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tARTICOLI DEL 3-7-2008 #TOP
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Articoli
Intercettazioni (101)
Intercettazioni, stop di Fini
( da "Stampa,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Protestano Casini e Veltroni Intercettazioni, stop di Fini Berlusconi vuole un decreto ma il presidente della Camera frena Berlusconi aveva pronto il decreto sulle intercettazioni, perché ci sono i requisiti di urgenza e necessità, ma Fini lo ha bloccato. Ieri il presidente della Camera gli ha espresso tutti i suoi dubbi.
Saccà
beato ( da "Unita, L'"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Da questi dati drammatici si ricava innanzitutto la grave emergenza intercettazioni, giustamente denunciata da Berlusconi per pretendere il decreto. Il premier è evidentemente stanco di dover provvedere personalmente alla sistemazione delle tante veline che, per un motivo o per l'altro, richiedono il suo interessamento.
Veltroni
e Casini: fermiamo l'esproprio del Parlamento Lettera a Fini: Il governo
impedisce di discutere, ignorati i problemi degli italiani . Napolitano apre al
lodo Alfano ( da "Unita, L'"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Ma Berlusconi iniste con le sue particolarissime priorità: a cominciare dalla nuova normativa sulle intercettazioni che vorrebbe imporre per decreto. Da Napolitano, intanto, nessuno stop al cosiddetto "lodo Alfano" sulle immunità per le alte cariche dello Stato. alle pagine 4, 5 e 6.
Lettera
comune a Fini: altro che intercettazioni le priorità del Paese sono salari e
sicurezza No a strozzare la voce dell'opposizione
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Stai consultando l'edizione del Lettera comune a Fini: altro che intercettazioni le priorità del Paese sono salari e sicurezza No a strozzare la voce dell'opposizione.
Ricatti
di Fede: se mando in onda le telefonate degli altri?
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: I punti chiave della giornata erano tre: le intercettazioni abolite per decreto-legge, un orrore costituzionale con cui Berlusconi spera di tirarsi fuori a razzo dai suoi guai giudiziari, che non ha alcuna "urgenza" e che potrebbe persino avere effetti retroattivi (all'orrore non c'è fine);
Intercettazioni,
tutti in piazza se il decreto diventa esecutivo
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: limitazione delle intercettazioni preoccupa anche i magistrati e gli editori. "Bisogna trovare un punto di equilibrio - ha spiegato Luca Palamara, presidente dell'Anm, nel corso del dibattito - le intercettazioni come strumento investigativo vanno difese. Si possono pensare a correttivi come le udienze filtro in cui si decida le telefonate utili al processo e quelle penalmente irrilevanti"
Il
Colle autorizza il lodo Alfano Sarà inflessibile sul decreto salvaprocessi
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: che arriverà a giorni sul suo tavolo per la firma finale come del ventilato decreto legge sulle intercettazioni che domani potrebbe essere portato al vaglio del Consiglio dei ministri sempre che si riescano ad individuare i motivi d'urgenza che possano giustificare una tale iniziativa. Al momento non è dato sapere come il Cavaliere andrà avanti nella strenua difesa di se stesso.
Subito
in piazza, con questo berlusconismo in autunno rischia d'essere troppo tardi
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Che ci sono le condizioni per potere fare un decreto legge sulle intercettazioni. Non ti sembra un ottimo esempio dell'attenzione del premier nei confronti dei problemi dei cittadini nel suo Paese?" Sono anni che ci provano a soffocare intercettazioni telefoniche e libertà di stampa nel pubblicarle. Ora si è arrivati allo scandalo della vicenda Rai.
Altolà
di Veltroni e Casini: nessuno espropri il Parlamento
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: i magistrati debbono poter intercettare tutto quello che ritengono sia necessario alle indagini; ma al tempo stesso debbono essere responsabili di garantire la riservatezza delle intercettazioni". Il problema, dice Veltroni, è più complessivo: "Sono sbagliate le gerarchie, le priorità del governo, concentrato sulla giustizia mentre le priorità degli italiani sono i salari,
Intercettazioni,
scontro Berlusconi-Fini Il presidente della Camera: sul decreto non ti
appoggio. Premier braccato dallo spettro fuga di notizie su di lui
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Roma LA SCACCHIERA Silvio vorrebbe a tutti i costi trasformare in decreto il ddl sulle intercettazioni, così da mettere il bavaglio alla stampa su esplosive intercettazioni, personalmente rilevanti. Ma il presidente della Camera, Fini, gli ha fatto capire che non è il caso di impuntarsi sul decreto. Sul piano politico peggiorerebbe il clima e romperebbe i rapporti col Quirinale.
La
scure dei processi e le mosse del Cavaliere
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Sulle intercettazioni si capirà domani, al Consiglio dei ministri, se prevarrà la linea dello scontro, perfino con il Colle, o quella che consiglia qualche prudenza. La difficoltà di convertire in legge il decreto entro settembre, con la pausa estiva del Parlamento, non è l'unico fattore che pesa sulle scelte del Cavaliere.
Il
Pd: cosa voleva smorzare Saccà? ( da "Unita, L'"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: ROMA "Nelle telefonate intercettate con il consigliere Urbani, Agostino Saccà, oltre a ricordare il suo grave tentativo di oscurare Biagi, si vanta di aver smorzato tante cose nel 2001, ovvero nella delicata e importante fase delle elezioni politiche . L'azienda indaghi".
Il
bavaglio ai giornali ( da "Unita, L'"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: conviene ripetere fino alla noia che le intercettazioni hanno consentito la cattura di Riina, di Provenzano, di Lo Piccolo, di Busca. Obiezione immediata: quelle saranno ancora possibili. Già, ma non ci saranno intercettazioni per i reati-satellite, per le estorsioni, le richieste di "pizzo", lo sfruttamento della prostituzione, la bancarotta fraudolenta,
Attacco
al Csm ( da "Unita, L'"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Il parere espresso nel dicembre 2006 sul disegno di legge in tema di intercettazioni (ministro Mastella) manifestava preoccupazione per il "regime di indifferenziato divieto di pubblicazione degli atti "anche per riassunto" ... con evidente compressione dei valori riconducibili all'art. 21 Cost.". Nel parere sull'organizzazione del p.
Una
fiction non si nega a nessuno ( da "Unita, L'"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: a parlare di intercettazioni e raccomandazioni, a tu per tu coi telespettatori? Berlusconi ha optato per la seconda. I Tudor e gli scandali alla corte di Enrico VIII, compresi errori storici e scene hard, possono attendere: stasera su Canale 5 ci sarà lui, in una puntata speciale di Matrix, a parlare di altri scandali,
La
salvaprocessi farà sparire il reato di disastro ambientale
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: il combinato disposto del taglia-processi e disegno di legge sulle intercettazioni, mette a rischio le inchieste passate e future. Se non si potrà intercettare chi non rischia almeno dieci di carcere, allora la faranno franca tutti coloro che avvelenano intere comunità per risparmiare sullo smaltimento dei propri scarti di lavorazione.
Una
delle più gravi conseguenze del decreto così fortemente voluto dal premier E se
si bloccano le intercettazioni sarà buio pesto
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Stai consultando l'edizione del Una delle più gravi conseguenze del decreto così fortemente voluto dal premier E se si bloccano le intercettazioni sarà buio pesto.
È
un via libera allo smaltimento illegale
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: non si potevano usare le intercettazioni e neppure chiedere la collaborazione dell'Interpol. Dopo il 2001, grazie a un emendamento al decreto Ronchi bis che ha innalzato le pene, presentato tra l'altro da un senatore di Forza Italia, Luigi Manfredi, un ex generale, la magistratura ha potuto muoversi e il fenomeno si è in parte ridotto,
L'invasione
delle ultragnocche ( da "Unita, L'"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: si fa un uso politico delle intercettazioni". Ma se denunciare l'uso politico dei pentiti, dei testimoni e delle toghe rosse è facile, dimostrare che pure le microspie si mettono d'accordo per incastrare gli avversari politici è decisamente più arduo. Qui non è la parola di un altro contro la tua: è la tua parola contro la tua.
Intercettazioni,
stop a berlusconi ( da "Repubblica, La"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Napolitano dà via libera al lodo Alfano sull'immunità Intercettazioni, stop a Berlusconi Fini: no al decreto. Veltroni e Casini: non espropriate il Parlamento ROMA - Perde quota la possibilità di affidare a un decreto legge la stretta sulle intercettazioni. Gianfranco Fini ha spiegato infatti che alla Camera non ci sarebbero i tempi per la conversione.
Intercettazioni,
il decreto perde quota via libera di napolitano al lodo alfano - liana milella
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Intercettazioni, il decreto perde quota via libera di Napolitano al lodo Alfano Scontro alla Camera sul blocca processi. Il Pdl attacca Mancino Il comunicato del Quirinale: il via libera al disegno di legge legato a una prima analisi Il giudice Gandus nominata presidente di sezione del tribunale LIANA MILELLA ROMA - Calendario parlamentare in una mano,
"espropriato
il parlamento" l'affondo di veltroni e casini - giovanna casadio
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: poi di procedere con decreto sulle intercettazioni. "Non si capisce perché dal momento che hanno una maggioranza tanto ampia", ha commentato spesso il segretario dei Democratici. Parlano anche di questo Veltroni e Casini, e della Rai. Sulle intercettazioni, il segretario del Pd è tranciante: "Le intercettazioni sono il problema centrale di una persona e non di milioni di italiani.
Fini
e letta bloccano il blitz del cavaliere "meglio accelerare lo scudo, voto
entro un mese" - claudio tito
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: ipotesi decreto Nel pranzo a tre a Montecitorio salta l'ipotesi del decreto sulle intercettazioni CLAUDIO TITO ROMA - "Non ci sono le condizioni oggettive per fare un decreto". Gianfranco Fini dice "no". Un provvedimento d'urgenza per bloccare le pubblicazioni delle intercettazioni non è ipotizzabile. Almeno in questo momento.
La
fnsi: pronti a scendere in piazza anche gli editori lanciano l'allarme
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Unione Nazionale dei Cronisti promettono di assediare Palazzo Chigi se il bavaglio alle intercettazioni passerà per decreto. E assicurano che quella che seguirà sarà una mobilitazione dura, compatta e lanciata su tutti i fronti, dallo sciopero ai sit-in nelle piazze "perché la gente sappia che con la scusa della privacy il governo tutela in realtà solo pochi utenti".
Politica,
donne e televisioni - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: disperata corsa contro il tempo che vengano rese note le intercettazioni telefoniche fra lui o i suoi sodali e alcuni dirigenti della Rai, in modo da occultare l'intrigo di rapporti, collusioni e complicità che avviluppa il duopolio televisivo. Ed è sintomatico che Berlusconi abbia scelto un set come l'inceneritore di Acerra, paradigma dell'immondizia che inquina la nostra vita politica,
Il
principe senza legge - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: colpita non solo e non tanto dalle intercettazioni, per la cui diffusione lo scandalo è massimo, ma dalla implacabile, continua raccolta e conservazione per anni dei dati riguardanti telefonate, sms, accessi a internet, che davvero configurano una società del controllo e di cui nessuno sembra preoccuparsi.
Quale
conflitto blocca il traffico - nino blando
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: nonostante i ritorni di fiamma di questi giorni fra intercettazioni, lodi Schifani e hot line ministeriali. Né, tantomeno, qui si vuole disconoscere che un sistema democratico, per differenziarsi, abbia necessariamente bisogno di pesi e contrappesi. Ma non c'è dubbio anche che, così com'è oggi, il nostro sistema è inceppato.
Idee
per un partito riformista - ivano russo
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: che consentano di intercettare le premialità previste oggi da Bruxelles in una nuova cornice normativa molto più rigida e attenta alla potenziale sostenibilità pluriennale della spesa autorizzata. Anche sul piano del governo per le grandi opere, occorrerà avanzare proposte argomentate ed eventuali critiche in maniera seria e rigorosa.
Il
mezzogiorno di nelson moe - luigi carbone
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Biutiful cauntri": l'intercettazione telefonica in cui si sente l'accento veneto di un imprenditore che si accorda con un camorrista". Ma c'è anche un altro dato che Moe intende sottolineare, l'ingresso della globalizzazione nella questione meridionale. "E questo nel best-seller di Saviano traspare in maniera evidente".
La
culmv a merlo: "pagaci la rata del multipurpose" - massimo calandri
marco preve ( da "Repubblica, La"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: E tutto avviene mentre lo scandalo del Multipurpose, le polemiche sulle intercettazioni, i presunti accordi illegali e il sequestro del denaro stanno per giungere al vaglio dei giudici. I lavoratori della Culmv sventolano il contestatissimo accordo del giugno 2006: 1.728.000 euro a suo tempo garantiti dal comitato portuale.
La
gang dei predatori di container rubavano anche le casse da morto
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: sono tantissime le trascrizioni delle telefonate intercettate nelle quali i ladri parlano con un gergo particolare e definiscono "palude" e "grotta" i nascondigli della merce. Della base facevano invece parte una cinquantina tra "uomini di fatica" e ricettatori più o meno abituali, tra questi ultimi in particolare, un gruppo di sei casalinghe agguerrite nel commissionare i furti,
"il
mio è un genoa da europa gasperini non ci tradirà mai" - gessi adamoli
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Intercettazioni, cimici, spiegamento di uomini e soldi per indagare su quello che è considerato un reato minore". Ora è un po' più sereno? "No, sono sempre incazzato nero: non mi è andato giù il rinvio del processo di secondo grado. Anche se non mi aspetto molto dall'appello che si terrà a Genova.
Quando
l'onorevole scopre l'sms ( da "Sole 24 Ore, Il (Nòva24)"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Schierato in difesa delle intercettazioni forse non sa che potrebbero trovare i suoi Sms tra quelli arrivati su un'infinità di utenze scottanti, nel settore delle comunicazioni non risulta ancor aver preso posizione sull'illecito utilizzo dei "messaggini" a dispetto della privacy e –
Stop
al carcere duro per madonia il mafioso che uccise dalla chiesa - salvo
palazzolo ( da "Repubblica, La"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Palermo parlano chiaro: "Nino, Totuccio e Pippo citati nelle intercettazioni dell'operazione Gotha, del luglio 2006, non sono altri che Madonia Antonino, Biondino Salvatore e Calò Giuseppe". Nella loro prima valutazione, i giudici del tribunale di sorveglianza di Roma avevano accolto le indicazioni dei colleghi di Palermo.
Mentana:
"Non sarò il megafono" premier potrebbe annullare Matrix
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: quelle intercettazioni "penalmente irrilevanti" che stanno sulla bocca di tutti. La strategia l'ha messa a punto per tutto il pomeriggio col suo staff a Palazzo Chigi. Dossier sui temi roventi di giustizia e ddl intercettazioni, sull'acerrimo nemico Di Pietro, certo, un incontro col ministro Tremonti per rinfrescare la manovra economia,
Nomine
e trame, la lobby di Saccà "Tranquilli, parlo io con Berlusconi"
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Le intercettazioni della Procura di Napoli - appena arrivate in Rai - rivelano che questa costola socialista di Forza Italia mette bocca su tutto. Trama per cambiare il direttore generale; prova a condizionare ogni singola nomina; raccoglie e distribuisce informazioni.
E
a tavola Piersilvio contestò papà "Non voglio Agostino in azienda"
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazioni della procura di Napoli, sottoposte ora al vaglio dei componenti del comitato etico. Tra queste ce ne sono due che riguardano anche uno dei quattro giudici che dovranno decidere sulle contestazioni mosse al direttore di Rai Fiction dal direttore generale Claudio Cappon ("Saccà ha assunto iniziative funzionali agli interessi non della Rai ma di Berlusconi e del suo
Il
costo della vita batte il lavoro Poco interesse per la giustizia
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: ROMA - Non ci sono le intercettazioni e neanche una nuova legge sull'immigrazione. In testa alle priorità degli italiani restano le tematiche economiche. Il miglioramento delle condizioni di vita e l'aumento dei salari sono gli interventi che il 69% dei cittadini chiede al governo.
Malgieri:
derubato dei testi delle telefonate
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Il consigliere Rai Gennaro Malgieri chiede una nuova copia delle ultime intercettazioni che la Procura di Napoli ha spedito all'azienda. La copia che Malgeri aveva ricevuto in consiglio è sparita dal cassetto del suo ufficio. Sparizione che sarebbe stata anche denunciata alla Polizia.
"un
potentissimo mi ordinò: prendi quella ragazza"
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Dalle intercettazioni sembra che le "soubrette" siano poi approdate in politica. "Dicono che ci sia anche una ministra. Non ho capito se è la bruna o quella dai capelli rossi... In ogni caso io sono contraria alla pubblicazione delle intercettazioni private, intime.
Colombia,
con un blitz militare liberata Ingrid Betancourt
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Intercettazioni: è scontro Ok del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano alla trasmissione al Parlamento del Ddl Alfano sullo "scudo" per quattro alte cariche istituzionali.Intercettazioni: il Governo mantiene l'ipotesi-decreto ma è rebus sui tempi e Fini frena.
Decreto
intercettazioni Fini e la Lega frenano
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: REDAZIONALE Giustizia Il premier oggi a Matrix Decreto intercettazioni Fini e la Lega frenano Napolitano autorizza il ddl sul lodo Alfano ROMA - Il presidente Napolitano ha autorizzato la presentazione del ddl che sospende i processi per le alte cariche dello Stato. Veltroni e Casini in una lettera a Fini accusano il governo.
Le
talpe, gli amici Usa Alla fine gli 007 hanno beffato le Farc
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: utilizzati per acquistare sofisticati strumenti per intercettare comunicazioni radio e satellitari. Materiale fornito sia alle unità anti-terrorismo che all'aviazione. Una piccola fetta dell'aiuto - circa 75 milioni di dollari stanziati dal Dipartimento della Giustizia statunitense - sono invece serviti per pagare robuste ricompense a chi accettava di collaborare con le autorità.
Giustizia
Premier in tv ( da "Corriere della Sera"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-03 num: - pag: 5 categoria: BREVI Giustizia Premier in tv \\ Necessità e urgenza Credo che la necessità e l'urgenza, specie dopo le ultime intercettazioni, siano sotto gli occhi di tutti. Bisognerà valutare i tempi in vista della pausa estiva Angelino Alfano.
La
Spagna non vince la partita dell'export
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: La Spagna è stata molto abile nell'intercettare e mettere a buon frutto i finanziamenti europei (a differenza dell'Italia); inoltre è diventata sempre più forte nel turismo (mentre noi abbiamo fatto vistosi passi indietro) ed è stata capace di sfruttare la sua buona situazione finanziaria per sostenere efficacemente lo sviluppo della propria economia,
Intercettazioni,
Fini e Lega frenano il premier ( da "Corriere della Sera"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: REDAZIONALE Intercettazioni, Fini e Lega frenano il premier "Concordia istituzionale, no al decreto o è lite con il Colle". Berlusconi anti giudici in tv: non mi farete fuori Pranzo tra il Cavaliere e il presidente della Camera Si allontana l'idea del dl: tra le ipotesi, limitarlo al divieto di pubblicazione ROMA - Si deciderà solo domani,
Colombia,
blitz dei militari La Betancourt torna a casa
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettate le comunicazioni della guerriglia. Il ministro: "è stato come un film" RIO DE JANEIRO - Libera. Anzi, liberata dall'esercito colombiano, insieme a un gruppo di altri 14 ostaggi. La notizia della fine della prigionia di Ingrid Betancourt, dopo sei anni e mezzo, viene annunciata a sorpresa in Colombia nel pomeriggio di ieri,
Lodo
Alfano, il via libera del Colle ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: preannunciato decreto intercettazioni abbia incontrato un ostacolo insormontabile: il tempo troppo stretto e il "no" del Capo dello Stato. Per riuscire a bloccare la pubblicazione delle intercettazioni galeotte, il provvedimento dovrebbe infatti entrare in vigore subito, perché domani si celebrerà, a Napoli, l'udienza preliminare per decidere il rinvio a giudizio di Berlusconi e Saccà.
E
la piazza dei Girotondi tenta i fedeli di Walter
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: il decreto sulle intercettazioni. Il senatore Felice Casson concorda con Di Pietro su tutta la linea, tranne i toni: "Solo per questo non andrò". Gerardo d'Ambrosio è "in sintonia perfetta con le ragioni della piazza" e un altro magistrato-senatore veltroniano, Gianrico Carofiglio, si dice "interessato, sto riflettendo".
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-03 num: - pag: 6
Il retroscen... ( da "Corriere della Sera"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Ecco perché era giunto da Fini con il testo del provvedimento che vieta la pubblicazione delle intercettazioni, redatto la notte prima dal ministro della Giustizia. E per Berlusconi le intercettazioni che "circolano nei giornali" sono "illegali". Di più: "è tutto illegale, Gianfranco. Questa non è una inchiesta giudiziaria, sa tanto di operazione spionistica, di golpe.
Asse
tra Veltroni e Casini per smarcarsi da Di Pietro
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Non si fa cenno al lodo Alfano né alle intercettazioni – "sono la priorità solo del premier, non del Paese" – ma si punta l'indice contro una manovra che "deve essere profondamente corretta perché non centra l'obiettivo di aumentare salari e pensioni, perché invece di diminuire le tasse le aumenta dello 0,2%, perché taglia i fondi alla scuola e alla sicurezza,
In
Tv Berlusconi dovrà parlare da statista, non da parte in causa
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: le intercettazioni pubblicate e quelle minacciate, i decreti invece dei disegni di legge... Tutto si mescola e concorre a creare un'atmosfera cupa. Soprattutto a dare l'idea che il tema centrale del Parlamento non siano più le riforme, bensì l'eterna gara frai magistrati che incalzano e Berlusconi che si difende con affanno.
Saccà
oggi rientra in Rai Ricorso al Garante privacy
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Saccà si è rivolto al Garante della privacy per sapere se l'utilizzo che la Rai sta facendo delle intercettazioni messe a disposizione dalla procura di Napoli – che conduce l'inchiesta contro Saccà per corruzione – è "corretto" oppure c'è "una violazione dei diritti costituzionali e di quelli previsti dallo statuto a tutela dei lavoratori".
Saccà
fa un esposto al Garante per la privacy
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Autorità garante per la privacy contro l'uso che la Rai sta facendo delle intercettazioni telefoniche messe a disposizione dalla Procura di Napoli. Saccà intende chiarire se si tratti di una procedura "corretta" o se sia "una violazione dei diritti costituzionali e di quelli previsti dallo statuto a tutela dei lavoratori".
La
Guzzanti: per il Pd noi 4 gatti? Ricordo che loro scalavano banche
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: è grazie alle intercettazioni che sono state fermate le scalate alle banche da parte di Berlusconi, della Lega e del Pd, grazie alle intercettazioni e soprattutto grazie al fatto che siano state rese pubbliche a mezzo stampa Fazio è stato costretto a dimettersi e ora ci troviamo con Draghi che è onesto e capace.
<L'ho
contattato io Le telefonate? È solo gusto da guardoni>
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: di questo clima avvelenato, del dialogo interrotto con Veltroni, delle intercettazioni e di Saccà, del processo Mills, di Napoli, del lodo Schifani e ora Alfano, dell'esercito in strada, della cordata Alitalia, del contrasto col Csm e dei rapporti con Napolitano. Mercoledì prossimo comunque ospito Walter Veltroni, bene così?
Film
e programmi ( da "Corriere della Sera"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: parlerà anche di intercettazioni) è il tema centrale del programma condotto da Enrico Mentana (foto) che avrà come ospite il premier Silvio Berlusconi. Matrix Canale 5, ore 21.10 Jennifer Love Hewitt parla con i morti Al via la seconda serie del telefilm con Jennifer Love Hewitt (foto) nei panni di Melinda Gordon, una donna che può comunicare con gli spiriti delle persone morte.
Buone
maniere ( da "Corriere della Sera"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Come non esorbiterebbe qualora, in futuro, dovesse segnalare l'assenza dei necessari presupposti costituzionali in un qualunque decreto legge, che fosse riferito a tematiche (ad esempio quella delle intercettazioni telefoniche) non riconducibili all'area dei "casi straordinari di necessità e di urgenza".
Intercettazioni
Fnsi: <No alle censure> ( da "Corriere della Sera"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: REDAZIONALE Informazione Intercettazioni Fnsi: "No alle censure" Manifestazioni e scioperi, ma solo come ultima carta. La Federazione nazionale della stampa (Fnsi) si prepara a una lunga battaglia per impedire che il provvedimento sulle intercettazioni venga varato sotto forma di disegno di legge o, come è più probabile, di decreto legge.
Fotografo
intercetta Clooney in moto: appiedato
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: inseguitore Fotografo intercetta Clooney in moto: appiedato COMO - Giro del lago in moto con fuoriprogramma ieri per George Clooney, da qualche giorno di nuovo in vacanza nella sua villa di Laglio. In sella alla sua Harley Davidson, il divo ha percorso tutta la statale Regina, diretto verso le montagne della Valtellina.
LUIGI
EINAUDI ( da "Corriere della Sera"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: it INTERCETTAZIONI Furti con il cellulare I genitori rom che dirigevano col cellulare i furti nelle case dei figli minorenni hanno sbagliato i tempi. Se avessero aspettato l'approvazione della legge blocca-intercettazioni non sarebbero mai stati scoperti e arrestati.
CITTADELLA
DELLA GIUSTIZIA SI RISCHIA UN ALTRO RINVIO
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: oggi le priorità sulla giustizia sembrano più le intercettazioni telefoniche) e sugli investimenti pubblici è legittimo avere qualche riserva: ci sono i soldi o servono altrove? Nell'immensa area tra Porta Vittoria e Rogoredo intanto il boom edilizio svanisce con la crisi degli immobiliaristi: i cantieri di Coppola sono fermi da quando il costruttore è agli arresti,
DIARIO
DI UN CURATO DI CAMPAGNA ( da "Giornale.it, Il"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: San Tommaso: pubblicate sui Vangeli le intercettazioni dei suoi dubbi. Considerato inaffidabile. Arrestato. San Francesco: ha predicato la giustizia sociale senza favorire alcuna scalata all'Unipol. Interdetto dalla pubblica amministrazione. Sant'Ignazio: un passato nelle forze armate.
Botte
da orbi per il recupero crediti ( da "Giornale.it, Il"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: 03 pagina 3 Botte da orbi per il recupero crediti di Stefano Vladovich Intercettazioni e pedinamenti inchiodano una banda di Tarquinia Fra i loro clienti persino un principe del foro di Civitavecchia. Un noto avvocato che per convincere un assistito a pagargli una parcella al nero non si fa scrupolo di assoldare un gruppo di delinquenti.
Il
gatto e la volpe <svuotavano> i container
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: solo nomi ma anche frasi in codice emergono dalle numerose intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite dai militari della Guardia di finanza del Gruppo Genova che hanno condotto un anno di indagini per smantellare un'organizzazione radicata nel nord Italia, con propaggini anche in Calabria. Un'organizzazione a carattere piramidale quella emersa dalle indagini dell'operazione "
Corri
Silvio, la riforma adesso o mai più
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Subito decreto legge contro le intercettazioni e galera per chi le usa, ad effetto immediato. Secondo: la riforma della giustizia, separazione di carriere e funzioni, subito: con un altro sfrontato e spavaldo decreto legge ad effetto immediato. La gente si è rotta francamente le scatole e vuole vederci fare al governo ciò per cui ci ha votato.
Intercettazioni,
il decreto rischia l'ingorgo in aula Alfano: urgenza evidente
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: da un lato limiteranno tempi e termini di utilizzo delle intercettazioni, "riducendo i costi" e, dall'altro, inaugureranno un Sistema unico delle intercettazioni, che coordinerà in un solo centro di costo tutte le operazioni tecniche contabili e di noleggio. Oggi, infatti, le intercettazioni sono gestite da 166 entità diverse, con "notevoli diseconomie".
<La
sai l'ultima?>, impazza il toto-gossip
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Sai cosa si dice nella nuova intercettazione?". Insomma, la sai l'ultima? La risposta cambia, magari a seconda dei gusti: "Sì, si dice che ci sia di mezzo una soubrette". "No, è un'attrice". "Forse è così, ma in una si parla di chi sa fare meglio una certa cosa". "Ma dai, io però preferisco quella sulla ministra nominata perché lavorava bene.
Berlusconi:
gli italiani con me, vado avanti ( da "Giornale.it, Il"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazioni (con un decreto legge) sia intervenendo a Matrix, dove dovrebbe spiegare "agli italiani" le sue ragioni sul processo Mills e sulla valanga di intercettazioni che da Napoli stanno rimbalzando sulle colonne de L'Espresso. E con i secondi che continuano invece a predicare cautela, sottolineando con insistenza i segnali arrivati nelle ultime 48 ore dal Quirinale e chiedendo
<Il
Csm va cambiato e il giudice che sbaglia adesso deve pagare>
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: anomalia italiana nell'uso delle intercettazioni telefoniche? "Un conto sono le intercettazione come utile, e direi unico, strumento d'indagine, altro è la pubblicazione indiscriminata di materiale che spesso, tra l'altro, non riguarda persone indagate. D'altra parte, le intercettazioni non devono rimanere nella disponibilità solo di alcuni,
<Ho
invitato io il premier nessuna domanda è tabù>
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Anche sulle intercettazioni, se ne uscissero di nuove? "Assolutamente sì, penso che sarei sospeso dall'Ordine dei giornalisti se non domandassi anche di quello. Le domande saranno su tutti i temi politici che fanno notizia, e le intercettazioni lo sono sicuramente, anche quelle che dovessero uscire.
<Caso
D'Alema-Unipol: l'Europa alle prese con l'anomalia italiana>
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract:
Unipol le
intercettazioni di D'Alema. Su immunità e intercettazioni il clima sta
cambiando? "Oggi Berlusconi, come D'Alema e Fassino patiscono la mancanza
di un filtro, quello dell'autorizzazione a procedere, presente negli altri
Paesi. Tutto deriva da quel dannato voto che nel
Bocciato
il giudice buonista I colleghi: <Nomadi pericolosi>
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: i fatti accertati da mesi di controlli e centinaia di spaventose intercettazioni telefoniche eseguite dalla squadra mobile di Verona, nelle quali i grandi urlano orrende minacce di violenze sessuali e i piccoli piangendo si fanno pilotare nelle ville da ripulire. Il 26 giugno scorso, giovedì, la carovana della famiglia Sulic si organizza per lasciare l'Italia.
BETANCOURT
LIBERA DOPO SEI ANNI - NAPOLITANO APPROVA IL LODO ALFANO. LA PIAZZA DIVIDE LA
SINISTRA - VELTRONI E CASINI: FERMIAMO L'ESPROPRIO DEL PARLAMENTO - STASERA
BERLUSCONI REPL ( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: A centro pagina: "'Intercettazioni: stop a Berlusconi" e "Graghi: i conti vanno male tagliare le tasse". Di spalla: "Metti il riso nel motore corsa al pieno fai da te". In taglio basso: "La Valle dei templi ai privati". LA STAMPA - In apertura: "Intercettazioni, stop di Fini".
Roma,
11:12 - INTERCETTAZIONI: DONADI, LEWINSKY? NON DIVENNE MINISTRO
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract:
Comitato
pro Papa Pio ( da "Giornale.it, Il"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: 4 Emails Ultime news Intercettazioni: frenata di Fini, Idv all'attacco E oggi si decide sul dlDa Napolitano il primo sì allo scudo giudiziarioLondra, massacrati due studenti francesiCaldo, allarme rosso in nove città: a Taranto morti tre anzianiColombia, Ingrid Betancourt libera "In Francia dirò grazie a Sarkozy"Alitalia,
BERLUSCONI
E IL REBUS "MATRIX": SEMPRE IN BILICO SUA PRESENZA - MENTANA GIURA:
SILVIO L'HO CONTATTATO IO NON SARÒ NÉ UN TORQUEMADA NÈ UN REGGIMICROFONO - LE
TELEFONATE? È ROBA DA ( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: di questo clima avvelenato, del dialogo interrotto con Veltroni, delle intercettazioni e di Saccà, del processo Mills, di Napoli, del lodo Schifani e ora Alfano, dell'esercito in strada, della cordata Alitalia, del contrasto col Csm e dei rapporti con Napolitano. Mercoledì prossimo comunque ospito Walter Veltroni, bene così?
0RE
9.30: AGOSTINO RIENTRA IN RAI (DALL'ENTRATA SECONDARIA DI VIA PASUBIO) LO
STRANO FURTO DEL DOSSIER INTERCETTAZIONI DALLA STANZA RAI DI MALGIERI LA RAI
INSACCATA: DEL NOCE FESSO ( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: consigliere Rai Gennaro Malgieri chiede una nuova copia delle ultime intercettazioni che la Procura di Napoli ha spedito all'azienda. La copia che Malgeri aveva ricevuto in consiglio è sparita dal cassetto del suo ufficio. Sparizione che sarebbe stata anche denunciata alla Polizia. 3 ? INTERCETTA-RAI Aldo Fontanarosa per "La Repubblica" Estinto nel Paese, cimelio della Prima Repubblica,
INTERCETTAZIONI:
DECRETO O NON DECRETO, QUESTO È IL PROBLEMA SILVIO SCATENATO CONTRO L'"INGIUSTA
GIUSTIZIA" FINI LO CONSOLA MA AVVERTE: NAPOLITANO NON FIRMEREBBE E NEL PD
C'È ( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Ecco perché era giunto da Fini con il testo del provvedimento che vieta la pubblicazione delle intercettazioni, redatto la notte prima dal ministro della Giustizia. E per Berlusconi le intercettazioni che "circolano nei giornali" sono "illegali". Di più: "È tutto illegale, Gianfranco. Questa non è una inchiesta giudiziaria, sa tanto di operazione spionistica, di golpe.
SACCÀ
SFASCIA FAMIGLIE - PIERSILVIO VS. SILVIO: NO MEDIASET A DON AGOSTINO I DOLORI
DI RUBENS ESPOSITO (AFFARI LEGALI RAI): DEVE GIUDICARE SACCÀ, CHE PERÒ GLI HA
SISTEMATO LA SOR ( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazioni della procura di Napoli, sottoposte ora al vaglio dei componenti del comitato etico. Tra queste ce ne sono due che riguardano anche uno dei quattro giudici che dovranno decidere sulle contestazioni mosse al direttore di Rai Fiction dal direttore generale Claudio Cappon ("Saccà ha assunto iniziative funzionali agli interessi non della Rai ma di Berlusconi e del suo
Nuove
intercettazioni, Donadi "Deve prevalere l'informazione"
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Massimo Donadi commenta l'ipotesi che tutte le intercettazioni effettuate dalla Procura di Napoli vengano pubblicate. E fa un paragone con "i cittadini americani", che "hanno potuto sapere tutto e dare un giudizio sulla moralità del loro presidente. In questi casi - continua - non si possono mettere bavagli all'informazione".
Roma,
12:52 - INTERCETTAZIONI: BOCCHINO, CI SONO NECESSITA' E URGENZA
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract:
Roma,
13:00 - INTERCETTAZIONI: CICCHITTO, PD RIFIUTI IMBARBARIMENTO
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract:
Intercettazioni
a rischio numerose indagini astigiane
( da "Stampa,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: DISCUTERE LA PROPOSTA DEL GOVERNO Intercettazioni a rischio numerose indagini astigiane Secondo giorno di lavoro, ieri a palazzo di giustizia, per il nuovo procuratore Maurizio Laudi. Tra visite di cortesia e primo esame dei fascicoli il magistrato si è soffermato anche sul tema "caldo" delle intercettazioni: "A mio avviso è un errore limitare la posssibilità di ascolto per alcuni reati.
Da
Napolitano il primo sì allo scudo giudiziario
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: strettamente connessa al decreto sulla sicurezza e anche alle intercettazioni. Nei giorni scorsi si è molto parlato di un baratto tra il ddl sull'immunità e il blocca-processi. Lo scambio è saltato, ma la mediazione del Colle continua. Napolitano avverte ovviamente l'appesantirsi progressivo del clima generale sulla questione giustizia, soggetta pure a forti pressioni di piazza,
PORNOPOLITIK
UN TEMPO ERA IL CASO MONTESI, POI LA STALLER, OGGI IL TRANS DI SIRCANA E LE
PUPE DI SILVIO - L'ACQUA IN CUI NUOTANO TUTTI, LA MINACCIA DELLA RIVELAZIONE
PICCANTE, DE ( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: è l'acqua in cui nuotano tutti, la minaccia della rivelazione piccante, dell'intercettazione imminente, della telefonata scottante. La "pazza" aspirante attrice che minaccia di rivelazioni sessuali; le presunte intercettazioni di Napoli sulle ministre berlusconiane e il trattamento da riservare al Capo; la foto col trans;
Intercettazioni,
niente Matrix Berlusconi non va da Mentana
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract:
Un
finanziere comandava la gang dei Tir
( da "Stampa,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: incastrato insieme a due imprenditori edili piemontesi grazie a intercettazioni ambientali e telefoniche disposte dal Gruppo Genova della GdF, da un anno sulle tracce di quest'organizzazione, operante in nord Italia, ma con interessi anche in Calabria. E dalle intercettazioni sono emersi i nomi in codice del maresciallo, "Pinocchio", e dei due imprenditori, il "Gatto" e la "Volpe".
NON
SOLO VELINE ( da "Stampa, La"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: poi le intercettazioni, poi il processo Mills, poi il disegno di legge salva-premier, poi di nuovo le intercettazioni, i giornalisti, i magistrati. Però non è così. Mentre noi ci godiamo il calcio e il reality delle attricette raccomandate il governo sta lavorando alacremente, e quel che sta facendo in questo periodo avrà conseguenze durature sulla nostra vita.
RAI
INSACCATA - SONO APPENA 148 SU 8.452 LE TELEFONATE DI SACCA' TRASCRITTE -
PETRUCCIOLI: RAMMARICO PER QUELLO CHE HA DETTO - RAISET NON ESISTE - ART. 21:
SACCA' RIENTRA E MAZZETT ( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: delle intercettazioni a suo tempo trasmesse dalla procura di Napoli. Secondo Sacca' e i suoi legali 'la trascrizione di dette intercettazioni non risulta effettuata nei modi e con le garanzie di legge'. Sempre secondo quanto e' scritto nell'istanza, le trascrizioni 'apparentemente prive di qualunque rilievo di carattere penale,
IL
SILENZIO PESANTISSIMO DI VERONICA TERRORIZZA IL BERLUSCONI HARD-CORE LA LETTERA
DELLA LARIO A "LA REPUBBLICA" (2007) ATTACCAVA MARA CARFAGNA LA MINISTRA:
E' GOSSIP, NON ME NE OC ( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: INTERCETTAZIONI, CARFAGNA: E' GOSSIP, NON ME NE OCCUPO? (Ansa) - Il ministro per la Pari opportunita', Mara Carfagna, non entra nel merito delle polemiche per le intercettazioni e bolla tutto come 'gossip'. A chi le chiede un parere sul dibattito politico la Carfagna a Napoli risponde: 'Non mi occupo di intercettazioni,
DI
PIETRO: E SE LA LEWINSKY FOSSE DIVENTATA MINISTRO? - LATORRE: SANZIONI PIU'
SEVERE, COSI' E' UNO SCHIFO - FASSINO: INTERCETTAZIONI INUTILI VANNO DISTRUTTE
- ROTONDI: PORCHERIE? ( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: mentre per le intercettazioni"la strada deve essere quella del Ddl" perche' "non ci sono i presupposti di urgenza e necessita' per procedere per decreto". Lo afferma Piero Fassino che, in un'intervista a 'Il Riformista', concede che le intercettazioni siano uno "strumento irrinunciabile per le indagini della magistratura" ma "proprio perche'
A
Matrix "per non cedere il passo al gossip"
( da "Sole
24 Ore Online, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Intercettazioni, Berlusconi non va a Matrix: "Meglio non attirare attenzione su gossip" commenti - | | 3 luglio 2008 "Un intervento in tv sulle intercettazioni sarebbe inopportuno perché devierebbe l'attenzione del Paese dall'azione del Governo".
Berlusconi
rinuncia a Matrix Veltroni: "Sarà guerra al decreto"
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Silvio Berlusconi stasera non sarà ospite della puntata di Matrix, dove avrebbe dovuto parlare di intercettazioni e giustizia. Un annuncio che giunge dopo giorni di polemiche tra maggioranza e opposizione. E anche oggi Walter Veltroni torna all'attacco e promette che il Pd darà battaglia in Parlamento sul decreto intercettazioni e sulla norma "blocca processi".
Roma,
16:50 - INTERCETTAZIONI: VELTRONI, DECRETO INASPRIREBBE CLIMA
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract:
FACCI,
PERCHÉ LA CARFAGNA SI DEVE DIMETTERE E IL CAV NO? DI PIETRO & TRAVAGLIO
ILLIBERALI DOPPIO-BERNABE': TELECOM È "SANA", PERO' TAGLIA ALI-CAOS:
MEJO ESSERE LICENZIATI DA ( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: pubblicando o passando delle intercettazioni private senza rilevanza penale del presidente del consiglio) non si può fare appelli alla moderazione: DEVE CHIEDERE IL RISPETTO DELLE LEGGI E TUTELARE CHI E' STATO ELETTO DAI CITTADINI. Purtroppo, anche se ha fatto molti progressi ed è un persona per bene, ha sempre il dna del comunista e non sembra rendersi conto della gravità.
FERRARA
GALLEGGIA E "IL FOGLIO" AFFONDA - D'URSO E LA FOTO DELL'AVVOCATO DE
BENEDETTI A CAVALLO - NIENTE INVIATI TRA GLI INVITATI DI DONA BALIVO BANAL
FUKSAS ARBASINO SCRIVE ( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Alfano: per le intercettazioni necessità e urgenza. Che ci sono da chiudere i palinsesti d'autunno. 8 ? Palazzo Farnese si prepara al 14 luglio con un maxi-ricevimento-brunch dalle 12 e 30 alle 14 e 30. E i salotti romani sono pazzi per la presa della Bastiglia.
Roma,
20:27 - DOMANI CDM, DL INTERCETTAZIONI NON IN ORDINE DEL GIORNO
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract:
Roma,
22:13 - INTERCETTAZIONI: D'ALEMA,DL FORZATURA INACCETTABILE
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract:
Fregene,
22:25 - INTERCETTAZIONI: DI PIETRO, SU DL PREMIER CI RIPROVERA'
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract:
Rai,
Saccà rientra a viale Mazzini e lo accoglie un'altra contestazione
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: interno di un procedimento sui risvolti penali delle intercettazioni. E oggi è scoppiato l'ennesimo 'caso'. Tre consiglieri di amministrazione, Giuliano Urbani, Marco Staderini e Angelo Maria Petroni hanno restituito i testi delle intercettazioni relative ad Agostino Saccà che avevano ricevuto nel corso dell'ultimo cda di martedì.
( da "Stampa,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Immunità alle alte cariche, via
libera di Napolitano. Di Pietro: il premier, un abusivo. Protestano
Casini e Veltroni Intercettazioni, stop di Fini Berlusconi vuole un decreto ma il presidente della
Camera frena Berlusconi aveva pronto il decreto sulle intercettazioni, perché
ci sono i requisiti di urgenza e necessità, ma Fini lo ha bloccato. Ieri il
presidente della Camera gli ha espresso tutti i suoi dubbi. Su un'altra
questione del caso giustizia, invece, Berlusconi incassa il sì dal Quirinale al
cosiddetto "lodo Alfano", cioè l'immunità per le alte cariche dello
Stato. Ma l'opposizione dà battaglia, con una lettera di Veltroni a Fini. E Di
Pietro in Parlamento rincara la dose: "Berlusconi è un abusivo delle istituzioni".
Bruzzone, Iacoboni, La Mattina, Magri, Martini, Minzolini e Rampino DA PAG.
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando l'edizione del
Saccà beato Maria Novella Oppo IL TG3 ha annunciato che i salari italiani sono
più bassi del 20% rispetto alla media europea, nonostante che gli italiani
lavorino 30 ore in più. Da questi dati drammatici si ricava
innanzitutto la grave emergenza intercettazioni, giustamente denunciata da
Berlusconi per pretendere il decreto. Il premier è evidentemente stanco di
dover provvedere personalmente alla sistemazione delle tante veline che, per un
motivo o per l'altro, richiedono il suo interessamento. Le pagine dei
maggiori quotidiani sono piene di nomi, cognomi e cosce delle signorine in
questione, quasi tutte sconosciute ai più, ma note per i loro meriti ai
potenti. Qualcuna ha girato delle fiction, qualcun'altra ha solo sperato di
farlo, perché Saccà una buona parola non la nega a nessuno e figurarsi a
Berlusconi. Per questo, dentro e fuori la Rai, non sono pochi quelli che
chiedono la beatificazione di Agostino, per aver fatto in pubblico il lavoro
sporco (licenziare Biagi), mentre in privato si limitava a fingersi ruffiano.
FRONTE DEL VIDEO.
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando l'edizione del Veltroni
e Casini: fermiamo l'esproprio del Parlamento Lettera a Fini: "Il governo
impedisce di discutere, ignorati i problemi degli italiani". Napolitano
apre al "lodo Alfano" "È evidente la volontà del governo di
comprimere, con le procedure scelte, i tempi della discussione, fino al punto
di cambiare in corsa le regole del gioco e di espropriare di fatto il
Parlamento delle sue prerogative". È la durissima accusa lanciata da
Walter Veltroni e Pier Ferdinando Casini in una lettera al presidente della
Camera Fini. I leader di Pd e Udc chiedono di "ristabilire la giusta
gerarchia di priorità, mettendo al primo posto i problemi degli italiani".
Ma Berlusconi iniste con le sue particolarissime priorità:
a cominciare dalla nuova normativa sulle intercettazioni che vorrebbe imporre
per decreto. Da Napolitano, intanto, nessuno stop al cosiddetto "lodo
Alfano" sulle immunità per le alte cariche dello Stato. alle pagine 4, 5 e
6.
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando
l'edizione del Lettera comune a Fini: altro che intercettazioni le priorità del
Paese sono salari e sicurezza No a strozzare la voce dell'opposizione.
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando l'edizione del
Ricatti di Fede: se mando in onda le telefonate degli altri? I punti chiave della giornata erano tre: le intercettazioni
abolite per decreto-legge, un orrore costituzionale con cui Berlusconi spera di
tirarsi fuori a razzo dai suoi guai giudiziari, che non ha alcuna
"urgenza" e che potrebbe persino avere effetti retroattivi
(all'orrore non c'è fine); il no dell'Europa alle schedature dei bambini
rom; la decisione del Gip di Verona di rimettere in libertà alcuni nomadi
croati, accusati di sfruttare i figli e arrestati senza indizi, che disarma la
propaganda di Maroni. Ebbene, per avere un notiziario così chiaro ci è voluto
il Tg3. Dopo aver fatto intendere che il "lodo Alfano" salvacaimano è
già legge solo perché Napolitano non ne ha bloccato (e come poteva?) l'iter,
Fede si è messo a straparlare di congiure giornalistico-giudiziarie per la pubblicazione
delle telefonate fra Saccà e Berlusconi e ha minacciato ritorsioni: "E se
Retequattro mandasse in onda le intercettazioni di altri, eh?". Nella cupa
attesa, la redenzione è arrivata da Studio Aperto. Ha trovato un ragazzino che
ha riacquistato la vista usando acqua di Lourdes come collirio e lo ha
presentato così: "Bimbo miracolato". Alleluja. Paolo Ojetti.
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando l'edizione del LA
FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA "Intercettazioni,
tutti in piazza se il decreto diventa esecutivo" "Se il disegno di
legge Alfano dovesse trasformarsi in un decreto saremmo in presenza di un vero
e proprio atto illiberale contro cui scenderemo in piazza". Mentre il
governo tira dritto in fatto di intercettazioni, fra i cronisti italiani è in
atto da tempo un invito alla mobilitazione contro il disegno dell'esecutivo di
vietare la pubblicazione di qualsiasi atto istruttorio. Per questo ieri il
segretario della Federazione nazionale della Stampa Franco Siddi, intervenendo
al dibattito "Etica e diritto di cronaca: no alla censura", ha
rilanciato l'idea di una grande manifestazione abbinata ad una serie di
scioperi e iniziative di lotta contro una legge che mira ad "imbavagliare
l'informazione e metterla in prigione. Sarebbe - ha spiegato Siddi - un segno
grave di illiberalità, una malattia grave per la nostra democrazia".
"Berlusconi pensi bene alla possibilità di un decreto, lui che si professa
liberale", ha proseguito il segretario della Fnsi, perché con le nuove
norme "si metterebbero in discussione alcuni dei principi su cui si fonda
la nostra Repubblica e si impedirebbe la cronaca giudiziaria. Il decreto è
illiberale: lo pensavamo con Mastella, lo pensiamo con Alfano". Ma la limitazione delle intercettazioni preoccupa anche i magistrati e
gli editori. "Bisogna trovare un punto di equilibrio - ha spiegato Luca
Palamara, presidente dell'Anm, nel corso del dibattito - le intercettazioni
come strumento investigativo vanno difese. Si possono pensare a correttivi come
le udienze filtro in cui si decida le telefonate utili al processo e quelle
penalmente irrilevanti". Per il direttore della Fieg Alessandro
Brignone, invece, è preoccupante "il sistema sanzionatorio, che potrebbe
mettere in ginocchio persino le imprese più sane. Bisogna far capire al governo
che gli è scappata la penna". Chi invece è pronta allo sciopero in caso di
approvazione del decreto legge è l'Unione dei cronisti italiani. "Con la
scusa della privacy - si legge in una nota - si tutela solo pochi potenti
danneggiando la generalità dei cittadini". Per questo, secondo l'Unione
dei cronisti, occorre una risposta politica: "Ed è ciò che abbiamo
cominciato cominciato a fare portando la questione nelle piazze". ma.so.
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando l'edizione del
QUIRINALE Il presidente della Repubblica sta cercando di allentare la tensione.
In punta di Costituzione Il Colle autorizza il "lodo Alfano" Sarà
inflessibile sul decreto salvaprocessi Non rinuncia il Presidente della
Repubblica. E cerca di portare avanti con rigore il difficile compito di
evitare un conflitto tra istituzioni che recherebbe danni davvero gravi ad un
Paese in balia di una crisi economica, e non solo, che sembra essere invisibile
agli occhi di chi governa, troppo impegnato ad inseguire la propria impunità.
Il Capo dello Stato ha, dunque, autorizzato la presentazione alle Camere del
disegno di legge in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche
dello Stato, il cosiddetto Lodo Alfano, che va a rimpiazzare lo Schifani che fu
giudicato incostituzionale. E quella sentenza, emessa nel 2004, il Presidente
ha avuto come punto di riferimento. Ad un primo esame, qual è quello che
compete al Presidente della Repubblica, il disegno di legge approvato dal
Consiglio dei Ministri del 27 giugno scorso è risultato corrispondente ai
rilievi formulati in quella sentenza con cui la Corte sancì che la norma di
sospensione di quei processi non dovesse avvenire con legge costituzionale.
Sottolineando, invece come "un interesse apprezzabile" la tutela del
bene costituito dalla "assicurazione del sereno svolgimento delle
rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche". L'atto compiuto da
Giorgio Napolitano, in buona sostanza dovuto se non davanti a gravi lesioni e
da non confondere con la decisione di promulgare o meno la legge, cosa che
avviene alla fine del procedimento parlamentare tenendo in buon conto anche lo
svolgersi del dibattito, interviene in un momento di straordinaria tensione
dato lo scontro in atto, tra potere esecutivo e magistratura, che è senza
precedenti. Ed in cui anche il Capo dello Stato è stato coinvolto con
interpretazioni ardite e di parte delle sue prese di posizioni sempre, al
contrario, al di sopra delle parti. Quella di ieri è una firma che va nella
scia del difficile tentativo di ritrovare il dialogo tra le forze politiche,
che è stata sempre la linea di condotta del Capo dello Stato. Un altro di quei
"messaggi nella bottiglia" lanciati in mare "non sapendo chi
vorrà raccoglierli" per citare il Presidente che solo qualche giorno fa,
in un altro momento di scontro, non aveva nascosto lo scoramento di chi non riesce
a fermarlo. Quella di ieri è stata ancora una volta la testimonianza del rigore
istituzionale con cui il Colle sta procedendo nella valutazione dei
provvedimenti che gli vengono sottoposti. Lo stesso rigore, c'è da
immaginarselo, che verrà messo in campo nella valutazione del decreto legge
sulla sicurezza in cui è stato infilato il blocca-processi (ieri sono state
bocciate le pregiudiziali di incostituzionalità) che
arriverà a giorni sul suo tavolo per la firma finale come del ventilato decreto
legge sulle intercettazioni che domani potrebbe essere portato al vaglio del
Consiglio dei ministri sempre che si riescano ad individuare i motivi d'urgenza
che possano giustificare una tale iniziativa. Al momento non è dato sapere come
il Cavaliere andrà avanti nella strenua difesa di se stesso. Certo è che
i suoi fedelissimi stanno accelerando anche se le contraddizioni tra falchi e
colombe non mancano. E la Lega non apprezza. Ma Niccolò Ghedini, che è un
deputato ma è anche l'avvocato del premier, si prende la briga di tirare
Napolitano per la giacchetta arrivando ad immaginare che "anche il Capo
dello Stato avrà contezza della situazione di gravissimo danno che si sta
vivendo visto che si pubblicano intercettazioni che non hanno alcuna rilevanza
penale ma che possono rovinare la vita di persone che non c'entrano nulla con
le indagini". Le preoccupazioni dell'opposizione è andato a significarle
al Colle anche Pierferdinando Casini, così come nei giorni scorsi avevano fatto
i rappresentanti del Pd. Pericolo ingorgo, eccessivo uso dei decreti, le
prerogative del Parlamento prevaricate. Il leader dell'Udc ha manifestato le
sue obbiezioni ad una situazione che sembra peggiorare di giorno in giorno. Ed
ha trovato l'ascolto che si aspettava.
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando l'edizione del
INTERVISTA AD ANDREA CAMILLERI "Subito in piazza, con questo berlusconismo
in autunno rischia d'essere troppo tardi" di Saverio Lodato / Palermo Alla
tua età ancora voglia di girotondi? "No, magari non farò girotondi, però
li farò in spirito... Non ho più l'età per fare girotondi e poi per me, con
questo caldo, sarebbe letale... Ma mi interessa partecipare allo spirito dei
girotondi... ". Non hai l'impressione che quando la parola
"girotondi" viene evocata, ciò equivale a suonare un fortissimo
campanello d'allarme sulla cosiddetta emergenza democratica? "Quale che
sia la parola che viene adoperata, rimane il senso di ciò che si vuole fare con
questa manifestazione dell'otto luglio a Roma. Chiamatela come volete, le
definizioni non sono importanti. Conta la sostanza". Il centro sinistra è diviso.
Il Pd ha detto che non intende partecipare. Furio Colombo, Paolo Flores
d'Arcais e Pancho Pardi ritengono invece che sia un appuntamento ineludibile
prima dell'autunno. "Non so perché il Pd non voglia partecipare. Questa è
una manifestazione spontanea, organizzata da cittadini certo non più
giovanissimi e altrettanto certamente non dediti a violenze di piazza. Quindi
anche il Pd potrebbe tranquillamente partecipare. Personalmente parteciperò,
senza nessun problema, alla manifestazione autunnale che il Pd dice di volere
organizzare... Oltretutto, se mi è concessa la battuta di spirito, a
quell'epoca rischiamo veramente di stare freschi, visto che, a mio parere, sarà
un po' troppo tardi". Andrea Camilleri, arzillo e pimpante come al solito,
voce appena arrochita dalle sessanta sigarette giornaliere, non proprio quella
che si dice una "modica quantità" , ora si è persino improvvisato
poeta, e con risultati apprezzabilissimi, perché Berlusconi e il berlusconismo
gli risultano indigesti; li ha sempre visti come la causa fondamentale di una
perniciosa diseducazione di massa; ha chiarissimo che l'Italia, continuando
così, può solo andare a sbattere, come si dice dalle sue parti. Perché per te
Berlusconi e il berlusconismo hanno sempre avuto il sapore dell'olio di ricino?
"Non tanto il sapore dell'olio di ricino. Quanto il sapore di un anomalia,
il sapore di qualcosa che ti resta in gola e non va giù. Pare che l'esperienza
di due governi Berlusconi non abbia insegnato nulla agli italiani che lo hanno
votato. La polemica, per lui funzionale, contro la giustizia rischia in ogni
momento di arrivare a un punto di non ritorno. La mia affermazione che lui non
appartiene alla democrazia viene comprovata ogni giorno". Puoi fare degli
esempi? "Ne faccio solo uno che risale a martedì. Quel giorno il
governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, fa una preoccupata denuncia
nella quale dice che il potere d'acquisto dei salari è enormemente diminuito.
Per questo si creano sempre nuova zone di povertà. Benissimo. A queste parole
del governatore cosa risponde nella stessa giornata il nostro presidente del
consiglio? Che ci sono le condizioni per potere fare un
decreto legge sulle intercettazioni. Non ti sembra un ottimo esempio
dell'attenzione del premier nei confronti dei problemi dei cittadini nel suo
Paese?" Sono anni che ci provano a soffocare intercettazioni telefoniche e
libertà di stampa nel pubblicarle. Ora si è arrivati allo scandalo della
vicenda Rai. Visto che ti occupi prevalentemente di parole,
"magnaccia", riferito a un presidente del Consiglio, lo trovi un po'
troppo hard come termine? "Quando presidenti del Consiglio erano persone
anche discusse, come Craxi o Andreotti, a chi sarebbe mai venuto in mente di
adoperare una parola simile per loro? Io non adopero questo linguaggio ma se
qualcuno viene spinto ad adoperarlo vuol dire che qualche buon motivo ce l'ha.
E agli scandalizzati di oggi vorrei ricordare che i votanti di sinistra vennero
definiti da Berlusconi "coglioni", i magistrati "persone tarate",
e, proprio qualche giorno fa, autentica "metastasi"". Resta il
fatto che stavolta Berlusconi l'hanno votato a stragrande maggioranza.
"Allora devo fare una precisazione: il partito di Berlusconi non ha
raggiunto una stragrande maggioranza. Solo che pur non essendo maggioranza,
all'interno della sua coalizione, lui personalmente agisce come se avesse il
potere assoluto. Ed è proprio questa l'anomalia di cui parlavo prima, difficile
da digerire, difficile da accettare. Io personalmente, se si fosse trattato di
andare genericamente contro un governo di destra, liberamente eletto dai
cittadini, alla manifestazione dell'8 luglio non avrei partecipato, neanche in
spirito. Io vado a protestare contro un governo di centro destra monopolizzato
da Berlusconi che è totalmente prono ai suoi interessi personali". Lodo
Alfano e norma salva processi, appunto. Ma com'è possibile che a sinistra,
periodicamente, qualcuno si convinca che Berlusconi non è più quello di una
volta? "Sai, probabilmente molti erano in buona fede nel crederlo. E
avranno avuto un amarissimo risveglio dalla loro illusione. Dovevano forse
ricordarsi di qualcun vecchio proverbio dei nonni". Diccene qualcuno.
"Rispondo con un classico, in lingua italiana: il lupo perde il pelo ma
non il vizio... E con un classico, in dialetto siciliano: cu nasci tunnu un po'
moriri quadratu..." Tutto ciò premesso, che giudizio dai dei primi atti di
questo governo? "Ma quali sono stati questi atti di governo? Il tentativo,
fallito, di salvare rete quattro? Di economia non ne capisco. So solo che ogni
giorno leggo sui giornali, e apprendo dalle televisioni, notizie inquietanti
sullo stato dell'economia italiana. Non saranno certamente i tagli alla scuola,
alla ricerca, alla sanità, a risolvere il problema dei problemi: la stagnazione
dell'economia. In questa direzione non vedo alcun provvedimento del governo, a
parte i soliti proclami di Tremonti e Brunetta che riguardano sempre il futuro
e mai il presente". Però il prelevamento delle impronte ai bambini Rom è
diventato immediatamente operativo. "Questo sì, perché equivale
esattamente a quello che, come ci racconta Manzoni, capitava durante la peste
di Milano. Mentre le persone morivano a migliaia il governo dava la caccia agli
untori che, fra parentesi, non erano mai esistiti. Insomma, le uniche cose che
questo governo ha fatto sin qui sono quelle remunerative sotto il profilo
demagogico... o che interessano personalmente il direttore
dell'orchestra...". E poi, già che ci siamo, perché non prendere anche le
impronte a tutti i piccoli figli dei mafiosi? "Ma tu vorresti mettere
sullo stesso piano figli dei mafiosi e figli degli zingari? C'è una differenza
abissale fra le due categorie: i mafiosi aiutano la politica, i Rom sono utili
alla politica solo demagogicamente ma, purtroppo per loro, non
elettoralmente..." saverio.lodato@virgilio.it.
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando l'edizione del
Altolà di Veltroni e Casini: nessuno espropri il Parlamento di Bruno
Miserendino/ Roma "IN CONSIGLIO dei ministri hanno approvato la manovra di
Tremonti in 9 minuti e mezzo. Ovvio, non c'era niente da discutere. Ma non
penseranno di approvarla in Parlamento in nove ore...". Veltroni lo dice
alle sette di sera, incontrando i giornalisti, e com- mentando quello che,
qualche ora prima, è diventato un passo ufficiale e un fatto politico. Ossia
lui e Casini hanno scritto una lettera a Fini, ma rivolta di fatto a Berlusconi
e a tutta la maggioranza, per lanciare l'altolà: non si pensi di espropriare le
prerogative dell'opposizione, strozzando il dibattito sull'enorme mole di
materie in discussione, non solo quelle che interessano il capo del governo, ma
anche quelle economiche e sociali che interessano milioni di italiani. "Il
rischio c'è", dicono Veltroni e Casini, e bisogna scongiurarlo. Fini
risponderà oggi, ma ufficiosamente ha negato che si voglia comprimere alcunchè.
L'allarme però è alto. E un campanello deve essere suonato anche per Di Pietro,
che all'incontro tra Pd e Udc non è stato invitato. Il clima tra Veltroni e
l'ex pm è pessimo e la manifestazione dell'8 luglio sta diventando un fossato
difficile da colmare. "Il passo con Casini? È coerente con la nostra
impostazione di opposizione riformista - dice Veltroni - e del resto noi come
faremmo ad andare in piazza con chi offende Napolitano?". Riferimento agli
eccessi di qualche girotondino arrabbiato da cui ha dovuto prendere le distanze
lo stesso Di Pietro, che non a caso in serata dice di giudicare positivamente
la lettera di Veltroni e Casini, condividendone in pieno lo spirito. È chiaro
che l'incontro tra i leader di Pd e Udc, se non configura un asse politico, è
almeno un segnale, anche nei confronti di Di Pietro. Come dire: l'opposizione
seria fa così, non dà del magnaccia al premier, perchè la rissa sulla giustizia
rafforza solo Berlusconi. È peraltro anche un segnale che Veltroni manda
all'interno del Pd: è il segretario che conduce le trattative con i leader
degli altri partiti. L'allarme sul "rischio esproprio" lanciato da
Casini e Veltroni è alto perchè i segnali sono brutti e l'intenzione di
Berlusconi, non si sa quanto stoppata da Fini, di provare la strada del decreto
sul tema intercettazioni ne è la conferma. "Il tema è una priorità solo
per il premier - dice Veltroni - non mi sembra il problema principale per
milioni di italiani". Discuterne va bene, ma nei tempi dovuti: "Ho
espresso la mia opinione in campagna elettorale, non ho motivo di cambiarla, i magistrati debbono poter intercettare tutto quello che
ritengono sia necessario alle indagini; ma al tempo stesso debbono essere
responsabili di garantire la riservatezza delle intercettazioni". Il problema,
dice Veltroni, è più complessivo: "Sono sbagliate le gerarchie, le
priorità del governo, concentrato sulla giustizia mentre le priorità degli
italiani sono i salari, gli stipendi, le pensioni". "Invece di
discutere degli italiani che non ce la fanno, ogni giorno qui si discute di chi
alla fine del mese ci arriva eccome...". Infatti Casini e Veltroni
scrivono che va ristabilità "la giusta gerarchia delle priorità, mettendo
al primo posto i problemi degli italiani". "La manovra - aggiungono -
deve essere fortemente corretta". Perchè non affronta la crisi del paese,
perchè in realtà le tasse aumentano nonostante le promesse, perchè mortifica la
scuola e la sicurezza, perchè non si fa nulla per tutelare il potere d'acquisto
di salari e pensioni. La social card inventata da Tremonti, scrivono i leader
di Pd e Udc, "non è certo una risposta". Adesso, dicono Pd e Udc, il
governo pretenderebbe che gli 85 articoli della manovra si possano discutere in
poche ore. Una follia, mai successa prima. Commenta Enrico Letta:
"Berlusconi cerca la rissa, siamo sconsolati, così è impossibile fare
opposizione di merito". Guadagna consensi chi strilla più forte?
"Adesso è così. Adesso".
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando l'edizione del Intercettazioni, scontro Berlusconi-Fini Il presidente della
Camera: sul decreto non ti appoggio. Premier braccato dallo spettro fuga di
notizie su di lui di Natalia Lombardo/ Roma LA SCACCHIERA Silvio
vorrebbe a tutti i costi trasformare in decreto il ddl sulle intercettazioni,
così da mettere il bavaglio alla stampa su esplosive intercettazioni,
personalmente rilevanti. Ma il presidente della Camera, Fini, gli ha fatto
capire che non è il caso di impuntarsi sul decreto. Sul piano politico
peggiorerebbe il clima e romperebbe i rapporti col Quirinale. E sul
piano tecnico non ci sono i tempi parlamentari per la conversione in legge di
un altro decreto, a meno che i deputati non lavorino in pieno agosto travolti
dall'ingorgo di leggi in aula. Così Berlusconi starebbe facendo marcia indietro
sull'intenzione espressa in un contesto estraneo come il termovalorizzatore di
Acerra: varare il decreto già nel consiglio dei ministri di domani mattina. In
fretta e furia prima di prendere il lungo volo per il G8 in Giappone. Un'altra
forzatura sul Quirinale, proprio quando Napolitano ieri ha mandato il segnale
distensivo dell'accettazione del Lodo Alfano-Schifani. Il che potrebbe anche
aprire la strada per lo "stralcio" del blocca processi dal decreto
sicurezza. (dipende da come vanno i processi di Silvio...). A corrodere la
determinazione di Berlusconi è stato il duro scontro avuto con Gianfranco Fini
ieri a Montecitorio, dove il premier si è recato a pranzo, accompagnato da
Gianni Letta. Il presidente della Camera già il giorno prima aveva bollato come
"improvvida" la strumentalizzazione della lettera di Napolitiano al
Csm, vista dal premier come "una risposta" alle (sue) richieste
portate da Fini e Schifani per fermare il parere del Csm. E ieri Fini l'ha
ripetuto al cavaliere. Lui ha lamentato "tempi duri" e una manovra
"per farmi cadere". Ma il presidente della Camera ha trovato una
sponda in Gianni Letta, nell'avvertire Berlusconi che si corre "il rischio
di uno scontro tra poteri che coinvolge il Quirinale", con il quale,
piuttosto, serve "un dialogo forte, oltre a un confronto aperto con
l'opposizione". Quindi, "caro Silvio, stavolta non ti posso
appoggiare", ha detto Fini in una ripresa d'orgoglio. Sul tavolo degli
uffici presidenziali a Montecitorio un'enorme zucca scolpita ad arte, ma anche
l'ingorgo parlamentare. E se il decreto fosse presentato domani al Cdm, il 4
luglio, la conversione in legge entro i primi di settembre costringerebbe i
deputati a rinunciare del tutto alle ferie che già dovranno ridurre. Le
obiezioni poste da Fini raccolgono le perplessità della maggioranza, sia in An
che nella Lega, mai stata favorevole al decreto anti-intercettazioni. Maroni
non ha voluto parlarne, e il Carroccio si coccola l'opposizione per il
federalismo fiscale. Berlusconi invece vuole andare avanti nella guerra contro
i pm. Nel Cdm di domani magari varare sanzioni per editori e giornalisti,
mettere almeno il bavaglio alla stampa prima che lo comprometta sul piano personale,
più che penale. Ieri ne ha parlato col ministro della Giustizia Alfano, che da
una parte lo sostiene nel dire che "la necessità e urgenza del decreto,
dopo le ultime intercettazioni, è sotto gli occhi di tutti", dall'altra è
cauto sui tempi parlamentari. Colloqui frenetici anche con l'avvocato Ghedini,
che nel pomeriggio studiava il caso con Bonaiuti a Montecitorio. Silvio IV è
ossessionato. Studia la scacchiera dove si muovono i giudici di Milano e
Napoli,è terrorizzato dai gossip estivi. E se oggi usciranno le anticipazioni
"bollenti" di sue conversazioni private, sparerà tutte le sue
cartucce contro i pm, "(porterò le prove") stasera a Matrix.
Intervista messa in dubbio (e incerta la diretta) ma confermata dalla presenza
proprio di Mentana a Palazzo Grazioli. La prova di bomba.
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando l'edizione del La
scure dei processi e le mosse del Cavaliere Una rischiosa corsa contro il tempo
che potrebbe sconsigliare a Berlusconi di andare avanti comunque sulla strada
del provvedimento d'urgenza. Sulle intercettazioni si
capirà domani, al Consiglio dei ministri, se prevarrà la linea dello scontro,
perfino con il Colle, o quella che consiglia qualche prudenza. La difficoltà di
convertire in legge il decreto entro settembre, con la pausa estiva del
Parlamento, non è l'unico fattore che pesa sulle scelte del Cavaliere.
Potrebbe diventare, al contrario, l'alibi per giustificare un passo indietro,
una pausa nella sfida che abbraccia già numerosi fronti, e che dovrebbe
misurarsi, per di più, con le incognite del Quirinale. Prevarrà la cautela o
l'impellenza di anticipare le ricadute di imminenti decisioni giudiziarie? La
prossima settimana il Gup di Napoli deciderà sul rinvio a giudizio di
Berlusconi e Saccà, e le migliaia di intercettazioni del procedimento sulle
raccomandazioni Rai potrebbero rimbalzare dai faldoni giudiziari alle pagine
dei giornali, creando qualche altro imbarazzo al Capo del governo. Si deve a
questo il cambio repentino di linea che ha spinto il premier a rilanciare in
pista un decreto che scavalcherebbe l'iter del contestatissimo ddl varato dal
governo? Un decreto legge allungherebbe l'elenco degli sgarbi istituzionali
messi in atto dal premier. Il Colle, ad esempio, auspica una larga intesa sulla
materia delle intercettazioni, la stessa che il decreto minerebbe alla base.
Dopo il parere negativo del Csm sulla norma blocca-processi, e il fuoco di fila
Pdl contro l'organo di autogoverno dei magistrati, l'intenzione di rispolverare
il decreto sulle intercettazioni getta nuova benzina sul fuoco. Ricorrono i
requisiti di "necessità e d'urgenza" per intervenire sulla materia,
insiste il ministro Alfano. Mentre, fatto grave, l'avvocato difensore del
premier, Nicolò Ghedini, lancia un vero e proprio monito al Capo dello Stato.
Un avvertimento che rimanda, indirettamente, ai malumori trapelati da Palazzo
Chigi per il silenzi del Colle sulle telefonate Berlusconi-Saccà pubblicate dai
giornali. "Immagino che anche il Capo dello Stato abbia accortezza della
situazione di gravissimo disagio che si sta vivendo, visto che si pubblicano
intercettazioni che non hanno alcuna rilevanza penale", dichiara il legale
del premier, deputato Pdl. E pensare che, poche ore prima, il via libera al
disegno di legge sulla immunità alle Alte cariche dello Stato, era stato
interpretato come un tentativo del Colle volto a stemperare uno scontro
istituzionale che non sembra turbare i sonni di Palazzo Chigi. Il compito di
Giorgio Napolitano, in realtà, è tutt'altro che facile. Di fronte ai continui
tentativi di Berlusconi di abbassare l'asticella delle regole, il Colle richiama
tutti al rigoroso rispetto dei limiti imposti dalla Costituzione e
dall'equilibrio tra poteri. E chi, osservando la spregiudicata determinazione
del Cavaliere, richiama nostalgicamente i tempi di Scalfaro e i "no"
dell'allora Presidente al decreto "salva-ladri" del '94, non tiene
conto che le condizioni politiche e l'opinione pubblica di allora erano assai
diverse da quelle di adesso, "In un momento così difficile - sottolinea
Cesare Salvi, già presidente della Commissione Giustizia del Senato - l'equilibrio
con il quale il Capo dello Stato richiama principi e regole della nostra
democrazia è un bene comune che non deve essere messo in discussione".
Parole che rimandano alle "posizione rigorose e ineccepibili" che il
Colle assume. E che potrebbero riguardare, domani, anche una valutazione
rigorosa - e non in linea con i desiderata di Palazzo Chigi - delle norme
salva-premier e di un eventuale decreto sulle intercettazione per il quale non
ricorrano i requisiti della "necessità" e dell'"urgenza".
La Nota.
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando l'edizione del Il
Pd: cosa voleva "smorzare" Saccà? ROMA
"Nelle telefonate intercettate con il consigliere Urbani, Agostino Saccà,
oltre a ricordare il suo grave tentativo di oscurare Biagi, si vanta di aver
smorzato tante cose nel 2001, ovvero nella delicata e importante fase delle
elezioni politiche . L'azienda indaghi". Lo chiede il parlamentare
del Partito Democratico Riccardo Villari, componente della Commissione di
Vigilanza, che sta valutando se fare al riguardo un esposto alla magistratura.
"Occorre chiarire se da parte dell'allora responsabile del Palinsesto Rai,
Saccà appunto, ci siano state azioni volte a penalizzare il regolare
svolgimento della campagna elettorale.
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando l'edizione del Il
bavaglio ai giornali Vittorio Emiliani E ditori e giornalisti insieme per
protestare con forza, con la massima forza pacifica possibile, e con
creatività, contro il bavaglio che Silvio Berlusconi, ossessionato dalla
pubblicazione di nuovi colloqui telefonici hard, vuole ora imporre, in tutta
fretta, per decreto legge, all'intero pianeta dell'informazione e alla
magistratura in materia di intercettazioni. Anche a costo di mettere in
ginocchio, con sanzioni pecuniarie inusitatamente pesanti, le stesse aziende
editoriali. Non accadeva da non so quanto tempo e sembrava improbabile che
accadesse fra due categorie, editori e giornalisti, fra due sindacati, Fieg e
Fnsi, che da oltre tre anni non riescono a trovare - grazie alla ostinazione
degna di miglior causa di alcuni grandi editori di giornali - una linea di
intesa per il nuovo contratto degli operatori dell'informazione. Contratto che
metta al riparo dal precariato, dall'insicurezza e quindi dalla perdita di
autonomia i giornalisti italiani, i più giovani in specie. Evidentemente anche
gli editori avvertono che il clima si va facendo nel nostro Paese
particolarmente duro e illiberale, un clima da leggi speciali, da criminalizzazione
dell'informazione non allineata, con la concomitante caduta di garanzie che
sono state finora il fondamento stesso della Costituzione. Non era successo
neppure negli anni più bui del terrorismo di destra e di sinistra che tante e
così strategiche garanzie venissero depotenziate e, di fatto, sterilizzate. Per
decreto, per giunta. All'epoca i tentativi posti in essere furono contrastati
da un'opinione pubblica attenta e presente, dalle forze garantiste che la
interpretavano. Quando l'allora direttore del Corriere della Sera, Franco Di
Bella, poi finito nelle liste P2 (dove figurava pure Silvio Berlusconi, uno dei
rari imprenditori privati in verità), propose pubblicamente il
"black-out" sulle notizie riguardanti il terrorismo, ricevette assai pochi
consensi (quello di Gianni Letta allora direttore del Tempo) e molti dissensi
radicali: noi avremmo continuato a dare tutte le notizie su fatti e fenomeni
terroristici evitando rigorosamente di enfatizzarne i personaggi e le forme di
espressione con una forma seria di autodisciplina (pure oggi, va sottolineato,
necessaria). Il "black-out" venne dunque respinto dalla grande
maggioranza dei direttori e dei giornalisti italiani i quali temevano,
giustamente, che dietro quel silenzio passassero degenerazione e svuotamento
della democrazia. Oggi il sindacato dei giornalisti e quello degli editori
trovano dunque un punto strategico di convergenza, del resto anticipato il 9
giugno scorso da Boris Biancheri, presidente della Fieg: "Limitare le
intercettazioni alle indagini relative a reati di terrorismo e criminalità
organizzata non mi sembra affatto una buona idea. Un sequestro di persona o la
corruzione di pubblico ufficiale che non hanno connessioni con mafia e camorra
non sono meno gravi per questo". Vedremo quanti fra i maggiori giornali e
quanti fra i telegiornali coglieranno davvero il valore strategico di questa
intesa e l'appoggeranno condividendola a fondo. Trovo ben pensata la proposta
avanzata dal segretario della Federstampa, Franco Siddi: fare cioè,
inizialmente, una sorta di sciopero "a rovescio", informando di più
(finalmente!) i lettori, e uscire con pagine a scacchiera, quelle libere e
quelle nei fatti imbavagliate. Dopo, si potrà, probabilmente si dovrà andare,
insieme, in piazza avendo cercato di formare una opinione pubblica più
avvertita. In queste ore è fin troppo scoperto il tentativo di ridurre la mole
delle intercettazioni giudiziarie ad un fiume di pettegolezzi, a volte di
sapore pecoreccio o boccaccesco (peraltro espressivi del malcostume di chi fa
certe inqualificabili telefonate). In realtà anche la frenetica attività del
presidente Berlusconi nel telefonare in Rai al direttore della fiction Agostino
Saccà per raccomandare, nel modo più pressante e imbarazzante, questa o quella
show-girl o stellina (magari appannata), ha ribadito alcuni dati di fatto:
nell'azienda pubblica vi sono quadri berlusconiani pronti e proni a ricevere
dal capo raccomandazioni e magari ordini di servizio; la Rai viene considerata
da Berlusconi e pure da Confalonieri del tutto subalterna, una sorta di
succursale di Mediaset. Altro che gossip. Qui ci sono di mezzo il ruolo
strategico del servizio pubblico, il grado di concorrenza effettiva fra le due
emittenti, il pluralismo stesso dell'informazione, la meritocrazia nelle scelte
artistiche, sopraffatta da un clientelismo peloso e penoso. Valori essenziali
sporcati e travolti, spesso, da questa fiumana fangosa di telefonate e di
trame, per esempio contro l'attuale direttore generale della Rai, Claudio
Cappon, manager pubblico di indubbia moralità e trasparenza. Adesso, ad
esempio, capiamo meglio perché e percome, subito dopo la vittoria elettorale
del Cavaliere, vi fu chi dall'interno di Viale Mazzini chiese la pronta, anzi
immediata "riabilitazione" di Saccà: avevano messo in piedi la trama
per un nuovo direttore generale. Adesso capiamo meglio perché si avanzano nomi
per i nuovi possibili componenti del CdA etichettati quali
"bipartisan", in realtà berlusconiani di ritorno che il Pd farà bene
a non avallare se non vorrà alienarsi altre simpatie fra i suoi sostenitori più
decisi, e quindi più utili, anche fra i giornalisti che fanno opinione e che
dai vari governi Berlusconi hanno patito emarginazioni gravi tenendo, loro, la
schiena diritta. Inoltre, conviene ripetere fino alla noia
che le intercettazioni hanno consentito la cattura di Riina, di Provenzano, di
Lo Piccolo, di Busca. Obiezione immediata: quelle saranno ancora possibili.
Già, ma non ci saranno intercettazioni per i reati-satellite, per le
estorsioni, le richieste di "pizzo", lo sfruttamento della
prostituzione, la bancarotta fraudolenta, ecc. "Talvolta si arriva
ad una indagine di mafia proprio partendo da un reato minore. Non sarà più
possibile farlo". Così Antonio Ingroia, pm antimafia a Palermo. Tutti reati
che - per effetto dell'altro devastante provvedimento berlusconiano, il
blocca-processi - finiranno in una sorta di limbo per un anno, da aggiungere ai
tanti anni di attesa per la giustizia ordinaria che ordinaria non è più nella
sua inaccettabile lentezza. Su questo terreno - che ci ha visti più volte messi
in mora dall'Unione Europea - l'Associazione Nazionale Magistrati aveva
avanzato proposte costruttive al presidente del Consiglio. Messe da lui
seccamente da parte, come ogni forma di possibile dialogo sulle riforme, per
porre tutta la politica, tutta l'attività parlamentare, già palesemente
ingolfata, al servizio dei suoi personali casi e interessi. Anche a colpi di
decreto. La nostra Costituzione, per ora, dice: "la giustizia è
amministrata in nome del popolo". Fino a quando?.
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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Attacco al Csm Giovanni Salvi La nota del Capo dello Stato, letta dal Vice
Presidente del Csm in apertura della seduta sul parere in tema di conversione
del decreto sicurezza, è di chiarezza esemplare: il Csm può e deve esprimere
pareri sui disegni di legge che concernano la giustizia; questi pareri non
costituiscono un vaglio di costituzionalità, che è riservato ad altri Organi
dello Stato. L'ineccepibile puntualizzazione è servita a riportare serenità in
Consiglio e a dissipare le nubi che si addensavano sulla discussione. Una cosa
infatti è operare un vaglio di costituzionalità, con effetti istituzionali
rilevanti, altra cosa compiere valutazioni tecnico-giuridiche, che come tali
non possono esser monche della legge fondamentale. Bene ha fatto il Csm ad
eliminare dal parere ogni aspetto che potesse dar luogo a equivoci e dunque a
inutili polemiche. I pareri sono previsti dall'art. 10 della legge del 1958,
che regola le attività consiliari, ma in realtà sarebbero desumibili dal ruolo
del Csm quale organo di rilievo costituzionale, composto da membri eletti dai
magistrati e dal Parlamento in seduta congiunta, cui è attribuita la
responsabilità del governo autonomo della magistratura. La loro legittimità,
anche quando non richiesti, è stata affermata - tra l'altro - dalla Commissione
Paladin, insediata nel 1990 dal Presidente Cossiga, proprio per sondare i
limiti delle attribuzioni del Consiglio. È infine evidente che non può parlarsi
di organizzazione, ordinamento giudiziario e processo senza parlare di
Costituzione. Ciò è dimostrato da una prassi costante, che ha riguardato
peraltro ogni Governo, anche quelli di centro sinistra. Il
parere espresso nel dicembre 2006 sul disegno di legge in tema di
intercettazioni (ministro Mastella) manifestava preoccupazione per il
"regime di indifferenziato divieto di pubblicazione degli atti "anche
per riassunto" ... con evidente compressione dei valori riconducibili
all'art. 21 Cost.". Nel parere sull'organizzazione del p.m.
(dicembre 2005, ministro della Giustizia Castelli) si richiamavano i precedenti
pareri, nei quali "sono stati sottolineati dubbi di legittimità
costituzionale delle disposizioni ... che disciplinano l'ufficio del pubblico
ministero" e passava ad elencarne alcuni ("... evidenti i profili di
possibile contrasto con la disciplina costituzionale sotto il profilo della
violazione della indipendenza e della soggezione del magistrato alla sola legge
della sua attività... La somma di queste scelte lascia del tutto irrisolti i
dubbi di legittimità costituzionale con riferimento, in particolare, all'art.
101 della Costituzione che vuole il rappresentante della giurisdizione soggetto
solo alla legge. ... non sembrano in alcun caso affrontare in maniera positiva
gli aspetti della legge di delegazione che presentano profili di possibile illegittimità
costituzionale, e ciò neppure nei casi in cui sarebbe stato possibile adottare
soluzioni in grado di limitare i rischi di illegittimità"). Le lunghe
citazioni annoieranno certamente il lettore. È però ora di finirla di parlare
senza cognizione di causa. Ormai chi più strepita, più ha ragione. Illustri
commentatori si sforzano di trovare ragioni anche dove non ce ne sono. Tocca
leggere di invasione di campo per il solo fatto che un Organo di rilievo
costituzionale si permetta di prospettare i gravi rischi per il buon
funzionamento della giustizia che derivano da norme che potrebbero presentare
profili di illegittimità costituzionale e dunque causare effetti indiretti, la
cui dannosità è facile prevedere. Coloro cui compete proporre le leggi e coloro
che hanno l'alto compito di approvarle dovrebbero esser grati per i rilievi che
consentano loro di meglio operare. Capisco che ciò possa apparire ipocrita: un
parere carico di animosità e strumentale non fa piacere a nessuno. Basta però
leggere il documento del Csm per capire che non è così. Il parere è per molti
aspetti positivo; anche laddove individua criticità, lo fa in termini
propositivi, indicando i possibili punti di intervento. Certo, vi sono anche
rilievi fortemente negativi e non solo in punto di sospensione dei processi. È
evidente la preoccupazione di evitare ricadute indesiderate sulla funzionalità
del sistema giudiziario. A volte ciò viene fatto richiamando decisioni già
assunte dalla Corte costituzionale, come quelle in tema di impossibilità di
basare un giudizio di pericolosità sulla sola condizione di clandestinità;
sempre è presente la necessità di attuare il principio costituzionale di
ragionevole durata dei processi. Il Csm è stato spesso nell'occhio del ciclone.
Alla fine del mandato, il Presidente Cossiga ritenne persino di far presidiare
il Consiglio dalla forza armata per impedire una seduta al cui ordine del
giorno non aveva assentito. Credo però che questa volta vi siano aspetti nuovi,
sui quali occorre riflettere. Che concetto della democrazia vi è dietro il
rifiuto di ogni controllo che non sia quello elettorale? Quanta sintonia vi è
tra questa concezione giacobina della politica e un sentimento profondo di
vaste aree dell'opinione pubblica? Sono tra quanti invocano ormai da anni un
approccio ai temi della giustizia che sappia aggirare il cosiddetto conflitto
con la politica (che tale non è) utilizzando ciò che è al tempo stesso
strumento e fine: la priorità di un servizio che i cittadini possano sentire
come giusto, anche perché reso in tempi ragionevoli. Le forti critiche di
questi giorni al Csm sono in realtà politiche e come tali oggetto di legittima
discussione politica. Non mi pare invece che esse abbiano reali fondamenti in
una prospettiva giuridico-istituzionale: cercare argomenti in tal senso è
davvero poco utile. Bere a valle del lupo non salva la pelle e anzi rende meno
convincenti le ragioni della pecora. Occorre invece non cedere sui principi e
sui fatti. I principi sono quelli per i quali l'organo di governo autonomo della
magistratura è legittimato ad esprimere pareri sui disegni di legge e la
Costituzione è il faro che orienta ogni decisione del giurista. I fatti sono
quelli per i quali alcune delle misure legislative in discussione non
renderanno i processi più rapidi, non renderanno i cittadini più sicuri,
certamente non li renderanno più liberi.
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando l'edizione del Una
fiction non si nega a nessuno di Silvia Garambois S ilvio Berlusconi stavolta è
inciampato nel conflitto fra i suoi stessi interessi: meglio mandare in onda
una fiction pompatissima come I Tudor. Scandali a corte, per la quale ha messo
in campo sia una maratona su Mediaset Premium che una raffica di spot, o meglio
andare in video di persona, a parlare di intercettazioni e
raccomandazioni, a tu per tu coi telespettatori? Berlusconi ha optato per la
seconda. I Tudor e gli scandali alla corte di Enrico VIII, compresi errori
storici e scene hard, possono attendere: stasera su Canale 5 ci sarà lui, in
una puntata speciale di Matrix, a parlare di altri scandali, di
attricette e presunte tali per le quali in Rai si sono trovate vie
preferenziali (forse anche a Mediaset, ma quella è un'azienda privata, dove il
padrone assume chi vuole). La fiction in Italia fa sempre notizia, ma più nelle
pagine della politica che in quelle degli spettacoli. La fiction in Italia è
genericamente brutta: brutte sceneggiature, pessima recitazione, pause con gli
attori in apnea, tronisti (e troniste!) che veleggiano tra una soap e un
telefilm. La fiction fa soldi: non sono veri film, perciò la legge è lasca e le
serie si possono imbottire di pubblicità come un salame, in mezzo, dentro, con
le scritte che passano sotto. Non solo: più le serie sono lunghe, meno costano.
E a pagare c'è sempre tempo. Per farsi un'idea di come gira questo mondo su Fox
- uno dei canali di Sky - è in onda un "telefilm sui telefilm", che è
la fotografia ironica e fedele di come le soap nel nostro Paese nascano in modo
improbabile e "troppo italiano": si intitola Boris, protagonista
Pietro Sermonti, ma nel cast ci sono anche Corrado e Caterina Guzzanti e un
altro gruppo di attori come Antonio Catania e Paolo Calabresi, per citarne un
po' (se vi capita, va in onda il lunedì, a sera tardi). E detto tutto ciò in
premessa, tra raccomandazioni di starlette e produzioni tappa-buchi, c'è da
aggiungere poi che alla fiction, e alla fiction tv, c'è chi ci crede davvero:
nell'eterna crisi del cinema più volte registi e attori di calibro hanno
ritrovato ossigeno in tv. E hanno realizzato cose egregie. O comunque godibili.
Anche nelle lunghe serie: non consiglieremmo mai Capri, ma I Cesaroni sì; e Don
Matteo ha i suoi bei difetti ma ce la fa a competere con il "mitico"
Padre Brown di Renato Rascel, anni Settanta. Rai e Mediaset (ma anche Sky)
hanno ormai annunciato i loro assi nella manica per la prossima stagione. C'è di
tutto un po': Liliana Cavani e Alessandro Gassman, Pinocchio e il Commissario
Montalbano (quattro nuovi episodi). Sky è partita d'anticipo, con un progetto
"sperimentale": trasformare i film per il cinema in prodotti lunghi
per la tv. Dopo Quo vadis Baby? di Gabriele Salvatores, si attende la versione
"lunga" di Romanzo criminale di Michele Placido (che sarà consulente
artistico per le dodici puntate della nuova serie). Su Raiuno, sempre in
perfetto equilibrio politico, c'è il film su Paolo VI (regia di Fabrizio Costa,
con Fabrizio Gifuni nei panni di Papa Montini, prodotto dalla Lux Vide di
Bernabei), ma anche quello su Giuseppe Di Vittorio (Pane e libertà, diretto da
Alberto Negrin, con Pierfrancesco Favino). I film sui personaggi della storia
sono, come sempre, quelli che creano meno problemi: e così ecco su Raiuno
Einstein (regia di Liliana Cavani, con Vincenzo Amato, prodotto dalla
"Ciao Ragazzi" di Claudia Mori), Coco Chanel (con Shirley MacLaine,
regia di Christian Duguay), Giacomo Puccini (regia di Giorgio Capitani con
Alessio Boni) e La meravigliosa storia di suor Bakhita (regia di Giacomo
Campitoti, con Fatou Kine Boye). Un discorso a parte merita il ritorno di
Pinocchio: Bob Hoskins è Geppetto, Violante Placido la Fata Turchina, Luciana
Littizzetto il Grillo Parlante, mentre Collodi ha la voce di Alessandro Gassman
(regia di Alberto Sironi, produzione Lux Vide). Canale 5, invece, lascia spazio
all'attualità, con Crimini bianchi, sulla malasanità (produzione Taodue, regia
di Alberto Ferrari con Ricky Memphis e Daniele Pecci), e a 'O professore, su
una scuola di Scampia (regia di Maurizio Zaccaro con Sergio Castelletto,
produzione Grundy). Non manca la commedia con Amiche mie (con Margherita Buy,
Cecilia Dazzi, Luisa Ranieri ed Elena Sofia Ricci, prodotta da Mediavivere),
Anna e i cinque"(con Sabrina Ferilli e Pierre Cosso, regia di Monica
Vullo, produzione Magnolia) e la fiction in costume Il sangue e la rosa (regia
di Salvatore Samperi, con Gabriel Garko). E poi. c'è il film di Ricky Tognazzi,
che non ci sta a passare per il regista della "fiction dei
raccomandati". Nel suo I segreti dell'isola di Korè (la storia di
un'ispettrice di polizia che torna nella sua isola per sposarsi) ci sono
infatti anche Antonella Troise e Simona Borioni. Quelle che nelle
intercettazioni Berlusconi chiama "le mie fanciulle". CINE-TV Che
passione queste fiction! Servono a rasserenare il pubblico, a far soldi, a
piazzare le amiche degli amici, specie se sei il presidente del Consiglio.
Eccovene una guida ragionata, con le anticipazioni della stagione che verrà.
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando l'edizione del La
salvaprocessi farà sparire il reato di disastro ambientale di Eduardo Di Blasi/
Roma Fu un senatore di Forza Italia, Luigi Manfredi, a presentare l'emendamento
al Decreto Ronchi che inaspriva le pene sul reato ambientale. E sarà il nuovo
governo Berlusconi a depotenziare le indagini e a rallentare i processi su
questo crimine odioso di riconosciuta pericolosità sociale. Era il marzo del
2001 quando Manfredi propose l'emendamento e il termine di "ecomafia",
l'avvelenamento del territorio che si rinnova di anno in anno e che non viene
cancellato se non a prezzo di costose bonifiche, non era ancora entrato
nell'immaginario collettivo. Non avevano avuto l'eco nazionale dovuto le grandi
battaglie di Legambiente e film come "Biutiful Cauntri", storia di
inquinamento, morti per cancro e cibo finito in malora (e poi sulle tavole
degli italiani). Non c'era stato Gomorra di Saviano, anche perché i rifiuti
pericolosi di solito prendevano silenziosamente la strada che portava ai Paesi
del Terzo mondo e che semmai si interrompeva prima, in fondo al mare, dentro
vecchie carrette affondate in acque internazionali dove nessuno sarebbe andato
a ripescare loro e il loro pericoloso carico. La scarsità dell'intervento
legislativo in materia permetteva a chi smaltiva abusivamente gli scarti
pericolosi pene poco più severe di una contravvenzione. Anche per questo, si
disse, mafia e camorra avevano deciso di intraprendere il grande businnes:
soldi tanti, rischi pochi. Nell'aula di Palazzo Madama il senatore di Forza
Italia Manfredi, su impulso delle associazioni ambientaliste, fissò la pena con
voto bipartisan: veniva punita da "uno a sei anni" di reclusione la
"gestione abusiva" dei rifiuti. Pena che saliva da "tre a otto
anni" nel caso di rifiuti ad alta radioattività. L'emendamento fu
fotografato nell'articolo 53bis del decreto Ronchi e divenne l'arma con cui le
procure italiane andarono all'assalto dei trafficanti di veleni. Dal 2002 ad
oggi sono state 104 le inchieste aperte, 662 i trafficanti arrestati, 545 le
aziende coivolte nelle indagini. Il lavoro della magistratura ha disvelato il
sistema dello smaltimento illecito, il trucco del "giro bolla" (il
carico pericoloso che viene declassificato solo formalmente passando da impianto
a impianto, sino a finire in una discarica dove non potrebbe starci), i
materiali nocivi messi sotto il tappeto, o rivenduti come nuovo prodotto.
L'aver alzato la sanzione massima ha consentito la possibilità di eseguire
intercettazioni telefoniche, collaborazioni con l'Interpol per i traffici
internazionali, riduzione del rischio di prescrizione per le persone coinvolte.
Lo strumento ha funzionato se è vero che in questi anni abbiamo assistito
all'inchiesta sulla Enichem di Priolo, dove parte dei rifiuti veniva smaltita
nei tombini che finivano diritti nel mare antistante (l'operazione "Mare
rosso" nacque su impulso di alcuni cittadini che videro galleggiare tra le
onde macchie create dall'acido solforico). Ai fanghi delle acque reflue
veneziane, inquinate da policlorobifenili e diossina, venduti come
fertilizzanti in agricoltura. Nel novembre del
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando
l'edizione del Una delle più gravi conseguenze del decreto così fortemente
voluto dal premier E se si bloccano le intercettazioni sarà buio pesto.
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando l'edizione del
ERMETE REALACCIIl ministro ombra dell'Ambiente: con il decreto sicurezza si
vanificano gli sforzi fatti "È un via libera allo smaltimento
illegale" / Roma "Al premier che torna a Napoli e assicura che i
rifiuti saranno tolti dalle strade, dico che il suo decreto sicurezza mette a
rischio la lotta contro lo smaltimento illegale dei rifiuti pericolosi. Veleni
che provocano dei rischi reali per la salute degli italiani, che inquinano
l'aria e l'acqua. Veleni su cui le ecomafie fanno grossi affari". Ermete
Realacci, ministro ombra dell'Ambiente, punta il dito contro il decreto
sicurezza: "Prima del 2001 le pene erano così lievi che spesso i reati
cadevano in prescrizione, non si potevano usare le
intercettazioni e neppure chiedere la collaborazione dell'Interpol. Dopo il
2001, grazie a un emendamento al decreto Ronchi bis che ha innalzato le pene,
presentato tra l'altro da un senatore di Forza Italia, Luigi Manfredi, un ex
generale, la magistratura ha potuto muoversi e il fenomeno si è in parte
ridotto, in Campania e non solo". E adesso cosa cambia con il
decreto sicurezza? "L'azione della norma blocca processi insieme allo stop
alla intercettazioni per i reati che hanno pene inferiori ai 10 anni rischia di
vanificare i passi avanti che sono stati fatti: perché questi reati hanno pene
inferiori ai 10 anni, dunque i processi per questi reati ambientali rischiano
il blocco e non si potranno più usare le intercettazioni nelle indagini. È un
caso simbolo di come norme pensate per rispondere agli interessi personali del
premier producono un danno agli interessi dei cittadini e minacciano quella
sicurezza che a parole viene tanto invocata. Ricordo che lo smaltimento
illegale di rifiuti pericolosi ha già prodotto gravi malattie nella
popolazione, e anche l'abbattimento di migliaia di capi di bestiame in Campania
per la presenza di diossina nel latte". Realacci chiama in causa il governo
e il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo: "Non si può dire di
voler contrastare i reati ambientali, come ha fatto il ministro in Commissione
Ambiente alla Camera, e poi prendere in giro gli italiani. Questo è un tema su
cui c'è sempre stato un impegno trasversale in Parlamento: fu proprio un
senatore di Forza Italia, nel
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stai consultando l'edizione del
L'invasione delle ultragnocche Marco Travaglio C'è un discreto scarto fra gli
editoriali pensosi alla Pigi Battista sul malaugurato "scontro fra
politica e giustizia" e sul "dialogo costituente" che forse
ritorna grazie agli estintori quirinaleschi, e i resoconti dei
"retroscenisti" alla Scodinzolini, sempre appostati nella pochette di
questo e quello. Da giorni sono mobilitate a colpi di codici e pandette,
precedenti giurisprudenziali e citazioni dotte il Capo dello Stato, il Csm, la
Corte Costituzionale, il Parlamento, il Governo, l'Associazione Nazionale
Magistrati, le Camere Penali, l'Associazione Costituzionalisti Italiani,
l'Autorità Garante della Privacy, presto fors'anche la Commissione Europea,
l'Alta Corte di Giustizia di Lussemburgo e la Corte dei Diritti dell'Uomo di
Strasburgo. Il tutto perché un ometto, un certo Al Pappone, ha problema molto
più prosaico e urgente, che Vittorio Feltri ha voluto sintetizzare su
"Libero" con un titolo in chiaroscuro: "Il guaio è la
gnocca". In sintesi: l'han beccato a parlare al telefono di e con certe
ragazze che lui chiama "le mie fanciulle" (per distinguerle dalle
"mie bambine", che sarebbero le ministre Carfagna, Brambilla e
Gelmini) e che, non sapendo recitare, devono lavorare per Raifiction dell'amico
Agostino Saccà. Il quale s'incarica poi di "migliorare" prima
dell'uso quelle dall'aria "un po' strappona" ("strappona che a
Roma vuol dire bona, bonacciona, capito? Diciamo non anglosassone",
precisava l'insigne linguista). Ricapitolando: le "fanciulle" le paghiamo
noi col canone; le "bambine" le paghiamo pure noi con la diaria
parlamentare e lo stipendio ministeriale. Poi ci sono quelle brave: ecco,
quelle le prende Mediaset. Ma si sa com'è fatta la gnocca: inizialmente si
presenta bene, col volto suadente e seducente che fa impazzire i maschi latini
e non. Poi però la gnocca s'incattivisce. Se non l'accontenti, va in giro a
raccontare cose poco carine. Non ci sono più le gnocche di una volta,che si
tacitavano con una boutique. Oggi c'è la gnocca presidenziale, molto più
pretenziosa. Quando va bene, vuole "la parte" a Raifiction, ma mica
un "ruolino": protagonista. Altre più sofisticate puntano a un
ministero. E i ministeri, specie dopo la malaugurata riforma Bassanini, sono
pochini. Mentre le gnocche sono tante, troppe. E il dicastero lo vogliono col
portafoglio, mica senza. Antonella, per esempio, è insoddisfatta: "Sta
diventando pericolosa,è pazza, s'è messa in testa che io la odio, che ho
bloccato la sua carriera artistica. È andata a dire delle cose pazzesche in
giro. Agostino, falle una telefonata e dille che continuo a dirti: io devo far
lavorare la Troise. Sottolinea un mio ruolo attivo...". Si potrebbe fare
ministro anche lei, o almeno sottosegretario. Ma con quale delega? Al senatore
italo-australiano Nino Randazzo, in cambio del ribaltone, Al aveva offerto
quella all'Oceania. Ma ad Antonella? Viceministro alle Autoreggenti? Ai
Wonderbra? All'Intimissimo? Ecco: a un certo punto la gnocca ha una mutazione
genetica, diventa perfida, ti si rivolta contro. E che si fa contro l'invasione
delle ultragnocche? Superman aveva la Kriptonite. Al ha il Decreto. E, se
qualcuno obietta che non c'è necessità né urgenza, gliele spiega lui, la
necessità e l'urgenza: o esce il decreto o escono le telefonate. E' vero che il
direttore di "Europa", dalla clandestinità, ha invitato i giornalisti
veri a "censurarle". Perché, come dice lui, "si fa un uso politico delle intercettazioni". Ma se
denunciare l'uso politico dei pentiti, dei testimoni e delle toghe rosse è
facile, dimostrare che pure le microspie si mettono d'accordo per incastrare
gli avversari politici è decisamente più arduo. Qui non è la parola di un altro
contro la tua: è la tua parola contro la tua. E lui le sue le conosce
bene, perché le ha pronunciate lui. Veronica, intanto, ha smesso di scrivere ai
giornali e prende appunti. Su tutto. Anche su quella graziosa signorina dal
cognome giacobino, Virginia Saint-Just, che avrebbe avuto l'appoggio di Silvio
nel divorzio dal marito agente segreto, più un alloggio gratis a Campo de'
Fiori, mentre l'ex consorte veniva licenziato dal Sisde. Se qualche membro del
Csm ci è rimasto male nell'apprendere dal Colle che è vietato definire
incostituzionale una legge incostituzionale, sappia che è per una causa di
forza maggiore: la gnocca. "Costituzione" non si può più dire. Gnocca
invece sì. Ora d'Aria.
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Ma il Cavaliere insiste sul dl,
giallo sull'intervista in tv. Napolitano dà via libera al
lodo Alfano sull'immunità Intercettazioni, stop a Berlusconi Fini: no al decreto. Veltroni e Casini: non
espropriate il Parlamento ROMA - Perde quota la possibilità di affidare a un
decreto legge la stretta sulle intercettazioni. Gianfranco Fini ha spiegato
infatti che alla Camera non ci sarebbero i tempi per la conversione. Nel
pomeriggio Veltroni e Casini avevano scritto allo stesso Fini paventando il
rischio di un esproprio del Parlamento. Napolitano intanto dà il via libera al
lodo Alfano sull'immunità. DA PAGINA
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Intercettazioni, il decreto
perde quota via libera di Napolitano al lodo Alfano Scontro alla Camera sul
blocca processi. Il Pdl attacca Mancino Il comunicato del Quirinale: il via
libera al disegno di legge legato a una prima analisi Il giudice Gandus
nominata presidente di sezione del tribunale LIANA MILELLA ROMA - Calendario
parlamentare in una mano, bilancino vantaggi-svantaggi nell'altra, Berlusconi è costretto a
fare marcia indietro (forse per la seconda volta) sulla voglia di fare un
decreto per bloccare l'uscita delle intercettazioni. Che non ci sarà nel
consiglio dei ministri di domani. In compenso, il premier incassa un importante
atout dal Quirinale che non solo annuncia il via libera al lodo Alfano, ma fa
sapere che lo scudo per congelare i processi contro le alte cariche
"corrisponde ai rilievi sollevati dalla Consulta nel 2004". Aggiunge,
in conformità con la sentenza che bocciò il vecchio lodo Schifani, che non
serve una legge costituzionale. è ossigeno puro nella strategia del Cavaliere
per fermare i suoi processi e le prossime sentenze. Ma se una sua legge va
avanti, un'altra, il dl intercettazioni, si ferma sul nascere, anche se per il
Guardasigilli Alfano "la necessità e l'urgenza ci sono tutte".
Giornata movimentata in cui, per Berlusconi, domina l'incubo di veder
pubblicate sui giornali conversazioni imbarazzanti su di lui e le sue ministre.
A Montecitorio è tutto un intrecciarsi di indiscrezioni. Se ne parla fitto
fitto mentre in aula si votano le pregiudiziali di costituzionalità sul decreto
sicurezza, che contiene la norma sulla sospensione dei processi. Banco dei
ministri al top (Frattini, Alfano, Ronchi, Brunetta, Carfagna, Meloni, Gelmini,
Fitto). Il leader di Idv Di Pietro fa uno show. Se la piglia "con
presidente che non c'è", quell'"incallito furbacchione" che
"per farsi i cavoli suoi", ha tentato l'ennesima "furbata",
ha utilizzato "qualche suo dipendente", "ha raggirato il capo
dello Stato" con una norma che gronda "incostituzionalità" e che
"non c'azzecca niente" con il decreto. Buuuhhhh....in ogni ordine di
banchi della destra. Parlano contro anche Vietti (Udc) e il Pd. Ma niente da
fare, le pregiudiziali non passano. Finisce
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
"Espropriato il
Parlamento" l'affondo di Veltroni e Casini E il nuovo asse riformista
esclude Di Pietro I due leader attaccano anche la manovra. L'ex pm non
polemizza: io li appoggio GIOVANNA CASADIO ROMA - Veltroni e Casini l'hanno
scritta dopo una mattinata di colloqui: "Signor Presidente della Camera,
le esprimiamo la nostra preoccupazione...". Dura nella forma e nella
sostanza, la lettera inviata a Gianfranco Fini è l'allarme delle opposizioni
contro "il governo" che comprime i tempi della discussione fino al
punto di "espropriare di fatto il Parlamento delle sue prerogative".
Se si manca di rispetto al Parlamento, "si colpisce il primo diritto che
in democrazia è dato a una minoranza, quello di vedere discusse le sue ragioni.
Un diritto inviolabile quanto quello del rispetto della legittimità della
maggioranza". è il segnale di un'opposizione intransigente, che vuole
ristabilire la gerarchia delle priorità, che giudica "inadeguata" la
Finanziaria rispetto alla crisi del paese, che chiede discussioni approfondite
sulla manovra non certo un dibattito di "9 ore" e il "rispetto
della dignità del Parlamento", ma non trascende nella rissa né
parlamentare né nella piazza. Lo strappo del Pd da Di Pietro è sancito ancora
più chiaramente, se mai ce ne fosse stato bisogno. Walter non consulta Tonino,
i due del resto non si parlano da settimane. La piega che ha preso la
manifestazione dell'8 luglio non piace affatto al segretario del Pd e
l'iniziativa comune con Casini la dice lunga sulla sintonia delle
"opposizioni riformiste", e sull'asse forse privilegiato tra
Democratici e centristi. L'opposizione vuole restare nell'alveo istituzionale:
spiega il leader dell'Udc. Di Pietro comunque getta acqua sul fuoco e risponde
con una nota a stretto giro di posta: "Noi di Italia dei Valori
condividiamo e sosteniamo la lettera di Veltroni e Casini". Non darò
"colpi ai fianchi a Veltroni", dirà poi l'ex pm. "il premier
continua a fare leggi a suo uso e consumo, e l'ultima cosa che deve fare
l'opposizione è criticare se stessa". Risponde subito anche Fini, con una
nota: "I tempi del dibattito a Montecitorio sono stati ampiamente
garantiti, anche in questa fase complessa di lavori prima della pausa estiva
che vede un affollamento di decreti e provvedimenti". In realtà, il Pd
denuncia la tentazione del governo di mettere la fiducia sul decreto sicurezza,
sulla manovra e poi di procedere con decreto sulle
intercettazioni. "Non si capisce perché dal momento che hanno una
maggioranza tanto ampia", ha commentato spesso il segretario dei
Democratici. Parlano anche di questo Veltroni e Casini, e della Rai. Sulle
intercettazioni, il segretario del Pd è tranciante: "Le intercettazioni
sono il problema centrale di una persona e non di milioni di italiani.
Il governo dovrebbe discutere dei problemi di chi non ce la fa ad arrivare alla
fine del mese" e non degli affari privati e degli affanni del presidente
del Consiglio. Bisognerebbe dire ad esempio, quali e quanto tagli sono stati
fatti alle forze dell'ordine e con quale danno per la loro efficienza, rimarca
Veltroni dopo avere incontrato i Cocer. Enrico Letta e Cesare Damiano discutono
in Transatlantico di emendamenti e correttivi alla manovra economica: "Ma
tutto questo finirà nel nulla... siamo sconsolati, ogni opposizione di merito è
spazzata via". Letta va all'attacco e avverte: "Berlusconi sta
cercando la rissa". Per il Pd si tratta di muoversi su un terreno stretto
ed accidentato: da un lato l'offensiva del premier Berlusconi dall'altro la
controffensiva girotondina in un crescendo di toni la cui posta in gioco è lo
scontro istituzionale.
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il presidente della Camera
sconsiglia di continuare il braccio di ferro col Quirinale. Il premier:
vogliono farmi fuori Fini e Letta bloccano il blitz del Cavaliere "Meglio
accelerare lo scudo, voto entro un mese" Ma se a fine luglio tutto dovesse
precipitare si tornerebbe all'ipotesi decreto Nel pranzo a
tre a Montecitorio salta l'ipotesi del decreto sulle intercettazioni CLAUDIO
TITO ROMA - "Non ci sono le condizioni oggettive per fare un
decreto". Gianfranco Fini dice "no". Un provvedimento d'urgenza
per bloccare le pubblicazioni delle intercettazioni non è ipotizzabile. Almeno
in questo momento. Troppo poco il tempo a disposizione del Parlamento per
convertirlo in legge. Soprattutto, è inopportuno: acuirebbe le distanze tra il
governo e il Quirinale. Il decreto, quindi, per ora salta. E l'ultimo colpo
arriva proprio nel pranzo a tre tra Silvio Berlusconi, il presidente della
Camera e il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta. Ma il
Cavaliere riceve in cambio una doppia "via d'uscita": l'approvazione
definitiva del cosiddetto Lodo Alfano - quello che sospende i processi per le
più alte cariche dello Stato - entro la pausa estiva e la possibilità, se ce
fosse bisogno, di varare un decreto ad agosto. Nell'ultimo consiglio dei
ministri prima delle ferie. Il percorso che porta al provvedimento d'urgenza,
del resto, è lastricato di complicazioni. Glielo hanno fatto notare in mattinata
anche i suoi fedelissimi di Via delPlebiscito. Letta, insieme a Niccolò
Ghedini, aveva già avvertito il premier delle difficoltà tecniche. Per non
parlare delle perplessità provenienti dal Quirinale. Fino all'ora di pranzo,
però, il capo del governo non aveva ceduto. Anzi, aveva preallertato il
ministro della Giustizia, Angelino Alfano, chiedendogli di preparare un testo
da presentare al consiglio dei ministri di domani. "Bisogna farlo, mi sono
stufato. Tutte queste voci, è una cosa incivile. è evidente che tutto è fatto
per farmi fuori. Tutto si lega contro di me. E io non posso accettarlo",
ha ripetuto anche nella colazione di lavoro al primo piano di Montecitorio.
Seduti al tavolo arredato con una enorme zucca arancione completamente
intarsiata e avendo davanti una bottiglia di vino rosso toscano, il premier ha
cercato di forzare i tempi. L'inquilino della Camera più di una volta si è
rivolto a Letta per far riflettere Berlusconi sui rischi connessi alla sua
richiesta. E le perplessità non mancavano anche dalle parti della Lega che oggi
riunirà i gruppi per discutere la vicenda. Ma Umberto Bossi ha già fatto sapere
di non gradire il forcing berlusconiano. "Il decreto non verrebbe
convertito - è stato poi il ragionamento di Fini - e con questo clima politico...
ci sarebbe l'ostruzionismo dell'opposizione. Dobbiamo provare a ristabilire un
clima più sereno". In particolare con il presidente della Repubblica. Nei
confronti del quale, secondo Fini, non è ipotizzabile un continuo braccio di
ferro. Tant'è che ancora ieri ha rimproverato il Cavaliere per la gaffe di
martedì a Napoli: "Non puoi uscirtene in quel modo...". Discorsi che
alla fine l'uomo di Palazzo Chigi ha accettato. Ma, appunto, con due
assicurazioni. La prima riguarda l'approvazione "ultrarapida" del
Lodo Alfano. "Se non c'è il decreto - ha ammonito il premier - dovete
trovare il modo di far diventare legge lo "scudo" subito". Una
corsia accelerata in una certa misura avallata dal Colle. Il via libera di ieri
al disegno di legge, con tanto di nota esplicativa, è stato infatti
interpretato dai vertici del Pdl come una "garanzia" che anche che la
Corte costituzionale non punterà i suoi obiettivi su quella norma. Fu proprio
la Consulta nel
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
La Fnsi: pronti a scendere in
piazza anche gli editori lanciano l'allarme ROMA - La Fnsi e l'Unione Nazionale dei Cronisti promettono di assediare Palazzo
Chigi se il bavaglio alle intercettazioni passerà per decreto. E assicurano che
quella che seguirà sarà una mobilitazione dura, compatta e lanciata su tutti i
fronti, dallo sciopero ai sit-in nelle piazze "perché la gente sappia che
con la scusa della privacy il governo tutela in realtà solo pochi utenti".
Una protesta, quella dei giornalisti, alla quale si è unita anche la Fieg,
Federazione Italiana degli editori. "Le sanzioni - ha detto il direttore
Alessandro Brignone - metterebbero in crisi le imprese editoriali, anche le più
solide".
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Commenti POLITICA, DONNE E TELEVISIONI
(SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E lo ha rifatto lo stesso Berlusconi con il decreto
salva-reti, alla vigilia di Natale del 2003, per evitare in extremis il
trasferimento di Rete4 sul satellite come previsto dalla normativa antitrust e
sancito anche dalla Corte costituzionale. Nei due casi precedenti, però,
potevano pure ricorrere i requisiti di necessità e urgenza prescritti dalla
Costituzione per emanare un decreto legge, cioè un provvedimento con effetto
immediato, senza sottoporlo preventivamente all'esame e al voto del Parlamento.
Questa volta, invece, la necessità e l'urgenza sono soltanto quelle di chi, a
cominciare dal presidente del Consiglio, vorrebbe impedire in una disperata corsa contro il tempo che vengano rese note le
intercettazioni telefoniche fra lui o i suoi sodali e alcuni dirigenti della
Rai, in modo da occultare l'intrigo di rapporti, collusioni e complicità che
avviluppa il duopolio televisivo. Ed è sintomatico che Berlusconi abbia scelto
un set come l'inceneritore di Acerra, paradigma dell'immondizia che inquina la
nostra vita politica, per annunciare un decreto-vergogna che
costituirebbe una minaccia per la libertà d'informazione, per il diritto e il
dovere di cronaca. Tanto da favorire perfino una "santa alleanza" tra
la Federazione degli editori e la Federazione nazionale della stampa, il
sindacato dei giornalisti, schierate entrambe contro il diktat governativo.
Diciamo la verità: abbiamo abusato tutti delle intercettazioni telefoniche. Ne
hanno abusato in primo luogo i magistrati italiani che infatti le utilizzano
più dei loro colleghi stranieri, trascurando spesso per incapacità o pigrizia
l'attività investigativa. E ne abbiamo abusato anche noi giornalisti, a volte
in nome di un sacrosanto principio come la libertà d'informazione e a volte in
funzione del voyeurismo collettivo, senza preoccuparci troppo dei terzi
estranei o innocenti. Ma qui si rischia di passare ormai da una legittima
difesa della privacy a un'offesa illegittima all'opinione pubblica, un affronto
o un oltraggio al suo diritto di sapere e quindi di giudicare. E fra tutti gli
esempi che sono stati già citati a supporto di questa tesi, dalle trame del
caso Fazio agli orrori della clinica Santa Rita, lo scandalo della Rai è forse
il più rivelatore e significativo. Non solo perché illumina la triangolazione
perversa del mercimonio politica-donne-televisione; né perché documenta e
conferma l'inquietante esistenza di una centrale unica, una "struttura
Delta", una Spectre o una P3 fondata sulla tv. Ma ancor più perché edifica
un colossale monumento al conflitto d'interessi, modellato sulla figura
poliedrica e versipelle di Silvio Berlusconi - proprietario di Mediaset e in
quanto tale maggiore concorrente del servizio pubblico - che dall'opposizione o
dal governo assume e licenzia, promuove e boccia, fa e disfa a reti unificate
nell'universo televisivo nazionale. Non sono colloqui innocenti, più o meno
amichevoli e confidenziali, quelli che si possono ascoltare nelle
intercettazioni telefoniche, a proposito di attrici e attricette, capi e
capetti, servizi e servizietti. E non si può neppure derubricare e banalizzare
tutto questo campionario indecente al livello di raccomandazioni, di favori, di
segnalazioni compiacenti. Si tratta, invece, di una trama oscura di rapporti equivoci
e di "relazioni pericolose"; di interferenze, connivenze e
subalternità. Un caso di malcostume e malgoverno, di fronte al quale piuttosto
che indignarsi per la rivelazione o la pubblicazione delle telefonate,
bisognerebbe indignarsi magari per il loro contenuto, per ciò che viene detto
nel corso delle medesime e non per quanto ne viene diffuso poi all'esterno.
Sono le parole, le voci, le intonazioni, le allusioni e le volgarità, la vera
pietra dello scandalo. Si capisce ancora meglio, in quest'ambigua cornice, il
motivo per cui la maggioranza di centrodestra pretende dall'opposizione uno
scambio tra la presidenza della commissione parlamentare di Vigilanza e il
nuovo Consiglio di amministrazione della Rai. è solo una logica mercantile del
potere quella che può ispirare un tale braccio di ferro, al di fuori delle
regole e delle prerogative istituzionali. A cui si aggiunge, verosimilmente, il
pervicace interesse a tenere il coperchio sulla pentola, per scongiurare il
rischio che i miasmi di viale Mazzini possano arrivare fino ai piani alti di
palazzo Chigi. Se le più che legittime resistenze del Capo dello Stato,
accompagnate dalla "moral suasion" del presidente della Camera,
otterranno alla fine il risultato di stoppare il decreto legge sulle
intercettazioni telefoniche, la democrazia italiana avrà schivato una grave
insidia. Ma, al di là della forma del provvedimento, resta la sostanza da
modificare e correggere. Non si difende la privacy imbavagliando la stampa, con
il surrogato di una censura preventiva che si ripercuoterebbe direttamente sui
cittadini. Auguriamoci perciò che l'appello all'opinione pubblica, annunciato
per stasera dal presidente del Consiglio al riparo delle sue televisioni
domestiche, non diventi un "pronunciamiento" in stile demagogico e
populista.
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Commenti IL PRINCIPE SENZA LEGGE
(SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La forza delle cose si impone, gli equilibri
democratici vacillano. Stanno cambiando gli assetti al vertice dello Stato, con
una lotta tra poteri costituzionali che non ha precedenti nella storia della
Repubblica. Vengono travolti principi fondativi come quelli dell'eguaglianza e
della solidarietà. Cambia così l'assetto della società, non più fatta di liberi
ed eguali, rispettati nella loro autonomia e nella loro dignità, ma di nuovo
ordinata gerarchicamente, con gli ultimi, con i dannati della terra posti in
fondo alla scala sociale-immigrati, rom, poveri. Non è un fulmine a ciel
sereno. Da anni, molte forze lavoravano per questo risultato, molti apprendisti
stregoni davano il loro contributo. Si pubblicavano libelli contro la
solidarietà; si ridimensionava, fin quasi ad azzerarla, la portata del
principio di eguaglianza; si accettava senza batter ciglio che la Costituzione
fosse definita "ferrovecchio" o "minestra riscaldata"; la
difesa dei princìpi si faceva sempre più tiepida; si diffondeva in ambienti
altrimenti insospettabili la convinzione che la logica del mercato imponesse la
riscrittura dell'articolo 41 della Costituzione, apparendo evidentemente
eccessivo che la libertà dell'iniziativa economica avesse un limite invalicabile
addirittura nel rispetto della sicurezza (e le morti sul lavoro?), della
libertà, della dignità umana.; si accettava che le commissioni bicamerali
mettessero allegramente le mani sulla delicatissima materia della giustizia.
Gli anticorpi democratici si indebolivano e i difensori della logica
complessiva della Costituzione venivano definiti "nobilmente
conservatori", con una formula apparentemente rispettosa, ma in realtà
liquidatoria. è una storia che comincia ai tempi della "Grande
riforma" craxiana, e che oggi sembra giungere a compimento. è come se si
fosse aperta una voragine nella quale precipitano masse di detriti accumulate
negli anni. Tutta la Costituzione è sotto scacco, a cominciare proprio dalla
sua prima parte, quella dei princìpi e dei diritti, che pure, a parole, si
dichiara intoccabile. Tutto è rimesso in discussione. La dignità sociale e
l'eguaglianza tra le persone, a cominciare da ogni forma di discriminazione
fondata sulla razza e sulla condizione personale. La libertà d'informazione,
considerata non solo sul versante dei giornalisti, ma in primo luogo dalla
parte dei cittadini, titolari del fondamentale diritto di controllare in modo
capillare e diffuso tutti i detentori di poteri: "la luce del sole è il
miglior disinfettante", diceva un grande giudice della Corte Suprema degli
Stati Uniti, Louis Brandeis, riferendosi non solo alla corruzione, ma a tutti
gli usi distorti del potere pubblico e privato. La libertà personale e quella
di circolazione, sulle quali incidono fortemente le diverse tecniche di
sorveglianza. La libertà di comunicazione, colpita non solo
e non tanto dalle intercettazioni, per la cui diffusione lo scandalo è massimo,
ma dalla implacabile, continua raccolta e conservazione per anni dei dati
riguardanti telefonate, sms, accessi a internet, che davvero configurano una
società del controllo e di cui nessuno sembra preoccuparsi. Può una
democrazia sopravvivere bordeggiando sempre più ai margini estremi della
legalità costituzionale, sempre alla ricerca di qualche aggiustamento che non
la maltratti troppo, e così perdendo progressivamente il senso stesso di quella
legalità che dovrebbe da tutti essere vissuta come limite invalicabile? Chi si
prende cura di questa democrazia che, di giorno in giorno, si presenta con i
tratti delle sue pericolose degenerazioni, che la fanno definire come
autoritaria o plebiscitaria, che conosce quegli intrecci perversi tra politica
e uso delle tecnologie della comunicazione che sono la versione più aggiornata
del populismo? Se facciamo un piccolo, e confortante, esercizio di memoria e
riandiamo a due anni fa, al giugno del 2006, ci imbattiamo nel referendum con
il quale i cittadini italiani respinsero una riforma costituzionale che andava
proprio in quella direzione. Rilegittimata dal voto popolare, la Costituzione
del 1948 sembrava avviata al più ragionevole destino di una sua buona
"manutenzione". Ma, da allora, sembra passato un secolo. La
Costituzione è stata messa in un angolo, le file dei suoi difensori si
assottigliano e sono in difficoltà. La legalità, costituzionale e ordinaria,
non è più un valore in sé. Viene ormai presentata come una variabile dipendente
dal voto. Le elezioni non sono più un esercizio di democrazia. Diventano un
lavacro, l'unto dal voto popolare deve essere considerato intoccabile. Torna
tra noi il principe sciolto dall'osservanza delle leggi, e quindi legittimato a
liberarsi di quelle che contraddicono questa sua ritrovata natura. è qui il
vero senso del cambiamento: non nel fastidio per questo o quel tipo di controllo,
ma nel radicale rifiuto di correre i rischi della democrazia. Delle telefonate
del Presidente del consiglio mi inquietano molte cose, ma soprattutto il fatto
di essersi posto al centro di un sistema di feudalità dal quale nasce, quasi
come una conseguenza inevitabile, la pretesa dell'immunità. Un corteo lo
accompagna nel tradurre in fatti questa sua pretesa. Scompare il governo,
integralmente sostituito dagli scatti d'umore del suo Presidente, che ne muta
le deliberazioni a suo piacimento, che lo vede come puro luogo di
registrazione. La tanto pubblicizzata approvazione in soli 9 minuti dell'intera
manovra economico-finanziaria del prossimo triennio è stata presentata come un
miracolo di efficienza, mentre era la prova della scomparsa della collegialità
della decisione, della discussione come sale della democrazia: non un segno di
vitalità, ma di morte, come i
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina XV - Palermo QUALE CONFLITTO
BLOCCA IL TRAFFICO NINO BLANDO rimo, che l'improvvisazione pasticciata
dell'amministrazione di Diego Cammarata - da autentici apprendisti stregoni -
alla fine non poteva non portare necessariamente, se solo si fosse interrogato
qualcuno minimamente edotto in rudimenti di diritto, alla puntuale revoca del
provvedimento. Che da solo - in mancanza di un preliminare e complessivo piano
del traffico cittadino - avrebbe connotato l'intero significato di una
sindacatura. La vicenda ci consegna altre verità. Non solo, occorrerà pur
dirlo, la conferma della totale idiosincrasia dei cittadini palermitani ad
acconciarsi alle regole e, a fortiori, specie se di nuovo conio, nonostante la
lamentata e percepita presenza dell'aria irrespirabile. Come hanno ampiamente
dimostrato le quotidiane polemiche a ridosso dell'applicazione della decisione
comunale e ininterrottamente proseguite sino alla sentenza del Tar, alimentante
ora dai commercianti, ora dall'incertezza. Non solo l'inevitabile esito da
pochade, con il sindaco che, a babbo morto, cerca i colpevoli, come titolava
Repubblica. Perché, al di là del merito che non è poco, anche questo episodio
conferma invece una tendenza di fondo nella sofferenza della nostra democrazia.
E cioè la crisi della decisione politica a qualsiasi livello delle istanze in
cui questa dovrebbe effettivamente declinarsi. Nel governo locale non meno che
in quello centrale. Attenzione, non sto affatto alludendo al conflitto fra
magistratura e politica che da un quindicennio, Berlusconi imperando, afferra
la storia italiana e che fa la gioia, checché se ne dica, di giornali e
televisioni. Sebbene stia oramai francamente annoiando, nonostante
i ritorni di fiamma di questi giorni fra intercettazioni, lodi Schifani e hot
line ministeriali. Né, tantomeno, qui si vuole disconoscere che un sistema
democratico, per differenziarsi, abbia necessariamente bisogno di pesi e
contrappesi. Ma non c'è dubbio anche che, così com'è oggi, il nostro sistema è
inceppato. Non produce decisioni. Ma paralisi. Veti incrociati. E da qui
infatti la necessità, tante volte ribadita quanto puntualmente dimenticata,
delle riforme istituzionali che, in linea con i paesi più moderni, diano
maggiori poteri alle istanze di governo ed esecutive. E del resto di questo
stato di cose, della debolezza della decisione politica, ultimamente ne abbiamo
avuto solare e ampia dimostrazione. Per esempio, nel caso Campania a proposito
della spazzatura. Dove alle indecisioni proprie di una classe politica
imprevidente quanto suicida, si sono sommate quelle direttamente imputabili ai
provvedimenti della magistratura nello stoppare, non sempre a ragion veduta,
siti e discariche individuati per lo smaltimento. Anche il caso delle Ztl di
Palermo, se vogliamo essere onesti fino in fondo, probabilmente rientra nel novero
delle reciproche interdizioni fra istituzioni. Che un'amministrazione comunale,
anche sbagliando, non possa prendere decisioni che rientrano fra le sue
legittime prerogative, poiché da qualche parte c'è sempre un Tar che dà
soddisfazione a uno dei tanti comitati prigionieri della filosofia del Nimby
(non nel mio giardino), francamente a noi non sembra un sistema in cui ci piace
vivere. E l'opposizione farebbe bene, non affidandosi in modo miope alla
contingenza, a non gioirne troppo. Mai come in questo caso, davvero, chi la fa
l'aspetti.
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina XII - Napoli IDEE PER UN
PARTITO RIFORMISTA IVANO RUSSO ra la proposta di legge della Regione Lombardia,
il testo della Conferenza delle Regioni e la bozza di nuovo ordinamento varato
dal Governo Prodi, il testo Padoa Schioppa - Lanzillotta, esistono differenze
sostanziali su cui, in autunno, si inizierà a scendere nel merito. Non si
tratterà di una discussione neutrale, e in questa battaglia tra interessi e
poteri contrapposti un ruolo determinante sarà giocato dagli strumenti e dalle
idee con cui le parti in causa confronteranno modelli e soluzioni assai diverse
tra loro, a partire dall'entità e dalle modalità con cui sarà composto e
gestito il cosiddetto fondo di perequazione. Sul Mezzogiorno, e su Napoli,
l'esito di questa discussione avrà effetti dirimenti in termini di finanza
pubblica, assetti macroeconomici, erogazione di servizi. L'altro grande oggetto
di riflessione, da cui scaturiranno sempre più concrete proposte politiche,
attiene invece alla qualità e alla strategicità della spesa delle risorse comunitarie
legate al ciclo di Convergenza 2007 - 2013. Dentro il quadro più complessivo di
una inderogabile azione di riqualificazione della locale spesa pubblica,
occorrerà soffermarsi su come rendere tale opportunità il più possibile
strumentale all'attuazione dell'Agenda di Lisbona, sperimentando innovative
modalità di valutazione degli interventi, che consentano di
intercettare le premialità previste oggi da Bruxelles in una nuova cornice
normativa molto più rigida e attenta alla potenziale sostenibilità pluriennale
della spesa autorizzata. Anche sul piano del governo per le grandi opere,
occorrerà avanzare proposte argomentate ed eventuali critiche in maniera seria
e rigorosa. L'alta velocità Napoli - Bari deve rappresentare una
priorità, ma occorre porre tale rivendicazione all'interno di una strategia di
infrastrutturazione più complessiva che non può prescindere dall'analisi dello
stato di realizzazione della cosiddetta politica dei corridoi Ue. Napoli sarà
"toccata" dalla "rete" Palermo - Berlino, che incrocerà la
Torino - Lione nel profondo Nord, e sarà il retroterra del collegamento Puglia
- Balcani. Ecco perché gli interventi legati alle politiche per il Corridoio 3,
il Corridoio 8, lo sviluppo della portualità, la realizzazione di reti di
connessione immateriali, l'Alta Velocità rappresentano, visti dalla Campania,
un unico grande dossier. Così come di portata strategica sarà cercare di
comprendere cosa produrrà il passaggio da Euromed 2010, dell'ormai
sostanzialmente archiviato Processo di Barcellona, alla nuova Unione
Mediterranea voluta da Sarkozy, ratificata dal Consiglio Europeo. I temi da
sviluppare sarebbero, e sono, tanti altri ancora: dalle possibili riforme
amministrative al capitolo "Energia e Mezzogiorno", tanto per citare
due esempi. Ma il concetto di fondo resta lo stesso. Un grande partito di
governo deve saper alimentare il flusso tra politica e ricerca, deve avanzare
proposte strutturate e serie, deve riscoprire il riformismo come applicazione,
studio, capacità di coinvolgimento diffuso nella fase in cui il pensiero,
semplificandosi ma non scadendo mai di livello, si fa proposta politica. Una
realtà complessa da governare, ha bisogno di una politica con tali
caratteristiche che sia però al tempo stesso portatrice di un messaggio chiaro
sul futuro di Napoli, della Campania e del Mezzogiorno, dentro la cornice
internazionale, europea e mediterranea. è su questi temi che, con una proposta
credibile, il Pd potrà giocare le proprie carte in un contesto in cui il libero
consenso non sia mai più sopraffatto dal supino, inerte e interessato assenso.
Alcune Fondazioni culturali, da dieci anni, svolgono questo lavoro di
approfondimento e ricerca con ampi e qualificati circuiti di relazioni, anche
internazionali. C'è da augurarsi, ovviamente per la politica stessa, che questo
lavoro, lungi dall'essere incoltamente etichettato come frutto di un
"deleterio correntismo", la qual cosa sarebbe veramente singolare,
possa trovare maggiore attenzione e ascolto.
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina XII - Napoli IL MEZZOGIORNO DI
NELSON MOE LUIGI CARBONE oe, professore al Barnard college della Columbia
University di New York, si è dato tempi stretti. Scrivere, argomentare,
provare: "Il travagliato rapporto tra Nord e Sud Italia rappresenta una
risorsa, non un problema". Ha cominciato la stesura del nuovo libro,
titolo provvisorio "Il ruolo creativo della questione meridionale nella
cultura italiana", con l'obiettivo di ultimarlo in fretta. Il motivo è
semplice. Le parole del presidente della Repubblica Napolitano sul Settentrione
che deve assumersi le sue responsabilità nel disastro ambientale della Campania
rendono più che attuali i suoi studi. "Impossibile sciogliere il groviglio
di responsabilità. La collaborazione nefasta tra Nord e Sud è tutta in un suono
del documentario "Biutiful cauntri":
l'intercettazione telefonica in cui si sente l'accento veneto di un
imprenditore che si accorda con un camorrista". Ma c'è anche un altro dato
che Moe intende sottolineare, l'ingresso della globalizzazione nella questione
meridionale. "E questo nel best-seller di Saviano traspare in maniera
evidente". Già, Gomorra. "Un'opera che si pone in continuità
con la rappresentazione letteraria della malavita meridionale, da Verga a
Sciascia. E che, in un certo modo, risponde anche alle aspettative del pubblico
settentrionale che vuole un Sud descritto a tinte forti". E proprio dalla
letteratura parte il progetto dello storico americano che ha vissuto all'ombra
del Vesuvio dal 1985 al 1990 e che è stato di recente nella giuria del Premio
Napoli. Ieri ha illustrato, in un seminario alla facoltà di Sociologia
organizzato dalla professoressa Gabriella Gribaudi, le tre direttrici seguite
dalla sua analisi: letteratura, trattazione socio-politica, cinema. E ha
accolto suggestioni e consigli dalla platea di professori e studenti. Dai
romanzi di Alvaro, Vittorini, Consolo, dalle disamine di Gramsci, dalle
pellicole di Visconti, Germi, Rossellini, Moe trarrà i segni della spinta che
gli irrisolti contrasti tra le due anime della nazione hanno saputo infondere alla
nostra cultura. "Come il conflitto tra neri e bianchi in America, come lo
scontro tra inglesi e irlandesi anche le continue tensioni tra Nord e Sud
Italia hanno dato origine a grandi opere. E, visti i tempi, mi sa che ci
possiamo aspettarci altri notevoli frutti".
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina I - Genova I sindacati:
"Grave la situazione economica della Compagnia". L'Autorità: "Su
quei soldi un'inchiesta penale, ci spiace ma non possiamo versarli" La
Culmv a Merlo: "Pagaci la rata del Multipurpose" MASSIMO CALANDRI
MARCO PREVE I camalli presentano il conto all'Autorità Portuale. E tutto avviene mentre lo scandalo del Multipurpose, le polemiche
sulle intercettazioni, i presunti accordi illegali e il sequestro del denaro
stanno per giungere al vaglio dei giudici. I lavoratori della Culmv sventolano
il contestatissimo accordo del giugno 2006: 1.728.000 euro a suo tempo
garantiti dal comitato portuale. Da pagarsi subito, pena "tutte le
iniziative di lotta necessaria per l'ottenimento di quanto dovuto". Luigi
Merlo, presidente dell'Authority, confessa di essere "sorpreso e
meravigliato". SEGUE A PAGINA VII.
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina VII - Genova Ventidue
persone in manette e 40 denunciate in una maxi operazione della Guardia di
Finanza La gang dei predatori di container Rubavano anche le casse da morto I
predatori dei container rubavano di tutto. Anche un centinaio di bare che erano
poi riusciti a piazzare, grazie a un ricettatore ben introdotto, nel ramo pompe
funebri. D'altra parte era proprio questa la caratteristica della banda che i
finanzieri del comando provinciale di Genova sono riusciti a smantellare dopo
oltre un anno di indagini coordinate dal pm Walter Cotugno. Per ogni genere di
merce un acquirente: enoteche per le casse di vino pregiato, imprenditori per
le apparecchiature edili, negozi per il settore informatico, casalinghe (ne
sono state denunciate sei) per elettrodomestici o capi d'abbigliamento. Tutta
merce che prelevavano dai container riuscendo a non rompere i sigilli. Gli
investigatori del Gruppo Genova, coordinati dal capitano Filippo Capineri,
l'altra notte hanno tirato le fila dell'inchiesta: 22 persone sono state
arrestate (
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina XVII - Genova "Il mio è
un Genoa da Europa Gasperini non ci tradirà mai" Intervista al presidente
Tre anni fa solo io credevo che ce l'avrei fatta. Più qualche amico che mi
stava vicino per compassione. Ora puntiamo al settimo posto I tifosi ormai si
fidano. E hanno capito che Borriello non poteva restare. Non facciamo la corsa
sulla Sampdoria, ma vogliamo crescere GESSI ADAMOLI Presidente Preziosi, ora il
Genoa insegue anche Dainelli e Morrone. Sembra davvero che lei non abbia più
intenzione di fermarsi. "Hanno fatto un titolo su di me che mi ha fatto
andare su tutte le furie: "Il re del mercato". Ma come, io mi sforzo
di tenere un profilo che sia il più basso possibile, e invece insistono con le
iperboli? Capisco che non sia facile perché il personaggio Preziosi si presta,
ma io non posso essere sempre e solo quello che corre in campo dopo una
vittoria. Sono un imprenditore che con la sua azienda ha saputo togliersi tante
soddisfazioni grazie al lavoro. E ora i frutti di una programmazione seria li
sto cominciando a raccogliere anche nel calcio: è questo il concetto che deve
passare. E allora pretendo di essere maneggiato con cura, proprio come si fa
con gli oggetti fragili". Intanto, però, qualche rivincita sta cominciando
a prendersela... "Io non mollo, quello della terribile estate 2005 non era
soltanto uno slogan. Sono fatto così, nelle avversità non mi deprimo ma lotto
con tutte le mie forze. Sapevo che ce l'avrei fatta, ma tre anni fa ero
probabilmente il solo a crederci insieme con qualche amico, che però era
coinvolto più per pietà che per convinzione reale". A mente serena cosa di
quella terribile estate ancora non quadra? "Chi voleva il Genoa condannato
alla serie C, poi è andato in tribuna d'onore a vedere Sampdoria-Juventus... Intercettazioni, cimici, spiegamento di uomini
e soldi per indagare su quello che è considerato un reato minore". Ora è
un po' più sereno? "No, sono sempre incazzato nero: non mi è andato giù il
rinvio del processo di secondo grado. Anche se non mi aspetto molto
dall'appello che si terrà a Genova. Per fortuna, però, poi ci sarà la
Cassazione e quanto meno a Roma si giocherà in campo neutro". In tre anni
dalla serie C alle soglie dell'Europa, è stato di parola quando urlava
"non mollo"... "Mi sono guadagnato la fiducia dei tifosi con i
risultati sul campo e ora mi lasciano lavorare, perché hanno consapevolezza che
tutto quello che faccio è finalizzato a costruire una squadra sempre più forte.
Così sono stati ceduti Borriello e Konko e nessuno ha fatto una piega, mentre
una volta sarebbe scoppiata una mezza rivoluzione. La gente sa che con Preziosi
avrà certamente una squadra competitiva". Massimo Donelli, direttore di
Canale
( da "Sole
24 Ore, Il (Nòva24)" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Nova24 sezione: NOVA24 data:
2008-07-03 - pag: 2 autore: STORIE DI SPAMMING ABUSI VIA CELLULARE Quando
l'onorevole scopre l'sms F inalmente l'ho beccato. Non che sia stato difficile individuarlo,
ma – mentre lui trovava il tempo per affliggermi con i suoi
"messaggini" – io non avevo mai cinque minuti da dedicargli almeno
per ricambiare le sue assolutamente spontanee attenzioni. è storia di spamming,
ma non la solita vicenda di bombardamento di email: è un delicatissimo caso di
pioggia di Sms, il cui mittente – a differenza dei tradizionali
"spammer" – non ha mai esitato a dichiarare la propria identità.
Abituato a catturare i più leggendari eroi dell'anonimato e dell'ID-theft, ho
resistito per mesi dall'occuparmi di questo mio comunque sconosciuto
interlocutore. L'altra notte, però, il tintinnio del mio cellulare che mi
avvisava dell'arrivo di un messaggio ha scatenato i miei più ferali istinti.
"Deve essere successo qualcosa di grave", "Qualcuno avrà bisogno
di aiuto ": mi sono domandato. Invece, il breve messaggio di testo mi
informava che l'onorevole Claudio Bucci, Consigliere della Regione Lazio, alle
sette di mattina sarebbe stato intervistato in un ignoto programma di una ancor
meno popolare emittente satellitare. No, di nuovo lui. Quello che in campagna
elettorale – aspirando a un seggio al Senato – ha invitato mezza Roma a
grigliate e barbecue in impensate località lungo le vie consolari, quello che
ha cercato di guadagnarsi la mia fiducia e il mio voto e quelli di non so
quante decine di migliaia di altri sventurati, subissando di comunicazioni non
richieste recapitate dai rispettivi gestori telefonici negli orari meno
canonici. La vera scorrettezza è stata quella di spedire i messaggi con il
computer, privando il destinatario della legittima soddisfazione di replicare
in maniera tanto laconica quanto efficace. I più "fortunati" sono
stati anche contattati telefonicamente dallo staff del politico, che agli
interlocutori meno opportuni domandava se fossero al corrente dell'ultima
iniziativa... L'ho cercato su Internet e ne ho rinvenuto sorridenti paciose
fotografie, un curriculum vitae ricco di diversificate esperienze di partito
(La Rete, Forza Italia, Italia dei Valori) e un ipercinetico impegno non solo
alle prese con il T9 del telefonino ma anche nella produzione normativa. Schierato in difesa delle intercettazioni forse non sa che
potrebbero trovare i suoi Sms tra quelli arrivati su un'infinità di utenze
scottanti, nel settore delle comunicazioni non risulta ancor aver preso
posizione sull'illecito utilizzo dei "messaggini" a dispetto della
privacy e – almeno nel mio caso – del poco spazio di memoria e della
necessità di cancellare un testo simpatico per far posto al suo
"promo" in arrivo. In un raptus autolesionista avevo persino pensato
di iscrivermi alla sua newsletter. Le mail, almeno quelle, la notte non
avrebbero turbato il mio sonno... UMBERTO RAPETTO Se inviati dal computer, i
messaggini non consentono repliche.
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Cronaca Il padrino vince la sua
battaglia: non starà più al 41 bis. Ed è polemica. Lumia: intervenga il
ministro Stop al carcere duro per Madonia il mafioso che uccise Dalla Chiesa
SALVO PALAZZOLO PALERMO - Antonino Madonia, padrino ergastolano della Cupola
mafiosa, ha vinto la sua battaglia legale: non starà più al 41 bis, il carcere
duro. Nonostante ci sia la prova che è il reggente dell'influente mandamento di
Resuttana. "Ma la prova è fino al 2006", ha ribadito di recente la
Cassazione. Non basta, ci vogliono "nuovi e significativi elementi per
stabilire che il detenuto abbia ancora collegamenti attuali col territorio e
con l'organizzazione mafiosa". Così, scriveva la Suprema Corte nel
febbraio scorso, annullando una decisione del tribunale di sorveglianza di Roma
che invece accoglieva le preoccupazione espresse dai magistrati di Palermo.
Questa volta, il tribunale di sorveglianza di Roma si è dovuto adeguare. E ha
annullato il carcere duro per Madonia, il killer del generale Carlo Alberto
Dalla Chiesa, del commissario Ninni Cassarà e di tante altre vittime di Cosa
nostra. L'ultima decisione sul 41 bis diventa presto un caso. Dice la signora
Pina Maisano, vedova dell'imprenditore Libero Grassi, ucciso dal fratello di
Antonino Madonia, Salvino, per ordine del padre, Francesco: "Sono
indignata, incredula. Hanno sbagliato, non può essere vero. E' impossibile che
venga riconosciuto un premio o qualsiasi altro vantaggio ad un criminale con
tanti ergastoli sulle spalle". L'ex presidente della commissione
parlamentare antimafia, Giuseppe Lumia, chiede l'intervento del ministro della
Giustizia: "Il 41 bis è tuttora uno strumento indispensabile per recidere
i legami tra i boss e le famiglie ancora attive sul territorio e non vi si può
rinunciare, soprattutto mentre a Palermo è partita una vera ribellione degli
imprenditori". Marco Minniti, ministero dell'Interno del governo ombra,
ribadisce: "E' una decisione che lascia l'amaro in bocca. Il 41 bis non è
un cinico diversivo messo a punto da uno stato vendicativo, ma uno strumento
che si è dimostrato essere tra i più efficaci per impedire che dal carcere i
capi continuino a fare i propri affari". Diciannove anni di carcere non
hanno fermato Antonino Madonia. Le indagini della Direzione
distrettuale antimafia di Palermo parlano chiaro: "Nino, Totuccio e Pippo
citati nelle intercettazioni dell'operazione Gotha, del luglio 2006, non sono
altri che Madonia Antonino, Biondino Salvatore e Calò Giuseppe". Nella
loro prima valutazione, i giudici del tribunale di sorveglianza di Roma avevano
accolto le indicazioni dei colleghi di Palermo. C'erano anche i pizzini
di Bernardo Provenzano ad accusare Madonia: era lui il "Nino Mad"
citato nei bigliettini ritrovati a Montagna dei Cavalli, lui aveva autorizzato
la nomina di Diego Di Trapani come reggente del mandamento di Resuttana. Col
benestare finale di Provenzano. Persino un pentito, Angelo Fontana, ha svelato
della grande capacità di Madonia di far arrivare i suoi ordini a Palermo,
nonostante il carcere. Non è bastato. La prima crepa nel 41 bis si era
manifestata nel febbraio dell'anno scorso, quando il tribunale di sorveglianza
di Torino aveva decretato il primo annullamento. Ma allora, dopo il clamore
suscitato dalla notizia, il ministro della Giustizia Mastella aveva firmato un
nuovo provvedimento nel giro di 48 ore. Intanto, Madonia era stato trasferito a
Roma Rebibbia, e anche il tribunale di sorveglianza della Capitale aveva
ribadito la pericolosità del padrino, nonostante un suo corposo ricorso. La
sentenza della Cassazione, del 20 febbraio scorso, ha invece accolto le
lagnanze del difensore di Madonia, annullando con rinvio e ribadendo il
principio che le accuse devono essere "attuali". Dice oggi Lumia:
"Bisogna rivedere i criteri di decisione".
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA - Infastidito dalle voci e dal
chiacchiericcio su intercettazioni private a rischio pubblicazione, Silvio
Berlusconi starebbe valutando la possibilità di una sorta di outing, o qualcosa
che gli somigli. Se davvero il premier andrà stasera in diretta tv - perché la
puntata di Matrix ha iniziato a vacillare - lo farà non solo e non tanto per
scagliare l'ennesimo attacco alla magistratura, ma anche per "spiegare
agli italiani" quelle intercettazioni "penalmente
irrilevanti" che stanno sulla bocca di tutti. La strategia l'ha messa a
punto per tutto il pomeriggio col suo staff a Palazzo Chigi. Dossier sui temi
roventi di giustizia e ddl intercettazioni, sull'acerrimo nemico Di Pietro,
certo, un incontro col ministro Tremonti per rinfrescare la manovra economia,
anche. Ma ai suoi il premier ha spiegato che intende anche raccontare cosa ci
sarebbe in quelle telefonate finite "indebitamente" in un'inchiesta
giudiziaria. Un modo per disinnescare la mina. Pronto a spiegare che,
"come tutti gli italiani, al telefono posso aver fatto delle battute,
delle ironie che nemmeno ricordo, magari anche con riferimento alle donne del
mio partito, che considero mie creature comunque stimatissime". Un'ora e
mezza di faccia a faccia che Enrico Mentana vive come un personalissimo
"esame". Per prepararsi al quale si è intrattenuto a lungo, in serata,
negli studi del Palatino con il presidente Mediaset Fedele Confalonieri
(l'agenzia Agi lo dava a Palazzo Grazioli, lui smentisce). "Non sarò lì a
reggere li microfono, a fare da megafono - avverte Enrico "Mitraglia"
- gli chiederò conto di tutto quello che un cittadino interessato ha letto sui
giornali nelle ultime settimane. Non ci sarà una domanda che non gli
farò". Niente clack in stile campagna elettorale, spera, ma "un
pubblico qualificato". "Sarò da solo, consapevole del rischio, mi
assumo come sempre le mie responsabilità, ben sapendo che subito dopo qualcuno
dirà che sono stato troppo buono. L'ultima volta che l'ho intervistato si sa
com'è finita, con il suo oscuramento quando ha tentato di sforare. Ritengo di
avere le carte in regola". Sulla puntata in diretta grava una prima
incognita. "So bene che da qui a qualche ora potrebbero anche essere
pubblicate delle anticipazioni di nuove intercettazioni - spiega il direttore -
Saremo pronti anche a quest'eventualità". D'altronde il nodo intercettazione
sarà il piatto forte. "Sono consapevole di rappresentare anche le
preoccupazioni di una categoria, quella dei giornalisti, che avverte il rischio
di una pesante restrizione qualora dovesse passare il giro di vite con ddl o
decreto". Invitare Berlusconi è stata una sua iniziativa, spiega Mentana.
Mercoledì prossimo sarà la volta di Veltroni, già invitato. Sempre che il primo
round di stasera vada in onda. Eh sì, perché la strategia "morbida"
che nelle ultime ore avrebbe indotto il premier a ripensare il ricorso al
decreto sulle intercettazioni - complice anche il via libera del Quirinale al
lodo Alfano - lo avrebbe portato a ipotizzare anche una rinuncia al Matrix di
stasera. "E' una voce che circola, l'ho sentita anch'io - confessa a tarda
sera Mentana - Ma sono qui con Confalonieri e non ci risulta. Domattina (oggi,
ndr) contatterò lo staff del presidente e sapremo cosa c'è di vero". (3
luglio 2008.
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA - Estinto nel Paese, cimelio
della Prima Repubblica, il Psi craxiano è ancora vivo, vigile e attivissimo
dalle parti di Viale Mazzini. Il suo leader, il suo "segretario
politico" è Agostino Saccà che tesse i rapporti con tutti gli
"iscritti". Tra i più fedeli, Giuliana Del Bufalo (responsabile delle
Tribune Politiche) e Gianfranco Comanducci (già capo del Personale), con il
deputato Fabrizio Cicchitto come referente esterno. Le
intercettazioni della Procura di Napoli - appena arrivate in Rai - rivelano che
questa costola socialista di Forza Italia mette bocca su tutto. Trama per
cambiare il direttore generale; prova a condizionare ogni singola nomina;
raccoglie e distribuisce informazioni. Un gruppo di potere che non esita
a sfidare altri potentati di Forza Italia, perfino Gianni Letta in una tornata
di nomine di luglio 2007 (un consigliere polista lo definisce un
"pazzo" in una telefonata). Mentre la fedeltà al Cavaliere è
granitica. Quando Saccà lo incontra, subito riferisce ogni dettaglio a tutti i
suoi alleati in azienda in una storia di potere, di alta finanza, a volte di
piccole raccomandazioni familiari. Petruccioli non si dimette E' il 24 ottobre
2007. I parlamentari della commissione di Vigilanza Rai sfiduciano il
presidente Petruccioli. L'Italia dei Valori, i Radicali, i mastelliani votano
insieme al centrodestra per invocare un ricambio al vertice di Viale Mazzini. E
subito Saccà e Del Bufalo si chiedono se Petruccioli si dimetterà e se anche il
direttore generale Cappon se ne andrà finalmente via, magari alle Poste.
L'altro dubbio è se l'intero consiglio vada rinnovato nel caso la crisi si
aggravi. Cosa che Saccà dice di voler discutere "con Silvio Berlusconi che
vedo alle 7". (intercettazione del 24 ottobre 2007). Saccà: "Domani
mattina senti se per caso Petruccioli si dimette". Del Bufalo: "No
non si dimette, adesso fa una conferenza stampa. C'ha un faccia veramente come
il culo per dire che il suo posto è sempre a disposizione. Non appena
l'azionista e il Parlamento volessero nominare un nuovo presidente, lui se ne
andrà. Ma non può lasciare l'azienda nel caos". Saccà: "Già, perché
ha a cuore le sorti dell'impresa...". Del Bufalo: "Ciao tesoro".
Cappon e Leone, gente di terza fila Cappon dunque è bersaglio di questo gruppo
di potere. Saccà parla con Gianfranco Comanducci, all'epoca capo del personale
(pochi mesi prima, a luglio 2007). Berlusconi - racconta Saccà - si è informato
sul direttore generale Cappon e sul vicedirettore Leone. Il Cavaliere vuole
sapere se i due litighino, come si racconta. Saccà spiega: "Non vanno
d'accordo neanche tra di loro. Ma il problema (...) è che non hanno la forza,
la struttura per fare il capo e neanche il vicecapo. Sono terza fila".
Saccà racconta a Comanducci di aver fatto il nome di Minoli come nuovo
direttore generale, sia pure con prudenza ("non rispetta sempre i
patti"). Comanducci è freddissimo su Minoli: "Ma se è uno che non sa
niente di conti economici...". E la televisione italiana? "Ho detto a
Berlusconi - racconta ancora Saccà - che una classe dirigente seria dovrebbe
dire: Rai e Mediaset, su alcune cose, si mettano d'accordo. Anche su una
piattaforma di offerta a pagamento, comune, nazionale. Perché lasciare a Sky, a
Murdoch? Per Berlusconi - conclude Saccà - era musica". La figlia del
cugino Grande politica, vertici, strategie. Ma anche piccole beghe, di tipo
familiare. Agostino Saccà ha un cugino. E questo cugino ha una figlia. Una
ragazza brava, pure laureata e con brillanti esperienze in alcuni uffici
stampa. Saccà la prenderebbe a lavorare con sé, se non ci fosse un problema: la
ragazza porta il suo stesso cognome. E' una Saccà. Come risolvere, allora?
Saccà ha un'idea: chiama Mauro Crippa, consigliere di amministrazione di
Mediaset, già capo di tutta l'informazione del gruppo. Saccà gli spiega la
difficoltà e chiede se può risolvergliela lui. Nessuna problema, la risposta.
Guido Paglia e il salotto buono Giugno del 2007. Il consiglio di
amministrazione della Rai affronta una tornata di nomine dirigenziali. La
tensione è altissima tra Forza Italia e Alleanza Nazionale. Bersaglio di Saccà
e di Angelo Maria Petroni (consigliere della Rai in quota Forza Italia) è Guido
Paglia, il dirigente di An in assoluto più influente a Viale Mazzini. Petroni:
"Ronchi (allora parlamentare di An, ora ministro) si è molto preoccupato.
E' andato subito da Silvio, gli ho detto vacci, e l'ha incontrato qualche
minuto prima di me. Io ho detto: "Guarda che qui finisce male, non è che
voi scherzate in questo modo con le quattro cazzate di Paglia". Saccà:
"Sì, ma Paglia veramente quando parla dice cazzate". Petroni:
"Sì, le dice anche a Cannes, come se io non lo venissi a sapere dieci
minuti dopo. Tra l'altro lui ha detto che, dai, lui a me mi controlla, ma
vaffa...". Saccà: "Ha detto allora che Paolino Bonaiuti (oggi
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) è un coglione, che non capisce
niente, che se lo sa Bonaiuti se lo segna sul taccuino. Che tu sei al
guinzaglio suo, che lui ti controlla. Cioè: cose da pazzi, se c'è una persona
con il senso del rispetto di sé sei tu". Petroni: "Sai come siamo
fatti noi professori, siamo coglioni ma almeno siamo pieni di noi stessi.
Saccà: "Esatto, avete quella consapevolezza professorale... che Urbani è
un demente e che comunque adesso lo isoliamo. Ma come cazzo di permetti.
Allora: Urbani può anche avere dei rapporti forse momentanei con Berlusconi, ma
Urbani ha la tessera numero 2 di Forza Italia e che s'è inventato Forza
Italia". Petroni: "E poi è sempre un personaggio che sa leggere e
scrivere". Saccà: "Ma stiamo scherzando? E' un personaggio da
guardare con grandissimo rispetto. Dopodiché, siccome ti hanno messo nel
salotto buono, tu tiri fuori l'uccello e cominci a fare pipì sulla
tappezzeria?". Quel fesso di Fabrizio Anche se in quota Forza Italia, il
direttore di RaiUno Fabrizio Del Noce non sembra godere della stima dei
dirigenti Rai della stessa area. In una conversazione con Giuliana Del Bufalo, Saccà
ne parla come di un "fesso" e chiede consiglio su come debba poi
parlarne al cospetto di Berlusconi. Saccà: "Giuliana, dammi un consiglio:
sul fesso di Fabrizio spendo qualcosa o me ne fotto proprio?". Del Bufalo:
"Se lui ti chiede, tu gli dici: "Presidente, lei lo conosce meglio di
me, Fabrizio non risponde alle pressioni"". Saccà: "Alle
pressioni e alle tentazioni". Del Bufalo: "Non è un combattente, lui
lo sa perché è amico suo". Un falso per Innocenzi? Saccà sembra chiedersi,
a marzo dell'anno scorso, se Del Noce possa cambiare ruolo e approdare al Tg1,
scenario di cui ragiona con Giancarlo Innocenti, membro dell'Autorità per le
Comunicazioni. Il quale fa riferimento a un qualcosa di "falsificato"
(intercettazione del 22 marzo 2007). Innocenzi: "L'ho ricevuto".
Saccà: "L'hai ricevuto?" Innocenzi: "Fantastico, anche
falsificato". Sacca: "Eh sì, te lo faccio vedere bene, visto che
glielo devi dà a quello. Gliela facciamo che.. perché quello... questa cosa qui
sarà la motivazione che lui cerca per non averlo più tra le scatole".
Innocenzi: "Esatto". Saccà: "Perché, secondo me, se ci dovesse
essere un cambio, un qualcosa il Tg1, ma mi pare improbabile che lui vorrebbe
Maccari (già a Rai Parlamento) e non Del Noce. E' chiaro". Il grande
risiko della fiction Agostino Saccà lavora ormai da mesi alla creazione di una
sua creatura: Pegasus. E' un colosso privato nella produzione di fiction che -
nei suoi piani - dovrà avere anche Mediaset come azionista o quantomeno come
acquirente di prodotti. Di questo progetto, Saccà ha parlato a lungo con
Mediaset, concorrente della Rai, mentre lui era ancora capo di Rai Fiction.
Ora, a ottobre 2007, Saccà vuole stringere e si confida con Andrea Ambrogetti,
capo delle Relazioni istituzionali di Mediaset (intercettazione del 24 ottobre
2007). Saccà: "Senti: io tra poco vedo Berlusconi per parlare anche di...
tu hai qualche consiglio, qualcosa? Perché io avrei proposto di spingere, non
so se è chiaro". Ambrogetti: "Sì, c'è quella roba di Valsecchi che
per me è buona" Saccà: "Ma tu hai notizie su sta storia: ce l'ha
fatta, la venduta?". Ambrogetti: "Ci sono le cifre" (un mese
dopo, il 21 novembre, vengono siglate le nozze tra Medusa, società di Mediaset,
e Taodue, società controllata da Pietro Valsecchi e Camilla Nesbitt, leader
della produzione di fiction d'autore). (3 luglio 2008.
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA - Piersilvio contro Silvio. E
in mezzo Agostino Saccà. Si arricchisce di una nuova puntata la saga degli
intrecci Rai-Mediaset. Stavolta c'è il racconto che Bruno Ermolli,
imprenditore, consulente e uomo di fiducia di Berlusconi, ha fatto la scorsa
primavera ai pm napoletani nell'ambito dell'inchiesta per corruzione che
coinvolge il premier e Saccà, accusato di aver favorito le attrici raccomandate
dal Cavaliere in cambio di un sostegno ad una sua attività privata nel settore
della fiction. La vicenda è spiegata nei dettagli dal L'Espresso in edicola
domani. Ermolli (la stessa "eminenza grigia" che per Berlusconi si
sta occupando anche della cordata italiana per Alitalia) ha raccontato al pm
Vincenzo Piscitelli di un pranzo ad Arcore durante il quale è andato in onda
uno scontro tra il Cavaliere e suo figlio. A dividere i due, l'opportunità di
una partnership tra Mediaset e il manager Rai. Davanti alla tavola imbandita
anche Marina Berlusconi, Fedele Confalonieri, l'amministratore delegato
Fininvest Pasquale Cannatelli e la signora Rosa, la madre del Cavaliere. In
quella riunione, nel settembre 2007, furono esplicite le resistenze di
Piersilvio a legarsi a Saccà. Il vicepresidente del gruppo di famiglia, già in
un paio di occasioni, aveva frenato i tentativi del padre e di Confalonieri di
strappare il direttore di Rai Fiction alla concorrenza. "Mentre io e
Fedele - racconta Ermolli - demmo una valutazione positiva da verificare nello
sviluppo progettuale, Piersilvio espresse una valutazione negativa. Io e
Confalonieri eravamo quasi portatori di questa ipotesi e ritengo che Saccà e
Confalonieri avessero parlato del progetto prima dell'incontro". Il
progetto sarebbe proprio quello per il quale, secondo l'accusa, Berlusconi avrebbe
offerto il proprio sostegno in cambio dell'aiuto di Saccà ("Ti
contraccambierò quando sarai libero imprenditore"). Intanto, oggi il
manager rientra a Viale Mazzini, reintegrato dal Tribunale del lavoro che ha
annullato il provvedimento della Rai che lo aveva sospeso senza però
pronunciarsi nel merito. Saccà ha già presentato un ricorso al Garante della
privacy contro la Rai e l'utilizzo che l'azienda sta facendo delle 8.450 intercettazioni della procura di Napoli, sottoposte ora al vaglio
dei componenti del comitato etico. Tra queste ce ne sono due che riguardano
anche uno dei quattro giudici che dovranno decidere sulle contestazioni mosse
al direttore di Rai Fiction dal direttore generale Claudio Cappon ("Saccà
ha assunto iniziative funzionali agli interessi non della Rai ma di Berlusconi
e del suo movimento"). Quel Rubens Esposito, dirigente dell'ufficio
legale Rai, membro del comitato etico, al quale, come rivela L'Espresso, Saccà
avrebbe risolto un problema per la sorella che voleva diventare dirigente di una
Asl. In un colloquio telefonico Saccà si sarebbe attivato con Doris Lo Moro,
all'epoca assessore alla Sanità in Calabria, ora parlamentare Pd. Poi il
manager Rai spiega meglio la vicenda in una telefonata con Giancarlo Innocenzi,
membro dell'Autority per le comunicazioni. Nelle intercettazioni che il
comitato inizierà a esaminare nei prossimi giorni c'è tutto. Nessun illecito,
ma la dimostrazione di uno stretto rapporto tra il "giudicato" e uno
dei suoi giudici. (3 luglio 2008.
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA - Non ci
sono le intercettazioni e neanche una nuova legge sull'immigrazione. In testa
alle priorità degli italiani restano le tematiche economiche. Il miglioramento
delle condizioni di vita e l'aumento dei salari sono gli interventi che il 69%
dei cittadini chiede al governo. Ritenuti più urgenti del lodo Schifani bis e della norma
blocca-processi, prioritari solo per un italiano su cinque. È quanto emerge da
un sondaggio (con risposta multipla) realizzato da Ipr Marketing per
Repubblica.it. La propria tasca, la spesa quotidiana, la paura di non riuscire
a pagare il mutuo sono i problemi che preoccupano di più. Un sentimento comune
agli elettori di tutte le forze politiche. E aggravato anche da una situazione
lavorativa che non lascia tranquilli il 37% degli elettori. GUARDA LA TABELLA
La disoccupazione e la sicurezza sul lavoro sono, infatti, al secondo posto
nell'agenda delle priorità. Più legato all'appartenenza politica il tema della
sicurezza (33%). Un problema avvertito più dagli elettori di centrodestra che
da quelli di altre forze politiche. Al quarto posto nella lista della priorità
l'emergenza rifiuti in Campania che ha ormai raggiunto un interesse nazionale e
prescinde dall'appartenenza politica. Solo all'ottavo posto con il 22% dei
consensi, il tema dell'immigrazione, a cui sono più sensibili gli elettori di
Pdl e Lega rispetto a quelli di Pd e Idv. Mentre appena il 20% degli italiani
indica come prioritaria la riforma della giustizia. E in questo caso anche la
distanza tra elettori di centrodestra e di centrosinistra si assottiglia: la fotografia
di un disinteresse generalizzato. Le priorità. Il costo della vità è il
problema principale per il 69% degli intervistati. È qui che dovrebbero
concentrarsi gli sforzi maggiori da parte del governo. Il potere di acquisto di
stipendi e pensioni è avvertito come inadeguato da tutti i cittadini. Anche il
60% dell'elettorato di Pdl+Lega chiede che il Berlusconi IV affronti con
celerità questa problematica. La priorità dell'economia personale è evidente
analizzando la distanza tra il primo e il secondo tema (la differenza è di 32
punti). Dopo le misure per alleggerire il costo della vita, nella scala delle
priorità per gli italiani c'è il lavoro (37%). Disoccupazione e incidenti
preoccupano in questo caso gli elettori di Pd+Idv (46%) più di quelli di Pdl-Lega-Mpa
(28%). Una situazione che si inverte per il tema indicato al terzo posto. La
sicurezza (ordine pubblico e criminalità), a cui il totale del campione assegna
il 33%, è un tema prioritario per il 56% degli elettori della maggioranza,
mentre tra quelli di centrosinistra scende al 27%. Non ha colore politico
l'emergenza rifiuti in Campania. In questo caso la copertura mediatica ha dato
al problema una dimensione nazionale (30%) e trasversale. Al quinto posto
nell'agenda delle priorità la riforma della pubblica amministrazione, urgente
per il 26% degli intervistati. La stessa percentuale assegnata ai problemi
della sanità. I temi meno urgenti. Norma blocca-processi, ddl o dl
intercettazioni, lodo Schifani bis. Sono i temi caldi nell'agenda politica di questi
giorni. Ma se ne trova traccia solo al nono posto nelle priorità degli
italiani. La riforma della giustizia, infatti (che li comprende tutti) è
urgente solo per il 20% degli intervistati. Un disinteresse diffuso che non
dipende dall'appartenenza politica (Pd-Idv 20%, Pdl-Lega-Mpa 29%, Udc 13%). Non
riscuote molto successo neanche il tema dell'immigrazione, all'ottavo posto con
il 22% dei consensi. In questo caso però è più evidente il pensiero politico
degli elettori: 35% per coloro che hanno votato Pdl-Lega-Mpa, 7% per Pd e Idv.
Agli ultimi posti del sondaggio la riforma scolastica e la costruzione delle
nuove infrastrutture urgenti rispettivamente per il 9% e il 6% degli
intervistati. (3 luglio 2008.
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il consigliere Rai Malgieri:
derubato dei testi delle telefonate ROMA - Piccolo giallo ieri a Viale Mazzini.
Il consigliere Rai Gennaro Malgieri chiede una nuova copia
delle ultime intercettazioni che la Procura di Napoli ha spedito all'azienda.
La copia che Malgeri aveva ricevuto in consiglio è sparita dal cassetto del suo
ufficio. Sparizione che sarebbe stata anche denunciata alla Polizia.
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Simona Ventura "Un
potentissimo mi ordinò: prendi quella ragazza" ROMA - "Sì, una volta
ho subìto una raccomandazione: ho dovuto far lavorare una ragazza a
"Quelli che il calcio", imposta da un uomo potentissimo. Ho ceduto,
anch'io tengo famiglia". Simona Ventura ammette l'episodio, ma senza
rivelare il nome dell'uomo politico. Non lo ha rivelato neppure a "Novella
2000", anche se il superlativo utilizzato ha dirottato i sospetti su
Silvio Berlusconi. "Ma io non ho fatto il nome di Berlusconi - dice la
Ventura - . Dico solo che una volta ho fatto lavorare una ragazza raccomandata
da un potente. Una che poi non ho più visto in tv. Ora con le intercettazioni
si pensa che le cose in tv vanno sempre così, ma non è questa la regola. O le
segnalazioni passano sopra di noi... e certo non sto pensando né a Marano né a
Del Noce, che sono dei santi". La conduttrice di "Qquelli che il
calcio" ricorda un suo battibecco con il ministro Maurizio Gasparri:
"Lui parlava dei raccomandati nella Rai di Zaccaria, io feci una sparata
per dire che le segnalazioni non erano la regola, il risultato fu che mi
ritennero una poco gestibile". Dalle intercettazioni
sembra che le "soubrette" siano poi approdate in politica.
"Dicono che ci sia anche una ministra. Non ho capito se è la bruna o
quella dai capelli rossi... In ogni caso io sono contraria alla pubblicazione
delle intercettazioni private, intime. Di Pietro parla di magnaccia? Lo
conosco e gli vorrei dire che questi toni non aiutano il Paese. Segua il
consiglio di Bossi, che per una volta dice che è meglio abbassare il
volume". (le. pa.).
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data:
2008-07-03 - pag: 1 autore: ... PANORAMA ... Colombia, con un blitz militare
liberata Ingrid Betancourt AFP Ingrid Betancourt è stata liberata ieri sera
dopo sei anni di prigionia nelle mani delle Farc grazie a un'operazione
militare condotta da forze colombiane (nella foto, Ingrid appena scesa
dall'aereo che l'ha portata a Bogotà). Assieme all'ex candidata presidenziale
franco-colombiana, che ha oggi 46 anni e sarebbe in condizioni
"ragionevolmente buone", sono stati liberati altri 14 ostaggi, tra
cui tre americani. u pagina 11 Sei anni di paure e di speranze di Roberto Da
Rin u pagina 11 Quirinale: sì al Ddl Alfano. Intercettazioni: è scontro Ok del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano alla
trasmissione al Parlamento del Ddl Alfano sullo "scudo" per quattro
alte cariche istituzionali.Intercettazioni: il Governo mantiene l'ipotesi-decreto ma è rebus sui tempi e
Fini frena. u pagina 14 con il Punto di Folli Bruxelles: sui rom non tollereremo
il razzismo La commissione Ue interviene sul progetto del Governo di un
censimento nei campi rom: "No a doveri in base all'etnia,non tollereremo
il razzismo".Il ministro dell'Interno Maroni contro il Gip di Verona: un
errore scarcerare i rom, azione di polizia vanificata. u pagina 14 Petrolio
ancora da primato: sfiorati i 145 dollari Ennesima raffica di record per il
petrolio, dopo il calo delle scorte americane: a New York il future del Wti ha
toccato il picco storico a 144,32 dollari prima di ripiegare. Ancora più su a
Londra il future del Brent, che ha fatto segnare il record a 144,95 dollari. u
pagina 40 Auto: warning di Merrill su Gm e il titolo crolla in Borsa Il titolo
di General Motors ha chiuso sotto i 10 dollari per la prima volta in 54 anni:
le azioni del colosso automobilistico Usa hanno perso il 15% a Wall Street dopo
che Merrill Lynch ha reso noto che il gruppo potrebbe portare i libri in
tribunale. u pagina 35 Nyse Euronext muove verso l'India Nyse Euronext prosegue
la sua campagna di espansione verso altri listini. Il consorzio borsistico
transatlantico ha acquisito una partecipazione del 5% in MCX, la più importante
piattaforma di negoziazioni merci dell'India. u pagina 35 Generali e
Caltagirone alleati per gli immobili Mps Caltagirone partecipa con Generali
alla gara per gli immobili di Mps. Il gruppo immobiliare ha presentato, assieme
alla compagnia triestina, un'offerta non vincolante per aggiudicarsi il 49%
degli immobili strumentali della banca senese. u pagina 35.
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione:
Prima Pagina - data: 2008-07-03 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE
Giustizia Il premier oggi a Matrix Decreto intercettazioni Fini e la Lega
frenano Napolitano autorizza il ddl sul lodo Alfano ROMA - Il presidente
Napolitano ha autorizzato la presentazione del ddl che sospende i processi per
le alte cariche dello Stato. Veltroni e Casini in una lettera a Fini accusano
il governo. DA PAGINA
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-07-03 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE La
lunga caccia La svolta arriva con la confisca del computer di uno dei capi
della guerriglia Le talpe, gli amici Usa Alla fine gli 007 hanno beffato le
Farc SEGUE DALLA PRIMA Washington in questi ultimi anni ha fornito all'alleato
sudamericano mezzi tecnici e risorse fondamentali contro le Farc. Grazie al
"Piano Colombia" varato dagli Usa, Bogotà ha ricevuto fondi per 5
miliardi di dollari. Una parte sono stati utilizzati per
acquistare sofisticati strumenti per intercettare comunicazioni radio e
satellitari. Materiale fornito sia alle unità anti-terrorismo che
all'aviazione. Una piccola fetta dell'aiuto - circa 75 milioni di dollari
stanziati dal Dipartimento della Giustizia statunitense - sono invece serviti
per pagare robuste ricompense a chi accettava di collaborare con le autorità.
Le taglie, che hanno funzionato poco nella caccia ai qaedisti, si sono rivelate
un formidabile alleato in Sud America. Quasi 800 militanti si sono consegnati
all'esercito. E alcuni di loro hanno deciso di collaborare fornendo preziose
informazioni. è così che sono stati uccisi il numero due Raul Reyes e Ivan
Rijos, altro esponente di rilievo della fazione. Quest'ultimo è stato
assassinato dalla sua guardia del corpo che ha portato come prova
dell'eliminazione la mano destra del leader. In cambio avrebbe intascato un
premio di oltre due milioni di dollari. Con un'operazione di intelligence i
colombiani hanno poi ottenuto la resa di Nelly Avila Moreno, alias
"Comandante Karina", una delle dirigenti più famose dei ribel Gli
aiuti americani Washington ha fornito mezzi tecnici e risorse contro le Farc.
Grazie al "Piano Colombia" varato dagli Usa, Bogotà ha ricevuto fondi
per 5 miliardi di dollari "Libera" Il ministro Juan M. Santos.
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della
Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-03 num: - pag: 5
categoria: BREVI Giustizia Premier in tv \\ Necessità e urgenza Credo che la
necessità e l'urgenza, specie dopo le ultime intercettazioni, siano sotto gli
occhi di tutti. Bisognerà valutare i tempi in vista della pausa estiva Angelino
Alfano.
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E
INCHIESTE data: 2008-07-03 - pag: 12 autore: Competitività / 2. I
"numeri" di Roma e Madrid La Spagna non vince la partita dell'export
di Marco Fortis * L a Spagna, oltre che nel calcio ai recenti campionati
europei, ha definitivamente superato l'Italia anche nell'economia? Secondo
l'Eurostat il sorpasso in termini di Pil per abitante sarebbe ormai certo, per
cui Zapatero può festeggiare a tutto campo in Europa (dopo aver superato, ma
solo calcisticamente, anche la Germania), mentre gli italiani all'opposto si
sentono sempre più avviliti.L'economia spagnola,in effetti,è cresciuta molto
negli ultimi anni. La Spagna è stata molto abile
nell'intercettare e mettere a buon frutto i finanziamenti europei (a differenza
dell'Italia); inoltre è diventata sempre più forte nel turismo (mentre noi
abbiamo fatto vistosi passi indietro) ed è stata capace di sfruttare la sua
buona situazione finanziaria per sostenere efficacemente lo sviluppo della
propria economia, specie attraverso gli investimenti in infrastrutture
ed edilizia. In sostanza: la Spagna ha sperimentato un lungo periodo di forte
dinamismo, frenato solo quest'anno dall'esplosione della bolla immobiliare. Di
fronte a questi indubbi successi, l'Italia sembra al confronto bloccata, con la
perdurante debole crescita del suo Pil, l'alto debito pubblico e la scarsa
efficienza della sua pubblica amministrazione. Eppure un raffronto ad ampio
raggio tra l'economia italiana e quella spagnola mostra anche molti lati in cui
il nostro Paese dà ancora parecchi punti alla nazione iberica. Cominciamo dalla
bilancia commerciale che mostra la competitività di un Paese. Quella italiana,
nonostante un deficit energetico colossale, è molto migliore di quella
spagnola: -9,4 miliardi di euro nel 2007 contro un "buco" dieci volte
più grande per gli spagnoli, pari a -96 miliardi. Sempre nel 2007, la bilancia
commerciale italiana, al netto dell'energia e dei prodotti petroliferi
raffinati, è risultata in surplus per 36,9 miliardi, mentre quella spagnola ha
presentato un preoccupante deficit di 63,9 miliardi. Inoltre, nel 2007 le
esportazioni italiane sono cresciute in valore assoluto di 26,6 miliardi di
euro rispetto al 2006, quattro volte e mezzo di più di quelle spagnole,
aumentate solo di 5,7 miliardi. Ma c'è un di più che emerge dalla analisi
regionale sull'Italia. Sempre nel 2007 singole regioni italiane hanno esportato
in vari settori più dell'intera Spagna: la Lombardia e l'Emilia Romagna hanno
esportato ciascuna più meccanica non elettrica degli spagnoli, il Veneto più
mobili e calzature, la Lombardia più tessile-abbigliamento, la Toscana più
pelletteria. Infine, va ricordato che l'Italia vanta un surplus commerciale
bilaterale con la Spagna di quasi 11 miliardi di euro. Ciò perché il nostro
Paese possiede un'industria manifatturiera nettamente più forte di quella spagnola.
Ma, allora, sono stati sufficienti più turismo e una forte crescita delle
costruzioni per consentire agli spagnoli di superarci? Non è così perché
l'analisi della distribuzione regionale dello sviluppo mostra come in Italia
sia soprattutto il divario Nord-Sud a determinare il sorpasso della Spagna. Ciò
emerge chiaramente dai dati disaggregati sui Pil pro capite regionali a parità
di potere di acquisto dei Paesi Ue relativi al 2005 (diffusi il 12 febbraio
scorso dall'Eurostat). In particolare, si consideri che nel 2005 ben 12 regioni
italiane (praticamente tutto il Nord-Centro esclusa l'Umbria), aventi una
popolazione complessiva di 37 milioni di abi-tanti, pari a quasi i 2/3 del
totale nazionale, potevano vantare un Pil pro capite superiore a quello medio
della Ue-27, equivalente a 22.400 euro (a parità di potere di acquisto). Nello
stesso anno, invece, solo otto regioni della Spagna, aventi 18,5 milioni di
abitanti, pari al 43% della popolazione complessiva della nazione iberica,
presentavano un reddito pro capite più alto di quello medio Ue. Dunque nel 2005
il numero di abitanti con un reddito medio superiore a quello europeo era
esattamente il doppio in Italia rispetto a quello riscontrabile in Spagna. Per
contro, nello stesso anno la popolazione delle regioni aventi un reddito medio
pro capite inferiore a quello della Ue 27 era di 24 milioni di abitanti in
Spagna e di 21,6 milioni in Italia, ma di questi ultimi ben 19,4 milioni (cioè
gli abitanti di Sardegna, Molise, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e
Campania) non arrivavano in media a 18mila euro a parità di potere d'acquisto
mentre gli spagnoli con un reddito medio inferiore ai 18mila euro erano solo un
milione (cioè gli abitanti dell'Extremadura). Una importante causa del rapido
avvicinamento o addirittura (oggi) della superiorità del Pil pro capite a
parità di potere di acquisto spagnolo rispetto a quello italiano risiede dunque
nello schiacciamento verso il basso del reddito di molte regioni dell'Italia
meridionale. Prova ne è che il Pil per abitante nelle quattro più povere
regioni spagnole (Galicia, Castilla-La Mancha, Andalucia, Extremadura, dove
vivono 13,4 milioni di abitanti) era di 18.035 euro nel 2005 contro un reddito
medio di soli 15.098 euro nelle quattro più povere nostre regioni (Puglia,
Sicilia, Calabria e Campania, dove gli abitanti sono ben 16,9 milioni). In
definitiva, l'Italia non deve temere l'avvicinamento del reddito medio spagnolo
a quello, peraltro ancora piuttosto distante, delle nostre regioni
settentrionali e centrali. Anzi, dobbiamo rallegrarci di ciò perché più gli
spagnoli diventeranno ricchi e più importeranno dal nostro Paese i manufatti
che essi non sono in grado di produrre. L'Italia deve invece preoccuparsi, e
molto, del fatto che il reddito medio ufficiale delle nostre regioni
meridionali non riesce nemmeno lontanamente ad aumentare come quello delle
regioni spagnole più povere, il cui costante sviluppo appare più equilibrato e
virtuoso. Né è lecito tranquillizzarsi considerando che le statistiche sul Pil
del Mezzogiorno italiano sottovalutano, a causa del "sommerso" e
delle attività criminose, il livello di benessere. Perché questo, senza
legalità, non produrrà mai imprese e sviluppo. * Vicepresidente Fondazione
Edison L'ANALISI DELLA RICCHEZZA Il nostro Paese ha un surplus commerciale di
36,9 miliardi mentre Madrid è in deficit Sui dati del reddito pro capite pesano
le regioni del Sud.
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-07-03 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Intercettazioni, Fini e Lega frenano il premier "Concordia istituzionale,
no al decreto o è lite con il Colle". Berlusconi anti giudici in tv: non
mi farete fuori Pranzo tra il Cavaliere e il presidente della Camera Si
allontana l'idea del dl: tra le ipotesi, limitarlo al divieto di pubblicazione
ROMA - Si deciderà solo domani, in Consiglio dei mini-stri, se il
governo affronterà il caso intercettazioni con un decreto, ma gli alleati hanno
fatto sapere al premier che considerano quella strada difficilmente
percorribile. E' la conclusione di un'ennesima giornata tesa e caotica che ha
visto Silvio Berlusconi - sempre più irato contro quei magistrati che lo
"perseguitano" e pronto a sfogarsi a tutto campo sul tema stasera a
Matrix - incontrare prima il ministro della Giustizia Alfano e poi, a pranzo,
il presidente della Camera. Un colloquio a tratti anche teso quello con
Gianfranco Fini, che ha ribadito al premier la sua irritazione per quel
commento pronunciato sulla lettera inviata dal capo dello Stato al presidente
del Csm Mancino ("Napolitano ha accolto le argomentazioni di Fini e
Schifani") che ha rischiato di far saltare il fragile equilibrio
istituzionale che si sta cercando in questi giorni sul tema giustizia. Ma c'è
di più: al Cavaliere - che continua a dire che sulla giustizia non farà marce
indietro, che delle sue parole non si pente e che è pronto anche a scendere lui
stesso in piazza e a portarci milioni di persone perchè "la gente è con
me" - Fini ha fatto notare che "al di là del merito", un decreto
sulle intercettazioni sarebbe praticamente impossibile da varare perchè troppi
provvedimenti sono già incardinati alle Camere, e dunque non ci sarebbero i
tempi tecnici per convertirlo, mettendo in conto anche il possibile
ostruzionismo. Dubbio questo, peraltro, diffuso anche in via Arenula, dove
sulla possibilità di ricorrere a un decreto c'è grande cautela, anche se Alfano
assicura che i requisiti di "necessità e urgenza " ci sono tutti. Ma
Fini ha soprattutto cercato di convincere Berlusconi a non tirare troppo la
corda del dialogo istituzionale, mettendo in difficoltà il Quirinale: "Non
possiamo andare verso uno scontro tra poteri dello Stato che coinvolge anche il
presidente della Repubblica. Non possiamo permettercelo. Bisogna ricostruire un
clima di concordia istituzionale ". Un dubbio identico ha la Lega: no al
decreto, perché Napolitano non lo firmerebbe mai. Già Maroni nei giorni scorsi
aveva detto di non volere uno scontro con il Colle su questi temi. E oggi i
parlamentari leghisti si riuniranno per discutere delle intercettazioni. Il
risultato? Che se il decreto sembra effettivamente più lontano, non è ancora
definitivamente uscito dalle ipotesi possibili, tra le quali, seppur
improbabile, quella di limitare il decreto al solo divieto di pubblicazione. Si
decide "di ora in ora", dicono da Palazzo Chigi, mentre Berlusconi
prepara la sua controffensiva mediatica di stasera, carte alle mano, e con una
convinzione: "Mi vogliono fare fuori, ma io non glielo permetterò".
Paola Di Caro.
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-07-03 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE
Colombia, blitz dei militari La Betancourt torna a casa Salvata insieme ad
altri 14 ostaggi, tra cui tre americani L'azione studiata da settimane: intercettate le comunicazioni della guerriglia. Il ministro:
"è stato come un film" RIO DE JANEIRO - Libera. Anzi, liberata
dall'esercito colombiano, insieme a un gruppo di altri 14 ostaggi. La notizia
della fine della prigionia di Ingrid Betancourt, dopo sei anni e mezzo, viene
annunciata a sorpresa in Colombia nel pomeriggio di ieri, tarda serata
in Italia. Oltre all'ex candidata presidenziale tornano alle loro famiglie i
tre contrattisti americani sequestrati anni fa quando i guerriglieri li
raccolsero nella foresta dopo un atterraggio di emergenza, e altri undici
militari. Vengono liberati dal-l'esercito, con una operazione che gonfia di
orgoglio il governo colombiano e che la stessa Betancourt definisce
"impeccabile". Ingrid appare in condizioni assai migliori che negli
ultimi filmati e quasi si schermisce ("sto bene, grazie!") quando un
giornalista le chiede del suo stato di salute. è appena un po' magra e pallida.
Scende da un aereo in una base dell'esercito dove la aspettano la madre e i
giornalisti. Indossa una mimetica e ha i lunghissimi capelli raccolti sotto un
cappellino e parla a lungo, lucidamente e senza quasi commuoversi. Ringrazia
tutti, in spagnolo e in francese. Chiede ai colombiani di raccogliersi attorno
all'esercito, tagliando qualsiasi polemica. Elogia il presidente Alvaro Uribe,
ringrazia e lo definisce una fortuna per il proprio Paese. Secondo le
ricostruzioni, l'esercito sarebbe riuscito ad intercettare le comunicazioni
interne alle Farc e simulato un ordine di Alfonso Cano, il nuovo numero uno
della guerriglia, al gruppo che deteneva la Betancourt e altri ostaggi. Con un
sotterfugio, un gruppo di militari in elicottero, travestiti anche con
magliette di Che Guevara, è riuscito a farsi consegnare gli ostaggi, sostenendo
che occorreva spostarli in un altro accampamento per ragioni di sicurezza. In
tal modo l'esercito ha evitato l'azione di forza, che avrebbe potuto portare
alla soppressione degli ostaggi, come avvenuto in altre occasioni. Tra il
tripudio della famiglia di Ingrid Betancourt e dei governi europei che si sono
impegnati per la sua liberazione, si apre ora una fase decisiva per il
conflitto interno colombiano. Il successo militare di ieri è l'ultimo di una
serie che ha fortemente indebolito le Farc. Un mese fa era stata annunciata la
scomparsa, per cause naturali, del leader storico Manuel Marulanda. Le
diserzioni si contano ormai in migliaia. La linea dura di Uribe prevale
definitivamente sul partito della trattativa, che ha il suo leader simbolico in
Hugo Chavez. La fine militare della guerriglia potrebbe essere vicina e questo
allevia tutti i problemi che in questi ultimi anni Uribe ha accumulato sullo
scenario politico: corruzione e rapporti tra molti dei suoi uomini e i
paramilitari. R. Co. Ritorno a casa A sinistra, in alto, l'arrivo a Bogotà di
Ingrid Betancourt.
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E
SOCIETA data: 2008-07-03 - pag: 14 autore: Giustizia. Napolitano
"autorizza" la presentazione alle Camere del Ddl sullo scudo per le
alte cariche: conforme a sentenza della Consulta Lodo Alfano, il via libera del
Colle Sulle intercettazioni il Governo tenta il decreto ma sono a rischio i tempi
per l'ok Donatella Stasio ROMA "Un decreto legge ad personam ". Così,
ieri, lo definiva qualcuno, seduto sui divani nell'ala "destra" del
Transatlantico, alla Camera. Un nuovo scudo per Silvio Berlusconi, per metterlo
al riparo dalla pubblicazione delle piccanti telefonate intercettate dalla
magistratura di Napoli nell'inchiesta in cui è imputato con il dirigente Rai
Agostino Saccà. "Urgente ", "urgentissimo", hanno
continuato a ripetere per l'intera mattinata il ministro della Giustizia Angelino
Alfano ( "La necessità e l'urgenza è sotto gli occhi di tutti")
nonché il consigliere giuridico del premier, l'avvocato e deputato Niccolò
Ghedini ("Il vaso è già traboccato, visto che si pubblicano
intercettazioni prive di rilevanza penale, che possono rovinare la vita di persone
estranee alle indagini"). Ma a fine mattinata – dopo un vertice a Palazzo
Grazioli, un pranzo Berlusconi-Fini e qualche contatto con il Quirinale – lo
scudo si stava già avviando al tramonto. Ufficialmente si spiega che non ci
sarebbero i tempi tecnici per convertirlo in legge: in Parlamento c'è un
ingorgo legislativo e da ieri si è aggiunto anche il Lodo Alfano - l'immunità
per le quattro alte cariche dello Stato firmato dal Presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano. Al di là delle motivazioni ufficiali, sembra
tuttavia che il preannunciato decreto intercettazioni abbia
incontrato un ostacolo insormontabile: il tempo troppo stretto e il
"no" del Capo dello Stato. Per riuscire a bloccare la pubblicazione
delle intercettazioni galeotte, il provvedimento dovrebbe infatti entrare in
vigore subito, perché domani si celebrerà, a Napoli, l'udienza preliminare per
decidere il rinvio a giudizio di Berlusconi e Saccà. E, in base al Ddl
approvato dal Governo 20 giorni fa (non ancora approdato in Parlamento), il
divieto assoluto di pubblicazione e le sanzioni del carcere per i giornalisti
cadono con la fine dell'udienza preliminare. Dunque, se quelle stesse norme
venissero trasferite in un decreto legge, arriverebbero a tempo scaduto. Salvo
costringere Napolitano a firmare il provvedimento ad horas e a scatola chiusa.
Impossibile. "Del decreto parlerà il Consiglio dei ministri di venerdì –
assicurava in serata Ghedini –e dovrà valutare se c'è lo spazio in Parlamento
per la sua conversione in legge. Immagino – aggiungeva – che anche il Capo
dello Stato abbia accortezza della situazione di gravissimo disagio che si sta
vivendo ". Insomma, una marcia indietro ufficiale non c'è ( anche perché
l'udienza preliminare potrebbe richiedere più di un giorno), ma nel Pdl il
decreto viene dato ormai per tramontato. Tanto più che c'è chi lo considera
un'ulteriore forzatura. E c'è persino chi ritiene "doverosa" la
pubblicazione delle telefonate tra il Cavaliere e alcune ex soubrette, alcune
delle quali sarebbero poi diventate ministre, perché le considera
"istituzionalmente gravi" e "offensive" per chi, avendo
resistito alle avances, non ha fatto carriera. Contro il decreto si è schierata
compatta l'opposizione (che ieri si è vista respingere le pregiudiziali di
costituzionalità, in Aula, sulla "salva-premier"). "Le
motivazioni personali – ha detto Anna Finocchiaro del Pd – non rientrano tra le
condizioni di necessità e urgenza "."Solo gli occhi del ministro
Alfano e di qualche altro esponente del Governo vedono l'urgenza di un
decreto", ha osservato Michele Vietti dell'Udc, secondo il quale questa
vicenda conferma che non si trattava di "refuso" aver indicato come
"decreto" e non come "disegno di legge", nell'ordine del
giorno della Presidenza del Consiglio dei ministri, il provvedimento sulle
intercettazioni. Scudo che va, scudo che viene. Con la firma di Napolitano, il
Lodo Alfano arriva alla Camera. Il Capo dello Stato ne ha autorizzato la
presentazione ritenendo – a un primo esame –che non contrasti con la sentenza
della Consulta che, ne 2004, bocciò il Lodo Schifani. Lo scudo per le alte
cariche avrà una corsia preferenziale e ne è prevista l'approvazione entro
luglio. Intanto, ancora ieri si sono susseguite riunioni per valutare se e in
che termini cambiare la norma "salva-premier" contenuta nel decreto
sicurezza, perché Napolitano non intende lasciarla passare così com'è, tanto
più dopo il parere negativo del Csm. Sul quale – in particolare sul
vicepresidente Nicola Mancino – si sono abbattuti gli strali del Pdl. "Sarebbe
meglio che chiedesse scusa, perché ha offeso il Parlamento", ha detto
Gaetano Quagliarello. "Rispetto troppo il Parlamento per attaccarlo",
ha ribattuto Mancino. GLI OSTACOLI PER IL DL Dopo un pranzo tra il Cavaliere e
il presidente della Camera e i contatti con il Quirinale, il nuovo
"scudo" urgente diventava più difficile.
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-07-03 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE
Democratici e "sirene" radicali La Bonucci: il leader la smetta di
temere i suoi elettori. Moretti? Ci saremo tutti E la piazza dei Girotondi
tenta i fedeli di Walter Carofiglio: sto riflettendo se andare, da uomo libero.
Sì di Nerozzi e Vita, Parisi ci pensa Il ritorno dei movimenti piace a Eco,
Camilleri, Dacia Maraini, Vattimo, Travaglio, Margherita Hack, Fo e Franca Rame
ROMA - "Veltroni deve smetterla di aver paura dei suoi elettori. Dice che
i Girotondi sono un fenomeno minoritario? Gli ricordo che l'80 per cento di noi
ha votato per lui e solo il
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-07-03 num: - pag: 6 Il retroscena Il premier
ai suoi: Stato di polizia, per il Quirinale non si deve reagire con urgenza?
Silvio, il "regime" e il telefonino rovente ROMA - Fini ha cercato
anzitutto di dissipare ogni sospetto, "perché nessuno di noi è contrario a
un decreto per fermare questa vergogna delle intercettazioni, Silvio. Vorrei
che tu ne fossi consapevole ". E dinnanzi all'irruenza di Berlusconi,
intenzionato addirittura a "chiamare in piazza il popolo del centrodestra
", il presidente della Camera ha spiegato che "in questo modo non si
risolverebbe nulla": "Il punto è che il capo dello Stato non ravvede
i presupposti di necessità e urgenza, e il decreto non lo firmerebbe ".
Così, durante il pranzo a Montecitorio, al Cavaliere che evocava lo scontro
istituzionale con Napolitano, Fini ha contrapposto la strategia della
"mediazione" con il Colle e con l'opposizione, "perché anche tra
i loro leader c'è chi è rimasto vittima di intercettazioni pubblicate sui
giornali". è questa l'unica strada che secondo Fini si può perseguire,
"c'è tempo fino al Consiglio dei ministri per provarci". Certo,
l'inquilino della Camera comprende lo stato d'animo di Berlusconi, deciso a
combattere una battaglia contro "l'ingiusta giustizia", una lotta che
agli occhi del Cavaliere appare "impari ", "dato che alla
politica si chiede di agire seguendo le regole, sui decreti, sui disegni di legge
e sul resto, mentre le procure agiscono al di fuori delle regole e danno in
pasto la vita delle persone". Ecco perché parla di "emergenza"
il premier. Ecco perché era giunto da Fini con il testo del
provvedimento che vieta la pubblicazione delle intercettazioni, redatto la
notte prima dal ministro della Giustizia. E per Berlusconi le intercettazioni
che "circolano nei giornali" sono "illegali". Di più:
"è tutto illegale, Gianfranco. Questa non è una inchiesta giudiziaria, sa
tanto di operazione spionistica, di golpe. La verità è che dal '94 hanno
tentato di tutto per farmi fuori e ora ci provano sul piano personale".
Ecco l'incredibile novità: un governo, un Parlamento, la politica sono appesi
da giorni alla possibile diffusione di colloqui pruriginosi in cui sarebbero
coinvolti il presidente del Consiglio ed alcune esponenti del governo. Ma nel
Palazzo non si respira l'atmosfera degli anni di Tangentopoli, non c'è l'attesa
drammatica degli avvisi di garanzia su vicende che incrociavano corrotti e
corruttori. Le storie sono diverse, anche se gli effetti potrebbero essere
simili. "Ed è chiaro l'obiettivo", spiegava giorni fa Berlusconi ad
un amico, mentre seduto in poltrona batteva nervosamente il piede: "Il
tentativo è quello di farmi fuori. Ma se non l'hanno capito glielo ripeterò:
non finirà come nel '94, perché io non me ne andrò nemmeno se mi dovessero
condannare ". è difficile parlare di prerogative istituzionali e di
calendari parlamentari con chi si sente vittima di una macchinazione e si
scervella sul modo in cui quei colloqui sono stati registrati e a quali
indagini sono riferibili. è complicato restar calmi, se un premier si sente
chiedere dai propri avvocati se per caso ha usato quel cellulare privato che da
qualche tempo possiede, e se il telefonino - che nelle notti pare si facesse
rovente - era riconducibile direttamente a lui o era intestato ad altri.
"E dinnanzi allo scempio di vite private, Napolitano pensa che uno Stato
liberale non debba reagire con un decreto?". L'ira di Berlusconi è il
riflesso di sentimenti personali e di considerazioni politiche. In questo caso
l'indice è puntato contro il leader del Pd, "perché Veltroni era avvertito
di questa situazione della giustizia, sapeva dei guasti profondi e condivideva
la necessità di porvi rimedio. E sarei io ad aver rotto il dialogo? O lui
piuttosto, che non ha fatto nulla per restituire alla politica quel primato che
un pezzo di magistratura militante non vuole riconoscerle?". Nel Pd c'è
chi vorrebbe dire ciò che non può dire. è certo che al loft sapevano di come
stavano precipitando le cose, se è vero che un dirigente democratico venne
informato da Ghedini, l'avvocato-deputato del Cavaliere: "Al processo
Mills a Milano eravamo d'accordo per riprendere a settembre, invece c'è stata
un'accelerazione. Berlusconi è terrorizzato all'idea che si torni al '94. La
politica deve dare una risposta ". Invece la politica si trova appesa a
telefonate pecorecce. Alla Camera si discute se inserire il premier nel
pantheon dei grandi leader-amatori del socialismo europeo, accanto al francese
Mitterrand, allo svedese Palme e al tedesco Brandt, che pare s'intrattenesse
con signorine al soldo dei sovietici. E intanto il dipietrista Donadi
s'informa: "Quand'è che usciranno le intercettazioni?". Francesco
Verderami 9 luglio: è il giorno in cui è previsto l'arrivo alla Camera del
decreto legge sulla sicurezza, che contiene la norma "blocca-processi
". Il dl è già stato approvato dal Senato il 24 giugno 28 luglio: per
quella data è previsto l'approdo a Montecitorio del lodo Alfano sulle immunità
alle quattro alte cariche dello Stato. Il calendario dei lavori in Aula per
fine mese è a rischio ingolfamento Strategia Silvio Berlusconi e Gianfranco
Fini 100 mila i processi bloccati secondo l'Anm. Alfano: cifre "meno
eclatanti".
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E
SOCIETA data: 2008-07-03 - pag: 14 autore: Lettera a Fini: rischio di esproprio
del Parlamento Asse tra Veltroni e Casini per smarcarsi da Di Pietro Lina
Palmerini ROMA Walter Veltroni e Pier Ferdinando Casini scrivono a Gianfranco
Fini denunciando il rischio di "esproprio delle prerogative del
Parlamento". Un rischio "evidente vista la volontà del Governo di
comprimere i tempi della discussione sulla manovra economica ". In fondo
alla missiva appaiono le firme dei due leader dell'opposizione che, con il
gesto congiunto di ieri, vogliono distinguersi e smarcarsi dalle proteste
girotondine di Antonio Di Pietro. Già, perché non solo l'ex Pm è stato escluso
dall'iniziativa ma i contenuti della lettera indirizzata a Gianfranco Fini sono
assai lontani dagli argomenti che usa l'Idv contro il premier. Non si fa cenno al lodo Alfano né alle intercettazioni –
"sono la priorità solo del premier, non del Paese" – ma si punta
l'indice contro una manovra che "deve essere profondamente corretta perché
non centra l'obiettivo di aumentare salari e pensioni, perché invece di
diminuire le tasse le aumenta dello 0,2%, perché taglia i fondi alla scuola e
alla sicurezza, perché dei 5 miliardi incassati con la Robin tax solo
200 milioni vanno ai disagiati con la social card". Insomma, Veltroni e
Casini si coalizzano contro Di Pietro cercando di uscire dal cono d'ombra in
cui sono finiti, visto che i riflettori sono tutti puntati sul duello
BerlusconiDi Pietro. E ci provano ribaltando le priorità, puntando sui temi più
popolari e sperando di far presa. "Del resto non possiamo manifestare con
chi ha attaccato Napolitano ", diceva Veltroni riferendosi a Di Pietro. Il
punto, però, è che Pd e Udc potrebbero avere assai poco spazio per fare
un'opposizione "repubblicana" e riformista giacché i tempi per la
battaglia parlamentare si profilano risicati. "La manovra è stata
approvata in 9 minuti e mezzo e ora vogliono si voti in 9 giorni", accusa
il leader Pd. Ecco, quindi, la scelta di scrivere a Gianfranco Fini che già
ieri faceva sapere che i tempi sono ampiamente garantiti e in linea con il
passato (oggi arriverà la risposta ufficiale). Ora il prossimo passo che
tenteranno –e lo farà subito il Partito democratico – è di agganciare la Lega e
giocare di sponda in cambio di un dialogo sul federalismo. Antonio Di Pietro ha
apprezzato l'iniziativa Veltroni Casini perchè "l'esproprio del Parlamento
c'è, Mussolini fu più cauto" ma continua a mirare sulla giustizia. Ieri –
nel corso di un question time, in cui era assente Silvio Berlusconi – ha
bollato il premier come "imprenditore abusivo al pari degli immigrati
clandestini: proprio come Rete4 abusa delle frequenze televisive che
appartengono a Europa7, lei è un abusivo delle istituzioni democratiche",
ha detto. L'ex Pm ha attaccato ancora sul decreto sicurezza che "ha in sé
tutti i parametri per una dittatura alle porte: il premier ha raggirato
Napolitano e da incallito furbacchione ha usato una legge dello Stato per farsi
i cavoli suoi". OPPOSIZIONE COMUNE "Telefonate, priorità solo del
premier". Ora il Pd cerca di agganciare la Lega. L'ex Pm: Capo dello Stato
raggirato, dittatura vicina.
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E
SOCIETA data: 2008-07-03 - pag: 14 autore: In Tv Berlusconi dovrà parlare da
statista, non da parte in causa U n presidente del Consiglio che tiene una
conferenza stampa in tv non è di per sé una notizia. La storia di "Porta a
porta", "Matrix", "Ballarò" e altre trasmissioni è lì
a dimostrarlo. Tuttavia la comparsa di Berlusconi stasera nello spazio di
Mentana ha un sapore particolare e si carica di significati non comuni. A causa
dell'attesa che si è creata, peraltro alimentata dalle incessanti polemiche
contro la magistratura, si direbbe che il premier pensi a una sorta di
messaggio agli italiani. Una di quelle occasioni piuttosto solenni in cui il
capo del governo appare in tv per comunicare qualcosa di rilevante per la vita
dei cittadini. Con ogni probabilità, non sarà questo. Se lo fosse, Berlusconi
avrebbe il diritto di utilizzare i canali della tv di Stato, secondo le
prerogative che la legge riconosce al presidente del Consiglio. Invece sceglie
Canale 5, la principale rete Mediaset, e lascia che gli vengano poste delle
domande. Facendo trapelare, però, che intende esporre al Paese, in forma
esauriente, le ragioni del corto circuito politica-giustizia. In altri termini,
qualcosa di più di un'intervista e qualcosa di meno di un discorso alla
nazione. è evidente che il premier ritiene, non a torto, di avere con sé il
consenso di una consistente maggioranza di elettori. Gli stessi che lo hanno
votato meno di tre mesi fa e che ritengono legittima, anzi opportuna la resa
dei conti con la magistratura "militante". Del resto, Berlusconi non
ne aveva fatto mistero in campagna elettorale. Eppure egli commetterebbe un
grave errore se andasse in tv al solo scopo di rivendicare i diritti della
maggioranza, inasprendoi toni del confronto. Proprio perché la questione del
rapporto con la magistratura è molto delicata e il presidente del Consiglio ha
le sue ragioni, ci si attende da Berlusconi uno stile da statista e non da
parte in causa. Legittimità e legalità devono andare di pari passo. E gli
italiani hanno il diritto di ascoltare validi argomenti dall'uomo che li
governa. La legislatura è agli inizi: è partita con grandi ambizioni e non
avrebbe senso trasformarla in un'aula di tribunale percorsa da pubblici
ministeri e avvocati difensori. Purtroppo è proprio quello che sta accadendo.
Il processo Mills, le intercettazioni pubblicate e quelle
minacciate, i decreti invece dei disegni di legge... Tutto si mescola e
concorre a creare un'atmosfera cupa. Soprattutto a dare l'idea che il tema
centrale del Parlamento non siano più le riforme, bensì l'eterna gara frai
magistrati che incalzano e Berlusconi che si difende con affanno. Il
messaggio televisivo, per avere un senso, dovrà rasserenare il dibattito. E non
costituire un ulteriore fattore ansiogeno nella vita pubblica. Berlusconi è
insieme il presidente del Consiglio votato dagli elettori e il diretto
interessato negli intrecci giudiziari o para- giudiziari che lo riguardano. Non
sarà facile per lui riportare la questione ai suoi termini generali. Ma è
proprio quello che dovrà fare. Se possibile, evitando di alimentare un clima di
scontro ideologico con la magistratura, sia pure "politicizzata".
Quello che si chiede al premier è di volare alto, se ci riesce. Sarebbe triste
se tutto si riducesse a un braccio di ferro sul decreto anti-intercettazioni.
Oppure a un altro attacco al Csm o al suo vicepresidente Mancino, sulla scia
delle asprezze ascoltate già ieri da alcuni esponenti del Pdl. è necessario che
Berlusconi ritrovi lo slancio con cui a Napoli, poche settimane fa, aveva
annunciato che lo Stato tornava nelle strade della Campania.
www.ilsole24ore.com Online "Il Punto" di Stefano Folli 7 il PUNTO DI
Stefano Folli Qualcosa più di una intervista, qualcosa meno di un appello agli
italiani.
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E
SOCIETA data: 2008-07-03 - pag: 14 autore: VIALE MAZZINI Saccà oggi rientra in
Rai Ricorso al Garante privacy Dopo 195 giorni Agostino Saccà rimette piede in
Rai. L'appuntamento è per stamani alle nove quando l'ex direttore della Fiction
varcherà il portone di Viale Mazzini. Ad annunciarlo è stato ieri uno dei suoi
legali, Federico Tedeschini. "Se qualcuno non lo vorrà fare entrare – ha
commentato – si assumerà le sue responsabilità. Ma non credo che accadrà".Sull'ipotesi
di attendere la notifica dell'ordinanza con cui il giudice del lavoro di Roma,
Giuseppina Vetritto, ne ha ordinato la riammissione in servizio, lo stesso
avvocato dice: "L'hanno vista, è pubblicata anche su internet e stanno
anche predisponendo il reclamo: direi che ne sono perfettamente a
conoscenza". In attesa che il Cda il 9 luglio si pronunci, Saccà si è rivolto al Garante della privacy per sapere se
l'utilizzo che la Rai sta facendo delle intercettazioni messe a disposizione
dalla procura di Napoli – che conduce l'inchiesta contro Saccà per corruzione –
è "corretto" oppure c'è "una violazione dei diritti
costituzionali e di quelli previsti dallo statuto a tutela dei
lavoratori". Nell'esposto Saccà fa notare che "la trascrizione
delle telefonate è stata realizzata da uffici interni Rai" e a breve
diventerà "di pubblico dominio". E si chiede: "Può la Rai
conoscerele mie conversazioni strettamente personali, i miei affetti o il mio
stato di salute che non hanno nulla a che fare né con il procedimento penale né
con quello disciplinare?".
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-07-03 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE
Contro la Rai Saccà fa un esposto al Garante per la privacy ROMA - Agostino
Saccà ha presentato un esposto all'Autorità garante per la
privacy contro l'uso che la Rai sta facendo delle intercettazioni telefoniche
messe a disposizione dalla Procura di Napoli. Saccà intende chiarire se si
tratti di una procedura "corretta" o se sia "una violazione dei
diritti costituzionali e di quelli previsti dallo statuto a tutela dei
lavoratori". "Le bobine di quelle telefonate vedono coinvolti
politici, ma anche dirigenti Rai, giornalisti, miei famigliari e molti
cittadini che non sono accusati di alcun reato e che parlavano al telefono
liberamente" sottolinea Saccà nell'esposto. Quindi chiede al Garante che
la sua segnalazione venga valutata "con l'urgenza che merita".
Direttore Agostino Saccà è direttore di Rai Fiction dal
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-07-03 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE La
lettera La Guzzanti: per il Pd noi 4 gatti? Ricordo che loro scalavano banche
Caro direttore, sull'aereo al ritorno da un viaggio di un mese per un lavoro
sulla satira nel mondo, ho preso l'Espresso per aggiornarmi un po'. Meno male
che avevo la cintura di sicurezza perché rischiavo di cadere dalla sedia! La
notizia è scioccante. L'articolo di apertura dice che Berlusconi ha mostrato il
suo vero volto: non un grande statista ma un uomo che pensa solo a fare leggi per
sé! Ha ingannato l'opposizione con straordinaria abilità! La sua performance è
stata talmente geniale e inaspettata (sorrideva! Lui che non ha mai sorriso!),
che ha ingannato perfino Veltroni ! Appena atterrata vengo a sapere della
manifestazione dell' 8 luglio. I commenti che sento e che leggo in proposito
sono sempre gli stessi. La gente non arriva alla quarta settimana questi sono i
problemi, non le intercettazioni, non la giustizia, non la difesa della vecchia
obsoleta Costituzione, non la difesa dei giornalisti che sono una casta e che
se non scendono in piazza loro non si capisce perché dovremmo scendere in
piazza noi, non la difesa dei magistrati che sono un'altra casta. Shenderovich,
satirista russo, lavorava ad un programma con il 50% di share, è stata una
delle prime vittime di Putin. Sono anni che può esprimersi solo in una radio
dissidente e la gente che ha votato Putin continua a fermarlo per chiedergli:
come mai non ti si vede più in tv? Shenderovich osserva acutamente che la sua
gente non associa la libertà al benessere. Guardano l'Occidente e vorrebbero
quello stile di vita. Non capiscono che questo stile di vita è stato raggiunto
grazie alla libertà. E votano Putin in massa. Tutti proviamo fastidio a
risentire la parola girotondi, proviamo fastidio al nome di Di Pietro, al nome
Veltroni, Fava e ormai anche Vendola. Sarebbe meglio che ci fossero dei
politici che ci convincono di più ma non ci sono. Nell'attesa dell'arrivo del
messia una manifestazione è stata convocata l'8 luglio e bisogna andarci. Il
leader plebiscitario Veltroni dice che si tratta dei soliti quattro gatti. Su
Veltroni non c'è altro da aggiungere al commento di Altan: - Si manifesta in
autunno. - A che ora? La ragione per cui non si arriva alla quarta settimana è
che tutti i settori della nostra società, compresi tutti quelli che dovrebbero
svolgere attività di controllo, sono corrotti. La ragione per cui stiamo male e
staremo peggio è che siamo governati da ladri. è grazie
alle intercettazioni che sono state fermate le scalate alle banche da parte di
Berlusconi, della Lega e del Pd, grazie alle intercettazioni e soprattutto
grazie al fatto che siano state rese pubbliche a mezzo stampa Fazio è stato
costretto a dimettersi e ora ci troviamo con Draghi che è onesto e capace.
La violazione della privacy è già punita dalla legge, Anna Falchi ha avuto
giustizia. Gli italiani continuano ad essere truffati dalle banche, dai
partiti, dall'ultimo arrivato come Fiorani che con in tasca decine di milioni
di euro rubati alle vecchiette che poi votano Berlusconi, ci saluta dai canali
Mediaset, sempre educativi, ballando a torso nudo a casa di Lele Mora. Sabina
Guzzanti \\ Berlusconi è tra i pezzi forti del repertorio Guzzanti in tv ( a
sinistra) e a teatro.
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-07-03 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE
Enrico Mentana Parla il conduttore di "Matrix" "L'ho contattato
io Le telefonate? è solo gusto da guardoni" ROMA - L'ha invitato lei, si è
proposto lui? "Io. Confalonieri gli aveva appena consigliato di parlare al
Paese. Feltri pure. Mi sono detto: ci provo, siamo gli unici ancora in onda,
possiamo fare il colpo". Fatto. Stasera a Matrix (alle 21.15 salvo
imprevisti) Enrico Mentana, intervisterà in esclusiva Silvio Berlusconi.
"E sarà particolarmente divertente, visto com'è finita l'ultima
volta". Con lei che gli toglieva la parola. Lo rifarebbe, se necessario?
"Non siamo sotto elezioni. Lui ha interesse a parlare, io conosco diritti
e doveri di giornalista. Non sarò né un Torquemada nè un reggimicrofono... Vergin
di servo encomio e di codardo oltraggio " (Manzoni, 5 maggio). Vi ha
tenuto sulla corda? "L'ok è arrivato dopo due giorni". Condizioni?
"Nessuna. Bastava che fossimo io e lui, a viso aperto, uno contro uno. Il
Cavaliere deve spiegare molte cose, noi ne abbiamo molte da chiedergli".
Domande concordate in anticipo? "No. Ma non serve nemmeno, è talmente
ovvio che cosa gli chiederò: di questo clima avvelenato,
del dialogo interrotto con Veltroni, delle intercettazioni e di Saccà, del
processo Mills, di Napoli, del lodo Schifani e ora Alfano, dell'esercito in
strada, della cordata Alitalia, del contrasto col Csm e dei rapporti con
Napolitano. Mercoledì prossimo comunque ospito Walter Veltroni, bene così?".
Le basta un'ora e mezza? In onda "Se sforiamo nessuno protesta". Nel
dubbio di sembrare troppo morbido, sarà più severo del solito?
"Giustamente serrato. Spero sia un colloquio sereno e amichevole, non è un
interrogatorio, non devo torchiare nessuno. Cercherò di dare il meglio, però
l'intervista si fa in due". Silvio Berlusconi con Enrico Mentana negli
studi di registrazione di Matrix: il premier è stato intervistato dal
giornalista sia prima delle ultime elezioni politiche sia prima di quelle del
2006 Come lo vede il premier? "Resta l'uomo che ha vinto le elezioni, il
più popolare. Al contrario di quanto si crede, secondo me la sua luna di miele
con gli italiani non è finita. La sua immagine non è graffiata". Intercettazioni: giuste o troppe? "Con alcuni soggetti meno
tutelati abbiamo, lo lasci dire, indegnamente calcato la mano. Con i potenti
avrei meno preoccupazioni. Ma se nessuno deve porsi al di sopra della legge, la
legge deve garantire anche chi è famoso". Che pensa delle telefonate
Berlusconi- Saccà con raccomandazioni accluse? "Cambiano i nomi, la
sostanza è sempre la stessa da quando esiste la Rai. Quelle conversazioni sono
irrilevanti, i riferimenti sessuali sono l'unica cosa che solletica il gusto
del guardone che è in noi. Che differenza c'è tra un politico che segnala
un'attrice e uno che piazza il suo notista di fiducia in un tg?".
Girerebbero bobine scottanti. "Lo so. Preferisco pubblicare che censurare,
ma se esageriamo si rischia che sia la gente a dire basta. Devo poter dire se
Berlusconi rispetta le leggi o no. A chi telefona o quel che fa quando smette
di lavorare sono affari suoi. Vogliamo guardare dal buco della serratura?
Facciamolo, ma ammettiamo che di questo si tratta". Berlusconi vuole un
decreto legge urgente anti-intercettazioni. "Credo che una materia così
delicata meriterebbe un adeguato dibattito in Parlamento. Ma glielo chiederò
stasera ". è il suo quarto a tu per tu col Cavaliere. Teso?
"Tranquillo, non sono emotivo". Abito della grande occasione?
"Ma va, completo e camicia". Lei dà un dolore a Vespa che d'estate
parlerà solo d'amore. "Se ne parlerà anche da me... Quella parte magari la
dedico a Bruno". Giovanna Cavalli I temi e la politica \\ Il Parlamento Un
tema delicato come le intercettazioni merita un dibattito parlamentare \\ No a
Torquemada Sarà divertente, io serrato ma non Torquemada. Mercoledì prossimo
ospiterò Veltroni.
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Spettacoli TV - data: 2008-07-03 num: - pag: 52 categoria: BREVI Film
e programmi Brosnan fa spiare i politici di Panama Un sarto residente a Panama
(Geoffrey Rush) viene reclutato da una spia inglese (Pierce Brosnan, nella foto
con Rush), per ascoltare le conversazioni di politici e generali locali. Il
sarto di Panama Retequattro, ore 21.10 Incubo in campagna per Quaid e Stone Una
coppia (Dennis Quaid e Sharon Stone, foto) decide di crescere i propri figli a
contatto con la natura. Si trasferiscono in una tenuta da ristrutturare in
campagna. Iniziano gli incubi. Oscure presenze a Cold... Canale 5, ore 23.15 Le
storie di Lewis e Nadia Comaneci Al via il ciclo sulle Olimpiadi con una puntata
sul tema della bellezza. Le storie di Nadia Comaneci, Carl Lewis (foto), Amanda
Beard, Johnny Weissmuller, Gabriella Dorio. Sfide olimpiche Raitre, ore 23.35
Carlo Verdone in cerca del successo Una comparsa del cinema (Carlo Verdone,
anche regista, al centro nella foto) si fa aiutare da un sedicente avvocato
(Alberto Sordi) a trovare, invano, la via del successo. Troppo forte Raitre,
ore 21.05 Giustizia: Mentana ospita Berlusconi Quello della giustizia (si parlerà anche di intercettazioni) è il tema centrale del
programma condotto da Enrico Mentana (foto) che avrà come ospite il premier
Silvio Berlusconi. Matrix Canale 5, ore 21.10 Jennifer Love Hewitt parla con i
morti Al via la seconda serie del telefilm con Jennifer Love Hewitt (foto) nei
panni di Melinda Gordon, una donna che può comunicare con gli spiriti delle
persone morte. Ghost Whisperer Raidue, ore 21.05.
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Opinioni - data: 2008-07-03 num: - pag: 38 autore: di VITTORIO GREVI
categoria: REDAZIONALE CSM E GIUSTIZIA Buone maniere SEGUE DALLA PRIMA Dove le
pur comprensibili perplessità, anche di ordine costituzionale, si sono
incanalate nel contesto di un documento dai contenuti pacati e costruttivi,
secondo la logica della "leale cooperazione" tra le istituzioni al
vertice dello Stato. Che poi, leggendo tra le righe, si colgano nel corpo di
quel parere (soprattutto per quanto concerne la "grave
irragionevolezza" del meccanismo di sospensione automatica di determinati
processi, con riguardo al principio della "ragionevole durata") gli
echi dei numerosi dubbi di incostituzionalità emersi dal mondo degli studiosi e
degli operatori del processo penale, era obiettivamente inevitabile. Ma ciò non
significa che il Csm abbia esorbitato dalla sfera delle competenze che gli sono
proprie. Come non esorbiterebbe qualora, in futuro, dovesse
segnalare l'assenza dei necessari presupposti costituzionali in un qualunque
decreto legge, che fosse riferito a tematiche (ad esempio quella delle
intercettazioni telefoniche) non riconducibili all'area dei "casi
straordinari di necessità e di urgenza".
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera - ROMA - sezione:
Cronaca di Roma - data: 2008-07-03 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Informazione Intercettazioni Fnsi: "No alle censure" Manifestazioni e scioperi, ma
solo come ultima carta. La Federazione nazionale della stampa (Fnsi) si prepara
a una lunga battaglia per impedire che il provvedimento sulle intercettazioni
venga varato sotto forma di disegno di legge o, come è più probabile, di
decreto legge. Un testo che secondo l'avvocato Caterina Malavenda
"è intervenuto chirurgicamente sulle norme che garantiscono il diritto di
cronaca per chiudere ogni spazio di libertà". La strategia di lotta del
sindacato, decisa ieri durante l'incontro "Etica e diritto di cronaca: no
alle censure!", non prevede per ora scioperi. "La prima mossa - annuncia
Franco Siddi, segretario della Fnsi - sarà quella di informare di più. La
seconda, di pubblicare sui giornali pagine a scacchiera: l'informazione libera
da un lato e dall'altro quella imbavagliata che impone questo testo
liberticida. Ma se ci sarà un decreto legge scenderemo in piazza ". L'Fnsi
sceglie, quindi, la strada della prudenza anche perchè il suo insolito alleato,
la Federazione degli editori, non vuole assolutamente arrivare allo sciopero.
Più battagliera, invece, l'Unione nazionale cronisti italiani che minaccia lo
stop se il disegno di legge sulle intercettazioni dovesse trasformarsi in un
decreto legge. Intenzione ribadita ieri anche da Filippo Berselli, presidente
della Commissione Giustizia del Senato. "Non esiste una reale urgenza -
afferma Lorenzo Del Boca, presidente dell'Ordine dei giornalisti - qui si
tratta solo di tutelare i potenti di turno, assessori, politici e industriali.
Noi chiediamo la riforma dell'Ordine e, invece, otteniamo un bavaglio che
finisce per danneggiare il diritto dei cittadini ad essere informati".
"Una norma che riguarda diritti costituzionali- concorda Lanfranco
Tenaglia, ministro della Giustizia del governo ombra del Pd - va esaminata in
Parlamento. Non c'è nessuna urgenza che giustifichi il ricorso ad un decreto
legge". "Non è neanche vero che le intercettazioni siano uno
strumento così diffuso aggiunge Luca Palamara, presidente dell'Anm - . Lo
scorso anno, la Procura di Roma, non certo una delle più piccole d'Italia, ne
ha richieste solamente 4.500". Carlotta De Leo.
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera - MILANO -
sezione: Lombardia - data: 2008-07-03 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE
Como A un passaggio a livello, body-guard dell'attore sfila le chiavi dello
scooter dell'inseguitore Fotografo intercetta Clooney in
moto: appiedato COMO - Giro del lago in moto con fuoriprogramma ieri per George
Clooney, da qualche giorno di nuovo in vacanza nella sua villa di Laglio. In
sella alla sua Harley Davidson, il divo ha percorso tutta la statale Regina,
diretto verso le montagne della Valtellina. L'illustre centauro è stato
però intercettato e seguito per alcuni chilometri da un fotoreporter.
Un'intrusione tutt' altro che gradita dall'attore. Mister Ocean ha scagliato
uno dei suoi body-guard contro il fotografo, che si è visto sottrarre le chiavi
dello scooter da un "omone" dall'aspetto e dai modi tutt'altro che
accomodanti, che lo ha costretto così a mettere fine all'inseguimento. Casco a
scodella scuro, occhiali da sole, giacca e guanti in pelle nera, George esce
dal garage di Villa Oleandra attorno all'ora di pranzo, scortato da tre guardie
del corpo, tutti rigorosamente in sella a una Harley Davidson. Il rumoroso
gruppo imbocca la statale Regina, in direzione Valtellina. All'altezza di
Colonno, sulla moto di Clooney, che guida il gruppetto, si posano casualmente
gli occhi del fotoreporter Mattia Vacca. Qualche scatto all'attore vale
l'inseguimento alla comitiva. George Clooney non sembra turbato dallo scooter
"infiltrato " tra le potenti Harley Davidson. Prosegue imperterrito
nella sua cavalcata, mostrandosi sicuro alla guida anche tra le strette e
insidiose curve della Statale Regina. Percorre tutta la strada del lago fino a
Sorico, imboccando poi la strada per Sondrio. A tradire il divo è il passaggio
a livello di Nuova Olonio, che si abbassa proprio un istante prima che George
possa sfrecciare con la sua Harley sotto le sbarre. L'occasione è troppo
ghiotta perché il fotoreporter se la lasci scappare. Clooney però non ci sta.
Uno sguardo al più fidato dei suoi guardaspalle ed ecco che Giovanni - italiano
con un inconfondibile accento romano - scende dalla moto e si avvicina con fare
minaccioso a Mattia Vacca. In un attimo spegne lo scooter del fotografo e gli
sequestra le chiavi, prima di risalire sull'Harley e ripartire a tutto gas con
l'intera comitiva. George e seguito si dileguano in un attimo. Solo un quarto
d'ora dopo si risente l'inconfondibile rombo dell'Harley. La moto, questa
volta, è una sola: quella di Giovanni. La body-guard restituisce le chiavi al
fotoreporter: "Scusa - dice sorridendo -.Uno sconosciuto che ci segue per
noi è un potenziale pericolo". Anna Campaniello Blitz Clooney al passaggio
a livello di Nuova Olonio (Foto Vacca).
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-03 num: - pag: 39 categoria: BREVI
LUIGI EINAUDI La parsimonia Caro Romano, ho letto che durante il suo mandato
presidenziale iniziato nel
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera - MILANO -
sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-07-03 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Il caso di Giangiacomo Schiavi CITTADELLA DELLA GIUSTIZIA SI
RISCHIA UN ALTRO RINVIO Caro Schiavi, meno di un anno fa un coro bipartisan di
assessori, sindaco e ministri aveva illustrato il progetto della Cittadella
della Giustizia. Ma ad oggi non se ne sa più niente. Qui al Corvetto e
dintorni, mentre si effettua l'ennesima frustrante petizione alle autorità per
gli abusi e la prepotenza di locali e discoteche, ci si chiede che fine abbia
fatto questo progetto. Inutile dire che si confida molto su questa
realizzazione, unica via di salvezza per un'area da bonificare sotto ogni
profilo. Ma, ora sorge il dubbio che i tamburi suonino solo per l'Expo. O no?
Franco Portinari Caro Portinari, lo ricordiamo bene quell'annuncio, suonava
come risarcimento per gli abitanti di un'area assediata da un cronico degrado e
completava la riqualificazione di un quartiere penalizzato da tante incompiute.
Prima c'era stato il caso Policlinico, un nuovo ospedale da realizzare con il
trasloco di quello attuale da via Francesco Sforza; poi il Villaggio dello
Sport, una parentesi chiusa subito dopo la bocciatura di Milano olimpica;
infine la Cittadella della Giustizia, con l'impegnativo trasloco di Tribunale e
San Vittore sottoscritto con il ministro della Giustizia. Lei vuole sapere che
fine ha fatto il progetto; bene, la risposta è questa: il progetto è ancora in
piedi, i costi sono stimati tra i 600 e i 700 milioni di euro e l'urgenza
rimane (perché il Tribunale di Milano è a rischio crolli e allagamenti). Ma
sono cambiati governo e ministro (oggi le priorità sulla
giustizia sembrano più le intercettazioni telefoniche) e sugli investimenti
pubblici è legittimo avere qualche riserva: ci sono i soldi o servono altrove?
Nell'immensa area tra Porta Vittoria e Rogoredo intanto il boom edilizio
svanisce con la crisi degli immobiliaristi: i cantieri di Coppola sono fermi da
quando il costruttore è agli arresti, quelli di Zunino a Santa Giulia e
Sesto aspettano il verdetto delle banche, sulla Biblioteca Europea manca la
copertura finanziaria. Insomma, tira un'aria di micragna; e lei è perplesso per
l'Expo? Ma meno male che c'è: altrimenti saremmo qui a parlare solo di Milano
in crisi. gschiavi@rcs.it.
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 157 del 2008-07-03 pagina 43
DIARIO DI UN CURATO DI CAMPAGNA di Redazione Don Diego Goso Ho fatto un sogno.
Vale appunto per quello che è, soltanto un sogno. San Pietro era in vacanza,
concessione diretta dell'Onnipotente dopo 2000 anni di fedele servizio di
portineria e segreteria. A sostituirlo un magistrato rosso. Chi meglio di un alto
garante della giustizia e del popolo da mettere a capo del più importante
tribunale che esiste? Il nostro eroe non ha perso tempo. Si è subito messo
all'opera. E dopo un poco, nel mio sogno, non si è visto più un santo in questo
immaginario paradiso. Mi avvicino timidamente al suo tavolo sommerso di
scartoffie e copie de il Manifesto. Chiedo con voce sommessa: "Scusi, ma
dove sono tutti?". Lui mi fa attendere la fine della pausa caffè. Quindi
la pausa sigaretta. Poi mi parla annoiato. Si vede che è una brava persona, ma
è giù di tono. Non ha più altro da fare: "Tutti arrestati!", mi dice.
Lo guardo stupito. Tutti arrestati? In Paradiso? Lui snocciola le sentenze. San
Paolo: simpatizzava per Israele. Carcere preventivo. San Matteo: esattore a cui
è stato condonato il debito. Qui non si condona nulla. Carcere. San Tommaso: pubblicate sui Vangeli le intercettazioni dei suoi
dubbi. Considerato inaffidabile. Arrestato. San Francesco: ha predicato la
giustizia sociale senza favorire alcuna scalata all'Unipol. Interdetto dalla
pubblica amministrazione. Sant'Ignazio: un passato nelle forze armate.
Quindi di destra. Quindi arrestato. San Pietro: arrestato. Qui l'unico Pietro
che si riconosce è Di Pietro. San Gennaro: sospetta ricettazione oggetti smarriti
senza autorizzazione sanitaria. Carcere preventivo. La Maddalena: dopo aver
creduto per anni nei pacs multipli aveva messo la testa a posto. Bigotta.
Arrestata. San Giovanni Bosco: insegnamento di valori trascendentali nelle sue
scuole. Cospirazione contro il laicismo. Arrestato. Gesù Cristo: figlio del
capo. Raccomandato. Ma non dal Partito, quindi arrestato. La Madonna: mai fatto
una volta la spesa in una coop. Destabilizzatrice economica. E inoltre vergine,
che per lui è evidente segno di disturbo mentale. Assegnata ai servizi sociali.
Dio Onnipotente: abolito dopo parere contrario del Csm al decreto di scudo per
le alte cariche. Mi allontano dall'inquisitore che continua a parlare nel vuoto
della fine che hanno fatto altri ormai ex santi d'altare. Non so a chi
rivolgermi. Finalmente incontro qualcuno. Gira con una corda al collo. Mio Dio,
ops, ma è Giuda Iscariota: traditore, ladro e cospiratore: fuori per l'indulto.
Mi sveglio. Era solo un stupido sogno. Davvero stupido. Dio sia lodato. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 157 del 2008-07-03 pagina 3 Botte da orbi per il recupero crediti di Stefano
Vladovich Intercettazioni e
pedinamenti inchiodano una banda di Tarquinia Fra i loro clienti persino un
principe del foro di Civitavecchia. Un noto avvocato che per convincere un
assistito a pagargli una parcella al nero non si fa scrupolo di assoldare un
gruppo di delinquenti. Picchiatori che per poche migliaia di euro
entrano in contatto con il malcapitato di turno e, con le buone o le cattive,
si fanno pagare il dovuto. Fino al novembre scorso quando un commerciante della
cittadina portuale, stanco delle continue minacce, racconta tutto ai
carabinieri. "Si sono presentati in negozio chiedendo una somma di 150mila
euro - mette a verbale la vittima dell'estorsione -, ma io, quelli, nemmeno li
conosco". "A quel punto dovevamo trovare riscontri - spiega il
comandante della compagnia di Civitavecchia, capitano Mauro Izzo -, le prove
per inchiodare i principali indiziati". Intercettazioni
e pedinamenti portano i carabinieri all'ambiente criminoso di Tarquinia, ovvero
a una gang dedita al recupero crediti. Somme maturate fra privati, contenziosi
quasi mai risolvibili attraverso le normali vie legali, da dividere al 50% col
mandante. A gennaio una conversazione telefonica fra 2 dei 3 arrestati mette
gli inquirenti sulla pista giusta, ovvero alla riscossione di una tranche di
1000 euro dal titolare di una sala giochi di Tarquinia. Gli uomini del nucleo
operativo, a quel punto, fanno irruzione in casa dei sospetti scoprendo non solo
l'elenco dei vari committenti, ma un prontuario con vari costi a seconda delle
prestazioni. Minacce verbali uguale una certa somma, pestaggi "lievi"
un'altra, botte da orbi un'altra ancora. I militari di via Giuliano da Sangallo
contano decine fra imprenditori, professionisti, artigiani costretti a pagare
somme di denaro ai 3 banditi. L'altro giorno il mandato di cattura firmato dal
gip per G.M., 57 anni, L.B., 41 anni e C.S. di 50 anni. Il reato? Associazione
a delinquere finalizzata all'estorsione. Avvisi di garanzia ad altrettanti
personaggi in qualità di mandanti del gruppo di picchiatori. © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
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N. 157 del 2008-07-03 pagina 2 Il
gatto e la volpe "svuotavano" i container di Redazione Una banda di
50 persone individuava i carichi appetibili, deviava i camion che transitavano
da Voltri e li depredava senza violare i sigilli (...) due imprenditori edili
piemontesi erano a capo di un'organizzazione specializzata in furti in
container. Il gatto e la volpe, il loro nome in codice. E non solo nomi ma anche frasi in codice emergono dalle numerose
intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite dai militari della Guardia di
finanza del Gruppo Genova che hanno condotto un anno di indagini per
smantellare un'organizzazione radicata nel nord Italia, con propaggini anche in
Calabria. Un'organizzazione a carattere piramidale quella emersa dalle indagini
dell'operazione "Sigillum" (confluite in un fascicolo di
20mila pagine), che vedeva a livello intermedio una decina di
"sodali", tra autotrasportatori in proprio o dipendenti e specialisti
dello scasso, capaci di svaligiare i container svitando e riavvitando le
serrature lasciando intatti i sigilli, senza alcun segno di effrazione. Della
base facevano invece parte una cinquantina tra "uomini di fatica" e ricettatori
più o meno abituali, tra quest'ultimi in particolare, un gruppo di cinque o sei
casalinghe agguerrite nel commissionare i furti, che raccoglievano ordinazioni
anche per conto delle amiche. Sono state in tutto 22 le custodie cautelari
eseguite nella notte,
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
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N. 157 del 2008-07-03 pagina 0
Corri Silvio, la riforma adesso o mai più di Paolo Guzzanti Comincio con un
appello a Berlusconi di ritorno da un'intervista con Alain Elkann e dopo aver
letto Paolo Flores D'Arcais sul Riformista. Presidente, ora o mai più. Subito decreto legge contro le intercettazioni e galera per chi
le usa, ad effetto immediato. Secondo: la riforma della giustizia, separazione
di carriere e funzioni, subito: con un altro sfrontato e spavaldo decreto legge
ad effetto immediato. La gente si è rotta francamente le scatole e vuole
vederci fare al governo ciò per cui ci ha votato. Il nodo giustizia
impedisce di governare: a nodo gordiano, taglio gordiano. Qualsiasi intruglio,
inciucio, rinvio, mediazione, gradualità, uguale veleno, suicidio: colpire
subito, duro, con i numeri che ci sono e che ci ha dato il popolo, senza
pensarci due volte. Mentre si addensa la lurida nuvolaglia di altre
intercettazioni abusive volte a mettere in piazza fatti e parole private allo
scopo, come dice giustamente lo stesso Berlusconi, di "mugabizzare"
il capo del Governo italiano delegittimandolo davanti al mondo, ne capita anche
un'altra che è questa: Nicola Mancino, persona seria e di sinistra, ma più che
altro vicepresidente (cioè l'effettivo presidente) del Consiglio Superiore
della magistratura, rispondendo ad un giornalista se ne è uscito con una affermazione
fantastica, da incorniciare in oro zecchino e attaccare al muro. E cioè:
"Non tutti i magistrati sono di sinistra, e non tutti sono attentatori
delle maggioranze politiche al governo come si vorrebbe far credere".
Parole straordinarie e anzi incredibili, che invece sono credibili e vere.
Allora, qui abbiamo lo stesso vicepresidente del Csm che è dovuto intervenire
perché i suoi sottoposti fanno politica lasciando filtrare la loro opposizione
ad una legge proposta dal governo, il quale intervistato dice che "non
tutti" i magistrati sono di sinistra e più che altro che "non
tutti" sono impegnati a buttare giù il governo. E allora vorremmo saperne
di più. Che significa "non tutti"? se non tutti, quanti? Il
novantatré per cento? L'undici? La metà? I due terzi? Non lo sappiamo. Ma
vorremmo saperlo. Vogliamo sapere dalla voce competente e certamente non
ingenua dell'ex presidente del Senato Nicola Mancino, a chi e a quanti si
riferisce: nomi e cognomi, numeri, di coloro che – "non tutti" – dedicano
la loro attività di giudici a giochi politici loschi. E voglio anche dare qui
di passaggio la notizia di aver presentato personalmente una interrogazione
urgente al ministro di Grazia e Giustizia per sapere che fine ha fatto la
storia della magistrata che inquisisce il presidente del Consiglio e che,
secondo notizie di stampa, avrebbe detto che lei al capo del Governo gli
avrebbe fatto (se le parole sono state riferite correttamente) "un c...
così, gli do sei anni di galera e poi voglio vedere se non si dimette". Sarà
vero? Sarà inventato? Certo è che una tale affermazione e un tale comportamento
calzerebbero a pennello con il "non tutti" di Mancino. E ho anzi
chiesto al ministro di informarsi proprio presso il Csm, che ha una sua
temibile sezione disciplinare che dipende sempre da Mancino, se il caso della
magistrata "spacca-c..." è stato preso in considerazione, se qualcuno
ha, come si dice in gergo "aperto un fascicolo". L'hanno aperto? Sì?
No? Risultati? è stata convocata la dottoressa in questione per avere da lei
chiarimenti, oppure tutto è già passato in cavalleria? Dicevo dell'intervista
con Alain Elkann che andrà in onda domenica mattina: mi sono ritrovato a
ragionare sul fatto che noi rappresentanti del popolo non rappresentiamo
proprio nessuno perché una serie di lobby, di cui quella di alcuni magistrati –
"non tutti" – è la più scatenata e pericolosa (ma aggiungerei varie
massonerie, consorterie dell'informazione deformata e tossica, imprese che si
dedicano con successo a devastare l'immagine della politica e dei politici)
provvedono a immobilizzare i binari su cui dovrebbe correre il treno della
buona amministrazione, il treno del governo chiamato dal popolo a fare le cose
per le quali è stato votato. Il cammino del governo non somiglia certo all'alta
velocità francese, ma a quelle ferrovie del vecchio West in cui il convoglio si
trovava attaccato dai pellerossa, poi assaltato dai banditi, bloccato da un
macigno caduto dalla montagna, coinvolto in una battaglia fra il settimo
cavalleggeri e una tribù ribelle, sicché il treno andava come una lumaca fra
morti e feriti. Il governo in carica ha avuto un'approvazione da parte degli
elettori come non si era mai vista. Gli italiani l'hanno votato perché corra e
faccia le riforme economiche, aiuti le famiglie, risponda alla domanda di
sicurezza e faccia insomma il suo mestiere, per cui è stato votato e per cui
questa è una democrazia. Ma è continuamente impegnato con attacchi e macigni
che nulla hanno a che fare con l'attività di governo. Infine mi sono imbattuto
nell'intervista di Paolo Flores sul Riformista e lì ho avvertito tutto il
fiele, il menefreghismo per la democrazia, l'esaltazione torbida per una
sinistra elitaria fatta di sbirri, magistrati che fanno parte del gruppo di cui
parla Mancino, giornalisti finti che in realtà non hanno mai indagato in vita
loro e che ricevono soltanto la cartuccella nella tasca con il segreto
istruttorio o le intercettazioni abusive incluse. E lì ho capito che bisogna
far presto, anzi che è già tardi, che non c'è un minuto da perdere: occorre
governare a colpi di maggioranza e a colpi di fiducia e a colpi di decreti
legge, a muso durissimo, senza se e senza ma, e non per difendere il signor
Silvio Berlusconi, ma per blindare l'istituzione del capo del Governo e dare il
tempo al Parlamento nei 60 giorni di approvare i decreti, senza avere la minima
esitazione a ripresentarli. Nella riunione che abbiamo avuto col ministro degli
Esteri e parlando della situazione in Medio Oriente, ieri Piero Fassino ha
detto una cosa giustissima: "I processi difficili e controversi non si
risolvono passo per passo, allungando i tempi e procedendo per gradi. Si
risolvono con un colpo secco, con una decisione forte e senza
tentennamenti". è questo il metodo. E il conflitto fra i magistrati – "non
tutti" – e la politica sarà risolto quando la politica avrà ripreso in
mano il bastone di comando e lo userà. Se non farà così, vinceranno gli
intercettatori, le mafie togate di cui parla Mancino, quelli che vogliono
"rompere il c...", quelli che trascrivono, manipolano ed esercitano
una dittatura di fatto. Silvio Berlusconi: è arrivata l'ora di tirar fuori le
palle. Dai retta me e non ti fare infinocchiare dai tentennatori di
professione. Quelli ti vogliono morto per soffocamento. Paolo Guzzanti ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
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N. 157 del 2008-07-03 pagina 2 Intercettazioni, il decreto rischia l'ingorgo in aula
Alfano: urgenza evidente di Anna Maria Greco Il Guardasigilli avverte: "La
necessità è sotto gli occhi di tutti". Ma la norma potrebbe finire arenata
in Parlamento. La Finocchiaro: "Siamo pronti a discutere, senza
fretta" da Roma Per le intercettazioni il governo vorrebbe un decreto,
come sostiene Silvio Berlusconi, ma l'ingorgo dei lavori parlamentari lo mette
in forse. "La necessità e l'urgenza - dice il ministro della Giustizia,
Angelino Alfano -, specie dopo le ultime intercettazioni, credo che siano sotto
gli occhi di tutti". Il Guardasigilli aggiunge, però, che la decisione non
è stata presa e che l'unico dubbio riguarda il rischio di decadenza di un
eventuale decreto su queste norme, perché le Camere sono intasate nel mese di
luglio. "Valuteremo nelle prossime ore - sostiene Alfano - la
praticabilità parlamentare in vista della pausa estiva". Il ministro ha
incontrato ieri mattina il premier a Palazzo Grazioli, dov'erano anche Gianni
Letta e Niccolò Ghedini, ed è molto probabile che si sia discusso proprio della
possibilità e dei tempi tecnici per ricorrere a un decreto, invece
dell'originario disegno di legge. Le difficoltà ci sono, la Lega resta cauta e
anche An sarebbe perplessa. Proprio Ghedini, pur ribadendo che "il vaso è
già traboccato" e che bisogna porre un freno alla pubblicazione delle
intercettazioni, annuncia che del decreto parlerà il Consiglio dei ministri
venerdì. Ma se ne avrà la certezza solo oggi, leggendo l'ordine del giorno,
aggiunge il ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito. Per Ghedini,
il governo dovrà valutare "se c'è lo spazio in Parlamento per la
conversione in legge" entro 60 giorni. "Immagino - dice il deputato
di Fi e difensore di Berlusconi - che anche il capo dello Stato abbia
accortezza della situazione di gravissimo disagio che si sta vivendo, visto che
si pubblicano intercettazioni che non hanno alcuna rilevanza penale, ma che possono
rovinare la vita di persone che non c'entrano nulla con le indagini". In
commissione a palazzo Madama, rispondendo alle domande, Alfano ripete più volte
che l'esecutivo vuole "trovare la giusta sintesi" tra il ricorso allo
strumento intercettativo per le indagini e la necessità di tutelare la privacy
dei cittadini, specie quelli "intercettati ma estranei ai procedimenti
penali". E, in un'intervista a Panorama Economy, il Guardasigilli spiega
che arriverà proprio dal comparto intercettazioni la maggior parte dei risparmi
con i quali il ministero della Giustizia intende far fronte ai 900 milioni di
tagli previsti in Finanziaria. Le nuove norme, dice Alfano, da un lato limiteranno tempi e termini di utilizzo delle
intercettazioni, "riducendo i costi" e, dall'altro, inaugureranno un
Sistema unico delle intercettazioni, che coordinerà in un solo centro di costo
tutte le operazioni tecniche contabili e di noleggio. Oggi, infatti, le
intercettazioni sono gestite da 166 entità diverse, con "notevoli diseconomie".
Nettamente contrario all'ipotesi decreto è il Pd. Il segretario Walter Veltroni
insiste che "non è una priorità", come invece salari, stipendi,
pensioni e costo della vita. "Non è un problema centrale della vita degli
italiani, ma di uno solo". C'è disponibilità a discutere, assicura la
capogruppo al Senato Anna Finocchiaro, ma "senza fretta", per non
fare le cose superficialmente. "Non ci sono - afferma - motivazioni
oggettive che spingono al decreto". È quello che dice anche Michele Vietti
dell'Udc: "Solo gli occhi del ministro Alfano e di qualche altro esponente
di governo vedono l'urgenza di ricorrere a un decreto legge per le
intercettazioni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
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N. 157 del 2008-07-03 pagina 2
"La sai l'ultima?", impazza il toto-gossip di Redazione Il gioco di
società dei politici: spettegolare. Tutti a caccia di nuove "telefonate
piccanti" da Roma In Aula è in corso il dibattito. Sicurezza, giustizia o
manovra poco importa. Protesta l'onorevole con il led del microfono acceso, si
fa sentire il campanellino del presidente di turno. Intanto, a pochi metri di
distanza, in cortile, tra una sigaretta e l'altra, a Montecitorio come a
Palazzo Madama, è un continuo cicalio. Un brusio infinito di mezze frasi,
sorrisetti compiaciuti e a volte compiacenti. La domanda è sempre la stessa:
"Sai cosa si dice nella nuova intercettazione?".
Insomma, la sai l'ultima? La risposta cambia, magari a seconda dei gusti:
"Sì, si dice che ci sia di mezzo una soubrette". "No, è
un'attrice". "Forse è così, ma in una si parla di chi sa fare meglio
una certa cosa". "Ma dai, io però preferisco quella sulla ministra
nominata perché lavorava bene. Hai capito il senso?". Il senso è
doppio ed è piuttosto chiaro. Ecco a voi il gossip "onorevole". Presunto
sesso, scandalo. Vero o falso non conta. Altro che lavori parlamentari a
rischio, mancanza di confronto dialettico, decreto sì o decreto no, Pdl da una
parte e Pd dall'altra, Veltroni di qui e Di Pietro di là. E se gran parte degli
italiani s'interroga su come arrivare alla quarta settimana, tra deputati e
senatori non si parla d'altro. Insomma, la priorità non è il rilancio del
Paese. Ma bisogna sapere in anticipo cosa uscirà fuori di nuovo dai brogliacci
telefonici che giungono da Napoli. Bisogna sapere se dall'inchiesta sulla
presunta collusione Rai-Mediaset spunterà una nuova telefonatina piccante.
Bisogna sapere se Silvio Berlusconi ha davvero riferito al proprio medico di
questioni di salute personali. Bisogna sapere se davvero un deputato ha poggiato
la mano là sotto, nel retro, a una collega. Bisogna sapere. E chi se ne frega
se già tutti sanno che si tratta di roba assolutamente irrilevante sul piano
penale. Così come chi se ne importa se in Italia s'ha da rispettare la privacy.
Origliare, spettegolare, altro che legiferare. La politica italiana ha il suo
nuovo gioco di società. Forse non proprio nuovo, ma senza dubbio appassionante,
coinvolgente. Una sorta di "Indovina chi?" in versione soft-hard, in
cui chiunque si sente legittimato a chiedere, sapere, piuttosto che rendere
conto agli elettori del suo operato. A leggere un testo scritto, o meglio, ad
ascoltare la versione audio originale, per scoprire quale sia l'ordine di
piazzamento in quella, proprio quella, imbarazzante e fantomatica classifica
tra ministre. E c'è pure chi racconta che tra i banchi di un certo schieramento
politico - nella fattispecie parliamo del Pd ma poco importa - si sia
rilanciata una pratica tanto in voga a ridosso delle elezioni politiche.
Ovvero, il toto-ministre. Dicono, infatti, che proprio ieri circolasse in Aula
tra i deputati democratici un ritaglio di giornale, con tanto di foto a
corredo, e una specie di casellario ove indicare la propria preferenza. Per
pronosticare, insomma, quale sarà la ministra più intercettata. Politici
curiosi, quindi, ma non solo. Basti pensare che all'interno delle redazioni,
quotidiani e settimanali, è un continuo interrogarsi: chi le pubblicherà?
Quando? Tutti le vogliono, insomma, e di certo prima degli altri. E non a caso
si racconta che qualche direttore sia già in possesso di queste benedette
intercettazioni, che qualcun altro farebbe di tutto invece per accaparrarsele.
E qualcuno assicura che le pubblicherà Tizio invece che Caio. Insomma,
illazioni su illazioni. Fatto sta che in pochi, tra i parlamentari, sembrano
interrogarsi veramente su cosa fare. Se e come intervenire. Se sia il caso,
insomma, di approvare un decreto legge urgente o di portare magari in
Parlamento un disegno di legge che allunghi i tempi. Intanto, una cosa è certa:
il gioco di società continua. Ma non si sa ancora chi vincerà. Forse nessuno. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
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N. 157 del 2008-07-03 pagina 3
Berlusconi: gli italiani con me, vado avanti di Adalberto Signore Il capo del
governo: "I giudici mettono a rischio la privacy di tutti i
cittadini". Ma An e la Lega Nord frenano sul decreto-intercettazioni E
domani lascerà Roma per il G8 in Giappone da Roma Berlusconi decide di
procedere a vista. Perché tante sono le variabili, politiche e non solo, e sul
fronte giustizia qualsiasi decisione va ponderata nel minimo dettaglio. Con
cautela e prudenza. Così, non solo sul decreto legge sulle intercettazioni ma
anche sulla sua partecipazione alla puntata di Matrix annunciata per questa
sera la situazione resta in evoluzione fino a dopo l'una di notte. D'altra
parte, anche tra gli uomini più vicini al premier ci sono "falchi" e
"colombe". Con i primi convinti che il Cavaliere debba andare avanti
senza esitazioni, sia sulle intercettazioni (con un decreto
legge) sia intervenendo a Matrix, dove dovrebbe spiegare "agli
italiani" le sue ragioni sul processo Mills e sulla valanga di
intercettazioni che da Napoli stanno rimbalzando sulle colonne de L'Espresso. E
con i secondi che continuano invece a predicare cautela, sottolineando con insistenza
i segnali arrivati nelle ultime 48 ore dal Quirinale e chiedendo a
Berlusconi di aspettare almeno questa mattina, quando avrà per le mani la copia
"staffetta" de L'Espresso. Così, non è affatto strano che in vista di
Matrix lo staff che si occupa della comunicazione del premier abbia già pronti
sulla questione giustizia due diversi dossier. Anche perché, che Berlusconi
questa sera si presenti negli studi del Palatino non è per nulla scontato. Non
che sulla questione giustizia il Cavaliere abbia cambiato idea. Al punto che
nel pranzo a Montecitorio con Fini e Letta ribadisce più volte la necessità di
intervenire con un decreto legge sulle intercettazioni che "sono la vera
emergenza nazionale" (una soluzione che il presidente della Camera ritiene
però "impraticabile"). E tanto Berlusconi ne è convinto che arriva
anche a ipotizzare una protesta di piazza contro quella parte della
magistratura che "vorrebbe commissariare il Paese". "Di Pietro
chiama l'Italia a manifestare? Questa volta - dice a Fini - in strada la gente
ce la porto io...". Una cosa, però, sono i convincimenti personali, altra
le dichiarazioni pubbliche. Soprattutto davanti a una platea così vasta come
quella di Matrix. E anche per questo in una lunga cena a Palazzo Grazioli il
Cavaliere avanza più d'una riserva sulla partecipazione al programma. Insomma,
da una parte il fatto di fare davvero quel "messaggio al Paese"
annunciato due settimane fa a Bruxelles, dall'altra la scelta di usare toni più
o meno duri hanno necessariamente delle conseguenze politiche. Soprattutto nel
rapporto con il Quirinale che, sostiene più di uno dei parlamentari di casa a
Palazzo Grazioli, in queste ore si starebbe spendendo anche nei confronti della
Procura di Milano. Così, c'è anche chi vede un nesso tra gli affondi del
premier degli ultimi giorni e la decisione del Csm di promuovere presidente di
sezione del Tribunale di Milano la Gandus, il giudice che presiede il processo
Berlusconi-Mills. Così, solo oggi Berlusconi deciderà davvero se andare a
Matrix e che linea seguire. Se quella più "aggressiva" o quella più
"istituzionale". Nel primo caso, l'affondo contro i magistrati
sarebbe nettissimo. Con richiami al fatto che ancora una volta un governo
democraticamente eletto deve scontare l'assedio delle Procure. E nel dossier
che gli è stato preparato c'è anche un j'accuse alla Procura di Napoli che ha
lasciato andare avanti per anni l'indecenza dei rifiuti per poi essere più che
solerte nello sbobinare (e girare ai giornali) migliaia di intercettazioni. Il
messaggio, spiega chi ha occasione di parlare con il premier, sarebbe
nettissimo: non è un problema che riguarda solo Berlusconi: a essere spiati
sono tutti gli italiani. Decisamente più prudente, invece, la via
"istituzionale". In questo caso il Cavaliere non risparmierebbe le
sue critiche a quei giudici che fanno un uso politico del loro ruolo ma
potrebbe limitare al minimo gli affondi. Nessuna concessione, invece, sulla
questione intercettazioni, un problema sul quale il premier non ammette
incertezze. Dagli studi del Palatino, però, il Cavaliere dovrebbe affrontare
anche le questioni di politica estera, soprattutto in vista del G8 di Okkaido
(domani il premier partirà per Tokyo). Partita aperta anche sul fronte
intercettazioni. Ieri, infatti, il ministro della Giustizia Angelino Alfano gli
ha consegnato il testo del decreto legge. Sul quale, però, frenano sia An sia
la Lega. Anche se il Cavaliere pare deciso ad andare avanti. "Il testo del
decreto - spiega Paolo Bonaiuti - sarà presentato e discusso in Consiglio dei
ministri (domani, ndr). Solo allora si prenderà una decisione". Che
dovrebbe essere di soprassedere e accelerare invece con il disegno di legge che
ancora non è stato calendarizzato. E che, spiega Napoli, "potrebbe essere
discusso dalla Camera nella prima settimana di agosto". © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
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N. 157 del 2008-07-03 pagina 4
"Il Csm va cambiato e il giudice che sbaglia adesso deve pagare" di
Laura Cesaretti da Roma Secondo Emma Bonino, "lo scontro di questi giorni dimostra
che sulla giustizia è ora di affrontare quelle riforme di fondo che noi
radicali chiediamo da tempo". L'ex ministro del governo Prodi, oggi eletta
nel Pd e vicepresidente del Senato, sfida maggioranza e opposizione a prendere
finalmente di petto i nodi dell'emergenza giustizia italiana. E a mettere in
agenda una vera e propria rivoluzione copernicana del sistema giudiziario.
Quali riforme, onorevole Bonino? "Le direttrici sono note: abolizione
dell'obbligatorietà dell'azione penale, separazione delle carriere,
responsabilità civile e professionale dei magistrati, riforma del sistema
elettorale del Csm, ulteriore depenalizzazione dei reati minori, riforma del
sistema penitenziario". Per gran parte della magistratura e della
sinistra, l'obbligatorietà dell'azione penale rappresenta un tabù. Come si
supera? "Nella realtà concreta, quel tabù è già bell'e caduto da tempo: è
palese l'impossibilità materiale delle Procure di procedere per ogni singola
notizia di reato! Proprio su questa tema noi radicali stiamo organizzando un
convegno internazionale a fine settembre, a Roma, per confrontarci anche con le
realtà dei tanti Paesi dove l'obbligatorietà non esiste. Ed è ora di riaprire
anche il capitolo della responsabilità civile del magistrato che sbaglia. Bisognerà
trovare il modo di garantire ai cittadini ingiustamente danneggiati un
risarcimento integrale ed effettivo. Per esempio, introducendo un'assicurazione
obbligatoria per i danni derivanti da responsabilità professionale, e citando
direttamente il magistrato in giudizio al posto dello Stato, come avviene
ora". E la separazione delle carriere perché è necessaria? "Perché si
ottiene maggiore imparzialità, indipendenza e terzietà separando le funzioni
del giudice da quelle del pubblico ministero. Per esempio, è paradossale che
chi ha combattuto il crimine da una parte della barricata si trasformi
improvvisamente nel garante imparziale di chi criminale potrebbe non essere,
pur essendo indagato o imputato da un ex collega di funzioni". Esiste un'anomalia italiana nell'uso delle intercettazioni telefoniche?
"Un conto sono le intercettazione come utile, e direi unico, strumento
d'indagine, altro è la pubblicazione indiscriminata di materiale che spesso,
tra l'altro, non riguarda persone indagate. D'altra parte, le intercettazioni
non devono rimanere nella disponibilità solo di alcuni, diventando così
strumento di ricatto politico. Sono anni che cerchiamo un punto di equilibrio
tra queste diverse esigenze". Voi avete criticato fin dall'inizio la
scelta di Veltroni di allearsi con Tonino Di Pietro. Pensa che oggi il Pd si
sia pentito? "La nostra valutazione è arcinota e sono sicura che oggi
molti nel Pd - magari persino Veltroni - sanno che negare l'apparentamento ai
radicali e consentirlo a Di Pietro è stato un errore. Tragico". I radicali
sono sempre stati estremamente critici sull'abnorme ruolo politico assunto dal
Csm. Come si affronta questo nodo? "A parte il protagonismo di questi
giorni, è da tempo che proponiamo una riforma del sistema elettorale del Csm.
Oggi l'organo di autogoverno è come un parlamentino, diviso in correnti
partitiche, che poco ha a che vedere con un esercizio indipendente e imparziale
delle sue funzioni. Il referendum del 2000, promosso dai radicali, sul sistema
di elezione del Csm, pur non raggiungendo il quorum, ha spinto il Parlamento ad
introdurre il sistema maggioritario. Ma neanche questo mi sembra abbia
intaccato il sistema "partitico" ancora fiorente". Sul
cosiddetto scudo processuale che metta al riparo le cariche dello Stato dall'interventismo
giudiziario può aprirsi una riflessione con l'opposizione o per voi si tratta
di un principio inaccettabile? "Non è un principio inaccettabile, purché
la misura serva a tutelare la funzione e non una persona determinata, come
purtroppo oggettivamente sta accadendo in questi giorni". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
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N. 157 del 2008-07-03 pagina 3
"Ho invitato io il premier nessuna domanda è tabù" di Paolo Bracalini
"Gli chiederò di tutto, anche delle intercettazioni se ne usciranno di
nuove" da Milano Direttore Mentana, tutto pronto tranne una cosa: diretta
o registrata? "Ancora non si sa. Ma francamente non è la questione che in
questo momento mi attanaglia di più...". Teso? Ha detto che sarà un esame
per l'intervistato, ma anche per l'intervistatore... "È inevitabile.
Perché come è ovvio con un'intervista di questo genere tutti riterranno di
poter misurare anche il grado di affidabilità dell'intervistatore. Come diceva
Manzoni, vergin di servo encomio e di codardo oltraggio..." Durata? "Io
penso un'ora e mezzo. La giustizia sarà il tema più atteso e da quello
partiremo, come è ovvio. Sarà una trasmissione difficile, le aspettative del
pubblico saranno forti". E di che altro parlerete? "Proveremo a fare
anche un bilancio dei primi giorni di governo. Sarà un'intervista a tutto
campo. A me sta il compito di fare le domande... E spero che il premier voglia
rispondere, come ha detto di voler fare...". Anche
sulle intercettazioni, se ne uscissero di nuove? "Assolutamente sì, penso
che sarei sospeso dall'Ordine dei giornalisti se non domandassi anche di
quello. Le domande saranno su tutti i temi politici che fanno notizia, e le
intercettazioni lo sono sicuramente, anche quelle che dovessero uscire.
Sono le regole del gioco giornalistico, e Berlusconi le conosce". Come è
nata l'intervista? "Nel modo più normale, gli ho telefonato e gliel'ho
chiesto. Siccome molti consigliavano a Berlusconi di parlare direttamente in
televisione, e visto che io ho il programma aperto, ho provato, pensando che
avrebbe avuto anche lui interesse a parlare. E così infatti è stato". Il
Pd ha chiesto alla Rai di fare una controprogrammazione forte "per evitare
che la scelta del premier di privilegiare le sue reti penalizzi il servizio
pubblico". "Secondo me sarebbe più naturale che la Rai facesse una
controprogrammazione forte a Mediaset sempre. Dovrebbe essere la norma, in un
sistema normale, no? Poi facciano come vogliono...". Ci sarà qualche altro
ospite o solo voi due? "Solo io e lui". È un ritorno. L'ultima volta
di Berlusconi in tv è stato proprio da Matrix. "Sì, subito prima delle
elezioni, poi non è stato in nessun altro programma. Quella volta finì in modo
un po' rocambolesco..." Con Berlusconi che rientrò in studio e lei chiuse
la diretta... "Il fatto che torni in tv dopo mesi di assenza lascia
immaginare l'attesa che può esserci... Ma la garanzia della diretta è proprio
questa: che parleremo di tutte le notizie, anche dell'ultima ora".
Potrebbe bissare il record di share dell'ultima volta. "Ecco, quella è
l'unica cosa certa: sarà un programma destinato ad avere un buon ascolto".
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( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 157 del 2008-07-03 pagina 6
"Caso D'Alema-Unipol: l'Europa alle prese con l'anomalia italiana" di
Anna Maria Greco Il potere dei magistrati è aumentato in modo eccessivo da Roma
Onorevole Gargani, lei presiede la Commissione Giustizia dell'europarlamento
che esaminerà la richiesta del gip Forleo di utilizzare nel processo Bnl-Unipol le intercettazioni di D'Alema. Su immunità e
intercettazioni il clima sta cambiando? "Oggi Berlusconi, come D'Alema e
Fassino patiscono la mancanza di un filtro, quello dell'autorizzazione a
procedere, presente negli altri Paesi. Tutto deriva da quel dannato voto che
nel
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 157 del 2008-07-03 pagina 8
Bocciato il giudice buonista I colleghi: "Nomadi pericolosi" di
Stefano Filippi Polemica sulla liberazione dei 4 rom che schiavizzano i figli
fermati a Verona. E a Torino, Vicenza e Alessandria restano tutti in cella
nostro inviato a Verona Quando si dice la certezza del diritto. Vengono fermati
otto nomadi, tutti della famiglia croata Sulic che mandavano sei loro figli tra
otto e dieci anni a rubare nelle case del Nord Italia minacciandoli
brutalmente. I fermi devono essere confermati da quattro giudici per le
indagini preliminari. Martedì il primo gip, clamorosamente, scarcera due
fermati per "assoluta assenza di un reale e concreto pericolo di
fuga". Ieri gli altri tre magistrati decidono all'opposto: convalidano in
quanto "sussiste il concreto pericolo di fuga". Stessa inchiesta,
stesse imputazioni; i fatti accertati da mesi di controlli
e centinaia di spaventose intercettazioni telefoniche eseguite dalla squadra
mobile di Verona, nelle quali i grandi urlano orrende minacce di violenze
sessuali e i piccoli piangendo si fanno pilotare nelle ville da ripulire. Il 26
giugno scorso, giovedì, la carovana della famiglia Sulic si organizza per
lasciare l'Italia. Gli inquirenti decidono di accelerare i tempi: tra
sabato e domenica vengono eseguiti i fermi chiesti dal pm veronese Elvira
Vitulli. Ieri il gip del tribunale per i minori del Piemonte, il gip di Vicenza
e il gip di Alessandria hanno convalidato. "Sussiste il concreto pericolo
di fuga", scrive il giudice torinese Emanuela Dufour a proposito di un
diciassettenne che nei pochi anni di attività criminale ha già collezionato 32
diverse identità: "Risulta che i Sulic sono prossimi a lasciare l'Italia
per andare all'estero e che ciò appare verosimile in quanto durante l'attività
di indagine l'indagato si è recato più volte in Croazia dimostrando in tal modo
di essere capace di recarsi agevolmente fuori dall'Italia e di avere contatti
che lo agevolano negli spostamenti". Dello stesso tenore le ordinanze di
Alessandria e Vicenza. Quest'ultimo gip ritiene che il pericolo di fuga
sussista anche per un Sulic già detenuto: era stato arrestato pochi giorni
prima per scontare una condanna definitiva a cinque anni emessa dal tribunale
di Forlì. Il gip Agatella Giuffrida sottolinea il "pericolo che l'indagato
potesse darsi alla fuga in considerazione della sua accertata mobilità sul
territorio italiano e delle sue capacità di sottrarsi all'identificazione
mediante il sistematico ricorso a false generalità". Il gip veronese
Giorgio Piziali nella discussa ordinanza del 1° luglio ha decretato invece
"l'assenza di ogni reale pericolo di fuga" perché "un fermato è
già ristretto in carcere" e "gli indagati avevano appena fatto
ritorno in Italia", cosa che smentirebbe "una reale e concreta
volontà di allontanarsi dal territorio nazionale per non farvi ritorno".
Il magistrato osserva la "stabilizzazione illegale nel territorio"
della banda nomade: "La mobilità in uscita ma anche in entrata dalla
Croazia all'Italia era del tutto ordinaria e non sintomatica di alcuna volontà
di fuga". Insomma, se non li prendevano oggi avrebbero potuto farlo
domani, quando i Sulic sarebbero tornati a ripulire un altro po' di case in
tutto il Nord Italia. Ma Piziali, che ha seguito l'inchiesta fin dalle origini
in quanto era stato lui ad autorizzare le intercettazioni dei telefonini dei
Sulic, si è spinto oltre. Dietro la decisione della procura di Verona di chiedere
un fermo anziché disporre l'arresto, il gip vede non l'urgenza di intervenire
subito, quanto "altri fini gravemente lesivi delle regole anche
costituzionali che presiedono la libertà personale". Un disegno politico.
"Non sfugge come l'intervento cada in concomitanza con un generalizzato
interesse pubblico proprio per vicende come la presente". Come dire che
l'inchiesta della procura veronese guidata da Guido Papalia è stata fatta per
cercare pubblicità e guadagnarsi il consenso della politica. Quanto alle
minacce di stupri sui figli, le urla e il pianto terrorizzato dei bimbi,
Piziali li definisce "forti elementi di pressione", "mere
espressioni linguistiche rudi e volgari (delle imprecazioni per
intenderci)". Cose che infastidiscono Mario Giulio Schinaia, successore
designato di Papalia: "A noi interessa unicamente colpire i reati sui
minori. Respingiamo al mittente qualsiasi considerazione metagiudiziaria. Chi
la esprime se ne assume la responsabilità e ne risponderà nelle sedi
competenti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ICA AI PETTEGOLI? Da Il Velino.it
Ingrid Betancourt CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "Betancourt libera
dopo sei anni". Editoriale di Vittorio Grevi: "Le buone maniere
istituzionali". A centro pagina: "Draghi: ridurre debito e
tasse" e "Israele, palestinese si lancia sul bus con un
bulldozer". In taglio basso: "Impronte ai bimbi rom, il prefetto non
cede". REPUBBLICA - In apertura: "Liberata la Betancourt 'Ringrazio
Dio ora la pace'". Editoriale di Bernardo Valli: "Un simbolo
mondiale". A centro pagina: "'Intercettazioni: stop a Berlusconi"
e "Graghi: i conti vanno male tagliare le tasse". Di spalla:
"Metti il riso nel motore corsa al pieno fai da te". In taglio basso:
"La Valle dei templi ai privati". LA STAMPA - In apertura: "Intercettazioni, stop di Fini".
Editoriale di Luca Ricolfi: "Non solo Veline". A centro pagina:
"Tremonti: aiuti subito alle famiglie" e con foto-notizia:
"Liberata Ingrid". In taglio basso: "Cina, andata e
ritorno". IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Cambiamo tutte le
istituzioni economiche". Editoriale di Giorgio Barba Navaretti:
"Piccole imprese non libere di crescere". A centro pagina:
"Tremonti: aiuti alle famiglie". Di spalla: "Colombia, con un
blitz militare liberata Ingrid Betancourt". In taglio basso: "Eni e
Petrobras rinnovano il memorandum d'impresa". IL GIORNALE - In apertura:
"Napolitano, altro colpo ai giudici". Editoriale di Michele Brambilla:
"Roulette russa in tribunale". A centro pagina: "Betancourt
libera con un blitz 'Ringrazio Dio e l'esercito'". In taglio basso:
"Sconfessato il gip che scarcera i rom" e "Attentato con il
bulldozer. Strage a Gerusalemme". IL MESSAGGERO - In apertura:
"Liberata la Betancourt". Editoriale di Paolo Savona: "Quelle
scelte forti di cui il paese ha bisogno". A centro pagina: "'S' al
lodo Alfano ma sale lo scontro". In taglio basso: "Draghi: bene i
tagli, ora giù le tasse" e "Israele, attentato con il bulldozer
". IL TEMPO - In apertura: "Intercettazioni,
il giorno più lungo". Editoriale di Davide Rondoni: "Il mestiere
della politica". A centro pagina: "'Draghi: Abbassare le tasse'"
e con foto-notizia: "Bulldozer contro gli israeliani". In taglio
basso: "È la fine di un incubo, liberata Ingrid Betancourt". L'UNITA'
- In apertura: "Libera. Ingrid Betancourt torna a casa". Di spalla
fondo di Walter Veltroni: "Rivoglio il suo sorriso". In taglio basso:
"Veltroni e Casini: fermiamo l'esproprio del Parlamento". LIBERO - In
apertura: "Il club degli ingordi". A centro pagina: "Stasera
Berlusconi replica ai pettegoli" e di spalla: "Blitz nella giungla.
Betancourt libera con 14 ostaggi". In taglio basso: "Salvatemi dai
cretini di internet". IL RIFORMISTA - In apertura:
"Veltroni&Casini. Prove di nuova alleanza" e "Il decreto
legge è pronto. Glialleati e il Quirinale no. L'angoscia di due ministre".
Al centro pagina: "Ingrid Betancourt finalmente libera". A fondo
pagina: A Guantanamo copiavano le torture dei comunisti IL FOGLIO - In
apertura: "Il Cav. pronto alla guerra atomica contro gli spioni. Mail
decreto non è facile". La giornata: "Napolitano approva il lodo
Alfano. La piazza divide la sinistra" e "Le Farc liberano Ingrid
Betancourt e tre ostaggi americani". L'AVVENIRE - In apertura: "Blitz
in Colombia: Betancourt libera". Editoriale di Giorgio Ferrari: "Ogni
compromesso s'è fatto più difficile". A centro pagina: "Maroni:
Macché schedature. Voglio tutti i bimbi rom a scuola" e "Il governo
dà tre priorità: salari, pensioni e famiglie". Dagospia 03 Luglio 2008.
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
E' stata annunciata ufficialmente
ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di
cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di
tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di
Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha
preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante
Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio
della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti
il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del
cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre,
intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo
l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto
essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori
e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del
comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare
un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo
comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (2
votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e
Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al
contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla
lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne
è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera
della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i
lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque
punti. Scritto in Varie Commenti ( 42 ) " (5 votes, average: 4 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la
libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread
il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo
interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi
dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa
antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono"
per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la
Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei
qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali"
che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di
un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo
nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma
lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa,
introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II,
nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo
come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì
sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro,
all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione
né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la
formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire
quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si
tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano,
bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere
impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro
che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto
che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va
detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle
"armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in
tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa,
come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando
modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa,
significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien
régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa
più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una
liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal
punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e
sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe,
nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo
come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è
allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti
i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire
costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti (
104 ) " (7 votes, average: 3.29 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte
"dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal
cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese
si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti
sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di
Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era
stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta
evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il
suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica,
come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il
Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto
altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni
scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un
livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il
Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della
scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le
critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche
da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei
responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione
cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena
comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi.
La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da
Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole
davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe
bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel
Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della
Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre
fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo,
Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo
dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della
Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero
ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti
insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia
e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci
impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede
Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la
validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione
di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche
del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e
Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune
della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel
Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva
la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare".
Scritto in Varie Commenti ( 509 ) " (15 votes, average: 4 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul
Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale
della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il
pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima
nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa
ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (10 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor
Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a
inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale
Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste
ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso
Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e
sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque
un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della
scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi
superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di
giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e
la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse
un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e
Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti
e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel
precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non
sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in
comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e
generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla
riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto
scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la
Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei
giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa
vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il
riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della
Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la
liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione.
I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso
tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto
caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da
uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo
che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi
argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere
la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano
fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano
tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A
questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie
Commenti ( 134 ) " (12 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay
Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come
passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al
contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio
o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali
previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non
attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha
invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di
rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero
"superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione
di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale
presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno
2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1)
L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno
ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre
e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la
pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la
Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la
volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto
dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data -
fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà
una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione
per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (15
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08
Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla
rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese
Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I
lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere
entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal
cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione
"Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti
i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione
irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale
antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum
cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile
la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali,
con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare
il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare
(entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel
1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere
configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze
interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore
dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora
che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e
clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché
la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione
cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno
più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (15 votes, average: 4.47 out of
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Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le
spiegazioni di Fisichella Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale
Vicario di Roma Camillo Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo
episcopato (la data esatta della consacrazione in realtà è 29 giugno)
accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato i collaboratori e ha tenuto
un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa per la
"mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo che
pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà
annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico
anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della
Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul
tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio
Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti (
132 ) " (9 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli
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21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" Sul
Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e articolata
riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione per
l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea come
sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno, dimostrando
che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente filosofico-religiosa di
tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi il New Age: dunque
quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il sincretismo gnostico e più
pericoloso per il cristianesimo - che è invece un avvenimento storico basato
sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a
farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la "rainbow flag"
nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie Commenti ( 135 ) "
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precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe
1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo
tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it
contatti Categorie Varie (213) Ultime discussioni Reginaldus: Dottor Tornelli,
vorrei sapere dove mai e quando mai la Chiesa ha affermato che gli uomini
devono essere... F.P.: Caro Andrea Carradori, l'ho segnalato anche io ieri, ma
qui, per usare un'espressione moderata, se... Francesco73: L'appello mi piace
così e così, sono sincero. Lo trovo poco centrato. L'iniziativa è... Bruno
Demasi: Grazie.Riprovo. Andrea Tornielli: Gentile Bruno, ho fatto personalmente
una prova ora, l'indirizzo... Gli articoli più inviati Il voto
"veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails
Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Accordo tra S.Sede e lefebvriani,
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proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Ultime news Intercettazioni: frenata di Fini, Idv
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( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
BERLUSCONI E IL REBUS
"MATRIX": SEMPRE IN BILICO SUA PRESENZA - MENTANA GIURA: SILVIO L'HO
CONTATTATO IO ? NON SARÒ NÉ UN TORQUEMADA NÈ UN REGGIMICROFONO - LE TELEFONATE?
È ROBA DA GUARDONI? © Foto U.Pizzi"> Chicco 'matrix' Mentana © Foto
U.Pizzi 1 ? MENTANA: BERLUSCONI L'HO CONTATTATO IO? Giovanna Cavalli per il
"Corriere della Sera" L'ha invitato lei, si è proposto lui? "Io.
Confalonieri gli aveva appena consigliato di parlare al Paese. Feltri pure. Mi
sono detto: ci provo, siamo gli unici ancora in onda, possiamo fare il
colpo". Fatto. Stasera a Matrix (alle 21.15 salvo imprevisti) Enrico
Mentana, intervisterà in esclusiva Silvio Berlusconi. "E sarà
particolarmente divertente, visto com'è finita l'ultima volta". Con lei
che gli toglieva la parola. Lo rifarebbe, se necessario? "Non siamo sotto
elezioni. Lui ha interesse a parlare, io conosco diritti e doveri di
giornalista. Non sarò né un Torquemada nè un reggimicrofono... Vergin di servo
encomio e di codardo oltraggio" (Manzoni, 5 maggio). Vi ha tenuto sulla
corda? "L'ok è arrivato dopo due giorni". Condizioni? "Nessuna.
Bastava che fossimo io e lui, a viso aperto, uno contro uno. Il Cavaliere deve
spiegare molte cose, noi ne abbiamo molte da chiedergli". Domande
concordate in anticipo? "No. Ma non serve nemmeno, è talmente ovvio che
cosa gli chiederò: di questo clima avvelenato, del dialogo
interrotto con Veltroni, delle intercettazioni e di Saccà, del processo Mills,
di Napoli, del lodo Schifani e ora Alfano, dell'esercito in strada, della
cordata Alitalia, del contrasto col Csm e dei rapporti con Napolitano.
Mercoledì prossimo comunque ospito Walter Veltroni, bene così?". Le
basta un'ora e mezza? "Se sforiamo nessuno protesta". Nel dubbio di
sembrare troppo morbido, sarà più severo del solito? "Giustamente serrato.
Spero sia un colloquio sereno e amichevole, non è un interrogatorio, non devo
torchiare nessuno. Cercherò di dare il meglio, però l'intervista si fa in
due". Come lo vede il premier? "Resta l'uomo che ha vinto le elezioni,
il più popolare. Al contrario di quanto si crede, secondo me la sua luna di
miele con gli italiani non è finita. La sua immagine non è graffiata". Intercettazioni: giuste o troppe? "Con alcuni soggetti
meno tutelati abbiamo, lo lasci dire, indegnamente calcato la mano. Con i
potenti avrei meno preoccupazioni. Ma se nessuno deve porsi al di sopra della
legge, la legge deve garantire anche chi è famoso". Che pensa delle
telefonate Berlusconi- Saccà con raccomandazioni accluse? "Cambiano i nomi,
la sostanza è sempre la stessa da quando esiste la Rai. Quelle conversazioni
sono irrilevanti, i riferimenti sessuali sono l'unica cosa che solletica il
gusto del guardone che è in noi. Che differenza c'è tra un politico che segnala
un'attrice e uno che piazza il suo notista di fiducia in un tg?".
Girerebbero bobine scottanti. "Lo so. Preferisco pubblicare che censurare,
ma se esageriamo si rischia che sia la gente a dire basta. Devo poter dire se
Berlusconi rispetta le leggi o no. A chi telefona o quel che fa quando smette
di lavorare sono affari suoi. Vogliamo guardare dal buco della serratura?
Facciamolo, ma ammettiamo che di questo si tratta". © Foto
U.Pizzi"> Il presidente Silvio Berlusconi © Foto U.Pizzi Berlusconi
vuole un decreto legge urgente anti-intercettazioni. "Credo che una
materia così delicata meriterebbe un adeguato dibattito in Parlamento. Ma
glielo chiederò stasera". È il suo quarto a tu per tu col Cavaliere. Teso?
"Tranquillo, non sono emotivo". Abito della grande occasione? "Ma
va, completo e camicia". Lei dà un dolore a Vespa che d'estate parlerà
solo d'amore. "Se ne parlerà anche da me... Quella parte magari la dedico
a Bruno". 2 - BERLUSCONI E IL REBUS "MATRIX": SEMPRE IN BILICO
SUA PRESENZA? (Adnkronos) - Il dilemma ancora non e' stato sciolto. Silvio
Berlusconi andra' o no a 'Matrix'? Il premier ha annullato i due appuntamenti
in agenda oggi: il saluto all'assemblea pubblica di Farmindustria al teatro
Capranica (alle 10) e la partecipazione all'assemblea annuale dell'Ance in
programma alle 11 all'Eur. Il Cavaliere non ha ancora sciolto la riserva,
dunque. Lo conferma all'Adnkronos Enrico Mentana, il conduttore di 'Matrix':
'La trasmissione e' ancora in piedi, ma non abbiamo ancora la conferma
definitiva sulla partecipazione del presidente del Consiglio. Sappiamo che ha
annullato vari impegni e che oggi ha una giornata campale. Noi, intanto,
continuamo a lavorare e a preparare la puntata. Vediamo, per ora siamo ancora
in alto mare. Diciamo fifty-fifty'. Il Cavaliere ha annunciato il suo intervento
sulla giustizia ad Acerra, durante la conferenza stampa nel cantiere del
termovalorizzatore dopo una serie di incontri in prefettura a Napoli
sull'emergenza rifiuti. Se il discorso dovesse essere confermato il presidente
del Consiglio parlerebbe in prima serata (a partire dalle 21.15) ma non si sa
ancora se ci sara' la diretta. Secondo indiscrezioni c'e' chi in ambienti del
Pdl e' convinto che alla fine Berlusconi andra' a 'Matrix', ma non manca chi
ostenta scetticismo. Allo stato, dunque, la presenza del leader del Pdl e'
fortemente in bilico, ma non si escludono sorprese. Dagospia 03 Luglio 2008.
( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
BONAIUTI "COGLIONE",
L'UCCELLO DI PAGLIA Malgieri - Del Noce e Saccà - Paglia 1 ? IL PUZZONE E'
TORNATO! Ore 9 e 30: Don Agostino dribbla paparazzi e telecamere ammucchiati
davanti all'ingresso principale di viale Mazzini 14 e scutrettola felice
all'entrata secondaria, quella di servizio, di via Pasubio. Dopodiché, prima di
riprendere possesso della sua scrivania, si è fatto un buon cappuccino al bar
aziendale. Mentre tutti i telefoni del palazzo trillavano la notizia: il
puzzone è tornato! © Foto U.Pizzi"> Giuliana Del Bufalo e Claudio
Cappon © Foto U.Pizzi 2 - MALGIERI: DERUBATO DEI TESTI DELLE TELEFONATE?
Da"la Repubblica" - Piccolo giallo ieri a Viale Mazzini. Il consigliere Rai Gennaro Malgieri chiede una nuova copia delle
ultime intercettazioni che la Procura di Napoli ha spedito all'azienda. La
copia che Malgeri aveva ricevuto in consiglio è sparita dal cassetto del suo
ufficio. Sparizione che sarebbe stata anche denunciata alla Polizia. 3 ?
INTERCETTA-RAI Aldo Fontanarosa per "La Repubblica" Estinto nel
Paese, cimelio della Prima Repubblica, il Psi craxiano è ancora vivo, vigile
e attivissimo dalle parti di Viale Mazzini. Il suo leader, il suo
"segretario politico" è Agostino Saccà che tesse i rapporti con tutti
gli "iscritti". Tra i più fedeli, Giuliana Del Bufalo (responsabile
delle Tribune Politiche) e Gianfranco Comanducci (già capo del Personale), con
il deputato Fabrizio Cicchitto come referente esterno. Le intercettazioni della
Procura di Napoli - appena arrivate in Rai - rivelano che questa costola
socialista di Forza Italia mette bocca su tutto. Trama per cambiare il
direttore generale; prova a condizionare ogni singola nomina; raccoglie e
distribuisce informazioni. Un gruppo di potere che non esita a sfidare altri
potentati di Forza Italia, perfino Gianni Letta in una tornata di nomine di
luglio 2007 (un consigliere polista lo definisce un "pazzo" in una
telefonata). Mentre la fedeltà al Cavaliere è granitica. Quando Saccà lo
incontra, subito riferisce ogni dettaglio a tutti i suoi alleati in azienda in
una storia di potere, di alta finanza, a volte di piccole raccomandazioni
familiari. Fred Astaire Petruccioli con la moglie Ginger Nuvoletti 1 -
PETRUCCIOLI NON SI DIMETTE E' il 24 ottobre 2007. I parlamentari della
commissione di Vigilanza Rai sfiduciano il presidente Petruccioli. L'Italia dei
Valori, i Radicali, i mastelliani votano insieme al centrodestra per invocare
un ricambio al vertice di Viale Mazzini. E subito Saccà e Del Bufalo si
chiedono se Petruccioli si dimetterà e se anche il direttore generale Cappon se
ne andrà finalmente via, magari alle Poste. L'altro dubbio è se l'intero
consiglio vada rinnovato nel caso la crisi si aggravi. Cosa che Saccà dice di
voler discutere "con Silvio Berlusconi che vedo alle 7".
(intercettazione del 24 ottobre 2007). Saccà: "Domani mattina senti se per
caso Petruccioli si dimette". Del Bufalo: "No non si dimette, adesso
fa una conferenza stampa. C'ha un faccia veramente come il culo per dire che il
suo posto è sempre a disposizione. Non appena l'azionista e il Parlamento
volessero nominare un nuovo presidente, lui se ne andrà. Ma non può lasciare
l'azienda nel caos". Saccà: "Già, perché ha a cuore le sorti
dell'impresa...". Del Bufalo: "Ciao tesoro". 2 - CAPPON E LEONE,
GENTE DI TERZA FILA Cappon dunque è bersaglio di questo gruppo di potere. Saccà
parla con Gianfranco Comanducci, all'epoca capo del personale (pochi mesi
prima, a luglio 2007). Berlusconi - racconta Saccà - si è informato sul
direttore generale Cappon e sul vicedirettore Leone. Il Cavaliere vuole sapere
se i due litighino, come si racconta. Saccà spiega: "Non vanno d'accordo
neanche tra di loro. Ma il problema (...) è che non hanno la forza, la
struttura per fare il capo e neanche il vicecapo. Sono terza fila". Saccà
racconta a Comanducci di aver fatto il nome di Minoli come nuovo direttore
generale, sia pure con prudenza ("non rispetta sempre i patti").
Comanducci è freddissimo su Minoli: "Ma se è uno che non sa niente di
conti economici...". © Foto U.Pizzi"> Leone e Minoli © Foto
U.Pizzi E la televisione italiana? "Ho detto a Berlusconi - racconta
ancora Saccà - che una classe dirigente seria dovrebbe dire: Rai e Mediaset, su
alcune cose, si mettano d'accordo. Anche su una piattaforma di offerta a
pagamento, comune, nazionale. Perché lasciare a Sky, a Murdoch? Per Berlusconi
- conclude Saccà - era musica". 3 - LA FIGLIA DEL CUGINO Grande politica,
vertici, strategie. Ma anche piccole beghe, di tipo familiare. Agostino Saccà
ha un cugino. E questo cugino ha una figlia. Una ragazza brava, pure laureata e
con brillanti esperienze in alcuni uffici stampa. Saccà la prenderebbe a
lavorare con sé, se non ci fosse un problema: la ragazza porta il suo stesso
cognome. E' una Saccà. Come risolvere, allora? Saccà ha un'idea: chiama Mauro
Crippa, consigliere di amministrazione di Mediaset, già capo di tutta
l'informazione del gruppo. Saccà gli spiega la difficoltà e chiede se può
risolvergliela lui. Nessuna problema, la risposta. 4 - GUIDO PAGLIA E IL
SALOTTO BUONO Giugno del 2007. Il consiglio di amministrazione della Rai
affronta una tornata di nomine dirigenziali. La tensione è altissima tra Forza
Italia e Alleanza Nazionale. Bersaglio di Saccà e di Angelo Maria Petroni
(consigliere della Rai in quota Forza Italia) è Guido Paglia, il dirigente di
An in assoluto più influente a Viale Mazzini. Petroni: "Ronchi (allora
parlamentare di An, ora ministro) si è molto preoccupato. E' andato subito da
Silvio, gli ho detto vacci, e l'ha incontrato qualche minuto prima di me. Io ho
detto: "Guarda che qui finisce male, non è che voi scherzate in questo
modo con le quattro cazzate di Paglia". Saccà: "Sì, ma Paglia
veramente quando parla dice cazzate". Petroni: "Sì, le dice anche a
Cannes, come se io non lo venissi a sapere dieci minuti dopo. Tra l'altro lui
ha detto che, dai, lui a me mi controlla, ma vaffa...". Saccà: "Ha
detto allora che Paolino Bonaiuti (oggi sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio) è un coglione, che non capisce niente, che se lo sa Bonaiuti se lo
segna sul taccuino. Che tu sei al guinzaglio suo, che lui ti controlla. Cioè:
cose da pazzi, se c'è una persona con il senso del rispetto di sé sei tu".
Petroni: "Sai come siamo fatti noi professori, siamo coglioni ma almeno
siamo pieni di noi stessi. Saccà: "Esatto, avete quella consapevolezza
professorale... che Urbani è un demente e che comunque adesso lo isoliamo. Ma
come cazzo di permetti. Allora: Urbani può anche avere dei rapporti forse
momentanei con Berlusconi, ma Urbani ha la tessera numero 2 di Forza Italia e
che s'è inventato Forza Italia". Petroni: "E poi è sempre un
personaggio che sa leggere e scrivere". Saccà: "Ma stiamo scherzando?
E' un personaggio da guardare con grandissimo rispetto. Dopodiché, siccome ti
hanno messo nel salotto buono, tu tiri fuori l'uccello e cominci a fare pipì
sulla tappezzeria?". © Foto U.Pizzi"> Fabrizio Del Noce in the
rain © Foto U.Pizzi 5 - QUEL FESSO DI FABRIZIO Anche se in quota Forza Italia,
il direttore di RaiUno Fabrizio Del Noce non sembra godere della stima dei
dirigenti Rai della stessa area. In una conversazione con Giuliana Del Bufalo,
Saccà ne parla come di un "fesso" e chiede consiglio su come debba
poi parlarne al cospetto di Berlusconi. Saccà: "Giuliana, dammi un
consiglio: sul fesso di Fabrizio spendo qualcosa o me ne fotto proprio?".
Del Bufalo: "Se lui ti chiede, tu gli dici: "Presidente, lei lo conosce
meglio di me, Fabrizio non risponde alle pressioni"". Saccà:
"Alle pressioni e alle tentazioni". Del Bufalo: "Non è un
combattente, lui lo sa perché è amico suo". 6 - UN FALSO PER INNOCENZI?
Saccà sembra chiedersi, a marzo dell'anno scorso, se Del Noce possa cambiare ruolo
e approdare al Tg1, scenario di cui ragiona con Giancarlo Innocenti, membro
dell'Autorità per le Comunicazioni. Il quale fa riferimento a un qualcosa di
"falsificato" (intercettazione del 22 marzo 2007). Innocenzi:
"L'ho ricevuto". Saccà: "L'hai ricevuto?" © Foto
U.Pizzi"> Giancarlo Innocenzi © Foto U.Pizzi Innocenzi:
"Fantastico, anche falsificato". Sacca: "Eh sì, te lo faccio
vedere bene, visto che glielo devi dà a quello. Gliela facciamo che.. perché
quello... questa cosa qui sarà la motivazione che lui cerca per non averlo più
tra le scatole". Innocenzi: "Esatto". Saccà: "Perché,
secondo me, se ci dovesse essere un cambio, un qualcosa il Tg1, ma mi pare
improbabile che lui vorrebbe Maccari (già a Rai Parlamento) e non Del Noce. E'
chiaro". 7 - IL GRANDE RISIKO DELLA FICTION Agostino Saccà lavora ormai da
mesi alla creazione di una sua creatura: Pegasus. E' un colosso privato nella
produzione di fiction che - nei suoi piani - dovrà avere anche Mediaset come
azionista o quantomeno come acquirente di prodotti. Di questo progetto, Saccà
ha parlato a lungo con Mediaset, concorrente della Rai, mentre lui era ancora
capo di Rai Fiction. Ora, a ottobre 2007, Saccà vuole stringere e si confida
con Andrea Ambrogetti, capo delle Relazioni istituzionali di Mediaset
(intercettazione del 24 ottobre 2007). Saccà: "Senti: io tra poco vedo
Berlusconi per parlare anche di... tu hai qualche consiglio, qualcosa? Perché
io avrei proposto di spingere, non so se è chiaro". Ambrogetti: "Sì,
c'è quella roba di Valsecchi che per me è buona" Saccà: "Ma tu hai
notizie su sta storia: ce l'ha fatta, la venduta?". Ambrogetti: "Ci
sono le cifre" (un mese dopo, il 21 novembre, vengono siglate le nozze tra
Medusa, società di Mediaset, e Taodue, società controllata da Pietro Valsecchi
e Camilla Nesbitt, leader della produzione di fiction d'autore). Dagospia 03
Luglio 2008.
( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
INTERCETTAZIONI: DECRETO O NON DECRETO,
QUESTO È IL PROBLEMA ? SILVIO SCATENATO CONTRO L'"INGIUSTA GIUSTIZIA"
? FINI LO CONSOLA MA AVVERTE: NAPOLITANO NON FIRMEREBBE ? E NEL PD C'È CHI È
D'ACCORDO MA TACE? Francesco Verderami per il "Corriere della Sera" ©
Foto U.Pizzi"> Gianfranco Fini © Foto U.Pizzi Fini ha cercato anzitutto
di dissipare ogni sospetto, "perché nessuno di noi è contrario a un
decreto per fermare questa vergogna delle intercettazioni, Silvio. Vorrei che
tu ne fossi consapevole". E dinnanzi all'irruenza di Berlusconi, intenzionato
addirittura a "chiamare in piazza il popolo del centrodestra", il
presidente della Camera ha spiegato che "in questo modo non si
risolverebbe nulla": "Il punto è che il capo dello Stato non ravvede
i presupposti di necessità e urgenza, e il decreto non lo firmerebbe".
Così, durante il pranzo a Montecitorio, al Cavaliere che evocava lo scontro
istituzionale con Napolitano, Fini ha contrapposto la strategia della
"mediazione" con il Colle e con l'opposizione, "perché anche tra
i loro leader c'è chi è rimasto vittima di intercettazioni pubblicate sui
giornali". È questa l'unica strada che secondo Fini si può perseguire,
"c'è tempo fino al Consiglio dei ministri per provarci". Certo,
l'inquilino della Camera comprende lo stato d'animo di Berlusconi, deciso a
combattere una battaglia contro "l'ingiusta giustizia", una lotta che
agli occhi del Cavaliere appare "impari", "dato che alla
politica si chiede di agire seguendo le regole, sui decreti, sui disegni di
legge e sul resto, mentre le procure agiscono al di fuori delle regole e danno
in pasto la vita delle persone". Ecco perché parla di
"emergenza" il premier. Ecco perché era giunto da
Fini con il testo del provvedimento che vieta la pubblicazione delle
intercettazioni, redatto la notte prima dal ministro della Giustizia. E per
Berlusconi le intercettazioni che "circolano nei giornali" sono
"illegali". Di più: "È tutto illegale, Gianfranco. Questa non è
una inchiesta giudiziaria, sa tanto di operazione spionistica, di golpe.
La verità è che dal '94 hanno tentato di tutto per farmi fuori e ora ci provano
sul piano personale". Ecco l'incredibile novità: un governo, un
Parlamento, la politica sono appesi da giorni alla possibile diffusione di
colloqui pruriginosi in cui sarebbero coinvolti il presidente del Consiglio ed
alcune esponenti del governo. Ma nel Palazzo non si respira l'atmosfera degli
anni di Tangentopoli, non c'è l'attesa drammatica degli avvisi di garanzia su
vicende che incrociavano corrotti e corruttori. Le storie sono diverse, anche
se gli effetti potrebbero essere simili. "Ed è chiaro l'obiettivo",
spiegava giorni fa Berlusconi ad un amico, mentre seduto in poltrona batteva
nervosamente il piede: "Il tentativo è quello di farmi fuori. Ma se non
l'hanno capito glielo ripeterò: non finirà come nel '94, perché io non me ne
andrò nemmeno se mi dovessero condannare". © Foto U.Pizzi"> Faccia
a faccia in parlamento! © Foto U.Pizzi È difficile parlare di prerogative
istituzionali e di calendari parlamentari con chi si sente vittima di una
macchinazione e si scervella sul modo in cui quei colloqui sono stati
registrati e a quali indagini sono riferibili. È complicato restar calmi, se un
premier si sente chiedere dai propri avvocati se per caso ha usato quel
cellulare privato che da qualche tempo possiede, e se il telefonino ? che nelle
notti pare si facesse rovente ? era riconducibile direttamente a lui o era
intestato ad altri. "E dinnanzi allo scempio di vite private, Napolitano
pensa che uno Stato liberale non debba reagire con un decreto?". L'ira di Berlusconi
è il riflesso di sentimenti personali e di considerazioni politiche. In questo
caso l'indice è puntato contro il leader del Pd, "perché Veltroni era
avvertito di questa situazione della giustizia, sapeva dei guasti profondi e
condivideva la necessità di porvi rimedio. E sarei io ad aver rotto il dialogo?
O lui piuttosto, che non ha fatto nulla per restituire alla politica quel
primato che un pezzo di magistratura militante non vuole riconoscerle?".
Nel Pd c'è chi vorrebbe dire ciò che non può dire. È certo che al loft sapevano
di come stavano precipitando le cose, se è vero che un dirigente democratico
venne informato da Ghedini, l'avvocato-deputato del Cavaliere: "Al
processo Mills a Milano eravamo d'accordo per riprendere a settembre, invece
c'è stata un'accelerazione. Berlusconi è terrorizzato all'idea che si torni al
'94. La politica deve dare una risposta". Invece la politica si trova
appesa a telefonate pecorecce. Alla Camera si discute se inserire il premier
nel pantheon dei grandi leader-amatori del socialismo europeo, accanto al
francese Mitterrand, allo svedese Palme e al tedesco Brandt, che pare
s'intrattenesse con signorine al soldo dei sovietici. E intanto il dipietrista
Donadi s'informa: "Quand'è che usciranno le intercettazioni?". Dagospia
03 Luglio 2008.
( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
SACCÀ SFASCIA FAMIGLIE - PIERSILVIO
VS. SILVIO: NO MEDIASET A DON AGOSTINO ? I DOLORI DI RUBENS ESPOSITO (AFFARI
LEGALI RAI): DEVE GIUDICARE SACCÀ, CHE PERÒ GLI HA SISTEMATO LA SORELLA IN UNA
ASL? Mauro Favale per "La Repubblica" © Foto U.Pizzi">
Sant'Agostino Saccà © Foto U.Pizzi Piersilvio contro Silvio. E in mezzo
Agostino Saccà. Si arricchisce di una nuova puntata la saga degli intrecci
Rai-Mediaset. Stavolta c'è il racconto che Bruno Ermolli, imprenditore,
consulente e uomo di fiducia di Berlusconi, ha fatto la scorsa primavera ai pm
napoletani nell'ambito dell'inchiesta per corruzione che coinvolge il premier e
Saccà, accusato di aver favorito le attrici raccomandate dal Cavaliere in
cambio di un sostegno ad una sua attività privata nel settore della fiction. La
vicenda è spiegata nei dettagli dal L'Espresso in edicola domani. Ermolli (la
stessa "eminenza grigia" che per Berlusconi si sta occupando anche
della cordata italiana per Alitalia) ha raccontato al pm Vincenzo Piscitelli di
un pranzo ad Arcore durante il quale è andato in onda uno scontro tra il
Cavaliere e suo figlio. A dividere i due, l'opportunità di una partnership tra
Mediaset e il manager Rai. Davanti alla tavola imbandita anche Marina
Berlusconi, Fedele Confalonieri, l'amministratore delegato Fininvest Pasquale
Cannatelli e la signora Rosa, la madre del Cavaliere. In quella riunione, nel
settembre 2007, furono esplicite le resistenze di Piersilvio a legarsi a Saccà.
Il vicepresidente del gruppo di famiglia, già in un paio di occasioni, aveva
frenato i tentativi del padre e di Confalonieri di strappare il direttore di
Rai Fiction alla concorrenza. "Mentre io e Fedele - racconta Ermolli -
demmo una valutazione positiva da verificare nello sviluppo progettuale,
Piersilvio espresse una valutazione negativa. Io e Confalonieri eravamo quasi
portatori di questa ipotesi e ritengo che Saccà e Confalonieri avessero parlato
del progetto prima dell'incontro". Il progetto sarebbe proprio quello per
il quale, secondo l'accusa, Berlusconi avrebbe offerto il proprio sostegno in
cambio dell'aiuto di Saccà ("Ti contraccambierò quando sarai libero
imprenditore"). © Foto U.Pizzi"> Bruno Ermolli © Foto U.Pizzi
Intanto, oggi il manager rientra a Viale Mazzini, reintegrato dal Tribunale del
lavoro che ha annullato il provvedimento della Rai che lo aveva sospeso senza
però pronunciarsi nel merito. Saccà ha già presentato un ricorso al Garante
della privacy contro la Rai e l'utilizzo che l'azienda sta facendo delle 8.450 intercettazioni della procura di Napoli, sottoposte ora al vaglio
dei componenti del comitato etico. Tra queste ce ne sono due che riguardano
anche uno dei quattro giudici che dovranno decidere sulle contestazioni mosse
al direttore di Rai Fiction dal direttore generale Claudio Cappon ("Saccà
ha assunto iniziative funzionali agli interessi non della Rai ma di Berlusconi
e del suo movimento"). Quel Rubens Esposito, dirigente dell'ufficio
legale Rai, membro del comitato etico, al quale, come rivela L'Espresso, Saccà
avrebbe risolto un problema per la sorella che voleva diventare dirigente di
una Asl. In un colloquio telefonico Saccà si sarebbe attivato con Doris Lo
Moro, all'epoca assessore alla Sanità in Calabria, ora parlamentare Pd. Poi il
manager Rai spiega meglio la vicenda in una telefonata con Giancarlo Innocenzi,
membro dell'Autority per le comunicazioni. Nelle intercettazioni che il
comitato inizierà a esaminare nei prossimi giorni c'è tutto. Nessun illecito,
ma la dimostrazione di uno stretto rapporto tra il "giudicato" e uno
dei suoi giudici. Dagospia 03 Luglio 2008.
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA - "E se Bill Clinton
avesse fatto Monica Lewinsky ministro del suo governo, la vicenda sarebbe
diventata di rilevanza politica oppure no? Il dirimente tra pubblico e privato
nella politica nel caso di un capo di governo è molto labile, credo che
l'informazione debba prevalere". Così il capogruppo dell'Idv alla Camera, Massimo Donadi commenta l'ipotesi che tutte le intercettazioni
effettuate dalla Procura di Napoli vengano pubblicate. E fa un paragone con
"i cittadini americani", che "hanno potuto sapere tutto e dare
un giudizio sulla moralità del loro presidente. In questi casi - continua - non
si possono mettere bavagli all'informazione". GUARDA IL SERVIZIO SU
REPUBBLICA TV Si saprà oggi se il decreto legge sulle intercettazioni voluto
dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sarà inserito all'ordine del
giorno del Consiglio dei ministri in programma domani. E mentre la possibilità
acquista contorni sempre più concreti - nonostante il monito di Walter Veltroni
e Pier Ferdinando Casini a non "espropriare il Parlamento e il conseguente
no del presidente della Camera, Gianfranco Fini - è sempre animato il dibattito
sull'ipotesi di diffondere alcune telefonate di carattere strettamente privato
che riguarderebbero Berlusconi ma anche alcune donne ora membri del governo.
"Sono rispettoso al massimo della privacy dei cittadini italiani -
continua Donadi - ma credo che nella vita di un uomo politico di privacy ce ne
debba essere molto poca. Se poi quest'uomo politico riveste cariche
istituzionali di massimo rilievo prevale quasi sempre il diritto dei cittadini
a essere informati". Non entra nel merito del dibattito il ministro per la
Pari opportunità, Mara Carfagna. Che bolla tutto come "gossip" e, a
chi le chiede un parere, risponde: "Non mi occupo di intercettazioni, di
stupidaggini. Non fanno parte della delega del mio ministero". (3 luglio
2008.
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
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GIUSTIZIA. FA DISCUTERE
LA PROPOSTA DEL GOVERNO Intercettazioni a rischio numerose indagini astigiane Secondo giorno di lavoro,
ieri a palazzo di giustizia, per il nuovo procuratore Maurizio Laudi. Tra
visite di cortesia e primo esame dei fascicoli il magistrato si è soffermato
anche sul tema "caldo" delle intercettazioni: "A mio avviso è un
errore limitare la posssibilità di ascolto per alcuni reati. Sono
tuttavia consapevole che si tratta di uno strumento molto "invasivo"
per chi viene ascoltato e quindi è giusto utilizzarlo solo quando ci sono
esigenze autentiche", le parole dell'ex capo della Dda torinese. "E
quando non vi è rilevanza penale la diffusione delle trascrizioni è
sbagliata", ha rimarcato il procuratore. L'ascolto delle conversazioni si
è rivelato decisivo in numerose operazioni condotte dalle forze dell'ordine
astigiane: ultima in ordine di tempo, "Monkey business", dove i
carabinieri e il pm Luciano Tarditi hanno stroncato un traffico di cocaina fra
Albania, Olanda e Nord Italia. Ma, si teme ora, potrebbe essere tutto
vanificato dalla proposta del governo che vuole limitare le intercettazioni,
salvo pochi casi, ai reati più gravi (oltre 10 anni di carcere), sempre con un
limite massimo di tre mesi. "Mi preoccupa soprattutto il dover bloccare
gli ascolti dopo 90 giorni. Non vi sono razionali giustificazioni a una
limitazione - sostiene il pm Vincenzo Paone, fino a pochi giorni fa reggente
della procura - Questa maggioranza ha vinto le elezioni battendo molto sul
tasto della sicurezza ma così si spuntano le armi a chi deve indagare. Per fare
l'inchiesta sugli appalti truccati e le frodi sulle forniture per l'Asti-Cuneo
abbiamo dovuto tenere i telefoni sotto controllo per otto, nove mesi. Tre mesi
sono troppo pochi". La procura astigiana, in una statistica riferita al
2006 era risultata la seconda in Piemonte, dopo Torino, nell'utilizzo di
intercettazioni (con una spesa di 1.137.370 euro): a disposizione degli
inquirenti, all'ultimo piano del palazzo di giustizia di via Govone, ci sono
una settantina di postazioni con oltre 2 mila linee attivabili contemporaneamente.
Il responsabile del servizio, Guido Accomasso, ha inoltre realizzato un sistema
di "remotizzazione" per cui, in caso di particolari necessità, i
detective possono intercettare utilizzando le apparecchiature in dotazione in
questura e nelle caserme. E' addirittura possibile "girare" le
telefonate in diretta sui cellulari degli investigatori, che in questo modo
possono pedinare i sospettati e contemporaneamente sentire le conversazioni.
Accanto alle telefonate, utilissime per le indagini si sono spesso rivelate le
"ambientali", vale a dire le microspie o microtelecamere piazzate
strategicamente nei punti in cui si riuniscono i componenti di
un'organizzazione criminale o si spaccia droga. Le apparecchiature sono fornite
da una piccola società astigiana che noleggia e installa le "cimici"
lavorando a stretto contatto con gli investigatori. \.
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
N. 157 del 2008-07-03 pagina 0 Da
Napolitano il primo sì allo scudo giudiziario di Massimiliano Scafi Il
presidente firma l'autorizzazione: il provvedimento "risponde ai rilievi
della Consulta" mossi al lodo Schifani. Decisivo il fatto che l'immunità
sia limitata a un solo mandato e non sia reiterabile Roma - Firmato Napolitano.
Certo, quella che il capo dello Stato ha messo in calce al lodo Alfano è solo
una sigla "tecnica", protocollare, quasi "dovuta" e prevista,
un tratto di penna provvisorio, in attesa che il disegno di legge sull'immunità
per le alte cariche completi il suo percorso parlamentare. Ma se la Cdl non
deve fare paragoni con Diaz e il bollettino della vittoria, quella firma, vista
la situazione generale, un valore politico comunque ce l'ha. Significa
innanzitutto che Giorgio Napolitano dà il via libera alla discussione sullo
scudo giudiziario per i vertici della Repubblica. Significa che
"assicurare un sereno svolgimento delle funzioni", come ha scritto la
Consulta quattro anni fa, se ben fatta è una cosa di "apprezzabile
interesse generale" e che non c'è bisogno di una legge costituzionale. E
significa pure che il testo preparato dal governo agli occhi del Colle non
presenta evidenti e macroscopici elementi di incostituzionalità. Ma non
significa che il ddl, così com'è formulato, piaccia a Napolitano. Anzi, a
quanto risulta, il presidente avrebbe manifestato diversi dubbi: la firma
finale al provvedimento non è ancora scontata. Intanto però c'è la firma
iniziale. Un esame preventivo, un vaglio sommario che il Quirinale compie su
ogni legge che passa per il suo ufficio legislativo prima di andare alle
Camere. Quasi un atto dovuto, quindi, che stavolta si concretizza
nell'autorizzazione a discutere in Parlamento dello scudo. Punto di partenza
nella scelta del capo dello Stato, si legge nel comunicato del Quirinale,
"è stata la sentenza con cui la Corte Costituzionale dichiarò
l'illegittimità dell'articolo 1 della legge numero 140 del 20 giugno 2003",
e cioè il famoso lodo Schifani. E siccome "a un primo esame, quale compete
al presidente in questa fase, il disegno di legge approvato dal Consiglio dei
ministri il 27 giugno è risultato corrispondere ai rilievi" della
Consulta, ecco qui il motivo del visto concesso da Napolitano. La novità
principale, rispetto al testo del 2003, sta nella riduzione da cinque a quattro
delle alte cariche da proteggere dalle inchieste: capo dello Stato, premier,
presidenti di Camera e Senato. Resta fuori il presidente della Corte
costituzionale, che per la giurisprudenza non è il capo dell'organismo ma solo
il primus inter pares: il meccanismo doveva perciò o tagliare fuori l'Alta
Corte o coinvolgere tutti e quindici i consiglieri. Poi c'è una importante
differenza lessicale: non si parla più di "improcedibilità" ma
soltanto di "sospensione del processo". Il blocco fermerà anche
l'orologio della prescrizione, allungando di fatto la scadenza dei termini. E
le parti civili potranno comunque proseguire la loro azione in sede, appunto,
civile. Infine, lo scudo funzionerà per un solo mandato "non
reiterabile" e non trasportabile: per fare un esempio, se tra cinque anni
Silvio Berlusconi dovesse essere eletto presidente della Repubblica, non
potrebbe servirsene. Correzioni importanti ma per il Quirinale forse non ancora
sufficienti. Tra l'altro la partita del lodo è strettamente
connessa al decreto sulla sicurezza e anche alle intercettazioni. Nei giorni
scorsi si è molto parlato di un baratto tra il ddl sull'immunità e il blocca-processi.
Lo scambio è saltato, ma la mediazione del Colle continua. Napolitano avverte
ovviamente l'appesantirsi progressivo del clima generale sulla questione
giustizia, soggetta pure a forti pressioni di piazza, come le
manifestazioni organizzate da Di Pietro e i girotondi per l'8 luglio. E
l'intenzione del governo di stoppare verbale selvaggio con un decreto non
contribuisce alla distensione. Però il capo dello Stato insiste nella sua
mission impossible, cercare fino all'ultimo una soluzione accettabile per
tutti, "un punto di equilibrio" attraverso "il dialogo e il
confronto". Riuscirà a trovarlo? © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
PORNOPOLITIK ? UN TEMPO ERA IL CASO
MONTESI, POI LA STALLER, OGGI IL TRANS DI SIRCANA E LE PUPE DI SILVIO - L'ACQUA
IN CUI NUOTANO TUTTI, LA MINACCIA DELLA RIVELAZIONE PICCANTE, DELLA TELEFONATA
SCOTTANTE? Jacopo Iacoboni per "La Stampa" Il Cav. "Meglio le
luci rosse che i fondi neri", diceva Giovanni Spadolini (in un'epoca in
cui veniva considerato birichino che Forattini lo ritraesse col pisello piccolo
e il pancione). "Meglio una spogliarellista di un ladro", diceva
Leonardo Sciascia quando Cicciolina entrò in Parlamento, 1987. Siamo nella
"pornopolitica", accusa ventun anni dopo il Cavaliere. Non è una
scoperta, ma bisogna intendersi. Cos'è infatti "pornopolitica",
semplicemente la presenza in politica di star, divette e a volte dive, talora
davvero provenienti dal cinema porno, o qualcosa di diverso e di più? Gli
ultimi due anni molto hanno mutato, rispetto agli ottanta di Cicciolina,
Riccardo Schicchi, le ammiratrici di Craxi, le notti di De Michelis a Punta de
l'Este con Deborah Caprioglio, allora reduce da Paprika di Tinto Brass. Quella
era politica con un po' di porno, qualche moralismo, lamenti curiali e
attrazioni fatali. Cicciolina nei suoi diari scrive che "Andreotti era il
più gentile, missini e comunisti i più ipocriti: riprovazioni pubbliche, e
inviti privati. Arrivava il commesso con la busta chiusa e una proposta per la
cena, e magari veniva da un deputato che mi aveva appena offesa. Anche
democristiani, certo". Cicciolina L'ultima "pornopolitica"
sembra invece qualcosa di infinitamente più cupo, torvo. Non è vero che
colpisca solo il Cavaliere: è l'acqua in cui nuotano tutti,
la minaccia della rivelazione piccante, dell'intercettazione imminente, della
telefonata scottante. La "pazza" aspirante attrice che minaccia di
rivelazioni sessuali; le presunte intercettazioni di Napoli sulle ministre
berlusconiane e il trattamento da riservare al Capo; la foto col trans;
la rassicurazione alla Elisabetta Gregoraci di turno, che rischia di restare
senza lavoro in Rai dopo lo scandalo-Sottile. Pornopolitica, già, ma più come
il caso Montesi che come lo slogan di Ilona Staller (a suo modo allegro,
"vota vota, poi ti svuoti"). Quando Wilma Montesi fu trovata morta
sulla spiaggia di Capocotta nel '53, nei paraggi della casa del marchese
Montagna - teatro di leggendarie orge, festini a base di droghe aurorali -
aveva in tasca un bigliettino col nome di Piero Piccioni, figlio di Attilio,
potente ex segretario Dc. L'effetto fu paragonabile a quello di certe
intercettazioni di adesso, urla, isteria, Pajetta che in aula grida ai
democristiani "Capocotta! Capocotta! Voi siete gli amici del marchese
Montagna!". Mino Pecorelli, un professionista nel genere, scrisse 25 anni
dopo dei racconti più o meno minatori intitolati proprio Pornopolitica, che
avevano a tema certi sussurrati intrecci omosessuali a sfondo curiale. Allora
però era tutto molto coperto; oggi si scopre tutto, e quasi in diretta. E
finiscono insieme cose molto diverse. Cosimo Mele, onorevole Udc, in un
festino-coca con Francesca Zenobi, aspirante-qualcosa in tv. Oppure l'affare
Sircana; all'allora portavoce del premier Prodi toccò un'esperienza
pornopolitica che legava fotografie scottanti e intercettazioni degradate. Il
Giornale, nel marzo 2007, pubblica la foto della sua macchina che alla Acqua
Acetosa a Roma, sei mesi prima, avvicina un trans. Pochi ricordano che anche lì
c'era un'intercettazione, dietro: il 14 settembre 2006, mesi prima dell'uscita
delle foto, il paparazzo Max Scarfoni che parla con l'amico Fabrizio Corona ed
esulta, "aho, c'ho lui con la zoccola vicina, con le tette così, col
transessuale tutta nuda, vicino alla macchina sua!". La 'squillo'
Francesca Zenobi E Corona: "Sale?". "...e te pare che si se
vedeva che saliva stavo qui?... stavo già co' lo champagne in mano".
Sempre in quella stagione si vociferò di foto di Maroni sotto casa della sua
segretaria; o del Cavaliere che paga ventimila euro per togliere dalla
circolazione certe foto estive della figlia giudicate "volgari".
Eliminare tutto questo sarebbe come nuotare controcorrente alle cascate del
Niagara. E bisognerebbe eliminare un sacco di cose, oltre le telefonate:
persone, comportamenti. Salvo Sottile, allora portavoce di Fini, che al
telefono discetta di "una porcella doc" e di "carne
fresca". Vittorio Emanuele che "voglio una bella pucchiacca, o almeno
una suora". Ricatti, ammiccamenti, machismi. Raccomandazioni. Paparazzi
che inseguono Casini nudo, o Fini eccitato. La pornopolitica s'è ormai
inestricabilmente avvinta alla politica; come direbbe Alexander, il
protagonista del Lamento di Portnoy, che nel romanzo è un rampante politico
newyorchese, "perché incatenarmi a una tazza di gabinetto per l'eternità?
Per aver amato una ragazza allegra?" Dagospia 03 Luglio 2008.
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA - La puntata di Matrix di
stasera con ospite Silvio Berlusconi non si farà. Lo ha annunciato il
conduttore della trasmissione Enrico Mentana Fonti aggiungendo che sarebbe
stato il premier a rinunciare alla puntata organizzata da giorni: "A breve
da palazzo Chigi - spiegano dalla trasmissione di Canale 5 di Enrico Mentana -
ci dovrebbe essere una nota". (3 luglio 2008.
( da "Stampa,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ARRESTO. MARESCIALLO ALESSANDRINO
Un finanziere comandava la gang dei Tir Intercettato, nome in codice
"Pinocchio" Sono state le Fiamme Gialle a incastrarlo
[FIRMA]GIAMPIERO CALAPA' GENOVA Un maresciallo alessandrino della Guardia di
Finanza, O. G., è stato arrestato dalle stesse Fiamme Gialle: sarebbe stato a
capo di un'organizzazione specializzata in furti in container, operante da
dieci anni e capace di metter in cassa un tesoro di qualche milione di euro.
Venivano ripuliti i carichi dei camion provenienti da Genova Voltri ed è stata
rubata la merce più svariata: biciclette, alimentari, vini pregiati, prodotti
hi-tech e, addirittura, casse da morto. Il maresciallo è stato incastrato insieme a due imprenditori edili piemontesi grazie a
intercettazioni ambientali e telefoniche disposte dal Gruppo Genova della GdF,
da un anno sulle tracce di quest'organizzazione, operante in nord Italia, ma
con interessi anche in Calabria. E dalle intercettazioni sono emersi i nomi in
codice del maresciallo, "Pinocchio", e dei due imprenditori, il
"Gatto" e la "Volpe". Con l'operazione
"Sigillum" la GdF ha accertato che di quest'organizzazione avrebbero
fatto parte anche una cinquantina tra "uomini di fatica" e
ricettatori, tra i quali le più abituali sarebbero state un gruppo di sei
casalinghe molto agguerrite, capaci di raccogliere ordinanzioni anche per
amiche e conoscenti. Coinvolti nelle azioni criminali sarebbero stati anche
diversi camionisti che, in accordo con "Pinocchio" e banda, deviavano
dal percorso stabilito per recarsi in luoghi lontani da occhi indiscreti e far
alleggerire il carico dai soldati semplici agli ordini di
"Pinocchio". E' stato rubato di tutto, anche bare, qualisasi cosa che
permettesse di fare cassa. E le ordinazioni, anche grazie al gruppo di casalinghe,
non mancavano mai. La merce che non veniva immediatamente inserita nel circuito
di vendita era tranquillamente depositata in luoghi di stoccaggio temporaneo,
nell'alessandrino, indicati nelle conversazioni intercettate come
"grotta" e "palude". Non era impossibile neppure che la
banda riuscisse a immettere la merce rubata nei normali canali di distribuzione
al dettaglio e all'ingrosso. La notte scorsa il blitz: ventidue custodie
cautelari, di cui sedici persone sono già in carcere e, tra queste, anche il
maresciallo "Pinocchio". Per altri sei sono scattati i domiciliari.
Settanta perquisizioni e 50 indagati per un'indagine che ha interessato, oltre
al Piemonte, anche Liguria, Toscana, Lombardia, Veneto, Lazio e Calabria.
L'ordinanza è stata emessa dal gip di Genova Roberto Finizia, su richiesta del
pm Walter Cotugno.
( da "Stampa,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Luca Ricolfi NON SOLO VELINE L a
luna di miele fra l'Italia e il governo sta volgendo al termine. Non c'è
bisogno di fare sondaggi per accorgersene: chi ha votato a sinistra pensa di
aver fatto l'unica cosa possibile, mentre molti elettori di destra non nascondono
la loro delusione e i loro dubbi. Eletto per occuparsi di noi, Berlusconi
sembra preoccuparsi solo di sé: prima Rete 4, poi le
intercettazioni, poi il processo Mills, poi il disegno di legge salva-premier,
poi di nuovo le intercettazioni, i giornalisti, i magistrati. Però non è così.
Mentre noi ci godiamo il calcio e il reality delle attricette raccomandate il
governo sta lavorando alacremente, e quel che sta facendo in questo periodo
avrà conseguenze durature sulla nostra vita. Il governo ha approvato un
decreto sulla sicurezza e un decreto fiscale, ha presentato il Documento di
programmazione economico-finanziaria (Dpef), si appresta a varare
anticipatamente la legge finanziaria. Inoltre ha deciso che questa volta la
manovra non riguarderà solo l'anno a venire (2009), ma inciderà direttamente
anche sugli anni successivi. Che cosa ci riservano tutte queste iniziative?
Spero di sbagliarmi, ma a occhio e croce direi che il governo sta
silenziosamente tradendo le speranze di chi l'ha votato. Non tanto perché si
appresta a varare l'ennesimo pacchetto di leggi ad personam (questo,
colpevolmente, interessa poco gli italiani, e pochissimo gli elettori di
centro-destra), ma perché più o meno esplicitamente sta facendo marcia indietro
sui tre fronti che - appena tre mesi fa - lo avevano visto vincere la sfida con
il centro-sinistra. Il primo fronte sono le tasse. Ho letto attentamente il
Dpef e con grande sorpresa ho scoperto che la pressione fiscale non diminuirà
nemmeno entro il 2013, e sarà allora più o meno la medesima di oggi, appena
ereditata da Prodi (circa il 43% del pil). In poche parole per i prossimi
cinque anni le tasse non scenderanno, mentre in campagna elettorale il
centro-destra aveva promesso di ridurle progressivamente al di sotto del 40% del
Pil (almeno 50 miliardi di euro di tasse in meno, ai prezzi attuali).
Coerentemente, il tasso di crescita dell'Italia previsto per i prossimi anni è
modestissimo (meno dell' 1,5%), e resta ampiamente al di sotto di quello
dell'Eurozona. In materia di tasse l'unica luce che si intravede all'orizzonte
è la semplificazione degli adempimenti fiscali, che speriamo possa procedere
senza intoppi e produrre qualche effetto benefico. Il secondo fronte è la
sicurezza. Qui spiace fare la Cassandra, ma per cancellare il mio pessimismo
qualcuno dovrebbe spiegarmi come si fa ad avere più giustizia e meno
criminalità finché: a) si riducono le risorse alle forze dell'ordine; b) non si
fanno investimenti massicci nell'edilizia carceraria; c) si limitano le
intercettazioni senza conferire risorse economiche sostitutive; d) si vara una
sospensione dei processi che diminuirà l'efficienza della giustizia (un punto
rilevato da molti, ma magistralmente spiegato nei dettagli da Bruno Tinti
qualche giorno fa su questo giornale). L'ultimo fronte è la lotta agli sprechi.
Non ho dubbi che ministri come Renato Brunetta (Funzione pubblica) e
Mariastella Gelmini (Istruzione e università) siano armati delle migliori
intenzioni, ma vorrei ricordare che il problema degli sprechi della Pubblica
Amministrazione è concentrato in determinati territori (spesso al Sud, ma non
solo), e che il ministro Tremonti aveva preso l'impegno di fissare obiettivi di
risparmio geograficamente differenziati. Mi auguro di essere smentito, ma mi
pare che finora il riferimento alle differenze regionali sia rimasto un po'
generico (si parla di una grande discussione d'autunno sul federalismo
fiscale), e che anzi qualche volta si sia riaffacciato lo spettro del
"metodo Gordon Brown", ossia di tagli generalizzati o proporzionali
alla spesa storica. Niente diminuzione delle tasse. Improbabile aumento della
sicurezza. Scarsa riduzione degli sprechi. Questo mi sembra quel che rischiamo
nei prossimi anni. E tutto perché, mentre su questo si decideva, eravamo
concentrati tutti quanti su un solo sia pure importantissimo nodo politico: la
374esima puntata della serie tv "Io, le veline e i magistrati".
( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
I VIENE SOSPESO? © Foto
U.Pizzi"> Sant'Agostino Saccà © Foto U.Pizzi 1 - SACCA' CHIEDE AD
AZIENDA ATTI E DOCUMENTI SUL SUO FASCICOLO? (Ansa) - Agostino Sacca', direttore
di Rai Fiction, tornato oggi la lavoro dopo la decisione sul suo reintegro del
giudice del lavoro, ha chiesto alla Rai 'l'accesso alla documentazione e ai
regolamenti interni in base ai quali e' stata preparato un fascicolo con le
trascrizioni di intercettazioni che erano state trasmesse dai magistrati solo
in forma multimediale'. Lo spiega il legale di Sacca', Federico Tedeschini, che
ha redatto l'istanza di accesso. L'avvocato ha spiegato: 'Dubito che possano
essere depositati e trasmessi a terzi intercettazioni che non sono funzionali
al perseguimento di alcun reato'. Nell'istanza di accesso ai dati si fa
riferimento alla riunione del cda Rai del primo luglio in cui 'e' stato
distribuito a ciascuno dei consiglieri presenti un fascicolo contenente, fra
l'altro, alcune trascrizioni' delle intercettazioni a suo
tempo trasmesse dalla procura di Napoli. Secondo Sacca' e i suoi legali 'la
trascrizione di dette intercettazioni non risulta effettuata nei modi e con le
garanzie di legge'. Sempre secondo quanto e' scritto nell'istanza, le
trascrizioni 'apparentemente prive di qualunque rilievo di carattere penale,
tenderebbero ad influenzare le determinazioni del Consiglio stesso' per quanto
riguarda la sorte di Sacca'. 2 - PETRUCCIOLI: RAMMARICO PER QUELLO CHE HAI
DETTO (Agi) - "Se il dottor Sacca' si rammarica per il fatto che sono
stati pubblicati testi non diffusi pero' da noi, io lo considero questo come un
segno di rammarico per il fatto che quelle cose siano state dette...". Con
questa frase, un po' criptica, Claudio Petruccioli, presidente Rai, commenta
l'iniziativa di Rai Fiction di ricorrere al Garante della Privacy per la diffusione
delle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche da parte della procura di
Napoli e consegnate alla direzione generale della Rai e da questa finite
all'esame del comitato etico aziendale. Petruccioli, a margine della conferenza
stampa per la presentazione di "La Bibbia giorno e notte", iniziativa
in programma dal 5 all'11 ottobre prossimo, incentrata sulla lettura di testi
sacri, ha sostenuto che "ci sono le sedi giurisdizionali preposte per
pronunciarsi" sul ricorso di Sacca', evitando quindi di commentare ancora
la vicenda che ruota intorno all'alto dirigente sospeso cautelativamente
dall'incarico e pero' da questa mattina rientrato in ufficio dopo l'ordinanza
del giudice del lavoro che ha accolto il suo ricorso. A questo proposito
Petruccioli ha riferito di non aver avuto modo questa mattina di incrociare
Sacca' nei corridoi di Viale Mazzini. © Foto U.Pizzi"> Un bel mojto per
Petruccioli © Foto U.Pizzi 3 - LEGALE SACCA': PETRUCCIOLI FA FINTA DI NON
CAPIRE? (Agi) - "Evidentemente, Petruccioli fa finta di non capire, fa
finta di non capire che non e' possibile utilizzare materiale trasmesso alla
Rai nell'ambito di un processo penale per perseguire un dipendente al di fuori
di quel processo. E di questo Petruccioli si assumera' ogni responsabilita'".
Cosi' il legale di Agostino Sacca', l'avvocato Federico Tedeschini, dopo aver
presentato istanza di accesso ad atti e documenti interni alla Rai relativi al
direttore di RaiFiction ovvero documenti e regolamenti interni "in base ai
quali e' stato predisposto un fascicolo con le trascrizioni di intercettazioni
telefoniche che erano state trasmesse dalla procura di Napoli solo in forma
multimediale". L'avvocato aggiunge "casco sulla sedia quando vedo che
la Rai, per ammissione del suo presidente, ha preso delle intercettazioni e le
ha trascritte. Voglio ricordare che in Italia l'attivita' di trascrizione e'
disciplinata dal codice di procedura penale ed assoggetata a rigidissime
garanzie. Qui invece qualcuno si e' messo una cuffia alle orecchie e le ha
trascritte". Tedeschini sottolinea quindi che l'aver ricevuto dalla
procura di Napoli le intercettazioni non equivale ad una autorizzazione alla
trascrizione. 4 - SONO 148 SU 8.452 LE TELEFONATE DI SACCA' TRASCRITTE? (Agi) -
Sono 148 su un totale di 8.452 le telefonate intercettate e trascritte
dall'internal auditing della Rai, ovvero quelle che sono state ritenute utili
ai fini dell'inchiesta interna sul comportamento del direttore di Rai Fiction,
Agostino Sacca'. A consegnare le migliaia di telefonate racchiuse in sei dvd e'
stata la procura di Napoli, titolare dell'inchiesta su presunti accordi in
chiave televisiva tra Sacca' e Silvio Berlusconi. Le trascrizioni sono state
poi messe a disposizione, su loro richiesta, dei consiglieri Rai nel corso
della seduta del Cda di martedi' pomeriggio. I consiglieri le hanno chieste al
direttore generale Cappon, che non ne aveva materialmente possesso, ed ha
provveduto a farle pervenire dagli uffici presso cui erano custodite. I
consiglieri ne hanno avuto copia a disposizione. L'indomani tre consiglieri di
centrodestra - Urbani, Staderini e Petroni -, a quanto e' dato sapere, le hanno
restituite. Nel frattempo, pero', da parte del direttore di Rai Fiction era
gia' partito il ricorso al Garante della Privacy per la diffusione delle
trascrizioni. © Foto U.Pizzi"> Flavio Cattaneo e Vespa © Foto U.Pizzi 5
- SACCA': RAISET NON ESISTE? (Adnkronos) - "Raiset non esiste. Mediaset
non ha avuto mai tante botte come quando sono stati scelti gli uomini di
Berlusconi in Rai. Pensi a cosa ho fatta io a Raiuno e da direttore generale,
pensi a cosa ha fatto Flavio Cattaneo, che in sostanza ha aggredito il
salvadanaio della Mediaset, cosa senza precedenti. Raiset e' una
banalita'". Ad affermarlo e' Agostino Sacca' che, al suo rientro in Rai,
parla con "Panorama", in edicola da domani, 4 luglio. A chi, come il
presidente della Rai, Claudio Petruccioli, lo aveva accusato di non aver tenuto
un camportamento in linea con quello di un dirigente dell'azienda
radiotelevisiva pubblica, Sacca Ribatte ribatte: "Sandro Curzi, un uomo di
passioni, ha detto che la fiction e' il comparto piu' forte e vincente. Lo
stesso presidente Petruccioli ha sostenuto che la fiction e' il settore
industriale ed editoriale da portare ad esempio per la riforma dell'azienda.
Che vuol dire questo? L'efficienza industriale non tollera intrusioni e questo
significa che io non ho tollerato intrusioni. E siccome le altre cose
dell'azienda non sono indicate come modelli, allora che Petruccioli vada a
guardare da altre parti. Lui lo sa cosa voglio dire". "Lo stimo, e'
un uomo equilibrato e intelligente, ma stavolta non lo capisco -aggiunge
Sacca', sempre riferendosi a Petruccioli- Io sono un uomo che ha onorato la
Rai". Quanto alle vicende giudiziarie che lo riguardano, con il corollario
delle intercettazioni telefoniche con il presidente del Consiglio, Sacca'
annuncia al settimanale: "Su questa vicenda scrivero' un libro". 6 -
ART. 21: SACCA' RIENTRA E MAZZETTI VIENE SOSPESO? (Ansa) - 'Stamani Sacca'
viene reintegrato in Rai e a Loris Mazzetti, storico braccio destro di Enzo
Biagi, e' stata recapitata una lettera di sospensione di due giorni per un
articolo sull'Unita'': lo ha reso noto il parlamentare Giuseppe Giulietti,
portavoce di Articolo 21, alla presentazione di una proposta di legge
dell'associazione per un cambiamento radicale della governance dell'azienda di
Stato. 'Mazzetti - aggiunge Giulietti - poneva nell'articolo sull'Unita' una
questione etica, ancor prima che fossero rese note le intercettazioni, dicendo
per altro le stesse cose che ha detto il presidente della Rai, Claudio
Petruccioli. Art. 21 mette a disposizione di Mazzetti i suoi legali'. 'Per la
Rai e' imbarazzante questa contestualita' - aggiunge il senatore Vincenzo Vita
- ci sono aspetti surreali e di iniquita'. La Rai ci ripensi per il bene della
stessa Rai'. Dagospia 03 Luglio 2008.
( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
CUPO - FACCI: MEGLIO CHE SI DIMETTA
SUBITO 1 ? IL SILENZIO DI VERONICA TERRORIZZA BERLUSCONI Più che le
intercettazioni hard-core o il processo Mills, è il silenzio di Veronica che
terrorizza il Cavaliere Trapiantato. E gli 'addetti ai livori' in servizio
permanente effettivo sentenziano: Se continua così, Veronica gli porta via
Mediaset. Già all'inizio del 2007 Veronica fece esplodere sulla prima pagina di
Repubblica la sua ira furibonda nei confronti delle svenevolezze del marito nei
riguardi della Mara Carfagna. Una letterina che vale la pena di rileggere
integralmente (vedi alla fine dell'articolo). Veronica e Silvio Dove è finita
la mancata First Lady de' noantri? E' da un bel pezzo in viaggio per le terre
sudamericane. Ad aprile era decollata dalla Malpensa per la Cambogia-Tailandia
(era stata avvistata tra i templi magnifici di Angor Vat, la Roma antica del
Sud-est asiatico) e per un mese aveva svacanzato con la guida Planet in mano.
Un viaggio che, more solito, era stato innescato da una violenta lite con il
marito birichino, furioso dell'intervista concessa ad aprile a La Stampa in cui
la Lario impiombava la Brambilla salmonata picchiando in testa al Cav.
("Mio marito può portare sotto i riflettori della politica la Brambilla,
mentre la moglie resta tranquillamente nell'ombra", sillabò la Lario. Poi,
alla domanda di Luca Ubaldeschi, 'Quali donne vedrebbe bene al governo in
Italia?', arrivò la mazzata: "Donne con una storia politica e un peso
specifico importanti. Recentemente, con questo clima da Bagaglino, con le
battute e le barzellette si è un po' imbastardito il discorso sulla presenza femminile
in politica. Un clima che penalizza anche donne capaci come Anna Finocchiaro: è
stata sconfitta drasticamente in Sicilia anche perché il Paese guarda le donne
con diffidenza. Per dirla con una battuta di Daniela Santanché, le vede
orizzontali". A metà maggio Myriam Bartolini, in arte Veronica Lario, era
tornata a Macherio. Ma era solo un breve interludio. Dopo appena una settimana,
ha fatto armi e bagagli ed è volata in Perù e dintorni. E da allora si sono
perse le tracce. Ecco perché il Califfo di palazzo Grazioli teme in chissà
quale gesto, non solo mediatico ma soprattutto legale. Il Cavaliere deve
trovare la quadra per dividere ? in parti uguali ? il suo impero billionaire
tra i cinque figli. E la cosa non è affatto semplice. Veronica Lario su 'Chi' 2
? MIO MARITO HA LESO LA MIA DIGNITA' Lettera di Veronica Berlusconi a La
Repubblica (31 gennaio 2007) Egregio Direttore, con difficoltà vinco la
riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso dei 27 anni
trascorsi accanto ad un uomo pubblico, imprenditore prima e politico illustre
poi, qual è mio marito. Ho ritenuto che il mio ruolo dovesse essere
circoscritto prevalentemente alla dimensione privata, con lo scopo di portare
serenità ed equilibrio nella mia famiglia. Ho affrontato gli inevitabili
contrasti e i momenti più dolorosi che un lungo rapporto coniugale comporta con
rispetto e discrezione. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle
affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito
la consegna dei Telegatti, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti,
si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: " ... se non
fossi già sposato la sposerei subito" "con te andrei ovunque".
Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni
che per l'età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare (due figli da
un primo matrimonio e tre figli dal secondo) della persona da cui provengono,
non possono essere ridotte a scherzose esternazioni. A mio marito ed all'uomo pubblico
chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con
l'occasione chiedo anche se, come il personaggio di Catherine Dunne, debba
considerarmi "La metà di niente". Nel corso del rapporto con mio
marito ho scelto di non lasciare spazio al conflitto coniugale, anche quando i
suoi comportamenti ne hanno creato i presupposti. Questo per vari motivi: per
la serietà e la convinzione con la quale mi sono accostata a un progetto
familiare stabile, per la consapevolezza che, in parallelo alla modifica di
alcuni equilibri di coppia che il tempo produce, è cresciuta la dimensione
pubblica di mio marito, circostanza che ritengo debba incidere sulle scelte
individuali, anche con il ridimensionamento, ove necessario, dei desideri
personali. Ho sempre considerato le conseguenze che le mie eventuali prese di
posizione avrebbero potuto generare a carico di mio marito nella sua dimensione
extra familiare e le ricadute che avrebbero potuto esserci sui miei figli.
Questa linea di condotta incontra un unico limite, la mia dignità di donna che
deve costituire anche un esempio per i propri figli, diverso in ragione della
loro età e del loro sesso. Oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai
adulte, l'esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti
con gli uomini assume un'importanza particolarmente pregnante, almeno tanto
quanto l'esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per
loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio
maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il
rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre
sani ed equilibrati. RingraziandoLa per avermi consentito attraverso questo
spazio di esprimere il mio pensiero, La saluto cordialmente. Mara Carfagna 3 ? INTERCETTAZIONI, CARFAGNA: E' GOSSIP, NON ME NE OCCUPO? (Ansa) -
Il ministro per la Pari opportunita', Mara Carfagna, non entra nel merito delle
polemiche per le intercettazioni e bolla tutto come 'gossip'. A chi le chiede
un parere sul dibattito politico la Carfagna a Napoli risponde: 'Non mi occupo
di intercettazioni, di gossip, di stupidaggini. Non fanno parte della
delega del mio ministero, e quindi non me ne occupo'. 4 - FACCI: MEGLIO CHE LA
CARFAGNA SI DIMETTA SUBITO "Meglio che la Carfagna si dimetta subito.
Facci, sul Riformista, taglia la testa al toro da monta: "Mara Carfagna ha
cominciato a fare politica nel 2006 e a metà del 2008 è diventata ministro: è
troppo, punto. Mi si trovi un italiano che non pensi che sia diventata ministro
per ragioni extrapolitiche. Diventare ministri perchè si piace a Berlusconi
dev'essere possibile a condizione che non lo si sappia, o a condizione che,
anche senza saperlo, non venga da pensarlo". DIVENTARE MINISTRI PERCHÈ SI
PIACE A BERLUSCONI Filippo Facci per il Riformista Mi spiace, continua a non
andarmi giù, e non m'interessa quel che si dice in giro, vorrei che non fossero
necessarie intercettazioni o schifezze varie perchè Mara Carfagna debba
dimettersi da ministro: lo stato dell'arte mi pare più che sufficiente. Abbiamo
un governo che prosegue la sua favolosa luna di miele coi propri elettori e
abbiamo un ministro che resta agli ultimi posti per popolarità: e una ragione
ci sarà pure, forse più d'una. Ho anche difficoltà a scriverne: mi sembra di
sparare sulla croce rossa e, d'altra parte, ho il terrore che lei possa
nuovamente rispondermi come già fece su questo stesso giornale, mettendomi in
imbarazzo e peggiorando la sua situazione. © Foto U.Pizzi"> Silvio con
le sue belle ministre © Foto U.Pizzi D'accapo, dunque. Mara Rosaria Carfagna
dovrebbe dimettersi perchè tutto sommato è un danno per il governo cui
appartiene. Dovrebbe dimettersi non per ciò che intrinsecamente è (non ci
permettiamo giudizi personali) ma per come è dimostrato che venga recepita da
chi l'ha indirettamente votata, oltre che da chi non l'ha votata. Se altre
ministre-outsider svettano, rispetto a lei, è perchè il suo è probabilmente un
caso limite, il punto di non ritorno per un elettorato cui puoi propinare quasi
tutto ma non tutto. Mara Carfagna ha cominciato a fare politica nel 2006 e a
metà del 2008 è diventata ministro: è troppo, punto. Fosse anche vero che
"le pari opportunità devono essere garantite anche al ministro che deve
difenderle", come ci disse cortesemente lei, a tutto c'è appunto un
limite, e questo limite per qualche ragione è diventato lei. Probabilmente a
tanti italiani non importa niente che il Parlamento (recepito ormai come una
camera di compensazione burocratica, più che democratica) ridondi di belle
signorine la cui apparenza non inganna: ma per un ministero è diverso, perchè
le pari opportunità che portino un qualsiasi cittadino a diventare ministro
dovrebbero ossequiarsi a percorsi più riconoscibili e meno apparentemente casuali.
Forse la scarsa popolarità di Mara Carfagna è a suo modo un segno di
maturazione del Paese. La sexy ministro Carfagna Per farla breve: diventare
ministri perchè si piace a Berlusconi dev'essere possibile a condizione che non
lo si sappia, o a condizione che anche senza saperlo non venga da pensarlo.
Mara Carfagna, nella lettera che scrisse al Riformista, diceva tra l'altro:
"Temo che negli anni passati. mentre io suonavo la "Patetica" di
Beethoven al Conservatorio, danzavo nel "Lago dei Cigni" di Cajkovskij,
gareggiavo agonisticamente nel nuoto stile libero, divoravo la letteratura
francese dell'Ottocento e mi laureavo a pieni voti, Facci fosse fisso con lo
sguardo sullo schermo di Piazza Grande a guardare le mie scollature. Non avrei
mai immaginato che un uomo intelligente come lui fosse caduto così in basso
fermandosi all'apparenza". La verità era anche più terribile: io non mi
ero fermato neppure all'apparenza. Prima del 2006 non avevo neppure mai sentito
nominare Mara Carfagna in vita mia, e faccio il giornalista da più di
vent'anni. Infine: se volessimo cedere alla retorica di giudicare il ministro
Carfagna solo per il suo operato, ecco, a mia personalissima opinione andrebbe
anche peggio. Le sue dichiarazioni sulle coppie omosessuali e sul gay pride
sono state dannose e soprattutto inutili. Da eterosessuale senza tentennamenti
(oggigiorno occorre ancora specificarlo) mi è difficile non condividere quanto
pensa per esempio un pidiellino come Benedetto Della Vedova: un partito che
rappresenta il 40 per cento degli elettori (tra cui giocoforza moltissimi
omosessuali) dovrebbe cominciare a chiedersi perchè partiti appartenenti al Ppe
di grandi paesi come la Francia, la Germania e la Spagna diano pieno
riconoscimento giuridico delle convivenze omosessuali: il che non comporta né
l'estensione dell'istituto del matrimonio né l'estensione di costosi benefici
di welfare. Comporta solo fare uno sforzo di modernizzazione del Paese, anche
di questo. Dagospia 03 Luglio 2008.
( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
SARA' ANCOR PIU' AMATO? Monica
Lewinsky 1 - DONADI (IDV): E SE MONICA LEWINSKY FOSSE DIVENTATA MINISTRO?...
(Agi) - "E se Bill Clinton avesse fatto Monica Lewinsky ministro del suo
governo? Il dirimente tra pubblico e privato nella politica nel caso di un capo
di governo e' molto labile, credo che l'informazione debba prevalere".
Cosi' il capogruppo dell'Idv alla Camera, Massimo Donadi, commenta dai
microfoni di Radio radicale, l'ipotesi che tutte le intercettazioni effettuate
dalla procura di Napoli vengano pubblicate. "Io sono rispettoso al massimo
della privacy dei cittadini italiani - dice Donadi - ma credo che nella vita di
un uomo politico di privacy ce ne debba essere molto poca. Se poi quest'uomo
politico riveste cariche istituzionali di massimo rilievo prevale quasi sempre
il diritto dei cittadini a essere informati. Negli Usa Bill Clinton e' stato al
centro di una bufera mediatica per vicende sessuali con Monica Lewinsky. Credo
sia stato giusto che gli americani abbiano potuto conoscere la morale del loro
massimo rappresentante politico. Questo era un fatto che riguardava Clinton, la
Lewinsky e sua moglie, pero' negli Usa ci hanno fatto una la seconda procedura
di impeachment della storia. Ma se Clinton poi avesse fatto la Lewinsky un
ministro del suo governo la vicenda sarebbe diventata di rilevanza politica
oppure no?". 2 ? BERLUSCONI, NO A GOSSIP CHE INQUINANO DIBATTITO POLITICO
(Adnkronos) - 'Il governo ha lavorato tanto e benissimo in questi primi due
mesi di attivita'. Non mi pare opportuno e producente intervenire sui temi
proposti da Matrix (giustizia e intercettazioni) che farebbero passare in
secondo piano le tante cose realizzate dal Governo per cedere il passo ad
argomenti e gossip negativi che inquinano ed ammorbano il dibattito politico e
parapolitico di questi giorni deviando l'attenzione del Paese dai problemi
concreti e dai risultati dell'azione di governo'. E' quanto si legge in una
dichiarazione di Silvio Berlusconi, diffusa da palazzo Chigi. © Foto
U.Pizzi"> Pierino Fassino © Foto U.Pizzi 3 - FASSINO: INTERCETTAZIONI
INUTILI VANNO DISTRUTTE? (Adnkronos) - Sulla giustizia la maggioranza ha
imboccato una strada senza uscita, sta "sta stravolgendo la legalita' per
proteggere il Cavaliere" e l'unica alternativa consiste nel "togliere
di mezzo il blocca-processi", mentre per le
intercettazioni"la strada deve essere quella del Ddl" perche'
"non ci sono i presupposti di urgenza e necessita' per procedere per
decreto". Lo afferma Piero Fassino che, in un'intervista a 'Il
Riformista', concede che le intercettazioni siano uno "strumento
irrinunciabile per le indagini della magistratura" ma "proprio
perche' invasive della vita delle persone ci deve essere una gestione
attentissima" e quelle "che non servono ai fini dell'indagine devono
essere distrutte per evitare che se ne faccia un uso sciacallesco". 4 -
GASPARRI: DL URGENTE MA DIFFICOLTA' CALENDARIO? (Agi) - I requisiti di
necessita' e urgenza del decreto sulle intercettazioni "ci sono tutti",
ma c'e' "una difficolta' di calendario, un problema di tempi
parlamentari". Cosi' il capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, a
margine dell'assemblea pubblica di Farmindustria. Il decreto e' urgente, ha
ribadito Gasparri, "perche' questo stillicidio di pubblicazioni inutili
sotto il profilo dell'accertamento delle responsabilita' penali e dannose per
la reputazione delle persone e' una cosa che deve cessare. Il problema - ha
spiegato - e' verificare la praticabilita' nell'ambito dei lavori parlamentari:
noi prevediamo di lavorare fino al 7 o 8 agosto, ma se si fa un decreto bisogna
avere la ragionevole certezza della sua conversione nei termini
prescritti". Secondo Gasparri, "o c'e' un accordo fortissimo fra
tutti, e sarebbe auspicabile, o c'e' una difficolta' di calendario che non puo'
essere ignorata". 5 - GHEDINI: INUTILE NEGARLO, ORA E' EMERGENZA? (Apcom)
- "Sarà il consiglio dei ministri, domani, a valutare collegialmente se
sulle intercettazioni si procederà per decreto legge. Si potrebbe estrapolare e
trasformare in decreto solo la parte che riguarda il divieto di pubblicazione.
Questo servirebbe a fronteggiare la situazione. L'emergenza c'è: i giornali
continuano a pubblicare intercettazioni". Niccolò Ghedini, deputato del
Pdl e avvocato di Silvio Berlusconi, spiega in una intervista alla Stampa,
sottolinea come la situazione di allarme, a livello di informazione, sia ormai
"sotto gli occhi di tutti". Ghedini rispetto al tema dello scontro
con il Csm, spiega: "C'è il permanere di una situazione anti-giuridica, e
indipendentemente dalla situazione di Silvio Berlusconi il governo deve
intervenire. Quanto allo scontro istituzionale, è il Csm che non ha rispettato
le indicazioni del Capo dello Stato, nè il ruolo che la Costituzione gli
assegna". Foto per Men's Health"> L'atletico Piersilvio Berlusconi
Foto per Men's Health 6 - BERLUSCONI JR: MAI RICEVUTO PRESSIONI PESANTI? (Ansa)
- 'Anch'io ho ricevuto segnalazioni per qualche personaggio da parte di amici
ma mai pressioni pesanti': lo ha detto il vice presidente di Mediaset,
Piersilvio Berlusconi, durante la presentazione dei palinsesti autunnali di
Mediaset, rispondendo a una domanda sulla vicenda delle intercettazioni e su
quanto sta emergendo relativamente al mondo dello spettacolo. 'Io credo comunque
- ha aggiunto il vice presidente Mediaset - che le segnalazioni esistano in
tutti i lavori, non solo nello spettacolo'. Piersilvio Berlusconi non ha pero'
voluto rispondere a una domanda piu' diretta sulla situazione politica attuale
e sul fenomeno delle intercettazioni. 7 - ROTONDI: PORCHERIE? BERLUSCONI SARA'
ANCOR PIU' AMATO? (Apcom) - "La cultura azionista del giornalismo italiano
impedisce la comprensione storica della Dc prima e del berlusconismo poi. Ora
credono di illuminare con le intercettazioni le miserie di Berlusconi e,
invece, per la gente saranno grandezze. L'Italia, infatti, parla al telefono
come Berlusconi e non come Eugenio Scalfari: gli italiani scherzano, alludono,
dicono pure una porcheria ogni tanto, e gli piace così". Se ne dice
convinto il ministro per l'Attuazione del Programma di governo, Gianfranco
Rotondi. 8 - LATORRE: SANZIONI PIU' SEVERE, COSI' E' UNO SCHIFO? (Apcom) -
Servono sanzioni più severe contro la fuga di notizie e la pubblicazione
indiscriminata di intercettazioni, diventate ormai uno strumento di lotta
politica. Non ha dubbi il vice capogruppo del Pd al Senato, Nicola Latorre che,
dialogando con i cronisti a Palazzo Madama, auspica un giro di vite sulle
intercettazioni che colpisca i responsabili della fuga di notizie e gli editori
dei giornali: "Così è uno schifo - taglia corto Latorre - le
intercettazioni, che sono un'arma fondamentale per le indagini e non possono
essere limitate solo a qualche tipo di reato, sono ormai diventate uno
strumento di lotta politica, e ve lo dice uno che ne è stato vittima".
Dagospia 03 Luglio 2008.
( da "Sole
24 Ore Online, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Intercettazioni, Berlusconi
non va a Matrix: "Meglio non attirare attenzione su gossip" commenti
- | | 3 luglio 2008 "Un intervento in tv sulle intercettazioni sarebbe
inopportuno perché devierebbe l'attenzione del Paese dall'azione del
Governo".
Così il premier Silvio Berlusconi ha motivato - in una nota diffusa da Palazzo
Chigi - la decisione di non partecipare alla puntata di Matrix prevista per
questa sera, giovedì 3 luglio, che sarebbe stata tutta riservata a lui e dedicata
al provvedimento sulle intercettazioni. La notizia era stata anticipata da
Enrico Mentana, conduttore di Matrix, il talk show di Canale 5. "Il
Governo - prosegue la nota della Presidenza del Consiglio - ha lavorato tanto e
benissimo in questi primi due mesi di attività. Non mi pare opportuno e
producente intervenire sui temi proposti da Matrix, giustizia e intercettazioni
che farebbero passare in secondo piano le tante cose realizzate".
Berlusconi ha spiegato di non voler "cedere il passo ad argomenti e gossip
negativi".
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA - Silvio
Berlusconi stasera non sarà ospite della puntata di Matrix, dove avrebbe dovuto
parlare di intercettazioni e giustizia. Un annuncio che giunge dopo giorni di
polemiche tra maggioranza e opposizione. E anche oggi Walter Veltroni torna
all'attacco e promette che il Pd darà battaglia in Parlamento sul decreto
intercettazioni e sulla norma "blocca processi". Che altro non
è che "un mini indulto". Dopo una giornata di incertezze e smentite,
è stato il conduttore della trasmissione di Mediaset, Enrico Mentana, a
comunicare che il premier ha rinunciato a partecipare alla puntata, organizzata
da giorni. Il presidente del Consiglio in persona, in una nota, sostiene che
"il gossip ammorba la politica" e "i temi proposti dal programma
(intercettazioni e giustizia) avrebbero fatto passare in secondo piano le tante
cose fatte dal governo". Berlusconi spiega così le ragioni della sua
decisione: "Il governo ha lavorato tanto e benissimo in questi primi due
mesi di attività. Non mi pare opportuno e producente intervenire sui temi
proposti da Matrix". Immediato l'intervento di Veltroni, che attacca il
Cavaliere e dice che lui a Matrix ci andrà, ma non parlerà di gossip, bensì
"delle questioni politiche e sociali che a me stanno a cuore". Il
leader del Pd, al termine di una riunione del governo ombra, si pronuncia sulla
norma blocca-processi, che definisce "un mini indulto" e promette
battaglia in Parlamento, se questo provvedimento e il decreto sulle
intercettazioni andranno avanti. "Se il governo vuole fare un decreto, lo
faccia sui salari, sugli stipendi, sulle pensioni e sui prezzi perchè queste
sono le urgenze del Paese", attacca Veltroni. Se la maggioranza non
toglierà di mezzo "un emendamento sul dl sicurezza che non ha nulla a che
vedere con la sicurezza" e presenterà "un decreto sulle
intercettazioni che sarebbe un atto incostituzionale", specifica il leader
dell'opposizione, ci sarà "un ulteriore inasprimento del clima in
Parlamento". (3 luglio 2008.
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
FACCI, PERCHÉ LA CARFAGNA SI DEVE
DIMETTERE E IL CAV NO? ? DI PIETRO & TRAVAGLIO ILLIBERALI ?
DOPPIO-BERNABE': TELECOM È "SANA", PERO' TAGLIA ? ALI-CAOS: MEJO
ESSERE LICENZIATI DA UNA CORDATA ITALIANA? Riceviamo e pubblichiamo © Foto
U.Pizzi"> Filippo Facci © Foto U.Pizzi Lettera 1 Ho sognato, caro Dago,
che il rischio di pubblicazione sui giornali di alcuni fatti (che, per quanto
presunti, mi sembrano plausibilissimi e forniscono agli italiani una chiave di
lettura su alcune incomprensibili nomine governative...) spingesse qualcuna a
dimettersi, in silenzio e dignitosamente. Che il Parlamento riacquistasse
dignità umana e morale. Che il Presidente del Consiglio scegliesse di andare
avanti per la sua strada circondato finalmente solo da persone degne di
rappresentarci. Che la mia sia voglia di pari opportunità con i cittadini degli
altri paesi? Una Tizia Lettera 2 Caro Dago, dopo il via libera di Napolitano al
"lodo Alfano" alle toghe non basterà più far cadere il Presidente del
Consiglio ma dovranno far cadere anche il Presidente della Repubblica, così il
colpo di Stato sarà completo. Paolo Lettera 3 Scusa Dago, ma puoi chiedere a
Facci perché ritiene (a mio avviso giustamente) che la Carfagna si debba
dimettere per le ragioni che l'hanno portata così in alto, mentre non fa il
passo successivo e non si augura le dimissioni di chi in quel posto ce l'ha
messa per gli stessi motivi? Colinmckenzie - http://www.badtaste.it Lettera 4
Se il Papa leggerà la Bibbia su Rai Uno ,la contromossa Fininvest sarà
Berlusconi che legge il Decameron su Canale 5? Sanranieri Foto da
Repubblica"> Mara Carfagna Foto da Repubblica Lettera 5 Non sembrerebbe
particolarmente interessante la vita sessuale di Berlusconi e compagnia bella,
se non per il piccolo particolare di essere così direttamente collegata a posti
in Tv, seggi parlamentari e ministeri. E fa quasi tenerezza quel Berlusconi che
telefona per raccomandare tizie e caie. Comincio perfino a credere che le
compri davvero personalmente le pentole alle televendite! Mary Lettera 6 Caro
Dago, leggo continuamente in molti giornali attribuzioni di pensiero liberale a
personaggi come Di Pietro e Travaglio. Essi stessi sostengono di essere
liberali. Però, per le dichiarazioni e i comportamenti di questi signori,
definirli liberali mi sembra un insulto all'intelligenza. Cosa ci sia stato di
pensiero liberale nelle inchieste di "rito ambrosiano" nessuno lo sa.
Cosa ci sia di liberale nell'offendere pubblicamente e pesantemente il
presidente del consiglio per fatti privati non lo capisco. La cosa che non
accettano, questi "liberali", è il voto degli italiani: dovrebbero
votare solo chi dicono loro. Se poi non lo fanno si usi la magistratura, la
diffamazione, la violazione di elementari diritti della privacy. Questi reati,
violazione della privacy su fatti penalmente non rilevanti, perpetrati da
magistrati, che mai verranno sanzionati anche senza bisogno del "lodo
Maccanico o Schifani", dovranno servire a cambiare, volenti o nolenti, la
volontà che gli italiani hanno espresso appena due mesi fa. Anche il capo dello
stato non mi sembra molto consapevole delle violazioni continue che vengono
fatte da alcuni membri della magistratura militante. Quando qualche corpo dello
stato viola continuamente la legge (pubblicando o passando
delle intercettazioni private senza rilevanza penale del presidente del
consiglio) non si può fare appelli alla moderazione: DEVE CHIEDERE IL RISPETTO
DELLE LEGGI E TUTELARE CHI E' STATO ELETTO DAI CITTADINI. Purtroppo, anche se
ha fatto molti progressi ed è un persona per bene, ha sempre il dna del
comunista e non sembra rendersi conto della gravità. Stefano Neri
Lettera 7 Caro Dago, ultimamente la tua rubrica di posta sì è fatta molto
interessante. Un bello spaccato del Paese. E tu ti prendi dello
"stronzo" per aver osato contro il Cainano. Ma forse lor signori non
hanno presente cosa scrivevi (e continui, giustamente, a scrivere) di altri
governi e altre eminenze...E allora io dico: bravo Dago. Continua così, se mai
fosse necessario dirlo. Francesco Greco (tranquilli berluscones, sono solo un
omonimo...) © Foto U.Pizzi"> Marco Travaglio © Foto U.Pizzi Lettera 8
Volevo tranquillizzare il signor Saccà che ha dichiarato di voler scrivere un
libro sulla sua vicenda, ricordandogli che tra pochi giorni saranno disponibili
volumi e volumi interi sulla sua storia alla Rai. Pierluigi Lettera 9 Ma non vi
siete accorti che qualche sera fa al Tg5 Calderoli intervistato e inquadrato a
mezzobusto mostrava giacca e cravatta, ma poi l'incauto operatore lo ha
inquadrato per intero e si è scoperto che sotto aveva bermuda e ciabatte?
Roberto Lettera 10 Caro Dago, chissà se i vari Stella, Crozza, Floris,
Travaglio e compagnia piangente avranno potuto gustare il replay messo in onda
da "Matrix" Mentana di quei massacri nelle arene di "Anno
Zero" o "Ballarò" di settembre 2007, vittima sacrificale
Mastella. Si saranno gustati il risultato delle loro lapidazioni? Il devastato
primopiano del fu ministro sotto l'occhio implacabile delle telecamere di
Matrix dovrebbe averli riempiti di soddisfazione. Rivedere l'incauto perdersi
nelle incredibili ingenuità di chiarire e spiegare deve avere riempito di
godimento postumo il branco di iene che lo aggrediva. Sopra di tutto rimane
indelebile una sensazione che per certi versi è anche una tranquillità.
L'immensa vigliaccheria di certi moralizzatori un tanto al rigo o al voto. Max
Lettera 11 Caro Dago, ti invio l'ennesima lettera al "Corriere" non
pubblicata, forse perché ritenuta "politicamente scorretta". Spero di
trovare ospitalità nella tua rubrica. Grazie. Caro Romano, la proposta
alternativa di "Famiglia Cristiana" in merito alle impronte digitali
da prendere ai ragazzi nomadi mi trova consenziente. Secondo il giornale,
invece di mettere in atto questa misura definita "indecente", lo
Stato dovrebbe affidare alla polizia l'incarico di accompagnare i rom a scuola,
così verrebbero tolti dalle strade a mendicare. Approvo in pieno e propongo
che, dell'insegnamento scolastico, se ne facciano carico gli istituti religiosi
privati (quelli a pagamento) e, naturalmente gratis, così avrebbero un senso
compiuto le premure del mondo religioso verso questa etnia e (perché no?),
anche la prossima assegnazione dell'otto per mille che i contribuenti
destineranno alla Chiesa Cattolica. Mauro - Roma Lettera 12 Caro Dago, mi vado
a rivedere un'intervista a Franco Bernabè datata marzo 2008 nella quale l'ad di
Telecom alla domanda:"La Telecom è un'azienda malata?" risponde
testualmente: "Assolutamente no! E' un' AZIENDA SANA (!!!!) che vive in un
mercato difficile e che HA UN LIVELLO DI INDEBITAMENTO MOLTO
ELEVATO(!!!!)..".Ora, a parte il fatto che Telecom è tutto tranne che
un'azienda sana, mi chiedo come si possa dire che sia sana e immediatamente
dopo affermare che ha un livello di indebitamento molto elevato, senza provare
la minima vergogna o imbarazzo. Non penso ci voglia una mente sopraffina o una
laurea in economia per sapere che se un azienda è sana non è certo indebitata
fino al collo e sopratutto non ha in programma 5000 licenziamenti. Senza
parole. Il Mago Di Segrate Lettera 13 Caro Dago, stanno uscendo sulla stampa le
prime indiscrezioni sul futuro dell'Alitalia. Le prime voci parlano di 4.000
esuberi, secondo l'Anpac invece sarebbero 6.000: il triplo di quelli previsti
dal piano di Air France. Quindi, se saranno confermate le indiscrezioni, da
2.000 a 4.000 famiglia in più si vedranno gettate sul lastrico. Ma vuoi mettere
la soddisfazione di essere licenziati da una cordata italiana! Gennarino
Calderoli Lettera 14 Dago, raccontiamo una storia interessante. Un prete che fa
il garante per la famiglia e la periferia a favore di Alemanno, sindaco della
città più importante d'Italia, è arrestato per pedofilia. Ragioniamo, se un
politico sceglie un garante, questi serve perché gli elettori votino il
candidato garantito da persona di specchiata moralità, in altre parole è come
se Alemanno avesse detto: votatemi, sarò attento alle problematiche familiari e
della periferia, ve lo garantisce il mio amico prete. Ora, venuto meno il
garante, l'elettore è stato oggettivamente fuorviato e non sull'utilizzo delle
bocciofile o sulla gestione dello zoo o sul finanziamento alle società sportive
dilettanti, no! È stato ingannato su due punti, famiglia e periferia,
fondamentali, che rappresentano moltissimo nella vita di una città. Alemanno,
conscio dell'errore commesso, deve rimettere il mandato e si deve ripresentare
ai cittadini romani, altrimenti perché cavolo avrebbe nominato un garante?
Insomma, gli elettori hanno votato Alemanno senza garanzie su famiglia e
periferia. Se non avessero ricevuto garanzie, gli elettori lo avrebbero votato?
C'è un solo modo per saperlo, al voto, al voto!! Franco Due Lettera 15 Caro
Dago, quando ho saputo della liberazione della Betancourt avevo quasi paura di
vederla pensandola in condizioni fisiche disastrose e invece ho visto una donna
dall'espressione serena, bella di una bellezza profonda sembrava quasi che la
sua bellezza interiore avesse "trasbordato" e ne avesse illuminato il
viso. Dopo sei anni di prigionia durissima non ha avuto una parola di rancore
anzi ha espresso pietà per i suoi carcerieri e la speranza che a loro non venga
riservato il trattamento che lei ha avuto. Guardarla ed ascoltarla è stato come
bere da una sorgente di acqua limpida. Daniela Lettera 16 Jennifer Lopez è
sbarcata all'aeroporto di Fiumicino con ben 28 valigie. Il rovistatore cortese
della Malpensa, non ancora reintegrato, starà schiattando d'invidia. Natalino
Russo Seminara Dagospia 03 Luglio 2008.
( da "Dagospia.com"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
FERRARA GALLEGGIA E "IL
FOGLIO" AFFONDA - D'URSO E LA FOTO DELL'AVVOCATO ? DE BENEDETTI A CAVALLO
- NIENTE INVIATI TRA GLI INVITATI DI DONA BALIVO ? BANAL FUKSAS ? ARBASINO
SCRIVE? © Foto U.Pizzi"> Mario D'Urso © Foto U.Pizzi 1 ? Certo che è
dura per l'Elefantino digerire la scoppola elettorale. E' così demoralizzato
che galleggia con la sua barca verso la Corsica col risultato che Il Foglio
galleggi come un sughero in mezzo al mar. Non solo copie, se ne vanne anche chi
ha tenuto in piedi la baracca come il vice Ubaldo Casotto traslocato a "Il
Riformista" (che smacco), ora giunge la notizia che anche il responsabile
dell'economia Marco Ferrante ha chiuso e seguito le orme di Casotto chez Polito
(doppio smacco). 2 - Martedì 1° luglio, serata romana torrida e appiccicosa:
nel giardino della residenza romana dell'avvocato Mario D'Urso al Salario, in
un'atmosfera tropical-coloniale, cena in onore dell'ex segretario di Stato
Henry Kissinger. Solito parterre romano: politici e boiardi preoccupati per il
grave clima, giornalisti loquaci, dame ingioiellate. A un certo punto,
chiamando in scena il convitato di pietra della serata, il padrone di casa sparisce
e riappare, commosso, con una grande foto di Giovanni Agnelli. Innalzatala in
laica ostensione, domanda: "Bello, vero?". Tutti, naturalmente,
concordano. Compreso Kissinger, vecchio amico di Agnelli, che in approssimativo
italiano conferma: "Bello!". 3 ? Carlo De Benedetti va a Cavallo con
la splendida Silvia e viene subito disarcionato dai paparazzi appostati tra le
frasche della Corsica. 4 - Ilaria Sacchettoni per il "Corriere della Sera
? Roma" - Non è facile accontentare Donna Balivo. C'è però chi la vizia.
Capricciosa come la disegnano e forse un tantino in più, la ventottenne
conduttrice di Fabrizio Del Noce, ha organizzato una generosa cena di fine
produzione per salutare (baci e abbracci) i colleghi de "La Vita in
diretta". Invitato l' universo Rai: produttori, registi, capistruttura,
programmi-sti, operatori, sarte, parrucchiere e microfonisti. Ad eccezione
degli inviati. Quelli no. Caterina Balivo non li ama. Inviti pudicamente ad
personam allora? Assolutamente no. La conduttrice è ricorsa alla spontaneità
dell'affissione redazionale formato "A4" e pace per chi ci è rimasto
male. © Foto U.Pizzi"> Caterina Balivo © Foto U.Pizzi Viziosa dei
"numeri zero" Donna Balivo è oggi alla sua terza prova tecnica di
trasmissione. In serata verrà registrata, infatti, la prima puntata di
"Usa la testa!" (l'altro si chiamava "Dimmi la verità! "
(che l'imperativo giovi almeno ai conduttori se non allo share?) un gioco che
schiera ospiti famosi e li impegna in vari quiz. Felicità Endemol: tra i
fornitori del nuovo show di Raiuno. Ma soprattutto felicità Rai per il ritorno
autunnale di Raffaella Carrà. Lei almeno non avrà bisogno di numeri zero. 5 -
Da "La Stampa" - Secondo Massimiliano Fuksas la città ideale è un
posto "senza i luoghi della disperazione". E bravo lui. Pensavamo che
una città quanto più è giungla, sopraffazione, dolore e bruttura tanto più è
balsamica e desiderabile. Evidentemente ci eravamo sbagliati. L'architettura,
ancora una volta, distilla saggezza. 6 - Carlo Rossella per "Il Foglio"
? Alberto Arbasino sta finendo di scrivere un nuovo libro. Argomento: questa
Italia. Sarà delizioso come al solito. © Foto U.Pizzi"> Alberto
Arbasino © Foto U.Pizzi 7 - Maurizio Crippa per "Il Foglio" ? Alfano: per le intercettazioni necessità e urgenza. Che ci sono
da chiudere i palinsesti d'autunno. 8 ? Palazzo Farnese si prepara al 14 luglio
con un maxi-ricevimento-brunch dalle 12 e 30 alle 14 e 30. E i salotti romani
sono pazzi per la presa della Bastiglia. 9 ? Stasera a via Spadini,
l'ambasciatore israeliano Gideon Meier aprirà i battenti di casa per
festeggiare il 60 anniversario di Israele. Invitati attesi? Tutti: da Geronzi a
Carlo De Benedetti. 10 - Scrive Alessandra Menzani su "Libero" che i
lavori e il casting della terza edizione della "Talpa" sono in alto
mare. La proposta di partire per il Kenya sarebbe stata fatta tra gli altri ad
Alba Parietti, Nina Moric, Natalia Estrada, Federica Ridolfi e Antonella
Mosetti. Ma sembra che a Italia 1 si siano divisi sull'ipotesi di scritturare
come inviato Fabrizio Corona. C'è chi ? dopo averlo visto a
"Lucignolo" - pensava potesse essere il giusto sostituto di Stefano
Bettarini (o magari che i due potessero lavorare in tandem). Ma il protagonista
di Vallettopoli sembra avere più detrattori che sostenitori e la proposta
sarebbe stata bocciata? Dagospia 03 Luglio 2008.
( da "Repubblica.it"
del 03-07-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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ROMA - La telenovela di Agostino
Saccà non accenna a placarsi. Il direttore di RaiFiction è tornato questa
mattina a sedersi sulla sua poltrona, una delle più ambite di viale Mazzini,
riprendendo le funzioni di dirigente di primo livello, ma subito gli è stata
consegnata dall'azienda una nuova lettera di contestazione disciplinare. Ed è
guerra per l'uso a fini interni delle intercettazioni da parte dell'azienda.
Saccà è tornato in Rai grazie all'ordinanza del giudice del lavoro di Roma,
Giuseppina Vetritto, che lunedì ha accolto il ricorso urgente ex articolo 700
proposto dallo stesso Saccà contro il provvedimento di sospensione cautelare
dal lavoro disposto dalla Rai nei suoi confronti, in seguito all'inchiesta nata
da intercettazioni telefoniche della procura di Napoli su presunti accordi tra
il direttore e Silvio Berlusconi sulla collocazione di aspiranti attrici. Per
il direttore di RaiFiction è stato un ritorno con fotografi e abbracci, ma
anche accompagnato dalla notizia che il vertice dell'azienda aveva, attraverso
la direzione generale e gli uffici legali, avevano attivato la procedura di
ricorso al tribunale collegiale contro l'ordinanza del giudice del lavoro. In
serata, poi, l'ordinanza gli è stata consegnata: una lettera di 14 cartelle con
circa 300 pagine di allegati, che conterrebbero contestazioni analoghe a quelle
della prima procedura disciplinare a suo carico. In sostanza vengono confermati
i quattro capi di imputazione (intromissione nella nomina di vertici aziendali
tramite interventi politici, il progetto 'personale' Pegasus con la creazione
di una società di produzione fiction, l'altro progetto di una città della
fiction in calabria e le segnalazioni di soubrette) con le aggravanti emerse
nel corso dell'acquisizione delle ultime intercettazioni telefoniche dalla
procura di napoli il 16 maggio scorso. A completare il quadro c'è da segnalare
che l'8 luglio il gup di Napoli dovrà pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a
giudizio di Saccà all'interno di un procedimento sui
risvolti penali delle intercettazioni. E oggi è scoppiato l'ennesimo 'caso'.
Tre consiglieri di amministrazione, Giuliano Urbani, Marco Staderini e Angelo
Maria Petroni hanno restituito i testi delle intercettazioni relative ad
Agostino Saccà che avevano ricevuto nel corso dell'ultimo cda di martedì.
La motivazione addotta dai tre consiglieri in una lettera di accompagnamento al
plico contenente 148 intercettazioni del dg di Rai fiction, ritenute rilevanti
per l'indagine interna dall'interna auditing, sulle 8.452 ricevute dalla
procura di Napoli, è che la documentazione è frutto di "un comportamento
che riteniamo improprio, a partire dalla selezione delle stesse trascrizioni".
Sulla consegna del plico contenente le trascrizioni delle intercettazioni ai
consiglieri nel corso del cda ci sono versioni contrastanti. Per Urbani,
Staderini e Petroni la documentazione è stata consegnata dalla direzione
generale di propria iniziativa. Per il dg, invece, le trascrizioni sono state
richiesta da alcuni consiglieri, come risulterebbe dal verbale del consiglio, e
comunque da tutti ritirate senza sollevare obiezioni. Poi ieri la restituzione
da parte dei tre consiglieri del centrodestra. Peraltro i tre consiglieri hanno
inviato i plichi a Cappon che li ha rimandati al mittente precisando che non
può essere lui il destinatario della documentazione, ma la segreteria del cda.
In gioco c'è l'utilizzo delle intercettazioni della procura di Napoli ad uso
'interno' rai. Un passaggio contestato dai legali di Saccà che ieri hanno fatto
un ricorso al garante della privacy, contestando "l'utilizzo da parte
dell'azienda di intercettazioni telefoniche ordinate dalla magistratura (ma
penalmente irrilevanti) per giudicare un suo dipendente" oltre a sollevare
dubbi sulla liceità del fatto che la Rai possa conoscere "le conversazioni
strettamente personali, gli affetti o lo stato di salute che non hanno nulla a
che fare né con il procedimento penale né con quello disciplinare". A
questo passo si è aggiunta oggi la richiesta, sempre da parte di legali del
direttore Fiction, alla Rai di "accesso alla documentazione e ai
regolamenti interni in base ai quali è stata preparato un fascicolo con le
trascrizioni di intercettazioni che erano state trasmesse dai magistrati solo
in forma multimediale". I difensori di Saccà contestano il deposito e la
consegna "a terzi delle intercettazioni che non sono funzionali al
perseguimento di alcun reato". Inoltre "la trascrizione di dette
intercettazioni non risulta effettuata nei modi e con le garanzie di
legge". Insomma una strategia volta a rendere inutilizzabili le
intercettazioni telefoniche per il giudizio interno alla Rai sul comportamento
di Saccà, per il quale il dg dovrà proporre eventuali sanzioni e il consiglio
deliberare. La rai contesta la posizione dei legali del direttore della
Fiction: le intercettazioni sono "state legittimamente acquisite dal
fascicolo del sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di
Napoli" che ha "rilasciato la documentazione alla Rai in quanto parte
offesa come tale costituita e, pertanto, legittimata a riceverla". Inoltre
"il trattamento a fini disciplinari dei dati contenuti nelle
intercettazioni, trova sicuro fondamento legittimante nel codice della
privacy". La nuova contestazione disciplinare allungherà i tempi per una
conclusione dell'istruttoria: Saccà ha ora cinque giorni di tempo per
rispondere e potrà chiedere di essere nuovamente ascoltato dall'internal
auditing. A questo punto è assai improbabile che il cda di mercoledì prossimo 9
luglio possa risultare decisivo, anche perché potrebbe alcune assenze
importanti tra i consiglieri. Saccà, in ogni caso, non molla. In un'intervista
a Panorama, in edicola domani, critica il presidente della Rai Claudio
Petruccioli ("Lo stimo, è un uomo equilibrato e intelligente, ma stavolta
non lo capisco: io sono un uomo che ha onorato la Rai") e annuncia che
sulla sua vicenda scriverà un libro. (3 luglio 2008.