: "Non
fa il nome della Carfagna ma...". Un altro aspetta qualche riga in più e
ci fa sapere: "La responsabile delle Pari opportunità, Mara Carfagna,
taglia corto: non mi occupo di intercettazioni". Il passo successivo è la
foglia di fico. Si raccolgono i pareri di una solidarietà trasversale. Politici
e intellettuali di destra e sinistra si stracciano le vesti, "il paragone
con la Lewinsky è una volgarità gratuita" dice una, "la colpa non è
sua" dice un'altra, non deve dimettersi; "poveretta, qui si mesta nel
fango", e intanto il fango finisce nel ventilatore. Mara Carfagna non la
conosco: mai vista né sentita. Se avesse fatto qualcosa di male, troverei
giusto che venisse cacciata. Ma vorrei che le accuse fossero certe, serie, e
soprattutto rivolte in modo leale. Non con l'artifizio peloso di un'ipocrita
difesa della privacy. Pubblicate le intercettazioni, piuttosto. Mostrate la
faccia, se davvero l'avete più pulita di quel lupanare della politica di cui si
parla. E a Donadi, quello dei Valori, vorrei dedicare in chiusura questo bel
titolo: "Il capogruppo Donadi non è uno stronzo". Dagospia 05 Luglio
2008.
( da "Corriere.it" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
L'associazione
nazionale dei magistrati decide lo stato di agitazione
Scatta la protesta dei giudici Nel mirino la sospensione dei processi, le
disposizioni sulle intercettazioni e il taglio di risorse e stipendi ROMA - I
magistrati italiani, da sabato sera, hanno deciso di entrare in stato di
agitazione e si riservano l'adozione di altre misure per protestare contro gli
interventi del Governo nel settore della giustizia. Tra queste la
sospensione dei processi, le disposizioni sulle intercettazioni, il taglio
delle risorse al settore giustizia e il taglio degli stipendi introdotto
dall'art.69 del dl 112 (cosiddetto decreto manovra). L'Anm ha, inoltre,
convocato in seduta permanente il comitato direttivo centrale. I MOTIVI DELLA
PROTESTA - L'Anm critica, tra l'altro, la "drastica" riduzione delle
risorse destinate alla giustizia con il taglio del 40% degli stanziamenti e il
blocco delle assunzioni del personale amministrativo". Per quanto riguarda
il taglio delle retribuzioni introdotto dall'Art. 69 del decreto manovra si segnala
come ciò costituisca "l'ulteriore svilimento della funzione
giudiziaria". In proposito si rileva come "la dichiarazione di
esponenti dell'esecutivo di voler circoscrivere le conseguenze negative della
norma, non fa venire meno la preoccupazione per l'ennesimo intervento di
riduzione degli stipendi dei magistrati e la necessità di denuncia della
complessiva situazione estremamente penalizzante per l'efficacia della
giurisdizione e per la dignità del lavoro dei magistrati". Per questo
l'Anm chiede che sia cancellata tale disposizione "e che sia prima di
tutto ripristinato il normale trattamento economico dei magistrati".
Infine l'Anm spiega che "la gravissima situazione di disfunzione degli
uffici giudiziari e di disagio dei magistrati che vi lavorano impone un
incisivo impegno di denuncia e di protesta: a questo scopo l'Anm delibera di
adottare iniziative dirette a rappresentare all'opinione pubblica la grave
situazione in cui versa la giurisdizione e a ribadire le proposte capaci di
dare risposte ai bisogni di giustizia". CRITICA ANCHE MAGISTRATURA
INDIPENDENTE - Anche Magistratura Indipendente, la corrente più moderata delle
toghe l'unica a non avere incarichi nella giunta dell'Anm, si è mostrata
fortemente critica nei confronti della classe politica, prendendo atto che
"ad oggi le questioni più direttamente rilevanti per interventi organici
di riforma strutturale del sistema giudiziario sono rimaste sullo sfondo: i
tagli prefigurati delle risorse "renderanno sostanzialmente impossibile -
rileva la corrente più moderata delle toghe - la quotidiana amministrazione
della giustizia impedendo la rapida trattazione dei processi". CICCHITTO:
"RISVOLTI POLITICI" - "E' difficile non pensare che questa
agitazione dei magistrati, decisa a maggioranza da tre correnti su quattro, non
abbia risvolti politici" ha detto Fabrizio Cicchitto, presidente dei
deputati del Popolo della libertà. CALDEROLI: "INCONTRO CON L'ANM" -
"Questa settimana chiederò un incontro con i rappresentanti dell'Anm per
comprendere e far comprendere le rispettive posizioni. Noi della Lega vogliamo
trovare un filo di dialogo" ha detto il ministro Roberto Calderoli
commentando la scelta dell'associazione nazionale dei magistrati di proclamare
lo stato di agitazione contro gli interventi del governo. Nessuno scontro,
quindi? "Credo di non essere persona cui può essere imputato di non
accettare lo scontro, se necessario. Ma prima di andare a scontrarmi - risponde
l'esponente del Carroccio - voglio capire quali sono le posizioni". E la
sua proposta, quella che ora chiamano "Lodo Calderoli" (eliminare il
blocca-processi per sostituirlo con uno scudo di un anno per le alte cariche
dello stato) è ancora in piedi? "La nostra proposta - replica - intendo
sottoporla in primis all'Anm, voglio far capire che siamo tutti sulla stessa
barca. Per capirci, non è il caso che ognuno continui a suonare il suo
strumento, altrimenti si rischia di fare la fine del Titanic". stampa |.
( da "Corriere.it" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
SlittERà
l'udienza del 18 luglio La mossa del premier: portare l'inchiesta da Napoli a Roma
Secondo i suoi avvocati i contatti tra Berlusconi e Saccà sono avvenuti nella
capitale ROMA Hanno portato i tabulati telefonici, le verifiche sulle celle
agganciate dai portatili, le testimonianze delle segretarie. E sulla base di
questi dati hanno chiesto che l'inchiesta venga trasferita a Roma. Perché,
dicono gli avvocati, dimostrano che lì sono avvenuti i contatti tra Silvio
Berlusconi e Agostino Saccà e, quindi, è la Procura della capitale a dover
verificare se davvero ci fu corruzione come viene contestato a entrambi. Se mai
processo ci sarà e appare difficile vista l'approvazione del "lodo
Alfano" il premier non vuole che venga celebrato a Napoli. In ogni caso si
prende tempo, proprio in attesa dell'entrata in vigore della norma che concede
l'immunità alle cariche istituzionali. Il giudice si è "riservato",
il verdetto arriverà entro una settimana. E soltanto se deciderà di non
trasmettere gli atti potrà stabilire se inviare al Parlamento le telefonate tra
l'allora capo dell'opposizione e il direttore dei Raifiction. LE CONVERSAZIONI
- Sei conversazioni avvenute tra giugno e novembre del 2007, nel corso delle
quali Berlusconi chiedeva a Saccà di far lavorare in Rai alcune starlette e in
cambio prometteva appoggio alla carriera da imprenditore che l'alto funzionario
della tv pubblica voleva intraprendere. Sono queste le uniche conversazioni che
i pubblici ministeri ritengono utili per la richiesta di rinvio a giudizio per
l'attuale capo del governo. Durante gli accertamenti, i magistrati napoletani hanno
disposto l'intercettazione dei telefoni delle aspiranti
attrici e hanno registrato alcuni colloqui che però non vengono ritenuti
rilevanti per l'inchiesta perché riguardano fatti privati che nulla hanno a che
vedere con gli eventuali reati commessi. Per questo hanno deciso di non
depositarle a disposizione delle parti e di procedere alla loro distruzione.
Gli unici ad avere le bobine restano dunque i magistrati e gli investigatori
della Guardia di Finanza che hanno condotto l'indagine. Sono i colloqui intorno
ai quali tanto si è favoleggiato in questi giorni e che lo stesso Berlusconi
temeva venissero divulgati, tanto da pensare di varare un decreto legge per
impedirne la pubblicazione. Soltanto quando si è avuta la certezza che si
trattava di trascrizioni non depositate, si è deciso di soprassedere. Ma visto
il rincorrersi delle indiscrezioni che avvelenano il dibattito politico di
questi giorni, rimane il timore che possa ripetersi quanto avvenuto durante
l'inchiesta Unipol quando stralci di una conversazione addirittura non
trascritta tra l'allora segretario Ds Piero Fassino e il presidente di Unipol
Giovanni Consorte finì sulle pagine de Il Giornale e si scatenarono le accuse
contro i pubblici ministeri. Il prossimo appuntamento del premier a Napoli è fissato
per il 18 luglio, giorno di inizio dell'udienza preliminare. "Ma uno
slittamento chiarisce l'avvocato Niccolò Ghedini appare scontato. Se il giudice
si dichiarerà incompetente, si ricomincia daccapo. Se si rimane a Napoli,
bisognerà comunque attendere che il Parlamento si pronunci sull'utilizzo delle
intercettazioni ". E Berlusconi potrebbe già essere "coperto"
dall'immunità. leFiorenza Sarzanini stampa |.
( da "Corriere.it" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Sette
giorni "Silvio bulletto al telefono. Ma mai parlato di ministre"
"Nessuno può fargli la morale. Indecenti certe inchieste" Confalonieri:
"Non farebbe cose che non può raccontare" Fedele Confalonieri che se
si può trarre una morale da questa vicenda boccaccesca in cui è rimasto
coinvolto Silvio Berlusconi, è che "nessuno può fargli la morale".
Dice Confalonieri che "in questa storia nessuno può scagliare una pietra
contro Berlusconi. Infatti le pietre restano ammucchiate lì per terra ".
Nessuno meglio del presidente di Mediaset può spiegare il premier, descriverne
l'indole, il modo di vivere, e anche il resto. E raccontando la storia del
Cavaliere, arriva a identificarsi con l'amico che licenziò dall'orchestrina
perché passava troppo tempo a corteggiare le signorine in sala invece di
suonare. "Silvio, nonostante il peso degli anni e degli incarichi, si è
portato appresso quell'aspetto goliardico e giovanilista, quell'aria da
bulletto di paese che non riesce a tenersi, a restare riservato. Credo che se
dovesse fare una cosa per poi non dirla, si risparmierebbe la fatica. Non la
farebbe. È così, si attarda nei particolari, e non fa distinzioni se discute di
questioni aziendali, politiche o private". Ma il privato di un presidente
del Consiglio diventa cosa pubblica, specie se le sue conversazioni piccanti
finiscono nei brogliacci delle Procure. INCHIESTE PIÙ INDECENTI DELLE BATTUTE -
"A parte il fatto che certe inchieste sono a mio avviso più indecenti di
certe battute, pensare che Berlusconi dovesse chiedere favori per ottenere
altri tipi di favori è un insulto alla sua intelligenza. Può capitare al
telefono di parlare in modo pruriginoso. Come tutti, anch'io sono a volte un
po' sboccatello. In privato succede. Ed è successo con Silvio, figurarsi.
Quando parla con me, magari per rilassarsi, non si risparmia. Però questa
storia di una conversazione in cui lui mi avrebbe raccontato di una
neoministra... Non è vera". Proprio su "questa storia" si è
concentrata l'attenzione dei media e della politica, perché non c'è dubbio che
avrebbe rilevanza politica se fosse vera, se il premier fosse stato mosso da
particolari virtù di una signorina per promuoverla ad incarichi ministeriali.
"Non è vero", ripete Confalonieri: "Me ne ricorderei",
sorride. Com'è diverso il tono Fedele Confalonieri della sua voce da quello che
aveva Berlusconi giorni fa, mentre parlava con l'amico delle "vergognose
insinuazioni " che iniziavano a circolare: "Vado orgoglioso dei
giovani che ho portato al governo. Dovresti vederli in Consiglio dei ministri,
Fedele. Mara Carfagna, per esempio, arriva sempre preparata. Discute in modo
appropriato. È brava. Ma c'è chi non aspetta che gettar fango. La verità è che
a sinistra vivono di invidia e si nutrono di sospetti". "Dammi retta,
non te la prendere". È difficile rimaner calmi, specie quando certe storie
mettono a rischio la serenità familiare. VERONICA - Ormai tra i politici circola
voce che il Cavaliere tema più Veronica Lario di Nicoletta Gandus, giudice del
processo Mills. Berlusconi ha cercato di smentire anche questa: "Veronica
si è calata nei panni della nonna, è sempre amorevole e presente. Di me si
disinteressa". Confalonieri, da amico vero, sa essere discreto e premuroso
con il premier. Raccontano che giovedì si fosse preoccupato, non vedendolo:
"Silvio, ti cerco da quattro ore. Dov'eri finito?". "Stavo al
telefono con mia moglie... Che casino ". "Lei dov'è, all'estero?
". "Ma quale estero, è a Macherio". Benedetto G8. Benedetto
visita in Giappone. E benedetto "Fidel", per il premier, perché il
capo del Biscione tenta di dare ad ogni cosa una "giusta dimensione
", sdrammatizzando se necessario. Così, dopo aver paragonato il Cavaliere
a figure storiche come Lenin e Mao, stavolta lo accosta a un genio della
musica, o almeno questo sembra voler fare quando ricorda che "Mozart
pizzicava il sedere alle cameriere". C'è una pausa tra la battuta e il
resto del discorso, serve a cambiar registro di voce, ad assumerne uno più
adatto all'argomento: "Non siamo quelli di vizi privati e pubbliche virtù,
però credo che un po' di sana ipocrisia sia il lubrificante della convivenza.
Sostenendo sempre la verità non è possibile campare". A volte Confalonieri
ha scelto di "campare" anche con l'amico Silvio. Infatti ha evitato
di dirgli che non era d'accordo sul modo in cui voleva affrontare il nodo delle
intercettazioni, perché a suo avviso "non era giusto
varare un decreto" né "prendersela con i giornalisti". MATRIX -
Invece avrebbe preferito che il premier fosse andato a Matrix, "glielo
avevo consigliato, e non per trasformarsi in uno spaccamontagne ma per
raccontare con toni pacati cos'ha fatto da quando è tornato al governo e cosa
gli hanno fatto da quando è tornato al governo. Avrebbe potuto separare
la verità dalle infamie, e non sarebbe stato un atto di guerra, un attacco alle
istituzioni. Più semplicemente il presidente del Consiglio avrebbe parlato con
il Paese che l'ha scelto. Ma è prevalsa un'altra idea". È prevalsa l'idea
di Gianni Letta, "e siccome penso che ognuno debba fare il suo mestiere,
mi attengo a questa vecchia regola. Solo mi dispiace che sia passata l'immagine
di un Berlusconi messo sotto tutela, di un leader che va controllato perché
incapace di andare in tv e di gestirsi, come fosse uno che è sempre sul punto
di incespicare, un politico qualunque. Berlusconi è un grande
comunicatore". Francesco Verderami Francesco Verderami stampa |.
( da "Corriere.it" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Veleni
Dopo il caso Litvinenko servizi segreti in allerta. Abuso di farmaci? La
superspia in coma: è giallo Alex Allan guida l'intelligence da meno di un anno.
E' all'ospedale da 4 giorni.. "Una malattia misteriosa" DAL NOSTRO
CORRISPONDENTE LONDRA Lo ha trovato un vicino di casa lunedì mattina: il
funzionario più alto in grado nei servizi segreti britannici era disteso sul
pavimento, in coma. Alex Allan, 57 anni, presidente del Joint Intelligence
Committee che controlla MI5 (controspionaggio), MI6 (spionaggio all'estero) e
GCHQ (il centro comunicazioni e intercettazioni) è stato
portato in un ospedale londinese e intorno a lui è calato un cordone di
mistero. Quattro giorni di buio, poi la notizia è filtrata e il Sun, potente
giornale popolare con ottimi contatti nell'establishment, ora presenta la
storia sotto il titolo inquietante: "Superspy in coma mystery".
Il tabloid specula sul fatto che dopo l'assassinio a Londra nel 2006 dell'ex
colonnello del Kgb Alexander Litvinenko, un altro caso di avvelenamento è
sempre possibile. Gli esperti di queste faccende pensano subito ai russi, che
in un Paese come la Gran Bretagna, affascinato e ossessionato dalle spy
stories, sono sempre visti come i sospetti "cattivi" in ogni ipotesi
di complotto. PER ORA ESCLUSO L'ATTENTATO - Fonti governative però hanno
escluso che Allan possa essere stato vittima di un attentato: "Era troppo
elevato in grado, troppo di alto profilo per essere un bersaglio realistico. È
un funzionario statale, non può avere nemici nel mondo delle spie". Anche
Scotland Yard conferma di "non avere al momento motivo di trattare il caso
come sospetto". Ma qualcuno addentro a queste cose sostiene che "una
cosa del genere che capita a un uomo con l'incarico di Allen fa pensare male,
naturalmente". E poi c'è una zona opaca nella vicenda: la
"superspia" sarebbe stata colta dal malore durante il fine settimana
e sarebbe rimasta a terra sul pavimento di casa per molte ore. Scompare il
presidente del supercomitato dei servizi e nessuno lo cerca? Allen ha sempre
praticato sport, era considerato un uomo in forma invidiabile. In ospedale sono
stati mobilitati i tossicologi, che stanno conducendo le loro analisi. Qualche
mese fa Allan aveva perso la moglie, uccisa da un tumore: possibile che abbia
abusato di tranquillanti? "No, era esuberante e ottimista come al
solito", dicono gli amici. Questi i dubbi. Ora le certezze. Alex Allan è
un uomo molto potente. Guida il Joint Intelligence Committee da meno di un
anno: il comitato riceve e analizza tutti i rapporti dei "servizi " e
li filtra per il governo. Durante la Guerra Fredda il JIC aggiornava Downing
Street sulla forza militare sovietica; nel 2003 fu al centro della crisi
irachena e produsse i dossier che inchiodarono Saddam Hussein (e che erano
tutt'altro che accurati, come si scoprì dopo l'invasione). Allan in passato è
stato segretario privato del primo ministro conservatore John Major e del
laburista Tony Blair: un uomo per tutte le stagioni. E anche un uomo brillante.
Anche troppo brillante secondo alcuni. Da ragazzo era maniaco di musica rock:
capelli lunghi cotonati, chitarra sempre in mano. La sua foto si può trovare
ancora su un sito Internet di fan della rockband Grateful Dead. Anche dopo
essere entrato nelle stanze del potere, non ha rinunciato ai lati più
eccentrici. Durante uno sciopero dei trasporti si fece fotografare in vestito
gessato, valigetta dei documenti, ombrello, bombetta: aggrappato al windsurf
mentre discendeva il Tamigi diretto a Whitehall. Fece scandalo e cadde anche in
acqua, ma non smise di divertirsi e anche quelle foto poco appropriate a un
grand commis del Regno finirono sul web per sua iniziativa. Quando fu nominato
ai vertici dell'intelligence gli esperti dissero che forse Alex Allan aveva
dato troppe informazioni sulla sua vita. Che nel suo ramo può essere sempre
rischioso. Guido Santevecchi stampa |.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Veltroni:
"Via il blocca-processi e il clima politico può cambiare" "Non
so se il governo dura". Bossi: ha ragione, c'è troppo bordello Il leader
del Pd contestato per due volte dall'assemblea socialista "Di Pietro fa un
gran favore a Berlusconi quando gli dà del magnaccia" MAURO FAVALE dal
nostro inviato montecatini terme - No, il dialogo con il governo non è
tramontato definitivamente. Il clima tra maggioranza e opposizione non volge al
bello ma, "se viene ritirato l'emendamento blocca processi potrebbe cambiare".
Walter Veltroni è a Montecatini e dopo essersi preso una buona dose di fischi
dalla platea del I° congresso socialista (tutti riuniti, da Bobo Craxi a Gianni
De Michelis sotto la guida del neo segretario Riccardo Nencini), fissa i
paletti per "una nuova opposizione riformista". E se in Toscana viene
contestato, il segretario del Pd, da Arcore trova, inaspettata, una sponda nel
segretario della Lega Nord, Umberto Bossi: "Veltroni ha ragione, c'è
troppo bordello. Come si fa a fare le cose?". Una dichiarazione che
conforta la lettura che il segretario del Pd dà del lavoro dell'opposizione,
con un governo che "non si sa se durerà 5 anni visti i risultati ottenuti
dalla minoranza: il ritiro del decreto su Rete 4, la
decisione di non presentare un dl sulle intercettazioni". "Ora -
continua Veltroni - credo si debba avere un senso di responsabilità, togliendo
qualcosa che non solo non c'entra nulla col dl sicurezza ma che, se inserito,
viola proprio la sicurezza dei cittadini". Un segnale di apertura per
spostare la discussione sul lodo Alfano? Il segretario non è esplicito
ma è chiaro che, se venisse tolto il blocca-processi, verrebbe meno "un
elemento di inasprimento". Una dichiarazione che marca ancora di più la
differenza da Antonio Di Pietro, reo, per Veltroni, di portare avanti la linea
che "preferisce Berlusconi. Quando gli si dà del "magnaccia" gli
si fa un gran favore". è così esplicito, il leader del Pd, solo davanti ai
giornalisti. Prima, dal palco male illuminato del Palacongressi di Montecatini
(finiti i fasti dei congressi socialisti degli anni '80 e delle installazioni
dell'architetto Filippo Panseca), dice solo che "l'otto luglio il Pd non
sarà in piazza", prendendo applausi ma anche che "Di Pietro non può
essere il nemico assoluto", visto che fino a 6 mesi fa "si è
governato insieme a lui". E giù fischi. Simili a quelli che il Psi aveva
riservato a Enrico Berlinguer l'undici maggio 1984 al congresso di Verona.
"A differenza di altri io sono qui di persona perché ho rispetto per il
vostro congresso", dice Veltroni alzando la voce per coprire brusii e
ululati. Il motivo del dissenso è l'aver preferito ai socialisti un'alleanza in
coalizione con Di Pietro visto, qui a Montecatini, come fumo negli occhi. Un
concetto ribadito con forza anche da Bobo Craxi che, dal palco, bolla l'Idv
come un "cancro populista e fascistoide, né di destra né di
sinistra". E da Roma, Goffredo Bettini, braccio destro del segretario del
Pd, ci tiene a sottolineare che "il Pd fa un'opposizione riformista,
quella dell'Idv è estremista e alla fine rischia di sbagliare bersaglio".
Che resta, comunque, il governo. "Oggi non mi aspettavo applausi - ha
detto Veltroni, nonostante il saluto positivo che gli ha riservato la platea
socialista al termine del suo intervento - c'è stato uno strappo però è il
passato". Ora si guarda avanti. Per provare a vincere, spiega, quel
"demone della divisione che tanto ha contribuito a quello che è successo.
Per sfatare quell'adagio che dice che se due persone di sinistra si trovano
nella stessa stanza è scontato che uno dei due faccia una scissione".
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
I
magistrati pronti allo sciopero "Il governo distrugge la giustizia"
La replica di Alfano: sacrifici anche per voi, dal Pd false aperture Bruti
Liberati: se non fosse per la disponibilità di Letta, ci saremmo già fermati
Per il Quirinale improponibile l'escamotage di Calderoli sul lodo Alfano LIANA
MILELLA ROMA - Se non è sciopero, c'è mancato poco. E lo stato d'agitazione
delle toghe va letto come una chiara avvisaglia spedita al governo. Solo
l'autorevolezza di Gianni Letta e le insistenti promesse di Angelino Alfano su
una retromarcia al taglio degli stipendi hanno evitato il ricorso all'arma più
dura, da sempre usata con estrema cautela dall'Anm. E non solo: a frenare i
giudici anche la certezza che Berlusconi è intenzionato a ripensare la norma
sulla sospensione dei processi, che considerano "una jattura
irreparabile". La via non sarà quella buttata lì dal leghista Calderoli
(infilare l'immunità per le alte cariche nel decreto sicurezza al posto della
sospensione) che ha letteralmente fatto sobbalzare e inorridire il Quirinale,
perché un lodo per decreto e per giunta infilato in un altro decreto è
improponibile. Ci sarà un'attenuazione, ma solo se in cambio il Pd garantirà
un'approvazione celere e "dolce" del lodo Alfano, senza insistere su
una legge costituzionale. E niente ostruzionismo. Per questo, come confida un
autorevole esponente del governo, il Colle si sta spendendo in
"un'attività operosa". Su cui, anche se indirettamente, uno sciopero
della magistratura avrebbe potuto interferire. Almeno per ora le toghe sono
solo in stato d'allarme, ma con toni e battute che chiudono ogni dialogo. Basta
ascoltare i vertici dell'Anm, Luca Palamara e Giuseppe Cascini. O leader
storici come Edmondo Bruti Liberati e Nello Rossi. O la segretaria di Md Rita
Sanlorenzo. O ancora il segretario di Unicost Marcello Matera, forse il più
duro di tutti. Un coro. Palamara vede "la distruzione del sistema
giustizia". Cascini parla di "grave allarme e preoccupazione".
Attacca il Guardasigilli: "Ci manca oggettivamente un interlocutore. Ci
aveva detto "il vostro programma è il nostro programma". Ma non è
stato così. Affondo contro i colleghi del ministero perché "manca rigore
tecnico" nella scrittura delle leggi. Forse "gli alti stipendi di via
Arenula intaccano l'indipendenza dei magistrati fuori ruolo". Rossi è
deluso: "Proviamo un profondo disagio per quello che la giurisdizione e
noi stessi stiamo subendo, l'aspetto economico è solo l'ultima goccia".
Bruti Liberati: "Tagli drastici sulla giustizia, blocco del turn over, una
provocatoria riduzione dei salari per giunta attuata per decreto. Avremmo fatto
sciopero se non fosse arrivato un segno di disponibilità da Letta". La
Sanlorenzo: "Sì, abbiamo pensato allo sciopero. Perché quando è troppo è
troppo". Infine Matera: "Non hanno bisogno di separare le carriere
perché in modo più sofisticato stanno limitando l'azione penale. Indicano le
priorità, ci tolgono le intercettazioni, non avremo più
segretari. Tutto questo accade perché non c'è più un'opposizione politica e il
Csm è stato costretto a fare barriera". Le toghe sono in battaglia. Alfano
replica senza sorpresa. Mentre da Roma gli leggono il comunicato dell'Anm lui
li interrompe: "Me lo immaginavo, l'avevo già capito durante l'incontro
a palazzo Chigi". E poi polemico: "Stiamo contribuendo tutti a
risanare il Paese, non ci sono comparti esenti, neppure i magistrati. E
comunque, per loro, stiamo cercando di limitare il più possibile l'impatto
delle misure sugli stipendi. Però lo stato di agitazione è una situazione di
attesa...". Ma è evidente che, per il ministro del dialogo, l'agitazione
dei giudici è una brutta sorpresa. Che per giunta arriva in una giornata
pesante, densa di telefonate per il difficile confronto in atto sulla sospensione
dei processi. A lui è affidata la parte della fermezza: "è una norma
stabile e solida. Solo se si verificasse un percorso diverso del lodo potrebbe
cambiare. Ma comunque non verrebbe tolta". Già, il "percorso
diverso". Accelerato al massimo e senza scontri. Col consenso del Pd. Dopo
aver sentito Veltroni il ministro è ironico: "Noi togliamo la norma e in
cosa migliorerebbe il clima? Forse sulla guida in stato di ebbrezza? Siamo
all'apoteosi del veltronismo più vago". No, per arrivare in porto e modificare
la sospensione ci vuole altro. Per questo lavorano a stretto contatto Letta col
Qurinale. Vagliando possibili soluzioni, come quella di togliere il blocco dei
processi per un anno, ma lasciare l'indicazione dei criteri di priorità nella
fase delle indagini preliminari. In ballo anche il voto di fiducia che, se
l'opposizione non fa le barricate, verrebbe meno. Comunque, è l'ordine di
scuderia, non si deve parlare di "scambio" tra la sospensione e il
lodo perché questo farebbe leggere la prima per quello che è: un modo per
salvare il presidente del Consiglio.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
"I
giustizialisti ci riportano al fascismo" Berlusconi a Tokyo attacca
l'opposizione. "Faremo le riforme da soli" "Ho chiesto a Koizumi
di insegnare all'università del pensiero liberale: ha accettato" CLAUDIO TITO
DAL NOSTRO INVIATO TOKYO - Un ritorno al "fascismo". Silvio
Berlusconi ricorre ad un paragone scottante per arroventare il confronto con il
centrosinistra: con il "giustizialismo" del Pd e dell'Idv il Paese
sembra tornare al Ventennio. Il Cavaliere passeggia per Tokyo, guarda le luci
di Ginza, il quartiere più "in". Entra nell'Armani Building, il
negozio su 10 piani dello stilista italiano. Dà una sbirciatina nella cucina
del roof restaurant all'ultimo piano. Poi corre al Tokyo International Forum,
un avveniristico centro congressi. E lì davanti fa un piccolo salto verso
l'Italia, lanciando un "masso" che può provocare un terremoto. Perché
a suo parere, con la linea del centrosinistra sulla giustizia, sembra di
"essere tornati all'avvento del fascismo". Ed invece bisognerebbe
concentrasi sui "problemi veri", come le riforme istituzionali. Che
il governo intende affrontare, "senza l'opposizione". Alla prima
domanda sul clima politico lasciato a Roma, Berlusconi si ferma un attimo prima
di rispondere. La porta a vetro del Tokyo Forum si apre e si chiude alla sue
spalle. Poi il premier sospira e con un sorriso ricorda: "Io continuo a
lavorare. Sono sempre stato sereno. Siete semmai voi, i protagonisti
dell'informazione, ad alimentare certe cose. Ma se vi piace soffiare sul
fuoco... ". Il caso intercettazioni, il processo Mills
e quello di Napoli restano un suo cruccio. Entità che anche nel Sol Levante si
materializzano nell'afa giapponese. "Penso però - ripete Berlusconi - che
siano un qualcosa che non dovrebbe avere tutta questa attenzione".
Anzi, il capitolo giustizia è forse "il minore dei nostri problemi".
I veri guai del Paese sono altri. I riflettori, a suo giudizio, dovrebbero
essere puntati, ad esempio, sulle "grandi riforme". "C'è il
problema - allarga le braccia - dell'architettura istituzionale che deve
cambiare. E poi ci sono tutti gli altri problemi cui noi stiamo
lavorando". A cominciare dal costo della vita. Il governo - è la promessa
- si impegnerà in questa direzione. Ma senza la minoranza. Soprattutto sulle
riforme. "Che volete? Questa opposizione si è messa insieme a questa nuova
area giustizialista. Lasciamola andare lì". Ma si tratta di una nuova o di
una vecchia area giustizialista? "Una nuova e una vecchia". Il riferimento
in un primo momento sembra essere diretto a Tangentopoli. Alle inchieste che
presero il via 16 anni fa. Eppure Berlusconi scuote la testa e salutando
puntualizza: "No, no. E' una cosa che risale a molti anni prima. Per
qualcuno sembra che si è tornati all'avvento del Fascismo". A quel punto
prosegue la visita di Tokyo. Due giorni, prima di volare ad Hokkaido per il G8.
"Questo è un posto stupendo. Milioni di persone che vivono in maniera
ordinata. E' tutto pulito. Centri commerciali formidabili. Quello di Armani è
eccezionale". Il confronto con Roma, spiega, è impossibile: "Qui ci
sono 13 milioni di persone. E comunque, ormai, i centri commerciali si
assomigliano tutti". Il Cavaliere, però, in questa occasione può contare
su una guida d'eccezione, l'ex premier Koizumi. "Sono venuto qui anche per
chiedergli di insegnare all'Università del pensiero liberale. Ha accettato.
Sapete, Lesmo è vicina alla Scala di cui lui è un appassionato. Comunque
Koizumi è ancora il politico più popolare qui, è il regista del suo partito, il
partito liberaldemocratico". E con l'amico Junichiro passa dalla Boutique
Armani alla succursale della famosa pasticceria milanese Cova. Quindi ecco
tutte le novità dell'elettronica di "BicCamera", un intero centro
commerciale dedicato agli ultimi ritorvati della tecnica. Poi il ritorno in
albergo. Con un'ultima riflessione: "Dovremmo incrementare i rapporti
commerciali con questo paese. E invece l'export è solo l'1% del Pil".
( da "Unita, L'" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del "Clima nuovo se salta la blocca-processi"
Il leader Pd contestato dai socialisti, poi gli applausi. Sfida al premier.
"Il governo? Non dura 5 anni" di Tommaso Galgani / Montecatini Terme
IL LEADER PD rilancia la sfida del dialogo. Ma a una condizione: "Se tolgono
dal decreto sicurezza l'emendamento blocca processi, è chiaro che il clima
diventa diverso. Se invece lo confermano, ci sarebbe un inasprimento".
Walter Veltroni, ieri a Montecatini al congresso del Partito Socialista, prova
a riprendere il filo che il il governo ha interrotto. Fermo restando che va
avanti la raccolta di 5 milioni firme sull'emergenza salari e contro le
forzature di Berlusconi sulla giustizia. Tanto più, Veltroni sottolinea che
l'emendamento blocca processi (tra cui quello Mills che riguarda il premier)
"non c'entra nulla con la sicurezza dei cittadini, che verrebbe violata.
Vengono sospesi processi per rapine, violenze carnali, furti". Ma il
segretario del Pd è ottimista sulla possibilità che l'emendamento venga
ritirato: "Mi pare che sia iniziata una discussione dentro alla
maggioranza in tal senso". Più possibilista Veltroni circa il ddl Alfano
per sospendere i processi alle alte cariche dello stato: "Sono contrario
nel merito, ma le violazioni più evidenti sono state contrastate. Credo
comunque che questo governo non duri cinque anni". Dal Giappone, dove è
impegnato per il G8, Silvio Berlusconi non si scompone: "L'opposizione è
su una linea giustizialista, così tornano indietro di anni". Preoccupato
che il clima di scontro possa minare il federalismo, Roberto Calderoli sulla
giustizia prova a salvare capra e cavoli. Soprattutto del padrone. "Sì al
lodo Alfano, no al blocca processi". Difficile l'inizio ieri del leader Pd
all'assise socialista. Non appena entrato nel PalaCongressi, è stato accolto
dai fischi dalla platea. C'è voluto qualche minuto prima che riuscisse a
iniziare il suo intervento. Motivo? Non gli hanno ancora perdonato di aver
apparentato al Pd Di Pietro e non il Ps alle ultime elezioni. "Non mi
aspettavo applausi. Sono venuto personalmente, senza mandare qualcun altro, per
dialogare nel rispetto dell'autonomia e dell'identità del Ps", ha
precisato Veltroni. "Un fischio è dissenso. Più di uno è
maleducazione", ha preso le distanze dalla platea Riccardo Nencini, che
oggi sarà eletto segretario del Ps. Se Ugo Intini ("amareggiato" per
i fischi al leader del Pd) ha ricordato che "una cosa del genere non è mai
successa nelle assemblee socialiste", in realtà a Veltroni è toccata la
stessa sorte di Berlinguer: il segretario del Pci fu fischiato nel 1984 al
congresso del Psi a Verona. Idem per Massimo D'Alema a Fiuggi dallo Sdi nel
1999. Bettino Craxi a Verona dichiarò sarcastico: "Sapessi fischiare,
avrei fischiato anch'io". Stessa cosa detta ieri dalla solerte figlia Stefania,
riferita stavolta a Veltroni. Certo è che dai tempi di Tangentopoli i
socialisti vedono Di Pietro come il fumo negli occhi: anche Fabio Evangelisti,
vicecapogruppo alla Camera dell'Idv, si è preso dalla platea la sua dose di
contestazione. "Per Veltroni meglio l'acqua socialista di Montecatini che
l'olio di ricino che gli avrebbero fatto bere a piazza Navona tra qualche
giorno" ha rincarato Bobo Craxi, per il quale Di Pietro è "un cancro
populista e fascistoide". Ma il leader Pd ha spiegato che esistono due tipi
di opposizione: "Per noi è finita la stagione delle contrapposizioni, ma
non si può vedere Di Pietro come il nemico assoluto. La nostra opposizione è
riformista, e risultati li abbiamo ottenuti, come i mancati
decreti sul salva Rete 4 e sulle intercettazioni. Martedì non saremo alla
manifestazione dei girotondi a Roma". Veltroni piano piano ha conquistato
gli applausi: "Avevate ragione voi nel '56 sui fatti d'Ungheria, e per
primi avete parlato di coniugare giustizia sociale e libertà".
"Non avevamo ragione solo nel '56, siamo sempre stati gli unici riformisti
in Italia - ha risposto a Veltroni Nencini - È importante che il leader del Pd
ci abbia riconosciuti, preparando le condizioni di un nuovo
centrosinistra". Magari, è l'auspicio dei socialisti, con l'Udc e i
partiti della sinistra che ci stanno. Ma senza Di Pietro, però.
( da "Unita, L'" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Tagli, magistrati sul piede di guerra Dopo
salvapremier e intercettazioni ecco il colpo agli stipendi:
il governo ci mortifica / Roma E ALLA FINE è arrivata la protesta. È stato il
provvedimento sul taglio delle retribuzioni dei magistrati, contenuto nel
cosiddetto "decreto manovra" - pratica- mente l'ultima goccia - , a
far prendere al parlamentino delle toghe la decisione di indire lo stato di
agitazione ad oltranza con la convocazione permanente del comitato
direttivo centrale. Naturalmente i giudici protestano anche contro la politica
del governo sulla giustizia: in particolare sulla sospensione dei processi,
sulla riforma delle intercettazioni, sulla diminuzione degli stanziamenti per
Via Arenula fino al 40% del budget e il blocco delle assunzioni del personale
amministrativo. Ma a far traboccare il vaso è stata la disposizione contemplata
dall'art.69 del decreto legge
( da "Unita, L'" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Insonnia Vincenzo Cerami Segue dalla Prima E ancora,
lasciar stare il ponte di Messina, smentire la promessa di abbassare le tasse,
far finta di abbattere il costo della benzina fingendo di voler costruire fra
un decennio le centrali nucleari, acchiappare i bambini rom che scappano come
lepri per prendere le loro impronte, armare i vigili urbani con la vista e la
mira buona, levar soldi alla cultura perché è comunista, togliere soldi alle
forze di polizia, tagliare le teste di centomila insegnanti, la domenica godersi qualche donnina, ma senza più telefonate
sporcaccione, per non far godere gli intercettatori, infine provare a fare la
Comunione da divorziati. Finito tutto questo lavoro, ci si accorge che s'è
fatto tardi, anzi, che la gente, adesso, arriva a malapena alla seconda
settimana del mese.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina
XIII - Torino L'iniziativa Appuntamento contro le "leggi canaglia" di
Berlusconi Martedì torna in piazza il popolo dei "girotondi" I
girotondini tornano in piazza. L'appuntamento, in concomitanza con quello
nazionale contro "le leggi canaglia" del governo Berlusconi è fissato
per martedì alle
( da "Unita, L'" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Silvio: il Pd è come Mani Pulite Bossi lo gela: ha ragione
Veltroni di Natalia Lombardo/ Roma Alla vigilia del G8, a passeggio estasiato
nella "pulitissima e ricchissima" Tokyo, Silvio Berlusconi chiude la
porta alla richiesta distensiva di Veltroni: un nuovo clima se il governo
accantona la norma "blocca-processi". Il presidente del Consiglio
risponde picche, anzi demonizza l'opposizione, con un paragone per lui
deprecabile: "È come Mani pulite". Così il premier alle otto di sera
ora giapponese. Ma alla stessa ora in Italia (piena notte a Tokyo), dalla festa
della Lega a Arcore che si svolge a
( da "Unita, L'" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Il G8 in Giappone prova a gelare il petrolio Ma non
esiste una strategia anticrisi condivisa e Berlusconi si ributta sul nucleare di
Laura Matteucci / Milano SUMMITI cambiamenti climatici, il vertiginoso aumento
dei prezzi del petrolio, la crisi alimentare. Accompagnato dalle proteste di
almeno 5mila manifestanti, il G8 che si apre sull'isola di Hokkaido, in
Giappone, si ritrova un'emergenza in più da affrontare. Il barile che corre
verso i 200 dollari è una pesante pregiudiziale sulla crescita mondiale, che
già sta facendo volare anche le altre materie prime, alimentari innanzitutto, e
di fatto rischia di affamare mezzo mondo. Se ne parlerà per tre giorni,
verranno messe in campo alcune proposte. Quelle nostrane sono già state
illustrate al vertice della Fao di Roma: creare una banca del cibo, e il
raddoppio degli aiuti umanitari da
( da "Unita, L'" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del IL CARROCCIO L'idea fissa della devolution, il
dialogo con il Pd: il partito tiene su la testa Dal lodo-Calderoli alle
stoccate a Tremonti la Lega "ribelle" contro la linea del Capo Il
volto della Lega cambia di giorno in giorno, si adatta alle esigenze del
momento con una versatilità degna del miglior teatro di varietà. Berlusconi si
lascia ammorbidire sulla sicurezza dai richiami europei e vaticani? Il
Carroccio indossa la faccia feroce per chiedere il reato d'immigrazione
clandestina e pure la schedatura dei rom, bambini compresi. Il Cavaliere minaccia fuoco e fiamme su magistrati e giornalisti
causa intercettazioni bollenti? Bossi e compagni smettono la camicia verde
delle ronde padane per vestire l'abito elegante dei moderatori, pronti anche a
dar ragione a Veltroni sul nodo-giustizia. La conquista di un autonomo spazio
politico è solo il primo passo verso il federalismo fiscale, e come tale non
ammette incertezze. Ieri si è resa necessaria la maschera dialogante: da
Tokyo il presidente del Consiglio tuonava sull'opposizione
"giustizialista" e rispondeva picche alla richiesta di Veltroni di
ritirare l'emendamento blocca-processi per migliorare il clima istituzionale.
Così la Lega è dovuta subito correre ai ripari: "Se queste beghe sulla
giustizia rendono tutto più complicato, la proposta la facciamo noi" si è
fatto avanti Roberto Calderoli. "Si mantenga nel decreto sicurezza
l'articolo d'indirizzo per dare la precedenza ai processi per i reati più gravi,
e si sostituisca il contestato articolo sospendi-processi con la sospensione
dei processi solo per le quattro più alte cariche dello Stato".
Ammorbidire i toni è un duro lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare, soprattutto
se la posta in gioco è alta: non rompere i ponti con il Partito democratico -
come ha ricordato Bossi qualche giorno fa - per poter approvare le riforme con
un'ampia maggioranza, che metta al riparo da nuovi referendum
affossa-devolution. Ecco dunque la versione edulcorata di Calderoli sulla
giustizia: togliere il sospendi-processi dal decreto sicurezza per inserire al
suo posto il cosiddetto lodo Alfano, "tanto con la sospensione anche della
prescrizione da un punto di vista processuale non cambia assolutamente nulla,
tranne il differimento della data del processo" ha spiegato il Ministro
per la Semplificazione Normativa. La proposta è stata subito cassata dalla
capogruppo Pd al Senato che ha definito "inutile" correre dietro a
ipotesi subordinate. "Il presidente del Consiglio ha detto che non si
sarebbe avvalso della norma anti-processi e si sarebbe difeso davanti ai
giudici. A questo punto - ha ricordato Anna Finocchiaro - quella norma non ha
più senso e va stralciata dal decreto". Insomma, niente da fare. Ma il
tentativo del ministro leghista è politicamente più significativo dell'esito
sortito: tutto si fa per non finire schiacciati da un premier onnivoro, per non
appiattirsi nella routine di maggioranza come la fu Alleanza nazionale, della
cui autonoma capacità d'intendere e di volere non vi è traccia. Altrimenti,
niente federalismo. Bastano pochi esempi di smarcamento a illuminare la
strategia politica. Venerdì, nel giorno della conferenza stampa più difficile
dall'inizio del governo, quando Berlusconi e i suoi ministri volevano presentarsi
uniti e impassibili alle umilianti intercettazioni ormai sulla bocca di tutti,
Umberto Bossi ha pensato bene di smarcarsi dall'esecutivo. Prima se l'è presa
con la ministra dell'Istruzione, Maria Grazia Gelmini: "Mettono a fare i
ministri chi non ha mai fatto l'insegnante, mi sentirei più sicuro se la scuola
fosse in mano alla Lega". Poi ha dato una stoccata anche al ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti: "Pensi a chi non arriva alla fine del
mese". Mentre ieri, con il premier in quel del G8 in Giappone, le distanze
sono state prese altrove. Prima nel Veneto, dove il presidente forzista
Giancarlo Galan pretendeva chiarezza sulla posizione dei leghisti regionali in
tema di rifiuti, visto che il Carroccio nazionale ha aperto sull'immondizia
campana da smaltire al Nord, ma la Liga Veneta continua a fare orecchie da
mercante. "Quella di Galan è una falsa interpretazione, Bossi e Calderoli
non hanno mai dato alcun via libera all'arrivo in Veneto di rifiuti dalla
Campania" gli ha risposto il sindaco di Treviso, Giampaolo Gobbo. Poi in
Lombardia, dove il ministro degli Interni, Roberto Maroni, ha deciso di
chiudere "entro agosto" il Centro culturale islamico (con annessa
moschea) di viale Jenner a Milano, lasciando a Letizia Moratti e Roberto Formigoni
la patata bollente del come e dove trasferilo. Purchè tutto sia fatto nel giro
di due mesi, se no niente soldi pubblici.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina
I - Palermo Il commando di quattro killer bloccato dalla polizia a Santa Flavia
Il boss da uccidere mandanti americani SARA SCARAFIA A PAGINA IX Chi sono i
mandanti del mancato omicidio del boss bagherese Lo Iacono? La polizia, dopo
che ha fermato il commando formato da quattro killer, sta ricostruendo i nuovi
scenari mafiosi. Due degli arrestati, Modica e Carbone,
sarebbero gli uomini del nuovo corso mafioso. Proprio Modica venne intercettato
a Toronto dalla polizia canadese in un incontro con Filippo Casamento, storico
boss della Pizza Connection, e Giovanni Inzerillo, rampollo del capomafia
assassinato nel 1981. PALAZZOLO A PAGINA VIII.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina
VIII - Palermo I nuovi padrini incoronati oltreoceano Il capo dei killer
bloccati a Bagheria era stato espulso dal Canada Quattro anni fa a Toronto un
summit di nove ore con gli "scappati" Fermo convalidato per il boss
Modica e per Carbone Sugli altri due decisione rinviata SALVO PALAZZOLO Hanno
fatto scena muta davanti al giudice: Michele Modica e Andrea Fortunato Carbone
non hanno accennato a un sola parola quando i pm Nino Di
Matteo e Marzia Sabella gli hanno contestato un faldone di intercettazioni in
cui si parla di racket e soprattutto del progetto di un omicidio. Obiettivo di
Modica, Carbone e degli altri due fermati dalla squadra mobile era uno storico
padrino di Bagheria, Pietro Lo Iacono: il gruppo avrebbe dovuto affrontarlo
all'ingresso del lido Fondachello, fra Santa Flavia e Casteldaccia, dove
il capomafia si recava abitualmente. All'inizio, il progetto era:
"Prendiamolo e carichiamolo su un furgone". Poi, si decise:
"Eliminiamolo". Il commando sembrava pronto a entrare in azione -
"sabato", così ripetevano - per questa ragione i magistrati e gli
investigatori della sezione Criminalità organizzata della squadra mobile hanno
deciso di intervenire, giovedì sera. Il gip Roberto Conti ha convalidato i
fermi di Modica e Carbone, ritenendo la sussistenza dei "gravi indizi di
colpevolezza". Si è invece riservato sulla posizione di Gaetano Fiorista.
Sul quarto uomo, Emanuele Cecala, deciderà invece lunedì il gip di Termini
Imerese, perché l'arresto è scattato a Caccamo. "Si deve fare",
ripeteva Modica. Dalla metà di giugno il commando seguiva i movimenti di Lo
Iacono. Poi, all'improvviso, i preparativi per l'azione erano stati sospesi:
qualcuno aveva notato una telecamera piazzata su un palo, proprio nella zona
delle riunioni. "Si deve fare", ribadiva Modica. E il commando aveva
ripreso a organizzarsi. Intanto, le microspie della polizia registravano anche
altri discorsi, sulla riscossione del pizzo ad esempio. Modica e i suoi
compagni dicevano di aver preso il posto di "Onofrio", Onofrio
Morreale, un altro dei fidati di Provenzano a Bagheria, pure lui finito in
manette. Chi aveva autorizzato la promozione di Modica e del suo gruppo? Chi
sono i mandanti dell'omicidio Lo Iacono? Chiunque siano i nuovi capi della
città simbolo della Cosa nostra di Bernardo Provenzano, di certo Modica e Carbone
sono gli uomini del nuovo corso mafioso. Nel gennaio 2004, due turisti davvero
particolari, in viaggio da Palermo a Toronto, incontrarono proprio Modica:
erano Filippo Casamento, storico boss della Pizza Connection e Giovanni
Inzerillo, il rampollo di Salvatore, il capomafia assassinato nel
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina
X - Milano Blitz nell'area Villoresi Ovest, sull'A8, immortalata da De Sica
Arrestato un gestore di autogrill "Spacciava cocaina nei bagni"
Spacciava cocaina nei bagni dell'autogrill "Villoresi Ovest" sulla
Milano - Laghi, una delle stazioni di servizio storiche delle autostrade
italiane, immortalata per la sua singolare architettura anche in "Ieri,
oggi e domani" di Vittorio De Sica. A finire in manette è stato uno dei
responsabili dell'autogrill, un varesino 33enne con piccoli precedenti legati
allo spaccio. L'uomo aveva organizzato nel "Villoresi Ovest" una
sorta di drive-in della droga. I suoi clienti lo contattavano via cellulare per
ordinare la dose, che lui consegnava durante i turni di lavoro. Lo scambio
avveniva nei bagni sotterranei dell'autogrill, lontano dalle telecamere. In più
di un'occasione l'uomo e i clienti si fermavano nei bagni a sniffare:
"Spesso ci è capitato di vederlo risalire alterato" racconta un collega.
è stata proprio l'abitudine di "provare" la merce con i suoi clienti
abituali a tradirlo. Dopo alcuni giorni di appostamenti e
intercettazioni, venerdì sera l'uomo è stato fermato dai militari della
stazione di Lainate quando stava per cominciare il turno. Nella sua Opel Astra
erano nascosti
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina
IX - Genova E dietro l'operazione spuntano i paradisi fiscali La Fiorile Srl
citata nell'inchiesta su Mensopoli MARCO PREVE Dal centro sanitario
polifunzionale del Seminario del Chiappeto alle Terme di Acquasanta, alle case
di riposo in Piemonte, passando per i finanziamenti della fondazione Carige e
della Regione Liguria e finendo lontano, a Alderney (Aurigny in francese), le
più piccole delle isole di Guernsey, nel canale della Manica: uno dei paradisi
fiscali europei inseriti nella black list del Ministero delle Finanze. è questo
il percorso societario che si incontra esaminando i documenti pubblici della
srl Fiorile, la società con sede a Varazze e attività a Vercelli, Ivrea, che è
protagonista della vicenda delle Terme di Acquasanta. E che
viene ripetutamente citata anche nelle intercettazioni dell'inchiesta
Mensopoli. L'imprenditore Paolo Ambrosini, che è uno dei tre detentori di
quote, è infatti un amico di Roberto Alessio industriale della ristorazione
indagato per corruzione. Alessio racconta che l'amico piemontese ha bisogno di
presentazioni per la sua attività di costruttore. La Fiorile si è
aggiudicata i lavori di ristrutturazione e trasformazione in un centro
sanitario polifunzionale del Seminario del Chiappeto, finanziati da Fondazione
Carige e della Regione Liguria. L'amministratore della società è Giovanni
Ciarlo, noto commercialista di Varazze. Tra l'altro, della sorte
dell'Acquasanta pare si fosse interessato un anno fa anche il cardinale
Bagnasco, sempre che sia vero e non inventato il colloquio che Roberto Alessio
riferisce. L'imprenditore sostiene che Bagnasco parlando con lui ed altri
avrebbe chiesto informazioni "eh sto Fiorile a che punto siete, quando
chiudete, quando ci date il Santuario... l'acqua... lì l'acquasanta... l'acqua
come si chiama la... ". E Claudio Fedrazzoni, che cercava nuovi affari con
l'avvocato Massimo Casagrande, risponde ad Alessio: "... mi diceva, mi
diceva Ciarlo che son di nuovo in ritardo col Chiappeto". Assieme ad
Ambrosini sono titolari di quote altri due soggetti. Il primo è una persona
fisica: Tullio Marini. Lo troviamo ai vertici di cooperative sociali come al
Progetto Omnia e la Gerico di Novara che operano nei rami assistenza e sanità.
Il terzo detentore di quote della Fiorile è una società, la Clo Real Estate srl.
Si tratta di una immobiliare che ha sede legale a Savona al civico 13 di corso
Italia, in centro città. L'amministratore unico della Clo è una signora di
Varazze, Monica Chimeri. Che possiede anche la maggioranza delle quote di
proprietà. Ma c'è un secondo proprietario di quote. Ed è qui che si passa la
frontiera. Il detentore di quote è infatti la società Ged Worldwide ltd con
sede alle isole Alderney Aurigny. E a questo punto la conoscenza di altri
eventuali soci si interrompe. Anche perché Alderney ha l'"onore" di
comparire al primo posto nell'elenco dei paesi che compongono la black list
stilata periodicamente dal Ministero delle finanze nell'ambito della lotta
all'evasione fiscale.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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XIII - Genova La politica Martedì alle
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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XV - Genova Giustizia Stop ai processi assemblea aperta DOmani alle 14.30
nell'aula Coco di palazzo di giustizia si terrà un'assemblea
aperta sui temi caldi della sospensione dei processi, delle intercettazioni e
della libertà di stampa. L'iniziativa è stata organizzata dal Comitato per lo
Stato di Diritto che raccoglie avvocati, magistrati, docenti e cittadini.
Presente anche l'associazione Libertà e Giustizia. (Nella foto Marcello
Basilico).
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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V - Firenze Buratti avrebbe intercettato il favore delle ricche
vacanziere del nord "Ma le signore mi ringraziano" C'è chi sostiene
sia "fumo negli occhi". Come Erminio Tucci, esponente del Pdl di
Forte dei Marmi, dove la destra è all'opposizione. I maligni invece parlano di
una promessa mantenuta nei confronti di chi gli ha dato la vittoria nelle
amministrative della scorsa primavera, dove il sindaco Umberto Buratti è
stato eletto per un pugno di voti. L'operazione "spiaggia sicura",
con dispiegamento di vigili muniti di quad sulle spiagge e fughe di senegalesi venditori
di griffe taroccate, avrebbe un'origine politica. Obiettivo, intercettare il
favore di quelle sei-settecento persone che a Forte dei Marmi hanno la
residenza, anche se ci abitano solo qualche mese. Settecento voti determinanti
per rovesciare i pronostici del voto in un comune che conta poco più di 7000
anime. Benestanti signore del nord, si dice, con il cuore che batte a destra ma
interessate soprattutto a tenere a bada le imposte Ici sulla seconda casa.
Buratti avrebbe intercettato questo potenziale elettorato con volantini ad hoc:
promesse di wireless per tutti, stop ai furti nelle ville, estati tranquille e
sicure, erano i suoi slogan. Buratti respinge totalmente questa lettura dei
fatti: "Sono solo illazioni", dice. "Le nostre iniziative corrispondono
ai bisogni di tutti i cittadini. Una fortemarmina doc mi diceva proprio oggi:
"Finalmente riesco a leggere un libro in pace sotto
l'ombrellone"". (m.n.).
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina
V - Firenze "Brutta aria per noi senegalesi" Forte dei Marmi, tra i venditori
abusivi inseguiti dai vigili MARIO NERI (segue dalla prima di cronaca) Qui, sul
viale a mare, all'ombra del vecchio Midho, cuoce il fegato dei senegalesi,
scacciati dai quad, i motoroni a quattro ruote guidati dai vigili in
pantaloncini blu e polo candida dispiegati dal sindaco di Forte dei Marmi,
Umberto Buratti, a pattugliare l'arenile. Missione "spiaggia sicura".
Sinonimo di giornate serene per chi si rilassa sotto l'ombrellone. Tradotto:
allontanare dai 4 chilometri di sabbia del Comune rivierasco l'uomo nero che
vende borse, orologi e occhiali taroccati. Seye Malmaldou, 39 anni e da un mese
padre del suo primo figlio, scappa, si mimetizza, salta siepi, imbocca cunicoli
fra uno stabilimento e l'altro dall'inizio della settimana. Finora non è stato intercettato dai quad che percorrono la
battigia dalle sette del mattino alle sei di sera. Scruta le orme delle ruote
tacchettate. Oppure si affida al passaparola. Anche dei clienti, "perché
molti sono gentili. Ci conoscono da anni e ci danno una mano, ma per un soffio
ieri manca poco che mi beccano. Ormai siamo braccati", spiega in un
italiano fluente. In mezzo a una trentina di connazionali sfoga la sua rabbia:
"In giro tira una brutta aria. C'è odore di razzismo. Neanche nei bar a
prendere un caffè possiamo più andare. Qui venivamo perché le nostre donne ci
portavano il pranzo nelle ore più calde. Ci hanno vietato anche questo".
Un chilometro a nord, sotto una tenda del lussuoso bagno Roma di Levante,
Silvia Panicucci, avvocato a Firenze, legge il giornale. Un venticello, da
ponente, soffia leggero. "Mossa azzeccata. Complimenti al sindaco. Era
l'ora che qualcuno pensasse a liberarci dagli ambulanti. Ero nauseata. Uno
lavora tutta la settimana e nel week end sogna di godersi il meritato riposo. Invece
si ritrova con i senegalesi che non ti lasciano dormire. Sono insistenti, ti
costringono a comprare. Sono piccole violenze". "Ci daranno delle
leghiste, ma ci voleva proprio", confida una signora di Milano che
guerreggia a burraco con le amiche. I quad e i nove vigili intimoriscono la
domanda e l'offerta. La lotta agli illegali si placa da mezzogiorno alle due e
quattro ragazzi di Dakar trovano ristoro dalla calura sotto una tenda del bagno
Arturo: "Proviamo a tornare quando loro non ci sono", sbuffa Mustafà
Lulu, mentre si scarica dal groppone un fascio di borse griffate Prada e Gucci.
"Alla fine della giornata, però, porto a casa dai 10 ai 20 euro massimo:
una miseria, se consideri che più della metà va al padrone". I padroni,
già. Fra una granita e l'altra c'è anche chi si ricorda di loro. "Non mi
pare un provvedimento sensato", conversa con un'amica Gabriella Bettarini,
appena arrivata da Prato. "Sono poveri ragazzi che cercano di sbarcare il
lunario come possono. Il mercato della contraffazione andrebbe stroncato alla
fonte". Buratti è lapidario: "Soluzioni non ne ho. Io faccio solo
rispettare una legge regionale e proteggo l'economia del mio Comune". Lo
fa anche con l'ordinanza che ha emanato due giorni fa, e che vieta alle
massaggiatrici cinesi di operare sulle spiagge. "Dai senegalesi non compro
dall'anno scorso. Ma io il massaggio tonificante non me lo faccio
mancare", dice Paola al bar del Bagno Piero, meta di vip e da anni rifugio
estivo di Massimo Moratti, presidente dell'Inter.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina I - Bari Le blue bell intercettate MICHELE
MIRABELLA Le parole sono spesso decisive. Dante coniatore di parole, le cura,
non abbandona al destino ciò che inventa. Se ne assume le responsabilità.
Berlusconi escogitò Forza Italia: prese una per una, due belle parole, messe
insieme diventano un partito. E generano anche parole brutte come forzista. E il
Cavaliere se n'adombrò, lamentò un sapore negativo del neologismo e chiese di
chiamare i suoi iscritti "azzurri". Mi chiedo come mai a nessuno sia
venuto in mente di chiamare la coorte di belle signorine implicate nel
pulviscolo di telefonate col premier le "Blue bell"? C'è il colore
azzurro in inglese e c'è anche il nome dell'usurpatore di Meucci
nell'invenzione del telefono, Bell. Il nome, oggi, della grande multinazionale
della telefonia. Ma, visto che la parola è già occupata da un balletto, il
cavaliere non avrà voluto fare confusione per non offrire il fianco alla
metafora dannosa alla politica del governo e dei suoi difficili passi.
"Nomina sunt consequentia rerum" sentenzia Giustiniano e i Latini avvertono:
Nomen Omen, nel nome il presagio. E' noto che Cicerone contro Verre si
accontenti di citare il nome dell'avversario: in latino evocava il porco.
Finezze estranee alle moderne contese: si dà direttamente del maiale a
qualcuno. SEGUE A PAGINA XX.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
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Pagina
XVI - Bari Arte Nell'insolito spazio di via Amendola una rassegna che
proseguirà con altri giovani autori Con Perrini il coiffeur diventa galleria è
un trend in crescita, anche a livello internazionale: la tendenza ad occupare
con l'arte luoghi altri, cercando d'intercettare pubblici
diversi. Così da Hair'in progress, coiffeur di via Amendola a Bari, può
capitare di trovarsi di fronte a quadri e installazioni, vedere video artistici
o partecipare a incontri culturali. Il titolare Marco Lavermicocca - imprenditore
e coiffeur con la passione per la creatività contemporanea - ha programmato una
serie di mostre dedicate in particolar modo a giovani artisti del
territorio, che operano contaminando i linguaggi. Primo appuntamento con questo
ciclo di eventi, denominato "Art'in progress", è la personale di Bice
Perrini, in corso sino a fine luglio. L'artista barese di recente ha impostato
la sua indagine proprio sulla convivialità attraverso il cibo. Così
all'inaugurazione era allestita una lunga tavolata di cibi da gustare non solo
con gli occhi: antipasti, primi, verdure e frutta sui toni dal vermiglio al
viola, nuova tappa del progetto "Coloribo" incentrato sulla funzione
relazionale e simbolica del mangiare. Elementi che si ritrovano anche al
"Cibo degli angeli", l'installazione ambientata in un'apposita
saletta. A sua volta sintesi di una ricerca che la Perrini porta avanti da
oltre dieci anni e di cui è offerta qui una selezione di dipinti e video. Una
riflessione poetica dal sottofondo esistenziale, in cui il proprio vissuto
privato diviene il punto di partenza dal quale leggere la realtà esterna, con
le sue ossessioni medianiche e i suoi tic e tabù legati all'affastellarsi di
oggetti spesso superflui. (paolo viotti) ART'IN PROGRESS via Amendola 181/u.
Info 347.1254701.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
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Pagina
XIX - Torino GESTIRE IL DISSENSO SULLA TAV LA SFIDA DEL CENTROSINISTRA ETTORE
BOFFANO (segue dalla prima di cronaca) Una riconferma che arriva proprio
dall'esecutivo di centrodestra ma che, quanto alle concrete possibilità di un
effettivo decollo dell'alta velocità, coinvolge per paradosso anche il ruolo e
l'autorevolezza futuri di quel centrosinistra (ormai sotto l'egida quasi
esclusiva del Pd) che conserva in Valsusa come nel resto degli altri grandi
enti locali (Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino) il controllo della
"cabina di regia". Una leadership locale che ha già contato molto,
alla luce dell'efficace lavoro di Virano e del suo Osservatorio e dei recenti
accordi stipulati per dare il via all'iter di realizzazione, ma che di qui al
201o potrebbe essere decisiva in questa sfida europea per il Piemonte e per
l'Italia. L'accordo dell'Osservatorio, infatti, segna senza alcun dubbio una
tappa decisiva in questa vicenda difficile e tormentata: la partecipazione
delle Comunità montane e dei sindaci ha fissato per sempre un principio sino ad
oggi sconosciuto nel dibattito politico della Valsusa. Chi prima stava dalla
parte soltanto del "rifiuto della Tav", e lo faceva soprattutto
utilizzando il proprio ruolo istituzionale, oggi invece ha aderito, senza più
alcuna possibilità di ritorno al passato, a una nuova filosofia positiva:
quella di "come e a quali condizioni realizzare la Tav". Poco importa
infine chiedersi oggi se quei presidenti di Comunità montana o quei sindaci
partecipassero ai cortei, ai blocchi stradale e persino agli scontri con le
forze dell'ordine solo non per alienarsi il consenso delle loro popolazioni:
ciò che è certa adesso è la loro partecipazione a pieno titolo alla strategia
di chi la Tav vuole realizzarla. Quegli stessi presidenti e quegli stessi
sindaci, però, scadranno quasi tutti nei prossimi mesi e molti di loro saranno
sostituiti. Ma sarà di nuovo così compatta, dopo l'esito elettorale, la
partecipazione al fronte del dialogo sull'alta velocità? Nei comuni della Valle
(o almeno in una quindicina di essi) si annuncia già la presentazione di una
lista che dia voce al fronte del no. Meno facile, invece, è fare oggi
previsioni su quel voto o sul peso che, a livello locale, avranno le posizioni
della sinistra radicale che, cancellata a livello nazionale, pare ora puntare
proprio sulle battaglie localistiche e sull'opposizione al veltronismo del Pd
per l'avvio della propria riscossa. Le avvisaglie di questo scontro politico
sono arrivate, simbolicamente, proprio nelle stesse ore dell'annuncio della
riconferma di Virano: Antonio Ferrentino, presidente della Comunità montana
della Bassa Valle di Susa, uno degli altri "storici" protagonisti
della vicenda della Tav, è stato infatti abbandonato da Rifondazione che,
assieme agli Indipendenti, ha lasciato la sua giunta. Quale sarà, dunque, il
quadro politico che nei prossimi due anni dovrà scommettere sulla possibilità
di aprire l'Italia all'Europa passando per la Valsusa? Il rischio è che le
prossime scadenze elettorali finiscano per trasformarsi in una sorta di grande
referendum capace di scavalcare e rendere nulli quelli previsti nella Valle
comune per comune con il compito di sottoporre a verifica l'accordo
dell'Osservatorio. Con un ulteriore pericolo: che al momento di passare dalla discussione
alla fase di realizzazione, una parte della popolazione torni a contrapporsi
alla volontà di un governo guidato presumibilmente ancora dal Pdl e pronto ad
affidare ancora una volta le proprie decisioni alle forze dell'ordine e ai
manganelli. è proprio qui dunque che il centrosinistra piemontese, i suoi
amministratori ai vertici dei grandi enti, i dirigenti e i parlamentari del Pd
possono giocare un ruolo assieme nuovo e strategico. Quello
di intercettare e guidare quel dissenso politico e antagonista che il voto di
aprile ha cancellato dal Parlamento, ma che continua ad esistere e il cui
problema non può essere affrontato solo con il compiacimento tutto veltroniano
della semplificazione del quadro politico italiano. E altrettanto, a
livello locale, non sarà sufficiente crogiolarsi attorno ai successi e i
compiti istituzionali di Virano, tralasciando invece quel rapporto con il
territorio e quelle esplorazioni politiche di nuove rappresentanze che le
recenti elezioni rendono sempre più urgenti. Quanto alle sorti effettive della
Tav valsusina, e della possibilità di un reale finanziamento di quei lavori
nell'Europa e nel mondo della grande crisi, il futuro resta davvero nelle mani
di Dio (e non di Berlusconi né di Tremonti).
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina
XVIII - Palermo Tre volumi i celebrativi creati per Garibaldi uno di essi è
custodito all'Archivio comunale MARIO PINTAGRO avia, un gran barbone nero,
dall'aria battagliera, non si limitò ad individuarli ma fece molto di più. Li
fotografò, uno a uno, fino a produrre un album contenente le immagini di tutti
i Mille che regalò all'eroe dei due mondi. Pavia impiegò sei anni della sua
vita per compiere l'opera. è difficile pensare che le foto siano state fatte a
Genova, dove il fotografo aveva uno studio in Borgo Lanieri, prima, e in piazza
Valoria, dopo, e dove non gli sarebbe stato difficile
intercettare qualche centinaio di combattenti. Ma la segretezza dell'operazione
non lo avrebbe permesso. E questo è un ulteriore merito di Pavia, che oltre a
diffondere l'arte fotografica tra il popolo, conquistò un'ampia pagina nella
storia della fotografia italiana proprio grazie a quest'impresa. Ma come
fare a rintracciare tutti? Solo a Calatafimi trentaquattro di loro caddero
colpiti dal fuoco borbonico e alla fine della campagna, i morti divennero
ottanta. Ma Pavia non si scompose. Animato da grande passione, si era
attrezzato con un kit fotografico da viaggio all'avanguardia per riprendere
tutti i combattenti. Il giornale "Caffaro" di Genova scrisse:
"quelli che Pavia non riuscì a ritrarre in persona riprodusse da altre
fotografie e quadri, e fu ben fiero il giorno in cui potè offrire l'album al
gran duce dei Mille. Vedendo gli amici, per via, o di sera al caffè, la sua
materia saliente era sempre: Oggi ho fotografato due dei Mille, ovverosia tre,
quattro e via dicendo". Quel libro donato a Garibaldi è conservato all'Archivio
comunale di Palermo. La direttrice Eliana Calandra fa fatica a prenderlo, tanto
è pesante. Ha una copertina rilegata in cuoio rigido e delle borchie
metalliche. La prima foto, in un ovale contornato da un merletto cartaceo è
dedicata a Garibaldi, ormai ingrigito e fiaccato dopo il ferimento
all'Aspromonte. L'eroe dei due mondi posa con il bastone. Il ritratto sarà
datato intorno al 1865 ed è l'unico virato a colori. Pavia infatti era un
grande tecnico della fotografia, era esperto in viraggi, bagni e preparati
fotografici, dava lezioni nel suo atelier e vendeva apparecchi a prezzi
convenienti. Segue poi l'elenco dettagliato dei Mille, così lungo da richiedere
una piega non prevista. Al numero uno c'è Cesare Abba, scrittore cui si devono
le memorie della spedizione "Da Quarto al Volturno". Al numero 123
c'è il generale Nino Bixio, autore poi della feroce repressione contro il
movimento contadino che chiedeva le terre a Bronte e contro contadini renitenti
alla leva. L'album dei Mille ha una genesi particolare e si è rivelato di
straordinaria importanza per il Ministero della Guerra che all'indomani della
liberazione del Regno delle Due Sicilie dal dominio borbonico, volle fare luce
sulla spedizione. Il Ministero della guerra tendeva ad accertare chi effettivamente
era sbarcato l'11 maggio 1860 a Marsala e partecipato alla spedizione al fine
di poter verificare i requisiti per la concessione della croce di guerra e
della eventuale pensione. Troppi erano stati i tentativi di salire sul carro
del vincitore a missione conclusa. Su tutti, si segnala il caso di un pastaio
di Orbetello che provò a inserire nell'elenco alcuni suoi dipendenti, ma fu
scoperto. Dall'indagine, conclusa nel 1864, emerse che i volontari erano così
suddivisi: 434 lombardi, 194 veneti, 156 liguri, 78 toscani, 45 siciliani di
cui 32 palermitani, 35 stranieri. La presenza di appena 45 siciliani non deve
mettere fuori strada. La Sicilia diede un contributo enorme ai Mille. Intere
popolazioni si sollevarono, migliaia di semplici cittadini prestarono aiuto ai
volontari, si armarono, si affiancarono a loro durante i combattimenti,
morirono con loro. Solo a Palermo, ci furono decine e decine di morti, al punto
che Garibaldi prese carta e penna e scrisse una commovente lettera al "Bel
gentil sesso di Sicilia", mogli, madri, sorelle di quegli eroici
combattenti non regolari che persero la vita per scacciare l'odiato borbone. è
una missiva piena di cancellature e correzioni. Eliana Calandra fornisce una
spiegazione: "Garibaldi era un uomo d'azione, non certo un
letterato". E i piemontesi? Erano pochissimi. Molti i professionisti: 150
avvocati, 100 medici, 20 farmacisti, 50 ingegneri e 60 possidenti, circa 500 ex
artigiani, ex commercianti. E una sola donna, la moglie di Francesco Crispi.
Alessandro Pavia ritrae tutti in pose diverse. Sono delle cartes de visite,
piccole foto a mezzobusto o a figura intera sperimentate con successo a Parigi
qualche anno prima da André Adolphe Eugène Disderi. Anche se era già passato
qualche anno dall'impresa, ognuno ha voluto lasciare di sé un'immagine che
fosse il simbolo di un'epoca, da tramandare ai presenti e ai posteri. C'è il
piglio severo e lo sguardo pensoso di Francesco Crispi, appoggiato ad un
pilastrino; c'è il generale palermitano Giacinto Carini, con una mano sul
soprabito, baffi a spillo; eppoi ancora il figlio di Garibaldi, Menotti.
Qualcuno ha rispolverato la vecchia divisa conservata in vetrina come un
cimelio, altri hanno preferito abiti borghesi, ma quasi tutti con sono con
baffi e barba, com'era d'uso in quel periodo. Nell'elenco c'è anche un
Andreotti, ma è ligure, e un Bossi. Pavia provò a vendere alcune copie del suo
monumentale lavoro, ma il prezzo proibitivo scoraggiò tutti: 400 lire era una
cifra da capogiro, anche per un libro straordinario che raccontava il
Risorgimento in maniera decisamente originale. Ma il fotografo non si perse
d'animo e provò a rifarsi dando alle stampe il solo elenco dei Mille, ventotto
pagine con appena tre fotografie, al costo di una lira. Più che un prodotto
alternativo, voleva essere un depliant pubblicitario della sua opus magna. Ma
fu un fallimento.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Cronaca
Mafia, addio al carcere duro per i boss 41 bis, pioggia di annullamenti: 37
casi negli ultimi 6 mesi. L'allarme dei pm Dal killer di Dalla Chiesa a chi partecipò
alla stagione delle stragi del 1993 Il 6% dei padrini è uscito dalla lista
Lumia: bisogna cambiare la legge sul carcere duro (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
SALVO PALAZZOLO Negli ultimi sei mesi, trentasette padrini hanno lasciato i
gironi del 41 bis. I padrini delle mafie hanno vinto, in gran silenzio, la loro
battaglia legale nei tribunali di sorveglianza di mezza Italia. E così, sono
tornati detenuti comuni, nonostante le condanne all'ergastolo e i misteri che
ancora custodiscono. Al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e alle
Direzioni distrettuali antimafia non è rimasto che prendere atto della lista
degli annullamenti del 41 bis, che ogni giorno di più si allunga. L'ultimo
provvedimento, pochi giorni fa, ha riguardato Antonino Madonia, il capofamiglia
di Palermo Resuttana che in gioventù assassinò, fra tanti, il generale Carlo
Alberto Dalla Chiesa e il commissario Ninni Cassarà. Ecco la lista di chi non è
più al carcere duro. C'è Raffaele Galatolo, capo storico della famiglia
palermitana dell'Acquasanta, condannato all'ergastolo. C'è Arcangelo Piromalli,
da Gioia Tauro. E poi, Costantino Sarno: a Napoli, lo chiamavano il re del
contrabbando, ma lui preferiva starsene in Montenegro. Nella lista del carcere
duro bocciato figurano quattordici mafiosi, 13 ndranghetisti, 8 camorristi, 2
rappresentanti della sacra corona unita pugliese. Per adesso è il 6,5 per cento
del popolo del 41 bis, 566 reclusi in dodici istituti penitenziari, da Roma
Rebibbia a Tolmezzo, passando per Viterbo, Ascoli, L'Aquila, Terni, Spoleto,
Parma, Reggio Emilia, Milano, Novara e Cuneo. Gli annullamenti del 41 bis
portano la firma di molti tribunali di sorveglianza, da Napoli a Torino. Ma la
motivazione è sempre la stessa: "Non è dimostrata la persistente capacità del
detenuto di mantenere tuttora contatti con l'associazione criminale di
appartenenza". Dice Giuseppe Lumia, senatore dei Ds ed ex presidente della
commissione parlamentare antimafia: "La modifica della legge sul carcere
duro è ormai una priorità. Vanno cambiati i criteri per l'assegnazione,
agganciandoli esclusivamente alla pericolosità del detenuto, conme fosse una
misura di prevenzione". Il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe
Pignatone, spiega che "il 41 bis non è più quell'isolamento pressoché
assoluto che era stato previsto nella legge varata dopo le stragi Falcone e
Borsellino. I ripetuti interventi della Corte Costituzionale, a cui si è
necessariamente adeguato il legislatore, hanno attenuato quel regime di
isolamento". La preoccupazione dei capimafia resta sempre la stessa:
"Inchieste e processi in svariate parti d'Italia - prosegue Pignatone -
l'hanno dimostrato, i detenuti al 41 bis riescono a mantenere contatti con
l'esterno, questione vitale per le organizzazioni criminali". Intercettazioni, anche recenti, hanno
ribadito: accanto alle grandi strategie, i boss hanno scelto di proseguire in
silenzio la loro battaglia contro il 41 bis. Sommergendo di ricorsi i tribunali
di sorveglianza. E qualche risultato sembra essere arrivato. Anche il
procuratore di Reggio Calabria auspica "un intervento chiarificatore del
legislatore, per mettere ordine ai contrasti giurisprudenziali che si
verificano tra i vari tribunali di sorveglianza". Il record di
annullamenti spetta al tribunale di Torino (10). Seguono Perugia (9), Roma (8),
L'Aquila (5), Bologna (3), Napoli (2), Ancona (1). Dice ancora il procuratore
Pignatone: "La legge sul 41 bis è stata modificata nel 2002, in modo più
rigoroso. Ma, evidentemente, sono necessari altri interventi". Lumia
sollecita il ministro della Giustizia: "Presenterò un'interrogazione -
annuncia - dopo il caso Madonia nessuna risposta è ancora arrivata dal
Guardasigilli Angelino Alfano. La questione è urgente. Oggi, nelle carceri è
ristretto il gotha delle mafie: va tenuto sotto controllo in modo adeguato,
perché quel gruppo elabora ancora strategie, ricatta le istituzioni e mantiene
soprattutto i contatti con l'esterno. L'obiettivo di quel gotha resta
l'allentamento del regime del carcere duro, ma anche la revisione dei
processi".
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
La
Gelmini a Bossi: "Inadeguata quanto te" Il ministro dell'Istruzione:
"Io non insegno? E lui non è un costituzionalista" Ma nel
centrodestra crescono le perplessità: fa tutto da sola ANDREA MONTANARI dal
nostro inviato Busto Arsizio - Mariastella Gelmini sfida Umberto Bossi nella
sua tana. E per rispondere ai malumori sul suo operato, esternati venerdì sera
dal leader leghista che le ha rimproverato di guidare l'Istruzione senza avere
un'esperienza da insegnante, ha scelto l''Istituto tecnico commerciale Enrico
Tosi, a due passi da Cassano Magnago, roccaforte lumbàrd del Varesotto.
"Mi pare che nemmeno Umberto Bossi sia un eminente costituzionalista e
nonostante questo credo che farà al meglio il suo lavoro dando al Paese le
riforme necessarie - spiega la Gelmini al suo arrivo al Graduation day, la
premiazione dei diplomati in stile anglosassone con tanto di parata - . Anche
Roberto Castelli ha fatto il ministro della Giustizia non essendo né avvocato
né magistrato". Il tono è pacato, ma fermo. "Non sono un'insegnante,
ma mi occupo di politica da dodici anni e qualche esperienza ce l'ho. Intendo
impegnarmi. Saranno poi i fatti a parlare per me". La Gelmini ha accettato
all'ultimo momento l'invito. "Una visita programmata da tempo" dice.
Ma il preside Benedetto Di Rienzo la smentisce: "L'abbiamo saputo solo due
ore fa. Prima di lei erano venuti solo i ministri Giancarlo Lombardi e Giovanni
Berlinguer, ma in forma non ufficiale". Insomma, la Gelmini ha voluto
ribattere colpo su colpo al leader della Lega Umberto Bossi, che proprio ieri
sera era impegnato in un comizio ad Arcore, dove c'è la villa di Silvio
Berlusconi. E che dal palco ha rilanciato la polemica: "Mi piacerebbe un
ministro leghista, ma non ce l'ho con la Gelmini bensì con il sistema e con
quella cazzata dei crediti inventati dalla sinistra". In realtà, sulla
Gelmini pesano anche le critiche a mezza bocca di molti parlamentari del Pdl,
che il ministro dell'Istruzione incontrerà martedì. Chi l'accusa di non essersi
opposta ai micidiali tagli decisi sulla scuola da Giulio Tremonti sulla scuola,
che ora rischia un nuovo autunno caldo. E chi, invece, di voler fare tutto da
sola. Per non parlare del contenuto delle intercettazioni
telefoniche. Argomenti che fanno della Gelmini un bersaglio perfetto anche per
il Senatur, che non potendo attaccare direttamente Berlusconi se la prende con
chi, come lei, suscita qualche perplessità tra gli stessi forzisti. Come
Valentina Aprea, che dopo cinque anni da sottosegretario di Letizia Moratti
magari aspirava al gran salto. Il capogruppo Pdl in commissione Cultura,
Fabio Granata di An, prova a metterla in guardia dai passi falsi:
"Sull'università vogliamo aiutare il ministro, ma mi auguro che non pensi
di fare a meno del Parlamento". Lei non si scompone. "Il vero
ostacolo - contrattacca - è la burocrazia. La scuola ha una normativa
farraginosa, bizantina. è ridicolo prendersela con il ministro di turno al di
là dell'appartenenza politica. Il problema sono le risorse. è giusto che i
cittadini sappiano che il 97 per cento del bilancio dell'Istruzione è fatto di
personale e in queste condizioni il sistema non può reggere. è sciocco
difendere lo status quo. Gli errori della maturità sono legati a un modello
organizzativo un po' superato, che stiamo cambiando". E le
intercettazioni? "Non ci interessano i pettegolezzi, non ci interessano
tutte le affermazioni che ci distolgono dal nostro lavoro Sono aperta solo a
tutti coloro che vogliono dare un contributo nel merito".
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Cala
la fiducia in Berlusconi e Veltroni Il governo a quota 44. Ma Prodi all'esordio
aveva 15 punti in più Sulla "pagella" dell'esecutivo pesano le ansie
legate alla crisi economica Largo dissenso sul carattere "ad
personam" delle iniziative in tema di giustizia (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
ILVO DIAMANTI Gli italiani non hanno votato per lui, il Pdl e la Lega sulla
"fiducia". Ma per "sfiducia" nei suoi avversari.
Nell'Unione che aveva governato, faticosamente, per neppure due anni. Tre mesi
dopo il voto la nebbia è ripiombata e ha avvolto tutto e tutti. Veltroni e il
Pd, che nelle stime elettorali scivola indietro. Ma anche Berlusconi e il
governo. Verso il quale esprime fiducia il 44% degli elettori. Quindici punti
in meno (ripetiamo: 15) rispetto al gradimento ottenuto dal deprecato governo
Prodi esattamente due anni fa. Tre mesi dopo il voto, come oggi. Certo, nel
luglio 2006 Prodi aveva "monetizzato" alcuni importanti successi,
politici e non: a) il referendum che aveva bocciato le riforme istituzionali
volute dalla precedente maggioranza di centrodestra; b) la soddisfazione suscitata
dal decreto Bersani sulle liberalizzazioni; c) infine, la vittoria della
nazionale italiana ai mondiali di calcio in Germania. Un patrimonio di fiducia
che il governo Prodi avrebbe dissipato in fretta, a partire dalla legge
sull'indulto, poche settimane dopo. Tuttavia, due anni fa, l'Unione aveva vinto
le elezioni quasi per caso, mentre il centrodestra di Berlusconi, tre mesi fa,
ha conseguito un trionfo. Ciò nonostante, nel Paese è tornata la sfiducia di
sempre. Quattro le ragioni, suggerite dal sondaggio. 1. In primo luogo,
l'insoddisfazione verso le prospettive dell'economia nazionale e familiare: mai
così elevata, mai così diffusa negli ultimi tre anni. 2. Poi, l'insicurezza,
sottolineata dal sostegno popolare ai provvedimenti del governo
sull'immigrazione clandestina e sull'impiego dell'esercito. A nostro avviso (lo
abbiamo già scritto) inefficaci, prima ancora che inaccettabili. Ma, comunque,
graditi ai più, perché intercettano le paure diffuse nella
società. Tuttavia - come dimostrano i dati del sondaggio - rispondere alle
paure alimentandole ulteriormente, non genera consenso. Ma il contrario. 3. La
contrarietà espressa da gran parte dei cittadini verso i progetti annunciati e,
in parte, avviati dal governo: per limitare le intercettazioni telefoniche
nelle indagini, per bloccare i procedimenti giudiziari (cosiddetti)
minori, per re-introdurre l'immunità a favore delle alte cariche dello Stato.
Queste iniziative hanno suscitato un ampio dissenso, principalmente per quattro
ragioni: a) perché molti le hanno considerate "ad personam";
finalizzate, cioè, a risolvere i problemi "personali" del premier
prima di quelli "generali" dei cittadini; b) la sospensione dei
processi, in particolare, è apparsa, per taluni versi, una sorta di mini-indulto;
e, per questo, in contrasto con l'insicurezza diffusa; c) perché evocano
l'idea, il sospetto di privilegi di "casta", utili, soprattutto, al
ceto politico. 4. In definitiva, queste iniziative hanno alimentato il
sentimento antipolitico: fattore decisivo nel deprimere il consenso verso le
istituzioni e la classe politica, in generale; e, in particolare, verso il
governo di centrodestra e il premier. Perché, a differenza di pochi mesi fa,
oggi "governano". Appunto. Questo clima politico si traduce
fedelmente nelle intenzioni di voto. Ne escono, infatti, rafforzati i partiti
che più di tutti gli altri interpretano e amplificano il sentimento
antipolitico. La Lega, da un lato, ormai vicina al 9%. La Lista Di Pietro
(Idv), dall'altro, proiettata oltre il 7%. Parallelamente, tutti i leader
politici subiscono un calo di fiducia, In particolare Walter Veltroni. Il quale
ha perduto oltre venti punti nel gradimento degli elettori, rispetto a due mesi
fa. Quando era "il più amato di tutti". Apprezzato, in modo
trasversale. Ora, invece, dopo la fine del dialogo, il suo gradimento fra gli
elettori di centrodestra è crollato. E ha subito una flessione anche nella base
elettorale del Pd. Dove in pochi, tuttavia, ne mettono in discussione il ruolo
e la leadership. D'altronde, Veltroni e il Pd, oggi, si trovano ad agire in una
posizione sicuramente scomoda. Il muro di Arcore non accenna a crollare; e gli
impedisce di penetrare al centro, dove l'Udc non si limita a presidiare il suo
pezzetto di mercato elettorale, ma lo allarga. Mentre è insidiato da Di Pietro,
artefice di una opposizione intransigente. Si presenta come leader del Partito
dei Magistrati. Trasformati, di nuovo, in protagonisti politici. Anzitutto, da
Berlusconi: che ne ha fatto il Nemico. A cui non piegarsi. Anzi da piegare. Per
questo, il calo di consenso per il governo e il premier non avvantaggia il Pd,
il quale, anzi soffre. Nelle stime elettorali scende sotto il 30%. Stretto fra
le difficoltà del dialogo e la pressione delle componenti che rivendicano
un'opposizione più radicale. In questa stagione, solcata da profondi conflitti
istituzionali, tuttavia, nessuno si salva. Per fare riferimento ai due
principali antagonisti: la fiducia nel Presidente del Consiglio supera di poco
il 40%; quella verso i magistrati si ferma ancor più in basso: intorno al 35%.
Si assiste, cioè, a un gioco a somma negativa, nel quale la fiducia nella
democrazia e nelle sue istituzioni declina. Degrada. Solo il Presidente della
Repubblica resiste. Apprezzato da quasi tre italiani su quattro. Perché, come prima
di lui Ciampi, Giorgio Napolitano, in un periodo buio della nostra Repubblica,
alla maggioranza degli italiani appare come un "gancio". Un'ancora. A
cui aggrapparsi, per non "perdersi" in questo Paese senza bussole,
senza appigli e senza sponde. Dove latitano riferimenti certi e condivisi.
D'altra parte, la strategia del dialogo, promossa da Veltroni e accolta da
Berlusconi in campagna elettorale, dopo il voto si è rapidamente consumata,
nonostante gran parte degli elettori continui a ritenerla necessaria. Mentre il
bipartitismo sembra molto più relativo. Neppure il bipolarismo di un tempo
regge. Non c'è più un Paese diviso in due. Visto che le divisioni politiche e
antipolitiche attraversano i due schieramenti, dall'interno. Soprattutto il
centrosinistra. Per il quale la manifestazione promossa, martedì prossimo, da
MicroMega a sostegno dei magistrati e contro Berlusconi costituisce,
certamente, una sfida. Condivisa, senza condizioni, da una minoranza, per
quanto significativa: 2 elettori su 10, in generale; quasi 3 fra quelli del Pd.
Ma oltre 4 nella base dell'Idv. La maggioranza degli elettori di
centrosinistra, invece, ne approva la sostanza, non la forma. In altri termini:
vorrebbe attendere, cercare altre vie e altre strade, per fare opposizione, prima
di affidarsi alla piazza. O ai magistrati. In questo Paese confuso, dove
coabitano a fatica una maggioranza delusa, un'opposizione divisa e istituzioni
deboli, è forte la tentazione di fuggire. O almeno di cambiar canale. Voltare
pagina. Dimenticare la politica e l'antipolitica passando direttamente al
gossip. Ma non ci accorgeremmo della differenza.
( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N.
160 del 2008-07-06 pagina 3 Bettini spara a zero su Rutelli Poi ritratta di
Redazione Roma. La sconfitta del Pd alle Comunali della capitale? "Ci
siamo seduti un po' troppo sul potere... La sconfitta riguarda anche la scelta
del candidato sindaco, e io me ne prendo la responsabilità. È bene dirlo perché
dobbiamo parlarci in modo esplicito, basta con la diplomazia!". Parola di
Goffredo Bettini, da anni uomo ombra di Veltroni prima in Campidoglio e poi
nella sfortunata corsa a palazzo Chigi. Ebbene ieri mattina a Roma - durante
l'inaugurazione dell'ennesima corrente, pardon "think tank",
all'interno del Partito democratico, nome in codice "A sinistra" -
Bettini ha finalmente aperto la fase dell'autocritica nel partito. A partire
dalla decisione di candidare a sindaco di Roma Francesco Rutelli. Non solo: il
numero due del Pd ha finalmente riconosciuto anche che l'ex alleato di ferro
Antonio Di Pietro "fa un'opposizione molto estremista". Parole coraggiose,
dette davanti a tutti, destinate a provocare un ampio dibattito nella sinistra.
Ma solo per poche ore: a metà pomeriggio, infatti, Bettini ha telefonato
all'Ansa per auto-smentirsi. Su Rutelli niente di
personale, "ho fatto riferimento alla convergenza di diversi
elementi". Sul giustizialismo, nessun problema: "Mai cavalcate nella
polemica politica le intercettazioni telefoniche prive di rilevanza
penale". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N.
160 del 2008-07-06 pagina 15 Il gip di Verona diceva: "Non c'è rischio di
fuga" Ma i rom sono già spariti di Stefano Zurlo Alla donna scarcerata
ridato il figlio che mandava a rubare. Il procuratore: "Devono tornare in
cella" da Milano Sono spariti. I due nomadi scarcerati a tempo record dal gip
di Verona, almeno per ora sono introvabili. "Sono liberi cittadini, quindi
io non mi metto certo a cercarli", taglia corto il procuratore di Verona
Guido Papalia. I due, secondo la Procura, facevano parte di un'associazione a
delinquere che spingeva i bambini a rubare. Ma il gip della città veneta ha
smontato l'inchiesta: non ha convalidato i quattro fermi motivati dalle forze
dell'ordine con il pericolo di fuga e solo per due ha disposto i successivi
arresti riconoscendo il rischio di nuovi furti. Un colpo durissimo per
l'indagine e l'occasione di polemiche durissime nei palazzi della politica.
Com'è possibile che recuperino così in fretta la libertà persone coinvolte in
un procedimento limaccioso come il fango, protagoniste di episodi che non si sa
come catalogare? Le intercettazioni ci consegnano uno
spaccato sconvolgente di criminalità e sfruttamento dei minori: "Quando ti
prendo ti ammazzo a colpi di testa. Vengo dietro e ti uccido",
minacciavano gli adulti, spietati. E ancora: "Se non mi porti i soldi
quando torni qui ti faccio stuprare dai marocchini". Uno scenario
spaventoso, anche se, naturalmente le responsabilità sono personali e mai di
gruppo. I conti del buonsenso, per ora, non tornano: otto persone, tutte
croate, bloccate; sei ancora in cella, in diverse città, e una coppia fuori. I
loro nomi: Miso Sulic e Vesna Dordevic. Marito e moglie. Ma dove sono finiti? È
stato l'avvocato Luciano Bason a lanciare l'allarme: "Non so dove
siano". A distanza di 24 ore, il legale prova a circoscrivere il caso:
"Credo abbiano dei parenti nel Padovano, penso siano da quelle
parti". "Non so che dire - mastica amaro Papalia - io so che nei
prossimi giorni farò appello al Tribunale del riesame per la misura cautelare e
andrò in Cassazione per una questione di principio: la convalida del fermo, che
il gip ha negato, per il pericolo di fuga". Clima arroventato, sullo
sfondo dell'emergenza rom. A rendere, se possibile, più incandescente la
situazione, l'altalena dei poveri ragazzi sfruttati: sei bambini sono stati tolti
ai genitori, ma uno di questi, un maschietto di sei mesi, è stato restituito,
proprio alla coppia Sulic Dordevic. Vesna Dordevic, oltretutto, ha riacquistato
la libertà con 24 ore di ritardo. Per lei, infatti, il percorso è stato
complicato da un altro ostacolo: una condanna a 11 mesi del Tribunale di
Firenze. Insomma, caduto un provvedimento, i giudici le hanno sventolato
l'altro, ma nel giro di un giorno si sono arresi: pure quello era virtuale
perché coperto dall'indulto. Gira e rigira siamo dalle parti di quel gioco
dell'oca giudiziario denunciato infinite volte da esperti e autorità: la pena
non è certa e l'opinione pubblica è sconcertata dall'andirivieni dei detenuti.
Con gli ingressi che assomigliano alle porte girevoli dei grandi alberghi.
Esagerazioni? "Sono entrata in una casa - raccontava smarrita una bambina,
senza sapere di essere ascoltata - e c'era un pitbull. Mi ha buttata a terra,
mi ha salvato un vecchio"; e poi, piangendo: "Era un cane grosso, coi
denti grandi". Come il lupo cattivo delle nostre favole. "L'indagine
è ancora in corso, la polizia continua a svolgere le sue attività",
rassicura Papalia che si prepara ad una lunga battaglia per difendere il lavoro
investigativo. "Guardi che le due persone scarcerate avevano responsabilità
assai sfumate, le loro posizioni risultano marginali", ribatte Bason.
Marito e moglie, per ora, stanno acquattati da qualche parte. © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N.
160 del 2008-07-06 pagina 4 "Caro Bossi, io non avrò insegnato ma tu non sei
un costituzionalista" di Paola Setti nostro inviato a Busto Arsizio Se si
era risentita, dormirci su non è servito. Il suo staff dice che no, "non è
arrabbiata, semmai determinata". Come che sia, il ministro dell'Istruzione
Mariastella Gelmini mena fendenti: "Io non sarò un'insegnante, ma nemmeno
Umberto Bossi è un eminente costituzionalista, eppure sono certa che porterà
avanti al meglio le riforme". Aveva già risposto la sera prima, a caldo,
al Senatùr che alla festa del Carroccio di Paderno Dugnano aveva ringhiato:
"Purtroppo mettono a fare i ministri chi non ha mai fatto l'insegnante. Mi
sentirei più sicuro se la scuola fosse in mano alla Lega che ha le palle,
invece è in mano a Forza Italia". Tempo di leggere le agenzie e a stretto
giro il ministro dell'Istruzione aveva indossato i guantoni: "Siamo pronti
ad ascoltare tutti i suggerimenti che la Lega, Bossi e la moglie di Bossi ci
vorranno dare per migliorare la scuola italiana. Quanto ai ministri, la scelta
è politica e spetta al presidente del Consiglio Berlusconi". Ieri, la
Gelmini è tornata all'attacco. Se n'è venuta nella tana del lupo, Busto
Arsizio, a venti minuti da Varese e da quella scuola Bosina che proprio il
ministro delle Riforme e la moglie Manuela hanno creato, il "modello Lega"
applicato all'istruzione. L'Istituto tecnico commerciale Enrico Tosi, un
college anglosassone nel bel mezzo della Brianza, consegnava gli attestati di
maturità ai suoi alunni con cerimonia all'americana, il "Graduate
day", ragazzi in toga, musica, buffet. Non l'avevano invitata, è venuta lo
stesso, pure in anticipo. E senza avvertire, sorride la vicepreside Vanna
Colombo Bolla: "Lo abbiamo scoperto poche ore prima che veniva, dal
sindaco". E allora. Se è questione di titoli, "io faccio politica da
dodici anni. Bossi non è un costituzionalista eppure guida le Riforme, anche
Roberto Castelli fece il ministro della Giustizia senza essere avvocato".
Se è questione di modelli, "guardate questa scuola - dice il ministro - è
inserita nella realtà locale, economica e sociale, e i ragazzi sono orgogliosi
di frequentarla, hanno un senso di appartenenza", e insomma mica è capace
solo la Lega, a inventarsi la scuola d'avanguardia. E se poi è questione di
attributi, eccoli. La notizia del giorno è che il ministro si accinge a tagliare
qualcosa come 87mila docenti e 45mila amministrativi. Nei giorni scorsi erano
state due senatrici del Pd, Silvana Amati e Colomba Mongiello, a chieder conto
delle voci sulla dieta dimagrante imminente, denunciando il
"commissariamento" della Gelmini da parte del ministero delle Finanze
Giulio Tremonti. Ma quale commissariamento: i tagli arriveranno e non c'è altra
via, ha chiarito ieri Gelmini, perché "abbiamo ereditato un Paese pieno di
emergenze, dall'economia alla sicurezza, ma anche la scuola vive un momento di
grande difficoltà: il bilancio è per il 97 per cento ingessato sugli stipendi.
Il governo precedente ha iniziato a tagliare le spese, ma limitando i tagli al
personale. Il risultato è che le scuole sono sporche e che ci sono 10mila edifici
a rischio crollo". Urge cambiamento, anzi rivoluzione, avverte il
ministro, perché in questa situazione hai voglia a dar sempre torto al ministro
che è venuto prima di te, "è ridicolo", qui semplicemente "le
risorse sono poche e dobbiamo farci i conti, perché il sistema non regge
più". La burocrazia, per cominciare: "È l'ostacolo maggiore che ho
riscontrato, tanto che sto pensando a un testo unico per l'Università", là
dove "i docenti devono poter passare più tempo con i ragazzi e meno sulle
scartoffie". E poi la qualità. Dal 2011 partiranno i nuovi criteri di
valutazione per allineare l'Italia al resto d'Europa, nel frattempo bisogna
prendere atto che "l'Italia è il Paese in cui si trascorre il maggior
numero di ore a scuola, ma poi siamo gli ultimi nella classifica Ocse"
sulla qualità del nostro insegnamento. Serve un patto, ribadisce Gelmini, un
percorso con tutti i soggetti che si occupano di scuola, per individuare
"studi personalizzati che premino il merito" e "modelli di
governance più efficaci". C'è anche un disagio giovanile da affrontare,
due mesi fa proprio qui si suicidò un ragazzo che frequentava l'Itc Tosi.
Chiaro che non resti poi il tempo di occuparsi d'altro, risponde
Gelmini a chi le domanda delle intercettazioni che stanno mettendo in piazza
gli affari privati del premier: "Non mi occupo di pettegolezzi. Il governo
ogni giorno è impegnato per affrontare e risolvere le emergenze che abbiamo
ereditato. Non ci interessano le questioni che ci distolgono dal nostro
lavoro". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N.
160 del 2008-07-06 pagina 15 La banda di famiglia da 100mila euro al mese di
Luca Fiocchetti Furti, spaccio e banconote false: un'inchiesta svela gli affari
illeciti di 43 nomadi in Piemonte Nadia Muratore da Torino Accanto alle piccole
e medie aziende italiane ce ne sono altre che prosperano in un cono d'ombra,
nascoste nelle baracche fatiscenti dei campi nomadi e il cui guadagno,
naturalmente esentasse, arriva spesso ai centomila euro al mese. Sono le
aziende a conduzione familiare rom, che trafficano in ogni tipo di affari
illeciti: spaccio di droga, emissione di soldi e titoli bancari falsi, truffe
agli anziani, furti in casa, sfruttamento di minori. La loro capacità
imprenditoriale nel campo del crimine si deduce dalle parole scritte in una
custodia cautelare nei confronti di 43 rom definiti "un'organizzazione
criminale strutturata ed organizzata che ha fatto dei reati contro il
patrimonio e dei furti nelle abitazioni in particolare, l'unica ragione di
vita, la loro esclusiva fonte di sostentamento. Gli indagati hanno dimostrato
con il loro agire di essere socialmente pericolosi". Seguendo un'indagine
del 2001 della Procura di Mondovì - diretta dal sostituto procuratore Ezio
Basso - si fa presto a fare i conti in tasca a un'"azienda rom". Come
in ogni attività imprenditoriale che si rispetti, è fondamentale
l'organizzazione. Quando le città si svegliano e inizia una nuova giornata
lavorativa, Renato B., 35 anni figlio di una slava e di un pugliese, porta i
bambini in sua custodia alla stazione di Carignano, piccolo centro alle porte
di Torino. I quattro figli e i due nipoti di un'età compresa tra i 13 ed i 7
anni salgono sui treni per andare a "girare", cioè a rubare, a Cuneo,
Biella, Ivrea, Alessandria, Aosta e d'estate anche in Liguria, Umbria, Marche e
Toscana, dove i turisti sono facile preda di furti e truffe. "Quanto
portano i miei bambini?" dice Renato a un connazionale "almeno
500mila lire al giorno e 20 grammi di pane (oro). Altrimenti li lascio in giro
nei villaggi a prendere - cioè a rubare - fino a notte". Si parla di lire
perché l'indagine è iniziata alla fine del'99. "Anche io alla vostra età
entravo nelle case a rubare - spiega Renato con tono di voce minaccioso - e se
arrivate a casa con meno di 400mila lire questa sera vedete come va a finire".
Durante il giorno questi piccoli predatori sono incitati dai genitori a rubare
e vengono "telecomandati" via telefono. E Renato, capo indiscusso del
suo nucleo familiare e di quello dei cugini, sovrintende tutto e gestisce gli
affari importanti. "Da questa truffa - spiega il caporom al fratello -
tiro fuori quaranta milioni e mi compro un terreno". Le truffe vengono
eseguite vendendo titoli bancari contraffatti e banconote false, utilizzando anche la compiacenza di alcuni direttori di banca
spagnoli: "Lui sa tutto - dice Renato intercettato mentre parla con la
moglie - ma lavorare in Spagna non mi piace, lì se ti scoprono sono troppo
severi". Spesso il pagamento non viene fatto in denaro ma con la droga:
"Mi paghi con la bianca così poi la rivendo al doppio del prezzo".
Ha un ruolo importante anche la moglie Mira specializzata nel realizzare
documenti falsi. "Vuoi un passaporto o una carta d'identità? Non c'è
problema, mia moglie è brava". Come un vero manager Renato gira con una
Mercedes scura, comprata regolarmente, e impartisce ordini ai suoi
parenti-dipendenti utilizzando tre cellulari diversi. È attento: "non
parlare al telefono di queste cose, quelli magari ci intercettano", molto
accorto: "non voglio fare affari con quello, è un truffatore, uno zingaro"
e dimostra una certa professionalità e un pizzico di razzismo: "Le cose io
le faccio bene, sono una persona seria. Siamo cristiani noi, mica arabi".
E sa anche quando è il momento di dire basta: "Roberto - grida al fratello
bestemmiando - questa volta se ti prendono ti danno dieci anni. Hai rubato
quattro macchine in un giorno". Non ha mai un attimo di riposo e quando
torna al campo controlla la merce rubata dai bambini e decide a quale
ricettatore rivenderla: "Questo anello è prezioso - dice alla moglie -
chiama l'israeliano di Milano. La catenina vale poco, cerca il ragazzino,
quello è scemo se la compra lo stesso". Poi capita anche il colpo di
fortuna, un bottino inaspettato che va gestito con cautela. "Renato ho
fatto centro - grida al telefono il fratello Roberto - ho preso un anello che
al commercio normale vale un miliardo e 450 milioni di lire. Questa volta ci
sistemiamo". "Ma ti ha visto qualcuno, hai fatto attenzione?" si
accerta premuroso il caporom. "Certo, sono mica un rapinatore. Io sono un
artista e rubare è il mio sport preferito". I soldi ricavati da furti,
truffe e rapine, sono investiti in terreni e immobili nei paesi dell'Est. Forse
prima o poi anche loro vorranno tornare a casa e mostrare come in Italia
abbiano fatto fortuna. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N.
160 del 2008-07-06 pagina 15 "Meglio francesi" Così vendevano anche i
cognomi di Redazione Un cognome nuovo di zecca, una "second life" con
cui ricominciare indisturbati a commettere crimini. È questo uno dei metodi
escogitati dai nomadi per sfuggire al carcere e ai controlli delle forze
dell'ordine. Non si tratta di un sostituto dell'alias ma di una sua
"evoluzione legale" che solo i capifamiglia possono permettersi.
Basta trovare la persona compiacente che - con dovuto rimborso - accetti di
adottare il nomade. Trovare un nuovo padre costava sui 10milioni di lire più un
"barattolo pieno di oro", come riportano le
intercettazioni telefoniche. Se l'affare va in porto l'acquirente cambia il suo
cognome, noto alle forze dell'ordine, con un altro pulito, tramandandolo ai
propri figli. Con la registrazione all'anagrafe della nuova identità, la
persona prima conosciuta dalle forze dell'ordine per aver commesso reati e
subito condanne, sparisce nel nulla, diventa praticamente un fantasma.
Le più ambite sono le generalità italiane o francesi, quelle che non
assomigliano neppure lontanamente ai tipici cognomi slavi che possono
"destare sospetti nelle forze dell'ordine". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampaweb, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Quando
le dispute di casa nostra si guardano fuori dall'Italia appaiono meno gravi di
quello che sono. Tutto torna alle giuste proporzioni. Così l'arma della
"pornopolitica" usata per silurare Silvio Berlusconi appare - alla
stessa "vittima designata" in visita in Giappone alla vigilia del G8
- un'assurdità, una mezza bischerata. Da una parte il premier è convinto che in
un paese come il nostro, dove il gallismo fa parte dello spirito popolare, un
certo scandalismo non ha mai attecchito. Dall'altra ha la sensazione - fondata
- che l'offensiva di queste settimane abbia ottenuto più di un risultato: il
Lodo Alfano, quello che garantisce alle alte cariche dello Stato l'immunità
durante il loro mandato, sarà approvato entro la prima decade di agosto o
inserendolo al posto degli emendamenti blocca-processi nel decreto sicurezza, o
in altro modo. Ecco perché sul volo che lo ha condotto fino a Tokyo, il
Cavaliere ci ha scherzato su. Ha ironizzato sullo scandalismo di questi giorni,
alla sua maniera, sul filo del paradosso. E addirittura durante lo scalo
tecnico dell'aereo di Stato in Siberia, incontrando il governatore della
regione - con cui ha un grande amico in comune, Vladimir Putin - il Cavaliere,
accompagnando il tradizionale caviale con un bicchierino di vodka, ha scomodato
anche il Boccaccio per sdrammatizzare la situazione. Ha citato quasi a memoria
una novella del Decamerone, quella in cui un senese Tingoccio Mini dall'aldilà
racconta all'amico Meuccio di Tura, che si può andare all'Inferno per tanti
peccati ma andare a letto con la comare non è una colpa: "Va sciocco non
dubitare - è la risposta che il supremo giudice secondo il Boccaccio citato dal
Cavaliere dà al peccatore - chè qua non si tiene ragione alcuna delle
comari". E sulla bocca del premier, magari per un lapsus freudiano, la
formula "non è peccato" si trasforma al cospetto del governatore
della Siberia in un "non è reato". Già, come può un Paese alle prese
con mille problemi come L'Italia prendere sul serio argomenti del genere? Come
può il capo dell'opposizione, Walter Veltroni, sull'onda dello scandalismo
dichiarare che il governo durerà poco? Questo è il leit motiv di Berlusconi di
queste ore. Un Cavaliere che per gettare acqua sul fuoco delle polemiche
utilizza l'arma dell'ironia. Ha concluso la lezione sul Boccaccio al
governatore della Siberia con una constatazione: "A tutti gli uomini
piacciono le donne, anche a Putin". Mentre ha trasformato l'incontro con
l'ex-primo ministro giapponese, Koizumi, in una rimpatriata tra amici. Come
quelle tra Tingoccio e Meuccio. Prima di lasciarlo gli ha anche dedicato al
pianoforte una canzone napoletana. E l'atteggiamento amicale e informale di
Berlusconi non stato dettato dal fatto che l'amico Koizumi non è più al potere.
Anzi. "Lui - ci ha tenuto a precisare il premier italiano - continua ad
essere molto importante. Resta il regista del suo partito". Nella sua
prima visita a Tokyo, entusiasta della città ("ci sono 13 milioni di
abitanti e tutto funziona perfettamente"), il Premier ha confrontato i
gravi problemi della comunità internazionale, quelli che saranno affrontati da
domani al G8, con le miserie del dibattito politico italiano. "Con gli
altri grandi - ha spiegato - affronteremo un tema drammatico come l'aumento dei
prezzi. Quello del petrolio si ripercuote su quello dei generi alimentari.
Siamo di fronte ad un meccanismo infernale.Dobbiamo diminuire le speculazioni,
dobbiamo incoraggiare l'offerta dei prodotti principali per contenere un
aumento generalizzato del costo della vita. Io, ad esempio, sono d'accordo con
l'intenzione dei partner europei di sterilizzare l'aumento del fisco sulla
benzina. Nell'Unione abbiamo deciso che bisogna arrestare il meccanismo della
proporzionalità". Ed ancora: "La Banca Europea ha sempre avuto un
chiodo fisso: contenere l'inflazione. Ho avuto qualche riserva in passato, ma
in questo momento è una politica giusta". Mentre la crisi attanaglia la
comunità internazionale, in Italia si parla d'altro. Gli argomenti sono sempre
gli stessi. O meglio, in sedici anni siamo passati dagli
avvisi di garanzia alle intercettazioni, dall'uso politico della giustizia a
quello dello scandalismo. "L'ho già detto - ha osservato ieri Berlusconi a
Tokyo - io sono sempre stato sereno. Noi continuiamo a lavorare. Sono i
protagonisti dell'informazione ad alimentare queste voci. Che ci
soffiano dentro. Secondo me questi argomenti non dovrebbero avere tutta questa
attenzione. Ma se via piace, divertitevi! Solo che per il paese questi sono i
problemi minori. Dovremmo pensare a cambiare l'architettura istituzionale che
ormai è antiquata. Ci sono altre priorità. Noi ci stiamo lavorando, gli altri
facciano quello che vogliono". Gli "altri" sono quelli che lo
hanno deluso. Quell'opposizione che è tornata indietro, quel Veltroni che si è
fatto risucchiare dal "giustizialismo" di Di Pietro. "Si sono
messi insieme - è l'analisi quasi distaccata del Premier - a questa nuova area
giustizialista. Lasciamoli al loro destino. Quest'area giustizialista, per
alcuni versi è nuova, per altri estremamente vecchia. Se penso a Tangentopoli?
No, no penso a qualcosa che risale a molti più anni addietro. Per alcuni sembra
che siamo tornati all'avvento...del fascismo". L'accusa è grave. E il
distacco con cui l'ha pronunciata Berlusconi è ancora più pesante. Il pd che
rincorrendo Di Pietro assume posizioni fascistoidi, non è cosa da poco. Ma sono
in molti a pensarlo a Roma: l'ex-direttore dell'Unità, Giuseppe Caldarola, ne
scrive indirettamente sul Riformista; mentre il vice-capogruppo della Camera,
Italo Bocchino, che dall'Msi, passando per An è arrivato al Pdl, accusa un
Veltroni che ipotizza la fine del governo i tempi brevi, proprio di seguire
"una logica fascista". Ma se gli altri sono preoccupati, o si
inalberano di fronte a questa prospettiva, Berlusconi è freddo: per lui è Veltroni
che sbaglia, che deve tornare sulle sue scelte. Lui pensa ad altro. Al G8 di
domani e al G8 che si svolgerà in Italia tra un anno. Ieri dalla boutique di
Armani a Ginza, nel cuore di Tokyo, ha telefonato allo stilista milanese:
"Tu insieme ad altri sette stilisti italiani mi dovrete arredare le suite
per i Capi di Stato alla Maddalena". LINK + Magistrati, proclamata
l'agitazione + Veltroni: "Di Pietro non è un nemico" Berlusconi:
"L'opposizione è indietro" + E il Cavaliere mostrò i muscoli ai
ministri + Scontro fra Berlusconi e Veltroni.
( da "Stampa, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Veltroni:
l'esecutivo non dura cinque anni. Bossi: ha ragione, è un bordello. Calderoli
tenta una mediazione I giudici sfidano il governo L'Anm in agitazione contro le
leggi-Berlusconi. Il premier: giustizialisti Non si placano le polemiche sulle
leggi in tema di giustizia: la blocca-processi, il lodo Alfano per l'immunità
alle alte cariche dello Stato, lo stop alle
intercettazioni. E' partita la protesta dei giudici, che sfidano l'esecutivo
con lo stato di agitazione proclamato dall'Anm, anche per la riduzione delle
spese al settore. Prima ancora di saperlo, il premier Berlusconi dal Giappone
aveva dichiarato: sono sereno, ma in Italia c'è un clima giustizialista.
Per Veltroni si rischia un autunno durissimo e aggiunge: il governo non dura 5
anni. A sorpresa, in serata è arrivata una frase di Bossi: "Ha ragione,
c'è troppo bordello, non si fanno le cose". La Mattina, Lisa, Minzolini,
Ruotolo e Schianchi DA PAG. 2 A PAG. 4 CON UN COMMENTO DI Michele Ainis A
PAGINA 31.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-07-06 num: - pag:
4 categoria: REDAZIONALE Unione del commercio Sangalli: il made in Milano
funziona Ma servono più aiuti alle famiglie "Non c'è dubbio che questi
saldi siano sostenuti dagli stranieri". Sono i soldi dei turisti dello
shopping a risollevare i saldi dell'austerity. Lo dice Carlo Sangalli,
presidente di Camera del Commercio e Unione del commercio: "è un fenomeno
che ha sicuramente due chiavi di lettura". La prima: "Questo tipo di
domanda dimostra che il sistema della distribuzione è attrattivo, che il made
in Italy funziona, che il turismo della moda tiene, che i negozi
funzionano...". Segnali, aggiunge Sangalli, che
"ci fanno ben sperare in vista dell'Expo, evento di cui dobbiamo intercettare
il massimo vantaggio e una ricaduta per tutta l'Italia, non solo per
Milano". Ma c'è anche il lato B dell'assalto russo-giapponese alle vetrine
del centro: "è la conferma delle difficoltà dei milanesi, di un momento
economico critico". La riflessione del presidente della Camera di
commercio riparte da qui. Dalla fatica della gente. Certo, dice, "il
governo ha già preso alcune buone decisioni, come il taglio dell'Ici...".
Ma? "Dobbiamo prendere provvedimenti per ridare fiato a imprese e
famiglie". Sangalli indica la riduzione della spesa pubblica e delle
tasse: "Consentirebbero di stimolare la domanda interna e di dare aiuti
alle imprese". Le stesse imprese su cui pesa la corsa al rialzo del prezzo
del petrolio, un'impennata per altro "artificiale", che "va
assolutamente fermata". Motivo: è tutta inflazione importata. Costi di
troppo. Carlo Sangalli Armando Stella.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-07-06 num: - pag:
6 categoria: REDAZIONALE Copie Commissionavano i falsi e li esportavano in
mezzo mondo. Intervenuta anche l'Fbi Finti MirÓ e Picasso: sgominata
gang internazionale Non sapevano di essere intercettati dai carabinieri e
parlavano a ruota libera. Da una parte Elio Bonfiglioli, dall'altra il
socio-pittore spagnolo Oswald Aulestia Bach. "Questo quadro perde colore
da tutte le parti". Il consiglio: "Allora devi laccarlo". E
ancora: "Il quadro è tutto macchiato, devo usare il viavà".
Terza intercettazione: "La tela è tutta stropicciata". "Vabbè,
dopo prendi il ferro da stiro". Bonfiglioli e Bach - secondo la Dda
milanese, i carabinieri, l'Fbi e la polizia spagnola - sono i promotori di un'
associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di opere
d'arte contraffatte. Una banda (composta da una ventina di elementi, 15 dei quali
accusati di associazione per delinquere) con "testa" a Milano e
ramificazioni in Lazio, Toscana, Alto Adige. I due - secondo l'accusa -
avrebbero commissionato falsi (Mirò, Picasso, Botero, Chagall, Fontana,
Manzoni) a pittori e stampatori, specie a Milano e Firenze. Le opere d'arte
contraffatte (con tanto di expertise) venivano esportate a San Paolo del
Brasile, San Francisco, Chicago, Miami, Barcellona, Monaco e in altre capitali.
Lo spunto all'indagine è partito proprio dall'estero: una segnalazione arrivata
ai carabinieri Tutela del patrimonio artistico il 21 settembre scorso
dall'Office of Legal Attache dell'ambasciata Usa a Roma. Nella nota si
segnalava che l'Fbi stava indagando negli Stati Uniti sulla commercializzazione
di opere contraffatte. Un'altra simile segnalazione è arrivata qualche giorno
dopo dalla Spagna, questa volta a firma dell'Interpol. Polizia americana e
spagnola hanno accertato che la rete di falsari aveva una delle basi principali
a Milano dove vive e "lavora" il pittore Renato Volpini, già
condannato con sentenza definitiva nel marzo scorso per contraffazione di opere
d'arte. Il pittore è ritenuto uno degli esecutori materiali, al soldo di
Bonfiglioli e Aulestia. I carabinieri hanno sequestrato numerose opere in
diverse regioni italiane. Tele false L'indagine dei carabinieri ha coinvolto
anche Fbi, Dda e polizia spagnola Alberto Berticelli.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-06 num: - pag: 2
categoria: REDAZIONALE Le intercettazioni Rai Il manager annuncia
l'intenzione di realizzare due fiction sui temi sacri La svolta di Saccà:
perdono i giudici, mi hanno ridato la fede ROMA - Lo diceva lui, che la Rai
avrebbe dovuto farlo santo. Nell'attesa che a viale Mazzini qualcuno postuli la
causa di beatificazione o che almeno si chiudano senza danno i procedimenti
disciplinari a suo carico, Agostino Saccà fa pratica spirituale.
"Sono stato messo in croce, l'ho portata con dignità e dedico a Dio il mio
dolore", confida un raccolto Saccà al vaticanista Bruno Volpe sul sito
internet della Milizia di San Michele Arcangelo, rubrica Vatispy, sorta di
purificata Dagospia d'Oltretevere. Intercettato e mazziato, il direttore di Rai
Fiction ha retto bene e spiega perché: "In questi sette mesi in cui sono
stato trattato come un appestato ho riletto la Bibbia e le lettere di San
Paolo: che profondità, che bellezza, che gioia". Dopodomani il gup di
Napoli deciderà sul suo eventuale rinvio a giudizio per corruzione "però
non nutro astio verso i giudici, li perdono. Mi hanno fatto il più grande
regalo. Mi hanno restituito fede e misericordia. Lo Spirito Santo, che è amore,
mi ha fatto comprendere che Cristo attraverso quelle traversie voleva dirmi
qualcosa". Molte altre cose, pesanti e a sua difesa, le ha dette Giovanni
Minoli (il dg ideale per la Rai, secondo Saccà). Pure lui in vena di confidenze
celesti con Vatispy: "Sono un aspirante cristiano che spera nella
misericordia di Dio. Cristo è la mia stella polare, ma ne sono degno?". La
conversione non è fresca, ci spiega al telefono Saccà. "Sono sempre stato
uomo di fede, benché talvolta dormiente. L'ho riscoperta sei, sette anni fa,
dopo che mi sono separato". Conferma: "Non porto rancore nemmeno
verso quelli che in Rai continuano ad accusarmi, è gente che sbaglia, peggio
per loro, io so quello che sono, ciò che dicono gli altri non mi tocca perché
non corrisponde al vero". Però anche la misericordia ha un limite:
"Porgere l'altra guancia? Eh no, questa è una religione basata
sull'ingiustizia verso il giusto per definizione. Ma alle accuse io reagisco
con durezza. Non esageriamo, non sono un santo e nemmeno un mistico, per
carità, sono razionale e con i piedi per terra". E via con i
"Frammenti di un Vangelo apocrifo" di Borges: "Beati coloro che
verranno perseguitati per ragioni di giustizia...", recita meglio di un
suo attore di sceneggiati il direttore che già da dg, per certe sue letture
filosofiche, fu ribattezzato Sant'Agostino. "L'ho letta alla riunione con
i lavoratori della fiction, 5 minuti di applausi". A Vatispy il Grande
Intercettato (o "Saccà nisciuno è fesso", come lo chiama
"Panorama") preannuncia due sacre fiction: una su San JosemarÍa
EscrivÁ de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei ("Un Santo della
modernità") e una serie tratta dalle Lettere di San Paolo "rilette alla
mia maniera: non esiste nulla di più profondo, dopo il Vangelo, in tema di
amore e carità, sublime". Una poi gli torna a fagiolo. "Quella ai
Romani. In cui Paolo invita a invocare benedizioni e non maledizioni su chi vi
perseguita... E qui non so se ce la faccio, è troppo eroico". Va a
memoria: "Non restituite a nessuno male per male. Siate in pace con tutti
gli uomini". Dura, questa, con presidente e dg della Rai che ti vogliono
cacciare. "Cito sempre Paolo: non vi vendicate, cedete il posto all'ira divina
" e chi vuole capire, capisce. Poi dove non può l'apostolo, a confortarlo
ci arriva il prediletto filosofo Plotino: "Sa come si chiamava il
fondatore della scuola di neoplatonismo del II secolo dopo Cristo? Ammonio
Sacca. Manca l'accento, magari però è un antenato". Giovanna Cavalli.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-06 num: - pag: 1
autore: di ANGELO PANEBIANCO categoria: REDAZIONALE LE SCELTE PER UN NUOVO
DIALOGO IL PREMIER E L'OPPOSIZIONE A ll'attuale clima da guerra civile ci si
potrà sottrarre solo se il Presidente del Consiglio calcolerà bene le proprie
mosse. Nei due campi, intrecciati, delle decisioni sulla giustizia e dei
rapporti con l'opposizione. Walter Veltroni ha scelto di rischiare grosso
rifiutando di partecipare alla manifestazione giustizialista dell'8 luglio. Lo
ha fatto per coerenza politica e per sottrarsi all'abbraccio mortale di Di
Pietro. Ma i costi saranno alti. La pressione è fortissima. La manifestazione
dell'8 luglio avrà Berlusconi come nemico ufficiale e Veltroni come nemico vero.
Veltroni è l'unica diga rimasta contro l'integrale radicalizzazione
giustizialista dell'opposizione. Berlusconi deve sapere che una sua sconfitta
politica non conviene né al Paese né al proprio governo. Veltroni aveva
inaugurato uno stile nuovo, aveva scelto di dare al Partito democratico una
identità diversa dall'antiberlusconismo e impostato diversamente dal passato i
rapporti con il centrodestra. Che cosa ha ricevuto in cambio dal governo fino
ad oggi? Solo pacche sulle spalle prima, solo schiaffi e insulti dopo. Che cosa
dovrebbe fare Berlusconi per ridare un po' di respiro a Veltroni, per
restituirgli libertà di manovra contro l'estremismo? Dovrebbe ripensare le sue
scelte in materia di giustizia. Dei tre provvedimenti in
cantiere uno solo va bene, quello sulle intercettazioni. Lo scandalo autentico
è che a questo scandalo, a questa versione casereccia de Le vite degli altri, a
questo circo mediatico- giudiziario da Terzo Mondo, non si sia posto fine già
da molti anni. Di Pietro promuoverà un referendum? Benissimo. Vedremo
come farà la Corte costituzionale a tollerare che si continui, come fin qui si
è fatto, a calpestare l'articolo 15 della Costituzione, il quale recita
"La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di
comunicazione sono inviolabili". Gli altri due provvedimenti, invece,
anche se per ragioni diverse, non vanno. Non va la norma sospendi-processi. La
politica democratica ha certamente il diritto di stabilire le priorità in
materia di giustizia. Ma deve seguire la via maestra della revisione
costituzionale: abolire l'obbligatorietà dell'azione penale (foglia di fico che
nasconde l'assoluta discrezionalità dei pubblici ministeri) lasciando per
conseguenza, come si fa in tante democrazie, che sia il Parlamento, su proposta
del Guardasigilli, a dettare, di volta in volta, le priorità alla magistratura.
Così come è stata proposta, invece, la normativa diventa un provvedimento ad
personam (il che la priva di legittimità morale) e incide malamente sul (già
disorganizzatissimo) funzionamento del sistema giudiziario. CONTINUA A PAGINA
30.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-06 num: - pag: 2
categoria: REDAZIONALE Viaggio in Giappone Il Cavaliere cita la novella di
Boccaccio sui due amici che amano la stessa "comare" Silvio:
l'opposizione? Sembra il ritorno del fascismo DAL NOSTRO INVIATO TOKYO - Si
concede lo shopping, nella centralissima arteria di Ginza: compra ventagli,
biglietti da visita per un matrimonio, dei segnalibri di rara fattura. Entra da
Armani e chiama Armani, al telefono: per salutarlo, ma anche per dirgli che
vorrebbe da lui, come dagli altri stilisti italiani, l'arredamento di una delle
otto suite che ospiteranno i capi di governo l'anno prossimo, al G8 che si
terrà in Italia. Si concede un caffè, al Peninsula, poco distante dalla Tokyo
tower, esempio di architettura futurista ed efficiente, nel cuore della
metropoli, dove il Cavaliere si muove in modo discreto, con una piccola scorta,
quasi interamente giapponese: "Avete visto che splendore, è uno spettacolo".
Berlusconi è per la prima volta in Giappone: "Volevo rendermi conto, è una
delle grandi città in cui non sono mai stato". E' arrivato due giorni
prima dell'inizio del G8. è sereno, ha dormito in aereo, sembra aver assorbito
il fuso. Di buon umore appena mette piede all'Imperial hotel, dove alloggia. Ai
cronisti: "A Roma ieri non vi ho visto, ero sconsolato". Per Koizumi,
amico ed ex premier, che lo va a trovare in camera, si mette al pianoforte,
strimpella. è soddisfatto perché il politico giapponese dice sì all'ipotesi di
diventare visiting professor, nell'università liberale che Berlusconi sta
creando. L'Italia dei gossip che lo riguardano, dei magistrati, del lodo
Alfano, sembra dimenticata. Persino in aereo, durante il volo: l'Airbus della
presidenza del Consiglio fa scalo in Siberia, mette carburante, in una saletta
vip il Cavaliere assaggia caviale e sorseggia vodka con uno dei tanti
governatori della federazione russa, amico ovviamente di Putin. Si parla
persino di Boccaccio, della decima novella, di quei due amici che amano la
stessa "comare" e che fanno un patto: chi dei due andrà per primo
nell'aldilà dovrà tornare indietro per dire quali pene sono previste per chi
ama le donne. Berlusconi conosce la storia di Tingoccio e Meuccio, la recita,
fa divertire. E anche il governatore apprezza la sintesi del nostro premier:
"Anche a Putin piacciono le donne, che male c'è". Sembra svanito il
nervosismo dei giorni scorsi, l'urgenza di denunciare che la privacy degli
italiani, e non solo sua, viene continuamente minacciata
dalla intercettazioni. La distanza non sembra solo geografica: "Io sono
sereno - riassume - siete voi giornalisti che alimentate queste voci, vi piace
soffiarci sopra, dentro, ma io credo che in Italia vi siano cose molto più
importanti, che stiamo realizzando, a cominciare dalle riforme
istituzionali". Sull'Italia non spende molte parole. Dedica una
battuta all'opposizione, sempre più "giustizialista", tanto che
"sembra stiamo tornando, in alcuni casi, all'avvento del fascismo ".
A chi si riferisca con precisione il Cavaliere non dice, ma non c'è tempo per
spiegare, alle otto di sera esce di nuovo dall'albergo, poco dopo infila
l'entrata del Rappongi Hills club, ristorante esclusivo al 51esimo piano di un
grattacielo. Cena di gala con gli imprenditori italiani e giapponesi.
Berlusconi intrattiene un po' tutti, qualcuno ha ancora nelle orecchie il
finale della novella di Boccaccio: Tingoccio che dall'aldilà rassicura Meuccio,
"facendosi beffe di lui" e delle sue ansie, riferendogli le parole ascoltate
nell'aldilà: "Va, sciocco, non dubitare, che di là non si tiene ragione
alcuna delle comari". A mezzanotte Berlusconi torna in albergo. Stamane
visita all'istituto italiano di cultura, altri impegni privati, quindi il volo
per Sapporo, nel pomeriggio, in attesa che il vertice del G8 cominci. Shopping
Silvio Berlusconi ieri a Tokyo. Ha fatto acquisti nella centralissima arteria
di Ginza e cena di gala con gli imprenditori italiani e giapponesi Marco
Galluzzo.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-06 num: - pag: 2
categoria: REDAZIONALE Veltroni: clima diverso senza
"blocca-processi" Il Pd apre al "lodo Calderoli". Ma il
premier: sono giustizialisti Il segretario dei democratici: quell'emendamento
avrebbe effetti devastanti sulla sicurezza ROMA - Roberto Calderoli prova ad
aprire un varco nella tensione tra Pdl e Pd sulla giustizia, proponendo
l'eliminazione della norma blocca-processi. Walter Veltroni mostra di
apprezzare, ma Silvio Berlusconi lascia intendere che non ci sono margini di
dialogo con un'opposizione che ha ormai preso una deriva "giustizialista
". La proposta del ministro per la Semplificazione leghista consiste nello
stralcio dal decreto sicurezza della norma che sospende per un anno i processi
con pena massima inferiore ai dieci anni, con inserimento al suo posto del
"lodo Alfano", che prevede l'immunità per le alte cariche. Un'idea
che viene parzialmente accolta da Veltroni. Intervenendo al congresso dei
socialisti a Montecatini Terme, il leader del Pd invita il governo ad avere
"senso di responsabilità e a ritirare l'emendamento per bloccare i
processi, che avrebbe effetti devastanti sulla sicurezza dei cittadini".
Eliminato il punto più controverso, osteggiato anche dal Quirinale, "è
chiaro che il clima diventerebbe diverso ". Ma Veltroni specifica anche
che "sul lodo Alfano eravamo contrari nel merito e la contrarietà
rimane". Berlusconi non sembra invece pregiudizialmente ostile a ritirare
o a modificare la norma sul blocca-processi. Anche perché il decreto sicurezza
con il lodo Alfano, secondo le previsioni di Calderoli, potrebbe essere
convertito "in due o tre settimane". Ma il clima
politico resta teso e sullo sfondo resta l'ombra delle intercettazioni a luci
rosse, di cui si parla da giorni ma che finora nessuno ha pubblicato.
Berlusconi, da Tokyo, non manca di segnalare la sua irritazione: "Non
credo che sia qualcosa a cui dare tutta questa importanza, ma in ogni caso c'è
chi soffia sul fuoco". La linea di chiusura resta netta:
"Nell'opposizione ormai c'è un'aria giustizialista, lasciamola andare.
Sono tornati indietro di molti anni, a oltre dieci anni fa". Valutazioni
ovviamente diverse da quelle di Veltroni, che non si assume nessuna
responsabilità sul "fango e i pettegolezzi " di cui denuncia di
essere vittima il Cavaliere: "Noi abbiamo fatto uno sforzo per portare
l'Italia fuori dal passato, ma ci sono invece coloro che la vogliono tenere
inchiodata a un tempo che invece dovrebbe proprio essere considerato passato. Un
clima che viene alimentato quando si dicono le cose sui magistrati dette da
Berlusconi". La proposta di Calderoli (che guarda al federalismo fiscale)
trova l'apprezzamento del segretario dell'Udc Lorenzo Cesa e viene presa in
considerazione anche da Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato. Ma il
vice capogruppo del Pdl a Montecitorio, Italo Bocchino, respinge l'ipotesi di
inserire il lodo nel decreto: "Deve vivere di luce propria". A
chiudere la porta, nel Pd, ci pensano il presidente dei senatori Anna
Finocchiaro e il ministro ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia:
"Sostituire il blocca-processi con il lodo Alfano nel decreto sicurezza
sarebbe uno strappo ancora più inaccettabile e grave". Alessandro Trocino.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-06 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE L'intervista Il ministro della Giustizia: il Pd dice
soltanto di ritirare la norma, è una posizione vaga e ambigua Alfano: io non
farò passi indietro Immunità parlamentare, se ne può parlare ROMA - "Ma di
che stiamo parlando?". è ironico il Guardasigilli Angelo Alfano quando
risponde a Walter Veltroni che condiziona il dialogo al ritiro della
"bloccaprocessi". Ministro, il suo è un rifiuto? "Quello di
Veltroni è un atteggiamento vago e un po' ambiguo: chiede di rinunciare ad una
norma che dà priorità a reati recenti e più gravi offrendo una generica
riapertura di dialogo che però non è in grado di reggere perché costretto,
ormai troppo spesso, a virare verso il giustizialismo di Di Pietro. E per di
più dice di non essere d'accordo nemmeno con la tutela per le alte cariche
dello Stato". Invece che cosa si aspettava? "Proposte migliorative,
ma non sono arrivate". Berlusconi, la Lega e An non sembrano contrari. Sicuro
che quella norma resterà? "Il premier ha già detto che non intende
beneficiarne ". Lei ci crede? "Noi pensiamo che se non incrociasse il
destino di un suo procedimento con ogni probabilità sarebbe votata da quella
sinistra che non ha avuto nulla a che ridire quando a introdurre criteri di
selezione per agevolare i processi più gravi sono stati i procuratori, che
ovviamente non avevano la possibilità di salvare gli altri dalla
prescrizione". Un conto è che siano i procuratori a indicare le priorità
tenendo conto delle emergenze locali, altro è che sia il governo a sospendere
migliaia di processi. "Questa è un'obiezione specifica e concreta che apre
una discussione e sulla quale si possono immaginare rimedi. Invece Veltroni e
il Pd dicono soltanto: ritirate la norma. C'è un atteggiamento dolosamente
omissivo da parte di chi continua a tacere che i processi non si estinguono ma
sono sospesi e in ogni caso la maggior parte sono prossimi alla prescrizione,
coperti da indulto o semiabbandonati ". E allora perché non ne avete
parlato in campagna elettorale? "Perseguire i reati di maggior allarme
sociale è una delle priorità del nostro programma e lo faremo dando precedenza
ai processi recenti". Secondo il Csm è una soluzione irragionevole e
irrazionale. "Secondo noi è il modo più efficace per garantire la
selezione. Ho letto il parere e anche i parlamentari lo hanno avuto. Adesso la
valutazione finale spetta alle Camere". Non avevate annunciato neanche il
lodo salvapremier. "Nel punto relativo alla giustizia si dice che sarà
data attuazione alle sentenze della Consulta non ancora tradotte in
legge". Non le pare un po' generico? "è la realtà. E posso dire che
entro settembre la norma sarà certamente approvata". Il passo successivo
sarà la legge per concedere l'immunità ai parlamentari? "Non ci stiamo
lavorando perché abbiamo tanta carne al fuoco. Però vedo che il tema nasce e si
sviluppa se è vero che Pier Ferdinando Casini, alcuni esponenti del Pd e
financo opinionisti ne cominciano a parlare. Non reputo sinceri quelli che
affermano che il costituente le indovinò tutte tranne l'articolo 68, ma è una
materia delicata, non trovo giusto trasformarla nel tormentone estivo". Al
primo incontro con l'Anm lei aveva annunciato misure per una giustizia più
efficiente ed era stato accolto con un lungo applauso. Che ne è di quelle
promesse? "Appena approvato il lodo metteremo mano alla riforma del
settore penale che punti all'efficienza, così come abbiamo già cominciato a
fare nel settore civile introducendo le notifiche online, la penalità per chi
alimenta pretestuosamente la controversia e il potenziamento delle soluzioni
extragiudiziali delle liti". Non era meglio farlo prima delle "norme
ad personam"? "Veramente i primi provvedimenti approvati e condivisi
anche dai magistrati hanno riguardato l'ampliamento degli spazi per il giudizio
immediato o direttissimo, le pene più gravi per chi guida ubriaco o drogato, il
contrasto alla criminalità organizzata che aveva pochi precedenti negli anni
passati, le norme in materia di rifiuti. Non confondiamo l'effetto eco con la
sostanza". I magistrati hanno dichiarato lo stato di agitazione
soprattutto per proteggere i propri stipendi. Come pensa di riallacciare il
dialogo? "Un dazio al risanamento del Paese lo stiamo pagando tutti, ma
siamo al lavoro per evitare che i tagli incidano sulla progressione economica.
Per il resto sono convinto che più si entrerà nel merito dei provvedimenti e
meno scontri ci saranno. Riteniamo che le nostre proposte possano essere
condivise e quando ci sarà l'immunità per le alte cariche si toglierà ogni
pretesto a chi in questi mesi si è sforzato di trovare il doppio fine o
l'intento recondito nascosto dietro ogni proposta". C'era
proprio bisogno di paventare un decreto per bloccare la pubblicazione delle
intercettazioni? "La ratio politica che ci ha portato al disegno di legge
esce molto rafforzato dallo scadimento che ha reso centrale nel dibattito
pubblico di questi giorni l'eventuale pubblicazione di ipotetiche
intercettazioni il cui contenuto nessuno conosce". In realtà si
vieta la diffusione degli atti di indagine fino al rinvio a giudizio. Non le
sembra una censura preventiva? "Sono sicuro che l'opinione pubblica
continuerà a conoscere, come è giusto che sia, l'avvenimento e lo svolgimento
delle indagini". Come, se il divieto è tassativo? "L'importante è
evitare, come è avvenuto finora, che tutto sia spiattellato con gravi lesioni
della privacy di tantissimi cittadini che non c'entrano nulla. La verità è che
si è abusato delle intercettazioni trasformandole in mezzo di lotta politica.
Non dimentichiamo che anche nella passata legislatura si era intervenuti con un
testo analogo". Non crede che il dibattito, a tratti surreale, di questi
giorni vi abbia danneggiato? "A leggere i sondaggi i cittadini hanno ben capito
e continuano a darci ragione. Mi pare di capire che li leggano anche a sinistra
e ora cambino linea cercando quella giusta". \\ Il presidente del
Consiglio ha detto che non beneficerà della blocca-processi Guardasigilli Il
ministro della Giustizia Angelo Alfano ha spiegato che "appena approvato
il lodo metteremo mano alla riforma del settore penale" Fiorenza
Sarzanini.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-06 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE I nodi da sciogliere Lodo Alfano Stabilisce la non
processabilità per le quattro più alte cariche dello Stato: presidente della
Repubblica, premier, presidenti delle Camere Lodo Calderoli Calderoli propone:
subito il lodo Alfano e via la norma blocca-processi dal decreto sicurezza
(sospensione di un anno per i reati con pene fino a 10 anni) Blocca processi
Due norme: una di indirizzo perché si privilegino i processi per reati gravi; una per la sospensione per un anno dei processi per reati con
pene fino a 10 anni Intercettazioni Il ddl sulle intercettazioni prevede il divieto di intercettazioni,
salvo per i reati di mafia e di terrorismo e l'inasprimento delle pene per chi
le diffonde.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-06 num: - pag: 6
categoria: REDAZIONALE L'affondo della Lega contro il ministro dell'Istruzione
Gelmini all'attacco. Ma il senatur fa dietrofront DAL NOSTRO INVIATO BUSTO
ARSIZIO (Varese) - L'istituto tecnico commerciale "Tosi" è
sicuramente una scuola all'avanguardia, un modello da imitare. Ma se il
ministro della Pubblica istruzione Mariastella Gelmini decide all'ultimo
momento di intervenire alla cerimonia di consegna dei diplomi ai maturandi,
cogliendo lo stesso preside in contropiede, forse c'è sotto dell'altro. Forse
il ministro, bersaglio il giorno prima di un attacco diretto da parte di
Umberto Bossi ("Hanno messo alla pubblica istruzione una che non ha mai
fatto l'insegnante"), non ha accettato di rimanere dietro la lavagna.
Difatti: arrivata addirittura in largo anticipo ieri pomeriggio davanti
all'istituto di Busto Arsizio, non si è sottratta alla replica. "Non mi
risulta che Bossi sia un costituzionalista insigne - attacca la ministra
berlusconiana - eppure fa il ministro delle Riforme e siamo tutti contenti che
lo sia". Certo, la pillola di perfidia è indorata con una dolcezza tutta
gelminiana, ma poco dopo, nel ribadire la sua autodifesa, Mariastella sceglie
un altro esempio non del tutto casuale: "Anche Castelli ha fatto il
ministro della Giustizia pur essendo un ingegnere. Io sono un avvocato, sto in
politica da dodici anni e conto di impegnarmi per migliorare il mondo della
scuola". Risponde invece con un sorriso a chi le fa notare che il
curriculum scolastico di Umberto Bossi è stato a dir poco tribolato: "Non
conosco la carriera scolastica di Bossi…". Dribblata
anche la domanda su gossip e intercettazioni telefoniche, il ministro porta il
discorso sul terreno a lei più congeniale in questo momento, vale a dire i
problemi della scuola. "è un mondo che va riformato, serve un cambio di
passo - dichiara - ma il primo problema sono le risorse. Oggi il 97% dei
fondi del ministero serve a pagare gli stipendi per il personale e per il resto
ci sono solo le briciole. Rischiamo di non poter intervenire, ad esempio, sui
10 mila edifici scolastici che in Italia sono a rischio di crollo". Che il
personale della scuola sia in esubero il ministro lo ha già dichiarato; ieri ha
però fissato dei numeri e delle scadenze: "Entro tre anni dovremo tagliare
87 mila posti per docenti e altri 45 mila per il personale ausiliario. è un
intervento doloroso, già impostato dal precedente governo e che noi dovremo
attuare. La scuola resta una priorità per il governo: per questo interverremmo
razionalizzando la spesa e premiando la qualità". Rimane la ferita
bruciante del giudizio tranchant dettato il giorno prima da Bossi. Ma il senatur,
intervenuto in serata a un comizio ad Arcore, ha cercato di metterci una pezza.
"Io - ha detto Bossi - non ce l'ho con la Gelmini. Mi piacerebbe alla
Pubblica istruzione un ministro leghista ma non possiamo avere tutto. Io ce
l'ho con il sistema e con quella cazzata di crediti inventati dalla
sinistra". Non è quel che si dice un mazzo di rose in segno di scuse, ma
insomma... All'Istruzione Mariastella Gelmini Claudio Del Frate.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-06 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Bossi: basta liti o il governo cade "Veltroni ha ragione: c'è
un bordello al giorno" "Berlusconi rompe le scatole ai magistrati. Però le intercettazioni di massa non vanno bene" DAL NOSTRO
INVIATO ARCORE (Milano) - "Veltroni dice che il governo cadrà presto? Ha
ragione. Se tutti i giorni c'è una lite, se tutti i giorni c'è un
bordello...". Umberto Bossi in gran forma. Partecipa alla festa del
Carroccio di Arcore e si prepara a volare in Lapponia per i mondiali di calcio
di "Nazionali " come la Padania e il Tibet. Anche se il figlio
Roberto, che è nella rosa, ieri si è procurato una brutta distorsione
nell'ultimo allenamento prima della partenza. E così, l'avviso arriva con il
sorriso sulle labbra. Eppure, sempre avviso resta. "Di certo - spiega il
capo padano - noi non saremo così imbecilli da far cadere il governo. Certo, se
Berlusconi non ci votasse il federalismo, ci chiederemmo che cosa stiamo a fare
in questo governo. Ma Berlusconi non è scemo". Eppure, Bossi si rende
conto che in un partito che ha stravinto le elezioni puntando tutto sulla
sicurezza, lo stop alle intercettazioni e ai processi crea parecchi malumori:
"Ma certo, è ovvio. Radio Padania la sento anch'io. Però, la gente si fida
della Lega, sa che noi siamo dalla loro parte". E sarà anche vero che
"Berlusconi rompe le scatole ai magistrati, però le intercettazioni di
massa non vanno bene. In un Paese democratico non si può vivere come nella
Germania Est, come se ci fosse la Stasi. Le cose sono andate troppo avanti
". Poi, sbotta: "Ormai non si può più parlare al telefono. Il nemico
ti ascolta". Quanto allo stato di agitazione proclamato ieri dall'Anm, il
leader padano è categorico: "La politica ha il compito di fare le leggi e
loro le devono rispettare. Se vogliono il potere accettino di farsi eleggere
dal popolo ". Inoltre, "la magistratura ha fatto incazzare anche me.
Troppe, troppe cose fuori dal buon senso. Ma come? A Napoli c'è un unico
termovalorizzatore e lo chiudono?". E poi, la personalizzazione non aiuta:
"Chiamano quel provvedimento il salva- Berlusconi, questo non è giusto.
Berlusconi ha i suoi problemi, questo è sicuro. Ma se ci fossero pasticci veri,
non basta una legge a risolverli". Giusto ieri Calderoli è tornato sulla
proposta della non processabilità delle massime cariche dello Stato: "Sono
d'accordo - dice Bossi -. è una cosa di cui abbiamo parlato ". La politica
del dialogo sembra ormai tramontata, e a Bossi questo sembra dispiacere:
"Stimo Veltroni, ma in questo momento dove vuole andare?". Anche la
"sfida" proposta nei giorni scorsi da Antonello Soro - sostegno al
federalismo in cambio dello stop al blocca-processi - è respinto con garbo al
mittente: "Io sono uno che tratta sempre. Ma noi, ripeto, abbiamo vinto le
elezioni alleati con Berlusconi. E di sicuro non vogliamo far cadere il
governo". Ma non c'è il rischio che con il muro contro muro, anche il
federalismo possa segnare il passo mentre il Parlamento (e il Paese) parla
d'altro? Bossi si toglie di bocca il toscano: "No. Questa volta no. La
Lega ha milioni di uomini che non vogliono più aspettare. Questa volta facciamo
saltare tutto". C'è ancora il tempo per parlare dei rifiuti campani e
della possibilità che possano essere parzialmente smaltiti in Lombardia:
"Io avevo risposto di no. Berlusconi me l'aveva chiesto ma prima bisognava
dimostrare che stavamo facendo qualcosa. Lui mi ha anche detto di mettermi una
mano sulla coscienza, ma il punto non è quello. Poi, però, Berlusconi ha fatto
il miracolo, ora le cose si stanno muovendo. E di sicuro, con gli impianti che
abbiamo, non abbiamo certo paura di un po' di rifiuti... Ce li mangiamo, noi, i
rifiuti campani ". "Salva-Silvio" "Chiamano quel
provvedimento il "salva-Berlusconi" ma questo non è giusto"
Marco Cremonesi.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-06 num: - pag: 10
categoria: REDAZIONALE Alitalia forte sul mercato interno Ecco il piano per non
farla morire Correzione della Marzano, capitali per 7-800 milioni ed esuberi
per 5-6 mila Il business plan prevede un fatturato di 4 miliardi di euro,
grazie al conferimento delle attività di AirOne. L'incognita della trattativa
sindacale e del prezzo del combustibile con il petrolio alle stelle SEGUE DALLA
PRIMA A quel punto mancherà solo da giocare il finale di partita, il duro
negoziato con il sindacato sugli esuberi di personale. Si può scommettere sin
d'ora che non si tratterà di un pranzo di gala, che come nella tradizione del
grande rito sindacale si dovranno a un certo punto persino fermare gli orologi
per guadagnare una notte in più e raggiungere l'accordo, ma la netta sensazione
è che se i rappresentanti dei lavoratori non vorranno mangiare quella minestra
rischieranno di restare a digiuno. Un impegno ansiogeno. I tempi
dell'operazione sono stretti e le possibilità di dover staccare la spina sono
obiettivamente alte. L'impegno che si sono presi gli advisor di Intesa S. Paolo
è di quelli che in banca sono abituati a catalogare come "altamente
ansiogeni", anche perché a infastidire gli uomini che lavorano al progetto
neo-Alitalia è una ridda di indiscrezioni contraddittorie tra di loro che non
li aiutano ad andare avanti. Ma da dove si inizia per definire il piano
industriale della compagnia tricolore? La parola chiave è
"perimetro". Quanto sarà grande l'Alitalia di domani? Air France di
fronte allo stesso quesito aveva operato una scelta tranchant, aveva tenuto
fuori dal perimetro di osservazione l'area più critica, Alitalia Servizi, a sua
volta legata alla società operativa Az Fly tramite onerosissimi contratti di
servizio. L'indirizzo che, a quanto si capisce, sta prendendo il lavoro degli
advisor non è quello di dar vita a una compagnia di taglia small, la
mini-Alitalia paventata da più parti. Si punta a creare sulla carta una
compagnia fortemente radicata sul mercato domestico sommando il fatturato e la
quota di mercato di AirOne con una gran parte del fatturato e della quota di
mercato della vecchia Alitalia (nessuna delle rotte dovrebbe essere
programmaticamente in perdita). Tanto per avere in testa qualche numero
quest'operazione, per ora solo aritmetica, dovrebbe dare un fatturato ipotetico
superiore ai 4 miliardi di euro, non un gigante dei cieli - dunque - ma nemmeno
una Topolino. Il concetto che sta dietro questa scelta è semplice e suona così:
Air France e Lufthansa saranno sicuramente delle grandi compagnie
internazionali ma le loro fortune sono state costruite (e conservate) su un
presidio quasi assoluto dei rispettivi mercati domestici, con percentuali che
oscillano tra l'80 e il 90%. Catricalà e il sogno dell'hub. E' evidente che una
newco che sommi il fatturato domestico di Alitalia e del suo concorrente AirOne
può finire dritta dritta sotto i ferri dell'Antitrust per abuso di posizione
dominante sulla tratta regina quella che collega Roma e Milano. Ma è anche
facile pensare che, pur di rimettere in carreggiata la compagnia tricolore, lo
stesso governo abbia in testa di negoziare con le autorità della concorrenza
(Antonio Catricalà) accordi più o meno temporanei o nel peggiore dei casi
pensare di ricorrere all'articolo 25 della legge 287 che permette all'esecutivo
di chiedere per un periodo all'Antitrust di agire in regime di deroga e quindi
di neutralizzare le norme pro concorrenza. Va considerato, poi, che l'avvio del
servizio viaggiatori ad alta velocità tra Lazio e Lombardia - in calendario per
fine 2009 - di fatto costituirà un ulteriore elemento concorrenziale nei
confronti dell'aereo per raggiungere Roma da Milano e viceversa. Alcuni
previsioni che circolano arrivano a sostenere che il monopolio Alitalia su
quella tratta potrebbe subire un'erosione di quota di mercato pari addirittura
al 40%. Un business plan fortemente imperniato sul mercato nazionale prevede
giocoforza una valorizzazione di Malpensa. Nessuno può pensare di far finta che
non sia successo niente e ripartire dal Sogno del Hub Padano ma l'aeroporto
varesotto, nelle simulazioni degli advisor, dovrebbe
ricoprire il ruolo di un polo per il Nord capace di intercettare i passeggeri
delle regioni settentrionali. Se dovessimo usare una formula facile facile si
può dire che Malpensa avrà tanti voli quanti sarà in grado di riempirne e
quindi la neo-Alitalia punterà a riportare al Nord tutte le rotte considerate
redditizie. E il partner internazionale? Può l'Alitalia riprendere il
volo in chiave totalmente autarchica? Nessun manager dotato di comune buon
senso può sostenerlo ma allo stato dei fatti è assai difficile che un vettore
straniero di serie A entri dall'inizio nel capitale della compagnia italiana.
E' molto più facile che con un grande network si negozi una partnership
operativa relativa al mercato europeo e non è detto che debba essere per forza
Lufthansa solo in virtù dell'accordo di code sharing attualmente in essere con
AirOne. Mani libere (e dita incrociate), dunque, per l'alleato internazionale.
Il restyling della Marzano. I progetti di Passera e Miccichè per avere vere
chance di successo presuppongono però uno strumento legislativo diverso dalla
attuale legge Marzano (ma non una legge ad hoc). E' noto che questa norma è
stata scritta guardando alle crisi finan4 Sono i miliardi di euro che
costituiscono l'obiettivo di fatturato della nuova Alitalia. Non una cifra
comparabile con quelli dei colossi, ma certo un buon risultato per una
compagnia leader in un mercato nazionale come quello italiano Nuovi soci
Dovrebbero essere una decina gli industriali che entreranno come nuovi soci,
alcuni pescati dal cahier di prenotazioni messo insieme da Bruno Ermolli, altri
inediti.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-06 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE "Stato di agitazione", magistrati in rivolta
Nel mirino dell'Anm i tagli agli stipendi e "il disagio delle toghe".
Cicchitto (Pdl) attacca: una scelta politica Anm Il presidente dell'Anm, Luca
Palamara. Ieri l'associazione ha deciso uno stato di agitazione "per i
tagli agli stipendi nel dl sulla manovra economica" Protesta contro la
norma contenuta nella manovra che prevede una riduzione del 30 per cento del
trattamento retributivo ROMA - Stato di agitazione. Che può essere l'anticamera
dello sciopero o altre drastiche forme di protesta se il governo non manterrà
la promessa - fatta a voce dal sottosegretario Gianni Letta - di modificare la
norma del decreto-legge sulla manovra economica che prevede "un intervento
peggiorativo sulla struttura del trattamento retributivo". In pratica un
taglio del 30 per cento, denunciano gli interessati. Contro il quale sarà
verificata nei prossimi giorni la reale disponibilità dell'esecutivo a tornare
sui propri passi. Nell'attesa, convocazione in seduta permanente del comitato
direttivo centrale, per "monitorare costantemente l'evoluzione del quadro
normativo". Questo ha deciso ieri il "parlamentino "
dell'Associazione nazionale magistrati, aggiungendo un altro capitolo alla già
accesa disputa tra i giudici e il governo Berlusconi. Stavolta di carattere
economico, visto che l'Anm è anche il sindacato delle toghe e dunque segue con
attenzione gli aspetti legati all'evoluzione (o involuzione) dello stipendio,
che molto preoccupano la categoria. Ma, appunto, è solo uno degli aspetti di
preoccupazione e malessere ribaditi nella riunione di ieri. Perché la questione
retributiva si aggiunge a quelle "politiche" già affrontate nelle
scorse settimane, che riguardano il nuovo scontro con la maggioranza di governo,
gli attacchi ai magi-strati, l'introduzione di norme giudicate
"estemporanee" come la blocca-processi o la
limitazione dell'uso delle intercettazioni, fino ai tagli delle risorse
finanziarie nel settore. All'"intransigente difesa dei valori
costituzionali" i magistrati affiancano l'allarme per "la gravissima
situazione di disfunzione degli uffici giudiziari e di disagio dei magistrati
che vi lavorano". La decisione è stata approvata senza i voti della
corrente più a destra dell'Anm, Magistratura indipendente, che proponeva da
subito l'attuazione di uno "sciopero bianco" che gli altri gruppi
hanno rifiutato per non acuire ulteriormente i problemi del funzionamento
quotidiano della giustizia. Fabrizio Cicchitto (Pdl) parla di
"agitazione" dai "risvolti politici ". Ma Roberto Calderoli
(Lega) annuncia di voler "trovare un filo di dialogo" con l'Anm.
Lanfranco Tenaglia, ministro ombra della Giustizia, rileva che l'agitazione
"è l'indice del malessere" per i "provvedimenti del
governo". R. R.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-07-06 num: - pag: 30
autore: di ANGELO PANEBIANCO categoria: REDAZIONALE LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
Scelte per un nuovo dialogo tra premier e opposizione SEGUE DALLA PRIMA
Berlusconi ne sembra ora consapevole: la dichiarazione che egli si difenderà
nei processi, oltre a rappresentare un gesto distensivo (al
pari della decisione di non procedere per decreto sulle intercettazioni) nei
confronti dell'opposizione, sembra preludere a un abbandono di quel provvedimento.
Come proposto saggiamente dal ministro Calderoli. Ci sono problemi, pur meno
gravi, anche nella normativa volta a porre al riparo dall'azione giudiziaria le
quattro più alte cariche dello Stato. Il principio è giusto ma un
provvedimento del genere non può essere affidato alla sola legge ordinaria.
Servirà comunque una revisione costituzionale. Ciò che dovrebbe fare Berlusconi
è offrire al Partito democratico l'abbandono delle soluzioni abborracciate, ad
personam, in cambio di un vero accordo sulla riforma della giustizia. Da fare,
in gran parte, ma non solo, con cambiamenti della Costituzione: scudo per le
alte cariche, abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale, separazione
delle carriere, e una riforma del Csm che lo sottragga alla lottizzazione
correntizia. Ma anche: ridefinizione dei compiti rispettivi dei pubblici
ministeri e della polizia nelle inchieste (sembra che il boom delle
intercettazioni dipenda anche dal fatto che certi pubblici ministeri, senza di
esse, sarebbero incapaci di fare indagini; che nella direzione operativa delle
indagini torni dunque a contare un po' di più la polizia) e una
riorganizzazione degli uffici che ponga fine alla piaga della giustizia lenta.
Un accordo con l'opposizione richiederebbe da parte di quest'ultima il
riconoscimento della anomalia di un sistema giudiziario fondato sull'unità
delle carriere e sull'onnipotenza del pubblico ministero. E una disponibilità a
resistere alle pressioni delle lobbies dei magistrati. Per inciso, sarebbe
anche utile che i prestigiosi costituzionalisti che, giustamente, si mobilitano
quando Berlusconi cerca di forzare la Costituzione, si dimostrassero meno
distratti di quanto siano sempre stati quando sono dei pubblici ministeri a
mettersi sotto i piedi le garanzie costituzionali. Un grande progetto di
riforma della giustizia, questa volta (a differenza di quanto avvenne con la
malfatta riforma Castelli), dovrebbe essere ben congegnato. Andrebbero
coinvolti non solo i giuristi ma anche altri esperti di magistratura (ce ne sono
di eccellenti). Il progetto sarà a prova di bomba solo se, anziché costruire
pasticciate "vie italiane", si ispirerà alle migliori esperienze
occidentali. Se Berlusconi sceglierà questa via allungherà i tempi della
riforma della giustizia e dovrà forse affrontare il rischio del processo. Ma
avrà ottenuto di svelenire il clima politico e, grazie a un accordo con
l'opposizione, da capo del governo o, comunque, da capo della maggioranza
(nemmeno un'eventuale condanna potrebbe togliergli quel ruolo), potrà fare una
buona riforma della giustizia e rendere un gran servizio al Paese.
L'alternativa è nota. Guerre senza quartiere e logoramento politico,
nell'illusione (destinata, ancora una volta, come nella passata legislatura, ad
essere frustrata) che affastellando affannosamente leggi ad personam sia
possibile porsi definitivamente al riparo dai procedimenti giudiziari. Anomalia
Il Pd dovrebbe riconoscere l'anomalia di un sistema fondato sull'onnipotenza
del pm.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus Vuota - data: 2008-07-06 num: - pag: 12
categoria: REDAZIONALE Il caso pilota La procura di Bolzano è riuscita ad
abbattere costi e accelerare procedure con i contributi del Fondo sociale
europeo Il futuro Una Carta dei servizi per chi ha a che fare con le aule
giudiziarie e bilanci verificabili sulle spese degli uffici Con i magistrati
manager la giustizia spende meno E si accorciano i tempi dei processi "C
ominciamo da una cosa facile facile: la cortesia, che poi è sempre un biglietto
da visita. Se arriva qualcuno che sbaglia porta la risposta giusta non è
"io non c'entro, se ne occupa un altro ufficio". Diventa: "Io
non c'entro ma ora l'accompagno", oppure "ora le mostro dove
andare". Siamo talmente poco abituati alla cortesia che un giorno mi è
arrivato un mazzo di fiori da un'avvocatessa di Mantova solo perché al telefono
le avevano passato me per errore e io l'ho tenuta in linea finché non ho
trovato l'ufficio e la pratica che cercava. Sembrava scandalizzata che lo
facessi io e non un centralinista…". E' così Cuno Tarfusser, il
procuratore capo a Bolzano: fanatico del buon servizio anche per questioni
minute come quella dell'avvocatessa mantovana. Parola d'ordine: efficienza.
Nemico dell'iper-burocrazia, Tarfusser è riuscito a diventare un modello per
gli uffici giudiziari di tutt'Italia ottenendo per primo (e aprendo la strada a
tutti gli altri) un finanziamento di 200 mila euro dal Fondo Sociale Europeo.
Era il 2004: con quei soldi il Fondo accettò una scommessa, lui una sfida.
Tarfusser era convinto che il suo "progetto pilota di riorganizzazione e
ottimizzazione della procura di Bolzano" potesse funzionare. E a giudicare
col senno del poi si può dire: ha funzionato davvero. Così bene che dal Fondo è
arrivata la disponibilità a rimettere in campo nuovi finanziamenti (passando
attraverso le Regioni che poi li distribuiscono) e che i guardasigilli Mastella
prima e Alfano poi, hanno preso a modello il "caso Bolzano".
L'intenzione è replicarlo nelle altre sedi giudiziarie. Ed è per questo che il
procuratore altoatesino è stato convocato più volte a Roma: il ministero vuole
capire come estendere al resto del Paese le sue "best practices".
L'ultima seduta romana è di pochi giorni fa, alla Commissione giustizia della
Camera. Da lì la presidente Giulia Buongiorno fa sapere che "sì, le buone
pratiche del procuratore Tarfusser meritano tutto il nostro aiuto. Bolzano ha
creato una specie di tam tam dell'efficienza e noi ora stiamo raccogliendo le
idee che vengono anche da altri magistrati, per esempio il presidente del
tribunale di Torino, Barbuto. Stiamo mettendo assieme ogni spunto e poi si
potrà pensare a tradurre tutto questo in un disegno di legge partendo dall'idea
base di Bolzano: umanizzare, valorizzare e ottimizzare le risorse umane
riducendo gli sprechi. Si tratta di cose semplici ma efficaci". Un
esempio? L'atto di citazione di un testimone. Di solito sono due righe per dire
"venga alla tal ora nel palazzo di giustizia tal dei tali". A Bolzano
allegano la piantina della città, danno indicazioni su come raggiungere il
tribunale e dove trovare parcheggio. Altro esempio: non è raro arrivare a
un'udienza, a un interrogatorio, a un incidente probatorio e sentirsi dire che
è tutto rinviato. A Bolzano, salvo emergenze dell'ultima ora, si avvisano le
parti evitando a tutti inutili perdite di tempo. Avvocati-procura, un binomio
spesso a tasso zero di cooperazione. Eppure nella procura altoatesina si cerca
di tener conto delle esigenze (soprattutto quelle amministrative) della difesa:
con questionari periodici per avere indicazioni su suggerimenti e necessità dei
legali e per sapere se sono soddisfatti del servizio. Realizzato il progetto
finanziato per il periodo 2000-2006, Bolzano è già schierata in prima fila per
avere altre risorse dal Fondo sociale europeo per il 2007-2013. E il risultato
più evidente che porta "in dote" riguarda la riduzione dei costi: più
che dimezzati (65% in meno) nel giro di nemmeno tre anni. La
procura bolzanina sosteneva spese di giustizia per 2 milioni di euro nel 2003,
prima che partisse il piano di riorganizzazione. Nel 2006 la cifra per la
giustizia era di 620.000 \\ Dalla riduzione delle intercettazioni inutili alla
citazione motivata. Così abbiamo avviato la rivoluzione.
( da "Repubblica.it" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Di
ILVO DIAMANTI Tre mesi dopo le elezioni il Paese è tornato alla normalità
triste degli ultimi anni. Sprofondato nella sfiducia. Berlusconi non ha fatto
miracoli, neanche stavolta. D'altronde, a differenza del passato, in campagna
elettorale non li aveva promessi. Né, probabilmente, gli elettori gli avrebbero
creduto. I DATI COMPLETI SU "ATLANTE POLITICO" Gli italiani non hanno
votato per lui, il Pdl e la Lega sulla "fiducia". Ma per
"sfiducia" nei suoi avversari. Nell'Unione che aveva governato,
faticosamente, per neppure due anni. Tre mesi dopo il voto la nebbia è
ripiombata e ha avvolto tutto e tutti. Veltroni e il Pd, che nelle stime
elettorali scivola indietro. Ma anche Berlusconi e il governo. Verso il quale
esprime fiducia il 44% degli elettori. Quindici punti in meno (ripetiamo: 15)
rispetto al gradimento ottenuto dal deprecato governo Prodi esattamente due
anni fa. Tre mesi dopo il voto, come oggi. Certo, nel luglio 2006 Prodi aveva
"monetizzato" alcuni importanti successi, politici e non: a) il
referendum che aveva bocciato le riforme istituzionali volute dalla precedente
maggioranza di centrodestra; b) la soddisfazione suscitata dal decreto Bersani
sulle liberalizzazioni; c) infine, la vittoria della nazionale italiana ai
mondiali di calcio in Germania. Un patrimonio di fiducia che il governo Prodi
avrebbe dissipato in fretta, a partire dalla legge sull'indulto, poche
settimane dopo. Tuttavia, due anni fa, l'Unione aveva vinto le elezioni quasi
per caso, mentre il centrodestra di Berlusconi, tre mesi fa, ha conseguito un
trionfo. Ciò nonostante, nel Paese è tornata la sfiducia di sempre. Quattro le
ragioni, suggerite dal sondaggio. 1. In primo luogo, l'insoddisfazione verso le
prospettive dell'economia nazionale e familiare: mai così elevata, mai così
diffusa negli ultimi tre anni. 2. Poi, l'insicurezza, sottolineata dal sostegno
popolare ai provvedimenti del governo sull'immigrazione clandestina e
sull'impiego dell'esercito. A nostro avviso (lo abbiamo già scritto)
inefficaci, prima ancora che inaccettabili. Ma, comunque, graditi ai più, perché intercettano le paure diffuse nella società. Tuttavia -
come dimostrano i dati del sondaggio - rispondere alle paure alimentandole
ulteriormente, non genera consenso. Ma il contrario. 3. La contrarietà espressa
da gran parte dei cittadini verso i progetti annunciati e, in parte, avviati
dal governo: per limitare le intercettazioni telefoniche nelle indagini,
per bloccare i procedimenti giudiziari (cosiddetti) minori, per re-introdurre
l'immunità a favore delle alte cariche dello Stato. Queste iniziative hanno
suscitato un ampio dissenso, principalmente per quattro ragioni: a) perché
molti le hanno considerate "ad personam"; finalizzate, cioè, a
risolvere i problemi "personali" del premier prima di quelli
"generali" dei cittadini; b) la sospensione dei processi, in particolare,
è apparsa, per taluni versi, una sorta di mini-indulto; e, per questo, in
contrasto con l'insicurezza diffusa; c) perché evocano l'idea, il sospetto di
privilegi di "casta", utili, soprattutto, al ceto politico. 4. In
definitiva, queste iniziative hanno alimentato il sentimento antipolitico:
fattore decisivo nel deprimere il consenso verso le istituzioni e la classe
politica, in generale; e, in particolare, verso il governo di centrodestra e il
premier. Perché, a differenza di pochi mesi fa, oggi "governano".
Appunto. Il Paese in piena sfiducia Crollano Berlusconi e Veltroni"/>
Walter Veltroni Questo clima politico si traduce fedelmente nelle intenzioni di
voto. Ne escono, infatti, rafforzati i partiti che più di tutti gli altri
interpretano e amplificano il sentimento antipolitico. La Lega, da un lato,
ormai vicina al 9%. La Lista Di Pietro (Idv), dall'altro, proiettata oltre il
7%. Parallelamente, tutti i leader politici subiscono un calo di fiducia, In
particolare Walter Veltroni. Il quale ha perduto oltre venti punti nel
gradimento degli elettori, rispetto a due mesi fa. Quando era "il più
amato di tutti". Apprezzato, in modo trasversale. Ora, invece, dopo la
fine del dialogo, il suo gradimento fra gli elettori di centrodestra è
crollato. E ha subito una flessione anche nella base elettorale del Pd. Dove in
pochi, tuttavia, ne mettono in discussione il ruolo e la leadership.
D'altronde, Veltroni e il Pd, oggi, si trovano ad agire in una posizione
sicuramente scomoda. Il muro di Arcore non accenna a crollare; e gli impedisce
di penetrare al centro, dove l'Udc non si limita a presidiare il suo pezzetto
di mercato elettorale, ma lo allarga. Mentre è insidiato da Di Pietro, artefice
di una opposizione intransigente. Si presenta come leader del Partito dei Magistrati.
Trasformati, di nuovo, in protagonisti politici. Anzitutto, da Berlusconi: che
ne ha fatto il Nemico. A cui non piegarsi. Anzi da piegare. Per questo, il calo
di consenso per il governo e il premier non avvantaggia il Pd, il quale, anzi
soffre. Nelle stime elettorali scende sotto il 30%. Stretto fra le difficoltà
del dialogo e la pressione delle componenti che rivendicano un'opposizione più
radicale. In questa stagione, solcata da profondi conflitti istituzionali,
tuttavia, nessuno si salva. Per fare riferimento ai due principali antagonisti:
la fiducia nel Presidente del Consiglio supera di poco il 40%; quella verso i
magistrati si ferma ancor più in basso: intorno al 35%. Si assiste, cioè, a un
gioco a somma negativa, nel quale la fiducia nella democrazia e nelle sue
istituzioni declina. Degrada. Solo il Presidente della Repubblica resiste.
Apprezzato da quasi tre italiani su quattro. Perché, come prima di lui Ciampi,
Giorgio Napolitano, in un periodo buio della nostra Repubblica, alla maggioranza
degli italiani appare come un "gancio". Un'ancora. A cui aggrapparsi,
per non "perdersi" in questo Paese senza bussole, senza appigli e
senza sponde. Dove latitano riferimenti certi e condivisi. D'altra parte, la
strategia del dialogo, promossa da Veltroni e accolta da Berlusconi in campagna
elettorale, dopo il voto si è rapidamente consumata, nonostante gran parte
degli elettori continui a ritenerla necessaria. Mentre il bipartitismo sembra
molto più relativo. Neppure il bipolarismo di un tempo regge. Non c'è più un
Paese diviso in due. Visto che le divisioni politiche e antipolitiche
attraversano i due schieramenti, dall'interno. Soprattutto il centrosinistra.
Per il quale la manifestazione promossa, martedì prossimo, da MicroMega a
sostegno dei magistrati e contro Berlusconi costituisce, certamente, una sfida.
Condivisa, senza condizioni, da una minoranza, per quanto significativa: 2
elettori su 10, in generale; quasi 3 fra quelli del Pd. Ma oltre 4 nella base
dell'Idv. La maggioranza degli elettori di centrosinistra, invece, ne approva
la sostanza, non la forma. In altri termini: vorrebbe attendere, cercare altre
vie e altre strade, per fare opposizione, prima di affidarsi alla piazza. O ai
magistrati. In questo Paese confuso, dove coabitano a fatica una maggioranza
delusa, un'opposizione divisa e istituzioni deboli, è forte la tentazione di
fuggire. O almeno di cambiar canale. Voltare pagina. Dimenticare la politica e
l'antipolitica passando direttamente al gossip. Ma non ci accorgeremmo della
differenza. (6 luglio 2008.
( da "Repubblica.it" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
PALERMO
- È vuota la cella al 41 bis di Giuseppe La Mattina, uno dei mafiosi che uccise
il giudice Paolo Borsellino. Sono rimaste libere anche le celle di Giuseppe
Barranca e Gioacchino Calabrò, che si occuparono degli eccidi del 1993, fra
Roma, Milano e Firenze. Nei raggi del carcere duro non ci sono più quattro capi
storici della 'ndrangheta calabrese: Carmine De Stefano, Francesco Perna,
Gianfranco Ruà e Santo Araniti, il mandante dell'omicidio Ligato. E neanche il
boss della camorra Salvatore Luigi Graziano. Negli ultimi sei mesi, trentasette
padrini hanno lasciato i gironi del 41 bis. I padrini delle mafie hanno vinto,
in gran silenzio, la loro battaglia legale nei tribunali di sorveglianza di
mezza Italia. E così, sono tornati detenuti comuni, nonostante le condanne
all'ergastolo e i misteri che ancora custodiscono. Al dipartimento
dell'amministrazione penitenziaria e alle Direzioni distrettuali antimafia non
è rimasto che prendere atto della lista degli annullamenti del 41 bis, che ogni
giorno di più si allunga. L'ultimo provvedimento, pochi giorni fa, ha
riguardato Antonino Madonia, il capofamiglia di Palermo Resuttana che in
gioventù assassinò, fra tanti, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il
commissario Ninni Cassarà. Ecco la lista di chi non è più al carcere duro. C'è
Raffaele Galatolo, capo storico della famiglia palermitana dell'Acquasanta,
condannato all'ergastolo. C'è Arcangelo Piromalli, da Gioia Tauro. E poi,
Costantino Sarno: a Napoli, lo chiamavano il re del contrabbando, ma lui
preferiva starsene in Montenegro. Nella lista del carcere duro bocciato
figurano quattordici mafiosi, 13 ndranghetisti, 8 camorristi, 2 rappresentanti
della sacra corona unita pugliese. Per adesso è il 6,5 per cento del popolo del
41 bis, 566 reclusi in dodici istituti penitenziari, da Roma Rebibbia a
Tolmezzo, passando per Viterbo, Ascoli, L'Aquila, Terni, Spoleto, Parma, Reggio
Emilia, Milano, Novara e Cuneo. Gli annullamenti del 41 bis portano la firma di
molti tribunali di sorveglianza, da Napoli a Torino. Ma la motivazione è sempre
la stessa: "Non è dimostrata la persistente capacità del detenuto di
mantenere tuttora contatti con l'associazione criminale di appartenenza".
Dice Giuseppe Lumia, senatore dei Ds ed ex presidente della commissione
parlamentare antimafia: "La modifica della legge sul carcere duro è ormai
una priorità. Vanno cambiati i criteri per l'assegnazione, agganciandoli
esclusivamente alla pericolosità del detenuto, conme fosse una misura di
prevenzione". Il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone,
spiega che "il 41 bis non è più quell'isolamento pressoché assoluto che
era stato previsto nella legge varata dopo le stragi Falcone e Borsellino. I
ripetuti interventi della Corte Costituzionale, a cui si è necessariamente
adeguato il legislatore, hanno attenuato quel regime di isolamento". La
preoccupazione dei capimafia resta sempre la stessa: "Inchieste e processi
in svariate parti d'Italia - prosegue Pignatone - l'hanno dimostrato, i
detenuti al 41 bis riescono a mantenere contatti con l'esterno, questione
vitale per le organizzazioni criminali". Intercettazioni, anche recenti, hanno ribadito: accanto alle grandi strategie, i
boss hanno scelto di proseguire in silenzio la loro battaglia contro il 41 bis.
Sommergendo di ricorsi i tribunali di sorveglianza. E qualche risultato sembra
essere arrivato. Anche il procuratore di Reggio Calabria auspica
"un intervento chiarificatore del legislatore, per mettere ordine ai
contrasti giurisprudenziali che si verificano tra i vari tribunali di
sorveglianza". Il record di annullamenti spetta al tribunale di Torino
(10). Seguono Perugia (9), Roma (8), L'Aquila (5), Bologna (3), Napoli (2),
Ancona (1). Dice ancora il procuratore Pignatone: "La legge sul 41 bis è
stata modificata nel 2002, in modo più rigoroso. Ma, evidentemente, sono
necessari altri interventi". Lumia sollecita il ministro della Giustizia:
"Presenterò un'interrogazione - annuncia - dopo il caso Madonia nessuna
risposta è ancora arrivata dal Guardasigilli Angelino Alfano. La questione è
urgente. Oggi, nelle carceri è ristretto il gotha delle mafie: va tenuto sotto
controllo in modo adeguato, perché quel gruppo elabora ancora strategie,
ricatta le istituzioni e mantiene soprattutto i contatti con l'esterno.
L'obiettivo di quel gotha resta l'allentamento del regime del carcere duro, ma
anche la revisione dei processi". (6 luglio 2008.
( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N.
160 del 2008-07-06 pagina 0 "Sinistra giustizialista, lasciamola
andare" di Adalberto Signore Da Tokyo il presidente
del Consiglio torna sulle intercettazioni: "Io sono sempre stato sereno,
ma mentre il governo lavora c'è chi soffia sul fuoco". Berlusconi chiude
al dialogo con un'opposizione che ricorda l'avvento del fascismo: "Sono
tornati indietro e non di 16 anni, ma molto di più" nostro inviato a Tokyo
Atterrato a Tokyo di prima mattina, Silvio Berlusconi prova a lasciarsi
alle spalle il clima da scontro frontale della politica italiana. Non che i
ragionamenti del Cavaliere non siano gli stessi delle ultime settimane, ma a
certificare che quella nella capitale nipponica è una giornata di
decompressione in vista del vertice del G8 che si aprirà domani a Hokkaido ci
sono i toni rilassati e un approccio decisamente disteso. Così, davanti
all'avveniristica struttura di acciaio e vetro che ospita il Tokyo
international forum, un Berlusconi in giacca, camicia, pantaloni (tutti blu
scuro) e rigorosamente senza cravatta, si dilunga nell'elogio di "una
delle poche capitali" dove non aveva mai messo piede prima. Alla politica
italiana, ovviamente, ci si arriva. Anche se il Cavaliere preferisce parlare
del G8 e dei nodi sul tavolo dei grandi che si riuniranno a Hokkaido. Sul clima
lasciato a Roma, invece, poche battute. "Sono sempre stato sereno, per
questo - spiega - continuiamo a lavorare come prima". La parola
intercettazioni non la pronuncia neanche una volta. Ma, dice rivolto ai
cronisti, "siete voi che vi occupate di informazione che alimentate tutte
queste voci e soffiate sul fuoco". "Ma se vi piace - aggiunge
sorridendo tra le luci e i grattacieli del quartiere Ginza - allora
divertitevi...". Una linea decisamente più distesa, senza alcun accenno
diretto alla magistratura e al "fango" di cui aveva parlato venerdì.
è sull'opposizione, invece, che il premier non nasconde le sue perplessità. E
nonostante i toni restino pacati, affonda il colpo. "Abbiamo mille
problemi su cui lavorare, a partire dall'architettura istituzionale",
dice. E a un cronista che chiede se il lavoro possa essere portato avanti
insieme all'opposizione, risponde quasi con noncuranza: "Che volete fare,
l'opposizione ha deciso di mettersi insieme a questa nuova area
giustizialista... Lasciamola andare". Niente più dialogo, insomma, perché
nella testa del Cavaliere Veltroni ha già scelto di seguire la strada di Di
Pietro. Un'area giustizialista, quella che per Berlusconi ha conquistato il Pd,
"nuova ma anche vecchia". Anzi, "nuova e vecchia". E quando
gli si chiede se si riferisca "a sedici anni fa", ai tempi del '92 e
di Mani pulite, la risposta è netta. "Ma no, molto molto più
vecchia...", perché "per alcuni sembra che si è tornati
indietro" all'avvento del fascismo. Un paragone forte, che riprende in
qualche misura una critica che più volte è arrivata al centrosinistra proprio
dal suo interno, visto che in diverse occasioni l'ala più moderata ha ventilato
il rischio di una deriva di destra a causa dell'eccessivo giustizialismo. Forse
non è un caso che proprio ieri Bobo Craxi abbia definito Di Pietro un
"cancro populista e fascistoide", nelle stesse ore in cui Bocchino
accusava Veltroni di essere "tornato ai toni sfascisti". Ma alla vigilia
del G8, Berlusconi parla anche della situazione internazionale. E non nasconde
le sue preoccupazioni per "l'aumento dei prezzi dei generi alimentari di
base" che "incide sui costi della produzione". Un allarme così
serio da spingere il premier - da sempre critico sull'estrema attenzione
dedicata dalla Bce al controllo dell'inflazione - a elogiare l'ennesimo ritocco
al rialzo dei tassi di interesse. Perché, dice il Cavaliere, "ora la cosa
più importante è combattere l'inflazione". Al G8, dunque, si parlerà "soprattutto
dell'aumento del prezzo del petrolio" tenendo presente che "in questa
fase la cosa più importante è combattere le speculazioni". Sul punto,
Berlusconi è decisamente favorevole alla "defiscalizzazione degli aumenti
sulla benzina". Argomento, questo, di cui si è parlato anche nell'ultimo
Consiglio europeo dove "tutti i 27 membri sono stati d'accordo nel dire
che deve esserci un arresto degli aumenti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Corriere.it" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
L'intervista
Il ministro della Giustizia: il Pd dice soltanto di ritirare la norma, è una posizione
vaga e ambigua Alfano: io non farò passi indietro Immunità parlamentare, se ne
può parlare ROMA "Ma di che stiamo parlando?". È ironico il
Guardasigilli Angelo Alfano quando risponde a Walter Veltroni che condiziona il
dialogo al ritiro della "bloccaprocessi". Ministro, il suo è un
rifiuto? "Quello di Veltroni è un atteggiamento vago e un po' ambiguo:
chiede di rinunciare ad una norma che dà priorità a reati recenti e più gravi
offrendo una generica riapertura di dialogo che però non è in grado di reggere
perché costretto, ormai troppo spesso, a virare verso il giustizialismo di Di
Pietro. E per di più dice di non essere d'accordo nemmeno con la tutela per le
alte cariche dello Stato". Invece che cosa si aspettava? "Proposte
migliorative, ma non sono arrivate". Berlusconi, la Lega e An non sembrano
contrari. Sicuro che quella norma resterà? "Il premier ha già detto che
non intende beneficiarne ". Lei ci crede? "Noi pensiamo che se non
incrociasse il destino di un suo procedimento con ogni probabilità sarebbe
votata da quella sinistra che non ha avuto nulla a che ridire quando a
introdurre criteri di selezione per agevolare i processi più gravi sono stati i
procuratori, che ovviamente non avevano la possibilità di salvare gli altri
dalla prescrizione". Un conto è che siano i procuratori a indicare le
priorità tenendo conto delle emergenze locali, altro è che sia il governo a
sospendere migliaia di processi. "Questa è un'obiezione specifica e
concreta che apre una discussione e sulla quale si possono immaginare rimedi.
Invece Veltroni e il Pd dicono soltanto: ritirate la norma. C'è un
atteggiamento dolosamente omissivo da parte di chi continua a tacere che i
processi non si estinguono ma sono sospesi e in ogni caso la maggior parte sono
prossimi alla prescrizione, coperti da indulto o semiabbandonati ". E
allora perché non ne avete parlato in campagna elettorale? "Perseguire i
reati di maggior allarme sociale è una delle priorità del nostro programma e lo
faremo dando precedenza ai processi recenti". Secondo il Csm è una
soluzione irragionevole e irrazionale. "Secondo noi è il modo più efficace
per garantire la selezione. Ho letto il parere e anche i parlamentari lo hanno
avuto. Adesso la valutazione finale spetta alle Camere". Non avevate annunciato
neanche il lodo salvapremier. "Nel punto relativo alla giustizia si dice
che sarà data attuazione alle sentenze della Consulta non ancora tradotte in
legge". Non le pare un po' generico? "È la realtà. E posso dire che
entro settembre la norma sarà certamente approvata". Il passo successivo
sarà la legge per concedere l'immunità ai parlamentari? "Non ci stiamo
lavorando perché abbiamo tanta carne al fuoco. Però vedo che il tema nasce e si
sviluppa se è vero che Pier Ferdinando Casini, alcuni esponenti del Pd e financo
opinionisti ne cominciano a parlare. Non reputo sinceri quelli che affermano
che il costituente le indovinò tutte tranne l'articolo 68, ma è una materia
delicata, non trovo giusto trasformarla nel tormentone estivo". Al primo
incontro con l'Anm lei aveva annunciato misure per una giustizia più efficiente
ed era stato accolto con un lungo applauso. Che ne è di quelle promesse?
"Appena approvato il lodo metteremo mano alla riforma del settore penale
che punti all'efficienza, così come abbiamo già cominciato a fare nel settore
civile introducendo le notifiche online, la penalità per chi alimenta
pretestuosamente la controversia e il potenziamento delle soluzioni
extragiudiziali delle liti". Non era meglio farlo prima delle "norme
ad personam"? "Veramente i primi provvedimenti approvati e condivisi
anche dai magistrati hanno riguardato l'ampliamento degli spazi per il giudizio
immediato o direttissimo, le pene più gravi per chi guida ubriaco o drogato, il
contrasto alla criminalità organizzata che aveva pochi precedenti negli anni
passati, le norme in materia di rifiuti. Non confondiamo l'effetto eco con la
sostanza". I magistrati hanno dichiarato lo stato di agitazione
soprattutto per proteggere i propri stipendi. Come pensa di riallacciare il
dialogo? "Un dazio al risanamento del Paese lo stiamo pagando tutti, ma
siamo al lavoro per evitare che i tagli incidano sulla progressione economica.
Per il resto sono convinto che più si entrerà nel merito dei provvedimenti e
meno scontri ci saranno. Riteniamo che le nostre proposte possano essere
condivise e quando ci sarà l'immunità per le alte cariche si toglierà ogni
pretesto a chi in questi mesi si è sforzato di trovare il doppio fine o
l'intento recondito nascosto dietro ogni proposta". C'era
proprio bisogno di paventare un decreto per bloccare la pubblicazione delle
intercettazioni? "La ratio politica che ci ha portato al disegno di legge
esce molto rafforzato dallo scadimento che ha reso centrale nel dibattito
pubblico di questi giorni l'eventuale pubblicazione di ipotetiche
intercettazioni il cui contenuto nessuno conosce". In realtà si
vieta la diffusione degli atti di indagine fino al rinvio a giudizio. Non le
sembra una censura preventiva? "Sono sicuro che l'opinione pubblica
continuerà a conoscere, come è giusto che sia, l'avvenimento e lo svolgimento
delle indagini". Come, se il divieto è tassativo? "L'importante è
evitare, come è avvenuto finora, che tutto sia spiattellato con gravi lesioni
della privacy di tantissimi cittadini che non c'entrano nulla. La verità è che
si è abusato delle intercettazioni trasformandole in mezzo di lotta politica.
Non dimentichiamo che anche nella passata legislatura si era intervenuti con un
testo analogo". Non crede che il dibattito, a tratti surreale, di questi
giorni vi abbia danneggiato? "A leggere i sondaggi i cittadini hanno ben
capito e continuano a darci ragione. Mi pare di capire che li leggano anche a
sinistra e ora cambino linea cercando quella giusta". Fiorenza Sarzanini
stampa |.
( da "Corriere.it" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Ecco
il piano per la nuova compagnia aerea Alitalia, 5-6 mila esuberi e capitali per
7-800 milioni S e la nuova Alitalia nascerà e il condizionale mai come in
quest'occasione sarà d'obbligo fino all'ultimo secondo il lieto evento avverrà
subito dopo Ferragosto. Quando gli italiani inizieranno loro malgrado a fare i
conti con la fine dell'estate, la neo-Alitalia ideata e costruita a tappe
forzate negli hangar di Intesa Sanpaolo dovrebbe vedere la luce. Se tutto sarà
andato come nelle speranze di Corrado Passera e Gaetano Miccichè, la nuova
compagnia di bandiera avrà un piano industriale come non accadeva da anni, un
azionariato nuovo di pacca e un iter legislativo in discesa. A quel punto
mancherà solo da giocare il finale di partita, il duro negoziato con il
sindacato sugli esuberi di personale. Si può scommettere sin d'ora che non si
tratterà di un pranzo di gala, che come nella tradizione del grande rito
sindacale si dovranno a un certo punto persino fermare gli orologi per
guadagnare una notte in più e raggiungere l'accordo, ma la netta sensazione è
che se i rappresentanti dei lavoratori non vorranno mangiare quella minestra
rischieranno di restare a digiuno. Un impegno ansiogeno. I tempi
dell'operazione sono stretti e le possibilità di dover staccare la spina sono
obiettivamente alte. L'impegno che si sono presi gli advisor di Intesa S. Paolo
è di quelli che in banca sono abituati a catalogare come "altamente
ansiogeni", anche perché a infastidire gli uomini che lavorano al progetto
neo-Alitalia è una ridda di indiscrezioni contraddittorie tra di loro che non
li aiutano ad andare avanti. Ma da dove si inizia per definire il piano
industriale della compagnia tricolore? La parola chiave è
"perimetro". Quanto sarà grande l'Alitalia di domani? Air France di
fronte allo stesso quesito aveva operato una scelta tranchant, aveva tenuto
fuori dal perimetro di osservazione l'area più critica, Alitalia Servizi, a sua
volta legata alla società operativa Az Fly tramite onerosissimi contratti di
servizio. L'indirizzo che, a quanto si capisce, sta prendendo il lavoro degli
advisor non è quello di dar vita a una compagnia di taglia small, la
mini-Alitalia paventata da più parti. Si punta a creare sulla carta una
compagnia fortemente radicata sul mercato domestico sommando il fatturato e la
quota di mercato di AirOne con una gran parte del fatturato e della quota di
mercato della vecchia Alitalia (nessuna delle rotte dovrebbe essere
programmaticamente in perdita). Tanto per avere in testa qualche numero
quest'operazione, per ora solo aritmetica, dovrebbe dare un fatturato ipotetico
superiore ai 4 miliardi di euro, non un gigante dei cieli dunque ma nemmeno una
Topolino. Il concetto che sta dietro questa scelta è semplice e suona così: Air
France e Lufthansa saranno sicuramente delle grandi compagnie internazionali ma
le loro fortune sono state costruite (e conservate) su un presidio quasi
assoluto dei rispettivi mercati domestici, con percentuali che oscillano tra
l'80 e il 90%. Catricalà e il sogno dell'hub. E' evidente che una newco che
sommi il fatturato domestico di Alitalia e del suo concorrente AirOne può
finire dritta dritta sotto i ferri dell'Antitrust per abuso di posizione
dominante sulla tratta regina quella che collega Roma e Milano. Ma è anche
facile pensare che, pur di rimettere in carreggiata la compagnia tricolore, lo
stesso governo abbia in testa di negoziare con le autorità della concorrenza
(Antonio Catricalà) accordi più o meno temporanei o nel peggiore dei casi
pensare di ricorrere all'articolo 25 della legge 287 che permette all'esecutivo
di chiedere per un periodo all'Antitrust di agire in regime di deroga e quindi
di neutralizzare le norme pro concorrenza. Va considerato, poi, che l'avvio del
servizio viaggiatori ad alta velocità tra Lazio e Lombardia in calendario per
fine 2009 di fatto costituirà un ulteriore elemento concorrenziale nei
confronti dell'aereo per raggiungere Roma da Milano e viceversa. Alcuni
previsioni che circolano arrivano a sostenere che il monopolio Alitalia su
quella tratta potrebbe subire un'erosione di quota di mercato pari addirittura
al 40%. Un business plan fortemente imperniato sul mercato nazionale prevede
giocoforza una valorizzazione di Malpensa. Nessuno può pensare di far finta che
non sia successo niente e ripartire dal Sogno del Hub Padano ma l'aeroporto
varesotto, nelle simulazioni degli advisor, dovrebbe
ricoprire il ruolo di un polo per il Nord capace di intercettare i passeggeri
delle regioni settentrionali. Se dovessimo usare una formula facile facile si
può dire che Malpensa avrà tanti voli quanti sarà in grado di riempirne e
quindi la neo-Alitalia punterà a riportare al Nord tutte le rotte considerate
redditizie. E il partner internazionale? Può l'Alitalia riprendere il
volo in chiave totalmente autarchica? Nessun manager dotato di comune buon
senso può sostenerlo ma allo stato dei fatti è assai difficile che un vettore
straniero di serie A entri dall'inizio nel capitale della compagnia italiana.
E' molto più facile che con un grande network si negozi una partnership
operativa relativa al mercato europeo e non è detto che debba essere per forza
Lufthansa solo in virtù dell'accordo di code sharing attualmente in essere con
AirOne. Mani libere (e dita incrociate), dunque, per l'alleato internazionale.
Il restyling della Marzano. I progetti di Passera e Miccichè per avere vere
chance di successo presuppongono però uno strumento legislativo diverso dalla
attuale legge Marzano (ma non una legge ad hoc). E' noto che questa norma è
stata scritta guardando alle crisi finalziarie e non a quelle di carattere
prettamente industriale. Del resto in Italia non esiste niente di paragonabile
al famoso Chapter 11 che permette alle aziende americane di fallire e
ripartire, per cui si tratterà di modificare la Marzano laddove prevede
procedure troppo lente e modalità non utili a risolvere il rebus Alitalia. E'
da prevedere un decreto governativo che si prenda il compito di modificare in
tempo reale la vecchia normativa e aiutare così il varo della newco. Un piano
industriale realistico e un iter legislativo che renda più facile la procedura
concorsuale e il commissariamento della compagnia sono le condicio sine qua non
per attirare capitali e costruire una compagine azionaria all'altezza
dell'avventura. Carlo Toto ne farà parte ma non tirerà fuori una lira,
conferirà l'asset Air One, slot e flotta (presente e opzionata). Gli altri soci
saranno invece imprenditori che diversificheranno rispetto al loro business,
che apporteranno la loro immagine e che tutti insieme tireranno fuori una cifra
tra i 700 e gli 800 milioni di euro ma ai quali sarà garantito un investimento
remunerativo. Non una photo opportunity scattata a un galà di beneficenza. Gli
industriali in questione dovrebbero essere una decina, alcuni saranno pescati
dal cahier di prenotazioni messo insieme da Bruno Ermolli mentre altri
dovrebbero essere inediti. Per loro verrà garantita una nuova governance della
società e un management indipendente. Intesa Sanpaolo entrerà anche nel
capitale sottoscrivendo quote oppure no? L'impressione è che una decisione in
merito sarà presa solo in zona Cesarini. Nel mentre per evitare di immobi-lizzare
troppi soldi è prevedibile che si monti un lease-back, un'operazione di affitto
sulle aeromobili di provenienza sia Alitalia sia Air One. I sindacati e
l'incognita petrolio. Dopo Ferragosto tutto questo lavoro piano industriale,
iter legislativo, reclutamento degli azionisti e commissariamento dovrebbe
esser concluso e solo allora si discuterà degli esuberi che dovrebbero far capo
a una bad company e usufruire degli strumenti già esistenti per la gestione
delle crisi aziendali. Alla Bad Alitalia saranno conferiti, ovviamente, non
solo dipendenti bensì anche attività giudicate non redditizie e una quota del
debito della società madre. Tutto dovrà rispettare le proporzioni se non altro
perché un eccessivo carico di debiti verrebbe rubricato dalle autorità di Bruxelles
come aiuto di Stato in forma surrettizia. La quantificazione delle eccedenze è
sempre materia ardua e incandescente e nella tradizione delle Partecipazioni
statali made in Italy sottoposta alle pressioni della politica, ma mettendo
insieme diversi segnali sparsi dagli advisor nel corso di queste prime
settimane di lavoro si può pensare che una cifra attorno alle 5-6 mila unità
non sia troppo lontana dal vero. Per avere, anche in questo caso, un termine di
paragone sarà utile rammentare come sul totale dei 20 mila dipendenti Alitalia
il vecchio piano Air France prevedeva parole del leader cislino Raffaele
Bonanni 6.700 esuberi (e non i 2.100 di cui è restata memoria). E' molto
probabile comunque che i sindacati almeno in una prima fase possano contestare
le scelte contenute nel piano industriale e le ricadute occupazionali. Sarà il
banco di prova della volontà del governo di centrodestra di dare un futuro
all'Alitalia ma è fin troppo facile prevedere nelle settimane tra fine agosto e
inizio settembre un braccio di ferro e momenti di tensione all'insegna del
"prendere o lasciare". Chi dovrà adottare la decisione non potrà però
non aver presente che solo nel 2005 l'ultimo piano industriale di Alitalia era
stato formulato con un petrolio a 37 dollari il barile. Oggi siamo più di 100
dollari sopra e restare competitivi per una compagnia aerea è una fatica di
Sisifo, come testimoniano le notizie (allarmanti) che giorno dopo giorno
arrivano dagli headquarters delle grandi compagnie. Se poi il petrolio dovesse
davvero schizzare attorno a quota 200 molti dei ragionamenti sin qui fatti
andrebbero a farsi benedire. Per l'Alitalia non resterebbe che organizzare una
composta cerimonia degli addii. Dario Di Vico stampa |.
( da "Dagospia.com" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
HANNO
DIVULGATO SILVIO-HARDCORE Ci voleva un articolone di Repubblica (by
Cresto-Dina, vice direttore) per annunciare che Veronica non farà nessuna
lettera-comunicato-intervista sul gnocca-gate più spettegolato e meno
pubblicato? Mah. Le intercettazioni di Silvio hard-core
erano - dicono gli "addetti ai livori" ? nelle manine del Gruppo
Espresso e in quelle di Paolino Mieli. Quest'ultimo "a titolo
personale", se si può dire, vale a dire non le avrebbe mai portate a via
Solferino e consegnate al redazione. Le ha tenute gelosamente per sé e
solo da qualche allusione maliziosa e fotina birichina si è capito che il
direttore del Corriere conosce ? e bene ? il contenuto delle chiacchiere a ruota
arrapata dell'infojato Cavaliere. Per quanto riguarda 'La Repubblica' e
'L'espresso' si è capito ieri, leggendo il pezzo "riassuntivo" delle
prodezze & nefandezze intercettate, a cura del vice direttore Giuseppe
D'Avanzo, che gli hard-core?files non sarebbero mai state pubblicati ? e oggi
Curzio Maltese lo scrive: "la festa appena iniziata è già finita".
Bene. Come mai non è arrivata la spallata di carta al governo berluscone? (Ma
fino al giorno 8 luglio tutto potrebbe succedere, in base a ciò che sentenzierà
il gup di Napoli). Intanto perché, la legge vieta di intercettare due deputati
della Repubblica (senza previa autorizzazione del Parlamento). Secondo punto:
lo studio legale del Gruppo Espresso (Ripa di Meana) avrebbe formulato ? dicono
? parere negativo sulla pubblicazione. Forse sono troppo "intime" le
conversazioni, comunque se pubblicate scatenerebbero un'apocalisse su De
Benedetti e compagni. E dato che in italia, il più pulito ha una rogna così,
come ha ricordato Cossiga alludendo alla fedeltà coniugale di Scalfari, insomma
mejo abbassare penna e saracinesca. E torniamo al silenzio di Veronica, di cui
Dagospia è stato il primo a scriverne. Ora va da sé che ciò che scriviamo sono
solo indiscrezioni di cui non abbiamo nessuna conferma ma le fonti son ben
autorevoli. Quindi, la bomba: Lady Lario, appena sbarcata alla Malpensa,
avrebbe contattato i suoi legali. Infatti, sotto il primo strato di orgoglio
ferito di Veronica batte sempre la ferita della divisione dell'impero
berlusconiano. Secondo gli "addetti ai livori", in parole povere, il
reale motivo della crisi eterna tra Silvio e la moglie avrebbe origine dalla
diversità di opinione sul frazionamento del patrimonio billionaire tra i 5
figli. Ora il frutto di primo letto della carica fecondativa del Cavaliere sono
Marina (capo della Mondadori) e Piersilvio (capo di Mediaset), quelli sfornati
dai lombi della Lario sono invece tre: Luigi, Barbara ed Eleonora. Che per ora,
vista anche l'età, non ricoprono nulla di importante se non il ruolo di consigliere.
Ora se la matematica non è un'opinione si prende il montepremi dei sudori del
Cav infojato e lo si divide per 5: 20% ciascheduno. Facile, no? Invece, qui sta
il casino: dividendo così i tre pargoli di Veronica avrebbero in mano il 60%
dell'impero, ergo la maggioranza e Silvio non lo trova opportuno, per non dire
ingiusto. Lui vuole dividere a metà: 50% a Marina e Piersilvio e l'altra metà
ai tre pargoli di secondo letto. Ma da questo orecchio Veronica non ci sente.
Certo, con una separazione per colpa, la situazione si ribalterebbe a suo
favore, e con le chiacchiere hard-core di Silvio sarebbe una passeggiata. Ma
quelle maledette intercettazione non intendono uscire e una separazione
consensuale porterebbe solo a un accordo famigliare (50% e 50%). Salvo errori,
orrori e omissioni, così raccontano. Dagospia 05 Luglio 2008.
( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N.
160 del 2008-07-06 pagina 0 Il gip di Verona diceva: "Non c'è rischio di
fuga". Ma i rom sono già spariti di Stefano Zurlo I due, secondo la Procura,
facevano parte di un'associazione a delinquere che spingeva i bambini a rubare
nelle abitazioni. Alla donna scarcerata ridato il figlio. Il procuratore:
"Devono tornare in cella" da Milano Sono spariti. I due nomadi
scarcerati a tempo record dal gip di Verona, almeno per ora sono introvabili.
"Sono liberi cittadini, quindi io non mi metto certo a cercarli",
taglia corto il procuratore di Verona Guido Papalia. I due, secondo la Procura,
facevano parte di un'associazione a delinquere che spingeva i bambini a rubare.
Ma il gip della città veneta ha smontato l'inchiesta: non ha convalidato i
quattro fermi motivati dalle forze dell'ordine con il pericolo di fuga e solo
per due ha disposto i successivi arresti riconoscendo il rischio di nuovi
furti. Un colpo durissimo per l'indagine e l'occasione di polemiche durissime
nei palazzi della politica. Com'è possibile che recuperino così in fretta la
libertà persone coinvolte in un procedimento limaccioso come il fango,
protagoniste di episodi che non si sa come catalogare? Le
intercettazioni ci consegnano uno spaccato sconvolgente di criminalità e
sfruttamento dei minori: "Quando ti prendo ti ammazzo a colpi di testa.
Vengo dietro e ti uccido", minacciavano gli adulti, spietati. E ancora:
"Se non mi porti i soldi quando torni qui ti faccio stuprare dai
marocchini". Uno scenario spaventoso, anche se, naturalmente le
responsabilità sono personali e mai di gruppo. I conti del buonsenso, per ora,
non tornano: otto persone, tutte croate, bloccate; sei ancora in cella, in
diverse città, e una coppia fuori. I loro nomi: Miso Sulic e Vesna Dordevic.
Marito e moglie. Ma dove sono finiti? è stato l'avvocato Luciano Bason a
lanciare l'allarme: "Non so dove siano". A distanza di 24 ore, il
legale prova a circoscrivere il caso: "Credo abbiano dei parenti nel
Padovano, penso siano da quelle parti". "Non so che dire - mastica
amaro Papalia - io so che nei prossimi giorni farò appello al Tribunale del
riesame per la misura cautelare e andrò in Cassazione per una questione di
principio: la convalida del fermo, che il gip ha negato, per il pericolo di
fuga". Clima arroventato, sullo sfondo dell'emergenza rom. A rendere, se
possibile, più incandescente la situazione, l'altalena dei poveri ragazzi
sfruttati: sei bambini sono stati tolti ai genitori, ma uno di questi, un
maschietto di sei mesi, è stato restituito, proprio alla coppia Sulic Dordevic.
Vesna Dordevic, oltretutto, ha riacquistato la libertà con 24 ore di ritardo.
Per lei, infatti, il percorso è stato complicato da un altro ostacolo: una
condanna a 11 mesi del Tribunale di Firenze. Insomma, caduto un provvedimento,
i giudici le hanno sventolato l'altro, ma nel giro di un giorno si sono arresi:
pure quello era virtuale perché coperto dall'indulto. Gira e rigira siamo dalle
parti di quel gioco dell'oca giudiziario denunciato infinite volte da esperti e
autorità: la pena non è certa e l'opinione pubblica è sconcertata
dall'andirivieni dei detenuti. Con gli ingressi che assomigliano alle porte
girevoli dei grandi alberghi. Esagerazioni? "Sono entrata in una casa -
raccontava smarrita una bambina, senza sapere di essere ascoltata - e c'era un
pitbull. Mi ha buttata a terra, mi ha salvato un vecchio"; e poi,
piangendo: "Era un cane grosso, coi denti grandi". Come il lupo
cattivo delle nostre favole. "L'indagine è ancora in corso, la polizia
continua a svolgere le sue attività", rassicura Papalia che si prepara ad
una lunga battaglia per difendere il lavoro investigativo. "Guardi che le
due persone scarcerate avevano responsabilità assai sfumate, le loro posizioni
risultano marginali", ribatte Bason. Marito e moglie, per ora, stanno
acquattati da qualche parte. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4
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