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DOSSIER “INTERCETTAZIONI”

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tARTICOLI DEL 5-6 luglio 2008       #TOP



Report "Intercettazioni"

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Indice delle sezioni

Intercettazioni (130)


Indice degli articoli

Sezione principale: Intercettazioni

Il premier non va in tv ma il rischio di scontro è soltanto congelato ( da "Corriere.it" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Il presidente del Consiglio rischiava di evocare i fantasmi delle intercettazioni che sta cercando di esorcizzare; e dunque di ottenere in un colpo solo due risultati negativi: tendere ulteriormente i rapporti con magistratura e centrosinistra, e forse col Quirinale; e fare lievitare il fango che gli galleggia intorno.

Silvio in trincea: reagirò ai ricatti E il gradimento torna a salire ( da "Corriere.it" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettazioni, e l'ansia provocata dall'attesa di notizie, hanno accompagnato la giornata del Cavaliere, ne hanno segnato il volto e i ragionamenti: "Non si può più vivere in questo Paese. Che schifo". Chissà se quei fogli sparpagliati sulla scrivania hanno avuto l'effetto di riconciliarlo, perché i numeri riportati in grassetto descrivono quanto ancora sia forte il rapporto con

Tonino rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.

E Walter diventa il "premier ombra" ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.

L'italia tira la cinghia consumi giù del 2,7% - aldo fontanarosa ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Le associazioni Adusbef e Federconsumatori, infine, premono su Palazzo Chigi perché ribalti la sua agenda: "Non possono pensare solo alle intercettazioni mentre i negozi sono vuoti. Si impegnino per aumentare di 1.200 euro il reddito di famiglie e pensionati".

"non temo i giudici, su di me solo fango" - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Ha anche congelato il decreto legge sulle intercettazioni che infatti non è uscito dal consiglio dei ministri di ieri mattina. Ma prima di partire per il G8 in Giappone Berlusconi ha voluto comunque lasciare il segno. Con una conferenza stampa in fine mattinata: "Fango su di me e i ministri.

"troppe critiche non fanno governare" ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: le intercettazioni del Cavaliere. Il ministro Franco Frattini riassume l'umore dei presenti con una battuta: "Il soufflé sembra essersi sgonfiato, meno male". Poco più in là il Guardasigilli Alfano si confida: "Sulle intercettazioni avevo preparato un bel decreto-smart, molto breve, ma non avremmo comunque fatto in tempo a convertirlo.

Sul blocca processi lo spiraglio del premier "quella norma potete pure cambiarla..." - liana milella ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: voci sulle intercettazioni hard delle ministre ("Quello che scrivono i giornali è falso, non c'è nessuna conversazione registrata, solo fango contro di noi"), la definitiva conferma che non ci sarà un decreto sulle intercettazioni ("è inutile, non faremo in tempo a convertirlo"), la necessità di andare diritti sul lodo Alfano ("Dobbiamo approvarlo alla Camera per la fine di luglio"

Dietro il silenzio di veronica "voglio sapere la verità" - (segue dalla prima pagina) dario cresto-dina ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: inchiesta di Napoli nei confronti del premier e di Agostino Saccà, le intercettazioni telefoniche ordinate dai pm partenopei, sollevano un problema di "morale pubblica". Spostare l'attenzione sul privato significa confondere i temi, significa "distrarsi" e non aiuta il paese a capire "un fatto che potrebbe essere grave".

Dalla telepolitica alla pornopolitica - giovanni valentini ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: vertici di viale Mazzini per la vicenda delle intercettazioni telefoniche, la "liberazione" del servizio pubblico dalla politica torna urgentemente all'ordine del giorno. Se risulta che il dirigente di una qualsiasi azienda prende ordini da o fa accordi con il proprietario della maggiore azienda concorrente, dovrebbe essere innanzitutto l'Antitrust a intervenire per verificare l'

Il molesto Capezzone ( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: li manda in prima linea e li premia con le massime cariche (vedi Schifani). E questo è perfino più di quanto faccia per le sue "bambine>, come chiama in pubblico le veline dal fisico ministeriale. Come invece le chiami in privato giace nel segreto delle intercettazioni, ma è facile immaginarlo. FRONTE DEL VIDEO.

Chi getta fango ( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: da quelle intercettazioni risultasse che il presidente del consiglio avesse nominato ministro (o ministri) persona (o persone) per ragioni diverse da quelle politiche, la cosa potrebbe essere liquidata nella categoria del gossip? Anche Bill Clinton, nella torrida estate del '99, malgrado lo scandalo della giovane stagista Lewinsky,

Berlusconi: io, vittima del giustizialismo Adesso dice: mi salvo senza nuove leggi. Patto scellerato tra sinistra riformista e giacobini ( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: ministri non è stato presentato il decreto sulle intercettazioni, per il momento, la cui conversione in legge sarebbe caduta a ricasco delle vacanze estive. In una conferenza stampa a Palazzo Chigi, Berlusconi va subito all'attacco difensivo sulla norma "blocca processi" contenuta nel decreto sicurezza in aula alla Camera: "È stato detto che è una norma ad personam ma non è così"

Tradizione orale ( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: non sono mai state intercettate da alcuna Procura. Non che non siano mai esistite: che non siano mai state ascoltate, registrate, trascritte. Ragioniamo: le porno-chiamate, semprechè esistano, non sono state depositate alle parti, ma segretate e custodite dalla Procura di Napoli in attesa di esser distrutte in quanto penalmente irrilevanti.

Al macero, anche gli accordi Rai-Biscione ( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: mai il contenuto delle migliaia di telefonate che vennero intercettate dalla procura di Milano che indagava sul fallimento Hdc. Molte di quelle conversazioni finirono sui giornali (fra queste la combine per nascondere i dati elettorali delle regionali in cui il centrosinistra stravinceva) quasi tutte, invece, sono state mandate al macero un mese fa perché penalmente irrileventi.

Un Paese impiccato al telefono rosso del Caimano ( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: edizione del Un Paese impiccato al telefono rosso del Caimano di Enrico Fierro / Roma Ma quelle intercettazioni piccantissime, ci sono o no? Perché tutti ne parlano, alcuni mantenendosi sulle "generali", altri entrando nei particolari più intimi della faccenda e facendo nomi: la tale ministra, la sottosegretaria, l'altra ministra ancora.

Berlusconi, non è gossip è uno scandalo politico ( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Indispettito dalla forzata rinuncia al decreto sulle intercettazioni, Berlusconi lancia l'ennesimo affondo contro i magistrati, la stampa e l'opposizione. E parla di "patto scellerato tra riformisti e giustizialisti". Come se l'ennesimo scandalo di questi giorni fosse una faccenda di gossip e non di regole violate e di arroganza politica.

8 luglio, i promotori Sarà protesta civile Sul palco Travaglio, Colombo, Parisi, Sabina Guzzanti Fava: se ci sarà un attacco al Colle ce ne andiamo via ( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: sicurezza e intercettazioni, hanno spiegato in una conferenza stampa a Montecitorio il senso della manifestazione. Paolo Flores d'Arcais, Pancho Pardi e Furio Colombo hanno negato che ci sia alcuna divisione con il Pd. Anche Antonio Di Pietro ha in parte tentato di gettare acqua sul fuoco delle polemiche, dicendo: "Non posso immaginare guerre fratricide al nostro interno quando l'

C'è poco da spendere, le famiglie consumano meno Flessione del 2,7% in maggio, la crisi è strutturale . Alimentari e servizi i più colpiti ( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: i consumi vanno a picco e il governo si occupa solo d'intercettazioni e grembiuli, dicono Adusbef e Federconsumatori. La situazione, dicono, è "drammatica": per modificarla "bisogna introdurre le tariffe sociali per luce e gas, e incrementare di almeno 1200 euro l'anno il potere di acquisto di lavoratori e pensionati, anche con strumenti fiscali".

L'opposizione riformista non aspetta l'autunno ( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: del governo sulle intercettazioni e proseguirebbe con il ritiro della norma salva-premier dal decreto sicurezza (il ministro ombra Pd, Tenaglia, ricorda che bloccherebbe "il 30% dei processi"). E ciò potrebbe avvenire all'interno di uno scambio che consentirebbe alla maggioranza di approvare il lodo Alfano in tempi rapidi (prima dell'estate,

Napolitano: rispetto per gli equilibri tra politica e giustizia Una settimana al cardiopalma in cui il Quirinale-garante raccoglie un atto di rispetto del premier. Per ora ( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: E se la forzatura del decreto legge sulle intercettazioni non c'è stata, anche davanti alla possibilità che il Quirinale potesse valutarlo per lungo tempo e poi, non ravvisando l'urgenza, magari rimandarlo al mittente, è anche vero che il Cavaliere troppe volte è sembrato voler rallentare la marcia, per poi riprenderla con maggior vigore all'improvviso,

Il Comitato di redazione de l'Unità con i fiduciari delle redazioni di Bologna ( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: del governo sulle intercettazioni che, non a caso, la Fnsi ha radicalmente contestato. La rappresentanza sindacale guarda, altresì, con interesse alla rinnovata attenzione per l'informazione locale e all'obiettivo di rivolgersi a un pubblico ampio, al mondo democratico, di centrosinistra e di sinistra, alle nuove genera- zioni,

L'Unità e le mille anime del centrosinistra Ieri alla stazione di Trastevere mi  ( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Franco Rosi Intercettazioni: saranno "irrilevanti" ma sono indicative... Cara Unità, si dice che le telefonate intercorse tra Belusconi e Saccà - come quelle intercettate tra dirigenti, uomini politici e di affari - non andrebbero pubblicate perché "penalmente irrilevanti".

Preso nel paradiso del surf l'ex Nar Bragaglia Arrestato in Brasile, latitante dall'82: condannato a 15 anni per banda armata e detenzione di armi da guerra ( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Lo hanno fatto attraverso servizi di osservazione, pedinamenti, intercettazioni ambientali e telefoniche. "Giovedì pomeriggio alle cinque la polizia brasiliana lo ha fermato. Noi osservavamo la scena. Prima gli hanno chiesto se fosse lui Paolo Luigi Rossini Lugo, il nome con cui era conosciuto in Brasile, e lui ha risposto di sì.

Rai, diario di un sospeso ( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: prima Minoli sulle pagine del Riformista dove era anche per la santificazione Saccà e dalle intercettazioni telefoniche si è capito il perché, poi il presidente Petruccioli che ha dichiarato al mondo intero: "I comportamenti documentati di Saccà sono incompatibili con l'esercizio di una funzione dirigente in Rai, infine il consigliere Rognoni anche lui contro.

Le mani dei boss sui lavori del golf resort decapitate le famiglie mafiose di agrigento ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: non sapendo di essere intercettato. Davilla sostiene che avrebbe voluto tagliare corto con quei rapporti. Ma l'amico lo invita a proseguire: "Gli dobbiamo lasciare la porta aperta, vediamo come". Nel mirino dei boss erano finiti i cantieri di una decina di appalti pubblici: Il raddoppio della bretella Menfi-Sciacca, il metanodotto Mazara-Menfi,

Un patto con la 'ndrangheta e il traffico di stupefacenti dietro la scalata dei nuovi padrini ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettazioni della squadra mobile. Il piano del gruppo era giunto ormai in fase avanzata. Per questa ragione, la Procura ha deciso di intervenire, anche a costo di sacrificare i possibili sviluppi dell'indagine. Restano in libertà i nuovi quadri dirigenti di Bagheria, restano nel mistero i contatti che la mafia siciliana avrebbe ormai intrapreso con alcune potenti cosche calabresi.

Formaggi scaduti, la mukki nelle indagini ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: In alcune intercettazioni del dicembre 2006 Russo e un suo collaboratore discutono della merce "totalmente scaduta" proveniente dalla Centrale del latte di Firenze e da una azienda di Brescia. "Noi quando arriva la merce mica ci mettiamo a guardare la scadenza - dice Russo - noi abbiamo i documenti, guardiamo il prodotto,

"ma bisogna aprire un confronto che coinvolga tutta la coalizione" ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercetta quell'area". Stesso appello che arriva anche da Riccardo Lenzi, della rete Unirsi, e da Paolo Orioli, membro del gruppo di lavoro per le primarie creato dal Pd bolognese. "Se Andreatta ritiene che le primarie debbano essere vere si candidi - dice la deputata Sandra Zampa - questa partita delle primarie deve chiudersi velocemente e bisogna che ci siano nomi veri e di peso

Tabaccheria pepe la moto della rapina era stata rubata ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Le pattuglie hanno intercettato i pregiudicati mentre uscivano dalla tabaccheria, con i caschi calati sul viso, e salivano a bordo della Ducati rossa rubata da pochi giorni. Brevissimo l'inseguimento fino a via Lattanzio, con Masella in manette dopo una colluttazione con l'agente, il bottino recuperato e il complice in fuga a piedi.

Registrazioni "irrilevanti" così la distruzione ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Le conversazioni intercettate durante l'inchiesta Berlusconi-Saccà e ritenute "irrilevanti" ai fini del prosieguo del procedimento sono impresse su supporto informatico e custodite in un plico sigillato. Si tratta di alcune decine di colloqui che non sono stati trascritti e sul cui contenuto non è stata disposta consulenza.

Intercettazioni, il gip deciderà entro sette giorni - dario del porto ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Intercettazioni, il gip deciderà entro sette giorni Berlusconi chiede il trasferimento a Roma. Mills, rinforzata la ricusazione della Gandus DARIO DEL PORTO NAPOLI - Fair play a Napoli, scontro a Milano: sono i due binari paralleli lungo i quali cammina il luglio giudiziario di Silvio Berlusconi, diviso tra l'inchiesta Saccà e il processo Mills.

Nella terza repubblica del gossip silvio vittima del chi la fa l'aspetti - filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Perché Berlusconi può anche aver ragione rispetto ai colloqui telefonici intercettati. O comunque si può umanamente capire. Ma al tempo stesso egli è davvero l'ultimo a potersi lamentare della cultura del pettegolezzo; e non solo per i modelli che da Dinasty al Grande Fratello la tv commerciale ha introdotto nell'immaginario italiano.

"il popolo del pd in piazza con noi" - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: ma anche intercettazioni, presunte telefonate roventi del premier, scandali potenziali e pornopolitica. "Non ci interessa cosa fa dentro una camera da letto questo o quel personaggio - sintetizza Di Pietro - . Ma se c'è qualcuno che viene nominato ministro o viene assunto in Rai, è giusto che la pubblica opinione sappia chi è al governo e come utilizza il suo potere"

Il polverone del cavaliere - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Mediaset è stato oscurato dal polverone suscitato dalle intercettazioni scabrose che tutti dicono di conoscere ma che nessuno di noi ha visto e che - come ha scritto D'Avanzo - sono state in parte distrutte e in parte messe sotto chiave a Napoli. Il monarca si è infastidito e ha usato tutti i suoi poteri, legislativo, economico e mediatico, per mettere a tacere le voci.

Obama inciampa sul ritiro dei soldati dall'Irak ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: le intercettazioni, la spilletta a stelle e strisce, il controllo sulle armi. Che cosa c'è rimasto? l'Irak, ed il cambio di posizione sta già arrivando" scrive il Washington Post. "Nel mio calendario di 16 mesi, se andate a controllare tutto quello che ho detto, ho sempre posto come condizione il fatto che le nostre truppe siano al sicuro"

I rom di Verona e chi deve chiedere scusa ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: in più aveva sconsideratamente richiesto di poter utilizzare alcune intercettazioni telefoniche che coinvolgevano parlamentari sacri alla sinistra. La gip Forleo potrà ora continuare l'inchiesta e ottenere quanto a suo tempo richiesto? E il Pg di Cassazione continuerà a essere considerato autorevole? Giovanni Volpi - Milano Mah © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.

Quel no a Matrix ha salvato Veltroni ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Pubblicando le intercettazioni sulla vita personale di Berlusconi e dei suoi ministri raccolte mediante intercettazioni, è stata violata ogni certezza del diritto privato e del diritto pubblico. La magistratura anomala è un problema per la democrazia, sia per la destra sia per la sinistra.

<La difendo, così la rovino> ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: altro ieri i pissi pissi bao bao su Mara Carfagna e le intercettazioni telefoniche erano roba che girava nei retrobottega della politica e in quegli ambienti mefitici che sono le redazioni dei giornali: sconcezze vere o asserite giravano da un politico a un giornalista e viceversa, ma restavano pur sempre tra pochi addetti ai lavori.

Calderoli: c'è una stradina per risolvere il nodo intercettazioni ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: 05 pagina 2 Calderoli: c'è una stradina per risolvere il nodo intercettazioni di Emanuela Fontana "Ne ho già parlato con il premier e con Letta" da Roma "C'è una soluzione, una stradina...". Ministro Calderoli, si riferisce alle intercettazioni, alla giustizia? Quale stradina? "C'è una soluzione, ne ho parlato con Letta e Berlusconi.

E sulle telefonate con Saccà il Gip prende tempo ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: tutti quei colloqui telefonici intercettati contenenti parti non penalmente rilevanti. Nell'attesa, però, è corso a rassicurare tutti il procuratore capo Giandomenico Lepore: "Tutte le intercettazioni ritenute irrilevanti per il prosieguo dell'inchiesta su Saccà e Berlusconi saranno distrutte nei prossimi giorni.

<Intercettazioni, l'Italia è fuorilegge> ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Intercettazioni, l'Italia è fuorilegge" di Redazione Roma. Mentre dall'Italia dei Valori continua il fuoco giustizialista sul governo, sono in molti a schierarsi per un intervento legislativo che ponga dei limiti alle intercettazioni. Il primo a prendere posizione in merito - nel corso di un convegno su giustizia e mass media -

I democratici ora ammettono: questo girotondo è contro di noi ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: provvedimenti in materia di giustizia e intercettazioni del governo Berlusconi, per vedere quanta gente c'è. "È inutile che preghino perché ne venga poca", smorza subito l'entusiasmo dei menagrami (bipartisan), "non sarà il giorno della conta". Anche perché, chiarisce, lo scopo è quello di "informare i cittadini sull'anomalia di un governo nato per le esigenze processuali di qualcuno"

Nella terza Repubblica del gossip Silvio vittima del chi la fa l'aspetti ( da "Repubblica.it" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Perché Berlusconi può anche aver ragione rispetto ai colloqui telefonici intercettati. O comunque si può umanamente capire. Ma al tempo stesso egli è davvero l'ultimo a potersi lamentare della cultura del pettegolezzo; e non solo per i modelli che da Dinasty al Grande Fratello la tv commerciale ha introdotto nell'immaginario italiano.

Dietro il silenzio di Veronica "Voglio sapere la verità" ( da "Repubblica.it" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: inchiesta di Napoli nei confronti del premier e di Agostino Saccà, le intercettazioni telefoniche ordinate dai pm partenopei, sollevano un problema di "morale pubblica". Spostare l'attenzione sul privato significa confondere i temi, significa "distrarsi" e non aiuta il paese a capire "un fatto che potrebbe essere grave".

E il Cavaliere mostrò i muscoli ai ministri ( da "Stampaweb, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: una pazzia non dialogare sulla riforme dello Stato mettendo in mezzo altre questioni come la giustizia, i processi e le intercettazioni. Su queste cose ora ci metto la testa io...". Anche An non considera un'ipotesi assurda stralciare la norma della discordia. "Se ne può ragionare. È diventata il cavallo di Troia di una opposizione - dice Ignazio La Russa - che non ha argomenti".

<F atti ( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: una delle principali vittime dei pettegolezzi sulle intercettazioni, ognuno spiega compìto quanto è stato realizzato dal proprio dicastero nei primi due mesi; e alla fine si volta verso il premier, in cerca di approvazione. Si indovina la voglia di uscire dal vicolo cieco nel quale la maggioranza si è infilata con il braccio di ferro istituzionale sulla legge "salva processi"

Il Colle: politica-giustizia, rispettare gli equilibri ( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Sulle intercettazioni nessuna estenuante trattativa col premier ROMA - Vanno "rispettati gli equilibri istituzionali costituzionalmente definiti, con particolare riguardo al difficile rapporto tra politica e giustizia". Insomma: bisogna evitare tracimazioni e forzature di una parte sull'altra e spegnere al più presto conflitti tra poteri che rischiano di disorientare l'

<Silvio bulletto al telefono Ma mai parlato di ministre> ( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: delle intercettazioni, perché a suo avviso "non era giusto varare un decreto" né "prendersela con i giornalisti". Invece avrebbe preferito che il premier fosse andato a Matrix, "glielo avevo consigliato, e non per trasformarsi in uno spaccamontagne ma per raccontare con toni pacati cos'ha fatto da quando è tornato al governo e cosa gli hanno fatto da quando è tornato al governo.

La mossa del premier: portare l'inchiesta da Napoli a Roma ( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettazione dei telefoni delle aspiranti attrici e hanno registrato alcuni colloqui che però non vengono ritenuti rilevanti per l'inchiesta perché riguardano fatti privati che nulla hanno a che vedere con gli eventuali reati commessi. Per questo hanno deciso di non depositarle a disposizione delle parti e di procedere alla loro distruzione.

Giustizia Il Colle ( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: 2008-07-05 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Giustizia Il Colle San Marino intercettazioni vietate Il progetto di legge La Repubblica di San Marino (foto) ha già redatto un pdl per regolamentare le intercettazioni: divieto assoluto di intercettare in qualsiasi modo i capi di Stato, gli Eccellentissimi Capitani Reggenti.

Berlusconi: fango su di me e il governo ( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: oggetto di illazioni che sarebbero contenute in alcune intercettazioni. Anziché andare in tv, parla al Paese in un altro modo, dedicando "una piccola percentuale del nostro lavoro alla comunicazione ", al termine della riunione del Consiglio durante la quale non è stato approvato il decreto sulle intercettazioni.

Spogli: criticare sempre chi governa rende impossibile la sua azione ( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: sollevati dalla schiarita sulle intercettazioni, parlamentari, imprenditori, militari, accalcati ai piedi del palco con l'orchestra. Spogli non ha risparmiato osservazioni critiche al sistema Italia, "pieno di eccellenze" ma rigido, in cui l'incomunicabilità e la mancanza di sinergie frenano l'iniziativa, dove "la gioventù è troppo timorosa delle conseguenza di eventuali errori.

Londra, in coma la superspia <Una malattia misteriosa> ( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: il centro comunicazioni e intercettazioni) è stato portato in un ospedale londinese e intorno a lui è calato un cordone di mistero. Quattro giorni di buio, poi la notizia è filtrata e il Sun, potente giornale popolare con ottimi contatti nell'establishment, ora presenta la storia sotto il titolo inquietante: "Superspy in coma mystery".

Il <lodo> Calderoli: subito l'immunità, via la blocca-processi ( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: per il premier non è tanto o solo quello delle intercettazioni, al momento rimaste nei cassetti, se in qualche cassetto ancora giacciono. No, il problema è quel processo Mills, o qualche altro tentativo dei "giudici politicizzati di farmi fuori", che deve essere fermato, perché "così non si può andare avanti".

La poliziotta arrestata: un prezzario in Cassazione ( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Nelle telefonate intercettate tra il faccendiere e la poliziotta ricorre anche il nome del senatore di Forza Italia Marcello dell'Utri (a Orvieto Grancini gestiva uno dei suoi "circoli del buon governo", perquisito dopo gli arresti) del quale la Surdo dice: "Non l'ho mai conosciuto personalmente, anche se il Grancini parlava spessissimo di lui in tono molto confidenziale"

Del Noce: non mi candido a direttore generale Rai ( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: gli insulti intercettati? Felice di passare per "co..." nell'intercettazione di Saccà a Giancarlo Innocenzi, garante delle Comunicazioni: "Sì, m'ha fatto piacere, è venuto fuori che ho agito per il bene dell'azienda... Anche se le intercettazioni quando escono dall'alveo specifico di perseguire i reati mostrano una forza negativa e creano tensioni forti negli ambienti lavorativi.

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: ciascuna pronte da settembre per essere intercettate dal telefonino o sul web. Sport Deferite Atalanta e Livorno Il procuratore federale ha deferito alla Disciplinare Atalanta e Livorno per responsabilità oggettiva, più un calciatore del club bergamasco e 4 livornesi, accusati di accordi per alterare i risultati delle due partite di campionato o per non aver denunciato il fatto.

E l'Annunziata sarà la badessa dei girotondi ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Le intercettazioni "servono", la privacy "non è uno scudo", "le storielle che circolano su Berlusconi mettono in imbarazzo". Capito? è questa la questione morale secondo suor Lucia da Sarno: un presidente del Consiglio democraticamente eletto deve passare il tempo a smentire "storielle".

Calderoli: <La mia ricetta per il nodo intercettazioni> ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: 159 del 2008-07-05 pagina 1 Calderoli: "La mia ricetta per il nodo intercettazioni" di Emanuela Fontana Il ministro Calderoli: "Le intercettazioni? Problema urgente. Ho una ricetta per risolverlo entro agosto". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Il Pd ora ammette: girotondo contro di noi ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: provvedimenti in materia di giustizia e intercettazioni del governo Berlusconi, per vedere quanta gente c'è. "è inutile che preghino perché ne venga poca", smorza subito l'entusiasmo dei menagrami (bipartisan), "non sarà il giorno della conta". Anche perché, chiarisce, lo scopo è quello di "informare i cittadini sull'anomalia di un governo nato per le esigenze processuali di qualcuno"

Veltroni: "Di Pietro non è un nemico" Berlusconi: "L'opposizione è indietro" ( da "Stampaweb, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: legge su Retequattro e ha costretto il governo a non presentare il dl sulle intercettazioni. Mi aspetto ora il ritiro dell'emendamento "blocca processi" che, se invece fosse presentato, avrebbe effetti devastanti su tanti procedimenti che riguardano la sicurezza dei cittadini". Se il governo e la maggioranza fossero disponibili ad un ripensamento riguardo alla presentazione di un dl,

"L'Iran pronto ad attaccare Israele" ( da "Stampaweb, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: La miglior via per risolvere la questione consiste nell'uso della diplomazia e non in quello della forza militare”. Ma nel caso in cui il dialogo fallisse, le navi della Sesta flotta di Winnefeld sono strategicamente posizionate e attrezzate per intercettare i missili iraniani. + Finestra sull'America, di Maurizio Molinari commenti (0) scrivi.

<Fango su di me e sui ministri. Mi difenderò nei processi> ( da "Corriere.it" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: argomento è ancora quello, scottante, delle intercettazioni e a parlare è Silvio Berlusconi. Il premier, al termine del Consiglio dei ministri, fa sapere però che "gli attacchi non impressionano" l'Esecutivo e che "quello che appare su stampa e televisioni è un panorama completamente diverso rispetto all'azione del governo.

(QUASI) TUTTI CONTRO PIERINO LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE CHE INGUAIANO DON GELMINI SONO SPARITE I LEGALI DELL'EX SACERDOTE: IL SUO PRINCIPALE ACCUSATORE HA DETTO DI AVERLO F ( da "Dagospia.com" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE CHE INGUAIANO DON GELMINI SONO SPARITE ? I LEGALI DELL'EX SACERDOTE: IL SUO PRINCIPALE ACCUSATORE HA DETTO DI AVERLO FATTO PER SOLDI? Ignazio Ingrao per "Panorama" Le intercettazioni telefoniche mettono in crisi il pubblico ministero di Terni, Barbara Mazzullo, titolare dell'inchiesta a carico di Pierino Gelmini,

Berlusconi: "C'è chi soffia sul fuoco" ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Redazione Il premier a Tokyo per il G8 torna sulle intercettazioni: ""Noi continuiamo a lavorare e io sono sempre stato tranquillo. L'opposizione "é ormai su una linea giustizialista e la lasciamo lì". Caro benzina: sì alla detassazione degli aumenti. "Fango sul mio governo, ma non mi fermeranno" Tokyo - "Non credo che sia qualcosa a cui dare tutta questa importanza" ed in ogni caso c'

"IL GIORNALE" DI BERLUSCONI VA ALL'ATTACCO DI CARLO DE BENEDETTI: "'LA REPUBBLICA' VA PIANISSIMO: VENDE SOLO 379MILA COPIE" PRIMI COLPI DELLA GUERRA DELLE INTERCETTAZIONI ( da "Dagospia.com" del 05-07-2008)
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Abstract: PRIMI COLPI DELLA GUERRA DELLE INTERCETTAZIONI? Da Il Giornale 1 - LA REPUBBLICA VA PIANISSIMO VENDE SOLO 379MILA COPIE Tempi durissimi per i quotidiani. Anche a Repubblica di Carlo De Benedetti non gioiscono. Se i dati della Fieg attestano una diffusione di poco sotto le 600mila copie (583.

"Senza blocca processi il clima cambia" ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: che ha già ottenuto risultati come il ritiro del dl su Retequattro e la decisione di non presentare il dl sulle intercettazioni. Da parte del governo - aggiunge ancora - deve esserci il ritiro dell'emendamento per bloccare i processi contenuto nel decreto sicurezza, perché avrebbe effetti devastanti su tanti processi che riguardano la sicurezza dei cittadini.

La protesta dei magistrati contro le misure del Governo ( da "Corriere.it" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: le disposizioni sulle intercettazioni e il taglio delle risorse ROMA - I magistrati italiani, da stasera, entrano in stato di agitazione e si riservano l'adozione di altre misure per protestare contro gli interventi del Governo nel settore della giustizia. Tra queste la sospensione dei processi, le disposizioni sulle intercettazioni,

FIDEL NEI SECOLI "SILVIO, NONOSTANTE IL PESO DEGLI ANNI E DEGLI INCARICHI, SI È PORTATO APPRESSO QUELL'ASPETTO GOLIARDICO, L'ARIA DA BULLETTO DI PAESE CHE NON RIESCE A TENERSI, A ( da "Dagospia.com" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: delle intercettazioni, perché a suo avviso "non era giusto varare un decreto" né "prendersela con i giornalisti". Invece avrebbe preferito che il premier fosse andato a Matrix, "glielo avevo consigliato, e non per trasformarsi in uno spaccamontagne ma per raccontare con toni pacati cos'ha fatto da quando è tornato al governo e cosa gli hanno fatto da quando è tornato al governo.

Giustizia, toghe in agitazione "Vogliono distruggere il sistema" ( da "Repubblica.it" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Tra queste la sospensione dei processi, le disposizioni sulle intercettazioni, il taglio delle risorse al settore giustizia e il taglio degli stipendi introdotto dall'art.69 del dl 112 (cosiddetto decreto manovra). "Si va verso la distruzione del sistema giustizia" commenta il presidente dell'Anm Luca Palamara.

Magistrati, proclamata l'agitazione ( da "Stampaweb, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: le disposizioni sulle intercettazioni, il taglio delle risorse al settore giustizia e il taglio degli stipendi introdotto dall'art.69 del dl 112 (cosiddetto decreto manovra). L'Anm ha, inoltre, convocato in seduta permanente il comitato direttivo centrale. Le toghe criticano, tra l'altro, la "drastica" riduzione delle risorse destinate alla giustizia con il taglio del 40%

"IL CAPOGRUPPO DONADI NON È UNO STRONZO" - SE SI VUOLE SPUTTANARE MARA CARFAGNA SENZA PAGARNE LE CONSEGUENZE, E SENZA PASSARE PER KILLER, NON C'È TECNICA MIGLIORE CHE FAR FINTA DI ( da "Dagospia.com" del 05-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: altro ieri i pissi pissi bao bao su Mara Carfagna e le intercettazioni telefoniche erano roba che girava nei retrobottega della politica e in quegli ambienti mefitici che sono le redazioni dei giornali: sconcezze vere o asserite giravano da un politico a un giornalista e viceversa, ma restavano pur sempre tra pochi addetti ai lavori.

Protesta delle toghe contro il Governo ( da "Corriere.it" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: decide lo stato di agitazione Scatta la protesta dei giudici Nel mirino la sospensione dei processi, le disposizioni sulle intercettazioni e il taglio di risorse e stipendi ROMA - I magistrati italiani, da sabato sera, hanno deciso di entrare in stato di agitazione e si riservano l'adozione di altre misure per protestare contro gli interventi del Governo nel settore della giustizia.

La mossa del premier: portare l'inchiesta da Napoli a Roma ( da "Corriere.it" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettazione dei telefoni delle aspiranti attrici e hanno registrato alcuni colloqui che però non vengono ritenuti rilevanti per l'inchiesta perché riguardano fatti privati che nulla hanno a che vedere con gli eventuali reati commessi. Per questo hanno deciso di non depositarle a disposizione delle parti e di procedere alla loro distruzione.

<Silvio bulletto al telefono. Ma mai parlato di ministre> ( da "Corriere.it" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettazioni, perché a suo avviso "non era giusto varare un decreto" né "prendersela con i giornalisti". MATRIX - Invece avrebbe preferito che il premier fosse andato a Matrix, "glielo avevo consigliato, e non per trasformarsi in uno spaccamontagne ma per raccontare con toni pacati cos'ha fatto da quando è tornato al governo e cosa gli hanno fatto da quando è tornato al governo.

La superspia in coma: è giallo ( da "Corriere.it" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: il centro comunicazioni e intercettazioni) è stato portato in un ospedale londinese e intorno a lui è calato un cordone di mistero. Quattro giorni di buio, poi la notizia è filtrata e il Sun, potente giornale popolare con ottimi contatti nell'establishment, ora presenta la storia sotto il titolo inquietante: "Superspy in coma mystery".

Veltroni: "via il blocca-processi e il clima politico può cambiare" - mauro favale ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: la decisione di non presentare un dl sulle intercettazioni". "Ora - continua Veltroni - credo si debba avere un senso di responsabilità, togliendo qualcosa che non solo non c'entra nulla col dl sicurezza ma che, se inserito, viola proprio la sicurezza dei cittadini". Un segnale di apertura per spostare la discussione sul lodo Alfano?

I magistrati pronti allo sciopero "il governo distrugge la giustizia" - liana milella ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: ci tolgono le intercettazioni, non avremo più segretari. Tutto questo accade perché non c'è più un'opposizione politica e il Csm è stato costretto a fare barriera". Le toghe sono in battaglia. Alfano replica senza sorpresa. Mentre da Roma gli leggono il comunicato dell'Anm lui li interrompe: "Me lo immaginavo, l'avevo già capito durante l'

"i giustizialisti ci riportano al fascismo" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Il caso intercettazioni, il processo Mills e quello di Napoli restano un suo cruccio. Entità che anche nel Sol Levante si materializzano nell'afa giapponese. "Penso però - ripete Berlusconi - che siano un qualcosa che non dovrebbe avere tutta questa attenzione".

Clima nuovo se salta la blocca-processi Il leader Pd contestato dai socialisti, poi gli applausi. Sfida al premier. Il governo? Non dura 5 anni ( da "Unita, L'" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: e risultati li abbiamo ottenuti, come i mancati decreti sul salva Rete 4 e sulle intercettazioni. Martedì non saremo alla manifestazione dei girotondi a Roma". Veltroni piano piano ha conquistato gli applausi: "Avevate ragione voi nel '56 sui fatti d'Ungheria, e per primi avete parlato di coniugare giustizia sociale e libertà".

Tagli, magistrati sul piede di guerra Dopo salvapremier e intercettazioni ecco il colpo agli stipendi: il governo ci mortifica ( da "Unita, L'" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettazioni ecco il colpo agli stipendi: il governo ci mortifica / Roma E ALLA FINE è arrivata la protesta. È stato il provvedimento sul taglio delle retribuzioni dei magistrati, contenuto nel cosiddetto "decreto manovra" - pratica- mente l'ultima goccia - , a far prendere al parlamentino delle toghe la decisione di indire lo stato di agitazione ad oltranza con la convocazione

Insonnia ( da "Unita, L'" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: la domenica godersi qualche donnina, ma senza più telefonate sporcaccione, per non far godere gli intercettatori, infine provare a fare la Comunione da divorziati. Finito tutto questo lavoro, ci si accorge che s'è fatto tardi, anzi, che la gente, adesso, arriva a malapena alla seconda settimana del mese.

Martedì torna in piazza il popolo dei "girotondi" ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: sostengono gli organizzatori della manifestazione contro i nuovi provvedimenti adottati dall'esecutivo del Cavaliere sulle intercettazioni, il diritto di cronaca e la giustizia. "Poiché il maggior partito di opposizione ancora non ha ottemperato al mandato degli elettori, tocca ai cittadini auto-organizzarsi per testimoniare una ferma opposizione alla scelte del governo Berlusconi".

Silvio: il Pd è come Mani Pulite Bossi lo gela: ha ragione Veltroni ( da "Unita, L'" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Ma sibila rabbia pensando allo strascico della questione intercettazioni - e su questo Bossi non lo tradisce: "A volte Berlusconi va giù troppo pesante ma qualche ragione ce l'ha" - viste con amarezza dalla moglie Veronica. "Soffiano sul fuoco...", accusa Silvio. I giornali ("l'importante è che voi giornalisti vi divertiate.

Il G8 in Giappone prova a gelare il petrolio Ma non esiste una strategia anticrisi condivisa e Berlusconi si ributta sul nucleare ( da "Unita, L'" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: per qualche giorno lontano dalle impubblicabili intercettazioni. Quindi? "Sono d'accordo sulla defiscalizzazione degli aumenti sulla benzina", continua. E proprio non riesce a esimersi: "Ne avevamo già parlato e fui proprio io a fare la proposta". L'intenzione di Berlusconi, in realtà, è quella di portare all'attenzione internazionale soprattutto la questione dell'energia nucleare.

Dal lodo-Calderoli alle stoccate a Tremonti la Lega ribelle contro la linea del Capo ( da "Unita, L'" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Cavaliere minaccia fuoco e fiamme su magistrati e giornalisti causa intercettazioni bollenti? Bossi e compagni smettono la camicia verde delle ronde padane per vestire l'abito elegante dei moderatori, pronti anche a dar ragione a Veltroni sul nodo-giustizia. La conquista di un autonomo spazio politico è solo il primo passo verso il federalismo fiscale, e come tale non ammette incertezze.

Il boss da uccidere mandanti americani - sara scarafia a pagina ix ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Due degli arrestati, Modica e Carbone, sarebbero gli uomini del nuovo corso mafioso. Proprio Modica venne intercettato a Toronto dalla polizia canadese in un incontro con Filippo Casamento, storico boss della Pizza Connection, e Giovanni Inzerillo, rampollo del capomafia assassinato nel 1981. PALAZZOLO A PAGINA VIII.

I nuovi padrini incoronati oltreoceano - salvo palazzolo ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Di Matteo e Marzia Sabella gli hanno contestato un faldone di intercettazioni in cui si parla di racket e soprattutto del progetto di un omicidio. Obiettivo di Modica, Carbone e degli altri due fermati dalla squadra mobile era uno storico padrino di Bagheria, Pietro Lo Iacono: il gruppo avrebbe dovuto affrontarlo all'ingresso del lido Fondachello, fra Santa Flavia e Casteldaccia,

Arrestato un gestore di autogrill "spacciava cocaina nei bagni" ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Dopo alcuni giorni di appostamenti e intercettazioni, venerdì sera l'uomo è stato fermato dai militari della stazione di Lainate quando stava per cominciare il turno. Nella sua Opel Astra erano nascosti 4 grammi di cocaina purissima e 17 di sostanza da taglio, oltre a un bilancino di precisione usato per confezionare le dosi sul posto di lavoro.

E dietro l'operazione spuntano i paradisi fiscali - marco preve ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: E che viene ripetutamente citata anche nelle intercettazioni dell'inchiesta Mensopoli. L'imprenditore Paolo Ambrosini, che è uno dei tre detentori di quote, è infatti un amico di Roberto Alessio industriale della ristorazione indagato per corruzione. Alessio racconta che l'amico piemontese ha bisogno di presentazioni per la sua attività di costruttore.

Presidio contro le iniziative del governo ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: fortissime limitazioni ai giudici circa la possibilità di disporre di intercettazioni telefoniche, senza le quali la maggior parte dei processi alla mafia e alla criminalità finanziaria non si sarebbero fatti". Il presidio di martedì pomeriggio, davanti alla Prefettura, vuole dare maggior forza all'appuntamento nazionale, che è convocato alla stessa ora (alle 18) in piazza Navona,

Stop ai processi assemblea aperta ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: assemblea aperta sui temi caldi della sospensione dei processi, delle intercettazioni e della libertà di stampa. L'iniziativa è stata organizzata dal Comitato per lo Stato di Diritto che raccoglie avvocati, magistrati, docenti e cittadini. Presente anche l'associazione Libertà e Giustizia. (Nella foto Marcello Basilico).

"ma le signore mi ringraziano" ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Firenze Buratti avrebbe intercettato il favore delle ricche vacanziere del nord "Ma le signore mi ringraziano" C'è chi sostiene sia "fumo negli occhi". Come Erminio Tucci, esponente del Pdl di Forte dei Marmi, dove la destra è all'opposizione. I maligni invece parlano di una promessa mantenuta nei confronti di chi gli ha dato la vittoria nelle amministrative della scorsa primavera,

"brutta aria per noi senegalesi" - mario neri ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Finora non è stato intercettato dai quad che percorrono la battigia dalle sette del mattino alle sei di sera. Scruta le orme delle ruote tacchettate. Oppure si affida al passaparola. Anche dei clienti, "perché molti sono gentili. Ci conoscono da anni e ci danno una mano, ma per un soffio ieri manca poco che mi beccano.

Le blue bell intercettate - michele mirabella ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Pagina I - Bari Le blue bell intercettate MICHELE MIRABELLA Le parole sono spesso decisive. Dante coniatore di parole, le cura, non abbandona al destino ciò che inventa. Se ne assume le responsabilità. Berlusconi escogitò Forza Italia: prese una per una, due belle parole, messe insieme diventano un partito.

Con perrini il coiffeur diventa galleria ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettare pubblici diversi. Così da Hair'in progress, coiffeur di via Amendola a Bari, può capitare di trovarsi di fronte a quadri e installazioni, vedere video artistici o partecipare a incontri culturali. Il titolare Marco Lavermicocca - imprenditore e coiffeur con la passione per la creatività contemporanea - ha programmato una serie di mostre dedicate in particolar modo

Gestire il dissenso sulla tav la sfida del centrosinistra - ettore boffano ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Quello di intercettare e guidare quel dissenso politico e antagonista che il voto di aprile ha cancellato dal Parlamento, ma che continua ad esistere e il cui problema non può essere affrontato solo con il compiacimento tutto veltroniano della semplificazione del quadro politico italiano.

Mario pintagro ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: e dove non gli sarebbe stato difficile intercettare qualche centinaio di combattenti. Ma la segretezza dell'operazione non lo avrebbe permesso. E questo è un ulteriore merito di Pavia, che oltre a diffondere l'arte fotografica tra il popolo, conquistò un'ampia pagina nella storia della fotografia italiana proprio grazie a quest'impresa.

Mafia, addio al carcere duro per i boss - (segue dalla prima pagina) salvo palazzolo ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Intercettazioni, anche recenti, hanno ribadito: accanto alle grandi strategie, i boss hanno scelto di proseguire in silenzio la loro battaglia contro il 41 bis. Sommergendo di ricorsi i tribunali di sorveglianza. E qualche risultato sembra essere arrivato.

La gelmini a bossi: "inadeguata quanto te" - andrea montanari ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: parlare del contenuto delle intercettazioni telefoniche. Argomenti che fanno della Gelmini un bersaglio perfetto anche per il Senatur, che non potendo attaccare direttamente Berlusconi se la prende con chi, come lei, suscita qualche perplessità tra gli stessi forzisti. Come Valentina Aprea, che dopo cinque anni da sottosegretario di Letizia Moratti magari aspirava al gran salto.

Cala la fiducia in berlusconi e veltroni - (segue dalla prima pagina) ilvo diamanti ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: perché intercettano le paure diffuse nella società. Tuttavia - come dimostrano i dati del sondaggio - rispondere alle paure alimentandole ulteriormente, non genera consenso. Ma il contrario. 3. La contrarietà espressa da gran parte dei cittadini verso i progetti annunciati e, in parte, avviati dal governo: per limitare le intercettazioni telefoniche nelle indagini,

Bettini spara a zero su Rutelli Poi ritratta ( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Su Rutelli niente di personale, "ho fatto riferimento alla convergenza di diversi elementi". Sul giustizialismo, nessun problema: "Mai cavalcate nella polemica politica le intercettazioni telefoniche prive di rilevanza penale". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Il gip di Verona diceva: <Non c'è rischio di fuga> Ma i rom sono già spariti ( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Le intercettazioni ci consegnano uno spaccato sconvolgente di criminalità e sfruttamento dei minori: "Quando ti prendo ti ammazzo a colpi di testa. Vengo dietro e ti uccido", minacciavano gli adulti, spietati. E ancora: "Se non mi porti i soldi quando torni qui ti faccio stuprare dai marocchini".

<Caro Bossi, io non avrò insegnato ma tu non sei un costituzionalista> ( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: risponde Gelmini a chi le domanda delle intercettazioni che stanno mettendo in piazza gli affari privati del premier: "Non mi occupo di pettegolezzi. Il governo ogni giorno è impegnato per affrontare e risolvere le emergenze che abbiamo ereditato. Non ci interessano le questioni che ci distolgono dal nostro lavoro".

La banda di famiglia da 100mila euro al mese ( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: utilizzando anche la compiacenza di alcuni direttori di banca spagnoli: "Lui sa tutto - dice Renato intercettato mentre parla con la moglie - ma lavorare in Spagna non mi piace, lì se ti scoprono sono troppo severi". Spesso il pagamento non viene fatto in denaro ma con la droga: "Mi paghi con la bianca così poi la rivendo al doppio del prezzo".

<Meglio francesi> Così vendevano anche i cognomi ( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: come riportano le intercettazioni telefoniche. Se l'affare va in porto l'acquirente cambia il suo cognome, noto alle forze dell'ordine, con un altro pulito, tramandandolo ai propri figli. Con la registrazione all'anagrafe della nuova identità, la persona prima conosciuta dalle forze dell'ordine per aver commesso reati e subito condanne,

Il premier: "Il giustizialismo ricorda l'avvento del fascismo" ( da "Stampaweb, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: in sedici anni siamo passati dagli avvisi di garanzia alle intercettazioni, dall'uso politico della giustizia a quello dello scandalismo. "L'ho già detto - ha osservato ieri Berlusconi a Tokyo - io sono sempre stato sereno. Noi continuiamo a lavorare. Sono i protagonisti dell'informazione ad alimentare queste voci.

I giudici sfidano il governo ( da "Stampa, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: lo stop alle intercettazioni. E' partita la protesta dei giudici, che sfidano l'esecutivo con lo stato di agitazione proclamato dall'Anm, anche per la riduzione delle spese al settore. Prima ancora di saperlo, il premier Berlusconi dal Giappone aveva dichiarato: sono sereno, ma in Italia c'è un clima giustizialista.

Sangalli: il made in Milano funziona Ma servono più aiuti alle famiglie ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: che "ci fanno ben sperare in vista dell'Expo, evento di cui dobbiamo intercettare il massimo vantaggio e una ricaduta per tutta l'Italia, non solo per Milano". Ma c'è anche il lato B dell'assalto russo-giapponese alle vetrine del centro: "è la conferma delle difficoltà dei milanesi, di un momento economico critico".

Finti Miró e Picasso: sgominata gang internazionale ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: sgominata gang internazionale Non sapevano di essere intercettati dai carabinieri e parlavano a ruota libera. Da una parte Elio Bonfiglioli, dall'altra il socio-pittore spagnolo Oswald Aulestia Bach. "Questo quadro perde colore da tutte le parti". Il consiglio: "Allora devi laccarlo". E ancora: "Il quadro è tutto macchiato, devo usare il viavà".

La svolta di Saccà: perdono i giudici, mi hanno ridato la fede ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: REDAZIONALE Le intercettazioni Rai Il manager annuncia l'intenzione di realizzare due fiction sui temi sacri La svolta di Saccà: perdono i giudici, mi hanno ridato la fede ROMA - Lo diceva lui, che la Rai avrebbe dovuto farlo santo. Nell'attesa che a viale Mazzini qualcuno postuli la causa di beatificazione o che almeno si chiudano senza danno i procedimenti disciplinari a suo carico,

IL PREMIER E L'OPPOSIZIONE ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Dei tre provvedimenti in cantiere uno solo va bene, quello sulle intercettazioni. Lo scandalo autentico è che a questo scandalo, a questa versione casereccia de Le vite degli altri, a questo circo mediatico- giudiziario da Terzo Mondo, non si sia posto fine già da molti anni. Di Pietro promuoverà un referendum?

Silvio: l'opposizione? Sembra il ritorno del fascismo ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: viene continuamente minacciata dalla intercettazioni. La distanza non sembra solo geografica: "Io sono sereno - riassume - siete voi giornalisti che alimentate queste voci, vi piace soffiarci sopra, dentro, ma io credo che in Italia vi siano cose molto più importanti, che stiamo realizzando, a cominciare dalle riforme istituzionali".

Veltroni: clima diverso senza <blocca-processi> ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Ma il clima politico resta teso e sullo sfondo resta l'ombra delle intercettazioni a luci rosse, di cui si parla da giorni ma che finora nessuno ha pubblicato. Berlusconi, da Tokyo, non manca di segnalare la sua irritazione: "Non credo che sia qualcosa a cui dare tutta questa importanza, ma in ogni caso c'è chi soffia sul fuoco".

Alfano: io non farò passi indietro Immunità parlamentare, se ne può parlare ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: era proprio bisogno di paventare un decreto per bloccare la pubblicazione delle intercettazioni? "La ratio politica che ci ha portato al disegno di legge esce molto rafforzato dallo scadimento che ha reso centrale nel dibattito pubblico di questi giorni l'eventuale pubblicazione di ipotetiche intercettazioni il cui contenuto nessuno conosce".

Lodo Alfano ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: una per la sospensione per un anno dei processi per reati con pene fino a 10 anni Intercettazioni Il ddl sulle intercettazioni prevede il divieto di intercettazioni, salvo per i reati di mafia e di terrorismo e l'inasprimento delle pene per chi le diffonde.

Gelmini all'attacco. Ma il senatur fa dietrofront ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Dribblata anche la domanda su gossip e intercettazioni telefoniche, il ministro porta il discorso sul terreno a lei più congeniale in questo momento, vale a dire i problemi della scuola. "è un mondo che va riformato, serve un cambio di passo - dichiara - ma il primo problema sono le risorse.

Bossi: basta liti o il governo cade ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Però le intercettazioni di massa non vanno bene" DAL NOSTRO INVIATO ARCORE (Milano) - "Veltroni dice che il governo cadrà presto? Ha ragione. Se tutti i giorni c'è una lite, se tutti i giorni c'è un bordello...". Umberto Bossi in gran forma. Partecipa alla festa del Carroccio di Arcore e si prepara a volare in Lapponia per i mondiali di calcio di "

Alitalia forte sul mercato interno Ecco il piano per non farla morire ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: dovrebbe ricoprire il ruolo di un polo per il Nord capace di intercettare i passeggeri delle regioni settentrionali. Se dovessimo usare una formula facile facile si può dire che Malpensa avrà tanti voli quanti sarà in grado di riempirne e quindi la neo-Alitalia punterà a riportare al Nord tutte le rotte considerate redditizie.

<Stato di agitazione>, magistrati in rivolta ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: come la blocca-processi o la limitazione dell'uso delle intercettazioni, fino ai tagli delle risorse finanziarie nel settore. All'"intransigente difesa dei valori costituzionali" i magistrati affiancano l'allarme per "la gravissima situazione di disfunzione degli uffici giudiziari e di disagio dei magistrati che vi lavorano".

Scelte per un nuovo dialogo tra premier e opposizione ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: al pari della decisione di non procedere per decreto sulle intercettazioni) nei confronti dell'opposizione, sembra preludere a un abbandono di quel provvedimento. Come proposto saggiamente dal ministro Calderoli. Ci sono problemi, pur meno gravi, anche nella normativa volta a porre al riparo dall'azione giudiziaria le quattro più alte cariche dello Stato.

Con i magistrati manager la giustizia spende meno ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: La procura bolzanina sosteneva spese di giustizia per 2 milioni di euro nel 2003, prima che partisse il piano di riorganizzazione. Nel 2006 la cifra per la giustizia era di 620.000 \\ Dalla riduzione delle intercettazioni inutili alla citazione motivata. Così abbiamo avviato la rivoluzione.

Il Paese in piena sfiducia Crollano Berlusconi e Veltroni ( da "Repubblica.it" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: perché intercettano le paure diffuse nella società. Tuttavia - come dimostrano i dati del sondaggio - rispondere alle paure alimentandole ulteriormente, non genera consenso. Ma il contrario. 3. La contrarietà espressa da gran parte dei cittadini verso i progetti annunciati e, in parte, avviati dal governo: per limitare le intercettazioni telefoniche nelle indagini,

Mafia, addio al carcere duro così i boss si liberano del 41 bis ( da "Repubblica.it" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Intercettazioni, anche recenti, hanno ribadito: accanto alle grandi strategie, i boss hanno scelto di proseguire in silenzio la loro battaglia contro il 41 bis. Sommergendo di ricorsi i tribunali di sorveglianza. E qualche risultato sembra essere arrivato.

"Sinistra giustizialista, lasciamola andare" ( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: di Adalberto Signore Da Tokyo il presidente del Consiglio torna sulle intercettazioni: "Io sono sempre stato sereno, ma mentre il governo lavora c'è chi soffia sul fuoco". Berlusconi chiude al dialogo con un'opposizione che ricorda l'avvento del fascismo: "Sono tornati indietro e non di 16 anni, ma molto di più" nostro inviato a Tokyo Atterrato a Tokyo di prima mattina,

Il ministro Alfano <Io non farò passi indietro> ( da "Corriere.it" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: era proprio bisogno di paventare un decreto per bloccare la pubblicazione delle intercettazioni? "La ratio politica che ci ha portato al disegno di legge esce molto rafforzato dallo scadimento che ha reso centrale nel dibattito pubblico di questi giorni l'eventuale pubblicazione di ipotetiche intercettazioni il cui contenuto nessuno conosce".

Il piano per non farla morire ( da "Corriere.it" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: dovrebbe ricoprire il ruolo di un polo per il Nord capace di intercettare i passeggeri delle regioni settentrionali. Se dovessimo usare una formula facile facile si può dire che Malpensa avrà tanti voli quanti sarà in grado di riempirne e quindi la neo-Alitalia punterà a riportare al Nord tutte le rotte considerate redditizie.

APPENA SBARCATA DAL VOLO RIO-MALPENSA VERONICA AVREBBE VISTO I LEGALI PERCHÈ LA PUBBLICAZIONE DELLE INTERCETTAZIONI AVREBBE FAVORITO LA LARIO PERCHÉ IL GRUPPO ESPRESSO E MIELI NON ( da "Dagospia.com" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Le intercettazioni di Silvio hard-core erano - dicono gli "addetti ai livori" ? nelle manine del Gruppo Espresso e in quelle di Paolino Mieli. Quest'ultimo "a titolo personale", se si può dire, vale a dire non le avrebbe mai portate a via Solferino e consegnate al redazione.

Il gip di Verona diceva: "Non c'è rischio di fuga". Ma i rom sono già spariti ( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Le intercettazioni ci consegnano uno spaccato sconvolgente di criminalità e sfruttamento dei minori: "Quando ti prendo ti ammazzo a colpi di testa. Vengo dietro e ti uccido", minacciavano gli adulti, spietati. E ancora: "Se non mi porti i soldi quando torni qui ti faccio stuprare dai marocchini".


Articoli

Il premier non va in tv ma il rischio di scontro è soltanto congelato (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il Cdm di oggi non prevede il decreto però le sorprese restano possibili Il ripensamento in extremis c'è stato. E con la rinuncia ad esternare la sua irritazione in tv, Silvio Berlusconi ha evitato un'occasione vistosa per acuire i contrasti sulla giustizia. L'opposizione più tetragona ironizza sul suo comportamento. Ma altrove si avverte un senso di sollievo per una decisione sofferta e responsabile. Il presidente del Consiglio rischiava di evocare i fantasmi delle intercettazioni che sta cercando di esorcizzare; e dunque di ottenere in un colpo solo due risultati negativi: tendere ulteriormente i rapporti con magistratura e centrosinistra, e forse col Quirinale; e fare lievitare il fango che gli galleggia intorno. Walter Veltroni cerca di spostare l'attenzione su salari, crisi dell'Alitalia, pensioni. Punta così a non essere condizionato da un'agenda dettata da Palazzo Chigi. Forse, però, la sua voglia di parlare di questioni concrete serve anche a disarmare la sinistra più estrema e l'alleato Antonio Di Pietro, che sulla giustizia incalzano e criticano il Pd; e che l'8 faranno una manifestazione in bilico fra antiberlusconismo e antipolitica tout court. Ma le incognite sulla pubblicazione di qualche telefonata compromettente, seppure senza rilievo penale, rimangono intatte. E tengono il premier ed i suoi collaboratori sulle spine anche alla vigilia della partenza per la riunione del G8 in Giappone. Nel programma del Consiglio dei ministri odierno non si parla di decreto. E questo farebbe pensare che abbia prevalso la scelta di non scontentare Giorgio Napolitano, convinto che sia meglio seguire la strada di un disegno di legge parlamentare. Significherebbe anche non inasprire i rapporti con il centrosinistra. Il martellamento del Pd sul fatto che il decreto peggiorerebbe le cose, suona come un avvertimento e insieme un invito a non tirare la corda; e dunque ad offrire agli oppositori un margine per non essere risucchiati dall'estremismo. La sensazione è che però Berlusconi rimanga e si senta comunque nell'angolo: minacciato, se non ricattato dalla prospettiva che vengano rese pubbliche conversazioni nel tentativo di screditarlo e dunque di logorarlo agli occhi dell'opinione pubblica. Pensare che una simile manovra abbia gli effetti sperati non è affatto scontato; ma è indubbio che inserisce dosi massicce di veleno e di tensione. Appare una specie di bomba ad orologeria della quale non si sa né se né quando verrà innescata; e che tuttavia tende a condizionare pesantemente le mosse di Berlusconi. Per questo, nonostante la sua assenza ufficiale dall'ordine del giorno, nessuno esclude che nella riunione di oggi a Palazzo Chigi alla fine rispunti il decreto. L'ipotesi che chi ha in mano le intercettazioni possa diffonderle mentre il premier è in Giappone, non viene considerata per nulla remota; e riflette un clima sovrastato dai sospetti. Di Pietro non concede nulla, altrimenti si smentirebbe. "Almeno adesso le cose sono chiare: loro facevano il decreto per impedire che venissero pubblicate queste intercettazioni. Hanno capito che non le pubblicano più e quindi non si fa più il decreto", infierisce. Parla di un Berlusconi trovato "con le dita nella marmellata". E sostiene che questo servirà a mostrare all'opinione pubblica di quale pasta sia fatto il governo. Il suo schema non prevede la possibilità che il Cavaliere si avvantaggi della polemica sulle intercettazioni; o che alla fine gli schizzi di fango colpiscano tutti. È comprensibile: deve chiamare alla mobilitazione dell'8 luglio, e impedire che si riduca ai "quattro gatti" preconizzati dal centrodestra, ma anche dal Pd. Massimo Franco stampa |.

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Silvio in trincea: reagirò ai ricatti E il gradimento torna a salire (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il retroscena Silvio in trincea: reagirò ai ricatti E il gradimento torna a salire L'apparizione in tv sconsigliata al premier dai sondaggisti di fiducia: avrebbe accreditato i pettegolezzi Non intende vivere sotto ricatto, Silvio Berlusconi: "Non pensino che starei a guardare. Reagirei". C'è un clima da Chicago anni Trenta nel Palazzo, il rischio di una guerra di dossier dalla quale nessuno uscirebbe illeso. Lo stillicidio di voci sulla diffusione di nuove e piccanti intercettazioni, e l'ansia provocata dall'attesa di notizie, hanno accompagnato la giornata del Cavaliere, ne hanno segnato il volto e i ragionamenti: "Non si può più vivere in questo Paese. Che schifo". Chissà se quei fogli sparpagliati sulla scrivania hanno avuto l'effetto di riconciliarlo, perché i numeri riportati in grassetto descrivono quanto ancora sia forte il rapporto con l'opinione pubblica: nei suoi sondaggi riservati il premier è tornato infatti a progredire, l'indice di gradimento che la scorsa settimana era calato di due punti è risalito al 65%, e gli analisti di cui si fida gli hanno fatto sapere che il trend è in ascesa, che il prossimo rilevamento previsto per lunedì dovrebbe proiettarlo in avanti, verso quel 67% che è stato il suo massimo storico da quando è tornato al governo. "Altri, per quello che mi stanno facendo, pagherebbero caro. Non io", ha sussurrato Berlusconi mostrando quelle cifre. Pier Ferdinando Casini non ha avuto nemmeno bisogno di vederle. L'aveva preventivato, ad alcuni interlocutori giorni fa l'aveva anche detto: "Non vi illudete. Non si sconfigge così Silvio. Anzi, più verrà colpito in questo modo, più si rafforzerà". E nonostante la settimana orribile, si sarebbe rafforzato anche il Pdl, tanto che ieri il quotidiano Europa rivelava che il partito di centrodestra sarebbe balzato al 41,5%, un dato impressionante che non avrebbe nemmeno intaccato il consenso della Lega. Ma persino il Cavaliere ha imparato che non si vive solo di sondaggi, che l'offensiva giudiziaria "e spionistica" di cui si sente vittima rischia di pregiudicare la sua strategia e di complicare la già difficile azione di governo. Avverte intorno a sé l'accerchiamento, è sospettoso di tutto e di tutti. Ecco perché ieri i maggiorenti di An a partire da Altero Matteoli e Ignazio La Russa si sono pubblicamente detti favorevoli al varo di un decreto per impedire la pubblicazione delle intercettazioni. Era un segnale per rassicurare il premier dopo il suo colloquio con Gianfranco Fini, per fargli capire che nessuno sta giocando a logorarlo. Il ministro per le Infrastrutture gliel'ha voluto spiegare di persona. E non hanno lavorato solo gli alleati per cancellare dalla sua mente vecchi incubi, come le manovre quirinalizie. Anche i suoi uomini più fidati, a partire da Gianni Letta, si sono adoperati. C'è un motivo se il vice capogruppo del Pdl al Senato, Gaetano Quagliariello, dice che "Giorgio Napolitano non è Oscar Luigi Scalfaro", perché il capo dello Stato negli ultimi due giorni ha lavorato per rasserenare il clima, pare non solo a livello istituzionale, esercitando la sua moral suasion al fine di evitare ulteriori danni all'immagine del Paese. Non c'è dubbio infatti che la pubblicazione di certi colloqui avrebbe un impatto devastante, non soltanto sul governo. Ma questa opera del Colle ha un prezzo per Berlusconi, porta con sé la richiesta di evitare forzature legislative e nuove esternazioni polemiche. Di qui la decisione del premier di non partecipare a Matrix. Anche i sondaggisti di fiducia gli avrebbero sconsigliato l'intervento in tv, perché affrontando il tema delle intercettazioni avrebbe accreditato il "gossip" e spinto i media a darne ulteriore risalto. C'è poi un'altra questione, che è prioritaria per lo staff del Cavaliere: bisogna concentrare gli sforzi per anestetizzare l'offensiva processuale, per evitare che una sentenza di primo grado nel caso Mills diventi una sentenza politica senza appello per il Cavaliere. E su questo si mostrano tutti fiduciosi. Berlusconi no, almeno non del tutto. Teme ancora l'agguato delle pubblicazioni scandalistiche, perciò non ha ancora smesso di puntare al decreto, non è disposto a mollare sulla norma blocca-processi, né accetta di abbandonare la sfida per le riforme nel campo della giustizia: "Non pensiate che mi fermi. Andrò fino in fondo". È furibondo per le tensioni che questa vicenda ha provocato in famiglia. È preoccupato, in prospettiva, per le possibili ripercussioni politiche. Si rende conto che in questo quadro logorato si potrebbe determinare un corto circuito tra le storie pruriginose e le aspettative dell'opinione pubblica: il rischio è legato alla situazione economica italiana. Le proiezioni della crescita che circolano a Palazzo Chigi "sono drammatiche", come ammette un autorevole rappresentante dell'esecutivo. Giulio Tremonti pare stia approntando un maxi-emendamento su cui apporre la fiducia, che si farebbe autorizzare oggi dal Consiglio dei ministri. "Ci sono cose in questo Paese che rendono difficile governare", dice Berlusconi. Perciò non gli basta il conforto dei sondaggi. Sa che quei dati sono una cambiale da onorare. Francesco Verderami stampa |.

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Tonino rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani potrebbero essere in piazza: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 25 ) " (10 votes, average: 3.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (22 votes, average: 3.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (29 votes, average: 3.48 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 111 ) " (29 votes, average: 3.34 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (31 votes, average: 3.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (52 votes, average: 3.48 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (32 votes, average: 2.72 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 69 ) " (54 votes, average: 2.09 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (42) Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Giovanni, il tema del mio post non è la manifestazione contro Berlusconi, la giustizia, le... Gian Luca Mariottini: % LA POLITICA DI WALTER % FA bene Veltroni ad isolare queste frange, obbligandole ad una presa... Roberto: Mi chiedo com'e' possibile che certa gente metta il cervello all'ammasso e non sappia... moritz: Uolter (er pupone che a scuola non ha mai studiato!)perchè parlarne, è meno consistente di una nuvola in... Lino: Attenti a buttare a mare Veltroni, dopo di lui c'è solo Di Pietro. E vogliamo dare l'opposizione a... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News La Betancourt a Parigi abbraccia Sarkozy: "Mi avete salvato"Muore immigrato legato sotto la stiva di un tirBeni culturali, Pompei stato di emergenza per 12 mesi: incuriaYuotube, privacy a rischio Tutti i dati degli utenti nelle mani della ViacomBerlusconi: "Non temo i giudici La deriva giustizialista va fermata" Salari, Veltroni: raccoglieremo 5 milioni di firme Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post July 2008 (1) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Girotondo attorno a Walter Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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E Walter diventa il "premier ombra" (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani potrebbero essere in piazza: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 25 ) " (10 votes, average: 3.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (22 votes, average: 3.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (29 votes, average: 3.48 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 111 ) " (29 votes, average: 3.34 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (31 votes, average: 3.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (52 votes, average: 3.48 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (32 votes, average: 2.72 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 69 ) " (54 votes, average: 2.09 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. 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L'italia tira la cinghia consumi giù del 2,7% - aldo fontanarosa (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Economia L'Italia tira la cinghia consumi giù del 2,7% Auto e cibo a picco. Imprese e sindacati: aiuti dal governo Confcommercio avverte: i dati dimostrano che la crisi è profonda e strutturale ALDO FONTANAROSA ROMA - Un italiano su due non è mai entrato in un ristorante o anche solo in una pizzeria a giugno. Perfino l'acquisto di pane, carne, frutta è in calo (a maggio). Figuriamoci, poi, se possiamo cambiare il motorino o andare a teatro. Lussi che appartengono a un'altra epoca. I dati della Confcommercio e degli agricoltori descrivono un Paese votato al risparmio e in difficoltà. Al punto che il calo dei consumi, da temporale passeggero, diventa un'altra cosa. E' un dato strutturale. A maggio - dice Confcommercio - abbiamo speso il 2,7% in meno rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Da gennaio a maggio, nell'arco dunque dei cinque mesi, la flessione è pari all'1,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Gli italiani "tagliano" cinema, teatro e biglietti per lo stadio. Ma anche libri, riviste, cd, dvd. Comprano meno benzina (perché usano i mezzi pubblici); meno auto e moto; meno caschi e pezzi di ricambio; meno biglietti aerei (il calo dei "servizi per la mobilità" è del 13,5%). Qualche sigaretta la fumiamo ancora e torniamo perfino a comprare scarpe e camicie. Ma questi due settori (tabacchi e abbigliamento), anche se in lieve ripresa, registrano comunque un segno negativo rispetto al maggio del 2007: meno 3,3 e meno 2,3%. La Confederazione italiana agricoltori conferma che risparmiamo anche al supermarket, dove abbiamo speso il 2,5% in meno (questo, nei primi 6 dell'anno rispetto al primo semestre dell'anno prima). Sul nostro ideale scontrino ci sono tutti segni negativi: pane, meno 5,5%; ortaggi, meno 5,5; frutta, meno 1,8; olio d'oliva, meno 5; carne bovina meno 3,4. La ragione, ovvio, è anche nei costi. Il Centro Studi della Fipe Confcommercio sostiene che i prezzi aumentano all'origine prima ancora che nei mercatini: cavolfiori e broccoli - tanto per fare un esempio - costano il 106% in più (all'origine) rispetto al 2007. E il ristorante? La Coldiretti dice che 44 italiani su 100 non l'hanno mai visto (a giugno). Mentre 71 famiglie ogni 100 pensano di andarci meno di qui a settembre. Anche chi ha una casa al mare punta sulla cena casalinga, con un impatto sul fatturato di bar e ristoranti. Da Arezzo, Emma Marcegaglia spiega la sua ricetta per uscire da tanto buio: maggiore produttività dei lavoratori, più salari, dunque a cascata più consumi. E se anche il calo delle spese familiari è ormai regolare, il presidente degli industriali non lo giudica né strutturale né irreversibile: "Se torniamo alla crescita, si tornerà a spendere". Il centro studi Cerm invece teme proprio la natura strutturale della crisi. La tagliola di inflazione e crescita zero ci porta alla stagflazione. Gugliemo Epifani, capo della Cgil, ribadisce che la Finanziaria deprimerà ancora la "dinamica dei consumi". Mentre Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, chiede al governo una terapia d'urto, congegnata con detrazioni fiscali per lavoratori e pensionati (la Uil sottoscrive); di aiuti alle famiglie che hanno più figli; di "fondi" per chi non è autosufficiente. Le associazioni Adusbef e Federconsumatori, infine, premono su Palazzo Chigi perché ribalti la sua agenda: "Non possono pensare solo alle intercettazioni mentre i negozi sono vuoti. Si impegnino per aumentare di 1.200 euro il reddito di famiglie e pensionati".

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"non temo i giudici, su di me solo fango" - gianluca luzi (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

"Non temo i giudici, su di me solo fango" Berlusconi: patto scellerato pd-giustizialisti. E Bossi attacca la Gelmini: ministri deboli Napolitano: serve rispetto degli equilibri costituzionali Bossi: dialogo GIANLUCA LUZI ROMA - A Matrix aveva rinunciato, ascoltando il consiglio delle "colombe". Ha anche congelato il decreto legge sulle intercettazioni che infatti non è uscito dal consiglio dei ministri di ieri mattina. Ma prima di partire per il G8 in Giappone Berlusconi ha voluto comunque lasciare il segno. Con una conferenza stampa in fine mattinata: "Fango su di me e i ministri. Non temo i giudici". E con un messaggio ai giovani di Forza Italia in cui accusa tutta la sinistra, anche quella riformista, di aver imboccato una "deriva giustizialista che va assolutamente fermata". Due interventi che tengono apertissimo il fronte di guerra con l'opposizione e con la magistratura e fanno seguito alla motivazione con cui il premier aveva spiegato la rinuncia a Matrix: "Il governo lavora e produce risultati, ma sui giornali e in tv finisce solo il gossip delle intercettazioni. E tutto questo lo spiegheremo agli italiani tramite gazebo che metteremo in tutte le città". Un nuovo attacco di Berlusconi a magistrati e opposizione proprio nel momento in cui il presidente della Repubblica Napolitano torna a sottolineare che "le questioni più attuali e pressanti", devono essere affrontate "con il più ampio concorso di forze politiche, nella costante ricerca di sintesi il più possibile condivise e nel rispetto degli equilibri istituzionali costituzionalmente definiti, con particolare riguardo al difficile rapporto tra politica e giustizia". Forte del suo più recente sondaggio che gli attribuisce una crescita dello 0,3 per cento anche nell'ultima settimana, Berlusconi si è presentato in sala stampa con sei ministri chiamati per un veloce spot dei risultati finora ottenuti. Ma la scena era tutta del premier. Il presidente del consiglio è tornato ad accusare le "toghe rosse". "Ci sono dei giudici che non accettano il verdetto delle urne. - ha accusato il presidente del consiglio - Dal '94 in poi contro di me sono state inventate delle accuse fasulle. Lo sapevano anche loro che erano accuse fasulle, ma faceva comodo creare questo fango mediatico". Ma "noi abbiamo ormai una vasta esperienza a riguardo e quindi non ci lasciamo certo impressionare da questi tentativi di sovvertire chi è stato eletto dal voto degli italiani". Del resto "con 2500 udienze sono il recordman di tutta la storia dell'umanità e anche delle altre creature che vivono sugli altri pianeti". Ma contro il capo del governo pesa l'accusa politica di volere, ancora una volta, leggi ad personam, come il blocca processi e il Lodo Alfano. Berlusconi respinge l'accusa e si dice pronto a difendersi nei processi e a "rinunciare ad ogni vantaggio" che deriverebbe dal ddl blocca-processi: "Non è una norma salva premier ma salva tutti". Perché, spiega con spavalderia parlando di sé in terza persona: "Il premier non ha bisogno di essere salvato, si salva da solo, ha una autorevolezza che è al di sopra di ogni possibile intervento di questi magistrati politicizzati e militanti". L'attacco a Veltroni, Berlusconi lo sferra nel messaggio ai giovani del suo partito. La sinistra riformista "dovrebbe aver acquisito una sufficiente cultura di governo e invece ha siglato un patto scellerato con l'ala giacobina e giustizialista". Ma nel governo si smarca Umberto Bossi. Il leader della Lega attacca il ministro della Scuola, Maria Grazia Gelmini: "Mettono a fare i ministri chi non ha mai fatto l'insegnante, mi sentirei più sicuro se la scuola fosse in mano alla Lega che ha le palle invece che a Forza Italia, ci vogliono ministri forti". Gelmini si risente e replica con una nota: "Ascolteremo i suggerimenti di tutti, di Bossi, di sua moglie, ma i ministri li sceglie Berlusconi". Il Senatùr dà una stoccata anche a Tremonti: "Pensi a chi non arriva alla fine del mese". Mentre sul Pd, continua a tenere aperta la porta al dialogo e annuncia: "Pronta la bozza sul federalismo fiscale".

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"troppe critiche non fanno governare" (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Assist al premier dell'ambasciatore Usa Spogli al ricevimento per il 4 luglio "Troppe critiche non fanno governare" ROMA - Tra pochi mesi lascerà l'incarico di ambasciatore degli Stati Uniti e, in occasione del suo ultimo Independence Day a villa Taverna, Ronald Spogli ha lanciato agli italiani un messaggio molto chiaro: bisogna governare con la "collaborazione" e non con lo scontro permanente. Ai tremila invitati (molto centrodestra, Pd a ranghi ridotti) per la festa del 4 luglio, Spogli rammenta l'esempio del presidente Clinton, che "nel 1996 fece la riforma del welfare lavorando con la maggioranza repubblicana del Congresso". E sottolinea che gli americani "dopo l'11 settembre hanno avuto un periodo di bipartisanship forzata, seguita poi dal ritorno a vecchie abitudini partigiane". Un discorso molto politico e poco diplomatico, come quando si augura che i leader italiani possano godere di "un ampio consenso che permetta loro di lavorare insieme per il bene del Paese". E una tirata d'orecchie per l'opposizione, che dovrebbe tener presente che "criticare sempre e comunque chi ci governa rende impossibile governare". Perché "abbiamo bisogno di democrazia, ma anche di un governo che governi". Per poi concludere con un appello al dialogo: "Se gli italiani agiscono di comune accordo tra loro, allora il successo sarà garantito". I molti ministri presenti ascoltano con attenzione e annuiscono. Poi, tra décolleté abbronzati, gessati sudati, birra e hotdog, il ricevimento riprende il suo corso. Il clima che si respira tra gli ospiti del Pdl è di generale sollievo sul tema del giorno: le intercettazioni del Cavaliere. Il ministro Franco Frattini riassume l'umore dei presenti con una battuta: "Il soufflé sembra essersi sgonfiato, meno male". Poco più in là il Guardasigilli Alfano si confida: "Sulle intercettazioni avevo preparato un bel decreto-smart, molto breve, ma non avremmo comunque fatto in tempo a convertirlo. Però non è finita: vorrà dire che approveremo il disegno di legge a settembre". Un altro ministro, Andrea Ronchi, si compiace del fatto che "l'aria fetida di questi giorni sembra essersi dispersa e oggi anche Berlusconi, durante il Consiglio dei ministri, sembrava più sereno". Anche Gianfranco Fini (accompagnato da Elisabetta Tulliani, fasciata in un tubino nero con un corpetto ricamato color avorio), prima di infilare l'uscita ammette che "il clima per il governo effettivamente è meno pesante". (f.bei).

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Sul blocca processi lo spiraglio del premier "quella norma potete pure cambiarla..." - liana milella (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Nuovi segnali di disponibilità lanciati ieri dal presidente del Consiglio al Quirinale dopo la decisione di non partecipare a Matrix Sul blocca processi lo spiraglio del premier "Quella norma potete pure cambiarla..." La linea ufficiale del governo non cambia. Alfano: niente stralci dal decreto sicurezza In consiglio lo sfogo del premier: nulla contro di me, le intercettazioni non esistono LIANA MILELLA ROMA - Una frase lasciata a metà. Sospesa. Foriera di mutamenti che potrebbero non dispiacere all'opposizione, tranquillizzare in parte il Quirinale, ma sollevare più di un problema all'interno della maggioranza. Dove An e Lega mugugnano per le norme salva-premier, che prima il Cavaliere pretende, salvo poi negare pubblicamente che servano per lui allorquando i calendari processuali paiono essergli favorevoli. Al centro di tutto c'è la sospensione per un anno dei processi per reati fino a dieci anni che, col decreto sicurezza che la contiene, da mercoledì sarà in aula alla Camera per il voto finale. E che fa il premier? A metà della conferenza stampa ripete due volte che la norma non gli serve, perché lui si difende "nei processi" e comunque "non se ne avvarrà". Poi ecco il segnale: "Per quanto riguarda me e la mia parte politica siamo disponibili a...". A fare che? Toglierla? Modificarla? E come? Con un emendamento del governo? O col consenso a uno dell'opposizione? Berlusconi vira su altro, le domande non sono ammesse. Mezz'ora dopo, in un Transatlantico deserto, il Guardasigilli Angelino Alfano pare chiudere lo spiraglio: "La norma resta, approveremo il testo com'è uscito dal Senato". Perché sia chiaro, dopo mezza giornata, lo ribadisce al Tg1: "Non crediamo proprio di dover procedere a uno stralcio". E diretto contro la sinistra: "Non condividiamo neppure come la chiamano, blocca-processi, e pensiamo che non ci sia ragione per ritirarla". Partita chiusa dunque? Una svista di Berlusconi? Impensabile. Dietro quella frase c'è ben altro. Perché la sospensione dei processi è stata sin dall'inizio un motivo di forte conflitto col Quirinale che ha ripetutamente chiesto di tirarla via dal decreto. Ora Berlusconi mette sul tavolo la disponibilità a farlo. Il messaggio arriva a sorpresa nella conferenza stampa. Nella quale, in fotocopia, fino a quel punto il premier aveva ripetuto esattamente quello che aveva detto poco prima ai ministri. Lo sdegno per l'accavallarsi delle voci sulle intercettazioni hard delle ministre ("Quello che scrivono i giornali è falso, non c'è nessuna conversazione registrata, solo fango contro di noi"), la definitiva conferma che non ci sarà un decreto sulle intercettazioni ("è inutile, non faremo in tempo a convertirlo"), la necessità di andare diritti sul lodo Alfano ("Dobbiamo approvarlo alla Camera per la fine di luglio"). Nemmeno una parola sulla sospensione dei processi. Quando Berlusconi ne parla si straniscono An e Lega. I due partiti che, per avallare la norma quando fu presentata al Senato dai relatori Vizzini e Berselli, avevano preteso una pubblica assunzione di responsabilità del Cavaliere (e lui scrisse la lettera al presidente Schifani), ora si sentono scavalcati. L'aennino Ignazio La Russa si precipita a dire che "sullo stralcio è d'accordo". Poi, appresa la fermezza di Alfano, fa marcia indietro. L'opposizione sta a guardare. La democratica Anna Finocchiaro non ha dubbi: "Prima tolgano la norma blocca-processi. Poi discutiamo del lodo, ma solo con legge costituzionale". La verità è che niente è ancora deciso. Tutto, ancora una volta, dipende dai processi e dalla scansione delle udienze. Alla luce dei quali Berlusconi ha lanciato un segnale distensivo del tipo "vedete quello che dovete fare, io la norma posso toglierla o modificarla". Magari, come dice il suo avvocato Niccolò Ghedini, "accogliendo una proposta intelligente dell'opposizione, se ce la faranno". Ma, a monte, sono le udienze che comandano. Lunedì quella per il processo Mills, in cui verrà ufficializzato il futuro calendario. E si capirà la tempistica del dibattimento. Giovedì, quando la Corte d'appello affronterà la ricusazione contro la presidente Gandus. Giusto ieri Ghedini ha presentato un'altra memoria per contestare una possibile incostituzionalità. Se la Corte l'accogliesse, i tempi si allungherebbero. Solo a quel punto, col dibattito sulla sicurezza già avviato in aula alla Camera, il premier sceglierà il da farsi. Ma, chiedono gli alleati, se ne dovrà assumere in pieno la responsabilità politica. Sia che la sospensione venga mantenuta sia che venga tolta o attenuata. Il Colle sta a guardare, l'opposizione pure.

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Dietro il silenzio di veronica "voglio sapere la verità" - (segue dalla prima pagina) dario cresto-dina (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Dietro il silenzio di Veronica "Voglio sapere la verità" Confronto tra il Cavaliere e la moglie a Macherio Dopo la rinuncia a Matrix il premier è volato in Brianza. Due ore di colloquio nella villa Belvedere Smentito il ritorno delle voci di un imminente divorzio. Lei non commenta le presunte telefonate hot (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DARIO CRESTO-DINA Almeno per ora, la signora Berlusconi non parla. Spiega di non volere entrare in questo "ciarpame", ma ha le idee chiare. Una sopra tutte, come ha confidato a chi le sta vicino: l'inchiesta di Napoli nei confronti del premier e di Agostino Saccà, le intercettazioni telefoniche ordinate dai pm partenopei, sollevano un problema di "morale pubblica". Spostare l'attenzione sul privato significa confondere i temi, significa "distrarsi" e non aiuta il paese a capire "un fatto che potrebbe essere grave". Non lo dice ma nella sua testa, nel suo modo di pensare, Veronica è ancora più esplicita. A Napoli non si indaga su presunti tradimenti coniugali. I magistrati di Napoli indagano il presidente del consiglio e il responsabile della fiction in Rai per il presunto reato di corruzione. E la corruzione è una morale "che rischia di essere ormai consolidata in tutti gli ambienti". Questa dovrebbe essere l'unica cosa importante, questi i fatti sui quali dovrebbe soffermarsi la riflessione delle istituzioni, della politica e dell'opinione pubblica. Nessun interesse, quindi a Macherio, sui gossip a luci rosse e sulle telefonate imbarazzanti nelle quali il Cavaliere parlerebbe delle particolari qualità di alcune sue ministre. Da villa Belvedere non usciranno lettere o interviste, anche se Veronica si sente nuovamente ferita, ma non vuole recitare il ruolo della vittima. Se sto zitta, avrebbe detto al marito, non vuole dire che non esisto. In altre parole: ditemi come stanno esattamente le cose. Per questo motivo ha voluto avere precise spiegazioni sui reali contorni della vicenda sia dall'avvocato del marito, Nicolò Ghedini, chiamato mercoledì, sia dallo stesso Berlusconi che giovedì, dopo avere annullato l'intervento a Matrix su suggerimento di Gianni Letta e Fedele Confalonieri ("Silvio, sulla giustizia hai ragione, ma i modi sono sbagliati", gli avrebbe detto il presidente di Mediaset), è volato a Macherio alle nove di sera, ha cenato con la moglie, ha parlato con lei un paio d'ore, per poi tornare a Roma ieri mattina in tempo per il consiglio dei ministri. Forse più tranquillo, forse anche più avvertito. E non è da escludere che i toni più cauti ostentati nella conferenza stampa successiva al Consiglio siano stati in parte frutto del confronto avuto la sera prima con la moglie. Silvio è dunque scampato alle unghie di Veronica? Per ora parrebbe di sì. Per ora. E questa è una sottolineatura di non poco conto. Dalle fonti ufficiose di villa Belvedere giunge anche l'ennesima smentita alle voci di divorzio imminente fattesi di nuovo insistenti in questi ultimi giorni di alta marea famigliare. Sono almeno dieci anni che Veronica Lario si trova di fronte a questa domanda. Dieci anni di riflessioni amare e dolorose. In qualche occasione ha risposto con una battuta: "Sono sempre stata lenta nel prendere le decisioni". C'è da credere che ci pensi, ma che ancora una volta rimanderà il passo. In realtà la moglie di Berlusconi ha sempre sacrificato i suoi desideri all'equilibrio e alla serenità dei figli e ha combattuto con determinazione e coraggio una battaglia personale per salvaguardare i diritti di Eleonora, Barbara e Luigi nell'azienda del marito, arrivando a tagliare un traguardo importante all'inizio del 2006, quando i tre ragazzi sono stati inseriti nella "Holding quattordicesima" con il 21,42 per cento delle quote Fininvest, la cassaforte dell'impero berlusconiano, la stessa quota detenuta da Piersilvio e Marina, i figli che il Cavaliere ha avuto dalla prima moglie. C'è un futuro da costruire per i più giovani. Luigi studia alla Bocconi, è appassionato di finanza, ha una grande ammirazione per il padre imprenditore e vuole seguirne le orme. Barbara ama la letteratura e l'editoria, pensa di ritagliarsi un ruolo all'interno della Mondadori. Per il resto le strade di Silvio e Veronica sono separate. Lei ha smesso da molto tempo l'abito della first-lady. Ha scelto la riservatezza, la solitudine. La sua agenda è rigorosamente divisa da quella del marito. Veronica è stata l'ultima volta a Roma lo scorso inverno per la mostra di Rothko, una gita di poche ore. Poi ha dedicato gran parte delle sue giornate al nipotino Alessandro, figlio di appena otto mesi di Barbara, "l'unico uomo di cui sono innamorata". Infine è stata per quasi due mesi in Cambogia, nel Laos e a Rio de Janeiro. è tornata in Brianza da una decina di giorni, in tempo per scoprire che il dialogo tra il governo e il pd di Veltroni, un confronto nel quale lei riponeva molte speranze, "forse l'ultima chance per l'Italia", è naufragato sullo scoglio della giustizia e dei principi costituzionali. Ora andrà qualche giorno in Sardegna, poi negli Stati Uniti dove studia Eleonora. Di telefonate a luci rosse non vuole parlare. "Ho già detto tutto ciò che penso un anno fa", ha risposto a un'amica, invitandola a rileggere la lettera inviata a "Repubblica" dopo gli apprezzamenti rivolti dal marito a Mara Carfagna durante la cena di gala dei Telegatti: "Se non fossi già sposato, la sposerei subito". Era il gennaio del 2007. Adesso Veronica pensa che chi allora la criticò oggi, magari, possa ricredersi.

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Dalla telepolitica alla pornopolitica - giovanni valentini (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Commenti IL SABATO DEL VILLAGGIO DALLA TELEPOLITICA ALLA PORNOPOLITICA GIOVANNI VALENTINI Non ha avuto il risalto che meritava la notizia che nei giorni scorsi il Consiglio nazionale degli Utenti, l'organismo che rappresenta i telespettatori presso l'Autorità di garanzia sulle Comunicazioni, ha chiesto formalmente di mettere al bando maghi e cartomanti dalle televisioni italiane. A suo giudizio, occorrono maggiori controlli sulle televendite e bisogna eliminare dai palinsesti di radio e tv tutti i programmi basati sulla "credulità popolare", perché questo "fenomeno deteriore" serve soltanto a procurare "facili introiti". Secondo il Cnu, "emittenti radiofoniche e televisive autorevoli, anche della Rai, trasmettono programmi di astrologia addirittura collegati ai servizi di informazione, con l'effetto di dare a essi un'autorevolezza e una credibilità del tutto immeritata". La denuncia del Consiglio nazionale degli Utenti è quantomai opportuna. Basti pensare che il giro d'affari di questo settore è stimato in Italia fra i quattro e i sei miliardi di euro all'anno, senza calcolare l'area dell'evasione fiscale. C'è tutta una platea di telespettatori, composta da uomini e donne, per lo più anziani e di modeste condizioni economiche, che si lascia suggestionare da imbonitori che predicono il futuro, spesso condizionando o addirittura rovinando la vita di tanta povera gente. E la capacità di persuasione occulta della tv, penetrando nelle nostre case a qualsiasi ora del giorno e della notte, amplifica il loro potere mediatico mettendoli in condizione ? appunto ? di abusare della credulità popolare. Ma i maghi e i cartomanti da bandire in video non sono soltanto quelli che leggono nella sfera di cristallo, nei fondi di caffè o nei segni dei tarocchi. Molti parlano anche di politica e di economia, di riforme e di decreti, di giustizia e di tasse. E forse sono ancora più insidiosi, perché si presentano in giacca e cravatta, magari in doppiopetto, investiti di un mandato popolare o addirittura di una responsabilità istituzionale. Attraverso la televisione, prima hanno ottenuto un consenso o comunque un seguito e poi se lo spendono per curare i propri interessi, i propri affari, i propri "facili introiti". * * * Nel corso della settimana, lo stesso Consiglio degli Utenti ? presieduto da Luca Borgomeo e formato da 11 membri indicati da 25 associazioni di rilievo nazionale ? ha diffuso un altro comunicato, chiedendo di liberare la Rai dai partiti e dare più potere alla società civile. Maghi e cartomanti a parte, l'organismo dell'Agcom sottolinea "la continua perdita di significato e di autorevolezza del servizio pubblico radiotelevisivo sempre più omologato ? e perciò non distinguibile ? al sistema privato-commerciale". E in questa chiave, anche il caso già citato dei programmi di astrologia collegati ai servizi di informazione può essere esemplare. Con il ritorno di Agostino Saccà alla guida di Rai Fiction, dopo la sospensione decisa dai vertici di viale Mazzini per la vicenda delle intercettazioni telefoniche, la "liberazione" del servizio pubblico dalla politica torna urgentemente all'ordine del giorno. Se risulta che il dirigente di una qualsiasi azienda prende ordini da o fa accordi con il proprietario della maggiore azienda concorrente, dovrebbe essere innanzitutto l'Antitrust a intervenire per verificare l'eventuale esistenza di un "cartello" ai danni degli utenti. E se questa azienda è pubblica e l'interlocutore è anche il capo dell'opposizione, predestinato a ridiventare capo del governo, allora il "magheggio" appare in tutta la sua abnormità. Non si può dimenticare poi che ? al di là dei rispettivi interessi personali, in affari o in natura ? qui le intercettazioni rivelano una trama intessuta di politica, donne e tv che punta addirittura a mettere in crisi il governo in carica e a capovolgere la maggioranza parlamentare sancita dalle urne, con la disponibilità o almeno il coinvolgimento di un funzionario pubblico. è vero: abbiamo sempre saputo che la Rai è un carrozzone, una greppia e un'alcova di Stato. Ma francamente nessuno avrebbe mai potuto immaginare che viale Mazzini si trasformasse in una nuova Bisanzio, con una tale caduta di rapporti e di costumi. Un crollo verticale di moralità, proprio al centro dell'impero mediatico, in quella che passa ancora per essere la più grande azienda culturale del Paese, la fabbrica delle notizie e delle idee che dovrebbe informare e formare la collettività. Mai come in questa torbida vicenda la televisione pubblica era stata utilizzata come strumento di potere e moneta di scambio, magari per intrecciare "liaisons dangereuses" o formulare proposte indecenti, per dispensare e ottenere grazie o favori di ogni genere. E per di più, da parte di chi si professa pubblicamente difensore della famiglia, della religione, della Chiesa cattolica, spingendosi fino a chiedere al Papa di riammettere i divorziati ai sacramenti, quasi in forza di un magistero alternativo. Anche questo è abuso della credulità popolare. Non sono dunque semplici "pettegolezzi", come dice con insofferenza ed eccessiva disinvoltura il nostro presidente del Consiglio, quelli contenuti nei verbali delle conversazioni telefoniche. Non è gossip né tantomeno "fango" che qualcuno, dai palazzi di Giustizia o dalle redazioni dei giornali, vuole gettare sul capo del governo e sui suoi ministri. Si tratta di fatti precisi e concreti, atti, comportamenti, di cui ciascuno deve rispondere a se stesso e soprattutto all'opinione pubblica, ai propri elettori e a tutti i cittadini. Dalla telepolitica alla pornopolitica, il passo è breve. (sabatorepubblica. it).

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Il molesto Capezzone (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Il molesto Capezzone Maria Novella Oppo DA GIORNI, anzi ormai da mesi, tutte le voci ragionevoli sostengono che è ora di pensare a salari e pensioni, anziché agli affari personali (e scandalosamente intimi) del premier. Ma si continua a parlare quasi soltanto dei fatti suoi. I bisogni del Paese non passano, perché in tutti i dibattiti tv un esercito di portavoce del premier ripete ogni giorno le tesi d'ordinanza, tacitando gli altri e costringendoli a precisare, negare, ricominciare da capo, senza poter imporre diverse priorità. Perché è chiaro che il gioco lo dirigono loro. Soprattutto i più molesti e striduli, che Berlusconi riconosce alla prima prova di prepotenza televisiva e non se li lascia più sfuggire, neppure quando vengono dal campo avverso (come l'insopportabile Capezzone). Anzi, li manda in prima linea e li premia con le massime cariche (vedi Schifani). E questo è perfino più di quanto faccia per le sue "bambine>, come chiama in pubblico le veline dal fisico ministeriale. Come invece le chiami in privato giace nel segreto delle intercettazioni, ma è facile immaginarlo. FRONTE DEL VIDEO.

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Chi getta fango (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Chi getta fango Antonio Padellaro Se ci fosse ancora Claudio Rinaldi, grande giornalista, avrebbe già tolto la pelle a tutti gli ipocriti in livrea e moralisti un tanto al chilo che si stracciano le vesti e invocano punizioni esemplari per la violata privacy di Silvio Berlusconi. Ma Claudio non c'è più, scomparso ingiustamente un anno fa togliendoci un approdo autorevole e robusto di verità nel marasma in cui annaspiamo. Proverò lo stesso a immaginare cosa mi avrebbe detto, oggi, nella nostra immancabile chiacchierata di fronte alla denuncia del premier sul "fango"" che i soliti magistrati gli avrebbero gettato addosso. Lasciando perdere il consueto sondaggio sulla fiducia plebiscitaria degli italiani, neppure scalfita e anzi accresciuta dalle voci sulle conversazioni pornopolitiche del premier (ma allora perché negargliene la lettura?), a Claudio non sarebbe certamente sfuggito il doppio salto mortale del cavaliere. Che, protagonista assoluto di fangose conversazioni accusa gli altri di infangarlo pronto a sbranarli, come accade al povero agnello nella favole di Fedro (superior stabat lupus). Ma se questo è il medesimo Berlusconi che conosciamo da quindici anni forse lo sarebbe di meno, o con qualche problema di più, se il suo redditizio autovittimismo non si trovasse sempre davanti il tappeto di fiori stesogli dalla pletora di azzeccagarbugli volontari o a contratto. Perché ha ragione l'Espresso (che ha meritoriamente pubblicato le trascrizioni della Procura di Napoli, poi saccheggiate dall'intera stampa italiana senza storcere tanto il naso) nel segnalare che secondo la magistratura in quei dialoghi tra Berlusconi e Saccà non ci sono solo gossip o innocue raccomandazioni. Ci sono trattative per convincere parlamentari del centrosinistra a togliere il sostegno a Romano Prodi, in cambio di benefici economici diretti e di opportune "segnalazioni" di veline per questa o quella fiction. Non roba da poco. E ci sono anche profili che attengono al conflitto d'interessi, con il top manager Rai che studia affari con l'azienda rivale Mediaset, il tutto bendetto da un componente dell'Autorità di controllo sulle comunicazioni. Di altre conversazioni privatissime nulla sappiamo se non ciò che il micidiale pettegolezzo collettivo ci va propinando perfino nei particolari più estremi. Noi non ci crediamo ma se, come ipotizza Di Pietro dando ascolto alle voci, da quelle intercettazioni risultasse che il presidente del consiglio avesse nominato ministro (o ministri) persona (o persone) per ragioni diverse da quelle politiche, la cosa potrebbe essere liquidata nella categoria del gossip? Anche Bill Clinton, nella torrida estate del '99, malgrado lo scandalo della giovane stagista Lewinsky, continuò ad essere considerato nei sondaggi come un buon presidente degli Stati Uniti. Ciononostante, una volta smascherato, non si sottrasse alla crocifissione quotidiana di media e avversari politici riconoscendo pubblicamente il suo errore e chiedendo scusa agli americani, oltre che alla sua famiglia. Ma in Italia, dove il mondo gira al rovescio è il premier impigliato in un'indagine sulla compravendita di senatori che pretende le pubbliche scuse. Mentre delle altre telefonate, vedrai caro Claudio, alla fine si farà un bel falò. Nessuno deve sapere. L'editoriale.

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Berlusconi: io, vittima del giustizialismo Adesso dice: mi salvo senza nuove leggi. Patto scellerato tra sinistra riformista e giacobini (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Berlusconi: io, vittima del giustizialismo Adesso dice: mi salvo senza nuove leggi. "Patto scellerato tra sinistra riformista e giacobini" di Natalia Lombardo / Roma "IO MI SALVO da solo, non ho bisogno di nuove norme", dice Berlusconi. Però non le abolisce. Ha rinunciato a Matrix, ma ieri ha snocciolato in una conferenza stampa le accuse contro giudici e stampa, Poi ha lanciato un missile su Veltroni: "Patto scellera- to tra la sinistra che si dice riformista e l'ala giacobina e giustizialista della società, con chi propugna il dominio della magistratura sullo Stato e le istituzioni". È la dichiarazione di guerra che il presidente del Consiglio ha lanciato dai cieli, in volo per recarsi al G8 in Giappone, e che è stata letta in un raduno dei giovani del Pdl a Napoli. "Fermare la deriva giustizialista", è lo striscione che sembra avere dietro l'aereo.... E annuncia una nuova ondata di gazebo per una campagna di comunicazione che contrapponga "i fatti" del governo al "fango gettato dalla stampa" su di lui e sulle ministre. Ieri mattina nel consiglio dei ministri non è stato presentato il decreto sulle intercettazioni, per il momento, la cui conversione in legge sarebbe caduta a ricasco delle vacanze estive. In una conferenza stampa a Palazzo Chigi, Berlusconi va subito all'attacco difensivo sulla norma "blocca processi" contenuta nel decreto sicurezza in aula alla Camera: "È stato detto che è una norma ad personam ma non è così", indurisce il tono, "rinuncio assolutamente a qualsiasi vantaggio. Io non ho bisogno di nuove norme, mi sono sempre difeso nei processi" dai quali ne è uscito assolto. Lo aveva già detto a Bruxelles, e anche ieri quindi ha ripetuto di non voler usufruire del "salva-premier" (cosa della quale non è convinto Ghedini, il suo avvocato deputato, nonostante sembra che ci sia un rallentamento dei processi in corso). "Il premier non ha bisogno di essere salvato...Si salva da solo per la sua autorevolezza", dice secco come un Re che difende il trono. Però lascia balenare la possibilità di uno stralcio di quello che chiama "il salva-tutti e non il salva-premier": per dimostrare che non serve "a Berlusconi" bensì a non "sprecare il lavoro di magistrati" su processi vicini alla prescrizione, Berlusconi si ammorbidisce: "Non vogliamo insistere, siamo disponibili a..." e torna a bomba, "visto che gli avversari la fanno passare come norma ad personam e non di tutti". Ma ad escludere l'ipotesi di uno stralcio è il ministro della Giustizia Alfano: "Il decreto si approva così come è stato approvato dal Senato". E il Lodo subito dopo l'estate. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, conferma, apprezza e sottoscrive. Silvio Berlusconi ieri ha seguito il "canovaccio" di ciò che avrebbe detto in tv a Matrix, riveduto e corretto con la tesi di contrapporre "i fatti" del governo (mostra anche un cartello) contro "il fango gettato dalla stampa e i pettegolezzi". "Sui provincialissimi giornali finisce solo spazzatura, e non parlo di quella di Napoli", ha detto ai ministri per per lanciare la campagna comunicazione. In sala stampa è sorridente, Silvio IV. cerca una penna, chiama Bertolaso, fa la regia dei posti per i sette ministri: Sacconi, Alfano, Calderoli, La Russa, Rotondi e Mara Carfagna. Il premier cerca di pulire il "fango" dal tailleur panna della ministra. difendendo chi nel governo dà il "contributo di vitalità e giovinezza". E lei, dignitosamente, regge al gossip e illustra (con dizione espigliatezza televisiva) l'impegno del suo ministero contro la violenza sessuale ("e nuove regole per l'adozione", aggiunge Berlusconi). Ma il leit motiv però è lo stesso di sempre: contro "i giudici che non rispettano il verdetto delle urne", quei "magistrati politicizzati e militanti che dal '94 inventano su di me accuse fasulle". Con gli immancabili sondaggi alla mano,il premier si sente forte del "più zero virgola tre" per sé e per il governo, "nonostante il fango mediatico". E per far capire che è sempre lo stesso, il Caimano in doppio petto ha voluto spedire un colpo su Veltroni prima di partire per il Giappone. Anzi, è stato diffuso quando era già in volo, dopo le tre. Di nuovo il premier ha voluto associare Walter Veltroni a Antonio Di Pietro. "E si dicono pure riformisti..." ha sibilato con i suoi.

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Tradizione orale (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Tradizione orale Marco Travaglio Vedere un intero Paese e le sue più alte istituzioni appesi al pisello di un attempato latrin lover in fregola senile, mentre i codici e la Costituzione vengono sfigurati a immagine e somiglianza dell'augusto aggeggio, è già un bel vedere. Sentire poi Al Tappone, cioè l'editore di "Chi" e di un'altra dozzina di giornali e programmi di gossip, scagliarsi contro "il gossip che inquina la politica", è anche un bel sentire. Come pure apprendere dalla sua boccuccia che lui non si avvarrà della blocca-processi (tanto, per bloccare il suo, basta che se ne avvalga Mills) né del Lodo Alfano (vuoi vedere che l'han fatto per il capo dello Stato?). Ma forse il bello deve ancora venire: alfine si potrebbe scoprire che le famose telefonate compromettenti, quelle sul problematico alzabandiera e sulle tecniche più avanzate per propiziarlo (punturine? pasticche? carrucole?), quelle sulle durissime selezioni sostenute da alcune ministre come già dalle "strappone" di Raifiction, quelle che han portato il Paese sull'orlo di una crisi istituzionale, non sono mai state intercettate da alcuna Procura. Non che non siano mai esistite: che non siano mai state ascoltate, registrate, trascritte. Ragioniamo: le porno-chiamate, semprechè esistano, non sono state depositate alle parti, ma segretate e custodite dalla Procura di Napoli in attesa di esser distrutte in quanto penalmente irrilevanti. Il che rende altamente improbabile che siano giunte a qualche giornalista. Anche perché altrimenti sarebbero già uscite: nessun giornalista degno di questo nome (a parte, infatti, il direttore di "Europa") si terrebbe nel cassetto l'eventuale prova che il premier ha sistemato in Parlamento o al governo qualche sua amante. Dunque è pure possibile che Al Tappone abbia fatto tutto da solo: lui solo sa quel che fa e dice al telefono, lui solo è convinto che i pm agiscano tutti, come un sol uomo, non per fare Giustizia, ma per colpire lui. E visto che lui, a furia di contare balle, finisce col crederci, ogni mattina appena sveglio corre in edicola alla ricerca delle telefonate che lui solo conosce, avendole fatte lui. Purtroppo per noi e per fortuna sua, finora è rimasto deluso. Ma visto che domani è sempre un altro giorno, lui mette in circolo indiscrezioni e pettegolezzi per preparare l'opinione pubblica in vista del D-Day. Anzi, del Gnocca Day. Non a caso non sono i cronisti giudiziari, ma i restroscenisti di Palazzo Grazioli e dintorni a raccontare quel che potrebbe uscire sul pisello presidenziale e le sue numerose badanti, incollando spizzichi e bocconi, sussurri e sospiri che trapelano dalla Magione Presidenziale. Storie di boccucce di rosa, persino di ortaggi. Sarebbe davvero meraviglioso se, autosuggestionato dalla sua coscienza sporca e dalla sua codona di paglia, Al Tappone avesse montato da solo tutto l'ambaradàn: se cioè la psicosi da intercettazioni fosse nient'altro che una colossale e grottesca autointercettazione. Il risultato lo vediamo: nessuno ha ancora letto un rigo di quelle telefonate, ma tutti ne conoscono ormai il contenuto. Tant'è che i servi più servili si sono già attivati per salvare il padrone da se stesso, intimando alla signorina Carfagna di dimettersi. Eh no, troppo comodo: prima di lei deve dimettersi chi l'ha promossa deputato e ministro. E poi, a ruota, tutti i ministri scelti dal Capo con lo stesso criterio: la cieca, prona servile obbedienza al Capo. Tra Mara e Angiolino Jolie o James Bondi, per dire, non c'è alcuna differenza. Sono tutte fotocopiatrici ad personam, solo che lei è molto più carina. Dunque sia chiaro: giù le mani dalla Carfagna. E basta parlare di "basso impero": quello, al confronto, era una cosa seria. In fondo, Caligola s'era limitato a nominare senatore il suo cavallo. Mica un asino. Piuttosto, quel che sta accadendo - tutti a parlare di telefonate che nessuno ha letto - è una bella prova su strada di quel che ci attende quando sarà in vigore la legge bavaglio sulle intercettazioni. Galera da 1 a 3 anni a chi pubblica atti di indagine "nel testo, nel contenuto e per riassunto". Black-out assoluto fino all'inizio del processo, cioè per anni e anni. I giornalisti sapranno tutto, come pure poliziotti, magistrati, avvocati, cancellieri, impiegati, politici. Ma non potranno più raccontarlo. Così sarà tutto un alludere, un insinuare, un fare l'occhiolino, un dar di gomito con tutti i ricatti del caso: "Ah, se potessi parlare", "Sapessi quel che c'è nel fascicolo", "Eeeh, non farmi dire", "Vieni in redazione che ti racconto tutto in bagno". Il ritorno alla tradizione orale. Ecco, sì, orale. Ora d'Aria.

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Al macero, anche gli accordi Rai-Biscione (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Al macero, anche gli accordi Rai-Biscione Quando venne travolta dallo scandalo fu costretta a lasciare il suo posto di direttore del marketing strategico della Rai. Oggi, Deborah Bergamini siede in Parlamento nelle fila del Pdl e nessuno conoscerà mai il contenuto delle migliaia di telefonate che vennero intercettate dalla procura di Milano che indagava sul fallimento Hdc. Molte di quelle conversazioni finirono sui giornali (fra queste la combine per nascondere i dati elettorali delle regionali in cui il centrosinistra stravinceva) quasi tutte, invece, sono state mandate al macero un mese fa perché penalmente irrileventi. Fra queste anche alcune di carattere "privatissimo" fatte dall'allora premier Berlusconi, ma anche conversazioni fra i vertici di Mediaset e alcuni dirigenti Rai. Un intrigo che guadagnò il nome di Raiset. Raiset.

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Un Paese impiccato al telefono rosso del Caimano (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Un Paese impiccato al telefono rosso del Caimano di Enrico Fierro / Roma Ma quelle intercettazioni piccantissime, ci sono o no? Perché tutti ne parlano, alcuni mantenendosi sulle "generali", altri entrando nei particolari più intimi della faccenda e facendo nomi: la tale ministra, la sottosegretaria, l'altra ministra ancora. Ma il bello della storia - si fa per dire - è che boatos, particolari da film hard, battutine sulle preferenze sessuali del premier, addirittura dettagli sui consigli che una delle telefoniste proponeva ad una sua interlocutrice su una particolare pratica amatoria, li puoi sentire non tanto nelle redazioni dei giornali, ma nel Palazzo. Basta farsi un giro alla buvette di Montecitorio e limitarsi a tendere l'orecchio dalle parti dei deputati del Popolo delle libertà, soprattutto i mancati ministri, gli aspiranti sottosegretari delusi e quelli che da Arcore hanno avuto in regalo "solo" un seggio da deputato. Insomma, quelli che hanno il dente più che avvelenato verso le giovani e belle colleghe con scrivania in qualche ministero. L'incubo: escono o non escono? "Ci sono, ci sono - riferiva ieri un parlamentare eletto al Nord - e sono devastanti per l'immagine di Silvio e dell'intero governo". Usciranno, è la domanda d'obbligo? La risposta è quella che Stefano Sattaflores, professor Palumbo, riservò ai suoi amici in C'eravamo tanto amati: "Boh". E allora chiediamo al nostro anonimo interlocutore perché Berlusconi tema così tanto la diffusione di quelle telefonate "porno-politiche". "Ma ragioniamo, qui - se le cose lette sui giornali - dovessero essere vere, viene fuori l'immagine di un uomo di 72 anni, dico 72, che passa buona parte delle ore notturne attaccato al telefono a farsi consolare da qualche signorina, oppure a lamentarsi delle sue defaillance. Un vecchio di 72 anni che non se ne perdeva una, e che - sempre se le cose lette sono vere - avrebbe promosso alcune sue amanti al ruolo di ministre e sottosegretarie. E tutto ciò non è devastante rispetto ad un Paese in crisi, dove i vecchi di 72 anni hanno problemi di pensione, di aumenti dei prezzi, di sanità che non funziona?.". Già, ma i sondaggi dicono che la stella del Cavaliere è in ascesa, più forte e brillante che pria. "Sondaggi a parte, chi pensa che gli italiani siano abituati a tutto si sbaglia, quando si parla di amanti nominate al governo - sempre ammesso che sia vero - si toccano corde molto sensibili". Machismi Chi a destra invece è sicuro che quelle intercettazioni hard se diffuse non farebbero altro che aumentare il tasso di simpatia e il consenso degli italiani nei confronti di Berlusconi è Vittorio Feltri. "Ammettiamo che in teoria venga fuori il nome di una ministra", ha detto al Riformista, "gli italiani sono tipi da bar sport e penserebbero che quelli sono affari privati del Cavaliere e basta. a quel punto la polemica ginecologica riguarderebbe i soliti moralisti della politica". Detto questo, però, il direttore di Libero è preoccupato: "Abbiamo bisogno di un premier, non di un frate trappista. Un premier che però ha un problema che rischia di diventare politico: la gnocca". Mara e le altre Il nome della ministra, quindi, che in realtà non è mai venuto fuori in modo esplicito. Ci sono state allusioni, bisbiglii, ma il nome no. Eppure, sul Corsera di ieri, compariva un lungo articolo, più un editoriale di Maria Laura Rodotà (Titolo: "Colpe non sue, smettiamo di insultarla") che parlava della ministra Mara Carfagna sotto attacco e della solidarietà bipartisan che la circonda. Ma le ministre del governo Berlusconi sono quattro, una, Giorgia Meloni (simpaticissima) si è subito tirata fuori in modo intelligente e spiritoso ("non ho il fisico"), poi ci sono le sottosegretarie. Una la racconta Il Riformista di ieri. "Ci sarebbero due ministre e una sottosegretaria, ampiamente citate nei giorni scorsi. In particolare una di loro si soffermerebbe con un'amica sul trattamento da riservare al Cavaliere alla maniera di Monica (la stagista di Clinton, ndr).". Insomma, "Berlusconi - scriveva Francesco Merlo su La Repubblica di ieri - non ha fatto ministre le belle donne ma i propri disturbi, le proprie patologie dissolutive". Roba da ultimi giorni di Pompei, insomma, un paese devastato da una crisi economica spaventosa è nelle mani - sempre se i boatos che soprattutto a destra circolano sono veri - di un uomo anziano senza più freni inibitori e quei pudori che la funzione pubblica e l'età normalmente impongono. Lo Stato sotto i tacchi Ma c'è di più, questa squallida vicenda rischia di provocare danni enormi all'immagine internazionale del Paese e di infliggere un duro colpo alla libertà di stampa e all'azione della magistratura. Berlusconi parla di gossip, di una manovra a suo danno ordita dai soliti pm militanti, vuole parlare in diretta tv alla Nazione, ma poi disdice appuntamenti, reagisce alla sua crisi personale, familiare e politica, stringendo la mascella e indurendo i toni. Non gli passa neppure per l'anticamera del cervello l'idea di parlare con chiarezza al paese, di rendere tutto accessibile e trasparente, di ammettere limiti e debolezze. Non gli piace il Clinton del caso Lewinsky che ammette e si scusa. Solleva polveri per far dimenticare agli italiani il prossimo importante processo che a Milano lo vede al centro di una inchiesta per corruzione in atti giudiziari. Un'accusa gravissima per un uomo di Stato. C'è poi l'inchiesta di Napoli, quella delle attricette raccomandate e dei tentativi di acquisto di senatori per fare cadere il governo Prodi. Oltre il gossip c'è ben altro: il tentativo di costruire un sorta di impero dello spettacolo, una mega-società per la produzione di fiction e format tv cui stava lavorando Agostino Saccà e che doveva vedere insieme Rai e Mediaset. Alla faccia delle concorrenza e della pluralità si andava costruendo Raiset, un monolite culturale. Il Grande Fratello del presidente ossessionato.

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Berlusconi, non è gossip è uno scandalo politico (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Berlusconi, non è gossip è uno scandalo politico "I sondaggi dimostrano che il fango senza fondamento dei pettegolezzi non hanno scalfito la fiducia degli italiani nel governo". Indispettito dalla forzata rinuncia al decreto sulle intercettazioni, Berlusconi lancia l'ennesimo affondo contro i magistrati, la stampa e l'opposizione. E parla di "patto scellerato tra riformisti e giustizialisti". Come se l'ennesimo scandalo di questi giorni fosse una faccenda di gossip e non di regole violate e di arroganza politica. Lombardo, Fierro, Flesca alle pagine 3 e 4.

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8 luglio, i promotori Sarà protesta civile Sul palco Travaglio, Colombo, Parisi, Sabina Guzzanti Fava: se ci sarà un attacco al Colle ce ne andiamo via (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del 8 luglio, i promotori "Sarà protesta civile" Sul palco Travaglio, Colombo, Parisi, Sabina Guzzanti Fava: se ci sarà un attacco al Colle ce ne andiamo via di Giuseppe Vittori / Roma BEPPE GRILLO non potrà esserci perché impegnato lontano da Roma, però interverrà a piazza Navona in videoconferenza. E Arturo Parisi sarà sul palco. I promotori dell'iniziativa dell'8 luglio contro le "leggi canaglia", vale a dire i provvedimenti del governo in materia di sicurezza e intercettazioni, hanno spiegato in una conferenza stampa a Montecitorio il senso della manifestazione. Paolo Flores d'Arcais, Pancho Pardi e Furio Colombo hanno negato che ci sia alcuna divisione con il Pd. Anche Antonio Di Pietro ha in parte tentato di gettare acqua sul fuoco delle polemiche, dicendo: "Non posso immaginare guerre fratricide al nostro interno quando l'opposizione, in questo momento, deve essere unita più che mai"; in parte ha lanciato altri messaggi al Pd e alle altre forze che hanno deciso di non aderire: "La conta non ci interessa, e invito coloro che stanno all'opposizione a non tifare che il proprio elettorato non venga". L'elenco delle adesioni lo fa Flores: sul palco si alterneranno Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Andrea Camilleri, Rita Borsellino, Moni Ovadia, Lidia Ravera e Arturo Parisi. "Ci sarà anche il professor Alexian Spinelli, rappresentante del popolo Rom, e molti militanti del Pd - sostiene il direttore di "Micromega" - che si stanno organizzando per essere presenti. Oltre a semplici cittadini". Tre gli slogan scelti: "L'articolo 3 della Costituzione - spiega ancora Flores - che parla dell'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge; poi, secondo slogan, la scritta che campeggia in tutti i tribunali, "la legge è uguale per tutti". Infine, il terzo: la frase di una sentenza della Corte Suprema degli Stati uniti del 1972 che sembra scritta per l'Italia di oggi". A citarla è Furio Colombo: "Nessun governo potrà censurare la libertà di stampa affinché la stampa sia libera di censurare i governi". Su quanti saranno in piazza martedì prossimo, Pardi sottolinea: "Non abbiamo il complesso di piazza San Giovanni. Anche se non ci sarà un milione di persone, l'importante è esserci e lanciare un messaggio. Questa è un'iniziativa civile che punta a riaprire un nuovo ciclo", a dimostrare anche che "piazza e riformismo vanno perfettamente d'accordo". In un'intervista a Tv7 anticipata dal Tg1 della sera Walter Veltroni fa sapere che non ci sta "ripensando" sull'adesione del Pd: "Io ho rispetto per gli organizzatori, per chi ha dato vita ai girotondi. In questi giorni ho letto tante cose. Non condivido". E a quella che Marco Pannella definisce "la saga dei moralisti" non ci saranno neanche i Radicali. Saranno invece in piazza Sinistra critica e il Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando. Sinistra democratica ha deciso di partecipare all'iniziativa già al congresso di Chianciano dell'altra settimana, ma il movimento politico guidato da Claudio Fava precisa che "non può essere una manifestazione polemica verso altre forze del centrosinistra bensì un atto di protesta civile e di rinnovata adesione ai principi della nostra Costituzione e delle sue Istituzioni", che avrebbe preferito un'iniziativa "senza interventi di esponenti politici", e soprattutto avverte: "Sarebbe un errore gravissimo se dal palco venisse attaccata la Presidenza della Repubblica, se così fosse ce ne andremmo cercando di convincere più gente possibile a fare altrettanto".

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C'è poco da spendere, le famiglie consumano meno Flessione del 2,7% in maggio, la crisi è strutturale . Alimentari e servizi i più colpiti (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del C'è poco da spendere, le famiglie consumano meno Flessione del 2,7% in maggio, la crisi è "strutturale". Alimentari e servizi i più colpiti di Laura Matteucci/ Milano CROLLOI consumi calano ancora. Tra redditi al palo e prezzi sempre più irraggiungibili, gli italiani fanno quello che possono: comprano meno, si muovono meno, vanno meno al ristorante e al cinema. E, ovviamente, quest'estate andranno meno in vacanza. A maggio l'Indicatore dei consumi di Confcommercio registra una flessione del 2,7% delle quantità rispetto al maggio 2007. Ma il vero problema è che si tratta del settimo segno negativo consecutivo: nei primi cinque mesi, la flessione è stata dell'1,8% contro il +1,1% dello stesso periodo del 2007. Una "crisi strutturale e profonda", come dice Confcommercio. Un dato molto preoccupante anche per Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che coglie l'occasione per ripetere: quello della crescita "è un grande tema e noi cercheremo di lavorare con i sindacati per andare nella direzione di aumentare la produttività e attraverso questa aumentare anche i salari". Perlomeno: "Bisogna chiedere al governo segnali per le fasce più deboli e politiche di sostegno", ammette. Anche dal sindacato arriva un appello al governo: "C'è una emergenza sociale. Il governo convochi subito le parti sociali e affronti il tema della ripresa dei consumi con una terapia d'urto - dice il segretario Cisl Raffaele Bonanni - Da giorni sollecitiamo le forze politiche a ritrovare il senso della responsabilità rispetto alla gravità dei problemi dell'economia, e alla insostenibile emergenza dei redditi dei lavoratori e dei pensionati. I consumi sono bassi perchè stipendi e pensioni sono troppo bassi". I sindacati chiedono "misure di crescita sul terreno degli investimenti e dei consumi, sacrificate nella manovra 2009-2011". Anche i consumatori tentano la carta del richiamo al senso di responsabilità: i consumi vanno a picco e il governo si occupa solo d'intercettazioni e grembiuli, dicono Adusbef e Federconsumatori. La situazione, dicono, è "drammatica": per modificarla "bisogna introdurre le tariffe sociali per luce e gas, e incrementare di almeno 1200 euro l'anno il potere di acquisto di lavoratori e pensionati, anche con strumenti fiscali". Vediamo i dati nel dettaglio. In caduta libera i consumi per "beni e servizi ricreativi", ossia cinema, sport, teatro ma anche cartoleria, libri e riviste o giochi, cd, dvd e articoli per il campeggio: una voce in flessione del 4,9%, in ripresa comunque rispetto ad aprile (-6%). Altre voci in picchiata sono i beni e servizi per la mobilità (-13,5%), e alimentari, bevande e tabacchi (-3,3%, del resto in aprile il calo fu del 4,4%). Segno meno anche per abbigliamento e calzature (-2,3%), ma in ripresa rispetto ad aprile (-6,8%). L'aumento dei prezzi peserà anche sulle vacanze. Secondo la Coldiretti il fatto che il 44% degli italiani a giugno non sia "mai andata a cena fuori o al bar" è un segnale anche per le vacanze. L'organizzazione, sulla base di un'indagine Axis per la Fipe, spiega che il 48% tira la cinghia perchè ha meno soldi disponibili, e che nei prossimi mesi il 71% "prevede di andare a mangiare con la stessa o con addirittura minor frequenza di giugno". La spesa, intanto, si fa sempre di più alle bancarelle. A ulteriore conferma, arrivano anche le stime della Cia-Confederazione italiana agricoltori dei consumi alimentari nei primi sei mesi dell'anno: in quantità, si è avuta una caduta di oltre il 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2007. I cali più accentuati si hanno per i derivati dei cereali (-4,8%, con il pane a -5,5%), per gli ortaggi (-5,5%), per la frutta (-1,8%), per l'olio (-5%), per la carne bovina (-3,4%). In controtendenza, invece, l'andamento dei consumi di latte e derivati (+3%), soprattutto yogurt e dessert, di pollame (+1,5%) e vino e spumanti (+2,5%). Nel complesso, gli alimentari a giugno sono aumentati del 6,1% rispetto a un anno prima.

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L'opposizione riformista non aspetta l'autunno (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del L'opposizione riformista non aspetta l'autunno Tenere insieme "questione sociale" e "difesa" di una "democrazia a rischio". Veltroni non aspetta l'autunno e non offre campo libero a Di Pietro e ai "nuovi girotondi". All'8 luglio di Piazza Navona il leader Pd risponde lanciando la raccolta di "cinque milioni di firme" per dire "no al governo che forza la mano sulla giustizia e non fa nulla per salari e pensioni, né per le famiglie in affanno". La manifestazione Pd annunciata per il dopo estate si organizza già da subito, in sostanza. Sulla base di una "iniziativa di massa" che incalza il governo. Cinque milioni di firme, numeri nettamente superiori alle adesioni su cui potrà contare la manifestazione dell'8 luglio, anche se questa non rappresenterà sicuramente un flop. II Pd, tuttavia, è attento a non contrapporre la sua petizione su economia e giustizia all'appuntamento al quale ha aderito anche Di Pietro. Veltroni, anzi, propone un Partito democratico "non ostile" a Piazza Navona, ma che marca il proprio profilo d'opposizione scegliendo strade diverse da quelle neo girotondine. E leggendo le parole del leader Idv - "l'8 luglio non sarà il giorno della conta contro il Pd" - o ricordando i toni con i quali ha stemperato interpretazioni anti loft dell'appuntamento di Piazza Navona, si comprende che nessun destino rende ineluttabile la rotta di collisione tra opposizione riformista e opposizione "radicale". O la demonizzazione reciproca sulla scelta di date diverse per scendere in piazza. Dipende anche dagli organizzatori, e dallo stesso Di Pietro, la possibilità che l'8 luglio non divenga una scadenza lacerante, a vantaggio di Berlusconi. Che ieri, dopo le firme anti-governo annunciate da Veltroni, ha accusato "la sinistra riformista" di aver siglato "un patto scellerato con l'ala giacobina e giustizialista della società italiana". Toni belligeranti che contraddicono i fatti concreti sui quali sta ragionando il premier su input di Gianni Letta. Il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio avrebbe sondato anche la disponibilità di Veltroni per un percorso di "rasserenamento politico e istituzionale" che possa permettere di rilanciare il dialogo sulle riforme, sul quale insiste il Quirinale. Il tragitto parte dal "mezzo passo indietro" (parole di Vannino Chiti) del governo sulle intercettazioni e proseguirebbe con il ritiro della norma salva-premier dal decreto sicurezza (il ministro ombra Pd, Tenaglia, ricorda che bloccherebbe "il 30% dei processi"). E ciò potrebbe avvenire all'interno di uno scambio che consentirebbe alla maggioranza di approvare il lodo Alfano in tempi rapidi (prima dell'estate, come legge ordinaria e sondando la disponibilità dell'opposizione a non ricorrere all'ostruzionismo). L'immunità per le Alte cariche dello Stato, poi, potrebbe diventare oggetto di una legge costituzionale da inserire nell'agenda delle riforme. Un percorso che sconta le diffidenze dell'opposizione, ma anche quelle di Berlusconi. Il Cavaliere pretenderebbe una sorta di salvacondotto d'impunità da far valere a Milano con i giudici del processo Mills o, in alternativa, un rallentamento dei procedimenti giudiziari - anche di quello napoletano - che investono l'inquilino di Palazzo Chigi. Richieste che, evidentemente, il premier ritiene praticabili, nella logica della giustizia uguale per tutti ma non per lui. E che dovrebbero "rasserenarlo" ancor di più dopo la distruzione di intercettazioni - più o meno imbarazzanti - considerate dai magistrati "irrilevanti ai fini del processo". Il Cavaliere abbassa i toni - e non procede per decreto - perché punta a ottenere per vie più morbide ciò che dovrebbe incassare a prezzo di uno scontro con il Capo dello Stato? Ieri, in realtà, Berlusconi si è scagliato ancora contro giudici e pm. "Avrà abbassato i toni - commenta Veltroni - ma ha rivolto accuse che il premier di un altro Paese non avrebbe mai fatto". È "il problema del rapporto con la magistratura", in realtà, "a dominare il governo". La nota.

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Napolitano: rispetto per gli equilibri tra politica e giustizia Una settimana al cardiopalma in cui il Quirinale-garante raccoglie un atto di rispetto del premier. Per ora (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Napolitano: rispetto per gli equilibri tra politica e giustizia Una settimana al cardiopalma in cui il Quirinale-garante raccoglie un atto di rispetto del premier. Per ora di Marcella Ciarnelli/ Roma A LEGGERE in filigrana, oltre le parole, il saluto che il Presidente della Repubblica ha inviato ai socialisti riuniti in Congresso, si comprende che nel giorno della tregua siglata nella mattinata da Silvio Berlusconi e che già nel pomeriggio cominciava a mostrare qualche crepa, Giorgio Napolitano ha voluto ribadire alcuni dei suoi convincimenti più forti. Un altro "messaggio in bottiglia" che questa volta auspica abbia maggior fortuna rispetto a quelli lanciati nei giorni della bufera più acuta. Ed ha voluto sottolineare la necessità che non venga mai smarrita la strada maestra di un corretto rapporto tra politica e giustizia secondo un equilibrio che, invece, in questi giorni è stato troppe volte vicino a saltare con conseguenza negative davvero difficili da prevedere. Il Capo dello Stato ha, dunque, scritto della necessità di una "costante ricerca di sintesi il più possibile condivise nel rispetto degli equilibri costituzionalmente definiti con particolare riguardo", ecco il punto, "al difficile rapporto tra politica e giustizia". Nel momento in cui lo scontro frontale ha rischiato di diventare quasi ineludibile il Presidente ha scelto di sottolineare ancora una volta la necessità che ai problemi del Paese si lavori -anche da posizioni differenti- per cercare di trovare soluzioni che, se non potranno essere condivise nella totalità, portino vantaggi a chi ne subisce il peso maggiore e cioè coloro che le conseguenze delle norme le subiscono. La speranza è che ci sia un cambio di passo in positivo rispetto alla conflittualità permanente che ha finora caratterizzare un inizio di legislatura, pur nata all'insegna della volontà di dialogo. Almeno sui grandi temi. E così non è stato. C'è bisogno di un rapporto dialettico tra le istituzioni. Tanto più che in prospettiva, anche ravvicinata, ci sono tutta una serie di ulteriori passaggi sia parlamentari che giudiziari che rischiano di far diventare di nuovo alta la tensione che le parole di Berlusconi sembrano aver solo affievolita. Molte le questioni aperte. Nelle aule di tribunale, in quelle parlamentari. E se la forzatura del decreto legge sulle intercettazioni non c'è stata, anche davanti alla possibilità che il Quirinale potesse valutarlo per lungo tempo e poi, non ravvisando l'urgenza, magari rimandarlo al mittente, è anche vero che il Cavaliere troppe volte è sembrato voler rallentare la marcia, per poi riprenderla con maggior vigore all'improvviso, fuori da ogni sede istituzionale. Il Colle ha seguito l'evolversi di queste ultime giornate convulse con attenzione e preoccupazione. Lo scontro tra maggioranza e opposizione ha messo a dura prova la tanto auspicata dialettica costruttiva. E resta aperta, tra le altre, la questione del decreto-sicurezza entro cui è stato infilato l'emendamento salva processi, che al momento non sembra sarà ritirato, e che entro il 25 dovrà essere approvato, pena la decadenza, per poi essere firmato dal Capo dello Stato. E' quella firma che crea turbamenti al premier e, forse, l'ha convinto ad abbassare i toni. Non si sa fino a quando.

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Il Comitato di redazione de l'Unità con i fiduciari delle redazioni di Bologna (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Comunicato del Comitato di Redazione sull'incontro con il nuovo editore de l'Unità Il Comitato di redazione de l'Unità con i fiduciari delle redazioni di Bologna e Firenze, insieme al segretario nazionale della Fnsi, Franco Siddi, ha incontrato giovedì il presidente Renato Soru. Nel corso dell'incontro il nuovo editore ha illustrato le linee guida di una strategia per il rilancio de l'Unità. Il Cdr valuta positivamente il disegno prospettato dall'editore che, partendo dalla valorizzazione della testata fondata da Antonio Gramsci, che - come sottolineato dal presidente - ha le sue radici nella storia della democrazia e della sinistra italiana, punta a uno sviluppo multimediale che accompagni e anticipi le trasformazioni del panorama dell'informazione, non solo italiana. La concezione del "marchio" l'Unità come tratto identitario e unificante di un progetto, quello prospettato dall'editore, che si articola nella carta stampata, nell'on-line, nella tv digitale, perfino nelle iniziative culturali, può, infatti, aprire nuovi scenari per il futuro della testata. E può permettere di mobilitare passioni e iniziative utili a non ridurre, ma anzi a potenziare, le voci che si oppongono a una visione addomesticata dell'informazione di cui è esempio il disegno di legge "bavaglio" del governo sulle intercettazioni che, non a caso, la Fnsi ha radicalmente contestato. La rappresentanza sindacale guarda, altresì, con interesse alla rinnovata attenzione per l'informazione locale e all'obiettivo di rivolgersi a un pubblico ampio, al mondo democratico, di centrosinistra e di sinistra, alle nuove genera- zioni, alle realtà sociali, al mondo cattolico. Il giudizio positivo del Cdr sulla visione strategica della nuova proprietà, naturalmente, dovrà essere confermato dalla verifica dei fatti concreti, dalle scelte immediate dell'azienda a sostegno del giornale, dalla definizione del piano industriale e di quello editoriale. Sarà determinante a questo proposito la qualità dei rapporti tra l'editore e una rappresentanza sindacale vigile e attenta alla difesa delle prerogative contrattuali, che si impegnerà da subito per tutelare e valorizzare le professionalità di cui è ricca la redazione. Professionalità mortificate, anche dal punto di vista economico, da logiche aziendali cui è mancata negli ultimi anni una visione improntata allo sviluppo del giornale. L'era del "contenimento" - che ha penalizzato il quotidiano anche in edicola - speriamo sia stata definitivamente archiviata. Il Cdr, da questo punto di vista, valuta positivamente la nomina del nuovo Consiglio d'amministrazione della società editrice che, pur transitorio nella sua composizione - visto che i progetti illustrati dal nuovo editore richiedono un surplus di managerialità e di visione strategica - costituirà l'interlocutore aziendale che mancava da mesi. L'Unità può ripartire in fretta, quindi, anche proseguendo con gli impegni relativi alla ricapitalizzazione. Pur prendendo atto del progetto di una Fondazione - senza fini di lucro - che dovrà detenere la proprietà della testata, e al di là del rapporto costante che avrà con il CdA, il Cdr ha chiesto al presidente Soru, che ha dato la sua positiva disponibilità, un contatto costante e costruttivo che serva a determinare un futuro positivo per il giornale. Il Cdr de l'Unità.

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L'Unità e le mille anime del centrosinistra Ieri alla stazione di Trastevere mi  (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del l'Unità e le mille anime del centrosinistra Ieri alla stazione di Trastevere mi è capitato di ricevere, gratuitamente, "Liberazione", il quotidiano dei comunisti italiani. Non lo avevo mai letto e ci ho trovato molte idee della cosiddetta "sinistra radicale". Io sono un convinto assertore del principio che "Al Tappone", detto anche Burlesconi, debba smettere di condizionare il mondo politico italiano. Per poter raggiungere questo obbiettivo occorre che tutto il "centro sinistra" si ricompatti, si riunisca, per poter diventare maggioranza. Se dobbiamo fare qualche rinuncia nelle nostre alleanze, facciamole con qualche gruppo della ex Margherita (per esempio Rutelli e qualche altro). Debbo subito dire che l'unico giornale che da spazio a tutto il centro sinistra è "l'Unità". Dando questo spazio svolge anche un lavoro di ricucitura fra le varie componenti del nostro mondo politico di sinistra. Io naturalmente andrò alla manifestazione organizzata da Di Pietro e a quella in autunno che organizzerà Veltroni. Ogni contatto che avrò - con amici e compagni - sarà teso a riportare insieme la nostra unità, la nostra unione, sempre per mandare a casa "Al Tappone". Sì, perchè mi convinco sempre più che ogni giorno che passa è un avviarsi, non al fascismo, ma al "berlusconismo" che è qualche cosa di più pacchiano del fascismo, ma sicuramente un regime dove si fa tutto quello che dice una sola persona, un solo padrone, spesso ridicolo. Padellaro, Colombo, Travaglio e Soru, come possono fare per far diventare "l'Unità" il giornale, il quotidiano che dà l'indirizzo unitario a tutto quel mondo che va dalla Bonino a Di Pietro a Veltroni, dalla Rosi Bindi a Bertinotti, da... Franco Rosi Intercettazioni: saranno "irrilevanti" ma sono indicative... Cara Unità, si dice che le telefonate intercorse tra Belusconi e Saccà - come quelle intercettate tra dirigenti, uomini politici e di affari - non andrebbero pubblicate perché "penalmente irrilevanti". Ma dal punto di vista morale, culturale, del costume, della mentalità sono molto rilevanti: esse rivelano volgarità, cinismo, disprezzo della donna, del bene comune, spregiudicatezza nella gestione del potere e della cosa pubblica tutta usata a interessi di parte o personale. Se queste cose diventano moralmente e politicamente irrilevanti, anzi guadagnano consensi e approvazione e legittimazione popolare, vuol dire che siamo in una situazione talmente degradata da lasciare del tutto sgomenti e senza parola. Luigi Fioravanti Presidente del Consiglio o soltanto del suo partito? Cara Unità, avete notato il cartellone riassuntivo dell'operato di questo governo che Berlusconi aveva davanti al Consiglio dei ministri? A parte il contenuto discutibile e dubbio, la cosa che fa maggiormente ribrezzo è l'intestazione: Berlusconi, il Popolo delle Libertà. Vale a dire il suo partito. Se si fosse davvero sentito lui stesso un uomo di Stato, l'intestazione sarebbe dovuta essere diversa, tipo: Presidenza del Consiglio dei ministri, Repubblica Italiana, o comunque qualcosa che riguardi tutti. No, lui governa per il suo partito, che coincide con lui stesso. Governa per se stesso e lo manifesta ormai senza ritegno. Non si maschera più. Che tutti vedano, e soprattutto chi lèha votato. Dopotutto, dalla vittoria elettorale a oggi, non ha mai detto che sarebbe stato a capo del governo di tutti gli italiani. Mauro Medici Va bene che Caligola fece senatore il suo cavallo ma non stiamo esagerando? Caligola fece senatore il suo cavallo... E tuttavia, Caligola non era pazzo del tutto, dietro quella nomina si celava un ben preciso disegno politico. In ogni modo non risulta che l'imperatore intrattenesse con il quadrupede relazioni erotiche. Paolo Cova Capisco il Pd ma anche il bisogno di protestare Capisco le preoccupazioni del Pd a manifestare in Piazza su posizioni non sempre condivisibili, anche per i modi in cui si esprimono e nei quali ho anch'io difficoltà a riconoscermi, tuttavia l'attacco alle istituzioni, dal Parlamento al Capo dello Stato, alla magistratura è forte e preoccupa gli elettori del Pd, che sentono l'urgenza di manifestare civilmente il loro dissenso e di sostenere il diritto dei cittadini ad una giustizia in tempi certi e uguale per tutti, come sentono fortemente il bisogno di manifestare affinché l'informazione sia libera e la magistratura indipendente. Si tratta di diritti sanciti dalla Costituzione e fondamentali perché un Paese possa definirsi democratico. Ora sono messi in discussione e ora bisogna difenderli. I parlamentari è giusto che svolgano il loro compito in Parlamento, ma i cittadini non possono far finta di non sapere. Auspico che il Pd trovi il modo di sostenere l'indignazione e la giusta protesta degli italiani, perché senza questi contributi gli stessi parlamentari avranno difficoltà a condurre con successo la loro battaglia in Parlamento. Angiola Oddi Come cittadino anch'io mi sento "fratello di sangue" Cara Unità, Nando Dalla Chiesa e Pina Maisano Grassi (che cito anch'io rispettando l'ordine alfabetico), da "fratelli di sangue" quali sono, hanno scritto una lettera aperta al magistrato "ignoto", che sicuramente nel pieno rispetto della legalità, ha revocato il regime di detenzione previsto dal 41 bis per l'ergastolano mafioso omicida e stragista, Nino Madonia. A differenza loro, godo della fortuna di non avere la memoria di un padre e di un coniuge vigliaccamente assassinati dalla criminalità organizzata, ma sento vivo il bisogno di manifestarmi quale mi sento a mia volta, "fratello di sangue" loro e di tutti i cittadini italiani che avvertono di essere vittime delle mafie. Si fa un gran parlare in queste ore di intercettazioni che non si dovrebbero ascoltare, e si afferma che dovrebbero essere comunque tacitate, senza essere sfiorati dalla vergogna, per evocare così anche l'immagine del "sasso in bocca" alla libera stampa, e dimenticando le parole di Sandro Pertini, che affermava che "il peggiore scandalo è quello di soffocare lo scandalo". Contemporaneamente colpisce come uno schiaffo violento, il silenzio che ancora ha accompagnato il rievocare, non di una intercettazione, ma di un discorso a due voci fatto in chiaro e ricordato da Curzio Maltese su la Repubblica del 1 luglio, discorso svolto da Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, per definire ""un eroe" Vittorio Mangano, boss morto nel carcere di Pisa con una condanna per tre omicidi". Non possiamo continuare a far finta di niente, cantare "fratelli d'Italia" quando gioca una nazionale, e ignorare la nostra condizione di "fratelli di sangue", a cui dobbiamo ad un tempo ribellarci per rendere onore. Vittorio Melandri.

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Preso nel paradiso del surf l'ex Nar Bragaglia Arrestato in Brasile, latitante dall'82: condannato a 15 anni per banda armata e detenzione di armi da guerra (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Preso nel paradiso del surf l'ex Nar Bragaglia Arrestato in Brasile, latitante dall'82: condannato a 15 anni per banda armata e detenzione di armi da guerra Ha chinato la testa e ha detto: "Sì, sono io". Pier Luigi Bragaglia non ha opposto alcuna resistenza agli agenti della polizia brasiliana e, dopo aver detto di chiamarsi Paolo Luigi Rossini Lugo, cittadino venezuelano, ha ammesso di essere l'ex Nar oggetto del mandato d'arresto federale che gli è stato esibito. È finita così, dopo 26 anni, buona parte dei quali trascorsi in Brasile, la latitanza dell'ex estremista nero. Lo racconta uno degli investigatori del Ros che da aprile è sulle sue tracce e che ha partecipato anche alle ultime fasi delle indagini, fino alla cattura. I carabinieri sono arrivati in Brasile attraverso una serie di accertamenti che hanno riguardato, tra l'altro, le persone con cui Bragaglia è rimasto in contatto in questi anni, compresa la sua famiglia. "Gli elementi che avevamo raccolto - spiega l'investigatore - ci hanno spinto fino a Ilhabela, una piccola isola a poche miglia dalla costa e a 210 chilometri da S.Paolo. Un posto turistico, paradiso dei sub e dei surfisti". A Ilhabela, i carabinieri e la polizia federale hanno cercato per tre giorni, 24 ore al giorno, una conferma certa che l'uomo che gestiva quel piccolo albergo, lo "Chalet do Paolo", fosse proprio l'ex Nar ricercato ormai da un quarto di secolo. Lo hanno fatto attraverso servizi di osservazione, pedinamenti, intercettazioni ambientali e telefoniche. "Giovedì pomeriggio alle cinque la polizia brasiliana lo ha fermato. Noi osservavamo la scena. Prima gli hanno chiesto se fosse lui Paolo Luigi Rossini Lugo, il nome con cui era conosciuto in Brasile, e lui ha risposto di sì. Poi gli hanno detto "C'è questo per lei" e gli hanno mostrato il mandato di cattura federale con il suo nome italiano: a quel punto ha ammesso di essere Pier Luigi Bragaglia e si è consegnato, senza fare alcuna resistenza".

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Rai, diario di un sospeso (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Rai, diario di un sospeso Ho trascorso anch'io una giornata al telefono e nel mio piccolo ho avuto grande solidarietà. Non mi hanno chiamato i Fiorello, i Banfi, i Panariello, i grandi dello spettacolo, ma tanti lavoratori della Rai per manifestarmi il loro affetto. Poi ho letto, come sempre, i giornali e in alcuni ho visto la mia foto accanto a quella di Agostino Saccà, e ho pensato che a volte il destino è proprio ingiusto, per il direttore Saccà non per me. Osservando bene il suo volto ridente e la mano che saluta i fotografi, probabilmente gli ho rovinato un po' la festa e sinceramente me ne dispiaccio perché doveva essere il giorno del suo grande ritorno, invece è diventato un po' anche il mio, anche se per me la porta era girata dall'altro verso: in uscita. Mi sono venute in mente anche altre cose, strane coincidenze, Aldo Grasso che recentemente ha scritto sulle pagine del Corriere che uno che fa il "Libro nero della Rai" dovrebbe non solo essere licenziato ma anche cacciato dall'azienda in cui lavora, e dopo poco mi arriva un provvedimento di sospensione. Non ho rubato, non ho né molestato né preso a male parole alcuna o alcuno, ho solo espresso un parere personale attraverso un articolo pubblicato su l'Unità, su una vicenda, quella di Saccà che andava avanti da troppi mesi, anche per un atto di giustizia nei suoi riguardi. Ma anche un giudice di Roma si è espresso in questo senso, per fortuna che quel tribunale non è la Rai altrimenti avrebbe rischiato qualche giorno di allontanamento dal lavoro e dallo stipendio. In azienda lo hanno fatto un po' tutti, prima Minoli sulle pagine del Riformista dove era anche per la santificazione Saccà e dalle intercettazioni telefoniche si è capito il perché, poi il presidente Petruccioli che ha dichiarato al mondo intero: "I comportamenti documentati di Saccà sono incompatibili con l'esercizio di una funzione dirigente in Rai, infine il consigliere Rognoni anche lui contro. Pure a loro, immagino, arriverà sicuramente un procedimento disciplinare. Accidenti dimenticavo gli amici dell'Unità, a cui verranno tolti un po' di contributi per aver pubblicato il 4 maggio l'articolo incriminato, l'associazione Articolo 21, a cui appartengo, per essere sempre in prima linea nel difendere la libertà di pensiero e di parola, lì non si può togliere nulla perché tutto quello che viene fatto è frutto delle nostre tasche e soprattutto l'amico avvocato Domenico d'Amati che dovrà rinunciare alle ferie per fare ancora una volta un po' di giustizia.

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Le mani dei boss sui lavori del golf resort decapitate le famiglie mafiose di agrigento (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina VIII - Palermo Appalti, criminalità e politica: 33 arresti. Svelati rapporti tra uomini d'onore e agenti dei servizi segreti Le mani dei boss sui lavori del Golf resort decapitate le famiglie mafiose di Agrigento La regola mafiosa degli appalti continua ad essere quella del tre per cento. Tanto erano costretti a pagare gli imprenditori della provincia di Agrigento. O in denaro o in forniture. E per chi non si adeguava c'erano pesanti minacce, anche con una pistola puntata in faccia: così accadde a uno degli imprenditori impegnati nella realizzazione del "Rocco Forte Golf Resort", una maxi opera a Sciacca da 120 milioni di euro. Per qualche tempo, la vittima preferì non lavorare più. Ma adesso le indagini dei carabinieri, coordinate dai pm Gianfranco Scarfò e Rita Fulantelli, hanno messo fine ai ricatti. Il blitz scattato ieri ha riguardato 33 persone: 9 erano già in cella, le altre sono state bloccate con un provvedimento di fermo. Nell'elenco della Dda ci sono gli uomini ritenuti al vertice delle famiglie di Sciacca (Accursio Dimino), Burgio, dei mandamenti del Belice (Gino Guzzo), di Lucca Sicula (Salvatore Imbornone) e Ribera (Franco Capizzi). "è una delle operazioni più importanti realizzate nell'Agrigentino", dice il procuratore Francesco Messineo. Molti imprenditori erano ricattati, quattro sarebbero stati complici. In manette sono finiti Antonino Maggio, Vitino Cascio, Francesco Fontana e Biagio Smeraglia (nella sua abitazione c'erano due rilevatori di microspie): trenta società sono state sequestrate. Le cimici e le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia hanno svelato i segreti di una mafia che in quella parte di Sicilia è ancora potente, e soprattutto in grado di tessere grandi relazioni. Così, Gino Guzzo era stato consigliere comunale della Dc e membro della commissione speciale per la gestione dei fondi destinati alla ricostruzione dopo il terremoto del Belice. A Burgio, invece, la lotta fra i fedelissimi di Giuseppe Falsone e Maurizio Di Gati aveva avuto anche ripercussioni nella vita politica cittadina. Durante la campagna elettorale del 2002, le due cosche che si contendevano il potere avrebbero appoggiato i candidati che si sfidavano nell'urna. E i contrasti proseguirono anche dopo l'elezione. Con una scia di attentati ai rappresentanti in consiglio comunale. La lunga indagine dei carabinieri ha messo ancora in luce personaggi che flirtavano con le cosche ma anche con altri poteri. Nicolò Di Martino sarebbe stato vicino al clan di Burgio e alla massoneria. L'imprenditore Mario Davilla avrebbe accettato visite di agenti dei servizi segreti, nonostante la sua fedeltà alla cosca di Burgio: è lo stesso Davilla a raccontarlo a Guzzo, non sapendo di essere intercettato. Davilla sostiene che avrebbe voluto tagliare corto con quei rapporti. Ma l'amico lo invita a proseguire: "Gli dobbiamo lasciare la porta aperta, vediamo come". Nel mirino dei boss erano finiti i cantieri di una decina di appalti pubblici: Il raddoppio della bretella Menfi-Sciacca, il metanodotto Mazara-Menfi, l'acquedotto di Burgio. I mafiosi intercettati erano agguerriti. Uno dei peggiori nemici era considerato il pm Luca Crescente, morto d'infarto nel 2003: le sue indagini hanno portato lontano. s.p.

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Un patto con la 'ndrangheta e il traffico di stupefacenti dietro la scalata dei nuovi padrini (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina VIII - Palermo L'allarme Un patto con la 'ndrangheta e il traffico di stupefacenti dietro la scalata dei nuovi padrini Un nuovo gruppo dirigente avrebbe già sostituito i vecchi padrini fedeli a Bernardo Provenzano: è più di una ipotesi per i magistrati e gli investigatori di polizia e carabinieri, che non hanno mai smesso di indagare attorno a Bagheria. Il blitz "Grande mandamento", del gennaio 2005, aveva portato in carcere tutti i padrini storici della cittadina, dagli Eucaliptus ai Greco, poi le condanne e infine la cattura di Provenzano avrebbe segnato la svolta. I primi segnali sono arrivati quando le microspie della polizia hanno registrato richieste di pizzo e traffici di droga: così è comparso il gruppo dei quattro finito in manette giovedì sera. Si muovevano con sicurezza, vantando anche il possesso di armi micidiali. Ma soprattutto, ostentando fedeltà a un nuovo gruppo dirigente. Da due mesi andavano avanti le intercettazioni della squadra mobile. Il piano del gruppo era giunto ormai in fase avanzata. Per questa ragione, la Procura ha deciso di intervenire, anche a costo di sacrificare i possibili sviluppi dell'indagine. Restano in libertà i nuovi quadri dirigenti di Bagheria, restano nel mistero i contatti che la mafia siciliana avrebbe ormai intrapreso con alcune potenti cosche calabresi. Proprio quest'ultimo aspetto è da mesi all'attenzione della Direzione nazionale antimafia.

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Formaggi scaduti, la mukki nelle indagini (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina V - Firenze Formaggi scaduti, la Mukki nelle indagini Cedeva merce alla società che poi "riciclava" illegalmente gli scarti La Tradel invece di fare mangimi destinava i prodotti al consumo umano Per la Finanza ci sarebbero "precise responsabilità" della Centrale Smaltire costa, riciclare può essere invece fonte di guadagno. Sembrerebbe una pratica virtuosa, ma applicata a mozzarelle e formaggi scaduti ha dato vita - secondo la Guardia di Finanza e la magistratura di Cremona - a una colossale frode alimentare alla quale non sembra estranea la Centrale del latte di Firenze. La Mukkilatte, infatti, era una delle fornitrici di formaggi scaduti alla Tradel, la società di Casalbuttano (Cremona) che si occupava del ritiro dal commercio di prodotti lattiero-caseari e che, secondo le accuse, aveva messo in piedi "una dolosa attività di riciclaggio e rigenerazione di prodotti non impiegabili nella produzione di alimenti ad uso umano". Lavorando anche materiale avariato e talora infettato da vermi e da escrementi di topi, la Tradel e le consociate Megal e Sical rivendevano poi quella miscela - destinata nel migliore dei casi ai mangimi per gli animali (ma anche su questo ci sarebbe da discutere) - come "prodotto di prima qualità", sotto forma di pasta omogenea di prodotto caseario semilavorato base per la fabbricazione di nuovi formaggi "da destinare all'alimentazione umana". Questa attività di riciclaggio di formaggi "sporchi" aveva fra i suoi protagonisti (inconsapevoli o meno, questo lo deciderà la magistratura) anche la Centrale del latte di Firenze. La Guardia di Finanza di Cremona ritiene che le investigazioni abbiano configurato "precise responsabilità" a carico di una serie di società, "le quali a vario titolo e al fine di trarre un ingiusto profitto patrimoniale hanno concorso con Domenico Russo (a cui sono riconducibili Tradel, Madel e Sical, e che mesi fa è stato arrestato - ndr) nella adulterazione e nella contraffazione di sostanze alimentari lattiero-casearie, rendendole pericolose per la salute pubblica". Nell'elenco della Finanza figura anche la Centrale del latte di Firenze. Dal 2004 e fino al settembre 2007 la Mukki ha consegnato alla Tradel i suoi formaggi e le sue mozzarelle scadute. Roberto Saviano ha spiegato in "Gomorra" come tanti industriali del centro-nord abbiano affidato lo smaltimento dei loro rifiuti alla camorra grazie ai prezzi stracciati praticati dai clan, senza preoccuparsi della destinazione di oli combustibili, prodotti chimici e altri rifiuti pericolosi o tossici. Nel caso delle aziende lattiero-casearie che conferivano i loro prodotti scaduti alla Tradel, la Finanza ha scoperto che non solo non pagavano per lo smaltimento (che sarebbe costato 35 centesimi al chilo) ma anzi venivano pagate dallo "smaltitore" (cifre da 0,01 centesimi in su). E ciò costituisce, secondo gli inquirenti, un indizio inquietante circa la consapevolezza da parte delle aziende fornitrici che i loro prodotti scaduti, anche quelli ridotti in condizioni indescrivibili, sarebbero stati rimessi in circolo. In alcune intercettazioni del dicembre 2006 Russo e un suo collaboratore discutono della merce "totalmente scaduta" proveniente dalla Centrale del latte di Firenze e da una azienda di Brescia. "Noi quando arriva la merce mica ci mettiamo a guardare la scadenza - dice Russo - noi abbiamo i documenti, guardiamo il prodotto, lo selezioniamo, lo sconfezioniamo dopodiché si fanno le verifiche analitiche". Insomma, a sentir loro, sarebbero i fornitori a inviare merce di pessima qualità. Alcune delle aziende fornitrici sono fortemente sospettate di aver riacquistato i loro scarti rilavorati. La Mukki sul punto è categorica: mai acquistato merce dalla ditta indagata per frode alimentare. Ma sulla sorte degli scarti che consapevolezza c'era? "Il nostro problema - ha spiegato il capitano Agostino Brigante della Finanza di Cremona - era quello di riuscire a capire se le grandi aziende fossero consapevoli di dove finissero i loro scarti: abbiamo scoperto che sapevano che i prodotti ritirati dal mercato sarebbero stati rimessi in circolo". L'inchiesta, dunque, è tutt'altro che conclusa. (f.s.).

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"ma bisogna aprire un confronto che coinvolga tutta la coalizione" (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina II - Bologna Le minoranze chiedono consultazioni allargate anche alla sinistra e all'Italia dei Valori "Ma bisogna aprire un confronto che coinvolga tutta la coalizione" De Maria: c'è un eccesso di pessimismo del tutto immotivato "Brutte sorprese nel 2009? Basta con questo immotivato pessimismo". Il segretario provinciale del Pd Andrea De Maria stoppa così l'allarme di Filippo Andreatta sulle primarie "blindate e istituzionali" e invita chi vuole a presentarsi: "Finora l'unica candidatura vera è quella di Sergio Cofferati, che è sindaco in carica. Il suo è un nome "istituzionale" per forza, nessuno è blindato". Ma le minoranze, dai bindiani ai prodiani, alzano la voce e chiedono dal palco dell'assemblea cittadina di ieri sera "primarie di coalizione", allargate alla sinistra e a Italia dei Valori. "Non capisco la polemica di Andreatta e gliene parlerò - dice De Maria - io credo che per il 2009 partiamo da un dato molto solido, che è quello delle politiche, dove abbiamo preso il 49% dei consensi. Questo non vuol dire che la vittoria sia già certa anche alle amministrative, ma questo eccesso di autocritica che nasce all'interno del Pd non aiuta ed è assolutamente immotivato". Sulla possibilità di una candidatura dello stesso Andreatta poi, caldeggiata da alcune frange del partito, De Maria apre la porta: "Mi dispiace se non si presenta, mi pareva un'ottima candidatura". Ma se il segretario di via della Beverara getta acqua sul fuoco, dal Pd cresce l'appello a primarie vere e aperte a tutta l'alleanza. Non una competizione interna al partito insomma, ma aperta a tutta la possibile coalizione. Una richiesta già fatta pubblicamente da Sinistra Democratica e dalla rete Unirsi, e ora raccolta anche dalle diverse anime del Pd. "Condivido l'allarme di Andreatta. Le primarie come le stiamo facendo rischiano di diventare "blindate" sul nome del sindaco. Ma il risultato del 2009 non va dato per scontato - dice il consigliere della ex Margherita Giovanni Mazzanti, da sempre molto vicino al deputato "bindiano Antonio La Forgia - e per riaprire davvero il dibattito bisogna fare primarie di coalizione, solo così può esserci una competizione vera. Bisogna partire da lì per ricostruire il rapporto con la sinistra, che con Cofferati abbiamo perso per strada. Questo sindaco ha un problema politico, quello di non aver saputo tenere insieme la sua coalizione". "Le primarie hanno un senso solo se misurano la temperatura di tutto il centrosinistra, non solo del Pd" spiega anche Andrea Papini, deputato Pd. "Per questo vanno allargate all'intera coalizione. Da Italia dei valori a Sd. Cofferati non intercetta quell'area". Stesso appello che arriva anche da Riccardo Lenzi, della rete Unirsi, e da Paolo Orioli, membro del gruppo di lavoro per le primarie creato dal Pd bolognese. "Se Andreatta ritiene che le primarie debbano essere vere si candidi - dice la deputata Sandra Zampa - questa partita delle primarie deve chiudersi velocemente e bisogna che ci siano nomi veri e di peso come il suo". Soddisfatto il consigliere di Sd Gianguido Naldi: "Noi da tempo chiediamo che si apra la competizione anche alle forze di sinistra e a candidati in grado di garantire la ricostruzione dell'alleanza". Candidati, cioè, "diversi da Cofferati". (s. b.).

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Tabaccheria pepe la moto della rapina era stata rubata (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina VII - Bari San Pasquale Tabaccheria Pepe la moto della rapina era stata rubata "Non è stato un rischio. Solo lavoro". Con tre punti di sutura alla testa, uno degli agenti della squadra mobile che ha fermato i baresi Vincenzo Masella e Nicola Losito per la rapina alla tabaccheria Pepe, ripercorre così l'accaduto. I due pregiudicati, di 26 e 23 anni, arrestati giovedì con l'accusa di rapina aggravata, porto illegale di arma da fuoco, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, sono ora nel carcere di Bari. Mentre il giorno dopo, di fronte al dirigente Luigi Liguori che ribadisce l'attenzione sul fronte della sicurezza, uno dei poliziotti si schermisce: "L'operazione non è durata più di tre minuti. In un turno di 9 ore, non è che un episodio". Come la pistola calibro 7.65 brandita da uno dei due, prima contro le titolari e i clienti della tabaccheria in via Amendola e poi, in strada, verso gli agenti. Le pattuglie hanno intercettato i pregiudicati mentre uscivano dalla tabaccheria, con i caschi calati sul viso, e salivano a bordo della Ducati rossa rubata da pochi giorni. Brevissimo l'inseguimento fino a via Lattanzio, con Masella in manette dopo una colluttazione con l'agente, il bottino recuperato e il complice in fuga a piedi. Si era rifugiato in un negozio di ottica: "Qualcuno mi vuole picchiare". Per lui le manette sono arrivate dopo un'ora. (francesca savino).

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Registrazioni "irrilevanti" così la distruzione (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Custodite in plichi sigillati Registrazioni "irrilevanti" così la distruzione NAPOLI - Le conversazioni intercettate durante l'inchiesta Berlusconi-Saccà e ritenute "irrilevanti" ai fini del prosieguo del procedimento sono impresse su supporto informatico e custodite in un plico sigillato. Si tratta di alcune decine di colloqui che non sono stati trascritti e sul cui contenuto non è stata disposta consulenza. La decisione sull'opportunità di procedere alla distruzione delle telefonate dal contenuto privato spetta al giudice, dopo aver sentito le parti interessate. Nei giorni scorsi, a seguito delle indagini condotte dalla Procura di Napoli e sfociate nella richiesta di rinvio a giudizio per corruzione avanzata nei confronti del premier e del dirigente Rai, è stata instaurata la procedura davanti al giudice Luigi Giordano. La questione viene trattata in un clima di grande riservatezza. Nel caso in cui il gip dovesse accogliere la richiesta di mandare al macero le intercettazioni, il provvedimento sarebbe poi affidato al pubblico ministero per l'esecuzione. La Procura, a sua volta, darebbe incarico alla polizia giudiziaria di procedere alla materiale eliminazione dei dialoghi. Il materiale informatico viene reso definitivamente illegibile, mentre i documenti cartacei finiscono nel tritacarte. (d.d.p.).

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Intercettazioni, il gip deciderà entro sette giorni - dario del porto (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Intercettazioni, il gip deciderà entro sette giorni Berlusconi chiede il trasferimento a Roma. Mills, rinforzata la ricusazione della Gandus DARIO DEL PORTO NAPOLI - Fair play a Napoli, scontro a Milano: sono i due binari paralleli lungo i quali cammina il luglio giudiziario di Silvio Berlusconi, diviso tra l'inchiesta Saccà e il processo Mills. In gran segreto, martedì scorso, Niccolò Ghedini e Michele Cerabona, difensori del premier, e il pm della Procura di Napoli, Vincenzo Piscitelli, titolare delle indagini che vedono il premier imputato di corruzione in concorso con il dirigente Rai, hanno concordato insieme al giudice Luigi Giordano di anticipare di un giorno l'udienza fissata per decidere sulla sorte delle intercettazioni telefoniche del Cavaliere. Una possibilità contemplata dall'ordinamento e dettata dall'esigenza di tenere l'appuntamento al riparo dalla pressione mediatica che sta accompagnando l'inchiesta. Ma soprattutto, una mossa indice di un clima di gentlemen agreement tra le parti quasi inedito in vicende dall'impatto così dirompente, oltre che impensabile alla luce dell'avvelenato dibattito politico di queste ore. L'udienza si è dunque celebrata giovedì pomeriggio, in un Palazzo di giustizia deserto. Il giudice si è riservato le conclusioni. Prima di decidere sulla distruzione delle conversazioni giudicate irrilevanti, alcune decine, e sull'eventuale trasmissione al Parlamento della richiesta di autorizzazione all'utilizzo dei sei colloqui ritenuti rilevanti per la posizione del premier, il magistrato dovrà sciogliere il nodo della competenza territoriale. Secondo i legali di Berlusconi, il fascicolo deve essere trasferito da Napoli a Roma. Il giudice Giordano dovrebbe depositare il provvedimento entro la fine della settimana. Tutt'altra atmosfera, invece, quella che si respira a Milano, dove il presidente del Consiglio è alle prese con il processo sul caso Mills: la difesa di Berlusconi ha integrato con una memoria aggiuntiva l'istanza di ricusazione nei confronti del presidente del collegio Nicoletta Gandus. Gli avvocati del premier hanno sollevato eccezione di incostituzionalità dell'articolo 39 del codice di procedura penale in relazione ai criteri di valutazione delle ricusazioni. Norma che, a giudizio della difesa, sarebbe contraria al dettato della Carta nella parte in cui prevede la possibilità, per il giudice, di non astenersi anche quando gravi ragioni di convenienza suggerirebbero il contrario. La documentazione è all'attenzione della quinta Corte di Appello di Milano, che il 10 luglio dovrà valutare l'istanza della quale. Il pg Laura Bertolè Viale si è espressa per l'inammissibilità della richiesta. Il processo invece riprende lunedì: è prevista la deposizione dei consulenti della difesa.

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Nella terza repubblica del gossip silvio vittima del chi la fa l'aspetti - filippo ceccarelli (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il premier ora si lamenta del pettegolezzo, ma prima si è dato pubblicamente in pasto Nella terza Repubblica del gossip Silvio vittima del chi la fa l'aspetti Prima del voto del 2006 prometteva l'astinenza sessuale in cambio di una vittoria Nessuno come Berlusconi ha trasformato il personale in pubblico FILIPPO CECCARELLI La sera dell'8 aprile di quest'anno, all'apice della campagna elettorale, l'uomo politico che in questi giorni condanna gossip negativi e pettegolezzi inquinanti ha rivelato a una sua giovanissima e omonima fan incontrata sui bastioni di Alghero di essere stato concepito dai suoi genitori in un boschetto: "E' per questo che mi chiamo Silvio, che viene da "selva"". E quindi: "Indaga anche tu con i tuoi... ". Nella penultima campagna elettorale, del resto, nel febbraio 2006, sempre in Sardegna l'allora presidente del Consiglio Berlusconi aveva pubblicamente promesso la propria astinenza sessuale, che sarebbe una faccenda piuttosto privata, in cambio della vittoria. All'offerta votiva, del tutto inedita nella storia politica italiana, era stato chiamato a cerimoniere un incauto sacerdote. Qualche giorno dopo si è saputo che nottetempo, in un estremo e inusitato sforzo propagandistico, il Cavaliere aveva telefonato a una hot-line - trovando peraltro un'operatrice già ampiamente convinta di votare Forza Italia. L'intemerata berlusconiana contro la "pornopolitica" (espressione coniata alla fine degli anni settanta da Mino Pecorelli) era comunque di là da venire. Pochi giorni fa, in prima fila alla messa Vip di Portorotondo, il presidente ha ritenuto di aprire platealmente la questione della comunione ai divorziati rivolgendosi al vescovo, durante la liturgia. Che la fede sia una questione personale è tutto da dimostrare, anche se in genere si tratta di argomenti delicati, che non si vanno a strombazzare. Ebbene: di Berlusconi, da un paio di giorni severo cultore della serietà e della riservatezza, il giorno dopo i maggiori quotidiani hanno intervistato non uno, ma due confessori, don Corsani e don Zuliani, entrambi giustamente prodighi di buone parole. L'esistenza di un terzo confessore, don Rossi, "cappellano di Arcore", si deve allo stesso Cavaliere, che ne ha parlato di recente dal palco durante un'altra indimenticabile performance davanti ai circoli di Dell'Utri. Don Rossi "era molto generoso quando gli confessavamo le nostre birichinate, io ero più birichino di Marcello". Nell'accordargli una piccolissima penitenza, secondo Berlusconi, il sacerdote dava conto della propria benevolenza: "Se io fossi nelle sue condizioni, non sa cosa farei!". Il problema, continuava il futuro nemico del gossip fra le risate del pubblico, è che "mia moglie l'è venuto a sapere": dal che don Rossi venne allontanato. Tutto questo per indicare i contenuti e le modalità espressive attraverso i quali di norma - ma gli esempi possono riempire un volume d'enciclopedia - a partire da se stesso il presidente del Consiglio concepisce, misura e fissa i confini tra sfera pubblica e privata. Ma tutto questo, anche, per chiedersi se ci si rende conto dell'importanza che il gossip ha assunto nel discorso pubblico. Se non sia divenuta l'unità di misura della macchina comunicativa e un elemento distintivo dell'odierna classe politica. E se per caso non sia sfuggito di mano a quest'ultima, con esiti al momento del tutto imprevedibili. Come quel cartello comparso a Vicenza nel corteo contro l'allargamento della base militare americana: "Veronica, scrivi una lettera anche a Prodi!". Perché Berlusconi può anche aver ragione rispetto ai colloqui telefonici intercettati. O comunque si può umanamente capire. Ma al tempo stesso egli è davvero l'ultimo a potersi lamentare della cultura del pettegolezzo; e non solo per i modelli che da Dinasty al Grande Fratello la tv commerciale ha introdotto nell'immaginario italiano. Il punto vero è che quell'entità che con qualche pigrizia si definisce gossip è la classica arma a doppio taglio. E nessuno come Berlusconi a tal punto l'ha utilizzata da aver trasformato ciò che era personale in pubblico. Vedi il riverbero della sua immagine che straborda, il valore assegnato alla ricchezza, l'energia del lusso, la suggestione dei paesaggi e della compagnia, l'insediamento di un stile signorile e cortigiano (maggiordomo, cuoco, musico, trainer, guardie, servi). Vedi ancora l'ostensione dei graffi e dei lividi dopo i bagni di folla e la barzelletta, la canzonetta, la battuta galante o machista. E il rito dello shopping, i gioielli alle parlamentari, i cambi di costume di scena, gli interventi estetici e sanitari, il linguaggio, i gestacci, i desideri e tutto quanto insomma da sempre Berlusconi innesca come spontaneo dispositivo per attirare l'attenzione su di sé nel modo più efficace: dandosi in pasto. Difficile pensare che questa auto-cannibalica visibilità non abbia un prezzo, o non comporti un contrappasso. Così come al netto del moralismo, dell'ipocrisia o di qualsiasi impostazione berlusco-centrica, è facile pensare che nel vuoto delle ideologie e nel deserto dei progetti il gossip sia già diventato qualcosa che certo influenza la narrazione di questa Terza, forse, Repubblica. Si pensi alla partita giocatasi attorno alla malattia di Bossi; alle vicissitudini coniugali di Fini; alle implicazioni economiche che tengono insieme il leader centrista Casini e il suocero. Si pensi al fatto che durante l'ultimo congresso ds si parlò di "mobbing"; o all'assai plausibile ipotesi che fra le concause del disastro elettorale di Rifondazione ci siano le frivolezze e le vanità mondane dei Bertinotti. Tutto è talmente pubblico, oggi, e tutto è al tempo stesso così terribilmente privato da far venire il sospetto che non si possa fermare vietando o distruggendo delle intercettazioni telefoniche.

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"il popolo del pd in piazza con noi" - carmelo lopapa (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

"Il popolo del Pd in piazza con noi" Flores attacca, Di Pietro frena. Moretti: è mutato il Dna del Paese La mappa dei casi contestati. Libera-zione: una follia azzerare votazioni nelle sezioni Grillo aderisce e manda un video Parisi ci ripensa e mette in forse la sua presenza CARMELO LOPAPA ROMA - Il caimano già campeggia sui manifesti, i girotondi ricominciano a ruotare. Roma, Piazza Navona, martedì alle 18. Piazza per la giustizia indipendente, per l'informazione libera e ovviamente antiberlusconiana. Sarà la stessa - e non a caso - dalla quale l'urlo di Nanni Moretti ha scosso nel 2002 la sinistra all'opposizione. Sarà aperta a tutti coloro che vorranno esserci, spiegano i promotori Furio Colombro, Paolo Flores D'Arcais e Francesco Pancho Pardi nel presentare l'iniziativa a Montecitorio. Niente "guerre fratricide al nostro interno, l'opposizione deve essere unita" chiosa al loro fianco Antonio Di Pietro per disinnescare la mina che l'8 luglio rischia di esplodere tra lui e i democratici: "La conta non ci interessa e invito coloro che stanno all'opposizione a non tifare che il proprio elettorato non venga. Chi non vuole venire vada al mare". Certo, Veltroni, Franceschini e gli altri big del Pd non ci saranno, ma, mette in chiaro il direttore di Micromega Flores, "ci saranno molti militanti di base del Pd: si stanno mobilitando, ci scrivono in tanti". Di Pietro si spinge oltre e l'appello lo rivolge pure agli elettori del centrodestra. Il regista Moretti scioglierà lunedì la riserva, se andare o meno. "Non sono molto ottimista per l'Italia - ha detto ieri al Tg3 - . Il problema del Paese ormai è l'assuefazione. è successo qualcosa nella testa della gente, è come se fosse cambiato il dna degli italiani". Ha aderito ma alla fine non andrà, "perché impegnato" dicono gli organizzatori, Beppe Grillo. Difficile non collegare l'assenza alle polemiche dei giorni scorsi, in ultimo le accuse di qualunquismo "pericoloso" rivoltegli da Rita Borsellino, anche lei sul palco. Il comico-predicatore ha invitato i suoi internauti ad andare, ci sarà comunque un suo messaggio in videoconferenza. E tanto basta per indurre Arturo Parisi, unico politico che avrebbe dovuto prendere la parola l'8 luglio con Di Pietro, a mettere in forse la sua partecipazione. L'adesione resta, l'ex ministro fa sapere di apprezzare i contenuti ma non le "forme" dell'iniziativa: avverte del rischio di una deriva qualunquista, non vorrebbe confondere la sua "voce con quelle populiste che rischiano di segnare la manifestazione". Al fianco dei promotori, sul palco si alterneranno Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Andrea Camilleri, Rita Borsellino, Beppe Giulietti, Moni Ovadia, Lidia Ravera, il professor Alexian Spinelli in rappresentanza del popolo Rom. Ritorna il girotondino della prima ora Paul Ginsborg. Sulla piazza sventoleranno anche bandiere rosse. Esponenti del Prc (pur con distinguo) e del Pdci, di Sinistra democratica e del Pcl di Marco Ferrando, le associazioni dell'ex Sinistra arcobaleno e la Sinistra critica. Claudio Fava, segretario di Ds, già mette le mani avanti: sarebbero "gravissimi" eventuali attacchi al capo dello Stato, in presenza dei quali l'invito è ad abbandonare la piazza. Intanto Fava e i suoi esprimono rammarico per la presenza sul palco di Di Pietro: "Avremmo preferito una manifestazione senza interventi di esponenti politici". Non ci sarà, ma è scontato, Piero Fassino ("Non vado in piazza con Di Pietro"), e per analoghi motivi nemmeno Marco Pannella e i radicali ("Non andremo alla saga dei moralisti"). Tre gli slogan attorno ai quali ruoterà la manifestazione, elenca Flores: "L'articolo 3 della Costituzione, la scritta che campeggia in tutti i tribunali "la legge è uguale per tutti", una sentenza della corte suprema degli stati uniti del 1972 che sembra scritta per l'Italia di oggi". Colombo la cita, a memoria: "Nessun governo potrà censurare la libertà di stampa affinché la stampa sia libera di censurare i governi". Al centro, non solo il lodo Alfano, la norma blocca-processi e la "vergogna delle impronte ai bimbi rom", ma anche intercettazioni, presunte telefonate roventi del premier, scandali potenziali e pornopolitica. "Non ci interessa cosa fa dentro una camera da letto questo o quel personaggio - sintetizza Di Pietro - . Ma se c'è qualcuno che viene nominato ministro o viene assunto in Rai, è giusto che la pubblica opinione sappia chi è al governo e come utilizza il suo potere". La macchina dell'8 luglio, molto volontariato e fai-da-te, è in moto. I dipietristi stanno mobilitando poco meno di diecimila militanti. L'obiettivo, per ora prudentemente taciuto, è di portare in piazza almeno 20 mila persone.

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Il polverone del cavaliere - (segue dalla prima pagina) (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Commenti IL POLVERONE DEL CAVALIERE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) In una democrazia si sarebbe discusso dello scandalo vero: e cioè l'incredibile commistione tra un alto dirigente della tv pubblica e il leader politico proprietario della rete concorrente. Invece il patto scellerato Rai-Mediaset è stato oscurato dal polverone suscitato dalle intercettazioni scabrose che tutti dicono di conoscere ma che nessuno di noi ha visto e che - come ha scritto D'Avanzo - sono state in parte distrutte e in parte messe sotto chiave a Napoli. Il monarca si è infastidito e ha usato tutti i suoi poteri, legislativo, economico e mediatico, per mettere a tacere le voci. Da padrone delle televisioni si è convocato per dare spiegazioni in una delle sue reti e poi si è sconvocato. Quindi ha deciso di chiudere l'incidente, nel corso di una conferenza stampa in cui non erano previste domande, con un monologo dove si è presentato ancora come martire della magistratura. Fine della ricreazione. Berlusconi ha detto che queste vicende non interessano agli italiani. E' doppiamente vero. Primo, perché quello che interessa o non interessa agli italiani, da molti anni, lo decide direttamente Berlusconi, da dominus assoluto dell'informazione. Secondo, perché davvero sembra importare poco. Quand'anche fosse deflagrato con la pubblicazione dei dialoghi veri, ormai mandati al macero, il caso delle ministre forse non avrebbe suscitato questo grande scandalo. Magari all'estero sì, ma non in Italia. La maggioranza dei cittadini non si è scandalizzata neppure quando Berlusconi, in campagna elettorale, ha definito "eroe" il boss mafioso Mangano. La maggioranza dei cittadini non si scandalizza quando, ogni giorno, vengono picconati pezzi di Costituzione e si attenta all'indipendenza della magistratura. La maggioranza non si scandalizza per l'avanzata di un regime feudale che trasforma i cittadini, poco a poco, in sudditi. A Berlusconi l'elettorato ha dato stavolta una delega in bianco. Qualunque cosa abbia fatto, faccia o dica, l'importante è che il premier mantenga la sua fama di mago e risolva con un colpo di bacchetta la crisi, tramutando il declino in nuovo boom economico. Una fede immotivata, visti i precedenti, ma nonostante questo incrollabile. Meglio, tanto più incrollabile quanto più irrazionale. Tuttavia, poiché nessuna comunità riesce a sopravvivere senza un'istanza etica, non sarebbe giusto concludere che siamo diventato un paese totalmente amorale. Questa sarebbe almeno una soluzione chiara. Siamo al contrario una nazione che pullula di piccoli moralisti, ansiosi di ripristinare una legalità piccola ma feroce, nei confronti della piccola criminalità. L'antipolitica s'incarica poi di convogliare l'indignazione verso bersagli odaitissimi quanto irrilevanti. L'aumento di stipendio di un consigliere comunale oggi provoca inauditi furori, mentre "non interessa" che Berlusconi in quindici anni di politica si sia arricchito più di quanto potranno fare migliaia di amministratori locali in molte vite. Il mancato arresto di una borseggiatrice rom risulta assai più intollerabile della sicura impunità di grandi bancarottiere, colpevoli di aver rovinato migliaia di famiglie. La consulenza di poche centinaia di euro affidata da un assessore a una lontana parente, magari capacissima, suscita un'ondata di biasimo sociale, ben superiore all'eventuale nomina a ministro di un ex velina. La circostanza che le ministre chiacchierate siano le stesse cui il premier affida i solenni compiti di promuovere nel Paese una battaglia per la meritocrazia e la pari dignità fra i sessi, aggiunge soltanto un tocco di grottesco alla generale perdita di senso. In tanti anni di egemonia, il berlusconismo è riuscito nel capolavoro. La vita pubblica italiana è ormai la replica perfetta della poltiglia televisiva. Un blob grondante di volgarità e stupidità dove si capisce benissimo chi comanda e chi serve, come si ottiene il successo, quali sono il ruolo delle donne e i compiti del pubblico: applaudire e ridere a comando. Chi non sta al gioco, è cancellato dallo schermo. Negli intervalli, passano gli spot. Perfino il presidente del consiglio interrompe le conferenze stampa ufficiali per far passare spot dei suoi manifesti di partito. Alle minoranze dei non assueffatti, dei non rassegnati, fa male pensare al patrimonio di civiltà, cultura, intelligenza, opportunità che questo paese ha bruciato negli ultimi quindici anni per inseguire i problemi, le fantasie, i deliri, i progetti di un piccolo uomo. Ma al momento non s'intravvedono alternative all'orizzonte e i sondaggi che il Cavaliere sbandiera sono reali. E' reale la perdita di memoria collettiva di una Macondo dove un giorno bisognerà trovare nuovi nomi per le cose. S'è perso il ricordo stesso della grandezza. Dopo aver riscritto la Costituzione materiale e la storia repubblicana, forse nei prossimi anni si riscriverà anche la letteratura. Nella prossima versione per le scuole dei I Promessi Sposi, Lucia la dà senza tante storie a Don Rodrigo, che se ne vanta al cellulare con l'Innominato e gli chiede di trovare un posto a lei e a Renzo. Don Abbondio siede da tempo alle massime cariche dello stato, Azzeccagarbugli è ministro di giustizia. E' difficile però cambiare il finale, Perché in questi casi, alla fine, arriva sempre la catastrofe, arriva la peste. Per quanto Don Ferrante, ministro dell'economia, sia molto ottimista.

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Obama inciampa sul ritiro dei soldati dall'Irak (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 159 del 2008-07-05 pagina 15 Obama inciampa sul ritiro dei soldati dall'Irak di Redazione La stampa Usa attacca: Barack non sa decidere da Washington Un candidato per tutte le stagioni, un nuovo Obama ma non migliorato. L'Irak scatena la stampa americana sui radicali cambi di posizione dettata dall'aggiustamento al centro del candidato democratico. "Le posizioni che mutano con le stagioni di Obama si stanno moltiplicando: il Nafta, la riforma del finanziamento elettorale, le intercettazioni, la spilletta a stelle e strisce, il controllo sulle armi. Che cosa c'è rimasto? l'Irak, ed il cambio di posizione sta già arrivando" scrive il Washington Post. "Nel mio calendario di 16 mesi, se andate a controllare tutto quello che ho detto, ho sempre posto come condizione il fatto che le nostre truppe siano al sicuro" ha detto Obama ieri in North Dakota, roccaforte repubblicana. Parole che sono state lette come una vera e propria frenata sul ritiro, che è stato uno dei messaggi centrali delle primarie, tanto che il suo staff ha convocato in tutta fretta una seconda conferenza stampa per correggere il tiro. Affermando di non voler essere "frainteso" e di non volersi lasciare "spazio di manovra sull'Irak", Obama ha ribadito che "intende mette fine a questa guerra: il mio primo giorno di presidenza convocherò il capo degli Stati Maggiori Riuniti e gli darò un nuovo mandato". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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I rom di Verona e chi deve chiedere scusa (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 159 del 2008-07-05 pagina 42 I rom di Verona e chi deve chiedere scusa di Redazione Fs: nessun ritorno al passato Notiamo con piacere che lo stesso Petraroli, autore del pezzo pubblicato sulla sua testata sabato scorso "A Trenitalia le macchine costano più dei ferrovieri", s'avvede di non poter attribuire all'attuale gestione delle Ferrovie dello Stato le scelte prese nel periodo 2001-2002. Una precisazione è tuttavia fondamentale per amor di verità: non esiste alcun ritorno "ai vecchi metodi" così come descritto nell'articolo. L'eliminazione delle stampanti Urmet non farà certo ripiombare le Ferrovie dello Stato nel passato e non è neppure il presupposto - come è stato scritto - per la riassunzione di personale. Anzi. Come ormai tutti sanno, oggi la tecnologia web permette di mantenere vantaggi di produttività e soluzioni molto più pratiche, come l'invio delle comunicazioni direttamente sul palmare o la stampa di documenti da remoto. Infine, una annotazione: Trenitalia non è il nuovo nome delle Fs, come erroneamente scritto nell'articolo ("Le Fs, oggi Trenitalia..."), bensì la società di trasporto del Gruppo Fs, il quale raccoglie sotto di sé molte altre società, ognuna delle quali con un suo preciso core business. Per citarne solo alcune: Rfi, la società dell'Infrastruttura, Italferr, la società d'Ingegneria, Grandi Stazioni e Cento Stazioni. Federico Fabretti Direttore Centrale Relazione con i Media e Redazione di Gruppo Grazie della precisazione. Berlusconi, Di Pietro e il turpiloquio Un lettore sulla Stampa del 30 giugno sostiene che le espressioni colorite che Di Pietro usa riferendosi al presidente del Consiglio, rappresentano quanto molti italiani pensano di Berlusconi e prosegue elencando le espressioni colorite che il presidente del Consiglio avrebbe usato da quando è sceso in campo contro i suoi avversari politici, con ciò giustificando il comportamento dell'ex magistrato di Mani Pulite e assolvendolo dal turpiloquio. Parimenti si potrebbe, allora, affermare che, tanto per usare un'espressione colorita, Di Pietro sia un imbecille perché questo è quanto pensano di lui molti italiani, senza, però, considerare che se tutti propagassero ai quattro venti quello che pensano avvocati e procure avrebbero il loro bel da fare. Enzo Todaro - Canton Ticino Mi dissocio dal turpiloquio. Non siamo mica dei Veronesi, noi. Per aiutare Di Pietro ci sarà "toga amica" L'onorevole Ghedini ha preannunciato querela per diffamazione nei confronti di Di Pietro per le sue offensive dichiarazioni sul presidente Berlusconi. Mi chiedo che speranza ha di vincere la causa se a decidere sono i compagni/amici di Di Pietro. Pochissime, è ovvio. Il disco rotto di Veltroni Ad ogni mosca che vola, ormai, dobbiamo sentire il fastidioso disco che ripete le parole di Veltroni: "il dialogo con la maggioranza è terminato"; evidentemente tale musica è gradita al leader del Pd se ce la propina in continuazione, offendendo tutti gli elettori che solo pochi mesi fa hanno voluto premiare Berlusconi: a mio parere il comportamento dell'opposizione è gravissimo, primo perché ha costruito un governo ombra e non una maggioranza responsabile; secondo perché invita solo dopo pochi mesi dalle elezioni a scendere in piazza, segno evidente che democrazia, serietà e correttezza non le conoscono nemmeno. Lettera firmata e-mail Disco sempre più rotto. E rosso (come i suoi bilanci). Tutto aumenta, la giustizia non paga Il primo luglio sono scattati gli ennesimi aumenti di luce e gas. Naturalmente ciò comporterà ulteriori aumenti su tutti i generi di consumo. Ma la nostra Giustizia che riesce a far processi a tutto e a tutti, salvo poi farli decadere per svariati motivi, non potrebbe farne uno solo, magari, ma portarlo a termine e affibbiare l'ergastolo a quei bischeri fra Verdi, ambientalisti, ecologisti e fra quei giornalisti che li hanno sostenuti, per danneggiamenti gravi al popolo italiano: per aver impedito l'adozione del nucleare energetico? La nostra magistratura, piuttosto chiacchierata, per usare un puro eufemismo, ne ricaverebbe senza dubbio riscatto e immediato prestigio, mentre noi, poveri tartassati, spremuti e beffati, potremmo avere almeno la magra consolazione di saperli al sicuro dall'ira popolare, e nell'impossibilità assoluta di far ulteriori gravissimi danni al nostro Paese. Lettera firmata - Genova Non confondiamo: i verdi sono già stati processati dalla storia e dagli elettori. Ora chiedono scusa per l'errore (Chicco Testa) e stanno fuori dal Parlamento. Ci è voluto un po', ma giustizia è stata fatta, senza bisogno di invocare sempre i magistrati. Non siamo mica dei Travagli, noi. Il Csm e il rispetto della Costituzione Condivido in pieno il contenuto dell'articolo a firma Mauro Mellini. Berlusconi ha miliardi di ragioni per dire ciò che dice. Non se ne può proprio più. Questi signori che hanno occupato posizioni di potere, che non sono loro costituzionalmente riconosciute, la devono smettere una volta per tutte. Se il presidente della Repubblica non se la sente di preservare, com'è suo preciso dovere, nel rispetto del dettato costituzionale, intervengano energicamente i presidenti di Camera e Senato. L'articolo 105 della Costituzione fissa tassativamente gli ambiti nei quali può e deve operare il Csm. Gioacchino Gambatesa e-mail Lo ha ricordato anche il presidente Napolitano. Ha visto? Sul caso Forleo Nell'assolvere Clementina Forleo, il Csm ha platealmente sconfessato l'austero Procuratore Generale della Cassazione, il quale invece ne aveva chiesto la condanna (censura e trasferimento d'ufficio) con l'accusa di "abnorme comportamento": già indagava su Unipol e Coop rossa, in più aveva sconsideratamente richiesto di poter utilizzare alcune intercettazioni telefoniche che coinvolgevano parlamentari sacri alla sinistra. La gip Forleo potrà ora continuare l'inchiesta e ottenere quanto a suo tempo richiesto? E il Pg di Cassazione continuerà a essere considerato autorevole? Giovanni Volpi - Milano Mah © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Quel no a Matrix ha salvato Veltroni (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 159 del 2008-07-05 pagina 1 Quel no a Matrix ha salvato Veltroni di Gianni Baget Bozzo Molti elettori di Berlusconi attendevano con animo sospeso e interessato ma sereno la grande sfida del leader alla magistratura. Berlusconi li ha delusi. Ma essi hanno capito. Egli ha rinunciato a formalizzare il conflitto tra Parlamento e magistratura, un vero conflitto istituzionale su chi comanda in una democrazia che è uno Stato di diritto: se il Parlamento o i giudici. È una patologia inedita nella storia delle democrazie una magistratura che è un potere definito dal Financial Times come "assoluto". La sfida a Matrix ha mostrato che Berlusconi comprende la gravità del gioco che la magistratura ha messo in campo. E sa bene che, se il suo elettorato reggerebbe la prova, quello del Partito democratico non terrebbe. Alle elezioni di questo Parlamento il Popolo della libertà si è presentato in condizioni diverse da quelle che i suoi partiti avevano avuto in tutte le elezioni precedenti. In quelle Berlusconi si è dimostrato come colui che difendeva dall'egemonia comunista le istituzioni e la democrazia italiana. Ora le cose sono molto più gravi, perché è in crisi il sistema Italia: non solo sul piano politico, ma su quello economico, sociale, finanziario. È la crisi della vita, non quella della libertà, il tema che Berlusconi ha posto all'elettore e che l'elettore ha compreso. L'elettore ha affidato al centrodestra l'onere dello Stato, la cui figura era da decenni collocata a sinistra dai comunisti e dai democristiani. Ora stava al centrodestra guidato da Berlusconi il compito di esprimere una direzione culturalmente diversa da quella originata dal Pci e dalla Dc. Era una scelta assai diversa da quelle precedenti, perché partiva dal fatto che il popolo aveva ormai compreso che la sinistra, anche nella forma del Pd, era un vuoto politico. Il partito di quei magistrati che sono contro Berlusconi avrebbe goduto se Berlusconi avesse posto il dito accusatorio sulla magistratura come insieme. Ciò avrebbe permesso al partito delle toghe anomali di mettere in difficoltà il Partito democratico e spingerlo verso il braccio armato del giustizialismo, Antonio Di Pietro. Questa volta la manovra delle intercettazioni tende a riportare il clima di guerra civile in Italia perché il Pd è uscito dalle elezioni troppo debole per poter assumere, sia pure dall'opposizione, la funzione di Stato. Destra e sinistra erano andate alle elezioni senza attacchi personali tra i leader per permettere una collaborazione formale sia nella gestione del Parlamento sia nelle riforme della legge elettorale ed, eventualmente, della Costituzione. Dalle elezioni politiche è risultato che il Pd non è una forza politica capace di avere la fiducia di un elettorato che vuole la potenza dello Stato e il governo dell'economia. Il tempo dunque appartiene al centro destra, è la sua ora, ma è evidente che il governo Berlusconi, anche con il linguaggio di Giulio Tremonti, ha creato uno spazio di intesa tra il linguaggio della destra e quello della sinistra. La possibilità di salvare l'Italia spetta a una collaborazione democratica che era già in corso e che ora magistrati anomali hanno voluto interrompere, mettendo Veltroni in una situazione impossibile, quella di non poter trovare il suo spazio tra Berlusconi e Di Pietro, tra il governo e la piazza, tra le istituzioni e la magistratura anomala. Se Berlusconi avesse formalizzato il conflitto con la magistratura, Veltroni sarebbe finito nelle braccia di Di Pietro. L'elettorato del centrodestra aveva invece approvato la collaborazione tra i due maggiori partiti. Pubblicando le intercettazioni sulla vita personale di Berlusconi e dei suoi ministri raccolte mediante intercettazioni, è stata violata ogni certezza del diritto privato e del diritto pubblico. La magistratura anomala è un problema per la democrazia, sia per la destra sia per la sinistra. L'elettore non ha desiderato, votando Berlusconi, un nuovo conflitto con il linguaggio della guerra civile. Comprende quindi che le sorti del Partito democratico, che la magistratura anomala tiene "in gran dispitto" interessino anche il centrodestra. Scegliendo di non formalizzare la rottura con la magistratura anomala andando a Matrix, Berlusconi non ha fatto un passo indietro. Ha risposto al mandato degli elettori, anche di quelli che avevano votato per Veltroni e non per Di Pietro. Gianni Baget Bozzo bagetbozzo@ragionpolitica.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<La difendo, così la rovino> (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

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N. 159 del 2008-07-05 pagina 0 "La difendo, così la rovino", ecco il tiro alla Carfagna di Michele Brambilla "Il commendator Bernasconi non è un ladro": il titolo, apparso qualche anno fa su un quotidiano locale, è rimasto nella storia di quella città e un po' anche in quella del giornalismo. Stava in testa a un articolo di cronaca che dava conto delle specchiate virtù di uno dei personaggi più in vista di quel piccolo mondo di provincia: un uomo perbene, lavoro e famiglia, chiesa e associazionismo, tante cariche pubbliche. Non sono vere, si leggeva, le voci su traffici, contrabbando, mazzette: tutte balle. Senonché la mattina dopo il commendator Bernasconi tirò su il telefono e chiamò il direttore del quotidiano per sollevarlo di peso: razza di idioti, che cosa vi viene in mente? Nessuno - né un magistrato, né un giornale - aveva mai accusato lo stimatissimo cumenda di alcunché, e quel titolo aveva tutto il sapore della classica excusatio non petita. Da quel giorno in città cominciarono a girare le voci sugli affari non troppo onesti del commendator Bernasconi. Non sappiamo se quel titolo fu l'autogol di un ingenuo che credeva di baciare la pantofola al potente di turno, oppure una coltellata nella schiena inflitta con sadismo e ipocrisia. Ma non c'è bisogno di avere studiato l'arte della propaganda dal dottor Goebbels per capire che se si vuole sputtanare qualcuno senza pagarne le conseguenze, e senza passare per killer, non c'è tecnica migliore che far finta di difenderlo. A Mara Carfagna, in questi giorni e ieri in particolare, è stato applicato il trattamento del commendator Bernasconi: si è detto e si è scritto smettiamo di insultarla, merita la nostra solidarietà, è una vergogna che la stiano attaccando, non deve dimettersi. Attacchi? E quali attacchi? E perché mai dovrebbe dimettersi? Così deve aver pensato il lettore, semplice uomo della strada che nulla sapeva delle voci sul conto del ministro per le Pari opportunità, e nulla avrebbe continuato a sapere se sui giornali non fossero fioccati gli appelli pro-Carfagna, i "basta con i veleni", le difese d'ufficio delle professioniste del "mi sento offesa come donna". Fino all'altro ieri i pissi pissi bao bao su Mara Carfagna e le intercettazioni telefoniche erano roba che girava nei retrobottega della politica e in quegli ambienti mefitici che sono le redazioni dei giornali: sconcezze vere o asserite giravano da un politico a un giornalista e viceversa, ma restavano pur sempre tra pochi addetti ai lavori. I lettori sapevano - ammesso che siano davvero interessati - che c'erano, o almeno si diceva che c'erano, gossip scottanti, telefonate sconvenienti, roba di sesso insomma. Ma tra chi e chi? Quelle intercettazioni non si sa neanche se esistono e in ogni caso, ammesso che esistano, e che qualche giornalista le abbia, non si possono pubblicare, o perlomeno non sta bene pubblicarle. E allora, come far sapere Urbi et Orbi che è proprio lei, la bella ministra, a essere chiacchierata? Come fare a rovinarla senza esibire neanche la sbobinatura di un brigadiere? Ecco allora il lodo Bernasconi. Basta un qualsiasi Massimo Donadi, capogruppo dell'Italia dei Valori: "Se Bill Clinton avesse fatto Monica Lewinsky ministro, la vicenda sarebbe diventata di rilevanza politica oppure no?". Ecco le prime paroline chiave. Monica Lewinsky: per quale pratica è diventata nota Monica Lewinsky? Seconda parola chiave: ministro. Chi sarà mai il ministro? Ci pensano i giornalisti a completare l'opera. Uno, appena riportata la frase di Donadi, scrive: "Non fa il nome della Carfagna ma...". Un altro aspetta qualche riga in più e ci fa sapere: "La responsabile delle Pari opportunità, Mara Carfagna, taglia corto: non mi occupo di intercettazioni". Il passo successivo è la foglia di fico. Si raccolgono i pareri di una solidarietà trasversale. Politici e intellettuali di destra e sinistra si stracciano le vesti, "il paragone con la Lewinsky è una volgarità gratuita" dice una, "la colpa non è sua" dice un'altra, non deve dimettersi; "poveretta, qui si mesta nel fango", e intanto il fango finisce nel ventilatore. Mara Carfagna non la conosco: mai vista né sentita. Se avesse fatto qualcosa di male, troverei giusto che venisse cacciata. Ma vorrei che le accuse fossero certe, serie, e soprattutto rivolte in modo leale. Non con l'artifizio peloso di un'ipocrita difesa della privacy. Pubblicate le intercettazioni, piuttosto. Mostrate la faccia, se davvero l'avete più pulita di quel lupanare della politica di cui si parla. E a Donadi, quello dei Valori, vorrei dedicare in chiusura questo bel titolo: "Il capogruppo Donadi non è uno stronzo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Calderoli: c'è una stradina per risolvere il nodo intercettazioni (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 159 del 2008-07-05 pagina 2 Calderoli: c'è una stradina per risolvere il nodo intercettazioni di Emanuela Fontana "Ne ho già parlato con il premier e con Letta" da Roma "C'è una soluzione, una stradina...". Ministro Calderoli, si riferisce alle intercettazioni, alla giustizia? Quale stradina? "C'è una soluzione, ne ho parlato con Letta e Berlusconi. Sembra percorribile, ma vogliamo verificare la percorribilità di tutti i canali. Vogliamo fare le cose in maniera trasparente, non dico con il consenso dell'opposizione, perché purtroppo Veltroni sta cambiando atteggiamento. Comunque con una non contrarietà". Può dire qualcosa di più? Avete consultato il Quirinale? "Non dico niente! Sarà comunque una cosa alla luce del sole, che verrà annunciata, senza segreti. La scorsa legislatura ho dimostrato che qualche stradina in più rispetto ad altri la conosco...". Trucchetto d'aula? "Non un trucco, un escamotage trasparente". Le intercettazioni sul premier della procura di Napoli stanno creando crepe nel governo? "Questo fatto delle intercettazioni non lo vedo come un problema del Paese. Così come non vedo come qualcuno possa parlare di attentato alla democrazia perché si vuole porre rimedio a un uso indiscriminato delle intercettazioni. Dico: risolviamo questo problema subito, togliamocelo dalle scatole prima di agosto. E torniamo a governare, che la gente ne ha bisogno". Com'era l'atmosfera al Consiglio dei ministri? "Normalissima, tranquillissima. Con la consapevolezza che stiamo facendo tanto. Quel che ha fatto questo governo in questi primi due mesi ha dell'incredibile, è più di quanto fatto da altri governi in legislature intere, dalla sicurezza, all'immigrazione, all'Ici, con una semplificazione vera della vita, e stiamo andando avanti sul versante delle riforme che ci attendono presto, come il federalismo fiscale. Stiamo parlando di giorni, non di anni". Bilancio positivo? Il "problema" della giustizia non lo altera? "Noi stiamo lavorando, ma ti accorgi mentre lavori che qualcuno sta parlando di altro, come se l'unica loro attività che cercano di vendere sono i problemi del settore della giustizia. Sono cose importanti, ma è forse più importante far mangiare il figlio alla fine del mese. Non so quanto alla gente interessino questi problemi di giustizia. Interessano alla stampa". Loro, l'opposizione. Crede ancora nel dialogo? "Io cerco sempre il dialogo, non l'ho mai interrotto, per fare quelle riforme costituzionali che sono dichiarate come assolutamente necessarie e condivise da una parte e dall'altra. Se non le facciamo, tutta questa classe politica viene mandata al macero". C'è la consapevolezza di questo nell'opposizione? "Io cerco di sensibilizzarli su questo discorso. Per fortuna anche dalla loro parte ci sono persone con la testa". Ma il loro messaggio alla gente ora è di delegittimazione del governo. "Da un leader del partito di opposizione ti saresti aspettato che non si sarebbe fatto tirare la giacchetta da Di Pietro. Un leader vero non deve inseguire il consenso e basta. Le cose che tirano fuori sono cose antiche che ogni tanto rispuntano. Se volevano farlo prima dovevano farlo prima, lo facciano in futuro, ma ora fateci governare, punto. A me interessa che un decreto legge sulla sicurezza a favore finalmente di Abele e non di Caino venga approvato, mi interessa che passi la Finanziaria prima dell'estate, far riprendere il Paese e far star meglio la gente". Comunicate poco quello che fate? "Sento gente che è ancora in dubbio se pagare l'Ici o meno. Certo è che se lavori tanto, fai fatica a fare anche il comunicatore". Sui rifiuti è giusto che il Nord aiuti il Sud? "Sono contrario, ma Berlusconi vuole ripulire Napoli entro dieci giorni. Sono contrario ma non faccio le barricate". Appoggia il collega Maroni sull'idea delle impronte nei campi rom anche ai bambini? "Le dovranno prendere a tutti quando ci sarà una vera carta d'identità digitale. La Lega ha fatto un lavoro enorme con Maroni sul pacchetto sicurezza". Insomma, le è piaciuto tutto di questi due mesi al governo? "Sono perplesso che un clima con l'opposizione su cui si stava lavorando si sia alterato". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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E sulle telefonate con Saccà il Gip prende tempo (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

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N. 159 del 2008-07-05 pagina 5 E sulle telefonate con Saccà il Gip prende tempo di Gian Marco Chiocci Tra una settimana il giudice Giordano deciderà se procedere. I dialoghi irrilevanti saranno distrutti. Ma si temono trascrizioni pirata Utilizzarli oppure no i colloqui di Silvio Berlusconi? Mandarli tutti al macero o chiedere l'autorizzazione a usarne più d'uno? Rinviare a giudizio il capo del governo o archiviare il caso? Gli interrogativi si sprecano all'interno della procura di Napoli, quella che indagando sul manager Rai, Agostino Saccà, è incappata dritta dritta nella voce del premier. Ieri è stata giornata di precisazioni, temporeggiamenti, rassicurazioni. Il giudice per le indagini preliminari Luigi Giordano, al termine di una breve udienza a cui hanno partecipato il pm e i legali del premier, si è riservato di decidere sulla richiesta da inoltrare al Parlamento per l'utilizzazione delle sei telefonate intercettate con le voci di Saccà e Berlusconi. Lo stesso giudice, che si è preso una settimana di tempo, sarà chiamato a pronunciarsi sulla questione di competenza territoriale avanzata dagli avvocati Niccolò Ghedini e Michele Cerabona, difensori del presidente del Consiglio, convinti assertori della competenza romana del procedimento penale per corruzione incardinato a Napoli ("tutte le telefonate sono partite da Roma"). Le intercettazioni, disposte dal pm partenopeo Vincenzo Piscitelli, fanno parte del fascicolo riguardante alcune produzioni di RaiFiction e le contestuali segnalazioni di attrici e soubrette da inserire nei cast. Il prossimo 18 luglio è prevista l'udienza clou: il gup Pasqualina Laviano dovrà dire l'ultima parola sulla richiesta di rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi. Solo dopo aver risolto il dilemma della competenza territoriale il gip Giordano deciderà se distruggere, o meno, tutti quei colloqui telefonici intercettati contenenti parti non penalmente rilevanti. Nell'attesa, però, è corso a rassicurare tutti il procuratore capo Giandomenico Lepore: "Tutte le intercettazioni ritenute irrilevanti per il prosieguo dell'inchiesta su Saccà e Berlusconi saranno distrutte nei prossimi giorni. La procura di Napoli - ha detto - ha depositato com'era doveroso le intercettazioni riguardanti il procedimento avviato nei confronti del dottor Saccà. Quelle irrilevanti saranno distrutte". Le rassicurazioni di rito arrivano in contemporanea alle "rassicurazioni" al premier sulle colonne di Repubblica in merito all'esistenza a Milano, e non a Napoli, di telefonate compromettenti tra il premier e Confalonieri, telefonate che però sarebbero già finite al macero per volontà del gip dell'inchiesta sul fallimento di Hdc, la società del sondaggista Luigi Crespi. Ergo, Berlusconi può stare tranquillo. "Non esistono copie perché il software utilizzato dalla ditta milanese che lavora, in appalto, per la procura di Milano impedisce che i file-audio possano essere copiati senza lasciarne traccia elettronica". Purtroppo, non è così. Le intercettazioni audio che se copiate lasciano traccia, forse, sono davvero finite al macero. Ma non si può dire altrettanto delle trascrizioni su carta dei file audio con i colloqui fra il premier e Confalonieri: Repubblica dimostra di conoscerne i contenuti attraverso pruriginose allusioni. Se davvero tutto (audio e cartaceo) fosse finito al macero, nessuno saprebbe i segretissimi dettagli di quelle chiamate. E invece, così non è. Se l'audio non si sente, carta canta. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Intercettazioni, l'Italia è fuorilegge> (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

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N. 159 del 2008-07-05 pagina 5 "Intercettazioni, l'Italia è fuorilegge" di Redazione Roma. Mentre dall'Italia dei Valori continua il fuoco giustizialista sul governo, sono in molti a schierarsi per un intervento legislativo che ponga dei limiti alle intercettazioni. Il primo a prendere posizione in merito - nel corso di un convegno su giustizia e mass media - è il segretario generale del Garante per la protezione dei dati personali, Giovanni Buttarelli: "L'Italia in materia di intercettazioni è fuorilegge - ha spiegato -. Lo dice l'Autorità europea. È indispensabile che i verbali rispondano a un'effettiva esigenza di informazione e non alla curiosità morbosa. Mantenere la situazione attuale non giova a nessuno". Stessa posizione per il leader Udc Pier Ferdinando Casini, che pur contestando la scelta di intervenire con un decreto legge, reclama un provvedimento: "Chi sostiene il contrario, come Di Pietro, è fuori dal mondo". Contro l'ex pm - che continua a propugnare qualsiasi tipo di intercettazione, anche non penalmente rilevante - si è schierato sarcasticamente anche il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: "Di Pietro? Ormai sembra una via di mezzo tra Vito Catozzo di "Drive-In" e Zorro di Franco e Ciccio". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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I democratici ora ammettono: questo girotondo è contro di noi (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 159 del 2008-07-05 pagina 8 I democratici ora ammettono: questo girotondo è contro di noi di Stefano Casamassima da Roma Se volete fare un torto ad Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, ditegli che andrete alla manifestazione dell'8 luglio contro i provvedimenti in materia di giustizia e intercettazioni del governo Berlusconi, per vedere quanta gente c'è. "È inutile che preghino perché ne venga poca", smorza subito l'entusiasmo dei menagrami (bipartisan), "non sarà il giorno della conta". Anche perché, chiarisce, lo scopo è quello di "informare i cittadini sull'anomalia di un governo nato per le esigenze processuali di qualcuno". E soprattutto, ricorda Pancho Pardi, senatore Idv e promotore della giornata di protesta, "senza avere il complesso di piazza S. Giovanni" che tradotto significa "non si aspettano un milione di persone". Intanto però, Paolo Flores d'Arcais, direttore di Micromega e mentore del girotondo insieme a Furio Colombo, una prima conta la fa: sul palco, spiega, si alterneranno Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Andrea Camilleri, Rita Borsellino, Moni Ovadia e Lidia Ravera. Chi invece sperava di urlare un "vaffa" a squarciagola insieme a Beppe Grillo, si dovrà accontentare di farlo solo in videoconferenza. Però, ricorda, Flores, "ci sarà anche il professor Alexian Spinelli, rappresentante del popolo Rom, e molti militanti del Pd. Oltre a semplici cittadini". E a Lucia Annunziata, che giusto ieri, al Riformista, chiariva le sue ragioni: "Non si è mai visto in nessun Paese al mondo che un capo di governo faccia una legge ad hoc per impedire l'uscita di notizie sul suo conto. Le sente le voci su Berlusconi e alcuni membri del suo governo, no?". E poco importa se non sono questioni strettamente politiche: "La privacy - prosegue - non può essere usata come uno scudo sempre e comunque". Intanto, dopo le titubanze dei giorni scorsi, anche Arturo Parisi ha deciso per il "sì". Ma, avverte, "riconoscermi nei contenuti e nella funzione della manifestazione non equivale a riconoscermi nelle forme". Un atteggiamento a metà di un guado che dall'interno del Pd non si pensa proprio di attraversare. Fassino, tranchant, "non ritiene di manifestare con Di Pietro" dissentendo "dal suo modo di condurre la battaglia politica". Non una novità, e a chi gli fa notare che in realtà non è il leader dell'Idv la mente, risponde: "Se l'ispirazione è il grillismo, ancora di più non ci vado". "È che è più facile dare una gomitata a chi ti sta vicino che un colpo a chi ti sta davanti, specie se è più grosso" rifletteva sere fa Massimo D'Alema dal festival dell'Unità censurando l'iniziativa dell'ex pm di Mani Pulite. Che, ingenuamente, sarebbe caduto nella rete del premier: "Farsi attirare da Berlusconi nell'ennesima rissa sulla giustizia per poi fargli dire che non è questa l'emergenza, è un gioco non intelligente". E resterà a Bologna Sergio Cofferati, che nel 2002 schierò la Cgil dalla parte dei girotondini, sostenendoli "su punti specifici" e senza mettere sotto accusa "l'assetto politico dell'opposizione". Un rischio da cui oggi il Pd non sarebbe pienamente al riparo, visto che "se la manifestazione aprisse la partita tra le forze che fronteggiano Berlusconi, sarebbe una rovina". Intanto, ad orologeria, parte la controffensiva di Walter Veltroni che annuncia l'avvio di una imponente petizione: "Cinque milioni di firme per dire "no" a un governo che non rispetta le regole democratiche". Le firme, conclude il segretario del Pd, "saranno la base della manifestazione che il Partito democratico ha promosso per l'autunno". In serata Marco Pannella annuncia in modo colorito che neanche i radicali presenzieranno. Anche perché, chiosa, "abbiamo da dire qualcosa di più serio". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Nella terza Repubblica del gossip Silvio vittima del chi la fa l'aspetti (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica.it" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

La sera dell'8 aprile di quest'anno, all'apice della campagna elettorale, l'uomo politico che in questi giorni condanna gossip negativi e pettegolezzi inquinanti ha rivelato a una sua giovanissima e omonima fan incontrata sui bastioni di Alghero di essere stato concepito dai suoi genitori in un boschetto: "E' per questo che mi chiamo Silvio, che viene da "selva"". E quindi: "Indaga anche tu con i tuoi... ". Nella penultima campagna elettorale, del resto, nel febbraio 2006, sempre in Sardegna l'allora presidente del Consiglio Berlusconi aveva pubblicamente promesso la propria astinenza sessuale, che sarebbe una faccenda piuttosto privata, in cambio della vittoria. All'offerta votiva, del tutto inedita nella storia politica italiana, era stato chiamato a cerimoniere un incauto sacerdote. Qualche giorno dopo si è saputo che nottetempo, in un estremo e inusitato sforzo propagandistico, il Cavaliere aveva telefonato a una hot-line - trovando peraltro un'operatrice già ampiamente convinta di votare Forza Italia. L'intemerata berlusconiana contro la "pornopolitica" (espressione coniata alla fine degli anni settanta da Mino Pecorelli) era comunque di là da venire. Pochi giorni fa, in prima fila alla messa Vip di Portorotondo, il presidente ha ritenuto di aprire platealmente la questione della comunione ai divorziati rivolgendosi al vescovo, durante la liturgia. Che la fede sia una questione personale è tutto da dimostrare, anche se in genere si tratta di argomenti delicati, che non si vanno a strombazzare. Ebbene: di Berlusconi, da un paio di giorni severo cultore della serietà e della riservatezza, il giorno dopo i maggiori quotidiani hanno intervistato non uno, ma due confessori, don Corsani e don Zuliani, entrambi giustamente prodighi di buone parole. L'esistenza di un terzo confessore, don Rossi, "cappellano di Arcore", si deve allo stesso Cavaliere, che ne ha parlato di recente dal palco durante un'altra indimenticabile performance davanti ai circoli di Dell'Utri. Don Rossi "era molto generoso quando gli confessavamo le nostre birichinate, io ero più birichino di Marcello". Nell'accordargli una piccolissima penitenza, secondo Berlusconi, il sacerdote dava conto della propria benevolenza: "Se io fossi nelle sue condizioni, non sa cosa farei!". Il problema, continuava il futuro nemico del gossip fra le risate del pubblico, è che "mia moglie l'è venuto a sapere": dal che don Rossi venne allontanato. Tutto questo per indicare i contenuti e le modalità espressive attraverso i quali di norma - ma gli esempi possono riempire un volume d'enciclopedia - a partire da se stesso il presidente del Consiglio concepisce, misura e fissa i confini tra sfera pubblica e privata. Ma tutto questo, anche, per chiedersi se ci si rende conto dell'importanza che il gossip ha assunto nel discorso pubblico. Se non sia divenuta l'unità di misura della macchina comunicativa e un elemento distintivo dell'odierna classe politica. E se per caso non sia sfuggito di mano a quest'ultima, con esiti al momento del tutto imprevedibili. Come quel cartello comparso a Vicenza nel corteo contro l'allargamento della base militare americana: "Veronica, scrivi una lettera anche a Prodi!". Perché Berlusconi può anche aver ragione rispetto ai colloqui telefonici intercettati. O comunque si può umanamente capire. Ma al tempo stesso egli è davvero l'ultimo a potersi lamentare della cultura del pettegolezzo; e non solo per i modelli che da Dinasty al Grande Fratello la tv commerciale ha introdotto nell'immaginario italiano. Il punto vero è che quell'entità che con qualche pigrizia si definisce gossip è la classica arma a doppio taglio. E nessuno come Berlusconi a tal punto l'ha utilizzata da aver trasformato ciò che era personale in pubblico. Vedi il riverbero della sua immagine che straborda, il valore assegnato alla ricchezza, l'energia del lusso, la suggestione dei paesaggi e della compagnia, l'insediamento di uno stile signorile e cortigiano (maggiordomo, cuoco, musico, trainer, guardie, servi). Vedi ancora l'ostensione dei graffi e dei lividi dopo i bagni di folla e la barzelletta, la canzonetta, la battuta galante o machista. E il rito dello shopping, i gioielli alle parlamentari, i cambi di costume di scena, gli interventi estetici e sanitari, il linguaggio, i gestacci, i desideri e tutto quanto insomma da sempre Berlusconi innesca come spontaneo dispositivo per attirare l'attenzione su di sé nel modo più efficace: dandosi in pasto. Difficile pensare che questa auto-cannibalica visibilità non abbia un prezzo, o non comporti un contrappasso. Così come al netto del moralismo, dell'ipocrisia o di qualsiasi impostazione berlusco-centrica, è facile pensare che nel vuoto delle ideologie e nel deserto dei progetti il gossip sia già diventato qualcosa che certo influenza la narrazione di questa Terza, forse, Repubblica. Si pensi alla partita giocatasi attorno alla malattia di Bossi; alle vicissitudini coniugali di Fini; alle implicazioni economiche che tengono insieme il leader centrista Casini e il suocero. Si pensi al fatto che durante l'ultimo congresso ds si parlò di "mobbing"; o all'assai plausibile ipotesi che fra le concause del disastro elettorale di Rifondazione ci siano le frivolezze e le vanità mondane dei Bertinotti. Tutto è talmente pubblico, oggi, e tutto è al tempo stesso così terribilmente privato da far venire il sospetto che non si possa fermare vietando o distruggendo delle intercettazioni telefoniche. (5 luglio 2008.

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Dietro il silenzio di Veronica "Voglio sapere la verità" (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica.it" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Ci sono silenzi che nascondono dignità e dolore. Silenzi che pure fanno rumore. È quanto accade a Veronica Lario, la moglie di Silvio Berlusconi. Per lei e per i suoi figli è un altro momento di sofferenza, ma questa volta Veronica non farà alcuna dichiarazione pubblica. Almeno per ora, la signora Berlusconi non parla. Spiega di non volere entrare in questo "ciarpame", ma ha le idee chiare. Una sopra tutte, come ha confidato a chi le sta vicino: l'inchiesta di Napoli nei confronti del premier e di Agostino Saccà, le intercettazioni telefoniche ordinate dai pm partenopei, sollevano un problema di "morale pubblica". Spostare l'attenzione sul privato significa confondere i temi, significa "distrarsi" e non aiuta il paese a capire "un fatto che potrebbe essere grave". Non lo dice ma nella sua testa, nel suo modo di pensare, Veronica è ancora più esplicita. A Napoli non si indaga su presunti tradimenti coniugali. I magistrati di Napoli indagano il presidente del consiglio e il responsabile della fiction in Rai per il presunto reato di corruzione. E la corruzione è una morale "che rischia di essere ormai consolidata in tutti gli ambienti". Questa dovrebbe essere l'unica cosa importante, questi i fatti sui quali dovrebbe soffermarsi la riflessione delle istituzioni, della politica e dell'opinione pubblica. Nessun interesse, quindi a Macherio, sui gossip a luci rosse e sulle telefonate imbarazzanti nelle quali il Cavaliere parlerebbe delle particolari qualità di alcune sue ministre. Da villa Belvedere non usciranno lettere o interviste, anche se Veronica si sente nuovamente ferita, ma non vuole recitare il ruolo della vittima. Se sto zitta, avrebbe detto al marito, non vuole dire che non esisto. In altre parole: ditemi come stanno esattamente le cose. Per questo motivo ha voluto avere precise spiegazioni sui reali contorni della vicenda sia dall'avvocato del marito, Nicolò Ghedini, chiamato mercoledì, sia dallo stesso Berlusconi che giovedì, dopo avere annullato l'intervento a Matrix su suggerimento di Gianni Letta e Fedele Confalonieri ("Silvio, sulla giustizia hai ragione, ma i modi sono sbagliati", gli avrebbe detto il presidente di Mediaset), è volato a Macherio alle nove di sera, ha cenato con la moglie, ha parlato con lei un paio d'ore, per poi tornare a Roma ieri mattina in tempo per il consiglio dei ministri. Forse più tranquillo, forse anche più avvertito. E non è da escludere che i toni più cauti ostentati nella conferenza stampa successiva al Consiglio siano stati in parte frutto del confronto avuto la sera prima con la moglie. Silvio è dunque scampato alle unghie di Veronica? Per ora parrebbe di sì. Per ora. E questa è una sottolineatura di non poco conto. Dalle fonti ufficiose di villa Belvedere giunge anche l'ennesima smentita alle voci di divorzio imminente fattesi di nuovo insistenti in questi ultimi giorni di alta marea famigliare. Sono almeno dieci anni che Veronica Lario si trova di fronte a questa domanda. Dieci anni di riflessioni amare e dolorose. In qualche occasione ha risposto con una battuta: "Sono sempre stata lenta nel prendere le decisioni". C'è da credere che ci pensi, ma che ancora una volta rimanderà il passo. In realtà la moglie di Berlusconi ha sempre sacrificato i suoi desideri all'equilibrio e alla serenità dei figli e ha combattuto con determinazione e coraggio una battaglia personale per salvaguardare i diritti di Eleonora, Barbara e Luigi nell'azienda del marito, arrivando a tagliare un traguardo importante all'inizio del 2006, quando i tre ragazzi sono stati inseriti nella "Holding quattordicesima" con il 21,42 per cento delle quote Fininvest, la cassaforte dell'impero berlusconiano, la stessa quota detenuta da Piersilvio e Marina, i figli che il Cavaliere ha avuto dalla prima moglie. C'è un futuro da costruire per i più giovani. Luigi studia alla Bocconi, è appassionato di finanza, ha una grande ammirazione per il padre imprenditore e vuole seguirne le orme. Barbara ama la letteratura e l'editoria, pensa di ritagliarsi un ruolo all'interno della Mondadori. Per il resto le strade di Silvio e Veronica sono separate. Lei ha smesso da molto tempo l'abito della first-lady. Ha scelto la riservatezza, la solitudine. La sua agenda è rigorosamente divisa da quella del marito. Veronica è stata l'ultima volta a Roma lo scorso inverno per la mostra di Rothko, una gita di poche ore. Poi ha dedicato gran parte delle sue giornate al nipotino Alessandro, figlio di appena otto mesi di Barbara, "l'unico uomo di cui sono innamorata". Infine è stata per quasi due mesi in Cambogia, nel Laos e a Rio de Janeiro. È tornata in Brianza da una decina di giorni, in tempo per scoprire che il dialogo tra il governo e il pd di Veltroni, un confronto nel quale lei riponeva molte speranze, "forse l'ultima chance per l'Italia", è naufragato sullo scoglio della giustizia e dei principi costituzionali. Ora andrà qualche giorno in Sardegna, poi negli Stati Uniti dove studia Eleonora. Di telefonate a luci rosse non vuole parlare. "Ho già detto tutto ciò che penso un anno fa", ha risposto a un'amica, invitandola a rileggere la lettera inviata a "Repubblica" dopo gli apprezzamenti rivolti dal marito a Mara Carfagna durante la cena di gala dei Telegatti: "Se non fossi già sposato, la sposerei subito". Era il gennaio del 2007. Adesso Veronica pensa che chi allora la criticò oggi, magari, possa ricredersi. (5 luglio 2008.

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E il Cavaliere mostrò i muscoli ai ministri (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampaweb, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

ROMA Con la sponda del Quirinale, nella maggioranza c'è chi si è messo a lavoro per un difficile compromesso con il Pd sulla riforma federale (entro luglio verrà presentata da Umberto Bossi), e sul "lodo Alfano" che sospende i processi per le alte cariche dello Stato. Ma il macigno da rimuovere è sempre la norma "blocca-processi" inserita nel decreto sicurezza contro il quale i Democratici si preparano, con l'ostruzionismo in Parlamento, a sparare tutte le loro munizioni. Un ostruzionismo che il governo è pronto a neutralizzare ricorrendo al voto di fiducia. Prima di arrivare al redde rationem della prossima settimana, il ministro leghista Roberto Calderoli vuole provare a smussare gli angoli e aprire la strada del dialogo. "Basta con i pasticci e il muro contro muro. Bisogna fare le cose alla luce del sole, in maniera chiara e trasparente. E' una pazzia non dialogare sulla riforme dello Stato mettendo in mezzo altre questioni come la giustizia, i processi e le intercettazioni. Su queste cose ora ci metto la testa io...". Anche An non considera un'ipotesi assurda stralciare la norma della discordia. "Se ne può ragionare. È diventata il cavallo di Troia di una opposizione - dice Ignazio La Russa - che non ha argomenti". Dunque, una parte del centrodestra si sta muovendo sulla strada del dialogo. Ma si tratta di una corsa contro il tempo, perché l'emendamento "blocca-processi" arriva mercoledì nell'aula di Montecitorio. A non credere nel miracolo di una sinistra che ragiona, è innanzitutto Silvio Berlusconi. E il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, la mette così: "Non vedo una resipiscenza del Pd. E poi noi scambi non ne facciamo". Il vero problema per il Cavaliere non è il Pd che sa di poter piegare in Parlamento con la forza dei numeri (e del voto di fiducia). Le condizioni per rimuovere la norma salva-processi sono legate allo stop definitivo delle "intercettazioni-fango" e, soprattutto, all'andamento dei processi di Napoli e Milano: il primo potrebbe essere spostato a Roma, come chiesto dai suoi avvocati, e il processo Mills dovrebbe rallentare la corsa delle udienze prima di una sentenza. Comunque, al Consiglio dei ministri di ieri, Berlusconi è apparso più tranquillo. Almeno così lo hanno descritto alcuni ministri: più tranquillo e più sicuro di avere frenato l'attacco dei magistrati. Non si è discusso del decreto sulle intercettazioni e del perché non è stato portato all'attenzione del Cdm. "Nessuno - sostiene il ministro Elio Vito - aveva previsto una cosa del genere. Era stato solo detto che c'erano le condizioni di necessità e urgenza". Per la verità era stato proprio Berlusconi a parlarne, martedì scorso a Napoli, in una conferenza stampa. Poi però le temute "sexy-intercettazioni" non sono state pubblicate, il capo dello Stato (insieme a Letta, Bossi e Fini) è intervenuto per convincere il premier a non fare la mossa del decreto. Così, in Consiglio, Berlusconi ha perfino minimizzato. Assicurando che il gossip sulle telefonate è tutta "roba inventata, priva di fondamento, inesistente". Il premier ha aggiunto che certa magistratura e i giustizialisti della sinistra pensano di poterlo piegare, "ma forse cominceranno a capire che la musica è cambiata e questa volta vinco io". Confortato dai sondaggi che vedono in crescita continua sia il premier sia il governo, Berlusconi ritiene di avere saldamente in mano il bastone del comando. E per far capire agli stessi ministri come funzionano le cose anche dentro il governo, ha passato la parola a Gianni Letta che ha riferito le nomine ai vertici di Inps, Inail e Inpdap. "Una speditezza da consiglio di amministrazione", è stato il commento di un ministro all'oscuro di queste decisioni. Finito il Consiglio dei ministri, un Berlusconi sicuro e soddisfatto è sceso in sala stampa per incontrare i giornalisti. Con lui ha voluto il ministro Mara Carfagna. "Mara, devi esserci anche tu nella fossa dei leoni". Alla faccia dei gossip. LINK + Scontro fra Berlusconi e Veltroni + Berlusconi: contro di me solo fango.

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<F atti (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-05 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Strategia dei "fatti" per compensare la battuta d'arresto "F atti " contro "fango". Lo schema è abile, ed in qualche modo obbligato. Nel momento in cui Silvio Berlusconi deve rinunciare all'offensiva parlamentare più eclatante contro il potere giudiziario, vira. Continua a prendersela con "certa magistratura" che vorrebbe "sovvertire il voto degli italiani"; e col "patto scellerato fra riformisti e giustizialisti ". Ma il fondale di queste affermazioni già sentite tende a mostrare non un governo assediato e traballante; piuttosto, una squadra coesa, operativa, pronta a ostentare "i fatti", appunto. I sei ministri che il premier schiera accanto a sé sono il contorno di una piccola autocelebrazione dei risultati già conseguiti. A cominciare da Mara Carfagna, una delle principali vittime dei pettegolezzi sulle intercettazioni, ognuno spiega compìto quanto è stato realizzato dal proprio dicastero nei primi due mesi; e alla fine si volta verso il premier, in cerca di approvazione. Si indovina la voglia di uscire dal vicolo cieco nel quale la maggioranza si è infilata con il braccio di ferro istituzionale sulla legge "salva processi" e sul modo di fermare la pubblicazione di telefonate imbarazzanti. La scenografia della sala- stampa di palazzo Chigi prevede la contrapposizione quasi visiva fra un esecutivo tranquillamente al lavoro; e giudici, "giornali provincialissimi" e l'opposizione, impegnati a occuparsi di "gossip". è un'operazione di immagine che Berlusconi ha voluto per parlare al proprio elettorato; e che i suoi hanno capito e approvato, dopo aver seguito un po' disorientati le vicende degli ultimi giorni. Qualche dubbio dev'essere venuto anche al governo, se ha deciso una campagna a base di "gazebo" per spiegare al Paese le cose fatte; e se ammette che c'è stato un difetto di comunicazione. L'insistenza rivela il dubbio che l'elettorato abbia percepito una certa carenza di decisioni. Il tentativo è di tornare a parlare a tutta l'opinione pubblica, nonostante le tensioni forti con i magistrati. Il richiamo del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, al "rispetto degli equilibri costituzionalmente definiti", soprattutto nel "difficile rapporto tra politica e giustizia", conferma che il capitolo rimane aperto; e può provocare lacerazioni in ogni momento. Sta spaccando sempre più la sinistra: con Antonio Di Pietro avviato alla manifestazione dell'8 luglio e ad una polemica intermittente col Pd ed il Quirinale; e Veltroni costretto a smarcarsi e insieme ad inseguirlo, proponendo una raccolta-maratona di firme "contro un governo", sostiene, "che non rispetta le regole democratiche" e trascura salari e pensioni. è una posizione non facile, per il Pd, che il premier tende ad associare all'antiberlusconismo ideologico. Ormai esisterebbe solo la sinistra che "ha siglato un patto scellerato con l'ala giacobina e giustizialista della società italiana, e propugna il dominio della magistratura". è una deriva che il premier ritiene vada "assolutamente fermata". D'altronde, i sondaggi gli dicono che per il momento, e nonostante tutto, i consensi verso il governo continuano a salire. Non è chiaro se sia merito suo o demerito dell'opposizione. Ma il vantaggio gli permette di superare indenne battute d'arresto come quella degli ultimi giorni: anche se l'impatto delle misure sulla sicurezza col Parlamento può rallentare i suoi piani. \\ Battaglia della comunicazione tra il premier e Veltroni. I tormenti del Pd.

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Il Colle: politica-giustizia, rispettare gli equilibri (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-05 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il Colle: politica-giustizia, rispettare gli equilibri Monito di Napolitano: "I nodi vanno risolti cercando sintesi il più possibile condivise" Messaggio "calibrato" al congresso socialista. Sulle intercettazioni nessuna estenuante trattativa col premier ROMA - Vanno "rispettati gli equilibri istituzionali costituzionalmente definiti, con particolare riguardo al difficile rapporto tra politica e giustizia". Insomma: bisogna evitare tracimazioni e forzature di una parte sull'altra e spegnere al più presto conflitti tra poteri che rischiano di disorientare l'opinione pubblica e di mettere ancora in torsione il sistema. A ripeterlo è il presidente della Repubblica in un passo, calibrato ad hoc, di un suo messaggio d'auguri e di buon lavoro al congresso nazionale del Partito socialista. Messaggio solo in apparenza assimilabile ai tanti altri che vengono spediti dal Quirinale per convegni, cerimonie e commemorazioni. Stavolta, infatti, chiamato in causa dai temi del giorno riassunti nel saluto rivoltogli dai congressisti e che toccano le questioni più attuali, Giorgio Napolitano trova modo di ribadire raccomandazioni già lanciate più volte (e con scarsa udienza) nelle settimane scorse. Sottolineando la necessità di affrontare i nodi irrisolti "con il più ampio concorso di forze politiche, nella costante ricerca di sintesi il più possibile condivise " e, alludendo appunto allo scontro in corso, "nel rispetto degli equilibri istituzionali costituzionalmente definiti". Dietro questa sortita del capo dello Stato c'è un preciso retropensiero, che rimanda all'impegno bipartisan preso dalle forze politiche prima e dopo il voto. Si era detto cioè che questa legislatura dovrà inaugurare una stagione costituente, mirata a realizzare le riforme di cui il Paese ha bisogno. Il clima iniziale era davvero positivo, con consolazione del Colle. Ma la promessa è stata presto contraddetta da alcuni interventi in materia di giustizia messi in cantiere dal governo, con l'inevitabile corollario di accuse e controaccuse quando il premier è passato personalmente all'attacco delle toghe. Il culmine delle polemiche si è toccato nelle ultime 48 ore, con il busillis sul decreto intercettazioni, ritirato in extremis. A proposito del quale sono state dette diverse inesattezze, per esempio che la marcia indietro di Berlusconi era frutto di un pressing del presidente della Repubblica, al termine di un'estenuante trattativa. Non è andata così per la semplice ragione che su quel provvedimento Napolitano non aveva nulla da negoziare. Manteneva la posizione espressa tempo fa, favorevole a un disegno di legge da discutere e approvare in Parlamento. Spettava a Palazzo Chigi spiegare al Paese (e non certo nel confessionale del Colle o nell'impropria sede di un talk show televisivo) le ragioni di "necessità e urgenza" che rendevano indispensabile il decreto e assumersi le relative responsabilità. Calcolati costi e benefici di una simile iniziativa, il premier ha deciso di tornare sui suoi passi, allentando almeno un po' delle tensioni. M. Br.

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<Silvio bulletto al telefono Ma mai parlato di ministre> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-05 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Sette giorni "Nessuno può fargli la morale. Indecenti certe inchieste" "Silvio bulletto al telefono Ma mai parlato di ministre" Confalonieri: non farebbe cose che non può raccontare SEGUE DALLA PRIMA Dice Confalonieri che "in questa storia nessuno può scagliare una pietra contro Berlusconi. Infatti le pietre restano ammucchiate lì per terra ". Nessuno meglio del presidente di Mediaset può spiegare il premier, descriverne l'indole, il modo di vivere, e anche il resto. E raccontando la storia del Cavaliere, arriva a identificarsi con l'amico che licenziò dall'orchestrina perché passava troppo tempo a corteggiare le signorine in sala invece di suonare. "Silvio, nonostante il peso degli anni e degli incarichi, si è portato appresso quell'aspetto goliardico e giovanilista, quell'aria da bulletto di paese che non riesce a tenersi, a restare riservato. Credo che se dovesse fare una cosa per poi non dirla, si risparmierebbe la fatica. Non la farebbe. è così, si attarda nei particolari, e non fa distinzioni se discute di questioni aziendali, politiche o private". Ma il privato di un presidente del Consiglio diventa cosa pubblica, specie se le sue conversazioni piccanti finiscono nei brogliacci delle Procure. "A parte il fatto che certe inchieste sono a mio avviso più indecenti di certe battute, pensare che Berlusconi dovesse chiedere favori per ottenere altri tipi di favori è un insulto alla sua intelligenza. Può capitare al telefono di parlare in modo pruriginoso. Come tutti, anch'io sono a volte un po' sboccatello. In privato succede. Ed è successo con Silvio, figurarsi. Quando parla con me, magari per rilassarsi, non si risparmia. Però questa storia di una conversazione in cui lui mi avrebbe raccontato di una neoministra... Non è vera". Proprio su "questa storia" si è concentrata l'attenzione dei media e della politica, perché non c'è dubbio che avrebbe rilevanza politica se fosse vera, se il premier fosse stato mosso da particolari virtù di una signorina per promuoverla ad incarichi ministeriali. "Non è vero", ripete Confalonieri: "Me ne ricorderei", sorride. Com'è diverso il tono Fedele Confalonieri della sua voce da quello che aveva Berlusconi giorni fa, mentre parlava con l'amico delle "vergognose insinuazioni " che iniziavano a circolare: "Vado orgoglioso dei giovani che ho portato al governo. Dovresti vederli in Consiglio dei ministri, Fedele. Mara Carfagna, per esempio, arriva sempre preparata. Discute in modo appropriato. è brava. Ma c'è chi non aspetta che gettar fango. La verità è che a sinistra vivono di invidia e si nutrono di sospetti". "Dammi retta, non te la prendere". è difficile rimaner calmi, specie quando certe storie mettono a rischio la serenità familiare. Ormai tra i politici circola voce che il Cavaliere tema più Veronica Lario di Nicoletta Gandus, giudice del processo Mills. Berlusconi ha cercato di smentire anche questa: "Veronica si è calata nei panni della nonna, è sempre amorevole e presente. Di me si disinteressa". Confalonieri, da amico vero, sa essere discreto e premuroso con il premier. Raccontano che giovedì si fosse preoccupato, non vedendolo: "Silvio, ti cerco da quattro ore. Dov'eri finito?". "Stavo al telefono con mia moglie... Che casino ". "Lei dov'è, all'estero? ". "Ma quale estero, è a Macherio". Benedetto G8. Benedetto visita in Giappone. E benedetto "Fidel", per il premier, perché il capo del Biscione tenta di dare ad ogni cosa una "giusta dimensione ", sdrammatizzando se necessario. Così, dopo aver paragonato il Cavaliere a figure storiche come Lenin e Mao, stavolta lo accosta a un genio della musica, o almeno questo sembra voler fare quando ricorda che "Mozart pizzicava il sedere alle cameriere". C'è una pausa tra la battuta e il resto del discorso, serve a cambiar registro di voce, ad assumerne uno più adatto all'argomento: "Non siamo quelli di vizi privati e pubbliche virtù, però credo che un po' di sana ipocrisia sia il lubrificante della convivenza. Sostenendo sempre la verità non è possibile campare". A volte Confalonieri ha scelto di "campare" anche con l'amico Silvio. Infatti ha evitato di dirgli che non era d'accordo sul modo in cui voleva affrontare il nodo delle intercettazioni, perché a suo avviso "non era giusto varare un decreto" né "prendersela con i giornalisti". Invece avrebbe preferito che il premier fosse andato a Matrix, "glielo avevo consigliato, e non per trasformarsi in uno spaccamontagne ma per raccontare con toni pacati cos'ha fatto da quando è tornato al governo e cosa gli hanno fatto da quando è tornato al governo. Avrebbe potuto separare la verità dalle infamie, e non sarebbe stato un atto di guerra, un attacco alle istituzioni. Più semplicemente il presidente del Consiglio avrebbe parlato con il Paese che l'ha scelto. Ma è prevalsa un'altra idea". è prevalsa l'idea di Gianni Letta, "e siccome penso che ognuno debba fare il suo mestiere, mi attengo a questa vecchia regola. Solo mi dispiace che sia passata l'immagine di un Berlusconi messo sotto tutela, di un leader che va controllato perché incapace di andare in tv e di gestirsi, come fosse uno che è sempre sul punto di incespicare, un politico qualunque. Berlusconi è un grande comunicatore". Francesco Verderami \\ Il paragone Dopo Lenin e Mao, ora per il Cavaliere Confalonieri ricorre al genio della musica: "Mozart pizzicava il sedere alle cameriere" Wolfgang A. Mozart.

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La mossa del premier: portare l'inchiesta da Napoli a Roma (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-05 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE La strategia Slitterà l'udienza del 18 luglio La mossa del premier: portare l'inchiesta da Napoli a Roma ROMA - Hanno portato i tabulati telefonici, le verifiche sulle celle agganciate dai portatili, le testimonianze delle segretarie. E sulla base di questi dati hanno chiesto che l'inchiesta venga trasferita a Roma. Perché, dicono gli avvocati, dimostrano che lì sono avvenuti i contatti tra Silvio Berlusconi e Agostino Saccà e, quindi, è la Procura della capitale a dover verificare se davvero ci fu corruzione come viene contestato a entrambi. Se mai processo ci sarà - e appare difficile vista l'approvazione del "lodo Alfano" - il premier non vuole che venga celebrato a Napoli. In ogni caso si prende tempo, proprio in attesa dell'entrata in vigore della norma che concede l'immunità alle cariche istituzionali. Il giudice si è "riservato", il verdetto arriverà entro una settimana. E soltanto se deciderà di non trasmettere gli atti potrà stabilire se inviare al Parlamento le telefonate tra l'allora capo dell'opposizione e il direttore dei Raifiction. Sei conversazioni avvenute tra giugno e novembre del 2007, nel corso delle quali Berlusconi chiedeva a Saccà di far lavorare in Rai alcune starlette e in cambio prometteva appoggio alla carriera da imprenditore che l'alto funzionario della tv pubblica voleva intraprendere. Sono queste le uniche conversazioni che i pubblici ministeri ritengono utili per la richiesta di rinvio a giudizio per l'attuale capo del governo. Durante gli accertamenti, i magistrati napoletani hanno disposto l'intercettazione dei telefoni delle aspiranti attrici e hanno registrato alcuni colloqui che però non vengono ritenuti rilevanti per l'inchiesta perché riguardano fatti privati che nulla hanno a che vedere con gli eventuali reati commessi. Per questo hanno deciso di non depositarle a disposizione delle parti e di procedere alla loro distruzione. Gli unici ad avere le bobine restano dunque i magistrati e gli investigatori della Guardia di Finanza che hanno condotto l'indagine. Sono i colloqui intorno ai quali tanto si è favoleggiato in questi giorni e che lo stesso Berlusconi temeva venissero divulgati, tanto da pensare di varare un decreto legge per impedirne la pubblicazione. Soltanto quando si è avuta la certezza che si trattava di trascrizioni non depositate, si è deciso di soprassedere. Ma visto il rincorrersi delle indiscrezioni che avvelenano il dibattito politico di questi giorni, rimane il timore che possa ripetersi quanto avvenuto durante l'inchiesta Unipol quando stralci di una conversazione addirittura non trascritta tra l'allora segretario Ds Piero Fassino e il presidente di Unipol Giovanni Consorte finì sulle pagine de Il Giornale e si scatenarono le accuse contro i pubblici ministeri. Il prossimo appuntamento del premier a Napoli è fissato per il 18 luglio, giorno di inizio dell'udienza preliminare. "Ma uno slittamento - chiarisce l'avvocato Niccolò Ghedini - appare scontato. Se il giudice si dichiarerà incompetente, si ricomincia daccapo. Se si rimane a Napoli, bisognerà comunque attendere che il Parlamento si pronunci sull'utilizzo delle intercettazioni ". E Berlusconi potrebbe già essere "coperto" dall'immunità. Fiorenza Sarzanini IL DUBBIO di Piero Ostellino Il Csm e i pareri non richiesti nelle Opinioni Difensore Niccolò Ghedini I colloqui "privati" Ancora in giro alcuni colloqui delle attrici non trascritti: irrilevanti per l'indagine, restano a disposizione di magistrati e Finanza.

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Giustizia Il Colle (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-05 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Giustizia Il Colle San Marino intercettazioni vietate Il progetto di legge La Repubblica di San Marino (foto) ha già redatto un pdl per regolamentare le intercettazioni: divieto assoluto di intercettare in qualsiasi modo i capi di Stato, gli Eccellentissimi Capitani Reggenti.

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Berlusconi: fango su di me e il governo (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-05 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Berlusconi: fango su di me e il governo "Patto scellerato riformisti-giustizialisti. Non ho bisogno di essere salvato, mi difendo in tribunale" Conferenza stampa a Palazzo Chigi con sette esponenti del governo: fatti contro i pettegolezzi senza fondamento ROMA - "Fatti" contro "fango e pettegolezzi senza fondamento". E parlando di sé in terza persona, Silvio Berlusconi aggiunge che "il presidente del Consiglio non teme le frange politicizzate e militanti della magistratura che cercano di sovvertire l'esito del voto". Il Cavaliere ha accanto, nella conferenza stampa prima di volare in Giappone per il G8, sette ministri, compresa Mara Carfagna, oggetto di illazioni che sarebbero contenute in alcune intercettazioni. Anziché andare in tv, parla al Paese in un altro modo, dedicando "una piccola percentuale del nostro lavoro alla comunicazione ", al termine della riunione del Consiglio durante la quale non è stato approvato il decreto sulle intercettazioni. Questa "operazione verità", facendo ricorso a migliaia di gazebo sparsi per l'Italia, servirà a informare ogni settimana i cittadini del lavoro dell'esecutivo, perché, accusa, "i nostri provincialissimi giornali" si occupano solo "di piccole cose da cortile e non dei problemi seri". In questo contesto Berlusconi rileva che "nei primi due mesi abbiamo compiuto un lavoro eccezionale. Siamo andati diritti alla realizzazione dei nostri impegni elettorali ". Ma di tutto questo, obietta, non c'è traccia "sulla stampa e sulla tv: tutta l'attenzione si concentra su fatti che nulla hanno a che vedere con l'attività di governo e si mette in primo piano l'attacco continuo di certa magistratura contro chi è stato scelto dagli italiani per governare e che si pensa debba essere cambiato con il sovvertimento del voto degli italiani". Pausa. E poi scandisce: "Abbiamo una vasta esperienza al riguardo e non ci facciamo "Fatto " Berlusconi, al termine del Consiglio dei ministri, illustra la lista degli impegni mantenuti nei primi mesi di governo certo impressionare da tentativi che sono andati a buon fine nel 1994 e non possono che fallire nel 2008". Le "toghe militanti" diventano così il suo bersaglio polemico: "Hanno mosso contro di me accuse fasulle perché faceva loro comodo creare fango mediatico". In serata, in un messaggio a un convegno di giovani per la Libertà, precisa il concetto e invita a fermare "la deriva giustizialista", quel "patto scellerato tra la sinistra che si autodefinisce riformista e l'ala giacobina e giustizialista della società italiana che propugna il dominio della magistratura sullo Stato, sulle istituzioni sulla politica e sulla società". Parlando a Palazzo Chigi, Berlusconi nota che "pettegolezzi senza fondamento occupano intere pagine di giornali". Ma rileva anche con soddisfazione che "tutto ciò non ha incontrato il consenso degli cittadini, perché nonostante questo fango che si cerca di buttare senza fondamento su alcuni ministri e sul presidente del Consiglio l'apprezzamento e la fiducia verso di loro sono continuati a salire", con un incremento dello 0,3% nell'ultima settimana. Nella puntigliosa enunciazione dei "fatti" difende tutti i provvedimenti a tutela dei cittadini compreso quello noto come "blocca-processi ", che l'opposizione sostiene essere stato concepito per favorirlo. Non è vero, dice, "rinuncio a qualunque vantaggio, non ho bisogno di nuove norme, mi sono sempre difeso nei processi e alla fine sono sempre stato assolto o per non avere commesso il reato o perché il reato non sussiste". Quella è, garantisce, "una norma salva-tutti. Il premier non ne bisogno. Si salva da solo perché ha un'autorevolezza che è al di sopra di ogni possibile intervento di questi magistrati politicizzati e militanti". Lorenzo Fuccaro GUARDA la conferenza stampa di Berlusconi su www.corriere.it I gazebo \\ Faremo una controffensiva mediatica per le strade e tra la gente tutti i fine settimana in almeno 100 città italiane Il record \\ Sono il recordman universale dei processi di tutta la storia dell'uomo e anche delle altre creature che vivono sugli altri pianeti.

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Spogli: criticare sempre chi governa rende impossibile la sua azione (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-05 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Alla festa del 4 luglio I " consigli" dell'ambasciatore Usa ai politici italiani Spogli: criticare sempre chi governa rende impossibile la sua azione ROMA - Gran pienone nel giardino di Villa Taverna ieri sera per il 232Ë? anniversario dell'Indipendenza americana: ad ascoltare quello che potrebbe anche essere il suo ultimo discorso del 4 luglio in Italia, l'ambasciatore Ronald Spogli ha invitato 3.500 ospiti, mille in più dell'anno scorso. E come allora, anche ieri non ha fatto un saluto di rito. A celebrare gli Stati Uniti, addentando hamburger e hot dog, spiedini e patatine, c'erano ministri, visibilmente sollevati dalla schiarita sulle intercettazioni, parlamentari, imprenditori, militari, accalcati ai piedi del palco con l'orchestra. Spogli non ha risparmiato osservazioni critiche al sistema Italia, "pieno di eccellenze" ma rigido, in cui l'incomunicabilità e la mancanza di sinergie frenano l'iniziativa, dove "la gioventù è troppo timorosa delle conseguenza di eventuali errori. Poi è andato dritto al cuore della "crisi" politica italiana, con un vero e proprio appello bipartisan. "Il mio augurio ai leader italiani è un ampio consenso che permetta loro di lavorare insieme per il bene del Paese... a livello politico criticare sempre e comunque chi ci governa rende impossibile governare: abbiamo bisogno di democrazia ma anche di un governo che governi". In modo ancora più esplicito, Spogli ha citato Clinton e la riforma del welfare americano del '96, auspicando "una collaborazione bipartisan", in America come in Italia e ha finito ringraziando "i vari governi che si sono alternati per il loro talento e lo spirito dimostrati". "Il governo italiano non si sottrae alle critiche - replica subito il ministro degli Esteri Franco Frattini, tra gli ospiti di Spogli - Ma deve essere lasciato governare". Ma in fondo ieri sera, assenti Berlusconi che era in viaggio per Tokio e i leader dell'opposizione da Casini a Veltroni, tra gli hamburger si parlava più delle cose italiane che dei rapporti con gli Stati Uniti o della corsa alla Casa Bianca. "Meno male che il soufflé delle intercettazioni si è sgonfiato", spiegava Frattini. "Il clima era tremendo, ma sì, mi sembra che ora sia tornato il sereno", sfuggiva il presidente della Camera Gianfranco Fini, coinvolto da Gina Lollobrigida in una conversazione italo-americana con tanto di foto con anziana fan. Arriva anche Francesco Cossiga sottobraccio a Marcello Pera. Antonio Martino e signora, che secondo alcune indiscrezioni potrebbero trasferirsi presto a Washington a rappresentare il governo italiano, sono al centro della scena. Il procuratore Dambruoso chiede lumi a Frattini su un certo posto da "vice", Gianni De Gennaro saluta in giro mentre il ministro della Giustizia Angelino Alfano spiega che aveva preparato un decreto "smart", cioè parcheggiabile ovunque, ma alla fine è stato meglio rinviare il tema delle intercettazioni a settembre perché, come dice lì a fianco il suo collega Ignazio La Russa, "ad agosto è più facile convertire un mujaheddin che un decreto". Transita Bruno Vespa, segue Totò Cuffaro, salutano presto Antonio Maccanico e Arturo Parisi: tocca a loro rappresentare un'opposizione quasi del tutto assente. Gianna Fregonara \\ "Il mio augurio è un ampio consenso tra i leader per il bene del Paese" Independence day a Villa Taverna L'ambasciatore statunitense Ronald Spogli.

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Londra, in coma la superspia <Una malattia misteriosa> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-05 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Veleni Dopo il caso Litvinenko servizi segreti in allerta. Abuso di farmaci? Londra, in coma la superspia "Una malattia misteriosa" Scotland Yard esclude per ora l'attentato. "E' troppo protetto" Alex Allan guida l'intelligence da meno di un anno. E' all'ospedale da 4 giorni. Riserbo assoluto delle autorità DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - Lo ha trovato un vicino di casa lunedì mattina: il funzionario più alto in grado nei servizi segreti britannici era disteso sul pavimento, in coma. Alex Allan, 57 anni, presidente del Joint Intelligence Committee che controlla MI5 (controspionaggio), MI6 (spionaggio all'estero) e GCHQ (il centro comunicazioni e intercettazioni) è stato portato in un ospedale londinese e intorno a lui è calato un cordone di mistero. Quattro giorni di buio, poi la notizia è filtrata e il Sun, potente giornale popolare con ottimi contatti nell'establishment, ora presenta la storia sotto il titolo inquietante: "Superspy in coma mystery". Il tabloid specula sul fatto che dopo l'assassinio a Londra nel 2006 dell'ex colonnello del Kgb Alexander Litvinenko, un altro caso di avvelenamento è sempre possibile. Gli esperti di queste faccende pensano subito ai russi, che in un Paese come la Gran Bretagna, affascinato e ossessionato dalle spy stories, sono sempre visti come i sospetti "cattivi" in ogni ipotesi di complotto. Fonti governative però hanno escluso che Allan possa essere stato vittima di un attentato: "Era troppo elevato in grado, troppo di alto profilo per essere un bersaglio realistico. è un funzionario statale, non può avere nemici nel mondo delle spie". Anche Scotland Yard conferma di "non avere al momento motivo di trattare il caso come sospetto". Ma qualcuno addentro a queste cose sostiene che "una cosa del genere che capita a un uomo con l'incarico di Allen fa pensare male, naturalmente". E poi c'è una zona opaca nella vicenda: la "superspia" sarebbe stata colta dal malore durante il fine settimana e sarebbe rimasta a terra sul pavimento di casa per molte ore. Scompare il presidente del supercomitato dei servizi e nessuno lo cerca? Allen ha sempre praticato sport, era considerato un uomo in forma invidiabile. In ospedale sono stati mobilitati i tossicologi, che stanno conducendo le loro analisi. Qualche mese fa Allan aveva perso la moglie, uccisa da un tumore: possibile che abbia abusato di tranquillanti? "No, era esuberante e ottimista come al solito", dicono gli amici. Questi i dubbi. Ora le certezze. Alex Allan è un uomo molto potente. Guida il Joint Intelligence Committee da meno di un anno: il comitato riceve e analizza tutti i rapporti dei "servizi " e li filtra per il governo. Durante la Guerra Fredda il JIC aggiornava Downing Street sulla forza militare sovietica; nel 2003 fu al centro della crisi irachena e produsse i dossier che inchiodarono Saddam Hussein (e che erano tutt'altro che accurati, come si scoprì dopo l'invasione). Allan in passato è stato segretario privato del primo ministro conservatore John Major e del laburista Tony Blair: un uomo per tutte le stagioni. E anche un uomo brillante. Anche troppo brillante secondo alcuni. Da ragazzo era maniaco di musica rock: capelli lunghi cotonati, chitarra sempre in mano. La sua foto si può trovare ancora su un sito Internet di fan della rockband Grateful Dead. Anche dopo essere entrato nelle stanze del potere, non ha rinunciato ai lati più eccentrici. Durante uno sciopero dei trasporti si fece fotografare in vestito gessato, valigetta dei documenti, ombrello, bombetta: aggrappato al windsurf mentre discendeva il Tamigi diretto a Whitehall. Fece scandalo e cadde anche in acqua, ma non smise di divertirsi e anche quelle foto poco appropriate a un grand commis del Regno finirono sul web per sua iniziativa. Quando fu nominato ai vertici dell'intelligence gli esperti dissero che forse Alex Allan aveva dato troppe informazioni sulla sua vita. Che nel suo ramo può essere sempre rischioso. Guido Santevecchi Primo segretario Alex Allan è stato segretario personale dei premier Major e Blair (con lui nella foto). Nel '99 Blair lo nominò "ambasciatore elettronico" per aiutare l'industria ad affrontare Internet.

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Il <lodo> Calderoli: subito l'immunità, via la blocca-processi (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-05 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Dietro le quinte Il "lodo" Calderoli: subito l'immunità, via la blocca-processi ROMA - A Silvio Berlusconi l'idea è piaciuta, tanto da essersi fatto scappare davanti ai cronisti una raccomandazione al suo ministro della Giustizia, Angelino Alfano: "Guarda che quella roba di Roberto mi sembra interessante, può funzionare. Valutala, studiala, perché potrebbe risolvere il problema...". Perché il "problema", a questo punto, per il premier non è tanto o solo quello delle intercettazioni, al momento rimaste nei cassetti, se in qualche cassetto ancora giacciono. No, il problema è quel processo Mills, o qualche altro tentativo dei "giudici politicizzati di farmi fuori", che deve essere fermato, perché "così non si può andare avanti". Ecco allora "l'idea di Roberto", ovvero del ministro Calderoli, per risolvere con un colpo d'ala - azzardato, rischioso, ma indubbiamente ingegnoso - il problema di dare immunità alle alte cariche istituzionali in tempi brevi e senza far esplodere il conflitto totale tra magistratura, opposizione e Quirinale preso nel mezzo. Visto che - è la sostanza della proposta - quello che fa veramente insorgere giudici e centrosinistra è la norma blocca-processi che è stata inserita nel decreto sicurezza votato dal Senato e adesso all'esame della Camera, e visto che su questo punto sono prevedibili ostruzionismo parlamentare, proteste, girotondi e quant'altro, perché non abolirne una parte e sostituirla, per emendamento, con l'inserimento del lodo Alfano a tutela delle alte cariche? La norma che salterebbe sarebbe solo una delle due inserite, e definite appunto "blocca-processi": non quella generale che dà una sorta di indirizzo alla magistratura perché si privilegino i processi per reati gravi e non quelli che comunque sarebbero superati dall'indulto, bensì quella che permette di sospendere per un anno i processi per reati con pene fino a 10 anni commessi entro il 1Ë? dicembre 2001. La più contestata, appunto. Al suo posto, verrebbe dunque inserito, nel ddl di conversione del decreto, il lodo Alfano che - di per sé - non suscita la contrarietà del Quirinale e in linea di principio nemmeno dei magistrati e dell'opposizione. Alfano ha detto pubblicamente e a chiare lettere che il blocca processi "non verrà stralciato" perché utile al Paese. Ma sul tema è stato già consultato Maroni, che non ha obiezioni se è vero che il più felice della soluzione sarebbe, oltre a Berlusconi, proprio quell'Umberto Bossi stufo di procedere a piccoli strappi sulla giustizia e convinto che "il dente va tolto una volta per tutte". E nemmeno An avrebbe da ridire, a interpretare un sibillino La Russa: "Lo stralcio? Se ne può parlare...". Insomma, la materia - esaminata dai tecnici del Cavaliere - è già passata nelle mani di Gianni Letta, cui spetta l'incarico più difficile: verificare con il Colle se la strada è percorribile (una riforma della portata del lodo inserita in un decreto da convertire non è cosa di tutti i giorni) e sondare l'opposizione se un eventuale "scambio" di questo tipo potrebbe chiudere senza troppe ferite il match (il provvedimento dovrebbe infatti tornare al Senato, e senza accordo i tempi rischierebbero di saltare). Questione di giorni, forse di ore, per sapere se in un colpo solo, a sorpresa e quasi incredibilmente, si potrà arrivare a chiudere l'emergenza "salvapremier" con una mossa che sa di scacco matto. Paola Di Caro L'emendamento Idea anti-ostruzionismo: nel dl sicurezza tutela per le alte cariche al posto dello stop alle udienze.

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La poliziotta arrestata: un prezzario in Cassazione (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-05 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Mafia e massoneria L'inchiesta sui processi aggiustati, i verbali dell'agente: tariffe diverse per rinvii e informazioni La poliziotta arrestata: un prezzario in Cassazione DAL NOSTRO INVIATO PALERMO - Ha confessato, la poliziotta arrestata nell'inchiesta su mafia e massoneria che ha sollevato il velo sul sistema per bloccare alcuni processi in Cassazione. Ha ammesso di aver collaborato con il "faccendiere" Rodolfo Grancini - in prigione anche lui, considerato il regista delle operazioni in favore di mafiosi e non solo - e di aver aiutato il suo medico a ritardare il pronunciamento di una sentenza, che infatti non arrivò. Interrogata il 2 luglio nel carcere di Pagliarelli dai magistrati della Procura di Palermo, l'agente scelto Francesca Surdo ha confermato almeno in parte l'impianto accusatorio, che ora attende il vaglio da parte dei giudici del tribunale del riesame. E anche se per i pubblici ministeri non è ancora una piena collaborazione, si tratta di un tassello importante per l'indagine. Sistemato con una certa fatica dall'indagata, che per due volte ha interrotto l'interrogatorio per consultarsi col suo avvocato prima di rispondere. La deposizione dell'agente Surdo rivela alcuni meccanismi dell'insabbiamento dei processi al "palazzaccio" di Roma, con un tariffario che distingueva i diversi tipi di interventi per insabbiare il fascicolo. "Grancini - ha raccontato - mi spiegò che i soldi servivano per fare i depositi necessari all'occorrenza per corrompere personale della Cassazione che avrebbe dovuto garantire che il processo non venisse fissato... Mi disse più volte che aveva un amico impiegato che poteva all'occorrenza corrompere, e che grazie a lui si sarebbe potuto raggiungere questo obiettivo ". Subito dopo l'indagata ha aggiunto: "In merito agli interventi illeciti che riusciva a fare in Cassazione, il Grancini mi disse che il prezzario era diverso a seconda che si dovesse ottenere una semplice visualizzazione dello stato del procedimento, ovvero si sarebbe dovuto ottenere una dilazione nella trattazione del ricorso". La "visualizzazione" fu quello che Grancini le chiese nell'agosto 2006, presso il sistema informatico del ministero dell'Interno, per verificare la posizione processuale del pregiudicato di Mazara del Vallo Giuseppe Burzotta, già arrestato con l'accusa di associazione mafiosa. "Preciso - dice la poliziotta - che Grancini mi motivò la sua richiesta poiché il Burzotta era interessato assieme all'Accomando (imprenditore mazarese finito in carcere nel 2007, anche lui per mafia, ndr) per la realizzazione di un impianto di riciclaggio patrocinato, a suo dire, dal Vaticano". Questa della Santa Sede sembra fosse una vera fissazione per il faccendiere di Orvieto, che la Surdo conobbe su un aereo, nella tratta Roma- Palermo, nel maggio 2006: "Eravamo seduti accanto e iniziammo a chiacchierare. Lui si presentò, dandomi un biglietto da visita, come funzionario del Vaticano in visita a Mazara per ragioni ispettive della curia vescovile". Nei giorni successivi si incontrarono più volte anche "presso la Chiesa di Sant'Ignazio", la casa dei gesuiti il cui rettore, padre Romanin, si ritrova indagato per concorso in associazione mafiosa per aver scritto delle lettere di raccomandazione in favore di un paio di detenuti, sotto dettatura di Grancini. Nelle telefonate intercettate tra il faccendiere e la poliziotta ricorre anche il nome del senatore di Forza Italia Marcello dell'Utri (a Orvieto Grancini gestiva uno dei suoi "circoli del buon governo", perquisito dopo gli arresti) del quale la Surdo dice: "Non l'ho mai conosciuto personalmente, anche se il Grancini parlava spessissimo di lui in tono molto confidenziale". Così come le parlò di un generale della Guardia di Finanza "prossimo a transitare nei servizi segreti, che poteva farmi entrare nei servizi". Nel giugno scorso li fece incontrare a un paio di cene, fino a pochi giorni prima degli arresti. Dopo la diffusione della notizia dell'inchiesta, alla Procura di Palermo sono giunte richieste di notizie da altri uffici giudiziari che hanno avuto casi di procedimenti bloccati in Cassazione. Giovanni Bianconi.

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Del Noce: non mi candido a direttore generale Rai (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-07-05 num: - pag: 46 categoria: REDAZIONALE Viale Mazzini Il mandato attuale si conclude a ottobre Del Noce: non mi candido a direttore generale Rai "Gli insulti? Ho fatto l'interesse dell'azienda" Un poker di donne per l'estate. "Il mio futuro? Potrei anche staccare se non ci fosse una collocazione interna" ROMA - Il direttore Fabrizio Del Noce sta per imboccare l'ultimo rettilineo alla guida di Raiuno: "Non si può fare a vita lo stesso mestiere, dopo sei anni e mezzo... In autunno ci arrivo per necessità di cose, resto finché c'è questo consiglio d'amministrazione. Lascerò senza un euro di debito, non la rete sfasciata che ereditai io. La mia candidatura alla direzione generale è prematura e, detto tra noi, non realistica. Se ritrovo una collocazione in azienda bene, sennò si può anche andar via". E gli insulti intercettati? Felice di passare per "co..." nell'intercettazione di Saccà a Giancarlo Innocenzi, garante delle Comunicazioni: "Sì, m'ha fatto piacere, è venuto fuori che ho agito per il bene dell'azienda... Anche se le intercettazioni quando escono dall'alveo specifico di perseguire i reati mostrano una forza negativa e creano tensioni forti negli ambienti lavorativi. Io ho ricevuto segnalazioni e mai raccomandazioni. Le segnalazioni aiutano a scoprire nuovi talenti. Mai fatto l'ufficio di collocamento". Su Bonolis che Mediaset lascerà in panchina per un anno se condurrà Sanremo: "Non interferisco ma è una scelta che condivido, giusto che si prenda un sabbatico". Il Dopofestival soppresso? "Nella nuova convenzione col Comune di Sanremo è previsto un alleggerimento" (e il direttore del casinò, che tornava a ospitarlo, si arrabbia perché contava nel traino per il rilancio). Su Chiambretti che sta per convolare a Mediaset: "Lui vorrebbe quello che Raiuno non ha: le seconde serate sono tutte occupate". Del Noce presenta il suo vivaio ("hanno cominciato tutte con me"), quattro conduttrici di altrettante serate speciali nell'estate di Raiuno: sarà una specie di test, se lo superano le ritroviamo nel palinsesto invernale, ma se non saranno all'altezza, finge affettuosamente di minacciare il direttore, verranno rispedite nelle retrovie. A Viale Mazzini atmosfera da Billionaire di Briatore e signora (Gregoraci), e infatti le senti che dicono: "T'ho vista in Sardegna... ". Tutte dal sorriso esagerato e belle allo stesso modo come usa ora (mentre Gianni Ippoliti a cui si deve un format parla al cellulare con la mano davanti come Cassano, hai visto mai che gli intercettino il labiale), fanno a gara a chi è più disinvolta e cercano di galvanizzare la platea come a una convention di Publitalia, "questo è un programma che riguarda tutti, perché tutti noi..."; dicono "particolare" come parola magica in sostituzione di "un attimino ", aderenze e tacchi a spillo tranne l'esordiente e la più giovane coi suoi 25 anni Elisa Isoardi che fa perfino tenerezza: "è la mia prima conferenza stampa, non so se devo dire tutto". C'è Caterina Balivo citata nelle intercettazioni di cui si parlò per il suo arrivo a una cena in compagnia di Del Noce, la prima in pista, conduttrice domani sera di Usa la testa!, gara che tiene in allenamento la memoria. C'è un piccolo problema, d'altra parte ci si mette pure il titolo... "Caterina - dice Del Noce - lamenta che nel suo programma c'è troppo da pensare". E lei precisa: "è un programma da servizio pubblico e ne sono fiera. è un game show, d'estate si va in palestra, ci sono i massaggi, ma quello che resta è la nostra mente, e questo è un po' un programma intelligente". C'è Eleonora Daniele, più volte paparazzata alle feste del centrodestra, la cui unica trombatura fu a un Grande fratello (entrò nella Casa e ne uscì subito: fu la sua fortuna), a Ciak... si canta! il 26 luglio presenterà canzoni degli anni '60 e '70, da Orietta Berti a Little Tony, dai Camaleonti ai Ricchi e Poveri, che avranno il videoclip che non ebbero all'epoca, una gara tra filmati. Le ultime due girls sono Veronica Maya ( Incredibile! sulle passioni degli italiani il 12 luglio) e Elisa Isoardi ( Parenti talenti e dunque sui talenti in famiglia il 19). Tre serate su quattro hanno il punto esclamativo nel titolo, si spera nelle sorprese. Valerio Cappelli Squadra Da sinistra, Veronica Maya, Caterina Balivo, il direttore Fabrizio Del Noce, Elisa Isoardi ed Eleonora Daniele.

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Notizie in 2 minuti (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-07-05 num: - pag: 56 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Berlusconi contro i magistrati: fango su di me Il premier contro i magistrati: fango su di me e sui ministri; pettegolezzi senza fondamento. E ancora: non ho bisogno del dl, mi difendo nei processi. Alcuni magistrati cercano di sovvertire l'ordine. Veltroni: 5 milioni di firme a favore della democrazia Il segretario del Pd, Veltroni, lancerà una petizione aperta alla firma degli italiani per "difendere la democrazia e affermare l'urgenza di interventi sociali e a difesa degli stipendi". Intervistato dal Tg1, Veltroni ha detto di prevedere 5 milioni di firme contro il governo. Il governo: per Pompei stato d'emergenza Il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza nell'area archeologica di Pompei, come richiesto dal ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, dal prefetto di Napoli e dalla Regione, per intervenire con mezzi e poteri straordinari a difesa dell'immenso patrimonio artistico, minacciato da "crescenti e gravi criticità". Focus Retribuzioni: balzo nel settore pubblico Negli ultimi otto anni, dal 2000 al 2007 compresi, le retribuzioni di fatto dei dipendenti pubblici sono aumentate del 35%, il doppio dell'inflazione. Lo ha scoperto il ministro Brunetta. I salari del settore privato hanno messo a segno una crescita del 20%. Esteri In coma a Londra il super 007 Mistero tra gli 007: il funzionario più alto in grado nei servizi segreti britannici è stato trovato in coma nella sua casa a Londra. Avvelenato? I sospetti arrivano fino ad Al Qaeda e ai russi. Cronache L'attore Kim Rossi Stuart travolge un sub L'attore Kim Rossi Stuart è accusato di lesioni gravissime per aver investito con un gommone un sub di 34 anni che ha perso un braccio. L'incidente nelle acque di Civitavecchia. Economia Consumi in crisi a maggio A maggio consumi in calo del 2,7% rispetto al maggio del 2007. Lo segnala l'Indicatore di Confcommercio. è il settimo segno negativo consecutivo. Per Confcommercio "questo dato fa sfumare l'ipotesi di uscire entro breve da una crisi ormai strutturale". Cultura Houellebecq alla madre: siete una generazione di falliti Michel Houellebecq risponde alle accuse di essere un gran bugiardo contenute in un libro scritto dalla madre. E il più controverso scrittore francese rilancia: voi siete una generazione di falliti. Spettacoli La fiction per web e cellulare Ecco la prima fiction italiana per cellulari e web, autoprodotta. "L'ospite perfetto - Room 4U" sarà presentato al Roma Fiction Fest di lunedì. Per ora 30 puntate di 3 minuti ciascuna pronte da settembre per essere intercettate dal telefonino o sul web. Sport Deferite Atalanta e Livorno Il procuratore federale ha deferito alla Disciplinare Atalanta e Livorno per responsabilità oggettiva, più un calciatore del club bergamasco e 4 livornesi, accusati di accordi per alterare i risultati delle due partite di campionato o per non aver denunciato il fatto. Via al Tour: doping nel mirino Lotta senza quartiere al doping: sembra questo l'obiettivo numero uno del Tour de France 2008 che parte oggi.

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E l'Annunziata sarà la badessa dei girotondi (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 159 del 2008-07-05 pagina 0 E l'Annunziata sarà la badessa dei girotondi di Federico Novella "Io tifendo la lippertà, anghe se non la gondivido, nemmeno per zogno". L'aforisma martoriato dal dialetto campano, nell'imitazione strabica di Sabina Guzzanti, rappresenta al meglio la filosofia di Lucia Annunziata. Quella per cui prima di tutto viene il libero pensiero: ma solo il suo. O al massimo quello della sua parte politica. Ma questo lo sapevamo già. La cosa che stupisce è che la secolare girotondina del giornalismo, ora sembra dar l'impressione (ma solo l'impressione) di girotondare al centro. Prima, da divorziata, ha partecipato al family day. Poi, pur professandosi "atea e marxista" ha promosso a pieni voti la figura di Benedetto XVI. Adesso la festa dell'Annunziata sembra culminare con l'intervista di ieri al Riformista, in cui la bombarola dell'etere si infila addirittura l'abito da "badessa" (ipse dixit). E il ritornello liturgico è uno solo: Berlusconi "si deve scusare". Non si sa di che, non si sa perché, ma si deve scusare. Le intercettazioni "servono", la privacy "non è uno scudo", "le storielle che circolano su Berlusconi mettono in imbarazzo". Capito? è questa la questione morale secondo suor Lucia da Sarno: un presidente del Consiglio democraticamente eletto deve passare il tempo a smentire "storielle". Mica deve occuparsi di economia, infrastrutture, sanità e lavoro: no, le storielle prima di tutto. L'etichetta, sai. La moralità: in tutti i settori, giornalismo compreso. E qui la Annunziata decisamente svacca. Gratta gratta, e sotto il velo da badessa ritrovi la giovane sessantottina del Pdup, di cui mantiene la puzza sotto al naso e l'aria presuntuosa di chi ti guarda dall'alto in basso. "Prendiamo il caso Rai: che senso ha studiare giornalismo se poi per entrare in Rai servono altre strade?", moralizza la madre superiora. Proprio lei che - parola di Travaglio - è sempre stata "organica al centrosinistra, una vera embedded della coalizione". Lei che del giornalismo di parte e di partito ha fatto una missione di vita, ora che fa? Si presenta come la carmelitana della situazione? Scusate, ma è il caso di dire che non c'è più religione. Perché vedete: non possiamo che riderci sopra, quando una come lei, sulle intercettazioni, parla di "esempio americano", l'etica d'oltreoceano. Il vero problema è che oltreoceano non esistono certi magistrati, e soprattutto non esistono certi giornalisti militanti. E se esistono, non lavorano per lo Stato. E non gestiscono un programma del servizio pubblico come fosse un soviet. Le regole del gioco, nella trasmissione "In mezz'ora", di cui è la sovrana assoluta, sono semplici e chiare: io faccio le domande, se poi non mi piace come rispondi ti zittisco. è stato così con Fini. è stato così con Berlusconi, che a un certo punto, nel bel mezzo di un'intervista, s'è alzato e se n'è andato dallo studio. Motivo? In venti minuti di messa in onda, l'intervistato è stato interrotto 50 volte. Una media di 3 interruzioni al minuto. Più che un'intervista, sembrava un attacco di singhiozzo fulminante. Ben diversa l'atmosfera con Bertinotti in studio: in quel caso la lingua della conduttrice si afflosciò improvvisamente, a tal punto da tendersi e arrotolarsi come una sciarpetta da stadio. Non a caso l'Authority per le comunicazioni ha dovuto richiamarla all'ordine più volte per violazioni della par condicio. Non a caso il presidente Rai Petruccioli ha ammesso che è decisamente squilibrata (la trasmissione) sul versante sinistro. E persino il già citato Travaglio arrivò a rimproverarla per essere stata "gratuitamente e pretestuosamente aggressiva con Berlusconi" al fine di conquistare "l'aureola da martire per rifarsi la verginità". A pesare sul suo curriculum, difatti, la fumosa gestione della presidenza Rai: correva l'anno 2003, e la nostra girotondina, in quel frangente, tutti i buoni propositi libertari li ripone nel cassetto. I compagni di piazza gli rimproverano d'aver ceduto alle lusinghe del potere, facendo spallucce davanti alla temibile "censura di regime". Sabina Guzzanti, tra il serio e il faceto, la accusa di aver sostituito il suo Raiot con il Maresciallo Rocca, "gosì ristabiliamo l'eguilibrio demogratico". Da qui l'esigenza di rimettersi subito la divisa, con un programma così spudoratamente schierato che la Pravda al confronto è un quotidiano liberale. Ma lei in fondo non ne fa mistero, non si presenta come super partes, anche perché nessuno dotato di un barlume di coscienza le darebbe credito. In un'intervista al Manchester Telegraph ha detto: "Tutti sanno come la penso: ero un leader politico nel Sessantotto, sono stata inviata del Manifesto, sono stata eletta alla presidenza Rai in virtù anche di questo fatto. Sarebbe stato ridicolo nasconderlo". Appunto. Eviti di nasconderlo. Ed eviti i predicozzi. E soprattutto si tolga il costume da badessa, che tanto non ci crede nessuno. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Calderoli: <La mia ricetta per il nodo intercettazioni> (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 159 del 2008-07-05 pagina 1 Calderoli: "La mia ricetta per il nodo intercettazioni" di Emanuela Fontana Il ministro Calderoli: "Le intercettazioni? Problema urgente. Ho una ricetta per risolverlo entro agosto". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il Pd ora ammette: girotondo contro di noi (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 159 del 2008-07-05 pagina 0 Il Pd ora ammette: girotondo contro di noi di Stefano Casamassima Sinistra alla conta prima di scendere in piazza. D'Alema: "E' una gomitata dal vicino": E Veltroni vuol raccogliere 5 milioni di firme anti-governo. Girotondo attorno a Walter. Dì la tua da Roma Se volete fare un torto ad Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, ditegli che andrete alla manifestazione dell'8 luglio contro i provvedimenti in materia di giustizia e intercettazioni del governo Berlusconi, per vedere quanta gente c'è. "è inutile che preghino perché ne venga poca", smorza subito l'entusiasmo dei menagrami (bipartisan), "non sarà il giorno della conta". Anche perché, chiarisce, lo scopo è quello di "informare i cittadini sull'anomalia di un governo nato per le esigenze processuali di qualcuno". E soprattutto, ricorda Pancho Pardi, senatore Idv e promotore della giornata di protesta, "senza avere il complesso di piazza S. Giovanni" che tradotto significa "non si aspettano un milione di persone". Intanto però, Paolo Flores d'Arcais, direttore di Micromega e mentore del girotondo insieme a Furio Colombo, una prima conta la fa: sul palco, spiega, si alterneranno Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Andrea Camilleri, Rita Borsellino, Moni Ovadia e Lidia Ravera. Chi invece sperava di urlare un "vaffa" a squarciagola insieme a Beppe Grillo, si dovrà accontentare di farlo solo in videoconferenza. Però, ricorda, Flores, "ci sarà anche il professor Alexian Spinelli, rappresentante del popolo Rom, e molti militanti del Pd. Oltre a semplici cittadini". E a Lucia Annunziata, che giusto ieri, al Riformista, chiariva le sue ragioni: "Non si è mai visto in nessun Paese al mondo che un capo di governo faccia una legge ad hoc per impedire l'uscita di notizie sul suo conto. Le sente le voci su Berlusconi e alcuni membri del suo governo, no?". E poco importa se non sono questioni strettamente politiche: "La privacy - prosegue - non può essere usata come uno scudo sempre e comunque". Intanto, dopo le titubanze dei giorni scorsi, anche Arturo Parisi ha deciso per il "sì". Ma, avverte, "riconoscermi nei contenuti e nella funzione della manifestazione non equivale a riconoscermi nelle forme". Un atteggiamento a metà di un guado che dall'interno del Pd non si pensa proprio di attraversare. Fassino, tranchant, "non ritiene di manifestare con Di Pietro" dissentendo "dal suo modo di condurre la battaglia politica". Non una novità, e a chi gli fa notare che in realtà non è il leader dell'Idv la mente, risponde: "Se l'ispirazione è il grillismo, ancora di più non ci vado". "è che è più facile dare una gomitata a chi ti sta vicino che un colpo a chi ti sta davanti, specie se è più grosso" rifletteva sere fa Massimo D'Alema dal festival dell'Unità censurando l'iniziativa dell'ex pm di Mani Pulite. Che, ingenuamente, sarebbe caduto nella rete del premier: "Farsi attirare da Berlusconi nell'ennesima rissa sulla giustizia per poi fargli dire che non è questa l'emergenza, è un gioco non intelligente". E resterà a Bologna Sergio Cofferati, che nel 2002 schierò la Cgil dalla parte dei girotondini, sostenendoli "su punti specifici" e senza mettere sotto accusa "l'assetto politico dell'opposizione". Un rischio da cui oggi il Pd non sarebbe pienamente al riparo, visto che "se la manifestazione aprisse la partita tra le forze che fronteggiano Berlusconi, sarebbe una rovina". Intanto, ad orologeria, parte la controffensiva di Walter Veltroni che annuncia l'avvio di una imponente petizione: "Cinque milioni di firme per dire “no” a un governo che non rispetta le regole democratiche". Le firme, conclude il segretario del Pd, "saranno la base della manifestazione che il Partito democratico ha promosso per l'autunno". In serata Marco Pannella annuncia in modo colorito che neanche i radicali presenzieranno. Anche perché, chiosa, "abbiamo da dire qualcosa di più serio". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Veltroni: "Di Pietro non è un nemico" Berlusconi: "L'opposizione è indietro" (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampaweb, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

ROMA Il ritiro dell'emendamento "blocca processi" aiuterebbe a rasserenare il clima politico. Lo ha sottolineato il segretario del Pd, Walter Veltroni, al termine del suo intervento al congresso del Partito socialista in corso a Montecatini, aggiungendo tuttavia che il Pd resta e resterà ostile al lodo-Alfano. "Bene la nostra opposizione" "L'opposizione -ha premesso Veltroni rivendicando i risultati dell'attività parlamentare- ha ottenuto il ritiro del decreto legge su Retequattro e ha costretto il governo a non presentare il dl sulle intercettazioni. Mi aspetto ora il ritiro dell'emendamento "blocca processi" che, se invece fosse presentato, avrebbe effetti devastanti su tanti procedimenti che riguardano la sicurezza dei cittadini". Se il governo e la maggioranza fossero disponibili ad un ripensamento riguardo alla presentazione di un dl, "è chiaro che contribuirebbe a creare un clima diverso. Dopo aver evitato il dl sulle intercettazioni, sarebbe opportuno un analogo senso di responsabilità togliendo qualcosa che non c'entra nulla con la sicurezza dei cittadini". E poi: "Non so se questo Governo reggerà 5 anni - ha detto - dopo poche settimane ci sono già segni in questo senso". "Crescerà la differenza sociale" "Rischiamo di andare incontro a un autunno durissimo - ha detto - per molte famiglie fronteggiare questo aumento dei prezzi, in un Paese che sta arrivando alla crescita zero, può determinare un ulteriore allargamento di quella differenza sociale che nel nostro Paese sta diventando insopportabile". Veltroni ha anche sottolineato il ruolo della politica dei tassi praticata dalla Banca Centrale Europea: "L'intervento della Bce sui tassi può indebolire la condizione di 500mila famiglie". Dopo essere stato interrotto da alcuni fischi provenienti dalla platea, mentre parlava dello stato attuale dell'opposizione, Veltroni si è rivolto direttamente ai delegati: "Mi costringete a dire che Di Pietro non può essere il nemico assoluto, quando si è governato insieme a lui, e ci si è seduti in Consiglio dei Ministri per molto tempo, se no la gente non ci crede più". Applausi per il segretario Pd, invece, quando ha ribadito il suo no alla manifestazione dell'8 luglio. Berlusconi da Tokyo: "Opposizione? Lasciamoli su linea giustizialista" L'opposizione "è ormai su una linea giustizialista e la lasciamo lì". Lo ha ribadito il premier Silvio Berlusconi questa sera da Tokyo. "Sono tornati indietro di molti anni", ha aggiunto il Premier. "Sono tornati a dieci anni fa?", gli hanno chiesto i giornalisti. "No, ancora più indietro", ha replicato Berlusconi.

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"L'Iran pronto ad attaccare Israele" (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampaweb, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

L'Iran è “un nemico imprevedibile”: per questo difendersi significa anticiparne le mosse, preparandosi, ad esempio, a contrastare un probabile attacco missilistico contro Israele. Suona come un accorato appello a non lasciarsi sorprendere da nuove, gravi turbolenze in Medio Oriente l'articolo “Strategia marittima nell'era del sangue e della fede”, firmato dall'ammiraglio James Winnefeld per il mensile dell'Istituto navale americano “Proceedings”: comandante della Sesta flotta americana nel Mediterraneo, Winnefeld ritiene che gli Stati Uniti e la Nato abbiano il dovere di prepararsi fin da subito a quello che appare “il caso più probabile al mondo di uso massiccio di missili balistici”. Lo scoppio delle ostilità potrebbe essere prossimo e improvviso, perchè l'Iran è alla ricerca di un pretesto per l'attacco, che potrebbe arrivare a causa di un evento anche minimo e apparentemente trascurabile. Teheran è sotto accusa, a Washington come a Tel Aviv, per il mistero in cui è avvolto il suo programma nucleare: l'Iran continua a sostenere che le sue attività nucleari sono solo mirate alla costruzione di centrali, visto che la firma posta in calce al trattato per la non-proliferazione consente che del nucleare si faccia un uso civile e pacifico, ma è forte il sospetto che sia invece l'arsenale militare a beneficiare del lavoro sull'energia atomica. Le preoccupazioni di Winnefeld fanno eco a quelle espresse dal suo diretto superiore, l'ammiraglio Michael Mullen, comandante e presidente degli Stati maggiori riuniti: “Un attacco missilistico potrebbe destabilizzare la regione e aprire per le nostre truppe, già impegnate in Iraq e Afghanistan, un terzo fronte indesiderato”, ammonisce Mullen, “La miglior via per risolvere la questione consiste nell'uso della diplomazia e non in quello della forza militare”. Ma nel caso in cui il dialogo fallisse, le navi della Sesta flotta di Winnefeld sono strategicamente posizionate e attrezzate per intercettare i missili iraniani. + Finestra sull'America, di Maurizio Molinari commenti (0) scrivi.

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<Fango su di me e sui ministri. Mi difenderò nei processi> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il cavaliere: "Il premier si salva da solo". Alfano: la blocca-processi resta "Fango su di me e sui ministri. Mi difenderò nei processi" Berlusconi: "Pettegolezzi infondati. Ma attacchi non ci impressionano. Già mantenuti molti impegni" Silvio Berlusconi (LaPresse) ROMA - I "sondaggi confermano la fiducia degli italiani nel governo" nonostante il "fango gettato sul presidente del Consiglio e sui ministri" da "pettegolezzi senza fondamento". L'argomento è ancora quello, scottante, delle intercettazioni e a parlare è Silvio Berlusconi. Il premier, al termine del Consiglio dei ministri, fa sapere però che "gli attacchi non impressionano" l'Esecutivo e che "quello che appare su stampa e televisioni è un panorama completamente diverso rispetto all'azione del governo. L'attenzione - spiega il premier - si concentra su fatti che nulla hanno a che vedere con il programma di governo e portano in primo piano l'attacco continuo di certa magistratura a chi deve governare scelto dal Paese, mentre si vuole sovvertire il voto popolare". Il premier, affiancato in conferenza stampa dai ministri Sacconi, Alfano, Calderoli, La Russa, Carfagna e Rotondi, prova dunque ad allontanare i veleni sulle intercettazioni, spostando l'attenzione sull'azione di governo ma nello stesso tempo difendendo la sua squadra. Con un cenno esplicito ai "nuovi" ministri e ai contributi dati con la loro "vitalità e giovinezza" (   il video). BLOCCA-PROCESSI - Nel corso della conferenza stampa il premier ha anche fatto intendere che non si avvarrà della norma che blocca i processi per le 5 più alte cariche dello Stato. "Il premier non ha bisogno di essere salvato, si salva da solo", ha detto Berlusconi, "ha un'autorevolezza che va oltre i magistrati militarizzati e militanti". "Rinuncio a ogni vantaggio, non ho bisogno di nuovo norme giudiziarie. Mi sono sempre difeso nei processi - ha aggiunto il Cavaliere - e sono il recordman dei processi con 2.500 udienze". La norma blocca-processi in ogni caso resta, come conferma il Guardasigilli Alfano. Sul tema della giustizia Berlusconi ha anche specificato di non avere più intenzione di "acuire la polemica al di là di quanto sia produttivo per tutti". APPELLO - Proprio contro la blocca-processi e contro il lodo Alfano un gruppo di cento costituzionalisti ha firmato un appello sottolineando che "l'immunità temporanea per reati comuni è prevista solo nelle Costituzioni greca, portoghese, israeliana e francese con riferimento però al solo Presidente della Repubblica, mentre analoga immunità non è prevista per il Presidente del Consiglio e per i Ministri in alcun ordinamento di democrazia parlamentare analogo al nostro, tanto meno nell'ordinamento spagnolo più volte evocato, ma sempre inesattamente". "Fatto": il tabellone del premier (Graffiti Press) IMPEGNI E GAZEBO - "A due mesi dall'inizio dell'attività del governo" Berlusconi fa sapere di essere "soddisfatto della squadra e del lavoro dell'Esecutivo: un lavoro eccezionale - lo definisce il Cavaliere - che è andato diritto nella realizzazione degli impegni elettorali". E proprio per "comunicare ai cittadini le cose fatte dal governo" e sondare il gradimento sui provvedimenti approvati dal governo Berlusconi rilancia i gazebo: "Saranno attivi da questo fine settimana e per tutti i week end" spiega il premier. RIFIUTI - Nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi il presidente del Consiglio ha anche fatto riferimento all'emergenza rigiuti in Campania, promettendo, a nome del governo che "nei prossimi 15 giorni saranno rimossi interamente i rifiuti da tutte le strade della Campania, di Napoli e provincia. Entro il 20 luglio non ci saranno più giacenze in strada con l'assoluto impegno di non farle accumulare più" ha precisato il premier. NAPOLI - Il nodo intercettazioni intanto resta in primo piano. E il gip di Napoli, Luigi Giordano, si è riservato di decidere sulla richiesta da inoltrare al Parlamento per utilizzare proprio le telefonate tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e l'ex direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà. Il giudice dovrebbe pronunciarsi entro sette giorni e dovrà anche esprimersi in merito alla questione di competenza territoriale sollevata dai legali del premier che vorrebbero che il procedimento fosse trasferito nella capitale. Per l'8 luglio, invece, è fissata l'udienza preliminare davanti al gup, Lia Paola Laviano, che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio. stampa |.

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(QUASI) TUTTI CONTRO PIERINO LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE CHE INGUAIANO DON GELMINI SONO SPARITE I LEGALI DELL'EX SACERDOTE: IL SUO PRINCIPALE ACCUSATORE HA DETTO DI AVERLO F (sezione: Intercettazioni)

( da "Dagospia.com" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

(QUASI) TUTTI CONTRO PIERINO ? LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE CHE INGUAIANO DON GELMINI SONO SPARITE ? I LEGALI DELL'EX SACERDOTE: IL SUO PRINCIPALE ACCUSATORE HA DETTO DI AVERLO FATTO PER SOLDI? Ignazio Ingrao per "Panorama" Le intercettazioni telefoniche mettono in crisi il pubblico ministero di Terni, Barbara Mazzullo, titolare dell'inchiesta a carico di Pierino Gelmini, l'ex sacerdote (oggi ridotto allo stato laicale) fondatore della comunità Incontro per il recupero di giovani tossicodipendenti, indagato per molestie e abusi sessuali. I difensori di Gelmini, Filippo Dinacci e Lanfranco Frezza, contestano infatti la validità delle registrazioni telefoniche che accuserebbero il fondatore della comunità Incontro e i suoi più stretti collaboratori. Il pm Mazzullo ha fatto intercettare per 3 mesi consecutivi (dal 9 marzo al 7 giugno 2007) le 12 linee telefoniche del centralino della comunità. Per registrare la mole enorme di chiamate la procura è dovuta ricorrere a un server esterno, noleggiato presso una società privata, la Redi di Latina. Sono state intercettate così oltre 45 mila conversazioni, poi trasferite su 50 cd-rom. Insieme con le testimonianze di dieci ex ospiti della comunità che accusano Gelmini di averli molestati, le intercettazioni costituiscono uno degli elementi essenziali su cui si fonda la richiesta di rinvio a giudizio dell'ex sacerdote. Secondo gli inquirenti, coordinati dal capo della squadra mobile di Terni, Luca Sarcoli, dalle telefonate registrate emergerebbe come due stretti collaboratori di Gelmini, Giampaolo Nicolasi e Pierluigi La Rocca, con offerte di denaro e di lavoro, avrebbero cercato di indurre uno degli accusatori, Giovanni Preziuso, a ritrattare. Ma non si sa dove siano finite le registrazioni originali di queste conversazioni. Fino a questo momento la procura ha messo a disposizione delle parti solo i cd. I legali di Gelmini hanno chiesto di poter confrontare i cd con le tracce originali ma, come spiega Dinacci a Panorama, "se le registrazioni originali sono state distrutte, attraverso la ripulitura del server, sarebbero inutilizzabili. Sono state infatti riversate sui cd senza che a tale operazione sia stata consentita la presenza dei difensori, così come previsto invece dal Codice di procedura penale". Centinaia di pagine di trascrizioni delle conversazioni tra gli accusatori di Gelmini, i loro familiari e gli operatori della comunità rischiano così di non poter essere utilizzate in sede processuale. Gelmini, che un anno fa si trovava nella bufera, assediato da tv e giornali, ora attende con fiducia la prossima udienza dinanzi al giudice dell'udienza preliminare di Terni, Pierluigi Panariello, fissata per il 15 luglio. In tale occasione saranno chiamati a testimoniare il capo della squadra mobile, Luca Sarcoli, e l'ispettrice che ha condotto le indagini, Anna Maria Mancini. Il procuratore della repubblica di Terni, Fausto Cardella, afferma: "Tutte le questioni sollevate saranno dibattute in aula. Riterrei non solo deontologicamente scorretto ma anche poco rispettoso nei confronti delle parti e dello stesso giudice esprimere qualsiasi opinione fuori dall'ambito processuale". Dalle controindagini dei legali di Gelmini emergerebbero inoltre nuovi elementi che potrebbero mettere in crisi le testimonianze degli ex ospiti della comunità. Spunta un biglietto che due accusatori dell'ex sacerdote (Mario Saragò e Livio Romeo) si sarebbero scambiati nella biblioteca della comunità mostrando le loro vere intenzioni. E c'è un'intervista rilasciata dallo stesso Saragò a una tv locale, nel mese di agosto 2007, nella quale il giovane afferma: "Mi chiedo come la gente metta in giro queste notizie infamanti su don Pierino. Per me don Pierino è tutto. Sicuramente sarà un discorso di invidia da parte di queste persone che avevano già rubato in comunità". Meno di tre mesi dopo Saragò si presenta dinanzi all'autorità giudiziaria per accusare Gelmini di averlo molestato. Ancora più contraddittoria, secondo i difensori dell'ex sacerdote, sarebbe la posizione del principale accusatore, Michele Iacobbe. Dalle sue dichiarazioni, rese dinanzi alla direzione distrettuale antimafia di Bari nel giugno 2005, hanno preso il via le indagini. Iacobbe ribadisce le accuse già formulate nel 2000 (il processo venne archiviato): Gelmini lo avrebbe molestato insieme con un altro giovane di Isernia, Pasquale Di Leonardo. Ma nel dicembre 2006 Iacobbe di fronte a tutti gli ospiti della comunità chiede scusa a Gelmini e aggiunge: "Il cuore che ha don Pierino non ce l'ha nessuno, è una persona speciale che trasmette amore, pace, serenità, tutto". Venti giorni dopo, Iacobbe torna spontaneamente in procura e al pm Mazzullo ribadisce le accuse. Nel maggio 2008 un nuovo colpo di scena: un detenuto torinese, Riccardo Bonetta, afferma di aver conosciuto in carcere Iacobbe, il quale gli avrebbe confidato che si era inventato tutto per estorcere denaro a Gelmini. I legali dell'ex sacerdote si preparano anche a dimostrare come in molte delle situazioni descritte dagli accusatori (feste, raduni con le famiglie) sarebbe stato impossibile per Gelmini abusare dei ragazzi, poiché l'ex sacerdote era continuamente sotto gli occhi di tutti. Infine alcuni testimoni indicati dallo stesso Iacobbe avrebbero palesemente contraddetto le sue dichiarazioni. Gli inquirenti difendono la completezza del lavoro e denunciano tentativi di inquinamento delle indagini messi in atto dagli accusati. Inoltre mettono in evidenza come Gelmini, per soddisfare le sue richieste sessuali, avrebbe ripetutamente minacciato di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di numerosi personaggi politici influenti. Si tratta di accuse pesanti e circostanziate ma, ancora una volta, l'esito di un processo che sembrava scontato è appeso a un filo. Quello del telefono. Dagospia 05 Luglio 2008.

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Berlusconi: "C'è chi soffia sul fuoco" (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 159 del 2008-07-05 pagina 0 Berlusconi: "C'è chi soffia sul fuoco" di Redazione Il premier a Tokyo per il G8 torna sulle intercettazioni: ""Noi continuiamo a lavorare e io sono sempre stato tranquillo. L'opposizione "é ormai su una linea giustizialista e la lasciamo lì". Caro benzina: sì alla detassazione degli aumenti. "Fango sul mio governo, ma non mi fermeranno" Tokyo - "Non credo che sia qualcosa a cui dare tutta questa importanza" ed in ogni caso c'é qualcuno che "soffia sul fuoco". Questa è l'opinione del premier Silvio Berlusconi sull'intera vicenda delle intercettazioni. Il premier ha brevemente parlato con i giornalisti a Tokyo, dove si trova in visita privata in vista del G8, durante una passeggiata. "Non credo che questo sia il problema dei problemi, è l'informazione che si è comportata in questo modo", ha aggiunto. "Noi continuiamo a lavorare e io sono sempre stato tranquillo, sono altri che hanno soffiato sul fuoco...". L'opposizione "é ormai su una linea giustizialista e la lasciamo lì", ha poi ribadito il premier. "Sono tornati indietro di molti anni", ha aggiunto. "Sono tornati a dieci anni fa?", gli hanno chiesto i giornalisti. "No, ancora più indietro", ha replicato Berlusconi. Tassi, d'accordo con la Bce "In questo momento la cosa più importante è combattere l'inflazione e questa politica della Bce, al momento, la trovo giusta" ha spiegato a commentato l'ultimo rialzo dei tassi di un quarto di punto deciso dalla Bce. Benzina, sì alla detassazione degli aumenti Il presidente del Consiglio ha poi detto di essere d'accordo all'ipotesi di tagliare le imposte agli aumenti della benzina. "Ne avevamo già parlato ed io sono d'accordo che ci siano; sono stato io - ha precisato - che avevo avanzato la proposto". Il problema è il caro petrolio "Al G8 parleremo soprattutto dell' aumento del prezzo del petrolio" e del fatto che oggi "la cosa più importante è combattere la speculazione", ha sottolineato ancora il Cavaliere. Nel rilevare che uno dei temi fondamentali del momento, che verrà affrontato nel corso del vertice degli otto 'grandi', è quello dell'aumento dei prezzi, il premier ha osservato che per combattere un fenomeno mondiale come quello delle speculazioni serve ormai una sorta di "cooperazione tra le democrazie". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"IL GIORNALE" DI BERLUSCONI VA ALL'ATTACCO DI CARLO DE BENEDETTI: "'LA REPUBBLICA' VA PIANISSIMO: VENDE SOLO 379MILA COPIE" PRIMI COLPI DELLA GUERRA DELLE INTERCETTAZIONI (sezione: Intercettazioni)

( da "Dagospia.com" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

"IL GIORNALE" DI BERLUSCONI VA ALL'ATTACCO DI CARLO DE BENEDETTI: "'LA REPUBBLICA' VA PIANISSIMO: VENDE SOLO 379MILA COPIE" ? PRIMI COLPI DELLA GUERRA DELLE INTERCETTAZIONI? Da Il Giornale 1 - LA REPUBBLICA VA PIANISSIMO VENDE SOLO 379MILA COPIE Tempi durissimi per i quotidiani. Anche a Repubblica di Carlo De Benedetti non gioiscono. Se i dati della Fieg attestano una diffusione di poco sotto le 600mila copie (583.418 per l'esattezza nel maggio 2008), i numeri delle vendite reali sono di molto inferiori. Secondo un documento interno, infatti, la media del maggio 2008 è pari a 379.357 copie, cioè oltre 200mila in meno di quelle dichiarate. E a giugno è scesa ancora: 375.143. Particolarmente deboli le vendite del lunedì quando Repubblica precipita a 328mila copie. Del resto la tendenza al ribasso del quotidiano di Ezio Mauro è confermata anche dagli ultimi dati ufficiali: a maggio Repubblica ha registrato un calo del 2,2 per cento, a fronte della crescita di altri quotidiani (come il Giornale, +1,1 per cento). Tempi duri per tutti, ma soprattutto per la stampa di opposizione. 2 - LA VINCENZI PERDE A SCOMMESSA DEL VALICO E SI TINGE I CAPELLI Lo farà. Il sindaco di Genova, Marta Vincenzi non si tira indietro. "Se si realizza il terzo valico ferroviario tra Genova e la pianura padana mi tingerò i capelli" aveva scommesso mesi fa. Oggi il governo Berlusconi si prepara a realizzare il terzo valico e lei, di sinistra, si prepara ad andare dal parrucchiere. Alla notizia dell'approvazione del progetto da parte del Cipe ha commentato "devo solo decidere di quale colore tingermi". La Ferilli si spogliò in piazza per lo scudetto della Roma e quindi due colpi di sole o una sfumatura sembrano un po' pochino per un valico. Il sindaco dovrebbe si tingersi i capelli ma almeno dello stesso colore del mare della sua città. Blu intenso. 3 - UN SENATO FRANCESCANO La volontà di dialogo tra centrodestra e centrosinistra scarseggia ed è così che per la causa cara al laicissimo presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, potrebbero scendere in campo anche i frati francescani. L'ordine del poverello di Assisi è intenzionato a portare al Senato un po' di festeggiamenti del prossimo 4 ottobre, ricorrenza di San Francesco. I religiosi del Sacro convento si sono appellati a Maurizio Gasparri, capogruppo del Popolo delle libertà e lui ha girato la richiesta al presidente del Senato Renato Schifani, che sta decidendo se concedere i locali di Palazzo Madama. Per I frati una sfida difficile, quasi quanto quella vinta dal fondatore dell'ordine, quando addomesticò il lupo di Gubbio. 4 - PANARIELLO E LA SATIRA POLITICA Satira e politica vanno a braccetto. La differenza? È una sola: "Almeno a noi la gente ride davanti...". Giorgio Panariello a tutto campo sui colleghi che traggono spunto per le loro gag dai Palazzi: "In un Paese dove il 90 per cento dei comici sono di sinistra ? ha detto presentando il prossimo spettacolo, ClonatoZero ? con la propria forza politica all'opposizione e il centrodestra alla maggioranza ci vanno a nozze". Il comico fiorentino ha anche spiegato perché lui, pur essendo un comico, evita il tema: "Io non faccio mai comicità con riferimento ai politici, anche perché quando si fa satira politica ci si trova spesso davanti a delle reazioni. Per rispondere a queste ci vuole anche una struttura, come Grillo, che io non ho". 5 - IL FEDERALISMO CALCISTICO Il federalismo, almeno nel calcio, è realtà. Archiviati, con tristezza, gli Europei, c'è comunque un "pezzo" d'Italia impegnato in una competizione internazionale di calcio: la Padania, che dal prossimo 7 luglio sarà impegnata nella lontana Lapponia per il "Viva World Cup 2008", il Mondiale dei paesi autonomisti organizzato dalla NF-Board. La squadra allenata da Leo Siegel debutterà il 9 luglio contro la Provenza a Galliware. In gara ci saranno anche Lapponia, Kurdistan e Siriaci. Al seguito del team anche Umberto Bossi. Il Senatùr accompagnerà il figlio, Renzo, che dei biancoverdi è di fatto il team manager. Ai vincitori, oltre la coppa, toccherà anche l'organizzazione dell'edizione 2010 del torneo. 6 - CARLO GIOVANARDI APRE AI GAY MA ALLA SINISTRA NON BASTA Neanche l'apertura ai gay nell'esercito porta consensi da sinistra al Carlo Giovanardi. "Oggi ? ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio a Klauscondicio ? un gay può operare nell'esercito, ma con misura. Lo stesso vale per un eterosessuale, non deve comportarsi da puttaniere, per usare un termine brutale. Nell'esercito verrebbe richiamato per condotta disdicevole. Non ci deve essere una manifestazione ostentata, vistosa e invasive dell'orientamento sessuale tale da turbare l'attività dei militari". Insomma, come dicevano i latini, in medio stat virtus, la virtù sta nel mezzo. "Un importante Generale ? ha proseguito Giovanardi - fece un'osservazione interessante. Prima l'omosessualità nelle caserme era seriamente proibita, oggi è facoltativa, non vorrei che domani diventasse obbligatoria... Credo che tutti possano entrare nell'esercito". Fin qui Giovanardi. E le polemiche non sono mancate: da Grillini all'onorevole Anna Paola Concia è un coro: "Il vero dramma nazionale è il permanere di quella cultura del maschilismo che sta alla base delle violenze. Il problema dell'Esercito è un altro, e cioè la permanenza di un fortissimo machismo". Dagospia 05 Luglio 2008.

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"Senza blocca processi il clima cambia" (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 159 del 2008-07-05 pagina 0 "Senza blocca processi il clima cambia" di Redazione Il segretario del Pd: "Da parte del governo deve esserci il ritiro dell'emendamento per bloccare i processi contenuto nel decreto sicurezza, perché avrebbe effetti devastanti su tanti processi che riguardano la sicurezza dei cittadini. Il governo non durerà cinque anni". Il Pdl insorge, Cicchitto: "E' allo sbando" Montecatini Terme (Pistoia) - Con il ritiro dell'emendamento per bloccare i processi si potrebbero creare le condizioni per un clima diverso". Lo afferma il segretario del Pd, Walter Veltroni, prima di lasciare il congresso nazionale del Partito socialista "Si parla molto - prosegue Veltroni - della qualità e degli interventi dell'opposizione, che ha già ottenuto risultati come il ritiro del dl su Retequattro e la decisione di non presentare il dl sulle intercettazioni. Da parte del governo - aggiunge ancora - deve esserci il ritiro dell'emendamento per bloccare i processi contenuto nel decreto sicurezza, perché avrebbe effetti devastanti su tanti processi che riguardano la sicurezza dei cittadini. Come si è deciso di evitare il decreto sulle intercettazioni, così adesso credo si debba avere un senso di responsabilità togliendo qualcosa che non solo non c'entra nulla col dl sicurezza ma che, se inserito, viola proprio la sicurezza dei cittadini. Se tolgono il blocca-processi è chiaro che il clima diventa diverso". "Sul disegno di legge Alfano - osserva ancora il segretario del Pd - la nostra posizione è contraria nel merito, però è chiaro che alcune delle violazioni più palesi sono state contrastate. Se invece resta il blocca-processi - conclude - ci sarà un inasprimento generale del clima". "C'é questo clima da anni nel Paese. Un clima che però viene alimentato quando si dicono le cose sui magistrati dette ieri", aggiunge Veltroni, . "Noi abbiamo fatto uno sforzo - prosegue - per portare l'Italia fuori dal passato ma ci sono invece coloro che la vogliono tenere inchiodata ad un tempo che invece dovrebbe proprio essere considerato passato". "Non so se questo governo reggerà 5 anni. Mi pare di poter dire che ci sono già diversi segnali positivi, perché l'opposizione sta ottenendo risultati importanti riuscendo a far si che il governo abbia atteggiamenti meno irrazionali". Cicchitto: è allo sbando Veltroni è allo sbando, sia per ciò che riguarda la linea politica sia per quel che riguarda la propaganda". Lo afferma Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. "Sul piano politico - spiega Cicchitto - Veltroni oscilla fra ipotesi opposte: passa dall'esaltazione dell'autosufficienza del Pd alla riproposizione di una sorta di fronte popolare antiberlusconiano che dovrebbe andare da Rifondazione comunista all'Udc, da Nichi Vendola a Casini. Francamente ci sembra un'operazione assai poco credibile e, comunque, del tutto contraddittoria con l'impostazione originaria che Veltroni ha dato del Pd, a testimonianza di una leadership assai fragile e poco affidabile sul terreno della linea politica". "Sul piano della propaganda - dice poi Cicchitto - Veltroni propone una raccolta di firme contro il nulla perché l'unico pericolo che corre la democrazia italiana deriva dal giustizialismo di un settore delle toghe, e dalla sistematica violazione del segreto istruttorio, e dalla pratica reazionaria di Di Pietro e dell'Idv, partito alleato del Pd. Per parte nostra, come ha annunciato il presidente Berlusconi, come partiti del centrodestra e come gruppi parlamentari del Pdl faremo gazebo in tutta Italia per spiegare ciò che sta facendo il governo. In ogni caso ci auguriamo anche di ritrovare interlocutori con i quali, fermo rimanendo le collocazioni di maggioranza e di opposizione ed anche le differenti posizioni di merito, ricominciare a ragionare di riforme costituzionali, federalismo e di leggi elettorali". Capezzone: pensi al sua durata "Veltroni, anziché fare illazioni infondate sulla durata del Governo, farebbe bene a preoccuparsi di se stesso e della sua permanenza alla guida del Pd. Se va avanti così, al massimo potrà fare il collaboratore di Di Pietro...", replica Daniele Capezzone, Pdl, portavoce di Forza Italia. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La protesta dei magistrati contro le misure del Governo (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

L'associazione nazionale dei magistrati decide lo stato di agitazione Scatta la protesta dei giudici Nel mirino la sospensione dei processi, le disposizioni sulle intercettazioni e il taglio delle risorse ROMA - I magistrati italiani, da stasera, entrano in stato di agitazione e si riservano l'adozione di altre misure per protestare contro gli interventi del Governo nel settore della giustizia. Tra queste la sospensione dei processi, le disposizioni sulle intercettazioni, il taglio delle risorse al settore giustizia e il taglio degli stipendi introdotto dall'art.69 del dl 112 (cosiddetto decreto manovra). L'Anm ha, inoltre, convocato in seduta permanente il comitato direttivo centrale. stampa |.

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FIDEL NEI SECOLI "SILVIO, NONOSTANTE IL PESO DEGLI ANNI E DEGLI INCARICHI, SI È PORTATO APPRESSO QUELL'ASPETTO GOLIARDICO, L'ARIA DA BULLETTO DI PAESE CHE NON RIESCE A TENERSI, A (sezione: Intercettazioni)

( da "Dagospia.com" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

FIDEL NEI SECOLI ? "SILVIO, NONOSTANTE IL PESO DEGLI ANNI E DEGLI INCARICHI, SI È PORTATO APPRESSO QUELL'ASPETTO GOLIARDICO, L'ARIA DA BULLETTO DI PAESE CHE NON RIESCE A TENERSI, A RESTARE RISERVATO"? Francesco Verderami per il Corriere della Sera Dice Confalonieri che "in questa storia nessuno può scagliare una pietra contro Berlusconi. Infatti le pietre restano ammucchiate lì per terra ". Nessuno meglio del presidente di Mediaset può spiegare il premier, descriverne l'indole, il modo di vivere, e anche il resto. E raccontando la storia del Cavaliere, arriva a identificarsi con l'amico che licenziò dall'orchestrina perché passava troppo tempo a corteggiare le signorine in sala invece di suonare. "Silvio, nonostante il peso degli anni e degli incarichi, si è portato appresso quell'aspetto goliardico e giovanilista, quell'aria da bulletto di paese che non riesce a tenersi, a restare riservato. Credo che se dovesse fare una cosa per poi non dirla, si risparmierebbe la fatica. Non la farebbe. È così, si attarda nei particolari, e non fa distinzioni se discute di questioni aziendali, politiche o private". Ma il privato di un presidente del Consiglio diventa cosa pubblica, specie se le sue conversazioni piccanti finiscono nei brogliacci delle Procure. "A parte il fatto che certe inchieste sono a mio avviso più indecenti di certe battute, pensare che Berlusconi dovesse chiedere favori per ottenere altri tipi di favori è un insulto alla sua intelligenza. Può capitare al telefono di parlare in modo pruriginoso. Come tutti, anch'io sono a volte un po' sboccatello. In privato succede. Ed è successo con Silvio, figurarsi. Quando parla con me, magari per rilassarsi, non si risparmia. Però questa storia di una conversazione in cui lui mi avrebbe raccontato di una neoministra... Non è vera". Proprio su "questa storia" si è concentrata l'attenzione dei media e della politica, perché non c'è dubbio che avrebbe rilevanza politica se fosse vera, se il premier fosse stato mosso da particolari virtù di una signorina per promuoverla ad incarichi ministeriali. "Non è vero", ripete Confalonieri: "Me ne ricorderei", sorride. Com'è diverso il tono Fedele Confalonieri della sua voce da quello che aveva Berlusconi giorni fa, mentre parlava con l'amico delle "vergognose insinuazioni " che iniziavano a circolare: "Vado orgoglioso dei giovani che ho portato al governo. Dovresti vederli in Consiglio dei ministri, Fedele. Mara Carfagna, per esempio, arriva sempre preparata. Discute in modo appropriato. È brava. Ma c'è chi non aspetta che gettar fango. La verità è che a sinistra vivono di invidia e si nutrono di sospetti". "Dammi retta, non te la prendere". È difficile rimaner calmi, specie quando certe storie mettono a rischio la serenità familiare. Ormai tra i politici circola voce che il Cavaliere tema più Veronica Lario di Nicoletta Gandus, giudice del processo Mills. Berlusconi ha cercato di smentire anche questa: "Veronica si è calata nei panni della nonna, è sempre amorevole e presente. Di me si disinteressa". Confalonieri, da amico vero, sa essere discreto e premuroso con il premier. Raccontano che giovedì si fosse preoccupato, non vedendolo: "Silvio, ti cerco da quattro ore. Dov'eri finito?". "Stavo al telefono con mia moglie... Che casino ". "Lei dov'è, all'estero? ". "Ma quale estero, è a Macherio". Benedetto G8. Benedetto visita in Giappone. E benedetto "Fidel", per il premier, perché il capo del Biscione tenta di dare ad ogni cosa una "giusta dimensione ", sdrammatizzando se necessario. Così, dopo aver paragonato il Cavaliere a figure storiche come Lenin e Mao, stavolta lo accosta a un genio della musica, o almeno questo sembra voler fare quando ricorda che "Mozart pizzicava il sedere alle cameriere". C'è una pausa tra la battuta e il resto del discorso, serve a cambiar registro di voce, ad assumerne uno più adatto all'argomento: "Non siamo quelli di vizi privati e pubbliche virtù, però credo che un po' di sana ipocrisia sia il lubrificante della convivenza. Sostenendo sempre la verità non è possibile campare". A volte Confalonieri ha scelto di "campare" anche con l'amico Silvio. Infatti ha evitato di dirgli che non era d'accordo sul modo in cui voleva affrontare il nodo delle intercettazioni, perché a suo avviso "non era giusto varare un decreto" né "prendersela con i giornalisti". Invece avrebbe preferito che il premier fosse andato a Matrix, "glielo avevo consigliato, e non per trasformarsi in uno spaccamontagne ma per raccontare con toni pacati cos'ha fatto da quando è tornato al governo e cosa gli hanno fatto da quando è tornato al governo. Avrebbe potuto separare la verità dalle infamie, e non sarebbe stato un atto di guerra, un attacco alle istituzioni. Più semplicemente il presidente del Consiglio avrebbe parlato con il Paese che l'ha scelto. Ma è prevalsa un'altra idea". È prevalsa l'idea di Gianni Letta, "e siccome penso che ognuno debba fare il suo mestiere, mi attengo a questa vecchia regola. Solo mi dispiace che sia passata l'immagine di un Berlusconi messo sotto tutela, di un leader che va controllato perché incapace di andare in tv e di gestirsi, come fosse uno che è sempre sul punto di incespicare, un politico qualunque. Berlusconi è un grande comunicatore". Dagospia 05 Luglio 2008.

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Giustizia, toghe in agitazione "Vogliono distruggere il sistema" (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica.it" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

ROMA - Toghe in agitazione a oltranza. L'associazione nazionale magistrati ha deciso la linea dura contro gli interventi del governo nel settore della giustizia. Tra queste la sospensione dei processi, le disposizioni sulle intercettazioni, il taglio delle risorse al settore giustizia e il taglio degli stipendi introdotto dall'art.69 del dl 112 (cosiddetto decreto manovra). "Si va verso la distruzione del sistema giustizia" commenta il presidente dell'Anm Luca Palamara. "Agitazione dai risvolti politici", ribatte Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl. Dura replica di Di Pietro: "Riflettano i soliti commentatori prezzolati prima di accusare l'Anm". Il leghista Castelli non chiude al dialogo: "Voglio capire le ragioni dei magistrati". Se l'articolo 69 (quello sulla riduzione delle retribuzioni) non sarà cancellato, i giudici sono pronti al blocco delle udienze e allo sciopero delle "supplenze", compiti che non spettano ai magistrati, ma che da loro vengono svolti in assenza di personale specializzato. Il parlamentino delle toghe, a maggioranza, ha deliberato "lo stato di agitazione, riservando l'adozione di ogni misura di protesta alla luce dell'evoluzione del quadro normativo" con la convocazione permanente del comitato direttivo centrale "per seguire costantemente gli sviluppi degli interventi sul sistema retributivo". Il documento è stato approvato a larga maggioranza dagli esponenti di Unicost, Magistratura democratica e Movimento per la giustizia. Magistratura indipendente, la corrente più moderata delle toghe, ha votato un suo documento anch'esso fortemente critico nei confronti della classe politica. Secondo l'Anm, "la generalizzata sospensione dei processi in corso per fatti puniti con pena inferiore ai 10 anni e commessi prima del giugno 2002, oltre a ledere i diritti delle parti lese e a creare ingiustificate disparità di trattamento, comporterà gravissime disfunzioni del processo penale. Inoltre - scrivono ancora i magistrati - le disposizioni contenute nel disegno di legge in materia di intercettazioni ridurrebbero drasticamente l'efficacia dell'azione di contrasto all'illegalità". Ma in particolare i magistrati criticano la "drastica" riduzione delle risorse destinate alla giustizia con il taglio del 40% degli stanziamenti e il blocco delle assunzioni del personale amministrativo". Per quanto riguarda il taglio delle retribuzioni introdotto dall'articolo 69 del decreto manovra si segnala come ciò costituisca "l'ulteriore svilimento della funzione giudiziaria e una penalizzazione dei più giovani". "Un intervento peggiorativo senza precedenti sulla struttura del trattamento retributivo dei magistrati", dice il documento dell'Anm. Un peggioramento che "indurrà la sostanziale paralisi del funzionamento del sistema e l'ulteriore svilimento della funzione giudiziaria". "La gravissima situazione di disfunzione degli uffici giudiziari e di disagio dei magistrati che vi lavorano impone un incisivo impegno di denuncia e di protesta: a questo scopo l'Anm delibera di adottare iniziative dirette a rappresentare all'opinione pubblica la grave situazione in cui versa la giurisdizione e a ribadire le proposte capaci di dare risposte ai bisogni di giustizia". Per il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, "i magistrati stanno semplicemente e doverosamente difendendo come ultima frontiera della democrazia italiana il diritto costituzionale di ogni cittadino di avere un giudice per far valere i provvedimenti". E a Fabrizio Cicchitto che parla di "risvolti politici" dell'agitazione, l'ex pm lancia un duro attacco: "Riflettano i soliti commentatori prezzolati prima di accusare l'Anm". Intanto la Lega sembra non voler abbandonare la linea della trattativa: "Questa settimana chiederò un incontro con i rappresentanti dell'Anm per comprendere e far comprendere le rispettive posizioni. Noi della Lega vogliamo trovare un filo di dialogo", dice Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa. E per quanto riguarda la proposta dell'esponente del carroccio, ovvero il cosidetto 'Lodo Calderoli' (eliminare il blocca-processi per sostituirlo con uno scudo di un anno per le alte cariche dello stato), "la nostra proposta - dice - intendo sottoporla in primis all'Anm, voglio far capire che siamo tutti sulla stessa barca. Per capirci, non è il caso che ognuno continui a suonare il suo strumento, altrimenti si rischia di fare la fine del Titanic". (5 luglio 2008.

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Magistrati, proclamata l'agitazione (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampaweb, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

ROMA I magistrati italiani, da stasera, entrano in stato di agitazione e si riservano l'adozione di altre misure per protestare contro gli interventi del Governo nel settore della giustizia. Tra queste la sospensione dei processi, le disposizioni sulle intercettazioni, il taglio delle risorse al settore giustizia e il taglio degli stipendi introdotto dall'art.69 del dl 112 (cosiddetto decreto manovra). L'Anm ha, inoltre, convocato in seduta permanente il comitato direttivo centrale. Le toghe criticano, tra l'altro, la "drastica" riduzione delle risorse destinate alla giustizia con il taglio del 40% degli stanziamenti e il blocco delle assunzioni del personale amministrativo". Per quanto riguarda il taglio delle retribuzioni introdotto dall'Art. 69 del decreto manovra si segnala come ciò costituisca "l'ulteriore svilimento della funzione giudiziaria". La reazione del Pdl Secondo Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia, "con le sue decisioni e le sue minacce, l'Anm si conferma una vera e propria curva militante, politicizzata e faziosa, più dedita a combattere una battaglia di parte che non a tutelare gli interessi di tutti i cittadini. Ma gli italiani hanno capito: e i sondaggi dimostrano che la credibilità della magistratura organizzata è giunta a livelli minimi". Sulla stessa linea Fabrizio Cicchitto: "È difficile non pensare che questa agitazione dei magistrati, decisa a maggioranza da tre correnti su quattro, non abbia risvolti politici", ragiona il presidente dei deputati del Pdl. La Lega spinge per il dialogo Su una diversa sponda la Lega. Bossi, da una manifestazione ad Arcore ribadisce che la Lega vuole il dialogo sulle riforme, anche se è pronta alla lotta. "C'è troppo bordello", ammonisce il Senatur, sottolineando che se si continua così il rischio è che Veltroni abbia ragione a prevedere una fine prematura del Governo. E a confermare la pervicace volontà di dialogo del Carroccio è anche Roberto Calderoli: "Chiederò un incontro all'Anm - fa sapere - per esporre le nostre ragioni e sentire le loro. Voglio il dialogo. Siamo tutti sulla stessa barca e rischiamo di fare la fine del Titanic". Di Pietro: scelte disastrose Quanto alle opposizioni, sia Pd che Idv respingono le accuse di faziosità politica rivolte ai magistrati dal Pdl. "Non è solo un diritto ma un dovere da parte dell'associazione dei magistrati - dice Antonio Di Pietro - segnalare per tempo le conseguenze disastrose e irrimediabili" delle scelte del governo.

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"IL CAPOGRUPPO DONADI NON È UNO STRONZO" - SE SI VUOLE SPUTTANARE MARA CARFAGNA SENZA PAGARNE LE CONSEGUENZE, E SENZA PASSARE PER KILLER, NON C'È TECNICA MIGLIORE CHE FAR FINTA DI (sezione: Intercettazioni)

( da "Dagospia.com" del 05-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

DIFENDERLA... Michele Brambilla per Il Giornale "Il commendator Bernasconi non è un ladro": il titolo, apparso qualche anno fa su un quotidiano locale, è rimasto nella storia di quella città e un po' anche in quella del giornalismo. Stava in testa a un articolo di cronaca che dava conto delle specchiate virtù di uno dei personaggi più in vista di quel piccolo mondo di provincia: un uomo perbene, lavoro e famiglia, chiesa e associazionismo, tante cariche pubbliche. Non sono vere, si leggeva, le voci su traffici, contrabbando, mazzette: tutte balle. Senonché la mattina dopo il commendator Bernasconi tirò su il telefono e chiamò il direttore del quotidiano per sollevarlo di peso: razza di idioti, che cosa vi viene in mente? Nessuno - né un magistrato, né un giornale - aveva mai accusato lo stimatissimo cumenda di alcunché, e quel titolo aveva tutto il sapore della classica excusatio non petita. Da quel giorno in città cominciarono a girare le voci sugli affari non troppo onesti del commendator Bernasconi. Non sappiamo se quel titolo fu l'autogol di un ingenuo che credeva di baciare la pantofola al potente di turno, oppure una coltellata nella schiena inflitta con sadismo e ipocrisia. Ma non c'è bisogno di avere studiato l'arte della propaganda dal dottor Goebbels per capire che se si vuole sputtanare qualcuno senza pagarne le conseguenze, e senza passare per killer, non c'è tecnica migliore che far finta di difenderlo. A Mara Carfagna, in questi giorni e ieri in particolare, è stato applicato il trattamento del commendator Bernasconi: si è detto e si è scritto smettiamo di insultarla, merita la nostra solidarietà, è una vergogna che la stiano attaccando, non deve dimettersi. Attacchi? E quali attacchi? E perché mai dovrebbe dimettersi? Così deve aver pensato il lettore, semplice uomo della strada che nulla sapeva delle voci sul conto del ministro per le Pari opportunità, e nulla avrebbe continuato a sapere se sui giornali non fossero fioccati gli appelli pro-Carfagna, i "basta con i veleni", le difese d'ufficio delle professioniste del "mi sento offesa come donna". Fino all'altro ieri i pissi pissi bao bao su Mara Carfagna e le intercettazioni telefoniche erano roba che girava nei retrobottega della politica e in quegli ambienti mefitici che sono le redazioni dei giornali: sconcezze vere o asserite giravano da un politico a un giornalista e viceversa, ma restavano pur sempre tra pochi addetti ai lavori. I lettori sapevano - ammesso che siano davvero interessati - che c'erano, o almeno si diceva che c'erano, gossip scottanti, telefonate sconvenienti, roba di sesso insomma. Ma tra chi e chi? Quelle intercettazioni non si sa neanche se esistono e in ogni caso, ammesso che esistano, e che qualche giornalista le abbia, non si possono pubblicare, o perlomeno non sta bene pubblicarle. E allora, come far sapere Urbi et Orbi che è proprio lei, la bella ministra, a essere chiacchierata? Come fare a rovinarla senza esibire neanche la sbobinatura di un brigadiere? Ecco allora il lodo Bernasconi. Basta un qualsiasi Massimo Donadi, capogruppo dell'Italia dei Valori: "Se Bill Clinton avesse fatto Monica Lewinsky ministro, la vicenda sarebbe diventata di rilevanza politica oppure no?". Ecco le prime paroline chiave. Monica Lewinsky: per quale pratica è diventata nota Monica Lewinsky? Seconda parola chiave: ministro. Chi sarà mai il ministro? Ci pensano i giornalisti a completare l'opera. Uno, appena riportata la frase di Donadi, scrive: "Non fa il nome della Carfagna ma...". Un altro aspetta qualche riga in più e ci fa sapere: "La responsabile delle Pari opportunità, Mara Carfagna, taglia corto: non mi occupo di intercettazioni". Il passo successivo è la foglia di fico. Si raccolgono i pareri di una solidarietà trasversale. Politici e intellettuali di destra e sinistra si stracciano le vesti, "il paragone con la Lewinsky è una volgarità gratuita" dice una, "la colpa non è sua" dice un'altra, non deve dimettersi; "poveretta, qui si mesta nel fango", e intanto il fango finisce nel ventilatore. Mara Carfagna non la conosco: mai vista né sentita. Se avesse fatto qualcosa di male, troverei giusto che venisse cacciata. Ma vorrei che le accuse fossero certe, serie, e soprattutto rivolte in modo leale. Non con l'artifizio peloso di un'ipocrita difesa della privacy. Pubblicate le intercettazioni, piuttosto. Mostrate la faccia, se davvero l'avete più pulita di quel lupanare della politica di cui si parla. E a Donadi, quello dei Valori, vorrei dedicare in chiusura questo bel titolo: "Il capogruppo Donadi non è uno stronzo". Dagospia 05 Luglio 2008.

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Protesta delle toghe contro il Governo (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

L'associazione nazionale dei magistrati decide lo stato di agitazione Scatta la protesta dei giudici Nel mirino la sospensione dei processi, le disposizioni sulle intercettazioni e il taglio di risorse e stipendi ROMA - I magistrati italiani, da sabato sera, hanno deciso di entrare in stato di agitazione e si riservano l'adozione di altre misure per protestare contro gli interventi del Governo nel settore della giustizia. Tra queste la sospensione dei processi, le disposizioni sulle intercettazioni, il taglio delle risorse al settore giustizia e il taglio degli stipendi introdotto dall'art.69 del dl 112 (cosiddetto decreto manovra). L'Anm ha, inoltre, convocato in seduta permanente il comitato direttivo centrale. I MOTIVI DELLA PROTESTA - L'Anm critica, tra l'altro, la "drastica" riduzione delle risorse destinate alla giustizia con il taglio del 40% degli stanziamenti e il blocco delle assunzioni del personale amministrativo". Per quanto riguarda il taglio delle retribuzioni introdotto dall'Art. 69 del decreto manovra si segnala come ciò costituisca "l'ulteriore svilimento della funzione giudiziaria". In proposito si rileva come "la dichiarazione di esponenti dell'esecutivo di voler circoscrivere le conseguenze negative della norma, non fa venire meno la preoccupazione per l'ennesimo intervento di riduzione degli stipendi dei magistrati e la necessità di denuncia della complessiva situazione estremamente penalizzante per l'efficacia della giurisdizione e per la dignità del lavoro dei magistrati". Per questo l'Anm chiede che sia cancellata tale disposizione "e che sia prima di tutto ripristinato il normale trattamento economico dei magistrati". Infine l'Anm spiega che "la gravissima situazione di disfunzione degli uffici giudiziari e di disagio dei magistrati che vi lavorano impone un incisivo impegno di denuncia e di protesta: a questo scopo l'Anm delibera di adottare iniziative dirette a rappresentare all'opinione pubblica la grave situazione in cui versa la giurisdizione e a ribadire le proposte capaci di dare risposte ai bisogni di giustizia". CRITICA ANCHE MAGISTRATURA INDIPENDENTE - Anche Magistratura Indipendente, la corrente più moderata delle toghe l'unica a non avere incarichi nella giunta dell'Anm, si è mostrata fortemente critica nei confronti della classe politica, prendendo atto che "ad oggi le questioni più direttamente rilevanti per interventi organici di riforma strutturale del sistema giudiziario sono rimaste sullo sfondo: i tagli prefigurati delle risorse "renderanno sostanzialmente impossibile - rileva la corrente più moderata delle toghe - la quotidiana amministrazione della giustizia impedendo la rapida trattazione dei processi". CICCHITTO: "RISVOLTI POLITICI" - "E' difficile non pensare che questa agitazione dei magistrati, decisa a maggioranza da tre correnti su quattro, non abbia risvolti politici" ha detto Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Popolo della libertà. CALDEROLI: "INCONTRO CON L'ANM" - "Questa settimana chiederò un incontro con i rappresentanti dell'Anm per comprendere e far comprendere le rispettive posizioni. Noi della Lega vogliamo trovare un filo di dialogo" ha detto il ministro Roberto Calderoli commentando la scelta dell'associazione nazionale dei magistrati di proclamare lo stato di agitazione contro gli interventi del governo. Nessuno scontro, quindi? "Credo di non essere persona cui può essere imputato di non accettare lo scontro, se necessario. Ma prima di andare a scontrarmi - risponde l'esponente del Carroccio - voglio capire quali sono le posizioni". E la sua proposta, quella che ora chiamano "Lodo Calderoli" (eliminare il blocca-processi per sostituirlo con uno scudo di un anno per le alte cariche dello stato) è ancora in piedi? "La nostra proposta - replica - intendo sottoporla in primis all'Anm, voglio far capire che siamo tutti sulla stessa barca. Per capirci, non è il caso che ognuno continui a suonare il suo strumento, altrimenti si rischia di fare la fine del Titanic". stampa |.

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La mossa del premier: portare l'inchiesta da Napoli a Roma (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

SlittERà l'udienza del 18 luglio La mossa del premier: portare l'inchiesta da Napoli a Roma Secondo i suoi avvocati i contatti tra Berlusconi e Saccà sono avvenuti nella capitale ROMA Hanno portato i tabulati telefonici, le verifiche sulle celle agganciate dai portatili, le testimonianze delle segretarie. E sulla base di questi dati hanno chiesto che l'inchiesta venga trasferita a Roma. Perché, dicono gli avvocati, dimostrano che lì sono avvenuti i contatti tra Silvio Berlusconi e Agostino Saccà e, quindi, è la Procura della capitale a dover verificare se davvero ci fu corruzione come viene contestato a entrambi. Se mai processo ci sarà e appare difficile vista l'approvazione del "lodo Alfano" il premier non vuole che venga celebrato a Napoli. In ogni caso si prende tempo, proprio in attesa dell'entrata in vigore della norma che concede l'immunità alle cariche istituzionali. Il giudice si è "riservato", il verdetto arriverà entro una settimana. E soltanto se deciderà di non trasmettere gli atti potrà stabilire se inviare al Parlamento le telefonate tra l'allora capo dell'opposizione e il direttore dei Raifiction. LE CONVERSAZIONI - Sei conversazioni avvenute tra giugno e novembre del 2007, nel corso delle quali Berlusconi chiedeva a Saccà di far lavorare in Rai alcune starlette e in cambio prometteva appoggio alla carriera da imprenditore che l'alto funzionario della tv pubblica voleva intraprendere. Sono queste le uniche conversazioni che i pubblici ministeri ritengono utili per la richiesta di rinvio a giudizio per l'attuale capo del governo. Durante gli accertamenti, i magistrati napoletani hanno disposto l'intercettazione dei telefoni delle aspiranti attrici e hanno registrato alcuni colloqui che però non vengono ritenuti rilevanti per l'inchiesta perché riguardano fatti privati che nulla hanno a che vedere con gli eventuali reati commessi. Per questo hanno deciso di non depositarle a disposizione delle parti e di procedere alla loro distruzione. Gli unici ad avere le bobine restano dunque i magistrati e gli investigatori della Guardia di Finanza che hanno condotto l'indagine. Sono i colloqui intorno ai quali tanto si è favoleggiato in questi giorni e che lo stesso Berlusconi temeva venissero divulgati, tanto da pensare di varare un decreto legge per impedirne la pubblicazione. Soltanto quando si è avuta la certezza che si trattava di trascrizioni non depositate, si è deciso di soprassedere. Ma visto il rincorrersi delle indiscrezioni che avvelenano il dibattito politico di questi giorni, rimane il timore che possa ripetersi quanto avvenuto durante l'inchiesta Unipol quando stralci di una conversazione addirittura non trascritta tra l'allora segretario Ds Piero Fassino e il presidente di Unipol Giovanni Consorte finì sulle pagine de Il Giornale e si scatenarono le accuse contro i pubblici ministeri. Il prossimo appuntamento del premier a Napoli è fissato per il 18 luglio, giorno di inizio dell'udienza preliminare. "Ma uno slittamento chiarisce l'avvocato Niccolò Ghedini appare scontato. Se il giudice si dichiarerà incompetente, si ricomincia daccapo. Se si rimane a Napoli, bisognerà comunque attendere che il Parlamento si pronunci sull'utilizzo delle intercettazioni ". E Berlusconi potrebbe già essere "coperto" dall'immunità. leFiorenza Sarzanini stampa |.

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<Silvio bulletto al telefono. Ma mai parlato di ministre> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Sette giorni "Silvio bulletto al telefono. Ma mai parlato di ministre" "Nessuno può fargli la morale. Indecenti certe inchieste" Confalonieri: "Non farebbe cose che non può raccontare" Fedele Confalonieri che se si può trarre una morale da questa vicenda boccaccesca in cui è rimasto coinvolto Silvio Berlusconi, è che "nessuno può fargli la morale". Dice Confalonieri che "in questa storia nessuno può scagliare una pietra contro Berlusconi. Infatti le pietre restano ammucchiate lì per terra ". Nessuno meglio del presidente di Mediaset può spiegare il premier, descriverne l'indole, il modo di vivere, e anche il resto. E raccontando la storia del Cavaliere, arriva a identificarsi con l'amico che licenziò dall'orchestrina perché passava troppo tempo a corteggiare le signorine in sala invece di suonare. "Silvio, nonostante il peso degli anni e degli incarichi, si è portato appresso quell'aspetto goliardico e giovanilista, quell'aria da bulletto di paese che non riesce a tenersi, a restare riservato. Credo che se dovesse fare una cosa per poi non dirla, si risparmierebbe la fatica. Non la farebbe. È così, si attarda nei particolari, e non fa distinzioni se discute di questioni aziendali, politiche o private". Ma il privato di un presidente del Consiglio diventa cosa pubblica, specie se le sue conversazioni piccanti finiscono nei brogliacci delle Procure. INCHIESTE PIÙ INDECENTI DELLE BATTUTE - "A parte il fatto che certe inchieste sono a mio avviso più indecenti di certe battute, pensare che Berlusconi dovesse chiedere favori per ottenere altri tipi di favori è un insulto alla sua intelligenza. Può capitare al telefono di parlare in modo pruriginoso. Come tutti, anch'io sono a volte un po' sboccatello. In privato succede. Ed è successo con Silvio, figurarsi. Quando parla con me, magari per rilassarsi, non si risparmia. Però questa storia di una conversazione in cui lui mi avrebbe raccontato di una neoministra... Non è vera". Proprio su "questa storia" si è concentrata l'attenzione dei media e della politica, perché non c'è dubbio che avrebbe rilevanza politica se fosse vera, se il premier fosse stato mosso da particolari virtù di una signorina per promuoverla ad incarichi ministeriali. "Non è vero", ripete Confalonieri: "Me ne ricorderei", sorride. Com'è diverso il tono Fedele Confalonieri della sua voce da quello che aveva Berlusconi giorni fa, mentre parlava con l'amico delle "vergognose insinuazioni " che iniziavano a circolare: "Vado orgoglioso dei giovani che ho portato al governo. Dovresti vederli in Consiglio dei ministri, Fedele. Mara Carfagna, per esempio, arriva sempre preparata. Discute in modo appropriato. È brava. Ma c'è chi non aspetta che gettar fango. La verità è che a sinistra vivono di invidia e si nutrono di sospetti". "Dammi retta, non te la prendere". È difficile rimaner calmi, specie quando certe storie mettono a rischio la serenità familiare. VERONICA - Ormai tra i politici circola voce che il Cavaliere tema più Veronica Lario di Nicoletta Gandus, giudice del processo Mills. Berlusconi ha cercato di smentire anche questa: "Veronica si è calata nei panni della nonna, è sempre amorevole e presente. Di me si disinteressa". Confalonieri, da amico vero, sa essere discreto e premuroso con il premier. Raccontano che giovedì si fosse preoccupato, non vedendolo: "Silvio, ti cerco da quattro ore. Dov'eri finito?". "Stavo al telefono con mia moglie... Che casino ". "Lei dov'è, all'estero? ". "Ma quale estero, è a Macherio". Benedetto G8. Benedetto visita in Giappone. E benedetto "Fidel", per il premier, perché il capo del Biscione tenta di dare ad ogni cosa una "giusta dimensione ", sdrammatizzando se necessario. Così, dopo aver paragonato il Cavaliere a figure storiche come Lenin e Mao, stavolta lo accosta a un genio della musica, o almeno questo sembra voler fare quando ricorda che "Mozart pizzicava il sedere alle cameriere". C'è una pausa tra la battuta e il resto del discorso, serve a cambiar registro di voce, ad assumerne uno più adatto all'argomento: "Non siamo quelli di vizi privati e pubbliche virtù, però credo che un po' di sana ipocrisia sia il lubrificante della convivenza. Sostenendo sempre la verità non è possibile campare". A volte Confalonieri ha scelto di "campare" anche con l'amico Silvio. Infatti ha evitato di dirgli che non era d'accordo sul modo in cui voleva affrontare il nodo delle intercettazioni, perché a suo avviso "non era giusto varare un decreto" né "prendersela con i giornalisti". MATRIX - Invece avrebbe preferito che il premier fosse andato a Matrix, "glielo avevo consigliato, e non per trasformarsi in uno spaccamontagne ma per raccontare con toni pacati cos'ha fatto da quando è tornato al governo e cosa gli hanno fatto da quando è tornato al governo. Avrebbe potuto separare la verità dalle infamie, e non sarebbe stato un atto di guerra, un attacco alle istituzioni. Più semplicemente il presidente del Consiglio avrebbe parlato con il Paese che l'ha scelto. Ma è prevalsa un'altra idea". È prevalsa l'idea di Gianni Letta, "e siccome penso che ognuno debba fare il suo mestiere, mi attengo a questa vecchia regola. Solo mi dispiace che sia passata l'immagine di un Berlusconi messo sotto tutela, di un leader che va controllato perché incapace di andare in tv e di gestirsi, come fosse uno che è sempre sul punto di incespicare, un politico qualunque. Berlusconi è un grande comunicatore". Francesco Verderami Francesco Verderami stampa |.

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La superspia in coma: è giallo (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Veleni Dopo il caso Litvinenko servizi segreti in allerta. Abuso di farmaci? La superspia in coma: è giallo Alex Allan guida l'intelligence da meno di un anno. E' all'ospedale da 4 giorni.. "Una malattia misteriosa" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA Lo ha trovato un vicino di casa lunedì mattina: il funzionario più alto in grado nei servizi segreti britannici era disteso sul pavimento, in coma. Alex Allan, 57 anni, presidente del Joint Intelligence Committee che controlla MI5 (controspionaggio), MI6 (spionaggio all'estero) e GCHQ (il centro comunicazioni e intercettazioni) è stato portato in un ospedale londinese e intorno a lui è calato un cordone di mistero. Quattro giorni di buio, poi la notizia è filtrata e il Sun, potente giornale popolare con ottimi contatti nell'establishment, ora presenta la storia sotto il titolo inquietante: "Superspy in coma mystery". Il tabloid specula sul fatto che dopo l'assassinio a Londra nel 2006 dell'ex colonnello del Kgb Alexander Litvinenko, un altro caso di avvelenamento è sempre possibile. Gli esperti di queste faccende pensano subito ai russi, che in un Paese come la Gran Bretagna, affascinato e ossessionato dalle spy stories, sono sempre visti come i sospetti "cattivi" in ogni ipotesi di complotto. PER ORA ESCLUSO L'ATTENTATO - Fonti governative però hanno escluso che Allan possa essere stato vittima di un attentato: "Era troppo elevato in grado, troppo di alto profilo per essere un bersaglio realistico. È un funzionario statale, non può avere nemici nel mondo delle spie". Anche Scotland Yard conferma di "non avere al momento motivo di trattare il caso come sospetto". Ma qualcuno addentro a queste cose sostiene che "una cosa del genere che capita a un uomo con l'incarico di Allen fa pensare male, naturalmente". E poi c'è una zona opaca nella vicenda: la "superspia" sarebbe stata colta dal malore durante il fine settimana e sarebbe rimasta a terra sul pavimento di casa per molte ore. Scompare il presidente del supercomitato dei servizi e nessuno lo cerca? Allen ha sempre praticato sport, era considerato un uomo in forma invidiabile. In ospedale sono stati mobilitati i tossicologi, che stanno conducendo le loro analisi. Qualche mese fa Allan aveva perso la moglie, uccisa da un tumore: possibile che abbia abusato di tranquillanti? "No, era esuberante e ottimista come al solito", dicono gli amici. Questi i dubbi. Ora le certezze. Alex Allan è un uomo molto potente. Guida il Joint Intelligence Committee da meno di un anno: il comitato riceve e analizza tutti i rapporti dei "servizi " e li filtra per il governo. Durante la Guerra Fredda il JIC aggiornava Downing Street sulla forza militare sovietica; nel 2003 fu al centro della crisi irachena e produsse i dossier che inchiodarono Saddam Hussein (e che erano tutt'altro che accurati, come si scoprì dopo l'invasione). Allan in passato è stato segretario privato del primo ministro conservatore John Major e del laburista Tony Blair: un uomo per tutte le stagioni. E anche un uomo brillante. Anche troppo brillante secondo alcuni. Da ragazzo era maniaco di musica rock: capelli lunghi cotonati, chitarra sempre in mano. La sua foto si può trovare ancora su un sito Internet di fan della rockband Grateful Dead. Anche dopo essere entrato nelle stanze del potere, non ha rinunciato ai lati più eccentrici. Durante uno sciopero dei trasporti si fece fotografare in vestito gessato, valigetta dei documenti, ombrello, bombetta: aggrappato al windsurf mentre discendeva il Tamigi diretto a Whitehall. Fece scandalo e cadde anche in acqua, ma non smise di divertirsi e anche quelle foto poco appropriate a un grand commis del Regno finirono sul web per sua iniziativa. Quando fu nominato ai vertici dell'intelligence gli esperti dissero che forse Alex Allan aveva dato troppe informazioni sulla sua vita. Che nel suo ramo può essere sempre rischioso. Guido Santevecchi stampa |.

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Veltroni: "via il blocca-processi e il clima politico può cambiare" - mauro favale (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Veltroni: "Via il blocca-processi e il clima politico può cambiare" "Non so se il governo dura". Bossi: ha ragione, c'è troppo bordello Il leader del Pd contestato per due volte dall'assemblea socialista "Di Pietro fa un gran favore a Berlusconi quando gli dà del magnaccia" MAURO FAVALE dal nostro inviato montecatini terme - No, il dialogo con il governo non è tramontato definitivamente. Il clima tra maggioranza e opposizione non volge al bello ma, "se viene ritirato l'emendamento blocca processi potrebbe cambiare". Walter Veltroni è a Montecatini e dopo essersi preso una buona dose di fischi dalla platea del I° congresso socialista (tutti riuniti, da Bobo Craxi a Gianni De Michelis sotto la guida del neo segretario Riccardo Nencini), fissa i paletti per "una nuova opposizione riformista". E se in Toscana viene contestato, il segretario del Pd, da Arcore trova, inaspettata, una sponda nel segretario della Lega Nord, Umberto Bossi: "Veltroni ha ragione, c'è troppo bordello. Come si fa a fare le cose?". Una dichiarazione che conforta la lettura che il segretario del Pd dà del lavoro dell'opposizione, con un governo che "non si sa se durerà 5 anni visti i risultati ottenuti dalla minoranza: il ritiro del decreto su Rete 4, la decisione di non presentare un dl sulle intercettazioni". "Ora - continua Veltroni - credo si debba avere un senso di responsabilità, togliendo qualcosa che non solo non c'entra nulla col dl sicurezza ma che, se inserito, viola proprio la sicurezza dei cittadini". Un segnale di apertura per spostare la discussione sul lodo Alfano? Il segretario non è esplicito ma è chiaro che, se venisse tolto il blocca-processi, verrebbe meno "un elemento di inasprimento". Una dichiarazione che marca ancora di più la differenza da Antonio Di Pietro, reo, per Veltroni, di portare avanti la linea che "preferisce Berlusconi. Quando gli si dà del "magnaccia" gli si fa un gran favore". è così esplicito, il leader del Pd, solo davanti ai giornalisti. Prima, dal palco male illuminato del Palacongressi di Montecatini (finiti i fasti dei congressi socialisti degli anni '80 e delle installazioni dell'architetto Filippo Panseca), dice solo che "l'otto luglio il Pd non sarà in piazza", prendendo applausi ma anche che "Di Pietro non può essere il nemico assoluto", visto che fino a 6 mesi fa "si è governato insieme a lui". E giù fischi. Simili a quelli che il Psi aveva riservato a Enrico Berlinguer l'undici maggio 1984 al congresso di Verona. "A differenza di altri io sono qui di persona perché ho rispetto per il vostro congresso", dice Veltroni alzando la voce per coprire brusii e ululati. Il motivo del dissenso è l'aver preferito ai socialisti un'alleanza in coalizione con Di Pietro visto, qui a Montecatini, come fumo negli occhi. Un concetto ribadito con forza anche da Bobo Craxi che, dal palco, bolla l'Idv come un "cancro populista e fascistoide, né di destra né di sinistra". E da Roma, Goffredo Bettini, braccio destro del segretario del Pd, ci tiene a sottolineare che "il Pd fa un'opposizione riformista, quella dell'Idv è estremista e alla fine rischia di sbagliare bersaglio". Che resta, comunque, il governo. "Oggi non mi aspettavo applausi - ha detto Veltroni, nonostante il saluto positivo che gli ha riservato la platea socialista al termine del suo intervento - c'è stato uno strappo però è il passato". Ora si guarda avanti. Per provare a vincere, spiega, quel "demone della divisione che tanto ha contribuito a quello che è successo. Per sfatare quell'adagio che dice che se due persone di sinistra si trovano nella stessa stanza è scontato che uno dei due faccia una scissione".

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I magistrati pronti allo sciopero "il governo distrugge la giustizia" - liana milella (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

I magistrati pronti allo sciopero "Il governo distrugge la giustizia" La replica di Alfano: sacrifici anche per voi, dal Pd false aperture Bruti Liberati: se non fosse per la disponibilità di Letta, ci saremmo già fermati Per il Quirinale improponibile l'escamotage di Calderoli sul lodo Alfano LIANA MILELLA ROMA - Se non è sciopero, c'è mancato poco. E lo stato d'agitazione delle toghe va letto come una chiara avvisaglia spedita al governo. Solo l'autorevolezza di Gianni Letta e le insistenti promesse di Angelino Alfano su una retromarcia al taglio degli stipendi hanno evitato il ricorso all'arma più dura, da sempre usata con estrema cautela dall'Anm. E non solo: a frenare i giudici anche la certezza che Berlusconi è intenzionato a ripensare la norma sulla sospensione dei processi, che considerano "una jattura irreparabile". La via non sarà quella buttata lì dal leghista Calderoli (infilare l'immunità per le alte cariche nel decreto sicurezza al posto della sospensione) che ha letteralmente fatto sobbalzare e inorridire il Quirinale, perché un lodo per decreto e per giunta infilato in un altro decreto è improponibile. Ci sarà un'attenuazione, ma solo se in cambio il Pd garantirà un'approvazione celere e "dolce" del lodo Alfano, senza insistere su una legge costituzionale. E niente ostruzionismo. Per questo, come confida un autorevole esponente del governo, il Colle si sta spendendo in "un'attività operosa". Su cui, anche se indirettamente, uno sciopero della magistratura avrebbe potuto interferire. Almeno per ora le toghe sono solo in stato d'allarme, ma con toni e battute che chiudono ogni dialogo. Basta ascoltare i vertici dell'Anm, Luca Palamara e Giuseppe Cascini. O leader storici come Edmondo Bruti Liberati e Nello Rossi. O la segretaria di Md Rita Sanlorenzo. O ancora il segretario di Unicost Marcello Matera, forse il più duro di tutti. Un coro. Palamara vede "la distruzione del sistema giustizia". Cascini parla di "grave allarme e preoccupazione". Attacca il Guardasigilli: "Ci manca oggettivamente un interlocutore. Ci aveva detto "il vostro programma è il nostro programma". Ma non è stato così. Affondo contro i colleghi del ministero perché "manca rigore tecnico" nella scrittura delle leggi. Forse "gli alti stipendi di via Arenula intaccano l'indipendenza dei magistrati fuori ruolo". Rossi è deluso: "Proviamo un profondo disagio per quello che la giurisdizione e noi stessi stiamo subendo, l'aspetto economico è solo l'ultima goccia". Bruti Liberati: "Tagli drastici sulla giustizia, blocco del turn over, una provocatoria riduzione dei salari per giunta attuata per decreto. Avremmo fatto sciopero se non fosse arrivato un segno di disponibilità da Letta". La Sanlorenzo: "Sì, abbiamo pensato allo sciopero. Perché quando è troppo è troppo". Infine Matera: "Non hanno bisogno di separare le carriere perché in modo più sofisticato stanno limitando l'azione penale. Indicano le priorità, ci tolgono le intercettazioni, non avremo più segretari. Tutto questo accade perché non c'è più un'opposizione politica e il Csm è stato costretto a fare barriera". Le toghe sono in battaglia. Alfano replica senza sorpresa. Mentre da Roma gli leggono il comunicato dell'Anm lui li interrompe: "Me lo immaginavo, l'avevo già capito durante l'incontro a palazzo Chigi". E poi polemico: "Stiamo contribuendo tutti a risanare il Paese, non ci sono comparti esenti, neppure i magistrati. E comunque, per loro, stiamo cercando di limitare il più possibile l'impatto delle misure sugli stipendi. Però lo stato di agitazione è una situazione di attesa...". Ma è evidente che, per il ministro del dialogo, l'agitazione dei giudici è una brutta sorpresa. Che per giunta arriva in una giornata pesante, densa di telefonate per il difficile confronto in atto sulla sospensione dei processi. A lui è affidata la parte della fermezza: "è una norma stabile e solida. Solo se si verificasse un percorso diverso del lodo potrebbe cambiare. Ma comunque non verrebbe tolta". Già, il "percorso diverso". Accelerato al massimo e senza scontri. Col consenso del Pd. Dopo aver sentito Veltroni il ministro è ironico: "Noi togliamo la norma e in cosa migliorerebbe il clima? Forse sulla guida in stato di ebbrezza? Siamo all'apoteosi del veltronismo più vago". No, per arrivare in porto e modificare la sospensione ci vuole altro. Per questo lavorano a stretto contatto Letta col Qurinale. Vagliando possibili soluzioni, come quella di togliere il blocco dei processi per un anno, ma lasciare l'indicazione dei criteri di priorità nella fase delle indagini preliminari. In ballo anche il voto di fiducia che, se l'opposizione non fa le barricate, verrebbe meno. Comunque, è l'ordine di scuderia, non si deve parlare di "scambio" tra la sospensione e il lodo perché questo farebbe leggere la prima per quello che è: un modo per salvare il presidente del Consiglio.

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"i giustizialisti ci riportano al fascismo" - claudio tito (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

"I giustizialisti ci riportano al fascismo" Berlusconi a Tokyo attacca l'opposizione. "Faremo le riforme da soli" "Ho chiesto a Koizumi di insegnare all'università del pensiero liberale: ha accettato" CLAUDIO TITO DAL NOSTRO INVIATO TOKYO - Un ritorno al "fascismo". Silvio Berlusconi ricorre ad un paragone scottante per arroventare il confronto con il centrosinistra: con il "giustizialismo" del Pd e dell'Idv il Paese sembra tornare al Ventennio. Il Cavaliere passeggia per Tokyo, guarda le luci di Ginza, il quartiere più "in". Entra nell'Armani Building, il negozio su 10 piani dello stilista italiano. Dà una sbirciatina nella cucina del roof restaurant all'ultimo piano. Poi corre al Tokyo International Forum, un avveniristico centro congressi. E lì davanti fa un piccolo salto verso l'Italia, lanciando un "masso" che può provocare un terremoto. Perché a suo parere, con la linea del centrosinistra sulla giustizia, sembra di "essere tornati all'avvento del fascismo". Ed invece bisognerebbe concentrasi sui "problemi veri", come le riforme istituzionali. Che il governo intende affrontare, "senza l'opposizione". Alla prima domanda sul clima politico lasciato a Roma, Berlusconi si ferma un attimo prima di rispondere. La porta a vetro del Tokyo Forum si apre e si chiude alla sue spalle. Poi il premier sospira e con un sorriso ricorda: "Io continuo a lavorare. Sono sempre stato sereno. Siete semmai voi, i protagonisti dell'informazione, ad alimentare certe cose. Ma se vi piace soffiare sul fuoco... ". Il caso intercettazioni, il processo Mills e quello di Napoli restano un suo cruccio. Entità che anche nel Sol Levante si materializzano nell'afa giapponese. "Penso però - ripete Berlusconi - che siano un qualcosa che non dovrebbe avere tutta questa attenzione". Anzi, il capitolo giustizia è forse "il minore dei nostri problemi". I veri guai del Paese sono altri. I riflettori, a suo giudizio, dovrebbero essere puntati, ad esempio, sulle "grandi riforme". "C'è il problema - allarga le braccia - dell'architettura istituzionale che deve cambiare. E poi ci sono tutti gli altri problemi cui noi stiamo lavorando". A cominciare dal costo della vita. Il governo - è la promessa - si impegnerà in questa direzione. Ma senza la minoranza. Soprattutto sulle riforme. "Che volete? Questa opposizione si è messa insieme a questa nuova area giustizialista. Lasciamola andare lì". Ma si tratta di una nuova o di una vecchia area giustizialista? "Una nuova e una vecchia". Il riferimento in un primo momento sembra essere diretto a Tangentopoli. Alle inchieste che presero il via 16 anni fa. Eppure Berlusconi scuote la testa e salutando puntualizza: "No, no. E' una cosa che risale a molti anni prima. Per qualcuno sembra che si è tornati all'avvento del Fascismo". A quel punto prosegue la visita di Tokyo. Due giorni, prima di volare ad Hokkaido per il G8. "Questo è un posto stupendo. Milioni di persone che vivono in maniera ordinata. E' tutto pulito. Centri commerciali formidabili. Quello di Armani è eccezionale". Il confronto con Roma, spiega, è impossibile: "Qui ci sono 13 milioni di persone. E comunque, ormai, i centri commerciali si assomigliano tutti". Il Cavaliere, però, in questa occasione può contare su una guida d'eccezione, l'ex premier Koizumi. "Sono venuto qui anche per chiedergli di insegnare all'Università del pensiero liberale. Ha accettato. Sapete, Lesmo è vicina alla Scala di cui lui è un appassionato. Comunque Koizumi è ancora il politico più popolare qui, è il regista del suo partito, il partito liberaldemocratico". E con l'amico Junichiro passa dalla Boutique Armani alla succursale della famosa pasticceria milanese Cova. Quindi ecco tutte le novità dell'elettronica di "BicCamera", un intero centro commerciale dedicato agli ultimi ritorvati della tecnica. Poi il ritorno in albergo. Con un'ultima riflessione: "Dovremmo incrementare i rapporti commerciali con questo paese. E invece l'export è solo l'1% del Pil".

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Clima nuovo se salta la blocca-processi Il leader Pd contestato dai socialisti, poi gli applausi. Sfida al premier. Il governo? Non dura 5 anni (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del "Clima nuovo se salta la blocca-processi" Il leader Pd contestato dai socialisti, poi gli applausi. Sfida al premier. "Il governo? Non dura 5 anni" di Tommaso Galgani / Montecatini Terme IL LEADER PD rilancia la sfida del dialogo. Ma a una condizione: "Se tolgono dal decreto sicurezza l'emendamento blocca processi, è chiaro che il clima diventa diverso. Se invece lo confermano, ci sarebbe un inasprimento". Walter Veltroni, ieri a Montecatini al congresso del Partito Socialista, prova a riprendere il filo che il il governo ha interrotto. Fermo restando che va avanti la raccolta di 5 milioni firme sull'emergenza salari e contro le forzature di Berlusconi sulla giustizia. Tanto più, Veltroni sottolinea che l'emendamento blocca processi (tra cui quello Mills che riguarda il premier) "non c'entra nulla con la sicurezza dei cittadini, che verrebbe violata. Vengono sospesi processi per rapine, violenze carnali, furti". Ma il segretario del Pd è ottimista sulla possibilità che l'emendamento venga ritirato: "Mi pare che sia iniziata una discussione dentro alla maggioranza in tal senso". Più possibilista Veltroni circa il ddl Alfano per sospendere i processi alle alte cariche dello stato: "Sono contrario nel merito, ma le violazioni più evidenti sono state contrastate. Credo comunque che questo governo non duri cinque anni". Dal Giappone, dove è impegnato per il G8, Silvio Berlusconi non si scompone: "L'opposizione è su una linea giustizialista, così tornano indietro di anni". Preoccupato che il clima di scontro possa minare il federalismo, Roberto Calderoli sulla giustizia prova a salvare capra e cavoli. Soprattutto del padrone. "Sì al lodo Alfano, no al blocca processi". Difficile l'inizio ieri del leader Pd all'assise socialista. Non appena entrato nel PalaCongressi, è stato accolto dai fischi dalla platea. C'è voluto qualche minuto prima che riuscisse a iniziare il suo intervento. Motivo? Non gli hanno ancora perdonato di aver apparentato al Pd Di Pietro e non il Ps alle ultime elezioni. "Non mi aspettavo applausi. Sono venuto personalmente, senza mandare qualcun altro, per dialogare nel rispetto dell'autonomia e dell'identità del Ps", ha precisato Veltroni. "Un fischio è dissenso. Più di uno è maleducazione", ha preso le distanze dalla platea Riccardo Nencini, che oggi sarà eletto segretario del Ps. Se Ugo Intini ("amareggiato" per i fischi al leader del Pd) ha ricordato che "una cosa del genere non è mai successa nelle assemblee socialiste", in realtà a Veltroni è toccata la stessa sorte di Berlinguer: il segretario del Pci fu fischiato nel 1984 al congresso del Psi a Verona. Idem per Massimo D'Alema a Fiuggi dallo Sdi nel 1999. Bettino Craxi a Verona dichiarò sarcastico: "Sapessi fischiare, avrei fischiato anch'io". Stessa cosa detta ieri dalla solerte figlia Stefania, riferita stavolta a Veltroni. Certo è che dai tempi di Tangentopoli i socialisti vedono Di Pietro come il fumo negli occhi: anche Fabio Evangelisti, vicecapogruppo alla Camera dell'Idv, si è preso dalla platea la sua dose di contestazione. "Per Veltroni meglio l'acqua socialista di Montecatini che l'olio di ricino che gli avrebbero fatto bere a piazza Navona tra qualche giorno" ha rincarato Bobo Craxi, per il quale Di Pietro è "un cancro populista e fascistoide". Ma il leader Pd ha spiegato che esistono due tipi di opposizione: "Per noi è finita la stagione delle contrapposizioni, ma non si può vedere Di Pietro come il nemico assoluto. La nostra opposizione è riformista, e risultati li abbiamo ottenuti, come i mancati decreti sul salva Rete 4 e sulle intercettazioni. Martedì non saremo alla manifestazione dei girotondi a Roma". Veltroni piano piano ha conquistato gli applausi: "Avevate ragione voi nel '56 sui fatti d'Ungheria, e per primi avete parlato di coniugare giustizia sociale e libertà". "Non avevamo ragione solo nel '56, siamo sempre stati gli unici riformisti in Italia - ha risposto a Veltroni Nencini - È importante che il leader del Pd ci abbia riconosciuti, preparando le condizioni di un nuovo centrosinistra". Magari, è l'auspicio dei socialisti, con l'Udc e i partiti della sinistra che ci stanno. Ma senza Di Pietro, però.

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Tagli, magistrati sul piede di guerra Dopo salvapremier e intercettazioni ecco il colpo agli stipendi: il governo ci mortifica (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Tagli, magistrati sul piede di guerra Dopo salvapremier e intercettazioni ecco il colpo agli stipendi: il governo ci mortifica / Roma E ALLA FINE è arrivata la protesta. È stato il provvedimento sul taglio delle retribuzioni dei magistrati, contenuto nel cosiddetto "decreto manovra" - pratica- mente l'ultima goccia - , a far prendere al parlamentino delle toghe la decisione di indire lo stato di agitazione ad oltranza con la convocazione permanente del comitato direttivo centrale. Naturalmente i giudici protestano anche contro la politica del governo sulla giustizia: in particolare sulla sospensione dei processi, sulla riforma delle intercettazioni, sulla diminuzione degli stanziamenti per Via Arenula fino al 40% del budget e il blocco delle assunzioni del personale amministrativo. Ma a far traboccare il vaso è stata la disposizione contemplata dall'art.69 del decreto legge 112 in materia fiscale che - sottolinea l'Anm - "prevede un intervento peggiorativo senza precedenti sulla struttura del trattamento retributivo dei magistrati e l'ulteriore svilimento della funzione giudiziaria". Finora ai magistrati non sono bastate le rassicurazioni avute dal sottosegretario Gianni Letta sulla modifica della norma. E così a favore dello stato di agitazione hanno votato tutte le componenti della magistratura, voto contrario è stato espresso solo da Magistratura Indipendente. Ma - spiega Maurizio Laudi, leader di questa corrente - "il nostro documento è sovrapponibile a quello votato dalla maggioranza, noi chiedevamo solo di fissare un termine entro il quale far scattare una protesta più dura. Per il resto siamo d'accordo". A lanciare, per primo, il segnale di guerra è stato il presidente Palamara nel suo intervento: "C'è un'emergenza forte e il serio allarme di questo momento: l'art.69 incide in maniera punitiva su tutte le retribuzioni dei magistrati, colpendo di più quelle dei più giovani". In questa maniera "si va verso la distruzione del sistema giustizia: è in atto, infatti, il taglio del turn over del 90% del personale amministrativo, c'è il taglio delle risorse e ora anche quello dei nostri stipendi". Condivide il segretario Cascini. "Questa situazione ci dovrebbe portare a superare le nostre divisioni e a rispondere agli attacchi all'indipendenza della magistratura e al funzionamento della giustizia". Cascini ha aggiunto che "ci manca oggettivamente un interlocutore: il ministro Alfano, quando ci ha incontrato, ci aveva detto "il vostro programma è il nostro programma". E anche al ministero mancano magistrati competenti perchè i testi sugli ultimi provvedimenti normativi mancano di rigore tecnico. Gli alti stipendi di Via Arenula intaccano l'indipendenza dei magistrati fuori ruolo". Se l'art.69 non verrà cancellato, le toghe sono pronte: prima di interrompere le udienze faranno scattare lo sciopero delle "supplenze", ossia di tutti i compiti che non spettano ai magistrati e che le toghe compiono in mancanza del personale preposto.

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Insonnia (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Insonnia Vincenzo Cerami Segue dalla Prima E ancora, lasciar stare il ponte di Messina, smentire la promessa di abbassare le tasse, far finta di abbattere il costo della benzina fingendo di voler costruire fra un decennio le centrali nucleari, acchiappare i bambini rom che scappano come lepri per prendere le loro impronte, armare i vigili urbani con la vista e la mira buona, levar soldi alla cultura perché è comunista, togliere soldi alle forze di polizia, tagliare le teste di centomila insegnanti, la domenica godersi qualche donnina, ma senza più telefonate sporcaccione, per non far godere gli intercettatori, infine provare a fare la Comunione da divorziati. Finito tutto questo lavoro, ci si accorge che s'è fatto tardi, anzi, che la gente, adesso, arriva a malapena alla seconda settimana del mese.

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Martedì torna in piazza il popolo dei "girotondi" (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina XIII - Torino L'iniziativa Appuntamento contro le "leggi canaglia" di Berlusconi Martedì torna in piazza il popolo dei "girotondi" I girotondini tornano in piazza. L'appuntamento, in concomitanza con quello nazionale contro "le leggi canaglia" del governo Berlusconi è fissato per martedì alle 17 in piazza Castello, davanti alla prefettura. "Stiamo vivendo un attacco democratico senza precedenti ai principi della Costituzione, attacco che impone di scendere in piazza subito, prima che il vulnus alle istituzioni repubblicane diventi irreversibile", sostengono gli organizzatori della manifestazione contro i nuovi provvedimenti adottati dall'esecutivo del Cavaliere sulle intercettazioni, il diritto di cronaca e la giustizia. "Poiché il maggior partito di opposizione ancora non ha ottemperato al mandato degli elettori, tocca ai cittadini auto-organizzarsi per testimoniare una ferma opposizione alla scelte del governo Berlusconi". Al sit-in hanno già aderito i Comunisti Italiani e l'associazione Giustizia e Libertà, guidata dall'avvocato Antonio Caputo, oltre all'ex sindaco di Torino, Diego Novelli. (d. lon.).

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Silvio: il Pd è come Mani Pulite Bossi lo gela: ha ragione Veltroni (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Silvio: il Pd è come Mani Pulite Bossi lo gela: ha ragione Veltroni di Natalia Lombardo/ Roma Alla vigilia del G8, a passeggio estasiato nella "pulitissima e ricchissima" Tokyo, Silvio Berlusconi chiude la porta alla richiesta distensiva di Veltroni: un nuovo clima se il governo accantona la norma "blocca-processi". Il presidente del Consiglio risponde picche, anzi demonizza l'opposizione, con un paragone per lui deprecabile: "È come Mani pulite". Così il premier alle otto di sera ora giapponese. Ma alla stessa ora in Italia (piena notte a Tokyo), dalla festa della Lega a Arcore che si svolge a 200 metri dalla villa del cavaliere, Umberto Bossi sul futuro del governo spariglia le carte: "Veltroni ha ragione, c'è troppo bordello. Come si fa a fare le cose?". Ovvero il federalismo. Il leader della Lega si definisce "uomo che tratta", e si aspetta dall'opposizione "un atteggiamento propositivo sul federalismo fiscale". Ma se non ci sarà l'accordo, Bossi rispolvera i fucili: "Ci sarà un milione di persone disposte a combattere per il federalismo". Fino a far cadere il governo? "Non siamo imbecilli", è l'eloquente risposta del Senatur ai cronisti, "se però Berlusconi votasse contro il federalismo ci chiederemmo cosa ci stiamo a fare". Ipotesi remota: "Berlusconi però non è scemo". Posizioni agli antipodi sia fisiche che politiche: Bossi vuole recuperare il rapporto con il Pd, mentre Berlusconi lo sfascia in un gioco facile: fa combaciare l'immagine di Veltroni a quella dell'pm Di Pietro che sta organizzando la manifestazione dell'8. "È un'opposizione giustizialista" senza distinzioni, accusa il premier dal Giappone, Pd e l'Italia dei Valori sono "insieme su una linea precisa, lasciamoli lì. Sono tornati indietro negli anni". Quanti? "Molti anni addietro", risponde, ovvero al 1992 di "Mani Pulite", risponde ai cronisti durante la passeggiata nipponica. E costruisce il teorema: "Come il Pci cercò, attraverso "Mani Pulite" di far fuori socialisti e democristiani, ora lo stesso tentativo è in atto nei miei confronti". Si dice "tranquillo e sereno", Berlusconi. Venerdì mattina si è sfogato con toni, ma non contenuti, appena più moderato. Poi è partito per le tredici ore di volo verso il Giappone; uno scalo in Siberia rinfrancato dalla vodka offerta da un governatore poi a Tokyo l'incontro con l'ex premier Koizumi, al quale il Silvio japanese ha proposto di insegnare nell'università liberale che ancora non c'è. Poi una cena in un grande albergo con gli imprenditori italiani, e domani inizia il G8 a Hokkaido. Ammirato dalla città come un bambino, "Tokyo non conosce il problema dei rifiuti e ha una florida economia", dice entrando al Megastore Armani. Ma sibila rabbia pensando allo strascico della questione intercettazioni - e su questo Bossi non lo tradisce: "A volte Berlusconi va giù troppo pesante ma qualche ragione ce l'ha" - viste con amarezza dalla moglie Veronica. "Soffiano sul fuoco...", accusa Silvio. I giornali ("l'importante è che voi giornalisti vi divertiate..."); l'opposizione... Forse pensando a come recuperare la possibilità di dialogo sulle riforme, Berlusconi spiega che "la cosa importante è modificare l'architettura costituzionale, e, invece, si continua a parlare di queste intercettazioni. Non mi sembrano il problema dei problemi...". A Roma intanto si discute di giustizia anche nella maggioranza: il leghista Calderoli propone di tagliare i tempi inserendo il Lodo dell'immunità nel decreto sicurezza. An risponde di no: "Il Lodo Alfano deve vivere di vita propria", risponde Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl alla Camera; quanto alla "sospensione dei processi è bene che si esprima la Camera".

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Il G8 in Giappone prova a gelare il petrolio Ma non esiste una strategia anticrisi condivisa e Berlusconi si ributta sul nucleare (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Il G8 in Giappone prova a gelare il petrolio Ma non esiste una strategia anticrisi condivisa e Berlusconi si ributta sul nucleare di Laura Matteucci / Milano SUMMITI cambiamenti climatici, il vertiginoso aumento dei prezzi del petrolio, la crisi alimentare. Accompagnato dalle proteste di almeno 5mila manifestanti, il G8 che si apre sull'isola di Hokkaido, in Giappone, si ritrova un'emergenza in più da affrontare. Il barile che corre verso i 200 dollari è una pesante pregiudiziale sulla crescita mondiale, che già sta facendo volare anche le altre materie prime, alimentari innanzitutto, e di fatto rischia di affamare mezzo mondo. Se ne parlerà per tre giorni, verranno messe in campo alcune proposte. Quelle nostrane sono già state illustrate al vertice della Fao di Roma: creare una banca del cibo, e il raddoppio degli aiuti umanitari da 60 a 130 milioni di euro, cifra destinata quasi interamente all'aiuto alimentare. In più, c'è il Berlusconi-pensiero in materia di caro petrolio. "Al momento il grave problema è come fermare la speculazione", dice garrulo, per qualche giorno lontano dalle impubblicabili intercettazioni. Quindi? "Sono d'accordo sulla defiscalizzazione degli aumenti sulla benzina", continua. E proprio non riesce a esimersi: "Ne avevamo già parlato e fui proprio io a fare la proposta". L'intenzione di Berlusconi, in realtà, è quella di portare all'attenzione internazionale soprattutto la questione dell'energia nucleare. L'idea la spiega il ministro allo Sviluppo Claudio Scajola, al Consiglio dei ministri dell'energia della Ue: "La posizione italiana, condivisa anche dalla Francia, ma non ancora dagli altri Paesi europei, è che venga congelata la fiscalità sul barile del petrolio per contenere questo costo spropositato che oggi è sul mercato". Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha proposto di congelare l'Iva a partire da un certo tetto del costo del barile, ma sono molti i paesi (tra cui la Germania) a non condividere. Il tema dell'efficienza energetica ha dominato la riunione. La Ue si è data l'obiettivo di aumentare al 20% entro il 2020 il risparmio di energia attraverso un pacchetto di misure, tra le quali consumi più intelligenti e investimenti in tecnologie. Sui temi del G8 si è espressa anche il cancelliere tedesco Angela Merkel: le misure del governo tedesco prevedono di "alleggerire a breve termine la crisi alimentare e una strategia a lungo termine per aumentare la produzione agricola mondiale". I Paesi del G8 dovrebbero creare un gruppo di lavoro per la lotta contro la crisi alimentare che esaminerà la possibilità di togliere alcune restrizioni alle esportazioni, che impediscono ai Paesi più poveri di accedere alle eccedenze alimentari dei Paesi ricchi.

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Dal lodo-Calderoli alle stoccate a Tremonti la Lega ribelle contro la linea del Capo (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del IL CARROCCIO L'idea fissa della devolution, il dialogo con il Pd: il partito tiene su la testa Dal lodo-Calderoli alle stoccate a Tremonti la Lega "ribelle" contro la linea del Capo Il volto della Lega cambia di giorno in giorno, si adatta alle esigenze del momento con una versatilità degna del miglior teatro di varietà. Berlusconi si lascia ammorbidire sulla sicurezza dai richiami europei e vaticani? Il Carroccio indossa la faccia feroce per chiedere il reato d'immigrazione clandestina e pure la schedatura dei rom, bambini compresi. Il Cavaliere minaccia fuoco e fiamme su magistrati e giornalisti causa intercettazioni bollenti? Bossi e compagni smettono la camicia verde delle ronde padane per vestire l'abito elegante dei moderatori, pronti anche a dar ragione a Veltroni sul nodo-giustizia. La conquista di un autonomo spazio politico è solo il primo passo verso il federalismo fiscale, e come tale non ammette incertezze. Ieri si è resa necessaria la maschera dialogante: da Tokyo il presidente del Consiglio tuonava sull'opposizione "giustizialista" e rispondeva picche alla richiesta di Veltroni di ritirare l'emendamento blocca-processi per migliorare il clima istituzionale. Così la Lega è dovuta subito correre ai ripari: "Se queste beghe sulla giustizia rendono tutto più complicato, la proposta la facciamo noi" si è fatto avanti Roberto Calderoli. "Si mantenga nel decreto sicurezza l'articolo d'indirizzo per dare la precedenza ai processi per i reati più gravi, e si sostituisca il contestato articolo sospendi-processi con la sospensione dei processi solo per le quattro più alte cariche dello Stato". Ammorbidire i toni è un duro lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare, soprattutto se la posta in gioco è alta: non rompere i ponti con il Partito democratico - come ha ricordato Bossi qualche giorno fa - per poter approvare le riforme con un'ampia maggioranza, che metta al riparo da nuovi referendum affossa-devolution. Ecco dunque la versione edulcorata di Calderoli sulla giustizia: togliere il sospendi-processi dal decreto sicurezza per inserire al suo posto il cosiddetto lodo Alfano, "tanto con la sospensione anche della prescrizione da un punto di vista processuale non cambia assolutamente nulla, tranne il differimento della data del processo" ha spiegato il Ministro per la Semplificazione Normativa. La proposta è stata subito cassata dalla capogruppo Pd al Senato che ha definito "inutile" correre dietro a ipotesi subordinate. "Il presidente del Consiglio ha detto che non si sarebbe avvalso della norma anti-processi e si sarebbe difeso davanti ai giudici. A questo punto - ha ricordato Anna Finocchiaro - quella norma non ha più senso e va stralciata dal decreto". Insomma, niente da fare. Ma il tentativo del ministro leghista è politicamente più significativo dell'esito sortito: tutto si fa per non finire schiacciati da un premier onnivoro, per non appiattirsi nella routine di maggioranza come la fu Alleanza nazionale, della cui autonoma capacità d'intendere e di volere non vi è traccia. Altrimenti, niente federalismo. Bastano pochi esempi di smarcamento a illuminare la strategia politica. Venerdì, nel giorno della conferenza stampa più difficile dall'inizio del governo, quando Berlusconi e i suoi ministri volevano presentarsi uniti e impassibili alle umilianti intercettazioni ormai sulla bocca di tutti, Umberto Bossi ha pensato bene di smarcarsi dall'esecutivo. Prima se l'è presa con la ministra dell'Istruzione, Maria Grazia Gelmini: "Mettono a fare i ministri chi non ha mai fatto l'insegnante, mi sentirei più sicuro se la scuola fosse in mano alla Lega". Poi ha dato una stoccata anche al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti: "Pensi a chi non arriva alla fine del mese". Mentre ieri, con il premier in quel del G8 in Giappone, le distanze sono state prese altrove. Prima nel Veneto, dove il presidente forzista Giancarlo Galan pretendeva chiarezza sulla posizione dei leghisti regionali in tema di rifiuti, visto che il Carroccio nazionale ha aperto sull'immondizia campana da smaltire al Nord, ma la Liga Veneta continua a fare orecchie da mercante. "Quella di Galan è una falsa interpretazione, Bossi e Calderoli non hanno mai dato alcun via libera all'arrivo in Veneto di rifiuti dalla Campania" gli ha risposto il sindaco di Treviso, Giampaolo Gobbo. Poi in Lombardia, dove il ministro degli Interni, Roberto Maroni, ha deciso di chiudere "entro agosto" il Centro culturale islamico (con annessa moschea) di viale Jenner a Milano, lasciando a Letizia Moratti e Roberto Formigoni la patata bollente del come e dove trasferilo. Purchè tutto sia fatto nel giro di due mesi, se no niente soldi pubblici.

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Il boss da uccidere mandanti americani - sara scarafia a pagina ix (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina I - Palermo Il commando di quattro killer bloccato dalla polizia a Santa Flavia Il boss da uccidere mandanti americani SARA SCARAFIA A PAGINA IX Chi sono i mandanti del mancato omicidio del boss bagherese Lo Iacono? La polizia, dopo che ha fermato il commando formato da quattro killer, sta ricostruendo i nuovi scenari mafiosi. Due degli arrestati, Modica e Carbone, sarebbero gli uomini del nuovo corso mafioso. Proprio Modica venne intercettato a Toronto dalla polizia canadese in un incontro con Filippo Casamento, storico boss della Pizza Connection, e Giovanni Inzerillo, rampollo del capomafia assassinato nel 1981. PALAZZOLO A PAGINA VIII.

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I nuovi padrini incoronati oltreoceano - salvo palazzolo (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina VIII - Palermo I nuovi padrini incoronati oltreoceano Il capo dei killer bloccati a Bagheria era stato espulso dal Canada Quattro anni fa a Toronto un summit di nove ore con gli "scappati" Fermo convalidato per il boss Modica e per Carbone Sugli altri due decisione rinviata SALVO PALAZZOLO Hanno fatto scena muta davanti al giudice: Michele Modica e Andrea Fortunato Carbone non hanno accennato a un sola parola quando i pm Nino Di Matteo e Marzia Sabella gli hanno contestato un faldone di intercettazioni in cui si parla di racket e soprattutto del progetto di un omicidio. Obiettivo di Modica, Carbone e degli altri due fermati dalla squadra mobile era uno storico padrino di Bagheria, Pietro Lo Iacono: il gruppo avrebbe dovuto affrontarlo all'ingresso del lido Fondachello, fra Santa Flavia e Casteldaccia, dove il capomafia si recava abitualmente. All'inizio, il progetto era: "Prendiamolo e carichiamolo su un furgone". Poi, si decise: "Eliminiamolo". Il commando sembrava pronto a entrare in azione - "sabato", così ripetevano - per questa ragione i magistrati e gli investigatori della sezione Criminalità organizzata della squadra mobile hanno deciso di intervenire, giovedì sera. Il gip Roberto Conti ha convalidato i fermi di Modica e Carbone, ritenendo la sussistenza dei "gravi indizi di colpevolezza". Si è invece riservato sulla posizione di Gaetano Fiorista. Sul quarto uomo, Emanuele Cecala, deciderà invece lunedì il gip di Termini Imerese, perché l'arresto è scattato a Caccamo. "Si deve fare", ripeteva Modica. Dalla metà di giugno il commando seguiva i movimenti di Lo Iacono. Poi, all'improvviso, i preparativi per l'azione erano stati sospesi: qualcuno aveva notato una telecamera piazzata su un palo, proprio nella zona delle riunioni. "Si deve fare", ribadiva Modica. E il commando aveva ripreso a organizzarsi. Intanto, le microspie della polizia registravano anche altri discorsi, sulla riscossione del pizzo ad esempio. Modica e i suoi compagni dicevano di aver preso il posto di "Onofrio", Onofrio Morreale, un altro dei fidati di Provenzano a Bagheria, pure lui finito in manette. Chi aveva autorizzato la promozione di Modica e del suo gruppo? Chi sono i mandanti dell'omicidio Lo Iacono? Chiunque siano i nuovi capi della città simbolo della Cosa nostra di Bernardo Provenzano, di certo Modica e Carbone sono gli uomini del nuovo corso mafioso. Nel gennaio 2004, due turisti davvero particolari, in viaggio da Palermo a Toronto, incontrarono proprio Modica: erano Filippo Casamento, storico boss della Pizza Connection e Giovanni Inzerillo, il rampollo di Salvatore, il capomafia assassinato nel 1981. A pedinare il gruppetto era una squadra della polizia canadese, su richiesta della squadra mobile palermitana. Il 25 gennaio, si tenne una lunghissima riunione in onore dei cugini siciliani appena arrivati oltreoceano. Durò ben nove ore. Al ristorante "Da Peppino", al 2001 di Finch avenue, c'era il gotha della criminalità organizzata di Toronto. Inzerillo e Casamento arrivarono sull'auto di Michele Marrese, anche lui originario di Casteldaccia, come Modica. Tre mesi dopo, quando ormai i palermitani erano partiti, ci fu un regolamento di conti a Toronto. Quattro killer fecero irruzione all'interno del California Sandwich, in Cresswood Avenue. Il loro obiettivo sembra fosse proprio Modica, ma lui riuscì a farla franca. I proiettili colpirono una cliente del ristorante, Louise Russo, che da allora è rimasta paralizzata. Quella sparatoria fece molto scalpore in Canada. Da allora, Louise Russo è diventata una sorta di eroina nazionale, continuamente intervistata da giornali e Tv. Qualche tempo dopo l'agguato, Modica fu fermato con la scusa di alcune irregolarità nei documenti d'ingresso ed espulso, assieme ai suoi fedelissimi, Andrea Carbone e Pietro Scaduto. è una mafia ormai transnazionale quella che si è aggiudicata l'eredità di Bernardo Provenzano. In Canada, un pentito ha spiegato agli inquirenti che Modica era uno dei più intraprendenti nel panorama criminale di Toronto. Troppo intraprendente, tanto da attirarsi dei nemici. Ma in Sicilia, Modica sarebbe tornato da capo, con un'agenda di relazioni che gli hanno subito fruttato un posto di rilievo.

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Arrestato un gestore di autogrill "spacciava cocaina nei bagni" (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina X - Milano Blitz nell'area Villoresi Ovest, sull'A8, immortalata da De Sica Arrestato un gestore di autogrill "Spacciava cocaina nei bagni" Spacciava cocaina nei bagni dell'autogrill "Villoresi Ovest" sulla Milano - Laghi, una delle stazioni di servizio storiche delle autostrade italiane, immortalata per la sua singolare architettura anche in "Ieri, oggi e domani" di Vittorio De Sica. A finire in manette è stato uno dei responsabili dell'autogrill, un varesino 33enne con piccoli precedenti legati allo spaccio. L'uomo aveva organizzato nel "Villoresi Ovest" una sorta di drive-in della droga. I suoi clienti lo contattavano via cellulare per ordinare la dose, che lui consegnava durante i turni di lavoro. Lo scambio avveniva nei bagni sotterranei dell'autogrill, lontano dalle telecamere. In più di un'occasione l'uomo e i clienti si fermavano nei bagni a sniffare: "Spesso ci è capitato di vederlo risalire alterato" racconta un collega. è stata proprio l'abitudine di "provare" la merce con i suoi clienti abituali a tradirlo. Dopo alcuni giorni di appostamenti e intercettazioni, venerdì sera l'uomo è stato fermato dai militari della stazione di Lainate quando stava per cominciare il turno. Nella sua Opel Astra erano nascosti 4 grammi di cocaina purissima e 17 di sostanza da taglio, oltre a un bilancino di precisione usato per confezionare le dosi sul posto di lavoro. è stato arrestato con l'accusa è di detenzione di stupefacenti a fine di spaccio. (g. cer.).

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E dietro l'operazione spuntano i paradisi fiscali - marco preve (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina IX - Genova E dietro l'operazione spuntano i paradisi fiscali La Fiorile Srl citata nell'inchiesta su Mensopoli MARCO PREVE Dal centro sanitario polifunzionale del Seminario del Chiappeto alle Terme di Acquasanta, alle case di riposo in Piemonte, passando per i finanziamenti della fondazione Carige e della Regione Liguria e finendo lontano, a Alderney (Aurigny in francese), le più piccole delle isole di Guernsey, nel canale della Manica: uno dei paradisi fiscali europei inseriti nella black list del Ministero delle Finanze. è questo il percorso societario che si incontra esaminando i documenti pubblici della srl Fiorile, la società con sede a Varazze e attività a Vercelli, Ivrea, che è protagonista della vicenda delle Terme di Acquasanta. E che viene ripetutamente citata anche nelle intercettazioni dell'inchiesta Mensopoli. L'imprenditore Paolo Ambrosini, che è uno dei tre detentori di quote, è infatti un amico di Roberto Alessio industriale della ristorazione indagato per corruzione. Alessio racconta che l'amico piemontese ha bisogno di presentazioni per la sua attività di costruttore. La Fiorile si è aggiudicata i lavori di ristrutturazione e trasformazione in un centro sanitario polifunzionale del Seminario del Chiappeto, finanziati da Fondazione Carige e della Regione Liguria. L'amministratore della società è Giovanni Ciarlo, noto commercialista di Varazze. Tra l'altro, della sorte dell'Acquasanta pare si fosse interessato un anno fa anche il cardinale Bagnasco, sempre che sia vero e non inventato il colloquio che Roberto Alessio riferisce. L'imprenditore sostiene che Bagnasco parlando con lui ed altri avrebbe chiesto informazioni "eh sto Fiorile a che punto siete, quando chiudete, quando ci date il Santuario... l'acqua... lì l'acquasanta... l'acqua come si chiama la... ". E Claudio Fedrazzoni, che cercava nuovi affari con l'avvocato Massimo Casagrande, risponde ad Alessio: "... mi diceva, mi diceva Ciarlo che son di nuovo in ritardo col Chiappeto". Assieme ad Ambrosini sono titolari di quote altri due soggetti. Il primo è una persona fisica: Tullio Marini. Lo troviamo ai vertici di cooperative sociali come al Progetto Omnia e la Gerico di Novara che operano nei rami assistenza e sanità. Il terzo detentore di quote della Fiorile è una società, la Clo Real Estate srl. Si tratta di una immobiliare che ha sede legale a Savona al civico 13 di corso Italia, in centro città. L'amministratore unico della Clo è una signora di Varazze, Monica Chimeri. Che possiede anche la maggioranza delle quote di proprietà. Ma c'è un secondo proprietario di quote. Ed è qui che si passa la frontiera. Il detentore di quote è infatti la società Ged Worldwide ltd con sede alle isole Alderney Aurigny. E a questo punto la conoscenza di altri eventuali soci si interrompe. Anche perché Alderney ha l'"onore" di comparire al primo posto nell'elenco dei paesi che compongono la black list stilata periodicamente dal Ministero delle finanze nell'ambito della lotta all'evasione fiscale.

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Presidio contro le iniziative del governo (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina XIII - Genova La politica Martedì alle 18, in concomitanza con la manifestazione di Roma, l'iniziativa davanti alla Prefettura Presidio contro le iniziative del governo L'appello è firmato (per ora) da due soggetti: "Libertà e Giustizia", circolo di Genova e CDS, che sta per Comitato per lo Stato di Diritto. L'appuntamento è per martedì, alle 18, davanti alla Prefettura di Genova, "a sostegno della iniziativa che contemporaneamente si svolge in piazza Navona, a Roma". Anche a Genova si protesta contro le iniziative del governo Berlusconi ma gli slogan non sono tutti in negativo. Anzi il presidio di martedì pomeriggio è proprio "per la Costituzione, per la legalità: vogliamo far sì che la legge sia davvero uguale per tutti e vogliamo garantire la piena trasparenza nell'esercizio delle pubbliche funzioni, impedendo che chi le esercita divenga una Casta". Se l'iniziativa romana è stata lanciata da Pancho Padri, Flores d'Arcais e Furio Colombo, quella genovese ha tra i suoi promotori numerosi esponenti della sinistra. Il testo del volantino, che verrà distribuito tra oggi e domani in numerosi punti della città, lancia un appello "contro le iniziative del governo Berlusconi e in primo luogo la sospensione di migliaia di processi, anche per reati gravissimi, pur di fermare quello in cui è imputato Berlusconi stesso. Protestiamo contro il blocco delle azioni giudiziarie se l'imputato è il Presidente del Consiglio (ovvero il Presidente della Repubblica, del Senato e della Camera: sul conto di questi, però, non vi è alcuna indagine). Ma vogliamo far sentire la nostra protesta anche contro le fortissime limitazioni ai giudici circa la possibilità di disporre di intercettazioni telefoniche, senza le quali la maggior parte dei processi alla mafia e alla criminalità finanziaria non si sarebbero fatti". Il presidio di martedì pomeriggio, davanti alla Prefettura, vuole dare maggior forza all'appuntamento nazionale, che è convocato alla stessa ora (alle 18) in piazza Navona, a Roma.

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Stop ai processi assemblea aperta (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina XV - Genova Giustizia Stop ai processi assemblea aperta DOmani alle 14.30 nell'aula Coco di palazzo di giustizia si terrà un'assemblea aperta sui temi caldi della sospensione dei processi, delle intercettazioni e della libertà di stampa. L'iniziativa è stata organizzata dal Comitato per lo Stato di Diritto che raccoglie avvocati, magistrati, docenti e cittadini. Presente anche l'associazione Libertà e Giustizia. (Nella foto Marcello Basilico).

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"ma le signore mi ringraziano" (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina V - Firenze Buratti avrebbe intercettato il favore delle ricche vacanziere del nord "Ma le signore mi ringraziano" C'è chi sostiene sia "fumo negli occhi". Come Erminio Tucci, esponente del Pdl di Forte dei Marmi, dove la destra è all'opposizione. I maligni invece parlano di una promessa mantenuta nei confronti di chi gli ha dato la vittoria nelle amministrative della scorsa primavera, dove il sindaco Umberto Buratti è stato eletto per un pugno di voti. L'operazione "spiaggia sicura", con dispiegamento di vigili muniti di quad sulle spiagge e fughe di senegalesi venditori di griffe taroccate, avrebbe un'origine politica. Obiettivo, intercettare il favore di quelle sei-settecento persone che a Forte dei Marmi hanno la residenza, anche se ci abitano solo qualche mese. Settecento voti determinanti per rovesciare i pronostici del voto in un comune che conta poco più di 7000 anime. Benestanti signore del nord, si dice, con il cuore che batte a destra ma interessate soprattutto a tenere a bada le imposte Ici sulla seconda casa. Buratti avrebbe intercettato questo potenziale elettorato con volantini ad hoc: promesse di wireless per tutti, stop ai furti nelle ville, estati tranquille e sicure, erano i suoi slogan. Buratti respinge totalmente questa lettura dei fatti: "Sono solo illazioni", dice. "Le nostre iniziative corrispondono ai bisogni di tutti i cittadini. Una fortemarmina doc mi diceva proprio oggi: "Finalmente riesco a leggere un libro in pace sotto l'ombrellone"". (m.n.).

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"brutta aria per noi senegalesi" - mario neri (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina V - Firenze "Brutta aria per noi senegalesi" Forte dei Marmi, tra i venditori abusivi inseguiti dai vigili MARIO NERI (segue dalla prima di cronaca) Qui, sul viale a mare, all'ombra del vecchio Midho, cuoce il fegato dei senegalesi, scacciati dai quad, i motoroni a quattro ruote guidati dai vigili in pantaloncini blu e polo candida dispiegati dal sindaco di Forte dei Marmi, Umberto Buratti, a pattugliare l'arenile. Missione "spiaggia sicura". Sinonimo di giornate serene per chi si rilassa sotto l'ombrellone. Tradotto: allontanare dai 4 chilometri di sabbia del Comune rivierasco l'uomo nero che vende borse, orologi e occhiali taroccati. Seye Malmaldou, 39 anni e da un mese padre del suo primo figlio, scappa, si mimetizza, salta siepi, imbocca cunicoli fra uno stabilimento e l'altro dall'inizio della settimana. Finora non è stato intercettato dai quad che percorrono la battigia dalle sette del mattino alle sei di sera. Scruta le orme delle ruote tacchettate. Oppure si affida al passaparola. Anche dei clienti, "perché molti sono gentili. Ci conoscono da anni e ci danno una mano, ma per un soffio ieri manca poco che mi beccano. Ormai siamo braccati", spiega in un italiano fluente. In mezzo a una trentina di connazionali sfoga la sua rabbia: "In giro tira una brutta aria. C'è odore di razzismo. Neanche nei bar a prendere un caffè possiamo più andare. Qui venivamo perché le nostre donne ci portavano il pranzo nelle ore più calde. Ci hanno vietato anche questo". Un chilometro a nord, sotto una tenda del lussuoso bagno Roma di Levante, Silvia Panicucci, avvocato a Firenze, legge il giornale. Un venticello, da ponente, soffia leggero. "Mossa azzeccata. Complimenti al sindaco. Era l'ora che qualcuno pensasse a liberarci dagli ambulanti. Ero nauseata. Uno lavora tutta la settimana e nel week end sogna di godersi il meritato riposo. Invece si ritrova con i senegalesi che non ti lasciano dormire. Sono insistenti, ti costringono a comprare. Sono piccole violenze". "Ci daranno delle leghiste, ma ci voleva proprio", confida una signora di Milano che guerreggia a burraco con le amiche. I quad e i nove vigili intimoriscono la domanda e l'offerta. La lotta agli illegali si placa da mezzogiorno alle due e quattro ragazzi di Dakar trovano ristoro dalla calura sotto una tenda del bagno Arturo: "Proviamo a tornare quando loro non ci sono", sbuffa Mustafà Lulu, mentre si scarica dal groppone un fascio di borse griffate Prada e Gucci. "Alla fine della giornata, però, porto a casa dai 10 ai 20 euro massimo: una miseria, se consideri che più della metà va al padrone". I padroni, già. Fra una granita e l'altra c'è anche chi si ricorda di loro. "Non mi pare un provvedimento sensato", conversa con un'amica Gabriella Bettarini, appena arrivata da Prato. "Sono poveri ragazzi che cercano di sbarcare il lunario come possono. Il mercato della contraffazione andrebbe stroncato alla fonte". Buratti è lapidario: "Soluzioni non ne ho. Io faccio solo rispettare una legge regionale e proteggo l'economia del mio Comune". Lo fa anche con l'ordinanza che ha emanato due giorni fa, e che vieta alle massaggiatrici cinesi di operare sulle spiagge. "Dai senegalesi non compro dall'anno scorso. Ma io il massaggio tonificante non me lo faccio mancare", dice Paola al bar del Bagno Piero, meta di vip e da anni rifugio estivo di Massimo Moratti, presidente dell'Inter.

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Le blue bell intercettate - michele mirabella (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina I - Bari Le blue bell intercettate MICHELE MIRABELLA Le parole sono spesso decisive. Dante coniatore di parole, le cura, non abbandona al destino ciò che inventa. Se ne assume le responsabilità. Berlusconi escogitò Forza Italia: prese una per una, due belle parole, messe insieme diventano un partito. E generano anche parole brutte come forzista. E il Cavaliere se n'adombrò, lamentò un sapore negativo del neologismo e chiese di chiamare i suoi iscritti "azzurri". Mi chiedo come mai a nessuno sia venuto in mente di chiamare la coorte di belle signorine implicate nel pulviscolo di telefonate col premier le "Blue bell"? C'è il colore azzurro in inglese e c'è anche il nome dell'usurpatore di Meucci nell'invenzione del telefono, Bell. Il nome, oggi, della grande multinazionale della telefonia. Ma, visto che la parola è già occupata da un balletto, il cavaliere non avrà voluto fare confusione per non offrire il fianco alla metafora dannosa alla politica del governo e dei suoi difficili passi. "Nomina sunt consequentia rerum" sentenzia Giustiniano e i Latini avvertono: Nomen Omen, nel nome il presagio. E' noto che Cicerone contro Verre si accontenti di citare il nome dell'avversario: in latino evocava il porco. Finezze estranee alle moderne contese: si dà direttamente del maiale a qualcuno. SEGUE A PAGINA XX.

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Con perrini il coiffeur diventa galleria (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina XVI - Bari Arte Nell'insolito spazio di via Amendola una rassegna che proseguirà con altri giovani autori Con Perrini il coiffeur diventa galleria è un trend in crescita, anche a livello internazionale: la tendenza ad occupare con l'arte luoghi altri, cercando d'intercettare pubblici diversi. Così da Hair'in progress, coiffeur di via Amendola a Bari, può capitare di trovarsi di fronte a quadri e installazioni, vedere video artistici o partecipare a incontri culturali. Il titolare Marco Lavermicocca - imprenditore e coiffeur con la passione per la creatività contemporanea - ha programmato una serie di mostre dedicate in particolar modo a giovani artisti del territorio, che operano contaminando i linguaggi. Primo appuntamento con questo ciclo di eventi, denominato "Art'in progress", è la personale di Bice Perrini, in corso sino a fine luglio. L'artista barese di recente ha impostato la sua indagine proprio sulla convivialità attraverso il cibo. Così all'inaugurazione era allestita una lunga tavolata di cibi da gustare non solo con gli occhi: antipasti, primi, verdure e frutta sui toni dal vermiglio al viola, nuova tappa del progetto "Coloribo" incentrato sulla funzione relazionale e simbolica del mangiare. Elementi che si ritrovano anche al "Cibo degli angeli", l'installazione ambientata in un'apposita saletta. A sua volta sintesi di una ricerca che la Perrini porta avanti da oltre dieci anni e di cui è offerta qui una selezione di dipinti e video. Una riflessione poetica dal sottofondo esistenziale, in cui il proprio vissuto privato diviene il punto di partenza dal quale leggere la realtà esterna, con le sue ossessioni medianiche e i suoi tic e tabù legati all'affastellarsi di oggetti spesso superflui. (paolo viotti) ART'IN PROGRESS via Amendola 181/u. Info 347.1254701.

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Gestire il dissenso sulla tav la sfida del centrosinistra - ettore boffano (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina XIX - Torino GESTIRE IL DISSENSO SULLA TAV LA SFIDA DEL CENTROSINISTRA ETTORE BOFFANO (segue dalla prima di cronaca) Una riconferma che arriva proprio dall'esecutivo di centrodestra ma che, quanto alle concrete possibilità di un effettivo decollo dell'alta velocità, coinvolge per paradosso anche il ruolo e l'autorevolezza futuri di quel centrosinistra (ormai sotto l'egida quasi esclusiva del Pd) che conserva in Valsusa come nel resto degli altri grandi enti locali (Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino) il controllo della "cabina di regia". Una leadership locale che ha già contato molto, alla luce dell'efficace lavoro di Virano e del suo Osservatorio e dei recenti accordi stipulati per dare il via all'iter di realizzazione, ma che di qui al 201o potrebbe essere decisiva in questa sfida europea per il Piemonte e per l'Italia. L'accordo dell'Osservatorio, infatti, segna senza alcun dubbio una tappa decisiva in questa vicenda difficile e tormentata: la partecipazione delle Comunità montane e dei sindaci ha fissato per sempre un principio sino ad oggi sconosciuto nel dibattito politico della Valsusa. Chi prima stava dalla parte soltanto del "rifiuto della Tav", e lo faceva soprattutto utilizzando il proprio ruolo istituzionale, oggi invece ha aderito, senza più alcuna possibilità di ritorno al passato, a una nuova filosofia positiva: quella di "come e a quali condizioni realizzare la Tav". Poco importa infine chiedersi oggi se quei presidenti di Comunità montana o quei sindaci partecipassero ai cortei, ai blocchi stradale e persino agli scontri con le forze dell'ordine solo non per alienarsi il consenso delle loro popolazioni: ciò che è certa adesso è la loro partecipazione a pieno titolo alla strategia di chi la Tav vuole realizzarla. Quegli stessi presidenti e quegli stessi sindaci, però, scadranno quasi tutti nei prossimi mesi e molti di loro saranno sostituiti. Ma sarà di nuovo così compatta, dopo l'esito elettorale, la partecipazione al fronte del dialogo sull'alta velocità? Nei comuni della Valle (o almeno in una quindicina di essi) si annuncia già la presentazione di una lista che dia voce al fronte del no. Meno facile, invece, è fare oggi previsioni su quel voto o sul peso che, a livello locale, avranno le posizioni della sinistra radicale che, cancellata a livello nazionale, pare ora puntare proprio sulle battaglie localistiche e sull'opposizione al veltronismo del Pd per l'avvio della propria riscossa. Le avvisaglie di questo scontro politico sono arrivate, simbolicamente, proprio nelle stesse ore dell'annuncio della riconferma di Virano: Antonio Ferrentino, presidente della Comunità montana della Bassa Valle di Susa, uno degli altri "storici" protagonisti della vicenda della Tav, è stato infatti abbandonato da Rifondazione che, assieme agli Indipendenti, ha lasciato la sua giunta. Quale sarà, dunque, il quadro politico che nei prossimi due anni dovrà scommettere sulla possibilità di aprire l'Italia all'Europa passando per la Valsusa? Il rischio è che le prossime scadenze elettorali finiscano per trasformarsi in una sorta di grande referendum capace di scavalcare e rendere nulli quelli previsti nella Valle comune per comune con il compito di sottoporre a verifica l'accordo dell'Osservatorio. Con un ulteriore pericolo: che al momento di passare dalla discussione alla fase di realizzazione, una parte della popolazione torni a contrapporsi alla volontà di un governo guidato presumibilmente ancora dal Pdl e pronto ad affidare ancora una volta le proprie decisioni alle forze dell'ordine e ai manganelli. è proprio qui dunque che il centrosinistra piemontese, i suoi amministratori ai vertici dei grandi enti, i dirigenti e i parlamentari del Pd possono giocare un ruolo assieme nuovo e strategico. Quello di intercettare e guidare quel dissenso politico e antagonista che il voto di aprile ha cancellato dal Parlamento, ma che continua ad esistere e il cui problema non può essere affrontato solo con il compiacimento tutto veltroniano della semplificazione del quadro politico italiano. E altrettanto, a livello locale, non sarà sufficiente crogiolarsi attorno ai successi e i compiti istituzionali di Virano, tralasciando invece quel rapporto con il territorio e quelle esplorazioni politiche di nuove rappresentanze che le recenti elezioni rendono sempre più urgenti. Quanto alle sorti effettive della Tav valsusina, e della possibilità di un reale finanziamento di quei lavori nell'Europa e nel mondo della grande crisi, il futuro resta davvero nelle mani di Dio (e non di Berlusconi né di Tremonti).

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Mario pintagro (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

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Pagina XVIII - Palermo Tre volumi i celebrativi creati per Garibaldi uno di essi è custodito all'Archivio comunale MARIO PINTAGRO avia, un gran barbone nero, dall'aria battagliera, non si limitò ad individuarli ma fece molto di più. Li fotografò, uno a uno, fino a produrre un album contenente le immagini di tutti i Mille che regalò all'eroe dei due mondi. Pavia impiegò sei anni della sua vita per compiere l'opera. è difficile pensare che le foto siano state fatte a Genova, dove il fotografo aveva uno studio in Borgo Lanieri, prima, e in piazza Valoria, dopo, e dove non gli sarebbe stato difficile intercettare qualche centinaio di combattenti. Ma la segretezza dell'operazione non lo avrebbe permesso. E questo è un ulteriore merito di Pavia, che oltre a diffondere l'arte fotografica tra il popolo, conquistò un'ampia pagina nella storia della fotografia italiana proprio grazie a quest'impresa. Ma come fare a rintracciare tutti? Solo a Calatafimi trentaquattro di loro caddero colpiti dal fuoco borbonico e alla fine della campagna, i morti divennero ottanta. Ma Pavia non si scompose. Animato da grande passione, si era attrezzato con un kit fotografico da viaggio all'avanguardia per riprendere tutti i combattenti. Il giornale "Caffaro" di Genova scrisse: "quelli che Pavia non riuscì a ritrarre in persona riprodusse da altre fotografie e quadri, e fu ben fiero il giorno in cui potè offrire l'album al gran duce dei Mille. Vedendo gli amici, per via, o di sera al caffè, la sua materia saliente era sempre: Oggi ho fotografato due dei Mille, ovverosia tre, quattro e via dicendo". Quel libro donato a Garibaldi è conservato all'Archivio comunale di Palermo. La direttrice Eliana Calandra fa fatica a prenderlo, tanto è pesante. Ha una copertina rilegata in cuoio rigido e delle borchie metalliche. La prima foto, in un ovale contornato da un merletto cartaceo è dedicata a Garibaldi, ormai ingrigito e fiaccato dopo il ferimento all'Aspromonte. L'eroe dei due mondi posa con il bastone. Il ritratto sarà datato intorno al 1865 ed è l'unico virato a colori. Pavia infatti era un grande tecnico della fotografia, era esperto in viraggi, bagni e preparati fotografici, dava lezioni nel suo atelier e vendeva apparecchi a prezzi convenienti. Segue poi l'elenco dettagliato dei Mille, così lungo da richiedere una piega non prevista. Al numero uno c'è Cesare Abba, scrittore cui si devono le memorie della spedizione "Da Quarto al Volturno". Al numero 123 c'è il generale Nino Bixio, autore poi della feroce repressione contro il movimento contadino che chiedeva le terre a Bronte e contro contadini renitenti alla leva. L'album dei Mille ha una genesi particolare e si è rivelato di straordinaria importanza per il Ministero della Guerra che all'indomani della liberazione del Regno delle Due Sicilie dal dominio borbonico, volle fare luce sulla spedizione. Il Ministero della guerra tendeva ad accertare chi effettivamente era sbarcato l'11 maggio 1860 a Marsala e partecipato alla spedizione al fine di poter verificare i requisiti per la concessione della croce di guerra e della eventuale pensione. Troppi erano stati i tentativi di salire sul carro del vincitore a missione conclusa. Su tutti, si segnala il caso di un pastaio di Orbetello che provò a inserire nell'elenco alcuni suoi dipendenti, ma fu scoperto. Dall'indagine, conclusa nel 1864, emerse che i volontari erano così suddivisi: 434 lombardi, 194 veneti, 156 liguri, 78 toscani, 45 siciliani di cui 32 palermitani, 35 stranieri. La presenza di appena 45 siciliani non deve mettere fuori strada. La Sicilia diede un contributo enorme ai Mille. Intere popolazioni si sollevarono, migliaia di semplici cittadini prestarono aiuto ai volontari, si armarono, si affiancarono a loro durante i combattimenti, morirono con loro. Solo a Palermo, ci furono decine e decine di morti, al punto che Garibaldi prese carta e penna e scrisse una commovente lettera al "Bel gentil sesso di Sicilia", mogli, madri, sorelle di quegli eroici combattenti non regolari che persero la vita per scacciare l'odiato borbone. è una missiva piena di cancellature e correzioni. Eliana Calandra fornisce una spiegazione: "Garibaldi era un uomo d'azione, non certo un letterato". E i piemontesi? Erano pochissimi. Molti i professionisti: 150 avvocati, 100 medici, 20 farmacisti, 50 ingegneri e 60 possidenti, circa 500 ex artigiani, ex commercianti. E una sola donna, la moglie di Francesco Crispi. Alessandro Pavia ritrae tutti in pose diverse. Sono delle cartes de visite, piccole foto a mezzobusto o a figura intera sperimentate con successo a Parigi qualche anno prima da André Adolphe Eugène Disderi. Anche se era già passato qualche anno dall'impresa, ognuno ha voluto lasciare di sé un'immagine che fosse il simbolo di un'epoca, da tramandare ai presenti e ai posteri. C'è il piglio severo e lo sguardo pensoso di Francesco Crispi, appoggiato ad un pilastrino; c'è il generale palermitano Giacinto Carini, con una mano sul soprabito, baffi a spillo; eppoi ancora il figlio di Garibaldi, Menotti. Qualcuno ha rispolverato la vecchia divisa conservata in vetrina come un cimelio, altri hanno preferito abiti borghesi, ma quasi tutti con sono con baffi e barba, com'era d'uso in quel periodo. Nell'elenco c'è anche un Andreotti, ma è ligure, e un Bossi. Pavia provò a vendere alcune copie del suo monumentale lavoro, ma il prezzo proibitivo scoraggiò tutti: 400 lire era una cifra da capogiro, anche per un libro straordinario che raccontava il Risorgimento in maniera decisamente originale. Ma il fotografo non si perse d'animo e provò a rifarsi dando alle stampe il solo elenco dei Mille, ventotto pagine con appena tre fotografie, al costo di una lira. Più che un prodotto alternativo, voleva essere un depliant pubblicitario della sua opus magna. Ma fu un fallimento.

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Mafia, addio al carcere duro per i boss - (segue dalla prima pagina) salvo palazzolo (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

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Cronaca Mafia, addio al carcere duro per i boss 41 bis, pioggia di annullamenti: 37 casi negli ultimi 6 mesi. L'allarme dei pm Dal killer di Dalla Chiesa a chi partecipò alla stagione delle stragi del 1993 Il 6% dei padrini è uscito dalla lista Lumia: bisogna cambiare la legge sul carcere duro (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) SALVO PALAZZOLO Negli ultimi sei mesi, trentasette padrini hanno lasciato i gironi del 41 bis. I padrini delle mafie hanno vinto, in gran silenzio, la loro battaglia legale nei tribunali di sorveglianza di mezza Italia. E così, sono tornati detenuti comuni, nonostante le condanne all'ergastolo e i misteri che ancora custodiscono. Al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e alle Direzioni distrettuali antimafia non è rimasto che prendere atto della lista degli annullamenti del 41 bis, che ogni giorno di più si allunga. L'ultimo provvedimento, pochi giorni fa, ha riguardato Antonino Madonia, il capofamiglia di Palermo Resuttana che in gioventù assassinò, fra tanti, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il commissario Ninni Cassarà. Ecco la lista di chi non è più al carcere duro. C'è Raffaele Galatolo, capo storico della famiglia palermitana dell'Acquasanta, condannato all'ergastolo. C'è Arcangelo Piromalli, da Gioia Tauro. E poi, Costantino Sarno: a Napoli, lo chiamavano il re del contrabbando, ma lui preferiva starsene in Montenegro. Nella lista del carcere duro bocciato figurano quattordici mafiosi, 13 ndranghetisti, 8 camorristi, 2 rappresentanti della sacra corona unita pugliese. Per adesso è il 6,5 per cento del popolo del 41 bis, 566 reclusi in dodici istituti penitenziari, da Roma Rebibbia a Tolmezzo, passando per Viterbo, Ascoli, L'Aquila, Terni, Spoleto, Parma, Reggio Emilia, Milano, Novara e Cuneo. Gli annullamenti del 41 bis portano la firma di molti tribunali di sorveglianza, da Napoli a Torino. Ma la motivazione è sempre la stessa: "Non è dimostrata la persistente capacità del detenuto di mantenere tuttora contatti con l'associazione criminale di appartenenza". Dice Giuseppe Lumia, senatore dei Ds ed ex presidente della commissione parlamentare antimafia: "La modifica della legge sul carcere duro è ormai una priorità. Vanno cambiati i criteri per l'assegnazione, agganciandoli esclusivamente alla pericolosità del detenuto, conme fosse una misura di prevenzione". Il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, spiega che "il 41 bis non è più quell'isolamento pressoché assoluto che era stato previsto nella legge varata dopo le stragi Falcone e Borsellino. I ripetuti interventi della Corte Costituzionale, a cui si è necessariamente adeguato il legislatore, hanno attenuato quel regime di isolamento". La preoccupazione dei capimafia resta sempre la stessa: "Inchieste e processi in svariate parti d'Italia - prosegue Pignatone - l'hanno dimostrato, i detenuti al 41 bis riescono a mantenere contatti con l'esterno, questione vitale per le organizzazioni criminali". Intercettazioni, anche recenti, hanno ribadito: accanto alle grandi strategie, i boss hanno scelto di proseguire in silenzio la loro battaglia contro il 41 bis. Sommergendo di ricorsi i tribunali di sorveglianza. E qualche risultato sembra essere arrivato. Anche il procuratore di Reggio Calabria auspica "un intervento chiarificatore del legislatore, per mettere ordine ai contrasti giurisprudenziali che si verificano tra i vari tribunali di sorveglianza". Il record di annullamenti spetta al tribunale di Torino (10). Seguono Perugia (9), Roma (8), L'Aquila (5), Bologna (3), Napoli (2), Ancona (1). Dice ancora il procuratore Pignatone: "La legge sul 41 bis è stata modificata nel 2002, in modo più rigoroso. Ma, evidentemente, sono necessari altri interventi". Lumia sollecita il ministro della Giustizia: "Presenterò un'interrogazione - annuncia - dopo il caso Madonia nessuna risposta è ancora arrivata dal Guardasigilli Angelino Alfano. La questione è urgente. Oggi, nelle carceri è ristretto il gotha delle mafie: va tenuto sotto controllo in modo adeguato, perché quel gruppo elabora ancora strategie, ricatta le istituzioni e mantiene soprattutto i contatti con l'esterno. L'obiettivo di quel gotha resta l'allentamento del regime del carcere duro, ma anche la revisione dei processi".

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La gelmini a bossi: "inadeguata quanto te" - andrea montanari (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

La Gelmini a Bossi: "Inadeguata quanto te" Il ministro dell'Istruzione: "Io non insegno? E lui non è un costituzionalista" Ma nel centrodestra crescono le perplessità: fa tutto da sola ANDREA MONTANARI dal nostro inviato Busto Arsizio - Mariastella Gelmini sfida Umberto Bossi nella sua tana. E per rispondere ai malumori sul suo operato, esternati venerdì sera dal leader leghista che le ha rimproverato di guidare l'Istruzione senza avere un'esperienza da insegnante, ha scelto l''Istituto tecnico commerciale Enrico Tosi, a due passi da Cassano Magnago, roccaforte lumbàrd del Varesotto. "Mi pare che nemmeno Umberto Bossi sia un eminente costituzionalista e nonostante questo credo che farà al meglio il suo lavoro dando al Paese le riforme necessarie - spiega la Gelmini al suo arrivo al Graduation day, la premiazione dei diplomati in stile anglosassone con tanto di parata - . Anche Roberto Castelli ha fatto il ministro della Giustizia non essendo né avvocato né magistrato". Il tono è pacato, ma fermo. "Non sono un'insegnante, ma mi occupo di politica da dodici anni e qualche esperienza ce l'ho. Intendo impegnarmi. Saranno poi i fatti a parlare per me". La Gelmini ha accettato all'ultimo momento l'invito. "Una visita programmata da tempo" dice. Ma il preside Benedetto Di Rienzo la smentisce: "L'abbiamo saputo solo due ore fa. Prima di lei erano venuti solo i ministri Giancarlo Lombardi e Giovanni Berlinguer, ma in forma non ufficiale". Insomma, la Gelmini ha voluto ribattere colpo su colpo al leader della Lega Umberto Bossi, che proprio ieri sera era impegnato in un comizio ad Arcore, dove c'è la villa di Silvio Berlusconi. E che dal palco ha rilanciato la polemica: "Mi piacerebbe un ministro leghista, ma non ce l'ho con la Gelmini bensì con il sistema e con quella cazzata dei crediti inventati dalla sinistra". In realtà, sulla Gelmini pesano anche le critiche a mezza bocca di molti parlamentari del Pdl, che il ministro dell'Istruzione incontrerà martedì. Chi l'accusa di non essersi opposta ai micidiali tagli decisi sulla scuola da Giulio Tremonti sulla scuola, che ora rischia un nuovo autunno caldo. E chi, invece, di voler fare tutto da sola. Per non parlare del contenuto delle intercettazioni telefoniche. Argomenti che fanno della Gelmini un bersaglio perfetto anche per il Senatur, che non potendo attaccare direttamente Berlusconi se la prende con chi, come lei, suscita qualche perplessità tra gli stessi forzisti. Come Valentina Aprea, che dopo cinque anni da sottosegretario di Letizia Moratti magari aspirava al gran salto. Il capogruppo Pdl in commissione Cultura, Fabio Granata di An, prova a metterla in guardia dai passi falsi: "Sull'università vogliamo aiutare il ministro, ma mi auguro che non pensi di fare a meno del Parlamento". Lei non si scompone. "Il vero ostacolo - contrattacca - è la burocrazia. La scuola ha una normativa farraginosa, bizantina. è ridicolo prendersela con il ministro di turno al di là dell'appartenenza politica. Il problema sono le risorse. è giusto che i cittadini sappiano che il 97 per cento del bilancio dell'Istruzione è fatto di personale e in queste condizioni il sistema non può reggere. è sciocco difendere lo status quo. Gli errori della maturità sono legati a un modello organizzativo un po' superato, che stiamo cambiando". E le intercettazioni? "Non ci interessano i pettegolezzi, non ci interessano tutte le affermazioni che ci distolgono dal nostro lavoro Sono aperta solo a tutti coloro che vogliono dare un contributo nel merito".

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Cala la fiducia in berlusconi e veltroni - (segue dalla prima pagina) ilvo diamanti (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Cala la fiducia in Berlusconi e Veltroni Il governo a quota 44. Ma Prodi all'esordio aveva 15 punti in più Sulla "pagella" dell'esecutivo pesano le ansie legate alla crisi economica Largo dissenso sul carattere "ad personam" delle iniziative in tema di giustizia (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) ILVO DIAMANTI Gli italiani non hanno votato per lui, il Pdl e la Lega sulla "fiducia". Ma per "sfiducia" nei suoi avversari. Nell'Unione che aveva governato, faticosamente, per neppure due anni. Tre mesi dopo il voto la nebbia è ripiombata e ha avvolto tutto e tutti. Veltroni e il Pd, che nelle stime elettorali scivola indietro. Ma anche Berlusconi e il governo. Verso il quale esprime fiducia il 44% degli elettori. Quindici punti in meno (ripetiamo: 15) rispetto al gradimento ottenuto dal deprecato governo Prodi esattamente due anni fa. Tre mesi dopo il voto, come oggi. Certo, nel luglio 2006 Prodi aveva "monetizzato" alcuni importanti successi, politici e non: a) il referendum che aveva bocciato le riforme istituzionali volute dalla precedente maggioranza di centrodestra; b) la soddisfazione suscitata dal decreto Bersani sulle liberalizzazioni; c) infine, la vittoria della nazionale italiana ai mondiali di calcio in Germania. Un patrimonio di fiducia che il governo Prodi avrebbe dissipato in fretta, a partire dalla legge sull'indulto, poche settimane dopo. Tuttavia, due anni fa, l'Unione aveva vinto le elezioni quasi per caso, mentre il centrodestra di Berlusconi, tre mesi fa, ha conseguito un trionfo. Ciò nonostante, nel Paese è tornata la sfiducia di sempre. Quattro le ragioni, suggerite dal sondaggio. 1. In primo luogo, l'insoddisfazione verso le prospettive dell'economia nazionale e familiare: mai così elevata, mai così diffusa negli ultimi tre anni. 2. Poi, l'insicurezza, sottolineata dal sostegno popolare ai provvedimenti del governo sull'immigrazione clandestina e sull'impiego dell'esercito. A nostro avviso (lo abbiamo già scritto) inefficaci, prima ancora che inaccettabili. Ma, comunque, graditi ai più, perché intercettano le paure diffuse nella società. Tuttavia - come dimostrano i dati del sondaggio - rispondere alle paure alimentandole ulteriormente, non genera consenso. Ma il contrario. 3. La contrarietà espressa da gran parte dei cittadini verso i progetti annunciati e, in parte, avviati dal governo: per limitare le intercettazioni telefoniche nelle indagini, per bloccare i procedimenti giudiziari (cosiddetti) minori, per re-introdurre l'immunità a favore delle alte cariche dello Stato. Queste iniziative hanno suscitato un ampio dissenso, principalmente per quattro ragioni: a) perché molti le hanno considerate "ad personam"; finalizzate, cioè, a risolvere i problemi "personali" del premier prima di quelli "generali" dei cittadini; b) la sospensione dei processi, in particolare, è apparsa, per taluni versi, una sorta di mini-indulto; e, per questo, in contrasto con l'insicurezza diffusa; c) perché evocano l'idea, il sospetto di privilegi di "casta", utili, soprattutto, al ceto politico. 4. In definitiva, queste iniziative hanno alimentato il sentimento antipolitico: fattore decisivo nel deprimere il consenso verso le istituzioni e la classe politica, in generale; e, in particolare, verso il governo di centrodestra e il premier. Perché, a differenza di pochi mesi fa, oggi "governano". Appunto. Questo clima politico si traduce fedelmente nelle intenzioni di voto. Ne escono, infatti, rafforzati i partiti che più di tutti gli altri interpretano e amplificano il sentimento antipolitico. La Lega, da un lato, ormai vicina al 9%. La Lista Di Pietro (Idv), dall'altro, proiettata oltre il 7%. Parallelamente, tutti i leader politici subiscono un calo di fiducia, In particolare Walter Veltroni. Il quale ha perduto oltre venti punti nel gradimento degli elettori, rispetto a due mesi fa. Quando era "il più amato di tutti". Apprezzato, in modo trasversale. Ora, invece, dopo la fine del dialogo, il suo gradimento fra gli elettori di centrodestra è crollato. E ha subito una flessione anche nella base elettorale del Pd. Dove in pochi, tuttavia, ne mettono in discussione il ruolo e la leadership. D'altronde, Veltroni e il Pd, oggi, si trovano ad agire in una posizione sicuramente scomoda. Il muro di Arcore non accenna a crollare; e gli impedisce di penetrare al centro, dove l'Udc non si limita a presidiare il suo pezzetto di mercato elettorale, ma lo allarga. Mentre è insidiato da Di Pietro, artefice di una opposizione intransigente. Si presenta come leader del Partito dei Magistrati. Trasformati, di nuovo, in protagonisti politici. Anzitutto, da Berlusconi: che ne ha fatto il Nemico. A cui non piegarsi. Anzi da piegare. Per questo, il calo di consenso per il governo e il premier non avvantaggia il Pd, il quale, anzi soffre. Nelle stime elettorali scende sotto il 30%. Stretto fra le difficoltà del dialogo e la pressione delle componenti che rivendicano un'opposizione più radicale. In questa stagione, solcata da profondi conflitti istituzionali, tuttavia, nessuno si salva. Per fare riferimento ai due principali antagonisti: la fiducia nel Presidente del Consiglio supera di poco il 40%; quella verso i magistrati si ferma ancor più in basso: intorno al 35%. Si assiste, cioè, a un gioco a somma negativa, nel quale la fiducia nella democrazia e nelle sue istituzioni declina. Degrada. Solo il Presidente della Repubblica resiste. Apprezzato da quasi tre italiani su quattro. Perché, come prima di lui Ciampi, Giorgio Napolitano, in un periodo buio della nostra Repubblica, alla maggioranza degli italiani appare come un "gancio". Un'ancora. A cui aggrapparsi, per non "perdersi" in questo Paese senza bussole, senza appigli e senza sponde. Dove latitano riferimenti certi e condivisi. D'altra parte, la strategia del dialogo, promossa da Veltroni e accolta da Berlusconi in campagna elettorale, dopo il voto si è rapidamente consumata, nonostante gran parte degli elettori continui a ritenerla necessaria. Mentre il bipartitismo sembra molto più relativo. Neppure il bipolarismo di un tempo regge. Non c'è più un Paese diviso in due. Visto che le divisioni politiche e antipolitiche attraversano i due schieramenti, dall'interno. Soprattutto il centrosinistra. Per il quale la manifestazione promossa, martedì prossimo, da MicroMega a sostegno dei magistrati e contro Berlusconi costituisce, certamente, una sfida. Condivisa, senza condizioni, da una minoranza, per quanto significativa: 2 elettori su 10, in generale; quasi 3 fra quelli del Pd. Ma oltre 4 nella base dell'Idv. La maggioranza degli elettori di centrosinistra, invece, ne approva la sostanza, non la forma. In altri termini: vorrebbe attendere, cercare altre vie e altre strade, per fare opposizione, prima di affidarsi alla piazza. O ai magistrati. In questo Paese confuso, dove coabitano a fatica una maggioranza delusa, un'opposizione divisa e istituzioni deboli, è forte la tentazione di fuggire. O almeno di cambiar canale. Voltare pagina. Dimenticare la politica e l'antipolitica passando direttamente al gossip. Ma non ci accorgeremmo della differenza.

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Bettini spara a zero su Rutelli Poi ritratta (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 160 del 2008-07-06 pagina 3 Bettini spara a zero su Rutelli Poi ritratta di Redazione Roma. La sconfitta del Pd alle Comunali della capitale? "Ci siamo seduti un po' troppo sul potere... La sconfitta riguarda anche la scelta del candidato sindaco, e io me ne prendo la responsabilità. È bene dirlo perché dobbiamo parlarci in modo esplicito, basta con la diplomazia!". Parola di Goffredo Bettini, da anni uomo ombra di Veltroni prima in Campidoglio e poi nella sfortunata corsa a palazzo Chigi. Ebbene ieri mattina a Roma - durante l'inaugurazione dell'ennesima corrente, pardon "think tank", all'interno del Partito democratico, nome in codice "A sinistra" - Bettini ha finalmente aperto la fase dell'autocritica nel partito. A partire dalla decisione di candidare a sindaco di Roma Francesco Rutelli. Non solo: il numero due del Pd ha finalmente riconosciuto anche che l'ex alleato di ferro Antonio Di Pietro "fa un'opposizione molto estremista". Parole coraggiose, dette davanti a tutti, destinate a provocare un ampio dibattito nella sinistra. Ma solo per poche ore: a metà pomeriggio, infatti, Bettini ha telefonato all'Ansa per auto-smentirsi. Su Rutelli niente di personale, "ho fatto riferimento alla convergenza di diversi elementi". Sul giustizialismo, nessun problema: "Mai cavalcate nella polemica politica le intercettazioni telefoniche prive di rilevanza penale". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il gip di Verona diceva: <Non c'è rischio di fuga> Ma i rom sono già spariti (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 160 del 2008-07-06 pagina 15 Il gip di Verona diceva: "Non c'è rischio di fuga" Ma i rom sono già spariti di Stefano Zurlo Alla donna scarcerata ridato il figlio che mandava a rubare. Il procuratore: "Devono tornare in cella" da Milano Sono spariti. I due nomadi scarcerati a tempo record dal gip di Verona, almeno per ora sono introvabili. "Sono liberi cittadini, quindi io non mi metto certo a cercarli", taglia corto il procuratore di Verona Guido Papalia. I due, secondo la Procura, facevano parte di un'associazione a delinquere che spingeva i bambini a rubare. Ma il gip della città veneta ha smontato l'inchiesta: non ha convalidato i quattro fermi motivati dalle forze dell'ordine con il pericolo di fuga e solo per due ha disposto i successivi arresti riconoscendo il rischio di nuovi furti. Un colpo durissimo per l'indagine e l'occasione di polemiche durissime nei palazzi della politica. Com'è possibile che recuperino così in fretta la libertà persone coinvolte in un procedimento limaccioso come il fango, protagoniste di episodi che non si sa come catalogare? Le intercettazioni ci consegnano uno spaccato sconvolgente di criminalità e sfruttamento dei minori: "Quando ti prendo ti ammazzo a colpi di testa. Vengo dietro e ti uccido", minacciavano gli adulti, spietati. E ancora: "Se non mi porti i soldi quando torni qui ti faccio stuprare dai marocchini". Uno scenario spaventoso, anche se, naturalmente le responsabilità sono personali e mai di gruppo. I conti del buonsenso, per ora, non tornano: otto persone, tutte croate, bloccate; sei ancora in cella, in diverse città, e una coppia fuori. I loro nomi: Miso Sulic e Vesna Dordevic. Marito e moglie. Ma dove sono finiti? È stato l'avvocato Luciano Bason a lanciare l'allarme: "Non so dove siano". A distanza di 24 ore, il legale prova a circoscrivere il caso: "Credo abbiano dei parenti nel Padovano, penso siano da quelle parti". "Non so che dire - mastica amaro Papalia - io so che nei prossimi giorni farò appello al Tribunale del riesame per la misura cautelare e andrò in Cassazione per una questione di principio: la convalida del fermo, che il gip ha negato, per il pericolo di fuga". Clima arroventato, sullo sfondo dell'emergenza rom. A rendere, se possibile, più incandescente la situazione, l'altalena dei poveri ragazzi sfruttati: sei bambini sono stati tolti ai genitori, ma uno di questi, un maschietto di sei mesi, è stato restituito, proprio alla coppia Sulic Dordevic. Vesna Dordevic, oltretutto, ha riacquistato la libertà con 24 ore di ritardo. Per lei, infatti, il percorso è stato complicato da un altro ostacolo: una condanna a 11 mesi del Tribunale di Firenze. Insomma, caduto un provvedimento, i giudici le hanno sventolato l'altro, ma nel giro di un giorno si sono arresi: pure quello era virtuale perché coperto dall'indulto. Gira e rigira siamo dalle parti di quel gioco dell'oca giudiziario denunciato infinite volte da esperti e autorità: la pena non è certa e l'opinione pubblica è sconcertata dall'andirivieni dei detenuti. Con gli ingressi che assomigliano alle porte girevoli dei grandi alberghi. Esagerazioni? "Sono entrata in una casa - raccontava smarrita una bambina, senza sapere di essere ascoltata - e c'era un pitbull. Mi ha buttata a terra, mi ha salvato un vecchio"; e poi, piangendo: "Era un cane grosso, coi denti grandi". Come il lupo cattivo delle nostre favole. "L'indagine è ancora in corso, la polizia continua a svolgere le sue attività", rassicura Papalia che si prepara ad una lunga battaglia per difendere il lavoro investigativo. "Guardi che le due persone scarcerate avevano responsabilità assai sfumate, le loro posizioni risultano marginali", ribatte Bason. Marito e moglie, per ora, stanno acquattati da qualche parte. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Caro Bossi, io non avrò insegnato ma tu non sei un costituzionalista> (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 160 del 2008-07-06 pagina 4 "Caro Bossi, io non avrò insegnato ma tu non sei un costituzionalista" di Paola Setti nostro inviato a Busto Arsizio Se si era risentita, dormirci su non è servito. Il suo staff dice che no, "non è arrabbiata, semmai determinata". Come che sia, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini mena fendenti: "Io non sarò un'insegnante, ma nemmeno Umberto Bossi è un eminente costituzionalista, eppure sono certa che porterà avanti al meglio le riforme". Aveva già risposto la sera prima, a caldo, al Senatùr che alla festa del Carroccio di Paderno Dugnano aveva ringhiato: "Purtroppo mettono a fare i ministri chi non ha mai fatto l'insegnante. Mi sentirei più sicuro se la scuola fosse in mano alla Lega che ha le palle, invece è in mano a Forza Italia". Tempo di leggere le agenzie e a stretto giro il ministro dell'Istruzione aveva indossato i guantoni: "Siamo pronti ad ascoltare tutti i suggerimenti che la Lega, Bossi e la moglie di Bossi ci vorranno dare per migliorare la scuola italiana. Quanto ai ministri, la scelta è politica e spetta al presidente del Consiglio Berlusconi". Ieri, la Gelmini è tornata all'attacco. Se n'è venuta nella tana del lupo, Busto Arsizio, a venti minuti da Varese e da quella scuola Bosina che proprio il ministro delle Riforme e la moglie Manuela hanno creato, il "modello Lega" applicato all'istruzione. L'Istituto tecnico commerciale Enrico Tosi, un college anglosassone nel bel mezzo della Brianza, consegnava gli attestati di maturità ai suoi alunni con cerimonia all'americana, il "Graduate day", ragazzi in toga, musica, buffet. Non l'avevano invitata, è venuta lo stesso, pure in anticipo. E senza avvertire, sorride la vicepreside Vanna Colombo Bolla: "Lo abbiamo scoperto poche ore prima che veniva, dal sindaco". E allora. Se è questione di titoli, "io faccio politica da dodici anni. Bossi non è un costituzionalista eppure guida le Riforme, anche Roberto Castelli fece il ministro della Giustizia senza essere avvocato". Se è questione di modelli, "guardate questa scuola - dice il ministro - è inserita nella realtà locale, economica e sociale, e i ragazzi sono orgogliosi di frequentarla, hanno un senso di appartenenza", e insomma mica è capace solo la Lega, a inventarsi la scuola d'avanguardia. E se poi è questione di attributi, eccoli. La notizia del giorno è che il ministro si accinge a tagliare qualcosa come 87mila docenti e 45mila amministrativi. Nei giorni scorsi erano state due senatrici del Pd, Silvana Amati e Colomba Mongiello, a chieder conto delle voci sulla dieta dimagrante imminente, denunciando il "commissariamento" della Gelmini da parte del ministero delle Finanze Giulio Tremonti. Ma quale commissariamento: i tagli arriveranno e non c'è altra via, ha chiarito ieri Gelmini, perché "abbiamo ereditato un Paese pieno di emergenze, dall'economia alla sicurezza, ma anche la scuola vive un momento di grande difficoltà: il bilancio è per il 97 per cento ingessato sugli stipendi. Il governo precedente ha iniziato a tagliare le spese, ma limitando i tagli al personale. Il risultato è che le scuole sono sporche e che ci sono 10mila edifici a rischio crollo". Urge cambiamento, anzi rivoluzione, avverte il ministro, perché in questa situazione hai voglia a dar sempre torto al ministro che è venuto prima di te, "è ridicolo", qui semplicemente "le risorse sono poche e dobbiamo farci i conti, perché il sistema non regge più". La burocrazia, per cominciare: "È l'ostacolo maggiore che ho riscontrato, tanto che sto pensando a un testo unico per l'Università", là dove "i docenti devono poter passare più tempo con i ragazzi e meno sulle scartoffie". E poi la qualità. Dal 2011 partiranno i nuovi criteri di valutazione per allineare l'Italia al resto d'Europa, nel frattempo bisogna prendere atto che "l'Italia è il Paese in cui si trascorre il maggior numero di ore a scuola, ma poi siamo gli ultimi nella classifica Ocse" sulla qualità del nostro insegnamento. Serve un patto, ribadisce Gelmini, un percorso con tutti i soggetti che si occupano di scuola, per individuare "studi personalizzati che premino il merito" e "modelli di governance più efficaci". C'è anche un disagio giovanile da affrontare, due mesi fa proprio qui si suicidò un ragazzo che frequentava l'Itc Tosi. Chiaro che non resti poi il tempo di occuparsi d'altro, risponde Gelmini a chi le domanda delle intercettazioni che stanno mettendo in piazza gli affari privati del premier: "Non mi occupo di pettegolezzi. Il governo ogni giorno è impegnato per affrontare e risolvere le emergenze che abbiamo ereditato. Non ci interessano le questioni che ci distolgono dal nostro lavoro". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La banda di famiglia da 100mila euro al mese (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)

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N. 160 del 2008-07-06 pagina 15 La banda di famiglia da 100mila euro al mese di Luca Fiocchetti Furti, spaccio e banconote false: un'inchiesta svela gli affari illeciti di 43 nomadi in Piemonte Nadia Muratore da Torino Accanto alle piccole e medie aziende italiane ce ne sono altre che prosperano in un cono d'ombra, nascoste nelle baracche fatiscenti dei campi nomadi e il cui guadagno, naturalmente esentasse, arriva spesso ai centomila euro al mese. Sono le aziende a conduzione familiare rom, che trafficano in ogni tipo di affari illeciti: spaccio di droga, emissione di soldi e titoli bancari falsi, truffe agli anziani, furti in casa, sfruttamento di minori. La loro capacità imprenditoriale nel campo del crimine si deduce dalle parole scritte in una custodia cautelare nei confronti di 43 rom definiti "un'organizzazione criminale strutturata ed organizzata che ha fatto dei reati contro il patrimonio e dei furti nelle abitazioni in particolare, l'unica ragione di vita, la loro esclusiva fonte di sostentamento. Gli indagati hanno dimostrato con il loro agire di essere socialmente pericolosi". Seguendo un'indagine del 2001 della Procura di Mondovì - diretta dal sostituto procuratore Ezio Basso - si fa presto a fare i conti in tasca a un'"azienda rom". Come in ogni attività imprenditoriale che si rispetti, è fondamentale l'organizzazione. Quando le città si svegliano e inizia una nuova giornata lavorativa, Renato B., 35 anni figlio di una slava e di un pugliese, porta i bambini in sua custodia alla stazione di Carignano, piccolo centro alle porte di Torino. I quattro figli e i due nipoti di un'età compresa tra i 13 ed i 7 anni salgono sui treni per andare a "girare", cioè a rubare, a Cuneo, Biella, Ivrea, Alessandria, Aosta e d'estate anche in Liguria, Umbria, Marche e Toscana, dove i turisti sono facile preda di furti e truffe. "Quanto portano i miei bambini?" dice Renato a un connazionale "almeno 500mila lire al giorno e 20 grammi di pane (oro). Altrimenti li lascio in giro nei villaggi a prendere - cioè a rubare - fino a notte". Si parla di lire perché l'indagine è iniziata alla fine del'99. "Anche io alla vostra età entravo nelle case a rubare - spiega Renato con tono di voce minaccioso - e se arrivate a casa con meno di 400mila lire questa sera vedete come va a finire". Durante il giorno questi piccoli predatori sono incitati dai genitori a rubare e vengono "telecomandati" via telefono. E Renato, capo indiscusso del suo nucleo familiare e di quello dei cugini, sovrintende tutto e gestisce gli affari importanti. "Da questa truffa - spiega il caporom al fratello - tiro fuori quaranta milioni e mi compro un terreno". Le truffe vengono eseguite vendendo titoli bancari contraffatti e banconote false, utilizzando anche la compiacenza di alcuni direttori di banca spagnoli: "Lui sa tutto - dice Renato intercettato mentre parla con la moglie - ma lavorare in Spagna non mi piace, lì se ti scoprono sono troppo severi". Spesso il pagamento non viene fatto in denaro ma con la droga: "Mi paghi con la bianca così poi la rivendo al doppio del prezzo". Ha un ruolo importante anche la moglie Mira specializzata nel realizzare documenti falsi. "Vuoi un passaporto o una carta d'identità? Non c'è problema, mia moglie è brava". Come un vero manager Renato gira con una Mercedes scura, comprata regolarmente, e impartisce ordini ai suoi parenti-dipendenti utilizzando tre cellulari diversi. È attento: "non parlare al telefono di queste cose, quelli magari ci intercettano", molto accorto: "non voglio fare affari con quello, è un truffatore, uno zingaro" e dimostra una certa professionalità e un pizzico di razzismo: "Le cose io le faccio bene, sono una persona seria. Siamo cristiani noi, mica arabi". E sa anche quando è il momento di dire basta: "Roberto - grida al fratello bestemmiando - questa volta se ti prendono ti danno dieci anni. Hai rubato quattro macchine in un giorno". Non ha mai un attimo di riposo e quando torna al campo controlla la merce rubata dai bambini e decide a quale ricettatore rivenderla: "Questo anello è prezioso - dice alla moglie - chiama l'israeliano di Milano. La catenina vale poco, cerca il ragazzino, quello è scemo se la compra lo stesso". Poi capita anche il colpo di fortuna, un bottino inaspettato che va gestito con cautela. "Renato ho fatto centro - grida al telefono il fratello Roberto - ho preso un anello che al commercio normale vale un miliardo e 450 milioni di lire. Questa volta ci sistemiamo". "Ma ti ha visto qualcuno, hai fatto attenzione?" si accerta premuroso il caporom. "Certo, sono mica un rapinatore. Io sono un artista e rubare è il mio sport preferito". I soldi ricavati da furti, truffe e rapine, sono investiti in terreni e immobili nei paesi dell'Est. Forse prima o poi anche loro vorranno tornare a casa e mostrare come in Italia abbiano fatto fortuna. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Meglio francesi> Così vendevano anche i cognomi (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 160 del 2008-07-06 pagina 15 "Meglio francesi" Così vendevano anche i cognomi di Redazione Un cognome nuovo di zecca, una "second life" con cui ricominciare indisturbati a commettere crimini. È questo uno dei metodi escogitati dai nomadi per sfuggire al carcere e ai controlli delle forze dell'ordine. Non si tratta di un sostituto dell'alias ma di una sua "evoluzione legale" che solo i capifamiglia possono permettersi. Basta trovare la persona compiacente che - con dovuto rimborso - accetti di adottare il nomade. Trovare un nuovo padre costava sui 10milioni di lire più un "barattolo pieno di oro", come riportano le intercettazioni telefoniche. Se l'affare va in porto l'acquirente cambia il suo cognome, noto alle forze dell'ordine, con un altro pulito, tramandandolo ai propri figli. Con la registrazione all'anagrafe della nuova identità, la persona prima conosciuta dalle forze dell'ordine per aver commesso reati e subito condanne, sparisce nel nulla, diventa praticamente un fantasma. Le più ambite sono le generalità italiane o francesi, quelle che non assomigliano neppure lontanamente ai tipici cognomi slavi che possono "destare sospetti nelle forze dell'ordine". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il premier: "Il giustizialismo ricorda l'avvento del fascismo" (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampaweb, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Quando le dispute di casa nostra si guardano fuori dall'Italia appaiono meno gravi di quello che sono. Tutto torna alle giuste proporzioni. Così l'arma della "pornopolitica" usata per silurare Silvio Berlusconi appare - alla stessa "vittima designata" in visita in Giappone alla vigilia del G8 - un'assurdità, una mezza bischerata. Da una parte il premier è convinto che in un paese come il nostro, dove il gallismo fa parte dello spirito popolare, un certo scandalismo non ha mai attecchito. Dall'altra ha la sensazione - fondata - che l'offensiva di queste settimane abbia ottenuto più di un risultato: il Lodo Alfano, quello che garantisce alle alte cariche dello Stato l'immunità durante il loro mandato, sarà approvato entro la prima decade di agosto o inserendolo al posto degli emendamenti blocca-processi nel decreto sicurezza, o in altro modo. Ecco perché sul volo che lo ha condotto fino a Tokyo, il Cavaliere ci ha scherzato su. Ha ironizzato sullo scandalismo di questi giorni, alla sua maniera, sul filo del paradosso. E addirittura durante lo scalo tecnico dell'aereo di Stato in Siberia, incontrando il governatore della regione - con cui ha un grande amico in comune, Vladimir Putin - il Cavaliere, accompagnando il tradizionale caviale con un bicchierino di vodka, ha scomodato anche il Boccaccio per sdrammatizzare la situazione. Ha citato quasi a memoria una novella del Decamerone, quella in cui un senese Tingoccio Mini dall'aldilà racconta all'amico Meuccio di Tura, che si può andare all'Inferno per tanti peccati ma andare a letto con la comare non è una colpa: "Va sciocco non dubitare - è la risposta che il supremo giudice secondo il Boccaccio citato dal Cavaliere dà al peccatore - chè qua non si tiene ragione alcuna delle comari". E sulla bocca del premier, magari per un lapsus freudiano, la formula "non è peccato" si trasforma al cospetto del governatore della Siberia in un "non è reato". Già, come può un Paese alle prese con mille problemi come L'Italia prendere sul serio argomenti del genere? Come può il capo dell'opposizione, Walter Veltroni, sull'onda dello scandalismo dichiarare che il governo durerà poco? Questo è il leit motiv di Berlusconi di queste ore. Un Cavaliere che per gettare acqua sul fuoco delle polemiche utilizza l'arma dell'ironia. Ha concluso la lezione sul Boccaccio al governatore della Siberia con una constatazione: "A tutti gli uomini piacciono le donne, anche a Putin". Mentre ha trasformato l'incontro con l'ex-primo ministro giapponese, Koizumi, in una rimpatriata tra amici. Come quelle tra Tingoccio e Meuccio. Prima di lasciarlo gli ha anche dedicato al pianoforte una canzone napoletana. E l'atteggiamento amicale e informale di Berlusconi non stato dettato dal fatto che l'amico Koizumi non è più al potere. Anzi. "Lui - ci ha tenuto a precisare il premier italiano - continua ad essere molto importante. Resta il regista del suo partito". Nella sua prima visita a Tokyo, entusiasta della città ("ci sono 13 milioni di abitanti e tutto funziona perfettamente"), il Premier ha confrontato i gravi problemi della comunità internazionale, quelli che saranno affrontati da domani al G8, con le miserie del dibattito politico italiano. "Con gli altri grandi - ha spiegato - affronteremo un tema drammatico come l'aumento dei prezzi. Quello del petrolio si ripercuote su quello dei generi alimentari. Siamo di fronte ad un meccanismo infernale.Dobbiamo diminuire le speculazioni, dobbiamo incoraggiare l'offerta dei prodotti principali per contenere un aumento generalizzato del costo della vita. Io, ad esempio, sono d'accordo con l'intenzione dei partner europei di sterilizzare l'aumento del fisco sulla benzina. Nell'Unione abbiamo deciso che bisogna arrestare il meccanismo della proporzionalità". Ed ancora: "La Banca Europea ha sempre avuto un chiodo fisso: contenere l'inflazione. Ho avuto qualche riserva in passato, ma in questo momento è una politica giusta". Mentre la crisi attanaglia la comunità internazionale, in Italia si parla d'altro. Gli argomenti sono sempre gli stessi. O meglio, in sedici anni siamo passati dagli avvisi di garanzia alle intercettazioni, dall'uso politico della giustizia a quello dello scandalismo. "L'ho già detto - ha osservato ieri Berlusconi a Tokyo - io sono sempre stato sereno. Noi continuiamo a lavorare. Sono i protagonisti dell'informazione ad alimentare queste voci. Che ci soffiano dentro. Secondo me questi argomenti non dovrebbero avere tutta questa attenzione. Ma se via piace, divertitevi! Solo che per il paese questi sono i problemi minori. Dovremmo pensare a cambiare l'architettura istituzionale che ormai è antiquata. Ci sono altre priorità. Noi ci stiamo lavorando, gli altri facciano quello che vogliono". Gli "altri" sono quelli che lo hanno deluso. Quell'opposizione che è tornata indietro, quel Veltroni che si è fatto risucchiare dal "giustizialismo" di Di Pietro. "Si sono messi insieme - è l'analisi quasi distaccata del Premier - a questa nuova area giustizialista. Lasciamoli al loro destino. Quest'area giustizialista, per alcuni versi è nuova, per altri estremamente vecchia. Se penso a Tangentopoli? No, no penso a qualcosa che risale a molti più anni addietro. Per alcuni sembra che siamo tornati all'avvento...del fascismo". L'accusa è grave. E il distacco con cui l'ha pronunciata Berlusconi è ancora più pesante. Il pd che rincorrendo Di Pietro assume posizioni fascistoidi, non è cosa da poco. Ma sono in molti a pensarlo a Roma: l'ex-direttore dell'Unità, Giuseppe Caldarola, ne scrive indirettamente sul Riformista; mentre il vice-capogruppo della Camera, Italo Bocchino, che dall'Msi, passando per An è arrivato al Pdl, accusa un Veltroni che ipotizza la fine del governo i tempi brevi, proprio di seguire "una logica fascista". Ma se gli altri sono preoccupati, o si inalberano di fronte a questa prospettiva, Berlusconi è freddo: per lui è Veltroni che sbaglia, che deve tornare sulle sue scelte. Lui pensa ad altro. Al G8 di domani e al G8 che si svolgerà in Italia tra un anno. Ieri dalla boutique di Armani a Ginza, nel cuore di Tokyo, ha telefonato allo stilista milanese: "Tu insieme ad altri sette stilisti italiani mi dovrete arredare le suite per i Capi di Stato alla Maddalena". LINK + Magistrati, proclamata l'agitazione + Veltroni: "Di Pietro non è un nemico" Berlusconi: "L'opposizione è indietro" + E il Cavaliere mostrò i muscoli ai ministri + Scontro fra Berlusconi e Veltroni.

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I giudici sfidano il governo (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampa, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Veltroni: l'esecutivo non dura cinque anni. Bossi: ha ragione, è un bordello. Calderoli tenta una mediazione I giudici sfidano il governo L'Anm in agitazione contro le leggi-Berlusconi. Il premier: giustizialisti Non si placano le polemiche sulle leggi in tema di giustizia: la blocca-processi, il lodo Alfano per l'immunità alle alte cariche dello Stato, lo stop alle intercettazioni. E' partita la protesta dei giudici, che sfidano l'esecutivo con lo stato di agitazione proclamato dall'Anm, anche per la riduzione delle spese al settore. Prima ancora di saperlo, il premier Berlusconi dal Giappone aveva dichiarato: sono sereno, ma in Italia c'è un clima giustizialista. Per Veltroni si rischia un autunno durissimo e aggiunge: il governo non dura 5 anni. A sorpresa, in serata è arrivata una frase di Bossi: "Ha ragione, c'è troppo bordello, non si fanno le cose". La Mattina, Lisa, Minzolini, Ruotolo e Schianchi DA PAG. 2 A PAG. 4 CON UN COMMENTO DI Michele Ainis A PAGINA 31.

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Sangalli: il made in Milano funziona Ma servono più aiuti alle famiglie (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-07-06 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Unione del commercio Sangalli: il made in Milano funziona Ma servono più aiuti alle famiglie "Non c'è dubbio che questi saldi siano sostenuti dagli stranieri". Sono i soldi dei turisti dello shopping a risollevare i saldi dell'austerity. Lo dice Carlo Sangalli, presidente di Camera del Commercio e Unione del commercio: "è un fenomeno che ha sicuramente due chiavi di lettura". La prima: "Questo tipo di domanda dimostra che il sistema della distribuzione è attrattivo, che il made in Italy funziona, che il turismo della moda tiene, che i negozi funzionano...". Segnali, aggiunge Sangalli, che "ci fanno ben sperare in vista dell'Expo, evento di cui dobbiamo intercettare il massimo vantaggio e una ricaduta per tutta l'Italia, non solo per Milano". Ma c'è anche il lato B dell'assalto russo-giapponese alle vetrine del centro: "è la conferma delle difficoltà dei milanesi, di un momento economico critico". La riflessione del presidente della Camera di commercio riparte da qui. Dalla fatica della gente. Certo, dice, "il governo ha già preso alcune buone decisioni, come il taglio dell'Ici...". Ma? "Dobbiamo prendere provvedimenti per ridare fiato a imprese e famiglie". Sangalli indica la riduzione della spesa pubblica e delle tasse: "Consentirebbero di stimolare la domanda interna e di dare aiuti alle imprese". Le stesse imprese su cui pesa la corsa al rialzo del prezzo del petrolio, un'impennata per altro "artificiale", che "va assolutamente fermata". Motivo: è tutta inflazione importata. Costi di troppo. Carlo Sangalli Armando Stella.

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Finti Miró e Picasso: sgominata gang internazionale (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-07-06 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Copie Commissionavano i falsi e li esportavano in mezzo mondo. Intervenuta anche l'Fbi Finti MirÓ e Picasso: sgominata gang internazionale Non sapevano di essere intercettati dai carabinieri e parlavano a ruota libera. Da una parte Elio Bonfiglioli, dall'altra il socio-pittore spagnolo Oswald Aulestia Bach. "Questo quadro perde colore da tutte le parti". Il consiglio: "Allora devi laccarlo". E ancora: "Il quadro è tutto macchiato, devo usare il viavà". Terza intercettazione: "La tela è tutta stropicciata". "Vabbè, dopo prendi il ferro da stiro". Bonfiglioli e Bach - secondo la Dda milanese, i carabinieri, l'Fbi e la polizia spagnola - sono i promotori di un' associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di opere d'arte contraffatte. Una banda (composta da una ventina di elementi, 15 dei quali accusati di associazione per delinquere) con "testa" a Milano e ramificazioni in Lazio, Toscana, Alto Adige. I due - secondo l'accusa - avrebbero commissionato falsi (Mirò, Picasso, Botero, Chagall, Fontana, Manzoni) a pittori e stampatori, specie a Milano e Firenze. Le opere d'arte contraffatte (con tanto di expertise) venivano esportate a San Paolo del Brasile, San Francisco, Chicago, Miami, Barcellona, Monaco e in altre capitali. Lo spunto all'indagine è partito proprio dall'estero: una segnalazione arrivata ai carabinieri Tutela del patrimonio artistico il 21 settembre scorso dall'Office of Legal Attache dell'ambasciata Usa a Roma. Nella nota si segnalava che l'Fbi stava indagando negli Stati Uniti sulla commercializzazione di opere contraffatte. Un'altra simile segnalazione è arrivata qualche giorno dopo dalla Spagna, questa volta a firma dell'Interpol. Polizia americana e spagnola hanno accertato che la rete di falsari aveva una delle basi principali a Milano dove vive e "lavora" il pittore Renato Volpini, già condannato con sentenza definitiva nel marzo scorso per contraffazione di opere d'arte. Il pittore è ritenuto uno degli esecutori materiali, al soldo di Bonfiglioli e Aulestia. I carabinieri hanno sequestrato numerose opere in diverse regioni italiane. Tele false L'indagine dei carabinieri ha coinvolto anche Fbi, Dda e polizia spagnola Alberto Berticelli.

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La svolta di Saccà: perdono i giudici, mi hanno ridato la fede (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-06 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Le intercettazioni Rai Il manager annuncia l'intenzione di realizzare due fiction sui temi sacri La svolta di Saccà: perdono i giudici, mi hanno ridato la fede ROMA - Lo diceva lui, che la Rai avrebbe dovuto farlo santo. Nell'attesa che a viale Mazzini qualcuno postuli la causa di beatificazione o che almeno si chiudano senza danno i procedimenti disciplinari a suo carico, Agostino Saccà fa pratica spirituale. "Sono stato messo in croce, l'ho portata con dignità e dedico a Dio il mio dolore", confida un raccolto Saccà al vaticanista Bruno Volpe sul sito internet della Milizia di San Michele Arcangelo, rubrica Vatispy, sorta di purificata Dagospia d'Oltretevere. Intercettato e mazziato, il direttore di Rai Fiction ha retto bene e spiega perché: "In questi sette mesi in cui sono stato trattato come un appestato ho riletto la Bibbia e le lettere di San Paolo: che profondità, che bellezza, che gioia". Dopodomani il gup di Napoli deciderà sul suo eventuale rinvio a giudizio per corruzione "però non nutro astio verso i giudici, li perdono. Mi hanno fatto il più grande regalo. Mi hanno restituito fede e misericordia. Lo Spirito Santo, che è amore, mi ha fatto comprendere che Cristo attraverso quelle traversie voleva dirmi qualcosa". Molte altre cose, pesanti e a sua difesa, le ha dette Giovanni Minoli (il dg ideale per la Rai, secondo Saccà). Pure lui in vena di confidenze celesti con Vatispy: "Sono un aspirante cristiano che spera nella misericordia di Dio. Cristo è la mia stella polare, ma ne sono degno?". La conversione non è fresca, ci spiega al telefono Saccà. "Sono sempre stato uomo di fede, benché talvolta dormiente. L'ho riscoperta sei, sette anni fa, dopo che mi sono separato". Conferma: "Non porto rancore nemmeno verso quelli che in Rai continuano ad accusarmi, è gente che sbaglia, peggio per loro, io so quello che sono, ciò che dicono gli altri non mi tocca perché non corrisponde al vero". Però anche la misericordia ha un limite: "Porgere l'altra guancia? Eh no, questa è una religione basata sull'ingiustizia verso il giusto per definizione. Ma alle accuse io reagisco con durezza. Non esageriamo, non sono un santo e nemmeno un mistico, per carità, sono razionale e con i piedi per terra". E via con i "Frammenti di un Vangelo apocrifo" di Borges: "Beati coloro che verranno perseguitati per ragioni di giustizia...", recita meglio di un suo attore di sceneggiati il direttore che già da dg, per certe sue letture filosofiche, fu ribattezzato Sant'Agostino. "L'ho letta alla riunione con i lavoratori della fiction, 5 minuti di applausi". A Vatispy il Grande Intercettato (o "Saccà nisciuno è fesso", come lo chiama "Panorama") preannuncia due sacre fiction: una su San JosemarÍa EscrivÁ de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei ("Un Santo della modernità") e una serie tratta dalle Lettere di San Paolo "rilette alla mia maniera: non esiste nulla di più profondo, dopo il Vangelo, in tema di amore e carità, sublime". Una poi gli torna a fagiolo. "Quella ai Romani. In cui Paolo invita a invocare benedizioni e non maledizioni su chi vi perseguita... E qui non so se ce la faccio, è troppo eroico". Va a memoria: "Non restituite a nessuno male per male. Siate in pace con tutti gli uomini". Dura, questa, con presidente e dg della Rai che ti vogliono cacciare. "Cito sempre Paolo: non vi vendicate, cedete il posto all'ira divina " e chi vuole capire, capisce. Poi dove non può l'apostolo, a confortarlo ci arriva il prediletto filosofo Plotino: "Sa come si chiamava il fondatore della scuola di neoplatonismo del II secolo dopo Cristo? Ammonio Sacca. Manca l'accento, magari però è un antenato". Giovanna Cavalli.

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IL PREMIER E L'OPPOSIZIONE (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-06 num: - pag: 1 autore: di ANGELO PANEBIANCO categoria: REDAZIONALE LE SCELTE PER UN NUOVO DIALOGO IL PREMIER E L'OPPOSIZIONE A ll'attuale clima da guerra civile ci si potrà sottrarre solo se il Presidente del Consiglio calcolerà bene le proprie mosse. Nei due campi, intrecciati, delle decisioni sulla giustizia e dei rapporti con l'opposizione. Walter Veltroni ha scelto di rischiare grosso rifiutando di partecipare alla manifestazione giustizialista dell'8 luglio. Lo ha fatto per coerenza politica e per sottrarsi all'abbraccio mortale di Di Pietro. Ma i costi saranno alti. La pressione è fortissima. La manifestazione dell'8 luglio avrà Berlusconi come nemico ufficiale e Veltroni come nemico vero. Veltroni è l'unica diga rimasta contro l'integrale radicalizzazione giustizialista dell'opposizione. Berlusconi deve sapere che una sua sconfitta politica non conviene né al Paese né al proprio governo. Veltroni aveva inaugurato uno stile nuovo, aveva scelto di dare al Partito democratico una identità diversa dall'antiberlusconismo e impostato diversamente dal passato i rapporti con il centrodestra. Che cosa ha ricevuto in cambio dal governo fino ad oggi? Solo pacche sulle spalle prima, solo schiaffi e insulti dopo. Che cosa dovrebbe fare Berlusconi per ridare un po' di respiro a Veltroni, per restituirgli libertà di manovra contro l'estremismo? Dovrebbe ripensare le sue scelte in materia di giustizia. Dei tre provvedimenti in cantiere uno solo va bene, quello sulle intercettazioni. Lo scandalo autentico è che a questo scandalo, a questa versione casereccia de Le vite degli altri, a questo circo mediatico- giudiziario da Terzo Mondo, non si sia posto fine già da molti anni. Di Pietro promuoverà un referendum? Benissimo. Vedremo come farà la Corte costituzionale a tollerare che si continui, come fin qui si è fatto, a calpestare l'articolo 15 della Costituzione, il quale recita "La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili". Gli altri due provvedimenti, invece, anche se per ragioni diverse, non vanno. Non va la norma sospendi-processi. La politica democratica ha certamente il diritto di stabilire le priorità in materia di giustizia. Ma deve seguire la via maestra della revisione costituzionale: abolire l'obbligatorietà dell'azione penale (foglia di fico che nasconde l'assoluta discrezionalità dei pubblici ministeri) lasciando per conseguenza, come si fa in tante democrazie, che sia il Parlamento, su proposta del Guardasigilli, a dettare, di volta in volta, le priorità alla magistratura. Così come è stata proposta, invece, la normativa diventa un provvedimento ad personam (il che la priva di legittimità morale) e incide malamente sul (già disorganizzatissimo) funzionamento del sistema giudiziario. CONTINUA A PAGINA 30.

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Silvio: l'opposizione? Sembra il ritorno del fascismo (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-06 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Viaggio in Giappone Il Cavaliere cita la novella di Boccaccio sui due amici che amano la stessa "comare" Silvio: l'opposizione? Sembra il ritorno del fascismo DAL NOSTRO INVIATO TOKYO - Si concede lo shopping, nella centralissima arteria di Ginza: compra ventagli, biglietti da visita per un matrimonio, dei segnalibri di rara fattura. Entra da Armani e chiama Armani, al telefono: per salutarlo, ma anche per dirgli che vorrebbe da lui, come dagli altri stilisti italiani, l'arredamento di una delle otto suite che ospiteranno i capi di governo l'anno prossimo, al G8 che si terrà in Italia. Si concede un caffè, al Peninsula, poco distante dalla Tokyo tower, esempio di architettura futurista ed efficiente, nel cuore della metropoli, dove il Cavaliere si muove in modo discreto, con una piccola scorta, quasi interamente giapponese: "Avete visto che splendore, è uno spettacolo". Berlusconi è per la prima volta in Giappone: "Volevo rendermi conto, è una delle grandi città in cui non sono mai stato". E' arrivato due giorni prima dell'inizio del G8. è sereno, ha dormito in aereo, sembra aver assorbito il fuso. Di buon umore appena mette piede all'Imperial hotel, dove alloggia. Ai cronisti: "A Roma ieri non vi ho visto, ero sconsolato". Per Koizumi, amico ed ex premier, che lo va a trovare in camera, si mette al pianoforte, strimpella. è soddisfatto perché il politico giapponese dice sì all'ipotesi di diventare visiting professor, nell'università liberale che Berlusconi sta creando. L'Italia dei gossip che lo riguardano, dei magistrati, del lodo Alfano, sembra dimenticata. Persino in aereo, durante il volo: l'Airbus della presidenza del Consiglio fa scalo in Siberia, mette carburante, in una saletta vip il Cavaliere assaggia caviale e sorseggia vodka con uno dei tanti governatori della federazione russa, amico ovviamente di Putin. Si parla persino di Boccaccio, della decima novella, di quei due amici che amano la stessa "comare" e che fanno un patto: chi dei due andrà per primo nell'aldilà dovrà tornare indietro per dire quali pene sono previste per chi ama le donne. Berlusconi conosce la storia di Tingoccio e Meuccio, la recita, fa divertire. E anche il governatore apprezza la sintesi del nostro premier: "Anche a Putin piacciono le donne, che male c'è". Sembra svanito il nervosismo dei giorni scorsi, l'urgenza di denunciare che la privacy degli italiani, e non solo sua, viene continuamente minacciata dalla intercettazioni. La distanza non sembra solo geografica: "Io sono sereno - riassume - siete voi giornalisti che alimentate queste voci, vi piace soffiarci sopra, dentro, ma io credo che in Italia vi siano cose molto più importanti, che stiamo realizzando, a cominciare dalle riforme istituzionali". Sull'Italia non spende molte parole. Dedica una battuta all'opposizione, sempre più "giustizialista", tanto che "sembra stiamo tornando, in alcuni casi, all'avvento del fascismo ". A chi si riferisca con precisione il Cavaliere non dice, ma non c'è tempo per spiegare, alle otto di sera esce di nuovo dall'albergo, poco dopo infila l'entrata del Rappongi Hills club, ristorante esclusivo al 51esimo piano di un grattacielo. Cena di gala con gli imprenditori italiani e giapponesi. Berlusconi intrattiene un po' tutti, qualcuno ha ancora nelle orecchie il finale della novella di Boccaccio: Tingoccio che dall'aldilà rassicura Meuccio, "facendosi beffe di lui" e delle sue ansie, riferendogli le parole ascoltate nell'aldilà: "Va, sciocco, non dubitare, che di là non si tiene ragione alcuna delle comari". A mezzanotte Berlusconi torna in albergo. Stamane visita all'istituto italiano di cultura, altri impegni privati, quindi il volo per Sapporo, nel pomeriggio, in attesa che il vertice del G8 cominci. Shopping Silvio Berlusconi ieri a Tokyo. Ha fatto acquisti nella centralissima arteria di Ginza e cena di gala con gli imprenditori italiani e giapponesi Marco Galluzzo.

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Veltroni: clima diverso senza <blocca-processi> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-06 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Veltroni: clima diverso senza "blocca-processi" Il Pd apre al "lodo Calderoli". Ma il premier: sono giustizialisti Il segretario dei democratici: quell'emendamento avrebbe effetti devastanti sulla sicurezza ROMA - Roberto Calderoli prova ad aprire un varco nella tensione tra Pdl e Pd sulla giustizia, proponendo l'eliminazione della norma blocca-processi. Walter Veltroni mostra di apprezzare, ma Silvio Berlusconi lascia intendere che non ci sono margini di dialogo con un'opposizione che ha ormai preso una deriva "giustizialista ". La proposta del ministro per la Semplificazione leghista consiste nello stralcio dal decreto sicurezza della norma che sospende per un anno i processi con pena massima inferiore ai dieci anni, con inserimento al suo posto del "lodo Alfano", che prevede l'immunità per le alte cariche. Un'idea che viene parzialmente accolta da Veltroni. Intervenendo al congresso dei socialisti a Montecatini Terme, il leader del Pd invita il governo ad avere "senso di responsabilità e a ritirare l'emendamento per bloccare i processi, che avrebbe effetti devastanti sulla sicurezza dei cittadini". Eliminato il punto più controverso, osteggiato anche dal Quirinale, "è chiaro che il clima diventerebbe diverso ". Ma Veltroni specifica anche che "sul lodo Alfano eravamo contrari nel merito e la contrarietà rimane". Berlusconi non sembra invece pregiudizialmente ostile a ritirare o a modificare la norma sul blocca-processi. Anche perché il decreto sicurezza con il lodo Alfano, secondo le previsioni di Calderoli, potrebbe essere convertito "in due o tre settimane". Ma il clima politico resta teso e sullo sfondo resta l'ombra delle intercettazioni a luci rosse, di cui si parla da giorni ma che finora nessuno ha pubblicato. Berlusconi, da Tokyo, non manca di segnalare la sua irritazione: "Non credo che sia qualcosa a cui dare tutta questa importanza, ma in ogni caso c'è chi soffia sul fuoco". La linea di chiusura resta netta: "Nell'opposizione ormai c'è un'aria giustizialista, lasciamola andare. Sono tornati indietro di molti anni, a oltre dieci anni fa". Valutazioni ovviamente diverse da quelle di Veltroni, che non si assume nessuna responsabilità sul "fango e i pettegolezzi " di cui denuncia di essere vittima il Cavaliere: "Noi abbiamo fatto uno sforzo per portare l'Italia fuori dal passato, ma ci sono invece coloro che la vogliono tenere inchiodata a un tempo che invece dovrebbe proprio essere considerato passato. Un clima che viene alimentato quando si dicono le cose sui magistrati dette da Berlusconi". La proposta di Calderoli (che guarda al federalismo fiscale) trova l'apprezzamento del segretario dell'Udc Lorenzo Cesa e viene presa in considerazione anche da Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato. Ma il vice capogruppo del Pdl a Montecitorio, Italo Bocchino, respinge l'ipotesi di inserire il lodo nel decreto: "Deve vivere di luce propria". A chiudere la porta, nel Pd, ci pensano il presidente dei senatori Anna Finocchiaro e il ministro ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia: "Sostituire il blocca-processi con il lodo Alfano nel decreto sicurezza sarebbe uno strappo ancora più inaccettabile e grave". Alessandro Trocino.

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Alfano: io non farò passi indietro Immunità parlamentare, se ne può parlare (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-06 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il ministro della Giustizia: il Pd dice soltanto di ritirare la norma, è una posizione vaga e ambigua Alfano: io non farò passi indietro Immunità parlamentare, se ne può parlare ROMA - "Ma di che stiamo parlando?". è ironico il Guardasigilli Angelo Alfano quando risponde a Walter Veltroni che condiziona il dialogo al ritiro della "bloccaprocessi". Ministro, il suo è un rifiuto? "Quello di Veltroni è un atteggiamento vago e un po' ambiguo: chiede di rinunciare ad una norma che dà priorità a reati recenti e più gravi offrendo una generica riapertura di dialogo che però non è in grado di reggere perché costretto, ormai troppo spesso, a virare verso il giustizialismo di Di Pietro. E per di più dice di non essere d'accordo nemmeno con la tutela per le alte cariche dello Stato". Invece che cosa si aspettava? "Proposte migliorative, ma non sono arrivate". Berlusconi, la Lega e An non sembrano contrari. Sicuro che quella norma resterà? "Il premier ha già detto che non intende beneficiarne ". Lei ci crede? "Noi pensiamo che se non incrociasse il destino di un suo procedimento con ogni probabilità sarebbe votata da quella sinistra che non ha avuto nulla a che ridire quando a introdurre criteri di selezione per agevolare i processi più gravi sono stati i procuratori, che ovviamente non avevano la possibilità di salvare gli altri dalla prescrizione". Un conto è che siano i procuratori a indicare le priorità tenendo conto delle emergenze locali, altro è che sia il governo a sospendere migliaia di processi. "Questa è un'obiezione specifica e concreta che apre una discussione e sulla quale si possono immaginare rimedi. Invece Veltroni e il Pd dicono soltanto: ritirate la norma. C'è un atteggiamento dolosamente omissivo da parte di chi continua a tacere che i processi non si estinguono ma sono sospesi e in ogni caso la maggior parte sono prossimi alla prescrizione, coperti da indulto o semiabbandonati ". E allora perché non ne avete parlato in campagna elettorale? "Perseguire i reati di maggior allarme sociale è una delle priorità del nostro programma e lo faremo dando precedenza ai processi recenti". Secondo il Csm è una soluzione irragionevole e irrazionale. "Secondo noi è il modo più efficace per garantire la selezione. Ho letto il parere e anche i parlamentari lo hanno avuto. Adesso la valutazione finale spetta alle Camere". Non avevate annunciato neanche il lodo salvapremier. "Nel punto relativo alla giustizia si dice che sarà data attuazione alle sentenze della Consulta non ancora tradotte in legge". Non le pare un po' generico? "è la realtà. E posso dire che entro settembre la norma sarà certamente approvata". Il passo successivo sarà la legge per concedere l'immunità ai parlamentari? "Non ci stiamo lavorando perché abbiamo tanta carne al fuoco. Però vedo che il tema nasce e si sviluppa se è vero che Pier Ferdinando Casini, alcuni esponenti del Pd e financo opinionisti ne cominciano a parlare. Non reputo sinceri quelli che affermano che il costituente le indovinò tutte tranne l'articolo 68, ma è una materia delicata, non trovo giusto trasformarla nel tormentone estivo". Al primo incontro con l'Anm lei aveva annunciato misure per una giustizia più efficiente ed era stato accolto con un lungo applauso. Che ne è di quelle promesse? "Appena approvato il lodo metteremo mano alla riforma del settore penale che punti all'efficienza, così come abbiamo già cominciato a fare nel settore civile introducendo le notifiche online, la penalità per chi alimenta pretestuosamente la controversia e il potenziamento delle soluzioni extragiudiziali delle liti". Non era meglio farlo prima delle "norme ad personam"? "Veramente i primi provvedimenti approvati e condivisi anche dai magistrati hanno riguardato l'ampliamento degli spazi per il giudizio immediato o direttissimo, le pene più gravi per chi guida ubriaco o drogato, il contrasto alla criminalità organizzata che aveva pochi precedenti negli anni passati, le norme in materia di rifiuti. Non confondiamo l'effetto eco con la sostanza". I magistrati hanno dichiarato lo stato di agitazione soprattutto per proteggere i propri stipendi. Come pensa di riallacciare il dialogo? "Un dazio al risanamento del Paese lo stiamo pagando tutti, ma siamo al lavoro per evitare che i tagli incidano sulla progressione economica. Per il resto sono convinto che più si entrerà nel merito dei provvedimenti e meno scontri ci saranno. Riteniamo che le nostre proposte possano essere condivise e quando ci sarà l'immunità per le alte cariche si toglierà ogni pretesto a chi in questi mesi si è sforzato di trovare il doppio fine o l'intento recondito nascosto dietro ogni proposta". C'era proprio bisogno di paventare un decreto per bloccare la pubblicazione delle intercettazioni? "La ratio politica che ci ha portato al disegno di legge esce molto rafforzato dallo scadimento che ha reso centrale nel dibattito pubblico di questi giorni l'eventuale pubblicazione di ipotetiche intercettazioni il cui contenuto nessuno conosce". In realtà si vieta la diffusione degli atti di indagine fino al rinvio a giudizio. Non le sembra una censura preventiva? "Sono sicuro che l'opinione pubblica continuerà a conoscere, come è giusto che sia, l'avvenimento e lo svolgimento delle indagini". Come, se il divieto è tassativo? "L'importante è evitare, come è avvenuto finora, che tutto sia spiattellato con gravi lesioni della privacy di tantissimi cittadini che non c'entrano nulla. La verità è che si è abusato delle intercettazioni trasformandole in mezzo di lotta politica. Non dimentichiamo che anche nella passata legislatura si era intervenuti con un testo analogo". Non crede che il dibattito, a tratti surreale, di questi giorni vi abbia danneggiato? "A leggere i sondaggi i cittadini hanno ben capito e continuano a darci ragione. Mi pare di capire che li leggano anche a sinistra e ora cambino linea cercando quella giusta". \\ Il presidente del Consiglio ha detto che non beneficerà della blocca-processi Guardasigilli Il ministro della Giustizia Angelo Alfano ha spiegato che "appena approvato il lodo metteremo mano alla riforma del settore penale" Fiorenza Sarzanini.

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Lodo Alfano (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-06 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE I nodi da sciogliere Lodo Alfano Stabilisce la non processabilità per le quattro più alte cariche dello Stato: presidente della Repubblica, premier, presidenti delle Camere Lodo Calderoli Calderoli propone: subito il lodo Alfano e via la norma blocca-processi dal decreto sicurezza (sospensione di un anno per i reati con pene fino a 10 anni) Blocca processi Due norme: una di indirizzo perché si privilegino i processi per reati gravi; una per la sospensione per un anno dei processi per reati con pene fino a 10 anni Intercettazioni Il ddl sulle intercettazioni prevede il divieto di intercettazioni, salvo per i reati di mafia e di terrorismo e l'inasprimento delle pene per chi le diffonde.

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Gelmini all'attacco. Ma il senatur fa dietrofront (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-06 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE L'affondo della Lega contro il ministro dell'Istruzione Gelmini all'attacco. Ma il senatur fa dietrofront DAL NOSTRO INVIATO BUSTO ARSIZIO (Varese) - L'istituto tecnico commerciale "Tosi" è sicuramente una scuola all'avanguardia, un modello da imitare. Ma se il ministro della Pubblica istruzione Mariastella Gelmini decide all'ultimo momento di intervenire alla cerimonia di consegna dei diplomi ai maturandi, cogliendo lo stesso preside in contropiede, forse c'è sotto dell'altro. Forse il ministro, bersaglio il giorno prima di un attacco diretto da parte di Umberto Bossi ("Hanno messo alla pubblica istruzione una che non ha mai fatto l'insegnante"), non ha accettato di rimanere dietro la lavagna. Difatti: arrivata addirittura in largo anticipo ieri pomeriggio davanti all'istituto di Busto Arsizio, non si è sottratta alla replica. "Non mi risulta che Bossi sia un costituzionalista insigne - attacca la ministra berlusconiana - eppure fa il ministro delle Riforme e siamo tutti contenti che lo sia". Certo, la pillola di perfidia è indorata con una dolcezza tutta gelminiana, ma poco dopo, nel ribadire la sua autodifesa, Mariastella sceglie un altro esempio non del tutto casuale: "Anche Castelli ha fatto il ministro della Giustizia pur essendo un ingegnere. Io sono un avvocato, sto in politica da dodici anni e conto di impegnarmi per migliorare il mondo della scuola". Risponde invece con un sorriso a chi le fa notare che il curriculum scolastico di Umberto Bossi è stato a dir poco tribolato: "Non conosco la carriera scolastica di Bossi…". Dribblata anche la domanda su gossip e intercettazioni telefoniche, il ministro porta il discorso sul terreno a lei più congeniale in questo momento, vale a dire i problemi della scuola. "è un mondo che va riformato, serve un cambio di passo - dichiara - ma il primo problema sono le risorse. Oggi il 97% dei fondi del ministero serve a pagare gli stipendi per il personale e per il resto ci sono solo le briciole. Rischiamo di non poter intervenire, ad esempio, sui 10 mila edifici scolastici che in Italia sono a rischio di crollo". Che il personale della scuola sia in esubero il ministro lo ha già dichiarato; ieri ha però fissato dei numeri e delle scadenze: "Entro tre anni dovremo tagliare 87 mila posti per docenti e altri 45 mila per il personale ausiliario. è un intervento doloroso, già impostato dal precedente governo e che noi dovremo attuare. La scuola resta una priorità per il governo: per questo interverremmo razionalizzando la spesa e premiando la qualità". Rimane la ferita bruciante del giudizio tranchant dettato il giorno prima da Bossi. Ma il senatur, intervenuto in serata a un comizio ad Arcore, ha cercato di metterci una pezza. "Io - ha detto Bossi - non ce l'ho con la Gelmini. Mi piacerebbe alla Pubblica istruzione un ministro leghista ma non possiamo avere tutto. Io ce l'ho con il sistema e con quella cazzata di crediti inventati dalla sinistra". Non è quel che si dice un mazzo di rose in segno di scuse, ma insomma... All'Istruzione Mariastella Gelmini Claudio Del Frate.

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Bossi: basta liti o il governo cade (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-06 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Bossi: basta liti o il governo cade "Veltroni ha ragione: c'è un bordello al giorno" "Berlusconi rompe le scatole ai magistrati. Però le intercettazioni di massa non vanno bene" DAL NOSTRO INVIATO ARCORE (Milano) - "Veltroni dice che il governo cadrà presto? Ha ragione. Se tutti i giorni c'è una lite, se tutti i giorni c'è un bordello...". Umberto Bossi in gran forma. Partecipa alla festa del Carroccio di Arcore e si prepara a volare in Lapponia per i mondiali di calcio di "Nazionali " come la Padania e il Tibet. Anche se il figlio Roberto, che è nella rosa, ieri si è procurato una brutta distorsione nell'ultimo allenamento prima della partenza. E così, l'avviso arriva con il sorriso sulle labbra. Eppure, sempre avviso resta. "Di certo - spiega il capo padano - noi non saremo così imbecilli da far cadere il governo. Certo, se Berlusconi non ci votasse il federalismo, ci chiederemmo che cosa stiamo a fare in questo governo. Ma Berlusconi non è scemo". Eppure, Bossi si rende conto che in un partito che ha stravinto le elezioni puntando tutto sulla sicurezza, lo stop alle intercettazioni e ai processi crea parecchi malumori: "Ma certo, è ovvio. Radio Padania la sento anch'io. Però, la gente si fida della Lega, sa che noi siamo dalla loro parte". E sarà anche vero che "Berlusconi rompe le scatole ai magistrati, però le intercettazioni di massa non vanno bene. In un Paese democratico non si può vivere come nella Germania Est, come se ci fosse la Stasi. Le cose sono andate troppo avanti ". Poi, sbotta: "Ormai non si può più parlare al telefono. Il nemico ti ascolta". Quanto allo stato di agitazione proclamato ieri dall'Anm, il leader padano è categorico: "La politica ha il compito di fare le leggi e loro le devono rispettare. Se vogliono il potere accettino di farsi eleggere dal popolo ". Inoltre, "la magistratura ha fatto incazzare anche me. Troppe, troppe cose fuori dal buon senso. Ma come? A Napoli c'è un unico termovalorizzatore e lo chiudono?". E poi, la personalizzazione non aiuta: "Chiamano quel provvedimento il salva- Berlusconi, questo non è giusto. Berlusconi ha i suoi problemi, questo è sicuro. Ma se ci fossero pasticci veri, non basta una legge a risolverli". Giusto ieri Calderoli è tornato sulla proposta della non processabilità delle massime cariche dello Stato: "Sono d'accordo - dice Bossi -. è una cosa di cui abbiamo parlato ". La politica del dialogo sembra ormai tramontata, e a Bossi questo sembra dispiacere: "Stimo Veltroni, ma in questo momento dove vuole andare?". Anche la "sfida" proposta nei giorni scorsi da Antonello Soro - sostegno al federalismo in cambio dello stop al blocca-processi - è respinto con garbo al mittente: "Io sono uno che tratta sempre. Ma noi, ripeto, abbiamo vinto le elezioni alleati con Berlusconi. E di sicuro non vogliamo far cadere il governo". Ma non c'è il rischio che con il muro contro muro, anche il federalismo possa segnare il passo mentre il Parlamento (e il Paese) parla d'altro? Bossi si toglie di bocca il toscano: "No. Questa volta no. La Lega ha milioni di uomini che non vogliono più aspettare. Questa volta facciamo saltare tutto". C'è ancora il tempo per parlare dei rifiuti campani e della possibilità che possano essere parzialmente smaltiti in Lombardia: "Io avevo risposto di no. Berlusconi me l'aveva chiesto ma prima bisognava dimostrare che stavamo facendo qualcosa. Lui mi ha anche detto di mettermi una mano sulla coscienza, ma il punto non è quello. Poi, però, Berlusconi ha fatto il miracolo, ora le cose si stanno muovendo. E di sicuro, con gli impianti che abbiamo, non abbiamo certo paura di un po' di rifiuti... Ce li mangiamo, noi, i rifiuti campani ". "Salva-Silvio" "Chiamano quel provvedimento il "salva-Berlusconi" ma questo non è giusto" Marco Cremonesi.

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Alitalia forte sul mercato interno Ecco il piano per non farla morire (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-06 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Alitalia forte sul mercato interno Ecco il piano per non farla morire Correzione della Marzano, capitali per 7-800 milioni ed esuberi per 5-6 mila Il business plan prevede un fatturato di 4 miliardi di euro, grazie al conferimento delle attività di AirOne. L'incognita della trattativa sindacale e del prezzo del combustibile con il petrolio alle stelle SEGUE DALLA PRIMA A quel punto mancherà solo da giocare il finale di partita, il duro negoziato con il sindacato sugli esuberi di personale. Si può scommettere sin d'ora che non si tratterà di un pranzo di gala, che come nella tradizione del grande rito sindacale si dovranno a un certo punto persino fermare gli orologi per guadagnare una notte in più e raggiungere l'accordo, ma la netta sensazione è che se i rappresentanti dei lavoratori non vorranno mangiare quella minestra rischieranno di restare a digiuno. Un impegno ansiogeno. I tempi dell'operazione sono stretti e le possibilità di dover staccare la spina sono obiettivamente alte. L'impegno che si sono presi gli advisor di Intesa S. Paolo è di quelli che in banca sono abituati a catalogare come "altamente ansiogeni", anche perché a infastidire gli uomini che lavorano al progetto neo-Alitalia è una ridda di indiscrezioni contraddittorie tra di loro che non li aiutano ad andare avanti. Ma da dove si inizia per definire il piano industriale della compagnia tricolore? La parola chiave è "perimetro". Quanto sarà grande l'Alitalia di domani? Air France di fronte allo stesso quesito aveva operato una scelta tranchant, aveva tenuto fuori dal perimetro di osservazione l'area più critica, Alitalia Servizi, a sua volta legata alla società operativa Az Fly tramite onerosissimi contratti di servizio. L'indirizzo che, a quanto si capisce, sta prendendo il lavoro degli advisor non è quello di dar vita a una compagnia di taglia small, la mini-Alitalia paventata da più parti. Si punta a creare sulla carta una compagnia fortemente radicata sul mercato domestico sommando il fatturato e la quota di mercato di AirOne con una gran parte del fatturato e della quota di mercato della vecchia Alitalia (nessuna delle rotte dovrebbe essere programmaticamente in perdita). Tanto per avere in testa qualche numero quest'operazione, per ora solo aritmetica, dovrebbe dare un fatturato ipotetico superiore ai 4 miliardi di euro, non un gigante dei cieli - dunque - ma nemmeno una Topolino. Il concetto che sta dietro questa scelta è semplice e suona così: Air France e Lufthansa saranno sicuramente delle grandi compagnie internazionali ma le loro fortune sono state costruite (e conservate) su un presidio quasi assoluto dei rispettivi mercati domestici, con percentuali che oscillano tra l'80 e il 90%. Catricalà e il sogno dell'hub. E' evidente che una newco che sommi il fatturato domestico di Alitalia e del suo concorrente AirOne può finire dritta dritta sotto i ferri dell'Antitrust per abuso di posizione dominante sulla tratta regina quella che collega Roma e Milano. Ma è anche facile pensare che, pur di rimettere in carreggiata la compagnia tricolore, lo stesso governo abbia in testa di negoziare con le autorità della concorrenza (Antonio Catricalà) accordi più o meno temporanei o nel peggiore dei casi pensare di ricorrere all'articolo 25 della legge 287 che permette all'esecutivo di chiedere per un periodo all'Antitrust di agire in regime di deroga e quindi di neutralizzare le norme pro concorrenza. Va considerato, poi, che l'avvio del servizio viaggiatori ad alta velocità tra Lazio e Lombardia - in calendario per fine 2009 - di fatto costituirà un ulteriore elemento concorrenziale nei confronti dell'aereo per raggiungere Roma da Milano e viceversa. Alcuni previsioni che circolano arrivano a sostenere che il monopolio Alitalia su quella tratta potrebbe subire un'erosione di quota di mercato pari addirittura al 40%. Un business plan fortemente imperniato sul mercato nazionale prevede giocoforza una valorizzazione di Malpensa. Nessuno può pensare di far finta che non sia successo niente e ripartire dal Sogno del Hub Padano ma l'aeroporto varesotto, nelle simulazioni degli advisor, dovrebbe ricoprire il ruolo di un polo per il Nord capace di intercettare i passeggeri delle regioni settentrionali. Se dovessimo usare una formula facile facile si può dire che Malpensa avrà tanti voli quanti sarà in grado di riempirne e quindi la neo-Alitalia punterà a riportare al Nord tutte le rotte considerate redditizie. E il partner internazionale? Può l'Alitalia riprendere il volo in chiave totalmente autarchica? Nessun manager dotato di comune buon senso può sostenerlo ma allo stato dei fatti è assai difficile che un vettore straniero di serie A entri dall'inizio nel capitale della compagnia italiana. E' molto più facile che con un grande network si negozi una partnership operativa relativa al mercato europeo e non è detto che debba essere per forza Lufthansa solo in virtù dell'accordo di code sharing attualmente in essere con AirOne. Mani libere (e dita incrociate), dunque, per l'alleato internazionale. Il restyling della Marzano. I progetti di Passera e Miccichè per avere vere chance di successo presuppongono però uno strumento legislativo diverso dalla attuale legge Marzano (ma non una legge ad hoc). E' noto che questa norma è stata scritta guardando alle crisi finan4 Sono i miliardi di euro che costituiscono l'obiettivo di fatturato della nuova Alitalia. Non una cifra comparabile con quelli dei colossi, ma certo un buon risultato per una compagnia leader in un mercato nazionale come quello italiano Nuovi soci Dovrebbero essere una decina gli industriali che entreranno come nuovi soci, alcuni pescati dal cahier di prenotazioni messo insieme da Bruno Ermolli, altri inediti.

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<Stato di agitazione>, magistrati in rivolta (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-06 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE "Stato di agitazione", magistrati in rivolta Nel mirino dell'Anm i tagli agli stipendi e "il disagio delle toghe". Cicchitto (Pdl) attacca: una scelta politica Anm Il presidente dell'Anm, Luca Palamara. Ieri l'associazione ha deciso uno stato di agitazione "per i tagli agli stipendi nel dl sulla manovra economica" Protesta contro la norma contenuta nella manovra che prevede una riduzione del 30 per cento del trattamento retributivo ROMA - Stato di agitazione. Che può essere l'anticamera dello sciopero o altre drastiche forme di protesta se il governo non manterrà la promessa - fatta a voce dal sottosegretario Gianni Letta - di modificare la norma del decreto-legge sulla manovra economica che prevede "un intervento peggiorativo sulla struttura del trattamento retributivo". In pratica un taglio del 30 per cento, denunciano gli interessati. Contro il quale sarà verificata nei prossimi giorni la reale disponibilità dell'esecutivo a tornare sui propri passi. Nell'attesa, convocazione in seduta permanente del comitato direttivo centrale, per "monitorare costantemente l'evoluzione del quadro normativo". Questo ha deciso ieri il "parlamentino " dell'Associazione nazionale magistrati, aggiungendo un altro capitolo alla già accesa disputa tra i giudici e il governo Berlusconi. Stavolta di carattere economico, visto che l'Anm è anche il sindacato delle toghe e dunque segue con attenzione gli aspetti legati all'evoluzione (o involuzione) dello stipendio, che molto preoccupano la categoria. Ma, appunto, è solo uno degli aspetti di preoccupazione e malessere ribaditi nella riunione di ieri. Perché la questione retributiva si aggiunge a quelle "politiche" già affrontate nelle scorse settimane, che riguardano il nuovo scontro con la maggioranza di governo, gli attacchi ai magi-strati, l'introduzione di norme giudicate "estemporanee" come la blocca-processi o la limitazione dell'uso delle intercettazioni, fino ai tagli delle risorse finanziarie nel settore. All'"intransigente difesa dei valori costituzionali" i magistrati affiancano l'allarme per "la gravissima situazione di disfunzione degli uffici giudiziari e di disagio dei magistrati che vi lavorano". La decisione è stata approvata senza i voti della corrente più a destra dell'Anm, Magistratura indipendente, che proponeva da subito l'attuazione di uno "sciopero bianco" che gli altri gruppi hanno rifiutato per non acuire ulteriormente i problemi del funzionamento quotidiano della giustizia. Fabrizio Cicchitto (Pdl) parla di "agitazione" dai "risvolti politici ". Ma Roberto Calderoli (Lega) annuncia di voler "trovare un filo di dialogo" con l'Anm. Lanfranco Tenaglia, ministro ombra della Giustizia, rileva che l'agitazione "è l'indice del malessere" per i "provvedimenti del governo". R. R.

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Scelte per un nuovo dialogo tra premier e opposizione (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-07-06 num: - pag: 30 autore: di ANGELO PANEBIANCO categoria: REDAZIONALE LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA Scelte per un nuovo dialogo tra premier e opposizione SEGUE DALLA PRIMA Berlusconi ne sembra ora consapevole: la dichiarazione che egli si difenderà nei processi, oltre a rappresentare un gesto distensivo (al pari della decisione di non procedere per decreto sulle intercettazioni) nei confronti dell'opposizione, sembra preludere a un abbandono di quel provvedimento. Come proposto saggiamente dal ministro Calderoli. Ci sono problemi, pur meno gravi, anche nella normativa volta a porre al riparo dall'azione giudiziaria le quattro più alte cariche dello Stato. Il principio è giusto ma un provvedimento del genere non può essere affidato alla sola legge ordinaria. Servirà comunque una revisione costituzionale. Ciò che dovrebbe fare Berlusconi è offrire al Partito democratico l'abbandono delle soluzioni abborracciate, ad personam, in cambio di un vero accordo sulla riforma della giustizia. Da fare, in gran parte, ma non solo, con cambiamenti della Costituzione: scudo per le alte cariche, abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale, separazione delle carriere, e una riforma del Csm che lo sottragga alla lottizzazione correntizia. Ma anche: ridefinizione dei compiti rispettivi dei pubblici ministeri e della polizia nelle inchieste (sembra che il boom delle intercettazioni dipenda anche dal fatto che certi pubblici ministeri, senza di esse, sarebbero incapaci di fare indagini; che nella direzione operativa delle indagini torni dunque a contare un po' di più la polizia) e una riorganizzazione degli uffici che ponga fine alla piaga della giustizia lenta. Un accordo con l'opposizione richiederebbe da parte di quest'ultima il riconoscimento della anomalia di un sistema giudiziario fondato sull'unità delle carriere e sull'onnipotenza del pubblico ministero. E una disponibilità a resistere alle pressioni delle lobbies dei magistrati. Per inciso, sarebbe anche utile che i prestigiosi costituzionalisti che, giustamente, si mobilitano quando Berlusconi cerca di forzare la Costituzione, si dimostrassero meno distratti di quanto siano sempre stati quando sono dei pubblici ministeri a mettersi sotto i piedi le garanzie costituzionali. Un grande progetto di riforma della giustizia, questa volta (a differenza di quanto avvenne con la malfatta riforma Castelli), dovrebbe essere ben congegnato. Andrebbero coinvolti non solo i giuristi ma anche altri esperti di magistratura (ce ne sono di eccellenti). Il progetto sarà a prova di bomba solo se, anziché costruire pasticciate "vie italiane", si ispirerà alle migliori esperienze occidentali. Se Berlusconi sceglierà questa via allungherà i tempi della riforma della giustizia e dovrà forse affrontare il rischio del processo. Ma avrà ottenuto di svelenire il clima politico e, grazie a un accordo con l'opposizione, da capo del governo o, comunque, da capo della maggioranza (nemmeno un'eventuale condanna potrebbe togliergli quel ruolo), potrà fare una buona riforma della giustizia e rendere un gran servizio al Paese. L'alternativa è nota. Guerre senza quartiere e logoramento politico, nell'illusione (destinata, ancora una volta, come nella passata legislatura, ad essere frustrata) che affastellando affannosamente leggi ad personam sia possibile porsi definitivamente al riparo dai procedimenti giudiziari. Anomalia Il Pd dovrebbe riconoscere l'anomalia di un sistema fondato sull'onnipotenza del pm.

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Con i magistrati manager la giustizia spende meno (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus Vuota - data: 2008-07-06 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Il caso pilota La procura di Bolzano è riuscita ad abbattere costi e accelerare procedure con i contributi del Fondo sociale europeo Il futuro Una Carta dei servizi per chi ha a che fare con le aule giudiziarie e bilanci verificabili sulle spese degli uffici Con i magistrati manager la giustizia spende meno E si accorciano i tempi dei processi "C ominciamo da una cosa facile facile: la cortesia, che poi è sempre un biglietto da visita. Se arriva qualcuno che sbaglia porta la risposta giusta non è "io non c'entro, se ne occupa un altro ufficio". Diventa: "Io non c'entro ma ora l'accompagno", oppure "ora le mostro dove andare". Siamo talmente poco abituati alla cortesia che un giorno mi è arrivato un mazzo di fiori da un'avvocatessa di Mantova solo perché al telefono le avevano passato me per errore e io l'ho tenuta in linea finché non ho trovato l'ufficio e la pratica che cercava. Sembrava scandalizzata che lo facessi io e non un centralinista…". E' così Cuno Tarfusser, il procuratore capo a Bolzano: fanatico del buon servizio anche per questioni minute come quella dell'avvocatessa mantovana. Parola d'ordine: efficienza. Nemico dell'iper-burocrazia, Tarfusser è riuscito a diventare un modello per gli uffici giudiziari di tutt'Italia ottenendo per primo (e aprendo la strada a tutti gli altri) un finanziamento di 200 mila euro dal Fondo Sociale Europeo. Era il 2004: con quei soldi il Fondo accettò una scommessa, lui una sfida. Tarfusser era convinto che il suo "progetto pilota di riorganizzazione e ottimizzazione della procura di Bolzano" potesse funzionare. E a giudicare col senno del poi si può dire: ha funzionato davvero. Così bene che dal Fondo è arrivata la disponibilità a rimettere in campo nuovi finanziamenti (passando attraverso le Regioni che poi li distribuiscono) e che i guardasigilli Mastella prima e Alfano poi, hanno preso a modello il "caso Bolzano". L'intenzione è replicarlo nelle altre sedi giudiziarie. Ed è per questo che il procuratore altoatesino è stato convocato più volte a Roma: il ministero vuole capire come estendere al resto del Paese le sue "best practices". L'ultima seduta romana è di pochi giorni fa, alla Commissione giustizia della Camera. Da lì la presidente Giulia Buongiorno fa sapere che "sì, le buone pratiche del procuratore Tarfusser meritano tutto il nostro aiuto. Bolzano ha creato una specie di tam tam dell'efficienza e noi ora stiamo raccogliendo le idee che vengono anche da altri magistrati, per esempio il presidente del tribunale di Torino, Barbuto. Stiamo mettendo assieme ogni spunto e poi si potrà pensare a tradurre tutto questo in un disegno di legge partendo dall'idea base di Bolzano: umanizzare, valorizzare e ottimizzare le risorse umane riducendo gli sprechi. Si tratta di cose semplici ma efficaci". Un esempio? L'atto di citazione di un testimone. Di solito sono due righe per dire "venga alla tal ora nel palazzo di giustizia tal dei tali". A Bolzano allegano la piantina della città, danno indicazioni su come raggiungere il tribunale e dove trovare parcheggio. Altro esempio: non è raro arrivare a un'udienza, a un interrogatorio, a un incidente probatorio e sentirsi dire che è tutto rinviato. A Bolzano, salvo emergenze dell'ultima ora, si avvisano le parti evitando a tutti inutili perdite di tempo. Avvocati-procura, un binomio spesso a tasso zero di cooperazione. Eppure nella procura altoatesina si cerca di tener conto delle esigenze (soprattutto quelle amministrative) della difesa: con questionari periodici per avere indicazioni su suggerimenti e necessità dei legali e per sapere se sono soddisfatti del servizio. Realizzato il progetto finanziato per il periodo 2000-2006, Bolzano è già schierata in prima fila per avere altre risorse dal Fondo sociale europeo per il 2007-2013. E il risultato più evidente che porta "in dote" riguarda la riduzione dei costi: più che dimezzati (65% in meno) nel giro di nemmeno tre anni. La procura bolzanina sosteneva spese di giustizia per 2 milioni di euro nel 2003, prima che partisse il piano di riorganizzazione. Nel 2006 la cifra per la giustizia era di 620.000 \\ Dalla riduzione delle intercettazioni inutili alla citazione motivata. Così abbiamo avviato la rivoluzione.

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Il Paese in piena sfiducia Crollano Berlusconi e Veltroni (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica.it" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Di ILVO DIAMANTI Tre mesi dopo le elezioni il Paese è tornato alla normalità triste degli ultimi anni. Sprofondato nella sfiducia. Berlusconi non ha fatto miracoli, neanche stavolta. D'altronde, a differenza del passato, in campagna elettorale non li aveva promessi. Né, probabilmente, gli elettori gli avrebbero creduto. I DATI COMPLETI SU "ATLANTE POLITICO" Gli italiani non hanno votato per lui, il Pdl e la Lega sulla "fiducia". Ma per "sfiducia" nei suoi avversari. Nell'Unione che aveva governato, faticosamente, per neppure due anni. Tre mesi dopo il voto la nebbia è ripiombata e ha avvolto tutto e tutti. Veltroni e il Pd, che nelle stime elettorali scivola indietro. Ma anche Berlusconi e il governo. Verso il quale esprime fiducia il 44% degli elettori. Quindici punti in meno (ripetiamo: 15) rispetto al gradimento ottenuto dal deprecato governo Prodi esattamente due anni fa. Tre mesi dopo il voto, come oggi. Certo, nel luglio 2006 Prodi aveva "monetizzato" alcuni importanti successi, politici e non: a) il referendum che aveva bocciato le riforme istituzionali volute dalla precedente maggioranza di centrodestra; b) la soddisfazione suscitata dal decreto Bersani sulle liberalizzazioni; c) infine, la vittoria della nazionale italiana ai mondiali di calcio in Germania. Un patrimonio di fiducia che il governo Prodi avrebbe dissipato in fretta, a partire dalla legge sull'indulto, poche settimane dopo. Tuttavia, due anni fa, l'Unione aveva vinto le elezioni quasi per caso, mentre il centrodestra di Berlusconi, tre mesi fa, ha conseguito un trionfo. Ciò nonostante, nel Paese è tornata la sfiducia di sempre. Quattro le ragioni, suggerite dal sondaggio. 1. In primo luogo, l'insoddisfazione verso le prospettive dell'economia nazionale e familiare: mai così elevata, mai così diffusa negli ultimi tre anni. 2. Poi, l'insicurezza, sottolineata dal sostegno popolare ai provvedimenti del governo sull'immigrazione clandestina e sull'impiego dell'esercito. A nostro avviso (lo abbiamo già scritto) inefficaci, prima ancora che inaccettabili. Ma, comunque, graditi ai più, perché intercettano le paure diffuse nella società. Tuttavia - come dimostrano i dati del sondaggio - rispondere alle paure alimentandole ulteriormente, non genera consenso. Ma il contrario. 3. La contrarietà espressa da gran parte dei cittadini verso i progetti annunciati e, in parte, avviati dal governo: per limitare le intercettazioni telefoniche nelle indagini, per bloccare i procedimenti giudiziari (cosiddetti) minori, per re-introdurre l'immunità a favore delle alte cariche dello Stato. Queste iniziative hanno suscitato un ampio dissenso, principalmente per quattro ragioni: a) perché molti le hanno considerate "ad personam"; finalizzate, cioè, a risolvere i problemi "personali" del premier prima di quelli "generali" dei cittadini; b) la sospensione dei processi, in particolare, è apparsa, per taluni versi, una sorta di mini-indulto; e, per questo, in contrasto con l'insicurezza diffusa; c) perché evocano l'idea, il sospetto di privilegi di "casta", utili, soprattutto, al ceto politico. 4. In definitiva, queste iniziative hanno alimentato il sentimento antipolitico: fattore decisivo nel deprimere il consenso verso le istituzioni e la classe politica, in generale; e, in particolare, verso il governo di centrodestra e il premier. Perché, a differenza di pochi mesi fa, oggi "governano". Appunto. Il Paese in piena sfiducia Crollano Berlusconi e Veltroni"/> Walter Veltroni Questo clima politico si traduce fedelmente nelle intenzioni di voto. Ne escono, infatti, rafforzati i partiti che più di tutti gli altri interpretano e amplificano il sentimento antipolitico. La Lega, da un lato, ormai vicina al 9%. La Lista Di Pietro (Idv), dall'altro, proiettata oltre il 7%. Parallelamente, tutti i leader politici subiscono un calo di fiducia, In particolare Walter Veltroni. Il quale ha perduto oltre venti punti nel gradimento degli elettori, rispetto a due mesi fa. Quando era "il più amato di tutti". Apprezzato, in modo trasversale. Ora, invece, dopo la fine del dialogo, il suo gradimento fra gli elettori di centrodestra è crollato. E ha subito una flessione anche nella base elettorale del Pd. Dove in pochi, tuttavia, ne mettono in discussione il ruolo e la leadership. D'altronde, Veltroni e il Pd, oggi, si trovano ad agire in una posizione sicuramente scomoda. Il muro di Arcore non accenna a crollare; e gli impedisce di penetrare al centro, dove l'Udc non si limita a presidiare il suo pezzetto di mercato elettorale, ma lo allarga. Mentre è insidiato da Di Pietro, artefice di una opposizione intransigente. Si presenta come leader del Partito dei Magistrati. Trasformati, di nuovo, in protagonisti politici. Anzitutto, da Berlusconi: che ne ha fatto il Nemico. A cui non piegarsi. Anzi da piegare. Per questo, il calo di consenso per il governo e il premier non avvantaggia il Pd, il quale, anzi soffre. Nelle stime elettorali scende sotto il 30%. Stretto fra le difficoltà del dialogo e la pressione delle componenti che rivendicano un'opposizione più radicale. In questa stagione, solcata da profondi conflitti istituzionali, tuttavia, nessuno si salva. Per fare riferimento ai due principali antagonisti: la fiducia nel Presidente del Consiglio supera di poco il 40%; quella verso i magistrati si ferma ancor più in basso: intorno al 35%. Si assiste, cioè, a un gioco a somma negativa, nel quale la fiducia nella democrazia e nelle sue istituzioni declina. Degrada. Solo il Presidente della Repubblica resiste. Apprezzato da quasi tre italiani su quattro. Perché, come prima di lui Ciampi, Giorgio Napolitano, in un periodo buio della nostra Repubblica, alla maggioranza degli italiani appare come un "gancio". Un'ancora. A cui aggrapparsi, per non "perdersi" in questo Paese senza bussole, senza appigli e senza sponde. Dove latitano riferimenti certi e condivisi. D'altra parte, la strategia del dialogo, promossa da Veltroni e accolta da Berlusconi in campagna elettorale, dopo il voto si è rapidamente consumata, nonostante gran parte degli elettori continui a ritenerla necessaria. Mentre il bipartitismo sembra molto più relativo. Neppure il bipolarismo di un tempo regge. Non c'è più un Paese diviso in due. Visto che le divisioni politiche e antipolitiche attraversano i due schieramenti, dall'interno. Soprattutto il centrosinistra. Per il quale la manifestazione promossa, martedì prossimo, da MicroMega a sostegno dei magistrati e contro Berlusconi costituisce, certamente, una sfida. Condivisa, senza condizioni, da una minoranza, per quanto significativa: 2 elettori su 10, in generale; quasi 3 fra quelli del Pd. Ma oltre 4 nella base dell'Idv. La maggioranza degli elettori di centrosinistra, invece, ne approva la sostanza, non la forma. In altri termini: vorrebbe attendere, cercare altre vie e altre strade, per fare opposizione, prima di affidarsi alla piazza. O ai magistrati. In questo Paese confuso, dove coabitano a fatica una maggioranza delusa, un'opposizione divisa e istituzioni deboli, è forte la tentazione di fuggire. O almeno di cambiar canale. Voltare pagina. Dimenticare la politica e l'antipolitica passando direttamente al gossip. Ma non ci accorgeremmo della differenza. (6 luglio 2008.

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Mafia, addio al carcere duro così i boss si liberano del 41 bis (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica.it" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

PALERMO - È vuota la cella al 41 bis di Giuseppe La Mattina, uno dei mafiosi che uccise il giudice Paolo Borsellino. Sono rimaste libere anche le celle di Giuseppe Barranca e Gioacchino Calabrò, che si occuparono degli eccidi del 1993, fra Roma, Milano e Firenze. Nei raggi del carcere duro non ci sono più quattro capi storici della 'ndrangheta calabrese: Carmine De Stefano, Francesco Perna, Gianfranco Ruà e Santo Araniti, il mandante dell'omicidio Ligato. E neanche il boss della camorra Salvatore Luigi Graziano. Negli ultimi sei mesi, trentasette padrini hanno lasciato i gironi del 41 bis. I padrini delle mafie hanno vinto, in gran silenzio, la loro battaglia legale nei tribunali di sorveglianza di mezza Italia. E così, sono tornati detenuti comuni, nonostante le condanne all'ergastolo e i misteri che ancora custodiscono. Al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e alle Direzioni distrettuali antimafia non è rimasto che prendere atto della lista degli annullamenti del 41 bis, che ogni giorno di più si allunga. L'ultimo provvedimento, pochi giorni fa, ha riguardato Antonino Madonia, il capofamiglia di Palermo Resuttana che in gioventù assassinò, fra tanti, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il commissario Ninni Cassarà. Ecco la lista di chi non è più al carcere duro. C'è Raffaele Galatolo, capo storico della famiglia palermitana dell'Acquasanta, condannato all'ergastolo. C'è Arcangelo Piromalli, da Gioia Tauro. E poi, Costantino Sarno: a Napoli, lo chiamavano il re del contrabbando, ma lui preferiva starsene in Montenegro. Nella lista del carcere duro bocciato figurano quattordici mafiosi, 13 ndranghetisti, 8 camorristi, 2 rappresentanti della sacra corona unita pugliese. Per adesso è il 6,5 per cento del popolo del 41 bis, 566 reclusi in dodici istituti penitenziari, da Roma Rebibbia a Tolmezzo, passando per Viterbo, Ascoli, L'Aquila, Terni, Spoleto, Parma, Reggio Emilia, Milano, Novara e Cuneo. Gli annullamenti del 41 bis portano la firma di molti tribunali di sorveglianza, da Napoli a Torino. Ma la motivazione è sempre la stessa: "Non è dimostrata la persistente capacità del detenuto di mantenere tuttora contatti con l'associazione criminale di appartenenza". Dice Giuseppe Lumia, senatore dei Ds ed ex presidente della commissione parlamentare antimafia: "La modifica della legge sul carcere duro è ormai una priorità. Vanno cambiati i criteri per l'assegnazione, agganciandoli esclusivamente alla pericolosità del detenuto, conme fosse una misura di prevenzione". Il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, spiega che "il 41 bis non è più quell'isolamento pressoché assoluto che era stato previsto nella legge varata dopo le stragi Falcone e Borsellino. I ripetuti interventi della Corte Costituzionale, a cui si è necessariamente adeguato il legislatore, hanno attenuato quel regime di isolamento". La preoccupazione dei capimafia resta sempre la stessa: "Inchieste e processi in svariate parti d'Italia - prosegue Pignatone - l'hanno dimostrato, i detenuti al 41 bis riescono a mantenere contatti con l'esterno, questione vitale per le organizzazioni criminali". Intercettazioni, anche recenti, hanno ribadito: accanto alle grandi strategie, i boss hanno scelto di proseguire in silenzio la loro battaglia contro il 41 bis. Sommergendo di ricorsi i tribunali di sorveglianza. E qualche risultato sembra essere arrivato. Anche il procuratore di Reggio Calabria auspica "un intervento chiarificatore del legislatore, per mettere ordine ai contrasti giurisprudenziali che si verificano tra i vari tribunali di sorveglianza". Il record di annullamenti spetta al tribunale di Torino (10). Seguono Perugia (9), Roma (8), L'Aquila (5), Bologna (3), Napoli (2), Ancona (1). Dice ancora il procuratore Pignatone: "La legge sul 41 bis è stata modificata nel 2002, in modo più rigoroso. Ma, evidentemente, sono necessari altri interventi". Lumia sollecita il ministro della Giustizia: "Presenterò un'interrogazione - annuncia - dopo il caso Madonia nessuna risposta è ancora arrivata dal Guardasigilli Angelino Alfano. La questione è urgente. Oggi, nelle carceri è ristretto il gotha delle mafie: va tenuto sotto controllo in modo adeguato, perché quel gruppo elabora ancora strategie, ricatta le istituzioni e mantiene soprattutto i contatti con l'esterno. L'obiettivo di quel gotha resta l'allentamento del regime del carcere duro, ma anche la revisione dei processi". (6 luglio 2008.

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"Sinistra giustizialista, lasciamola andare" (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 160 del 2008-07-06 pagina 0 "Sinistra giustizialista, lasciamola andare" di Adalberto Signore Da Tokyo il presidente del Consiglio torna sulle intercettazioni: "Io sono sempre stato sereno, ma mentre il governo lavora c'è chi soffia sul fuoco". Berlusconi chiude al dialogo con un'opposizione che ricorda l'avvento del fascismo: "Sono tornati indietro e non di 16 anni, ma molto di più" nostro inviato a Tokyo Atterrato a Tokyo di prima mattina, Silvio Berlusconi prova a lasciarsi alle spalle il clima da scontro frontale della politica italiana. Non che i ragionamenti del Cavaliere non siano gli stessi delle ultime settimane, ma a certificare che quella nella capitale nipponica è una giornata di decompressione in vista del vertice del G8 che si aprirà domani a Hokkaido ci sono i toni rilassati e un approccio decisamente disteso. Così, davanti all'avveniristica struttura di acciaio e vetro che ospita il Tokyo international forum, un Berlusconi in giacca, camicia, pantaloni (tutti blu scuro) e rigorosamente senza cravatta, si dilunga nell'elogio di "una delle poche capitali" dove non aveva mai messo piede prima. Alla politica italiana, ovviamente, ci si arriva. Anche se il Cavaliere preferisce parlare del G8 e dei nodi sul tavolo dei grandi che si riuniranno a Hokkaido. Sul clima lasciato a Roma, invece, poche battute. "Sono sempre stato sereno, per questo - spiega - continuiamo a lavorare come prima". La parola intercettazioni non la pronuncia neanche una volta. Ma, dice rivolto ai cronisti, "siete voi che vi occupate di informazione che alimentate tutte queste voci e soffiate sul fuoco". "Ma se vi piace - aggiunge sorridendo tra le luci e i grattacieli del quartiere Ginza - allora divertitevi...". Una linea decisamente più distesa, senza alcun accenno diretto alla magistratura e al "fango" di cui aveva parlato venerdì. è sull'opposizione, invece, che il premier non nasconde le sue perplessità. E nonostante i toni restino pacati, affonda il colpo. "Abbiamo mille problemi su cui lavorare, a partire dall'architettura istituzionale", dice. E a un cronista che chiede se il lavoro possa essere portato avanti insieme all'opposizione, risponde quasi con noncuranza: "Che volete fare, l'opposizione ha deciso di mettersi insieme a questa nuova area giustizialista... Lasciamola andare". Niente più dialogo, insomma, perché nella testa del Cavaliere Veltroni ha già scelto di seguire la strada di Di Pietro. Un'area giustizialista, quella che per Berlusconi ha conquistato il Pd, "nuova ma anche vecchia". Anzi, "nuova e vecchia". E quando gli si chiede se si riferisca "a sedici anni fa", ai tempi del '92 e di Mani pulite, la risposta è netta. "Ma no, molto molto più vecchia...", perché "per alcuni sembra che si è tornati indietro" all'avvento del fascismo. Un paragone forte, che riprende in qualche misura una critica che più volte è arrivata al centrosinistra proprio dal suo interno, visto che in diverse occasioni l'ala più moderata ha ventilato il rischio di una deriva di destra a causa dell'eccessivo giustizialismo. Forse non è un caso che proprio ieri Bobo Craxi abbia definito Di Pietro un "cancro populista e fascistoide", nelle stesse ore in cui Bocchino accusava Veltroni di essere "tornato ai toni sfascisti". Ma alla vigilia del G8, Berlusconi parla anche della situazione internazionale. E non nasconde le sue preoccupazioni per "l'aumento dei prezzi dei generi alimentari di base" che "incide sui costi della produzione". Un allarme così serio da spingere il premier - da sempre critico sull'estrema attenzione dedicata dalla Bce al controllo dell'inflazione - a elogiare l'ennesimo ritocco al rialzo dei tassi di interesse. Perché, dice il Cavaliere, "ora la cosa più importante è combattere l'inflazione". Al G8, dunque, si parlerà "soprattutto dell'aumento del prezzo del petrolio" tenendo presente che "in questa fase la cosa più importante è combattere le speculazioni". Sul punto, Berlusconi è decisamente favorevole alla "defiscalizzazione degli aumenti sulla benzina". Argomento, questo, di cui si è parlato anche nell'ultimo Consiglio europeo dove "tutti i 27 membri sono stati d'accordo nel dire che deve esserci un arresto degli aumenti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il ministro Alfano <Io non farò passi indietro> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

L'intervista Il ministro della Giustizia: il Pd dice soltanto di ritirare la norma, è una posizione vaga e ambigua Alfano: io non farò passi indietro Immunità parlamentare, se ne può parlare ROMA "Ma di che stiamo parlando?". È ironico il Guardasigilli Angelo Alfano quando risponde a Walter Veltroni che condiziona il dialogo al ritiro della "bloccaprocessi". Ministro, il suo è un rifiuto? "Quello di Veltroni è un atteggiamento vago e un po' ambiguo: chiede di rinunciare ad una norma che dà priorità a reati recenti e più gravi offrendo una generica riapertura di dialogo che però non è in grado di reggere perché costretto, ormai troppo spesso, a virare verso il giustizialismo di Di Pietro. E per di più dice di non essere d'accordo nemmeno con la tutela per le alte cariche dello Stato". Invece che cosa si aspettava? "Proposte migliorative, ma non sono arrivate". Berlusconi, la Lega e An non sembrano contrari. Sicuro che quella norma resterà? "Il premier ha già detto che non intende beneficiarne ". Lei ci crede? "Noi pensiamo che se non incrociasse il destino di un suo procedimento con ogni probabilità sarebbe votata da quella sinistra che non ha avuto nulla a che ridire quando a introdurre criteri di selezione per agevolare i processi più gravi sono stati i procuratori, che ovviamente non avevano la possibilità di salvare gli altri dalla prescrizione". Un conto è che siano i procuratori a indicare le priorità tenendo conto delle emergenze locali, altro è che sia il governo a sospendere migliaia di processi. "Questa è un'obiezione specifica e concreta che apre una discussione e sulla quale si possono immaginare rimedi. Invece Veltroni e il Pd dicono soltanto: ritirate la norma. C'è un atteggiamento dolosamente omissivo da parte di chi continua a tacere che i processi non si estinguono ma sono sospesi e in ogni caso la maggior parte sono prossimi alla prescrizione, coperti da indulto o semiabbandonati ". E allora perché non ne avete parlato in campagna elettorale? "Perseguire i reati di maggior allarme sociale è una delle priorità del nostro programma e lo faremo dando precedenza ai processi recenti". Secondo il Csm è una soluzione irragionevole e irrazionale. "Secondo noi è il modo più efficace per garantire la selezione. Ho letto il parere e anche i parlamentari lo hanno avuto. Adesso la valutazione finale spetta alle Camere". Non avevate annunciato neanche il lodo salvapremier. "Nel punto relativo alla giustizia si dice che sarà data attuazione alle sentenze della Consulta non ancora tradotte in legge". Non le pare un po' generico? "È la realtà. E posso dire che entro settembre la norma sarà certamente approvata". Il passo successivo sarà la legge per concedere l'immunità ai parlamentari? "Non ci stiamo lavorando perché abbiamo tanta carne al fuoco. Però vedo che il tema nasce e si sviluppa se è vero che Pier Ferdinando Casini, alcuni esponenti del Pd e financo opinionisti ne cominciano a parlare. Non reputo sinceri quelli che affermano che il costituente le indovinò tutte tranne l'articolo 68, ma è una materia delicata, non trovo giusto trasformarla nel tormentone estivo". Al primo incontro con l'Anm lei aveva annunciato misure per una giustizia più efficiente ed era stato accolto con un lungo applauso. Che ne è di quelle promesse? "Appena approvato il lodo metteremo mano alla riforma del settore penale che punti all'efficienza, così come abbiamo già cominciato a fare nel settore civile introducendo le notifiche online, la penalità per chi alimenta pretestuosamente la controversia e il potenziamento delle soluzioni extragiudiziali delle liti". Non era meglio farlo prima delle "norme ad personam"? "Veramente i primi provvedimenti approvati e condivisi anche dai magistrati hanno riguardato l'ampliamento degli spazi per il giudizio immediato o direttissimo, le pene più gravi per chi guida ubriaco o drogato, il contrasto alla criminalità organizzata che aveva pochi precedenti negli anni passati, le norme in materia di rifiuti. Non confondiamo l'effetto eco con la sostanza". I magistrati hanno dichiarato lo stato di agitazione soprattutto per proteggere i propri stipendi. Come pensa di riallacciare il dialogo? "Un dazio al risanamento del Paese lo stiamo pagando tutti, ma siamo al lavoro per evitare che i tagli incidano sulla progressione economica. Per il resto sono convinto che più si entrerà nel merito dei provvedimenti e meno scontri ci saranno. Riteniamo che le nostre proposte possano essere condivise e quando ci sarà l'immunità per le alte cariche si toglierà ogni pretesto a chi in questi mesi si è sforzato di trovare il doppio fine o l'intento recondito nascosto dietro ogni proposta". C'era proprio bisogno di paventare un decreto per bloccare la pubblicazione delle intercettazioni? "La ratio politica che ci ha portato al disegno di legge esce molto rafforzato dallo scadimento che ha reso centrale nel dibattito pubblico di questi giorni l'eventuale pubblicazione di ipotetiche intercettazioni il cui contenuto nessuno conosce". In realtà si vieta la diffusione degli atti di indagine fino al rinvio a giudizio. Non le sembra una censura preventiva? "Sono sicuro che l'opinione pubblica continuerà a conoscere, come è giusto che sia, l'avvenimento e lo svolgimento delle indagini". Come, se il divieto è tassativo? "L'importante è evitare, come è avvenuto finora, che tutto sia spiattellato con gravi lesioni della privacy di tantissimi cittadini che non c'entrano nulla. La verità è che si è abusato delle intercettazioni trasformandole in mezzo di lotta politica. Non dimentichiamo che anche nella passata legislatura si era intervenuti con un testo analogo". Non crede che il dibattito, a tratti surreale, di questi giorni vi abbia danneggiato? "A leggere i sondaggi i cittadini hanno ben capito e continuano a darci ragione. Mi pare di capire che li leggano anche a sinistra e ora cambino linea cercando quella giusta". Fiorenza Sarzanini stampa |.

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Il piano per non farla morire (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Ecco il piano per la nuova compagnia aerea Alitalia, 5-6 mila esuberi e capitali per 7-800 milioni S e la nuova Alitalia nascerà e il condizionale mai come in quest'occasione sarà d'obbligo fino all'ultimo secondo il lieto evento avverrà subito dopo Ferragosto. Quando gli italiani inizieranno loro malgrado a fare i conti con la fine dell'estate, la neo-Alitalia ideata e costruita a tappe forzate negli hangar di Intesa Sanpaolo dovrebbe vedere la luce. Se tutto sarà andato come nelle speranze di Corrado Passera e Gaetano Miccichè, la nuova compagnia di bandiera avrà un piano industriale come non accadeva da anni, un azionariato nuovo di pacca e un iter legislativo in discesa. A quel punto mancherà solo da giocare il finale di partita, il duro negoziato con il sindacato sugli esuberi di personale. Si può scommettere sin d'ora che non si tratterà di un pranzo di gala, che come nella tradizione del grande rito sindacale si dovranno a un certo punto persino fermare gli orologi per guadagnare una notte in più e raggiungere l'accordo, ma la netta sensazione è che se i rappresentanti dei lavoratori non vorranno mangiare quella minestra rischieranno di restare a digiuno. Un impegno ansiogeno. I tempi dell'operazione sono stretti e le possibilità di dover staccare la spina sono obiettivamente alte. L'impegno che si sono presi gli advisor di Intesa S. Paolo è di quelli che in banca sono abituati a catalogare come "altamente ansiogeni", anche perché a infastidire gli uomini che lavorano al progetto neo-Alitalia è una ridda di indiscrezioni contraddittorie tra di loro che non li aiutano ad andare avanti. Ma da dove si inizia per definire il piano industriale della compagnia tricolore? La parola chiave è "perimetro". Quanto sarà grande l'Alitalia di domani? Air France di fronte allo stesso quesito aveva operato una scelta tranchant, aveva tenuto fuori dal perimetro di osservazione l'area più critica, Alitalia Servizi, a sua volta legata alla società operativa Az Fly tramite onerosissimi contratti di servizio. L'indirizzo che, a quanto si capisce, sta prendendo il lavoro degli advisor non è quello di dar vita a una compagnia di taglia small, la mini-Alitalia paventata da più parti. Si punta a creare sulla carta una compagnia fortemente radicata sul mercato domestico sommando il fatturato e la quota di mercato di AirOne con una gran parte del fatturato e della quota di mercato della vecchia Alitalia (nessuna delle rotte dovrebbe essere programmaticamente in perdita). Tanto per avere in testa qualche numero quest'operazione, per ora solo aritmetica, dovrebbe dare un fatturato ipotetico superiore ai 4 miliardi di euro, non un gigante dei cieli dunque ma nemmeno una Topolino. Il concetto che sta dietro questa scelta è semplice e suona così: Air France e Lufthansa saranno sicuramente delle grandi compagnie internazionali ma le loro fortune sono state costruite (e conservate) su un presidio quasi assoluto dei rispettivi mercati domestici, con percentuali che oscillano tra l'80 e il 90%. Catricalà e il sogno dell'hub. E' evidente che una newco che sommi il fatturato domestico di Alitalia e del suo concorrente AirOne può finire dritta dritta sotto i ferri dell'Antitrust per abuso di posizione dominante sulla tratta regina quella che collega Roma e Milano. Ma è anche facile pensare che, pur di rimettere in carreggiata la compagnia tricolore, lo stesso governo abbia in testa di negoziare con le autorità della concorrenza (Antonio Catricalà) accordi più o meno temporanei o nel peggiore dei casi pensare di ricorrere all'articolo 25 della legge 287 che permette all'esecutivo di chiedere per un periodo all'Antitrust di agire in regime di deroga e quindi di neutralizzare le norme pro concorrenza. Va considerato, poi, che l'avvio del servizio viaggiatori ad alta velocità tra Lazio e Lombardia in calendario per fine 2009 di fatto costituirà un ulteriore elemento concorrenziale nei confronti dell'aereo per raggiungere Roma da Milano e viceversa. Alcuni previsioni che circolano arrivano a sostenere che il monopolio Alitalia su quella tratta potrebbe subire un'erosione di quota di mercato pari addirittura al 40%. Un business plan fortemente imperniato sul mercato nazionale prevede giocoforza una valorizzazione di Malpensa. Nessuno può pensare di far finta che non sia successo niente e ripartire dal Sogno del Hub Padano ma l'aeroporto varesotto, nelle simulazioni degli advisor, dovrebbe ricoprire il ruolo di un polo per il Nord capace di intercettare i passeggeri delle regioni settentrionali. Se dovessimo usare una formula facile facile si può dire che Malpensa avrà tanti voli quanti sarà in grado di riempirne e quindi la neo-Alitalia punterà a riportare al Nord tutte le rotte considerate redditizie. E il partner internazionale? Può l'Alitalia riprendere il volo in chiave totalmente autarchica? Nessun manager dotato di comune buon senso può sostenerlo ma allo stato dei fatti è assai difficile che un vettore straniero di serie A entri dall'inizio nel capitale della compagnia italiana. E' molto più facile che con un grande network si negozi una partnership operativa relativa al mercato europeo e non è detto che debba essere per forza Lufthansa solo in virtù dell'accordo di code sharing attualmente in essere con AirOne. Mani libere (e dita incrociate), dunque, per l'alleato internazionale. Il restyling della Marzano. I progetti di Passera e Miccichè per avere vere chance di successo presuppongono però uno strumento legislativo diverso dalla attuale legge Marzano (ma non una legge ad hoc). E' noto che questa norma è stata scritta guardando alle crisi finalziarie e non a quelle di carattere prettamente industriale. Del resto in Italia non esiste niente di paragonabile al famoso Chapter 11 che permette alle aziende americane di fallire e ripartire, per cui si tratterà di modificare la Marzano laddove prevede procedure troppo lente e modalità non utili a risolvere il rebus Alitalia. E' da prevedere un decreto governativo che si prenda il compito di modificare in tempo reale la vecchia normativa e aiutare così il varo della newco. Un piano industriale realistico e un iter legislativo che renda più facile la procedura concorsuale e il commissariamento della compagnia sono le condicio sine qua non per attirare capitali e costruire una compagine azionaria all'altezza dell'avventura. Carlo Toto ne farà parte ma non tirerà fuori una lira, conferirà l'asset Air One, slot e flotta (presente e opzionata). Gli altri soci saranno invece imprenditori che diversificheranno rispetto al loro business, che apporteranno la loro immagine e che tutti insieme tireranno fuori una cifra tra i 700 e gli 800 milioni di euro ma ai quali sarà garantito un investimento remunerativo. Non una photo opportunity scattata a un galà di beneficenza. Gli industriali in questione dovrebbero essere una decina, alcuni saranno pescati dal cahier di prenotazioni messo insieme da Bruno Ermolli mentre altri dovrebbero essere inediti. Per loro verrà garantita una nuova governance della società e un management indipendente. Intesa Sanpaolo entrerà anche nel capitale sottoscrivendo quote oppure no? L'impressione è che una decisione in merito sarà presa solo in zona Cesarini. Nel mentre per evitare di immobi-lizzare troppi soldi è prevedibile che si monti un lease-back, un'operazione di affitto sulle aeromobili di provenienza sia Alitalia sia Air One. I sindacati e l'incognita petrolio. Dopo Ferragosto tutto questo lavoro piano industriale, iter legislativo, reclutamento degli azionisti e commissariamento dovrebbe esser concluso e solo allora si discuterà degli esuberi che dovrebbero far capo a una bad company e usufruire degli strumenti già esistenti per la gestione delle crisi aziendali. Alla Bad Alitalia saranno conferiti, ovviamente, non solo dipendenti bensì anche attività giudicate non redditizie e una quota del debito della società madre. Tutto dovrà rispettare le proporzioni se non altro perché un eccessivo carico di debiti verrebbe rubricato dalle autorità di Bruxelles come aiuto di Stato in forma surrettizia. La quantificazione delle eccedenze è sempre materia ardua e incandescente e nella tradizione delle Partecipazioni statali made in Italy sottoposta alle pressioni della politica, ma mettendo insieme diversi segnali sparsi dagli advisor nel corso di queste prime settimane di lavoro si può pensare che una cifra attorno alle 5-6 mila unità non sia troppo lontana dal vero. Per avere, anche in questo caso, un termine di paragone sarà utile rammentare come sul totale dei 20 mila dipendenti Alitalia il vecchio piano Air France prevedeva parole del leader cislino Raffaele Bonanni 6.700 esuberi (e non i 2.100 di cui è restata memoria). E' molto probabile comunque che i sindacati almeno in una prima fase possano contestare le scelte contenute nel piano industriale e le ricadute occupazionali. Sarà il banco di prova della volontà del governo di centrodestra di dare un futuro all'Alitalia ma è fin troppo facile prevedere nelle settimane tra fine agosto e inizio settembre un braccio di ferro e momenti di tensione all'insegna del "prendere o lasciare". Chi dovrà adottare la decisione non potrà però non aver presente che solo nel 2005 l'ultimo piano industriale di Alitalia era stato formulato con un petrolio a 37 dollari il barile. Oggi siamo più di 100 dollari sopra e restare competitivi per una compagnia aerea è una fatica di Sisifo, come testimoniano le notizie (allarmanti) che giorno dopo giorno arrivano dagli headquarters delle grandi compagnie. Se poi il petrolio dovesse davvero schizzare attorno a quota 200 molti dei ragionamenti sin qui fatti andrebbero a farsi benedire. Per l'Alitalia non resterebbe che organizzare una composta cerimonia degli addii. Dario Di Vico stampa |.

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APPENA SBARCATA DAL VOLO RIO-MALPENSA VERONICA AVREBBE VISTO I LEGALI PERCHÈ LA PUBBLICAZIONE DELLE INTERCETTAZIONI AVREBBE FAVORITO LA LARIO PERCHÉ IL GRUPPO ESPRESSO E MIELI NON (sezione: Intercettazioni)

( da "Dagospia.com" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

HANNO DIVULGATO SILVIO-HARDCORE Ci voleva un articolone di Repubblica (by Cresto-Dina, vice direttore) per annunciare che Veronica non farà nessuna lettera-comunicato-intervista sul gnocca-gate più spettegolato e meno pubblicato? Mah. Le intercettazioni di Silvio hard-core erano - dicono gli "addetti ai livori" ? nelle manine del Gruppo Espresso e in quelle di Paolino Mieli. Quest'ultimo "a titolo personale", se si può dire, vale a dire non le avrebbe mai portate a via Solferino e consegnate al redazione. Le ha tenute gelosamente per sé e solo da qualche allusione maliziosa e fotina birichina si è capito che il direttore del Corriere conosce ? e bene ? il contenuto delle chiacchiere a ruota arrapata dell'infojato Cavaliere. Per quanto riguarda 'La Repubblica' e 'L'espresso' si è capito ieri, leggendo il pezzo "riassuntivo" delle prodezze & nefandezze intercettate, a cura del vice direttore Giuseppe D'Avanzo, che gli hard-core?files non sarebbero mai state pubblicati ? e oggi Curzio Maltese lo scrive: "la festa appena iniziata è già finita". Bene. Come mai non è arrivata la spallata di carta al governo berluscone? (Ma fino al giorno 8 luglio tutto potrebbe succedere, in base a ciò che sentenzierà il gup di Napoli). Intanto perché, la legge vieta di intercettare due deputati della Repubblica (senza previa autorizzazione del Parlamento). Secondo punto: lo studio legale del Gruppo Espresso (Ripa di Meana) avrebbe formulato ? dicono ? parere negativo sulla pubblicazione. Forse sono troppo "intime" le conversazioni, comunque se pubblicate scatenerebbero un'apocalisse su De Benedetti e compagni. E dato che in italia, il più pulito ha una rogna così, come ha ricordato Cossiga alludendo alla fedeltà coniugale di Scalfari, insomma mejo abbassare penna e saracinesca. E torniamo al silenzio di Veronica, di cui Dagospia è stato il primo a scriverne. Ora va da sé che ciò che scriviamo sono solo indiscrezioni di cui non abbiamo nessuna conferma ma le fonti son ben autorevoli. Quindi, la bomba: Lady Lario, appena sbarcata alla Malpensa, avrebbe contattato i suoi legali. Infatti, sotto il primo strato di orgoglio ferito di Veronica batte sempre la ferita della divisione dell'impero berlusconiano. Secondo gli "addetti ai livori", in parole povere, il reale motivo della crisi eterna tra Silvio e la moglie avrebbe origine dalla diversità di opinione sul frazionamento del patrimonio billionaire tra i 5 figli. Ora il frutto di primo letto della carica fecondativa del Cavaliere sono Marina (capo della Mondadori) e Piersilvio (capo di Mediaset), quelli sfornati dai lombi della Lario sono invece tre: Luigi, Barbara ed Eleonora. Che per ora, vista anche l'età, non ricoprono nulla di importante se non il ruolo di consigliere. Ora se la matematica non è un'opinione si prende il montepremi dei sudori del Cav infojato e lo si divide per 5: 20% ciascheduno. Facile, no? Invece, qui sta il casino: dividendo così i tre pargoli di Veronica avrebbero in mano il 60% dell'impero, ergo la maggioranza e Silvio non lo trova opportuno, per non dire ingiusto. Lui vuole dividere a metà: 50% a Marina e Piersilvio e l'altra metà ai tre pargoli di secondo letto. Ma da questo orecchio Veronica non ci sente. Certo, con una separazione per colpa, la situazione si ribalterebbe a suo favore, e con le chiacchiere hard-core di Silvio sarebbe una passeggiata. Ma quelle maledette intercettazione non intendono uscire e una separazione consensuale porterebbe solo a un accordo famigliare (50% e 50%). Salvo errori, orrori e omissioni, così raccontano. Dagospia 05 Luglio 2008.

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Il gip di Verona diceva: "Non c'è rischio di fuga". Ma i rom sono già spariti (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 160 del 2008-07-06 pagina 0 Il gip di Verona diceva: "Non c'è rischio di fuga". Ma i rom sono già spariti di Stefano Zurlo I due, secondo la Procura, facevano parte di un'associazione a delinquere che spingeva i bambini a rubare nelle abitazioni. Alla donna scarcerata ridato il figlio. Il procuratore: "Devono tornare in cella" da Milano Sono spariti. I due nomadi scarcerati a tempo record dal gip di Verona, almeno per ora sono introvabili. "Sono liberi cittadini, quindi io non mi metto certo a cercarli", taglia corto il procuratore di Verona Guido Papalia. I due, secondo la Procura, facevano parte di un'associazione a delinquere che spingeva i bambini a rubare. Ma il gip della città veneta ha smontato l'inchiesta: non ha convalidato i quattro fermi motivati dalle forze dell'ordine con il pericolo di fuga e solo per due ha disposto i successivi arresti riconoscendo il rischio di nuovi furti. Un colpo durissimo per l'indagine e l'occasione di polemiche durissime nei palazzi della politica. Com'è possibile che recuperino così in fretta la libertà persone coinvolte in un procedimento limaccioso come il fango, protagoniste di episodi che non si sa come catalogare? Le intercettazioni ci consegnano uno spaccato sconvolgente di criminalità e sfruttamento dei minori: "Quando ti prendo ti ammazzo a colpi di testa. Vengo dietro e ti uccido", minacciavano gli adulti, spietati. E ancora: "Se non mi porti i soldi quando torni qui ti faccio stuprare dai marocchini". Uno scenario spaventoso, anche se, naturalmente le responsabilità sono personali e mai di gruppo. I conti del buonsenso, per ora, non tornano: otto persone, tutte croate, bloccate; sei ancora in cella, in diverse città, e una coppia fuori. I loro nomi: Miso Sulic e Vesna Dordevic. Marito e moglie. Ma dove sono finiti? è stato l'avvocato Luciano Bason a lanciare l'allarme: "Non so dove siano". A distanza di 24 ore, il legale prova a circoscrivere il caso: "Credo abbiano dei parenti nel Padovano, penso siano da quelle parti". "Non so che dire - mastica amaro Papalia - io so che nei prossimi giorni farò appello al Tribunale del riesame per la misura cautelare e andrò in Cassazione per una questione di principio: la convalida del fermo, che il gip ha negato, per il pericolo di fuga". Clima arroventato, sullo sfondo dell'emergenza rom. A rendere, se possibile, più incandescente la situazione, l'altalena dei poveri ragazzi sfruttati: sei bambini sono stati tolti ai genitori, ma uno di questi, un maschietto di sei mesi, è stato restituito, proprio alla coppia Sulic Dordevic. Vesna Dordevic, oltretutto, ha riacquistato la libertà con 24 ore di ritardo. Per lei, infatti, il percorso è stato complicato da un altro ostacolo: una condanna a 11 mesi del Tribunale di Firenze. Insomma, caduto un provvedimento, i giudici le hanno sventolato l'altro, ma nel giro di un giorno si sono arresi: pure quello era virtuale perché coperto dall'indulto. Gira e rigira siamo dalle parti di quel gioco dell'oca giudiziario denunciato infinite volte da esperti e autorità: la pena non è certa e l'opinione pubblica è sconcertata dall'andirivieni dei detenuti. Con gli ingressi che assomigliano alle porte girevoli dei grandi alberghi. Esagerazioni? "Sono entrata in una casa - raccontava smarrita una bambina, senza sapere di essere ascoltata - e c'era un pitbull. Mi ha buttata a terra, mi ha salvato un vecchio"; e poi, piangendo: "Era un cane grosso, coi denti grandi". Come il lupo cattivo delle nostre favole. "L'indagine è ancora in corso, la polizia continua a svolgere le sue attività", rassicura Papalia che si prepara ad una lunga battaglia per difendere il lavoro investigativo. "Guardi che le due persone scarcerate avevano responsabilità assai sfumate, le loro posizioni risultano marginali", ribatte Bason. Marito e moglie, per ora, stanno acquattati da qualche parte. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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