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tARTICOLI DEL 18-6-2008 #TOP
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Articoli
Intercettazioni (46)
'Ndrangheta, 33 fermi a Reggio Calabria
( da "Corriere.it"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettati dai carabinieri, parla dei suoi rapporti con alcuni politici per alcuni dei quali mostra scarsa considerazione o li considera negativamente. Parlando poi di una consultazione per il rinnovo del consiglio comunale di Bova Marina, Altomonte afferma che i Vadalà sono scesi direttamente in campo perchè "vogliono prendere tutto il dominio politico così come hanno fatto
Magistrati,
già finita la tregua: <Siamo tornati al 2001>
( da "Corriere.it"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazioni e sulla sospensione dei dibattimenti. Un modo per rendere più difficili, o bloccare, inchieste e processi. In particolare quelli che riguardano Berlusconi. "Siamo tornati al 2001", si sente ripetere dalle toghe che ben ricordano la stagione cominciata con la legge proposta a luglio quell'anno per annullare le rogatorie su cui si basavano i processi per corruzione
Martino:
bravo Silvio, ora attento a non incepparti
( da "Corriere.it"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: e si concentri su temi in cui è prevalente l'interesse generale": "Il provvedimento sulle intercettazioni è sacrosanto. Ed è giusto anche l'emendamento sui processi. L'obbligatorietà dell'azione penale è ormai una farsa. È diventata l'arbitrarietà dell'azione penale. Perciò, che l'esecutivo detti una linea d'indirizzo non mi pare sbagliato.
Diritto
di cronaca ( da "Stampaweb, La"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettare finanziamenti privati. Come reclutare i professori. Nei prossimi cinque anni è previsto un ricambio del 47% del corpo docente (soltanto l'8% degli associati e l'1% degli ordinari ha meno di 40 anni), dunque servono nuove regole. Il reclutamento dovrà passare in primo luogo attraverso una verifica nazionale per garantire il controllo della comunità scientifica sulla qualità
L'imprenditore
"fratello" cerniera con la mafia
( da "Repubblica,
La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: come gli inquirenti hanno appreso dalle intercettazioni, interessavano molto quelli di "Castello di vetro", espressione con la quale sono stati identificati quelli di Castelvetrano, ossia i mafiosi della famiglia di Matteo Messina Denaro. E peraltro gli stretti legami tra Accomando e Messina Denaro erano venuti fuori già lo scorso anno nell'ambito dell'indagine per la quale l'
Provvedimenti
in sonno, carte sparite e il patron dell'hotel mosè restò a casa - salvo
palazzolo ( da "Repubblica, La"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: "Loro dovrebbero ritardare dietro compenso", dicevano intanto le intercettazioni dei carabinieri. "Questo siamo d'accordo, stabilire il compenso e stabilire i tempi". Grancini rassicurava che la pratica sarebbe rimasta ferma in Cassazione. E non sospettava di essere ascoltato. Ma, poi, qualcuno se ne accorse a Palermo.
Nella
deriva di una teocrazia - mario centorrino
( da "Repubblica,
La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazioni), l'immigrazione clandestina, il Partito democratico sta annaspando giocando alle "anime belle" che deprecano ma non assalgono. Chi si può identificare in un'opposizione buonista, cioè in un sostanziale ossimoro? E come si può acquisire senso di appartenenza a un partito melassa che discute ora sui massimi sistemi (
Preso
il boss denunciato da noviello - irene de arcangelis
( da "Repubblica,
La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Telecamere e intercettazioni fecero il resto, e Cirillo e i suoi uomini vennero arrestati. Il coordinatore del racket venne condannato in primo grado, la conferma in appello arrivò nel 2004. Quindi il ricorso in Cassazione, quando Cirillo era già stato scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare.
Di
nicola "a bologna le intercettazioni telefoniche sono in calo"
( da "Repubblica,
La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: A Bologna le intercettazioni telefoniche sono in calo" La spesa per le intercettazioni telefoniche e per quelle ambientali, negli ultimi anni a Bologna ha fatto registrare un calo. Lo dicono le statistiche della Procura, riprese dal procuratore capo Enrico Di Nicola già nel suo discorso di inaugurazione dell'anno giudiziario,
Cofferati:
in 5 anni investiti 400 milioni ( da "Repubblica, La"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: obbiettivo del mandato è intercettare tasse evase per 100 milioni. Altro cespite che ha contribuito al bilancio è quello delle multe. Non perché sono cresciute, ma perché è aumentata la propensione al pagamento. In parole povere, fino a un po di tempo fa i bolognesi non si curavano di pagare le contravvenzioni, salvo constatare da qualche anno che poi arrivano raddoppiate.
Il
cuore del distretto batte ancora forte
( da "Tirreno,
Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: stentano a intercettare. Da qui, la necessità di dare fiducia ai giovani e di chiamarli, come lunedì, al confronto. Per Francesca Fani, che oltre a essere da poco vicepresidente dell'Unione rappresenta l'azienda meccanotessile di famiglia, uno dei nodi dei pratesi è il fatto di essere "deficitari per quanto riguarda la cultura d'impresa"
Gli
antichi strumenti a fiato incontrano elettronica e web - gigi razete
( da "Repubblica,
La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: elaborare e miscelare ai suoni prodotti sul palco dai musicisti una serie di frammenti intercettati da emittenti internazionali. Altro elemento di aleatorietà sarà quello di chiamare a intervenire, attraverso sorteggio, alcuni dei musicisti del collettivo FolkaLab presenti in platea perché si inseriscano, coi loro strumenti, nel flusso sonoro complessivo prodotto dal gruppo base.
E
la talpa alla suprema corte rassicurava "il fascicolo dorme tranquillo e
sereno" - salvo palazzolo ( da "Repubblica, La"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: sospettava di essere intercettato dai carabinieri di Trapani e di Agrigento. Nella sala ascolto giungevano anche i fax. Così, i pm Paolo Guido, Fernando Asaro e Pierangelo Padova hanno letto in diretta la lettera del gesuita, che doveva essere spesa in Cassazione: "Sono rimasto colpito dalla vicenda giudiziaria che ha colpito questo ragazzo e dal profondo dolore di queste sue donne.
Cemento
finto e gallerie di cartone le mani dei clan sulla statale 106 - attilio
bolzoni ( da "Repubblica, La"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Ci sono intercettazioni telefoniche - fra dipendenti della Condotte e i titolari di quelle imprese - dove si parla soltanto di betoniere e di "dosaggi" d'acqua e calcestruzzo. è tutto il "contesto calabrese" che sta trascinando una delle più grandi imprese italiane di costruzioni in un buco nero.
"così
boss e massoni aggiustavano i processi" - alessandra ziniti
( da "Repubblica,
La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: dicevano al telefono intercettati gli intermediari dei boss. E quelli, secondo i pm della Dda di Palermo coordinati dall'aggiunto Roberto Scarpinato che hanno chiesto e ottenuto otto ordini di custodia cautelare, sarebbero gli esponenti della cosca mafiosa di Castelvetrano guidata dall'ultimo grosso latitante di Cosa nostra,
"ormai
il pdl è maggioranza e opposizione" - emanuele lauria
( da "Repubblica,
La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: qui la gente è scontenta ma noi non riusciamo neppure a intercettare il voto di protesta. E il centrodestra, da solo, fa maggioranza e opposizione". C'era una volta la Primavera di Catania: città "nera" per antonomasia, ma capace nel '93 di mandare al ballottaggio per Palazzo degli elefanti due candidati del centrosinistra, Enzo Bianco e Claudio Fava.
I
naufragi e il maltempo non fermano gli sbarchi
( da "Tirreno,
Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: è stato intercettato l'altra notte da una motovedetta della Guardia Costiera a cinque miglia dalla costa. La seconda "carretta" con 52 immigrati, tra cui cinque donne, è stata invece raggiunta ieri pomeriggio dalla nave Fenice della Marina Militare, mentre "arrancava" sulle onde rischiando di capovolgersi.
Diritto
di cronaca: i giornalisti sciopereranno contro il bavaglio
( da "Tirreno,
Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: come si profila con il disegno di legge sulle intercettazioni presentato dal Governo". La Federazione nazionale della stampa e l'Ordine dei Giornalisti, con la partecipazione dell'Unione nazionale cronisti, ribadiscono la loro posizione sul provvedimento e la possibilità che si ricorra allo sciopero, anche per più giorni e insieme chiedono al governo di modificarlo.
La
riduzione al silenzio ( da "Repubblica.it"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: intercettazioni: vai in Parlamento e trova una soluzione condivisa. Berlusconi finge di abbozzare. Rinuncia a regolare le intercettazioni per decreto (oggi, disegno di legge). Non rinuncia a rendersi "sacro". Ordina a due turiferari di proporre un codicillo che sospende il processo Mills per un anno: tempo utile per far votare la sua inviolabilità fino a quando sarà al governo
Legge
bavaglio, non cediamo al ricatto ( da "Unita, L'"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: continuare a scrivere notizie nonostante il bavaglio del ddl intercettazioni. Ha ricevuto numerose risposte, eccone alcune: Un ddl che piega la stampa libera Tutta la redazione di "ANTIMAFIADuemila", a partire dal suo direttore Giorgio Bongiovanni, aderisce pienamente e con convinzione all'appello di Marco Travaglio a non cedere al ricatto subdolo e indecente a cui questo governo,
Leggi
ad personam, esercito: sono prove generali? Cara Unità, di nuovo leggi ad
person ( da "Unita, L'"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Mario Sacchi, Milano Intercettazioni, un colpo alla parte lesa... Cara Unità, togliere agli investigatori la possibilità di intercettare ed invitarli a indagare utilizzando metodi più "classici" avrebbe senso se i delinquenti non si avvalessero più del telefono per organizzare e commettere reati.
Mediaset
la comandiamo noi. Andiamo a Milano e ci scialiamo
( da "Unita,
L'" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Stai consultando l'edizione del LE INTERCETTAZIONI Così parla "u Prufessuri", Sebastiano Altomonte. Massone, candidato alle provinciali con la Margherita, poi ha preferito Forza Italia "Mediaset la comandiamo noi. Andiamo a Milano e ci scialiamo" inviato a Reggio Calabria Gigi Meduri, Pd ed ex viceministro ai Trasporti.
Soccorse
in mare due navi-carrette a Lampedusa i 124 naufraghi
( da "Unita,
L'" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract:
stato
intercettato dalla Guardia Costiera a
Questo
provvedimento non deve arrivare a Palermo
( da "Unita,
L'" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: eh, se era la seconda era un frego meglio. Però qualcosa possiamo fare, su poi ne parliamo a voce...". Il riferimento è al ginecologo De Gregorio amico personale della Surdo. Benedette intercettazioni, se si vuol cercare di bonificare l'Italia. saverio.lodato@virgilio.it.
Reggio
Calabria, altra maxi-retata per la 'ndrangheta
( da "Sole
24 Ore, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: e dopo intercettazioni, verifiche documentali e prove tecniche ha rimesso in carcere nomi già noti e persone sino a oggi ritenute estranee al contesto delle cosche attive nell'area (Morabito, Bruzzaniti, Palamara, Vadalà, Talia). L'operazione scattata la notte scorsa, si inserisce nel filone che a novembre aveva portato a intervenire su alcuni cantieri dei lavori di ammodernamen-
Tra
intercettazioni e Albo disposizioni in conflitto
( da "Sole
24 Ore, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Inapplicabile la sanzione disciplinare Tra intercettazioni e Albo disposizioni in conflitto Franco Abruzzo MILANO Il Ddl sulle intercettazioni prescrive ai Consigli dell'Ordine di sanzionare subito i giorna-listi, ma i Consigli hanno le mani legate dall'articolo 58 della legge professionale 69/63 e dalla legge 97/2001 (Norme sul rapporto tra procedimento penale e procedimento disciplinare)
In
Italia si lavora ancora troppo poco rispetto a altri
( da "Tempo,
Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Il problema delle intercettazioni non mi appassiona e non mi sembra una priorità. Ma è anche vero che non mi sembra che il dibattito sulla giustizia stia bloccando il resto dell'azione del governo. Mi auguro però che non si incrini il dialogo tra maggioranza e opposizione e che non venga meno il clima di distensione necessario per affrontare le grandi riforme"
La
strage dei migranti ( da "Tempo, Il"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract:
isola la
guardia costiera ha intercettato un gommone di otto metri con 46 migranti a
bordo che sono stati fatti salire sulla motovedetta italiana e portati a
Lampedusa stessa; a
INTERCETTAZIONI
( da "Corriere
della Sera" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: BREVI INTERCETTAZIONI Screening alla fonte Perché non dotare gli uffici giudiziari di uffici stampa, affinché si diano all'opinione pubblica e ai mass media che li rappresentano solo le informazioni ufficiali relative ai reati? Basterebbe uno screening fatto alla fonte, anziché far pervenire interi files di intercettazioni ai giornalisti,
Consorzio
di Bonifica Agro Veronese ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: 07 Consorzio di Bonifica Agro Veronese Indirizzo: Ufficio amministrativo- Stradone S. Fermo- 37121 Verona (VR) Oggetto: Pubblico incanto. Lavori di sistemazione della rete irrigua e di scolo intercettata dalla variante SS n. 62 della Cisa- CIG 0163693BB9. CUP: I83J06000050005. Categoria: OG6 (IV 2.582.284) 9 Luglio.
Sotto
l'Etna il dramma della sinistra "Pdl è maggioranza e opposizione"
( da "Repubblica.it"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: qui la gente è scontenta ma noi non riusciamo neppure a intercettare il voto di protesta. E il centrodestra, da solo, fa maggioranza e opposizione". C'era una volta la Primavera di Catania: città "nera" per antonomasia, ma capace nel '93 di mandare al ballottaggio per Palazzo degli elefanti due candidati del centrosinistra, Enzo Bianco e Claudio Fava.
Federica
Guidi: "Sì a salari più alti ma bisogna lavorare di più"
( da "Tempo,
Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Il problema delle intercettazioni non mi appassiona e non mi sembra una priorità. Ma è anche vero che non mi sembra che il dibattito sulla giustizia stia bloccando il resto dell'azione del governo. Mi auguro però che non si incrini il dialogo tra maggioranza e opposizione e che non venga meno il clima di distensione necessario per affrontare le grandi riforme"
Venticinque
anni di processi ma il Cavaliere èsempre incensurato
( da "Tempo,
Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: inchiesta su un traffico di droga e per questo sottoposto ad intercettazioni. Ci vorranno otto anni per chiarire il tutto ed archiviare l'indagine dopo aver accertato che non c'era nulla di penalmente rilevante. Archiviazione che sarà protagonista qualche anno più tardi di un altro procedimento contro Berlusconi, stavolta però premier.
Processi
ritardati, otto agli arresti ( da "Arena.it, L'"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Mazara del Vallo e Castelvetrano e accelerata grazie ad alcune intercettazioni di Michele Accomando, massone e mafioso hanno spiegato i pm, finito in carcere nel 2007 per una vicenda di appalti pilotati e condannato per mafia a 9 anni e 4 mesi. Lui, avvalendosi della collaborazione di personaggi prezzolati alla Cassazione, aveva organizzato il sistema ottenendo, dietro pagamento,
Clandestini,
l'Europa vota tra le polemiche ( da "Arena.it, L'"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: é stato intercettato a cinque miglia da Lampedusa. Gli immigrati sono poi stati trasferiti nel Centro di prima accoglienza e soccorso dell'isola. Il presidente di turno dell'Ue, il ministro degli Interni sloveno, Dragutin Mate, il commissario Ue alla Giustizia, Sicurezza e Libertà Jacques Barrot e il relatore,
Senato,
sì alla norma salva-premier Ma l'opposizione abbandona l'Aula
( da "Stampaweb,
La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Assieme con il provvedimento sulle intercettazioni faremo un referendum per far sapere che uso personale e arbitrario delle istituzione fa il presidente del Consiglio". "Questo è un macigno vero sulla strada del dialogo tra maggioranza e opposizione", conferma Anna Finocchiaro.
Pdl
il premier al quirinale, nessuna colomba in giro
( da "Riformista,
Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: magari ha avuto problemi con scalate bancarie e intercettazioni. La legislatura iniziata due mesi fa, quella del clima nuovo tra Pdl e Pd, improvvisamente ha cambiato direzione di marcia. Destinazione: muro contro muro. Come dimostrano le dure polemiche di ieri a Palazzo Madama, con il capogruppo del Pd Anna Finocchiaro che ha definito "una forzatura istituzionale davvero enorme"
Quirinale
delusione e irritazione dopo la breve stagione del dialogo
( da "Riformista,
Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Anticipato dalla crisi istituzionale (sfiorata) sulle intercettazioni. Il problema è il metodo a "sandwich", così dicono al Colle, con cui il provvedimento è stato gestito: dopo la firma del capo dello Stato il decreto è diventato un calderone in cui è stato inserito di tutto, dall'emendamento sulle prostitute ai militari.
I
pusher albanesi filmati con la coca nascosta in cantina
( da "Stampa,
La" del 18-06-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: inchiesta - ha spiegato il pm Tarditi - insieme alle centinaia di telefonate intercettate, anche le immagini riprese dalle microtelecamere nell'appartamento di via dei Vetrai e nella cantina dello stabile di corso Savona". Qui sono stati filmati gli albanesi mentre si scambiano denaro e pacchetti, ritenuti i "panetti" di cocaina.
I
pm Zocco e Ferraro saranno fianco a fianco al dibattimento
( da "Stampa,
La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Bianchi hanno concluso ieri la prima tappa di un'attività istruttoria complessa che avevano avviato con le prime intercettazioni telefoniche e ambientali già nel 2004, avvalendosi di personale investigativo messo a disposizione della Squadra Mobile di Genova. Il loro riserbo, anche ieri, è sempre stato assoluto. Nessun commento, neppure dopo la sentenza.
Quando
la destra imbavaglia il Paese ( da "AprileOnline.info"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: I magistrati avranno pochissime possibilità di intercettare (e dunque di provare reati) con la soglia dei reati sopra ai 10 anni . I giornalisti non avranno nessuna possibilità di pubblicare le intercettazioni (e dunque di farle conoscere ai cittadini). Così il problema della legalità sarà risolto: non sapremo più nulla di truffe come "Calciopoli",
Intercettazioni
false ma tendenziose ( da "AprileOnline.info"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract:
Il
delitto perfetto ( da "AprileOnline.info"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Ci stiamo organizzando per la raccolta di firme per un referendum su questo provvedimento anche se pensiamo e siamo sicuri che la Corte costituzionale cancellerà questo tentativo, come ha già fatto in passato". La stessa strategia, ha detto l'ex pm di Mani Pulite, verrà seguita con il provvedimento sulle intercettazioni.
Roma,
Federalberghi punta sulla promozione per rilancio turismo
( da "Velino.it,
Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: Parliamo di persone che non alloggiano a Roma e quindi sono ancora più difficili da intercettare. Che facciamo, mettiamo i gabellieri per strada? – ha ironizzato Roscioli –. A Roma esiste già il 'piano pullman, che fa pagare l'ingresso in città, pone limiti al numero di mezzi pesanti e frutta sette-otto milioni di euro l'anno.
Ladri
in casa mentre i proprietari dormono
( da "Stampa,
La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: A Scopa un uomo approfittando del ponteggio è entrato in un alloggio in ristrutturazione da dove ha rubato attrezzi da muratore per un valore di circa duemila euro. A Serravalle invece un giovane novarese è stato intercettato mentre rubava portafogli e telefonini dalle borsette lasciate incustodite al bowling.
A
CARTE SCOPERTE ( da "Stampa, La"
del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Abstract: limiti alle intercettazioni e alla libertà di stampa, norme per fermare il processo Mills, ricusazione del magistrato che dovrebbe giudicare il premier, riproposizione del lodo Schifani, tutto indica che ci risiamo: Berlusconi avrà anche un'idea del futuro dell'Italia, ha sicuramente ragione in alcune critiche alla magistratura,
( da "Corriere.it" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Nel provvedimento
della magistratura compaiono decine di politici 'Ndrangheta, 33 fermi a Reggio
Calabria Ricostruita dagli inquirenti la spartizione di importanti opere
pubbliche REGGIO CALABRIA - Nella notte oltre duecento uomini dell'arma dei
carabinieri hanno eseguito 33 provvedimenti di fermo su ordine della Direzione
distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Le cosche della 'ndrangheta avevano
infatti costituito un vero e proprio "cartello" per regolare, anche
grazie alla collusione di alcuni personaggi politici ed esponenti delle
istituzioni, la spartizione della gestione o comunque il controllo delle
attività imprenditoriali relative all'esecuzione di importanti opere pubbliche:
dalla "variante di Palazzi", compresa nel programma delle
"grandi opere", alla costruzione di un plesso scolastico (l'Istituto
Superiore comprensivo "Euclide" di Bova), appaltata dalla Provincia
di Reggio Calabria ed andata subaffidata alla ditta collegata al boss Giuseppe
Morabito (conosciuto come "Tiradritto") a seguito di accordi che le
forze dell'ordine ritengono siano stati presi in un summit tenutosi tra i più
autorevoli rappresentanti delle cosche della 'ndrangheta dell'area jonica. IL
CARTELLO - Ulteriore elemento scoperto dai carabinieri è dunque il nuovo
assetto delle consorterie criminali che hanno trovato un vero e proprio accordo
per la spartizione dei proventi degli appalti pubblici, al punto da creare
nuovi organismi direttivi a tutti gli effetti con le rappresentanze delle
famiglie mafiose. Significativa l'assenza di danneggiamenti o atti intimidatori
nell'area controllata dalle famiglie in totale accordo. Secondo gli inquirenti,
infatti, gli episodi intimidatori avvengono nelle zone dove le consorterie sono
in contrasto tra loro. LE INDAGINI - Secondo quanto emerso dalle indagini dei
carabinieri, il modus operandi delle cosche si è evoluto nella conduzione di
vere e proprie imprese che hanno una parvenza di liceità attraverso le quali
ottenere l'assegnazione di alcune funzioni tra le più redditizie, quali ad
esempio la fornitura del calcestruzzo preconfezionato. Le cosche operano poi al
fine di estromettere completamente soggetti appaltatori estranei mediante
l'imposizione di subappalti oppure noli, costringendoli a sottoscrivere lucrosi
contratti di fornitura per il movimento terra, approvvigionamento e trasporto
di inerti. La qualità dell'opera non risulta mai come richiesto dai progetti ma
sempre molto inferiore, al punto da minarne la stabilità nel tempo. Per
massimizzare il profitto e contenere i costi, infatti, è pratica comune
emettere fatture molto più alte rispetto al reale valore dei materiali
utilizzati per realizzare l'opera. Infine, un altro aspetto che i carabinieri
nelle indagini hanno accertato è che la gestione della manodopera viene
utilizzata per creare una sorta di "consenso ambientale" e serve a
mantenere un utile serbatoio di capitale umano che può servire ad ogni livello
nel tessuto sociale, imprenditoriale, politico ed amministrativo. POLITICI -
Sono decine i politici, che non necessariamente sono indagati, che compaiono
nel provvedimento notificato alle 33 persone fermate con l'accusa di fare parte
di cosche della 'ndrangheta della fascia ionica reggina. I nomi si trovano
nella parte del provvedimento - quasi 700 pagine - in cui i magistrati parlano
dei rapporti tra uno dei fermati, il consigliere comunale di Bova Marina
Sebastiano Altomonte, e l'ex consigliere regionale Mimmo Crea, attualmente
detenuto nell'ambito di un'inchiesta sui rapporti tra mafia e politica nel
settore della sanità, dimessosi dopo l'arresto. Altomonte, considerato dagli
investigatori legato alla cosca Vadalà di Bova Marina, in colloqui con altri
indagati o anche con persone estranee all'inchiesta intercettati
dai carabinieri, parla dei suoi rapporti con alcuni politici per alcuni dei
quali mostra scarsa considerazione o li considera negativamente. Parlando poi
di una consultazione per il rinnovo del consiglio comunale di Bova Marina,
Altomonte afferma che i Vadalà sono scesi direttamente in campo perchè
"vogliono prendere tutto il dominio politico così come hanno fatto
a Melito". Il consigliere comunale fermato, che in alcuni colloqui si
vanta di capire di politica e di avere un sacco di voti, parla anche degli
appoggi dati alle elezioni regionali del 2005 e dei contrasti sorti con alcuni
politici sui nomi da sostenere. Silenzio assoluto da parte degli investigatori,
invece, sulle voci che da stamattina circolano in vari ambienti politici e
giudiziari su inviti a comparire emessi nei confronti di alcuni politici a
livello sia regionale che nazionale. stampa |.
( da "Corriere.it" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il caso Magistrati,
già finita la tregua: "Siamo tornati al 2001" L'Anm dal "vediamo
cosa fanno" alla denuncia: volevano intervenire sul processo al premier?
ROMA Il salto indietro nel tempo, ormai, lo stanno avvertendo tutti. Nonostante
le premesse e le promesse; nonostante il "nuovo clima" al quale
avevano creduto anche loro; nonostante gli applausi non solo di cortesia
riservati al neo-ministro Alfano al recente congresso dei magistrati. C'era un atteggiamento
di attesa più o meno fiduciosa: "Vediamo che fanno in concreto",
dicevano del governo guidato dal premier-imputato Silvio Berlusconi, dopo le
burrascose, precedenti esperienze. Ora lo stanno vedendo. E ai decreti legge
sull'emergenza rifiuti e sulla sicurezza, criticati per le ricadute sul sistema
giudiziario, si sono aggiunti i disegni di riforma sulle intercettazioni
e sulla sospensione dei dibattimenti. Un modo per rendere più difficili, o
bloccare, inchieste e processi. In particolare quelli che riguardano
Berlusconi. "Siamo tornati al 2001", si sente ripetere dalle toghe
che ben ricordano la stagione cominciata con la legge proposta a luglio
quell'anno per annullare le rogatorie su cui si basavano i processi per
corruzione contro l'anche allora presidente del Consiglio e Cesare
Previti, prologo di altre norme ribattezzate "ad personam" e poi
della riforma dell'ordinamento giudiziario. L'avvio della nuova legislatura di
centrodestra sembra ricalcare le stesse orme. E così la speranza di scrivere
una nuova pagina nei rapporti tra politica e giustizia viene subito
ridimensionata. Parlare di idillio interrotto sarebbe improprio, perché
concessione di fiducia non significa idillio e perché una drastica interruzione
dei rapporti mal si concilia con l'atteggiamento un po' istituzionale e un po'
diplomatico che caratterizza il vertice dell'Associazione magistrati, nuovo
anch'esso. "Si tratta di un intervento di cui non si comprendono le
finalità e che aggrava la già difficile situazione del processo penale",
commentano il presidente dell'Anm Luca Palamara e il segretario Giuseppe
Cascini; poi indicano alcune "gravissime disfunzioni " sul piano
tecnico-organizzativo provocate dall'ipotesi di riforma e accusano:
"Particolarmente ingiustificata appare la sospensione anche per i processi
per i quali è conclusa l'istruzione dibattimentale ed è in corso la discussione
". Cioè quelli arrivati a un traguardo che il processo milanese contro
Berlusconi potrebbe tagliare prima della pausa estiva. Ma al di là dei toni,
ciò che traspare è proprio il timore del salto indietro nel tempo. Il ritorno
al periodo in cui, per salvare qualche processo riguardante il premier, si
inventavano norme dalle conseguenze negative per migliaia di altri processi e
l'intero sistema. Tra i politici che difendono i provvedimenti già definiti
"salva-Berlusconi " c'è chi dice che se non ci fosse di mezzo il
premier sarebbero ben visti dai giudici. "Gli togliamo dalle scrivanie un
sacco di processi destinati alla prescrizione spiega il presidente della
commissione Affari costituzionali al Senato Carlo Vizzini e ciò serve a
razionalizzare il loro lavoro". Ma i magistrati replicano che, se fosse
questo l'intento, non si comprende perché non sospendere anche i processi per
reati commessi tra il 2003 e il 2006, coperti dall'indulto: inutili anche
quelli, ma la pretesa razionalizzazione ideata dalla politica se n'è
disinteressata. "Il termine individuato denuncia il vertice dell'Anm , del
tutto sganciato da qualsiasi riferimento, crea un'ingiustificata disparità di
trattamento tra i diversi imputati". Il "clima", insomma, è già
peggiorato. E di molto. Come aveva forse preconizzato Edmondo Bruti Liberati,
presidente dell'Anm durante la precedente legislatura di centrodestra, quando al
Guardasigilli Alfano applaudito dal congresso dei magistrati aveva ricordato
che la cartina al tornasole di dialoghi e buone intenzioni restano i processi
agli uomini del potere. Giovanni Bianconi stampa |.
( da "Corriere.it" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il colloquio
Martino: bravo Silvio, ora attento a non incepparti L'ex ministro: come premier
deve evitare di fare la fine di Luigi Facta ROMA "Vada fino in fondo,
Silvio Berlusconi. Porti avanti le battaglie di civiltà. Controlli i suoi
ministri. Non si faccia mettere i piedi in faccia da nessuno. Dimostri di
essere un leader, non solo parlando alle folle. Perché come catturatore di
consensi non ha eguali, ma come premier deve stare attento a non fare la fine
di Luigi Facta". Per la prima volta dal '94, Antonio Martino non siede più
a fianco del Cavaliere nel governo, e sebbene premetta che "dopo un mese e
mezzo è impossibile fare bilanci", è preoccupato per quanto sta accadendo
negli ultimi giorni: "Non vorrei che il decisionismo di Berlusconi si
inceppasse, e che il premier non se ne rendesse conto". Nel giorno in cui
si riaccende il conflitto istituzionale tra il Cavaliere e la magistratura,
l'ex ministro dell'Economia e della Difesa invita Berlusconi a "lasciar
perdere le battaglie su piccole questioni, com'è stato l'emendamento
salva-Rete4 per esempio, e si concentri su temi in cui è
prevalente l'interesse generale": "Il provvedimento sulle
intercettazioni è sacrosanto. Ed è giusto anche l'emendamento sui processi.
L'obbligatorietà dell'azione penale è ormai una farsa. È diventata
l'arbitrarietà dell'azione penale. Perciò, che l'esecutivo detti una linea d'indirizzo
non mi pare sbagliato. Il punto è: i magistrati daranno retta? Non
vorrei fossimo solo alle grida manzoniane". Martino riconosce nel
decisionismo berlusconiano la risposta del leader "alla domanda del
Paese": "È una domanda con cui bisogna fare i conti. Gli elettori
hanno votato per il centrodestra perché erano scatenati contro l'esistente. E
dal governo si attendono non la gestione, ma il cambiamento ". Il
"problema" ad avviso del professore liberale sta proprio nella
compagine di governo: "Il premier avrebbe bisogno di persone valide al suo
fianco. Gianni Letta è validissimo. Poi ci sono ministri come Maurizio Sacconi
e Renato Brunetta che se lasciati liberi di lavorare faranno molto bene. Sul
resto, per ora, non mi pronuncio". Ma esprime le sue perplessità sulle
"ultime due settimane", in cui è iniziato "un tira e molla"
su alcuni provvedimenti: "Al suo esordio Berlusconi aveva indicato le
priorità: l'Ici, la soluzione dell'emergenza rifiuti in Campania, la sicurezza,
il caso Alitalia. A parte il fatto che non ho ancora capito se intende davvero
piazzare la compagnia aerea sul mercato, e temo che nonostante avesse ragione a
bloccare la svendita ad Air France in assenza di soluzione ricadrà su di lui
l'accusa di aver fatto fallire l'azienda. Ma questo è solo un aspetto. In
generale, è iniziato una sorta di balletto nell'azione di governo, con norme
prima presentate e poi ritirate. Come se l'esecutivo abbia una maggioranza
risicata e traballante, mentre invece possiede una maggioranza ampia. Certo, ampia
non vuol dire coesa. Infatti si avverte malumore dentro Forza Italia e An. In
più c'è la Lega, che si comporta come se avesse vinto da sola le elezioni. Ma
stiamo scherzando?". Martino non crede, "non ci credo affatto "
che Umberto Bossi voglia ricalcare le orme di Pier Ferdinando Casini nel
centrodestra. La sua tesi è più sofisticata. E molto maliziosa. "La Lega
come l'Udc del 2001? Magari il paragone andrebbe fatto con la Lega del '94,
quando Roberto Maroni sedeva come adesso al Viminale, quando disse che non
aveva letto il famoso decreto Biondi. Che strano, io ricordo invece che sul
provvedimento faceva molte domande, perché voleva conoscerlo a fondo. Detto
questo, non credo si arriverà a tanto. Due legislature fa si comportarono bene.
Oggi intendono comprensibilmente salvaguardare il loro rapporto con
l'elettorato". "Piuttosto è Berlusconi che dovrebbe fare il premier
con la determinazione dei primi giorni, e dovrebbe controllare i suoi ministri
per evitare scivoloni. Per esempio, la decisione di usare i militari per la
sicurezza è assurda. A cosa serve? È ammissibile dare l'impressione che
quattrocentomila uomini delle Forze dell'Ordine abbiano bisogno di un pugno di
soldati? Ed è pensabile che dei militari debbano prendere ordini da un
questore? Andiamo... L'uso dell'esercito a fini interni è una vecchia idea di
destra. Che a quanto pare Ignazio La Russa continua a coltivare". Ma è
sulla strategia di Berlusconi che torna per concludere il suo ragionamento:
"Il premier vada fino in fondo. Un'occasione così non l'ha avuta nessuno
nella storia repubblicana: una maggioranza ampia, un'opposizione responsabile.
Se si sciupasse questa opportunità, gli italiani non ce lo perdonerebbero. E
avrebbero ragione". Sta qui il paragone con Facta, a cui seguì il fascismo?
Martino non aggiunge nulla, ma è chiaro che la questione del mancato
decisionismo lo preoccupa molto. Francesco Verderami stampa |.
( da "Stampaweb, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Gli atenei dell'era
Gelmini, ministro dell'Istruzione ma anche dell'Università dovrebbero avere
come acronimo il MAV: merito, autonomia, valutazione. Lasciando perdere
l'Anvur, l'Agenzia per la valutazione pensata da Mussi, il nuovo ministro
vorrebbe nuove regole per il reclutamento dei professori, la creazione di
campus universitari e, per gli studenti, aiuti che vanno dal prestito d'onore
al posticipo del pagamento delle tasse universitarie. Un altro libro dei sogni?
Gulio Tremonti le darà mai i soldi per realizzarli? Innanzitutto gli aiuti alle
università. Alcuni atenei sono in rosso, il ministro è pronta ad aiutarli,
secondo piani pluriennali concordati di rientro dall'indebitamento, vincolandoli
però rigorosamente a "una gestione responsabile e virtuosa della
spesa". Corsi di laurea più snelli e meno numerosi. Sul 3+2 (laurea breve
con l'aggiunta di due anni per arrivare ad una laurea definitiva) si intende
proseguire una "rigorosa attività di monitoraggio" e continuare sulla
strada di una razionalizzazione dei corsi: in Italia ce ne sono 3200 di primo
livello contro gli 800 della Germania e "troppo spesso - ha osservato
Gelmini - sono a misura di professore e non di studente". E quindi bisognerà
cancellare i più inutili. Andranno razionalizzati anche a dottorati e master
"troppo spesso una sorta di area di parcheggio da cui pescare mano d'opera
accademica a basso costo". Anvur, addio. L'Anvur, l'Agenzia nazionale di
valutazione, così come è stata pensata non va: è una struttura costosissima ad
alto tasso di burocrazia. Va ripensata garantendo un sistema integrato di
valutazione che vincoli il finanziamento al merito, incentivando l'efficacia
dei programmi di innovazione e di ricerca, la qualità della didattica, la
capacità di intercettare finanziamenti privati. Come
reclutare i professori. Nei prossimi cinque anni è previsto un ricambio del 47%
del corpo docente (soltanto l'8% degli associati e l'1% degli ordinari ha meno
di 40 anni), dunque servono nuove regole. Il reclutamento dovrà passare in
primo luogo attraverso una verifica nazionale per garantire il controllo della
comunità scientifica sulla qualità dei candidati. All'interno di una
lista nazionale di idonei, le università sceglieranno poi chi è più adatto. Gli
atenei potranno chiamare, nei propri ranghi, anche docenti che non provengano
strettamente dal mondo accademico. Il merito e la responsabilità dovranno
concorrere anche a determinare una parte della retribuzione del professore e del
ricercatore. Collegi, prestiti e tasse. L'università non va vissuta come un
esamificio. Perchè diventi una vera comunità vanno creati, con l'aiuto degli
enti locali, nuovi collegi per i fuori sede e per gli stranieri. L'idea è
quella dei Campus. Vanno pure incentivati i prestiti d'onore (rendendo
l'erogazione più facile) e si pensa a differire il pagamento di parte delle
tasse universitarie nelle prime dichiarazioni dei redditi. Parità tra atenei
pubblici e privati. Obiettivo finale del ministro è la parità delle condizioni
finanziarie delle strutture pubbliche e private che rispettino alcuni severi
requisiti. Per fare questo occorre elevare i criteri di accreditamento delle
strutture universitarie sulla base di parametri oggettivi: esigenze del territorio,
capacità di autofinanziamento, adeguatezza dei corsi rispetto agli obiettivi
formativi, composizione del corpo docente. Numero chiuso. Per il ministro è un
argomento da approfondire. Intende salvaguardare il principio che le facoltà
più complicate richiedono una selezione a monte. E capire il perché dell'alto
numero delle bocciature e sulle difficoltà a superare i test. Ordinerà un
monitoraggio, quindi valuterà come meglio intervenire. Dottorato. Le borse di
dottorato universitario aumenteranno subito di 240 euro mensili. Lo ha
annunciato lo stesso ministro, visto che "la retribuzione dei ricercatori
è troppo bassa rispetto alla media Europea e alla media Ocse", motivo per
cui "il ruolo è meno appetibile da parte dei giovani di talento".
L'intervento di adeguamento si affiancherà ad una riforma del dottorato - ha
quindi concluso il ministro concludendo - che vogliamo improntata alla
riduzione del numero dei corsi, ad un carattere più intensivo di Ricerca, ad
una più radicale internazionalizzazione". --------------------------------------------------------------------
Il professore universitario medio ha 50 anni, è prevalentemente uomo e da circa
20 anni sta facendo la "fila" per entrare nell'"albo" dei
professori. ). Lo afferma uno studio del Consiglio universitario nazionale
riferito agli anni 1998-2007. Ogni anno più o meno vengono reclutati gli stessi
docenti sia per numero che per età media. Sono 2000 le unità di ricercatori
reclutati per anno, con età media all'ingresso di circa 36 anni, mentre sono 1500
i reclutati annuali tra gli associati, con età media di circa 44 anni. Per gli
ordinari, infine, vi sono circa 850 reclutati con età media di 50 anni. Vi è
una forte tendenza alla stabilità geografica (91%) nei passaggi di carriera, ma
non bisogna trascurare il reclutamento extra universitario nelle fasce
superiori della docenza: non erano ricercatori il 17% degli associati e non
erano associati il 5% degli ordinari. Uomo o donna? Il rapporto sottolinea un
significativo squilibriotra i sessi nel reclutamento, squilibrio che cresce al
progredire della carriera: all'atto del reclutamento sono donne il 43% dei
ricercatori, il 34% degli associati e il 24% degli ordinari. E poi? Se si
assumono i risultati della ricerca come elementi di caratterizzazione stabile
delle dinamiche operanti nel sistema di docenza, il complesso del corpo
docente, cresciuto nell'ultimo decennio di oltre il 25%, dovrebbe tendere a
crescere ancora per qualche anno. L'assetto della docenza a partire dal 2015
vedrebbe circa 26.500 ricercatori (40% del totale della docenza) con età media
d'ingresso stabile intorno ai 34-35 anni, circa 21.000 associati (32%) con età
media al reclutamento di 41-42 anni, e circa 18.500 ordinari (28%) con età
media al reclutamento di 49-50 anni. Difficilmente la componente femminile
riuscirà a superare il 45% degli associati e il 25% degli ordinari. commenti
(0) scrivi.
( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina VII - Palermo
Il personaggio Michele Accomando, uomo di Mariano Agate e Matteo Messina
Denaro, curava i fascicoli da aggiustare L'imprenditore "fratello"
cerniera con la mafia Per i magistrati è "l'interfaccia della famiglia
mafiosa di Mazara del Vallo di Mariano Agate". Era lui, imprenditore già
finito in manette l'anno scorso per una storia di appalti truccati, ma
soprattutto "fratello" massone della Serenissima Gran Loggia Unità d'Italia,
l'uomo "incaricato del reperimento delle somme necessarie per aggiustare i
processi che vedevano coinvolti esponenti della famiglia". Michele
Accomando, imprenditore sessantenne di Mazara del Vallo, è l'uomo chiave
dell'inchiesta dei magistrati della Dda. è stato proprio partendo da lui,
nell'ambito di un'altra inchiesta sul favoreggiamento della latitanza dei due
boss Natale Bonafede e Andrea Mangiaracina, che gli investigatori si sono
imbattuti in questa vera e propria organizzazione che, per il tramite di un
faccendiere umbro che spesso e volentieri scendeva in Sicilia ad intascare le
mazzette necessarie ad oliare i meccanismi che tenevano "in sonno" i
fascicoli indicati da Accomando. Fascicoli che, come gli
inquirenti hanno appreso dalle intercettazioni, interessavano molto quelli di
"Castello di vetro", espressione con la quale sono stati identificati
quelli di Castelvetrano, ossia i mafiosi della famiglia di Matteo Messina
Denaro. E peraltro gli stretti legami tra Accomando e Messina Denaro erano
venuti fuori già lo scorso anno nell'ambito dell'indagine per la quale l'imprenditore
era stato arrestato per una storia di appalti. Da lì si evinceva chiaramente
che le difficoltà incontrate da Messina Denaro nell'arruolamento di uomini dopo
gli arresti a raffica delle forze dell'ordine veniva in qualche modo superato
grazie agli stretti rapporti tra mafia e massoneria. Questa volta, però,
Accomando si occupava molto della famiglia di Mazara del Vallo e soprattutto
dell'esito in Cassazione di alcuni fascicoli che riguardavano il fratello e il
figlio del boss Mariano Agate. a.z.
( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina VII - Palermo
I dialoghi Provvedimenti in sonno, carte sparite e il patron dell'hotel Mosè
restò a casa La cosa importante è che sta ferma Così il faccendiere romano
raccomandava la pratica all'impiegato giudiziario SALVO PALAZZOLO è rimasto a
casa per tre mesi un imprenditore accusato di mafia, nonostante i giudici della
Cassazione avessero ordinato il ripristino della custodia cautelare. Il
beneficiario di questo "insabbiamento", scoperto adesso dai pm della
Direzione distrettuale antimafia di Palermo, è l'imprenditore agrigentino
Calogero Russello, 68 anni, che si occupa, assieme al figlio, della gestione
del "Grand hotel Mosè", al Villaggio Mosè. "L'importante è che
sta ferma", diceva il faccendiere di Orvieto Rodolfo Grancini alla talpa
in Cassazione, Guido Peparaio, ausiliario addetto alla seconda sezione della
corte di Cassazione. Era la pratica che doveva restare ferma. Russello era
finito in cella nel 2004, nell'ambito dell'inchiesta "Alta mafia".
Difeso dagli avvocati Nino Mormino e Giovanni Castronovo era riuscito ad
ottenere gli arresti domiciliari dopo appena un mese. La Procura aveva
impugnato il provvedimento al tribunale del riesame di Palermo, dando poi ragione
ai pm. Ma l'imprenditore era rimasto comunque agli arresti domiciliari, perché
il provvedimento del riesame non era esecutivo. La difesa aveva quindi portato
il caso in Cassazione. Ma poi, la revoca dei domiciliari disposta dalla Suprema
corte era rimasta inspiegabilmente ferma a Roma. "Loro
dovrebbero ritardare dietro compenso", dicevano intanto le intercettazioni
dei carabinieri. "Questo siamo d'accordo, stabilire il compenso e
stabilire i tempi". Grancini rassicurava che la pratica sarebbe rimasta
ferma in Cassazione. E non sospettava di essere ascoltato. Ma, poi, qualcuno se
ne accorse a Palermo. Così ha messo a verbale un cancelliere ai
magistrati che indagavano su quelle intercettazioni: "Se non avessimo
avvisato la Corte di Cassazione, il provvedimento avrebbe continuato a giacere
per un tempo non definibile, poiché dalla periferia non siamo in grado di
controllare gli esiti dei ricorsi in quanto nei registri ministeriali non è
prevista l'indicazione della data in cui è fissata la trattazione della causa
in Cassazione, e quindi non possiamo neanche noi attivarci per controllarne
l'esito". Ieri, comunque, Russello non è andato in carcere. Il gip ha
accolto l'istanza dell'avvocato Castronovo, che rappresentava le precarie
condizioni di salute dell'imprenditore. Il giudice Conti ha così emesso
un'ordinanza in cui ha sospeso l'esecuzione della misura e ha convocato per
oggi un perito, che dovrà accertare le condizioni di Russello. La Procura vuole
invece approfondire quanto emerge dalle intercettazioni, il pagamento di 5.000
euro per quella pratica bloccata in Cassazione. Il pool coordinato da Roberto
Scarpinato è certo che per "il favore" l'ausiliario della seconda
sezione abbia potuto contare su un complice alla Corte. In questo come in altri
casi: "Peperaio ? scrivono i magistrati ? non solo non era in possesso
della qualifica funzionale idonea a determinare i condizionamenti nella
trattazione del procedimento, ma non poteva istituzionalmente nemmeno conoscere
in maniera dettagliata l'andamento e l'ordine di trattazione dell'udienza senza
il consapevole contributo di altro personale qualificato operante nei medesimi
uffici". Il 14 luglio, inizierà il nuovo processo d'appello per Russello.
In primo grado era stato condannato a 6 anni per associazione mafiosa e
corruzione aggravata. In appello, i giudici avevano lasciato solo la
corruzione, peraltro semplice, trasformando la pena in 2 anni. La Cassazione ha
annullato, ordinando un nuovo processo, che inizierà a metà luglio.
( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina XVII -
Palermo NELLA DERIVA DI UNA TEOCRAZIA MARIO CENTORRINO A l tempo stesso
un'analisi meno ottimista lasciava prevedere una ulteriore sconfitta che si
augurava però contenuta nelle dimensioni e nei divari. La profezia non si è
avverata. Le analisi si sono rivelate ancora troppo colorate di rosa, le
dimensioni e i divari della sconfitta hanno caratteristiche di disfatta e
quando lo scarto è relativamente contenuto (Enna, Messina) il rammarico è più
grande perché si tratta di amministrazioni fino a qualche mese fa governate dal
Partito democratico. Dicevamo prima che le analisi previsionali lasciavano ben
poche chance. La debolezza organizzativa del Partito democratico siciliano,
svelata nelle elezioni nazionali e regionali, era rimasta tale. I vertici
nazionali del partito sembravano aver fisicamente cancellato la Sicilia dalla
mappa dei loro interessi. Nessun tentativo di spiegare e discutere con il
partito siciliano la debacle rovinosa di Anna Finocchiaro. Assenza totale di
inserimento nel governo ombra di un qualunque esponente dell'Isola, neanche in
settori dove pur viceministri e componenti di commissioni parlamentari
siciliani avevano dato in passato prova di impegno e competenza. Modello
"chi li ha visti" adottato subito dai parlamentari esterni eletti in
Sicilia dal Partito democratico. Nessun abbandono di storiche abitudini: la
riunione con il dirigente nazionale inizia non prima di mezzogiorno per
problemi di trasferimento (mai ce ne fosse uno che cerca di arrivare la sera
prima) e finisce senza che si sia esaurito il dibattito sempre per lo stesso
problema (mai ce ne fosse uno che accettasse di pernottare e ripartire il
giorno dopo). Piccole cose, si dirà. Ma che danno il senso di una transizione
incompiuta, di partiti, quelli del centrosinistra, che si sono uniti solo
formalmente diffidando l'uno dell'altro e cercando di garantirsi spazi utili a
conservare consenso, non ad ampliarlo. Riprendiamo il filo del discorso. Come
avviene in ogni partita della vita se uno prevale significa che l'avversario ha
giocato male ma anche che il vincitore ha giocato bene. O, quantomeno, è stato
bravissimo nel comunicarlo. La "luna di miele" di Berlusconi è stata
finora contrassegnata da effetti-annunzio, con eccezione dell'Ici la cui
abolizione (ma davvero lo si scopre adesso?) è fiscalmente regressiva nel senso
che sgrava di una quota modesta le fasce medio-alte di reddito mentre non tocca
le fasce medio-basse, già per gran parte esenti dall'imposta in questione. Di
fronte a effetti-annunzio sull'immondizia, la sicurezza, la tutela della
privacy (intercettazioni), l'immigrazione clandestina, il
Partito democratico sta annaspando giocando alle "anime belle" che
deprecano ma non assalgono. Chi si può identificare in un'opposizione buonista,
cioè in un sostanziale ossimoro? E come si può acquisire senso di appartenenza
a un partito melassa che discute ora sui massimi sistemi (a quale gruppo
iscriversi nel Parlamento europeo) ora su logiche interne di posizionamento (la
mia Fondazione è più bella della tua ?.)? In Sicilia poi un differenziale rende
ancora più gracile il Partito democratico. Al governo c'è una coalizione che
come in un gioco di prestigio riesce a recitare con due maschere
contemporaneamente. Berlusconi toglie fondi destinati alla Sicilia? La prima
maschera biascica giustificazioni puerili e dice che si tratta di poca roba, e
che comunque sarà presto restituita. La seconda maschera impugna il decreto
Berlusconi dinanzi alla Corte costituzionale. Nessun imbarazzo, disinteresse
verso ogni coerenza; interpretazione magistrale da parte di un assemblaggio di
forze che agli occhi dei siciliani è insieme con e contro il governo nazionale.
Non solo, ma che spesso con grande generosità spiega agli altri assemblaggi
come dovrebbero improntare la loro azione. Si parla per Berlusconi di una
dittatura "dolce". In Sicilia viene da pensare ad un sistema
teocratico. Tre illusioni da spazzare via, per ultimo. La domanda politica
siciliana ignora al momento la questione morale, la lotta alla mafia, la
progettazione del futuro. Concentrata tutta su un'incertezza di benessere
quotidiano, a causa di un nemico invisibile, che solo Lombardo, Cuffaro e
Miccichè appaiono saper fronteggiare. Un quesito per il Partito democratico:
occorre riformulare l'offerta politica, viceversa mantenerla e ribadirla o
iniziare a stabilire un principio fondamentale: litigando non si riformula né
si ribadisce. Semplicemente si cancella?.
( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina XI - Napoli
Preso il boss denunciato da Noviello Mantovano: è l'effetto degli 007 inviati
per il clan dei Casalesi IRENE DE ARCANGELIS L'IMPRENDITORE coraggioso Domenico
Noviello aveva denunciato prima di tutto lui, sette anni fa, come uno dei suoi
estorsori. E aveva consentito alla polizia di Caserta di concludere una
indagine blindata e farlo condannare. Poi, lo scorso 16 maggio, l'imprenditore
coraggio è stato ammazzato, vittima fortemente simbolica scelta dal sanguinario
clan dei Casalesi nei giorni della camera di consiglio per l'epocale processo
Spartacus la cui sentenza è questione di ore. Ma lui, l'estorsore
dell'imprenditore Noviello (al momento non coinvolto nell'indagine
sull'omicidio) viveva da latitante. Francesco Cirillo, 30 anni, cugino
dell'attuale referente del ramo Bidognetti Alessandro Cirillo (nonché nipote
del boss Francesco detto Cicciotto 'e mezzanotte), è stato arrestato ieri a
Villa Literno dalla Squadra mobile di Caserta diretta dal vice questore Rodolfo
Ruperti. Un blitz cui ha partecipato, per la prima volta dalla sua istituzione,
la neonata sezione distaccata della Mobile di Casal di Principe. Un colpo che
incassa i complimenti del sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano. "Non
si sono fatti attendere - sottolinea Mantovano i primi effetti positivi
dell'invio degli investigatori a Casal di Principe, strumento essenziale nelle
strategie di prevenzione e contrasto in un'area a forte presenza
criminale". Fu Francesco Cirillo a chiedere i quindicimila euro di
tangente all'imprenditore Noviello per la Pasqua del 2001. Si presentò più
volte nella sua agenzia di assicurazioni. E Noviello trattò, rinviò e promise
il pagamento con l'aria sottomessa per poi denunciare tutto. Lo stesso Cirillo
e poi la manovalanza, gli esattori di Cirillo. Telecamere e
intercettazioni fecero il resto, e Cirillo e i suoi uomini vennero arrestati.
Il coordinatore del racket venne condannato in primo grado, la conferma in
appello arrivò nel 2004. Quindi il ricorso in Cassazione, quando Cirillo era
già stato scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare. è
di pochi giorni fa la sentenza della Cassazione che conferma la sentenza di
secondo grado. Cirillo deve dunque tornare in carcere. Lo sa e diventa latitante
nei giorni precedenti un altro blitz contro gli estorsori di un altro
imprenditore-collaboratore di giustizia. Lui non ha a che fare con quel caso,
ma comprende bene che c'è un giro di vite contro il clan. Così scappa, anche se
resta tra Casal di Principe e Castelvolturno. Ricercato. L'11 giugno scorso
inciampa nell'alt della polizia di Casapesenna, prova il tutto per tutto.
Schiaccia il piede sull'acceleratore e sfonda il posto di blocco. Niente da
fare, è inafferrabile. Ma gli investigatori del vice questore Ruperti hanno
pazienza. Seguono le sue mosse, vengono a sapere di un appuntamento a
Castelvolturno. Lo arrestano per strada. Ora Cirillo sconterà in carcere la
pena definitiva - gli resta un anno e otto mesi di reclusione su sei - per
quell'estorsione all'imprenditore coraggio Domenico Noviello.
( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina I - Bologna
Il caso Di Nicola "A Bologna le intercettazioni
telefoniche sono in calo" La spesa per le intercettazioni telefoniche e
per quelle ambientali, negli ultimi anni a Bologna ha fatto registrare un calo.
Lo dicono le statistiche della Procura, riprese dal procuratore capo Enrico Di
Nicola già nel suo discorso di inaugurazione dell'anno giudiziario, lo
scorso gennaio 2008. Nel 2004 la Procura ha speso le intercettazioni
telefoniche 2.273.958 di euro per gestori e 1.068.466 per noleggio
apparecchiature; nel 2005 la spesa per gestori è calata a 1.951.430 ed è invece
aumentata a 2.038.144 quella per noleggi; nel 2006 è stata di 820.111 euro per
gestori e 1.948.524 per noleggi; nel 2007 418.642 per gestori e 749.946 per
noleggi. In calo anche i costi delle intercettazioni ambientali: 1.549.747 nel
2004, 1.792.263 nel 2005, 1.209.739 nel 2006, 628.248 nel 2007. Il numero delle
intercettazioni è stato: 2175 nel 2044, 2122 nel 2005, 3023 nel 2006, 2367 nel 2007.
Il procuratore, che andrà in pensione a luglio, a domanda dei cronisti non ha
voluto commentare il disegno di legge sulle intercettazione. "Sono ancora
in servizio e dovrei usare parole troppo forti che non mi posso
permettere". Ma ha poi aggiunto: "Questo disegno di legge parte da
presupposti del tutto infondati in fatto". "Dire che
l'intercettazione va utilizzata solo per i reati previsti dal disegno di legge
significa evitare che lo strumento possa essere utilizzato nel modo più
assoluto, perché ben difficilmente si inizia partendo da quei reati. Ad
esempio, la concussione e la corruzione anche se vengono inserite non è che mi
agevolano molto, perché io alla concussione ci arrivavo intercettando il falso
in bilancio. Si parte da reati di inferiore gravità ma si presume che possono
svilupparsi in reati gravi".
( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina IX - Bologna
Cofferati: in 5 anni investiti 400 milioni Quest'anno gli investimenti del
Comune sono stati un po' al di sotto della media (80,5 milioni), ma alla fine
del quinquennio, l'Amministrazione di Sergio Cofferati avrà investito
complessivamente 400 milioni per la città. Inoltre, in questo ultimo anno,
verranno spesi altri 30 milioni solo per le opere pubbliche, mentre,
contemporaneamente, si estingueranno mutui per 32 milioni. Il risultato,
esposto ieri dall'assessore al Bilancio Paola Bottoni nel corso della
presentazione del Consuntivo 2007, è stato anche permesso da un ottimo recupero
di tasse evase (Ici, Tarsu e multe) per 18 milioni che si aggiungono ai 20
recuperati nel
( da "Tirreno, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Prato Il cuore del
distretto batte ancora forte Ottimismo e fiducia nel futuro nel forum del
"Sole 24 Ore" PRATO. Tappa pratese del Sole 24 Ore impegnato in un
tour dei distretti industriali italiani. Presente il direttore del quotidiano
economico, Ferruccio De Bortoli, all'auditorium dell'Unione industriale si è
discusso del futuro di città e dintorni. Futuro tessile, e non solo, immaginato
e "disegnato" da chi per il momento se la cava bene. Seduti accanto
al giornalista, chiamato a moderare, c'erano Francesca Fani (giovane
vicepresidente dell'Unione e impegnata nel meccanotessile), Sandro Ciardi che
ha parlato delle esperienze di Dinamo e Ultra, Lorenzo Albini di Albini e
Pitigliani, Gian Marco Piacenti (in rappresentanza di una famiglia ben nota di
restauratori) e Claudio Orrea di Patrizia Pepe. Tutti imprenditori, in generale
giovani, e tutti protagonisti anche di un filmato presentato in anteprima in
apertura di dibattito e disponibile on line sul sito del Solo 24 Ore. Un
filmato che non a caso si apre al primo Macrolotto, con un bel po' d'insegne
cinesi alle spalle dei due cronisti. Proprio dallo sciogliersi "del
conflitto fra il distretto pratese e il distretto parallelo, quello dei
cinesi" dipendono le sorti dell'economia locale. Parola di Ferruccio De
Bortoli che, aprendo i lavori e prima di presentare i suoi interlocutori, ha
ricordato che in fondo le luci sono maggiori delle ombre. A Prato, per esempio,
"il dialogo fra politica, economia e cultura è molto più proficuo che
altrove". "Il declino non c'è - ha continuato il direttore del Sole
24 Ore - Ci sono invece nuovi stimoli e nuovi pericoli, che potremmo chiamare
sfide" e che gli imprenditori di una certa età, già appagati, stentano a intercettare. Da qui, la necessità di dare fiducia ai
giovani e di chiamarli, come lunedì, al confronto. Per Francesca Fani, che
oltre a essere da poco vicepresidente dell'Unione rappresenta l'azienda
meccanotessile di famiglia, uno dei nodi dei pratesi è il fatto di essere
"deficitari per quanto riguarda la cultura d'impresa". Buoni
risultati possono provenire dall'inserimento in azienda di personale che ha
studiato, che si è laureato. Senza contare che nel caso specifico,
"investiamo nella qualificazione del personale" che già c'è. Per
tutti gli intervenuti, le difficoltà sono forti ma sono superabili. Va da sé
che le aziende chiamate a parlare rappresentano casi comunque fortunati, per
quanto la fortuna derivi ovviamente dalle scelte aziendali e dai momenti. Per
Sandro Ciardi è dovuta anche al distretto stesso, visto che per l'imprenditore
"sarebbe stato impossibile ottenere gli stessi risultati altrove".
Dal tessile pratese, ha tratto forza anche un'attività diversa. Quella dei
Piacenti, falegnami da un secolo e restauratori da quasi cinquant'anni. La situazione
di luci e ombre di Prato è, almeno su certi piani, quella di tutta Italia. Per
Claudio Orrea, per esempio, il marketing è stato trascurato fin troppo a lungo.
Si è prodotto tanto, spesso bene, ma si è trascurata la vendita. Senza contare
che anche le dimensioni vogliono dire qualcosa. Lorenzo Albini, che pure
rappresenta una delle imprese di logistica più importanti d'Italia, lo ha detto
chiaramente: "abbiamo 400 dipendenti e dobbiamo competere, sul mercato
internazionale, con chi ne ha 30mila". Fabio Barni.
( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pagina XX - Palermo
Gli antichi strumenti a fiato incontrano elettronica e web Kursaal Tonnara
Crispi: "La sfida è trarre da elementi così diversi una musica evocativa e
ipnotica, che faccia battere il cuore" GIGI RAZETE Un'astronave lanciata
in una misteriosa dimensione spazio-temporale in cui passato remoto ed estremo
futuro si ricongiungono nel presente. è il tema dell'affascinante viaggio
sonoro affrontato stasera al Kursaal Tonnara di Vergine Maria dal secondo
appuntamento con FolkaLab (via Bordonaro 9, ore 22,30 ingresso libero, info 091
6167630). Ai comandi della navicella stavolta c'è Mario Crispi, nostromo di
lungo corso dei mari etno-world (è uno dei membri fondatori degli Agricantus)
nonché appassionato manipolatore di antichi strumenti a fiato. L'equipaggio
comprende il violinista Enzo Rao, altro pluridecorato navigatore della musica
mediterranea, Carmelo Graceffa e Marco Camarda, percussioni, Danilo Rispoli, dj
insert ed electronics modulation, Rajaz, insert electrodub, Maurizio Curcio,
stick bass e percussioni, e Francesco Calabria (ideatore con Crispi della
rassegna) impegnato all'elettro-marranzano e alle elaborazioni random da audio
Internet. Crispi dal canto suo, oltre a fungere da maestro concertatore,
imbraccerà molti pezzi pregiati della sua vasta collezione di fiati arcaici,
tra cui il didjeridoo degli aborigeni australiani, il duduk armeno, il nay
persiano, l'arghoul egiziano, il selijeflØyte lappone e le launeddas sarde.
"Adoro questi strumenti - racconta Crispi - per la loro origine che
affonda nella notte dei tempi e perché, rispetto ai loro eredi moderni, hanno
sonorità complesse, ricche di armonici, decisamente uniche e assolutamente
affascinanti. Naturalmente richiedono tecniche parecchio differenti da quelle
degli strumenti occidentali ma l'amore per le loro sonorità e il desiderio di
carpirne le micro-variazioni mi ha spinto ad affrontare viaggi, collaborazioni
e studi di molti anni". Sorprende, semmai, che Crispi abbia pensato di
mischiare simili strumenti alle tecnologie più innovative. "Il senso di queste
serate FolkaLab - prosegue Crispi - sta proprio nella trasversalità tra
linguaggi e nell'improvvisazione giocata tra una molteplicità di flussi sonori
ed espressivi. La sfida è di trarre da elementi tanto diversi, in bilico tra
acustica ed elettronica, un linguaggio compiuto, una musica evocativa
estemporanea, ipnotica, capace di suscitare sentimenti profondi, di esprimere
un anelito verso mondi interiori. Avremo vinto se al pubblico riusciremo a far
battere, più che le mani, il cuore". In tal senso, un ruolo importante è
quello fornito dagli inserimenti casuali nel contesto sonoro di spezzoni di
trasmissioni captate in Internet da radio sparse nel globo. "Il web può
essere una risorsa straordinaria se usato con creatività - interviene Francesco
Calabria - In questa serata proverò a scegliere, elaborare
e miscelare ai suoni prodotti sul palco dai musicisti una serie di frammenti
intercettati da emittenti internazionali. Altro elemento di aleatorietà sarà
quello di chiamare a intervenire, attraverso sorteggio, alcuni dei musicisti
del collettivo FolkaLab presenti in platea perché si inseriscano, coi loro
strumenti, nel flusso sonoro complessivo prodotto dal gruppo base. Il
risultato, ovviamente, è imprevedibile e, soprattutto, non è mai
ripetibile".
( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Cronaca Il
faccendiere L'impiegato Il gesuita Il mediatore, l'addetto alla cancelleria, il
rettore della chiesa di Sant'Ignazio a Roma: ecco le loro mosse E la talpa alla
Suprema Corte rassicurava "Il fascicolo dorme tranquillo e sereno" Il
mio compito è quello di tenere le pratiche ferme il più a lungo possibile.
Questi sono i patti Ho avuto l'impressione che questo ragazzo ora imputato
avesse una certa venerazione per il nostro fondatore Quelle carte non
dovrebbero essere ancora partite, devono ancora fare la comunicazione SALVO
PALAZZOLO PALERMO - "Quelli dormono tranquilli e sereni", amava
ripetere Rodolfo Grancini, da Orvieto, agli amici siciliani. Erano i fascicoli
in Cassazione a "dormire". Grazie ai buoni uffici dell'ausiliario di
cancelleria Guido Peparaio, in servizio alla seconda sezione della Corte.
"Sai se è partita quella cosa?", gli chiedeva Grancini al telefono. E
poi gli dava appuntamento "al treno". Il faccendiere umbro chiamava a
qualsiasi ora la sua talpa in Cassazione. "Ciao, quella pratica parte
subito?". Peparaio rassicurava: "Subito, no. Dovranno fare la cosa,
la comunicazione". E Grancini incalzava: "Così organizziamo qualche
cosa tramite i miei Gesuiti, capito?". La "cosa" erano le
lettere che il faccendiere riusciva fare scrivere per i suoi
"clienti" al rettore della chiesa di Sant'Ignazio, Ferruccio Romanin.
Grancini prometteva, e poi spiegava a chi lo cercava per una pratica: "Il
compito mio era quello di tenerla ferma il più possibile, poi De Carolis
avrebbe praticamente sistemato la cosa e non l'avrebbe fatta arrivare. Sono i
patti, che non doveva arrivare dall'ufficiale giudiziario". Questo era
Grancini: un "mediatore", così lo chiama il pool coordinato dal
procuratore Francesco Messineo e dall'aggiunto Roberto Scarpinato. Mediatore
fra Stefano De Carolis, esponente di spicco della Serenissima gran loggia unita
d'Italia e Michele Accomando, imprenditore di Mazara del Vallo condannato per
mafia, iscritto alle logge pure lui. "Grancini ? scrive il gip Roberto
Conti ? era il mediatore fra i richiedenti corruttori e chi, all'interno della
Cassazione, poteva operare sul fascicolo in modo da realizzare l'obiettivo
prefissato". Questo è il vero nodo dell'indagine: chi altri alla Suprema
Corte ha tradito? I pm di Palermo cercano tra il personale amministrativo.
Grancini finiva di parlare con il suo fidato Peparaio, con i clienti siciliani,
e attaccava con il segretario del rettore di Sant'Ignazio, per un appuntamento.
Poi, richiamava in Sicilia: "Quella di padre Ferruccio è su carta intestata
dei Gesuiti, insomma è ufficiale, poi dopo la spediremo a chi di dovere".
Quella volta, c'era un cliente che stava davvero a cuore a Grancini: "è il
figlio del numero uno della Sicilia", informava uno dei suoi tramiti.
Parlavano di Epifanio Agate, figlio di Mariano, padrino della Cupola di Cosa
nostra. Grancini rassicurava dell'utilità di quelle lettere su carta intestata
Sant'Ignazio e firmate da padre Ferruccio: "Uno già gli ha fatto avere gli
arresti domiciliari". Grancini diceva di sé al telefono: "Sono un
gran lavoratore". Mai ferie. Soprattutto d'estate: "Sono stato sempre
a Roma ? diceva ? per me e i gesuiti? tante cose le facciamo ad agosto, non ci
sono fedeli hai capito, c'è poca gente". Non sospettava
di essere intercettato dai carabinieri di Trapani e di Agrigento. Nella sala
ascolto giungevano anche i fax. Così, i pm Paolo Guido, Fernando Asaro e
Pierangelo Padova hanno letto in diretta la lettera del gesuita, che doveva
essere spesa in Cassazione: "Sono rimasto colpito dalla vicenda giudiziaria
che ha colpito questo ragazzo e dal profondo dolore di queste sue donne.
Mi pregano di scrivere alle vostre illustrissime signorie per un atto di
clemenza e di perdono nei confronti di Agate Epifanio. Era venuto con la
fidanzata per sentire se il loro matrimonio poteva essere celebrato in questa
chiesa. Ho avuto l'impressione che fosse un ragazzo a posto, pieno di vita e di
progetti con la sua futura moglie, con una certa venerazione del nostro
fondatore Sant'Ignazio". Conclusione del sacerdote, "una richiesta di
equità e perdono".
( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Cronaca Cemento
finto e gallerie di cartone le mani dei clan sulla Statale 106 Calabria, 31
fermati: tra loro due politici. Il ruolo della Condotte I pm: i lavori subappaltati
dal colosso delle costruzioni a a imprese colluse L'annuncio della figlia al
boss in carcere: "Abbiamo preso un bello lavoro" ATTILIO BOLZONI dal
nostro inviato REGGIO CALABRIA - In gergo lo chiamano "cemento
depotenziato". Fa guadagnare qualche milione di euro a chilometro. C'è
tanta sabbia, c'è tantissima acqua e c'è poco calcestruzzo. Quello che può
succedere dopo, lo riporta il dispaccio Ansa del 4 dicembre 2007 alle 19,25:
"Una frana si è abbattuta, per cause in corso di accertamento, su una
galleria in costruzione lungo la statale numero 106 Jonica, in provincia di
Reggio Calabria". La galleria era fatta di cartone. è l'ultimo scandalo
calabrese. Dopo l'autostrada Salerno-Reggio, i boss hanno messo le mani anche
sulla grande via di comunicazione che dallo Stretto sale fino a Taranto.
Cemento fasullo, sub appalti affidati svincolo dopo svincolo e curva dopo curva
ai "soliti noti" di Africo e di Bova Marina, assunzioni forzate delle
maestranze, cantieri infestati dai "sottopanza" di Giuseppe Morabito
detto "il Tiradritto", camion e betoniere rigorosamente di proprietà
dei capibastone che regnano nei paesi dove passa la statale numero 106. è
un'altra strada di proprietà della 'ndrangheta. Ci sono stati trentuno fermi
per mafia dei carabinieri giù in Calabria, due sono anche consiglieri comunali
nella Locride, tutti gli altri sono di "famiglia". è un'indagine che
si incastra con un'altra più consistente - sempre intorno agli imbrogli della
Jonica - in attesa di "perizie tecniche" e sopralluoghi. L'appalto,
90 milioni di euro, era stato conquistato dalla società Condotte, il colosso
delle costruzioni che dal 23 marzo scorso non ha più il certificato antimafia.
Gliel'ha revocato il prefetto di Roma - dove la società ha sede legale - dopo
avere ricevuto un dossier della Dia sui pericoli e sui tentativi di
infiltrazione mafiosa "per la gestione di alcuni cantieri della
Salerno-Reggio Calabria e della nuova strada statale 106 Jonica". Un
provvedimento contestato dalla società con un ricorso al Tar del Lazio che,
proprio oggi, avrebbe dovuto decidere le sorti della Condotte spa. è probabile
però che il Tar prenderà tempo per esaminare le nuove "carte" che
arriveranno da Reggio: l'ultima inchiesta sulla statale numero 106 è stata
trasmessa dal procuratore capo Giuseppe Pignatone al prefetto di Roma che le ha
già inviate ai giudici del tribunale amministrativo. La Condotte, in Calabria,
è in un brutto pasticcio. è finita negli artigli dei Morabito, dei Pansera, dei
Vadalà e degli Stilo. è sotto ricatto della 'ndrangheta. O almeno così sembra
dalla ricostruzione che, i carabinieri e i magistrati di Reggio, fanno nelle
696 pagine del fermo dei trentuno mafiosi dell'altra notte. I sub appalti della
statale Jonica se li sono accaparrati la "I
( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Cronaca "Così
boss e massoni aggiustavano i processi" Mafia, 8 arresti tra Roma e
Palermo: in cella anche una poliziotta. Perquisita la Cassazione ALESSANDRA
ZINITI PALERMO - Un fascicolo in Cassazione ha una durata media di
"permanenza" di diciassette mesi ma c'è anche chi, come un noto
ginecologo palermitano, è riuscito a far rimanere "in sonno" il suo
processo per tre anni contando i giorni che avrebbero portato la sua condanna
per violenza sessuale su una paziente sedicenne a finire in prescrizione.
Ventimila euro a un faccendiere dagli stretti agganci "massoni" per
ottenere i servigi compiacenti di una poliziotta e di un impiegato della Corte
di Cassazione e lo spettro del carcere rimaneva lontano. Studiavano bene la
legge Cirielli anche e soprattutto noti esponenti di Cosa nostra che avevano
trovato la stessa strada in virtù di quello strettissimo legame con alcune
logge mai riconosciute dalla massoneria ufficiale che in Sicilia hanno sempre
provato ad "aggiustare processi". In questo caso, però, i loro
ricorsi, alla fine, sono andati tutti male, cosa che i giudici specificano
subito escludendo anche qualsiasi coinvolgimento di magistrati della Suprema
Corte. "Che la cosa dorma interessa a quelli di Castello di vetro", dicevano al telefono intercettati gli intermediari dei boss. E
quelli, secondo i pm della Dda di Palermo coordinati dall'aggiunto Roberto
Scarpinato che hanno chiesto e ottenuto otto ordini di custodia cautelare,
sarebbero gli esponenti della cosca mafiosa di Castelvetrano guidata
dall'ultimo grosso latitante di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro. In
carcere, con accuse che vanno dal concorso esterno in associazione mafiosa al
peculato, dalla corruzione in atti giudiziari alla rivelazione di segreto
d'ufficio sono finiti il faccendiere di Orvieto Rodolfo Grancini, l'impiegato
della cancelleria della seconda sezione della Cassazione Guido Peparaio, la
poliziotta Francesca Surdo in servizio presso il dipartimento anticrimine di
Roma, gli imprenditori siciliani Michele Accomando, Calogero Licata, Calogero
Russello e Nicolò Sorrentino, i primi due "tramiti", gli altri
beneficiari dei favori così come il ginecologo palermitano Renato De Gregorio
anche lui finito in manette per corruzione in atti giudiziari. E nel registro
degli indagati risultano iscritti anche il gran maestro Stefano De Carolis,
della Serenissima Gran Loggia Unita d'Italia, accusato di aver aiutato
l'imprenditore Michele Accomando a far insabbiare il procedimento a carico di
Giovanbattista Agate, fratello del boss di Mazara del Vallo Mariano Agate, e
l'anziano gesuita, padre Ferruccio Romanin, 79 anni. A lui, rettore della
Chiesa di Sant'Ignazio a Roma, veniva chiesto di scrivere, "previo
pagamento" dicono i giudici, delle lettere di "intercessione" a
favore di alcuni esponenti mafiosi da girare poi ai giudici (nella fattispecie
del tribunale di Reggio Calabria) che avrebbero dovuto occuparsi della loro
posizione. Ingranaggi fondamentali di questo meccanismo oliato da massoni e
mafiosi per cercare di approfittare dei tempi della giustizia lunga erano la
poliziotta accusata di effettuare gli accessi illeciti al sistema informatico
per monitorare le posizioni dei "clienti" e l'impiegato della
cancelleria della seconda sezione della Cassazione. Ma lui, scrivono i giudici,
con la sua qualifica di ausiliario non era certo, da solo, nelle condizioni di
garantire che quei fascicoli rimanessero "in sonno". Per questo i
magistrati della Dda di Palermo, che ieri hanno personalmente diretto una
perquisizione negli uffici della Suprema Corte, sono a caccia di altre
complicità convinti che quella venuta fuori sia solo la punta dell'iceberg.
( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Catania, la città
della "primavera" degli anni '90, non ha più i soldi per pagare le bollette
dell'Enel. Eppure il centrodestra ha mantenuto il potere "Ormai il Pdl è
maggioranza e opposizione" Sotto l'Etna il dramma della sinistra. Fava
accusa: qui è come l'Argentina EMANUELE LAURIA DAL NOSTRO INVIATO CATANIA - è
rimasto solo, nella sede del comitato elettorale, con la bandiera del Pd a
sventolare sulla centralissima via Ventimiglia e il ritratto di Prodi a
vegliare sulla sua sconfitta. è rimasto solo, Giovanni Burtone, a caricarsi
sulle spalle il peso del day after più nero, nella Catania che simboleggia il
tracollo siciliano dei veltroniani, qui sprofondati al 18 per cento. Anna
Finocchiaro ed Enzo Bianco, i big catanesi del partito, sono già volati a Roma
e Burtone, uno degli uomini "mandati al macello" alle amministrative
siciliane (definizione di Arturo Parisi), svolge mesto il suo concession
speech: "Ha vinto Stancanelli, l'uomo del Pdl: auguri. Quel che non
m'aspettavo era di finire terzo, alle spalle anche del candidato della Destra.
Il dato più sconfortante: qui la gente è scontenta ma noi
non riusciamo neppure a intercettare il voto di protesta. E il centrodestra, da
solo, fa maggioranza e opposizione". C'era una volta la Primavera di
Catania: città "nera" per antonomasia, ma capace nel '93 di mandare
al ballottaggio per Palazzo degli elefanti due candidati del centrosinistra,
Enzo Bianco e Claudio Fava. Due in lizza pure domenica e lunedì scorsi,
per il consiglio comunale. E il senatore del Pd, con una sua lista a supporto
di Burtone, non è andato oltre il 7,6 per cento. Mentre il coordinatore
nazionale di Sd, in campo per un "atto di generosità" nei riguardi
del candidato della sinistra Salvatore Domina, ha totalizzato 173 voti. Così è
sfiorita la loro Primavera. La città si è consegnata, nel frattempo, a Lombardo
che - in sintonia con il sindaco Scapagnini - ha costruito il suo impero
piazzando i propri uomini in tutti i posti di sottogoverno e con l'assunzione
di 500 precari nelle società pubbliche. Non smettendo di accumulare consensi,
come dimostra il 34 per cento delle tre liste che fanno riferimento all'Mpa. E
pazienza se il Comune è a un passo dal dissesto e il debito di 130 milioni nei
confronti di Enel e altri fornitori, come denuncia Burtone, "ha
determinato il black-out in alcune vie del centro": la gente, a Catania
come in tutta l'isola, continua a premiare il centrodestra. "Il problema è
che la nostra azione viene avvertita come tiepida", attacca Burtone. Più
esplicito Fava, ex ds che nel Pd non è voluto entrare. E che, da un lato,
lamenta non rassegnato "l'impossibilità di far breccia in una città dove
si vive come nell'Argentina dei generali, dove tutto - dagli organi
d'informazione agli uffici giudiziari - è controllate dal centrodestra".
Ma dall'altro canto Fava attacca proprio il Pd, a suo avviso "troppo acquiescente
nei confronti di operazioni di potere". Come quella, spiega, che ha
portato il commissario del Comune Enzo Emanuele a sbloccare dopo 50 anni il
mega progetto di corso Martiri della Libertà, che affida a imprenditori privati
la realizzazione di parcheggi e centri commerciali. Un atto adottato senza il
parere del consiglio comunale, a 10 giorni dalle elezioni, con una cerimonia
alla quale hanno partecipato Lombardo e il candidato sindaco Stancanelli. E
qualche esponente del Pd. La waterloo siciliana apre la resa dei conti fra i
veltroniani. Bianco attacca il segretario regionale del partito Francantonio
Genovese ("La sua stagione credo sia finita") e risponde all'assalto
esterno di Fava: "è incredibile: invece che pensare agli avversari, dobbiamo
parare i colpi degli alleati. Claudio negli ultimi tre anni non si è visto a
Catania. C'è una vocazione al suicidio che spiega anche i nostri risultati. Ma
ora bisogna ripartire: facciamo gli stati generali dei riformisti e recuperiamo
spazi d'iniziativa che sono stati presi, meritoriamente, dalla Confindustria di
Lo Bello. Ci sono cinque anni senza elezioni davanti. Per fortuna".
( da "Tirreno, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Oltre 130 immigrati
soccorsi al largo di Lampedusa I naufragi e il maltempo non fermano gli sbarchi
PALERMO. I continui naufragi nel Canale di Sicilia, l'ultimo dei quali secondo
le autorità libiche avrebbe causato 40 morti e un centinaio di dispersi, non
fermano l'ondata di sbarchi verso le coste italiane. E tutto questo nonostante
il peggioramento delle condizioni meteo, con un forte vento di scirocco e mare
Forza
( da "Tirreno, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Attualità Diritto di
cronaca: i giornalisti sciopereranno contro il bavaglio ROMA. "I
giornalisti italiani, uniti, confermano la loro opposizione a qualsiasi
progetto che limiti la possibilità di informare i cittadini sui fatti di cronaca
giudiziaria e sulle indagini della magistratura, come si
profila con il disegno di legge sulle intercettazioni presentato dal
Governo". La Federazione nazionale della stampa e l'Ordine dei
Giornalisti, con la partecipazione dell'Unione nazionale cronisti, ribadiscono
la loro posizione sul provvedimento e la possibilità che si ricorra allo
sciopero, anche per più giorni e insieme chiedono al governo di modificarlo.
Fnsi, Ordine e Unci "hanno costituito un Comitato per gestire l'emergenza
e rispondere con tempestività, e nelle proporzioni di volta in volta
necessarie, alla portata delle iniziative che si delineano contro il diritto
all'informazione, man mano che assumeranno rilievo. Nella riunione
straordinaria della Giunta Federale allargata ad Ordine e Cronisti, svoltasi
ieri a Roma, è stato deciso perciò anche di dichiarare lo sciopero, se
necessario per più giorni, ed altre iniziative d'intesa anche con Fieg, per
comunque contrastare con i migliori strumenti comuni
disponibili'l'intercettazione della libertà di cronacà". Poi l'appello ai
direttori di tutte le testate "ad informare costantemente l'opinione
pubblica sui pericoli che si stanno correndo".
( da "Repubblica.it" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
"Una
rassicurante frustrazione" è la passione dominante in Italia, sostiene
Giorgio Agamben. è il sentimento che prova chi è stato espropriato delle sue
capacità espressive, è l'impulso di chi, "senza avere nulla per tirarsene
fuori", si consegna a un silenzio dinanzi all'"intollerabile". è
insostenibile in Italia lo stordito consenso a questa riduzione al silenzio, la
quieta accettazione del vuoto di parole di un intero popolo di fronte al
proprio destino. Non c'è dubbio che contribuiscano a questo sentimento il
disincanto delle élites, la debolezza dell'opposizione politica, il rumore dei
media, la narcosi di un corpo sociale frastornato da una comunicazione
nebbiosa, truccata, prepotente. Per l'ultima prova di forza di Berlusconi - un
déjà vu - non accade nulla di diverso. Il Cavaliere deve liquidare un paio di
nomina criminis: corruzione in atti giudiziari (in un processo, che lo vede
imputato, compra un testimone chiave, Mills); corruzione di incaricato di
pubblico servizio (traffica con Agostino Saccà, Rai, promettendogli lussuosi
affari). Il capo del governo combina un provvedimento con immediata forza di
legge protetto da una formula di grande successo: la sicurezza. Prova a
condirlo con una norma che lo salva. Il Capo dello Stato gli si oppone due
volte: urgente può essere la sicurezza dei cittadini, non la tua personale
impunità giudiziaria. E ancora, non è urgente o necessario l'annichilimento
dello strumento investigativo delle intercettazioni: vai in
Parlamento e trova una soluzione condivisa. Berlusconi finge di abbozzare.
Rinuncia a regolare le intercettazioni per decreto (oggi, disegno di legge).
Non rinuncia a rendersi "sacro". Ordina a due turiferari di proporre
un codicillo che sospende il processo Mills per un anno: tempo utile per far
votare la sua inviolabilità fino a quando sarà al governo e domani (Dio
ci scampi) al Quirinale. Accade che, di fronte a questa manomissione di
equilibri e regole, si reagisce come se lo scasso fosse già realizzato e la
violazione irrimediabile. Ci si abbandona al risentimento, allo sdegno, alla
delusione. Questi sentimenti, pur legittimi, sostituiscono ogni iniziativa
politica, gesto privato o discorso pubblico, addirittura ogni scambio di
opinione; si confondono nelle illusioni sceniche create dagli annunci del
governo; ci consegnano a un'immota passività, prigioniera di un ideologismo
tautologico e, alla fine, impotente (Berlusconi è Berlusconi). Ne sono un
esempio le parole di Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, che non
comprende come è interdetta, con le intercettazioni, anche ogni possibile
informazione sui processi fino alla fine dell'udienza preliminare dimenticando
che quel negro di Patrick Lubumba, accusato di aver ucciso a Perugia Meredith
Kercher - Filippo Pappalardi, accusato aver ucciso a Gravina i suoi due figli -
le insegnanti di Rignano, accusate di pedofilia - hanno salvato la pelle
proprio perché c'è stata un'informazione prima dell'udienza preliminare che
probabilmente, a giornalismo muto e cieco, li avrebbe dannati per sempre. Ne è
esempio pure la generosa iniziativa dei giornalisti raccolti nel cartello
"Arrestateci tutti" come se ormai soltanto il martirio fosse possibile
- e null'altro - per chi ha il dovere di raccontare. Ora che si tratta di
mettersi al lavoro con maggiore lena - e senza timore e senza speranza - si
abbandona il campo accompagnati, appunto, da una "rassicurante
frustrazione". Come se la partita fosse soltanto il gioco solitario e
irreparabile di Berlusconi contro le regole della Repubblica. E non dei
cittadini a fronte di un'iniziativa che, per proteggere Iddu, rende la società
meno sicura, le istituzioni più deboli, il diritto storto. In scena non c'è un
solo protagonista (è un tragico errore crederlo). Gli attori, ammesso che
abbiano la voglia e il coraggio di mostrarsi, possono essere ancora molti e
decisivi. E buoni e convincenti gli argomenti da offrire all'opinione pubblica.
Per dire. Può il capo del governo imbrogliare il garante della Costituzione?
Può inserire con un artificio un codicillo già respinto per l'inesistenza di
"necessità e urgenza"? Deve firmarlo il Capo dello Stato? Può non
firmarlo? E' una strada "difficilmente praticabile", si dice, anche
perché "non ci sono precedenti". E si comprende. La Costituzione dà
per implicita la leale collaborazione tra gli organi dello Stato. Quando questa
non c'è o diventa beffa, bisogna esplorare strade nuove. Esistono? Quali sono?
Quale contributo culturale intende dare oggi la società dei costituzionalisti a
questo confronto? Il governo diffonde la bubbola che il codicillo (liberatorio
per Berlusconi) consente ai giudici di affrontare i reati più gravi. Questa
saggezza già fa parte del quotidiano lavoro dei giudici. Quel che non vi fa
parte (ecco la maligna novità) è mettere una pietra su reati di particolare
allarme sociale, gli stupri, i furti, le rapine. Davvero la Lega potrà spiegare
ai suoi elettori che non ha votato l'indulto nella scorsa legislatura e, una
volta al governo, ha dato il via libera a un'amnistia di massa, per favorire
l'interesse personale di Iddu a scapito della sicurezza di tutti? E' un affare
che non può essere affidato - pare chiaro - alle proteste delle sole toghe o
alle urla nelle aule del Parlamento (durano il titolo di un Tg). Dove sono
tutti gli altri? La Confindustria evoca a ogni piè sospinto merito, concorrenza
e mercato. Davvero può accettare che la magistratura sia senza unghie nel
controllo dell'abuso di informazioni privilegiate, della manipolazione del
mercato, della bancarotta fraudolenta, del rialzo fraudolento dei prezzi?
Marcegaglia, Confindustria, e Guidi, giovani di Confindustria (così entusiasta
e tremula accanto a Berlusconi in quel di Santa Margherita) dovrebbero far
sapere se condividono o censurano l'idea di lasciare in ombra, come fossero
reati trascurabili, l'estorsione, l'usura, l'associazione per delinquere. Le
signore dovrebbero, quanto meno, farlo sapere agli imprenditori di Sicilia ai
quali è stato spiegato che Confindustria (ma era quella di Montezemolo) vuole
fare sul serio contro il crimine e l'illegalità. Prima di convocare uno
sciopero pur necessario, forse varrebbe la pena che i giornalisti spiegassero
ai lettori che la difesa della privacy invocata dal governo è soltanto
un'illusione ottica perché l'accesso abusivo a un sistema informatico (come è
avvenuto al Corriere della Sera e a un altro paio di migliaia di innocenti
target) diventa, con le trovate di Berlusconi e del suo avvocato, una burla e
con un paio di biglietti da dieci chiunque potrà procurarsi - impunito - un
tabulato telefonico. Forse sarebbe meglio affrontare tutti coloro (e sono
moltissimi, i più) che sono sordi ai guai giudiziari di Berlusconi e pensano
che "vabbè, è un corruttore, ma per me va bene lo stesso...". Forse
bisogna informarli che, non di Berlusconi si discute, ma della loro, personale
sicurezza. Perché se, come sostiene l'avvocato del Cavaliere, diventano
reatucci la rapina semplice, il furto in appartamento, l'omicidio colposo degli
ubriaconi al volante, il sequestro di persona non a scopo di estorsione (non
erano i partiti di governo a suggerire che le zingarelle portano via i bambini
dalla culla?), la sicurezza in pericolo non è quella del capo del governo e del
suo legale, ma di chi è esposto a questi reati. Perché se le decisioni di
governo vogliono salvaguardare e proteggere i preti dalle inchieste della
magistratura, non di Berlusconi si parla, ma delle attenzioni pedofile che un
sacerdote può riservare ai nostri figli. Anche questo va bene a chi si tura il
naso? E', infine, un arco di ragioni che dovrebbe interessare soprattutto
l'opposizione, sempre che ritorni in sé. Casini dovrebbe dare un senso compiuto
alla sua moderazione. Di Pietro dovrebbe rinunciare a coltivare il disegno del
"tanto peggio, tanto meglio". Veltroni, infine, dovrebbe abbandonare
il feticcio del dialogo (come se in ballo fosse quello, e soltanto quello) e
spiegare alla gente (non sola la sua) quale iniziativa politica, istituzionale,
sociale da domani intende muovere per evitare che la sicurezza diventi, per gli
italiani meno protetti, un tiro birbone di Iddu. Non è scritto nei vangeli che
una società postideologica debba lasciar cadere un'idea di interesse pubblico o
ammutolirsi dinanzi all'"intollerabile". (18 giugno 2008.
( da "Unita, L'" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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l'edizione del LE VOCI "l'Unità" "Legge bavaglio, non cediamo al
ricatto" Domenica 15 giugno Marco Travaglio nell'articolo
"Arrestateci tutti" invitava tutti i giornalisti a continuare a scrivere notizie nonostante il bavaglio del ddl
intercettazioni. Ha ricevuto numerose risposte, eccone alcune: Un ddl che piega
la stampa libera Tutta la redazione di "ANTIMAFIADuemila", a partire
dal suo direttore Giorgio Bongiovanni, aderisce pienamente e con convinzione
all'appello di Marco Travaglio a non cedere al ricatto subdolo e indecente a
cui questo governo, con la recente approvazione del ddl sulle
intercettazioni, vorrebbe piegare la stampa libera. Non abbiamo nessuna
intenzione di adattare lo spirito di servizio con cui facciamo il nostro lavoro
ai dettami di un regime talmente insidioso da mascherarsi con il volto ipocrita
di una democrazia che invece si fa sempre più simile alle tante dittature che
hanno represso le voci libere con la violenza. Non intendiamo rinunciare al
nostro ruolo, per quanto piccolo possa essere, di garanti del sacrosanto
diritto di tutti i cittadini di conoscere i fatti in qualsiasi momento
riteniamo sia meglio per la libertà del loro e del nostro pensiero. Pertanto ci
uniamo con forza a questa chiamata alla disobbedienza civile sperando che le
associazioni di categoria si schierino compatte in questa battaglia. Antimafia
Duemila: Giorgio Bongiovanni, Lorenzo Baldo, Anna Alessia Petrozzi, Maria Loi,
Monica Centofante, Silvia Cordella, Marco Cappella, Aaron Pettinari, Dora
Quaranta, Francesco Belvisi, Emanuele Di Stefano. Insieme all'associazione
culturale Falcone e Borsellino (editrice di ANTIMAFIADuemila) Luca Trovellesi
Cesana, Mariela Corvaro, Sonia Cordella, Mara Testasecca, Lorella Placidi,
Giovanni Bongiovanni, Miriam Andaloro, Elisabetta Montevidoni, Romeo Bonfigli,
Matias Corvaro, Diego Corvaro, Fabio Mameli, Piergiorgio Caria, Piero Di
Stefano, Mauro Caruso, Matteo Cordella, Beatrice Favazza, Stefania Virgili,
Fabio Maggiore, Donatella Campus. È una censura inaccettabile! No alla legge
bavaglio sulle intercettazioni. Il diritto costituzionale alla libertà di
informazione non solo va garantito, ma corrisponde al preciso dovere
deontologico di ogni giornalista di assicurare un'informazione corretta e
completa. È un diritto-dovere garantito dalla Costituzione che non può essere
conculcato. Sarebbe una censura inaccettabile. Non è così che si tutela la
privacy dei cittadini. Questo, semmai, richiede un di più di attenzione e di
responsabilità per chi esercita questa professione e non un'espropriazione della
responsabilità di giornalisti e direttori e ancora meno un informazione
affidata alle "veline" di comodo. Per questo il cdr de l'Unità
esprime la sua più ferma opposizione al ddl Alfano che impedisce le
informazioni sulle indagini e punisce con il carcere chi intende semplicemente
informare i cittadini. E aderisce alle iniziative di mobilitazione promosse
dall'Associazione Stampa Romana e dalla Fnsi in collaborazione con gli altri
soggetti come i magistrati e le forze, destinatari del progetto. La libera
informazione non si lascia imbavagliare e non si farà intimidire. Il Cdr de
l'Unità Un blog per le adesioni Il blog voglioscendere.it lancia la campagna
"Arrestateci tutti" dopo l'appello di Travaglio su l'Unità contro il
ddl bavaglio del governo. Già centinaia le adesioni di cittadini comuni e
giornalisti (il primo elenco è sul blog). Si può aderire scrivendo a
arrestatecitutti@gmail.com o lasciando un commento sul blog. La prima pagina de
"l'Unità" del 15 giugno su cui Marco Travaglio ha lanciato l'appello
"Arrestateci tutti" contro il disegno di legge sulle intercettazioni.
( da "Unita, L'" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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l'edizione del Leggi ad personam, esercito: sono prove generali? Cara Unità, di
nuovo leggi ad personam, blocco delle intercettazioni (che farebbero danno al
"sistema") uso dell'esercito in modo improprio... non è poco per
farci immaginare la prova di un regime che sarebbe poco gradito agli italiani
ed anche agli europei. Reagiamo subito, prima che sia troppo tardi. Sergio
Barsotti, Livorno Facciamo diga contro Berlusconi Cara Unità, mi auguro che
l'assemblea del Pd di venerdì prossimo prenda atto che la strategia di dialogo
con la destra berlusconizzata e d'isolamento delle altre forze di sinistra non
regge ed indebolisce l'opposizione sia istituzionale sia nel Paese, come
comprova il forte astensionismo che ha portato alla catastrofe elettorale in
Sicilia e Sardegna. Da subito è necessario riaprire il dialogo e ritrovare una
strategia comune per costruire una forte diga contro lo straripare di
provvedimenti iniqui, discriminanti, incostituzionali, che favoriscono il
caudillo nostrano, "vittima", a suo dire, della persecuzione dei
giudici di sinistra, e il suo esercito di cortigiani, che ingrossa sempre più
le fila nell'attesa delle briciole del lauto pasto delle insaziabili signorie.
Nella sinistra, ampiamente intesa, esistono le intelligenze capaci di
comprendere sia la drammaticità dell'attuale situazione politica sia la
necessità di lasciarsi alle spalle errori anche recenti per fare fronte comune
a difesa della Costituzione, dei cittadini più deboli ed esposti alle
ingiustizie sociali, per la dignità del nostro sistema democratico. Mario Sacchi, Milano Intercettazioni, un colpo alla parte lesa... Cara Unità, togliere agli
investigatori la possibilità di intercettare ed invitarli a indagare
utilizzando metodi più "classici" avrebbe senso se i delinquenti non
si avvalessero più del telefono per organizzare e commettere reati.
Poiché non risulta che i criminali abbiano tale cavalleresca intenzione non si
capisce perché lo Stato debba autolimitarsi nel contrastare la delinquenza.
Limitare le intercettazioni a certi tipi di reato è anche ingiusto nei
confronti di quei cittadini che subiscono uno dei tantissimi gravi reati per il
quale le intercettazioni non saranno più possibili. Perché io che subisco un
reato punito con 9 anni e mezzo non dovrà avere le stesse probabilità di avere
giustizia di chi subisce un reato punito con 10 anni? Oltre al danno avrà anche
la beffa perché a fronte della mia richiesta di giustizia lo Stato non
utilizzerà più tutti mezzi tecnici a sua disposizione ma io continuerà a
pagarli con le tasse. Emanuele Lombardi, Bracciano (Rm) Le nostre voci arrivino
a quei signori Cara Unità, alla luce delle nuove norme sulla sicurezza, il
disegno di legge sulle intercettazioni, che, di fatto, ha come unico scopo
quello di imbavagliare giudici e giornalisti; l'esercito chiamato a pattugliare
le nostre città (ma che potranno mai fare 3000 soldati proteggere tutte le
città italiane e poi da quali gravi pericoli?). A questo punto mi chiedo se
arriveremo anche al Tg letto da un generale? Solo notizie gradite, ovviamente.
Ma questo già succede: spesso confronto le notizie che leggo su l'Unità con le
stesse notizie date nei telegiornali (tranne chiaramente il Tg3): sono altra
cosa.... Dove sono oggi tutti quelli che in campagna elettorale hanno
straparlato? Come mai oggi Grillo tace? Dopo avere convinto migliaia di
italiani a disertare le urne, combinando questo bel disastro, ora perchè non
parla? Oggi che sono in pericolo la giustizia, la libertà di stampa, la nostra
libertà di venire informati seriamente, nessuno parla! Vogliamo far arrivare le
nostri voci a questi signori? Gli italiani non sono tutti idioti come forse
loro credono... non esistono solo grandi fratelli, veline e gossip. Sul tema
rifiuti, poi, da napoletana vorrei rivolgermi ai napoletani: ci rendiamo conto
che ancora una volta il Nord ci mortifica e ci umilia: il Governo ci manda i
volontari per ripulire le strade e per insegnarci la differenziata. Veniamo trattati
come una colonia da civilizzare. Ciò mi indigna e mi mortifica. Quando
decideremo di riprenderci la nostra antica nobiltà: c'è stato un tempo in cui
noi la civiltà l'abbiamo insegnata agli altri. Ma veramente tutti pensano che
Napoli sia solo Gomorra? Condivido il giudizio del sindaco Rosa Russo
Iervolino: Napoli è anche Gomorra ma non è solo Gomorra. Napoli è fatta in
maggioranza di napoletani onesti, che lavoano, che pagano le tasse (anche
quella sui rifiuti), che fanno la differenziata, che si alzano alle 6 del
mattino per andare a lavorare (per circa 1.200 euro al mese, tanto è lo
stipendio di pubblico dipendente, ditelo al ministro Brunetta). I
campi-sfollati sono in Africa: però, lì, ci vanno gli operatori umanitari non
l'esercito.... Anna Maria Quattromini Europa, adesso andiamo avanti Cara Unità,
cambiano gli uomini, ma la politica estera repubblicana rimane bipolare. Come
definire diversamente le frasi presidenziali e ministeriali che pretendono di
sacralizzare il Trattato di Lisbona senza rispettarne proprio quelle clausole
in cui si prevede l'unanimità degli Stati membri quale conditio sine qua non
della propria validità? Al più presto un nuovo testo di Costituzione europea
snello; con un nocciolo immodificabile contenente la Dichiarazione universale
dei Diritti dell'Uomo (Onu 1948) e una clausola che le dia validità per chi
l'approva, lasciando fuori dalla nuova Europa chi non desidera rimanervi o
entrarvi! Matteo Maria Martinoli, Milano. Lotta politica solo per il potere?
Cara Unità, "La politica come tutti sanno, ha cessato da molto di essere
scienza del buon governo, ed è diventata invece arte della conquista e della
conservazione del potere. Così la bontà di un uomo politico non si misura sul
bene che egli riesce a fare agli altri, ma sulla rapidità con cui arriva al
vertice e sul tempo che vi si mantiene. E la lotta politica, cioè la lotta per
la conquista e la conservazione del potere, non è ormai più - apparenze a parte
- fra stato e stato, fazione e fazione, ma interna allo stato, interna alla
fazione." Chi lo ha scritto?: un moralista deluso del XXI secolo?, un
elettore deluso dell'Unione 2006?, un blogghista 2008 di Beppe Grillo?, un
girotondino?, un cultore dell'antipolitica che non ha capito nulla dell'alto
valore morale della denuncia "politica" di Stella e Rizzo?, un
berlusconiano pentito che ha capito tutto e ha deciso di parlare? o lo
cantavano in coro un esponente del PCdI, uno dell'ex Rc, uno della Sd ispirati
da uno scintillante arcobaleno verde? Nessuno di questi. Lo ha scritto uno
scrittore del novecento italiano. Questa fotografia risale addirittura a 46
anni fa, l'ha scattata nel 1962, alla livida realtà che da allora non è più
cambiata se non per peggiorare, Luciano Bianciardi. Dopo quasi mezzo secolo non
ci si è ancora decisi a prendere atto che è da lì che occorrerebbe partire per
cambiare la "politica agra" che ci affanna e limita. Vittorio
Melandri.
( da "Unita, L'" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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consultando l'edizione del LE INTERCETTAZIONI Così parla "u
Prufessuri", Sebastiano Altomonte. Massone, candidato alle provinciali con
la Margherita, poi ha preferito Forza Italia "Mediaset la comandiamo noi.
Andiamo a Milano e ci scialiamo" inviato a Reggio Calabria Gigi Meduri, Pd
ed ex viceministro ai Trasporti. Pasquale Tripodi, Udeur, ex assessore regionale, Pietro
Fuda, ex senatore del Pdm (il partito fai da te di Agazio Loiero), Stefania
Craxi, Marco Minniti, Mimmo Crea, ex Margherita, passato col partito di Rotondi
ora dentro per mafia... l'elenco dei politici citati in ballo da Sebastiano
Altomonte è vastissimo. Verso alcuni mostra disprezzo, per altri sincera stima,
a volta addirittura affetto. Chi è Altomonte, sindacalista sempre alla ricerca
di un posto al sole nella politica, uomo di riferimento di cosche di rango
della 'ndrangheta, ce lo raccontano i magistrati della Dda di Reggio. "Occupa
un posto di rilievo nella società reggina, egli difatti, in maniera
camaleontica, rappresentando l'espressione tipica del potere politico-mafioso
locale, intrattiene allo stesso modo rapporti di vario genere con esponenti
politici di rilievo regionale, come Domenico Crea (finito in galera per
associazione mafiosa, ndr) e con esponenti apicali di diverse consorterie
mafiose, sia della jonica che della tirrenica. Inoltre egli è un importante
sindacalista della scuola e rappresenta un sicuro collettore di voti". E'
stato candidato alle provinciale di Reggio Calabria in una delle liste della
Margherita, è stato uomo di Mimmo Crea, ha trescato con capicorrente del Pd e
poi si è appoggiato a Forza Italia, ma Altomonte, membro di quel livello
"invisibile" della 'ndrangheta che lui stesso descrive come una sorta
di Gotha inattaccabile, è soprattutto un massone. "Della Gran Loggia
Regolare d'Italia, siamo una quarantina", racconta alla figlia.
"Fratelli visibili e invisibili che adornate l'oriente", ricorda
commosso l'inizio del giuramento. "Cosimo Cherubino era massone, è entrato
dopo di me. Quando lo abbiamo battezzato qualcuno non voleva che entrasse
perché aveva fatto la galera... L'avvocato Ciccio è massone., il dottor
Squillaci, il sindaco di Bova, pure lui è massone. La massoneria è un grande
potere, tutti massoni sono in Italia i più grossi. Andreotti è un massone,
Berlusconi è un massone". La figlia: "Soltanto Prodi forse non è un
massone". Altomonte: "Agazio Mastella è massone, Agazio Loiero è
massone, tutti massoni sono". La figlia: "Prodi dove cavolo deve
andare". Altomonte: "Neanche nella macelleria lo vogliono". Ma
dopo anni di gavetta, "'u prufessuri" si era stancato di fare il
portatore d'acqua. "Voglio passare i prossimi 10 anni di prestigio, pure
che mi arrestano, però li voglio di pieno prestigio, fino ad ora ho lavorato
una vita compare ora io voglio il riconoscimento di quello che ho dato, è
giusto compare? Ma il mio ragionamento vi piace? Fino ad ora ho lavorato sempre
come una formica, ora voglio un riconoscimento di quello che ritengo che
merito, se poi, voglio dire, le altre persone pensano, che voglio dire che
io..che mi inquisiscano e che facciano quello che vogliono, vado pure in galera
ma con onestà però..però stavolta voglio una goccia di gestione, la voglio
avere pure io. Per gestire 10 anni, pure che dobbiamo uscire sui giornali, però
voglio che queste cose le dobbiamo fare". Voleva "salire" alla
Provincia, forse alla Regione, gestire miliardi pure lui, l'uomo che a Natale
manda un cordialissimo biglietto d'auguri e una cassetta di vini paesani al
boss superlatitante Domenico Pelle, detto "Gambazza", numero uno
della 'ndrangheta più potente, quella di San Luca. E allora le tenta tutte. Si
candida con la Margherita alle Provinciali e partecipa al congresso del Pd.
"La Margherita ha avuto timore di me, compare, quando mi ha telefonato
Letta...a me mi ha telefonato il senatore Viscardi che è il responsabile della
Margherita del Mezzogiorno, sapete cosa mi ha detto? Tu ti devi candidare con
Enrico Letta, perché abbiamo saputo da fonte certa che tu sei più forte di quel
cretino, di Naccari (esponente reggino del Pd, ndr). Io ho capito che sono uno
più cretino dell'altro e non mi sono candidato con nessuno, perché prima di
candidarmi volevo un posto. Quando io mi candidavo all'assemblea costituente,
allora Marco Minniti mi dava spazio a me? Questi sono lupi, avete capito?
Minniti va solo con D'Alema, sapete dove mi dava spazio a me? Che mi mandava in
galera, ecco". L'interlocutore: "Professore, sapete cosa vi dico io
che ora li mandiamo in galera noi". Il professore parla con Pietro Verno,
"noto pregiudicato cognato del boss Nino Pangallo della cosca di
Roccaforte del Greco, ucciso nel 2004". Insieme trovano una via d'uscita:
appoggiare Peppe Galletta, figlio d'arte e socialista, aspirante candidato
nelle liste di Forza Italia al Parlamento, o in una lista collegata.
"Peppe Galletta ci rispetta a noi, però se noi gli facciamo più assai
voti, lui rafforza Forza Italia", dice raggiante Pietro Verno. Che racconta
di un incontro che l'ha fulminato. "Professore, quando è venuta Stefania
Craxi da Galletta, è venuto e mi ha detto Pietro voglio che ci sia pure tu, che
poi mangiamo e beviamo. Lui me l'ha presentata: questo è Pietro, le ha detto,
ci tengo assai. Poi siamo usciti e ci siamo fumati una sigaretta con lei".
Ammirato il professor Altomonte: "E' una brava cristiana". Pietro:
"Suo marito è un pezzo grosso di Mediaset. Sapete che vuol dire, Galletta
si candida a numero uno della Calabria, lui sale, sale solo con il partito,
Forza Italia". Il professore: "Allora Mediaset la comandiamo noi,
vogliamo mandare uno a Milano lo mandiamo a Mediaset". Pietro: "Se
sale Galletta prende pure un ministero". I due parlano, fanno progetti:
"Dobbiamo partire per divertirci e scialarci, se c'è il giro di milioni lo
gestiamo. Ci scialiamo, saliamo e ci divertiamo". Sembra una gag di Cetto
La Qualunque ("n'addivertimo cazzu io"), ma c'è poco da ridere: è la
'ndrangheta, la mafia più potente d'Europa. Le loro imprese controllano tutto:
anche il respiro e il futuro dei calabresi. e. f.
( da "Unita, L'" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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l'edizione del I VIAGGI DELLA DISPERAZIONE Soccorse in mare due navi-carrette a
Lampedusa i 124 naufraghi I continui naufragi nel Canale di Sicilia e il
peggioramento delle condizioni meteo, non fermano l'ondata di sbarchi. A largo
di Lampedusa sono stati soccorsi ieri altri due barconi: il primo, con 72
clandestini, tra cui sette donne e tre bambini, è stato
intercettato dalla Guardia Costiera a
( da "Unita, L'" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
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l'edizione del "Questo provvedimento non deve arrivare a Palermo..."
Ascoltiamoli un po' mentre si davano da fare per i boss. Conversazione fra
Licata e Grancini ( 6 febbraio 2003). Dice Licata: " nelle more...questo
provvedimento non deve essere notificato a Palermo... Però la cosa importante è
non farla partire...E la cosa importante è non farla arrivare giù! Per avere il
tempo di organizzare tutto con i gesuiti...". Fra Grancini e Sorrentino
(13 febbraio 2006). G. : " Loro (impiegati della Cassazione n.d.r.)
vogliono versati su quel conto dove hai versato l'altra volta, 5 mila euro,
ogni dieci giorni gliene devo portare mille". S.: "Come prima 5, e
poi ogni dieci altri mille?" G.: "no, no...da questi cinque, io ogni
dieci giorni levo mille euro e glieli do..." S.: "E quindi si fanno
50 giorni, così dici tu?". G.: "Eh...sono gli accordi..., però io
questo lo devo chiudere domani mattina alle nove...potrebbe essere tre,
potrebbe essere due, poi potrebbe essere anche otto, cioè hai capito?"S.:
" Sì. Scusami, tu ogni dieci giorni gliene dai mille...". G.: "
Bravo Nicola". S.: " Quindi se ne vogliono mandati cinque vuol dire
che per 50 giorni siamo a...". G.: " Io ti dico quello che mi hanno
detto...". S.: " caso mai facciamo l'integrazione noi..."
G.:" Bravo! Questo è quanto! Però domani mattina ce li devo avere".
S.: " Va bene, io vado a parlare, me li faccio dare e ti faccio il
versamento..." ( versamento su conto Unicredit, agenzia di Orvieto,
intestatario (fittizio) Bacci Giovanni, codice 7181: tutto verificato e
provato). In questo caso era il Sorrentino ad essere interessato ad un suo
ricorso in Cassazione. Grancini- Accomando ( 19 dicembre 2005). G: " Se
non c'è niente ( se non ci sono i soldi n.d.r) è inutile che andiamo avanti,
perché tanto non fa un cazzo nessuno, cioè hai capito che ti voglio dire? Se si
arriva con qualcosa bene, perché anche lì mi hanno detto: "Rodolfo è ora
che vai a fare in culo", perché io gli avevo promesso, promesso, io se ce
li avevo li mettevo io... allora se hai qualcosa sulle mani, mandali
spediscili, così io posso girare e muovermi, se no lasciamo perdere, sarà
quello che Dio vorrà...". A: " Ti ho detto la pratica quella mia...
eh quella manca per te definire il discorso... c'e già la disponibilità
totale..." G.:" E allora perché non me li hai dati tu? " A.:
" Eh cazzo..se non so quanti. Dico, non è che posso quantificare io... E
allora quella del dottore ( sottinteso: pratica n.d.r), ti ho detto come è la
situazione?" G.: "sono lì che dormono tutte adesso". Licata-
Grancini (1 marzo 2007). L. " Rodolfo! Purtroppo questa è ...una cosa
pesante, non è una cosa leggera... perché io sto perdendo tutta la mia
tranquillità..., la mia...tutto sto perdendo io...Cioè io qua ...non abbiamo a
che fare né con Nicola, né con Antonio che sono persone per bene...(omissis).
" Questa volta, infatti, di mezzo c'erano gli Agate di Mazzara del Vallo.
E lo stesso giorno, si sentono anche Accomando e Licata. L.: " Ho capito
Michele...noi ogni giorno gli dobbiamo mandare un messaggio di pericolosità! (
a Grancini per sollecitarlo n.d.r.). E Grancini, in altra telefonata: " Il
compito mio era quello di tenerla ferma il più che sia possibile, che poi De
Carolis avrebbe praticamente sistemato la cosa e non l'avrebbe fatta arrivare,
questi sono i patti, che non doveva arrivare dall' ufficiale giudiziario e
questo De Carolis mi ha detto: "ci penso io"" Grancini si
rivolge a Peperaio ( 9 marzo 2007) : " ci hai guardato? ". P.: "
E si, ho guardato. Poi ti dico". G.: "si può fare?"P:
"Anche se bisogna aspettare qualche altro giorno in più per essere... Hai
capito?". G: " eehh si può fare qualcosa? P.:"eehh ci
proviamo... però bisogna te... te...poi ti dico personalmente" (Peperaio
batte cassa n.d.r.) Conversazione fra il faccendiere Grancini e la poliziotta
Surdo ( 1 agosto 2006, ore 21 e 45): G.: "In tanto domani mattina vado lì
in Cassazione per l'amico tuo". S: "ah, ah". G.: " Eh che
la sezione non è una di quelle simpatiche". S.: "Eh immagino".
G.: " Eh la quarta e la settima sono un po' le più...eh,
se era la seconda era un frego meglio. Però qualcosa possiamo fare, su poi ne
parliamo a voce...". Il riferimento è al ginecologo De Gregorio amico
personale della Surdo. Benedette intercettazioni, se si vuol cercare di
bonificare l'Italia. saverio.lodato@virgilio.it.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-06-18 - pag: 18 autore: Appalti. In
manette 33 persone Reggio Calabria, altra maxi-retata per la 'ndrangheta
Lionello Mancini REGGIO CALABRIA. Dal nostro inviato Ennesima retata nel
Reggino, tra Bova Marina e Africo nuovo. Un altro pezzo di malaffare –
spartizione e gestione di pubblici appalti, associazione mafiosa, infiltrazione
nella locale pubblica amministrazione – viene alla luce e i carabinieri
ammanettano una trentina di persone, quasi la metà imprenditori, un paio anche
consiglieri comunali. La Procura di Reggio Calabria ha indagato quasi due anni e dopo intercettazioni, verifiche documentali e prove tecniche ha
rimesso in carcere nomi già noti e persone sino a oggi ritenute estranee al
contesto delle cosche attive nell'area (Morabito, Bruzzaniti, Palamara, Vadalà,
Talia). L'operazione scattata la notte scorsa, si inserisce nel filone che a
novembre aveva portato a intervenire su alcuni cantieri dei lavori di ammodernamen-to
della Statale 106 Jonica. Presso il cantiere di Condotte d'acqua Spa,
aggiudicataria di parte delle opere, erano saltati fuori due fornitori di
calcestruzzo dai pessimi referenti: la I
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Sole-24 Ore
sezione: NORME E TRIBUTI data: 2008-06-18 - pag: 31 autore: Professioni. Inapplicabile la sanzione disciplinare Tra intercettazioni e Albo
disposizioni in conflitto Franco Abruzzo MILANO Il Ddl sulle intercettazioni
prescrive ai Consigli dell'Ordine di sanzionare subito i giorna-listi, ma i
Consigli hanno le mani legate dall'articolo 58 della legge professionale 69/63
e dalla legge 97/2001 (Norme sul rapporto tra procedimento penale e
procedimento disciplinare), come sottolinea una sentenza delle sezioni
unite civili della Cassazione "qualora l'addebito disciplinare abbia ad
oggetto i medesimi fatti contestati in sede penale". Il Ddl, in sostanza,
non coordina la nuova predisposizione normativa con la legislazione in vigore.
L'articolo 2 del Ddl modifica i commi 2 e 7 dell'articolo 114 del Codice penale
e di procedura penale e blocca la cronaca giudiziaria: vieta infatti la
pubblicazione degli atti di indagine fino al termine dell'udienza preliminare;
in particolare, con il comma 2 "vieta la pubblicazione, anche parziale o
per riassunto o nel contenuto, di atti di indagine preliminare, nonché di
quanto acquisito al fascicolo del pubblico ministero o del difensore, anche se
non sussiste più il segreto, fino a che non siano concluse le indagini
preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare ". Il comma 7,
invece, "in ogni caso vieta la pubblicazione anche parziale o per
riassunto della documentazione, degli atti e dei contenuti relativi a
conversazioni o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche di cui sia
stata ordinata la distruzione ai sensi degli articoli 269 e 271". I commi
2 e 7 fanno da sfondo al nuovo articolo 684 del Cp, che punisce con il carcere
da
( da "Tempo, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stampa "In Italia
si lavora ancora troppo poco rispetto a altri ... "In Italia si lavora
ancora troppo poco rispetto a altri Paesi anche europei. Lo slogan
"lavorare meno lavorare tutti" andrebbe modificato in "lavorare
di più per lavorare tutti". Di conseguenza i salari sarebbero più alti.
Bene quindi la direttiva europea che porterebbe a 60 da 48 le ore lavorative
settimanali. L'ipotesi del ministro Sacconi di far partecipare i lavoratori
alle decisioni d'impresa mi lascia scettica. A ognuno il suo mestiere. Il rischio
d'impresa non può essere partecipato dai lavoratori". Da Federica Guidi,
presidente dei giovani di Confindustria, non ci si aspetterebbe un piglio così
grintoso. Se non altro perché conserva quell'aria da giovane donna-bene che
inganna e lascia supporre chissà quale corsia preferenziale nella sua ascesa a
presidente dei giovani di Confindustria. Inevitabilmente il pensiero corre al
padre Guidalberto, potentissimo di Confindustria (ex vicepresidente ora
consigliere delegato nonché presidente di Ducati Energia, gruppo bolognese da
duecento miliardi di fatturato e quasi cinquecento dipendenti) che secondo i
maligni le avrebbe spianato la strada. Niente di più sbagliato. "Sarebbe
sciocco non riconoscere che sono partita da una posizione privilegiata, se non altro
perché non ho avuto l'angoscia di tanti miei coetanei che, finiti gli studi,
hanno dovuto spedire centinaia di curriculum. Ma avere un padre come il mio non
significa avere la strada spianata. Hai sempre gli occhi puntati addosso e devi
dimostrare che sei all'altezza in ogni momento. E poi mio padre non voleva che
io seguissi le sue orme, che entrassi in azienda". Non ci venga a dire che
ha fatto la gavetta... "Diciamo che quello che ho, me lo sono conquistato
sul campo, con molta determinazione. Ho cominciato a lavorare in una merchant
bank del gruppo Rolo Banca e sono diventata analista finanziaria. A quel punto
ho messo mio padre di fronte a un bivio: che facciamo? gli ho detto, o credi in
me o continuo a fare l'analista. Forse si è sentito sfidato, fatto sta che mi
ha fatto entrare in azienda. Ricordo che quando mi ha presentato al capo
tornitura dei mozzi quello mi ha guardato come a dire: ecco, questa è la volta
che chiudiamo". Non ce la vediamo molto a parlare di torniture meccaniche
e calotte foniche. Come mai questa passione? "L'azienda è stata sempre il
mio sogno. Quando sono entrata mi portavo il lavoro anche a casa nel senso che
se ne parlava anche a cena. Fino a quando mia madre ha detto: stop, se
continuate così, ceno da sola. Così io e mio padre ci siamo dati delle regole:
il lavoro resta fuori casa. E poi in azienda io ho ancora il contratto da
dirigente, non mi è stato regalato niente". Ora all'impegno in azienda si
è aggiunto quello di presidente dei giovani di Confindustria. Tante donne le
chiederebbero: come riesce a trovare spazio per la vita privata? "I tempi
sono cambiati. Non c'è più tempo per stare a casa a fare le crostate. Ho un
fidanzato da quindici anni, stiamo bene insieme e al momento la maternità è
rinviata. Sarà forse perché anche lui è un imprenditore ma non si lamenta se
sto all'estero intere settimane. Quella della maternità è una mia scelta ma
capisco bene che per una donna che lavora è difficile tirar su uno o due
bambini. Mancano i servizi ma è impensabile che le aziende possano supplire a
carenze sociali con gli asili aziendali. Per questo le spese per il welfare
andrebbero riequilibrate spostandole dalle pensioni anche ai servizi
sociali". Le sue prime battute e quelle del presidente di Confindustria
Emma Marcegaglia mostrano che c'è feeling con il governo. Non è rischioso per
l'autonomia degli industriali? "Io non parlerei di feeling. Emma
Marcegaglia nella sua relazione all'Assemblea ha parlato delle emergenze del
Paese. Se il governo intende affrontarle avrà il nostro sostegno. Noi siamo
un'organizzazione che vigila e giudica sull'azione dell'Esecutivo. Bisogna però
riconoscere che questo governo ha interpretato bene l'esigenza di agire in modo
veloce. L'inizio è buono. Certo valuteremo caso per caso ma l'attivismo del
governo è positivo e sta ridando fiducia verso il futuro. Peraltro su alcuni
temi c'è una convergenza con l'opposizione e il dialogo è possibile in modo
costruttivo". Ma il dialogo tra maggioranza e Pd si è fermato sui temi
della giustizia. Non c'è il rischio che l'attenzione venga distolta dalle
emergenze del Paese? "L'importante è che se si affronta il tema della
giustizia, si vada avanti anche sul resto. Il problema
delle intercettazioni non mi appassiona e non mi sembra una priorità. Ma è
anche vero che non mi sembra che il dibattito sulla giustizia stia bloccando il
resto dell'azione del governo. Mi auguro però che non si incrini il dialogo tra
maggioranza e opposizione e che non venga meno il clima di distensione
necessario per affrontare le grandi riforme". Il prossimo scoglio è
la trattativa sul nuovo modello contrattuale. Quale potrebbe essere una giusta
mediazione tra le richieste di Confindustria e quelle del sindacato? "La
trattativa è partita con il piede giusto. Certo il percorso non è semplice. Dal
sindacato c'è disponibilità al dialogo, e questo è buono. Mi sembra che non ci
siano preclusioni sulla possibilità di legare i salari alla produttività.
Bisogna ridare competitività alle imprese redistribuendo la ricchezza. Certo
anche il governo dovrebbe fare la sua parte non infierendo con la leva
fiscale". Una delle priorità sentite da tutti è quella di ridare ai
lavoratori un maggiore potere d'acquisto. Qual è la sua ricetta? "Accanto
al tema della produttività, assolutamente cruciale, si dovrebbe comunque anche
ripensare alla possibilità di aumentare il numero di ore effettive lavorate. Il
recepimento della direttiva europea che consente di superare il limite delle 48
ore settimanali portandolo a 60 potrebbe andare in tal senso, considerando che
in altri Paesi del mondo, Usa e Giappone per esempio, il numero di ore
effettive lavorate è senz'altro superiore al nostro". Di aumentare gli
stipendi non se ne parla proprio? "A patto che salga la produttività. In
questo senso l'avvio di un sistema di contrattazione in cui al primo livello
sia lasciato la funzione di salvaguardia delle garanzie e nel secondo livello,
cioè in azienda, si decida come ripartire tra imprenditori e lavoratori la
ricchezza prodotta potrebbe essere la risposta risolutiva. Certo anche il fisco
dovrebbe fare la sua parte. Se si riduce il carico di imposte che gravano sul
lavoro questo è sempre e comunque un beneficio. Cosa pensa dell'operazione
contro i fannulloni avviata dal ministro Brunetta? "La partenza è stata
buona. Per la prima volta vedo che viene affrontato il problema del
funzionamento della macchina statale in modo innovativo. Sono i primi passi di
un più complesso progetto di modernizzazione che vanno nella giusta direzione.
In questo senso un'azione del genere va accoppiata alla semplificazione
burocratica". In un mondo globalizzato attraversato da turbolenze
finanziarie e da tentazioni protezionistiche ha ancora un senso
l'internazionalizzazione delle imprese? "è cambiato l'obiettivo.
Inizialmente, come è accaduto con la mia azienda, lo spostamento di parte della
produzione in Romania serviva a ottenere una riduzione dei costi laddove non
era possibile introdurre automazione in fabbrica. In un secondo tempo quando
una parte della filiera produttiva si è spostata in Romania la nostra presenza
in loco ci ha consentito di non perdere una parte della clientela. Oggi siamo
in una diversa ottica. Andare in Paesi come Cina e India serve a conquistare
quei grandi mercati. Certo non tutti possono spingersi così lontano". Cosa
intende? "L'azienda deve essere di una certa dimensione. Si tratta di
mercati distanti e difficili da affrontare per le capacità logistiche di una
piccola impresa italiana. L'auspicio di Confindustria è dunque quello di
aiutare i piccoli imprenditori italiani a portare le loro strutture al livello
di quelle che sono definite come multinazionali tascabili". Un consiglio
da destinare a chi vuole provarci. Meglio la Cina o l'India? "Per le
imprese che vivono di investimenti nell'innovazione, quello cinese è un mercato
più difficile. Molti brevetti, ad esempio, sono copiati senza scrupoli. Un
problema che non esiste in India dove c'è un diritto di common law, si parla
meglio l'inglese e ci sono maggiori garanzie". Parliamo di euro forte. è
un vincolo per l'export ma finora ha protetto le aziende dal caro petrolio.
"La moneta unica così forte è sicuramente un ombrello contro i costi
crescenti del greggio. Ma non è in grado di compensare del tutto le tensioni e
gli impatti sui listini. Anche perché a salire non è solo l'oro nero ma tutte
le materie prime come rame, ferro e alluminio. Aumenti che nella produzione si
cumulano tra di loro. Non solo. L'altra faccia del supereuro, e cioè la
debolezza del dollaro, sta riducendo i margini di redditività nelle aree
economiche legate alla valuta statunitense. Se si resta è solo per non perdere
i contatti e le relazioni avviate ma il prezzo che si paga comincia a diventare
alto". Passiamo al primo effetto del petrolio alle stelle. Il costo della
benzina senza freni. Bastano le misure messe in cantiere dal Governo? "Se
si parla della liberalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti sono
assolutamente d'accordo. Ogni azione che in qualunque settore toglie spazio
allo Stato a favore del privato aumenta l'efficienza e fa diminuire i prezzi,
dunque è ben accetta". Una regola che non ha funzionato per banche e
assicurazioni con le norme del precedente governo. Come la mettiamo? "Le
misure prese sono andate nella giusta direzione. Ma evidentemente non hanno
piegato le resistenze del sistema. Serve un ulteriore passaggio. Dunque
ribadisco dove c'è meno Stato è sempre un bene per i consumatori e gli
utenti". Torniamo all'energia. Il rientro dell'Italia nel nucleare sembra
ormai acclarato. Superato il dilemma nucleare sì, nucleare no, ora il problema
sembra dove costruirle. Che idea ha? "Abbiamo le centrali nucleari a pochi
chilometri dai nostri confini. Dunque non farle sul nostro territorio è un
falso problema. C'è stato un terremoto in Giappone e il sistema di sicurezza
delle centrali ha tenuto. Inoltre pur non essendo esperta del settore sento
parlare di nucleare di terza o quarta generazione e di un livello di
prevenzione del rischio ancora più elevato. Questo può bastare per dare una
risposta a un costo dell'energia che in Italia è più alto del 30% rispetto ai
partner europei. Un'ultimo aspetto è che possiamo rientrare in pista anche dal
punto di vista commerciale in un settore in cui eravamo leader". Un
passato ormai remoto. "Sì. Abbiamo lasciato un settore e una filiera in
cui avevamo forti capacità di innovazione e che sfornava tecnologie che
potevamo rivendere sui mercati internazionali. Non possiamo continuare a
pensare di fare margini solo sui calzini prodotti a un euro al paio. Dobbiamo
tornare sui comparti ad alto valore aggiunto. Il nucleare è un esempio".
Lo ha detto lei che siamo già in ritardo. "L'importante è partire. Avremo
risultati tangibili solo tra 15-20 anni. Va bene lo stesso. Basta che si vada
avanti da subito. Anche perché prima arriviamo, meglio potremo creare un mix
con le altre fonti rinnovabili che da sole non sono sufficienti a garantire
l'autosufficienza energetica". Il dossier nucleare è equivalente a quello
dei termovalorizzatori. Anche questi sono osteggiati. "Si è fatta troppo
demagogia. I termovalorizzatori sono presenti nelle grandi città del Nord
Europa. E non si può certo dire che si tratti di Paesi che non hanno a cuore il
rispetto dell'ambiente. Forse si dovrebbe parlare di più dei rischi quando la
spazzatura si brucia in mezzo alle strade per protesta. E mettere sul piatto
della bilancia la possibilità che la bolletta elettrica possa essere ridotta
anche del 15%".
( da "Tempo, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stampa almeno 40
morti, un solo superstite La strage dei migranti Almeno 40 migranti clandestini
sono rimasti uccisi e oltre un centinaio risultano dispersi in seguito al
naufragio di un'imbarcazione in navigazione fra la Libia e l'Italia. Il
Ministero dell'Interno egiziano ha precisato che l'imbarcazione, con a bordo
150 persone originarie dell'Africa, è naufragata al largo delle coste libiche
il 7 giugno scorso dopo essere salpata dal porto di Zuwarah, vicino al confine
con la Tunisia, diretta verso l'Italia. Le autorità libiche (fonte egiziana)
hanno tratto in salvo una persona e hanno ritrovato 21 cadaveri: almeno altre
19 persone mancano all'appello e risultano ufficialmente disperse. Il governo
libico ha informato del naufragio le autorità del Cairo il 13 giugno perché
riteneva che 12 dei clandestini fossero egiziani, ha aggiunto la fonte
egiziana. è l'ennesima tragedia dell'immigrazione, in un periodo in cui gli
sbarchi in Sicilia proseguono incessanti. Due imbarcazioni con clandestini a
bordo sono state fermate al largo di Lampedusa: a
( da "Corriere della Sera" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-06-18 num: - pag: 39
categoria: BREVI INTERCETTAZIONI Screening alla fonte
Perché non dotare gli uffici giudiziari di uffici stampa, affinché si diano
all'opinione pubblica e ai mass media che li rappresentano solo le informazioni
ufficiali relative ai reati? Basterebbe uno screening fatto alla fonte, anziché
far pervenire interi files di intercettazioni ai giornalisti, per
evitare inutili gogne mediatiche di personaggi che non c'entrano nulla
nell'ipotesi di reato configurato dai magistrati. Elvira Pierri
pierri2000@libero.it.
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del
18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Nord-Est sezione:
NORD EST data: 2008-06-18 - pag: 9 autore: TREVISO, VERONA Importo: 2.107.700,07 Consorzio di Bonifica Agro Veronese Indirizzo: Ufficio
amministrativo- Stradone S. Fermo- 37121 Verona (VR) Oggetto: Pubblico incanto.
Lavori di sistemazione della rete irrigua e di scolo intercettata dalla
variante SS n. 62 della Cisa- CIG 0163693BB9. CUP: I83J06000050005. Categoria:
OG6 (IV 2.582.284) 9 Luglio.
( da "Repubblica.it" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
CATANIA - È rimasto
solo, nella sede del comitato elettorale, con la bandiera del Pd a sventolare
sulla centralissima via Ventimiglia e il ritratto di Prodi a vegliare sulla sua
sconfitta. È rimasto solo, Giovanni Burtone, a caricarsi sulle spalle il peso
del day after più nero, nella Catania che simboleggia il tracollo siciliano dei
veltroniani, qui sprofondati al 18 per cento. Anna Finocchiaro ed Enzo Bianco,
i big catanesi del partito, sono già volati a Roma e Burtone, uno degli uomini
"mandati al macello" alle amministrative siciliane (definizione di
Arturo Parisi), svolge mesto il suo concession speech: "Ha vinto
Stancanelli, l'uomo del Pdl: auguri. Quel che non m'aspettavo era di finire
terzo, alle spalle anche del candidato della Destra. Il dato più sconfortante: qui la gente è scontenta ma noi non riusciamo neppure a
intercettare il voto di protesta. E il centrodestra, da solo, fa maggioranza e
opposizione". C'era una volta la Primavera di Catania: città
"nera" per antonomasia, ma capace nel '93 di mandare al ballottaggio
per Palazzo degli elefanti due candidati del centrosinistra, Enzo Bianco e
Claudio Fava. Due in lizza pure domenica e lunedì scorsi, per il
consiglio comunale. E il senatore del Pd, con una sua lista a supporto di
Burtone, non è andato oltre il 7,6 per cento. Mentre il coordinatore nazionale
di Sd, in campo per un "atto di generosità" nei riguardi del
candidato della sinistra Salvatore Domina, ha totalizzato 173 voti. Così è
sfiorita la loro Primavera. La città si è consegnata, nel frattempo, a Lombardo
che - in sintonia con il sindaco Scapagnini - ha costruito il suo impero
piazzando i propri uomini in tutti i posti di sottogoverno e con l'assunzione
di 500 precari nelle società pubbliche. Non smettendo di accumulare consensi,
come dimostra il 34 per cento delle tre liste che fanno riferimento all'Mpa. E
pazienza se il Comune è a un passo dal dissesto e il debito di 130 milioni nei
confronti di Enel e altri fornitori, come denuncia Burtone, "ha determinato
il black-out in alcune vie del centro": la gente, a Catania come in tutta
l'isola, continua a premiare il centrodestra. "Il problema è che la nostra
azione viene avvertita come tiepida", attacca Burtone. Più esplicito Fava,
ex ds che nel Pd non è voluto entrare. E che, da un lato, lamenta non
rassegnato "l'impossibilità di far breccia in una città dove si vive come
nell'Argentina dei generali, dove tutto - dagli organi d'informazione agli
uffici giudiziari - è controllate dal centrodestra". Ma dall'altro canto
Fava attacca proprio il Pd, a suo avviso "troppo acquiescente nei
confronti di operazioni di potere". Come quella, spiega, che ha portato il
commissario del Comune Enzo Emanuele a sbloccare dopo 50 anni il mega progetto
di corso Martiri della Libertà, che affida a imprenditori privati la
realizzazione di parcheggi e centri commerciali. Un atto adottato senza il
parere del consiglio comunale, a 10 giorni dalle elezioni, con una cerimonia
alla quale hanno partecipato Lombardo e il candidato sindaco Stancanelli. E
qualche esponente del Pd. La waterloo siciliana apre la resa dei conti fra i
veltroniani. Bianco attacca il segretario regionale del partito Francantonio
Genovese ("La sua stagione credo sia finita") e risponde all'assalto
esterno di Fava: "È incredibile: invece che pensare agli avversari,
dobbiamo parare i colpi degli alleati. Claudio negli ultimi tre anni non si è
visto a Catania. C'è una vocazione al suicidio che spiega anche i nostri
risultati. Ma ora bisogna ripartire: facciamo gli stati generali dei riformisti
e recuperiamo spazi d'iniziativa che sono stati presi, meritoriamente, dalla
Confindustria di Lo Bello. Ci sono cinque anni senza elezioni davanti. Per
fortuna". (18 giugno 2008.
( da "Tempo, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stampa l'intervista
al presidente dei giovani di confindustria Federica Guidi: "Sì a salari
più alti ma bisogna lavorare di più" "In Italia si lavora ancora
troppo poco rispetto a altri Paesi anche europei. Lo slogan "lavorare meno
lavorare tutti" andrebbe modificato in "lavorare di più per lavorare
tutti". Di conseguenza i salari sarebbero più alti. Bene quindi la
direttiva europea che porterebbe a 60 da 48 le ore lavorative settimanali.
L'ipotesi del ministro Sacconi di far partecipare i lavoratori alle decisioni
d'impresa mi lascia scettica. A ognuno il suo mestiere. Il rischio d'impresa
non può essere partecipato dai lavoratori". Da Federica Guidi, presidente
dei giovani di Confindustria, non ci si aspetterebbe un piglio così grintoso.
Se non altro perché conserva quell'aria da giovane donna-bene che inganna e
lascia supporre chissà quale corsia preferenziale nella sua ascesa a presidente
dei giovani di Confindustria. Inevitabilmente il pensiero corre al padre
Guidalberto, potentissimo di Confindustria (ex vicepresidente ora consigliere
delegato nonché presidente di Ducati Energia, gruppo bolognese da duecento
miliardi di fatturato e quasi cinquecento dipendenti) che secondo i maligni le
avrebbe spianato la strada. Niente di più sbagliato. "Sarebbe sciocco non
riconoscere che sono partita da una posizione privilegiata, se non altro perché
non ho avuto l'angoscia di tanti miei coetanei che, finiti gli studi, hanno
dovuto spedire centinaia di curriculum. Ma avere un padre come il mio non
significa avere la strada spianata. Hai sempre gli occhi puntati addosso e devi
dimostrare che sei all'altezza in ogni momento. E poi mio padre non voleva che
io seguissi le sue orme, che entrassi in azienda". Non ci venga a dire che
ha fatto la gavetta... "Diciamo che quello che ho, me lo sono conquistato
sul campo, con molta determinazione. Ho cominciato a lavorare in una merchant
bank del gruppo Rolo Banca e sono diventata analista finanziaria. A quel punto
ho messo mio padre di fronte a un bivio: che facciamo? gli ho detto, o credi in
me o continuo a fare l'analista. Forse si è sentito sfidato, fatto sta che mi ha
fatto entrare in azienda. Ricordo che quando mi ha presentato al capo tornitura
dei mozzi quello mi ha guardato come a dire: ecco, questa è la volta che
chiudiamo". Non ce la vediamo molto a parlare di torniture meccaniche e
calotte foniche. Come mai questa passione? "L'azienda è stata sempre il
mio sogno. Quando sono entrata mi portavo il lavoro anche a casa nel senso che
se ne parlava anche a cena. Fino a quando mia madre ha detto: stop, se
continuate così, ceno da sola. Così io e mio padre ci siamo dati delle regole:
il lavoro resta fuori casa. E poi in azienda io ho ancora il contratto da
dirigente, non mi è stato regalato niente". Ora all'impegno in azienda si
è aggiunto quello di presidente dei giovani di Confindustria. Tante donne le
chiederebbero: come riesce a trovare spazio per la vita privata? "I tempi
sono cambiati. Non c'è più tempo per stare a casa a fare le crostate. Ho un
fidanzato da quindici anni, stiamo bene insieme e al momento la maternità è
rinviata. Sarà forse perché anche lui è un imprenditore ma non si lamenta se
sto all'estero intere settimane. Quella della maternità è una mia scelta ma
capisco bene che per una donna che lavora è difficile tirar su uno o due
bambini. Mancano i servizi ma è impensabile che le aziende possano supplire a
carenze sociali con gli asili aziendali. Per questo le spese per il welfare
andrebbero riequilibrate spostandole dalle pensioni anche ai servizi
sociali". Le sue prime battute e quelle del presidente di Confindustria
Emma Marcegaglia mostrano che c'è feeling con il governo. Non è rischioso per
l'autonomia degli industriali? "Io non parlerei di feeling. Emma
Marcegaglia nella sua relazione all'Assemblea ha parlato delle emergenze del
Paese. Se il governo intende affrontarle avrà il nostro sostegno. Noi siamo
un'organizzazione che vigila e giudica sull'azione dell'Esecutivo. Bisogna però
riconoscere che questo governo ha interpretato bene l'esigenza di agire in modo
veloce. L'inizio è buono. Certo valuteremo caso per caso ma l'attivismo del
governo è positivo e sta ridando fiducia verso il futuro. Peraltro su alcuni
temi c'è una convergenza con l'opposizione e il dialogo è possibile in modo
costruttivo". Ma il dialogo tra maggioranza e Pd si è fermato sui temi
della giustizia. Non c'è il rischio che l'attenzione venga distolta dalle
emergenze del Paese? "L'importante è che se si affronta il tema della
giustizia, si vada avanti anche sul resto. Il problema
delle intercettazioni non mi appassiona e non mi sembra una priorità. Ma è
anche vero che non mi sembra che il dibattito sulla giustizia stia bloccando il
resto dell'azione del governo. Mi auguro però che non si incrini il dialogo tra
maggioranza e opposizione e che non venga meno il clima di distensione
necessario per affrontare le grandi riforme". Il prossimo scoglio è
la trattativa sul nuovo modello contrattuale. Quale potrebbe essere una giusta
mediazione tra le richieste di Confindustria e quelle del sindacato? "La
trattativa è partita con il piede giusto. Certo il percorso non è semplice. Dal
sindacato c'è disponibilità al dialogo, e questo è buono. Mi sembra che non ci
siano preclusioni sulla possibilità di legare i salari alla produttività.
Bisogna ridare competitività alle imprese redistribuendo la ricchezza. Certo
anche il governo dovrebbe fare la sua parte non infierendo con la leva
fiscale". Una delle priorità sentite da tutti è quella di ridare ai
lavoratori un maggiore potere d'acquisto. Qual è la sua ricetta? "Accanto
al tema della produttività, assolutamente cruciale, si dovrebbe comunque anche
ripensare alla possibilità di aumentare il numero di ore effettive lavorate. Il
recepimento della direttiva europea che consente di superare il limite delle 48
ore settimanali portandolo a 60 potrebbe andare in tal senso, considerando che
in altri Paesi del mondo, Usa e Giappone per esempio, il numero di ore
effettive lavorate è senz'altro superiore al nostro". Di aumentare gli
stipendi non se ne parla proprio? "A patto che salga la produttività. In
questo senso l'avvio di un sistema di contrattazione in cui al primo livello
sia lasciato la funzione di salvaguardia delle garanzie e nel secondo livello,
cioè in azienda, si decida come ripartire tra imprenditori e lavoratori la
ricchezza prodotta potrebbe essere la risposta risolutiva. Certo anche il fisco
dovrebbe fare la sua parte. Se si riduce il carico di imposte che gravano sul
lavoro questo è sempre e comunque un beneficio. Cosa pensa dell'operazione
contro i fannulloni avviata dal ministro Brunetta? "La partenza è stata
buona. Per la prima volta vedo che viene affrontato il problema del
funzionamento della macchina statale in modo innovativo. Sono i primi passi di
un più complesso progetto di modernizzazione che vanno nella giusta direzione.
In questo senso un'azione del genere va accoppiata alla semplificazione
burocratica". In un mondo globalizzato attraversato da turbolenze
finanziarie e da tentazioni protezionistiche ha ancora un senso
l'internazionalizzazione delle imprese? "è cambiato l'obiettivo.
Inizialmente, come è accaduto con la mia azienda, lo spostamento di parte della
produzione in Romania serviva a ottenere una riduzione dei costi laddove non
era possibile introdurre automazione in fabbrica. In un secondo tempo quando
una parte della filiera produttiva si è spostata in Romania la nostra presenza
in loco ci ha consentito di non perdere una parte della clientela. Oggi siamo
in una diversa ottica. Andare in Paesi come Cina e India serve a conquistare
quei grandi mercati. Certo non tutti possono spingersi così lontano". Cosa
intende? "L'azienda deve essere di una certa dimensione. Si tratta di
mercati distanti e difficili da affrontare per le capacità logistiche di una
piccola impresa italiana. L'auspicio di Confindustria è dunque quello di
aiutare i piccoli imprenditori italiani a portare le loro strutture al livello
di quelle che sono definite come multinazionali tascabili". Un consiglio
da destinare a chi vuole provarci. Meglio la Cina o l'India? "Per le
imprese che vivono di investimenti nell'innovazione, quello cinese è un mercato
più difficile. Molti brevetti, ad esempio, sono copiati senza scrupoli. Un
problema che non esiste in India dove c'è un diritto di common law, si parla
meglio l'inglese e ci sono maggiori garanzie". Parliamo di euro forte. è
un vincolo per l'export ma finora ha protetto le aziende dal caro petrolio.
"La moneta unica così forte è sicuramente un ombrello contro i costi
crescenti del greggio. Ma non è in grado di compensare del tutto le tensioni e
gli impatti sui listini. Anche perché a salire non è solo l'oro nero ma tutte
le materie prime come rame, ferro e alluminio. Aumenti che nella produzione si
cumulano tra di loro. Non solo. L'altra faccia del supereuro, e cioè la
debolezza del dollaro, sta riducendo i margini di redditività nelle aree
economiche legate alla valuta statunitense. Se si resta è solo per non perdere
i contatti e le relazioni avviate ma il prezzo che si paga comincia a diventare
alto". Passiamo al primo effetto del petrolio alle stelle. Il costo della
benzina senza freni. Bastano le misure messe in cantiere dal Governo? "Se
si parla della liberalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti sono
assolutamente d'accordo. Ogni azione che in qualunque settore toglie spazio
allo Stato a favore del privato aumenta l'efficienza e fa diminuire i prezzi,
dunque è ben accetta". Una regola che non ha funzionato per banche e
assicurazioni con le norme del precedente governo. Come la mettiamo? "Le
misure prese sono andate nella giusta direzione. Ma evidentemente non hanno
piegato le resistenze del sistema. Serve un ulteriore passaggio. Dunque
ribadisco dove c'è meno Stato è sempre un bene per i consumatori e gli
utenti". Torniamo all'energia. Il rientro dell'Italia nel nucleare sembra
ormai acclarato. Superato il dilemma nucleare sì, nucleare no, ora il problema sembra
dove costruirle. Che idea ha? "Abbiamo le centrali nucleari a pochi
chilometri dai nostri confini. Dunque non farle sul nostro territorio è un
falso problema. C'è stato un terremoto in Giappone e il sistema di sicurezza
delle centrali ha tenuto. Inoltre pur non essendo esperta del settore sento
parlare di nucleare di terza o quarta generazione e di un livello di
prevenzione del rischio ancora più elevato. Questo può bastare per dare una
risposta a un costo dell'energia che in Italia è più alto del 30% rispetto ai
partner europei. Un'ultimo aspetto è che possiamo rientrare in pista anche dal
punto di vista commerciale in un settore in cui eravamo leader". Un
passato ormai remoto. "Sì. Abbiamo lasciato un settore e una filiera in
cui avevamo forti capacità di innovazione e che sfornava tecnologie che
potevamo rivendere sui mercati internazionali. Non possiamo continuare a
pensare di fare margini solo sui calzini prodotti a un euro al paio. Dobbiamo
tornare sui comparti ad alto valore aggiunto. Il nucleare è un esempio".
Lo ha detto lei che siamo già in ritardo. "L'importante è partire. Avremo
risultati tangibili solo tra 15-20 anni. Va bene lo stesso. Basta che si vada
avanti da subito. Anche perché prima arriviamo, meglio potremo creare un mix
con le altre fonti rinnovabili che da sole non sono sufficienti a garantire
l'autosufficienza energetica". Il dossier nucleare è equivalente a quello
dei termovalorizzatori. Anche questi sono osteggiati. "Si è fatta troppo
demagogia. I termovalorizzatori sono presenti nelle grandi città del Nord
Europa. E non si può certo dire che si tratti di Paesi che non hanno a cuore il
rispetto dell'ambiente. Forse si dovrebbe parlare di più dei rischi quando la
spazzatura si brucia in mezzo alle strade per protesta. E mettere sul piatto
della bilancia la possibilità che la bolletta elettrica possa essere ridotta
anche del 15%".
( da "Tempo, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Stampa la guerra
della giustizia Venticinque anni di processi ma il Cavaliere è sempre
incensurato Una ventina di procedimenti giudiziari dal 1983 di cui solo due
sono ancora in corso. Tra questi quello in cui è coinvolto David Mills. Per
altri invece è storia, messi definitivamente da parte grazie ad un'assoluzione
o ad un atto di archiviazione. Oppure dalla previsione della prescrizione del
reato contestato. è lungo ed intrecciato il curriculum giudiziario di Silvio
Berlusconi, il quale però, a dispetto delle tante polemiche e critiche, fino ad
oggi davanti alla giustizia italiana risulta incensurato. Un cammino che in
alcuni casi assomiglia ad una sorta di stillicidio, tanto che in più di
un'occasione si è parlato di assalto della magistratura e di "toghe
rosse". Attacchi dai quali comunque fino ad ora il Cavaliere è uscito
indenne. Come nell'ultimo processo, quello Sme,iniziato nel 2000 e durato ben
sette anni e che si è concluso con il provvedimento di assoluzione da parte
della Corte di Cassazione "per non aver commesso il fatto e perché il
fatto non sussiste". L'accusa mossa dagli inquirenti nei confronti di
Berlusconi fu di aver corrotto i giudici durante le operazioni per l'acquisto
della Sme. Accuse che alla fine sono risultate infondate come attestato dalla
decisione della Suprema Corte giunta qualche giorno fa e che di fatto ha
respinto il ricorso della Corte di Appello di Milano mettendo fine ad uno dei
processi più travagliati della storia giudiziaria del Cavaliere. La storia
giudiziaria del premier inizia molto prima, nel 1983, quando dopo una
perquisizione da parte dei carabinieri in autostrada si ritrovò coinvolto in
un'inchiesta su un traffico di droga e per questo sottoposto
ad intercettazioni. Ci vorranno otto anni per chiarire il tutto ed archiviare
l'indagine dopo aver accertato che non c'era nulla di penalmente rilevante.
Archiviazione che sarà protagonista qualche anno più tardi di un altro
procedimento contro Berlusconi, stavolta però premier. L'accusa è quella
di aver agito in modo fraudolento per favorire la spartizione pubblicitaria tra
Rai e Fininvest. Il 23 novembre 1994 Silvio Berlusconi venne iscritto nel
registro degli indagati della procura di Roma riguardo la vicenda di presunti
accordi tra le due società sui tetti pubblicitari. Il primo giugno del '95 è
archiviato tutto. Archiviazioni per Berlusconi ma anche assoluzioni nei suoi
processi come per quello della vicenda Sme oppure per quello riguardante le quattro
tangenti pagate alla Guardia di Finanza. Tangenti che secondo l'accusa furono
pagate dal Cavaliere tra il 1989 e il 1994 per ammorbidire le Fiamme gialle
impegnate nei controlli fiscali in quattro sue società: Mondadori, Mediolanum,
VideoTime e Telepiù. In primo grado il Cavaliere fu condannato a due anni e
nove mesi di reclusione in riferimento alle quattro tangenti ma nel 2001 la
Cassazione assolse Berlusconi da tutti i capi di imputazione per non aver
commesso il fatto. L'assoluzione arriverà anche per il processo "All
Iberian 2" nel 2005 nato dalle indagini sulla presunta rete di 64 società
e conti offshore del gruppo Fininvest che secondo le tesi dell'accusa sarebbe
servita per finanziare le scalate ad alcune società quotate in borsa (Standa e
Rinascente), a pagare tangenti ai politici e ad aggirare i divieti posti dalla
legge in Italia e Spagna in materia di monopolio tv. L'accusa rivolta a
Berlusconi fu di falso in bilancio, ma anche qui giunse puntuale l'assoluzione,
il 26 settembre del 2005, con la formula che "il fatto non costituisce
reato" poco dopo l'approvazione della riforma del diritto societario del
2001 che appunto modificava le prescrizioni riguardanti il falso in bilancio.
Ma la lista delle assoluzioni potrebbe continuare ad esempio con il processo
sull'acquisizione di Medusa Cinematografica dove sia la Corte d'Appello che la
Cassazione ribaltarono la condanna ad un anno e 4 mesi per falso in bilancio
decisa in primo grado dal Tribunale. E il 9 febbraio del 2000 Berlusconi viene
assolto in appello dall'accusa di falso in bilancio. E senza dimenticare
l'archiviazione giunta nel 1998 al termine delle indagini preliminari
dell'accusa mossa dalla procura di Palermo di concorso esterno in associazione
mafiosa e riciclaggio di denaro sporco. Una lista lunga ma sempre con lo stesso
finale: incensurato.
( da "Arena.it, L'" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
GIUSTIZIA. Anche un
gesuita nell'indagine sulle cosche trapanesi Processi ritardati, otto agli
arresti L'organizzazione puntava su aspetti della burocrazia per arrivare alla
prescrizione ROMA Un patto tra mafiosi e massoni per ritardare i
processi in Cassazione in cui erano imputati affiliati alle cosche di Trapani e
Agrigento. Boss di "altissimo livello", come hanno confermato il capo
della procura di Palermo Francesco Messineo e il procuratore aggiunto Roberto
Scarpinato, "molto preoccupati" di un eventuale fallimento perché
dovevano riferire a "quelli di Castelvetrano": uomini del boss Matteo
Messina Danaro. A scoprire il sistema carabinieri e Dda di Palermo, che hanno
arrestato in alcune città otto persone: imprenditori legati ad ambienti
mafiosi, un medico condannato per violenza sessuale, un faccendiere in contatto
con senatori e deputati, un impiegato del ministero della Giustizia addetto
alla cancelleria della Cassazione, dove pm e carabinieri hanno perquisito
alcuni uffici, una poliziotta in servizio alla Direzione anticrimine centrale,
accusata di aver effettuato un accesso alla banca dati per controllare la
posizione di un coimputato. La sua posizione è stata stralciata e gli atti
inviati a Roma. Nel provvedimento firmato dal gip di Palermo Roberto Conti gli
arrestati sono accusati, a vario titolo, di concorso esterno in associazione
mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato, accesso abusivo in sistemi
giudiziari e rivelazione di segreti d'ufficio. Il faccendiere, Rodolfo Grancini,
è ritenuto figura centrale dell'inchiesta, partita da accertamenti su famiglie
mafiose di Mazara del Vallo e Castelvetrano e accelerata
grazie ad alcune intercettazioni di Michele Accomando, massone e mafioso hanno
spiegato i pm, finito in carcere nel 2007 per una vicenda di appalti pilotati e
condannato per mafia a 9 anni e 4 mesi. Lui, avvalendosi della collaborazione
di personaggi prezzolati alla Cassazione, aveva organizzato il sistema
ottenendo, dietro pagamento, notizie riservate sullo stato dei
procedimenti riguardanti i mafiosi e, di conseguenza, di pilotare la
trattazione dei ricorsi. L'organizzazione non si incideva sui ricorsi per
distorcere la decisione finale, ma su aspetti burocratici per ritardare l'iter
e arrivare alla prescrizione. Del sistema si sarebbero avvalsi professionisti,
come il ginecologo palermitano Renato Gioacchino Giovanni De Gregorio,
condannato anche in appello per violenza sessuale. "Abbiamo scoperto la
punta di un iceberg perché il sistema era molto ben rodato", ha dichiarato
Messineo sottolineando che indagini e accertamenti sono ancora in corso. Al
momento restano solo indagati il gran maestro Stefano De Carolis, esponente
della Serenissima Gran Loggia Unita d'Italia, che per l'accusa era a
conoscenza, grazie ad Accomando, del piano per pilotare il procedimento in
Cassazione riguardante il boss Giovambattista Agate, fratello del capomafia di
Trapani, Mariano e padre Ferruccio Romanin, gesuita, rettore della chiesa di
Sant'Ignazio a Roma. Al sacerdote, sarebbero state fatte scrivere lettere da
Grancini "previo pagamento di Michele Accomando", per
"raccomandare alcuni imputati di mafia". Messineo ha escluso per il
momento il coinvolgimento di politici legati a Grancini: "Al momento non
abbiamo riscontri". .
( da "Arena.it, L'" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
IMMIGRAZIONE. Oggi a
Strasburgo il parlamento decide le misure sui rimpatri, mentre continuano gli
sbarchi Clandestini, l'Europa vota tra le polemiche Barrot: "Legge giusta,
ma senza barricarsi dietro le frontiere". Appello degli intellettuali:
"Disumana" STRASBURGO Si vota oggi al Parlamento europeo la
"direttiva rimpatri". Una serie di misure che vanno a modificare
norme e procedure di rimpatrio per gli otto milioni di migranti irregolari
presenti nel territorio della Ue. Regole contro le quali si sono mossi quasi
tutta la sinistra, il mondo cattolico, associazioni come Amnesty e numerosi
intellettuali. La legge estende fino a 18 mesi il periodo di detenzione
amministrativa, introducendo il divieto di reingresso per cinque anni per gli
espulsi, istituendo la possibilità di rimpatrio e detenzione anche per i minori
non accompagnati, definendo rimpatrio persino la deportazione in paesi di
transito quali la Libia. Si annuncia battaglia, dunque, a Strasburgo, con un
voto appeso a un filo, tra Popolari e Destra favorevoli, Liberali spaccati,
Sinistra contraria, mentre riecheggia lo strazio delle ultime stragi di
immigrati in mare e continuano gli sbarchi. Tra i vari avvistamenti, proprio
ieri un altro barcone con 72 clandestini, tra cui sette donne e tre bambini, é stato intercettato a cinque miglia da Lampedusa. Gli immigrati
sono poi stati trasferiti nel Centro di prima accoglienza e soccorso
dell'isola. Il presidente di turno dell'Ue, il ministro degli Interni sloveno,
Dragutin Mate, il commissario Ue alla Giustizia, Sicurezza e Libertà Jacques
Barrot e il relatore, il popolare tedesco Manfred Weber, hanno difeso il
compromesso raggiunto. Secondo Barrot obiettivo della direttiva è "una
politica di rimpatri efficace nel rispetto di diritti e sotto il controllo
democratico". Un immigrato irregolare è "evidentemente in
contraddizione con le leggi perché è in una situazione di irregolarita",
ha precisato, sottolineando comunque il suo "no" a un'Europa che si
barrica dietro le sue frontiere, perché si tratta di "un'Europa con un
approccio equilibrato, ma che non consente che si lasci una situazione
disordinata". Trenta intellettuali europei, tra cui Moni Ovadia,
Margherita Hack e i registi belgi Luc e Jean Pierre Dardenne, hanno rivolto un
appello agli europarlamentari perché respingano la direttiva, in particolare le
norme sulla detenzione nel Cpt fino a 18 mesi. "Misura
sproporzionata" hanno detto, "che rappresenta una criminalizzazione
dei migranti, i quali vengono privati della loro libertà e rinchiusi in luoghi
disumani e degradanti, senza aver commesso nessun reato". .
( da "Stampaweb, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ROMA Il Senato
approva con 160 voti a favore e 11 contrari, ma con l'Aventino di Pd e Idv che
non partecipano al voto e restano fuori dall'Aula, il decreto che sospende per
un anno i processi per i reati commessi entro il 30 giugno 2002. La misura, che
le opposizioni hanno ribattezzato "salva premier", ha causato la
rottura del dialogo Veltroni-Berlusconi. Antonio Di Pietro ribadisce che
"questo provvedimento non ha nulla a che vedere con la difesa della
sicurezza degli italiani. L'ipotesi di corruzione in atti giudiziari di un
premier è il reato a più alto allarme sociale che, semmai, andrebbe fatto prima
e non dopo". Il leader Idv conferma che "ci stiamo organizzando per
raccogliere le firme per il referendum e comunque sappiamo che la Corte
Costituzionale, ancora una volta, cancellerà questo tentativo che è già stato
fatto nella scorsa legislatura. Assieme con il
provvedimento sulle intercettazioni faremo un referendum per far sapere che uso
personale e arbitrario delle istituzione fa il presidente del Consiglio".
"Questo è un macigno vero sulla strada del dialogo tra maggioranza e
opposizione", conferma Anna Finocchiaro. "Berlusconi - osserva
la presidente dei senatori Pd - avrebbe potuto comportarsi da statista e da una
persona attenta alle sorti del Paese. Non lo ha voluto fare, forse per paura,
certamente per pregiudizio. Trovo che sia un fatto grave. Noi non possiamo
votare per quell'emendamento". Osserva Nicola Latorre che "se il
problema è quello di assicurare l'immunità a chi governa, per il periodo in cui
governa, in modo di garantire meglio l'autonomia dell'esecutivo, allora
discutiamone in modo approfondito e con i modi e le forme giuste. Ma occorre
distinguere, non si può collegare un'iniziativa di principio di questo tipo,
della quale peraltro si è parlato anche in passato, alla ricusazione del
giudice in cui è imputato il presidente del Consiglio". È il capogruppo
Pdl a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri, a rilevare che "il provvedimento
che stiamo esaminando vara una serie di norme per la sicurezza dei cittadini,
contro l'immigrazione clandestina, contro la mafia, per la confisca più rapida
dei patrimoni mafiosi, per l'aumento della presenza dello Stato sul territorio
con forze di polizia o militari". "Vogliamo accelerare i processi per
i reati di grave allarme sociale per evitare - conclude - che con la
prescrizione si vanifichi l'azione sanzionatoria dello Stato. Si va così nella
direzione auspicata da alcuni magistrati come il procuratore di Torino,
Maddalena, che auspicavano l'individuazione di alcune priorità. Si tratta di
una sospensione, non di un annullamento perchè in Italia vige il principio
della obbligatorietà dell'azione penale". LINK + "Quel giudice voleva
togliermi di mezzo" + "Vergogna, è come 7 anni fa" + Veltroni: "Ora
basta dialogo, Berlusconi ha scelto lo scontro" + Berlusconi ricusa il
giudice di Milano Insorge l'Anm: "Il premier ci denigra" + Al via
l'emendamento blocca-processi Stop al dibattimento Berlusconi-Mills + "Non
governo sotto ricatto".
( da "Riformista, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Pdl il premier al
quirinale, nessuna colomba in giro Stavolta Silvio vuole andare fino in fondo
"Il Pd strilla, ma dovrà tornare al dialogo" Berlusconi tira dritto.
Anche dopo aver incontrato ieri il capo dello Stato al Quirinale. Due ore di
colloquio, presenti oltre a Napolitano e Berlusconi il ministro dell'Economia e
il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Letta. Un incontro già da
tempo nell'agenda del presidente della Repubblica per consentire al premier e a
Tremonti di illustrare la prossima manovra finanziaria. Visto però il timing
del colloquio, caduto il giorno dopo la lettera del premier al presidente del
Senato Schifani sull'emendamento salva-premier al pacchetto sicurezza e
l'esigenza di un lodo Schifani-bis (che si dice potrebbe essere presentato
sotto forma di ddl già in una delle prossime riunioni del consiglio dei
ministri), non si è parlato soltanto di economia. Il premier avrebbe
manifestato a Napolitano tutto il suo disagio per "l'offensiva giudiziaria
nei suoi confronti" con il processo Mills e confermato che andrà avanti
per la sua strada. Dal Colle riferiscono la discussione è stata
"franca". Che tradotto vuol dire: restano le forti perplessità del
capo dello Stato su metodo e sostanza della svolta del Cavaliere. Anche se
entrambi si sono trovati d'accordo sulla necessità che in Parlamento si
ricreino le condizioni per ricucire lo strappo con l'opposizione e riavviare un
minimo di dialogo. Dunque: il premier tira dritto. Anche perché dietro avrebbe
tutta la maggioranza. Dice una fonte berlusconiana di rango che accetta di
parlare a microfoni spenti: "Stavolta non c'è stata la solita divisione
tra falchi e colombe. Persino Letta è stato d'accordo. E sa perché? Perché
siamo tutti sulla stessa barca. Non è come nel 2001. Allora molti tra di noi
lasciarono massacrare Berlusconi pensando alla successione. Adesso no, se i
giudici lo massacrano di nuovo si va tutti a casa, anche l'opposizione. Non c'è
altra uscita". Il colonnello del Cavaliere inserisce di proposito il Pd
nel suo ragionamento sulla Terza repubblica azzerata dall'eterno ritorno delle
leggi ad personam. Non è una provocazione. Forse un paradosso. E la spiegazione
l'ha fornita lo stesso Cavaliere nelle riflessioni di queste ultime ore fatte
coi suoi fedelissimi: "Ci sono settori del Pd cui sotto sotto non dispiace
quello che sta accadendo. Anche loro rifiutano l'idea di una politica che deve
sottostare alla continua tutela della magistratura. A molti dei loro non gliene
frega nulla di un nuovo scontro giudiziario". Il dialogo sulle riforme
però è un'altra cosa rispetto alle soddisfazioni intime e represse della
sinistra non giustizialista, e che magari ha avuto problemi
con scalate bancarie e intercettazioni. La legislatura iniziata due mesi fa,
quella del clima nuovo tra Pdl e Pd, improvvisamente ha cambiato direzione di
marcia. Destinazione: muro contro muro. Come dimostrano le dure polemiche di
ieri a Palazzo Madama, con il capogruppo del Pd Anna Finocchiaro che ha
definito "una forzatura istituzionale davvero enorme" la
lettura della lettera spedita dal Cavaliere al presidente del Senato Schifani
sull'emendamento salva-premier al pacchetto sicurezza e l'esigenza di un
lodo-Schifani bis, che forse sarà presentato sotto forma di ddl già in una
delle prossime riunioni del consiglio dei ministri. Insomma, un film già visto.
Ma il premier non sarebbe del tutto rassegnato alla fine del tanto decantato
"clima cambiato". Innanzitutto ritiene che sinora sia stata appunto
una "questione di clima e basta" e che adesso "c'è stato
finalmente il modo di vedere le carte di Veltroni". Questo, ovviamente dal
suo punto di vista. La miglior difesa è l'attacco, anzi il ribaltamento delle
accuse. Come conferma il portavoce Paolo Bonaiuti: "È Veltroni ad aver
strappato la tela del dialogo". Poi il ragionamento, fatto anche durante
gli incontri di ieri con ministri e vertici del Pdl, prosegue così:
"Veltroni può fare ammuina per un po' per salvare se stesso nel Pd ma poi
quando porteremo in aula le proposte per rilanciare l'Italia su riforme
istituzionali, liberalizzazioni, scuola e altro che farà? Si nasconderà dietro
l'ostruzionismo perché c'è un altro lodo Schifani? A quel punto tutta l'Italia
gli riderà dietro". Perché su un punto è chiaro, il Cavaliere: "Io
vado avanti, noi andiamo avanti. L'Italia è un paese che cammina sul filo del
burrone. Noi vogliamo rifarla insieme con l'opposizione ma se loro non ci
stanno e si fanno risucchiare dai fantasmi del passato amen. Se il tatticismo
odierno di Veltroni si trasforma in strategia fatti suoi. Evidentemente ha
scelto di salvare se stesso cambiando linea. Senza contare che tra un po'
arriveranno i numeri veri del dissesto finanziario di Roma e ne vedremo delle
belle". E in quel "noi" pronunciato con decisione rientrano
anche An e Lega. Certo, al premier non sfugge il fatto che la settimana scorsa
dietro l'opera di spinning preventivo contro i provvedimenti ad personam ci sia
stata la manina di qualche potente colonnello bossiano. Ma stavolta vale la
convinzione svelata in precedenza: "Siamo consapevoli che siamo tutti
sulla stessa barca. Nessuno si può permettere di giocare a perdere, nemmeno la
Lega. Bossi si limiterà ad alzare il prezzo ma sa anche lui che non si può
governare l'Italia con questa continua spada di Damocle dei giudici sulla
testa". Fabrizio d'Esposito 18/06/2008.
( da "Riformista, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Quirinale delusione
e irritazione dopo la breve stagione del dialogo La tela del Colle: "Il
presidente non demorde mai" Prima lo scontro parlamentare al Senato, dove
il Pd ha alzato le barricate. Poi un incontro, ieri pomeriggio, al Colle. Due
ore di colloquio, si legge in una nota del Quirinale, in cui Berlusconi, il
ministro dell'Economia Tremonti e il sottosegretario alla presidenza del
Consiglio Gianni Letta hanno illustrato a Napolitano le linee guida della
prossima finanziaria. Ma sulle misure "salva premier" resta il gelo:
Berlusconi non ha mostrato l'intenzione di voler tornare sui suoi passi. E
Napolitano ha mantenuto tutte le sue riserve. La giornata di ieri non ha certo
migliorato i rapporti tra il capo dello Stato e il premier. La sensazione è che
quel clima nuovo caratterizzato dal fair play istituzionale e dal dialogo per
le riforme sia al giro di boa. Al Quirinale le spiegazioni ruotano attorno a un
unico concetto: Napolitano ha concesso al Cavaliere più di una apertura di
credito. Ora invece, forzando sul decreto sicurezza, il premier ha scelto di
tornare indietro, commettendo un grave errore. Comunque una cosa è chiara:
"Il presidente non demorde mai" dice un consigliere di rango. Quindi
Napolitano non ha alcuna intenzione di abbandonare uno degli aspetti su cui ha
incentrato la sua mission presidenziale, il dialogo, appunto, per realizzare le
riforme. Ciò non toglie, come lasciano trapelare dal Colle, che il presidente
non abbia gradito - per usare un eufemismo - il nuovo corso del Cavaliere. Il
punto è infatti politico. La frattura prodotta con l'introduzione nel pacchetto
sicurezza dell'emendamento "salva premier", di fatto, incrina, e non
poco, il dialogo tra i poli. Con la conseguenza che renderà più difficile per
il presidente, in un clima surriscaldato, invocare le "riforme per il bene
del paese". Ma c'è un altro aspetto, non meno importante. Che riguarda i
rapporti tra i due. Negli ultimi tempi, Napolitano aveva avuto, da Berlusconi,
più di qualche segnale positivo. Già prima del discorso di insediamento del
premier, in una data dall'altissimo valore simbolico come il 25 aprile,
Berlusconi aveva dichiarato: "Sono convinto che tutte le istituzioni del
nostro paese dovrebbero condividere lo spirito delle parole espresse dal capo
dello Stato in uno sforzo ampio e generale teso allo sviluppo e al rilancio
dell'Italia". L'intervento di insediamento del premier, poi, è stato tutto
incentrato sulla non demonizzazione tra gli schieramenti in nome di una
legislatura costituente. Parole molto gradite dal presidente. E andando avanti,
alla voce "buoni rapporti", si potrebbe citare la festa della
Repubblica. Quando, per la prima volta Berlusconi si è fatto vedere ai giardini
del Quirinale, in un clima tutt'altro che formale. Certo, non c'era la Lega.
Anche se, a modo suo, finanche Calderoli aveva espresso un apprezzamento al
capo dello Stato: "È come l'amarone. Col tempo migliora" affermò il
ministro per la Semplificazione. Resta il fatto che per la prima volta il
premier aveva riconosciuto il ruolo del capo dello Stato dopo una campagna elettorale
in cui non aveva certo mandato segnali distensivi: "Sappiamo che ogni
decisione del Consiglio dei ministri dovrà passare per le forche caudine di un
capo dello Stato che sta dall'altra parte" aveva detto il Cavaliere. E
Napolitano, in occasione del 2 giugno, aveva auspicato convergenza sulle
riforme: "I rischi di regressione civile, i fenomeni gravi e preoccupanti
nulla tolgono a uno sforzo che si sta già manifestando, per arrivare a
convergenze in Parlamento su questioni di grande interesse generale, comprese o
a cominciare da quelle delle riforme costituzionali". Altro capitolo,
sempre alla voce "buoni rapporti": la visita di Bush a Roma in cui il
presidente aveva parlato di un "clima più costruttivo" nel nostro
paese dopo le elezioni di aprile. Anche Napolitano, dal canto suo, oltre agli
appelli per le riforme aveva più volte mandato messaggi distensivi diretti al
premier. Come ad esempio in occasione del sessantesimo anniversario
dell'elezione di Einaudi al Quirinale, quando il primo inquilino del Colle ha parlato
di "limpida collaborazione istituzionale senza confusioni e senza
sconfinamenti tra presidente del consiglio e capo dello Stato". Poi il
decreto della discordia. Anticipato dalla crisi
istituzionale (sfiorata) sulle intercettazioni. Il problema è il metodo a
"sandwich", così dicono al Colle, con cui il provvedimento è stato
gestito: dopo la firma del capo dello Stato il decreto è diventato un calderone
in cui è stato inserito di tutto, dall'emendamento sulle prostitute ai
militari. E, soprattutto, l'emendamento "salva premier". Ora
il presidente non può fare nulla ("Quando lavora il parlamento il
presidente tace") ma resta l'anomalia di un decreto firmato "per
motivi di necessità e urgenza" e modificato in corso d'opera. Che tornerà
sulla scrivania del presidente solo una volta convertito in legge. A quel
punto, però, la valutazione sarà sulla correttezza costituzionale e non su
necessità e urgenza: "Nei fatti la vicenda ha pregiudicato le prerogative
del capo dello Stato" tagliano corto al Quirinale con una certa
irritazione. A quel punto, dicono, il problema sarebbe di non facile soluzione.
Visto che un eventuale rinvio della legge ("per manifesta
incostituzionalità") riguarderebbe anche la parte firmata. Tradotto:
Napolitano si sente sotto scacco. Per non parlare di un'altra
"anomalia" che non è piaciuta al Colle, che riguarda l'ammissibilità
degli emendamenti, che con il pacchetto sicurezza c'entrano poco. Con le
pressioni del premier assai di più, come mostrerebbe la lettera inviata da Berlusconi
al presidente del Senato per chiarire che gli emendamenti della discordia sono
governativi, hanno cioè l'avallo politico dal Consiglio dei ministri. Per
Napolitano si tratta di una forzatura dopo l'altra. Berlusconi, dopo
l'incontro, ha dato l'idea di voler tirare dritto senza mediazioni, né
politiche né istituzionali. La luna di miele tra il Colle e Palazzo Chigi è
finita. Almeno per ora. Alessandro De Angelis 18/06/2008.
( da "Stampa, La" del 18-06-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)
Argomenti: Intercettazioni
ASTI. OPERAZIONE
"MONKEY BUSINESS" Canelli I pusher albanesi filmati con la coca
nascosta in cantina Ladri svaligiano due villette Fuga in Bmw MASSIMO COPPERO
FRANCO BINELLO ASTI Inizieranno stamane gli interrogatori dei 12 presunti
trafficanti e spacciatori di cocaina arrestati dai carabinieri nell'ambito
dell'operazione "Monkey business" sulla criminalità albanese. Sette
indagati, nei confronti dei quali il gip Aldo Tirone ha emesso un'ordinanza di
custodia cautelare, sono attualmente ricercati. Secondo la ricostruzione dei
militari del Nucleo investigativo di via Zangrandi, il gruppo avrebbe importato
"neve" di "ottima qualità" dall'Albania al Nord Italia,
dopo una "triangolazione" con l'Olanda. In manette, su richiesta del
pm Luciano Tarditi sono finiti Olsian Martini, 30 anni, benzinaio; la compagna,
Anila Abedini, 32; Julian Zhupani, 31; Xhenit Hyseni, 46; Damian Sulonjaku, 30,
residente a Seregno; Sazan Feimi, 29, di Cuneo; Larisa Doaga, 29, di Alba.
Un'ordinanza di custodia è stata notificata in cella ad Alessandria a Dritan
Abedini, 30 anni, fratello di Anila: sta scontando una condanna a 9 anni con
rito abbreviato per aver detenuto oltre tre chili di cocaina e una pistola
rubata, ritrovati dagli investigatori nel maggio 2007 nel suo appartamento in
via dei Vetrai. Arrestati anche tre presunti "pusher" astigiani:
Gabriele Di Stasio, 41, magazziniere in un supermercato, Gianni Valfrè, 38, di
Cisterna, dipendente di una segheria e Giuseppe Catarisano, 45, imprenditore
edile (è stato preso in Calabria, terra d'origine della famiglia). In cella
infine Germana Zlatkova, 26, bulgara, domiciliata in città, legata a Dritan
Abedini. Oltre al "covo" di via dei Vetrai (zona stazione), la banda
disponeva anche di un'altra base logistica, in un appartamento di corso Savona
289, dove vive Martini. "Decisive per l'inchiesta - ha
spiegato il pm Tarditi - insieme alle centinaia di telefonate intercettate,
anche le immagini riprese dalle microtelecamere nell'appartamento di via dei
Vetrai e nella cantina dello stabile di corso Savona". Qui sono stati
filmati gli albanesi mentre si scambiano denaro e pacchetti, ritenuti i
"panetti" di cocaina. In un caso è stato documentato il
passaggio di un involucro contenente, secondo gli investigatori, circa
( da "Stampa, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
LA LUNGA BATTAGLIA
DELL'ACCUSA I pm Zocco e Ferraro saranno fianco a fianco al dibattimento Marco
Zocco e Vittore Ferraro sono i sostituti procuratori della Repubblica di
Sanremo che con la condanna in abbreviato di Carlo Ghilardi e il rinvio a
giudizio dei nove imputati per il caso-Bianchi hanno
concluso ieri la prima tappa di un'attività istruttoria complessa che avevano
avviato con le prime intercettazioni telefoniche e ambientali già nel 2004,
avvalendosi di personale investigativo messo a disposizione della Squadra
Mobile di Genova. Il loro riserbo, anche ieri, è sempre stato assoluto. Nessun
commento, neppure dopo la sentenza. Ad attenderli c'è probabilmente uno
dei processi più articolati e complessi che l'ufficio indagini sanremese abbia
portato in porto negli ultimi dieci anni, uno dei pochi con due magistrati a
rappresentare l'accusa. I reati contro la pubblica amministrazione hanno
caratterizzato il lavoro del tribunale degli ultimi tempi con i dibattimenti
che in primo grado, sempre in materia di corruzione, hanno portato in
procedimenti diversi, alle condanne dell'ex sindaco di Ospedaletti Parrini e
dell'ex assessore al Turismo di Sanremo Antonio Bissolotti. \.
( da "AprileOnline.info" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
ANPI*, 17 giugno
2008, 13:11 Dibattito Con la legge-vergogna sulle intercettazioni Berlusconi
sferra un clamoroso attacco alla democrazia, alla libertà e alla giustizia,
creando un'emergenza democratica a cui si aggiunge la minaccia ai diritti dei
lavoratori e l'esercito per le strade. Ma cosa fa il governo-ombra in tutto
questo? Com'è possibile che dal centrosinistra non giungano altro che timorosi
e fastidiosi balbettii?! Con il governo di sua proprietà, Silvio Berlusconi ha
varato l'ennesima legge-vergogna della sua nuova avventura da presidente del
consiglio . I magistrati avranno pochissime possibilità di
intercettare (e dunque di provare reati) con la soglia dei reati sopra ai 10
anni . I giornalisti non avranno nessuna possibilità di pubblicare le
intercettazioni (e dunque di farle conoscere ai cittadini). Così il problema
della legalità sarà risolto: non sapremo più nulla di truffe come
"Calciopoli", non sapremo più nulla di "furbetti del quartierino",
non sapremo più nulla di Parmalat e di reati finanziari, non sapremo più nulla
delle "cliniche degli orrori" (l'ultima recente inchiesta è nata per
truffa, reato ora sotto la soglia dei 10 anni, voluta da Berlusconi e dal vero
ministro della giustizia, il suo avvocato Ghedini) . Non si potrà intercettare
neppure per scoprire i rapitori di un bambino (sequestro di persona: pena 8
anni, quindi sotto i 10 anni) . Un'altra legge-vergogna che è anche una
legge-vendetta: contro i magistrati che hanno sentito più volte la voce di
Berlusconi, che non era intercettato, ma parlava con amici intercettati (Saccà,
solo per esempio) . Una legge preventiva : così Berlusconi evita di cadere di
nuovo nella rete di nuove indagini in futuro . Un'altra legge "ad personam"
, la più clamorosa delle leggi ad personam , perché fatta su misura non di una
persona sola, ma dell'intera casta dei politici e degli imprenditori, che
potranno continuare a delinquere senza alcun fastidio, nemmeno di leggere sui
giornali le proprie conversazioni . Il Consiglio d'Europa, nato per tutelare i
diritti umani, ha sancito che per quanto riguarda i politici e gli
amministratori pubblici, l'invocata e pretesa privacy ha meno valore, perche'
deve prevalere sempre il diritto del cittadino ad essere informato". I
magistrati e i giornalisti che hanno intenzione di resistere, dovranno
preparare l'obiezione di coscienza: ordinare e pubblicare intercettazioni
contro la censura di regime, anche a costo di andare in galera . Questa è vera
emergenza democratica: paralizzata la magistratura, imbavagliata
l'informazione, minacciati i diritti dei lavoratori e per finire l'esercito per
le strade . Altro che nuovi rapporti tra maggioranza e opposizione : le destre
costruiscono un regime e dal "governo ombra" non giunge neppure
l'ombra di una vera opposizione . Com'è possibile che in Parlamento soltanto un
veemente Di Pietro reagisca al più pericoloso e incredibile attacco alla
democrazia, alla libertà e alla giustizia . Com'è possibile che dal centrosinistra
non giungano altro che timorosi e fastidiosi balbettii?! In tutta Europa, solo
l'Italia non ha più una forza di sinistra e socialista in Parlamento, anche
grazie alla legge truffa del sistema elettorale maggioritario e senza voto di
preferenza : senza una vera opposizione il Paese è condannato all'agonia, nelle
mani di un regime corrotto e reazionario . Nel sostanziale e imbarazzante
silenzio dei media, soltanto poche, deboli ma coraggiose voci, tentano di
resistere e scuotere un Paese distratto e incosciente. Bisogna reagire e
resistere a tutto questo e l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia c'è :
c'è sempre stata. *Ass. Naz. Partigiani d'Italia - Pianoro.
( da "AprileOnline.info" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Renzo Butazzi, 16
giugno 2008, 20:52 Riso amaro Nelle siepi dei giardini Vaticani, forse per
opera del Mossad, erano state installate cimici destinate a registrare la
conversazione tra Benedetto XVI e George W. Bush durante la loro recente
passeggiata in quei viali. Per un caso fortuito siamo entrati in possesso della
registrazione, di cui pubblichiamo la parte più interessante prima che farlo divenga
pericoloso George. Santità, tutti sappiamo che l'Iran è un grave pericolo per
la civiltà occidentale e che la sua religione è nemica mortale di quella
cattolica. Spero, anzi sono certo, che anche voi Santità volete che sia punito.
Benedetto. Possiamo capire che lei ragiona da capo di stato, di un grande
stato. Però, in nome della bontà, della generosità, e della pietà della nostra
madre chiesa, riteniamo che ogni malvagio vada convertito, prima o dopo la
punizione. Ce lo impone il Signore che ha detto: "date a Cesare quello che
è suo e a Dio ciò che è di Dio". A Cesare interessa il potere ma Dio e la
Chiesa amano soprattutto le buone azioni. Lei mi capisce, nevvero? George.
Capisco, capisco, cosa intendete Santissimo Padre. Mi permetto di suggerirvi, a
questo proposito, una certa cautela nella valutazione delle azioni petrolifere.
Ora è il momento di lasciarle per impegnarsi in altre buone azioni. Fino ad
oggi i nostri petrolieri mi ascoltano, ma domani, quando non sarò più
presidente? Io stesso e alcuni importanti amici stiamo alleggerendo il nostro
impegno in quel settore.. Benedetto. La ringraziamo della sincerità che non ci
stupisce, stimabile presidente. Però nemmeno ci sorprende quanto ci ha
rivelato. La divina provvidenza, che ci guarda e protegge tutti, è
particolarmente benevola con noi, forse immeritatamente. Ci suggerisce sempre
cosa è più opportuno fare per la gloria e la forza di santa madre chiesa. Anche
noi, dunque, stiamo vendendo. George. Allora, Santità, forse la divina
provvidenza vi avrà anche spiegato che la punizione da infliggere all'Iran
potrebbe compensare il peggioramento di certe buone azioni con il miglioramento
di altre. Per esempio, se ne avvantaggerebbero le già buone azioni
dell'industria militare, che con l'aiuto e la benedizione della vostra chiesa
potrebbero tramutarsi in azioni ancora più buone. Benedetto. E' un argomento
delicato, difficile da trattare da questo soglio. La Chiesa che rappresentiamo,
sia pure indegnamente, non potrà mai ammettere che strumenti di morte possano
contribuire ad arricchirla. A meno che essa non li maneggi e, grazie al santo
fine, non si trasformino in buone azioni nelle mani di altri. George. Di questo
non dovete preoccuparvi, altissima Santità. Anche soltanto parlare di punizione
dell'Iran per liberarlo dal demonio, potrebbe trasformare in buone, anzi,
ottime azioni quelle cui avevo accennato. In ogni caso, Santità, penseremmo noi
a tutto, come sempre. Voi, Santità, dovreste solo lasciarci fare, mostrando
comprensione con un benevolo silenzio. I cattolici nel mio paese sono tanti e
la loro amicizia è importantissima. Aiutateci a conservarla con la vostra
saggezza. Benedetto. Lei è un amico sincero, signor presidente. E se le vostre
azioni saranno buone, faremo il possibile perché i nostri diletti figli
d'oltreoceano restino amici suoi e dei suoi amici.
( da "AprileOnline.info" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Andrea Scarchilli ,
18 giugno 2008, 17:56 Approvati dal Senato gli emendamenti salva premier,
l'opposizione lascia l'aula. L'Associazione nazionale magistrati: "Saranno
sospesi centomila processi, perderemo solo tempo". Ma così Berlusconi, in
attesa del sì della Camera, sarebbe blindato sul versante del processo Mills.
Ed è in arrivo la riedizione del lodo Schifani Non sono servite a niente la
contrarietà del Presidente della Repubblica, né le richieste del segretario del
Partito democratico Walter Veltroni, che ha indicato il ritiro dei due
emendamenti come condizione essenziale per la prosecuzione del dialogo tra
maggioranza e Pd. Le proposte di modifica - quelle che portano il nome dei
presidenti di Commissione Carlo Vizzini e Filippo Berselli ma sono state messe
a punto personalmente dal legale del presidente del Consiglio Niccolò Ghedini -
sono state approvate dall'Aula del Senato. Entro martedì Palazzo Madama finire
di approvare il decreto per poi passare all'esame del disegno di legge
collegato, quello che contiene il reato di clandestinità. La mattinata di oggi
(mercoledì), è passata alle cronache per le polemiche per l'approvazione degli
emandamenti "salva premier". Al computo finale sono mancati i voti di
Pd e Italia dei valori. Poco prima della votazione, la capogruppo democratica
Anna Finocchiaro ha annunciato l'uscita dei senatori dei due principali gruppi
di opposizione. Sono rimasti a votare no, invece, i tre radicali (che hanno
scelto di rimanere per ricordare meglio, ha detto Emma Bonino, "una pagina
buia della storia della Repubblica") e quelli del gruppo misto, compresi i
tre dell'Udc. Con i senatori a vita il numero dei voti contrari è arrivato a
undici. Centosessanta i "sì". Sprezzante, ad approvazione avvenuta,
il capogruppo della Lega Nord Federico Bricolo: "Se voi state dentro o
fuori dall'aula per noi cambia poco, tanto cambieremo questo Paese alla faccia
vostra". Si tratta, a dire la verità, di un film già visto in altre
circostanze: Silvio Berlusconi che interviene direttamente sul Parlamento per
ostacolare procedimenti giudiziari in cui è coinvolto. Il tandem di emendamenti
targati Vizzini - Berselli sospende per un anno tutti i processi con pena
inferiore a dieci anni di reclusione (a patto che il reato da giudicare sia
stato commesso entro il 30 giugno 2002 e non si sia ancora chiuso il
dibattimento di primo grado) e assegna agli altri una "corsia
preferenziale". Nella sostanza, il premier non potrebbe più essere
giudicato per la presunta corruzione in atti giudiziari dell'avvocato inglese
David Mills. Per un anno, ma Berlusconi ha già annunciato (anche nell'ultimo
incontro con Veltroni) di essere intenzionato a reintrodurre, nel corso dei
dodici mesi di sospensione, il "lodo Schifani" e bloccare per tutta
la durata della funzione i processi contro le più alte cariche dello Stato.
Compresi, ovviamente, quelli a danno del presidente del Consiglio: è la
medesima norma che venne bocciata dalla Corte costituzionale nella legislatura
2001 - 2006, ma stavolta è pronta la riedizione che tenga conto dei rilievi
della Consulta. Il tempo farà il resto, visto che per le accuse contro
Berlusconi si arriverà alla prescrizione alla fine dell'anno prossimo. Un
delitto perfetto, insomma, che eviterebbe al premier fastidiosi azzoppamenti
giudiziari. L'Associazione nazionale dei magistrati ha fatto sapere che gli
effetti non si avranno solo sulla fedina penale del premier. Accanto a quello
di Berlusconi, saranno sospesi più di centomila processi. Gioacchino Natoli,
vicepresidente del sindacato delle toghe, ha detto che il provvedimento è
inutile per l'economia della giustizia: "Ci farà solo perdere tempo".
Non basta. L'offensiva del Cavaliere si è sviluppata anche sul versante
processuale. Lo staff di avvocati guidati da Niccolò Ghedini ha ricusato il
giudice del processo Mills Nicoletta Gandus, presentando in Procura un
carteggio fitto fitto che è imperniato su tre prese di posizione del magistrato
contro provvedimenti del precedente governo Berlusconi. Tutto finirà
probabilmente nel nulla: già il sostituto procuratore Laura Bertolè Viale ha
espresso un parere negativo sull'istanza portata avanti dai legali del premier.
In ogni caso l'obiettivo è raggiunto: il processo, che nelle ultime settimane
aveva subito un'accelerazione, sarà rallentato. Giusto il tempo far approvare
anche alla Camera gli emendamenti salvifici, inseriti nel decreto sicurezza
aggirando il parere di Giorgio Napolitano. Lui stesso, a questo punto, può fare
ben poco. Anche se non controfirmasse il decreto convertito in legge
appellandosi ai motivi di "manifesta incostituzionalità", la
maggioranza può riapprovarlo tale e quale. Ed è quanto, in realtà, ha messo in
conto di fare Berlusconi. L'opposizione incassa, il Partito democratico sceglie
di rompere il dialogo. Veltroni lo ha annunciato a Napolitano (tenendo aperto
uno spiraglio nel caso la maggioranza decidesse di ritirare gli emendamenti) e
lo ribadirà venerdì, davanti all'Assemblea costituente del partito. La
Finocchiaro ha spiegato i motivi della scelta, dicendo che il colpo di mano del
premier segna "una cesura seria nella possibilità di una relazione tra
maggioranza e opposizione ed è un peccato. Berlusconi avrebbe potuto cogliere
l'occasione stavolta in un quadro politico così semplificato e con una
disponibilità al confronto di chiudere la transizione italiana e avviare la
fase della democrazia e del bipolarismo maturo". Ma il premier "non
lo vuole fare con questo atto. Io lo trovo francamente inspiegabile: avrebbe
potuto comportarsi da statista e da persona attenta alle sorti della democrazia
del Paese che governa. Mi pare che non l'abbia voluto fare solo per paura,
certamente per pregiudizio, trovo che sia un fatto grave. E' un rischio che
Berlusconi corre senza valutare la posta in gioco". L'Italia dei valori
pensa a percorrere altre vie, come ha annunciato il leader Antonio Di Pietro:
"Ci stiamo organizzando per la raccolta di firme per
un referendum su questo provvedimento anche se pensiamo e siamo sicuri che la
Corte costituzionale cancellerà questo tentativo, come ha già fatto in passato".
La stessa strategia, ha detto l'ex pm di Mani Pulite, verrà seguita con il
provvedimento sulle intercettazioni.
( da "Velino.it, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Il Velino presenta,
in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite. ECO -
Roma, Federalberghi punta sulla promozione per rilancio turismo Roma, 18 giu
(Velino) - Aumentare la promozione per contenere la flessione delle presenze
nella Capitale. Sarà questa la linea che Federalberghi Roma adotterà per
fronteggiare la difficile situazione in cui versa il turismo capitolino. L'occasione
per fare il punto della situazione è l'assemblea ordinaria dell'associazione,
dove a tenere banco sono le ultime rilevazioni diffuse dall'Osservatorio
dell'Ebt, l'ente bilaterale per il turismo della Regione Lazio. Per la prima
volta dopo sette anni la Capitale e il suo hinterland fanno registrare un saldo
negativo che oscilla fra il sei e il sette per cento rispetto ai primi cinque
mesi del 2007. Un dato che al suo interno racchiude un ulteriore campanello
d'allarme, perché a far registrare i maggiori ribassi sono due fra le nazioni
che da sempre costituiscono i prevalenti punti di partenza dei flussi diretti a
Roma, gli Stati Uniti (-14 per cento) e il Giappone (-17 per cento). è da
questi dati che si sviluppa la riflessione di tutto un comparto che dopo i
risultati degli anni scorsi – che avevano indotto gli osservatori a definire
Roma “la locomotiva d'Italia” in tema di turismo – adesso teme di piombare
nuovamente nella crisi successiva all'11 settembre 2001. “Sul lato
internazionale ha pesato il rafforzamento dell'euro sull'area dollaro e sullo
yen e dal momento che siamo a rimorchio del gigante americano, si è verificata
una situazione di stallo. Siamo fiduciosi tuttavia che l'anno prossimo la nuova
presidenza Usa rilancerà la propria moneta e ne beneficeranno l'Italia e gli
altri paesi europei – ha affermato a margine dei lavori il presidente di
Federalberghi Roma, Giuseppe Roscioli –. Per quanto riguarda i flussi interni
hanno invece inciso la crisi politica che ha portato a elezioni anticipate, la
recessione economica e l'emergenza rifiuti in Campania”. Nella consapevolezza
che quello in atto sarà un trend che “probabilmente durerà fino a fine anno”,
l'obiettivo è appunto di limitare le perdite. A cominciare dalle flessioni più
facili da riassorbire, quelle del turismo interno e dei paesi limitrofi. Un
obiettivo per il quale l'associazione di categoria ha dato vita a un consorzio
ad hoc costituito da oltre 400 alberghi e incaricato di delineare le strategie
per superare la difficile congiuntura. “Bisogna puntare sulla promozione – ha
esortato il presidente capitolino di Confcommercio Cesare Pambianchi –. Non
dimentichiamo che siamo il popolo del 3x2”. Nessuna novità, invece, sulla
possibilità di introdurre una tassa di soggiorno per ripianare il deficit del
Campidoglio. Misura nei confronti della quale Federalberghi, come già
anticipato dal VELINO nei giorni scorsi, esprime la più netta contrarietà.
Nemmeno un'imposta sul turismo “mordi e fuggi”, avanzata dalla Uil
nell'incontro di lunedì tra sindacati e il sindaco Alemanno, trova una
posizione meno rigida dell'associazione. “Parliamo di persone che non
alloggiano a Roma e quindi sono ancora più difficili da intercettare. Che
facciamo, mettiamo i gabellieri per strada? – ha ironizzato Roscioli –. A Roma
esiste già il 'piano pullman', che fa pagare l'ingresso in città, pone limiti
al numero di mezzi pesanti e frutta sette-otto milioni di euro l'anno. Ci sono
momenti in cui c'è bisogno di una presa di coscienza delle istituzioni nei
confronti dei nostri problemi. Per questo capisco l'impellenza di temi come
l'istituzione del distretto federale di Roma capitale o i problemi di bilancio,
ma sono dispiaciuto dell'assenza dei rappresentanti del Comune”. Nè il sindaco
Alemanno, infatti, né il suo vice Mario Cutrufo hanno preso parte
all'assemblea. Due assenze alle quali ha riservato una frecciata anche
l'assessore provinciale al Turismo Patrizia Prestipino, accompagnandola con una
netta censura “per la sola idea di ridimensionare eventi culturali come l'Estate
romana, la Notte bianca o la Festa del cinema”. Tutti temi sui quali, secondo
l'esponente della giunta Zingaretti, “sarà necessario aprire una riflessione
seria con l'amministrazione comunale”. è tuttavia l'assessore regionale al
Turismo Claudio Mancini a indicare concretamente una possibile soluzione alle
difficoltà della categoria. L'idea, in una certa misura avanzata in passato già
da Walter Veltroni quando era sindaco, è di versare direttamente a livello
locale parte del gettito Iva di operatori e strutture ricettive per finanziare
le spese straordinarie che gli enti locali devono sostenere per i flussi
turistici: “In un regime di federalismo fiscale verso il quale ci stiamo
avviando, non si provocherebbero ripercussioni sui prezzi e sarebbe un incentivo
agli enti locali ad abbassare l'Iva alle imprese turistiche, magari con una
flessibilità legata a obiettivi specifici. Ad esempio potrebbe essere una
soluzione per 'stare' sui mercati al momento più critici, come quello
americano”. Una proposta che Mancini avanzerà ufficialmente al governo nel
corso della conferenza nazionale sul turismo che si terrà nel fine settimana a
Riva del Garda e che l'assessore – concorde con l'idea del sottosegretario
Brambilla di istituire un coordinamento nazionale per aumentare l'efficienza
dei numerosi enti turistici esistenti nel Paese – ha definito la “sede
privilegiata per esaminare gli orientamenti del nuovo governo”. (fan) 18 giu
2008 17:41.
( da "Stampa, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
CRESCENTINO Ladri in
casa mentre i proprietari dormono Arrestati due torinesi A Scopa colpo in un
cantiere, furti al bowling di Serravalle Stavano rubando in casa mentre gli
abitanti dormivano nell'altra stanza e non si erano accorti di nulla. L'arrivo
dei carabinieri ha sorpreso gli uni e svegliato gli altri così i ladri - due
professionisti dei furti in appartamento - sono stati arrestati. E' successo
l'altra notte alle
( da "Stampa, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni
Luca Ricolfi A CARTE
SCOPERTE Peccato. Era probabilmente ingenuo sperarci, ma in molti ci eravamo
augurati che fosse iniziata una nuova stagione politica. Forse non una stagione
esaltante, di concordia nazionale e di rinascita dell'Italia, ma almeno una stagione
di proposte ragionevoli e costruttive. Una stagione in cui i politici, pur
continuando a litigare fra loro, si occupassero anche un po' di alcune cose che
stanno a cuore a noi: sicurezza, tenore di vita, servizi sociali. Dopotutto
molte delle cose che in questi mesi il centro-destra ha fatto o si accinge a
fare erano copiate dall'opposizione. Il pacchetto sicurezza riprendeva molte
misure volute da Giuliano Amato, l'aliquota fissa sugli affitti ripropone
un'idea cara a Rutelli e alla Margherita, la riforma dei servizi pubblici
locali dovrebbe seguire il tracciato del disegno di legge Lanzillotta. Insomma,
per molti versi il governo Berlusconi stava facendo le stesse cose che avrebbe
voluto fare il Pd, e che il Pd non fece solo per non litigare con Rifondazione
comunista. E invece no. Ora torneremo allo scontro e alla diffidenza, perché
Berlusconi ha scoperto le carte e nessuno dei suoi osa fiatare. Che cosa ci
dicono le carte che ora si vanno scoprendo una dopo l'altra? La prima carta ci
rivela che la priorità delle priorità di Berlusconi è proteggere se stesso.
Emendamento "salva Rete 4", limiti alle
intercettazioni e alla libertà di stampa, norme per fermare il processo Mills,
ricusazione del magistrato che dovrebbe giudicare il premier, riproposizione
del lodo Schifani, tutto indica che ci risiamo: Berlusconi avrà anche un'idea
del futuro dell'Italia, ha sicuramente ragione in alcune critiche alla
magistratura, ma quando si mette in movimento è del tutto incapace di
separare l'interesse personale da quello del Paese. Come ha suggerito Vittorio
Feltri ieri su Libero, sarebbe molto meglio che parlasse chiaro dei propri guai
senza pretendere di ridisegnare istituzioni e regole solo per bloccare un
singolo processo, quello che lo riguarda. La seconda carta ci rivela che
Berlusconi confonde sicurezza e legalità. Sia le norme sulle intercettazioni
sia quelle sulla sospensione dei processi "minori" tendono a limitare
l'azione di contrasto della criminalità ai soli reati considerati di forte
"allarme sociale", e allentano la presa su quelli che - non toccando
direttamente il cittadino medio - suscitano minori ansie e paure. Rientrano
tipicamente in questa categoria i reati ambientali, economici, finanziari,
ossia i cosiddetti reati dei "colletti bianchi": in poche parole i
reati commessi da dirigenti, funzionari, impiegati, imprenditori, finanzieri,
politici, ivi compresi - naturalmente - alcuni reati di cui è stato accusato
Berlusconi. Dettando alla magistratura le priorità sui reati da perseguire, e
pretendendo di accantonare i procedimenti per reati di minore allarme sociale,
il governo mostra che, ammesso che qualcosa gli importi della sicurezza, della
legalità gli importa invece ben poco. Questo è un guaio, non tanto e non solo
perché in troppi la faranno franca, ma perché se il Paese è ridotto nello stato
in cui è dobbiamo dire grazie anche alla continua e spudorata violazione delle
regole del vivere civile. Se ci fosse un po' più di legalità, non avremmo ogni
anno 80 miliardi di sprechi nella Pubblica Amministrazione e 100 miliardi di
evasione fiscale. E magari sarebbe anche meno diffuso quel senso generale di
ingiustizia, di iniquità e di impotenza che si è impadronito di tanti
cittadini. Ma c'è anche una terza carta che sta venendo allo scoperto. Il governo
non solo se ne infischia della legalità, ma sembra curarsi ben poco della
stessa sicurezza. Dalle maglie artificiosamente allargate per salvare i
"colletti bianchi", oltre a vari reati finanziari stanno uscendo
anche reati di forte allarme sociale. Succede così che, con le nuove norme, non
possano più essere intercettati i soggetti sospettati "soltanto" di
associazione per delinquere semplice, truffa, rapina. E rischiano di essere
sospesi migliaia di procedimenti per reati predatori, come lo scippo o il furto.
Per non parlare dell'aspetto simbolico di questi provvedimenti. La sospensione
per un anno (o per sempre?) dei processi minori di fatto funzionerà come
un'amnistia mascherata, e nel frattempo manda un segnale opposto a quello che
si intendeva inviare con il reato di clandestinità. Quanto a quest'ultimo, e
più in generale alla minaccia di norme più severe contro gli irregolari, la
loro credibilità resta minima perché non è accompagnata né da provvedimenti
capaci di accelerare i processi né da stanziamenti adeguati in materia di
edilizia carceraria.