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DOSSIER “INTERCETTAZIONI”

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Report "Intercettazioni"

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Indice delle sezioni

Intercettazioni (46)


Indice degli articoli

Sezione principale: Intercettazioni

'Ndrangheta, 33 fermi a Reggio Calabria ( da "Corriere.it" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettati dai carabinieri, parla dei suoi rapporti con alcuni politici per alcuni dei quali mostra scarsa considerazione o li considera negativamente. Parlando poi di una consultazione per il rinnovo del consiglio comunale di Bova Marina, Altomonte afferma che i Vadalà sono scesi direttamente in campo perchè "vogliono prendere tutto il dominio politico così come hanno fatto

Magistrati, già finita la tregua: <Siamo tornati al 2001> ( da "Corriere.it" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettazioni e sulla sospensione dei dibattimenti. Un modo per rendere più difficili, o bloccare, inchieste e processi. In particolare quelli che riguardano Berlusconi. "Siamo tornati al 2001", si sente ripetere dalle toghe che ben ricordano la stagione cominciata con la legge proposta a luglio quell'anno per annullare le rogatorie su cui si basavano i processi per corruzione

Martino: bravo Silvio, ora attento a non incepparti ( da "Corriere.it" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: e si concentri su temi in cui è prevalente l'interesse generale": "Il provvedimento sulle intercettazioni è sacrosanto. Ed è giusto anche l'emendamento sui processi. L'obbligatorietà dell'azione penale è ormai una farsa. È diventata l'arbitrarietà dell'azione penale. Perciò, che l'esecutivo detti una linea d'indirizzo non mi pare sbagliato.

Diritto di cronaca ( da "Stampaweb, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettare finanziamenti privati. Come reclutare i professori. Nei prossimi cinque anni è previsto un ricambio del 47% del corpo docente (soltanto l'8% degli associati e l'1% degli ordinari ha meno di 40 anni), dunque servono nuove regole. Il reclutamento dovrà passare in primo luogo attraverso una verifica nazionale per garantire il controllo della comunità scientifica sulla qualità

L'imprenditore "fratello" cerniera con la mafia ( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: come gli inquirenti hanno appreso dalle intercettazioni, interessavano molto quelli di "Castello di vetro", espressione con la quale sono stati identificati quelli di Castelvetrano, ossia i mafiosi della famiglia di Matteo Messina Denaro. E peraltro gli stretti legami tra Accomando e Messina Denaro erano venuti fuori già lo scorso anno nell'ambito dell'indagine per la quale l'

Provvedimenti in sonno, carte sparite e il patron dell'hotel mosè restò a casa - salvo palazzolo ( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: "Loro dovrebbero ritardare dietro compenso", dicevano intanto le intercettazioni dei carabinieri. "Questo siamo d'accordo, stabilire il compenso e stabilire i tempi". Grancini rassicurava che la pratica sarebbe rimasta ferma in Cassazione. E non sospettava di essere ascoltato. Ma, poi, qualcuno se ne accorse a Palermo.

Nella deriva di una teocrazia - mario centorrino ( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettazioni), l'immigrazione clandestina, il Partito democratico sta annaspando giocando alle "anime belle" che deprecano ma non assalgono. Chi si può identificare in un'opposizione buonista, cioè in un sostanziale ossimoro? E come si può acquisire senso di appartenenza a un partito melassa che discute ora sui massimi sistemi (

Preso il boss denunciato da noviello - irene de arcangelis ( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Telecamere e intercettazioni fecero il resto, e Cirillo e i suoi uomini vennero arrestati. Il coordinatore del racket venne condannato in primo grado, la conferma in appello arrivò nel 2004. Quindi il ricorso in Cassazione, quando Cirillo era già stato scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare.

Di nicola "a bologna le intercettazioni telefoniche sono in calo" ( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: A Bologna le intercettazioni telefoniche sono in calo" La spesa per le intercettazioni telefoniche e per quelle ambientali, negli ultimi anni a Bologna ha fatto registrare un calo. Lo dicono le statistiche della Procura, riprese dal procuratore capo Enrico Di Nicola già nel suo discorso di inaugurazione dell'anno giudiziario,

Cofferati: in 5 anni investiti 400 milioni ( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: obbiettivo del mandato è intercettare tasse evase per 100 milioni. Altro cespite che ha contribuito al bilancio è quello delle multe. Non perché sono cresciute, ma perché è aumentata la propensione al pagamento. In parole povere, fino a un po di tempo fa i bolognesi non si curavano di pagare le contravvenzioni, salvo constatare da qualche anno che poi arrivano raddoppiate.

Il cuore del distretto batte ancora forte ( da "Tirreno, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: stentano a intercettare. Da qui, la necessità di dare fiducia ai giovani e di chiamarli, come lunedì, al confronto. Per Francesca Fani, che oltre a essere da poco vicepresidente dell'Unione rappresenta l'azienda meccanotessile di famiglia, uno dei nodi dei pratesi è il fatto di essere "deficitari per quanto riguarda la cultura d'impresa"

Gli antichi strumenti a fiato incontrano elettronica e web - gigi razete ( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: elaborare e miscelare ai suoni prodotti sul palco dai musicisti una serie di frammenti intercettati da emittenti internazionali. Altro elemento di aleatorietà sarà quello di chiamare a intervenire, attraverso sorteggio, alcuni dei musicisti del collettivo FolkaLab presenti in platea perché si inseriscano, coi loro strumenti, nel flusso sonoro complessivo prodotto dal gruppo base.

E la talpa alla suprema corte rassicurava "il fascicolo dorme tranquillo e sereno" - salvo palazzolo ( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: sospettava di essere intercettato dai carabinieri di Trapani e di Agrigento. Nella sala ascolto giungevano anche i fax. Così, i pm Paolo Guido, Fernando Asaro e Pierangelo Padova hanno letto in diretta la lettera del gesuita, che doveva essere spesa in Cassazione: "Sono rimasto colpito dalla vicenda giudiziaria che ha colpito questo ragazzo e dal profondo dolore di queste sue donne.

Cemento finto e gallerie di cartone le mani dei clan sulla statale 106 - attilio bolzoni ( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Ci sono intercettazioni telefoniche - fra dipendenti della Condotte e i titolari di quelle imprese - dove si parla soltanto di betoniere e di "dosaggi" d'acqua e calcestruzzo. è tutto il "contesto calabrese" che sta trascinando una delle più grandi imprese italiane di costruzioni in un buco nero.

"così boss e massoni aggiustavano i processi" - alessandra ziniti ( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: dicevano al telefono intercettati gli intermediari dei boss. E quelli, secondo i pm della Dda di Palermo coordinati dall'aggiunto Roberto Scarpinato che hanno chiesto e ottenuto otto ordini di custodia cautelare, sarebbero gli esponenti della cosca mafiosa di Castelvetrano guidata dall'ultimo grosso latitante di Cosa nostra,

"ormai il pdl è maggioranza e opposizione" - emanuele lauria ( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: qui la gente è scontenta ma noi non riusciamo neppure a intercettare il voto di protesta. E il centrodestra, da solo, fa maggioranza e opposizione". C'era una volta la Primavera di Catania: città "nera" per antonomasia, ma capace nel '93 di mandare al ballottaggio per Palazzo degli elefanti due candidati del centrosinistra, Enzo Bianco e Claudio Fava.

I naufragi e il maltempo non fermano gli sbarchi ( da "Tirreno, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: è stato intercettato l'altra notte da una motovedetta della Guardia Costiera a cinque miglia dalla costa. La seconda "carretta" con 52 immigrati, tra cui cinque donne, è stata invece raggiunta ieri pomeriggio dalla nave Fenice della Marina Militare, mentre "arrancava" sulle onde rischiando di capovolgersi.

Diritto di cronaca: i giornalisti sciopereranno contro il bavaglio ( da "Tirreno, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: come si profila con il disegno di legge sulle intercettazioni presentato dal Governo". La Federazione nazionale della stampa e l'Ordine dei Giornalisti, con la partecipazione dell'Unione nazionale cronisti, ribadiscono la loro posizione sul provvedimento e la possibilità che si ricorra allo sciopero, anche per più giorni e insieme chiedono al governo di modificarlo.

La riduzione al silenzio ( da "Repubblica.it" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: intercettazioni: vai in Parlamento e trova una soluzione condivisa. Berlusconi finge di abbozzare. Rinuncia a regolare le intercettazioni per decreto (oggi, disegno di legge). Non rinuncia a rendersi "sacro". Ordina a due turiferari di proporre un codicillo che sospende il processo Mills per un anno: tempo utile per far votare la sua inviolabilità fino a quando sarà al governo

Legge bavaglio, non cediamo al ricatto ( da "Unita, L'" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: continuare a scrivere notizie nonostante il bavaglio del ddl intercettazioni. Ha ricevuto numerose risposte, eccone alcune: Un ddl che piega la stampa libera Tutta la redazione di "ANTIMAFIADuemila", a partire dal suo direttore Giorgio Bongiovanni, aderisce pienamente e con convinzione all'appello di Marco Travaglio a non cedere al ricatto subdolo e indecente a cui questo governo,

Leggi ad personam, esercito: sono prove generali? Cara Unità, di nuovo leggi ad person ( da "Unita, L'" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Mario Sacchi, Milano Intercettazioni, un colpo alla parte lesa... Cara Unità, togliere agli investigatori la possibilità di intercettare ed invitarli a indagare utilizzando metodi più "classici" avrebbe senso se i delinquenti non si avvalessero più del telefono per organizzare e commettere reati.

Mediaset la comandiamo noi. Andiamo a Milano e ci scialiamo ( da "Unita, L'" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Stai consultando l'edizione del LE INTERCETTAZIONI Così parla "u Prufessuri", Sebastiano Altomonte. Massone, candidato alle provinciali con la Margherita, poi ha preferito Forza Italia "Mediaset la comandiamo noi. Andiamo a Milano e ci scialiamo" inviato a Reggio Calabria Gigi Meduri, Pd ed ex viceministro ai Trasporti.

Soccorse in mare due navi-carrette a Lampedusa i 124 naufraghi ( da "Unita, L'" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: stato intercettato dalla Guardia Costiera a 5 miglia dalla costa. Mentre la seconda "carretta" con 52 immigrati, tra cui cinque donne, è stata raggiunta dalla Marina Militare, mentre "arrancava" sulle onde rischiando di capovolgersi. Gli immigrati sono stati accompagnati nel Centro di prima accoglienza e soccorso dell'isola di Lampedusa che in queste ore ha superato le 800 presenze,

Questo provvedimento non deve arrivare a Palermo ( da "Unita, L'" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: eh, se era la seconda era un frego meglio. Però qualcosa possiamo fare, su poi ne parliamo a voce...". Il riferimento è al ginecologo De Gregorio amico personale della Surdo. Benedette intercettazioni, se si vuol cercare di bonificare l'Italia. saverio.lodato@virgilio.it.

Reggio Calabria, altra maxi-retata per la 'ndrangheta ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: e dopo intercettazioni, verifiche documentali e prove tecniche ha rimesso in carcere nomi già noti e persone sino a oggi ritenute estranee al contesto delle cosche attive nell'area (Morabito, Bruzzaniti, Palamara, Vadalà, Talia). L'operazione scattata la notte scorsa, si inserisce nel filone che a novembre aveva portato a intervenire su alcuni cantieri dei lavori di ammodernamen-

Tra intercettazioni e Albo disposizioni in conflitto ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Inapplicabile la sanzione disciplinare Tra intercettazioni e Albo disposizioni in conflitto Franco Abruzzo MILANO Il Ddl sulle intercettazioni prescrive ai Consigli dell'Ordine di sanzionare subito i giorna-listi, ma i Consigli hanno le mani legate dall'articolo 58 della legge professionale 69/63 e dalla legge 97/2001 (Norme sul rapporto tra procedimento penale e procedimento disciplinare)

In Italia si lavora ancora troppo poco rispetto a altri ( da "Tempo, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Il problema delle intercettazioni non mi appassiona e non mi sembra una priorità. Ma è anche vero che non mi sembra che il dibattito sulla giustizia stia bloccando il resto dell'azione del governo. Mi auguro però che non si incrini il dialogo tra maggioranza e opposizione e che non venga meno il clima di distensione necessario per affrontare le grandi riforme"

La strage dei migranti ( da "Tempo, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: isola la guardia costiera ha intercettato un gommone di otto metri con 46 migranti a bordo che sono stati fatti salire sulla motovedetta italiana e portati a Lampedusa stessa; a 57 miglia a Sud delle Pelagie, invece, una motovedetta della Finanza ha salvato 45 clandestini (13 donne e 7 bambini) che erano su un natante affondato subito dopo i soccorsi.

INTERCETTAZIONI ( da "Corriere della Sera" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: BREVI INTERCETTAZIONI Screening alla fonte Perché non dotare gli uffici giudiziari di uffici stampa, affinché si diano all'opinione pubblica e ai mass media che li rappresentano solo le informazioni ufficiali relative ai reati? Basterebbe uno screening fatto alla fonte, anziché far pervenire interi files di intercettazioni ai giornalisti,

Consorzio di Bonifica Agro Veronese ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: 07 Consorzio di Bonifica Agro Veronese Indirizzo: Ufficio amministrativo- Stradone S. Fermo- 37121 Verona (VR) Oggetto: Pubblico incanto. Lavori di sistemazione della rete irrigua e di scolo intercettata dalla variante SS n. 62 della Cisa- CIG 0163693BB9. CUP: I83J06000050005. Categoria: OG6 (IV 2.582.284) 9 Luglio.

Sotto l'Etna il dramma della sinistra "Pdl è maggioranza e opposizione" ( da "Repubblica.it" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: qui la gente è scontenta ma noi non riusciamo neppure a intercettare il voto di protesta. E il centrodestra, da solo, fa maggioranza e opposizione". C'era una volta la Primavera di Catania: città "nera" per antonomasia, ma capace nel '93 di mandare al ballottaggio per Palazzo degli elefanti due candidati del centrosinistra, Enzo Bianco e Claudio Fava.

Federica Guidi: "Sì a salari più alti ma bisogna lavorare di più" ( da "Tempo, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Il problema delle intercettazioni non mi appassiona e non mi sembra una priorità. Ma è anche vero che non mi sembra che il dibattito sulla giustizia stia bloccando il resto dell'azione del governo. Mi auguro però che non si incrini il dialogo tra maggioranza e opposizione e che non venga meno il clima di distensione necessario per affrontare le grandi riforme"

Venticinque anni di processi ma il Cavaliere èsempre incensurato ( da "Tempo, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: inchiesta su un traffico di droga e per questo sottoposto ad intercettazioni. Ci vorranno otto anni per chiarire il tutto ed archiviare l'indagine dopo aver accertato che non c'era nulla di penalmente rilevante. Archiviazione che sarà protagonista qualche anno più tardi di un altro procedimento contro Berlusconi, stavolta però premier.

Processi ritardati, otto agli arresti ( da "Arena.it, L'" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Mazara del Vallo e Castelvetrano e accelerata grazie ad alcune intercettazioni di Michele Accomando, massone e mafioso hanno spiegato i pm, finito in carcere nel 2007 per una vicenda di appalti pilotati e condannato per mafia a 9 anni e 4 mesi. Lui, avvalendosi della collaborazione di personaggi prezzolati alla Cassazione, aveva organizzato il sistema ottenendo, dietro pagamento,

Clandestini, l'Europa vota tra le polemiche ( da "Arena.it, L'" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: é stato intercettato a cinque miglia da Lampedusa. Gli immigrati sono poi stati trasferiti nel Centro di prima accoglienza e soccorso dell'isola. Il presidente di turno dell'Ue, il ministro degli Interni sloveno, Dragutin Mate, il commissario Ue alla Giustizia, Sicurezza e Libertà Jacques Barrot e il relatore,

Senato, sì alla norma salva-premier Ma l'opposizione abbandona l'Aula ( da "Stampaweb, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Assieme con il provvedimento sulle intercettazioni faremo un referendum per far sapere che uso personale e arbitrario delle istituzione fa il presidente del Consiglio". "Questo è un macigno vero sulla strada del dialogo tra maggioranza e opposizione", conferma Anna Finocchiaro.

Pdl il premier al quirinale, nessuna colomba in giro ( da "Riformista, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: magari ha avuto problemi con scalate bancarie e intercettazioni. La legislatura iniziata due mesi fa, quella del clima nuovo tra Pdl e Pd, improvvisamente ha cambiato direzione di marcia. Destinazione: muro contro muro. Come dimostrano le dure polemiche di ieri a Palazzo Madama, con il capogruppo del Pd Anna Finocchiaro che ha definito "una forzatura istituzionale davvero enorme"

Quirinale delusione e irritazione dopo la breve stagione del dialogo ( da "Riformista, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Anticipato dalla crisi istituzionale (sfiorata) sulle intercettazioni. Il problema è il metodo a "sandwich", così dicono al Colle, con cui il provvedimento è stato gestito: dopo la firma del capo dello Stato il decreto è diventato un calderone in cui è stato inserito di tutto, dall'emendamento sulle prostitute ai militari.

I pusher albanesi filmati con la coca nascosta in cantina ( da "Stampa, La" del 18-06-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: inchiesta - ha spiegato il pm Tarditi - insieme alle centinaia di telefonate intercettate, anche le immagini riprese dalle microtelecamere nell'appartamento di via dei Vetrai e nella cantina dello stabile di corso Savona". Qui sono stati filmati gli albanesi mentre si scambiano denaro e pacchetti, ritenuti i "panetti" di cocaina.

I pm Zocco e Ferraro saranno fianco a fianco al dibattimento ( da "Stampa, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Bianchi hanno concluso ieri la prima tappa di un'attività istruttoria complessa che avevano avviato con le prime intercettazioni telefoniche e ambientali già nel 2004, avvalendosi di personale investigativo messo a disposizione della Squadra Mobile di Genova. Il loro riserbo, anche ieri, è sempre stato assoluto. Nessun commento, neppure dopo la sentenza.

Quando la destra imbavaglia il Paese ( da "AprileOnline.info" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: I magistrati avranno pochissime possibilità di intercettare (e dunque di provare reati) con la soglia dei reati sopra ai 10 anni . I giornalisti non avranno nessuna possibilità di pubblicare le intercettazioni (e dunque di farle conoscere ai cittadini). Così il problema della legalità sarà risolto: non sapremo più nulla di truffe come "Calciopoli",

Intercettazioni false ma tendenziose ( da "AprileOnline.info" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract:

Il delitto perfetto ( da "AprileOnline.info" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Ci stiamo organizzando per la raccolta di firme per un referendum su questo provvedimento anche se pensiamo e siamo sicuri che la Corte costituzionale cancellerà questo tentativo, come ha già fatto in passato". La stessa strategia, ha detto l'ex pm di Mani Pulite, verrà seguita con il provvedimento sulle intercettazioni.

Roma, Federalberghi punta sulla promozione per rilancio turismo ( da "Velino.it, Il" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: Parliamo di persone che non alloggiano a Roma e quindi sono ancora più difficili da intercettare. Che facciamo, mettiamo i gabellieri per strada? – ha ironizzato Roscioli –. A Roma esiste già il 'piano pullman, che fa pagare l'ingresso in città, pone limiti al numero di mezzi pesanti e frutta sette-otto milioni di euro l'anno.

Ladri in casa mentre i proprietari dormono ( da "Stampa, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: A Scopa un uomo approfittando del ponteggio è entrato in un alloggio in ristrutturazione da dove ha rubato attrezzi da muratore per un valore di circa duemila euro. A Serravalle invece un giovane novarese è stato intercettato mentre rubava portafogli e telefonini dalle borsette lasciate incustodite al bowling.

A CARTE SCOPERTE ( da "Stampa, La" del 18-06-2008)
Argomenti: Intercettazioni

Abstract: limiti alle intercettazioni e alla libertà di stampa, norme per fermare il processo Mills, ricusazione del magistrato che dovrebbe giudicare il premier, riproposizione del lodo Schifani, tutto indica che ci risiamo: Berlusconi avrà anche un'idea del futuro dell'Italia, ha sicuramente ragione in alcune critiche alla magistratura,


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'Ndrangheta, 33 fermi a Reggio Calabria (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Nel provvedimento della magistratura compaiono decine di politici 'Ndrangheta, 33 fermi a Reggio Calabria Ricostruita dagli inquirenti la spartizione di importanti opere pubbliche REGGIO CALABRIA - Nella notte oltre duecento uomini dell'arma dei carabinieri hanno eseguito 33 provvedimenti di fermo su ordine della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Le cosche della 'ndrangheta avevano infatti costituito un vero e proprio "cartello" per regolare, anche grazie alla collusione di alcuni personaggi politici ed esponenti delle istituzioni, la spartizione della gestione o comunque il controllo delle attività imprenditoriali relative all'esecuzione di importanti opere pubbliche: dalla "variante di Palazzi", compresa nel programma delle "grandi opere", alla costruzione di un plesso scolastico (l'Istituto Superiore comprensivo "Euclide" di Bova), appaltata dalla Provincia di Reggio Calabria ed andata subaffidata alla ditta collegata al boss Giuseppe Morabito (conosciuto come "Tiradritto") a seguito di accordi che le forze dell'ordine ritengono siano stati presi in un summit tenutosi tra i più autorevoli rappresentanti delle cosche della 'ndrangheta dell'area jonica. IL CARTELLO - Ulteriore elemento scoperto dai carabinieri è dunque il nuovo assetto delle consorterie criminali che hanno trovato un vero e proprio accordo per la spartizione dei proventi degli appalti pubblici, al punto da creare nuovi organismi direttivi a tutti gli effetti con le rappresentanze delle famiglie mafiose. Significativa l'assenza di danneggiamenti o atti intimidatori nell'area controllata dalle famiglie in totale accordo. Secondo gli inquirenti, infatti, gli episodi intimidatori avvengono nelle zone dove le consorterie sono in contrasto tra loro. LE INDAGINI - Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri, il modus operandi delle cosche si è evoluto nella conduzione di vere e proprie imprese che hanno una parvenza di liceità attraverso le quali ottenere l'assegnazione di alcune funzioni tra le più redditizie, quali ad esempio la fornitura del calcestruzzo preconfezionato. Le cosche operano poi al fine di estromettere completamente soggetti appaltatori estranei mediante l'imposizione di subappalti oppure noli, costringendoli a sottoscrivere lucrosi contratti di fornitura per il movimento terra, approvvigionamento e trasporto di inerti. La qualità dell'opera non risulta mai come richiesto dai progetti ma sempre molto inferiore, al punto da minarne la stabilità nel tempo. Per massimizzare il profitto e contenere i costi, infatti, è pratica comune emettere fatture molto più alte rispetto al reale valore dei materiali utilizzati per realizzare l'opera. Infine, un altro aspetto che i carabinieri nelle indagini hanno accertato è che la gestione della manodopera viene utilizzata per creare una sorta di "consenso ambientale" e serve a mantenere un utile serbatoio di capitale umano che può servire ad ogni livello nel tessuto sociale, imprenditoriale, politico ed amministrativo. POLITICI - Sono decine i politici, che non necessariamente sono indagati, che compaiono nel provvedimento notificato alle 33 persone fermate con l'accusa di fare parte di cosche della 'ndrangheta della fascia ionica reggina. I nomi si trovano nella parte del provvedimento - quasi 700 pagine - in cui i magistrati parlano dei rapporti tra uno dei fermati, il consigliere comunale di Bova Marina Sebastiano Altomonte, e l'ex consigliere regionale Mimmo Crea, attualmente detenuto nell'ambito di un'inchiesta sui rapporti tra mafia e politica nel settore della sanità, dimessosi dopo l'arresto. Altomonte, considerato dagli investigatori legato alla cosca Vadalà di Bova Marina, in colloqui con altri indagati o anche con persone estranee all'inchiesta intercettati dai carabinieri, parla dei suoi rapporti con alcuni politici per alcuni dei quali mostra scarsa considerazione o li considera negativamente. Parlando poi di una consultazione per il rinnovo del consiglio comunale di Bova Marina, Altomonte afferma che i Vadalà sono scesi direttamente in campo perchè "vogliono prendere tutto il dominio politico così come hanno fatto a Melito". Il consigliere comunale fermato, che in alcuni colloqui si vanta di capire di politica e di avere un sacco di voti, parla anche degli appoggi dati alle elezioni regionali del 2005 e dei contrasti sorti con alcuni politici sui nomi da sostenere. Silenzio assoluto da parte degli investigatori, invece, sulle voci che da stamattina circolano in vari ambienti politici e giudiziari su inviti a comparire emessi nei confronti di alcuni politici a livello sia regionale che nazionale. stampa |.

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Magistrati, già finita la tregua: <Siamo tornati al 2001> (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il caso Magistrati, già finita la tregua: "Siamo tornati al 2001" L'Anm dal "vediamo cosa fanno" alla denuncia: volevano intervenire sul processo al premier? ROMA Il salto indietro nel tempo, ormai, lo stanno avvertendo tutti. Nonostante le premesse e le promesse; nonostante il "nuovo clima" al quale avevano creduto anche loro; nonostante gli applausi non solo di cortesia riservati al neo-ministro Alfano al recente congresso dei magistrati. C'era un atteggiamento di attesa più o meno fiduciosa: "Vediamo che fanno in concreto", dicevano del governo guidato dal premier-imputato Silvio Berlusconi, dopo le burrascose, precedenti esperienze. Ora lo stanno vedendo. E ai decreti legge sull'emergenza rifiuti e sulla sicurezza, criticati per le ricadute sul sistema giudiziario, si sono aggiunti i disegni di riforma sulle intercettazioni e sulla sospensione dei dibattimenti. Un modo per rendere più difficili, o bloccare, inchieste e processi. In particolare quelli che riguardano Berlusconi. "Siamo tornati al 2001", si sente ripetere dalle toghe che ben ricordano la stagione cominciata con la legge proposta a luglio quell'anno per annullare le rogatorie su cui si basavano i processi per corruzione contro l'anche allora presidente del Consiglio e Cesare Previti, prologo di altre norme ribattezzate "ad personam" e poi della riforma dell'ordinamento giudiziario. L'avvio della nuova legislatura di centrodestra sembra ricalcare le stesse orme. E così la speranza di scrivere una nuova pagina nei rapporti tra politica e giustizia viene subito ridimensionata. Parlare di idillio interrotto sarebbe improprio, perché concessione di fiducia non significa idillio e perché una drastica interruzione dei rapporti mal si concilia con l'atteggiamento un po' istituzionale e un po' diplomatico che caratterizza il vertice dell'Associazione magistrati, nuovo anch'esso. "Si tratta di un intervento di cui non si comprendono le finalità e che aggrava la già difficile situazione del processo penale", commentano il presidente dell'Anm Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini; poi indicano alcune "gravissime disfunzioni " sul piano tecnico-organizzativo provocate dall'ipotesi di riforma e accusano: "Particolarmente ingiustificata appare la sospensione anche per i processi per i quali è conclusa l'istruzione dibattimentale ed è in corso la discussione ". Cioè quelli arrivati a un traguardo che il processo milanese contro Berlusconi potrebbe tagliare prima della pausa estiva. Ma al di là dei toni, ciò che traspare è proprio il timore del salto indietro nel tempo. Il ritorno al periodo in cui, per salvare qualche processo riguardante il premier, si inventavano norme dalle conseguenze negative per migliaia di altri processi e l'intero sistema. Tra i politici che difendono i provvedimenti già definiti "salva-Berlusconi " c'è chi dice che se non ci fosse di mezzo il premier sarebbero ben visti dai giudici. "Gli togliamo dalle scrivanie un sacco di processi destinati alla prescrizione spiega il presidente della commissione Affari costituzionali al Senato Carlo Vizzini e ciò serve a razionalizzare il loro lavoro". Ma i magistrati replicano che, se fosse questo l'intento, non si comprende perché non sospendere anche i processi per reati commessi tra il 2003 e il 2006, coperti dall'indulto: inutili anche quelli, ma la pretesa razionalizzazione ideata dalla politica se n'è disinteressata. "Il termine individuato denuncia il vertice dell'Anm , del tutto sganciato da qualsiasi riferimento, crea un'ingiustificata disparità di trattamento tra i diversi imputati". Il "clima", insomma, è già peggiorato. E di molto. Come aveva forse preconizzato Edmondo Bruti Liberati, presidente dell'Anm durante la precedente legislatura di centrodestra, quando al Guardasigilli Alfano applaudito dal congresso dei magistrati aveva ricordato che la cartina al tornasole di dialoghi e buone intenzioni restano i processi agli uomini del potere. Giovanni Bianconi stampa |.

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Martino: bravo Silvio, ora attento a non incepparti (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere.it" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il colloquio Martino: bravo Silvio, ora attento a non incepparti L'ex ministro: come premier deve evitare di fare la fine di Luigi Facta ROMA "Vada fino in fondo, Silvio Berlusconi. Porti avanti le battaglie di civiltà. Controlli i suoi ministri. Non si faccia mettere i piedi in faccia da nessuno. Dimostri di essere un leader, non solo parlando alle folle. Perché come catturatore di consensi non ha eguali, ma come premier deve stare attento a non fare la fine di Luigi Facta". Per la prima volta dal '94, Antonio Martino non siede più a fianco del Cavaliere nel governo, e sebbene premetta che "dopo un mese e mezzo è impossibile fare bilanci", è preoccupato per quanto sta accadendo negli ultimi giorni: "Non vorrei che il decisionismo di Berlusconi si inceppasse, e che il premier non se ne rendesse conto". Nel giorno in cui si riaccende il conflitto istituzionale tra il Cavaliere e la magistratura, l'ex ministro dell'Economia e della Difesa invita Berlusconi a "lasciar perdere le battaglie su piccole questioni, com'è stato l'emendamento salva-Rete4 per esempio, e si concentri su temi in cui è prevalente l'interesse generale": "Il provvedimento sulle intercettazioni è sacrosanto. Ed è giusto anche l'emendamento sui processi. L'obbligatorietà dell'azione penale è ormai una farsa. È diventata l'arbitrarietà dell'azione penale. Perciò, che l'esecutivo detti una linea d'indirizzo non mi pare sbagliato. Il punto è: i magistrati daranno retta? Non vorrei fossimo solo alle grida manzoniane". Martino riconosce nel decisionismo berlusconiano la risposta del leader "alla domanda del Paese": "È una domanda con cui bisogna fare i conti. Gli elettori hanno votato per il centrodestra perché erano scatenati contro l'esistente. E dal governo si attendono non la gestione, ma il cambiamento ". Il "problema" ad avviso del professore liberale sta proprio nella compagine di governo: "Il premier avrebbe bisogno di persone valide al suo fianco. Gianni Letta è validissimo. Poi ci sono ministri come Maurizio Sacconi e Renato Brunetta che se lasciati liberi di lavorare faranno molto bene. Sul resto, per ora, non mi pronuncio". Ma esprime le sue perplessità sulle "ultime due settimane", in cui è iniziato "un tira e molla" su alcuni provvedimenti: "Al suo esordio Berlusconi aveva indicato le priorità: l'Ici, la soluzione dell'emergenza rifiuti in Campania, la sicurezza, il caso Alitalia. A parte il fatto che non ho ancora capito se intende davvero piazzare la compagnia aerea sul mercato, e temo che nonostante avesse ragione a bloccare la svendita ad Air France in assenza di soluzione ricadrà su di lui l'accusa di aver fatto fallire l'azienda. Ma questo è solo un aspetto. In generale, è iniziato una sorta di balletto nell'azione di governo, con norme prima presentate e poi ritirate. Come se l'esecutivo abbia una maggioranza risicata e traballante, mentre invece possiede una maggioranza ampia. Certo, ampia non vuol dire coesa. Infatti si avverte malumore dentro Forza Italia e An. In più c'è la Lega, che si comporta come se avesse vinto da sola le elezioni. Ma stiamo scherzando?". Martino non crede, "non ci credo affatto " che Umberto Bossi voglia ricalcare le orme di Pier Ferdinando Casini nel centrodestra. La sua tesi è più sofisticata. E molto maliziosa. "La Lega come l'Udc del 2001? Magari il paragone andrebbe fatto con la Lega del '94, quando Roberto Maroni sedeva come adesso al Viminale, quando disse che non aveva letto il famoso decreto Biondi. Che strano, io ricordo invece che sul provvedimento faceva molte domande, perché voleva conoscerlo a fondo. Detto questo, non credo si arriverà a tanto. Due legislature fa si comportarono bene. Oggi intendono comprensibilmente salvaguardare il loro rapporto con l'elettorato". "Piuttosto è Berlusconi che dovrebbe fare il premier con la determinazione dei primi giorni, e dovrebbe controllare i suoi ministri per evitare scivoloni. Per esempio, la decisione di usare i militari per la sicurezza è assurda. A cosa serve? È ammissibile dare l'impressione che quattrocentomila uomini delle Forze dell'Ordine abbiano bisogno di un pugno di soldati? Ed è pensabile che dei militari debbano prendere ordini da un questore? Andiamo... L'uso dell'esercito a fini interni è una vecchia idea di destra. Che a quanto pare Ignazio La Russa continua a coltivare". Ma è sulla strategia di Berlusconi che torna per concludere il suo ragionamento: "Il premier vada fino in fondo. Un'occasione così non l'ha avuta nessuno nella storia repubblicana: una maggioranza ampia, un'opposizione responsabile. Se si sciupasse questa opportunità, gli italiani non ce lo perdonerebbero. E avrebbero ragione". Sta qui il paragone con Facta, a cui seguì il fascismo? Martino non aggiunge nulla, ma è chiaro che la questione del mancato decisionismo lo preoccupa molto. Francesco Verderami stampa |.

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Diritto di cronaca (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampaweb, La" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Gli atenei dell'era Gelmini, ministro dell'Istruzione ma anche dell'Università dovrebbero avere come acronimo il MAV: merito, autonomia, valutazione. Lasciando perdere l'Anvur, l'Agenzia per la valutazione pensata da Mussi, il nuovo ministro vorrebbe nuove regole per il reclutamento dei professori, la creazione di campus universitari e, per gli studenti, aiuti che vanno dal prestito d'onore al posticipo del pagamento delle tasse universitarie. Un altro libro dei sogni? Gulio Tremonti le darà mai i soldi per realizzarli? Innanzitutto gli aiuti alle università. Alcuni atenei sono in rosso, il ministro è pronta ad aiutarli, secondo piani pluriennali concordati di rientro dall'indebitamento, vincolandoli però rigorosamente a "una gestione responsabile e virtuosa della spesa". Corsi di laurea più snelli e meno numerosi. Sul 3+2 (laurea breve con l'aggiunta di due anni per arrivare ad una laurea definitiva) si intende proseguire una "rigorosa attività di monitoraggio" e continuare sulla strada di una razionalizzazione dei corsi: in Italia ce ne sono 3200 di primo livello contro gli 800 della Germania e "troppo spesso - ha osservato Gelmini - sono a misura di professore e non di studente". E quindi bisognerà cancellare i più inutili. Andranno razionalizzati anche a dottorati e master "troppo spesso una sorta di area di parcheggio da cui pescare mano d'opera accademica a basso costo". Anvur, addio. L'Anvur, l'Agenzia nazionale di valutazione, così come è stata pensata non va: è una struttura costosissima ad alto tasso di burocrazia. Va ripensata garantendo un sistema integrato di valutazione che vincoli il finanziamento al merito, incentivando l'efficacia dei programmi di innovazione e di ricerca, la qualità della didattica, la capacità di intercettare finanziamenti privati. Come reclutare i professori. Nei prossimi cinque anni è previsto un ricambio del 47% del corpo docente (soltanto l'8% degli associati e l'1% degli ordinari ha meno di 40 anni), dunque servono nuove regole. Il reclutamento dovrà passare in primo luogo attraverso una verifica nazionale per garantire il controllo della comunità scientifica sulla qualità dei candidati. All'interno di una lista nazionale di idonei, le università sceglieranno poi chi è più adatto. Gli atenei potranno chiamare, nei propri ranghi, anche docenti che non provengano strettamente dal mondo accademico. Il merito e la responsabilità dovranno concorrere anche a determinare una parte della retribuzione del professore e del ricercatore. Collegi, prestiti e tasse. L'università non va vissuta come un esamificio. Perchè diventi una vera comunità vanno creati, con l'aiuto degli enti locali, nuovi collegi per i fuori sede e per gli stranieri. L'idea è quella dei Campus. Vanno pure incentivati i prestiti d'onore (rendendo l'erogazione più facile) e si pensa a differire il pagamento di parte delle tasse universitarie nelle prime dichiarazioni dei redditi. Parità tra atenei pubblici e privati. Obiettivo finale del ministro è la parità delle condizioni finanziarie delle strutture pubbliche e private che rispettino alcuni severi requisiti. Per fare questo occorre elevare i criteri di accreditamento delle strutture universitarie sulla base di parametri oggettivi: esigenze del territorio, capacità di autofinanziamento, adeguatezza dei corsi rispetto agli obiettivi formativi, composizione del corpo docente. Numero chiuso. Per il ministro è un argomento da approfondire. Intende salvaguardare il principio che le facoltà più complicate richiedono una selezione a monte. E capire il perché dell'alto numero delle bocciature e sulle difficoltà a superare i test. Ordinerà un monitoraggio, quindi valuterà come meglio intervenire. Dottorato. Le borse di dottorato universitario aumenteranno subito di 240 euro mensili. Lo ha annunciato lo stesso ministro, visto che "la retribuzione dei ricercatori è troppo bassa rispetto alla media Europea e alla media Ocse", motivo per cui "il ruolo è meno appetibile da parte dei giovani di talento". L'intervento di adeguamento si affiancherà ad una riforma del dottorato - ha quindi concluso il ministro concludendo - che vogliamo improntata alla riduzione del numero dei corsi, ad un carattere più intensivo di Ricerca, ad una più radicale internazionalizzazione". -------------------------------------------------------------------- Il professore universitario medio ha 50 anni, è prevalentemente uomo e da circa 20 anni sta facendo la "fila" per entrare nell'"albo" dei professori. ). Lo afferma uno studio del Consiglio universitario nazionale riferito agli anni 1998-2007. Ogni anno più o meno vengono reclutati gli stessi docenti sia per numero che per età media. Sono 2000 le unità di ricercatori reclutati per anno, con età media all'ingresso di circa 36 anni, mentre sono 1500 i reclutati annuali tra gli associati, con età media di circa 44 anni. Per gli ordinari, infine, vi sono circa 850 reclutati con età media di 50 anni. Vi è una forte tendenza alla stabilità geografica (91%) nei passaggi di carriera, ma non bisogna trascurare il reclutamento extra universitario nelle fasce superiori della docenza: non erano ricercatori il 17% degli associati e non erano associati il 5% degli ordinari. Uomo o donna? Il rapporto sottolinea un significativo squilibriotra i sessi nel reclutamento, squilibrio che cresce al progredire della carriera: all'atto del reclutamento sono donne il 43% dei ricercatori, il 34% degli associati e il 24% degli ordinari. E poi? Se si assumono i risultati della ricerca come elementi di caratterizzazione stabile delle dinamiche operanti nel sistema di docenza, il complesso del corpo docente, cresciuto nell'ultimo decennio di oltre il 25%, dovrebbe tendere a crescere ancora per qualche anno. L'assetto della docenza a partire dal 2015 vedrebbe circa 26.500 ricercatori (40% del totale della docenza) con età media d'ingresso stabile intorno ai 34-35 anni, circa 21.000 associati (32%) con età media al reclutamento di 41-42 anni, e circa 18.500 ordinari (28%) con età media al reclutamento di 49-50 anni. Difficilmente la componente femminile riuscirà a superare il 45% degli associati e il 25% degli ordinari. commenti (0) scrivi.

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L'imprenditore "fratello" cerniera con la mafia (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina VII - Palermo Il personaggio Michele Accomando, uomo di Mariano Agate e Matteo Messina Denaro, curava i fascicoli da aggiustare L'imprenditore "fratello" cerniera con la mafia Per i magistrati è "l'interfaccia della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo di Mariano Agate". Era lui, imprenditore già finito in manette l'anno scorso per una storia di appalti truccati, ma soprattutto "fratello" massone della Serenissima Gran Loggia Unità d'Italia, l'uomo "incaricato del reperimento delle somme necessarie per aggiustare i processi che vedevano coinvolti esponenti della famiglia". Michele Accomando, imprenditore sessantenne di Mazara del Vallo, è l'uomo chiave dell'inchiesta dei magistrati della Dda. è stato proprio partendo da lui, nell'ambito di un'altra inchiesta sul favoreggiamento della latitanza dei due boss Natale Bonafede e Andrea Mangiaracina, che gli investigatori si sono imbattuti in questa vera e propria organizzazione che, per il tramite di un faccendiere umbro che spesso e volentieri scendeva in Sicilia ad intascare le mazzette necessarie ad oliare i meccanismi che tenevano "in sonno" i fascicoli indicati da Accomando. Fascicoli che, come gli inquirenti hanno appreso dalle intercettazioni, interessavano molto quelli di "Castello di vetro", espressione con la quale sono stati identificati quelli di Castelvetrano, ossia i mafiosi della famiglia di Matteo Messina Denaro. E peraltro gli stretti legami tra Accomando e Messina Denaro erano venuti fuori già lo scorso anno nell'ambito dell'indagine per la quale l'imprenditore era stato arrestato per una storia di appalti. Da lì si evinceva chiaramente che le difficoltà incontrate da Messina Denaro nell'arruolamento di uomini dopo gli arresti a raffica delle forze dell'ordine veniva in qualche modo superato grazie agli stretti rapporti tra mafia e massoneria. Questa volta, però, Accomando si occupava molto della famiglia di Mazara del Vallo e soprattutto dell'esito in Cassazione di alcuni fascicoli che riguardavano il fratello e il figlio del boss Mariano Agate. a.z.

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Provvedimenti in sonno, carte sparite e il patron dell'hotel mosè restò a casa - salvo palazzolo (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina VII - Palermo I dialoghi Provvedimenti in sonno, carte sparite e il patron dell'hotel Mosè restò a casa La cosa importante è che sta ferma Così il faccendiere romano raccomandava la pratica all'impiegato giudiziario SALVO PALAZZOLO è rimasto a casa per tre mesi un imprenditore accusato di mafia, nonostante i giudici della Cassazione avessero ordinato il ripristino della custodia cautelare. Il beneficiario di questo "insabbiamento", scoperto adesso dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, è l'imprenditore agrigentino Calogero Russello, 68 anni, che si occupa, assieme al figlio, della gestione del "Grand hotel Mosè", al Villaggio Mosè. "L'importante è che sta ferma", diceva il faccendiere di Orvieto Rodolfo Grancini alla talpa in Cassazione, Guido Peparaio, ausiliario addetto alla seconda sezione della corte di Cassazione. Era la pratica che doveva restare ferma. Russello era finito in cella nel 2004, nell'ambito dell'inchiesta "Alta mafia". Difeso dagli avvocati Nino Mormino e Giovanni Castronovo era riuscito ad ottenere gli arresti domiciliari dopo appena un mese. La Procura aveva impugnato il provvedimento al tribunale del riesame di Palermo, dando poi ragione ai pm. Ma l'imprenditore era rimasto comunque agli arresti domiciliari, perché il provvedimento del riesame non era esecutivo. La difesa aveva quindi portato il caso in Cassazione. Ma poi, la revoca dei domiciliari disposta dalla Suprema corte era rimasta inspiegabilmente ferma a Roma. "Loro dovrebbero ritardare dietro compenso", dicevano intanto le intercettazioni dei carabinieri. "Questo siamo d'accordo, stabilire il compenso e stabilire i tempi". Grancini rassicurava che la pratica sarebbe rimasta ferma in Cassazione. E non sospettava di essere ascoltato. Ma, poi, qualcuno se ne accorse a Palermo. Così ha messo a verbale un cancelliere ai magistrati che indagavano su quelle intercettazioni: "Se non avessimo avvisato la Corte di Cassazione, il provvedimento avrebbe continuato a giacere per un tempo non definibile, poiché dalla periferia non siamo in grado di controllare gli esiti dei ricorsi in quanto nei registri ministeriali non è prevista l'indicazione della data in cui è fissata la trattazione della causa in Cassazione, e quindi non possiamo neanche noi attivarci per controllarne l'esito". Ieri, comunque, Russello non è andato in carcere. Il gip ha accolto l'istanza dell'avvocato Castronovo, che rappresentava le precarie condizioni di salute dell'imprenditore. Il giudice Conti ha così emesso un'ordinanza in cui ha sospeso l'esecuzione della misura e ha convocato per oggi un perito, che dovrà accertare le condizioni di Russello. La Procura vuole invece approfondire quanto emerge dalle intercettazioni, il pagamento di 5.000 euro per quella pratica bloccata in Cassazione. Il pool coordinato da Roberto Scarpinato è certo che per "il favore" l'ausiliario della seconda sezione abbia potuto contare su un complice alla Corte. In questo come in altri casi: "Peperaio ? scrivono i magistrati ? non solo non era in possesso della qualifica funzionale idonea a determinare i condizionamenti nella trattazione del procedimento, ma non poteva istituzionalmente nemmeno conoscere in maniera dettagliata l'andamento e l'ordine di trattazione dell'udienza senza il consapevole contributo di altro personale qualificato operante nei medesimi uffici". Il 14 luglio, inizierà il nuovo processo d'appello per Russello. In primo grado era stato condannato a 6 anni per associazione mafiosa e corruzione aggravata. In appello, i giudici avevano lasciato solo la corruzione, peraltro semplice, trasformando la pena in 2 anni. La Cassazione ha annullato, ordinando un nuovo processo, che inizierà a metà luglio.

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Nella deriva di una teocrazia - mario centorrino (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina XVII - Palermo NELLA DERIVA DI UNA TEOCRAZIA MARIO CENTORRINO A l tempo stesso un'analisi meno ottimista lasciava prevedere una ulteriore sconfitta che si augurava però contenuta nelle dimensioni e nei divari. La profezia non si è avverata. Le analisi si sono rivelate ancora troppo colorate di rosa, le dimensioni e i divari della sconfitta hanno caratteristiche di disfatta e quando lo scarto è relativamente contenuto (Enna, Messina) il rammarico è più grande perché si tratta di amministrazioni fino a qualche mese fa governate dal Partito democratico. Dicevamo prima che le analisi previsionali lasciavano ben poche chance. La debolezza organizzativa del Partito democratico siciliano, svelata nelle elezioni nazionali e regionali, era rimasta tale. I vertici nazionali del partito sembravano aver fisicamente cancellato la Sicilia dalla mappa dei loro interessi. Nessun tentativo di spiegare e discutere con il partito siciliano la debacle rovinosa di Anna Finocchiaro. Assenza totale di inserimento nel governo ombra di un qualunque esponente dell'Isola, neanche in settori dove pur viceministri e componenti di commissioni parlamentari siciliani avevano dato in passato prova di impegno e competenza. Modello "chi li ha visti" adottato subito dai parlamentari esterni eletti in Sicilia dal Partito democratico. Nessun abbandono di storiche abitudini: la riunione con il dirigente nazionale inizia non prima di mezzogiorno per problemi di trasferimento (mai ce ne fosse uno che cerca di arrivare la sera prima) e finisce senza che si sia esaurito il dibattito sempre per lo stesso problema (mai ce ne fosse uno che accettasse di pernottare e ripartire il giorno dopo). Piccole cose, si dirà. Ma che danno il senso di una transizione incompiuta, di partiti, quelli del centrosinistra, che si sono uniti solo formalmente diffidando l'uno dell'altro e cercando di garantirsi spazi utili a conservare consenso, non ad ampliarlo. Riprendiamo il filo del discorso. Come avviene in ogni partita della vita se uno prevale significa che l'avversario ha giocato male ma anche che il vincitore ha giocato bene. O, quantomeno, è stato bravissimo nel comunicarlo. La "luna di miele" di Berlusconi è stata finora contrassegnata da effetti-annunzio, con eccezione dell'Ici la cui abolizione (ma davvero lo si scopre adesso?) è fiscalmente regressiva nel senso che sgrava di una quota modesta le fasce medio-alte di reddito mentre non tocca le fasce medio-basse, già per gran parte esenti dall'imposta in questione. Di fronte a effetti-annunzio sull'immondizia, la sicurezza, la tutela della privacy (intercettazioni), l'immigrazione clandestina, il Partito democratico sta annaspando giocando alle "anime belle" che deprecano ma non assalgono. Chi si può identificare in un'opposizione buonista, cioè in un sostanziale ossimoro? E come si può acquisire senso di appartenenza a un partito melassa che discute ora sui massimi sistemi (a quale gruppo iscriversi nel Parlamento europeo) ora su logiche interne di posizionamento (la mia Fondazione è più bella della tua ?.)? In Sicilia poi un differenziale rende ancora più gracile il Partito democratico. Al governo c'è una coalizione che come in un gioco di prestigio riesce a recitare con due maschere contemporaneamente. Berlusconi toglie fondi destinati alla Sicilia? La prima maschera biascica giustificazioni puerili e dice che si tratta di poca roba, e che comunque sarà presto restituita. La seconda maschera impugna il decreto Berlusconi dinanzi alla Corte costituzionale. Nessun imbarazzo, disinteresse verso ogni coerenza; interpretazione magistrale da parte di un assemblaggio di forze che agli occhi dei siciliani è insieme con e contro il governo nazionale. Non solo, ma che spesso con grande generosità spiega agli altri assemblaggi come dovrebbero improntare la loro azione. Si parla per Berlusconi di una dittatura "dolce". In Sicilia viene da pensare ad un sistema teocratico. Tre illusioni da spazzare via, per ultimo. La domanda politica siciliana ignora al momento la questione morale, la lotta alla mafia, la progettazione del futuro. Concentrata tutta su un'incertezza di benessere quotidiano, a causa di un nemico invisibile, che solo Lombardo, Cuffaro e Miccichè appaiono saper fronteggiare. Un quesito per il Partito democratico: occorre riformulare l'offerta politica, viceversa mantenerla e ribadirla o iniziare a stabilire un principio fondamentale: litigando non si riformula né si ribadisce. Semplicemente si cancella?.

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Preso il boss denunciato da noviello - irene de arcangelis (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina XI - Napoli Preso il boss denunciato da Noviello Mantovano: è l'effetto degli 007 inviati per il clan dei Casalesi IRENE DE ARCANGELIS L'IMPRENDITORE coraggioso Domenico Noviello aveva denunciato prima di tutto lui, sette anni fa, come uno dei suoi estorsori. E aveva consentito alla polizia di Caserta di concludere una indagine blindata e farlo condannare. Poi, lo scorso 16 maggio, l'imprenditore coraggio è stato ammazzato, vittima fortemente simbolica scelta dal sanguinario clan dei Casalesi nei giorni della camera di consiglio per l'epocale processo Spartacus la cui sentenza è questione di ore. Ma lui, l'estorsore dell'imprenditore Noviello (al momento non coinvolto nell'indagine sull'omicidio) viveva da latitante. Francesco Cirillo, 30 anni, cugino dell'attuale referente del ramo Bidognetti Alessandro Cirillo (nonché nipote del boss Francesco detto Cicciotto 'e mezzanotte), è stato arrestato ieri a Villa Literno dalla Squadra mobile di Caserta diretta dal vice questore Rodolfo Ruperti. Un blitz cui ha partecipato, per la prima volta dalla sua istituzione, la neonata sezione distaccata della Mobile di Casal di Principe. Un colpo che incassa i complimenti del sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano. "Non si sono fatti attendere - sottolinea Mantovano i primi effetti positivi dell'invio degli investigatori a Casal di Principe, strumento essenziale nelle strategie di prevenzione e contrasto in un'area a forte presenza criminale". Fu Francesco Cirillo a chiedere i quindicimila euro di tangente all'imprenditore Noviello per la Pasqua del 2001. Si presentò più volte nella sua agenzia di assicurazioni. E Noviello trattò, rinviò e promise il pagamento con l'aria sottomessa per poi denunciare tutto. Lo stesso Cirillo e poi la manovalanza, gli esattori di Cirillo. Telecamere e intercettazioni fecero il resto, e Cirillo e i suoi uomini vennero arrestati. Il coordinatore del racket venne condannato in primo grado, la conferma in appello arrivò nel 2004. Quindi il ricorso in Cassazione, quando Cirillo era già stato scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare. è di pochi giorni fa la sentenza della Cassazione che conferma la sentenza di secondo grado. Cirillo deve dunque tornare in carcere. Lo sa e diventa latitante nei giorni precedenti un altro blitz contro gli estorsori di un altro imprenditore-collaboratore di giustizia. Lui non ha a che fare con quel caso, ma comprende bene che c'è un giro di vite contro il clan. Così scappa, anche se resta tra Casal di Principe e Castelvolturno. Ricercato. L'11 giugno scorso inciampa nell'alt della polizia di Casapesenna, prova il tutto per tutto. Schiaccia il piede sull'acceleratore e sfonda il posto di blocco. Niente da fare, è inafferrabile. Ma gli investigatori del vice questore Ruperti hanno pazienza. Seguono le sue mosse, vengono a sapere di un appuntamento a Castelvolturno. Lo arrestano per strada. Ora Cirillo sconterà in carcere la pena definitiva - gli resta un anno e otto mesi di reclusione su sei - per quell'estorsione all'imprenditore coraggio Domenico Noviello.

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Di nicola "a bologna le intercettazioni telefoniche sono in calo" (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina I - Bologna Il caso Di Nicola "A Bologna le intercettazioni telefoniche sono in calo" La spesa per le intercettazioni telefoniche e per quelle ambientali, negli ultimi anni a Bologna ha fatto registrare un calo. Lo dicono le statistiche della Procura, riprese dal procuratore capo Enrico Di Nicola già nel suo discorso di inaugurazione dell'anno giudiziario, lo scorso gennaio 2008. Nel 2004 la Procura ha speso le intercettazioni telefoniche 2.273.958 di euro per gestori e 1.068.466 per noleggio apparecchiature; nel 2005 la spesa per gestori è calata a 1.951.430 ed è invece aumentata a 2.038.144 quella per noleggi; nel 2006 è stata di 820.111 euro per gestori e 1.948.524 per noleggi; nel 2007 418.642 per gestori e 749.946 per noleggi. In calo anche i costi delle intercettazioni ambientali: 1.549.747 nel 2004, 1.792.263 nel 2005, 1.209.739 nel 2006, 628.248 nel 2007. Il numero delle intercettazioni è stato: 2175 nel 2044, 2122 nel 2005, 3023 nel 2006, 2367 nel 2007. Il procuratore, che andrà in pensione a luglio, a domanda dei cronisti non ha voluto commentare il disegno di legge sulle intercettazione. "Sono ancora in servizio e dovrei usare parole troppo forti che non mi posso permettere". Ma ha poi aggiunto: "Questo disegno di legge parte da presupposti del tutto infondati in fatto". "Dire che l'intercettazione va utilizzata solo per i reati previsti dal disegno di legge significa evitare che lo strumento possa essere utilizzato nel modo più assoluto, perché ben difficilmente si inizia partendo da quei reati. Ad esempio, la concussione e la corruzione anche se vengono inserite non è che mi agevolano molto, perché io alla concussione ci arrivavo intercettando il falso in bilancio. Si parte da reati di inferiore gravità ma si presume che possono svilupparsi in reati gravi".

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Cofferati: in 5 anni investiti 400 milioni (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina IX - Bologna Cofferati: in 5 anni investiti 400 milioni Quest'anno gli investimenti del Comune sono stati un po' al di sotto della media (80,5 milioni), ma alla fine del quinquennio, l'Amministrazione di Sergio Cofferati avrà investito complessivamente 400 milioni per la città. Inoltre, in questo ultimo anno, verranno spesi altri 30 milioni solo per le opere pubbliche, mentre, contemporaneamente, si estingueranno mutui per 32 milioni. Il risultato, esposto ieri dall'assessore al Bilancio Paola Bottoni nel corso della presentazione del Consuntivo 2007, è stato anche permesso da un ottimo recupero di tasse evase (Ici, Tarsu e multe) per 18 milioni che si aggiungono ai 20 recuperati nel 2006. L'obbiettivo del mandato è intercettare tasse evase per 100 milioni. Altro cespite che ha contribuito al bilancio è quello delle multe. Non perché sono cresciute, ma perché è aumentata la propensione al pagamento. In parole povere, fino a un po' di tempo fa i bolognesi non si curavano di pagare le contravvenzioni, salvo constatare da qualche anno che poi arrivano raddoppiate. Quindi, malgrado un calo di 63 mila foglietti gialli rispetto al 2006, le entrate da multe ordinarie sono cresciute del 20,8% e quelle pregresse del 10,9%. La promessa di bloccare le tariffe fino al 2010 ha prodotto un abbassamento del 10% dei costi dei servizi alle famiglie in termini reali. I servizi, tuttavia, sono cresciuti. Per esempio, lo scorso anno sono stati realizzati 190 posti in più nei nidi ed è stata del tutto coperta la richiesta di scuole per l'infanzia.

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Il cuore del distretto batte ancora forte (sezione: Intercettazioni)

( da "Tirreno, Il" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Prato Il cuore del distretto batte ancora forte Ottimismo e fiducia nel futuro nel forum del "Sole 24 Ore" PRATO. Tappa pratese del Sole 24 Ore impegnato in un tour dei distretti industriali italiani. Presente il direttore del quotidiano economico, Ferruccio De Bortoli, all'auditorium dell'Unione industriale si è discusso del futuro di città e dintorni. Futuro tessile, e non solo, immaginato e "disegnato" da chi per il momento se la cava bene. Seduti accanto al giornalista, chiamato a moderare, c'erano Francesca Fani (giovane vicepresidente dell'Unione e impegnata nel meccanotessile), Sandro Ciardi che ha parlato delle esperienze di Dinamo e Ultra, Lorenzo Albini di Albini e Pitigliani, Gian Marco Piacenti (in rappresentanza di una famiglia ben nota di restauratori) e Claudio Orrea di Patrizia Pepe. Tutti imprenditori, in generale giovani, e tutti protagonisti anche di un filmato presentato in anteprima in apertura di dibattito e disponibile on line sul sito del Solo 24 Ore. Un filmato che non a caso si apre al primo Macrolotto, con un bel po' d'insegne cinesi alle spalle dei due cronisti. Proprio dallo sciogliersi "del conflitto fra il distretto pratese e il distretto parallelo, quello dei cinesi" dipendono le sorti dell'economia locale. Parola di Ferruccio De Bortoli che, aprendo i lavori e prima di presentare i suoi interlocutori, ha ricordato che in fondo le luci sono maggiori delle ombre. A Prato, per esempio, "il dialogo fra politica, economia e cultura è molto più proficuo che altrove". "Il declino non c'è - ha continuato il direttore del Sole 24 Ore - Ci sono invece nuovi stimoli e nuovi pericoli, che potremmo chiamare sfide" e che gli imprenditori di una certa età, già appagati, stentano a intercettare. Da qui, la necessità di dare fiducia ai giovani e di chiamarli, come lunedì, al confronto. Per Francesca Fani, che oltre a essere da poco vicepresidente dell'Unione rappresenta l'azienda meccanotessile di famiglia, uno dei nodi dei pratesi è il fatto di essere "deficitari per quanto riguarda la cultura d'impresa". Buoni risultati possono provenire dall'inserimento in azienda di personale che ha studiato, che si è laureato. Senza contare che nel caso specifico, "investiamo nella qualificazione del personale" che già c'è. Per tutti gli intervenuti, le difficoltà sono forti ma sono superabili. Va da sé che le aziende chiamate a parlare rappresentano casi comunque fortunati, per quanto la fortuna derivi ovviamente dalle scelte aziendali e dai momenti. Per Sandro Ciardi è dovuta anche al distretto stesso, visto che per l'imprenditore "sarebbe stato impossibile ottenere gli stessi risultati altrove". Dal tessile pratese, ha tratto forza anche un'attività diversa. Quella dei Piacenti, falegnami da un secolo e restauratori da quasi cinquant'anni. La situazione di luci e ombre di Prato è, almeno su certi piani, quella di tutta Italia. Per Claudio Orrea, per esempio, il marketing è stato trascurato fin troppo a lungo. Si è prodotto tanto, spesso bene, ma si è trascurata la vendita. Senza contare che anche le dimensioni vogliono dire qualcosa. Lorenzo Albini, che pure rappresenta una delle imprese di logistica più importanti d'Italia, lo ha detto chiaramente: "abbiamo 400 dipendenti e dobbiamo competere, sul mercato internazionale, con chi ne ha 30mila". Fabio Barni.

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Gli antichi strumenti a fiato incontrano elettronica e web - gigi razete (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Pagina XX - Palermo Gli antichi strumenti a fiato incontrano elettronica e web Kursaal Tonnara Crispi: "La sfida è trarre da elementi così diversi una musica evocativa e ipnotica, che faccia battere il cuore" GIGI RAZETE Un'astronave lanciata in una misteriosa dimensione spazio-temporale in cui passato remoto ed estremo futuro si ricongiungono nel presente. è il tema dell'affascinante viaggio sonoro affrontato stasera al Kursaal Tonnara di Vergine Maria dal secondo appuntamento con FolkaLab (via Bordonaro 9, ore 22,30 ingresso libero, info 091 6167630). Ai comandi della navicella stavolta c'è Mario Crispi, nostromo di lungo corso dei mari etno-world (è uno dei membri fondatori degli Agricantus) nonché appassionato manipolatore di antichi strumenti a fiato. L'equipaggio comprende il violinista Enzo Rao, altro pluridecorato navigatore della musica mediterranea, Carmelo Graceffa e Marco Camarda, percussioni, Danilo Rispoli, dj insert ed electronics modulation, Rajaz, insert electrodub, Maurizio Curcio, stick bass e percussioni, e Francesco Calabria (ideatore con Crispi della rassegna) impegnato all'elettro-marranzano e alle elaborazioni random da audio Internet. Crispi dal canto suo, oltre a fungere da maestro concertatore, imbraccerà molti pezzi pregiati della sua vasta collezione di fiati arcaici, tra cui il didjeridoo degli aborigeni australiani, il duduk armeno, il nay persiano, l'arghoul egiziano, il selijeflØyte lappone e le launeddas sarde. "Adoro questi strumenti - racconta Crispi - per la loro origine che affonda nella notte dei tempi e perché, rispetto ai loro eredi moderni, hanno sonorità complesse, ricche di armonici, decisamente uniche e assolutamente affascinanti. Naturalmente richiedono tecniche parecchio differenti da quelle degli strumenti occidentali ma l'amore per le loro sonorità e il desiderio di carpirne le micro-variazioni mi ha spinto ad affrontare viaggi, collaborazioni e studi di molti anni". Sorprende, semmai, che Crispi abbia pensato di mischiare simili strumenti alle tecnologie più innovative. "Il senso di queste serate FolkaLab - prosegue Crispi - sta proprio nella trasversalità tra linguaggi e nell'improvvisazione giocata tra una molteplicità di flussi sonori ed espressivi. La sfida è di trarre da elementi tanto diversi, in bilico tra acustica ed elettronica, un linguaggio compiuto, una musica evocativa estemporanea, ipnotica, capace di suscitare sentimenti profondi, di esprimere un anelito verso mondi interiori. Avremo vinto se al pubblico riusciremo a far battere, più che le mani, il cuore". In tal senso, un ruolo importante è quello fornito dagli inserimenti casuali nel contesto sonoro di spezzoni di trasmissioni captate in Internet da radio sparse nel globo. "Il web può essere una risorsa straordinaria se usato con creatività - interviene Francesco Calabria - In questa serata proverò a scegliere, elaborare e miscelare ai suoni prodotti sul palco dai musicisti una serie di frammenti intercettati da emittenti internazionali. Altro elemento di aleatorietà sarà quello di chiamare a intervenire, attraverso sorteggio, alcuni dei musicisti del collettivo FolkaLab presenti in platea perché si inseriscano, coi loro strumenti, nel flusso sonoro complessivo prodotto dal gruppo base. Il risultato, ovviamente, è imprevedibile e, soprattutto, non è mai ripetibile".

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E la talpa alla suprema corte rassicurava "il fascicolo dorme tranquillo e sereno" - salvo palazzolo (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Cronaca Il faccendiere L'impiegato Il gesuita Il mediatore, l'addetto alla cancelleria, il rettore della chiesa di Sant'Ignazio a Roma: ecco le loro mosse E la talpa alla Suprema Corte rassicurava "Il fascicolo dorme tranquillo e sereno" Il mio compito è quello di tenere le pratiche ferme il più a lungo possibile. Questi sono i patti Ho avuto l'impressione che questo ragazzo ora imputato avesse una certa venerazione per il nostro fondatore Quelle carte non dovrebbero essere ancora partite, devono ancora fare la comunicazione SALVO PALAZZOLO PALERMO - "Quelli dormono tranquilli e sereni", amava ripetere Rodolfo Grancini, da Orvieto, agli amici siciliani. Erano i fascicoli in Cassazione a "dormire". Grazie ai buoni uffici dell'ausiliario di cancelleria Guido Peparaio, in servizio alla seconda sezione della Corte. "Sai se è partita quella cosa?", gli chiedeva Grancini al telefono. E poi gli dava appuntamento "al treno". Il faccendiere umbro chiamava a qualsiasi ora la sua talpa in Cassazione. "Ciao, quella pratica parte subito?". Peparaio rassicurava: "Subito, no. Dovranno fare la cosa, la comunicazione". E Grancini incalzava: "Così organizziamo qualche cosa tramite i miei Gesuiti, capito?". La "cosa" erano le lettere che il faccendiere riusciva fare scrivere per i suoi "clienti" al rettore della chiesa di Sant'Ignazio, Ferruccio Romanin. Grancini prometteva, e poi spiegava a chi lo cercava per una pratica: "Il compito mio era quello di tenerla ferma il più possibile, poi De Carolis avrebbe praticamente sistemato la cosa e non l'avrebbe fatta arrivare. Sono i patti, che non doveva arrivare dall'ufficiale giudiziario". Questo era Grancini: un "mediatore", così lo chiama il pool coordinato dal procuratore Francesco Messineo e dall'aggiunto Roberto Scarpinato. Mediatore fra Stefano De Carolis, esponente di spicco della Serenissima gran loggia unita d'Italia e Michele Accomando, imprenditore di Mazara del Vallo condannato per mafia, iscritto alle logge pure lui. "Grancini ? scrive il gip Roberto Conti ? era il mediatore fra i richiedenti corruttori e chi, all'interno della Cassazione, poteva operare sul fascicolo in modo da realizzare l'obiettivo prefissato". Questo è il vero nodo dell'indagine: chi altri alla Suprema Corte ha tradito? I pm di Palermo cercano tra il personale amministrativo. Grancini finiva di parlare con il suo fidato Peparaio, con i clienti siciliani, e attaccava con il segretario del rettore di Sant'Ignazio, per un appuntamento. Poi, richiamava in Sicilia: "Quella di padre Ferruccio è su carta intestata dei Gesuiti, insomma è ufficiale, poi dopo la spediremo a chi di dovere". Quella volta, c'era un cliente che stava davvero a cuore a Grancini: "è il figlio del numero uno della Sicilia", informava uno dei suoi tramiti. Parlavano di Epifanio Agate, figlio di Mariano, padrino della Cupola di Cosa nostra. Grancini rassicurava dell'utilità di quelle lettere su carta intestata Sant'Ignazio e firmate da padre Ferruccio: "Uno già gli ha fatto avere gli arresti domiciliari". Grancini diceva di sé al telefono: "Sono un gran lavoratore". Mai ferie. Soprattutto d'estate: "Sono stato sempre a Roma ? diceva ? per me e i gesuiti? tante cose le facciamo ad agosto, non ci sono fedeli hai capito, c'è poca gente". Non sospettava di essere intercettato dai carabinieri di Trapani e di Agrigento. Nella sala ascolto giungevano anche i fax. Così, i pm Paolo Guido, Fernando Asaro e Pierangelo Padova hanno letto in diretta la lettera del gesuita, che doveva essere spesa in Cassazione: "Sono rimasto colpito dalla vicenda giudiziaria che ha colpito questo ragazzo e dal profondo dolore di queste sue donne. Mi pregano di scrivere alle vostre illustrissime signorie per un atto di clemenza e di perdono nei confronti di Agate Epifanio. Era venuto con la fidanzata per sentire se il loro matrimonio poteva essere celebrato in questa chiesa. Ho avuto l'impressione che fosse un ragazzo a posto, pieno di vita e di progetti con la sua futura moglie, con una certa venerazione del nostro fondatore Sant'Ignazio". Conclusione del sacerdote, "una richiesta di equità e perdono".

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Cemento finto e gallerie di cartone le mani dei clan sulla statale 106 - attilio bolzoni (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Cronaca Cemento finto e gallerie di cartone le mani dei clan sulla Statale 106 Calabria, 31 fermati: tra loro due politici. Il ruolo della Condotte I pm: i lavori subappaltati dal colosso delle costruzioni a a imprese colluse L'annuncio della figlia al boss in carcere: "Abbiamo preso un bello lavoro" ATTILIO BOLZONI dal nostro inviato REGGIO CALABRIA - In gergo lo chiamano "cemento depotenziato". Fa guadagnare qualche milione di euro a chilometro. C'è tanta sabbia, c'è tantissima acqua e c'è poco calcestruzzo. Quello che può succedere dopo, lo riporta il dispaccio Ansa del 4 dicembre 2007 alle 19,25: "Una frana si è abbattuta, per cause in corso di accertamento, su una galleria in costruzione lungo la statale numero 106 Jonica, in provincia di Reggio Calabria". La galleria era fatta di cartone. è l'ultimo scandalo calabrese. Dopo l'autostrada Salerno-Reggio, i boss hanno messo le mani anche sulla grande via di comunicazione che dallo Stretto sale fino a Taranto. Cemento fasullo, sub appalti affidati svincolo dopo svincolo e curva dopo curva ai "soliti noti" di Africo e di Bova Marina, assunzioni forzate delle maestranze, cantieri infestati dai "sottopanza" di Giuseppe Morabito detto "il Tiradritto", camion e betoniere rigorosamente di proprietà dei capibastone che regnano nei paesi dove passa la statale numero 106. è un'altra strada di proprietà della 'ndrangheta. Ci sono stati trentuno fermi per mafia dei carabinieri giù in Calabria, due sono anche consiglieri comunali nella Locride, tutti gli altri sono di "famiglia". è un'indagine che si incastra con un'altra più consistente - sempre intorno agli imbrogli della Jonica - in attesa di "perizie tecniche" e sopralluoghi. L'appalto, 90 milioni di euro, era stato conquistato dalla società Condotte, il colosso delle costruzioni che dal 23 marzo scorso non ha più il certificato antimafia. Gliel'ha revocato il prefetto di Roma - dove la società ha sede legale - dopo avere ricevuto un dossier della Dia sui pericoli e sui tentativi di infiltrazione mafiosa "per la gestione di alcuni cantieri della Salerno-Reggio Calabria e della nuova strada statale 106 Jonica". Un provvedimento contestato dalla società con un ricorso al Tar del Lazio che, proprio oggi, avrebbe dovuto decidere le sorti della Condotte spa. è probabile però che il Tar prenderà tempo per esaminare le nuove "carte" che arriveranno da Reggio: l'ultima inchiesta sulla statale numero 106 è stata trasmessa dal procuratore capo Giuseppe Pignatone al prefetto di Roma che le ha già inviate ai giudici del tribunale amministrativo. La Condotte, in Calabria, è in un brutto pasticcio. è finita negli artigli dei Morabito, dei Pansera, dei Vadalà e degli Stilo. è sotto ricatto della 'ndrangheta. O almeno così sembra dalla ricostruzione che, i carabinieri e i magistrati di Reggio, fanno nelle 696 pagine del fermo dei trentuno mafiosi dell'altra notte. I sub appalti della statale Jonica se li sono accaparrati la "Imc" di Costantino Stilo e la "D'Aguì Beton", tutte e due considerate dagli inquirenti bracci imprenditoriali della potente cosca di Africo. Dopo lo scandalo la Condotte ha ufficialmente estromesso dall'appalto la "Imc" ma, scrivono i procuratori, "ancora nei giorni successivi il personale della Condotte ha continuato a richiedere a Costantino Stilo la fornitura di cemento". Ci sono intercettazioni telefoniche - fra dipendenti della Condotte e i titolari di quelle imprese - dove si parla soltanto di betoniere e di "dosaggi" d'acqua e calcestruzzo. è tutto il "contesto calabrese" che sta trascinando una delle più grandi imprese italiane di costruzioni in un buco nero. Anche per i lavori del movimento terra. Un'altra pagina del documento giudiziario "Risulta evidente la complicità della Condotte nell'agevolare gli interessi del cartello criminale, attraverso Terenzio D'Aguì, e quindi favorire l'aggiudicazione del subappalto ad un'impresa evidentemente gradita". Ancora: "La Condotte non chiede di rivedere al ribasso i costi previsti, ma di distribuire detti costi in modo diverso, proponendo addirittura un costo complessivo superiore a quello offerto". Un'altra parte dell'inchiesta sui maneggi per la costruzione della statale numero 106 riguarda le assunzioni. Nelle liste dei dipendenti della Condotte risultava per esempio - al momento dei controlli della Dia in cantiere - un personaggio molto noto nella Locride. Si chiama Ciccio Spanò, schedato come "appartenente alla 'ndrina Maisano e gravato da numerosi precedenti penali fra cui l'associazione a delinquere di stampo mafioso, l'estorsione e la ricettazione". Suo figlio Domenico lavorava nella ditta che fa il movimento terra sulla Jonica. Poi c'era anche Vincenzo Carrozza, un nipote del "Tiradritto". Scrivono i procuratori: "è stato assunto formalmente alle dipendenze della Imc con la qualifica di autista, di fatto si è sempre prodigato ad eseguire fedelmente gli ordini impartiti dallo zio. Controllava lo stato di avanzamento dei lavori all'interno dei cantieri della Condotte per esercitare pressioni sul capocantiere Pasquale Carrozza o sul suo collaboratore Giovanni Labate". Tutta l'inchiesta sull'ultima strada della 'ndrangheta è cominciata con un'intercettazione nel carcere di Parma. Una microspia ha ascoltato le voci di Giuseppe Morabito e dei suoi parenti che una volta al mese andavano a trovarlo, la figlia Antonia e il genero Francesco Stilo. Parlavano di matrimoni e di funerali, parlavano male di alcuni avvocati, il "Tiradritto" chiedeva notizie del nipote calciatore Peppe Sculli e la figlia gli rispondeva "che ha finito la squalifica e sta giocando, anche in Coppa Italia". Prima di raccontargli che dentro il borsone avevano un agnello, il pesce, il parmigiano, le mozzarelle di bufala e i pomodori, Antonia ha dato la buona notizia a suo padre: "Abbiamo preso un bello lavoro". Era proprio quello: la statale numero 106, la Jonica.

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"così boss e massoni aggiustavano i processi" - alessandra ziniti (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Cronaca "Così boss e massoni aggiustavano i processi" Mafia, 8 arresti tra Roma e Palermo: in cella anche una poliziotta. Perquisita la Cassazione ALESSANDRA ZINITI PALERMO - Un fascicolo in Cassazione ha una durata media di "permanenza" di diciassette mesi ma c'è anche chi, come un noto ginecologo palermitano, è riuscito a far rimanere "in sonno" il suo processo per tre anni contando i giorni che avrebbero portato la sua condanna per violenza sessuale su una paziente sedicenne a finire in prescrizione. Ventimila euro a un faccendiere dagli stretti agganci "massoni" per ottenere i servigi compiacenti di una poliziotta e di un impiegato della Corte di Cassazione e lo spettro del carcere rimaneva lontano. Studiavano bene la legge Cirielli anche e soprattutto noti esponenti di Cosa nostra che avevano trovato la stessa strada in virtù di quello strettissimo legame con alcune logge mai riconosciute dalla massoneria ufficiale che in Sicilia hanno sempre provato ad "aggiustare processi". In questo caso, però, i loro ricorsi, alla fine, sono andati tutti male, cosa che i giudici specificano subito escludendo anche qualsiasi coinvolgimento di magistrati della Suprema Corte. "Che la cosa dorma interessa a quelli di Castello di vetro", dicevano al telefono intercettati gli intermediari dei boss. E quelli, secondo i pm della Dda di Palermo coordinati dall'aggiunto Roberto Scarpinato che hanno chiesto e ottenuto otto ordini di custodia cautelare, sarebbero gli esponenti della cosca mafiosa di Castelvetrano guidata dall'ultimo grosso latitante di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro. In carcere, con accuse che vanno dal concorso esterno in associazione mafiosa al peculato, dalla corruzione in atti giudiziari alla rivelazione di segreto d'ufficio sono finiti il faccendiere di Orvieto Rodolfo Grancini, l'impiegato della cancelleria della seconda sezione della Cassazione Guido Peparaio, la poliziotta Francesca Surdo in servizio presso il dipartimento anticrimine di Roma, gli imprenditori siciliani Michele Accomando, Calogero Licata, Calogero Russello e Nicolò Sorrentino, i primi due "tramiti", gli altri beneficiari dei favori così come il ginecologo palermitano Renato De Gregorio anche lui finito in manette per corruzione in atti giudiziari. E nel registro degli indagati risultano iscritti anche il gran maestro Stefano De Carolis, della Serenissima Gran Loggia Unita d'Italia, accusato di aver aiutato l'imprenditore Michele Accomando a far insabbiare il procedimento a carico di Giovanbattista Agate, fratello del boss di Mazara del Vallo Mariano Agate, e l'anziano gesuita, padre Ferruccio Romanin, 79 anni. A lui, rettore della Chiesa di Sant'Ignazio a Roma, veniva chiesto di scrivere, "previo pagamento" dicono i giudici, delle lettere di "intercessione" a favore di alcuni esponenti mafiosi da girare poi ai giudici (nella fattispecie del tribunale di Reggio Calabria) che avrebbero dovuto occuparsi della loro posizione. Ingranaggi fondamentali di questo meccanismo oliato da massoni e mafiosi per cercare di approfittare dei tempi della giustizia lunga erano la poliziotta accusata di effettuare gli accessi illeciti al sistema informatico per monitorare le posizioni dei "clienti" e l'impiegato della cancelleria della seconda sezione della Cassazione. Ma lui, scrivono i giudici, con la sua qualifica di ausiliario non era certo, da solo, nelle condizioni di garantire che quei fascicoli rimanessero "in sonno". Per questo i magistrati della Dda di Palermo, che ieri hanno personalmente diretto una perquisizione negli uffici della Suprema Corte, sono a caccia di altre complicità convinti che quella venuta fuori sia solo la punta dell'iceberg.

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"ormai il pdl è maggioranza e opposizione" - emanuele lauria (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica, La" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Catania, la città della "primavera" degli anni '90, non ha più i soldi per pagare le bollette dell'Enel. Eppure il centrodestra ha mantenuto il potere "Ormai il Pdl è maggioranza e opposizione" Sotto l'Etna il dramma della sinistra. Fava accusa: qui è come l'Argentina EMANUELE LAURIA DAL NOSTRO INVIATO CATANIA - è rimasto solo, nella sede del comitato elettorale, con la bandiera del Pd a sventolare sulla centralissima via Ventimiglia e il ritratto di Prodi a vegliare sulla sua sconfitta. è rimasto solo, Giovanni Burtone, a caricarsi sulle spalle il peso del day after più nero, nella Catania che simboleggia il tracollo siciliano dei veltroniani, qui sprofondati al 18 per cento. Anna Finocchiaro ed Enzo Bianco, i big catanesi del partito, sono già volati a Roma e Burtone, uno degli uomini "mandati al macello" alle amministrative siciliane (definizione di Arturo Parisi), svolge mesto il suo concession speech: "Ha vinto Stancanelli, l'uomo del Pdl: auguri. Quel che non m'aspettavo era di finire terzo, alle spalle anche del candidato della Destra. Il dato più sconfortante: qui la gente è scontenta ma noi non riusciamo neppure a intercettare il voto di protesta. E il centrodestra, da solo, fa maggioranza e opposizione". C'era una volta la Primavera di Catania: città "nera" per antonomasia, ma capace nel '93 di mandare al ballottaggio per Palazzo degli elefanti due candidati del centrosinistra, Enzo Bianco e Claudio Fava. Due in lizza pure domenica e lunedì scorsi, per il consiglio comunale. E il senatore del Pd, con una sua lista a supporto di Burtone, non è andato oltre il 7,6 per cento. Mentre il coordinatore nazionale di Sd, in campo per un "atto di generosità" nei riguardi del candidato della sinistra Salvatore Domina, ha totalizzato 173 voti. Così è sfiorita la loro Primavera. La città si è consegnata, nel frattempo, a Lombardo che - in sintonia con il sindaco Scapagnini - ha costruito il suo impero piazzando i propri uomini in tutti i posti di sottogoverno e con l'assunzione di 500 precari nelle società pubbliche. Non smettendo di accumulare consensi, come dimostra il 34 per cento delle tre liste che fanno riferimento all'Mpa. E pazienza se il Comune è a un passo dal dissesto e il debito di 130 milioni nei confronti di Enel e altri fornitori, come denuncia Burtone, "ha determinato il black-out in alcune vie del centro": la gente, a Catania come in tutta l'isola, continua a premiare il centrodestra. "Il problema è che la nostra azione viene avvertita come tiepida", attacca Burtone. Più esplicito Fava, ex ds che nel Pd non è voluto entrare. E che, da un lato, lamenta non rassegnato "l'impossibilità di far breccia in una città dove si vive come nell'Argentina dei generali, dove tutto - dagli organi d'informazione agli uffici giudiziari - è controllate dal centrodestra". Ma dall'altro canto Fava attacca proprio il Pd, a suo avviso "troppo acquiescente nei confronti di operazioni di potere". Come quella, spiega, che ha portato il commissario del Comune Enzo Emanuele a sbloccare dopo 50 anni il mega progetto di corso Martiri della Libertà, che affida a imprenditori privati la realizzazione di parcheggi e centri commerciali. Un atto adottato senza il parere del consiglio comunale, a 10 giorni dalle elezioni, con una cerimonia alla quale hanno partecipato Lombardo e il candidato sindaco Stancanelli. E qualche esponente del Pd. La waterloo siciliana apre la resa dei conti fra i veltroniani. Bianco attacca il segretario regionale del partito Francantonio Genovese ("La sua stagione credo sia finita") e risponde all'assalto esterno di Fava: "è incredibile: invece che pensare agli avversari, dobbiamo parare i colpi degli alleati. Claudio negli ultimi tre anni non si è visto a Catania. C'è una vocazione al suicidio che spiega anche i nostri risultati. Ma ora bisogna ripartire: facciamo gli stati generali dei riformisti e recuperiamo spazi d'iniziativa che sono stati presi, meritoriamente, dalla Confindustria di Lo Bello. Ci sono cinque anni senza elezioni davanti. Per fortuna".

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I naufragi e il maltempo non fermano gli sbarchi (sezione: Intercettazioni)

( da "Tirreno, Il" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Oltre 130 immigrati soccorsi al largo di Lampedusa I naufragi e il maltempo non fermano gli sbarchi PALERMO. I continui naufragi nel Canale di Sicilia, l'ultimo dei quali secondo le autorità libiche avrebbe causato 40 morti e un centinaio di dispersi, non fermano l'ondata di sbarchi verso le coste italiane. E tutto questo nonostante il peggioramento delle condizioni meteo, con un forte vento di scirocco e mare Forza 4 in aumento, che rischia di causare nuove tragedie. A largo di Lampedusa sono stati soccorsi altri due barconi: il primo, con 72 clandestini, tra cui sette donne e tre bambini, è stato intercettato l'altra notte da una motovedetta della Guardia Costiera a cinque miglia dalla costa. La seconda "carretta" con 52 immigrati, tra cui cinque donne, è stata invece raggiunta ieri pomeriggio dalla nave Fenice della Marina Militare, mentre "arrancava" sulle onde rischiando di capovolgersi. Gli immigrati sono stati accompagnati nel Centro di prima accoglienza e soccorso dell'isola che in queste ore ha superato le 800 presenze, cinquanta in più della capienza massima prevista dalla struttura che è nuovamente al collasso. I primi 150 extracomunitari sono già stati trasferito nella giornata di ieri con due voli civili verso il Cpt di Brindisi.

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Diritto di cronaca: i giornalisti sciopereranno contro il bavaglio (sezione: Intercettazioni)

( da "Tirreno, Il" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Attualità Diritto di cronaca: i giornalisti sciopereranno contro il bavaglio ROMA. "I giornalisti italiani, uniti, confermano la loro opposizione a qualsiasi progetto che limiti la possibilità di informare i cittadini sui fatti di cronaca giudiziaria e sulle indagini della magistratura, come si profila con il disegno di legge sulle intercettazioni presentato dal Governo". La Federazione nazionale della stampa e l'Ordine dei Giornalisti, con la partecipazione dell'Unione nazionale cronisti, ribadiscono la loro posizione sul provvedimento e la possibilità che si ricorra allo sciopero, anche per più giorni e insieme chiedono al governo di modificarlo. Fnsi, Ordine e Unci "hanno costituito un Comitato per gestire l'emergenza e rispondere con tempestività, e nelle proporzioni di volta in volta necessarie, alla portata delle iniziative che si delineano contro il diritto all'informazione, man mano che assumeranno rilievo. Nella riunione straordinaria della Giunta Federale allargata ad Ordine e Cronisti, svoltasi ieri a Roma, è stato deciso perciò anche di dichiarare lo sciopero, se necessario per più giorni, ed altre iniziative d'intesa anche con Fieg, per comunque contrastare con i migliori strumenti comuni disponibili'l'intercettazione della libertà di cronacà". Poi l'appello ai direttori di tutte le testate "ad informare costantemente l'opinione pubblica sui pericoli che si stanno correndo".

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La riduzione al silenzio (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica.it" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

"Una rassicurante frustrazione" è la passione dominante in Italia, sostiene Giorgio Agamben. è il sentimento che prova chi è stato espropriato delle sue capacità espressive, è l'impulso di chi, "senza avere nulla per tirarsene fuori", si consegna a un silenzio dinanzi all'"intollerabile". è insostenibile in Italia lo stordito consenso a questa riduzione al silenzio, la quieta accettazione del vuoto di parole di un intero popolo di fronte al proprio destino. Non c'è dubbio che contribuiscano a questo sentimento il disincanto delle élites, la debolezza dell'opposizione politica, il rumore dei media, la narcosi di un corpo sociale frastornato da una comunicazione nebbiosa, truccata, prepotente. Per l'ultima prova di forza di Berlusconi - un déjà vu - non accade nulla di diverso. Il Cavaliere deve liquidare un paio di nomina criminis: corruzione in atti giudiziari (in un processo, che lo vede imputato, compra un testimone chiave, Mills); corruzione di incaricato di pubblico servizio (traffica con Agostino Saccà, Rai, promettendogli lussuosi affari). Il capo del governo combina un provvedimento con immediata forza di legge protetto da una formula di grande successo: la sicurezza. Prova a condirlo con una norma che lo salva. Il Capo dello Stato gli si oppone due volte: urgente può essere la sicurezza dei cittadini, non la tua personale impunità giudiziaria. E ancora, non è urgente o necessario l'annichilimento dello strumento investigativo delle intercettazioni: vai in Parlamento e trova una soluzione condivisa. Berlusconi finge di abbozzare. Rinuncia a regolare le intercettazioni per decreto (oggi, disegno di legge). Non rinuncia a rendersi "sacro". Ordina a due turiferari di proporre un codicillo che sospende il processo Mills per un anno: tempo utile per far votare la sua inviolabilità fino a quando sarà al governo e domani (Dio ci scampi) al Quirinale. Accade che, di fronte a questa manomissione di equilibri e regole, si reagisce come se lo scasso fosse già realizzato e la violazione irrimediabile. Ci si abbandona al risentimento, allo sdegno, alla delusione. Questi sentimenti, pur legittimi, sostituiscono ogni iniziativa politica, gesto privato o discorso pubblico, addirittura ogni scambio di opinione; si confondono nelle illusioni sceniche create dagli annunci del governo; ci consegnano a un'immota passività, prigioniera di un ideologismo tautologico e, alla fine, impotente (Berlusconi è Berlusconi). Ne sono un esempio le parole di Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, che non comprende come è interdetta, con le intercettazioni, anche ogni possibile informazione sui processi fino alla fine dell'udienza preliminare dimenticando che quel negro di Patrick Lubumba, accusato di aver ucciso a Perugia Meredith Kercher - Filippo Pappalardi, accusato aver ucciso a Gravina i suoi due figli - le insegnanti di Rignano, accusate di pedofilia - hanno salvato la pelle proprio perché c'è stata un'informazione prima dell'udienza preliminare che probabilmente, a giornalismo muto e cieco, li avrebbe dannati per sempre. Ne è esempio pure la generosa iniziativa dei giornalisti raccolti nel cartello "Arrestateci tutti" come se ormai soltanto il martirio fosse possibile - e null'altro - per chi ha il dovere di raccontare. Ora che si tratta di mettersi al lavoro con maggiore lena - e senza timore e senza speranza - si abbandona il campo accompagnati, appunto, da una "rassicurante frustrazione". Come se la partita fosse soltanto il gioco solitario e irreparabile di Berlusconi contro le regole della Repubblica. E non dei cittadini a fronte di un'iniziativa che, per proteggere Iddu, rende la società meno sicura, le istituzioni più deboli, il diritto storto. In scena non c'è un solo protagonista (è un tragico errore crederlo). Gli attori, ammesso che abbiano la voglia e il coraggio di mostrarsi, possono essere ancora molti e decisivi. E buoni e convincenti gli argomenti da offrire all'opinione pubblica. Per dire. Può il capo del governo imbrogliare il garante della Costituzione? Può inserire con un artificio un codicillo già respinto per l'inesistenza di "necessità e urgenza"? Deve firmarlo il Capo dello Stato? Può non firmarlo? E' una strada "difficilmente praticabile", si dice, anche perché "non ci sono precedenti". E si comprende. La Costituzione dà per implicita la leale collaborazione tra gli organi dello Stato. Quando questa non c'è o diventa beffa, bisogna esplorare strade nuove. Esistono? Quali sono? Quale contributo culturale intende dare oggi la società dei costituzionalisti a questo confronto? Il governo diffonde la bubbola che il codicillo (liberatorio per Berlusconi) consente ai giudici di affrontare i reati più gravi. Questa saggezza già fa parte del quotidiano lavoro dei giudici. Quel che non vi fa parte (ecco la maligna novità) è mettere una pietra su reati di particolare allarme sociale, gli stupri, i furti, le rapine. Davvero la Lega potrà spiegare ai suoi elettori che non ha votato l'indulto nella scorsa legislatura e, una volta al governo, ha dato il via libera a un'amnistia di massa, per favorire l'interesse personale di Iddu a scapito della sicurezza di tutti? E' un affare che non può essere affidato - pare chiaro - alle proteste delle sole toghe o alle urla nelle aule del Parlamento (durano il titolo di un Tg). Dove sono tutti gli altri? La Confindustria evoca a ogni piè sospinto merito, concorrenza e mercato. Davvero può accettare che la magistratura sia senza unghie nel controllo dell'abuso di informazioni privilegiate, della manipolazione del mercato, della bancarotta fraudolenta, del rialzo fraudolento dei prezzi? Marcegaglia, Confindustria, e Guidi, giovani di Confindustria (così entusiasta e tremula accanto a Berlusconi in quel di Santa Margherita) dovrebbero far sapere se condividono o censurano l'idea di lasciare in ombra, come fossero reati trascurabili, l'estorsione, l'usura, l'associazione per delinquere. Le signore dovrebbero, quanto meno, farlo sapere agli imprenditori di Sicilia ai quali è stato spiegato che Confindustria (ma era quella di Montezemolo) vuole fare sul serio contro il crimine e l'illegalità. Prima di convocare uno sciopero pur necessario, forse varrebbe la pena che i giornalisti spiegassero ai lettori che la difesa della privacy invocata dal governo è soltanto un'illusione ottica perché l'accesso abusivo a un sistema informatico (come è avvenuto al Corriere della Sera e a un altro paio di migliaia di innocenti target) diventa, con le trovate di Berlusconi e del suo avvocato, una burla e con un paio di biglietti da dieci chiunque potrà procurarsi - impunito - un tabulato telefonico. Forse sarebbe meglio affrontare tutti coloro (e sono moltissimi, i più) che sono sordi ai guai giudiziari di Berlusconi e pensano che "vabbè, è un corruttore, ma per me va bene lo stesso...". Forse bisogna informarli che, non di Berlusconi si discute, ma della loro, personale sicurezza. Perché se, come sostiene l'avvocato del Cavaliere, diventano reatucci la rapina semplice, il furto in appartamento, l'omicidio colposo degli ubriaconi al volante, il sequestro di persona non a scopo di estorsione (non erano i partiti di governo a suggerire che le zingarelle portano via i bambini dalla culla?), la sicurezza in pericolo non è quella del capo del governo e del suo legale, ma di chi è esposto a questi reati. Perché se le decisioni di governo vogliono salvaguardare e proteggere i preti dalle inchieste della magistratura, non di Berlusconi si parla, ma delle attenzioni pedofile che un sacerdote può riservare ai nostri figli. Anche questo va bene a chi si tura il naso? E', infine, un arco di ragioni che dovrebbe interessare soprattutto l'opposizione, sempre che ritorni in sé. Casini dovrebbe dare un senso compiuto alla sua moderazione. Di Pietro dovrebbe rinunciare a coltivare il disegno del "tanto peggio, tanto meglio". Veltroni, infine, dovrebbe abbandonare il feticcio del dialogo (come se in ballo fosse quello, e soltanto quello) e spiegare alla gente (non sola la sua) quale iniziativa politica, istituzionale, sociale da domani intende muovere per evitare che la sicurezza diventi, per gli italiani meno protetti, un tiro birbone di Iddu. Non è scritto nei vangeli che una società postideologica debba lasciar cadere un'idea di interesse pubblico o ammutolirsi dinanzi all'"intollerabile". (18 giugno 2008.

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Legge bavaglio, non cediamo al ricatto (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del LE VOCI "l'Unità" "Legge bavaglio, non cediamo al ricatto" Domenica 15 giugno Marco Travaglio nell'articolo "Arrestateci tutti" invitava tutti i giornalisti a continuare a scrivere notizie nonostante il bavaglio del ddl intercettazioni. Ha ricevuto numerose risposte, eccone alcune: Un ddl che piega la stampa libera Tutta la redazione di "ANTIMAFIADuemila", a partire dal suo direttore Giorgio Bongiovanni, aderisce pienamente e con convinzione all'appello di Marco Travaglio a non cedere al ricatto subdolo e indecente a cui questo governo, con la recente approvazione del ddl sulle intercettazioni, vorrebbe piegare la stampa libera. Non abbiamo nessuna intenzione di adattare lo spirito di servizio con cui facciamo il nostro lavoro ai dettami di un regime talmente insidioso da mascherarsi con il volto ipocrita di una democrazia che invece si fa sempre più simile alle tante dittature che hanno represso le voci libere con la violenza. Non intendiamo rinunciare al nostro ruolo, per quanto piccolo possa essere, di garanti del sacrosanto diritto di tutti i cittadini di conoscere i fatti in qualsiasi momento riteniamo sia meglio per la libertà del loro e del nostro pensiero. Pertanto ci uniamo con forza a questa chiamata alla disobbedienza civile sperando che le associazioni di categoria si schierino compatte in questa battaglia. Antimafia Duemila: Giorgio Bongiovanni, Lorenzo Baldo, Anna Alessia Petrozzi, Maria Loi, Monica Centofante, Silvia Cordella, Marco Cappella, Aaron Pettinari, Dora Quaranta, Francesco Belvisi, Emanuele Di Stefano. Insieme all'associazione culturale Falcone e Borsellino (editrice di ANTIMAFIADuemila) Luca Trovellesi Cesana, Mariela Corvaro, Sonia Cordella, Mara Testasecca, Lorella Placidi, Giovanni Bongiovanni, Miriam Andaloro, Elisabetta Montevidoni, Romeo Bonfigli, Matias Corvaro, Diego Corvaro, Fabio Mameli, Piergiorgio Caria, Piero Di Stefano, Mauro Caruso, Matteo Cordella, Beatrice Favazza, Stefania Virgili, Fabio Maggiore, Donatella Campus. È una censura inaccettabile! No alla legge bavaglio sulle intercettazioni. Il diritto costituzionale alla libertà di informazione non solo va garantito, ma corrisponde al preciso dovere deontologico di ogni giornalista di assicurare un'informazione corretta e completa. È un diritto-dovere garantito dalla Costituzione che non può essere conculcato. Sarebbe una censura inaccettabile. Non è così che si tutela la privacy dei cittadini. Questo, semmai, richiede un di più di attenzione e di responsabilità per chi esercita questa professione e non un'espropriazione della responsabilità di giornalisti e direttori e ancora meno un informazione affidata alle "veline" di comodo. Per questo il cdr de l'Unità esprime la sua più ferma opposizione al ddl Alfano che impedisce le informazioni sulle indagini e punisce con il carcere chi intende semplicemente informare i cittadini. E aderisce alle iniziative di mobilitazione promosse dall'Associazione Stampa Romana e dalla Fnsi in collaborazione con gli altri soggetti come i magistrati e le forze, destinatari del progetto. La libera informazione non si lascia imbavagliare e non si farà intimidire. Il Cdr de l'Unità Un blog per le adesioni Il blog voglioscendere.it lancia la campagna "Arrestateci tutti" dopo l'appello di Travaglio su l'Unità contro il ddl bavaglio del governo. Già centinaia le adesioni di cittadini comuni e giornalisti (il primo elenco è sul blog). Si può aderire scrivendo a arrestatecitutti@gmail.com o lasciando un commento sul blog. La prima pagina de "l'Unità" del 15 giugno su cui Marco Travaglio ha lanciato l'appello "Arrestateci tutti" contro il disegno di legge sulle intercettazioni.

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Leggi ad personam, esercito: sono prove generali? Cara Unità, di nuovo leggi ad person (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del Leggi ad personam, esercito: sono prove generali? Cara Unità, di nuovo leggi ad personam, blocco delle intercettazioni (che farebbero danno al "sistema") uso dell'esercito in modo improprio... non è poco per farci immaginare la prova di un regime che sarebbe poco gradito agli italiani ed anche agli europei. Reagiamo subito, prima che sia troppo tardi. Sergio Barsotti, Livorno Facciamo diga contro Berlusconi Cara Unità, mi auguro che l'assemblea del Pd di venerdì prossimo prenda atto che la strategia di dialogo con la destra berlusconizzata e d'isolamento delle altre forze di sinistra non regge ed indebolisce l'opposizione sia istituzionale sia nel Paese, come comprova il forte astensionismo che ha portato alla catastrofe elettorale in Sicilia e Sardegna. Da subito è necessario riaprire il dialogo e ritrovare una strategia comune per costruire una forte diga contro lo straripare di provvedimenti iniqui, discriminanti, incostituzionali, che favoriscono il caudillo nostrano, "vittima", a suo dire, della persecuzione dei giudici di sinistra, e il suo esercito di cortigiani, che ingrossa sempre più le fila nell'attesa delle briciole del lauto pasto delle insaziabili signorie. Nella sinistra, ampiamente intesa, esistono le intelligenze capaci di comprendere sia la drammaticità dell'attuale situazione politica sia la necessità di lasciarsi alle spalle errori anche recenti per fare fronte comune a difesa della Costituzione, dei cittadini più deboli ed esposti alle ingiustizie sociali, per la dignità del nostro sistema democratico. Mario Sacchi, Milano Intercettazioni, un colpo alla parte lesa... Cara Unità, togliere agli investigatori la possibilità di intercettare ed invitarli a indagare utilizzando metodi più "classici" avrebbe senso se i delinquenti non si avvalessero più del telefono per organizzare e commettere reati. Poiché non risulta che i criminali abbiano tale cavalleresca intenzione non si capisce perché lo Stato debba autolimitarsi nel contrastare la delinquenza. Limitare le intercettazioni a certi tipi di reato è anche ingiusto nei confronti di quei cittadini che subiscono uno dei tantissimi gravi reati per il quale le intercettazioni non saranno più possibili. Perché io che subisco un reato punito con 9 anni e mezzo non dovrà avere le stesse probabilità di avere giustizia di chi subisce un reato punito con 10 anni? Oltre al danno avrà anche la beffa perché a fronte della mia richiesta di giustizia lo Stato non utilizzerà più tutti mezzi tecnici a sua disposizione ma io continuerà a pagarli con le tasse. Emanuele Lombardi, Bracciano (Rm) Le nostre voci arrivino a quei signori Cara Unità, alla luce delle nuove norme sulla sicurezza, il disegno di legge sulle intercettazioni, che, di fatto, ha come unico scopo quello di imbavagliare giudici e giornalisti; l'esercito chiamato a pattugliare le nostre città (ma che potranno mai fare 3000 soldati proteggere tutte le città italiane e poi da quali gravi pericoli?). A questo punto mi chiedo se arriveremo anche al Tg letto da un generale? Solo notizie gradite, ovviamente. Ma questo già succede: spesso confronto le notizie che leggo su l'Unità con le stesse notizie date nei telegiornali (tranne chiaramente il Tg3): sono altra cosa.... Dove sono oggi tutti quelli che in campagna elettorale hanno straparlato? Come mai oggi Grillo tace? Dopo avere convinto migliaia di italiani a disertare le urne, combinando questo bel disastro, ora perchè non parla? Oggi che sono in pericolo la giustizia, la libertà di stampa, la nostra libertà di venire informati seriamente, nessuno parla! Vogliamo far arrivare le nostri voci a questi signori? Gli italiani non sono tutti idioti come forse loro credono... non esistono solo grandi fratelli, veline e gossip. Sul tema rifiuti, poi, da napoletana vorrei rivolgermi ai napoletani: ci rendiamo conto che ancora una volta il Nord ci mortifica e ci umilia: il Governo ci manda i volontari per ripulire le strade e per insegnarci la differenziata. Veniamo trattati come una colonia da civilizzare. Ciò mi indigna e mi mortifica. Quando decideremo di riprenderci la nostra antica nobiltà: c'è stato un tempo in cui noi la civiltà l'abbiamo insegnata agli altri. Ma veramente tutti pensano che Napoli sia solo Gomorra? Condivido il giudizio del sindaco Rosa Russo Iervolino: Napoli è anche Gomorra ma non è solo Gomorra. Napoli è fatta in maggioranza di napoletani onesti, che lavoano, che pagano le tasse (anche quella sui rifiuti), che fanno la differenziata, che si alzano alle 6 del mattino per andare a lavorare (per circa 1.200 euro al mese, tanto è lo stipendio di pubblico dipendente, ditelo al ministro Brunetta). I campi-sfollati sono in Africa: però, lì, ci vanno gli operatori umanitari non l'esercito.... Anna Maria Quattromini Europa, adesso andiamo avanti Cara Unità, cambiano gli uomini, ma la politica estera repubblicana rimane bipolare. Come definire diversamente le frasi presidenziali e ministeriali che pretendono di sacralizzare il Trattato di Lisbona senza rispettarne proprio quelle clausole in cui si prevede l'unanimità degli Stati membri quale conditio sine qua non della propria validità? Al più presto un nuovo testo di Costituzione europea snello; con un nocciolo immodificabile contenente la Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo (Onu 1948) e una clausola che le dia validità per chi l'approva, lasciando fuori dalla nuova Europa chi non desidera rimanervi o entrarvi! Matteo Maria Martinoli, Milano. Lotta politica solo per il potere? Cara Unità, "La politica come tutti sanno, ha cessato da molto di essere scienza del buon governo, ed è diventata invece arte della conquista e della conservazione del potere. Così la bontà di un uomo politico non si misura sul bene che egli riesce a fare agli altri, ma sulla rapidità con cui arriva al vertice e sul tempo che vi si mantiene. E la lotta politica, cioè la lotta per la conquista e la conservazione del potere, non è ormai più - apparenze a parte - fra stato e stato, fazione e fazione, ma interna allo stato, interna alla fazione." Chi lo ha scritto?: un moralista deluso del XXI secolo?, un elettore deluso dell'Unione 2006?, un blogghista 2008 di Beppe Grillo?, un girotondino?, un cultore dell'antipolitica che non ha capito nulla dell'alto valore morale della denuncia "politica" di Stella e Rizzo?, un berlusconiano pentito che ha capito tutto e ha deciso di parlare? o lo cantavano in coro un esponente del PCdI, uno dell'ex Rc, uno della Sd ispirati da uno scintillante arcobaleno verde? Nessuno di questi. Lo ha scritto uno scrittore del novecento italiano. Questa fotografia risale addirittura a 46 anni fa, l'ha scattata nel 1962, alla livida realtà che da allora non è più cambiata se non per peggiorare, Luciano Bianciardi. Dopo quasi mezzo secolo non ci si è ancora decisi a prendere atto che è da lì che occorrerebbe partire per cambiare la "politica agra" che ci affanna e limita. Vittorio Melandri.

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Mediaset la comandiamo noi. Andiamo a Milano e ci scialiamo (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del LE INTERCETTAZIONI Così parla "u Prufessuri", Sebastiano Altomonte. Massone, candidato alle provinciali con la Margherita, poi ha preferito Forza Italia "Mediaset la comandiamo noi. Andiamo a Milano e ci scialiamo" inviato a Reggio Calabria Gigi Meduri, Pd ed ex viceministro ai Trasporti. Pasquale Tripodi, Udeur, ex assessore regionale, Pietro Fuda, ex senatore del Pdm (il partito fai da te di Agazio Loiero), Stefania Craxi, Marco Minniti, Mimmo Crea, ex Margherita, passato col partito di Rotondi ora dentro per mafia... l'elenco dei politici citati in ballo da Sebastiano Altomonte è vastissimo. Verso alcuni mostra disprezzo, per altri sincera stima, a volta addirittura affetto. Chi è Altomonte, sindacalista sempre alla ricerca di un posto al sole nella politica, uomo di riferimento di cosche di rango della 'ndrangheta, ce lo raccontano i magistrati della Dda di Reggio. "Occupa un posto di rilievo nella società reggina, egli difatti, in maniera camaleontica, rappresentando l'espressione tipica del potere politico-mafioso locale, intrattiene allo stesso modo rapporti di vario genere con esponenti politici di rilievo regionale, come Domenico Crea (finito in galera per associazione mafiosa, ndr) e con esponenti apicali di diverse consorterie mafiose, sia della jonica che della tirrenica. Inoltre egli è un importante sindacalista della scuola e rappresenta un sicuro collettore di voti". E' stato candidato alle provinciale di Reggio Calabria in una delle liste della Margherita, è stato uomo di Mimmo Crea, ha trescato con capicorrente del Pd e poi si è appoggiato a Forza Italia, ma Altomonte, membro di quel livello "invisibile" della 'ndrangheta che lui stesso descrive come una sorta di Gotha inattaccabile, è soprattutto un massone. "Della Gran Loggia Regolare d'Italia, siamo una quarantina", racconta alla figlia. "Fratelli visibili e invisibili che adornate l'oriente", ricorda commosso l'inizio del giuramento. "Cosimo Cherubino era massone, è entrato dopo di me. Quando lo abbiamo battezzato qualcuno non voleva che entrasse perché aveva fatto la galera... L'avvocato Ciccio è massone., il dottor Squillaci, il sindaco di Bova, pure lui è massone. La massoneria è un grande potere, tutti massoni sono in Italia i più grossi. Andreotti è un massone, Berlusconi è un massone". La figlia: "Soltanto Prodi forse non è un massone". Altomonte: "Agazio Mastella è massone, Agazio Loiero è massone, tutti massoni sono". La figlia: "Prodi dove cavolo deve andare". Altomonte: "Neanche nella macelleria lo vogliono". Ma dopo anni di gavetta, "'u prufessuri" si era stancato di fare il portatore d'acqua. "Voglio passare i prossimi 10 anni di prestigio, pure che mi arrestano, però li voglio di pieno prestigio, fino ad ora ho lavorato una vita compare ora io voglio il riconoscimento di quello che ho dato, è giusto compare? Ma il mio ragionamento vi piace? Fino ad ora ho lavorato sempre come una formica, ora voglio un riconoscimento di quello che ritengo che merito, se poi, voglio dire, le altre persone pensano, che voglio dire che io..che mi inquisiscano e che facciano quello che vogliono, vado pure in galera ma con onestà però..però stavolta voglio una goccia di gestione, la voglio avere pure io. Per gestire 10 anni, pure che dobbiamo uscire sui giornali, però voglio che queste cose le dobbiamo fare". Voleva "salire" alla Provincia, forse alla Regione, gestire miliardi pure lui, l'uomo che a Natale manda un cordialissimo biglietto d'auguri e una cassetta di vini paesani al boss superlatitante Domenico Pelle, detto "Gambazza", numero uno della 'ndrangheta più potente, quella di San Luca. E allora le tenta tutte. Si candida con la Margherita alle Provinciali e partecipa al congresso del Pd. "La Margherita ha avuto timore di me, compare, quando mi ha telefonato Letta...a me mi ha telefonato il senatore Viscardi che è il responsabile della Margherita del Mezzogiorno, sapete cosa mi ha detto? Tu ti devi candidare con Enrico Letta, perché abbiamo saputo da fonte certa che tu sei più forte di quel cretino, di Naccari (esponente reggino del Pd, ndr). Io ho capito che sono uno più cretino dell'altro e non mi sono candidato con nessuno, perché prima di candidarmi volevo un posto. Quando io mi candidavo all'assemblea costituente, allora Marco Minniti mi dava spazio a me? Questi sono lupi, avete capito? Minniti va solo con D'Alema, sapete dove mi dava spazio a me? Che mi mandava in galera, ecco". L'interlocutore: "Professore, sapete cosa vi dico io che ora li mandiamo in galera noi". Il professore parla con Pietro Verno, "noto pregiudicato cognato del boss Nino Pangallo della cosca di Roccaforte del Greco, ucciso nel 2004". Insieme trovano una via d'uscita: appoggiare Peppe Galletta, figlio d'arte e socialista, aspirante candidato nelle liste di Forza Italia al Parlamento, o in una lista collegata. "Peppe Galletta ci rispetta a noi, però se noi gli facciamo più assai voti, lui rafforza Forza Italia", dice raggiante Pietro Verno. Che racconta di un incontro che l'ha fulminato. "Professore, quando è venuta Stefania Craxi da Galletta, è venuto e mi ha detto Pietro voglio che ci sia pure tu, che poi mangiamo e beviamo. Lui me l'ha presentata: questo è Pietro, le ha detto, ci tengo assai. Poi siamo usciti e ci siamo fumati una sigaretta con lei". Ammirato il professor Altomonte: "E' una brava cristiana". Pietro: "Suo marito è un pezzo grosso di Mediaset. Sapete che vuol dire, Galletta si candida a numero uno della Calabria, lui sale, sale solo con il partito, Forza Italia". Il professore: "Allora Mediaset la comandiamo noi, vogliamo mandare uno a Milano lo mandiamo a Mediaset". Pietro: "Se sale Galletta prende pure un ministero". I due parlano, fanno progetti: "Dobbiamo partire per divertirci e scialarci, se c'è il giro di milioni lo gestiamo. Ci scialiamo, saliamo e ci divertiamo". Sembra una gag di Cetto La Qualunque ("n'addivertimo cazzu io"), ma c'è poco da ridere: è la 'ndrangheta, la mafia più potente d'Europa. Le loro imprese controllano tutto: anche il respiro e il futuro dei calabresi. e. f.

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Soccorse in mare due navi-carrette a Lampedusa i 124 naufraghi (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del I VIAGGI DELLA DISPERAZIONE Soccorse in mare due navi-carrette a Lampedusa i 124 naufraghi I continui naufragi nel Canale di Sicilia e il peggioramento delle condizioni meteo, non fermano l'ondata di sbarchi. A largo di Lampedusa sono stati soccorsi ieri altri due barconi: il primo, con 72 clandestini, tra cui sette donne e tre bambini, è stato intercettato dalla Guardia Costiera a 5 miglia dalla costa. Mentre la seconda "carretta" con 52 immigrati, tra cui cinque donne, è stata raggiunta dalla Marina Militare, mentre "arrancava" sulle onde rischiando di capovolgersi. Gli immigrati sono stati accompagnati nel Centro di prima accoglienza e soccorso dell'isola di Lampedusa che in queste ore ha superato le 800 presenze, 50 in più della capienza massima. I primi 150 extracomunitari sono già stati trasferiti al Cpt di Brindisi. Il ponte aereo dovrebbe riprendere oggi, anche perché le cattive condizioni del mare rischiano di bloccare a Porto Empedocle il traghetto che collega le Pelagie con la Sicilia. È emergenza anche a Malta, dove ieri si sono registrati cinque sbarchi consecutivi, per un numero complessivo di quasi duecento immigrati. Alcuni di loro, rimasti aggrappati per ore alle gabbie per l'allevamento dei tonni, sono stati ricoverati nell'ospedale Mater Dei dell'isola.

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Questo provvedimento non deve arrivare a Palermo (sezione: Intercettazioni)

( da "Unita, L'" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stai consultando l'edizione del "Questo provvedimento non deve arrivare a Palermo..." Ascoltiamoli un po' mentre si davano da fare per i boss. Conversazione fra Licata e Grancini ( 6 febbraio 2003). Dice Licata: " nelle more...questo provvedimento non deve essere notificato a Palermo... Però la cosa importante è non farla partire...E la cosa importante è non farla arrivare giù! Per avere il tempo di organizzare tutto con i gesuiti...". Fra Grancini e Sorrentino (13 febbraio 2006). G. : " Loro (impiegati della Cassazione n.d.r.) vogliono versati su quel conto dove hai versato l'altra volta, 5 mila euro, ogni dieci giorni gliene devo portare mille". S.: "Come prima 5, e poi ogni dieci altri mille?" G.: "no, no...da questi cinque, io ogni dieci giorni levo mille euro e glieli do..." S.: "E quindi si fanno 50 giorni, così dici tu?". G.: "Eh...sono gli accordi..., però io questo lo devo chiudere domani mattina alle nove...potrebbe essere tre, potrebbe essere due, poi potrebbe essere anche otto, cioè hai capito?"S.: " Sì. Scusami, tu ogni dieci giorni gliene dai mille...". G.: " Bravo Nicola". S.: " Quindi se ne vogliono mandati cinque vuol dire che per 50 giorni siamo a...". G.: " Io ti dico quello che mi hanno detto...". S.: " caso mai facciamo l'integrazione noi..." G.:" Bravo! Questo è quanto! Però domani mattina ce li devo avere". S.: " Va bene, io vado a parlare, me li faccio dare e ti faccio il versamento..." ( versamento su conto Unicredit, agenzia di Orvieto, intestatario (fittizio) Bacci Giovanni, codice 7181: tutto verificato e provato). In questo caso era il Sorrentino ad essere interessato ad un suo ricorso in Cassazione. Grancini- Accomando ( 19 dicembre 2005). G: " Se non c'è niente ( se non ci sono i soldi n.d.r) è inutile che andiamo avanti, perché tanto non fa un cazzo nessuno, cioè hai capito che ti voglio dire? Se si arriva con qualcosa bene, perché anche lì mi hanno detto: "Rodolfo è ora che vai a fare in culo", perché io gli avevo promesso, promesso, io se ce li avevo li mettevo io... allora se hai qualcosa sulle mani, mandali spediscili, così io posso girare e muovermi, se no lasciamo perdere, sarà quello che Dio vorrà...". A: " Ti ho detto la pratica quella mia... eh quella manca per te definire il discorso... c'e già la disponibilità totale..." G.:" E allora perché non me li hai dati tu? " A.: " Eh cazzo..se non so quanti. Dico, non è che posso quantificare io... E allora quella del dottore ( sottinteso: pratica n.d.r), ti ho detto come è la situazione?" G.: "sono lì che dormono tutte adesso". Licata- Grancini (1 marzo 2007). L. " Rodolfo! Purtroppo questa è ...una cosa pesante, non è una cosa leggera... perché io sto perdendo tutta la mia tranquillità..., la mia...tutto sto perdendo io...Cioè io qua ...non abbiamo a che fare né con Nicola, né con Antonio che sono persone per bene...(omissis). " Questa volta, infatti, di mezzo c'erano gli Agate di Mazzara del Vallo. E lo stesso giorno, si sentono anche Accomando e Licata. L.: " Ho capito Michele...noi ogni giorno gli dobbiamo mandare un messaggio di pericolosità! ( a Grancini per sollecitarlo n.d.r.). E Grancini, in altra telefonata: " Il compito mio era quello di tenerla ferma il più che sia possibile, che poi De Carolis avrebbe praticamente sistemato la cosa e non l'avrebbe fatta arrivare, questi sono i patti, che non doveva arrivare dall' ufficiale giudiziario e questo De Carolis mi ha detto: "ci penso io"" Grancini si rivolge a Peperaio ( 9 marzo 2007) : " ci hai guardato? ". P.: " E si, ho guardato. Poi ti dico". G.: "si può fare?"P: "Anche se bisogna aspettare qualche altro giorno in più per essere... Hai capito?". G: " eehh si può fare qualcosa? P.:"eehh ci proviamo... però bisogna te... te...poi ti dico personalmente" (Peperaio batte cassa n.d.r.) Conversazione fra il faccendiere Grancini e la poliziotta Surdo ( 1 agosto 2006, ore 21 e 45): G.: "In tanto domani mattina vado lì in Cassazione per l'amico tuo". S: "ah, ah". G.: " Eh che la sezione non è una di quelle simpatiche". S.: "Eh immagino". G.: " Eh la quarta e la settima sono un po' le più...eh, se era la seconda era un frego meglio. Però qualcosa possiamo fare, su poi ne parliamo a voce...". Il riferimento è al ginecologo De Gregorio amico personale della Surdo. Benedette intercettazioni, se si vuol cercare di bonificare l'Italia. saverio.lodato@virgilio.it.

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Reggio Calabria, altra maxi-retata per la 'ndrangheta (sezione: Intercettazioni)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-06-18 - pag: 18 autore: Appalti. In manette 33 persone Reggio Calabria, altra maxi-retata per la 'ndrangheta Lionello Mancini REGGIO CALABRIA. Dal nostro inviato Ennesima retata nel Reggino, tra Bova Marina e Africo nuovo. Un altro pezzo di malaffare – spartizione e gestione di pubblici appalti, associazione mafiosa, infiltrazione nella locale pubblica amministrazione – viene alla luce e i carabinieri ammanettano una trentina di persone, quasi la metà imprenditori, un paio anche consiglieri comunali. La Procura di Reggio Calabria ha indagato quasi due anni e dopo intercettazioni, verifiche documentali e prove tecniche ha rimesso in carcere nomi già noti e persone sino a oggi ritenute estranee al contesto delle cosche attive nell'area (Morabito, Bruzzaniti, Palamara, Vadalà, Talia). L'operazione scattata la notte scorsa, si inserisce nel filone che a novembre aveva portato a intervenire su alcuni cantieri dei lavori di ammodernamen-to della Statale 106 Jonica. Presso il cantiere di Condotte d'acqua Spa, aggiudicataria di parte delle opere, erano saltati fuori due fornitori di calcestruzzo dai pessimi referenti: la Imc (che sarebbe collegata ai Morabito- Bruzzaniti-Palamara) e la D'Aguì Beton (Talìa e Morabito). Un consulente tecnico della Dda reggina ha concluso che questi subappaltatori rifilavano a Condotte calcestruzzo con "palesi difformità in ordine alla qualità dei materiali posti in opera ": cioè roba scadente, presumibilmente iperpagata, e che potrebbero aver determinato problemi strutturali, in corso di verifica. Secondo i carabinieri, anche in questo caso le modalità di infiltrazione della 'ndrangheta sono quelle collaudate: la facciata di vere e proprie imprese con una parvenza di liceità e in grado di accaparrarsi i subappalti di fornitura, l'estromissione di fatto di appaltatori " estranei" al contesto criminale, una sovrafatturazione ottenuta attraverso la qualità inferiore a quella pattutita. Inutile dire che l'interesse delle 'ndrine nei lavori stradali della Jonica ha portato alla totale assenza di danneggiamenti o atti intimidatori che solitamente, in zone ad alta densità mafiosa caratterizzano invece l'esecuzione dei grandi appalti. La magistratura è ora intenzionata a stabilire quanta parte di "imposizione ambientale" ci sia stata nell'intreccio tra economia legale e illegale che ha portato agli arresti di ieri.

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Tra intercettazioni e Albo disposizioni in conflitto (sezione: Intercettazioni)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI data: 2008-06-18 - pag: 31 autore: Professioni. Inapplicabile la sanzione disciplinare Tra intercettazioni e Albo disposizioni in conflitto Franco Abruzzo MILANO Il Ddl sulle intercettazioni prescrive ai Consigli dell'Ordine di sanzionare subito i giorna-listi, ma i Consigli hanno le mani legate dall'articolo 58 della legge professionale 69/63 e dalla legge 97/2001 (Norme sul rapporto tra procedimento penale e procedimento disciplinare), come sottolinea una sentenza delle sezioni unite civili della Cassazione "qualora l'addebito disciplinare abbia ad oggetto i medesimi fatti contestati in sede penale". Il Ddl, in sostanza, non coordina la nuova predisposizione normativa con la legislazione in vigore. L'articolo 2 del Ddl modifica i commi 2 e 7 dell'articolo 114 del Codice penale e di procedura penale e blocca la cronaca giudiziaria: vieta infatti la pubblicazione degli atti di indagine fino al termine dell'udienza preliminare; in particolare, con il comma 2 "vieta la pubblicazione, anche parziale o per riassunto o nel contenuto, di atti di indagine preliminare, nonché di quanto acquisito al fascicolo del pubblico ministero o del difensore, anche se non sussiste più il segreto, fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare ". Il comma 7, invece, "in ogni caso vieta la pubblicazione anche parziale o per riassunto della documentazione, degli atti e dei contenuti relativi a conversazioni o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche di cui sia stata ordinata la distruzione ai sensi degli articoli 269 e 271". I commi 2 e 7 fanno da sfondo al nuovo articolo 684 del Cp, che punisce con il carcere da 1 a 3 anni i giornalisti che pubblicano, anche per riassunto, "le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche ", mentre il nuovo articolo 617/septies del Cp punisce con la stessa pena quanti prendono "diretta cognizione di atti del procedimento penale coperti dal segreto". L'articolo 2 del Ddl chiude il discorso repressivo con la modifica del comma 2 dell'articolo 115 del Cpp. La Procura che indaga il cronista per le violazioni dei divieti dovrà avvertire il Consiglio (competente) dell'Ordine affinché valuti se sospenderlo in via cautelare fino a tre mesi dall'esercizo della professione: "Di ogni iscrizione nel registro degli indagati per fatti costituenti reato di violazione del divieto di pubblicazione commessi dallepersone esercenti la professione giornalistica, il procuratore della Repubblica procedente informa immediatamente l'organo titolare del potere disciplinare, che, nei successivi trenta giorni, ove sia stata verificata la gravità del fatto e la sussistenza di elementi di responsabilità e sentito il presunto autore del fatto, può disporre la sospensione cautelare dal servizio o dall'esercizio della professione fino a tre mesi". Il comma 1 dell'articolo 115 Cpp specifica che "salve le sanzioni previste dalla legge penale, la violazione del divieto di pubblicazione previsto dagli articoli 114 e 329 (comma 3 lettera b) del Cpp costituisce illecito disciplinare quando il fatto è commesso da impiegati dello Statoo di altri enti pubblici ovvero da persone esercenti una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato ". Solo i giornalisti professionisti esercitano la professione di giornalista. Conseguentemente la norma esclude sanzioni disciplinari per i pubblicisti e per i praticanti giornalisti. La natura della sospensione è cautelare: cautelare significa che dovrebbe essere adottata mentre il procedimento penale è in atto.L'articolo 58 della legge 69/1963 sull'ordinamento della professione di giornalista impedisce al Consiglio dell'Ordine l'adozione di qualsiasi provvedimento prima della conclusione del processo penale. La nuova norma, pertanto, potrebbe essere inapplicabile. Questa lettura dell'articolo 58 della legge 69/1963 è stata rafforzata dalle Sezioni unite civili della Cassazione con la sentenza 4893 depositata l' 8 marzo 2006, dalla quale si evice che "qualora l'addebito disciplinare abbia ad oggetto i medesimi fatti contestati in sede penale, si impone, ai sensi dell'articolo 295 Cpc, la sospensione del giudizio disciplinare in pendenza di quello penale, atteso che dalla definizione di quest'ultimo può dipendere la decisione del procedimento disciplinare ". Esiste in tal senso anche un parere della Giustizia (3 novembre 1993).

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In Italia si lavora ancora troppo poco rispetto a altri (sezione: Intercettazioni)

( da "Tempo, Il" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stampa "In Italia si lavora ancora troppo poco rispetto a altri ... "In Italia si lavora ancora troppo poco rispetto a altri Paesi anche europei. Lo slogan "lavorare meno lavorare tutti" andrebbe modificato in "lavorare di più per lavorare tutti". Di conseguenza i salari sarebbero più alti. Bene quindi la direttiva europea che porterebbe a 60 da 48 le ore lavorative settimanali. L'ipotesi del ministro Sacconi di far partecipare i lavoratori alle decisioni d'impresa mi lascia scettica. A ognuno il suo mestiere. Il rischio d'impresa non può essere partecipato dai lavoratori". Da Federica Guidi, presidente dei giovani di Confindustria, non ci si aspetterebbe un piglio così grintoso. Se non altro perché conserva quell'aria da giovane donna-bene che inganna e lascia supporre chissà quale corsia preferenziale nella sua ascesa a presidente dei giovani di Confindustria. Inevitabilmente il pensiero corre al padre Guidalberto, potentissimo di Confindustria (ex vicepresidente ora consigliere delegato nonché presidente di Ducati Energia, gruppo bolognese da duecento miliardi di fatturato e quasi cinquecento dipendenti) che secondo i maligni le avrebbe spianato la strada. Niente di più sbagliato. "Sarebbe sciocco non riconoscere che sono partita da una posizione privilegiata, se non altro perché non ho avuto l'angoscia di tanti miei coetanei che, finiti gli studi, hanno dovuto spedire centinaia di curriculum. Ma avere un padre come il mio non significa avere la strada spianata. Hai sempre gli occhi puntati addosso e devi dimostrare che sei all'altezza in ogni momento. E poi mio padre non voleva che io seguissi le sue orme, che entrassi in azienda". Non ci venga a dire che ha fatto la gavetta... "Diciamo che quello che ho, me lo sono conquistato sul campo, con molta determinazione. Ho cominciato a lavorare in una merchant bank del gruppo Rolo Banca e sono diventata analista finanziaria. A quel punto ho messo mio padre di fronte a un bivio: che facciamo? gli ho detto, o credi in me o continuo a fare l'analista. Forse si è sentito sfidato, fatto sta che mi ha fatto entrare in azienda. Ricordo che quando mi ha presentato al capo tornitura dei mozzi quello mi ha guardato come a dire: ecco, questa è la volta che chiudiamo". Non ce la vediamo molto a parlare di torniture meccaniche e calotte foniche. Come mai questa passione? "L'azienda è stata sempre il mio sogno. Quando sono entrata mi portavo il lavoro anche a casa nel senso che se ne parlava anche a cena. Fino a quando mia madre ha detto: stop, se continuate così, ceno da sola. Così io e mio padre ci siamo dati delle regole: il lavoro resta fuori casa. E poi in azienda io ho ancora il contratto da dirigente, non mi è stato regalato niente". Ora all'impegno in azienda si è aggiunto quello di presidente dei giovani di Confindustria. Tante donne le chiederebbero: come riesce a trovare spazio per la vita privata? "I tempi sono cambiati. Non c'è più tempo per stare a casa a fare le crostate. Ho un fidanzato da quindici anni, stiamo bene insieme e al momento la maternità è rinviata. Sarà forse perché anche lui è un imprenditore ma non si lamenta se sto all'estero intere settimane. Quella della maternità è una mia scelta ma capisco bene che per una donna che lavora è difficile tirar su uno o due bambini. Mancano i servizi ma è impensabile che le aziende possano supplire a carenze sociali con gli asili aziendali. Per questo le spese per il welfare andrebbero riequilibrate spostandole dalle pensioni anche ai servizi sociali". Le sue prime battute e quelle del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia mostrano che c'è feeling con il governo. Non è rischioso per l'autonomia degli industriali? "Io non parlerei di feeling. Emma Marcegaglia nella sua relazione all'Assemblea ha parlato delle emergenze del Paese. Se il governo intende affrontarle avrà il nostro sostegno. Noi siamo un'organizzazione che vigila e giudica sull'azione dell'Esecutivo. Bisogna però riconoscere che questo governo ha interpretato bene l'esigenza di agire in modo veloce. L'inizio è buono. Certo valuteremo caso per caso ma l'attivismo del governo è positivo e sta ridando fiducia verso il futuro. Peraltro su alcuni temi c'è una convergenza con l'opposizione e il dialogo è possibile in modo costruttivo". Ma il dialogo tra maggioranza e Pd si è fermato sui temi della giustizia. Non c'è il rischio che l'attenzione venga distolta dalle emergenze del Paese? "L'importante è che se si affronta il tema della giustizia, si vada avanti anche sul resto. Il problema delle intercettazioni non mi appassiona e non mi sembra una priorità. Ma è anche vero che non mi sembra che il dibattito sulla giustizia stia bloccando il resto dell'azione del governo. Mi auguro però che non si incrini il dialogo tra maggioranza e opposizione e che non venga meno il clima di distensione necessario per affrontare le grandi riforme". Il prossimo scoglio è la trattativa sul nuovo modello contrattuale. Quale potrebbe essere una giusta mediazione tra le richieste di Confindustria e quelle del sindacato? "La trattativa è partita con il piede giusto. Certo il percorso non è semplice. Dal sindacato c'è disponibilità al dialogo, e questo è buono. Mi sembra che non ci siano preclusioni sulla possibilità di legare i salari alla produttività. Bisogna ridare competitività alle imprese redistribuendo la ricchezza. Certo anche il governo dovrebbe fare la sua parte non infierendo con la leva fiscale". Una delle priorità sentite da tutti è quella di ridare ai lavoratori un maggiore potere d'acquisto. Qual è la sua ricetta? "Accanto al tema della produttività, assolutamente cruciale, si dovrebbe comunque anche ripensare alla possibilità di aumentare il numero di ore effettive lavorate. Il recepimento della direttiva europea che consente di superare il limite delle 48 ore settimanali portandolo a 60 potrebbe andare in tal senso, considerando che in altri Paesi del mondo, Usa e Giappone per esempio, il numero di ore effettive lavorate è senz'altro superiore al nostro". Di aumentare gli stipendi non se ne parla proprio? "A patto che salga la produttività. In questo senso l'avvio di un sistema di contrattazione in cui al primo livello sia lasciato la funzione di salvaguardia delle garanzie e nel secondo livello, cioè in azienda, si decida come ripartire tra imprenditori e lavoratori la ricchezza prodotta potrebbe essere la risposta risolutiva. Certo anche il fisco dovrebbe fare la sua parte. Se si riduce il carico di imposte che gravano sul lavoro questo è sempre e comunque un beneficio. Cosa pensa dell'operazione contro i fannulloni avviata dal ministro Brunetta? "La partenza è stata buona. Per la prima volta vedo che viene affrontato il problema del funzionamento della macchina statale in modo innovativo. Sono i primi passi di un più complesso progetto di modernizzazione che vanno nella giusta direzione. In questo senso un'azione del genere va accoppiata alla semplificazione burocratica". In un mondo globalizzato attraversato da turbolenze finanziarie e da tentazioni protezionistiche ha ancora un senso l'internazionalizzazione delle imprese? "è cambiato l'obiettivo. Inizialmente, come è accaduto con la mia azienda, lo spostamento di parte della produzione in Romania serviva a ottenere una riduzione dei costi laddove non era possibile introdurre automazione in fabbrica. In un secondo tempo quando una parte della filiera produttiva si è spostata in Romania la nostra presenza in loco ci ha consentito di non perdere una parte della clientela. Oggi siamo in una diversa ottica. Andare in Paesi come Cina e India serve a conquistare quei grandi mercati. Certo non tutti possono spingersi così lontano". Cosa intende? "L'azienda deve essere di una certa dimensione. Si tratta di mercati distanti e difficili da affrontare per le capacità logistiche di una piccola impresa italiana. L'auspicio di Confindustria è dunque quello di aiutare i piccoli imprenditori italiani a portare le loro strutture al livello di quelle che sono definite come multinazionali tascabili". Un consiglio da destinare a chi vuole provarci. Meglio la Cina o l'India? "Per le imprese che vivono di investimenti nell'innovazione, quello cinese è un mercato più difficile. Molti brevetti, ad esempio, sono copiati senza scrupoli. Un problema che non esiste in India dove c'è un diritto di common law, si parla meglio l'inglese e ci sono maggiori garanzie". Parliamo di euro forte. è un vincolo per l'export ma finora ha protetto le aziende dal caro petrolio. "La moneta unica così forte è sicuramente un ombrello contro i costi crescenti del greggio. Ma non è in grado di compensare del tutto le tensioni e gli impatti sui listini. Anche perché a salire non è solo l'oro nero ma tutte le materie prime come rame, ferro e alluminio. Aumenti che nella produzione si cumulano tra di loro. Non solo. L'altra faccia del supereuro, e cioè la debolezza del dollaro, sta riducendo i margini di redditività nelle aree economiche legate alla valuta statunitense. Se si resta è solo per non perdere i contatti e le relazioni avviate ma il prezzo che si paga comincia a diventare alto". Passiamo al primo effetto del petrolio alle stelle. Il costo della benzina senza freni. Bastano le misure messe in cantiere dal Governo? "Se si parla della liberalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti sono assolutamente d'accordo. Ogni azione che in qualunque settore toglie spazio allo Stato a favore del privato aumenta l'efficienza e fa diminuire i prezzi, dunque è ben accetta". Una regola che non ha funzionato per banche e assicurazioni con le norme del precedente governo. Come la mettiamo? "Le misure prese sono andate nella giusta direzione. Ma evidentemente non hanno piegato le resistenze del sistema. Serve un ulteriore passaggio. Dunque ribadisco dove c'è meno Stato è sempre un bene per i consumatori e gli utenti". Torniamo all'energia. Il rientro dell'Italia nel nucleare sembra ormai acclarato. Superato il dilemma nucleare sì, nucleare no, ora il problema sembra dove costruirle. Che idea ha? "Abbiamo le centrali nucleari a pochi chilometri dai nostri confini. Dunque non farle sul nostro territorio è un falso problema. C'è stato un terremoto in Giappone e il sistema di sicurezza delle centrali ha tenuto. Inoltre pur non essendo esperta del settore sento parlare di nucleare di terza o quarta generazione e di un livello di prevenzione del rischio ancora più elevato. Questo può bastare per dare una risposta a un costo dell'energia che in Italia è più alto del 30% rispetto ai partner europei. Un'ultimo aspetto è che possiamo rientrare in pista anche dal punto di vista commerciale in un settore in cui eravamo leader". Un passato ormai remoto. "Sì. Abbiamo lasciato un settore e una filiera in cui avevamo forti capacità di innovazione e che sfornava tecnologie che potevamo rivendere sui mercati internazionali. Non possiamo continuare a pensare di fare margini solo sui calzini prodotti a un euro al paio. Dobbiamo tornare sui comparti ad alto valore aggiunto. Il nucleare è un esempio". Lo ha detto lei che siamo già in ritardo. "L'importante è partire. Avremo risultati tangibili solo tra 15-20 anni. Va bene lo stesso. Basta che si vada avanti da subito. Anche perché prima arriviamo, meglio potremo creare un mix con le altre fonti rinnovabili che da sole non sono sufficienti a garantire l'autosufficienza energetica". Il dossier nucleare è equivalente a quello dei termovalorizzatori. Anche questi sono osteggiati. "Si è fatta troppo demagogia. I termovalorizzatori sono presenti nelle grandi città del Nord Europa. E non si può certo dire che si tratti di Paesi che non hanno a cuore il rispetto dell'ambiente. Forse si dovrebbe parlare di più dei rischi quando la spazzatura si brucia in mezzo alle strade per protesta. E mettere sul piatto della bilancia la possibilità che la bolletta elettrica possa essere ridotta anche del 15%".

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La strage dei migranti (sezione: Intercettazioni)

( da "Tempo, Il" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stampa almeno 40 morti, un solo superstite La strage dei migranti Almeno 40 migranti clandestini sono rimasti uccisi e oltre un centinaio risultano dispersi in seguito al naufragio di un'imbarcazione in navigazione fra la Libia e l'Italia. Il Ministero dell'Interno egiziano ha precisato che l'imbarcazione, con a bordo 150 persone originarie dell'Africa, è naufragata al largo delle coste libiche il 7 giugno scorso dopo essere salpata dal porto di Zuwarah, vicino al confine con la Tunisia, diretta verso l'Italia. Le autorità libiche (fonte egiziana) hanno tratto in salvo una persona e hanno ritrovato 21 cadaveri: almeno altre 19 persone mancano all'appello e risultano ufficialmente disperse. Il governo libico ha informato del naufragio le autorità del Cairo il 13 giugno perché riteneva che 12 dei clandestini fossero egiziani, ha aggiunto la fonte egiziana. è l'ennesima tragedia dell'immigrazione, in un periodo in cui gli sbarchi in Sicilia proseguono incessanti. Due imbarcazioni con clandestini a bordo sono state fermate al largo di Lampedusa: a 33 miglia a Sud-Est dell'isola la guardia costiera ha intercettato un gommone di otto metri con 46 migranti a bordo che sono stati fatti salire sulla motovedetta italiana e portati a Lampedusa stessa; a 57 miglia a Sud delle Pelagie, invece, una motovedetta della Finanza ha salvato 45 clandestini (13 donne e 7 bambini) che erano su un natante affondato subito dopo i soccorsi. Intanto, già sono circa 800 gli extracomunitari del Centro di prima accoglienza e soccorso di Lampedusa, una cinquantina in più della capienza massima prevista. Ieri, infatti, sono affluiti al Cpas altri 121 immigrati, giunti con gli ultimi tre sbarchi. è anche emergenza clandestini a Malta, dopo la tragedia dell'altroieri in cui sono dispersi sei migranti mentre ieri altri 27 extracomunitari su una barca sono approdati nel porticciolo di Wied iz-Zurrieq a Sud dell'isola maltese. E ancora: un peschereccio ha segnalato alle autorità maltesi la presenza di 26 clandestini aggrappati alle reti d'acciaio per la cattura dei tonni, circa 75 miglia a sud di Malta.

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INTERCETTAZIONI (sezione: Intercettazioni)

( da "Corriere della Sera" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-06-18 num: - pag: 39 categoria: BREVI INTERCETTAZIONI Screening alla fonte Perché non dotare gli uffici giudiziari di uffici stampa, affinché si diano all'opinione pubblica e ai mass media che li rappresentano solo le informazioni ufficiali relative ai reati? Basterebbe uno screening fatto alla fonte, anziché far pervenire interi files di intercettazioni ai giornalisti, per evitare inutili gogne mediatiche di personaggi che non c'entrano nulla nell'ipotesi di reato configurato dai magistrati. Elvira Pierri pierri2000@libero.it.

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Consorzio di Bonifica Agro Veronese (sezione: Intercettazioni)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Nord-Est sezione: NORD EST data: 2008-06-18 - pag: 9 autore: TREVISO, VERONA Importo: 2.107.700,07 Consorzio di Bonifica Agro Veronese Indirizzo: Ufficio amministrativo- Stradone S. Fermo- 37121 Verona (VR) Oggetto: Pubblico incanto. Lavori di sistemazione della rete irrigua e di scolo intercettata dalla variante SS n. 62 della Cisa- CIG 0163693BB9. CUP: I83J06000050005. Categoria: OG6 (IV 2.582.284) 9 Luglio.

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Sotto l'Etna il dramma della sinistra "Pdl è maggioranza e opposizione" (sezione: Intercettazioni)

( da "Repubblica.it" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

CATANIA - È rimasto solo, nella sede del comitato elettorale, con la bandiera del Pd a sventolare sulla centralissima via Ventimiglia e il ritratto di Prodi a vegliare sulla sua sconfitta. È rimasto solo, Giovanni Burtone, a caricarsi sulle spalle il peso del day after più nero, nella Catania che simboleggia il tracollo siciliano dei veltroniani, qui sprofondati al 18 per cento. Anna Finocchiaro ed Enzo Bianco, i big catanesi del partito, sono già volati a Roma e Burtone, uno degli uomini "mandati al macello" alle amministrative siciliane (definizione di Arturo Parisi), svolge mesto il suo concession speech: "Ha vinto Stancanelli, l'uomo del Pdl: auguri. Quel che non m'aspettavo era di finire terzo, alle spalle anche del candidato della Destra. Il dato più sconfortante: qui la gente è scontenta ma noi non riusciamo neppure a intercettare il voto di protesta. E il centrodestra, da solo, fa maggioranza e opposizione". C'era una volta la Primavera di Catania: città "nera" per antonomasia, ma capace nel '93 di mandare al ballottaggio per Palazzo degli elefanti due candidati del centrosinistra, Enzo Bianco e Claudio Fava. Due in lizza pure domenica e lunedì scorsi, per il consiglio comunale. E il senatore del Pd, con una sua lista a supporto di Burtone, non è andato oltre il 7,6 per cento. Mentre il coordinatore nazionale di Sd, in campo per un "atto di generosità" nei riguardi del candidato della sinistra Salvatore Domina, ha totalizzato 173 voti. Così è sfiorita la loro Primavera. La città si è consegnata, nel frattempo, a Lombardo che - in sintonia con il sindaco Scapagnini - ha costruito il suo impero piazzando i propri uomini in tutti i posti di sottogoverno e con l'assunzione di 500 precari nelle società pubbliche. Non smettendo di accumulare consensi, come dimostra il 34 per cento delle tre liste che fanno riferimento all'Mpa. E pazienza se il Comune è a un passo dal dissesto e il debito di 130 milioni nei confronti di Enel e altri fornitori, come denuncia Burtone, "ha determinato il black-out in alcune vie del centro": la gente, a Catania come in tutta l'isola, continua a premiare il centrodestra. "Il problema è che la nostra azione viene avvertita come tiepida", attacca Burtone. Più esplicito Fava, ex ds che nel Pd non è voluto entrare. E che, da un lato, lamenta non rassegnato "l'impossibilità di far breccia in una città dove si vive come nell'Argentina dei generali, dove tutto - dagli organi d'informazione agli uffici giudiziari - è controllate dal centrodestra". Ma dall'altro canto Fava attacca proprio il Pd, a suo avviso "troppo acquiescente nei confronti di operazioni di potere". Come quella, spiega, che ha portato il commissario del Comune Enzo Emanuele a sbloccare dopo 50 anni il mega progetto di corso Martiri della Libertà, che affida a imprenditori privati la realizzazione di parcheggi e centri commerciali. Un atto adottato senza il parere del consiglio comunale, a 10 giorni dalle elezioni, con una cerimonia alla quale hanno partecipato Lombardo e il candidato sindaco Stancanelli. E qualche esponente del Pd. La waterloo siciliana apre la resa dei conti fra i veltroniani. Bianco attacca il segretario regionale del partito Francantonio Genovese ("La sua stagione credo sia finita") e risponde all'assalto esterno di Fava: "È incredibile: invece che pensare agli avversari, dobbiamo parare i colpi degli alleati. Claudio negli ultimi tre anni non si è visto a Catania. C'è una vocazione al suicidio che spiega anche i nostri risultati. Ma ora bisogna ripartire: facciamo gli stati generali dei riformisti e recuperiamo spazi d'iniziativa che sono stati presi, meritoriamente, dalla Confindustria di Lo Bello. Ci sono cinque anni senza elezioni davanti. Per fortuna". (18 giugno 2008.

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Federica Guidi: "Sì a salari più alti ma bisogna lavorare di più" (sezione: Intercettazioni)

( da "Tempo, Il" del 18-06-2008)

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Stampa l'intervista al presidente dei giovani di confindustria Federica Guidi: "Sì a salari più alti ma bisogna lavorare di più" "In Italia si lavora ancora troppo poco rispetto a altri Paesi anche europei. Lo slogan "lavorare meno lavorare tutti" andrebbe modificato in "lavorare di più per lavorare tutti". Di conseguenza i salari sarebbero più alti. Bene quindi la direttiva europea che porterebbe a 60 da 48 le ore lavorative settimanali. L'ipotesi del ministro Sacconi di far partecipare i lavoratori alle decisioni d'impresa mi lascia scettica. A ognuno il suo mestiere. Il rischio d'impresa non può essere partecipato dai lavoratori". Da Federica Guidi, presidente dei giovani di Confindustria, non ci si aspetterebbe un piglio così grintoso. Se non altro perché conserva quell'aria da giovane donna-bene che inganna e lascia supporre chissà quale corsia preferenziale nella sua ascesa a presidente dei giovani di Confindustria. Inevitabilmente il pensiero corre al padre Guidalberto, potentissimo di Confindustria (ex vicepresidente ora consigliere delegato nonché presidente di Ducati Energia, gruppo bolognese da duecento miliardi di fatturato e quasi cinquecento dipendenti) che secondo i maligni le avrebbe spianato la strada. Niente di più sbagliato. "Sarebbe sciocco non riconoscere che sono partita da una posizione privilegiata, se non altro perché non ho avuto l'angoscia di tanti miei coetanei che, finiti gli studi, hanno dovuto spedire centinaia di curriculum. Ma avere un padre come il mio non significa avere la strada spianata. Hai sempre gli occhi puntati addosso e devi dimostrare che sei all'altezza in ogni momento. E poi mio padre non voleva che io seguissi le sue orme, che entrassi in azienda". Non ci venga a dire che ha fatto la gavetta... "Diciamo che quello che ho, me lo sono conquistato sul campo, con molta determinazione. Ho cominciato a lavorare in una merchant bank del gruppo Rolo Banca e sono diventata analista finanziaria. A quel punto ho messo mio padre di fronte a un bivio: che facciamo? gli ho detto, o credi in me o continuo a fare l'analista. Forse si è sentito sfidato, fatto sta che mi ha fatto entrare in azienda. Ricordo che quando mi ha presentato al capo tornitura dei mozzi quello mi ha guardato come a dire: ecco, questa è la volta che chiudiamo". Non ce la vediamo molto a parlare di torniture meccaniche e calotte foniche. Come mai questa passione? "L'azienda è stata sempre il mio sogno. Quando sono entrata mi portavo il lavoro anche a casa nel senso che se ne parlava anche a cena. Fino a quando mia madre ha detto: stop, se continuate così, ceno da sola. Così io e mio padre ci siamo dati delle regole: il lavoro resta fuori casa. E poi in azienda io ho ancora il contratto da dirigente, non mi è stato regalato niente". Ora all'impegno in azienda si è aggiunto quello di presidente dei giovani di Confindustria. Tante donne le chiederebbero: come riesce a trovare spazio per la vita privata? "I tempi sono cambiati. Non c'è più tempo per stare a casa a fare le crostate. Ho un fidanzato da quindici anni, stiamo bene insieme e al momento la maternità è rinviata. Sarà forse perché anche lui è un imprenditore ma non si lamenta se sto all'estero intere settimane. Quella della maternità è una mia scelta ma capisco bene che per una donna che lavora è difficile tirar su uno o due bambini. Mancano i servizi ma è impensabile che le aziende possano supplire a carenze sociali con gli asili aziendali. Per questo le spese per il welfare andrebbero riequilibrate spostandole dalle pensioni anche ai servizi sociali". Le sue prime battute e quelle del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia mostrano che c'è feeling con il governo. Non è rischioso per l'autonomia degli industriali? "Io non parlerei di feeling. Emma Marcegaglia nella sua relazione all'Assemblea ha parlato delle emergenze del Paese. Se il governo intende affrontarle avrà il nostro sostegno. Noi siamo un'organizzazione che vigila e giudica sull'azione dell'Esecutivo. Bisogna però riconoscere che questo governo ha interpretato bene l'esigenza di agire in modo veloce. L'inizio è buono. Certo valuteremo caso per caso ma l'attivismo del governo è positivo e sta ridando fiducia verso il futuro. Peraltro su alcuni temi c'è una convergenza con l'opposizione e il dialogo è possibile in modo costruttivo". Ma il dialogo tra maggioranza e Pd si è fermato sui temi della giustizia. Non c'è il rischio che l'attenzione venga distolta dalle emergenze del Paese? "L'importante è che se si affronta il tema della giustizia, si vada avanti anche sul resto. Il problema delle intercettazioni non mi appassiona e non mi sembra una priorità. Ma è anche vero che non mi sembra che il dibattito sulla giustizia stia bloccando il resto dell'azione del governo. Mi auguro però che non si incrini il dialogo tra maggioranza e opposizione e che non venga meno il clima di distensione necessario per affrontare le grandi riforme". Il prossimo scoglio è la trattativa sul nuovo modello contrattuale. Quale potrebbe essere una giusta mediazione tra le richieste di Confindustria e quelle del sindacato? "La trattativa è partita con il piede giusto. Certo il percorso non è semplice. Dal sindacato c'è disponibilità al dialogo, e questo è buono. Mi sembra che non ci siano preclusioni sulla possibilità di legare i salari alla produttività. Bisogna ridare competitività alle imprese redistribuendo la ricchezza. Certo anche il governo dovrebbe fare la sua parte non infierendo con la leva fiscale". Una delle priorità sentite da tutti è quella di ridare ai lavoratori un maggiore potere d'acquisto. Qual è la sua ricetta? "Accanto al tema della produttività, assolutamente cruciale, si dovrebbe comunque anche ripensare alla possibilità di aumentare il numero di ore effettive lavorate. Il recepimento della direttiva europea che consente di superare il limite delle 48 ore settimanali portandolo a 60 potrebbe andare in tal senso, considerando che in altri Paesi del mondo, Usa e Giappone per esempio, il numero di ore effettive lavorate è senz'altro superiore al nostro". Di aumentare gli stipendi non se ne parla proprio? "A patto che salga la produttività. In questo senso l'avvio di un sistema di contrattazione in cui al primo livello sia lasciato la funzione di salvaguardia delle garanzie e nel secondo livello, cioè in azienda, si decida come ripartire tra imprenditori e lavoratori la ricchezza prodotta potrebbe essere la risposta risolutiva. Certo anche il fisco dovrebbe fare la sua parte. Se si riduce il carico di imposte che gravano sul lavoro questo è sempre e comunque un beneficio. Cosa pensa dell'operazione contro i fannulloni avviata dal ministro Brunetta? "La partenza è stata buona. Per la prima volta vedo che viene affrontato il problema del funzionamento della macchina statale in modo innovativo. Sono i primi passi di un più complesso progetto di modernizzazione che vanno nella giusta direzione. In questo senso un'azione del genere va accoppiata alla semplificazione burocratica". In un mondo globalizzato attraversato da turbolenze finanziarie e da tentazioni protezionistiche ha ancora un senso l'internazionalizzazione delle imprese? "è cambiato l'obiettivo. Inizialmente, come è accaduto con la mia azienda, lo spostamento di parte della produzione in Romania serviva a ottenere una riduzione dei costi laddove non era possibile introdurre automazione in fabbrica. In un secondo tempo quando una parte della filiera produttiva si è spostata in Romania la nostra presenza in loco ci ha consentito di non perdere una parte della clientela. Oggi siamo in una diversa ottica. Andare in Paesi come Cina e India serve a conquistare quei grandi mercati. Certo non tutti possono spingersi così lontano". Cosa intende? "L'azienda deve essere di una certa dimensione. Si tratta di mercati distanti e difficili da affrontare per le capacità logistiche di una piccola impresa italiana. L'auspicio di Confindustria è dunque quello di aiutare i piccoli imprenditori italiani a portare le loro strutture al livello di quelle che sono definite come multinazionali tascabili". Un consiglio da destinare a chi vuole provarci. Meglio la Cina o l'India? "Per le imprese che vivono di investimenti nell'innovazione, quello cinese è un mercato più difficile. Molti brevetti, ad esempio, sono copiati senza scrupoli. Un problema che non esiste in India dove c'è un diritto di common law, si parla meglio l'inglese e ci sono maggiori garanzie". Parliamo di euro forte. è un vincolo per l'export ma finora ha protetto le aziende dal caro petrolio. "La moneta unica così forte è sicuramente un ombrello contro i costi crescenti del greggio. Ma non è in grado di compensare del tutto le tensioni e gli impatti sui listini. Anche perché a salire non è solo l'oro nero ma tutte le materie prime come rame, ferro e alluminio. Aumenti che nella produzione si cumulano tra di loro. Non solo. L'altra faccia del supereuro, e cioè la debolezza del dollaro, sta riducendo i margini di redditività nelle aree economiche legate alla valuta statunitense. Se si resta è solo per non perdere i contatti e le relazioni avviate ma il prezzo che si paga comincia a diventare alto". Passiamo al primo effetto del petrolio alle stelle. Il costo della benzina senza freni. Bastano le misure messe in cantiere dal Governo? "Se si parla della liberalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti sono assolutamente d'accordo. Ogni azione che in qualunque settore toglie spazio allo Stato a favore del privato aumenta l'efficienza e fa diminuire i prezzi, dunque è ben accetta". Una regola che non ha funzionato per banche e assicurazioni con le norme del precedente governo. Come la mettiamo? "Le misure prese sono andate nella giusta direzione. Ma evidentemente non hanno piegato le resistenze del sistema. Serve un ulteriore passaggio. Dunque ribadisco dove c'è meno Stato è sempre un bene per i consumatori e gli utenti". Torniamo all'energia. Il rientro dell'Italia nel nucleare sembra ormai acclarato. Superato il dilemma nucleare sì, nucleare no, ora il problema sembra dove costruirle. Che idea ha? "Abbiamo le centrali nucleari a pochi chilometri dai nostri confini. Dunque non farle sul nostro territorio è un falso problema. C'è stato un terremoto in Giappone e il sistema di sicurezza delle centrali ha tenuto. Inoltre pur non essendo esperta del settore sento parlare di nucleare di terza o quarta generazione e di un livello di prevenzione del rischio ancora più elevato. Questo può bastare per dare una risposta a un costo dell'energia che in Italia è più alto del 30% rispetto ai partner europei. Un'ultimo aspetto è che possiamo rientrare in pista anche dal punto di vista commerciale in un settore in cui eravamo leader". Un passato ormai remoto. "Sì. Abbiamo lasciato un settore e una filiera in cui avevamo forti capacità di innovazione e che sfornava tecnologie che potevamo rivendere sui mercati internazionali. Non possiamo continuare a pensare di fare margini solo sui calzini prodotti a un euro al paio. Dobbiamo tornare sui comparti ad alto valore aggiunto. Il nucleare è un esempio". Lo ha detto lei che siamo già in ritardo. "L'importante è partire. Avremo risultati tangibili solo tra 15-20 anni. Va bene lo stesso. Basta che si vada avanti da subito. Anche perché prima arriviamo, meglio potremo creare un mix con le altre fonti rinnovabili che da sole non sono sufficienti a garantire l'autosufficienza energetica". Il dossier nucleare è equivalente a quello dei termovalorizzatori. Anche questi sono osteggiati. "Si è fatta troppo demagogia. I termovalorizzatori sono presenti nelle grandi città del Nord Europa. E non si può certo dire che si tratti di Paesi che non hanno a cuore il rispetto dell'ambiente. Forse si dovrebbe parlare di più dei rischi quando la spazzatura si brucia in mezzo alle strade per protesta. E mettere sul piatto della bilancia la possibilità che la bolletta elettrica possa essere ridotta anche del 15%".

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Venticinque anni di processi ma il Cavaliere èsempre incensurato (sezione: Intercettazioni)

( da "Tempo, Il" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Stampa la guerra della giustizia Venticinque anni di processi ma il Cavaliere è sempre incensurato Una ventina di procedimenti giudiziari dal 1983 di cui solo due sono ancora in corso. Tra questi quello in cui è coinvolto David Mills. Per altri invece è storia, messi definitivamente da parte grazie ad un'assoluzione o ad un atto di archiviazione. Oppure dalla previsione della prescrizione del reato contestato. è lungo ed intrecciato il curriculum giudiziario di Silvio Berlusconi, il quale però, a dispetto delle tante polemiche e critiche, fino ad oggi davanti alla giustizia italiana risulta incensurato. Un cammino che in alcuni casi assomiglia ad una sorta di stillicidio, tanto che in più di un'occasione si è parlato di assalto della magistratura e di "toghe rosse". Attacchi dai quali comunque fino ad ora il Cavaliere è uscito indenne. Come nell'ultimo processo, quello Sme,iniziato nel 2000 e durato ben sette anni e che si è concluso con il provvedimento di assoluzione da parte della Corte di Cassazione "per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste". L'accusa mossa dagli inquirenti nei confronti di Berlusconi fu di aver corrotto i giudici durante le operazioni per l'acquisto della Sme. Accuse che alla fine sono risultate infondate come attestato dalla decisione della Suprema Corte giunta qualche giorno fa e che di fatto ha respinto il ricorso della Corte di Appello di Milano mettendo fine ad uno dei processi più travagliati della storia giudiziaria del Cavaliere. La storia giudiziaria del premier inizia molto prima, nel 1983, quando dopo una perquisizione da parte dei carabinieri in autostrada si ritrovò coinvolto in un'inchiesta su un traffico di droga e per questo sottoposto ad intercettazioni. Ci vorranno otto anni per chiarire il tutto ed archiviare l'indagine dopo aver accertato che non c'era nulla di penalmente rilevante. Archiviazione che sarà protagonista qualche anno più tardi di un altro procedimento contro Berlusconi, stavolta però premier. L'accusa è quella di aver agito in modo fraudolento per favorire la spartizione pubblicitaria tra Rai e Fininvest. Il 23 novembre 1994 Silvio Berlusconi venne iscritto nel registro degli indagati della procura di Roma riguardo la vicenda di presunti accordi tra le due società sui tetti pubblicitari. Il primo giugno del '95 è archiviato tutto. Archiviazioni per Berlusconi ma anche assoluzioni nei suoi processi come per quello della vicenda Sme oppure per quello riguardante le quattro tangenti pagate alla Guardia di Finanza. Tangenti che secondo l'accusa furono pagate dal Cavaliere tra il 1989 e il 1994 per ammorbidire le Fiamme gialle impegnate nei controlli fiscali in quattro sue società: Mondadori, Mediolanum, VideoTime e Telepiù. In primo grado il Cavaliere fu condannato a due anni e nove mesi di reclusione in riferimento alle quattro tangenti ma nel 2001 la Cassazione assolse Berlusconi da tutti i capi di imputazione per non aver commesso il fatto. L'assoluzione arriverà anche per il processo "All Iberian 2" nel 2005 nato dalle indagini sulla presunta rete di 64 società e conti offshore del gruppo Fininvest che secondo le tesi dell'accusa sarebbe servita per finanziare le scalate ad alcune società quotate in borsa (Standa e Rinascente), a pagare tangenti ai politici e ad aggirare i divieti posti dalla legge in Italia e Spagna in materia di monopolio tv. L'accusa rivolta a Berlusconi fu di falso in bilancio, ma anche qui giunse puntuale l'assoluzione, il 26 settembre del 2005, con la formula che "il fatto non costituisce reato" poco dopo l'approvazione della riforma del diritto societario del 2001 che appunto modificava le prescrizioni riguardanti il falso in bilancio. Ma la lista delle assoluzioni potrebbe continuare ad esempio con il processo sull'acquisizione di Medusa Cinematografica dove sia la Corte d'Appello che la Cassazione ribaltarono la condanna ad un anno e 4 mesi per falso in bilancio decisa in primo grado dal Tribunale. E il 9 febbraio del 2000 Berlusconi viene assolto in appello dall'accusa di falso in bilancio. E senza dimenticare l'archiviazione giunta nel 1998 al termine delle indagini preliminari dell'accusa mossa dalla procura di Palermo di concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco. Una lista lunga ma sempre con lo stesso finale: incensurato.

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Processi ritardati, otto agli arresti (sezione: Intercettazioni)

( da "Arena.it, L'" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

GIUSTIZIA. Anche un gesuita nell'indagine sulle cosche trapanesi Processi ritardati, otto agli arresti L'organizzazione puntava su aspetti della burocrazia per arrivare alla prescrizione   ROMA Un patto tra mafiosi e massoni per ritardare i processi in Cassazione in cui erano imputati affiliati alle cosche di Trapani e Agrigento. Boss di "altissimo livello", come hanno confermato il capo della procura di Palermo Francesco Messineo e il procuratore aggiunto Roberto Scarpinato, "molto preoccupati" di un eventuale fallimento perché dovevano riferire a "quelli di Castelvetrano": uomini del boss Matteo Messina Danaro. A scoprire il sistema carabinieri e Dda di Palermo, che hanno arrestato in alcune città otto persone: imprenditori legati ad ambienti mafiosi, un medico condannato per violenza sessuale, un faccendiere in contatto con senatori e deputati, un impiegato del ministero della Giustizia addetto alla cancelleria della Cassazione, dove pm e carabinieri hanno perquisito alcuni uffici, una poliziotta in servizio alla Direzione anticrimine centrale, accusata di aver effettuato un accesso alla banca dati per controllare la posizione di un coimputato. La sua posizione è stata stralciata e gli atti inviati a Roma. Nel provvedimento firmato dal gip di Palermo Roberto Conti gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato, accesso abusivo in sistemi giudiziari e rivelazione di segreti d'ufficio. Il faccendiere, Rodolfo Grancini, è ritenuto figura centrale dell'inchiesta, partita da accertamenti su famiglie mafiose di Mazara del Vallo e Castelvetrano e accelerata grazie ad alcune intercettazioni di Michele Accomando, massone e mafioso hanno spiegato i pm, finito in carcere nel 2007 per una vicenda di appalti pilotati e condannato per mafia a 9 anni e 4 mesi. Lui, avvalendosi della collaborazione di personaggi prezzolati alla Cassazione, aveva organizzato il sistema ottenendo, dietro pagamento, notizie riservate sullo stato dei procedimenti riguardanti i mafiosi e, di conseguenza, di pilotare la trattazione dei ricorsi. L'organizzazione non si incideva sui ricorsi per distorcere la decisione finale, ma su aspetti burocratici per ritardare l'iter e arrivare alla prescrizione. Del sistema si sarebbero avvalsi professionisti, come il ginecologo palermitano Renato Gioacchino Giovanni De Gregorio, condannato anche in appello per violenza sessuale. "Abbiamo scoperto la punta di un iceberg perché il sistema era molto ben rodato", ha dichiarato Messineo sottolineando che indagini e accertamenti sono ancora in corso. Al momento restano solo indagati il gran maestro Stefano De Carolis, esponente della Serenissima Gran Loggia Unita d'Italia, che per l'accusa era a conoscenza, grazie ad Accomando, del piano per pilotare il procedimento in Cassazione riguardante il boss Giovambattista Agate, fratello del capomafia di Trapani, Mariano e padre Ferruccio Romanin, gesuita, rettore della chiesa di Sant'Ignazio a Roma. Al sacerdote, sarebbero state fatte scrivere lettere da Grancini "previo pagamento di Michele Accomando", per "raccomandare alcuni imputati di mafia". Messineo ha escluso per il momento il coinvolgimento di politici legati a Grancini: "Al momento non abbiamo riscontri".  .

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Clandestini, l'Europa vota tra le polemiche (sezione: Intercettazioni)

( da "Arena.it, L'" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

IMMIGRAZIONE. Oggi a Strasburgo il parlamento decide le misure sui rimpatri, mentre continuano gli sbarchi Clandestini, l'Europa vota tra le polemiche Barrot: "Legge giusta, ma senza barricarsi dietro le frontiere". Appello degli intellettuali: "Disumana"   STRASBURGO Si vota oggi al Parlamento europeo la "direttiva rimpatri". Una serie di misure che vanno a modificare norme e procedure di rimpatrio per gli otto milioni di migranti irregolari presenti nel territorio della Ue. Regole contro le quali si sono mossi quasi tutta la sinistra, il mondo cattolico, associazioni come Amnesty e numerosi intellettuali. La legge estende fino a 18 mesi il periodo di detenzione amministrativa, introducendo il divieto di reingresso per cinque anni per gli espulsi, istituendo la possibilità di rimpatrio e detenzione anche per i minori non accompagnati, definendo rimpatrio persino la deportazione in paesi di transito quali la Libia. Si annuncia battaglia, dunque, a Strasburgo, con un voto appeso a un filo, tra Popolari e Destra favorevoli, Liberali spaccati, Sinistra contraria, mentre riecheggia lo strazio delle ultime stragi di immigrati in mare e continuano gli sbarchi. Tra i vari avvistamenti, proprio ieri un altro barcone con 72 clandestini, tra cui sette donne e tre bambini, é stato intercettato a cinque miglia da Lampedusa. Gli immigrati sono poi stati trasferiti nel Centro di prima accoglienza e soccorso dell'isola. Il presidente di turno dell'Ue, il ministro degli Interni sloveno, Dragutin Mate, il commissario Ue alla Giustizia, Sicurezza e Libertà Jacques Barrot e il relatore, il popolare tedesco Manfred Weber, hanno difeso il compromesso raggiunto. Secondo Barrot obiettivo della direttiva è "una politica di rimpatri efficace nel rispetto di diritti e sotto il controllo democratico". Un immigrato irregolare è "evidentemente in contraddizione con le leggi perché è in una situazione di irregolarita", ha precisato, sottolineando comunque il suo "no" a un'Europa che si barrica dietro le sue frontiere, perché si tratta di "un'Europa con un approccio equilibrato, ma che non consente che si lasci una situazione disordinata". Trenta intellettuali europei, tra cui Moni Ovadia, Margherita Hack e i registi belgi Luc e Jean Pierre Dardenne, hanno rivolto un appello agli europarlamentari perché respingano la direttiva, in particolare le norme sulla detenzione nel Cpt fino a 18 mesi. "Misura sproporzionata" hanno detto, "che rappresenta una criminalizzazione dei migranti, i quali vengono privati della loro libertà e rinchiusi in luoghi disumani e degradanti, senza aver commesso nessun reato".  .

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Senato, sì alla norma salva-premier Ma l'opposizione abbandona l'Aula (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampaweb, La" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

ROMA Il Senato approva con 160 voti a favore e 11 contrari, ma con l'Aventino di Pd e Idv che non partecipano al voto e restano fuori dall'Aula, il decreto che sospende per un anno i processi per i reati commessi entro il 30 giugno 2002. La misura, che le opposizioni hanno ribattezzato "salva premier", ha causato la rottura del dialogo Veltroni-Berlusconi. Antonio Di Pietro ribadisce che "questo provvedimento non ha nulla a che vedere con la difesa della sicurezza degli italiani. L'ipotesi di corruzione in atti giudiziari di un premier è il reato a più alto allarme sociale che, semmai, andrebbe fatto prima e non dopo". Il leader Idv conferma che "ci stiamo organizzando per raccogliere le firme per il referendum e comunque sappiamo che la Corte Costituzionale, ancora una volta, cancellerà questo tentativo che è già stato fatto nella scorsa legislatura. Assieme con il provvedimento sulle intercettazioni faremo un referendum per far sapere che uso personale e arbitrario delle istituzione fa il presidente del Consiglio". "Questo è un macigno vero sulla strada del dialogo tra maggioranza e opposizione", conferma Anna Finocchiaro. "Berlusconi - osserva la presidente dei senatori Pd - avrebbe potuto comportarsi da statista e da una persona attenta alle sorti del Paese. Non lo ha voluto fare, forse per paura, certamente per pregiudizio. Trovo che sia un fatto grave. Noi non possiamo votare per quell'emendamento". Osserva Nicola Latorre che "se il problema è quello di assicurare l'immunità a chi governa, per il periodo in cui governa, in modo di garantire meglio l'autonomia dell'esecutivo, allora discutiamone in modo approfondito e con i modi e le forme giuste. Ma occorre distinguere, non si può collegare un'iniziativa di principio di questo tipo, della quale peraltro si è parlato anche in passato, alla ricusazione del giudice in cui è imputato il presidente del Consiglio". È il capogruppo Pdl a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri, a rilevare che "il provvedimento che stiamo esaminando vara una serie di norme per la sicurezza dei cittadini, contro l'immigrazione clandestina, contro la mafia, per la confisca più rapida dei patrimoni mafiosi, per l'aumento della presenza dello Stato sul territorio con forze di polizia o militari". "Vogliamo accelerare i processi per i reati di grave allarme sociale per evitare - conclude - che con la prescrizione si vanifichi l'azione sanzionatoria dello Stato. Si va così nella direzione auspicata da alcuni magistrati come il procuratore di Torino, Maddalena, che auspicavano l'individuazione di alcune priorità. Si tratta di una sospensione, non di un annullamento perchè in Italia vige il principio della obbligatorietà dell'azione penale". LINK + "Quel giudice voleva togliermi di mezzo" + "Vergogna, è come 7 anni fa" + Veltroni: "Ora basta dialogo, Berlusconi ha scelto lo scontro" + Berlusconi ricusa il giudice di Milano Insorge l'Anm: "Il premier ci denigra" + Al via l'emendamento blocca-processi Stop al dibattimento Berlusconi-Mills + "Non governo sotto ricatto".

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Pdl il premier al quirinale, nessuna colomba in giro (sezione: Intercettazioni)

( da "Riformista, Il" del 18-06-2008)

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Pdl il premier al quirinale, nessuna colomba in giro Stavolta Silvio vuole andare fino in fondo "Il Pd strilla, ma dovrà tornare al dialogo" Berlusconi tira dritto. Anche dopo aver incontrato ieri il capo dello Stato al Quirinale. Due ore di colloquio, presenti oltre a Napolitano e Berlusconi il ministro dell'Economia e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Letta. Un incontro già da tempo nell'agenda del presidente della Repubblica per consentire al premier e a Tremonti di illustrare la prossima manovra finanziaria. Visto però il timing del colloquio, caduto il giorno dopo la lettera del premier al presidente del Senato Schifani sull'emendamento salva-premier al pacchetto sicurezza e l'esigenza di un lodo Schifani-bis (che si dice potrebbe essere presentato sotto forma di ddl già in una delle prossime riunioni del consiglio dei ministri), non si è parlato soltanto di economia. Il premier avrebbe manifestato a Napolitano tutto il suo disagio per "l'offensiva giudiziaria nei suoi confronti" con il processo Mills e confermato che andrà avanti per la sua strada. Dal Colle riferiscono la discussione è stata "franca". Che tradotto vuol dire: restano le forti perplessità del capo dello Stato su metodo e sostanza della svolta del Cavaliere. Anche se entrambi si sono trovati d'accordo sulla necessità che in Parlamento si ricreino le condizioni per ricucire lo strappo con l'opposizione e riavviare un minimo di dialogo. Dunque: il premier tira dritto. Anche perché dietro avrebbe tutta la maggioranza. Dice una fonte berlusconiana di rango che accetta di parlare a microfoni spenti: "Stavolta non c'è stata la solita divisione tra falchi e colombe. Persino Letta è stato d'accordo. E sa perché? Perché siamo tutti sulla stessa barca. Non è come nel 2001. Allora molti tra di noi lasciarono massacrare Berlusconi pensando alla successione. Adesso no, se i giudici lo massacrano di nuovo si va tutti a casa, anche l'opposizione. Non c'è altra uscita". Il colonnello del Cavaliere inserisce di proposito il Pd nel suo ragionamento sulla Terza repubblica azzerata dall'eterno ritorno delle leggi ad personam. Non è una provocazione. Forse un paradosso. E la spiegazione l'ha fornita lo stesso Cavaliere nelle riflessioni di queste ultime ore fatte coi suoi fedelissimi: "Ci sono settori del Pd cui sotto sotto non dispiace quello che sta accadendo. Anche loro rifiutano l'idea di una politica che deve sottostare alla continua tutela della magistratura. A molti dei loro non gliene frega nulla di un nuovo scontro giudiziario". Il dialogo sulle riforme però è un'altra cosa rispetto alle soddisfazioni intime e represse della sinistra non giustizialista, e che magari ha avuto problemi con scalate bancarie e intercettazioni. La legislatura iniziata due mesi fa, quella del clima nuovo tra Pdl e Pd, improvvisamente ha cambiato direzione di marcia. Destinazione: muro contro muro. Come dimostrano le dure polemiche di ieri a Palazzo Madama, con il capogruppo del Pd Anna Finocchiaro che ha definito "una forzatura istituzionale davvero enorme" la lettura della lettera spedita dal Cavaliere al presidente del Senato Schifani sull'emendamento salva-premier al pacchetto sicurezza e l'esigenza di un lodo-Schifani bis, che forse sarà presentato sotto forma di ddl già in una delle prossime riunioni del consiglio dei ministri. Insomma, un film già visto. Ma il premier non sarebbe del tutto rassegnato alla fine del tanto decantato "clima cambiato". Innanzitutto ritiene che sinora sia stata appunto una "questione di clima e basta" e che adesso "c'è stato finalmente il modo di vedere le carte di Veltroni". Questo, ovviamente dal suo punto di vista. La miglior difesa è l'attacco, anzi il ribaltamento delle accuse. Come conferma il portavoce Paolo Bonaiuti: "È Veltroni ad aver strappato la tela del dialogo". Poi il ragionamento, fatto anche durante gli incontri di ieri con ministri e vertici del Pdl, prosegue così: "Veltroni può fare ammuina per un po' per salvare se stesso nel Pd ma poi quando porteremo in aula le proposte per rilanciare l'Italia su riforme istituzionali, liberalizzazioni, scuola e altro che farà? Si nasconderà dietro l'ostruzionismo perché c'è un altro lodo Schifani? A quel punto tutta l'Italia gli riderà dietro". Perché su un punto è chiaro, il Cavaliere: "Io vado avanti, noi andiamo avanti. L'Italia è un paese che cammina sul filo del burrone. Noi vogliamo rifarla insieme con l'opposizione ma se loro non ci stanno e si fanno risucchiare dai fantasmi del passato amen. Se il tatticismo odierno di Veltroni si trasforma in strategia fatti suoi. Evidentemente ha scelto di salvare se stesso cambiando linea. Senza contare che tra un po' arriveranno i numeri veri del dissesto finanziario di Roma e ne vedremo delle belle". E in quel "noi" pronunciato con decisione rientrano anche An e Lega. Certo, al premier non sfugge il fatto che la settimana scorsa dietro l'opera di spinning preventivo contro i provvedimenti ad personam ci sia stata la manina di qualche potente colonnello bossiano. Ma stavolta vale la convinzione svelata in precedenza: "Siamo consapevoli che siamo tutti sulla stessa barca. Nessuno si può permettere di giocare a perdere, nemmeno la Lega. Bossi si limiterà ad alzare il prezzo ma sa anche lui che non si può governare l'Italia con questa continua spada di Damocle dei giudici sulla testa". Fabrizio d'Esposito 18/06/2008.

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Quirinale delusione e irritazione dopo la breve stagione del dialogo (sezione: Intercettazioni)

( da "Riformista, Il" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Quirinale delusione e irritazione dopo la breve stagione del dialogo La tela del Colle: "Il presidente non demorde mai" Prima lo scontro parlamentare al Senato, dove il Pd ha alzato le barricate. Poi un incontro, ieri pomeriggio, al Colle. Due ore di colloquio, si legge in una nota del Quirinale, in cui Berlusconi, il ministro dell'Economia Tremonti e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta hanno illustrato a Napolitano le linee guida della prossima finanziaria. Ma sulle misure "salva premier" resta il gelo: Berlusconi non ha mostrato l'intenzione di voler tornare sui suoi passi. E Napolitano ha mantenuto tutte le sue riserve. La giornata di ieri non ha certo migliorato i rapporti tra il capo dello Stato e il premier. La sensazione è che quel clima nuovo caratterizzato dal fair play istituzionale e dal dialogo per le riforme sia al giro di boa. Al Quirinale le spiegazioni ruotano attorno a un unico concetto: Napolitano ha concesso al Cavaliere più di una apertura di credito. Ora invece, forzando sul decreto sicurezza, il premier ha scelto di tornare indietro, commettendo un grave errore. Comunque una cosa è chiara: "Il presidente non demorde mai" dice un consigliere di rango. Quindi Napolitano non ha alcuna intenzione di abbandonare uno degli aspetti su cui ha incentrato la sua mission presidenziale, il dialogo, appunto, per realizzare le riforme. Ciò non toglie, come lasciano trapelare dal Colle, che il presidente non abbia gradito - per usare un eufemismo - il nuovo corso del Cavaliere. Il punto è infatti politico. La frattura prodotta con l'introduzione nel pacchetto sicurezza dell'emendamento "salva premier", di fatto, incrina, e non poco, il dialogo tra i poli. Con la conseguenza che renderà più difficile per il presidente, in un clima surriscaldato, invocare le "riforme per il bene del paese". Ma c'è un altro aspetto, non meno importante. Che riguarda i rapporti tra i due. Negli ultimi tempi, Napolitano aveva avuto, da Berlusconi, più di qualche segnale positivo. Già prima del discorso di insediamento del premier, in una data dall'altissimo valore simbolico come il 25 aprile, Berlusconi aveva dichiarato: "Sono convinto che tutte le istituzioni del nostro paese dovrebbero condividere lo spirito delle parole espresse dal capo dello Stato in uno sforzo ampio e generale teso allo sviluppo e al rilancio dell'Italia". L'intervento di insediamento del premier, poi, è stato tutto incentrato sulla non demonizzazione tra gli schieramenti in nome di una legislatura costituente. Parole molto gradite dal presidente. E andando avanti, alla voce "buoni rapporti", si potrebbe citare la festa della Repubblica. Quando, per la prima volta Berlusconi si è fatto vedere ai giardini del Quirinale, in un clima tutt'altro che formale. Certo, non c'era la Lega. Anche se, a modo suo, finanche Calderoli aveva espresso un apprezzamento al capo dello Stato: "È come l'amarone. Col tempo migliora" affermò il ministro per la Semplificazione. Resta il fatto che per la prima volta il premier aveva riconosciuto il ruolo del capo dello Stato dopo una campagna elettorale in cui non aveva certo mandato segnali distensivi: "Sappiamo che ogni decisione del Consiglio dei ministri dovrà passare per le forche caudine di un capo dello Stato che sta dall'altra parte" aveva detto il Cavaliere. E Napolitano, in occasione del 2 giugno, aveva auspicato convergenza sulle riforme: "I rischi di regressione civile, i fenomeni gravi e preoccupanti nulla tolgono a uno sforzo che si sta già manifestando, per arrivare a convergenze in Parlamento su questioni di grande interesse generale, comprese o a cominciare da quelle delle riforme costituzionali". Altro capitolo, sempre alla voce "buoni rapporti": la visita di Bush a Roma in cui il presidente aveva parlato di un "clima più costruttivo" nel nostro paese dopo le elezioni di aprile. Anche Napolitano, dal canto suo, oltre agli appelli per le riforme aveva più volte mandato messaggi distensivi diretti al premier. Come ad esempio in occasione del sessantesimo anniversario dell'elezione di Einaudi al Quirinale, quando il primo inquilino del Colle ha parlato di "limpida collaborazione istituzionale senza confusioni e senza sconfinamenti tra presidente del consiglio e capo dello Stato". Poi il decreto della discordia. Anticipato dalla crisi istituzionale (sfiorata) sulle intercettazioni. Il problema è il metodo a "sandwich", così dicono al Colle, con cui il provvedimento è stato gestito: dopo la firma del capo dello Stato il decreto è diventato un calderone in cui è stato inserito di tutto, dall'emendamento sulle prostitute ai militari. E, soprattutto, l'emendamento "salva premier". Ora il presidente non può fare nulla ("Quando lavora il parlamento il presidente tace") ma resta l'anomalia di un decreto firmato "per motivi di necessità e urgenza" e modificato in corso d'opera. Che tornerà sulla scrivania del presidente solo una volta convertito in legge. A quel punto, però, la valutazione sarà sulla correttezza costituzionale e non su necessità e urgenza: "Nei fatti la vicenda ha pregiudicato le prerogative del capo dello Stato" tagliano corto al Quirinale con una certa irritazione. A quel punto, dicono, il problema sarebbe di non facile soluzione. Visto che un eventuale rinvio della legge ("per manifesta incostituzionalità") riguarderebbe anche la parte firmata. Tradotto: Napolitano si sente sotto scacco. Per non parlare di un'altra "anomalia" che non è piaciuta al Colle, che riguarda l'ammissibilità degli emendamenti, che con il pacchetto sicurezza c'entrano poco. Con le pressioni del premier assai di più, come mostrerebbe la lettera inviata da Berlusconi al presidente del Senato per chiarire che gli emendamenti della discordia sono governativi, hanno cioè l'avallo politico dal Consiglio dei ministri. Per Napolitano si tratta di una forzatura dopo l'altra. Berlusconi, dopo l'incontro, ha dato l'idea di voler tirare dritto senza mediazioni, né politiche né istituzionali. La luna di miele tra il Colle e Palazzo Chigi è finita. Almeno per ora. Alessandro De Angelis 18/06/2008.

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I pusher albanesi filmati con la coca nascosta in cantina (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampa, La" del 18-06-2008)
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Argomenti: Intercettazioni

ASTI. OPERAZIONE "MONKEY BUSINESS" Canelli I pusher albanesi filmati con la coca nascosta in cantina Ladri svaligiano due villette Fuga in Bmw MASSIMO COPPERO FRANCO BINELLO ASTI Inizieranno stamane gli interrogatori dei 12 presunti trafficanti e spacciatori di cocaina arrestati dai carabinieri nell'ambito dell'operazione "Monkey business" sulla criminalità albanese. Sette indagati, nei confronti dei quali il gip Aldo Tirone ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare, sono attualmente ricercati. Secondo la ricostruzione dei militari del Nucleo investigativo di via Zangrandi, il gruppo avrebbe importato "neve" di "ottima qualità" dall'Albania al Nord Italia, dopo una "triangolazione" con l'Olanda. In manette, su richiesta del pm Luciano Tarditi sono finiti Olsian Martini, 30 anni, benzinaio; la compagna, Anila Abedini, 32; Julian Zhupani, 31; Xhenit Hyseni, 46; Damian Sulonjaku, 30, residente a Seregno; Sazan Feimi, 29, di Cuneo; Larisa Doaga, 29, di Alba. Un'ordinanza di custodia è stata notificata in cella ad Alessandria a Dritan Abedini, 30 anni, fratello di Anila: sta scontando una condanna a 9 anni con rito abbreviato per aver detenuto oltre tre chili di cocaina e una pistola rubata, ritrovati dagli investigatori nel maggio 2007 nel suo appartamento in via dei Vetrai. Arrestati anche tre presunti "pusher" astigiani: Gabriele Di Stasio, 41, magazziniere in un supermercato, Gianni Valfrè, 38, di Cisterna, dipendente di una segheria e Giuseppe Catarisano, 45, imprenditore edile (è stato preso in Calabria, terra d'origine della famiglia). In cella infine Germana Zlatkova, 26, bulgara, domiciliata in città, legata a Dritan Abedini. Oltre al "covo" di via dei Vetrai (zona stazione), la banda disponeva anche di un'altra base logistica, in un appartamento di corso Savona 289, dove vive Martini. "Decisive per l'inchiesta - ha spiegato il pm Tarditi - insieme alle centinaia di telefonate intercettate, anche le immagini riprese dalle microtelecamere nell'appartamento di via dei Vetrai e nella cantina dello stabile di corso Savona". Qui sono stati filmati gli albanesi mentre si scambiano denaro e pacchetti, ritenuti i "panetti" di cocaina. In un caso è stato documentato il passaggio di un involucro contenente, secondo gli investigatori, circa 500 grammi di "polvere bianca". Nelle immagini si vede nitidamente uno degli arrestati nascondere il "pacco" dietro la schiena, chiedendo poi al complice in dialetto albanese stretto: "Si vede qualcosa...?". Ancora due furti notturni a Canelli. I colpi sono avvenuti in due villette a schiera nella zona di viale Italia, dove abitano un imprenditore e un ferroviere insieme alle rispettive famiglie. Senza far rumore, i ladri sono riusciti a entrare in una delle abitazioni, rubando denaro e gioielli. Poi si sono allontanati con la Bmw della vittima, mettendola in moto con le chiavi trovate nell'abitazione. Contemporaneamente, i complici hanno portato via il portafoglio del proprietario dell'altra villetta, ma sono stati disturbati dall'antifurto, fuggendo quindi sulla Bmw dell'imprenditore. \.

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I pm Zocco e Ferraro saranno fianco a fianco al dibattimento (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampa, La" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

LA LUNGA BATTAGLIA DELL'ACCUSA I pm Zocco e Ferraro saranno fianco a fianco al dibattimento Marco Zocco e Vittore Ferraro sono i sostituti procuratori della Repubblica di Sanremo che con la condanna in abbreviato di Carlo Ghilardi e il rinvio a giudizio dei nove imputati per il caso-Bianchi hanno concluso ieri la prima tappa di un'attività istruttoria complessa che avevano avviato con le prime intercettazioni telefoniche e ambientali già nel 2004, avvalendosi di personale investigativo messo a disposizione della Squadra Mobile di Genova. Il loro riserbo, anche ieri, è sempre stato assoluto. Nessun commento, neppure dopo la sentenza. Ad attenderli c'è probabilmente uno dei processi più articolati e complessi che l'ufficio indagini sanremese abbia portato in porto negli ultimi dieci anni, uno dei pochi con due magistrati a rappresentare l'accusa. I reati contro la pubblica amministrazione hanno caratterizzato il lavoro del tribunale degli ultimi tempi con i dibattimenti che in primo grado, sempre in materia di corruzione, hanno portato in procedimenti diversi, alle condanne dell'ex sindaco di Ospedaletti Parrini e dell'ex assessore al Turismo di Sanremo Antonio Bissolotti. \.

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Quando la destra imbavaglia il Paese (sezione: Intercettazioni)

( da "AprileOnline.info" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

ANPI*, 17 giugno 2008, 13:11 Dibattito Con la legge-vergogna sulle intercettazioni Berlusconi sferra un clamoroso attacco alla democrazia, alla libertà e alla giustizia, creando un'emergenza democratica a cui si aggiunge la minaccia ai diritti dei lavoratori e l'esercito per le strade. Ma cosa fa il governo-ombra in tutto questo? Com'è possibile che dal centrosinistra non giungano altro che timorosi e fastidiosi balbettii?! Con il governo di sua proprietà, Silvio Berlusconi ha varato l'ennesima legge-vergogna della sua nuova avventura da presidente del consiglio . I magistrati avranno pochissime possibilità di intercettare (e dunque di provare reati) con la soglia dei reati sopra ai 10 anni . I giornalisti non avranno nessuna possibilità di pubblicare le intercettazioni (e dunque di farle conoscere ai cittadini). Così il problema della legalità sarà risolto: non sapremo più nulla di truffe come "Calciopoli", non sapremo più nulla di "furbetti del quartierino", non sapremo più nulla di Parmalat e di reati finanziari, non sapremo più nulla delle "cliniche degli orrori" (l'ultima recente inchiesta è nata per truffa, reato ora sotto la soglia dei 10 anni, voluta da Berlusconi e dal vero ministro della giustizia, il suo avvocato Ghedini) . Non si potrà intercettare neppure per scoprire i rapitori di un bambino (sequestro di persona: pena 8 anni, quindi sotto i 10 anni) . Un'altra legge-vergogna che è anche una legge-vendetta: contro i magistrati che hanno sentito più volte la voce di Berlusconi, che non era intercettato, ma parlava con amici intercettati (Saccà, solo per esempio) . Una legge preventiva : così Berlusconi evita di cadere di nuovo nella rete di nuove indagini in futuro . Un'altra legge "ad personam" , la più clamorosa delle leggi ad personam , perché fatta su misura non di una persona sola, ma dell'intera casta dei politici e degli imprenditori, che potranno continuare a delinquere senza alcun fastidio, nemmeno di leggere sui giornali le proprie conversazioni . Il Consiglio d'Europa, nato per tutelare i diritti umani, ha sancito che per quanto riguarda i politici e gli amministratori pubblici, l'invocata e pretesa privacy ha meno valore, perche' deve prevalere sempre il diritto del cittadino ad essere informato". I magistrati e i giornalisti che hanno intenzione di resistere, dovranno preparare l'obiezione di coscienza: ordinare e pubblicare intercettazioni contro la censura di regime, anche a costo di andare in galera . Questa è vera emergenza democratica: paralizzata la magistratura, imbavagliata l'informazione, minacciati i diritti dei lavoratori e per finire l'esercito per le strade . Altro che nuovi rapporti tra maggioranza e opposizione : le destre costruiscono un regime e dal "governo ombra" non giunge neppure l'ombra di una vera opposizione . Com'è possibile che in Parlamento soltanto un veemente Di Pietro reagisca al più pericoloso e incredibile attacco alla democrazia, alla libertà e alla giustizia . Com'è possibile che dal centrosinistra non giungano altro che timorosi e fastidiosi balbettii?! In tutta Europa, solo l'Italia non ha più una forza di sinistra e socialista in Parlamento, anche grazie alla legge truffa del sistema elettorale maggioritario e senza voto di preferenza : senza una vera opposizione il Paese è condannato all'agonia, nelle mani di un regime corrotto e reazionario . Nel sostanziale e imbarazzante silenzio dei media, soltanto poche, deboli ma coraggiose voci, tentano di resistere e scuotere un Paese distratto e incosciente. Bisogna reagire e resistere a tutto questo e l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia c'è : c'è sempre stata. *Ass. Naz. Partigiani d'Italia - Pianoro.

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Intercettazioni false ma tendenziose (sezione: Intercettazioni)

( da "AprileOnline.info" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Renzo Butazzi, 16 giugno 2008, 20:52 Riso amaro Nelle siepi dei giardini Vaticani, forse per opera del Mossad, erano state installate cimici destinate a registrare la conversazione tra Benedetto XVI e George W. Bush durante la loro recente passeggiata in quei viali. Per un caso fortuito siamo entrati in possesso della registrazione, di cui pubblichiamo la parte più interessante prima che farlo divenga pericoloso George. Santità, tutti sappiamo che l'Iran è un grave pericolo per la civiltà occidentale e che la sua religione è nemica mortale di quella cattolica. Spero, anzi sono certo, che anche voi Santità volete che sia punito. Benedetto. Possiamo capire che lei ragiona da capo di stato, di un grande stato. Però, in nome della bontà, della generosità, e della pietà della nostra madre chiesa, riteniamo che ogni malvagio vada convertito, prima o dopo la punizione. Ce lo impone il Signore che ha detto: "date a Cesare quello che è suo e a Dio ciò che è di Dio". A Cesare interessa il potere ma Dio e la Chiesa amano soprattutto le buone azioni. Lei mi capisce, nevvero? George. Capisco, capisco, cosa intendete Santissimo Padre. Mi permetto di suggerirvi, a questo proposito, una certa cautela nella valutazione delle azioni petrolifere. Ora è il momento di lasciarle per impegnarsi in altre buone azioni. Fino ad oggi i nostri petrolieri mi ascoltano, ma domani, quando non sarò più presidente? Io stesso e alcuni importanti amici stiamo alleggerendo il nostro impegno in quel settore.. Benedetto. La ringraziamo della sincerità che non ci stupisce, stimabile presidente. Però nemmeno ci sorprende quanto ci ha rivelato. La divina provvidenza, che ci guarda e protegge tutti, è particolarmente benevola con noi, forse immeritatamente. Ci suggerisce sempre cosa è più opportuno fare per la gloria e la forza di santa madre chiesa. Anche noi, dunque, stiamo vendendo. George. Allora, Santità, forse la divina provvidenza vi avrà anche spiegato che la punizione da infliggere all'Iran potrebbe compensare il peggioramento di certe buone azioni con il miglioramento di altre. Per esempio, se ne avvantaggerebbero le già buone azioni dell'industria militare, che con l'aiuto e la benedizione della vostra chiesa potrebbero tramutarsi in azioni ancora più buone. Benedetto. E' un argomento delicato, difficile da trattare da questo soglio. La Chiesa che rappresentiamo, sia pure indegnamente, non potrà mai ammettere che strumenti di morte possano contribuire ad arricchirla. A meno che essa non li maneggi e, grazie al santo fine, non si trasformino in buone azioni nelle mani di altri. George. Di questo non dovete preoccuparvi, altissima Santità. Anche soltanto parlare di punizione dell'Iran per liberarlo dal demonio, potrebbe trasformare in buone, anzi, ottime azioni quelle cui avevo accennato. In ogni caso, Santità, penseremmo noi a tutto, come sempre. Voi, Santità, dovreste solo lasciarci fare, mostrando comprensione con un benevolo silenzio. I cattolici nel mio paese sono tanti e la loro amicizia è importantissima. Aiutateci a conservarla con la vostra saggezza. Benedetto. Lei è un amico sincero, signor presidente. E se le vostre azioni saranno buone, faremo il possibile perché i nostri diletti figli d'oltreoceano restino amici suoi e dei suoi amici.

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Il delitto perfetto (sezione: Intercettazioni)

( da "AprileOnline.info" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Andrea Scarchilli , 18 giugno 2008, 17:56 Approvati dal Senato gli emendamenti salva premier, l'opposizione lascia l'aula. L'Associazione nazionale magistrati: "Saranno sospesi centomila processi, perderemo solo tempo". Ma così Berlusconi, in attesa del sì della Camera, sarebbe blindato sul versante del processo Mills. Ed è in arrivo la riedizione del lodo Schifani Non sono servite a niente la contrarietà del Presidente della Repubblica, né le richieste del segretario del Partito democratico Walter Veltroni, che ha indicato il ritiro dei due emendamenti come condizione essenziale per la prosecuzione del dialogo tra maggioranza e Pd. Le proposte di modifica - quelle che portano il nome dei presidenti di Commissione Carlo Vizzini e Filippo Berselli ma sono state messe a punto personalmente dal legale del presidente del Consiglio Niccolò Ghedini - sono state approvate dall'Aula del Senato. Entro martedì Palazzo Madama finire di approvare il decreto per poi passare all'esame del disegno di legge collegato, quello che contiene il reato di clandestinità. La mattinata di oggi (mercoledì), è passata alle cronache per le polemiche per l'approvazione degli emandamenti "salva premier". Al computo finale sono mancati i voti di Pd e Italia dei valori. Poco prima della votazione, la capogruppo democratica Anna Finocchiaro ha annunciato l'uscita dei senatori dei due principali gruppi di opposizione. Sono rimasti a votare no, invece, i tre radicali (che hanno scelto di rimanere per ricordare meglio, ha detto Emma Bonino, "una pagina buia della storia della Repubblica") e quelli del gruppo misto, compresi i tre dell'Udc. Con i senatori a vita il numero dei voti contrari è arrivato a undici. Centosessanta i "sì". Sprezzante, ad approvazione avvenuta, il capogruppo della Lega Nord Federico Bricolo: "Se voi state dentro o fuori dall'aula per noi cambia poco, tanto cambieremo questo Paese alla faccia vostra". Si tratta, a dire la verità, di un film già visto in altre circostanze: Silvio Berlusconi che interviene direttamente sul Parlamento per ostacolare procedimenti giudiziari in cui è coinvolto. Il tandem di emendamenti targati Vizzini - Berselli sospende per un anno tutti i processi con pena inferiore a dieci anni di reclusione (a patto che il reato da giudicare sia stato commesso entro il 30 giugno 2002 e non si sia ancora chiuso il dibattimento di primo grado) e assegna agli altri una "corsia preferenziale". Nella sostanza, il premier non potrebbe più essere giudicato per la presunta corruzione in atti giudiziari dell'avvocato inglese David Mills. Per un anno, ma Berlusconi ha già annunciato (anche nell'ultimo incontro con Veltroni) di essere intenzionato a reintrodurre, nel corso dei dodici mesi di sospensione, il "lodo Schifani" e bloccare per tutta la durata della funzione i processi contro le più alte cariche dello Stato. Compresi, ovviamente, quelli a danno del presidente del Consiglio: è la medesima norma che venne bocciata dalla Corte costituzionale nella legislatura 2001 - 2006, ma stavolta è pronta la riedizione che tenga conto dei rilievi della Consulta. Il tempo farà il resto, visto che per le accuse contro Berlusconi si arriverà alla prescrizione alla fine dell'anno prossimo. Un delitto perfetto, insomma, che eviterebbe al premier fastidiosi azzoppamenti giudiziari. L'Associazione nazionale dei magistrati ha fatto sapere che gli effetti non si avranno solo sulla fedina penale del premier. Accanto a quello di Berlusconi, saranno sospesi più di centomila processi. Gioacchino Natoli, vicepresidente del sindacato delle toghe, ha detto che il provvedimento è inutile per l'economia della giustizia: "Ci farà solo perdere tempo". Non basta. L'offensiva del Cavaliere si è sviluppata anche sul versante processuale. Lo staff di avvocati guidati da Niccolò Ghedini ha ricusato il giudice del processo Mills Nicoletta Gandus, presentando in Procura un carteggio fitto fitto che è imperniato su tre prese di posizione del magistrato contro provvedimenti del precedente governo Berlusconi. Tutto finirà probabilmente nel nulla: già il sostituto procuratore Laura Bertolè Viale ha espresso un parere negativo sull'istanza portata avanti dai legali del premier. In ogni caso l'obiettivo è raggiunto: il processo, che nelle ultime settimane aveva subito un'accelerazione, sarà rallentato. Giusto il tempo far approvare anche alla Camera gli emendamenti salvifici, inseriti nel decreto sicurezza aggirando il parere di Giorgio Napolitano. Lui stesso, a questo punto, può fare ben poco. Anche se non controfirmasse il decreto convertito in legge appellandosi ai motivi di "manifesta incostituzionalità", la maggioranza può riapprovarlo tale e quale. Ed è quanto, in realtà, ha messo in conto di fare Berlusconi. L'opposizione incassa, il Partito democratico sceglie di rompere il dialogo. Veltroni lo ha annunciato a Napolitano (tenendo aperto uno spiraglio nel caso la maggioranza decidesse di ritirare gli emendamenti) e lo ribadirà venerdì, davanti all'Assemblea costituente del partito. La Finocchiaro ha spiegato i motivi della scelta, dicendo che il colpo di mano del premier segna "una cesura seria nella possibilità di una relazione tra maggioranza e opposizione ed è un peccato. Berlusconi avrebbe potuto cogliere l'occasione stavolta in un quadro politico così semplificato e con una disponibilità al confronto di chiudere la transizione italiana e avviare la fase della democrazia e del bipolarismo maturo". Ma il premier "non lo vuole fare con questo atto. Io lo trovo francamente inspiegabile: avrebbe potuto comportarsi da statista e da persona attenta alle sorti della democrazia del Paese che governa. Mi pare che non l'abbia voluto fare solo per paura, certamente per pregiudizio, trovo che sia un fatto grave. E' un rischio che Berlusconi corre senza valutare la posta in gioco". L'Italia dei valori pensa a percorrere altre vie, come ha annunciato il leader Antonio Di Pietro: "Ci stiamo organizzando per la raccolta di firme per un referendum su questo provvedimento anche se pensiamo e siamo sicuri che la Corte costituzionale cancellerà questo tentativo, come ha già fatto in passato". La stessa strategia, ha detto l'ex pm di Mani Pulite, verrà seguita con il provvedimento sulle intercettazioni.

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Roma, Federalberghi punta sulla promozione per rilancio turismo (sezione: Intercettazioni)

( da "Velino.it, Il" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Il Velino presenta, in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite. ECO - Roma, Federalberghi punta sulla promozione per rilancio turismo Roma, 18 giu (Velino) - Aumentare la promozione per contenere la flessione delle presenze nella Capitale. Sarà questa la linea che Federalberghi Roma adotterà per fronteggiare la difficile situazione in cui versa il turismo capitolino. L'occasione per fare il punto della situazione è l'assemblea ordinaria dell'associazione, dove a tenere banco sono le ultime rilevazioni diffuse dall'Osservatorio dell'Ebt, l'ente bilaterale per il turismo della Regione Lazio. Per la prima volta dopo sette anni la Capitale e il suo hinterland fanno registrare un saldo negativo che oscilla fra il sei e il sette per cento rispetto ai primi cinque mesi del 2007. Un dato che al suo interno racchiude un ulteriore campanello d'allarme, perché a far registrare i maggiori ribassi sono due fra le nazioni che da sempre costituiscono i prevalenti punti di partenza dei flussi diretti a Roma, gli Stati Uniti (-14 per cento) e il Giappone (-17 per cento). è da questi dati che si sviluppa la riflessione di tutto un comparto che dopo i risultati degli anni scorsi – che avevano indotto gli osservatori a definire Roma “la locomotiva d'Italia” in tema di turismo – adesso teme di piombare nuovamente nella crisi successiva all'11 settembre 2001. “Sul lato internazionale ha pesato il rafforzamento dell'euro sull'area dollaro e sullo yen e dal momento che siamo a rimorchio del gigante americano, si è verificata una situazione di stallo. Siamo fiduciosi tuttavia che l'anno prossimo la nuova presidenza Usa rilancerà la propria moneta e ne beneficeranno l'Italia e gli altri paesi europei – ha affermato a margine dei lavori il presidente di Federalberghi Roma, Giuseppe Roscioli –. Per quanto riguarda i flussi interni hanno invece inciso la crisi politica che ha portato a elezioni anticipate, la recessione economica e l'emergenza rifiuti in Campania”. Nella consapevolezza che quello in atto sarà un trend che “probabilmente durerà fino a fine anno”, l'obiettivo è appunto di limitare le perdite. A cominciare dalle flessioni più facili da riassorbire, quelle del turismo interno e dei paesi limitrofi. Un obiettivo per il quale l'associazione di categoria ha dato vita a un consorzio ad hoc costituito da oltre 400 alberghi e incaricato di delineare le strategie per superare la difficile congiuntura. “Bisogna puntare sulla promozione – ha esortato il presidente capitolino di Confcommercio Cesare Pambianchi –. Non dimentichiamo che siamo il popolo del 3x2”. Nessuna novità, invece, sulla possibilità di introdurre una tassa di soggiorno per ripianare il deficit del Campidoglio. Misura nei confronti della quale Federalberghi, come già anticipato dal VELINO nei giorni scorsi, esprime la più netta contrarietà. Nemmeno un'imposta sul turismo “mordi e fuggi”, avanzata dalla Uil nell'incontro di lunedì tra sindacati e il sindaco Alemanno, trova una posizione meno rigida dell'associazione. “Parliamo di persone che non alloggiano a Roma e quindi sono ancora più difficili da intercettare. Che facciamo, mettiamo i gabellieri per strada? – ha ironizzato Roscioli –. A Roma esiste già il 'piano pullman', che fa pagare l'ingresso in città, pone limiti al numero di mezzi pesanti e frutta sette-otto milioni di euro l'anno. Ci sono momenti in cui c'è bisogno di una presa di coscienza delle istituzioni nei confronti dei nostri problemi. Per questo capisco l'impellenza di temi come l'istituzione del distretto federale di Roma capitale o i problemi di bilancio, ma sono dispiaciuto dell'assenza dei rappresentanti del Comune”. Nè il sindaco Alemanno, infatti, né il suo vice Mario Cutrufo hanno preso parte all'assemblea. Due assenze alle quali ha riservato una frecciata anche l'assessore provinciale al Turismo Patrizia Prestipino, accompagnandola con una netta censura “per la sola idea di ridimensionare eventi culturali come l'Estate romana, la Notte bianca o la Festa del cinema”. Tutti temi sui quali, secondo l'esponente della giunta Zingaretti, “sarà necessario aprire una riflessione seria con l'amministrazione comunale”. è tuttavia l'assessore regionale al Turismo Claudio Mancini a indicare concretamente una possibile soluzione alle difficoltà della categoria. L'idea, in una certa misura avanzata in passato già da Walter Veltroni quando era sindaco, è di versare direttamente a livello locale parte del gettito Iva di operatori e strutture ricettive per finanziare le spese straordinarie che gli enti locali devono sostenere per i flussi turistici: “In un regime di federalismo fiscale verso il quale ci stiamo avviando, non si provocherebbero ripercussioni sui prezzi e sarebbe un incentivo agli enti locali ad abbassare l'Iva alle imprese turistiche, magari con una flessibilità legata a obiettivi specifici. Ad esempio potrebbe essere una soluzione per 'stare' sui mercati al momento più critici, come quello americano”. Una proposta che Mancini avanzerà ufficialmente al governo nel corso della conferenza nazionale sul turismo che si terrà nel fine settimana a Riva del Garda e che l'assessore – concorde con l'idea del sottosegretario Brambilla di istituire un coordinamento nazionale per aumentare l'efficienza dei numerosi enti turistici esistenti nel Paese – ha definito la “sede privilegiata per esaminare gli orientamenti del nuovo governo”. (fan) 18 giu 2008 17:41.

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Ladri in casa mentre i proprietari dormono (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampa, La" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

CRESCENTINO Ladri in casa mentre i proprietari dormono Arrestati due torinesi A Scopa colpo in un cantiere, furti al bowling di Serravalle Stavano rubando in casa mentre gli abitanti dormivano nell'altra stanza e non si erano accorti di nulla. L'arrivo dei carabinieri ha sorpreso gli uni e svegliato gli altri così i ladri - due professionisti dei furti in appartamento - sono stati arrestati. E' successo l'altra notte alle 3 a San Silvestro. I carabinieri della stazione di Crescentino sono passati dalla frazione per un controllo scoprendo così che la porta di una villetta era stata forzata. I militari sono entrati di soppiatto cogliendo sul fatto i due ladri che stavano rovistando in casa: sono Mauro Lorusso, 52 anni, e Raffaele Dibari, 67 anni, torinesi, esperti topi d'appartamento. E il trambusto dell'arresto alla fine ha svegliato i proprietari della casa. Due invece i denunciati per furti in Valsesia. A Scopa un uomo approfittando del ponteggio è entrato in un alloggio in ristrutturazione da dove ha rubato attrezzi da muratore per un valore di circa duemila euro. A Serravalle invece un giovane novarese è stato intercettato mentre rubava portafogli e telefonini dalle borsette lasciate incustodite al bowling.

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A CARTE SCOPERTE (sezione: Intercettazioni)

( da "Stampa, La" del 18-06-2008)

Argomenti: Intercettazioni

Luca Ricolfi A CARTE SCOPERTE Peccato. Era probabilmente ingenuo sperarci, ma in molti ci eravamo augurati che fosse iniziata una nuova stagione politica. Forse non una stagione esaltante, di concordia nazionale e di rinascita dell'Italia, ma almeno una stagione di proposte ragionevoli e costruttive. Una stagione in cui i politici, pur continuando a litigare fra loro, si occupassero anche un po' di alcune cose che stanno a cuore a noi: sicurezza, tenore di vita, servizi sociali. Dopotutto molte delle cose che in questi mesi il centro-destra ha fatto o si accinge a fare erano copiate dall'opposizione. Il pacchetto sicurezza riprendeva molte misure volute da Giuliano Amato, l'aliquota fissa sugli affitti ripropone un'idea cara a Rutelli e alla Margherita, la riforma dei servizi pubblici locali dovrebbe seguire il tracciato del disegno di legge Lanzillotta. Insomma, per molti versi il governo Berlusconi stava facendo le stesse cose che avrebbe voluto fare il Pd, e che il Pd non fece solo per non litigare con Rifondazione comunista. E invece no. Ora torneremo allo scontro e alla diffidenza, perché Berlusconi ha scoperto le carte e nessuno dei suoi osa fiatare. Che cosa ci dicono le carte che ora si vanno scoprendo una dopo l'altra? La prima carta ci rivela che la priorità delle priorità di Berlusconi è proteggere se stesso. Emendamento "salva Rete 4", limiti alle intercettazioni e alla libertà di stampa, norme per fermare il processo Mills, ricusazione del magistrato che dovrebbe giudicare il premier, riproposizione del lodo Schifani, tutto indica che ci risiamo: Berlusconi avrà anche un'idea del futuro dell'Italia, ha sicuramente ragione in alcune critiche alla magistratura, ma quando si mette in movimento è del tutto incapace di separare l'interesse personale da quello del Paese. Come ha suggerito Vittorio Feltri ieri su Libero, sarebbe molto meglio che parlasse chiaro dei propri guai senza pretendere di ridisegnare istituzioni e regole solo per bloccare un singolo processo, quello che lo riguarda. La seconda carta ci rivela che Berlusconi confonde sicurezza e legalità. Sia le norme sulle intercettazioni sia quelle sulla sospensione dei processi "minori" tendono a limitare l'azione di contrasto della criminalità ai soli reati considerati di forte "allarme sociale", e allentano la presa su quelli che - non toccando direttamente il cittadino medio - suscitano minori ansie e paure. Rientrano tipicamente in questa categoria i reati ambientali, economici, finanziari, ossia i cosiddetti reati dei "colletti bianchi": in poche parole i reati commessi da dirigenti, funzionari, impiegati, imprenditori, finanzieri, politici, ivi compresi - naturalmente - alcuni reati di cui è stato accusato Berlusconi. Dettando alla magistratura le priorità sui reati da perseguire, e pretendendo di accantonare i procedimenti per reati di minore allarme sociale, il governo mostra che, ammesso che qualcosa gli importi della sicurezza, della legalità gli importa invece ben poco. Questo è un guaio, non tanto e non solo perché in troppi la faranno franca, ma perché se il Paese è ridotto nello stato in cui è dobbiamo dire grazie anche alla continua e spudorata violazione delle regole del vivere civile. Se ci fosse un po' più di legalità, non avremmo ogni anno 80 miliardi di sprechi nella Pubblica Amministrazione e 100 miliardi di evasione fiscale. E magari sarebbe anche meno diffuso quel senso generale di ingiustizia, di iniquità e di impotenza che si è impadronito di tanti cittadini. Ma c'è anche una terza carta che sta venendo allo scoperto. Il governo non solo se ne infischia della legalità, ma sembra curarsi ben poco della stessa sicurezza. Dalle maglie artificiosamente allargate per salvare i "colletti bianchi", oltre a vari reati finanziari stanno uscendo anche reati di forte allarme sociale. Succede così che, con le nuove norme, non possano più essere intercettati i soggetti sospettati "soltanto" di associazione per delinquere semplice, truffa, rapina. E rischiano di essere sospesi migliaia di procedimenti per reati predatori, come lo scippo o il furto. Per non parlare dell'aspetto simbolico di questi provvedimenti. La sospensione per un anno (o per sempre?) dei processi minori di fatto funzionerà come un'amnistia mascherata, e nel frattempo manda un segnale opposto a quello che si intendeva inviare con il reato di clandestinità. Quanto a quest'ultimo, e più in generale alla minaccia di norme più severe contro gli irregolari, la loro credibilità resta minima perché non è accompagnata né da provvedimenti capaci di accelerare i processi né da stanziamenti adeguati in materia di edilizia carceraria.

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