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DOSSIER “INTERCETTAZIONI”

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Report "Intercettazioni"

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Indice delle sezioni

Intercettazioni (52)


Indice degli articoli

Sezione principale: Intercettazioni

Il fashion system è diventato un modello ( da "Corriere Economia Online" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: del settore moda viene dalla capacità di intercettare i continui cambiamenti di gusto e persino il sentimento emotivo della clientela. Le scelte d'acquisto, già da tempo prevalentemente voluttuarie a tutte le scale di prezzo, sono ora caratterizzate da alta volubilità, mentre la moltiplicazione dei brand e dei punti vendita monomarca, rende quasi ossessiva la rapidità del ricambio,

<Con l'impunità, Silvio sarà un dittatore> ( da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Italia dei Valori: "L'otto luglio a Roma dalle ore 18:00 in Piazza Navona, in contemporanea con l'iter di approvazione della legge sulle intercettazioni - scrive Di Pietro- l'Italia dei Valori insieme a esponenti della società civile ha indetto una manifestazione per la libertà di espressione e per la giustizia.". stampa |.

Meloni: questo Silvio non mi piace ( da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: è questa brutta storia delle intercettazioni. "Storia mortificante". Ha letto i discorsi che facevano al telefono? Quelle ragazze, quelle donne che chiedevano, imploravano, e quegli altri che promettevano, alludevano... "Senta: siccome io lo so che tanto poi lei vuol farmi finire a parlare di Berlusconi, e cioè del mio premier.

L'ombra di un attentato su Euro 2008 ( da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: episodio intercettazione di una telefonata fra pakistani L'ombra di un attentato su Euro 2008 Il ministro svizzero Schmid: "Adottate le misure del caso: così il problema non è diventato concreto" BERNA - Euro 2008 obiettivo di un attentato. La Svizzera ha ricevuto dall'estero informazioni circa un attacco che si stava preparando ai danni della competizione continentale.

<Alla Troise lungo provino: è brava e l'hanno crocefissa con volgarità> ( da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: la miniserie che sta girando fra Trapani e Siracusa anche con Antonella Troise e Simona Borioni, due delle attrici nella tempesta delle intercettazioni. Berlusconi le chiama "le mie fanciulle "... "So solo che non sono le "raccomandate". Perché sono state prese dopo un regolare provino. Compresa la Troise. Un'ora e mezza di scene. Un vero e proprio esame. Superato perché brava.

Berlusconi: vorrei tanto godermi barche e case come fa la mia famiglia ( da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Mentre i giudici e le intercettazioni lo restituiscono al suo passato Berlusconi si concede pensieri esotici. Servono a esorcizzare il presente, smaltire rabbia e delusione: "E pensare che ho barche sulle quali non ha quasi mai messo piede, case che ho visto una volta sola, una famiglia che si gode la vita.

Di Pietro: <Con Berlusconi non mi scuso> ( da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Questo sì è un insulto ai cittadini" ha detto il leader dell'Idv a proposito delle ultime intercettazioni pubblicate. "ISTITUZIONI SFRUTTATE A FINI NON ISTITUZIONALI" - "Il mio sarà pure un linguaggio crudo - ha spiegato - ma il suo è un insulto agli italiani perché quando ha un processo in corso si fa una legge per farsi salvare".

Dossena, Bagni e Bartoletti si contendono il titolo del commentatore che l'ha sparata più grossa ( da "Corriere delle Alpi" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Tranquilliziamo Fulvio Collovati, le parole che non si possono pronunciare sono: intercettazioni, magistrati, conflitto d'interesse, a "popolo" non ci siamo ancora arrivati. 4ºposto. (S)iberia. Marino Bartoletti bacchetta Zapatero: "Le sue dichiarazioni mi fanno lo stesso effetto del Torero Camomillo, il matador tranquillo".

Di Pietro non arretra, anzi rilancia ( da "Libertà" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: vicenda delle intercettazioni. Ed anzi lo attacca nuovamente: "è impossibile - dice l'ex pm - dialogare con chi usa il dialogo per farsi i propri interessi". "È il premier - contrattacca - che si deve scusare con gli italiani perché in campagna elettorale aveva promesso che si sarebbe attivato per farli stare bene e invece sta obbligando il Parlamento a fare leggi che servono a lui"

Giallo Orlandi, al setaccio voci intercettate e vecchie carte ( da "Libertà" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettate nel 1983. Sono le prossime mosse della magistratura romana per tentare di fare luce sulla sparizione di Emanuela Orlandi. Questa settimana gli inquirenti, dopo l'accelerazioni alle indagini data da Sabrina Minardi con la chiamata in causa della Banda della Magliana, cominceranno un'attività di setaccio alla ricerca di riscontri alle dichiarazioni della supertestimone

Quali saranno i nostri compagni di strada? ( da "Libertà" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: uso delle intercettazioni e di impedire ai giornalisti di parlarne, è un atto politico dovuto, non una questione personale. In particolare, riguardo al tema delle intercettazioni, riprendo l'intervento dell'On. Silvana Mura per rimarcare che le indagini sulla clinica Santa Rita, prima di arrivare a contestare gli orrori di cui ora tutti sappiamo,

Di SALVATORE DATTILO Siamo cresciuti, concependo una sorta di rispetto sacro per le leggi ( da "Libertà" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: non contento (chissà, infatti, cosa bolle nella pentola delle intercettazioni telefoniche in mano alla Procura di Napoli: quelle sulle "gnocche") il premier ha ispirato un meraviglioso disegno di legge, da approvare al più presto, per porre al riparo dai fastidi dei processi penali "le alte cariche dello Stato".

Non mi scuso, si scusi il premier con il Paese Di Pietro attacca ancora Berlusconi: obbliga il Parlamento a fare leggi che servono solo a lui ( da "Unita, L'" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: nella convocazione della manifestazione prevista a piazza Navona l'8 luglio (in concomitanza con l'analisi del testo sulle intercettazioni), affonda ancora: "Cosa distingue un primo ministro di una democrazia da un dittatore? Il vero tratto distintivo è l'impunità assoluta del dittatore. Quando Silvio Berlusconi l'avrà ottenuta l'Italia sarà, a tutti gli effetti, una dittatura".

Il Pd tornerà nelle piazze d'Italia Parleremo a tutti, senza risse ( da "Unita, L'" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettazioni e il lodo Schifani. Lo faremo con rigore e tenacia e guardando all'interesse dell'Italia. Quell'interesse generale che le iniziative del governo e del Presidente del Consiglio hanno dimenticato, dando di nuovo priorità a vicende legate ad interessi particolari e personali e assestando un colpo mortale a quel bisogno di confronto alto tra diversi schieramenti sulle

Immunità, la vittoria della Casta ( da "Unita, L'" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: elenco dei reati intercettabili solo perché Bossi si è impuntato. Ora, basta leggere le graduatorie di Trasparency International sul rapporto quasi matematico tra corruzione e competitività delle imprese e dell'economia, per sapere che il nostro paese è al 41° posto per la corruzione e al 49° per la competitività: un disastro.

"israele, un anno per colpire l'iran" monito del mossad sul nucleare - mario calabresi ( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: accesso di Israele al sistema di rilevazione satellitare Usa che consentirà all'esercito di intercettare eventuali missili iraniani subito dopo il lancio. Proprio ieri si è anche saputo che alla fine dell'anno scorso il Congresso americano ha concesso al presidente Bush 400 milioni di dollari per operazioni coperte e segrete contro l'Iran.

Magistrati in assemblea sulle riforme ( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: L'incontro si preannuncia molto partecipato: all'ordine del giorno sono le norme sull'utilizzo delle intercettazioni e la legge "blocca processi". "Valuteremo gli effetti dei provvedimenti sul nostro lavoro quotidiano", spiega Luca Poniz, dell'Anm.

Napolitano, appello al confronto di pietro: niente scuse al premier - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: niente scuse al premier Bondi su giustizia e intercettazioni:"Certi pm sovversivi" L'ex ministro scrive a Grillo: Berlusconi cerca "l'impunità come un dittatore" FRANCESCO BEI ROMA - Giorgio Napolitano, nel giorno del suo 83esimo compleanno, lancia un altro "messaggio in bottiglia" alle forze politiche, sperando che stavolta non faccia la fine degli altri: "Il mio auspicio -

Bossi: "dialogo io con veltroni e a silvio dirò di darsi una calmata" - paolo berizzi ( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Le polemiche sono scoppiate sulla giustizia e sulle intercettazioni. Dal decreto salva processi al caso raccomandazioni. Le dichiarazioni del presidente del Consiglio, stando alle parole di Veltroni, sono apparse davvero eccessive, una "somma zero per il paese". Da qui il Pd ha deciso di chiudere il dialogo.

Via la sicurezza al gioco delle tre carte - mario pirani ( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Ancor più stupefacente il disegno di legge per ridurre al minimo le intercettazioni. Tralascio qui le critiche, già mosse sul nostro giornale, alle lesioni inferte alla libertà di informazione e sottolineo, anche in questo caso, l'assurdità di azzoppare le potenzialità di contrasto alla peggiore malavita, in primo luogo quella organizzata.

Di Pietro esagerato: Silvio magnaccia ( da "Manifesto, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Infine quella valanga di intercettazioni napoletane che da giorni riempiono i giornali: "Offrono uno spaccato di questa classe dirigente italiana che ci fa vergognare, e dicono anche che non si devono pubblicare le intercettazioni. Voglio dire: vendevano parti di film piuttosto che di fiction e quant'altro utilizzando i soldi della Rai,

PDL CON MARONI. CASINI: E' UN ATTO RAZZISTA ( da "Manifesto, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: la quale si accalora per le impronte ma vorrebbe lasciare totalmente libera la barbara pratica delle intercettazioni". Diametralmente opposto è il giudizio dell'opposizione. Il segretario dell'Udc Pierferdinando Casini non è contrario alle impronte digitali, l'importante "è che ognuno di noi le dia, dal presidente della Repubblica al bambino rom.

"i terroristi volevano colpire gli europei" sventato un attentato ( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: raccolte dal giornale zurighese, al centro dell'episodio ci sarebbe l'intercettazione di una telefonata fra persone di nazionalità pakistana con riferimenti alla consegna di materiale, ritenuto sospetto, in Italia. Tutto questo sarebbe avvenuto prima della partita del 17 giugno a Berna fra Olanda e Romania.

Bossi: "Dialogo io con Veltroni A Silvio dirò di darsi una calmata" ( da "Repubblica.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Le polemiche sono scoppiate sulla giustizia e sulle intercettazioni. Dal decreto salva processi al caso raccomandazioni. Le dichiarazioni del presidente del Consiglio, stando alle parole di Veltroni, sono apparse davvero eccessive, una "somma zero per il paese". Da qui il Pd ha deciso di chiudere il dialogo.

Bufera su Di Pietro, Casini attacca: <Basta con l'ex pm, il Pd lo scarichi> ( da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Quello che viene fuori dalle intercettazioni le piace? "Su questo punto, ho una sola parola: le ho definite barbare quando riguardavano Fazio e D'Alema, le considero tali anche quando l'intercettato è Berlusconi. E, sempre, bisogna tenere conto del fatto che si tratta di frasi estrapolate dal contesto.

Appello di Napolitano Di Pietro: non mi scuso ( da "Stampaweb, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Forse saranno uscite, chissà, le nuove intercettazioni piccanti di cui tanto si chiacchiera. Certamente Di Pietro avrà infiammato la piazza girotondina (manifestazioni previste il 7 e l'8) e Berlusconi, ecco la novità delle ultime ore, sarà già andato in tivù per lanciare una forte controffensiva mediatica.

Bush prepara sanzioni contro il regime di Mugabe ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: u pagina 7 Intercettazioni, Di Pietro attacca Berlusconi "Il premier fa un lavoro da magnaccia, pensa solo a piazzare veline ". Così ieri il leader Idv Antonio Di Pietro ha attaccato il premier Silvio Berlusconi dopo la divulgazione delle intercettazioni sul caso Rai.

Intercettazioni, Di Pietro attacca il premier ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: querele Intercettazioni, Di Pietro attacca il premier ROMA "Le intercettazioni che loro vogliono limitare ci fanno vedere un capo del Governo che fa un lavoro più da magnaccia, impegnato a piazzare le veline che parlavano troppo, che da statista". Il giorno dopo il via libera del Governo al "lodo bis" fa registrare l'ennesimo durissimo attacco di Antonio Di Pietro a Silvio Berlusconi.

Casini: Di Pietro polizza sulla vita del premier, il Pd lo scarichi ( da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Quello che viene fuori dalle intercettazioni le piace? "Su questo punto, ho una sola parola: le ho definite barbare quando riguardavano Fazio e D'Alema, le considero tali anche quando l'intercettato è Berlusconi. E, sempre, bisogna tenere conto del fatto che si tratta di frasi estrapolate dal contesto.

I ndovinello ( da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: sezione: Primo Piano - data: 2008-06-30 num: - pag: 6 autore: di LINA SOTIS categoria: REDAZIONALE Qui Lina I ndovinello estivo. "Gira voce che presto verrà resa nota un'intercettazione, piccante, fra il cavaliere e una ragazza con il fisico giusto per fare la soubrette, poi diventata ministro". Chi sarà? lsotis@corriere.it.

Negli Usa rete di 40 uffici per contrastare gli illeciti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Cioffi e Tannin sono stati scoperti grazie alle intercettazioni di email.è un metodo di investigazione diffuso? Sono state intercettate anche le telefonate? Non ho informazioni su quell'indagine. Posso dire che chiedere e ottenere un ordine di esibizione delle email, quando si indaga su frodi societarie, è un metodo diffuso.

E Beha al Tg3: insulto non fuori luogo ( da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: però non è così lontana dal tono delle intercettazioni che abbiamo visto". Più tardi. Scusi, Beha, ma lei che voleva dire? Che Di Pietro ha sbagliato nella forma ma ha colto la sostanza?. Avete capito male, replica l'autore di "Il paziente italiano. Da Berlusconi al berlusconismo passando per noi", che spiega: "Ho detto che quel termine forte,

Delusione Ronaldo, il numero 1 degli Euroflop ( da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: decretare la nostra bocciatura anticipata e che invece Buffon gli ha intercettato come quando i due si allenavano assieme alla Juve. Titoli di coda per i portieri che, per la natura ingrata del ruolo, di strafalcioni ne hanno commessi in serie. Mai, però, come Petr Cech, da saracinesca del Chelsea ad apripista della rimonta turca contro la Repubblica Ceca, e Antonis Nikopolidis,

Galeazzi smontato e rimpatriato in tir ( da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: V Arrigo Sacchi azzeccherà finalmente un pronostico: che Salvatore Bagni vince la "Piadalonga ". V Paola Ferrari, sempre più giovane, vincerà lo Zecchino d'oro col brano "Il Montingelli come fa". V Daniele Tombolini sarà protagonista della soap "Vivere". Come è possibile? Aspettate le prossime intercettazioni.

Operazione Csm: più popolo e meno CORRENTI ( da "Panorama" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: riforma della legge sulle intercettazioni, corsia preferenziale per alcuni processi e tipi di reato, scudo per le alte cariche dello Stato) ne seguiranno inesorabilmente altri. Un nuovo Csm Stanno maturando rapidamente i tempi per la riforma del Consiglio superiore della magistratura, l'organo di autogoverno previsto dalla Costituzione.

Rimborsi connection ( da "Panorama" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: altra le parole e i toni di alcuni dei medici intercettati nella clinica milanese, intenti a "tirar fuori mammelle", "pescare polmoni", "investire nei tumori", sembrano la materializzazione del peggiore degli incubi. Sbrogliare la matassa di ciò che è successo, e soprattutto di come è potuto succedere senza che nessuno se ne accorgesse, non è facile.

Se cerchi la pace, non fidarti dell'Onu ( da "Panorama" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: guidati dal generale italiano Claudio Graziano, avrebbero intercettato carichi di armi diretti a Hezbollah e non avrebbero fatto nulla per fermarli. Alla fine di marzo una pattuglia di soldati italiani ha fermato un camion con alcuni miliziani a bordo, ma è stata minacciata con le armi e costretta ad andarsene.

Lettere ( da "Panorama" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: governativa sulle intercettazioni. Nel giudicare assolutamente legittimo l'intento di difendere al meglio la privacy e di correggere talune storture emerse nel corso del tempo in materia di intercettazioni, i giornalisti di Panorama segnalano che il ddl contiene un inaccettabile attacco al diritto dell'opinione pubblica a essere informata e al dovere della libera stampa di informare.

Di Pietro esagerato: <Silvio magnaccia> ( da "Manifesto, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Infine quella valanga di intercettazioni napoletane che da giorni riempiono i giornali: "Offrono uno spaccato di questa classe dirigente italiana che ci fa vergognare, e dicono anche che non si devono pubblicare le intercettazioni. Voglio dire: vendevano parti di film piuttosto che di fiction e quant'altro utilizzando i soldi della Rai,

Veltroni: "Mai più clima rissoso" ( da "Stampaweb, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: lo aveva apostrofato per la vicenda delle intercettazioni. Anzi lo attacca nuovamente: "E' impossibile - dice l'ex Pm - dialogare con chi usa il dialogo per farsi i propri interessi". Dalla Pdl le reazioni non si fanno attendere a difesa del Cavaliere e dell'operato del suo governo. Nel giorno del nuovo appello del Capo dello Stato ai politici a creare le condizioni per un clima "

Tonino rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni ( da "Giornale.it, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.

I sondaggi affondano il Pd. E Veltroni rincorre Tonino ( da "Giornale.it, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Sulla questione intercettazioni, dopo la presentazione del progetto di legge della maggioranza, Nicola Latorre è stato esplicito: "Se i magistrati diffondono le intercettazioni devono essere puniti penalmente". Marco Minniti, ministro ombra agli Interni, è tornato alla carica due giorni fa, nel pieno del polverone sulle telefonate a Saccà:

Giustizia, sarà un'estate calda. Di Pietro non si scusa, il Pd minaccia l'ostruzionismo ( da "Panorama.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Parlando delle nuove intercettazioni pubblicate dall'Espresso, il leader Idv, aveva detto che al governo [2] "più che statisti abbiamo dei magnaccia". E non intende indirizzato a lui il richiamo del [3] Capo dello Stato nel giorno del suo 83esimo compleanno a una maggiore concordia tra i due schieramenti.

Giudice accoglie ricorso Saccà: "Può tornare al lavoro" ( da "Repubblica.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: inchiesta di Napoli nella quale il dirigente era indagato per corruzione e alle intercettazioni di telefonate con Silvio Berlusconi il cui contenuto lascerebbe presupporre accordi in fatto di raccomandazioni televisive. Inizialmente, quando la vicenda era venuta a galla, lo stesso Saccà aveva deciso di autosospendersi, in attesa che la sua posizione si chiarisse.

Il giudice: la Rai reintegri Saccà Lui: <Felicissimo, c'è tanto da fare> ( da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettazionI Il giudice riabilita Saccà: "Torni in Rai" Accolta la richiesta dei legali dell'ex direttore di RaiFiction contro la sospensione del 21 dicembre del 2007 Agostino Saccà (Rai) ROMA - Il giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, ha accolto il ricorso dei legali di Agostino Saccà contro la sospensione da direttore di RaiFiction e ne ha ordinato la riammissione

Lodo Schifani, Berlusconi accelera Veltroni: "Pensano solo al premier" ( da "Stampaweb, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: aveva apostrofato per la vicenda delle intercettazioni. Dalla Pdl le reazioni non si fanno attendere a difesa del Cavaliere e dell'operato del suo governo. E la maggioranza chiede anche al Pd di prendere le distanze dall'alleato. Merlo (Pd): "Il dipietrismo è un fenomeno estraneo alla nostra strategia" Si smarca nettamente da Di Pietro anche il parlamentare del Pd Giorgio Merlo:

Il giudice salva Saccà: torni al lavoro ( da "Stampaweb, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: La Rai aveva avviato la contestazione disciplinare a Saccà, con relativa sospensione cautelativa, il 21 dicembre del 2007, in riferimento alle notizie emerse fino a quel momento dall'inchiesta di Napoli nella quale il dirigente era indagato per corruzione e al contenuto delle intercettazioni di telefonate con Silvio Berlusconi.

Oltre lo scandalo Santa Rita: rimborsi connection per la sanità ( da "Panorama.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: altra le parole e i toni di alcuni dei medici intercettati nella clinica milanese, intenti a "tirar fuori mammelle", "pescare polmoni", "investire nei tumori", sembrano la materializzazione del peggiore degli incubi. Sbrogliare la matassa di ciò che è successo, e soprattutto di come è potuto succedere senza che nessuno se ne accorgesse, non è facile.

Rai, il giudice dà ragione a Saccà: torni al lavoro ( da "Panorama.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: dirigente era indagato per corruzione e al contenuto delle intercettazioni di telefonate con Silvio Berlusconi. Agostino Saccà si è detto "naturalmente felice" della decisione del giudice del lavoro che ha accolto il suo ricorso: "Si incomincia a vedere un raggio di luce in tanto buio". "Aspetto" ha detto ancora il dirigente sospeso "di tornare a lavorare perché c'è da tanto da fare"

E Beha al Tg3: insulto non fuori luogo ( da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: però non è così lontana dal tono delle intercettazioni che abbiamo visto". Più tardi. Scusi, Beha, ma lei che voleva dire? Che Di Pietro ha sbagliato nella forma ma ha colto la sostanza?. Avete capito male, replica l'autore di "Il paziente italiano. Da Berlusconi al berlusconismo passando per noi", che spiega: "Ho detto che quel termine forte,

Le tappe della vicenda ( da "Giornale.it, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: movimentato dalla pubblicazione di stralci di intercettazioni telefoniche tra Saccà e Berlusconi - è prevista l'8 luglio. Il procedimento disciplinare Parallelamente all'indagine, la Rai ha aperto il 21 dicembre 2007 un procedimento disciplinare a carico di Saccà, che si era intanto autosospeso da responsabile di Rai Fiction, per valutare le eventuali violazioni del codice etico aziendale.

Spacciatore francese in trasferta è stato intercettato dalla polizia ( da "Stampa, La" del 30-06-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: ELETTRICA Spacciatore francese in trasferta è stato intercettato dalla polizia VENTIMIGLIA Spacciatori in trasferta dalla Costa azzurra alla Riviera con una dotazione di 50 grammi di eroina, 10 di hashish e un bilancino di precisione e anche ad una pistola elettrica vietata di tipo "Taser". Sono tre giovani francesi ad essere stato fermati l'altra notte dalla polizia in zona Roverino,


Articoli

Il fashion system è diventato un modello (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere Economia Online" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Sta rivoluzionando il sistema produttivo. E gli accordi con la finanza garantiscono l'innovazione U na volta si chiamava Tac, Tessile Abbigliamento e Calzature, poi l'abbiamo identificato come il settore di punta dell'Italian Style, ora il comparto moda si va trasformando sempre di più nel Fashion System. E non è certo un cambiamento di semplice denominazione, né una viraggio di facciata, utile solo a fini di comunicazione pubblicitaria. Il settore, una volta definito maturo quasi come sinonimo di decotto, è oggi entrato in una vigorosa fase di maturità creativa e organizzativa, tanto da costituire uno dei punti di forza della nostra industria. Innanzitutto, se ci limitiamo ai produttori di stoffe, vestiti, maglieria è ben visibile un'ampia pattuglia di oltre 2.900 aziende che ha rivoluzionato l'intero sistema. Il meccanismo vincente, nel passato, era la rete fra l'impresa leader e il pulviscolo dei tantissimi laboratori di terzisti, dove si effettuavano le diverse lavorazioni. La costellazione produttiva, la filiera, il rapporto gerarchico, la grande flessibilità, che non escludeva l'economia sommersa, ha consentito all'Italia una lunga forza competitiva. Ma il successo attuale del settore moda viene dalla capacità di intercettare i continui cambiamenti di gusto e persino il sentimento emotivo della clientela. Le scelte d'acquisto, già da tempo prevalentemente voluttuarie a tutte le scale di prezzo, sono ora caratterizzate da alta volubilità, mentre la moltiplicazione dei brand e dei punti vendita monomarca, rende quasi ossessiva la rapidità del ricambio, nell'offerta di nuovi prodotti. E così, fra una collezione e l'altra, se si ha forza creativa e potenza organizzativa, vengono inserite piccole o grandi serie, seguendo gli umori del mercato. Si può azzardare che il "Fast Fashion" sia l'altra faccia dello slow food, con la sua carica di attenzione ai contenuti del prodotto, alla qualità e alla naturalezza dei materiali, all'innovazione nel design e nello stile,il tutto per riflettere culture, modi di vestire, un rapporto profondo fra il personale e la relazione con gli altri. Naturalmente sono le grandi griffe a praticare con successo una strategia di coinvolgimento total body del proprio cliente, ma anche i più piccoli e meno conosciuti vincono accorciando il rapporto con il mercato perché si cresce vendendo nei luoghi più apprezzati dal proprio consumatore-obiettivo. Ma, oltre alla logistica, il Fashion System sta rivoluzionando la produzione e la finanza. Con il pulviscolo dei piccoli produttori, si è passati dalla rete a una logica di partnership, in modo che i sub-fornitori siano coinvolti nell'intero processo produttivo, quasi come reparti autonomi, dove chi produce ha autonomia e responsabilità, valorizzando la sua professionalità. Anche perché il successo del sistema si basa sulla scienza dei particolari: i materiali da ricercare o inventare, i modelli, le confezioni da imballo, la creazione di marchi, i punti vendita, ma anche la presenza sulla stampa specializzata, la comunicazione nel cinema e negli eventi sportivi, il legame con i testimonial, la presenza alle manifestazioni di settore. Per tutto ciò sono necessari investimenti. Non a caso proprio nella moda il matrimonio fra industria e finanza ha reso di più, consentendo alle imprese italiane di fare un grande passo in avanti nell'innovazione e nella presenza globale.

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<Con l'impunità, Silvio sarà un dittatore> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

"in piazza l'8 luglio per difendere la libertà" "Con l'impunità, Silvio sarà un dittatore" Sul blog di Grillo una lettera di Di Pietro: "Premier esempio devastante, come i mafiosi per i giovani del Sud" Il leader dell'Italia dei Valori, Antonio di Pietro in largo Cairoli a Milano dove ha firmato per il referendum sull'informazione, dando il proprio supporto all'iniziativa del comico Beppe Grillo in occasione del "V2 day" (Ansa) ROMA - Antonio Di Pietro a muso duro contro Silvio Berlusconi. All'indomani degli insulti al premier (che ha definito una magnaccia") l'ex pm leader dell'Idv mostra di non essere affatto pentito. Intervistato in tv da Lucia Annunziata Di Pietro spiega di non avere nessuna intenzione di scusarsi ("Semmai è Berlusconi che deve chiedere scusa agli italiani"). Ma non solo. In una lettera Beppe Grillo va giù pesante contro il Cavaliere. "Quando Silvio Berlusconi avrà ottenuto l'impunità l'Italia sarà, a tutti gli effetti, una dittatura" scrive Di Pietro nella missiva, prontamente pubblicata dal comico genovese sul suo blog. "È IL TEMPO DELLE SCELTE" - "Ci sono momenti nella vita delle nazioni - si legge nella lettera inviata dall'ex pm a Grillo - in cui i cittadini devono fare delle scelte. Momenti in cui non si può più fare finta di niente e continuare a credere che, in fondo, nulla veramente cambierà. Le leggi che continuamente vengono proposte dal nuovo Governo sono un attentato alla democrazia. Se passano, vincerà il regime e perderà, per un tempo indefinito, la democrazia". Questo l'incipit della lettera che il leader dell'Italia dei Valori ha scritto al comico. "Non c'è bisogno dell'esercito - prosegue l'ex pm - per togliere la libertà ai cittadini. È sufficiente manipolare l'informazione e, grazie a questa, farsi eleggere in Parlamento. Quindi legiferare contro la Costituzione, contro l'indipendenza della magistratura, contro la sicurezza dei cittadini, contro la libera informazione. Una legge dopo l'altra". DITTATURA - "Cosa distingue - prosegue Di Pietro nella lettera - un primo ministro di una democrazia da un dittatore? Il vero tratto distintivo è l'impunità assoluta del dittatore". Quindi l'affondo: "Quando Silvio Berlusconi l'avrà ottenuta l'Italia sarà, a tutti gli effetti, una dittatura". "SILVIO COME I MAFIOSI PER I GIOVANI DEL SUD" - "La storia di Berlusconi - attacca il pm di Mani Pulite - parla per lui. I suoi innumerevoli processi, la condanna per corruzione giudiziaria del suo avvocato Cesare Previti per la Mondadori, la sua appartenenza alla P2, l'occupazione abusiva delle frequenze di Rete4. L'elenco è interminabile come i danni subiti a causa sua dal nostro Paese. Mi riferisco - sottolinea - soprattutto allo spegnersi della coscienza civica, della morale, dell'etica. All'esempio devastante che Berlusconi ha offerto alla nazione e alle giovani generazioni in quasi venti anni, un esempio aggravato dalla sua impunità. Una situazione simile a quella dei ragazzi nei paesi del Sud che ammirano il camorrista o il mafioso locale". L'APPUNTAMENTO - Nell'ultima parte della lettera l'appuntamento ai sostenitori dell'Italia dei Valori: "L'otto luglio a Roma dalle ore 18:00 in Piazza Navona, in contemporanea con l'iter di approvazione della legge sulle intercettazioni - scrive Di Pietro- l'Italia dei Valori insieme a esponenti della società civile ha indetto una manifestazione per la libertà di espressione e per la giustizia.". stampa |.

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Meloni: questo Silvio non mi piace (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Una tragedia le raccomandazioni Meloni: questo Silvio non mi piace "Ma per le aspiranti attricette senza arte né parte non provo compassione" ROMA Ministro Giorgia Meloni, c'è questa brutta storia delle intercettazioni. "Storia mortificante". Ha letto i discorsi che facevano al telefono? Quelle ragazze, quelle donne che chiedevano, imploravano, e quegli altri che promettevano, alludevano... "Senta: siccome io lo so che tanto poi lei vuol farmi finire a parlare di Berlusconi, e cioè del mio premier...". Tra l'altro, come saprà, c'è Di Pietro che definisce il Cavaliere un magnaccia e... "No no, appunto: visto che il giochino è scoperto, mi faccia almeno esprimere prima un paio di concetti". D'accordo. Il primo? "La lettura di quei verbali descrive, perfettamente, il tragico sistema italico della raccomandazione". Può essere più esplicita? "Tutti, ma davvero tutti, esattamente come spiega l'ultimo rapporto Istat, tutti sono un po' convinti che in questo Paese il modo migliore per trovare lavoro sia ancora quello di farsi raccomandare ". Di solito, ministro, ci si fa raccomandare da voi politici. "E sa perché accade questo?". Un'idea diffusa, tra gli italiani, c'è: ma lo spieghi lei. "Perché non ci sono più criteri selettivi, luoghi dove la selezione sia oggettiva, fondata sul merito. Ora, però, premesso questo...". Prosegua. "Devo ammettere che di fronte a certe situazioni il mio grado di compassione è come dire? commisurato al grado di...". Complicato trovare i termini, eh? "Okay, va bene, esempio concreto: tra un laureato che finisce a lavorare in un call-center e un'aspirante attricetta che...". Mettiamo la Antonella Troise, che mette in ansia Berlusconi, tanto da fargli dire: "Quella pazza si è messa in testa che io la odio, che le ho bloccato la carriera...". "Mettiamo una così, io mi chiedo: questa signorina, poi, sa recitare? E quell'altra che invece chiedeva di poter presentare un programma: sa presentare? La verità è che, spesso, si tratta di ragazze senza arte né parte, che non fanno altro che affidarsi al meccanismo consolidato della telefonata... Ci fosse una "Scuola popolare degli artisti", ci fosse una roba come il "Saranno famosi" di Canale 5, un posto dove ti insegnano tutto, credo che sarebbe diverso". Purtroppo, sembra che la politica approfitti della situazione, piuttosto che pensare a risolverla. "Lei sta pensando a...". Per esempio a Salvo Sottile, l'ex portavoce di Gianfranco Fini. Sottile convocava la soubrette Elisabetta Gregoraci alla Farnesina... "Sì, la storia di Sottile e della Gregoraci può essere, in qualche modo, eloquente. Può capitare che la politica approfitti, di certe situazioni di disagio. Ma io glielo dico subito, e con chiarezza: io provo disgusto, per certi meccanismi". Allora, parliamo di Berlusconi. "Ecco, appunto...". Di Pietro dice che, al telefono, parla come un magnaccia. Raccomanda veline e... "Di Pietro usa un termine che non solo offende il suo passato di magistrato e di ministro della Repubblica, ma che mi sembra anche del tutto sproporzionato alla reale gravità dei fatti". Ministro, senta, andiamo oltre: il Berlusconi che dice quelle frasi, quelle certe frasi, che si interessa a certe ragazze, a lei piace o no? "No. A me, donna di destra, ovviamente non piace. Anche se, come appare evidente dalla telefonata di Rutelli che a Saccà sollecitava una fiction sulla famiglia Loren, il problema è piuttosto diffuso". Che poi, avrà letto: Gianni Letta, il potentissimo Letta non riesce a raccomandare né il figlio di Antonello Venditti né la Giuditta Saltarini, moglie di Renato Rascel. "Pensano che a noi politici basti alzare un telefono, e poi... uno come Letta...". Ultima domanda. "La più brutta, scommetto...". Ministro, la prego. "Forza, proceda". Gira voce, e lo insinua pure il "Riformista", che presto verrà resa nota anche una piccante intercettazione tra il Cavaliere e una giovane con il fisico giusto per fare la soubrette che poi, adesso, sarebbe addirittura diventata ministro. Per caso lei... "Io? Io proprio no. Le sembro una con il fisico da showgirl?". Fabrizio Roncone stampa |.

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L'ombra di un attentato su Euro 2008 (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Al centro dell'episodio intercettazione di una telefonata fra pakistani L'ombra di un attentato su Euro 2008 Il ministro svizzero Schmid: "Adottate le misure del caso: così il problema non è diventato concreto" BERNA - Euro 2008 obiettivo di un attentato. La Svizzera ha ricevuto dall'estero informazioni circa un attacco che si stava preparando ai danni della competizione continentale. Ad affermarlo è il consigliere federale Samuel Schmid in un'intervista pubblicata dalla NZZ am Sonntag. Il ministro della Difesa non ha voluto fornire maggiori dettagli, limitandosi a dire che le guardie di confine, la polizia e i servizi segreti hanno adottato le misure del caso e che il problema non è poi diventato concreto. "MOMENTI DI TENSIONE MA NESSUN INTERVENTO" - Non si tratta delle stesse informazioni circolate sul Web alla vigilia del campionato europeo: secondo fonti non meglio precisate citate dal domenicale zurighese, al centro dell'episodio sarebbe l'intercettazione di una telefonata fra persone di nazionalità pakistana e riferimenti alla consegna di materiale in Italia. Tutto questo sarebbe avvenuto prima della partita del 17 giugno a Berna fra Olanda e Romania. Nell'intervista Schmid ha detto inoltre di aver vissuto momenti di tensione durante i campionati europei, precisando tuttavia che non è mai stato neccessario intervenire in maniera operativa. "La nostra polizia è pronta a far fronte a queste situazioni", ha spiegato. stampa |.

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<Alla Troise lungo provino: è brava e l'hanno crocefissa con volgarità> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Tognazzi "Alla Troise lungo provino: è brava e l'hanno crocefissa con volgarità" Parla il regista della miniserie Mediaset "I segreti dell'isola di Korè" DAL NOSTRO INVIATO TRAPANI Non ci sta Ricky Tognazzi a passare per il regista della "fiction dei raccomandati". E replica duro difendendo I segreti dell'isola di Korè, la miniserie che sta girando fra Trapani e Siracusa anche con Antonella Troise e Simona Borioni, due delle attrici nella tempesta delle intercettazioni. Berlusconi le chiama "le mie fanciulle "... "So solo che non sono le "raccomandate". Perché sono state prese dopo un regolare provino. Compresa la Troise. Un'ora e mezza di scene. Un vero e proprio esame. Superato perché brava. E quindi ingaggiata". Senza pressioni "eccellenti"? "Io ho fatto una ventina di film e nessuno mi ha mai rotto le scatole. Nessuno ha mai imposto un attore. Le mie scelte le ho sempre fatte in assoluta autonomia ". Di Pietro s'è lanciato contro Berlusconi definendolo "protettore di veline". "È una gara in cui sinceramente non voglio competere. Ribadisco che le volgarità origliate e pubblicate sono ingenerose nei confronti di un film che impegna tante energie e tanti soldi. E che le attrici sono brave, non "raccomandate"". Si è parlato anche di Ida di Benedetto... "Sono allibito e a questo punto confuso. Ma sono confusi anche i cronisti che generalizzano, fanno di tutte le erbe un fascio e non sanno nemmeno che la Di Benedetto purtroppo non lavora nel mio film". Un errore? "È lo stesso errore di chi schiaffa in una polemica interna alla Rai una fiction Mediaset...". Qualcuno, interpretando le intercettazioni, pensa che la produzione aveva provato con la Rai e ha ripiegato sul concorrente. "Che gran riflessione. Magari ci fosse un terzo polo. È chiaro che tratti con Rai o Mediaset e poi lavori con uno dei due. Come Albatross ha fatto per tante fiction anche di impegno civile. Ma questo film non è mai stato un progetto Rai. È un format francese acquistato e mandato in onda Oltralpe da Mediaset. Un falso. Utilizzato però, con la curiosità morbosa sui raccomandati, per mischiare le carte e trascinarci in una storia a noi estranea. Vogliono origliare dentro i telefoni di gente famosa? Ma io che cosa c'entro?". Il tema cruciale resta il sospetto della raccomandazione "eccellente". "Bisognerebbe prima informarsi e non scivolare sulle bufale, come nel caso della Di Benedetto che io volevo e che con mio grande rammarico non può partecipare. Nè le intercettazioni riguardano la carriera di una grande attrice che nessuno può ridurre a un flirt con Urbani". Lei riceve segnalazioni? "E chi non ne riceve? Ho una cartellina aperta con persone che ti chiedono di dare una mano al nipote o al figlio, che danno consigli, che propongono. Ma poi tutti gli attori che ho scelto sono sempre passati dal provino. Compresa la Troise, oggi crocefissa in modo indegno. Dovrebbe valere una regola: gli attori vanno giudicati quando recitano, non quando se ne parla a sproposito". Felice Cavallaro stampa |.

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Berlusconi: vorrei tanto godermi barche e case come fa la mia famiglia (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Sotto pressione- "L'unico senza tempo libero, non ne posso più" Berlusconi: vorrei tanto godermi barche e case come fa la mia famiglia Ma a Gheddafi: qual è il segreto per restare leader a lungo? Con il leader libico scherza sui figli legittimi e illegittimi: "In questo campo non posso batterti..." ROMA "Voglio vedere Tokyo, non sono mai stato in Giappone, si parte prima per il G8!". Mentre i giudici e le intercettazioni lo restituiscono al suo passato Berlusconi si concede pensieri esotici. Servono a esorcizzare il presente, smaltire rabbia e delusione: "E pensare che ho barche sulle quali non ha quasi mai messo piede, case che ho visto una volta sola, una famiglia che si gode la vita. Sono l'unico costretto a non avere tempo libero". Forse non fin in fondo, ma il Cavaliere ci aveva creduto. Era felice di un rapporto inedito con il Colle, costruttivo. Aveva la speranza che il dialogo con il Pd fosse l'inizio di una stagione nuova. Persino nelle piccole abitudini: "Non parlo più con i giornalisti, almeno per strada". Poi, più velocemente di quanto credesse, nel suo specchio è tornato l'imputato. Quell'immagine che risveglia dal sogno di un percorso in discesa, dalla speranza di poter agevolmente compiere una transizione, anche personale. Sentirsi amato, per il premier come per ogni politico, è un bisogno. Sotto la tenda di Gheddafi, due giorni fa, ne ha tradito la voglia. Semplificando. Dimenticando deficit di democrazia, come anche dinanzi a Mubarak. Eppure cercando qualcosa che ancora gli sfugge: "Ma come si fa a restare leader per tanto tempo, avete un segreto?". Ovvio che una risposta sincera non sarebbe esportabile, ma è la domanda che descrive lo stato d'animo. Così come la gara immaginaria, ancora con il Colonnello libico, sulla prolificità. L'autore del libretto Verde ha qualche decina di figli legittimi; non meno, sembra, illegittimi. Berlusconi ha sorriso e riconosciuto la superiorità: "In questo campo non posso batterti... ". Come se invece volesse, perché l'esempio è metafora di un potere che si dispiega senza ostacoli, che non ha impedimenti. Il Cavaliere credeva di non dover fare più gare: con gli alleati, come con i giudici. Anche perché chi si sacrifica per il Paese, cosa di cui è convinto, "dovrebbe essere ringraziato, non ancora perseguitato". E invece nessuna riconoscenza: "Dal Pd nessuna solidarietà per la pubblicazione delle intercettazioni ". E la delusione ingenera sentimenti altalenanti, pensieri ricorrenti e non inediti, come quello, tutto ideale, della fuga. Lo ha detto ai commercianti, durante lo sfogo dell'altro giorno: "Potrei godermi i soldi che ho meritatamente guadagnato...". Lo dice agli amici: "Non ne posso più". Le cronache di questi giorni hanno offerto un'immagine non molto distante da quella privata. A Bruxelles come a Roma il capo del governo ha parlato senza rete, sfogandosi. Nella capitale belga concludendo con un "lo avete voluto voi...", diretto ai cronisti. A Roma, alla Confesercenti, replicando ai fischi con un "mi avete invitato voi...". In entrambi i casi parla chi si sente scomodato, che avrebbe "molto di meglio da fare" che governare in queste condizioni, dovendo preparare udienze, difendersi dalle nuove accuse, preoccuparsi delle conseguenze di una possibile condanna. E nel "meglio da fare", oltre al governare rispondendo solo al mandato degli elettori, c'è anche un'alternativa: per esempio tornare a sognare i Tropici, le vele del Perini di 50 metri che ha acquistato da Murdoch e che finora non si è goduto come avrebbe potuto. Nel frattempo, proprio in questi giorni, la figlia Marina è alle Bermuda, la moglie Veronica è anch'essa in vacanza, il figlio Piersilvio è a Portofino. A chi lo andava a trovare, ad Antigua, a gennaio, il Cavaliere offriva un incubo personale: "Ma si rende conto che devo tornare a Roma, a Palazzo Grazioli, dove non c'è mai luce ". Quattro giorni fa, nel suo studio di Palazzo Grazioli, Berlusconi, letteralmente, urlava. Così forte che chi stava dall'altra parte della linea, a Palazzo Chigi, si è spaventato. E anche preoccupato: "Mai sentito prima così". Motivo? Una dichiarazione di Veltroni rimasta senza replica, per troppo tempo. Forse come il tempo che al Cavaliere sembra sfuggire: sia per godersi la vita come potrebbe, sia per governare un Paese "che purtroppo non ha, non ancora, alternative al sottoscritto ". Anche, sembra, per i più piccoli dettagli: ieri pomeriggio, mini-tour alla Maddalena, si prepara il prossimo G8: "Mi raccomando, a terra mettete granito, pietra sarda, non parquet". Marco Galluzzo stampa |.

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Di Pietro: <Con Berlusconi non mi scuso> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

All'indomani delL'INSULTO al presidente del consiglio il leader idv rilancia Di Pietro: "Con Berlusconi non mi scuso" "È il premier a doversi scusare con gli italiani: obbliga il Parlamento a fare leggi che servono a lui" Antonio Di Pietro (Inside) MILANO - Antonio Di Pietro non chiede scusa al premier Silvio Berlusconi per averlo definito "un . Anzi, ospite della trasmissione "In mezz'ora" di Lucia Annunziata, il leader dell'Italia dei Valori dice che è il presidente del Consiglio a doversi "scusare con gli italiani perché in campagna elettorale ha detto che si sarebbe attivato per farli stare bene e invece sta obbligando il Parlamento a fare leggi che servono a lui per suo interesse". "Utilizzare il proprio ruolo per mortificare il merito e la professionalità di chi lavora in Rai è un atto immorale. Questo sì è un insulto ai cittadini" ha detto il leader dell'Idv a proposito delle ultime intercettazioni pubblicate. "ISTITUZIONI SFRUTTATE A FINI NON ISTITUZIONALI" - "Il mio sarà pure un linguaggio crudo - ha spiegato - ma il suo è un insulto agli italiani perché quando ha un processo in corso si fa una legge per farsi salvare". Quindi "è il premier che si deve scusare con gli italiani anche perché non può fare telefonate al direttore della rete pubblica per cui noi paghiamo il canone per dire piazza questo, piazza quello". L'ex pm ha ribadito che "il problema grave è che si utilizzano le istituzioni a fini diversi da quelli istituzionali". Ma il Pd appoggia Di Pietro? "Chiedetelo agli elettori del Pd..." ha risposto il leader dell'Idv. RAI-ORLANDO - Rivendicando la candidatura di Leoluca Orlando alla presidenza della Commissione di vigilanza sulla Rai, come "candidato non solo dell'Idv, ma anche del Pd" Di Pietro ha anche ricordato che "per prassi le commissioni di garanzia spettano all'opposizione". "Berlusconi vuole scegliere il candidato per la vigilanza Rai? Allora questo è regime" - ha detto l'ex pm. stampa |.

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Dossena, Bagni e Bartoletti si contendono il titolo del commentatore che l'ha sparata più grossa (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere delle Alpi" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Di Carlo Pecoraro Dossena, Bagni e Bartoletti si contendono il titolo del commentatore che l'ha sparata più grossa "Il calcio è la cosa più importante delle cose non importanti", sosteneva Arrigo Sacchi. In 23 giorni di Europeo, in tv, di cose non importanti se ne sono dette tante e spesso anche male. 1ºposto. Il Dossena pensiero. Il commentatore ha piazzato ottime perle, Beppe Dossena (per noi: Dossjevski) si sintetizza in quattro frasi: "Il calcio non è scienza... ma ci avviciniamo"; "vincendo hanno svuotato un tabù"; "i russi vanno a energia eolica o solare?"; "ho scoperto. I russi vanno a luce artificiale". 2ºposto. I profetici. Il prezioso supporto tecnico di Salvatore Bagni: "Questa è una partita che si può risolvere dal 1' al 90'". D'accordo, ma forse anche nei minuti di recupero, nei supplementari o ai rigori. Paolo Crepet: "Consiglierei a Donadoni di prenderla così, pensando che va male. Poi magari viene bene". E' venuta malissimo. Marino Bartoletti: "Se avessi cinque euro punterei sul Portogallo". E meno male che non aveva nemmeno quelli. 3ºposto. Politicamente scorretti. Alessandro Forti: "La Russia a sinistra non combina nulla". E c'è da crederci, con Putin al governo! Fulvio Collovati: "Una straordinaria Turchia. Mi sento di dire che il popolo turco, se popolo si può dire, è stato degnamente rappresentato da questa squadra". Tranquilliziamo Fulvio Collovati, le parole che non si possono pronunciare sono: intercettazioni, magistrati, conflitto d'interesse, a "popolo" non ci siamo ancora arrivati. 4ºposto. (S)iberia. Marino Bartoletti bacchetta Zapatero: "Le sue dichiarazioni mi fanno lo stesso effetto del Torero Camomillo, il matador tranquillo". Ma il premier non sbaglia. Fernando Torres nel mirino dell'inviato Calcagno: "Fari puntati su Torres, ma anche obiettivi, microfoni e ovviamente luci". Fiorello e Baldini: "Comunque vada per l'italia, noi tifiamo per la Spagna". 5ºposto. Uefa per ogni occasione. Marino Bartoletti sulle dichiarazioni di Abete contro la federazione definisce la Uefa: "Unione europea fannulloni". E sugli errori degli arbitri, diventa: "Unione europea fischietti fannulloni". 6ºposto. Invenzioni. Daniele Tombolini e il suo semaforo in moviola.

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Di Pietro non arretra, anzi rilancia (sezione: Intercettazioni)

( da "Libertà" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

"E' Berlusconi che deve chiedere scusa agli italiani". Il Pdl contro l'ex pm ROMA - Nessuna marcia indietro. Di Pietro non si scusa con Berlusconi il giorno dopo averlo insultato con quel "magnaccia delle veline" con cui lo aveva apostrofato per la vicenda delle intercettazioni. Ed anzi lo attacca nuovamente: "è impossibile - dice l'ex pm - dialogare con chi usa il dialogo per farsi i propri interessi". "È il premier - contrattacca - che si deve scusare con gli italiani perché in campagna elettorale aveva promesso che si sarebbe attivato per farli stare bene e invece sta obbligando il Parlamento a fare leggi che servono a lui". Dal Pdl le reazioni non si fanno attendere a difesa del Cavaliere e dell'operato del suo governo: Paolo Bonaiuti attacca Di Pietro che "ogni giorno cerca di avvelenare la vita italiana ma non ci riuscirà - ammonisce - il governo reagirà con i fatti e andrà avanti per la sua strada come chiedono gli elettori". Nel giorno del nuovo appello del capo dello Stato ai politici a creare le condizioni per un clima "più sereno e costruttivo", ed a cui per primo Di Pietro plaude, non si registrano segnali di distensione tra gli schieramenti. Dal Pdl Fabrizio Cicchitto, che punta il dito contro Di Pietro accusato di "provocare l'imbarbarimento della vita politica italiana" non risparmia Veltroni ed il Pd che di quanto accade hanno "responsabilità rilevanti". Niccolò Ghedini, avvocato del premier rinfaccia all'ex pm di trovarsi in Parlamento proprio "grazie ad i processi contro Berlusconi per i quali oltretutto il premier è stato assolto". "È tempo - dice - che anche Di Pietro inizi ad affrontare i molteplici processi per diffamazione che per le sue dichiarazioni gli saranno immediatamente intentati" . Per il segretario della Democrazia Cristiana per le Autonomia Gianfranco Rotondi "Di Pietro ha perso un'occasione importante per rispondere all'appello del presidente della Repubblica non facendo un passo indietro rispetto agli insulti usati anche ieri contro Berlusconi. Il premier - prosegue - non deve scusarsi di nulla, gli italiani lo hanno rivoluto a Palazzo Chigi per far risollevare l'Italia". Dall'opposizione Franco Monaco, ulivista del Pd rifiuta l'etichetta di essersi schierato contro l'ex pm che pure critica per le "parole effettivamente infelici e sopra le righe". E dall'Idv arriva la richiesta di Silvana Mura "ai tanti che nella Pdl non perdono occasione per chiedere a Veltroni di dissociarsi da Di Pietro e che invece farebbero bene a dissociarsi loro da quello che il premier sta attuando" ad esempio con le sue "leggi vergogna". 30/06/2008.

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Giallo Orlandi, al setaccio voci intercettate e vecchie carte (sezione: Intercettazioni)

( da "Libertà" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

ROMA - La rilettura di vecchi atti processuali e la comparazione fonetica di voci intercettate nel 1983. Sono le prossime mosse della magistratura romana per tentare di fare luce sulla sparizione di Emanuela Orlandi. Questa settimana gli inquirenti, dopo l'accelerazioni alle indagini data da Sabrina Minardi con la chiamata in causa della Banda della Magliana, cominceranno un'attività di setaccio alla ricerca di riscontri alle dichiarazioni della supertestimone e di nuovi spunti investigativi. I pm Andrea De Gasperis, Simona Maisto e Roberto Staffa, quest'ultimo affiancato ai primi due da qualche giorno, intendono chiarire meglio ruoli apparsi in un primo momento di scarso rilievo ed approfondire aspetti esaminati in passato in modo superficiale. In procura non si nasconde che un punto di partenza essenziale sarebbe la riconducibilità di tre voci registrate in altrettante telefonate arrivate ai familiari di Emanuela nell'estate del 1983. Nelle prime due gli interlocutori comunicarono che a Fiumicino e a Roma, nei pressi di piazza Montecitorio, erano stati lasciati il tesserino del corso di musica della giovane ed una sua lettera in cui diceva di stare bene. La terza è quella che il pentito Antonio Mancini, in una puntata di "Chi l'ha visto", ha detto essere di un killer, Mario, della Banda della Magliana. Ora quelle voci saranno messe a confronto con altre di appartenenti all'organizzazione criminale registrate in occasione di vari processi. Sul caso di Emanuela Orlandi è intervenuto, in un'intervista sul quotidiano Avvenire, il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano. "Il classico caso di scandalo estivo creato ad arte per catturare l'attenzione dei lettori". 30/06/2008.

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Quali saranno i nostri compagni di strada? (sezione: Intercettazioni)

( da "Libertà" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Di SABRINA FREDA* Il Festival delle idee che si è svolto a Piacenza nei giorni scorsi e le dichiarazioni degli esponenti di PD e UDC offrono lo spunto per più di una riflessione. Una riflessione che l'Italia dei Valori intende portare sul piano della "sostanza" politica, piuttosto che sulle tattiche elettorali e sulle prospettive di alleanze "di comodo" (PD +UDC+pezzi del PDL?) in vista delle prossime amministrative. Non ci interessa discutere di "comportamento elettorale" dei cittadini, né di calcolare in termini di voti quanto potrebbe essere vantaggioso starcene zitti, senza fare opposizione per non passare per "antiberlusconiani". Secondo il leader UDC Casini, fare opposizione al Governo significa consegnare l'Italia a Berlusconi per i prossimi 50 anni. La sua soluzione è quella di lasciar fare, nell'attesa di decidere da che parte stare ("Onestamente - dichiara l'On. Casini - non vedo una sola ragione per cui io e Letta non potremmo stare all'interno dello stesso partito. Ma questo, a dire il vero, vale anche per molti esponenti del Popolo delle Libertà, con cui molti punti di contatto possono esistere"). L'Italia dei Valori non ha intenzione di lasciar fare, ma ritiene di dover dare voce nelle aule del Parlamento a quanti non hanno votato per Berlusconi e che non condividono i provvedimenti ad personam e la gestione privatistica della cosa pubblica L'opposizione dell'Italia dei Valori all'emendamento salva Retequattro, al decreto sulla sicurezza (ribattezzato "salva premier" ) che porterà alla sospensione di circa centomila processi, al disegno di legge che prevede di impedire ai magistrati l'uso delle intercettazioni e di impedire ai giornalisti di parlarne, è un atto politico dovuto, non una questione personale. In particolare, riguardo al tema delle intercettazioni, riprendo l'intervento dell'On. Silvana Mura per rimarcare che le indagini sulla clinica Santa Rita, prima di arrivare a contestare gli orrori di cui ora tutti sappiamo, sono partite sulla base dei reati di truffa ai danni dello Stato e falso in atto pubblico, ipotesi punite al massimo con la pena di sei anni e, pertanto, stando al disegno di legge del Governo, non più intercettabili, visto che si tratta di reati che prevedono una pena edittale al di sotto dei dieci anni. Quindi, con il disegno di legge appena varato dal Governo, non sarà più possibile scoprire un'altra clinica degli orrori, perché le indagini non potranno più avvalersi delle intercettazioni, senza le quali i cittadini oggi continuerebbero a rivolgersi alla clinica Santa Rita. Ciò, a giudizio dell'Italia dei Valori, è inaccettabile In sostanza, qualcuno rimprovera all'Italia dei Valori di continuare a sostenere dai banchi dell'opposizione gli stessi principi su cui aveva chiesto la fiducia dei cittadini in campagna elettorale. Questa attitudine si chiama coerenza e riteniamo sia un valore inestimabile, poiché è attraverso di essa che si crea la coesione di molti intorno a un progetto. Ogni deviazione dalla coerenza crea sfiducia nel progetto, delusione e abbandono: per questo motivo da parte dell'Italia dei Valori non c'è né c'è stato alcuno "sbandamento in termini di linea". Sappiamo che non è mai esistito un tempo o un luogo in cui la politica non avesse le sue zone buie e la sua componente di clientelismo e corruzione. Ma sono esistiti tempi e luoghi in cui la politica era un fiume che, con i suoi punti cristallini e i suoi punti limacciosi, scorreva nel tessuto vivo della società, diventandone l'anima, l'elemento di connessione. Siamo convinti che la politica debba tornare ad essere il luogo in cui i diversi interessi sociali trovano il proprio punto di sintesi, un momento di elaborazione in grado di trasformare una galassia di tendenze contrapposte in un corpo sociale. Ecco, ciò che noi chiamiamo "valore" è tutto ciò che sia in grado di raggiungere questo obiettivo: legare fra loro in un insieme di interrelazioni ciò che prima era un pulviscolo di interessi sparsi e slegati. Un "valore" è ciò che trova un punto di contatto tra visioni apparentemente incompatibili: tra l'esigenza salariale dell'operaio e quella economica dell'imprenditore, tra il desiderio di sicurezza del cittadino e quello dell'immigrato di ricominciare a vivere, tra la necessità di garantire autonomia a chi governa e quella, più impellente che mai, di escludere dal governo chi confonde l'autonomia con la libertà di delinquere. Questo lavoro di sintesi è ciò che costruisce il sistema di valori in cui una comunità trova le proprie fondamenta. In sostanza: la politica, quando svolge diligentemente il proprio ruolo, ha lo scopo fondamentale di essere la fabbrica di un sistema di valori, che armonizzi e ponga in relazione tra loro le diverse anime di una collettività e i loro contrapposti interessi. E' questa dimensione che vogliamo recuperare, una politica che trovi nella concretezza delle esigenze della collettività, e non nelle astrazioni di comodo e nelle tattiche elettorali dell'ultima ora, la propria ragion d'essere. E' in questo senso che ci schieriamo "dalla parte dei cittadini" e continueremo a farlo dai banchi dell'opposizione. Ed è con queste premesse che, a questo punto, siamo noi dell'Italia dei Valori a chiederci chi saranno, nel prossimo futuro, i nostri compagni di strada. *Segretario provinciale Italia dei Valori 30/06/2008.

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Di SALVATORE DATTILO Siamo cresciuti, concependo una sorta di rispetto sacro per le leggi (sezione: Intercettazioni)

( da "Libertà" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Di SALVATORE DATTILO Siamo cresciuti, concependo una sorta di rispetto sacro per le leggi di SALVATORE DATTILO Siamo cresciuti, concependo una sorta di rispetto sacro per le leggi. I legislatori più antichi sono figure, che sconfinano nel mito: Mosè, Hammurabi, Licurgo. Le prime leggi di Roma erano scritte nel bronzo delle Dodici Tavole, per sottolinearne la necessità e l'immutabilità. Platone ci racconta di Socrate, che rifiuta di fuggire dal carcere per sottrarsi all'ingiusta condanna a morte, perché la maestà delle leggi è un valore più grande della stessa vita. Giustiniano raccoglie e ordina il diritto romano (mille anni di leggi e di dottrina) in una sorta di "testo unico", che viene promulgato come opera di Dio stesso. Una volta si riconosceva la sacra maestà delle leggi, accettandone le conseguenze più dure: "dura lex, sed lex" si diceva. I giuristi più sottili cercavano come potevano di evitare quelle conseguenze a forza di ingegno e di finezze interpretative: "fatta la legge, trovato l'inganno" si diceva; ma anche questo era un modo di riconoscerne la forza cogente. E' il fatto di riconoscere le leggi come regole di vita (o almeno di comportamento) che le rende sublimi, perché ci rendono liberi; "legum servi sumus ut liberi esse possimus" (siamo schiavi delle leggi per poter essere liberi): su questo apparente paradosso di Cicerone è fondata la nostra civiltà giuridica e la nostra democrazia. O almeno così credevamo fino ad ieri. Oggi, viceversa, vediamo sotto i nostri occhi italiani lo snaturamento delle leggi, pensate unicamente come strumento di prevaricazione e di prepotenza private, manifestamente ispirate dalla privata, ossessiva preoccupazione del premier di sottrarsi ad alcuni processi e alle probabili condanne che ne seguirebbero. Le leggi non sono più intese come ispiratrici di regole, ma come macchine di sregolatezza e questo vediamo fare con l'avallo di un Parlamento che si presta ad essere cassa di risonanza di privati interessi. Siamo giunti ad un punto, seppur prevedibile, di inaudita gravità, di trionfante ipocrisia. Per fermare un processo penale (il "caso Mills", che vede imputato il premier), se ne fermano decine di migliaia, gravando di un'infinità di impensabili adempimenti le cancellerie della già sgangherata macchina della giustizia e si pretende di farci credere che ciò la renderà complessivamente più efficiente e veloce e maggiormente in grado di rispondere alla richiesta di sicurezza che sale dalla società! Potrebbero risparmiarci, se non il danno, almeno la beffa! Vedremo i parlamentari azzuffarsi per arrivare al risultato agognato prima della vicinissima udienza del prossimo 7 luglio al Tribunale di Milano. Ma, non contento (chissà, infatti, cosa bolle nella pentola delle intercettazioni telefoniche in mano alla Procura di Napoli: quelle sulle "gnocche") il premier ha ispirato un meraviglioso disegno di legge, da approvare al più presto, per porre al riparo dai fastidi dei processi penali "le alte cariche dello Stato". Un altissimo servizio reso al Paese e alle sue massime istituzioni e - per di più! - un servizio disinteressato, in quanto saranno al riparo il Presidente della Repubblica e i Presidenti di Camera e Senato. Certamente il premier non può farci nulla se anche lui, per mera coincidenza, si trova a coprire un ruolo di "alta carica" e risulterà così, per forza di cose, lui stesso ben "riparato". Peccato che il premier sia l'unica "alta carica" ad avere già attualmente significative pendenze penali e tira aria che di nuove se ne aggiungeranno presto; tuttavia il nostro premier (che è certamente un uomo d'onore) ci assicura di non avere affatto pensato a se stesso, ma solamente al bene dell'Italia e al decoro delle sue massime cariche istituzionali. Ancora una volta - perdinci! - potrebbero risparmiarci almeno la beffa e alle altre "alte cariche" l'umiliazione di servire come foglie di fico per creare una "dignitosa" ghirlanda attorno alle impudicizie altrui. 30/06/2008.

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Non mi scuso, si scusi il premier con il Paese Di Pietro attacca ancora Berlusconi: obbliga il Parlamento a fare leggi che servono solo a lui (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del "Non mi scuso, si scusi il premier con il Paese" Di Pietro attacca ancora Berlusconi: obbliga il Parlamento a fare leggi che servono solo a lui di Eduardo Di Blasi / Roma "ANDREMO AVANTI" Il refrain del ministro della Giustizia Angelino Alfano, è simile a quello che il ministro dell'Interno Roberto Maroni, ha inaugurato prima sulla questione delle badanti nel decreto sicurezza, poi sulle impronte ai bambini rom. "Andremo avan- ti". In che direzione non è chiaro se anche Valerio Onida, costituzionalista e presidente emerito della Consulta, ritiene che sul Lodo Alfano e sul taglia-processi, la corte Costituzionale potrà far calare la propria scure. Soprattutto se il centrodestra deciderà di andare avanti con il voto ordinario, senza cioè provare a varare una riforma costituzionale (che occorrerebbe anche dei voti dell'opposizione). "Usando la legge ordinaria - spiega Onida alla Stampa - si viola l'articolo 138. Questo è l'elemento decisivo di incostituzionalità del lodo Alfano". Mentre, spiega il costituzionalista, sul taglia-processi è la sua collocazione nel decreto sicurezza a renderlo a rischio. Il motivo di una simile decisione sarebbe imbarazzante: "La Consulta spesso ha giudicato incostituzionali norme per intrinseca irragionevolezza. Se non si considera lo scopo di cercare di fermare i processi al presidente del Consiglio non si comprende la ragione di quell'emendamento". È nella semplicità di questa analisi giuridica che sta la distanza tra le dichiarazioni del centrodestra (che affermano come l'opposizione sia stata presa nuovamente da "antiberlusconismo") e la realtà dei fatti di un presidente del Consiglio che decide di nuovo di fare una legge per sè stesso. Mentre Veltroni annuncia la fine del dialogo con il centrodestra, e il Capo dello Stato auspica "un clima più sereno" è ancora Antonio Di Pietro a sparare dalla prima linea. Ospite del programma di Lucia Annunziata, l'ex pm di Mani Pulite che il giorno prima aveva dato del "magnaccia" al premier, non ha scuse da porgere: "È Berlusconi a doversi scusare con gli italiani - contrattacca - In campagna elettorale ha detto che si sarebbe attivato per farli stare bene e invece sta obbligando il Parlamento a fare leggi che servono a lui". Sul blog di Beppe Grillo nella convocazione della manifestazione prevista a piazza Navona l'8 luglio (in concomitanza con l'analisi del testo sulle intercettazioni), affonda ancora: "Cosa distingue un primo ministro di una democrazia da un dittatore? Il vero tratto distintivo è l'impunità assoluta del dittatore. Quando Silvio Berlusconi l'avrà ottenuta l'Italia sarà, a tutti gli effetti, una dittatura". Alla manifestazione aderirà anche Paolo Ferrero, l'ex ministro della Solidarietà Sociale firmatario di una delle due mozioni che si contendono la guida del Prc. Motiva: "Il premier pensa solo ai suoi interessi, non certo a quelli degli italiani". Gli esponenti della Casa della Libertà provano a legare le due opposizioni di Veltroni e Di Pietro affermando come il primo segua la scia del secondo, il ministro Sandro Bondi prova a fare da pontiere: "Il nuovo incendio scoppiato sulla giustizia può essere circoscritto e spento se le forze politiche più responsabili sapranno ricercare un possibile terreno di confronto in Parlamento, sulla base del provvedimento proposto dall'ottimo ministro Alfano".

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Il Pd tornerà nelle piazze d'Italia Parleremo a tutti, senza risse (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Il Pd tornerà nelle piazze d'Italia "Parleremo a tutti, senza risse" di Walter Veltroni/ Segue dalla prima NON HO DUBBI su quale debba essere la risposta a queste tue domande. La risposta è: sì. Già a metà maggio, di fronte al coordinamento nazionale riunito per discutere del voto, avevo detto che nei prossimi mesi il viaggio in Italia sarebbe continuato. Ma- gari a ritmi meno frenetici, ma sarebbe continuato, senza sosta. Ora voglio dire a te che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare. A tutti gli italiani. Innanzitutto al "popolo del Pd", a quei dodici milioni di donne e di uomini che ci hanno dato fiducia e che non meritano di avvertire attorno a loro sconforto, vuoto, disillusione, ma soluzioni e risposte all'altezza, e riconoscimento, identificazione, rappresentanza. In una parola quel "radicamento" del nostro partito che verrà certo dalla concreta presenza fisica in tutti i Comuni, in tutti i quartieri e le borgate del nostro Paese. E insieme a questo dalla consapevolezza che non ci si radica solo aprendo nuove sedi, ma con la capacità di interpretare le domande e i bisogni delle persone, con la prontezza nel riconoscere le opinioni e condividere i sentimenti che si formano tra i cittadini. E in questo senso il viaggio che ci apprestiamo a riprendere sarà anche una parte del lavoro in vista della manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno. Per questo, credo, è importante tornate a parlare a tutti, anche a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza (nell'illusione stanno scoprendo ora) di veder risolti i propri problemi e che invece si vedono precipitare in una crisi sempre più aspra e in un clima politico che getta l'Italia nel passato al posto che spingerla verso il futuro. Le "piazze gremite" della campagna elettorale dicono che avevamo capito bene, caro Antonio, quanto fosse importante rimettersi in sintonia con le famiglie, con i lavoratori, con i pensionati, con i giovani precari, con le comunità locali. Quanto fosse importante tornare a parlare, in una conferenza operaia, a chi da diversi anni evidentemente ci percepiva lontani, distratti, impegnati a pensare e a fare altro. Quanto fosse importante avanzare proposte e programmi degni di un partito che vuole e deve essere "di popolo", anzi io credo che il Pd debba letteralmente farsi popolo: come difendere i salari e la dignità del lavoro; come salvaguardare il potere d'acquisto delle famiglie che non arrivano alla quarta settimana del mese; come garantire pari opportunità ai nostri ragazzi combattendo i privilegi e affermando il merito; come far comprendere, superando quelli che giustamente definisci "i più dannosi luoghi comuni della sinistra", che senza crescita e senza la buona salute delle imprese non potrà esserci giustizia sociale, che per questo nostra nemica non è la ricchezza ma la povertà, che la sicurezza è un diritto di tutti e che garantirla vuol dire tutelare innanzitutto i più deboli. Ma facendolo come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria (he non è mai stata vocazione all'autosufficienza): lavorando per unire. Unire i lavoratori dipendenti e quelli autonomi, il lavoro e l'impresa, i giovani e gli anziani, il nord e il sud. In un grande progetto di cambiamento, che superi egoismi, frammentazioni, divisioni. Tutto questo non è stato evidentemente sufficiente a vincere le elezioni, certo non è bastato il tempo. Ma abbiamo fatto un lavoro grande e prezioso, che come ho già avuto modo di dire ci consente di proseguire, ora, non "senza il Pd", come pure poteva accadere, ma "a partire dal Pd". A partire dal nostro radicamento nella vita concreta degli italiani e dall'innovazione di noi stessi, delle nostre idee e della politica italiana. A partire dal ruolo di opposizione che ci è stato assegnato. Non torneremo mai più al clima rissoso e paralizzante di questi ultimi quindici anni. Si illude chi spera di trascinarci indietro e di diminuire così le nostre potenzialità di espansione, le nostre possibilità di parlare agli italiani e di guadagnare nel tempo la loro fiducia. Ma proprio per questo, per farci trovare pronti, noi avanzeremo sempre nostre concrete proposte alternative e in base ad esse saremo duri, netti e incalzanti nei confronti del governo. E non sbandierando striscioni o improvvisando brindisi nelle aule parlamentari, ma contrastando puntualmente, con il governo ombra e con una rinnovata iniziativa dentro il corpo vivo del Paese, le sue proposte sbagliate e le sue nefandezze, come abbiamo fatto denunciando l'irresponsabile balletto che sta affossando definitivamente Alitalia, come abbiamo fatto contro il decreto su Rete 4, le uscite della Lega sull'Europa, il reato di clandestinità, la legge sulle intercettazioni e il lodo Schifani. Lo faremo con rigore e tenacia e guardando all'interesse dell'Italia. Quell'interesse generale che le iniziative del governo e del Presidente del Consiglio hanno dimenticato, dando di nuovo priorità a vicende legate ad interessi particolari e personali e assestando un colpo mortale a quel bisogno di confronto alto tra diversi schieramenti sulle riforme e la modernizzazione delle istituzioni e della politica. E' da qui, dalla convinzione di quel che abbiamo fatto e dalla consapevolezza di tutto quanto abbiamo ancora da fare, che in autunno riprenderemo dunque il nostro viaggio in Italia. Ascolteremo, spiegheremo le nostre ragioni e cercheremo di capire come renderle più forti. Faremo vivere anche così quella grande forza riformista e di popolo che è e vuole essere il Partito democratico.

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Immunità, la vittoria della Casta (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Immunità, la vittoria della Casta Elio Veltri Segue dalla Prima Ora desidero aggiungere che anche nei Paesi Bassi, in Belgio, Lussenburgo, Svezia, Finlandia, Danimarca e Portogallo, non esiste ombra di immunità né per il capo del governo né per i ministri. Non solo, in nessun paese civile e democratico, sarebbe pensabile di introdurre leggi di salvaguardia assoluta delle alte cariche dello Stato mentre si svolge un processo per reati gravi come può essere quello per corruzione in atti giudiziari. La proposta del governo, come hanno spiegato noti costituzionalisti, è palesemente incostituzionale perché stravolge il principio cardine dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge( articoli 3 e 24) e, se proprio si volesse approvarla, bisognerebbe passare per le strettoie della legge costituzionale, con doppia lettura parlamentare e referendum nel caso mancasse la maggioranza dei due terzi. Però, a quel punto, la legge non servirebbe più per le necessità immediate del capo del governo. Le ragioni che adducono anche autorevoli commentatori, penso all'articolo di Galli Della Loggia sul Corriere di oggi, a sostenere misure come quelle approvate a tempo di record dal governo, sarebbero da attribuire all'uso spregiudicato della obbligatorietà dell'azione penale e allo strapotere dei pm che non troverebbe il necessario contrappeso nella " terzietà" dei giudici. Tutti i ragionamenti che si fanno prescindono dalla situazione del nostro paese del tutto peculiare a causa della quantità e qualità dei reati che determinano illegalità diffusa, corruzione penetrante e criminalità organizzata, la più grande multinazionale del paese, che non hanno riscontro in nessun altro paese democratico europeo e degli altri continenti. Perciò, quando si scrive, sarebbe necessario sapere di cosa si parla e, soprattutto, come ci si comporta nei paesi ai quali si fa sempre riferimento quale esempio di civiltà. Ometto di citare il più grande studioso liberale, Maranini, a proposito dei poteri della magistratura e del suo ruolo a salvaguardia della democrazia, previsti dalla Costituzione, perché l'ho fatto più volte: altro che metastasi di cui parla il Presidente del consiglio che si dichiara liberale a tutto tondo! Noi abbiamo introdotto nel nostro processo il sistema accusatorio nel 1989 mutuandolo dal sistema anglosassone. Negli USA le condanne, soprattutto per i reati che il decreto bloccaprocessi considera meno gravi, sanzionati con pene inferiori a 10 anni di carcere, come corruzione, falso in bilancio, evasione fiscale ecc, che incidono direttamente sull'economia e sugli affari condizionandoli e danneggiano gli utenti e i risparmiatori, sono feroci. Scattano dopo il primo grado di giudizio, gli imputati vengono portati in tribunale con le manette ai polsi, la prescrizione e le attenuanti generiche non esistono e gli anni di carcere sono inferiori solo a quelli previsti per gli omicidi più crudeli. Quanto al potere dei magistrati inquirenti sono inimmaginabili e nessuno osa criticarli. Vogliamo fare un esempio concreto? Rileggiamoci i poteri che il Martin Act del 1921 conferisce al Procuratore dello Stato di New York, ampiamente usati anche nei giorni scorsi per le frodi sui mutui sub-prime: il magistrato può decidere se l'inchiesta deve essere segreta o resa pubblica; scegliere se una frode deve essere repressa attraverso un'azione penale o civile; impedire a una impresa o società di svolgere attività nello Stato per tutto il periodo delle indagini; obbligare i testimoni a rinunciare ad un avvocato e a rispondere alle domande considerando le mancate risposte come accertamento della frode avvenuta ecc. Cosa diciamo che l'America ha un sistema giudiziario barbaro e indegno di un paese civile e che è civilissima solo quando bombarda l'Iraq? Forse possiamo dire che in quel paese la certezza della pena esiste e per tutti. Nel decreto bloccaprocessi la corruzione è considerata un reato minore ed è stata introdotta nell'elenco dei reati intercettabili solo perché Bossi si è impuntato. Ora, basta leggere le graduatorie di Trasparency International sul rapporto quasi matematico tra corruzione e competitività delle imprese e dell'economia, per sapere che il nostro paese è al 41° posto per la corruzione e al 49° per la competitività: un disastro. Si continua a parlare, anzi a straparlare di economia e di competitività ma il rapporto viene ignorato e nessuno ne spiega le ragioni. Quindi, tenuto conto che l'Italia non compete e gli imprenditori di altri paesi da noi non investono, la corruzione dovrebbe essere uno dei reati di grandissimo allarme sociale e più sanzionati. Se poi è corruzione in atti giudiziari ancora di più. Non ci si fida delle statistiche di Trasparency? Non importa. Basta leggere il rapporto del commissario anticorruzione che è alle dipendenze della Presidenza del consiglio. La situazione viene considerata catastrofica e molto più grave rispetto a tangentopoli. Però il governo ha deciso che il paese avrà un futuro luminoso con una economia straordinariamente solida, anche in presenza di un sistema di corruzione diffusa e penetrante. Anche i tempi dei processi incidono sull'economia. Quelli del processo penale perché dovrebbe sanzionare i reati economici e finanziari; quelli del processo civile perché incide direttamente sugli affari e la Banca Mondiale su 175 paesi monitorati ci mette al 168 posto; quello tributario perché riguarda l'evasione fiscale e forse non molti sanno che su 100 euro di evasione accertata dalla Guardia di Finanza lo Stato ne incassa 1,28. Io non parlo di etica perchè so bene che suscita una sorta di allergia. Sto parlando di economia che sembra costituire la preoccupazione maggiore dei gruppi dirigenti di questo paese. Qualcuno pensa davvero in buona fede che i tempi della giustizia dipendono dai magistrati fannulloni che non lavorano? Ci sono anche quelli. Ma i processi non si fanno e la certezza della pena non esiste perché le leggi approvate negli ultimi 20 anni hanno puntato diritto al cuore della prescrizione dal momento che i gruppi dirigenti di questo paese rifiutano i controlli di legalità. Se si vuole davvero ridurre drasticamente i tempi dei processi è necessario cambiarne la struttura. Altrimenti si fa demagogia e si mente sapendo di farlo. Le proposte del governo costituiranno una formidabile istigazione a delinquere e a rendere il paese più illegale di quello che è.

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"israele, un anno per colpire l'iran" monito del mossad sul nucleare - mario calabresi (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

"Israele, un anno per colpire l'Iran" monito del Mossad sul nucleare Per Bush fondi per le operazioni segrete contro Teheran I missili degli ayatollah ora sono puntati contro il reattore israeliano di Dimona MARIO CALABRESI dal nostro corrispondente New York - "Israele ha un anno di tempo per distruggere le installazioni nucleari iraniane, altrimenti rischia di essere l'obiettivo di un attacco atomico da parte di Teheran". Lo ha detto al Sunday Telegraph Shavtai Shavit - dal 1989 al 1996 alla guida del Mossad, il servizio segreto israeliano - secondo cui "è necessario prepararsi e occorre fare di tutto per un piano difensivo nell'ipotesi che le sanzioni contro l'Iran non siano efficaci". Dichiarazioni che hanno alzato nuovamente la tensione intorno al regime di Teheran, nel giorno in cui da New York arriva notizia di nuove operazioni clandestine contro l'Iran ordinate dal presidente Bush. Il ministro degli Esteri di Teheran Mottaki ha replicato a queste voci sostenendo di "non credere che Israele sia in condizione di attaccare l'Iran". Inoltre, sempre secondo il Sunday Times, l'Iran avrebbe messo i suoi missili Shahab 3B, con una portata di circa 2mila chilometri, in posizione di lancio e fra i possibili obiettivi ci sarebbe il centro nucleare israeliano di Dimona. Il riposizionamento dei missili sarebbe avvenuto dopo le esercitazioni nel Mediterraneo dell'aviazione israeliana il mese scorso. Nel frattempo a conferma dei timori di una rappresaglia iraniana il presidente Bush ha autorizzato l'accesso di Israele al sistema di rilevazione satellitare Usa che consentirà all'esercito di intercettare eventuali missili iraniani subito dopo il lancio. Proprio ieri si è anche saputo che alla fine dell'anno scorso il Congresso americano ha concesso al presidente Bush 400 milioni di dollari per operazioni coperte e segrete contro l'Iran. Lo racconta il settimanale New Yorker con uno scoop firmato da Seymour Hersh, il più attendibile e aggressivo dei giornalisti investigativi americani. Citando fonti parlamentari, militari e dei servizi, Hersh sostiene che i fondi sono stati stanziati per "destabilizzare" il regime religioso e la presidenza Ahmadinejad finanziando gruppi di dissidenti e minoranze, operazioni clandestine della Cia per raccogliere prove sul programma nucleare iraniano e incursioni delle forze speciali sul confine con l'Iraq. Questi sconfinamenti sono serviti a catturare membri della Guardia Rivoluzionaria iraniana per interrogarli sul supporto dato alla guerriglia sciita irachena. Questo tipo di attività, sottolinea il New Yorker, non sono una novità ma negli ultimi mesi c'è stata una "significativa" escalation, tanto che membri del Congresso oggi hanno cominciato a chiedere conto alla Casa Bianca del tipo di attività che si stanno portando avanti. La legge americana prevede che questo tipo di richieste presidenziali siano altamente segrete e debbano essere condivise soltanto con i leader democratici e repubblicani al Congresso e con un gruppo ristretto di membri del comitato parlamentare che si occupa dei servizi segreti. Il via libera quindi è arrivato sia del presidente della Camera, Nancy Pelosi, che dalla cosiddetta "Banda degli Otto", la Commissione Servizi Segreti, guidata dal senatore John D. Rockefeller e dal deputato Silvestre Reyes, tutti esponenti di spicco dei democratici. L' "ordine esecutivo" di Bush è arrivato proprio mentre venive reso pubblico il rapporto Nie (National Intelligence Estimate) che sosteneva che l'Iran aveva smesso di arricchire l'uranio e lavorare alla bomba atomica addirittura nel 2003. L'analisi di intelligence è stata infatti criticata da Bush come da Condy Rice, che hanno continuato a tenere sul tavolo l'opzione militare contro Teheran. I venti di guerra e la strategia del presidente Bush, secondo Hersh, troverebbero freddi gli alti gradi militari e il ministro della Difesa Gates, che in una cena riservata con alcuni esponenti democratici, parlando "a titolo personale", avrebbe detto: "Con un attacco preventivo contro Teheran creeremo una generazione di jihadisti lasciandola in eredità ai nostri nipoti che dovranno combatterli qui in America".

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Magistrati in assemblea sulle riforme (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Milano Magistrati in assemblea sulle riforme MILANO - Magistrati in assemblea, oggi pomeriggio al tribunale di Milano, per discutere delle ultime novità legislative in materia di giustizia. L'incontro si preannuncia molto partecipato: all'ordine del giorno sono le norme sull'utilizzo delle intercettazioni e la legge "blocca processi". "Valuteremo gli effetti dei provvedimenti sul nostro lavoro quotidiano", spiega Luca Poniz, dell'Anm.

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Napolitano, appello al confronto di pietro: niente scuse al premier - francesco bei (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Napolitano, appello al confronto Di Pietro: niente scuse al premier Bondi su giustizia e intercettazioni:"Certi pm sovversivi" L'ex ministro scrive a Grillo: Berlusconi cerca "l'impunità come un dittatore" FRANCESCO BEI ROMA - Giorgio Napolitano, nel giorno del suo 83esimo compleanno, lancia un altro "messaggio in bottiglia" alle forze politiche, sperando che stavolta non faccia la fine degli altri: "Il mio auspicio - dice il presidente della Repubblica da Capri - è per un clima più sereno e costruttivo nella politica italiana e nella vita istituzionale". Ma l'appello di Napolitano cade in una giornata di grande tensione, segnata dal "no" al dialogo con il governo, pronunciato da Walter Veltroni nell'intervista a Repubblica, e al rilancio degli strali di Antonio Di Pietro contro Berlusconi. L'ex pm, dopo aver dato ieri del "magnaccia" al Cavaliere per le sue telefonate, non pensa affatto a scusarsi: "Giorgio Napolitano fa bene ad esortare a un clima più sereno - sostiene il leader dell'Italia dei Valori - tuttavia è impossibile dialogare con chi usa il dialogo per i farsi i propri interessi". Intervistato da Lucia Annunziata, rinfocola la polemica con il capo del governo: "Io non mi scuso con il premier, anzi credo che il premier si debba scusare con gli italiani perché usa il Parlamento per fare leggi per risolvere i suoi problemi giudiziari invece che risolvere i problemi del Paese". In un crescendo, Di Pietro scrive quindi una lettera per il blog di Beppe Grillo, in vista della manifestazione dell'8 luglio, in cui le leggi del governo Pdl vengono definite "un attentato alla democrazia" e il Cavaliere paragonato a un dittatore: "Cosa distingue un primo ministro di una democrazia da un dittatore? Il vero tratto distintivo è l'impunità assoluta del dittatore. Quando Silvio Berlusconi l'avrà ottenuta l'Italia sarà, a tutti gli effetti, una dittatura". E parla poi dell'esempio "devastante" che Berlusconi darebbe ai giovani, paragonandolo "a quello dei ragazzi nei paesi del Sud che ammirano il mafioso locale". Frasi choc, che provocano la rivolta di tutto il Pdl. "Ogni giorno Di Pietro cerca di avvelenare la vita italiana - attacca Paolo Bonaiuti - ma non ci riuscirà perché il governo reagirà con i fatti. Chi perde la faccia è solo Veltroni che, dopo tante chiacchiere buoniste, non prende le distanze dalla politica di insulti del suo compagno di strada". Il ministro Sandro Bondi chiede al Pd di "isolare" le forze che "puntano irresponsabilmente sulla contrapposizione permanente" e invita Veltroni a non ripetere che il dialogo è finito, perché "il confronto deve proseguire anche quando lo scontro si fa più duro sui contenuti e sui programmi: chi crede nel dialogo sa che esso può subire ostacoli e difficoltà, e che ciononostante vale la pena mantenere sempre aperto uno spiraglio". Dopo aver indicato proprio nel lodo Alfano "un possibile terreno di confronto in Parlamento", Bondi se la prende poi con magistrati "incendiari", che "agiscono ormai fuori dalle regole fondamentali di un Paese democratico" e svolgono "una funzione "sovversiva" rispetto ai principi fondamentali di ogni moderna democrazia". A Veltroni risponde anche il leghista Roberto Maroni, con una dichiarazione di autosufficienza della maggioranza: "Se sulle cose concrete, non sulle posizioni ideologiche, il Pd vuole venire a confrontarsi bene, altrimenti pazienza, abbiamo una maggioranza solida, che approverà i provvedimenti da sola. Se Veltroni si mette a far gara con Di Pietro faccia pure". E il ministro Roberto Calderoli invita il leader del Pd a farsi da parte e lasciare "campo aperto a chi conosce i problemi della gente e viene dal territorio, come i Chiamparino e gli Errani". Dal Pd si fa sentire Marco Follini, che suggerisce al partito "una difficile quanto ragionevole via di mezzo", ovvero quella di risvegliarsi "dal sogno del dialogo con Berlusconi, come dice oggi Veltroni. Senza farsi trascinare nell'incubo del giustizialismo alla Di Pietro".

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Bossi: "dialogo io con veltroni e a silvio dirò di darsi una calmata" - paolo berizzi (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

L'opposizione Berlusconi sbaglia Il Senatur dopo l'intervista del leader Pd a "Repubblica": federalismo troppo importante, faccio io da paciere Bossi: "Dialogo io con Veltroni e a Silvio dirò di darsi una calmata" Per rialzarsi l'Italia ha bisogno di riforme vere, non di chiacchiere o beghe politiche. Per questo c'è bisogno anche dell'opposizione Berlusconi su molte cose ha ragione, ma a volte sbaglia i toni. Quando si arrabbia, esagera, e si fa prendere un po' la mano Ora bisogna essere freddi "Il nostro patto con gli elettori: federalismo e sicurezza. Li porteremo a casa" PAOLO BERIZZI DAL NOSTRO INVIATO ARONA - I fucili sembrano roba di un secolo fa. Come i trecentomila bergamaschi sul piede di guerra. Come gli attacchi violenti agli avversari, o l'atteggiamento sprezzante verso le istituzioni. Fa il pompiere, adesso, Umberto Bossi. E a Repubblica il ministro per le Riforme spiega: "Parlerò io con Veltroni, il dialogo si può ancora ricucire". Ad Arona i giovani padani festeggiano sotto un acquazzone tropicale: il Senatur parla del federalismo che è "praticamente pronto". Il leader del Pd va all'attacco e dichiara guerra aperta alla maggioranza. Ora che succede? "Questo clima avvelenato non serve a nessuno, nemmeno a Veltroni. In questi giorni proverò a parlarci io. Bisogna abbassare i toni, essere più distesi. Farsi la guerra in questo momento non conviene proprio, né da una parte né dall'altra. E' una fase importante, anzi decisiva per imboccare il percorso verso le riforme, in particolare quella federale. Il paese ha bisogno di cambiamenti, deve essere ammodernato. Litigi e veleni non portano da nessuna parte". Anche il presidente Napolitano chiede un clima più sereno e costruttivo. "Ha detto bene, è stato un richiamo giusto". Veltroni parla di un paese "al collasso" e di un premier "irresponsabile" che "pensa solo ai suoi affari personali". "Il paese rischia il collasso se si rompe il dialogo, per rialzarsi l'Italia ha bisogno di riforme vere, non di chiacchiere o di beghe politiche. E per fare le riforme c'è bisogno di tutti, anche dell'opposizione. La Lega pensa ai fatti, da sempre. Le parole a noi non interessano". Le polemiche sono scoppiate sulla giustizia e sulle intercettazioni. Dal decreto salva processi al caso raccomandazioni. Le dichiarazioni del presidente del Consiglio, stando alle parole di Veltroni, sono apparse davvero eccessive, una "somma zero per il paese". Da qui il Pd ha deciso di chiudere il dialogo. E di dare battaglia su tutto. "Berlusconi su molte cose ha ragione, ma a volte sbaglia i toni. Quando si arrabbia, esagera, e si fa prendere un po' la mano. Questo non significa che le sue posizioni siano sbagliate. E' vero che viene attaccato su tutto e per tutto. Da anni. Io lo capisco. Ma è anche vero che adesso, nelle condizioni in cui si trova il paese, bisogna essere più calmi, ragionare a freddo per il bene dei cittadini". Per questo lei si propone nell'inedita veste di "paciere"? Si rende conto che Bossi che invita a moderare i toni è una notizia? "Ogni stagione politica richiede un atteggiamento. Mica puoi fare sempre casino. Noi siamo andati al governo facendo un patto coi nostri elettori: gli abbiamo promesso il federalismo e la sicurezza. E questo vogliamo portare a casa. In fretta. Tutto quello che può in qualche modo allontanare da questi obiettivi, per la Lega è un ostacolo da rimuovere o da risolvere". Anche il caso intercettazioni, con tutte le polemiche che ha sollevato, rischia di rallentare la marcia verso l'approvazione della riforma federale? "Questa è una cosa che si risolverà, ma certo la situazione che si è creata non è un bene". (Bossi sorride, concede un bis della battuta sui gusti sessuali dei politici di destra e di quelli di sinistra, ndr). Dica la verità: è sicuro che in Parlamento riuscirete a far approvare il federalismo? Non teme che lo strappo del Pd possa avere delle conseguenze sul voto? "Sono preoccupato, certo. Se ci piazzano un altro referendum come hanno fatto per la devolution, le cose si complicano. Voglio parlare con Veltroni per fargli capire che dialogare serve anche a loro. Perché tutti gli italiani, anche gli elettori del Pd, staranno meglio con il federalismo fiscale". Forse dovrà spiegarlo anche a Berlusconi. Non crede? "Con Silvio parlerò eccome. Gli dirò di darsi una calmata. Sono il ministro per le Riforme. E per le riforme sono disposto a tutto. Anche a fare il paciere".

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Via la sicurezza al gioco delle tre carte - mario pirani (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Commenti LINEA DI CONFINE Via la sicurezza al gioco delle tre carte MARIO PIRANI Qualche riflessione di contorno su sicurezza e giustizia a supporto di quanto ampiamente già scritto da Ezio Mauro e da Giuseppe D'Avanzo. In particolare sulla mutevolezza delle parole d'ordine della destra che in campagna elettorale e nel primissimo avvìo del Berlusconi ter pareva tutta concentrata nel potenziamento della sicurezza, così che i cittadini potessero contare su un impegno super maggiorato dello Stato, non solo nel contrasto immediato alla delinquenza italiana e forestiera ma nel creare una atmosfera adatta a dissolvere il senso diffuso di una minaccia percepita anche se non direttamente subita. Poi, da un giorno all'altro (il giorno in cui gli avvocati avvertono che il processo Mills sta andando a sentenza) tutto cambia. A somiglianza del gioco delle tre carte - "carta vince, carta perde" - l'usato e bisunto mazzo "cangia di colore, come quando l'ulivo è sotto il vento" e l'asso di bastoni della sicurezza, finora esposto in cima, scivola destramente sotto, mentre affiora in superficie la Dama di picche della perfida Giustizia. Tutto è rimescolato, gli slogan d'accompagno, ieri confortanti per tante brave persone timorose, all'improvviso suonano falsi, quanto monete fuori corso. A che serve ? ci si chiede ? invocare la certezza della pena o inviare i soldati nelle piazze, se si sospendono per un anno e più centomila processi a rapinatori, ladri, assassini, stupratori, corrotti e corruttori della peggior specie? Ancor più stupefacente il disegno di legge per ridurre al minimo le intercettazioni. Tralascio qui le critiche, già mosse sul nostro giornale, alle lesioni inferte alla libertà di informazione e sottolineo, anche in questo caso, l'assurdità di azzoppare le potenzialità di contrasto alla peggiore malavita, in primo luogo quella organizzata. Vien difficile pensare che qualcuno abbia potuto formulare la limitazione delle intercettazioni a soli tre mesi nei confronti di mafia, 'ndrangheta e camorra senza temere di prestarsi così all'accusa di indiretta collusione. Oppure a lasciar intendere che una vittoria totalizzante, come quella conseguita in Sicilia, meriti pur sempre uno scambio di favori. Fatto sta ? quale che sia la spiegazione ? che la castrazione delle intercettazioni "liquiderà l'azione antimafia", come mi ha detto un alto magistrato del tutto apolitico. Solo chi non conosce come si svolgono le indagini ? ha aggiunto ? può inventarsi quel termine. Sovente. per esempio, viene individuato un luogo, una masseria semi abbandonata, un garage, un appartamento apparentemente vuoto dove saltuariamente si svolgono incontri criminosi. Si predispongono intercettazioni e ascolti ambientali ma non si sa la data degli appuntamenti. Magari in tre mesi ne avviene uno o nessuno. Con la nuova legge dovremmo interrompere dopo 90 giorni, una assurdità. Un altro caso: un camorrista furbo cambia continuamente scheda telefonica. Cosa facciamo, ogni volta chiediamo una nuova autorizzazione? Un'altra considerazione. I più immaginavano che una destra che si presentava vantando la faccia feroce in tema di ordine pubblico si assumesse l'onere della riconquista delle regioni ? Sicilia, Calabria e Campania dove l'esercizio della forza, che dovrebbe essere monopolio dello Stato, è invece esercitato dalla malavita. Bene la mano ferma con l'immigrazione clandestina, a meno che la severità e l'impegno delle forze dell'ordine non siano concentrate esclusivamente nella caccia allo zingaro. Una presa d'atto della situazione reale dell'ordine pubblico non farebbe male, magari dando un'occhiata all'ultimo Rapporto Eurispes sulla 'Ndrangheta Holding 2008. Vi si possono leggere dati strabilianti (di segno negativo): "Il giro d'affari della 'Ndrangheta nel 2007 ammonta a quasi 44 miliardi di euro, pari al 2,9 per cento del Pil di tutta Italia nell'anno in esame. Il settore più remunerativo si conferma quello del traffico di droga (27.240 milioni di euro), seguito dalle imprese e appalti pubblici (5733 milioni), dalla prostituzione (2867 m.), dalla estorsione e usura (5.017 m.) e dal traffico d'armi (2.938). I dati disponibili indicano inoltre che nel periodo compreso tra il 1999 e il 2008 in Calabria si sono verificati per motivi di 'Ndrangheta 202 omicidi con un incremento nel periodo considerato del 677%. In Calabria sono 131 le cosche operanti nel territorio. La loro struttura famigliare, unita al mantenimento di patrimoni considerevoli, fa sì che qualunque azione preventiva e repressiva risulti fine a se stessa se non è seguita da un intervento che vada ad indebolire il potere finanziario dell'organizzazione criminale. So bene che i numeri annoiano, ma questi parlano da soli.

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Di Pietro esagerato: Silvio magnaccia (sezione: Intercettazioni)

( da "Manifesto, Il" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

GIUSTIZIA Corsa alla camera per la norma salva premier Di Pietro esagerato: "Silvio magnaccia" "Silvio magnaccia" Il leader Idv si propone come unico oppositore Federico D'Ambrosio ROMA Direttamente dai campi di Montenero di Bisaccia, Antonio Di Pietro si presenta a Campobasso a metà mattina con tutta l'energia necessaria a riempire di catartici improperi il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Sarà il ricordo di Cincinnato (il console romano, però, arava, l'ex pm invece abbandona la trebbiatrice), ma il tema scelto è quello della pubblica morale. Dopo due giorni di intercettazioni dedicate al triangolo Berlusconi, attricette, Saccà, il più battagliero tra gli esponenti dell'opposizione non si tiene: "L'allora aspirante capo del governo mi sembra facesse una lavoro più da magnaccia per piazzare questa o quella velina". Prima di tutto, dà una stoccatina ai colleghi di minoranza, troppo morbidi a suo avviso, anche se ultimamente persino il dialogante Walter Veltroni ha alzato la voce: "Il nostro compito è quello di fare un'opposizione responsabile, che non ha gli occhi chiusi". Quindi, la sfilza di accuse al leader della maggioranza. Pidduisti, perché applicano il programma "di Previti e Gelli", garantendo l'impunità alla "casta" mentre per i cittadini comuni resta l'azione ordinaria e prevede un ridimensionamento degli organi di controllo dello stato dal Csm al parlamento: "L'azione politica di questo governo mi sembra piduista e non so fino a che punto la volontà sia solo di Berlusconi, viene da chiedersi se lui sia l'esecutore o il mandante". Infine quella valanga di intercettazioni napoletane che da giorni riempiono i giornali: "Offrono uno spaccato di questa classe dirigente italiana che ci fa vergognare, e dicono anche che non si devono pubblicare le intercettazioni. Voglio dire: vendevano parti di film piuttosto che di fiction e quant'altro utilizzando i soldi della Rai, soldi nostri, soldi del canone. In cambio di che cosa? Quella è bona, quella è bella, quella c'ha le tette grosse. Ma insomma, abbiate pazienza, fate gli statisti o i magnaccia?". Basta così. Di Pietro torna alla sua trebbiatrice, in attesa della querela che Niccolò Ghedini ha già promesso, e lasciando spazio al nervosismo di Paolo Bonaiuti, che lo accusa di usare linguaggio "da osteria". O dell'ex segretario del Prc Franco Giordano e del leader di Sd Claudio Fava che fanno sapere di non condividere "il ragionamento scomposto" dell'ex pm. La polemica sul nuovo lodo Alfano, intanto, non accenna a placarsi. Maurizio Gasparri accusa "i militanti di Veltroni vestiti da giudici", Cossiga manda una interpellanza parlamentare contro il pm palermitano Antonino Ingroia e le sue critiche alle politiche del governo. Ma detto questo, il testo approvato venerdì non sembra destinato ad essere modificato. Salverà le quattro più alte cariche dello stato e non è ancora chiaro se si bloccherà oppure no nel passaggio da una carica all'altra (è noto a tutti che il Cavaliere punta al Quirinale). Ci sarà tempo per limarlo e renderlo inespugnabile, dato che la discussione in aula partirà il prossimo 28 luglio. Al momento le attenzioni parlamentari sono concentrate soprattutto sul decreto sicurezza e sulla sua norma blocca processi. Le commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia sono convocate lunedì pomeriggio in seduta straordinaria e per tutta la settimana hanno il "salvapremier" come primo punto all'ordine del giorno. Le tensioni con quel che accade fuori da Montecitorio non mancheranno. Martedì su quel documento si pronuncerà anche il plenum del Consiglio superiore della magistratura e che contro quel testo parla anche il segretario dell'Unione camere penali, Renato Borzone: "A differenza dei magistrati, noi criticammo anche la direttiva Maddalena. Si può ragionare sui limiti dell'azione penale, ma non stabilire dei criteri arbitrari ed estemporanei legati a ragioni contingenti". Berlusconi dal canto suo l'ha messa sull'aulico. Ha scritto una lettera ai "liberali del Pdl" riuniti ieri a Cuneo, per ricordare che la libertà non è un dono dello stato, ma "viene prima dello stato. E' un diritto naturale che ci appartiene in quanto esseri umani. Lo Stato deve difendere la libertà e difenderla in tutte le forme: ciò per essere uno stato legittimo libero e democratico e non un tiranno. Noi crediamo nell'impresa cui è demandato il grande lavoro sociale di creare il lavoro, il benessere, la ricchezza così come crediamo nei valori della solidarietà e della giustizia nonché della tolleranza verso tutti a cominciare verso i nostri avversari".

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PDL CON MARONI. CASINI: E' UN ATTO RAZZISTA (sezione: Intercettazioni)

( da "Manifesto, Il" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

PDL CON MARONI. CASINI: "E' UN ATTO RAZZISTA" Per nulla turbato dalle critiche piovutegli addosso, il ministro degli Interni Maroni va avanti per la sua strada: "Prendere le impronte ai minori è perfettamente in linea con le leggi europee". E con lui si stringe tutta la maggioranza. Primo fra tutti il presidente del gruppo del Pdl a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri, che sbotta: "Se uno dice lasciamoli stare, lasciamoli rubare, è razzista, è un irresponsabile, uno speculatore; chi si oppone a queste procedure a tutela di minori è un criminale". Sulla stessa lunghezza d'onda è Margherita Boniver, deputata del Pdl e presidente del Comitato parlamentare sull'attuazione dell'accordo di Schengen, secondo cui "la polemica sulla schedatura, con sinistri ricordi di leggi razziali, è la solita indignazione di certa sinistra italiana, la quale si accalora per le impronte ma vorrebbe lasciare totalmente libera la barbara pratica delle intercettazioni". Diametralmente opposto è il giudizio dell'opposizione. Il segretario dell'Udc Pierferdinando Casini non è contrario alle impronte digitali, l'importante "è che ognuno di noi le dia, dal presidente della Repubblica al bambino rom. Catalogare una razza è invece un atto di razzismo". La pensa così anche Antonio Di Pietro che che parla di provvedimento xenofobo: "Una cosa è la sicurezza una cosa è la schedatura. Prima si comincia con gli zingari, poi si prosegue con gli ebrei, poi si va avanti con gli omosessuali e gli oppositori politici, alla fine rimane un regime".

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"i terroristi volevano colpire gli europei" sventato un attentato (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Sport Le indagini "I terroristi volevano colpire gli Europei" Sventato un attentato BERNA - Durante il campionato europeo appena conclusosi, c'è stata una minaccia legata al terrorismo. A rivelarlo il consigliere federale svizzero, Samuel Schmid, in un'intervista pubblicata ieri dal quotidiano 'NZZ am Sonntag'. Il ministro della Difesa non ha voluto fornire maggiori dettagli, limitandosi a spiegare che le guardie di confine, la polizia e i servizi segreti hanno adottato le misure del caso e che il problema non è poi diventato concreto. Secondo indiscrezioni, raccolte dal giornale zurighese, al centro dell'episodio ci sarebbe l'intercettazione di una telefonata fra persone di nazionalità pakistana con riferimenti alla consegna di materiale, ritenuto sospetto, in Italia. Tutto questo sarebbe avvenuto prima della partita del 17 giugno a Berna fra Olanda e Romania.

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Bossi: "Dialogo io con Veltroni A Silvio dirò di darsi una calmata" (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica.it" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

ARONA - I fucili sembrano roba di un secolo fa. Come i trecentomila bergamaschi sul piede di guerra. Come gli attacchi violenti agli avversari, o l'atteggiamento sprezzante verso le istituzioni. Fa il pompiere, adesso, Umberto Bossi. E a Repubblica il ministro per le Riforme spiega: "Parlerò io con Veltroni, il dialogo si può ancora ricucire". Ad Arona i giovani padani festeggiano sotto un acquazzone tropicale: il Senatur parla del federalismo che è "praticamente pronto". Il leader del Pd va all'attacco e dichiara guerra aperta alla maggioranza. Ora che succede? "Questo clima avvelenato non serve a nessuno, nemmeno a Veltroni. In questi giorni proverò a parlarci io. Bisogna abbassare i toni, essere più distesi. Farsi la guerra in questo momento non conviene proprio, né da una parte né dall'altra. E' una fase importante, anzi decisiva per imboccare il percorso verso le riforme, in particolare quella federale. Il paese ha bisogno di cambiamenti, deve essere ammodernato. Litigi e veleni non portano da nessuna parte". Anche il presidente Napolitano chiede un clima più sereno e costruttivo. "Ha detto bene, è stato un richiamo giusto". Veltroni parla di un paese "al collasso" e di un premier "irresponsabile" che "pensa solo ai suoi affari personali". "Il paese rischia il collasso se si rompe il dialogo, per rialzarsi l'Italia ha bisogno di riforme vere, non di chiacchiere o di beghe politiche. E per fare le riforme c'è bisogno di tutti, anche dell'opposizione. La Lega pensa ai fatti, da sempre. Le parole a noi non interessano". Le polemiche sono scoppiate sulla giustizia e sulle intercettazioni. Dal decreto salva processi al caso raccomandazioni. Le dichiarazioni del presidente del Consiglio, stando alle parole di Veltroni, sono apparse davvero eccessive, una "somma zero per il paese". Da qui il Pd ha deciso di chiudere il dialogo. E di dare battaglia su tutto. "Berlusconi su molte cose ha ragione, ma a volte sbaglia i toni. Quando si arrabbia, esagera, e si fa prendere un po' la mano. Questo non significa che le sue posizioni siano sbagliate. E' vero che viene attaccato su tutto e per tutto. Da anni. Io lo capisco. Ma è anche vero che adesso, nelle condizioni in cui si trova il paese, bisogna essere più calmi, ragionare a freddo per il bene dei cittadini". Per questo lei si propone nell'inedita veste di "paciere"? Si rende conto che Bossi che invita a moderare i toni è una notizia? "Ogni stagione politica richiede un atteggiamento. Mica puoi fare sempre casino. Noi siamo andati al governo facendo un patto coi nostri elettori: gli abbiamo promesso il federalismo e la sicurezza. E questo vogliamo portare a casa. In fretta. Tutto quello che può in qualche modo allontanare da questi obiettivi, per la Lega è un ostacolo da rimuovere o da risolvere". Anche il caso intercettazioni, con tutte le polemiche che ha sollevato, rischia di rallentare la marcia verso l'approvazione della riforma federale? "Questa è una cosa che si risolverà, ma certo la situazione che si è creata non è un bene". (Bossi sorride, concede un bis della battuta sui gusti sessuali dei politici di destra e di quelli di sinistra, ndr). Dica la verità: è sicuro che in Parlamento riuscirete a far approvare il federalismo? Non teme che lo strappo del Pd possa avere delle conseguenze sul voto? "Sono preoccupato, certo. Se ci piazzano un altro referendum come hanno fatto per la devolution, le cose si complicano. Voglio parlare con Veltroni per fargli capire che dialogare serve anche a loro. Perché tutti gli italiani, anche gli elettori del Pd, staranno meglio con il federalismo fiscale". Forse dovrà spiegarlo anche a Berlusconi. Non crede? "Con Silvio parlerò eccome. Gli dirò di darsi una calmata. Sono il ministro per le Riforme. E per le riforme sono disposto a tutto. Anche a fare il paciere". (30 giugno 2008.

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Bufera su Di Pietro, Casini attacca: <Basta con l'ex pm, il Pd lo scarichi> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Intervista al leader Udc Casini: Di Pietro polizza sulla vita del premier, il Pd lo scarichi E sulle intercettazioni Berlusconi-Rai: "Lo squallore è sotto gli occhi di tutti, ma le considero barbare" ROMA - Si sente "sconfortato", Pier Ferdinando Casini. Perché dopo mesi in cui ci si era illusi che la legislatura si sarebbe caratterizzata per un "confronto sulle cose vere", dal costo della vita alla perdita del valore d'acquisto al quoziente familiare, ci si ritrova "precipitati nel buio di quindici anni fa, nel perenne scontro tra magistratura e politica" che un sistema "falsamente bipartitico" non può risolvere. Per questo, più che per "ragioni di bon ton, che mi interessano poco", il leader dell'Udc, in questo clima incandescente per i tanti nodi giustizia che vanno a intrecciarsi sempre più caoticamente, accusa Antonio Di Pietro della colpa opposta per cui lo attaccano dal centrodestra: "Comportandosi come fa, conquisterà pure qualche punticino in più per il suo partito, ma finirà per aiutare Berlusconi. Per regalargli una sostanziosa assicurazione per la vita". Di Pietro contesta al premier l'uso della giustizia per interesse personale, lo attacca per i comportamenti "disinvolti " emersi dalle intercettazioni: in che modo dunque gli dà una mano? "Vede, non è che io non abbia le mie critiche da fare a Berlusconi, che nella sua azione di governo non riesce proprio a partire dai problemi degli altri: anche animato dalle migliori intenzioni, il lupo perde il pelo ma non il vizio...". Si riferisce al lodo Schifani-Alfano o alla norma blocca processi? "Sul lodo Schifani, pur discutibile, siamo disponibili ad approfondire nel merito, ci sembra doveroso, naturalmente tenendo conto dei rilievi di costituzionalità che da più parti vengono mossi. Ma che bisogno c'era di azzerare o bloccare 100 mila processi, di inserire una norma incongrua nel decreto sicurezza con l'intento di aggirare la firma del capo dello Stato? Questo proprio non ci piace". Quello che viene fuori dalle intercettazioni le piace? "Su questo punto, ho una sola parola: le ho definite barbare quando riguardavano Fazio e D'Alema, le considero tali anche quando l'intercettato è Berlusconi. E, sempre, bisogna tenere conto del fatto che si tratta di frasi estrapolate dal contesto. Comunque, preferisco non fare commenti sui contenuti, lo squallore è sotto gli occhi di tutti". Lo pensa anche Di Pietro. "Sì, ma il punto è un altro. Io credo che l'accanimento giudiziario contro Berlusconi negli anni ci sia stato davvero, e come me la pensano in tanti, così come in tanti vedono il conflitto di interessi di Berlusconi. Ma una opposizione a Berlusconi connotata dal dipietrismo, da quei toni, da quel martellamento, non trascina il Paese. Peggio: dimostra che, se l'opposizione è questa, l'alternativa a Berlusconi non c'è. E poi, siamo seri: il potere giudiziario deve tornare a essere neutro e a recuperare una terzietà perduta da tempo". Quale sarebbe allora la giusta opposizione a Berlusconi? "Quella che lo incalza sui fatti, che gli chiede conto della cordata Alitalia che non esiste, dell'emergenza rifiuti a Napoli non risolta, di un'economia che non si rivitalizza con gli spot pubblicitari. Attaccare Berlusconi solo sulla giustizia gli fornisce il migliore alibi per andare avanti senza dover mostrare uno per uno i risultati ottenuti". Con Veltroni è possibile fare un percorso comune su questo? "L'ho detto anche sabato al convegno di Enrico Letta: Veltroni ha il merito incancellabile di aver seppellito l'idea che una coalizione possa reggersi solo sull'antiberlusconismo, perché è un collante che può farti vincere, ma non ti fa governare. Ma nemmeno questo bipartitismo coatto, questa finzione di governo ombra può funzionare: diciamoci la verità, così come siamo, noi opposizioni non siamo una alternativa credibile a Berlusconi ". E quale è la ricetta per diventarlo? "Per prima cosa, per portare avanti un dialogo bisogna dissociare profondamente il proprio cammino da quello di Di Pietro. E riflettere su un bipolarismo diverso, perché io potrei certamente militare in una formazione politica con Enrico Letta come con altri esponenti che oggi sono nel Pdl. Bisogna insomma rivedere criticamente l'idea che questo Pd possa essere un partito a vocazione maggioritaria, e ammettere l'errore di aver puntato sul Vassallum e di aver creduto all'utilità del governo ombra". Se questo ripensamento non ci sarà? "Se non si metteranno in discussione questi pilastri, nessuna alleanza strategica sarà possibile con noi". Paola Di Caro stampa |.

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Appello di Napolitano Di Pietro: non mi scuso (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampaweb, La" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

ROMA Nulla fa sperare che ci libereremo in fretta delle liti sulla giustizia. Anzi, se possibile, saranno ancora più assordanti. Domani il Csm metterà il timbro sul parere (non richiesto) che dichiara anti-costituzionali le norme blocca-processi. Mercoledì la Camera dovrà pronunciarsi sulla loro costituzionalità: proveremo dunque il brivido del cortocircuito istituzionale. A Montecitorio per l'intero mese di luglio sarà corpo a corpo. Il capogruppo Pd Soro ipotizza un ostruzionismo massiccio nella speranza di affondare il decreto, che la maggioranza deve convertire entro giovedì 24. Se il blocca-processi supererà lo scoglio, la guerra a quel punto si sposterà sul "lodo Alfano" (processi sospesi per le più alte cariche dello Stato): in base al calendario parlamentare, la rissa sforerà largamente nel mese di agosto. Nel frattempo a Milano sarà entrato in dirittura finale il processo Berlusconi-Mills, dal quale il Cavaliere non si attende nulla di buono (prossima udienza il 7 luglio). Forse saranno uscite, chissà, le nuove intercettazioni piccanti di cui tanto si chiacchiera. Certamente Di Pietro avrà infiammato la piazza girotondina (manifestazioni previste il 7 e l'8) e Berlusconi, ecco la novità delle ultime ore, sarà già andato in tivù per lanciare una forte controffensiva mediatica. Il Cavaliere lo raccontano molto amareggiato. Più del "magnaccia" che Di Pietro gli ha dato, lo disturba la piega dello scontro sulla giustizia. Ieri s'è sfogato dalla Sardegna coi fedelissimi: "Tra un insulto e l'altro al sottoscritto, qui si sta perdendo di vista il nodo vero, cioè l'attacco che certi magistrati stanno portando al governo democraticamente eletto". Niente messaggi al paese, che suonerebbero golpisti, e nemmeno conferenze stampa (un terno al lotto). Gli strateghi berlusconiani stanno studiando come dare agio al premier di spiegarsi in tivù. Per risultare davvero efficace, dovrà scoprire le carte sui magistrati che vogliono condannarlo, anche in vista dell'eventuale ricusazione (udienza il 10 luglio). Le carte da bollo vanno a ruba. Ghedini, avvocato del premier, conferma "molteplici processi per diffamazione che verranno immediatamente intentati" contro Di Pietro. Il quale non chiede perdono, anzi rincara dall'Annunziata e sul sito di Grillo: "Si scusi Berlusconi col paese. Le leggi del governo sono un attentato alla democrazia. Se passano, vince il regime, saremo a tutti gli effetti in una dittatura". Ulteriore sberleffo: "La capacità berlusconiana di non lasciarsi processare è pari a quella di farsi crescere i capelli...". Napolitano, nel giorno lieto delle 83 candeline, quasi implora come dono di compleanno "un clima più sereno e costruttivo nella politica italiana e nella vita istituzionale". Di Pietro lo vive (a ragione) come un cartellino giallo nei suoi confronti e replica polemico: "Napolitano valuti se ci sono i requisiti dell'urgenza e della necessità" per le norme blocca-processi, "se necessario rimandandole alle Camere". Sennò? Sennò chissenefrega, "ci penserà la Consulta, oppure i cittadini col referendum" che già Di Pietro sta lanciando, è l' accusa del forzista Capezzone, nonostante manchi perfino un testo approvato dal Parlamento. Di Pietro ruba a tutti la scena, nel Pd il popolare Fioroni si allarma: "Queste risse sono un favore a Berlusconi, la mancanza di rispetto è gravissima per chi fa politica". Veltroni si sfoga con "Repubblica", conferma che "in queste condizioni il dialogo è finito", il Cavaliere "è tornato a essere ciò che è, lui sa procedere solo a strappi". Il segretario Pd non teme Di Pietro, sui temi sociali vale zero ("non sa nemmeno dove stanno di casa"). Evita di condannare gli insulti, e i "berluscones" se la legano al dito. Per Cicchitto, capogruppo Pdl, "Veltroni e il Pd hanno responsabilità rilevanti nell'imbarbarimento dipietrista". Addio Walter, senza rimpianti. "Andremo avanti per la nostra strada come ci chiedono gli elettori", scrolla le spalle Bonaiuti. Maroni conferma, "i voti li abbiamo, approveremo le leggi da soli senza di loro". Di consegnare a Orlando la commissione di Vigilanza Rai, si apprende a Palazzo Chigi, non se ne parla nemmeno: va bene che sia un esponente dell'opposizione, ma i dipietristi non possono guidare organi di garanzia. Per la Rai, stallo totale. Altro che legislatura costituente, sospira il democratico Soro: qui ce ne aspetta una "deprimente".

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Bush prepara sanzioni contro il regime di Mugabe (sezione: Intercettazioni)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2008-06-29 - pag: 1 autore: ... PANORAMA ... Bush prepara sanzioni contro il regime di Mugabe Il giorno dopo il ballottaggio-farsa in Zimbabwe, il presidente Usa George Bush ha annunciato nuove sanzioni americane contro il regime di Robert Mugabe, e ha aggiunto che gli Usa faranno pressioni in sede Onu perché vengano decise ulteriori misure. Dissenso dall'Unione africana, che ha proposto una mediazione forte tra Mugabe e il leader dell'opposizione, Morgan Tsvangirai, ritiratosi dalla corsa elettorale. Oggi, intanto, sarà annunciato il risultato del ballottaggio. u pagina 7 Intercettazioni, Di Pietro attacca Berlusconi "Il premier fa un lavoro da magnaccia, pensa solo a piazzare veline ". Così ieri il leader Idv Antonio Di Pietro ha attaccato il premier Silvio Berlusconi dopo la divulgazione delle intercettazioni sul caso Rai. L'avvocato Ghedini annuncia querela. u pagina 10 Scajola: puntiamo al 25% di energia nucleare "L'obiettivo che ci poniamo nel tempo è avere un mix energetico composto al 50% da petrolio, gas e carbone pulito, dal 25% di fonti rinnovabili e l'altro 25% dal nucleare". Lo ha detto ieri a Genova il ministro per le Attività produttive, Claudio Scajola. u pagina 19 A luglio scioperi in serie nel settore dei trasporti Luglio sarà un mese difficile per chi viaggia. I piloti di AirOne sciopereranno sabato 5 dalle 10 alle 14. Stop dei treni dalle 21 del giorno 6 alle 21 del 7. Sempre il 7 si fermerà il trasporto pubblico locale per 24 ore. Il 18 stop per Enav dalle 12 alle 16. Crolla una palazzina ad Amelia: un morto e un ferito Un uomo di 61 anni è morto e un'altra persona è rimasta ferita nel crollo di una palazzina avvenuto ieri mattina nel centro storico di Amelia, in provincia di Terni. Due solai del vecchio stabile di tre piani sono crollati l'uno sull'altro forse per un cedimento strutturale.

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Intercettazioni, Di Pietro attacca il premier (sezione: Intercettazioni)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-06-29 - pag: 10 autore: Giustizia. L'ex Pm: Berlusconi fa "un lavoro da magnaccia" - Ghedini: pronte querele Intercettazioni, Di Pietro attacca il premier ROMA "Le intercettazioni che loro vogliono limitare ci fanno vedere un capo del Governo che fa un lavoro più da magnaccia, impegnato a piazzare le veline che parlavano troppo, che da statista". Il giorno dopo il via libera del Governo al "lodo bis" fa registrare l'ennesimo durissimo attacco di Antonio Di Pietro a Silvio Berlusconi. Mentre non vi è traccia dei segnali di apertura da parte dell'opposizione auspicati dal ministro della Giustizia Alfano, ad alzare ulteriormentela temperatura ci ha pensato il leader dell'Idv con una serie di dichiarazioni ai cronisti convocati appositamente ieri a Campobasso che hanno messo in un certo imbarazzo gli stessi alleati del Pd. Quella sulla "vocazione professionale" del presidente del Consiglio non è la sola sparata di Di Pietro, ma è più che sufficiente per provocare l'immediata reazione della maggioranza, che ha chiesto al partito di Walter Veltroni di prendere le distanze dal suo alleato e, con l'avvocato di Berlusconi Niccolò Ghedini, annuncia una querela per diffamazione contro l'ex Pm. I democratici, pur restando contrari al Ddl sull'immunità (almeno nei termini previsti dall'Esecutivo), in qualche modo hanno accolto l'invito del Pdl, lasciando solo Di Pietro nella polemica antiBerlusconi, con un silenzio rotto in serata da una nota di Anna Finocchiaro. Denunciando lo squallore che emerge dalle intercettazioni pubblicate in questi giorni ("spero in uno scatto di dignità collettivo"), la presidente del Pd in Senato, pur senza citare direttamente il leader di Idv, ha avvertito che anche la politica deve evitare "di usare un linguaggio truculento e offensivo". Una dichiarazione che non ha soddisfatto la maggioranza. "Molto poco e troppo tardi", ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, denunciando "il silenzio fragoroso della sinistra sugli insulti di Di Pietro e sul suo linguaggio rozzo e volgare al di fuori della politica e proprio soltanto dell'osteria". La querela è comunque pronta a partire, come ha spiegato Ghedini: "è del tutto evidente la portata diffamatoria che trascende di gran lunga ogni critica politica e per la quale saranno espedite tutte le azioni giudiziarie conseguenti". Difeso solo dal suo partito, Di Pietro va però avanti ("non ci lasciamo intimorire"), proseguendo sulla strada del consolidamento del suo consenso, che intercetta il giustizialismo di una cospicua fetta di elettori di sinistra come di estrema destra e l'antiberlusconismo viscerale, abbandonato dal Pd. Non è un caso se a criticare l'ex Pm sia anche il leader del Prc Franco Giordano, secondo il quale "l'opposizione proposta da Di Pietro è un opposizione "scorciatoia" concentrata sull'antiberlusconismo anziché sull'alternativa alle politiche di Berlusconi e del suo Governo". Mentre per la Lega, "Di Pietro non fa altro che acchiappare i voti in libera uscita dal Pd, usando gli strumenti che gli sono propri ", come spiega il ministro Roberto Calderoli, il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini interviene nel dibattito in corso per sottolineare, con un apparente assist per il premier, come "il vero scandalo non sia il "lodo". Se si torna alla demonizzazione del Caimano non si è capito nulla. Io voglio fare un'opposizione che eviti a Berlusconi di avere alibi e lo metta di fronte alle proprie responsabilità di governo". L. Os. LE REAZIONI Bonaiuti: parole da osteria Finocchiaro: no al linguaggio truculento e offensivo, ora serve uno scatto di dignità collettiva La polemica. Il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro EMBLEMA.

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Casini: Di Pietro polizza sulla vita del premier, il Pd lo scarichi (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-30 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il leader udc e le intercettazioni di Berlusconi su Rai e attrici: lo squallore è sotto gli occhi di tutti, ma le considero barbare come per Fazio e D'Alema Casini: Di Pietro polizza sulla vita del premier, il Pd lo scarichi ROMA - Si sente "sconfortato", Pier Ferdinando Casini. Perché dopo mesi in cui ci si era illusi che la legislatura si sarebbe caratterizzata per un "confronto sulle cose vere", dal costo della vita alla perdita del valore d'acquisto al quoziente familiare, ci si ritrova "precipitati nel buio di quindici anni fa, nel perenne scontro tra magistratura e politica" che un sistema "falsamente bipartitico" non può risolvere. Per questo, più che per "ragioni di bon ton, che mi interessano poco", il leader dell'Udc, in questo clima incandescente per i tanti nodi giustizia che vanno a intrecciarsi sempre più caoticamente, accusa Antonio Di Pietro della colpa opposta per cui lo attaccano dal centrodestra: "Comportandosi come fa, conquisterà pure qualche punticino in più per il suo partito, ma finirà per aiutare Berlusconi. Per regalargli una sostanziosa assicurazione per la vita". Di Pietro contesta al premier l'uso della giustizia per interesse personale, lo attacca per i comportamenti "disinvolti " emersi dalle intercettazioni: in che modo dunque gli dà una mano? "Vede, non è che io non abbia le mie critiche da fare a Berlusconi, che nella sua azione di governo non riesce proprio a partire dai problemi degli altri: anche animato dalle migliori intenzioni, il lupo perde il pelo ma non il vizio...". Si riferisce al lodo Schifani-Alfano o alla norma blocca processi? "Sul lodo Schifani, pur discutibile, siamo disponibili ad approfondire nel merito, ci sembra doveroso, naturalmente tenendo conto dei rilievi di costituzionalità che da più parti vengono mossi. Ma che bisogno c'era di azzerare o bloccare 100 mila processi, di inserire una norma incongrua nel decreto sicurezza con l'intento di aggirare la firma del capo dello Stato? Questo proprio non ci piace". Quello che viene fuori dalle intercettazioni le piace? "Su questo punto, ho una sola parola: le ho definite barbare quando riguardavano Fazio e D'Alema, le considero tali anche quando l'intercettato è Berlusconi. E, sempre, bisogna tenere conto del fatto che si tratta di frasi estrapolate dal contesto. Comunque, preferisco non fare commenti sui contenuti, lo squallore è sotto gli occhi di tutti". Lo pensa anche Di Pietro. "Sì, ma il punto è un altro. Io credo che l'accanimento giudiziario contro Berlusconi negli anni ci sia stato davvero, e come me la pensano in tanti, così come in tanti vedono il conflitto di interessi di Berlusconi. Ma una opposizione a Berlusconi connotata dal dipietrismo, da quei toni, da quel martellamento, non trascina il Paese. Peggio: dimostra che, se l'opposizione è questa, l'alternativa a Berlusconi non c'è. E poi, siamo seri: il potere giudiziario deve tornare a essere neutro e a recuperare una terzietà perduta da tempo". Quale sarebbe allora la giusta opposizione a Berlusconi? "Quella che lo incalza sui fatti, che gli chiede conto della cordata Alitalia che non esiste, dell'emergenza rifiuti a Napoli non risolta, di un'economia che non si rivitalizza con gli spot pubblicitari. Attaccare Berlusconi solo sulla giustizia gli fornisce il migliore alibi per andare avanti senza dover mostrare uno per uno i risultati ottenuti". Con Veltroni è possibile fare un percorso comune su questo? "L'ho detto anche sabato al convegno di Enrico Letta: Veltroni ha il merito incancellabile di aver seppellito l'idea che una coalizione possa reggersi solo sull'antiberlusconismo, perché è un collante che può farti vincere, ma non ti fa governare. Ma nemmeno questo bipartitismo coatto, questa finzione di governo ombra può funzionare: diciamoci la verità, così come siamo, noi opposizioni non siamo una alternativa credibile a Berlusconi ". E quale è la ricetta per diventarlo? "Per prima cosa, per portare avanti un dialogo bisogna dissociare profondamente il proprio cammino da quello di Di Pietro. E riflettere su un bipolarismo diverso, perché io potrei certamente militare in una formazione politica con Enrico Letta come con altri esponenti che oggi sono nel Pdl. Bisogna insomma rivedere criticamente l'idea che questo Pd possa essere un partito a vocazione maggioritaria, e ammettere l'errore di aver puntato sul Vassallum e di aver creduto all'utilità del governo ombra". Se questo ripensamento non ci sarà? "Se non si metteranno in discussione questi pilastri, nessuna alleanza strategica sarà possibile con noi". Paola Di Caro Chi è Casini è nato a Bologna nel 1955. Laureato in Legge, è il leader dell'Udc.

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I ndovinello (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-30 num: - pag: 6 autore: di LINA SOTIS categoria: REDAZIONALE Qui Lina I ndovinello estivo. "Gira voce che presto verrà resa nota un'intercettazione, piccante, fra il cavaliere e una ragazza con il fisico giusto per fare la soubrette, poi diventata ministro". Chi sarà? lsotis@corriere.it.

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Negli Usa rete di 40 uffici per contrastare gli illeciti (sezione: Intercettazioni)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il Sole-24 Ore sezione: NORME data: 2008-06-29 - pag: 22 autore: INTERVISTA Scott Broshears Responsabile Fbi "Negli Usa rete di 40 uffici per contrastare gli illeciti" cott Broshears, coordinatore dell'unità frodi immobiliari S dell'Fbi, 45 anni, da 15 lavora nella polizia federale Usa e da quattro si occupa di frodi bancarie e ipotecarie, dal 2006 si è spostato nella sede centrale, a Washington, per seguire le truffe sui mutui. Ha il compito di tenere contatti con gli agenti che indagano sul campo, poi passa le informazioni ai superiori. Ha coordinato l'operazione "Mutuo maligno" che ha portato all'arresto di 406 persone che truffavano banche e clienti. Signor Broshears,quante persone hanno lavorato all'operazione "Mutuo maligno"? La nostra unità lavora con il dipartimento della Giustizia e altre agenzie federali, tra cui il dipartimento Sviluppo urbano e edilizio, il Fisco, la Polizia postale, l'Ufficio veterani: abbiamo coordinato i nostri sforzi per dare priorità a indagini e processi che riguardavano le frodi ipotecarie. è difficile quantificare il numero di persone coinvolte, ma tutti i nostri uffici, così come quelli delle altre agenzie, sono stati messi a disposizione di questa operazione. Quando e come sono iniziate le indagini? Abbiamo scelto un periodo di tempo che va dal 1Úmarzo al 18 giugno. Abbiamo chiesto a ogni agente di concentrarsi sulle frodi ipetecarie e coinvolto uffici e procuratori generali in tutto il Paese per creare un impatto, e mandare un messaggio ai truffatori: "Su questo tipo di illecito ora sta investigando il governo federale, se continuate finite in tribunale ". Le indagini continuano, nei prossimi mesi ci aspettiamo un alto numero di incriminazioni. Quale era il meccanismo delle frodi ipotecarie? L'obiettivo di "Mutuo maligno " erano le truffe su mutui dietro i quali si nascondeva una frode di compratori, venditori, intermediari e altre persone implicate nella procedura del prestito. Le frodi sono state possibili perché chi chiedeva un mutuo alle banche forniva false documentazioni. Da marzo sono state arrestate 406 persone. Come truffavano i clienti? Usavano i furti di identità? Solo in alcuni casi. Più spesso le vittime sono le istituzioni finanziarie. In qualche caso, i truffatori non raggiravano solo le banche, ma anche i proprietari che stavano per perdere le loro case, convinti, dietro pagamento di una commissione, di poter evitare l'esproprio della casa. In realtà, il proprietario perdeva casa e denaro, e a volte ci rimettevano anche le banche. Come è potuta accadere una truffa di queste proporzioni? è stato un accumulo di diverse cose. Il boom del mercato immobiliare, tassi di interesse bassi, mutui subprime hanno creato le condizioni adatte: le banche sono state sopraffatte dalla quantità di richieste di mutuoe la qualità della procedura di rilascio del prestito ne ha risentito. Chi voleva truffare ha potuto farlo con più facilità. Nello stesso giorno in cui avete presentato l'operazione sono stati arrestati due ex manager della banca Bear Sterns, Ralph Cioffi e Matthew Tannin. Quella è un'operazione separata da "Mutuo maligno". Entrambe però riguardano il problema del mercato dei mutui in Usa. I 406 arresti sono il frutto di 145 indagini separate condotte da 40 uffici dell'Fbi. Sui giornali si legge che in passato alcuni manager l'hanno fatta franca. I casi dell'Fbi sui crimini di colletti bianchi hanno un alto tasso di condanne. Se abbiamo abbastanza informazioni per formulare capi di accusa, di solito abbiamo prove più che sufficienti per arrivare a una condanna. Cioffi e Tannin sono stati scoperti grazie alle intercettazioni di email.è un metodo di investigazione diffuso? Sono state intercettate anche le telefonate? Non ho informazioni su quell'indagine. Posso dire che chiedere e ottenere un ordine di esibizione delle email, quando si indaga su frodi societarie, è un metodo diffuso. Le intercettazioni telefoniche sono un'altra cosa: c'è bisogno dell'autorizzazione del tribunale e di molte più persone al lavoro. Dopo lo scandalo dei mutui subprime e le frodi,gli americani hanno più paura di muovere denaro? Si fidano di questo sistema di regole? Non posso fare commenti su questo. Posso dire, in generale, che gli americani continuano a comportarsi come hanno sempre fatto. Ma adesso sono più consapevoli dei rischi legati a un mutuo. Quante banche europee sono coinvolte? Non so in questo momento quali istituzioni finanziarie sono coinvolte e quali perdite hanno avuto. Gli agenti stanno investigando. An.Man. "Le indagini continuano e ci aspettiamo ancora parecchie incriminazioni" "Ora gli americani sono più consapevoli dei rischi collegati a un finanziamento".

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E Beha al Tg3: insulto non fuori luogo (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-30 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE In tv Il giornalista: la parola magnaccia è forte ma non impropria E Beha al Tg3: insulto non fuori luogo ROMA - Si parlava dell'arbitro Rosetti in finale agli Europei. Poi della "cinica" Germania "che non è giusto definirla così" e d'un tratto il Berlusconi "magnaccia" è rispuntato a tradimento anche lì. Ieri, angolo sportivo del Tg3 della sera, in studio Giuliano Giubilei che chiacchiera con Oliviero Beha. Tutto scorre quieto finché il giornalista- polemista (a lungo tenuto fuori dallo schermo) si avvita in un ragionamento semantico- calcistico: "Al termine cinico si dà un valore positivo, che francamente mi fa preoccupare...". Poi prepara il terreno: "Visto che di parole si campa e con le parole si comunica e che nella storia più importante di questo tg di ieri e di oggi c'è la parola usata da Di Pietro verso Berlusconi... ". Ed ecco il messaggio mica tanto subliminale: "Attenzione, una parola volgare, che noi due probabilmente non avremmo usato, però non è così lontana dal tono delle intercettazioni che abbiamo visto". Più tardi. Scusi, Beha, ma lei che voleva dire? Che Di Pietro ha sbagliato nella forma ma ha colto la sostanza?. Avete capito male, replica l'autore di "Il paziente italiano. Da Berlusconi al berlusconismo passando per noi", che spiega: "Ho detto che quel termine forte, magnaccia, non l'avrei usato. Ma che non è semanticamente remoto". Eh? "è una parola che può anche venire in mente a qualcuno per descrivere una situazione, come quella che risulta dalle intercettazioni, che mi pare brutta e che manda cattivo odore. Va bene così? Un giudizio olfattivo". Si è perso la diretta il direttore del Tg3, Antonio Di Bella, che però precisa: "Siamo stati molto prudenti nell'uso delle parole, in titoli e servizi, più di altri. Abbiamo preferito il sinonimo: protettore di Veline". Secondo il consigliere Sandro Curzi "Beha è un giornalista brillante, vuol farsi capire, faceva un esempio, nessuno pensa davvero che Berlusconi sia un magnaccia, io poi quello che dice Di Pietro non lo condivido mai". Giovanna Cavalli GUARDA il video di Di Pietro su www.corriere.it Oliviero Beha.

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Delusione Ronaldo, il numero 1 degli Euroflop (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-06-30 num: - pag: 39 categoria: REDAZIONALE Stelle cadenti Oltre al portoghese hanno toppato l'appuntamento Del Piero, Toni e i grandi, veri e presunti, di Francia Delusione Ronaldo, il numero 1 degli Euroflop Doveva essere l'Europeo di molte cose. A cominciare dalle zecche (Austria) e dall'epidemia di morbillo (Svizzera). E invece i temibili insetti si sono concessi un mese sabbatico (tutta da verificare infatti la notizia di tre presunte vittime tra gli addetti di Casa Azzurri) mentre non risultano casi di malattie infettive tra gli addetti ai lavori, giocatori inclusi. Dunque se Cristiano Ronaldo ha clamorosamente toppato l'appuntamento chiave della stagione non è certo per colpa del morbillo. Forse c'entra l'ossessione Real, il suo desiderio di abbandonare Manchester: se così fosse sarebbe un problema soprattutto di (scarsa) serenità interiore. Solo bagliori (e un gol) contro la Repubblica Ceca, poi un ruolo talmente marginale nel quarto di finale con i tedeschi da rimettere in discussione la sua leadership in vista del Pallone d'oro prossimo venturo. Lo attendevamo come la stella cometa del torneo, invece il portoghese è diventato il capofila delle stelle cadenti. Con lui una compagnia bene assortita, inclusi alcuni insospettabili. Chi ad esempio avrebbe mai immaginato il buco nell'acqua di Luca Toni? Il capocannoniere della Bundesliga aveva i tacchetti sgonfi e le polveri bagnate: solo Donadoni, ahinoi, non se n'è accorto. E dire che, vista l'emergenza difensiva, la differenza l'avremmo dovuta fare in attacco: in fondo avevamo in organico anche il tiratore scelto della serie A italiana. Qui però, se possibile, è andata peggio perché l'unica cosa rimasta impressa dell'unica partita da titolare di Del Piero è il fatto che si sia sostituito allo stopper romeno su un gran tiro di De Rossi. In questa chiave soltanto i francesi hanno fatto peggio di noi: tanto il pompatissimo Benzema quanto lo stagionato Henry, ripescato per salvare l'onore della patria, hanno fatto cilecca completando il fallimento delle finaliste del Mondiale tedesco di due anni fa. A proposito di punte: meglio stendere un velo pietoso pure sull'Europeo di Adrian Mutu, in gol contro gli azzurri grazie a un assist di Zambrotta ma poi superficiale sul rigore che avrebbe potuto decretare la nostra bocciatura anticipata e che invece Buffon gli ha intercettato come quando i due si allenavano assieme alla Juve. Titoli di coda per i portieri che, per la natura ingrata del ruolo, di strafalcioni ne hanno commessi in serie. Mai, però, come Petr Cech, da saracinesca del Chelsea ad apripista della rimonta turca contro la Repubblica Ceca, e Antonis Nikopolidis, che ha sulla coscienza la rete del russo Zyryanov e dunque la precoce eliminazione dei greci campioni d'Europa in Portogallo. Come dire che le stelle cadenti non hanno età e non hanno ruolo. Alberto Costa Petr Cech Repubblica Ceca (Afp) Alessandro Del Piero Italia (Fornasari) Luca Toni Italia (Fornasari) Thierry Henry Francia (Dipag) Karim Benzema Francia (Sport Image) Ronaldo (Gabutti).

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Galeazzi smontato e rimpatriato in tir (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-06-30 num: - pag: 41 autore: di LUCA BOTTURA categoria: BREVI Galeazzi smontato e rimpatriato in tir Li abbiamo seguiti, amati, desiderati. Ma che faranno ora gli eroi tv degli Europei 2008? Leggete. E saprete. V Simona Rolandi, dopo aver fatto pratica col touch screen della rassegna stampa di "Notti europee", si comprerà finalmente il navigatore che sognava da tempo e lo userà per tornare a Roma. Finirà a Reykjavik. V Marino Bartoletti vincerà "La sai l'ultima?". E l'ultima è questa: prende il posto di De Luca. V Giampiero Galeazzi verrà smontato insieme a Casa Italia e rimpatriato. Serviranno tre Tir. Più uno per Casa Italia. V Marco Civoli ritirerà finalmente l'Hummer che si è comprato per investire Fabio Caressa. V Stefano Bizzotto verrà fermato per molestie dopo aver tentato di recitare la formazione del Kaiserslautern a una turista tedesca. V Jacopo Volpi tornerà alla Mattel a fare il modello per Big Jim conduttore. V Gianni Bezzi e Ubaldo Righetti resteranno a Vienna e apriranno insieme un ristorante di nouvelle cuisine: "Er vaccinaro". V Franco Lauro tornerà al basket ma si accorgerà che il basket purtroppo non c'è più. V Enrico Varriale, nell'estenuante ricerca di qualcuno da far litigare, si trasferirà nella sede del Pd. V Carlo Longhi tornerà dalla compagna, che gli chiederà se si decide a usare la moviola anche nell'intimità. V Arrigo Sacchi azzeccherà finalmente un pronostico: che Salvatore Bagni vince la "Piadalonga ". V Paola Ferrari, sempre più giovane, vincerà lo Zecchino d'oro col brano "Il Montingelli come fa". V Daniele Tombolini sarà protagonista della soap "Vivere". Come è possibile? Aspettate le prossime intercettazioni.

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Operazione Csm: più popolo e meno CORRENTI (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Operazione Csm: più popolo e meno CORRENTI MARIO SECHI Riforme Il governo pensa a una svolta nella giustizia con tre mosse: aumento dei membri laici nell'organo di autogoverno delle toghe; nomina delle alte magistrature da parte del capo dello Stato; elezione con suffragio universale dei giudici locali. Il segno dei tempi s'è colto leggendo un articolo del Financial Times intitolato "L'Italia fa bene a frenare la politicizzazione dei suoi giudici". Se il quotidiano della City, mai tenero con Silvio Berlusconi, affida alla tagliente penna di Christopher Caldwell la rottura del tabù togato, allora la musica è cambiata davvero. Perché non è logoro e in attesa di paziente lavoro sartoriale solo il rapporto tra politica e magistratura, ma anche e soprattutto quello tra il cittadino e la giustizia. La fiducia nella magistratura è ai minimi storici e a Palazzo Chigi non hanno dubbi: "Non c'è alcun problema di casta, ma un interesse generale da tutelare: andiamo avanti". Per questa ragione ai tre primi passi (riforma della legge sulle intercettazioni, corsia preferenziale per alcuni processi e tipi di reato, scudo per le alte cariche dello Stato) ne seguiranno inesorabilmente altri. Un nuovo Csm Stanno maturando rapidamente i tempi per la riforma del Consiglio superiore della magistratura, l'organo di autogoverno previsto dalla Costituzione. La maggioranza potrebbe venire allo scoperto nel giro di una, due settimane con un nuovo disegno di legge che accoglie alcune delle buone proposte già presentate in passato dal legislatore e da quelle parti della magistratura che non digeriscono il gioco delle correnti. È dallo stesso Csm che si leva una voce autorevole per invocare la riforma. È quella di Gianfranco Anedda, penalista, uno dei saggi del partito di Gianfranco Fini, componente del Consiglio di Palazzo de' Marescialli: "Auspico la riforma del Csm, anche se non sarà di per sé risolutiva di tutti i problemi della giustizia. Va diversificato nella sua composizione, bisogna aumentare il numero dei componenti laici per riequilibrarlo e riaprire la discussione al suo interno. Oggi sostanzialmente non c'è partita. Abbiamo il dovere di rompere l'autocrazia della magistratura e ridurre il fenomeno delle correnti". Sintonizzato sul canale di Anedda è l'avvocato Niccolò Ghedini (Pdl), membro della commissione Giustizia della Camera: "Il Csm da anni fa cose diverse da quelle istituzionali. Dovrebbe essere un organo consultivo (quando richiesto) e invece è diventato un organo politico che si autoconvoca quando una legge è ancora in discussione. Il legislatore dovrebbe mettere mano a una riforma che riporti il Csm alle sue originarie funzioni". Quali sono le sue funzioni? La Costituzione è sintetica e nello stesso tempo chiara: "Spettano al Csm, secondo le norme dell'ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni e i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati". Niente di quanto scritto nella carta fondamentale fa pensare che il Csm possa essere una sorta di terza Camera, che esercita un diritto di veto sul legislatore. La riforma del Csm Come sarà il nuovo Consiglio superiore della magistratura? Nelle scorse legislature il tema è stato affrontato e prontamente affondato. Gli obiettivi sono quelli di sempre: riequilibrio nella composizione del collegio e cambiamento delle norme sulla selezione e il reclutamento dei magistrati. Uno dei modelli di riferimento per la maggioranza sarà il disegno di legge presentato nel 2004 dai senatori Antonio Del Pennino e Luigi Compagna che per la composizione del Csm si ispira alla Corte costituzionale: un terzo dei componenti è eletto da tutti i magistrati ordinari fra gli appartenenti alle varie categorie, un terzo dal Parlamento in seduta comune fra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati dopo 15 anni di servizio, un terzo nominato dal presidente della Repubblica sia tra coloro che sono eleggibili dal Parlamento sia tra i magistrati ordinari. I magistrati si divideranno in due famiglie: i vertici degli uffici giudiziari centrali verranno nominati dal capo dello Stato (sul modello inglese di nomina della corona), mentre i dirigenti degli uffici giudiziari locali saranno eletti dal basso, a suffragio universale. I giudici nominati dall'alto manterranno un collegamento con i vertici dello Stato, mentre quelli eletti dal popolo, sul modello americano, saranno il link diretto tra i cittadini e chi amministra la giustizia. Soluzione che piace alla Lega Nord. Maggioranza coraggiosa? Si vedrà. Chiunque scriverà la riforma dovrà tenere in conto due disegni di legge presentati in tempi record (il 28 aprile scorso) dal presidente emerito Francesco Cossiga: le relazioni introduttive sono una preziosa analisi storica, politica e giuridica "sull'inevitabile e inarrestabile processo che ha reso la magistratura un soggetto politico". Il vecchio Csm e il Colle La protesta della magistratura contro il Parlamento preoccupa il capo dello Stato Giorgio Napolitano, che presiede il Csm. Dopo gli attacchi ai provvedimenti della maggioranza, dal Quirinale è partita un'azione diplomatica per invitare le toghe alla prudenza e alla moderazione. Così il vicepresidente Nicola Mancino prima ha fatto retromarcia sul documento annunciato dal Csm contro il governo, poi ha invitato i consiglieri a non rilasciare dichiarazioni "equivoche". Risultati? Modesti. Le correnti della magistratura sono autonome e l'operazione di raffreddamento di Napolitano, rivolta come sempre in modo bipartisan anche alla politica, sembra destinata all'insuccesso. Il consigliere togato di Magistratura democratica Livio Pepino il 25 giugno scorso ha depositato in sesta commissione un documento sulle riforme della maggioranza in materia di giustizia. Parere lunghissimo, molto tecnico, più prudente rispetto alle reboanti dichiarazioni di guerra iniziali, ma pieno di dubbi e riserve sulla costituzionalità e attuazione delle norme. Nitroglicerina. Il presidente Napolitano non nasconde la sua preoccupazione: "Il mio ruolo è quello, come si dice spesso, di moral suasion: spesso equivale a lanciare dei messaggi nella bottiglia non sapendo chi vorrà raccoglierli. E bisognerebbe che li raccogliessero tutti perché abbiano effetto". La bottiglia per ora galleggia in mare aperto.

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Rimborsi connection (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Rimborsi connection GIANNA MILANO E CHIARA PALMERINI Oltre lo scandalo Santa Rita A parte i medici e i dirigenti senza scrupoli, il servizio sanitario si presta a piccole e grandi truffe. Ecco i punti deboli del sistema, chi può approfittarne e quello che alcune regioni fanno per difendersi dai furbi. Che cosa ha fatto emergere il bubbone della clinica Santa Rita di Milano? È la punta visibile di un problema che riguarda solo le cliniche private, come si è sentito dire, o coinvolge tutta la sanità? Colpa di singoli medici, "mele marce", o di un sistema che spinge chi cura a trasformarsi in procacciatore di prestazioni, fino alle lesioni o, anche se penalmente meno rilevante (ma non moralmente), allo spregio di ciò che è meglio per la salute della gente? Da una parte c'è chi si stupisce che il Servizio sanitario nazionale paghi gli ospedali, pubblici e privati, a prestazione, sistema ormai in vigore da 15 anni, analogamente a quanto avviene in quasi tutti i paesi industrializzati. Dall'altra le parole e i toni di alcuni dei medici intercettati nella clinica milanese, intenti a "tirar fuori mammelle", "pescare polmoni", "investire nei tumori", sembrano la materializzazione del peggiore degli incubi. Sbrogliare la matassa di ciò che è successo, e soprattutto di come è potuto succedere senza che nessuno se ne accorgesse, non è facile. Gli esperti interpellati da Panorama hanno individuato una serie di punti deboli del sistema di cui i furbi possono approfittare. Per capire bisogna partire analizzando il sistema dei rimborsi agli ospedali. Ai tempi della mutua, alle cliniche andava una cifra fissa per ogni giornata di degenza. Quel sistema incentivava una sorta di sequestro di persona: più a lungo un paziente era ricoverato, più l'ospedale guadagnava. Per il ricovero di un paziente con tumore riceveva quanto per uno operato di tonsille. In seguito si è passati al rimborso a piè di lista: agli ospedali erano pagate le spese affrontate durante l'anno. Così i conti lievitavano senza controllo. Per porre un freno, nel 1995 sono stati scelti i cosiddetti Drg ("diagnosis related group" o raggruppamenti omogenei di diagnosi), un'invenzione americana: alla dimissione del paziente, in base alla diagnosi e all'intervento, a eventuali complicazioni, alle condizioni del malato, l'ospedale riceve una certa cifra. Una sorta di listino prezzi che può produrre due effetti, secondo Francesco Taroni, professore di medicina sociale all'Università di Bologna: "L'aumento del numero di ricoveri e la diminuzione della durata. Conseguenze positive se servono a smaltire le liste d'attesa e a non trattenere inutilmente i malati, negative se i ricoveri sono immotivati o se i pazienti vengono mandati a casa troppo presto". In più i Drg si prestano a possibili abusi. Sostiene Americo Cicchetti, della facoltà di economia all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma: "I Drg hanno creato incentivi per una maggiore efficienza ma hanno anche generato meccanismi perversi per ottenere rimborsi gonfiati". Dato che assistere un paziente operato di appendicite costa di più se ha pure, mettiamo, il diabete, il suo ricovero comporta una tariffa più alta. E questo può indurre in tentazione, facendo passare per diabetico chi non lo è, o esagerando un'influenza in una bronchite. O, ancora, far figurare il trasferimento di un paziente al reparto di riabilitazione, rimborsato a giornate, anche se resta fermo nel suo letto (è una delle accuse mosse agli imputati della Santa Rita). Infine, tocco di furberia, dimettere i pazienti dal pronto soccorso a mezzanotte e 5 minuti per far scattare un giorno di degenza. Per scoraggiare piccoli e grandi imbrogli, innanzitutto, suggerisce Cicchetti, "il tariffario dei Drg andrebbe aggiornato ogni 6 mesi per adeguarlo alle tecnologie che cambiano e agli sviluppi della medicina". Una commissione ci sta lavorando, per ora senza risultati: i membri, tutti medici, non si trovano d'accordo su quali prestazioni devono valere di più. Poi c'è il problema di scoraggiare le truffe sistematiche. Chi deve controllare e come? "Gli strumenti peggiori sono le denunce e le inchieste della magistratura; la logica peggiore è quella del tutto o niente: ti faccio o non ti faccio lavorare" sostiene Francesco Longo, direttore del Centro di ricerche sulla gestione dell'assistenza sanitaria sociale (Cergas) della Bocconi. "A controllare dovrebbero essere le asl, concedendo o sottraendo incentivi". Questi, afferma Fabio Turazza, cardiologo al Niguarda di Milano, "dovrebbero essere finalizzati alla qualità delle prestazioni, non solo al controllo della spesa". E se si individuano infrazioni, secondo Silvio Garattini, direttore del Mario Negri di Milano, "devono scattare sanzioni pesanti". Il nodo è proprio sui controlli. La Lombardia è la regione che ne fa di più in Italia (le asl esaminano fino al 5 per cento delle cartelle cliniche, contro una media nazionale del 2), ma se sono solo "formali" non è detto che servano a molto. La verifica a campione di cartelle cliniche e schede di dimissione (tra l'altro annunciata, non a sorpresa) nasce da esigenze amministrative di verifica della spesa e non sempre rileva le magagne, per esempio interventi su pazienti che non ne avevano bisogno. Ogni tanto però qualcosa salta fuori. Nel Lazio, nell'ultimo anno, è emerso che per il 49 per cento i casi classificati come traumi cranici con stato di coma, ma con degenze curiosamente brevi, altro non erano che ricoveri per lievi botte alla testa con qualche abrasione e contusione. Altri controlli possono essere anche più efficaci. "Come un'analisi in chiave statistica dei dati aggregati sulle prestazioni per vedere se ci sono campanelli d'allarme" raccomanda Longo. Un esempio evidente di intervento troppo spesso inappropriato è il taglio cesareo, rimborsato in alcune regioni assai di più del parto naturale. Secondo l'Oms, un tasso di cesarei superiore al 15 per cento è anomalo. In Italia la media è del 32, superiore al Sud, con punte del 62 per cento in Campania. Alcune regioni hanno attivato sistemi per individuare le sacche di mediocrità. L'Agenzia di sanità pubblica della Regione Lazio ha istituito un sistema di 42 indicatori per valutare la qualità delle prestazioni: si controlla che la mortalità a 30 giorni da un bypass aortocoronarico, la tempestività dell'intervento per frattura del femore, la riammissione in ospedale dopo una colecistectomia non superino standard fissati a livello internazionale. "Nel Lazio stiamo valutando l'opportunità di fissare una soglia: gli ospedali che non raggiungono una certa percentuale di esiti virtuosi chiudono il reparto" dice Carlo Perucci, direttore del dipartimento di epidemiologia della Asl Roma/E. Sistemi simili hanno attuato Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte. Un altro di tipo di controllo è legato al cosiddetto accreditamento, l'iter attraverso il quale le regioni riconoscono a strutture già autorizzate, cioè in possesso di requisiti minimi uguali in tutta Italia, caratteristiche di qualità aggiuntive per esercitare l'attività per conto del servizio sanitario nazionale. Ogni regione pretende il rispetto di requisiti di accreditamento diversi, da quelli puramente formali, come il numero di bagni in rapporto ai posti letto, ad altri più sostanziali. La Lombardia è stata la prima ad avviare il processo di accreditamento, basato su requisiti di carattere gestionale, cui si è poi aggiunta la certificazione di qualità secondo il sistema Iso. In alcune regioni, come la Sicilia, il processo non è neppure iniziato per le strutture pubbliche (la scadenza è fissata a dicembre 2009), mentre le private hanno completato l'iter a giugno 2007, per un totale di 1.683 cliniche cui è stata concessa l'autorizzazione. "In Emilia-Romagna verifichiamo il rispetto di standard gestionali, come pure quello di requisiti per diverse specialità correlati a indicatori di performance: come la mortalità per gli interventi di cardiochirurgia o il tempo che intercorre tra una diagnosi di tumore al polmone e l'intervento" riferisce Renata Cinotti, responsabile dell'area accreditamento e qualità dell'agenzia sanitaria dell'Emilia-Romagna. Questa regione è capofila in Italia di un progetto interregionale per la formazione di valutatori da ingaggiare nei controlli della qualità degli ospedali. C'è inoltre un problema di programmazione. Se, per fare un esempio, in Lombardia si è autorizzata l'apertura di 21 reparti di cardiochirurgia, mentre alcuni esperti stimano che ne basterebbe la metà per un bacino di 9 milioni di abitanti (vengono infatti operati molti pazienti di altre regioni), c'è forse da aspettarsi che le sale operatorie cerchino di funzionare a più non posso. "Il criterio della produttività, da quando gli ospedali sono diventati come aziende, vale sia nel pubblico sia nel privato" aggiunge Ettore Vitali, cardiochirurgo passato dall'ospedale milanese Niguarda alle cliniche Gavazzeni di Bergamo. Una nota dolente che vale solo per la sanità privata è il tipo di contratto tra la clinica e il medico. Mentre negli ospedali pubblici il 20 per cento al massimo dello stipendio può derivare da incentivi basati sulla produttività, nel privato in teoria non ci sono limiti. "Se il medico è una persona perbene, il meccanismo è benevolo. Se non lo è ... l'appetito, si sa, vien mangiando" commenta l'oncologo Ermanno Leo, dell'Istituto dei tumori di Milano. Alla Santa Rita, secondo gli inquirenti, la disinvoltura nell'usare il bisturi poteva portare lo stipendio di alcuni medici da 2 mila euro fino a 20 mila. A incidere sono anche questioni di politica economica. Ci sono regioni, come la Lombardia, in cui il fatturato per la spesa sanitaria ha un tetto unico per ospedali pubblici e privati, superato il quale le prestazioni vengono rimborsate meno. Questo sistema vuole promuovere la concorrenza e migliorare i servizi. Il rischio è che certe piccole strutture private operino a più non posso senza subire gli effetti negativi dell'abbassamento dei rimborsi, penalizzazione che si diluisce nel totale a disposizione di tutti gli ospedali. "Nel caso di un tetto di fatturato per ogni struttura, meccanismo molto più rigido e contrario alla concorrenza, aumentare il numero dei casi diventa invece inutile, perché non porta benefici economici" ritiene Taroni. Trovare soluzioni facili per sistemi complessi come quelli sanitari è arduo. Ma vengono in mente le parole profetiche di George Bernard Shaw nel Dilemma del dottore: "Che una nazione ragionevole, avendo osservato che ci si può procurare il pane offrendo un interesse economico ai fornai che ce lo fabbricano, seguiti a offrire a un chirurgo un interesse per le gambe che ci amputa, è quanto basta per farci disperare dell'umanità politica". (hanno collaborato Donatella Marino e Fabio Turone).

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Se cerchi la pace, non fidarti dell'Onu (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Se cerchi la pace, non fidarti dell'Onu GIOVANNI PORZIO E FRANCA ROIATTI Peacekeeping In Darfur parte l'operazione più costosa della storia, ma è già sull'orlo del fallimento. Uno dei tanti esempi di impotenza, inefficienza, abusi dei caschi blu. Dal Libano alla Repubblica Democratica del Congo, passando dal Sudan, le missioni di pace dell'Onu faticano a raccogliere risultati, invece fanno il pieno di critiche. Sotto accusa i costi astronomici, l'inefficacia e nei casi più gravi gli abusi dei caschi blu, sui quali il Palazzo di vetro pare riluttante a far piena luce. Quella del Darfur è la più grande e costosa operazione di peacekeeping lanciata dalle Nazioni Unite nei 60 anni della sua storia: 26 mila uomini e un budget annuale di 2 miliardi di dollari. Eppure, l'Unamid, la missione ibrida dell'Onu e dell'Unione africana in Darfur, rischia di trasformarsi in un clamoroso fiasco. A 6 mesi dal dispiegamento in Sudan, solo un terzo dei militari è in servizio effettivo. Gli elicotteri e i mezzi blindati promessi non sono mai arrivati. I fondi stanziati non sono stati spesi: i caschi blu hanno dovuto dipingere i loro elmetti grigioverdi o ricoprirli con sacchetti di plastica azzurra. "In queste condizioni" afferma il generale nigeriano Martin Luther Agwai, comandante della missione, "non siamo in grado di garantire il conseguimento del nostro mandato". I soldati dell'Unamid dovrebbero proteggere la popolazione civile del Darfur (7 milioni di abitanti) dagli attacchi dei ribelli secessionisti e dalle incursioni dei janjaweed, le milizie arabe irregolari al soldo di Khartoum. Ma i risultati sono più che deludenti. Gli stupri e le violenze nei campi profughi, dove gli sfollati sono più di 2 milioni, continuano. Gli scontri si sono moltiplicati e si estendono: in maggio i ribelli del Movimento per la giustizia e l'uguaglianza sono riusciti ad attaccare un quartiere della capitale sudanese. E le organizzazioni impegnate negli aiuti sono nel mirino dei banditi e degli oltre 30 gruppi armati della guerriglia: da gennaio, 120 operatori umanitari sono stati rapiti e nove hanno perso la vita. Le vittime del conflitto e delle sue conseguenze (fame e malattie) sarebbero oltre 300 mila. Anche l'Unamid è dunque affetta dalla sindrome di Mogadiscio, la paralisi che dopo il fallimento della missione Unosom in Somalia ha impedito alle Nazione Unite di fermare il genocidio in Ruanda? Gli interventi di peacekeeping sono complessi, condizionati dalle regole d'ingaggio, dalla lenta e insufficiente erogazione dei fondi, dal rispetto dei principi della non interferenza e della sovranità nazionale. Il caso del Darfur è poi complicato da altri fattori: gli interessi economici di molti paesi, Cina in testa, più sensibili alle riserve sudanesi di petrolio che alle violazioni dei diritti umani; e le divergenti valutazioni circa l'origine e la portata del conflitto. Mentre i leader della guerriglia e le ong denunciano lo sterminio dei neri nel Sudan occidentale, il regime islamico di Khartoum accusa l'Onu di complottare contro il presidente Omar al-Bashir e di voler fare del Darfur un Kosovo africano. Altre accuse, ma stesso destinatario anche nel Libano meridionale, dove sono schierate le truppe dell'Unifil, inviate al termine del conflitto tra l'esercito israeliano e le milizie di Hezbollah. Secondo il governo di Gerusalemme, in almeno quattro occasioni i caschi blu, guidati dal generale italiano Claudio Graziano, avrebbero intercettato carichi di armi diretti a Hezbollah e non avrebbero fatto nulla per fermarli. Alla fine di marzo una pattuglia di soldati italiani ha fermato un camion con alcuni miliziani a bordo, ma è stata minacciata con le armi e costretta ad andarsene. Pur tra mille cautele, Graziano ha confermato l'episodio. Qualche giorno fa in un'intervista a un quotidiano libanese il generale ha affermato che da settembre 2006 i suoi uomini hanno scoperto centinaia di depositi di armi di Hezbollah, ammettendo, però, la propria impotenza: "Il problema è che tra i compiti dell'Unifil non vi è quello di disarmare i miliziani, ma solo di denunciare le scoperte di armi all'esercito libanese". Mandati troppo ristretti, o troppo vaghi, sono spesso il peccato originale delle missioni Onu: "Dispiegare i soldati sul campo non basta, se alle spalle non vi è un accordo politico forte tra le parti in causa e i paesi potenti delle Nazioni Unite" spiega a Panorama Daviv Ambrosetti, ricercatore dell'Università di Parigi X, esperto di peacekeeping. "Ma i caschi blu sono la soluzione più facile: vengono ripresi dalle tv, danno l'impressione che si sta facendo qualcosa, anche se l'accordo non è stato trovato". Ci sono anche situazioni nelle quali i soldati di pace diventano simboli della vergogna, macchiandosi di crimini orrendi come abusi verso donne e bambini, e traffico illecito di armi e preziosi. Emblematico il caso della Repubblica Democratica del Congo, dove caschi blu pachistani in forze alla missione Monuc hanno fornito armi in cambio di oro a miliziani dell'Ituri, teatro di una delle più sanguinose guerre degli ultimi anni. Altri militari Monuc, questa volta indiani, hanno invece fornito munizioni, pagate con avorio, ad alcuni ribelli ruandesi, responsabili del genocidio del '94 che ora scorrazzano nella parte orientale del Congo. Matthias Basanisi, un ex investigatore dell'Oios, l'ufficio per le indagini interne dell'Onu, che nel 2006 fu mandato a fare luce sui fatti, accusa il Palazzo di vetro di avere tentato di minimizzare lo scandalo. Il responsabile delle operazioni di peacekeeping ha negato, ma Steve Craswshaw, esperto Onu di Human rights watch, sottolinea come l'Oios si sia mostrato più volte riluttante nell'andare a fondo. "Il vero problema" commenta a Panorama Crawshaw "è che i pur pochi peacekeeper che commettono reati sono perseguibili solo nel loro paese d'origine". Come dire: una volta rientrati a casa, tutto viene dimenticato.

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Lettere (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Lettere lettere Il '68 non ha portato la vera libertà Con il Sessantotto si passa dalla generazione del sacrificio, che semina per i posteri, alla generazione che vuole tutto e subito. Si afferma l'irresponsabilità, la velleità di distruggere il passato. I modernisti seguono le mode e idolatrano il nuovo, ritenuto sempre positivo. Dilaga il libertinismo di massa, da bambini viziati. Si asseconda la spontaneità e l'istinto. All'università lo studente ottiene tutto facilmente. Il Sessantotto non ha portato la libertà. La vera libertà: 1) supera le passioni, nel mondo greco-romano; 2) si unisce nella comunione con Dio, nel Cristianesimo; 3) afferma la dignità umana, nell'Umanesimo; 4) è la vittoria della ragione, nell'Illuminismo; 5) riscopre la coscienza morale dell'essere umano, nel liberalismo. Il liberale è sempre in lotta con i potenti del suo tempo. Gianfranco Nìbale PADOVA Risparmiatori tutelati in Usa, non in Italia Negli Stati Uniti per la questione dei mutui subprime è intervenuta l'Fbi dispensando arresti a piene mani. I protagonisti dello scandalo Enron sono ora in galera dopo processi che non hanno lasciato scampo. Là sanno come far passare la voglia a chi pensi di arricchirsi alle spalle dei risparmiatori. In Italia i processi Parmalat sono ancora in alto mare e solo alcune banche sono state condannate a risarcire i risparmiatori che avevano acquistato titoli spazzatura. Giuseppe Peroni CARMAGNOLA (TO) Mettiamo un limite ai calciatori stranieri Ritengo ottima la norma voluta da Joseph Blatter, presidente della Fifa, che stabilisce un limite alla presenza di giocatori stranieri (non più di cinque) nelle squadre di club. La prassi ormai consolidata di ricorrere a giocatori stranieri affossa il calcio autoctono. Fa impressione una squadra come l'Inter, formata per la maggior parte da giocatori stranieri. Omar Valentini SALÒ (BS) Ve lo dico: esiste anche la buona sanità Mi riferisco all'articolo "Malasanità" (Panorama 26) per dire che, grazie al cielo, esiste anche la buona sanità. Il 29 maggio dello scorso anno sono stato travolto da un autocarro che mi ha distrutto vertebre, braccia, gambe, piedi. Sono stato dapprima ricoverato in prognosi riservata all'ospedale di Rovigo e dopo 16 giorni trasportato in elicottero all'Ospedale San Carlo di Milano. Ho trascorso mesi in ospedale dove tutto il personale ha lottato prima per tenermi in vita e poi per non mettermi su una sedia a rotelle. Sono stato sempre seguito con la massima dedizione, direi perfino con affetto. Giorgio Sgarbezzini MILANO Io, musulmano, apprezzo il governo Sono musulmano, ho 48 anni, dal 1990 in Italia, lavoro in una piccola impresa artigiana della bella città in cui vivo, ormai perfettamente integrato da sentirmi, in fondo, italiano, perché il vostro Paese mi ha bene accolto. Non mi interesso molto alla politica ma trovo giusto seguire ciò che succede in Italia. Vorrei con questa lettera esprimere apprezzamento per il nuovo governo, che pare proprio avere la volontà di fare bene per uscire dalla non buona situazione economica. Mahle Bahr Ahbey TORTONA (ALESSANDRIA) Magistrato che sbaglia: conflitto di interessi? Quando un magistrato sbaglia, la magistratura che interviene per giudicarlo non è forse in conflitto di interessi? Perché il magistrato suddetto viene trasferito e non è invece processato? Irene Rinaldi ROMA COMUNICATI SINDACALI   I giornalisti italiani, uniti, confermano la loro opposizione a qualsiasi progetto che limiti la possibilità di informare i cittadini sui fatti di cronaca giudiziaria e sulle indagini della magistratura, come si profila con il disegno di legge sulle intercettazioni presentato dal Governo. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana e l'Ordine dei Giornalisti, con la partecipazione dell'Unione Nazionale Cronisti Italiani, hanno costituito un Comitato per gestire l'emergenza e rispondere con tempestività, e nelle proporzioni di volta in volta necessarie, alla portata delle iniziative che si delineano contro il diritto all'informazione, man mano che assumeranno rilievo. Nella riunione straordinaria della Giunta Federale allargata ad Ordine e Cronisti, svoltasi oggi a Roma, è stato deciso perciò anche di dichiarare lo sciopero, se necessario per più giorni, ed altre iniziative d'intesa anche con Fieg, per comunque contrastare con i migliori strumenti comuni disponibili l'intercettazione della libertà di cronaca. Ai direttori di tutte le testate parte un appello a informare costantemente l'opinione pubblica sui pericoli che si stanno correndo. Questa è la prima misura civile di protesta. È necessario infatti che l'opinione pubblica si faccia sentire e che il Parlamento comprenda bene quanto sia importante evitare orrori costituzionali, contrasti con le convenzioni internazionali e per correggere in tempo scelte che appaiono gravemente sbagliate e lesive dell'interesse generale. Quella della tutela della privacy, se restassero confermate le indiscrezioni sul testo del ddl (ancora misterioso) appare sempre più una scusa. Nessuno vuole devastare la vita delle persone pretendendo di poter fare informazione scorretta, o scandalistica, per partito preso. Se qualche cialtroneria c'è stata o ci sarà, come capita in tutte le attività umane, questa va perseguita. Ma è impensabile cancellare con norme di legge il diritto dei cittadini a sapere fatti determinanti per la propria vita, individuale o collettiva, spesso contenuti negli atti di indagini giudiziarie, che se coperte per un tempo infinito dal segreto non impedirebbero il protrarsi di danni irreparabili per le persone. Si pensi ai cittadini truffati nella vicenda Parmalat, ai malati usati come merce da cui trarre profitto e talvolta devastati per sempre nella loro salute, fino allo scandalo del calcio truccato. Fatti, questi, che non si sarebbero potuti conoscere per tempo, e quindi correggere, fino alla prima udienza pubblica (nella giustizia italiana spesso ci vogliono anni) come vorrebbero le indiscrezioni sul ddl circolate in questi giorni, che sanzionerebbero la pubblicazione fino a tre anni di galera per i giornalisti. La Fnsi, l'Ordine dei Giornalisti e l'Unci (Unione Cronisti) sono pronti ad azioni diversificate, e di immediato impatto pubblico, per evidenziare la protesta e l'impegno a un'informazione aperta e corretta, consapevoli che queste iniziative non saranno di breve durata. Sarà anche sviluppato un collegamento diretto con i cittadini, con le associazioni più rappresentative della società civile, con gli esponenti del diritto costituzionale e sarà richiesto ai Presidenti delle Camere e ai gruppi parlamentari un urgente incontro, non appena il Governo avrà depositato il suo provvedimento. All'Esecutivo, tuttavia, viene rilanciato un appello forte perché modifichi radicalmente il testo del ddl già prima di presentarlo alle Camere. Roma, 18 giugno 2008 L'Assemblea dei giornalisti di Panorama esprime forte preoccupazione per il disegno di legge d'iniziativa governativa sulle intercettazioni. Nel giudicare assolutamente legittimo l'intento di difendere al meglio la privacy e di correggere talune storture emerse nel corso del tempo in materia di intercettazioni, i giornalisti di Panorama segnalano che il ddl contiene un inaccettabile attacco al diritto dell'opinione pubblica a essere informata e al dovere della libera stampa di informare. All'articolo 2, in particolare, il disegno di legge almeno nella forma fin qui resa pubblica contiene il divieto di pubblicare notizia alcuna sulle indagini in corso. Questa norma, se approvata nella forma attuale, secreterebbe di fatto le indagini fino al momento dell'udienza preliminare e renderebbe paradossalmente onnipotente la magistratura inquirente, sottraendola al controllo della pubblica opinione.

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Di Pietro esagerato: <Silvio magnaccia> (sezione: Intercettazioni)

( da "Manifesto, Il" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

GIUSTIZIA Di Pietro esagerato: "Silvio magnaccia" Corsa alla camera per la norma salva premier "Silvio magnaccia" Il leader Idv si propone come unico oppositore Federico D'Ambrosio ROMA Direttamente dai campi di Montenero di Bisaccia, Antonio Di Pietro si presenta a Campobasso a metà mattina con tutta l'energia necessaria a riempire di catartici improperi il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Sarà il ricordo di Cincinnato (il console romano, però, arava, l'ex pm invece abbandona la trebbiatrice), ma il tema scelto è quello della pubblica morale. Dopo due giorni di intercettazioni dedicate al triangolo Berlusconi, attricette, Saccà, il più battagliero tra gli esponenti dell'opposizione non si tiene: "L'allora aspirante capo del governo mi sembra facesse una lavoro più da magnaccia per piazzare questa o quella velina". Prima di tutto, dà una stoccatina ai colleghi di minoranza, troppo morbidi a suo avviso, anche se ultimamente persino il dialogante Walter Veltroni ha alzato la voce: "Il nostro compito è quello di fare un'opposizione responsabile, che non ha gli occhi chiusi". Quindi, la sfilza di accuse al leader della maggioranza. Pidduisti, perché applicano il programma "di Previti e Gelli", garantendo l'impunità alla "casta" mentre per i cittadini comuni resta l'azione ordinaria e prevede un ridimensionamento degli organi di controllo dello stato dal Csm al parlamento: "L'azione politica di questo governo mi sembra piduista e non so fino a che punto la volontà sia solo di Berlusconi, viene da chiedersi se lui sia l'esecutore o il mandante". Infine quella valanga di intercettazioni napoletane che da giorni riempiono i giornali: "Offrono uno spaccato di questa classe dirigente italiana che ci fa vergognare, e dicono anche che non si devono pubblicare le intercettazioni. Voglio dire: vendevano parti di film piuttosto che di fiction e quant'altro utilizzando i soldi della Rai, soldi nostri, soldi del canone. In cambio di che cosa? Quella è bona, quella è bella, quella c'ha le tette grosse. Ma insomma, abbiate pazienza, fate gli statisti o i magnaccia?". Basta così. Di Pietro torna alla sua trebbiatrice, in attesa della querela che Niccolò Ghedini ha già promesso, e lasciando spazio al nervosismo di Paolo Bonaiuti, che lo accusa di usare linguaggio "da osteria". O dell'ex segretario del Prc Franco Giordano e del leader di Sd Claudio Fava che fanno sapere di non condividere "il ragionamento scomposto" dell'ex pm. La polemica sul nuovo lodo Alfano, intanto, non accenna a placarsi. Maurizio Gasparri accusa "i militanti di Veltroni vestiti da giudici", Cossiga manda una interpellanza parlamentare contro il pm palermitano Antonino Ingroia e le sue critiche alle politiche del governo. Ma detto questo, il testo approvato venerdì non sembra destinato ad essere modificato. Salverà le quattro più alte cariche dello stato e non è ancora chiaro se si bloccherà oppure no nel passaggio da una carica all'altra (è noto a tutti che il Cavaliere punta al Quirinale). Ci sarà tempo per limarlo e renderlo inespugnabile, dato che la discussione in aula partirà il prossimo 28 luglio. Al momento le attenzioni parlamentari sono concentrate soprattutto sul decreto sicurezza e sulla sua norma blocca processi. Le commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia sono convocate lunedì pomeriggio in seduta straordinaria e per tutta la settimana hanno il "salvapremier" come primo punto all'ordine del giorno. Le tensioni con quel che accade fuori da Montecitorio non mancheranno. Martedì su quel documento si pronuncerà anche il plenum del Consiglio superiore della magistratura e che contro quel testo parla anche il segretario dell'Unione camere penali, Renato Borzone: "A differenza dei magistrati, noi criticammo anche la direttiva Maddalena. Si può ragionare sui limiti dell'azione penale, ma non stabilire dei criteri arbitrari ed estemporanei legati a ragioni contingenti". Berlusconi dal canto suo l'ha messa sull'aulico. Ha scritto una lettera ai "liberali del Pdl" riuniti ieri a Cuneo, per ricordare che la libertà non è un dono dello stato, ma "viene prima dello stato. E' un diritto naturale che ci appartiene in quanto esseri umani. Lo Stato deve difendere la libertà e difenderla in tutte le forme: ciò per essere uno stato legittimo libero e democratico e non un tiranno. Noi crediamo nell'impresa cui è demandato il grande lavoro sociale di creare il lavoro, il benessere, la ricchezza così come crediamo nei valori della solidarietà e della giustizia nonché della tolleranza verso tutti a cominciare verso i nostri avversari".

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Veltroni: "Mai più clima rissoso" (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampaweb, La" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

ROMA Walter Veltroni accusa "le iniziative di governo e presidente del Consiglio" di aver dimenticato l'interesse generale, "dando di nuovo priorità a vicende legate ad interessi particolari e personali e assestando un colpo mortale a quel bisogno di confronto alto tra diversi schieramenti sulle riforme e la modernizzazione delle istituzioni e della politica". Il leader Pd, in una lettera all'Unità in cui annuncia la ripresa settembrina del tour italiano avviato in campagna elettorale, aggiunge che "non torneremo mai più al clima rissoso e paralizzante di questi ultimi quindici anni" e ammonisce che "si illude chi spera di trascinarci indietro e di diminuire così le nostre potenzialità di espansione, le nostre possibilità di parlare agli italiani e di guadagnare nel tempo la loro fiducia". Un messaggio che sembra rivolto a Di Pietro dopo le polemiche innescate dall'insulto dell'ex pm a Berlusconi. Ma Di Pietro non fa nessuna marcia indietro e non si scusa con Berlusconi il giorno dopo averlo insultato con quel "magnaccia delle veline" con cui lo aveva apostrofato per la vicenda delle intercettazioni. Anzi lo attacca nuovamente: "E' impossibile - dice l'ex Pm - dialogare con chi usa il dialogo per farsi i propri interessi". Dalla Pdl le reazioni non si fanno attendere a difesa del Cavaliere e dell'operato del suo governo. Nel giorno del nuovo appello del Capo dello Stato ai politici a creare le condizioni per un clima "più sereno e costruttivo", ed a cui per primo Di Pietro plaude, non si registrano segnali di distensione tra gli schieramenti. Prende le distanza da Di Pietro anche il parlamentare del Pd Giorgio Merlo: "La cifra del Partito democratico è il riformismo. Veltroni lo ha spiegato per l'ennesima volta. Il Pd, pertanto, rinnega fermamente tre aspetti: "nessun nemico a sinistra" è una cosa che appartiene alla storia e non al Pd; l'Unione è il ricordo di una coalizione che non trova più spazio e futuro nella prospettiva politica del Pd; il cosiddetto dipietrismo è un fenomeno esterno ed estraneo alla strategia politica e parlamentare del Partito democratico". "È bene che questi tre postulati politici, semplici ma decisivi - aggiunge -, siano chiari sia all'interno del partito sia alla corrente giustizialista e moralista ancora presente nel centro sinistra".

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Tonino rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate? Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (da Tonino) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una letterà all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni - che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Non commentato " (5 votes, average: 3.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (22 votes, average: 3.36 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 106 ) " (25 votes, average: 3.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (27 votes, average: 3.19 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (48 votes, average: 3.52 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (115 votes, average: 1.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (54 votes, average: 2.85 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (30 votes, average: 2.83 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 67 ) " (50 votes, average: 2.1 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (123 votes, average: 1.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (41) Ultime discussioni Alberto Taliani: per PietroB. La libertà di parola esiste eccome, dipende però da quali parole si usano. Alberto Taliani: Caro Stefano, le rispondo volentieri: non amo la politica fatta in questo modo, spiando dal buco... gianroberto: Secondo voi , per quale ragione Valter ha imbarcato il Dott.On.Di Pietro?, " non poteva non sapere... Pietro.b: Non avevo dubbi,non appena una persona si permette di esprimere un opinione diversa dalla Sua,CARO... stefano: Sono di Sinistra, quindi un comunista. Scusatemi tanto se sono fuori tema, ma una bella discussione sul... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. 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I sondaggi affondano il Pd. E Veltroni rincorre Tonino (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 26 del 2008-06-30 pagina 0 I sondaggi affondano il Pd. E Veltroni rincorre Tonino di Laura Cesaretti Il leader dei democratici spezza il dialogo con il Pdl. E Di Pietro rilancia: "Non mi scuso con Berlusconi" Roma - Di certo non è un caso che Walter Veltroni, ieri, abbia scelto le colonne di Repubblica per liquidare definitivamente la breve stagione del fair play con la maggioranza. E per dichiarare riaperta la stagione del "Caimano": certo lui si guarda dal chiamarlo così, il premier, "non ho mai dato giudizi personali e continuo a non darli", ma ci pensa l'intervistatore. Il terreno scelto dal leader del Pd per dichiarare "sepolto" il dialogo, come Repubblica gli chiede incalzante da settimane, è quello dell'emergenza giudiziaria che affligge il Paese e che tiene da circa tre lustri nel mirino innanzitutto Berlusconi. Un'emergenza che, dice Veltroni, non può diventare in alcun modo una "priorità" politica, perché è solo una "urgenza" personale del premier che vuole "norme per sé e non per la democrazia". Di qui la chiusura netta ad ogni disponibilità dell'opposizione non solo sull'emendamento "blocca-processi", ma anche sul lodo che dovrebbe mettere al riparo le alte cariche dello Stato. Per Veltroni se ne può anche discutere, ma deve essere trasformato in legge costituzionale (dunque con tempi assai più lunghi e maggioranze blindate) e deve "scattare dalla prossima legislatura". In sintesi, non deve riguardare Berlusconi. Un muro, insomma. Nell'imboccare la strada del muro contro muro, Veltroni è incalzato da ragioni contingenti: basta scorrere le cifre del sondaggio pubblicato ieri dal Corriere della Sera per capirlo. Il Pd in pochi mesi ha perso 5 punti (dal 33,1 % del 13 aprile al 28%), e Di Pietro ne ha guadagnati 3 (dal 4,4% al 7,4%). La Sinistra recupera almeno 1 punto, e intanto il Pdl schizza di oltre 7 punti: dal 37,4% al 44,6%. Sia pur fatta la tara sull'attendibilità dei sondaggi (questo è stato realizzato il 25 giugno scorso, il giorno dopo l'approvazione in Senato della norma "salva-premier"), resta il trend preoccupante per il Pd, schiacciato tra il protagonismo di Berlusconi e quello dell'ex pm, che si è entusiasticamente auto-incoronato nel ruolo di antagonista del Caimano, e non ha alcuna intenzione di mollare la presa: "Io scusarmi con Berlusconi? è lui a dover chiedere scusa agli italiani perché obbliga il Parlamento a fare leggi nel suo interesse". E però, all'interno del Pd, il timore che per frenare l'emorragia di consensi Veltroni ceda alla tentazione di inseguire il trebbiatore Tonino sul terreno del giustizialismo e dell'antiberlusconismo d'antan inizia a circolare. Qualche allarme si è levato ieri dall'area post Dc, con Fioroni che avverte: basta "risse", perché "le urla fanno solo un favore a Berlusconi"; con Follini che invita a non passare dal "sogno del dialogo" con Berlusconi all'"incubo del giustizialismo alla Di Pietro"; con Soro che assicura che "il Pd non inseguirà nessuno sulla strada inutile e perdente del giustizialismo e degli insulti gratuiti e volgari". Tace invece l'area dalemiana del Pd. Che in verità, sul tema giustizia, ha più volte mostrato, recentemente, spiragli di disponibilità. Sulla questione intercettazioni, dopo la presentazione del progetto di legge della maggioranza, Nicola Latorre è stato esplicito: "Se i magistrati diffondono le intercettazioni devono essere puniti penalmente". Marco Minniti, ministro ombra agli Interni, è tornato alla carica due giorni fa, nel pieno del polverone sulle telefonate a Saccà: "Su un punto di civiltà non si può transigere: i contenuti delle intercettazioni devono restare fuori dalla lotta politica". Le aperture di Luciano Violante sull'obbligatorietà dell'azione penale e sul lodo Schifani sono state assai decise. E le riflessioni di Felice Casson sul ruolo abnorme di una certa magistratura, chiarissime. Del resto, l'insofferenza di Massimo D'Alema verso un certo giustizialismo data a ben prima del caso Unipol, tuttora aperto visto che il Parlamento europeo deve deliberare sulla richiesta di autorizzazione nei suoi confronti. E mentre Veltroni indurisce la linea sulla giustizia, nel Pdl c'è chi pensa che proprio tra i suoi antagonisti interni, riuniti sotto le bandiere della dalemiana "Red", possa aprirsi una nuova sponda. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Giustizia, sarà un'estate calda. Di Pietro non si scusa, il Pd minaccia l'ostruzionismo (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama.it" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Giustizia, sarà un'estate calda. Di Pietro non si scusa, il Pd minaccia l'ostruzionismo Posted By redazione On 30/6/2008 @ 8:51 In Headlines | 1 Comment [1] Passi indietro? Nessuno. Scuse? Neanche a parlarne. Antonio di Pietro non ci pensa proprio a pentirsi. Anzi, dice che dovrebbe essere Silvio Berlusconi a scusarsi con gli italiani. Parlando delle nuove intercettazioni pubblicate dall'Espresso, il leader Idv, aveva detto che al governo [2] "più che statisti abbiamo dei magnaccia". E non intende indirizzato a lui il richiamo del [3] Capo dello Stato nel giorno del suo 83esimo compleanno a una maggiore concordia tra i due schieramenti. L'ex pm stavolta utilizza sia [4] l'ultimo appuntamento della stagione di Lucia Annunziata, In mezz'ora, sia il cliccatissimo [5] blog di Grillo per sostenere che è il Cavaliere a doversi "scusare con gli italiani, perché in campagna elettorale ha detto che si sarebbe attivato per farli stare bene. E invece sta obbligando il Parlamento a fare leggi che servono a lui per suo interesse". In ogni caso l'ex magistrato non si pente di averlo paragonato a un magnaccia per i suoi colloqui al telefono con il direttore di Rai Fiction Agostino Saccà, intercettate e poi pubblicate, sui giornali. Quella parola "magnaccia" non è piaciuta a molti. Non solo tra la fila della maggioranza (con Ghedini che conferma: "Molteplici processi per diffamazione che verranno immediatamente intentati"); ma anche a sinistra. Ma l'ex ministro delle Infrastrutture non si fa problemi di linguaggio forbito: "Il mio sarà pure un linguaggio crudo" aggiunge Di Pietro "ma il suo è un insulto agli italiani perché quando ha un processo in corso si fa una legge per farsi salvare". Incontenibile, l'ex pm ruba a tutti la scena. Anche agli alleati del Pd. E [6] Veltroni, parlando con Repubblica, conferma che "in queste condizioni il dialogo è finito", il Cavaliere "è tornato a essere ciò che è, lui sa procedere solo a strappi". E così, il segretario Pd irrita non poco la maggioranza. Che infatti interviene. Per Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl, "Veltroni e il Pd hanno responsabilità rilevanti nell'imbarbarimento dipietrista". Addio Walter, senza rimpianti: "Andremo avanti per la nostra strada come ci chiedono gli elettori", scrolla le spalle Paolo Bonaiuti. Maroni conferma: "I voti li abbiamo, approveremo le leggi da soli senza di loro". Insomma, nulla fa sperare che ci libereremo in fretta delle liti sulla giustizia. Anzi, il clima di queste ore fa prevedere che un futuro prossimo ancora più da scontro. Martedì 1 il Csm metterà il timbro [7] sul parere che dichiara anti-costituzionali le norme blocca-processi. Mercoledì 2 la Camera dovrà pronunciarsi sulla loro costituzionalità. Martedì 8 luglio, in piazza Navona a Roma, in contemporanea con l'iter di approvazione della legge sulle intercettazioni, [8] l'Italia dei valori manifesterà "per la libertà di espressione e per la giustizia". Intanto, a Montecitorio per l'intero mese di luglio si prevede un corpo a corpo, senza esclusione di colpo. Tanto che il [9] capogruppo Pd Antonello Soro ipotizza un ostruzionismo massiccio nella speranza di affondare il decreto, che la maggioranza deve convertire entro giovedì 24. Se il blocca-processi supererà lo scoglio, la guerra a quel punto si sposterà sul cosiddetto "[10] lodo Alfano" (processi sospesi per le quattro più alte cariche dello Stato). In base al calendario parlamentare, la rissa sforerà largamente nel mese di agosto. Che, a questo punto, si prospetta più caldo del solito.

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Giudice accoglie ricorso Saccà: "Può tornare al lavoro" (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica.it" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

ROMA - Il giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, ha accolto il ricorso dei legali di Agostino Saccà contro la sospensione da direttore di RaiFiction decisa da viale Mazzini e ne ha ordinato la riammissione in servizio. Nell'ordinanza, resa nota oggi dai legali di Saccà - Federico Tedeschini e Nicola Petracca - il giudice ordina alla Rai la riammissione in servizio di Saccà "nel ruolo precedentemente svolto" ritenendo che le opinioni della parte resistente, cioè dell'azienda, non siano condivisibili. La Rai aveva avviato la contestazione disciplinare a Saccà, con relativa sospensione cautelativa, il 21 dicembre del 2007, in riferimento alle notizie emerse fino a quel momento dall'inchiesta di Napoli nella quale il dirigente era indagato per corruzione e alle intercettazioni di telefonate con Silvio Berlusconi il cui contenuto lascerebbe presupporre accordi in fatto di raccomandazioni televisive. Inizialmente, quando la vicenda era venuta a galla, lo stesso Saccà aveva deciso di autosospendersi, in attesa che la sua posizione si chiarisse. Ciò però non aveva fermato l'indagine interna Rai, con conseguente provvedimento disciplinare cautelativo dell'azienda nei confronti dell'alto dirigente e ne era appunto scaturita la sospensione dal lavoro. Saccà aveva però ritenuto immotivata questa misura, oltre che illegittima, proponendo quindi ricorso urgente al giudice del lavoro del tribunale di Roma che, questa mattina ha accolto la tesi del direttore di RaiFiction. (30 giugno 2008.

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Il giudice: la Rai reintegri Saccà Lui: <Felicissimo, c'è tanto da fare> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Dopo lo scandalo intercettazionI Il giudice riabilita Saccà: "Torni in Rai" Accolta la richiesta dei legali dell'ex direttore di RaiFiction contro la sospensione del 21 dicembre del 2007 Agostino Saccà (Rai) ROMA - Il giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, ha accolto il ricorso dei legali di Agostino Saccà contro la sospensione da direttore di RaiFiction e ne ha ordinato la riammissione in servizio. Nell'ordinanza, resa nota dai legali di Saccà - Federico Tedeschini e Nicola Petracca -, il giudice del lavoro si è espresso in accoglimento del ricorso degli stessi legali contro gli effetti della sospensione cautelativa dello stesso Saccà decisa dalla Rai. LE TELEFONATE CON BERLUSCONI - Nell'ordinanza il giudice ordina all'azienda di viale Mazzini la riammissione in servizio dello stesso Saccà "nel ruolo precedentemente svolto" ritenendo che le opinioni della parte resistente, cioé dell'azienda, non siano condivisibili. La Rai aveva avviato la contestazione disciplinare a Saccà, con relativa sospensione cautelativa, il 21 dicembre del 2007, in riferimento alle notizie emerse fino a quel momento dall'inchiesta di Napoli nella quale il dirigente era indagato per corruzione e al contenuto delle intercettazioni di telefonate con Silvio Berlusconi. stampa |.

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Lodo Schifani, Berlusconi accelera Veltroni: "Pensano solo al premier" (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampaweb, La" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

ROMA "Tante polemiche strumentali finiscono con il mettere in secondo piano l'interesse collettivo". Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un messaggio inviato alla Federazione italiana tabaccai in occasione di un convegno nazionale, torna sul tema della giustizia. "Sforzo nell'interesse di tutti" Il premier sottolinea che il governo profonderà ogni "sforzo perchè l'interesse di pochi non prevalga su quello di quasi tutti, continuando - scrive il premier - nella direzione che era indicata nei nostri programmi e si incarna nella nostra azione". Il governo, sottolinea Berlusconi, "ha scelto di mettere la sicurezza e l'ordine pubblico tra le priorità della propria azione, compresa la volontà di ridare efficienza e forza credibile ad una giustizia che, troppo spesso delude le aspettative in essa legittimamente riposte". Veltroni: "Colpo mortale al dialogo" Parole che non convincono il Pd. Veltroni invita il governo ad occuparsi di un Paese sempre più "sull'orlo del baratro", piuttosto che dei problemi del presidente del Consiglio. In una nota il leader del Pd osserva: "L'inflazione sale come non accadeva da anni. I prezzi al consumo hanno raggiunto valori che non vedevamo da dodici anni e a salire sono soprattutto quelli del pane, della pasta e degli altri generi di prima necessità. Salgono i prezzi alla produzione del 7,5%. Frena il mercato dell'auto e la produttività del Paese continua a decrescere". "Il governo - attacca il segretario del Pd - sembra invece non accorgersi della gravità della situazione ed è preoccupato solo dei problemi del presidente del Consiglio. Noi chiediamo immediatamente un intervento a sostegno di salari, stipendi e pensioni. È questa la vera priorità del Paese e non il lodo Schifani". "Non torneremo mai più al clima rissoso" Il leader Pd, in una lettera all'Unità aggiunge che "non torneremo mai più al clima rissoso e paralizzante di questi ultimi quindici anni" e ammonisce che "si illude chi spera di trascinarci indietro e di diminuire così le nostre potenzialità di espansione, le nostre possibilità di parlare agli italiani e di guadagnare nel tempo la loro fiducia". Una lettera che pare un messaggio rivolto anche a Di Pietro dopo le polemiche innescate dall'insulto dell'ex pm a Berlusconi. Nonostante l'appello di Napolitano a smorzare i toni, l'ex pm infatti non fa nessuna marcia indietro e non si scusa con Berlusconi per l'insulto ("magnaccia delle veline") con cui lo aveva apostrofato per la vicenda delle intercettazioni. Dalla Pdl le reazioni non si fanno attendere a difesa del Cavaliere e dell'operato del suo governo. E la maggioranza chiede anche al Pd di prendere le distanze dall'alleato. Merlo (Pd): "Il dipietrismo è un fenomeno estraneo alla nostra strategia" Si smarca nettamente da Di Pietro anche il parlamentare del Pd Giorgio Merlo: "La cifra del Partito democratico è il riformismo. Veltroni lo ha spiegato per l'ennesima volta. Il Pd, pertanto, rinnega fermamente tre aspetti: "nessun nemico a sinistra" è una cosa che appartiene alla storia e non al Pd; l'Unione è il ricordo di una coalizione che non trova più spazio e futuro nella prospettiva politica del Pd; il cosiddetto dipietrismo è un fenomeno esterno ed estraneo alla strategia politica e parlamentare del Partito democratico". "È bene che questi tre postulati politici, semplici ma decisivi - aggiunge -, siano chiari sia all'interno del partito sia alla corrente giustizialista e moralista ancora presente nel centro sinistra".

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Il giudice salva Saccà: torni al lavoro (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampaweb, La" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

ROMA Il giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, ha accolto il ricorso dei legali di Agostino Saccà contro la sospensione da direttore di RaiFiction e ne ha ordinato la riammissione in servizio. Nell'ordinanza, resa nota oggi dai legali di Saccà - Federico Tedeschini e Nicola Petracca -, il giudice del lavoro si è espresso in accoglimento del ricorso degli stessi legali contro gli effetti della sospensione cautelativa dello stesso saccà decisa dalla Rai. Nell'ordinanza il giudice ordina all'azienda di viale Mazzini la riammissione in servizio dello stesso Saccà "nel ruolo precedentemente svolto" ritenendo che le opinioni della parte resistente, cioè dell'azienda, non siano condivisibili. La Rai aveva avviato la contestazione disciplinare a Saccà, con relativa sospensione cautelativa, il 21 dicembre del 2007, in riferimento alle notizie emerse fino a quel momento dall'inchiesta di Napoli nella quale il dirigente era indagato per corruzione e al contenuto delle intercettazioni di telefonate con Silvio Berlusconi.

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Oltre lo scandalo Santa Rita: rimborsi connection per la sanità (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama.it" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Oltre lo scandalo Santa Rita: rimborsi connection per la sanità Posted By redazione On 29/6/2008 @ 13:29 In Headlines | No Comments Di Gianna Milano e Chiara Palmerini Che cosa ha fatto emergere il bubbone della clinica Santa Rita di Milano? È la punta visibile di un problema che riguarda solo le cliniche private, come si è sentito dire, o coinvolge tutta la sanità? Colpa di singoli medici, "mele marce", o di un sistema che spinge chi cura a trasformarsi in procacciatore di prestazioni, fino alle lesioni o, anche se penalmente meno rilevante (ma non moralmente), allo spregio di ciò che è meglio per la salute della gente? Da una parte c'è chi si stupisce che il Servizio sanitario nazionale paghi gli ospedali, pubblici e privati, a prestazione, sistema ormai in vigore da 15 anni, analogamente a quanto avviene in quasi tutti i paesi industrializzati. Dall'altra le parole e i toni di alcuni dei medici intercettati nella clinica milanese, intenti a "tirar fuori mammelle", "pescare polmoni", "investire nei tumori", sembrano la materializzazione del peggiore degli incubi. Sbrogliare la matassa di ciò che è successo, e soprattutto di come è potuto succedere senza che nessuno se ne accorgesse, non è facile. Gli esperti interpellati da Panorama hanno individuato una serie di punti deboli del sistema di cui i furbi possono approfittare. Rimborsi gonfiati. Per capire bisogna partire analizzando il sistema dei rimborsi agli ospedali. Ai tempi della mutua, alle cliniche andava una cifra fissa per ogni giornata di degenza. Quel sistema incentivava una sorta di sequestro di persona: più a lungo un paziente era ricoverato, più l'ospedale guadagnava. Per il ricovero di un paziente con tumore riceveva quanto per uno operato di tonsille. In seguito si è passati al rimborso a piè di lista: agli ospedali erano pagate le spese affrontate durante l'anno. Così i conti lievitavano senza controllo. Per porre un freno, nel 1995 sono stati scelti i cosiddetti Drg ("diagnosis related group" o raggruppamenti omogenei di diagnosi), un'invenzione americana: alla dimissione del paziente, in base alla diagnosi e all'intervento, a eventuali complicazioni, alle condizioni del malato, l'ospedale riceve una certa cifra. Una sorta di listino prezzi che può produrre due effetti, secondo Francesco Taroni, professore di medicina sociale all'Università di Bologna: "L'aumento del numero di ricoveri e la diminuzione della durata. Conseguenze positive se servono a smaltire le liste d'attesa e a non trattenere inutilmente i malati, negative se i ricoveri sono immotivati o se i pazienti vengono mandati a casa troppo presto". In più i Drg si prestano a possibili abusi. Sostiene Americo Cicchetti, della facoltà di economia all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma: "I Drg hanno creato incentivi per una maggiore efficienza ma hanno anche generato meccanismi perversi per ottenere rimborsi gonfiati". Dato che assistere un paziente operato di appendicite costa di più se ha pure, mettiamo, il diabete, il suo ricovero comporta una tariffa più alta. E questo può indurre in tentazione, facendo passare per diabetico chi non lo è, o esagerando un'influenza in una bronchite. O, ancora, far figurare il trasferimento di un paziente al reparto di riabilitazione, rimborsato a giornate, anche se resta fermo nel suo letto (è una delle accuse mosse agli imputati della Santa Rita). Infine, tocco di furberia, dimettere i pazienti dal pronto soccorso a mezzanotte e 5 minuti per far scattare un giorno di degenza. Per scoraggiare piccoli e grandi imbrogli, innanzitutto, suggerisce Cicchetti, "il tariffario dei Drg andrebbe aggiornato ogni 6 mesi per adeguarlo alle tecnologie che cambiano e agli sviluppi della medicina". Una commissione ci sta lavorando, per ora senza risultati: i membri, tutti medici, non si trovano d'accordo su quali prestazioni devono valere di più. Il sistema dei controlli. Poi c'è il problema di scoraggiare le truffe sistematiche. Chi deve controllare e come? "Gli strumenti peggiori sono le denunce e le inchieste della magistratura; la logica peggiore è quella del tutto o niente: ti faccio o non ti faccio lavorare" sostiene Francesco Longo, direttore del Centro di ricerche sulla gestione dell'assistenza sanitaria sociale (Cergas) della Bocconi. "A controllare dovrebbero essere le Asl, concedendo o sottraendo incentivi". Questi, afferma Fabio Turazza, cardiologo al Niguarda di Milano, "dovrebbero essere finalizzati alla qualità delle prestazioni, non solo al controllo della spesa". E se si individuano infrazioni, secondo Silvio Garattini, direttore del Mario Negri di Milano, "devono scattare sanzioni pesanti". Il nodo è proprio sui controlli. La Lombardia è la regione che ne fa di più in Italia (le Asl esaminano fino al 5% delle cartelle cliniche, contro una media nazionale del 2), ma se sono solo "formali" non è detto che servano a molto. La verifica a campione di cartelle cliniche e schede di dimissione (tra l'altro annunciata, non a sorpresa) nasce da esigenze amministrative di verifica della spesa e non sempre rileva le magagne, per esempio interventi su pazienti che non ne avevano bisogno. Ogni tanto però qualcosa salta fuori. Nel Lazio, nell'ultimo anno, è emerso che per il 49% i casi classificati come traumi cranici con stato di coma, ma con degenze curiosamente brevi, altro non erano che ricoveri per lievi botte alla testa con qualche abrasione e contusione. Altri controlli possono essere anche più efficaci. "Come un'analisi in chiave statistica dei dati aggregati sulle prestazioni per vedere se ci sono campanelli d'allarme" raccomanda Longo. Un esempio evidente di intervento troppo spesso inappropriato è il taglio cesareo, rimborsato in alcune regioni assai di più del parto naturale. Secondo l'Oms, un tasso di cesarei superiore al 15% è anomalo. In Italia la media è del 32, superiore al Sud, con punte del 62% in Campania. Le soluzioni delle Regioni. Alcune regioni hanno attivato sistemi per individuare le sacche di mediocrità. L'Agenzia di sanità pubblica della Regione Lazio ha istituito un sistema di 42 indicatori per valutare la qualità delle prestazioni: si controlla che la mortalità a 30 giorni da un bypass aortocoronarico, la tempestività dell'intervento per frattura del femore, la riammissione in ospedale dopo una colecistectomia non superino standard fissati a livello internazionale. "Nel Lazio stiamo valutando l'opportunità di fissare una soglia: gli ospedali che non raggiungono una certa percentuale di esiti virtuosi chiudono il reparto" dice Carlo Perucci, direttore del dipartimento di epidemiologia della Asl Roma/E. Sistemi simili hanno attuato Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte. Un altro di tipo di controllo è legato al cosiddetto accreditamento, l'iter attraverso il quale le regioni riconoscono a strutture già autorizzate, cioè in possesso di requisiti minimi uguali in tutta Italia, caratteristiche di qualità aggiuntive per esercitare l'attività per conto del servizio sanitario nazionale. Ogni regione pretende il rispetto di requisiti di accreditamento diversi, da quelli puramente formali, come il numero di bagni in rapporto ai posti letto, ad altri più sostanziali. La Lombardia è stata la prima ad avviare il processo di accreditamento, basato su requisiti di carattere gestionale, cui si è poi aggiunta la certificazione di qualità secondo il sistema Iso. In alcune regioni, come la Sicilia, il processo non è neppure iniziato per le strutture pubbliche (la scadenza è fissata a dicembre 2009), mentre le private hanno completato l'iter a giugno 2007, per un totale di 1.683 cliniche cui è stata concessa l'autorizzazione. "In Emilia-Romagna verifichiamo il rispetto di standard gestionali, come pure quello di requisiti per diverse specialità correlati a indicatori di performance: come la mortalità per gli interventi di cardiochirurgia o il tempo che intercorre tra una diagnosi di tumore al polmone e l'intervento" riferisce Renata Cinotti, responsabile dell'area accreditamento e qualità dell'agenzia sanitaria dell'Emilia-Romagna. Questa regione è capofila in Italia di un progetto interregionale per la formazione di valutatori da ingaggiare nei controlli della qualità degli ospedali. C'è inoltre un problema di programmazione. Se, per fare un esempio, in Lombardia si è autorizzata l'apertura di 21 reparti di cardiochirurgia, mentre alcuni esperti stimano che ne basterebbe la metà per un bacino di 9 milioni di abitanti (vengono infatti operati molti pazienti di altre Regioni), c'è forse da aspettarsi che le sale operatorie cerchino di funzionare a più non posso. "Il criterio della produttività, da quando gli ospedali sono diventati come aziende, vale sia nel pubblico sia nel privato" aggiunge Ettore Vitali, cardiochirurgo passato dall'ospedale milanese Niguarda alle cliniche Gavazzeni di Bergamo. Una nota dolente che vale solo per la sanità privata è il tipo di contratto tra la clinica e il medico. Mentre negli ospedali pubblici il 20% al massimo dello stipendio può derivare da incentivi basati sulla produttività, nel privato in teoria non ci sono limiti. "Se il medico è una persona perbene, il meccanismo è benevolo. Se non lo è . l'appetito, si sa, vien mangiando" commenta l'oncologo Ermanno Leo, dell'Istituto dei tumori di Milano. Alla Santa Rita, secondo gli inquirenti, la disinvoltura nell'usare il bisturi poteva portare lo stipendio di alcuni medici da 2mila euro fino a 20mila. La gestione delle spesa sanitaria. A incidere sono anche questioni di politica economica. Ci sono regioni, come la Lombardia, in cui il fatturato per la spesa sanitaria ha un tetto unico per ospedali pubblici e privati, superato il quale le prestazioni vengono rimborsate meno. Questo sistema vuole promuovere la concorrenza e migliorare i servizi. Il rischio è che certe piccole strutture private operino a più non posso senza subire gli effetti negativi dell'abbassamento dei rimborsi, penalizzazione che si diluisce nel totale a disposizione di tutti gli ospedali. "Nel caso di un tetto di fatturato per ogni struttura, meccanismo molto più rigido e contrario alla concorrenza, aumentare il numero dei casi diventa invece inutile, perché non porta benefici economici" ritiene Taroni. Trovare soluzioni facili per sistemi complessi come quelli sanitari è arduo. Ma vengono in mente le parole profetiche di George Bernard Shaw nel Dilemma del dottore: "Che una nazione ragionevole, avendo osservato che ci si può procurare il pane offrendo un interesse economico ai fornai che ce lo fabbricano, seguiti a offrire a un chirurgo un interesse per le gambe che ci amputa, è quanto basta per farci disperare dell'umanità politica". (hanno collaborato Donatella Marino e Fabio Turone).

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Rai, il giudice dà ragione a Saccà: torni al lavoro (sezione: Intercettazioni)

( da "Panorama.it" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Rai, il giudice dà ragione a Saccà: torni al lavoro Posted By redazione On 30/6/2008 @ 17:46 In Headlines | No Comments Il giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, ha accolto il ricorso dei legali di Agostino Saccà contro la sospensione da direttore di RaiFiction e ne ha ordinato la riammissione in servizio. Nell'ordinanza, resa nota oggi dai legali di Saccà - Federico Tedeschini e Nicola Petracca -, il giudice del lavoro si è espresso in accoglimento del ricorso degli stessi legali contro gli effetti della sospensione cautelativa dello stesso Saccà decisa dalla Rai. In sostanza il giudice ordina all'azienda di viale Mazzini la riammissione in servizio dello stesso Saccà "nel ruolo precedentemente svolto" ritenendo che le opinioni della parte resistente, cioè dell'azienda, non siano condivisibili. La Rai aveva avviato la contestazione disciplinare a Saccà, con relativa sospensione cautelativa, il 21 dicembre del 2007, in riferimento alle notizie emerse fino a quel momento dall'inchiesta di Napoli nella quale il dirigente era indagato per corruzione e al contenuto delle intercettazioni di telefonate con Silvio Berlusconi. Agostino Saccà si è detto "naturalmente felice" della decisione del giudice del lavoro che ha accolto il suo ricorso: "Si incomincia a vedere un raggio di luce in tanto buio". "Aspetto" ha detto ancora il dirigente sospeso "di tornare a lavorare perché c'è da tanto da fare". A non essere soddisfatto invece della pronuncia del giudice del lavoro sul caso è il presidente della tv pubblica, [1] Claudio Petruccioli. Per il quale i comportamenti di Agostino Saccà "sono incompatibili con l'esercizio di una funzione dirigente in Rai". "Secondo mia abitudine e regola" sottolinea Petruccioli in una nota "riferirò domani in cda le mie valutazioni sulle vicende che interessano attualmente la Rai, compresa la vicenda del dottor Saccà. Le riflessioni diffuse già oggi da qualche collega dello stesso Consiglio mi obbligano tuttavia ad anticipare che, fermo restando il pieno rispetto delle decisioni del giudice Vetritto, ribadirò la convinzione espressa fin dall'inizio di questa sgradevolissima vicenda. Confermerò che a mio avviso i comportamenti documentati di Saccà sono incompatibili con l'esercizio di una funzione dirigente in Rai, azienda concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo. A meno di non voler degradare l'azienda e il servizio al livello di quei comportamenti". "Fornirò ovviamente elementi e argomenti a sostegno di questa mia convinzione", conclude Petruccioli.

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E Beha al Tg3: insulto non fuori luogo (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

In tv E Beha al Tg3: insulto non fuori luogo Il giornalista: la parola magnaccia è forte ma non impropria ROMA Si parlava dell'arbitro Rosetti in finale agli Europei. Poi della "cinica" Germania "che non è giusto definirla così" e d'un tratto il Berlusconi "magnaccia" è rispuntato a tradimento anche lì. Ieri, angolo sportivo del Tg3 della sera, in studio Giuliano Giubilei che chiacchiera con Oliviero Beha. Tutto scorre quieto finché il giornalista- polemista (a lungo tenuto fuori dallo schermo) si avvita in un ragionamento semantico- calcistico: "Al termine cinico si dà un valore positivo, che francamente mi fa preoccupare...". Poi prepara il terreno: "Visto che di parole si campa e con le parole si comunica e che nella storia più importante di questo tg di ieri e di oggi c'è la parola usata da Di Pietro verso Berlusconi... ". Ed ecco il messaggio mica tanto subliminale: "Attenzione, una parola volgare, che noi due probabilmente non avremmo usato, però non è così lontana dal tono delle intercettazioni che abbiamo visto". Più tardi. Scusi, Beha, ma lei che voleva dire? Che Di Pietro ha sbagliato nella forma ma ha colto la sostanza?. Avete capito male, replica l'autore di "Il paziente italiano. Da Berlusconi al berlusconismo passando per noi", che spiega: "Ho detto che quel termine forte, magnaccia, non l'avrei usato. Ma che non è semanticamente remoto". Eh? "È una parola che può anche venire in mente a qualcuno per descrivere una situazione, come quella che risulta dalle intercettazioni, che mi pare brutta e che manda cattivo odore. Va bene così? Un giudizio olfattivo". Si è perso la diretta il direttore del Tg3, Antonio Di Bella, che però precisa: "Siamo stati molto prudenti nell'uso delle parole, in titoli e servizi, più di altri. Abbiamo preferito il sinonimo: protettore di Veline". Secondo il consigliere Sandro Curzi "Beha è un giornalista brillante, vuol farsi capire, faceva un esempio, nessuno pensa davvero che Berlusconi sia un magnaccia, io poi quello che dice Di Pietro non lo condivido mai". Giovanna Cavalli stampa |.

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Le tappe della vicenda (sezione: Intercettazioni)

( da "Giornale.it, Il" del 30-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

N. 26 del 2008-06-30 pagina 0 Le tappe della vicenda di Redazione Agostino Saccà è indagato per corruzione dalla procura di Napoli, che ne ha chiesto il rinvio a giudizio perché - secondo i magistrati - avrebbe favorito alcune attrici segnalate da Silvio Berlusconi in cambio della promessa di un sostegno da parte del Cavaliere alle sue attività private Roma - Agostino Saccà è indagato per corruzione dalla procura di Napoli, che ne ha chiesto il rinvio a giudizio perché - secondo i magistrati - avrebbe favorito alcune attrici segnalate da Silvio Berlusconi in cambio della promessa di un sostegno da parte del Cavaliere alle sue attività private. La pronuncia del gup sul caso - movimentato dalla pubblicazione di stralci di intercettazioni telefoniche tra Saccà e Berlusconi - è prevista l'8 luglio. Il procedimento disciplinare Parallelamente all'indagine, la Rai ha aperto il 21 dicembre 2007 un procedimento disciplinare a carico di Saccà, che si era intanto autosospeso da responsabile di Rai Fiction, per valutare le eventuali violazioni del codice etico aziendale. Una prima fase dell'indagine interna - che ha preso in esame circa 1.500 pagine di documentazione, messe a disposizione di Viale Mazzini dalla procura di Napoli - si è conclusa senza decisioni da parte del vertice aziendale. Il 30 aprile, infatti, dopo la discussione in consiglio di amministrazione sulle carte dell'indagine, dalle quali sarebbero emerse alcune violazioni del codice etico da parte del dirigente, il direttore generale Claudio Cappon ha deciso di attendere gli esiti del procedimento penale - e dunque la pronuncia del gup - per acquisire "ulteriori elementi probatori". Una documentazione arrivata in Rai nelle scorse settimane e ora all'esame delle strutture competenti. Il ricorso di Saccà Saccà, che attraverso i suoi legali ha contestato in più di un'occasione le "violazioni di ordine procedurale e sostanziale" della procedura disciplinare, si è rivolto così al giudice del lavoro con un ricorso d'urgenza (ex articolo 700 del Codice di Procedura Civile) per costringere la Rai a pronunciarsi sul suo destino. Oggi il deposito della pronuncia del giudice. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Spacciatore francese in trasferta è stato intercettato dalla polizia (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampa, La" del 30-06-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)

Argomenti: Intercettazioni

VENTIMIGLIA SULL'AUTO 50 GRAMMI DI EROINA E UNA PISTOLA ELETTRICA Spacciatore francese in trasferta è stato intercettato dalla polizia VENTIMIGLIA Spacciatori in trasferta dalla Costa azzurra alla Riviera con una dotazione di 50 grammi di eroina, 10 di hashish e un bilancino di precisione e anche ad una pistola elettrica vietata di tipo "Taser". Sono tre giovani francesi ad essere stato fermati l'altra notte dalla polizia in zona Roverino, a Ventimiglia. Uno di loro, Max Jean Francois Gallant, 25 anni, residente a Villefranche Sur Saone, risultato essere il possessore dello stupefacente, è stato arrestato. Gli altri due, stessa età, sono stati invece denunciati. È questo l'ultimo di una serie di arresti per droga portati a termine nell'ultimo periodo dagli uomini agli ordini del dirigente del commissariato di Ventimiglia, Giovanni Santoro. L'altra notte verso le 4,30, a Roverino, durante un pattugliamento, gli agenti avevano notato i tre francesi in auto. Al controllo, tutti i componenti del gruppetto sono apparsi nervosi e il conducente particolarmente agitato. Nella vettura è stato subito trovato un "ovetto" di cioccolato con all'interno occultati 10 grammi di eroina, che l'autista ha dichiarato di avere con sé per uso personale. Durante le ulteriori perquisizioni, però, è stato rinvenuto un altro involucro, contenente 40 grammi di droga. Poi, dall'auto sono emersi anche il bilancino di precisione e alcune migliaia di euro in contanti. Gli altri due giovani, denunciati, avevano 10 grammi di hashish e una pistola elettrica del tipo "Taser", la cui detenzione è proibita. L'autista, Max Jean Francois Gallant, è stato processato per direttissima: è stato condannato a un anno e sei mesi di reclusione con la condizionale ed riaccompagnato in territorio francese. \.

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