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tARTICOLI DEL 1-2 luglio 2008 #TOP
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Articoli
Intercettazioni
(127)
Il Bim rispolvera i tesori sommersi nel 1966 (
da "Corriere delle Alpi" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Siamo riusciti a intercettare molti finanziamenti", sottolinea Piccoli. La Valmontina. L'assemblea di ieri ha autorizzato il consiglio direttivo ad acquistare gli immobili e le condutture della centrale in Valmontina nelle vicinanze di Macchietto. Il progetto di recupero dell'impianto - ormai nascosto dai detriti - è rimasto in un cassetto per interi decenni.
Anziani, via al monitoraggio (
da "Corriere delle Alpi" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Negli altri casi ci sarà comunque la possibilità di programmare visite domiciliari, effettuate con cadenza da mensile a semestrale, da parte degli operatori del servizio stesso, al fine di intercettare tempestivamente le modifiche di bisogno e proporre le soluzioni più opportune.
Usavano i bambini come ladri, otto arresti (
da "Corriere delle Alpi" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Le direttive per i colpi venivano impartite tramite telefoni cellulari e proprio grazie alle intercettazioni dei cellulari di alcune bambine si è risaliti alla banda di adulti che manovrava tutto. Dopo i furti e le razzie, i bambini tornavano ai camper accampati alle porte della città e presto la carovana si spostava verso altri centri dove continuava l'attività illecita.
"sulle intercettazioni numeri-bufala" a milano il
pm smonta il teorema di silvio - davide carlucci (
da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Sulle intercettazioni numeri-bufala" a Milano il pm smonta il teorema di Silvio DAVIDE CARLUCCI MILANO - Niente toni da guerra di religione, niente barricate. Le critiche nei confronti dei nuovi provvedimenti del governo in materia di giustizia i magistrati di Milano, ieri in assemblea, le fanno con argomenti tecnici e dati alla mano.
La partita infrastrutture locali (
da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Nel primo caso urge lo sviluppo di nuova capacità da parte del comparto ad intercettare la richiesta per il miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici, la cui futura certificazione in tal senso rivoluzionerà il mercato. Fondamentale per favorire l'insediamento di imprese estere specializzate e accompagnare il processo di rinnovamento è il supporto della nostra regione,
In manette lo nigro narcos di brancacccio fuggiva a
amsterdam ( da "Repubblica, La"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazioni, Lo Nigro veniva chiamato "Il bambino" per il suo aspetto giovanile: da allora, secondo gli inquirenti, Lo Nigro è cresciuto, forse fino a diventare un capo nel traffico di droga. Suo fratello, Cosimo, a sua volta era nel commando dei Graviano che il 15 settembre 1993 uccise a Brancaccio don Pino Puglisi e sta scontando in carcere anche un ergastolo per le bombe del
"cuffaro, la talpa inconsapevole" - alessandra
ziniti ( da "Repubblica, La"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: rivelarono prima al boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro e poi all'imprenditore della sanità Michele Aiello l'esistenza di intercettazioni e indagini riservatissime sul loro conto. C'è la prova che Totò Cuffaro abbia ripetutamente mentito continuando a negare ogni sua responsabilità. E c'è la prova che Totò Cuffaro abbia provato ad interferire pesantemente sull'inchiesta in corso.
"incontra pregiudicati e ritarda a firmare"
scatta la denuncia per il giovane riina - gabriele isman (
da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: le intercettazioni: a Gela parlava del "macello", riferendosi alla guerra alla stidda decretata dal padre. Raccontava di voler "riempirsi i sacchittuna" con un tentato furto telematico al banco di Sicilia. E, come parafulmine, l'Agrimar, azienda nel commercio delle macchine agricole: agli amici come Gianfranco Puccio,
La sicilia di fronte alla mafia - nino alongi (
da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: abbastanza curioso notare come tutta la polemica sulle intercettazioni o sullo stesso presunto accanimento giudiziario nei riguardi del presidente del Consiglio si risolvano, non esaltando procedure più trasparenti e un maggior rispetto delle leggi, ma imponendo drasticamente paletti e impunità. Che presto a Palermo le forze dell'ordine e la magistratura non potranno utilizzare -
Nuovo assalto ai vigili urbani - mara chiarelli (
da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: riuscendo a intercettare uno di loro: da viale della Costituente, fino a via Grimoaldo degli Alfaraniti angolo via Giulio Petroni, nei pressi della chiesa di Maria Maddalena. Lì finalmente il ragazzo è stato fermato. Ma lui, un 17 enne di Bari vecchia, non si è arreso e ha reagito con pugni e calci, lottando contro uno degli agenti che nella colluttazione è caduto all'
Botte per far rubare i minori otto nomadi arrestati al
confine - danilo castellarin ( da "Repubblica, La"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: costringevano ai furti individuati anche attraverso intercettazioni DANILO CASTELLARIN VERONA - Usavano i bambini per rubare nelle case. Li guidavano con i telefonini nelle abitazioni prese di mira. Per convincerli ricorrevano a botte, minacce, a volte anche a violenze d'altro tipo. E se i piccoli venivano colti in flagrante dalle forze dell'ordine negavano che fossero figli loro.
Il giudice: "saccà torni al suo posto" (
da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: lo scandalo delle intercettazioni: è suo diritto, scrive, riprendere la guida di Rai Fiction. Ma l'azienda - che ha sospeso il dirigente 6 mesi fa - ricorre contro la sentenza e lavora a un nuovo procedimento disciplinare, basato sulle ultime intercettazioni. Nelle motivazioni della sua decisione, il giudice sostiene che la Rai - una volta sospeso Saccà -
Agostino "di tutto, di più" un faust a viale
mazzini - filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Il personaggio in effetti è meno banale di quanto le intercettazioni, pure rimarchevoli nel loro genere, lasciano intendere. E' nato a Taurianova, terra niente affatto melensa, nel 1944. Famiglia benestante, da giovane Saccà abbracciò le idealità socialiste e a Roma, da universitario, fece un mezzo sessantotto, prima di collaborare al Giornale di Calabria e a Panorama.
L'analisi del giudice scarpinato - curzio maltese (
da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Il sistema mafioso è diventato il metodo del potere delle classi dirigenti, come si evince da ogni intercettazione pubblicata, ma anche il modello di grandi pezzi di borghesia media e piccola. L'ordine mafioso è sopportato e in qualche caso apprezzato dai ceti popolari, rassegnati a vivere nell'omertà in paese governato dalla sopraffazione e dagli interessi privati.
Il giudice: Saccà va reintegrato perché andava licenziato (
da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: dal quale era stato sospeso per la vicenda delle intercettazioni con Berlusconi. Lo ha deciso il giudice del lavoro di Roma, con una sentenza nella quale si punta però il dito sul fatto che viale Mazzini avrebbe "potuto e dovuto" prendere una decisione "in sede disciplinare". La Rai presenterà ricorso.
Il vero scandalo non è il gossip (
da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: il gossip Carlo Rognoni Intercettazioni e Rai Ricordandomi del mio vecchio mestiere di giornalista, confesso che ciò che più mi ha colpito delle intercettazioni fra Saccà, Berlusconi e altri, è come il sistema dei media - dalla stampa alla televisione, con pochissime eccezioni e fra queste l'Unità - sia di fatto venuto meno a quello che a me sembra dovrebbe essere il suo compito:
Saccà, la trappola del gossip (
da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: gossip fa fatica a emergere la consapevolezza della gravità di alcune di queste intercettazioni. È un po' come se alcuni giornali - anche i più blasonati - avessero preferito aiutarci a guardare dal buco della serratura di una casa, magari di malaffare, piuttosto che farci capire quanto siano inaccettabili, in una democrazia liberal, alcuni tradimenti, istituzionali e aziendali.
Legali ma illegittime Cara Unità, la legalità può essere
iniqua com' ( da "Unita, L'"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Viviana Vivarelli Le intercettazioni le andremo a pubblicare in Svizzera Cara Unità, se in Italia Berlusconi e compagni d'affari non vogliono che si pubblichino le intercettazioni, poco male: come ai tempi del fascismo, si va a pubblicare le porcate dei nuovi gerarchi in Svizzera, Canton Ticino.
Perché il dirigente infedele non è stato licenziato? (
da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: come emerge dai colloqui intercettati) sarebbe l'unico ideatore di un meccanismo perverso e deviante rispetto alla norma". Ma si sente poca aria pulita anche nelle parti della sentenza in cui si dice che Saccà dovrà tornare a ricoprire il suo incarico di direttore di Rai Fiction perché la sospensione cautelare dall'incarico non può durare troppo a lungo,
Reintegrato Saccà, la Rai farà ricorso Petruccioli: ma i
suoi comportamenti sono incompatibili con il servizio pubblico. Oggi il caso al
Cda ( da "Unita, L'"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazioni telefoniche che coinvolgono anche Silvio Berlusconi. L'ordine di reintegro è formalmente operativo, ma la Rai ha comunque annunciato che impugnerà la sentenza. Quel che è certo è che della vicenda se ne discuterà oggi alla riunione del Consiglio di amministrazione di viale Mazzini, anche se hanno già annunciato che saranno assenti Giuliano Urbani e Angelo Maria Petroni
Impronte ai Rom, Maroni avanti Il piano rispetta le norme
Ue ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: sospeso dopo lo scandalo intercettazioni. Contro la sentenza l'azienda ha già annunciato che presenterà ricorso. u pagina 16 ThyssenKrupp: processo al via, accordo con i familiari Comincia oggi a Torino l'udienza preliminare che deciderà sul rinvio a giudizio dei sei imputati per la strage della ThyssenKrupp.
Bloccaprocessi, allarme dei giudici <Manderà in tilt le
cancellerie> ( da "Corriere della Sera"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Sulle intercettazioni, invece, è il pm Armando Spataro a ribadire la chirurgica disamina delle controindicazioni tecniche insite nel disegno di legge. E ad opporre al "luogo comune dell'abuso di intercettazioni " i numeri di Milano, dove "nel 2007 sono state utilizzate solo in 6.
Logistica vitale per Modena (
da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: "che intercetti la futura Cispadana e consenta all'area Nord della provincia di movimentare merci e persone in modo efficiente". Parte delle risorse necessarie a questi interventi era stata stanziata dal Cipe. "è necessario che il finanziamento venga confermato e che inizino subito progetti e realizzazioni –
L'Anm milanese analizza le leggi <Attenti ai risultati
di queste norme> ( da "Corriere della Sera"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Lo stop ai processi: "Impossibile calcolare quanti, ma è un'assurdità fermare processi già avviati". E la stretta sulle intercettazioni: "E' un luogo comune che se ne abusi, Milano nel 2007 le ha usate in 6.137 procedimenti su 200.000". Luca Poniz Presidente Anm milanese.
Saccà, il giudice lo reintegra e la Rai fa ricorso (
da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: con Silvio Berlusconi intercettati nell'ambito di un'inchiesta della procura di Napoli che vede entrambi sotto accusa per corruzione. Nelle telefonate la richiesta del premier a Saccà di far lavorare cinque aspiranti attrici. In particolare una, Evelina Manna, che avrebbe dovuto far da trait de union con un senatore della maggioranza da assoldare per far cadere il governo Prodi.
<Stimo il presidente non è lui la mezza calzetta Ma
rispetti le sentenze> ( da "Corriere della Sera"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: in quelle intercettazioni sì, mi ci riconosco. Sono io, gentile, disponibile con chiunque, mai una parolaccia, un'offesa". La rilettura di San Paolo e dei neoplatonici lo ammansisce ("Che possono farmi, a me che ragiono su Plotino?") ma mica tanto: "Mi rinfacciano: sì, ma tu parlavi col premier e interferivi col Cda.
Le tappe ( da "Corriere della Sera"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: audio di una intercettazione telefonica tra i due. Saccà si autosospende dalla carica in Rai il 13 dicembre. L'11 gennaio la procura di Napoli chiede il rinvio a giudizio di Saccà e il 18 di Berlusconi Il reato Il procuratore aggiunto Paolo Mancuso (nella foto) e il pm Vincenzo Piscitelli contestano il reato di corruzione in quanto Saccà avrebbe favorito le attrici "
Cappon: trattò con la concorrenza Licenziarlo? Da solo non
potevo ( da "Corriere della Sera"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Oggi il comitato etico chiuderà l'indagine basata sulle ultime intercettazioni: 12 dvd di colloqui che, secondo i rumours giudiziari, descrivono il direttore di Rai Fiction intento a impadronirsi del controllo del palinsesto Rai per fini estranei all'azienda. "Ci adegueremo alla sentenza. Ma faremo ricorso.
<Vai nella casa e ruba o sai cosa ti fa papà>
Arrestati otto nomadi ( da "Corriere della Sera"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Il frutto di queste intercettazioni ("da brividi, con minacce irriferibili di violenze sessuali", fa notare il funzionario) ha portato all'operazione "Catene spezzate". Titolo che allude da una parte all'interruzione di una serie di crimini, messi in atto da una banda di rom di origine croata, dall'altra alla liberazione di minori dalla schiavitù parentale.
Arriva Ronchi in visita al Cpt <Nuova politica sugli
immigrati> ( da "Corriere della Sera"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: di Lampedusa e ha partecipato in elicottero all'intercettazione di un barcone con 40 immigrati partiti dalle coste africane. "Da Lampedusa - ha detto il ministro - comincerà una nuova politica sull'immigrazione: solidarietà ma no ai clandestini". Sulla raccolta delle impronte digitali per i rom Ronchi ha detto che "Maroni ha fatto bene a sollevare il tema".
Il giudice dà ragione a Saccà: Torni alla Fiction (
da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: E cita la difesa di Saccà rispetto alle intercettazioni delle telefonata con Silvio Berlusconi: tale contestazione, che l'exdirettore generale definisce di "valenza politica ", viene avanzata "senza tener conto dell'assetto politico della Rai e della sua collocazione istituzionale".
Alessandra l'<intercettata> (
da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettata" Alessandra Martines e Nicoletta Mantovani hanno qualcosa in comune. Primo atto, Parigi, Nicoletta all'epoca segretaria di Luciano Pavarotti, durante una cena racconta com'è cambiata la sua vita, l'ex studentessa modenese che gira il mondo, i teatri, gli alberghi più belli, le Case Bianche e i potenti della terra.
Vespa: d'estate parlo d'amore (
da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Sono storie emozionanti: l'amore interessa soprattutto il pubblico femmini-le, ma pensiamo di intercettare quello maschile con le parti storiche". Cambia la formula di "Porta a Porta" d'estate: il programma dura un'ora soltanto, più spazio ai filmati di repertorio (40 minuti) e meno al dibattito che, promette Vespa, "sarà più veloce".
L'egemonia culturale da Gramsci a Di Pietro (
da "Giornale.it, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Pubblicando risibili intercettazioni di Berlusconi dove nemmeno Torquemada riscontrerebbe un sospetto di reato! Quella di parte della sinistra e della totalità della "stampa democratica" non è opposizione, caro Vecchietti. Perché un conto è sostenere che questo è un pessimo governo e che Berlusconi deve andarsene da Palazzo Chigi per far posto a Veltroni:
Rai, il giudice reintegra Saccà: "Torni al
lavoro" ( da "Giornale.it, Il"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: dirigente era indagato per corruzione e al contenuto delle intercettazioni di telefonate con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Saccà: "Felice di tornare" Agostino Saccà è "naturalmente felice" della decisione del giudice del lavoro che ha accolto il suo ricorso ingiungendo alla Rai di reintegrarlo e aggiunge: "Si incomincia a vedere un raggio di luce in tanto buio"
Furti <telecomandati> col cellulare I bimbi
minacciati di botte e stupri ( da "Giornale.it, Il"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: E la polizia li ha incastrati proprio grazie alle intercettazioni da Verona A scorrerlo adesso, l'elenco delle denunce fatte a gennaio dai residenti di due quartieri popolari di Verona, si capisce con quanta velocità quelle bambine entrassero e uscissero da un appartamento all'altro. Forzate al lavoro assieme a un bambino ancora più piccolo.
Troppe intercettazioni? Per il pm la ricetta è arrestare i
giornalisti ( da "Giornale.it, Il"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: 01 pagina 6 Troppe intercettazioni? Per il pm la ricetta è arrestare i giornalisti di Anna Maria Greco da Roma Dello scontro tra politica e magistratura ormai sono stanchi proprio tutti. E anche autorevoli voci del centrosinistra sostengono che ci vuole una riforma della giustizia e che non è uno scandalo parlare di immunità per i ruoli istituzionali.
Rai, il giudice dà ragione a Saccà: <Deve tornare al suo
posto> ( da "Giornale.it, Il"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: le intercettazioni delle conversazioni con il premier sono di dominio pubblico), Saccà è anche oggetto di un procedimento disciplinare, aperto dalla Rai lo scorso 21 dicembre. Il 30 aprile il consiglio di amministrazione di viale Mazzini, nonostante avesse a disposizione le carte della procura, ha rinviato la decisione in attesa dell'
<Blocca-processi>, è il giorno del Csm (
da "Corriere.it" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: per martedì 8 luglio) e che nei giorni scorsi era arrivato anche a dare del "magnaccia" al presidente del Consiglio dopo la pubblicazione delle nuove intercettazioni tra il Cavaliere e il dirigente Rai, Agostino Saccà, Veltroni ha spiegato che il Pd farà la sua opposizione in aula perché "non non manifestiamo aggratis". stampa |.
Intercettazioni, Berlusconi "Ci sono i termini per il
decreto" ( da "Repubblica.it"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: contestate da parte dell'opposizione, vietano ai magistrati di ordinare intercettazioni per inchieste su ipotesi di reato, la cui pena sia inferiore ai dieci anni (corruzione esclusa). E stabiliscono anche il divieto assoluto di pubblicazione e di utilizzo del contenuto delle intercettazioni, fino all'inizio del dibattimento.
Sono in viaggio (
da "Giornale.it, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Intercettazioni, il decreto si può fare Torno in Tv, gli italiani devono sapere"Il premier: "Entro luglio via i rifiuti in strada" Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il blog megliotardichemai Il circolo Rosselli,
Verona, il gip libera due nomadi "Incarcerati
ingiustamente" ( da "Repubblica.it"
del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: mobile di Verona ha raccolto filmati e intercettazioni che dimostrano come i sei bambini fossero costretti, anche con minacce, ad andare rubare. "Li educavano sistematicamente all'illegalità" aveva spiegato Marco Odorisio, capo della mobile di Verona. Quattro bambini sono figli degli arrestati, altri due potrebbero avere un legame di parentela e potrebbero essere nipoti o pronipoti.
Berlusconi: <Torno in tv, gli italiani devono sapere
quello che sta avvenendo> ( da "Corriere.it"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: gli italiani devono sapere quello che sta avvenendo" Il premier: "Intercettazioni, ci sono i termini di urgenza e necessità per decreto legge" NAPOLI - Il premier tornerà in televisione per spiegare agli italiani "quello che sta avvenendo". Lo ha annunciato Silvio Berlusconi in riferimento al caso delle intercettazioni che lo riguardano e alle leggi blocca processi,
Stop alle intercettazioni, per decreto (
da "Corriere delle Alpi" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: non vuole che gli italiani sappiano chi è Stop alle intercettazioni, per decreto Berlusconi ora dice: è urgente, si può fare. "Vado a Matrix, dirò tutto" GABRIELE RIZZARDI ROMA. Per risolvere l'"emergenza giustizia", Berlusconi annuncia un decreto legge contro le intercettazioni. E per far capire perché il governo ha tanta fretta (il decreto entra in vigore immediatamente)
Il fermo dei nomadi piegato a altri fini (
da "Corriere delle Alpi" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Dalle intercettazioni - ha concluso - emergeva la decisione di lasciare il territorio nazionale". Per il difensore dei nomadi, avvocato Luciano Bason, "c'è stata una strumentalizzazione politica. Quello del gip è un provvedimento perfetto. C'e una bimba di otto mesi, allattata dalla mamma ora in carcere, e noi non sappiamo dove è stata portata,
SUCCEDE CHE, NEI LORO SPOSTAMENTI, NEI PAESI D'ORIGINE LE
CAROVANE RACCATTINO ANCHE BAMBINI (
da "Corriere delle Alpi" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Nelle intercettazioni che hanno incastrato i rom adulti che mandavano i figlioletti a rubare, si sentono dei vecchiacci minacciare porcherie sessuali alle bambine se tornano senza bottino. Spero che in questo momento quei vecchiacci siano già in galera, e le bambine sistemate da qualche parte.
Scontro berlusconi-napolitano (
da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Il premier: decreto anti-intercettazioni ROMA - è scontro tra Berlusconi e Napolitano sulla norma "blocca-processi". Il presidente della Repubblica ha scritto al vicepresidente del Csm Mancino, ricordando che non spetta al Consiglio dare pareri di costituzionalità sulle leggi.
Berlusconi prepara lo show in tv "sì al decreto sulle
intercettazioni" - gianluca luzi (
da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Sì al decreto sulle intercettazioni" GIANLUCA LUZI NAPOLI - Berlusconi ha fretta. Pensa a un decreto sulle intercettazioni, ma prima dirà in tv tutto ciò che pensa dei suoi "nemici". Dirà anche chi accompagnerebbe sul bordo dell'inceneritore tra Veltroni, Di Pietro e la giudice Gandus, in una riedizione del gioco della torre.
Metamorfosi della democrazia - (segue dalla prima pagina) (
da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: trasformerà in provvedimento con forza di legge il divieto di intercettazioni (il capo dello Stato ne ha già escluso l'urgenza), Berlusconi pare già pronto alla mischia. Presenza solitaria nella debolezza dei poteri dello Stato, Napolitano è destinato presto a diventare il punto di attrito e di resistenza alle pressioni del premier nella costruzione della Terza Repubblica,
"nessuno detta la linea al capo dello stato" è
alta tensione tra il colle e il cavaliere - claudio tito (
da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: queste presunte intercettazioni, gli attacchi del Csm. Tutti questi elementi fanno capire che c'è una manovra in corso. Da bloccare adesso. Adesso". Per questo è pronto ad affrontare con Napolitano un altro braccio di ferro sulle intercettazioni. E poi ha dato il via libera all'affondo contro Palazzo dei Marescialli.
Vigili, blitz antiabusivi davanti alla stazione (
da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: blitz antiabusivi davanti alla stazione BLITZ dei vigili urbani a Piazzale Flaminio per intercettare all'uscita della metropolitana e della ferrovia Roma-Viterbo i venditori abusivi di merce di dubbia provenienza o contraffatta. Dalle 7.30 di ieri una quindicina di agenti si sono appostati ai tornelli bloccando chiunque arrivasse con borsoni o zaini pieni di merce.
"io pedofilo? è un complotto" - rory cappelli
anna maria liguori ( da "Repubblica, La"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Sms e intercettazioni RORY CAPPELLI ANNA MARIA LIGUORI Intercettazioni telefoniche, computer sotto controllo, monitoraggio degli sms, testimonianze dei ragazzi ormai lontani dalla parrocchia e quindi non più influenzabili. Si è stretta con questi "fili" la maglia accusatoria costruita dal pm Francesco Scavo intorno a don Ruggero Conti,
Cattive notizie da Econe (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: assalto al portavalori di notte: è caccia ai banditi"Intercettazioni, il decreto si può fare Torno in Tv, gli italiani devono sapere"Il premier: "Entro luglio via i rifiuti in strada" Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L.
Il bivio di monsignor Fellay (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: assalto al portavalori di notte: è caccia ai banditi"Intercettazioni, il decreto si può fare Torno in Tv, gli italiani devono sapere"Il premier: "Entro luglio via i rifiuti in strada" Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L.
Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: assalto al portavalori di notte: è caccia ai banditi"Intercettazioni, il decreto si può fare Torno in Tv, gli italiani devono sapere"Il premier: "Entro luglio via i rifiuti in strada" Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L.
Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: assalto al portavalori di notte: è caccia ai banditi"Intercettazioni, il decreto si può fare Torno in Tv, gli italiani devono sapere"Il premier: "Entro luglio via i rifiuti in strada" Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L.
In trappola la gang dei furti in villa - gabriele isman (
da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Nelle intercettazioni i colloqui tra i membri della gang ricostruiscono davvero uno scenario da "Soliti ignoti". Calaiò senior così raccontava alla moglie come Mazzara fosse entrato nella casa di via Mammana, mentre lui e Corona facevano da palo: "E ha sceso una pistola e che cosa ho detto io.
La verità su agostino: era uno 007 antimafia - salvo
palazzolo ( da "Repubblica, La"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: agente indagato era intercettato e ha ammesso di avere cancellato ogni traccia SALVO PALAZZOLO Adesso c'è la prova, Nino Agostino non era un semplice agente della sezione Volanti del commissariato San Lorenzo. L'inchiesta condotta dai pm Domenico Gozzo e Nino Di Matteo ha trovato traccia dell'attività antimafia del poliziotto negli archivi della squadra mobile di Palermo.
La sfida ( da "Unita, L'"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: sono non a caso le parole usate ieri da Berlusconi per motivare l'immediata adozione del decreto legge sulle intercettazioni, al posto del più lento disegno di legge appena varato dal governo. Significa che se il governo lo decidesse oggi, già da domani la legge studiata per imbavagliare la stampa italiana e per mandare in galera magistrati e giornalisti, sarebbe operativa.
Intercettazioni, il premier ha una fretta da matti: La
legge si farà subito per decreto Poi annuncia che parlerà in tv agli italiani.
Ma il Csm boccia la sua norma sui processi Ass (
da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: mano di Berlusconi Intercettazioni, il premier ha una fretta da matti: "La legge si farà subito per decreto" Poi annuncia che parlerà in tv agli italiani. Ma il Csm boccia la sua norma sui processi Assalto a Napolitano: "Accoglie le nostre richieste sul Csm". Secca smentita del Colle Berlusconi seppellisce il disegno di legge sulle intercettazioni varato appena due settimane fa:
L'onorata società delle madri (
da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: pedinamenti e intercettazioni i più curiosi segreti sui Casalesi L'onorata società delle madri Figli costretti a non pentirsi. E una donna trasportava armi La faida di Villa Literno in diretta: un controllo che ha consentito di sventare attentati Nel glossario della ferocia: prendere la corrente vuol dire essere uccisi dai kalasnhikov Il mondo dei Casalesi visto attraverso le microspie.
È inaccettabile, peggio ancora se si volessero nascondere
altre intercettazioni ( da "Unita, L'"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: quando venne fuori la questione delle intercettazioni illegali Telecom. In quel caso però una normativa in vigore non c'era...". Il Pd come reagirà al nuovo decreto sulle intercettazioni? "Ci opporremo alle cose che non ci vanno bene e cercheremo di modificarle, come stiamo già facendo rispetto ad altri decreti".
Troppo Galli nella Loggia (
da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Se, intercettando un giro di fatture false, i pm di Napoli si sono imbattuti in Saccà e nei suoi traffici femminil-affaristici con l'amico Silvio? 4) Berlusconi, per Galli della Loggia, ha subìto "un'immane mole di procedimenti giudiziari, più di chiunque altro nella storia d'Italia".
Ossessionato da voci e vaticini di disgrazia La paura su
cosa hanno i giornali E per quello che deciderà il gup il 9 luglio (
da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Paura che intercettazioni telefoniche relative alla sua vita paraprivata escano sui giornali. Perché nelle redazioni di alcuni quotidiani circolerebbero da settimane, ovviamente fornite dagli avvocati. Perché il 9 luglio il gup di Napoli dovrà decidere se rinviare a giudizio Saccà e Berlusconi, come vuole il pm Piscitelli,
Necessità e urgenza che vede solo Berlusconi (
da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazioni per decreto-legge, c'è "urgenza e necessità". Il più lesto a metterla nei titoli di testa è stato il Tg1, gli altri l'hanno ficcata qua e là in ordine sparso. Naturalmente nessuno si è azzardato a rilevare che un decreto come questo non ha alcuna "urgenza e necessità" e che, invece, è come benzina sul fuoco gettata dal Cavaliere sullo scontro istituzionale fra Governo
Berlusconi alla guerra totale Intercettazioni, vuole il
decreto. Attacca il Csm, deforma le parole del Colle. Grida al messaggio tv (
da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Intercettazioni, vuole il decreto. Attacca il Csm, deforma le parole del Colle. Grida al messaggio tv di Natalia Lombardoinviata a Napoli LA VERA "emergenza" in Italia sarebbero le intercettazioni, gli "interventi violenti" sulla "privacy dei cittadini" che mettono zizzania nelle "famiglie italiane", ovvero la vita privata e gli affari di Silvio Berlusconi e del circo mediatico politico
Latorre: Il dialogo era una pantomima sul nulla (
da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Berlusconi ripropone il decreto sulle intercettazioni... "La discussione sul decreto o sul disegno di legge l'avevamo già fatta nella scorsa legislatura. Insieme, anche con Berlusconi, si convenne sulla opportunità di adottare il disegno di legge. Occorre un provvedimento che preveda l'uso dell'intercettazione come strumento d'indagine, ma ne impedisca l'uso per violare la privacy,
Il pericolo dell'autogol (
da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: con il decreto anti intercettazioni. La maggioranza che il Paese gli ha dato alle elezioni lo ha reso più aggressivo. Al punto che ha intenzione di utilizzare i media nel suo solito modo, e ha già deciso che andrà a parlare agli italiani attraverso "Matrix". Farà la vittima per eccellenza: vittima delle intercettazioni, della magistratura,
Totò, Peppino e Berlusconi (
da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Le intercettazioni telefoniche che abbiamo avuto modo di leggere o anche ascoltare in viva voce negli ultimi mesi rappresentano in questo senso una sorta di capolavoro del genere. Dove c'è modo di percepire la sostanza del servilismo in ogni sua sfumatura umana, umanissima.
Malgrado tutto andiamo uniti (
da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: per una serie lunghissima di gravi reati, la possibilità di fare intercettazioni, cioè uno strumento essenziale per scoprire quegli stessi reati. E impedisce ai giornalisti di rendere conto delle poche intercettazioni legali residue. Non solo di pubblicarle, si badi, ma perfino di farne cenno. Pena alcuni anni di galera.
C'è un legame evidente che unisce rifiuti e pallone, la
monnezza e calciopoli: è il filo del telefono anzi delle intercettazioni di cui
si torna tanto a parlare ( da "Unita, L'"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Stai consultando l'edizione del C'è un legame evidente che unisce rifiuti e pallone, la monnezza e calciopoli: è il filo del telefono anzi delle intercettazioni di cui si torna tanto a parlare.
Rifiuti e pallone: colpa delle intercettazioni (
da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: colpa delle intercettazioni Oliviero Beha Nella tempesta delle ultime intercettazioni Berlusconi-Saccà ("magnaccia" o "benefattore" cambia poco...) forse non sarebbero necessarie istruzioni per l'uso di questa nota nell'ambito della "voce" resistenziale di "arrestateci tutti": ricordiamoci comunque che se fosse già in vigore la legge Mastella di un anno fa (
Sulle intercettazioni due settimane fa aveva approvato il
disegno di legge non rilevando motivi di necessità e urgenza (
da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Stai consultando l'edizione del Sulle intercettazioni due settimane fa aveva approvato il disegno di legge non rilevando motivi di necessità e urgenza.
Colle in campo per scongiurare lo scontro istituzionale (
da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: urgenza che diano la possibilità di ricorrere ad un decreto legge per regolamentare le intercettazioni anche se solo un paio di settimane fa il Consiglio dei ministri ha licenziato all'unanimità un disegno di legge in materia che ora è già incardinato in Parlamento. La soluzione del decreto, che comunque dovrà passare alla firma del Colle, a Giorgio Napolitano non è mai piaciuta.
Nessun baratto tra bloccaprocessi e lodo-Alfano L'alt del
leader Pd. Intercettazioni, Di Pietro: capisco il premier, gli italiani non
devono sapere ( da "Unita, L'"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Intercettazioni, Di Pietro: capisco il premier, gli italiani non devono sapere... / Roma L'IPOTESI di un decreto legge sulle intercettazioni manda su tutte le furie l'intera opposizione, già sulle barricate per la norma "blocca processi" contenuta nel de- creto sicurezza.
Arresto dei nomadi piegato ad altri fini Verona, liberi 4
degli 8 fermati. Il gip: lese regole costituzionali (
da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: evidenziate dalle intercettazioni della polizia. Per il Gip si tratterebbe solo di "mere espressioni linguistiche rudi e volgari", di imprecazioni, alle quali non si può dire, stando ai risultati delle indagini, se seguissero "condotte corrispondenti". Plaude al provvedimento il difensore dei nomadi, avvocato Luciano Bason per il quale "c'
Porto, verso il "fine indagine" e su batini i
dubbi dei giudici - massimo calandri marco preve (
da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: quello cristallizzato dalle tante telefonate intercettate tra Novi e Batini. Dalle quali emerge chiaramente un'alleanza tra i due grandi vecchi delle banchine, così distanti per convinzioni politiche e appartenenza sociale, ma così vicini per questioni contingenti. Comunque vada, Batini (che è stato denunciato per occupazione abusiva di suolo demaniale per i capannoni di viale Africa,
I collegamenti della 'ndrangheta in lucchesia (
da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Stando alle intercettazioni raccolte dalla polizia, nel 2006 Anania e Ladini furono protagonisti di una grossa trattativa, poi sfumata, per importare un ingente quantitativo di droga dalla Spagna. Trattativa nella quale Anania sembrava disponibile a investire ingenti capitali.
Il re mida del calcio mercato che non conosce la diplomazia (
da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: conosce la diplomazia Dalle telefonate intercettate al brindisi per l'eliminazione dalla Coppa Uefa Grazie a lui in viale del Fante tanti affari d'oro Da Amauri ai rosanero mondiali Due cose si possono dire senza timore di sbagliare dell'esperienza palermitana di Rino Foschi: la prima è che l'ormai ex direttore sportivo rosanero è un profondo conoscitore delle vicende calcistiche.
"sui giornali qualunquismo pecoreccio" (
da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Sui giornali qualunquismo pecoreccio" ROMA - Non tutte le intercettazioni che i giornali pubblicano hanno un interesse reale. E capita che la stampa - accusa il presidente della Rai Petruccioli - sguazzi in un "qualunquismo pecoreccio". Eppure proprio le intercettazioni sono state al centro della riunione del consiglio di ieri, a Viale Mazzini.
"quelle telefonate stanno per uscire" alla camera
l'incubo grande fratello - carmelo lopapa (
da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: clima insopportabile E la Carfagna presenta una legge anti lucciole CARMELO LOPAPA ROMA - "Ci sono, ci sono, quelle intercettazioni private. Eccome se ci sono. E dentro c'è di tutto e di più. Tutta roba privata, s'intende. Questa è l'unica cosa certa. Le ha in mano un magistrato. Bisognerà solo capire come verranno fuori. E quando. Presto, temiamo, lo useranno come colpo finale.
Politici, attrici e palinsesti: ecco le intercettazioni (
da "Corriere.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: ECCO LE INTERCETTAZIONI Politici, attrici e palinsesti I colloqui Saccà: a Silvio è meglio dire tutto perché lui spesso lo sa già Accordi politici per il controllo della Rai attraverso le nomine, raccomandazioni, fiction gradite ai potenti. Si conferma vorticoso il giro di contatti di Agostino Saccà, l'allora direttore di Raifiction.
"Nessuno detta la linea al Colle" Tensione tra
Quirinale e Cavaliere ( da "Repubblica.it"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: queste presunte intercettazioni, gli attacchi del Csm. Tutti questi elementi fanno capire che c'è una manovra in corso. Da bloccare adesso. Adesso". Per questo è pronto ad affrontare con Napolitano un altro braccio di ferro sulle intercettazioni. E poi ha dato il via libera all'affondo contro Palazzo dei Marescialli.
"Le telefonate stanno per uscire" Alla Camera
incubo Grande Fratello ( da "Repubblica.it"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: ROMA - "Ci sono, ci sono, quelle intercettazioni private. Eccome se ci sono. E dentro c'è di tutto e di più. Tutta roba privata, s'intende. Questa è l'unica cosa certa. Le ha in mano un magistrato. Bisognerà solo capire come verranno fuori. E quando. Presto, temiamo, lo useranno come colpo finale.
Metamorfosi della democrazia (
da "Repubblica.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: trasformerà in provvedimento con forza di legge il divieto di intercettazioni (il capo dello Stato ne ha già escluso l'urgenza), Berlusconi pare già pronto alla mischia. Presenza solitaria nella debolezza dei poteri dello Stato, Napolitano è destinato presto a diventare il punto di attrito e di resistenza alle pressioni del premier nella costruzione della Terza Repubblica,
Napolitano <frena> i giudici (
da "Sole 24 Ore Online, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: del Csm Un decreto sulle intercettazioni Una cartella, 30 righe. Solo alla ventitreesima, la frase più attesa dal premier Silvio Berlusconi: "In questo quadro, non può esservi dubbio o equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità di cui, com'è noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre istituzioni"
Biùtiful cauntri diventa libro e dvd (
da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazioni telefoniche che svelano la violenza e il cinismo degli eco-criminali. Il film cerca di raccontarli partendo da Acerra, Qualiano, Giugliano, Villaricca, comuni a venticinque chilometri da Napoli, e di far capire meglio cosa sta succedendo in Campania, smascherando il mal costume italiano e lanciando un grido di allarme verso una nazione che sembra assopita di fronte
Piano contro lo spopolamento (
da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: impresa agricola intercetta le attività non necessariamente rientranti nell'ambiente rurale (fruizione di risorse ambientali, paesaggistiche, culturali e alimentari). Infine l'allargamento che vede l'impresa agricola ampliare il catalogo dei prodotti e servizi per tema (percorsi enogastronomici, strade del vino), tipologia (B&B,
Il Capo dello Stato: il Csm non è giudice di
costituzionalità ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Il premier Silvio Berlusconi annuncia un decreto sulle intercettazioni. u pagina 14 con Il Punto di Stefano Folli Camorra: 32 arresti nel clan dei casalesi Un'operazione contro il clan dei casalesi ha portato ieri a 32 ordinanze di custodia cautelare nelle province di Caserta, Roma, Modena, Arezzo e Firenze.
Le forbici di Calderoli (
da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Federico Fabretti Direttore centrale Relazioni con i media Ferrovie dello Stato Intercettazioni... Ho letto delle intercettazioni Berlusconi-Saccà e dello scambio d'insulti fra Di Pietro e Berlusconi. Ho letto delle polemiche su intercettazioni e privacy, delle lamentele sui toni da osteria e degli autorevoli inviti alla calma.
Il passo distensivo di Napolitano, la trincea di Berlusconi (
da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Sta di fatto che Berlusconi ha messo in cantiere un decreto sulle intercettazioni telefoniche a cui occorrerà trovare una corsia in Parlamento. E ha sottolineato una volta di più che la giustizia in Italia "è un'emergenza" di cui andrà a parlare in tv (a Matrix). Come si vede, i problemi sono lungi dall'essere risolti.
Un decreto sulle intercettazioni (
da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Un decreto sulle intercettazioni" Luca Ostellino ROMA "Sulla giustizia siamo in una situazione di emergenza, di vera emergenza". Silvio Berlusconi torna a rilanciare sulla necessità di intervenire e correggere le "anomalie e le distorsioni" del sistema giudiziario italiano, indicando nelle intercettazioni telefoniche e nel loro uso un grave pericolo "
E' scontro su Csm e intercettazioni (
da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: E in tv spiegherò tutto E' scontro su Csm e intercettazioni Napolitano, paletti alle toghe. Berlusconi: accolta nostra richiesta. La replica: non è vero ROMA - Napolitano scrive al Csm che aveva criticato il decreto "salvaprocessi". Il capo dello Stato: non gli spetta il vaglio di costituzionalità.
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano -
data: 2008-07-02 num: - pag: 2 La Nota di M... (
da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: sulla norma che vieta la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche: l'argomento che Berlusconi vuole affrontare domani in tv. Per di più, il Cavaliere ipotizza un decreto da fare entrare in vigore subito: ipotesi che per il Pd è una provocazione, ma porta acqua al mulino di Di Pietro, secondo il quale il Cavaliere ha fretta perché conosce il contenuto di alcune telefonate.
Berlusconi: un decreto sulle intercettazioni E in tv
spiegherò tutto ( da "Corriere della Sera"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: è bisogno dello strumento del decreto legge per il provvedimento sulle intercettazioni ". La norma è già al vaglio delle Camere, è stata licenziata dal governo nei giorni scorsi, ma non è ancora vigente (prevede multe per i giornali e restrizioni alla pubblicazione delle intercettazioni): con il decreto sarebbe immediatamente operativa.
Il Quirinale in trincea e lo stop a Silvio (
da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: di voler procedere sulla delicata materia delle intercettazioni con un decreto- legge e non con il più lungo percorso del disegno di legge. "Ci sono i termini di necessità e urgenza", ha spiegato Berlusconi. Una promessa che contraddice quanto fissato di recente dal suo stesso Consiglio dei ministri e, soprattutto, quanto detto da Napolitano proprio a questo riguardo.
Il manager intercettato (
da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: BREVI Il manager intercettato L'8 luglio il Gup di Napoli si pronuncia sulla richiesta di rinvio a giudizio per corruzione di Agostino Saccà (foto). Secondo l'accusa Saccà avrebbe favorito le attrici "raccomandate" per la partecipazione a fiction tv in cambio della promessa di un sostegno alle sue future attività private.
Vacanze in classe per chi vuol fare carriera (
da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: la scuola estiva riservata ai migliori laureati d'Italia che si terrà in settembre. è un'iniziativa "attraverso cui intendiamo intercettare i giovani talenti che potenzialmente possono far parte della futura classe dirigente – spiega Bergami – e avviare con loro un percorso di lungo periodo".
L'imbarazzo del Pd E Veltroni ai suoi <Non ci
voleva...> ( da "Corriere della Sera"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: aperto un nuovo fronte sul provvedimento delle intercettazioni che vorrebbe tramutare in decreto. Ecco perché "non ci voleva" la scelta di Napolitano. E dietro alcuni commenti di circostanza, nel Pd risalta l'imbarazzo. Lo si intravvede nell'espressione da prima Repubblica adottata da Pierluigi Castagnetti come espediente per non esprimersi: "La lettera del capo dello Stato non l'
Politici, attrici e palinsesti Ecco le intercettazioni (
da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: attrici e palinsesti Ecco le intercettazioni Accordi politici per il controllo della Rai attraverso le nomine, raccomandazioni, fiction gradite ai potenti. Si conferma vorticoso il giro di contatti di Agostino Saccà, l'allora direttore di Raifiction. Va dal "presidente" Silvio Berlusconi, ai parlamentari dell'opposizione e passa attraverso imprenditori e gran commis di Stato.
Curzi: qui tutti fuggono dalle responsabilità E vince la
logica del <tengo famiglia> (
da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: ha detto finanche il premier (e non nelle telefonate intercettate): il servizio pubblico dovrebbe essere altro dalla tv commerciale. Forse il premier lo ha detto nella certezza che nessuno gli avrebbe sottoposto il costo del tradurre le parole in fatti. Io avrei una idea forse diversa da quella del premier su cosa significhi servizio pubblico.
Bimbi costretti a rubare il gip scarcera i nomadi:
<Fermati per altri fini> ( da "Corriere della Sera"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: che ha incastrato gli zingari dell'Est con pedinamenti e intercettazioni. Ma torniamo alla sentenza del giudice Piziali, che non ha convalidato i fermi. Le sue parole sono dure: "L'assoluta assenza di un reale e concreto pericolo di fuga fa emergere come il delicato istituto del fermo sia stato piegato ad altri fini.
Il prete accusatore: <Ho visto don Ruggero baciare un
bambino> ( da "Corriere della Sera"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: In un'intercettazione del 23 marzo scorso, giorno di Pasqua, il sacerdote invita il ragazzo a casa: "Se vieni da me ti dò i soldi per la benzina del motorino". Ieri don Ruggero Conti, nominato garante per le Politiche per le periferie e la famiglia durante la campagna elettorale del candidato sindaco Gianni Alemanno,
Architex: le nuove soluzioni del tessile (
da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Architex è stato progettato intercettando un'evoluzione della domanda e dell'offerta e il risultato è un luogo dove il mondo dell'architettura e del design incontra quel settore produttivo che vede nei tessili innovativi una grande opportunità: contribuire a un nuovo modo di costruire e progettare.
<La giustizia è la vera emergenza Domani in tv spiegherò
la verità> ( da "Giornale.it, Il"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: sulle intercettazioni. Secondo il premier, infatti, si è ormai superata la soglia di tolleranza. Al punto da ipotizzare la via del decreto legge per mettere fine alla pubblicazione sui giornali delle intercettazioni telefoniche. E tanto Berlusconi è deciso a proseguire la sua strada che conferma l'intenzione di andare in televisione per "
Caso Saccà, per il presidente Rai il dirigente resta
<incompatibile> ( da "Giornale.it, Il"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: indagato dalla Procura di Napoli che ne ha intercettato le conversazioni con il premier Berlusconi, è stata tuttavia al centro del consiglio di amministrazione della Rai svoltosi ieri. Nessuna decisione è stata presa anche perché il direttore generale di Viale Mazzini, Claudio Cappon, non ha formulato nessuna proposta, in attesa delle indicazioni del Comitato etico della tv di Stato.
Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali ( da "Giornale.it, Il"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
La Sapienza e il rito dell'intolleranza (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
L'autunno caldo di Walter. Dì la tua (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le
liti sul governo ( da "Giornale.it, Il"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
Così le tecnologie ci cambiano la vita Dì la tua (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
Quelle 40 righe per fermare il conflitto (
da "Corriere.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: di voler procedere sulla delicata materia delle intercettazioni con un decreto- legge e non con il più lungo percorso del disegno di legge. "Ci sono i termini di necessità e urgenza", ha spiegato Berlusconi. Una promessa che contraddice quanto fissato di recente dal suo stesso Consiglio dei ministri e, soprattutto, quanto detto da Napolitano proprio a questo riguardo.
Saccà torna al suo posto, lite nel Cda Rai (
da "Corriere.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: accompagnata da 4 volumi di intercettazioni sbobinate dall'auditing. E che potrebbero appesantire la posizione di Saccà. Perciò il dg Cappon, che ieri non ha presentato alcuna proposta sulle sorti dell'alto dirigente, sarebbe pronto ad aprire un secondo fascicolo di contestazioni e giungere poi ad un provvedimento disciplinare.
Il Cavaliere sta vincendo L'obiettivo finale è piegare i
magistrati ( da "Corriere.it"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: sulla norma che vieta la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche: l'argomento che Berlusconi vuole affrontare domani in tv. Per di più, il Cavaliere ipotizza un decreto da fare entrare in vigore subito: ipotesi che per il Pd è una provocazione, ma porta acqua al mulino di Di Pietro, secondo il quale il Cavaliere ha fretta perché conosce il contenuto di alcune telefonate.
Giustizia, l'imbarazzo del Pd E Veltroni ai suoi <Non ci
voleva...> ( da "Corriere.it"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: aperto un nuovo fronte sul provvedimento delle intercettazioni che vorrebbe tramutare in decreto. Ecco perché "non ci voleva" la scelta di Napolitano. E dietro alcuni commenti di circostanza, nel Pd risalta l'imbarazzo. Lo si intravvede nell'espressione da prima Repubblica adottata da Pierluigi Castagnetti come espediente per non esprimersi: "La lettera del capo dello Stato non l'
Il premier: "Intercettazioni, sì al decreto" Il
Csm aggira il Quirinale: bocciata la (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: 156 del 2008-07-02 pagina 0 Il premier: "Intercettazioni, sì al decreto" Il Csm aggira il Quirinale: bocciata la norma di Redazione Berlusconi: "Viviamo una situazione di emergenza". Napolitano scrive a Mancino: "Il Csm non è giudice costituzionale". Ma il Csm boccia la blocca-processi: "Provvedimento irrazionale".
Intercettazioni, Alfano: "Requisiti per il
decreto" ( da "Giornale.it, Il"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: tra il ricorso allo strumento intercettativo per le indagini e la necessità di tutelare la privacy dei cittadini, specie quelli "intercettati ma estranei ai procedimenti penali". Il Pd contrario "La questione delle intercettazioni è troppo seria perché, a causa della fretta di qualcuno, si possa affrontare in modo superficiale".
Roma, 16:04 - INTERCETTAZIONI: ALFANO, PALESI REQUISITI
VALUTIAMO DL ( da "Repubblica.it"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract:
Caso Rai, Saccà ricorre al Garante (
da "Corriere.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Intercettazioni, Saccà ricorre al Garante Esposto all'Autorità per la privacy: "Coinvolti politici e molti cittadini che parlavano al telefono liberamente" ROMA - Agostino Saccà, che giovedì torna al suo posto negli uffici di RaiFiction, ha presentato un esposto all'Autorità garante per la privacy contro l'utilizzo che la Rai sta facendo delle intercettazioni telefoniche messe
Ok di Napolitano al <lodo Alfano> (
da "Corriere.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: INTERCETTAZIONI - L'altro tema che sta infiammando il dibattito politico di questi giorni riguarda le intercettazioni telefoniche. A tal proposito, il Guardasigilli Angelino Alfano conferma - come anticipato da Berlusconi - che il governo sta valutando l'ipotesi di un decreto.
Otto decreti, anzi nove E' maxi ingorgo parlamentare (
da "Repubblica.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: premier e governo decidono di far diventare decreto il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche approvato dal Consiglio dei ministri il 13 giugno. Una data, quella, in cui ancora Berlusconi non era consapevole che ci sono 280 ore di conversazioni telefoniche a contenuto molto privato e altrettanto piccante che lo riguardano e che potrebbero diventare pubbliche dal 9 luglio,
Roma, 20:31 -INTERCETTAZIONI: FRANCESCHINI, VOGLIONO
VIETARLE DIREMO NO ( da "Repubblica.it"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract:
Roma, 19:54 - INTERCETTAZIONI: VELTRONI, PROBLEMA RIGUARDA
UNO SOLO ( da "Repubblica.it"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract:
Immigrati, in Spagna Zapatero chiude la porta ai
ricongiungimenti ( da "Giornale.it, Il"
del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazione elettronica spagnolo si è dotato lunedì del primo aereo da ricognizione (un Cn-235) che si aggiungerà ai 37 elicotteri e a tutti i mezzi marittimi e terrestri che la Spagna impiega da tempo nella lotta ai clandestini. L'aereo, al quale seguirà presto un secondo esemplare, pattuglierà il triangolo di mare compreso tra le isole di Capo Verde e le coste del Senegal
( da "Corriere delle Alpi" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Bim
rispolvera i "tesori" sommersi nel 1966 Sarà riattivata la centrale
della Valmontina, pronto il recupero dei bagni di Gogna L'ASSEMBLEA DEI SOCI
BILANCIO IN ATTIVO CRISTIAN ARBOIT BELLUNO. I soldi, una volta tanto, ci sono.
I progetti pure. E' così che ieri l'assemblea del Bim Piave ha
"liberato" 650 mila euro, l'avanzo di amministrazione del 2007. Di
questi 240 mila euro saranno investiti nella valorizzazione turistica della
risorsa acqua, a cominciare dal recupero dei "Bagni di Gogna",
località nota prima dell'alluvione del 1966 per le sue acque terapeutiche. Sono
stati acquisiti inoltre dall'Enel gli immobili e le condutture dell'ex centrale
della Valmontina. In tempi di vacche magre, è uno dei pochi che può vantare dei
conti in attivo. Il Bim Piave ha chiuso l'anno finanziario con un avanzo di
amministrazione di 650 mila euro, somma che l'assemblea ha subito investito in
interventi sul territorio. Tutti alle terme. Si comincia dalla valorizzazione
turistica dell'acqua, risorsa ormai elevata a simbolo della provincia tanto
quanto le Dolomiti. Per farlo, l'assemblea dei soci ha stanziato 240 mila euro.
Si comincerà dai Bagni di Gogna nel Centro Cadore, località rinomata - prima
che l'alluvione del 1966 ne cambiasse i connotati - per le sue acque
terapeutiche. "Recuperemo il sito", afferma il presidente del Bim
Giovanni Piccoli, che annuncia operazioni analoghe anche in alcune zone umide
della Sinistra Piave, alle terme di Calalzo e nelle fontane del Feltrino. Non
mancherà il ripristino di una vena - probabilmente di acque sulfuree - a Valle
di Cadore. Progetti turistici a parte i restanti 410 mila euro dell'avanzo di
amministrazione sono stati dirottati sui diversi fondi istituiti nel corso
degli anni dal consorzio. Su tutto, il capitolo dedicato ai comuni. I conti in
tasca. Il Bim Piave vanta un giro d'affari effettivo attorno ai nove milioni di
euro. Cinque milioni, invece, è la somma incamerata annualmente con i
sovraccanoni idrici. "Questo significa che i restanti quattro sono stati
recuperati attraverso l'attività del Bim. Siamo riusciti a
intercettare molti finanziamenti", sottolinea Piccoli. La Valmontina.
L'assemblea di ieri ha autorizzato il consiglio direttivo ad acquistare gli
immobili e le condutture della centrale in Valmontina nelle vicinanze di
Macchietto. Il progetto di recupero dell'impianto - ormai nascosto dai detriti
- è rimasto in un cassetto per interi decenni. "L'obiettivo",
dice Piccoli, "è quello di ripristinare la centrale e produrre
energia". La nuova filosofia. Parlando della Valmontina Piccoli ha introdotto
la nuova filosofia che da qui ai prossimi anni ispirerà il consorzio. "Gli
introiti delle centrali che saranno realizzate sul territorio saranno
utilizzati anche per aiutare le famiglie e le piccole medie industrie. Sarà
istituito un capitolo apposito". Piccoli porta l'esempio del finanziamento
che il Bim dà ogni anno alle scuole materne non statali: "Vogliamo
contribuire all'abbattimento dei costi nei servizi, dal trasporto scolastico
all'assistenza agli anziani". Durante l'assemblea si è anche fatto il
punto sullo stato di attuazione dei rapporti con l'Enel.
( da "Corriere delle Alpi" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Nei 16
Comuni della Conca sarà attuato per studiare i servizi a domicilio da attivare
in loro aiuto Anziani, via al monitoraggio Sotto osservazione gli over 75 col
progetto del Comitato GIANNI SANTOMASO AGORDO. Prende il via il progetto
"Monitoraggio grandi anziani" destinato agli over 75 dell'intero
territorio agordino. A proporre l'utile iniziativa, i 16 Comuni della zona in
collaborazione con il Servizio sociale professionale area anziani del Distretto
di Agordo e la Cooperativa Sociale "Le Valli" di Longarone.
Obiettivo: servizi a domicilio per chi ha bisogno. "Lo scopo" fa
infatti sapere il Comitato dei sindaci "è quello di consentire la
permanenza a domicilio in sicurezza a persone che, per l'età avanzata e la
salute, l'assenza o la fragilità della famiglia, vivono in una condizione di
potenziale rischio e anche di bisogno". Il progetto con la coop presieduta
da Pasquale Costigliola si prefigge l'obiettivo di andare a pieno regime entro
il 2010. Per ora, infatti, partiranno i Comuni di Selva di Cadore, Colle Santa
Lucia, Cencenighe e La Valle, mentre gli altri entreranno in gioco soltanto in
una seconda fase. Il "Monitoraggio grandi anziani" interessa le
persone che hanno raggiunto i 75 anni di età, che vivono sole o in coppia con
un altro soggetto anziano, che si trovano in condizioni di bisogno o rischio e
che non beneficiano della vicinanza di familiari residenti che possano
garantire loro gli interventi assistenziali necessari. Si registra quindi
l'attenzione da parte degli amministratori locali e dei servizi sociali nei
confronti di una componente della collettività che va via via assumendo
dimensioni sempre maggiori grazie all'aumento della durata della vita. Una
situazione senz'altro positiva che, però, deve essere sostenuta da interventi tesi
a garantire agli anziani dignità e assistenza. Su questa strada, dunque, si
sono mossi i Comuni dell'Agordino. La partenza prevede una stretta
collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti fra i quali le anagrafi comunali
avranno il compito di aggiornare annualmente l'elenco di coloro che potrebbero
essere coinvolti. "I Servizi distrettuali e i medici di base effettueranno
una valutazione sul bisogno assistenziale delle persone presenti in questi
elenchi" spiegano i sindaci in un comunicato "e concorderanno con il
Servizio sociale professionale area anziani i nominativi da contattare per una
visita domiciliare di approfondimento. Toccherà ai Comuni, poi, inviare una
lettera a tutti gli interessati comunicando la data della visita che verrà
effettuata da un assistente sociale". A quel punto, se verranno ravvisate
situazioni di bisogno e se i soggetti in causa saranno d'accordo, si provvederà
ad attivare il servizio di assistenza domiciliare per assicurare interventi di
cura alla persona e di aiuto domestico o per mettere a disposizione altre
risorse e opportunità offerte dal territorio. Negli altri
casi ci sarà comunque la possibilità di programmare visite domiciliari,
effettuate con cadenza da mensile a semestrale, da parte degli operatori del
servizio stesso, al fine di intercettare tempestivamente le modifiche di
bisogno e proporre le soluzioni più opportune.
( da "Corriere delle Alpi" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Le
istruzioni impartite col telefonino, razzie nella case di tutto il Nord VERONA
Hanno dagli 8 ai 12 anni VERONA. Otto nomadi rom di nazionalità croata (sette
adulti e un minore) sono stati arrestati dalla Squadra Mobile della Questura di
Verona con l'accusa di aver obbligato, con minacce anche di violenza sessuale,
i figli (5 bambine e un bambino dagli 8 ai 12 anni) a compiere centinaia di
furti in abitazioni nel Nord Italia. L'indagine, avviata nello scorso gennaio,
è stata coordinata dalla Procura di Verona e da quella dei minori di Venezia.
Gli arresti sono scattati in Liguria (dove un gruppo di rom stava per
attraversare il confine, diretto in Francia e in Spagna) e in Veneto, dove si
trovava un altro gruppo di nomadi. Con la refurtiva e i soldi rubati nelle
abitazioni, gli indagati avrebbero acquistato due appartamenti. I reati
ipotizzati sono associazione per delinquere finalizzata a compiere furti
mediante lo sfruttamento di minori, maltrattamento e abbandono di minori.
Secondo l'accusa, i furti sono stati compiuti in Veneto, Friuli-Venezia Giulia,
Emilia Romagna, Trentino-Alto Adige e Lombardia. I nomadi rom si accampavano
nei pressi di centri abitati e poi si dava il via alle razzie nelle case,
facendo operare i bambini (in quanto non punibili) e indicando loro, per
telefono, come agire. Il Tribunale dei minori di Venezia ha tolto alle famiglie
l'affidamento di sei bambini che sono stati accompagnati in case famiglia, in
attesa di dichiarare decaduta la potestà genitoriale. "L'operazione - ha
detto il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano - conferma quanto sia
necessaria la puntuale identificazione di soggetti di età inferiore ai 14 anni.
L'obiettivo - ha aggiunto - non è quello di introdurre discriminazioni etniche,
bensì di difendere i beni primari di chi risiede in Italia, e al tempo stesso
di tutelare proprio quei minori coinvolti coattivamente, anche con violenze
sessuali, nella consumazione di gravi reati". per il questore di Verona,
Vincenzo Stingoneg, l'obittivo dell'operazione era quello di "tutelare i
cittadini e i soggetti più deboli, come i bambini". "Quella che
abbiamo scoperto - ha detto Stingone - è un'associazione criminale su vasta
scala che agiva non solo ai danni dei cittadini di tutto il Nord Italia con
centinaia di furti, ma anche contro decine di bambini, educati all'illegalità e
alla violenza fin dalla prima infanzia, proprio l'opposto di cui hanno bisogno
a quell'età". "Abbiamo portato alla luce - ha aggiunto Stingone - un
fenomeno inquietante e preoccupante, un vero e proprio flagello contro
cittadini e bambini che stavano per essere mandati a rubare in mezza Europa, a
cominciare da Francia e Spagna". "Non posso, infine, non esprimere
apprezzamento per il lavoro svolto dagli investigatori - ha concluso Stingone -
che, oltre all'attività di routine per garantire sicurezza ai cittadini, con
questa indagine hanno scandagliato e inciso profondamente in un ambiente
difficile, nel quale l'omertà è purtroppo la regola". Le
direttive per i colpi venivano impartite tramite telefoni cellulari e proprio
grazie alle intercettazioni dei cellulari di alcune bambine si è risaliti alla
banda di adulti che manovrava tutto. Dopo i furti e le razzie, i bambini
tornavano ai camper accampati alle porte della città e presto la carovana si
spostava verso altri centri dove continuava l'attività illecita.
( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
All'assemblea
dell'Anm niente toni da guerra di religione, molte cifre e allarmi sulla
libertà di stampa "Sulle intercettazioni
numeri-bufala" a Milano il pm smonta il teorema di Silvio DAVIDE CARLUCCI
MILANO - Niente toni da guerra di religione, niente barricate. Le critiche nei
confronti dei nuovi provvedimenti del governo in materia di giustizia i magistrati
di Milano, ieri in assemblea, le fanno con argomenti tecnici e dati alla mano.
Sul piano dell'inefficacia più che del danno. Cercando, soprattutto, di
smontare una bufala. "Sul tema delle intercettazioni - dice il procuratore
aggiunto Armando Spataro - alcuni esponenti del governo hanno dato i numeri e
non solo in senso letterale". Non è affatto vero che in Italia se ne fanno
molte di più che negli altri paesi: "Nel 2005 il New York Times denunciò
che milioni di cittadini statunitensi erano intercettati". Luca Poniz,
presidente della sezione milanese dell'Associazione nazionale magistrati, parla
di "diffidenza" nei confronti della categoria. E snocciola dati: nel
2007 i fascicoli nei quali si sono messi i telefoni sotto controllo sono stati
6136 su oltre 200mila, 3475 su 100mila nei primi mesi del 2008. Una media del 3
per cento: ecco l'abuso. Limitarne l'uso significa solo affossare le inchieste.
Semmai serve, suggerisce Spataro, una "disciplina centrale" che
contenga il business che ruota intorno alle intercettazioni, fatto di società
di telefonia che "fanno pagare cifre esorbitanti" e di ufficiali di
polizia giudiziaria che lasciano il servizio per entrare nelle aziende
convenzionate con i tribunali. Se si vuol tutelare la privacy non lo si fa
certo limitando temporalmente l'utilizzo delle intercettazioni o vietando di
pubblicare gli atti di indagine preliminare. Questi provvedimenti, accusa
Sparato, sono "una pietra tombale sulla libertà di stampa: i cittadini
hanno il diritto di conoscere i fatti". E l'emendamento "sospendi
processi"? Semplicemente, non serve a nulla. "Noi abbiamo già dei
criteri che ci consentono di dare priorità ai procedimenti più
importanti", spiega Oscar Magi, giudice per il caso Abu Omar e nel
processo Ariosto. Il magistrato cita due recenti circolari - una del presidente
della Corte d'Appello Giuseppe Grechi, l'altra del presidente del tribunale
Livia Pomodoro - che invitano a dare una corsia preferenziale ai fascicoli di
grave allarme sociale, con detenuti o parti civili costituite e rischi
rilevanti. "Leggendo il disegno di legge non sembrerebbe, ma noi ci
occupiamo già dei reati più preoccupanti. Con il nuovo testo, invece, i
processi da sospendere saranno davvero pochi. Interromperne uno già avviato,
magari vicino alla conclusione, sarà una palese assurdità, una perdita di tempo
indicibile e un notevole sovraccarico di lavoro per le cancellerie". E
meglio non sollevare la questione della costituzionalità, si rischia di
aggiungere ritardi a ritardi: "Una dichiarazione di incostituzionalità -
fa notare il sostituto procuratore generale Gianluigi Fontana - travolgerebbe
anche la sospensione dei termini di prescrizione" previsti dal disegno di
legge. In altre parole: molti imputati vicini alla condanna la farebbero
franca. I magistrati in aula sono un centinaio. Qualcuno è venuto per puro
spirito di solidarietà come una signora milanese che, dice, "sostiene i
magistrati dal 1992". C'è persino qualche avvocato. Ad assemblea chiusa
Luigi Vanni si avvicina per far notare la norma "salvapreti":
"L'avete letta questa? Se un sacerdote è indagato il pm deve informare
l'ordinario diocesano... assurdo!". Studieremo anche questa norma,
promettono i dirigenti dell'Anm. Una critica alla volta.
( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina
XV - Torino La partita infrastrutture locali Le grandi infrastrutture sono
fondamentali per la competitività del territorio, ma le realizzazioni più
"periferiche", le cosiddette opere minori, piccoli e medi interventi
per classi d'importo diffusi al servizio dei centri urbani e produttivi della
regione, non sono meno determinanti perché costituiscono un'opportunità per
decongestionare e riorganizzare l'intera area essendo complementari agli
interventi cardini. Nel 2007, al netto dell'autostrada Asti-Cuneo,
rappresentavano un valore inferiore ai 50 milioni e il maggior numero di gare
si posizionava nella fascia fino a 6,2 milioni. Nel 2008 hanno subito una
pesante riduzione rispetto agli anni scorsi: cosa fare per contrastare e
sbloccare una tendenza alla stagnazione che si sta confermando anche in questi
primi sei mesi? Due sembrano essere le strategie vincenti: l'innovazione di
prodotto e, oltre la lentezza della burocrazia e la temuta politica creditizia
restrittiva del credito, il maggior ricorso al project financing. Nel primo caso urge lo sviluppo di nuova capacità da parte del
comparto ad intercettare la richiesta per il miglioramento dell'efficienza
energetica degli edifici, la cui futura certificazione in tal senso
rivoluzionerà il mercato. Fondamentale per favorire l'insediamento di imprese
estere specializzate e accompagnare il processo di rinnovamento è il supporto
della nostra regione, quella che investe di più in Europa nel settore
delle energie rinnovabili, mentre emblematico è già l'insediamento a
Borgofranco di Ivrea del primo produttore italiano di silicio. Esempi
applicativi delle nuove tecnologie sono le foglie a celle solari realizzate con
materiali organici che offrono anche una nuova opportunità, quella di coniugare
tecnologia, architettura e ingegneria con un design innovativo, superando
l'inadeguatezza estetica degli impianti attuali. Né è da trascurare la
vocazione a connotarci come polo del vettore-idrogeno: l'impianto di Porto
Marghera dimostra che necessità fa virtù: sorto sui rifiuti, li trasforma in
fotoni per non inquinare la laguna di Venezia, città con l'obiettivo di posizionarsi
a emissioni zero. Sull'effetto leva della finanza di progetto, occorrerebbe
ridare motivo di interesse agli aspiranti promotori per il finanziamento di
opere di pubblica utilità, ritornando alle procedure snelle e rapide della
legge 66/2002 che aveva creato un trend di sviluppo crescente sul mercato dei
lavori pubblici locali, poi frenato dal decreto legislativo 113/2007 che ha
soppresso il diritto di prelazione in favore del promotore privato. Con uno
strumento più agile ed efficiente il Piemonte avrebbe ben più delle 8 gare per
14 milioni dei primi mesi del 2008: il maggiore dinamismo del settore
accelererebbe nuove politiche per la mobilità e abitative, in particolare per
le fasce deboli, contribuirebbe ad attrarre investimenti e capitale umano dall'estero
e a rendere strutturale la crescita turistica.
( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina
IV - Palermo In manette Lo Nigro narcos di Brancacccio fuggiva a Amsterdam Il
giorno prima che i giudici di Palermo lo condannassero a 17 anni e 4 mesi per
associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di
stupefacenti, aveva abbandonato gli arresti domiciliari per darsi alla
latitanza: era il gennaio dell'anno scorso. Domenica sera, Antonio Lo Nigro, 30
anni, è stato arrestato dagli agenti della sezione Narcotici della squadra
mobile: stava per lasciare l'Italia diretto ad Amsterdam. Quando i poliziotti
in borghese lo hanno fermato all'ingresso dell'aeroporto di Catania, il
latitante ha opposto una certa resistenza, non capendo chi fossero quelle
persone e perché lo fermassero. Poi gli agenti si sono svelati, Lo Nigro ha
mostrato una carta d'identità falsa e alla fine si è arreso. La polizia cercava
Lo Nigro da tempo, con indagini coordinate da Maurizio De Lucia e Roberta
Buzzolani della Dda di Palermo. Quando - poche settimane fa - la moglie e i
figli si sono allontanati da Mondello (dove abita la famiglia), gli agenti
hanno capito che il latitante poteva essere non troppo lontano, e in modo
discreto, è cominciata un'attività di ricerca negli scali con voli verso
Amsterdam, città nota a Lo Nigro, come dimostrato dalle indagini
dell'operazione Cous Cous che l'aveva portato alla condanna in primo grado: in
quelle intercettazioni, Lo Nigro veniva chiamato "Il
bambino" per il suo aspetto giovanile: da allora, secondo gli inquirenti,
Lo Nigro è cresciuto, forse fino a diventare un capo nel traffico di droga. Suo
fratello, Cosimo, a sua volta era nel commando dei Graviano che il 15 settembre
1993 uccise a Brancaccio don Pino Puglisi e sta scontando in carcere anche un
ergastolo per le bombe del 1993. Anche il padre dei due, Pietro, è in
una cella: fu la stessa squadra mobile di Palermo ad arrestarlo ancora per
traffico internazionale di stupefacenti: con un peschereccio di sua proprietà
portava hashish dal Marocco alla Sicilia. g.i.
( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina
IV - Palermo "Cuffaro, la talpa inconsapevole" Depositate le motivazioni
della condanna a cinque anni Rivelò notizie riservate e aiutò gli imputati ma
non favorì Cosa nostra ALESSANDRA ZINITI C'è la prova che Totò Cuffaro fu
l'autore delle fughe di notizie che rivelarono prima al
boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro e poi all'imprenditore della sanità
Michele Aiello l'esistenza di intercettazioni e indagini riservatissime sul
loro conto. C'è la prova che Totò Cuffaro abbia ripetutamente mentito
continuando a negare ogni sua responsabilità. E c'è la prova che Totò Cuffaro
abbia provato ad interferire pesantemente sull'inchiesta in corso. Ma
non c'è la prova che l'ex governatore della Sicilia, costretto a dimettersi
proprio in seguito alla condanna a 5 anni, abbia con le sue condotte voluto
favorire Cosa nostra. Così i giudici della terza sezione del tribunale
presieduta da Vittorio Alcamo, spiegano la sentenza che ha giudicato l'ex
presidente della Regione condannato per rivelazione di notizie riservate e
favoreggiamento, non con l'aggravante di aver voluto aiutare tutta
l'organizzazione criminale così come chiedevano i pm Maurizio de Lucia, Michele
Prestipino e Giuseppe Pignatone, ma singoli esponenti. Ed è proprio questo il
punto sul quale, sin dai primi istanti successivi alla sentenza, si è
dibattuto. Adesso nelle 1.700 pagine di motivazioni depositate ieri dal
presidente Alcamo in cancelleria si legge l'interpretazione del collegio
composto anche dai giudici Lorenzo Chiaromonte e Salvatore Flaccovio che,
strada facendo, ha preso il posto di Claudia Rosini costretta ad abbandonare il
processo per maternità. E i giudici sostengono che, ad esempio, nel rivelare al
suo amico Mimmo Miceli l'esistenza di microspie nel salotto di Giuseppe
Guttadauro e consigliandogli di stare attento, Cuffaro voleva aiutare il suo
candidato ed evitare uno scandalo che avrebbe potuto in qualche modo
coinvolgerlo, ma non diede mandato a Miceli di comunicare la notizia al boss. I
giudici, che hanno ascoltato in camera di consiglio la bobina con
l'intercettazione della contestatissima frase "Ragione avia Totò
Cuffaro" che sarebbe stata pronunciata dalla moglie del boss al momento
del rinvenimento della microspia ritengono di aver sentito chiaramente la
parola "Totò" e una "A" ma comunque non hanno ritenuto
questa una prova. Nessun dubbio, invece, sostiene il collegio, che mandando a
chiamare Roberto Rotondo, l'ex presidente volesse avvertire Michele Aiello
dell'esistenza di un'indagine riservatissima sui marescialli Ciuro e Riolo. I
giudici, in questo caso, si fermano alla presunta fonte romana di Cuffaro
individuandola comunque in una persona estremamente vicina agli ambienti della
Procura di Palermo. Molto pesante, per il giudizio morale sul comportamento
dell'ex governatore, le pagine in cui il collegio afferma
"l'assurdità" delle tesi di Cuffaro di negare in radice ogni suo
coinvolgimento nelle fughe di notizie e quelle in cui si stigmatizzano i
tentativi di inquinare le prove a suo carico provando, ad esempio, a far
avvicinare il teste d'accusa Salvatore Aragona dall'avvocato Salvino Caputo (per
questo oggi a giudizio). Di Cuffaro i giudici hanno scandagliato ogni possibile
comportamento illegittimo valutando un quadro pesantemente indiziario, ma
mancante sempre dell'anello finale: e allora non c'è prova che, raccomandando
ad un concorso i medici Catarcia e Giannone per conto di Miceli, Cuffaro
sapesse che erano anche i candidati di Guttadauro, come non c'è prova che abbia
concordato con Guttadauro la candidatura di Miceli né che avesse interessi
personali nel centro commerciale di Brancaccio piuttosto che in quello di
Villabate. Quanto alle altre posizioni, i giudici ritenendo ampiamente provata
la responsabilità di Michele Aiello ma non credono che l'imprenditore fosse
socio di Provenzano. Per Riolo, la derubricazione del reato da concorso esterno
in favoreggiamento dipende dal fatto che il carabiniere non pensava affatto di
aiutare un mafioso ma piuttosto un frequentatore dei salotti buoni della città.
( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina
IV - Palermo Il rampollo Il rampollo del boss sorvegliato speciale dopo il ritorno
a Corleone per la scadenza dei termini di custodia cautelare "Incontra
pregiudicati e ritarda a firmare" Scatta la denuncia per il giovane Riina
Aveva detto Giustizia troppo lenta mi rivolgerò alla Corte europea GABRIELE
ISMAN Mercoledì scorso si è presentato tardi al commissariato di via Verdi per
il rituale della firma - che gli spetta 3 volte a settimana, nei giorni dispari
- ed è stato sorpreso nel bar di piazza Falcone e Borsellino in compagnia di
pregiudicati, e così è stato denunciato. La notizia in sé non sarebbe di
particolare interesse, se il denunciato non avesse un nome e, soprattutto, un
cognome come quelli di Giuseppe Salvatore Riina, 31 anni, condannato in appello
a 8 anni e 10 mesi e uscito dal carcere di Sulmona lo scorso 28 febbraio per
scadenza dei termini. Da allora era tornato nella sua Corleone: vive nella casa
di via Scorsone, 24 con la madre, Ninetta Bagarella, e con la sorella più
piccola. Un'altra sorella si è sposata e il fratello Giovanni, sta scontando un
ergastolo. Negli ultimi tre mesi non aveva mai sgarrato Salvuccio - come lo
chiamano tutti - ai suoi doveri di sorvegliato speciale: oltre alle firme in
commissariato, rientro a casa non oltre le 20 e uscita non prima delle 7. Nel
provvedimento della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo gli
si raccomandava anche di trovare una vita "retta", di trovarsi un
lavoro - a tutt'oggi risulterebbe disoccupato - e di non frequentare
pregiudicati. Mercoledì scorso è scattata la denuncia per il rampollo di don
Totò, che, dopo la scarcerazione, aveva fatto capire di voler denunciare la
giustizia italiana per la sua lentezza, dopo oltre sei anni in carcere in
attesa di una sentenza definitiva: Salvuccio, infatti, era stato arrestato nel
giugno
( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina
XV - Palermo LA SICILIA DI FRONTE ALLA MAFIA NINO ALONGI V a aggiunto che la
tensione antimafia, al di là della ufficialità, nelle nostre città è diminuita
drasticamente. Ci sono stati, è vero, gli interventi, certamente lodevoli,
della Confindustria siciliana e dell'associazione "Addio pizzo", ma
si tratta pur sempre di operazioni circoscritte, destinate comunque ad aver
effetti limitati. La stragrande maggioranza del mondo imprenditoriale e di
quello professionale e burocratico non si è mobilitato e non intende
mobilitarsi. Ma quello che colpisce, in fondo, non è l'assenza di interesse nei
riguardi della lotta alla mafia, un vecchio tema che ogni tanto ritorna, quanto
la progressiva insofferenza, che si sta diffondendo a tutti i livelli, nei
riguardi delle regole, quelle fondamentali, del vivere civile. Questa tendenza
si sta traducendo in una vera e propria vocazione - come sostiene Massimo
Giannini - a vivere senza diritto. Gratificanti sono la ricchezza, comunque
conseguita, e il successo, comunque raggiunto, non certo una vita morigerata. è
sintomatico che il cattivo funzionamento della giustizia, un male ormai cronico
per il nostro Paese, viene fatto ricadere, da una parte consistente dell'informazione,
ma anche da una parte consistente del mondo politico, non sulle leggi malfatte
che intralciano in molti casi l'attività giudiziaria, o sulle risorse esigue a
disposizione delle procure o sulla mancanza di personale, ma quasi interamente sulla
magistratura, che avrà le sue responsabilità, ma non certo tutte le
responsabilità. è abbastanza curioso notare come tutta la
polemica sulle intercettazioni o sullo stesso presunto accanimento giudiziario
nei riguardi del presidente del Consiglio si risolvano, non esaltando procedure
più trasparenti e un maggior rispetto delle leggi, ma imponendo drasticamente
paletti e impunità. Che presto a Palermo le forze dell'ordine e la magistratura
non potranno utilizzare - come avverte allarmato il giudice Antonino
Ingroia - lo strumento delle intercettazioni per mancanza di fondi o che il
blocco dei processi per un anno, in base alla nuova normativa, fermeranno i
giudizi per bancarotta, usura, estorsione e prostituzione (tutti reati
satelliti della mafia), non suscita alcuna reazione né da parte delle autorità,
quelle stesse autorità che celebrano annualmente i riti dell'antimafia, né da
parte dell'opinione pubblica. Sembra che le ultime esternazioni del Cavaliere
contro settori della magistratura, abbiano aumentato il consenso popolare nei
riguardi del suo governo. è possibile. Fino a pochi anni fa la carriera di
magistrato attirava moltissimo i giovani. Oggi non solo questo interesse è
diminuito drasticamente, ma si sta notando addirittura una tendenza inversa. Che
due magistrati, in queste settimane, abbiano optato per un impegno
politico-amministrativo, per chiamata diretta da parte del mondo della
politica, obiettivamente non è una bella notizia. Nelle "guerre di
mafia", quando Palermo appariva dominata dai padrini, a difendere la città
c'erano poliziotti e magistrati ma c'erano anche scrittori, artisti, politici,
autentiche autorità morali, che facevano da scudo e mantenevano in vita la
speranza. Oggi questo mondo è scomparso. Il film Gomorra, presenta una realtà
scomoda, più vicina di quanto noi pensiamo, per questo emoziona e sgomenta e,
fatto salutare, mette in crisi le nostre sicurezze.
( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina V
- Bari Le aggressioni Il sindaco Il sottosegretario Nuovo assalto ai vigili
urbani Un agente cade per fermare un teppista e resta ferito Minorenne bloccato
e portato al comando della polizia municipale Parco 2 Giugno è il teatro dello
scontro nella notte con una decina di ragazzi Sono tre in un mese. Dopo la
prima, deciso di dotare le pattuglie di manganelli Il ministero dell'Interno
deve autorizzare subito le mazzette di segnalazione C'è la possibilità di
utilizzare strumenti meno invasivi delle armi da fuoco MARA CHIARELLI Ancora un
vigile urbano ferito in servizio, per la terza volta in un mese. Ancora vandali
in azione a Bari. Due fatti che si intrecciano nella cronaca della città e che
rilanciano l'allarme sulla questione della sicurezza. L'ultimo episodio è
avvenuto l'altra notte, verso l'una, all'interno del Parco 2 giugno, a
quell'ora chiuso: una pattuglia della polizia municipale ha sorpreso una decina
di ragazzi, che si erano introdotti abusivamente e stavano danneggiando alcuni
lampioni dell'illuminazione pubblica. Ma gli agenti erano solo in due e i
vandali hanno pensato bene di nascondersi nella folta vegetazione del parco,
aspettando che i vigili si stancassero di aspettare e rinunciassero a
identificarli. Così però non è andata: i due agenti hanno chiamato rinforzi e
poco dopo sono arrivate altre pattuglie, in ausilio alla prima, per stanare e
bloccare i giovani. A quel punto, il gruppetto ha deciso di scappare,
scavalcando il muro di cinta e disperdendosi per le vie limitrofe, in tutte le
direzioni. I vigili si sono messi al loro inseguimento, riuscendo
a intercettare uno di loro: da viale della Costituente, fino a via Grimoaldo
degli Alfaraniti angolo via Giulio Petroni, nei pressi della chiesa di Maria
Maddalena. Lì finalmente il ragazzo è stato fermato. Ma lui, un 17 enne di Bari
vecchia, non si è arreso e ha reagito con pugni e calci, lottando contro uno
degli agenti che nella colluttazione è caduto all'indietro e ha battuto
violentemente il polso destro. Il minorenne è stato alla fine bloccato e
accompagnato al comando della polizia municipale, al quartiere Japigia, dove è
stato denunciato all'autorità giudiziaria per i reati di resistenza e lesioni a
pubblico ufficiale, e di danneggiamento dei beni pubblici. L'agente ferito,
intanto, è stato trasportato al pronto soccorso del Policlinico di Bari, dove i
medici gli hanno riscontrato una frattura al polso e gli hanno dato una prognosi
di 40 giorni. Si tratta, in ogni caso, del terzo episodio di cronaca ai danni
dei vigili urbani nell'ultimo mese a Bari. E proprio a seguito di un'altra
aggressione, avvenuta un mese fa al quartiere Carrassi, dove gli agenti erano
stati circondati e aggrediti da una quarantina di persone intervenute in difesa
di un ragazzino fermato, è stato deciso che le pattuglie saranno dotate di
spray urticanti e di manganelli. Si tratta di bastoni in materiale plastico del
peso non superiore ai
( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Indagine
a Verona. La banda fermata mentre con i camper stava fuggendo in Francia Botte
per far rubare i minori otto nomadi arrestati al confine I baby-ladri
"pilotati" con i telefonini. Gli adulti che li costringevano
ai furti individuati anche attraverso intercettazioni DANILO CASTELLARIN VERONA
- Usavano i bambini per rubare nelle case. Li guidavano con i telefonini nelle
abitazioni prese di mira. Per convincerli ricorrevano a botte, minacce, a volte
anche a violenze d'altro tipo. E se i piccoli venivano colti in flagrante dalle
forze dell'ordine negavano che fossero figli loro. Facevano così otto
nomadi di nazionalità croata arrestati due giorni fa mentre stavano per
lasciare l'Italia, direzione Francia. L'operazione è stata eseguita dalla Squadra
mobile di Verona, dopo un'indagine coordinata dal procuratore Guido Papalia e
da Gustavo Sergio, procuratore del tribunale dei minori. Dal Veneto i nomadi
erano già partiti dopo aver messo a segno centinaia di furti non solo a Verona,
ma in quasi tutti il Nord: Lombardia, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e
Trentino Alto Adige. I bambini, ora, sono stati affidati ad una casa-famiglia.
Le manette sono scattate in Liguria dopo un'indagine durata più di sei mesi. Il
gruppo stava transitando con roulotte, camper e auto di grossa cilindrata,
diretto verso il confine con la Francia. "I furti rendevano bene", ha
spiegato Marco Odorisio, dirigente della squadra mobile scaligera, tant'è vero
che con i proventi i genitori dei baby-ladri avevano acquistato anche due
appartamenti. "Era un'associazione criminale su vasta scala", ha
detto il questore di Verona Vincenzo Stingone, "che agiva non solo ai
danni dei cittadini di tutto il Nord Italia con centinaia di furti, ma anche
contro decine di bambini, educati all'illegalità e alla violenza fin dalla
prima infanzia". Solo a Verona, in meno di un mese, erano stati messi a
segno con questo sistema una cinquantina furti in abitazioni, usando cacciaviti
e chiavi contraffatte per aprire porte e finestre. Le prime ad essere fermate
sono state cinque bambine di otto, nove e undici anni insieme a un bimbo di
dieci. La polizia ha sequestrato i loro telefonini risalendo poi ai genitori
attraverso i numeri memorizzati. Il Tribunale dei minori di Venezia ha già
tolto alle famiglie l'affidamento dei sei bambini e i magistrati nei prossimi
giorni potrebbero disporre la decadenza della patria potestà. "La notizia
di questi arresti - ha commentato il ministro dell'Interno Roberto Maroni -
dimostra inequivocabilmente che la nostra iniziativa di procedere al censimento
di chi vive nei campi nomadi, adulti o minori, è ineludibile". Un'apertura
al rilevamento delle impronte arriva anche dall'Italia dei Valori, che con
Antonio Borghesi considera "giusto il provvedimento di fronte a questi
episodi". "Chi vive nei campi nomadi e delinque abitualmente - ha
detto il sindaco di Verona Flavio Tosi - costringe i minori a fare altrettanto,
siano figli suoi o no. Così, quando i bambini saranno adulti faranno la stessa
cosa con altri minori. Per questo è indispensabile spezzare la catena perché
nei campi nomadi ci sono anche famiglie che vorrebbero uscire e fare una vita
normale". L'indagine è stata condotta anche utilizzando le intercettazioni
telefoniche, con le quali si è riusciti a individuare i responsabili. "Se
entrasse in vigore il disegno di legge proposto dal governo - ha avvertito il
procuratore Papalia - non le potremmo più utilizzare per reati simili perché
punibili con una pena inferiore a dieci anni".
( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il
giudice: "Saccà torni al suo posto" "La Rai ha scelto di non
scegliere". Ma l'azienda muove nuove accuse Il dirigente esulta:
"Torno a Rai Fiction dove c'è molto da fare" Petruccioli: "Per
me è incompatibile" ROMA - Il giudice del lavoro riporta Agostino Saccà
dov'era prima che scoppiasse, a Natale 2007, lo scandalo delle
intercettazioni: è suo diritto, scrive, riprendere la guida di Rai Fiction. Ma
l'azienda - che ha sospeso il dirigente 6 mesi fa - ricorre contro la sentenza
e lavora a un nuovo procedimento disciplinare, basato sulle ultime
intercettazioni. Nelle motivazioni della sua decisione, il giudice sostiene che
la Rai - una volta sospeso Saccà - ha recuperato tutti gli elementi per
decidere se il dirigente andava punito o reintegrato nel suo incarico. Invece
la tv di Stato ha "scelto di non scegliere" aspettando l'esito
dell'inchiesta penale di Napoli dove Saccà è indagato. Ma le inchieste durano a
lungo e Saccà - scrive il giudice - rischiava di passare dal limbo della
sospensione (in Rai) alla pensione senza che la Rai si fosse fatta carico di
una decisione sul suo caso. Saccà andrà in pensione il 7 febbraio 2009. Ora il
dirigente reintegrato esulta: "Finalmente un raggio di sole dopo tanto
buio. Torno a Rai Fiction, certo: c'è molto da fare". Ma la sentenza del
giudice - notano la Direzione generale Rai e il consigliere Rizzo Nervo -
proietta ancora delle ombre sulla sua persona. Saccà - è accertato - voleva
creare una sua società privata per la produzione di fiction. E aveva descritto
il progetto ai vertici di Mediaset nel 2007, prima che ne parlasse in Rai.
Confidarsi con un'azienda concorrente (Mediaset, appunto) prima che con la
propria viola - scrive il giudice - il Codice Civile e il Codice Etico della
Rai. Anche per questo, la Rai annuncia ora ricorso davanti al Tribunale
Collegiale contro la sentenza che reintegra Saccà. Il presidente della tv di
Stato Claudio Petruccioli spiega: "I suoi comportamenti restano
incompatibili con un'azienda di servizio pubblico". Non solo. La tv di
Stato ha trascritto altre 8452 intercettazioni che la Procura di Napoli le ha
appena inviato, per 280 ore di conversazione. Quelle che interessano Saccà sono
all'esame degli ispettori interni della Rai, che oggi le trasmetteranno al
Comitato Etico. Sulla base del rapporto del Comitato Etico, la prossima
settimana il direttore generale Cappon potrebbe aprire un nuovo procedimento
disciplinare contro Saccà annunciando il suo verdetto in tempi certi (tipo 10
giorni). Il nuovo procedimento, a differenza del vecchio, sarebbe rapido. Ma il
presidente dei senatori del Pdl, Gasparri, chiede che Saccà possa ora lavorare
a Rai Fiction senza altri "processi" interni. E così il consigliere
Urbani. Entrambi pensano che la sentenza del giudice, ieri, dia largamente
ragione al dirigente. Nessuna delle attrici segnalate da Berlusconi, ad
esempio, ha poi lavorato negli sceneggiati della tv di Stato. Né la Rai ha
trovato prove, al suo interno, di pagamenti di una multinazionale dello
spettacolo a Saccà per conquistarsene i favori. E la partitocrazia? Nella loro
difesa, i legali di Saccà notano che solo ora la Campania scopre di non avere
inceneritori per la sua munnezza. Una sorpresa. Mentre è cosa risaputa - dicono
i legali - che la Rai sia infiltrata dalla politica. Se dunque Saccà si è
intrattenuto con Berlusconi al telefono, è in omaggio ad una "prassi
consolidata e accettata dall'azienda". I politici e la Rai, è la
"norma". (a.fon.).
( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Prima
funzionario del Psi, poi la Rai. Il "salto" dopo aver trattato il
caso Biagi Agostino "di tutto, di più" un Faust a viale Mazzini L'inventore
dello slogan aziendale comincia a Rai2 fino a divenire direttore generale Il
modulo Saccà prevede flessibilità: aiutare tutti per arrivare a premiare se
stesso FILIPPO CECCARELLI Forse non tutti sanno che proprio ad Agostino Saccà
si deve il preclaro slogan regolarmente invocato, con un misto di sorpresa e di
sconforto, davanti a tutti gli impicci, alle stranezze e alle vergogne della
Rai: "Di tutto, di più". Lo promosse lui, ormai quasi una ventina di
anni orsono, come responsabile della struttura Promozione e Immagine
dell'azienda, e allora Saccà era tale e quale a oggi: morbido, cauto, paziente,
cerimonioso, ai limiti del mellifluo, ma attenzione perché dentro la
zuccherosissima gelatina c'era sempre un filo di ferro, come solo chi è dedito al
comando riesce a nascondere. Il personaggio in effetti è
meno banale di quanto le intercettazioni, pure rimarchevoli nel loro genere,
lasciano intendere. E' nato a Taurianova, terra niente affatto melensa, nel
1944. Famiglia benestante, da giovane Saccà abbracciò le idealità socialiste e
a Roma, da universitario, fece un mezzo sessantotto, prima di collaborare al
Giornale di Calabria e a Panorama. La corrente manciniana, comunque, lo
rese funzionario del Psi, ufficio Cultura. Ma si può dire che la Rai era già
nel suo destino, nel senso che il giovane Saccà costruì la candidatura del suo
capoufficio, l'enorme senatore Beniamino Finocchiaro, alla presidenza di viale
Mazzini. Una volta, sfidando rischi e vertigini, ebbe l'ardire di portarlo sul
tetto di via del Corso per fotografarlo, accanto a una simbolica antenna. Poco
dopo, incoronato Finocchiaro, entrò anche lui alla Rai. E lì fece quella che si
definisce una brillante carriera, destreggiandosi fra le varie e litigiosissime
osservanze craxiane. Ma sempre sforzandosi di non essere geloso, esclusivista o
settario, anzi. Ha scritto una volta Giuliano Ferrara: "Saccà è dei
nostri, ma anche un po' dei loro e un po' dei vostri: la flessibilità è una
dote alla quale bisogna tributare omaggi sinceri, sopra tutto nel mercato del
lavoro". A proposito di quest'ultimo, le singole tappe - vice a Rai2, capo
della Comunicazione, assistente della Moratti, vice e poi responsabile di Rai 1
- non rendono giustizia al metodo o forse, più modestamente, al modulo Saccà,
che grosso modo prevede di aiutare tutti per arrivare a premiare specialmente
se stesso. Da questo suo punto di vista, in quel luogo fuori del tempo e dello
spazio che è la Rai, microcosmo altamente tensiogeno, orto chiuso spesso alla
logica e quasi sempre al buonsenso e al buongusto, l'unica vera e sanguinosa
deroga al quieto procedere carrieristico fu il caso di Enzo Biagi, che Saccà in
persona dovette mettere in condizioni molto, ma molto difficili, comunque tali
da determinare la fine del rapporto fra l'anziano giornalista e la Rai, pessimo
ricordo. E comunque: soltanto dopo che ebbe compiuto questo adempimento, cioè
superata la prova cui era stato sottoposto dal centrodestra, Saccà potè
finalmente esaudire ciò che lagrimosamente aveva definito il suo "sogno",
che poi era quello di diventare, pensa tu, direttore generale. Per quanto
abbastanza comune nei serragli del potere, l'episodio richiama un esemplare
Faust a viale Mazzini. La vendita dell'anima, oltretutto, per giunta in regime
di liquidazione, gli arrecò appena un anno di poltrona (2002-2003). Poi è
plausibile ritenere che il plurimo Mefistofele che sovraintende ai traffici
dell'azienda gliela restituì con la raccomandazione di tener conto della solita
infinità di soggetti abilitati a chiedere e ricevere favori: Berlusconi, il
Vaticano, Velardi e i dalemiani, Baudo, Santoro, Celentano, gli inserzionisti,
Ballandi, Mora, i discografici e così via. Così Saccà fu spedito a Rai-fiction,
dove egli ha sempre sostenuto, numeri alla mano, di aver fatto non bene, ma benissimo.
Quel che si scopre oggi, semmai, è la fatica terribile dell'immaginazione tv,
il carico fantastico e impietoso che gli si scaricava addosso a tutte le ore,
nella cornetta telefonica, a colpi di attrici e veline da sistemare, orge e
incesti di antichi romani da tagliare, suore sante da finanziare in nome dei
"valori", pruriti postfascisti da emulsionare; e quindi ispettori di
Ps del nord, foibe, nonni Liberi, Guglielmi Marconi, vite di santi e saghe
scicoloniche da promuovere per questo o per quello. Fino al punto che Saccà,
poveraccio, si era messo addirittura in testa di fondare in Calabria "la
Città della Fiction", che sembra uno scherzo, ma era o forse seguita
ancora ad essere un progetto concreto - oltre che una bellissima metafora
dell'Italia che si è persa dietro al nulla "di tutto e di più".
( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Cultura
L'analisi del giudice Scarpinato Un fatturato annuo di settanta milioni di
euro: il sette per cento del Pil, pari a tre finanziarie CURZIO MALTESE Nel
pieno dell'ultima campagna elettorale Silvio Berlusconi ha definito "un
eroe" Vittorio Mangano, boss morto nel carcere di Pisa con una condanna
per tre omicidi. In un altro paese sarebbe stata la fine di una carriera
politica. Le elezioni sono state invece un trionfo personale del premier.
Marcello Dell'Utri, fondatore di Forza Italia, ha fatto dire al suo messo
siciliano Miccicchè che "faceva tristezza" sbarcare a Palermo e
vedere l'aeroporto intitolato a Falcone e Borsellino. Nelle elezioni siciliane
la destra ha ricevuto un plebiscito. Il primo atto del governo, ancora prima di
ricevere la fiducia, è stato l'annuncio della ripresa dei lavori per il ponte
sullo stretto. "Un favore dovuto a mafia e 'ndrangheta" ha commentato
il professor Giovanni Sartori. Stavolta non ci sarà neppure bisogno di
un'uscita alla Lunardi sulla necessità di "convivere con la mafia"
per capire l'aria che tira. La mafia ha vinto. Non è la prima volta. La mafia è
sopravvissuta in Italia a ogni cambio di regime, dal Risorgimento al fascismo,
dalla prima alla seconda Repubblica. Ma la vittoria culturale della mafia di
ora, in tutti gli strati del potere e della società, non ha precedenti. Il sistema mafioso è diventato il metodo del potere delle classi
dirigenti, come si evince da ogni intercettazione pubblicata, ma anche il
modello di grandi pezzi di borghesia media e piccola. L'ordine mafioso è
sopportato e in qualche caso apprezzato dai ceti popolari, rassegnati a vivere
nell'omertà in paese governato dalla sopraffazione e dagli interessi privati.
L'abilità del potere nel controllare i media è poi riuscito nell'impresa più
spettacolare e impensabile fino a pochi anni fa. Quella di rovesciare il
rapporto fra guardie e ladri davanti all'opinione pubblica, di negare la
criminalità delle classi dirigenti attraverso il suo esatto contrario: la
questione giudiziaria, l'eccesso di protagonismo delle procure. Qualcuno
potrebbe ora obiettare: e gli arresti di Riina, Provenzano, Lo Piccolo, le
retate di capi della 'ndrangheta in Calabria, le condanne esemplari ai
casalesi, al cospetto di Roberto Saviano in aula? Successi importanti, ma
ottenuti soltanto contro i capi militari, colonnelli e generali di un esercito
i cui comandanti in capo siedono in Parlamento, nei consigli di amministrazione
aziendali, alla guida di banche, e scendendo nel territorio nelle Asl, negli
enti locali, nelle sezioni di partito. Le mafie hanno un fatturato annuo di 70
miliardi di euro, il 7 per cento del Pil, equivalente di tre o quattro
finanziarie, controllano militarmente tre regioni, possiedono pezzi di economia
del Nord e immense proprietà immobiliari a Milano, Torino, nel Veneto, in
Liguria, in Valle d'Aosta. Riina, Provenzano, Lo Piccolo, sono le maschere di
questo potere. Maschere terribili, mostri da prima pagina. Maschere
significative, anche. Con il loro sgrammaticato anticomunismo buono per giustificare
ogni sporco affare, l'odio viscerale per la magistratura "rossa", il
cattolicesimo esibito dai piccoli santuari nei covi, la fedeltà assoluta a
santa madre Chiesa, il familismo amorale, le pretese paradossali d'essere
riconosciuti dalla società come esemplari padri di famiglia, imprenditori che
danno lavoro, gente che "s'è fatta da sé", i boss incarnano la
caricatura di tanti rispettabili uomini di potere, esprimono la versione
analfabeta ed esteticamente insopportabile di un'egemonia culturale della
criminalità largamente dominante e accettata. Dicono in fondo le stesse cose
che dice Berlusconi, ma senza fronzoli televisivi e codazzi di cortigiani ben
vestiti. C'è chi si contenta della rappresentazione, la maggioranza. Pochi
spingono la propria curiosità a indagare l'"oscenità del potere".
Alla lettera, ciò che accade fuori dalla scena. Fra questi, rari intellettuali
come Pier Paolo Pasolini e Leonardo Sciascia, che hanno pagato un caro prezzo
per questo, da vivi e da morti. Un altro grande intellettuale che era anche
magistrato, Giovanni Falcone, con l'amico fraterno Paolo Borsellino ha provato
non solo a capire ma a rivelare e smontare il vero meccanismo del potere
mafioso, rivelandone il ferreo legame con le classi dirigenti. Roberto
Scarpinato, magistrato siciliano ormai estromesso dal pool antimafia, è stato
uno degli allievi più acuti di Giovanni Falcone. Nel suo libro intervista con
un grande cronista di mafia, Saverio Lodato, Scarpinato parte dalla lezione del
suo maestro per leggere tutto quanto è accaduto nel sistema di potere italiano
dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio, ma anche prima. Il ritorno del
Principe (Chiare Lettere, pagg. 368, euro 15,60) riguarda tratti oscenamente
naturali del potere in Italia. In primis, l'uso della violenza da parte delle
classi dirigenti per dirimere questioni politiche. Un uso teorizzato per primo
da Machiavelli allo scopo di unificare il Paese, com'è stato del resto in quasi
tutti i processi di nascita degli stati nazionali. Ma che in Italia è diventato
"il" metodo eterno di gestione della cosa pubblica. Con brevi periodi
di rottura provocati da élites culturali, come il liberalismo risorgimentale e
l'assemblea costituente, la storia del potere in Italia è storia di mafia, di
una violenza e di un'illegalità iscritte nel genoma delle classi dirigenti,
declinate nelle pratiche parallele della corruzione di massa e dello stragismo
di Stato. Quello di Scarpinato non è un "teorema" giudiziario, ma il
frutto dell'esperienza di una vita da magistrato. Le sue teorie affondano le
radici nella carne e nel sangue di decine di inchieste, centinaia di
interrogatori, migliaia di ore d'intercettazioni, decenni trascorsi a studiare
il grande laboratorio politico criminale della Sicilia. I racconti in presa
diretta sulla borghesia mafiosa di Palermo, sul Guttadauro rispettabile
chirurgo di giorno e feroce capo mandamento la sera, oppure sui rapporti
internazionali delle mafie nell'epoca della globalizzazione, dipingono
affreschi potenti di una realtà cruciale e sconosciuta all'opinione pubblica.
Quando Scarpinato lascia parlare i fatti, come faceva Falcone, il quadro si
chiarisce nella sua devastante verità. La mafia è veloce nel capire la storia,
con la S maiuscola, purtroppo in anticipo sull'antimafia. Dopo l'ingresso dell'Italia
in Maastricht, i boss e i comandanti in capo sono i primi a capire che il freno
all'espansione del debito pubblico stravolgerà il mercato degli appalti, e si
buttano anima e corpo sui due nuovi affari. La sanità pubblica, che continua a
spendere e spesso a sprecare novanta miliardi di euro all'anno, con una
crescente quota di regali clientelari alla sanità privata. E i fondi europei,
che altrove, come in Spagna e nell'ingrata Irlanda, sono serviti a porre le
basi di un boom economico, mentre da noi si sono tradotti in un boom di appalti
criminali, senza alcuno sviluppo. Le conclusioni di Scarpinato sono
all'apparenza di totale disperazione. Con qualche lievissimo tocco di ottimismo
sullo sfondo, più che altro riferito al vincolo esterno dell'Europa. Quasi
l'Italia da sola non sia geneticamente capace di ribellarsi alla malavita delle
classi dirigenti. In realtà, è già accaduto in passato. Le stragi di Falcone e
Borsellino nell'estate del '92 hanno evocato per la prima volta forse nella
storia d'Italia la nascita di un'opinione pubblica democratica in grado di
voltare pagina. Senza la ribellione morale contro quelle stragi e la loro coda
di bombe del '93, non sarebbero stati possibili lo sviluppo di Mani Pulite, la
scomparsa dei partiti della prima Repubblica, la fine della lunga stagione
stragista cominciata nel dopoguerra a Portella della Ginestra e proseguita con
una scia di sangue da Piazza Fontana in poi. Per quindici anni la reazione
dell'opinione pubblica a Capaci e via D'Amelio ha immesso nella fragile
democrazia italiana gli anticorpi necessari a resistere al ritorno del
Principe, ovvero all'instaurarsi di un regime criminale legalizzato e anzi
costituzionalizzato. Per questo quando il ventriloquo Dell'Utri manda qualcuno
a dire che bisogna levare quei due nomi dall'aeroporto di Punta Raisi, c'è da
tremare per il futuro, per gli anni che ci toccherà di vivere qui.
( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Il giudice: Saccà va reintegrato perché andava
licenziato Saccà va reintegrato in Rai, con l'incarico di direttore di Rai
Fiction, dal quale era stato sospeso per la vicenda delle
intercettazioni con Berlusconi. Lo ha deciso il giudice del lavoro di Roma, con
una sentenza nella quale si punta però il dito sul fatto che viale Mazzini
avrebbe "potuto e dovuto" prendere una decisione "in sede
disciplinare". La Rai presenterà ricorso. Collini a pagina 8
Paradosso Rai.
( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Il vero scandalo non è il gossip
Carlo Rognoni Intercettazioni e Rai Ricordandomi del mio vecchio mestiere di giornalista,
confesso che ciò che più mi ha colpito delle intercettazioni fra Saccà,
Berlusconi e altri, è come il sistema dei media - dalla stampa alla
televisione, con pochissime eccezioni e fra queste l'Unità - sia di fatto
venuto meno a quello che a me sembra dovrebbe essere il suo compito:
distinguere le notizie dal chiacchiericcio, i fatti dalle opinioni, e magari
provare ad aiutare i lettori a capire quello che conta davvero. segue a pagina
26.
( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Saccà, la trappola del gossip Carlo Rognoni Segue
dalla Prima S pero di sbagliarmi - forse ho anche dimenticato come si fa il giornalista
- ma mi sembra che il risultato finale sia che agli occhi di molti lettori,
quelle telefonate alla fin fine appaiano più come un invito a coltivare il
gusto per il pettegolezzo che altro. Insomma annegata nel mare del gossip fa fatica a emergere la consapevolezza della gravità di
alcune di queste intercettazioni. È un po' come se alcuni giornali - anche i
più blasonati - avessero preferito aiutarci a guardare dal buco della serratura
di una casa, magari di malaffare, piuttosto che farci capire quanto siano
inaccettabili, in una democrazia liberal, alcuni tradimenti, istituzionali e
aziendali. Se dal fango emergono solo delle "belle gnocche"
(parola di Libero), per di più non proprio fortunate - visto che molte comunque
ci hanno messo l'arte ma poi non hanno trovato la parte - la questione delle
intercettazioni si riduce a una vicenda pruriginosa, magari di machismo
all'italiana. Oppure si riduce al caso di "un magnaccia" (parola di
Di Pietro). Purtroppo c'è ben di peggio. Ci sono fatti che una volta venuti
alla luce dovrebbero spingere chi ha responsabilità politica, istituzionale,
aziendale a intervenire con il bisturi. E tagliare il marcio. È su questi casi
che i giornali avrebbero dovuto concentrare la propria attenzione. Può un
membro dell'Autorità garante delle comunicazioni parlare di Silvio Berlusconi
come del suo "grande capo" e darsi da fare per favorire un
produttore, una fiction piuttosto che un'attrice, e aiutare il grande capo
"a dare una spallata a questi qua" (il governo Prodi)? In una
democrazia normale questo non sarebbe sufficiente per costringere un membro di
questa Autorità alle dimissioni? Siamo di fronte a un tradimento istituzionale
gravissimo. Ebbene i più grandi media hanno messo la notizia sullo stesso
livello di un'attrice in cerca di lavoro! E dire che forse è da sola una
notizia che meritava una pagina di quotidiano per spiegare chi è l'uomo, che
rapporti storici ha con Berlusconi, come si è comportato nelle scelte
dell'Agcom. Forse che questa non è materia per un editoriale? Di più: per una
campagna di trasparenza. Anche a costo di rimettere in discussione i criteri
con cui sono scelti i membri dell'Agcom. E veniamo a quello che a me sembra un
tradimento aziendale. Agostino Saccà, un super manager, un uomo che è stato direttore
generale, che fino a ieri controllava un budget di quasi 300 milioni di euro,
che ha anche il merito di aver dato risorse e lustro alla fiction italiana.
Ebbene può darsi che sia normale - o comunque rientri nel costume o nel
malcostume italico - che riceva montagne di raccomandazioni. E da tutti. Ma vi
sembra normale che trami per sostituire l'attuale direttore generale con quello
che oggi è il premier e ai tempi delle telefonate il capo dell'opposizione? Che
si faccia carico di raccontare a Silvio Berlusconi, al capo di Mediaset, della
società concorrente della Rai per la quale lavora, come la gestione
dell'azienda sia disastrosa, dando anche dei dati falsamente esagerati pur di
dipingere un quadro drammatico e sollecitare così l'impegno del capo affinché
convinca alcuni consiglieri di amministrazione a votare per cambiare direttore
generale? E può un super dirigente Rai usare dei suoi buoni rapporti con
Berlusconi per cercare di coinvolgerlo in un progetto per una città della
fiction, per una nuova società di produzione, di cui lo stesso Berlusconi (sai
che dispongo di un po' di soldi, gli confida) si dice pronto a diventare il
socio di riferimento? Ditemi voi che cosa succederebbe ad un Agostino Saccà
qualunque in una qualsiasi azienda privata. Un'altra riflessione emerge dalle
telefonate. Non solo ci sono dirigenti Rai che non vogliono far riferimento al
direttore generale, ma preferiscono scavalcarlo e discutere di strategie
aziendali con un capo partito. Ma ci sono anche dei consiglieri che di fatto
vengono usati - come dei pupazzi? - e se non sono in sintonia, vengono
scavalcati due volte, dai dirigenti stessi e dai loro teorici referenti
politici. Con il risultato che l'organizzazione della Rai finisce per
assomigliare sempre di più a una rete di baronìe, che hanno sì un capo interno,
il direttore generale, ma soprattutto tanti capi esterni. Anche questa
circostanza che emerge da alcune telefonate con alcuni consiglieri avrebbe
dovuto incuriosire chi fa il mestiere del giornalista. O no! In fondo dimostra
come sia forte l'esigenza di cambiare profondamente i criteri con cui il
servizio pubblico è governato. È solo compito dei partiti dire cosa vogliono
che sia il servizio pubblico? O non spetterebbe anche a chi lavora nei media
far sentire la propria voce e magari schierarsi con chi vuole cambiare la legge
Gasparri? Ci sono scelte che prescindono dalla logica dei partiti. Senza essere
pregiudizialmente faziosi, rivendicando la propria autonomia e l'orgoglio di
riconoscersi come un quarto potere, non è ora di cominciare a pensare che la
credibilità del giornalismo cresce se ci si impegna a valutare responsabilmente
e in modo autonomo l'importanza dei fatti? Il giornalista cane da guardia
dell'interesse generale non si fa dettare l'agenda solo dai partiti o dal
presunto basso istinto del lettore amante dei pettegolezzi. O sono io che non
ho mai capito qual è il mestiere del giornalista? Forse che il cane da guardia
non va più di moda e invece si porta il cagnolino da salotto?.
( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Legali ma illegittime Cara Unità, la legalità può
essere iniqua com'è il caso delle leggi di Berlusconi. La legittimità è cosa
ben diversa dal diritto e dalla giustizia. Ciò che emana da un potere può
essere legale nelle sue forme perché esce da un Parlamento e coattivo nella sua
sostanza perché corredato di pena, ma può essere ugualmente iniquo, se quel
Parlamento non ha più alcun mandato di giustizia e dipende servilmente da un
padrone e se la pena è un deterrente che intende solo salvare i suoi crimini
privati. La legittimità è la cura disinteressata del bene pubblico e la
conservazione e il rispetto di quello collettivo e prima di tutto è la
realizzazione di un dettato costituzionale che parte dal rispetto della regola
aurea: tutti gli uomini sono uguali. Senza questa regola siamo alla morte della
democrazia. Le leggi di Berlusconi possono essere formalmente legali ma
sostanzialmente sono illegittime, perché da esse non discende uguaglianza, né
rispetto della giustizia né parità di tutti di fronte alla legge. Il loro uso
manifesta un costante abuso del potere finalizzato ad un bene personale ed
egoistico, in un solipsismo squallido della legge che ormai si configura solo
come crimine. Un crimine avallato dalle forme esteriori della democrazia ma che
prefigura i pericoli tetri di un regime. Per di più questo abuso avviene in una
posizione di assoluto arbitrio, perché i ministri sono automi scelti come
esecutori passivi e acefali, il Parlamento titolare del potere legislativo ha
cessato di essere portatore di interessi generali ed è costituito da avvocati
prezzolati o altri cultori di privato e solitario interesse, la parte peggiore
della Magistratura è comprata o azzoppata e i media sono chiaramente proni ai
comandi di uno solo fino a fare da megafono alle sue imprese piu' scellerate,
mentre l'opposizione è zoppa, cieca, sorda e conformata, più simile ad una vile
corte scalcinata di complici che a una dignitosa rappresentanza di quei
cittadini che non vogliono essere sudditi. Viviana
Vivarelli Le intercettazioni le andremo a pubblicare in Svizzera Cara Unità, se
in Italia Berlusconi e compagni d'affari non vogliono che si pubblichino le
intercettazioni, poco male: come ai tempi del fascismo, si va a pubblicare le
porcate dei nuovi gerarchi in Svizzera, Canton Ticino. Poi, con una spesa
davvero minima, le si mette su Internet. La denuncia è cosi completa e
internazionale, e si potrebbe pure fare la traduzione in più lingue.Fra
( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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consultando l'edizione del LA SENTENZAIl progetto di diventare imprenditore
"poteva e doveva essere sanzionato in sede disciplinare. Invece l'Azienda
ha deciso di non decidere" "Perché il dirigente infedele non è stato
licenziato?" Simone Collini Altro che "ventata di aria pulita",
come dice il consigliere di amministrazione della Rai Giuliano Urbani. Se si
scorrono le 13 pagine contenenti le motivazioni del giudice del lavoro per il
reintegro di Agostino Saccà, si respira un'aria tutt'altro che rinfrancante. E
non solo perché dalla lettura emerge quale sia stata nei mesi passati la linea
difensiva dei legali di Saccà per contestare la sua sospensione da direttore di
Rai Fiction, improntata esplicitamente al "così fan tutti" fino a
sottolineare che "l'influenza della politica sulla Rai esiste dalla notte
dei tempi, ma il Dott. Saccà (colpevole di aver parlato con l'ex premier, oggi
capo dell'opposizione, come emerge dai colloqui
intercettati) sarebbe l'unico ideatore di un meccanismo perverso e deviante
rispetto alla norma". Ma si sente poca aria pulita anche nelle parti della
sentenza in cui si dice che Saccà dovrà tornare a ricoprire il suo incarico di
direttore di Rai Fiction perché la sospensione cautelare dall'incarico non può
durare troppo a lungo, sicuramente non fino all'esito del procedimento
penale in corso, e perché la Rai avrebbe "potuto e dovuto" valutare
"in sede disciplinare" i comportamenti del proprio dipendente. Il
giudice Giuseppina Vetritto punta infatti il dito sulla "messianica
attesa" di Viale Mazzini, sul fatto che la società ha "preferito
"scegliere di non scegliere", decidendo di percorrere la via di non
prendere alcuna decisione, né di adozione di provvedimento sanzionatorio né di
archiviazione del procedimento disciplinare, così giungendo a
"liberarsi" del proprio ormai scomodo dipendente". Il giudice
del tribunale del lavoro di Roma è del resto altrettanto netto nel
sottolineare, riferendosi alle dichiarazioni rese alla Guardia di Finanza dal
dirigente di Mediaset Andrea Ambrogetti, quanto sia "palese che l'aver
manifestato i propri progetti di abbandono dell'Azienda e di inizio di
un'attività di tipo imprenditoriale a dipendenti della società che è la principale
concorrente della propria datrice di lavoro prima che a quest'ultima,
costituisce atteggiamento che, benché difficilmente sanzionabile in sede
penale, poteva e doveva essere valutato dall'Azienda in sede
disciplinare". Nella sentenza si riportano alcuni passaggi della lettera
inviata da Viale Mazzini il 13 marzo scorso, nella quale si imputa a Saccà di
aver riferito nell'ottobre 2007 al dirigente Mediaset "che il sig.
Confalonieri, Presidente Mediaset, avrebbe detto che, in una delle riunioni
periodiche tenute presso la Società concorrente Mediaset, l'on. Silvio
Berlusconi avrebbe sottoposto al figlio Piersilvio, Presidente Rti e Vice
Presidente di Mediaset, il progetto da Lei perseguito". E poi si
sottolinea, sempre sottolineando che la Rai aveva tutti gli elementi per
valutare senza ulteriori attese i comportamenti del suo dipendente, che
"il fine di ottenere dal Berlusconi, per mezzo delle promesse di
attribuzione di ruoli ad attrici da lui segnalate, un sostegno anche
finanziario per il proprio futuro da imprenditore, perseguito mediante un uso
distorto del proprio potere, costituisce comportamento perfettamente valutabile
in sede disciplinare anche in difetto di accertamento della responsabilità
penale, stante il ruolo di particolare prestigio e rilevanza ricoperto dal
Saccà". E che analoga valutazione era "possibile e anzi necessaria
con riferimento alla condotta consistita nel sollecitare al Berlusconi un
intervento di tipo politico nell'ambito del Consiglio di Amministrazione".
La Rai dovrà ora reintegrare Saccà, che comunque in questi mesi di sospensione
ha continuato a percepire il suo stipendio di direttore di Rai Fiction. E
pagare le spese processuali: 3000 euro.
( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando
l'edizione del Reintegrato Saccà, la Rai farà ricorso Petruccioli: ma i suoi
comportamenti sono incompatibili con il servizio pubblico. Oggi il caso al Cda
/ Roma AGOSTINO SACCÀ deve tornare al suo posto di direttore di Rai Fiction. Il
giudice del lavoro di Roma ha accolto il ricorso d'urgenza dei legali del
dirigente sospeso dal 21 dicembre
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il
Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2008-07-01 - pag: 1 autore: ... PANORAMA ...
Impronte ai Rom, Maroni avanti "Il piano rispetta le norme Ue" Il
ministro dell'Interno Roberto Maroni difende la scelta del Governo di censire la
popolazione nei campi rom con la rilevazione di impronte digitali anche per i
minori: "Una norma conforme alle direttive Ue", sottolinea Maroni.
Mentre ieri a Verona sono stati arrestati otto rom croati che costringevano
cinque minori a compiere furti, "Famiglia cristiana" ha definito
"razzista e indecente" l'iniziativa di Maroni, criticando i ministri
cattolici. u pagina 31 Berlusconi: sulla giustizia non mi fermo Il premier
Silvio Berlusconi annuncia che il Governo andrà avanti sulla giustizia e dice basta
"alle polemiche strumentali". Critico il leader del Pd Walter
Veltroni, che però non condivide i toni usati da Antonio Di Pietro: così aiuta
il premier. u pagina 16 con il Punto di Folli Il giudice ordina alla Rai di
reintegrare Saccà Il giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, ha
stabilito la riammissione alla direzione di Rai fiction di Agostino Saccà, sospeso dopo lo scandalo intercettazioni. Contro la sentenza
l'azienda ha già annunciato che presenterà ricorso. u pagina 16 ThyssenKrupp:
processo al via, accordo con i familiari Comincia oggi a Torino l'udienza
preliminare che deciderà sul rinvio a giudizio dei sei imputati per la strage
della ThyssenKrupp. Intanto è stato raggiunto l'accordo per l'indennizzo
dei 33 familiari delle vittime: a loro andranno 13 milioni di euro. u pagina 18
Bologna: assalto a furgoni portavalori in autostrada Ieri in tarda serata due
furgoni portavalori sono stati assaltati sull'A14 Adriatica nel raccordo di
Bologna, con una dinamica simi-le all'agguato di tre settimane fa sull'A4.
Nell'immediato non risultavano feriti, ma l'autostrada è stata chiusa in
direzione nord. Frattini: Mediterraneo, prioritari ambiente ed energia Il
ministro degli Esteri, Franco Frattini, intervenuto ieri a Milano alla sesta
Conferenza annuale Euro-mediterranea, ha indicato nell'ambiente, nelle energie
alternative, nella protezione civile e nei trasporti i temi prioritari di
cooperazione. u pagina 25 - Commento pag.12 L'Iraq mette all'asta i giacimenti
di greggio L'Iraq aprirà otto giacimenti petroliferi e di gas naturale a 35
aziende straniere selezionate dal Governo. Tra loro anche le italiane Eni ed
Edison. L'obiettivo è di aumentare la produzione di 1,5 milioni di barili al
giorno. u pagina 2.
( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - MILANO - sezione: Grande Milano - data: 2008-07-01 num: - pag: 10
categoria: REDAZIONALE Assemblea Spataro: a Milano intercettazioni solo in 6
mila processi su 200 mila Bloccaprocessi, allarme dei giudici "Manderà in
tilt le cancellerie" L'Anm: notifiche e rinvii bloccheranno gli uffici Il
presidente Luca Poniz: "Da parte nostra niente guerre o ultimatum, ma solo
preoccupazione per le ricadute tecniche" "Non ci sentiamo in guerra
con nessuno, ed è ovvio che il merito delle scelte appartenga al legislatore:
da parte nostra non c'è alcun ultimatum, ma solo una pacata manifestazione di
preoccupazione per i possibili risultati di alcune di queste scelte che
incideranno sul nostro lavoro". E' Luca Poniz, il presidente della sezione
milanese dell'Associazione nazionale magistrati, a tracciare così i confini
dell'assemblea che ieri pomeriggio ha raccolto in Tribunale 82 magi-strati,
venuti a confrontarsi sulle ricadute investigative e organizzative di due leggi
in cantiere: quella che intende sospendere per un anno tutti i processi
compresi fra il rinvio a giudizio e la fine del dibattimento di primo grado
(salvo alcune esclusioni) per reati commessi prima del 30 giugno 2002 e puniti
con pene non superiori ai 10 anni, e quella che punta a limitare il ricorso dei
magistrati alle intercettazioni. Sulla prima legge, l'empirico tentativo di
misurarne l'impatto quantitativo è fallito: come infatti immaginabile
(nonostante la stima di "100 mila processi" avanzata dall'Anm
nazionale), "la raccolta di questo dato si è rivelata impossibile " perché
le registrazioni giudiziarie possono al massimo dire qualcosa sulla data di
iscrizione dei processi, non su quella di commissione dei reati. Ma quello che,
oltre ai dubbi di costituzionalità, emerge dalla relazione del gip Pietro
Gamacchio, come dagli interventi del pg Gianluigi Fontana e del giudice Oscar
Maggi, è che la legge, se da un lato a Milano non fermerà un numero enorme di
processi (anche perché la formulazione è tale da non sospendere ad esempio i
processi che nascono da una "citazione diretta" a giudizio), dall'altro
lato avrà comunque un impatto insostenibile per le cancellerie dal punto di
vista organizzativo e logistico. Intanto per la raffica di notifiche a cui le
costringerà. Poi per lo sconvolgimento che determinerà nei calendari dei ruoli
d'udienza, dove si libererà spazio (i processi sospesi) che per motivi
procedurali e logistici non potrà essere subito impegnato dalla celebrazione
degli altri processi ritenuti dal legislatore più urgenti (sicché il risultato
paradossale rischierà di essere una sottoutilizzazione del tempo e dei giudici
disponibili). E infine per la macchinosità del ricalendarizzare tra un anno i
processi sospesi per 12 mesi. Sulle intercettazioni,
invece, è il pm Armando Spataro a ribadire la chirurgica disamina delle
controindicazioni tecniche insite nel disegno di legge. E ad opporre al
"luogo comune dell'abuso di intercettazioni " i numeri di Milano,
dove "nel 2007 sono state utilizzate solo in 6.137 procedimenti sui
200.000 iscritti. E nel 2008 siamo a quota 3.475". L'assemblea Nell'aula
della prima Corte d'Assise si è discusso sui decreti Luigi Ferrarella
lferrarella@corriere.it.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il
Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-07-01 - pag: 18 autore:
Ultimato entro un anno il mega-scalo merci di Marzaglia Logistica vitale per
Modena Emilio Bonicelli MODENA. Dal nostro inviato Per crescere, Modena chiede
"tre grandi piattaforme logistiche, integrate tra di loro, che connettano
la provincia e il suo tessuto economico con il Centro d'Europa".Il primo
di questi punti vitali, il grande scalo merci di Marzaglia, verrà ultimato in
poco più di un anno, ma il nuovo presidente degli industriali nella città
emiliana, Pietro Ferrari, lancia un forte segnale di allarme. "Non
possiamo permetterci –dice – un monumento tra i prati, una cattedrale
inutilizzabile". La logistica è vitale per Modena, leader in Emilia
Romagna per esportazioni. Nel primo trimestre di quest'anno le vendite verso
Paesi stranieri hanno superato i 2,7 miliardi di euro (+4,7%). Circa un terzo
dell'export proviene dal settore metalmeccanico, che conta nella provincia
4.700 aziende. La logistica, però, ha bisogno di infra-strutture. Invece,
sottolinea Ferrari, mancano i collegamenti di Marzaglia con la rete viaria e
autostradale. Manca, anche se già progettata dal 1998, la linea ferroviaria per
connettere Marzaglia all'altro polo logistico, quello di Dinazzano, al centro
del distretto ceramico. Manca infine il terzo polo logistico verso il Brennero,
"che intercetti la futura Cispadana e consenta
all'area Nord della provincia di movimentare merci e persone in modo
efficiente". Parte delle risorse necessarie a questi interventi era stata
stanziata dal Cipe. "è necessario che il finanziamento venga confermato e
che inizino subito progetti e realizzazioni – sottolinea Ferrari –.Su
questo tema rivolgerò un appello forte e sentito alle forze di Governo".
Pietro Ferrari parla in occasione dell'assemblea di Confindustria Modena che lo
elegge come numero uno degli imprenditori locali per il quadriennio 2008/2012.
I tre poli logistici serviranno per fare di Modena "una delle locomotive
che trainano il Paese". All'assemblea è presente Emma Marcegaglia,
presidente nazionale di Confindustria, che sottolinea i primati della città
emiliana, "seria, produttiva, manifatturiera", non solo nell'export,
ma anche nell'occupazione, già oltre gli obiettivi di Lisbona (70,5%). La
qualità del territorio però è decisiva per continuare a crescere. Da qui
l'importanza delle infrastrutture, la cui carenza costa al Paese 19 miliardi di
euro l'anno. "Non è possibile che in Italia siano necessari 20 anni per fare
un'opera che in Spagna si realizza in un anno ". Imminente una proposta di
Confindustria al ministro Altero Matteoli su come cambiare le regole perché i
nostri tempi di progettazione e realizzazione "diventino tempi
europei". IL NODO DEI TRASPORTI Il presidente della Confindustria
provinciale, Ferrari, lancia l'allarme: mancano i collegamenti con la rete
delle autostrade.
( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-01 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE L'assemblea L'Anm milanese analizza le leggi
"Attenti ai risultati di queste norme" MILANO - (L.Fer.) Il nome
Berlusconi non risuona mai. "Non siamo in guerra con nessuno, e il merito
delle scelte appartiene al legislatore: da noi nessun ultimatum, ma una pacata
preoccupazione per i risultati di scelte che incideranno sul nostro
lavoro". Entro questi confini dell'assemblea dell'Anm milanese, tracciati
dal presidente Luca Poniz, ieri 82 magistrati hanno partecipato all'esame
tecnico (ad opera del gip Gamacchio, del pm Spataro, del pg Fontana e del giudice
Maggi) delle ricadute di due leggi in cantiere. Lo stop ai
processi: "Impossibile calcolare quanti, ma è un'assurdità fermare
processi già avviati". E la stretta sulle intercettazioni: "E' un
luogo comune che se ne abusi, Milano nel 2007 le ha usate in 6.137 procedimenti
su 200.000". Luca Poniz Presidente Anm milanese.
( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-01 num: - pag: 8
categoria: REDAZIONALE Saccà, il giudice lo reintegra e la Rai fa ricorso
Petruccioli: incompatibile. Ma il consigliere FI Urbani: se non torna al suo
posto è golpe Difficilmente si arriverà a una votazione ma nell'aria c'è
l'intenzione di Cappon di chiedere al Cda il licenziamento ROMA - Agostino
Saccà deve tornare al suo posto di direttore di Rai Fiction. Lo ha stabilito il
giudice del lavoro, Giuseppina Vetritto, bacchettando la Rai per averlo
lasciato troppo a lungo sospeso, in attesa della definizione del procedimento
disciplinare. Dall'aprile scorso, scrive il magistrato, la Rai "ha scelto
di non scegliere". Nessuna sanzione e nessuna archiviazione. Preferendo
"liberarsi del proprio ormai scomodo dirigente" restando in
"messianica attesa di non meglio precisate "risultanze da acquisirsi
in sede penale" ". Nel frattempo gli ha comunicato che sarebbe andato
in pensione al compimento dei 65 anni, il 7 febbraio 2009. Un tentativo furbo
di non decidere. Saccà esulta: "Sono contento di tornare, ho molte cose da
fare". Ma l'azienda annuncia ricorso. E il presidente Claudio Petruccioli
definisce "incompatibili" i "comportamenti documentati di Saccà
con la funzione di dirigente Rai". I consiglieri di centrodestra fanno
quadrato attorno all'ex dg Rai. Oggi il Cda si annuncia rovente. Attesi i
risultati dell'indagine interna e le comunicazioni del dg Cappon. Anche se
l'assenza dei consiglieri Urbani e Petroni impedirà di giungere a una
votazione. Ma nell'aria c'è l'intenzione di Cappon di arrivare a una richiesta
di licenziamento. Il caso Saccà era nato nello scorso dicembre quando vennero
resi noti i colloqui con Silvio Berlusconi intercettati nell'ambito
di un'inchiesta della procura di Napoli che vede entrambi sotto accusa per
corruzione. Nelle telefonate la richiesta del premier a Saccà di far lavorare
cinque aspiranti attrici. In particolare una, Evelina Manna, che avrebbe dovuto
far da trait de union con un senatore della maggioranza da assoldare per far
cadere il governo Prodi. Ma anche il progetto di Saccà di far nascere un
polo della fiction da gestire con l'appoggio anche del proprietario di
Mediaset. Nella motivazione del provvedimento il giudice del lavoro è severo
anche con Saccà. E sottolinea il "fine di ottenere da Berlusconi, per
mezzo delle promesse di attribuzioni di ruoli ad attrici da lui segnalate, un
sostegno anche finanziario per il proprio futuro di imprenditore, perseguito mediante
un uso distorto del proprio potere". I legali del dirigente parlano di
"vittoria completa" e puntano il dito contro il "semplicistico
escamotage" usato dalla Rai "per tenere Saccà fuori dalla propria
stanza fino a fargli raggiungere il limite d'età per la cessazione del rapporto
di lavoro ". "Si incomincia a vedere un raggio di luce in tanto buio
", commenta lo stesso Saccà, che aspetta di "tornare a lavorare
perché c'è tanto da fare". I consiglieri di centrodestra plaudono alla
decisione del giudice. "Ho sempre spinto perché si arrivasse a una
decisione", dice "molto soddisfatto" Marco Staderini.
"Saccà va reintegrato, sarebbe un golpe non farlo", commenta Giuliano
Urbani, mentre Giovanna Bianchi Clerici è convinta che si dovrà
"ottemperare" all'ordinanza. Dal centrosinistra spingono per una
decisione Carlo Rognoni e Sandro Curzi, che sottolinea la necessità di
"una proposta della direzione generale". Invita invece alla cautela
Nino Rizzo Nervo: a suo giudizio si ordina il reintegro di Saccà solo "perché
la Rai avrebbe dovuto prendere una decisione in tempi più celeri".
"Siamo davanti a una sentenza che va attuata con il reintegro, non
discussa con arbitrii", dice il capogruppo Pdl al Senato, Maurizio
Gasparri. Ma per Petruccioli Saccà è "incompatibile ". V. Pic.
( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-01 num: - pag: 8
categoria: REDAZIONALE Lo sfogo Il direttore di Rai Fiction: sono una persona
perbene "Stimo il presidente non è lui la mezza calzetta Ma rispetti le
sentenze" ROMA - "A me in Rai dovrebbero farmi Papa, altroché".
Agostino Saccà ordina caffè d'orzo ("Con un goccio di limone così toglie
l'odore, però una cosa calda mi fa bene allo stomaco"). "O almeno
santo. Mi guardi negli occhi: sono un uomo giusto, mai fatto nulla che non
fosse vantaggioso per l'azienda". A viale Mazzini non è che siano lì a
batterle le mani. "Di che mi dovrei vergognare? Anzi, in
quelle intercettazioni sì, mi ci riconosco. Sono io, gentile, disponibile con
chiunque, mai una parolaccia, un'offesa". La rilettura di San Paolo e dei
neoplatonici lo ammansisce ("Che possono farmi, a me che ragiono su
Plotino?") ma mica tanto: "Mi rinfacciano: sì, ma tu parlavi col
premier e interferivi col Cda. Lo fanno tutti, è un'azienda politica,
sta scritto nella Gasparri ". Cappellino con visiera in pugno, completo di
lino ecru, polo blu, sneakers di camoscio, cordino nero al polso, sotto
l'orologio. Stamattina ha saltato la rasatura ("Era chiuso il
barbiere"). "Ricevere segnalazioni non è scandaloso, mi avessero
imposto qualcosa avrei buttato giù la cornetta. Pure a Berlusconi. Ma con lui
non ce n'è bisogno perché è sempre gentilissimo e conosce le regole, è il primo
a capire che far lavorare degli incapaci costa troppi soldi". Sbatacchia
il cappellino. "Dopo di che: gli ho reso qualche favore? Nessuno. Quali di
quelle ragazze segnalate ora lavorano per la Rai? Manco mezza, a parte la
Ferranti che però è brava davvero. Che poi si parla solo delle ragazze, un
sacco di raccomandazioni erano per degli uomini". Il giudice del lavoro
l'ha reintegrato, la Rai non ha intenzione di riprenderselo, il suo ex
direttore della Fiction. "Mi sono autosospeso, mai fatto nessuno. Mi hanno
lasciato ufficio, auto blu e telefonino, non ho usato più niente, il cellulare
lo pago io, avrei la mazzetta ma compro i giornali, da quando mi sono separato
vivo in
( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-01 num: - pag: 8
categoria: BREVI Le tappe Napoli L'inchiesta Agostino Saccà è imputato a Napoli
in concorso con Silvio Berlusconi di corruzione nell'inchiesta su presunte
raccomandazioni di attrici. Nel dicembre scorso viene divulgato l'audio di una intercettazione telefonica tra i due. Saccà si
autosospende dalla carica in Rai il 13 dicembre. L'11 gennaio la procura di
Napoli chiede il rinvio a giudizio di Saccà e il 18 di Berlusconi Il reato Il
procuratore aggiunto Paolo Mancuso (nella foto) e il pm Vincenzo Piscitelli
contestano il reato di corruzione in quanto Saccà avrebbe favorito le attrici
"raccomandate" per la loro partecipazione a fiction televisive
in cambio della promessa di un sostegno, da parte di Silvio Berlusconi,
all'epoca premier, alle sue future attività private.
( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-01 num: - pag: 9
categoria: REDAZIONALE Il dg di viale Mazzini "Conosco Agostino dal '98, è
una vicenda dolorosa" Cappon: trattò con la concorrenza Licenziarlo? Da
solo non potevo "Grave aver gestito un progetto a totale insaputa
dell'azienda" "La decisione attuale non alleggerisce la posizione: ci
sono evidenze che ha utilizzato il suo ruolo in modo distorto" ROMA -
"Il caso Saccà non è chiuso". Nella stanza dei monitor, al settimo
piano di viale Mazzini, il direttore generale della Rai in prorogatio Claudio
Cappon, sorseggia un'acqua liscia, mentre, inarcando un sopracciglio, anticipa
il contrattacco al reintegro di Saccà. Oggi il comitato
etico chiuderà l'indagine basata sulle ultime intercettazioni: 12 dvd di
colloqui che, secondo i rumours giudiziari, descrivono il direttore di Rai Fiction
intento a impadronirsi del controllo del palinsesto Rai per fini estranei
all'azienda. "Ci adegueremo alla sentenza. Ma faremo ricorso. E,
dopo i risultati dell'indagine farò le mie proposte". Di licenziamento?
"Le proposte le porto al Cda.". Mettiamola così: la posizione di
Saccà le sembra alleggerita? "Al contrario". Però ha vinto. Il
giudice impone il reintegro. "Fossi in lui non sarei contento delle
valutazioni del giudice. Dice che ci sono evidenze che Saccà ha utilizzato in
modo distorto il suo ruolo per fini non aziendali". Il giudice bacchetta
la Rai per non aver deciso sul caso. Prova imbarazzo? "No. Questa non è
una vicenda qualsiasi. Ha avuto un forte impatto anche da punto di vista
mediatico. Secondo l'azienda andava trattata con scrupolo e persino pignoleria.
Non potevamo fare processi sommari, sull'onda dell'emotività". Per il
giudice i colloqui Saccà- Berlusconi erano già sufficienti a valutare che il
rapporto fiduciario era compromesso. "I tempi dell'azione Rai sono dipesi anche
da quelli con cui la procura di Napoli ha fornito di volta in volta la
documentazione. In particolare quando abbiamo deciso di mantenere la
sospensione, la procura aveva preannunziato l'invio di una documentazione
definitiva qualitativamente rilevante. Cosa si sarebbe detto se noi avessimo
deciso prima che arrivasse il materiale e le carte avessero smentito il
contenuto di quelle precedenti?". Ma dopo l'arrivo? "Sono 8.452
intercettazioni. 280 ore di colloqui. Ci è voluto del tempo. E l'ultimo invio è
stato del 16 maggio. Attendere è stato un atto di responsabilità. Era anche un
momento delicato". C'erano le elezioni. Dissipare i dubbi non sarebbe
stato utile anche agli elettori? "Da cittadino una decisione veloce e
pronta sarebbe piaciuta anche a me. Ma siamo un'azienda pubblica di grande
impatto, occorrono rigore e severità. Rivendico un comportamento cristallino.
Tutto fuorché l'acquiescenza ". Allora perché non ha proposto il
licenziamento di Saccà? Temeva che il Cda non accettasse? ". "E' ben noto
che non ho poteri di prendere la decisione da solo. E che all'interno del Cda
ci sono consiglieri che non la pensano come me. Ma è stata solo una ragione di
metodo". Saccà di fronte al giudice rivendica una prassi consolidata in
azienda: quella delle segnalazioni. "Tutti noi abbiamo esperienze di
raccomandazioni. Anche se non dovrebbe essere così. Ma non mi piace la vulgata
dei media, a cui Saccà si aggancia, per trasformare il tutto nella marmellata
del così fan tutti. Questa visione è lontana da me culturalmente e deontologicamente.
Forse per questo una delle attività che emergono dai colloqui intercettati è
sostenere che questo direttore generale è fastidioso. Un corpo estraneo".
Quale accusa a Saccà ritiene più grave? "Le contestazioni che gli abbiamo
mosso sono l'avere avviato e approfondito il progetto di costituzione di una
società di produzione di fiction, con interlocutori esterni alla Rai e con il
principale concorrente televisivo, mesi prima di informarne l'azienda".
Lui dice di averne parlato. "Io sono stato informato in termini generali
solo nell'ottobre 2007. Se poi dei singoli dipendenti o amministratori Rai
fossero informati non lo so e non è rilevante " Saccà si proclama vittima
di una speculazione politica. "Personalmente non ho nulla da guadagnare e
comprendo che sul piano personale questa vicenda sia dolorosa per Agostino che
conosco dal '98. Ma io sono dg Rai ed è mio dovere valutare non persone ma atti
e comportamenti secondo regole e codici stabiliti dall'azienda stessa". Ma
anche lei avrà avuto contatti con la politica e lo stesso Berlusconi. "Più
sporadici di quanto si pensi. Comunque è corretto che la politica si interessi
della Rai nel reciproco rispetto dei ruoli. Più discutibile è che l'intervento
della politica sia sollecitato dai dirigenti aziendali. Tutti siamo convinti
che la Rai debba essere autonoma, ma l'autonomia deve cominciare dai nostri
stessi comportamenti: questo è stato il mio criterio in questi due anni e
questo continuerò a fare finché continuerò ad essere dg". Virginia Piccolillo.
( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-01 num: - pag: 16
categoria: REDAZIONALE Verona "Vai nella casa e ruba o sai cosa ti fa
papà" Arrestati otto nomadi DAL NOSTRO INVIATO VERONA - "Se non
entri, lo sai cosa ti faccio... Prendi il cacciavite e apri la portafinestra
che sta dietro la casa. Entra nelle camere, fruga nei cassetti, anche quelli
del comodino. Cerca i soldi, cerca i gioielli". Traduzione approssimativa
(e depurata) delle parole di un rom adulto che, via cellulare, istruisce la
piccola ladra. Parole orribili. Nella sede della Questura di Verona, il
traduttore le ha ascoltate impallidendo per la vergogna. Uno sguardo eloquente
al capo della Mobile ("dottore, noi rom non siamo tutti così"), e il
lavoro è andato avanti per mesi. Il frutto di queste
intercettazioni ("da brividi, con minacce irriferibili di violenze
sessuali", fa notare il funzionario) ha portato all'operazione
"Catene spezzate". Titolo che allude da una parte all'interruzione di
una serie di crimini, messi in atto da una banda di rom di origine croata,
dall'altra alla liberazione di minori dalla schiavitù parentale. Il
bilancio: cinque bambine e un maschio allontanati dai familiari e collocati in
strutture protette; 8 persone arrestate per "associazione a delinquere
finalizzata a commettere furti aggravati in abitazione, con l'induzione dei
minori a perpetrarli, maltrattamenti in famiglia ed abbandono di minori".
Fuori dal linguaggio burocratico, ciò significa che un clan di rom (cognome
Sulic) costringeva figli e nipoti minorenni, e quindi non punibili per legge, a
rubare, secondo un piano prestabilito, e con una rete organizzativa ben
studiata: scelta delle città e dei parcheggi dove sostare, sopralluoghi per
trovare le villette da colpire, cellulari per i ladri-bambini, così da seguirli
a distanza durante le ruberie. "L'indagine, cominciata lo scorso gennaio,
dopo l'impennata di denunce per furti o tentati furti, avvenuti con identiche
modalità, ci portò a cogliere in flagranza due coppie di bambine, dagli 8 agli
11 anni, munite di telefonino - racconta Marco Odoriso, capo della Mobile di
Verona -. Da qui, con un lavoro complesso, siamo riusciti a risalire alla
banda. I fermi, ordinati dalla Procura (il capo Guido Papalia e il pm Elvira
Vitulli), sono scattati in questi giorni, con un po' di fretta, poiché i rom
stavano spostandosi all'estero ". I 7 camper su cui viaggiava il gruppo
familiare sono stati bloccati in Liguria e nella cintura veronese. Eccone 3,
sotto sequestro, parcheggiati nel cortile della Questura del capoluogo veneto.
Bianchi, nuovi fiammanti, assomigliano a quelli usati dai turisti. Dentro non
ci sono le lunghe gonne a fiori, le sacche di pezza, ma, alla rinfusa, oggetti
di consumo corrente: scarpe Nike, cinepresa, coperte, pupazzi di peluche, meloni
e pomodori nel frigo spento. Insomma, l'immagine contemporanea del
rom-criminale. "La famiglia Sulic - spiega Odorisio - ha ville in Croazia,
2 appartamenti in provincia di Padova acquistati sotto falsa identità, auto di
lusso. Segno che i ladri-bambini fruttano. Noi abbiamo riscontri per almeno un
centinaio di furti". I proventi? "Siamo nell'ordine di centinaia di
migliaia di euro, tra soldi e gioielli". Vittime Sei ragazzini costretti
ai furti per non subire violenze sessuali da parte dei familiari adulti Il
blitz Uno dei camper dei nomadi sequestrati (Cavicchi) Marisa Fumagalli.
( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-01 num: - pag: 17
categoria: REDAZIONALE Il ministro Arriva Ronchi in visita al Cpt "Nuova
politica sugli immigrati" LAMPEDUSA - Il semestre di presidenza francese
dell'Unione Europea "segnerà una svolta" nella politica
sull'immigrazione. Ne è convinto il ministro per le Politiche Comunitarie,
Andrea Ronchi (foto), che ieri ha visitato il Centro di prima accoglienza
(Cspa) di Lampedusa e ha partecipato in elicottero
all'intercettazione di un barcone con 40 immigrati partiti dalle coste
africane. "Da Lampedusa - ha detto il ministro - comincerà una nuova
politica sull'immigrazione: solidarietà ma no ai clandestini". Sulla
raccolta delle impronte digitali per i rom Ronchi ha detto che "Maroni ha
fatto bene a sollevare il tema".
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il
Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-07-01 - pag: 16 autore: Rai
nella bufera Il giudice dà ragione a Saccà: "Torni alla Fiction"
Marco Mele "L'avere manifestato i propri progetti di abbandono anzitempo
dell'azienda ", per avviare un'attività imprenditoriale (progetto
Pegasus), a dipendenti di Mediaset, "costituisce atteggiamento che, benché
difficilmente sanzionabile in sede penale, poteva e doveva essere valutato dall'azienda
in sede disciplinare ". La Rai ha preferito "scegliere di non
scegliere", sottolinea il giudice Giuseppina Vetritto, che ha quindi
stabilito ieri la riammissione in servizio di Agostino Saccà nel "ruolo
precedentemente svolto", ovvero quello della direzione Rai Fiction. La Rai
ha annunciato che impugnerà la sentenza. Il giudice ricostruisce la vicenda,
con gli addebiti contestati a Saccà dalla Rai in tre contestazioni
disciplinari. E cita la difesa di Saccà rispetto alle
intercettazioni delle telefonata con Silvio Berlusconi: tale contestazione, che
l'exdirettore generale definisce di "valenza politica ", viene
avanzata "senza tener conto dell'assetto politico della Rai e della sua
collocazione istituzionale". L'influenza della politica sulla Rai
esiste dalla notte dei tempi" e Saccà sarebbe "l'unico ideatore di un
meccanismo perverso e deviante rispetto alla norma?". Saccà ammette solo
di "aver operato secondo una prassi consolidata e accettata
dall'azienda". "Così fan tutti", insomma, commenta lo stesso
giudice. Per il quale "non si comprende" l'attesa delle risultanze
penali da parte della Rai. L'azienda ha sospeso il procedimento disciplinare,
mantenendo la sospensione cautelare di Saccà: il giudice l'ha condannata,
condividendo il danno apportato al dirigente della Rai da tale situazione
"congelata" e riammettendolo nelle funzioni svolte.
( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-07-01 num: - pag: 6
categoria: REDAZIONALE Facce da Ciak di VALERIO CAPPELLI Alessandra l'"intercettata" Alessandra Martines e Nicoletta Mantovani
hanno qualcosa in comune. Primo atto, Parigi, Nicoletta all'epoca segretaria di
Luciano Pavarotti, durante una cena racconta com'è cambiata la sua vita, l'ex
studentessa modenese che gira il mondo, i teatri, gli alberghi più belli, le
Case Bianche e i potenti della terra... Ma questo sarebbe un articolo
magnifico! Lei si alza, va al tavolo di Pavarotti per chiedere il permesso,
torna e dice: il maestro ha risposto che sono gli artisti a dare interviste.
Passa una settimana e vengono beccati da un fotografo che si baciano nell'acqua
dei Caraibi. Secondo atto, Roma. Alessandra Martines è assediata dalle voci che
la vogliono fidanzata al regista francese Claude Lelouch. "Ma ti pare -
risponde lei - , ci conosciamo dai miei primi passi, se fosse vero saresti il
primo a cui lo direi". Passa una settimana ed ecco la foto che li ritrae
mentre pomiciano sul Lungo Senna. Ora il nome di Alessandra riemerge nelle
intercettazioni telefoniche, Clemente Mastella la raccomanda ad Agostino Saccà
ex Rai Fiction, che però per il film su Coco Chanel le preferisce Barbora
Bobulova. "Alessandra a quel ruolo teneva tanto, e questa non è una
raccomandazione ma una segnalazione", ha tenuto a precisare Mastella.
Dall'ultima intervista di Alessandra Martines in Lelouch: "Col tempo si
vede sempre chi vende fumo e racconta frottole". Alessandra Martines
Nicoletta Mantovani.
( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-07-01 num: - pag: 47
categoria: REDAZIONALE Raiuno "Porta a Porta", 8 puntate. Del Noce:
vorrei Bisio e Chiambretti Vespa: d'estate parlo d'amore DAL NOSTRO INVIATO
SIRMIONE – Anche Bruno Vespa ha un cuore. E sull'onda del successo del suo
libro ( L'amore e il potere, 350 mila copie, il più venduto tra i libri del
giornalista) ha deciso di parlare ancora di sentimenti con un'edizione estiva
di "Porta a Porta" dedicata ai grandi amori del Novecento. Il via
oggi in seconda serata su Raiuno (ogni martedì per otto settimane) e sfida
indiretta con Enrico Mentana che va in onda il mercoledì, ma che invece ha
deciso di puntare sull'attualità. Nessun confronto, dunque, assicura Vespa:
"Giorni diversi, temi diversi ". Carlo e Diana, Grace Kelly e Ranieri
di Monaco, Fausto Coppi e la Dama Bianca, Callas e Onassis... Dice Vespa:
"Sono storie d'amore che hanno appassionato l'opinione pubblica degli
ultimi 60 anni. Sono storie emozionanti: l'amore interessa
soprattutto il pubblico femmini-le, ma pensiamo di intercettare quello maschile
con le parti storiche". Cambia la formula di "Porta a Porta"
d'estate: il programma dura un'ora soltanto, più spazio ai filmati di
repertorio (40 minuti) e meno al dibattito che, promette Vespa, "sarà più
veloce". Racconta il giornalista: "Gli amori sono la cosa più
bella da raccontare: Edoardo VIII ha rinunciato al trono per una donna che ha
fatto le sue esperienze nei postriboli, Mussolini non ha mai dormito con
Claretta Petacci tranne l'ultima notte, le scene di gelosia di Anna Magnani...
". Il direttore di Raiuno Del Noce sottolinea i meriti della trasmissione:
"Riceve in pubblicità più di quanto costa". Poi una battuta su
"Affari tuoi": "Mi piacerebbe Bisio" e una sua Chiambretti:
"Su Raiuno finché ci sarò io è sempre il benvenuto. Deve solo decidere
lui". Bruno Vespa Renato Franco.
( da "Giornale.it, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 155
del 2008-07-01 pagina
( da "Giornale.it, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 155
del 2008-07-01 pagina 0 Rai, il giudice reintegra Saccà: "Torni al
lavoro" di Redazione Il giudice del lavoro di Roma ha ordinato alla Rai di
riammettere in servizio l'ex direttore generale. Petruccioli: "Comportamenti
incompatibili" Roma - Il giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto,
ha accolto il ricorso dei legali di Agostino Saccà contro la sospensione da
direttore di RaiFiction e ne ha ordinato la riammissione in servizio. Ricorso
accolto Nell'ordinanza, resa nota oggi dai legali di Saccà - Federico
Tedeschini e Nicola Petracca - il giudice del lavoro si è espresso in
accoglimento del ricorso degli stessi legali contro gli effetti della
sospensione cautelativa dello stesso saccà decisa dalla Rai. Nell'ordinanza il
giudice ordina all'azienda di viale Mazzini la riammissione in servizio dello
stesso Saccà "nel ruolo precedentemente svolto" ritenendo che le
opinioni della parte resistente, cioè dell'azienda, non siano condivisibili. La
Rai aveva avviato la contestazione disciplinare a Saccà, con relativa
sospensione cautelativa, il 21 dicembre del
( da "Giornale.it, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 155
del 2008-07-01 pagina 2 Furti "telecomandati" col cellulare I bimbi
minacciati di botte e stupri di Alessandra Vaccari Durante i raid nelle case, i
genitori li guidavano dall'esterno con i telefonini. E la
polizia li ha incastrati proprio grazie alle intercettazioni da Verona A
scorrerlo adesso, l'elenco delle denunce fatte a gennaio dai residenti di due
quartieri popolari di Verona, si capisce con quanta velocità quelle bambine
entrassero e uscissero da un appartamento all'altro. Forzate al lavoro assieme
a un bambino ancora più piccolo. Le indagini sulla banda di rom di etnia
croata che li sfruttava sono cominciate come interventi di routine. Ogni volta
i residenti dicevano di aver visto dei bambini in giro. Già, piccoli ladri, dai
7 ai 12 anni, dicevano. E così dopo 47 tentativi e 150 colpi riusciti in giro
per mezza Italia del Nord la polizia ha acciuffati a Verona. I piccoli erano ben
istruiti su come muoversi: ogni volta che venivano catturati, dicevano di
abitare in camper in zona, non facevano i nomi dei genitori. E quando il
tribunale per i minori disponeva la residenza protetta in istituti, nel giro di
qualche ora i bambini scappavano e tornavano dai loro capi che in alcuni casi
erano i genitori. La squadra mobile veronese aveva fatto controllare i telefoni
cellulari che erano stati trovati loro addosso. Comparivano sempre gli stessi
numeri, telefonate anche durante i furti. Sono state chieste le intercettazioni
telefoniche. È emerso che i piccoli erano "telecomandati" a distanza
dal clan Sulic: "Dovete sbrigarvi, sta arrivando qualcuno, fuori dalla
casa veloci", oppure "cercate sotto il materasso, dietro i mobili,
trovate l'oro". Decine e decine di pagine di intercettazioni telefoniche a
testimoniare che i bambini erano costretti a entrare e uscire, con la frequenza
anche di un paio d'ore di distanza, da un'abitazione all'altra. Ma c'è di
peggio, perché quando i piccoli si lamentavano di non trovare contante o monili
in giro, li minacciavano di violenze sessuali. Nessuno tra i bambini ha mai
pensato di "fare la spia", di approfittare del fermo per spezzare le
catene. Il magistrato dei minori ha chiesto che ai genitori venga revocata la
potestà. Ma forse questo non basterà a tenere lontano i piccoli dai loro
aguzzini. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 155
del 2008-07-01 pagina 6 Troppe intercettazioni? Per il pm la
ricetta è arrestare i giornalisti di Anna Maria Greco da Roma Dello scontro tra
politica e magistratura ormai sono stanchi proprio tutti. E anche autorevoli
voci del centrosinistra sostengono che ci vuole una riforma della giustizia e
che non è uno scandalo parlare di immunità per i ruoli istituzionali. Il
tema convince pure personaggi antiberlusconiani, nel nome di una serena
governabilità e nell'interesse del Paese. "Bisogna uscire - dice al
Giornale Giovanni Sartori - da questa maledizione giudiziaria, in senso
biblico. Non si può andare avanti con una lotta tra esecutivo e magistratura,
il rapporto va regolato". L'autorevole politologo ha una soluzione, anzi,
più d'una. Innanzitutto, un'immunità parlamentare rinunciabile e per un solo
mandato, al termine del quale deputati e senatori dovranno affrontare i
processi senza essere rieletti fino alla conclusione. Secondo: separare le
carriere di giudici e pm. Terzo: fare una riforma del Csm che, dice Sartori,
"è ormai diventato un organo completamente corporativo e protettivo e non
riesce più a tenere a freno una magistratura che, a prescindere dall'ideologia,
è affetta da un esibizionismo che ne stravolge le funzioni". Ma andiamo
con ordine. L'autore di Democrazia: cosa è (1993) spiega che la vecchia autorizzazione
a procedere "ha funzionato, come si sa, creando degli intoccabili, gente
che per decenni è sfuggita alla giustizia". Ed è stata abolita. Ma il
problema è rimasto, perché lo scopo originario di tutelare i politici e le loro
funzioni è giusto, "lo era ai tempi dei sovrani assoluti e lo è nelle
circostanze attuali". Dunque, per Sartori, sarebbe bene reintrodurre
un'immunità parlamentare per tutti, senza eccezioni. Ma attenzione ai vecchi
errori: un'immunità non per sempre, bensì legata alla legislatura. E
rinunciabile. "Dovrebbe valere per un mandato - dice il professore -,
durante il quale l'interessato se ha procedimenti in corso può invocare
l'immunità, oppure scegliere di affrontare il processo. Ma nel primo caso, alla
fine del mandato lo scudo cade e dovrà sottoporsi al processo, senza
ripresentarsi alle elezioni". Questa soluzione, per Sartori, è migliore
del Lodo Alfano, che riguarda solo quattro cariche dello Stato. "Perché
proprio queste quattro - si chiede il politologo - e solo queste quattro? Il
presidente della Repubblica, in verità, è già tutelato dalla Costituzione, non
è responsabile dei suoi atti. Poi c'è il presidente del Consiglio e i
presidenti di Camera e Senato, ma non si vede perché dovrebbero essere tutelati
i vertici delle assemblee parlamentari e non tutti i membri". E poi,
malgrado il ministro della Giustizia abbia sostenuto che in caso di passaggio
da una carica all'altra nella stessa legislatura con il suo testo la tutela
viene a cadere, Sartori non è convinto. "L'interpretazione di Alfano -
dice - non regge: se il presidente della Repubblica si dimette per motivi di
salute e il premier viene eletto al suo posto, che succede? Potrebbe sempre
essere coperto dall'immunità. E non sarebbe giusto. Comunque, di questo
discuteranno i giuristi e la Consulta. Per me, la strada dell'immunità per
tutti è quella più corretta". Ma insieme a questa riforma per Sartori ce
ne vuole una seria della giustizia. "Il grande problema è quello della
separazione delle carriere. I sistemi giudiziari che funzionano meglio sono
quelli in cui l'attività giudicante è distinta da quella inquirente. Questo è
un buon principio. Da noi, invece, la carriera unica è per i magistrati un
elemento di potere, perché necessariamente giudici e pm sono tutti legati tra loro,
sono nello stesso gruppo di amici. E così non va. Non va per il
cittadino". L'altra questione che non si può eludere, per il politologo, è
quella di riformare il Csm. Com'è adesso, per lui, è da bocciare. Troppo
"corporativo", troppo "protettivo" verso tutte le toghe,
indipendentemente da quel che fanno. E loro, i magistrati, se ne approfittano.
"Vogliono far colpo - dice Sartori -, far notizia. Vogliono andare sui
giornali e in tv e questo aggrava molto i già tanti problemi della giustizia.
Dà un'immagine negativa". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 155
del 2008-07-01 pagina 12 Rai, il giudice dà ragione a Saccà: "Deve tornare
al suo posto" di Gian Maria De Francesco Il tribunale del Lavoro:
"Sospensione ingiustificata". Il direttore delle fiction: "Sono
felice, c'è molto da fare" Ma l'azienda impugna la sentenza da Roma Il
Tribunale del Lavoro di Roma ha disposto il reintegro di Agostino Saccà nella
pienezza delle funzioni di direttore generale di Rai Fiction. Ma Viale Mazzini
non ha accettato l'ordinanza e impugnerà il provvedimento "con reclamo
davanti al Tribunale in composizione collegiale". "Sono felice.
Aspetto di tornare a lavorare perché c'è da tanto da fare", ha commentato
il dirigente sospeso, ma la vicenda, che si trascina ormai da sette mesi, non è
ancora giunta alla definitiva conclusione. Indagato per corruzione dalla
procura di Napoli (le intercettazioni delle conversazioni
con il premier sono di dominio pubblico), Saccà è anche oggetto di un
procedimento disciplinare, aperto dalla Rai lo scorso 21 dicembre. Il 30 aprile
il consiglio di amministrazione di viale Mazzini, nonostante avesse a
disposizione le carte della procura, ha rinviato la decisione in attesa dell'esito
del procedimento penale (la pronuncia del gup è prevista l'8 luglio). Ed è su
questo punto che insiste l'ordinanza del giudice Giuseppina Vetritto, che parla
di "sospensione ingiustificata": la Rai ha preferito "scegliere
di non scegliere" mentre i comportamenti di Saccà potevano e dovevano
essere valutati dall'azienda in sede disciplinare. Aspettando i tempi
"sicuramente non brevi" del procedimento penale, invece, si sarebbe
avvicinata "la cessazione "naturale" del rapporto di lavoro di
Saccà" che andrà in pensione al compimento dei 65 anni, il 7 febbraio
2009. Per il giudice, la fase di accertamento dei fatti da parte della Rai era
da considerarsi conclusa il 30 aprile. "È del tutto evidente - spiega
l'ordinanza - che taluni comportamenti di un dipendente, non penalmente
rilevanti, ben possano essere valutati in sede disciplinare". In
particolare, secondo il magistrato, la stessa Rai ha acquisito elementi che
"scagionano" il manager dall'addebito più grave, aver ricevuto somme
di denaro per favorire l'acquisto di prodotti dalla Bavaria Film. Idem per la
presunta collocazione nel cast di fiction di attrici segnalate dall'allora
leader dell'opposizione: sembrerebbe infatti accertato che le segnalazioni non
andarono a buon fine. La Rai ha comunque deciso di impugnare il provvedimento
imputando il ritardo decisionale al fatto che "la trascrizione
dell'ingente materiale rilevante" è a disposizione degli organi aziendali
competenti giovedì scorso. E, come ha immediatamente rilevato il presidente
della tv pubblica, Claudio Petruccioli (ex parlamentare Ds), i comportamenti di
Agostino Saccà "sono incompatibili con l'esercizio di una funzione
dirigente in Rai". Ma il consigliere di area Pdl, Giuliano Urbani, è di
parere opposto. "È una ventata di aria pulita della quale si sentiva
bisogno", ha commentato ricordando che "la Rai in passato ha
reintegrato Santoro, non vedo perché non debba fare lo stesso con Saccà".
Non reintegrarlo "equivarrebbe a un golpe". L'atteggiamento pilatesco
è stato denunciato anche dal consigliere in quota Prc Sandro Curzi. "L'azienda
poteva e doveva decidere da tempo", ha dichiarato sottolineando che il
consiglio di amministrazione, fissato per oggi, dovrà necessariamente
esprimersi. "Spero che Saccà abbia i suoi giusti riconoscimenti", ha
affermato Luca Barbareschi del Pdl. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Corriere.it" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Ieri
Schifani e Fini hanno incontrato Napolitano. Veltroni: opposizione solo in aula
È il giorno del Csm, attesa tra i Poli L'organo di autogoverno dei magistrati
si riunisce per il voto al parere (negativo) sulla norma
"blocca-processi" ROMA - La tensione tra i Poli resta alta sui temi
della giustizia. E lo scontro rischia di assumere toni ancora più accesi se
questo pomeriggio, nella riunione del plenum del Consiglio superiore della
magistratura, dovesse essere approvato il parere negativo alla norma cosiddetta
"blocca-processi" inserita nel pacchetto sicurezza, da oggi in
commissione alla Camera. Il provvedimento, che detta uno stop ai dibattimenti
considerati meno urgenti (e tra questi ci sarebbe anche quello legato al caso
Mills che vede il premier Berlusconi tra gli imputati), era già stato criticato
dal Csm in sede di commissione. Nella bozza del parere su cui dovrebbe votare
l'organo di autogoverno dei magistrati si contestava la legittimità
costituzionale della norma e si parlava espressamente di "amnistia occulta".
IL VERTICE AL QUIRINALE - Lunedì pomeriggio erano stati i presidenti delle
Camere a prendere posizione sulla vicenda con il presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, che del Csm è il presidente di diritto. Secondo quanto
risulta dalle indiscrezioni di palazzo, Renato Schifani e Gianfranco Fini
avrebbero chiesto al capo dello Stato di suggerire al Csm maggiore prudenza,
contestando soprattutto l'opportunità da parte dell'organo di esprimere un
parere non richiesto che si potrebbe configurare anche come un'interferenza nei
lavori parlamentari. Al momento ogni ipotesi resta aperta, anche quella di un
possibile rinvio del voto sul documento, che boccia senza mezzi termini il
provvedimento. CENTROSINISTRA DIVISO - Intanto il centrosinistra si spacca sulla
posizione da tenere nei confronti dell'esecutivo e della maggioranza. Ferma
restando l'unanimità nella condanna della "blocca processi",
considerata uno stratagemma per favorire il premier, il leader del Pd ha preso
le distanze da Antonio Di Pietro, che contro l'ipotesi di una giustizia
"fai da te" sta organizzando una manifestazione di piazza (per martedì 8 luglio) e che nei giorni scorsi era arrivato anche
a dare del "magnaccia" al presidente del Consiglio dopo la
pubblicazione delle nuove intercettazioni tra il Cavaliere e il dirigente Rai,
Agostino Saccà, Veltroni ha spiegato che il Pd farà la sua opposizione in aula
perché "non non manifestiamo aggratis". stampa |.
( da "Repubblica.it" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
NAPOLI -
La stretta all'uso delle intercettazioni potrebbe essere imposta con un
decreto. Questa l'ipotesi avanzata dal presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi durante la sua visita a Napoli: "Probabilmente ci sono i
termini di necessità e urgenza - ha detto - per procedere con urgenza al
decreto legge". E subito è arrivata la reazione del partito democratico:
"Inaccettabile". "Stiamo vivendo un momento di emergenza della
giustizia - ha proseguito il premier - perché siamo fuori da una società che
abbia comportamenti civili. Non credo che un paese possa permettersi ciò che
sta accadendo, che è accaduto, che si prospetta possa accadere, cioè che dei
privati cittadini si vedano sottratto il loro diritto alla privacy con
interventi violenti che possono portare danni irreparabili alla loro immagine:
questo uno stato liberale democratico questo non lo può permettere".
Attualmente, il provvedimento che riforma il regime delle intercettazioni è un
disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 13 giugno, ma
che non ha ancora cominciato il suo iter parlamentare. Le nuove norme, contestate da parte dell'opposizione, vietano ai magistrati di
ordinare intercettazioni per inchieste su ipotesi di reato, la cui pena sia
inferiore ai dieci anni (corruzione esclusa). E stabiliscono anche il divieto
assoluto di pubblicazione e di utilizzo del contenuto delle intercettazioni,
fino all'inizio del dibattimento. Rispondendo alla domanda di un
cronista che ironicamente gli aveva chiesto chi accompagnerebbe sull'orlo di un
termovalorizzatore tra Gandus, Di Pietro e Veltroni, Berlusconi ha annunciato
che giovedì sarà al programma Matrix, su Canale 5, "per spiegare
serenamente e pacatamente cosa si sta cercando di fare: è necessario che i
cittadini lo sappiano". Una circostanza su cui poi si è espresso anche
Enrico Mentana: "Sarà un'intervista a tutto campo - ha assicurato - e
adesso spero che voglia rispondere alle mie domande, come ha detto di voler
fare...". E la reazione del Pd, all'ipotesi di trasformare il ddl in un
decreto, non si è fatta attendere: "Inaccettabile". ha dichiarato il
ministro ombra della Giustizia, Lanfranco Tenaglia. "Non è questa materia
per un decreto ha spiegato - non vi sono i requisiti di necessità e urgenza. E'
materia processuale, complessa e delicata, che richiede un inter parlamentare
normale. Del resto lo stesso governo ha presentato un disegno di legge, quindi
l'uscita estemporanea del presidente del Consiglio è incomprensibile".
Dura, ma con toni ironici, la reazione di Antonio Di Pietro: "Lo capisco -
ha commentato - lui (Berlusconi, ndr) è tra le persone più informate di tutti
sul reale contenuto delle intercettazioni disposte dall'autorità giudiziaria di
Napoli (l'inchiesta Saccà e le sue conversazioni anche col premier, ndr) e più
di tutti ha l'urgenza e l'imprescindibilità di fare un provvedimento per far sì
che gli italiani non sappiano chi ha fatto cosa". (1 luglio 2008.
( da "Giornale.it, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
E, con
mio rammarico, scopro le connessioni Internet funzionano peggio di quanto
supponessi. Cercherò di scrivere dei post, ma non posso prevedere con quale
frequenza. In ogni caso tornerò a pieno regime a partire dal 19 luglio. Grazie
per la comprensione e tanti cari saluti a tutti voi. Scritto in giornalismo 1
Commento " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Jun 08
Nomadi, ha ragione Maroni (e con lui Cacciari) Dunque, secondo alcuni media
Maroni vuole schedare i bambini rom, prendendo loro le impronte digitali;
dunque il ministro, leghista, avrebbe sotto sotto intenzioni razziste. In
realtà il ministro degli Interni ha elaborato un piano tutt'altro che impulsivo
e men che meno razzista . Infatti: 1) Non è una schedatura, ma un censimento
più che mai necessario perché non si sa quanti nomadi ci siano oggi in Italia
da dove vengano e quanti figli abbiano. Maroni dice: "Voglio porre fine
allo sconcio di vedere tanti bambini che vivono in condizioni disumane, l'unico
modo è con il censimento. Devo sapere la nazionalità, le parentele, la
composizione delle famiglie. Soltanto in questo modo posso dar loro un
documento e fissare regole per sapere chi può rimanere e chi invece non ha i
requisiti". 2) La Ue ha approvato una norma che prevede l'obbligo di
prendere le impronte digitali a tutti gli extracomunitari a partire dai 6 anni
prima del rilascio del permesso di soggiorno. Siccome non si sa con certezza se
i nomadi in Italia siano o no extracomunitari la misura è plausibile. Tra
l'altro oggi arrivando in un aeroporto americano prendono a ogni straniero le
impronte digitali e quelle dell'iride; la pratica, insomma, è diffusa. 3) Il
censimento è necessario perché i bambini sfruttati per compiere reati vengono
spostati da una città all'altra proprio per sfuggire ai controlli. Con le
impronte invece si riuscirà sempre a sapere chi sono, combattendo efficacemente
gli sfruttattori e tentando di garantire a questi fanciulli un'educazione
adeguata. Maroni mi ha sempre dato l'impressione di una persona perbene e
ragionevole. In questo caso mi sembra che intenda porre fine a una grande
ingiustizia umana e legale. Non è un caso che anche una personalità di spicco
della sinistra, il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, abbia elogiato le
dichiarazioni di Maroni affermando che: "A chi ha diritto di stare in
Italia, specialmente se cittadino italiano, deve essere garantito di vivere in
condizioni decorose e decenti, e non in campi che sono una vergogna, alla quale
bisogna porre fine". Razzista anche Cacciari? Scritto in Italia,
immigrazione Commenti ( 107 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo
di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS
Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Galimberti, filosofo copia e
incolla, continua a pontificare. Umberto Galimberti è considerato negli
ambienti colti della sinistra un guru, uno di quei filosofi profondi, seri e
pensosi che dall'alto della propria cultura sanno analizzare con amara precisione
il disagio esistenziale della nostra società. Confesso che fino a qualche tempo
fa mi capitava di apprezzare qualche suo articolo, ma ora non riesco proprio a
prenderlo sul serio. Non che Galimberti sia improvvisamente rimbecillito. Al
contrario, è troppo intelligente; anzi troppo italianamente furbo. Il Giornale
ha infatti scoperto che l'Umberto ha l'abitudine di copiare testi altrui, senza
virgolettarli, senza citare la fonte. Nei giorni scorsi Roberto Farneti e
Matteo Sacchi hanno scoperto ben quattro casi di plagio. Dico quattro casi.
Stamane nuovo scoop, a firma di Sacchi: il filosofo ottenne la cattedra di
filosofia a Venezia presentando, tra gli altri, due testi clonati. La vicenda
ispira diverse considerazioni: 1) Con quale credibilità un professore che copia
intere pagine può continuare a insegnare? Oggi il rettore dell'Università Ca
Foscari di Venezia afferma che non spetta a lui prendere provvedimenti e che
bisognerebbe creare un giurì per valutare l'accaduto. Come dire: meglio
soprassedere; il che la dice lunga sugli standard etici di certi ambienti
accademici italiani (non di tutti, per fortuna). 2) Diversi giornali, tra cui
Corriere della Sera, Foglio, Avvenire, hanno ripreso le denunce del Giornale,
sollecitando un chiarimento pubblico di Galimberti, che invece continua a
tacere. O meglio: si è scusato controvoglia in un'intervista con il Giornale
solo dopo il primo scoop, ma dopo si è chiuso nel silenzio. 3) La Repubblica
non ha scritto una riga sulla vicenda. Di fatto i lettori del quotidiano
fondato da Eugenio Scalfari non sono al corrente delle gravi e documentate
accuse rivolte contro il filosofo, il cui ultimo libro continua infatti a
vendere moltissimo. Non solo: la Repubblica continua a pubblicare i suoi
editoriali in prima pagina, densi di giudizi morali sulla nostra società così
corrotta e insincera. Insomma, anziché distanziarsi da un personaggio perlomeno
imbarazzante, ne alimenta il mito. Un po' di decoro, a cominciare proprio da
Galimberti, no? Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 74 ) " (5 voti,
il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun
( da "Repubblica.it" del 01-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
VERONA -
Ancora una volta la pratica della sicurezza va a sbattere con l'applicazioone di
codici e procedure. Due degli otto nomadi arrestati ieri dalla squadra mobile
di Verona perché accusati di costringere almeno sei minori a rubare, sono stati
oggi messi in libertà dal giudice per le indagini preliminari. E con una
motivazione che sta già facendo discutere il mondo politico. "Il delicato
istituto del fermo è stato piegato ad altri fini, tutti gravemente lesivi delle
regole, anche costituzionali, che presiedono la libertà personale" scive
il gip di Verona Giorgio Piziali nell'ordinanza con cui ha rigettato la
richiesta di convalida del fermo. Sono otto i nomadi fermati ieri dalla polizia
con l'accusa di aver costretto i figli a compiere furti in abitazioni. Quattro
sono stati arrestati a Verona: Miso Sulic, Vesna Dorolevic, Zoro Sulic e Veselinka
Radulovic. Per altri tre è competente il tribunale di Alessandria e per uno
quello di Vicenza: entrambi non si sono ancora espressi. Contro di loro la
squadra mobile di Verona ha raccolto filmati e
intercettazioni che dimostrano come i sei bambini fossero costretti, anche con
minacce, ad andare rubare. "Li educavano sistematicamente
all'illegalità" aveva spiegato Marco Odorisio, capo della mobile di
Verona. Quattro bambini sono figli degli arrestati, altri due potrebbero avere
un legame di parentela e potrebbero essere nipoti o pronipoti. Due dei
nomadi fermati a Verona restano in carcere, scrive il gip "per i gravi
indizi di colpevolezza" e il "pericolo di reiterazione del
reato": si tratta di Zoro Sulic e Veselinka Radulovic, due ventottenni che
vantano rispettivamente 41 e 95 alias, cambi di identità per sfuggire
costantemente alla giustizia. Miso Sulic e Vesna Dorolevic sono stati invece
scarcerati. Con un provvedimento che per alcuni è una lezione di procedura
penale e per altri un cavillare che rende meno sicuro il paese e meno certa la
pena. "Ancora una volta la polizia fa e la magistratura disfa"
commenta Isabella Bertolini (Pdl). Ed ecco cosa scrive il gip: il fermo, si
legge nell'ordinanza, "non può essere utilizzato né dagli organi di pg, né
dal pubblico ministero per finalità diverse da quelle sue proprie, che
consistono esclusivamente nell'intervento di urgenza motivato da un concreto e
comprovato pericolo di fuga". "L'assoluta assenza di un reale e
concreto pericolo di fuga - prosegue Piziali - fa emergere come il delicato
istituto (del fermo, ndr) sia stato piegato ad altri fini, che - precisa - non
sono di interesse di questo giudice, ma che si individuano sullo sfondo di
questa scelta e che sono tutti gravemente lesivi delle regole, anche
costituzionali che presiedono la libertà personale". Il pm e gli organi di
polizia, infatti - secondo il gip - in questo modo "scelgono i tempi
dell'intervento giurisdizionale con il rischio che vi sia l'attenzione a
finalità diverse da quelle del mero corretto esercizio della giurisdizione, del
quale è presidio il giudice". A suo parere "non sfugge come
l'intervento cada in concomitanza con un generalizzato interesse pubblico
proprio per vicende" come quella al centro dell'inchiesta. Detto con
parole più semplici: siccome il ministro dell'Interno Roberto Maroni è molto
attento alla questione sicurezza legata soprattutto ai rom e la pressione
mediatica è molto forte, un'operazione di questo genere mette in buona luce e
per questo la polizia avrebbe agito "piegando il delicato istituto del
fermo privando della libertà alcune persone". Piziali è ancora più duro:
per il gip, inoltre, pm e organi di polizia "scelgono il giudice
competente per la misura nel giudice di turno invece che in quello già incaricato
del procedimento" e "costringono il giudice della misura a compiere
le complesse e ampie valutazioni connesse alla posizione di sette persone per
25 capi d'imputazione nel termine massimo di 48 ore". Ecco perché secondo
il gip, il fermo si presenta "all'evidenza del tutto e gravemente
illegittimo". (1 luglio 2008.
( da "Corriere.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
"Giovedì
sera sarò a Matrix" su Canale 5. Di Pietro: "Lo capisco, lui sa cosa
ha detto" Berlusconi: "Torno in tv, gli italiani
devono sapere quello che sta avvenendo" Il premier: "Intercettazioni, ci sono i termini di
urgenza e necessità per decreto legge" NAPOLI - Il premier tornerà in
televisione per spiegare agli italiani "quello che sta avvenendo". Lo
ha annunciato Silvio Berlusconi in riferimento al caso delle intercettazioni
che lo riguardano e alle leggi blocca processi, immunità per le alte
cariche dello Stato e al giro di vite che il governo intende dare alle
intercettazioni stesse e a chi le pubblica. "Giovedì andrò a Matrix - su
Canale 5, il programma condotto da Enrico Mentana, ndr- per spiegare serenamente
e pacatamente cosa si sta cercando di fare: è necessario che i cittadini lo
sappiano. Avevo deciso di non andare in tv, ma è necessario che i cittadini
sappiano dal loro presidente del Consiglio cosa si cerca di far succedere in
Italia in questo momento. Sulla giustizia siamo in una situazione di vera
emergenza". INTERCETTAZIONI - Secondo il presidente del Consiglio,
inoltre, il governo potrebbe intervenire per decreto legge sulle
intercettazioni telefoniche. "Probabilmente ci sono termini di necessità e
urgenza per intervenire, non con un disegno di legge che richiede tempi lunghi,
ma con un decreto legge", ha afferma Berlusconi. "Stiamo vivendo un
momento di emergenza, perché siamo fuori da una società che abbia comportamenti
civili. Non credo che un Paese possa permettersi ciò che sta accadendo, che è
accaduto e che si prospetta possa accadere, cioè che privati cittadini si
vedano sottratto il loro diritto alla privacy con interventi violenti che
possono portare danni irreparabili alla loro immagine: uno Stato liberale
democratico questo non lo può permettere". COMMENTI - "Alla Camera il
calendario è pieno, ma sui decreti legge decide il governo", ha commentato
Roberto Cota, capogruppo della Lega Nord. "La dichiarazione di Berlusconi
sulla possibilità di un decreto sulle intercettazioni è grave e inaccettabile.
Il governo ha già presentato un disegno di legge sulla materia, per cui le sue
parole sono incomprensibili"", ha affermato Lanfranco Tenaglia,
ministro della Giustizia del governo ombra del Pd. "Lo capisco: lui è tra
le persone più informate di tutti sul reale contenuto delle intercettazioni e
più di tutti ha l'urgenza di fare un provvedimento per far sì che gli italiani
non sappiano chi ha fatto cosa", ha detto il leader dell'Italia dei valori,
Antonio Di Pietro. stampa |.
( da "Corriere delle Alpi" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Pd:
inaccettabile. Per Di Pietro il premier teme i colloqui con Saccà, non vuole che gli italiani sappiano chi è Stop alle
intercettazioni, per decreto Berlusconi ora dice: è urgente, si può fare.
"Vado a Matrix, dirò tutto" GABRIELE RIZZARDI ROMA. Per risolvere
l'"emergenza giustizia", Berlusconi annuncia un decreto legge contro
le intercettazioni. E per far capire perché il governo ha tanta fretta (il
decreto entra in vigore immediatamente) il Cavaliere tornerà in
televisione: "Giovedì dirò tutto". "Andrò a Matrix per spiegare
serenamente e pacatamente ai cittadini cosa si cerca di far succedere al loro
presidente del consiglio. E' necessario che i cittadini lo sappiano".
L'annuncio parte da Acerra dove il premier tiene una conferenza stampa nei
locali che ospitano il termovalorizzatore. Ma, più che i rifiuti, a preoccupare
Berlusconi è la possibile pubblicazione di nuovi colloqui telefonici. Di che si
tratta? Francesco Cossiga in una intervista a Libero non esclude che possa
prendere corpo una operazione destinata a screditare moralmente il premier
("Mescoleranno sesso e raccomandazioni") ma Berlusconi per ora non
vuol dire altro: "Le anticipazioni diminuiscono l'attesa". Quel che è
certo è che il Cavaliere ha fretta. "In questo momento stiamo vivendo una
situazione di emergenza, perché siamo fuori da una società che ha comportamenti
civili. Non credo che un paese possa permettersi ciò che sta accadendo e ciò
che potrebbe accadere in futuro. E cioè che privati cittadini sono sottratti
del diritto alla privacy con interventi violenti" spiega Berlusconi, per
il quale "molto probabilmente" ci sono i termini di necessità e
urgenza per procedere non con un disegno di legge ma con un decreto. Il
presidente del consiglio affronterà con Enrico Mentana tutte le questioni
legate alla giustizia (dalla norma blocca-processi al lodo bis sull'immunità
per le alte cariche istituzionali) che in questo momento arroventano lo scontro
tra i poli. Berlusconi sarà fermato dai suoi alleati? Difficile immaginarlo
anche se il capogruppo della Lega alla Camera, Roberto Cota, fa capire che
nulla è ancora deciso: "Un decreto? Vedremo. Il calendario della Camera è
molto fitto ma deciderà il governo". Cosa dirà il Cavaliere a Matrix?
Mentana annuncia una puntata televisivamente e giornalisticamente utile:
"Sarà una intervista a tutto campo, e spero che voglia rispondere alle mie
domande, come ha detto di voler fare". Nell'attesa di conoscere le
rivelazioni del premier, Pd e Idv bocciano l'idea di procedere con decreto
sulle intercettazioni. "La dichiarazione di Berlusconi è grave e
inaccettabile" taglia corto il ministro ombra della Giustizia del Pd,
Lanfranco Tenaglia, per il quale quella che riguarda le intercettazioni è una
normativa processuale "complessa e delicata" che richiede un
"normale" iter parlamentare quale quello del disegno di legge. Ddl
che la maggioranza ha già presentato ma che ora potrebbe essere sostituito con
un decreto. Ancora più duro e sarcastico è il commento di Antonio Di Pietro:
"L'obiettivo di Berlusconi è di sfangarla sul piano processuale. Lo
capisco perché lui, più di tutti, è informato sul contenuto delle
intercettazioni disposte dall'autorità giudiziaria di Napoli. Più di tutti sa
dell'urgenza imprescindibile di fare un provvedimento per evitare che tutti gli
italiani sappiano chi è e cosa ha fatto".
( da "Corriere delle Alpi" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
"Il
fermo dei nomadi piegato a altri fini" Pesanti motivazioni del giudice di
Verona che libera due degli 8 arrestati VERONA. Sono tornati in libertà due
degli otto nomadi arrestati lunedì dalla polizia di Verona con l'accusa di aver
costretto i figli a compiere decine di furti in appartamenti. Il Gip di Verona
Giorgio Piziali non ha convalidato il fermo disposto dal pm Elvira Vitulli di
quattro nomadi: per due - Miso Sulic e Vesna Dordevic - ha disposto la
remissione in libertà; nei riguardi altri due - Zoro Sulic e Veselinka
Radulovic - lo stesso Gip ha emesso ordinanze di custodia. Nella vicenda degli
otto nomadi fermati "il delicato istituto" del fermo è stato
"piegato ad altri fini" che "sono tutti gravemente lesivi delle
regole, anche costituzionali, che presiedono la libertà personale", ha
scritto il gip Piziali, nell'ordinanza con la quale ha rigettato la richiesta
di convalida dello stesso fermo. Per il Gip, il fermo "non può essere
utilizzato né dagli organi di polizia giudiziaria, né dal pubblico ministero
per finalità diverse da quelle sue proprie, che consistono esclusivamente
nell'intervento di urgenza motivato da un concreto e comprovato pericolo di
fuga". "L'assoluta assenza di un reale e concreto pericolo di fuga -
scrive Piziali - fa emergere come il delicato istituto sia stato piegato ad
altri fini, che - precisa - non sono di interesse di questo giudice, ma che si
individuano sullo sfondo di questa scelta e che sono tutti gravemente lesivi
delle regole, anche costituzionali che presiedono la libertà personale".
Il pm e gli organi di Polizia, infatti - secondo il Gip - in questo modo
"scelgono i tempi dell'intervento giurisdizionale con il rischio che vi
sia l'attenzione a finalità diverse da quello del mero corretto esercizio della
giurisdizione, del quale è presidio il giudice". A suo parere "non
sfugge come l'intervento cada in concomitanza con un generalizzato interesse
pubblico proprio per vicende" come quella al centro dell'inchiesta.
Secondo il Gip, il fermo si presenta "all'evidenza del tutto e gravemente
illegittimo" per cui ha deciso di non convalidarlo, mentre per due dei
quattro nomadi esistono gravi indizi di colpevolezza e rischi di reiterazione
dei reati tali da giustificare la loro custodia cautelare in carcere. "Sono
valutazioni soggettive del gip; le valuteremo bene e decideremo se impugnare o
meno il provvedimento": è il commento del procuratore di Verona, Guido
Papalia. "I provvedimenti di fermo - ha detto Papalia - erano imposti
dagli atti processuali. Da quegli atti emerge con chiarezza il pericolo di
fuga. E' stata accertata - ha aggiunto Papalia - la volonta' di scappare, come
avvenuto in altre occasioni anche se poi erano rientrati in Italia. Dalle intercettazioni - ha concluso - emergeva la decisione di
lasciare il territorio nazionale". Per il difensore dei nomadi, avvocato
Luciano Bason, "c'è stata una strumentalizzazione politica. Quello del gip
è un provvedimento perfetto. C'e una bimba di otto mesi, allattata dalla mamma
ora in carcere, e noi non sappiamo dove è stata portata, a chi è stata
affidata. Questa vicenda - ha aggiunto Bason - è calata in un discorso e in un
momento politico nel quale si vuole dare addosso agli zingari".
( da "Corriere delle Alpi" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Succede che,
nei loro spostamenti, nei paesi d'origine le carovane raccattino anche bambini
che non conoscono, o dei quali conoscono i famigliari, che se ne disfano
volentieri. I piccoli rom arrestati adesso hanno dei documenti, ma falsi. Gli
adulti che li trascinano in giro per il mondo sono padroni di camper, roulotte,
auto, regolarmente comprate: ma con documenti fasulli. Hanno perfino due case,
in provincia di Padova, acquistate con tanto di atto notarile: ma sotto un nome
finto. Tra i problemi della giustizia, con i rom, c'è spesso l'identità: chi
sono? che nome e cognome hanno? E per i più piccoli: di chi sono figli? Sono
minorenni, la legge li tutela, non permette che vadano in prigione. Se li
prendi a rubare li devi lasciar liberi. Questo perché si ritiene, giustamente,
che il piccolo non abbia cognizione della colpa, non conosca la legge e non
abbia coscienza della sua inviolabilità. Tutto questo è giusto. E' finalizzato
a una conseguenza: se un minorenne delinque, tu lo consegni ai suoi genitori,
che lo rieducheranno. Ma qui, con questi rom, i genitori o gli adulti ai quali
lo riconsegni, prima lo massacrano di botte perché s'è fatto prendere, poi lo
istruiranno a ripetere il furto ma in maniera da non esser più preso. E una
cosa gli ordinano: di non dire mai i nomi dei genitori, anzi nemmeno dov'è il
campo dal quale provengono. Perciò i piccoli rom che rubano non sono minorenni
che rubano. Sono adulti che rubano tramite i minorenni. Allora una cosa è da
farsi subito: spezzare il rapporto tra questi minorenni e questi adulti,
genitori o no che siano. Per far ciò, devi dare un'altra vita ai minorenni,
farli nascere da capo. Identificarli per educarli. Per educarli devi
controllare che vadano a scuola. Magari, come vuole l'attuale ministro
dell'educazione, mandando i carabinieri nei campi rom: tutte le mattine i
piccoli devono andare a studiare, non a rubare. I minorenni rom presenti in
Italia sono 30-35mila, e soltanto 10-12mila vanno a scuola. Bisogna rastrellare
gli altri 25 mila, ed educarli. Se il censimento Maroni serve a questo, è
tutt'altro che un'infamia. Ma censirli per poi abbandonarli non ha senso, è
soltanto repressivo, non diventa formativo. Visto che l'istruzione primaria è
obbligatoria, non dovrebbero esistere in Italia bambini che non vanno a scuola:
devono andarci, magari con la forza. Andare a scuola vuol dire entrare nella
morale sociale. Non andare a scuola vuol dire restare nella morale famigliare,
e quando questa contiene reati (picchiare le donne, rubare, violentare le
bambine, chi è più forte ha ragione), la morale famigliare diventa una fabbrica
di fuorilegge. Nelle intercettazioni che hanno incastrato i
rom adulti che mandavano i figlioletti a rubare, si sentono dei vecchiacci
minacciare porcherie sessuali alle bambine se tornano senza bottino. Spero che
in questo momento quei vecchiacci siano già in galera, e le bambine sistemate
da qualche parte. Pronte, a ottobre, a prendere in mano un quaderno.
Ferdinando Camon fercamon@alice.it.
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il
Quirinale: il Consiglio non dia pareri di costituzionalità. Il Cavaliere: ha seguito
le indicazioni di Fini e Schifani. Il Colle lo smentisce Scontro
Berlusconi-Napolitano Il Csm boccia lo stop ai processi. Il
premier: decreto anti-intercettazioni ROMA - è scontro tra Berlusconi e
Napolitano sulla norma "blocca-processi". Il presidente della
Repubblica ha scritto al vicepresidente del Csm Mancino, ricordando che non
spetta al Consiglio dare pareri di costituzionalità sulle leggi. Per il
premier la lettera recepisce le indicazioni di Fini e Schifani. Dura la
reazione del Quirinale: è stata un'iniziativa autonoma del capo dello Stato. In
serata il Csm ha confermato la bocciatura per il provvedimento del governo. E
Berlusconi ha annunciato: ci sono le condizioni per un decreto
anti-intercettazioni. SERVIZI DA PAGINA
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il
premier: bene Napolitano, sul Csm ha accolto le tesi di Fini e Schifani
Berlusconi prepara lo show in tv "Sì al decreto sulle
intercettazioni" GIANLUCA LUZI NAPOLI - Berlusconi ha fretta. Pensa a un
decreto sulle intercettazioni, ma prima dirà in tv tutto ciò che pensa dei suoi
"nemici". Dirà anche chi accompagnerebbe sul bordo dell'inceneritore
tra Veltroni, Di Pietro e la giudice Gandus, in una riedizione del gioco della
torre. Sorride, il premier, vorrebbe tanto rispondere, ma crea l'attesa
per lo show di domani sera: "Giovedì sera, a Matrix, spiegherò serenamente
e pacatamente cosa si sta cercando di far succedere in questo Paese, perché gli
italiani devono sapere". Sotto la volta del termovalorizzatore di Acerra
in fase di ultimazione, il presidente del consiglio dà appuntamento agli
italiani davanti agli schermi Mediaset e usa ironicamente un celebre
intercalare del suo principale avversario politico, Veltroni, per annunciare
che domani sera, prima di partire per il G8 in Giappone, potrebbe lasciare
dietro di sè una scia di polemiche roventi sulla Giustizia, Di Pietro, le
"toghe rosse", il Pd, le intercettazioni. Insomma su tutti gli
argomenti su cui si è infranto il dialogo con l'opposizione. Berlusconi ieri
era a Napoli per la quarta volta impegnato nell'emergenza rifiuti: "Dagli
e ridagli siete riusciti a buttarmi in una discarica", scherza, ma i temi
legati alla Giustizia - su cui "siamo in una situazione di emergenza, di
vera emergenza" - lo impegnano ancora di più della munnezza. Da giorni
girano voci su nuove intercettazioni "piccanti" ed è scoppiato un
conflitto fra il Csm e i presidenti di Camera e Senato. Berlusconi ha
registrato come un punto a proprio favore il parere del presidente Napolitano
che, ha detto, "ha accolto quanto richiesto dai presidenti delle
Camere". Quindi "non aggiungo niente a ciò che ha dichiarato il
Presidente. I presidenti di Camera e Senato si sono recati da lui per
sottolineare qualcosa che non sta nell'alveo costituzionale. Il Presidente
della Repubblica ha accolto gli argomenti e ha prodotto una dichiarazione che
mi sembra completa. Ogni istituzione faccia ciò che la Costituzione gli
assegna, nessuno organo può prevaricare gli altri. Su questo ha risposto il
Capo dello Stato". Ma oltre al pacchetto sicurezza che contiene l'emendamento
"blocca processi" e quindi "salva-premier", e l'iter
parlamentare del Lodo per l'immunità delle Alte cariche istituzionali, ciò che
preoccupa Berlusconi e lo manda su tutte le furie è il pericolo di nuove
intercettazioni che potrebbero procurargli un forte danno di immagine. Questo
spinge Berlusconi a dire che "stiamo vivendo una situazione di emergenza,
perché siamo fuori da una società che ha comportamenti civili. Non credo che un
paese possa permettersi ciò che sta accadendo e ciò che potrebbe accadere in
futuro". E cioè - precisa Berlusconi - che privati cittadini sono
sottratti del diritto alla privacy con interventi violenti". Perciò
Berlusconi prende in considerazione l'idea di un decreto legge sulle
intercettazioni al posto del disegno di legge, più lento da approvare.
"Molto probabilmente - dice infatti il premier - ci sono i termini di
necessità e urgenza per procedere non con un disegno di legge, che richiede
molto tempo, ma con un decreto. Vedremo".
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Commenti
METAMORFOSI DELLA DEMOCRAZIA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) L'imputato Silvio
Berlusconi veste i panni dell'agnello sacrificale (o del satanasso) di un corpo
togato ostinatissimo a non cedere il suo potere (per alcuni abusivo, per altri
benedetto). Come se la crisi italiana fosse immutabile e si potesse soltanto
esplorare ? oggi, come tre lustri fa ? lungo la faglia che separa la politica e
la magistratura; il potere sovrano dall'ordine giudiziario. Appendice abituale:
il mondo diventa bianco o nero, si divide in "giustizialisti" e
"garantisti", in "buoni" e "cattivi" (categorie
trasmutabili). Fosse così, le lune non sarebbero poi così nere: è il passato
che non passa. Questo teatro di maschere non rappresenta però la radicalità
delle mutazioni che cova la crisi italiana. Berlusconi è il solito lupo dallo
stomaco forte, è vero. Lavora pro se. Chiede immunità (al solito). A meno di
cataclismi o errori grossolani, la otterrà presto. Se il suo problema fosse
soltanto l'impunità, spento l'appetito, dovrebbe fermarsi. Tirerà diritto,
invece. Governa tra le macerie e il campo è deserto. Ne è consapevole (e
appagato, quale sovrano non lo sarebbe?). Si gode gli utili di una società che
ha trasformato il cittadino in consumatore, i diritti in desiderio di benessere
(da noi, ha contribuito a inventarla). è favorito dal fallimento del progetto
(democratico-capitalistico) di eliminare, attraverso lo sviluppo, le classi
povere. Osserva la fine del "progressismo" come conciliazione di
capitale e lavoro; democrazia e populismo; cultura e televisione; cattiva
coscienza e abiura della memoria. Scruta con compiacimento l'eclissi della
politica, subalterna all'economia e perfino alla religione. Prende atto della
morte del linguaggio stesso della politica: formule come popolo, nazione,
democrazia, Costituzione che cosa significano oggi? Indicano, al più, realtà
ormai lontane dai concetti che designavano un tempo. Deve fare i conti con il
declino di uno Stato che, dagli anni Settanta, per troppo tempo dunque, ha
recuperato in legalità ? con un'iperfetazione di leggi, norme, obblighi,
istanze di punizione che hanno rinvigorito il potere togato ? quel che andava
perdendo in legittimità. Il sovrano sa che ? alle viste ? non c'è alcuno
(partito, istituzione, élite, opinione pubblica) che dia espressione e senso a
questo deficit politico e culturale, attualissimo. Il Pd, se è nato, è ancora
in fasce, privo di linguaggio e quindi di pensiero: si balocca, in mancanza
d'altro, con totem inattuali (un "dialogo" che non c'è). Casini,
residuale, non riesce a declinare, dall'opposizione, la sua grammatica della moderazione.
Di Pietro, sostenuto dalle "agenzie del risentimento", si colloca tra
i suoi migliori alleati con un letale "tanto peggio, tanto meglio".
La sinistra radicale, suicidatasi, fatica a rinascere. Cala il capo
l'establishment, incerto del suo stesso destino (non c'è posto per tutti sul
carro: in tempi di stagnazione, qualcuno morirà). La società appare ammutolita
in una zona opaca di indifferenza, confusa dal rumore dei media. è davvero una
"crisi" che si può rappresentare nel conflitto ? "novecentesco"
e nazionale ? di politica e magistratura? è, al contrario, il paradigma di una
compiuta modernità. Pare che soltanto Berlusconi ne sia consapevole, forse per
istinto di predone, forse per chiaroveggenza di mago. Dichiara lo Stato un
guscio vuoto. Ne recupera la pura struttura di sovranità e dominio. Chiede di
esercitarla senza limiti, in nome del "potere costituente del
popolo", con una "decisione" che lascia indistinto il diritto e
l'arbitrio, il lecito e l'illecito, l'umano e l'inumano, l'eccezione e la
regola. è una tecnica di governo che gli permette (è cronaca) di inaugurare un
"diritto della diseguaglianza"; di organizzare "campi di
identificazione" al di fuori di ogni garanzia carceraria; di raccogliere
le impronte di un'etnia; di trasformare i soldati in poliziotti; presto di
smontare gli istituti dello stato sociale che reggono il patto costituzionale.
In soldoni, di separare la legge da ogni principio costituzionale, il giudizio
da ogni possibile contenuto etico. Quel che abbiamo di fronte allora non sono
le "naturali" e prevedibili tensioni interne di una democrazia che
fatica a trarsi fuori da una troppo lunga transizione. è, piaccia o meno, la
metamorfosi di una democrazia. Bisogna comprenderla, immaginarne gli esiti e le
ragioni, prima di liquidarla con qualche pittura pigra o stereotipo antico.
Occorre soprattutto prendere atto che oggi il Paese fa i conti con quell'unico
progetto. L'obiettivo primario e dichiarato di Berlusconi (anche i distratti lo
vedono, se sono in buona fede) è la riduzione di poteri plurali e diffusi a
vantaggio di una forma politico-istituzionale accentrata nella sua figura di
premier e nel ruolo di garanzia del presidente della Repubblica. Berlusconi si
muove "in parallelo" alla Costituzione (sospensione dei processi, lodo
Alfano, detenzioni senza reato, discriminazione etniche), lungo un percorso
"duale" che pretende "ordinario". Bypassa la Carta, ma
senza riformarla. Intende contrattare di volta in volta le sue decisioni non
nel quadro politico dove competono le forze sociali e politiche, ma in un
rapporto diretto (e minaccioso) con chi ? di quei principi ? è custode
(Napolitano). Anche così si deve raccontare la "battaglia" del Csm,
come è stata definita. Il botta e risposta, che ne è seguito, tra Quirinale e
Palazzo Chigi. Anche in questo caso, siamo nell'officina di una metamorfosi.
Non c'è alcun dubbio che il Consiglio possa offrire al ministro di giustizia un
parere sul prevedibile pandemonio provocato dalla sospensione dei processi.
"è materia organicamente sua" (Cordero) offrire indirizzi, proposte,
avvisi (anche non richiesti) alla discrezionalità del Guardasigilli. Napolitano
lo ricorda ("Non può suscitare sorpresa o scandalo che il Csm formuli un
parere"). Vuole raffreddare il clima: "Non può esservi dubbio od equivoco
sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo un vaglio di
costituzionalità". Ma in ballo non è "il parere" in quanto tale,
è il suo peso politico-istituzionale, è il sostegno (indiretto) che può offrire
a chi avrà l'obbligo di pesarne presto la coerenza con i principi. Non c'è che
dire, il terreno di scontro è ben scelto da Berlusconi. Il Csm, tra gli organi
costituzionali (o a rilevanza costituzionale), è il più ambiguo: "potere
dello Stato" e insieme "organo di amministrazione". Incompetente
a esprimere ? direttamente o indirettamente ? la sovranità nazionale eppure
legittimato a concorrere con le sue proposte alla formazione dell'indirizzo
politico. Nella sua autonomia, protetto da divieti preventivi imposti da altri
poteri (li pretendevano Schifani e Fini), ma stretto in confini costituzionali
che gli impediscono interventi che interferiscono con le altrui prerogative (lo
rammenta il capo dello Stato). è quest'ambiguità che consente a Berlusconi di
protestare come illegittima ogni parola sui rischi di norme che possono
contrastare con la prima legge dello Stato, dimentico che
"l'organizzazione giudiziaria è intessuta della concretezza dei principi
costituzionali" (è impossibile discutere di quella, senza interpellare gli
altri). L'offensiva del premier, alla fin fine, non indebolisce la
discrezionalità del Consiglio nell'esercizio delle sue attribuzioni. Esclude
dal "dialogo" istituzionale il Parlamento, già consegnatosi
all'impotenza, e un ministro designato al servizio del sovrano e non della giustizia.
Libera il campo per quel "confronto a due" a cui Berlusconi chiede
protezione per i suoi passi storti. Diventa come un "memento" al capo
dello Stato, che avrebbe potuto farsi scudo anche del parere del Consiglio. Se,
come dice, trasformerà in provvedimento con forza di legge
il divieto di intercettazioni (il capo dello Stato ne ha già escluso
l'urgenza), Berlusconi pare già pronto alla mischia. Presenza solitaria nella
debolezza dei poteri dello Stato, Napolitano è destinato presto a diventare il
punto di attrito e di resistenza alle pressioni del premier nella costruzione
della Terza Repubblica, modernissima e inquietante creatura.
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Anche
Fini si schiera col Quirinale, irritato per l'interpretazione che Palazzo Chigi
ha dato alla lettera al Csm "Nessuno detta la linea al capo dello
Stato" è alta tensione tra il Colle e il Cavaliere Il presidente della
Repubblica precisa che la sua missiva è un'iniziativa autonoma. Un atto pronto
da tempo L'ipotesi di un decreto anti-intercettazioni, dati i precedenti, viene
considerata rischiosa anche nella maggioranza CLAUDIO TITO ROMA - "Nessuno
si può permettere di dettare la linea al capo dello Stato. Questo è davvero
l'abc della politica". La tensione è altissima. I rapporti tra il
Quirinale e Palazzo Chigi ricadono nel turbine della polemica. E anche un
alleato del Cavaliere, come Gianfranco Fini, si spende a favore del Colle.
Proprio per non compromettere definitivamente il dialogo con il presidente
della Repubblica. L'"abbraccio" con cui Silvio Berlusconi si è
appropriato della lettera spedita da Napolitano a Nicola Mancino, infatti, ha
fatto di nuovo calare il gelo tra il Colle e il Pdl. "Il presidente della
Repubblica - si legge in una nota - ha indirizzato la lettera di sua autonoma
iniziativa e non in accoglimento di alcuna richiesta". La missiva
indirizzata al vicepresidente del Csm, assicurano poi a Palazzo dei
Marescialli, era stata concordata da tempo. Tant'è che nessuno dei membri del
Consiglio Superiore della Magistratura se ne è stupito. Un atto già pronto,
insomma, quando Schifani e Fini sono saliti allo studio alla Vetrata per
parlare con Napolitano. Un incontro durante il quale, proprio per
tranquillizzare i suoi interlocutori, il "padrone di casa" ha solo avvertito
di quanto avrebbe fatto il giorno successivo. Ma le parole di Berlusconi hanno
fatto tornare indietro le lancette della polemica. Tanto da far dire al
presidente della Camera di giudicare "profondamente inadatto" il
comportamento del premier. E in effetti lo stesso Napolitano ha letto con
irritazione le dichiarazioni del presidente del consiglio. Anche perché il
contenuto del messaggio trasmesso al Csm non puntava affatto a indebolire le
competenze del Consiglio - come ha sostenuto il Pdl - ma a confermarne al
contrario il potere di emettere pareri anche non sollecitati dal ministro della
Giustizia. Per di più, adesso il conflitto tra il Colle e Palazzo Chigi si
arricchisce di un altro capitolo. Quello sulle intercettazioni. L'ipotesi,
annunciata dal Cavaliere, di un decreto per fermarne la pubblicazione viene
considerata un altro colpo al dialogo. E persino rischiosa da una parte della
maggioranza. L'idea del decreto, del resto, era stata adombrata nella scorsa
legislatura anche dall'allora Guardasigilli Clemente Mastella e poi rapidamente
archiviata dopo i rilievi forniti dalle più alte cariche istituzionali. Eppure
tra i fedelissimi del premier non si esclude che il consiglio dei ministri
possa essere convocato oggi o domani proprio per discutere questa eventualità.
In qualche modo ventilata due settimane fa in un "refuso" nella nota
di convocazione della riunione di governo. Le voci su telefonate che
riguarderebbero dialoghi privati, stanno innervosendo il capo del governo. Che
a questo punto ha messo nel mirino anche questo versante. La giustizia, nel suo
complesso, rimane il chiodo fisso del premier. Non a caso ieri sera, appena
tornato da Napoli a Via del Plebiscito, la prima persona che ha ricevuto è
stato Nicolò Ghedini, avvocato e senatore di Forza Italia. "C'è un attacco
concentrico contro di me - ripete Berlusconi -, una catena che va spezzata. Il
processo Mills, queste presunte intercettazioni, gli
attacchi del Csm. Tutti questi elementi fanno capire che c'è una manovra in
corso. Da bloccare adesso. Adesso". Per questo è pronto ad affrontare con
Napolitano un altro braccio di ferro sulle intercettazioni. E poi ha dato il
via libera all'affondo contro Palazzo dei Marescialli. Sebbene a Palazzo
Chigi tutti siano sicuri che il capo dello Stato firmerà il decreto sicurezza -
la firma semmai verrà preceduta da una esternazione per criticare
l'eterogeneità delle misure inserite nel provvedimento -, il premier è dunque
intenzionato a non accettare una "tregua" fino a quando il caso Mills
sarà in piedi e l'inchiesta napoletana sulle veline ancora in corso. La sua
vera paura, infatti, è che i due emendamenti "sospendi-processi" e
anche il cosiddetto Lodo Schifani - quando diventeranno legge - possano essere
dichiarati incostituzionali dalla Consulta, altro anello della catena
"manovrista". In un solo caso, dunque, Berlusconi è pronto a siglare
un armistizio: se il presidente del tribunale di Milano, Nicoletta Gandus,
verrà ricusata la prossima settimana. O se nella prima udienza del processo
Mills, i magistrati di Milano faranno capire che l'accelerazione impressa nelle
ultime settimane verrà in qualche modo sterilizzata. Se uno di questi due
passaggi, dovessero consumarsi prima che il decreto sicurezza approdi in aula
alla Camera, il Cavaliere potrebbe accettare di ritirare almeno uno dei due
emendamenti "salva-premier". E concentrarsi sullo "scudo"
istituzionale con un disegno di legge costituzionale. "Ma prima voglio
passi concreti".
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina
VI - Roma Piazzale Flaminio Vigili, blitz antiabusivi
davanti alla stazione BLITZ dei vigili urbani a Piazzale Flaminio per
intercettare all'uscita della metropolitana e della ferrovia Roma-Viterbo i
venditori abusivi di merce di dubbia provenienza o contraffatta. Dalle 7.30 di
ieri una quindicina di agenti si sono appostati ai tornelli bloccando chiunque
arrivasse con borsoni o zaini pieni di merce. Una trentina di venditori
abusivi senegalesi e cinesi sono stati caricati sul pulmino del Comune e
trasferiti all'ufficio stranieri della questura per essere identificati.
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina
IX - Roma "Io pedofilo? è un complotto" Don Ruggero si difende. Sarà
interrogato anche il vescovo Il pm avrebbe raccolto prove "di grandissima
gravità". Sms e intercettazioni RORY CAPPELLI ANNA
MARIA LIGUORI Intercettazioni telefoniche, computer sotto controllo, monitoraggio degli sms, testimonianze
dei ragazzi ormai lontani dalla parrocchia e quindi non più influenzabili. Si è
stretta con questi "fili" la maglia accusatoria costruita dal pm
Francesco Scavo intorno a don Ruggero Conti, il parroco della chiesa
della Natività di Santa Maria Santissima di via di Selva Candida, accusato da
oltre 10 minori e arrestato lunedì con l'accusa di violenza sessuale continuata
e aggravata. Nei prossimi giorni - annunciano gli inquirenti che si stanno
occupando del caso - sarà sentito anche il vescovo della diocesi di Porto Santa
Rufina, monsignor Gino Reali. Perché - si chiede infatti l'accusa - il parroco,
sottoposto lo scorso anno a provvedimento disciplinare con le stesse accuse che
oggi l'hanno portato all'arresto, non era stato allontanato (se non per un
mese, "per calmare le acque") dalle decine di ragazzini della
parrocchia? Lui, don Ruggero, si difende: "è tutto un complotto contro di
me. Sono tutte falsità frutto di cattiveria e di gelosia", ha detto ieri
replicando alle accuse. Tutto è partito dalla denuncia di don Claudio, che
ricorda: "Già l'anno scorso avevo riferito alle autorità ecclesiastiche
(al vescovo Reali) degli "strani" comportamenti del parroco: oltre ad
avergli trovato materiale pornografico, l'avevo visto baciare un ragazzino, mettere
le mani tra le gambe di un altro in confessionale, prendere sulle ginocchia un
chierichetto, far dormire i minori in casa sua". Dopo la segnalazione,
secondo il suo racconto, don Claudio si è trovato emarginato. Alla fine è stato
sospeso. Appoggiandosi all'associazione "La caramella buona" (una
onlus contro la pedofilia), a gennaio si è recato dai carabinieri di Reggio
Emilia per raccontare quello che, secondo lui, avveniva nella parrocchia. Gli
inquirenti hanno deciso di verificare per altre via la veridicità delle sue
accuse. Hanno avviato intercettazioni telefoniche (molto esplicite sul rapporto
che il parroco intratteneva con alcuni ragazzini). Controllato gli sms (don
Ruggero avrebbe scritto a dodicenni messaggi di questo tenore: "Ciao tesoro,
mi manchi", "Vieni stasera da me, ti pago la benzina"). Hanno
monitorato il computer (che si connetteva a siti pedopornografici). Hanno
ascoltato vari testimoni. Il Gip Andrea Vardaro infine, accogliendo le
richieste della difesa, ha stabilito una perizia medica per verificare se lo
stato di salute del parroco sia compatibile o meno con il regime carcerario.
Naturalmente non sono mancati i commenti. Il sindaco Alemanno, di cui don
Ruggero è stato uno dei garanti in campagna elettorale, alla notizia dell'arresto,
ieri, ha detto: "è stato un grande dolore. Chiedo ai magistrati e agli
inquirenti tutta la chiarezza possibile e di non fare sconti a nessuno, perché
quando si parla di pedofilia bisogna esser rigorosi e netti: è un male che va
combattuto in ogni modo". Mentre Mario Staderini, dei Radicali, ha chiesto
al Comune di costituirsi "parte civile nel procedimento penale per meglio
assicurare assistenza a chi è doppiamente debole".
( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Qui
sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da
monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo
momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere
in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato)
decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del
vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali,
dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia
andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha
assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche
di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai
lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le
condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai
lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità
cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter
affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e
anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo
soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà.
È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in
gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani
credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera
garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione"
dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è
semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non
ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a
ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e
vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San
Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa
cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo,
Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2)
Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione
dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e
sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal
Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del
diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci
impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede
Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la
validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione
di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche
del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e
Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune
della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel
Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva
la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare".
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Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul
Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale
della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il
pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima
nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa
ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (5 votes, average: 4.2
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor
Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a
inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale
Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste
ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso
Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e
sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque
un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della
scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi
superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di
giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e
la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse
un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e
Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti
e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel
precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non
sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in
comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e
generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla
riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto
scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la
Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei
giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa
vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il
riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della
Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la
liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione.
I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso
tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto
caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da
uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo
che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi
argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere
la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano
fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano
tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A
questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie
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articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay
Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come
passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al
contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio
o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali
previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non
attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha
invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di
rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero
"superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione
di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale
presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno
2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1)
L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno
ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre
e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la
pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la
Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la
volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto
dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data -
fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà
una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione
per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (14
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Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla
rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese
Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I
lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere
entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal
cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione
"Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti
i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E'
un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la
liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio
"Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito
preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi
proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali.
La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del
rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo
stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione
canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto
però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il
vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in
occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata -
seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli
tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma
rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli
con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 )
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amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella Ieri sera in
San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini ha
celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della
consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha
ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita,
chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è
l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con
Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine
odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo
presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella,
che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri
mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in
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articolo a un amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo
alla croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una
lunga e articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della
Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si
sottolinea come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace
arcobaleno, dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente
filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi
il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il
sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è invece un
avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo.
Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la
"rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie
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articolo a un amico 19Jun 08 Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici Sul
Giornale di oggi pubblico un lungo articolo di recensione alla nuova biografia
di suor Pascalina Lehnert, la religiosa che accudiva Pio XII: il volume, edito
dalla San Paolo, s'intitola "La signora del sacro palazzo". Il volume
è serio e documentato, il titolo (cambiato rispetto all'edizione tedesca) a mio
avviso indulge un po' troppo allo scandalismo. Ma si sa che contro Papa Pacelli
e la sua corte si può sparare (e c'è "l'aggravante" che Pascalina era
una donna, e dunque "sospetta"), mentre sui pure potenti e influenti
segretari di altri Papi è d'obbligo il rispetto e la riverenza. Sulla stessa
pagina pubblico anche un pezzo che annuncia le iniziative della Santa Sede per
ricordare i 50 anni dalla morte di Pio XII: una mostra fotografica e di oggetti
(alla quale ho collaborato anch'io), realizzata dal Pontificio comitato di Scienze
storiche, un convegno sulla modernità del magistero di Papa Pacelli e su come
questo abbia influito decisamente sul Concilio Vaticano II. Inoltre, sono
annunciati un convegno sui presunti "silenzi" a Gerusalemme e una
riunione di esponenti dell'ebraismo americano che intendono esprimere la loro
gratitudine per ciò che Pio XII fece in favore dei perseguitati. Presentando le
iniziative (martedì scorso, ma il pezzo esce solo oggi perché è saltato dalla
pagina, "scalzato" dalla morte di Mario Rigoni Stern), monsignor
Brandmuller, presidente del Pontificio comitato di Scienze storiche, ha detto:
"Ci sono 15 archivi israeliani che hanno documenti ancora non visibili e
che nessuno indaga". Scritto in Varie Commenti ( 85 ) " (15 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jun 08 Famiglia
sotto attacco, i rischi che arrivano dall'Europa La famiglia è sottoposta
all'attacco di forze che "cercano di indebolirla". Questo ha detto
ieri sera Benedetto XVI ai giovani brindisini, che lo accolgono con grande
calore in una delle poche regioni italiane che, su iniziativa della giunta
guidata da Niki Vendola, ha legiferato per concedere diritti alle coppie di fatto.
A loro il Papa ha ricordato che "fra i valori radicati" di questa
terra c'è "il rispetto della vita" e "l'attaccamento alla
famiglia" che oggi "è esposta al convergente attacco di numerose
forze che cercano di indebolirla". Nei giorni scorsi ho pubblicato sul
Giornale un articolo sulle minacce che sommessamente (e subdolamente) arrivano
su questa materia dall'Europa, attraverso quello che la professoressa Marta
Cartabia ha definito "colonialismo giurisdizionale": vale a dire la
modifica delle legislazioni familiari a colpi di sentenze delle corti europee.
Un dibattito attualissimo, dopo la clamorosa bocciatura dell'Irlanda del
Trattato di Lisbona. Scritto in Varie Commenti ( 301 ) " (24 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jun 08 Ancora
sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa Sono in partenza per Brindisi
e Santa Maria di Leuca dove questo pomeriggio e domani seguirò la visita di
Papa Ratzinger. Apro questo nuovo spazio perché il precedente thread dedicato
ai neocatecumenali ha un record di commenti che rende difficile aprire la
pagina. Non posso fare a meno di prendere le distanze da coloro che hanno
tacciato e continuano a tacciare il Cammino di eresia, da coloro che hanno
fatto paragoni davvero offensivi avvicinando il fondatore del Cammino a
dittatori feroci. Leggo con attenzione tutti i distinguo, le prese di distanza,
gli appunti sulla libertà di critica rispetto alle decisioni papali e vaticane.
Mi permetto sommessamente di far notare che allora questi criteri vanno
adottati sempre (quando non si tratti di pronunciamenti ex cathedra), e allora
ci si dovrebbe inalberare di meno di fronte a critiche o
"disobbedienze" che riguardano altri provvedimenti o decisioni. In
ogni caso, l'approvazione di ieri - che è stata voluta da Benedetto XVI, il
quale non mi risulta in quel momento fosse sottoposto a tortura o costrizioni -
sancisce che il Cammino appartiene alla Chiesa. Nessuno è obbligato ad aderirci,
nessuno è obbligato a credere a questa proposta. Devo dire in tutta onestà che
il quadro che del Cammino è stato dipinto in molti dei commenti che ho letto mi
è sembrato a dir poco unilaterale. Sono state usate espressioni inaccettabili,
sono stati formulati giudizi e sentenze inappellabili, abbiamo mostrato ancora
una volta il volto di una Chiesa che letteralmente si scanna al suo interno. La
storia della Chiesa, diceva Chesterton, è fatta da un'avanguardia di santi, un
popolo di mediocri, una retroguardia di delinquenti: sono le proporzioni della
nostra umanità. Anche nel Cammino, dunque, accanto a qualche santo ci saranno
tante persone "normali" o mediocri, e, come nel resto del
cattolicesimo e dell'intero genere umano anche qualche mascalzone. Capisco
bene, data la sensibilità tradizionale di molti frequentatori del blog, che le
liturgie neocatecumenali possano non piacere. Ma paragonare il Cammino a una
setta protestante chiudendo gli occhi su ciò che fa per l'evangelizzazione
signfica a mio avviso mancare di senso della misura. Gli abusi liturgici
accadono - eccome accadono! - nelle parrocchie, nelle chiese cattedrali,
durante le "ortodossissime" messe aperte a tutti e magari frequentate
da pochi. Immagino che queste poche righe non piaceranno a molti di voi. Ma
siete stati voi, continuando la discussione, a chiedermi di aprire nuovi spazi
per renderla possibile e visto che ci troviamo nel mio blog mi permetto di
ricapitolare la mia posizione. E' troppo facile, a mio avviso, bollare il
cardinale Rylko, strettissimo collaboratore di Giovanni Paolo II per molti
anni, creato cardinale da Benedetto XVI all'ultimo concistoro, come un fan dei
neocatecumenali. Rileggete, per favore, le parole che il Papa ha detto ai
movimenti il mese scorso. Scritto in Varie Commenti ( 1350 ) " (39 votes,
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sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in
storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano
Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie
Varie (210) Ultime discussioni Daniele: Si tratta di tale Don Floriano
Abrahamowicz. E' il sacerdote che ha benedetto con Crocifisso e acqua...
Daniele: Suggerisco di dare un'occhiata a questo video:
http://it.youtube.com/watch?v= KpFM7U2wn70 Saluti Physikelly: Tuesday, July 01,
2008 FSSP Ordinations in Wigratzbad with Cardinal Rodé Last Saturday, 28 June,
His... Francesco Ursino: Michele M Una bellissima notizia!!! Un'altra pecorella
è entrata a far parte del gregge del... Cherubino: sul Sillabo XV va anche
precisato che in tutta l'enciclica e nel Sillabo stesso viene usato il... Gli articoli
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Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Accordo tra
S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails Nasce a Roma la prima
parrocchia personale in rito antico - 8 Emails Neocatecumenali, il Papa ha
approvato gli statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi
- 6 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in
Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Un'enciclica con l'aiuto di Marx - 5
Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Ultime news
Metà degli italiani non vuole vicino i romLa Russa: "Afghanistan
combattiamo da un anno ma Prodi ha taciuto"Camorra, colpo al clan dei
Casalesi: 32 arrestiA14, assalto al portavalori di notte: è
caccia ai banditi"Intercettazioni, il decreto si può fare Torno in Tv, gli italiani devono
sapere"Il premier: "Entro luglio via i rifiuti in strada" Blog
Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog
di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo
L. Napolitano Il blog di Phil Pullella Il blog di Raffaella Il blog di
Rodari il blog di Stefano Tramezzani Siti Utili Avvenire Fides Il sito sul
cardinale Siri Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it Sussidiario.net
July
( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Qui
sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da
monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo
momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere
in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato)
decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del
vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali,
dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia
andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha
assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche
di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai
lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le
condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai
lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità
cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter
affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e
anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo
soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà.
È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in
gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani
credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera
garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione"
dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è
semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non
ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a
ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e
vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San
Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa
cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo,
Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2)
Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione
dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e
sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal
Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del
diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci
impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede
Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la
validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione
di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche
del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e
Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune
della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel
Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva
la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare".
Scritto in Varie Commenti ( 494 ) " (10 votes, average: 4.3 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul
Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale
della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il
pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima
nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa
ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (5 votes, average: 4.2
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor
Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a
inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale
Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste
ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso
Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e
sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque
un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della
scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi
superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di
giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e
la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse
un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e
Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti
e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel
precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non
sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in
comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso
del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla
riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto
scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la
Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei
giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa
vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il
riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della
Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la
liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione.
I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso
tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto
caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da
uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo
che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi
argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere
la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano
fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano
tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A
questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie
Commenti ( 134 ) " (12 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay
Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come
passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al
contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio
o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali
previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non
attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha
invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di
rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero
"superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione
di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale
presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno
2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1)
L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno
ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre
e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la
pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la
Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la
volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto
dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data -
fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà
una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione
per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (14 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo
tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla
rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese
Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I
lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere
entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal
cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione
"Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti
i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E'
un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la
liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio
"Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito
preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi
proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali.
La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del
rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo
stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione
canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto
però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il
vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in
occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata -
seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli
tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma
rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli
con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 )
" (15 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella Ieri sera in
San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini ha
celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della consacrazione
in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato i
collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa
per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo
che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà
annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico
anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della
Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul
tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio
Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti (
132 ) " (9 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla
croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e
articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione
per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea
come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno,
dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente filosofico-religiosa
di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi il New Age: dunque
quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il sincretismo gnostico e più
pericoloso per il cristianesimo - che è invece un avvenimento storico basato
sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a
farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la "rainbow flag"
nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie Commenti ( 131 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Jun
08 Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici Sul Giornale di oggi pubblico
un lungo articolo di recensione alla nuova biografia di suor Pascalina Lehnert,
la religiosa che accudiva Pio XII: il volume, edito dalla San Paolo, s'intitola
"La signora del sacro palazzo". Il volume è serio e documentato, il
titolo (cambiato rispetto all'edizione tedesca) a mio avviso indulge un po'
troppo allo scandalismo. Ma si sa che contro Papa Pacelli e la sua corte si può
sparare (e c'è "l'aggravante" che Pascalina era una donna, e dunque
"sospetta"), mentre sui pure potenti e influenti segretari di altri
Papi è d'obbligo il rispetto e la riverenza. Sulla stessa pagina pubblico anche
un pezzo che annuncia le iniziative della Santa Sede per ricordare i 50 anni
dalla morte di Pio XII: una mostra fotografica e di oggetti (alla quale ho
collaborato anch'io), realizzata dal Pontificio comitato di Scienze storiche,
un convegno sulla modernità del magistero di Papa Pacelli e su come questo
abbia influito decisamente sul Concilio Vaticano II. Inoltre, sono annunciati
un convegno sui presunti "silenzi" a Gerusalemme e una riunione di
esponenti dell'ebraismo americano che intendono esprimere la loro gratitudine
per ciò che Pio XII fece in favore dei perseguitati. Presentando le iniziative
(martedì scorso, ma il pezzo esce solo oggi perché è saltato dalla pagina,
"scalzato" dalla morte di Mario Rigoni Stern), monsignor Brandmuller,
presidente del Pontificio comitato di Scienze storiche, ha detto: "Ci sono
15 archivi israeliani che hanno documenti ancora non visibili e che nessuno
indaga". Scritto in Varie Commenti ( 85 ) " (15 votes, average: 3.93
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jun 08 Famiglia sotto attacco,
i rischi che arrivano dall'Europa La famiglia è sottoposta all'attacco di forze
che "cercano di indebolirla". Questo ha detto ieri sera Benedetto XVI
ai giovani brindisini, che lo accolgono con grande calore in una delle poche
regioni italiane che, su iniziativa della giunta guidata da Niki Vendola, ha
legiferato per concedere diritti alle coppie di fatto. A loro il Papa ha
ricordato che "fra i valori radicati" di questa terra c'è "il
rispetto della vita" e "l'attaccamento alla famiglia" che oggi
"è esposta al convergente attacco di numerose forze che cercano di
indebolirla". Nei giorni scorsi ho pubblicato sul Giornale un articolo
sulle minacce che sommessamente (e subdolamente) arrivano su questa materia
dall'Europa, attraverso quello che la professoressa Marta Cartabia ha definito
"colonialismo giurisdizionale": vale a dire la modifica delle
legislazioni familiari a colpi di sentenze delle corti europee. Un dibattito
attualissimo, dopo la clamorosa bocciatura dell'Irlanda del Trattato di
Lisbona. Scritto in Varie Commenti ( 301 ) " (24 votes, average: 4.58 out
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Cammino, approvati dalla Chiesa Sono in partenza per Brindisi e Santa Maria di
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di critica rispetto alle decisioni papali e vaticane. Mi permetto sommessamente
di far notare che allora questi criteri vanno adottati sempre (quando non si
tratti di pronunciamenti ex cathedra), e allora ci si dovrebbe inalberare di
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provvedimenti o decisioni. In ogni caso, l'approvazione di ieri - che è stata
voluta da Benedetto XVI, il quale non mi risulta in quel momento fosse
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Chiesa. Nessuno è obbligato ad aderirci, nessuno è obbligato a credere a questa
proposta. Devo dire in tutta onestà che il quadro che del Cammino è stato
dipinto in molti dei commenti che ho letto mi è sembrato a dir poco
unilaterale. Sono state usate espressioni inaccettabili, sono stati formulati
giudizi e sentenze inappellabili, abbiamo mostrato ancora una volta il volto di
una Chiesa che letteralmente si scanna al suo interno. La storia della Chiesa,
diceva Chesterton, è fatta da un'avanguardia di santi, un popolo di mediocri,
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un Dan Brown cattolico? by Rovere Thornborn, un Dan Brown cattolico?: Dan Brown
cultura: lupi agnelli e Tornielli cultura: viva Ismaele! I più votati Violenze
e minacce, dobbiamo vigilare - 106 Votes La comunione nella mano, la fine
dell'inginocchiatoio - 57 Votes Milano e il motu proprio, la colpa è della
stampa - 54 Votes La preoccupazione dei vescovi per il regime di Chavez - 51
Votes In difesa del cardinale Tettamanzi - 48 Votes Se lo storico replica:
"Lei non sa chi sono io!" - 47 Votes Il Papa non andrà alla Sapienza
- 41 Votes Il parroco trevigiano trasforma l'oratorio in moschea - 39 Votes Ebrei
salvati da Pio XII: Bruno Ascoli, guardia palatina - 39 Votes Ancora sugli
statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa - 39 Votes Recent Posts . cattive
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( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Qui
sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da
monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo
momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere
in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato)
decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del
vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali,
dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia
andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha
assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche
di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai
lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le
condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai
lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità
cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter
affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e
anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo
soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà.
È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in
gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani
credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera
garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione"
dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è
semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non
ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a
ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e
vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San
Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa
cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo,
Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2)
Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione
dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e
sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal
Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del
diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci
impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede
Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la
validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione
di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche
del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e
Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune
della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel
Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva
la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare".
Scritto in Varie Commenti ( 494 ) " (10 votes, average: 4.3 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul
Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale
della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il
pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima
nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa
ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (5 votes, average: 4.2
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay
Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare
meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn
Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai
lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay.
Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e
sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque
un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della
scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi
superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di
giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e
la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse
un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e
Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti
e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel
precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non
sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in
comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e
generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla
riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto
scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la
Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei
giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa
vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il
riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della
Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la
liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione.
I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso
tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto
caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da
uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo
che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi
argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere
la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano
fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa"
- sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo
invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti (
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amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in
possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale
in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime
indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa:
quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la
Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona
del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da
Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità
senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a
quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il
testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia
Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale
Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta
proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento
pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere
negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero
superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione
alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella
piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5)
L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per
rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria
come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto
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questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto
alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la
Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa
Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la
revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte
presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos,
presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di
cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare
nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da
tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con
il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena
cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi"
che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni
elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e
la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono
già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto
riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una
"prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste
dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani,
nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa
è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze -
molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si
accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze
così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie
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articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella
Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo
Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della
consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha
ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita,
chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è
l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con
Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine
odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo
presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che
interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri
mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in
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questo articolo a un amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age,
torniamo alla croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che
riprende una lunga e articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia
Fides della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De
Mata. Vi si sottolinea come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della
pace arcobaleno, dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia
(corrente filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni
orientali) e oggi il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere,
dato che il sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è
invece un avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso
materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che
hanno disteso la "rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari.
Scritto in Varie Commenti ( 131 ) " (17 votes, average: 4.41 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 19Jun 08 Pio XII, suor Pascalina e
gli archivi ebraici Sul Giornale di oggi pubblico un lungo articolo di
recensione alla nuova biografia di suor Pascalina Lehnert, la religiosa che
accudiva Pio XII: il volume, edito dalla San Paolo, s'intitola "La signora
del sacro palazzo". Il volume è serio e documentato, il titolo (cambiato
rispetto all'edizione tedesca) a mio avviso indulge un po' troppo allo
scandalismo. Ma si sa che contro Papa Pacelli e la sua corte si può sparare (e
c'è "l'aggravante" che Pascalina era una donna, e dunque
"sospetta"), mentre sui pure potenti e influenti segretari di altri
Papi è d'obbligo il rispetto e la riverenza. Sulla stessa pagina pubblico anche
un pezzo che annuncia le iniziative della Santa Sede per ricordare i 50 anni
dalla morte di Pio XII: una mostra fotografica e di oggetti (alla quale ho
collaborato anch'io), realizzata dal Pontificio comitato di Scienze storiche,
un convegno sulla modernità del magistero di Papa Pacelli e su come questo
abbia influito decisamente sul Concilio Vaticano II. Inoltre, sono annunciati
un convegno sui presunti "silenzi" a Gerusalemme e una riunione di
esponenti dell'ebraismo americano che intendono esprimere la loro gratitudine
per ciò che Pio XII fece in favore dei perseguitati. Presentando le iniziative
(martedì scorso, ma il pezzo esce solo oggi perché è saltato dalla pagina,
"scalzato" dalla morte di Mario Rigoni Stern), monsignor Brandmuller,
presidente del Pontificio comitato di Scienze storiche, ha detto: "Ci sono
15 archivi israeliani che hanno documenti ancora non visibili e che nessuno
indaga". Scritto in Varie Commenti ( 85 ) " (15 votes, average: 3.93
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jun 08 Famiglia sotto attacco,
i rischi che arrivano dall'Europa La famiglia è sottoposta all'attacco di forze
che "cercano di indebolirla". Questo ha detto ieri sera Benedetto XVI
ai giovani brindisini, che lo accolgono con grande calore in una delle poche
regioni italiane che, su iniziativa della giunta guidata da Niki Vendola, ha
legiferato per concedere diritti alle coppie di fatto. A loro il Papa ha
ricordato che "fra i valori radicati" di questa terra c'è "il
rispetto della vita" e "l'attaccamento alla famiglia" che oggi
"è esposta al convergente attacco di numerose forze che cercano di
indebolirla". Nei giorni scorsi ho pubblicato sul Giornale un articolo sulle
minacce che sommessamente (e subdolamente) arrivano su questa materia
dall'Europa, attraverso quello che la professoressa Marta Cartabia ha definito
"colonialismo giurisdizionale": vale a dire la modifica delle
legislazioni familiari a colpi di sentenze delle corti europee. Un dibattito
attualissimo, dopo la clamorosa bocciatura dell'Irlanda del Trattato di
Lisbona. Scritto in Varie Commenti ( 301 ) " (24 votes, average: 4.58 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jun 08 Ancora sugli statuti del
Cammino, approvati dalla Chiesa Sono in partenza per Brindisi e Santa Maria di
Leuca dove questo pomeriggio e domani seguirò la visita di Papa Ratzinger. Apro
questo nuovo spazio perché il precedente thread dedicato ai neocatecumenali ha
un record di commenti che rende difficile aprire la pagina. Non posso fare a
meno di prendere le distanze da coloro che hanno tacciato e continuano a
tacciare il Cammino di eresia, da coloro che hanno fatto paragoni davvero
offensivi avvicinando il fondatore del Cammino a dittatori feroci. Leggo con
attenzione tutti i distinguo, le prese di distanza, gli appunti sulla libertà
di critica rispetto alle decisioni papali e vaticane. Mi permetto sommessamente
di far notare che allora questi criteri vanno adottati sempre (quando non si
tratti di pronunciamenti ex cathedra), e allora ci si dovrebbe inalberare di
meno di fronte a critiche o "disobbedienze" che riguardano altri
provvedimenti o decisioni. In ogni caso, l'approvazione di ieri - che è stata
voluta da Benedetto XVI, il quale non mi risulta in quel momento fosse
sottoposto a tortura o costrizioni - sancisce che il Cammino appartiene alla
Chiesa. Nessuno è obbligato ad aderirci, nessuno è obbligato a credere a questa
proposta. Devo dire in tutta onestà che il quadro che del Cammino è stato
dipinto in molti dei commenti che ho letto mi è sembrato a dir poco
unilaterale. Sono state usate espressioni inaccettabili, sono stati formulati
giudizi e sentenze inappellabili, abbiamo mostrato ancora una volta il volto di
una Chiesa che letteralmente si scanna al suo interno. La storia della Chiesa,
diceva Chesterton, è fatta da un'avanguardia di santi, un popolo di mediocri,
una retroguardia di delinquenti: sono le proporzioni della nostra umanità.
Anche nel Cammino, dunque, accanto a qualche santo ci saranno tante persone
"normali" o mediocri, e, come nel resto del cattolicesimo e
dell'intero genere umano anche qualche mascalzone. Capisco bene, data la sensibilità
tradizionale di molti frequentatori del blog, che le liturgie neocatecumenali
possano non piacere. Ma paragonare il Cammino a una setta protestante chiudendo
gli occhi su ciò che fa per l'evangelizzazione signfica a mio avviso mancare di
senso della misura. Gli abusi liturgici accadono - eccome accadono! - nelle
parrocchie, nelle chiese cattedrali, durante le "ortodossissime"
messe aperte a tutti e magari frequentate da pochi. Immagino che queste poche
righe non piaceranno a molti di voi. Ma siete stati voi, continuando la
discussione, a chiedermi di aprire nuovi spazi per renderla possibile e visto
che ci troviamo nel mio blog mi permetto di ricapitolare la mia posizione. E'
troppo facile, a mio avviso, bollare il cardinale Rylko, strettissimo collaboratore
di Giovanni Paolo II per molti anni, creato cardinale da Benedetto XVI
all'ultimo concistoro, come un fan dei neocatecumenali. Rileggete, per favore,
le parole che il Papa ha detto ai movimenti il mese scorso. Scritto in Varie
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articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il
vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca.
Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di
Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (210) Ultime
discussioni Daniele: Si tratta di tale Don Floriano Abrahamowicz. E' il
sacerdote che ha benedetto con Crocifisso e acqua... Daniele: Suggerisco di
dare un'occhiata a questo video: http://it.youtube.com/watch?v= KpFM7U2wn70
Saluti Physikelly: Tuesday, July 01, 2008 FSSP Ordinations in Wigratzbad with
Cardinal Rodé Last Saturday, 28 June, His... Francesco Ursino: Michele M Una
bellissima notizia!!! Un'altra pecorella è entrata a far parte del gregge
del... Cherubino: sul Sillabo XV va anche precisato che in tutta l'enciclica e
nel Sillabo stesso viene usato il... Gli articoli più inviati Il voto
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decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del
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dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia
andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha
assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche
di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai
lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le
condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai
lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità
cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter
affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e
anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto
da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È
evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco
non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono
di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma
ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del
messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola:
sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della
comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha
sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di
Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata:
1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano
Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro
nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la
dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del
Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è
dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o
relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano
difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un
atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni
polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio
della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la
Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e
dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5)
Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi
ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico
promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale
concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti
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confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la
piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie
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raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque
condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons.
Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in
generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei
colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi
durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per
iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è
il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno
l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo
dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera"
Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato
che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità,
purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione
(lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono
difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera
Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai
come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso
il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che
deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei
vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani.
Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il
direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente
dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero
Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa
celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente
messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare
dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere
un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo
Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è
per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché
questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera
tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si
possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano
tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A
questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie
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articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay
Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come
passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario
delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della
nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di
fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare
la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato
da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne
l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero
"superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione
di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale
presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno
2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1)
L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno
ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre
e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la
pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la
Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la
volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto
dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data -
fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà
una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione
per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (14
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08
Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla
rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese
Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I
lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere
entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal
cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione
"Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti
i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E'
un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la
liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio
"Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito
preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi
proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali.
La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del
rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo
stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione
canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto
però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il
vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in
occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata -
seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli
tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma
rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli
con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 )
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amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella Ieri sera in
San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini ha
celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della
consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha
ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita,
chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è
l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con
Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine
odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo
presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella,
che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri
mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in
Varie Commenti ( 132 ) " (9 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age,
torniamo alla croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che
riprende una lunga e articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides
della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata.
Vi si sottolinea come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace
arcobaleno, dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente
filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi
il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il
sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è invece un
avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo.
Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la
"rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie
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articolo a un amico 19Jun 08 Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici Sul
Giornale di oggi pubblico un lungo articolo di recensione alla nuova biografia
di suor Pascalina Lehnert, la religiosa che accudiva Pio XII: il volume, edito
dalla San Paolo, s'intitola "La signora del sacro palazzo". Il volume
è serio e documentato, il titolo (cambiato rispetto all'edizione tedesca) a mio
avviso indulge un po' troppo allo scandalismo. Ma si sa che contro Papa Pacelli
e la sua corte si può sparare (e c'è "l'aggravante" che Pascalina era
una donna, e dunque "sospetta"), mentre sui pure potenti e influenti
segretari di altri Papi è d'obbligo il rispetto e la riverenza. Sulla stessa
pagina pubblico anche un pezzo che annuncia le iniziative della Santa Sede per
ricordare i 50 anni dalla morte di Pio XII: una mostra fotografica e di oggetti
(alla quale ho collaborato anch'io), realizzata dal Pontificio comitato di
Scienze storiche, un convegno sulla modernità del magistero di Papa Pacelli e
su come questo abbia influito decisamente sul Concilio Vaticano II. Inoltre,
sono annunciati un convegno sui presunti "silenzi" a Gerusalemme e
una riunione di esponenti dell'ebraismo americano che intendono esprimere la
loro gratitudine per ciò che Pio XII fece in favore dei perseguitati.
Presentando le iniziative (martedì scorso, ma il pezzo esce solo oggi perché è
saltato dalla pagina, "scalzato" dalla morte di Mario Rigoni Stern),
monsignor Brandmuller, presidente del Pontificio comitato di Scienze storiche,
ha detto: "Ci sono 15 archivi israeliani che hanno documenti ancora non
visibili e che nessuno indaga". Scritto in Varie Commenti ( 85 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jun
08 Famiglia sotto attacco, i rischi che arrivano dall'Europa La famiglia è
sottoposta all'attacco di forze che "cercano di indebolirla". Questo
ha detto ieri sera Benedetto XVI ai giovani brindisini, che lo accolgono con
grande calore in una delle poche regioni italiane che, su iniziativa della
giunta guidata da Niki Vendola, ha legiferato per concedere diritti alle coppie
di fatto. A loro il Papa ha ricordato che "fra i valori radicati" di
questa terra c'è "il rispetto della vita" e "l'attaccamento alla
famiglia" che oggi "è esposta al convergente attacco di numerose
forze che cercano di indebolirla". Nei giorni scorsi ho pubblicato sul
Giornale un articolo sulle minacce che sommessamente (e subdolamente) arrivano
su questa materia dall'Europa, attraverso quello che la professoressa Marta
Cartabia ha definito "colonialismo giurisdizionale": vale a dire la
modifica delle legislazioni familiari a colpi di sentenze delle corti europee.
Un dibattito attualissimo, dopo la clamorosa bocciatura dell'Irlanda del
Trattato di Lisbona. Scritto in Varie Commenti ( 301 ) " (24 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jun 08 Ancora
sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa Sono in partenza per Brindisi
e Santa Maria di Leuca dove questo pomeriggio e domani seguirò la visita di
Papa Ratzinger. Apro questo nuovo spazio perché il precedente thread dedicato
ai neocatecumenali ha un record di commenti che rende difficile aprire la
pagina. Non posso fare a meno di prendere le distanze da coloro che hanno
tacciato e continuano a tacciare il Cammino di eresia, da coloro che hanno fatto
paragoni davvero offensivi avvicinando il fondatore del Cammino a dittatori
feroci. Leggo con attenzione tutti i distinguo, le prese di distanza, gli
appunti sulla libertà di critica rispetto alle decisioni papali e vaticane. Mi
permetto sommessamente di far notare che allora questi criteri vanno adottati
sempre (quando non si tratti di pronunciamenti ex cathedra), e allora ci si
dovrebbe inalberare di meno di fronte a critiche o "disobbedienze"
che riguardano altri provvedimenti o decisioni. In ogni caso, l'approvazione di
ieri - che è stata voluta da Benedetto XVI, il quale non mi risulta in quel
momento fosse sottoposto a tortura o costrizioni - sancisce che il Cammino
appartiene alla Chiesa. Nessuno è obbligato ad aderirci, nessuno è obbligato a
credere a questa proposta. Devo dire in tutta onestà che il quadro che del
Cammino è stato dipinto in molti dei commenti che ho letto mi è sembrato a dir
poco unilaterale. Sono state usate espressioni inaccettabili, sono stati
formulati giudizi e sentenze inappellabili, abbiamo mostrato ancora una volta
il volto di una Chiesa che letteralmente si scanna al suo interno. La storia
della Chiesa, diceva Chesterton, è fatta da un'avanguardia di santi, un popolo
di mediocri, una retroguardia di delinquenti: sono le proporzioni della nostra
umanità. Anche nel Cammino, dunque, accanto a qualche santo ci saranno tante
persone "normali" o mediocri, e, come nel resto del cattolicesimo e
dell'intero genere umano anche qualche mascalzone. Capisco bene, data la sensibilità
tradizionale di molti frequentatori del blog, che le liturgie neocatecumenali
possano non piacere. Ma paragonare il Cammino a una setta protestante chiudendo
gli occhi su ciò che fa per l'evangelizzazione signfica a mio avviso mancare di
senso della misura. Gli abusi liturgici accadono - eccome accadono! - nelle
parrocchie, nelle chiese cattedrali, durante le "ortodossissime"
messe aperte a tutti e magari frequentate da pochi. Immagino che queste poche
righe non piaceranno a molti di voi. Ma siete stati voi, continuando la
discussione, a chiedermi di aprire nuovi spazi per renderla possibile e visto
che ci troviamo nel mio blog mi permetto di ricapitolare la mia posizione. E'
troppo facile, a mio avviso, bollare il cardinale Rylko, strettissimo
collaboratore di Giovanni Paolo II per molti anni, creato cardinale da
Benedetto XVI all'ultimo concistoro, come un fan dei neocatecumenali.
Rileggete, per favore, le parole che il Papa ha detto ai movimenti il mese
scorso. Scritto in Varie Commenti ( 1350 ) " (39 votes, average: 3.62 out
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Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua
greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli
di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (210) Ultime
discussioni Daniele: Si tratta di tale Don Floriano Abrahamowicz. E' il
sacerdote che ha benedetto con Crocifisso e acqua... Daniele: Suggerisco di
dare un'occhiata a questo video: http://it.youtube.com/watch?v= KpFM7U2wn70
Saluti Physikelly: Tuesday, July 01, 2008 FSSP Ordinations in Wigratzbad with
Cardinal Rodé Last Saturday, 28 June, His... Francesco Ursino: Michele M Una
bellissima notizia!!! Un'altra pecorella è entrata a far parte del gregge
del... Cherubino: sul Sillabo XV va anche precisato che in tutta l'enciclica e
nel Sillabo stesso viene usato il... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano"
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( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina
VII - Palermo In trappola la gang dei furti in villa Rubavano le chiavi dalle
auto, le duplicavano e poi entravano in azione In denaro e gioielli avevano
razziato un milione di euro Le informazioni sulle vittime acquisite al Pra
sotto falso nome GABRIELE ISMAN Una gang molto ben organizzata, con una tecnica
collaudata per furti in ville e appartamenti che aveva fruttato ai malviventi
gioielli e denaro per un milione di euro; una banda che sceglieva con cura le
vittime, partendo dalle auto parcheggiate vicino a mercati e zone commerciali.
A sgominarla ieri i carabinieri del Reparto operativo del comando provinciale:
i militari guidati dal tenente colonnello Jacopo Mannucci Benincasa hanno
eseguito quattro arresti. Sono finiti così all'Ucciardone Salvatore Calaiò, 68
anni, ritenuto il capo della gang, il figlio Francesco Paolo, di 35, e i
complici Antonino Corona, di 44, e Andrea Mazzara, di 37. Per Francesco
Flandina, classe 1951, è stato emesso un provvedimento con obbligo di
presentazione alla polizia giudiziaria. Almeno una dozzina i colpi portati a
termine dalla banda tra il 2005 e il 2006. Calaiò senior si spacciava come uomo
d'onore di Cosa Nostra e parlando con un complice, diceva: "Io la vivo
l'odissea, i sacrifici, il rischio. Sono nervoso: è una vita che rubo. Voi
siete posizionati e io sono in strada". Non sapeva che i carabinieri lo
stavano ascoltando, in un'indagine partita per un traffico di stupefacenti e approdata
ai "Soliti ignoti", come recita il nome dell'operazione di ieri
mattina. All'interno dell'organizzazione guidata da Calaiò, i compiti erano ben
distribuiti: Antonino Corona cercava le auto di media o grande cilindrata
lasciate con le chiavi delle abitazioni all'interno per ore in grandi
parcheggi, da piazzale Giotto all'ospedale Cervello, o vicino a mercati
rionali, come in viale Campania o via Galilei. Corona apriva le vetture, rubava
le chiavi, le copiava, e poi le rimetteva all'interno delle stesse auto. A quel
punto entrava in scena Francesco Paolo Calaiò: era lui a risalire dalle targhe
- con visure all'Aci sotto falso nome - ai proprietari, fino a conoscere, con
accertamenti all'anagrafe, gli indirizzi e il numero dei componenti del nucleo
familiare, fino alle utenze telefoniche delle case. Un vero lavoro di
intelligence, con pedinamenti delle vittime, appostamenti sotto le loro
abitazioni in attesa che le case fossero vuote, e, per averne le certezze,
anche le telefonate. Poi erano Mazzara e Corona a ripulire la casa di gioielli
da piazzare a rivenditori compiacenti, e qui il ruolo di Flandina, anche se le
indagini proseguono a caccia di altri ricettatori di collane, anelli, perle,
pietre preziose. Nell'ordinanza firmata dal gip Marco Mazzeo su richiesta dei
sostituti procuratori Antonino Di Matteo e Adriana Blasco, si parla di colpi in
via Buzzanca e via Mammana - all'Uditore - , in via Romualdo Salernitano a San
Lorenzo, in via Monte San Calogero in zona Strasburgo, senza trascurare
Mondello e Sferracavallo. Il totale della merce rubata nei vari colpi ammonta a
un milione di euro, considerando anche i contanti e i buoni fruttiferi. In
un'occasione, in un appartamento di via Mammana, era stata rubata anche una
pistola appartenente alle forze di polizia. In una telefonata con un possibile
ricettatore, l'arma diventa "la macchinetta del caffè". Nelle intercettazioni i colloqui tra i membri della gang
ricostruiscono davvero uno scenario da "Soliti ignoti". Calaiò senior
così raccontava alla moglie come Mazzara fosse entrato nella casa di via
Mammana, mentre lui e Corona facevano da palo: "E ha sceso una pistola e
che cosa ho detto io... e una collanina a tipo collier e perché... l'ho
dovuto chiamare perché ho avuto la sensazione che quelli di fronte al palazzo
avessero chiamato la polizia. Minchia lo chiamo buttandoci voci: Andrea!
Andrea!".
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina
XI - Palermo La verità su Agostino: era uno 007 antimafia Svolta nelle indagini
dopo 19 anni. Un collega: "Prelevai e distrussi i suoi documenti" L'agente indagato era intercettato e ha ammesso di avere cancellato
ogni traccia SALVO PALAZZOLO Adesso c'è la prova, Nino Agostino non era un
semplice agente della sezione Volanti del commissariato San Lorenzo.
L'inchiesta condotta dai pm Domenico Gozzo e Nino Di Matteo ha trovato traccia
dell'attività antimafia del poliziotto negli archivi della squadra mobile di
Palermo. Per diciannove anni quelle tracce sono rimaste sommerse da un
cumulo di carte inutili che cercavano di accreditare un inverosimile movente
passionale. Per diciannove anni i documenti che potevano svelare il giallo sono
stati occultati ad arte, non è ancora chiaro da chi. Adesso, la squadra mobile
ha ritrovato quelle tracce e li ha subito consegnate alla Procura. Nulla si sa
sul loro contenuto, che resta coperto da un rigido segreto istruttorio. I
magistrati sembrano aver imboccato una pista ben precisa per tentare di
smascherare alcuni degli esecutori del depistaggio. Un'intercettazione
ambientale ha portato nel registro degli indagati l'ex agente della squadra
mobile Guido Paolilli, con l'accusa di favoreggiamento aggravato, per aver
favorito Cosa nostra. Da mesi, la Dia di Palermo teneva sotto controllo il
poliziotto, che è ormai in pensione: nella sua casa di Montesilvano, provincia
Pescara, erano state sistemate delle microspie. Che hanno captato delle parole
ben precise il giorno di marzo che il televisore era sintonizzato su Rai 1,
mentre il padre di Agostino, Vincenzo, raccontava del biglietto trovato nel
portafogli di Nino - "Se mi succede qualcosa andate a cercare nell'armadio
di casa" - e della delusione per non aver scoperto nulla di importante.
Quel giorno, durante la trasmissione Tv, il figlio di Paolilli chiese:
"Cosa c'era in quell'armadio?". Il padre rispose: "Una freca di
carte che ho distrutto". Questa frase ha impresso un'improvvisa
accelerazione alle indagini sull'omicidio di Nino Agostino e della moglie Ida.
Era di Paolilli la relazione di servizio che subito dopo il delitto indirizzò i
vertici della squadra mobile verso il movente passionale, per una vecchia storia
che Nino aveva avuto con una ragazza risultata imparentata con pregiudicati.
Paolilli era andato via da Palermo nel 1985, ma tornava spesso in Sicilia,
"aggregato" alla squadra mobile, non è ancora chiaro con quali
compiti. Lui, interrogato dai pm, ha detto che era addetto alle scorte. Ma le
testimonianze di diversi colleghi lo smentiscono: "Svolgeva attività
antimafia". Quale? Nell'89, dopo il delitto del suo amico Nino Agostino,
Paolilli tornò ancora una volta "aggregato" alla Mobile palermitana.
Poi, dopo qualche tempo, fu ingaggiato dall'alto commissariato antimafia. Era
già persona fidata di Bruno Contrada, tanto che al processo per l'ex
funzionario del Sisde Paolilli è stato chiamato come teste a difesa, uno dei
pochi sottufficiali in un elenco lunghissimo di funzionari e dirigenti. Chi è
davvero Paolilli? Durante l'interrogatorio in Procura, si è limitato a dire che
nel periodo dell'alto commissariato si occupò anche delle ricerche di Totò
Riina, ma si è chiuso in un silenzio profondo quando gli è stato chiesto delle
sue fonti. è Paolilli "l'amico" di cui Agostino parlò con un compagno
di pattuglia poco prima di morire? "Sto collaborando con un amico per la
cattura di latitanti", così disse. L'indagine va avanti a ritmo serrato.
Un'altra traccia, ritrovata anche questa dopo 19 anni, potrebbe portare
lontano: una parente acquisita degli Agostino è risultata in rapporti con uno
dei Brusca di San Giuseppe Jato, i mafiosi che custodivano Riina, uno dei
latitanti che il poliziotto di San Lorenzo cercava. E' solo una coincidenza?
Sembra ormai sempre più evidente che nel 1989 un gruppo di giovani, come Nino
Agostino, Emanuele Piazza, Gaetano Genova (tutti uccisi) collaborava in gran
segreto con un settore della polizia (o dei Servizi?) per la ricerca di latitanti.
Chi sapeva di questa squadra riservata? Chi volle fermarla?.
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando
l'edizione del La sfida Antonio Padellaro Classico dei regimi autoritari è il
proclamare una situazione d'emergenza per meglio procedere a misure restrittive
della libertà dei cittadini. "Situazione d'emergenza", sono non a caso le parole usate ieri da Berlusconi per motivare
l'immediata adozione del decreto legge sulle intercettazioni, al posto del più
lento disegno di legge appena varato dal governo. Significa che se il governo
lo decidesse oggi, già da domani la legge studiata per imbavagliare la stampa
italiana e per mandare in galera magistrati e giornalisti, sarebbe operativa.
Tutto questo per impedire che il contenuto di altre conversazioni, a quanto si
dice fortemente compromettenti per il premier, vengano pubblicate dai giornali
che ne sarebbero già in possesso. I requisiti di necessità e di urgenza
richiesti per questo genere di provvedimento funzioneranno ancora una volta
"ad personam" ma con gravissimi ricaschi sulle stesse garanzie
democratiche. Dopo la legge salva premier e il lodo impunità di Alfano, dunque
un altro colpo di mano che appare come una sfida aperta a Giorgio Napolitano.
In un clima di continua prevaricazione del potere esecutivo nei confronti del
potere legislativo e di quello giudiziario, il capo dello Stato deve fronteggiare
le iniziative spesso anticostituzionali del piccolo duce. Arrivato al punto di
spedirgli i presidenti delle camere, usati come dipendenti, per cercare di
estorcergli, inutilmente, una dichiarazione contro i presunti sconfinamenti del
Csm. Adesso l'annuncio del decreto suona come un'altra provocazione visto che
era stato proprio Napolitano a chiedere che su materie così delicate il
Parlamento potesse esprimersi senza diktat. Ma Berlusconi è ormai talmente
senza freni da far temere nuove forzature nel caso, come tutti speriamo, il
Quirinale gli frapponesse un nuovo no. Il "messaggio agli italiani"
che domani il premier lancerà da una delle sue tv si annuncia tutt'altro che
rassicurante.
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Colpo di mano di Berlusconi Intercettazioni, il premier ha una
fretta da matti: "La legge si farà subito per decreto" Poi annuncia
che parlerà in tv agli italiani. Ma il Csm boccia la sua norma sui processi
Assalto a Napolitano: "Accoglie le nostre richieste sul Csm". Secca
smentita del Colle Berlusconi seppellisce il disegno di legge sulle
intercettazioni varato appena due settimane fa: lo stop arriverà subito,
per decreto. L'annuncio arriva da Napoli nel giorno in cui il Csm boccia
l'emendamento sui processi, noto come salva-premier: "Irrazionale".
La destra intanto strumentalizza alcune osservazioni di Napolitano, ma il Colle
smentisce. alle pagine 2, 3 e 4.
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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VII - Napoli Dalla strage di San Michele i carabinieri hanno captato con pedinamenti e intercettazioni i più curiosi segreti sui Casalesi
L'onorata società delle madri Figli costretti a non pentirsi. E una donna
trasportava armi La faida di Villa Literno in diretta: un controllo che ha
consentito di sventare attentati Nel glossario della ferocia: prendere la
corrente vuol dire essere uccisi dai kalasnhikov Il mondo dei Casalesi visto
attraverso le microspie. Per anni sono state raccolte immagini ma anche
voci, tante voci. Uomini che esibivano ferocia. "Digli che lo uccido come
un cane". E donne gelide. Anna Garofano è la madre di Massimo Ucciero, uno
dei capi del clan Tavoletta-Ucciero in guerra con i Bidognetti a Villa Literno.
è lei, ritengono gli inquirenti, a non far pentire Massimo, il solo che possa
difendere onore e patrimonio qualche anno fa, quando era stato già ucciso il
fratello Domenico e dal 2004 aveva iniziato a collaborare l'ex socio, Cesare
Tavoletta. Orgoglio o interesse. Mamme d'onore. Vogliono che i figli siano dei
boss e non dei pentiti. Sull'altra sponda, parla Nicoletta Panico, madre di
Massimo Iovino, accusato di aver ucciso proprio Domenico Ucciero. è lei che
avrebbe confidato strane valutazioni. "Ho quattro figli, ma due soli sono
buoni", avrebbe più o meno detto la madre degli Iovino. I due: Gennaro condannato
all'ergastolo e Massimo, arrestato ieri ancora una volta. E gli altri due,
Crescenzo e Michele? Da compiangere. "Quelli vanno a faticare...".
Lavorano per vivere, poverini. Una sola donna, Silvana Panaro, ha avuto un
ruolo attivo. Quattro figli, 39 anni, unica donna nell'elenco degli arresti di
ieri: è accusata di aver trasportato armi e sicari, sperando che i carabinieri
non fermassero mai una signora in auto, e lei andava su e giù con i
kalashnikov. Armi usate "per far prendere la corrente", come i
camorristi dei Casalesi dicevano in gergo. "Adda piglià a' corrente",
una condanna a morte. Silvana portava pistole da una casa abbandonata al
marito. Da Villa Literno a Casal di Principe. Ed era ancora lei a fare da
"specchietto", a riferire dov'era il nemico, quel Raffaele Bidognetti
che su Villa Literno imponeva il potere del padre, Francesco, "Cicciotto e
mezzanotte". Informa: "Guida una Porsche e sta girando in
paese". Il marito, Daniele Corvino, arrestato anche lui, è stato cliente
di Paolo Di Lauro ancora latitante. Da lui comprava droga a Scampia (cocaina ed
ecstasy) per rivenderla da Aversa a Modena. è una indagine senza pentiti.
Complessa quindi per i magistrati: i pm Catello Maresca a Annamaria Lucchetta
come per il gip Giustina Caputo. Una faida feroce e ingarbugliata. Ma molto
faticosa per i carabinieri: intercettazioni, perquisizioni e microspie nei
posti strategici, pedinamenti. Un'inchiesta vecchio stile, con i carabinieri
che non mollano mai i due clan in lotta dal 28 settembre 2003, la strage di San
Michele, con l'uccisione di due innocenti, uno inseguito per trecento metri dal
buio di Vico Chiesa fin sotto un divano dove era riparato. Vincenzo Natale
ucciso con un altro passante terrorizzato, Giuseppe Rovescio. Tutt'e due
fuggiti sulla scia dei tre che dovevano essere ammazzati, i veri obiettivi. Dei
tre sono stati arrestati ieri Mirko Raimondo De Luca e Francesco Galoppo, il
ragazzo dai capelli lunghi, lunghi come quelli di Giuseppe Rovescio, vittima
innocente. Un errore che portò i killer sul bersaglio sbagliato. Esemplare
indagine, vissuta in diretta dai carabinieri che intercettavano e pedinavano. E
sventavano attentati. I tredici delitti sarebbero stati almeno il doppio.
Appena captavano la notizia di un summit, ecco volare le pattuglie. Scoprivano
anche in frigorifero i kalashnikov nascosti. Spesso, quando le informazioni
erano vaghe, le auto tagliavano ad alta velocità Villa Literno e Casal di
Principe, sirene aperte e luci blu: un'atmosfera che bloccava anche i killer
più spericolati. Gli stessi che per stanare i rivali da uccidere appiccavano il
fuoco alle auto in sosta davanti alle loro case. Ed erano ingenuamente ripresi
dalle telecamere dei nemici. Che rimane della faida? Le famiglie Ucciero e
Tavoletta come la Iovino: decimate da delitti, pentimenti e arresti, gli ultimi
ieri. Si è sgretolata quella dei Bidognetti. I primi figli, Aniello e Raffaele
protagonista della faida, sono in carcere. Gli altri, Gianluca e Katia furono
invitati dalla madre, Anna Carrino, a prendere le distanze dal padre, come
aveva già fatto lei. Sul padrino scende il buio. Come l'affare dei rifiuti,
anche Villa Literno era sua. Era. (a.c.).
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del LANFRANCO TENAGLIAIl ministro ombra della Giustizia:
la decisione del premier è incomprensibile, non ci sono i presupposti di
necessità e urgenza "È inaccettabile, peggio ancora se si volessero
nascondere altre intercettazioni..." di Andrea Carugati / Roma "Grave
e inaccettabile". Lanfranco Tenaglia, ministro ombra della Giustizia, non
lesina sugli aggettivi per commentare l'ultima uscita del premier Berlusconi
che ha riproposto un decreto-legge sulle intercettazioni. Ci spieghi perché
respinge questa proposta. "Non c'è assolutamente materia per un decreto, mancano
i presupposti di necessità e urgenza, tanto è vero che il governo si è già
mosso su questa materia con un disegno di legge. È davvero incomprensibile che
il premier sia tornato su una proposta già archiviata dallo stesso
governo". E ora la parola passa al Quirinale... "Ogni valutazione
spetta al presidente della Repubblica, che deve valutare la sussistenza dei
presupposti di necessità e urgenza. Lo farà con l'attenzione, la misura e la
sobrietà di sempre". Perché secondo lei questi presupposti non ci sono?
"È una materia complessa che incide profondamente sul codice di procedura
penale, e per questo va esaminata ed approfondita dal parlamento con i tempi e
i modi del disegno di legge. C'è una normativa vigente che non presenta vuoti,
dunque non ci sono ragioni per intervenire con urgenza. Su questa materia si è
intervenuti per decreto una volta sola, nella scorsa legislatura, quando venne fuori la questione delle intercettazioni illegali
Telecom. In quel caso però una normativa in vigore non c'era...". Il Pd
come reagirà al nuovo decreto sulle intercettazioni? "Ci opporremo alle
cose che non ci vanno bene e cercheremo di modificarle, come stiamo già facendo
rispetto ad altri decreti". Ritiene che il premier sia mosso dalla
preoccupazione di nuove intercettazioni che possano creargli imbarazzo? E se
così fosse sarebbe grave? "Per il momento la decisione del premier mi pare
incomprensibile. Se nei prossimi giorni venissero fuori elementi che la rendano
comprensibile sarebbe davvero grave: ancora una volta ci troveremmo davanti
all'utilizzo dello strumento legislativo per ragioni personali". Il Csm ha
dato parere contrario alla norma blocca processi. E il presidente Napolitano ha
ricordato che allo stesso Csm non spetta un vaglio di costituzionalità sulla norma.
Lei cosa ne pensa? "L'intervento del Quirinale è stato opportuno. Con
senso istituzionale, il presidente Napolitano ha richiamato tutti al rispetto
delle prerogative proprie e di quelle altrui. Bisogna stigmatizzare, invece, la
strumentalizzazione che il centrodestra, a partire da Berlusconi, ha fatto
delle parole del presidente. Ci sarebbe voluto maggiore rispetto". E il
merito del parere del Csm sulla norma blocca processi? "Dovrebbe far
riflettere il governo sulle pesanti ricadute di quella norma sulla
organizzazione della giustizia e sul processo penale". Si parla di 100mila
processi che saranno bloccati... "Stiamo aspettando che il ministro Alfano
fornisca alla Camera i numeri, che saranno imponenti e riguardano soprattutto
reati di microcriminalità, come i furti in appartamento: reati che nello stesso
decreto vengono definiti di "allarme sociale" e poi inseriti nella
lista dei processi che saranno bloccati o comunque ritenuti non prioritari. Una
grave contraddizione, una presa in giro degli italiani".
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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l'edizione del Troppo Galli nella Loggia Marco Travaglio Dopo aver elencato sul
Corriere quelle che, a suo dire, sono le "patologie" della giustizia
all'origine dei processi a Berlusconi, Ernesto Galli della Loggia scrive:
"Aspetto precisazioni da Marco Travaglio". Eccomi. 1)
"L'obbligatorietà dell'azione penale" per il politologo, è scaduta
nel "più totale arbitrio d'iniziativa del pm", non più
"guardiano autonomo e imparziale della legge", ma "padrone discrezionale
e incontrollabile della stessa". Voglio essere buono e far finta che sia
vero (non lo è, ma fa niente). La soluzione sarebbe, se non ho capito male,
quella praticata altrove: l'azione penale discrezionale. Bene, anzi male (Dio
ci aiuti dalle priorità fissate dai partiti sui reati da perseguire e da
ignorare): nei paesi ad azione penale discrezionale, Berlusconi avrebbe subìto
gli stessi processi che ha subìto in Italia. In nessuna democrazia infatti si
trascurano i reati per cui è stato rinviato a giudizio: corruzione della
Guardia di Finanza, corruzione di giudici, corruzione del testimone, corruzione
di un dirigente tv, finanziamenti illeciti a Craxi, frodi fiscali e falsi in
bilancio su 1500 miliardi di lire in società offshore, appropriazione indebita
di fondi neri dalle casse di una società quotata. Tutti reati puniti e
perseguiti con precedenza assoluta in tutte le democrazie. Negli Usa, chi è
sospettato di averne commesso uno solo finisce in manette e, dopo la condanna,
gettano via la chiave. Se poi, per assurdo, fosse il capo del governo, si
dimetterebbe all'istante, altrimenti verrebbe cacciato con l'impeachment. Per
evitare processi, al premier non basta abolire l'azione penale obbligatoria:
dovrebbe proprio smettere di commettere reati. Che non dipendono dal sistema
giudiziario. Dipendono da lui. 2) Nei processi italiani sostiene Galli della
Loggia manca la"terzietà" del giudice, che "è amico e/o collega
del pm". Ammesso e non concesso che l'unicità di carriera produca giudici
appiattiti sui pm (e non è così: dal 30 al 50% delle richieste dei pm viene
respinta dai giudici), il caso Berlusconi è proprio la prova del contrario:
tutti i processi a suo carico si sono finora conclusi con sentenze liberatorie.
Quasi nessuna afferma che fosse innocente, anzi quasi tutte lo dicono colpevole.
Ma l'ha sempre fatta franca: due volte per amnistia; tre perché aveva
depenalizzato il suo reato; altre volte perché i giudici si son rifugiati nell'
insufficienza di prove (casi Guardia di Finanza e Squillante) o nelle
attenuanti generiche con prescrizione incorporata (caso Mondadori), anche a
costo di violentare la logica e le carte. Se finora è mancata la terzietà dei
giudici, è perché erano appiattiti sull'imputato, non sul pm. 3) Galli della
Loggia denuncia "il protagonismo mediatico-politico dell'apparato
giudiziario e in modo speciale dei pm". Anche questa è una balla: i pm non
fanno i processi per diventare famosi, diventano famosi perché fanno certi
processi. Come del resto Falcone e Borsellino. Certo, sarebbero meno famosi se
non processassero mai politici, banchieri, imprenditori, prelati, spioni. Ecco,
se queste categorie non fossero così dedite all'illegalità, avremmo meno pm
famosi e meno cronache giudiziarie in prima pagina. Ma mi voglio rovinare:
facciamo finta che il "protagonismo mediatico-politico" esista. Bene,
anche questo con i processi a Berlusconi non c'entra. E' colpa di qualche pm
malato di protagonismo se la Ariosto ha raccontato che Previti pagava i giudici
per conto di Berlusconi e poi son saltate fuori le prove? Se Mills ha scritto
al suo commercialista di essere stato comprato da "Mr.B" per
"salvarlo da un mare di guai" in tribunale e il commercialista l'ha
denunciato? Se, intercettando un giro di fatture false, i
pm di Napoli si sono imbattuti in Saccà e nei suoi traffici
femminil-affaristici con l'amico Silvio? 4) Berlusconi, per Galli della Loggia,
ha subìto "un'immane mole di procedimenti giudiziari, più di chiunque
altro nella storia d'Italia". Il Cavaliere ha avuto una trentina di
indagini, da cui sono nati una quindicina di processi. Pochi, se si pensa che è
stato iscritto alla P2, ha avuto in casa un mafioso travestito da stalliere,
s'è fatto proteggere da un politico corrotto come Craxi, si porta appresso da
40 anni un noto corruttore di giudici come Previti e un celebre amico di
mafiosi come Dell'Utri. Comunque c'è chi lo batte (a parte la Fiat che, con
Mani Pulite, ebbe molti più arresti e perquisizioni che la Fininvest):
Francesco Saverio Borrelli è stato iscritto 319 volte nel registro
degl'indagati della Procura di Brescia, Di Pietro 64, Davigo 36, Colombo e la
Boccassini 30, anche su denuncia di Berlusconi e dei suoi cari. Si sono
lasciati indagare senza fiatare, han chiesto ai pm di fare presto e alla fine
sono stati sempre assolti o archiviati. Perché erano innocenti. Berlusconi
invece, nel '94, sentendo il fiato dei pm sul collo, si buttò in politica per
buttarla in politica. Come dice Luttazzi, "mai visto un innocente darsi
tanto da fare per farla franca". La patologia della nostra giustizia, caro
Galli della Loggia, è la lentezza dei processi. Che però, per Berlusconi, è
manna dal cielo. Tant'è che da 15 anni si prodiga per aggravarla. Per lui i
processi sono ancora troppo veloci: ora ne sospende 100 mila per rinviare il
suo. Queste le mie precisazioni. Serve altro? Ora d'Aria.
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Ossessionato da voci e vaticini di disgrazia La
paura su cosa hanno i giornali E per quello che deciderà il gup il 9 luglio /
Roma Il presidente del Consiglio ha paura. Paura che
intercettazioni telefoniche relative alla sua vita paraprivata escano sui
giornali. Perché nelle redazioni di alcuni quotidiani circolerebbero da
settimane, ovviamente fornite dagli avvocati. Perché il 9 luglio il gup di
Napoli dovrà decidere se rinviare a giudizio Saccà e Berlusconi, come vuole il
pm Piscitelli, oppure archiviare tutto e mandare al macero le quasi 9
mila intercettazioni perché penalmente non rilevanti. Un calvario per il
presidente del Consiglio. Alcuni giornalisti romani - come scrive il sito
Dagospia - stanno cercando di capire come mai Federico Armati, ex compagno
dell'attrice e già annunciatrice-Rai Virginia Sanjust di Teulada, era così
furioso con il premier. Il Corriere della sera il 22 febbraio 2004 scriveva,
sempre secondo quanto riporta Dagospia: "Sarebbe un bel salto. Da
signorina buonasera a miss azzurra. Da annunciatrice di Raiuno a testimonial
per Forza Italia. E tutto in soli quattro mesi. Smentisce per ora
l'interessata. Ovvero, Virginia Sanjust di Teulada, 26 anni, capelli castani e
occhi chiari, sangue blu, nipote di Antonella Lualdi e Franco Interlenghi.
"Non è vero, la mia carriera in Rai continua regolarmente", fa sapere
con comunicato aziendale. E con questo vorrebbe mettere a tacere quelle voci
secondo cui il premier l'avrebbe convocata a Palazzo Chigi, venti giorni fa,
per chiederle di diventare il volto di Forza Italia. La ragazza (che ha un
bimbo di 5 anni) avrebbe chiesto tempo per riflettere. L'ufficio stampa degli
azzurri dice di non saperne niente. Ma subito Giuseppe Scalera (Margherita)
della Commissione di Vigilanza chiede alla Rai che, in caso, la Sanjust venga
sospesa dal servizio. Di certo quando il presidente del Consiglio parlò di
pensioni a reti unificate pretese che a introdurre l'evento fosse Virginia e
non la collega di turno. E per ringraziarla le inviò dei fiori". Infine
Cossiga. Secondo il presidente emerito della Repubblica intervistato da Libero
"oggi, e con ritmi travolgenti, si sta preparando quello che un grande
giurista, storico e politico francese di parte repubblicana considerava il
peggiore dei governi: il "governo" dei giudici, anzi peggio: lo
schieramento avversario ha visto in lui, nella persona di Silvio, il punto
debole: e lo martella da ogni parte, con i giudici, con il gossip, con qualsiasi
mezzo. Cacciato via con ignominia Berlusconi, il centrodestra cadrà in una
grande crisi. E arriveranno loro. Non la sinistra. Ma la sinistra che porta
obbediente in sella i pm".
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del "Necessità e urgenza" che vede solo
Berlusconi Ieri sera c'era la Notiziona: Berlusconi è così in ansia per i veri
bisogni della gente, che ha annunciato: bloccherò le intercettazioni
per decreto-legge, c'è "urgenza e necessità". Il più lesto a metterla
nei titoli di testa è stato il Tg1, gli altri l'hanno ficcata qua e là in
ordine sparso. Naturalmente nessuno si è azzardato a rilevare che un decreto
come questo non ha alcuna "urgenza e necessità" e che, invece, è come
benzina sul fuoco gettata dal Cavaliere sullo scontro istituzionale fra Governo
(e Parlamento, tanto è cosa sua) e Ordine giudiziario. L'annuncio è tanto più
grave perché arrivato proprio nel giorno in cui il Presidente della Repubblica
ha tentato - con una lettera-estintore - di spegnere gli incendi istituzionali
che stanno divampando. Attorno a questa lettera si sono dilungati ed esercitati
tutti i telegiornali, arruolati con slancio fra i vigili del fuoco. Onore a
Emilio Fede, che almeno è uomo talmente di parte da aver chiesto aiuto
nientepopodimenoche al sereno avvocato Niccolò Ghedini, che ha arringato:
Berlusconi ha sempre ragione. C'era pure lo scoop: Berlusconi andrà a Matrix
per "parlare alla nazione". Paolo Ojetti.
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Berlusconi alla guerra totale Intercettazioni, vuole il decreto. Attacca il Csm, deforma le parole del Colle.
Grida al messaggio tv di Natalia Lombardoinviata a Napoli LA VERA
"emergenza" in Italia sarebbero le intercettazioni, gli
"interventi violenti" sulla "privacy dei cittadini" che mettono
zizzania nelle "famiglie italiane", ovvero la vita privata e gli
affari di Silvio Berlusconi e del circo mediatico politico nel quale è
padrone. L'emergenza non è certo i prezzi alle stelle, il caro petrolio o i
salari... Così il presidente del Consiglio ha deciso di tornare alla carica con
l'intenzione di varare un decreto legge sulle intercettazioni, contravvenendo
gli avvertimenti del Capo dello Stato. Domani sera dalle sue reti Mediaset,
ospite di Matrix su Canale5, lancerà quel famoso messaggio televisivo contro i
giudici. E che si tratti dei suoi interessi personali lo dice chiaro e tondo:
"i cittadini sappiamo cosa si cerca di far succedere al loro presidente
del Consiglio". In una conferenza stampa organizzata nel
termovalorizzatore di Acerra, Berlusconi ha annunciato le prossime tappe della
sua battaglia contro i magistrati (e la stampa), per rendere ancora piu' solida
la corazza che deve proteggerlo dai processi che lo riguardano. A poche ore dal
parere negativo che il Csm ha espresso sul decreto sicurezza (prevista bocciatura
del "Salva-Silvio") il premier ha pure convertito a sui favore la
lettera che il presidente della Repubblica ha inviato al Csm, leggendola come
un risposta positiva al suo tentativo di fare tacere il Csm. Berlusconi non
vuole aggiungere altro a quello che ha scritto Napolitano, sembra ringraziarlo
ma dietro le quinte dicono fosse irritato ("non sono stati rispettati i
patti"): "I presidenti di Camera e Senato si erano recati da lui per
sottolineare qualcosa che non sta nell'alveo della nostra Costituzione",
ha detto i premier, "il presidente della Repubblica ha accolto gli
argomenti dei presidenti delle Camere e ha prodotto una dichiarazione che mi
sembra assolutamente completa". Il Quirinale smentisce subito: "non è
stata accolta alcuna richiesta". Ma Berlusconi ne approfitta per attaccare
il Csm: "Ogni istituto deve fare ciò che la costituzione gli assegna e non
deve andare a prevalere e a prevaricare i compiti e le competenze di altre
istituzioni". L'ossessione di Silvio IV per i giudici continua. Così nel
surreale cantiere di Acerra coglie una domanda suggerimento ("si è pentito
di non aver fatto un decreto legge sulle interecettazioni?") per dire che
sì, si è pentito: sulla giustizia "stiamo vivendo un momento di
emergenza" non degno di una "società civile", attacca, "con
il rischio di danni irreparabili" all'immagine delle persone "alle
quali dovrebbe essere garantita la privacy". Da qui il passo è breve:
"Probabilmente, ci sono i termini di necessità ed urgenza per procedere
non con un disegno di legge che richiede molto tempo ma con un decreto legge.
Vedremo...". Potrebbe tornare nero su bianco quel "refuso" che
proprio qui, a Napoli, si rivelò in una nota di Palazzo Chigi, l'annuncio di un
decreto legge, anziché un ddl che in un primo tempo le vietava anche sui reati
di corruzione. Forse teme che, proprio domani escano (su L'Espresso) altre
puntate delle sue conversazioni con Saccà, o le telefonate delle
"fanciulle" non ancora pubblicate, così Berlusconi dalle montagne di
rifiuti di Napoli annuncia la sua dichiarazione di guerra dalla sua tv. Lo
spunto è una domanda ironica di un giornalista: lei chi accompagnerebbe
sull'orlo del termovalorizatore: Di Pietro, la giudice Gandus o Veltroni?
Silvio IV già si pregusta il botto mediatico: ''Giovedì andrò a Matrix per
spiegare serenamente e pacatamente cosa sta succedendo in Italia, perché i
cittadini sappiano dal loro presidente del Consiglio cosa si sta cercando di
fare". Ancora una volta spaccia i suoi guai personali come
"emergenza" nazionale. Dallo studio di Matrix sparerà i suoi colpi,
quell'annunciata "conferenza stampa denuncia" contro i giudici
annunciata a Bruxelles. E raccoglie il suggerimento del Fedele amico
Confalonieri sul messaggio tv. Prima ancora lo ha colto Enrico Mentana, che ha
offerto l'invito "bruciando la concorrenza", spiega il conduttore di
Matrix. La puntata sarà anticipata alla prima serata, toccherà i temi caldi:
giustizia, Lodo Schifani e norma "blocca-processi".
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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consultando l'edizione del Latorre: "Il dialogo era una pantomima sul
nulla" di Ninni Andriolo/ Roma Senatore Latorre, Berlusconi
ripropone il decreto sulle intercettazioni... "La discussione sul decreto
o sul disegno di legge l'avevamo già fatta nella scorsa legislatura. Insieme,
anche con Berlusconi, si convenne sulla opportunità di adottare il disegno di
legge. Occorre un provvedimento che preveda l'uso dell'intercettazione come
strumento d'indagine, ma ne impedisca l'uso per violare la privacy,
discreditare le persone e fare lotta politica". Condivide il no di
Veltroni sulla manifestazione dell'8 luglio? "Ho apprezzato molto la
risposta del segretario all'invito cordiale e tendenzioso dell'onorevole Di
Pietro. Aggiungerei che l'iniziativa dell'8 luglio potrà produrre il risultato
di alimentare la spaccatura del Paese sul tema cruciale del rapporto tra i
poteri dello Stato e, di conseguenza, potrà portare acqua al mulino della
destra" Molti ritengono che le spaccature le stia provocando il premier...
"L' emendamento che sospende i processi e la lettera inviata al Senato dal
Presidente del Consiglio rappresentano fatti gravissimi. L'effetto devastante
di quel provvedimento, infatti, va oltre l'impatto sul processo che riguarda il
Presidente del Consiglio e investe i temi della sicurezza" Produrrà meno
sicurezza, cioè? "Uno dei problemi fondamentali per combattere il crimine
è rappresentato dalla non certezza della pena. Con quel provvedimento non solo
si determina incertezza della pena e del processo, ma si rischia una forma
mascherata di amnistia/indulto. Altro che pugno di ferro...". Opposizione
netta anche nel Paese, quindi? "La battaglia che abbiamo già condotto al
Senato, e che dovremo proseguire alla Camera, è fondamentale. In Parlamento non
abbiamo fatto sconti e non li faremo. Ritengo sbagliata, invece, la
manifestazione indetta per l'8 luglio". Non dà una bella immagine
un'opposizione che litiga sulle date delle manifestazioni di protesta. Non
crede? "Una buona opposizione, intanto, non dovrebbe dividersi sulle date
delle manifestazioni, ma dovrebbe regolarsi a partire da ciò che serve
all'Italia. Una discussione intorno al tema di quando fare i cortei sarebbe già
una dichiarazione di resa". Più opposizioni anche sul tema della
giustizia, quindi? "Condivido l'opinione di chi dice che questo Paese ha
altre priorità intorno alle quali concentrare l'impegno, a cominciare da quelle
economiche e sociali. E buon senso vorrebbe che tutte le energie del Paese
venissero concentrate in quella direzione. È anche vero, però, che il tema del
rapporto tra giustizia e politica ci ammorba da un quindicennio, rendendo
prigioniera anche la politica democratica. E di questo ne paga le conseguenze
innanzitutto la sinistra. Non dobbiamo sottrarci alla necessità di liberare il
campo da questo problema". Berlusconi punta alla resa dei conti con la
magistratura, però... "Infatti, l'attacco sbagliato di Berlusconi a
giudici e pm non aiuta ad affrontare in modo sereno e positivo il problema del
rapporto politica-giustizia. La destra, che ha governato il Paese per cinque
anni, non può dare lezioni, perché si è concentrata soltanto su alcune
norme" Favorevole allo scambio proposto dal Pdl "il Pd voti il lodo
Alfano e noi togliamo di mezzo il salva-premier"? "Nessuno scambio è
possibile. Io credo che la questione delle Alte cariche dello Stato non può che
essere affrontata con un disegno di legge costituzionale, applicando l'articolo
138. In presenza del principio secondo il quale siamo tutti uguali di fronte
alla legge serve un intervento di rilievo costituzionale. L'esperienza del
parere della Consulta sul primo lodo Schifani, poi, ci deve spingere a evitare
provvedimenti che possano essere cassati dalla Consulta. Tutti i massimi
esponenti del Pd, da Veltroni a D'Alema a Finocchiaro, hanno posto il problema
che quel provvedimento, eventualmente, potrebbe entrare in vigore la prossima
legislatura. Credo che, se si seguisse la strada del disegno di legge
costituzionale, anche il tema dei tempi si potrebbe discutere. Le leggi entrano
in vigore da quando si approvano". Veltroni annuncia opposizione dura e
registra la fine del dialogo. Una svolta per il Pd? "Veltroni prende atto
con nettezza di come si vada ridefinendo lo scenario politico. Il tema del
dialogo aveva segnato solo astrattamente il primo mese del confronto politico.
In realtà, era una pantomima fondata sul nulla. Nel senso che sul piano
dell'azione di governo l'esecutivo era impegnato legittimamente a fare quello
che aveva deciso di fare, incurante delle sollecitazioni dell'opposizione. Sul
piano delle grandi riforme, dall'altra parte, si è cincischiato sulla ideologia
del dialogo senza capire, in realtà, su cosa fondare questo confronto. Adesso
si prende atto che manca l'ubi consistam e Veltroni rilancia una iniziativa
sulle grandi questioni intorno alle quali l'opposizione intende marcare il
proprio punto di vista". Mancano i presupposti per una legislatura
costituente, non crede? "In questa legislatura abbiamo tre grandi
obiettivi che richiedono un lavoro di lungo periodo e un impegno senza
scorciatoie. Il primo è costruire il Partito democratico, definendone meglio il
profilo politico-culturale e immergendoci nelle contraddizioni vere della
società. Che tenderanno a emergere in maniera sempre più netta nelle prossime
settimane". Gli altri obiettivi? "Il secondo obiettivo è che noi non
dobbiamo rinunciare a misurarci con l'idea delle grandi riforme di cui ha
bisogno l'Italia. Anche perché una di queste, quella elettorale, incombe in
virtù del referendum. E perché alcune modifiche costituzionali si rendono
assolutamente indispensabili. Il terzo obiettivo della legislatura è quello di
collocare la nostra iniziativa dentro uno scenario che non si limiti ai confini
nazionali". Dopo la Costituente si è parlato di tregua nel Pd. È
d'accordo? "Credo che la Costituente abbia dato un contributo importante.
È emersa una condivisione di obiettivi. Sul piano più strettamente politico si
è sottolineata la necessità di ancorare la battaglia d'opposizione e la
costruzione del partito alle grandi emergenze, a cominciare da quella sociale.
L'Assemblea, inoltre, consente di condividere un percorso nel quale l'ambizione
maggioritaria del Pd non debba essere in alcun modo confusa con
l'autosufficienza. L'idea che abbiamo della democrazia di questo Paese, infine,
riaffida un ruolo centrale ai grandi soggetti politici. Questi devono essere i
pilastri su cui fondare la nostra elaborazione. Che dovrà svilupparsi, anche,
intorno ai temi di un assestamento del sistema politico italiano, non più
frammentato ma non bipartitico". Superate d'incanto le tensioni del dopo
voto, quindi? "C'erano elementi da chiarire, iniziative che si prestavano
a diverse interpretazioni e che nell'Assemblea costituente hanno trovato una
migliore definizione. Inizia un lavoro che richiede uno sforzo creativo - di
elaborazione e di iniziativa - che sollecita il massimo di pluralità nei
contributi". Allude alle correnti? "Tutti siamo legittimamente
terrorizzati dall'idea di un partito paralizzato dalle correnti. In alcun modo,
però, possiamo pensare che la sfida che abbiamo davanti possa essere affrontata
senza muovere una pluralità di pensieri. Se le correnti sono un problema, il
pluralismo al contrario è una ricchezza. Basta con la criminalizzazione di
iniziative che vogliono rendere più forte e più ricco il partito"
L'associazione degli amici di Italianieuropei conta già 800 tesserati. Più che
una corrente, "un partito nel partito"... "Mi auguro che le
tessere possano diventare molte di più. L'associazione ha soltanto lo scopo di
offrire un altro luogo perché lo sforzo creativo per definire il nostro profilo
si possa realizzare. E possa essere messo al servizio del Pd, che è il luogo
della sintesi suprema. Non si forma affatto un partito nel partito". Pd
più unito, quindi? "L'unità si raggiunge attorno alle politiche. Ci sono
le condizioni per andare avanti, adesso si tratta di condividere le scelte che
ci aspettano".
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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consultando l'edizione del Il pericolo dell'autogol Roberto Cotroneo Segue
dalla Prima Il cavaliere sembrava pronto a dialogare, riconosceva il governo
ombra, e mostrava un'apparente volontà di arrivare a una stagione di riforme
che ormai da un decennio sembrano soltanto un sogno nel cassetto. Nel frattempo
le cose non andavano bene per niente, l'economia è un disastro, Giulio Tremonti
pare eclissato e scomparso nel nulla. Gianfranco Fini appare sbiadito nel suo
ruolo istituzionale, e il governo è decisamente in difficoltà, con una Lega mai
così razzista e aggressiva. Vedi ad esempio la schedatura dei rom, che è
qualcosa che ci fa vergognare davanti a tutto il mondo. E in poche settimane il
cavaliere è tornato Caimano. E forse viste certe premesse, più che non aspettarselo,
c'era da non augurarselo. Il problema di Berlusconi è sempre uno ed è sempre lo
stesso. Un inesistente senso delle istituzioni e dello stato, un debordante
protagonismo politico oltre il rispetto delle regole democratiche, a cominciare
dalla libertà di stampa. È nel suo dna, e non c'è niente da fare. Torna sempre
come una recidiva prevedibile di una malattia etica e morale di questo Paese.
L'ossessione di essere perseguitato dalla magistratura, l'uso di terminologie
aggressive e irrituali, e soprattutto l'uso del Parlamento, della maggioranza
politica per fare come al solito decreti e leggi ad personam è tornato
prepotente e preoccupante. È un quadro visto, che si ripete con tutte le solite
modalità che conosciamo ma con alcuni nuovi elementi inquietanti. L'affondo
questa volta è più violento che in passato. Non soltanto Berlusconi ha definito
il potere giudiziario un "cancro per questo Paese". Ma ora ha deciso
di imbavagliare la stampa, con il decreto anti
intercettazioni. La maggioranza che il Paese gli ha dato alle elezioni lo ha
reso più aggressivo. Al punto che ha intenzione di utilizzare i media nel suo
solito modo, e ha già deciso che andrà a parlare agli italiani attraverso
"Matrix". Farà la vittima per eccellenza: vittima delle intercettazioni,
della magistratura, e ovviamente di Antonio Di Pietro, che usa toni
troppo vicini all'antipolitica di Grillo, e dunque sbagliati, ma che nella
sostanza esprimono le preoccupazioni che hanno tutti. Ora, andare in piazza l'8
luglio va bene, è anche un modo per dare voce a una opposizione, quella
antagonista e girotondina, che dal risultato delle ultime elezioni non ha più
voce in parlamento. Ma bisogna stare molto attenti a non fare un autogol. Nel
senso che stando così le cose, o porti un milione di persone in piazza, o tutti
i mezzi di informazione, la questura e quant'altro diranno che c'è stata poca
partecipazione. Non c'è molto tempo da qui all'8 luglio. E forse sarebbe il
caso di prendere in considerazione l'idea di aspettare l'autunno e organizzare una
manifestazione davvero grande, con una partecipazione più allargata possibile.
Ovvio che le ragioni per manifestare ci sono già da ora. E non si può rimanere
con le mani in mano, e guardare Berlusconi che, con la forza di una maggioranza
larga e piuttosto compatta dispone delle istituzioni, e del parlamento come gli
pare. Ma non si può correre il rischio di una manifestazione che può essere
letta, anche solo strumentalmente, come un fallimento. Sarebbe la cosa peggiore
in un momento in cui Berlusconi appare forte e determinato.
www.robertocotroneo.net.
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Totò, Peppino e Berlusconi Fulvio Abbate Nonostante
abbia alle spalle una fittissima storia, e perfino una letteratura millenaria,
il servilismo non è punibile penalmente, quanto invece alla condanna morale che
dovrebbe comunque esserci, c'è sempre qualcuno disposto all'indulgenza nei
confronti di una simile pratica, quasi fossimo in presenza di una "tecnica
di sopravvivenza", quasi fossimo in presenza di un prezzo da pagare
all'ineluttabilità del potere, perché, in fondo in fondo, è giusto così, è
perfino "naturale", sì, è una legge di natura. In assenza di questo
modo di ragionare, Bertolt Brecht non avrebbe avuto ragione di mettere al mondo
quella che è forse la più celebre battuta del suo dramma dedicato al coraggio
di "Galilei", ovvero "Maledetta la terra che ha bisogno di
eroi" o, anche, a seconda delle traduzioni, "Fortunato quel popolo
che non ha bisogno di eroi". Non è facile sapere fino a che punto, e con
quanta pervicacia il nostro Paese, l'Italia, nella sua storia variamente
clerico-feudale si sia distinto, per bisogno o necessità, nel ricorso a tale
"tecnica", resta comunque da rilevare che, volendo solo attenersi al
presente, le occasioni di percepirne i segni nel quotidiano è un fatto
continuo, indubitabile. Le intercettazioni telefoniche che
abbiamo avuto modo di leggere o anche ascoltare in viva voce negli ultimi mesi
rappresentano in questo senso una sorta di capolavoro del genere. Dove c'è modo
di percepire la sostanza del servilismo in ogni sua sfumatura umana,
umanissima. Ad ascoltarle, a leggerne i contenuti, c'è infatti modo di
districarsi fra piaggeria e timore reverenziale, fra compiacimento e
prostrazione, fra posture penitenziali e perfino voglia d'essere calpestati
dalle suole del padrone, del signore, del principale possibilmente in pieno
viso, al punto da suggerire la persistenza di una certa maschera nazionale del
servo pusillanime e ovviamente meschino che nella storia della commedia italica
ha trovato nell'immenso Peppino De Filippo il suo massimo interprete. Intendiamoci,
colui che fa propria la tecnica del servilismo non è quasi mai uno sprovveduto,
al contrario ha dalla sua una sterminata cultura perfino familiare, talvolta
addirittura d'origine geneticamente controllata, una cultura che vede risuonare
quando ci si trova al cospetto del potere, dell'ordine costituito certe
raccomandazioni assimilate dalle labbra degli stessi padri al momento della
partenza per la leva obbligatoria, o anche al momento di presentare i conti al
barone, al campiere, al sovrastante, al mafioso incaricato di assicurarsi il
raccolto stagionale. L'altro giorno, tanto per fare un esempio concreto,
ragionando in un pubblico dibattito televisivo sull'estrema docilità (è un
eufemismo, lo so bene, ma rende bene l'idea dello stato attuale delle cose) di
molti "dipendenti" del governo Berlusconi non ho potuto provare un
senso di sbalordimento verso gli argomenti di coloro che stavano lì ad asserire
che il tema stesso del condiscendenza non fosse in causa. In realtà, siccome
non sono nato ieri, avendo imparato che l'indulgenza è cosa buona e giusta,
personalmente non escludevo che la vista del potere possa talvolta incutere
timore, soggezione, e forse perfino paraculaggine, e per estensione una forma
di servilismo abilmente, meschinamente temperato al pensiero dei vantaggi che
ne deriveranno, il guaio è che a fronte della mia doverosa indulgenza non c'era
modo di percepire la sia pur minima assunzione di responsabilità su uno
spettacolo talvolta davvero indecoroso di figure prone, autentici tappeti umani,
ma che dico?, meravigliosi "servi" che sembrano stare lì a tentare di
surclassare la già citata maschera che dobbiamo a Peppino De Filippo. E che
tristezza, intuire che il fastidio manifestato da coloro che con le parole
della Pasionaria, "Meglio morire in piedi, che vivere in ginocchio",
e mi si scusi l'ignobile retorica, appariva come una propensione all'eroismo, a
un tratto che, sempre nel costume familiare italiano, si accompagna a una
smorfia che ha come sottotesto un quasi affettuoso e dolente, ma questo qui non
ha capito nulla della vita. Maledetta davvero l'Italia di Berlusconi e dei suoi
solerti camerieri ha bisogno sempre di eroi. Comunque incompresi. Comunque
ritenuti poveri fessi. f.abbate@tiscali.it Sagome.
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Malgrado tutto andiamo uniti Paolo Flores d'Arcais Segue
dalla Prima S enza perifrasi voglio però dire che mi hanno invece stupito (e
indignato) le parole usate per pronunciarlo, quel rifiuto (sempre che non si
tratti di parole inventate dai giornalisti, nel qual caso immagino sarà già
partita la smentita di Walter). Che senso ha parlare dei promotori come dei
"soliti noti" se non un senso volutamente dispregiativo? E che senso
ha aggiungere che un grande partito come il Pd non partecipa
"aggratis" a manifestazioni indette da altri (che poi sarebbero i
"soliti noti", cioè Furio Colombo, Pancho Pardi e io)? Prendo le
parole dalla cronaca di Repubblica, non da una testata scandalistica. Un tono
così offensivo mi spingerebbe a rispondere per le rime, a dire che "in
cambio", visto che "aggratis" non viene, siamo disposti a
offrire tutto quello che abbiamo, anche se le nostre risorse sono solo la
credibilità democratica e la coerenza civile di un'intera vita, e dunque non
saranno mai, per genere e quantità, paragonabili a quelle che offre
Berlusconi... Ma non risponderò invece alle offese, perché qui è in gioco il
cuore della Costituzione, e di fronte alla minaccia più grave che la nostra
democrazia ha corso nell'intero dopoguerra tutto diventa secondario e risibile,
e l'unica cosa essenziale diventa la necessaria unità per dire NO!, tutti
insieme, alle leggi-canaglia del governo Berlusconi. E per dire questo no! ORA.
Se non ora, quando? Ora infatti, non a ottobre, il governo sta facendo strame
della libera stampa, dell'indipendenza della magistratura, della legge eguale
per tutti. A ottobre sarà troppo tardi, ci sarà già un'altra Italia, sfigurata,
e un'altra Costituzione di fatto, irriconoscibile rispetto a quella voluta
sessant'anni fa dai padri costituenti usciti dalla Resistenza. Per evitare un
suo processo, Berlusconi impone la sospensione, almeno per un anno, di tutti i
processi per reati che vanno dal sequestro di persona all'associazione per
delinquere, dallo stupro all'usura, dal traffico dei rifiuti ai maltrattamenti
in famiglia, passando ovviamente per la bancarotta fraudolenta, la corruzione
in atti giudiziari, il peculato, le frodi fiscali... In Italia la giustizia è
già intasata, la certezza della pena una chimera, la sospensione (almeno per un
anno) è per i delinquenti una pacchia, una manna, una promessa di impunità.
Staranno brindando. Con questa logica, volta a volta, con legge ordinaria, la
maggioranza di governo deciderà quali reati perseguire e quali no. Alla faccia
della "tolleranza zero". E di fronte a questa vera e propria legge di
"istigazione a delinquere", è davvero "eccessivo" scendere
in piazza ORA? Oltretutto la seconda legge-canaglia, che va in discussione alla
Camera proprio l'8 luglio, è se possibile ancora più pericolosa. Toglie alla
magistratura, per una serie lunghissima di gravi reati, la
possibilità di fare intercettazioni, cioè uno strumento essenziale per scoprire
quegli stessi reati. E impedisce ai giornalisti di rendere conto delle poche
intercettazioni legali residue. Non solo di pubblicarle, si badi, ma perfino di
farne cenno. Pena alcuni anni di galera. Con questa legge non avemmo mai
saputo dell'esistenza di Tangentopoli o dell'ospedale-macelleria di Milano, dei
furbetti del quartierino e di tutto il marcio di questi anni. Diventeremmo
cittadini ridotti come le tre scimmiette: ciechi, sordi e muti. E di fronte a
fatti così inauditi, inconcepibili in qualsiasi sistema liberale occidentale,
anche il più conservatore, è "eccessivo" scendere in piazza ORA?
Furio Colombo, Pancho Pardi ed io crediamo il contrario. E con noi i tantissimi
che stanno aderendo alla manifestazione. Andrea Camilleri l'8 luglio dal palco
di piazza Navona leggerà alcune delle sue nuove "poesie incivili"
(quindici di esse aprono il numero appena uscito di MicroMega), da quel palco
Marco Travaglio spiegherà la nascita di una vera e propria "Costituzione
ad personam" e con loro parleranno Moni Ovadia, Lidia Ravera, e tanti
altri le cui adesioni si stanno accumulando ora per ora, anche mentre scrivo. E
ci sarà Antonio Di Pietro, e l'intera "Italia dei valori", che fin
dall'inizio hanno dato pieno e generoso sostegno alla manifestazione.
Partecipano "aggratis", e anzi di più, senza corporativismi di
partito. E ci saranno, credo, numerosi parlamentari del Partito democratico,
perché, cito sempre da Repubblica, lo stesso Veltroni ha sottolineato che
"ovviamente ciascun piddì è libero a livello individuale di fare come
crede". Io tuttavia, continuerò ogni giorno, con un video dal sito
www.micromega.net, a invitare Veltroni a darmi una sola "buona ragione"
per non partecipare, ad accettare un pubblico confronto, a ripensarci. Che
senso ha parlare della necessità di una dura opposizione e poi rifiutarsi di
manifestare oggi? Solo lottando uniti da subito le lotte potranno avere in
autunno maggiore efficacia. Disertare la piazza oggi significa indebolire già
oggi quella di ottobre. Spero che alla fine il richiamo dell'unità, il valore
più tradizionale di tutta la storia della sinistra, trascinerà anche Walter in
piazza con noi l'8 luglio.
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando l'edizione del C'è un legame evidente che unisce
rifiuti e pallone, la monnezza e calciopoli: è il filo del telefono anzi delle
intercettazioni di cui si torna tanto a parlare.
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Rifiuti e pallone: colpa delle
intercettazioni Oliviero Beha Nella tempesta delle ultime intercettazioni
Berlusconi-Saccà ("magnaccia" o "benefattore" cambia
poco...) forse non sarebbero necessarie istruzioni per l'uso di questa nota
nell'ambito della "voce" resistenziale di "arrestateci
tutti": ricordiamoci comunque che se fosse già in vigore la legge Mastella
di un anno fa (attualmente aggiornata e "scorretta" dal
governo Berlusconi) che limita le intercettazioni e la loro diffusione a mezzo
stampa fino a processi conclusi,quindi in tempi biblici probabilmente da
prescrizione, non potrei scriverla, non potreste leggerla, l'editore e il
direttore di questo giornale non potrebbero pubblicarla. Si tratta di due
argomenti diversissimi eppure tanto popolari o impopolari: rifiuti (Berlusconi
era ieri a Napoli per questo) e pallone. Temi dunque che l'opinione pubblica
seguirebbe comunque, magari in prima serata televisiva (mai, dico mai, dedicata
a quello che state per leggere almeno con la chiarezza e la precisione che
emergono dalle seguenti intercettazioni non inedite, bensì peggio, ignorate).
Dall'inchiesta della Procura di Napoli. Intercettazione del 7 marzo 2005, ore
18,59, tra l'allora Commissario Straordinario ai rifiuti, il prefetto Corrado
Catenacci, e il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso. Catenacci:
"Ci sono almeno due milioni e mezzo di balle in tutta la Campania... Per
quanto riguarda gli importi, secondo me sono circa 400 miliardi di lire".
Bertolaso: "Perché loro bruciandoli ricavano energia elettrica, no?".
Catenacci: "Gliela pagano a tariffa agevolata, tutto uno strano movimento
che hanno fatto loro". Diciotto minuti dopo, alle 19.17, il prefetto
richiama. Catenacci: "Ho fatto i conti con Turiello, viene una cifra
mostruosa, 1.325 miliardi di lire". Bertolaso: "Mortacci ragazzi...".
Ciro Turiello è un funzionario dipendente da Catenacci presso il suddetto
Commissariato. Per capirci qualcosa di più, nella prima conversazione si parla
del numero di ecoballe (o rifiuti, stando all'accusa) accatastate a quella
data, numero che di lì in poi crescerà fino a tre milioni. La seconda, invece,
fa riferimento ai previsti introiti derivanti dalla vendita di energia
elettrica prodotta bruciando milioni di balle che la Procura ritiene per nulla
eco. E che non fossero eco (a dar credito al giudice) se n'erano accorti i
cittadini che accanto a quei siti ci vivevano e da anni avevano preso a
protestare. Gli stessi cittadini che anche oggi - mentre leggete - protestano
contro la discarica di Chiaiano, per esempio, memori di quello che lo stesso
Bertolaso aveva affermato ("mai più discariche, è l'ultima volta")
durante il suo periodo da Commissario Straordinario succeduto allo stesso
Catenacci. Perché l'ex prefetto non è più Commissario? Perché dopo un primo
avviso di garanzia della Procura di Nola nel giugno 2006 con dimissioni di
Catenacci poi rientrate per i pubblici attestati di stima e di fiducia
istituzionali nei suoi confronti da parte di Bertolaso, dal settembre 2006 è
indagato e poi rinviato a giudizio dalla Procura di Benevento insieme ad altre
sei persone, Turiello compreso, per i reati di disastro ambientale, violazione
delle procedure di ammissione dei rifiuti in discarica, sversamento di rifiuti
non conformi e inquinamento del suolo in relazione alla discarica Tre Ponti di
Montesarchio. Verrà processato dal prossimo 27 ottobre, leggi permettendo. Nel
frattempo Bertolaso è sempre capo della Protezione Civile ed è addirittura
sottosegretario del Governo Berlusconi con la delega su quegli stessi rifiuti
del "mortacci" telefonico intercettato. Tutto normale? Che ci dicono
alla lettera le intercettazioni? Che Bertolaso non sapeva nulla, che lui e
Catenacci sono due monadi, due mondi separati tanto che mentre uno è
sottoprocesso l'altro "illustra posizioni a Bruxelles"? E adesso il
calcio. Lo scorso 13 giugno la Procura di Napoli ha interrogato l'ex presidente
della Federcalcio nel periodo di "Calciopoli" (erroneamente,
sbrigativamente e forse truffaldinamente archiviato come
"Moggiopoli") ed ex presidente un po' di tutto, Franco Carraro, in
merito a una serie di fatti, tra cui le sue telefonate con Paolo Bergamo, uno
dei due designatori arbitrali (con Pairetto). Tutti i giornali hanno riportato
brevemente le dichiarazioni rilasciate da Carraro dopo l'interrogatorio,
riassunte seccamente così: "Erano conversazioni istituzionali".
Leggiamole insieme. Anche queste non sono inedite, ma proprio come per
Bertolaso vengono ignorate da tutti o quasi, "come se" non
significassero nulla. A legge approvata, non le potremmo neppure leggere. Siamo
all'indomani della partita Lazio-Brescia del 2 febbraio 2005, arbitrata da
Daniele Tombolini, oggi alla Rai come "moviolista". Carraro:
"Buongiorno ehhh, ho visto che anche un rigore gli hanno negato".
Bergamo: "Ehhh, ieri sì". Carraro: "Embé, insomma, allora è
inutile che le dica un cazzo, insomma, perché (ride), le dirò di fare il
contrario così forse riusciremo a ottenere qualcosa, non so io ehhh...".
Bergamo: "No, ehhh, purtroppo lui non l'ha visto...". Carraro:
"Cioè, voglio dire, uno gioca in casa, giocano in casa, sì, giocano in
casa e non gli danno un rigore, cioè voglio dire, non è che uno a dare un
rigore che c'è ad una squadra che gioca in casa... non è un'impresa epica, è
un, cioè voglio dire... A parte che il rigore si dà anche fuori casa, ma a
maggior ragione in casa". Bergamo: "Era di profilo, e purtroppo non
l'ha visto e lo fermo un mese... E purtroppo la cosa era preparata bene e non è
riuscita bene. Questa è la verità e quindi lui la paga di persona".
Carraro: "No, perché effettivamente qui adesso...". Bergamo:
"No, no, ha ragione". Carraro: "Poi adesso domenica giocano a
Milano e va bè, ed è una partita oggettivamente difficile, poi però bisogna
dargli una mano (alla Lazio, naturalmente, ndr)". Bergamo: "No,
recuperiamo, recuperiamo. Ieri, ieri non è riuscita bene e chi ha sbagliato
paga". Dunque, "conversazioni istituzionali" in senso pieno,
come avete letto. Per questa ed altre telefonate Carraro era stato squalificato
per 4 anni e 6 mesi dal primo grado della giustizia sportiva, per poi essere
semplicemente multato di 80 mila euro in appello. Ricordo per migliore
comprensione del tutto che nelle nomine degli organismi giudiziari sportivi il
Presidente ha naturalmente voce in capitolo, non essendo prevista la
separazione dei poteri nel calcio. Tutto ciò spiega abbondantemente il teorema
implicito di partenza: e cioè tra rifiuti e pallone, sono le intercettazioni il
vero problema. www.olivierobeha.it.
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando l'edizione del Sulle intercettazioni due
settimane fa aveva approvato il disegno di legge non rilevando motivi di
necessità e urgenza.
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Colle in campo per scongiurare lo scontro
istituzionale di Marcella Ciarnelli / Roma È scontro. Tra la magistratura e il
premier. Ma la tensione è tale che anche il Quirinale resta coinvolto negli
sviluppi di una giornata segnata da un crescendo di colpi di scena. Mentre il
Capo dello Stato ancora una volta si è impegnato ad evitare che la situazione
degenerasse in un conflitto istituzionale dalle conseguenze imprevedibili,
inviando una lettera bipartisan al Csm in cui Giorgio Napolitano ha
riconosciuto all'organo di autogoverno dei magistrati il diritto ad esprimere
un parere su determinate leggi senza che si possa gridare ad interferenze nelle
funzioni proprie del Parlamento ma ha anche ricordato che al Csm "non
spetta in alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui sono legittimate altre
istituzioni", Silvio Berlusconi ha avuto una reazione inconsulta.
Irrispettosa delle istituzioni ma non delle sue vicende personali. Così prima i
suoi hanno manipolato le parole del Capo dello Stato interpretandole come un
chiaro richiamo al Csm secondo una valutazione di "rimessa in riga"
che a loro piacerebbe molto ci fosse. Poi il premier ha preso lui la parola ed
ha provveduto a rimettere in campo, in nome di "una vera emergenza del
Paese" tutta da dimostrare per rivendicare gli indispensabili requisiti di
necessità ed urgenza che diano la possibilità di ricorrere
ad un decreto legge per regolamentare le intercettazioni anche se solo un paio
di settimane fa il Consiglio dei ministri ha licenziato all'unanimità un
disegno di legge in materia che ora è già incardinato in Parlamento. La
soluzione del decreto, che comunque dovrà passare alla firma del Colle, a
Giorgio Napolitano non è mai piaciuta. Basti ricordare che durante una
visita a Venezia il Presidente aveva ribadito la necessità che sull'argomento
venissero trovate "soluzioni con larghe intese anche tenendo conto del
lavoro degli anni passati". E, quindi, non per decreto, parola peraltro inopinatamente
infilata il giorno dopo nell'odg del Consiglio dei ministri e poi derubricata a
"refuso" davanti ad un puntuale richiamo del Quirinale che ricordava,
appunto, le parole dette poche ore prima. Tutto accadeva solo poco più di due
settimane fa. E il 13 giugno il Cdm dava il via ad un disegno di legge che ora
sembra destinato a vita davvero breve. "La distinzione dei ruoli e il
rispetto reciproco, il senso del limite e un costante sforzo di leale
cooperazione, sono condizioni essenziali ai fini della tutela e della
valorizzazione di ciascuna istituzione, delle sue prerogative e facoltà"
ha scritto il Presidente della Repubblica. Parole al vento. Arriva sì
l'apprezzamento dei presidenti delle due Camere che l'altro giorno erano saliti
al Colle per far da messaggeri dei desiderata del premier. La maggioranza
fornisce una lettura positiva per la propria parta ma, poi, Berlusconi se
n'esce con una frase che lo stesso Fini definirà "improvvida".
"Il Presidente della Repubblica ha accolto gli argomenti dei presidenti e
ha prodotto una dichiarazione che mi sembra completa. Ogni istituzione faccia
ciò che la Costituzione gli assegna, nessuno organo può prevaricare gli
altri". Insomma Napolitano avrebbe scritto al Csm sotto la pressione di
Schifani e Fini, quindi di Berlusconi. Per come era andata l'udienza al Colle,
con i due costretti a far marcia indietro e rimangiarsi il loro parere, non
c'era davvero di che cantar vittoria. Arriva dal Quirinale una nota ufficiosa
ma netta. "Il presidente della Repubblica ha indirizzato la lettera, oggi
resa nota, al vicepresidente del Csm di sua autonoma iniziativa e non in
accoglimento di alcuna richiesta". Nessun accoglimento "assolutamente
completo" dunque, come ha detto Berlusconi, della sua tesi. Tanto più che
quel "resa nota oggi" non è lì per caso ma sta a ricordare che la
posizione del Quirinale è chiara da tempo e che l'impegno del Presidente è
stato sempre quello di ricondurre il confronto nell'alveo di una correttezza
nei rapporti tra istituzioni che non è assolutamente quella in atto in questi
giorni. Sulle fughe di notizie sulla posizione che il Csm si accingeva a
prendere c'era stata la telefonata chiarificatrice tra Napolitano e Mancino che
poi richiamò alla riservatezza e il nuovo intervento del Capo dello Stato
durante l'incontro con gli avvocati. Un itinerario lungo e attento, dunque, che
poco ha a che vedere con l'intervento dell'altro giorno di Schifani e Fini che,
peraltro, i due hanno preferito non evocare dato il pessimo risultato ottenuto.
E Berlusconi non gliel'ha personato.
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del "Nessun baratto tra bloccaprocessi e
lodo-Alfano" L'alt del leader Pd. Intercettazioni, Di Pietro: capisco il premier, gli italiani non devono sapere...
/ Roma L'IPOTESI di un decreto legge sulle intercettazioni manda su tutte le
furie l'intera opposizione, già sulle barricate per la norma "blocca
processi" contenuta nel de- creto sicurezza. Il Partito democratico
definisce "grave e inaccettabile" la dichiarazione di Berlusconi e
per bocca del ministro ombra alla Giustizia Lanfranco Tenaglia sottolinea che
"non è questa materia per un decreto perché non ci sono i requisiti di
necessità ed urgenza". L'uscita del premier viene giudicata tutt'altro che
casuale dal Pd. E tutt'altro che casuale è la precisazione che fa Walter
Veltroni ai microfoni di SkyTg24, sottolineando che non ci sarà "nessun
baratto" tra la cosiddetta norma "blocca processi" e il lodo
Alfano, che prevede la sospensione dei processi per le alte cariche dello
Stato. Il leader del Pd auspica poi che "la maggioranza tolga di mezzo il
blocca processi, così si creerà un clima diverso". Per il Pd è
"incomprensibile" l'ipotesi decreto legge sulle intercettazione messa
in campo dal presidente del Consiglio, visto che lo stesso governo ha già
depositato un disegno di legge su questa materia. Giuseppe Fioroni evita di
entrare nei dettagli limitandosi a precisare di "non voler più commentare
gli annunci", però il responsabile Organizzazione del Pd si dice
"impressionato" dal "silenzio assordante di fronte ad un Paese i
cui redditi delle famiglie sono divorati dall'inflazione". L'uscita di
Berlusconi scatena Antonio Di Pietro. Il leader dell'Italia dei valori non
sembra mostrarsi sorpreso anzi, con toni sarcastici dice "di capire"
l'atteggiamento del premier. Per l'ex pm le mosse del premier sono giustificate
dal fatto che "lui più di tutti è informato sul contenuto delle
intercettazioni disposte dall'autorità giudiziaria di Napoli". L'idea di
fare un decreto è, per Di Pietro, la soluzione per "evitare che tutti gli
italiani sappiano chi è e cosa ha fatto". Ma non è questo il solo
argomento che scuote l'opposizione. Il riferimento del presidente Napolitano al
fatto che il vaglio di costituzionalità spetti ad altre istituzioni rispetto al
Csm è "correttissimo" e per questa ragione Anna Finocchiaro ha
trovato "scomposto e fuori luogo" l'entusiasmo della maggioranza in
riferimento alle parole del Capo dello Stato. "Il Csm - spiega la
capogruppo dei senatori Pd - nello stretto esercizio delle proprie funzioni
consultive e del proprio ruolo, entrambi regolati dalla Costituzione e dalla
legge istitutiva dell'organo, esprimendo parere su un provvedimento che abbia
riflessi sull'amministrazione della giustizia, ha il dovere di fare riferimento
alla congruità tra le norme che si intendono introdurre e i principi
dell'ordinamento che regolano la materia. In primo luogo, come è ovvio,
l'articolo 111 della Costituzione sul cosiddetto "giusto processo".
Non capisco quindi di quale sconfinamento del Csm si parli". g.v.
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del "Arresto dei nomadi piegato ad altri fini"
Verona, liberi 4 degli 8 fermati. Il gip: lese regole costituzionali / Roma
QUEL FERMO non va convalidato. Il Gip di Verona, Giorgio Piziali, ha rigettato
la richiesta di convalida del fermo di quattro degli otto nomadi arrestati
lunedì dal- la polizia con l'accusa di aver costretto i figli a compiere furti
in abitazioni. "Il delicato istituto" del fermo è stato "piegato
ad altri fini" che "sono tutti gravemente lesivi delle regole, anche
costituzionali, che presiedono la libertà personale" scrive nella sua
ordinanza il Gip. E spiega le ragioni della sua decisione. Intanto gli arrestati
non avrebbero avuto "una reale e concreta volontà di allontanarsi dal
territorio nazionale". Anzi, volevano rimanervi anche se nell'illegalità.
Gli indagati, continua il magistrato, "potevano aver avuto notizia"
delle indagini ai primi di maggio e per loro "la mobilità in uscita, ma
anche in entrata dalla Croazia all'Italia era del tutto ordinaria e non
sintomatica di alcuna volontà di fuga". Il provvedimento di fermo era
motivato anche dall'accusa di violenze fisiche e minacce sessuali rivolte ai
bambini Rom nel caso in cui non fossero tornati con la refurtiva, evidenziate dalle intercettazioni della polizia. Per il Gip si
tratterebbe solo di "mere espressioni linguistiche rudi e volgari",
di imprecazioni, alle quali non si può dire, stando ai risultati delle
indagini, se seguissero "condotte corrispondenti". Plaude al
provvedimento il difensore dei nomadi, avvocato Luciano Bason per il quale
"c'è stata una strumentalizzazione politica" nella vicenda che
sarebbe stata evidenziata grazie anche alla mancata convalida del fermo da
parte del Gip di Verona. Provvedimento che l'avvocato giudica perfetto perché
"chiarisce bene che il fermo può essere utilizzato solo in casi
eccezionali, quando c'è un concreto e reale pericolo di fuga che, invece, in
questa caso, non c'era". Quindi lamenta "un'operazione di
spogliazione di diritti sacrosanti" dei suoi assistiti. "Questa
vicenda - ha aggiunto Bason - è calata in un discorso e in un momento politico
nel quale si vuole dare addosso agli zingari. C'è un senso di paura e lo si sta
alimentando catalizzando l'attenzione sulla necessità di difendere i beni e
sugli zingari che li minaccerebbero". Opposto il giudizio del Procuratore
di Verona, Guido Papalia. "Sono valutazioni soggettive del Gip - ha
commentato -. Le valuteremo bene e decideremo se impugnare o meno il
provvedimento". "I provvedimenti di fermo - ha concluso - erano
imposti dagli atti processuali, dai quali emerge con estrema chiarezza il
pericolo di fuga".
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina V
- Genova Si dovrà decidere riguardo al possibile reato di truffa relativo ai
versamenti dell'Autorità alla Culmv Porto, verso il "fine indagine" e
su Batini i dubbi dei giudici MASSIMO CALANDRI MARCO PREVE Sopra la scacchiera
della procura, che si appresta a chiudere l'indagine sulla spartizione del
terminal Multipurpose e la gestione dell'Autorithy sotto la presidenza di
Giovanni Novi, c'è solo un pezzo pregiato che, per ora, resta senza casella. E'
il console. La sorte giudiziaria di Paride Batini, leader della Culmv, viene
decisa in queste ore. Il dubbio dei pm Walter Cotugno, Mario Morisani ed Enrico
Zucca, non è da poco. Perché il capo storico dei camalli potrebbe essere
indagato per truffa. La vicenda è quella degli 864mila euro che, nell'aprile
del 2006, l'Autorità Portuale decide di versare alla Compagnia Unica. In realtà
si tratterebbe di una prima tranche. La seconda, per lo stesso importo, era
prevista per quest'estate, ma il precipitare degli eventi ha convinto il nuovo
corso di palazzo San Giorgio a sospendere l'erogazione. Il finanziamento fu
concesso per rimborsare le spese che la Culmv sostenne quando gestì, nel 2005 e
tra mille difficoltà operative, il Multipurpose che ancora non era stato
assegnato. Il fatto è che nelle indagini della procura e dei finanzieri della
stazione navale, quell'erogazione viene raccontata attraverso una storia ben
diversa. In sostanza, dicono gli investigatori, sarebbe stato uno dei favori
con i quali Novi si garantiva l'amicizia di Batini e l'appoggio della Culmv
nella sua guerra contro i terminalisti nemici, Messina in primis. Quando poi i
giudici del riesame decisero di accogliere la richiesta di sequestro dei soldi
incriminati (non furono trovati nella casse dei camalli e vennero così
congelati i beni di Novi), sottolineando come a loro parere la richiesta di
rimborso fosse ingiustificata, in un passaggio evidenziarono un altro elemento
importante: "La Compagnia Unica non può giuridicamente essere ritenuta
"terzo estraneo al reato", in quanto utilizzatrice dei profitti che
ne sono derivati". Come a dire: verificate bene il ruolo della Compagnia,
perché Novi potrebbe aver deciso in autonomia di beneficare i camalli, ma anche
Batini potrebbe averlo sollecitato, oppure aver concorso in altra maniera nella
truffa. Non è un quesito semplice da risolvere. E non per le eventuali conseguenze
politiche - e forse di ordine pubblico - che comporterebbe la contestazione di
truffa ad uno dei simboli, anche morali, della classe lavoratrice italiana.
Piuttosto, è complicato definire con precisione i confini entro i quali può
essere compreso un dialogo istituzionale, con richieste e contrattazioni, come quello cristallizzato dalle tante telefonate intercettate tra
Novi e Batini. Dalle quali emerge chiaramente un'alleanza tra i due grandi
vecchi delle banchine, così distanti per convinzioni politiche e appartenenza
sociale, ma così vicini per questioni contingenti. Comunque vada, Batini (che è
stato denunciato per occupazione abusiva di suolo demaniale per i capannoni di
viale Africa, questione liquidabile con una multa), per conoscere la sua
sorte giudiziaria non dovrà aspettare molto. Entro la fine della settimana,
infatti, la procura firmerà e invierà l'avviso di conclusione indagine. Al
momento, tra gli indagati ci sono: Giovanni Novi, cui vengono contestati reati
che vanno dalla turbativa d'asta, al falso, alla concussione, e anche alla
corruzione; Sergio Maria Carbone, docente universitario e consulente legale di
Novi; l'armatore Aldo Grimaldi; il terminalista Aldo Spinelli; l'ex segretario
generale Sandro Carena e il suo successore, oggi anche lui ex, Erido
Moscatelli, più diversi direttori dell'Autorità Portuale, fra i quali Roberto
Cepollina, Andrea Pieracci e Marco Sanguineri, Alessandra Busnelli (la cui
posizione potrebbe essere alleggerita). Un'altra situazione che impone alla
procura un ulteriore approfondimento è quella che riguarda Giuseppe Novaresi,
avvocato dello Stato indagato fino ad oggi per corruzione. L'ipotesi della
procura è che abbia fornito al Comitato Portuale, che poi avrebbe dato il via
libera alla spartizione del Multipurpose, un parere favorevole per ottenere
così da Novi il prolungamento di un contratto di consulenza. Una tesi che era
stata respinta in due occasioni dal giudice delle indagini preliminari e dal
tribunale del riesame quando si erano dovuti pronunciare sulla richiesta di
sequestro presentata dai pm. Ciononostante, la procura ha continuato
raccogliere elementi a supporto della propria tesi. Non è quindi escluso che
con la conclusione formale dell'inchiesta i pm possano decidere di modificare
il capo d'imputazione, magari lasciando cadere la corruzione e optando per
un'altra contestazione. Una volta notificato l'avviso di fine indagini i legali
degli indagati presenteranno eventuali memorie difensive, dopodiché, e
l'appuntamento sarà per l'autunno, la procura procederà con le richieste di
rinvio a giudizio.
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina V
- Firenze I collegamenti della 'ndrangheta in Lucchesia La ricerca di un
latitante di 'ndrangheta, Renato Petullà, ha dato il via a un'inchiesta della
procura antimafia di Reggio Calabria che ieri è sfociata nell'arresto di 27
persone e che ha rivelato pericolosi collegamenti con la Toscana, in
particolare con la Lucchesia. L'operazione, chiamata "Alba e
tramonto", è stata coordinata dal sostituto procuratore antimafia di
Reggio Calabria Roberto Di Palma. Gli arrestati sono accusati di aver fatto parte
di una organizzazione specializzata nel traffico di ogni genere di stupefacenti
fra la Calabria e altre quattro regioni: Puglia, Lazio, Toscana e Piemonte. A
gestirlo, secondo quanto è emerso dalle indagini del commissariato di Polistena
e della squadra mobile di Reggio Calabria, sarebbero state alcune cosche della
'ndrangheta della fascia tirrenica della provincia reggina. Fra le persone
arrestate vi sono presunti affiliati alle cosche Nirta-Strangio di San Luca,
Petullà-Ladini di Cinquefrondi e Squillace di Polistena. In Toscana è stato
arrestato Nicodemo Anania, 37 anni, di Cirò Marina, residente a Capannori.
Secondo le accuse, Anania era in stretti rapporti con la cellula
dell'organizzazione che operava a Roma e in particolare con Domenico Ladini, indicato
come il capo del gruppo nella capitale. Stando alle
intercettazioni raccolte dalla polizia, nel 2006 Anania e Ladini furono
protagonisti di una grossa trattativa, poi sfumata, per importare un ingente
quantitativo di droga dalla Spagna. Trattativa nella quale Anania sembrava
disponibile a investire ingenti capitali. Vi furono incontri a Lucca e,
dopo il fallimento dell'affare spagnolo e il ripiegamento verso compravendite
di più modesta portata, le microspie registrarono trattative in codice per l'acquisto
di partite più ridotte di droga (nell'ordine di due chili) da fornitori
lucchesi. Nelle telefonate la droga veniva indicata con il termine di
"operai": così - affermano gli inquirenti - venivano camuffati i
traffici illeciti. Gli investigatori hanno spiegato che la Toscana, ed in
particolare la Lucchesia, rappresentavano un mercato molto appetibile per
l'organizzazione. Secondo le accuse, la figura di Nicodemo Anania, ritenuto la
"cellula" in Toscana, e i suoi contatti con Ladini, indicato come
"il cuore pulsante della stessa organizzazione", dimostrano la
volontà del gruppo criminale di "estendere i propri affari illeciti in
terra toscana, ampliando così la propria sfera di influenza". (f. s.).
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina
XXII - Palermo L'esperienza del direttore sportivo è cadenzata dai tanti colpi ma
anche dagli scivoloni dialettici Il re Mida del calcio mercato che non conosce la diplomazia Dalle telefonate intercettate al brindisi
per l'eliminazione dalla Coppa Uefa Grazie a lui in viale del Fante tanti
affari d'oro Da Amauri ai rosanero mondiali Due cose si possono dire senza
timore di sbagliare dell'esperienza palermitana di Rino Foschi: la prima è che
l'ormai ex direttore sportivo rosanero è un profondo conoscitore delle vicende
calcistiche. La seconda, altrettanto insindacabile, è che Foschi non
abbia nella diplomazia la sua dote migliore e che spesso le sue parole hanno
avuto l'effetto di far tracimare il suo carattere sanguigno. Parole e
giocatori. La vicenda rosanero di Foschi, sin dall'inizio, può essere
condensata in questi due termini. Basti pensare al travaso. Una tormentone che
il diesse del Palermo si è portato dietro nei primi anni. Quel travaso di
giocatori dal Venezia al Palermo all'epoca dell'acquisto della società rosanero
da parte di Zamparini. L'anno del travaso coincise con il quarto posto e la
serie A sfumata nello spareggio di Lecce. L'anno dopo però Foschi allestì un
grande Palermo. I colpi di Toni, Zaccardo, Barzagli, Corini. Tutta gente che
avrebbe guidato la squadra in serie A e poi in Europa. E a proposito di Europa,
proprio legata alla Coppa Uefa, resta una frase che rappresenta un po' il
cavallo di battaglia verbale di Foschi. "Se usciamo dalla Coppa offro a
tutti Champagne". Una battuta infelice, come riconobbe più tardi lo stesso
direttore sportivo, dettata dal miraggio del primo posto in campionato. Di pari
passo agli infortuni dialettici, Foschi però ha continuato a mietere successi
sul mercato tanto che nella finale di Berlino c'erano cinque azzurri che
arrivavano dal Palermo. Toni, Grosso, Barzagli, Zaccardo e Barone erano
l'avanguardia di una squadra che cresceva in Italia e in Europa. In mezzo un
rapporto spesso conflittuale con Zamparini. Due caratteri forti che entravano
in collisione. Epico il litigio che seguì la cacciata di Del Neri. Foschi
arrivò a Vergiate e trovò Beppe Papadopulo pronto per firmare il contratto.
Volarono parole grosse e insieme alle parole una sedia con tanto di zuffa tra i
due contendenti. Attriti che sfumavano quando si tornava a parlare di mercato e
di calcio giocato. Sì, perché Zamparini con Foschi ha fatto la sua fortuna. Un
presidente che aveva gettato al vento centinaia di miliardi delle vecchie lire,
adesso con Foschi faceva affari. Otto milioni l'attivo della passata campagna
acquisti. Oltre venti in quella appena in corso. L'ultimo affare Amauri venduto
alla Juventus per quasi 23 milioni di euro anche se il suo capolavoro rimane
avere ceduto Zaccardo e Barzagli al Wolfsburg per 21 milioni di euro. Tutto
però condito dalla dialettica senza freni. Le immagini della litigata con
Ayroldi in occasione del derby di Messina fecero il giro d'Italia così come la
polemica con Galliani o la telefonata a Gussoni. La lista dei colpi di mercato
del diesse rosanero intanto si allungava anno dopo anno, ma a Natale dello
scorso anno le sue parole l'hanno tradito ancora. Parole che lui stesso definì
una sciocchezza dette per salvare il Palermo da quello che riteneva essere un
complotto ordito dai poteri forti del nostro calcio. E allora i dialoghi con
Moggi e i pesanti sul presidente Zamparini e sull'amministratore delegato
rosanero Sagramola. Pubblicamente arrivò il perdono di Zamparini, ma chissà che
il polverone di queste ore non nasca anche da quelle frasi. m.n.
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Petruccioli
"Sui giornali qualunquismo pecoreccio" ROMA - Non
tutte le intercettazioni che i giornali pubblicano hanno un interesse reale. E
capita che la stampa - accusa il presidente della Rai Petruccioli - sguazzi in
un "qualunquismo pecoreccio". Eppure proprio le intercettazioni sono
state al centro della riunione del consiglio di ieri, a Viale Mazzini.
Ai consiglieri Rai sono stati distribuiti 3 faldoni in arrivo dalla Procura di
Napoli. L'occhio di alcuni consiglieri è caduto sulle conversazioni tra Saccà
ed esponenti del centrodestra. In una di queste, Saccà suggerisce di
appropriarsi di una casella strategica, la Direzione del Palinsesto. Da quella
poltrona, che ebbe per sé nel 2001, Saccà chiese che fosse sfumata una storica
puntata del "Fatto" di Biagi, ospite Benigni. Una puntata dai toni
anti-berlusconiani. L'allore direttore generale Cappon però non autorizzò il
taglio.
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Tensione
per le indiscrezioni sull'uscita delle conversazioni private tra il premier ed
alcune esponenti Pdl "Quelle telefonate stanno per uscire" Alla
Camera l'incubo Grande Fratello Lorenzin: clima
insopportabile E la Carfagna presenta una legge anti lucciole CARMELO LOPAPA
ROMA - "Ci sono, ci sono, quelle intercettazioni private. Eccome se ci
sono. E dentro c'è di tutto e di più. Tutta roba privata, s'intende. Questa è
l'unica cosa certa. Le ha in mano un magistrato. Bisognerà solo capire come verranno
fuori. E quando. Presto, temiamo, lo useranno come colpo finale. Fa bene
Silvio, non si può che ricorrere al decreto". Margherita Boniver,
lunghissima militanza parlamentare socialisforzista a cavallo delle due
repubbliche, la sa lunga su tutto ciò che accade in Transatlantico e dintorni.
E dell'arietta per nulla tranquilla che soffia da un paio di giorni tra i
banchi della maggioranza (e del governo) si fa interprete senza tanti giri di
parole. Nel palazzo, tra un voto e l'altro, ieri è stato tutto un giro di
allusioni, mezze battute, ammiccamenti, "ma tu hai sentito di
quella", "ma dai, anche la ministra". E il riferimento non era
alle intercettazioni già pubblicate dall'"Espresso" ma a quelle che,
come ha paventato da Napoli Berlusconi per giustificare il ricorso all'atto
d'urgenza, sono forse prossime a venire. A spizzichi e bocconi i giornali qua e
là fanno trapelare. A Montecitorio se ne parla come se qualcuno le avesse lette
davvero. Richiamano in causa il premier? Una, due, tre ministre? Berlusconi certo
ha fretta, si è visto. Le ministre ieri ostentavano serenità. Mara Carfagna ha
convocato le deputate Pdl in mattinata al gruppo e ha illustrato il ddl sulla
prostituzione che porterà al prossimo consiglio dei ministri. "Tranquilla
e sicura come sempre" racconta chi le sta accanto. Mariastella Gelmini si
è presentata in commissione Cultura e al termine dei lavori ha perfino
festeggiato lì i suoi 35 anni con applauso dei deputati. "Figurarsi la
Gelmini, rigorosa e irreprensibile, non potrebbe mai essere oggetto di
allusioni piccanti - taglia corto Fabio Granata, An - e comunque se qualcuno
pubblicasse colloqui privatissimi andrebbe punito". Le sottosegretaria
Michela Vittoria Brambilla, "non parlo, mi occupo d'altro", si
preparava alla conferenza stampa di oggi sul turismo. "è un clima
insopportabile, in queste ore è come se accanto alla Camera ce ne fosse una
seconda, una sorta di "Grande fratello", in cui tutto è gossip e
chiacchiericcio", confessa la giovane Beatrice Lorenzin. Indignata:
"Tutto questo sa di ricatto, tanto più odioso perché va sul privato delle
persone. Sarebbe bello sapere chi ci sta dietro". Su chi ci stia dietro
l'ex sottosegretaria Pdl alla Giustizia, Jole Santelli, ha le idee chiare,
invece. "Una parte della magistratura ha perso ogni pudore nell'utilizzo
di quello strumento e ora ha la tentazione di utilizzarlo come arma finale
nella guerra politica al governo". Deborah Bergamini che, come racconta
prima di entrare in aula, ha "vissuto e subito in prima persona"
l'effetto intercettazioni (inchiesta Rai-Mediaset) e "quanto la vita di
una persona possa cambiare quando si finisce in quel vortice", avrebbe una
proposta. "I giornali si fermino, per una volta. Si convochino gli stati
generali dell'informazione e dopo un lungo stop si riparta diversamente".
è stata "intercettata", ma solo dai fotografi in aula mentre con una
collega rispondeva a un biglietto gentile del premier, la new entry Gabriella
Giammanco. "C'è un clima da voyeurismo, come nel mio caso qualcuno chi si
diverte a guardare nel buco della serratura. è insopportabile". Insomma,
"si avverte una certa apprensione - per dirla col vicecapogruppo Pdl
Osvaldo Napoli - la sensazione che la vita privata di qualcuno stia per essere
gettata in pasto all'opinione pubblica. Sarebbe saggio che i giornali, semmai
le avessero, gettassero via quelle carte".
( da "Corriere.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ECCO LE INTERCETTAZIONI Politici, attrici e palinsesti I colloqui
Saccà: a Silvio è meglio dire tutto perché lui spesso lo sa già Accordi
politici per il controllo della Rai attraverso le nomine, raccomandazioni,
fiction gradite ai potenti. Si conferma vorticoso il giro di contatti di
Agostino Saccà, l'allora direttore di Raifiction. Va dal
"presidente" Silvio Berlusconi, ai parlamentari dell'opposizione e
passa attraverso imprenditori e gran commis di Stato. Tanti "amici".
Dalle trascrizioni e dai brogliacci riemergono personaggi del passato, come
quel-l'Adolfo Salabè finito nell'indagine del 1992 sui fondi riservati del
Sisde. Oppure il vecchio presidente Rai Enrico Manca, che quindici anni dopo si
dimostra ancora attivo. Ci sono i responsabili della concorrenza come
quell'"Andrea di Mediaset" con il quale Saccà discute dell'abolizione
del canone Rai. Ci sono le rivalità interne, come quella con il responsabile
relazioni esterne Rai Guido Paglia. E gli interessi trasversali affinché
attrici e soubrette trovino un posto al sole nel panorama tv. Evelina Manna,
riconoscente, chiama più volte per ringraziare. Altre no. "Fiction per la
Russo" Il 5 luglio 2007 è giorno di nomine aziendali. Saccà parla con il
parlamentare di Forza Italia Fabrizio Cicchitto. "Saccà gli dice che lo
sta chiamando per metterlo al corrente di una cosa della quale ha parlato anche
con il Presidente un'ora fa, due ore fa, riguardante le nomine in Rai. Saccà
parla di Marco Staderini (consigliere Rai Udc, ndr) dicendo che fino ad oggi
costui è stato sempre solidale con la maggioranza Cdl in Rai. Tuttavia se
passano le nomine che sembra siano state definite perché le voterebbero, meno
la maggioranza in Rai, tale cosa potrebbe essere letta come un segnale politico
con l'accostamento Casini/Veltroni". Il giorno dopo Saccà è al telefono
con Berlusconi. Agostino: eccomi presidente Berlusconi: niente lì c'è stato un
fatto che AN e la Lega hanno voluto dare un messaggio mafioso all'Udc dicendo:
guardate che se Casini sta tentando di fare un.. un accordo con la sinistra
siamo capaci di farlo anche noi e... lo facciamo prima di voi! A: chiarissimo
B: quindi praticamente hanno disdetto tutto quello che avevano detto a me. Io
stamattina non mi son fatto trovare. Letta ha fatto una telefonata di fuoco a
quelli di An; An gli ha detto: "ma non c'entrate niente voi... il
palinsesto non lo abbiamo tolto a voi perché abbiamo dato a Nardella una cosa
importante (Nardello, ex responsabile del palinsesto, nominato a Raiway, ndr). Era
già da Leone (vicedirettore generale Rai, ndr)". Han cercato di scusarsi,
però questa è la situazione...!? E quindi io ho degli straccioni di alleati che
si comportano con la slealtà che si è dimostrata anche in questa occasione. A:
questa è la verità e sono sciocchi perché in questo modo poi alla fine
rischiano se... coso, Staderini come pure ha minacciato di fare... B: E adesso
Staderini... se loro han fatto l'accordo con la sinistra, Staderini chiede che
sostituiscano Marano (direttore di Raidue in quota Lega, ndr), ma se la
sinistra si è impegnata con loro, non lo sostituiscono, no?! Eh! A: però gli
sarà... gli scatterà una bella contraddizione dentro perché a quel punto Prodi
e tutti gli altri diranno: "No, lo dovete sostituire, quindi è una bella....!?!!
L'importante.. presidente è, come dire, da adesso in poi stare con gli occhi un
po' aperti perché essendo un anno pre-elettorale se non.. B: eh lo so! stiamo
con gli occhi apertissimi, però questa è...!?? Purtroppo ho a che fare con
questa gente... A: è assurdo! B: comunque senta... io la chiamo e le chiedo
scusa anche se... ti chiedo scusa se insisto anche su quell'altra cosa. Ho quel
problema anche che avevo accennato di Elena Russo. E tu mi avevi detto della
produzione Bixio "Questo è amore" e "Betty la Fea". A:
esatto. B: è una cosa possibile? Io ci terrei molto che si concretizzasse
perché... A: allora presidente su una delle due cose è... ragionevolissimo
pensare io mi impegno che si realizzerà sia su ..soprattutto su "Betty la
Fea" che è un ruolo che a lei piace, piace molto ecc. Quindi su questo non
ci sono dubbi io poi la rivedo anche lei per confermarglielo la ragazza
quindi...la Elena... non ci sono problemi su questo. B: Ecco, Agostino io ti
ringrazio su questo perché, siccome ha avuto una delusione per una cosa che
doveva essere fatta da un altro produttore che è andata a zero, è rimasta
praticamente senza lavoro e siccome è una persona molto orgogliosa non è che si
possa aiutare in altro modo che darle lavoro. A: sì, sì, è una persona
serissima sono d'accordo con lei presidente molto. B: allora se tu mi puoi fare
questa cortesia è come se la facessi proprio a lei ma la fai a me direttamente
te ne sono grato... La carriera della Ferranti Un'altra "pupilla" di
Berlusconi si conferma Camilla Ferranti. Ad ottobre si cerca in ogni modo di
farla lavorare. Il 17 "Rosanna chiama Agostino e gli dice che l'ha
chiamata il Presidente. Lei gli ha spiegato che la ragazza aveva fatto il
provino e gli ha anche detto che voi stavate dando il via alla scrittura di 20,
25 pose. Poi dice che lui si è lamentato perché non gli è stata data una parte
di primo piano e dice ad Agostino che gli ha detto di chiamarlo (il
Presidente)". Poco dopo Agostino richiama Rosanna: "quest'ultima dice
che per Guido andava bene che la ragazza facesse una parte di primo piano e che
per la Rai non andava bene. Agostino dice che non se ne è occupato
personalmente e che è stata la Rai a non volere che la ragazza facesse una
parte di primo piano". La battaglia dei direttori Il 7 luglio "Agostino
a Giuliano dice di aver visto l'ordine del giorno di Rizzo Nervo ed è buono
quello sulla verifica delle direzioni di rete. Giuliano dice quello mira, se
c'è la maggioranza con An, a far fuori Del Noce (direttore Raiuno, ndr),
viceversa se la maggioranza cambia a far fuori Marano (Raidue). O, se la
maggioranza resta la nostra che si ricompone, a far fuori nessuno. Forse Minoli
(Raieducational) alla 3 e Rossini (Raitre) a fare il vice con Cappon (direttore
generale). Agostino dice di aver letto su Libero o sul Giornale di Berlusconi
che con i senatori ha fatto la cena etc. e che si è un po' scagliato contro
quelli di An, ha detto alla Rai ci hanno fregato hanno lavorato contro Forza
Italia". Poco dopo Agostino chiama Giorgio e i due parlano della Vigilanza
e poi la conversazione continua sul presidente Rai Petruccioli. Agostino parla
della fiction "Il Capitano". Poi gli racconta la questione che
riguarda il film che parla male della Guardia di Finanza e di Cappon che aveva
le mani nei capelli perché ha visto anche lui il film". La fiction sulle
Fiamme Gialle e al centro di decine di conversazioni. Il 7 settembre ne parla
con il consigliere Angelo Petroni. "Agostino gli parla del film che parla
male della Guardia di Finanza e della fiction "Il Capitano" che va in
onda il venerdì. Poi dice che questa cosa la devo dire anche a Tremonti. I
pozzi avvelenati Con Giorgio Giovannetti, vice di Giuliana Del Bufalo alle
Tribune Rai, Saccà riferisce un colloquio con il Cavaliere: "ho detto ci
deve rimettere mano lei, presidente, pe rimettere in fila. Lui dice ndr) come
si comporta? Bene. In fondo la tenuta della maggioranza anche nei mesi passati
è stato merito anche di Urbani... ammazza come avevano inquinato i pozzi!"
Giovannetti: Eh, bravo Raglia (Paglia, ndr) è bravo .... S: Bravo un c...
Fenech e Spaak Nei brogliacci delle telefonate ci sono anche le trattative
sulle fiction. Il 2 luglio "Agostino e Paola, parlano del ruolo da
assegnare all'attrice Edwige Fenech. Poi parlano dei dati di ascolto e del
fatto che non essendoci più la Fenech ma Catherine Spaak ci sarà un risparmio
di 100.000 euro". Tre giorni dopo "Paola per Agostino, gli dice che
la Spaak è incompatibile per essere in gara per "Ballando sotto le
Stelle" e quindi bisogna trovare rapidamente un'altra, ipotizzando la
Sandrelli (Stefania, ndr) ". Ma neanche un mese dopo si capisce che le
cose non stanno procedendo bene perché Saccà parla con un certo Marco Federini
e "si lamenta del comportamento di Rizzoli definendolo un imbroglione
perché gli ha riferito cose non vere sulla disponibilità dell'attrice
Spaak...". A settembre nuova trattativa. "La segretaria chiama
Agostino e gli passa Lucio Dalla. Lucio gli chiede che cosa sta succedendo con
"Artemisia". Agostino dice che ci stanno lavorando per il montaggio.
Agostino dice che la messa in onda verrà fatta in gennaio, febbraio. Le
"pressioni" che Saccà subisce erano già emerse il 23 agosto quando
racconta a un amico che "hanno fatto un provino a un certo Petrella che
interessa a Fini personalmente, che ha chiamato Fini personalmente. Roberto
dice che se ne occupa lui". A novembre tocca invece al produttore Guido De
Angelis raccontare a un amico la sua cena con Berlusconi: "Hanno chiamato
Inox (Giancarlo Innocenzi, commissario dell'Autorità per le comunicazioni, ndr)
"per quel-l'altra ragione" e poi racconta dell'arrivo di Del Noce con
la Balivo con il quale ha parlato del livore tra loro". Il 20 giugno 2007
Saccà è al telefono con Gianfranco Comanducci, allora capo del personale, e gli
riferisce: Saccà: Berlusconi chiede chi sono i candidati? (alla direzione del
personale, ndr) Ho avuto l'impressione che lui già sapesse abbastanza. Ma gli
ho detto: ci sono questi due candidati, tu cosa pensi? Ho avuto l'impressione
che lui sapesse abbastanza. ... Ma vanno bene tutti e due per quello che riesco
che a... Uno è più competente: Flussi". Comanducci: L'altro è più politico
(Lo Russo, ndr) S: L'altro è più politico, è un ex socialista passato ai ds. E'
un amico comunque anche nostro anche se passato ai ds, capita. E quindi ... C:
Vuol dire che a lui lo ha chiamato Manca S: Eh, allora gli ho detto. Ero amico
di Manca. Allora erano anche amici di Cesare ... Non so dopo, ma erano molto
amici, quindi vanno tutti e due bene. A me personalmente andrebbe meglio Lo
Russo perché vecchia solidarietà socialista, amici, eccetera ... Però per noi,
secondo me vanno bene tutti e due". C: E' vero, è vero. Sì perché te lo
copro io ... E lui che ti ha detto su questo? S: Ha taciuto, ha ascoltato e ha
taciuto. C: L'ha chiamato Manca. E' sicuro! ... La sa perché l'ha chiamato
Enrico Manca. Gli ha detto di questi e lui ha voluto sapere questa cosa qua. S:
Esatto C: Ma in effetti tu gli hai detto la verità quindi hai fatto benissimo.
S: Io gli ho detto la verità. Anche perché con Berlusconi poi è meglio. Perché
si sa bene, poi può darsi che ne sappia più di te. Una settimana dopo Saccà gli
racconta di aver detto a Berlusconi che "non bisogna perdere il
palinsesto" e il Presidente gli avrebbe chiesto consigli sulla nomina.
Saccà: Giuliana (Del Bufalo, ndr). Ma lui non è stato caldo subito. Però
nemmeno freddo. Dice Giuliana Del Bufalo? Dico sì Giuliana è... Comanducci:
Battagliera. Ma lui non la vuole mandare alle Tribune? S: Esatto. Lui non me
l'ha detto questo, ma ho capito che aveva in testa un'altra cosa. Dico perchè è
battagliera... Perchè è leale. Mi ha detto perchè mi dici questo. Presidente
perchè la conosco e soprattutto le ricordo un fatto. Si ricorda la cena
all'Etoile chi c'eravamo? C'eravamo Comanducci, Giuliana Del Bufalo, Del Noce,
Berti e c'ero io. Eravamo in 5. I 5 dell'Etoile perchè si pensava che la
campagna elettorale sarebbe stata persa, voglio dire no? E quindi c'erano i
suoi amici. Quelli veri. Che ci credono al di là della convenienza. E in più le
ricordo una cosa nella gestione post Moratti. Quando lei non era più presidente
ci hanno massacrato. Io avevo una stanza di sette moduli. E mi hanno mandato in
una di quattro. Alla Del Bufalo l'hanno mandata a casa. Comanducci ha trovato
rifugio nella terza rete. L'accordo Fini-Bossi Il 28 giugno "Saccà chiama
Giuliana, le riferisce in merito all'incontro con il Presidente che è andato
molto bene perchè ha capito tutto. Agostino dice che ha parlato della Rai e lo
ha sentito indispettito nei confronti di Del Noce...". Una settimana dopo
parla con Giorgio Giovannetti. "Il chiamato dice che Cappon ha presentato
una folta lista di nomi ed è stato tutto rinviato, descrive le varie
discussioni sulle nomine. Per quanto riguarda Giuliana (Del Bufalo?) ha rimesso
la decisione sulla sua nomina perchè c'è un problema politico. Il Presidente ha
telefonato in diretta a Petroni, il quale ha detto che subito dopo si sarebbe
dimesso perchè ci devono essere accordi anche con Fini e con Bossi. Agostino
dice che questi avranno avuto una benedizione di Fini e poi dice che Cappon si
è comportato da figlio di puttana creando un gran casino... ". Il 5 luglio
2007 Saccà parla con Giuliano Urbani il quale "si complimenta per la
nomina di Giuliana, però si rattrista per il tradimento che a detta di Urbani gli
lascia le mani libere. Urbani dice che devono scaricare i due
"traditori" e provvedere alla loro sostituzione: Marano e
Mazza". Virginia Piccolillo Fiorenza Sarzanini stampa |.
( da "Repubblica.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA -
"Nessuno si può permettere di dettare la linea al capo dello Stato. Questo
è davvero l'abc della politica". La tensione è altissima. I rapporti tra
il Quirinale e Palazzo Chigi ricadono nel turbine della polemica. E anche un
alleato del Cavaliere, come Gianfranco Fini, si spende a favore del Colle.
Proprio per non compromettere definitivamente il dialogo con il presidente
della Repubblica. L'"abbraccio" con cui Silvio Berlusconi si è
appropriato della lettera spedita da Napolitano a Nicola Mancino, infatti, ha
fatto di nuovo calare il gelo tra il Colle e il Pdl. "Il presidente della
Repubblica - si legge in una nota - ha indirizzato la lettera di sua autonoma
iniziativa e non in accoglimento di alcuna richiesta". La missiva
indirizzata al vicepresidente del Csm, assicurano poi a Palazzo dei
Marescialli, era stata concordata da tempo. Tant'è che nessuno dei membri del
Consiglio Superiore della Magistratura se ne è stupito. Un atto già pronto,
insomma, quando Schifani e Fini sono saliti allo studio alla Vetrata per
parlare con Napolitano. Un incontro durante il quale, proprio per
tranquillizzare i suoi interlocutori, il "padrone di casa" ha solo
avvertito di quanto avrebbe fatto il giorno successivo. Ma le parole di
Berlusconi hanno fatto tornare indietro le lancette della polemica. Tanto da
far dire al presidente della Camera di giudicare "profondamente
inadatto" il comportamento del premier. E in effetti lo stesso Napolitano
ha letto con irritazione le dichiarazioni del presidente del consiglio. Anche
perché il contenuto del messaggio trasmesso al Csm non puntava affatto a
indebolire le competenze del Consiglio - come ha sostenuto il Pdl - ma a
confermarne al contrario il potere di emettere pareri anche non sollecitati dal
ministro della Giustizia. Per di più, adesso il conflitto tra il Colle e
Palazzo Chigi si arricchisce di un altro capitolo. Quello sulle intercettazioni.
L'ipotesi, annunciata dal Cavaliere, di un decreto per fermarne la
pubblicazione viene considerata un altro colpo al dialogo. E persino rischiosa
da una parte della maggioranza. L'idea del decreto, del resto, era stata
adombrata nella scorsa legislatura anche dall'allora Guardasigilli Clemente
Mastella e poi rapidamente archiviata dopo i rilievi forniti dalle più alte
cariche istituzionali. Eppure tra i fedelissimi del premier non si esclude che
il consiglio dei ministri possa essere convocato oggi o domani proprio per
discutere questa eventualità. In qualche modo ventilata due settimane fa in un
"refuso" nella nota di convocazione della riunione di governo. Le
voci su telefonate che riguarderebbero dialoghi privati, stanno innervosendo il
capo del governo. Che a questo punto ha messo nel mirino anche questo versante.
La giustizia, nel suo complesso, rimane il chiodo fisso del premier. Non a caso
ieri sera, appena tornato da Napoli a Via del Plebiscito, la prima persona che
ha ricevuto è stato Nicolò Ghedini, avvocato e senatore di Forza Italia.
"C'è un attacco concentrico contro di me - ripete Berlusconi -, una catena
che va spezzata. Il processo Mills, queste presunte
intercettazioni, gli attacchi del Csm. Tutti questi elementi fanno capire che
c'è una manovra in corso. Da bloccare adesso. Adesso". Per questo è pronto
ad affrontare con Napolitano un altro braccio di ferro sulle intercettazioni. E
poi ha dato il via libera all'affondo contro Palazzo dei Marescialli.
Sebbene a Palazzo Chigi tutti siano sicuri che il capo dello Stato firmerà il
decreto sicurezza - la firma semmai verrà preceduta da una esternazione per
criticare l'eterogeneità delle misure inserite nel provvedimento -, il premier
è dunque intenzionato a non accettare una "tregua" fino a quando il
caso Mills sarà in piedi e l'inchiesta napoletana sulle veline ancora in corso.
La sua vera paura, infatti, è che i due emendamenti
"sospendi-processi" e anche il cosiddetto Lodo Schifani - quando
diventeranno legge - possano essere dichiarati incostituzionali dalla Consulta,
altro anello della catena "manovrista". In un solo caso, dunque,
Berlusconi è pronto a siglare un armistizio: se il presidente del tribunale di
Milano, Nicoletta Gandus, verrà ricusata la prossima settimana. O se nella
prima udienza del processo Mills, i magistrati di Milano faranno capire che
l'accelerazione impressa nelle ultime settimane verrà in qualche modo
sterilizzata. Se uno di questi due passaggi, dovessero consumarsi prima che il decreto
sicurezza approdi in aula alla Camera, il Cavaliere potrebbe accettare di
ritirare almeno uno dei due emendamenti "salva-premier". E
concentrarsi sullo "scudo" istituzionale con un disegno di legge
costituzionale. "Ma prima voglio passi concreti". (2 luglio 2008.
( da "Repubblica.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA - "Ci sono, ci sono, quelle intercettazioni private.
Eccome se ci sono. E dentro c'è di tutto e di più. Tutta roba privata,
s'intende. Questa è l'unica cosa certa. Le ha in mano un magistrato. Bisognerà
solo capire come verranno fuori. E quando. Presto, temiamo, lo useranno come
colpo finale. Fa bene Silvio, non si può che ricorrere al decreto".
Margherita Boniver, lunghissima militanza parlamentare socialisforzista a
cavallo delle due repubbliche, la sa lunga su tutto ciò che accade in
Transatlantico e dintorni. E dell'arietta per nulla tranquilla che soffia da un
paio di giorni tra i banchi della maggioranza (e del governo) si fa interprete
senza tanti giri di parole. Nel palazzo, tra un voto e l'altro, ieri è stato
tutto un giro di allusioni, mezze battute, ammiccamenti, "ma tu hai
sentito di quella", "ma dai, anche la ministra". E il
riferimento non era alle intercettazioni già pubblicate
dall'"Espresso" ma a quelle che, come ha paventato da Napoli
Berlusconi per giustificare il ricorso all'atto d'urgenza, sono forse prossime
a venire. A spizzichi e bocconi i giornali qua e là fanno trapelare. A
Montecitorio se ne parla come se qualcuno le avesse lette davvero. Richiamano
in causa il premier? Una, due, tre ministre? Berlusconi certo ha fretta, si è
visto. Le ministre ieri ostentavano serenità. Mara Carfagna ha convocato le
deputate Pdl in mattinata al gruppo e ha illustrato il ddl sulla prostituzione
che porterà al prossimo consiglio dei ministri. "Tranquilla e sicura come
sempre" racconta chi le sta accanto. Mariastella Gelmini si è presentata
in commissione Cultura e al termine dei lavori ha perfino festeggiato lì i suoi
35 anni con applauso dei deputati. "Figurarsi la Gelmini, rigorosa e
irreprensibile, non potrebbe mai essere oggetto di allusioni piccanti - taglia
corto Fabio Granata, An - e comunque se qualcuno pubblicasse colloqui
privatissimi andrebbe punito". Le sottosegretaria Michela Vittoria
Brambilla, "non parlo, mi occupo d'altro", si preparava alla
conferenza stampa di oggi sul turismo. "È un clima insopportabile, in
queste ore è come se accanto alla Camera ce ne fosse una seconda, una sorta di
"Grande fratello", in cui tutto è gossip e chiacchiericcio",
confessa la giovane Beatrice Lorenzin. Indignata: "Tutto questo sa di ricatto,
tanto più odioso perché va sul privato delle persone. Sarebbe bello sapere chi
ci sta dietro". Su chi ci stia dietro l'ex sottosegretaria Pdl alla
Giustizia, Jole Santelli, ha le idee chiare, invece. "Una parte della
magistratura ha perso ogni pudore nell'utilizzo di quello strumento e ora ha la
tentazione di utilizzarlo come arma finale nella guerra politica al
governo". Deborah Bergamini che, come racconta prima di entrare in aula,
ha "vissuto e subito in prima persona" l'effetto intercettazioni
(inchiesta Rai-Mediaset) e "quanto la vita di una persona possa cambiare
quando si finisce in quel vortice", avrebbe una proposta. "I giornali
si fermino, per una volta. Si convochino gli stati generali dell'informazione e
dopo un lungo stop si riparta diversamente". È stata "intercettata",
ma solo dai fotografi in aula mentre con una collega rispondeva a un biglietto
gentile del premier, la new entry Gabriella Giammanco. "C'è un clima da
voyeurismo, come nel mio caso qualcuno chi si diverte a guardare nel buco della
serratura. È insopportabile". Insomma, "si avverte una certa
apprensione - per dirla col vicecapogruppo Pdl Osvaldo Napoli - la sensazione
che la vita privata di qualcuno stia per essere gettata in pasto all'opinione
pubblica. Sarebbe saggio che i giornali, semmai le avessero, gettassero via
quelle carte". (2 luglio 2008.
( da "Repubblica.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
GLI
OSSERVATORI raccontano un vivamaria che trasfigura la crisi italiana in
commedia. Soliti attori. Canovaccio arcinoto. Vi appaiono pubblici ministeri;
giudici; due processi; condotte border line; conversazioni licenziose
(aumentano l'audience). L'imputato Silvio Berlusconi veste i panni dell'agnello
sacrificale (o del satanasso) di un corpo togato ostinatissimo a non cedere il
suo potere (per alcuni abusivo, per altri benedetto). Come se la crisi italiana
fosse immutabile e si potesse soltanto esplorare - oggi, come tre lustri fa -
lungo la faglia che separa la politica e la magistratura; il potere sovrano
dall'ordine giudiziario. Appendice abituale: il mondo diventa bianco o nero, si
divide in "giustizialisti" e "garantisti", in "buoni"
e "cattivi" (categorie trasmutabili). Fosse così, le lune non
sarebbero poi così nere: è il passato che non passa. Questo teatro di maschere
non rappresenta però la radicalità delle mutazioni che cova la crisi italiana.
Berlusconi è il solito lupo dallo stomaco forte, è vero. Lavora pro se. Chiede
immunità (al solito). A meno di cataclismi o errori grossolani, la otterrà
presto. Se il suo problema fosse soltanto l'impunità, spento l'appetito,
dovrebbe fermarsi. Tirerà diritto, invece. Governa tra le macerie e il campo è
deserto. Ne è consapevole (e appagato, quale sovrano non lo sarebbe?). Si gode
gli utili di una società che ha trasformato il cittadino in consumatore, i
diritti in desiderio di benessere (da noi, ha contribuito a inventarla). È
favorito dal fallimento del progetto (democratico-capitalistico) di eliminare,
attraverso lo sviluppo, le classi povere. Osserva la fine del
"progressismo" come conciliazione di capitale e lavoro; democrazia e
populismo; cultura e televisione; cattiva coscienza e abiura della memoria.
Scruta con compiacimento l'eclissi della politica, subalterna all'economia e
perfino alla religione. Prende atto della morte del linguaggio stesso della
politica: formule come popolo, nazione, democrazia, Costituzione che cosa
significano oggi? Indicano, al più, realtà ormai lontane dai concetti che
designavano un tempo. Deve fare i conti con il declino di uno Stato che, dagli
anni Settanta, per troppo tempo dunque, ha recuperato in legalità - con
un'iperfetazione di leggi, norme, obblighi, istanze di punizione che hanno
rinvigorito il potere togato - quel che andava perdendo in legittimità. Il
sovrano sa che - alle viste - non c'è alcuno (partito, istituzione, élite,
opinione pubblica) che dia espressione e senso a questo deficit politico e
culturale, attualissimo. Il Pd, se è nato, è ancora in fasce, privo di
linguaggio e quindi di pensiero: si balocca, in mancanza d'altro, con totem
inattuali (un "dialogo" che non c'è). Casini, residuale, non riesce a
declinare, dall'opposizione, la sua grammatica della moderazione. Di Pietro,
sostenuto dalle "agenzie del risentimento", si colloca tra i suoi
migliori alleati con un letale "tanto peggio, tanto meglio". La
sinistra radicale, suicidatasi, fatica a rinascere. Cala il capo
l'establishment, incerto del suo stesso destino (non c'è posto per tutti sul
carro: in tempi di stagnazione, qualcuno morirà). La società appare ammutolita
in una zona opaca di indifferenza, confusa dal rumore dei media. È davvero una
"crisi" che si può rappresentare nel conflitto - "novecentesco"
e nazionale - di politica e magistratura? È, al contrario, il paradigma di una
compiuta modernità. Pare che soltanto Berlusconi ne sia consapevole, forse per
istinto di predone, forse per chiaroveggenza di mago. Dichiara lo Stato un
guscio vuoto. Ne recupera la pura struttura di sovranità e dominio. Chiede di
esercitarla senza limiti, in nome del "potere costituente del
popolo", con una "decisione" che lascia indistinto il diritto e
l'arbitrio, il lecito e l'illecito, l'umano e l'inumano, l'eccezione e la
regola. È una tecnica di governo che gli permette (è cronaca) di inaugurare un
"diritto della diseguaglianza"; di organizzare "campi di
identificazione" al di fuori di ogni garanzia carceraria; di raccogliere
le impronte di un'etnia; di trasformare i soldati in poliziotti; presto di
smontare gli istituti dello stato sociale che reggono il patto costituzionale.
In soldoni, di separare la legge da ogni principio costituzionale, il giudizio
da ogni possibile contenuto etico. Quel che abbiamo di fronte allora non sono
le "naturali" e prevedibili tensioni interne di una democrazia che
fatica a trarsi fuori da una troppo lunga transizione. È, piaccia o meno, la
metamorfosi di una democrazia. Bisogna comprenderla, immaginarne gli esiti e le
ragioni, prima di liquidarla con qualche pittura pigra o stereotipo antico.
Occorre soprattutto prendere atto che oggi il Paese fa i conti con quell'unico
progetto. L'obiettivo primario e dichiarato di Berlusconi (anche i distratti lo
vedono, se sono in buona fede) è la riduzione di poteri plurali e diffusi a
vantaggio di una forma politico-istituzionale accentrata nella sua figura di
premier e nel ruolo di garanzia del presidente della Repubblica. Berlusconi si
muove "in parallelo" alla Costituzione (sospensione dei processi,
lodo Alfano, detenzioni senza reato, discriminazione etniche), lungo un
percorso "duale" che pretende "ordinario". Bypassa la
Carta, ma senza riformarla. Intende contrattare di volta in volta le sue
decisioni non nel quadro politico dove competono le forze sociali e politiche,
ma in un rapporto diretto (e minaccioso) con chi - di quei principi - è custode
(Napolitano). Anche così si deve raccontare la "battaglia" del Csm,
come è stata definita. Il botta e risposta, che ne è seguito, tra Quirinale e
Palazzo Chigi. Anche in questo caso, siamo nell'officina di una metamorfosi.
Non c'è alcun dubbio che il Consiglio possa offrire al ministro di giustizia un
parere sul prevedibile pandemonio provocato dalla sospensione dei processi.
"È materia organicamente sua" (Cordero) offrire indirizzi, proposte,
avvisi (anche non richiesti) alla discrezionalità del Guardasigilli. Napolitano
lo ricorda ("Non può suscitare sorpresa o scandalo che il Csm formuli un
parere"). Vuole raffreddare il clima: "Non può esservi dubbio od
equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo un vaglio di
costituzionalità". Ma in ballo non è "il parere" in quanto tale,
è il suo peso politico-istituzionale, è il sostegno (indiretto) che può offrire
a chi avrà l'obbligo di pesarne presto la coerenza con i principi. Non c'è che
dire, il terreno di scontro è ben scelto da Berlusconi. Il Csm, tra gli organi
costituzionali (o a rilevanza costituzionale), è il più ambiguo: "potere
dello Stato" e insieme "organo di amministrazione". Incompetente
a esprimere - direttamente o indirettamente - la sovranità nazionale eppure
legittimato a concorrere con le sue proposte alla formazione dell'indirizzo
politico. Nella sua autonomia, protetto da divieti preventivi imposti da altri
poteri (li pretendevano Schifani e Fini), ma stretto in confini costituzionali
che gli impediscono interventi che interferiscono con le altrui prerogative (lo
rammenta il capo dello Stato). È quest'ambiguità che consente a Berlusconi di
protestare come illegittima ogni parola sui rischi di norme che possono
contrastare con la prima legge dello Stato, dimentico che
"l'organizzazione giudiziaria è intessuta della concretezza dei principi
costituzionali" (è impossibile discutere di quella, senza interpellare gli
altri). L'offensiva del premier, alla fin fine, non indebolisce la
discrezionalità del Consiglio nell'esercizio delle sue attribuzioni. Esclude
dal "dialogo" istituzionale il Parlamento, già consegnatosi
all'impotenza, e un ministro designato al servizio del sovrano e non della
giustizia. Libera il campo per quel "confronto a due" a cui
Berlusconi chiede protezione per i suoi passi storti. Diventa come un
"memento" al capo dello Stato, che avrebbe potuto farsi scudo anche
del parere del Consiglio. Se, come dice, trasformerà in
provvedimento con forza di legge il divieto di intercettazioni (il capo dello
Stato ne ha già escluso l'urgenza), Berlusconi pare già pronto alla mischia.
Presenza solitaria nella debolezza dei poteri dello Stato, Napolitano è
destinato presto a diventare il punto di attrito e di resistenza alle pressioni
del premier nella costruzione della Terza Repubblica, modernissima e
inquietante creatura. (2 luglio 2008.
( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Csm
boccia il salva processi. Napolitano "frena" i giudici di Donatella
Stasio commenti - | | 2 luglio 2008 Il Punto (di Stefano Folli) La lettera di Napolitano
a Mancino Il confronto sui " limiti " del Csm Un
decreto sulle intercettazioni Una cartella, 30 righe. Solo alla ventitreesima,
la frase più attesa dal premier Silvio Berlusconi: "In questo quadro, non
può esservi dubbio o equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo
quel vaglio di costituzionalità di cui, com'è noto, nel nostro ordinamento sono
legittimate altre istituzioni". Così scrive Giorgio Napolitano
nella lettera inviata a Nicola Mancino ieri mattina, letta nel pomeriggio dal
vicepresidente del Csm in apertura del plenum dedicato all'approvazione del
parere (negativo) sulla norma salva-premier. Nelle 22 righe precedenti,
Napolitano - che del Csm è il presidente- prima condivide il richiamo alla
riservatezza fatto da Mancino in occasione della fuga di notizie sul parere;
poi esclude che possa "suscitare sorpresa o scandalo" il fatto che
l'organo di autogoverno della magistratura dia pareri al ministro della
Giustizia su un progetto di legge di "diretto interesse del Csm",
perché, spiega, si tratta di "una facoltà" espressamente prevista
dalla legge ed è inoltre diventata una "costante prassi istituzionale
". In terzo luogo precisa quali sono i Ddl su cui è previsto il parere:
quelli che provocano "ricadute" sullo svolgimento della funzione
giurisdizionale. I pareri, dunque, non rappresentano
un'"interferenza" con le funzioni del Parlamento, anche quando- come
nel caso dei decreti legge - precedono l'esame del provvedimento da parte delle
Camere. "In questo quadro", appunto, non è previsto un "vaglio
di costituzionalità " del Csm. Un "limite ", aggiungerà poi
Mancino, "ben presente" al Consiglio, che "non ha mai sconfinato
dai suoi binari". "Non siamo un organo istituito per decidere la legittimità
costituzionale delle leggi - precisa il numero due di Palazzo dei Marescialli -
e chi denuncia questo sconfinamento, in realtà espone a un grave rischio il
Csm". Risultato: in serata il plenum approva con 21 voti a favore (tra cui
Mancino e il Pg della Cassazione Mario Delli Priscoli), e 2 contrari (i laici
Pdl Gianfranco Anedda e Michele Saponara) il parere, in cui si dice che la
norma cosiddetta salva-premier presenta "profili di grave irragionevolezza
" e "di compatibilità" con alcuni principi costituzionali:
costringerà a fermare "un numero ingente di processi", secondo alcuni
"più della metà di quelli in corso ". Una scelta
"incongrua" rispetto all'obiettivo che si pone e che anche "nel
breve termine" provocherà "l'effetto opposto di un'ulteriore dilatazione
dei tempi della giustizia". Non solo: il documento critica anche il
ricorso al decreto per intervenire su una materia così delicata, tanto più se
poi si introducono modifiche successive "sottratte ai controlli preventivi
di costituzionalità del Capo dello Stato". E per continuare: presenta
"profili di "grave irragionevolezza " lo "spartiacque
temporale" fissato a giugno 2002 nonché la scelta dei reati; così come
l'elenco delle priorità configura una sorta di "amnistia occulta,
applicata al di fuori della procedura prevista dalla Costituzione". Un
epilogo, insomma, sostanzialmente identico a quello che Governo e maggioranza
avevano tentato di stoppare, sollecitando l'intervento di Napolitano, e con le
accuse dei laici Anedda e Saponara, secondo cui il "no" del Csm
sarebbe "un parere antigovernativo e, quindi, politico". Ma il capo
dello Stato si è limitato solo a registrare che il Csm non è un giudice di
costituzionalità. Lo dice Pino Berruti (Unicost), dopo aver denunciato
"una pressione senza precedenti " sul Csm. "Nessuna istituzione
costituzionale può avere paura della Costituzione. Noi non esercitiamo un
vaglio di costituzionalità, ma diamo un parere com'è ormai diventata prassi
costituzionale ". E Betta Cesqui (Md) conferma che la lettera di
Napolitano è stata presa in considerazione: "Ci ha trovato pienamente
concordi. Abbiamo eliminato dal parere solo quei punti che avrebbero potuto dar
adito a equivoci involontari". A fine seduta, le parole di Mancino
suscitano un'ovazione: "Il Capo dello Stato ha fatto bene a mandare la
lettera al Csm in cui usa parole di appoggio al Consiglio. Però se ne sono
subito appropriati. Ma cos'è questa gioiosa riunione da bar?", ha detto,
riferendosi ai commenti del Pdl. Mancino ha rivendicato la possibilità che il
Csm si eprima "rispetto a provvedimenti irrazionali". "Si sono
levate grida da parte di improvvisati neo cultori di un costituzionalismo che
non si conosce - ha aggiunto- . Di questo provvedimento non conosciamo la
ratio: io non ho capito perché si fa". E infine: "La crisi della
giustizia non si risolve con dichiarazioni di fanatici ma con un'assunzione di
responsabilità".
( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Sud
sezione: COSTUME E SOCIETA data: 2008-07-02 - pag: 16 autore: LIBRI & STUDI
"Biùtiful cauntri" diventa libro e dvd C i nquecentomila tir carichi
di immondizia, 1.200 discariche abusive, 13 milioni di tonnellate di rifiuti
per un giro d'affari di 600 milioni. Sono i numeri che Esmeralda Calabria,
Andrea D'Ambrosio e Peppe Ruggiero raccontano nel loro "Biùtiful
cauntri" film che ha vinto "i Nastri d'argento 2008" come
miglior documentario. La storia di un paese dove nulla si risolve, la storia
della devastazione di un'interaregione: la Campania. Una storia iniziata 14
anni fa, quando l'emergenza rifiuti era appena agli albori. I tre autori
ricostruiscono attraverso i documenti delle inchieste i numeri shockanti dei
guadagni delle ecomafie e mostrano il sistema di alleanze e di affari tra
organizzazioni criminali, imprenditori, politici, massoni e avvocati. Il film è
ora disponibile in dvd all'interno di un cofanetto con il libro che gode della
prefazione di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. In questa mattanza
ambientale, cinica, violenta, feroce, anche se non spara e non uccide, chi sono
i responsabili, e qual è la verità? Si chiedono gli autori di "Biùtiful
cauntri". Scrivendo e filmando le risposte che hanno trovato, Esmeralda
Calabria, Andrea D'Ambrosio e Peppe Ruggiero hanno realizzato il film
documentario per raccontare questa disastrosa emergenza con la forza delle
immagini. Documentario che dopo i riconoscimenti ricevuti in Italia, è pronto a
debuttare in Europa il 16 luglio nelle sale dei cinema parigini. Le immagini
mostrano allevatori che vedono morire le proprie pecore per la diossina,
contadini che coltivano le terre inquinate per la vicinanza delle discariche.
Storie di denuncia e testimonianza del massacro di un territorio, sullo sfondo
di una camorra imprenditrice che usa camion e pale meccaniche al posto delle
pistole. Voci e immagini da una terra violata, consumata dall'alleanza fra un
Nord operoso e le nuove forme della criminalità organizzata, raccontata con
immagini inedite del traffico illecito dei rifiuti e intercettazioni
telefoniche che svelano la violenza e il cinismo degli eco-criminali. Il film
cerca di raccontarli partendo da Acerra, Qualiano, Giugliano, Villaricca,
comuni a venticinque chilometri da Napoli, e di far capire meglio cosa sta
succedendo in Campania, smascherando il mal costume italiano e lanciando un
grido di allarme verso una nazione che sembra assopita di fronte al suo
declino sociale e politico. Manuela Giordano Biutiful Countri Esmleralda
Calabria, Andrea D'Ambrosio,Peppe Ruggiero Rizzoli-Bur-Ambra Jovinelli Pag.
96+dvd 19,50 euro l'articolo prosegue in altra pagina.
( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Sud
sezione: ECONOMIA E IMPRESE SICILIA data: 2008-07-02 - pag: 4 autore: Aree
rurali. Ammonta a 1,1 miliardi la dote destinata dalla Regione agli interventi nelle
zone interne Piano contro lo spopolamento Il governo dell'isola punta su una
nuova vocazione per l'agricoltura PAGINA A CURA DI Giambattista Pepi Impedire
il declino delle aree rurali e lo spopolamento delle zone interne della
Sicilia. Un intervento che può raggiungere due obiettivi: aiutare le
popolazioni a mantenere un adeguato tenore di vita e impedire la
desertificazione delle campagne. Obiettivi perseguiti dall'assessorato
regionale all'Agricoltura guidato da Giovanni La Via grazie agli strumenti
messi a disposizione dall'Unione europea secondo la quale le aree rurali
dovranno diventare luoghi nei quali investire, lavorare e vivere con le stesse
opportunità delle aree urbane e costiere. E la Sicilia, dove si concentra oltre
il 60% della popolazione siciliana, può diventare un esempio per tutte le
regioni italiane ma non solo. La Regione siciliana ha a disposizione le risorse
del Programma per lo sviluppo rurale che nel periodo 2007-2013 prevede uno
stanziamento complessivo di 2,1 miliardi (che arriva a 2,9 miliardi con gli
investimenti dei privati): 1,1 miliardi serviranno a finanziare le politiche di
sviluppo rurale e, transitando attraverso tre assi direttrici principali,
convergeranno verso gli obiettivi del miglioramento della competitività; del
miglioramento dell'ambiente e della qualità della vita e della diversificazione
dell'economia rurale. Tutto ciò sul presupposto diventino protagonisti di una
mutazione che investe il territorio e loro stessi. "Il grande obiettivo
che ci si aspetta dal mestiere dell'agricoltore è che progressivamente diventi
una professione di sintesi all'incrocio tra produzione, protezione della natura
e gestione del territorio – spiega Dario Cartabellotta, dirigente generale del
Dipartimento agli interventi infrastrutturali dell'assessorato Agricoltura –.
Così, si aprirà alla flessibilità dando piena sostanza a quella che oggi si
chiama pluriattività e che domani sarà l'imprenditorialità rurale". Il
campo di iniziativa degli agricoltori nel quadro della nuova politica di sviluppo
rurale finanziata con il Quadro comunitario di sostegno si amplia e la ricerca
del valore spinge l'agricoltura a diversificare in tre distinte direzioni:
l'approfondimento, l'allargamento e il riposizionamento. Sul primo versante,
l'impresa agricola affianca a quelle tradizionali nuove attività: dalla
trasformazione di prodotti agricoli (pane, vino, formaggi, piante officinali,
marmellate), all'accorciamento della filiera tra produttore e consumatore
(vendita diretta, bottega aziendale, mercati contadini), da nuove forme di
vendita, alla raccolta di prodotti da parte del consumatore. Il nuovo
posizionamento dell'impresa agricola intercetta le attività
non necessariamente rientranti nell'ambiente rurale (fruizione di risorse
ambientali, paesaggistiche, culturali e alimentari). Infine l'allargamento che
vede l'impresa agricola ampliare il catalogo dei prodotti e servizi per tema
(percorsi enogastronomici, strade del vino), tipologia (B&B,
camping) e forme di fruizione (vendita diretta di prodotti, ippoturismo,
fattorie didattiche, aziende museo). Si tratta a ben vedere della prosecuzione
di quel processo di diversificazione delle attività agricole avviato con il
POR- Feoga 2000 - 06, PSR e Programma Leader + che hanno messo in campo una
serie di misure ed azioni concorrenti ad un unico obiettivo globale: la
crescita della competitività delle aree rurali dell'isola e congiuntamente la
tutela dell'agroecostistema e delle risorse naturali. Misure di successo come
la ex 4.07 del POR che ha contribuito al ricambio generazionale mediante
l'insediamento di oltre 9mila giovani riproposta nel nuovo Psr (misura 1.1.2 e
101 milioni di dote). Alle quali adesso si affiancano azioni specifiche di
formazione e servizi di consulenza. O la Misura 4.15 che ha incentivato l'agriturismo
come strumento che favorisce la multifunzionalità dell'azienda agricola (i 170
agriturismo con 1.799 posti letto del 2001 oggi sono 403 con 5.506 posti letto
e 16.508 nella ristorazione), riproposta nel Psr (misura 3.1.3 con 9,9
milioni). Per finire con le misure di preservazione della biodiversità
(sostegni e incentivi all'imboschimento di terreni agricoli e non). "Alla
fine di questo percorso – conclude Cartabellotta – dovremmo trovarci dinanzi a
un modello di agricoltura sociale dove l'attività agricola coniuga la funzione
produttiva con lo svolgimento di una funzione sociale ( dalla formazione agli
affidi, dall'accoglienza all'integrazione lavorativa) ma soprattutto avremo
impedito l'esodo della popolazione rurale ed il collasso delle aree interne".
LAVORO Un'azione riguarda incentivi per creare agriturismi Obiettivo:
consentire un'adeguata integrazione dei redditi da coltivazioni AMBIENTE I
finanziamenti serviranno a tutelare la biodiversità dei territori creando anche
una filiera economica.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Sole-24
Ore sezione: PRIMA data: 2008-07-02 - pag: 1 autore: ... PANORAMA ... Il Capo
dello Stato: il Csm non è giudice di costituzionalità Nel parere al decreto
legge sicurezza il plenum del Csm boccia l'emendamento sospendi-processi e
definisce la norma"irrazionale ". Il capo dello Stato Giorgio
Napolitano in una lettera aveva ricordato al Csm che l'organo di autogoverno
non è giudice di costituzionalità. Il vicepresidente Nicola Mancino: "Da
parte nostra nessuno sconfinamento". Il premier Silvio
Berlusconi annuncia un decreto sulle intercettazioni. u pagina 14 con Il Punto
di Stefano Folli Camorra: 32 arresti nel clan dei casalesi Un'operazione contro
il clan dei casalesi ha portato ieri a 32 ordinanze di custodia cautelare nelle
province di Caserta, Roma, Modena, Arezzo e Firenze. Le persone
arrestate erano appartenenti ai clan che operano tra Casal di Principe, Villa
Literno e Parete. Precipita elicottero della Marina: un morto e due feriti Un
elicottero Agusta Bell 212 della Marina militare è precipitato ieri mattina
nelle campagne tra Grottaglie e Martina Franca, in provincia di Taranto. Morto
uno dei tre componenti dell'equipaggio: il 34enne capo di prima classe Paolo di
Giuseppe. Feriti lievemente gli altri due. Milano, al vaglio dei Pm gli atti
del Comune sui derivati I Pm che indagano sulle banche coinvolte nei derivati
municipali milanesi hanno chiesto ora anche gli atti del Comune. Intanto
un'indagine interna rileva scarsa trasparenza nell'operato degli istituti ma
anche in quello dell'amministrazione. u pagina 15 Afghanistan, 500 italiani
verso la prima linea Entro ottobre 500 soldati italiani saranno impiegati a
Farah, la turbolenta provincia sud-occidentale afghana. Nel confermare da Herat
le novità il ministro La Russa ha sottolineato però che in quella zona le
nostre truppe combattono da un anno. u pagina 10 Oil for food, il Governo
iracheno chiede i danni Il Governo iracheno ha denunciato 93 società e
individui per le presunte tangenti versateal regime di Saddam Hussein
nell'ambito del programma Onu Oil for food tra il 1996 e il 2003. Baghdad
chiede risarcimenti per 10 miliardi di dollari. u pagina9 Bnp Paribas indica
Gallia alla guida della Bnl Fabio Gallia da settembre assumerà la carica di
a.d. della Bnl del gruppo Bnp Paribas. Jean-Laurent Bonnafè, attuale
amministratore delegato torna a Parigi come direttore generale e con la
responsabilità della banca retail. u pagina 33.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il
Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-07-02 - pag: 12 autore: Le
forbici di Calderoli I primi risultati del promesso taglio alle leggi inutili
da parte del ministro Calderoli si stanno per realizzare. Una volta converito
in legge il decreto del 18 giugno spariranno dal dedalo legislativo italiano
oltre 3.500 leggi: dalla più vecchia del 1864, promulgata ai tempi di Cavour,
alla legge del 1889 che autorizzava il Governo del re ad eseguire una revisione
urgente (!) dei redditi dei fabbricati. Mi risulta del tutto incomprensibile il
motivo per cui non si è provveduto prima a sfoltire il ginepraio di leggi: per
il futuro si potrebbe prevedere che per ogni nuova legge promulgata si
provvedesse a cancellarne tre vecchie, superate o inutili. Lettera firmata C
ome tagliatore, Calderoli per ora ha la mano leggera. Non si faccia ingannare
dal numero: sono per lo più operazioni di giardinaggio. Sia chiaro: meglio che
niente. Ma sono erbette che ormai non davano più fastidio, né intralciavano il
passo. Norme desuete, in fondo al pozzo. Un antipasto, uno stuzzichino, roba da
mano sinistra, e senza impegno. Ci aveva promesso opere di sbancamento. Invece,
fa le buche. Neanche fosse un reduce dei lavori finti regalati agli italiani
dai vecchi piani Fanfani. P. S. Un piccolo appunto: nel 1864 Cavour, purtroppo
per noi, era già morto. Non per fare confronti con tanti dei suoi successori:
stette in politica per 14 anni, e una volta non fu neanche rieletto. Combinò
qualcosa. Forse, le Procure del tempo erano meno attive. - Il lento Intercity
Una viaggiatrice, sul Sole 24 ore del 25 giugno, s'interroga sul perché da
Venezia a Milano l'Intercity 608 sia più lento del regionale 2090 e costi di più.
Tutti gli Intercity tra Venezia/Mestre e Milano impiegano in media 2 ore e 51
minuti, e sono più veloci dei regionali. Unica eccezione l'Intercity 608: nella
sua fascia oraria sono infatti programmati dei lavori di manutenzione che
costringono il treno a rallentamenti e ad "allungamenti di
percorrenza" già inseriti in orario. In quanto al prezzo, l'Intercity è un
treno i cui costi vengono coperti dai ricavi di mercato, ossia da quanto pagano
i viaggiatori. Cosa che non accade invece per i treni regionali, programmati e
acquistati dalla Regione che, con i suoi corrispettivi, copre circa i due terzi
del costo del servizio. Evidente, quindi, che il biglietto regionale costi meno
di un Intercity. Federico Fabretti Direttore centrale
Relazioni con i media Ferrovie dello Stato Intercettazioni... Ho letto delle intercettazioni Berlusconi-Saccà e dello
scambio d'insulti fra Di Pietro e Berlusconi. Ho letto delle polemiche su
intercettazioni e privacy, delle lamentele sui toni da osteria e degli
autorevoli inviti alla calma. Ma non ho letto molto sulla domanda
fondamentale: le cose dette nelle intercettazioni sono vere? O erano delle voci
contraffatte da abili attori? Il fatto che nessuno abbia contestato
l'autenticità delle voci mi fa pensare che purtroppo sia tutto vero. E qui
vengo al punto. Sarà perché vivo all'estero, ma questa situazione mi fa orrore.
In qualsiasi Paese "normale" un uomo politico colto in fallo a fare
le cose che risultano da quegli ascolti (cose molto peggiori del Watergate che
dannò Nixon) sarebbe stato spazzato via dall'indignazione popolare e costretto
alle dimissioni. Dobbiamo rassegnarci a che l'Italia non sarà mai un Paese
normale? Lettera firmata ... e insulti Credo che il miglior commento alle
recenti "esternazioni" dell'onorevole Di Pietro sia l'antico detto
latino: "Qui de terra est, de terra loquitur". Giorgio O. Malagodi
e-mail.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il
Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-07-02 - pag: 14 autore: Il
passo distensivo di Napolitano, la trincea di Berlusconi E ra un sentiero stretto,
in una condizione di grave difficoltà. Ma Giorgio Napolitano ha avuto il merito
di individuarlo e di percorrerlo fino in fondo. La sua lettera al Csm
costituisce un esercizio di raro equilibrio, giusto un passo prima del baratro.
Ha avuto l'effetto immediato di circoscrivere la pronuncia del Consiglio contro
la norma "blocca-processi", riducendone l'impatto.Ed è improprio
persino parlaredi "mediazione". In realtà il Capo dello Stato ha
messo sul tavolo la propria autorità (e la propria credibilità), chiarendo gli
ambiti in cui si muove l'organo di autogoverno della magistratura. I diritti,
ma anche i doveri. Due punti sono sostanziali: il Quirinale riconosce la prassi
in base alla quale il Consiglio emette "pareri" anche non richiesti,
quando si tratta di temi connessi all'organizzazione della giustizia (il che
abbraccia l'emendamento contestato). Allo stesso modo, si precisa che il Csm
non è abilitato a vagliare la costituzionalità delle leggi, visto che le sue
funzioni non sono quelle del Parlamento, del presidente della Repubblica o
tanto meno della Consulta. Sulla carta, l'iniziativa di Napolitano è, o
dovrebbe essere, un contributo per ridurre la tensione ed evitare conflitti fra
istituzioni. è severa verso i magistrati, o meglio verso certe derive del Csm.
Sotto questo aspetto non sarà piaciuta granchè al centro-sinistra. Ma il
rispetto verso il Capo dello Stato fa sì che l'adesione sia stata totale: si
veda il commento di Anna Finocchiaro. Del resto, la sinistra
"riformista" ha bisogno di ritrovare un assetto di fronte alle
incursioni dipietriste. E il Quirinale rappresenta oggi per il Partito
democratico un riparo contro la tempesta. Tanto che ieri sera si è registrata
una frattura rivelatrice fra il Pd e Di Pietro. Quest'ultimo chiede a Napolitano
di non firmare il decreto sicurezza, il partito di Veltroni si dissocia senza
indugi. Sarebbe interessante se anche dall'altra parte si potesse cogliere
analoga sobrietà di toni e di comportamenti. Tuttavia non è così. Certo, gli
elogi a Napolitano non mancano. Ma Berlusconi ha commesso una "gaffe"
istituzionale, dichiarando in pubblico che la lettera al Csm è stata scritta in
ossequio alla richiesta avanzata dai due presidenti di Camera e Senato. Una
scortesia gratuita che ha costretto il Quirinale a una messa a punto. Dato il
contesto, l'incidente denota nervosismo. In secondo luogo, il tono del
presidente del Consiglio tende semmai a inasprirsi. Forse sarà stata la lettura
dell'intervista di Francesco Cossiga a "Libero", in cui - con argomenti
tra il serio e il faceto- si avverte il premier che il suo destino è quasi
segnato e che è in arrivo il "governo dei giudici". Sta di fatto che Berlusconi ha messo in cantiere un decreto sulle
intercettazioni telefoniche a cui occorrerà trovare una corsia in Parlamento. E
ha sottolineato una volta di più che la giustizia in Italia "è
un'emergenza" di cui andrà a parlare in tv (a Matrix). Come si vede, i
problemi sono lungi dall'essere risolti. L'impegno di Napolitano può
essere il primo passo verso una soluzione condivisa: prima il ritiro della
clausola "blocca-processi", poi il lodo sull'immunità delle alte
cariche. Oppure può essere un passaggio di buona volontà lungo una strada
segnata da una psicosi irrefrenabile. Difficile dirlo oggi. Di sicuro Berlusconi
è in trincea: anzi, si sporge dalla trincea in forme persino inquietanti.
Convinto com'è che la maggioranza degli italiani sia con lui contro gli abusi
della magistratura. www.ilsole24ore.com Online "Il Punto" di Stefano
Folli 7 il PUNTO DI Stefano Folli Il Quirinale indica una via di conciliazione
ma la battaglia del premier continua.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il
Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-07-02 - pag: 14 autore: Il
premier: bene il Colle, ha accolto i rilievi di Fini - La replica: messaggio
autonomo "Un decreto sulle intercettazioni" Luca
Ostellino ROMA "Sulla giustizia siamo in una situazione di emergenza, di
vera emergenza". Silvio Berlusconi torna a rilanciare sulla necessità di
intervenire e correggere le "anomalie e le distorsioni" del sistema
giudiziario italiano, indicando nelle intercettazioni telefoniche e nel loro
uso un grave pericolo "per uno Stato liberale e democratico ".
La conclusione, che scatena nuove polemiche con l'opposizione, arriva puntuale:
"Probabilmente – spiega il premier – ci sono i termini di necessità e
urgenza per intervenire non con un disegno di legge, che richiede tempi lunghi,
ma con un decreto legge". Il quadro dipinto da Berlusconi è a tinte
fosche. "Stiamo vivendo un momento di emergenza – avverte – perché siamo
fuori da una società che abbia comportamenti civili. Non credo che un Paese
possa permettersi che dei privati cittadini si vedano sottratto il loro diritto
alla privacy con interventi violenti che possono portare danni irreparabili
alla loro immagine". "è necessario che i cittadini sappiano dal loro
presidente del Consiglio cosa si cerca di far succedere in Italia" ha
aggiunto Berlusconi, dando appuntamento per domani a Matrix (la trasmissione di
Mentana,per l'occasione in prima serata). Grande l'apprezzamento per la lettera
di Giorgio Napolitano al Csm."Non credo –ha detto Berlusconi – di dover
aggiungere niente a ciò che ha dichiarato in forma pubblica il capo dello Stato
su questo argomento. I presidenti di Camera e Senato si erano recati da lui per
sottolineare qualcosa che non sta nell'alveo della nostra Costituzione. Il
presidente della Repubblica ha accolto gli argomenti dei presidenti delle
Camere e ha prodotto una dichiarazione che mi sembra assolutamente
completa". Soddisfatti anche i presidenti di Senato e Camera, Renato
Schifani e Gianfranco Fini: il Capo dello Stato "è riuscito a fare
chiarezza sui limiti entro i quali, nel rispetto della Costituzione, il Csm può
esprimere pareri circa i provvedimenti all'esame delle assemblee legislative
". Plaude il ministro della Giustizia Angelino Alfano: le parole del Quirinale
riportano i contenuti del parere del Csm"all'alveo naturale previsto dalla
legge istitutiva ". Parere contro il quale si sono scagliati con violenza,
ieri, numerosi esponenti del centro-destra. Di segno opposto le reazioni
dell'opposizione. "Eviti il premier – ha sottolineato il ministro ombra
della Giustizia del Pd Lanfranco Tenaglia, polemico anche sull'ipotesi di un
decreto sulle intercettazioni– di strumentalizzare le parole del capo dello
Stato". E in ambienti dello stesso Quirinale si è voluto precisare che il
presidente della Repubblica ha indirizzato la lettera, resa nota ieri, al
vicepresidente del Csm, di sua autonoma iniziativa e non in accoglimento di
alcuna richiesta, come avrebbe in qualche modo voluto fare intendere
Berlusconi, riferendosi all'incontro di lunedì pomeriggio tra Napolitano e i
presidenti di Senato e Camera. Se le parole del premier hanno riattizzato lo
scontro tra maggioranza e opposizione sulla giustizia, il leader dei
democratici Walter Veltroni va avanti sulla strada imboccata lunedì, con la
presa di distanze da Antonio Di Pietro e le sollecitazioni al Governo di
occuparsi delle vere emergenze del Paese: "Nessun baratto con il Pdl –
asssicura – tra il blocca processi e il lodo Alfano". LE REAZIONI
Soddisfatti Schifani e Alfano: ripristinati i limiti Il leader Pd: nessun
baratto tra la "blocca processi" e il lodo per le alte cariche.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-02 num: - pag: 1
categoria: REDAZIONALE Il Consiglio superiore alla fine boccia la norma
blocca-processi. Il premier: decreto sulle telefonate. E in
tv spiegherò tutto E' scontro su Csm e intercettazioni Napolitano, paletti alle
toghe. Berlusconi: accolta nostra richiesta. La replica: non è vero ROMA -
Napolitano scrive al Csm che aveva criticato il decreto
"salvaprocessi". Il capo dello Stato: non gli spetta il vaglio di
costituzionalità. Ma l'organo di autogoverno dei magistrati
"boccia" comunque il decreto. Berlusconi da Napoli annuncia:
"Siamo in emergenza e c'è bisogno di un decreto sulle intercettazioni
". DA PAGINA 2 A PAGINA 5.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 2
La Nota di Massimo Franco Il Cavaliere sta vincendo L'obiettivo finale è
piegare i magistrati I l \\ miracolo di equilibrio compiuto da Giorgio
Napolitano forse non basterà. Il capo dello Stato è riuscito a mettere
d'accordo quasi tutti, con una lettera calibratissima inviata ieri al Csm poco
prima dell'inizio della seduta. Ma Silvio Berlusconi si prepara ad andare in tv
domani sera per dire "pacatamente e serenamente" che "la
giustizia è una vera emergenza". E, con parole quasi offensive, ha ridotto
l'iniziativa del Quirinale ad un sì alle pressioni dei presidenti di Senato e
Camera. Risultato: Napolitano ha dovuto precisare che si è mosso in autonomia;
ed il fronte rimane apertissimo, perché la gaffe istituzionale rivela la
strategia berlusconiana di marcare il confine fra potere politico e sistema
giudiziario. Si tratta di segnali che fanno prevedere tensioni crescenti. Il presidente
della Repubblica ha fatto molto per arginarle. Gli è arrivato il plauso del Pdl
per avere "invitato il Csm a non esprimersi sulla costituzionalità delle
leggi", riconosce il ministro della Giustizia, Angelo Alfano. Walter
Veltroni ha avallato "le parole e lo spirito della sua lettera",
nonostante l'imbarazzo del Pd. L'unico a masticare amaro è sembrato Antonio Di
Pietro, convinto che Napolitano non dovrebbe firmare la legge con cui si
sospendono alcuni processi. "Ma", concede, "rispetterò qualunque
sua decisione". Sono parole un po' d'ufficio: anche perché fra Di Pietro e
il Pd si è aperto il fronte della manifestazione dell'8 luglio, bollata da
Veltroni come "un regalo al premier". La loro alleanza è visibilmente
in crisi. Ma il vero contrasto, seppure larvato, si delinea fra palazzo Chigi e
Quirinale. Le parole di Berlusconi sull'accoglimento da parte di Napolitano
delle richieste fattegli lunedì da Renato Schifani e Gianfranco Fini, tendono a
mostrare un capo dello Stato accerchiato. è come se le alte cariche
parlamentari adesso si muovessero apertamente come portavoci della maggioranza.
E nella sua conferenza stampa ad Acerra per l'emergenza dei rifiuti, Berlusconi
ieri ha accreditato le pressioni sul capo dello Stato. Ci sarebbe stato una
sorta di "avvertimento" sulle conseguenze di un parere di
incostituzionalità da parte del Csm: sia sul decreto che sospende alcuni
processi, compreso quello che vede imputato il premier; sia sulla norma che vieta la pubblicazione delle intercettazioni
telefoniche: l'argomento che Berlusconi vuole affrontare domani in tv. Per di
più, il Cavaliere ipotizza un decreto da fare entrare in vigore subito: ipotesi
che per il Pd è una provocazione, ma porta acqua al mulino di Di Pietro,
secondo il quale il Cavaliere ha fretta perché conosce il contenuto di alcune
telefonate. Così, il Csm accoglie quasi all'unanimità i suggerimenti di
Napolitano; e in serata boccia il cosiddetto "blocca-processi" come
"irrazionale", senza pronunciarsi sulla sua costituzionalità. Ma il
conflitto lievita ugualmente. Il sospetto fondato è che Berlusconi non voglia
chiuderlo: almeno fino a quando non riterrà di avere vinto la resa dei conti.
Il sospetto è che al capo del governo non basti un Quirinale mediatore.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE La strategia Domani ospite a Matrix. Misura urgente al
posto del ddl Berlusconi: un decreto sulle intercettazioni E in tv spiegherò
tutto La gaffe: dal Colle accolte le tesi dei vertici delle Camere "è
giusto che tutti sappiano: sulla giustizia è emergenza. E c'è bisogno di un dl
per quel provvedimento" DAL NOSTRO INVIATO NAPOLI - Parlerà direttamente
agli italiani, dagli studi di Matrix, Canale 5, domani sera. Per dire "ai
cittadini quello che sta avvenendo in Italia". E sarà "il loro
presidente del Consiglio a parlare, in modo che tutti sappiano ". Parlerà
"in modo pacato e sereno dicendo quello che si sta cercando di fare: avevo
deciso di non andare in tv, ma è giusto che tutti sappiano tutto. Sulla
giustizia siamo in una situazione di vera emergenza". Berlusconi ha dunque
deciso. Dopo la lettera indirizzata ai presidenti di Camera e Senato, alcuni
giorni fa, in cui denunciava quella magistratura (milanese) che starebbe
cercando di sovvertire (con il processo che lo vede imputato) le scelte degli
italiani, e dunque (a suo giudizio) la sovranità popolare, accelera
ulteriormente. Questa volta non sono i magistrati milanesi nel mirino ma le
intercettazioni, il tam tam di indiscrezioni che vorrebbero altri stralci di
conversazioni private (anche sue) in attesa di essere pubblicate da alcuni
organi di informazione (soprattutto provenienti dall'inchiesta della procura di
Napoli che coinvolge anche il dirigente Rai Agostino Saccà). La scelta di
parlare direttamente agli italiani porta con sé un'altra notizia: "Siamo
in una situazione di emergenza e dunque probabilmente c'è
bisogno dello strumento del decreto legge per il provvedimento sulle
intercettazioni ". La norma è già al vaglio delle Camere, è stata licenziata
dal governo nei giorni scorsi, ma non è ancora vigente (prevede multe per i
giornali e restrizioni alla pubblicazione delle intercettazioni): con il
decreto sarebbe immediatamente operativa. Secondo alcuni Berlusconi
sarebbe orientato a varare il decreto venerdì mattina, prima di partire per il
Giappone per partecipare al G8. La scelta non è ancora certa, il Cavaliere
annunciandola conclude con un "vedremo ", ma per spiegarla è più che
chiaro sulle sue intenzioni: "Probabilmente ci sono i termini di necessità
e urgenza per intervenire, stiamo vivendo un momento di emergenza perché siamo
fuori da una società che ha comportamenti civili. Non credo che un Paese possa
permettersi ciò che sta accadendo, ciò che è accaduto (ampi stralci delle sue
conversazioni private, ma anche di altri esponenti politici, sono state
pubblicate la settimana scorsa dal settimanale l'Espresso), cioè che i
cittadini si vedano sottratto il loro diritto alla privacy con interventi
violenti che possono portare danni irreparabili alla loro immagine: uno Stato
democratico questo non lo può permettere ". Il premier aggiunge un
commento sul parere espresso dal Csm, su quella con cui vengono bollate le
norme in procinto di bloccare migliaia di processi (anche il suo). Napolitano,
che del Csm è anche presidente, ha ribadito ieri il diritto del Consiglio di
esprimere pareri, ma ha anche precisato che non è compito del Csm fare
valutazioni di costituzionalità sugli atti legislativi. Il Cavaliere ha
apprezzato l'intervento: "I presidenti del Parlamento hanno già segnalato
una cosa che non sta nell'alveo della Costituzione. Il presidente della
Repubblica ha accolto questi argomenti. Non credo di dover aggiungere nulla.
Ogni istituzione deve fare ciò che la Costituzione prescrive senza prevaricare
le funzioni degli altri organi dello Stato". Vicepresidente Nicola
Mancino, eletto nel 2006 Marco Galluzzo.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 2
categoria: REDAZIONALE Retroscena La doppia linea: mediare tra i poteri e difendere
l'autonomia delle istituzioni Il Quirinale in trincea e lo stop a Silvio ROMA -
L'altra sera aveva visto materializzarsi il pericolo di un pesante conflitto
istituzionale. Con i presidenti di Camera e Senato saliti sul Colle per
rilanciare le accuse del governo contro l'organo di autogoverno della
magistratura e, in qualche modo, contro lui stesso, dato che la Costituzione
gli affida il compito di guidare proprio il Csm. Insomma, la prova di forza in
corso da settimane rischiava ormai di coinvolgere i poteri dello Stato e questo
Giorgio Napolitano non poteva permetterlo. Bisognava dunque evitare che la
situazione precipitasse. Fissare dei limiti alle toghe, stavolta, dopo aver
tanto incalzato la politica sul medesimo terreno. E così di fatto anche depotenziare
l'impatto del "parere " che stava per essere pronunciato da Palazzo
dei Marescialli. Per cui ha preso carta e penna e ha sintetizzato in 40 righe
affidate al suo vicario Nicola Mancino l'interpretazione autentica di quello
che il Csm (pronto a riunirsi di lì a poco per discutere del decreto sicurezza
con relativo, contestatissimo emendamento blocca-processi) può e non può fare.
Poi, dopo una catena di reazioni favorevoli - entusiaste da destra, molto più
tiepide da sinistra - l'imbarazzante approvazione del premier. "Ha accolto
quanto richiesto dai presidenti delle Camere", ha detto il Cavaliere.
Suggerendo così l'idea di un capo dello Stato condizionato e che si lascia
quasi mettere sotto tutela. Una sortita delegittimante e inaccettabile, e infatti
sembra abbia irritato lo stesso Fini. Tale da indurre il Quirinale a precisare
subito, con un secco comunicato, che Napolitano ha indirizzato quella lettera
"di sua autonoma iniziativa e non in accoglimento di alcuna
richiesta". Un botta e risposta che tradisce l'alta tensione per la
partita in corso. Vitale per Berlusconi, impegnato nell'eterna crociata contro
"i giudici politicizzati ". Ma cruciale anche per il Colle, dove si
sa bene d'esser "destinati a ballare almeno fino al 20 luglio" e dove
ci si si sforza di lanciare messaggi per civilizzare il confronto, precisando e
tutelando le prerogative dei diversi poteri dello Stato per costruire nuovi
momenti di tregua. Uno sforzo che lunedì è parso inutile quando alle 17.30
Gianfranco Fini e Renato Schifani si sono presentati nello studio di
Napolitano, facendosi precedere da alcuni flash d'agenzia che davano l'incontro
come già avvenuto e ne anticipavano il tema: il decreto sicurezza e la
questione giustizia. A quanto pare non hanno neanche fatto in tempo a tirar
fuori di tasca gli appunti preparati insieme che già il presidente aveva
spiegato come intendeva muoversi, in vista dell'imminente plenum del Consiglio
superiore. Evocando il "senso del limite", il vincolo alla
"riservatezza" e l'improprietà del Csm a esprimersi sulla
costituzionalità delle leggi (compito che com'è ovvio spetta al cosiddetto
"giudice delle leggi", la Consulta), li aveva provvisoriamente
disarmati. Anche se aveva puntualizzato che certo "non è uno
scandalo" se Palazzo dei Marescialli esprime dei "pareri",
perché questo rientra "nella facoltà attribuita espressamente all'organo
di autogoverno dei giudici dalla legge e dalla prassi istituzionale". Fin
qui la mediazione del presidente. Sulla quale, tuttavia, è piombato ieri sera
con la violenza di un meteorite un altro annuncio del Cavaliere: di voler procedere sulla delicata materia delle intercettazioni
con un decreto- legge e non con il più lungo percorso del disegno di legge.
"Ci sono i termini di necessità e urgenza", ha spiegato Berlusconi.
Una promessa che contraddice quanto fissato di recente dal suo stesso Consiglio
dei ministri e, soprattutto, quanto detto da Napolitano proprio a questo
riguardo. "E' un problema non nuovo", sul quale è meglio
intervenire "tenendo conto delle proposte avanzate in anni passati (ad
esempio con la bozza dell'ex Guardasigilli Mastella, n.d.r.), in modo di
trovare una larga intesa". Le reazioni Anche il presidente della Camera
Fini avrebbe accolto con irritazione il rilancio del capo del governo Marzio
Breda.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 8
categoria: BREVI Il manager intercettato L'8 luglio il Gup
di Napoli si pronuncia sulla richiesta di rinvio a giudizio per corruzione di
Agostino Saccà (foto). Secondo l'accusa Saccà avrebbe favorito le attrici
"raccomandate" per la partecipazione a fiction tv in cambio della
promessa di un sostegno alle sue future attività private.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il
Sole-24 Ore sezione: JOB 24 data: 2008-07-02 - pag: 22 autore: Vacanze in
classe per chi vuol fare carriera In Italia e all'estero si moltiplica
l'offerta di corsi formativi in estate PAGINE A CURA DI Cristina Casadei Summer
school. A digitare queste due parole su Google ci si ritrova in un groviglio
dove si intrecciano università, istituti, corsi, business school. A provare a
districarsi ci sono manager, avvocati, ma anche studenti e dottorandi. Ormai
sono molte migliaia coloro che l'estate abbinano le vacanze al futuro
professionale. Da giugno a settembre, tornando sui banchi di scuola per periodi
che possono andare da un week end a un mese al massimo, cercano il modo per
cambiare il percorso di carriera o semplicemente per approfondire temi di
interesse personale. Se agli executive pensano le business school con programmi
mirati e agli avvocati le scuole legali, chi ha in mente un tema da approfondire
o si vuole chiarire le idee su un eventuale master da fare in futuro non ha che
l'imbarazzo della scelta. Senza disperarsi se ancora non ha inviato le
application form perché a differenza dei master c'è una certa flessibilità
nelle scadenze. In Italia sono oltre 20 le Università che rimarranno aperte per
il periodo estivo, numerose quelle che hanno una partnership all'estero. La
Liuc di Castellanza anche quest'anno ha offerto ai suoi alunni la possibilità
di studiare tre settimane, dal 13 luglio al 2 agosto, all'Università Fudan di
Shanghai o due, dal 19 luglio al 9 agosto,all'Arizona State university.
L'università Ca' Foscari di Venezia ha risposto con la collaborazione con
quella di Santiago del Cile, la Sapienza di Roma con Los Angeles e Philadelphia.
Uscendo dall'ambito accademico la Fondazione Istud è l'indirizzo a cui
rivolgersi se si è interessati a un Executive development programme (4
sessioni: 7-10 luglio, 22-25 settembre, 20-23 ottobre, 17-20 novembre) o un
tema come Strategia d'impresa e sistema azienda (24-26 settembre). L'Ispiè un
istituto chiave se l'interesse riguarda la politica internazionale. Per
l'estate l'istituto ha un panel di 25 corsi di tipo intensivo i cui temi
variano dalle tecniche di negoziazione alle relazioni tra militari e civili al
fund rising; corsi dal 7 all'11 e dal 14 al 18 luglio o dall'8 al 12 settembre.
"Ogni estate abbiamo circa 500 partecipanti. Di questi quasi la metà sono
neolaureati, il resto sono invece professionisti, manager del pubblico come del
privato, ingegneri, avvocati", spiega Francesca Robbiati, responsabile
della formazione Ispi. Se in cima agli interessi invece sono gli studi
economici allora c'è l'Iseo, l'istituto fondato da Franco Modigliani dove ogni
anno in giugno gli alunni si ritrovano a discutere questi temi con dei Premi
Nobel. Le summer school sono anche il modo per entrare in una business school e
riflettere su un master o un Mba da fare in futuro. Alla London school of
economics si può scegliere tra due sessioni, una dal 7 al 25 luglio, l'altra
dal 28 luglio al 15 agosto per studiare accounting & finance, international
relations, law and management. La summer school rappresenta un'opportunità per
condividere la tradizione di eccellenza della faculty della Lse e l'ultima
estate sono state oltre 3mila le persone provenienti da 102 Paesi che vi hanno
partecipato. La retta standard va dalle 1.450 sterline per una sola sessione
alle 2.500 per entrambe. Alla London business school invece si può fare una
full immersion sulla leadership dal 13 al 18 luglio o sulle capacità di
negoziazione dal 31 agosto al 5 settembre. Trasferendosi negli States alla
business school del Mit l'8 e il 9 luglio ci sarà una classe per senior manager
sulla Supply chain strategy; per il 10 e l'11 luglio i manager possono
scegliere tra due opzioni: Building, leading and sustaining the innovative
organization oppure Developing a leading edge operations strategy, mentre il 28
e 29 luglio al Mit si parlerà di It for non-it executive, il 30 e 31 il tema è
managing complex product development projects. Per ognuno di questi corsi le
fees sono di 2.600 dollari. Per chi vuole conoscere i principi del diritto
americano alla Washington University school of law, il summer institute in Us
law va dal 14 al 25 luglio; è a Saint Louis nel Missouri, costa 1.800 dollari.
Tornando in Europa all'Insead, nel campus di Fontainbleau, nei pressi di
Parigi, il programma di Advanced management inizia il 7 luglio e si conclude il
primo agosto: il costo è di 28.500 euro. In Italia, invece, alla Sda Bocconi
dal 7 al 18 luglio si può frequentare la Intellectual property transatlantic
summer academy, specializzata nella proprietà intellettuale e organizzata in
collaborazione con l'Università di Alicante e con l'Epo. I 40 partecipanti, per
lo più senior professional provenienti da tutte le parti del mondo, saranno la
prima settimana ad Alicante e la seconda a Milano "per studiare la
proprietà intellettuale, che ormai è diventata una materia pluridisciplinare.
Per comprenderla è infatti necessario conoscere le implicazioni giuridiche,
economico aziendali ma anche scientifiche perché dietro ogni brevetto ci sono
conquiste scientifiche", spiega Laurent Manderieux, coordinatore
dell'Academy. Al Mip del Po-litecnico il 7 e l'8 luglio si studia Pianificazione
e programmazione della produzione, mentre all'Aseri,l'alta scuola di economia e
relazioni internazionali dell'Università Cattolica di Milano, dal 7 all'11
luglio si terrà la Summer school in analisi delle relazioni internazionali,
mentre dal 14 al 18 luglio per il corso sull'Europa di fronte alle sfide dello
sviluppo, del mercato e della tutela dei diritti umani ci si trasferisce a
Venezia. Intanto all'Alma graduate school di Bologna, Massimo Bergami,
consigliere delegato di Alma graduate school sta mettendo a punto gli ultimi
dettagli del Best, la scuola estiva riservata ai migliori
laureati d'Italia che si terrà in settembre. è un'iniziativa "attraverso
cui intendiamo intercettare i giovani talenti che potenzialmente possono far
parte della futura classe dirigente – spiega Bergami – e avviare con loro un
percorso di lungo periodo".
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE L'imbarazzo del Pd E Veltroni ai suoi "Non ci
voleva..." Il partito "stretto" tra Di Pietro e Berlusconi
Inquietudine per l'altolà alla magistratura del capo dello Stato. E cresce il
malumore verso il leader dell'Idv ROMA - "Non ci voleva", sussurra
Walter Veltroni. E in quelle parole confidate con un filo di voce ad alcuni
dirigenti del Pd nell'emiciclo di Montecitorio, si avverte un comprensibile
senso di inquietudine. Perché il leader democratico sa che la sfida sulla
giustizia con Silvio Berlusconi sarà d'ora in avanti ancor più dura. E non
contemplerà il pari. "Non ci voleva ", dice Veltroni commentando
l'altolà del capo dello Stato al Csm, cui "in alcun modo spetta il vaglio
di costituzionalità " delle leggi. Potrà sembrare un paradosso, ma non c'è
contraddizione tra il concetto espresso riservatamente e il pubblico
apprezzamento verso Giorgio Napolitano che farà poco dopo in Transatlantico,
perché al capo dell'opposizione è chiara la differenza tra le regole del gioco
e lo svolgimento della partita politica. Ma non c'è dubbio che ieri il Colle ha
messo in difficoltà il Pd, ammonendo l'organo di autogoverno della
magistratura. Il fatto è che il "cartellino giallo " è scattato per
l'entrata a gamba tesa del Csm sulla norma blocca processi varata dal governo,
che invece avrebbe rappresentato per i Democratici un fattore importante nello
scontro con il centrodestra sul decreto. Se fosse passato il giudizio di
"incostituzionalità" che era contenuto nella prima bozza del parere
messa a punto dai togati, il Pd ne avrebbe tratto forza per contrastare il
Cavaliere in Parlamento, si sarebbe conquistato uno spazio per uscire dalla
letale morsa del dualismo tra il premier e Antonio Di Pietro. Avrebbe insomma
avuto un ruolo. "E invece questa decisione ci inchioda", imprecava
Beppe Fioroni con un collega di partito: "La verità è che, anche se Silvio
Berlusconi approvasse il decreto con tre fiducie, al Paese non fregherebbe
niente. La gente pensa solo a come arrivare a fine mese. Invece siamo costretti
qui, appresso a Tonino... ". E appena scorge nelle vicinanze i giornalisti
l'ex ministro per una volta ha uno scatto: "No, no. Lasciatemi in pace
oggi che non è aria". Ed è evidente il motivo. Il Pd deve pararsi sui due
fianchi: da una parte c'è l'ex pm di Mani pulite, dall'altra il
"Caimano". Il primo continua a fomentare l'area giustizialista, tanto
da ripetere che "Napolitano non deve controfirmare il decreto", e
costringendo il capogruppo democratico Antonello Soro a prendere le difese del
Quirinale. Il secondo si appresta a una "guerra totale" sulla
giustizia, al punto da aver già aperto un nuovo fronte sul
provvedimento delle intercettazioni che vorrebbe tramutare in decreto. Ecco
perché "non ci voleva" la scelta di Napolitano. E dietro alcuni
commenti di circostanza, nel Pd risalta l'imbarazzo. Lo si intravvede
nell'espressione da prima Repubblica adottata da Pierluigi Castagnetti come
espediente per non esprimersi: "La lettera del capo dello Stato non l'ho
letta". Intanto nei capannelli c'è chi cita Carlo Azeglio Ciampi, quasi a
evocare un'altra stagione al Quirinale. "Ciampi mi ricorda quando eravamo
più giovani... ", sorride a denti stretti il prodiano Giulio Santagata,
che su Napolitano non proferisce verbo: "Un presidente della Repubblica
non si commenta". Eppure non tutti nel Pd hanno il volto affranto, c'è chi
- come Mimmo Lucà - invita i colleghi di partito al realismo: "Ma andiamo.
Cosa poteva fare il Quirinale dopo quel che era successo nel Csm? Vogliamo
dirle le cose come stanno? Ma se persino Nicola Mancino ha traballato...".
E d'un fiato racconta un dettaglio non irrilevante: "Lo sapete che aveva
minacciato di dimettersi". La rivelazione sul vicepresidente del Csm apre
uno squarcio sulle difficoltà di una personalità legata al centrosinistra, ma
anche sul livello di malessere che cova tra i democratici, per il silenzio a
cui sono costretti nel gioco diabolico che vede nel Cavaliere e in Di Pietro
gli indiscussi protagonisti. "E invece bisognerebbe avere il coraggio di
romperlo lo schema ", s'infervora Francesco Tempestini, ex capo della
segreteria di Piero Fassino ai Ds: "Andrebbe detto che Berlusconi sbaglia
ad agire così nel campo della giustizia, ma andrebbe anche rilevato ai
magistrati di aver debordato con le inchieste su Berlusconi. è ora di rimettere
le cose a posto, perché in questa sfida è in gioco anche qualcosa di più
importante: le sorti del Paese a livello economico e sociale. Chiaro?".
Tempestini nel Pd ha una sensibilità diversa dai "compagni "
provenienti dalla scuola comunista. Lui ha un passato socialista. E si sente.
Come si sente la tradizione democristiana nel ragionamento di Marco Follini:
"Questo Paese ha metabolizzato tutto. Fascisti, comunisti, terroristi.
L'unico argomento su cui si alzano le barricate è rimasto ormai la giustizia.
Prima o poi le barricate vanno smantellate". è un sentire comune tra gli
ex dc, lo stesso che la settimana scorsa portava Franco Marini a confidare la
propria preoccupazione per l'andamento delle cose a Carlo Vizzini, presidente
forzista della commissione Affari costituzionali del Senato. Ma da ieri il Pd è
se possibile ancor più costretto sulla difensiva dal duo Berlusconi-Di Pietro.
"E pensare - sorrideva amaro Enzo Carra, altro pd ex dc - che abbiamo
scaricato Clemente Mastella perché faceva casino almeno una volta al giorno per
avere visibilità... E ora ci tocca sopportare un questurino. E pure in silenzio".
Francesco Verderami.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 8
categoria: REDAZIONALE I colloqui Saccà: a Silvio è meglio dire tutto perché
lui spesso lo sa già Politici, attrici e palinsesti Ecco le
intercettazioni Accordi politici per il controllo della Rai attraverso le
nomine, raccomandazioni, fiction gradite ai potenti. Si conferma vorticoso il
giro di contatti di Agostino Saccà, l'allora direttore di Raifiction. Va dal
"presidente" Silvio Berlusconi, ai parlamentari dell'opposizione e
passa attraverso imprenditori e gran commis di Stato. Tanti
"amici". Dalle trascrizioni e dai brogliacci riemergono personaggi
del passato, come quel-l'Adolfo Salabè finito nell'indagine del 1992 sui fondi
riservati del Sisde. Oppure il vecchio presidente Rai Enrico Manca, che
quindici anni dopo si dimostra ancora attivo. Ci sono i responsabili della
concorrenza come quell'"Andrea di Mediaset" con il quale Saccà
discute dell'abolizione del canone Rai. Ci sono le rivalità interne, come quella
con il responsabile relazioni esterne Rai Guido Paglia. E gli interessi
trasversali affinché attrici e soubrette trovino un posto al sole nel panorama
tv. Evelina Manna, riconoscente, chiama più volte per ringraziare. Altre no.
"Fiction per la Russo" Il 5 luglio 2007 è giorno di nomine aziendali.
Saccà parla con il parlamentare di Forza Italia Fabrizio Cicchitto. "Saccà
gli dice che lo sta chiamando per metterlo al corrente di una cosa della quale
ha parlato anche con il Presidente un'ora fa, due ore fa, riguardante le nomine
in Rai. Saccà parla di Marco Staderini (consigliere Rai Udc, ndr) dicendo che
fino ad oggi costui è stato sempre solidale con la maggioranza Cdl in Rai.
Tuttavia se passano le nomine che sembra siano state definite perché le
voterebbero, meno la maggioranza in Rai, tale cosa potrebbe essere letta come
un segnale politico con l'accostamento Casini/Veltroni". Il giorno dopo
Saccà è al telefono con Berlusconi. Agostino: eccomi presidente Berlusconi:
niente lì c'è stato un fatto che AN e la Lega hanno voluto dare un messaggio
mafioso all'Udc dicendo: guardate che se Casini sta tentando di fare un.. un
accordo con la sinistra siamo capaci di farlo anche noi e... lo facciamo prima
di voi! A: chiarissimo B: quindi praticamente hanno disdetto tutto quello che
avevano detto a me. Io stamattina non mi son fatto trovare. Letta ha fatto una
telefonata di fuoco a quelli di An; An gli ha detto: "ma non c'entrate
niente voi... il palinsesto non lo abbiamo tolto a voi perché abbiamo dato a
Nardella una cosa importante (Nardello, ex responsabile del palinsesto,
nominato a Raiway, ndr). Era già da Leone (vicedirettore generale Rai,
ndr)". Han cercato di scusarsi, però questa è la situazione...!? E quindi
io ho degli straccioni di alleati che si comportano con la slealtà che si è
dimostrata anche in questa occasione. A: questa è la verità e sono sciocchi
perché in questo modo poi alla fine rischiano se... coso, Staderini come pure
ha minacciato di fare... B: E adesso Staderini... se loro han fatto l'accordo
con la sinistra, Staderini chiede che sostituiscano Marano (direttore di Raidue
in quota Lega, ndr), ma se la sinistra si è impegnata con loro, non lo
sostituiscono, no?! Eh! A: però gli sarà... gli scatterà una bella
contraddizione dentro perché a quel punto Prodi e tutti gli altri diranno:
"No, lo dovete sostituire, quindi è una bella....!?!! L'importante..
presidente è, come dire, da adesso in poi stare con gli occhi un po' aperti
perché essendo un anno pre-elettorale se non.. B: eh lo so! stiamo con gli occhi
apertissimi, però questa è...!?? Purtroppo ho a che fare con questa gente... A:
è assurdo! B: comunque senta... io la chiamo e le chiedo scusa anche se... ti
chiedo scusa se insisto anche su quell'altra cosa. Ho quel problema anche che
avevo accennato di Elena Russo. E tu mi avevi detto della produzione Bixio
"Questo è amore" e "Betty la Fea". A: esatto. B: è una cosa
possibile? Io ci terrei molto che si concretizzasse perché... A: allora
presidente su una delle due cose è... ragionevolissimo pensare io mi impegno
che si realizzerà sia su ..soprattutto su "Betty la Fea" che è un
ruolo che a lei piace, piace molto ecc. Quindi su questo non ci sono dubbi io
poi la rivedo anche lei per confermarglielo la ragazza quindi...la Elena... non
ci sono problemi su questo. B: Ecco, Agostino io ti ringrazio su questo perché,
siccome ha avuto una delusione per una cosa che doveva essere fatta da un altro
produttore che è andata a zero, è rimasta praticamente senza lavoro e siccome è
una persona molto orgogliosa non è che si possa aiutare in altro modo che darle
lavoro. A: sì, sì, è una persona serissima sono d'accordo con lei presidente
molto. B: allora se tu mi puoi fare questa cortesia è come se la facessi
proprio a lei ma la fai a me direttamente te ne sono grato... La carriera della
Ferranti Un'altra "pupilla" di Berlusconi si conferma Camilla
Ferranti. Ad ottobre si cerca in ogni modo di farla lavorare. Il 17
"Rosanna chiama Agostino e gli dice che l'ha chiamata il Presidente. Lei
gli ha spiegato che la ragazza aveva fatto il provino e gli ha anche detto che
voi stavate dando il via alla scrittura di 20, 25 pose. Poi dice che lui si è
lamentato perché non gli è stata data una parte di primo piano e dice ad
Agostino che gli ha detto di chiamarlo (il Presidente)". Poco dopo
Agostino richiama Rosanna: "quest'ultima dice che per Guido andava bene
che la ragazza facesse una parte di primo piano e che per la Rai non andava
bene. Agostino dice che non se ne è occupato personalmente e che è stata la Rai
a non volere che la ragazza facesse una parte di primo piano". La
battaglia dei direttori Il 7 luglio "Agostino a Giuliano dice di aver
visto l'ordine del giorno di Rizzo Nervo ed è buono quello sulla verifica delle
direzioni di rete. Giuliano dice quello mira, se c'è la maggioranza con An, a
far fuori Del Noce (direttore Raiuno, ndr), viceversa se la maggioranza cambia
a far fuori Marano (Raidue). O, se la maggioranza resta la nostra che si
ricompone, a far fuori nessuno. Forse Minoli (Raieducational) alla 3 e Rossini
(Raitre) a fare il vice con Cappon (direttore generale). Agostino dice di aver
letto su Libero o sul Giornale di Berlusconi che con i senatori ha fatto la
cena etc. e che si è un po' scagliato contro quelli di An, ha detto alla Rai ci
hanno fregato hanno lavorato contro Forza Italia". Poco dopo Agostino
chiama Giorgio e i due parlano della Vigilanza e poi la conversazione continua
sul presidente Rai Petruccioli. Agostino parla della fiction "Il
Capitano". Poi gli racconta la questione che riguarda il film che parla
male della Guardia di Finanza e di Cappon che aveva le mani nei capelli perché
ha visto anche lui il film". La fiction sulle Fiamme Gialle e al centro di
decine di conversazioni. Il 7 settembre ne parla con il consigliere Angelo
Petroni. "Agostino gli parla del film che parla male della Guardia di
Finanza e della fiction "Il Capitano" che va in onda il venerdì. Poi
dice che questa cosa la devo dire anche a Tremonti. I pozzi avvelenati Con
Giorgio Giovannetti, vice di Giuliana Del Bufalo alle Tribune Rai, Saccà riferisce
un colloquio con il Cavaliere: "ho detto ci deve rimettere mano lei,
presidente, pe rimettere in fila. Lui dice "Centomila euro "
Catherine Spaak: con lei un risparmio di 100 mila euro. Sopra, Elena Russo.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 9
categoria: REDAZIONALE La lettera Curzi: qui tutti fuggono dalle responsabilità
E vince la logica del "tengo famiglia" Caro Direttore della Rai si
seguita a discutere senza che si venga a capo di nulla. Anzi, sarà per effetto
del caldo, ma invece che afferrare il bandolo della matassa e ripartire, ci si
avvoltola in una confusione sullo strascico di veline, di giudizi magari un po'
avventati e di sentenze inattese, inattese solo per pura leggerezza. L'ha detto finanche il premier (e non nelle telefonate
intercettate): il servizio pubblico dovrebbe essere altro dalla tv commerciale.
Forse il premier lo ha detto nella certezza che nessuno gli avrebbe sottoposto
il costo del tradurre le parole in fatti. Io avrei una idea forse diversa da
quella del premier su cosa significhi servizio pubblico. Comunque sono
d'accordo con lui: la Rai dovrebbe essere altro e certo di più di una tv
commerciale. Per tre anni da consigliere di amministrazione ho, nel mio piccolo,
provato ad aiutare la Rai ad essere questo altro e di più. Ho aiutato il vuoto.
Nessuno che fosse contrario, per carità. Ma nessuno che fosse interessato
davvero a zappettare il terreno per mettervi a dimora un seme nuovo o anche la
talea di una qualche buona vecchia pianta. Il linguaggio televisivo è più che
obsoleto, intenzionalmente stanco. Ovunque si fugge la responsabilità: di
spiegare, di divulgare, di sapere. Ma anche quella di divertire e di narrare.
Nessuno si prende questo rischio. Nel mondo rovesciato che la Rai è diventata,
sarebbe "irresponsabile". Un autore rischierebbe reddito e contratto
se innovasse. Quindi lascia perdere e ripete. Un gestore di risorse umane e
aziendali rischierebbe fondi e grane se inserisse criteri di produttività e di
qualità. Un direttore di testata o di rete non durerebbe a lungo se osasse
interrompere la routine di letture di testi di agenzia e di interviste senza
domande. Una redazione si sentirebbe offesa se sottoposta al vaglio
dell'efficacia della divulgazione. E i sindacati interni si sentirebbero lesi
se qualcuno tentasse di spiegar loro che gestiscono il mercato del lavoro e la
prestazione lavorativa così come le baronie universitarie gestiscono i concorsi
a cattedra. Il merito, nel migliore dei casi, è considerato un ingombrante
optional. Si dice, dicono tutti: via i partiti dalla Rai. Suprema ipocrisia,
anzi pelosa bugia. Chi altri, se non il potere politico, dovrebbe assumersi la
responsabilità delle nomine? Forse fantomatiche Fondazioni, fondate - dio non
voglia - sulle rappresentanze di governi locali, associazioni di categoria e
istituzioni accademiche? è la politica che deve assumersi la responsabilità di
scegliere, di nominare. Poi però dovrebbe, questo sì, considerare esaurito il
suo compito e il suo potere. E invece non c'è un parlamentare che non si senta
in diritto e in dovere di intervenire sul palinsesto, sugli orari di messa in
onda, sulla lista degli ospiti in studio, sulla scaletta dei Tg… Se vogliono
star fuori nessuno glielo impedisce, tranne se stessi. Dicono che il nuovo
vertice Rai e giù a cascata le nuove nomine piccole, grandi, medie e infime
debbano scaturire da chissà quale intesa politico-aziendale. Che sulla strada
di una scelta ponderata e utile ci siano leggi vigenti o futuribili, sentenze e
ricorsi. Davvero? Per quel che so e vedo, c'è semplicemente una maggioranza
parlamentare e politica cui non bastano i posti a disposizione, con almeno due
partiti che vogliono il doppio di quanto già hanno. E c'è un'opposizione
parlamentare e politica anch'essa divisa e incerta fino al balbettio più sui
nomi che sulle strategie. Vivo l'esperienza di un Consiglio di balneare
amministrazione ma, a ben ricordare, sono tre anni tre di perenne emergenza.
Che altro epilogo poteva esserci se nessuno mai si assume la responsabilità di
essere responsabile? L'irresponsabilità vola alto sulle ali dei diritti
acquisiti, della spartizione che non finisce mai, del tengo famiglia e pure
amici. Sandro Curzi Alessandro Curzi consigliere di amministrazione Rai.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-02 num: - pag: 17
categoria: REDAZIONALE Verona Secondo il giudice non esisteva il pericolo di
fuga Bimbi costretti a rubare il gip scarcera i nomadi: "Fermati per altri
fini" Il procuratore Papalia: stavano scappando DAL NOSTRO INVIATO VERONA
- Il sindaco Tosi (leghista) aveva esultato, il ministro Maroni, portabandiera
delle "impronte digitali " ai bimbi rom, approvava rimarcando di
averci visto giusto. Insomma, la notizia (di ieri) che una banda di nomadi era
finita in manette e che i loro piccoli, minacciati (anche di violenza sessuale)
e mandati a rubare nelle case, erano stati allontanati dal gruppo di parenti
criminali per collocarli in strutture protette, sembrava giunta a proposito:
brillante operazione di polizia, con ricasco politico. Ventiquattro ore dopo,
lo scenario cambia. Il gip di Verona Giorgio Piziali emette una sentenza di
segnale contrario, contestando l'operato della procura: per i 4 rom di origine
croata finiti in carcere, secondo il giudice, non esisteva pericolo di fuga
(come sostenuto dagli inquirenti), e soltanto per due di loro c'erano indizi
sufficienti da ritenere che vi fosse il rischio di reiterazione del reato.
Risultato? Vesenenka Radulovic e Zoro Sulic restano in prigione, mentre Miso
Sulic e la moglie Vesna Dordevic sono liberi. In realtà, esce soltanto l'uomo;
la donna viene tenuta dietro le sbarre, in virtù di una precedente pendenza
penale. "E dire che è madre di una bimba che sta allattando... ",
sottolinea il difensore, avvocato Renato Bason. Ora si attende la pronuncia di
altri giudici, a proposito del gruppo di rom, bloccato altrove, mentre si
spostava in camper. Luoghi diversi, ma unico clan, secondo le indagini della
Squadra Mobile di Verona, che ha incastrato gli zingari
dell'Est con pedinamenti e intercettazioni. Ma torniamo alla sentenza del
giudice Piziali, che non ha convalidato i fermi. Le sue parole sono dure:
"L'assoluta assenza di un reale e concreto pericolo di fuga fa emergere
come il delicato istituto del fermo sia stato piegato ad altri fini...
tutti gravemente lesivi delle regole, anche costituzionali, che presiedono la
libertà personale". Ma colpisce soprattutto una frase relativa al
contesto. Scrive il gip: "Non ci sfugge come l'intervento cada in
concomitanza del generalizzato interesse pubblico per vicende come quella al
centro dell'inchiesta ". Sembra sospettare che organi di polizia e
magistrati inquirenti si siano fatti prendere un po' la mano in un momento in
cui la sicurezza, i campi nomadi, le impronte digitali ai bambini rom sono i
temi caldi della politica e dell'opinione pubblica. Il procuratore di Verona,
Guido Papalia, non ci sta. "Il gip ritiene che non vi fosse il reale
pericolo di fuga dei nomadi fermati? Ebbene, non sono d'accordo - dice -.
Leggerò attentamente la sentenza ma posso anticipare che verrà impugnata presso
la Cassazione e il Tribunale del riesame. Dal contenuto delle intercettazioni
emerge con chiarezza che il clan dei rom croati stava fuggendo all'estero".
Rivendicazione netta e inequivocabile di un atto che, per il giudice, è
"gravemente illegittimo". Marisa Fumagalli.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-07-02 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE Pedofilia Interrogato il sacerdote di Selva Candida Il
prete accusatore: "Ho visto don Ruggero baciare un bambino" Un
quindicenne: con lui 40 incontri "è un complotto", si è difeso
l'arrestato davanti al giudice. Il sindaco, che in campagna elettorale aveva
scelto don Ruggero Conti come "garante per la famiglia", ora dice:
"Niente sconti" Sono passati dieci anni. Un salto all'indietro alla
fine degli anni Novanta. Ma i ricordi di un sacerdote laziale, oggi
cinquantenne, sono ancora nitidi e sconcertanti. "Ho visto don Ruggero
baciare sulla bocca un bambino di cinque anni. Stavano sul piazzale della
chiesa di Selva Candida... ". Racconti che nel febbraio scorso sono stati
raccolti dai carabinieri di una stazione dell'Arma in provincia di Reggio
Emilia e che hanno portato due giorni fa all'arresto di don Ruggero Conti,
sacerdote della parrocchia della Natività di Maria Santissima, accusato di
abusi sessuali sui bambini dell'oratorio, durante le gite e i soggiorni estivi.
Finora le vittime accertate sarebbero 7, ma non si esclude che siano di più. Ad
aprire uno squarcio sulla vicenda è stato proprio il religioso, che a lungo ha
collaborato con don Ruggero a Selva Candida, almeno fino al 2006.
"Un'altra volta, sempre sul piazzale - avrebbe detto ancora il
sacerdote-testimone - ho visto don Ruggero che teneva sulle ginocchia un
bambino di sei anni, toccandolo. Il suo atteggiamento era equivoco. E in
un'altra occasione, in un confessionale, aveva le mani fra le gambe di un
ragazzo". Episodi ai quali il teste avrebbe assistito di persona, mentre
molti altri, compresi alcuni molto più spinti, li ha raccontati nei dettagli
perchè ne era venuto a conoscenza da altre persone delle quali ha riferito i
nomi agli investigatori. Un quadro inquietante, al quale si aggiunge anche la
storia di un quindicenne, con una difficile situazione familiare che, secondo
il pm Francesco Scavo, avrebbe avuto con don Ruggero almeno 40 incontri a
partire dal 2005. In un'intercettazione del 23 marzo
scorso, giorno di Pasqua, il sacerdote invita il ragazzo a casa: "Se vieni
da me ti dò i soldi per la benzina del motorino". Ieri don Ruggero Conti,
nominato garante per le Politiche per le periferie e la famiglia durante la
campagna elettorale del candidato sindaco Gianni Alemanno, è comparso
per circa un'ora davanti al gip Andrea Vardaro per l'interrogatorio di garanzia
in carcere. "Sono vittima di un complotto - ha detto, assistito
dall'avvocato Riccardo Olivo - . Si tratta di gelosie e cattiverie. Anche i
ragazzi, si sono messi d'accordo". L'avvocato Olivo, insieme con la
collega Anna D'Alessandro, ha chiesto al gip di disporre un accertamento per
valutare la compatibilità del loro assistito con il regime carcerario, in
considerazione anche delle sue condizioni di salute. Duro il commento del
sindaco: "è stato un grosso dolore. Chiedo ai magistrati e agli inquirenti
tutta la chiarezza possibile e di non fare sconti a nessuno. Quando si parla di
pedofilia bisogna essere estremamente rigorosi e netti. è un male che va
combattuto in tutti i modi". Intanto il presidente onorario dell'onlus "La
Caramella buona", l'avvocato Nino Marazzita, che per primo ha ricevuto la
denuncia del sacerdote- testimone, ha annunciato che l'associazione si
costituirà parte civile. "è un dovere morale - ha spiegato Marazzita -
agire dopo la discrezione e il silenzio mantenuto nel corso delle prime
indagini. Ci costituiremo nel rispetto delle garanzie dell'imputato. Saremo
molto determinati nella ricostruzione dei fatti e degli episodi, e agiremo
contro chi, complice per 10 anni, pur sapendo quanto accadeva non ha preso alcuna
iniziativa". Lavinia Di Gianvito Rinaldo Frignani.
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Nord-Ovest
sezione: SYSTEM (EVENTI SPECIALI) data: 2008-07-02 - pag: 21 autore: ***
Appuntamenti *** Architex: le nuove soluzioni del tessile Il 1° e il 2 luglio a
Torino, il salone dedicato ai nuovi tessuti tecnici che stanno rivoluzionando i
mercati di architettura, edilizia, interior design, arredo urbano P arte
integrante del programma uf*ciale del XXIII Congresso Mondiale degli
Architetti, il 1 ° e il 2 luglio al Lingotto Fiere di Torino va in scena
Architex, il salone dedicato a materiali polimerici, tessili e ibridi per
architettura ed edilizia, genio civile e infrastrutture, outdoor e arredo
urbano, interior design evoluto. Architex è stato
progettato intercettando un'evoluzione della domanda e dell'offerta e il
risultato è un luogo dove il mondo dell'architettura e del design incontra quel
settore produttivo che vede nei tessili innovativi una grande opportunità:
contribuire a un nuovo modo di costruire e progettare. L'utilizzo del
tessile in architettura e ingegneria non è circoscritto alle forme e al design:
sulla base delle esigenze del vivere quotidiano e dell'abitare, quali risparmio
energetico, sicurezza, salute, comfort, il tessile sta emergendo quale
materiale fondamentale per la progettazione. L'obiettivo di Architex è quello
di offrire un'occasione per promuovere e rafforzare relazioni tra i
professionisti, stabilire nuove collaborazioni tra imprese, sviluppatori di
prodotti, enti di ricerca, attraverso momenti espositivi, presentazioni di
progetti, workshop. Il salone, dunque, presenta a un target altamente
specializzato prodotti, materiali, tecnologie, servizi, applicazioni per il
mondo delle costruzioni. Architex si con*gura come un momento unico per la
*liera produttiva e propone molti approfondimenti e incontri di aggiornamento.
Nel calendario di Architex, un intenso programma di convegni dedicati a
innovazione architettonica; progetti europei; tessili evoluti per arredo
interno, tecnologia, arte, progettazione; tessile per applicazioni strutturali;
soluzioni per il risparmio energetico. Lo spazio espositivo, accanto alle
aziende, ospita Decotec, l'area realizzata in collaborazione con Decosit,
focalizzata sui materiali per il settore arredamento; Visions dedicata alle
suggestioni, che mette in luce i prodotti degli espositori e sviluppa il tema
della metamorfosi, quale cambiamento di stato concepibile grazie al plus
offerto da molti materiali tessili e paratessili; una selezione di opere di
artisti internazionali, scelti dalla Collezione Civica di Fiber Art di Chieri
Tr a me d'Autore, esposta *no al 3 luglio a Chieri.
( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 156
del 2008-07-02 pagina 5 "La giustizia è la vera emergenza Domani in tv
spiegherò la verità" di Adalberto Signore nostro inviato ad Acerra
(Napoli) "È questa la vera emergenza nazionale". Prende il via da
Acerra, luogo simbolo di un'altra emergenza, l'annunciata controffensiva di
Berlusconi sulla questione giustizia e, nello specifico, sulle
intercettazioni. Secondo il premier, infatti, si è ormai superata la soglia di
tolleranza. Al punto da ipotizzare la via del decreto legge per mettere fine
alla pubblicazione sui giornali delle intercettazioni telefoniche. E tanto
Berlusconi è deciso a proseguire la sua strada che conferma l'intenzione di
andare in televisione per "spiegare agli italiani quello che sta
accadendo". Un'idea che ha in testa da tempo, da prima del suo sfogo di
due settimane fa a Bruxelles. E che metterà in pratica domani sera, per una
puntata di Matrix che si annuncia tutto fuorché noiosa. "Sarà in quella
occasione - dice a chi gli chiede in che ordine preferisca accompagnare
sull'orlo del termovalorizzatore Di Pietro, Veltroni e Gandus - che,
pacatamente e serenamente, darò una risposta concreta". Una decisione che
di fatto mette fine al lavoro delle diplomazie politiche e istituzionali - di
qui la frizione con il Colle - che negli ultimi giorni avevano mediato
lungamente sull'ipotesi di una partecipazione tv del premier focalizzata sulla
questione giustizia. Ma lo stillicidio delle intercettazioni, con il
rincorrersi di voci sull'imminente pubblicazione di altre conversazioni
telefoniche, è un gioco al quale Berlusconi intende sottrarsi al più presto.
Anche perché il tempo stringe, visto che fra sette giorni è attesa la decisione
del gup di Napoli che in mancanza del rinvio a giudizio del Cavaliere dovrà
mandare al macero le migliaia di intercettazioni che lo riguardano. Tanto che
tra i parlamentari più vicini al premier sono in molti a vedere un nesso tra la
scelta di andare a Matrix domani e il fatto che il giovedì esce la cosiddetta
copia staffetta dell'Espresso (che anticipa quella in edicola venerdì). Così,
sia la strada dell'uscita televisiva che l'accelerazione sull'eventuale uso del
decreto legge - nonostante alla Camera sia già stato depositato un disegno di
legge in materia - può essere letto come una sorta di contromossa. Perché,
spiega Napoli, "se davvero uscissero altre intercettazioni che nulla hanno
a vedere con ipotesi di reato ma che violano solo la privacy delle persone, non
si farebbe altro che dimostrare che ha ragione Berlusconi quando ipotizza che
sussistano i requisiti di necessità e di urgenza per un decreto".
Potrebbero esserci, dice il premier, perché "siamo ormai fuori da una
società che ha comportamenti civili". Sul punto il Cavaliere è piuttosto
chiaro: "Non credo che un Paese possa permettersi ciò che sta accadendo,
che è accaduto, che si prospetta possa accadere". E cioè che "dei
privati cittadini si vedano sottratto il loro diritto alla privacy con
interventi violenti che possono portare danni irreparabili alla loro immagine".
E che la situazione sia tesa lo certifica anche il botta e risposta serale tra
Palazzo Chigi e Quirinale. Perché Berlusconi loda l'intervento di Napolitano
sul Csm, ma aggiunge anche che Schifani e Fini "si sono recati da lui per
sottolineare qualcosa che non sta nell'alveo costituzionale". E, dice,
"il presidente della Repubblica ha accolto gli argomenti dei presidenti di
Senato e Camera e ha prodotto una dichiarazione che mi sembra completa: ogni
istituzione faccia ciò che la Costituzione le assegna, nessun organo può
prevaricare gli altri". Tempo un'ora e arriva la precisazione del
Quirinale: Napolitano "ha indirizzato la lettera" al Csm "di sua
autonoma iniziativa e non in accoglimento di alcuna richiesta". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 156 del
2008-07-02 pagina 10 Caso Saccà, per il presidente Rai il dirigente resta
"incompatibile" di Gian Maria De Francesco Petruccioli contro il capo
della fiction da reintegrare: la sentenza va applicata, ma lui ha tramato
contro i vertici. Urbani: "Condanna sovietica" da Roma Già oggi
Agostino Saccà potrebbe riprendere il suo posto alla direzione generale di
RaiFiction. Tutto dipenderà dai tempi della notifica dell'ordinanza del
Tribunale del Lavoro di Roma, che lunedì scorso ha reintegrato il manager nella
pienezza delle proprie funzioni. I legali di Saccà, comunque, non perderanno
tempo. La vicenda giudiziaria del dirigente, indagato dalla
Procura di Napoli che ne ha intercettato le conversazioni con il premier
Berlusconi, è stata tuttavia al centro del consiglio di amministrazione della
Rai svoltosi ieri. Nessuna decisione è stata presa anche perché il direttore
generale di Viale Mazzini, Claudio Cappon, non ha formulato nessuna proposta,
in attesa delle indicazioni del Comitato etico della tv di Stato. Sul
piano giudiziario, invece, è stato già stabilito di presentare reclamo contro
l'ordinanza del giudice del lavoro Giuseppina Vetritto. Nonostante l'assenza
del consigliere di area Pdl Gennaro Malgieri e di quello di nomina ministeriale
Angelo Maria Petroni, la riunione è stata abbastanza concitata. Le
comunicazioni del presidente Claudio Petruccioli, una lunga filippica contro il
reintegro di Saccà, hanno suscitato un concitato dibattito. La Rai "deve
applicare le decisioni del tribunale", ha spiegato l'ex parlamentare
diessino, ma resta "la incompatibilità fra atti e comportamenti di Saccà,
certi e documentati, e l'esercizio di funzioni dirigenti in questa
azienda". Secondo Petruccioli, tre circostanze impedirebbero de facto il
reintegro del manager. In primo luogo, "l'aver perseguito, all'insaputa
dell'azienda, e in modo indistinguibile rispetto all'esercizio del potere
aziendale che gli era stato affidato, un proprio progetto industriale
potenzialmente concorrenziale". Chiaro riferimento al progetto di avviare
una propria casa di produzione, una volta raggiunta l'età pensionabile. La
seconda circostanza ostativa è rappresentata dall'"aver sollecitato
interventi esterni per modificare comportamenti di amministratori a lui non
graditi". E qui è esplicito il riferimento al contenuto delle
intercettazioni così come nel terzo punto: l'"aver svolto con continuità
una azione per ostacolare le decisioni e le iniziative dei vertici operativi
dell'azienda". Per il presidente si tratta di "fatti che in nessuna
azienda verrebbero tollerati e determinerebbero immediatamente l'interruzione
del rapporto". Perché la Rai non ha proceduto allora al licenziamento
diretto del dirigente ritenuto infedele alla causa aziendale? "Prudenza,
accortezza, opportunità", ha spiegato Petruccioli motivando la lentezza
dell'iter sia con l'intenzione di non interferire con il procedimento
giudiziario sia per non far diventare l'argomento materia della campagna
elettorale. Ecco perché la Rai, come ha sottolineato il giudice Vetritto, ha
preferito "scegliere di non scegliere". Opposta l'opinione del
consigliere Giuliano Urbani secondo il quale le affermazioni di Petruccioli
sono "gravemente pregiudizievoli" e denotano
"irresponsabilità" in quanto nei confronti di Saccà c'è stata
"una condanna preventiva di stampo sovietico". In realtà, conclude
Urbani, la Rai difficilmente avrebbe potuto licenziarlo avendo acquisto pareri
legali sfavorevoli alla rimozione del manager di RaiFiction. © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Tonino
Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia.
Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi
e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo
dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del
Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione
con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto,
passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti
di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul
bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera
all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore
Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni
provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a
spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a
cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale
maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere
risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a
lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e
rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un
partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata
vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come
svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che
Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una
polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a
Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli.
Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (19 votes, average: 2.95 out
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Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le
sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito
di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra
radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto
degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che
Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio
molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (26
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L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito
democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei
conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma,
secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e
democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua
fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate,
acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo
della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il
secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano
dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice.
andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme
con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere
consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda
invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e
esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in
piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma
anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la
tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua
moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd.
Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di
D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd).
Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più
innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa:
"Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il
Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare
anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo
agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e
la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla
guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto
partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra,
impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine
dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter
eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo.
"Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come
obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto
il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex
ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile
difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta
essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia".
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Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici
nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel
senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi
in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio
idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione"
dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della
solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice
"il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al
Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da
un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani,
dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a
pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma
anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la
clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure
Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della
poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema,
capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare
Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori
i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è
l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e
"ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della
margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza
per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare
(a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le
mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti (
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28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di
sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla
Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione
democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del
"rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo
quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei
manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra,
della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire
(rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire
colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza
travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare.
E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di
tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo
schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste,
sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi.
Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo
lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al
contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo
è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi
politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le
contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone
vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni
invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le
istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella
di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte.
forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare
fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista
dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del
nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto
democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni
realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e
controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di
piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della
storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte
politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una
democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle
estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il
"giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani
hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti
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16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione
e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou
probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto
il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio
intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il
Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti
nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale.
Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio,
giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione,
segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre
riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9
minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (117 votes, average: 1.21 out
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Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici
del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del
premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita
alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che
qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche
il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo
istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera
Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza
Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il
"sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si
rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non
sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani
qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto
Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il
partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica
(vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra
le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra
giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La
sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non
intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo
perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha
parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza
solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non
è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo.
Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa
su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori
il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa",
alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del
Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un
avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale
anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una
Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi
(ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche
l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della
vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio
dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non
pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 )
" (56 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico
09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi
Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi
(ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo
ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di
quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato
Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis).
Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no
eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì
accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del
Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone.
Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che
sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata
presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima
compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino.
Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima
leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni".
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Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni).
Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del
suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato.
Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su
un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza
del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e
La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere
a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano
("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità,
azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la
scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di
maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la
strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è
deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al
caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini"
non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della
burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi
ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono
gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti.
Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese
e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 20 ) "
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Abruzese Caro Compare Nipote Tatonno e lu cumpare Biase... ettore: sono stato
sul sito di dipetro a leggere quello che ha scritto. mi sta benissimo che
quando si parla si usi... CALOGERO C.: Veltroni si è fatto fregare da quel
giuda escariota legale rappresentante dell'italia dei veleni... Parsifal: A
sinistra manca l'uomo, questo è il dramma, perché anche noi di centro destra
auspichiamo che in... valentino: Socia ragazzi...che due m.....i !!!! Uolter,
Baffino, Franciasco, Stecchino,San... I più inviati Sayed, primo risultato
della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma
della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E
Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto.
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rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft
degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra"
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
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( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Tonino
Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia.
Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi
e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo
dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del
Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione
con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto,
passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti
di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul
bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera
all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore
Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni
provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a
spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a
cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale
maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere
risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a
lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e
rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un
partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata
vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come
svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che
Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una
polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a
Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli.
Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (19 votes, average: 2.95 out
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Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà
all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte
elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di
centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale
(che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli
italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è
sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei
suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente"
(troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo
diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader",
dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del
politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale"
Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi
l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo
forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma
, in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si
vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo
tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese,
le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del
leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A
conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e
realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra
moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo
che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere
uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far
uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema,
che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di
partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice
Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei
essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima
puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (26 votes, average: 3.46 out
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Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la
tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato
Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel
centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle
spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di
Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni
ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle
elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore
duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due
volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio
politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e
Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di
Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un
'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un
nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida
dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea
del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a
vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
Commenti ( 109 ) " (27 votes, average: 3.37 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (29 votes, average: 3.17
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di
odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti
estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili,
ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco
di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari,
ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico
della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve
venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra
giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni
ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come
imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a
"non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono
stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di
quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma
anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa
che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico
elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà
minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e
controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di
piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della
storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte
politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una
democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle
estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il
"giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani
hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti
( 76 ) " (50 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (117 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (56 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza
partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un
fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa
"premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine
dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema
e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani)
ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha
varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le
analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla
carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al
presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine
occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a
dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in
due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo.
Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante
che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il
centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare
avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni
riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se
anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in
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post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi
quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con
la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi,
Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi
di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto
soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più
veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato
l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che
hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto
più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della
burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi
ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono
gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti.
Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese
e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo
ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente
radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader".
Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non
sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché,
tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così
emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare
attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo)
Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora
Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al
congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere
un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche
lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non
sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira
contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta
feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni,
"matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA
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Lettera a Totonno da un compare in dialetto Abruzese Caro Compare Nipote
Tatonno e lu cumpare Biase... ettore: sono stato sul sito di dipetro a leggere
quello che ha scritto. mi sta benissimo che quando si parla si usi... CALOGERO
C.: Veltroni si è fatto fregare da quel giuda escariota legale rappresentante
dell'italia dei veleni... Parsifal: A sinistra manca l'uomo, questo è il
dramma, perché anche noi di centro destra auspichiamo che in... valentino:
Socia ragazzi...che due m.....i !!!! Uolter, Baffino, Franciasco,
Stecchino,San... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus...
contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Berlusconi: via entro luglio tutti
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rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft
degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra"
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
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( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Tonino
Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia.
Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi
e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo
dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del
Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione
con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto,
passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti
di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul
bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera
all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore
Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni
provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a
spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a
cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale
maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere
risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a
lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e
rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un
partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata
vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come
svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che
Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una
polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a
Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli.
Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (19 votes, average: 2.95 out
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Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte
elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di
centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale
(che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli
italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è
sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei
suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente"
(troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo
diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader",
dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del
politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale"
Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi
l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo
forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma
, in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si
vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo
tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese,
le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del
leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A
conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e
realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra
moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo
che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere
uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far
uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema,
che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di
partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice
Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei
essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima
puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (26 votes, average: 3.46 out
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Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la
tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato
Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel
centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle
spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di
Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni
ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle
elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore
duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due
volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio
politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e
Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di
Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un
'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo
un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida
dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del
Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a
vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
Commenti ( 109 ) " (27 votes, average: 3.37 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee.
Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare
"vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella
corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal
parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove
si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i
teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta
dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la
sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella),
e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va.
Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (29 votes, average: 3.17 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di
odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti
estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili,
ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco
di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari,
ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico
della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve
venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra
giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni
ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come
imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a
"non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono
stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di
quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma
anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa
che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E.
E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti
strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole
gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza
degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova
strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova
tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più
forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche
("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo
ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra
strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (50 votes,
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tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il
cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché
la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi.
Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha
rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle
nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato
coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama
la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no
mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa
casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la
realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable".
Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si
propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia
nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il
Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo
spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e
che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti
( 12 ) " (117 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di
Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura
unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del
premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero
cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico,
come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti
saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è
azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino
a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto
cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori,
anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa:
contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle
urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito
"giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi
il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le
ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra
giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La
sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non
intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla.
Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato
Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza
solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non
è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo.
Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa
su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori
il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa",
alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del
Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un
avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale
anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una
Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di
Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma
anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della
vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio
dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non
pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 )
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09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi
Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi
(ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo
ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di
quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato
Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis).
Veltroni diventa "premier ombra" del "governo
dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e
riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla
fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini)
il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di
stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il
processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei
ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte -
Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui
Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché
bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza
e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel
suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione
ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli
ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che
sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il
"caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che
affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di
rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra
nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti (
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08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul
governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e
stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere
che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è
riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma
molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che
potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci
sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23
giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il
presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della
Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della
burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi
ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono
gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti.
Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese
e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo.
Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 20 ) "
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Abruzese Caro Compare Nipote Tatonno e lu cumpare Biase... ettore: sono stato
sul sito di dipetro a leggere quello che ha scritto. mi sta benissimo che
quando si parla si usi... CALOGERO C.: Veltroni si è fatto fregare da quel
giuda escariota legale rappresentante dell'italia dei veleni... Parsifal: A
sinistra manca l'uomo, questo è il dramma, perché anche noi di centro destra
auspichiamo che in... valentino: Socia ragazzi...che due m.....i !!!! Uolter,
Baffino, Franciasco, Stecchino,San... I più inviati Sayed, primo risultato
della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma
della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E
Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
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di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano
la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa
il "premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare".
Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra D'Alema batte
un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra
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( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Tonino
Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre
dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la
linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo"
con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per
cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia
"Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd
che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia.
Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi
e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo
dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del
Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione
con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto,
passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti
di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul
bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera
all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore
Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni
provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a
spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a
cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza
nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri
problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la
"manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che
l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole
mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione
all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un
clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando
Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla
vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non
c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose
c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie
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a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In
politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il
sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra,
scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito
a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in
questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a
circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da
Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a
dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi,
l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di
parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile
(Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la
debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla
sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una
ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza
di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto
quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e
sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano
si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà
Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership
vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca
a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da
quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel
sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se
e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli
avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche
se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che
piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni.
Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si
consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di
scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e
della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza
allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet
preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e
l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo
gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no,
lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle
riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non
perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui
guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida
interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e
"autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter
"buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi,
quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che
vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e
rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è
solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario
invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del
Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge
Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista".
Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul
Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma,
la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si
cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata.
Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi:
"Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi
arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo.
Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla
relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento
all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse
come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di
tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale,
l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una
comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro
operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a
Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 109 ) " (27 votes, average:
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amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque,
nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o
poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono
proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la
"contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia
Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni
(infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la
frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è
ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di
più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un
tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i
Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta"
politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E
ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra
nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita
Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non
voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per
tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo).
Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di
scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini
della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e
senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente
popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi
teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie
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a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei
Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle
foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una
"tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi,
quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto
periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo
caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di
sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi
chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma
stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema
dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario
Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato
di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il
tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare.
L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di
parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a
dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi
sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e
della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si
costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un
varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e
queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal
tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice
(giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della
violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso
voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe
stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader
del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La
Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema
dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando:
"E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di
autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le
sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli
italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova
strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova
tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più
forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche
("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo
ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra
strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (50
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le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare
il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato,
perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi.
Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha
rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno
delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è
stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una
prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista
attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou
probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una
giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il
dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo
spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e
che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti
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un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di
Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura
unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del
premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero
cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e
politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse
non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di
Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto
cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori,
anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa:
contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle
urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito
"giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi
il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le
ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra
giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La
sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo
cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla.
Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato
Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza
solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non
è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo.
Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa
su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori
il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa",
alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del
Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un
avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale
anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una
Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di
Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma
anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della
vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio
dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non
pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 )
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09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi
Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi
(ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo
ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di
quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato
Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis).
Veltroni diventa "premier ombra" del "governo
dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e
riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla
fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini)
il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di
stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il
processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei
ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte -
Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui
Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché
bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza
e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel
suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione
ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli
ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che
sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il
"caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che
affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di
rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra
nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti (
89 ) " (31 votes, average: 2.77 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul
governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e
stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere
che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave
delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che
affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40
anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il
filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è
cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà
contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla
Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono
Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni
per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente
Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna.").
Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della
burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi
ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono
gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti.
Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese
e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga
il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in
Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A
questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in
nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi
no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 20 ) "
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Ultime discussioni Alibabà Baghdad: Lettera a Totonno da un compare in dialetto
Abruzese Caro Compare Nipote Tatonno e lu cumpare Biase... ettore: sono stato
sul sito di dipetro a leggere quello che ha scritto. mi sta benissimo che
quando si parla si usi... CALOGERO C.: Veltroni si è fatto fregare da quel giuda
escariota legale rappresentante dell'italia dei veleni... Parsifal: A sinistra
manca l'uomo, questo è il dramma, perché anche noi di centro destra auspichiamo
che in... valentino: Socia ragazzi...che due m.....i !!!! Uolter, Baffino,
Franciasco, Stecchino,San... I più inviati Sayed, primo risultato della
mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della
condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter
diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus...
contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Berlusconi: via entro luglio tutti
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all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici
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del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il
governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra".
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( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Tonino
Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia.
Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi
e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo
dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del
Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione
con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto,
passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti
di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul
bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera
all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore
Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni
provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a
spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a
cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale
maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere
risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a
lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e
rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un
partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata
vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come
svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che
Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una
polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a
Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli.
Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (19 votes, average: 2.95 out
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Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte
elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di
centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale
(che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli
italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è
sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei
suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente"
(troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo
diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader",
dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del
politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale"
Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi
l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo
forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma
, in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si
vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo
tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese,
le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del
leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A
conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e
realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra
moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo
che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere
uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far
uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema,
che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di
partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice
Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei
essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima
puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (26 votes, average: 3.46 out
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Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la
tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato
Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel
centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle
spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di
Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni
ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle
elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore
duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due
volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio
politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e
Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di
Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un
'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo
un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida
dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea
del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a
vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
Commenti ( 109 ) " (27 votes, average: 3.37 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee.
Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare
"vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella
corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (29 votes, average: 3.17
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di
odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti
estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili,
ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di
Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari,
ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico
della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve
venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra
giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni
ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come
imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a
"non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono
stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di
quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma
anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa
che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E.
E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti
strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole
gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza
degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova
strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova
tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più
forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche
("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo
ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra
strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (50
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le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare
il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato,
perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi.
Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha
rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno
delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è
stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una
prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista
attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou
probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una
giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il
dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio
per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che
potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti (
12 ) " (117 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio
Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale
al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder
del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel
Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha
riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno
scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta
rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd:
l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (56 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no
eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì
accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del
Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo
anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle
intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è
stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della
prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma,
Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership.
Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni".
Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (31 votes, average: 2.77 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni).
Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del
suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato.
Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su
un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza
del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e
La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere
a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio
Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna.").
Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare"
c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti
in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali
antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader".
Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non
sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché,
tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così
emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare
attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo)
Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora
Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al
congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere
un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche
lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non
sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira
contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta
feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni,
"matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto
in Varie Commenti ( 20 ) " (124 votes, average: 1.42 out of 5) Loading ...
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nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti
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un compare in dialetto Abruzese Caro Compare Nipote Tatonno e lu cumpare
Biase... ettore: sono stato sul sito di dipetro a leggere quello che ha
scritto. mi sta benissimo che quando si parla si usi... CALOGERO C.: Veltroni
si è fatto fregare da quel giuda escariota legale rappresentante dell'italia
dei veleni... Parsifal: A sinistra manca l'uomo, questo è il dramma, perché
anche noi di centro destra auspichiamo che in... valentino: Socia ragazzi...che
due m.....i !!!! Uolter, Baffino, Franciasco, Stecchino,San... I più inviati
Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha
ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli
aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici
del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per
Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce
Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Berlusconi: via
entro luglio tutti i rifiuti dalle strade di NapoliRagazzo travolto e ucciso da
un'auto in fugaScuola, torna il grembiule Il "come eravamo" dei
vipNew York, donna lasciata morire in ospedale: agonia ripresa in videoTremonti:
"Prima dell'estate via agli aiuti per famiglie e pensionati"Il
premier: "Intercettazioni, sì al decreto" E
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua
Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il
rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua
Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier
ombra" Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti
sul governo "ombra". Dite la vostra D'Alema batte un colpo. Contro
Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta
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( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Tonino
Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo"
con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per
cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia
"Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd
che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia.
Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi
e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo
dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del
Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione
con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto,
passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti
di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul
bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera
all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro-
che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad
andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare".
Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal
"popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato
fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella
speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri
problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione
che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd
sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua
vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza:
lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine
compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista
al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se
l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma
lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante
divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 52 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08
Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi
vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
Commenti ( 47 ) " (26 votes, average: 3.46 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che
piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni.
Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si
consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di
scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e
della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza
allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet
preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc,
tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo
gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no,
lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle
riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non
perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui
guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida
interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e
"autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter
"buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi,
quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che
vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e
rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è
solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario
invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del
Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge
Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista".
Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul
Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma,
la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si
cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata.
Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi:
"Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi
arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo.
Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla
relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento
all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse
come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di
tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale,
l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una
comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro
operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a
Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 109 ) " (27 votes, average:
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amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque,
nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o
poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono
proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la
"contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia
Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni
(infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la
frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è
ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di
più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un
tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i
Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta"
politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E
ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra
nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita
Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non
voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per
tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo).
Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di
scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini
della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e
senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare
(a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le
mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti (
35 ) " (29 votes, average: 3.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di
sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla
Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione
democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del
"rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo
quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei
manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra,
della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire
(rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire
colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza
travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare.
E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di
tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo
schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste,
sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi.
Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo
lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al
contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo
è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi
politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le
contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone
vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni
invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le
istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale?
quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di
tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per
evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito
comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo
sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come
diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario
che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente
designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio
quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare
agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per
interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a
nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare
l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una
volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe,
gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in
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post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è
mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la
sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in
prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo
di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla
"tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal
dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità.
Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale
ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il
Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto
di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato
"Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo
al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella
vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis
apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata
mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue
lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni
su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto
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questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il
discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier),
l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla
telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa
sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il
discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo
istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera
Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza
Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il
"sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si
rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non
sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani
qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto
Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il
partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla
carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i
bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che
la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una
prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non
abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non
intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica".
Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha
una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter,
e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro,
Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del
2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran
manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini
sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata
per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi:
"Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La
battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare
debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze?
L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta
Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il
riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma
anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da
subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie
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a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto
(Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi
(ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo
ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di
quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato
Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis).
Veltroni diventa "premier ombra" del "governo
dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e
riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla
fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini)
il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di
stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il
processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei
ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte -
Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui
Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché
bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza
e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel
suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione
ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli
ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che
sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il
"caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che
affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di
rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra
nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti (
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08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul
governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e
stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere
che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è
riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma
molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che
potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci
sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23
giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il
presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della
Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della
burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi
ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono
gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti.
Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese
e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione.
A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in
nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi
no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 20 ) "
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
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Ultime discussioni Alibabà Baghdad: Lettera a Totonno da un compare in dialetto
Abruzese Caro Compare Nipote Tatonno e lu cumpare Biase... ettore: sono stato
sul sito di dipetro a leggere quello che ha scritto. mi sta benissimo che
quando si parla si usi... CALOGERO C.: Veltroni si è fatto fregare da quel
giuda escariota legale rappresentante dell'italia dei veleni... Parsifal: A
sinistra manca l'uomo, questo è il dramma, perché anche noi di centro destra
auspichiamo che in... valentino: Socia ragazzi...che due m.....i !!!! Uolter,
Baffino, Franciasco, Stecchino,San... I più inviati Sayed, primo risultato
della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma
della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E
Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus...
contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Berlusconi: via entro luglio tutti
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dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra"
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( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia.
Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi
e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo
dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del
Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione
con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto,
passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti
di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul
bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera
all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore
Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni
provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a
spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a
cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale
maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere
risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a
lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e
rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un
partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata
vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come
svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che
Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una
polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a
Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli.
Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (19 votes, average: 2.95 out
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Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le
sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito
di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra
radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto
degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che
Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio
molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che
piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni.
Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si
consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di
scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e
della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza
allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet
preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e
l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo
gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no,
lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle
riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere
consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda
invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e
esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in
piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma
anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la
tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua
moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd.
Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di
D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd).
Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più
innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in
Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo
oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi,
ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra"
è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le
truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà
alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto
partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra,
impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine
dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter
eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi
abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un
bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
Commenti ( 109 ) " (27 votes, average: 3.37 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi
che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che
assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di
Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare
"vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella
corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (29 votes, average: 3.17
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di
odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti
estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili,
ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco
di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari,
ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico
della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve
venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra
giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche.
Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli
fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non
minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare
subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di
tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma
anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa
che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico
elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà
minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e
controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di
piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della
storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte
politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una
democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle
estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il
"giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani
hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti
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16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia",
così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è
l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo
ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove
stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo
ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo
Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di
vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato
"Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo
al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella
vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis
apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata
mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue
lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni
su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto
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questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il
discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier),
l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla
telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che
qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche
il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo
istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera
Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza
Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il
"sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si
rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non
sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani
qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto
Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il
partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla
carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i
bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che
la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una
prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non
abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non
intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica".
Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha
una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter,
e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro,
Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del
2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran
manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini
sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata
per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi:
"Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La
battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare
debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura
di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni,
ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento
della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche
l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito.
Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101
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09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi
Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi
(ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra"
(leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no
eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì
accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del
Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo
anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle
intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è
stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della
prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino.
Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima
leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di
Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (31 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità,
insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese
interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il
governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di
governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni
Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco
spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto,
come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano
("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità,
azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la
scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di
maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la
strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è
deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al
caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini"
non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della
burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi
ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono
gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti.
Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese
e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 20 ) "
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
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Ultime discussioni Alibabà Baghdad: Lettera a Totonno da un compare in dialetto
Abruzese Caro Compare Nipote Tatonno e lu cumpare Biase... ettore: sono stato
sul sito di dipetro a leggere quello che ha scritto. mi sta benissimo che quando
si parla si usi... CALOGERO C.: Veltroni si è fatto fregare da quel giuda
escariota legale rappresentante dell'italia dei veleni... Parsifal: A sinistra
manca l'uomo, questo è il dramma, perché anche noi di centro destra auspichiamo
che in... valentino: Socia ragazzi...che due m.....i !!!! Uolter, Baffino,
Franciasco, Stecchino,San... I più inviati Sayed, primo risultato della
mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della
condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter
diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
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Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus...
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all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici
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del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
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( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia.
Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi
e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo
dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del
Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione
con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto,
passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti
di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul
bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera
all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore
Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni
provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a
spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a
cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale
maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere
risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a
lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e
rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un
partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata
vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come
svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che
Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una
polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a
Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli.
Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (19 votes, average: 2.95 out
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Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le
sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito
di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra
radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto
degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che
Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio
molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
Commenti ( 47 ) " (26 votes, average: 3.46 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che
piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni.
Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si
consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di
scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e
della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza
allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet
preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e
l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo
gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no,
lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle
riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere
consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda
invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e
esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in
piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma
anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la
tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua
moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd.
Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di
D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd).
Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più
innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in
Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo
oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi,
ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra"
è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le
truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà
alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto
partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra,
impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine
dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter
eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi
abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un
bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
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a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi
che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che
assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di
Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare
"vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella
corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (29 votes, average: 3.17
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di
odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti
estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili,
ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco
di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari,
ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico
della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve
venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra
giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche.
Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli
fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non
minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare
subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di
tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma
anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa
che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico
elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà
minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e
controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di
piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della
storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte
politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una
democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle
estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il
"giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani
hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti
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16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia",
così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è
l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo
ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove
stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo
ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo
Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di
vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato
"Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo
al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella
vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis
apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata
mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue
lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni
su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto
in Varie Commenti ( 12 ) " (117 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ...
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questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il
discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier),
l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla
telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che
qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche
il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo
istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera
Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza
Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il
"sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si
rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non
sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani
qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto
Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il
partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla
carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i
bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che
la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una
prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non
abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non
intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica".
Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha
una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter,
e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro,
Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del
2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran
manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini
sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata
per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi:
"Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La
battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare
debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura
di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni,
ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento
della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche
l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito.
Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101
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09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi
Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi
(ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra"
(leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no
eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì
accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del
Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo
anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle
intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è
stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della
prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino.
Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima
leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di
Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (31 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità,
insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese
interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il
governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di
governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni
Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco
spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto,
come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano
("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità,
azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la
scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di
maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la
strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è
deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al
caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini"
non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della
burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi
ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono
gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti.
Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese
e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
Commenti ( 68 ) " (51 votes, average: 2.08 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e
terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è
apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in
Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima
sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di
partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché
la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel
centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve
quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra
Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo
colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si
oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra
radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a
correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali
diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo.
Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale,
fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei
leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna
carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più
pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani
libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che
sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e
furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo
sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto
"L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il
nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 20 ) "
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
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Ultime discussioni Alibabà Baghdad: Lettera a Totonno da un compare in dialetto
Abruzese Caro Compare Nipote Tatonno e lu cumpare Biase... ettore: sono stato
sul sito di dipetro a leggere quello che ha scritto. mi sta benissimo che quando
si parla si usi... CALOGERO C.: Veltroni si è fatto fregare da quel giuda
escariota legale rappresentante dell'italia dei veleni... Parsifal: A sinistra
manca l'uomo, questo è il dramma, perché anche noi di centro destra auspichiamo
che in... valentino: Socia ragazzi...che due m.....i !!!! Uolter, Baffino,
Franciasco, Stecchino,San... I più inviati Sayed, primo risultato della
mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della
condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter
diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto.
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Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra"
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
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( da "Corriere.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
IL
QUIRINALE Quelle 40 righe per fermare il conflitto Retroscena, la doppia linea
di Napolitano: mediare tra i poteri e difendere l'autonomia delle istituzioni
Giorgio Napolitano e Nicola Mancino (Ansa) ROMA L'altra sera aveva visto
materializzarsi il pericolo di un pesante conflitto istituzionale. Con i
presidenti di Camera e Senato saliti sul Colle per rilanciare le accuse del
governo contro l'organo di autogoverno della magistratura e, in qualche modo,
contro lui stesso, dato che la Costituzione gli affida il compito di guidare
proprio il Csm. Insomma, la prova di forza in corso da settimane rischiava
ormai di coinvolgere i poteri dello Stato e questo Giorgio Napolitano non
poteva permetterlo. Bisognava dunque evitare che la situazione precipitasse.
Fissare dei limiti alle toghe, stavolta, dopo aver tanto incalzato la politica
sul medesimo terreno. E così di fatto anche depotenziare l'impatto del
"parere " che stava per essere pronunciato da Palazzo dei
Marescialli. Per cui ha preso carta e penna e ha sintetizzato in 40 righe
affidate al suo vicario Nicola Mancino l'interpretazione autentica di quello
che il Csm (pronto a riunirsi di lì a poco per discutere del decreto sicurezza
con relativo, contestatissimo emendamento blocca-processi) può e non può fare.
Poi, dopo una catena di reazioni favorevoli entusiaste da destra, molto più
tiepide da sinistra l'imbarazzante approvazione del premier. "Ha accolto quanto
richiesto dai presidenti delle Camere", ha detto il Cavaliere. Suggerendo
così l'idea di un capo dello Stato condizionato e che si lascia quasi mettere
sotto tutela. Una sortita delegittimante e inaccettabile, e infatti sembra
abbia irritato lo stesso Fini. Tale da indurre il Quirinale a precisare subito,
con un secco comunicato, che Napolitano ha indirizzato quella lettera "di
sua autonoma iniziativa e non in accoglimento di alcuna richiesta". Un
botta e risposta che tradisce l'alta tensione per la partita in corso. Vitale
per Berlusconi, impegnato nell'eterna crociata contro "i giudici
politicizzati ". Ma cruciale anche per il Colle, dove si sa bene d'esser
"destinati a ballare almeno fino al 20 luglio" e dove ci si si sforza
di lanciare messaggi per civilizzare il confronto, precisando e tutelando le
prerogative dei diversi poteri dello Stato per costruire nuovi momenti di
tregua. Uno sforzo che lunedì è parso inutile quando alle 17.30 Gianfranco Fini
e Renato Schifani si sono presentati nello studio di Napolitano, facendosi
precedere da alcuni flash d'agenzia che davano l'incontro come già avvenuto e
ne anticipavano il tema: il decreto sicurezza e la questione giustizia. A
quanto pare non hanno neanche fatto in tempo a tirar fuori di tasca gli appunti
preparati insieme che già il presidente aveva spiegato come intendeva muoversi,
in vista dell'imminente plenum del Consiglio superiore. Evocando il "senso
del limite", il vincolo alla "riservatezza" e l'improprietà del
Csm a esprimersi sulla costituzionalità delle leggi (compito che com'è ovvio
spetta al cosiddetto "giudice delle leggi", la Consulta), li aveva
provvisoriamente disarmati. Anche se aveva puntualizzato che certo "non è
uno scandalo" se Palazzo dei Marescialli esprime dei "pareri",
perché questo rientra "nella facoltà attribuita espressamente all'organo
di autogoverno dei giudici dalla legge e dalla prassi istituzionale". Fin
qui la mediazione del presidente. Sulla quale, tuttavia, è piombato ieri sera
con la violenza di un meteorite un altro annuncio del Cavaliere: di voler procedere sulla delicata materia delle intercettazioni
con un decreto- legge e non con il più lungo percorso del disegno di legge.
"Ci sono i termini di necessità e urgenza", ha spiegato Berlusconi.
Una promessa che contraddice quanto fissato di recente dal suo stesso Consiglio
dei ministri e, soprattutto, quanto detto da Napolitano proprio a questo
riguardo. "E' un problema non nuovo", sul quale è meglio
intervenire "tenendo conto delle proposte avanzate in anni passati (ad
esempio con la bozza dell'ex Guardasigilli Mastella, n.d.r.), in modo di
trovare una larga intesa". Marzio Breda stampa |.
( da "Corriere.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Petruccioli
insiste sull'incompatibilità. Saccà torna al suo posto, lite nel Cda Rai
Urbani: non credo che il presidente non abbia mai raccomandato attori Domani il
dirigente nel suo "vecchio" ufficio. Cappon sarebbe pronto ad aprire
un fascicolo con nuovi elementi ROMA Che gli piaccia o no (buona la seconda)
intanto l'hanno dovuto riammettere in azienda. Dopo animata riunione tra
consiglieri, il direttore generale Claudio Cappon ha riaperto le porte di viale
Mazzini ad Agostino Saccà. La Rai dunque, fatto salvo il reclamo, accoglie
l'ordinanza del giudice del lavoro. E già domani l'ex direttore di Rai Fiction
tornerà in ufficio. Non che sia finita qui. Il comitato etico della Rai ieri ha
consegnato al consiglio la sua relazione, accompagnata da 4
volumi di intercettazioni sbobinate dall'auditing. E che potrebbero appesantire
la posizione di Saccà. Perciò il dg Cappon, che ieri non ha presentato alcuna
proposta sulle sorti dell'alto dirigente, sarebbe pronto ad aprire un secondo
fascicolo di contestazioni e giungere poi ad un provvedimento disciplinare.
La Rai a questo punto aspetta chiaramente anche l'esito dell'udienza dell'8
luglio quando il Gup di Napoli dovrà pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a
giudizio per corruzione di Saccà, nell'ambito dell'indagine in cui è coinvolto
pure Berlusconi. Il presidente Petruccioli ieri ha comunque ribadito che
considera "atti e comportamenti di Saccà, certi e documentati,
incompatibili con l'esercizio di funzioni dirigenti". Per aver cercato di
avviare "un proprio progetto industriale potenzialmente in concorrenza con
la Rai", per aver "sollecitato interventi esterni" contro
amministratori "a lui non graditi" e aver "ostacolato e cercato
di rimuovere i vertici aziendali". Addebiti violentemente contestati da
Marco Staderini e Giuliano Urbani ("Si basa su supposizioni e
interpretazioni senza prove, è un processo alle intenzioni, la società di Saccà
non avrebbe certo fatto concorrenza alla Rai") che sul presidente
aggiunge: "Non credo proprio che Petruccioli abbia mancato l'occasione di
raccomandare attori e produttori a Saccà". Mercoledì 9 nuovo consiglio.
G.Ca. stampa |.
( da "Corriere.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
LA NOTA
Il Cavaliere sta vincendo L'obiettivo finale è piegare i magistrati Il miracolo
di equilibrio compiuto da Giorgio Napolitano forse non basterà. Il capo dello
Stato è riuscito a mettere d'accordo quasi tutti, con una lettera
calibratissima inviata ieri al Csm poco prima dell'inizio della seduta. Ma
Silvio Berlusconi si prepara ad andare in tv domani sera per dire
"pacatamente e serenamente" che "la giustizia è una vera
emergenza". E, con parole quasi offensive, ha ridotto l'iniziativa del
Quirinale ad un sì alle pressioni dei presidenti di Senato e Camera. Risultato:
Napolitano ha dovuto precisare che si è mosso in autonomia; ed il fronte rimane
apertissimo, perché la gaffe istituzionale rivela la strategia berlusconiana di
marcare il confine fra potere politico e sistema giudiziario. Si tratta di
segnali che fanno prevedere tensioni crescenti. Il presidente della Repubblica
ha fatto molto per arginarle. Gli è arrivato il plauso del Pdl per avere
"invitato il Csm a non esprimersi sulla costituzionalità delle
leggi", riconosce il ministro della Giustizia, Angelo Alfano. Walter Veltroni
ha avallato "le parole e lo spirito della sua lettera", nonostante
l'imbarazzo del Pd. L'unico a masticare amaro è sembrato Antonio Di Pietro,
convinto che Napolitano non dovrebbe firmare la legge con cui si sospendono
alcuni processi. "Ma", concede, "rispetterò qualunque sua
decisione". Sono parole un po' d'ufficio: anche perché fra Di Pietro e il
Pd si è aperto il fronte della manifestazione dell'8 luglio, bollata da
Veltroni come "un regalo al premier". La loro alleanza è visibilmente
in crisi. Ma il vero contrasto, seppure larvato, si delinea fra palazzo Chigi e
Quirinale. Le parole di Berlusconi sull'accoglimento da parte di Napolitano
delle richieste fattegli lunedì da Renato Schifani e Gianfranco Fini, tendono a
mostrare un capo dello Stato accerchiato. È come se le alte cariche
parlamentari adesso si muovessero apertamente come portavoci della maggioranza.
E nella sua conferenza stampa ad Acerra per l'emergenza dei rifiuti, Berlusconi
ieri ha accreditato le pressioni sul capo dello Stato. Ci sarebbe stato una
sorta di "avvertimento" sulle conseguenze di un parere di
incostituzionalità da parte del Csm: sia sul decreto che sospende alcuni
processi, compreso quello che vede imputato il premier; sia sulla norma che vieta la pubblicazione delle intercettazioni
telefoniche: l'argomento che Berlusconi vuole affrontare domani in tv. Per di
più, il Cavaliere ipotizza un decreto da fare entrare in vigore subito: ipotesi
che per il Pd è una provocazione, ma porta acqua al mulino di Di Pietro,
secondo il quale il Cavaliere ha fretta perché conosce il contenuto di alcune
telefonate. Così, il Csm accoglie quasi all'unanimità i suggerimenti di
Napolitano; e in serata boccia il cosiddetto "blocca-processi" come
"irrazionale", senza pronunciarsi sulla sua costituzionalità. Ma il
conflitto lievita ugualmente. Il sospetto fondato è che Berlusconi non voglia
chiuderlo: almeno fino a quando non riterrà di avere vinto la resa dei conti.
Massimo Franco stampa |.
( da "Corriere.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il
partito "stretto" tra Di Pietro e Berlusconi Giustizia, l'imbarazzo
del Pd E Veltroni ai suoi "Non ci voleva..." Inquietudine per
l'altolà alla magistratura del capo dello Stato. E cresce il malumore verso il
leader dell'Idv ROMA "Non ci voleva", sussurra Walter Veltroni. E in
quelle parole confidate con un filo di voce ad alcuni dirigenti del Pd
nell'emiciclo di Montecitorio, si avverte un comprensibile senso di
inquietudine. Perché il leader democratico sa che la sfida sulla giustizia con
Silvio Berlusconi sarà d'ora in avanti ancor più dura. E non contemplerà il
pari. "Non ci voleva ", dice Veltroni commentando l'altolà del capo
dello Stato al Csm, cui "in alcun modo spetta il vaglio di
costituzionalità " delle leggi. Potrà sembrare un paradosso, ma non c'è
contraddizione tra il concetto espresso riservatamente e il pubblico apprezzamento
verso Giorgio Napolitano che farà poco dopo in Transatlantico, perché al capo
dell'opposizione è chiara la differenza tra le regole del gioco e lo
svolgimento della partita politica. Ma non c'è dubbio che ieri il Colle ha
messo in difficoltà il Pd, ammonendo l'organo di autogoverno della
magistratura. Il fatto è che il "cartellino giallo " è scattato per
l'entrata a gamba tesa del Csm sulla norma blocca processi varata dal governo,
che invece avrebbe rappresentato per i Democratici un fattore importante nello
scontro con il centrodestra sul decreto. Se fosse passato il giudizio di
"incostituzionalità" che era contenuto nella prima bozza del parere
messa a punto dai togati, il Pd ne avrebbe tratto forza per contrastare il
Cavaliere in Parlamento, si sarebbe conquistato uno spazio per uscire dalla
letale morsa del dualismo tra il premier e Antonio Di Pietro. Avrebbe insomma
avuto un ruolo. "E invece questa decisione ci inchioda", imprecava
Beppe Fioroni con un collega di partito: "La verità è che, anche se Silvio
Berlusconi approvasse il decreto con tre fiducie, al Paese non fregherebbe
niente. La gente pensa solo a come arrivare a fine mese. Invece siamo costretti
qui, appresso a Tonino... ". E appena scorge nelle vicinanze i giornalisti
l'ex ministro per una volta ha uno scatto: "No, no. Lasciatemi in pace
oggi che non è aria". Ed è evidente il motivo. Il Pd deve pararsi sui due
fianchi: da una parte c'è l'ex pm di Mani pulite, dall'altra il
"Caimano". Il primo continua a fomentare l'area giustizialista, tanto
da ripetere che "Napolitano non deve controfirmare il decreto", e
costringendo il capogruppo democratico Antonello Soro a prendere le difese del
Quirinale. Il secondo si appresta a una "guerra totale" sulla
giustizia, al punto da aver già aperto un nuovo fronte sul
provvedimento delle intercettazioni che vorrebbe tramutare in decreto. Ecco
perché "non ci voleva" la scelta di Napolitano. E dietro alcuni
commenti di circostanza, nel Pd risalta l'imbarazzo. Lo si intravvede
nell'espressione da prima Repubblica adottata da Pierluigi Castagnetti come
espediente per non esprimersi: "La lettera del capo dello Stato non l'ho
letta". Intanto nei capannelli c'è chi cita Carlo Azeglio Ciampi, quasi a
evocare un'altra stagione al Quirinale. "Ciampi mi ricorda quando eravamo più
giovani... ", sorride a denti stretti il prodiano Giulio Santagata, che su
Napolitano non proferisce verbo: "Un presidente della Repubblica non si
commenta". Eppure non tutti nel Pd hanno il volto affranto, c'è chi come
Mimmo Lucà invita i colleghi di partito al realismo: "Ma andiamo. Cosa
poteva fare il Quirinale dopo quel che era successo nel Csm? Vogliamo dirle le
cose come stanno? Ma se persino Nicola Mancino ha traballato...". E d'un
fiato racconta un dettaglio non irrilevante: "Lo sapete che aveva
minacciato di dimettersi". La rivelazione sul vicepresidente del Csm apre
uno squarcio sulle difficoltà di una personalità legata al centrosinistra, ma
anche sul livello di malessere che cova tra i democratici, per il silenzio a
cui sono costretti nel gioco diabolico che vede nel Cavaliere e in Di Pietro
gli indiscussi protagonisti. "E invece bisognerebbe avere il coraggio di
romperlo lo schema ", s'infervora Francesco Tempestini, ex capo della
segreteria di Piero Fassino ai Ds: "Andrebbe detto che Berlusconi sbaglia
ad agire così nel campo della giustizia, ma andrebbe anche rilevato ai
magistrati di aver debordato con le inchieste su Berlusconi. È ora di rimettere
le cose a posto, perché in questa sfida è in gioco anche qualcosa di più
importante: le sorti del Paese a livello economico e sociale. Chiaro?".
Tempestini nel Pd ha una sensibilità diversa dai "compagni "
provenienti dalla scuola comunista. Lui ha un passato socialista. E si sente.
Come si sente la tradizione democristiana nel ragionamento di Marco Follini:
"Questo Paese ha metabolizzato tutto. Fascisti, comunisti, terroristi.
L'unico argomento su cui si alzano le barricate è rimasto ormai la giustizia.
Prima o poi le barricate vanno smantellate". È un sentire comune tra gli
ex dc, lo stesso che la settimana scorsa portava Franco Marini a confidare la
propria preoccupazione per l'andamento delle cose a Carlo Vizzini, presidente
forzista della commissione Affari costituzionali del Senato. Ma da ieri il Pd è
se possibile ancor più costretto sulla difensiva dal duo Berlusconi-Di Pietro.
"E pensare sorrideva amaro Enzo Carra, altro pd ex dc che abbiamo
scaricato Clemente Mastella perché faceva casino almeno una volta al giorno per
avere visibilità... E ora ci tocca sopportare un questurino. E pure in silenzio".
Francesco Verderami stampa |.
( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 156 del 2008-07-02 pagina 0 Il premier: "Intercettazioni, sì al decreto" Il
Csm aggira il Quirinale: bocciata la norma di Redazione Berlusconi:
"Viviamo una situazione di emergenza". Napolitano scrive a Mancino:
"Il Csm non è giudice costituzionale". Ma il Csm boccia la
blocca-processi: "Provvedimento irrazionale". Fini e Schifani:
"Chiariti i limiti del Csm". Leggi la lettera Napoli - Silvio
Berlusconi apprezza la lettera di Napolitano a Mancino, che fissa i limiti del
Csm, e torna sulla vicenda delle intercettazioni. "In questo momento - ha
detto il Premier - stiamo vivendo una situazione di emergenza, perchè siamo
fuori da una società che ha comportamenti civili. Non credo che un paese possa
permettersi ciò che sta accadendo e ciò che potrebbe accadere in futuro. E cioè
- ha aggiunto Berlusconi - che privati cittadini sono sottratti del diritto
alla privacy con interventi violenti". Ed è per questo, ha precisato
Berlusconi, "che molto probabilmente ci sono i termini di necessità e
urgenza per procedere non con un disegno di legge, che richiede molto tempo, ma
con un decreto". "Vedremo", ha concluso Berlusconi. "Torno
in Tv, gli italiani devono sapere" Andrò a Matrix per spiegare serenamente
e pacatamente cosa si sta cercando di fare: è necessario che i cittadini lo
sappiano", ha detto il premier, annunciando la sua presenza giovedì alla
trasmissione "Matrix" e rispondendo alla domanda di un cronista che
ironicamente gli aveva chiesto chi accompagnerebbe sull'orlo di un
termovalorizzatore di Acerra tra Gandus, Di Pietro e Veltroni. Il Pd: ipotesi
inaccettabile "Le dichiarazioni di Berlusconi sulla possibilità di un
decreto sulle intercettazioni sono gravi e inaccettabili", dice il
ministro-ombra della Giustizia del Pd Lanfranco Tenaglia. "Non è questa
materia per un decreto, non vi sono i requisiti di necessità e urgenza".
Continua Tenaglia: "è materia processuale, complessa e delicata, che
richiede un inter parlamentare normale, quale quello del ddl. Del resto lo stesso
governo ha presentato un ddl, quindi l'uscita estemporanea del presidente del
Consiglio è incomprensibile". Di Pietro attacca "Lo capisco: lui è
tra le persone più informate di tutti sul reale contenuto delle intercettazioni
disposte dall'autorità giudiziaria di Napoli e più di tutti ha l'urgenza e
l'imprescindibilità di fare un provvedimento per far sì che gli italiani non
sappiano chi ha fatto cosa" Così il leader dell'Italia dei Valori, Antonio
Di pietro, interpellato a Montecitorio, ha commentato le dichiarazioni del
premier secondo cui è possibile procedere per decreto alla stretta sulle
intercettazioni. Veltroni: Di Pietro, gioco inutile e dannoso E il leader del
Pd, mentre torna a criticare a tutto campo il Cavaliere e il governo arrivando
a dire che "ha preso in giro gli italiani", prende le distanze dal
leader dell'Italia dei Valori sulla partita della giustizia e della sua
riforma. "Se si voleva fare una manifestazione insieme, si sarebbe
discussa insieme la piattaforma. Se, invece, si vuole fare un gioco che poi per
me è inutile e dannoso, è altra cosa". Così, in un'intervista a Sky
Tg24,Veltroni ribadisce il no all'invito di Di Pietro a partecipare alla
manifestazione dell'8 luglio contro le iniziative del governo in tema di
giustizia. Secondo Veltroni, "Di Pietro nelle ultime settimane sta facendo
solo due cose: attacca il Pd e alza i toni contro il premier. Ma dare del
'magnaccia' al presidente del consiglio non gioca alla causa dell'opposizione
ma è l'opposizione che Berlusconi preferisce". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 156
del 2008-07-02 pagina 0 Intercettazioni, Alfano:
"Requisiti per il decreto" di Redazione Il Guardasigilli annuncia che
la linea del governo non cambia. In materia di "telefonate ascoltate"
ci sono i requisiti per un decreto legge: "Necessità e urgenza". La
Finocchiaro sbarra la strada: "No al dl" Roma - "La necessità e
l'urgenza", requisiti per un eventuale decreto legge in materia di
intercettazioni, "sono sotto gli occhi di tutti specie dopo le ultime
intercettazioni". A dirlo è il ministro della Giustizia Angelino Alfano,
al termine dell'audizione in Senato. "Bisogna valutare, e lo faremo nelle
prossime ore, la praticabilità parlamentare in vista della pausa estiva"
aggiunge. Ovvero, la preoccupazione del governo, è che, calendario alla mano,
non ci siano i tempi necessari per convertire in legge un eventuale decreto. Se
anche venisse emesso domani, 3 luglio, resterebbero 60 giorni di tempo per la
conversione, e quindi si andrebbe ai primi di settembre, troppo presto per un
parlamento già molto intasato. Avanti tutta Alfano, comunque, non fa mistero
della volontà dell'esecutivo di andare avanti sulla materia anche a tappe
forzate. Rispondendo alle domande dei senatori, il Guardasigilli ripete più
volte la volontà dell'esecutivo di "trovare la giusta sintesi" tra il ricorso allo strumento intercettativo per le indagini e la
necessità di tutelare la privacy dei cittadini, specie quelli
"intercettati ma estranei ai procedimenti penali". Il Pd contrario
"La questione delle intercettazioni è troppo seria perché, a causa della
fretta di qualcuno, si possa affrontare in modo superficiale". è
quanto sostiene in una nota Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pa al
Senato, che aggiunge: "Abbiamo sempre dato la nostra disponibilità a discutere
della questione perché riteniamo che la materia vada assolutamente regolata: è
necessario garantire l'autonomia delle indagini della magistratura, tutelare la
riservatezza delle persone e rispettare la libertà di stampa. Questi -
sottolinea Finocchiaro - sono i criteri a cui si ispira il testo di legge che
il Pd, anche al Senato, sta predisponendo. Non capiamo davvero, visti anche i
calendari parlamentari che prevedono la discussione di provvedimenti importanti
come la manovra finanziaria e il Ddl sulla sicurezza, le ragioni che spingono
la maggioranza ad annunciare la presentazione di un dl sul tema delle
intercettazioni. Non ci sono motivazioni oggettive che spingono al decreto: le
motivazioni personali di qualcuno - conclude- non rientrano tra le condizioni
di necessità e urgenza". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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( da "Corriere.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
"può
la Rai conoscere i miei affetti o il mio stato di salute?" Intercettazioni, Saccà ricorre al
Garante Esposto all'Autorità per la privacy: "Coinvolti politici e molti
cittadini che parlavano al telefono liberamente" ROMA - Agostino Saccà,
che giovedì torna al suo posto negli uffici di RaiFiction, ha presentato un
esposto all'Autorità garante per la privacy contro l'utilizzo che la Rai sta
facendo delle intercettazioni telefoniche messe a disposizione dalla
Procura di Napoli: vuole capire se si tratti di una procedura
"corretta" o se risulti "una violazione dei diritti costituzionali
e di quelli previsti dallo statuto a tutela dei lavoratori". "Le
bobine di quelle telefonate - spiega Saccà nell'esposto - vedono coinvolti
politici, ma anche dirigenti Rai, giornalisti miei famigliari e molti cittadini
che non sono accusati di alcun reato e che parlavano al telefono
liberamente". Saccà chiede al Garante che la sua segnalazione sia valutata
"con l'urgenza che merita". DATI SENSIBILI - "La trascrizione
delle telefonate è stata realizzata da uffici interni Rai e in questi giorni
viene distribuita ai membri del cda, ai dirigenti di supporto del Consiglio e
diventeranno, quindi, di pubblico dominio - prosegue Saccà -. Può un'azienda
(per di più di proprietà pubblica) non solo utilizzare intercettazioni
telefoniche ordinate dalla magistratura (ma penalmente irrilevanti) per
giudicare un suo dipendente; ma soprattutto può conoscere e diffondere con
assoluta discrezionalità le opinioni, i comportamenti e ogni dato sensibile dei
suoi dipendenti e di liberi cittadini intercettati solo perché hanno conversato
al telefono con me? Inoltre, può la Rai conoscere le mie conversazioni
strettamente personali, i miei affetti o il mio stato di salute che non hanno
nulla a che fare né con il procedimento penale né con quello
disciplinare?". Saccà si dice "certo" dell'attenzione del
Garante, "non solo per quello che mi riguarda, ma soprattutto a tutela dei
cittadini e dei lavoratori più deboli". A quanto si apprende, i legali di
Saccà si appresterebbero anche a presentare alla Rai una richiesta di accesso
agli atti, da inviare contestualmente alla Procura di Napoli e della Corte dei
conti. stampa |.
( da "Corriere.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Alfano:
"Palesi i requisiti per il decreto intercettazioni" Napolitano ha
autorizzato il lodo Alfano Alle Camere il disegno di legge in materia di
processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato Giorgio Napolitano
(LaPresse) ROMA - Il presidente Napolitano ha autorizzato la presentazione alle
Camere del disegno di legge in materia di processi penali nei confronti delle
alte cariche dello Stato, il cosiddetto "lodo Alfano". LA SENTENZA -
Punto di riferimento per la decisione del capo dello Stato è stata la sentenza
n. 24 del 2004 con cui la Corte costituzionale dichiarò l'illegittimità
costituzionale dell'art. 1 della legge n. 140 del 20 giugno 2003 che prevedeva
la sospensione dei processi che investissero le alte cariche dello Stato. A un
primo esame il disegno di legge approvato il 27 giugno dal Consiglio dei
ministri è risultato corrispondere ai rilievi formulati in quella sentenza. La
Corte, infatti, non sancì che la norma di sospensione di quei processi dovesse essere
adottata con legge costituzionale. Giudicò inoltre "un interesse
apprezzabile" la tutela del bene costituito dalla "assicurazione del
sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle
cariche", rilevando che tale interesse "può essere tutelato in
armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui
migliore assetto la protezione è strumentale", e stabilendo a tal fine
alcune essenziali condizioni. DL SICUREZZA - Nelle stesse ore in cui il Capo
dello Stato dà il via libera al "lodo Alfano", la Camera ha respinto
le pregiudiziali di costituzionalità avanzate dall'opposizione sul decreto
sicurezza. Il provvedimento, che contiene anche la contestata norma
blocca-processi, prosegue dunque il suo iter parlamentare. INTERCETTAZIONI
- L'altro tema che sta infiammando il dibattito politico di questi giorni
riguarda le intercettazioni telefoniche. A tal proposito, il Guardasigilli
Angelino Alfano conferma - come anticipato da Berlusconi - che il governo sta
valutando l'ipotesi di un decreto. "I requisiti di urgenza e
necessità sono palesi" afferma il ministro della Giustizia. L'unico
dubbio, secondo Alfano, è legato al rischio decadenza, dato che le Camere sono
già 'ingolfate' nel mese di luglio: "Bisognerà valutare, e lo faremo nelle
prossime ore, anche la praticabilità parlamentare - osserva infatti Alfano - in
vista della gestione dei tempi per la pausa estiva". stampa |.
( da "Repubblica.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA -
Pancia a terra e trattenere il respiro. Tutti, nessuno escluso, deputati, senatori
ma anche commessi e funzionari di Montecitorio e palazzo Madama. Da una parte
un lavoro durissimo e il sogno delle vacanze che sfuma e s'allontana.
Dall'altra migliaia di pagine di carte, atti e allegati che sarà assai arduo
poter leggere, analizzare, emendare e approvare. Un'agenda così fitta di cui
anche i più anziani tra Camera e Senato non hanno memoria. Otto decreti legge,
forse nove. E in poco più di un mese. Lo chiamano "maxi-ingorgo
parlamentare". Si tratta di otto decreti - provvedimenti quindi già in
vigore - che vanno convertiti in legge entro la fine di luglio (scadenza dei 60
giorni) altrimenti decadono. E se ne potrebbe aggiungere un altro, il nono,
forse il più delicato, se premier e governo decidono di far
diventare decreto il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche
approvato dal Consiglio dei ministri il 13 giugno. Una data, quella, in cui
ancora Berlusconi non era consapevole che ci sono 280 ore di conversazioni
telefoniche a contenuto molto privato e altrettanto piccante che lo riguardano
e che potrebbero diventare pubbliche dal 9 luglio, giorno in cui il gup
di Napoli deciderà il rinvio a giudizio per l'inchiesta su Agostino Saccà. Le
due lettere. "Il governo espropria il Parlamento" scrivono oggi in
una lettera Walter Veltroni e Pierferdinando Casini, i leader di Pd e Udc
stretti in un'alleanza che vedremo poi dove arriverà. Da palazzo Chigi sono
arrivati così tanti provvedimenti in due mesi che l'aula non è in grado di
leggere e analizzare tutto. L'opposizione non ha il tempo materiale di fare
l'opposizione perchè i tempi sono così compressi da scomparire. Un messaggio
analogo lo aveva già inviato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
ai Presidenti delle due Camere il 25 giugno scorso. Aveva appena firmato il
decreto che anticipa la manovra economica e, dando un'occhiata al calendario,
il Colle aveva intuito il rischio che si stava profilando. Luglio di fuoco. Ora
il rischio esplode in tutta la sua interezza. E gravità. Il luglio di fuoco
conta otto decreti legge. E che decreti, poi. C'è il decreto fiscale che
abolisce l'Ici sulla prima casa, che prevede il rinegoziamento dei mutui e la
detassazione degli straordinari. E' stato approvato alla Camera, con la fiducia
per tagliare emendamenti e tempi di discussione, il 25 giugno. Manca ancora il
voto del Senato e il 27 luglio decade. Ancora prima, il 15 luglio, scade un
altro decreto, quello relativo al riordino delle deleghe e delle attribuzioni
della Presidenza del Consiglio: il Senato lo ha già approvato ma è ancora in
Commissione Affari costituzionali alla Camera. Rifiuti, sicurezza e
magistratura ordinaria. Nella settimana tra il 22 e il 29 luglio sono in
scadenza altri tre decreti. Uno è irrinunciabile, pena epidemie e disastri, e
riguarda l'emergenza rifiuti in Campania e le regole per lo smaltimento
effettivo dei rifiuti: approvato dalla Camera il 24 giugno, è al Senato e scade
il 22 luglio. In realtà i decreti sui rifiuti sono due: il testo del secondo è
confluito nel primo. Il 25 luglio scade anche il decreto sulla sicurezza e
sull'immigrazione che nel passaggio al Senato, dove è già stato approvato, ha
imbarcato i due emendamenti blocca processi e salva-premier. E s'è portato
dietro un disegno di legge che vieta la procedibilità contro le quattro più
alte cariche dello stato, il cosiddetto Lodo Alfano, edizione riveduta e
corretta del "fu" Schifani (2004). Il 29 luglio ne scade un altro,
uno dei più utili - perchè fa risparmiare un po' di soldi allo stato - ma che
fa, almeno per ora, poco discutere: riguarda il riordino e le funzioni della
magistratura ordinaria. E' ancora fermo alla Camera. Dai crediti di imposta
alla mini finanziaria per decreto. Il decreto relativo ai crediti di imposta,
alle proroghe fiscali e al codice della strada, ancora all'esame dell'aula di
Palazzo Madama, dovrà essere agilissimo per infilarsi tra una seduta e l'altra
sulla sicurezza e la giustizia per cercare di essere approvato entro il 15
luglio. Ma il vero macigno è il decreto che anticipa la manovra, quell'insieme
di norme che prevedono, tra l'altro, la carta-sconto per i più poveri, la Robin
tax, la stretta sulle collaborazioni pubbliche, la cancellazione della cause
civili, la cancellazione di 4 mila leggi. Questo e molto altro per cercare,
secondo il ministro Tremonti, di dare un po' di ottimismo agli italiani e
recuperare almeno lo 0,4 del pil. Questo decreto deve essere convertito entro
il 25 agosto. Una data in cui, per tradizione prassi e consuetudine, le Camere
sono in vacanza da almeno venti giorni. Addio vacanze? La prospettiva è proprio
questa. Comunque di vederle posticipate di parecchio rispetto alla data
prevista del 4 agosto. Già oggi a Montecitorio si parlava di prolungare i
lavori fino all'8 di agosto, addirittura alla vigilia di Ferragosto. Ipotesi
assolutamente reale se Berlusconi fa il falco, mette a tacere le colombe della
sua maggioranza e carica la già fitta agenda di un altro provvedimento e su un
argomento così delicato come le intercettazioni. (2 luglio 2008.
( da "Repubblica.it" del 02-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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N. 156
del 2008-07-02 pagina 13 Immigrati, in Spagna Zapatero chiude la porta ai ricongiungimenti
di Davide Mattei da Madrid Il pugno duro di Zapatero si stringe ancora sugli
immigrati. Sia su quelli già radicati in Spagna sia su quelli che proveranno a
entrarvi illegalmente nei prossimi mesi. Lunedì, mentre il ministro del Lavoro
e dell'Immigrazione annunciava l'indurimento del ricongiungimento familiare per
i lavoratori stranieri, il collega degli Interni inaugurava il primo di due
aerei che pattuglieranno le coste africane alla ricerca di carrette del mare.
Entrambe le proposte confermano la svolta a 360 gradi che l'esecutivo Zapatero
ha dato in materia migratoria da alcuni mesi, da quando la crisi sta strozzando
l'economia spagnola. Il ministro del Lavoro e dell'Immigrazione Celestino
Corbacho assicurava lunedì nei corridoi del Senato che "in questo momento
i requisiti socioeconomici e lavorativi che si richiedono alla persona che fa
domanda di ricongiungimento sono molto deboli". Per il titolare di uno dei
dicasteri più complicati del secondo mandato Zapatero, il ricongiungimento deve
servire a "consolidare il nucleo familiare" e per fare ciò è
necessario che "chi lo richiede riunisca le condizioni minime per
garantire che la famiglia non si sgretoli". Se è vero, come dice El País,
che Corbacho annuncia i suoi piani dicendo "apro una riflessione",
c'è da aspettarsi che anche questa idea di fissare nuovi requisiti
socio-economici entri nel progetto di riforma della legge sull'Immigrazione che
si discuterà a settembre. Di fatto, due settimane fa il ministro aveva
annunciato che restringerà la possibilità di ricongiungimento solo al nucleo
familiare, composto dal coniuge e dai figli minorenni, lasciando fuori genitori
e suoceri. La paura, confessata da Corbacho, è che, in epoca di crisi, il
welfare spagnolo non sia in grado di sopportare il costo richiesto da nuovi
cittadini che non lavorano. Nel primo trimestre gli introiti legati al
versamento dei contributi sono cresciuti del 7%, mentre le spese della
Seguridad Social sono aumentate del 13%, spinte soprattutto dagli assegni di
disoccupazione. Per questa ragione il governo ha deciso di stringere sugli
immigrati, gruppo che più di altri ingrossa le file dei disoccupati. Anche
nella lotta all'immigrazione illegale Zapatero non è rimasto certo indietro.
Anzi. Il già avanzatissimo sistema di intercettazione
elettronica spagnolo si è dotato lunedì del primo aereo da ricognizione (un
Cn-235) che si aggiungerà ai 37 elicotteri e a tutti i mezzi marittimi e
terrestri che la Spagna impiega da tempo nella lotta ai clandestini. L'aereo,
al quale seguirà presto un secondo esemplare, pattuglierà il triangolo di mare
compreso tra le isole di Capo Verde e le coste del Senegal e della
Mauritania alla ricerca delle carrette del mare dirette alle Canarie. Il Sive,
chiamato anche muro elettronico, si doterà così dell'unico mezzo che ancora non
utilizzava. Il sistema infatti utilizza addirittura un satellite specificamente
messo in orbita per coordinare i lavori di intercettazione. © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.