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Articoli
Intercettazioni
(52)
Il fashion system è diventato un modello (
da "Corriere Economia Online" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: del settore moda viene dalla capacità di intercettare i continui cambiamenti di gusto e persino il sentimento emotivo della clientela. Le scelte d'acquisto, già da tempo prevalentemente voluttuarie a tutte le scale di prezzo, sono ora caratterizzate da alta volubilità, mentre la moltiplicazione dei brand e dei punti vendita monomarca, rende quasi ossessiva la rapidità del ricambio,
<Con l'impunità, Silvio sarà un dittatore> (
da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Italia dei Valori: "L'otto luglio a Roma dalle ore 18:00 in Piazza Navona, in contemporanea con l'iter di approvazione della legge sulle intercettazioni - scrive Di Pietro- l'Italia dei Valori insieme a esponenti della società civile ha indetto una manifestazione per la libertà di espressione e per la giustizia.". stampa |.
Meloni: questo Silvio non mi piace (
da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: è questa brutta storia delle intercettazioni. "Storia mortificante". Ha letto i discorsi che facevano al telefono? Quelle ragazze, quelle donne che chiedevano, imploravano, e quegli altri che promettevano, alludevano... "Senta: siccome io lo so che tanto poi lei vuol farmi finire a parlare di Berlusconi, e cioè del mio premier.
L'ombra di un attentato su Euro 2008 (
da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: episodio intercettazione di una telefonata fra pakistani L'ombra di un attentato su Euro 2008 Il ministro svizzero Schmid: "Adottate le misure del caso: così il problema non è diventato concreto" BERNA - Euro 2008 obiettivo di un attentato. La Svizzera ha ricevuto dall'estero informazioni circa un attacco che si stava preparando ai danni della competizione continentale.
<Alla Troise lungo provino: è brava e l'hanno crocefissa
con volgarità> ( da "Corriere.it"
del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: la miniserie che sta girando fra Trapani e Siracusa anche con Antonella Troise e Simona Borioni, due delle attrici nella tempesta delle intercettazioni. Berlusconi le chiama "le mie fanciulle "... "So solo che non sono le "raccomandate". Perché sono state prese dopo un regolare provino. Compresa la Troise. Un'ora e mezza di scene. Un vero e proprio esame. Superato perché brava.
Berlusconi: vorrei tanto godermi barche e case come fa la
mia famiglia ( da "Corriere.it"
del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Mentre i giudici e le intercettazioni lo restituiscono al suo passato Berlusconi si concede pensieri esotici. Servono a esorcizzare il presente, smaltire rabbia e delusione: "E pensare che ho barche sulle quali non ha quasi mai messo piede, case che ho visto una volta sola, una famiglia che si gode la vita.
Di Pietro: <Con Berlusconi non mi scuso> (
da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Questo sì è un insulto ai cittadini" ha detto il leader dell'Idv a proposito delle ultime intercettazioni pubblicate. "ISTITUZIONI SFRUTTATE A FINI NON ISTITUZIONALI" - "Il mio sarà pure un linguaggio crudo - ha spiegato - ma il suo è un insulto agli italiani perché quando ha un processo in corso si fa una legge per farsi salvare".
Dossena, Bagni e Bartoletti si contendono il titolo del
commentatore che l'ha sparata più grossa (
da "Corriere delle Alpi" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Tranquilliziamo Fulvio Collovati, le parole che non si possono pronunciare sono: intercettazioni, magistrati, conflitto d'interesse, a "popolo" non ci siamo ancora arrivati. 4ºposto. (S)iberia. Marino Bartoletti bacchetta Zapatero: "Le sue dichiarazioni mi fanno lo stesso effetto del Torero Camomillo, il matador tranquillo".
Di Pietro non arretra, anzi rilancia ( da
"Libertà" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: vicenda delle intercettazioni. Ed anzi lo attacca nuovamente: "è impossibile - dice l'ex pm - dialogare con chi usa il dialogo per farsi i propri interessi". "È il premier - contrattacca - che si deve scusare con gli italiani perché in campagna elettorale aveva promesso che si sarebbe attivato per farli stare bene e invece sta obbligando il Parlamento a fare leggi che servono a lui"
Giallo Orlandi, al setaccio voci intercettate e vecchie
carte ( da "Libertà"
del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettate nel 1983. Sono le prossime mosse della magistratura romana per tentare di fare luce sulla sparizione di Emanuela Orlandi. Questa settimana gli inquirenti, dopo l'accelerazioni alle indagini data da Sabrina Minardi con la chiamata in causa della Banda della Magliana, cominceranno un'attività di setaccio alla ricerca di riscontri alle dichiarazioni della supertestimone
Quali saranno i nostri compagni di strada? (
da "Libertà" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: uso delle intercettazioni e di impedire ai giornalisti di parlarne, è un atto politico dovuto, non una questione personale. In particolare, riguardo al tema delle intercettazioni, riprendo l'intervento dell'On. Silvana Mura per rimarcare che le indagini sulla clinica Santa Rita, prima di arrivare a contestare gli orrori di cui ora tutti sappiamo,
Di SALVATORE DATTILO Siamo cresciuti, concependo una sorta
di rispetto sacro per le leggi ( da "Libertà"
del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: non contento (chissà, infatti, cosa bolle nella pentola delle intercettazioni telefoniche in mano alla Procura di Napoli: quelle sulle "gnocche") il premier ha ispirato un meraviglioso disegno di legge, da approvare al più presto, per porre al riparo dai fastidi dei processi penali "le alte cariche dello Stato".
Non mi scuso, si scusi il premier con il Paese Di Pietro
attacca ancora Berlusconi: obbliga il Parlamento a fare leggi che servono solo
a lui ( da "Unita, L'"
del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: nella convocazione della manifestazione prevista a piazza Navona l'8 luglio (in concomitanza con l'analisi del testo sulle intercettazioni), affonda ancora: "Cosa distingue un primo ministro di una democrazia da un dittatore? Il vero tratto distintivo è l'impunità assoluta del dittatore. Quando Silvio Berlusconi l'avrà ottenuta l'Italia sarà, a tutti gli effetti, una dittatura".
Il Pd tornerà nelle piazze d'Italia Parleremo a tutti,
senza risse ( da "Unita, L'"
del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazioni e il lodo Schifani. Lo faremo con rigore e tenacia e guardando all'interesse dell'Italia. Quell'interesse generale che le iniziative del governo e del Presidente del Consiglio hanno dimenticato, dando di nuovo priorità a vicende legate ad interessi particolari e personali e assestando un colpo mortale a quel bisogno di confronto alto tra diversi schieramenti sulle
Immunità, la vittoria della Casta (
da "Unita, L'" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: elenco dei reati intercettabili solo perché Bossi si è impuntato. Ora, basta leggere le graduatorie di Trasparency International sul rapporto quasi matematico tra corruzione e competitività delle imprese e dell'economia, per sapere che il nostro paese è al 41° posto per la corruzione e al 49° per la competitività: un disastro.
"israele, un anno per colpire l'iran" monito del
mossad sul nucleare - mario calabresi (
da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: accesso di Israele al sistema di rilevazione satellitare Usa che consentirà all'esercito di intercettare eventuali missili iraniani subito dopo il lancio. Proprio ieri si è anche saputo che alla fine dell'anno scorso il Congresso americano ha concesso al presidente Bush 400 milioni di dollari per operazioni coperte e segrete contro l'Iran.
Magistrati in assemblea sulle riforme (
da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: L'incontro si preannuncia molto partecipato: all'ordine del giorno sono le norme sull'utilizzo delle intercettazioni e la legge "blocca processi". "Valuteremo gli effetti dei provvedimenti sul nostro lavoro quotidiano", spiega Luca Poniz, dell'Anm.
Napolitano, appello al confronto di pietro: niente scuse al
premier - francesco bei ( da "Repubblica, La"
del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: niente scuse al premier Bondi su giustizia e intercettazioni:"Certi pm sovversivi" L'ex ministro scrive a Grillo: Berlusconi cerca "l'impunità come un dittatore" FRANCESCO BEI ROMA - Giorgio Napolitano, nel giorno del suo 83esimo compleanno, lancia un altro "messaggio in bottiglia" alle forze politiche, sperando che stavolta non faccia la fine degli altri: "Il mio auspicio -
Bossi: "dialogo io con veltroni e a silvio dirò di
darsi una calmata" - paolo berizzi (
da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Le polemiche sono scoppiate sulla giustizia e sulle intercettazioni. Dal decreto salva processi al caso raccomandazioni. Le dichiarazioni del presidente del Consiglio, stando alle parole di Veltroni, sono apparse davvero eccessive, una "somma zero per il paese". Da qui il Pd ha deciso di chiudere il dialogo.
Via la sicurezza al gioco delle tre carte - mario pirani (
da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Ancor più stupefacente il disegno di legge per ridurre al minimo le intercettazioni. Tralascio qui le critiche, già mosse sul nostro giornale, alle lesioni inferte alla libertà di informazione e sottolineo, anche in questo caso, l'assurdità di azzoppare le potenzialità di contrasto alla peggiore malavita, in primo luogo quella organizzata.
Di Pietro esagerato: Silvio magnaccia (
da "Manifesto, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Infine quella valanga di intercettazioni napoletane che da giorni riempiono i giornali: "Offrono uno spaccato di questa classe dirigente italiana che ci fa vergognare, e dicono anche che non si devono pubblicare le intercettazioni. Voglio dire: vendevano parti di film piuttosto che di fiction e quant'altro utilizzando i soldi della Rai,
PDL CON MARONI. CASINI: E' UN ATTO RAZZISTA (
da "Manifesto, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: la quale si accalora per le impronte ma vorrebbe lasciare totalmente libera la barbara pratica delle intercettazioni". Diametralmente opposto è il giudizio dell'opposizione. Il segretario dell'Udc Pierferdinando Casini non è contrario alle impronte digitali, l'importante "è che ognuno di noi le dia, dal presidente della Repubblica al bambino rom.
"i terroristi volevano colpire gli europei"
sventato un attentato ( da "Repubblica, La"
del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: raccolte dal giornale zurighese, al centro dell'episodio ci sarebbe l'intercettazione di una telefonata fra persone di nazionalità pakistana con riferimenti alla consegna di materiale, ritenuto sospetto, in Italia. Tutto questo sarebbe avvenuto prima della partita del 17 giugno a Berna fra Olanda e Romania.
Bossi: "Dialogo io con Veltroni A Silvio dirò di darsi
una calmata" ( da "Repubblica.it"
del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Le polemiche sono scoppiate sulla giustizia e sulle intercettazioni. Dal decreto salva processi al caso raccomandazioni. Le dichiarazioni del presidente del Consiglio, stando alle parole di Veltroni, sono apparse davvero eccessive, una "somma zero per il paese". Da qui il Pd ha deciso di chiudere il dialogo.
Bufera su Di Pietro, Casini attacca: <Basta con l'ex pm,
il Pd lo scarichi> ( da "Corriere.it"
del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Quello che viene fuori dalle intercettazioni le piace? "Su questo punto, ho una sola parola: le ho definite barbare quando riguardavano Fazio e D'Alema, le considero tali anche quando l'intercettato è Berlusconi. E, sempre, bisogna tenere conto del fatto che si tratta di frasi estrapolate dal contesto.
Appello di Napolitano Di Pietro: non mi scuso (
da "Stampaweb, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Forse saranno uscite, chissà, le nuove intercettazioni piccanti di cui tanto si chiacchiera. Certamente Di Pietro avrà infiammato la piazza girotondina (manifestazioni previste il 7 e l'8) e Berlusconi, ecco la novità delle ultime ore, sarà già andato in tivù per lanciare una forte controffensiva mediatica.
Bush prepara sanzioni contro il regime di Mugabe (
da "Sole 24 Ore, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: u pagina 7 Intercettazioni, Di Pietro attacca Berlusconi "Il premier fa un lavoro da magnaccia, pensa solo a piazzare veline ". Così ieri il leader Idv Antonio Di Pietro ha attaccato il premier Silvio Berlusconi dopo la divulgazione delle intercettazioni sul caso Rai.
Intercettazioni, Di Pietro attacca il premier (
da "Sole 24 Ore, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: querele Intercettazioni, Di Pietro attacca il premier ROMA "Le intercettazioni che loro vogliono limitare ci fanno vedere un capo del Governo che fa un lavoro più da magnaccia, impegnato a piazzare le veline che parlavano troppo, che da statista". Il giorno dopo il via libera del Governo al "lodo bis" fa registrare l'ennesimo durissimo attacco di Antonio Di Pietro a Silvio Berlusconi.
Casini: Di Pietro polizza sulla vita del premier, il Pd lo
scarichi ( da "Corriere della Sera"
del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Quello che viene fuori dalle intercettazioni le piace? "Su questo punto, ho una sola parola: le ho definite barbare quando riguardavano Fazio e D'Alema, le considero tali anche quando l'intercettato è Berlusconi. E, sempre, bisogna tenere conto del fatto che si tratta di frasi estrapolate dal contesto.
I ndovinello ( da "Corriere della Sera"
del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: sezione: Primo Piano - data: 2008-06-30 num: - pag: 6 autore: di LINA SOTIS categoria: REDAZIONALE Qui Lina I ndovinello estivo. "Gira voce che presto verrà resa nota un'intercettazione, piccante, fra il cavaliere e una ragazza con il fisico giusto per fare la soubrette, poi diventata ministro". Chi sarà? lsotis@corriere.it.
Negli Usa rete di 40 uffici per contrastare gli illeciti (
da "Sole 24 Ore, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Cioffi e Tannin sono stati scoperti grazie alle intercettazioni di email.è un metodo di investigazione diffuso? Sono state intercettate anche le telefonate? Non ho informazioni su quell'indagine. Posso dire che chiedere e ottenere un ordine di esibizione delle email, quando si indaga su frodi societarie, è un metodo diffuso.
E Beha al Tg3: insulto non fuori luogo (
da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: però non è così lontana dal tono delle intercettazioni che abbiamo visto". Più tardi. Scusi, Beha, ma lei che voleva dire? Che Di Pietro ha sbagliato nella forma ma ha colto la sostanza?. Avete capito male, replica l'autore di "Il paziente italiano. Da Berlusconi al berlusconismo passando per noi", che spiega: "Ho detto che quel termine forte,
Delusione Ronaldo, il numero 1 degli Euroflop (
da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: decretare la nostra bocciatura anticipata e che invece Buffon gli ha intercettato come quando i due si allenavano assieme alla Juve. Titoli di coda per i portieri che, per la natura ingrata del ruolo, di strafalcioni ne hanno commessi in serie. Mai, però, come Petr Cech, da saracinesca del Chelsea ad apripista della rimonta turca contro la Repubblica Ceca, e Antonis Nikopolidis,
Galeazzi smontato e rimpatriato in tir (
da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: V Arrigo Sacchi azzeccherà finalmente un pronostico: che Salvatore Bagni vince la "Piadalonga ". V Paola Ferrari, sempre più giovane, vincerà lo Zecchino d'oro col brano "Il Montingelli come fa". V Daniele Tombolini sarà protagonista della soap "Vivere". Come è possibile? Aspettate le prossime intercettazioni.
Operazione Csm: più popolo e meno CORRENTI (
da "Panorama" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: riforma della legge sulle intercettazioni, corsia preferenziale per alcuni processi e tipi di reato, scudo per le alte cariche dello Stato) ne seguiranno inesorabilmente altri. Un nuovo Csm Stanno maturando rapidamente i tempi per la riforma del Consiglio superiore della magistratura, l'organo di autogoverno previsto dalla Costituzione.
Rimborsi connection (
da "Panorama" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: altra le parole e i toni di alcuni dei medici intercettati nella clinica milanese, intenti a "tirar fuori mammelle", "pescare polmoni", "investire nei tumori", sembrano la materializzazione del peggiore degli incubi. Sbrogliare la matassa di ciò che è successo, e soprattutto di come è potuto succedere senza che nessuno se ne accorgesse, non è facile.
Se cerchi la pace, non fidarti dell'Onu (
da "Panorama" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: guidati dal generale italiano Claudio Graziano, avrebbero intercettato carichi di armi diretti a Hezbollah e non avrebbero fatto nulla per fermarli. Alla fine di marzo una pattuglia di soldati italiani ha fermato un camion con alcuni miliziani a bordo, ma è stata minacciata con le armi e costretta ad andarsene.
Lettere ( da "Panorama"
del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: governativa sulle intercettazioni. Nel giudicare assolutamente legittimo l'intento di difendere al meglio la privacy e di correggere talune storture emerse nel corso del tempo in materia di intercettazioni, i giornalisti di Panorama segnalano che il ddl contiene un inaccettabile attacco al diritto dell'opinione pubblica a essere informata e al dovere della libera stampa di informare.
Di Pietro esagerato: <Silvio magnaccia> (
da "Manifesto, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Infine quella valanga di intercettazioni napoletane che da giorni riempiono i giornali: "Offrono uno spaccato di questa classe dirigente italiana che ci fa vergognare, e dicono anche che non si devono pubblicare le intercettazioni. Voglio dire: vendevano parti di film piuttosto che di fiction e quant'altro utilizzando i soldi della Rai,
Veltroni: "Mai più clima rissoso" (
da "Stampaweb, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: lo aveva apostrofato per la vicenda delle intercettazioni. Anzi lo attacca nuovamente: "E' impossibile - dice l'ex Pm - dialogare con chi usa il dialogo per farsi i propri interessi". Dalla Pdl le reazioni non si fanno attendere a difesa del Cavaliere e dell'operato del suo governo. Nel giorno del nuovo appello del Capo dello Stato ai politici a creare le condizioni per un clima "
Tonino rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni (
da "Giornale.it, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
I sondaggi affondano il Pd. E Veltroni rincorre Tonino (
da "Giornale.it, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Sulla questione intercettazioni, dopo la presentazione del progetto di legge della maggioranza, Nicola Latorre è stato esplicito: "Se i magistrati diffondono le intercettazioni devono essere puniti penalmente". Marco Minniti, ministro ombra agli Interni, è tornato alla carica due giorni fa, nel pieno del polverone sulle telefonate a Saccà:
Giustizia, sarà un'estate calda. Di Pietro non si scusa, il
Pd minaccia l'ostruzionismo ( da "Panorama.it"
del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Parlando delle nuove intercettazioni pubblicate dall'Espresso, il leader Idv, aveva detto che al governo [2] "più che statisti abbiamo dei magnaccia". E non intende indirizzato a lui il richiamo del [3] Capo dello Stato nel giorno del suo 83esimo compleanno a una maggiore concordia tra i due schieramenti.
Giudice accoglie ricorso Saccà: "Può tornare al
lavoro" ( da "Repubblica.it"
del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: inchiesta di Napoli nella quale il dirigente era indagato per corruzione e alle intercettazioni di telefonate con Silvio Berlusconi il cui contenuto lascerebbe presupporre accordi in fatto di raccomandazioni televisive. Inizialmente, quando la vicenda era venuta a galla, lo stesso Saccà aveva deciso di autosospendersi, in attesa che la sua posizione si chiarisse.
Il giudice: la Rai reintegri Saccà Lui: <Felicissimo,
c'è tanto da fare> ( da "Corriere.it"
del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazionI Il giudice riabilita Saccà: "Torni in Rai" Accolta la richiesta dei legali dell'ex direttore di RaiFiction contro la sospensione del 21 dicembre del 2007 Agostino Saccà (Rai) ROMA - Il giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, ha accolto il ricorso dei legali di Agostino Saccà contro la sospensione da direttore di RaiFiction e ne ha ordinato la riammissione
Lodo Schifani, Berlusconi accelera Veltroni: "Pensano
solo al premier" ( da "Stampaweb, La"
del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: aveva apostrofato per la vicenda delle intercettazioni. Dalla Pdl le reazioni non si fanno attendere a difesa del Cavaliere e dell'operato del suo governo. E la maggioranza chiede anche al Pd di prendere le distanze dall'alleato. Merlo (Pd): "Il dipietrismo è un fenomeno estraneo alla nostra strategia" Si smarca nettamente da Di Pietro anche il parlamentare del Pd Giorgio Merlo:
Il giudice salva Saccà: torni al lavoro (
da "Stampaweb, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: La Rai aveva avviato la contestazione disciplinare a
Saccà, con relativa sospensione cautelativa, il 21 dicembre del
Oltre lo scandalo Santa Rita: rimborsi connection per la
sanità ( da "Panorama.it"
del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: altra le parole e i toni di alcuni dei medici intercettati nella clinica milanese, intenti a "tirar fuori mammelle", "pescare polmoni", "investire nei tumori", sembrano la materializzazione del peggiore degli incubi. Sbrogliare la matassa di ciò che è successo, e soprattutto di come è potuto succedere senza che nessuno se ne accorgesse, non è facile.
Rai, il giudice dà ragione a Saccà: torni al lavoro (
da "Panorama.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: dirigente era indagato per corruzione e al contenuto delle intercettazioni di telefonate con Silvio Berlusconi. Agostino Saccà si è detto "naturalmente felice" della decisione del giudice del lavoro che ha accolto il suo ricorso: "Si incomincia a vedere un raggio di luce in tanto buio". "Aspetto" ha detto ancora il dirigente sospeso "di tornare a lavorare perché c'è da tanto da fare"
E Beha al Tg3: insulto non fuori luogo (
da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: però non è così lontana dal tono delle intercettazioni che abbiamo visto". Più tardi. Scusi, Beha, ma lei che voleva dire? Che Di Pietro ha sbagliato nella forma ma ha colto la sostanza?. Avete capito male, replica l'autore di "Il paziente italiano. Da Berlusconi al berlusconismo passando per noi", che spiega: "Ho detto che quel termine forte,
Le tappe della vicenda (
da "Giornale.it, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: movimentato dalla pubblicazione di stralci di intercettazioni telefoniche tra Saccà e Berlusconi - è prevista l'8 luglio. Il procedimento disciplinare Parallelamente all'indagine, la Rai ha aperto il 21 dicembre 2007 un procedimento disciplinare a carico di Saccà, che si era intanto autosospeso da responsabile di Rai Fiction, per valutare le eventuali violazioni del codice etico aziendale.
Spacciatore francese in trasferta è stato intercettato
dalla polizia ( da "Stampa, La"
del 30-06-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: ELETTRICA Spacciatore francese in trasferta è stato
intercettato dalla polizia VENTIMIGLIA Spacciatori in trasferta dalla Costa
azzurra alla Riviera con una dotazione di
( da "Corriere Economia Online" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Sta rivoluzionando
il sistema produttivo. E gli accordi con la finanza garantiscono l'innovazione
U na volta si chiamava Tac, Tessile Abbigliamento e Calzature, poi l'abbiamo
identificato come il settore di punta dell'Italian Style, ora il comparto moda
si va trasformando sempre di più nel Fashion System. E non è certo un
cambiamento di semplice denominazione, né una viraggio di facciata, utile solo
a fini di comunicazione pubblicitaria. Il settore, una volta definito maturo
quasi come sinonimo di decotto, è oggi entrato in una vigorosa fase di maturità
creativa e organizzativa, tanto da costituire uno dei punti di forza della
nostra industria. Innanzitutto, se ci limitiamo ai produttori di stoffe,
vestiti, maglieria è ben visibile un'ampia pattuglia di oltre 2.900 aziende che
ha rivoluzionato l'intero sistema. Il meccanismo vincente, nel passato, era la
rete fra l'impresa leader e il pulviscolo dei tantissimi laboratori di
terzisti, dove si effettuavano le diverse lavorazioni. La costellazione
produttiva, la filiera, il rapporto gerarchico, la grande flessibilità, che non
escludeva l'economia sommersa, ha consentito all'Italia una lunga forza
competitiva. Ma il successo attuale del settore moda viene
dalla capacità di intercettare i continui cambiamenti di gusto e persino il
sentimento emotivo della clientela. Le scelte d'acquisto, già da tempo
prevalentemente voluttuarie a tutte le scale di prezzo, sono ora caratterizzate
da alta volubilità, mentre la moltiplicazione dei brand e dei punti vendita
monomarca, rende quasi ossessiva la rapidità del ricambio, nell'offerta
di nuovi prodotti. E così, fra una collezione e l'altra, se si ha forza
creativa e potenza organizzativa, vengono inserite piccole o grandi serie,
seguendo gli umori del mercato. Si può azzardare che il "Fast
Fashion" sia l'altra faccia dello slow food, con la sua carica di
attenzione ai contenuti del prodotto, alla qualità e alla naturalezza dei
materiali, all'innovazione nel design e nello stile,il tutto per riflettere
culture, modi di vestire, un rapporto profondo fra il personale e la relazione
con gli altri. Naturalmente sono le grandi griffe a praticare con successo una
strategia di coinvolgimento total body del proprio cliente, ma anche i più
piccoli e meno conosciuti vincono accorciando il rapporto con il mercato perché
si cresce vendendo nei luoghi più apprezzati dal proprio consumatore-obiettivo.
Ma, oltre alla logistica, il Fashion System sta rivoluzionando la produzione e
la finanza. Con il pulviscolo dei piccoli produttori, si è passati dalla rete a
una logica di partnership, in modo che i sub-fornitori siano coinvolti
nell'intero processo produttivo, quasi come reparti autonomi, dove chi produce
ha autonomia e responsabilità, valorizzando la sua professionalità. Anche
perché il successo del sistema si basa sulla scienza dei particolari: i
materiali da ricercare o inventare, i modelli, le confezioni da imballo, la
creazione di marchi, i punti vendita, ma anche la presenza sulla stampa
specializzata, la comunicazione nel cinema e negli eventi sportivi, il legame
con i testimonial, la presenza alle manifestazioni di settore. Per tutto ciò
sono necessari investimenti. Non a caso proprio nella moda il matrimonio fra
industria e finanza ha reso di più, consentendo alle imprese italiane di fare
un grande passo in avanti nell'innovazione e nella presenza globale.
( da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
"in
piazza l'8 luglio per difendere la libertà" "Con l'impunità, Silvio
sarà un dittatore" Sul blog di Grillo una lettera di Di Pietro:
"Premier esempio devastante, come i mafiosi per i giovani del Sud" Il
leader dell'Italia dei Valori, Antonio di Pietro in largo Cairoli a Milano dove
ha firmato per il referendum sull'informazione, dando il proprio supporto
all'iniziativa del comico Beppe Grillo in occasione del "V2 day"
(Ansa) ROMA - Antonio Di Pietro a muso duro contro Silvio Berlusconi. All'indomani
degli insulti al premier (che ha definito una magnaccia") l'ex pm leader
dell'Idv mostra di non essere affatto pentito. Intervistato in tv da Lucia
Annunziata Di Pietro spiega di non avere nessuna intenzione di scusarsi
("Semmai è Berlusconi che deve chiedere scusa agli italiani"). Ma non
solo. In una lettera Beppe Grillo va giù pesante contro il Cavaliere.
"Quando Silvio Berlusconi avrà ottenuto l'impunità l'Italia sarà, a tutti
gli effetti, una dittatura" scrive Di Pietro nella missiva, prontamente
pubblicata dal comico genovese sul suo blog. "È IL TEMPO DELLE
SCELTE" - "Ci sono momenti nella vita delle nazioni - si legge nella
lettera inviata dall'ex pm a Grillo - in cui i cittadini devono fare delle
scelte. Momenti in cui non si può più fare finta di niente e continuare a
credere che, in fondo, nulla veramente cambierà. Le leggi che continuamente
vengono proposte dal nuovo Governo sono un attentato alla democrazia. Se
passano, vincerà il regime e perderà, per un tempo indefinito, la democrazia".
Questo l'incipit della lettera che il leader dell'Italia dei Valori ha scritto
al comico. "Non c'è bisogno dell'esercito - prosegue l'ex pm - per
togliere la libertà ai cittadini. È sufficiente manipolare l'informazione e,
grazie a questa, farsi eleggere in Parlamento. Quindi legiferare contro la
Costituzione, contro l'indipendenza della magistratura, contro la sicurezza dei
cittadini, contro la libera informazione. Una legge dopo l'altra".
DITTATURA - "Cosa distingue - prosegue Di Pietro nella lettera - un primo
ministro di una democrazia da un dittatore? Il vero tratto distintivo è
l'impunità assoluta del dittatore". Quindi l'affondo: "Quando Silvio
Berlusconi l'avrà ottenuta l'Italia sarà, a tutti gli effetti, una
dittatura". "SILVIO COME I MAFIOSI PER I GIOVANI DEL SUD" -
"La storia di Berlusconi - attacca il pm di Mani Pulite - parla per lui. I
suoi innumerevoli processi, la condanna per corruzione giudiziaria del suo
avvocato Cesare Previti per la Mondadori, la sua appartenenza alla P2, l'occupazione
abusiva delle frequenze di Rete4. L'elenco è interminabile come i danni subiti
a causa sua dal nostro Paese. Mi riferisco - sottolinea - soprattutto allo
spegnersi della coscienza civica, della morale, dell'etica. All'esempio
devastante che Berlusconi ha offerto alla nazione e alle giovani generazioni in
quasi venti anni, un esempio aggravato dalla sua impunità. Una situazione
simile a quella dei ragazzi nei paesi del Sud che ammirano il camorrista o il
mafioso locale". L'APPUNTAMENTO - Nell'ultima parte della lettera
l'appuntamento ai sostenitori dell'Italia dei Valori:
"L'otto luglio a Roma dalle ore 18:00 in Piazza Navona, in contemporanea
con l'iter di approvazione della legge sulle intercettazioni - scrive Di
Pietro- l'Italia dei Valori insieme a esponenti della società civile ha indetto
una manifestazione per la libertà di espressione e per la giustizia.".
stampa |.
( da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Una
tragedia le raccomandazioni Meloni: questo Silvio non mi piace "Ma per le
aspiranti attricette senza arte né parte non provo compassione" ROMA
Ministro Giorgia Meloni, c'è questa brutta storia delle
intercettazioni. "Storia mortificante". Ha letto i discorsi che
facevano al telefono? Quelle ragazze, quelle donne che chiedevano, imploravano,
e quegli altri che promettevano, alludevano... "Senta: siccome io lo so
che tanto poi lei vuol farmi finire a parlare di Berlusconi, e cioè del mio
premier...". Tra l'altro, come saprà, c'è Di Pietro che definisce
il Cavaliere un magnaccia e... "No no, appunto: visto che il giochino è
scoperto, mi faccia almeno esprimere prima un paio di concetti".
D'accordo. Il primo? "La lettura di quei verbali descrive, perfettamente,
il tragico sistema italico della raccomandazione". Può essere più
esplicita? "Tutti, ma davvero tutti, esattamente come spiega l'ultimo
rapporto Istat, tutti sono un po' convinti che in questo Paese il modo migliore
per trovare lavoro sia ancora quello di farsi raccomandare ". Di solito,
ministro, ci si fa raccomandare da voi politici. "E sa perché accade
questo?". Un'idea diffusa, tra gli italiani, c'è: ma lo spieghi lei.
"Perché non ci sono più criteri selettivi, luoghi dove la selezione sia
oggettiva, fondata sul merito. Ora, però, premesso questo...". Prosegua.
"Devo ammettere che di fronte a certe situazioni il mio grado di
compassione è come dire? commisurato al grado di...". Complicato trovare i
termini, eh? "Okay, va bene, esempio concreto: tra un laureato che finisce
a lavorare in un call-center e un'aspirante attricetta che...". Mettiamo
la Antonella Troise, che mette in ansia Berlusconi, tanto da fargli dire:
"Quella pazza si è messa in testa che io la odio, che le ho bloccato la
carriera...". "Mettiamo una così, io mi chiedo: questa signorina,
poi, sa recitare? E quell'altra che invece chiedeva di poter presentare un
programma: sa presentare? La verità è che, spesso, si tratta di ragazze senza
arte né parte, che non fanno altro che affidarsi al meccanismo consolidato
della telefonata... Ci fosse una "Scuola popolare degli artisti", ci
fosse una roba come il "Saranno famosi" di Canale 5, un posto dove ti
insegnano tutto, credo che sarebbe diverso". Purtroppo, sembra che la
politica approfitti della situazione, piuttosto che pensare a risolverla.
"Lei sta pensando a...". Per esempio a Salvo Sottile, l'ex portavoce
di Gianfranco Fini. Sottile convocava la soubrette Elisabetta Gregoraci alla
Farnesina... "Sì, la storia di Sottile e della Gregoraci può essere, in
qualche modo, eloquente. Può capitare che la politica approfitti, di certe
situazioni di disagio. Ma io glielo dico subito, e con chiarezza: io provo
disgusto, per certi meccanismi". Allora, parliamo di Berlusconi.
"Ecco, appunto...". Di Pietro dice che, al telefono, parla come un
magnaccia. Raccomanda veline e... "Di Pietro usa un termine che non solo
offende il suo passato di magistrato e di ministro della Repubblica, ma che mi
sembra anche del tutto sproporzionato alla reale gravità dei fatti".
Ministro, senta, andiamo oltre: il Berlusconi che dice quelle frasi, quelle
certe frasi, che si interessa a certe ragazze, a lei piace o no? "No. A
me, donna di destra, ovviamente non piace. Anche se, come appare evidente dalla
telefonata di Rutelli che a Saccà sollecitava una fiction sulla famiglia Loren,
il problema è piuttosto diffuso". Che poi, avrà letto: Gianni Letta, il
potentissimo Letta non riesce a raccomandare né il figlio di Antonello Venditti
né la Giuditta Saltarini, moglie di Renato Rascel. "Pensano che a noi
politici basti alzare un telefono, e poi... uno come Letta...". Ultima
domanda. "La più brutta, scommetto...". Ministro, la prego.
"Forza, proceda". Gira voce, e lo insinua pure il
"Riformista", che presto verrà resa nota anche una piccante
intercettazione tra il Cavaliere e una giovane con il fisico giusto per fare la
soubrette che poi, adesso, sarebbe addirittura diventata ministro. Per caso
lei... "Io? Io proprio no. Le sembro una con il fisico da showgirl?".
Fabrizio Roncone stampa |.
( da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Al
centro dell'episodio intercettazione di una telefonata fra
pakistani L'ombra di un attentato su Euro 2008 Il ministro svizzero Schmid:
"Adottate le misure del caso: così il problema non è diventato
concreto" BERNA - Euro 2008 obiettivo di un attentato. La Svizzera ha
ricevuto dall'estero informazioni circa un attacco che si stava preparando ai
danni della competizione continentale. Ad affermarlo è il consigliere
federale Samuel Schmid in un'intervista pubblicata dalla NZZ am Sonntag. Il ministro
della Difesa non ha voluto fornire maggiori dettagli, limitandosi a dire che le
guardie di confine, la polizia e i servizi segreti hanno adottato le misure del
caso e che il problema non è poi diventato concreto. "MOMENTI DI TENSIONE
MA NESSUN INTERVENTO" - Non si tratta delle stesse informazioni circolate
sul Web alla vigilia del campionato europeo: secondo fonti non meglio precisate
citate dal domenicale zurighese, al centro dell'episodio sarebbe
l'intercettazione di una telefonata fra persone di nazionalità pakistana e
riferimenti alla consegna di materiale in Italia. Tutto questo sarebbe avvenuto
prima della partita del 17 giugno a Berna fra Olanda e Romania. Nell'intervista
Schmid ha detto inoltre di aver vissuto momenti di tensione durante i campionati
europei, precisando tuttavia che non è mai stato neccessario intervenire in
maniera operativa. "La nostra polizia è pronta a far fronte a queste
situazioni", ha spiegato. stampa |.
( da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Tognazzi
"Alla Troise lungo provino: è brava e l'hanno crocefissa con
volgarità" Parla il regista della miniserie Mediaset "I segreti
dell'isola di Korè" DAL NOSTRO INVIATO TRAPANI Non ci sta Ricky Tognazzi a
passare per il regista della "fiction dei raccomandati". E replica
duro difendendo I segreti dell'isola di Korè, la miniserie
che sta girando fra Trapani e Siracusa anche con Antonella Troise e Simona
Borioni, due delle attrici nella tempesta delle intercettazioni. Berlusconi le
chiama "le mie fanciulle "... "So solo che non sono le
"raccomandate". Perché sono state prese dopo un regolare provino.
Compresa la Troise. Un'ora e mezza di scene. Un vero e proprio esame. Superato
perché brava. E quindi ingaggiata". Senza pressioni
"eccellenti"? "Io ho fatto una ventina di film e nessuno mi ha
mai rotto le scatole. Nessuno ha mai imposto un attore. Le mie scelte le ho
sempre fatte in assoluta autonomia ". Di Pietro s'è lanciato contro
Berlusconi definendolo "protettore di veline". "È una gara in
cui sinceramente non voglio competere. Ribadisco che le volgarità origliate e
pubblicate sono ingenerose nei confronti di un film che impegna tante energie e
tanti soldi. E che le attrici sono brave, non "raccomandate"".
Si è parlato anche di Ida di Benedetto... "Sono allibito e a questo punto
confuso. Ma sono confusi anche i cronisti che generalizzano, fanno di tutte le
erbe un fascio e non sanno nemmeno che la Di Benedetto purtroppo non lavora nel
mio film". Un errore? "È lo stesso errore di chi schiaffa in una
polemica interna alla Rai una fiction Mediaset...". Qualcuno, interpretando
le intercettazioni, pensa che la produzione aveva provato con la Rai e ha
ripiegato sul concorrente. "Che gran riflessione. Magari ci fosse un terzo
polo. È chiaro che tratti con Rai o Mediaset e poi lavori con uno dei due. Come
Albatross ha fatto per tante fiction anche di impegno civile. Ma questo film
non è mai stato un progetto Rai. È un format francese acquistato e mandato in
onda Oltralpe da Mediaset. Un falso. Utilizzato però, con la curiosità morbosa
sui raccomandati, per mischiare le carte e trascinarci in una storia a noi
estranea. Vogliono origliare dentro i telefoni di gente famosa? Ma io che cosa
c'entro?". Il tema cruciale resta il sospetto della raccomandazione
"eccellente". "Bisognerebbe prima informarsi e non scivolare
sulle bufale, come nel caso della Di Benedetto che io volevo e che con mio
grande rammarico non può partecipare. Nè le intercettazioni riguardano la
carriera di una grande attrice che nessuno può ridurre a un flirt con
Urbani". Lei riceve segnalazioni? "E chi non ne riceve? Ho una
cartellina aperta con persone che ti chiedono di dare una mano al nipote o al
figlio, che danno consigli, che propongono. Ma poi tutti gli attori che ho
scelto sono sempre passati dal provino. Compresa la Troise, oggi crocefissa in
modo indegno. Dovrebbe valere una regola: gli attori vanno giudicati quando
recitano, non quando se ne parla a sproposito". Felice Cavallaro stampa |.
( da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Sotto
pressione- "L'unico senza tempo libero, non ne posso più" Berlusconi:
vorrei tanto godermi barche e case come fa la mia famiglia Ma a Gheddafi: qual
è il segreto per restare leader a lungo? Con il leader libico scherza sui figli
legittimi e illegittimi: "In questo campo non posso batterti..." ROMA
"Voglio vedere Tokyo, non sono mai stato in Giappone, si parte prima per
il G8!". Mentre i giudici e le intercettazioni lo
restituiscono al suo passato Berlusconi si concede pensieri esotici. Servono a
esorcizzare il presente, smaltire rabbia e delusione: "E pensare che ho
barche sulle quali non ha quasi mai messo piede, case che ho visto una volta sola,
una famiglia che si gode la vita. Sono l'unico costretto a non avere
tempo libero". Forse non fin in fondo, ma il Cavaliere ci aveva creduto.
Era felice di un rapporto inedito con il Colle, costruttivo. Aveva la speranza
che il dialogo con il Pd fosse l'inizio di una stagione nuova. Persino nelle
piccole abitudini: "Non parlo più con i giornalisti, almeno per
strada". Poi, più velocemente di quanto credesse, nel suo specchio è
tornato l'imputato. Quell'immagine che risveglia dal sogno di un percorso in discesa,
dalla speranza di poter agevolmente compiere una transizione, anche personale.
Sentirsi amato, per il premier come per ogni politico, è un bisogno. Sotto la
tenda di Gheddafi, due giorni fa, ne ha tradito la voglia. Semplificando.
Dimenticando deficit di democrazia, come anche dinanzi a Mubarak. Eppure
cercando qualcosa che ancora gli sfugge: "Ma come si fa a restare leader
per tanto tempo, avete un segreto?". Ovvio che una risposta sincera non
sarebbe esportabile, ma è la domanda che descrive lo stato d'animo. Così come
la gara immaginaria, ancora con il Colonnello libico, sulla prolificità.
L'autore del libretto Verde ha qualche decina di figli legittimi; non meno,
sembra, illegittimi. Berlusconi ha sorriso e riconosciuto la superiorità:
"In questo campo non posso batterti... ". Come se invece volesse,
perché l'esempio è metafora di un potere che si dispiega senza ostacoli, che
non ha impedimenti. Il Cavaliere credeva di non dover fare più gare: con gli
alleati, come con i giudici. Anche perché chi si sacrifica per il Paese, cosa
di cui è convinto, "dovrebbe essere ringraziato, non ancora
perseguitato". E invece nessuna riconoscenza: "Dal Pd nessuna
solidarietà per la pubblicazione delle intercettazioni ". E la delusione
ingenera sentimenti altalenanti, pensieri ricorrenti e non inediti, come
quello, tutto ideale, della fuga. Lo ha detto ai commercianti, durante lo sfogo
dell'altro giorno: "Potrei godermi i soldi che ho meritatamente
guadagnato...". Lo dice agli amici: "Non ne posso più". Le
cronache di questi giorni hanno offerto un'immagine non molto distante da
quella privata. A Bruxelles come a Roma il capo del governo ha parlato senza
rete, sfogandosi. Nella capitale belga concludendo con un "lo avete voluto
voi...", diretto ai cronisti. A Roma, alla Confesercenti, replicando ai
fischi con un "mi avete invitato voi...". In entrambi i casi parla
chi si sente scomodato, che avrebbe "molto di meglio da fare" che
governare in queste condizioni, dovendo preparare udienze, difendersi dalle
nuove accuse, preoccuparsi delle conseguenze di una possibile condanna. E nel
"meglio da fare", oltre al governare rispondendo solo al mandato
degli elettori, c'è anche un'alternativa: per esempio tornare a sognare i
Tropici, le vele del Perini di
( da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
All'indomani
delL'INSULTO al presidente del consiglio il leader idv rilancia Di Pietro:
"Con Berlusconi non mi scuso" "È il premier a doversi scusare
con gli italiani: obbliga il Parlamento a fare leggi che servono a lui"
Antonio Di Pietro (Inside) MILANO - Antonio Di Pietro non chiede scusa al
premier Silvio Berlusconi per averlo definito "un . Anzi, ospite della
trasmissione "In mezz'ora" di Lucia Annunziata, il leader dell'Italia
dei Valori dice che è il presidente del Consiglio a doversi "scusare con
gli italiani perché in campagna elettorale ha detto che si sarebbe attivato per
farli stare bene e invece sta obbligando il Parlamento a fare leggi che servono
a lui per suo interesse". "Utilizzare il proprio ruolo per
mortificare il merito e la professionalità di chi lavora in Rai è un atto
immorale. Questo sì è un insulto ai cittadini" ha
detto il leader dell'Idv a proposito delle ultime intercettazioni pubblicate.
"ISTITUZIONI SFRUTTATE A FINI NON ISTITUZIONALI" - "Il mio sarà
pure un linguaggio crudo - ha spiegato - ma il suo è un insulto agli italiani
perché quando ha un processo in corso si fa una legge per farsi salvare".
Quindi "è il premier che si deve scusare con gli italiani anche perché non
può fare telefonate al direttore della rete pubblica per cui noi paghiamo il
canone per dire piazza questo, piazza quello". L'ex pm ha ribadito che
"il problema grave è che si utilizzano le istituzioni a fini diversi da
quelli istituzionali". Ma il Pd appoggia Di Pietro? "Chiedetelo agli
elettori del Pd..." ha risposto il leader dell'Idv. RAI-ORLANDO -
Rivendicando la candidatura di Leoluca Orlando alla presidenza della
Commissione di vigilanza sulla Rai, come "candidato non solo dell'Idv, ma
anche del Pd" Di Pietro ha anche ricordato che "per prassi le
commissioni di garanzia spettano all'opposizione". "Berlusconi vuole
scegliere il candidato per la vigilanza Rai? Allora questo è regime" - ha
detto l'ex pm. stampa |.
( da "Corriere delle Alpi" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Di Carlo
Pecoraro Dossena, Bagni e Bartoletti si contendono il titolo del commentatore
che l'ha sparata più grossa "Il calcio è la cosa più importante delle cose
non importanti", sosteneva Arrigo Sacchi. In 23 giorni di Europeo, in tv,
di cose non importanti se ne sono dette tante e spesso anche male. 1ºposto. Il
Dossena pensiero. Il commentatore ha piazzato ottime perle, Beppe Dossena (per
noi: Dossjevski) si sintetizza in quattro frasi: "Il calcio non è
scienza... ma ci avviciniamo"; "vincendo hanno svuotato un
tabù"; "i russi vanno a energia eolica o solare?"; "ho
scoperto. I russi vanno a luce artificiale". 2ºposto. I profetici. Il
prezioso supporto tecnico di Salvatore Bagni: "Questa è una partita che si
può risolvere dal 1' al 90'". D'accordo, ma forse anche nei minuti di
recupero, nei supplementari o ai rigori. Paolo Crepet: "Consiglierei a
Donadoni di prenderla così, pensando che va male. Poi magari viene bene".
E' venuta malissimo. Marino Bartoletti: "Se avessi cinque euro punterei
sul Portogallo". E meno male che non aveva nemmeno quelli. 3ºposto.
Politicamente scorretti. Alessandro Forti: "La Russia a sinistra non
combina nulla". E c'è da crederci, con Putin al governo! Fulvio Collovati:
"Una straordinaria Turchia. Mi sento di dire che il popolo turco, se
popolo si può dire, è stato degnamente rappresentato da questa squadra". Tranquilliziamo Fulvio Collovati, le parole che non si possono
pronunciare sono: intercettazioni, magistrati, conflitto d'interesse, a
"popolo" non ci siamo ancora arrivati. 4ºposto. (S)iberia. Marino
Bartoletti bacchetta Zapatero: "Le sue dichiarazioni mi fanno lo stesso
effetto del Torero Camomillo, il matador tranquillo". Ma il premier
non sbaglia. Fernando Torres nel mirino dell'inviato Calcagno: "Fari
puntati su Torres, ma anche obiettivi, microfoni e ovviamente luci".
Fiorello e Baldini: "Comunque vada per l'italia, noi tifiamo per la
Spagna". 5ºposto. Uefa per ogni occasione. Marino Bartoletti sulle
dichiarazioni di Abete contro la federazione definisce la Uefa: "Unione
europea fannulloni". E sugli errori degli arbitri, diventa: "Unione
europea fischietti fannulloni". 6ºposto. Invenzioni. Daniele Tombolini e
il suo semaforo in moviola.
( da "Libertà" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
"E'
Berlusconi che deve chiedere scusa agli italiani". Il Pdl contro l'ex pm
ROMA - Nessuna marcia indietro. Di Pietro non si scusa con Berlusconi il giorno
dopo averlo insultato con quel "magnaccia delle veline" con cui lo
aveva apostrofato per la vicenda delle intercettazioni. Ed
anzi lo attacca nuovamente: "è impossibile - dice l'ex pm - dialogare con
chi usa il dialogo per farsi i propri interessi". "È il premier - contrattacca
- che si deve scusare con gli italiani perché in campagna elettorale aveva
promesso che si sarebbe attivato per farli stare bene e invece sta obbligando
il Parlamento a fare leggi che servono a lui". Dal Pdl le reazioni
non si fanno attendere a difesa del Cavaliere e dell'operato del suo governo:
Paolo Bonaiuti attacca Di Pietro che "ogni giorno cerca di avvelenare la
vita italiana ma non ci riuscirà - ammonisce - il governo reagirà con i fatti e
andrà avanti per la sua strada come chiedono gli elettori". Nel giorno del
nuovo appello del capo dello Stato ai politici a creare le condizioni per un
clima "più sereno e costruttivo", ed a cui per primo Di Pietro
plaude, non si registrano segnali di distensione tra gli schieramenti. Dal Pdl
Fabrizio Cicchitto, che punta il dito contro Di Pietro accusato di
"provocare l'imbarbarimento della vita politica italiana" non
risparmia Veltroni ed il Pd che di quanto accade hanno "responsabilità
rilevanti". Niccolò Ghedini, avvocato del premier rinfaccia all'ex pm di
trovarsi in Parlamento proprio "grazie ad i processi contro Berlusconi per
i quali oltretutto il premier è stato assolto". "È tempo - dice - che
anche Di Pietro inizi ad affrontare i molteplici processi per diffamazione che
per le sue dichiarazioni gli saranno immediatamente intentati" . Per il
segretario della Democrazia Cristiana per le Autonomia Gianfranco Rotondi
"Di Pietro ha perso un'occasione importante per rispondere all'appello del
presidente della Repubblica non facendo un passo indietro rispetto agli insulti
usati anche ieri contro Berlusconi. Il premier - prosegue - non deve scusarsi
di nulla, gli italiani lo hanno rivoluto a Palazzo Chigi per far risollevare
l'Italia". Dall'opposizione Franco Monaco, ulivista del Pd rifiuta l'etichetta
di essersi schierato contro l'ex pm che pure critica per le "parole
effettivamente infelici e sopra le righe". E dall'Idv arriva la richiesta
di Silvana Mura "ai tanti che nella Pdl non perdono occasione per chiedere
a Veltroni di dissociarsi da Di Pietro e che invece farebbero bene a
dissociarsi loro da quello che il premier sta attuando" ad esempio con le
sue "leggi vergogna". 30/06/2008.
( da "Libertà" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA -
La rilettura di vecchi atti processuali e la comparazione fonetica di voci intercettate nel 1983. Sono le prossime mosse della magistratura
romana per tentare di fare luce sulla sparizione di Emanuela Orlandi. Questa
settimana gli inquirenti, dopo l'accelerazioni alle indagini data da Sabrina
Minardi con la chiamata in causa della Banda della Magliana, cominceranno
un'attività di setaccio alla ricerca di riscontri alle dichiarazioni della
supertestimone e di nuovi spunti investigativi. I pm Andrea De Gasperis,
Simona Maisto e Roberto Staffa, quest'ultimo affiancato ai primi due da qualche
giorno, intendono chiarire meglio ruoli apparsi in un primo momento di scarso
rilievo ed approfondire aspetti esaminati in passato in modo superficiale. In
procura non si nasconde che un punto di partenza essenziale sarebbe la
riconducibilità di tre voci registrate in altrettante telefonate arrivate ai
familiari di Emanuela nell'estate del 1983. Nelle prime due gli interlocutori
comunicarono che a Fiumicino e a Roma, nei pressi di piazza Montecitorio, erano
stati lasciati il tesserino del corso di musica della giovane ed una sua
lettera in cui diceva di stare bene. La terza è quella che il pentito Antonio
Mancini, in una puntata di "Chi l'ha visto", ha detto essere di un
killer, Mario, della Banda della Magliana. Ora quelle voci saranno messe a
confronto con altre di appartenenti all'organizzazione criminale registrate in
occasione di vari processi. Sul caso di Emanuela Orlandi è intervenuto, in
un'intervista sul quotidiano Avvenire, il cardinale Tarcisio Bertone,
segretario di Stato Vaticano. "Il classico caso di scandalo estivo creato
ad arte per catturare l'attenzione dei lettori". 30/06/2008.
( da "Libertà" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Di
SABRINA FREDA* Il Festival delle idee che si è svolto a Piacenza nei giorni
scorsi e le dichiarazioni degli esponenti di PD e UDC offrono lo spunto per più
di una riflessione. Una riflessione che l'Italia dei Valori intende portare sul
piano della "sostanza" politica, piuttosto che sulle tattiche
elettorali e sulle prospettive di alleanze "di comodo" (PD +UDC+pezzi
del PDL?) in vista delle prossime amministrative. Non ci interessa discutere di
"comportamento elettorale" dei cittadini, né di calcolare in termini di
voti quanto potrebbe essere vantaggioso starcene zitti, senza fare opposizione
per non passare per "antiberlusconiani". Secondo il leader UDC
Casini, fare opposizione al Governo significa consegnare l'Italia a Berlusconi
per i prossimi 50 anni. La sua soluzione è quella di lasciar fare, nell'attesa
di decidere da che parte stare ("Onestamente - dichiara l'On. Casini - non
vedo una sola ragione per cui io e Letta non potremmo stare all'interno dello
stesso partito. Ma questo, a dire il vero, vale anche per molti esponenti del Popolo
delle Libertà, con cui molti punti di contatto possono esistere").
L'Italia dei Valori non ha intenzione di lasciar fare, ma ritiene di dover dare
voce nelle aule del Parlamento a quanti non hanno votato per Berlusconi e che
non condividono i provvedimenti ad personam e la gestione privatistica della
cosa pubblica L'opposizione dell'Italia dei Valori all'emendamento salva
Retequattro, al decreto sulla sicurezza (ribattezzato "salva premier"
) che porterà alla sospensione di circa centomila processi, al disegno di legge
che prevede di impedire ai magistrati l'uso delle
intercettazioni e di impedire ai giornalisti di parlarne, è un atto politico
dovuto, non una questione personale. In particolare, riguardo al tema delle
intercettazioni, riprendo l'intervento dell'On. Silvana Mura per rimarcare che
le indagini sulla clinica Santa Rita, prima di arrivare a contestare gli orrori
di cui ora tutti sappiamo, sono partite sulla base dei reati di truffa
ai danni dello Stato e falso in atto pubblico, ipotesi punite al massimo con la
pena di sei anni e, pertanto, stando al disegno di legge del Governo, non più
intercettabili, visto che si tratta di reati che prevedono una pena edittale al
di sotto dei dieci anni. Quindi, con il disegno di legge appena varato dal Governo,
non sarà più possibile scoprire un'altra clinica degli orrori, perché le
indagini non potranno più avvalersi delle intercettazioni, senza le quali i
cittadini oggi continuerebbero a rivolgersi alla clinica Santa Rita. Ciò, a
giudizio dell'Italia dei Valori, è inaccettabile In sostanza, qualcuno
rimprovera all'Italia dei Valori di continuare a sostenere dai banchi
dell'opposizione gli stessi principi su cui aveva chiesto la fiducia dei
cittadini in campagna elettorale. Questa attitudine si chiama coerenza e
riteniamo sia un valore inestimabile, poiché è attraverso di essa che si crea
la coesione di molti intorno a un progetto. Ogni deviazione dalla coerenza crea
sfiducia nel progetto, delusione e abbandono: per questo motivo da parte
dell'Italia dei Valori non c'è né c'è stato alcuno "sbandamento in termini
di linea". Sappiamo che non è mai esistito un tempo o un luogo in cui la
politica non avesse le sue zone buie e la sua componente di clientelismo e
corruzione. Ma sono esistiti tempi e luoghi in cui la politica era un fiume
che, con i suoi punti cristallini e i suoi punti limacciosi, scorreva nel
tessuto vivo della società, diventandone l'anima, l'elemento di connessione.
Siamo convinti che la politica debba tornare ad essere il luogo in cui i diversi
interessi sociali trovano il proprio punto di sintesi, un momento di
elaborazione in grado di trasformare una galassia di tendenze contrapposte in
un corpo sociale. Ecco, ciò che noi chiamiamo "valore" è tutto ciò
che sia in grado di raggiungere questo obiettivo: legare fra loro in un insieme
di interrelazioni ciò che prima era un pulviscolo di interessi sparsi e
slegati. Un "valore" è ciò che trova un punto di contatto tra visioni
apparentemente incompatibili: tra l'esigenza salariale dell'operaio e quella
economica dell'imprenditore, tra il desiderio di sicurezza del cittadino e
quello dell'immigrato di ricominciare a vivere, tra la necessità di garantire
autonomia a chi governa e quella, più impellente che mai, di escludere dal
governo chi confonde l'autonomia con la libertà di delinquere. Questo lavoro di
sintesi è ciò che costruisce il sistema di valori in cui una comunità trova le
proprie fondamenta. In sostanza: la politica, quando svolge diligentemente il
proprio ruolo, ha lo scopo fondamentale di essere la fabbrica di un sistema di
valori, che armonizzi e ponga in relazione tra loro le diverse anime di una
collettività e i loro contrapposti interessi. E' questa dimensione che vogliamo
recuperare, una politica che trovi nella concretezza delle esigenze della
collettività, e non nelle astrazioni di comodo e nelle tattiche elettorali
dell'ultima ora, la propria ragion d'essere. E' in questo senso che ci
schieriamo "dalla parte dei cittadini" e continueremo a farlo dai
banchi dell'opposizione. Ed è con queste premesse che, a questo punto, siamo
noi dell'Italia dei Valori a chiederci chi saranno, nel prossimo futuro, i
nostri compagni di strada. *Segretario provinciale Italia dei Valori
30/06/2008.
( da "Libertà" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Di SALVATORE
DATTILO Siamo cresciuti, concependo una sorta di rispetto sacro per le leggi di
SALVATORE DATTILO Siamo cresciuti, concependo una sorta di rispetto sacro per
le leggi. I legislatori più antichi sono figure, che sconfinano nel mito: Mosè,
Hammurabi, Licurgo. Le prime leggi di Roma erano scritte nel bronzo delle
Dodici Tavole, per sottolinearne la necessità e l'immutabilità. Platone ci
racconta di Socrate, che rifiuta di fuggire dal carcere per sottrarsi
all'ingiusta condanna a morte, perché la maestà delle leggi è un valore più
grande della stessa vita. Giustiniano raccoglie e ordina il diritto romano
(mille anni di leggi e di dottrina) in una sorta di "testo unico",
che viene promulgato come opera di Dio stesso. Una volta si riconosceva la
sacra maestà delle leggi, accettandone le conseguenze più dure: "dura lex,
sed lex" si diceva. I giuristi più sottili cercavano come potevano di
evitare quelle conseguenze a forza di ingegno e di finezze interpretative:
"fatta la legge, trovato l'inganno" si diceva; ma anche questo era un
modo di riconoscerne la forza cogente. E' il fatto di riconoscere le leggi come
regole di vita (o almeno di comportamento) che le rende sublimi, perché ci
rendono liberi; "legum servi sumus ut liberi esse possimus" (siamo
schiavi delle leggi per poter essere liberi): su questo apparente paradosso di
Cicerone è fondata la nostra civiltà giuridica e la nostra democrazia. O almeno
così credevamo fino ad ieri. Oggi, viceversa, vediamo sotto i nostri occhi
italiani lo snaturamento delle leggi, pensate unicamente come strumento di
prevaricazione e di prepotenza private, manifestamente ispirate dalla privata,
ossessiva preoccupazione del premier di sottrarsi ad alcuni processi e alle
probabili condanne che ne seguirebbero. Le leggi non sono più intese come
ispiratrici di regole, ma come macchine di sregolatezza e questo vediamo fare
con l'avallo di un Parlamento che si presta ad essere cassa di risonanza di
privati interessi. Siamo giunti ad un punto, seppur prevedibile, di inaudita
gravità, di trionfante ipocrisia. Per fermare un processo penale (il "caso
Mills", che vede imputato il premier), se ne fermano decine di migliaia,
gravando di un'infinità di impensabili adempimenti le cancellerie della già
sgangherata macchina della giustizia e si pretende di farci credere che ciò la
renderà complessivamente più efficiente e veloce e maggiormente in grado di
rispondere alla richiesta di sicurezza che sale dalla società! Potrebbero
risparmiarci, se non il danno, almeno la beffa! Vedremo i parlamentari
azzuffarsi per arrivare al risultato agognato prima della vicinissima udienza
del prossimo 7 luglio al Tribunale di Milano. Ma, non
contento (chissà, infatti, cosa bolle nella pentola delle intercettazioni
telefoniche in mano alla Procura di Napoli: quelle sulle "gnocche")
il premier ha ispirato un meraviglioso disegno di legge, da approvare al più
presto, per porre al riparo dai fastidi dei processi penali "le alte
cariche dello Stato". Un altissimo servizio reso al Paese e alle
sue massime istituzioni e - per di più! - un servizio disinteressato, in quanto
saranno al riparo il Presidente della Repubblica e i Presidenti di Camera e
Senato. Certamente il premier non può farci nulla se anche lui, per mera
coincidenza, si trova a coprire un ruolo di "alta carica" e risulterà
così, per forza di cose, lui stesso ben "riparato". Peccato che il
premier sia l'unica "alta carica" ad avere già attualmente
significative pendenze penali e tira aria che di nuove se ne aggiungeranno
presto; tuttavia il nostro premier (che è certamente un uomo d'onore) ci
assicura di non avere affatto pensato a se stesso, ma solamente al bene
dell'Italia e al decoro delle sue massime cariche istituzionali. Ancora una
volta - perdinci! - potrebbero risparmiarci almeno la beffa e alle altre
"alte cariche" l'umiliazione di servire come foglie di fico per
creare una "dignitosa" ghirlanda attorno alle impudicizie altrui.
30/06/2008.
( da "Unita, L'" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del "Non mi scuso, si scusi il premier con il
Paese" Di Pietro attacca ancora Berlusconi: obbliga il Parlamento a fare
leggi che servono solo a lui di Eduardo Di Blasi / Roma "ANDREMO
AVANTI" Il refrain del ministro della Giustizia Angelino Alfano, è simile
a quello che il ministro dell'Interno Roberto Maroni, ha inaugurato prima sulla
questione delle badanti nel decreto sicurezza, poi sulle impronte ai bambini
rom. "Andremo avan- ti". In che direzione non è chiaro se anche
Valerio Onida, costituzionalista e presidente emerito della Consulta, ritiene
che sul Lodo Alfano e sul taglia-processi, la corte Costituzionale potrà far
calare la propria scure. Soprattutto se il centrodestra deciderà di andare
avanti con il voto ordinario, senza cioè provare a varare una riforma
costituzionale (che occorrerebbe anche dei voti dell'opposizione). "Usando
la legge ordinaria - spiega Onida alla Stampa - si viola l'articolo 138. Questo
è l'elemento decisivo di incostituzionalità del lodo Alfano". Mentre,
spiega il costituzionalista, sul taglia-processi è la sua collocazione nel
decreto sicurezza a renderlo a rischio. Il motivo di una simile decisione
sarebbe imbarazzante: "La Consulta spesso ha giudicato incostituzionali
norme per intrinseca irragionevolezza. Se non si considera lo scopo di cercare
di fermare i processi al presidente del Consiglio non si comprende la ragione
di quell'emendamento". È nella semplicità di questa analisi giuridica che
sta la distanza tra le dichiarazioni del centrodestra (che affermano come l'opposizione
sia stata presa nuovamente da "antiberlusconismo") e la realtà dei
fatti di un presidente del Consiglio che decide di nuovo di fare una legge per
sè stesso. Mentre Veltroni annuncia la fine del dialogo con il centrodestra, e
il Capo dello Stato auspica "un clima più sereno" è ancora Antonio Di
Pietro a sparare dalla prima linea. Ospite del programma di Lucia Annunziata,
l'ex pm di Mani Pulite che il giorno prima aveva dato del "magnaccia"
al premier, non ha scuse da porgere: "È Berlusconi a doversi scusare con
gli italiani - contrattacca - In campagna elettorale ha detto che si sarebbe
attivato per farli stare bene e invece sta obbligando il Parlamento a fare
leggi che servono a lui". Sul blog di Beppe Grillo nella
convocazione della manifestazione prevista a piazza Navona l'8 luglio (in
concomitanza con l'analisi del testo sulle intercettazioni), affonda ancora:
"Cosa distingue un primo ministro di una democrazia da un dittatore? Il
vero tratto distintivo è l'impunità assoluta del dittatore. Quando Silvio
Berlusconi l'avrà ottenuta l'Italia sarà, a tutti gli effetti, una
dittatura". Alla manifestazione aderirà anche Paolo Ferrero, l'ex
ministro della Solidarietà Sociale firmatario di una delle due mozioni che si
contendono la guida del Prc. Motiva: "Il premier pensa solo ai suoi
interessi, non certo a quelli degli italiani". Gli esponenti della Casa
della Libertà provano a legare le due opposizioni di Veltroni e Di Pietro
affermando come il primo segua la scia del secondo, il ministro Sandro Bondi prova
a fare da pontiere: "Il nuovo incendio scoppiato sulla giustizia può
essere circoscritto e spento se le forze politiche più responsabili sapranno
ricercare un possibile terreno di confronto in Parlamento, sulla base del
provvedimento proposto dall'ottimo ministro Alfano".
( da "Unita, L'" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai
consultando l'edizione del Il Pd tornerà nelle piazze d'Italia "Parleremo
a tutti, senza risse" di Walter Veltroni/ Segue dalla prima NON HO DUBBI
su quale debba essere la risposta a queste tue domande. La risposta è: sì. Già
a metà maggio, di fronte al coordinamento nazionale riunito per discutere del
voto, avevo detto che nei prossimi mesi il viaggio in Italia sarebbe
continuato. Ma- gari a ritmi meno frenetici, ma sarebbe continuato, senza
sosta. Ora voglio dire a te che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare
ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a
spiegare. A tutti gli italiani. Innanzitutto al "popolo del Pd", a
quei dodici milioni di donne e di uomini che ci hanno dato fiducia e che non
meritano di avvertire attorno a loro sconforto, vuoto, disillusione, ma
soluzioni e risposte all'altezza, e riconoscimento, identificazione,
rappresentanza. In una parola quel "radicamento" del nostro partito
che verrà certo dalla concreta presenza fisica in tutti i Comuni, in tutti i
quartieri e le borgate del nostro Paese. E insieme a questo dalla
consapevolezza che non ci si radica solo aprendo nuove sedi, ma con la capacità
di interpretare le domande e i bisogni delle persone, con la prontezza nel
riconoscere le opinioni e condividere i sentimenti che si formano tra i
cittadini. E in questo senso il viaggio che ci apprestiamo a riprendere sarà
anche una parte del lavoro in vista della manifestazione che abbiamo annunciato
per l'autunno. Per questo, credo, è importante tornate a parlare a tutti, anche
a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza (nell'illusione
stanno scoprendo ora) di veder risolti i propri problemi e che invece si vedono
precipitare in una crisi sempre più aspra e in un clima politico che getta
l'Italia nel passato al posto che spingerla verso il futuro. Le "piazze
gremite" della campagna elettorale dicono che avevamo capito bene, caro
Antonio, quanto fosse importante rimettersi in sintonia con le famiglie, con i
lavoratori, con i pensionati, con i giovani precari, con le comunità locali.
Quanto fosse importante tornare a parlare, in una conferenza operaia, a chi da
diversi anni evidentemente ci percepiva lontani, distratti, impegnati a pensare
e a fare altro. Quanto fosse importante avanzare proposte e programmi degni di
un partito che vuole e deve essere "di popolo", anzi io credo che il
Pd debba letteralmente farsi popolo: come difendere i salari e la dignità del
lavoro; come salvaguardare il potere d'acquisto delle famiglie che non arrivano
alla quarta settimana del mese; come garantire pari opportunità ai nostri
ragazzi combattendo i privilegi e affermando il merito; come far comprendere,
superando quelli che giustamente definisci "i più dannosi luoghi comuni
della sinistra", che senza crescita e senza la buona salute delle imprese
non potrà esserci giustizia sociale, che per questo nostra nemica non è la
ricchezza ma la povertà, che la sicurezza è un diritto di tutti e che
garantirla vuol dire tutelare innanzitutto i più deboli. Ma facendolo come deve
fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria (he non è
mai stata vocazione all'autosufficienza): lavorando per unire. Unire i
lavoratori dipendenti e quelli autonomi, il lavoro e l'impresa, i giovani e gli
anziani, il nord e il sud. In un grande progetto di cambiamento, che superi
egoismi, frammentazioni, divisioni. Tutto questo non è stato evidentemente
sufficiente a vincere le elezioni, certo non è bastato il tempo. Ma abbiamo
fatto un lavoro grande e prezioso, che come ho già avuto modo di dire ci
consente di proseguire, ora, non "senza il Pd", come pure poteva
accadere, ma "a partire dal Pd". A partire dal nostro radicamento
nella vita concreta degli italiani e dall'innovazione di noi stessi, delle
nostre idee e della politica italiana. A partire dal ruolo di opposizione che
ci è stato assegnato. Non torneremo mai più al clima rissoso e paralizzante di
questi ultimi quindici anni. Si illude chi spera di trascinarci indietro e di
diminuire così le nostre potenzialità di espansione, le nostre possibilità di
parlare agli italiani e di guadagnare nel tempo la loro fiducia. Ma proprio per
questo, per farci trovare pronti, noi avanzeremo sempre nostre concrete
proposte alternative e in base ad esse saremo duri, netti e incalzanti nei
confronti del governo. E non sbandierando striscioni o improvvisando brindisi
nelle aule parlamentari, ma contrastando puntualmente, con il governo ombra e
con una rinnovata iniziativa dentro il corpo vivo del Paese, le sue proposte
sbagliate e le sue nefandezze, come abbiamo fatto denunciando l'irresponsabile
balletto che sta affossando definitivamente Alitalia, come abbiamo fatto contro
il decreto su Rete 4, le uscite della Lega sull'Europa, il reato di
clandestinità, la legge sulle intercettazioni e il lodo
Schifani. Lo faremo con rigore e tenacia e guardando all'interesse dell'Italia.
Quell'interesse generale che le iniziative del governo e del Presidente del
Consiglio hanno dimenticato, dando di nuovo priorità a vicende legate ad
interessi particolari e personali e assestando un colpo mortale a quel bisogno
di confronto alto tra diversi schieramenti sulle riforme e la
modernizzazione delle istituzioni e della politica. E' da qui, dalla
convinzione di quel che abbiamo fatto e dalla consapevolezza di tutto quanto
abbiamo ancora da fare, che in autunno riprenderemo dunque il nostro viaggio in
Italia. Ascolteremo, spiegheremo le nostre ragioni e cercheremo di capire come
renderle più forti. Faremo vivere anche così quella grande forza riformista e di
popolo che è e vuole essere il Partito democratico.
( da "Unita, L'" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando
l'edizione del Immunità, la vittoria della Casta Elio Veltri Segue dalla Prima
Ora desidero aggiungere che anche nei Paesi Bassi, in Belgio, Lussenburgo,
Svezia, Finlandia, Danimarca e Portogallo, non esiste ombra di immunità né per
il capo del governo né per i ministri. Non solo, in nessun paese civile e
democratico, sarebbe pensabile di introdurre leggi di salvaguardia assoluta
delle alte cariche dello Stato mentre si svolge un processo per reati gravi
come può essere quello per corruzione in atti giudiziari. La proposta del
governo, come hanno spiegato noti costituzionalisti, è palesemente
incostituzionale perché stravolge il principio cardine dell'uguaglianza dei
cittadini di fronte alla legge( articoli 3 e 24) e, se proprio si volesse approvarla,
bisognerebbe passare per le strettoie della legge costituzionale, con doppia
lettura parlamentare e referendum nel caso mancasse la maggioranza dei due
terzi. Però, a quel punto, la legge non servirebbe più per le necessità
immediate del capo del governo. Le ragioni che adducono anche autorevoli
commentatori, penso all'articolo di Galli Della Loggia sul Corriere di oggi, a
sostenere misure come quelle approvate a tempo di record dal governo, sarebbero
da attribuire all'uso spregiudicato della obbligatorietà dell'azione penale e
allo strapotere dei pm che non troverebbe il necessario contrappeso nella
" terzietà" dei giudici. Tutti i ragionamenti che si fanno
prescindono dalla situazione del nostro paese del tutto peculiare a causa della
quantità e qualità dei reati che determinano illegalità diffusa, corruzione
penetrante e criminalità organizzata, la più grande multinazionale del paese,
che non hanno riscontro in nessun altro paese democratico europeo e degli altri
continenti. Perciò, quando si scrive, sarebbe necessario sapere di cosa si
parla e, soprattutto, come ci si comporta nei paesi ai quali si fa sempre
riferimento quale esempio di civiltà. Ometto di citare il più grande studioso
liberale, Maranini, a proposito dei poteri della magistratura e del suo ruolo a
salvaguardia della democrazia, previsti dalla Costituzione, perché l'ho fatto
più volte: altro che metastasi di cui parla il Presidente del consiglio che si
dichiara liberale a tutto tondo! Noi abbiamo introdotto nel nostro processo il
sistema accusatorio nel 1989 mutuandolo dal sistema anglosassone. Negli USA le
condanne, soprattutto per i reati che il decreto bloccaprocessi considera meno
gravi, sanzionati con pene inferiori a 10 anni di carcere, come corruzione,
falso in bilancio, evasione fiscale ecc, che incidono direttamente
sull'economia e sugli affari condizionandoli e danneggiano gli utenti e i
risparmiatori, sono feroci. Scattano dopo il primo grado di giudizio, gli
imputati vengono portati in tribunale con le manette ai polsi, la prescrizione
e le attenuanti generiche non esistono e gli anni di carcere sono inferiori
solo a quelli previsti per gli omicidi più crudeli. Quanto al potere dei
magistrati inquirenti sono inimmaginabili e nessuno osa criticarli. Vogliamo
fare un esempio concreto? Rileggiamoci i poteri che il Martin Act del 1921
conferisce al Procuratore dello Stato di New York, ampiamente usati anche nei
giorni scorsi per le frodi sui mutui sub-prime: il magistrato può decidere se
l'inchiesta deve essere segreta o resa pubblica; scegliere se una frode deve
essere repressa attraverso un'azione penale o civile; impedire a una impresa o
società di svolgere attività nello Stato per tutto il periodo delle indagini;
obbligare i testimoni a rinunciare ad un avvocato e a rispondere alle domande
considerando le mancate risposte come accertamento della frode avvenuta ecc.
Cosa diciamo che l'America ha un sistema giudiziario barbaro e indegno di un
paese civile e che è civilissima solo quando bombarda l'Iraq? Forse possiamo
dire che in quel paese la certezza della pena esiste e per tutti. Nel decreto
bloccaprocessi la corruzione è considerata un reato minore ed è stata
introdotta nell'elenco dei reati intercettabili solo perché
Bossi si è impuntato. Ora, basta leggere le graduatorie di Trasparency
International sul rapporto quasi matematico tra corruzione e competitività
delle imprese e dell'economia, per sapere che il nostro paese è al 41° posto
per la corruzione e al 49° per la competitività: un disastro. Si
continua a parlare, anzi a straparlare di economia e di competitività ma il
rapporto viene ignorato e nessuno ne spiega le ragioni. Quindi, tenuto conto
che l'Italia non compete e gli imprenditori di altri paesi da noi non
investono, la corruzione dovrebbe essere uno dei reati di grandissimo allarme
sociale e più sanzionati. Se poi è corruzione in atti giudiziari ancora di più.
Non ci si fida delle statistiche di Trasparency? Non importa. Basta leggere il
rapporto del commissario anticorruzione che è alle dipendenze della Presidenza
del consiglio. La situazione viene considerata catastrofica e molto più grave
rispetto a tangentopoli. Però il governo ha deciso che il paese avrà un futuro
luminoso con una economia straordinariamente solida, anche in presenza di un
sistema di corruzione diffusa e penetrante. Anche i tempi dei processi incidono
sull'economia. Quelli del processo penale perché dovrebbe sanzionare i reati
economici e finanziari; quelli del processo civile perché incide direttamente
sugli affari e la Banca Mondiale su 175 paesi monitorati ci mette al 168 posto;
quello tributario perché riguarda l'evasione fiscale e forse non molti sanno
che su 100 euro di evasione accertata dalla Guardia di Finanza lo Stato ne
incassa 1,28. Io non parlo di etica perchè so bene che suscita una sorta di
allergia. Sto parlando di economia che sembra costituire la preoccupazione
maggiore dei gruppi dirigenti di questo paese. Qualcuno pensa davvero in buona
fede che i tempi della giustizia dipendono dai magistrati fannulloni che non
lavorano? Ci sono anche quelli. Ma i processi non si fanno e la certezza della
pena non esiste perché le leggi approvate negli ultimi 20 anni hanno puntato
diritto al cuore della prescrizione dal momento che i gruppi dirigenti di
questo paese rifiutano i controlli di legalità. Se si vuole davvero ridurre
drasticamente i tempi dei processi è necessario cambiarne la struttura.
Altrimenti si fa demagogia e si mente sapendo di farlo. Le proposte del governo
costituiranno una formidabile istigazione a delinquere e a rendere il paese più
illegale di quello che è.
( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
"Israele,
un anno per colpire l'Iran" monito del Mossad sul nucleare Per Bush fondi
per le operazioni segrete contro Teheran I missili degli ayatollah ora sono
puntati contro il reattore israeliano di Dimona MARIO CALABRESI dal nostro
corrispondente New York - "Israele ha un anno di tempo per distruggere le
installazioni nucleari iraniane, altrimenti rischia di essere l'obiettivo di un
attacco atomico da parte di Teheran". Lo ha detto al Sunday Telegraph
Shavtai Shavit - dal 1989 al 1996 alla guida del Mossad, il servizio segreto
israeliano - secondo cui "è necessario prepararsi e occorre fare di tutto
per un piano difensivo nell'ipotesi che le sanzioni contro l'Iran non siano
efficaci". Dichiarazioni che hanno alzato nuovamente la tensione intorno
al regime di Teheran, nel giorno in cui da New York arriva notizia di nuove
operazioni clandestine contro l'Iran ordinate dal presidente Bush. Il ministro
degli Esteri di Teheran Mottaki ha replicato a queste voci sostenendo di "non
credere che Israele sia in condizione di attaccare l'Iran". Inoltre,
sempre secondo il Sunday Times, l'Iran avrebbe messo i suoi missili Shahab 3B,
con una portata di circa 2mila chilometri, in posizione di lancio e fra i
possibili obiettivi ci sarebbe il centro nucleare israeliano di Dimona. Il
riposizionamento dei missili sarebbe avvenuto dopo le esercitazioni nel
Mediterraneo dell'aviazione israeliana il mese scorso. Nel frattempo a conferma
dei timori di una rappresaglia iraniana il presidente Bush ha autorizzato l'accesso di Israele al sistema di rilevazione satellitare Usa che
consentirà all'esercito di intercettare eventuali missili iraniani subito dopo
il lancio. Proprio ieri si è anche saputo che alla fine dell'anno scorso il
Congresso americano ha concesso al presidente Bush 400 milioni di dollari per
operazioni coperte e segrete contro l'Iran. Lo racconta il settimanale
New Yorker con uno scoop firmato da Seymour Hersh, il più attendibile e
aggressivo dei giornalisti investigativi americani. Citando fonti parlamentari,
militari e dei servizi, Hersh sostiene che i fondi sono stati stanziati per
"destabilizzare" il regime religioso e la presidenza Ahmadinejad
finanziando gruppi di dissidenti e minoranze, operazioni clandestine della Cia
per raccogliere prove sul programma nucleare iraniano e incursioni delle forze
speciali sul confine con l'Iraq. Questi sconfinamenti sono serviti a catturare
membri della Guardia Rivoluzionaria iraniana per interrogarli sul supporto dato
alla guerriglia sciita irachena. Questo tipo di attività, sottolinea il New
Yorker, non sono una novità ma negli ultimi mesi c'è stata una
"significativa" escalation, tanto che membri del Congresso oggi hanno
cominciato a chiedere conto alla Casa Bianca del tipo di attività che si stanno
portando avanti. La legge americana prevede che questo tipo di richieste
presidenziali siano altamente segrete e debbano essere condivise soltanto con i
leader democratici e repubblicani al Congresso e con un gruppo ristretto di
membri del comitato parlamentare che si occupa dei servizi segreti. Il via
libera quindi è arrivato sia del presidente della Camera, Nancy Pelosi, che
dalla cosiddetta "Banda degli Otto", la Commissione Servizi Segreti,
guidata dal senatore John D. Rockefeller e dal deputato Silvestre Reyes, tutti
esponenti di spicco dei democratici. L' "ordine esecutivo" di Bush è
arrivato proprio mentre venive reso pubblico il rapporto Nie (National
Intelligence Estimate) che sosteneva che l'Iran aveva smesso di arricchire
l'uranio e lavorare alla bomba atomica addirittura nel
( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Milano
Magistrati in assemblea sulle riforme MILANO - Magistrati in assemblea, oggi
pomeriggio al tribunale di Milano, per discutere delle ultime novità
legislative in materia di giustizia. L'incontro si preannuncia
molto partecipato: all'ordine del giorno sono le norme sull'utilizzo delle
intercettazioni e la legge "blocca processi". "Valuteremo gli
effetti dei provvedimenti sul nostro lavoro quotidiano", spiega Luca
Poniz, dell'Anm.
( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Napolitano,
appello al confronto Di Pietro: niente scuse al premier
Bondi su giustizia e intercettazioni:"Certi pm sovversivi" L'ex
ministro scrive a Grillo: Berlusconi cerca "l'impunità come un
dittatore" FRANCESCO BEI ROMA - Giorgio Napolitano, nel giorno del suo 83esimo
compleanno, lancia un altro "messaggio in bottiglia" alle forze
politiche, sperando che stavolta non faccia la fine degli altri: "Il mio
auspicio - dice il presidente della Repubblica da Capri - è per un clima
più sereno e costruttivo nella politica italiana e nella vita
istituzionale". Ma l'appello di Napolitano cade in una giornata di grande
tensione, segnata dal "no" al dialogo con il governo, pronunciato da
Walter Veltroni nell'intervista a Repubblica, e al rilancio degli strali di
Antonio Di Pietro contro Berlusconi. L'ex pm, dopo aver dato ieri del
"magnaccia" al Cavaliere per le sue telefonate, non pensa affatto a
scusarsi: "Giorgio Napolitano fa bene ad esortare a un clima più sereno -
sostiene il leader dell'Italia dei Valori - tuttavia è impossibile dialogare
con chi usa il dialogo per i farsi i propri interessi". Intervistato da
Lucia Annunziata, rinfocola la polemica con il capo del governo: "Io non
mi scuso con il premier, anzi credo che il premier si debba scusare con gli
italiani perché usa il Parlamento per fare leggi per risolvere i suoi problemi
giudiziari invece che risolvere i problemi del Paese". In un crescendo, Di
Pietro scrive quindi una lettera per il blog di Beppe Grillo, in vista della
manifestazione dell'8 luglio, in cui le leggi del governo Pdl vengono definite
"un attentato alla democrazia" e il Cavaliere paragonato a un
dittatore: "Cosa distingue un primo ministro di una democrazia da un
dittatore? Il vero tratto distintivo è l'impunità assoluta del dittatore.
Quando Silvio Berlusconi l'avrà ottenuta l'Italia sarà, a tutti gli effetti,
una dittatura". E parla poi dell'esempio "devastante" che
Berlusconi darebbe ai giovani, paragonandolo "a quello dei ragazzi nei
paesi del Sud che ammirano il mafioso locale". Frasi choc, che provocano
la rivolta di tutto il Pdl. "Ogni giorno Di Pietro cerca di avvelenare la
vita italiana - attacca Paolo Bonaiuti - ma non ci riuscirà perché il governo
reagirà con i fatti. Chi perde la faccia è solo Veltroni che, dopo tante
chiacchiere buoniste, non prende le distanze dalla politica di insulti del suo
compagno di strada". Il ministro Sandro Bondi chiede al Pd di
"isolare" le forze che "puntano irresponsabilmente sulla
contrapposizione permanente" e invita Veltroni a non ripetere che il
dialogo è finito, perché "il confronto deve proseguire anche quando lo
scontro si fa più duro sui contenuti e sui programmi: chi crede nel dialogo sa
che esso può subire ostacoli e difficoltà, e che ciononostante vale la pena
mantenere sempre aperto uno spiraglio". Dopo aver indicato proprio nel
lodo Alfano "un possibile terreno di confronto in Parlamento", Bondi
se la prende poi con magistrati "incendiari", che "agiscono
ormai fuori dalle regole fondamentali di un Paese democratico" e svolgono
"una funzione "sovversiva" rispetto ai principi fondamentali di
ogni moderna democrazia". A Veltroni risponde anche il leghista Roberto
Maroni, con una dichiarazione di autosufficienza della maggioranza: "Se
sulle cose concrete, non sulle posizioni ideologiche, il Pd vuole venire a
confrontarsi bene, altrimenti pazienza, abbiamo una maggioranza solida, che
approverà i provvedimenti da sola. Se Veltroni si mette a far gara con Di
Pietro faccia pure". E il ministro Roberto Calderoli invita il leader del
Pd a farsi da parte e lasciare "campo aperto a chi conosce i problemi
della gente e viene dal territorio, come i Chiamparino e gli Errani". Dal
Pd si fa sentire Marco Follini, che suggerisce al partito "una difficile
quanto ragionevole via di mezzo", ovvero quella di risvegliarsi "dal
sogno del dialogo con Berlusconi, come dice oggi Veltroni. Senza farsi
trascinare nell'incubo del giustizialismo alla Di Pietro".
( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
L'opposizione
Berlusconi sbaglia Il Senatur dopo l'intervista del leader Pd a
"Repubblica": federalismo troppo importante, faccio io da paciere
Bossi: "Dialogo io con Veltroni e a Silvio dirò di darsi una calmata"
Per rialzarsi l'Italia ha bisogno di riforme vere, non di chiacchiere o beghe
politiche. Per questo c'è bisogno anche dell'opposizione Berlusconi su molte
cose ha ragione, ma a volte sbaglia i toni. Quando si arrabbia, esagera, e si
fa prendere un po' la mano Ora bisogna essere freddi "Il nostro patto con
gli elettori: federalismo e sicurezza. Li porteremo a casa" PAOLO BERIZZI
DAL NOSTRO INVIATO ARONA - I fucili sembrano roba di un secolo fa. Come i
trecentomila bergamaschi sul piede di guerra. Come gli attacchi violenti agli
avversari, o l'atteggiamento sprezzante verso le istituzioni. Fa il pompiere,
adesso, Umberto Bossi. E a Repubblica il ministro per le Riforme spiega:
"Parlerò io con Veltroni, il dialogo si può ancora ricucire". Ad
Arona i giovani padani festeggiano sotto un acquazzone tropicale: il Senatur
parla del federalismo che è "praticamente pronto". Il leader del Pd
va all'attacco e dichiara guerra aperta alla maggioranza. Ora che succede?
"Questo clima avvelenato non serve a nessuno, nemmeno a Veltroni. In
questi giorni proverò a parlarci io. Bisogna abbassare i toni, essere più
distesi. Farsi la guerra in questo momento non conviene proprio, né da una parte
né dall'altra. E' una fase importante, anzi decisiva per imboccare il percorso
verso le riforme, in particolare quella federale. Il paese ha bisogno di
cambiamenti, deve essere ammodernato. Litigi e veleni non portano da nessuna
parte". Anche il presidente Napolitano chiede un clima più sereno e
costruttivo. "Ha detto bene, è stato un richiamo giusto". Veltroni
parla di un paese "al collasso" e di un premier
"irresponsabile" che "pensa solo ai suoi affari personali".
"Il paese rischia il collasso se si rompe il dialogo, per rialzarsi
l'Italia ha bisogno di riforme vere, non di chiacchiere o di beghe politiche. E
per fare le riforme c'è bisogno di tutti, anche dell'opposizione. La Lega pensa
ai fatti, da sempre. Le parole a noi non interessano". Le polemiche sono scoppiate sulla giustizia e sulle
intercettazioni. Dal decreto salva processi al caso raccomandazioni. Le
dichiarazioni del presidente del Consiglio, stando alle parole di Veltroni,
sono apparse davvero eccessive, una "somma zero per il paese". Da qui
il Pd ha deciso di chiudere il dialogo. E di dare battaglia su tutto.
"Berlusconi su molte cose ha ragione, ma a volte sbaglia i toni. Quando si
arrabbia, esagera, e si fa prendere un po' la mano. Questo non significa che le
sue posizioni siano sbagliate. E' vero che viene attaccato su tutto e per
tutto. Da anni. Io lo capisco. Ma è anche vero che adesso, nelle condizioni in
cui si trova il paese, bisogna essere più calmi, ragionare a freddo per il bene
dei cittadini". Per questo lei si propone nell'inedita veste di
"paciere"? Si rende conto che Bossi che invita a moderare i toni è
una notizia? "Ogni stagione politica richiede un atteggiamento. Mica puoi
fare sempre casino. Noi siamo andati al governo facendo un patto coi nostri
elettori: gli abbiamo promesso il federalismo e la sicurezza. E questo vogliamo
portare a casa. In fretta. Tutto quello che può in qualche modo allontanare da
questi obiettivi, per la Lega è un ostacolo da rimuovere o da risolvere".
Anche il caso intercettazioni, con tutte le polemiche che ha sollevato, rischia
di rallentare la marcia verso l'approvazione della riforma federale?
"Questa è una cosa che si risolverà, ma certo la situazione che si è
creata non è un bene". (Bossi sorride, concede un bis della battuta sui
gusti sessuali dei politici di destra e di quelli di sinistra, ndr). Dica la
verità: è sicuro che in Parlamento riuscirete a far approvare il federalismo?
Non teme che lo strappo del Pd possa avere delle conseguenze sul voto?
"Sono preoccupato, certo. Se ci piazzano un altro referendum come hanno
fatto per la devolution, le cose si complicano. Voglio parlare con Veltroni per
fargli capire che dialogare serve anche a loro. Perché tutti gli italiani,
anche gli elettori del Pd, staranno meglio con il federalismo fiscale".
Forse dovrà spiegarlo anche a Berlusconi. Non crede? "Con Silvio parlerò
eccome. Gli dirò di darsi una calmata. Sono il ministro per le Riforme. E per
le riforme sono disposto a tutto. Anche a fare il paciere".
( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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LINEA DI CONFINE Via la sicurezza al gioco delle tre carte MARIO PIRANI Qualche
riflessione di contorno su sicurezza e giustizia a supporto di quanto
ampiamente già scritto da Ezio Mauro e da Giuseppe D'Avanzo. In particolare
sulla mutevolezza delle parole d'ordine della destra che in campagna elettorale
e nel primissimo avvìo del Berlusconi ter pareva tutta concentrata nel
potenziamento della sicurezza, così che i cittadini potessero contare su un
impegno super maggiorato dello Stato, non solo nel contrasto immediato alla
delinquenza italiana e forestiera ma nel creare una atmosfera adatta a
dissolvere il senso diffuso di una minaccia percepita anche se non direttamente
subita. Poi, da un giorno all'altro (il giorno in cui gli avvocati avvertono
che il processo Mills sta andando a sentenza) tutto cambia. A somiglianza del
gioco delle tre carte - "carta vince, carta perde" - l'usato e
bisunto mazzo "cangia di colore, come quando l'ulivo è sotto il
vento" e l'asso di bastoni della sicurezza, finora esposto in cima,
scivola destramente sotto, mentre affiora in superficie la Dama di picche della
perfida Giustizia. Tutto è rimescolato, gli slogan d'accompagno, ieri
confortanti per tante brave persone timorose, all'improvviso suonano falsi,
quanto monete fuori corso. A che serve ? ci si chiede ? invocare la certezza
della pena o inviare i soldati nelle piazze, se si sospendono per un anno e più
centomila processi a rapinatori, ladri, assassini, stupratori, corrotti e
corruttori della peggior specie? Ancor più stupefacente il
disegno di legge per ridurre al minimo le intercettazioni. Tralascio qui le
critiche, già mosse sul nostro giornale, alle lesioni inferte alla libertà di
informazione e sottolineo, anche in questo caso, l'assurdità di azzoppare le
potenzialità di contrasto alla peggiore malavita, in primo luogo quella
organizzata. Vien difficile pensare che qualcuno abbia potuto formulare
la limitazione delle intercettazioni a soli tre mesi nei confronti di mafia,
'ndrangheta e camorra senza temere di prestarsi così all'accusa di indiretta
collusione. Oppure a lasciar intendere che una vittoria totalizzante, come
quella conseguita in Sicilia, meriti pur sempre uno scambio di favori. Fatto
sta ? quale che sia la spiegazione ? che la castrazione delle intercettazioni
"liquiderà l'azione antimafia", come mi ha detto un alto magistrato
del tutto apolitico. Solo chi non conosce come si svolgono le indagini ? ha
aggiunto ? può inventarsi quel termine. Sovente. per esempio, viene individuato
un luogo, una masseria semi abbandonata, un garage, un appartamento
apparentemente vuoto dove saltuariamente si svolgono incontri criminosi. Si
predispongono intercettazioni e ascolti ambientali ma non si sa la data degli
appuntamenti. Magari in tre mesi ne avviene uno o nessuno. Con la nuova legge
dovremmo interrompere dopo 90 giorni, una assurdità. Un altro caso: un
camorrista furbo cambia continuamente scheda telefonica. Cosa facciamo, ogni
volta chiediamo una nuova autorizzazione? Un'altra considerazione. I più
immaginavano che una destra che si presentava vantando la faccia feroce in tema
di ordine pubblico si assumesse l'onere della riconquista delle regioni ?
Sicilia, Calabria e Campania dove l'esercizio della forza, che dovrebbe essere
monopolio dello Stato, è invece esercitato dalla malavita. Bene la mano ferma
con l'immigrazione clandestina, a meno che la severità e l'impegno delle forze
dell'ordine non siano concentrate esclusivamente nella caccia allo zingaro. Una
presa d'atto della situazione reale dell'ordine pubblico non farebbe male,
magari dando un'occhiata all'ultimo Rapporto Eurispes sulla 'Ndrangheta Holding
2008. Vi si possono leggere dati strabilianti (di segno negativo): "Il
giro d'affari della 'Ndrangheta nel 2007 ammonta a quasi 44 miliardi di euro,
pari al 2,9 per cento del Pil di tutta Italia nell'anno in esame. Il settore
più remunerativo si conferma quello del traffico di droga (27.240 milioni di
euro), seguito dalle imprese e appalti pubblici (5733 milioni), dalla
prostituzione (
( da "Manifesto, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
GIUSTIZIA
Corsa alla camera per la norma salva premier Di Pietro esagerato: "Silvio
magnaccia" "Silvio magnaccia" Il leader Idv si propone come
unico oppositore Federico D'Ambrosio ROMA Direttamente dai campi di Montenero
di Bisaccia, Antonio Di Pietro si presenta a Campobasso a metà mattina con
tutta l'energia necessaria a riempire di catartici improperi il presidente del
consiglio Silvio Berlusconi. Sarà il ricordo di Cincinnato (il console romano,
però, arava, l'ex pm invece abbandona la trebbiatrice), ma il tema scelto è
quello della pubblica morale. Dopo due giorni di intercettazioni dedicate al
triangolo Berlusconi, attricette, Saccà, il più battagliero tra gli esponenti
dell'opposizione non si tiene: "L'allora aspirante capo del governo mi
sembra facesse una lavoro più da magnaccia per piazzare questa o quella
velina". Prima di tutto, dà una stoccatina ai colleghi di minoranza,
troppo morbidi a suo avviso, anche se ultimamente persino il dialogante Walter
Veltroni ha alzato la voce: "Il nostro compito è quello di fare
un'opposizione responsabile, che non ha gli occhi chiusi". Quindi, la
sfilza di accuse al leader della maggioranza. Pidduisti, perché applicano il
programma "di Previti e Gelli", garantendo l'impunità alla
"casta" mentre per i cittadini comuni resta l'azione ordinaria e
prevede un ridimensionamento degli organi di controllo dello stato dal Csm al
parlamento: "L'azione politica di questo governo mi sembra piduista e non
so fino a che punto la volontà sia solo di Berlusconi, viene da chiedersi se
lui sia l'esecutore o il mandante". Infine quella
valanga di intercettazioni napoletane che da giorni riempiono i giornali:
"Offrono uno spaccato di questa classe dirigente italiana che ci fa
vergognare, e dicono anche che non si devono pubblicare le intercettazioni.
Voglio dire: vendevano parti di film piuttosto che di fiction e quant'altro
utilizzando i soldi della Rai, soldi nostri, soldi del canone. In cambio
di che cosa? Quella è bona, quella è bella, quella c'ha le tette grosse. Ma
insomma, abbiate pazienza, fate gli statisti o i magnaccia?". Basta così.
Di Pietro torna alla sua trebbiatrice, in attesa della querela che Niccolò
Ghedini ha già promesso, e lasciando spazio al nervosismo di Paolo Bonaiuti,
che lo accusa di usare linguaggio "da osteria". O dell'ex segretario
del Prc Franco Giordano e del leader di Sd Claudio Fava che fanno sapere di non
condividere "il ragionamento scomposto" dell'ex pm. La polemica sul
nuovo lodo Alfano, intanto, non accenna a placarsi. Maurizio Gasparri accusa "i
militanti di Veltroni vestiti da giudici", Cossiga manda una interpellanza
parlamentare contro il pm palermitano Antonino Ingroia e le sue critiche alle
politiche del governo. Ma detto questo, il testo approvato venerdì non sembra
destinato ad essere modificato. Salverà le quattro più alte cariche dello stato
e non è ancora chiaro se si bloccherà oppure no nel passaggio da una carica
all'altra (è noto a tutti che il Cavaliere punta al Quirinale). Ci sarà tempo
per limarlo e renderlo inespugnabile, dato che la discussione in aula partirà
il prossimo 28 luglio. Al momento le attenzioni parlamentari sono concentrate
soprattutto sul decreto sicurezza e sulla sua norma blocca processi. Le
commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia sono convocate lunedì
pomeriggio in seduta straordinaria e per tutta la settimana hanno il
"salvapremier" come primo punto all'ordine del giorno. Le tensioni
con quel che accade fuori da Montecitorio non mancheranno. Martedì su quel
documento si pronuncerà anche il plenum del Consiglio superiore della
magistratura e che contro quel testo parla anche il segretario dell'Unione
camere penali, Renato Borzone: "A differenza dei magistrati, noi
criticammo anche la direttiva Maddalena. Si può ragionare sui limiti
dell'azione penale, ma non stabilire dei criteri arbitrari ed estemporanei
legati a ragioni contingenti". Berlusconi dal canto suo l'ha messa
sull'aulico. Ha scritto una lettera ai "liberali del Pdl" riuniti
ieri a Cuneo, per ricordare che la libertà non è un dono dello stato, ma
"viene prima dello stato. E' un diritto naturale che ci appartiene in
quanto esseri umani. Lo Stato deve difendere la libertà e difenderla in tutte
le forme: ciò per essere uno stato legittimo libero e democratico e non un
tiranno. Noi crediamo nell'impresa cui è demandato il grande lavoro sociale di
creare il lavoro, il benessere, la ricchezza così come crediamo nei valori
della solidarietà e della giustizia nonché della tolleranza verso tutti a
cominciare verso i nostri avversari".
( da "Manifesto, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
PDL CON
MARONI. CASINI: "E' UN ATTO RAZZISTA" Per nulla turbato dalle
critiche piovutegli addosso, il ministro degli Interni Maroni va avanti per la
sua strada: "Prendere le impronte ai minori è perfettamente in linea con
le leggi europee". E con lui si stringe tutta la maggioranza. Primo fra
tutti il presidente del gruppo del Pdl a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri, che
sbotta: "Se uno dice lasciamoli stare, lasciamoli rubare, è razzista, è un
irresponsabile, uno speculatore; chi si oppone a queste procedure a tutela di
minori è un criminale". Sulla stessa lunghezza d'onda è Margherita
Boniver, deputata del Pdl e presidente del Comitato parlamentare
sull'attuazione dell'accordo di Schengen, secondo cui "la polemica sulla
schedatura, con sinistri ricordi di leggi razziali, è la solita indignazione di
certa sinistra italiana, la quale si accalora per le
impronte ma vorrebbe lasciare totalmente libera la barbara pratica delle
intercettazioni". Diametralmente opposto è il giudizio dell'opposizione.
Il segretario dell'Udc Pierferdinando Casini non è contrario alle impronte
digitali, l'importante "è che ognuno di noi le dia, dal presidente della
Repubblica al bambino rom. Catalogare una razza è invece un atto di
razzismo". La pensa così anche Antonio Di Pietro che che parla di
provvedimento xenofobo: "Una cosa è la sicurezza una cosa è la schedatura.
Prima si comincia con gli zingari, poi si prosegue con gli ebrei, poi si va
avanti con gli omosessuali e gli oppositori politici, alla fine rimane un
regime".
( da "Repubblica, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Sport Le
indagini "I terroristi volevano colpire gli Europei" Sventato un attentato
BERNA - Durante il campionato europeo appena conclusosi, c'è stata una minaccia
legata al terrorismo. A rivelarlo il consigliere federale svizzero, Samuel
Schmid, in un'intervista pubblicata ieri dal quotidiano 'NZZ am Sonntag'. Il
ministro della Difesa non ha voluto fornire maggiori dettagli, limitandosi a
spiegare che le guardie di confine, la polizia e i servizi segreti hanno
adottato le misure del caso e che il problema non è poi diventato concreto.
Secondo indiscrezioni, raccolte dal giornale zurighese, al
centro dell'episodio ci sarebbe l'intercettazione di una telefonata fra persone
di nazionalità pakistana con riferimenti alla consegna di materiale, ritenuto
sospetto, in Italia. Tutto questo sarebbe avvenuto prima della partita del 17
giugno a Berna fra Olanda e Romania.
( da "Repubblica.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ARONA -
I fucili sembrano roba di un secolo fa. Come i trecentomila bergamaschi sul
piede di guerra. Come gli attacchi violenti agli avversari, o l'atteggiamento
sprezzante verso le istituzioni. Fa il pompiere, adesso, Umberto Bossi. E a
Repubblica il ministro per le Riforme spiega: "Parlerò io con Veltroni, il
dialogo si può ancora ricucire". Ad Arona i giovani padani festeggiano
sotto un acquazzone tropicale: il Senatur parla del federalismo che è
"praticamente pronto". Il leader del Pd va all'attacco e dichiara
guerra aperta alla maggioranza. Ora che succede? "Questo clima avvelenato
non serve a nessuno, nemmeno a Veltroni. In questi giorni proverò a parlarci
io. Bisogna abbassare i toni, essere più distesi. Farsi la guerra in questo
momento non conviene proprio, né da una parte né dall'altra. E' una fase
importante, anzi decisiva per imboccare il percorso verso le riforme, in
particolare quella federale. Il paese ha bisogno di cambiamenti, deve essere
ammodernato. Litigi e veleni non portano da nessuna parte". Anche il
presidente Napolitano chiede un clima più sereno e costruttivo. "Ha detto
bene, è stato un richiamo giusto". Veltroni parla di un paese "al
collasso" e di un premier "irresponsabile" che "pensa solo
ai suoi affari personali". "Il paese rischia il collasso se si rompe
il dialogo, per rialzarsi l'Italia ha bisogno di riforme vere, non di
chiacchiere o di beghe politiche. E per fare le riforme c'è bisogno di tutti,
anche dell'opposizione. La Lega pensa ai fatti, da sempre. Le parole a noi non
interessano". Le polemiche sono scoppiate sulla
giustizia e sulle intercettazioni. Dal decreto salva processi al caso
raccomandazioni. Le dichiarazioni del presidente del Consiglio, stando alle
parole di Veltroni, sono apparse davvero eccessive, una "somma zero per il
paese". Da qui il Pd ha deciso di chiudere il dialogo. E di dare
battaglia su tutto. "Berlusconi su molte cose ha ragione, ma a volte
sbaglia i toni. Quando si arrabbia, esagera, e si fa prendere un po' la mano.
Questo non significa che le sue posizioni siano sbagliate. E' vero che viene
attaccato su tutto e per tutto. Da anni. Io lo capisco. Ma è anche vero che
adesso, nelle condizioni in cui si trova il paese, bisogna essere più calmi,
ragionare a freddo per il bene dei cittadini". Per questo lei si propone
nell'inedita veste di "paciere"? Si rende conto che Bossi che invita
a moderare i toni è una notizia? "Ogni stagione politica richiede un
atteggiamento. Mica puoi fare sempre casino. Noi siamo andati al governo facendo
un patto coi nostri elettori: gli abbiamo promesso il federalismo e la
sicurezza. E questo vogliamo portare a casa. In fretta. Tutto quello che può in
qualche modo allontanare da questi obiettivi, per la Lega è un ostacolo da
rimuovere o da risolvere". Anche il caso intercettazioni, con tutte le
polemiche che ha sollevato, rischia di rallentare la marcia verso
l'approvazione della riforma federale? "Questa è una cosa che si
risolverà, ma certo la situazione che si è creata non è un bene". (Bossi
sorride, concede un bis della battuta sui gusti sessuali dei politici di destra
e di quelli di sinistra, ndr). Dica la verità: è sicuro che in Parlamento
riuscirete a far approvare il federalismo? Non teme che lo strappo del Pd possa
avere delle conseguenze sul voto? "Sono preoccupato, certo. Se ci piazzano
un altro referendum come hanno fatto per la devolution, le cose si complicano.
Voglio parlare con Veltroni per fargli capire che dialogare serve anche a loro.
Perché tutti gli italiani, anche gli elettori del Pd, staranno meglio con il
federalismo fiscale". Forse dovrà spiegarlo anche a Berlusconi. Non crede?
"Con Silvio parlerò eccome. Gli dirò di darsi una calmata. Sono il
ministro per le Riforme. E per le riforme sono disposto a tutto. Anche a fare
il paciere". (30 giugno 2008.
( da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Intervista
al leader Udc Casini: Di Pietro polizza sulla vita del premier, il Pd lo
scarichi E sulle intercettazioni Berlusconi-Rai: "Lo squallore è sotto gli
occhi di tutti, ma le considero barbare" ROMA - Si sente
"sconfortato", Pier Ferdinando Casini. Perché dopo mesi in cui ci si
era illusi che la legislatura si sarebbe caratterizzata per un "confronto
sulle cose vere", dal costo della vita alla perdita del valore d'acquisto
al quoziente familiare, ci si ritrova "precipitati nel buio di quindici
anni fa, nel perenne scontro tra magistratura e politica" che un sistema
"falsamente bipartitico" non può risolvere. Per questo, più che per
"ragioni di bon ton, che mi interessano poco", il leader dell'Udc, in
questo clima incandescente per i tanti nodi giustizia che vanno a intrecciarsi
sempre più caoticamente, accusa Antonio Di Pietro della colpa opposta per cui
lo attaccano dal centrodestra: "Comportandosi come fa, conquisterà pure
qualche punticino in più per il suo partito, ma finirà per aiutare Berlusconi.
Per regalargli una sostanziosa assicurazione per la vita". Di Pietro
contesta al premier l'uso della giustizia per interesse personale, lo attacca
per i comportamenti "disinvolti " emersi dalle intercettazioni: in
che modo dunque gli dà una mano? "Vede, non è che io non abbia le mie
critiche da fare a Berlusconi, che nella sua azione di governo non riesce
proprio a partire dai problemi degli altri: anche animato dalle migliori
intenzioni, il lupo perde il pelo ma non il vizio...". Si riferisce al
lodo Schifani-Alfano o alla norma blocca processi? "Sul lodo Schifani, pur
discutibile, siamo disponibili ad approfondire nel merito, ci sembra doveroso,
naturalmente tenendo conto dei rilievi di costituzionalità che da più parti
vengono mossi. Ma che bisogno c'era di azzerare o bloccare 100 mila processi,
di inserire una norma incongrua nel decreto sicurezza con l'intento di aggirare
la firma del capo dello Stato? Questo proprio non ci piace". Quello che viene fuori dalle intercettazioni le piace? "Su
questo punto, ho una sola parola: le ho definite barbare quando riguardavano
Fazio e D'Alema, le considero tali anche quando l'intercettato è Berlusconi. E,
sempre, bisogna tenere conto del fatto che si tratta di frasi estrapolate dal
contesto. Comunque, preferisco non fare commenti sui contenuti, lo
squallore è sotto gli occhi di tutti". Lo pensa anche Di Pietro. "Sì,
ma il punto è un altro. Io credo che l'accanimento giudiziario contro
Berlusconi negli anni ci sia stato davvero, e come me la pensano in tanti, così
come in tanti vedono il conflitto di interessi di Berlusconi. Ma una
opposizione a Berlusconi connotata dal dipietrismo, da quei toni, da quel
martellamento, non trascina il Paese. Peggio: dimostra che, se l'opposizione è
questa, l'alternativa a Berlusconi non c'è. E poi, siamo seri: il potere
giudiziario deve tornare a essere neutro e a recuperare una terzietà perduta da
tempo". Quale sarebbe allora la giusta opposizione a Berlusconi?
"Quella che lo incalza sui fatti, che gli chiede conto della cordata
Alitalia che non esiste, dell'emergenza rifiuti a Napoli non risolta, di
un'economia che non si rivitalizza con gli spot pubblicitari. Attaccare
Berlusconi solo sulla giustizia gli fornisce il migliore alibi per andare
avanti senza dover mostrare uno per uno i risultati ottenuti". Con
Veltroni è possibile fare un percorso comune su questo? "L'ho detto anche
sabato al convegno di Enrico Letta: Veltroni ha il merito incancellabile di
aver seppellito l'idea che una coalizione possa reggersi solo
sull'antiberlusconismo, perché è un collante che può farti vincere, ma non ti
fa governare. Ma nemmeno questo bipartitismo coatto, questa finzione di governo
ombra può funzionare: diciamoci la verità, così come siamo, noi opposizioni non
siamo una alternativa credibile a Berlusconi ". E quale è la ricetta per
diventarlo? "Per prima cosa, per portare avanti un dialogo bisogna
dissociare profondamente il proprio cammino da quello di Di Pietro. E
riflettere su un bipolarismo diverso, perché io potrei certamente militare in
una formazione politica con Enrico Letta come con altri esponenti che oggi sono
nel Pdl. Bisogna insomma rivedere criticamente l'idea che questo Pd possa
essere un partito a vocazione maggioritaria, e ammettere l'errore di aver
puntato sul Vassallum e di aver creduto all'utilità del governo ombra". Se
questo ripensamento non ci sarà? "Se non si metteranno in discussione
questi pilastri, nessuna alleanza strategica sarà possibile con noi".
Paola Di Caro stampa |.
( da "Stampaweb, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA
Nulla fa sperare che ci libereremo in fretta delle liti sulla giustizia. Anzi, se
possibile, saranno ancora più assordanti. Domani il Csm metterà il timbro sul
parere (non richiesto) che dichiara anti-costituzionali le norme
blocca-processi. Mercoledì la Camera dovrà pronunciarsi sulla loro
costituzionalità: proveremo dunque il brivido del cortocircuito istituzionale.
A Montecitorio per l'intero mese di luglio sarà corpo a corpo. Il capogruppo Pd
Soro ipotizza un ostruzionismo massiccio nella speranza di affondare il
decreto, che la maggioranza deve convertire entro giovedì 24. Se il blocca-processi
supererà lo scoglio, la guerra a quel punto si sposterà sul "lodo
Alfano" (processi sospesi per le più alte cariche dello Stato): in base al
calendario parlamentare, la rissa sforerà largamente nel mese di agosto. Nel
frattempo a Milano sarà entrato in dirittura finale il processo
Berlusconi-Mills, dal quale il Cavaliere non si attende nulla di buono
(prossima udienza il 7 luglio). Forse saranno uscite,
chissà, le nuove intercettazioni piccanti di cui tanto si chiacchiera.
Certamente Di Pietro avrà infiammato la piazza girotondina (manifestazioni
previste il 7 e l'8) e Berlusconi, ecco la novità delle ultime ore, sarà già
andato in tivù per lanciare una forte controffensiva mediatica. Il
Cavaliere lo raccontano molto amareggiato. Più del "magnaccia" che Di
Pietro gli ha dato, lo disturba la piega dello scontro sulla giustizia. Ieri
s'è sfogato dalla Sardegna coi fedelissimi: "Tra un insulto e l'altro al
sottoscritto, qui si sta perdendo di vista il nodo vero, cioè l'attacco che certi
magistrati stanno portando al governo democraticamente eletto". Niente
messaggi al paese, che suonerebbero golpisti, e nemmeno conferenze stampa (un
terno al lotto). Gli strateghi berlusconiani stanno studiando come dare agio al
premier di spiegarsi in tivù. Per risultare davvero efficace, dovrà scoprire le
carte sui magistrati che vogliono condannarlo, anche in vista dell'eventuale
ricusazione (udienza il 10 luglio). Le carte da bollo vanno a ruba. Ghedini,
avvocato del premier, conferma "molteplici processi per diffamazione che
verranno immediatamente intentati" contro Di Pietro. Il quale non chiede
perdono, anzi rincara dall'Annunziata e sul sito di Grillo: "Si scusi
Berlusconi col paese. Le leggi del governo sono un attentato alla democrazia.
Se passano, vince il regime, saremo a tutti gli effetti in una dittatura".
Ulteriore sberleffo: "La capacità berlusconiana di non lasciarsi
processare è pari a quella di farsi crescere i capelli...". Napolitano,
nel giorno lieto delle 83 candeline, quasi implora come dono di compleanno
"un clima più sereno e costruttivo nella politica italiana e nella vita
istituzionale". Di Pietro lo vive (a ragione) come un cartellino giallo
nei suoi confronti e replica polemico: "Napolitano valuti se ci sono i
requisiti dell'urgenza e della necessità" per le norme blocca-processi,
"se necessario rimandandole alle Camere". Sennò? Sennò chissenefrega,
"ci penserà la Consulta, oppure i cittadini col referendum" che già
Di Pietro sta lanciando, è l' accusa del forzista Capezzone, nonostante manchi
perfino un testo approvato dal Parlamento. Di Pietro ruba a tutti la scena, nel
Pd il popolare Fioroni si allarma: "Queste risse sono un favore a
Berlusconi, la mancanza di rispetto è gravissima per chi fa politica".
Veltroni si sfoga con "Repubblica", conferma che "in queste
condizioni il dialogo è finito", il Cavaliere "è tornato a essere ciò
che è, lui sa procedere solo a strappi". Il segretario Pd non teme Di
Pietro, sui temi sociali vale zero ("non sa nemmeno dove stanno di
casa"). Evita di condannare gli insulti, e i "berluscones" se la
legano al dito. Per Cicchitto, capogruppo Pdl, "Veltroni e il Pd hanno
responsabilità rilevanti nell'imbarbarimento dipietrista". Addio Walter,
senza rimpianti. "Andremo avanti per la nostra strada come ci chiedono gli
elettori", scrolla le spalle Bonaiuti. Maroni conferma, "i voti li
abbiamo, approveremo le leggi da soli senza di loro". Di consegnare a
Orlando la commissione di Vigilanza Rai, si apprende a Palazzo Chigi, non se ne
parla nemmeno: va bene che sia un esponente dell'opposizione, ma i dipietristi
non possono guidare organi di garanzia. Per la Rai, stallo totale. Altro che
legislatura costituente, sospira il democratico Soro: qui ce ne aspetta una
"deprimente".
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il
Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2008-06-29 - pag: 1 autore: ... PANORAMA ...
Bush prepara sanzioni contro il regime di Mugabe Il giorno dopo il
ballottaggio-farsa in Zimbabwe, il presidente Usa George Bush ha annunciato
nuove sanzioni americane contro il regime di Robert Mugabe, e ha aggiunto che
gli Usa faranno pressioni in sede Onu perché vengano decise ulteriori misure.
Dissenso dall'Unione africana, che ha proposto una mediazione forte tra Mugabe
e il leader dell'opposizione, Morgan Tsvangirai, ritiratosi dalla corsa
elettorale. Oggi, intanto, sarà annunciato il risultato del ballottaggio. u pagina 7 Intercettazioni, Di Pietro attacca Berlusconi "Il premier fa un lavoro da
magnaccia, pensa solo a piazzare veline ". Così ieri il leader Idv Antonio
Di Pietro ha attaccato il premier Silvio Berlusconi dopo la divulgazione delle
intercettazioni sul caso Rai. L'avvocato Ghedini annuncia querela. u
pagina 10 Scajola: puntiamo al 25% di energia nucleare "L'obiettivo che ci
poniamo nel tempo è avere un mix energetico composto al 50% da petrolio, gas e
carbone pulito, dal 25% di fonti rinnovabili e l'altro 25% dal nucleare".
Lo ha detto ieri a Genova il ministro per le Attività produttive, Claudio
Scajola. u pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il
Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-06-29 - pag: 10 autore:
Giustizia. L'ex Pm: Berlusconi fa "un lavoro da magnaccia" - Ghedini:
pronte querele Intercettazioni, Di Pietro attacca il premier ROMA "Le intercettazioni che loro
vogliono limitare ci fanno vedere un capo del Governo che fa un lavoro più da
magnaccia, impegnato a piazzare le veline che parlavano troppo, che da
statista". Il giorno dopo il via libera del Governo al "lodo
bis" fa registrare l'ennesimo durissimo attacco di Antonio Di Pietro a
Silvio Berlusconi. Mentre non vi è traccia dei segnali di apertura da
parte dell'opposizione auspicati dal ministro della Giustizia Alfano, ad alzare
ulteriormentela temperatura ci ha pensato il leader dell'Idv con una serie di
dichiarazioni ai cronisti convocati appositamente ieri a Campobasso che hanno
messo in un certo imbarazzo gli stessi alleati del Pd. Quella sulla
"vocazione professionale" del presidente del Consiglio non è la sola
sparata di Di Pietro, ma è più che sufficiente per provocare l'immediata
reazione della maggioranza, che ha chiesto al partito di Walter Veltroni di
prendere le distanze dal suo alleato e, con l'avvocato di Berlusconi Niccolò
Ghedini, annuncia una querela per diffamazione contro l'ex Pm. I democratici,
pur restando contrari al Ddl sull'immunità (almeno nei termini previsti
dall'Esecutivo), in qualche modo hanno accolto l'invito del Pdl, lasciando solo
Di Pietro nella polemica antiBerlusconi, con un silenzio rotto in serata da una
nota di Anna Finocchiaro. Denunciando lo squallore che emerge dalle
intercettazioni pubblicate in questi giorni ("spero in uno scatto di
dignità collettivo"), la presidente del Pd in Senato, pur senza citare
direttamente il leader di Idv, ha avvertito che anche la politica deve evitare
"di usare un linguaggio truculento e offensivo". Una dichiarazione
che non ha soddisfatto la maggioranza. "Molto poco e troppo tardi",
ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti,
denunciando "il silenzio fragoroso della sinistra sugli insulti di Di
Pietro e sul suo linguaggio rozzo e volgare al di fuori della politica e
proprio soltanto dell'osteria". La querela è comunque pronta a partire,
come ha spiegato Ghedini: "è del tutto evidente la portata diffamatoria
che trascende di gran lunga ogni critica politica e per la quale saranno
espedite tutte le azioni giudiziarie conseguenti". Difeso solo dal suo
partito, Di Pietro va però avanti ("non ci lasciamo intimorire"),
proseguendo sulla strada del consolidamento del suo consenso, che intercetta il
giustizialismo di una cospicua fetta di elettori di sinistra come di estrema
destra e l'antiberlusconismo viscerale, abbandonato dal Pd. Non è un caso se a
criticare l'ex Pm sia anche il leader del Prc Franco Giordano, secondo il quale
"l'opposizione proposta da Di Pietro è un opposizione
"scorciatoia" concentrata sull'antiberlusconismo anziché
sull'alternativa alle politiche di Berlusconi e del suo Governo". Mentre
per la Lega, "Di Pietro non fa altro che acchiappare i voti in libera
uscita dal Pd, usando gli strumenti che gli sono propri ", come spiega il
ministro Roberto Calderoli, il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini
interviene nel dibattito in corso per sottolineare, con un apparente assist per
il premier, come "il vero scandalo non sia il "lodo". Se si
torna alla demonizzazione del Caimano non si è capito nulla. Io voglio fare
un'opposizione che eviti a Berlusconi di avere alibi e lo metta di fronte alle
proprie responsabilità di governo". L. Os. LE REAZIONI Bonaiuti: parole da
osteria Finocchiaro: no al linguaggio truculento e offensivo, ora serve uno
scatto di dignità collettiva La polemica. Il leader dell'Italia dei Valori,
Antonio Di Pietro EMBLEMA.
( da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-30 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE L'intervista Il leader udc e le intercettazioni di
Berlusconi su Rai e attrici: lo squallore è sotto gli occhi di tutti, ma le
considero barbare come per Fazio e D'Alema Casini: Di Pietro polizza sulla vita
del premier, il Pd lo scarichi ROMA - Si sente "sconfortato", Pier
Ferdinando Casini. Perché dopo mesi in cui ci si era illusi che la legislatura
si sarebbe caratterizzata per un "confronto sulle cose vere", dal
costo della vita alla perdita del valore d'acquisto al quoziente familiare, ci
si ritrova "precipitati nel buio di quindici anni fa, nel perenne scontro
tra magistratura e politica" che un sistema "falsamente
bipartitico" non può risolvere. Per questo, più che per "ragioni di
bon ton, che mi interessano poco", il leader dell'Udc, in questo clima
incandescente per i tanti nodi giustizia che vanno a intrecciarsi sempre più
caoticamente, accusa Antonio Di Pietro della colpa opposta per cui lo attaccano
dal centrodestra: "Comportandosi come fa, conquisterà pure qualche punticino
in più per il suo partito, ma finirà per aiutare Berlusconi. Per regalargli una
sostanziosa assicurazione per la vita". Di Pietro contesta al premier
l'uso della giustizia per interesse personale, lo attacca per i comportamenti
"disinvolti " emersi dalle intercettazioni: in che modo dunque gli dà
una mano? "Vede, non è che io non abbia le mie critiche da fare a
Berlusconi, che nella sua azione di governo non riesce proprio a partire dai
problemi degli altri: anche animato dalle migliori intenzioni, il lupo perde il
pelo ma non il vizio...". Si riferisce al lodo Schifani-Alfano o alla
norma blocca processi? "Sul lodo Schifani, pur discutibile, siamo
disponibili ad approfondire nel merito, ci sembra doveroso, naturalmente
tenendo conto dei rilievi di costituzionalità che da più parti vengono mossi.
Ma che bisogno c'era di azzerare o bloccare 100 mila processi, di inserire una
norma incongrua nel decreto sicurezza con l'intento di aggirare la firma del
capo dello Stato? Questo proprio non ci piace". Quello
che viene fuori dalle intercettazioni le piace? "Su questo punto, ho una
sola parola: le ho definite barbare quando riguardavano Fazio e D'Alema, le
considero tali anche quando l'intercettato è Berlusconi. E, sempre, bisogna
tenere conto del fatto che si tratta di frasi estrapolate dal contesto.
Comunque, preferisco non fare commenti sui contenuti, lo squallore è sotto gli
occhi di tutti". Lo pensa anche Di Pietro. "Sì, ma il punto è un
altro. Io credo che l'accanimento giudiziario contro Berlusconi negli anni ci
sia stato davvero, e come me la pensano in tanti, così come in tanti vedono il
conflitto di interessi di Berlusconi. Ma una opposizione a Berlusconi connotata
dal dipietrismo, da quei toni, da quel martellamento, non trascina il Paese.
Peggio: dimostra che, se l'opposizione è questa, l'alternativa a Berlusconi non
c'è. E poi, siamo seri: il potere giudiziario deve tornare a essere neutro e a
recuperare una terzietà perduta da tempo". Quale sarebbe allora la giusta
opposizione a Berlusconi? "Quella che lo incalza sui fatti, che gli chiede
conto della cordata Alitalia che non esiste, dell'emergenza rifiuti a Napoli
non risolta, di un'economia che non si rivitalizza con gli spot pubblicitari.
Attaccare Berlusconi solo sulla giustizia gli fornisce il migliore alibi per
andare avanti senza dover mostrare uno per uno i risultati ottenuti". Con
Veltroni è possibile fare un percorso comune su questo? "L'ho detto anche
sabato al convegno di Enrico Letta: Veltroni ha il merito incancellabile di aver
seppellito l'idea che una coalizione possa reggersi solo
sull'antiberlusconismo, perché è un collante che può farti vincere, ma non ti
fa governare. Ma nemmeno questo bipartitismo coatto, questa finzione di governo
ombra può funzionare: diciamoci la verità, così come siamo, noi opposizioni non
siamo una alternativa credibile a Berlusconi ". E quale è la ricetta per
diventarlo? "Per prima cosa, per portare avanti un dialogo bisogna
dissociare profondamente il proprio cammino da quello di Di Pietro. E riflettere
su un bipolarismo diverso, perché io potrei certamente militare in una
formazione politica con Enrico Letta come con altri esponenti che oggi sono nel
Pdl. Bisogna insomma rivedere criticamente l'idea che questo Pd possa essere un
partito a vocazione maggioritaria, e ammettere l'errore di aver puntato sul
Vassallum e di aver creduto all'utilità del governo ombra". Se questo
ripensamento non ci sarà? "Se non si metteranno in discussione questi
pilastri, nessuna alleanza strategica sarà possibile con noi". Paola Di
Caro Chi è Casini è nato a Bologna nel 1955. Laureato in Legge, è il leader
dell'Udc.
( da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data:
2008-06-30 num: - pag: 6 autore: di LINA SOTIS categoria: REDAZIONALE Qui Lina
I ndovinello estivo. "Gira voce che presto verrà resa nota
un'intercettazione, piccante, fra il cavaliere e una ragazza con il fisico
giusto per fare la soubrette, poi diventata ministro". Chi sarà?
lsotis@corriere.it.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il
Sole-24 Ore sezione: NORME data: 2008-06-29 - pag: 22 autore: INTERVISTA Scott
Broshears Responsabile Fbi "Negli Usa rete di 40 uffici per contrastare
gli illeciti" cott Broshears, coordinatore dell'unità frodi immobiliari S
dell'Fbi, 45 anni, da 15 lavora nella polizia federale Usa e da quattro si
occupa di frodi bancarie e ipotecarie, dal 2006 si è spostato nella sede
centrale, a Washington, per seguire le truffe sui mutui. Ha il compito di
tenere contatti con gli agenti che indagano sul campo, poi passa le
informazioni ai superiori. Ha coordinato l'operazione "Mutuo maligno"
che ha portato all'arresto di 406 persone che truffavano banche e clienti.
Signor Broshears,quante persone hanno lavorato all'operazione "Mutuo
maligno"? La nostra unità lavora con il dipartimento della Giustizia e
altre agenzie federali, tra cui il dipartimento Sviluppo urbano e edilizio, il
Fisco, la Polizia postale, l'Ufficio veterani: abbiamo coordinato i nostri
sforzi per dare priorità a indagini e processi che riguardavano le frodi
ipotecarie. è difficile quantificare il numero di persone coinvolte, ma tutti i
nostri uffici, così come quelli delle altre agenzie, sono stati messi a
disposizione di questa operazione. Quando e come sono iniziate le indagini?
Abbiamo scelto un periodo di tempo che va dal 1Úmarzo al 18 giugno. Abbiamo
chiesto a ogni agente di concentrarsi sulle frodi ipetecarie e coinvolto uffici
e procuratori generali in tutto il Paese per creare un impatto, e mandare un
messaggio ai truffatori: "Su questo tipo di illecito ora sta investigando
il governo federale, se continuate finite in tribunale ". Le indagini
continuano, nei prossimi mesi ci aspettiamo un alto numero di incriminazioni.
Quale era il meccanismo delle frodi ipotecarie? L'obiettivo di "Mutuo
maligno " erano le truffe su mutui dietro i quali si nascondeva una frode
di compratori, venditori, intermediari e altre persone implicate nella
procedura del prestito. Le frodi sono state possibili perché chi chiedeva un
mutuo alle banche forniva false documentazioni. Da marzo sono state arrestate
406 persone. Come truffavano i clienti? Usavano i furti di identità? Solo in
alcuni casi. Più spesso le vittime sono le istituzioni finanziarie. In qualche
caso, i truffatori non raggiravano solo le banche, ma anche i proprietari che
stavano per perdere le loro case, convinti, dietro pagamento di una
commissione, di poter evitare l'esproprio della casa. In realtà, il
proprietario perdeva casa e denaro, e a volte ci rimettevano anche le banche.
Come è potuta accadere una truffa di queste proporzioni? è stato un accumulo di
diverse cose. Il boom del mercato immobiliare, tassi di interesse bassi, mutui
subprime hanno creato le condizioni adatte: le banche sono state sopraffatte
dalla quantità di richieste di mutuoe la qualità della procedura di rilascio
del prestito ne ha risentito. Chi voleva truffare ha potuto farlo con più
facilità. Nello stesso giorno in cui avete presentato l'operazione sono stati
arrestati due ex manager della banca Bear Sterns, Ralph Cioffi e Matthew
Tannin. Quella è un'operazione separata da "Mutuo maligno". Entrambe
però riguardano il problema del mercato dei mutui in Usa. I 406 arresti sono il
frutto di 145 indagini separate condotte da 40 uffici dell'Fbi. Sui giornali si
legge che in passato alcuni manager l'hanno fatta franca. I casi dell'Fbi sui
crimini di colletti bianchi hanno un alto tasso di condanne. Se abbiamo
abbastanza informazioni per formulare capi di accusa, di solito abbiamo prove
più che sufficienti per arrivare a una condanna. Cioffi e
Tannin sono stati scoperti grazie alle intercettazioni di email.è un metodo di
investigazione diffuso? Sono state intercettate anche le telefonate? Non ho
informazioni su quell'indagine. Posso dire che chiedere e ottenere un ordine di
esibizione delle email, quando si indaga su frodi societarie, è un metodo
diffuso. Le intercettazioni telefoniche sono un'altra cosa: c'è bisogno
dell'autorizzazione del tribunale e di molte più persone al lavoro. Dopo lo
scandalo dei mutui subprime e le frodi,gli americani hanno più paura di muovere
denaro? Si fidano di questo sistema di regole? Non posso fare commenti su
questo. Posso dire, in generale, che gli americani continuano a comportarsi
come hanno sempre fatto. Ma adesso sono più consapevoli dei rischi legati a un
mutuo. Quante banche europee sono coinvolte? Non so in questo momento quali
istituzioni finanziarie sono coinvolte e quali perdite hanno avuto. Gli agenti
stanno investigando. An.Man. "Le indagini continuano e ci aspettiamo
ancora parecchie incriminazioni" "Ora gli americani sono più
consapevoli dei rischi collegati a un finanziamento".
( da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-06-30 num: - pag: 6
categoria: REDAZIONALE In tv Il giornalista: la parola magnaccia è forte ma non
impropria E Beha al Tg3: insulto non fuori luogo ROMA - Si parlava dell'arbitro
Rosetti in finale agli Europei. Poi della "cinica" Germania "che
non è giusto definirla così" e d'un tratto il Berlusconi
"magnaccia" è rispuntato a tradimento anche lì. Ieri, angolo sportivo
del Tg3 della sera, in studio Giuliano Giubilei che chiacchiera con Oliviero
Beha. Tutto scorre quieto finché il giornalista- polemista (a lungo tenuto
fuori dallo schermo) si avvita in un ragionamento semantico- calcistico:
"Al termine cinico si dà un valore positivo, che francamente mi fa
preoccupare...". Poi prepara il terreno: "Visto che di parole si
campa e con le parole si comunica e che nella storia più importante di questo
tg di ieri e di oggi c'è la parola usata da Di Pietro verso Berlusconi...
". Ed ecco il messaggio mica tanto subliminale: "Attenzione, una
parola volgare, che noi due probabilmente non avremmo usato, però non è così lontana dal tono delle intercettazioni che
abbiamo visto". Più tardi. Scusi, Beha, ma lei che voleva dire? Che Di
Pietro ha sbagliato nella forma ma ha colto la sostanza?. Avete capito male,
replica l'autore di "Il paziente italiano. Da Berlusconi al berlusconismo
passando per noi", che spiega: "Ho detto che quel termine forte,
magnaccia, non l'avrei usato. Ma che non è semanticamente remoto". Eh?
"è una parola che può anche venire in mente a qualcuno per descrivere una
situazione, come quella che risulta dalle intercettazioni, che mi pare brutta e
che manda cattivo odore. Va bene così? Un giudizio olfattivo". Si è perso
la diretta il direttore del Tg3, Antonio Di Bella, che però precisa:
"Siamo stati molto prudenti nell'uso delle parole, in titoli e servizi,
più di altri. Abbiamo preferito il sinonimo: protettore di Veline".
Secondo il consigliere Sandro Curzi "Beha è un giornalista brillante, vuol
farsi capire, faceva un esempio, nessuno pensa davvero che Berlusconi sia un
magnaccia, io poi quello che dice Di Pietro non lo condivido mai".
Giovanna Cavalli GUARDA il video di Di Pietro su www.corriere.it Oliviero Beha.
( da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-06-30 num: - pag: 39
categoria: REDAZIONALE Stelle cadenti Oltre al portoghese hanno toppato
l'appuntamento Del Piero, Toni e i grandi, veri e presunti, di Francia
Delusione Ronaldo, il numero 1 degli Euroflop Doveva essere l'Europeo di molte
cose. A cominciare dalle zecche (Austria) e dall'epidemia di morbillo
(Svizzera). E invece i temibili insetti si sono concessi un mese sabbatico
(tutta da verificare infatti la notizia di tre presunte vittime tra gli addetti
di Casa Azzurri) mentre non risultano casi di malattie infettive tra gli
addetti ai lavori, giocatori inclusi. Dunque se Cristiano Ronaldo ha
clamorosamente toppato l'appuntamento chiave della stagione non è certo per
colpa del morbillo. Forse c'entra l'ossessione Real, il suo desiderio di
abbandonare Manchester: se così fosse sarebbe un problema soprattutto di
(scarsa) serenità interiore. Solo bagliori (e un gol) contro la Repubblica
Ceca, poi un ruolo talmente marginale nel quarto di finale con i tedeschi da
rimettere in discussione la sua leadership in vista del Pallone d'oro prossimo
venturo. Lo attendevamo come la stella cometa del torneo, invece il portoghese
è diventato il capofila delle stelle cadenti. Con lui una compagnia bene
assortita, inclusi alcuni insospettabili. Chi ad esempio avrebbe mai immaginato
il buco nell'acqua di Luca Toni? Il capocannoniere della Bundesliga aveva i
tacchetti sgonfi e le polveri bagnate: solo Donadoni, ahinoi, non se n'è
accorto. E dire che, vista l'emergenza difensiva, la differenza l'avremmo
dovuta fare in attacco: in fondo avevamo in organico anche il tiratore scelto
della serie A italiana. Qui però, se possibile, è andata peggio perché l'unica
cosa rimasta impressa dell'unica partita da titolare di Del Piero è il fatto
che si sia sostituito allo stopper romeno su un gran tiro di De Rossi. In
questa chiave soltanto i francesi hanno fatto peggio di noi: tanto il
pompatissimo Benzema quanto lo stagionato Henry, ripescato per salvare l'onore
della patria, hanno fatto cilecca completando il fallimento delle finaliste del
Mondiale tedesco di due anni fa. A proposito di punte: meglio stendere un velo
pietoso pure sull'Europeo di Adrian Mutu, in gol contro gli azzurri grazie a un
assist di Zambrotta ma poi superficiale sul rigore che avrebbe potuto decretare la nostra bocciatura anticipata e che invece Buffon gli
ha intercettato come quando i due si allenavano assieme alla Juve. Titoli di
coda per i portieri che, per la natura ingrata del ruolo, di strafalcioni ne
hanno commessi in serie. Mai, però, come Petr Cech, da saracinesca del Chelsea
ad apripista della rimonta turca contro la Repubblica Ceca, e Antonis
Nikopolidis, che ha sulla coscienza la rete del russo Zyryanov e dunque
la precoce eliminazione dei greci campioni d'Europa in Portogallo. Come dire
che le stelle cadenti non hanno età e non hanno ruolo. Alberto Costa Petr Cech
Repubblica Ceca (Afp) Alessandro Del Piero Italia (Fornasari) Luca Toni Italia
(Fornasari) Thierry Henry Francia (Dipag) Karim Benzema Francia (Sport Image)
Ronaldo (Gabutti).
( da "Corriere della Sera" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-06-30 num: - pag: 41
autore: di LUCA BOTTURA categoria: BREVI Galeazzi smontato e rimpatriato in tir
Li abbiamo seguiti, amati, desiderati. Ma che faranno ora gli eroi tv degli Europei
2008? Leggete. E saprete. V Simona Rolandi, dopo aver fatto pratica col touch
screen della rassegna stampa di "Notti europee", si comprerà
finalmente il navigatore che sognava da tempo e lo userà per tornare a Roma.
Finirà a Reykjavik. V Marino Bartoletti vincerà "La sai l'ultima?". E
l'ultima è questa: prende il posto di De Luca. V Giampiero Galeazzi verrà
smontato insieme a Casa Italia e rimpatriato. Serviranno tre Tir. Più uno per
Casa Italia. V Marco Civoli ritirerà finalmente l'Hummer che si è comprato per
investire Fabio Caressa. V Stefano Bizzotto verrà fermato per molestie dopo
aver tentato di recitare la formazione del Kaiserslautern a una turista
tedesca. V Jacopo Volpi tornerà alla Mattel a fare il modello per Big Jim
conduttore. V Gianni Bezzi e Ubaldo Righetti resteranno a Vienna e apriranno
insieme un ristorante di nouvelle cuisine: "Er vaccinaro". V Franco
Lauro tornerà al basket ma si accorgerà che il basket purtroppo non c'è più. V
Enrico Varriale, nell'estenuante ricerca di qualcuno da far litigare, si
trasferirà nella sede del Pd. V Carlo Longhi tornerà dalla compagna, che gli
chiederà se si decide a usare la moviola anche nell'intimità. V Arrigo Sacchi azzeccherà finalmente un pronostico: che
Salvatore Bagni vince la "Piadalonga ". V Paola Ferrari, sempre più
giovane, vincerà lo Zecchino d'oro col brano "Il Montingelli come
fa". V Daniele Tombolini sarà protagonista della soap "Vivere".
Come è possibile? Aspettate le prossime intercettazioni.
( da "Panorama" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Operazione
Csm: più popolo e meno CORRENTI MARIO SECHI Riforme Il governo pensa a una
svolta nella giustizia con tre mosse: aumento dei membri laici nell'organo di
autogoverno delle toghe; nomina delle alte magistrature da parte del capo dello
Stato; elezione con suffragio universale dei giudici locali. Il segno dei tempi
s'è colto leggendo un articolo del Financial Times intitolato "L'Italia fa
bene a frenare la politicizzazione dei suoi giudici". Se il quotidiano
della City, mai tenero con Silvio Berlusconi, affida alla tagliente penna di
Christopher Caldwell la rottura del tabù togato, allora la musica è cambiata
davvero. Perché non è logoro e in attesa di paziente lavoro sartoriale solo il
rapporto tra politica e magistratura, ma anche e soprattutto quello tra il
cittadino e la giustizia. La fiducia nella magistratura è ai minimi storici e a
Palazzo Chigi non hanno dubbi: "Non c'è alcun problema di casta, ma un
interesse generale da tutelare: andiamo avanti". Per questa ragione ai tre
primi passi (riforma della legge sulle intercettazioni,
corsia preferenziale per alcuni processi e tipi di reato, scudo per le alte
cariche dello Stato) ne seguiranno inesorabilmente altri. Un nuovo Csm Stanno
maturando rapidamente i tempi per la riforma del Consiglio superiore della
magistratura, l'organo di autogoverno previsto dalla Costituzione. La
maggioranza potrebbe venire allo scoperto nel giro di una, due settimane con un
nuovo disegno di legge che accoglie alcune delle buone proposte già presentate
in passato dal legislatore e da quelle parti della magistratura che non
digeriscono il gioco delle correnti. È dallo stesso Csm che si leva una voce
autorevole per invocare la riforma. È quella di Gianfranco Anedda, penalista,
uno dei saggi del partito di Gianfranco Fini, componente del Consiglio di
Palazzo de' Marescialli: "Auspico la riforma del Csm, anche se non sarà di
per sé risolutiva di tutti i problemi della giustizia. Va diversificato nella
sua composizione, bisogna aumentare il numero dei componenti laici per
riequilibrarlo e riaprire la discussione al suo interno. Oggi sostanzialmente
non c'è partita. Abbiamo il dovere di rompere l'autocrazia della magistratura e
ridurre il fenomeno delle correnti". Sintonizzato sul canale di Anedda è
l'avvocato Niccolò Ghedini (Pdl), membro della commissione Giustizia della
Camera: "Il Csm da anni fa cose diverse da quelle istituzionali. Dovrebbe
essere un organo consultivo (quando richiesto) e invece è diventato un organo
politico che si autoconvoca quando una legge è ancora in discussione. Il
legislatore dovrebbe mettere mano a una riforma che riporti il Csm alle sue
originarie funzioni". Quali sono le sue funzioni? La Costituzione è
sintetica e nello stesso tempo chiara: "Spettano al Csm, secondo le norme
dell'ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni e i trasferimenti,
le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati".
Niente di quanto scritto nella carta fondamentale fa pensare che il Csm possa
essere una sorta di terza Camera, che esercita un diritto di veto sul
legislatore. La riforma del Csm Come sarà il nuovo Consiglio superiore della
magistratura? Nelle scorse legislature il tema è stato affrontato e prontamente
affondato. Gli obiettivi sono quelli di sempre: riequilibrio nella composizione
del collegio e cambiamento delle norme sulla selezione e il reclutamento dei
magistrati. Uno dei modelli di riferimento per la maggioranza sarà il disegno
di legge presentato nel 2004 dai senatori Antonio Del Pennino e Luigi Compagna
che per la composizione del Csm si ispira alla Corte costituzionale: un terzo
dei componenti è eletto da tutti i magistrati ordinari fra gli appartenenti
alle varie categorie, un terzo dal Parlamento in seduta comune fra professori
ordinari di università in materie giuridiche e avvocati dopo 15 anni di
servizio, un terzo nominato dal presidente della Repubblica sia tra coloro che
sono eleggibili dal Parlamento sia tra i magistrati ordinari. I magistrati si
divideranno in due famiglie: i vertici degli uffici giudiziari centrali
verranno nominati dal capo dello Stato (sul modello inglese di nomina della
corona), mentre i dirigenti degli uffici giudiziari locali saranno eletti dal
basso, a suffragio universale. I giudici nominati dall'alto manterranno un
collegamento con i vertici dello Stato, mentre quelli eletti dal popolo, sul
modello americano, saranno il link diretto tra i cittadini e chi amministra la
giustizia. Soluzione che piace alla Lega Nord. Maggioranza coraggiosa? Si
vedrà. Chiunque scriverà la riforma dovrà tenere in conto due disegni di legge
presentati in tempi record (il 28 aprile scorso) dal presidente emerito
Francesco Cossiga: le relazioni introduttive sono una preziosa analisi storica,
politica e giuridica "sull'inevitabile e inarrestabile processo che ha
reso la magistratura un soggetto politico". Il vecchio Csm e il Colle La
protesta della magistratura contro il Parlamento preoccupa il capo dello Stato
Giorgio Napolitano, che presiede il Csm. Dopo gli attacchi ai provvedimenti
della maggioranza, dal Quirinale è partita un'azione diplomatica per invitare
le toghe alla prudenza e alla moderazione. Così il vicepresidente Nicola
Mancino prima ha fatto retromarcia sul documento annunciato dal Csm contro il
governo, poi ha invitato i consiglieri a non rilasciare dichiarazioni
"equivoche". Risultati? Modesti. Le correnti della magistratura sono
autonome e l'operazione di raffreddamento di Napolitano, rivolta come sempre in
modo bipartisan anche alla politica, sembra destinata all'insuccesso. Il
consigliere togato di Magistratura democratica Livio Pepino il 25 giugno scorso
ha depositato in sesta commissione un documento sulle riforme della maggioranza
in materia di giustizia. Parere lunghissimo, molto tecnico, più prudente
rispetto alle reboanti dichiarazioni di guerra iniziali, ma pieno di dubbi e
riserve sulla costituzionalità e attuazione delle norme. Nitroglicerina. Il
presidente Napolitano non nasconde la sua preoccupazione: "Il mio ruolo è
quello, come si dice spesso, di moral suasion: spesso equivale a lanciare dei
messaggi nella bottiglia non sapendo chi vorrà raccoglierli. E bisognerebbe che
li raccogliessero tutti perché abbiano effetto". La bottiglia per ora
galleggia in mare aperto.
( da "Panorama" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Rimborsi
connection GIANNA MILANO E CHIARA PALMERINI Oltre lo scandalo Santa Rita A
parte i medici e i dirigenti senza scrupoli, il servizio sanitario si presta a
piccole e grandi truffe. Ecco i punti deboli del sistema, chi può approfittarne
e quello che alcune regioni fanno per difendersi dai furbi. Che cosa ha fatto
emergere il bubbone della clinica Santa Rita di Milano? È la punta visibile di
un problema che riguarda solo le cliniche private, come si è sentito dire, o
coinvolge tutta la sanità? Colpa di singoli medici, "mele marce", o
di un sistema che spinge chi cura a trasformarsi in procacciatore di
prestazioni, fino alle lesioni o, anche se penalmente meno rilevante (ma non
moralmente), allo spregio di ciò che è meglio per la salute della gente? Da una
parte c'è chi si stupisce che il Servizio sanitario nazionale paghi gli
ospedali, pubblici e privati, a prestazione, sistema ormai in vigore da 15
anni, analogamente a quanto avviene in quasi tutti i paesi industrializzati.
Dall'altra le parole e i toni di alcuni dei medici
intercettati nella clinica milanese, intenti a "tirar fuori
mammelle", "pescare polmoni", "investire nei tumori",
sembrano la materializzazione del peggiore degli incubi. Sbrogliare la matassa
di ciò che è successo, e soprattutto di come è potuto succedere senza che
nessuno se ne accorgesse, non è facile. Gli esperti interpellati da
Panorama hanno individuato una serie di punti deboli del sistema di cui i furbi
possono approfittare. Per capire bisogna partire analizzando il sistema dei
rimborsi agli ospedali. Ai tempi della mutua, alle cliniche andava una cifra
fissa per ogni giornata di degenza. Quel sistema incentivava una sorta di
sequestro di persona: più a lungo un paziente era ricoverato, più l'ospedale
guadagnava. Per il ricovero di un paziente con tumore riceveva quanto per uno
operato di tonsille. In seguito si è passati al rimborso a piè di lista: agli
ospedali erano pagate le spese affrontate durante l'anno. Così i conti
lievitavano senza controllo. Per porre un freno, nel 1995 sono stati scelti i
cosiddetti Drg ("diagnosis related group" o raggruppamenti omogenei
di diagnosi), un'invenzione americana: alla dimissione del paziente, in base
alla diagnosi e all'intervento, a eventuali complicazioni, alle condizioni del
malato, l'ospedale riceve una certa cifra. Una sorta di listino prezzi che può
produrre due effetti, secondo Francesco Taroni, professore di medicina sociale
all'Università di Bologna: "L'aumento del numero di ricoveri e la
diminuzione della durata. Conseguenze positive se servono a smaltire le liste
d'attesa e a non trattenere inutilmente i malati, negative se i ricoveri sono
immotivati o se i pazienti vengono mandati a casa troppo presto". In più i
Drg si prestano a possibili abusi. Sostiene Americo Cicchetti, della facoltà di
economia all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma: "I Drg hanno
creato incentivi per una maggiore efficienza ma hanno anche generato meccanismi
perversi per ottenere rimborsi gonfiati". Dato che assistere un paziente
operato di appendicite costa di più se ha pure, mettiamo, il diabete, il suo
ricovero comporta una tariffa più alta. E questo può indurre in tentazione,
facendo passare per diabetico chi non lo è, o esagerando un'influenza in una
bronchite. O, ancora, far figurare il trasferimento di un paziente al reparto
di riabilitazione, rimborsato a giornate, anche se resta fermo nel suo letto (è
una delle accuse mosse agli imputati della Santa Rita). Infine, tocco di
furberia, dimettere i pazienti dal pronto soccorso a mezzanotte e 5 minuti per
far scattare un giorno di degenza. Per scoraggiare piccoli e grandi imbrogli,
innanzitutto, suggerisce Cicchetti, "il tariffario dei Drg andrebbe
aggiornato ogni 6 mesi per adeguarlo alle tecnologie che cambiano e agli sviluppi
della medicina". Una commissione ci sta lavorando, per ora senza
risultati: i membri, tutti medici, non si trovano d'accordo su quali
prestazioni devono valere di più. Poi c'è il problema di scoraggiare le truffe
sistematiche. Chi deve controllare e come? "Gli strumenti peggiori sono le
denunce e le inchieste della magistratura; la logica peggiore è quella del
tutto o niente: ti faccio o non ti faccio lavorare" sostiene Francesco
Longo, direttore del Centro di ricerche sulla gestione dell'assistenza sanitaria
sociale (Cergas) della Bocconi. "A controllare dovrebbero essere le asl,
concedendo o sottraendo incentivi". Questi, afferma Fabio Turazza,
cardiologo al Niguarda di Milano, "dovrebbero essere finalizzati alla
qualità delle prestazioni, non solo al controllo della spesa". E se si
individuano infrazioni, secondo Silvio Garattini, direttore del Mario Negri di
Milano, "devono scattare sanzioni pesanti". Il nodo è proprio sui
controlli. La Lombardia è la regione che ne fa di più in Italia (le asl
esaminano fino al 5 per cento delle cartelle cliniche, contro una media
nazionale del 2), ma se sono solo "formali" non è detto che servano a
molto. La verifica a campione di cartelle cliniche e schede di dimissione (tra
l'altro annunciata, non a sorpresa) nasce da esigenze amministrative di
verifica della spesa e non sempre rileva le magagne, per esempio interventi su
pazienti che non ne avevano bisogno. Ogni tanto però qualcosa salta fuori. Nel
Lazio, nell'ultimo anno, è emerso che per il 49 per cento i casi classificati
come traumi cranici con stato di coma, ma con degenze curiosamente brevi, altro
non erano che ricoveri per lievi botte alla testa con qualche abrasione e
contusione. Altri controlli possono essere anche più efficaci. "Come
un'analisi in chiave statistica dei dati aggregati sulle prestazioni per vedere
se ci sono campanelli d'allarme" raccomanda Longo. Un esempio evidente di
intervento troppo spesso inappropriato è il taglio cesareo, rimborsato in
alcune regioni assai di più del parto naturale. Secondo l'Oms, un tasso di
cesarei superiore al 15 per cento è anomalo. In Italia la media è del 32,
superiore al Sud, con punte del 62 per cento in Campania. Alcune regioni hanno
attivato sistemi per individuare le sacche di mediocrità. L'Agenzia di sanità
pubblica della Regione Lazio ha istituito un sistema di 42 indicatori per
valutare la qualità delle prestazioni: si controlla che la mortalità a 30
giorni da un bypass aortocoronarico, la tempestività dell'intervento per
frattura del femore, la riammissione in ospedale dopo una colecistectomia non
superino standard fissati a livello internazionale. "Nel Lazio stiamo
valutando l'opportunità di fissare una soglia: gli ospedali che non raggiungono
una certa percentuale di esiti virtuosi chiudono il reparto" dice Carlo
Perucci, direttore del dipartimento di epidemiologia della Asl Roma/E. Sistemi
simili hanno attuato Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte. Un altro di tipo di
controllo è legato al cosiddetto accreditamento, l'iter attraverso il quale le
regioni riconoscono a strutture già autorizzate, cioè in possesso di requisiti
minimi uguali in tutta Italia, caratteristiche di qualità aggiuntive per
esercitare l'attività per conto del servizio sanitario nazionale. Ogni regione
pretende il rispetto di requisiti di accreditamento diversi, da quelli
puramente formali, come il numero di bagni in rapporto ai posti letto, ad altri
più sostanziali. La Lombardia è stata la prima ad avviare il processo di
accreditamento, basato su requisiti di carattere gestionale, cui si è poi aggiunta
la certificazione di qualità secondo il sistema Iso. In alcune regioni, come la
Sicilia, il processo non è neppure iniziato per le strutture pubbliche (la
scadenza è fissata a dicembre 2009), mentre le private hanno completato l'iter
a giugno 2007, per un totale di 1.683 cliniche cui è stata concessa
l'autorizzazione. "In Emilia-Romagna verifichiamo il rispetto di standard
gestionali, come pure quello di requisiti per diverse specialità correlati a
indicatori di performance: come la mortalità per gli interventi di
cardiochirurgia o il tempo che intercorre tra una diagnosi di tumore al polmone
e l'intervento" riferisce Renata Cinotti, responsabile dell'area
accreditamento e qualità dell'agenzia sanitaria dell'Emilia-Romagna. Questa
regione è capofila in Italia di un progetto interregionale per la formazione di
valutatori da ingaggiare nei controlli della qualità degli ospedali. C'è
inoltre un problema di programmazione. Se, per fare un esempio, in Lombardia si
è autorizzata l'apertura di 21 reparti di cardiochirurgia, mentre alcuni
esperti stimano che ne basterebbe la metà per un bacino di 9 milioni di
abitanti (vengono infatti operati molti pazienti di altre regioni), c'è forse
da aspettarsi che le sale operatorie cerchino di funzionare a più non posso. "Il
criterio della produttività, da quando gli ospedali sono diventati come
aziende, vale sia nel pubblico sia nel privato" aggiunge Ettore Vitali,
cardiochirurgo passato dall'ospedale milanese Niguarda alle cliniche Gavazzeni
di Bergamo. Una nota dolente che vale solo per la sanità privata è il tipo di
contratto tra la clinica e il medico. Mentre negli ospedali pubblici il 20 per
cento al massimo dello stipendio può derivare da incentivi basati sulla
produttività, nel privato in teoria non ci sono limiti. "Se il medico è
una persona perbene, il meccanismo è benevolo. Se non lo è ... l'appetito, si
sa, vien mangiando" commenta l'oncologo Ermanno Leo, dell'Istituto dei
tumori di Milano. Alla Santa Rita, secondo gli inquirenti, la disinvoltura nell'usare
il bisturi poteva portare lo stipendio di alcuni medici da 2 mila euro fino a
20 mila. A incidere sono anche questioni di politica economica. Ci sono
regioni, come la Lombardia, in cui il fatturato per la spesa sanitaria ha un
tetto unico per ospedali pubblici e privati, superato il quale le prestazioni
vengono rimborsate meno. Questo sistema vuole promuovere la concorrenza e
migliorare i servizi. Il rischio è che certe piccole strutture private operino
a più non posso senza subire gli effetti negativi dell'abbassamento dei
rimborsi, penalizzazione che si diluisce nel totale a disposizione di tutti gli
ospedali. "Nel caso di un tetto di fatturato per ogni struttura,
meccanismo molto più rigido e contrario alla concorrenza, aumentare il numero
dei casi diventa invece inutile, perché non porta benefici economici"
ritiene Taroni. Trovare soluzioni facili per sistemi complessi come quelli
sanitari è arduo. Ma vengono in mente le parole profetiche di George Bernard
Shaw nel Dilemma del dottore: "Che una nazione ragionevole, avendo
osservato che ci si può procurare il pane offrendo un interesse economico ai
fornai che ce lo fabbricano, seguiti a offrire a un chirurgo un interesse per
le gambe che ci amputa, è quanto basta per farci disperare dell'umanità
politica". (hanno collaborato Donatella Marino e Fabio Turone).
( da "Panorama" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Se
cerchi la pace, non fidarti dell'Onu GIOVANNI PORZIO E FRANCA ROIATTI
Peacekeeping In Darfur parte l'operazione più costosa della storia, ma è già
sull'orlo del fallimento. Uno dei tanti esempi di impotenza, inefficienza,
abusi dei caschi blu. Dal Libano alla Repubblica Democratica del Congo,
passando dal Sudan, le missioni di pace dell'Onu faticano a raccogliere
risultati, invece fanno il pieno di critiche. Sotto accusa i costi astronomici,
l'inefficacia e nei casi più gravi gli abusi dei caschi blu, sui quali il
Palazzo di vetro pare riluttante a far piena luce. Quella del Darfur è la più
grande e costosa operazione di peacekeeping lanciata dalle Nazioni Unite nei 60
anni della sua storia: 26 mila uomini e un budget annuale di 2 miliardi di
dollari. Eppure, l'Unamid, la missione ibrida dell'Onu e dell'Unione africana
in Darfur, rischia di trasformarsi in un clamoroso fiasco. A 6 mesi dal
dispiegamento in Sudan, solo un terzo dei militari è in servizio effettivo. Gli
elicotteri e i mezzi blindati promessi non sono mai arrivati. I fondi stanziati
non sono stati spesi: i caschi blu hanno dovuto dipingere i loro elmetti
grigioverdi o ricoprirli con sacchetti di plastica azzurra. "In queste
condizioni" afferma il generale nigeriano Martin Luther Agwai, comandante
della missione, "non siamo in grado di garantire il conseguimento del
nostro mandato". I soldati dell'Unamid dovrebbero proteggere la
popolazione civile del Darfur (7 milioni di abitanti) dagli attacchi dei
ribelli secessionisti e dalle incursioni dei janjaweed, le milizie arabe
irregolari al soldo di Khartoum. Ma i risultati sono più che deludenti. Gli
stupri e le violenze nei campi profughi, dove gli sfollati sono più di 2
milioni, continuano. Gli scontri si sono moltiplicati e si estendono: in maggio
i ribelli del Movimento per la giustizia e l'uguaglianza sono riusciti ad
attaccare un quartiere della capitale sudanese. E le organizzazioni impegnate
negli aiuti sono nel mirino dei banditi e degli oltre 30 gruppi armati della
guerriglia: da gennaio, 120 operatori umanitari sono stati rapiti e nove hanno
perso la vita. Le vittime del conflitto e delle sue conseguenze (fame e
malattie) sarebbero oltre 300 mila. Anche l'Unamid è dunque affetta dalla
sindrome di Mogadiscio, la paralisi che dopo il fallimento della missione
Unosom in Somalia ha impedito alle Nazione Unite di fermare il genocidio in
Ruanda? Gli interventi di peacekeeping sono complessi, condizionati dalle
regole d'ingaggio, dalla lenta e insufficiente erogazione dei fondi, dal
rispetto dei principi della non interferenza e della sovranità nazionale. Il
caso del Darfur è poi complicato da altri fattori: gli interessi economici di
molti paesi, Cina in testa, più sensibili alle riserve sudanesi di petrolio che
alle violazioni dei diritti umani; e le divergenti valutazioni circa l'origine
e la portata del conflitto. Mentre i leader della guerriglia e le ong
denunciano lo sterminio dei neri nel Sudan occidentale, il regime islamico di
Khartoum accusa l'Onu di complottare contro il presidente Omar al-Bashir e di
voler fare del Darfur un Kosovo africano. Altre accuse, ma stesso destinatario
anche nel Libano meridionale, dove sono schierate le truppe dell'Unifil,
inviate al termine del conflitto tra l'esercito israeliano e le milizie di
Hezbollah. Secondo il governo di Gerusalemme, in almeno quattro occasioni i
caschi blu, guidati dal generale italiano Claudio Graziano,
avrebbero intercettato carichi di armi diretti a Hezbollah e non avrebbero
fatto nulla per fermarli. Alla fine di marzo una pattuglia di soldati italiani
ha fermato un camion con alcuni miliziani a bordo, ma è stata minacciata con le
armi e costretta ad andarsene. Pur tra mille cautele, Graziano ha
confermato l'episodio. Qualche giorno fa in un'intervista a un quotidiano
libanese il generale ha affermato che da settembre 2006 i suoi uomini hanno
scoperto centinaia di depositi di armi di Hezbollah, ammettendo, però, la
propria impotenza: "Il problema è che tra i compiti dell'Unifil non vi è
quello di disarmare i miliziani, ma solo di denunciare le scoperte di armi
all'esercito libanese". Mandati troppo ristretti, o troppo vaghi, sono
spesso il peccato originale delle missioni Onu: "Dispiegare i soldati sul
campo non basta, se alle spalle non vi è un accordo politico forte tra le parti
in causa e i paesi potenti delle Nazioni Unite" spiega a Panorama Daviv
Ambrosetti, ricercatore dell'Università di Parigi X, esperto di peacekeeping.
"Ma i caschi blu sono la soluzione più facile: vengono ripresi dalle tv,
danno l'impressione che si sta facendo qualcosa, anche se l'accordo non è stato
trovato". Ci sono anche situazioni nelle quali i soldati di pace diventano
simboli della vergogna, macchiandosi di crimini orrendi come abusi verso donne
e bambini, e traffico illecito di armi e preziosi. Emblematico il caso della
Repubblica Democratica del Congo, dove caschi blu pachistani in forze alla
missione Monuc hanno fornito armi in cambio di oro a miliziani dell'Ituri,
teatro di una delle più sanguinose guerre degli ultimi anni. Altri militari
Monuc, questa volta indiani, hanno invece fornito munizioni, pagate con avorio,
ad alcuni ribelli ruandesi, responsabili del genocidio del '94 che ora
scorrazzano nella parte orientale del Congo. Matthias Basanisi, un ex
investigatore dell'Oios, l'ufficio per le indagini interne dell'Onu, che nel
2006 fu mandato a fare luce sui fatti, accusa il Palazzo di vetro di avere
tentato di minimizzare lo scandalo. Il responsabile delle operazioni di
peacekeeping ha negato, ma Steve Craswshaw, esperto Onu di Human rights watch,
sottolinea come l'Oios si sia mostrato più volte riluttante nell'andare a
fondo. "Il vero problema" commenta a Panorama Crawshaw "è che i
pur pochi peacekeeper che commettono reati sono perseguibili solo nel loro
paese d'origine". Come dire: una volta rientrati a casa, tutto viene
dimenticato.
( da "Panorama" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Lettere lettere
Il '68 non ha portato la vera libertà Con il Sessantotto si passa dalla
generazione del sacrificio, che semina per i posteri, alla generazione che
vuole tutto e subito. Si afferma l'irresponsabilità, la velleità di distruggere
il passato. I modernisti seguono le mode e idolatrano il nuovo, ritenuto sempre
positivo. Dilaga il libertinismo di massa, da bambini viziati. Si asseconda la
spontaneità e l'istinto. All'università lo studente ottiene tutto facilmente.
Il Sessantotto non ha portato la libertà. La vera libertà: 1) supera le
passioni, nel mondo greco-romano; 2) si unisce nella comunione con Dio, nel
Cristianesimo; 3) afferma la dignità umana, nell'Umanesimo; 4) è la vittoria
della ragione, nell'Illuminismo; 5) riscopre la coscienza morale dell'essere
umano, nel liberalismo. Il liberale è sempre in lotta con i potenti del suo
tempo. Gianfranco Nìbale PADOVA Risparmiatori tutelati in Usa, non in Italia
Negli Stati Uniti per la questione dei mutui subprime è intervenuta l'Fbi
dispensando arresti a piene mani. I protagonisti dello scandalo Enron sono ora
in galera dopo processi che non hanno lasciato scampo. Là sanno come far
passare la voglia a chi pensi di arricchirsi alle spalle dei risparmiatori. In
Italia i processi Parmalat sono ancora in alto mare e solo alcune banche sono
state condannate a risarcire i risparmiatori che avevano acquistato titoli
spazzatura. Giuseppe Peroni CARMAGNOLA (TO) Mettiamo un limite ai calciatori
stranieri Ritengo ottima la norma voluta da Joseph Blatter, presidente della
Fifa, che stabilisce un limite alla presenza di giocatori stranieri (non più di
cinque) nelle squadre di club. La prassi ormai consolidata di ricorrere a
giocatori stranieri affossa il calcio autoctono. Fa impressione una squadra
come l'Inter, formata per la maggior parte da giocatori stranieri. Omar
Valentini SALÒ (BS) Ve lo dico: esiste anche la buona sanità Mi riferisco
all'articolo "Malasanità" (Panorama 26) per dire che, grazie al
cielo, esiste anche la buona sanità. Il 29 maggio dello scorso anno sono stato
travolto da un autocarro che mi ha distrutto vertebre, braccia, gambe, piedi.
Sono stato dapprima ricoverato in prognosi riservata all'ospedale di Rovigo e
dopo 16 giorni trasportato in elicottero all'Ospedale San Carlo di Milano. Ho
trascorso mesi in ospedale dove tutto il personale ha lottato prima per tenermi
in vita e poi per non mettermi su una sedia a rotelle. Sono stato sempre
seguito con la massima dedizione, direi perfino con affetto. Giorgio
Sgarbezzini MILANO Io, musulmano, apprezzo il governo Sono musulmano, ho 48
anni, dal
( da "Manifesto, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
GIUSTIZIA
Di Pietro esagerato: "Silvio magnaccia" Corsa alla camera per la
norma salva premier "Silvio magnaccia" Il leader Idv si propone come
unico oppositore Federico D'Ambrosio ROMA Direttamente dai campi di Montenero
di Bisaccia, Antonio Di Pietro si presenta a Campobasso a metà mattina con
tutta l'energia necessaria a riempire di catartici improperi il presidente del
consiglio Silvio Berlusconi. Sarà il ricordo di Cincinnato (il console romano,
però, arava, l'ex pm invece abbandona la trebbiatrice), ma il tema scelto è
quello della pubblica morale. Dopo due giorni di intercettazioni dedicate al
triangolo Berlusconi, attricette, Saccà, il più battagliero tra gli esponenti
dell'opposizione non si tiene: "L'allora aspirante capo del governo mi
sembra facesse una lavoro più da magnaccia per piazzare questa o quella
velina". Prima di tutto, dà una stoccatina ai colleghi di minoranza,
troppo morbidi a suo avviso, anche se ultimamente persino il dialogante Walter
Veltroni ha alzato la voce: "Il nostro compito è quello di fare
un'opposizione responsabile, che non ha gli occhi chiusi". Quindi, la
sfilza di accuse al leader della maggioranza. Pidduisti, perché applicano il
programma "di Previti e Gelli", garantendo l'impunità alla "casta"
mentre per i cittadini comuni resta l'azione ordinaria e prevede un
ridimensionamento degli organi di controllo dello stato dal Csm al parlamento:
"L'azione politica di questo governo mi sembra piduista e non so fino a
che punto la volontà sia solo di Berlusconi, viene da chiedersi se lui sia
l'esecutore o il mandante". Infine quella valanga di
intercettazioni napoletane che da giorni riempiono i giornali: "Offrono
uno spaccato di questa classe dirigente italiana che ci fa vergognare, e dicono
anche che non si devono pubblicare le intercettazioni. Voglio dire: vendevano
parti di film piuttosto che di fiction e quant'altro utilizzando i soldi della
Rai, soldi nostri, soldi del canone. In cambio di che cosa? Quella è
bona, quella è bella, quella c'ha le tette grosse. Ma insomma, abbiate
pazienza, fate gli statisti o i magnaccia?". Basta così. Di Pietro torna
alla sua trebbiatrice, in attesa della querela che Niccolò Ghedini ha già
promesso, e lasciando spazio al nervosismo di Paolo Bonaiuti, che lo accusa di
usare linguaggio "da osteria". O dell'ex segretario del Prc Franco
Giordano e del leader di Sd Claudio Fava che fanno sapere di non condividere
"il ragionamento scomposto" dell'ex pm. La polemica sul nuovo lodo
Alfano, intanto, non accenna a placarsi. Maurizio Gasparri accusa "i
militanti di Veltroni vestiti da giudici", Cossiga manda una interpellanza
parlamentare contro il pm palermitano Antonino Ingroia e le sue critiche alle
politiche del governo. Ma detto questo, il testo approvato venerdì non sembra destinato
ad essere modificato. Salverà le quattro più alte cariche dello stato e non è
ancora chiaro se si bloccherà oppure no nel passaggio da una carica all'altra
(è noto a tutti che il Cavaliere punta al Quirinale). Ci sarà tempo per limarlo
e renderlo inespugnabile, dato che la discussione in aula partirà il prossimo
28 luglio. Al momento le attenzioni parlamentari sono concentrate soprattutto
sul decreto sicurezza e sulla sua norma blocca processi. Le commissioni riunite
Affari costituzionali e Giustizia sono convocate lunedì pomeriggio in seduta
straordinaria e per tutta la settimana hanno il "salvapremier" come
primo punto all'ordine del giorno. Le tensioni con quel che accade fuori da
Montecitorio non mancheranno. Martedì su quel documento si pronuncerà anche il
plenum del Consiglio superiore della magistratura e che contro quel testo parla
anche il segretario dell'Unione camere penali, Renato Borzone: "A
differenza dei magistrati, noi criticammo anche la direttiva Maddalena. Si può
ragionare sui limiti dell'azione penale, ma non stabilire dei criteri arbitrari
ed estemporanei legati a ragioni contingenti". Berlusconi dal canto suo
l'ha messa sull'aulico. Ha scritto una lettera ai "liberali del Pdl"
riuniti ieri a Cuneo, per ricordare che la libertà non è un dono dello stato,
ma "viene prima dello stato. E' un diritto naturale che ci appartiene in
quanto esseri umani. Lo Stato deve difendere la libertà e difenderla in tutte
le forme: ciò per essere uno stato legittimo libero e democratico e non un
tiranno. Noi crediamo nell'impresa cui è demandato il grande lavoro sociale di
creare il lavoro, il benessere, la ricchezza così come crediamo nei valori
della solidarietà e della giustizia nonché della tolleranza verso tutti a
cominciare verso i nostri avversari".
( da "Stampaweb, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA
Walter Veltroni accusa "le iniziative di governo e presidente del
Consiglio" di aver dimenticato l'interesse generale, "dando di nuovo
priorità a vicende legate ad interessi particolari e personali e assestando un
colpo mortale a quel bisogno di confronto alto tra diversi schieramenti sulle
riforme e la modernizzazione delle istituzioni e della politica". Il
leader Pd, in una lettera all'Unità in cui annuncia la ripresa settembrina del
tour italiano avviato in campagna elettorale, aggiunge che "non torneremo
mai più al clima rissoso e paralizzante di questi ultimi quindici anni" e
ammonisce che "si illude chi spera di trascinarci indietro e di diminuire
così le nostre potenzialità di espansione, le nostre possibilità di parlare
agli italiani e di guadagnare nel tempo la loro fiducia". Un messaggio che
sembra rivolto a Di Pietro dopo le polemiche innescate dall'insulto dell'ex pm
a Berlusconi. Ma Di Pietro non fa nessuna marcia indietro e non si scusa con
Berlusconi il giorno dopo averlo insultato con quel "magnaccia delle
veline" con cui lo aveva apostrofato per la vicenda
delle intercettazioni. Anzi lo attacca nuovamente: "E' impossibile - dice
l'ex Pm - dialogare con chi usa il dialogo per farsi i propri interessi".
Dalla Pdl le reazioni non si fanno attendere a difesa del Cavaliere e
dell'operato del suo governo. Nel giorno del nuovo appello del Capo dello Stato
ai politici a creare le condizioni per un clima "più sereno e
costruttivo", ed a cui per primo Di Pietro plaude, non si registrano
segnali di distensione tra gli schieramenti. Prende le distanza da Di Pietro
anche il parlamentare del Pd Giorgio Merlo: "La cifra del Partito
democratico è il riformismo. Veltroni lo ha spiegato per l'ennesima volta. Il
Pd, pertanto, rinnega fermamente tre aspetti: "nessun nemico a
sinistra" è una cosa che appartiene alla storia e non al Pd; l'Unione è il
ricordo di una coalizione che non trova più spazio e futuro nella prospettiva
politica del Pd; il cosiddetto dipietrismo è un fenomeno esterno ed estraneo
alla strategia politica e parlamentare del Partito democratico". "È
bene che questi tre postulati politici, semplici ma decisivi - aggiunge -,
siano chiari sia all'interno del partito sia alla corrente giustizialista e
moralista ancora presente nel centro sinistra".
( da "Giornale.it, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Tonino
Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia.
Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi
e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo
dimenticando Unipol, banche e scalate? Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (da Tonino) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma,
risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in
una letterà all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni - che da
settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare
in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare".
Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal
"popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato
fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella
speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri
problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la
"manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che
l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole
mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione
all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un
clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando
Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla
vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non
c'è. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Non commentato " (5 votes, average: 3.2 out of
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Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le
sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito
di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra
radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto
degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che
Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio
molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
Commenti ( 45 ) " (22 votes, average: 3.36 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 20Jun
( da "Giornale.it, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 26 del
2008-06-30 pagina 0 I sondaggi affondano il Pd. E Veltroni rincorre Tonino di
Laura Cesaretti Il leader dei democratici spezza il dialogo con il Pdl. E Di
Pietro rilancia: "Non mi scuso con Berlusconi" Roma - Di certo non è
un caso che Walter Veltroni, ieri, abbia scelto le colonne di Repubblica per
liquidare definitivamente la breve stagione del fair play con la maggioranza. E
per dichiarare riaperta la stagione del "Caimano": certo lui si
guarda dal chiamarlo così, il premier, "non ho mai dato giudizi personali
e continuo a non darli", ma ci pensa l'intervistatore. Il terreno scelto
dal leader del Pd per dichiarare "sepolto" il dialogo, come
Repubblica gli chiede incalzante da settimane, è quello dell'emergenza
giudiziaria che affligge il Paese e che tiene da circa tre lustri nel mirino
innanzitutto Berlusconi. Un'emergenza che, dice Veltroni, non può diventare in
alcun modo una "priorità" politica, perché è solo una
"urgenza" personale del premier che vuole "norme per sé e non
per la democrazia". Di qui la chiusura netta ad ogni disponibilità
dell'opposizione non solo sull'emendamento "blocca-processi", ma
anche sul lodo che dovrebbe mettere al riparo le alte cariche dello Stato. Per
Veltroni se ne può anche discutere, ma deve essere trasformato in legge
costituzionale (dunque con tempi assai più lunghi e maggioranze blindate) e
deve "scattare dalla prossima legislatura". In sintesi, non deve
riguardare Berlusconi. Un muro, insomma. Nell'imboccare la strada del muro
contro muro, Veltroni è incalzato da ragioni contingenti: basta scorrere le
cifre del sondaggio pubblicato ieri dal Corriere della Sera per capirlo. Il Pd
in pochi mesi ha perso 5 punti (dal 33,1 % del 13 aprile al 28%), e Di Pietro
ne ha guadagnati 3 (dal 4,4% al 7,4%). La Sinistra recupera almeno 1 punto, e
intanto il Pdl schizza di oltre 7 punti: dal 37,4% al 44,6%. Sia pur fatta la
tara sull'attendibilità dei sondaggi (questo è stato realizzato il 25 giugno
scorso, il giorno dopo l'approvazione in Senato della norma "salva-premier"),
resta il trend preoccupante per il Pd, schiacciato tra il protagonismo di
Berlusconi e quello dell'ex pm, che si è entusiasticamente auto-incoronato nel
ruolo di antagonista del Caimano, e non ha alcuna intenzione di mollare la
presa: "Io scusarmi con Berlusconi? è lui a dover chiedere scusa agli
italiani perché obbliga il Parlamento a fare leggi nel suo interesse". E
però, all'interno del Pd, il timore che per frenare l'emorragia di consensi
Veltroni ceda alla tentazione di inseguire il trebbiatore Tonino sul terreno
del giustizialismo e dell'antiberlusconismo d'antan inizia a circolare. Qualche
allarme si è levato ieri dall'area post Dc, con Fioroni che avverte: basta
"risse", perché "le urla fanno solo un favore a
Berlusconi"; con Follini che invita a non passare dal "sogno del
dialogo" con Berlusconi all'"incubo del giustizialismo alla Di
Pietro"; con Soro che assicura che "il Pd non inseguirà nessuno sulla
strada inutile e perdente del giustizialismo e degli insulti gratuiti e volgari".
Tace invece l'area dalemiana del Pd. Che in verità, sul tema giustizia, ha più
volte mostrato, recentemente, spiragli di disponibilità. Sulla
questione intercettazioni, dopo la presentazione del progetto di legge della
maggioranza, Nicola Latorre è stato esplicito: "Se i magistrati diffondono
le intercettazioni devono essere puniti penalmente". Marco Minniti,
ministro ombra agli Interni, è tornato alla carica due giorni fa, nel pieno del
polverone sulle telefonate a Saccà: "Su un punto di civiltà non si
può transigere: i contenuti delle intercettazioni devono restare fuori dalla
lotta politica". Le aperture di Luciano Violante sull'obbligatorietà
dell'azione penale e sul lodo Schifani sono state assai decise. E le
riflessioni di Felice Casson sul ruolo abnorme di una certa magistratura,
chiarissime. Del resto, l'insofferenza di Massimo D'Alema verso un certo
giustizialismo data a ben prima del caso Unipol, tuttora aperto visto che il
Parlamento europeo deve deliberare sulla richiesta di autorizzazione nei suoi
confronti. E mentre Veltroni indurisce la linea sulla giustizia, nel Pdl c'è
chi pensa che proprio tra i suoi antagonisti interni, riuniti sotto le bandiere
della dalemiana "Red", possa aprirsi una nuova sponda. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Panorama.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Giustizia, sarà un'estate calda. Di Pietro non
si scusa, il Pd minaccia l'ostruzionismo Posted By redazione On 30/6/2008 @
8:51 In Headlines | 1 Comment [1] Passi indietro? Nessuno. Scuse? Neanche a
parlarne. Antonio di Pietro non ci pensa proprio a pentirsi. Anzi, dice che
dovrebbe essere Silvio Berlusconi a scusarsi con gli italiani. Parlando delle nuove intercettazioni pubblicate dall'Espresso, il
leader Idv, aveva detto che al governo [2] "più che statisti abbiamo dei
magnaccia". E non intende indirizzato a lui il richiamo del [3] Capo dello
Stato nel giorno del suo 83esimo compleanno a una maggiore concordia tra i due
schieramenti. L'ex pm stavolta utilizza sia [4] l'ultimo appuntamento
della stagione di Lucia Annunziata, In mezz'ora, sia il cliccatissimo [5] blog
di Grillo per sostenere che è il Cavaliere a doversi "scusare con gli
italiani, perché in campagna elettorale ha detto che si sarebbe attivato per
farli stare bene. E invece sta obbligando il Parlamento a fare leggi che
servono a lui per suo interesse". In ogni caso l'ex magistrato non si
pente di averlo paragonato a un magnaccia per i suoi colloqui al telefono con
il direttore di Rai Fiction Agostino Saccà, intercettate e poi pubblicate, sui
giornali. Quella parola "magnaccia" non è piaciuta a molti. Non solo
tra la fila della maggioranza (con Ghedini che conferma: "Molteplici
processi per diffamazione che verranno immediatamente intentati"); ma
anche a sinistra. Ma l'ex ministro delle Infrastrutture non si fa problemi di
linguaggio forbito: "Il mio sarà pure un linguaggio crudo" aggiunge
Di Pietro "ma il suo è un insulto agli italiani perché quando ha un
processo in corso si fa una legge per farsi salvare". Incontenibile, l'ex
pm ruba a tutti la scena. Anche agli alleati del Pd. E [6] Veltroni, parlando
con Repubblica, conferma che "in queste condizioni il dialogo è
finito", il Cavaliere "è tornato a essere ciò che è, lui sa procedere
solo a strappi". E così, il segretario Pd irrita non poco la maggioranza.
Che infatti interviene. Per Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl, "Veltroni
e il Pd hanno responsabilità rilevanti nell'imbarbarimento dipietrista".
Addio Walter, senza rimpianti: "Andremo avanti per la nostra strada come
ci chiedono gli elettori", scrolla le spalle Paolo Bonaiuti. Maroni
conferma: "I voti li abbiamo, approveremo le leggi da soli senza di
loro". Insomma, nulla fa sperare che ci libereremo in fretta delle liti
sulla giustizia. Anzi, il clima di queste ore fa prevedere che un futuro prossimo
ancora più da scontro. Martedì 1 il Csm metterà il timbro [7] sul parere che
dichiara anti-costituzionali le norme blocca-processi. Mercoledì 2 la Camera
dovrà pronunciarsi sulla loro costituzionalità. Martedì 8 luglio, in piazza
Navona a Roma, in contemporanea con l'iter di approvazione della legge sulle
intercettazioni, [8] l'Italia dei valori manifesterà "per la libertà di
espressione e per la giustizia". Intanto, a Montecitorio per l'intero mese
di luglio si prevede un corpo a corpo, senza esclusione di colpo. Tanto che il
[9] capogruppo Pd Antonello Soro ipotizza un ostruzionismo massiccio nella
speranza di affondare il decreto, che la maggioranza deve convertire entro
giovedì 24. Se il blocca-processi supererà lo scoglio, la guerra a quel punto
si sposterà sul cosiddetto "[10] lodo Alfano" (processi sospesi per
le quattro più alte cariche dello Stato). In base al calendario parlamentare,
la rissa sforerà largamente nel mese di agosto. Che, a questo punto, si
prospetta più caldo del solito.
( da "Repubblica.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA - Il
giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, ha accolto il ricorso dei
legali di Agostino Saccà contro la sospensione da direttore di RaiFiction
decisa da viale Mazzini e ne ha ordinato la riammissione in servizio.
Nell'ordinanza, resa nota oggi dai legali di Saccà - Federico Tedeschini e
Nicola Petracca - il giudice ordina alla Rai la riammissione in servizio di
Saccà "nel ruolo precedentemente svolto" ritenendo che le opinioni
della parte resistente, cioè dell'azienda, non siano condivisibili. La Rai
aveva avviato la contestazione disciplinare a Saccà, con relativa sospensione
cautelativa, il 21 dicembre del
( da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Dopo lo
scandalo intercettazionI Il giudice riabilita Saccà:
"Torni in Rai" Accolta la richiesta dei legali dell'ex direttore di
RaiFiction contro la sospensione del 21 dicembre del 2007 Agostino Saccà (Rai)
ROMA - Il giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, ha accolto il
ricorso dei legali di Agostino Saccà contro la sospensione da direttore di
RaiFiction e ne ha ordinato la riammissione in servizio. Nell'ordinanza,
resa nota dai legali di Saccà - Federico Tedeschini e Nicola Petracca -, il
giudice del lavoro si è espresso in accoglimento del ricorso degli stessi
legali contro gli effetti della sospensione cautelativa dello stesso Saccà
decisa dalla Rai. LE TELEFONATE CON BERLUSCONI - Nell'ordinanza il giudice
ordina all'azienda di viale Mazzini la riammissione in servizio dello stesso
Saccà "nel ruolo precedentemente svolto" ritenendo che le opinioni
della parte resistente, cioé dell'azienda, non siano condivisibili. La Rai
aveva avviato la contestazione disciplinare a Saccà, con relativa sospensione
cautelativa, il 21 dicembre del
( da "Stampaweb, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA
"Tante polemiche strumentali finiscono con il mettere in secondo piano
l'interesse collettivo". Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi,
in un messaggio inviato alla Federazione italiana tabaccai in occasione di un
convegno nazionale, torna sul tema della giustizia. "Sforzo nell'interesse
di tutti" Il premier sottolinea che il governo profonderà ogni
"sforzo perchè l'interesse di pochi non prevalga su quello di quasi tutti,
continuando - scrive il premier - nella direzione che era indicata nei nostri
programmi e si incarna nella nostra azione". Il governo, sottolinea Berlusconi,
"ha scelto di mettere la sicurezza e l'ordine pubblico tra le priorità
della propria azione, compresa la volontà di ridare efficienza e forza
credibile ad una giustizia che, troppo spesso delude le aspettative in essa
legittimamente riposte". Veltroni: "Colpo mortale al dialogo"
Parole che non convincono il Pd. Veltroni invita il governo ad occuparsi di un
Paese sempre più "sull'orlo del baratro", piuttosto che dei problemi
del presidente del Consiglio. In una nota il leader del Pd osserva: "L'inflazione
sale come non accadeva da anni. I prezzi al consumo hanno raggiunto valori che
non vedevamo da dodici anni e a salire sono soprattutto quelli del pane, della
pasta e degli altri generi di prima necessità. Salgono i prezzi alla produzione
del 7,5%. Frena il mercato dell'auto e la produttività del Paese continua a
decrescere". "Il governo - attacca il segretario del Pd - sembra
invece non accorgersi della gravità della situazione ed è preoccupato solo dei
problemi del presidente del Consiglio. Noi chiediamo immediatamente un
intervento a sostegno di salari, stipendi e pensioni. È questa la vera priorità
del Paese e non il lodo Schifani". "Non torneremo mai più al clima
rissoso" Il leader Pd, in una lettera all'Unità aggiunge che "non
torneremo mai più al clima rissoso e paralizzante di questi ultimi quindici
anni" e ammonisce che "si illude chi spera di trascinarci indietro e
di diminuire così le nostre potenzialità di espansione, le nostre possibilità
di parlare agli italiani e di guadagnare nel tempo la loro fiducia". Una
lettera che pare un messaggio rivolto anche a Di Pietro dopo le polemiche
innescate dall'insulto dell'ex pm a Berlusconi. Nonostante l'appello di
Napolitano a smorzare i toni, l'ex pm infatti non fa nessuna marcia indietro e
non si scusa con Berlusconi per l'insulto ("magnaccia delle veline")
con cui lo aveva apostrofato per la vicenda delle
intercettazioni. Dalla Pdl le reazioni non si fanno attendere a difesa del
Cavaliere e dell'operato del suo governo. E la maggioranza chiede anche al Pd
di prendere le distanze dall'alleato. Merlo (Pd): "Il dipietrismo è un
fenomeno estraneo alla nostra strategia" Si smarca nettamente da Di Pietro
anche il parlamentare del Pd Giorgio Merlo: "La cifra del Partito
democratico è il riformismo. Veltroni lo ha spiegato per l'ennesima volta. Il
Pd, pertanto, rinnega fermamente tre aspetti: "nessun nemico a
sinistra" è una cosa che appartiene alla storia e non al Pd; l'Unione è il
ricordo di una coalizione che non trova più spazio e futuro nella prospettiva
politica del Pd; il cosiddetto dipietrismo è un fenomeno esterno ed estraneo
alla strategia politica e parlamentare del Partito democratico". "È
bene che questi tre postulati politici, semplici ma decisivi - aggiunge -,
siano chiari sia all'interno del partito sia alla corrente giustizialista e
moralista ancora presente nel centro sinistra".
( da "Stampaweb, La" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA Il
giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, ha accolto il ricorso dei
legali di Agostino Saccà contro la sospensione da direttore di RaiFiction e ne
ha ordinato la riammissione in servizio. Nell'ordinanza, resa nota oggi dai
legali di Saccà - Federico Tedeschini e Nicola Petracca -, il giudice del
lavoro si è espresso in accoglimento del ricorso degli stessi legali contro gli
effetti della sospensione cautelativa dello stesso saccà decisa dalla Rai. Nell'ordinanza
il giudice ordina all'azienda di viale Mazzini la riammissione in servizio
dello stesso Saccà "nel ruolo precedentemente svolto" ritenendo che
le opinioni della parte resistente, cioè dell'azienda, non siano condivisibili.
La Rai aveva avviato la contestazione disciplinare a Saccà,
con relativa sospensione cautelativa, il 21 dicembre del
( da "Panorama.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Oltre lo scandalo Santa Rita: rimborsi
connection per la sanità Posted By redazione On 29/6/2008 @ 13:29 In Headlines
| No Comments Di Gianna Milano e Chiara Palmerini Che cosa ha fatto emergere il
bubbone della clinica Santa Rita di Milano? È la punta visibile di un problema
che riguarda solo le cliniche private, come si è sentito dire, o coinvolge
tutta la sanità? Colpa di singoli medici, "mele marce", o di un
sistema che spinge chi cura a trasformarsi in procacciatore di prestazioni,
fino alle lesioni o, anche se penalmente meno rilevante (ma non moralmente),
allo spregio di ciò che è meglio per la salute della gente? Da una parte c'è
chi si stupisce che il Servizio sanitario nazionale paghi gli ospedali,
pubblici e privati, a prestazione, sistema ormai in vigore da 15 anni,
analogamente a quanto avviene in quasi tutti i paesi industrializzati. Dall'altra le parole e i toni di alcuni dei medici intercettati nella
clinica milanese, intenti a "tirar fuori mammelle", "pescare
polmoni", "investire nei tumori", sembrano la materializzazione
del peggiore degli incubi. Sbrogliare la matassa di ciò che è successo, e
soprattutto di come è potuto succedere senza che nessuno se ne accorgesse, non
è facile. Gli esperti interpellati da Panorama hanno individuato una
serie di punti deboli del sistema di cui i furbi possono approfittare. Rimborsi
gonfiati. Per capire bisogna partire analizzando il sistema dei rimborsi agli
ospedali. Ai tempi della mutua, alle cliniche andava una cifra fissa per ogni
giornata di degenza. Quel sistema incentivava una sorta di sequestro di
persona: più a lungo un paziente era ricoverato, più l'ospedale guadagnava. Per
il ricovero di un paziente con tumore riceveva quanto per uno operato di
tonsille. In seguito si è passati al rimborso a piè di lista: agli ospedali
erano pagate le spese affrontate durante l'anno. Così i conti lievitavano senza
controllo. Per porre un freno, nel 1995 sono stati scelti i cosiddetti Drg
("diagnosis related group" o raggruppamenti omogenei di diagnosi),
un'invenzione americana: alla dimissione del paziente, in base alla diagnosi e
all'intervento, a eventuali complicazioni, alle condizioni del malato,
l'ospedale riceve una certa cifra. Una sorta di listino prezzi che può produrre
due effetti, secondo Francesco Taroni, professore di medicina sociale
all'Università di Bologna: "L'aumento del numero di ricoveri e la
diminuzione della durata. Conseguenze positive se servono a smaltire le liste
d'attesa e a non trattenere inutilmente i malati, negative se i ricoveri sono
immotivati o se i pazienti vengono mandati a casa troppo presto". In più i
Drg si prestano a possibili abusi. Sostiene Americo Cicchetti, della facoltà di
economia all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma: "I Drg hanno
creato incentivi per una maggiore efficienza ma hanno anche generato meccanismi
perversi per ottenere rimborsi gonfiati". Dato che assistere un paziente
operato di appendicite costa di più se ha pure, mettiamo, il diabete, il suo
ricovero comporta una tariffa più alta. E questo può indurre in tentazione,
facendo passare per diabetico chi non lo è, o esagerando un'influenza in una
bronchite. O, ancora, far figurare il trasferimento di un paziente al reparto
di riabilitazione, rimborsato a giornate, anche se resta fermo nel suo letto (è
una delle accuse mosse agli imputati della Santa Rita). Infine, tocco di
furberia, dimettere i pazienti dal pronto soccorso a mezzanotte e 5 minuti per
far scattare un giorno di degenza. Per scoraggiare piccoli e grandi imbrogli,
innanzitutto, suggerisce Cicchetti, "il tariffario dei Drg andrebbe
aggiornato ogni 6 mesi per adeguarlo alle tecnologie che cambiano e agli
sviluppi della medicina". Una commissione ci sta lavorando, per ora senza
risultati: i membri, tutti medici, non si trovano d'accordo su quali
prestazioni devono valere di più. Il sistema dei controlli. Poi c'è il problema
di scoraggiare le truffe sistematiche. Chi deve controllare e come? "Gli
strumenti peggiori sono le denunce e le inchieste della magistratura; la logica
peggiore è quella del tutto o niente: ti faccio o non ti faccio lavorare"
sostiene Francesco Longo, direttore del Centro di ricerche sulla gestione
dell'assistenza sanitaria sociale (Cergas) della Bocconi. "A controllare
dovrebbero essere le Asl, concedendo o sottraendo incentivi". Questi,
afferma Fabio Turazza, cardiologo al Niguarda di Milano, "dovrebbero
essere finalizzati alla qualità delle prestazioni, non solo al controllo della
spesa". E se si individuano infrazioni, secondo Silvio Garattini,
direttore del Mario Negri di Milano, "devono scattare sanzioni
pesanti". Il nodo è proprio sui controlli. La Lombardia è la regione che
ne fa di più in Italia (le Asl esaminano fino al 5% delle cartelle cliniche,
contro una media nazionale del 2), ma se sono solo "formali" non è
detto che servano a molto. La verifica a campione di cartelle cliniche e schede
di dimissione (tra l'altro annunciata, non a sorpresa) nasce da esigenze
amministrative di verifica della spesa e non sempre rileva le magagne, per
esempio interventi su pazienti che non ne avevano bisogno. Ogni tanto però
qualcosa salta fuori. Nel Lazio, nell'ultimo anno, è emerso che per il 49% i
casi classificati come traumi cranici con stato di coma, ma con degenze
curiosamente brevi, altro non erano che ricoveri per lievi botte alla testa con
qualche abrasione e contusione. Altri controlli possono essere anche più
efficaci. "Come un'analisi in chiave statistica dei dati aggregati sulle
prestazioni per vedere se ci sono campanelli d'allarme" raccomanda Longo.
Un esempio evidente di intervento troppo spesso inappropriato è il taglio
cesareo, rimborsato in alcune regioni assai di più del parto naturale. Secondo
l'Oms, un tasso di cesarei superiore al 15% è anomalo. In Italia la media è del
32, superiore al Sud, con punte del 62% in Campania. Le soluzioni delle
Regioni. Alcune regioni hanno attivato sistemi per individuare le sacche di
mediocrità. L'Agenzia di sanità pubblica della Regione Lazio ha istituito un
sistema di 42 indicatori per valutare la qualità delle prestazioni: si
controlla che la mortalità a 30 giorni da un bypass aortocoronarico, la
tempestività dell'intervento per frattura del femore, la riammissione in
ospedale dopo una colecistectomia non superino standard fissati a livello
internazionale. "Nel Lazio stiamo valutando l'opportunità di fissare una
soglia: gli ospedali che non raggiungono una certa percentuale di esiti
virtuosi chiudono il reparto" dice Carlo Perucci, direttore del dipartimento
di epidemiologia della Asl Roma/E. Sistemi simili hanno attuato Emilia-Romagna,
Toscana, Piemonte. Un altro di tipo di controllo è legato al cosiddetto
accreditamento, l'iter attraverso il quale le regioni riconoscono a strutture
già autorizzate, cioè in possesso di requisiti minimi uguali in tutta Italia,
caratteristiche di qualità aggiuntive per esercitare l'attività per conto del
servizio sanitario nazionale. Ogni regione pretende il rispetto di requisiti di
accreditamento diversi, da quelli puramente formali, come il numero di bagni in
rapporto ai posti letto, ad altri più sostanziali. La Lombardia è stata la
prima ad avviare il processo di accreditamento, basato su requisiti di
carattere gestionale, cui si è poi aggiunta la certificazione di qualità
secondo il sistema Iso. In alcune regioni, come la Sicilia, il processo non è
neppure iniziato per le strutture pubbliche (la scadenza è fissata a dicembre
2009), mentre le private hanno completato l'iter a giugno 2007, per un totale
di 1.683 cliniche cui è stata concessa l'autorizzazione. "In
Emilia-Romagna verifichiamo il rispetto di standard gestionali, come pure
quello di requisiti per diverse specialità correlati a indicatori di
performance: come la mortalità per gli interventi di cardiochirurgia o il tempo
che intercorre tra una diagnosi di tumore al polmone e l'intervento"
riferisce Renata Cinotti, responsabile dell'area accreditamento e qualità
dell'agenzia sanitaria dell'Emilia-Romagna. Questa regione è capofila in Italia
di un progetto interregionale per la formazione di valutatori da ingaggiare nei
controlli della qualità degli ospedali. C'è inoltre un problema di
programmazione. Se, per fare un esempio, in Lombardia si è autorizzata
l'apertura di 21 reparti di cardiochirurgia, mentre alcuni esperti stimano che
ne basterebbe la metà per un bacino di 9 milioni di abitanti (vengono infatti
operati molti pazienti di altre Regioni), c'è forse da aspettarsi che le sale
operatorie cerchino di funzionare a più non posso. "Il criterio della
produttività, da quando gli ospedali sono diventati come aziende, vale sia nel
pubblico sia nel privato" aggiunge Ettore Vitali, cardiochirurgo passato
dall'ospedale milanese Niguarda alle cliniche Gavazzeni di Bergamo. Una nota
dolente che vale solo per la sanità privata è il tipo di contratto tra la
clinica e il medico. Mentre negli ospedali pubblici il 20% al massimo dello
stipendio può derivare da incentivi basati sulla produttività, nel privato in
teoria non ci sono limiti. "Se il medico è una persona perbene, il
meccanismo è benevolo. Se non lo è . l'appetito, si sa, vien mangiando"
commenta l'oncologo Ermanno Leo, dell'Istituto dei tumori di Milano. Alla Santa
Rita, secondo gli inquirenti, la disinvoltura nell'usare il bisturi poteva
portare lo stipendio di alcuni medici da 2mila euro fino a 20mila. La gestione
delle spesa sanitaria. A incidere sono anche questioni di politica economica.
Ci sono regioni, come la Lombardia, in cui il fatturato per la spesa sanitaria
ha un tetto unico per ospedali pubblici e privati, superato il quale le
prestazioni vengono rimborsate meno. Questo sistema vuole promuovere la
concorrenza e migliorare i servizi. Il rischio è che certe piccole strutture
private operino a più non posso senza subire gli effetti negativi
dell'abbassamento dei rimborsi, penalizzazione che si diluisce nel totale a
disposizione di tutti gli ospedali. "Nel caso di un tetto di fatturato per
ogni struttura, meccanismo molto più rigido e contrario alla concorrenza,
aumentare il numero dei casi diventa invece inutile, perché non porta benefici
economici" ritiene Taroni. Trovare soluzioni facili per sistemi complessi
come quelli sanitari è arduo. Ma vengono in mente le parole profetiche di
George Bernard Shaw nel Dilemma del dottore: "Che una nazione ragionevole,
avendo osservato che ci si può procurare il pane offrendo un interesse
economico ai fornai che ce lo fabbricano, seguiti a offrire a un chirurgo un
interesse per le gambe che ci amputa, è quanto basta per farci disperare
dell'umanità politica". (hanno collaborato Donatella Marino e Fabio
Turone).
( da "Panorama.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Rai, il giudice dà ragione a Saccà: torni al
lavoro Posted By redazione On 30/6/2008 @ 17:46 In Headlines | No Comments Il
giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, ha accolto il ricorso dei
legali di Agostino Saccà contro la sospensione da direttore di RaiFiction e ne
ha ordinato la riammissione in servizio. Nell'ordinanza, resa nota oggi dai
legali di Saccà - Federico Tedeschini e Nicola Petracca -, il giudice del
lavoro si è espresso in accoglimento del ricorso degli stessi legali contro gli
effetti della sospensione cautelativa dello stesso Saccà decisa dalla Rai. In
sostanza il giudice ordina all'azienda di viale Mazzini la riammissione in
servizio dello stesso Saccà "nel ruolo precedentemente svolto"
ritenendo che le opinioni della parte resistente, cioè dell'azienda, non siano
condivisibili. La Rai aveva avviato la contestazione disciplinare a Saccà, con
relativa sospensione cautelativa, il 21 dicembre del
( da "Corriere.it" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
In tv E Beha
al Tg3: insulto non fuori luogo Il giornalista: la parola magnaccia è forte ma
non impropria ROMA Si parlava dell'arbitro Rosetti in finale agli Europei. Poi
della "cinica" Germania "che non è giusto definirla così" e
d'un tratto il Berlusconi "magnaccia" è rispuntato a tradimento anche
lì. Ieri, angolo sportivo del Tg3 della sera, in studio Giuliano Giubilei che
chiacchiera con Oliviero Beha. Tutto scorre quieto finché il giornalista-
polemista (a lungo tenuto fuori dallo schermo) si avvita in un ragionamento
semantico- calcistico: "Al termine cinico si dà un valore positivo, che
francamente mi fa preoccupare...". Poi prepara il terreno: "Visto che
di parole si campa e con le parole si comunica e che nella storia più
importante di questo tg di ieri e di oggi c'è la parola usata da Di Pietro
verso Berlusconi... ". Ed ecco il messaggio mica tanto subliminale:
"Attenzione, una parola volgare, che noi due probabilmente non avremmo
usato, però non è così lontana dal tono delle
intercettazioni che abbiamo visto". Più tardi. Scusi, Beha, ma lei che
voleva dire? Che Di Pietro ha sbagliato nella forma ma ha colto la sostanza?.
Avete capito male, replica l'autore di "Il paziente italiano. Da
Berlusconi al berlusconismo passando per noi", che spiega: "Ho detto
che quel termine forte, magnaccia, non l'avrei usato. Ma che non è
semanticamente remoto". Eh? "È una parola che può anche venire in
mente a qualcuno per descrivere una situazione, come quella che risulta dalle
intercettazioni, che mi pare brutta e che manda cattivo odore. Va bene così? Un
giudizio olfattivo". Si è perso la diretta il direttore del Tg3, Antonio
Di Bella, che però precisa: "Siamo stati molto prudenti nell'uso delle
parole, in titoli e servizi, più di altri. Abbiamo preferito il sinonimo:
protettore di Veline". Secondo il consigliere Sandro Curzi "Beha è un
giornalista brillante, vuol farsi capire, faceva un esempio, nessuno pensa
davvero che Berlusconi sia un magnaccia, io poi quello che dice Di Pietro non
lo condivido mai". Giovanna Cavalli stampa |.
( da "Giornale.it, Il" del 30-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 26 del
2008-06-30 pagina 0 Le tappe della vicenda di Redazione Agostino Saccà è
indagato per corruzione dalla procura di Napoli, che ne ha chiesto il rinvio a
giudizio perché - secondo i magistrati - avrebbe favorito alcune attrici
segnalate da Silvio Berlusconi in cambio della promessa di un sostegno da parte
del Cavaliere alle sue attività private Roma - Agostino Saccà è indagato per
corruzione dalla procura di Napoli, che ne ha chiesto il rinvio a giudizio
perché - secondo i magistrati - avrebbe favorito alcune attrici segnalate da
Silvio Berlusconi in cambio della promessa di un sostegno da parte del
Cavaliere alle sue attività private. La pronuncia del gup sul caso - movimentato dalla pubblicazione di stralci di intercettazioni
telefoniche tra Saccà e Berlusconi - è prevista l'8 luglio. Il procedimento
disciplinare Parallelamente all'indagine, la Rai ha aperto il 21 dicembre 2007
un procedimento disciplinare a carico di Saccà, che si era intanto autosospeso
da responsabile di Rai Fiction, per valutare le eventuali violazioni del codice
etico aziendale. Una prima fase dell'indagine interna - che ha preso in
esame circa 1.500 pagine di documentazione, messe a disposizione di Viale
Mazzini dalla procura di Napoli - si è conclusa senza decisioni da parte del
vertice aziendale. Il 30 aprile, infatti, dopo la discussione in consiglio di
amministrazione sulle carte dell'indagine, dalle quali sarebbero emerse alcune
violazioni del codice etico da parte del dirigente, il direttore generale
Claudio Cappon ha deciso di attendere gli esiti del procedimento penale - e
dunque la pronuncia del gup - per acquisire "ulteriori elementi
probatori". Una documentazione arrivata in Rai nelle scorse settimane e
ora all'esame delle strutture competenti. Il ricorso di Saccà Saccà, che
attraverso i suoi legali ha contestato in più di un'occasione le
"violazioni di ordine procedurale e sostanziale" della procedura
disciplinare, si è rivolto così al giudice del lavoro con un ricorso d'urgenza
(ex articolo 700 del Codice di Procedura Civile) per costringere la Rai a
pronunciarsi sul suo destino. Oggi il deposito della pronuncia del giudice. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 30-06-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)
Argomenti: Intercettazioni
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