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Articoli
Grillo (4)
Invadiamo i parchi con i boy scout
( da "Gazzetta
di Reggio" del 19-05-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract: idea che lancia il gruppo reggiano degli Amici di Beppe Grillo con una serie di proposte e suggerimenti. Proposte e suggerimenti incentrati in particolare sul parco del Popolo e sul parco di San Zenone. Se ne fa portavoce Vania Tronconi che ricorda la nutrita presenza di gruppi di Scout, sia d'ispirazione laica che confessionale, che svolgono attività ludiche ed educative.
Tutti
i redditi su internet ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 19-05-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract: Beppe Grillo e i tanti furbi in Suv Scrivo in merito alla lettera del Siòr Gentilini sul reddito di Grillo e alla replica, in proposito, di un lettore. Caro lettore, probabilmente sei proprio un allocco. Primo, perchè sei dalla parte di Grillo, poi perchè dai delle risposte che non possono essere comprese dallo "Sceriffo"
Si
fa presto a dire trasparenza ( da "Panorama"
del 19-05-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract: come teme Beppe Grillo, Savonarola ad alto reddito. È certo invece che abbiano seminato il panico tra i direttori del personale di parecchie aziende e contribuito ad alimentare l'italianissimo sentimento di invidia sociale. Se lo scopo della pubblicazione era tuttavia di andare un po' al di là del gossip e promuovere un severo confronto tra la coscienza dell'
Ma
a pagare sono sempre gli stessi ( da "Panorama"
del 19-05-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract: 000 euro di Beppe Grillo. È confermato che alla Mediaset (azienda in utile) si guadagna più che alla Rai (azienda in deficit). Ma a Viale Mazzini sembrano non esistere criteri precisi di merito: la direttrice delle teche (l'archivio dei filmati), Barbara Scaramucci, guadagna un po' meno di Paolo Ruffini, direttore di Raitre.
( da "Gazzetta di Reggio" del 19-05-2008)
Argomenti: Grillo
"Invadiamo i
parchi con i boy scout" I suggerimenti degli Amici di Grillo
per rendere la città più sicura Per rendere più sicuri i parchi del centro
storico - al di là delle misure di controllo del territorio da parte delle forze
dell'ordine - invadiamoli con i boy scout, utilizziamoli per le feste
parrocchiali e di quartiere, affidiamoli alle esibizioni dei musicisti del
"Peri" e invitiamo le guardie ecologiche a svolgere le loro attività.
In pratica riappropriamoci di quegli spazi con una presenza pacifica diretta.
E' l'idea che lancia il gruppo reggiano degli Amici di Beppe Grillo con una serie di proposte e suggerimenti. Proposte e
suggerimenti incentrati in particolare sul parco del Popolo e sul parco di San
Zenone. Se ne fa portavoce Vania Tronconi che ricorda la nutrita presenza di
gruppi di Scout, sia d'ispirazione laica che confessionale, che svolgono
attività ludiche ed educative. Proprio loro, nei fine settimana,
potrebbero utilizzare questi spazi verdi attivando una gioiosa e dinamica
presenza capace di disturbare e quindi allontanare i gruppi di balordi che
talvolta vi stazionano. L'esempio potrebbe essere imitato dalle parrocchie
cittadine che, soprattutto nelle ore pomeridiane delle giornate
infrasettimanali, andrebbero ad occupare queste aree convincendo in modo
concreto eventuali malintenzionati ad allontanarsi. Un altro concreto
contributo potrebbe venire dagli allievi dell'Istituto musicale
"Peri" che nei pomeriggi e nelle sere d'estate avrebbero modo di
esprimere il proprio talento suonando per il piacere dei reggiani Per finire
con le Guardie Ecologiche Volontarie che avrebbero modo di avvicinare i
reggiani per sensibilizzarli sui temi ambientali. L'amministrazione dovrebbe
semplicemente posizionare dei cestini nelle aree verdi per stimolare la
raccolta differenziata anche all'interno di queste zone, così come accade in
numerose città europee. L'intento - conclude la sollecitazione degli.amici di Grillo - è di spingere la popolazione a rioccupare
gioiosamente la città.
( da "Tribuna di Treviso, La" del 19-05-2008)
Argomenti: Grillo
Tutti i redditi su
internet e chi evade sta tranquillo Ho visto pubblicata sia su carta che sul
web la lista delle persone con un reddito al di sopra dei 100.000 euro ed io
sono fra questi; ma a questo punto se vogliamo essere veramente democratici e
trasparenti perchè non vengono pubblicate anche la lista degli evasori fiscali
e la lista delle dichiarazioni infedeli. Non mi sembra possibile che un
commerciante del centro guadagni solamente poche migliaia di euro. F.E. E-Mail
Treviso, l'assessore Basso dichiara ma non spiega Alcune precisazioni in
risposta alle affermazioni dell'assessore Basso apparse sulla stmpa.
L'assessore Basso non dice: a) perchè il sottopasso di via Zanella che si è già
allagato qualche volta è così alto e così pendente... b) perchè sono riusciti
su una nuova opera a fare un'altezza più bassa del sottopasso di Porta Carlo
Alberto dove già i camion si incastrano.... c) perchè i lavori non sono ancora
finiti in viale Brigata Marche.. d) a quanto ammonta la penale fino ad oggi a
carico dell'Impresa? Tutte domande lecite alle quali l'Assessore da mesi non
risponde. Le questioni tecniche sono le seguenti: 1) il DM 16-5-1987 N.246
"Norme di sicurezza anti-incendi per edifici di civile abitazione"
prevede che l'accesso ad un edificio nuovo debba sempre avere un'altezza libera
di 4m con pendenze rampe al massimo 10% (10cm ogni metro); per analogia questo
dovrebbe valere a maggior ragione anche per un'opera che è a servzio di più
edifici come un sottopasso! Tant'è che la norma citata ieri nel mio intervento
prescrive che in caso di altezza inferiore a 4m, ci sia un parere obbligatorio
di vigili del fuoco e Genio Militare perchè non è bello che i vigili o
l'esercito in caso di emergenza si incastrino sotto. Ma tali pareri a tutt'oggi
non sono ancora visibili dai cittadini. 2) E' noto all'assessore che il progetto
prevedeva per un residente la rampa di uscita dalla casa proprio a ridosso del
sottopasso e solo dopo una lettera diffida legale l'amministrazione ha scelto
di concordare un arretramento dell'accesso carrario previa loro responsabilità
in caso di incidenti. 3) Inutile nascondere che quando sarà attivo questo
sottopasso scaricherà tutto il traffico su via zanella ingorgando via Veronese
e Gescal e arriverà al semaforo della Pontebbana dove c'è san camillo: in
pratica non serve a nulla. 4) 360cm sono 10cm sotto l'altezza del sottopasso
vicino a Carlo Alberto.... almeno il buon gusto di farlo come quello! Antonella
Tocchetto Consigliere PD Treviso Gentilini, Beppe Grillo e i tanti furbi in Suv Scrivo in merito alla lettera del Siòr
Gentilini sul reddito di Grillo e alla replica, in proposito, di un lettore. Caro lettore,
probabilmente sei proprio un allocco. Primo, perchè sei dalla parte di Grillo, poi perchè dai delle risposte che non possono essere comprese
dallo "Sceriffo". Anch'io sono un allocco, perché ammiro una
persona che guadagna (tanto, poco?), che lo dichiara e di conseguenza ne paga
le tasse. Proprio come me! Da quello che abbiamo potuto osservare dalle
dichiarazione dei redditi pubblicate sui giornali, molti personaggi in vista,
non riscono a mantenere il SUV, sul quale li vediamo circolare, perché hanno un
reddito zero o ridicolo. Lo comprano per poter scaricare reddito, ma poi lo
devono lasciare fermo. Loro sono i furbi. Sfruttano quanto gli consente la
legge. Io che sono lavoratore dipendente, non ho leggi da sfruttare a mio
favore. Se avessi anch'io questa possibilità, farei parte dei furbi e potrei
chiamare quelli che non lo fanno, "allocchi". Solo che alla fine è
grazie a me, a quelli come me e a quelli come Grillo,
che questi nulla tenenti possono sfrecciare sulle strade che abbiamo fatto e
manteniamo noi "mone". E allora capisco il "parché" e
inviterei il Siòr Gentilini ad evolversi ulteriormente e usare termini come
Onesti e Disonesti. Poi, da che parte mettersi lo deciderà lui. Io intanto
continuerò a fare l'allocco e a stare dalle parte di chi ritengo (e la sua
dichirazione dei redditi gli fa fede), onesto, che sia Grillo,
o qualsiasi altro. Flavio Miatto E-Mail.
( da "Panorama" del 19-05-2008)
Argomenti: Grillo
FUORI PORTA Si fa
presto a dire trasparenza BRUNO VESPA La pubblicazione dei redditi su internet
ha alimentato l'italianissimo sentimento di invidia sociale. Ma a guardare quei
numeri troppi conti non tornano. Quando ero ragazzo all'Aquila negli anni
Sessanta, la pubblicazione dei redditi sui giornali locali era un rito annuale
insopprimibile, come la Pasqua e il Natale. Assistevamo con malcelata curiosità
alla lotta costante per il primo posto tra il primario chirurgo dell'ospedale,
Pasquale Ficara, e il commerciante più noto e più ricco, Severino Del Vecchio.
Denunciavano più o meno la stessa cifra (6 milioni di lire) dando vita a un
derby che appassionava la città. I giornali non facevano le distinzioni in uso
oggi tra le categorie dei cosiddetti vip: si andava in ordine alfabetico e
ciascuno vi trovava avvocati e farmacisti, notai (sempre nella parte alta della
classifica) e commercianti (sempre nella parte bassa). Era una fotografia della
nostra società e ciascuno ne traeva le conseguenze morali e politiche. Allora
l'evasione fiscale era proporzionalmente superiore a quella d'oggi: la denuncia
dei redditi era poco più che una lodevole opera di volontariato, al punto che
all'inizio degli anni Settanta mi sentii chiedere da un amico se intendevo
"concordare" con il fisco i miei primi stipendi di giornalista Rai
per l'imposta "complementare". Lo Stato, insomma, non era ancora in
grado di controllare fino in fondo il reddito fisso. Figuriamoci il resto. In
quegli anni i cronisti andavano in municipio e copiavano diligentemente redditi
e imposte. I registri restavano a disposizione del pubblico per un anno, gli
impiegati annotavano il nome del richiedente e al dodicesimo mese passavano le
liste per sempre in archivio. Si converrà che la pubblicazione perpetua su
internet è altra cosa. Non so se questi dati ingolosiranno le associazioni
professionali dei ladri e dei sequestratori di persona, come
teme Beppe Grillo, Savonarola ad alto reddito. È certo invece che abbiano seminato
il panico tra i direttori del personale di parecchie aziende e contribuito ad
alimentare l'italianissimo sentimento di invidia sociale. Se lo scopo della
pubblicazione era tuttavia di andare un po' al di là del gossip e promuovere un
severo confronto tra la coscienza dell'onesto contribuente e quella
dell'evasore incallito, temo che non abbia prodotto molti risultati. Ho
ripensato a una colazione di molti anni fa con alcuni dei maggiori imprenditori
friulani. Il discorso cadde sulle tasse e dinanzi a lamentele che mi sembravano
spropositate chiesi ai miei commensali come mai uno soltanto di loro
denunciasse al fisco più di me. Le risposte non furono esaurienti. Non mi sono
perciò meravigliato di vedere ancora una volta il mio reddito largamente
superiore a quello di notissimi e conclamati miliardari. Ho a mare un gozzo di
( da "Panorama" del 19-05-2008)
Argomenti: Grillo
Ma a pagare sono
sempre gli stessi RENZO ROSATI Redditi online Dai dati pubblicati dall'Agenzia
delle entrate emergono numerose stranezze. E una certezza: il peso fiscale
grava sui soliti. Alla fine si torna al dilemma morettiano: "Mi si nota
più se...". E dunque: mi si nota più se nel mio modello Unico esibisco
tutta la geometrica potenza di un reddito a sei-sette cifre o se, grazie a una
batteria di bravi commercialisti, mi tengo basso basso, quasi inesistente?
Questione che emerge, per esempio, dalla dichiarazione 2005 dei fratelli
Muccino. Gabriele, regista già affermato (Come te nessuno mai, L'ultimo bacio,
Ricordati di me e una lunga serie di spot di lusso, dalle Pagine gialle alla
Buitoni), benché quell'anno un po' in crisi ispirativa, denuncia un guadagno da
impiegato: 28 mila euro. Silvio, di 15 anni più piccolo, attore cult delle
ragazzine, dieci volte tanto: 269.290. L'anno dopo Gabriele, quasi a conferma
di una strategia fiscale dell'essere ma non apparire, girerà negli Usa La
ricerca della felicità, candidato all'Oscar, e lancerà la sua società di
produzione, la Indiana record. Si direbbe che l'accoppiata regista-produttore
faccia risparmiare un bel po' di tasse: lo stesso Nanni Moretti (una sfilza di
successi da Palombella rossa ad Aprile, alla Stanza del figlio), nonché
inventore dei girotondi anti Berlusconi, dichiara 71.800 euro: mica tanto. Stranezze?
Certo non ne mancano negli elenchi dei contribuenti che l'ex viceministro
Vincenzo Visco e il direttore dell'Agenzia delle entrate, Massimo Romano, hanno
deciso di mettere su internet finché il garante della privacy Francesco
Pizzetti non ne ha vietato la pubblicazione. A Torino (dove peraltro i
calciatori della Juve guadagnerebbero più dei loro padroni, gli Agnelli)
Marella Caracciolo, vedova dell'Avvocato, dichiara con un certo understatement
poco più di 1 milione da utili di partecipazione, contro 1.824.000 di Luciana
Littizzetto, lavoratrice autonoma, e decisamente first madam sotto la Mole.
L'attrice-autrice-opinionista, insomma, per restare nel suo campo guadagna più
di Andrea Camilleri (1,4 milioni), molto più del commentatore politico Sergio Romano
(476 mila), del fondatore della Repubblica Eugenio Scalfari (418), e moltissimo
più di Dario Fo (116 mila) che è pure premio Nobel. Fortuna che a ristabilire
qualche certezza intervengono i redditi di Dolce & Gabbana. Coppia perfetta
anche nei guadagni, così come fino a poco tempo fa nella vita: 29.708.000
Domenico, 29.651.000 Stefano. E rassicura anche che D & G, assieme, valgano
appena un po' più di Giorgio Armani ma da solo (44.960.000). Bizzarro certo che
Anna Falchi dichiari 3.808 euro, meno di una domestica; o che Afef Jnifen
denunci un guadagno di 49.838, quanto un quadro di media impresa: sia pure
all'ombra del consorte Marco Tronchetti Provera, 8.159.000 come
"lavoratore dipendente" della Telecom. Ma curioso anche che Michele
Santoro, nel 2005, abbia guadagnato appena 118.752 euro: sarà ancora stato in
esilio dalla Rai, però era pure sempre parlamentare europeo (si dimette a
ottobre di quell'anno per tornare in tv a Rockpolitik con Adriano Celentano). E
a proposito di sinistra di lotta e teleschermo, la coppia Maurizio
Costanzo-Maria De Filippi si conferma imbattibile: 4.290.000 euro lui,
3.980.000 lei. Chissà se negli ultimi due anni c'è stato il sorpasso. Sempre in
tema di lotta, destinati a lasciare strascichi nel popolo dei meet-up i 4.257.000 euro di Beppe Grillo. È
confermato che alla Mediaset (azienda in utile) si guadagna più che alla Rai
(azienda in deficit). Ma a Viale Mazzini sembrano non esistere criteri precisi
di merito: la direttrice delle teche (l'archivio dei filmati), Barbara Scaramucci,
guadagna un po' meno di Paolo Ruffini, direttore di Raitre. E anche lì
alcune stranezze, tipo il reddito zero di Corradino Mineo, direttore di Rai
News 24: certo sarà tutto in regola. Conferme: i redditi top sono dei
calciatori (semmai c'è da chiedersi perché a Roma Zebina prendesse più di Chivu
e Mexes), dei divi tv e dei finanzieri. A cominciare dal Paperone d'Italia,
Carlo Micheli, 38 anni, imponibile 101 e passa milioni, figlio di Francesco
Micheli e una sfilza di poltrone e partecipazioni nella Milano che conta. Così
come a Roma svetta Giancarlo Giglio, 13,5 milioni, consigliere
d'amministrazione dell'Unità, proprietario di un'azienda, la Datamat, ceduta
alla Finmeccanica. Insomma, restiamo un paese dove, rispetto a chi la ricchezza
la produce, conta chi ci campa (e molto bene) su. Ma, a parte curiosità,
gelosie e voyeurismi vari, che cosa dimostra l'operazione Visco, presentata
all'insegna della trasparenza? Nulla. E ad ammetterlo, forse inconsapevolmente,
sono proprio le statistiche fornite dall'Agenzia delle entrate. Il 70 per cento
della ricchezza tassata viene dall'Irpef con una media di reddito di 17 mila
euro per italiano (20 mila tenuto conto della no tax area). In media ogni
famiglia guadagna circa 32 mila euro. In particolare, il 48 per cento di ciò
che il fisco prende viene dal lavoro dipendente, il 37,8 da pensioni. L'Ires,
l'imposta sulle società, è pagata solo da 1 milione di contribuenti. Le srl
rappresentano l'84 per cento del totale, le spa si sono ridotte dal 7,2 per
cento del 1994 al 4,7 del 2005. Nel 2005 il 51,1 per cento delle società di
capitale, srl comprese, ha dichiarato imposte negative. Cioè zero tasse. Più
delle imprese individuali dichiarano i professionisti: 33 mila euro a testa
contro 14 mila delle prime. Ma i professionisti rappresentano solo l'1,9 per
cento del totale dei contribuenti, contro il 5,6 delle imprese e l'80 per cento
di dipendenti e pensionati. Conclusione: se volevamo una conferma che in Italia
le tasse le pagano sempre i soliti, eccola servita. Altra conferma: si continua
a usare il pugno di ferro contro i redditi da lavoro, alti o bassi che siano; e
a infilare il guanto di velluto contro la ricchezza "statica": i
grandi patrimoni immobiliari e mobiliari. Un paio di esempi? A Roma il principe
Alessandro Torlonia dichiara poco meno di 300 mila euro e la principessa
Alessandra Borghese, candidata senza successo dall'Udc al Senato, 12.765: tutto
legale ovviamente. Ma allora dov'è la giustizia fiscale? Visco ha inasprito
imposte e contributi sui redditi dichiarati, non ha praticamente toccato
rendite e patrimoni, è andato al solito sul sicuro. E a che serve la
trasparenza, se non a far venire un'altra po' di bile a chi sa leggere le
cifre? A proposito dell'ex ministro: nel 2005 dichiara un reddito di 130 mila
euro, il garante della privacy Francesco Pizzetti di 278.150 euro, il suo vice
Giuseppe Chiaravalloti, già presidente della Regione Calabria, 291.458. Troppi?
Pochi? Giudicate voi.